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_ 1920-22 ©
: “a 2 mi CIVICO
Revisione delle. specie. del sottogenere Gabrius,
al sensu A. ae iat a) ed LIS 157
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Ses DI," i f-
ee GIACOMO. DORIA Î
n i ca. (i MAY -4 1923 |
da A SERI on, Vor-b << foe
x «QEEDE): > eine!
TENSEYVTGSE i
A. DopERo. — Aggiunte e rettifiche al fascicolo 70.° del
Coleopterorum Gatalogus: Scydmaenidae, autore : Sena Re ea
= E. Csiki Pri CS, RETTE 4 e a] TUE LS
‘ F. CAPRA. — Una nuova specie italiana della. “bik Ba" x i e
IS IRyscianne ee “e Se PRE aes Si] Is
E. Sigh SER — Brentidi raccolti da Leonardo Fea MER <5 i;
SR | l'Africa occidentale: av. LR ae 16-45. >.
Ke Jorpan. = ‘Anthribidae collected by Signor. L, Reason > di sì
e the islands of Fernando Po, S. Thomé and Principe » 46-56 SURE
pes De Da — Liste d’araignées so Boudroun en Asie Mi- : S A
dt eure suivie d’une étude des espéces Bee ons = Bee eS
“nes du genre Habrocestum —. , Le 57-69 nt.
‘© A. HorNUNG. — Res Ligusticae. XLVIL — Gastaripatce :
| fossiles: du Rio Torsero (Cériale). Pliocène inférieur ie . È
= de la Ligurie. (Tav. lies SERI ; ILE » << 70-92.
-M. Pic. — Scaphidiides nouveaux de diverses origines SE » 93-97
‘ M. Bezzi. — Ditteri raccolti da Leonardo. Fea durante il
| suo viaggio nell’ Africa occidentale. : Parte I: pr
$i 'Tailida aot 2 Cer 2 : vd 98-114 ban 3
E. GRIDELLI. — Secondo contributo alla” ‘conoscenza delle || SUS, i
specie paleartiche del genere Philonthus Steph. — ERE A
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
STORIA NAPURALE
GIAGOMO BORIA °
SERE Veni OX:
COMEX
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
Sl PORTA NATUR ALE
GIAGOMO DORIA
PUBBLICATI\PER CURA DIR. GESTRO
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SERIE. WON PX
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- Va eons Laglio)
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(=eiraa.
GENOVA
STABILIMENTO TIPO-LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU L.
Largo Via Roma, Piazza S. Marta, N, 39
1920-21
di AGGIUNTE RETTIFICHE
ni : ye FASCICOLO mio.
oLgoPmERORON Caraioats: Sey DMABNID AB, AUTORE H. Cstkt
‘per AGOSTINO DODERO fin Giusto.
ì i
i)
70. fascicolo del
Li erorum I do eee nel quale sono elen-
I Sl e le forme ke o. Li dei ae
le le iu per uso Li ma le Aldi
e sta per il generale vantaggio, se sono giuste, sia per
ida discussione, che poi genera ‘chiarezza, ove. esse
| prestarsi a controversia. Le osservazioni seguenti si
lle specie della fauna europea, non entrando nel campo
di la fauna. delle altre pani del globo.
INUS conics Fair. 238 Alle località indicate si
E Schumi | Kiesenw.- —_ Posto
lì A. DODERO
®
E. Carreti, e lo trovo assolutamente identico ai molti esemplari
di £. Schaumi della mia collezione, tra i quali ve ne è anche
uno di Corfù. La £. Schaumi fu descritta originariamente della
Grecia (Nauplia).
-Euthia plicata Gyll. — Quantunque assai raramente, si trova
anche nell’ Europa meridionale. Io ne ho un esemplare di Dalmazia
proveniente dalla Coll. Baudi, ed uno di Toscana ( Boscolungo
Pistoiese) raccolto dall’ Ing.. P. Bensa.
Euthia parallela Fairm. — Anche in Sicilia (Messina).
Etelea tenuis Petri. — Non mi pare si possa ammettere per,
questa specie un genere particolare. Tutti i caratteri indicati da
Petri nella sua descrizione del gen. Microtherium si riscontrano
‘nel genere Cephennium, e più specialmente nel gruppo dei
Geodytes, molte specie del quale hanno infatti le elitre più o
meno troncate all’ apice, e tutte mancano di occhi. Il solo carat-
tere che potrebbe essere invocato per mantenere Efelea come
sottogenere di Cephenniwm è quello della mancanza delle linee
careniformi divergenti sul metasterno, ma questo, che sarebbe un
buon carattere se fosse costante e nettamente limitato, si trova
in grado diverso in molte specie di Geodytes ancora inedite, in
alcune delle quali le dette linee careniformi sono talmente ridotte
da formare un evidente passaggio. La forma generale del corpo
più allungata non può considerarsi che come carattere specifico,
non mancano d'altronde tra i Cephenniwm le forme quasi lineari
(C. Theryanum var. conflexiin «Norm.). La spetie che ho
descritto col nome di C. (Geodytes) catalonicum, ed un’ altra
di Liguria ancora inedita, appartengono indubbiamente allo stesso
gruppo del tenue Petri e sono ad esso assai affini per il corpo
filiforme, le elitre troncate all’ apice e la mancanza assoluta delle
carenule divergenti sul metasterno. Il Cephennium tenue Petri
dovrà dunque essere inscritto in ultimo nella serie del gruppo
Geodytes.
Cephennium (Cephennarium ) Lavagnei Norm. — Omesso.
La specie trovasi descritta nel Bull. de la Soc. Entom. de France;
1916, pag. 138. Essa fu trovata nell’ Hérault, (Gallia merid.).
SCYDMARNIDAE QRL /
| 5
© Cophennium aglenum Reitter. — Da inscriversi, tra le specie
tel SEPA? -Geodytes.
Cephennium minutissimum Aubé. — Come il precedente.
Cephennium Moreli Reitt. — Semplice varietà del A/esenwet-
. teri a punteggiatura delle elitre più marcata. Del resto anche il
‘ C. Kiesenwetteri è descritto con elitre « visibilmente punteg-
Gee late ie 4) x
Cephennium problematicum Tom. — Non mi pare sia da accet-
tare questo nuovo nome per il C. Reitterd Bris. Il Témosvary
descrisse col nome di Anisosphaera problematica un animaletto
che poi si constatò essere una larva di Cephenniwin. Non è
affatto provato che queste larve si riferissero al C. Reitteri, in
ogni modo non mi pare possa accettarsi come pubblicata una specie
quando non è descritta che una forma larvale — e quindi non
‘caratterizzata — di questa.
- Cephennium thoracicum Mull. subsp. Codinae Dod. — Omesso.
| La descrizione è apparsa nel Butlleti de la Instituciò Catalana
i d' Historia Natural, 1918, pag. 108, nota. Di Catalogna.
n e
* 3 Cephennium romanum Blattny. — Anche questa specie va
«portata tra i Geodytes.
i S : O o ss . a 4 5 55 ora
È Cephennium Vladimiri Reitt. — Il compianto autore mi inviò
x di da molto tempo esemplari autentici di questa sua specie, ed essi
| sono assolutamente uguali a quelli ricevuti dall’ Apfelbeck quali
; rappresentanti del suo C. Holdhausi Il C. Vladimir? dovrà dunque
ni dea in sinonimia della. specie di Apfelbeck descritta in prece-
Du
bis » Cephennium (Geodytes) catalonicum Dod. — Omesso. Descritto
i Di Butlleti de la Instituciò Catalana d’ Historia Natural, 1918,
pag. 108. Abita la Catalogna. Specie, sistematicamente molto vicina
al Ceph. tenue Petri.
Chi
1915, pag. ae Tunisia.
a (Pararaphes) Viturati Pic. — Non posseggo la dae,
zione originale, ma dall’ esame di esemplari che credo esattamente. a
nominati questa forma dovrebbe passare quale sinonimo della |
var. laeviceps Croiss. invece che del N. planiceps Rttr. tipi
Questo, nelle Alpi marittime, è estremamente 00. mentre P
frequente è la var. ge.
2
euraphes GEIN) atlanticus Peyer. — Specie non
riportata dal catalogo, vicina allo Sparshalli Dent, descritta
negli: « Annales de i Soc. Entom. de Li yO pass 196.0
EST REA
/
il precedente negli: Ann. ‘de "i Soc. Entom. fi Fran WP
pag. 126. Vicino al Revelieret. Algeri.
Neuraphes Sali humeralis pee — Annalee de la
. Soc. Entom. de France, 1917 > pag. 127 un Vicino” al Rerelie- ;
rei. Algeria, Tunisia. | IPA, Ri
o ì » A ELL
® ; i ers
“ua ( Cyrtoscydmus ) Godarti Latr. — _ Trovasi pure.
benchè raramente in Italia. Lo posseggo del Lazio ( Filettino ) e i
l'ho veduto di Toscana (Lippiano in prov. di gi Andreini). în
Econo (Tela Pandellei i — Nel Gai dei:
coleotteri d’ Europa di Heyden, Reitter e Weise, edito nel 1883
questa specie figurava in sinonimia dell’ oblongus Sturm, mentre
‘era considerata come specie a parte, quella forma n, da
reitter col nome di E. Gredleri. Nella successiva edizione del
detto Catalogo, nel 1891, le tre forme furono ritenute quali specie
distinte; nell’ ultimo catalogo, dagli stessi autori pe nel
1906, tanto il Pandellei, quanto il Gredleri furono r
all’ oblongus, quello come semplice sinonimo, quest’ ult
varietà, e tale concetto fu mantenuto nel fascicolo 70.°
terorum Catalogus. Se è pienamente ammissibile che ils
\
è
oblongus
i ù
4 per i: caratteri sadici da Reitter in ale 0 ma,
a prat ttutto, per le antenne più sottili e la molto diversa con-
di m a one dell dini i maschile.
L assai più Lu col nome di italicus, e ie y vel siete
: simile al pumiceus. <a) OA] Bue
\
ia i Annal ue Soc. nto di Francia, 1917, Hes 198,
ie atl PIER, del promptus Cogs Algeria.
nus | (cino) transfuga Peyerimb. — Omesso.
‘ ssima all E. Stocki Dev., descritta e figurata negli
ig nom. de Di ONT, yao 129. a e Tunisia.
Tetramets) Eppelsheimi © Croîss. _ Croissandean
di LL
non è SE ag una razza più o. ae
La patria dovrà dungue essere modificata : Italia setten
Euconnus (Tetramelus) haematicus Fairm. — Non cre
. questa specie possa trovarsi anche in Italia.
4
\
ELEMIS FE Palio Mull. ae — T
assai debolmente ( o), il capo più Mai la ide
tutto sulle elitre, meno densa e brevissima. L’ #. Schiédte
| particolare ai Pirenei, il distinctus si trova soltanto nelle |
svizzere ‘e della valle d'Aosta. Ne ho preso pochissimi esen
Fiery d’Ayas, sul versante occidentale del Monrosa. |
ti
\
- Eudesis sulcipennis Reitt. — Si trova pure in T
Lampedusa e in Sicilia ( Ficuzza ). Gli esemplari pr
quest’ ultima località sono più grandi di quelli africani 0
RA Per essi pronenge il nome di var. sicula. —
errore i ‘considerare questa hoe some una’ varietà
gaeus. Ciò è dovuto al Meo che ordinariamente si
vi
UNA NUOVA SPEGIE ITALIANA, DELLA TRIBÙ BATHYSGIINAE
Nora DI FELICE CAPRA
Nell'autunno del 1919, trovai presso Bologna alcuni esemplari
di una Bathysciola che 1’ egregio Sig. Prof. A. Fiori, al quale
per primo li feci vedere, giudicò appartenere ad una nuova specie -
e mi incitò a studiarli, mettendo a mia disposizione i suoi mate-
riali edei suoi libri. A Lui pertanto mi permetfo dedicare la
nuova specie, mentre gli rinnovo I’ espressione della mia grati-
tudine. |
Devo inoltre porgere vivi ringraziamenti al Sig. Agostino
Dodero ed al D.* R. Jeannel, che mi furono larghi di consigli e
mi permisero col materiale delle loro collezioni di rendere più
completa questa nota.
Bathyseiola Jeann. nov. subg. Piatybathyscia mihi
Tipo: Bathysciola Raiety bar iiyece) Grouvellei Ab.
‘Antenne colla clava lunga assai on, i cui articoli sono
regolarmente allargati di modo che la base di ciascuno è quasi
larga come l’apice del precedente. Tegumenti brillanti, tibie
medie lungamente spinose. Pene come nel subgen. Paraba-
thyscia Jeann; arcuato, a punta assai acuta e ricurva, parameri
muniti all'apice di due spine ricurve, di una setola e di un lobo
membranoso. Sacco interno del pene provvisto di un dente sulla
linea mediana del lato dorsale , nel 3.° prossimo al meato eiacu-
- latore.
Dallo studio della nuova specie e dal confronto con, le due
forme vicine già conosciute, poste dal D." Jeannel nel subgen. Pa-
| rabathyscia, cioè P. Givi Ab. et Pi Peragalloi Jeann.,
mi sono formato la convinzione che queste tre forme sia oppor-
a riunirle nel nuovo subgen. Platz ya yscia mihi.
Atak particolare strattura. del eee?
in un ci della forma di ae
Interno della’ P. Gr Lu e grazie Lai sua ia com
zione di un preparato microscopico di un pene. di detta spe
potuto vederlo io pure. Meg
La P. Peragalloî, per quanto 10 ne abbia 1 visto solamente
esemplare 9 (Sauley.! in coll. Jeannel), si può ascrivere st
alcun dubbio a questo sotto-genere per la forma delle antenne
Bathysciola (Plagio ) Fiorii, n. sp.
Ovale un po attenuata all’ indietro, convessa ;
rossastro più splendente sul protorace ae sulle ri Pie
dorata non molto fitta, fine, corta, depressa
Punteggi iatura fitta, ma quasi cancellata ;
protorace, sulle elitre più fitta, ben mare
‘a raspa, con punti non riuniti in stri
trasversali; la superficie tra i punti è
finamente striolata trasversalmente sul
finamente reticolata sulle elitre.
Antenne ‘ corte, che non giungono |
angoli posteriori del protorace, con |
assal. lunga ed appauie Ì cui antico
- Lu Ive va VI AO in I poco più: if E
od il VI già un: pò co all’ SI VII lungo. ui si
Apice —
4 E isversi e, ;
a circa un iba più o che lungo, XX i |
VII, il IX subquadrato,:il X un po’ trasverso; XI di
Db." Jeannel alla P. Grouvellei AD. (Jeannel - Rev. des Sam peciinees S| 23 ZO
exper. et gen. 5 (VII) - 1911 - Paris), ma che secondo V opinione del no Dire Fi i
quel che ho ait io, dovrebbero esserne tenuti distinti per RAG m
0, ‘coll’ apice più chiaro, Gli ar iol
o tosto va
6; apice degli dh troni sn Duni ae
reuati dalla base.
we dalla ace Te più nella? meta posteri lore, i i
all'apice, for temente declivi nella metà posteriore. Ogni elitra
al “angolo apicale suturale un po smussato. Stria suturale can-
end. per trasparenza si nota una linea scura anteriormente
a alla sutura, convergente verso. di essa nell’ultimo terzo.
depressa | ‘anteriormente. Orlo marginale ‘esterno stretto,
marcato anteriormente, quasi nullo posteriormente.
avena mesosternale ‘elevata, lamellosa, formante un angolo
, coll’ apice. dentato all’ indietro. Margine anteriore sinuoso,
n ingrossato. I Margine inferiore leggermente convesso. verso il
so. ved un ave ingrossato.
ger kt se eta
14. i F. CAPRA _
lobo membranoso molto sviluppato. Il sacco interno presenta sulla.’
linea mediana al lato dorsale in prossimità del meato eiaculatore ©
un dente lamelloso a spina \di rosa, coll’ apice molto acuto (fig. 2,
il sacco interno è in parte estroflesso). i
Tibie anteriori munite all’ apice di grosse spine, più robuste
nel g'; tibie medie lungamente spinose sul margine esterno, le
4 ultime impiantate a coppia e divergenti.
Tarsi posteriori lunghi, un pò meno delle tibie corrispon-
denti, compressi lateralmente, il primo articolo lungo circa come —
i due seguenti riuniti.
9 coi tarsi anteriori di 5 articoli, larghi quasi come I apice
della tibia, i 3 primi dilatati cordiformi, il 4.° normale.
© Tarsi anteriori di 4 articoli.
Lungh. 2 mm.
Tipo: 2.99 e 5 OQ raccolte il 28-IX- 919 in Val a’ A posa,
presso Bologna tra le foglie fradicie ai piedi di un noce.
La P. Fiorii si può facilmente tenere distinta dalla P. Grou-
vellei oltre che per la mancanza di stria suturale anche per
numerosi altri caratteri: è più convessa, di colorito più chiaro e
meno splendente, la pubescenza è più breve, la scultura un po’ più .
profonda, la clava delle antenne è più o il protorace ha i
lati meno arcuati; elitre meno fortemente ristrette dalla base,
più arrotondate all'apice (in Growwvellei sono arrotondate-smussate ),
più fortemente declivi nella metà posteriore (in Growvellei lo sono.
meno ed a partire dal primo terzo), carena mesosternale meno
elevata ed ottusa (in Growvellei quasi ad angolo retto, col lato
‘anteriore convesso e il margine ingrossato) (1).
Più vicina alla P. Peragalloi per la mancanza di stria sutu-
rale, la P. Fiorti presenta tuttavia una facies ben diversa da
detta specie per la forma più corta, più tozza, più convessa,
inoltre ha colorito più chiaro, dimensioni un po’ minori, scultura
delle elitre meno fitta, pubescenza più rada e più corta; capo più
corto e più trasversale; antenne colla clava più stretta e con.
articoli meno trasversi (in P. Peragalloi VIN articolo ben più
trasverso, VII più largo e coll’apice largo circa come l’apice dell'VIII);
protorace-a lati più arcuati e meno ristretto anteriormente; elitre
più corte, assai piu convesse, più curvato-attenuate all’indietro fin.
(1) Non posso Do le differenze tra il pene di P, Fiordi ed il pene’ di P. Grou-
vellet, per la mancanza di materiale sufficiente.
.
NUOVA SPECIE DI BATHYSCIINAE 15
dalla base, più arrotondate all’ apice; sutura depressa anterior
mente (ciò non si osserva in P. Peragalloi ); carena mesosternale
ineno elevata e più ottusa (in P. Peragalloi inoltre il lato ante-
riore non è sinuoso e il lato inferiore è quasi rettilineo e più
ingrossato ).
SPIEGAZIONE DELLE FIGURE
(I disegni furono eseguiti alla camera lucida ).
l. Bathysciola ( Platybathyscia) Fiorii n. sp. &.
2. > » Se 5 pene visto di lato.
3. > > > antenna della ©.
4 » » » tibia e.tarso anter. del gd.
5. > > varo carena mesosternale di ©.
6. » » Peragalloi Jeann. » > di Q.
7 > » Grouvelleî Ab, » > dine:
Torino, Aprile 1920.
BRENTIDI
RACCOLTI DA LEONARDO FEA NELL'AFRICA OCCIDENTALE
PER ENRICA CALABRESI.
CDane hg,
La raccolta di. Breutidi fatta dal Fea, durante il suo ultimo
JO sulle coste dell’ Africa occidentale e nelle isole del Golfo
di Guinea, pur non comprendendo un numero molto ‘grande di
specie, porta però un contributo notevole alla conoscenza della
fauna brentidologica di quella regione. E nel porgere i miei più
vivi ringraziamenti al Prof. Raffaello Gestro, che con squisita cor-
tesia, volle affidarmi lo studio dell’ interessante materiale, mi di-
chiaro ben lieta che dal mio modesto lavoro possa risaltare ancora
una volta l’impareggiabile valore del benemerito e compianto
esploratore che così grande e meritata fama ha lasciato di, sè.
Se già infatti abbastanza ci erano noti i Brentidi del Camerun,
rrazie sopra tutto alle raccolte fatte dal Sig. L. Conradt e illu
strate in parte da Senna (+) e in parte da Kleine (7) e da Kolbe (°)
specialmente per quanto riguarda i Tafroderini, solo qua e là si
trovano dagli Autori sporadicamente indicate specie della vicina
Guinea e del Congo Francese, e pochissimo o nulla poi si sapeva
dei Brentidi che abitano le isole Fernando Poo, Principe e
S. Thome, esplorate dal Fea.
Non è quindi da stupire che delle 37 specie che comprende la
collezione, 11 vengano qui descritte per la prima volta e che fra
queste, alcune, di particolare interesse, abbiano resa mecessaria la
istituzione di 2 nuovi generi.
Il perfetto stato di conservazione e la freschezza del materiale,
il numero spesso grandissimo di esemplari che rappresentano le
(!) Deutsche Entom. Zeitsch. 1898, 11, pag. 369-377.
(2) Entom. Mitteilungen, V., 1916, N. 3-4.
(9) Deutsche Ent, Zeitschr. 1916.
| BRENTIDI DELL'AFRICA OCCIDENTALE VA
diverse specie, e la presenza di individui in copula, conferiscono
inoltre alla raccolta Fea un pregio, senza dubbio, non comune
ee e valgono a facilitarne lo studio, rendendolo insieme piu sicuro e
: gradito.
Al Prof. Angelo Senna, che mi coadiuvò e favori nel mio com-
pito coll’essermi prodigo dei suoi autorevoli consigli, e col met-
«tere liberalmente a mia disposizione il ricco. materiale della sua
privata Collezione, mi è grato rivolgere da queste pagine le espres-
sioni della mia profonda riconoscenza.
Firenze, R. Museo di Storta Naturale, febbraio 1920.
DIR, ZA TAPHRODERINAE.
4. Adidactus infantulus, Kolbe, Deutsche Ent. Zeits. 1916,
pag. 62. .
| Una serie numerosa di individui g e Q, alcuni dei quali in
copula, provenienti dall’ Is: del Principe: Roca Inf. D. Henrique,
_ 100-300 m. */,,, Bahia do Oeste, 100-200 m. */,,, aprile-maggio 1901.
Di questa specie, segnalata nel Camerun e nel Gabon, venne.
data dal Kolbe soltanto una breve diagnosi, dalla quale risaltano
sopra tutto i caratteri che più la distinguono dall’ A. cancellatus,
Lacordaire e dall’ A. napaeus Kolbe.
La profonda incisura anteriore del clipeo, lo spazio suturale
delle elitre solo debolmente cancellato, le tibie del terzo paio di
zampe moderatamente ingrossate e brevemente dentate all’interno
sono infatti dati sufficienti per caratterizzare la specie, quando si
abbiano presenti le altre note del genere. Non credo tuttavia inu-
tile dare per essa una descrizione un po’ più estesa, allo scopo di
a "far rilevare qualche altra particolarita, nonché le piu spiccare dif-
ferenze sessuali.
Colorito rosso-bruno che si fa quasi nero nella parte dorsale
_ ‘del protorace e presso la sutura delle elitre. Capo altrettanto lungo
che largo, superiormente convesso, subarrotondato ai lati, al
disotto rigonfio e con una leggera impressione basale. Occhi late-
rali piccoli, poco prominenti e posti ad uguale distanza dalla base
«del capo e dall’inserzione delle antenne. Rostro largo quanto il
a capo, al disopra finamente punteggiato, foveolato alla base e for-
E. | temente inciso all’ apice: una incisione ampia e ‘profonda sta nel
_ Ann. del Museo Civ. di St, Nat. Serie 3,8, Vol. IX (2 Agosto 1920). 8
IS E. CALABRESI
mezzo ed è provvista di lunghe setole gialle, altre due laterali
minori ricevono l’ inserzione delle mandibole. Queste ultime sono
robuste e sporgenti, più grandi e laminari nel g', piuttosto
coniche e ricurve nella 9. Antenne della lunghezza del protorace
con articoli mediani arrotontati e gli ultimi tre molto più grandi,
un poco compressi e formanti clava ben distinta. Protorace niti- —
dissimo alla base e ai lati parcamente setoloso. Elitre lievemente
allargate alla base e col callo omerale piuttosto sporgente, ristrette
e arrotondate all’ apice; interstizio suturale (= 1,°) normale nel
primo tratto fino ad */, della sua lunghezza, poscia allargato e
cancellato fino all’estrema porzione apicale, dove ‘ritorna angusto —
e liscio, il 2.° interstizio ben manifesto alla base, va quindi atte-
nuandosi per non rendersi più percettibile dalla meta fino all'apice
delle elitre; il 3.°, più elevato degli altri, procede ininterrotto
dalla base all’ estremità apicale provvisto di . brevi. squamette _
erette; i rimanenti interstizii sono tutti angusti, il 4.° e il 6.° più.
brevi; strie finamente punteggiate. Zampe del 1.° e del 2° paio
gal quelle posteriori molto più lunghe e robuste con i femori
clavati a lungo peduncolo laminare,. le tibie angolose e lobate
nella: parte interna, e i tarsi notevolmente ingrossati. Metasterno
e i due primi segmenti dell’ addome nel 9 profondamente sca-
vati, nella Q solo lievemente canalicolati .e più convessi.
Dell’ A. infantulus Kolbe, esistono nel Museo di Genova,
varii altri esemplari provenienti da Bussu Busoga nell’ Uganda
(Dott. E. Bayon 1909). Si differenziano da quelli dell’Is. Prpepe
solo per il colorito notevolmente più chiaro.
2. Usambius Gonratti Kolbe, Stett. Ent Zu 1892, pag. 168.
— Kafer Deutsch. Ost-Afrikas, 1897, pag. 285, tav. 3, fig. 36.
— Schénfeldt, Coleopt. Catal. Brenthidae, 1910, pag.cD.
Usambius conradti var. laevis, Senna, Deutsche Entom.
Zeitsch. 1898, II, pag. 370. SRL
15 esemplari dell’ Is. S. Thomé: Agua-Izé, Ribeira Palma,’
400-700 m. */,,, agosto-dicembre 1900; e 1 esemplare dell’ Is. del
Principe: Roca Inf. D. Henrique, 100-300 m. */,,, aprile 1901.
Le dimensioni oscillano fra i 4 e gli 8 mm. di dd
totale. . I
| Di questa specie, descritta da - Kolbe su individui dell’ Ari)
orientale (Usambara), venne già da Senna indicata una varietà
BRENTIDI DELL AFRICA OCCIDENTALE 19
| (laevis) del Camerun, la quale differisce dalla forma tipica per
‘la mancanza di solco sul protorace.
Fra i numerosi individui catturati da Fea nell’ Li di S. Thomé,
se ne hanfio di quelli a protorace assolutamente liscio e di quelli
a protorace solcato, con una serie graduale di passaggi dagli uni
agli altri; credo quindi che, trattandosi chiaramente in questo caso
di variazione soltanto individuale, si debbano tutti, senza eccezione,
riferire alla forma tipica di Kolbe. —
3. Oncodemerus costipennis Senna, Bull"Soc. Entom. It. Anno
XXIV, trim. II, 1892, pag. 160, tav. II, fig. 5-8. — Schonfeldt,
‘Coleopt. Catal. Brenthidae, 1910, pag. 5.
25 ‘esemplari del Congo Francese: Fernand-Vaz, ottobre 1902;
e 1 esemplare dell’ Is. Fernando Poo: Musola, 500-800 */,,
marzo -1902.
Questa specie venne descritta per la prima ae da Senna su
individui del Gabon; può riuscire ora di qualche interesse 1’ aver
riscontrata la sua presenza anche nell’Is. Fernando Poo, di più
il numero notevole di esemplari raccolti dal Fea nel Congo Fran-
cese, permette di fissare i criteri di distinzione fra g e 9. In
queste ultime infatti il capo è liscio, privo di qualsiasi punteggia-
tura, mentre nel g' é distintamente punteggiato, specie alla base,
inoltre l’ ultimo segmento dell’ addome è più rigonfio e il penul-
timo presenta. un restringimento nel mezzo, quale non Lie
affatto nel g'.
4. Podozemius barbatus, n. sp. (Tav. I, fig. 1). — Brunneo-
‘ castaneus, nitidus. Capite in fronte foveato, circum oculos
parce setoso, infra profunde sulcato pilisque longis aureis
instructo. Prothorace sat longulo, sulco longitudinali apicem
haud aitingente, area apicali late excavata. Elytrorum inter-
stitiis planis, .seriatim punctulatis, 2.°, prope. suturale, in
medio angustissimo. Pedibus medianis ceteris valde brevio-
ribus; metasterno abdomineque basi late sulcatis. Long. 7
Mite (te (protn.) 1,5 mm.
_ Hab. Congo Francese: Nkogo, Dicembre 1902.
Di colore castagno-bruno, nitido, con'le elitre, il margine ante-
riore del protorace, l'estremità del rostro e la base dei femori
| più scuri. Il capo è quadrato, al disopra lievemente convesso, co-
20 E. CALABRESI
. . . AA Na . e s . Oe n fi
sparso di minutissimi punti e foveolato in fronte, ai lati piano
con occhi rotondi, sporgenti e contornati di rade e brevi setole,
inferiormente è diviso, per mezzo di un profondo solco longitudi-
nale, in due lobi rigonfi provvisti ciascuno di grossi*punti e di
lunghi peli giallo - dorati. Il rostro è lungo circa quanto il capo,
lievemente inciso alla base, allargato e smarginato all’ apice. Le ©
antenne sono mediocri e distintamente clavate con il 1° articolo
grande e cilindrico, 2° e 3° brevi e obconici, 4° - 8° globosi, mo-
niliformi, 9° e 10° allungati e leggermente compressi, 11° ovato-
acuminato. Il protorace è nitidissimo con pochi e brevi peli solo
alla base e ai lati, superiormente è poco convesso e percorso nel
mezzo da un solco che, più profondo alla base si fa poi lievissimo
per scomparire del tutto nella porzione apicale. Questa è molto.
ristretta con le carene laterali ben sviluppate e la fossetta me-
diana ampia e profonda. Le elitre, larghe alla base quante il pro-
torace, vanno restringendosi verso l'apice, dove terminano a punta
arrotondata; gli intertizii sono piuttosto larghi e pianeggianti con
fini punti disposti in’ serie, dai quali partono alcune brevi e ro-
buste setole; il 2.° interstizio, a Jato del suturale, è ben svilup- i
pato alla base mentre si rende quasi impercettibile nel tratto
mediano; le strie sono tutte anguste e prive di punteggiatura.
Le zampe mediane sono molto più brevi e più gracili delle altre;
i femori posteriori sono lungamente peduncolati con il peduncolo
peloso al disotto. Il metasterno e l’addome alla base sono ampia-
mente solcati, l’ultimo segmento addominale è foveolato nel mezzo
e dovunque densamente punteggiato.
Dal confronto. con le altre due specie finora note del genere
Podozemius, confronto che mi è consentito fare solo sulle brevi
diagnosi date da Kolbe (') il nuovo P. barbatus risulterebbe più
affine al P. mustus Kolbe, che al P. Conradti Kolbe. Ho cre-
duto però necessario separarlo. anche dal primo: per la profonda fo-
veola frontale, per la mancanza di punteggiatura manifesta nelle
strie e per la marcata punteggiatura presente invece sugli.interstizii.
5. Microsebus calcaratus, n. sp. (Tav. I, fig. 2). — Rufo-brun-
neus nitidus, undique setis erectis armatus. Capite paullo la-
tiore quam longiore, basi truncato, supra convexo, lateribus
obliquis; rostro capite longiore, ad antennarum insertionem
(1) Deutsch, Ent. Zeitschr. 1916, pag. 57,
©» BRENTIDI DELL AFRICA OCCIDENTALE 21
. Cd 2
fortiter constricto, apicem versus ampliato ; antennis gra-
cilibus, articulis tribus ultimis elongatis clavam distinctam
formantibus; prothorace oblongo-ovato profunde canalicu-
lato; elytrorum interstitiis costato-elevatis, striis punctu-
latis; femoribus posticis elytrorum apicem via attingentibus;
tibtis medianis apice dente robusto instructis. Long. 4,5 mm.,
lat. (proth.) 0,9 mm.
Hab. Congo Francese: Doni ottobre 1902.
Un solo esemplare.
Il corpo al disopra è tutto rivestito di squamette e di lunghe
setole giallo-bianchiccie che conferiscono una facies caratteristica
all’ animale, al disotto è-rosso-testaceo nitido. Capo subconico,
alla base largo quanto il margine anteriore del corsaletto, note-
volmente ristretto all'apice, superiormente convesso, al disotto non -
solcato e piuttosto rigonfio. Occhi grandi, gialli e sporgenti. Rostro
molto più stretto e più lungo del capo, solcato alla base, breve-
mente carenato fra le antenne, piano e dilatato all’ estremità.
Antenne gracili, lunghe circa come una volta e mezzo il proto-
race: articoli 1.°-3.° obconici, 4.°-8.° moniliformi,:9.° e 10.° lunghi
e cilindrici, 11.° ovato-acuminato e formante, insieme con i due
precedenti, una clava ben distinta. Protorace con un profondo solco ~
dorsale, a lati quasi paralleli e moderatamente scavati sul davanti.
Elitre ovato-allungate, alla base più larghe del protorace , all’apice
ristrette e subarrotondate; interstizi larghi e diritti: il 1° (sutu-
rale) è pianeggiante con punti e squamette allineate al disopra,
a lato del suturale tre interstizii costiformi si elevano più dei
rimanenti, ciascuno è provvisto di una carena mediana e, late-
ralmente a questa, di due serie di punti squamosi. Zampe gra-
cili rivestite di squame e di lunghe setole; femori anteriori mag-
giori degli altri, i posteriori rivolti all’ ei raggiungono appena
l'estremità delle elitre; tibie brevemente peduncolate alla base,
allargate e dentate all’ apice, in quelle mediane il dente apicale
è specialmente lungo e robusto ed ha motivato il nome assegnato:
alla specie; tarsi gracili e subeguali. Metasterno con un. solco
- mediano profondo e altre due piccole escavazioni longitudinali ai
lati di questo; il 1.° e il 2.° segmento dell’addome ‘sono pure sol-
cati nel mezzo, l’ultimo è foveolato. Una fine punteggiatura è
pubescenza è distribuita su tutte le parti inferiori del corpo, e
due serie di grossi punti stanno ai lati del metasterno.
e CI
MI e + PHOS EE OND Ne ae I LA
22 E. CALABRESI
Questa specie è nettamente differenziata dalle altre sinora note
del genere, e se per ‘la conformazione del rostro e delle antenne
si avvicina al M. campressithorax Senna (! e al M. Kolbei
‘Kleine (2), d’ altra parte la forma della testa, la scultura speciale
delle elitre e la robusta appendice delle tibie mediane sono da
soli caratteri così peculiari, da farla distinguere a prima vista.
6. Megalosebus Feae, n. sp. (Tav. I, fig. 3 e 3a). — Robu-
stus, rufo-castaneus, nitidus, squamulis setisque aureis orna-
tus. Capite transverso, basi truncato, infra profunde sulcato ;
rostro angustiore, longitudinem capitis via superante ; anten-
narum articulis robustis, tribus ultimis modice crassioribus ;
prothorace: antice parum constricto, dorso profunde cana-
liculato ; elytris prothorace latioribus, callo humerdle denti-
formi conspicue elevato, interstitiis mediocribus, striis cla-
thratis; femoribus posticis elytrorum apicem haud attingen-
tibus. Long. 8, 5 mm., lat. (proth.) 1,8 mm.
Hab. Congo Mes. Fernand-Vaz, Ottobre 1902.
Un solo individuo.
Capo a lati paralleli, largo quasi il doppio della sua ili
troncato alla base, superiormente poco’ convesso e ricoperto di una,
densa squamosità giallo dorata, che lascia libera solo una piccola
areola centrale, al disotto solcato nel mezzo e bilobo. Occhi grandi
rotondi e sporgenti. Rostro molto più stretto e circa altrettanto
lungo che il capo, ampiamente scavato fra le antenne, allar-
gato e tronco all’ apice, dovunque squamoso. Antenne lunghe
quanto il protorace, 1° articolo robusto, cilindrico, 90 gracile, arti-
coli 3°-8° trasversi, 9° e 10° subquadrati, 11° conico- acuminato.
Protorace all’ apice di poco più stretto che alla base e assai mo-
deratamente incavato ai lati, profondamente solcato nel mezzo con
i margini del solco pianeggianti e densamente squamosi. Elitre.
allungate, ristrette e arrotondate all’estremità, e con due rilievi ..
dentiformi agli omeri che avvolgono in parte il corsaletto; inter-.
stizii mediocri, setolosi e subeguali eccettuato il 2° a lato del sutu-
rale che, largo ed elevato alla base si fa in seguito angustissimo
ed appena percettibile; strie larghe e cancellate. Femori del 1°
paio di zampe robusti, quelli posteriori più gracili, manifestamente
(1) Deutsche Entom. Zeit. 1898, II, pag. 370.
(7) Entom. Mitteilungen. V, 1916. N.° 1-4, pag. 44
i ¢
_ BRENTIDI DELL’ AFRICA OCCIDENTALE 23
dai con lungo peduncolo compresso e laminare, rivolti all’ in-
dietro non raggiungono l'apice delle elitre; tibie brevi, rettilinee
e dentate all'estremità; 1° articolo dei tarsi lungo quanto i due
seguenti uniti. Metasterno lievemente canalicolato nel mezzo; seg-
menti addominali privi di. solcatura e tutti uniformemente punteg-
giato - setolosi. x
Anche per questa specie non mi fu possibile un confronto —
quale avrei vivamente desiderato — con i tipi dei 5 Megalosedus
che servirono a Kolbe (*) per l'istituzione del genere. L'esame
dei pochi caratteri diagnostici che da l’Autore per ciascuna delle
sue specie, mi sembra però sufficiente per giustificare e richiedere
la creazione del nuovo Megalosebus Feae.
Escluso infatti che possa identificarsi con M. separabilis per
la conformazione degli interstizii delle elitre, che non sono né
larghi nè piani, ed escluso pure che sia riportabile alle specie
comparabilis e togonicus, per la presenza di un profondo solco
longitudinale sulla faccia inferiore della testa, non può altresi
riferirsi al M. bidenticulatus per il clipeo troncato anteriormente
e non « breit halbkreisformig ausgerandet », nè al M. fallacio-
sus per le antenne ‘robuste con gli articoli della clava poco più
larghi di quelli del funicolo.
Sarebbe da augurarsi tuttavia che il Prof. Kolbe volesse quanto
prima far conoscere con una descrizione più ampia e completa le
interessanti specie che ha finora solo un po’ troppo sommaria-
mente definite. *
7. Dactylobarus -rufostriatus, Kleine, Stett. Entom. Zeit.,
1914, pag. 160. — Entom. Mitteil., V, 1916, N.° 1-4, pag. 66,
tav. I, fio. 19. i
Un solo esemplare del Congo Francese, Fernand-Vaz, ot-
tobre 1902.
‘Le sue dimensioni sono notevolmente minori di. nelle hello
‘esemplare tipo descritto da Kleine; esso misura 6 mm. di lun-
ghezza totale e 1,3 mm. di larghezza al torace.
- Ho riferito anch'io questa specie al genere Dactylobarus,
istituito da Kleine, dubito però molto che una più accurata revi-
sione dei Zemioses e possibilmente un esame del tipico Z. por-
4
(2) Deutsch. Ent. Zeitschr.. 1946, pg. 57.
2h ! E. CALABRESI
catus Pascoe, (1) debba portare ad una fusione di Dactylobarus
Kleine con Zemioses, Pascoe.
TRACHELIZINAE.
8.‘Jonthocerus Conradti, Senna, Deutsche Ent. Zeits., 1898,
pag. 374. — Schonfeldt, Coleopt. Catal. Brenthidae, 1910, pag. 9.
Tre dg’, dei quali uno raccolto a Fernand-Vaz (Congo Fran-
cese), ottobre 1902, e due a Bahia de S. Carlos nell’is. Fernando
Poo, dicembre 1901. |
9. Cerobates cruentatus, Senna, Deutsche Entom. Zeits. 1898,
pag. 372. — Schénfeldt, Coleopt. Catal. Brenthidae, 1910, pag. 12.
12 individui dell’ Is. Fernando Poo: Punta Frailes, novembre
1901, Bahia de S. Carlos, 0-400 m. */%, dicembre 1901.
Gli esemplari del Camerun sui quali fu da Senna istituita la
specie, rappresentano verosimilmente delle 9. I g°, che figurano
in numero di 4 nella serie raccolta dal Fea, si differenziano per
il metarostro e gli articoli delle antenne un poco più allungati e
per l'addome alla base più depresso e con una ee escavazione |
mediana.
10. Cerobates sulcirostris, Thomson, Arch. Entom. II, 1858,
pag. 119. — Senna, Notes Leyd. Mus., vol. XVII, 1895, pag. 216.
— Schénfeldt, Coleopt. Catal., Brenthidae, 1910, pag. 12.
18 esemplari dell’ Is. S. Thomé: Agua-Izé,- 400-700 m. 5/n,
dicembre 1900; 2 dell’Is. Fernando Poo: Basilé 400-600 m. */,,,
‘ settembre 1901; e 2 dell’ Is. del Principe: Roca Inf. D. Henrique,
100-300 m. */m, aprile 1901.
La nitidezza e-l’ intensita della colorazione varia alquanto da
individuo’ a individuo, così pure la punteggiatura delle strie in’
alcuni è invisibile mentre in altri è assai chiaramente manifesta.
11. Cerobates Sio Senna, Notes Leyd. Mus., vol. XVII,
1895, pag. 217. — Schonfeldt, Coleopt. Catal., Dei 1910,
pag. 12.
Di questa specie far ono raccolti dal Fea 5 esemplari a Fer
nand-Vaz nel Congo Francese, l’ottobre 1902. Due di essi sono
esattamente rispondenti alla diagnosi tipica data da Senna, mentre
(1) Journ. of Entom. I, 1862. pag. 394. ET =
ae es
_ BRENTIDI DELL'AFRICA OCCIDENTALE 95
gli altri tre trovano riscontro in quell’ esemplare che Senna riporta
pure alla medesima specie, riferendone i caratteri differenziali
‘come probabili variazioni sessuali, ma senza pronunciarsi se deb-
bano considerarsi piuttosto del 9 o della 9. Da quanto ho potuto
verificare in altre specie dello stesso genere, specialmente riguardo
alla maggiore o minore escavazione della base dell’ addome, e
dalla considerazione che il soleo più ampio come pure la presenza
di rilievi setolosi nel 2.° e nell’ ultimo segmento addominale deb-
bono essere caratteri utili al g per l’atto dell’ accoppiamento,
credo poter concludere che il 2.° individuo descritto da Senna e i
tre sopra citati esemplari di. Fernand-Vaz, rappresentano dei g
e che la diagnosi tipica si riferisce invece alla ©.
Del C. complanatus, noto finora soltanto per località dell’A-
frica occidentale, ho potuto pure osservare, nella Collezione del
Museo Civico di Genova, un esemplare proveniente dall’ Uganda
(Bussu Busoga, Dott. Bayon, 1908). Si
12. Cerobates hybridus, Senna, Deutsche Entom. Zeitsch.,
1898, pag. 371. — Schonfeldt, Coleopt. Catal., Brenthidae, 1910,
pag. 12. i ea Ai
Un individuo del Congo. Francese: Fernand-Vaz, ottobre 1902,
e uno dell’ Is. Fernando Poo: Bahia de S. Carlos, 0-400 m. °/,,
dicembre 1901.
Sono entrambi -identici alla forma tipica del N. Kamerun.
13. Cerobates Sennae, n. sp. — dg’. Depressus, rufo-casta-
neus nitidus, elyiris prope suturam infuscatis ; capite basi
_ modice constricto, supra deplanato, fronte anguste foveolata;
metarostro et mesorostro tenuiter canaliculatis 3 antennis
gracilibus, articulis subaequalibus; prothorace valde dila-
tato, depresso, in medio profunde canaliculato, apice forti-
ter constricto; elytris juxta suturam tristriatis, stria 3. api-
cem attingente, lateribus distincte striato-punctatis; femoribus
medianis et posticis infra squamulis setisque longis dense
instructis; metasterno in medio sulcato, tatera versus punc-
tato-setoso, abdominis segmentis 1.° et 2° late excavatis,
ultimo | bifoveolato, squamoso. IRENE
Q. Differt capite supra modice convexo, prorostro paullo
. longiore, prothorace minus dilatato, femoribus infra non,
f
Opi E. CALABRESI.
vel minime, setosis, abdominis segmentis 1.° et DI tenuiter
canaliculatis, ultimo haud foveolato, apice tantum punctato-
squamoso. — Long. & et Q 4-6 mm.
Hab. Congo Francese: Nkogò, dicembre 1902; Is. S. Thomé :
Agua-Izé, 400-700 m. */,,, dicembre 1900; Is. del Principe: Roca
Inf. D. Henrique, 100-300 m. */,, aprile 1901, Bahia do Oeste,
100-200 m. */,,, giugno 19014. AS ie
Di questa specie venne raccolta dal Fea una serie numerosis-
sima di esemplari. Le variazioni individuali riguardano soltanto la
intensita della colorazione, ed é notevole la tinta di un bel rosso-
testaceo che presentano alcuni individui dell’Is. S. Thomeé.
Nel g', capo allargato, attenuato e arrotondato verso la base,
superiormente depresso e foveolato in fronte, inferiormente inciso
alla base e carenato in vicinanza degli occhi; le stesse carene si pro-
lungano anche sul metarostro e sul mesorostro. Porzione basale. del
rostro un po’ più breve del capo e solcata nel mezzo, porzione anteriore
liscia e lievemente dilatata all’ estremita apicale. Antenne gracili,
più brevi del capo e protorace uniti, con articoli mediani subo-
vati e l’ultimo ovato-conico, non più lungo degli altri. Protorace
largo e pianeggiante, ristretto alla base e ancor più fortemente
in avanti, dove presenta un margine apicale collariforme; ai lati
regolarmente arrotondato e superiormente solcato nel mezzo. Elitre
di poco più lunghe del doppio del protorace, troncate alla base,
arrotondate e marginate all’ apice, tristriate in vicinanza dell’inter-
stizio suturale; tutte tre le strie, lievemente ondulate, procedono
ininterrotte dalla base all’ estremit& dell’elitra; una striatura ai
lati delle elitre è pure distintamente manifesta e in ogni stria si
nota una serie di punti grandi e ravvicinati fra loro. Zampe brevi
e robuste; tibie anteriori assai profondamente incise e armate di -
dente molto sporgente all’interno; femori globosi superiormente
e depressi nella faccia inferiore, la quale, specialmente nelle zampe
del 2° ‘e 3. paio, è rivestita di squamosità biancastra e di
lunghe e abbondanti setole gialle. Metasterno solcato nel mezzo
e compresso ai lati, cosparso di punti che si fanno più grandi e
profondi lungo il margine esterno, dovunque mediocremente seto-
loso. I due primi segmenti dell’ addome fusi insieme e con una
ampia escavazione mediana, l’ultimo con due larghe impressioni
riempite di squamosità e le rimanenti partì punteggiate.
La 9 si differenzia dal per avere il capo un po’ più pic-—
La
i BRENTIDI. DELL'AFRICA OCCIDENTALE D7:
‘colo e leggermente convesso superiormente, il prorostro alquanto
piu breve, il corsaletto meno dilatato, i femori al disotto arro-«
tondati anziché depressi, e provvisti soltanto di rare setole uni-
seriate, e infine. per i due primi segmenti dell’ addome sempli-
cemente canalicolati e |’ ultimo punteggiato e squamoso all’ apice,
ma privo di qualsiasi impressione o foveolatura.
ILC. Sennae n. trova posto vicino al C. dbirmanicus Senna (!),
dal quale si distingue però facilmente per il capo più depresso,
per la solcatura più lieve del rostro, per le antenne più brevi,
ad articoli più gracili di cui l’ ultimo non allungato, per la diversa
forma del corsaletto e per il minor allungamento delle elitre.
La profonda solcatura del protorace e l'integrità del 2.° inter-
stizio delle elitre non lascia neppure alcun dubbio nel separarlo
dal C. complanatus Senna, col quale ha tuttavia qualche carat-
tere di somiglianza.
|. La nuova specie è dedicata al mio ottimo Maestro Prof. A. Sen-
na, al quale dobbiamo in gran parte le nostre presenti cono-
scenze sulle specie del genere Cerobates.
14. Cerohates debilis, ‘Thomson, Arch. Entom. Il, 1858,
pag. 118. — Senna, Notes Leyd. Mus., vol. XVII, 1895,
pag. fe — Schénfeldt, Coleopt. Catal. , Brenthidae, 1910,
pag. .
i. individui del Congo Francese: Fernand -Vaz, lobi 1902,
e uno dell’Is. Fernando Poo: Musola, 300-800 m. */,,, marzo 1902.
Rappresentano tutti la forma tipica, e. le minime variazioni -
individuali si limitano alla colorazione più o meno intensa della
base -e dell’ interstizio suturale delle elitre.
_ . 15. Microtrachelizus aethiopicus, n. sp. — Rufo -testaceus,
nitidus, prothoracis margine antico et postico, interstitioque
suturali infuscatis; rostro basi trisulcato, antennarum ar-
— ticulis medianis transversis , tribus ultimis fortiter incras-
satis, 9.°-10.° globosis, 11. longe acuminato; elytris basi
subdentatis, apice truncatis lateque marginatis, interstites
elevatis, 1.° ( = suturali) ceteris latiore, interstitio declivi-
;
(1) Ann. Soc. Entom. Belg, XXXVIII, 1894. pag. 364. — Notes Leyd. Mus. XVII,
1895, pag. 222.
98 E. CALABRESI
suturali conspicuo, striis punctato-squamosis. — Long. 3,8 -
°4,5 mm.
Hab. Is. del Principe: Roca Inf. D. Henrique, 100-300 m. */,,,
aprile 19 00cs -
Tre esemplari. È i
Capo più largo che lungo con un’ ampia incisione alla hase,
convesso e finamente punteggiato al disopra, solcato e bilobo in-
feriormente. Occhi piuttosto grandi e sporgenti. Porzione basale
del rostro allargata e trisolcata, con il solco mediano, che si pro-
lunga fra le antenne, ampio e squamoso; prorostro ristretto,
liscio, ricurvo in basso e solo lievemente dilatato all’ apice. An-
tenne più lunghe del protorace, distintamente clavate: i due primi.
articoli cilindrici, il 3.° conico, 4.°-8.° trasversi, 9.°-10.° globosi,
11° acuminato, tutti provvisti di lunghi e rigidi peli. Protorace
oblongo-ovato ristretto sul davanti e allargato. presso la base, al
disopra canalicolato nel mezzo e qua e là irregolarmente punteg-
giato. Elitre lunghe quanto il doppio del protorace, subdentate
alla base e provviste all’apice di un ampio margine sporgente;
superiormente convesse, a interstizii elevato-costati, 1’ interstizio
suturale è molto più largo degli altri, specialmente nella porzione
apicale dove presenta anche una lieve punteggiatura e una fine
peluria, 1’ interstizio declivo-suturale è pure ben sviluppato, e i
rimanenti hanno un decorso leggermente ondulato; strie punteg-
giate e squamose. Zampe brevi, femori robusti. e clavati; tibie
allargate e dentate all’ apice; tarsi brevi con i primi 8 articoli
subeguali. Metasterno canalicolato nel mezzo, i due primi segmenti
dell’ addome intimamente fusi insieme, rigonfi e senza traccia di
solcatura, |’ ultimo segmento profondamente trifoveolato.
La specie ora descritta mostra qualche affinità e somiglianza
con il M. Targionii Senna (*), di Sumatra, se ne distingue pero
facilmente per il rostro alla base più largo e trisolcato, per le —
antenne più visibilmente clavate con gli articoli 9.° e 10.° globosi
anzichè ovali, per il maggiore sviluppo dell’interstizio suturale e
del margine apicale delle elitre, e infine per il colorito sensibil-
mente più chiaro. |
Essa rappresenta la prima specie del genere che viene segna-
lata nella regione etiopica; altre specie, pure dell’Africa occiden-
tale, esistono però inedite nella Collezione Senna e in quella‘ del
\
(1) Bull. Soc. Ent Ital. Anno: XXV, 1893, pag. 322, tav. III, fig. 5.
+» BRENTIDI DELL AFRICA OCCIDENTALE | 29
Mus. Civ. di Genova, delle quali verrà data in altro luogo la
descrizione.
AMORPHOCEPHALINAE.
16. Cordus guineensis, n. sp. (Tav. I, fig. 4). — g7. Robu-
stus, rubro-castaneus saturatus, nitidus, pedibus dilutioribus.
Capite fere quadrato, supra sulcato, sulco basim non attin-
gente, marginibusque eius planis, finissime punctulatis; infra
basi minute foveolato, haud carinato, regulariter puncta- .
| to-piloso; oculis mediocribus, a base capitis remotis. Meta-
/
rostro capite fere aeque longo, in medio sulcato, ad latera
valde excavato, appendicibusque irregularibus muntto; me-
sorostro latiore, angustius sulcato ; prorostro basi obsolete
canalicutato, apicem versus laevi, i ampliato, fortiter
rugoso-punctato; rostro infra sulcis duobus lateralibus atque
carinula mediana continua instructo. Antennis validis, arti-
culis mediantis subcylindricis via longioribus quam latio-
ribus, articulo ultimo conico acuminato, duobus praeceden-
tibus simul sumptis, longiore. Prothorace dorso, lateribus
et infra uniformiter punctato. Elytris prothorace latioribus,
sulcato-costatis, sulcis indistincte punctatis, interstitiis 3.° et
5.° basi incrassatis. Pedibus normalibus; metasterno, abdo-
minisque segmentis 1° et 2. in medio excavatis, undique
conspicue punctatis. — Long. 9,5 mm.
Hab. Guinea Portoghese: Rio Cassine, dicembre 1899 —
aprile 1900.
Un. solo esemplare ¢.
La nuova specie può collocarsi fra il C. puncticollis Power (1),
di Natal e il C. Kraatzi Senna (?) del Camerun. Il primo mi è
noto soltanto per la descrizione, ma la carena basale al disotto
del capo, la profonda solcatura del protorace, la punteggiatura
delle strie elitrali e i due tubercoli in vicinanza della sutura, quali
si trovano riferiti nella diagnosi del Power, mi sembrano caratteri
sufficienti per non confonderlo con la forma della Guinea sopra
descritta.
_ (4) Ann. Soc. Entom. Franc. (5) VIII, 1878, pag. 484,
(?) Deutsche Entom. Zeitsch, 1898. pag. 375.
30 E. CALABRESI
Dal C. Kraatzi Senna, il guineensis è poi facilmente distin-
guibile per la solcatura meno ampia del capo e della base del
rostro, con i margini del solco non rilevati ma piani, per gli
occhi più piccoli e meno ravvicinati alla base del capo, per il me-
tarostro più lungo e maggiormente scavato ai lati, dove porta
appendici più sviluppate, irregolari, non dentiformi, e per gli
‘articoli delle antenne alquanto più allungati. Anche. il corsaletto,
benchè molto somigli a quello del C. Kraatzi, se ne discosta tut-
tavia per la formazione collariforme all’ apice meno rigonfia, per
la punteggiatura dorsale meno densa e profonda, che non gli
conferisce un aspetto veramente rugoso, e inoltre per la mancanza
di un vero solco mediano, del quale se ne scorge appena una
traccia obsoletissima alla base. Gli interstizi 3.° e 5.° delle elitre,
lievemente ingrossati alla base, possono pure dirsi tipici del
C. guineensis n.
17. Cordus asper, n. sp. — (Tav. I, fig. 5 e Ba) S. Fu-
sco-brunneus parum nitidus, capite, rostro, elytrorum parte
postica, pedibusque rufescentibus. Capite elongato cylindrico,
supra rugoso-punctato, in medio canaliculato, canaliculo in
fronte ampliato, infra bast inciso undique minute punctu-
lato ; oculis rotundatis, sat prominulis. Metarostro capite
aeque lato, supra sulcato, ad latera modice excavato, appen-
dicibus minutis instructo, infra in medio carinato ; meso-
rostro paullo constricto; prorostro ampliato late profuh-
deque trisulcato , lateribus rotundatis; mandibulis minutis, !
arcuatis. Antennis gracilibus, articulo 3.° obconico, sequen-
tibus, 11.° excepto, longiore, 4.°-10.° ovatis subaequalibus, 148
conico, sat longulo-acuminato. Prothorace brevi, antice po-
sticeque .truncato, dorso rugoso-punctato, in dimidio basali
obsoletissime canaliculato. Elytris prothorace latioribus, ad
declivitatem apicalem paullo ampliatis, apice singulatim
rolundato-marginatis; dorso lateribusque sulcato-costatis,
costis et sulcis rugosis atque seriatim punctulato-setosis.
Pedibus normalibus ; metasterno breviter inciso, abdomine
basi late excavato.
2. Differt capite globoso, metarostro DE, prorostro
elongato cylindrico; metasterno abdominisque segmentis haud
excavatis nec minime incisis. Long. gd 7 mm., Q 8 mm.
__BRENTIDI DELL’ AFRICA OCCIDENTALE. 31
Hab. Congo Francese: Nkogò, dicembre 1902. — Un & e
una 9. i
Nel g il capo è allungato e subcilindrico, superiormente
rugoso-punteggiato , percorso nel mezzo da un solco tenuissimo
alla base e molto più ampio sulla fronte, inferiormente è inciso
alla base e cosparso qua e là di minuti punti, ciascuno dei quali
porta una breve setola. Gli occhi sono rotondi, piuttosto grandi e
sporgenti, più vicini all’ apice che alla base della testa. Il meta-
rostro è lungo quasi quanto il capo e della medesima larghezza
di questo, al disopra è ampiamente solcato coi margini del solco
carenati, ai lati. porta due piccole appendici basali pochissimo pro-
minenti, al disotto è carenato nel mezzo. Il mesorostro è alquanto
ristretto all’ inserzione delle antenne, solcato fra queste e con gli
scrobi notevolmente elevati. Il prorostro è allargato-arrotondato,
di poco più breve del metarostro, ampiamente trisolcato e fina-
mente rugoso al disopra, cosparso di una minuta punteggiatura
al disotto. Le antenne sono lunghe e gracili, a articoli ben distan-
ziati fra loro, dei quali il 3.° è allungato e obconico, i seguenti,
fino al 10.° compreso, sono ovoidali, e l’ultimo è conico-acuminato
lungo circa quanto.i due precedenti uniti. Il protorace è breve,
troncato alla base ‘e all’ apice, alquanto rigonfiato verso il mezzo;
sul dorso è rugoso-punteggiato, percorso da un solco mediano’
obsoletissimo che va dalla base fin verso la metà e si continua nella’
porzione anteriore con una lievissima carena; ai lati la punteg-
giatura è più marcata, mentre diventa meno densa e più minuta
al disotto. Le elitre sono più lunghe ‘del doppio del protorace e
alla base di poco “più larghe di esso, alquanto dilatate alla decli-
vità apicale per la presenza di due rilievi costiformi obliqui, paral-
leli al margine apicale, i quali sporgono un poco in fuori late-
talmente; sul dorso e ai lati solcato-costate, delle coste, soltanto
le due in prossimità dell’ interstizio suturale raggiungono il mar-
gine apicale, le tre seguenti si arrestano un buon tratto prima
di questo, e le altre terminano a quei rilievi laterali obliqui sopra
ricordati; i solchi come le coste, sono piuttosto rugosi e con punti
minuti allineati e finamente setolosi. Le zampe sono normali.
Inferiormente il corpo è molto più nitido e più chiaro che supe-
riormente, con una lieve punteggiatura sparsa dapertutto in ma-
niera quasi uniforme; il metasterno è appena inciso all’ estremità;
i due primi segmenti addominali sono ampiamente scavati e l’ul-
timo è trifoveolato.
32 E. CALABRESI
La © si differenzia per avere il capo più breve e globoso, il
metarostro pure abbreviato, il prorostro lungo, liscio, cilindrico, e
il metasterno e i primi segmenti addominali privi affatto di qual
siasi incisione e solcatura.
La nuova ‘specie differisce notevolmente da quelle finora note
del genere, e benchè mostri maggiori affinità con le altre etio-
piche già descritte piuttosto che con quelle orientali, è però da
esse tipicamente distinta, e ben caratterizzata dalla struttura del
capo e del rostro, dalla forma degli articoli delle antenne, nonchè
dalla speciale conformazione delle elitre alla declività apicale.
18. Perisymmorphocerus latirostris, Power.
Cordus latirostris, Power, Ann. Soc. Entom.. Franc. (5)
VII, 1878, pag. 484. — Schonfeldt, Coleopt. Catal., Brenthidae,
1910, pag. 18. .
. Perisymmorphocerus gracilis, Kleine, Arch. f. Naturg. 83,
POI) paserls che; | ser 2:
Una sola Q della. Guinea 5 Farim , tnggsi 1899.
Riferisco, senza esitazione, al genere Perisymmorphocerus,
istituito di recente da Kleine, la specie descritta da Power sotto il
genere Cordus. Essa, della quale ho la fortuna di avere sott’oc-
chio uno dei cotipi esistente nella Collezione Senna, ‘alla stessa
maniera del Perisymmorphocerus tenuis Kleine e del P. com-
pactus Kleine, rivela infatti caratteri strutturali tali, che una
separazione dai Cordus si rende assolutamente necessaria.
A me però sembra strano che Kleine, mentre stabilisce per
il suo nuovo genere un raffronto con il Symmorphocerus
Schònherr, e mentre si sofferma in una lunga disamina per discu-
tere i dubbi che gli erano sorti di una possibile coincidenza fra il
Symmorphocerus minutus Power (* e una delle nuove specie
ascritte a Perisymmorphocerus, non prenda per nulla a consi-
derare il gen. Cordus Schòn., col quale conviene pure ricono-
scere ‘che il Perisymmorphocerus Kleine ha rapporti di affinità
abbastanza palesi e non trascurabili. Gli stessi caratteri, quali la
mancanza della carena mediana sul rostro e la riduzione delle
f
(1) Di questa specie. la quale posso fin d’ ora affermare, senza il minimo dubbio,
che trova il suo giusto posto fra i Symmorphocerus, e di cui Kleine lamenta a ra-
gione, che sia stata data dal Power una descrizione piuttosto oscura ed incompleta,
riguardante una sola Ga calcolo di riferire , in una prossima Nota, più ‘estesamente
i caratteri del j’, del quale ho due esemplari in istudio,
BRENTIDI DELL AFRICA OCCIDENTALE 83
apofisi laterali alla base del rostro, che valgono ad allontanarlo
—. da Symmorphocerus, sembrano, a mio avviso, sufficienti per
richiamare quei caratteri che fra gli Amorfocefalini, tono a
definire i Cordus.
Ma anche lasciando impregiudicata la questione sulla giusta
posizione da assegnare al gen. Perisymmorphocerus, bisogna
certamente ammettere che nell’istituirlo, Kleine non abbia avuto
presente il Cordus latirostris del Power perchè nel caso con-
| trario, non gli sarebbe potuta sfuggire I’ identità di questo con la
specie che prende come tipo del nuovo genere e che descrive
sotto il nome di Perisymmorphocerus gracilis Kleine.
19. Symmorphocerus Alluaudi, Senna, Ann. Soc. Entom. Franc.
LXIM, 1894, pag. 409, fig. — Schénfeldt, Coleopt. Catal. Bren-
thidae, 1910, pag. 19. i
7 ge 6 ©, raccolti nella. Guinea Portoghese: Bolama,
‘dicembre 1899. i |
_ Di questa "specie era nota finora la sola 9, descritta sopra un
esemplare di Oyo ( Yoruba). Il & differisce per la, forma del
rostro nella parte anteriore, che é dilatata, quasi triangolare e
con il vertice anteriore alquanto ripiegato in alto; per la presenza
di mandibole robuste, sporgenti, a pezzi incrociantisi fra loro e
internamente ci e ancora per avere i due primi segmenti
dell'addome scavati nel mezzo e |’ ultimo foveolato all’ estremità. —
Gli esemplari di maggiori dimensioni giungono fino a 17 mm.
di lunghezza, mentre i minori oscillano fra i 10 e gli 11 mm.
20. Amorphocephalus diadematus, pi Aan Soc. Entom.
Frane. (5), VIII, 1878, pag. 486. — Schonfelde Coleopt. Cat.,
Brenthidae, 1910, pag. 19. — Kleine, Arch. f. Naturg., 82, 1916, -
Pacs AOC) ho AGE
Due g e una 9 di Bolama (Guinea Portoghese), raccolti
nel dicembre 1899.
‘21. Debora Bocandei, Power, Ann. Soc. Entom. Franc. (5),
VIII, 1873, pag. 490. — Senna, Ann. Soc. Entom. Franc. LXIII,
1894, pag. 410. — Schéònfeldt, Coleopt. Catal., Brenthidae, 1910,
pag. 21.
Quattro esemplari, dei quali 3. g* e 1 9 provenienti .dal
. Congo Francese: Ndjolé, dicembre 1902. *
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3. » Vol. IX (2 Agosto 1920). 3
Hees Td NCNM ane AO fit os ACI aN pally bs jee bil Lao PA has TS) ey o Abs bats
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Il
By . E. CALABRESI |
22. Debora Thomsoni, Power, Ann. ae Entom. Frane. (5),
VII, 4878, pag. 491. — Senna, Ann. Soc. Entom. Frane. LXIII,
1894, ti 411. — Schénfeldt, Coleopt. Catal. Brenthidae, 1910,
oe
> e 2 Q pure di Ndjole. Gr edo opportuno far rilevare che
già Lul coste della ‘Guinea e ad Asinia, dove la segnalarono
. Power e Senna, la specie Thomsoni si rinvenne sempre associata |
con la precedente. Questo fatto insieme con la constatazione che
la loro distinzione specifica si basa su caratteri di valore alquanto
discutibile, quali la diversa dimensione e le minime differenze
nella forma della testa, mi sembrano lasciar adito a dubitare che
si tratti per esse di the vere: specie distinte, e a credere piut-
tosto che rappresentino due semplici varieta di una specie unica.
ARRHENODINAE.
23. Eupsalis gentilis, Thomson. aA
Arrhenodes gentilis, Thomson, Arch. Entom. II, 1858,
pag. 117. | i TR
‘ Eupsalis gentilis (Thomson), Power, Ann. Soc. Ent. Franc.
(5) VII, '1878, pag. 492. — Senna, Ann. Soc. Entom. Franc. ,
LXII, 1894, pag. 412. — Schénfeldt, Coleopt. Catal., Brenthi-
. dae, 1910, pag. 23. — Kleine, Arch. f. Naturg. 82, 1916, pag.
Mo 31 eZ.
Un dg e una Q raccolti a Sun (RESO Francese) nel-
1° ottobre 1902.
24. Spatherinus longiceps, Kolbe, Ent. Nachr, XIV, 1888,
pag. 308. — Senna, Ann. Soc. Entom. France. LXII, 1394,
pag. i — Schénfeldt, Coleopt. Catal., Brenthidae, 1910,
pag.
tie, serie numerosa di individui g e 9 SI nella Guinea
Portoghese: Bolama, dicembre 1899, e nell’Is. del Principe: Roca
Inf. D. Henrique, 100-300 m. °/,,, febbraio-marzo 1901.
Le macchie elitrali risultano più o meno manifeste e si pre-
sentano, a seconda degli esemplari, con diversi gradi di tonalità
fra il rosso-ferrugineo e il giallo testaceo. La rugosità del capo e
del»protorace che è notevole e pronunciata nei più. grossi indi-
vidui, appare lieve e ridotta in quelli di minori dimensioni.
tut ee
A ff ole
BRENTIDI DELL AFRICA’ OCCIDENTALE 95
25. Spatherinus gabonicus, Thomson, Arch. Entom. II, 1858,
pag. 116 (Arrhenodes). — Senna, Ann. Soc. Ent. Franc. LXII,
1894, pag. 411. — Schénfeldt, Coleopt. Catal., Brenthidae, 1910,
pag. 25. i
Due oe tre del Congo Francese: Ndjolé, Lambarené,
dicembre 1902. i
Uno dei g è lungo 33,5 mm,, supera quindi notevolmente gli
esemplari del Gabon descritti da Thomson, pei quali la lunghezza
massima era di 27 mm.
CEOCEPHALINAE.
26. Rhinopteryx foveipennis, Thomson, Arch. Ent. II, 1858,
pag. 119 (Ceocephalus) — Lacordaire, Gen. Col. VII, 1866,
pag. 449, tav. 77, fig. 5, Ba. + Schénfeldt, Coleopt. Catal.,
Brenthidae, 1910, pag. 36.
Di questa specie, già sovente segnalata nell’Africa occidentale
e diffusa pure sulle coste orientali, furono dal Fea raccolti nume-
rosi esemplari di ambo i sessi nel Congo Francese (Fernand-Vaz
e Lambarené, ottobre - dicembre 1902), nella Guinea Portoghese
(Rio Cassine, dicembre 1899 - aprile 1900), nell’ Is. del Principe |
(Roca Inf. D. Henrique, 100-300 m. */», febbraio - aprile 1901),
nell’ Is. S. Thomé (Ribeira Palma, Agua-Izé, Vista Alegre, luglio-
dicembre 1900) e nell’ Is. Fernando Poo (Bahia de S. Carlos,
| 0-400 m.-*/,,, dicembre 1901).
27. Pseudoceocephalus depressus, Lund.
Ceocephalus depressus, Lund. Skrivt. af Naturh. Selsk. II,
1790, pag. 83. — Fabricius, System. Eleut. Il, 1801. pag. 552. —
Bohemann, in Schénherr, Gen. Cure., V, 1840, pag. 513. —
Schonfeldt, Coleopt. Catal., Brenthidae; 1910, pag. 37.
Pseudoceocephalus rie (ial) Kleine, Archiv. f.
Naturgesch. 1918, A. 14, pg. 21.
Varii esemplari del Congo Francese : deva ottobre
1902, e dell'Isola Fernando Poo: Bahia de S. Carlos, 0-400 m. 3 08
dicembre 1901.
La lunghezza dei diversi individui oscilla fra i 7 e i 18 mm.,
anche il colorito varia e va dal castagno-bruno scuro al rosso
ferrugineo e al giallo testaceo.
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PaO en E. CALABRESI
28. Pseudoceocephalus laevicollis, Thomson.
Centrophorus laevicollis, Thomson, Arch. Ent. I, 1858,
pag. 120.
? Piazocnemis laevicollis (Thomson ), Schénfeldt, bone
Catal., Brenthidae, 1910, pag. 38.
Cevcephalus laevicollis (Thomson), Senna, Deutsche Ent.
Zeitsch. 1898, pag. 376.
Pseudoceocephalus laevicollis (Thomson), Kleine, Archiv f.
Naturgesch. 1918, A. 411, pg. 28.
16 individui del'Congo Francese (Fernand-Vaz, Nkogé, Ndjolé,
ottobre-dicembre 1902) e 2 dell'Isola Fernando Poo (Basilé,.
400-600 m. 5», Punta Frailes, agosto-novembre 1901).
La specie descritta da Thomson su esemplari del Gabon e
segnalata già in varie altre località dell’Africa occidentale, sembra
‘ pure abbastanza comune sulle coste orientali.
Le differenze sessuali sono poco rilevanti, come giustamente
afferma il Kleine; dagli esemplari che ho in esame si può però
dedurre che le 9 hanno le antenne un po’ più brevi dei g' e
inserite più vicino alla base del rostro, in esse inoltre la solea-
tura dei due primi segmenti addominali è solo lievissimamente
-accennata, mentre nei co appare ampia e profonda.
29. Pseudoceocephalus picipes, Olivier.
Ceocephalus picipes, Olivier; Entom. V, 1791, pag. 442,
tav. 2, fig. 18. 9. — Gyllenhal, in Schònherr, Gen. Cure. I,
1333, pag. 356. — Gerstàcker, Wiegmann’s Archiv. 1871, I,
pag. 76. — Fahraeus, Ofvers. Vet. Ak. Forh. 1871, pag. 436. —
Senna, Aan. Soc. Entom. Franc. LXII, 1894, pag. 412. —
Schénfeldt, Coleop. Catal., Brenthidae, 1910, pag. 37. :
Ceocephalus rufipes, Dejean, Cat. Coléopt., 3.* ed., pag. 266.
Pseudoceocephalus picipes (Olivier), Kleine, Archiv fur Na-
turgesch. 1918, A. 11, pe. 23.
Una serie numerosa di esemplari ge 9, raccolti nel Congo
Francese: Nkogé, Capo Lopez, Fernand-Vaz, settembre-dicembre
1902; nella Guinea Portoghese: Rio Cassine, dicembre 1899, —
aprile 1900; e nell’Isola Fernando Poo: Punta Frailes, no-
vembre 1901.
La colorazione varia: molto non solo per il capo, il rostro, le.
; antenne e le zampe, ma anche- per le elitre. Queste, talora com-
=
» BRENTIDI DELL’ AFRICA OCCIDENTALE 37
pletamente nere, presentano sovente una macchia ferruginea
all’apice, la quale si estende più o meno sul dorso, e, in qualche
caso, raggiunge pure la base.
30. Pseudoceocephalus ‘Gentoei, Karsch.
Ceocephalus Georgei, Karsch, Sitzber. der Gesells. Natur
Freunde, Berlin, 1881, pag. 61. — Schonfeldt, Coleopt. Catal.,
Brenthidae, 1910, pag. 37. °
Pseudoceocephalus Georgei, (Karsch) Kleine, Archiv f.
Naturgesch. 1918, A. 11, pg. 27.
Moltissimi individui d’ambo i sessi, provenienti dall’ Isola
S. Thomé (Ribeira Palma, 0-300 m. 5/m, luglio-agosto 1900,
Agua-Izé, 400-600 m. */n, dicembre 1900) e dall’ Is. del Principe
(Roca Inf. D. Henrique, 100-300 m. */,,, aprile 1901).
Di questa specie era nota sinora la sola ©; il o, di cui
ho varii rappresentanti sott’ occhio, è da essa pochissimo distinto.
‘I caratteri differenziali si limitano all’inserzione delle antenne un
po più vicina alla meta del rostro e alla presenza di una larga
depressione e solcatura nel 2.° segmento addominale, che, SO Qs
appare pigenio e assolutamente integro.
31. Mygaleicus vittipennis Fahraeus, var. nitida, n. — A forma
typica differt toto corpore valde nitido.
Hab. Isola del Principe: Roca Inf. D. Henrique, 200-300 m. */,,,
Bahia do Oeste, 0-300 m. */,,, febbraio-giugno, 1901.
Dal confronto degli esemplari raccolti in gran numero dal
Fea, nell’ Isola del Principe, con altri del Gabon, di Natal, del-
l’Uganda e di Zanguebar, i quali riproducono esattamente i carat-
teri esposti da Farhaeus (*) per il suo Brenthus vittipennis,
ascritto recentemente da Kleine (*) al nuovo genere Mygaleicus,
ho creduto opportuno istituire per i primi la nuova varietà: né-
tida. La notevole lucentezza che presentano le diverse parti del
corpo tanto al disopra che al disotto, conferisce infatti ad essi un
aspetto che li differenzia in modo molto palese da tutti ‘i rappre-
sentanti della forma tipica.
La lunghezza totale oscilla fra i 10 e i 17 mm.
‘ (1) Ofvers. Vet. Ak. Fòrh, 1871, pag. 435.
(2) Archiv f. Naturgesch. 1918, A. 11, pg. 43
38 E. CALABRESI
32. Isoceocephalus rufescens, Thomson.
Centrophorus rufescens, A omsor. Archiv. Entom. Il, 1858,
pag. 120.
2 Piazocnemis rufescens (Thomson ), Lacordaire, Gen. Co-
léopt. VII, 1876, pag. 454, nota. — Schénfeldt, Coleopt. Cat. ,
Brenthidae, 1910, pag. 38.
Isoceocephalus rufescens , ( Thonfgon ) Kleine, nee fi.
Naturgesch. 1918, A. 11, pg. 47.
Un gd e due Q al a Fernand-Vaz, nel Congo Francese,
l’ottobre 1902.
+
33. Neoceocephalus ophthalmicus, n. sp. (Tav. I, fig. 6). — N. :
sculpturato Senna, statura aequalis; brunneo-castaneus satura-
tus, nitidus, elytris pedibusque dilutioribus. Capite parvo,
basi truncato, apice fortiter constricto; supra sat convexo,
punctato, circum oculos canaliculato, canaliculo. squamis
minutis instructo; infra dense squamoso; oculis majusculis,
nigris, prominentibus. Metarostro in medio sulcato,: sulci
marginibus punctatis ; mesorostro modice dilatato-elevato ;
prorostro bast bisulcato atque in medio carinato infra
itidem bisulcato et carinato. Antennis clavatis, articulo 2.°
ceteris breviore, 3. obconico, 4-82 transversis, 9-10
ovatis, apicali his vix longiore, acuminato. Prothorace
sat longulo, lateribus subparallelis, apice collariformi, basi.
modice attenuato, dorso longitudinaliter sulcato, crebre
profundeque punctato, sulco et punctis squamosis. Elytris
duplo prothoracis paullo longioribus, lateribus subparallelis,
apice simul rotundatis ac marginatis, dorso convexis, sul-
cato-costatis; interstitio suturali elevato, ceteris manifeste
undulatis, 2.° et 3. basi apiceque incrassatis, reliquis su-
baequalibus, apicem haud attingentibus; sulcis angustis squa-
mosis. Femoribus brevibus, punctulatis; tibiis tarsisque
pilis longis aureis instructis. Corpore infra undique pun-
ctato-squamoso. — Long. (rost. exc.) 7 mm.
Hab. Congo Francese: Ndjolé,, dicembre 1902.
Di questa specie, certo poco comune, fu raccolto dal Fea un
solo individuo, il quale ha disgraziatamente rotta la porzione api-
cale del rostro. Ciò impedisce di stabilire con sicurezza a qual sesso '
appartenga, quantunque l'addome rigonfio e solo lievemente cana-
licolato nel mezzo lasci supporre che si tratti di una 9.
n ic
BRENTIDI DELL AFRICA OCCIDENTALE 39
Li ‘
Il Neoceocephalus ophthalmicus n., si distingue dalle altre
due specie, le sole finora note del genere, per il capo meno tra-
SVErso, superiormente convesso e non solcato, come pure per gli
ecchi più grandi, sporgenti, e obliqui in avanti. Per la scultura
del corsaletto e di tutto il corpo al disotto si avvicina al N. scul-
piuratus Senna (1); gli interstizii delle elitre sono invece note-
volmente ondulati e allargati alla base come nel N. rostralis
Senna (?).
34. Storeosomus Rissi, Labram et Imhoff, Gen. Cure. I, n.° 12,
Tav. — Lacordaire, Gen. Coléopt. VII, 1866, pag. 434. —
Schénfeldt, Coleopt. Catal, Brenthidae, 1910, pag. 38.
Cinque esemplari del Congo Francese: Nkogé, dicembre 1902;
e due dell’ Isola Fernando Poo: Basilé, 400-600 m. “/m, Set-
tembre 1901. | .
Le dimensioni oscillano fra 1 10 e€ 1.22 mm. di lunghezza
totale. - :
Questa specie comune nell’Africa occidentale, venne gia so-
vente segnalata nella Guinea, nel Congo e nel Camerun.
EUMECOPODUS, n. gen.
ev bene; ufxos longitudo, zotis-odd¢ pes.
Caput sat longulum, supra convexum, basi truncatum,
apice modice constrictum ; oculi majusculi laterales, a base
capitis remoti, valde prominuli.
Rostrum porrectum, usque ad antennarum inserlionem
nonnihil inflatum, deinde tenuissimum, cylindricum.
Antennae prope medium rostri insertae, graciles, arti-
culis medianis nodosis, ultimis valde elongatis, cylindricis.
- Collum robustum, crassum.
Prothorax breviusculus, antice constrictus collariformis.
Elytra elongata angusta, dorso convexa, juxta suturam
sulcata, apice breviter appendiculata.
Pedes subaequales, elongatissimi, femora a
medio minime incrassata, mutica; tibiae rectae normales;
(*) Deutsche Ent. Zeitsch. 1898, pag. 377.
(?) Deutsche Ent. Zeitsch, 1898, pag. 376.
Pd
40) E. CALABRESI 5
tarsorum articulus 1. “ duobus sequentibus Strati sumptis
longior.
Typus: Eumecopodus (e 1. (Spi
Non esito ad includere il nuovo genere fra i celesti i spe-
cialmente per la facies caratteristica che gli viene conferita dalla
conformazione. del rostro e dalla scultura delle elitre. Esso non
può essere tuttavia confuso con alcuno dei generi sinora noti del
gruppo e se per la gracilità e il notevole allungamento delle an-
tenne e delle zampe trova qualche affinità nel Mygaleicus Kleine,
la mancanza di dentatura ai femori e la presenza di appendici
all’ apice delle elitre, sono da soli caratteri sufficienti per distin-
guerlo da questo in modo assoluto.
35. Eumecopodus longicornis, n. sp. (Tav. I, fig. 7). —
Si. Elongatus, rufo-castaneus opacus, prorostro tantum
nitido, prothorace infuscato, elytrorum interstitio suturali
maculaque mediana nigricantibus. Capite longiore quam
latiore, basi truncato, apice modice constricto, supra con-
vero et in medio subtilissime canaliculato, undique spongioso,
indumento fusco-griseo vestito, remote punctulato ; oculis elli-
pticis, magnis, prominentibus. Metarostro capite fere acque:
longo, itidem sculpturato, in medio excavato; prorostro pa-
ullo longiore, tenui, cylindrico, apicem versus. sursum CUr-
valo sensimque ampliato. Antennis prothorace cum capite
el rostro circiter aequantibus, articulis cylindricis, tribus ul-
timis longioribus, 1.° apice incrassato, 2.° breviore, ceteris
subaequalibus. Prothorace sulcato, rude irregulariter punc-
tato. Elytris duplo prothoracis longioribus, apice singulatim
acute mucronatis, dorso lateribusque striato-punctatis; inter-
stitiis, duobus primis exceptis, bast et apice tantum elevatis.
Pedibus ut in genere descriptis. Abdomine basi late profun-
deque excavato. — Long. 12,5 mm., lat. (proth.) 2 mm. ~ —
Hab. Isola Fernando Poo: Basilé, 400-600 m. $/m, settem-
bre 1901.
Un solo esemplare gd.
E di forme gracili e slanciate, di colore rosso- castagno; con ,
il protorace più scuro e le elitre ornate di una stria nera lungo
la sutura e di una macchia pure nera sul mezzo; nitido solo roll
porzione estrema del rostro e sull’ addome, Cb le rimanenti
È
_ BRENTIDI DELL AFRICA OCCIDENTALE 4A
parti rese opache dalla presenza di un fine intonaco, più denso
sul capo e alla base del rostro. Capo allungato, più largo alla
base che all’apice, al disopra convesso e lievemente canalicolato;
occhi grandi, elittici e sporgenti. Rostro separato dal capo da
una leggiera impressione trasversale, rigonfio ai lati e scavato
superiormente fino all’ inserzione delle antenne, al livello di queste
dilatato ed elevato, nella porzione estrema sottile, cilindrico, un
poco incurvato all'insù ‘e insensibilmente ampliato all’ apice.
Antenne lunghe circa quanto il capo, il rostro e il protorace
insieme, con il 1.° articolo alquanto ingrossato all’estremità, il 2.°
più breve di tutti gli altri, 3.°-8.° leggermente nodosi e fra loro
subeguali, 9.° e 10.° cilindrici allungati, 14.° cilindro-conico, poco
più lungo del 10.°. Protorace subconico, ristretto e collariforme
all’ apice, alla base largo circa come nella regione mediana, al
disopra moderatamente convesso e solcato nel mezzo, dapertutto
grossolanamente e irregolarmente punteggiato. Elitre molto più
lunghe del doppio del protorace, alla base circa di egual larghezza
di questo e con gli omeri elevato-arrotondati; all’ apice un poco
ristrette e provviste di una robusta appendice spiniforme ; sul dorso
e ai lati striato-puntate; gli interstizi, eccettuati i due primi in
vicinanza della sutura che sono elevati per tutta la loro lunghezza,
si rendono manifesti solo alla base e all'apice. Zampe di tutte tre
le paia gracili e di considerevole lunghezza, le anteriori rivolte in
avanti sorpassano l'estremità del rostro; femori lungamente pedun-
colati “e lievemente ingrossati nel mezzo; tibie rettilinee, dilatate
e dentate all’ apice; 1.°. articolo dei tarsi più lungo dei due ge-
guenti presi insieme. Addome alla base ampiamente scavato nel
‘Mezzo.
36. Eumecopodus fuliginosus, n. sp. (Tav. I, fig.3.) — 9.
Ater opacus, elytris macula longitudinali rufo-ferruginea
singulatim ornatis, capite, metarostro prothoraceque to-
mento minutissimo vestitis. Capite subquadrato supra convexo,
laevi, infra late punctato et in medio carinato ; oculis
majusculis rotundatis, sat prominulis. Rostro basi tenuiter
ampliato, supra canaliculato, infra, ut capite, carinato et
punctato; ad antennarum insertionem sat elevato, deinde
angusto cylindrico. Antennis manifeste clavatis, articulis
LO obconicis, 9°-10° valde majoribus, cylindricis ,
oD
ae
49 E. CALABRESI TA
11. ovato-conico acuminato. Prothorace antice constricto,
collariformi, lateribus rotundatis, dorso depressiusculo, haud
sulcato, basi tantum impressionem brevem trigonalem
praebente. Elytris duplo prothoracis. circiter aequantibus ;
apice breviter mucronatis, dorso lateribusque striato-punc-
tatis utin specie praecedente. Pedibus normalibus plus minusve
piloso-tomentosis. Corpore infra dilutiore ‘et nitido; meta-
sterno abdomineque basi convexis, remote punctato - squa-
mosis. Long. 11 mm., lat..(proth.) 2 mm. |
Hab. Isola S. Thomé: Agua-Izé, 400-700 m. */,,, dicembre 1900.
Una sola 9.
Questa specie, oltre che per la diversa colorazione, si distingue
dalla precedente per il capo più breve, per il metarostro lievissi-
mamente canalicolato, anzichè ampiamente scavato, e per il pro-
torace più allargato, non solcato nel mezzo e privo di qualsiasi
scultura.
Le antenne più brevi, con gli articoli mediani molto minori
dei tre ultimi formanti la clava, le appendici apicali delle elitre
meno sviluppate e la diversa conformazione dei primi segmenti
addominali, sono pure caratteri che allontanano notevolmente
l'esemplare unico studiato di £. fuliginosus da quello pure unico
di E. longicornis. Trattandosi però di sessi differenti, non credo.
opportuno dare ad essi, per il momento, un vero valore di i ies
tanza specifica.
a PITHODERES, n. gen.
ri6os dolium, Sep collum. ;
Caput mediocre, globosum; oculi majusculi, St,
infra valde approximati.
Rostrum gracile, basi minime incrassatum, canalicula-
tum, ad antennarum insertionem sat elevatum, apice te-
nuissimum. A
Antennae elongatae, prope medium rostri insertae, arti-
culis subaequalibus cylindricis.
Prothorax brevis, in medio inflatus, Lo et apice aeque
constrictus. Elytra latiuscula, dorso lateribusque convexa ac
fortiter sculpturata.
| BRENTIDI DELL AFRICA OCCIDENTALE . 43
Pedes elongati; femora clavata mutica; tibiae rectae
apice spinosae; tarsorum articuli mediocres subaequales.
Typus: Pithoderes Gestri, n. sp.
Il nuovo genere, per la gracilità del rostro, che è presso a
poco ugualmente conformato nei 9 e nelle Q, per le antenne
‘notevolmente. allungate e per i femori inermi, si avvicina al ge-
. nere Eumecopodus sopra descritto. Ma la conformazione del
corsaletto tipicamente a barilotto; le elitre molto allargate, rigonfie,
prive di appendici apicali e con caratteristica scultura; gli articoli
dei tarsi meno lunghi e fra loro subeguali; e in generale. la
maggiore robustezza di forme, ne rendono, senza dubbio, neces-
saria la separazione. |
37. Pithoderes Gestri, n. sp. (Tav. I, fig 9 e 9a). — oo.
Robustus, castaneo-brunneus, squamosus, rostro pedibusque
dilutioribus, nitidis, elytris maculis flavis vel flavo-ferrugt-
neis ornatis. Capite a collo parum distincto, via longiore
quam latiore, supra convexo remoteque irregulariter punc-
tato, ad latera rotundato et dense punctato, infra basi in-
ciso, in medio carinato, circum oculos punctis squamosis ,
seriatim dispositis, instructo. Oculis magnam partem capitis
occupantibus et infra valde approximatis. Metarostro capite
fere aequilongo supra canaliculato, ad latera dense punctato
squamoso, infra, in medio elevato-carinato, juxta carinam
sulcato, sulcisque punctatis; mesorostro sat ampliato-elevato;
prorostro laevi, nitidissimo. Antennis capite cum rostro lon-
giortbus; articulis, duobus primis exceptis, subaequalibus,
tribus ultimis tenuissime et dense pubescentibus. Prothorace
uniformiter punctato-squamoso. Elytris fere triplo protho-
racis aequantibus , atque illo valde latioribus, dorso lateri-
busque striato-costatis, striis fortiler clathratis. Pedibus
normalibus, tibiis tarsisque longe ciliatis. Corpore infra
undique squamulis flavescentibus vestito. Abdomine basi late
excavato.
©. Differt capite breviore, subquadrato, antennis basem
rostri propius insertis, minusque elongatis, abdomine basi
sat convexo, haud sulcato.
Long. & 14,5 mm., 2 10-15 mm.; lat. (proth.) 3 2 mm.,
O-4,5-2,4 mm. 7
. t
hh E. CALABRESI
Hab. Congo Francese: Benito, Ndjolé, Lambarené. ©
Il solo g* che io conosca di questa specie fu raccolto a Benito
e fa parte della privata collezione del Prof. Senna. Dal Fea furono
rinvenute due 9 a Lambarené ed una a Ndjolé (dicembre 1902).
L’ intensità della colorazione varia da individuo a individuo,
le macchie delle elitre talora gialle, talora rossiccie, sono distri-
buite sul 3.°, 4.° e 5.° interstizio, comprendendo sovente anche i
solchi intermedii, e sono fra loro separate da intervalli più o
meno estesi.
Nel gf il. capo ha la forma globosa propria del genere e
alla base si continua col collo, dal quale è separato in maniera
quasi insensibile, superiormente è cosparso d’una leggera punteg-
giatura che svanisce sulla fronte, ai lati è grossolanamente scol-
pito da punti, i quali si continuano pure inferiormente, allineati
.in due serie lungo il margine degli occhi. Gli occhi, grandi e
trasversali, occupano la parte maggiore del capo e, specialmente
al disotto, appaiono molto ravvicinati. Il rostro è subquadran-
golare, largo dapprima quanto il capo, va in seguito restrin-
gendosi fino all’inserzione delle antenne, al livello delle quali
si dilata un poco per poi proseguire uniformemente sottile
fino all’ apice; nel suo primo tratto è solcato superiormente e
punteggiato lungo i margini del solco come pure ai lati, al
disotto è provvisto di una carena mediana e di due solchi pun-
teggiati che decorrono in prossimità della carena, al di la della
inserzione delle antenne é liscio o con rari.e finissimi punti ap-
pena percettibili. Le antenne sono inserite un po’ più in basso
della metà del rostro e risultano poco più brevi del capo, rostro
e protorace presi insieme, con il 1.° articolo lievemente ingrossato
all’ apice, il 2.° breve obconico, i rimanenti, eccettuato 1 11.°,
cilindrici, subeguali, e 1°11.° cilindro-conico allungato. Il protorace
ha la forma tipica a barilotto, sul dorso e ai lati è grossolana-
mente punteggiato e provvisto di minute squamette. Le elitre
sono lunghe circa il triplo del protorace e molto più larghe di
questo, abbastanza elevate agli omeri, obliquamente troncato-arro-
tondate e marginate all’ apice, coi lati paralleli fino alla declività
apicale, dove presentano una forte rientranza; la loro scultura. è
notevolmente marcata con solchi ampi e fortemente cancellati; gli
interstizi, eccettuato il suturale, che è pianeggiante e più largo
degli altri, sono tutti ugualmente elevato-costati e di essi solo il
: aN | BRENTIDI DELL AFRICA OCCIDENTALE Ad
2.° e il 3.° raggiungono l’apice, mentre gli altri si arrestano alla
declività apicale. Le zampe sono normali, le tibie e i tarsi lun-
gamente ciliati. Il corpo al disotto è rudemente punteggiato e
rivestito in gran parte di squamosità; |’ addome alla base pre-
senta un’ ampia e profonda escavazione.
La © si differenzia per avere il capo più breve, subquadrato;
le antenne inserite molto al disotto della metà del rostro e ugua-
glianti circa in lunghezza il capo e il rostro presi insieme, e
infine per la mancanza di qualsiasi accenno di solcatura. longitu-
nale nell’ addome.
Questa specie è dedicata all’illustre entomologo Prof. Raffaello
Gestro, Direttore del’ Museo Civico di Genova, alla cortese bene-
volenza del quale debbo il grato cdmpito dello studio del materiale
che sono venuta illustrando.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA I.
Fig. 1. — Podozemius barbatus, n. sp.
» 2. — Microsebus calcaratus, n. sp.
» 3. — Megalosebus Feae, n. sp. .
» (8a. — Rostro e capo visti di lato.
» 4. — Cordus guineensis, n. sp. d.
ee, easier, ME Spoo. :
» 5a. — Rostro, antenne e capo della Q.
» 6. — Neoceocephalus ophthalmicus, n. sp.
» 7. — Eumecepodus longicornis, n. sp. d'.
oa id. fuliginosus, n. sp. Q.
» 9. — Pithoderes Gestri, n. sp. d.
» 9a. — Rostro, antenne e capo della 9.
ANTHRIBIDAE COLLECTED BY SIGNOR L. FEA
ON THE ISLANDS OF FerNnANDO Po, S. THomé AND PRINCIPE.
By Dr. Karu Jorpan (TRING).
(With 3 text figures). ‘
Hardly any Anthribidae have been recorded from the islands —
situated in the Bay of Benin, apart from the three species described
by me in 1911 from the small collection made by A. Mocquerys
on S. Thomé. The present collection, therefore, is of particular ©
interest. The material obtained by L. Fea on the three islands
mentioned in the heading of this article is not very extensive ,
but is nevertheless large enough to give us a fair idea of the
relationship of these islands as regards the Anthribid fauna. As in
the case of other groups of animals, the Anthribidae of Fer-
nando Po are not. essentially different from those of the mainland, -
most species not showing any differences from the specimens we
‘ have from the Cameroons or Congo. Of the five new species here
described from Fernando Po one is in our collection also from the
Congo and the others may likewise be expected to occur on the
mainland. a
On the other hand, the percentage of forms peculiar to
S. Thomé and Principe is large. The two islands have most of
the species in common, but there appear often slight differences
in colour, which we have duly noted were they occur.
1. Mecocerus barombinus, Kore (1899).
A series from Fernando Po: Bahia de San Carlos, XH-1901;
Musola, 500-800 m., 1-1902; Punta Frailes, X-XI-1901..
ANTHRIBID AE DE 47
2, Mecocerus modestus, Jorp. (1910).
Fernando Po, one g and two 9 ©: Bahia de San Carlos,
XII-1901; Musola I-III-1902; Basilé, 400-600 m. VIII-1901.
The spots on the elytra are more numerous than in our
series, from the Cameroons, and in the S. Carlos specimen the
marking of the upper and ‘undersides are clayish.
3. Litocerus mocquerysi, Jord. (1894).
A series from Fernando Po: Bahia de S. Carlos, XII. 1901
and III. 1902: Musola, I. 1902; Punta Frailes, X-XI. 1901
I
4. Litocerus beninus, nov. sp.
3 Q. Speciei praecedenti simillimus, parum latior, fortius
punctatus, carina dorsali pronoti in medio fortius angulata.
Hab. Principe, one g' and two T' 9: Roca Inf. D. Henrique,
100-300 m., I-II and V. 1901, type.
S. Thome one o and one en Ribeira Palma, VII-1900.
Probably a geographical race of L. mocquerysi. The mark-
ings are more clayish, especially those on the pronotum and the
_ basal half of the elytra. The pronotal carina forms a much sharper
angle in front of the scutellum ‘than in L. mocquerysi ; the
| puneturation both of the pronotum and the elytra is coarser, the
antemedian depression of the elytra is deeper, and the subbasal
hump and the interstices III, V and VII are more elevate. On
the underside the lateral spots are much less prominent.
In size L. beninus agrees with the smaller specimens of
L. mocquerysi, but is somewhat broader, especially in the
elytra. (Ns
5. Acorynus conradti, Jorp. (1901).
Fernando Po, one g': Punta Frailes, X-XI. 1901.
Originally described from a from the Cameroons. The pre- —
sent o shows this sex to have the midtibia mucronate.
Uta) K. JORDAN
6. Acorynus calearatus, Jorn. (1894).
I
Fernando Po, one 9: Punta Frailes, X-XI. 1901.
7. Acorynus benitensis, Jorp. (1903).
Principe, one 9: Roca Inf. D. Henrique, 100-300 m., II. 1904.
The sides of the pronotum are more extended luteous than in
continental examples, and the brown spots im the anterior half:
of the elytra are larger-and those in the posterior half smaller.
But as the markings vary in our continental examples, it is not
advisable to describe the single Principe specimen as representing
a distinct race.
8. Acorynus ravidus, nov. spec.
dg. Niger, luteo maculatus, antennis rufo-piceis articulo 8.°
rufo. Rostrum latum, rugoso-punctatum, medio longitudinaliter
impressum, utrinque bicarinatum, carina dorsali basi medium
flexa. Caput punctatum. Prothorax conicus, lateribus punctatus,
carina parum convexa angulo laterali elle rotundato; macula
parva parum elongata ia duabus lateralibus ac athe ante-
scutellari griseo-luteis signatus. Elytra tribus. fasciis interruptis
irregularibus ornata: una basali, altera antemediana, tertia me-
| diana, atque in apice declivi pluribus guttis eodem colore. Pygi-
dium et segmentum anale longa. Tarsi longi, segmento 1.° tarso-
rum posticorum caeteris segmentis simul sumptis dimidio longiore.
Hab. Fernando Po, one o: Musola, 500-800 m., III. 1902.
In shape and colouring resembling A. olivaceus Jord. (1894),
but very different in the structure ot the restrum. The markings
of the pronotum are inconspicuous and ill-defined, with the
exception of a small elongate spot in the centre. The basal band
of the elytra is very diffuse, the second band commences lim-
bally behind the shoulder and reaches to stripe 2, being continued
across the suture by a spot placed further back; the third band
reaches from punctured stripe 1 to stripe 6 and is continued to
the limbal margin by a spot placed further back, on the suture
this band is interrupted by a brown spot, hi which there is
a ANTHRIBIDAE : 49
a narrow sutural stripe; between bands 2 and 3 a small limbal
spot; on the apical area fine spots: three in a triangle and two
at the apex. These markings may be assumed to be variable.
Fore tibia and all the tarsi sparsely pubescent grey, mid and
hind tibiae appearing black with a whitish basal ring.
Rostrum as long as apically broad; a median depression broad
apically, narrowing basally and continued on to the frons, bearing ~
at the base an indication of a thin median carina; this groove
is flanked on the frons by a carina which becomes more definite
‘ at the base of the rostrum where it curves laterally and then
distally, extending to the apex of the rostrum and running nearly
parallel with the lateral margin of the latter; this carina forms
the outer edge of a raised dorsal area which extends from the
base to beyond middle; the cariniform edge of the antennal groove
is continued as a carina to the apex of the rostrum, and from it
another carina runs backwards, but is broken up by puncturation
before reaching the eye. Groove below the eye deep. The frons
is a little wider than the second antennal segment is long. Club
of antenna slender, the relative lengths of segments VIII to XI
Sema rt MS Rot:
Prothorax half as broad again as long (17: 11). Carina dor-
sally almost straight, very slightly convex, with a very faint
indication of a median angle, laterally gently flexed backwards
and forming an even arc with the lateral carina, the latter
straight, oblique, with its centre very faintly curved upwards.
Elytra evenly punctate-striate; subbasal hump not prominent.
Pygidium as long as broad. ;
Intercoxal process of mesosternum narrower than in A. oli-
vaceus. Abdomen medianly flattened, anal segment about as long
‘as II, IN and IV together, apically sinuate. First hind tarsal
segment a little over half as long again as segments II to
IV together.
9. Apatenia gibba, nov. spec.
o. Robustior quam A. stigmatica Jord. (1901), cui colore
similis, tarsis nigris, pronoto profundius impresso trigibboso , ely-
tris pone basin fortius gibbosis absque macula basali.
Long. 9,5 mm., lat. 4.5 mm.
Hab. Fernando Po, one o: Punta Frailes, XI. 1901.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. IX (10 Settembre 1920). RANA
uv VALE
50 K. JORDAN pia
Larger and especially broader than A. stigmatica; pronotum
with traces only of a row of four minute grey dots on the disc;
elytra without a basal spot above the shoulder, but as in stigma-
tica with two spots before the middle, the outer spot standing
a little further basad than the other, instead of the two being
placed side by side, the postmedian velvety black spot larger
‘and more sharply defined than in stigmatica. The club of the
antenna is longer; the pronotum is much more uneven, the trans-
verse depression being deeper and the swellings higher; the
subbasal hump of the elytrum also is higher.
A second specimen, from the Portuguese Congo, in the Tring
Museum.
10. Apatenia benina, nov. spec.
Q. Colore et statura A. anali Jord. (1901) simillima, pronoto
ante medium multo profundius depresso atque elytris fortiter tuber-
culatis distinguenda.
Hab. Principe, one Q: Roca Int. D. ine IL. 1901, type.
S. Thomé, one 9: Agua-Izé, 400700 m., XII 1900.
A small species; black-brown, variegated Di rufous-brown,
grey and luteous: legs pale rufous brown, the base and apex of
the femora, the base of the tibiae, and the third and fourth tarsal
segments more or less extended luteous; a patch on and above
shoulder luteous; pygidium and apex of elytra greyish clay; scu-
tellum and a longitudinel line in front of it white, this line indi-
stinctly continued forward between the eyes. Dorsal carina of
pronotum almost straight, the lateral angle a little more than
90°; behind the apex of the pronotum a i transverse depres-
sion, along the dorsal carina a less distinct depression, both
uneven in depth, the disc between the two depression also une-
ven; puncturation very coarse. The subbasal hump of the ely-
trum high; third interspace with three very distinct tubercles,
one behind the antemedian depression, the other two before the
, apical declivity, interspaces V and VII with small tubercles. Pro-
sternum, mesepimerum and anterior portion of metepisternum
white, abdomen with a lateral row of small white spots elsewhere
the white pubescence sparse.
ANTHRIBIDAE 51
ll. Zygaenodes fernandus, nov. spec. (text-fig. 1).
3. Rufo-brunneus, luteo variegatus, griseo pubescens, brun-
neo guttatus, scutello albo. Oculi rotundi antice leviter emarginati.
Antenna elytrorum medium vix attingentes, articulo 3. clavi-
formi, 9.° undecimo longitudine aequali ac paulo longiore quam
decimo. Elytrum bituberculatum, interstitiis alternis postice sub-
costatis guttulis parum elevatis instructis.
Long. 3,3 mm., lat. 1,7 mm.
Hab.’ Fernando Po, one g': Bahia de S. Carlos, 0-100 m.,
XI. 1901.
Agrees in colour with Z. monstrosus Pasc. (1860) from
South Africa, but is distinguished by differences in the antenne
and head, and by the
less elevate tubercles —
of the elytra.
The antenne do
not quite reach to the
middle of the elytra,
the third segment is
slender from the base
to the middle and
thence to the apex
gradually incrassate,
resembling an Indian
club, but is compres-
sed as in Z. mon-
strosus; it is half as
ihe again as IV, seoments IX and XI are practically equal in
lengths, X being one-seventh shorter. The eye, if looked at from
above, appears ovate in shape and oblique in position, the outline
being strongly rounded towards the frons of the head, not straight
or incurved as in Z. monstrosus; above the antennal groove the
eye is sinuate, but the sinus. is very shallow. The edge of the
‘antennal groove is not so strongly curved upwards as in Z. mon-
strosus. i
Fig. 1.
‘Sy K. JORDAN
12. Zygaenodes simus, nov. spec. (text-fig. 2)
©. Brunneo-niger, densissime 2ranulatus, sine tuberculis,
capite cum rostro ochraceo, elytris dorso ochraceis griseo mixtis,
scutello albo; oculis rotundis, versus antennas sinuatis.
Lone.) 2/3 mm alata.
Hab. Fernando Po, one 9: Basilé, 400-600 m., VIII-IX 1901.
The absence of tubercles on the elytra precludes the assump-
tion that this specimen is the female of the previous species. The
colour is practically black. Head and rostrum pubescent ochraceous;
pronotum with some ill-defined spots of the same colour, from
the white scutellum forward across the carina an indication of a
whitish stripe; a large but ill-bounded sutural area likewise
ochraceous, variegated a little with grey-white, especially in the
antemedian depression and before the apical declivity. On the
under side clayish ochraceous at the sides, grey in the centre,
the pro- and metasterna more densely pubescent than the rest;
base of metepisternum with indication of a grey spot.
Eye round, little projecting, but nevertheless its posterior rim ~
raised above the surface of the neck
as indication of a stalk (the eye doub-
tless being stalked in the ¢7). Antenne
reaching beyond basal margin of elytra,
first segment rufescent, rest nearly
black, segment III half as long again
as IV, club narrower than in 9 of
Z. monstrosus, IX a little longer
than X anda very little shorter than XI.
Pronotum convex, with a curved
depression behind the apex; dorsal
carina more evenly concave than in .
Z. monstrosus and towards the sides less strongly curved back.
Elytra much less flattened above than in monstrosus, and at
the sides more regularly convex, the subbasal hump is scarcely
indicated, and there are no raised pustules and no tubercles; the,
stripes of punctures are distinct but narrow.
Legs brownish black, sparsely pubescent grey, without di-
stint markings. nes
è ANTHRIBIDAE 53
13. Syntophoderes guineensis, KoLBe (1895).
Several specimens from Fernando Po: Basilé, 400-600 m.,
VIIL-TX. 1901; Musola, 500-800 m., L 1902.
14. Wessiabrissus rufitarsis, Jorp. (1895).
A small series from Fernando Po: Bahia de S. Carlos, XI.
1901 and II. 1902; Basilé, VII-IX. 1901; Punta Frailes, XXI.
1901; Musola, LIL 1902.
15. Xylinades thomasius, Jorp (1911).
S. Thomé, one o: Agua-Izé, 400-700 m., XII. 1900.
I described the species from a 9. The present <, which is
the first I have seen, agrees with the 9 except in the special g
- characters. The tenth antennal segment and the apex of the
ninth bear long wool on the inner side, the eighth having a
smaller, apical, tuft; the relative lengths of these three segments
are 18, 6, 15, the third segment measuring 21.
16. Xylinades princeps, nov. spec.
TL. Color et statura X. fhomasti, sed distinctius nigro-ma-
i antennarum articulo 10.° nigro, clava c glabra.
Hab: Principe, a series of both sexes: Roca Inf. D. Henrique,
eI I AV and: Ve 14904:
The black markings are more sharply defined than in X. tho-
‘ masius, forming spots and dots, of which a rounded median
spot on each ean is the Hi. and most prominent, cover-
ing two and a half or three interspaces. Alternate interspaces.
dotted with black. i a
Whereas in X. thomasius the tenth antennal segment has
_ the same silky grey pubescence as the eleventh, in princeps
the tenth is pubescent brownish black. The'club, in the eee leis
no wool on the inner surface, and the proportional lengths «of the
| segments are different, the segments measuring respectively 13,
“6, 14 in the larger oo and 11, 3, 12 in the smallest one.
DA i ‘| ‘©. JORDAN
The ‘eye is sinuaté, the pronotum very strongly punctate, and
from the carina to beyond centre broadly depressed, as in X. tho-
masius. The puncturation in the middle of the pronotum is
variable in-extent, there being a median space of variable size
without punctures.
17. Gynandrocerus antennalis, Lac. (1866).
Fernando Po, one Q: Bahia de S. Carlos, II. 1902.
18. Gynandrocerus thomensis, Jorp. (1911).
Principe, one 9: Bahia do Oeste, V. 1901.
Described from a single g° from S. Thome. The 9 from Prin-
cipe differs in the black areas of the elytra being less broken up
by clayish pubescence.
19. Phloeobius hypoxanthus, Jorp. (1911).
S. Thomé, a pair: Ribeira Palma, VII. 1900.
Principe, a pair: Roca Inf. D. Henrique, I and IV. 1901.
The underside of the Principe specimens is less bright in
colour than in the S. Thomé ones.
20. Derographium fulvum, Jorp. (1903).
S. Thomé, one 9: Ribeira Palma, IX. 1900.
The club of the antenna consists of three segments in_ this
sex. The rostrum of the specimen is pubescent white, the head
and sides of the pronotum being white spotted with tawny and
brown respectively. ;
21. Gulamentus nanus, nov. spec. (text-fig. 3).
Q. Parvus, rufo-brunneus, griseo pubescens brunneo signatus.
Caput inter oculos convexum. Antenne articulo 9.° triangulari
lateribus parum rotundatis, 10.° basi subrotundato, 11.° duobus
di | ANTHRIBIDAE at 5},
praecedentibus simul sumptis longitudine aequali sed latiore. Carina
dorsali pronoti basi approximata fere recta laevissime concava,
carina laterali parum concava. Scutellum subtriangulare. Elytra
sat longa cylindrica. Pygidium triangulare.
Long. 2,4 mm., lat. 1,1 mm.
Hab. Fernando Po: one 9: Punta Frailes, X-XI.
HOOT ES .
The smallest species known to me. The head and
base of the rostrum are convex; the grey pubescence
of head and rostrum is evenly dispersed, not forming
. spots or patches. Occiput with a brown spot each side.
The three segments of the club of the antenna measure:
3 and 3 and 6 in lengths and 3 and 4 and 4 and 2 in
width (cf. text-fig. 3).
Pronotum with brown cordiform median patch
divided by a grey line, at the apex. two ill-defined
brown spots and another, rounded, at the side. Dorsal
carina very slightly and very evenly concave, almost straight,
with a faint indication of a forward bent in the centre, the carina
placed close to the basal margin, but yet separate from it and not
touching the base of the elytra; lateral carina distinctly though
feebly concave above; the angle of the carina rather more than 90°,
with the apex rounded. o
Scutellum slanting with an angle of aoa 45°, rounded-trian
cular, the apex being slightly but visibly yeni.
Elytra elongate, like the rest of the upper surface pubescent
grey, the pubescence not very dense; at the base near the scu-
tellum, but separated from it, a brown patch, a larger one across
the suture in the middle, and a third on the apical declivity of
each elytrum, all ill-defined, a few additional brown spots or
indications of spots between the larger patches. Pygidium trian-
gular, grey, the tip rounded off and turned up.
Underside and legs pubescent grey; bases of the abdominal
segments without grey scale-hairs, appearing therefore rufous.
Hios 3.
22. Cylindroides ventralis, Jorp. (1920).
Fernando Bon one Q: Bahia de S. Carlos, I. 1902.
In this specimen all the tarsi are pubescent grey.
56 K. JORDAN ©
23, Araecerus fasciculatus, DEGEER (1775).
A series from Principe: Roca Inf. D. Henrique; I-IV. 1901; Bahia
do Oeste, V. 1901; and Fernando Po: Punta Frailes, X-XI. 1901.
In the Tring Museum also from S. Thomé (as well as from
the mainland).
APPENDIX.
Mecocerus comes, nov, spec.
g'. Niger, subtiliter griseo pubescens, elytro medio nigro-bi-
maculato: |
Hab. Fernand-Vaz, French Congo, IX-X. 1902, one dg. L. Fea.
Probably a colour variety of M. oculatus Jord. (1895). Grey
pubescence less dense, except along the centre of the rostrum,
at the apices of the tibiae and on the tarsi. Each elytrum, instead
of bearing one large black patch, has two small round black
spots side by side, the upper one extending from row II to row
V and the other from VIII to X.
The antenna of the specimen does not reach beyond ne apex
of the elytrum, and the prosternum is devoid of spiniform
projections.
Xylinades fustis, Jorp. (1920).
Described from a 9.L. Fea obtained a pair at Fernand-Vaz,
French Congo, which agrees with the type-specimen. The g' has
the inner surface of the ninth antennal segment covered with
- short hair, similar hair being present at the apices of segments
VISO VIE sE Atte
È LISTE D’ARAIGNEES DE BOUDROUN
EN Aste MINEURE
SUIVIE D'UNE ETUDE DES ESPECES MEDITERRANEENNES DU GENRE HABROCESTUM
PAR LE COMTE DE DALMAS
Monsieur le Dr. Gestro m’a demandé de déterminer, pour le
Musée civique de Génes, un petit lot d’Araignées, recoltées par le
médecin de la Marine royale le capitaine R. Varriale, de septembre
1919 è janvier 1920, sur la cote d’Anatolie a Boudroun, I’ Halicar-
nasse des anciens. La liste comprend 20 espéces, se répartissant en
19 genres et 11 familles. A part deux de ces formes, nouvelles
pour la science, toutes les autres sont décrites ou signalées de la.
région méditerranéenne, mais pour plusieurs, cette localité se trouve
étre la limite extréme connue de leur habitat et leur prise en cet
endroit offre un véritable intérét.
Au point de vue arachnologique, l’Asie Mineure est encore a
peu prés inexplorée, tandis que les Araignées de Gréce et celles
de Syrie ont déjà fourni matière 4 d’ importants mémoires. Les
quelques captures du capitaine Varriale tendraient à prouver que
la faune d’Anatolie a plus d’affinités avec celle de Gréce et d’Eu-
rope méridionale, qu'avec celle de Syrie. Ce fait ne doit pas sur-
prendre, car le promontoire sur lequel est située l’ancienne capi-
tale de Carie, au Nord du golfe de Cos et en face de l’ile du
méme nom, célébre par le platane d’Hippocrate, fait orographi-
quement partie des Sporades du Sud-Est de la mer Egée, comme
j ai pu le constater moi-méme en visitant ces contrées il y a une
trentaine d’années. : ,
A l’occasion de la description d’une des deux espéces nou-
velles, un Salticide du genre Habrocestum, je donnerai à la fin
de cette note les diagnoses de plusieurs formes inédites is ce
genre, originaires du bassin méditerranéen.
Cel ¥
58 . COMTE DE DALMAS
Fam. AVICULARIIDAE.
1. Nemesiothele Varrialei, n. gen., n. sp.
Fam. SICARIIDAE.
2. Loxosceles rufescens (L. Dufour). — Répandu tout autour
du globe depuis ’Amérique centrale jusqu’ au Japon.
Fam. DYSDERIDAE.
3. Dysdera Westringi Cambridge. — Décrit de Syrie et retrouve
en plusieurs points du pourtour mediterranéen.
Fam. GNAPHOSIDAE.
4. Pterotricha exornata (C. Koch). — Décrit de Gréce, mais
bien plus commun dans les régions méditerranéennes occidentales
(Sud de I’ Europe et Nord de |’ Afrique du Maroc a la Tripoli-
taine). Il semble manquer en Egypte et c'est la E fois
qu'il est pris en Asie (').
5. Pterotricha Aussereri (L. Koch). — Decrit du Sud du Ty-
rol et méme habitat que le précédent. Eegalement non encore
signalé d’Asie, je le connaissais cependant de Smyrne; Kulezynski
l’a indiqué du Caucase. En Egypte existe une espèce trés voisine,
P. marginata Cambr., qui s’ étend au nord de l’Afrique et se
rencontre simultanément avec P. Aussereri L. K. en Tunisie
et en Algérie. Les deux formes ont la plupart de leurs caractéres
analogues. Elles se distinguent particuliérement par celui des
filiéres médianes de la femelle adulte: tandis que celle de P.
marginata présente les filiéres médianes renfiées dans la portion
basilaire avec zone aplanie supportant quatre fusules a base en
tubercule conoide chitinisé, caractére spécial de toute la section,
celle de P. Aussereri. est la seule qui, au lieu des quatre tuber-
(1) Terminant une monographie des. Pterotricha, j'ai été amené à créer de nouveaux
genres dans cette section des Gnaphoseae. Cette espèce et la suivante devront changer
de nom générique, que je n’ indique pas ici puisqu’il est encore inédit. |
'
è — ARAIGNBES DE BOUDROUN : 59
cules normaux, en porte sur chaque filiére médiane une douzaine
en moyenne. Il est & remarquer que le nombre de ces tubercules
dans cette espéce n’est pas constant, méme d’ une filiére médiane
4 l’autre sur le méme individu, et que chez les femelles des
régions plus occidentales africaines et européennes leur nombre
varie de 9 à 12, tandis que celles de Gréce en offrent générale-
ment 11 4 14 et que pour celles d’Asie le chiffre atteint 15 4 16.
Fam. PHOLCIDAE.
6. Artema mauricia (Walckenaer). — Espéce tropicale afri-
caine et asiatique, une des plus grosses de la famille. Cette nou-
velle localité est la plus septentrionale de son habitat a ma con-
naissance.
7. Pholcus phalangioides (Fuesslin). — Espéce cosmopolite.
8. Holocnemus Pluchei (Scopoli) (= rivulatus Forskél). —
Région méditerranéenne, surtout occidentale.
>
x
Fam. THERIDIIDAE.
9. Teutana triangulosa (Walckenaer). — Région méditerra-
néenne, surtout occidentale.
Fam. THOMISIDAE.
10. Heriaeus setiger (Cambridge). — Décrit de Palestine.
11. Xysticus Tristrami (Cambridge). — Déerit de Palestine.
12. Philodromus sp.? — Jeunes individus, indéterminables
sans adultes.
Fam. CLUBIONIDAE. 1
13. Eusparassus argelasius (Latreille). ‘Nord de da Mediterra:
née, d’Espagne en Syrie.
COs is COMTE DE DALMAS
14. Micrommata ligurinum (C. Koch). — Europe méridionale
occidentale.
=
Fam. AGELENIDAE.
‘ 15. Textrix vestita (C. Koch). — Decrit de Gréce, bassin mé-
diterranéen oriental. i
16. Agelena orientalis ©. Koch. — Décrit de Gréce.
17. Tegenaria pagana C. Koch? — En l’absence de male, un
doute subsiste pour la détermination de cette femelle. Sa taille
est assez grande et elle représenterait une forme obscure de cette -
espéce a habitat suli
Fam. LYCOSIDAE.
18. Lycosa grisea C. Koch. — Décrit de Gréce, signalé par
O. P. Cambridge en Palestine. La taille de ces individus’ femelles,
14 à 15, est supérieure a celle fournie par l’auteur.
Fam. SALTICIDAE.
19. Menemerus semilimbatus (Hahn). — Espèce commune mé-
diterranéenne,
20. Habrocestum Gestroi, n. sp:
DESCRIPTION DU NOUVEAU GENRE ET DES NOUVELLES ESPECES
Fam. Aviculariidae - Sous-fam. Ctenizinae - Groupe Nemesieae
Genre NEMESIOTHELE, n. gen.
Voisin de Nemesia, dont, il différe par les filiéres supérieures
bien plus longues avec l’ article terminal plus développé que les
autres et conique, par, le groupe oculaire moins compact et beau-
coup plus large, enfin’ par l’éperon tibial du male forme de deux
pointes connées portées par un socle commun.
Genotype: N. Varrialei, n. sp.
:
SAGA
‘ ARAIGNEES DE BOUDROUN i 61
Contrairement a ce qui s’ observe chez les espéces terricoles,
‘qui ont des filieres a article. terminal court et arrondi, celles des
Nemesiothele sont assez longues et pointues. Ce caractére justifie
la séparation genérique, il est de plus corroboré par la disposition
du groupe oculaire, dont la largeur est plus du double de la lon-
gueur tandis que chez les Nemesia ce rapport n’est que de 1,60
a 1,80, et aussi par la nature bifide de, l’éperon tibial du male.
En dehors du génotype, ce nouveau genre comprend une seconde
espece de Macédoine, N. Deniert E. S. (*), il a donc son cen-
tre sur le pourtour de la mer Egee.
Nemesiothele Varrialei, n. sp.
Voisin de N. Denieri E. S. et de coloration analogue; il en
differe par les points suivants: i
_ © Taille plus grande, long. 12 à 14. — Tibia de la première
-paire pourvu de deux épines latérales externes au lieu d’une seule,
son éperon formé également de deux branches noires étroitement
connées, mais plus longues et portées sur une base commune trés
courte, inférieure au quart de la longueur de 1’ éperon au lieu
d’atteindre sa moitié; métatarse, non pas cylindrique droit, mais
un peu renflé en dessous dans sa portion apicale. Tibia de la
quatriéme paire armé de plusieurs épines basales supéres au lieu
d’une seule. Bulbe de la patte-màchoire se terminant en longue
pointe réguliérement amincie, sans ressaut ni saillie anguleuse
vers la base du style. Yeux antérieurs en ligne moins een es
les latéraux doubles des médians (0,37 et 0,18) au lieu d’ étre
seulement un peu plus gros. — Femelle inconnue.
Ao. Castello di Budrum, 10 novembre 1919.
Fam. Salticidae - Section Salticidae unidentati - Groupe Aelurilleae
Genre HABROCESTUM E. Simon 1876.
° L'espece nouvelle de ce genre, découverte 4 Boudroun par le
cap. med. Varriale, se séparg trés nettement des six formes con-
nues et des sept autres encore inédites du bassin méditerranéen.
(1) Nemesia Denieri E. Simon, in Ann. Soc. ent. France, LXXXV (1916), 1917, p. 273.
62 COMTE DE DALMAS
On trouvera ci-dessous un tableau d’ensemble de leurs caracteres
séparatifs, se rapportant aux males seuls, car dans la plupart des
cas, les femelles sont si voisines d’aspect et leur épigynes sont si
peu différenciés, qu’elles ne sont pas déterminables avec certitude
en l’absence de l’autre sexe. Ce tableau sera
description des espéces et de l’indication de leur habitat, ce qui
fournira ainsi un synopsis des Habrocestum meéditerranéens.
suivi d’une courte
Il est rappelé que les Habrocestum montrent un dessin abdo-
Tableau dichotomique des Habrocestum méditerranéens.
Males.
Céphalothorax orné de taches ou lignes: blanches — . 3
Céphalothorax sans taches ou lignes blanc vif sur fond sombre
Tache blanche thoracique aussi large que la ligne oculaire
Tache blanche thoracique allongée, bien moins large que
la ligne oculaire
Tache thoracique diffuse en arriére et se prolongeant en
‘avant en deux bandes courbes formant un ovale avec hiatus
roux derriére le front. Coloration des téguments très foncée.
PM garnie de poils blanes couchés jusqu’a l’extrémité du:
tarse 3 . DS SAIGON
Tache thoracique triangulaire nettement délimitée
Tache thoracique prolongée jusqu’ aux yeux, médians par.
deux bandes blanches paralléles. PM garnie de poils blancs:
minal caracteéristique, soit, au centre de la partie postérieure une
grosse tache claire en forme d’éphippium, ou mieux de papillon
grossier, accompagnée d’une bande pale entourant la partie anté-
rieure de l’abdomen et s’atténuant ‘sur les còtés. Cette ornemen-
tation est obsolete chez certains males, mais trés rarement invi
sible chez les femelles. A part les exemplaires de Boudroun, tous
les matériaux ayant servi a cette étude font partie de la collec-
tion E. Simon.
N
couchés, sauf sur l’extrémité du tarse où ils sont gris noir.
2. tbericum, n.
Sp.
+ ARAIGNEES DE BOUDROUN 63
Région oculaire barrée au milieu d'une bande longitudinale
trés vive, et carrément encadrée: en arriére parla tache
triangulaire thoracique, en avant par une bande transverse
frontale largement interrompue au centre, ‘sur chaque còté
par une bande le long des yeux latéraux, toutes ces diffé-
rentes marques blanches isolées les unes des autres. PM
garnie de poils blancs couchés sur l’ extrémité du fémur
et'la patella, puis dans une zone en forme de croissant
recurvé au milieu du tarse; poils roux sur le tibia et la
base du tarse, touffe de poils gris dresses sur le tibia du
cote interne, poils cago gris sur l’extrémité du tarse.
n Simoni, n.
Bande longitudinale mince au centre de la partie céphali-
que, accompagnée de chaque cété antériewrement d’ une
courte bande oblique, les trois lignes blanches convergeant
au milieu du front. PM recouverte de poils telo apo-
physe tibiale gréle i i
Pas de bande longitudinale odin di le hone
mais bande frontale transverse. Dessin abdominal net et
clair sur fond noir. PM garnie de poils dressés; apo-
- physe tibiale épaissé; ‘bulbe trés saillant en arriére le
long du tibia. | :
Bande longitudinale: interrompue par du rouge a la hau-
teur dela troisiéme ligne oculaire. Cils gris foncé à pointe
blanche. PM garnie de poils blancs couchés, sauf sur le
tibia où ils sont dressés et a l’extrémité du tarse où ils sont
‘ gris noir. Coloration des téguments foncée. 4. ornaticeps E. S.
Bande longitudinale continue, élargie dans la partie tho-
racique. Cils blancs mélés de roux, sans base grise. Tarse
‘Sp.
PM garni de poils blancs, sauf a l’extréme pointe ou ils.
sont gris vel Coloration des téguments trés claire.
5. lepidum. n.
Bande blanche médiane aussi longue dans la partie cépha-
lique que dans la partie. thoracique; bande frontale, très
largement interrompue au centre, se prolongeant à an-
gle droit de chaque coté a l’exterieur des yeux latéraux.
@
Sp:
64 tae COMTE DE DALMAS
PM a tarse large et court, garnie de poils blancs, avec
longue touffe apicale interne sur le femur, petite touffe
interne sur la patella et petite touffe externe sur le tibia,
le reste de ces deux derniers articles couvert de poils -
jaune d’or, ainsi que la base du tarse, dont la moitiò
antérieure est blanche 9. graecum, n.
Bande blanehe médiane en forme de tache ovale allongée,
ne dépassant pas ou très peu la partie thoracique; bande
frontale très marquée au centre. PM a tarse long et atté-
nué, garnie de poils:-blancs assez courts sur le fémur et
la patella, mais en trés longue touffe interne sur le tibia;
coté externe du tibia et tarse en entier couverts de poils
gris laches
Bande frontale blanche occupant toute la largeur et se
prolongeant latéralement a angle. droit, un peu moins
vive, en encadrant la région oculaire jusqu'aux yeux poste-
rieurs; région céphalique plus sombre contre la bande,
frontale et éclaircie roussatre au centre. Tarse PM ne dépas-
sant pas le bulbe de plus d’un tiers. (10. latefasciatum È. S.
Bande frontale blanche réduite à une tache épaisse ne
s étendant pas plus loin que les gros yeux médians, sans
prolongements latéraux. Tarse PM trés longuement atténué,
dépassant le bulbe de sa moitié. 11. papilionaceum L.
Pentes postérieures latérales du céphalothorax blane pur déli-
mité en ligne droite. Dessin abdominal trés net. Cils, joues
et barbe rouges. PM entiérement recouverte de poils blancs
couchés, un peu plus longs sur le tiljia. 7. Bovoei Luc.
Pentes postérieures du céphalothorax non nettement délimi-
tées en blanc pur. Dessin abdominal obsoléte
Sp.
. 10
10 PM garnie partout de poils gris clairsemés, tarse court et
trés large montrant au bord externe une saillie conique
vers son tiers. basal; bulbe trés peu saillant. Coloration
des téguments entiérement noire, sauf ceux des fémurs a_
la base. Cils, joues et barbe marron roussatre mélé d'un.
peu de blanc . ; : 8. nigricans, n.
— PM a pubescence trés - role et remarquable, tarse
SCE
bien moins large et assez long; bulbe saillant.
Sp.
ARAIGNEES DE BOUDROUN | 65
i *
11 PM portant une enorme touffe externe de poils noirs sur.
_ te fémur et une autre en couronne de poils blancs sur le
tibia; tarse émettant une pointe aigué basale externe, juste
en face de l’apophyse tibiale fine et gréle. Cils noirs avec
quelques poils blancs et roussàtres, joues, barbe et front
noirs. Bande éclaircie encadrant sur les cotés et en arriére
la région oculaire . . : 12. Gestroi, n. sp.
— Tarse PM normal sans saillie; fémur garni de très longs
poils blanes dressés, plus courts sur la patella et le tibia,
dont le còté externe porte une courte touffe grise, tarse
recouvert de poils roux. Cils rouges dans la moitié supé-
rieure et blancs dans l’inférieure; joues et barbe blanches.
13. insignipalpis E. S.
DESCRIPTION DES ESPHCES (1)
l.. — Habrocestum pullatum (E. Simon).
Génotype.
© Long. 6. — Coloration des teguments foncée, céphalothorax
entiérement noir, pattes annelées de noir. Fémurs antérieurs tres
renfiés. Revétement abdominal composé d’un mélange de poils
blane et roux, ainsi que celui du céphalothorax uniforme sans des-
sin. Cils blancs et roux en mélange, joues et barbe blanches.
Patte-machoire garnie de poils blancs dressés. — Male inconnu.
Habitat. — France: Pyrénées (Nou).
2. — Habrocestum ibericum, n. Sp.
Long.: § AA a 1,85 © 6,3. — Coloration des teguments
claire. — © Cils blancs avec quelques petits pinceaux isolés de
poils roux, joues et barbe rousses, — 2 Comme la précédente, H.
pullatum E. S.,, avec les differences suivantes: coloration des
‘teguments trés claire, au lieu de foncée; fémurs antérieurs, sur-
tout celui de la seconde paire, bien. moins ‘rentlés; cils blancs
(1) Voir les caractères complémentaires des males dans le tableau dichotomique. Les
noms entre parenthéses après les localités sont ceux des collecteurs.
Ann. del Museo Civ. di St, Nat, Serie 3.1, Vol, IX (16 Settembre 1920), 5
66 COMTE DE DALMAS
pur dans la moitié inférieure et seulement mélés de roux dans la
moitié supérieure, longue barbe blanche dressée, joues formées
d'un mélange de poils blanes et roux. | |
Habitat. — Espagne: Cartagéene (E. Simon).
3. — Habrocestum algericum, n. sp.
g Long. 3,7 a 4. — Coloration des téguments trés foncée.
cephalothorax et pattes antérieures noirs, pattes postérieures an-
~nelées et tachées de noir. Cils comme H. ibericum Dalmas, mais
joues et barbe gris noir avec tule: poils roux au centre. —
Femelle inconnue. ie
Habitat. — Aleérie: Ain-Sefra (Vibert).
4, vico ornaticeps (E. Simon).
Long.: gd 4 à 4,5; 9 5,3 a 5,8. — Pubescence du cépha-
lothorax rousse, surtout dans la partie céphalique; joues et barbe
rousses. — Q Comme celle de H. ibericum Dalmas, mais pus
foncée, avec les pattes annelées de noir.
Habitat. — Maroc (E. Simon, Vaucher), Mogador (La Escalera).
ò. — Habrocestum lepidum, n. sp.
S Très voisin du précédent, H. ornaticeps E. S., dont il
differe par la coloration des téguments, le dessin du céphalotho-
rax, les cils, les joues et la barbe rousses mélées de blanc, et le
revétement du tarse de la patte-machoire. — Femelle inconnue.
Habitat. — Algérie: Province d’Oran (E. Simon).
6. — Habrocestum Simoni, n. sp.
o Cils blancs avec quelques poils roux, joues et barbe rous-
sàtres avec quelques poils blancs. — 9 Semblable aux précédentes,
avec front et cils plus blancs. i
Habitat. — Algérie occidentale: Oran, Nemours, Tlemcen
(E. Simon).
7. — Habrocestum Bovoei (Lucas).
gi Céphalothorax noir. Patte de la première paire noire a
partir de la patella, au moins sur la face inférieure, les. autres
pattes jaune clair sans annelures. Pubescence du céphalothorax
ay ARAIGNEES DE BOUDROUN Ras 67
trés foncée, sauf les pentes postérieures blanc pur très caracté-
a petite tache rouge derriére les yeux de la troisiéme
ligne. © Comme les i mais avec Li céphalothorax
tout noir.
Habitat. LAS Aleéute orientale: Philippeville ieee Constan-
| tine, Edough, Djebel-Sahari (E. Simon).
8. — Habrocestum nigricans, n. sp.
ST Long. 4. — Pubescence blanche mélée de marron rous-
sàtre, éclaircie dans la région interoculaire. Se distingue de tou-
tes les autres formes, en dehors de sa coloration noire, par la
patte-machoire, anormalement peu pileuse pour le genre, à tarse
très large avec un bulbe è peine saillant. — Fence inconnue.
Habitat. — Tunisie: Oglet el Hassa (Sedillot).
9. — Habrocestum graecum, n. sp.
Long.: 0 5; 9 6,7. — & Coloration des téguments foncée,
céphalothorax noir, pattes assez claires, ventre noir. Cils des yeux
latéraux antérieurs blancs, ceux des gros yeux medians rouges,
sauf dans une étroite portion latérale externe où ils sont di
à la hauteur d’une mince ligne transverse blanche barrant les
joues; barbe gris noir, Pubescence de la patte-machoire trés par-
ticuliere, avec une partie de poils blancs dresses et le reste
jaune Vor. — 9 Céphalothorax noir, sternum enfumé, dessus de
Vabdomen foncé avec dessin obsolete, ventre clair, pattes annelées.
Pubescence du front et de Ja face entiérement blanche, ainsi que
celle de la patte-màchoire.
Habitat. — Gréce: Volo (Stussinger). i
10. — Hlabrocestum latefasciatum (E. Simon).
g Long. 5. — Gils rouges, blancs seulement au sommet des
gros yeux médians, joues et barbes marron roussàtre. — 9 As-
sez claire, pattes faiblement annelées. Pubescence blanche et
rousse over
Habitat. — Gréce: Corfou Cambria Syrie: Liban (De la
Brulerie), Latakieh (Deyr.); Mésopotamie (Studinger).
68 î COMTE DE DALMAS
ll. — Habrocestum papilionaceum (L. Koch).
3 Voisin du précédent, H. latefasciatum E. S., dont il différe
surtout par la tache blanche frontale réduite et la longueur du
tarse de la patte-machoire double de l’autre. — Femelle inconnue. |
Habitat. — Gréce; Archipel: ile de Tinos (L. Koch); Syrie.
12. -- Hlabrocestum Gestroi, n. sp.
Long.:g 5,5 a 6,4; 9 6,5. — Coloration générale des tégu-
ments foncée, céphalothorax noir sauf le centre thoracique rouge
marron intense, pattes en partie noires chez le màle et fortement
annelées chez la femelle; sternum enfumé, hanches et dessous des
fémurs éclaircis; abdomen trés foncé, avec le dessin obsolète chez
le male et peu apparent chez la femelle. — g Présentant seul
dans tout le genre |’ énorme touffe noire sur le fémur PM et la
dent basale du tarse opposée a l’apophyse tibiale. — 9 Offrant .
les caractéres habituels, avec une pilosité blanche sur les pattes
trés longue et des cils blancs agrémentés de quelques poils roux
seulement au centre de la partie supérieure.
Habitat. — Anatolie: Boudroun (cap. med. Varriale, 2 g' et
e QI ILS)
13. — Habrocestum insignipalpe, F. Simon.
Coloration des téguments comme le précedent, mais plus claire;
pattes faiblement annelées et dessin abdominal apparent chez la
femelle. Quant au male, la patte-machoire et |’ ornementation de
la face le séparent très nettement de H. Gestroi Dalmas.
Habitat. — Yémen: Aden (E. Simon).
14. — Habrocestum nigristernum, n. sp.
O Coloration. des téguments foncée, céphalothorax et sternum
noirs, pattes fortement variées de noir mais hanches jaune pale,
dessus de l’abdomen foncé avec dessin obsoléte, ventre noir. Pu-
bescence ordinaire blanchàtre mélée de roux avec longue barbe
blanche. — Male inconnu.
\
SAM
| ARAIGNÉES DE BOUDROUN ge 69
Bish que Letto espéce ne ‘soit connue ae par une seule fe-
Ca incomplétement adulte méme, elle se distingue par un
caractére unique dans le genre, car elle est la seule montrant un
sternum noir de jais, en violente opposition de plus avec les han-
ches jaune pile.
ns — Anatolie Smyrne (Krupper).
\
3
En outre de ces ut espèces, le genre Habrocestum en com-
| prend encore quatre autres: une des Etats-Unis, Z. pulex (Hentz),
et trois de l’Afrique australe, H. Schinzi E. S., albimanus E.
S. et flavimanus E. S. Il y aurait lieu d’ ajouter à cette liste
deux formes inédites de l’Inde, se trouvant dans la collection E.
Simen, l’une de la Présidence de Bombay, l'autre de Ceylan.
Quant au surplus des ca américaines indiquées sous ce voca-
3 ble gencrique, elles n’ appartiennent pas à ce genre, et il en est.
oa, de meme, pour la plupart tout au moins, i celles décrites d’Aus-
tralasie.
RES LIGUSTICAE
XLVII.
GASTEROPODES FOSSILES DU RIO TORSERO (CERIALE)
PLIOCENE INFERIEUR n LA LIGURIE. i
PAR A. HORNUNG
(PLANCHE II)
L’ ouvrage de Bellardi: I molluscht dei terreni terziarti
del Piemonte e della Liguria, commencé en 1872 et continué
en 1890 par Sacco, résume tous les travaux et toutes les décou-.
vertes qui ont été faites, jusqu'en 1904, cams les dépòts tertiaires
de ces régions de I’ Italie. |
Parmi les stations pliocéniques de la Ligurie, celle du Rio Tor-
sero, entre Cériale et Albenga, offre un intérét particulier par sa
richesse fossilifére et ses facultés d’accès. -
«C'est, dit Sacco, la localité la plus propice pour récolter un
grand nombre de fossiles dans le plus href délai ».
L’énumération des nombreuses espéces recueillies dans ce depot,
se trouve donc dans l’ouvrage précité. Cependant, depuis l’époque
où cet ouvrage a paru, la disposition des marnes du Rio Tor-
sero a subi de notables modifications du fait des eaux torrentielles :
excavations dans le lit du ruisseau d’une part et éboulement des
falaises d’autre part.
Il en est résulté la disparition de certaines couches, dispersant:
ainsi des colonies autrefois abondantes et l’ apparition de marnes
inexplorées, permettant a certaines especes, dont la présence
n’avait jamais été signalée dans ces lieux par les Auteurs, de
revoir, aprés des. siécles d’enfouissement, la lumiére de ce méme
radieux: soleil qui éclairait jadis les eaux tranquilles et sans doute
peu profondes de cette région de la mer pliocéne.
.
È GASTEROPODES FOSSILES 71
Les fouilles que j’ai entreprises durant des années consécutives,
ayant mis à ma pt matériaux considérables, je crois
utile de résumer, ici, les notes prises et les observations faites
pendant la durée dei mes recherches. Lai
Cette tache m’est rendue facile, grace a |’ alibi de Mr. le Me
Dr. Gestro, directeur du Musée civique d’ Histoire Naturelle de
Génes, qui, en sus de l’intérét qu'il a toujours témoigné a OR
mes modestes travaux, accorde aujourd’hui l’hospitalité à ces lignes: sul
dans les Annales de son Musée. Bi
J exprime aussi ma reconnaissance à mon ther ami et zélé
collaborateur Mr. le Capitaine - Luigi Accinelli, pour TI aide pré- ae
cleuse du “il m’a prétée pendant les ole et intéressantes journées Cok ua
eset a foniller les sables du Rio Torsero. na
\
L’ énumeration qui suit concerne: EN
1.° Les formes dont la présence n’a pas encore été Sietele: È Si
au Torsero par les Auteurs.
2° Les espéces que je crois inédites.
OPISTHOBRANCHIATA.
Tornatinidae. ea
Tornatina spirata (Br.) i ec i ie i
» ——(Retusa) decussata (Bon.) © Sua be
; » » truncatula (Brug.) di
Volvulella = Volvula acuminata (Brug.)
Scaphandridae. —
Observation. Le Scaphander lignarius L. est assez abon-
dant au Rio Torsero, cependant il existe une variété trés rare
qui, 4 ma connaissance n’a jamais été signalée par les Auteurs
et dont la superficie est enticrement cancellée par de fines stries
granuleuses.
_ Je ne posséde qu'un seul petit exemplaire de cette variéte.
(GI We ies hy, 1) :
ey sth A, HORNUNG
‘ 1]
PROSOBRANCHIATA.
MI LebLIdAE
Terebra (Myurella) pliocenica (Font.)
Conidae.
Genotia (Pseudotoma) hirsuta Bell., très rare.
Observation. Jai. également trouvé un exemplaire de cette
petite espéce aux Fornaei (Savone).
Pleurotomidae.
Pleurotoma circumflexa n. sp. (PI. II fig. 2.)
Coquille petite, turrito-conique. Tours carénés à la moitié. Su-
ture profonde, marginée. Superficie ornée de còtes axiales et spi-
rales. Les premiéres nombreuses, serrées, irréguliéres, très obli-
ques, quelquefois bifides, continuent sur la caréne se dirigeant, en
. formant un angle très ouvert, jusque sur le bourrelet marginant
‘la suture. Caréne et bourrelet se trouvent ainsi crénelés par les
dites cotes axiales. La partie en dessous de la caréne est géné-
ralement dépourvue de filets spiraux, particuli¢rement dans les
premiers tours, mais au dernier il arrive parfois que l’on constate un
très petit filet près de la caréne. La partie antérieure du der-
nier tour est traversée par trois. filets assez espacés, le premier,
qui est le plus gros, est séparé de la caréne par un espace plus
large. De petites granulations marquent le passage de ces filets
sur les còtes axiales. Ouverture triangulaire, rétrécie en avant.
Labre simple, sinueux sur l’angle de la caréne. Columelle lisse,
excavée postérieurement, courbée a droite 4 l’entrée du canal; ce
dernier, assez court est légérement infléchi 4 gauche ‘è son
extrémiteé. |
Hantedr oh), dare gn
Mr. de Monterosato m’a très aimablement communiqué’ une
petite forme qui, dans son ensemble, se rapproche beaucoup de
P. circumflexa. Cet exemplaire, provenant de la collection Bru-
~
a4 GASTEROPODES FOSSILES eS
gnone, a été recueilli 4 Ficarazzi (Sicile) et porte le nom de Ta-
ranis cirrata Brug. Nous parlerons tout a 1’ heure de cette
espece. En attendant, constatons que dans le tome II page AQ
(Moll. terr. terz. del Piemonte etc.) traitant des Pleurotomidés,
Bellardi a déjà décrit un pleurotome cirrata Bell., espéce pro-
venant de S. Agata-fossili. Bellardi ajoute que le musée de Géo-
logie de I’ Université de Palerme posséde 3 ou 4 beaux exem-
‘plaires de cette rare espece, qui mesure 20 ®/, sur 7 me
| Examinons la différence qui existe entre P. circumflexa et
P. cirrata Bell. Ce dernier suivant la diagnose et la figure de
Bell. a la superficie enti¢rement couverte de filets spiraux. Nous
venons de voir que ce n’est pas le cas chez P. circumfleaa. En
outre, les dimensions données par Bell. dépassent environ 6 fois
celles de P. circumflexa. : |
Or, il n'est guére admissible que les 15 exemplaires de P. cir- |
cumflexa trouvés à des intervalles espacés, provenant de lavage
de sable pris a divers endroits, dans un éboulement de falaise,
et qui tous ont la méme dimension, -soient des exemplaires jeunes
d'une variété de P. cirrata Bell.
Reste maintenant à examiner si P. circumflexa est synonyme ©
de Taranis cirrata, Brugnone: mes exemplaires de P. circuin-
flexa ont la spire élancée et non trapue, la marge suturale est
mieux marquée, la carene située près de la suture antérieure est
ce plus saillante, les cotes axiales plus élevées et moins: fines, enfin
l’ouverture est nettement triangulaire, avec un sinus bien mar-
qué sur la caréne. Toutefois, et c'est le point deélicat, je note
que les deux formes ont le méme embryon et que cet embryon
est celui des Pleurotomes. Il se pourrait donc que P. circum-
flexa soit une variété de Taranis cirrata Brug., ou vice versa,
mais comme ce nom de cirrata a déjà été employé par Bellardi,
le nom de circumflexa doit, en dernier ressort, rester ‘dans la
nomenclature.
IL ne m’appartient pas de discuter sur la classification de la
forme de Brugnone dans les. g. Taranis qui d’ailleurs fait partie
de la famille des Pleurotomes. Je note toutefois que Cossmann
prétend dans ses Ess. de paléoc. comp. vol. IL que le s.g. Taranis
n'est pas fossile et qu'il ne renferme que des espéces treillissées.
\ En résumé, il me parait établi: 1.0 que P. cirrata, Bell.
est un type; 2.° que P. circumflexa en est un‘autre, voisin et
7h A. HORNUNG
très petit; 3.° que Taranis cirrata, Brugnone est une variété
de ce dernier.
Drillia Scillae, Bell.
» Michelotti, Bell.
» galerita (Phil.)
» (Crassispira) Matheroni, Bell.
Observation: Ces 4 petites-espèces sont très, rares.
Drillia Accinellii, n. sp. (Pl. IL fe 3).
Coquille petite, turritée. Tours convexes, subanguleux, rampe
suturale terminée par un fin bourrelet. Sutufe peu profonde. Su-
perficie ornée de filets spiraux et de còtes axiales. Filets espacés
tant sur la penne antérieure que postérieure des tours, sur cette
derniére, il ne s'en trouve généralement que 2 ou 3 avant le
è
‘bourrelet. Cotes axiales légèrement obliques au dernier tour, plus
épaisses et un peu ii sur l’angle, atténuées sur la rampe
suturale. Canal peu long, infiéchi à gauche A son extremité. Ou-
verture piriforme, anguleuse au milieu. Labre un peu épaissi.
Cone care een dI
ariete : Qu relques > ont les filets spiraux plus ar-
rondis et plus serrés. Sur la rampe suturale on en remarque
quatre. Cotes axiales 7 au dernier tour. i
ione vare 3 e Leo
Bela (Haedropleura) septangularis (Montg.) var. rare.
Donoviana minima (Montg.) rare. i
Mangilia.
» Biondii, Bell.
» scabriuscula, Bell.
» 1 costata (Penn.),
» —fromentum (Brugn.)
» contracta, Bell.
» rugulosa (Phil.)
» rugosissima (Brugn.)
» longa, Bell.
» © (Ditoma) angusta (Jan).
Observation: Toutes ces petites espéces sont rares, a part
toutefois, la scabriuscula dont j'ai recueillis une quarantaine
d’exemplaires en opérant le lavage du sable aprés un éboulement.
n)
* GASTEROPODES FOSSILES ee
Mangilia (Mangiliella) Marcellinae n. sp. (Pl II, fig. 5).
Coquille fusiforme, d’un blanc laiteux. Spire longue, élancée
aigué, étroite. Tours légérement convexes en dessous; ornés de
filets spiraux uniformes, serrés, séparés par des sillons larges et
plats, ceux situés sur le cou du canal sont ondulés.
Cotes axiales, 8 au dernier tour, comprimées, un peu obliques
largement séparées, non, repliées vers la suture.
Ouverture étroite, allongée, un peu arrondie postérieurement
prés du sinus lequel, peu apparent, n’est pas entaillé dans la
varice, mais pres de la suture. Labre gauche légérement dilaté
vers le canal antérieur, épaissi par la dernière varice.
Long. 7 1/, ©/, lare. 1 2/, ™/m, un seul exemplaire.
Observation: Cossmann (Ess. de paléoconch. comp. vol. IT) dit
que des exemplaires de ce sous-genre ont été récueillis dans le
Pliocéne de l’Angleterre (Crag) et dans |’ Helvétien de la Touraine.
Il ne m’a pas été .possible de vérifier si |’ exemplaire ci dessus
décrit a quelque analogie avec ceux de la Touraine et du Crag.
Clathurella Leufroyi (Michd.) rare
» Spreafici, Bell. trés rare.
Daphnella (Rimosodaphnella) Ciprianti, n. sp. (Pl. Ul, fig. 6).
(Rimosodaphnella, Staadt in litt. remplace la section Bellardiella
selon les données de Cossmann (Essai de Paléoc. comp. 1915
vol. IX appendice, page 128).
Forme turritée, petite, étroite, aiguè. Tours de spire convexes
avec une rampe suturale peu excavée, le dernier tour se termine
par un canal court, étroit, non tronqué à son extrémité. Ouver-
ture arrondie, labre lisse, mince, anguleux a l’entrée du canal.
Columelle droite, infléchie à gauche a son extrémité. Superficie
ornée de còtes axiales et de filets spiraux. Cotes axiales droites,
peu proéminentes, espacées, s’arrétant sur la base du dernier tour
et atténuées sur la rampe suturale. Filets spiraux fins, espacés,
-alternés par des filets filiformes. Sur la rampe suturale les filets
sont d'égale grosseur. La superficie décussée par de petites stries
d’accroissement, parait entiérement granulée, lorsqu'on l’observe
a la loupe.
Harts lare gen
76 ‘A. HORNUNG
Daphnella (Favriella nov. sect.) (').
Forme fer de lance, petite. Angle spiral ouvert. Embryon Hae,
étroit, pointu entiérement A Tours fortement carénés.
Ornementation spirale et axiale; labre mince; ouverture trian-
gulaire, anguleuse vers la caréne. .Columelle a peine excavée po-
stérieurement, un peu infléchie a droite vers le canal et redressée
dans l’axe a son extréimite. .
Observation: C'est dans le genre Daphnella que la nouvelle
section Favriella trouve sa place entre Rimosodephnella et
Teres. En effet, la section Rimosodaphnella se caracterise par
des espéces ayant un embryon conoidal, composé de deux tours
guillochés et d’un nucleus lisse et pointu. Teres, par contre,
a un embryon conique, composé de quatre tous ¢troits, les deux
premiers guillochés, les deux autres lisses a nucleus pointu et
subdevie.
La nouvelle section Favriella semble done bien faire le pont
entre Rimosodaphnella et Teres. Elle a l’ornementation de Ri-
mosodaphnella, mais se rapproche sensiblement de Teres par
son embryon, avec la différence, toutefois, que cet embryon est.
caréné au dernier tour et qu'il est entiérement guilloché, ce qui
n’est pas le cas chez Teres. En outre, les espéces du Dae
Teres n’ont pas de cotes axiales et Favriella en possède; il s
suit, que ces particularités indiquent un état intermédiaire ie
les deux sections Rimosodaphnella et Teres, jusqu’ alors connues
et cataloguées. .
Daphnella (Favriella) Weberi n. sp. (*) (Pl. II, fig. 7).
Petite coquille, forme fer de lance. Angle spiral ouvert. Em-
bryon élancé, composé de quatre tours étroits, entièrement guil-
lochés, le dernier caréné; nucleus pointu. Tours de spire carénés,
convexes en avant avec une large rampe suturale postérieure;
le dernier tour est très développé et possede une carène accentuée,
sa base rapidement déprimée se termine par un canal étroit, non
tronqué a son extrémité. Ouverture triangulaire élargie’ par le
développement de la caréne. Labre lisse a l’intérieur, anguleux
sur la caréne, avec un sinus sur la rampe suturale. Columelle a
(1) Dédié a Mr. le Dr. Jules Favre du Muséum de Genève.
(2) Dédié 4 Mr. le Dr. Edmond Weber du Muséum de Genève non nous avons a
déplorer la perte récente.
GASTEROPODES FOSSILES - 77
peine excavée en arriére, droite a l’entrée du canal, puis légére-
ment infléchie a droite et plus ou moins recourbée a son extre-
mité. Ornementation composée de cotes axiales et spirales. Les
cétes axiales espacées, proéminentes et noduleuses sur la caréne,
s’arrétent sur la base du dernier tour et sont atténuées sur la rampe
suturale. Filets spiraux fins, serrés. Sur toute la superficie on
observe de minuscules stries d’accroissement laissant de deélicates
granulations sur les filets spiraux. i
; Haut. 8 "i Di, larg. 3 PI NSSezi Tare.
Daphnella (Teres) anceps (Eichw.) rare.
Daphnella (Teres) nana n. sp. (Pi. II, fig. 8) rare.
Coquille petite, turritée. Spire longue, aigùe. Tours convexes
déprimés par une rampe suturale ornée de très fines stries d’ac-
croissement arquées. Dernier tour un peu atténué en avant. Co-
stules spirales rapprochées, rondes, plus grosses sur la partie ven-
trale du dernier tour, plus petites anterieurement. Deux petits
cordons (le postérieur filiforme) courent sur la partie antérieure
de la rampe suturale. Labre fréle, arqué, entaillé près de la su-
ture. Columelle lisse, excavée postérieurement, [eee droite a
Vorigine du canal, lequel est court et large.
Dione teeta lare
a Malgré la divergence qui existe entre les dia-
gnoses de la 7. anceps, (canal postérieur lisse, suivant Bellardi,
et orné de petits filets axiaux, suivant Foresti) j'ai cru, de, prime
abord, que la T. nana était une variété minuscule de 7. an-
ceps (Eich.) Toutefois, après avoir examiné minutieusement cette
derniére forme, je suis arrivé à constater des differences assez sen-
sibles entre elle et I’ exemplaire que je presente ici, differences
‘qui mincitent a croire qu'il s'agit d’une espéce non encore décrite.
(1. La 7. anceps, a angle spiral plus ouvert, tandis que la
T. nana a des tours de spire moins subanguleux, partant, l’angle
Le. DE plus ferme.
. Les cordons spiraux courant sur la io ventrale de la
T.anceps sont séparés par un sillon plus ou moins large. Ceax
de la 7. nana sont uniformes et serrés.
3. Le dernier tour de la T. nana est moins déprimé en
avant et il en résulte que le cou du canal est plus large.
78 A. HORNUNG i
A. La columelle de la 7. anceps est tordue a Vorigine du.
canal, celle de la 7. nana est a peu prés droite.
5. La 7. nana acquiert sont entier développement spiral
dans des dimensions inférieures a plus de la moitié de celles de
la 7. anceps.
Je note en outre, que les stries d'aceroissement sur la rampe
suturale existent sur tous les exemplaires que j'ai sous les yeux
(dont quelques uns m’ont été aimablement communiqués par
Mr. de Monterosato), mais a des degrés de visibilité variables.
Ainsi la 7. anceps a des stries arquées, si fines, que seul un
fort grossissement les rend perceptibles, ce qui explique, dans
une certaime mesure, l’assertion de Bellardi que le canal poste-
rieur de cette espèce est lisse. Les mémes stries sont plus grosses
et plus ree ulicres chez T. nana. i
Daphnella (Raphitoma) Filippinii, n. sp. (Pl. Il, fig. 9).
Coquille petite; spire courte, trapue, étagée, sommet obtus.
Tours carénés près de la suture supérieure, laquelle est bordée par
un renflement filiforme. Cotes axiales, 10 au dernier tour, droites,
épaisses’ bien marquées, un peu flexueuses a la base, plus min-
ces en dessous de la caréne, s’ avancant -obsolétes jusqu’ au ren-
‘flement sutural. Petits filets spiraux, uniformes, nombreux ct
serrés, plus espacés et plus gros sur le dos du canal, plus fins
au dessous de la caréne. Ouverture subovale allongée. Canal trés
court, large. Labre lisse, légérement infléchi vers V ouverture a
l’entrée du canal. Bord columellaire Hee Sinus petit, profond,
pres de la ae |
Ione is aa cela dle maa
Cette forme a un peu de parenté avec Ginannia proxima,
Horner (que Mr. de Monterosato m’a communiquée comme prove-
i nant d'Altavilla, Sicile. Collec. Brugnone) mais en différe par sa
taille plus petite, plus trapue et ses tours de spire étagés.
Daphnella (Raphitoma) tumidula (Brugn.) rare.
»> » hispida (Bell.) rare.
» » scalariformis (Brug.) pewabondante se
trouve également aux Fornaci (Savone).
» » —. brachystoma (Phil.) peu abondante.
GASTEROPODES FOSSILES 79
Observation: Grace a I’ amabilité de Mr. de Monterosato j'ai
eu sous les yeux quelques exemplaires des petites espèces chdes-
sus provenant de la collection de Abbé Brugnone. Jai pu con-
stater que R. granulifera Brugn. (= R. brachystoma Ph.) a
une sculpture granuleuse, très typique, fait que mentionne Ph.
mais dont ne parle pas Bell. dans la diagnose qu'il donne de
brachystoma.
Les figures reproduites dans les ouvrages de Ph. et Bell. indi-
quant très imparfaitement cette forme, je crois utile d’en donner
ici une nouvelle reproduction (Pl. II, fig. 10).
Dae UE) nebula (Mont.) rare.
» > megastoma (Brug.) trés rare
OLY > nevropleura (Brug.) tres rare.
» » attenuata (Mont.) trés rare.
» » Weinkauffi (Bell.) rare.
» » .Columnae (Scacchi) rare.
DI » lenuicostata (Brug.) peu abondante.
» » Appeliust (Bell) très rare.
Cancellariidae. !
Admete (Babylonella) nassiformis (Seg.) rare.
\
Marginellidae,
Persicula clandestina (Br.) rare.
Mitridae.
i Mitra scalarata, Bell. très rare
> tenuis, Bell. très rare.
Observation: La M. tenuis, Bell. a déjà été sionalée aux
Fornaci (Savone) mais c’ est la première fois que la M. scala-
rata, Bell. est recueillie dans le Pliocéne inférieur de la Ligurie,
jusqu’alors elle appartenait au Tortonien de S. Agata-fossili où
elle est lanci très rare.
, Turricula (Costellaria) consanguinea, Bell. très rare.
» » ornata, Bell. très rare.
VELI > subcoronata, Bell. très rare..
» (Uromitra) cupressina (Br.) très rare.
80 -A. HORNUNG Pe ante?
® F'usidae.
Pseudolathyrus fornicatus, Bell. très rare.
Fasciolariidae.
Lathyrus aratus, Bell. rare.
ASG AE
Nemofusus intercisus (Micht.) rare.
> exacutus (Rell.) rare.
» turritus (Bors.) peu abondant.
Chrysodomidae.
Euthria cornea Lin. assez rare.
» adunca (Bronn.) rare.
Observation: J’ ai également récueilli un exemplaire de cette
forme a Ortovero (Albenga). I
Nassidae.
Nassa mutabilis, Lin. très rare.
» Mayeri, Bell. trés rare.
Nassa Gestroi n. sp. (Pl. IL fig. 11).
Coquille petite, épaisse. Spire ouverte, irréguliére; les trois
premiers tours sont courts, convexes; l’avant-dernier subitement
plus long, convexe au milieu; le dernier, peu déprimé en avant,
est égal a environ la moitié de la longueur totale. Suture pro-
fonde. Superficie lisse, sur le dos’ du canal, quatre stries, trés
espacées, sont pourtant visibles a la loupe. Ouverture anguleuse
postérieurement, dilatée en avant. Labre variqueux, empiétant un
peu sur l’avant dernier tour et formant une gouttiere étroite ;
non anguleux vers le canal antérieur, denticulé a 1 intérieur,
avec quelques plis lancéolés intermédiaires. Columelle excavée subi-
tement après le pli pariétal. Bord columellaire peu étendu posté-
GASTEROPODES FOSSILES 81
~~
rieurement, dressé vers la région ombilicale. Canal antérieur pro-
fond, renversé 4 droite, non excavé en dessous, leger bourrelet
se dirigeant vers la région ombilicale.
ome le s/o areca tres nare;
Cette forme, dont je ne posséde, qu’ un exemplaire, provient
des Fornaci (Savone). Elle est dédiée a Mr. le Dr. R. Gestro,
Directeur du Musée Civique d’Histoire Naturelle à Génes.
Nassa (Niotha) clathrata (Born.).
Bellardi, dans le vol. II. des Moll. terr. terz. del Piemonte,
te., page 77, émet des doutes sur l’affirmation de Sasso, disant
avoir recueilli la Nassa clathrata au Rio Torsero. Ses doutes
sont basés sur le fait que lui méme n'a jamais trouvé cette espèce
dans ses nombreuses recherches aux environs d'Albenga! La que-
stion soulevée par Bellardi en 1882 peut elle étre Cale: au-
jourd’ hui?
Tout d’abord établissons les faits: Sasso dans son ouvrage
publié en 1827 (Sage. geol. bac. terz. Albenga) dit qu'il a trouvé
la Nassa clathrata (Born.) 4 Albenga (Rio Torsero). A cette
époque, Sasso connaissait-il l’ existence de la variété de cette forme
déterminée par Bellardi? (Variété A. Bell. = Nassa clathrata
var. obtusepercostata, Sacco). Evidemment non, puisque cette’
variété A se trouve, pour la première fois, décrite en 1882.
Or, il est certain, et cela tombe sous le sens, que, pour Sasso,
la clathrata type et sa variété ne faisaient qu’un en 1897.
Alors, est-il possible que Sasso ait réellement recueilli au Torsero
la variété A a défaut du type? A cette question, je puis répondre
ul, parceque j'ai, moi méme, trouvé cette variété dans les mar-
nes du dit Rio où, sans étre fréquente, elle n’est, à coup sùr,
pas tres rare.
Nassa (Niotha) prysmatica (Brocch.) rare.
» » emiliana (May.) rare.
» » Cantraint (Bell.) rare.
» » scalaris (Bors.) rare.
» (Hima) areolata, Bell. très rare.
Sh is angulata (Brocch.) trés rare. Cette forme
est aussi très rare aux Fornaci (Savone).
» (Amycla) tersa, Bell. trés rare.
» » dertonensis, Bell. trés rare.
Ann. del Mus. Civ, di St. Nat. Serie 3.8, Vol. IX. 15 Novembre 1920, 6
82 A. HORNUNG
Observation: Nassa (Telasco) Italica. May. était, autrefois,
commune an Torsero. Aujourd’ hui elle est très rare. Depuis trois
ans je n’en ai recueilli qu' un seul et unique exemplaire. Par
contre Nassa (Hima) turbinellus (Br.) autrefois rare, se ren-
contre fréquemment, malgré sa dimension fort réduite. En pas-
sant, je signale la présence de Nassa (Amycla) recondita
(May.) a Ortovero (Albenga).
Columbellidae.
Mitrella (Anachis) parva, Sacc. très rare.
» » corrugata (Brocch.) rare.
Atilia teres, Bell. très rare.
» Villalverniensis, Sacc. pas rare.
Atilia Sacco ni.sp. (1) (Pl. Ale fe. 42).
Coquille petite, turritée, protoconche courte obtuse a nucleus
un peu devié. Angle spiral assez ouvert, tours peu nombreux,
plans, lisses, sauf les deux premiers après l’ embryon, qui sont
convexes et sillonnés de filets spiraux. Le dernier tour est angu-
leux antérieurement. Suture profonde, canaliculée. Ouverture sub-
quadrangulaire, labre gauche simple, non variqueux ni plissé.
Columelle subarquée, infléchie 4 droite à l’entrée du canal; ce
dernier, bien distinct, est obliqué a gauche a son extrémité; dos
orné de stries fines et serrées.
Lone sare de
Observation. Lorsque j'ai recueilli pour la premiere fois cette
petite forme, j ai supposé la présence d’ une anomalie curieuse,
chez un jeune exemplaire de Macrurella nassoides, mais lorsque
par la suite, j’eus recueilli deux autres exemplaires présentant
les mémes particularités, il me fut impossible de nier 1° évidence
d'une espéce speciale, nettement caracterisée, surtout en la con-
frontant avec de jeunes M. nassozdes de la méme taille.
A la rigueur, étant donné que le genre Afilia ne renferme
que des espéces absolument lisses, on pourrait peut-étre, créer une
section nouvelle (Ida) dans laquelle trouveraient place les espéces
ornées de filets spiraux? (Iba, est un des noms du- Rio Torsero).
(1) Cette nouvelle forme est dédiée a Mr. le Prof. F. Sacco l’éminent geologue et pa-
leontologue de l’Université de Turin, 4 l’ obligeance duquel je suis redevable de pré- _
cieux renseignements.
GASTEROPODES. FOSSILES 83
Murvicidae.
Murex (Favartia) brevicanthos, Sismd. rare.
» » absonus, Jan. rare.
» (Poirieria) revolutus, Bell. très rare.
» (Muricopsis) cristatus, Broch. très rare.
Ocenebra erinacea (Lin.) trés rare.
>» inflexa (Dod.) trés rare.
» (Ocenebrina) scalaris (Br.) très rare.
> » _ funiculosa Bors. très rare.
» » fodicata Bell. trés rare.
» » insculpta, Bell. trés rare.
>» » caelata (Grat.) rare.
» : » imbricata, Br. rare.
Hadriania craticulata (Lin.) peu abondante.
Typhis tetrapterus, Bronn. très rare.
Coralliophilidae,
Coralliophila pygmaea n. sp. (Pl. Il, fig. 13).
Coquille petite, ventrue. Spire courte, dernier tour très entlé.
Labre? arqué, lisse. Ouverture arrondie. Columelle aplatie, exca-
vée, recourbée a son extrémité et reliée au labre sans canal appa-
rent. Bord columellaire élevé antérieurement, se terminant par
une sorte de petit bec. Ombilic recouvert et bordé par le calus
columellaire. Superficie ornée de cétes et costules spirales gra-
nuleuses, petites et grandes alternées.
Lone tnt area VE)
Observation: Je donne connaissance de cette forme sous toute
réserve, car il est assez difficile de déterminer exactement un
exemplaire aussi petit lorsqu’il n'est pas en parfait état de con-
servation. Cependant, la forme speciale de la columelle et de son
calus me porte à croire que nous nous trouvons en présence d’un
Coralliophila.
Tritonidae.
Sassia apenninica, Sasso.
C'est par erreur que ce sous genre a été nommé Sassia par
84 A. HORNUNG
Bellardi (1871). Etant dedié a Sasso (!) il doit, pour la régula-
rité se nommer Sassoa.
Cassididae.
Bezoardica (Cypraeicassis) protesticulus, Sace. très rare.
Cerithiidae.
Potamides (Tympanotomus) trochlearispina, Sace.? très
rare (Pl. II, fig. 14).
Observation: Il est malaisé de déterminer une forme qui n'est
pas en bon état. Dans le cas présent ce qui reste de la spire,
me permet de supposer qu'il s'agit, en l’espéce, d’ une variéte
de T. trochlearispina. En effet, l’ ornementation spirale com-
posée de cordons ornés de gros grains épineux, caractérise cette
espéce. Cependant, sa présence au Rio Torsero me parait assez
étrange étant donné que, jusqu’a present, elle ne s'est rencontrée
que dans le Tongrien. Jusqu’a plus ample informé je cite cette
espéce sous réserve et a titre documentaire. Haut.? larg. 14 */,™/,.
Il eùt été intéressant de pouvoir consulter, a ce propos, le
travail spécial de Mr. le Prof. Sacco sur les Potamides du Pie-
mont (1888) mais il ne m’a pas été possible de me procurer
cet ouvrage.
Cerithiopsidae.
Cerithiopsis (Dizoniopsis) bilineata (Hoern.) rare.
Newtoniella = Cerithiella exasperata (Dod.)
» dertobicarinata Sace.
Melaniidae.
Melania (Ptychomelania) buccinella (Bon.) rare.
Littorinidae.
Littorina (Melaraphe) ariesensis (Font.) rare.
» » zibinica (Dod.) rare.
(1) Dr. Agostino Sasso originaire de Cériale, ancien professeur de minéralogie et de
zoologie et directeur du cabinet d’ histoire naturelle a |’ Université de Genes, auteur
de l’ouvrage «Sagg. geol. bac. terz. Albenga ». (Giorn. ligust. di Sc. Lett. ed Arti, Vol.
¥, p. 467, Genova 1827).
GASTEROPODES FOSSILES 85
Rissoidae.
Rissoia lineata (Mich.)
» (Apicularia) Guerini (Recl.)
» » sulzeriana (Risso) rare.
» » angulatacuta Sacc. rare.
Alvania (Acinus) reticulata (Montg.) var. (Br.)
» (Alvaniella) pagodulina Sace.
> (Arsenia) punctura (Montg.)
» (Acinopsis) cancellata Da Costa.
» » sculpta (Ph.) trés rare.
» (Galeodinopsis) Tiberiana (Coppi) très rare.
» (Massotia) lactea (Mich.) très rare.
» (Alvinia) dictyophora (Ph.) —
. Manzonia (Flemingia) scalaris (Dub.)
» » zellantica (Montg.)
Onoba (Hyala) vitrea (Montg.)
Cingula (Cingulina) taurominima Sace. très rare.
» (Nodulus) tauromiocenicus Sace. tres rare.
» (Pisinna) pupa (Dod.) très rare.
» (Peringiella) tauroatava Sace. très rare.
Hydrobiidae.
Saccoia Excoffierae (Tour.) trés rare.
Truneatellidae.
Truncatella truncatula Drap.
Solariidae.
Discohelix (Pseudomalaxis) Aldrovandi (For.) rare.
» » corniculum (Boettger)? rare.
(Pl Mafieett5):
Observation: A l’époque ou j'ai recueilli cette petite forme,
Jai supposé qu'il s’agissait d’une anomalie de P. Aldrovandi
(For.), dont la sculpture est 4 peu prés la méme, mais, ayant
#
36 _ A. HORNUNG :
trouvé dans la suite, d’ autres exemplaires ayant la spire disjointe
au dernier tour, j'ai acquis la certitude que c¢’ était une espéce
différente, se rapprochant beaucoup de P. corniculum (Boet.) du
moins, en la confrontant avec la figure qu’en donne Cossmann |
dans le vol. X des Ess. de paléoc. comp. (Pl. XII, fig. 19-21).
C'est, sauf erreur, la premiére fois que cette curieuse forme.
du Tortonien de la Hongrie est signalée dans le Plaisancien de
la Ligurie.
| Naticidae.
Natica millepunctata var. undata (Sasso).
Observation: Sasso a donné en 1827 (Sage. geol. bac: terz.
Albenga) la description de la Natica undata trouvée au Rio Tor-
sero. Mr. le Prof. Sacco citant cette espéce, dont il fait une va-
riété de Natica miltepunctata, ajoute; « cette forme ressemble
« beaucoup ala variété fulguropunctata; n’ayant pu examiner
« la forme typique de Sasso, j’en référe pour observation plus
« precise à la variété pseudocollaria, Sace. ».
Je possede, dans ma collection, une Natica qui répond, en
tout point, a la diagnose de Sasso: « Testa subglobosa, ampla,
laevis, lineis longitudinalibus rufo-fuscis leviter undulatis —
picta, umbilicus amplus, pervius ».
Ce bel exemplaire me semble étre la forme typique de Sasso.
Cependant, si, comme forme, il ressemble a fulguropunctata, il
en differe comme décoration. La N. fulguropunctata (*) a des
lignes ondulées obliques et des points rouges, la N. undata n'a
que des lignes rouges ondulées et longitudinales.
Il résulte de ce qui précéde qu'il existe des variétés de N.
millepunctata :
1° avec des lignes ondulées.
TO] » » et des points.
3° avec des points plus ou moins gros.
En thése générale, j’accorde une importance très relative a
la coloration des fossiles, mais, en l’espéce, j’estime équitable de
démontrer que Sasso avait vu juste avec sa N. undata.
L’ouvrage précité mentionne, sauf erreur, trente deux variétés
ou sous variétes de N. millepunctata et dix huit variétés de N.
epiglottina. En examinant les nombreuses coquilles recueillies
(1) Moll. terr. terz. Piem. Vol. VIII tav. II. fiig. 19a et b.
GASTEROPODES FOSSILES 87
he
x
soit au rio Torsero, soit aux Fornaci (Savone), j ai été tenté, a
mon tour, de eréer de nouvelles variétés. Heureusement, je me
suis remémoré a temps, les sages paroles de Moquin-Tandon (*)
sur l’abus, sans cesse croissant, des variétés dans tous les genres,
aussi me bornerai-je à citer ici quelques particularités intéressantes
qu'il m’a été donné d’observer ca et là.
Du reste, avouons-le franchement, le classement des nombreu-
ses variétés du genre Natica constitue un vrai casse-téte chinois,
méme pour le conchyliologiste qui a du temps à perdre. Créer de
nouvelles variétés, serait done créer de nouvelles difticultés, d’au-
tant plus que toutes celles qui existent déjà ne différent, en som-
me, que sur le plus ou moins de profondeur de l’ombilic, sur la
grandeur ou la petitesse du funicule, sur des colorations partielles,
autant de détails dont l’importance est très relative, étant donné
-qu’ils pechent tous par le manque de precision. La réalité, est
qu’aucun ombilic, n’ est absolument semblable 4 un autre ombilic,
de méme qu’aucun funicule n'est semblable 4 un autre funicule.
On dit que l’étude des variétés est utile, en ce sens qu'elle per-
met de suivre pas à pas la transformation lente et successive des
formes dans le cours des siécles. Bien! Mais alor:, pour étre logi-
que il faudrait donner un nom à chaque coquille, puisque chacune
différe de l’autre par des détails plus ou moins sensibles.
Qui voudrait étre logique au prix d’un pareil travail de be-
nédictin? Les lexiques de toutes le langues, vivantes ou mortes,
ne suffiraient pas du reste 4 fournir les noms!
Parmi les variétés de Natica, une seule est particuliérement
intéressante, en ce sens quelle sort de |’ ordinaire. Je veux parler
de la N. epiglottina, var. pliocarinata Sacc. La présence d’ une
caréne ventrale est, en effet une anomalie extraordinaire chez
cette forme toujours lisse. Mr. Sacco ne l’a recueillie qu’ au Tor- .
sero, où elle se rencontre rarement. Je ne posséde pas cette va-
riété, par contre, j ai dans ma collection une variété de Natica
avec deux carénes sur la partie ventrale, carénes petites, peu
élevées, mais visibles a l’oeil nu.
Cette anomalie singuliére se retrouve également chez les Na-
(1) «A force de chercher, de faire des espéces dans les Sciences Naturelles, de di-
« viser, de subdiviser, on finit par abuser de l’analyse et par attacher de l’importance
«a des détails minutieux ou variables. On sépare ce qui devrait rester uni et l’on ap-
« pauvrit la science en ayant l’ air de l’enrichir ». (Hist. nat. des Moll. terr. ct fluv,
par Moquin-Tandon Vol. I pag. 7). :
88 . A. HORNUNG
ticina. Jai sous les yeux une variété de Naticina catena avec
quatre carénes: (il serait plus exact de dire quatre filets carénants)
une vers la partie postérieure du dernier tour, deux sur di partie
ventrale ef enfin, la dernière près de la base.
Ces filets carénants sont plus accentués et partant plus visi-
bles qu’a la Natica précitée.
Ce méme fait étant commun a d’autres genres a la surface
polie, il serait intéressant d’étre fixé sur la cause probable de ces
anomalies, lesquelles sont, comme on le voit, assez fréquentes
au Rio Torsero.
L’ instinct de |’ animal n'a certainement pas incité celui-ci a
modifier de lui méme la structure de son enveloppe protectrice,
structure déterminée par 1’ instinct de la tribu. Il y a done eu une
raison accidentelle qui seule a apporté des modifications anormales
à certaines parties de la coquille. Cette raison, on la découvrirait
certainement en faisant l’ analyse des sables du Rio Torsero. Ne
se trouverait-il pas, par exemple, en abondance parmi ce sable,
des particules très dures, siliceuses, qui s’introduisant a un mo-
ment donné entre la coquille et le mollusque ont, en blessant
Vanimal, forcé celui-ci à former des protubérances a sa demeure,
pour donner de la place à I’ héte incommode dont il n’a pu se
débarasser autrement?
Puisque j’en suis sur le chapitre des anomalies je désire ajou-
ter quelques réflexions qui me sont inspirées par le Natica i-
felix Sacc. Cette espéce rare, du Tongrien de l’Apennin Ligure
est très curieuse avec sa spire étagée, du moins, d’ aprés la de-
scription qu’en donne I’ auteur. (Moll. terr. terz. Piemonte, ecc.
vol. 8, tav. II, fig. 1).
Mr. Sacco croit qu'on se trouve en présence d’ une déforma-
tion causée par les conditions spéciales de l’ambiance. C’ est bien
possible, toutefois, je me permettrai d’ émettre une autre hypo-
thése en ce qui concerne une variété de Naticina catena, trouvée
en deux exemplaires, un au Rio Torsero, l’ autre aux Fornaci
(Savone) dont la spire est profondément canaliculée, presque dis-
jointe a la suture.
Il me parait que cette modification est due plutòt:à des causes
postérieures à l’époque pliocéne, causes qui ont altéré sensiblement
la forme première de la spire. En effet, il arrive souvent, du moins
jai pu l’observer au Torsero que, par suite de pluies torrentielles,
4
GASTEROPODES FOSSILES 89
la terre végétale bordant les falaises du rio, s’éboule et saupoudre
la couche de sable sur un espace plus ou moins grand. La végé-
tation reprend aussitòt ses droits, les plantes apparaissent, leur
racines sinsinuent partout, méme dans les coquilles, au point qu’il
est quelquefois malaisé de les déloger sans briser le labre. Qui
salt, si l’acide carbonique dégagé par ces plantes ne corrode pas
le carbonate de chaux a certaines parties du test où il existe une
solution de continuité comme ja suture, par exemple, et modifie
ainsi, peu a peu, la forme primitive de la spire?
Ce qui me conduit 4 ce raisonnement, c’est qu’ une des Nati-
cina en question, celle recueillie au Torsero, n’a qu’un seul tour
de spire disjoint à la suture, l’oeuvre de destruction n’ayant pu,
sans doute, s’étendre au dela a l’époque ou la coquille fut recueillie.
Je pourrais allonger considérablement ces observations en men-
tionnant des particularités de coloration paraissant extraordinaires
a premiére vue, mais l’expérience m’a démontré que, très souvent,
ces jeux de coloration ne sont qu’illusoires. Le soleil, en effet
blanchit plus ou moins rapidement les parties de la coquille exposées
à son action directe, tandis que le reste, encore enfoui dans le sa-
ble, conserve la couleur rouge brun qui lui est particuliére.
Il en est de méme pour toutes les traces rougeàtres qui ne
trouvent pas grace lorsqu’ elles sont exposées à la lumiére aprés
des siécles d’ enfouissement dans la marne.
Scalariidae,
Scalaria (Hyaloscala) acutoformosa, Sacc. très rare.
Scalaria (Parviscala) Bicknelli n. sp. (Pl. II, fig. 16).
Forme petite, trapue, turbinée. Nucleus aigu. Tours trés con-
vexes, lamelles axiales proéminentes; superficie ornée de filets
spiraux rapprochés. Base convexe. Ouverture subarrondie.
Long. 3. "/n, larg. 1 4p ™/ms trés. rare.
Observation: Ce sous-genre est peu représenté dans le Plio-
céne du Piémont et de la Ligurie. Mr. le Prof. Sacco ne cite
qu'une seule espéce: P. pliosubappennina Sacc. (Moll. terr. terz.
del Piem. ecc. vol. IX, p. 29). Cette espéce étant dépourvue de
filets spiraux n’a done aucun rapport avec la P. Bicknelli, qui
du reste a des dimensions plus réduites.
90 A. HORNUNG
Cirsotrema varicosum (Lk.) trés rare.
Acrilla plioamoena, Sacco, rare.
Acrilla Bronnii (Seg.) rare.
Turriscala torulosa (Br.) rare.
Pliciscala (Funiscala) mioturrita (Sacc.) rare.
» nl mioparvula (Sacc.) rare.
» (Nodiscala) pseudocarinata Sace. rare.
> (Punetiscala) disjuncta (Bronn.) Sacc. rare.
» » longiuscula, var. Sacc. rare.
» » Forestit de Boury, rare.
Dentiscala crenata (Lin.) très rare.
Eulimidae.
Eulima (Acicularia) spina (Grat.) rare.
Pyramidellidae.
Pyramidella perfusoidea, Sacc. rare.
Odontostomia rotundumbilicina, Sacc.
» (Brachystomia) miosuboblonga, Sace.
» (Turritodostomia) turrita (Hanl.) var. Sace.
» (Macrodostomia) submichaelis, Sace.
» (Cyclodostomia) cingulata? (Dod.)
» » mutinensis, Sacc.
» (Ondina) pliobliqua, Sace.
Eulimella turricompactilis, Sace.
» Scilla (Scacchi).
» (Anisocycla) nitidissima (Montg.)
» O subalpina, Sace.
Pyrgulina fenestratoides, Sacc.
» pygmaea (Grat.)
» (Miralda) excavata (Ph.)
Pyrgisculus scalaris (Ph.)
Pyrgolampros miopupoides, Sace.
» pliopupoides, Sacc.
» acostostrangulatus, Sacc.
» pliopseudogracilis, Sace.
Pyrgostelys percostatorufa, Sacc.
» bilineata (Seg.)
Pyrgostylus hemiacirseoides Sacc.
GASTEROPODES FOSSILES 94
Observation: Le classement, déjà difficile des petites espéces
de cette famille, est rendu plus ardu encore par la quantité des
variétés dont on s'est plu & encombrer chaque forme, variétés
reposant souvent sur des détails insignifiants de sculpture.
TTrochidae.
Gibbula (Magulus) tawracutus, Sace.
a (Tumulus) dertosulcatus, Sacc.
Calliostoma (Strigosella) strigosa (Gm.) var. Sacc.
Ce modeste travail; quoiqu’imparfait, démontre, malgré I’ ari-
dité inévitable de son exposé, les richesses inouies qu offre le Rio
Torsero aux paléontologues patients et perseverants.
Ceux qui, comme nous, auront le privilege de consacrer 4 ces
anciens rivages de la mer pliocénique de fréquentes visites, se
prendront, peu a peu, d’une belle passion pour ce travail de fouil-
les, au sein d’une nature plutét sauvage, il est vrai, mais si
calme et si reposante qu’ on se croirait a cent lieues des bruits
du monde et de l’agitation humaine.
Sans contredit, la nature était plus belle, plus luxuriante a
l’ époque ou les terres liguriennes étaient baignées par une mer
chaude, mais ce méme grand calme, qui doit avoir été la caracte-
ristique des siécles lointains, vu VP absence probable de |’ homme,
devait alors régner, dans toute sa puissance, sur les rives enso-
leillées de la baie du Torsero ou de si nombreuses colonies de
mollusques marins avaient élu domicile et tenaient leurs assises
silencieuses.
‘Tl est évident que les recherches futures, pour étre couronnées
de succés, devront s’exercer, non pas sur le terrain battu par
nos devanciers, mais sur les sables inexplorés, mis a découvert
par l’action des eaux et notamment sur les parties récemment
éboulées, dont on pourra laver et tamiser les sables.
Ces recherches devront étre entreprises en hiver, aussitòt apres
les grosses pluies, car au printemps les sables éboulés se recou-
vrent, très rapidement, d’une folle végetation, rendant impossible
tout travail pratique. |
Un dernier point, sur lequel je crois utile d’attirer l’attention
99 A. HORNUNG
des jeunes chercheurs, c'est l’appellation de «rare» qu’on donne
à certaines formes. La vérité, est que tous les mollusques ont
leur «aire spécifique » et tant que le naturaliste n'a pas décou-
vert le centre de la colonie, il s’expose a ne trouver que les
quelques espéces qui se sont égarées aux alentours. La décou-
verte, à un point donné, d’une espéce réputée «rare » est donc
le fil d’Ariane qui doit engager le naturaliste à poursuivre ses
recherches dans un rayon, pas très étendu, du point où sa bonne
chance l’a conduit. Le reste est question de temps et de persévérance.
Pietra Ligure, 7 Mars 1919.
TABLE DES FIGURES (Pte
1. — Scaphander lignarius, L. variété . È : i i Pagesal
2. — Pleurotoma circumflexa, Hornung . 3 i Bt dat PUNT
3. — Drillia Accinelli, Hornung. ; ; i è 7 duo Li MSVAZE
4. — » » var. Hornung. . ; : : » 74
5. — Mangiliella Marcellinae, Hornung . . : : ATO
6. — Rimosodaphnella Cipriani, Hornung. 7 5 ; : AT
7. — Favriella Weberi, Hornung. : ; 3 : 4 1 DIRO
8. — Teres nana, Hornung . - È 3 1 } ‘ DIA
9. — Raphitoma Filippinti, i ; ò 4 5 : Ras
10. — » brachystoma (Phil.) . ‘ A È : {Ao
1]. — Nassa Gestroi, Hornung . : E : . RITA » 80
12. — Attila Saccoi, Hornung. ; 2 ‘ : : : toe,
13. — Coralliophila pygmaea? Hone : x ! » 83
14. — Tympanotomus trochlearispina? Sacco Gare : i » 84
15. — Pseudomalaxis corniculum (Boettger) . 3 È Uma tet)
16. — Parviscala Bicknelli, Hornung . 3 ; È . » 89
ag! ae
SCAPHIDIIDES NOUVEAUX
DE DIVERSES ORIGINES
PAR MAURICE Pic
Les présentes nouveautés m’ont été communiquées par le
D.* Gestro qui, autrefois, a décrit quelques espéces de Scaphidiides (1)
et les types font partie des riches collections du Musée civique
de Génes.
Scaphidium (s. g¢. nov. Cribroscaphium). — Articulis 5 ultimis
antennarum elongatis, parum crassis; elytris in disco punc-
tato-cribratis et irregulariter striatis; thorace postice in lobo
impresso.
Sous-genre caractérisé par la forme des antennes, la sculpture
particuliére des élytres et le lobe impressionné du prothorax.
Cribroscaphium irregulare n. sp. — Oblongum, nitidum, ni-
grum, rufo tinctum, antennis ad basim, pedibus et abdomine
apice pro parte rufis, elytris rufis, ad humeros et ad medium
lateraliter nigro maculatis.
Oblong, rétréci aux deux extrèmités, noir, téinté de roux par
places, avec la base des antennes, les pattes et partie du sommet
de l’abdomen roux, élytres roux, bimaculés de noir latéralement.
Antennes pas très longues et gréles, 4 avant-derniers articles un
peu. épaissis et rembrunis, le terminal étant plus clair et subo-
valaire; yeux gros et saillants, un peu rapprochés; prothorax assez
long, trés rétréci en avant; peu ponctué, à ligne basale de points
nette et compléte; avec une impression sur le lobe; élytres courts,
atténnés postérieurement, a rangées de points transversaux sur
la base et irréguliérement ponctués au sommet avec, sur chacun,
(1) Ann. Mus. Civ. Genova, XIV, ‘1879, p. 559-561 et XV, 1879, p. 50-57.
wr /
94 M. PIC
=
en outre de la strie suturale, 4 stries, plus ou moins longues,
criblées de gros points; pattes longues, tibias un peu arqués.
Long. 7 mm. Sumatra occid.: Siboga (D. E. Modigliani).
Espéce très remarquable par sa structure élytrale.
Scaphidium rufitarse v. nov. Modiglianii.
Thorace antice rufo, postice late nigro.
Sumatra occid.: Si Rambé (D." E. Modigliani).
Diffère du type par la coloration noire très étendue du prothorax, _
celle ci couvrant presque la moitié postérieure de cet organe.
Scaphidium striatum n. sp. (*). — Oblongo-ovatum, nitidum,
testaceum, antennis pro parte nigris, thorace elytrisque
nigro maculatis.
Oblong-ovalaire, brillant, testacé, maculé de noir sur le pro-
thorax et les élytres, antennes à massue foncée avec le dernier
article Have. Yeux grands, assez rapprochés; antennes a massue
assez épaissie; prothorax peu long, très rétréci en avant, marqué
d'une ligne postérieure arquée et médiocrement ponctuée, orné,
de chaque coté, d’une petite tache noire et sur le milieu, d’une
grande macule bifide également noire, prolongée sur la base;
élytres pas très larges et assez courts, un peu atténués postérieu-
rement, ayant, en outre de la strie suturale, 3 fortes stries discales
médiocrement ponctuées, l’interne étant plus courte, maculés de
noir transversalement à la base et en arc au sommet avec une autre
macule noire raccourcie médiane et externe; pattes assez longues,
testacées, tibias en partie rembrunis.
Long. 5 mm. Java: Buitenzorg, 1897. (Prof. O. Penzig).
Peut se placer près de striatipenne Gestro qui a six rangées
inégales de stries.
Cyparium Grilloi n. sp. — Sudovatum, nitidum, castaneum,
antennis pro parte capiteque antice testaceis, pedibus pygi-
dioque pro parte testaceis aut rufescentibus. |
Subovalaire, brillant, chatain avec le devant de la téte, partie
des membres et de l’abdomen testacés ou roussàtres. Téte presque
lisse, plus claire en avant, yeux gris; écartés; antennes testacées
a massue, a l’exception du dernier article, qui est testacé, rem-
(1) Cette espèce et Toridium cinctum figurent aussi dans la coll. Pic.
wy
SCAPHIDIIDES 95
brunie; prothorax pas trés court; un peu rétréci en avant, a
ponctuation assez forte et écartée au milieu; élytres peu longs,
subarqués sur les còtés, un peu rétrécis en arriére, fortement
ponctués avec des rangées réguliéres de points sur le disque,
strie suturale peu prolongée sur la base; pattes d’un testaceé
roussàtre; abdomen en majeure partie testacé-roussatre.
Long. 4,5 mm. Bresil: Palmeira dans le Parana, 1890
(D.* G. Franco Grillo).
Differe de C. Gounelleî Pic par la ponctuation bien distincte
du prothorax, les élytres differemment ponctués, le pygidium
plus clair. |
Amalocera Doriai n. sp. — Subovata , nitida, rufo-casta-
nea, pro parte CH antennis ad basim pedibusque
testacets.
Subovalaire, brillant, roux chatain mais.de coloration plus
pale sur une partie du dessus et en dessous, base des antennes
et pattes testacés. Téte assez petite, yeux gris, grands et forte-
ment granulés; prothorax grand, assez long, rétréci en avant,
chatain mais plus clair sur son pourtour, 4 ponctuation fine espacée,
écusson trés petit, peu visible ; élytres de la largeur du pro-
‘thorax, courts, un peu retrécis en arrière, subtronqués au sommet
avec les angles arrondis, ayant quelques gros points médiocres
espaces sur le disque, strie suturale forte, longuement prolongée
sur la base; pattes médiocres.
Long. 2 mill. environ. Bornéo: Sarawak, 1865-66 (G. Doria).
Voisin de A. sutwralis Ach., mais avec |’ angle sutural non
dentiforme, la strie suturale réguliére et la ponctuation différente.
Scaphosoma Modigliani n. sp. — Sudovatum, nitidum,
nigrum, elytris apice testaceis, antennis pedibusque testaceis.
Subovalaire, brillant, noir avec le sommet des élytres assez
étroitement bordé de testacé et les membres de cette derniére
coloration. Yeux gris, écartés, grands et fortement granulés;
prothorax pas trés long, rétréci en avant, assez fortement et plus
ou moins éparsément ponctue; élytres courts, subarqués sur les
cotes, un peu retrécis à l’extremité, tronqués au sommet, irrégu-
liérement et éparsément ponctués sur le disque, strie suturalé
forte, s’effacant en avant; cuisses courtes.
96 M. PIC ;
Long. 2 mm. environ. Sumatra occid.: Si Rambe. Décembre
1910 a Mars 1941 (D." E. Modigliani).
Trés voisin de S. latemaculatum Pic, par sa forme et sa
structure, mais élytres de coloration bien differente.
Scaphosoma phalacroide n. sp. — Ovatum, convexum, ni-
lidum, parum et irregulariter punctatum , nigrum, elytris
apice rufescentibus, capite antice, antennis ad basim, pedibus
et abdomine apice testaceis: aut rufis.
Ovalaire, très rétréei postérieurement, convexe, brillant, peu
et irréguliérement ponctué, noir, élytres un peu roussàtres au
sommet, devant de la téte et base des antennes testacés, pattes
et sommet de l’abdomen roussatres. Yeux gris, assez gros, un
peu échancrés; prothorax court, rétréci en arc antérieurement;
élytres courts et larges, très atténués en arrière, irrégulièrement
ponctués, strie suturale bien marquée, longuement prolongée sur
la base; pattes pas trés longues.
Long. 2 mm. environ. Brésil: Santos, décembre 1908 (D." A. An-
dreini).
Voisin de S. tropicum Kirsch, avec une forme plus convexe
et très rétrécie postérieurement, forme qui le rend facile a
reconnaitre.
Scaphosoma tropicum v. nov. Andreinii. — Oblongo-svatum,
nigrum, elytris piceis, capite antice, antennis, pedibus
abdomineque apice testaceis, elytris postice rufo marginatis ,
distincte punctatis, stria suturali ad basim parum MANOLO
gata.
Long. 2 mm. environ. Brésil: Santos: décembre vate (DA. An-
dreini).
Différe au moins de S. tropicum Kirsch par la coloration de
la téte et de l’abdomen en partie claire; en outre, très distinct du
précédent par la forme du corps, le dessus moins convexe et la
ponctuation plus marquée.
Pseudoscaphosoma maculatum n. sp. — Subovatum, parum
nitidum, rufo-testaceum, infra corpore pro parte Sai
“elytris nigro notatis, membris testaceis.
Subovalaire, peu brillant, roux-testacé, dessous du corps en
SCAPHIDIIDES 97
partie noir, élytres maculés de noir, membres testacés. Yeux
mediocres: prothorax court, rétréci en avant, peu ponctué; élytres
assez larges et peu longs, un peu élargis vers le milieu puis
rétrécis en arriére, tronqués au sommet, assez fortement ponctués
sur le disque, roux avec le sommet plus clair, ornés d’une macule
basale et d’une autre postmédiane noires, celles-ci étroitement
jointes latéralement, strie suturale forte et peu recourbée sur la
base; dessous foncé, sommet de l’abdomen et pygidium testacé;
pattes testacées. .
Long. près de 3 mm. Bornéo: Sarawak 1865-66 (G. Doria).
Voisin de P. niasense Pic, plus roux avec la suture non
foncée au milieu, les élytres plus fortement ponctués, etc.
Pseudoscaphosoma testaceomaculatum v. nov. conjunctum. —
Maculis testaceis elytrorum junctis. i
Cette variété est caractérisée par les deux macules testacées
des élytres dilatées et jointes sur chacun de ces organes.
è Sumatra occid.: Si Rambé, décembre 1910 à mars 1941
(D E. Modigliani).
Toxidium cinctum Pic. (*). — Angustatum, nitidum, rufum,
pro parte lestaceum, thorace antice et postice et infra cor-
pore pro majore parte nigris, elylris nigro cinctis.
Etroit, brillant, roux, testacé par places, antennes, bords anté-
rieurs et postérieurs du prothorax et majeure partie du dessous
noirs, élytres bordés de foncé. Antennes testacées à la base, ob-
scurcies è l’estrémité, très longues; yeux gris, assez grands, peu
échancrés et écartés; prothorax long et étroit, rétréci en avant,
finement ponctué; élytres longs et étroits, un peu rétrécis posté-
rieurement, tronqués au sommet, mediocrément et éparsément ponc- |
tués, strie suturale fine, courtement prolongée a la base; dessous
du corps foncé avec l’abdomen plus ou moins roux; pattes pas
trés longues.
Long. 5 mm. Sumatra occid.: Si Rambé, décembre 1890 a
mars 1891 (D." E. Modigliani).
Espece très reconnaissable a sa forme étroite et allongée, ainsi
qu'à sa coloration particuliére avec le prothorax et les élytres en
partie bordés de foncé.
(*) La diagnose de cette espèce figure dans le N.° 402 de l’Echange.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. IX. 30 Novembre 1920. 7
Pror. MARIO BEZZI
DITTERI RACCOLTI DA LEONARDO FEA
DURANTE IL SUO VIAGGIO NELL’ AFRICA OCCIDENTALE.
Parte Il: BOMBYLIIDAE ().
In occasione della preparazione della mia monografia sui
Bombilidi della Regione etiopica pel British Museum, assieme ai
materiali che mi furon mandati parecchi anni or sono da diversi
Istituti stranieri, assai accetti mi giunsero quelli del Museo Civico
di Genova. E sono grato al Prof. Gestro di avermene affidato lo
studio perchè, se non sono molto numerosi, vantano però il pregio
di contenere la ben conservata raccolta fatta nell’ Africa occidentale,
colla solita abilità, dal compianto L. Fea.
Il mio lavoro generale, che fu ritardato dagli avvenimenti di
questi ultimi anni, ha raggiunto uno sviluppo considerevole, e si
spera di vederlo pubblicato fra non molto. Intanto comparirà
presto la parte che riguarda l'Africa del Sud, edita dal South
African Museum di Cape Town. È quindi utile illustrare ora
questo manipolo di 30 specie, 6 delle quali sono nuove e parec-
chie altre provengono da località non rappresentate ‘nelle colle-
zioni estere.
Fam. BOMBYLIIDAE.
I Bombylidue Homoeophthalmae.
l. Bombyliinae.
1. Bombylius analis Fabricius 1794.
Specie comune e diffusa per tutta la regione.
(1) Parte I: Syrphidae. V. questi Annali, serie 3.a vol. V (XLV) 1912, p. 400-443.
DITTERI DELL AFRICA OCCIDENTALE 99
Guinea portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 (1. Fea).
Scioa: Mahal Uonz 1877 (Antinori ); Ciacaciac 24 giugno
1887 (Ragazzi).
Eritrea: Ghinda, Dongollo, 1000 m.s.m., marzo 1906, in
copula (C. Figini).
2. Bombylius suffusus Walker 1849.
Specie poco nota, confusa colle varieta del precedente, dal
quale è però ben distinguibile pel torace ornato sul davanti in
ambo i sessi di densi peli fulvi, e per le ali infoscate verso il
mezzo. Si rinviene solo nell’Africa centro-occidentale.
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 (L. Fea).
8. Bombylius argentatus Fabricius 1805.
E la forma tipica, appartenente al gruppo ornatus, distinta
per le antenne biforcate all’ estremità, per le squamule fornite
di frangiatura argentina in ambo i sessi, pel ciuffo metapleurale
bianco e per le larghe ali che hanno la metà basale regolarmente
infoscata. Anche questa è specie esclusivamente occidentale.
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 (L. Fea).
4. Bombylius plorans Bezzi ined.
Una piccola specie del gr. ornatus, distinta per le squamule
frangiate di nero in ambo i sessi e per la gran riduzione delle
macchie argentine. Descritto della Rodesia. i
Uganda: Bussu Busoga, maggio 1909 (D." E. Bayon).
5. Bombylius nigrilobus Bezzi ined.
Altra specie del ‘gr. ornatus, distinta per le ali infoscate alla
base, coll’alula nereggiante e frangiata di scuro, le squamule
a frangia nera nel maschio e bianca nella femmina. Specie del
pari occidentale.
Guinea Portoghese: Farim, Bolama, giugno-dicembre 1899 ,
(L. Fea).
| Africa equatoriale: Rigaf, settembre 1882 (E. Dabbene).
100 RE MARIO BEZZI
6. Bombylius ornatus Wiedemann 1828.
La forma tipica è ridotta da me agli esemplari aventi lunghi
ciuffi di peli argentini sui lati del quarto segmento dell’ addome
del maschio. E diffusa per tutta la regione.
Congo francese: Capo Lopez, Vol 1902 (L. Fea).
Uganda: Bussu Busoga 1909 (D." E. Bayon).
7. Bombylius? rufiventris Macquart 1846.
Specie dell’ Africa del Sud, affine ad ovnatus, distinta per la
densa tomentosita fulva dell’ addome.
Isola Fernando Poo: Punta Frailes, ottobre- novembre 1901,
(ea):
Molto dubbio; è una femmina colla proboscide lunga quanto
il corpo.
8. Bombylius neithokris Jaennicke 1867.
Specie originariamente descritta dell’Abissinia, ma molto estesa
verso il Sud. |
Scioa: Fecheriè Ghem 1887 (Ragazzi).
9. Anastoechus spinifacies Bezzi ined.
Descritto dell’ Eritrea.
Somalia: Da Matagoi a Lugh, novembre 1895 (V. Bottego).
10. Eurycarenus dichopticus Bezzi ined.
Specie principalmente occidentale, distinta dalle congeneri per
gli occhi del maschio largamente separati e pel triangolo frontale
nel medesimo sesso coperto di tomento dorato.
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre, 1899 (L. Fea).
11. Dischistus vitripennis Loew 1855.
Descritto di Massaua, pare diffuso per tutto il centro del con-
tinente da E a W.
Sao.
DITTERI DELL AFRICA OCCIDENTALE 104
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 (L. Hea).
Scioa: Farré, agosto 1887 (Ragazzi).
2, Phthiriinae.
Gen. Geron MEIGEN.
Questo genere è rappresentato in Africa da ben 10 specie;
ed è notevole che il Fea ne abbia trovate due alle Isole del Capo
Verde. Ho visto altre forme insulari, una nuova dell’isola Rodri-,
guez, mentre alle Seicelle si trova il diffuso G. hybridus; le
due trovate dal Fea sono nuove. Tutte appartengono al gruppo
hybridus, distinto per la forca cubitale delle ali breve e larga;
quelle qui descritte sono caratterizzate dal grande sviluppo dei
genitali maschili.
12. Geron phallophorus n. sp. gd? 2.
Omnino niger, griseo-tomentosus et albido-pilosus. antennis
nigris articulis basalibus nigro-pilosis, facie nigra griseo-to-
mentosa haud nasuta, lateribus tantum albo-pilosa, genis
non barbatis, haiteribus albis, pedibus nigris tibiis tarso-
rumque basi rufescentibus, alis hyalinis, nervis luleis apicem
versus fuscescentibus, furca cubitali brevi et lata, cellulae
analis pedunculo apicali longo. data
S Oculis connexis, thorace et abdomine supra atro-
velutinis, thoracis dorso vitta grisea lata longitudinali an-
tica ultra medium non producia, genitalibus magnis apertis
appendiculatis, peni luteo longe prominente incurvo, admi-
niculo basali pariter luteo praedito.
Q. Oculis late remotis, fronte albido tomentosa et ni-
gro-pilosa, corpore griseo tomento aureo magis induto,
Long. corp. mm. 6-6,5; alae mm. 5,5-6.
Isole del Capo Verde: S. Thiago: Orgàos grandes, maggio
1898; Boa Vista, febbraio 1898 (L. Fea).
Occipite com tomento grigio e lunghi peli giallognoli; peli
ocellari meri in ambo i sessi; occhi del maschio uniti per un lungo
tratto, cosicchè non rimane che un piecolo triangolo frontale,
coperto di densi peli bianchi a riflessi argentini; la fronte della
102 MARIO BEZZI i
femmina è molto larga, con tomento cenerino e lunghi peli neri
eretti rivolti in avanti, che mancano nella metà apicale, dove è
coperta di tomento aureo. La faccia è piana, nera, ma coperta
di tomento grigio che è specialmente denso nella femmina; nel
mezzo è nuda e sui lati presenta lunghi peli bianchi; il peristoma
è grigio, senza peli, tranne che nella parte posteriore, dove ve
ne sono di lunghi rivolti in avanti. Antenne nere; il primo arti-
colo è cilindrico, non rigonfiato, lungo circa tre volte il secondo,
con brevi peli neri; il secondo è breve e quasi nudo; il terzo
è lineare, lungo quanto i due primi presi insieme, regolar-
mente attenuato in punta verso l'estremità, dove termina senza
stilo distinto. Proboscide nera, lunga come capo e torace assieme;
palpi neri, piuttosto nudi: torace convesso, nero vellutato nel
maschio, più grigio nella femmina; la striscia mediana lon-
gitudinale abbreviata si trova in ambo i sessi, ma nel maschio
risalta molto di più; nella femmina si può dire che il dorso è
grigio, con due larghe striscie nere, una per parte. Il torace è
coperto di peli di color grigio scuro verso il mezzo del dorso, più
lunghi e giallognoli verso i lati, tutti più lunghi nel maschio; vi
si nota per di più il tomento aureo, che è più abbondante verso
la parte posteriore, e più nella femmina che non nel maschio.
Sulle pleure vi sono peli giallognoli. Non si notano macrochete
distinte essendo sottili e del medesimo colore dei peli. Scudetto
colorato e tomentoso come il dorso, con una serie di peli setoli-
formi gialli lungo l'orlo posteriore. Squamule bianche, orlate di
giallo e cigliate di bianco; bilancieri bianchi, qualche volta colla .
clava infoscata nella femmina. Addome conico nel maschio, più.
largo e più tozzo nella femmina, nero vellutato nel primo, grigio
nella seconda; è coperto di peli bianchicci o giallognoli, lunghi
nel maschio, e più corti nella femmina, quest’ ultima con. peli
rigidi setoliformi sui lati e verso l’ estremità; il tomento aureo è
più abbondante nella femmina. Il ventre è come il dorso. L’addome
del maschio termina largamente aperto, come con due valve;
quella superiore è di color nero lucido e porta superiormente due
lunghe punte nere; quella inferiore ha due lobi triangolari, contro
ciascuno dei quali si appoggia un pettine di forti puntine nere;
dal mezzo di questa larga apertura sporge il pene, giallo, cur-
vato verso |’ alto, aguzzo, fornito verso la base di una lunga
appendice pure gialla, ma ottusa e ripiegata verso il basso. Piedi
*
DITTERI DELL AFRICA OCCIDENTALE 103
oe
coi femori neri, piuttosto ingrossati, con peli scuri ed in parte
biancastri; nelle femmina i noi sono rossicci verso l’ estremità ;
le tibie sono rossiccie, con lunghe spicole nere, nel maschio quelle
del primo paio sono più scure, quasi nerezgianti; tarsi neri, meno
l'articolo basale che è rossiccio. Unghie nere, ricurve; pulvilli
giallognoli, lunghi quanto le unghie. Ali ialine, iridescenti, colle
nervature oe alla base ed al margine anteriore, infoscate
nel resto; il aunt nervo longitudinale è diritto, leggermente e
ao ricurvo in alto all’ estremità; il nervo trasverso
i è posto un po’ dopo il mezzo della cella discoidale ; forca
cubitale non pi lunga di quanto é larga al margine dell’ ala;
prima cella posteriore dilatata gradualmente all’ infuori; seconda
cella posteriore di forma romboidale, piu larga della prima; cella
discoidale gradualmente allargata all’ infuori, colla sua nervatura
trasversale terminale obliqua e leggermente ricurva ad S. Il
peduncolo terminale della cella anale è lungo poco meno del
nervo trasverso mediano. Lobo ascellare largo; alula corta ma
bene sviluppata.
13. Geron priapeus n. sp. co.
Praecedenti affinis ac simillimus, differt statura minori,
thoracis vitta antica non distincta et tomento aureo cor-
poris via ullo. |
Long. corp. mm. 4-5; alae mm. 4-4,5.
Molti esemplari, ma solo maschi.
Isole del Capo Verde: Boa Vista, gennaio 1898; Fogo: S. Fi-
lippe, giugno - luglio 1898; Ilheo Razo, ottobre - dicembre 1898.
(L. Fea).
Forse solo una razza minore del precedente, limitata a talune
isole.
Capo e sue appendici in tutto come nella specie precedente ;
proboscide in proporzione più lunga, misurando in media 3 mm.
Torace parimenti conformato ed irsuto, ma quasi senza tomento
aureo; la striscia grigia della parte anteriore non è visibile.
Scudetto, bilancieri e squamule come nel precedente; così I’ ad-
dome, colla sola differenza che il tomento aureo è molto più
scarso od addirittura mancante. I genitali sono foggiati sul mede-
simo tipo, ma sono aperti meno ampiamente; la lamella superiore
104 MARIO BEZZI
presenta pure le due spine; quella inferiore è arrotondata, con-
vessa al di sotto, di color nero lucente, meno intaccata nel
mezzo, cosicchè i lobi triangolari son poco sviluppati; i pettini
sono formati da 6-7 spine; il pene è pure giallo e biforcato.
. Piedi ed ali come nel precedente.
3. Toxophorinae.
14. Toxophora maculipennis Karsch 1886. |
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 (ZL. Fea).
Congo francese: Fernand-Vaz, settembre-ottobre 41902;
Ndjolé, novembre-dicembre 1902 (ZL. Fea).
Specie assai caratteristica ed esclusivamente propria del’’ Africa
centro- ti
15. Toxophora trivittata Bezzi 1908, 7
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 (L. Fea).
Altra specie occidentale, nota del Congo, della Nigeria e della
Rodesia.
II. Bombyliidae Tomophthalmae.
4. Anthracinae.
16. Anthrax pithecius Fabricius 1805.
Guinea Portoghese: Farim, aprile-maggio 1899 (LZ. Fea).
Congo francese: Lambarenè, novembre-dicembre 1902 (ZL Fea).
Congo Belga: Kasai 1913 (A. Crida).
Scioa: Sciotalit, giugno 1887 (Ragazzi).
Specie diffusa e comune per tutta la regione etiopica; assal
caratteristica e variabile. i
17. Anthrax aygulus Fabricius 1805.
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 (L. Fea).
Altra specie diffusa e ben riconoscibile, estesa anche a tutta
la regione orientale.
DITTERI DELL'AFRICA OCCIDENTALE 105
18. Spongostylum quinquemaculatum Bezzi ined.
Guinea Portoghese: Farim, aprile-maggio 1899 (L. Fea).
Specie assai curiosa, anch'essa esclusivamente occidentale; si
distingue subito. fra le numerose congeneri per le ali ornate di 5
macchie osenre, larghe e rotondeggianti, e per la mancanza dei
monconi ricorrenti di vene soliti a trovarsi nelle altre.
5. Exoprosopinae.
Gen. Villa Loyi.
Anche di questo genere, che conta circa 24 specie nella re-
gione etiopica, il Fea ha trovato due interessanti forme insulari,
ambedue non descritte, per quanto affini alle altre.
19. Villa phaeotaenia n. sp. o 9.
Nigra, antennis pedibusque concoloribus, fronte nigro-
pilosa, pleuris partim nigro-pilosis, abdomine vitlis quin-
que transversis albis ornato, tibiis posticis squamis nigris
praeditis, alis hyalinis cellula costali nigricante.
Long. corp. mm. 6-12; alae min. 6-12.
Isole del Capo Verde: Boa Vista, febbraio 1898; S. Nicolau,
0-400 m.s.m., novembre-dicembre 1893; S. Thiago: Orgàos Grandes,
aprile 1898; Praia, marzo .1898; Pedra Badejo, aprile-maggio
1398: CE: ca).
Numerosi esemplari dei due sessi, assai variabili nelle di-
mensioni, come spesso si osserva in questi ditteri parassiti.
Capo interamente nero; occipite con frangia centrale giallo-
gnola e squame biancastre, che si accumulano presso I’ orlo ocu-
lare a. formare una striscia biancastra, che è più distinta in cor-
rispondenza dell’ indentazione. Fronte interamente coperta di peli
neri eretti, densi, e con squame pure nere, trovandosi solo nella
femmina qualche squama giallognola nella .parte anteriore; nel
maschio la fronte è assai stretta superiormente, essendo presso al
vertice poco più larga del tubercolo ocellare; nella femmina essa
é circa del doppio più larga di quella del maschio. Faccia con
peli neri e qualche squama giallognola, più nella femmina che
106 MARIO BEZZI
nel maschio; del peristoma non esiste traccia, 1 grandi occhi arri-
vando fino al disotto del capo; proboscide di color nero lucente,
non sporgente dall’ apertura boccale, con larghi labelli terminali;
palpi sottili, neri, ricurvi in alto, con teneri peli scuri. Antenne nere,
‘col primo articolo coperto di densi peli neri e col terzo articolo
in forma di cipolla, colla parte stiliforme assai sottile, lunga
come l’intera antenna, sormontata. da un minuto stilo apicale.
Torace nero, assai poco convesso; nel mezzo del dorso vi sono
peli neri eretti, e sottili squame a lucentezza chiara; sopra la
radice delle ali vi è da ciascun lato una stretta striscia di peli
bianchi adagiati; nella parte anteriore i peli sono giallognoli,
lunghi e densi, come quelli del collare e dei ciuffi notopleurali;
le macrochete sono tutte gialle, solo fra le postalari ve n’é talora
una o l’altra di colore scuro o nero. Le pleure, sotto i densi ciuffi
notopleurali, hanno peli neri; il ciuffo propleurale è nero, qual-
che volta giallo nella femmina; quello metapleurale è sempre
giallo. Scudetto interamente nero, con peli eretti scuri, con to-
mento giallognolo, e con 5-8 macrochete nere da ciascun lato
lungo il margine posteriore. Squamule brunîccie nel maschio, più
chiare nella femmina; in ambo i sessi con frangia bianca; bilan-
cieri bianchi, col peduncolo giallognolo. Addome nero, a lati
paralleli, non più largo del torace; i peli dei lati sono densi,
lunghi e bianchi nella metà basale, poi nel resto sono molto più
corti ed in parte neri verso l'estremità, dove si notano anche delle
squame nere, strette e lunghe. Sul dorso è coperto di squame
nere; il secondo segmento presenta alla base una larga fascia
bianca trasversale completa, fatta di squame bianche e coperta
di lunghi peli bianchi; la fascia basale del terzo segmento è più
stretta e piuttosto giallognola, sopratutto verso i lati; quella del
quarto segmento è larga come quella del secondo, ma è costituita
solo da squame bianche, senza i lunghi peli bianchi eretti; il
quinto segmento presenta una fascia giallognola apicale; il sesto
ed il settimo hanno una stretta fascia bianca completa all’ orlo
posteriore. Ventre nero, con peli neri nel maschio, giallognoli
nella femmina; genitali del maschio neri; spine dell’ ovopositore
gialle. Piedi interamente neri, con squame e tomento pure neri;
anche anteriori con peli neri, spesso giallognoli nella femmina:
femori con peli neri, i posteriori al di sotto con 4-6 spine nere;
tibie del primo paio, colle spicole distinte; tibie dell’ ultimo paio
DITTERI DELL’ AFRICA OCCIDENTALE 107
a
cigliate al margine esterno, e per di più con delle squame nere
strette e lunghe, più abbondanti nella metà basale; unghie brevi,
nere. Ali con tegula basale giallognola anzichè argentina, e con
pettine nero; le nervature sono nere, bruno-rossiccie nelle parti
basali, eccetto la costa; esse sono ialine, colle celle costali inten-
samente infoscate fino all'apice; talvolta vi è anche una nube
giallognola nella base della cella marginale e nella prima cella
basale. Secondo nervo longitudinale con profonda sinuosità termi-
nale; ramo superiore del terzo nervo assai incurvato nel mezzo;
prima cella posteriore un po’ ristretta all’infuori; cella discoidale
acuta all’ apice, non più larga della seconda basale; cella anale
piuttosto largamente aperta; lobo ascellare largo; alula rotonda,
con breve frangia giallognola. Il nervo trasversale mediano è
posto prima del mezzo della cella discoidale.
20. Villa MERCE Me Sp en OC:
Praecedenti simillima, differt pilis pleurarum nigris
prorsus nullis, tibiis posticis non squamosis, alis distincte
quamvis dilutissime fuscescentibus.
Long. corp. mm. 13; alae mm. 13.
Isole del Capo Verde: Brava, 600-1000 m. s. m., novembre
1898 (L. Fea), una sola coppia.
Capo in tutto come nella precedente; torace del pari, ma sulle
pleure manca assolutamente ogni pelo nero, sia nel ciuffo propleu- ‘
rale, che nel mezzo delle mesopleure. Addome denudato nel caso
dei tipi, ma differente da quello della precedente per avere le
fascie trasversali piuttosto giallognole, il primo ed il secondo seg-
mento sono inoltre rossi sui lati; il ventre manca di peli neri
anche ‘nel maschio. I piedi differiscono per avere le anche del
primo paio senza peli neri; e sopratutto per avere le tibie del-
l’ultimo paio cigliate lungo tutto il margine esterno, ma affatto
sprovviste di squame; le unghie sono più grosse e più forti. Le
ali sono uguali sia nel decorso delle nervature che nel colore delle
celle costali; ma tutto il resto dell’ ala, invece di esser limpido
come vetro, è suffuso di una leggera tinta bruno-giallognola, che
nella base della cella marginale e nella prima basale si fa più
intensa, prendendo l’aspetto di un’ infoscatura.
108 MARIO BEZZI
21. Thyridanthrax abruptus Loew 1860.
Uganda: Bululo 1909 (Dr. E. Bayon).
Specie diffusa per tutta la regione ed importante perchè fu
ottenuta, come parassita, da puparii di Glossina morsitans (Bull.
Ent. Res. VI, 1915, p. 82) nella Nigeria meridionale.
22. Thyridanthrax ternarius Bezzi ined.
Scioa: Ciacaciac 24 giugno 1887 (Ragazzi).
Anche questa specie è diffusa per tutta la regione; essa è
distinta per avere, normalmente 3 celle sottomarginali come in
Exoprosopa, mentre tutti gli altri caratteri sono del presente
genere.
23. Litorrhynchus phloeochromus n. sp. dg.
d
Omnino rufescens, antennis pedibusque tarsis nigris excep-
tis concoloribus, thoracis dorso abdominisque maculis cen-
tralibus singulorum segmentorum nigris, segmento abdomi-
nali ultimo nigro-finbriato, alis basi late fasciaque media
sinuosa brunneo rufescentibus, cellula marginali post ner-
vum transversum submarginalem hyalina, cellula posteriori
prima clausa et longe pedunculata.
Long. corp. mm. 14; alae mm. 16; fe alarum
mm. 38.
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 ( L. Fea).
E questa un’altra delle grandi e belle specie del gruppo
macropterus-corticeus-suberosus-siccifolius, che sono proprie
dell’Africa centrale ed hanno colore di foglia secca, con lembi
lacerati imitati benissimo dal disegno alare. Questo peculiare
aspetto deve esser senza dubbio in relazione con qualche partico-
lare condizione etologica ancora ignota.
Capo interamente rossiccio; occipite con striscia bianco- argen-
tina lungo il margine i fronte larga, all’ incirca quattro
volte più larga del tubercolo ocellare, con peli neri eretti nella
metà basale, quasi nuda nella metà apicale, dove si notano anche
squame sparse di color giallognolo; faccia arrotondata, con peli neri
_ DITTERI DELL AFRICA OCCIDENTALE _ 109
sui. lati, nuda nel mezzo, con scarse squame giallognole; peristoma
lineare; proboscide nera, rossa alla base superiormente, lunga come
capo e torace presi assieme; palpi sottili, rossicci, con lunghi peli fulvi.
Antenne largamente separate ed interamente rossiccie; il primo
articolo ha peli neri ed è lungo circa come tre volte il secondo arti
colo, che ha pure peli neri;. il terzo articolo è di forma brevemente
conica, è lungo come il primo e non più ingrossato di esso, e
termina con uno stilo lungo più del doppio dell’ articolo stesso.
Torace nero sul dorso, bruno rossiccio sulle pleure ; sul dorso si
notano due distinti solchi longitudinali, brevi peli scuri e squa-
mette a riflessi rossicci; il collare è fatto da densi peli fulvi e del
medesimo colore sono i ciuffi notopleurali, mentre sugli omeri e
sopra la linea notopleurale si notano dei peli neri; sopra la radice
delle ali vié una stretta striscia di peli bianchi; tutte le macro-
chete sono nere. Pleure con peli neri nel mezzo delle mesopleure,
mentre sul resto e nel ciuffo metapleurale sono rossicci. Scudetto
interamente rossastro, con peli neri, squamette rossiccie e setole
nere lungo l’orlo posteriore. Squame brunastre, con frangia dorata;
bilancieri nereggianti. Addome interamente rossiccio, con macchia
nera centrale di forma triangolare sui segmenti 2-5; tali macchie
vanno impicciolendosi sempre più e finiscono collo scomparire
sugli ultimi segmenti. Il primo segmento ha peli candidi sui lati,
mentre nel resto dell’ addome i peli laterali sono brevi e neri, e
l’ultimo segmento è frangiato posteriormente di peli neri; il dorso
è coperto di squame nere e di squame bianche, queste ultime
formano un’ orlatura al margine posteriore del primo segmento ed
una macchia ovale da ciascun lato del terzo; sui segmenti 2 e 3,
e 6 e 7 le squame bianche si notano anche sparse sul- dorso;
il ventre è rossiccio, immacolato, coperto di peli fulvi; i genitali
sono rossicci, con folti peli di color fulvo-dorato. I piedi sono ros-
sicci, coi tarsi neri; questi ultimi almeno appaiono tali anche se
il «colore del fondo è rossiccio, come nel pretarso posteriore, per
i folti peli neri che li coprono; anche anteriori con peli fulvi e
neri anteriormente nel mezzo; tibie del primo paio con spicole
bene sviluppate, e quelle dell’ ultimo assdi fittamente spiculose ;
femori posteriori al di sotto con una serie completa di spine nere,
come pure nere sono tutte le rimanenti spicole e spine; unghie
nere, con base rossa e dente basale forte ed aguzzo. Ali col dise-
gno solito, di color bruno rossiccio , nereggiante nella parte infe-
110 MARIO BEZZI
riore della fascia basale, dove risalta assai la macchia bianca predi-
scoidale, sopra la quale si nota un’altra macchia giallognola entro
la prima cella basale. La base estrema dell’ala è rossiccia;
l’alula è nereggiante, con frangia gialla verso la base e ‘nera
nel resto; lobo ascellare nereggiante colla base rossiccia perché
compresa nella parte basale dell'ala che è di quel colore. Il
margine esterno della fascia basale è rettilineo ed esteso obliqua-
mente da un po’ prima del nervo trasverso discoidale ad un po’
prima dell’ apice della cella anale, che rimane così strettamente
ialina; il margine interno della fascia apicale presenta una forte
sporgenza dentiforme in corrispondenza della 2.* e 3.* cella poste-
riore, mentre il margine esterno è convesso e lascia ialino l’apice
della cella marginale un po’ oltre il nervo trasverso sottomargi-
nale, 1’ apice della prima cella sottomarginale, strettamente l'apice
della prima posteriore ed un po’ più largamente quello della
seconda; la terza cella posteriore è ialina solo nella sua metà
posteriore. Il peduncolo terminale della prima cella posteriore è
più lungo del nervo trasverso di:coidale; la nervatura fra la 2.* e
3.* cella posteriore è molto contorta ed assai sollevata verso il
margine anteriore dell’ ala, cosicchè la terza cella posteriore riesce
tre volte più larga della seconda al margine alare.
24. Litorrhynchus erythraeus allothyris (Speiser) Bezzi ined.
Etiopia: Auase, ottobre 1910, 1 femmina (C. Citerni).
Differisce dall’ erythraeus tipico, come fu da me descritto nel
1906, per avere la cella anale ed il lobo ascellare più largamente
ialini all’ estremità, e per avere la parte ialina centrale della
cella discoidale più larga. Questa forma è nota del Kilimandjaro
(è lerythraeus dello Speiser del 1910) e dell’Abissinia.
25. Exoprosopa pusilla Macquart 1340.
Descritta originariamente del Senegal e non più ricordata dap-
poi; io non ne ho visti esemplari in nessun altro Museo, all’ in-
fuori di quello di Genova. Essa forma colla jacchotdes Bezzi 1912
e colla formosula Bezzi 1920 un piccolo gruppo speciale, carat-
terizzato dalla presenza, entro |’ esteso disegno bruno dell’ala, di
macchie chiare fenestriformi alle nervature trasversali ed alle bi-
LD eee
DITTERI DELL AFRICA OCCIDENTALE 111
forcazioni. Tale gruppo corrisponde a quello esclusivamente me-
diterraneo, pel quale il Rondani aveva fondato il gen. Argy-
rospila.
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899 (L. Fea).
Poichè il Macquart non conobbe che la femmina, e ne diede
una descrizione non più lunga di 6 righe di stampa, credo oppor-
tuno descriverla qui più ampiamente.
SQ. Long. corp. mm. 9-11; long. alae mm. 9-:2.
Capo nero, un po’ rossiccio sulla faccia; occipite con frangia
centrale giallognola o rossiccia e con striscia postoculare bianca-
stra; fronte all’ incirca di uguale larghezza in ambo i sessi, larga
cirea quattro volte il tubercolo ocellare, tutta coperta di ruvidi
peli neri eretti e con squame giallognole; faccia conica, assai
prominente, con peli neri e squame giallognole; orlo boccale fran-
giato di peli neri; proboscide nera, appena un po’ più lunga della
cavità bocale; palpi neri, con peli oscuri; antenne cogli articoli
basali neri, il primo irto di peli pure neri; il terzo articolo è ros-
sastro, coperto di tomento grigio, di forma regolarmente conica,
lungo come il primo articolo, collo stilo terminale così lungo come
l'articolo stesso. Torace interamente nero; sul dorso i peli e le
setole sono neri, mentre il collare è rossiccio come il ciuffo noto-
pleurale; pleure con peli neri nel mezzo, più abbondanti nella
parte anteriore, nel resto con peli rossicci; ciuffo metapleurale
rossiccio. Scudetto nero nella metà basale, rossiccio su quella api-
cale, rivestito come il dorso del torace e con setole nere lungo il
margine posteriore. Squamule brune o nerastre, con frangia bianca;
bilancieri colla clava bianca ed il gambo giallognolo. Addome nero,
largamente rosso sui lati a partire dal secondo segmento; sul
dorso è coperto di squame giallognole e bianche, le quali ultime
formano fascie trasversali al margine anteriore del 2.° e 3.° seg-
mento e coprono interamente i due ultimi segmenti; i peli dei
lati sono bianchi alla base, neri nel resto : ventre rosso, con stri-
scia nera longitudinale mediana, coperto di squame biancastre e
con lunghi peli fulvi. Genitali del maschio di color rosso-bruno,
con peli neri; ovopositore con spine rossiccie, lunghe e sottili.
Piedi neri, però i femori sono coperti di squame rossiccie e le
tibie hanno colorazione rossastra nel fondo; tibie del primo paio
mutiche ; femori mediani con 2, e posteriori con serie completa
di spine nere; spicole delle tibie posteriori rade e lunghe; unghie
AD MARIO BEZZI
nere, con dente basale sottile e aguzzo. La figura dell’ala data
dal Macquart (tav. XVII, fig. 7) corrisponde bene come schema,
solo il dente sporgente in corrispondenza della 2.* e 3.* cellula
posteriore è meno aguzzo. Le macchie finestriformi sono giallo-
gnole e si trovano sul nervo trasverso discoidale, sulla radice del
secondo nervo longitudinale e sulla radice della preforca; la
macchiolina prediscoidale è bianca. Il secondo nervo longitudinale
è profondamente sinuoso prima della fine; la prima cella poste-
riore è assai ristretta verso l’ estremità, quasi quanto l’ anale; il ©
nervo trasverso mediano è collocato prima della metà della cella
discoidale; il nervo fra la seconda cella posteriore e quella discoi-
dale, che è di forma irregolare e rigonfia al di sotto, è diritto e
non molto obliquo; terza cella posteriore assai lunga alla base.
26. Exoprosopa eluta Loew 18360.
Benadir: Mogadiscio, giugno-luglio 1908 (A. Pantano).
Specie sudafricana, già nota della costa orientale.
27. Exoprosopa dimidiata Macquart 1346.
Scioa: Ambucarra, agosto 1879 (0. Antinori).
Specie diffusa e ben nota.
28. Exoprosopa atrinasis Speiser 1910.
Scioa: Farré, agosto 1887 (Ragazzi).
Un maschio di questa specie ben riconoscibile, originariamente
descritta del Kilimandjaro, ma gia nota dell’Africa. orientale
inglese, del paese dei Niasa e dell’Abissinia.
29. Hyperalonia evanida n. sp. T 9.
Nigra, antennis pedibusque concoloribus, lutescenti et par-
tim aureo tomentosa et pilosa, frontis dimidio antico
facieque tota argenteo-tomentosis, squamulis brunnescentibus
luteo-fimbriatis, abdomine luteo tomentoso fasciis albis
nullis lateribus dense aureo-pilosis, pedibus non pennatis tibiis-
que anticis muticis, alis corpore vix longioribus, aeque sed
DITTERI DELL AFRICA OCCIDENTALE 113
leviter infuscatis bast et secus marginem anteriorem fusco-
lutescentibus, nervo transverso discoidali moa ante me-
dium cellulae discoidalis posito, nervo transverso inter cellu-
lam discoidalem et posteriorem secundam longo, valde sinuoso
et horizontali. | |
Long. corp. mm. 11-11,5 ; alae mm. 11,5-12; exp. alar.
mm. 27-28.
Guinea Portoghese: Bolama, giugno-dicembre 1899, una sola
coppia (L. Fea).
È specie del gruppo négripennis, distinta pei piedi intera-
mente : neri e per la colorazione fosca evanescente delle ali;
essa è molto simile alla orientale Hyp. sphina Fabr., che ha
però i piedi rossi; e pare assai vicina alla Hyp. erebus del Walker.
Capo interamente nero; occipite con frangia centrale scura e
larga striscia postoculare argentina; fronte nel maschio larga 3
volte e nella femmina 4 volte, il tubercolo ocellare con peli
eretti neri nei due terzi basali e bianchi nell’ ultimo terzo, nera
nella metà basale ,. coperta di squame argentine nella metà apicale;
faccia di forma conica, nera, coll’ orlo boccale giallognolo , coperto
di squame argentine, con peli bianchi sui lati ed inferiormente;
antenne interamente nere, col primo articolo lungo due volte il
secondo ed irto di peli neri brevi e densi; terzo articolo regolar-
mente conico, un po’ più lungo dei due primi articoli assieme,
collo stilo terminale più lungo della sua. metà; proboscide nera,
non più lunga dell’apertura boccale; palpi neri con peli scuri.
Torace nel mezzo del dorso con brevi peli neri eretti, sul davanti,
sui lati e dietro con peli giallognoli; collare e ciuffi notopleurali
interamente giallognoli; sopra la radice delle ali vi è una stri-
scia di peli biancastri. Tutte le macrochete sono nere. Pleure
affatto sprovviste di peli neri, coi peli giallognoli che verso il
petto e nel ciuffo metapleurale si fanno più chiari e perfino bian-
castri. Scudetto nero, rosso-bruno sulla metà posteriore, con peli
e tomento giallastro e setole nere lungo l’orlo posteriore. Squa-
mule bruno-rossiccie, con frangia giallognola; bilanceri bianco
giallastri. Addome nero, coi lati dei segmenti 2-4 rossi; sul dorso
é coperto da tomento giallognolo, mancando le fascie trasversali
bianche; i peli dei lati sono molto fitti e tutti di un colore giallo
dorato uguale, tanto alla base sui lati del primo segmento, che
all’ apice lungo l’orlo posteriore del settimo; ventre nero, con
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. IX. 30 Novembre 1920. 8
114 MARIO BEZZI
tomento argentino e peli chiari; genitali del maschio bruno-ros-
sicci con peli dorati; ovopositore con spine rossiceie. Piedi intera-
mente neri, con squame nere sui femori ed in parte giallognole
sulle tibie; tibie anteriori senza spicole; femori posteriori con
serie completa di spine; spine e spicole nere, mentre manca qualsiasi
traccia di pennatura; tarsi del primo paio con breve pubescenza
tenera; unghie nere, con dente basale piccolissimo. Ali in pro-
porzione brevi e larghe; uncino e pettine basali neri; nervature
rossiccie nella parte basale, nere in quella terminale, colla costa
nera per copertura di squamette di tale colore. Secondo nervo
longitudinale nascente contro il trasversale discoidale e poco sinuoso
all’ estremità; prima cella posteriore di forma piuttosto irregolare,
ristretta verso |’ estremità, dove termina di poco più larga di
quella anale; cella discoidale assai aguzza all’infuori, col nervo
trasverso terminale posto orizzontalmente, ricurvato ad S'e lungo
poco meno del nervo posto fra la discoidale e la terza cella poste-
riore; il nervo trasverso mediano è situato un po’ prima della metà
della cella discoidale; la seconda, terza e quarta cella posteriore
sono pressoché di uguale larghezza all’ infuori; lobo ascellare breve
e largo; alula arrotondata, di color fosco-giallognolo, con frangia
giallicia. Il colore dell’ ala è dato da una leggera infoscatura
uguale, che è un po’ più intensa verso la base e nella metà ante-
riore, mentre svanisce verso l’apice e nella metà posteriore che
son quasi ialine; la cellula costale è giallognola in tutta la sua
lunghezza; in corrispondenza della prima cella basale si nota una
infoscatura più intensa; la macchia prediscoidale è piccola e gri-
giastra.
30. Hyperalonia helena Loew 1854.
Somalia: Lugh, novembre-dicembre 1895 (V. Bottego).
Nota specie, descritta in origine della Nubia e ricordata poi
dell’ Egitto, dell’ Arabia e dell’ Abissinia.
pee ae
SECONDO CONTRIBUTO
ALLA CONOSCENZA DELLE SPECIE PALEARTICHE DEL GENERE PHILONTHUS STEPH.
(COLEOPT. STAPHYLIN.)
DeL Dott. E. GRIDELLI
Assistente all Istituto di Zoologia e Anatomia Comparata della R. Universita di Padova
diretto dal Prof. Incar. G. Teodoro
REVISIONE DELLE SPECIE DEL SOTTOGEN. GABRIUS STEPH. SENSU A. A.
(TAV. Ill).
Il genere Gabrius venne descritto da Stephens nel 1832
(Illustr. of Brit. Entomology, T. V. 1832, p. 249). Erichson ritenne
impossibile la separazione generica dei Gabrius dai Philonthus
basandosi sui caratteri differenziali dati dallo Stephens, gli altri
autori seguirono i medesimi concetti, tranne Mulsant e Rey e ulti-
mamente lo Sharp. A mio giudizio Gabrius Steph. rappresenta
un genere a sè, ben distinto dal genere Philonthus Steph. nei
seguenti caratteri :
Tarsi anteriori non dilatati in ambedue i sessi, paramero di-
viso in due rami e inserito sulla faccia ventrale del pene, ultimo
articolo dei palpi labiali più stretto del penultimo, lunghezza delle
tempie molto grande in rapporto a quella degli occhi.
Come nei Philonthus così anche nei Gabrius V organo copu-
latore (aedeagus degli autori inglesi) consta di due parti ben
distinte:
a) Il pene (fallo + ipofallo + placche dorsali, vedi biblio-
grafia sub 1);
5) Il paramero o perifallo (*).
(1) Quello che io chiamo «paramero» è un pezzo chitinoso derivante dalla fusione
più o meno completa dei due parameri primitivi tipici. I due rami del paramero non
sono altro che le parti distali dei parameri primitivi.
Verhoeff (7 p. 149) distingue vei parameri di molti coleotteri due parti, unite tra
loro con suture o articolazioni e precisamente una parte prossimale che denomina
« Basalplatte » (placca basale) e una distale, molto più sviluppata o « paramerite ».
Le due placche basali si fondono assieme, formando un’ unica placca che unisce i
due parameriti. Tale placca venne trovata dal Weber anche nei Micropeplus (40 v. pure 9).
Nei Gabrius e Philonthus non esiste nessuna traccia di una placca basale. Molto
probabilmente essa è fusa con la parte prossimale dei due parameriti; non sono però
visibili le rispettive suture.
116 E. GRIDELLI ‘©
Nei Philonthus (4) il pene ha in generale la forma di un
tubo chitinoso più o meno arcuato, leggermente appiattito d’ambo
i lati, il quale da un’ingrossamento basale laterale sinistro va man
mano restringendosi fino a un apice più o meno acuto e di varia
forma. Il lato destro del pene è solcato da una doccia debolmente
chitinizzata che cessa inferiormente all'apice nel punto dal quale
viene estroflesso il sacco interno. Il paramero è semplice o bifido
a seconda dei casi, è però sempre aderente al lato sinistro del
pene. I Gadrius invece hanno il pene appiattito in direzione
dorso ventrale. Di conseguenza esso presenta due facce, |’ una
dorsale, collo sbocco del sacco interno, e |’ altra ventrale, alla
quale è unito il paramero. Il pene può essere appiattito in tutta
la sua lunghezza (hesperius Fauv., exiguus Nordm.) oppure, come
avviene nella maggior parte dei casi, si possono distinguere in
esso tre parti, non uniformemente appiattite :
Parte basale (o prossimale). Indicata nelle figure con le lettere
p. b. E di solito quasi cilindrica, la sua estremità prossimale
è sempre ingrossata ventralmente (ingrossamento basale i. b.).
Essa varia in estensione nelle diverse specie ed è bene limitata
nella sua parte distale dalla regione debolmente chitinosa, in cui
trovasi lo sbocco del sacco interno.
Parte mediana (vedi figure sub p. m.) È sempre fortemente ap-
piattita e incavata, la parte prossimale della depressione è occu-
pata da un rigonfiamento molle, il quale è dovuto alle lamelle
chitinose che proteggono l’ apertura del sacco interno. In prepa-
rati microscopici del pene im toto si distingue molto bene un
groviglio di ispessimenti ehitinosi bruni, ue gues an alla
parete del sacco interno.
Parte apicale (o distale) vedi figure sub p. a. Essa può assu-
mere dimensioni svariatissime e gli aspetti più strani. Da un sem-
plice ispessimento apicale pentagonale (appendiculatus Sharp)
oppure cuoriforme (pennatus Sharp) si arriva alle forme compli-
cate ed eleganti del vernalis Gravh., femoralis Hochh. e splen-
didulus Gravh. Essa è sempre ben chitinizzata, tranne un’ unica
eccezione (sé/pes Sharp) nel quale è in parte molle e biancastra.
REVISIONE DEI GABRIUS 117
ee
Il paramero (!) è unito alla faccia ventrale del pene. (In tutti i
Philonthus invece al lato sinistro). Non è concresciuto col pene,
ma unito liberamente ad esso per mezzo di una cerniera, che,
come già descrissi per i Philonthus (4), è costituita da due alette
(vedi fig. 7.a e 10,a ab.) e da una larga depressione (fig. 7.a fo. c.)
poco profonda della parte basale del paramero. Le due alette ab-
bracciano parte dell’ingrossamento basale del pene, e alla depres-
sione del paramero corrisponde un rilievo del pene. La sommità
di questo rilievo (°) è forata, attraverso a questo foro penetra il
ductus ejaculatorius.
La parte distale del paramero è divisa più o meno profonda-
mente in due rami che possono assumere le forme più svariate,
descritte più avanti particolareggiatamente per ogni specie. Come
nei Philonthus, il paramero porta otto peli e precisamente quattro
per ciascun ramo. La loro posizione non mi sembra così costante
come nei Philonthus, (vedi G. pennatus Sharp).
Oltre ai peli, che normalmente sono di dimensioni rilevanti. e
visibili con ingrandimento di 30 o 40 diametri, troviamo sparse
sulla superficie del paramero, nei punti dove terminano i pori-
canali, delle formazioni tricomatose piccolissime, visibili solo con
forti ingrandimenti, e non sempre evidenti a cagione della loro
‘grande trasparenza.
Tali formazioni esistono anche nei Philonthus, specialmente
nelle specie a paramero bifido, a ogni modo basta 1’ enorme dif-
ferenza di grandezza per distinguerle dai peli apicali.
L'estremità di ciaseun ramo del paramero porta, in tutti i
Gabrius, un numero vario di tubercoli chitinosi bruni (fig. 7a
tub. a.), i quali differiscono da quelli dei Philonthus per la loro
forma uncinata. Il loro numero varia molto, non solo da individuo
a individuo, ma anche nei due rami del paramero di uno stesso
individuo.
Il paramero è cavo e la cavità centrale si prolunga entro ai
(4) In un mio lavoro precedente (sul Remus sericews Holine e R. filum Kiesw. della
costa adriatica, Redia, 1920, vol. XIV) ho descritto particolarmente il pene del Remus
Sericeus.
I risultati ai quali ero arrivato, vennero in parte smentiti dai miei studî ulteriori,
cioè quello che io avevo chiamato «paramero sinistro concresciuto col pene» fig. 4 e
2 pr. s. non corrisponde a un paramero sensu Verhoeff. Si tratta invece di lamelle
chitinose appartenenti alle pareti del pene (perifallo), le quali hanno l’ufficio di pro-
teggere e in parte sorreggere il sacco interno quando viene estroflesso.
Noto pure che le indicazioni « destro » e «sinistro» si riferivano soltaute alle figure.
(2) Corrisponde al « Paramerenhòcker » di Verhoeff (7, p. 174).
118 E. GRIDELLI
due rami. Ogni tubercolo e ogni pelo è unito alla cavità centrale
per mezzo di un canaletto, altri canali vanno a terminare in vari
punti della superficie nelle piccole formazioni tricomatose menzio-
nate più sopra.
Tutte le specie del genere Gabrius hanno i tarsi non ui
in ambedue i sessi. Si potrebbe forse mettere in relazione tale
fatto con la complicata armatura genitale del maschio, la quale
assicura un intimo contatto con la femmina durante la copula.
Si possono distinguere subito i maschi dei Gadrius perchè
hanno, senza alcuna eccezione, l’orlo posteriore dell’8° sternite (*)
inciso in vario modo. L’ orlo dell’ incisione è di solito munito di
una membrana pellucida, la quale può alle volte occuparla tutta
(stipes Sharp). Però anche in tal caso essa é bene evidente, per-
chè il suo colore biancastro si distingue molto bene dal bruno
dello sternite.
Il Gabrius femoralis Hochh. è l’unica specie che offra un
carattere sessuale secondario sull’ottavo tergite. Riguardo ai ca- ‘
ratteri sessuali secondari speciali, vedi le descrizioni del G. eai-
guus e dentipes. |
In base alle mie ricerche divido il gen. Gabrius in due gruppi di
‘specie, ben distinti per la forma diversa del pene e dei segmenti’
genitali.
1. Gruppo. — Il pene è molto lungo in seguito al forte svi-
luppo nel senso della lunghezza della sua parte apicale. I seg-
menti genitali hanno una forma complicata, riprodotta nella fig. 3
Il 10.° tergite ha una forma la quale meglio che con parole,
viene definita dalla figura 3; esso porta lungo la linea mediana
un prolungamento chitinoso rettangolare con peli all’apice, ai
lati del quale trovansi due alette membranose, trasparenti, glabre
e con particolari ispessimenti, i quali formano una caratteristica
reticolatura, che va diventando evanescente verso l’ apice. Il 9°
sternite ha una forma quanto mai strana. È costituito da una
sottile e lunga lamella, sita con l’asse maggiore nella linea me-
(1) L’addome dei Gadrius consta in tutte le specie di 10 segmenti. I due primi ter-
giti sono nascosti dalle elitre, il 7o ha l'orlo posteriore con una linea bianca molto:
evidente, propria a tutti gli Staphylinidae alati, il 9° è completamente diviso in due
stili in parte nascosti dall’8°. 11 10° è introflesso e invisibile.
I due primi sterniti sono fusi quasi completamente col metasterno, dunque il primo
visibile è quello del 3° segmento. 11 9° è l’ultimo Visibile il 10° costituisce le placche
dorsali del pene (vedi 1).
REVISIONE DEI GABRIUS 119
i
diana del corpo. Essa si dilata distalmente e si divide in tre rami,
i due laterali corti formano un arco, il quale s’articola d’ ambo
i lati col relativo stilo; dal punto d’ articolazione si stacca, sia a
destra che a sinistra, un processo chitinoso a forma di spina ap-
piattita. Il ramo mediano è lungo e stretto, diretto posteriormente;
la chitina che lo costituisce è tenera e trasparente nella zona
prossimale, mentre va ispessendosi distalmente. Esso all’ apice si
biforca a sua volta in due stretti rami, ciascuno dei quali porta
alcuni lunghi peli. i
Estraendo dal corpo di un Gabrius, p. es. femoralis, il com-
plesso dei segmenti genitali e del pene, troviamo che I’ ingrossa-
mento basale di questo poggia sull’estremità della lamella prossi-
male del 9.° sternite. La lunghezza del pene, dovuta al grande
sviluppo della parte apicale, è la causa prima della forma parti-
colare del 10.° tergite e del 9.° sternite, i quali, come appare dalla
fiz. 3, assicurano al pene introflesso una base d’appoggio in quasi
tutta la sua lunghezza. (L’apice del pene si trova all’altezza del-
l’apice dei due stili, sporge dunque alquanto dal corpo).
A mano a mano che la lunghezza del pene, in rapporto con
quella del corpo, va diminuendo, (splendidulus, eaiguus, astutus)
si nota un progressivo accorciamento e allargamento della lamella
prossimale del 9.° sternite, contemporaneamente la parte mem-
branosa basale del ramo medio distale s’allarga e va a unirsi da
ciascun lato alla spina dei rami laterali; questi diventano meno
chitinosi e meno convergenti.
Vediamo dunque che all’ rca del pene corrisponde
una diminuzione della lunghezza della lamella prossimale del 9.°
sternite e un aumento della superficie della parte distale. Anche
il 10.° tergite va modificandosi: diventa meno arcuato e le alette
membranose vanno sempre più riducendosi; nell’ astutus sono
quasi scomparse.
2. Gruppo. — pine a questo gruppo tutte le specie
affini al nzgritulus.
I segmenti genitali sono normali e hanno una forma in tutto
simile a quelli dei Philonthus, soltanto il 9.° sternite si spinge
un po’ più prossimalmente dai punti d’ unione ai due stili, for-
mando un’apperidice corta ed ottusa, che rappresenta l’ultimo re-
sto della lamella prossimale delle specie del 1.° gruppo. Il pene
è molto più corto a causa della diminuzione di grandezza della
120 . E. GRIDELLI
parte apicale, la quale è ridotta ad un ispessimento di dimen-
sioni piccole rispetto alla media e alla basale.
Verhoeff (7) mette in chiaro alcuni concetti, in parte nuovi,
su vari pezzi dell’endoscheletro dei coleotteri, derivati dai tergiti
e sterniti genitali, distinguendo :
Spiculum ventrale : derivato impari dell’ 8.9 sternite.
Spiculum gastrale: derivato del 9.° sternite, semplice, oppure
generato da un arco.
Spiculum dorsale: derivato a forma di spiedo del 9.° tergite,
generato nella maggior parte dei casi pure da un’arco, o anche,
da due lamelle (Leisten) separate. Dal punto di vista morfologico-
comparato è indifferente (nebensichlich) se questa formazione man-
tenga la posizione perfettamente dorsale oppure, come avviene di
solito, se essa si curvi fin dalla sua origine verso il ventre.
Archi (ventrali e dorsali): sono pezzi chitinosi a forma d’arco,
dei tergiti e sterniti genitali. Molte volte 1 due estremi dell’arco
sono congiunti dallo sternite, (Danacaea pallipes, vedi sub. 8,
Tav. VIII, fig. 14, Bv.), oppure i resti dello sternite sono uniti
all’ estremità dei due rami dell’arco (Timarcha, vedi sub. 7, Taf. II, .
Riese):
Secondo LA. tali archi e spicule endoscheletrali servono all’in-
serzione dei vari muscoli; sono caratteristici per la mancanza com-
| pleta di pori-canali, ghiandole, peli e setole, dunque delle forma-
zioni proprie della chitina dei tergiti o sterniti. L’autore insiste pure
sul fatto che bisogna interpretare tali formazioni come derivati
dei tergiti e sterniti e non quali tergiti e sterniti. —
Nei Gabrius manca uno spiculum ventrale e dorsale, è invece
bene sviluppato uno spiculum gastrale del 9.° tergite, fig. 3, sp. g.)
da me menzionato più innanzi quale «lamella prossimale » e un
arco ventrale, costituito dai due rami laterali (fig. 3, ar. v).
Tali formazioni si distinguono molto bene dal vero sternite
(fig. 3, IX st.) per il colore giallo-chiaro e per la mancanza as-
soluta di peli etc.
Il (complesso dei tergiti e sterniti genitali, e i loro derivati
servono per l’ inserzione delle membrane e dei muscoli che reg-
gono e muovono l’organo copulatore. Non ho potuto ‘studiare que-
ste connessioni a causa della completa mancanza di materiale fissato.
Noto soltanto che nel Gabrius nigritulus il pene, in posizione
completamente estroflessa, si trova ventralmente al corpo, lungo
REVISIONE DEI GABRIUS eth 191
la linea mediana, con l’apice diretto in avanti e il paramero volto
verso il ventre dell’ animale.
Il materiale che ha servito alle mie ricerche appartiene in
parte alla mia collezione e agli entomologi triestini Signori Prof.
Dr. G. Muller, Dr. G. Messa, Dr. Springer, Dr. Ravasini e Scha-
tzmayr, in parte alla collezione del Signor Dodero di Genova.
Ringrazio pubblicamente i suddetti e in particolar modo il Si
gnor Dodero, il quale col numeroso materiale inviatomi e con
indicazioni bibliografiche mi rese possibile lo studio di molte spe-
cie rare.
Tutto il materiale da me studiato è preparato a secco su
cartoncini.
Oltre a una chiave analitica delle specie, basata sui caratteri
offerti dalle serie dorsali di punti del corsaletto e dal pene, ho creduto
utile aggiungerne un’altra per la determinazione di esemplari fem-
minili o colle serie dorsali aberranti.
Le serie di punti del corsaletto sono « regolari » quando i
punti sono tutti d’eguali dimensioni e equidistanti tra loro. Nel
numero dei punti viene computato anche il punto dell’orlo ante-
riore del corsaletto.
Per quanto riguarda la tecnica della preparazione del pene
essa è molto semplice. |
Una breve permanenza in acqua bollente, uno o due minuti
a seconda della grandezza della specie, è sufficiente per rammol-
lire la chitina; e mediante un sottile ago colla punta ricurva, in-
trodotto nell’orifizio dell’8° segmento riesce facile l’estrazione del
pene e dei segmenti genitali. Per l'ulteriore preparazione è indi-
spensabile il microscopio binoculare, coll’ aiuto del quale si pos-
sono stabilire prima i rapporti di posizione del pene e dei seg-
menti e poi liberare il pene dalle membrane che I avvolgono.
Una macerazione in potassa caustica è affatto superflua. Per stu-
diare i dettagli del paramero è necessario staccarlo dal pene ed
allestire un preparato microscopico. Quale mezzo includente ho
adoperato il liquido del Faure; noto soltanto che per ottenere pre-
parati chiari è necessario un riscaldamento piuttosto forte, il quale
non solo elimina l’aria che riempie la cavità del paramero, ma
indurisce completamente il liquido del Faure, senza danneggiare
per nulla il preparato.
129 E. GRIDELLI i
Tutte le operazioni di dissezione devono venir eseguite sot-
tacqua o sotto glicerina.
Chiave analitica A.
1 Corsaletto con 2 serie regolari di 5 punti ciascuna. 2
= a co ee ae 33 yo) aL AR gi 5
i a > » >», irregolari, composte da 7-10 TG.
ciascuna . . . . . . . Vedi sub dentipes e hesperius.
2 Lunghezza del corpo superiore ai 4,5 mm. . . 2. 3
— 3 È Si da: 2.5.8 o> mm incs 2 a Veda
thermarum e maritimus.
3 Elitre lunghe quanto il protorace, lucenti, con punteg-
giatura rada e grossolana. . . . Bede eh tg 1s ea
— Elitre piu corte del protorace , Dass pene con pun-
teggiatura più fitta e molto più fine . 1. vernalis Gravh.
4 Capo oblungo, molto più lungo che largo, non dilatato —
posteriormente e con gli oe posteriori largamente
arrotondati. |." ia 9,0 A Heh Qe; femoris: Hoehne
— Capo molto piu corto e piu tozzo, gli angoli posteriori
sono meno largamente arrotondati 7. splendidulus Gravh.
Lunghezza superiore ai 5,4 mm. (Vedi pure sub denti-
pes:-Reltten)to: een E
— Lunghezza inferiore ai 5 mm. don sole più cale aes wale
6 Antenne completamente nere, oppure con la base rosso-
bruna, molto piu oscura che nelle specie seguenti
| 5. exiguus Nordm.
— Base delle antenne sempre chiara, giallo-bruna o rosso-bruna. 7
7 Elitre nere o bruno-picee, con o senza riflessi bronzei,
alle volte con trasparenza rossastra lungo la sutura e
l’apice, soltanto in esemplari immaturi più chiare. . . 8
— Elitre rosse . . . eh 0 Ade ordipesi Bandi
8 Punteggiatura delle dn fe e densa. . 10. astutus Er.
-- so o » molto più grossolana e sparsa. 9
9 Capo e corsaletto neri con riflessi bronzei, elitre ‘con
spiccati riflessi bronzeo-verdastri. . . . i SO)
— Corpo uniformemente nero-piceo, senza ia Lame
Pene a visione laterale con l’apice a zig-zag 9. badius Kiesw.
10 Corpo grande, capo snello, più lungo che largo, a lati
(Sla
a
REVISIONE DEI GABRIUS 123
| paralleli e angoli posteriori poco arrotondati. Pene molto
‘lungo, completamente appiattito, con la parte apicale
molto sviluppata . . . . + . A. hesperius Fauv.
— Corpo più piccolo, capo la con gli angoli poste-
riori largamente arrotondati, pene molto più corto, parte
. apicale corta, a forma di lancetta . 8. doderoi nov. spec.
11 Elitre più corte del protorace . . . BE Tee pc, 14
— Elitre più lunghe o d’egual o del Li. ae
12 Pene coll’apice rotondo. . . . . . 13. trossulus Nordm.
— , DI bruscamente troncato. . . 14. tornus Joy.
13 Paramero molto corto e convesso, largo; |’ orlo apicale
non è diritto, ma presenta una larga insenatura poco
profonda i cui lati convergono ad angolo molto ottuso.
La parte apicale del pene è in parte molle e bianca-
Stradipieche volelesni ii . . 25. stipes Sharp.
— Paramero diviso a. in on larghi rami, i lati
interni dei quali convergono a forma di una V . . . 14
— Paramero diviso in due rami sottili, i lati interni dei
.' quali formano assieme ‘una U . .... Sto
14 Parte apicale del pene cuoriforme, larga, Sie e
molto appuntita all’estremita . . . 24. pennatus Sharp.
— Parte apicale del pene snella, a forma di triangolo iso-
scele molto allungato, smussato e minutamente bidentato
ance sone ui tO. Reysianus Sharp:
15. Pene largo, a lati spneilell fino all’apice, il quale è com-
NEO arrotondato e smussato. . . . 6
‘Pene molto più snello (tranne che nell’ ia
e toxotes) ristretto all'apice, parte apicale di varia forma. 17
16 Pene largo e tozzo, a lati quasi paralleli fino all’apice,
il quale è completamente smussato e rotondeggiante,
‘la parte apicale è ispessita, e si spinge prossimalmente
lungo la linea mediana con una sporgenza angolare
molto acuta, i cui lati ispessiti e bruni spiccano netta.
mente sul giallo- pallido della depressione della parte
meeniomaran. (fi): iii) ALOR SU ragane Joy.
— Pene coll’ apice più Sila che nella specie precedente,
l'orlo apicale è più rotondeggiante, la parte apicale è
meno ispessita, più piccola, la sua sporgenza prossimale
mediana è più ottusa e meno pronunciata. 10. d¢shopi Sharp.
194 E. GRIDELLI
— Pene coll’apice più largo che nel su/fragani, la parte
apicale è ispessita, a forma di semiluna con la concavità
rivolta prossimalmente, ed è priva di una sporgenza
angolare mediana’... 0... |. 20: sacerdotalis Joy.
17 Pene snello, più o meno asimmetrico, parte apicale di
varia forma... | I Pa aes ais
— Pene tozzo e corto, notamment i parte api-
cale robusta, ispessita, di forma pentagonale . . . . 20
18 Parte apicale del pene arrotondata all’ estremità distale,
di forma circa rettangolare o ovale . . . . ma
— Parte apicale del pene molto voluminosa, a iù di
pentagono irregolare e fortemente asimmetrico, con
l’orlo distale incavato ad angolo ottuso . . 15. latro Joy.
19 Parte apicale del pene un po’ variabile in larghezza, di
forma rettangolare, con una piccola sporgenza all’angolo
prossimale sinistro |. . . . 0.12. nigritulus Gravh.
— I lati della parte media del pene convergono molto più
che nella specie precedente. Parte apicale presso a poco
ovale, essa forma prossimalmente una grossa spor-
genza molto acuta, i cui lati sono fortemente ispessiti.
17. ravasinti nov. spec.
20 I rami del paramero non sono visibili a visione dorsale,
parte apicale del pene piuttosto esile . . 24. ¢owotes Joy.
— I due rami del paramero sporgono dai lati della parte me-
dia del pene, sono perciò visibili anche dal dorso. Parte
apicale più larga e più robusta 23.) appendiculatus Sharp.
Vedi inoltre: 3. dentipes, 3. laticollis, 22. velox, mandschuricus,
p. 14, kuljabensis p. 27, cyphonotus e subnigritulus p. 39.
Chiave analitica B. Di
A Hilitre rossella. ei e e LI es Baudi.
— Elitre nere, nero o bruno-picee, con o senza riflessi
metallici, soltanto in esemplari ML pile hia ney fe: nt
2 Corpo grande ‘e robusto. Lung. 5,5-7,5 mm... . 03.
— Corpo più piccolo e più snello. Lung. 2,5-5 mm. . . 10
3 Elitre più corte del corsaletto. . . . 1. vernalis Gravh.
— Elitre più lunghe o d’egual lunghezza del corsaletto . 4
REVISIONE DEI OABRIUS i 195
4 Corpo piuttosto piccolo (4,5-5,5 mm.) molto più esile che
=
Welle PA linersMecic ae Dei Ai oo o
CONO MOLTO USE Et MI 0
Nero lucente, elitre con riflessi metallici. Zampe giallo
brune o rosso-brune, antenne completamente nere, op-
pure con la base rosso-bruna molto oscura 5. eariguus Nordm.
Nero-piceo, elitre bruno-picee con la sutura e l'apice
rossastri, zampe giallo- brune; antenne, palpi e 1’ orlo
posteriore dei tergiti rosso-bruno . 7. splendidulus Gravh.
Punteggiatura delle elitre molto fine e densa. Capo con
una depressione longitudinale ben marcata tra gli occhi
10. astutus Er.
Punteggiatura delle elitre molto più grossolana e sparsa.
La devressione longitudinale mediana del capo manca
oppurerne: puntiforme: i). Ta)
Capo oblungo, molto più lungo ake oi Ì Qual sì fo
dono in una curva continua coll’orlo posteriore, gli an-
goli posteriori sono di conseguenza largamente arroton-
Ceti, wo: fat eee emoralis: Elochh.
Capo piu largo e piu i a da paralleli e molto più
rettilinei, Dn angoli posteriori sono evidenti, molto meno
ri ae aie Bode a Pe ects
Capo e corsaletto con i ui Ti con ei
riflessi bronzeo-verdastri . . . e ao a nN 09
Corpo nero piceo, privo di riflessi du 9. badius Kiesw.
Corpo grande. Capo più lungo che largo, con gli angoli
posteriori poco arrotondati. . . . . 3. hesperius Fauv.
Corpo più piccolo. Capo molto più tozzo, quadrato, con
gli articoli posteriori molto più arrotondati. È
8. doderoi nov. spec.
Corpo molto piccolo. Lung. 2,5-3,5 mm. (Vedi Phil.
: thermarum e maritimus).
Corpo più srande, ge 055 MU
Elitre più corte del protorace. . . LONE SILOM EY cae”
» >, lunghe o d’egual lunghezza i Li. oh a aid
Base delle antenne di color rosso-bruno chiaro
13. trossulus Nord.
Base delle antenne molto più oscura, nero-picea 14. lornus Joy.
Corpo piuttosto depresso, largo e tozzo, capo molto largo,
14
16
17
126 E. GRIDELLI
i punti delle serie dorsali del corsaletto molto larghi e
profondi, punteggiatura delle elitre molto più grossolana
che nelle specie Seguenti:. . ... . . 25. si#pes Sharp.
Corpo meno robusto e meno depresso, punti delle serie
dorsali del corsaletto e a delle elitre molto
più fine n gii
Differisce dallo stipes sprona ia dl ou a Tia
che largo, fortemente ristretto posteriormente e per il
corpo più snello, dalle specie sub 14 per il colore, la
forma del capo e la punteggiatura delle elitre più gros-
solana. Capo e corsaletto nero-lucenti, elitre e addome
bruno-piceo oscurissimo, antenne e palpi nero-bruni, zampe
rosso-brune, tarsi rosso-bruno ehiaro . 16. keystanus Sharp.
Capo largo, i suoi lati convergono posteriormente; corpo
più snello che nello séépes ma molto più robusto che nelle
specie seguenti. Zampe, base delle antenne, palpi ed
orli posteriori dei tergiti rosso o giallo bruniccio. . . 15
Capo molto più stretto, a lati paralleli, corpo molto più
slanciato, di colore nero-piceo con lucentezza caratteri
stica, orli posteriori dei tergiti assai più oscuri, zampe,
base delle ‘antenne e palpi ‘più oscuri... (id
Corsaletto nero, elitre bruno-picee. . 12. nigritulus Gravh.
Di con diffusa trasparenza rossa, elitre rossastre,
orli posteriori dei tergiti colorati molto più largamente .
in giallo-bruno . .. OOO
Capo molto più lungo che Ieee i suoi lati sono diritti
e paralleli, gli angoli posteriori ottusi, ma evidenti e
pochissimo arrotondati. Base delle antenne e palpi rosso-
bruni, zampe giallo-bruno scuro, gli orli posteriori dei
tergiti con una stretta fascia rossastra. 21. pennatus Sharp,
18. suffragani Joy, 22. velox Sharp, 17. ravasinii nov. spec.
Capo più breve, i lati sono arrotondati e si fondono in
una curva continua coll’orlo posteriore senza formare un
angolo evidente. Tergiti uniformemente ner). . . . 17
Corpo robusto, completamente nero, capo largo, zampe
bruno-piceo oscuro, tarsi rossastri 23. appendiculatus Sharp.
Corpo più esile, zampe più chiare, capo più stretto e
coi lati: più arrotondati. 0. >) 2k 2A temores Joy:
REVISIONE DEI GABRIUS 9%
1. Gruppo. — 9.° sternite del maschio con arco ventrale e spi-
culum gastrale. Parte apicale del pene molto lunga.
1. — Gabrius vernalis Gravh.
(Ganglbauer Kaf. Mitteleur. Bd. II pag. 459).
Aggiungo alcuni caratteri alla descrizione del Ganglbauer, la
quale è alquanto incompleta. Il capo del maschio è dilatato poste-
riormente; gli angoli posteriori sono arrotondati e ottusi.
Il corsaletto è più lungo che largo, i lati convergono distin-
tamente in avanti, le elitre sono più corte del corsaletto, legger-
mente dilatate posteriormente, la loro superficie appare appan-
nata in seguito alla fitta pubescenza e alla punteggiatura densa
e piuttosto grossolana. La superficie del corpo, ad eccezione delle
‘elitre è finemente zigrinata. Riguardo i caratteri sessuali secon-
dari vedi L c. pag. 159.
Il pene ha una forma strana e molto caratteristica 1 cui det-
tagli appaiono evidenti dalla fig. 1. È molto grande relativamente
al corpo, la sua lunghezza è eguale a quella del capo e del cor-
saletto sommate assieme, di solito l’apice del pene sporge dal corpo.
Ciascuna delle parti (basale, media ed apicale) occupano 1/, della
lunghezza totale.
Nel suo insieme il pene è molto snello, visto dal ventre i suoi
lati convergono quasi diritti dall’ ingrossamento basale all’ apice.
Nella fig. 1 appare pure evidente uno dei due rami del paramero.
Esso ha una forma larga, tozza e appiattita, i lati della parte
basale si continuano quasi diritti nei lati della parte apicale; que- _
sta è divisa in due rami corti e tozzi, separati da una larga inse-
natura il cui fondo rotondeggiante si spinge al massimo a !/,
della lunghezza totale del paramero, ed è occupato da numerosi
tubercoli appiattiti ed aderenti l’un l’altro. Il lato interno apicale
di ciascun ramo è munito di un gruppo di tubercoli rotondi, tra
i due tratti tubercolati l’ orlo è libero e porta solo radi tubercoli
pure rotondi.
L’unico paramero che ho potuto esaminare al microscopio pre-
senta quattro peli apicali e precisamente due lungo I’ orlo esterno
di ciascuno dei due rami. Non sono riuscito a mettere in evidenza
gli altri quattro, che probabilmente si spezzarono durante la pre-.
parazione.
Lung. 5,5-7 mm.
198 E. GRIDELLI
Secondo gli Autori è una specie sparsa su tutta; l'Europa e la
Siberia. Manca nel Cat. del Bertolini. Ebbi occasione di studiare
esemplari catturati a Tolmezzo (Carnia), in Piemonte (1 femmina
Coll. Dodero) e nella Val d’Aosta (Brusson, Coll. Solari).
2. - Gabrius femoralis (#) Hochhuth.
Phil. pisciformis Fauvel, Ganglb. Kaf. Mitteleur. Bd. H
pag. 459.
Phil. pisciformis Fauvel, Bernhauer Verh. zool.-botan. Ges.
1898, pag. 22.
Il colore del corpo è nero-lucido, le elitre e l'addome presen-
tano alle volte deboli riflessi bronzei. Il capo è più lungo che
nel vernalis, i lati sono paralleli, gli angoli posteriori sono molto
più arrotondati, di conseguenza il capo ha un aspetto molto più
ovale. Il corsaletto è più lungo e più ovale che nel vernalis, i
suoi angoli sono molto più arrotondati, specialmente i posteriori;
I lati sono molto ristretti anteriormente. Le elitre sono ‘molto
più lunghe, la loro lunghezza è eguale a quella del corsaletto, la
pubescenza è molto meno densa e la punteggiatura assai più rada
e più grossolana. Lo stesso dicasi della punteggiatura e della pu-
bescenza dei tergiti, i quali inoltre hanno la zigrinatura assai più
fine che nel vernalis.
L’ ottavo tergite del maschio ha l’orlo posteriore con un’ inse-
natura piuttosto larga e profonda, ad angolo ottuso. L’insenatura
dell’ 8.° sternite è poco profonda ,ma occupa tutta la larghezza
dell’orlo posteriore. I suoi lati formano tra loro un angolo assai
ottuso, e sono espansi in due lamelle triangolari, arrotondate
all’apice e trasparenti All’insenatura corrisponde sulla superficie
dello sternite una zona triangolare depressa, bene visibile per la
sua lucentezza particolare e per la mancanza di punteggiatura.
(1) Nel Catal. Coleopt. Reitter (1906) il Philonthus Reitteri Eppels. è compreso nel
Subg. Gabrius, quale specie affine al femoralis. Dalla descrizione risulta pero evidente
che si tratta di un vero Philonthus prossimo al fimetarius Gravh. Anche il Bernhauer
(2) considera questa specie quale Philonthus.
Gabrius manaschuricus Bernh. È molto simile al femoralis Hochh., ne differisce sol-
tanto per il capo meno allungato, per il corsaletto più corto e più ristretto anterior-
mente, per le elitre prive di riflessi metallici e con la punteggiatura molto più fitta
nonchè per la punteggiatura dell’addome distintamente più densa.
Lung. 6,5 mm. Manciuria merid. (Chi-Kuan-Shan, Rost) Ex Bernhauer, Coleopt.
Rundsch. 1914, p. 66.
Non ho potuto consultare le descrizioni del Gabrivs Lebedevi Bernh. (Soc. Ent. XXV,
4940, 73) del Turchestan e del Gabrius kuanshanensis Bernh. (Coleopt. Rundsch. 4914,
p. 66), della Manciuria meridionale.
ui
Acs
REVISIONE DEI GABRIUS 129
Il pene è molto diverso da quello del vrrnatis. La forma della
parte apicale risulta evidente dalla fig. 2 e 2a Il paramero ha
la parte apicale completamente divisa in due rami, questi sono
ingrossati all’ estremità a forma di clava coll’apice a contorni irre-
golari. La faccia interna di ciascun ramo è percorsa da una carena
sinuosa e cosparsa da un piccolo numero di tubercoli disposti irre-
‘golarmente. Sono bene evidenti otto peli apicali, disposti due per
ciascun lato dei due rami del paramero.
Secondo Ganglbauer la lunghezza varia dai 5,5-6 mm. I miei
esemplari variano dai 5,5-7,5 mm.
È una specie rara ma molto diffusa. Venne citata finora da:
Muls. et Rey. (Ganglb. L c. p. 459) Départ. Var, Lingua.
doca, Spagna.
Bernhauer (l. c. p. 22) Austria infer. e sup., Stiria, Carinzia,
Carniola, Ungheria, Transilvania, Bosnia.
Esaminai esemplari delle seguenti località :
N. Bogsan (Banato), Ungheria (Lago di Neusiedler), Han
Pjesak (Bosnia), Opcina fdintorni di Trieste), Ocisla e Matteria
(Istria settentr.), Vallo Lucano (S. Biase, Solari), Arcidosso (To-
scana), Nava (Alpi Marittime) e M.te Penna (Liguria).
Riporto la numerosa sinonimia di questa specie, secondo il
catalogo più recente (2):
Philonthus femoralis, Hochh. Bull. Mose. XXIV, 1851, UL
p. 19.°— Eppelsh. D. Entom. Zeitsch. 1887,
p. 452 (Gabrius).
» flavipes Motsch. Bull. Mose. XXXII, 1860, II, p.567.
» fulvipes Motsch. Ball. Mosc. XXXI, 1858, p. 211.
» pisciformis Fauv. Fn. gallo-rhen. III, 1872, p. 468;
Ganglbauer Kaf. Mitteleur. II, 1895, p. 459.
» tibialis Muls. et Rey. Ann. Soc. Agr. Lyon (4)
VO VIII, 1809 ep ait)
Questa complicata sinonimia è ben lungi dall'essere definitiva.
Mulsant et Rey citano descrivendo il t:dialis: « Male. Le 6° arceau
ventral legèrement et angulairement échancré à son sommet, avec
l’échancrure bordée d’ une membrane trés-étroite. L.: 6 mm. ».
Ganglbauer 1. c. non fa che tradurre questa descrizione e l’at-
tribuisce al pisciformis Fauy., senza avere studiato esemplari
| tipici di questa specie. Bernhauer |. c. considera la specie sensu
Ganglbauer. Eppelsheim (1. c.) stabilisce la sinonimia pisciformis
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. IX. 30 Novembre 1920. 9
Pa
130 ‘E. GRIDELLI
Fauv. = femoralis Hochhuth basandosi su esemplari raccolti nel
Caucaso e collimanti esattamente colla descrizione del Hochhuth.
Purtroppo non sono stato in grado di consultare le descrizioni di
Fauvel, Motschulsky e Hochhuth.
Mandai anni or sono i miei esemplari, dei quali più innanzi
ho descritto i caratteri sessuali, al Bernhauer, il quale li deter-
minò per piscéformis Fauv.
Ritengo necessario un accurato studio dei tipi delle specie con-
siderate dagli Autori sinonimi del femoralis. È molto probabile
che il tébialis Rey sia una specie a sè, distinta da quella descritta
da me più innanzi e riferita al femoralis Hochh.
3. — Gabrius dentipes Eppelsh.
Deutsche Entom. Zeitsch. 1889, p. 172.
Simile al femoralis Hochh. Ne ditferisce per il numero dei
punti delle serie dorsali del corsaletto e per la punteggiatura piu
fitta e più fine delle elitre.
La descrizione originale dice: «aber mit 6--.tatt wie bei diesem
(femoralis) mit 4-- Punkten.in der Ruckenreihen des Halsschilds ».
Computando dunque il punto più anteriore, vicino all’ orlo
del corsaletto, i punti sarebbero sette.
I tarsi anteriori del maschio sono semplici, V orlo posteriore
dell'ottavo sternite con un’intaccatura angolare quanto mai pic-
cola e stretta, appena visibile. I femori posteriori sono armati infe-
riormente di un grosso dente acuto e leggermente ricurvo, il lato
interno delle tivie posteriori porta sopra la metà, uno sprone ottuso
e da questo punto fino all'apice sono dilatate.
Lungh.: 3 !/; lin.
Aragonia, 1 esempl. maschile. Ex Eppelsheim.
4. — Gabrius hesperius Fauvel.
(Ex Fauvel, Phil. hesperius. Notices Entomologiques fasc.
VI, pag. 44). i
« Voisin du pisciformis; plus grand, noir, brillant; élytres a
léger reflet bronzé, palpes, 2 premiers articles des antennes, mar-
ges des segments et tibias brunatres; le reste des pattes testace;
parfois un trait obscur sur les cuisses; 3.° article des antennes seule-
ment un peu plus long que le 2.°; téte plus longue que chez
REVISIONE DEI GABRIUS 13
pisciformis, plus ponctuée derriére les yeux, un peu moins ar-
rondie aux angles postérieurs ‘et sur les cotés; corselet plus grand,
plus long, à série dorsale de 7 à 9 points, avec une série plus
externe de 4 points et une autre circa marginale de 3 points;
‘ écusson à points bien plus rares; élytres densément, trois fois plus
fortement ponctuées, moins densément pubescentes; abdomen a
ponctuation a peine plus nette; tibias postérieurs longuement et
éparsément pubescents en dedans; 7.° segment largement incisé en
triangle court, aigu, l’ incision garnie de cils noirs sur ses bords
externes, 6.° 4 peine sinué au sommet, triangulairement impres-
sionné. Long. 6 mm. Edough, prés Bone (Lethierry); Espagne;
Andalousie, Algésiras; Portugal ».
La descrizione del Fauvel s adatta perfettamente agli esem-
plari che ho potuto esaminare, devo però fare alcune osservazioni:
Il colore del corpo è bruno-piceo e non nero come nel femo-
ralis, anche il capo ed il corsaletto hanno distinti riflessi bronzei.
In corrispondenza al maggior numero di punti troviamo dietro
agli occhi una pubescenza molto più fitta; non esistono differenze
sensibili nella punteggiatura dello scutello. La punteggiatura delle
elitre è certamente più grossolana che nel femoratis, ma il dire:
«trois fois plus ete.» è un’ esagerazione.
Le serie dorsali del corsaletto sono irregolari, i punti non sono
in linea retta e nemmeno d’eguali dimensioni. I miei esemplari
mostrano 7 punti, uno con la serie di destra con 8.
Il pene ha notevoli dimensioni, è lungo quasi quanto il capo
e il torace presi insieme, fortemente depresso, quasi laminare,
giallo-bruniccio e trasparente. A visione ventrale (fig. 3) appare
evidente la caratteristica forma della parte apicale, snella, coi
lati leggermente divergenti quasi sino all’ apice, ottuso all’ estre-
mità. La faccia dorsale della parte apicale è leggermente incavata
in tutta la sua lunghezza lungo la linea mediana. A visione late-
rale colpisce sopratutto l'estrema sottigliezza del pene, la parte
apicale è piegata verso il ventre e forma un angolo ottuso colla
parte basale e media. I due rami del paramero sono larghi alla
base e vanno assottigliandosi all'estremità in seguito a un’ insena-
tura dell’orlo interno. L’estremo apice di ciascun ramo è munito
di pochi tubercoli e in corrispondenza ad essi il lato del pene mo-
stra una leggera sporgenza ottusa.
Lung. 7 mm.
132 E. GRIDELLI
Ho potuto esaminare dué esemplari di questa specie, appar-
tenenti alla collezione Dodero coll’indicazione di località: Ain-Drabam
Dr, Normand. /,
5. — Gabrius laticollis Fauvel.
64. Phil. laticollis Fauvel, Faune Gallo-Rhénane, Vol. II,
pag. 488.
Riporto la descrizione viale non avendo potuto studiare
nessun esemplare :
Pl. V, fig. 19. «Forme, brillant et couleur du vernalis; pres-
que moitié plus petit; très distinct des précédents (62 vernalis,
63 exiguus) par la structure de son corselet qui est très grand,
très paralléle, d’un tiers plus large (pag. 489) que la téte; an-
tennes brunes, plus claires au sommet; 1.° article, bouche et pattes
d’un testacé pale; téte encore plus étroite que chez vernalis, a
points interoculaires medians plus discoidaux; corselet à reflet bronzé
assez net, a séries dorsales de 5 points, latérales de 3; angles
bien moins arrondis, surtout les postérieurs qui sont un peu mar-
qués; élytres plus étroites, a ponctuation plus grosse et pubescence
plus rare; 7° segment incisé au sommet en petit triangle assez
aigu, relevé longitudinalement en carène derriére |’ incision et
déprimé de chaque coté; tarses antérieurs simples, L.: 4°/, mm.
Sous les mousses, les feuilles mortes, dans les vallées inférieures
des zones montagneuses; aoùt, octobre (TR). Tarbes Pam)
Aussi en Espagne (Reinosa) ».
Comunicandomi la descrizione succitata assieme a quella del-
V hesperius, il Dodero mi scrive «. La tavola V del II Vol.
non è stata mai pubblicata. L’A. dice statura quasi meta più pic-
cola del vernalis, ma s'intende in volume perché dà pel verna-
lis la lunghezza del corpo in mm. 5 !/, a 6. Infine le serie di
punti del torace sono composte di 6 punti nel senso di Gangl-
bauer perché Fauvel non computa il punto marginale anteriore ».
Secondo Mulsant et Rey (Annales de la Société d'agriculiure
de Lyon, 1875, p. 557), il G. laticollis ha le elitre. un po’ più
corte del protorace, punteggiate assai fortemente e densamente;
‘ le tibie posteriori del maschio sono ciliate lungo I’ orlo sli
come nell’exiguus.
i REVISIONE DEI GABRIUS 133
6. — Gabrius exiguus Nordm.
Ganelb. Kaf. Mitteleur. I. p. 461.
Corpo nero lucente, le elitre con distinti riflessi bronzeo - ver-
dastri, zampe giallo-brune con le tibie leggermente offuscate; i
palpi e la base delle antenne sono di colore variabile, nella mag-
gior parte degli esemplari sono neri, in alcuni di color rosso-bruno
molto oscuro.
Il capo è più stretto del corsaletto, snello, molto più lungo
che largo, i suoi lati convergono leggermente all’ indietro, gli
angoli posteriori sono completamente arrotondati. La superficie
del capo è zigrinata, quella delle tempie porta pochi grossi punti
disposti radamente e muniti di peli robusti e piuttosto corti.
Il corsaletto è zigrinato, più lungo che largo, con gli angoli
completamente arrotondati. I lati convergono più o meno, ma
sempre distintamente in avanti, sono leggermente sinuati in vici-
nanza degli angoli posteriori. Le serie dorsali constano di 6 punti
ciascuna, lateralmente ad esse sono sparsi 5-7 punti dei quali tre
formano di solito una linea retta. In alcuni esemplari una delle
serie porta soltanto 5 punti.
Le elitre hanno lunghezza eguale al corsaletto, la loro pun-
teggiatura è grossolana ‘e densa, l'intervallo tra i punti è in me-
dia eguale o un po’ minore del loro diametro. La pubescenza
delle elitre e dei tergiti è densa, di color grigiastro, la punteg-
giatura dei tergiti è molto più fine di quella delle. elitre, d’ e-
guale densità.
L'orlo posteriore dell’ottavo sternite del maschio è quasi integro,
è munito però in tutta la sua lunghezza di una membrana pellu-
cida la quale mostra nella linea mediana una lieve smarginatura
angolare. In corrispondenza a questa la superficie dello sternite,
nella linea mediana, è lucida e leggermente rilevata distalmente.
Il margine interno delle tibie posteriori porta una frangia
molto fitta, formata da numerosi peli bianchi, molto lunghi, sot-
tili e flessibili.
Visto dal ventre il pene è piuttosto snello, coi lati fortemente
ispessiti e quasi paralleli fino all’ altezza dell’apice dei rami del
paramero e poi convergenti fino a formare una punta simile a
una lancia. L’apice di ciascun ramo del paramero è diviso a sua
134 E. GRIDELLI
volta da una insenatura semicircolare in 2 rami, dei quali l’esterno
é molto più lungo dell'interno e leggermente ricurvo.
A visione i sì presenta evidentissima |’ insenatura sud-
descritta dei rami del paramero e il forte appiattimento del pene,
specialmente della parte apicale, che è addirittura laminare. L’ in-
grossamento basale è pochissimo sviluppato.
A visione dorsale sono evidentissime tra i 2 rami del paramero
(visibili per trasparenza) 2 lamelle strette e slanciate che s’ uni-
scono prossimalmente in una sola, la quale continua evanescente
fino «alla biforcazione del paramero; nel loro. assieme tali lamelle
hanno la forma di una Y.
In corrispondenza all’ apice estremo del paramero, i 1a del
pene portano una sporgenza angolare che accentua la forma a
ferro di lancia della parte’ apicale.
L’apice esterno di ciascun ramo del paramero porta un tuber-
colo all'estremità e 2 corti peli al lato esterno, l’apice interno 6
tubercoli all’estremità e 2 peli lungo il lato interno.
Lung.: 5-5,5 mm.
E una specie molto rara, sparsa però in tutta 1’ Europa. i
Nel Cat. Bertolini è citato del Trentino e della Corsica. Vidi
esemplari di Lodrone (Giudicarie), del Piemonte, di Val Pesio,
Alpi Marittime e Val di Stura. Il Signor Solari mi comunicò 22
es. raccolti a Genova. Venne raccolto più volte nella Venezia
Giulia sempre all'ingresso delle rotte (p. e. Grotta Dimnice,
presso Sljvie, Istr. sett.).
Secondo Mulsant et Rey (Annales Soc. Agric. Lyon, 1875,
p. 549) il G. exiguus ha ie antenne « obscures, avec les 2 ou
3 premiers articles d’un roux de poix assez foncé ».
Tutti gli esemplari da me esaminati hanno le antenne uni
formemente nere.
La var. nigricornis Muls. et Rey. è descritta su un esem-
plare un po’ più grande, con le elitre meno bronzate e le antenne
« presque concolores ». Essa é da ritenersi senz’ altro sinonimo
dell’ exiguus.
7. — Gabrius splendidulus Gravh.
Ganglb. Kaf. Mitteleur. IL p. 459.
Il capo e il corsaletto sono nero-picei, le elitre e |’ addome
bruno-picee, gli orli posteriori dei tergiti e molte volte anche la
REVISIONE DEI GABRIUS 135
sutura e l’apice delle elitre rosso-bruni. I palpi, le antenne e le
zampe sono giallo-brunicci. In molti esemplari anche gran parte
del corsaletto e tutto l’ottavo sterriite sono rosso-bruni, oppure le
antenne sono abbrunite ad eccezione dei 3 primi articoli.
Il capo è quadrato, con gli angoli posteriori arrotondati, i lati
del corsaletto sono paralleli oppure convergono debolmente poste-
riormente. La punteggiatura delle elitre è piuttosto grossa e sparsa,
l'intervallo tra i punti è maggiore del diametro degli’ stessi. I
tergiti sono più finemente punteggiati delle elitre.
L’orlo posteriore dell’ottavo sternite del maschio presenta una
intaccatura mediana molto larga e poco profonda, i cui lati por-
‘tano una membrana pellucida molto stretta. Il pene è piuttosto
largo, d’un colore giallo -bruno chiaro. La parte apicale è però
molto più esile e a visione laterale ha la forma di una S,i cui
lati sono espansi e accartocciati a guisa di cucchiaio.
Il paramero è fortemente chitinoso e robustissimo, gli apici
dei 2 rami sono curvi l’uno verso l’altro e assottigliati da una
profonda incisione ventrale. La parte prossimale é ridotta in con-
fronto all’apicale; questo fatto unito alla curvatura degli apici dà
al paramero l'aspetto di una robusta tenaglia. Ciascun ramo
porta all’apice alcuni tubercoli strettamente addossati l'un l’altro,
e 4 peli dei quali 2 sono inseriti nella regione tubercolata e gli
altri 2, uno per ciascun lato, un po’ più prossimalmente.
Lung. ::4,5-5 mm. i
Europa. Il Bertolini la cita del Trentino, Lombardia e Piemonte.
Vive nei detriti fluviali e lacustri, ma non è troppo comune.
Non venne finora mai raccolta nella Venezia Giulia e Dalmazia.
8. — Gabrius doderoi nov. spec.
Capo e corsaletto neri, con riflessi bronzei, elitre nere con
riflessi bronzeo-verdastri molto spiccati: addome nero-piceo con gli
orli posteriori dei segmenti rossastri, l'ottavo sternite più chiaro,
con la metà distale rosso-bruniccia; zampe giallo-bruniccie con le
tibie offuscate; palpi rosso-brunicci, antenne brune col primo arti-
colo e la base dei due seguenti rosso-bruniccio.
Il terzo articolo delle antenne è un po’ più lungo del secondo,
il 9.° e 10.° sono egualmente lunghi che larghi. Il capo è tozzo,
quadrato, un po’ più stretto del torace con gli angoli posteriori
136 E. GRIDELLI
largamente arrotondati; la superficie è distintamente zigrinata.
Dei quattro punti che costituiscono la serie interoculare i due
interni sono più fini e avvicinati agli esterni, e più o meno spo-
stati anteriormente. La superficie delle tempie dietro agli occhi
porta numerosi punti piuttosto profondi.
I] corsaletto è più lungo che largo, gli angoli sono arrotondati,
i lati convergono posteriormente; la superficie è zigrinata come il
capo, le serie dorsali constano di 6 punti ciascuna; in un esemplare
la serie sinistra è aberrante e formata da 5 punti. Lateralmente
alle serie sono visibili altri 6-7 punti, dei quali 4 disposti a,
losanga. A visione laterale l’orlo del corsaletto è incavato nella
metà posteriore.
Le elitre hanno lunghezza eguale al corsaletto, sono depresse
obliquamente dallo scutello all’omero, la loro punteggiatura è pro-
fonda e fitta, l'intervallo tra i punti è eguale o un po’ superiore
al diametro degli stessi. Il fondo della depressione suddetta è liscio
nella parte anteriore e finemente punteggiato nella posteriore. La
superficie delle elitre è priva di zigrinatura, la pubescenza è rada.
Lo scutello è piuttosto grande, zigrinato e finemente punteg-
giato.
La punteggiatura dei tergiti è fine e non troppo densa, più
sparsa che quella delle elitre, sull’8.° è molto rada. Tutte le tibie
sono fortemente spinate.
Nell’aspetto esterno è simile al badiws ma ne differisce oltre
che nel colore, specialmente per le antenne più slanciate, per il
capo più tozzo, con gli angoli posteriori più largamente arroton-
dati. La zigrinatura del capo e del corsaletto è più marcata, la
punteggiatura delle elitre più profonda.
È facile distinguere il G. doderoi dal G. hesperius per il
corpo più piccolo, il capo più corto e più largo, con gli angoli
posteriori molto più largamente arrotondati etc.
Caratteri sessuali maschili :
L’8.° sternite porta nella linea mediana una intaccatura poco
larga e poco profonda, i cui lati formano tra loro un angolo
retto. Essa è quasi completamente colmata da una membrana
pellucida, la quale si continua molto stretta lungo tutto l'orlo
posteriore dello sternite. Gli altri segmenti non mostrano nessun
carattere particolare.
La figura 4 rappresenta il pene visto dal ventre. Esso si distin-
REVISIONE DEI GABRIUS 137
gue subito da quello di tutte le specie di Gabrius per la sua parte
apicale a forma di ferro di lancia piuttosto piccola, stretta e snella
coi lati lievemente convessi, bruscamente troncata all’ estremità.
Idue rami del paramero sono larghi alla base, il lato interno
di ciascuno di essi è ispessito, bruno, profondamente sinuato. L’in-
senatura risulta evidente anche a visione ventrale (vedi fig. 4),
appare però in tutta la sua larghezza guardando l'organo un po’
obliquamente da un lato. È profonda e rotondeggiante, di conse-
guenza la parte apicale dei rami del paramero è stretta, cur-
vata verso l’interno e acuminata. Il suo orlo interno, tra I’ apice
estremo e il termine dell’insenatura suddetta, è lievemente intac-
cato. Non ho potuto eseguire preparati microscopici del paramero.
Vista da un lato la parte apicale ha uno spessore notevole,
è conica e termina con una piccola appendice biancastra, piegata
verso il dorso ad angolo retto.
A visione dorsale il pene si presenta con contorni simili alla
fio At.
La faccia dorsale della parte media è depressa in tutta la lar-
ghezza e lunghezza, la depressione ha il fondo chiaro e gli orli
bruni, la sua parte prossimale è riempita da una massa chitinosa
molle, la quale forma nella linea mediana una carena molle e
poco prominente che si spinge un po’ più innanzi degli apici del
paramero. Osservando il pene in una goccia d’acqua, questa massa
molle si gonfia, la carena s’allarga e appare quale una zona chiara
con un contorno bruno, a forma d’ elisse con l’asse maggiore
nella linea mediana.
Lunghezza, 6 mm.
Descrivo questa nuova specie secondo due esemplari (1 gf’,
1 ©) raccolti dal Signor Dodero alla Ficuzza (Sicilia) nell’aprile
1906. Esaminai pure un altro esemplare g', comunicatomi dal
Signor Solari e raccolto a S. Biase (Vallo Lucano).
9. — Giabrius badius Kiesw.
(Phil. badius Kiesw. Kraatz, Beitrag Kaferfauna Griechen-
lands, D. Ent. Zeitschr., 1858, p. 6 (Fussnote).
Corpo nero-piceo lucente, antenne bruno-picee, la loro base e
i palpi rosso-bruni.
Zampe giallo-brune con le tibie più o meno offuscate.
138 E. GRIDELLI
Capo quadrato, poco piu lungo che largo, a lati paralleli e
angoli posteriori arrotondati ma molto evidenti. Im alcuni esem-
plari si nota una debole impressione puntiforme tra gli occhi. Il
‘ torace è corto, convesso, a lati paralleli, in casi eccezionali con 5
punti nelle serie dorsali. La punteggiatura delle elitre è rada e
grossolana, l’intervallo tra i punti è maggiore del loro diametro.
La punteggiatura dei tergiti è molto più fine di quella delle elitre.
Nelle antenne il 2.° e il 3.° articolo hanno eguale lunghezza, i
penultimi sono debolmente trasversi.
È una specie vicina all’astutus dal quale si distingue a prima
vista per la punteggiatura delle elitre. Differisce da tutte le specie .
precedenti per il colore e per la forma del capo. L’ottavo sternite
del maschio presenta un’ intaccatura angolare mediana larga e
profonda i cui lati s'incontrano quasi ad angolo retto, sono privi
di membrana pellucida e muniti di una frangia di lunghi peli.
Gli stili (9.° tergite) del maschio presentano un carattere molto
rimarchevole. Essi sono molto corti e robusti, il loro apice è diviso
in due punte da un'incisione circolare il cui fondo sì spinge fino a 1/,
della lunghezza degli stili, e sono munite di robuste setole di va-
ria lunghezza. La faccia interna dei due stili è appiattita e porta
una sporgenza acuta a !/, distale.
Lung. 6-6,5 mm.
È una specie citata dagli Autori soltanto della Greeia, Corsica,
Sardegna e Sicilia. Vidi alcuni esemplari delle ultime due regioni.
Il pene ha una forma complicatissima e caratteristica che è
impossibile descrivere senza l’ausilio delle figure. A’ visione dor-
sale (fig. 5) esso mostra un’ingrossamente basale sferico molto
sviluppato; la parte media è stretta nella porzione prossimale, la
sua porzione distale è allargata, ambedue sono però in gran parte
nascoste dal paramero. La parte basale del paramero è stretta,
la parte distale divisa in due rami molto larghi, sporgenti dal
contorno del pene, il lato interno di ciascun ramo è inciso.
L’incisione è poco profonda ma molto acuta; essa divide la parte
apicale di ciascun ramo in due apici, dei quali l’ esterno è più
grande e ha l’ orlo ispessito, bruno. Non ho potuto eseguire pre-
parati microscopici del paramero e quindi non sono in grado di
indicare il numero e la posizione dei peli e tubercoli apicali. I
lati della parte media del pene sono dapprima. convessi, vanno
poi convergendo verso la parte apicale, la quale è pellucida e espansa
REVISIONE DEI GABRIUS 139
a forma di ventaglio. La faccia ventrale della parte media è occu-
pata nel mezzo da una zona pellucida, che corrisponde a una pro-
fonda depressione della faccia dorsale.
Nella fig. 5a il pene è disegnato a visione laterale sinistra. Il
paramero ha la forma di una clava con l’orlo ventrale inciso, la
parte distale del pene è contorta a zig-zag; noto però che la spor-
genza distale dell’ orlo dorsale non ha una forma ben definita, è
molle e biancastra. In corrispondenza all’apice del paramero, dal
lato dorsale del pene, sporge rilevantemente una carena bene
visibile nella fig. 5a.
L'aspetto del pene a visione dorsale ricorda alquanto la fig. 5.
Sono ben visibili i due rami del paramero, sporgenti dal contorno
del pene. La faccia dorsale del pene è molle e giallastra, i suoi
lati sono però fortemente ispessiti, bruni. La parte media è pro-
fondamente incavata nel mezzo, il fondo della cavità è biancastro,
pellucido. Prossimalmente a questa zona pellucida, sono visibili
tre ispessimenti tlei quali il mediano rappresenta la carena de-
scritta più sopra; i due laterali sono disegnati per trasparenza
nella fig. 5, il loro lato esterno si prolunga molto in direzione
prossimale mantenendosi a un dipresso parallelo ai lati del pene.
La forma dell’ apice del pene è eguale a quella della fig. 5,
le due sporgenze così evidenti a visione laterale sono difficilmente
rilevabili.
Lung. 6-6,5 mm.
È una specie rara, citata dagli Autori soltanto della Grecia,
Corsica, Sardegna e Sicilia. Grazie alla gentilezza del Signor Dodero
ebbi occasione di vederne alcuni esemplari sardi e siciliani. L’esem-
plare che ha servito alla descrizione del pene proviene dalla Sar-
degna (M.te Gennargentu).
10. — Gabrius astutus Frichs.
| (Ganglb. Kaf. Mitteleur., II, p. 460).
Capo e corsaletto nero-picei, elitre, antenne e addome bruno-
picei, palpi e zampe giallo-bruni, tibie più o meno offuscate. Qual-
che volta le elitre, la base delle antenne e gli orli posteriori dei
tergiti più o meno brunastri.
Il capo è molto più largo che nel-badius, di solito (ma non
140 i E. GRIDELLI
sempre) più largo nel maschio, con una distinta impressione lon-
gitudinale mediana tra gli occhi.
Il corsaletto è più lungo che largo, a lati paralleli o legger-
mente convergenti posteriormente. La punteggiatura delle elitre
è molto fine e densa (l’ intervallo tra i punti è minore del loro
diametro) e quella dei tergiti è ancora più densa. Elitre e tergiti
con fitta pubescenza bruna.
L’ottavo sternite del maschio presenta una intaccatura angolare
mediana piccola e molto acuta, in parte occupata da una membrana
pellucida; I’ orlo posteriore dello sternite è però distintamente
incavato.
Pene (a visione laterale) con ingrossamento basale bene svi-
luppato, la parte media va gradatamente assottigliandosi, l’apicale
è lunga, laminare, leggermente ingrossata all'estremità, e un po’
ricurva dorsalmente. A visione ventrale (fig. 6) il pene ha la
forma di una goccia, molto allungata e snella, i cui lati conver-
gono gradatamente fino all’apice.
Il paramero (fig. 6) molto corto, tozzo, bruno, somiglia mol-
tissimo a quello dello stipes (fig. 12). Ne differisce però per un’in-
cisione circolare ben marcata e priva di tubercoli, che divide il
paramero in 2 rami molto più pronunciati che nello stipes. Gli
apici dei 2 rami divergono molto più che nello stipes, Vorlo interno
di ciaseuno di essi è obliquo e diritto sino all’ incisione suddetta
ed è munito di numerosi tubercoli, addossati V’un l’altro (circa 10)
nonchè di 4 peli, inseriti 2 a ciascuna estremità del tratto tuher-
colato.
Lung. 6-6,5 mm.
È una specie diffusa nell'Europa media, Caucaso e Siberia. Vive
sotto i mucchi di foglie morte, in siti piuttosto umidi.
E comune nelle doline ed all’ entrata delle grotte del Carso
triestino; così pure nei dintorni di Genova.
Il Cat. Bertolini la cita del Trentino.
Nel Cat. Junk, Pars V, viene riferita a questa specie quale varietà
il G. tirolensis Luze, Verh. zool.-botan. Ges. Wien, 1903, p. 386.
Secondo l’autore essa differisce dall’astulus nei seguenti caratteri:
Antenne alquanto più lunghe e più robuste, capo e corsaletto
più larghi, elitre più larghe e più depresse, con punteggiatura
‘alquanto più fine e più sparsa, setole marginali più robuste, zampe
più slanciate, (tibie e tarsi più lunghi), corpo più robusto e più
i gi
vy IZZO
REVISIONE DEL GABRIUS 144
largo e 5 punti nelle serie dorsali del corsaletto. La membrana
pellucida dell'ottavo sternite occupa quasi tutta l’intaccatura, l'orlo
posteriore mostra perciò soltanto un’incavatura indistinta.
Lunghezza 6-7 mm. Tirolo or.
«Posseggo due esemplari maschili di astutus raccolti a Salonicco
e nell'isola di Naxos (leg. Schatzmayr) che differiscono da quelli
di Trieste per l’ intaccatura dell’8.° sternite più larga e con mem-
brana pellucida più estesa, e l’orlo posteriore molto meno incavato.
Essi dovrebbero dunque venir riferiti al tivolensés ma non pre-
sentano le differenze citate dal Luze, perciò inclino all'opinione che
la var. éérolensis debba venir considerata sinonimo dell’astutus.
ll. — Gabrius lividipes (!) Baudi. Cat. Junk. Pars V
G. rubripennis Kiesw. Ganglb. Kaif. Mitteleur. Il, p. 461.
Il corpo è nero-piceo, le elitre rosse, le antenne brune, la loro
base, 1 palpi e le zampe sono giallo-bruni. Le tibie sono più o
meno offuscate. Gli orli posteriori dei tergiti mostrano una traspa-
renza brunastra. Alle volte le antenne sono completamente giallo-
brune (Ex Ganglb. 1. c.) oppure le elitre hanno la base e i lati
lievemente offuscati.
E una specie molto affine all’ astutus, ma ne differisce oltre
al colore anche per avere il capo più stretto con gli angoli po-
steriori completamente arrotondati, il corsaletto più snello, legger-
mente ristretto anteriormente, le elitre e specialmente i tergiti
più densamente punteggiati. Il pene somiglia perfettamente a
quello dell’astutus, i due rami del paramero sono però più lunghi
e più snelli in seguito alla maggiore profondità dell’ incisione
mediana.
Lung. : 5,5-6 mm.
Vive lungo le rive dei fiumi. Europa media, Caucaso.
Località italiane: Piemonte e Sardegna (Ganglb. 1. c.).
(1) Phitonthus (Gabrius) kuliabensis Bernh. W. Ent. Zeitung. XXXIV, 1945, p. 74.
È una specie simile al dividipes Baudi, dal quale differisce nei seguenti caratteri:
Le antenne sono più corte e più grosse. il capo è molto più corto e più largo,
appena piu stretto del corsaletto, con punteggiatura più profonda. I lati del corsaletto
sono paralleli, la punteggiatura delle elitre è più profonda e molto meno densa. L’ad-
dome è pure punteggiato meno densamente. T,a colorazione giallo-rossiccia delle eli-
tre, della base delle antenne, delle zampe e dell’apice dell'addome è più chiara, gli
orli posteriori dei tergiti sono di colore rossiccio-oscuro.
| Lung. 5!/ mm, Un esemplare femminile raccolto a Buchara (Provincia Kuljab,
Ak-son-Tal) Ex Bernhauer Il. c.
142 E. GRIDELLI
2. Gruppo. — 9.° sternite del maschio semplice. Parte apicale
del pene pochissimo sviluppata, ridotta a un piccolo ispessimento
apicale.
a) specie simili al nigr itulus Gravh.
12. -. Gabrius nigritulus (') Gravh.
(Ganglb. Kaf. Mitteleur. II, p. 460; Reitter Fn. Germ., II, p.132).
E inutile riportare qui una descrizione particolareggiata di
questa specie, è però opportuno fare alcune osservazioni sulla va-
riabilità di alcuni caratteri.
Il capo è oblungo, più lungo che largo, leggermente ristretto
posteriormente. Di solito nei maschi è distintamente più largo che
nelle femmine, dico di solito perchè ho veduto numerosi maschi
col capo non dilatato e femmine viceversa. Esistono pure esem-
plari col capo a lati quasi paralleli.
Anche la colorazione varia. Gli esemplari maturi noia sono
bruno-picei, col primo articolo delle antenne, la metà basale del
2.° e 3.° e i palpi rosso -brunicci; le zampe sono giallo-bruniccie,
l’orlo posteriore dei tergiti è rosso-bruno. In numerosissimi esem-
plari la colorazione della base delle antenne e dei palpi va man
mano oscurandosi, tale oscuramento non è in rapporto con quello
delle zampe e specialmente delle tibie, esistono cioè esemplari con
tibie oscure e palpi chiari e viceversa. Spesse volte le elitre sono
bruno-rossiccie e il corsaletto ha una trasparenza brunastra più o
meno estesa.
L’8.° sternite del maschio presenta un’intaccatura mediana poco
profonda, ad angolo retto, occupata quasi tutta da una membrana
pellucida. Il pene, a visione dorsale, ha la forma di un tubo chi-
tinoso, allargato e profondamente incavato nel terzo anteriore
(parte media) (vedi fig. 7). Gli orli della depressione sono asim-
metrici, il fondo è molle ed è occupato prossimalmente da una
specie di tappo debolmente chitinoso che protegge l'apertura dalla
quale fuoriesce il sacco interno. La parte apicale del pene è ridotta a
(1) Philonthus gabrioides Bernh. (Coleopter. Rundschau, 1913, Nr. 8-9). E molto
probabilmente identico al Phil. thermarum Aubè; secondo VA. è perfettamente
simile al Gabrius nigritutus dal quale differisce soltanto per le serie del corsaletto
composte di 5. raramente 4 punti, per la punteggiatura molto più grossolana e molto
più sparsa delle elitre. La punteggiatura dell'addome è pure più sparsa.
Lung. 3,5 mm. Siberia occid. (Schipka-gora, Sotka-gora).
REVISIONE DEI GABRIUS 143
x 4
un ispessimento apicale, quasi rettangolare e arrotondato all’estre-
mita (fig. 7, 7 b). Il suo orlo prossimale è asimmetrico e forma
a sinistra una sporgenza bruna, ben visibile nella fig. 7.
La forma del pene è costante in esemplari maturi, invece negli
immaturi si nota la tendenza che hanno i lati del pene di accar-
tocciarsi lungo l’asse longitudinale. Di conseguenza i lati del pene
visti dorsalmente, perdono la loro convessità, diventano quasi di-
ritti, simmetrici, il pene diventa molto più snello; insomma esso
assume forme tali da trarre in errore chi non abbia davanti a sé
una numerosa serie di esemplari. L’ispessimento apicale del pene
varia di forma. Normalmente è allungato e stretto come nella
fig. 7; in altri esemplari (fig. 7c) è invece più largo e più tozzo,
oppure i lati convergono distintamente in avanti. Tali differenze
non possono avere alcun valore specifico, esistendo tutte le forme
di passaggio. Il paramero è ventrale, la sua forma risulta evidente
dalla fig. 7 a. I tubercoli sono uncinati.
Lung. 4-5 mm.
Europa. Comune in tutta l’Italia, Venezia Giulia e Dalmazia.
Reitter (Fn. German., II, p. 132) riferisce all’ ab. subni-
gritulus nov. alcuni esemplari di nigrilulus Gravh. colle zampe
e antenne picee. Si tratta certamente di esemplari appartenenti
a un’altra specie, probabilmente appendiculatus Sharp.
Il catalogo più recente (2) elenca 10 sinonimi del G. nigri-
tulus Gravh. ai quali saranno probabilmente identiche alcune spe-
cie di Joy e Sharp. Così p. e. è molto probabile che il Reysianus
Sharp sia sinonimo del da Rey.
E però necessario uno studio del pene degli esemplari tipici
perché, data l'estrema somiglianza delle specie di questo gruppo
nei loro caratteri esterni, è impossibile prendere una decisione
soltanto in base alle descrizioni spesso insufficienti degli autori.
13. Sa Gabrius trossulus Nordm.
Ganglb. Kaf. Mitteleur. II, p. 460; Reitter Fn. Germ., II, p. 132;
Joy; Entom. Mont. Mag., 1911, p. 81.
E una specie molto simile al nigritulus ; secondo gli autori
citati essa ne differisce per il capo piu largo, le elitre piu corte
del corsaletto, i penultimi articoli delle antenne leggermente tras-
versi e i lati del corsaletto paralleli.
144 i E, GRIDELLI
Joy (1. c. fig. 11) riproduce il pene visto dal dorso, senza però
descriverlo. A giudicare dalla figura dovrebbe differire da quello
del nigritulus per i seguenti caratteri :
I lati della parte media sono simmetrici, non convessi e con-
vergono fortemente, |’ ispessimento apicale è più lungo e molto
più stretto, arrotondato all’apice, il suo orlo prossimale è privo di
sporgenze, i suoi lati si fondono con quelli della parte media, senza
formare alcun angolo.
Lung. 4-5 mm.
Non vidi mai esemplari di questa specie, propria dei paesi
nordici e alpestri. Europa sett., Germania, Boemia, Beschidi.
Nel Cat. Bertolini essa viene citata dell’ Ossola e dell’ Istria.
Quest'ultima citazione è certamente errata.
14. — Gabrius tornus Joy.
Entom. Mont. Magaz., 1913, p. 26, tav. I, fig. 9.
Somiglia al trossulus per brevità delle elitre e per la gran-
dezza del capo, ne differisce per le antenne uniformemente picee
e per la forma del pene.
Nel testo l’autore dedica ad esso poche parole prive di significato;
da quanto si può arguire dalla figura annessa, il pene dovrebbe
essere più robusto che nel négritulus, coi lati della parte apicale
e media diritti e convergenti uniformemente fino all'estremità, la
quale è bruscamente troncata. Rassomiglia a quello del Zatro
(fig. 8) che descriverò più innanzi; ne differisce per la parte api-
cale più snella e più lunga, coi lati formanti la continuazione
rettilinea di quelli della parte media e con l’orlo prossimale pure
asimmetrico, ma con la sporgenza più piccola e posta a destra
invece che a sinistra. i
Caucaso (Helenendorf) 1 esempl. maschile. Ex Joy.
15. — Gabrius latro Joy.
Entom. Mont. Mag., 1913, p. 26, tav. I, fig. 8.
La diagnosi del Joy è assolutamente insufficiente, però il dise-
gno del pene permette la determinazione della specie.
E quanto mai affine al-ndgrétulus, tanto che ritengo molto
dubbia la possibilità di distinguere gli esemplari femminili di
Lg RA ie
5S)
REVISIONE DEI GABRIUS | 145
queste due specie. Il capo ed il corsaletto sono un po’ più stretti e
più snelli che nel nigrilulus, gli articoli delle antenne sono un
po’ più slanciati, la punteggiatura delle elitre è pochissimo piu
profonda e la pubescenza più fitta. Il colore è più chiaro, il cor-
saletto e le elitre sono rossastri, gli orli posteriori dei tergiti sono
colorati più largamente in rosso- bruniccio. (Noto però che anche
gli esemplari immaturi di nigritulus presentano tale colorazione).
Il pene (fig. 8) è più largo e più robusto, i lati della parte
media sono diritti, convergenti, quasi simmetrici. I lati della parte
apicale convergono più fortemente di quelli della media e invece
di formare con essi un angolo rientrante, formano un angolo spor-
gente. L’ estremo apice è biancastro, a lati paralleli, bruscamente
troncato, l'orlo apicale è leggermente incavato, sicchè l’apice ap-
pare lievemente bidentato. L’ orlo prossimale dell’ ispessimento
apicale è fortemente asimmetrico, colorato in bruno e forma una
grossa sporgenza ad angolo retto, spostata dalla linea mediana
verso sinistra. Visto lateralmente (fig. 8 a) l’apice ha una forma
simile a quella del i (fig. 7 b), ma è molto più ispessito
‘ e voluminoso,
Il paramero non differisce sensibilmente da quello del nigri-
tulus (fig. 7 a).
Caucaso, Lenkoran, 3 esempl. maschili e 3 femminili. Joy, lc
Ebbi occasione di studiare un esempl. maschile di questa specie,
lungo 5 mm. raccolto dallo Schatzmayr presso Salonicco, nella pia-
nura del fiume Vardar.
16. — Gabrius keysianus Sharp.
Entom. Mont. Mag., 1910, p. 130.
« Sat angustus, niger, pedibus’ piceis, tarsis rufescentibus, ca-
pite oblongo; prothorace antrorsum parum angustato; elytris pro-
thorace longioribus, sat profunde punctatis. Long. 3 1/, mm. Mas.:
abdomine segmento ultimo ventrali excisione lata, a membrana
pellucida parte majore impleta; aedeago apice pellucido et elon-
gato, apice summo subacuminato sed vere minutissime bidentato.
Anglia, Devon, Slapton Bey (J. H. Keys and G. C. Champion).
Secondo Joy (Entom. M. Mag., 1911, p. 80) si può difficil-
mente confondere questa specie col négritulus, tenendo conto
delle antenne più oscure e più tozze, della forma più stretta e
delle zampe più nere. In un altro lavoro lo stesso autore (Ibid. 1913,
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. IX. 30 Novembre 1920. 10
116 1 E. GRIDELLI
tav. I, fig. 10) raffigura il pene di questa specie. Ha circa la mede-
sima forma del tornus, però la parte apicale appare molto più
snella, simmetrica e priva di sporgenze all’orlo prossimale.
Riferisco a questa specie un’esemplare maschile, comunicatomi
dal Dodero quale piliger Rey. Capo e corsaletto nero-lucenti, eli-
tre e addome d’ un bruno-piceo oscurissimo, l’orlo posteriore del
“ e 8° tergite con trasparenza rosso-bruna, antenne e palpi nero-
bruni, zampe rosso-brune, tarsi rosso-bruno chiaro.
Capo più lungo che largo, robusto, all’altezza degli occhi (in-
clusa la convessità di questi) più largo del corsaletto, con due
grossi punti sul vertice, posti all’altezza dell’orlo posteriore degli
occhi in corrispondenza ai punti interni della serie inter-oculare.
Le tempie portano numerosi punti piuttosto profondi.
Il corsaletto è snello, più lungo che largo, a lati diritti e de-
bolmente convergenti anteriormente; i punti delle serie dorsali
sono profondamente impressi.
Elitre più lunghe del corsaletto, con punteggiatura profonda e
fitta, l'intervallo tra i punti è minore del diametro degli stessi.
E ben distinto dal nigritulus e affini, per la forma del capo,
per il colore e per la punteggiatura delle elitre più densa e molto
più profonda; rassomiglia allo stipes, dal quale differisce per la
forma più slanciata, per il capo più lungo che largo, ete.
La forma del pene di questa specie è quanto mai caratteri
stica e non confondibile con quella di un’altra specie. Soltanto il
trossulus e tornus (a giudicare dalle figure del Joy) hanno un
pene simile a quello del keystanus, però basta la lunghezza molto
minore delle elitre per evitare una contusione.
La fig. 14 rappresenta il pene dell’ esemplare descritto piu
sopra. Esso corrisponde perfettamente alla descrizione dello Sharp;
noto soltanto che non tutta la parte apicale è pellucida, bensi solo
l'estremo apice, il quale è minutamente bidentato. Notevole è la
forma snella e la rigorosa simmetria del pene, specialmente della
parte apicale, al OE ha l'orlo prossimale diritto e privo di spor-
genze angolose. A visione laterale il pene appare cilindrico, con
la parte apicale fortemente appiattita e curvata dorsalmente.
Il paramero è simile a quello del pennatus (fig. 10 a), i due
rami sono più snelli e formano tra loro una V. |
Lung. 4 mm. (addome un po’ retratto!).
Sardegna. 1 esempl. maschile. Collez. Dodero.
REVISIONE DEI GABRIUS 147
b) Specie simili al pennatus Sharp.
{7. Gabrius ravasinii nov. spec.
Corpo uniformemente nero-piceo lucente, |’ orlo posteriore dei
due ultimi tergiti visibili con trasparenza rosso-bruna; i 3 primi
articoli delle antenne sono rosso-bruni, l’ultimo brunastro, i palpi
rosso-bruni, le zampe giallo-brune.
Differisce dal nigritulus oltre che nel colore anche nei se-
guenti caratteri:
Il corpo è più piccolo e più snello, il capo è molto più stretto
e più lungo, a lati paralleli, la depressione mediana del capo è
molto meno sviluppata.
Il corsaletto è più lungo e più stretto, con punteggiatura un
po’ più profonda. Rassomiglia nei caratteri esterni moltissimo al
pennatus, tanto che non sono in grado di indicare un carattere
differenziale, tranne le dimensioni forse un po’ più tozze; ne dif
ferisce però completamente nella forma del pene che s' avvicina
molto a quello del rigritulus. Il pene (fig. 13) è più piccolo e
più snello che nella specie suddetta (vedi fig. 7); a visione dor-
sale i lati della profonda depressione mediana sono asimmetrici,
ispessiti, bruni e convergono molto più fortemente in avanti; la
parte apicale è molto ben distinta, completamente chitinizzata, il
suo orlo prossimale è fortemente asimmetrico, molto ispessito, bru-
no, e da all’ apice del paramero una forma molto caratteristica,
resa evidente dalla figura.
In seguito a una leggera strozzatura dei lati della parte ha-
sale del pene sono visibili, a visione dorsale, i lati leggermente
ispessiti del paramero (vedi fig. 13). La parte apicale del pene
a visione dorsale è più corta e meno ispessita che nel nzgritulus.
Il paramero non offre sensibili differenze da quello del nigritulus.
Lung. 4,2 mm. i
Descrivo questa nuova specie secondo un esemplare maschile
della collezione Ravasini, portante Vindicazione «Carinzia ». (Rac-
colte dallo: Schatzmayr).
18. — Gabrius suffragani Joy.
Entom. Mont. Magaz., 1943, p. 26, tav. I, fig. 14.
Nei caratteri esterni è talmente simile al pennatus Sharp,
148 E. GRIDELLI
che non è possibile distinguere sicuramente le due specie senza.
esaminare il pene.
Gli articoli delle antenne sono di dimensioni variabili, però
in media sono un po’ più slanciati che nel pennatus; la pun-
teggiatura delle elitre è poco più fine, però anch'essa varia.
Noto pure che gli esemplari da me esaminati avevano la base
delle antenne rosso-bruna, più o meno offuscata. —
I caratteri offerti dal pene a visione dorsale (fig. 9 a) sono
descritti nella tabella dicotomica; ‘a visione laterale (fig. 9) è no-
tevole il forte spessore dei lati della parte media e il rigonfia-
mento della parte apicale. La depressione della parte media è pro-
fondissima, col fondo esile e molto trasparente.
Il paramero (fig. 9) è simile a quello del nigritulus, (vedi
fig. 7 a). I due rami sono più lunghi, meno divergenti e più lar-
ghi, l’ insenatura che li divide ha il fondo rotondo; essi sono
inoltre pochissimo ristretti all’ apice, il quale è bruscamente tron-
cato e munito di pochi tubercoli, che per forma e posizione sono
molto simili a quelli del nigritulus. I peli apicali sono in nu-
mero di 8, inseriti circa come nel nigritulus, tranne che quelli
del lato interno di ciascun ramo sono spostati prossimalmente.
Lung. 4,5 mm.
Joy cita 5 esemplari maschili e 2 femminili della Dalmazia.
Ebbi occasione di studiare 4 maschi e cioè: 3 raccolti a Mezò-
Zah (Transilvania) leg. Messa e 1 di Kistanje (Dalmazia) leg.
Mùller.
19. — Gabrius bishopi Sharp.
Entom. Mont. Magaz., 1910, p. 131; Joy, ibidem, 1911, p. 82
e 1915, tav. I, fig. 13.
Gli autori citati rilevano la grande somiglianza di questa spe-
cie col pennatus; se ne distingue soltanto per la grandezza un
po maggiore e per la base delle antenne e le zampe un po’ più
oscure. Il pene è molto simile a quello del suffragani ; i carat-
teri da me usati nella tabella dicotomica sono dedotti dalle figure
del’ Joy.
Lung. 5 mm.
Scozia, Suffolk. Rarissimo nei detriti fluviali, assieme al
pennatus.
REVISIONE DEI GABRIUS 149
20. — Grabrius sacerdotalis Joy.
Entom. Mont. Mag., 1913, p. 26, tav. I, fie. 15 e 20.
Secondo l’autore somiglia al béshopi e ne differisce per il capo
del maschio più lungo e più stretto, distintamente più stretto del
protorace. Riguardo alla forma del pene a visione dorsale vedi
la tabella dicotomica.
L'autore non riporta le dimensioni di questa specie.
Caucaso, Swanetia, 2 esemplari maschili.
21. — Gabrius pennatus Sharp.
Entom. Mont. Mag., 1910, p. 130; Joy, ibidem 1914, p. 81 e
HOS Stave Mao De
Il capo è molto più stretto e più cilindrico che nel nigritulus,
a lati paralleli, meno depresso sul vertice tra le antenne; il cor-
saletto è più stretto, più convesso, d’aspetto cilindrico, i suoi lati
convergono anteriormente, le elitre e l’ addome. sono molto più
stretti, gli articoli delle antenne lievemente più snelli.
L’intaccatura mediana dell’8.° sternite del maschio è più pro-,
fonda e più acuta, occupata quasi totalmente da una membrana
i '
La figura del Joy (1. c.) di con sufficiente esattezza il
pene a visione dorsale. Noto però che la parte apicale (fig. 10 a)
é molto più strozzata alla base, evidentemente cuoriforme e non
« quasi pentagonale » come descrive lo Sharp.
Visto da un lato, il pene (fig. 10) è diritto, la parte basale è
cilindrica, la parte media incavata e appiattita, quasi laminare
e l’apicale è leggermente ispessita. La figura 10 b riproduce il
paramero. La sua forma è costante, i caratteri che lo differen-
ziano da quello del nigritulus risultano evidenti dal confronto
delle figure. Il numero dei tubercoli, la forma dell’apice dei 2 rami
e la disposizione dei peli apicali sono caratteri un po’ variabili.
Alcuni esemplari mostrano una disposizione come quella dise-
gnata nella fig. 10 b, altri invece hanno l’orlo apicale dei due rami
inclinato verso l'esterno e i peli disposti inversamente (i peli del
lato interno al posto corrispondente ai peli dell esterno e vicev ca
Lung. 4-4,5 mm.
150 È. GRIDELLI
È una specie piuttosto comune, che vive assieme al nigritulus,
nei detriti lungo i fiumi. i
Gli autori citano le seguenti località: Inghilterra, Scozia, Au-
stria, Moravia, Germania, Dalmazia. Ebbi - occasione di studiare
esemplari di: Carinzia (Osternig, 1500 m.), Graz (Stiria), Campo
di Cadolfe (Alpi Venete), Val Cairasca (Sempione) Anguillara
Veneta (Prov. di Padova), Monfalcone (Goriziano), Nava (Alpi
Marittime).
22. — Gabrius velox Sharp.
Entom. Mont. Mag., 1910, p: 130; Joy, ibid., 1911, p. 81 e
1913, tav. I, fig. 6. — primigenius Joy, Entom. Mont. Mag.
HOTS se 2 ae tava le. n .
I caratteri della diagnosi dello Sharp collimano perfettamente
con quelli del pennatus e anche Joy (l. c.) ritiene impossibile
la distinzione di esemplari femminili delle due specie. Im quanto ai
caratteri sessuali Sharp descrive :
« Mas: abdomine segmento ultimo ventrali excisione angusta,
profunda, a membrana pellucida fere omnino impleta; aedeago
sat elongato, apice obtuso, appendicula apicali reflexa, male deli-
mitata, in partem anteriorem corporis aedeagi quasi perdita » .
Inoltre l’autore nota che il pene in posizione introflessa sporge
dall’addome tra i due stili, rendendo così possibile 1’ esame della
forma del suo apice senza ricorrere alla dissezione, nonchè l’ana-
logia col pene del nigritulus. Purtroppo non descrive la forma
del paramero. La figura del Joy corrisponde alla descrizione dello
Sharp; in essa la parte apicale non è differenziata dalla media.
Lung. 4 3/, mm.
Inghilterra, sulle rive del fiume Lymington.
Riguardo al G. cyphonotus Joy e G. subnigritulus Joy vedi
più innanzi.
c) Specie affini all’appendiculatus Sharp. —
23. — Gabrius appendiculatus Sharp.
Entom. Mont. Mag., 1910, p, 131; Joy, ibid. 1911, p. 82 e
MON Si ataye IE Mice 601/08
REVISIONE DEI GABRIUS {DA
Capo uniformemente nero-piceo, antenne e palpi bruno- picei
molto oscuri, il primo articolo delle antenne in alcuni esemplari
ha una trasparenza rossastra più o meno evidente, il terzo basale
del secondo è rosso-bruniccio. Le zampe hanno un colore variabile
da bruno piceo a rosso bruno oscuro, i tarsi sono rossastri.
Differisce dal nigritulus, oltre che per il colore molto piu
oscuro, anche nei seguenti caratteri: Il corpo è più piccolo, il
capo più stretto, di forma ovale, più lungo che largo, a lati pa-
‘alleli e con gli angoli posteriori quasi completamente arroton-
dati. Il corsaletto è più stretto, a lati pure paralleli; la punteg-
giatura delle elitre è più grossolana e la pubescenza più oscura.
L’intaccatura dell’ 8.° sternite del maschio è molto piu larga e
molto più profonda che nel nigritulus, il fondo è arrotondato e
non angolare, è occupata quasi totalmente da una membrana
pellucida, il cui orlo distale è lesgermente incavato. Il pene (fig.
11) è molto più corto e tozzo in confronto alle altre specie, la
parte media (a visione dorsale) è un po’ più larga della basale,
a lati paralleli, fortemente chitinosi, bruni, fino circa all’ altezza
dell’orlo prossimale dell’ispessimento apicale.
In questo punto i lati convergono bruscamente verso I’ apice
e divengono meno chitinizzati, giallo-bruni. La parte apicale è pic-
cola in rapporto alla basale e alla media, fortemente ispessita, a
forma di pentagono, col lato distale leggermente incavato e con
una intaccatura al vertice prossimale. La fig. del Joy (l. c.) cor-
risponde bene al vero. A visione dorsale sono pure bene visibili
i due rami del paramero, essi sporgono rilevantemente dai lati della
parte media del pene. La parte prossimale del paramero è piccola
a lati paralleli, i due rami sono piuttosto larghi al loro inizio e vanno
| poi man mano restringendosi fino all’apice, il quale è acuto e mu-
nito di un grosso tubercolo uncinato. Il lato esterno di ciascun.
ramo è curvo e porta come l'interno 2 peli in prossimità dell’a-
pice. Complessivamente troviamo dunque anche in questa specie
8 peli apicali sul paramero.
Lung. 4-4,2 mm. Sharp. indica 4,74 mm. |
Inghilterra, Scozia, Austria, Moravia, Boemia, Slesia. Ho avuto
in esame alcuni esemplari maschili, raccolti dallo Schatzmayr sul
M.te Dobratsch, presso Villacco (Carinzia), a un'altezza di 1600 e
di 2100 metri sul livello del mare e uno sul M.te Rimà (Giudi-
carie, Trentino) dal Mancini.
152 E. GRIDELLI
24. — Gabrius toxotes Joy.
Entom. Mont. Mag., 1913, p. 26, tav. I, fig. 17.
E una specie molto affine all’appendiculatus Sharp, ma ne è
ben distinta per i seguenti caratteri: Il corpo è pitt snello, il capo
più stretto e più allungato, con gli angoli posteriori assai più
largamente arrotondati. Le zampe sono un po’ più chiare. Il pene
è più piccolo, più stretto e meno chitinizzato che nell’ appendi-
culatus, l’appendice apicale pentagonale è più stretta e più lunga,
i rami del paramero non sporgono a visione dorsale dal contorno
del pene.
Lung. 4 mm.
Joy cita un unico esemplare maschile della Dalmazia. Pos-
seggo un esemplare pure maschile, proveniente dal materiale del
Dr. Messa e raccolto a Mezò-Zah, (Transilvania) nell’ aprile 1897.
25. — Gabrius stipes Sharp.
Entom. eae Mag., 1910, p. 129; Joy, ibidem, 195 piiSise
LOWS: stay ohio.
Il n, è nero, le elitre d’un bruno-piceo, oscurissimo, le an-
tenne bruno-picee, i 3 primi articoli e i palpi rossastri; le zampe
sono rosso-brune più o meno offuscate. Differisce dal nigritulus,
oltre che per i colori e i caratteri sessuali, anche per la forma
del capo che (almeno a giudicare dall’esemplare maschile che ho
potuto studiare) è molto più corto e più largo, a lati paralleli,
con una fossetta sul vertice tra l'inserzione delle antenne. Il cor-
saletto è più largo e più corto che nel nigritulus, i punti delle
serie dorsali sono molto più grossolani. La punteggiatura delle
elitre è molto più profonda, lo stesso dicasi, sebbene in grado
minore, per quella dei tergiti. Il penultimo articolo delle antenne
è bensì trasverso, però non tanto quanto vorrebbe Joy. Sharp e
Joy dicono che lo stipes è l’ unica specie di Gabrius che non
presenta la caratteristica intaccatura mediana dell’3.° sternite del
maschio.» Cid è errato. L’intaccatura è bene manifesta , soltanto
che la membrana pellucida biancastra la riempie completamente e
di conseguenza l’orlo dello sternite appare continuo.
Nella tavola del Joy il pene è disegnato a visione dorsale. La
REVISIONE DEI GABRIUS - 153
figura collima coll’ esemplare da me studiato, credo però oppor-
tuno di raffigurare il pene a visione ventrale. (fig. 12) per illu-
strare il paramero, completamente ignorato dai due autori.
Nel pene visto lateralmente è notevole la forma affilata della
parte apicale, la quale termina in un'appendice molle e biancastra,
nonchè il paramero la cui curvatura si stacca fortemente dal lato
diritto del pene. Il paramero è corto e a visione ventrale largo
e tozzo, 1 suoi lati divergono distalmente; I’ apice è diviso in due
rami poco pronunciati, da un’insenatura poco profonda che ne
occupa tutta la larghezza. I lati dell’ insenatura sono quasi retti-
linei e convergono ad angolo molto ottuso.
Sono visibili 8 peli apicali, disposti come nella fig. 12. I 2
estremi (di ciascun lato) sono molto più lunghi dei 2 interni. Non
ho potuto studiare la disposizione dei tubercoli dell’ orlo apicale
per insufficienza di materiale.
Secondo Sharp la specie è alquanto variabile, p. e. alcuni esem-
plari hanno le elitre «pale». La lunghezza che secondo l’autore
è di 5,5 mm. credo sia un po’ esagerata. L’esemplare maschile che
ho potuto esaminare, catturato a Poggio Cavallo (dint. di Grosseto),
misura soltanto 4 mm. Gli autori citano questa specie dell’ In-
ghilterra, Caucaso e Daghestan.
In uno dei suoi lavori (Entom. Mont. Mag., 1913, p. 25 e 26,
tav. I, fig. 3, 4 e 7) Joy descrisse 2 specie di Gabrius denomi-
nandole cyphonotus e subnigritulus.
Secondo l’autore sono ambedue simili nell’ aspetto esterno al
pennatus, ma ne differiscono per la forma del pene, somigliante
a quello del nigritulus. Nel primo caso il pene dovrebbe avere
« il pezzo apicale non nettamente distinto », nel secondo « pene
più stretto e più regolare nel contorno, con l’ apice bruscamente
troncato ».
Non ho preso in considerazione queste due specie, perchè le
descrizioni e i disegni dell’ autore non bastano per una deter-
minazione sicura. |
Gli esemplari, che Joy riferisce al cyphonotus, provengono
dal Caucaso e dalle rive del Mar Caspio, quelli del subnigritulus
dal Caucaso.
Nelle tabelle dicotomiche ho preso pure in considerazione i
Philonthus maritimus Motsch. e thermarum Aubé, che tutti
gli autori, tranne lo Sharp, consideravano appartenenti al Subgen.
{
154 E. GRIDELLI
Gabrius. Sono invece due veri Philonthus, perchè hanno i tarsi an-
teriori del maschio fortemente dilatati e il paramero inserito late-
ralmente al pene. Nello specchietto seguente sono esposte le prin-
cipali differenze tra le due specie.
a) Corpo più grande, elitre più lunghe del corsaletto, con
punteggiatura densa; l'intervallo tra i punti è minore del dia- .
metro degli stessi. Pene simile a quello del Phil. quisquiliarius
Gyllh. Paramero laterale, bifido, i due rami sono concresciuti ma
ancora evidenti per la presenza di una linea depressa, longitudi-
nale, mediana, la quale è ben visibile anche a debole ingrandi-
mento. Lung. 3-3,5 mm. maritimus Motsch.
5) Corpo più piccolo, elitre più corte, lunghe quanto il pro-
torace, con punteggiatura molto più rada. L'intervallo tra i punti
è maggiore del diametro degli stessi. Pene più snello, appuntito
e più curvo che nella specie precedente, paramero laterale diviso
in due rami larghi e paralleli. I due rami sono troncati all’apice, il
quale è munito di alcuni tubercoli e di 4 peli. Lung. 2,5 -3,3 mm.
thermarum, Aubé.
AUTORI CITATI.
. — BERLESE A. — Gli insetti, etc. Vol. I.
l
2. BERNHAUER Max. — Coleopterorum Catalogus W. Junk, Staphyli-
nidae. Pars. V, 1914.
3. — ERICHSON GUIL. F. -— Genera et species staphylinorum, 1840.
4, — GRIDELLI E. — Primo contributo alla conoscenza delle specie euro-
pee del genere Philonthus Steph. (Coleopt. Staphyl.) Bull. Soc. Entom.
It. Anno LI, 1919.
5. - KRAATZ G. — Naturgeschichte der Insekten Deutschlands. Coleoptera,
Bd. II, Staphylinii, 1858.
6. - REITTER E. Catalogus Coleopterorum Europae, etc. 1906.
7. - VERHOEFF K. — Zur vergleichenden Morphologie des Abdomens der
Coleopteren und iber die phylogenetische Bedeutung derselben, zu-
gleich ein zusammenfassender kritischer Rùckblick und neuer Beitrag.
Zeitschrift. fur wissenschaftliche Zoologie, Bd. CX VII, ‘Heft 1. 1917.
8. — VERHOEFF K, — Vergleichende Morphologie des Abdomens der mann-
lichen und weiblichen Lampyriden, Canthariden u. Malachiden. Ar-
chiv fiir Naturgeschichte, 1894, LX, Jahrg. I. Band.
REVISIONE DEI GABRIUS oa ba
9. — VERHOEFF K. — Studien tiber die Organisation der Staphylinoidea.
Zeitschrift fur wissenssch. Insektenbiologie, 1916, Heft 11-12, pas.
257-266.
10. - WEBER L. — Beitrag zum Bau der Copulationsorgane der mannlichen
Stapbyliniden. Festschrift des Vereins fir Naturkunde. Cassel 1911.
Non ho-riportato in questo elenco i lavori riguardanti le sin-
gole specie, citati particolarmente per ciascuna di esse nel testo.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA.
Le abbreviazioni seguenti valgono per tutte le figure:
al. = alette membranose del X tergite;
al. car. = alette cardinali del paramero;
ap. a. = appendice apicale membranosa;
ar. v. = arco ventrale del 1X sternite;
fa. — lamelle chitinose che coprono lo sbocco del sacco interno (fallo);
fo. c. = fossa cardinale del paramero; :
1. b. = ingrossamento basale del pene;
p. a. = parte apicale del pene;
p. b. = parte basale del pene:
p. m. = parte media del pene;
par. = paramero;
pe. a. = peli apicali del paramero; —
S. = spine dell’arco wentrale del IX sternite.
Sp. g. = spiculum gastrale del IX sternite;
st. — sternite;
t. = tergito;
tub. a. = tubercoli apicali del paramero;
z. tr. = zone trasparenti.
Fig. 1. — Organo copulatore di Gadrius vernalis Gravh., visto dal lato
sinistro.
Fig. 2. — Organo copulatore di G. femoralis Hochh. visto dal ventre.
Fig. 2.a — Parte apicale del pene della stessa specie, vista dal lato sini-
stro. La zona compresa tra le due linee è colorata in bianco-
giallastro.
Fig. 2.5 — Segmenti genitali di G. femoralis Hochh. visti dal ventre.
Nel disegno sono omessi i peli del IX sternite e X tergite, non-
chè la reticolatura delle alette del X tergite.
Fig. 3. — Organo copulatore di G. hesperius Fauv. visto dal ventre.
Fig. 4. — Organo copulatore di G. doderoî nov. spec. visto dal ventre.
Fig. 5. — Organo copulatore di G. badius Kiesw. visto dal ventre.
Fig. 5.a — Lo stesso visto dal lato sinistro.
156 E. GRIDELLI
Fig. 6. — Organo copulatore di G. astutus Erichs. visto dal ventre.
Fig. 7. — Organo copulatore di G. nigritulus Gravh. visto dal dorso.
Fig. 7a — Paramero della stessa specie, staccato dal pene, e visto dor-
salmente,
Fio. 7.b — Parte apicale del pene del G. nigritulus, vista dal lato sinistro.
Fig. 7.c — Parte apicale del pene del G. nigritulus vista dal dorso.
Il confronto colla fig 7 dà un’idea della variabilità di forma della
parte apicale in questa specie.
Fig. 8. — Organo copulatore di G. Zatro Joy visto dal dorso.
Fig. 8.a -- Parte apicale dello stesso vista dal lato »inistro.
Fig. 9. — Organo copulatore di G. suffragani Joy visto dal lato sinisiro.
il paramero è spostato dalla sua posizione normale, cioè ade-
rente ai pene. ;
Fig. 9.a — Parte apicale dello stesso, vista dal dorso. -
_Fig. 10. — Organo copulatore di G. pennatus Sharp, visto dal lato sini-
stro.
Fig. 10.a — Parte apicale dello stesso, vista dal dorso.
Fig. 10.b — Paramero della stessa specie staccato dal pene e visto dal
dorso.
Fig. 11. — Organo copulatore di G. appendiculatus Sharp, visto dal
dorso. 1
Fig. 12 — Organo copulatore di G. stipes Sharp, visto dal ventre.
Fig. 13. — Organo copulatore di G. ravasiniî nov. spec. visto dal dorso.
Fig. 14. — Orsano copulatore di G. keystanus Sharp, visto dal dorso.
Padova, nel Maggio 1920.
APPENDICE
Gabrius tirolensis Luze, Verh. zool. - bot. Ges. Wien LIII,
1903, p. 386. i
Grazie alla cortesia del Signor Dodero ebbi occasione di
esaminare due esemplari di questa specie, bene distinta dall’astutus |
Er. per tutti i caratteri descritti dal Luze (lc.) e da me citati a
pag. 140.
Credo superfluo di riportare per intero la descrizione del
Luze, essendo essa a portata di tutti nel lavoro originale ; noto
soltanto che essa corrisponde esattamente ai due esemplari da me
studiati.
Aggiungerò pure una breve descrizione dell’organo copulatore
maschile. Il paramero ha una forma unica in tutto il genere, la
REVISIONE DEI GABRIUS £57
sua parte apicale ha i lati quasi paralleli, debolmente dilatati
nel mezzo e l’ apice completamente arrotondato ; è inoltre molto
più lungo che nell’ astutus e di conseguenza la distanza tra
l'apice del pene e quello del paramero è molto più breve. La
faccia ventrale del paramero è depressa. Manca qualunque accenno
di bifidità della parte apicale, almeno. esaminando Il’ organo in
situ col microscopio binoculare Zeiss.
Il pene è del tutto simile a quello dell’ astutus; a visione
dorsale è però più largo e a visione laterale la parte apicale
appare meno ricurva.
I due esemplari citati hanno le serie dorsali del corsaletto
formate da 5 punti, lo stesso indica Luze per i 18 esemplari da
lui studiati. Lungh. 6-7 mm.
1 3. Volarje (Alto Isonzo, Venezia Giulia), Novembre 1915,
Andreini.
1 9. Madonna delle Finestre (Alp. mar.) Agosto 1903, Dodero.
SCAPHIDIIDES RECUEILLIS PAR, FEU L. FEA
PAR MAURICE Pic
Ce sont les chasses de L. Fea, principalement en Birmanie,
qui me fournissent les matériaux du présent article. Je dois au
D.' Gestro la communication de la plupart des espéces de ces
récoltes mais je dois dire que quelques insectes figuraient dejà
dans ma collection et que, d’autre part, plusieurs nouveautés
ont été etudiées par J. Achard qui les a trouvés intercalées dans
la collection A. Grouvelle. M.* Achard m’a communiqué des notes
in litteris au sujet des formes nommées par lui, ce qui ma
permis d’adopter ses dénominations sans avoir vu les insectes de
la collection Grouvelle. Quelques diagnoses ont été publiées par
moi dans l’Echange, N.° 402 et d’autres, par Achard (Bull. Soc.
Eat: Fr. 1920) p. 2359):
Je vais donner l’énumeration, avec les localités de captures,
des espéces et variétés figurant dans les collections du: Musée
civique de Génes, en méme temps je décrirai les formes nouvelles.
Scaphidium? lunulatum Mots. (').
Tenasserim: Kawkareet; mai 1887.
Scaphidium? lunulatum v. nov. inconjunctum.
Elytris rufo 4- maculatis, thorace elongato, piceo, di-
stincte punctato.
Differe au moins de Zunulatum Mots. par les taches rousses
isolées et non jointes. latéralement.
Birmanie: Carin Ghecu (1300-1400 m.), mai 1888.
(1) Correspond a la description de l’auteur russe, sauf que la hase des antennes
est rousse.
SCAPHIDIIDES nie a Sh!)
Scaphidium? lunulatum v. nov. rufithorax.
Thorace rufescente; elytris flavo notatis.
Differe du précédent par le prothorax roussàtre et la coloration
plus claire des macules élytrales.
Birmanie: Carin Cheba (900-1100 m.) mai à dec. 1888.
Scaphidium Feai Pic. L’ Echange, N.° 402 et Ann. Soc. Ent.
BEAR)
Tikekee (Pégou), juin 1887; Palon (Pégou) aoùt., sept. 1887.
Oblongum, nitidum, rufum, articulis 5 ultimis anten-
narum nigris.
Le prothorax chez cette espéce est liseré de noir en avant,
les tibias sont un peu rembrunis, les antérieurs étant faiblement
coudes chez 3 et droits chez 9. Long. 6-7 mill. Voisin de S. sn-
daicum Gestro (comparé 4 un co-type) mais de forme moins
allongée avec les pattes de la coloration du dessus, les yeux plus
ecartés; différe, d’autre part, de S. abdominale Ach. par les
points plus gros de la rangée basale, la coloration claire du 6.™° ar-
ticle des antennes, les élytres moins ponctués. Peut-étre variété de
S. palonense Ach.
Scaphidium palonense Achard. var.
Oblongum, nitidum, nigro-piceum, pro parte vage brun-
nescente, capite, antennis ad basim, femoribus abdomineque
apice rufis.
Variété a coloration du corps un peu plus foneée que chez
forme type (ex description d’Achard).
Palon (Pegou), aout., sept. 1887.
Scaphidium Gestroi Pic (L’Echange N.° 402).
Hlongatum, nitidum, nigrum, elytris rufis, antennis ad
basim, tarsis abdomineque pro parte rufis.
Allongé, brillant, noir, élytres roux ainsi que la base des
antennes et les tarses. Yeux écartés, téte distinctement ponctuée;
antennes foncées avec le sommet du dernier article plus clair et
la base rousse; prothorax assez long, très rétréci en avant, peu
ponctue; écusson rembruni, élytres assez longs, irréguliérement
ponctués et sans rangée de points sur le disque, avec une rangée
raccourcie de petits points sur la base; abdomen noir avec le bord
(1) Dans la description, il faut lire: « articulis 7 (au lieu de 6) et sequentibus
antennarum nigris ».
160 M. PIC
de plusieurs segments testacé; pattes noires avec les genoux et
tarses roux, tibias un peu arqués ,.les antérieurs étant plus courts.
Long. 8 mill.
Espéce très distincte par sa forme jointe a sa coloration et
que je suis heureux de dédier au D." Gestro, descripteur autrefois
d’un certain. nombre de Scaphidium.
Carin: Asciui Chebà (1200-1300 m.), janvier 1888.
Scaphidium fossulatum n. sp. |
Subovatum, satis latum, nitidum, supra testaceum et
nigro notatum, infra nigrum, abdomine pro parte: rufo,
antennis pro parte pedibusque testaceis. . |
Subovalaire, assez large, brillant, dessus testacé a dessins
noirs, dessous noir sauf sur une partie de l’abdomen qui est rousse,
partie des antennes et pattes de cette dernière coloration. Téte
rousse en avant, noire en arrièére, médiocrement ponctuée, yeux
rapprochés; antennes testacées, a massue foncée saut le dernier
article testacé; prothorax pas trés long, fortement rétréci en avant,
distinctement ponctué, testacé, à grande macule noire discale;
élytres courts et larges, ayant sur le disque des rangées de points,
testacés, bordés de noir avec unc fascie médiane, une macule api-
cale et une rangée de gros points foncés a la base flanquée d’une
fossette subarrondie, abdomen foncé avec les segments bordés de
testacé en dessous et l’extrémité testacée; en dessus testacé, ma-
culé de noir au milieu; pattes testacées. Long. 5 mill.
Espéce trés distincte par sa grande fossette élytrale jointe a
sa coloration; peut se placer prés de semilimbatum Pic. .
Tenasserim: Kawkareet, mai 1887.
Scaphidium carinense Achard (’).
Oblongum, nitidum, teslaceum, nigro notatum; elytris
pallidis, nigro cinctis et nigro 5- maculatis, thorace in
disco late nigro maculato; antennis pedibusque testaceis,
nigro notatis. ;
Oblong, brillant, en partie d’un testacé pàle avec des dessins
noirs dont 5 macules aux élytres. Téte testacée, plus ou moins
marquée de noir en arriére, yeux rapprochés; antennes testacées.
. avec la massue foncée, le dernier article excepté, celui ci en partie
(1) Bull. Soc. Ent. Fr. 1920, p. 239.
SCAPHIDIIDES 161
testacé; prothorax peu long; rétréci en avant, testacé, a grosse
macule noire médiane bifide; élytres assez courts, ayant sur le disque
plusieurs rangées de gros points dont les plus longues se joignent
a la rangée basale i gros points; ces organes de coloration
testacé-pàle sont bordés de foncé et ornés de deux rangées longi-
tudinales de macules noires variant un peu d’étendue, les 2 internes
étant plus petites ou plus larges, les deux externes et l’apicale
plus grosses, parfois jointes par des traits noirs; dessous testacé,
diversement maculé de foncé; pattes testacées avec les cuisses
lineolées de noir, les tibias en parties rembrunis et plus ou moins
arqués, au moins chez g?. Long. 4,5—5 mill.
Voisin de Baconi Pic, coloration fonciére plus pale, prothorax :
autrement maculé, élytres avec quelques stries nettes. etc.
Carin Ghecù (900-1400 m.), fevrier-mars 1888.
Carin Cheba (900 a 1400 m.), mai a décembre 1888.
Scaphidium multinotatum n. sp. (*)
Oblongum, nitidum testaceum, nigro maculatum, antennis
apice et infra corpore pro parte nigris, pedibus nigro ma-
culatis.
Oblong, brillant, testacé, maculé de noir en dessus, dessous
largement foncé, membres bicolores. Téte testacée, yeux assez
rapprochés; antennes testacées, à massue noire, avec le dernier
article un peu testacé; prothorax assez court, rétréci en avant,
distinctement ponctué, testacé avec quatre macules noires discales
disposées deux a deux, les antérieures parfois peu indiquées et
brunatres; élytres assez courts, mediocrement ponctués avec, sur
le disque, 2 rangées de gros points et une ligne basale de points
assez forts, testacés, ornés de 5 petites macules noires disposées
a peu prés comme chez l’espéce précédente mais plus isolées;
dessous du corps noir, taché de roux avec le sommet de l’abdo-
men plus ou moins testacé, et le pygidium maculé de brun;
pattes testacées, les cuisses étant tachées de noir de poix.
Long. 4,5 mill.
Voisin du précédent, prothorax autrement maculé, élytres a
suture claire et plus briévement maculés de foncé, n’ayant que 2
rangées de points.
Carin Chebà (900-1000 m.), juin a Lido 1888.
@) Gette espéce Hones aussi dans la collection Pic. avec la var. rujithoraz, dont
il a été parlé plus haut, les S. Feai Pic et carinense Achard.
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. IX. 25 Gennaio 1924. 11
162 M. PIC
Les diverses formes de Scaphidium des chasses de Fea qui me
sont connues pourront se distinguer à l’aide du synopsis suivant :
il
SIONI
9
Elytres concolores ou testacés et diversement maculés de foncé;
prothorax assez court, ou peu allongé 4
Elytres noirs, 4 dessins roux ou d'un jaune de paille, pro-
‘thorax nettement allongé 2
Prothorax noir ou noir de poix; macules des élytres rousses 3
Prothoraz roux; macules des élytres d’un jaune paille
v. rufithorax Pic
Macules des élytres jointes latéralement
? lunatum Mots.
Macules des élytres isolées, non jointes latéralement
v. birmanicum Pic
Elytres testacés, diversement ornés de dessins noirs 8
Elytres concolores, de nuance plus ou moins rousse ou foncée 5
Forme subovalaire; prothorax de la couleur des élytres 6
Forme allongée avec les élytres plus longs, ceux-ci roux clair,
avant-corps noir Gestroi Pic
Elytres avec une rangée basale de points plus ou moins gros;
6. article des antennes clair | 7
Elytres avec une rangée basale de points fins et écartés; 6.° ar-
ticle des antennes foncé abdominale Ach.
Coloration du dessus plus ou moins rousse Feat Pic.
Coloration du dessus foncée, vaguement roussatre par places,
ou d’un brun chatain palonense Ach.
Elytres non élargis, & macules noires; cuisses plus ou moins
tachées de foncé 9
Elytres un peu élargis, ayant une fascie médiane noire; cuisses
concolores, testacées fossulatum Pic
Prothorax a large macule discale noire; suture foncée
: carinense Ach.
Prothorax à petites macules il noires; suture claire
multinotatum Pie.
Cyparium testaceum Pic (L’Echange N. 402) (1).
Subovatum , nitidum, testaceum, oculis et antennis apice
nigris, elytris lineato-punctatis.
(1) Figure aussi dans la collection Pic avec Heteroscapha distincta.
SCAPHIDIIDES 163
Subovalaire, brillant, testacé, yeux et massue des antennes
noirs. Prothorax court, rétréci en avant, distinetement ponctué,
à lobe median large; écusson grand; élytres assez courts, oblique-
ment tronqués au sommet, ornés chacun de six rangées de points
assez gros diversement écartés; pattes courtes. Long. 4 mill.
Voisin de punctatum, Pic, mais moins ovalaire, à ponctuation
plus forte et autrement disposée sur les élytres.
Palon (Pégou), adut-sept. 1887.
Heteroscapha Feai Achard.
- Carin Cheba (900-1100 m.), mai a décembre 1888.
Carin Asciuii Ghecù (400-1500 m.), mars, avril 1888.
Heteroscapha distincta (Achard) Pic (L’Echange N.° 402).
Oblonga, nitida, brunnea aut picea, antennis pedibus et
abdomine apice rufis, elytris in disco trisulcato -punctatis
et lateraliter grosse punctatis. Long. 2,5 a 3 mill.
Plus petite et moins foncée que Meaz Ach. avec les élytres
ayant chacun trois larges stries discales fortement ponctuées et,
en outre, sur les cotés, des gros points irreguliérement disposes.
Carin Cheba, (900-1100 m.), mai a décembre 1888.
Pseudobironium (Morphoscapha) carinense Ach.
Carin Cheba (900-1100 m.), mai a décembre 1888.
Pseudobironium Feai Pic (L’ Echange N.° 402).
Oblongo-ovatum, nitidum, piceo-castaneum, antennis
testaceis, pedibus abdomineque pro parte rufis. |
Oblong-ovalaire, brillant, chatain de poix, antennes testacées,
pattes et sommet des segments abdominaux roux. Antennes un
peu épaissies et obscurcies a l’extrémité; prothorax presque en
demi cercle, tronqué derriere la téte, peu distinctement ponctué,
a lobe médian petit; écusson peu visible; élytres assez courts,
Wires rétrécis postérieurement, tronqués au sommet, éparsément
ponctués, strie suturale pas très forte, longuement prolongée sur
la base; pattes en partie rousses. Long. 3 mill.
Ditfere de P. carinense Ach. par la forme plus étroite, la
coloration un peu plus foncée, la ponctuation plus fine.
Carin Cheba (900-1100 m.), mai a décembre 1888.
| 64 M. PIC
Amaloceromorpha Pic (L’ Echange N.° 402). |
Ce nouveau genre, voisin de Amalocera Er., a un écusson
peu visible, petit, le corps large, les pattes peu longues avec les
cuisses postérieures plus longues que les autres et courbées, les
antennes assez courtes, à massue assez épaissie, de cing articles
avec le terminal long et élargi au sommet, les articles 3, 4,
5 a peu prés égaux avec le 6.° plus court. Il est trés caracterisé
par la structure de ses antennes.
Amaloceromorpha rufa Pic (L’ Echange N.° 402).
Subovata, parum convexa, nitida, rufa, antennis testa-
ceis, apice obscuris, oculis griseis.
Subovalaire, un peu convexe, brillant, roux, antennes testacées,
a massue en partie obscurcie. Yeux gris, écartés; prothorax assez
court et large, fortement rétréci en avant, finement et éparsé-
ment ponctué, lobe médian peu large, subarqué; élytres courts
et larges, tronqués au sommet, fortement et éparsément ponctués,
strie suturale forte, recourbée sur la base; pattes pas très courtes,
les postérieures un peu plus longues et subarquées, tibias poste-
rieurs fortement courbés; dessous en partie fortement ponctué.
Long. 3 mill.
Tenasserim: Meetan, avril 1889.
Amalocera birmanica n. sp.
Oblongo-ovata, convexa, nitida, rufa, oculis et infra
corpore pro parte nigris, elytris in disco et postice piceo
maculatis, antennis pedibusque testaceis.
Oblong-ovalaire, convexe, brillant, roux, avec le dessous en
partie noir, les élytres maculés de foncé postérieurement, membres
testacés. Yeux écartés; antennes pas très longues; prothorax court,
rétrécl en avant, peu ponctué; écusson visible; élytres assez courts,
très rétrécis postérieurement, tronqués au sommet, assez fortement
et éparsément ponctués; strie suturale s’effacant en avant, ces
organes sont roux et ornés postérieurement, sur le disque, d'une
macule foncée avec le sommet plus clair que le reste; pattes peu
longues, gréles. Long. 2 mill.
Differe de Doriai Pic par la coloration plus che les élytres
maculés et diversement ponctués.
Carin Asciuii Cheba (1200-1300 m.), janvier 1888.
oy wen
AE I i
SCAPHIDIIDES 165
Scaphosoma grande Pic (L’Echange N.° 402).
Odblongun, nitidum, fortiter et sparse punctatum, nigro-
piccum, elytris apice lestaceis, capite antice, antennis ad
hasim, pedibus et abdomine apice testaceis.
Oblong, brillant, subconvexe, fortement et éparsément ponc-
tue, noir de poix avec les élytres étroitement testacés a |’ extré-
mité, devant de la téte, base des antennes, pattes et sommet de
l’abdomen testacés. Yeux écartés et grands; antennes pas trés
longues; prothorax assez long, brusquement rétréci en avant,
tronqué derriére la téte, aussi fortement ponctué que les élytres;
élytres peu longs, très rétrécis postérieurement, tronqués au som-
met, a ponctuation forte et sans ordre, strie suturale bien mar-
quée, un peu recourbée sur la base; pattes’ assez courtes. -
Long. 3 mill.
Par sa forme rappelle sapifense Pic, mais de coloration bien
differente. Espéce trés caractérisée par sa taille relativement grande
et la forte ponctuation du prothorax.
Tenasserim: Kyeat (500-1200 m.), mars 1887.
Scaphosoma atronotatum Pic (L’Echange N.° 402).
Oblongo-ovatum, nitidum, testaceum, elytris ad basim et
post medium nigro notatis, fortiter punctatis.
Oblong-ovale, brillant, testacé avec les élytres marqués de
foncé. Yeux assez gros, écartés; antennes assez longues; protho-
rax court, rétréci en avant, distinctement ponctué; élytres peu
longs, rétrécis postérieurement, tronqués au sommet, à ponctuation
forte et sans ordre, testacés avec une étroite bordure basale noire,
en forme de bande, et une macule discale postérieure isolée; pattes
peu longues, gréles. Long. 2 mill.
Voisin de S. nigrofasciatum Pic, plus allongé, plus forte-
ment ponctué avec les dessins noirs des élytres différents.
Carin Cheba (900-1100 m.), mai à décembre 1888.
Scaphosoma luteomaculatum Pic.
Carin Asciuii Cheba (1100-1500 m.), mars-avril 1888.
Scaphosoma nigroplagiatum Achard.
Birmanie: Rangoon, juin 1887,
166 M. PIC
Pseudoscaphosoma latipenne n. sp. :
Subovatum, nitidum, rufum, pro parte testaceum, an-
tennis, pedibus et abdomine apice testaceis. :
Subovalaire, brillant, un peu convexe, roux mais testacé par
places, notamment au sommet des élytres et au sommet de l’ab-
domen, membres testacés. Yeux gris, écartés; antennes pas trés
longues; prothorax court -et large, peu rétréci en avant, peu
distinctement ponctué, testacé-roussàtre sur le disque; écusson
petit; élytres assez courts et larges, subarqués sur les cotés, tron-
qués au sommet, testacés mais plus ou moins roux au milieu,
à ponctuation forte, disposée sans ordre, strie suturale forte,
s'écartant un peu de la suture en avant et se recourbant un peu
sur la base; pattes assez longues. Long. 2,5 mill.
Ressemble a niasense Pic, mais élytres dépourvus de dessins
noirs, moins densément ponctués prés de l’écusson, strie suturale
plus profonde. | :
Birmanie: Bhamo, juillet 1886.
Ces derniéres et différentes petites espèces peuvent se distin-
guer de la facon suivante:
1 Ecusson non, ou peu, distinct; élytres non, ou peu, convexes
à la base. 9
1’ Ecusson très distinct; élytres nettement convexes a la base
Amalocera birmanica Pic.
iN)
Strie suturale non éloignée de la suture en avant ( Scapho-
soma divers). Insectes plus ou moins noirs, ou diversement
macules de fonce. 3
2’ Strie suturale s’écartant de la suture en avant. Insecte testacé,
roux par places en dessus. |
Pseudoscaphosoma latipenne Pic.
3 Strie suturale s’éffacant en avant; plus petits. LR
3’ Strie suturale se recourbant un peu sur la base; moins petits.
Scaphosoma grande n. sp.
4 Prothorax roux, ou testacé, parfois maculé de foncé, élytres de
méme coloration et diversement maculés. FI
4’ Prothorax noir, élytres noirs, bimaculés de jaune
Scaphosoma luteomaculatum Pic.
-moin
t ‘tn Tomé, ou du de li a
dii | Scaphosoma nigr op aga Ach.
ee INWACS I.
CHALCIDIDAE RACCOLTE IN CIRENAICA
DAL DoTT. V. ZANON.
Il Rev. dottore Vito Zanon, dei Missionari Giuseppini, appas-
sionato cultore di studi biologici, trovandosi in questi ultimi anni
in missione nella Cirenaica, dedicava gran parte del tempo che le
sue occupazioni gli lasciavano libero, alla raccolta di materiale
per illustrare la fauna e la flora di quella regione; e nello scorso
anno inviava a questo Museo una sua collezione d’ Imenotteri,
presi quasi tutti nei dintorni di Bengasi, desiderando che ne fos-
sero determinate le specie e descritte le forme nuove. Io mi assunsi
di buon grado l’incarico di studiarne le Chalcididae, le quali,
sebbene non numerose, erano rappresentate in quella collezione
da specie interessanti, e speravo di poterle illustrare convenien-
temente, lasciandone da parte soltanto alcune delle sottofamiglie
Pteromalinae ed Eupelminae, di cui vi erano solo esemplari
maschi. Ma la difficoltà di determinare le specie di certi generi,
fra le quali due Torymus, un Calcidino da riferirsi forse al
genere Pszlochalcis, un Arthrolytus, un Elasmus e un Entedon,
mi ha deciso a pubblicare questo lavoro, per trattare intanto delle
Chalcididae di cui ho terminato lo studio. Mi limiterò per adesso
a descrivere sette specie nuove, due delle quali rappresentano
anche nuovi generi, e a menzionarne altre quattro, che erano
già note per la fauna europea, e spero di non tardare molto a
dare notizia di altre specie in altra pubblicazione.
Genova, 24 Dicembre 1920.
Gen. Paraholaspis n.
Questo nuovo genere è rappresentato finora da una sola specie,
della quale oltre agli esemplari di ambo i sessi raccolti nella
Cirenaica dal Padre Zanon, ho avuto recentemente esemplari
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 169
femmine del Lazio, mandatimi in esame dal Prof. G. B. Grassi.
Il genere spetta alla sottofamiglia Monodontomerinae, secondo
la tavola ‘analitica del Crawford (Proc. Ent. Soc. Washington,
XVI, n. 3, 1914, p. 122) nella quale andrebbe posto fra Ditro-
pinotus e Antistrophoplex: tuttavia esso ha molta somiglianza
col genere Holaspis, da cui la specie unica che lo rappresenta
si distingue per la maggiore statura (le due specie di Holaspis
più grandi, H. papaveris Thoms. e carinata Mayr, non sogliono
oltrepassare 3 mm.) per la terebra lunga, uguale alla lunghezza
del corpo, la scultura della testa e del torace assai minuta e poco
marcata, il metanoto carenato (carattere che nel genere Holaspis
si osserva solo nella specie carinata Mayr) il mesepimero non
separato dal mesosterno per mezzo dell’ episterno, la coxa poste-
riore della femmina col lato dorsale dritto e parallelo a quello
ventrale, il femore posteriore inerme, |’ addome della femmina
coi tergiti fino al terzo a margine distale incavato. La diagnosi
del genere si può stabilire come segue.
Caput occipite non marginato, oculis glabris vel subgla-
bris, antennis uniannulatis. Thorax pronoto brevi, collari
indistincto, scutelli freno nullo, metanoto carina instructo,
sulcis apud spiracula nullis, his paullum a postscutello re-
motis. Epimerura (*) trapezoidale, latere superiore antrorsum
fortiter declivi, anteriore mesosterno contiguo. Proalae nervo
marginali mediocri, postmarginali atque stigmatico breviu-
sculis, cellula basali glabra. Abdomen feminae tergitis 1.-3.
margine medio profunde inciso, maris post primum integris.
Paraholaspis cothurnata sp. n.
Due 9 Q e due gd g, raccolti a Bengasi dal Padre Zanon
su fiori di fave, nel mese di marzo del 1916.
Una © di Filettino (Lazio) presa alla metà di luglio nel 1918.
Due 9 9 di Pantano (dint. di Roma) prese in agosto.
Femina. Corpore, scapo-ac pedicello, coxis femoribusque,
in exemplaribus Cyrenaicae, viridibus, partim nitore sub-
cyaneo vel subaureo, in exemplaribus latialibus cyaneo-
violaceis vel virescente-cyaneis; funiculo et clava brunneis;
(4) Secondo la terminologia adottata dal Thomson negli «Hymenoptera Scandi-
naviae », Tom. IV-V, Lundae, 1875-1878.
170 i. MASI
alarum nervis, genubus brevi spatio, tibiis anterioribus
tarsisque omnibus praeter articulos duos ultimos flavidis, vel
ochraceo-flavis ; tibia antica atque media in margine inte-
riore pro parte fusco lineatis, tibia postica in dimidio api-
cali nigra, margine tantum distali in speciminibus africis
flavo annulato; tarsorum articulis apicalibus fuscis.
Caput longitudine vix latius,
antice inspectum subtriangulare,
facie puberula, microscopio in-
a specta minute punctulata, foveolis
contiguis, plerumque oblongis ; ept-
stomate carinato; clypei margine
recto, foveis minusculis pyrifor-
mibus, profundioribus, utrimque
limitato; mandibula dextra triden-
tata, dente basali lato fere obsoleto,
palpis maxillaribus 4.-articulatis,
labialibus 3.-articulatis. Flagelli
annellus duplo latior quam longior,.
articuli sequentes aeque longi atque
lati, vel longitudine paullum la-
liores.
O VI O I, Thorax sat robustus, dorso mi-
nata Q — a, antenna — bd, testa di MES fonts
fronte — c, femore, tibia e meta. lissime et confertim punctulato,
cen na
e metatorace con lerispettivecore. larum sulcis tenuibus at bene di-
| stinctis, ad mediam eorum longitu-
dinem fortius curvatis, prope angulum interiorem axillarum
desinentibus; scutelli latere basali dimidium eius latitudinis
magximae aequante; metanoto brevi, subverticali atque fere
occulto, carina tenui interdum apicem non attingente in-
structo, costulis autem circa decem brevissimis ex sutura
cum margine postscutelli egredientibus, parum conspicuis ;
mesepimero parce punctulato, trapezoidali, latere posteriore
cum metapleura, anteriore cum mesosterno contiguis, su-
periore obliquo; mesepisterno nitido, impunctato.
Proalae cellula basali et speculo usque ad initium nervi
marginalis glabris, spatio reliquo breviter albo- pubescentes;.
costa in dimidio apicali glabra; cellulae costalis, nervi
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA Pea val
marginalis, postmarginalis et stigmatici proportione sicut
90: 40: 15: 7; latitudine maxima 43 °/, longitudinis
aequante. i
Coxae posticae margine superiore atque inferiore rectis,
parallelis, apice abrupte coarctatae, longitudine altitudinem
thoracis ad earum insertionem aequantes. Femora sat valida,
postica inermia, fere fusiformia compressa, latitudine ma-
xima paullum pone medium, latere ventrali acuto, prope
apicem fere inconspicue crenulato. Tibiae anteriores gra-
ciles ; posticae robustae, ex basi ad apicem sensim latiores,
in extremo apicali latitudinem femoris fere aequantes, latere
dorsali leniter curvato ; calcari maiore medium metatarsi
non attingente. Tarsi tibiis aequilongi.
Abdomen sat dense punctulatum, nitidum, segmento basali
coxas vix superante, margine tergitorum 1.-3. medio an-
gulatim inciso, tergiti sequentis late concavo -angulato,
lamina apicali subrotunda setis octo prope marginem in-
structa. Terebra corporis longitudine.
Long. 3,5-4 mm.
Mas. Funiculi articulis vix magis quam in femina cur-
tantibus, tibiis anterioribus minus attenuatis, pedibus posticis
coxa breviore, superne arcuata, femore minus elongato
ideoque nonnihil validiore; abdominis tergitis primo inciso,
sequentibus recte marginatis. Long. 3 mm.
Questa specie ha una certa somiglianza con la Holaspis pa-
paveris Thomson (= militaris Mayr) specialmente per lala -
anteriore, ma si distingue a prima vista per la terebra lunga e
pel colorito delle tibie, oltre che per la forma della tibia posteriore
che è più ingrossata all’apice, e pel metanoto meno inclinato.
La descrizione della Diplolepis annulata dello Spinola (Insect.
Ligur. II, 1808, p. 115), per quanto eccessivamente breve e in-
completa, fa sospettare che tale specie sia identica a quella che
ora ho descritta, e ciò sopratutto pel carattere della colorazione
della tibia posteriore, bianca nella prima metà e nera fino all’apice ;
carattere che io non credo che si trovi in altra specie nostrale, nè
di Holaspis nè di Torymus nè d’altro genere affine. Lo Spinola
dice: « Pedes postici pallidi, femorum basi tibiarumque apice
nigris » : nelle specie di altri generi si trovano tibie chiare alla
base e all’apice o interamente chiare.
172 L. MASI
Torymus chlorocopes Boh.
Torymus chlorocopes, Boheman, Svensk. Vet. Akad. Handl.,
LIV, 1833, p. 377, 9.
Torymus fuscipes, Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV,
1874, p. 108 [pro parte].
Torymus chlorocopes, Thomson, Hymen. Scand., IV, 1875,
Oot
Esemplari 5 Q 9 e 9 gg, ottenuti in luglio da galle di
Schizomyia buboniae sul Pituranthus torluosus dei dintorni
di Bengasi.
Femmina. Testa e parte dorsale del torace, fino al dorsello in-
clusivamente, per lo più di un verde grigiastro, con leggeri riflessi
aurora, oppure verdi con riflesso aurora in qualche punto della
testa e sulle ascelle; lati del torace
e metanoto cuprei (in un solo
esemplare il metanoto colorato
parzialmente in verde, cioè al di
dietro di due linee condotte dagli
‘spiracoli al punto medio del lato
posteriore); addome col primo
tergite cupreo alla base e per
lo più verde solo presso i mar-
gini laterali anteriori, nel resto
assai scuro, con riflesso cupreo
sul dorso e sui lati; mandibole
brune ocracee, palpi bruni; scapo
bronzato, in un esemplare con sfu-
matura giallognola nei primi due
terzi del lato inferiore; pedicello
della stessa tinta dello scapo o
quasi nero, flagello bruno; ali
limpide, la nervatura delle an- Fig. 2. Torymus chlorocopes Q —
teriori gialla-grigia, quella delle 7 eee ee eee meta
parti laterali del mesotorace e meta
posteriori di un giallo pallido; torace con le rispettive coxe — 4,
coxe enee, con milesso cupreo più parte stigmatica dell’ ala anteriore.
9 meno intenso; femori e tibie bruni, i primi con riflesso verde,
metallico, più marcato negli individui a dorso verde; tibie ante-
3
'CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 173
riori internamente più chiare; ginocchi delle prime due paia di
zampe, estremità di tutte le tibie e tarsi di colore paglierino
sbiadito, i ginocchi posteriori appena più chiari della tibia; l’ ul
timo articolo dei tarsi posteriori e medi bruno, nei medi il pe-
nultimo alquanto più scuro dei precedenti; tarsi anteriori col solo
pulvillo bruno. |
Testa relativamente grande, col diametro longitudinale uguale
a "o della lunghezza del torace; vista di fronte, arrotondata
sub-cordiforme e poco più larga che lunga nel rapporto di 7: 8;
col vertice arcuato e piuttosto elevato nell’area ocellare, la linea
oculare inferiore distante dal clipeo poco più di */, della lunghezza
totale, le orbite discoste sulla faccia per */, del diametro trasverso
ed uguali in lunghezza a °/, del diametro longitudinale, le an-
tenne inserite a ?/, della lunghezza contando dal margine del
clipeo. L’epistoma ha una carena assai ottusa. Gli occhi sono
perfettamente glabri. Il clipeo è limitato lateralmente da due
spigoli longitudinali ottusi, esternamente da un margine rettilineo.
La faccia presenta una scultura reticolata, con maglie irregolari,
eccetto che nella fossa antennale che ha superficie levigata. Le
setole sono scarse: fra la carena dell’epistoma e l'orbita se ne
contano da 6 a 9. Nel profilo, la testa è ovata allungata con un
diametro trasverso uguale a */, di quello longitudinale.
Lo scapo termina alla linea oculare superiore ed è più corto
del flagello nel rapporto di 3:10; la lunghezza del flagello è
poco maggiore della lunghezza della testa (::9:8); il pedicello
è lungo ‘/, dello scapo; l'anello una volta e mezza più lungo
che largo; il primo articolo del funicolo è tanto largo che lungo,
gli articoli successivi crescono gradatamente e notevolmente in
larghezza, ma non in lunghezza, e gli ultimi sono un poco più
di una volta e mezza più larghi che lunghi. La clava è una volta
e mezza più larga che lunga e uguale ai due e mezzo articoli
precedenti. Osservando il flagello lateralmente, si vedono sui primi
due articoli del funicolo tre sensilli lineari, non contando quelli
che rimangono sul margine, e sull’ultimo articolo sei sensilli;
essi sono un poco più ravvicinati sui segmenti della clava, il
primo dei quali ne presenta 7-48.
Il torace è piuttosto breve in confronto della propria larghezza,
la quale è inferiore a quella del capo nella proporzione di 7:8.
In rapporto allo scudo = 100, lo scutello è lungo #/,00 e largo
174 | L. MASI
68. I solchi scapolari terminano sulle ascelle poco più in dentro
del punto più sporgente di esse. Sullo scudo le setole sono disposte
in serie trasversali arcuate, e nelle serie situate verso il mezzo
se ne contano da sedici a diciotto. Sullo scutello vi sono sei setole
in una delle serie trasversali più lunghe, otto in una delle lon-
gitudinali mediane, ma certe setole mancano in qualche punto e
talora non se ne vede nemmeno l’areola d’inserzione. Il dorsello
è tre volte più largo che lungo. Gli spiracoli sono arrotondati,
contigui al postscutello. Il margine anteriore del metanoto, fra
gli spiracoli, presenta circa dieci fossette, trasversali, contigue,
LI
eccetto in un breve spazio mediano ove la serie è interrotta.
Nella parte posteriore il metanoto è profondamente incavato per
l’articolazione dell’addome. Il callo ha poche setole lunghe (10-12).
La scultura del dorso, eccettuato il postscutello e il metanoto, è
irregolarmente reticolata, con maglie piuttosto grandi ma sullo
scutello manifestamente minori di quelle dello scudo e delle sca-
pole, sullo scudo, inoltre, quasi tutte trasversali, e solo quelle
vicino ai solchi scapolari tanto larghe che lunghe. Lo scutello non
ha fossette circolari sparse. Il metanoto presenta una finissima
striatura formata da linee curve. Nelle parti laterali del torace e
sulle coxe la scultura, per la forma irregolare delle maglie del
reticolo e per la loro grandezza, è simile a quella delle scapole,
però l’episterno e la metapleura sono perfettamente levigati. Il
presterno ha il lato superiore uguale circa alla metà della lar-
ghezza media del mesosterno. Questo è relativamente grande, coi
lati anteriore e posteriore quasi ugualmente incurvati.e paralleli
e presenta poche setole (sette in un esemplare) lungo la linea
mediana. L’epimero è triangolare, col lato anteriore e posteriore
leggermente convessi, il primo circa una volta e mezza più lungo
del secondo. La metapleura ha gli angoli anteriori acuti, e quello
anteriore-superiore notevolmente sporgente estendendosi per un
tratto uguale circa alla larghezza massima della metapleura stessa.
Il margine posteriore (coxale) di questa ha due piccole setole,
quello inferiore (epimerale) ne ha una verso il mezzo.
L’ala anteriore è più lunga che larga (non contando la radi-
cola) nella proporzione di 100 a 40,8; il nervo marginale occupa
28/00 della lunghezza totale, il postmarginale */,,, e lo, stigmatico
3,2. La cellula costale ha otto o dieci setole nella metà distale
del margine ed altre più piccole, circa dieci, sparse; sul nervo
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA- aS
omerale vi sono quattordici setole, sul marginale piu di venti;
quelle che limitano lo specolo distalmente sono circa otto, prossi-
malmente quattro. Nell’ ala posteriore le setole sono dieci sul nervo
costale, quattro nella parte della cellula costale che va fino al
termine della cellula basale, cinque nel tratto che va fino agli
uncinetti.
La coxa del secondo paio di zampe presenta un gruppo di
quattro setole brevi in posizione anteriore sublaterale, una serie
regolare, longitudinale (cioè secondo l’asse principale della coxa)
e laterale anteriore, di cinque setole, più lunghe di tutte, un’altra
serie di quattro setole brevissime, laterali posteriori, ed un gruppo
di tre setole posteriori sublaterali. La coxa dell'ultimo paio si re-
stringe dopo il primo terzo ed è lunga poco più di una volta e
mezza la sua larghezza alla base; nella parte posteriore è fornita
di setole che aumentano di grandezza quanto più sono vicine al
l’apice; sul lato esterno ha una serie di 7-8 setole, delle quali
le due ultime sono più sviluppate. I femori son forniti di poche
setole grandi. Il femore posteriore è quattro volte più lungo che
largo, la tibia appena più lunga del femore e sei volte più lunga
della propria larghezza all'apice, uguale alla lunghezza del tarso.
Lo sperone più grande non arriva alla metà del primo articolo
tarsale ed è lungo circa il triplo delle setole spinose dell’ estremita
della tibia; l’altro sperone è la metà piu corto. La lunghezza
relativa degli articoli tarsali è come 100, 47, FILA
quarto articolo' è tanto largo che lungo; sul lato interno di cia-
scuno vi sono, allineate in tre serie, delle setole rigide, le quali,
in un esemplare, nella serie mediana, la più numerosa, sono:
nel primo ‘articolo 13, nel secondo 6, nel terzo 4, nel quarto 3,
nel quinto 4: l’ultima setola di ciascuna di queste serie è piu
robusta delle precedenti e rappresenta piuttosto una spina apicale.
I peli del lato dorsale dei primi quattro articoli sono alquanto più
lunghi della larghezza dei rispettivi articoli.
L’addome è poco più corto del torace, mediocremente com-
presso, di lunghezza una volta e mezza maggiore dell'altezza se si
osserva di profilo. La parte dorsale del primo tergite (morfologi-
camente III) è spesso negli esemplari essiccati fortemente piegata
per lungo, ed arriva quasi alla metà dell'addome, mentre il
margine laterale corrisponde all’ apice delle setole più grandi della
coxa posteriore. Il quinto tergite ha il margine dritto sul dorso,
x
176 L. MASI
il sesto è leggermente concavo. Le setole sui tergiti sono scarse
e distano per lo più per un traito uguale alla loro lunghezza,
solo presso i margini ventrali sono più ravvicinate. La superficie
é reticolata con maglie del reticolo all’ incirca uguali in grandezza
a quelle delle scapole: però la scultura è assai meno marcata.
Le valve della terebra sporgono per un tratto uguale alla lun-
ghezza dell’addome più la metà circa del torace.
La lunghezza del corpo è in media 1,6 mm., più 1 mm. della
terebra.
Maschio. Ha la testa, veduta di fronte, un poco più arroton-
data che nella femmina, essendo le gene più tumide vicino al
peristoma; lo scapo un po’ meno ingrossato; il nervo postmargi-
nale più spesso della parte media del marginale e più corto che
nella femmina; nell’addome il primo tergite occupa quasi la meta
della lunghezza, i due successivi, brevi ed uguali, nell’ insieme
misurano la metà della lunghezza del primo, mentre il quarto e
quinto sono poco più sviluppati. Lunghezza 1,5-1,9 mm.
La determinazione degli esemplari che ho descritti non è senza
incertezza. Essi appartengono indubbiamente al gruppo di quelle
specie di Torymus, nel quale Thomson pose il 7. chlorocopes
Boh., e la descrizione che egli diede di questa specie corrisponde
ai caratteri degli esemplari di Bengasi, tuttavia essa è troppo breve
perchè possa rendere sicura la diagnosi. Im confronto con le no-
tizie che ne ha dato il Mayr, il quale vide il tipo, gli esemplari
che io ho esaminati differiscono nel secondo articolo del funicolo,
che nel tipo è più allungato (una volta e mezza più lungo che
largo) e nel penultimo articolo, che in quell’ esemplare è poco più
largo che lungo; e differiscono anche pel maggiore sviluppo della
terebra, la quale secondo Mayr sarebbe lunga solo quanto I’ ad-
dome. Quest'ultima differenza può essere tuttavia in rapporto colle
maggiori dimensioni dell’esemplare del Boheman, che misura
2,5 mm. Probabilmente il Zorymus che io ho descritto è una
sottospecie del chlorocopes, la quale rappresenta la forma tipica
in regioni meridionali. Esso è stato ottenuto come parassita della
Schizomyia buboniae, che produce delle galle sul Pituranthus
tortuosus, da cui fu ottenuta anche una Hupelmella che sarà
descritta più innanzi, ed un Inostemma (Proctotrupide). Tanto
il maschio come la femmina del Yorymus somigliano molto,
nell’ insieme, al Lochites papaveris Forst., ma si possono rico-
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA | 177
USS 54 A
noscere facilmente avendo un solo anello antennale, invece di due,
e la metapleura non triangolare.
Dirrhinus hesperidum (Rossi).
}
Chrysis hesperidum, Rossi, Fauna Etrusca, II, 1790, p. 78
e p. 100, T. VII, F. D. —? Dirrhinus excavatus, Dalman,
Svensk. Vet.- Akad. Handl., XXXIX, 1818, p. 76, T. II, F. 1-6;
XLI, 1820, T. VII, F. 9-12 —? Dirrhinus excavatus, Klug,
Symbolae physicae, 1834, T. XXXVII, F. 14. — Dirrhinus
hesperidum, Masi, Ann. Mus. Civ. Genova, XLVII, 1919, p. 143.
Riferisco a questa specie un esemplare 9, raccolto nel maggio
«fra gli Stafilinidi su carogne ». In esso il colorito è assai scuro,
presentando solo un leggiero riflesso metallico al dorso, e le
antenne sono tutte nere, le ali interamente grigie giallastre.
La notizia sull’ habitat. lascia supporre che il Dirrhinus
hesperidum, del quale non è nota per ora la biologia, parassi-
tizzi le pupe di Sarcophaga o altre mosche che si sviluppano
sui cadaveri: Froggatt ha descritto recentemente (Agricultural
Gazette N. S. Wales, XXX, 1919, p. 853) un Dirrhinus sar-
cophagae.
Philachyra cyrenaiea sp. n. (’).
Una © alata, raccolta a Bengasi su fiori di fava nel marzo
1916.
Femina. Ferruginec, abdomine nigro ; pedicello fere toto,
funiculo et clava totis, brunneo-nigris, annellis flavidis ;
oculis brunneis; pronoti lateribus flavo-griseis ; scapulis su-
perne, pleuris infra alarum radiculam, metanoto basi alque
lateribus, nigris; scutelli vilta media indistincla, femorum
(1) Questo lavoro era gia alle stampe quando ho potuto avere una interessante
pubblicazione di W. J. Phillips e W. T. Emery (Proc. U. S. N. Mus., Washington, LV,
4920, p. 433 - 474) che porta la data 6 Agosto 1949, intitolata « A revision of the chal-
cid-flies of the genus Harmolita of America north of Mexico». Gli Autori sosti
tuiscono il nome di Harmolita Motsch. (4863) a quello finora adottato di Isosoma
Walker (1832) perchè questo stesso nome fu proposto nel 1820 da Billberg per un ge-
nere di Coleotteri. Essi considerano inoltre il genere Philachyra (Hal.) Walk. come
non distinto da Harmolita. Io non ho ora il tempo per esaminare meglio i caratteri
dei due gruppi, onde mantengo, almeno provvisoriamente, il genere Philachyra, la
cui specie tipica è la Philachyra ips Walk.: questo nome potrà rimanere forse come
distintivo di sottogenere, essendo necessario di suddividere il genere, Harmotita. il
quale conta già numerose specie, che potranno in breve tempo divenire numerosissime.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. IX. (9 Marzo 1921). 12
178 L. MASI
dimidio basali, tibiarum anteriorum macula prope apicem,
tarsorumque articulo apicali infuscatis ; ales cum nervis
grisescente-flavis.
Caput latitudine thoracem aequans, de ali visur 0Va-
tum, oculis eadem forma.
Dorsum de latere inspectum parte dimidia anteriore
minus quam posteriore curvata. Scutum aeque longum atque
latum, alveolis sulci scapularis magnitudine varia, etsi parum
diversa, formaque haud regulari. Scutellum acute limbatum,
alveolorum serie marginali minus distincta. Dorsellum mi-
nutissime et confertissime punctulatum. Metanotum carina
media tenui non ultra dimidiam longitudinem extensa ;
duabus submedianis crassioribus huic propinquis et versus
mediae apicem convergentibus, deinde mox divergentibus,
aream limitantibus quae costulis transversis in areolas tres
de utroque latere carinae mediae esi divisa; areola singula
triangulari carinae cuique submedianae ac dorsello contigua,
ex qua crista duplex, arcuata,
dans et deinde in carinam longi-
tudinalem, brevem, sublateralem,
continuata ; spatio carina subme-
diana, sublaterali et crista arcuata
terminato, postice quoque lineis
salientibus limitato, forma penta-
gona irregulari, superficie pun-
ctata. a
Nervus marginalis quam stig-
maticus et postmarginalis aequales
sesquilongior. Cellulae costalis,
nervi marginalis, postmarginalis
atque stigmatici proportio sicut 41 :12:8
Long. 3,5 mm.
Ho indicato in questa descrizione i rica nei quali l’esem-
plare unico raccolto dal Dott. Zanon si discosta dagli esemplari
che ho descritti come Philachyra ips Walk., provenienti dal-
I’ Isola del Giglio. Gli alveoli dei solchi scapolari, disuguali e non
regolarmente contormati, e la scultura del ‘metanoto, sono i ca-
ratteri più importanti per la distinzione delle due specie. In quella
Fig. 3. Philachyra cyrenaica Q —
metanoto e parti adiacenti.
oritur, spiraculum longe circum--
Culi
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 179
«
di Bengasi il torace é relativamente un poco pill largo che nella
Ph. ips, e quindi meno gracile nell’ aspetto.
Eupelmella schizomyize sp. 2.
Eupelmus sp., Mantero, Annali Mus. Civ. Genova, vol. XLVI,
p. 313 — Q.
Una © ottenuta in giugno da galle del dittero Schizomyza
buboniae Frauent. sull’ ombrellifera Pituranthus tortuosus
Benth. et Hook., dei dintorni di Bengasi. Dalla stessa galla fu
ottenuto il Z'orymeus chlorocopes Boh., descritto nelle pagine
precedenti, ed un Inostemma. I due parassiti Calcididi erano
stati già raccolti dal Prof. Alessandro Trotter nel 1913 in Tri-
politania, dalle galle del Pituranthus, e ne diede notizia (Giacomo
Mantero in questi Annali. In seguito io ho stabilito il genere
Eupelmella (+) al quale la specie schizomyiae deve riferirsi per
la sua affinità con la specie tipica del genere, |’ Hupelmella
Degeeri (Dalm.). Ne indicherò ora diversi caratteri a complemento
della descrizione del Mantero e per mettere in rilievo le somi-
| glianze e le differenze con altre specie.
Riferisco anzitutto la descrizione originale, fatta su quattordici
esemplari femmine. « Capo quasi interamente rameico ; scapo giallo
o in parte nero, funicole nero. Pronoto con riflessi rameici e
violacei; il resto del torace brunastro, con riflessi violacei sopra-
tutto nel mezzo (qualche esemplare ha il torace giallognolo ed
in questo caso anche le zampe sono più chiare). Zampe per lo
più quasi interamente scure; femori e tibie anteriori con riflessi
rameici in qualche esemplare; tarsi anteriori neri, medii e poste-
riori paglierini alla base, neri all’apice. Ali rudimentali. Addome
bruno con riflessi verdi-bronzati, specialmente alla base, e peli
bianchi sparsi. Valve della terebra nere alla base ed all’ apice,
paglierine per una lunga parte mediana ; lunghezza delle valve
un po’ meno della metà, dell’ addome. Lunghezza del corpo
. millim. 2-2 */, ».
Nell’ esemplare femmina di Bengasi sono da notare questi
caratteri di colorazione: antenna, eccetto lo scapo, e tarso ante-
riore, bruni scuri; torace di colore cannella, quasi rosso ruggine,
con due aree a forte riflesso violaceo in ciascuna metà del pronoto
() Vedasi; Calcididi del Giglio — questi Annali, vol. XLVII, pag. 306.
180 L. MASI
e intorno a ciascuno stigma del metanoto; un riflesso cangiante
dal verde al rosso porpora sulla mesopleura, sulle ascelle e sullo
scutello; una striscia verde lungo il margine orbitale posteriore;
parte media delle valve della terebra di color testaceo pallido.
Nell’ insieme il corpo apparisce più snello che nella specie
Degeeri e somiglia piuttosto all’ Hupelminus tarsatus Waterston
(che va pure riferito al genere £upelmella) tuttavia le zampe
non sono così lunghe come in questa specie. Anche il funicolo
dell’ antenna è un po’ meno ingrossato; le grandi setole rigide
che s inseriscono sui due scleriti del pronoto nelle diverse specie
del genere, sono qui riunite in due fasci, che visti a debole in-
grandimento sembrano due spine nere, lunghe quasi la metà
dello scudo del mesonoto; i lati di questo sono dritti, non con-
vessi, e leggermente convergenti all’ indietro; lo scutello con le
ascelle, a differenza di quanto si osserva nella Hupelmella
Degeeri, sono notevolmente ristretti e allungati e ricordano
Il’ Eupelinella tarsata Waterston (1); lo scutello è circa quattro
volte più lungo che largo e dopo l’estremità delle ascelle, cioé
nella sua metà posteriore, presenta il contorno ellittico e non ha
traccia del frenum nè del tubercolo apicale; esso in avanti si re-
stringe in una punta acuta la quale finisce in una fossetta cir-
colare compresa fra le due ascelle: disposizione, questa, che ricorda
l’ Eupelminus excavatus (Dalm.) D. Torre (?), nel quale tuttavia
la fossetta è assai più grande e anche le ascelle sono più svi-
luppate. Nel dorsello, come nella specie Degeeri, si vedono due
depressioni circolari vicino all’ orlo posteriore, e innanzi ad esse
vi sono due altre aree circolari limitate incompletamente da un
orlo rilevato: i due orli si riuniscono sulla linea mediana. Il me-
tanoto è guarnito dietro gli spiracoli di peli bianchi, lunghi. Dei
peli simili si osservano nella parte superiore delle coxe del terzo
paio. Le ali anteriori sono troncate alla cellula basale. L’addome
è lungo quanto il torace ma più ristretto, fusiforme, a tegumento
duro anche in. tutto il tergite che ne forma la base; termina
troncato obliquamente dall’ alto in basso e in avanti; ha la su-
perficie solcata--reticolata e 1 segmenti poco distinti. La scultura
è assai minutamente granulosa sulla faccia, reticolata a maglie
(1) Waterston, Bull. entom. Research, VI, 1916, pag. 390, fig. 8 — e VII, 1916,
pag. 125, fig. 2.
(7) Calcididi del Giglio, 4. c., pag. 317, fig. 25
CHALCIDIDAR DELLA CIRENAICA : 181
+
trasversali nella parte più alta della fronte e sul vertice, a maglie
quadrangolari sulle tempie ed anche sul pronoto, dove però le
maglie sono leggermente concave. Lo scudo è reticolato, lo scu-
tello e le ascelle hanno una scultura simile ma molto più minuta.
Nelle mesopleure è assai evidente un sistema di strie che ricordano
le linee del polpastrello delle dita.
Microterys berberus sp. n.
Una 9 presa a Bengasi nel maggio 1916. i
Femina. Capite, scapo ac pedicello flavo-ochraceis; fu-
niculi articulis 1.-3. dilute fuscis, versus apicem pallidioribus,
setis omnibus nigris; articulis 4.-6. albis; clava nigra;
oculis brunneo-nigris; ocello anteriore macula rufescente
quadrangulari antice adiecta, posterioribus macula lineari
antrorsum vergente; thorace ferrugineo, haud cyaneo -ni-
tente ; pedibus concoloribus, ungue tantum fusco; metanoto
abdominisque basi flavo-ochraceis, reliquo abdominis dorso
flavo-brunneo, tergitis secundo atque tertio magis infuscatis;
alis griseis, nervis flavo-griseis, anterioribus basi haud
pallidis, inter marginem apicalem atque nervum stigmaticum
fascia arcuata albida ornatis.
Caput antice visum triangulare rotundatum, linea oculari
nonnihil infra mediam altitudinem, vertice */; latitudinis
aequante, oculorum superficie glabra, antennarum scrobibus
linearibus, ad mediam orbitarum altitudinem coniunctis ,
superficie tota sublaevi, sculptura vero omnium minutissima,
alveolatà, amplificatione 50 diam. non sine difficultate con-
spicienda, foveolis setigeris fere obsoletis în serie singula
juxta marginem orbitalem, ab occipite usque ad lineam
ocularem inferiorem, dispositis. Ocelli triangulum rectan-
gularem fingentes, posteriores oculis fere contigui. Forma
capitis de latere semiovata, postice vero linea sinuosa limi-
tata, orbita magna.
Antennae prope os insertae, scapo haud laminato-com-
presso, ad medium parum crassiore, parce ac breviter
nigro-spinuloso, margine exteriore in dimidio apicali carina
tenui instructo; pedicello ter latitudine longiore; funiculi
articulo primo pedicello fere aequilongo, magis attenuato,
182 L. MASI
secundo ac tertio obconicis, secundo autem latitudine sua
apicali sesquilongiore, tertio breviore ; articulis sequentibus
crassiusculis, subaequalibus, latitudine nonnihil longioribus;
clava articulos praecedentes 2 */. aequante.
Mesonoti pars praeaxillaris atque scutellum superficie
opaca, 50 diam. amplificatione sculptura vix conspicua,
aequali. Axillarum anguli interiores carina brevi separati.
Scutellum triangulare, modice, aequaliter curvatum, mar-
gine haud reflexo, acuto.
Proalae cellula basali tota pubescente, disco fascia diviso
glabra ex nervo marginali oblique versus marginem posticum
continua ibique latiore, area cubitali etiam glabra, costali
margine et apice tantum setulosa. Nervus marginalis elon-
gatus, quater crassitie longior, stigmatico sesquilongior, nec
crassior ; postmarginalis dimidium stigmatici haud superans.
Abdomen thoracis latitudine, cordato-triangulare, scul-
ptura tenui minuta reticulato-sulcatum, tergito tertio vix,
quarto fortiter, arcuato-marginatis; terebrae valvis paul-
lisper prominentibus.
Long. 2 mm.
Obs. Species Encyrto ferrugineo, Nees, similis, tamen moa
distinguenda propter scapum haud laminato-compressum,
proalae colorem atque cellulain basalem totam pubescentem,
nervum marginalem stigmalico multo. longiorem, nec cras-
storem, verticem punctis nullis sparsis insculptum, ad mar-
gines orbitales tantum seriatim punctulatum, mesonotum
haud cyaneo-nitens.
Nell’ Encyrtus ferrugineus il nervo marginale è più corto
e più spesso, lo stigmatico circa una volta e mezza più lungo;
osservando la testa di profilo, il margine posteriore di essa ap-
parisce dritto e l’ occhio rimane compreso tutto nella metà superiore.
Ericydnus metriocerus sp. n.
Una © alata, presa a Bengasi su fiori di fava nel maggio
1916.
Femina. Aeneo-viridis leniter purpureo nitens, meso-
pleuris nigris, metapleuris, metanoto abdominisque tergito
basali viridibus, reliquis abdominis tergitis cupreîis; an-
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 183
tennis totis fuscis; alis subhyalinis, partibus obscurioribus
nullis, nervis flavo-griseis; pedibus brunneis, genubus, tibiis —
apice, medtis totis, tarsisque pro parte, pallidis.
Caput foveolis matoribus super verticem sparsis, super
frontem subseriatis, ocellis in angulum valde obtusuin di-
sposttis. Antennae modice elongatae, pedicello quam funicuit
articulo primo breviore, hoc latitudine sua sesqui-longiore,
praeclava subquadrata.
Scutellum apice non attenuato, nec prominulo.
Proalae nervus marginalis et stigmaticus aequilongi,
postmarginalis his sesquilongior; pubescentia areae basalis
usque ad speculum dispersa nec frequens, pilis longiusculis
constans.
Abdominis tergitum basale etiam lateribus reticulato-
sulcatum, areolis regulariter polygonis. Terebra haud pro-
“minula.
Long. 1,75 mm.
Questa specie, della quale non posso dare una descrizione
dettagliata, disponendo di un solo esemplare in condizioni non
buone di conservazione, somiglia nella forma allo Krieydnus
longicornis (Dalman) ma se ne distingue facilmente sopratutto
per lo scutello privo affatto di sporgenza laminare membranacea
all'apice, pel flagello antennale meno allungato, pel nervo post-
marginale molto più lungo dello stigmatico.
Bruchobius laticeps Ashm. Crawf.
Crawford, Proc. U. S. N. Museum, vol. XLV, 1913, p. 250.
Un cd e una 9. Questa specie e la seguente sono state _ot-
tenute « da ninfe di vari coleotteri » dannosi al mais importato
nella Cirenaica. Trattasi, del resto, di specie quasi cosmopolite e
ben note fra i parassiti degl’ insetti delle granaglie.
Lariophagus calandrae (Howard).
Pteromalus calandrae, Comstock and Howard, Report of
‘ the Entomologist, U. S. Departm. Agr. Yearbook, 1880, p. 273.
— Meraporus calandrae, Auctores americani | fide Crawford,
in litteris |. | |
Un esemplare 9. Vedasi quanto è detto per la specie pre
cedente.
/
18h L. MASI
Gen. Zanonia n. (!).
Femina. Caput parvum, antice visum orbilis elongatis,
oculis modice converis. giabris, scrobibus incerte limitatis,
facie inferne non angustata, sparsim profunde punctulata,
clypeo indeterminato, integro- marginato ; de latere inspectum
haud latum, facie non tumescente; linea occipitali nulla.
Mandibulae 3-dentatae (?), palpi omnes 3-articulati. An-
tennae breves, media facie torulis fere contiguis insertae,
funiculo 6-articulato, postannello articulo sequenti conformi
vel etiam longiore.
Thorax brevis, pronoti collari fere lineari transverso,
nec marginato, collo superne inspecto vix conspicuo ; MEeso-
noli parte ante sculellum quam hoc fere duplo longiore,
scapularum sulcis abbreviatis; axillis ultra scutelli basim
valde antrorsum productis atque rotundatis; scutello late-
ribus, seu suturis axillularibus, subparallelis, leniler exius
concavis, dorsulo setis paucis seriatis vel quatuor tantum
marginalibus instructo, freno haud discreto; postscutello
lineari; metanoto brevissimo, fere verticali, carina, plicis
et sulcis destiluto, spiraculis subrotundis maiusculis. Prae-
sternum sat magnum; mesosternum epicnemio non discreto ;
mesopleurae episternum subtriangulare, superne latum,
epimerum oblongum, inferne cum mesosterno sutura haud
brevi coniunctum. |
Proalae cellula costali quam nervo marginali fere ses-
quilongiore, nervo postmarginali brevi, clava subsessili,
rotundata, dente nullo; cellula radiali late elliptica, basali
et speculo glabris. Alae metathoracis cellula costali usque ad
nervum basalem lata, deinde angustata et hamulos attin-
gente, his partibus incisura marginali profunda separatis.
Pedes haud longi, tarsis tenuibus; postici cora magna,
ovata, superne compressa, femore valido, tibia bicalcarata.
Abdomen elongatum, tergito secundo breviore, ultimo
apicem acutum formante, terebrae valvas fere omnino
obltegente.
Mas ignotus.
(1) Dedicato al Rev. dott. Vito Zanon.
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 185
Questi caratteri non sono ripetuti nella descrizione della specie.
Disponendo solo di esemplari unici, non ho potuto assicurarmi
del numero dei denti della mandibola destra e di alcuni altri
particolari di struttura. Forma tipica del genere è la Zanonia
viridis, di cui segue la descrizione. Mentre studiavo questa specie,
il mio collega sig. G. Mantero ha avuto la fortuna di trovarne
un’ altra congenere nell’ Appennino Ligure, presso Busalla. Ne
darò la descrizione in altro lavoro, limitandomi per ora a dire
che essa è ben distinta dalla Z. viridis pel colorito scuro e lo
scutello fornito di molte setole sparse.
La posizione sistematica del genere mi sembra incerta. Se non
si tien conto della lunghezza dell’ ultimo tergite addominale, o si.
suppone che esso venga di molto accorciato, in modo da ricoprire
appena le valve della terebra, e si suppone che le valve si allun-
ghino maggiormente, il genere Zanonia diviene assai somigliante
a Rhoptrocerus Ratz.. I caratteri del dorso e dei lati del torace
concordano con quelli del Rhoptrocerus mirus e brevicornis;
in ambedue i generi le ascelle sono sporgenti in avanti e arro-
tondate, la parte del dorso che corrisponde allo scudo è lunga
quasi il doppio dello scutello; così pure corrisponde la forma e
lo sviluppo delle anche e del femore del terzo paio di zampe, la
forma dell'addome, la brevità del secondo segmento di questo in
rapporto al segmento precedente e ai successivi; la disposizione
della piega che rappresenta il nervo spurio, la quale fin dall’ o-
rigine rimane distinta da quella del nervo cubitale; ed altri caratteri
ancora, ma certamente meno importanti, come le antenne non al-
lungate (nelle femmine), la faccia con fossette puntiformi sparse
nella metà inferiore, i tarsi sottili.
Tuttavia il genere Rhoptrocerus (1) si discosta pel capo quasi
globoso, il primo articolo del funicolo notevolmente più piccolo
del secondo, le ascelle un po’ meno sporgenti in avanti; lo scu-
tello coi lati non paralleli, dritti; il metanoto fornito d’una breve
carena; l’ala anteriore con la cellula radiale meno larga, il nervo
postmarginale e lo stigmatico più lunghi, quest’ultimo terminato
in una clava stretta e munita di dente; l’ala posteriore col mar-
gine non inciso presso l’ origine del nervo basale ; l’ultimo tergite
addominale, nella sua parte mediana dorsale, brevissimo, con
(1) Il genere Anogmus è molto affine a Rhoptrocerus. Di esso non ho potuto
avere in esame alcun esemplare.
186 L. MASI
cercoidi ben distinti, sebbene poco sviluppati; le valve della te-
rebra assai sporgenti. Ma la differenza piu notevole é nel numero
degli speroni della tibia del terzo paio dei zamp: nei Rhoptrocerus
vi è un solo sperone, nel genere Zanonia ve ne sono due. Per
tale carattere, seguendo la classificazione di Ashmead, il genere
Zanonia dovrebbe ascriversi alla famiglia Miscogasteridae,
mentre il genere Rhoptrocerus apparterebbe alle Pferomalidae.
Ho espresso già altra volta il concetto che queste due famiglie
debbano formarne una sola e che non si possa dare tanta impor-
tanza al numero degli speroni: i quali, secondo Ashmead, sareb- -
bero il solo carattere distintivo fra Miscogasteridae e Ptero-
malidae. Ma in altri gruppi, ad es. nelle Hulophidae della
classificazione dello stesso autore, nelle Chalcididae, Torymidae,
Encyrtinae, sì trovano insieme generi con uno sperone ed altri
con due (1). SEND;
Io ritengo che vi sia una affinità naturale fra Rhoptrocerus,
Anogmus e Zanonia, nonostante la differenza degli speroni e
dello sviluppo del nervo stigmatico e postmarginale, la presenza
o mancanza di carena sul metanoto, ed altri caratteri distintivi.
Nella tribù Rhoptrocerina, Ashmead poneva anche i generi
Uriella e Tropidogastra, Girault vi ha aggiunto Paruriella,
Rhoptroceropseus, Urielloides, Pseudanogmus, Paranogmus,
Iriellomyia, Uriellopteromalus, Neroptrocerus. La posizione
di tutti questi generi dovrebbe essere esaminata nuovamente.
Uriella non concorda con Rhoptrocerus e Anogmus per la
clava. acuminata, il protorace piuttosto grande, le ascelle non
sporgenti in avanti. Quest’ ultimo carattere, della sporgenza delle
ascelle, che è certamente uno dei più importanti, manca anche
nel Rhoptrocerus auratus di Ashmead, come è detto esplicita- |
mente nella descrizione, onde mi pare dubbio che tale specie sia
un. Rhoptrocerus. Girault sembra abbia preso conoscenza di questo
genere dalla specie descritta da Ashmead, e forse questa è una
delle ragioni per cui egli ha creduto di potere avvicinare ai Rhop-
trocerini veri certi generi che non hanno le ascelle sporgenti in
(1) Come esempî della varietà che anche in gereri affini di Calcididi presentano
certi caratteri, ritenuti ordinariamente come importanti nella sistematica, si potrebbe
ricordare: i tarsi pentameri in certi generi di Aphelininae, tetrameri in altri: pen-
tameri in Euryischia e tetrameri in Elasmus (Elasminae):i palpi mascellari fermati
da due, da tre o da quattro articoli, e i labiali di due o tre articoli, nel genere
Aphycus. :
f
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 187
avanti: tale carattere egli lo indica solo nella diagnosi di Uviel-
lopteromalus (').
Zanonia viridis sp. n. ,
Una 9 presa a Bengasi su fiori di fava nel maggio 1906.
Femina. Viridis, metallica, scapo, pedicello, tegulis pedi-
busque concoloribus, metanoto et postpetiolo leniter auratis,
abdomine apice nigricante; funiculo et clava fuscis; oculis
ocellisque brunneis; calcari maiore pedum posticorum apice
nigro; tarsis fere totis pallide testaceis ; alis hyalinis, nervis
flavidis.
Caput thorace angustius pro-
portione 5:6, latitudine. sua via
brevius proportione 23:25; antice
inspectum vertice lato, modice
curvato, orbitis parallelis; linea
oculari inferiore ad */, longitudi-
nis sita; genis brevibus prope os
abrupte curvatis, distincte sulcatis,
clypet margine lenissime concavo.
Ocelli ab orbitis via minori spatio
quam inter se remoti. Superficies
minute reticulata, sub linea oculari
punctis setigeris sparsim impressa.
Scapus paullum ad medium
crassior; pedicellus dimidiam scapt
longitudinem via aequans; annelli
brevissimi, primus minor; funiculi :
articuli subaequilongi, primus vix aaron Dede A.
longitudine latior, reliqui sensim dilatati, ultimus longitudine
sesquilatior; clava articulis praecedentibus 2 */. aequilonga.
Mandibulae parvae, dente interiore lato, oblique truncato.
(1) Mi sono servito per confronto, oltre che di appunti presi su di un Rhoptro-
cerus mirus comunicatomi dal Dr. Waterston del British Museum, anche di un
esemplare di tale specie, appartenente alla collezione del Sig. Henry Du Buysson,
‘nonchè di alcuni maschi e femmine di Rhoptrocerus brevicornis raccolti dal signor
Agostino Dodero a Baiso, in provincia di Reggio Emilia, su corteccia di pino attac-
cata da Ips erosus. I maschi del genere Rhoptrocerus non sono stati finora descritti.
Quelli della specie brevicorzis somigliano alle femmine, ma se ne distinguono so-
pratutto per l'addome corto, ellittico, le antenne lunghe, con gli articoli del funicolo
assai più lunghi che larghi.
188: ; L. MASI
Palpi articulis omnibus tenuibus, tertio apice oblique acu-
minato ac sela longa robusta terminato; palpi maxillares
articulo ultimo praecedentes aequales simul sumptos paullo
longitudine superante; labiales articulo intermedio brevi.
Thorax sat robustus, scapularum sulcis haud profundis,
dimidiam scuti longitudinem non superantibus, axillarum
latere anteriore interno fere aeque longo ac sutura scutum
cum scutello connectente, scutello transverse curvato, longi-
tudine ac latitudine, axillulis simul computatis, subaequa-
libus, a scuto sulco bene conspicuo separato, punctis setigeris
singulis ad medium latus externum, singulis ad medium
marginem postero-lateralem
sitis. Metanotum brevissimum,
fereabsconditum, costulis qua-
tuor transversis figuram x
formantibus et areas duas
limitantibus laterales, trian-
gulares, harum angulis in-
ternis medio dorso in puncto
magis prominente connexis.
Spiracula transverse elliptica.
Mesosternum antice, ubi cum
praesterno contiguum, et po-
stice juata mesopleuram, for-
titer curvatum, setis brevibus
(sex in specimine) secundum
Fig. 5. Zanonia viridis Q — a, mandi-
bola sinistra dal lato interno — 8, testa
di fronte — c, antenna — d, metanoto e
parti adiacenti — e, palpo mascellare —
f, palpo labiale — g, parte laterale del
mesotorace con la coxa e del metatorace
_ con la ‘coxa e il femore,
lineam mediam uniseriatis.
Dorsum sculptura minuta,
fere ubicunque reticulatum,
mesonoti parte praeaxillari
areolis illis scutelli fere aequa-
libus. Mesothoracis latera cum
metapleuris minute reticulato-sulcata, mesepisternum tantum
laeve.
Proalae medium segmenti sexti abdominalis attingentes,
duplo longiores quam latiores; nervi marginalis, postmar-
ginalis atque stigmatici proportione sicut 10:4:3; cellula
costali lata quam nervo marginali duplo longiore, cellula
basali angusta, speculo nervum marginalem non attingente,
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 189
pilis etiam in disco haud frequentibus, fimbria apicali brevi.
Alae metathoracis latitudine maxima ad */; ceo,
cellulae costalis parte pro-
rimali duplo quam distali
latiore, hac parte distali
selarum serie -usque ad
eius medium instructa.
Pedes intermedii fe-
more tibiaque attenuatis;
postici coxa ovata, modice
compressa, superne con-
vexa, superficie laterali
externa concava, femoris
latitudine */; longitudinis
attingente, calcari inte-
riore latitudinem tibiae
apicis fere aequante, ex- <)
teriore */,; maioris non DR
superante. Tarsi articulo
primo duobus sequentibus | ME © en esi © — e ale nie
fere aequilongo, tertio et posteriore, più ingrandita.
quarto aequalibus. é
Abdomen thorace sesquilongius, nec latius, sculptura
reticulata quam dorsi minus conspicua, tergitis, praeter se-
cundum brevius, sensim longtoribus, primo haud longo et
fovea postpetioli fere nulla, duobus ultimis apicem acutum
formantibus, 1.-2. medio margine in lobulum rotundatum
productis, 5. concavo-marginato. Spiracula parva; cerci
vin conspicui; valvula ventralis medium longitudinis at-
tingens.
Long. 3,5 mm.
Cerocephala eccoptogastri sp. n.
Sette 2 2 e quattro gd g, raccolti nel marzo 1916 a Bengasi,
con |’ indicazione « endofagi delle ninfe di Eccoptogaster | ru-
gulosus | dell’ albicocco ». Una 9 presa in agosto «in casa sui
vetri ». iS
Femina. Fulvo-ferruginea, nitore resinoso, his TE
A) sve L. MASI -
plus minus infuscatis, interdum nigris: scutello, axillis
scapulisque in dimidio interiore, scuti zona media longitu-
dinali, metanoto praeter zonam juxta marginem posticum,
abdomine praeter latera tergiti basalis, terebrae valvis in
dimidio apicali, flagello ultra articulum tertium funiculi ;
oculis, ocellis ac mandibulis brunneis ; cristis facialibus, ubi
magis prominentibus, nigro-marginatis ; pro-et mesopectore,
femore postico in dimidio proximali, tibiaque fere tota,
infuscatis; coxis pallidis; proalae nervis griseis, stigmatico
autem ad medium nigro-marginato, praestigmatis callo se-
tigero setisque ipsis nigerrimis, macula praestigmatica ab-
breviata aliaque stigmatica totam alae latitudinem occupante,
dilute brunneis; ala postica nervi costalis apice et callo
praestigmatis etiam nigris.
Variat antennis apice tantum obscuro; scuto et scutelli
freno non infuscatis ; abdominis tergito basali supra maculis
duabus ornato vel zona apicali lata, ferruginets.
Caput antice inspectum via longitudine latius, subro-
tundum, vertice elevato, oculis parum convexis ac fere
glabris, genis leniter curvatis, ore amplo; de latere visum
ovatum, latitudine “/n longitudinis aequante, vertice haud
lato, processu interantennali ex media facie, nasi instar,
prominente, paullulum supra lineam ocularem terminato.
Processus hic forma triangulari, bast et altitudine subae-
qualibus, marginibus nigris, spinulosis, superiore incurvo,
inferiore subrecto, perpendiculari, ex quo carina media
epistomatis oritur usque ad marginem oralem continua.
Foveae antennales indeterminatae, extus tantum juxta to-
rulos crista limitatue cuius margo leniter concavus emi-
nentias duas format, supertorem rotundatam, supra lineam
antennarum sitam, inferiorem subacutam, in linea oculari
prominentem et, si caput de latere inspiciatur, conspicue
sub processu interantennali elevatam. Eminentia haec ultima
inferne carina obliqua versus clypei medium continuatur,
quae eadem est quam in mari carinam sublateralem inte-
riorem appello. Ex tuberculo acuto clypeum extus limitante
carina sursum decurrit oblique ad orbitam inferiorem,
hance vero non attingens; eamque sublateralem exteriorem
dicam. Superficies capitis in dimidio inferiore oblique re-
bebe o
Rex: y
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 191
ticulato-strigulosa, setis nonnullis longis inter orbitas et
carinas sublaterales interiores superque genas distributis ;
spatium reliquum laeve, sparsim et parce punctis piliferis
impressum, pilis brevibus.
Variant specimina par-
va cristis minus salien-
tibus, tuberculis oralibus
obsoletis.
Scapus in */, inferiore
attenuatus, deinde fusi-
formis, latitudine maxi-
ma paullum supra me-
dium, */; longitudinis ae-
quante, apice truncato,
margine apicali lobum
membranaceum, haud
prominulum, in latere
exteriore formante. Pedi-
cellus */; scapi longitu-
dinis aequans, prope ba-
sim fortiter constrictus.
Funiculi articulus pri-
mus pedicello aequilon-
gus, pyriformis, basi lata,
apice truncato, paullum
latitudine sua longior;
articuli sequentes sensim
Fig. 7. Cerocephala eccoptogastri: a, testa È
della femmina veduta di fronte — 2, la stessa modice curtantes paul-
vista obliquamente — c, antenna del maschio lumque crassiores: tres
dal lato esterno — 4, antenna della femmina SUL po OI
dal lato interno — 6, parte stigmatica dell'ala ultimi sensillis linearibus
anteriore — /, testa del maschio di fronte — 8-10 circumdati. Clava
g,la stessa vista obliquamente. 3 eee: o
ovata, indivisa, articulos
duos praecedentes vix longitudine superans, sensillis linea-
ribus sat frequentibus ordine triplicato dispositis. Flagelli
ad capitis longitudinem proportio sicut 7:5, ad scapum
sicut LOO voi a
Dorsum pronoto, cum collo, antice non ultra mediam
longitudinem transversim reticulato-striguloso, postice laevi
setisque paucis sparsim instructo; scuto, scapulis, axillis
199 L. MASI:
atque scutello toto politis ; axillarum sulcis foveolis uniseriatis
‘ impressis, his antrorsum punctiformibus, relrorsum sensim
matoribus, ovalibus; scutelli basi scuto contigua ‘ls huius
lateris postici aequante; setis prope sulcos scapulares 4-5,
prope scutelli basim duabus parvis, prope margines laterales
ternis, his et setis binis scapularibus longiusculis, introrsum
flexis; metanoto superficie aspera, confertissime ac minute
alveolis irregularibus insculpta, nucha sublaevi. Mesothoracis
latera, absque praesterno transversim reticulato-sulcato,
minutissime aequaliter reticulata.
Proalae apice rotundatae, superficie sparsim punctulata
at pilis nullis (deciduis?); nervo stigmatico arcuato, sine
clava, dente parvo interdum inconspicuo; nervo postmar-
ginali stigmatico aequilongo, pone mediam longitudinem sen-
sim attenuato. Alae metathoracis nervi costalis apice et
praestigmate nigris, setis paucis brevibus instructis.
Abdomen sat durum at saepe in speciminibus exiccatis
deformatuni, longe ovatum, quam thorax haud latius paul-
lumque brevius proportione 13:15, terebrae valvis spatio
prominentibus */; eius longitudinis fere aequante (propor-
tione 4:13, vel etiam minus); tergito basali medio leniter
concavo, reliquis recte marginatis.
Long. 1,6-2,2 mm.
Mas. Antennis interdum pallidioribus, praeclava et clava
tantum fuscis; scutello praeter suturas ferrugineo; petiolo
fulvo; abdomine nigro. i
Caput crassius, de latere inspectum latitudine, cristis
non computatis, */, longitudinis aequante, processu interan-
tennali valde prominente, carina media et sublaterali inte-
riore magis elevatis, carinis aliis fere inconspicuis, quarum
duae submedianae, ex latere processi interantennalis orientes
et prope mediam continuatae, duae sublaterales intermediae,
rectae; crista prope torulum fortius concavo-marginata.
Scapus ad medium tumidior, margine apicali eaxterno
in lobum triangularem antrorsum prominentem producto;
funiculi articuli quatuor primi pedicello acquilongi, pyri-
formes, basi lata, apice truncato, primus latitudine sua
duplo longior, quartus paulluluim ad apicem crassior, se-
quentes tres, quorum ultimus clavae pertinens at omnino
CHALCIDIDAE DELLA CIRENAICA 193
separatus, gradatim minores ei ad medium longitudinis
| incrassati ; clava indivisa, ovato-conica, pedicello aequilonga,
sensillis linearibus paucis instructa ordine duplice distributis;
sensilli in articulis tribus primis funiculi, sicut in femina,
nulli, in articulis reliquis numero 8-10, in dimidio apicali
dispositi; pili latitudinem articulorum in speciminibus mt-
noribus non superantes, in maioribus breviores. Flagelli
longitudo dupla quam capitis.
Dorsum sulcis scapularum et axillarum fortius impressis,
scutello quam in feminis angustiore.
Petiolus coxas paullo superans, superne inspectus sub-
rectangularis, lateribus fere inconspicue curvatis, latitudine
maxima pone medium */, longitudinis aequante; superficie
dorsali undique lineis elevatis marginata, fere scabra.
Abdomen thorace angustius (proportione 3 : 4), segmentis
post secundum fere absconditis.
Long. 1,6-2,4 mm.
Obs. Haec species praecipue distinguenda videtur processu
interantennali, de latere inspecto, non infra lineam ocularem
prominente; funicvli articulo primo maris atque feminae
pedicello aequilongo; maris articulis tribus primis aequalibus,
pilisque brevibus instructis; scutelli freno haud sculptura
distincto ; maris petiolo.fere laevi ; feminae abdominis tergito
basali margine medio leniter concavo.
Per quanto le figure originali della Cerocephala cornigera
di Westwood e la descrizione dell’autore siano imperfette e in-
sufficienti, tuttavia ritengo che gli esemplari di Bengasi, che ho
descritti, appartengano ad una specie diversa; sopratutto perchè
in questa la proporzione del pedicello e dei primi articoli del
funicolo del maschio non corrisponde alla figura di Westwood e
alla relativa descrizione; ed inoltre perchè essa è pure specifica
mente distinta da una Cerocephala, di cui ho avuto esemplari
della Francia meridionale dal Dr. J. Lichtenstein, che somiglia
maggiormente, se Bi non è identica, alla Cerocephala cor-
nigera.
è i
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. IX. (12 Marzo 1921). 13,
GUELFO CAVANNA
A Padova, dove mi trovavo per ragioni di ufficio, ebbi la.
dolorosa notizia che Guelfo Cavanna, mio venerato Maestro ‘e
carissimo amico, era in cattive condizioni di salute.
Trepidante e ansioso accelerai il mio ritorno in Firenze, ma
a Bologna pur troppo il triste presentimento trovò la dolorosa
conferma nell’annunzio della sua morte che gli angosciati parenti
facevano «a tutti coloro che sentirono quanto Egli desse alla
patria, alla famiglia, agli amici, alla scienza ».
Così, per avversa fatalità, non solamente dovei piangere la
perdita di colui al quale avrei voluto portare il conforto della
mia presenza, ma nemmeno mi fu dato di arrivare in tempo
per rendergli l'estremo tributo d’ affetto , accompagnando la salma
venerata all’ ultima dimora.
Il male che lo insidiava da lungo tempo, non tolse a lui quella
serenità di spirito, quella forza d’animo e quella forza di volontà,
che ben pochi in simili circostanze sanno conservare.
Non una parola di rammarico per il suo stato, nè una allu-
sione Egli fece mai ai suoi cari o agli amici del giorno prossimo
della sua fine che già da molto conosceva, come ne fanno fede
alcuni scritti di lui e le belle parole che esprimevano le sue ultime
volontà.
*
* *
Di nobile stirpe, Guelfo Cavanna nacque im Ferrara il 27
febbraio dell’anno 1850 da Michele e da Elide Jachelli ferrarese.
I Cavanna, oriundi di Novi Ligure, sono ben noti nella storia
della Repubblica genovese, perchè uno di loro e precisamente
GUELFO CAVANNA 195
Paolo da Novi ne fu doge e seppe, oltre a molti altri meriti,
brillantemente tener testa al Re Sole.
A Novi, in memoria dell’ antichissima famiglia Cavanna, ebbero
nome una piazza ed una via e nell’ atrio del Palazzo Municipale,
una lapide con medaglione ricorda ancora I’ effigie dell’ antenato
Paolo V.°
Verso il 1750 un ramo dei Cavanna si trasferì a Roma, dove
nacgue il nonno di Guelfo, Filippo. Da Filippo Cavanna e da
Lucia Bianchi di Sonnino nacquero Michele e Cesare. Ambedue
presero parte a tutte le campagne dell’ indipendenza, compresa
la guerra di Crimea e come ufficiali superiori dell’ esercito italiano
si segnalarono in tal guisa da meritare, oltre a non poche decora-
zioni; medaglie al valore. 7
Fu dal padre Michele, colonnello nell’ esercito italiano, che
Guelfo trasse quegli ammaestramenti e quegli ideali di puro e
profondo patriottismo che per tutta la vita sempre nutri nell’ a-
nimo suo.
D’ ingegno precoce e perspicace, fece 1 suoi primi studi nei
collegi militari di Parma e di Racconigi, poi a Ferrara a S. Se-
verino e a Perugia. Iniziati gli studi universitari a Ferrara, si
laureò in medicina e chirurgia all’ universita di Pisa nel 1870,
quando appena aveva venti anni. Finiti gli studì di medicina, in
quella stessa università fu nominato aiuto alla cattedra di Zoologia
del prof. Richiardi (1871-72), ma per la sua grande passione,
manifestata fino da studente per lo studio degli animali, volle nel
1872 conseguire la licenza anche nelle scienze naturali.
Nel 1874-75 fu uno fra i due primi frequentatori italiani alla
stazione di zoologia di Napoli, appena fondata da Dohrn. Ivi il
Cavanna sì distinse per un interessante lavoro di zoologia marina,
quello sui Picnogonidi.
La sua carriera scientifica fu rapida e brillante. Passando a
Firenze (1874) quale professore aggregato alla cattedra di zoologia
e anatomia comparata dei vertebrati, vi rimase fino al 1895.
Sebbene nel 1884 Egli avesse riportato, con lusinghiero giudizio,
la eleggibilità nel concorso a professore ordinario di zoologia nella
università di Modena, non volle lasciare la sua prediletta Firenze.
Al Museo di storia naturale di questa città, dove fu amico e
compagno di lavoro dei professori Adolfo Targioni-Tozzetti ed
Enrico H. Giglioli, lasciò traccia incancellabile della sua attività
196 E. BALDUCCI
nelle numerose preparazioni osteologiche e splancnologiche che _
arricchiscono le rinomate collezioni di zoologia.
E quando ripenso che anche questi campioni di una nobilissima
schiera mi furon maestri, mi vien fatto piu che mai di ricordare
il tempo nel quale, studente, assistevo alle lezioni di anatomia
comparata degli animali vertebrati fatte da Guelfo Cavanna. —
Fra i maestri Egli era maestro nel dire e per le sue vaste
conoscenze e per il suo modo facile chiaro e attraente di porgere,
si acquistò non solo da tutti fama di valentissimo insegnante, ma
seppe farsi conoscere ed amare da una grande quantità di cittadini
che oggi rimpiangono la sua scomparsa. Ebbe relazioni di amicizia
con le più alte personalità nelle scienze, nelle lettere e nella
politica e fra queste ricordava con piacere quella di Ubaldino
Peruzzi del quale frequentò la casa.
Ebbe incarichi d'insegnamento in varie scuole, in quella
Superiore di agricoltura di Portici (1882), in quella di Pomologia —
e Orticoltura di Firenze (1883-1892), alla quale con speciale affetto
dette l’opera sua, e in molte altre. Tenne inoltre corsi di con-
ferenze sopra argomenti speciali al R. Istituto di Studi Superiori
di Firenze, sostituendo il Giglioli durante la sua assenza.
E Guelfo valse non solo per quello che era, per quello che
pensava e che operava, ma valse anche per quella vita che sapeva
infondere in altri, portandoli a pensare e a operare. E ancor vivo
in me il ricordo del giorno in cui Egli mi volle aiuto nel pre-
parare le lezioni che teneva sull’ anatomia comparata dei verte-
brati. Da quel giorno anch'io mi sentii attratto a seguire il
corso di scienze e non più quello di medicina.
Nessuno potrà ridire le ore indimenticabili da me trascorse
nello studio in sua compagnia e quanto entusiasmo suscitasse in
me la sua. parola e il suo esempio.
Dai suoi lavori, sebbene non numerosi, appare evidente quale
sia stata l’ opera sua di scienziato. Ad attestare quanta competenza
avesse negli argomenti che imprendeva a trattare e con quale
coscienza lavorasse per la esatta interpretazione dei fatti osservati,
fanno fede le sue pubblicazioni, una delle quali « Elementi per
una bibliografia italiana intorno all’ idrofauna » fu premiata dal
Giuri dell’ Esposizione ipternazionale di Pesca a Berlino.
Ma Guelfo Cavanna, fecondo parlatore quanto scrittore at-
traente fu sopra tutto un vero volgarizzatore della scienza. Aveva
ine - : a |
GUELFO CAVANNA 197
»
spirito polemico, grande franchezza nelle discussioni che amava,
‘sicchè può aver avuto avversari ma non nemici.
Egli, portato all’ insegnamento, amava la scuola come la fa-
miglia e fu per questo che si lasciò sedurre dall’ alto incarico
affidatogli dal Ministro della Pubblica Istruzione, che lo chiamò
presso di se a far parte dell’ Ispettorato Superiore per le Scuole
medie insieme a Gian Jacopo Agostini, a Guido Biagi, a Pietro
Cavazza, a Napoleone Cappellini, a Tommaso Casini, a Giuseppe
Chiarini, a Vitaliano Gennaro e a Francesco Torraca. Così nel
1893 Guelfo Cavanna lasciava Firenze e i suoi studî prediletti
per trasferirsi a Roma al Dicastero della Pubblica Istruzione.
Da quel giorno si dedicò e lavorò per la Scuola con ancor
più tenacità e genialità modificando e ampliando i suoi libri di
testo che, iniziati nel 1891, sono tuttora tra i migliori che posse-
diamo, contribuendo a fare apprezzare e a diftondere quegli studi
naturalistici tanto misconosciuti a chi non sa quanta sia la loro
grande importanza per il progresso umano.
Alle menti superficiali questo suo abbandono degli studi che
lo appassionavano, può parere un contrasto: ma non è tale dav-
vero per chi sente il fondo delle cose e sa che la fiamma ardente
in lui era sempre una sola, quella di far progredire la scienza e
con la scienza |’ umana società. |
Ma la sua attività e le qualità come Ispettore non ebbero
modo di affermarsi e fu con grave danno della scuola. Il Ministro
| Baccelli succeduto al Martini, per sue ragioni personali, soppresse
l’ Ispettorato. .
Cosicchè il Cavanna, che dimostrò con I’ esempio fermezza
nei principi e costanza nei propositi, passò nei provveditorati agli
studi e risiedette per parecchi anni a Macerata (1895-1901) e a
Lucca (1901-1913) per ritirarsi poi nella sua diletta Firenze.
Guelfo Cavanna fino dall’ inizio della sua carriera per le sue
particolari competenze nella zoologia e nell’ entomologia agraria,
disimpegnò uffici importantissimi ai quali fu chiamato. Fu segre-
| tario poi consigliere della Società entomologica italiana, alla quale
dedicò molto della sua migliore energia, cosicchè la Società ebbe
in questo periodo di tempo vita rigogliosa. Fu consigliere e
vice-presidente della Società Africana. Fu consigliere della Società
. di Antropologia ed Etnologia in Firenze; socio corrispondente
della Società Veneto Trentina di Scienze naturali in Padova, e
198 E. BALDUCCT
Segretario del carteggio, bibliotecario e poi socio emerito della
R. Accademia dei Georgofili. Lo troviamo infine socio onorario o
corrispondente di molte altre associazioni.
In tutti questi uffici onorifici si segnalò sempre per I’ opera
intelligente e alacre. Ma non si fare qui l’attività di questo
uomo che non potrà mai essere dimenticato da coloro che ebbero
la fortuna di avvicinarlo e di conoscerne l’adamantina purezza del
carattere e come Egli onorasse la nobiltà del casato col lavoro e
con il più puro disinteressato amore per la scienza.
Fu scelto più volte dal Comune di Firenze, dove i concittadini
lo vollero anche consigliere (1889), a far parte di commissioni esa-
minatriei per il conferimento di posti ‘ad insegnanti. Cosi pure lo
vediamo commissario agli esami al R. Istituto di Du Superiori
di Magistero in Firenze.
Il Governo, che lo aveva insignito dei titoli cavallereschi, a
cui Egli modestissimo non teneva, di Cavaliere e Ufficiale della
Corona d’ Italia e dei SS. Maurizio e Lazzaro, nonchè di Com-
mendatore della Corona d’ Italia, ha più volte e con vantaggio
ricorso all’ opera sua.
È noto infatti che Guelfo Cavanna fu incaricato (1880) dal
Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, di recarsi in
diversi Comuni della Provincia di Basilicata, Calabria citeriore e
degli Abruzzi per farvi alcune ricerche di entomologia agraria e
per tenervi qualche conferenza sulla fillossera. In queste escursioni
scientifiche si distinse per le copiose raccolte fatte e che oggi si
trovano nelle collezioni italiane del R. Museo di storia naturale
di Firenze, raccolte che formarono oggetto di studio a parecchi
naturalisti italiani ed esteri.
In una gita fatta in Calabria Ultra si sa che riportò 170 specie
di imenotteri. Fra esse, oltre ad alcune che risultarono nuove
per la scienza, buona parte non furono prima d’ ora trovate nel
nostro paese, la cui fauna imenotterologica si arricchiva quindi
di novelli e numerosi acquisti. La maggior parte di queste specie
riuscivano interessantissime anche perchè o molto rare dovunque
o mal note agli entomologi.
Nel 1883 il Ministero degli Esteri lo incaricava di un viaggio
scientifico alla Baia di Assab e il Ministero della Pubblica Istru-
zione lo invitava a raccogliere, in questa circostanza, materiali e
collezioni che potessero avere interesse per le scienze. Ma non
na
GUELFO CAVANNA 199
poté, con suo sommo rincrescimento, effettuare questo compito,
date le cambiate condizioni della nostra Colonia che non garan-
tivano la sua incolumità, i
Il Ministero di Agricoltura Industria e Commercio lo nominò
membro della Commissione provinciale di pesca fluviale e lacuale;
lo nominò delegato per la ricerca e per la distruzione della fil-
lossera nella provincia di Firenze (1885) e lo nominò membro
del Comitato ordinatore del concorso internazionale a premi per
‘apparecchi anticrittogamici ed insetticidi (1886).
Nel 1875, col prof. Giorgio Papasogli, fondò e diresse la
« Rassegna di scienze fisiche e naturali », premiata dal Ministero
in seguito a parere favorevole della Società italiana dei Quaranta
-e del Consiglio Superiore della pubblica istruzione. Accettò pure,
non senza esitare, l’incarico di redigere nell’ Annuario di Treves
la « Rivista di Zoologia 5.
La cultura del Cavanna fu vasta non solo nelle scienze
ma altrettanto nelle lettere. Ecco perchè piacevolmente diceva
« vorrei che i letterati sapessero di scienze quanto io so di lettere ».
Per questa sua cultura letteraria non ci fa meraviglia se lo
vediamo nella Sala di Orsanmichele in Firenze leggere e com-
mentare con somma competenza il XXV Canto del Purgatorio di
Dante (1902). Non ci fa meraviglia se lo vediamo dedicarsi du-
rante il suo provveditorato a ricerche di indole storico-letterarie
e pubblicare uno scritto intorno a « Francesco Burlamacchi ».
Quando per la lunga malattia che gli tolse l’ energia fisica
ma non quella- intellettuale, non gli fu più possibile dedicarsi
nuovamente a ricerche scientifiche, la sua attività si esplicò nel
contribuire a rivedere lavori di altri, nel vagliare con cura oltre
un migliaio di voci pertinenti sopratutto alla botanica e alla
zoologia, contenute nel recente vocabolario della Lingua italiana
di Giulio Cappuccini, nello scrivere memorie e opuscoli, taluni
dei quali anche di carattere patriottico.
Egli ha lasciato vari manoscritti che avrebbe dato alle stampe,
alcuni forse da pubblicarsi. Eccone i titoli. 1.2 Fauna di Pompei.
2.° La Cicala nei Greci e nei Latini. 3.° Gli animali nelle opere
di Virgilio. 4.° Gli uccelli di Paolo Uccello. 5.° La famiglia e gli _
affetti famigliari negli animali. 6.° Le api di Aristotile. 7.° Gli
uccelli negli scritti di Giovanni Pascoli. 8.° Monografia degli
Scorpioni italiani. 9.° I Lathrodectus ed il loro veleno: titoli che
200 E. BALDUCCI
da soli dimostrano quanta dovesse essere la competenza scientifica
e letteraria di colui che, animato dal sentimento del bello, col-
tivava con ugual entusiasmo le scienze e le lettere.
In questi ultimi tempi, se ragioni di ufficio non mi allonta-
navano da Firenze, ero spesso presso il mio compianto Maestro,
che trovavo intento nella lettura di opere latine e greche. per le
sue ricerche scientifiche o letterarie. Egli con piacere mi teneva
al corrente dei suoi studi e talora mi faceva constatare che, su
vari argomenti, i nostri antenati avevano visto e scoperto quello.
che noi spesso fi per nuovo. ì
E italiano il Cavanna si senti, di affetti pronto e generoso.
Durante il periodo della guerra il suo animo vibrò intensamente
e mentre si rammaricava di non potervi prendere parte attiva, -si
sottoponeva a volontari sacrifizi e coglieva ogni occasione per
illuminare gli ignoranti e far propaganda per la nostra completa
vittoria. Cosicché anche negli ultimi giorni della sua preziosa
esistenza Si era tracciato un nuovo compito per il bene d’ Italia
che vedeva trafitta da mani vigliacche.
Dai suoi appunti trascrivo i titoli degli. argomenti che aveva
in animo di trattare. Dalla loro lettura apparirà manifesto a quale
ordine di idee Egli si sentisse attratto per neutralizzare il veleno .
della propaganda bolscevica :
« Patria e Umanità — Principi generali per la educazione
« politica della gioventù italiana — Cenno sul modo col quale si.
« è costituita l’Italia attuale — Patriottismo — La Patria e le
« Patrie — Ragioni etnologiche, difficoltà, ostacoli — Rispetto
« di se stessi — Tutto il mondo è paese — Imperialismo —
« Espansione — Colonie — Umanità — Diritti della civiltà. —
« Religione e politica — I nostri difetti — Costituzione politica
« — Dovere della partecipazione alla vita politica — Doveri nelle
« elezioni — Partiti — Preparazione alla vita politica — Elo-
« quenza politica — Forme politiche — Autocrazia e costituzioni
« — Monarchia e repubblica — Forma a noi più adatta —
« Repubbliche latine: monarchie larvate — Milizia — Doveri
« militari — Leggenda sullo scarso valore militare degli italiani
« — Confutazione con dati storici — Eserciti stanziali — Nazione
« armata — Necessità di una. forte organizzazione militare —
« Milizia, guerre e civiltà — Sacrifizi, eroismi nuovi, guerra e
« principî umanitari e civiltà — Aspirazioni alla pace universale
« — Assurdo dei pacifisti — La guerra nella natura »,
4 GUELFO CAVANNA 904
Guelfo Cavanna nella vita privata era buono, affettuoso,
geniale con tutti. Contento di vivere fra le gioie tranquille della
famiglia diletta, allietata dal matrimonio dell’ unica figliola con
l’eroico Colonnello Pizzarello e dalla nascita della nipotina che
egli adorava, dava a loro tutto il suo affetto, il suo ingegno, la
‘sua attività; attività che vediamo' finire Soltanto con la sua morte
accaduta in Firenze il 18 dicembre del 1920.
| Inutile fare di lui elogi; meglio varranno le parole che egli
scriveva l’ 8 ottobre del 1920, quando già contava i giorni della
sua fine.
Ave 1 Quando sarò morto il mio corpo sara senz’altra cura,
« avvolto in un lenzuolo e posto in una semplice cassa di abete
‘« grezza, e la testa poggerà sopra un involto contenente i ritratti
« di Jeanne, Giulietta, Ugo e Vittoria, di Alfredo, Maria, Bicetta
« e Guelfino. Sul coperchio della cassa sarà tracciata in nero
« una semplice croce simbolo dell’ umane sofferenze e in memoria
« del Cristo.
« Non appartengo a nessuna confessione religiosa e le rispetto
« tutte: posso adorare |’ Inconoscibile in qualunque tempio e
« meglio mi piace adorarlo sotto la volta stellata del Cielo, però
« penso che la religione più rispondente ai bisogni dell’ Umanità
« sia il Cristianesimo considerato nella sua semplicità e purita
« primitive.
« Se oltre tomba si vive e |’ Inconoscibile mi si ine
« pregherò per i miei cari e penserò con grande tenerezza al
loro affetto . .... ». i
a
a
I
Ma intanto purtroppo il suggello funereo è ormai posto su
quella cara esistenza, dalla quale ancora tante cose belle e buone
noi attendevamo. Nel dolore profondo del rimpianto non rimane
a noi altro conforto che quello di mantenerne vivo il ricordo,
‘poichè simili uomini onorano |’ umanità.
Enrico BALDUCCI.
Firenze, 15 Febbraio 1921.
902 E. BALDUCCI
Ai primi anni della fondazione di questi Annali rimonta la
pia consuetudine di ricordare in essi tutti coloro che, sia in un
modo o in un altro, hanno contribuito allo sviluppo del. Museo
Civico ed alla illustrazione delle sue collezioni.
In omaggio a tale consuetudine ho aderito assai volontieri
alla proposta fattami dal Prof. Balducci di pubblicare un cenno —
biografico di Guelfo Cavanna. Se anche questi non è stato un
collaboratore del Museo nello stretto senso della parola, egli ne
è stato un fedele amico sino dall’inizio e ne ha sempre seguito
con affettuoso interesse lo’ sviluppo, approvando incondizionata-
mente l'indirizzo dato in questo Istituto agli studi zoologici. Sono
pertanto lieto di poter rendere alla memoria di Guelfo Cavanna
un estremo tributo di una stima sincera e di una amicizia cordiale
che rimontano oramai a circa mezzo secolo.
R. GESTRO.
ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI
DI GUELFO CAVANNA °
— Sulla splanenologia di un Troglodytes niger. Arch. per
l’Antr. .e l’ Etn. Vol. V. Fas. Il. Firenze 1875. p. 1-8.
— Due fatti relativi all’ etnologia della Calabria. Arch. per
VAntr, e I’ Etn. Vol. ;V. Firenze 1875.
— Studi e ricerche d’Aracnologia. 1.° Mancanza degli occhi me-
diani in una Segestria florentina Rossi. 2.° Sclerogaster, nuovo
genere d’epeire e descrizione dello Sclerogaster pusillus, n. sp.
3.° Dimorfismo in alcune specie di Araneidi. 4.° Epeiridi della
Calabria. 5.° Sulla nidificazione degli Araneidi d’ Europa. 6.° Os-
servazioni sugli ZEpisinus europei e descrizione dell’ Epzsirwus.
maculipes, n. sp. con tav.: Bull. Soc. Ent. it. anno VIII. Firenze
1876, p. 87-97: 208-221: 271-291.
— Riassunto di una memoria sui Pécnogonidi. idem. anno
VIIL Firenze 1876, p. 292-297. idem. anno IX. Firenze 1877
pol.
— Zoologia ed Anatomia comparata. Annuario scientifico indu-
9
GUELFO: CAVANNA. 203
striale Milano. Nella Rassegna semestrale delle Sc. fis. e nat. in
Italia. Anni 1877. XIV. p. 1-78: 1878. XV. p. 1-105:,1879.
XVI. p. 4-165: 1880. XVII. p. 1-134: 1881. XVII. p. 1-101.
«_— Studi e ricerche sui Picnogonidi. Parte 1.8 Anatomia e
biologia. Pubbl. R. Ist. St. Sup. prat. e di perf. in Firenze 1877.
— Descrizione di alcuni Batraci anuri polimeliani e considera-
zioni intorno alla polimelia. idem. 1877, p. 1-38 tav. n. 3.
- Note sopra Emitteri italiani. Bull. Soc. Ent. it. anno X.
Firenze 1878 p. 260-265. |
— Alcune osservazioni intorno ad un recente lavoro del Dott.
A. Dohrn sui Picnogonidi. idem, anno X, Firenze 1878, p. 244-247.
— Ancora sulla polimelia nei Batraci anuri. Pubbl. R. Ist.
St. Sup. pr. e di perf. Firenze 1879.
— Sopra alcuni visceri del Gallo cedrone (Tetrao urogallus,
L.) idem, Firenze 1879, p. 1-24 con tav. 2.
— Discorsi pronunciati sul feretro del Dott. Conte Ugo Giglioli.
Firenze 1879. Coi tipi dell’ Arte della Stampa, p. 1-15.
— e Piccioli. Sulla identità specifica dell Oryctes nasicornis
L. e grypus Illig. Bull. Soc. Ent. It. Resoconti. Firenze 1879,
p. 1-46.
— Atti del 3.° Congresso Enologico italiano. Firenze 1879.
— Scene della vita animale nelle montagne italiane. Lettura
fatta al Circ. filol. di Firenze la sera del 15 marzo 1880. Riv.
internaz. Firenze 1880 p. 1-18.
— Elementi per una Bibliografia italiana intorno all’idrofauna,
agli allevamenti degli animali acquatici e alla pesca. Firenze 1880.
Coi tipi dell’ Arte della Stampa p. 1-170.
— Catalogo della Sezione italiana alla Esposizione interna-
zionale della Pesca in Berlino nel 1880. Firenze 1880.
— Narrazione della escursione fatta al Vulture ed al Pollino
nel luglio 1880 da A. Biondi, C. Caroti e G. Cavanna. Bull. Soc.
‘ Ent. it. anno XIV. Firenze 1882, p. 3.
— e Emery. Escursione in Calabria. Formicidei. idem, anno
XII. Firenze 1880, p. 1-125.
— Escursione in Calabria (1877-78). Miriapodi. idem, anno
XI. Firenze 1881, p. 265-277. SE
204 - E. BALDUCCI
— Sommarî di 12 conferenze sugli organi e le funzioni della
digestione nei Vertebrati. Pubbl. R. Ist. St. Sup. o di perf.
Firenze 1881.
— Nuovo genere e nuova specie di Scolopendridi (Plutonium
Zwierleini). Bull. Soc. Ent. it. anno XIII. Firenze 1881, p. 169
con tav.
— e Piccioli. Caso di melomelia in una femmina ad elitre
lisce del Dytiscus marginalis. idem. Resoconti. Firenze 1881, -
p.- 1-2.
— Emitteri di Lavajano (part.). idem, anno XIX. Firenze
1882, p. 369.
— Ortotteri di Lavajano. Prov. di Pisa (part.). idem, anno.
XIV. Firenze 1882, p. 367.
— Coleotteri di Lavajano (part.). idem, anno XIV. Firenze
1882, p. 376.
— Coleotteri raccolti sul Vulture ed al Pollino (part.). idem,
anno XIV. Firenze 1882, p. 63. | a
— Emitteri raccolti al Vulture ed al Pollino. idem, anno XIV.
Firenze 1882, p. 54. i
— Recensione di opere entomologiche. idem, 1882-83.
— Recensioni di lavori di entomologia. idem, anno XVII,
1884-85.
— Rassegne e note. idem, anno XVII, 1885.
— Manuale di Zoologia, Parte 1.* Invertebrati. Milano 1884.
Hoepli, p. 1-200.
— Sul dimorfismo di io negli i Zool. ies
di Lipsia, 1885.
— Le serpicine sulle foglie del Ciliegio e di altre piante.
Nota sul giornale « L’.Amico del Contadino » anno III, Firenze 1885. —
— Sunto di conferenza su alcuni insetti nocivi alle viti. Bull.
Soc. Tosc. di Orticultura. Firenze 1885.
— Recensione critica della memoria del Dott. L. Camerano
sulla distribuzione dei colori nel regno animale. Riv. di Fil. Sc.
Vol. IV. p. 339-341. Torino 1885.
— Riviste critiche di lavori Erpetologici ed Ittiologici. Natura.
Milano 1885. Ed. Treves.
GUELFO! CAVANNA — no 205
— Bibliografie e rassegne analitiche e critiche di lavori ento-
mologici italiani e stranieri. Note entomologiche ece. Bull. Soc.
Ent. it. anno XVIII. Firenze 1886.
| — Nota critica sopra un opuscolo relativo all’ art. 10 della
nuova legge sulla caccia. « L’Amico del Contadino ». Firenze 1886.
— Relazione a S. Ecc. il Min. di Agricoltura, intorno ad al-
cuni parassiti delle viti, alla Capraia, all’ Elba, ed alla Pianosa.
Nella relaz. dei lavori della R. Staz. di Ent. Agr. diretta dal
prof. Targioni-Tozzetti. Firenze, 1886.
— Catalogo del Concorso internazionale di apparecchi anti
crittogamici ed insetticidi, tenuto in Firenze nell’ ottobre 1886.
Firenze 1886.
— Sul dimorfismo di stagione negli Araneidi. Bull. Soc. Ent.
it. anno XVII. Firenze 1886, p. 367.
— Un opuscolo intorno alla nuova legge proposta sulla caccia
« L’Amico del Contadino » anno IV. n. 13. Genn. 1887. Firenze.
— Massaua. I fatti, gli ideali prossimi e quelli remoti. Bull.
Sez. fior. Soc. Afr. d’ Italia. Vol. IV. Fasc. 3° e 4.° Firenze 1888.
— Riviste bibliografiche ed alcuni articoli. idem, Firenze 1889.
— In memoria di Giovanni Lusini. Firenze 1889. Tip. Corri
gendi, p. 1-6. |
— Riviste bibliografiche di entomologia pura ed applicata.
Bull. Soc. Ent. it. anno 1889. Firenze.
— Sommaria esposizione delle istituzioni di vigilanza contro
la Fillossera formate nei diversi paesi e in particolare di quelle
in Italia. Origine, costituzione e scopo del Consorzio Antifillosserico.
Cons. ant. fill. Toscano. Atti della riunione viticola. Firenze 1889
p. 5-18.
— La spedizione dello Stanley (con una carta itineraria).
Bull. Soc. Afr. d’ Italia. Sez. fior. Firenze 1890 p. 1-5.
— Riviste bibliografiche. idem. 1890-91.
— Riviste bibliografiche. Bull. Soc. Ent. it. anno 1890-91.
Firenze, e nella Agricoltura italiana 1891-92. i
— Prime nozioni di scienze naturali ad uso del Ginnasio in-
feriore. Part. 1.* 2.* e 3.* Firenze 1891. (La 1° p. non fu stam-
pata). Ed. Sansoni.
206 E. BALDUCCI gst
— Zoologia ad uso delle Scuole classiche. Parte 1.* Descrizioni.
p. 1-134. Parte 2.* Comparazioni, p. 1-107. Parte 3.* Classifica-
zioni, p. 1-143. Firenze 1890-91. Ed. Sansoni.
— Zoologia descrittiva ad uso della IV cl. ginnasiale. Firenze
1891, p. 1-181. Ed. Sansoni.
— Relazione intorno alle principali pubblicazioni pervenute
in dono alla R.!° Acc. dei Georgofili nell’anno 1891 e nell’anno
1892. Atti della R.le Acc. Georg. Voli! XIV - XV.
— Considerazioni e proposte intorno ai programmi per I’ in-
segnamento della Storia naturale nelle Scuole classiche. Atti R.
Acc. der Georg. Vol. XV. Firenze 1892) Disp, d°*fp. 1-49.
— Nozioni su la struttura e le classificazioni degli Animali ad
uso dei Licei, Firenze, 1892 p. 1-301 con 293 fig. Ed. Sansoni.
— Note varie e riviste bibliografiche. Bull. Soc. Ent. it.
Firenze 1892-93. ;
— Nozioni su la struttura, le funzioni e le classificazioni degli
Animali ad uso degli Istituti tecnici. Firenze 1894, p. 1-354.
Ed. Sansoni. È
— Zoologia descrittiva e comparativa ad uso dei ginnasi.
Vol. 1° Vertebrati, p. 1-171. Vol. II° Invertebrati, p. 1-182.
Firenze 1896. Ed. Sansoni.
— Pel 50° anniversario dello Statuto: parole dette agli alunni
delle Scuole di Macerata. Stab. Tip. Bianchini. Macerata 1898,
p..d.- 30.
— Il Purgatorio di Dante. Gli svevi nella Storia in Dante. Il
Canto di Manfredi. Macerata 1901. Tip. Mancini.
— Zoologia ad uso dei Ginnasi. Vol. I° Vertebrati. Vol. IL°
Invertebrati. Firenze 1904. Ed. Sansoni.
— Zoologia ad uso dei Ginnasi. Vol. I.° Vertebrati p. 1-223.
Vol. II° Invertebrati p. 1-213. Firenze 1907. Ed. Sansoni.
— Il canto XXV del Purgatorio. Letto il 13 febb. 1902 nella
sala di Orsanmichele. Firenze 1908 p. 1-39. Ed. Sansoni.
— Nozioni su la struttura, le funzioni e le classificazioni degli
Animali, ad uso degli Istituti Tecnici, con 506 illustrazioni. Fi-
renze 1911, p. 1-345. Ed. Sansoni.
MAINE
ste
GUELFO CAVANNA SOF
— Francesco Burlamacchi. Discorso storico. Riv. delle Bibl.
Anno. XX, n 7-9. Firenze.
— Giacomo Doria. Bull. Soc. Ent. it. anno XLV. Firenze 1913.
— Doni di Nettuno. Notizie su le forme e la vita di pesci e
di altri animali utili e curiosi dei nostri mari. Firenze 1913,
p. 1-299, Tip. Carnesecchi.
—_ Zoologia ad uso dei Ginnasi. Vol. I.° Vertebrati, p. 1- 27.
Vol. II° Invertebrati, p. 1-245. Firenze 1914. Ed. Sansoni.
— Su i libri scolastici del prof. Paolo Enriques e sull’ inse-
gnamento della storia naturale nelle scuole medie. Firenze 1914,
p. 1-22. Stab. Carnesecchi.
— Relazione della Commissione accademica incaricata di stu-
diare se le api siano oppur no dannose alla produzione delle
frutta. Atti della R. Acc. dei Georg, V.* Serie. Vol. XII, anno
1915. Firenze.
— Intorno alla distribuzione geografica di due Huscorpius
in Italia. Mon. Zool. Anno XXVII n. 11-12. Firenze 1916.
— Commenti e frammenti a proposito dei libri di testo.
« Marzocco » 12.e 19 Marzo 1916. Firenze.
— Nozioni di Biologia animale, ad uso dei Licei con 657 ill.
Firenze 1917, p. 1-464. Ed. Sansoni.
— Quasi tutta l'umanità è coalizzata contro i Tedeschi. I mo-
tivi e le conseguenze. Stab. Tip. Lit. E. Ducci. Firenze, 1918.
!
— La Medusa fiamminga degli Uffizi agli occhi di un natu-
ralista. Emporium di Bergamo 1918. Vol. XLVII n. 2892,
300-304 con fig.
— Gli elefanti. Il Giorn. della Domenica. Anno VII n. XIV.
Firenze 1919.
— Il cipresso. idem, anno VII n. XXII. Firenze 1919.
— Margherite. idem, anno VII n. XVI. Firenze 1919.
. — Le rondini nostre ospiti. idem, anno VII n, XIX. Firenze 1920.
— Lo scricciolo. idem, anno VIII n. XXX. Firenze 1920.
— L’albatro - I cigni - Le violette. — idem, anno VIII
Firenze 1920,
FORMICHE RACCOLTE A BUDRUM (ANATOLIA)
DA RAFFAELE VARRIALE, CAP. MEDICO NELLA R. MARINA
DETERMINATE E DESCRITTE DA C. EMERY
ELENCO DELLE FORME
‘Aphaenogaster testaceo-pilosa simonellii Emery, var. talco
Emery 9.
Un dg che credo spettare a questa forma, è identico per la
figura del capo e del profilo del torace con la subsp. semépolita
Nyl. di Sicilia e di Calabria; ciò che conferma l’ opinione da me
espressa fin dal 1898, della prossima affinità delle forme del-
l’ Oriente dell’ A. testaceo-pilosa con la subsp. semipolita (1).
Aph. splendida Rog. <. Diffusa in tutto il bacino mediterraneo.
Messor barbarus structor Latr. var. aegaea n.
M. barbarus varrialei n.
M, barbarus meridionalis Ern. André? 9.
M. oertzeni For., conosciuto finora soltanto di Smirne.
Crematogaster a Oo.
Tetramorium caespitum. semilaeve Ern. André var. hippo-
cratis n.
Plagiolepis maura Sant. ancyrensis Sant.; descritta recente-
mente di Angora.
Acantholepis frauenfeldi melas Emery; descritta dell’ Isola di .
Rodi.
Camponotus compressus sanctus For. var. cosensis For.; de-
scritto dell’ Isola di Cos, ritrovato a Rodi, nella Grecia e nelle
isole Jonie.
C. aethiops Latr. var. marginata Latr.
. Cataglyphis bicolor F., tendente alla var. rufiventris For.
(1) Beitràge zur Kenntniss der palaarctischen Ameisen., Ofv. Finska Vet. Soc.
Forh. XX (p. 13), 4898; vedi pure questi Annali XLVI, p. 256, 257, 1915.
ea one te
a FORMICHE DI BUDRUM | di 209
ALCUNE FORME NUOVE 0 LITIGIOSE DI MESSOR
ED UNA NUOVA VARIETÀ DI TETRAMORIUM CAESPITUM.
Il Bondroit asserisce, nella sua monografia delle Formiche di
Francia (*):
1.°) che il tipo del Messor structor Latr. corrisponde alla
var. thyrrena Emery;
2.°) che la forma considerata da me come tipo è la 3.2
varietà, descritta da lui sopra. esemplari dei Pirenei orientali.
E molto verosimile che abbia ragione nella prima delle sue
asserzioni; infatti Latreille descrive le ali della 9 e del g come
« obscures », e la figura dello stesso (*) rappresenta il capo
della Q ritondato indietro, le quali cose si applicano alla mia
var. thyrrena anzichè alla forma che ho presa come tipo della
specie. Dunque ammetto che sia così come il Bondroit dice.
Per la seconda asserzione, manifestamente ha torto. Il mio
tipo, secondo dico espressamente nel mio lavoro del 1898, pro-
viene da Dijon (coll. de Sauley 9 9 dg’) e da Ginevra (Tournier
8 2); Bondroit cita Dijon, come una delle località della 2:
varietà che egli riconosce come abitante la Francia e che deter-
mina come var. mutica Nyl. (3). Vedremo in seguito che cosa
bisogna pensare di questa determinazione.
In quanto alla 3.° varietà che il Bondroit determina, quan-
tunque dubbiosamente per M. sordidus For., sono propenso ad
ammettere che sia nel vero, e che il Forel, quando descrisse
questa forma, non abbia fatto che descrivere ld minima della
forma spagnuola del M. structor. Ho ricevuto un tempo dal
Cabrera due 9 di Catalogna col cartello Aph. sordida For. che
sono incapace di distinguere da 9 minime di structor (4).
Le 9 di Spagna del M. barbarus structor differiscono da
#
(1) Ann. Soc. Ent. Fr. Vol. 87, p. 150 (4948).
(2) Fourmis, tav. 141, fig. 69.
(3) Dice anche che la var. mutica si trovi in Italia. Mi permetto di dubitarne
fortemente.
(4) L’operaia massima del M. barbarus sordidus descritta dal Santschi (Bull.
Soc. Hist. Nat. Afr. N., Vol. 8, p. 89, 1917), sopra esemplari del Marocco, deve appar-
tenere ad altra sottospecie che le 8 di Spagna che ho esaminate. Santschi dice che
gli articoli 2 e 3 del funicolo sono lunghi quanto il primo, mentre negli esemplari
di Spagna il primo articolo è molto più lungo del secondo.
[
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. IX. (81 Marzo 1921). 14
210 CLO GEMERY: a;
quelle italiane perchè hanno l’ epinoto più depresso, col profilo —
meno angoloso. Il massimo della statura delle stesse non pare
che raggiunga in questa forma la dimensione del tipo, ma ri-
manga molto minore. Anche la 9 ed il © rimangono piccoli.
Per determinare correttamente la forma di M. barbarus
structor, contenuta in gran numero ed in tutte e tre le forme
sessuali, nella raccolta Varriale, ho sottoposto ad un’ accurata
revisione tutto il materiale della detta sottospecie e delle forme
affini, esistenti nella mia collezione.
Ho trovato che, sotto la categoria della var. orientalis Emery,
avevo confuso diverse forme, che non rientravano tutte nella
sottospecie structor e neppure nella specie o superspecie 0ay-
barus (*). Ed analizzando più accuratamente le forme di quella
sottospecie, mi sono convinto che essa consiste di due serie distinte.
a) Una serie abbraccia le forme in cui le @ massime hanno
il capo (senza mandibole) di lunghezza uguale o poco minore
della larghezza, e non notevolmente ristretto dinanzi. Le 9 ed
i g di queste forme hanno le ali affumicate.
Comprende quattro forme :
M. barbarus structor Latr. (1798)
sinon. var. thyrrena Emery (1898)
var. sordida For. (1892).
(1) Ho trovato anche esemplari di due forme che sono state in questi ultimi
anni descritte come specie distinte dal M. barbarus: M. oertzeni For. e M. platy-
ceras var. rubella Crawl. (The Entom. Record. Vol. 32, n. 9, p. 164, 1949).
Ma quest’ ultima forma, come ebbi ad accorgermene recentemente, è identica al
M. barbarus clivorum Ruzsky. del quale posseggo un cotipo inviatomi parecchi
anni sono dall’autore. Dunque la sinonimia di questa specie sarebbe :
M. clivorum Ruzsky (1905)
sinon. M. platyceras var. rubella Crawl. (4949)
var. platyceras Crawl. (1919),
ammettendo che il suddetto cotipo sia attendibile. Nella descrizione originale, l’au-
tore menziona quasi soltanto la scultura, ma non il funicolo delle antenne che è
appunto ll carattere principale della specie, cioè : di avere il 4.0 articolo più lungo
della somma dei due seguenti (vedi fig. 1). I caratteri di scultura sono fallaci,
perchè variano molto a norma della grandezza delle operaie. Riesaminando gli
esemplari, che avevo associati nella mia coll. al cotipo del Ruzsky, non ne ho tro-
vato neppure uno che fosse giustamente determinato.
Il M. clivorum è diffuso dal bacino del Volga per la sponda n del Mar
Caspio, fino al Nord della Persia e al Turkestan. L’ ho veduta proveniente dai luoghi
seguenti :
Samara, Kasan (cotipo del Ruzsky), Petrowsk (Holtz), Baku (Schneider), N, 0,
FORMICHE DI BUDRUM 211
var. aegaea n.
‘sinon. M. barbarus structor var. mutica Emery, (Boll.
° Mus. Zool. Torino Vol. 30 N. 701 (1915), nec. Nyl,).
var. korborum n.
b) L'altra serie comprende le forme nelle quali le $
massime hanno» il capo notevolmente più largo della sua lun-
ghezza c ristretto dinanzi; quando non si hanno esemplari massimi,
e nella var. gallica, dove le S non raggiungono statura vistosa,
il capo non è tanto largo e non è notevolmente più stretto in
‘avanti. Gl individui alati, @ e co hanno le ali ialine o quasi.
Comprendo questa serie sotto il nome Fabriciano di M. barbarus
rufitarsis F., come sottospecie diversa dal M. barbarus structor
Latr.
Malgrado la brevità eccessiva della diagnosi del Fabricio, non
lascia dubbio in me sulla forma designata, perchè si aggiunge
l habitat. Formica rufitarsis e F. lapidum, inviate all’ autore
dall’ Austria dal Megerle, sono la 9 e la S della stessa specie.
Ora mi consta che l’unica forma di questo gruppo, che si trovi
presso Vienna, ha il capo largo nelle O massime e le ali ialine
nelle 9. La sinonimia della forma tipica della sottospecie e delle
sue varietà sarebbe la seguente:
M. barbarus rufitarsis F. (1804)
sinon. Formica lapidum F. (1804)
Myrmica mutica Nyl. (1849)
Atta structor (part.) Mayr (1855)
2 Formica aedificator Schill. (1839)
var. romana Sant. (1917)
— karawaiewi Sant. (1917)
della Persia (Buxton, cotipo del Crawley), Tasch nella Persia N. (Christoph), Dschi-
larik e Kendyktau (Sahlberg), Turkestan senza indicazione del luogo (Fedtschenko).
Questi ultimi esemplari facevano parte del materiale studiato dal Mayr, quasi un
mezzo secolo fa. Il Ruzsky novera anche la Bessarabia tra le patrie del suo M.
clivorum. i
La Q (non ancora descritta) è distinta dalla Q del M. rufitarsis per le antenne
che hanno il primo articolo del funicolo più lungo, ed i seguenti molto più corti,
anche assolutamente (vedi figura 4).
Il M. clivorum e la sua var. platyceras Craw]. sono molto affini ai MW. structor
e rusitarsis, e se non fosse il particolare carattere delle antenne del oc’, descritto
dal Crawley, che trova conferma negli esemplari di Petrowsk, sarei propenso a
considerare questa forma come sottospecie del M. barbarus; chè il primo articolo
2 del funicolo largo e compresso nelle Se Q sitrovanon soltanto nella specie in parola, in
/ cui raggiunge un alto grado, e nel M. amphigew For., ma anche nel MM. structor
e rufitarsis ed in generale nelle sottospecie del M. barbarus.
ge -
212 C. EMERY
Ul gallica n.
sinon. M. barbarus structor (typus) Emery (1898)
M. structor var. mutica Bondr. (1918) ,
— orientalis Emery (1898)
— alexandri Sant. (1917).
Il M. rufitarsis F. abita il bacino del Danubio (Austria,
Ungheria, Bulgaria) e la Russia meridionale fino al Volga almeno;
ma ritengo che si estenda per tutta la depressione aralo-caspica
e oltre, a prova una serie di esemplari della regione del Sir
Daria, mandatami dal compianto prof. Sahlberg e confusa con la
var. orientalis nel mio lavoro del 1898.
Le 6 massime misurano la lunghezza di 9-10 mm.: capo
24 X 2,6 a 2,7 X 3,0; scapo 1,8-2,0; tibia post. 1,8-2,2.
Le 9 misurano 12-12,5; la dimensione del capo è maggiore
in quelle di Sarepta; 2,4 X 2,6 mm.
Ritengo che la var. romana Sant. di Romania sia una sem-
plice variazione locale di colore. Così pure la var. Rarawaiewi
Sant., attribuita a torto al M. barbarus clivorum Ruzsky.
La var. gallica rappresenta la propaggine più occidentale
della serie. Non raggiunge di gran lunga la statura del tipo,
almeno negli esemplari che ho veduti. Sarebbe interessante vedere
se gli esemplari del bacino del Reno e della Slesia appartengano
a questa varietà o al tipo.
TAM, E
aa ONT
‘ FORMICHE DI BUDRUM 913
Io non ho veduto 9 lunghe più di 7,5 mm. (capo 2,0 X 2,2
mm.). Le 9 misurano 10,5 mm. (capo 2,1 x 2,2 mm.).
Come tipo della var. orientalis Emery, io riguardo gli esem-
plari di Mersina nella mia collezione. La 9 ha l’epinoto armato
di denti acuti e più o meno spiniformi. Differisce dal M. rufitarsis
essenzialmente perchè la parte basale del funicolo a partire dal
secondo è fatta di articoli più lunghi, e quindi meno più corti
del primo. Le 9 hanno, come nel tipo del rufitarsis, le ali
ialine (1). Simili esemplari si trovano in Siria.
Le misure delle 9 sono come nel M. rufitarsis ; quelle delle
O sono maggiori: lungh. 17 mm.; capo 2,7 X 2,9; ala ant. 16
mm.; 7 10 mm.; ala 11 mm.
La var. alexandri Sant. è una semplice variazione di colore
della var. precedente. Ha il capo e il torace, invece che bruni o
picei, ferruginei nell’ G: nella Q sono neri. Siria e Cipro.
M, barbarus structor var. aegaea n. ace peo!
Questa varietà è, per così dire, la copia più grande della
forma italiana del tipo, come appare dalle misure e dal confronto
degli esemplari.
Le 9 massime e le Q sono scure di colore, per lo più con
tutto il corpo piceo e le mandibole ferruginee (*); di rado le
guance sono ferruginee; man mano che la statura delle S va
scemando, il colore si fa più chiaro fino a diventare bruno-
testaceo.
La 9 ha il capo più quadrato di dietro e le ali più scure
che nella forma italiana. i
Il g’, salvo la statura maggiore, non offre differenze notevoli.
Misure degli esemplari di Budrum:
S mass. 1. 10 mm.; capo 2,8X 3; scapo 2,0; tib. post. 2,2.
DI ERI yy De oa eo ale FG:
ols ft RUE ry Ba Ogni (117 OSO aR
Misure massime degli esemplari italiani del tipo:
Q, +0
© 1.-7,5 mm,; capo 2,4 X.2,6: scapo 2,1; tib: post. 4,9.
On a i MRO UL e 18: ala dO,
gue rallo 8:
@) Il Santschi (Bull. Soc. Hist. Nat. Afrique N., Vol. 8, p. 94, 1917) dice che la
var. orientalis ha le ali affumicate; egli ha evidentemente confuso questa forma
con la var. aegaea del M. barbarus structor.
(®) Generalmente la forma italiana è più chiara di tinta, anche nelle 8 mas-
sime. Ma ho veduto 8 provenienti da Asio (Val d’ Adige) scure come la var. aegaea,
214 3 - C. EMERY
Verosimilmente la var. aegaea abita tutto il litorale dell’ A-
natolia e le isole dell’ Egeo. Ne ho veduto esemplari di Budrum,
di Rodi, di Creta e delle Isole dei Principi nel Mar di Marmara.
Ig e le 9 alati di Budrum furono raccolti alla fine di Ottobre
e in Novembre.
Sarebbe interessante seguire questa forma nella Grecia conti-
nentale e, in generale, nella penisola dei Balcani, per vedere
quali relazioni ha con le forme occidentali (1).
var. korborum n. sec p_211
Operaia. — Sotto questo nome designo una piccola forma
montana a forte scultura. Il capo è sculturato quasi tutto in
tutte le G (le più piccole che abbia vedute hanno il capo largo
1,2 mm.); nelle 9 massime, le strie tra l’ occhio e l’ estremo,
posteriore della lamina frontale sono 7-8. Il torace ed i nodi sono
fittamente rugosi. Il capo è maggiormente ritondato indietro che
nella var. cegaea, particolarmente nell’ minore: nell’ 9 mag-
giore è largo quanto è lungo e poco ristretto davanti. L'epinoto
è munito di denti acuti. Il. postpeziolo è ovale, poco più lungo
che largo e più largo del nodo del peziolo. Il colore del corpo è
piceo con le mandibole e le guance rosse; nelle © minori, tende
al fulvo. I peli sono sensibilmente più corti che nella var. aegaea.
L. della 9 massima: 7 mm.; capo 2X2; scapo 4,6; tib.
post. 1,6.
Femmina. — Colore dell’ © massima; la scultura è parimente
rude, ma le strie tra l’ occhio e I’ estremo posteriore della lamina
frontale sono più numerose, in ragione della maggiore grandezza
del capo. Questo ha gli angoli posteriori più ritondati ed il mar-
gine occipitale meno dritto che nella var. aegaea; a questo ri-
euardo, ricorda il tipo italiano della specie. La forma del torace
e del peduncolo è quasi simile a quella della var. aegaea. Le ali
sono assai debolmente affumicate, più chiare che nel tipo e nella
var. degaeda.
(1) A mio parere ledue sottospecie M. barbarus rufitarsis F.e structor Latr. sa-
rebbero venute in Europa dall’ Oriente. La prima, originaria dalle steppe dell’ Asia
centrale, si sarebbe inoltrata al Nord dei Balcani e delle Alpi per il bacino del
Danubio e le pianure russo-germaniche, per finire nella Francia orientale: raggiunge
il Mediterraneo nella Siria (var. orientalis e alexandri). La seconda, partendo dal-
1 Asia minore, avrebbe seguito il litorale europeo del Mediterraneo fino nella pe-
nisola iberica. Cosa singolare, le forme occidentali di entrambi i gruppi (#uzitarsis
var. gallica e structor tipo e var. lurida) sono piccole rispetto alle forme orientali.
FORMICHE DI BUDRUM 215
L. 12 .mm,; capo 2,2 X 2,3; scapo 2; tib. post. 2,3; ala ant.
13 mm.
Ak Chehir sul Sultan Dagh, Anatolia (raccolta dai coniugi
Korb), molte 9 .
M. barbarus varrialei n.
Operaia massima. — Colore ferrugineo scuro, il capo più
chiaro, le tibie e i tarsi fulvi. Peli copiosi e lunghi come nel
M. structor col quale ha simiglianza. Capo sottilmente e super-
ficialmente striato e punteggiato, alquanto lucido in ispecie nei
lati del vertice e dell’ occipite, che non sono striati ma soltanto
punteggiati; non vi sono strie ad arco intorno alle fossette an-
‘ tennali. Pronoto e mesonoto lucidi, non rugosi; il resto del torace
ed i nodi più o meno rugosi; il gastro levigato.
Capo pressochè quadrato con gli angoli ritondati, non ristretto
in avanti, solco frontale profondo, esteso fino al vertice. Clipeo
fittamente striato, quasi quanto le mandibole, impresso nel mezzo
del margine anteriore. Antenne relativamente corte; scapo con
piccolo lobo, come nel M. structor; 1’ articolo 1.° del funicolo
non molto più lungo del 2.° e non notevolmente largo nè de-
presso. Epinoto angoloso sul profilo ma senza dente. Peziolo con
nodo squamiforme, largo e troncato in alto; postpeziolo largo più
che nelle altre forme orientali della specie.
L. 10 mm.; capo 2,8 X 2,8; scapo 1,8; tib. post. 2,3.
. Un solo esemplare, coi denti delle mandibole consumati
dall’ uso.
_M. oertzeni For.
Tra le formiche raccolte dal Varriale si trovano tre 9 mas-
sime della forma tipica di questa specie, quale è stata descritta
dal Forel, sopra un esemplare di Smirne; negli esemplari di
Budrum, il capo è più uniformemente rosso e le macchie nere
sono più sfumate. Le dimensioni sono:
Lungh. circa 11 mm.; capo 2,9 X 3,0; scapo 2,7; tib. post. 3,0.
Nella stessa raccolta, vi sono tre soi he considero
come G minori o minime della stessa specie. Il più grande ed
il più piccolo misurano:
Lungh. circa 5,5 mm.; capo 1,4 X 1,5; scapo 1,3; tib. post. 1,5.
— 3,5 — ; — 0,9X0,8; — 0,9; — 0,8.
fa i)
216 C. EMERY
Il colore è giallo testaceo con l’estremita del gastro bruno
nell’ esemplare maggiore. In quest’ ultimo il capo è sottilmente
striolato longitudinalmente, più marcatamente nella -parte ante-
riore, sparso di punti piligeri, dai quali sorgono peli gialli, come
nell’ © massima. Le mandibole sono striate. Il torace è striolato
più sottilmente del capo sul dorso, meno sottilmente sui fianchi
e sull’ epinoto. I nodi sono quasi levigati.
Nell’ G minima, tutto il corpo, comprese le mandibole, è le-
vigato e lucido.
Attribuisco anche alla medesima specie due esemplari © di
Terzoli nel Libano (raccolte da E. Festa) il maggiore dei quali
si può dire una 9 media (lungh. 8 mm.; capo 2,2 X 2,3; scapo 2;
tibia post. 2); nel M. structor var. aegaea della stessa larghezza -
di capo (2,1 X 2,3) lo scapo misura 1,7 mm. e la tibia post. 1,8.
Infine due esemplari di diversa grandezza dell’ Isola di Nicaria
(racc. V. Oertzen) donatimi dal Forel sotto il nome di M. structor;
questi appartengono ad una varietà più scura del tipo:.il mag-
giore (7 mm.) è di colore rosso-bruno quasi uniforme.
Se ho attribuito correttamente le o, minori alla massima, in
questa forma, tipo del M. oertzent, apparisce un dimorfismo di
scultura assai più intenso che nella var. amphigea For. Il primo
articolo del funicolo è molto meno lungo e meno compresso che
in questa forma. Perciò mi pare conveniente innalzare questa
varietà al grado di sottospecie.
var. amasiensis n.
Riferisco al M. oertzeni, come varietà una 9 dealata con
l’epinoto dentato, proveniente da Amasia nella mia collezione.
Ha tutto il corpo nero fuorchè il capo che è rosso sanguigno,
con macchia della fronte e del vertice nera; le antenne e le
zampe rosse, eccetto le anche ed il mezzo dei femori che sono
neri.
Il capo (senza mandibole) è appena più largo che lungo, den-
samente striato per lungo, anche l’ occipite, e pressochè opaco.
Il torace è tutto striato, ma più lievemente; un’area centrale
del mesonoto è levigata e lucida. L’ epinoto è solcato transver-
salmente, elevato sui lati e prolungato in un dente spiniforme.
ll peduncolo ed i suoi nodi sono rugosi ed hanno precisamente
la forma di quelli della @ del tipo.
Lungh. 13,5 mm.; capo 2,5 X 2,7; scapo 2,2; tib. post. 2,5.
SIEM
gi ey
FORMICHE DI BUDRUM 217
La scultura più estesa e più profonda del capo e le spinette
dell’ epinoto m’ impediscono di riferire questa 9 al tipo della
specie.
Tetramorium caespitum semilaeve Er. André var. hippo-
cratis n. Boa
Operaia. — Bruno più o meno scuro, torace più chiaro,
faccia ventrale del gastro giallo-bruno, mandibole, estremità an-
teriore delle guance, antenne e zampe rosse. Capo
sottilmente e superficialmente striato (le strie
eguali), fuorchè in una striscia che si estende
dall’ occhio al prolungamento delle lamine frontali
e che va fino ai lati del vertice; questa striscia
‘è lucida e sparsa di punti: si nota un rilievo
longitudinale della fronte in cui le strie sono
più deboli o piu,o meno cancellate.
Questa è la scultura del capo che ho preso come tipica: ma
può variare, perché la striscia levigata si estende talvolta su tutto
il vertice e le strie della superficie striata diventano più superfi-
ciali, di guisa che la faccia dorsale del capo sia più o meno lucida.
. Dorso del torace longitudinalmente striato più o meno pro-
fondamente, di modo che sia sublucido negli esemplari che hanno
il vertice lucido, subopaco negli altri. Denti dell’ epinoto medio-
cremente sviluppati. Nodi del peduncolo lucidi; per la forma di
essi veggasi la figura. Gastro lucidissimo. Lungh. 2,4 — 2,8 mm.
Budrum, numerose 9 da diversi formicai.
Ho descritto questa formica attribuendola alla sottospecie se-
milaeve Er. André; ma senza avere conoscenza di come siano.
fatte le Q, è quasi impossibile attualmente classificare con sicu-
rezza una forma della specie 7. caespitum L.
È.
=
218 C. EMERY
»
SPIEGAZIONE DELLE FIGURE
. — Base del funicolo dell’antenna del Messor clivorum Ruzsky 8 e 9;
si vede l'articolo basale di piatto, nella posizione di massima lar-
ghezza.
— La stessa figura di M. barbarus rufitarsis For. 8 e 9, esemplari
di Sarepta.
— La stessa figura della var. orientalis Emery 8 e © della stessa
specie, esemplari di Mersina.
— Capo della 8 massima di M. barbarus rufitarsis, esemplare di
Bulgaria.
— Capo della 8 massima di M. darbarus structor var. aegaea Emery,
esemplare di Budrum.
. — Peduncolo addominale del M. barbarus varrialei Emery.
- Peduncolo addominale del Tetramorium caespitum semilaeve var.
hippocratis Emery.
COLLEZIONI ZOOLOGICHE FATTE, NELL’ UGANDA
DAL DOTT. E. BAYON.
0A
MAMMIFERI. PARTE I UNGULATA.
PER OSCAR DE BEAUX.
Il presente lavoro si suddivide in due capitoli. Nel primo do
un elenco annotato, ed all'occorrenza descrittivo, degli Ungulati
inyiati in dono a questo Museo dall’ egregio Dott. Enrico Bayon
negli anni 1908-1910. Nel secondo capitolo mi studio di dare un
contributo, che spero in qualche modo valido, alle nostre cogni-
zioni sul genere Potamochoerus. Detto contributo è ben lungi
dal rappresentare una monografia, ma vuole utilizzare il meglio
possibile un materiale piuttosto ricco, proveniente tutto da una
medesima località epperciò particolarmente istruttivo; utilizzarlo
non soltanto in senso prettamente sistematico, ma anche morfo-
logico. Lungi da me di volere sostenere a spada tratta le conclu-
sioni alle quali sono giunto; per mio conto sono convinto della
loro attendibilità, e sarò lieto se esse ed il modo in cui ad esse
giunsi, invoglieranno altri ad altre ricerche e. riflessioni.
CapitoLO I.
Sottordine: Artiodactyla.
.. Famiglia: Bovidae.
Bovinae.
Bos indicus, razza sanga.
Cranio. C. E. 3848. Ankole. o& ad. Lunghezza basale mm.
440. Lungh. fila dentale 120. Fronte ampia, pianeggiante con
lieve bozza pari, situata medialmente al foro sopraorbitale. Muso
breve; nasali e premascellari corti.
#
290) 0. DE BEAUX
Corna: Lungh. retta minima 680. Lungh. della curvatura
anteriore 740. Distanza da corno a corno alla base 120. Da punta
a punta 750. Circonferenza alla base 370. Sezione rotonda alla
base ed all’apice; lievemente depressa posteriormente nella por-
zione prossimale della metà distale. Decorso fortemente divaricato,
con moderata curvatura laterale continua; lievissima incurvatura
anteriore nei */, basali; lieve incurvatura posteriore nel 1/, distale.
Colore bianco-corno con marmoratura grigia nei ?/, basali; nero
con marmoratura bianca nel !/, distale.
Arcata zigomatica incompleta.
Buffelus caffer cottoni, Lyd.
Cranio. C. E. 3852. Congo Belga. 9° ad. Lungh. bas. mm.
160. Largh. mass. al disopra del foro uditivo 270. Altezza del-
l’occipite 130. Lungh. fila dent. super. sugli alveoli 143. Suture
ancora aperte meno la interfronto-parietale. Cranio massiccio, de
fronte lievemente esostosata.
Corna: Lungh. della curvatura superiore 540. Dist. minima
alla base 120. Da punta a punta 480. Diametro alla base 4155.
Circonferenza alla base (in tralice) 600. Corna molto larghe e
fortemente depresse alla base; energicamente deflesse dalla base
fino a metà decorso, quindi rivolte in alto ed indietro, e nell’ul-
timo quarto in alto indietro e medialmente. Metà prossimale molto
scabra per rilievi bernoccoliformi prevalentemente trasversi nella
superficie inferiore e superiore prossimale; prevalentemente assiali
nella superficie super. distale. Terzo distale del corno levigato, a
sezione tondeggiante.
Senza mandibola.
Bubalinae.
Bubalis lelwel jacksoni, Thos.
Pelle. C. E. 14. 9 ad. Dintorni di Gondokoro. Corrisponde
alla descrizione tipica. Colore generale giallo rossastro brillante ;
cosce insensibilmente più chiare. Le marche scure sul metacarpo
e metatarso sono sfumature malamente avvertibili. Superficie po-
steriore dei garetti chiara. Mento nero. Corna decisamente diver-
genti alla punta (45° inter se); 8 anelli poco distinti alla base.
UNGULATI DELL’UGANDA 3994
Bubalis lelwel roosevelti, Heller.
Pelli. C. E. 4379. 9 ad. Dintorni di Gondokoro. Corrisponde
assai bene alla descrizione tipica. Colorazione generale come nel
Tipo. Marca al disopra degli zoccoli piuttosto bruno-nerastra;
bruno-castagna sui garretti; bruno-nerastra sulla metà inferiore
del metacarpo, rispettivamente metatarso. Sulla metà superiore
del metacarpo, rispettivamente metatarso, la marca scura svanisce
del tutto; poi riapparisce come macchia bruno-castagna in corri
spondenza del solo carpo. Mento bruno-grigiastro chiaro.
C. E. 4377. © ad. Dint. di Gondokoro. Come la precedente.
Colorazione della groppa impercettibilmente meno fulva e più
gialla. Marche degli arti più decisamente nere.
Bubalis lelwel insignis, Thos.
Pelli. C. E. 4378. g* ad. Uganda. Tinta generale color noc-
ciuola (hazel, Ridgw. XIV). I singoli peli con */, basale grigiastro
e brevissima punta biancastra. Cosce, arti e parti inferiori ocracee
(ochraceous tany, Ridgw. XV). Le prime ben distinte dalla groppa,
ma non bruscamente contrastanti con essa. Lungo la nuca e la
metà anteriore del dorso una linea mediana rosso-castagno vivo.
Dorso del naso castagno-ocraceo (auburn, Ridgw. II). Sulla fronte
al disopra di ciascun occhio, ed al disotto del medesimo, un campo
castagno-ocraceo su fondo più chiaro. Orecchi orlati al margine di
bruno-nerastro. Marche sugli arti corrispondenti perfettamente alla
descrizione del tipo. Coda colla solita cresta mera estesa ai °/,
della sua lunghezza. Frequentissime alterazioni nella direzione
dei peli.
C. E. 4880. 2 ad. Uganda. Come il gd 4378. Macchia sopra
all’ occhio color castagno cupo. Marca scura dell’arto anteriore,
continua fino al carpo, sale sotto forma di screziatura nerastra
fino al braccio. Marca dell’ arto posteriore sale fino al tarso;
screziatura nerastra sul calcagno.
La presenza di veri B. 1. jacksoni nei dintorni di Gondokoro,
località tipica del B. 7. roosevelti; l'habitat e la storia del 5. 1.
insignis; la istruttiva colorazione degli insignis a mia disposi
zione; infine la colorazione del B. 1. roosevelti, in sostanza in-
termedia tra i tipici jacksoni ed i tipici insignis, suggeriscono
in modo convincente che «ad Est e Nord del lago Vittoria,
299 O. DE BEAUX
fino alla regione del Nilo Bianco, si trovi una sola razza
di Bubalis, assai variabile per inandre ed individui: il B.
I. jacksoni, Thos. ».
Crani. Per questa considerazione e mancandomi ogni dato di
riferimento tra pelli e crani, riunisco tutti i crani sotto il nome
di B. lelwel jacksoni, Thos. Essi sono tutti dei dintorni di Gon-
dokoro, meno il C. E. 3882 e 11608, che portano l’ indicazione
« Uganda ».
C. E. 11604. g ad. Lungh. bas. mm. 396. Lungh. nasali 236.
Lungh. file dentali sup. 106. Pedicolo frontale con direzione ab-
occipitale. Corna: Lungh. sulla curvatura anter. mm. 580; punte
lievemente divergenti; angolo alla base della punta ca. 65°; anelli
basali anteriori quasi nulli. Senza mandibola. Corno destro spezzato
a metà lunghezza.
C. E. 3882. g ad. Lungh. bas. mm. 407. Lungh. nasali 245.
Lungh. file dentali super. 106. Pedic. frontale con direzione ad-
occipitale. Corna: Lungh. anter. 550; punta lievissimamente di-
vergente. Angolo alla base della ui quasi 90.° Anelli basali
anter. molto sollevati. Malare sinistro e mandibola incompleti.
Lieve processo necrotito al mascellare sinistro.
C. E. 11605. 9 ad. Lungh. bas. mm. 365. Lungh. nasali 217.
Lungh. fila dentale super. 101. Pedic. frontale continuo col profilo
naso-frontale. Corna con veduta anteriore tendente lievemente
all’ U; lungh. anter. 360. Punte energicamente divergenti. Angolo.
alla base della pane oltre 90.° Anelli basali anteriori bassi ma
distinti.
C. E. 11606. 9 ad. Lungh. bas. mm. 360. Lungh. nasali
190 (!). Lungh. fila dentale super. 104. Pedic. frontale lievemente
ad-occipitale. Corna: Lungh. anter. 420; punte lievissimamente
divergenti. Angolo alla base della punta. 110.° Anelli basali an-
teriori poco distinti. Sutura soprannumeraria sul mascellare in
corrispondenza del lacrimale.
C. E. 11607, 9 ad. Lungh. bas. mm. 375. Lungh. nasali 205.
Lungh. file dent. super. 100. Pedic. frontale condirezionale col
profilo naso-frontale. Corna: Lungh. anter. 430. Punte lievissi-
mamente divergenti. Angolo alla base della punta oltre 90.° Anelli
basali stretti ma distinti. Senza mandibola.
C. E. 11608. 9 ad. juv. Lungh. bas. mm. 360. Lungh. nasali,
<
UNGULATI DELL'UGANDA ©’ 993
destro 205, sin. 200. Lungh. file dentali sup. 100. Pedic. frontale
condirezionale col profilo naso-frontale. Corna: Ved. anter. si
avvicina alquanto all’ U. Lungh. anter. 440; punte molto energi-
camente» divergenti. Angolo alla base della punta meno di 90.°
. Mandib. incompleta.
C. E. 11609. 9 juv. ad. Lungh. bas. mm. 342. Ter nasali
175. Pedic. frontale condirezionale col profilo naso-frontale. Corna:
> Lungh. anter. 370; punte lievemente divergenti. Angolo alla base
della punta ca. 90.° Frontale destro incompleto.
Neotraginae.
Ourebia montana ugandae, razza nuova.
Pelli. C. E. 11577. Dint. di Gondokoro. g ad. Coda brevis-
sima (mm. 35 nel secco), senza peli neri, con pochi peli bianchi
sul lato ventrale. Rivestimento peloso liscio; lungo 25-27 mm.
dietro la spalla. Macchia nuda sotto-auricolare molto grande
(mm. 16 di diametro), nerastra nel secco. Orecchie orlate di nero
bruno nella metà apicale; orlo più largo sul margine anteriore.
Metà basale di questo margine orlato di bianco. Tra le orecchie,
sull’ occipite una indistinta macchia longitudinale nero-bruna,
segnata dalla locale linea di convergenza dei peli. Spazzole carpali
formate da peli non molto lunghi, rettilinei e resistenti.
Colore del dorso identico a quello della fig.. di Ourebia ha-
stata, Peters (Tav. XL, Reise Mossambique, 1852) e cioè Brussels
brown (Ridgw. II). Singoli peli grigi chiari (drab, Ridgw. XLVI)
nel ‘/, basale, bruni (Argus brown, Ridgw. III) nel !/, centrale,
ocracei con anello subapicale bianco e puntina nera nel 1/, distale.
Lati del collo e deb tronco, ed arti più chiari ed ocracei, special-
mente verso gli zoccoli, ove le pastoie sono posteriormente crema
chiare. Parti inferiori, specchio, parti mediali dell’ avambraccio e
della gamba bianchi. Mento e porzione posteriore degli interrami
bianchi. Striscia sopraoculare ben delimitata, campo sotto-oculare
mal delimitato, piccola macchietta sul dorso del naso, pure bianchi.
Zoccoli neri orlati di color giallo corno.
C. E. 4376. & ad. Dint. di Gondokoro. Dimensioni maggiori
della precedente. Pelo lievemente riccio, particolarmente sulla metà
anteriore del tronco. Colore decisamente più rossastro del prece-
dente (Amber brown, Ridgw. . III), particolarmente evidente sui
994 0. DE BEAUX
lati del collo, del tronco e degli arti, che sono fulvi ocracei
(ochraceous tany, Ridgw. XV) anzichè ocracei. Singoli peli del
dorso: meta basale grigia chiara; meta distale bruna basalmente,
fulvo-ocracea apicalmente. Nessuna macchietta bianca sul naso.
In tutto il resto identica alla precedente. Zoccoli più grandi (tanto
gli anteriori quanto i posteriori da 3 a 4 mm. più lunghi!).
Crani. C. E. 11639. Dint. di Gondokoro. g ad. Profilo nasale
orientato energicamente in basso, con gobba fronto-nasale molto
pronunziata, muso stretto ed appuntito, con depressione lacrimale
profonda e spaziosa. Lungh. massima mm. 167; lungh. basale 145;
largh. mass. (sull’ orbita) 72; largh. minima interorbitale 52;
lungh. minima del muso (dall’ orbita) 90; lungh. mediana dei
frontali 54; lungh. nasali 54; lungh. premascellari 48; lungh. fila
dentale super. 49; M., 11.
Corna: RS. compresse alla base, i piuttosto
occipitalmente, subparallele inter se, con punte lievissimamente
convergenti. Lungh. retta anter. 98; circonf. alla base 55; da
punta a punta 59; 7 anelli di cui i due basali a contatto tra di
loro; lungh. della punta 56.
C. E. 11638. Q ad. Dintorni di Gondokoro. Profilo nasale
subeontinuo col trontale, muso non stretto, depressione lacrimale
relativamente poco profonda e poco spaziosa. Lungh. massima 172;
lungh. basale 152; largh. massima (sull’ orbita) 76; largh. minima
interorbitale 50; lungh. minima del muso (dall’ orbita) 95; lun-
ghezza mediana dei frontali 50; lungh. nasali 59; lungh. prema-
scellari 48; lungh. fila dent. super. 34; M., 13 1/,.
La convivenza presso Gondokoro di Titebie piccole (pelle 11577,
cranio 11639) e piuttosto grandi (pelle 4376, cranio 11638), di
colore alquanto differente tra di loro, suggerisce il concetto di
una certa variabilità degli Oribi entro la stessa forma locale.
Come specie, tutte le Urebie a coda brevissima vanno indub-
biamente riunite sotto il nome di montana, Crtzsch.
Esse sono circumnilotiche: Attorno al Bar el Azrak ed al Bar
el Gazal (montana montana), sulla sinistra del Bar el Giebel
(montana aequatoria, Heller), sulla destra del Bar el Giebel
(montana ugandae, de B.), ed estendono il loro habitat a Nord
del Lago Vittoria fino all’altipiano di Guaso Ngisho (cottoni,
Thos., confr. Lydekker Cat. Ung. 1944, IL p. 140 che comprende
indubbiamente anche la microdon, Hollister).
UNGULATI DELL UGANDA RZ
Come tra le Urebie a coda lunga, vi sono tra gli Oribi a coda
brevissima delle forme giallo-rossastre (montana, aequatoria,
cottoni) e delle forme brunastre (ugandae). Può darsi che,
conoscendo vie meglio parecchi rappresentanti di varie località,
st giunga, per la continua confusione o il graduale passaggio di
statura e manti, a non potere più oltre distinguere delle
sottospecie 0 razze di Ourebia montana, la quale formerà
allora un’ unica specie circumnilotica, comprendente t laghi
dipendenti 0 prossimi. 0
Ma nello stato attuale della sistematica, e dovendosi necessa-
riamente procedere passo passo, a causa del materiale sempre
scarso, e disponendo d’ altronde di due pelli e due crani di una
forma di Oribi evidentemente non ancora descritta, io non polevo
correttamente fare altro, che distinguere questa forma con
un nuovo nome, anche se provvisorio. Presumibilmente vanno
attribuiti all’ Ourebia montana ugandae, de B. i crani 4. 8. 1. 3.
e 4. 8. 1. 4. Ankole S. Ov., come pure 4. .11. 5. 31. Uganda,
rimasti finora indeterminati nel Museo Britannico (V. Lydekker
Cat. Ung. II, 1914, p. 145).
A Tipi della razza pongo la pelle g ad. C. E. 11577 ed
il cranio OC. E. 11639; a Paratipi la pelle g* ad. 4376 ed il cranio
Q ad. 11638.
Reduneinae.
Redunca redunca wardi, Thos.
Cranio. C. E. 11628. Uganda. g' ad. juv. Lunghezza massima
mm. 250. Lungh. basale 223; largh. massima (sulle orbite) 105;
lungh. nasale 106; lungh. premascellare 65; fila dentale super. 58.
Corna: Lungh. della curvatura anter. 170; da punta a punta
56; 7 anelli. Incurvatura molto energica: distanza dalla punta
alla base 100. Questo stato di fatto è dovuto all’ età immatura.
Allungando, le corna si sarebbero distanziate e sarebbero diven-
tate in complesso meno incurvate. Tuttavia il grado d’ incurvatura
resta particolarmente notevole.
Redunca redunca ugandae, Blain.
Pelle della testa. C. E. 11630. 9 adultissima (con cranio
C. E. 11629). Bussu. Pelo ispido, lungo (regione mascellare mm.
931; lati della porzione super. del collo 371). Colorazione dei sin-
_ Ann, del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. IX. (40 Luglio 1924). 15
226 O. DE BEAUX
goli peli del dorso del naso e della fronte: metà basale grigio-
nerastra; metà apicale fulva (tra ochraceous tawny e yellow ocher,
Ridgw. XV) con breve punta nerastra. Peli dei lati.della testa e
del collo: !/, basale grigio chiaro, 1/, subbasale \grigio bruno cupo,
metà distale fulva con puntina bruno cupa. Colorazione d’ insieme :
fulvo-ocracea fortemente brizzolata di bruno ovunque, e più spe-
cialmente sul dorso del naso, ove si forma una distinta striscia
mediana scura, e sulla fronte. Labbro superiore non bianco, ma
misto di biancastro, ocraceo e bruno; mento ed interrami bianchi; .
parti ventrali del collo ocracee chiare. Superficie esterna dell’ o-
recchio rivestita di peli brevissimi fulvi, tra i quali sono intersparsi
numerosi peli sottili, lunghi (mm. 20), bruni-nerastri. Macchia
nuda sotto-auricolare grande (diametro verticale mm. 25!).
Cranio. C. E. 11629 (con pelle della testa C. E. 11630).
Lungh. mass. 252; lungh. basale 225; largh. massima (sulle
orbite) 97; lungh. nasali 107; lungh. premascellare 74; diametro
verticale dell’ orbita 41; fila dent. super. 56.
Il colore del pelo della Cervicapra dell'Uganda è descritto
«as in C. bohor wardi, only richer and darker, more brown
and less fulvous ». Mi pare quindi che, considerato trattarsi di
una Q, il colore suddescritto corrisponda a tale diagnosi. Restano
peraltro proprie della Cervicapra di Bussu alcune caratteristiche
di dubbio valore, quali: il labbro superiore non bianco; la striscia
longitudinale scura sul dorso del naso, i lunghi peli bruni sul-
l’ orecchio.
Il cranio ha prettamente le dimensioni della R. 7. wardi, Thos.,
dalla quale si distinguerebbe solo per la lunghezza dei premascel-
lari relativamente maggiore. |
Due sono quindi le probabilità che logicamente si affacciano.
alla mente.
1.) L'esame di pelli di Tg e 9 9 e crani digg ad.,
provenienti dalla riva sett. centr. del Victoria Nyanza, sui quali
richiamo l’attenzione dei raccoglitori e studiosi, dimostrano che
la Cervicapra di Bussu è realmente differente tanto dalla R. r.
wardi, abitante ad oriente di essa, quanto della R. r. ugandae,
abitante ad occidente di essa, ed allora propongo di chiamare
Redunca redunca bayoni, de B., razza nuova, la Cervicapra che
abita direttamente a N. del Lago Vittoria.
a
UNGULATI DELL UGANDA 220
2) La Cervicapra delle rive settentr. centrali del Victoria
Nyanza è, sotto forme magari lievemente varianti inter se, real-
mente intermedia fra la R. r. wardi e la R. vr. ugandae, ed
allora la R. r. wgandae deve andare in sinonimia, e I habitat
della R. 7. wardi resulta esteso dall’ Africa orientale tedesca
sett. per l’ Africa orient. inglese e l’ Uganda S. Ov., forse tutt’at-
torno al lago Vittoria.
Può darsi che la seconda probabilità corrisponda al vero.
Redunca redunca cottoni, Rothsch.
Pelle. C. E. 4215 (con cranio 4216). g ad. Dint. di Candler:
Pelo breve, relativamente soffice. Colore del dorso giallo ocraceo
smorto (tany olive, Ridgw. XXIX); parti super. della testa e del
collo fulvi ocracei (ochraceous tany, Ridgw. XV), un poco più
vivamente rossastri sul dorso del naso e sulla fronte. Marche scure
sul davanti degli arti presenti; sull’ avambraccio la marca è molto
più scura che sul carpo e metacarpo, perchè i singoli peli sono
sul primo grigi basalmente e bruni cupi in tutto il resto della
loro lunghezza; mentre sul carpo e metacarpo sono grigi-bruni
basalmente e gialli biancastri apicalmente con brevissima puntina
bruna. Sul metatarso la marca, composta di peli uguali a quelli
del metacarpo, ma più chiari è poco distinta.
Cranio. C. E. 4216 (con pelle 4215). Basso, snello, con gobba
naso-frontale poco pronunziata e vacuità lacrimale molto ampia.
Lungh. massima mm. 252; lungh. basale 230; largh. massima (sulle
orbite) 102; lungh. premascellare 67; lungh. fila dent. super. 63.
Corna: lungh. della curvatura anter. 240; circonf. aila base
142; distanza dalla punta alla base 149; da punta a punta 152;
divaricamento massimo 241; 7 anelli distinti; zona basale grossa,
ricoperta da vecchi strati cornei, in parte eliminabili col coltello,
sotto ai quali appare il corno normale.
Noto che gli anelli sono particolarmente obliqui in basso
e medialmente, rispetto all’ asse del corno.
Cohus defassa ugandae, Neum.
Pelli. C. E. 10574 (con cranio 11618). © juv. Dint. di Ka-
kindu. Parti super. della testa rosso-brune (amber brown, Ridgw.
Ill). Campo bianco sotto l’occhio ancora poco distinto. Collo varie-
gato di bianco e rossastro; dorso variegato di rossastro e nero.
298 O. DE BEAUX
Arti variegati di bruno, nero e poco bianco; con marche nere
poco distinte. Lanuggine, rossastra chiara, ancora abbondante sul
tronco. Orecchi con punta ampiamente nero-bruna. ,
In istato poco buono.
C. E. 11575. Giovanissimo. Uganda. Colore generale rosso
bruno chiaro (con pochi peli bianchi frammisti). Parti ventrali
rosso-bruno cupo. Striscia vertebrale scura ancora riconoscibile.
Marche scure sul metacarpo e metatarso tuttora assenti. Macchia
bianca sulla guancia già ben riconoscibile.
In cattivo stato.
Crani. C. E. 11610. o& ad. Uganda. Più particolarmente in
base al presente cranio ho adottato la determinazione raziale
« ugandae ». Questo ed il seguente, confrontati con 4 crani DI
dell’ Eritrea, si rivelano sensibilmente più massicci, più grandi ed
alti. Noto inoltre che hanno la porzione del frontale, situata
tra foro sopraorbitale e vacuità lacrimale decisamente più
convessa. in senso antero-posteriore.
Distanza lungo la curvatura « dalla » sutura nasale prossimale
«al» margine super. del foramen magnum: mm. 270 come nel
Tipo. Corna: Curvatura profilare forte; veduta frontale quasi
per niente lirata: lungh. della curvatura anter. 610; da punta a
punta 350. Superficie posteriore del corno anellata quasi
tanto distintamente quanto l anteriore; carattere questo che
per quanto appariscente, ritengo prettamente individuale. Tem-
porale, occipitale destro e base del cranio incompleti.
C. E. 11611. g' ad. Dint. di Gondokoro. Curvatura profilare
e veduta frontale delle corna come nel ‘precedente. Lungh. della
eurvat. anter. mm. 610; da punta a punta 410. Mostrano nella
metà basale un deciso spigolo posteriore laterale, carattere
che ritengo individuale. Sono perduti post mortem gli II.
C. E. 11615. o juv. ad. Corna: profilo impercettibilmente
incurvato; veduta. frontale impercettibilmente lirata. Lunghezza
anter. mm. 350; da punta a punta 420; 6 anelli. Sono perduti i
premascellari. i
C. E. 11616. Q ad. Uganda. È
C. E. 11617. 9 ad. Uganda. Nasali singolarmente stretti nel
tratto mascellare.
C. E. 11618. 9 juv. (con pelle 10574). Non è ancora spun-
tato M,. Sono perduti i nasali e premascellari.
UNGULATI DELL UGANDA 299
Noto che tra tutti i erani precedenti, nel solo g' ad.
C. E. 11610 il premascellare raggiunge effettivamente il
nasale.
Adenota kob thomasi, Scl.
Pelli. C. E. 3735. g' juv. Dint. di Kakindu. Con zona longi-
tudinale distinta (isabella) sui lati del tronco tra il colore generale
fulvo ed il ventre bianco. Marche nere sul davanti dell’arto anter.
ancora poco nette, ed interrotte in corrispondenza della metà su-
periore del carpo. Marche nere sul piede poco nitide. Ciuffo della
coda bruno-cupo dorsalmente, bianco ventralmente; i peli bianchi
sono in grande maggioranza. -
Corna: Lungh. della curvatura anter. ca. mm. 220; circon-
ferenza alla base ca. 135; lungh. della punta 130; da punta a
punta 75; 4 anelli.
C. E. 10589 (con cranio C. E. 11624). g? juv. Dint. di Ka-
kindu. Transizione graduale tra il colore del dorso, ove i singoli
peli hanno l'apice brunastro, e la zona longitudinale laterale
colore isabella. Transizione meno graduale tra dorso ed alta coscia.
Nel ciuffo della coda prevalgono Ì uel bruni. Del resto come la
precedentes |
C. E. 4374 (con cranio 4375). 0° juv. Dint. di Kakindu. Come
la precedente. È perduta la coda.
Crani. C. E. 11622. of ad. Uganda. Lungh. basale mm. 270.
Corna: Lungh. curvatura anter. 490; circonf. alla base 182;
lungh. della punta 118; da punta a punta 231; 16 anelli sulla
curvatura anter.
C. E. 11625. & ad. Uganda. Lungh. basale mm. 275. Corna:
Lungh. curvatura anter. 488; circonf. base 178; lungh. punta
127; da punta a punta 302; 18 anelli. Manca V angolo mandi-
bolare sinistro.
C. E. 11624 (con pelle 10589). g° juv. Lungh. basale mm.
227. M, sta entrando in funzione. Corna semplicemente lunate,
senza incurvatura anteriore; lungh. anter. 178; lungh. punta 122;
da punta a punta 85; 3 ali
C. E. 4575 (con alle 1374). of juv. Thanet basale O15, M,
ancora del tutto entro l’alveolo. Lungh. del sostegno osseo del
corno 40. Cornetti avariati. Sono perduti i nasali.
C. E. 11623. © ad. Uganda. Lungh. basale mm. 240.
230 in DE BEAUX
Adenota kob nigroscapulata, Mtsch.
Pelle. C. E. 4217 (con cranio 4218). o subad. Dintorni di |
Gondokoro. In fase di colorazione intermedia, come il Tipo. Anche
la striscia nera sui lati del collo è variegata di peli fulvi. Sulla
guancia una macchietta bianca isolata su fondo fulvo. All’orificio
dalla ghiandola facciale un ciufto nero con alcuni peli rossi. Su-
perficie posteriore degli orecchi bianca con slavatura isabella
assiale e subterminale. Marche nere sul davanti del metacarpo e
metatarso riccamente variegate di peli bianchi e grigi. Una di-
stinta macchia bianca su campo nero immediatamente al disopra
della faccia anteriore del carpo. Ciutfo della coda prevalentemente
bianco con peli nero-bruni sulla superficie dorsale.
Cranio. C. E. 4218 (con pelle 4217). Lungh. basale mm. 261.
M, in uso. P, in muta. Corna : lungh. della curvat. anter. 419;
circonferenza base 160; lungh. della punta 128; da punta a
punta 170. 12 anelli. |
Noto che questo cranio, in confronto coi thomasi 11622 e
11625, é più snello; ha î sostegni delle corna più ravvici-
nati tra di loro (di 10 mm), benché siano sensibilmente più
sottili; la metà super. della porzione orbitale del lacrimale
maggiormente inflata; il premascellare più lungo (di ca.
10 mm.) ed a contatto col nasale.
Oryginae.
Hippotragus equinus bakeri, Heugl.
Cranio. C. E. 11636. £ juy. ad., Dint. di Gondokoro. M, è
entrato in funzione, ma sussistono ancora i ruderi di BL e P,
latteali. Distanza dal Gnation all’ Orbita mm. 225; dist. massima
dal marg. alveol. di M, al marg. super. dell’ orbita 128; lungh.
fila dentale super. 130. Diametro verticale dell’ orbita 60; oriz-
zontale 59.
Corna: Lungh. retta 395; lungh. della curvatura anter. 455;
circonf, alla base 150;.lungh. della punta 170; da punta a punta
195. Poco ma regolarmente ricurve. 15, anelli.
Noto, specialmente con riferimento alla supposizione del Ly-
dekker (Cat. Ung. II, 1914, p. 139) che «I° Antilope equina
di Gondokoro possa essere una forma intermedia tra il H. e.
langheldi, Mtsch. ed il H. e. bakeri, Heugl. », che confrontato
UNGULATI DELL UGANDA 931
con una © ad juv. della Eritrea (Setit) |’ Ippotrago di Gon-
dokoro resulta avere il cranio più piccolo, relativamente
più basso e più stretto, colla fronte assai meno sollevata,
le corna più deboli e quasi condirezionali colla fronte, il
lacrimale molto più alto, il premascellare molto più breve
(di ca. 30 mm.!) ed appena raggiungente il nasale ; È or-
bita assai più grande (di 5 mm. sul diametro verticale) e
di forma quadrangolare.
Avverto peraltro che parecchie di queste proporzioni e condi-
zioni variano alquanto individualmente, come dimostra un secondo
cranio del Setit, con lacrimale più alto e nasali più brevi del
primo.
Se però in seguito a ricerche su materiale sufficientemente
abbondante |’ Ippotrago dell’ Uganda sett. occid. resulterà realmente
distinto, esso potrà correttamente chiamarsi Hippotragus equinus
dogetti, Lyd. & de B.
Tragelaphinae.
Tragelaphus scriptus dianae, Mtsch.
Pelle. ©. E. 10576 (con cranio C. E. 11633). g juv. ad.
Kakindu. Vi è un collare ben rivestito di brevi peli rigidi, fulvi
alla base, con ampio apice nerastro. Dorso: bruno-aranciato (Sand-
fords brown, Ridgw. II) impercettibilmente brizzolato di nero.
Singoli peli ocracei grigiastri (clay color, Ridgw. XXIX) nella
metà basale; bruno-aranciati nella metà distale, con brevissima
puntina nera. Parti inferiori del tronco più chiare, ocracee rosate
(tra cinnamon e clay color, Ridgw. XXIX). Sottile linea mediana
pettorale e ventrale bianca, celata da abbondanti peli essenzial-
mente nero-bruni smorti, che formano una striscia considerevole
sul torace ed una striscia sottile sull’ addome. Cresta dorsale
nero-bruna smorta nella metà anteriore, bianca, per avere i sin-
goli peli l'apice ampiamente bianco, nella metà dorso-lombare
posteriore. Nella porzione sacrale la cresta manca. Dorso del naso
nero-bruno; fronte uguale al dorso del tronco. Collo insensibil-
mente più chiaro del dorso; sensibilmente più chiaro ventralmente
che dorsalmente; nero bruno in uno stretto triangolo dorsale, da
metà lunghezza fino al vortice di peli basale del collo. Coda dor-
salmente un poco più chiara del dorso, con breve punta nero-
939 | O. DE BEAUX
bruna; ventralmente bianca. Cosce dello stesso colore fulvo della
coda. Arti dello stesso colore del dorso; arti anteriori nero-bruni
in una striscia anteriore per tutta la loro lunghezza. Superficie
esterna dell’ orecchio nerastra pel colore della pelle, rivestita di
brevissimi peluzzi fulvi; sottile margine apicale nero-bruno; ampia
macchia basale posteriore bianca, imbuto dell’orecchio lateralmente
ocraceo chiaro.
Marche bianche: labbro super., porzione adnasale ; due distinte
macchie genali; mento; interrami; semiluna golare, e semiluna
alla base del collo (poco estesa lateralmente); due macchiette sul
braccio ; tre striscie trasversali sul tronco malamente accennate, e
lievissime tracce (singoli peli) di altre tre striscie trasversali, di
cui due anteriori ed una posteriore alle precitate. Striscia longi-
tudinale laterale-ventrale suddivisa in 8 o 9 singole macchiette ;
8 o 9 macchiette sulla coscia. Campi bianchi nell’ascella e. nel-
linguine; sulla regione carpale posteriore; macchietta sulla su-
perficie anter. delle falangi della mano, al disopra degli zoccoli;
striscia longitudinale sulla superf. anter, del tarso e metà supe-
riore del metatarso; macchie sulla superf. anter. delle falangi
del piede. È
Pelle non conciata in istato poco buono.
Cranio. C. E. 11633 (con pelle 10576). P, di latte logori.
M, da poco entrato in uso. M, a livello d’ alveolo. Lacrimale alto
e breve. Orbita grande, subquadrangolare (Diametro vert. mm. 40);
Bulla grandissima (Diam. long. 40; trasversale 27); lungh. fila
dent. super. (compreso M,, messo in evidenza per la rottura del-
l’alveolo) mm. 71. Il cranio dimostra trattarsi di una razza grande.
Corna lunghe ca. 93 mm., appuntite, rettilinee, quasi condi-
rezionali colla fronte, divaricate inter se di ca. 45°.
La mandibola è incompleta; mancano i premascellari e nasali.
Limnotragus spekei, Scl.
Cranio. C. E. 11632. o& ad. Uganda: Bango (Foresta di
Mabira, a 30 km. da Jinja).
Lungh. basale mm. 171. Lungh. fila dent. super. 86. Gobba
naso-dorsale ben pronunziata. Orbita alta (diam. verticale 42).
Lacrimale lungo, col margine superiore a contatto (o quasi) del
premascellare.
Corna: Lunghi. retta mm. 540; lungh. della curvatura ante-
Mee ;
UNGULATI DELL UGANDA | 939
riore 590. Circonferenza alla base 200. Da. punta a punta 280.
Descrivono una spirale e mezzo. Breve punta gialla chiara.
Senza mandibola. Arcata zigomatica incompleta. Bullae aperte.
Fam. Suidae.
Ssuinaeo
Potamochoerus larvatus choeropotamus, Desml.
Vedi Cap. II del presente lavoro.
Fam. Hippopotamidae.
Hippopotamus amphibius, L.
._ Cranio. C. E. 346. 9 juv. Jinja. L appena spuntato dall’al-
veolo. Gli altri II ed i CC da poco entrati in funzione. È pre-
sente solo M,, ancora del tutto esente da logoramento. P, latt.
pochissimo logoro. P, latt. piuttoste logoro. P, latt. ancora fresco.
P, perduti post mortem.
~~ Lungh. basale 495; lungh. mediana super. 490. Largh. mas-
sima sull’arcata zigomatica 365. Largh. minima del muso 117.
Distanza minima dall’orbita all’ ang. infer. della cresta occip. 185.
Orbita, diam. vert. 70; orizz. 55. Largh. massima, postlacrimale
dei nasali 101; largh. minim. inter-premascellare dei nasali 35;
lungh. sinfisi mandib. 162; distanza dall’angolo della mandibola
al condilo articolare 240.
Porzione postorbitale del cranio relativamente lunga; muso
tuttora breve per gioventù. Convessità della superf. super. del
muso molto accentuata. Orbita alta e prominente. Costrizione
preorbitale poco energica. Escavazione parietale poco accentuata
per gioventù. Cresta sagittale ed occipitale già ben sviluppata.
Ramo ascendente della mandibola, e particolarmente il processo
articolare, bassi. Sinfisi mandibolare tuttora munita di spina me-
diana posteriore per gioventù, assai lunga. Il soggetto avrebbe
raggiunto dimensioni notevoli.
934 O. DE BEAUX
Denti. C. E. 2416-2449. T, destro e sin. e © destro e sin.
Enclave di Lado. Dono Gius. Berti. Entebbe. I, destro. Lungh.
mm. 380: circonf. extralveolare basale 150. ;
CC Lungh. della curvat. anter. ca. 570 mm. Circonf. ete. 175.
Sottord. Perissodactyla.
Fam. Rhinocerotidae.
Rhinoceros simus cottoni.
Corni. C. E. 298-299. Enclave di Lado. Corno anter. Sezione
trasversa della porzione distale triangolare isoscele, colla faccia
anteriore pianeggiante. Curvatura regolare, non molto forte. Ceppo
basale sfrangiato, ma subcontinuo per grossezza col resto del
corno. Colore bruno, Altezza retta mm. 500; lungh. della cur-
vatura anter. 565; circonf. basale 500; circonf. immediatamente
al disopra del ceppo basale 315.
Corno posteriore. Fortemente compresso distalmente a sezione
basale ovoidale, a margine posteriore tagliente distalmente. Cur-
vatura poster. impercettibile. Altezza laterale massima 245; an-
teriore 225; poster. 230. Superf. ruvida nella metà basale, levi-
gata nella distale. Colore brupo.
L. MASI.
SPOLIA HYMENOPTEROLOGICA.
Sotto questo titolo raccolgo diverse notizie riguardanti Imenot-
teri Calcididi, ed eventualmente anche altre famiglie di Imenotteri :
omonimie, sinonimie, correzioni di determinazioni generiche ©
specifiche, ecc. : notizie che ritengo opportuno di far conoscere
senza troppo ritardo, non aspettando cioè che si dia l'occasione
di pubblicarle in lavori speciali, dove tuttavia ciascuna di esse
sarebbe meglio al suo posto.
HOMONYMIAE.
1. Holaspis Mayr (Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV, 1874,
p. 83). Questo nome generico è rimasto fino ad oggi nella classi-
ficazione delle Chalcididae, sebbene nell'indice dei nuovi generi,
pubblicato nel volume del Zoological Record del 1876, riferentesi
all’ anno 1874, ne fosse notata l’omonimia con Holaspis Gray,
genere di Rettili. Holaspis è anche nome di pesci fossili, dato da
Ray Lankester ad un genere di Pleraspidae (Ostracodermi) nel
1873. Propongo ora di sostituirlo nelle Chalcididae col nome di
Pseudotorymus, che allude alla somiglianza con i Torymus,
sulla quale richiamarono l’attenzione tanto il Mayr (1. c., p. 86)
che il Thomson (Hymen. Scandin., IV, 1875, p. 70): quest’ ultimo
però fece notare che la metapleura in Holaspis è triangolare,
non già dilatata in avanti e quadrangolare come nei Torymus:
per tale carattere il genere è adesso riferito ai Monodontome-
rini e non a Torymini.
9. Paraholaspis mihi, nome di un nuovo genere che ho pub-
blicato in una nota precedente in questo volume degli Annali
(p. 168), è nome preoccupato dal Berlese per un genere di Acari
mesostigmati (Redia, XIII 1918, p. 174 - scritto Parholaspis).
Lo sostituisco con quello di Plastotorymus (da xtaor6s, fatto a
+
236 L. MASI
somiglianza) onde la specie unica del genere dovrà chiamarsi
Plastotorymus cothurnatus Masi. i
3. Schizonotus Ratz. Questo genere, istituito nel 1852 (Ratze-
burg, Ichneum. d. Forstinsect., III, p. 230) sebbene non ancora
bene diagnosticato, è tuttavia un genere valido, dopo che il Mayr
ha fatto conoscere (Verh. zool. bot. Ges. Wien, 1904, p. 588)
che si tratta di una forma vicina al genere Coelopisthia e quindi
di un vero Pteromalino, non già di un Cleonimide, come aveva
creduto Ashmead; e Kurdjumow, il quale ha potuto vedere il
tipo dello Schizonotus Sieboldii (Revue Russe d’ Entomologie,
XIN, 1913, p. 1), ne ha indicati in una tavola analitica dei generi —
di Pteromaline i caratteri che trascrivo in parte qui appresso, ed
ha pure identificato la specie Szeboldiz con quella che io descrissi
come un nuovo Arthrolytus, col nome di incongruens (Boll.
Labor. Zool. gen. e agr. Portici, I, 1907, p. 252-254, F. 13-
16, 99). I
Testa grande ; occipite non incavato e non marginato ; clipeo
indentato ; antenne inserite verso il mezzo della faccia, col pedi-
cello più lungo del primo articolo del funicolo e con due anelli.
Scutello con una stria trasversale presso |’ apice, punteggiato in
tutta la superficie. Propodeo senza nocca, con pubescenza scarsa.
Base delle ali anteriori glabra, nervo postmarginale più breve
dello stigmatico. Addome arrotondato.
. La specie Szedoldii è parassita di Chrysomelidae: gli esem-
plari determinati dal Mayr erano stati ottenuti dalla Lina populi,
e quelli che io ho descritti, dalla Plagiodera versicolor.
Mantenendo il nome Schizonotus Ratz., va cambiato quello
di Schizonotus dato dal Thorell nel 1888 ad un genere di Pedi-
palpi in sostituzione di Nyctalops, che era già preoccupato per
un genere di Uccelli (vedasi: Ann. Mus. Civ. Genova, XXVI,
p- 358) e cade anche il nome della famiglia Schizonotidae
(Thorell, 7. c.).
A. Eucharis Latr. Con questo genere, istituito da Latreille
nel 1802, con la specie tipica Hu. ascendens (Fabr. 1787),
tuttora adottato nella classificazione delle Chalcididae con i deri-
vati Hucharidae (Walker 1846 - Ashmead 1897) o Hucharinae
(Howard), cadono in sinonimia, oltre | Hucharis Réclus (1850),
genere di Lamellibranchi della famiglia Cyprinidae, che fu sosti-
tuito nel 1859 dal nome Basterotia C. Mayer, anche il genere
SPOLIA HYMENOPTEROLOGICA QF
Eucharis Eschscholtz (System der Acalephen, Berlin, 1829)
appartenente ai Ctenofori, e la relativa famiglia delle Hucharidae.
SYNONYMIAE.
5 Pteromalus omnivorus Walk. (Diglochis ommnivorus
Thoms). Due anni fa ho avuto in comunicazione dal Sig. Henri
Du Buysson alcuni esemplari di un pteromalino, ottenuti nella
Francia meridionale dalle larve della Processionaria della quercia.
Questi esemplari corrispondono esattamente alla descrizione del
Diglochis omnivorus del Thomson, nella quale è posto come
sinonimo il Pteromalus omnivorus Walk; inoltre trovo che
concordano bene anche con la descrizione del Pleromalus pro-
cessioneae di Ratzeburg (concordanza già osservata da Reinhard
nel 1858), mentre resta sempre in dubbio l'identità specifica col
Pleromalus saltans dello stesso Ratzeburg. Mayr in una nota
pubblicata nel 1904 (Verh. zool. bot. Ges. Wien, p. 598). ha
fatto conoscere che il “nome Diglochis Forster è sinonimo di
Trichoglenus Thomson e non può attribuirsi al Péeromalus
omnivorus di Walker, pel quale egli ha proposto il nome gene-
rico Psychophagus.
La denominazione della specie va dunque corretta come ha
indicato Kurdjumow (/. c. p. 16) e la sinonimia é la seguente:
Psychophagus omnivorus (Walk.) Thoms.
Pteromalus omnivorus Walker, Entom. Magaz., III,
1S39:\ pra 204 me OO ses".
Pteromalus processioneae Ratzeburg, Ichneumon. d.
v Forstinsect., I, 1844, p. 194, 9 — IL 1848, p. 194, gs —
I 1859s p. 239000
? Pteromalus saltans Ratzeburg, 1. c., II, p. 232, 9 dI.
Pleromglus omnivorus Reinhard, Berlin. entom. Zeit-
Seli T2358, pa 18:
Pteromalus (subg. Diglochis) omnivorus Thomson,
Hymen. Scandin., V, 1878, p. 156, 9 ©.
Habitat. Specie raccolta nei dintorni di Londra, Danzica,
Berlino, Colonia, Parigi, nella Francia mer., nella Svezia. Vitéeme.
Vanessae : Vanessa atalanta. Limanthriidae : Liparis salicis,
Euproctis chrysorrhoea. Lastocampidae: Gastrophaca neu-
stria, Gastrophaca processtonea. Noctuidae: Plusia moneta,
238 L. MASI
Noctua sp., Acronicta sp.. Arctiidae: Arctia caja, Arctia
sp.. Cossidae : Cossus ligniperda. Pyralidae : Botys verticalis.
Thomson e Mayr fanno menzione di questo Calcidide come di
un parassita delle crisalidi, mentre secondo Ratzeburg e secondo
le indicazioni di H. Du Buysson sarebbe parassita delle larve.
Non credo tuttavia che questa differenza nelle abitudini possa
essere un argomento contro l'identità specifica dei parassiti osser-.
vati dai diversi autori.
6. Pteromalus (Rhopalicus) distinctus Rudow (Pteromalini in
Sicilia lecti, in: Natural. Sicil., V, 1866, p. 268) é lo stesso che
Rhaphitelus Ladenbergii (Ratz.) Dalla Torre, come ho potuto
constatare esaminando l'esemplare del Rudow, gentilmente invia-
‘ tomi dal Prof. Teodosio De Stefani.
7. Pteromalus caliginosus Rbg. (errore, per dicaliginosus
Ratz.) menzionato da Rudow (/. c.) è Cheiropachys colon (L.)
Westw., né credo che possa riferirsi alla Cheiropachys inter-
media (Forst.) Dalla Torre, la quale specie, sebbene ammessa
recentemente da Ruschka, mi sembra poco valida, e non è stata
mai sufficientemente descritta. La sinonimia del Pleromalus
bimaculatus Nees, indicata nel Catalogo di Dalla Torre, andrebbe
dunque riferita, nello stesso Catalogo, al genere Chetropachys
e molto probabilmente alla specie Ch. colon.
8. Pteromalus maculicornis Giraud (Verh. zool. bot. Ges.
Wien, XIII, 1863, p. 1303, o& 9) registrato nel Catalogo di
Dalla Torre come Ptleromalus, va riferito al genere Hutelus
(o altro dei generi molto affini, cioè Platytermus, Amblymerus
o Psilonotus) come lo stesso Giraud riconobbe, poichè alla dia-
gnosi egli aggiunse fra parentesi « (Hulelus Walk. olim) ». Il
Pteromalus maculicornis descritto come nuova specie dal
Rudow nel 1886 (Natural. Sicil., V,p. 266), se è specie valida,
e nel caso che lo sia anche quella brevemente diagnosticata dal
Giraud, dovrà cambiare di nome.
9. Encyrtus flavoscutatus Six (Tijdschr. v. Entom., XIX, 1876,
p. 135, T. 6, F. 3) è sinonimo di Baeocharis pascuorum (For-
ster) Mayr, come riconobbe lo stesso autore (il quale però scrisse
per errore Baccharis pascuorum) avendone trovato un esem-
plare nella collezione di Snellen van Vollenhoven, denominato
dal Mayr. Nel Catalogo di Dalla Torre la specie flavoscutatus
Six è sotto il nome di Encyrtus e i due sinonimi Baéocharis
SPOLIA HYMENOPTEROLOGICA 939
pascuorum (Forster) Mayr,» e Sphaeropisthus pascuoruin
Thoms., sono posti ciascuno in genere distinto. È noto che la
specie fu denominata én litteris dal Forster, il quale ne distribuì
parecchi esemplari a diversi entomologi: Six credette tuttavia di
poterla descrivere con un nome nuovo.
ERRATA.
10. Allorhopoideus mirabilis Bréthes (Anales Mus. Nat. Hist.
Buenos Aires, XXVII, 1915, p. 425, F. 15). L'Autore, al quale
si deve la conoscenza di molti nuovi Imenotteri sud-americani, è
incorso in un errore di diagnosi, del quale si sarà ora già avve-
duto consultando certe pubblicazioni recenti ; tuttavia credo oppor-
tuno di rilevarlo in queste note. Le figure di Encyrtus infidus
(Rossi) Latr. [antea Ewcomys o Comys scutellata Auct.| pub-
blicate nel 1819 da Silvestri (Boll. Labor. Zool. gen. e agr. Por-
tici, XII, p. 152 e 153) nonchè quelle della mia monografia sui
Calcididi delle Isole Secelle (Novitates Zoologicae, Tring, XXIV,
1917, p. 143 e 144) e quelle della Embleton (Trans. Linn. Soc.
London, V, 1904, T. 14, 12) dove sono rappresentate le ali e le
mandibole di due diverse specie, possono far conoscere facilmente
che il genere Allorhopoideus è lo stesso che il genere Hncyrtus.
11. Paphagus rugosus Provancher (Faune entom. Canada,
Hymen., Québec, 1883, p. 572, 7). Nel Museo Civ. di Genova
ne esiste un esemplare, della collezione Magretti, probabilmente
cotipo, privo dell’ addome. Trattasi non di un Calcidide ma di un
Proctotrupide, che mi sembra sia un maschio del genere Scelzo,
somigliante allo Sceléo luteipes Kietfer.
Il genere Paphagus istituito da Walker nel 1843 (Ann.
- Mag. N. H., XII, 1843, p. 48) è forse un genere valido e ritengo
che debba riferirsi alle Hulophinae anzichè alle Pteromalinae;
infatti dalla diagnosi risulta che il « nervus radialis », cioè il
postmarginale, manca, ed inoltre sembra che il funicolo non abbia
più di quattro articoli e che i tarsi siano pure tetrameri.
12. Eucharis sp. menzionata da Wheeler e rappresentata in
una figura nel Bull. Amer. Museum (The Polymorphism of Ants,
ete, vol XXIII, 1907,-p: 16.e T. IV, E. 62) è certamente un
maschio di Hurytoma. Di esso scrive il detto Autore: « I have
received with some miscellaneous ants Formica fusca var. neo-
210 i L. MASI
rufibarbis, Myrmica brevirostris, etc.) collected by Mr. H.
Viereck, on the summit (11.000 ft.) of the Las Vegas Range,
New Mexico, a single male specimen of a Hucharis, which is
in all probability an ant parasite, although I am unable to refer
it to its precise host ». Il fatto di un Hurytoma parassita di
formiche a me sembra assai dubbio, tuttavia sarebbe molto impor-
tante qualora venisse confermato. La relazione fra Hurytoma
(o generi affini) e formiche abitatrici di rigonfiamenti che si for-
mano in certe piante mirmecofile, secondo che ‘hanno scritto
recentemente Chodat e Carisso, sarebbe un fatto ben diverso, nel
quale non vi sarebbe nemmeno un parassitismo degli Kurytoma
sulle formiche.
GENERA ET SPECIES VALIDA.
13. Tricoryphus Forster (Hymen. Stud., II, 1945, p. 46, 47)
fu diagnosticato e attribuito dall’Autore alle Cleonyminae, senza
indicarne alcuna specie. Thomson (Hymen. Scandin., IV, 1876,
p. 209, 210) lo descrisse di nuovo, riferendolo a ragione alle
Spalangiinae, con la specie T. fasciatus trovata in Svezia. Nel
1894 Ashmead nella sua « Synopsis » delle Spalangiinae (Proc.
Ent. Soc. Washington, III, n. 1, p. 27-37) commise l’ errore di
fare di questo genere un sinonimo di Cerocephala, e tale è
rimasto fino ad oggi. Nel « Genera insectorum » è stato omesso
nel testo, sebbene si trovi registrato nell’ indice del volume con
| l'indicazione : pag. 386. Questo genere è ben distinto da Cero-
cephala e dagli altri generi di Spalangiinae, e va mantenuto.
Nella collezione del Museo Civico di Genova vi sono parecchi
esemplari del Tricoryphus fasciatus, raccolti in Liguria, ai
quali corrisponde abbastanza bene la descrizione del Thomson.
La forma del protorace e la scultura del dorso danno a questo
spalangino un aspetto che ricorda le Hurytominae. |
Ad esso si riferiscono le fig. 5, 5a e 5b della tav. 6, vol.
XIX, del Tijdschrift voor Entomologie (anno 1876, p. 135), che.
fanno parte di una memoria del Six. L'Autore non potè identi-
ficare il genere, onde lo chiamò -« onbekende Chalcidide ». La
fis. 5, a colori, corrisponde nei dettagli alla descrizione del
Thomson, tuttavia in essa l’ estremità dell’addome è rappresen
tata in modo che sembra si tratti di un Proctotrypes o genere
somigliante. La fig. 5a, che rappresenta il corpo di profilo, ha
‘ SPOLIA HYMENOPTEROLOGICA Qh
poca importanza, quella 5b che rappresenta l’ antenna, è abba-
stanza buona.
14. Homalotylus Eytelweinii Ratzeburg (Ichneum. d. Forstin-
sect., I, 1884, p. 210, co [?] — II, 1848, p. 145) è stato messo
recentemente come sinonimo del flaminius (Dalm.) da Timber-
lake, nella sua elaborata monografia dei generi Homalotylus e
Isodromus (Proc. U. S. Nat. Mus., LVI, 1920, p. 134 e 441).
Io ritengo che la specie sia valida, avendo esaminato un esem-
plare di Turingia che corrisponde bene alla descrizione di Ratze-
burg (vol. I.) ed altri esemplari della Francia meridionale, tutti
di sesso femminile. Ho indicato alcuni caratteri della specie nella
| mia seconda memoria sui Calcididi del Giglio (questi Annali, vol.
XLVHI, 1919, p. 298) ma il mio lavoro non fu probabilmente
conosciuto in tempo dal Timberlake. Quanto all’Homalotylus
Eytelweinii menzionato dal Thomson, anch’ io ritengo che debba
identificarsi col faminius (Dalm.). Resta sempre dubbia l'iden-
tità con l Encyrtus apicalis Dalm., ammessa dallo stesso Ratze-
burg (1848) sulla fede del Boheman.
15. Diomorus Zabriskii Cresson (Psyche, IL p. 189, 9).
Sebbene questa specie non sia stata contestata da alcuno, ne
faccio menzione perchè non risulta dal Catalogo di Dalla Torre
né dal volume sui Calcididi nel « Genera Insectorum », dello
Schmiedeknecht; è registrata nella « Synopsis of the Hymen. of
America, North of Mexico », parte 2.*, p. 237, pubblicata dal
Cresson nel 1887 (Trans. Amer. Ent. Soc. Philadelphia, supple-
mentary volume). Il Museo Civico di Genova ne possiede un esem-
plare femmina con l’indicazione di typus, ma assai probabilmente
cotipo, donato dal Prof. G. Gribodo, il quale lo ottenne dal
Sig. Belfrage. In questa specie nord-americana, raccolta nello
stato di New York, il frenum dello scutello non è distinto, .il
metanoto (propodeo) è punteggiato, il mesonoto ha una punteg-
giatura assai più forte, il nervo postmarginale è lungo il doppio
dello stigmatico, il dente del femore posteriore è triangolare, lo
sperone grande della tibia del terzo paio supera un poco 1/3
della lunghezza del metatarso; il colore è azzurro-verde, con
riflessi cangianti al verde o al violetto; lo scapo è sfumato di
giallo nel lato inferiore, i femori e le tibie sono gialli bruni, i
femori posteriori però azzurrì violacei, i tarsi biancastri, con sfu-
matura grigio-bruna verso l'apice.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. IX. (27 Luglio 1921). 16
ODOARDO BECCARI
Con la morte di Odoardo Beccari, avvenuta in Firenze 195
Ottobre 1920, l’Italia ha perduto uno dei suoi più illustri figli
e la storia naturale uno dei suoi più insigni cultori!
Che Odoardo Beccari occupasse uno dei posti più elevati fra
i botanici, che fosse per unanime consenso considerato come la
prima autorità per la famiglia delle Palme, che i suoi viaggi
avessero fruttato innumerevoli scoperte nel campo della geografia,
della etnografia e della storia naturale, tutto ciò era ben noto;
ma pochi sanno con quanta larghezza egli abbia beneficato il Musec
Civico di Genova. (1) L’atto munifico con cui egli offriva tutte le
sue collezioni zoologiche, oltre all’ entità del dono per se, valse
ad iniziare verso il nostro istituto una corrente favorevole, susci-
tando una nobile gara di emulazione. Infatti altri due gentiluomini
fiorentini seguivano il suo esempio intraprendendo viaggi in regioni
lontane e destinando al Museo di Genova i risultati delle loro
esplorazioni. Sono questi il Dott. Elio Modigliani, che visitava con |
pieno successo, prima le isole quasi sconosciute di Nias, Engano
e Mentavei e poi, in Sumatra, la regione misteriosa dei Batacchi
(1) Le collezioni etnografiche le ha regalate al R. Istituto Antropologico di Firenze
e le zoologiche al Museo Civico di Genova.
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ODOARDO BECCARI 213
indipendenti, e il Dott. Lamberto Loria, troppo presto rapito agli
amici, che aveva scelto come campo delle sue imprese la Papuasia
e si avventurava nella parte montuosa e meno nota della catena
dell’ Astrolabe (*). Dippiù Beccari, non solo col suo esempio, ma
anche direttamente, incitava altri a raccogliere e a mandare col-
lezioni a Genova, procurando, come dirò più innanzi, segnalati
vantaggi al nostro istituto e naturalmente questa sua influenza di
fata benefica ha raddoppiato le sue benemerenze.
Il patrimonio da lui generosamente offerto è già di per se un
monumento innalzato alla sua memoria, ma è tanto maggiore
l'obbligo di ricordare l’opera sua in questi Annali che contano
interi. volumi consacrati all’illustrazione delle sue raccolte. Io mi
assumo con tutto l'animo questo impegno per porgere un estremo
tributo di riconoscenza e di affetto all'amico impareggiabile e
all’ insigne scienziato, pur riconoscendo che le mie forze sono
inadeguate per dire degnamente di Lui (?).
Egli nacque in Firenze il 17 Novembre 1843 da Giuseppe
Beccari di antica famiglia di Rimini e da Antonietta Minucci di
Radda in Chianti. Fece i suoi studî all’ Università di Pisa sotto i
celebri maestri Paolo e Pietro Savi e Meneghini e si laureò in
scienze naturali all’ Università di Bologna nel 1864. Fu in questo
stes-o anno che egli, come meglio si vedrà in seguito, combinò
con Giacomo Doria il viaggio a Borneo, che segna l’inizio della
sua gloriosa carriera di esploratore scientifico.
Durante tutta la sua vita egli fu sempre animato da un’ irre-
sistibile passione per lo studio della natura e col suo elevato in-
| gegno, unito ad una ferrea volontà e ad una operosità che ha
qualche cosa del prodigioso, ha compiuto tutte quelle scoperte
che lo hanno reso grande, sopratutto nel ramo da lui di prete-
renza coltivato. —
Pensando all’amico perduto, mi venne in mente d’aver letto
di recente l'elenco delle qualità che deve avere 1’ esploratore
scientifico: «un tempérament à explorateur, -curieux, métho-
dique, minutieux, sagace, passionné pour la recherche et infati-
gable, la science d’un érudit, s assimilant aisément les travaux
(1) Parte delle ricche collezioni donate da Modigliani e da Loria sono illustrate
in questi Annali con numerose memorie. -
()) Il ritratto unito a questi cenni biografici (frontispizio) è ricavato da una
fotografia eseguita nel 1918, che devo alla cortesia della Famiglia.
Dh R. GESTRO
des autres, et la mentalité d’un vrai savant, capable de voir
large et de haut, de saisir les rapports des choses, de comparer
avec justesse, de conclure avec rigueur». (!). Tutte queste doti
le troviamo concentrate in Beccari e cosi ci spieghiamo come
egli sia stato un esploratore scientifico, perfetto, o meglio insu-
perabile.
Fin dalla sua giovinezza era già tutto concentrato nello
studio ‘e lasciava volontieri le allegre brigate dei suoi com-
pagni d’ Università per andare attorno col vascolo a raccogliere
piante. Il suo entusiasmo però non si limitava alla flora ed io
ricordo d’ essere stato condotto da lui a Pratolino, ove sotto certe
pietre egli aveva scovato colonie di Andllus florentinus, procu-
randomi così la gioia di raccogliere per la prima volta questi
minutissimi coleotteri ciechi, fino allora rarissimi; e devo anche
a lui il piacere di aver fatto la conoscenza con uno dei coleotteri
più strani per la fauna italiana, |’ Amorphocephalus coronatus,
che egli aveva trovato sui tronchi dei sugheri in Maremma. Ben
più vive furono le commozioni da me provate più tardi, quando
passarono per le mie mani tutte quelle forme sorprendenti di
insetti della fauna intertropicale che egli mandava a riprese al
nostro Museo!
Finito il periodo dei viaggi, egli si era isolato nel suo labo-
ratorio, ove passava l’intera giornata intento allo studio delle
piante, di cui aveva radunato una quantità straordinaria e spe-
cialmente a quello delle Palme, che in questo ultimo ventennio
formavano l’ esclusivo argomento delle sue ricerche. Se si voleva
vedere Odoardo Beccari si era sicuri di trovarlo sempre al Museo
in Via Romana nel suo gabinetto, che era molto angusto e reso
anche più stretto da montagne di pacchi di piante secche e da
una vera foresta di campioni di Palme, alcune alte varii metri,
che egli riceveva in comunicazione da tutti gli istituti. botanici
del mondo (?). Egli viveva, lieto e sereno in mezzo a tutti questi
(1) G. Gilson. Mémoires du Musée Royal d’ Histoire Naturelle de Belgique. Tome
VII, p. 26 (Bruxelles 1914).
(2) « Il Governo dell’ India gli affidava ufficialmente 1° elaborazione della mono-
grafia delle Palme Indo-Malesi, pubblicandola negli Annali dell’ orto botanico di
Calcutta in quattro volumi in folio di 892 pagine e 555 tavole; il Museo di Storia
Naturale di Parigi otteneva che egli preparasse la monografia delle Palme dell’ In-
docina: ed Engler si era assicurato la sua opera per la preparazione della parte
riguardante le Palme nel monumentale Pfianzenreich ». (R. Pampanini. Istituto A-
gricolo Coloniale Italiano, Firenze 1920). Un altro grande lavoro sulle Palme Asia-
tiche, corredato di 126 tavole in folio, fu stampato a Calcutta.
ODOARDO BECCARI 245
ingombri e trascorreva il suo tempo descrivendo le nuove specie
e preparando fotografie e disegni per l'illustrazione delle sue
grandi opere. Nella fotografia egli era diventato abilissimo ed
aveva di sua testa introdotto utili innovazioni negli apparecchi
per ingrandimento.
Le Palme le studiava. non solo sugli esemplari secchi, ma si
dedicava anche alla loro coltivazione e con la sua abilità per qua-
lunque genere di lavoro, otteneva risultati sorprendenti. L’ultima
volta che ebbi la fortuna di trovarmi con lui, si compiaceva di
farmi vedere nella sua maestosa Villa di Ripoli (+), specie rarissime
che egli stesso aveva seminato e che prosperavano sotto le sue
eure):
Se Beccari era appassionato per raccogliere, nello stesso tempo
riconosceva la necessità assoluta di conservare religiosamente
tanto gli oggetti quanto i documenti ad essi relativi; dovere im-
prescindibile, ma non da tutti adempiuto, di chiunque sia preposto
alla direzione di un istituto contenente collezioni di Storia Na-
turale. È perciò che lo vediamo combattere con tutte le sue forze
per evitare che il materiale, preziosissimo per lo studio e la storia
della botanica, custodito nel Museo di Firenze fosse inconsidera-
tamente trasportato in locali umidi e malsani (*). Questa sua
lotta strenuamente sostenuta è un’altra prova del suo grande
amore per la scienza.
Intorno a lui finora si è scritto poco. Il primo cenno biografico
che ho letto si deve a Carlo Paladini (4); benchè pubblicato
in fretta, in un giornale quotidiano, senza pretesa, esso è fatto
egregiamente e con molto garbo. Alcune parole di questo articolo
sono talmente vere che non so resistere alla tentazione di ripro-
durle: « Rividi I’ estate scorsa il Prof. Beccari nel suo romitorio
scientifico del Museo di Via Romana ed avrei desiderato di essere
uno scultore onde potergli modellare la bella testa di pensatore,
di scienziato, di misantropo indipendente e insofferente...» . L'autore
poi si esprime anche molto felicemente quando dice che Beccari...
(*) La Villa di Ripoli, al Bandino presso Firenze è rappresentata in testa al
presente lavoro.
(??) Egli si mostrava anche sapiente coltivatore ed enologo provetto nei suoi pos-
sedimenti di Radda in Chianti, ove soleva passare parte dell’ autunno insieme alla
famiglia.
(*) Odoardo Beccari, Sull’ abbandono del Museo e del giardino botanico della
Specola a Firenze. Protesta dei cultori della botanica in Firenze colle adesioni e le
osservazioni dei Botanici italiani ed esteri. Firenze 1884.
(4) JI Nuovo Giornale. Firenze 27 Ottobre 1920.
246 R. sula
« dopo queste lotte così lunghe, così eroiche, così fortunate, ritor-
nava sempre semplice e modesto quasi fosse partito per una gita
di piacere e avesse fatto le cose più naturali del mondo » ed in
seguito lo definisce uomo di stampo antico, fiero fino allo sprezzo
di ogni onorificenza e d’ ogni vanità mondana. Una pittura più
veritiera non si potrebbe immaginare. Un altro pregevole articolo
si deve a R. Pampanini (vedi pag. 244, nota) e da esso rilevo un
nuovo merito -del Beccari che io non conoscevo, quello cioè di aver
preso parte precipua nella creazione dell’ Istituto Agricolo Coloniale
Italiano e di averlo sempre sostenuto con la sua autorità e con
la sua collaborazione. Di lui ha pure parlato, con la ben nota
competenza, il Prof. A. Beguinot in alcune pagine della Rivista
di Biologia (Vol. II, fasc. I, Genn.-Febbr. 1921, Roma), dove i
meriti scientifici del Beccari sono tratteggiati con mano maestra.
Anche il Prof. F. Cavara fa emergere efficacemente le belle
doti del Beccari come uomo e come scienziato e termina il suo
scritto con alcune parole molto giuste e che dovrebbero essere
prese in considerazione, che mi piace di ripetere: « Questo è il
grande naturalista che l’Italia ha perduto, senza averlo vera-
mente, e come si doveva, conosciuto ed apprezzato ». (1)
Il 21 Aprile dell’anno corrente Odoardo Beccari fu solenne-
mente commemorato nell'Aula Magna del R. Istituto di Studi
Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze. Dell’ opera
biologica di lui parlò, a nome della Facoltà di Scienze, il
Prof. Gino Bargagli-Petrucci ed il Prof. Nello Puccioni, a nome
della Società Italiana di Antropologia e Etnologia, ne rammentò
l’opera etnografica ed antropologica.
Finora non mi è accaduto di vedere altre pubblicazioni dedi-
cate a lui, ma é indubitato che non poche vedranno la luce in
quei periodici intitolati alla Scienza in cui egli fu sommo maestro
e che la Società Geografica e l’ Istituto Coloniale di Roma parle-
ranno del valido contributo da lui recato alle conoscenze geografiche
e coloniali. E così io auguro che anche la Società Entomologica
Italiana voglia ricordarlo, perchè se egli non fu autore di opere
entomologiche, ha però arricchito la scienza di un numero ster-
minato di nuove specie in tutti gli ordini di Insetti.
Non dovrei varcare troppo i confini della Botanica, ramo
estraneo ai miei studi; ma non so trattenermi dal dedicare
(1) Bollettino della Società Africana d’Italia. Anno XL. fasc. IT. Marzo-Aprile 1924.
ODOARDO BECCARI DAT
alcune righe a quella gloriosa opera che egli ha intitolato « Ma-
lesia» (*). I due primi volumi furono stampati a Genova dalla
stessa Tipografia dei Sordomuti che pubblicava gli Annali del
Museo; il terzo invece venne stampato a Firenze. Io ho visto
sorgere la « Malesia » e ho avuto I’ onore di correggerne insieme
all'autore le bozze di stampa (?); confidavo che avrebbe avuto
lunga esistenza e invece le inesorabili parole « Fine del volume
III ed ultimo » hanno troncato nel più bello le mie liete speranze (3).
Ho voluto citare la «Malesia» perchè essa contiene qua e là
brani di interesse zoologico. Per esempio, la sua stupenda mono-
grafia delle « piante ospitatrici » (4), ricca di osservazioni originali
e profonde, che forma da sola l’intero volume secondo, rivela
tutto un mondo nuovo di rapporti fra gli insetti e il regno ve-
getale, e nel volume terzo un articolo tratta in modo interessante
della disseminazione delle piante per mezzo dei Lombrici. In
un’altra pubblicazione si diffonde intorno alla distribuzione geo-
grafica dell’ utilissima fra le palme, cioè del Cocos nucifera e
dell’ associazione fra di essa ed uno strano crostaceo il Birgus
latro, esponendo fatti curiosi. In una delle sue ultime lettere mi
chiede informazioni intorno ad un Coleottero che vuota i frutti di
un Cocco (Cocos pulposa) di Montevideo, e un’altra volta vuole
sapere i nomi di alcuni Curculionidi che ha raccolto sulle infio-
®
(!) Malesia. Raccolta di osservazioni botaniche intorno alle piante dell’Arcipelago
Indo-Malese e Papuano pubblicata da Odoardo Beccari. Destinata principalmente a
descrivere ed illustrare le piante da esso raccolte in quelle regioni durante i viaggi
eseguiti dall’ anno 4865 all’ anno 1876.
Il primo volume (Genova 1877) è arricchito di 28 tavole tutte disegnate con
grande abilità artistica e precisione scientifica dallo stesso Beccari e parte di esse
litografate dal rimpianto Assistente del nostro Museo, Leonardo Fea.
Il secondo volume (Genova 4884) e il terzo (Firenze 4886-1894) hanno rispettiva-
mente 45 e 44 tavole. L’eleganza dell’ esecuzione tipografica corrisponde degnamente
all’ importanza dell’ opera.
(2) Vedi Malesia, vol. I, pag. 184.
(5) A. de Gubernatis (Dictionnaire international des écrivains du jour. Florence
1388, I, p. 220) dedica un breve paragrafo a Beccari e fra le altre cose, scrive: « Nous
avons le regret d’apprendre que 1’ Institut d’ Etudes Supérieures après la publication
de la troisième livraison du troisiéme volume de la Malesia qui illustre les nouvelles
collections du Jardin Botanique de Florence, apportées par M. Beccari de la Malaisie,
vient d’ en interrompre la publication, et refuse les fonds necessaires pour achever
ce monument. Mais nous espérons vivement que cette interruption ne soit que pro-
visoire». Come abbiamo visto, le speranze del Prof. De Gubernatis son rimaste deluse
ed io aggiungo: ecco in quale considerazione sono da noi tenuti i sublimi sforzi
dell’ intelligenza e in che modo sono incoraggiate le imprese che fruttano gloria
all’Italia!
(*) Piante ospitatrici, ossia piante formicarie della Malesia e della Papuasia, de-
scritte ed illustrate da O. Beccari, pag. 8-279, con 45 tavole.
248 | R. GESTRO
rescenze di certe Palme della sua Villa, perchè egli suppone che
essi abbiano parte importante nella loro fecondazione. Vediamo
cosi come egli, da vero filosofo, non si appagasse della semplice
conoscenza dei fatti, ma volesse indagarne le cause e proporsi
sempre nuovi quesiti.
Fra i numerosi lavori pubblicati dal Beccari occupa un posto
elettissimo il suo volume « Nelle foreste di Borneo ». È per me il
libro di viaggi più bello che abbia mai letto ed è tanto ben fatto
e tanto attraente che io ed i suoi amici abbiamo per lungo tempo |
rimpianto che egli non si fosse mai deciso a pubblicarne uno simile
intorno alle Molucche e alla Papuasia. Perciò quando ricevetti la sua
lettera del 10 Novembre 1919 in cui mi dava la notizia che stava
« riunendo i materiali per un possibile prossimo libro sulla Nuova
Guinea » ho provato un vero sussulto di gioia. Pur troppo la
morte è venuta a troncare questo nobile proposito; ma mi con-
forta il pensiero che egli aveva riordinato e ricopiato il suo diario
e che la sua Famiglia si propone di darlo alle stampe. Augu-
riamo vivamente che ciò avvenga presto e nel modo più degno
per onorare la sua memoria. Ma tornando ancora al viaggio a
Borneo, di cui si è fatta una traduzione inglese per opera di Enrico
H. Giglioli, e in questo stesso anno una ristampa ('), aggiungerò
che questo libro, mentre esercita, col suo stile semplice ed ele-
gante, un vero fascino. sul lettore, è pure una fonte inesauribile
di cognizioni interessanti ed utilissime, anche per la parte che
riguarda la fauna, che attestano la sua profonda coltura anche
in questo campo. Del resto che egli fosse molto versato in materia
zoologica abbiamo numerose prove nelle lettere che indirizzava ai
suoi amici e colleghi; lettere esuberanti di preziose notizie, che
il Giglioli volle con lodevolissimo pensiero rendere di pubblica
ragione pubblicandole, come si vedrà più innanzi, nella Nuova
Antologia di Firenze (*).
Come ho già accennato, Beccari, di carattere un pò misantropo,
gentilissimo però di modi e di cuore, e modestissimo, rifuggiva
da qualunque vanità e teneva poco in conto le onorificenze caval-
leresche, fino a rifiutare l’ambita Croce del Merito Civile di Savoia,
(1) Questa seconda edizione fu stampata dai Fratelli Alinari, Soc. an. ist. di
ediz. artistiche. Firenze 1921. In 8.0. Pag. XVI-469, con 72 tav., 2 carline ed il ritratto
dell’A. Ne troviamo una bella recensione, per opera di A. Beguinot, nel Bollet. della
R. Società Geografica Italiana del Luglio 1921, p. 269,
(£) Alcune di queste lettere sono anche pubblicate negli Annali di questo Museo.
ODOARDO BECCARI 9249
che veniva pure offerta al suo primo compagno di viaggio; egli
però fu vivamente commosso dalle affettuose e solenni accoglienze
che ebbe dai suoi concittadini al ritorno dai suoi viaggi. Il Mu-
nieipio di Firenze gli decretava allora una medaglia d’ oro; lo
stesso facevano la Facoltà di Scienze Fisiche e Naturali del Regio
Istituto di Studii Superiori di Firenze e la R. Società di Orticol-
tura Toscana, mentre la Società -Geografica Italiana gli aveva già
conferito la sua grande medaglia d’oro fino dal settembre 1874
e in seguito lo nominava suo socio d’ onore (!). Nello stesso tempo
la Società Italiana di Antropologia e di Etnologia gli conferiva il
titolo di socio onorario e il R. Governo dava una splendida prova
di stima all’illustre viaggiatore, chiamandolo a dirigere le colle-
zioni botaniche e |’ Orto del R. Istituto Superiore di perfeziona-
mento di Firenze.
Nel Museo Civico di Genova è stato intitolato in suo onore un
salone e precisamente quello dove sono custodite le sue mera-
vigliose collezioni ornitologiche. Una modesta targa è là per ri-
cordare il sommo naturalista e il munifico benefattore; ma il
nome di Odoardo Beccari è meglio eternato nel cuore degli amici
e degli ammiratori.
Ho conosciuto Odoardo Beccari in
una modesta casa in Borgo Tegolaia
18, ove abitava insieme a Emilio Mar-
cucci che lo amava più di un fratello (?).
Egli era tornato “da poco dal suo
viaggio a Borneo. Vi andai con Gia-
como Doria e passammo insieme pia-
‘cevolmente varii giorni, riportandone
uno dei più cari ricordi della mia vita.
Convenivano in quella casa giovani
cultori delle scienze naturali, fra i
quali alcuni botanici che raggiunsero i
in seguito un posto elevato nella DdGardo Becca
(1) Beccari era anche Membro Corrispondente della Società Geografica di Berlino.
(2) Dott. Emilio Marcucci, da Bibbiena, appassionato e distinto botanico, noto
altresì per i suoi alti meriti come architetto e restauratore di monumenti. Modesto,
di un animo e di un cuore d’oro, bastava avvicinarlo per essere avvinti a lui da
sentimenti di viva amicizia. Il caro ricordo di lui starà sempre impresso nella mia
mente.
250 R. GESTRO
scienza, come Stefano Sommier ed Emilio Levier. In mezzo a
quel nido di intellettuali, tutti animati dal sacro fuoco della
scienza, Beccari, sempre sereno
e parco di parole, meditava un
nuovo viaggio e preparava i suoi
piani per le future lunghe e
difficili esplorazioni della terra
dei Papua.
Di questo mio ricordo giovanile °
non avrei fatto cenno se non
fosse stato per esprimere il voto
che sulla casetta della tranquilla -
via di Borgo Tegolaja sia apposta
un'epigrafe per rammentare ai
posteri che ivi Odoardo Beccari
ha fatto lunga dimora nel periodo
della sua maggiore attività.
Dei meriti di Odoardo Beccari
Emilio Marcucci come geografo, naturalista ed
‘antropologo e delle importanti
contribuzioni da lui recate a questi tre rami di studio ha scritto
molti anni or sono Enrico H. Giglioli, con grande affetto d’amico
e con quel profondo sapere che non mancava mai nelle opere
dell’ illustre Direttore del Museo di Firenze. I suoi articoli, di
lettura interessantissima e piacevole, pubblicati in diverse annate
della « Nuova Antologia » dal 1872 al 1876, (') dovrebbero
essere ristampati in un solo volume e rimessi alla luce, perché
da essi più che da qualunque altro scritto, emergono le elette
qualità di mente e gli straordinarì servizi resi da Beccari alla
scienza. i
Anche di lui come botanico hanno già scritto parecchi; il mio
(1) I viaggi del Dott. Odoardo Beccari da Firenze tracciati e commentati dal
Dott. Enrico Hillyer Giglioli, Professore di Zoologia ed Anatomia dei Vertebrati nel
R. Istituto Superiore di Firenze. In questi articoli sono riprodotte testualmente molte
delle lettere che Beccari scriveva a Giacomo Doria e ad altri suoi amici, lettere in-
teressantissime per quella grande quantità di nolizie geografiche e faunistiche, che
ha tanto contribuito a far conoscere quelle terre lontane.
Già lo stesso Beccari aveva scritto intorno al suo viaggio con Giacomo Doria
una relazione, concisa, ma ricca di notizie e di dati, che fu pubblicata nel primo
anno del Bollettino della Società Geografica Italiana (Firenze 1868, pag. 193) sotto il
titolo: « Cenno di un viaggio a Borneo ».
ODOARDO BECCARI 251
compito sarà invece quello di far conoscere i risultati zoologici
delle sue ricerche, aiutato in ciò dall’ esperienza acquistata nel-
l’ ordinamento del materiale da lui donato al. Museo, all’ illustra-
zione del quale io stesso ho anche, benchè in piccola parte,
contribuito.
Mi pare indispensabile pertanto di premettere una enumera-
zione delle regioni da lui visitate e lo farò brevemente.
Nel Giugno del 1864 Beccari conobbe in Bologna presso il
prof. Capellini, Giacomo Doria da poco tornato dal suo viaggio in
Persia quale membro dell’ Ambasciata italiana, e insieme proget
tarono un’esplorazione dell’isola di Borneo.
La partenza avvenne nell’Aprile del 1865 e dopo due brevi soste
a Ceylan e a Singapore, raggiunsero in Giugno Kutcin, la capi-
tale del ragiato di Sarawak nell’ isola di Borneo, la meta desiderata.
Doria sofferse per l'influenza del clima e al principio
dell’anno seguente fu costretto a rimpatriare ; Beccari, dopo
averlo accompagnato a Singapore,
tornò a Sarawak ove rimase sino alla
fine di Gennaio del 1868 esplorando
l'isola in vari punti, e benché la più
gran parte del suo tempo fosse assor-
bita dalla raccolta delle sue piante
predilette, addolorato dal successo
incompleto del compagno, si. propose
colla sua nota fermezza d’ animo, di
continuarne l’opera. L'esito fu splen-_
dido e lo provano le collezioni inviate
al Museo.
Nel Febbraio del 1870 lo vediamo
di nuovo in moto e partire, insieme
alla Missione Italiana incaricata del- IL
l’acquisto della. Baia d’ Assab, per
recarsi in compagnia del Marchese Antinori e di Arturo Issel,
nel paese dei Bogos, e rimanervi fino all’ Ottobre dello stesso
anno. Anche la messe zoologica riportata da questo viaggio fu
di gran pregio.
Ma la sete dei viaggi è inestinguibile: infatti egli vagheggiava
altre esplorazioni più importanti e fissava infine la sua attenzione
202
R. GESTRO
sulla terra misteriosa delle Paradisee, la Nuova Guinea. La partenza
avvenne da Genova il 26 Novembre del 1871, in compagnia di
L. M. D'Albertis
Banda e di là raggiungono Amboina. Ad Amboina, sede
Governo Centrale delle Molucche,
i nostri viaggiatori hanno la for-
tuna di essere ospitati dal Mag-
giore P. F. Kraal, Intendente mi-
litare, e tanto da lui che dalla
sua signora, Amalia Malan,
italiana, ricevono le più larghe
cortesie e la più efficace assi-
stenza per i preparativi dei loro
viaggi. Beccari scriveva a Gia-
como Doria che nei coniugi Kraal
aveva trovato una vera Provvi-
denza e ben a ragione la Società
Geografica Italiana decretava loro
una Medaglia d’ onore.
Il 21 Marzo 1872, sopra uno
schooner, fanno vela per la
un facoltoso genovese, Luigi
Maria D'Albertis, appassionato
“cacciatore, che aveva fatto nel
nostro Museo un lungo tirocinio
per rendersi esperto nella con-
servazione delle collezioni zoolo-
giche e specialmente degli uccelli.
Dopo una fermata a Batavia,
nell'isola di Giava, dalla fine di
Gennaio al 10 Febbraio, utiliz-
zata in proficue escursioni sulle
montagne dell’ isola, i due viag-
_ giatori continuano per Macassar
(Selebes) e con breve sosta sulla
costa orientale dell’isola di Flores
proseguono per Timor. Lasciato
Timor, entrano nell’ Arcipelago
delle Molucche approdando a
del
Amalia Kraal Malan
Nuova Guinea. Dopo un viaggio assai avventuroso, mettono
ODOARDO BECCARI : 959
piede a Kapaor sulla costa sud-ovest della Nuova Guinea, facendo
due gite sui monti e trovando le prime Paradisee; in seguito
vanno a stabilirsi. nell’ isoletta
di Sorong, nello stretto di Galevo,
tra la Papuasia e Salvatti. Ma il
soggiorno di Sorong essendo
troppo malsano, viene abban-
donato e imbarcatisi il 15 Luglio
su una barca papuana, giungono
il 3 Agosto a Mansinam nel golfo
di Dorei (costa settentrionale
della Nuova Guinea) dopo un
viaggio penosissimo e pericoloso
durato 26 giorni. Da Dorei pos-
sono trasferirsi a Andai, luogo
di grande importanza perchè
situato alle falde del Monte Arfak,
rinomato per le più rare Para-
disee.
Maggiore P. F. Kraal Intanto la salute di D'Albertis,
da un pezzo pregiudicata per
gli effetti del clima, andava peggiorando e ciò spingeva Beccari a
recarsi in cerca di una barca per trasportarlo ad Amboina. Giunti
a Sorong dopo una traversata di nove giorni, hanno la grata
sorpresa di trovarvi uno schooner spedito da Amboina alla loro
ricerca e recante la notizia del prossimo arrivo della R. Nave
«Vettor Pisani». Partono il 21 Novembre da Sorong e entrano il
6 Dicembre nel golfo di Amboina ove li aspetta una cordiale e
festosa accoglienza da parte del Comandante di quella nave e
degli ufficiali, fra i quali alcuni genovesi ('). |
Il primo Febbraio L. M. D’ Albertis prendeva imbarco sulla
« Vettor Pisani» per tornare in Italia. Cosi Beccari restava solo,
come gli era accaduto a Borneo.
Sostenuto dalla sua fibra robusta e da una ferrea volontà, non
si stancava mai ad onta del diuturno lavoro, dei viaggi disastrosi,
delle privazioni e delle febbri. Profittava infatti del breve sog-
() Il Comandante della « Vettor Pisani» era il Conte Lovera di Maria; i due Luogo-
tenenti genovesi erano il fu Marchese Luigi Cambiaso e Alberto Isola tuttora vivente
e Ammiraglio nella R. N.
254 R. GESTRO
giorno ad Amboina per fare una gita sulla montagna’ più alta
dell’ isola e per visitare, a scopo zoologico, una caverna, e intanto
si preparava all'esplorazione delle Isole Aru, con una scorta di
quattro uomini da lui istruiti a preparare pelli. La partenza aveva
luogo il 7 Febbraio 1873 e le sue lettere in data dei primi di
Luglio annunciano la spedizione di numerose casse contenenti il
frutto delle sue indagini. Il soggiorno in quelle isole, fino allora
poco esplorate, fu quanto si può dire proficuo per la zoologia,
notevolmente più di quello che ne aveva ricavato Wallace, che
vi trascorse quasi sei mesi e che non raccoglieva piante.
Beccari frattanto si disponeva ad estendere le sue ricerche alle
isole Kei, e otteneva anche da questo piccolo arcipelago materiali.
di grande importanza scientifica. i
Memorabile è pure il suo soggiorno in Selebes, fra la fine del
1873 e il principio del 1874. Egli approda prima a Macassar, ove
può effettuare gite a Kema e a Gorontalo, ma si propone di fare
una lunga fermata a Kandari, luogo della costa meridionale
orientale non ancora visitato dai naturalisti. La traversata da
Macassar a Kandari non è scevra di guai, tanto più essendo egli
affetto da febbri continue per ben diciasette giorni; ma in com-
penso può presto dedicarsi alle sue predilette raccolte e fra
le altre raduna pazientemente in pochi giorni oltre tremila minuti
Coleotteri, colti la sera attirati dalla luce della lampada. È facile
figurarsi la quantità di novità contenute in questa massa di
insettini ove sono rappresentate specie delle famiglie meno cono-
sciute. E in questo luogo che egli fra i mille pericoli incontrati
ne corse uno dei peggiori, essendo stato attaccato dai pirati, molto
frequenti lungo quelle coste (!).
Tutte queste esplorazioni, naturalmente assai costose, erano
finora state compiute coi soli suoi mezzi privati, ad eccezione di
un sussidio accordatogli dalla Società Geografica Italiana. A buon
punto il Barone Andrea Podestà, Sindaco di Genova, (*) che era
(1) Questo assalto è descritto in una lettera, molto interessante, indirizzata al
Marchese Giacomo Doria e riprodotta per intero. negli articoli gia sopra citati del
Giglioli. (Nuova Antologia, Firenze, Agosto 1876, pag. 240).
() L’ impareggiabile Sindaco prevedeva che il Museo fondato da Giacomo Doria
sarebbe un vanto di Genova e mostrava grande interesse per esso. Si comprende
quindi facilmente come non lasciasse sfuggire questa fortunata occasione per accre-
scerne l’ importanza; tanto è vero che egli stesso aveva dichiarato che avrebbe per-
sonalmente supplito al bisogno nel caso che Beccari richiedesse altri fondi. La
ODOARDO BECCARI 955
a giorno delle celebri scoperte del Beccari e del ricco ‘materiale
scientifico donato con tanta larghezza al Museo Civico, accolse la
proposta di venire in suo aiuto, decretando, insieme al. Consiglio
Provinciale, che concorreva per un terzo, di mettere a sua dispo-
sizione quindicimila lire, affinchè potesse praticare nuove esplo-
razioni nella terra. dei Papua, secondo il piano seguente già sta-
bilito dall’ illustre viaggiatore. « Egli dovrebbe partire da Ternate
in Ottobre o Novembre, in uno: schooner da lui noleggiato per
tutto il tempo; portar seco buon numero di cacciatori che sappiano
far pelli e distribuirli a Vaigiou, Mysol, Batanta, Salawati ed in
varii punti della costa della Nuova Guinea, compresi 1 monti
Arfak ; procedere egli intanto attraverso alla Baja di Geelvink,
visitando quanti più luoghi sia possibile, e spingendosi almeno sino
alle foci dell’ Ambernoh, da dove tenterebbe di condurre a buon
fine una forte punta nell’ interno. Fatto ciò tornerebbe indietro,
fermandosi via via a riprendere i suoi cacciatori Amboinesi e le
spoglie da essi fatte...... Il nuovo viaggio del Beccari alla Nuova
Guinea è cosa tutta genovese ; il suo schooner avrà probabilmente
alla maestra l'antico vessillo di Genova la Superba » (1).
Merita d’essere qui riportata la lettera di ringraziamento che
Beccari inviava al Sindaco di Genova. #
« Non credo di poter soddisfare al dovere di gratitudine, per
il modo liberale, con il quale il Municipio e la Provincia di Ge-
nova rendono possibile il nuovo viaggio da me progettato alla
Nuova Guinea, con sole poche righe di ringraziamento. L'impegno
tutto speciale che io porrò nel condurre la spedizione, mi da
diritto a sperare un risultato tale da poter mostrare in modo più
positivo, che da mia parte non sono mancati gli sforzi, onde non
venir meno al favore, col quale è stata accolta la mia domanda.
Il vessillo genovese, che adesso ricevo, nel mentre da un lato
‘im’ impone gravissimi obblighi e mi fa dubitare delle mie forze,
sua perdita rimpianta da tutta Genova fu pure una sciagura per il Museo. Egli
teneva molto a sostituire al piccolo e insufficiente locale della Villetta Dinegro un
edificio grande appositamente costruito e aveva a tal uopo dato incarico all’autore
di questo scritto e all’ingegnere civico Clodoveo Cordoni di visitare i principali
Musei d’ Europa. Il progetto del nuovo edificio abilmente disegnato dal Cordoni aveva
incontrato la sua piena approvazione e sarebbe stato tosto messo in esecuzione.
Segui invece un ritardo di molti anni, assai dannoso all’ istituto, per il conse-
guente grave incaglio all'ordinamento delle collezioni. i
(1) Giglioli. Nuova Antologia, Firenze, Ottobre 1874, pag. 197. In realtà il vessillo
‘della Superba, preparato da un'eletta gentildonna genovese la Marchesa Artemisia
De Mari, ha sventolato, per merito di Beccari, sul Monte Arfak.
é
256 R. GESTRO
dall’ altro lato mi sarà sprone ed incentivo grandissimo a non
rendermi indegno di esso. Che se esso è avvezzo sin qui a cogliere
allori in mari ignoti e nel campo delle scoperte geografiche, co-
desto si farà iniziatore per la prima volta in Italia di una nuova
era nel campo delle ricerche scientifiche.
Son quindi ben fiero che la fortuna abbia prescelto me per
cotesta nobile iniziativa, e ne rendo grazie a Lei, che mi ha pro-
curato questo onore ».
È ben noto come egli abbia adempiuto largamente e degna-
mente al suo impegno e ciò verrà anche confermato nel seguito
di questo mio scritto.
Non devo dimenticare che prima di raggiungere Ternate, luogo
prescelto per prepararsi alla sua nuova spedizione, si recò a Giava,
la esplorò in varii punti e si fermò sopra tutto a Tcibodas, luogo
non lungi da Batavia, alto circa 1400 m. sul livello del mare, da
dove spedi ricchi materiali zoologici. In questa occasione mi piace |
rammentare che a Batavia ebbe lieta accoglienza e valido appoggio
dal Governatore Generale delle Indie Neerlandesi, Barone Van
Lansberge, il quale per ragione di studii entomologici corrispon-
deva da qualche anno col nostro Museo e come valente cultore
di scienze naturali era, più di qualunque altro pubblico funzio-
nario, in grado di apprezzare meritamente l’importanza delle
imprese del nostro viaggiatore. Il 18 Ottobre del 1874 salpava
da Batavia per Ternate, ma le pratiche per trovare una nave
da noleggiare andarono fallite e perciò dovette farne ricerca ad
Amboina. Le raccolte di Ternate, benchè, fatte in soli quindici
giorni, sono belle e copiose; ma il frutto maggiore della’ sua visita
a quell’ isola fu il dono cospicuo che, per sua intercessione veniva,
offerto al Museo di Genova dal Sig. A. A. Bruijn ex ufficiale della
Marina Olandese. Questo nuovo inaspettato e prezioso contributo
alle nostre collezioni si componeva essenzialmente di uccelli della
Nuova Guinea, compreso il Monte Arfak, con rare Paradisee, di
Menado (Nord-Est Selebes), di Ternate, di Halmahera, di Buru,
del gruppo delle Sanghir e di altri luoghi, e agli uccelli si ag-
giungevano rettili di Ternate e della Nuova Guinea e insetti di
Menado e Halmahera.
In data 9 Gennaio 1875 Beccari ci informa che ha fissato pel
suo viaggio il brick schooner « Deli» e il 15 dello stesso mese
scrive: « La spedizione alla Nuova Guinea del Museo Civico di
i ?
ODOARDO BECCARI 257
dar
Genova è finalmente pronta a far vela. La partenza è fissata per
il 18, ma in realtà avrà luogo il 20. Il personale si compone di
un capitano, un secondo, due timonieri e sei marinai; ciò per il
servizio di bordo. Il personale per le collezioni comprende sette
cacciatori e preparatori, più un ragazzo per raccogliere farfalle ed
insetti. Sono approvvigionato per otto mesi....».
L’ itinerario seguito dal nostro viaggiatore si può brevemente
riassumere nel modo seguente: Arrivo a Salvatti il 31 Gennaio;
in Febbraio gita a Sorong e a Ramoi e di là a Has e Dorei Hum
sulla costa settentrionale della Nuova Guinea; da Has escursione
nell’ interno fino alle sponde del Wa Samson, fiume a grande
corso da lui segnalato per la prima volta ai geografi. Nel Marzo
dopo aver toccato la costa meridionale dell’ isola di Waigheu a
Wakkeré, si reca a Dorei e i due mesi successivi sono interamente
dedicati all’esplorazione della baja del Geelvink e delle sue isole,
con grandiosi risultati; di ritorno da questa, va di nuovo a Dorei
per risalire i Monti Arfak, sui quali trascorre, facendo splendide
scoperte, i mesi di Giugno e di Luglio. Alla fine di Luglio è di
nuovo a Dorei, ove deve sostituire i suoi marinai morti quasi tutti
per le malattie del paese, e il 4 Agosto, dopo brevi fermate a Sal-
vatti, Batanta e Koffiao, da fondo a Ternate.
« Senza tema di essere tacciato della più piccola esagerazione
posso dichiarare che nessuna spedizione scientifica in alcuna epoca
e luogo ebbe nel corto spazio di tempo impiegato risultati così
ricchi ed interessanti! » Così scrive il Giglioli (*) e lo stesso posso
dire anch'io, che ho avuto la grande ventura di essere fra i primi
ad ammirare le meravigliose collezioni del Beccari al loro arrivo
e il grande onore di curarne l’ordinamento.
A Ternate egli si trattenne oltre tre mesi per ordinare e spe-
dire in Italia il materiale raccolto e nello stesso tempo gli capitò
l'occasione di recarsi per la terza. volta alla Nuova Guinea per
mezzo di una nave da guerra Olandese, il « Surabaja », sulla
quale ottenne facilmente l’imbarco. Sul « Surabaja » era una
Commissione Governativa che aveva lo scopo puramente politico
di definire i diritti dell’ Olanda sulla Nuova Guinea. Questa oc-
casione, naturalmente, egli non volle lasciarla sfuggire, nella
speranza di vedere nuove terre e fare nuove raccolte; speranza
che fu in parte realizzata, perchè potè visitare la baja di Hum-
() Nuova Antologia, oi 1876, pag. 276.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. IX. (27 Luglio 1921). 47
258 . R. GESTRO
boldt, nuova per lui ed aggiungere alle raccolte precedenti inte-
ressanti specie fino allora non incontrate. Egli ebbe a compagno
durante questa spedizione il sig. A. A. Bruijn sopra nominato.
Al ritorno del « Surabaja » Beccari sbarcò ad Amboina; pro- ~
fittò della partenza del primo postale per recarsi a Ternate e ivi
trascorse un mese, occupato alla sistemazione delle ultime raccolte
che dovevano essere spedite in Italia. Il 12 Marzo 1876 s’imbarcò
per Giava, ove passò qualche tempo sempre utilizzato a prò della
scienza e infine decise di rimpatriare.
Il 19 Giugno 1876, dopo un’assenza di quattro : anni e mezzo
giungeva in Firenze!
Non era compiuto ancora un
anno e mezzo dall’epoca del suo
ritorno che egli sognava già
nuove conquiste nel campo della
flora e della fauna e allestiva
una nuova campagna scientifica.
Questa volta aveva con se il va-
loroso Capitano Enrico A. D’Al-
bertis, cugino al Luigi Maria
che gli era stato compagno nella
prima spedizione alla Nuova
Guinea (1).
In poche parole accennerò
ai luoghi principali toccati dai
due viaggiatori. La partenza da
Genova avvenne il 24 Ottobre
1877; dopo breve fermata a
Bombay attraversarono |’ India Cap. E. A. D' Albertis
da Lahore a Calcutta; raggiun- |
sero poi Singapore che lasciarono tosto per dirigersi verso Borneo
() Enrico Alberto D’Albertis, ex ufficiale della R. Marina, è il comandante del
«Violante » il piccolo Cutter da diporto tanto noto per le sue crociere nel Mediter-
raneo, feconde di risultati scientifici, sopratutto talassografici, di cui è reso conto in
varii volumi degli Annali del Museo. (Vedi: R. Gestro. Liguria illustrata. Anno I,
1913, pag. 87). Più tardi con un altro Yacht di poco più grande, il « Corsaro », egli
attraversava l’Atlantico e raggiungeva la prima terra scoperta da Cristoforo Colombo,
seguendo la stessa rotta tenuta dal Grande navigatore genovese. Questa sua ardita
traversata è memorabile nella storia della navigazione. (Campagna del Yacht « Corsaro »
in America, Rapporto del Capitano Enrico Alberto d’ Albertis a S. E. il Ministro
della Marina. — Rivista Marittima. Anno XXVI, fasc. XII, Roma 1893),
Serie ome
.
ODOARDO BECCARI 259
e dopo aver trascorso qualche giorno nel Ragiato di Sarawak,
s’avviarono di nuovo a Singapore per prendere imbarco alla volta
dell’ Australia. Da Sydney andarono per terra a Melbourne e
infine visitarono la Tasmania e la Nuova Zelanda. Conoscendo
l’ indole del Beccari, si comprende come egli cercasse di procurarsi
‘ saggi zoologici nei vari punti di fermata; ma è ovvio che nei
viaggi di tal genere il bottino non può essere che scarso ed è
perciò che Beccari era impaziente di raggiungere una sede fissa,
più adatta per le sue indagini. Qualche cosa avevano ottenuto
in Tasmania e nella Nuova Zelanda, ove rimasero alquanto più
a lungo; ma nell'insieme le collezioni radunate in questa tra-
versata non furono tanto ricche da formare oggetto di lavori
speciali. Per conseguenza i due compagni tornati in Singapore si
separarono. D'Albertis voleva compiere un viaggio intorno al
mondo e realizzò il suo desiderio. Beccari si diresse da solo alla
volta di Sumatra.
Una nuova sorgente di ricchezze pel nostro Museo comincia
dal momento in cui Beccari mette piede in Sumatra, il che
avviene ai primi di Giugno del 1878. Egli sbarca sulla costa
occidentale, a Padang, e senza curarsi di scoperte geografiche,
cerca subito la località più facile a raggiungersi e più promettente
dal punto di vista delle raccolte. Una scelta più felice di quella
del Monte Singalang non poteva aspettarsi. Questo vulcano estinto,
alto 2888 m. ‘/,,, lontano dalla costa solo 36 chilometri, presen-
tava le condizioni le più propizie per le ricerche botaniche e zoo-
logiche, tanto è vero che egli potè radunarvi un cospicuo mate-
‘ riale in un tempo relativamente breve, poichè nell’ Ottobre era
_ già di ritorno in Italia.
Verso la fine del 1879 al nostro viaggiatore, da poco rimpa-
triato, si presentava una nuova occasione per esplicare la sua instan-
cabile attività a profitto del Museo di Genova. Il R. Governo inviava
due navi da guerra, la R. Corazzata « Varese » e il R. Avviso
«Ischia » per proteggere l'impianto della Fattoria commerciale
della Società Rubattino nella Baia di Assab. I due antichi compagni
di viaggio Doria e Beccari facevano parte, insieme al Prof. Giuseppe
Sapeto, di questa missione e si imbarcavano il 16 Novembre sulla
« Varese » che il 22 ancorava a Zante e vi rimaneva fino all’8
260 R. GESTRO
Dicembre. Profittarono di questa fermata per fare escursioni nel-
l’isola e benchè la stagione invernale fosse poco favorevole alle
raccolte, riuscirono con pazienti indagini a raggranellare una
discreta quantità di Artropodi, e fra i Coleotteri ebbero la fortuna
di cogliere uno di quei rarissimi Curculionidi ciechi del genere
Troglorhynchus, sempre difficili a rinvenirsi, che risultò appar-
tenere ad una specie non ancora descritta. Su quelle collezioni
non fu redatto alcun lavoro, ad eccezione di una nota di Silvestri
intorno ai Miriapodi (*) che riesci di una certa importanza perchè
di quell’ isola fino allora erano state indicate tre sole specie,
mentre 1 nostri viaggiatori ne avevano messo assieme sedici, delle
quali due nuove. Nel frattempo era giunto a Zante il R. Avviso
« Esploratore » che doveva sostituire la « Varese ». Trasbordarono .
su questa nave e dopo alcune fermate, a Porto Said e a Massaua,
raggiunsero la meta sbarcando il 25 Dicembre in Assab. Il 30
erano a Ras Dumeirah e il giorno dopo in Aden, ove rimasero
fino al 10 Gennaio 1880. L’ occasione era propizia per fare escur-
sioni nell’Yemen meridionale, terra assai poco percorsa dagli zoo-
logi, ed ebbero la ventura di essere accompagnati da Renzo
Manzoni il celebre esploratore e illustratore di quel paese. Queste
gite fruttarono un materiale non molto copioso ma altamente
interessante, che fu argomento a memorie importanti di Emery
sulle Formiche, di Gribodo sugli altri Imenotteri e di Simon sugli
Aracnidi. Quest'ultimo sopra un totale di 51 specie ne ha trovato
28 nuove ed ha istituito 5 nuovi generi; ma oltre all'importanza
dovuta alle novità, l’ autore ha potuto fare su questo materiale
osservazioni interessantissime di indole sistematica e biogeografica.
Dall’ Yemen tornarono ancora ad Assab per recarsi poi a Moka
ed infine di nuovo in Aden, ove il 29 Gennaio si imbarcarono
per far ritorno in patria. In quest’ ultima parte del loro viaggio
poterono trattenersi per qualche tempo in Cairo, ove si dedicarono
col solito fervore alla raccolta di animali e sopratutto di insetti.
In una memoria sui Coleotteri di questa spedizione ove, sono citate
anche le specie di quest’ ultimo paese, vengono enumerate in totale
220 specie delle quali 9 non erano ancora descritte (?).
\
(1) Viaggio ad Assab nel Mar Rosso dei signori G. Doria ed O. Beccari con il R.
Avviso « Esploratore » dal 16 Novembre 1879 al 26 Febbraio 1880. V. Chilopodi e Di-
plopodi di Zante per Filippo Silvestri. (Ann. Mus. Civ. Genova, XXXVI, 1896, p. 5-8).
(?) Una narrazione dettagliata e interessantissima del viaggio dell’ « Esploratore »
ad Assab, fu pubblicata dal suo Comandante Carlo De Amezaga nel Bollettino della
Società Geografica Italiana, Vol. XVII, 1880, p. 623.
ODOARDO BECCARI 961
Accennerò ora sommariamente ai più importanti animali rac-
colti dal Beccari nei varii paesi da lui visitati.
Nel libro geniale e tanto ricco d’ attrattive in cui Beccari narra
il suo viaggio a Borneo (*) merita speciale attenzione la parte
che riguarda le sue caccie fortunate all’ Orang-utan. Egli ha tra-
scorso alcuni giorni nella foresta per procurarseli ed è riescito ad
ottenere quella magnifica serie di spoglie e di scheletri che for-
mano uno dei principali pregi del nostro Museo. Fra gli esemplari
raccolti vi era un feto, prezioso e di sommo interesse perchè era
il primo che capitava nelle mani dei naturalisti e perchè nulla
sino allora si conosceva intorno ai primi stadii della vita delle
scimmie antropomorfe. Non poco pensiero gli costò di poterlo por-
tare a salvamento, non avendo con se nè recipienti, nè alcool ed
essendo lontano dall’ abitato; ma vi riuscì tenendolo immerso nel-
l’acqua corrente e fresca di un piccolo ruscello. Migliore argomento
che la descrizione di questo raro oggetto non si sarebbe potuto
scegliere per inaugurare la pubblicazione degli Annali del Museo;
infatti il primo volume, stampato nel 1870, si inizia col lavoro
di Salvatore Trinchese, ove il famoso feto è classicamente descritto
e rappresentato con tavole tratte da fotografie (?). Nel suolo della
foresta ove egli cacciava gli Orang-utan si vedevano le impronte
dei cervi, dei cinghiali e del bue selvatico delle isole della Sonda
(Bos sondaicus); questo ultimo però, rarissimo al dire delle sue
guide, non potè ottenerlo (°). I risultati inattesi delle sue caccie
alle antropomorfe non lo distolsero però dalla ricerca di altri
mammiferi e ne mise assieme buon numero fra grandi e piccoli,
di cui ometto i nomi per brevità, ricordando solo gli Hylobates,
la curiosa scimmia dal lungo naso (Nasalis larvatus), varii esem-
plari, alcuni interi in alcool, della rarissima Gymnura Rafflesii,
una bella serie delle singolari Tupaja, tanto rassomiglianti agli
scojattoli, e due caratteristici viverridi, la Cynogale Bennetti e
(1) Nelle foreste di Borneo. Viaggi e ricerche di un naturalista. Firenze 1902.
(2) Raccolgo alla fine del presente scritto le citazioni di tutti i lavori stampati
negli Annali del Museo, che trattano, o per intero o parzialmente, delle collezioni
zoologiche di Odoardo Beccari. Queste citazioni sono disposte in ordine cronologico.
(5) Il nostro istituto possede però due bellissimi cranî di questa specie di bue
selvatico e ne siamo debitori anche a Beccari, che, in una delle varie sue fermate
a Batavia, s' incontrò col genovese G. B. Ferrari, appassionato cacciatore e lo incitò
a mandar qualche collezione al Museo della sua patria. Questi accettò di buon grado
la proposta e si rese benemerito con ripetute spedizioni di oggetti zoologici molto
pregevoli.
262 R. GESTRO
l Hemigalus Boiei. Ebbe pure varii mammiferi volanti, fra cui
gli elegantissimi Pteromys e lo strano Galeopithecus volans.
Di grande importanza è la collezione degli uccelli, cui l’insigne
ornitologo conte Tommaso Salvadori ha dedicato un volume intero
dei nostri Annali. La massima parte di essi fu raccolta dal Doria
insieme al Beccari nei dintorni di Kutcin, la capitale del Ragiato
di Sarawak, e altri, dopo il rimpatrio del Doria, furono presi dal
Beccari in vari luoghi durante le sue numerose escursioni nel-
l’isola. Il volume ha acquistato maggior pregio dalle osservazioni
intorno ai costumi degli uccelli fatte dai due viaggiatori ed è
abbellito da sei tavole a colori, una delle quali rappresenta la
rara Pityriasis gymnocephala che Beccari ha catturato sul
Monte Matan. L'autore dice che « questa collezione è forse la
più ricca e numerosa che sia mai stata portata. in Europa dal-
l’isola di Borneo » e ciò tanto più sorprende se si pensi che
Doria e Beccari erano stati preceduti da numerosi zoologi Olandesi
e dal famoso Wallace. Essa consta di 226 specie, rappresentate
da quasi 800 individui, con buon numero di novità, e il Salvadori
l’ha utilizzata come fondamento per redigere un Catalogo di tutti
gli uccelli finora trovati in Borneo. |
La ricca serie di rettili e batraci fu illustrata magistralmente
dal Prof. W. Peters, l'illustre direttore del Museo di Berlino.
Consta di 88 specie, cosi ripartite: 1 Coccodrillo, 2 Chelonii, 24
Lacertini, 44 Ofidii e 17 Batraci, e fra esse 18 sono nuove per
la scienza; quasi tutte sono artisticamente figurate in cinque tavole.
Non mancano i Draco cioè le graziose lucertole volanti, rappre-
sentate da tre specie, dei cui costumi fa cenno il Beccari a pag. 75
del suo libro. Della sezione. dei Crotali, oltre a due specie di.
Trimeresurus, vi è un nuovo Atropophis (A. borneensis)
e fra i velenosi figurano pure tre specie di serpenti marini
(Idrofidi). 3
I nostri due viaggiatori, persuasi della importanza dello studio
dei pesci d’acqua dolce più negletto di quello dei marini, pro-
curarono di comporne una serie numerosa. Il Ragiato di Sarawak
al loro arrivo era del tutto inesplorato dal lato ittiologico, benchè
Wallace vi avesse fatto lunga dimora e perciò i. risultati delle
loro pesche furono promettenti. Alcuni degli esemplari raccolti si
comunicarono al Dott, Giinther del Museo Britannico, che ne de-
scrissè tre come nuovi (Gobius Doriae, Eleotris dasyrhynchus,
/
ODOARDO BECCARI 263
E. heterolepis) (*). Più tardi il Dott. Decio Vinciguerra si pro-
pose di illustrare l’ intera collezione e cominciò con uno studio
dei Siluridi in un lavoro assai accurato e pregevole, ove l’Arius
Doriae e | Hemipimelodus intermedius figurano come nuovi
per la scienza. È un male però che egli, dovendosi allontanare
da Genova, si sia limitato a questa prima parte, mentre il mate-
riale offriva ancora larga messe di osservazioni importanti. Altre
due specie furono in seguito fatte conoscere dall’ ittiologo Alberto
Perugia cioè: Gobiws Beccarii ed Eucirrhichthys Doriae,
quest’ultimo rappresentante di un nuovo genere. Beccari ha accre-
sciuto il pregio della sua raccolta con molte osservazioni e
riflessioni sui costumi di questi animali e sui metodi di pesca
impiegati dagli indigeni. «Egli ha avuto pure cura di munire
ciascuna specie di. un cartellino coll’ indicazione del nome locale,
notando come cosa curiosa che il nome viene applicato dai
nativi collo stesso criterio del sistema Linneano binominale,
essendovi un vocabolo unico che indica pesce in generale (Ican)
e un secondo, diverso secondo le varie specie e basato sui loro
caratteri distintivi. Egli si trattiene poi specialmente sul Towotes
jaculator, che i Malesi chiamano Ican Sumpit, ossia pesce cer-
bottana, per lo strano costume di impadronirsi degli insetti posati
sulle foglie delle sponde con un forte getto Lea dalla bocca,
e ne da anche una figura.
La fauna malacologica del territorio esplorato, sopra.tutto per
quanto riguarda le forme terrestri e fluviali, non fu davvero tra-
scurata; ne fa fede la magnifica memoria di Arturo Issel, corredata
di quattro tavole, nella quale troviamo che le specie raccolte am-
montano ad 81 e che tra queste, 24 sono un nuovo acquisto per
la scienza.
Quanto ai Crostacei, in un lavoro del Dott. Nobili sui Decapodi
e Stomatopodi Indo-malesi del Museo Civico di Genova vediamo
citate una ventina di specie, la maggior parte di Sarawak e solo
alcune di Ceylan e di Singapore, fra le quali il nuovo Potamon
Doriae.
@) Description of two new Gobioid Fishes from Sarawak. By Dr. A. Gunther.
(The Annals and Magazine of Natural History. Vol. I, fourth Series, 1868, p. 264,
plate XII.
Descriptions of two new Siani of Fishes discovered by the Marquis J. Doria
By Dr. A. Giinther. (Loc. cit. Vol. III, fourth Series, 1869, p. 444). Una sola delle specie
descritte è di Sarawak.
264 ‘R. GESTRO
I Diplopodi, illustrati colla ben nota competenza dal Prof. Fi-
lippo Silvestri, sono in numero piuttosto scarso, ma su un totale
di 10 specie 7 sono nuove e su una di esse è pure fondato un
nuovo genere.
Dei Ragni si è occupato l’insigne Aracnologo Prof. T. Thorell
cominciando con uno studio sugli Opilioni nel quale sono descritti
come nuovi per la scienza quattro generi e sei specie, di Sarawak
e di Giava. Seguono a questo primo saggio due volumi degli Annali
del Museo interamente dedicati allo studio dei ragni Malesi e Pa-
puani, ove sono largamente rappresentate le collezioni fatte da Doria
e Beccari a Sarawak e da questo ultimo in altre isole della Malesia,
specialmente in Sumatra. In un’altra classica memoria vengono
descritti varii generi e specie nuove di Aracnidi inferiori, la
maggior parte di Giava, illustrati con tre tavole e più tardi tro-
viamo pubblicati due interessanti Pedipalpi: Charon sarawa-
hensis e Thelyphonus Doriae di Sarawak e due nuovi Scorpioni di
Sumatra. A questi pregevolissimi lavori il Thorell infine ne ha
aggiunto uno che consiste in brevi descrizioni di numerose specie
di Sarawak e di Sumatra, e poi un secondo studio sugli Opilioni,
basato su più ampio materiale, fornito in massima parte dalle
ricerche compiute dal Beccari in Sumatra, specialmente sul Monte
Singalang. v
E facile immaginarsi l’entusiasmo dei due viaggiatori nel
trovarsi in mezzo ad una fauna entomologica meravigliosa per
stranezza di forme, splendore di colori e quantità di specie. Doria
aveva cominciato da ragazzo a interessarsi agli insetti e la sua
passione straordinaria per raccoglierli si può dire che cessò soltanto
colla sua vita. Nel principio del suo soggiorno a Sarawak, come
egli stesso raccontava, recandosi a far visita ufficiale al Governatore,
trovò per la prima volta sopra una foglia una Collyris (4); con
viva commozione la colse e la tenne leggermente fra due dita,
fintantoché finita la visita, pote portarla a casa ancora viva. Egli
indossando gli abiti di Società non aveva pensato a mettere in
tasca almeno uno dei tubetti per raccolta, di cui era sempre ben
fornito. Fu pure grande la sua gioia quando, sotto tronchi ab-
battuti nella foresta, trovò i primi Mormolyce, gli stranissimi
Carabici ad aspetto di foglia secca (?). Malgrado l'esuberanza di
(1) Raro genere di Coleotteri della famiglia dei Cicindelidi.
(2) Ho riconosciuto (Note sopra alcuni Carabici etc. etc. in questi Annali, Vol. VII,
1875, p. 887) che questi Mommolyce di Sarawak rappresentavano una forma diversa da
quella del 2. phyllodes tipico, e perciò ho loro assegnato il nome speciale di Lorneensis.
Cai ODOARDO BECCARI 265
vita in quelle foreste, non è da credere che la ricerca degli insetti
fosse sempre agevole; Beccari per raccogliere le numerose piante
epifite viventi sui rami alti era costretto a fare abbattere alberi
talvolta elevatissimi, e ciò anche per facilitare la caccia a certi
insetti. Le farfalle, volavano a tale altezza che non si potevano
cogliere col retino e qualcuna delle più grandi cadde colpita dal
fucile carico a piombo minuto. E giacchè son venuto a nominare
le farfalle, mi piace rammentare che fra le belle specie riportate
da Borneo figura la rarissima Ornithoptera Brookeana, nomi-
nata in onore del Ragia di Sarawak, che è senza dubbio una
delle più belle farfalle del mondo. Era un vero paradiso terrestre
per gli entomologi e si andava di sorpresa in sorpresa; possiamo
dunque figurarci il magnifico risultato delle prime ricerche, che
dopo il rimpatrio del Doria furono continuate con alacrità e con
grande perizia dal compagno, che condivideva pienamente il suo
ardore.
L’aver nominato gli alberi mi fa entrare nel campo della
botanica che mi ero proposto di non invadere. Uno degli alberi
più alti di Borneo, e anche del mondo intero, era una specie
nuova della famiglia delle Leguminose che Beccari nominò A-
bauria eacelsa (*) in onore del suo compagno. Mi piace riportare
qui, dal primo volume della sua magistrale opera « Malesia »
(pag. 170) le parole che fanno seguito alla sua descrizione, perchè
esse provano l’elevatezza del suo animo: « Io poi sono ben for-
tunato che mi si presenti l'occasione di dedicare all’amico, il piu
grande fra i grandissimi alberi che crescono in Borneo, collegando
così il suo al mio nome, a memoria del viaggio intrapreso insieme
in quell’ isola. Dove se a lui la sorte non fu benigna, porse però
l'occasione di sviluppar |’ idea della fondazione del Museo Civico
di Genova, che offre adesso il più prezioso materiale zoologico, e
col mezzo degli Annali, che ne costituiscono la sua miglior ma-
nifestazione, la più importante pubblicazione zoologica che. esista
in Italia ».
Se volessi riferire; anche soltanto con brevi cenni, sulle forme
le più singolari contenute fra gli insetti radunati dal Beccari, il
mio scritto diventerebbe troppo voluminoso; dovrò dunque limi-
tarmi a registrare nell’ elenco bibliografico qui annesso tutte quelle
(1) Abauria è Vantica maniera di scrivere il nome della famiglia Doria. L’Abauria
excelsa raggiunge l’altezza di 80 metri.
266 R. GESTRO Dies
memorie pubblicate nei nostri Annali, in cui sono illustrate tali.
raccolte o per intero, o in parte. Importa però notare che per
quanto su di esse siano stati stampati, a cominciare dal 1870 fino
ad. oggi, numerosi lavori, resta tuttavia un materiale, tuttora in-
determinato, che ha fornito anche recentemente e che potrà fornire
ancora per lungo tempo argomento a non pochi studî monografici.
Il viaggio nel Mar Rosso e nel territorio dei Bogos ha pure
arricchito in modo notevole il nostro Museo. Antinori vecchio
d’anni, ma giovane d’energia e
d’entusiasmo per i suoi studi
favoriti, era dedito sopra tutto
alla raccolta dei vertebrati, con
speciale predilezione per gli uc-.
celli, che metteva in pelle con
rara abilità; Beccari lo coadiu-
vava in tutto e, oltre alle sue
piante, radunava grande copia
di invertebrati e specialmente di
insetti, che non erano mai stati
ricercati con tanta cura e attitu-
dine dai viaggiatori precedenti.
Il numero ragguardevole di mo-
nografie comparse nei nostri
Annali dimostra luminosamente
-quanto sia stata efficace l’ opera
di questi due viaggiatori.
Per non dilungarmi troppo
intorno ai mammiferi accennerò sopra tutto ad un Lophiomys
Imhausii, preso nel Giugno 1870 a Cheren, nel paese dei Bogos,
cattura molto importante per la rarità di questo roditore e perchè
fino allora se ne ignorava esattamente la provenienza. Dall’ unico
esemplare inviato al Museo si è potuto ricavare oltre alla pelle
anche lo scheletro, che è di grande interesse presentando insoliti
caratteri nel cranio. Di gran pregio fu pure una serie di Hyraa,
che ha servito di base ad uno studio del Lataste. Non parlo delle
numerose specie di gazzelle, di rari chirotteri e di una pregevole
serie di scheletri di altri mammiferi.
Il catalogo degli uccelli compilato per cura di O. ina e
Orazio Antinori
ODOARDO BECCARI 267
T. Salvadori da un’ idea dell’ attivita dei raccoglitori. Esso consta
di 227 specie, tre delle quali nuove per la scienza sono illustrate
in tre tavole a colori e il valore di questa memoria é accresciuto
dalle note diffuse ed interessanti sui costumi di ciascuna specie.
Anche dei Rettili e Batraci il Museo ha ricevuto un cospicuo
materiale, composto di cirea 300 esemplari, che ha servito ad un
lavoro apprezzato del Dott. Bedriaga sul genere Latastia. Fra le
specie che non erano state ancora descritte figura un’ Agama del
paese dei Bogos.
La raccolta dei pesci, che nel Mar Rosso si trovano in nu-
merose specie fregiate dei piu vivi colori, fu ricchissima, per merito
principale di Arturo Issel, che,
come si è detto sopra, faceva parte
della spedizione. Mentre i suoi
compagni si affaccendavano ad
esplorare il territorio dei Bogos,
egli si era fermato a Massaua
"per procurarsi il più gran numero
di campioni della fauna marina.
Un elenco dei pesei figura nel-
l’ Appendice alla narrazione del
suo viaggio, scritta. con molto
brio e ricca di dati scientifici (1).
È da notarsi però che il numero
delle specie fu fortemente au-
mentato in seguito, per opera
dell’ Antinori, il quale, dopo il Arturo Issel
rimpatrio dei due compagni, si |
trattenne ancora in quelle regioni radunando copiosa messe
| zoologica, Ma I’ Issel, oltre ai pesci, aveva curato molto la ricerca
degli altri animali marini e sopratutto quella dei Molluschi, ramo
in cui egli era maestro e i risultati furono tali da essere base
di parecchie memorie di Paladilhe, Morelet, Tapparone Canefri e
di lui stesso.
@) Viaggio nel' Mar Rosso e tra i Bogos (1870) di Arturo Issel. Milano, Treves,
1872.
Intorno a quelle regioni e sopra tutto alla loro fauna il lettore potrà trovare
interessanti ragguagli nel volume ricavato dalle carte manoscritte del rimpianto
Marchese Antinori, che i suoi eredi, con gentile pensiero, hanno radunato e che la
Società Geografica Italiana ha pubblicato sotto il titolo « Viaggio nei Bogos »
(Bollet. Società Geogr. 1887).
268 R. GESTRO
Beccari intanto si dedicava con grande amore alla raccolta
degli insetti, impiegando sistemi di ricerca fino allora trascurati,
come ad esempio le caccie nei formicai, quelle di notte alla lam-
pada ed altre. Accrescerei troppo il volume di questo mio scritto se
dovessi, anche brevemente, riferire soltanto sopra una parte-dì ciò
che egli ha mandato al Museo; non posso però far a meno di accen-
nare alla viva contentezza che ho provato di iniziare le mie pub-
blicazioni entomologiche con una specie a lui dedicata. L’ Janthe
Beccarii di Cheren fu il primo insetto da me descritto. Nella
stessa memoria è pure descritto e figurato il Cossyphodes Bec-
carii, stranissima forma di Coleottero Mirmecofilo, appartenente
ad un genere di cui si conosceva fino allora una specie di Madera
e una del Capo di Buona Speranza, ambedue viventi nei formicai.
In pari condizioni egli ha trovato, anche in un solo esemplare, un
nuovo Pselafide cui fu dato il nome di Clavigerodes A byssinicus.
Un'altra scoperta interessante fu quella del genere Ichthyurus,
noto allora per una sola specie propria dell’ Africa occidentale e
che egli raccolse in quantità sui fiori del Cissus quadrangularis ;
questo grazioso insetto, notevole per insoliti caratteri sessuali se-
condarii, spettava pure ad una specie non descritta. Ma io parlo
finora della modestissima opera mia, mentre allo studio dei Co-
leotteri hanno contribuito autori di vaglia, come il Barone di
Harold, Chapuis, Bourgeois, D’ Orbigny, Lesne e vari altri. Se poi
passiamo ‘agli altri ordini di insetti, è da rammentare la memoria
dell’ insigne Mirmecologo Carlo Emery, ove fra le descrizioni di
numerose specie, trovasi figurato il nuovo singolarissimo genere
Melissotarsus (M. Beccarii di Cheren). Altri Imenotteri sono
sapientemente illustrati dal Gribodo e dal Mantero. Così per i
Ditteri, da un apprezzato scritto di Rondani, troviamo una bella
serie di specie nuove, fra le quali due dello strano genere Di-
opsis distinto per gli occhi sostenuti da un lungo peduncolo e
due nuovi generi Bogosia e Beccarimyia.
Fra gli Ortotteri è degno d’ essere nominato un parente della
nostra Mantis religiosa, ma gigantesco e munito di espansioni
fogliacee al torace e alle gambe, che gli danno un aspetto fanta-
stico, tanto che fu battezzato Idolum diabolicum. Un solo esem-
plare venne portato da un ragazzo sopra lo stelo di una grami-
nacea, e pare che questo insetto sia rarissimo, perchè malgrado
le ripetute ricerche e le promesse di compensi, non fu possibile
averne altri. |
%
ODOARDO BECCARI 269
A provare infine la diligenza del Beccari come raccoglitore,
esiste una serie di Elminti da lui pazientemente radunati inve-
stigando i visceri dei vertebrati che venivano colti ogni giorno.
Questa serie servì di argomento ad un accurato studio del chiaro
elmintologo Prof. C. Parona.
In complesso il risultato zoologico ottenuto dalla spedizione
nel Mar Rosso e tra i Bogos è sorprendente quando si pensi che
le stesse regioni erano già state esplorate da molti naturalisti e
che la bibliografia registra in proposito opere voluminose e impor-
tanti, quali il viaggio di Ferret et Galinier, i lavori di Ruppell,
di Heuglin e di tanti altri che ometto per brevità.
Quanto immenso sia stato il contributo recato da Odoardo
Beccari alla conoscenza della fauna della regione papuana e quanto
grande I’ impulso che ne venne per conseguenza allo sviluppo del
nostro istituto, è difficile dimostrarlo in poco spazio e occorrerebbe,
per darne un’ idea adeguata, un lungo lavoro che per ora non
mi è concesso di compiere; mi terrò adunque nei più stretti limiti,
come ho fatto per le due esplorazioni di Borneo e del paese dei
Bogos.
Basterebbero i soli mammiferi a confermare la verità dei miei
apprezzamenti, perché il numero delle specie radunate e di quelle
che non erano ancora note è veramente considerevole. I chirotteri,
animali a più facile dispersione geografica, figurano nella serie
con un totale di 20 specie, fra le quali risaltano esemplari gigan-
teschi di Pteropus che, artisticamente preparati, formano ora l’am-
mirazione dei visitatori del Museo; fra i Pleropus melanopogon
vi è la nuova varietà papuana di Mansinam. La caccia ai pipi-
strelli fu sopra tutto produttiva nelle Isole Aru, nelle Isole Key
e nella Baia del Geelvinck; in quest’ultimo luogo, che per le
abili investigazioni del Beccari ha dato tanti frutti, furono scoperte
le nuove specie Emballonura Beccarii e Phyllorhina papua ;
mentre il Vesperugo papuanus, parimente nuovo, fu rinvenuto
a Salvatty. Interessante è pure la cattura del Nyctinomus pli-
catus, Buch. Ham., perché è il primo Molosside trovato alla Nuova
Guinea e le Isole Filippine segnavano finora il limite orientale
di questa specie, e infine ricorderò che da Ternate, per merito
del Bruijn, si ebbe il Rhinolophus truncatus, Pet. Beccari si
riprometteva di regalare al Museo un Dugongo, ma non potè
270 R. GESTRO
appagare il suo desiderio; però rinvenne nelle Isole Aru, nelle
Key e in quelle della Baia del Geelvinck varie parti del cranio
e degli arti ed ebbe cura di conservarle. Questa lacuna nelle
agio del Museo, fu più tardi colmata per merito del Dottor
Lamberto Loria, che dalla Nuova Guinea britannica mandò una
pelle ed uno scheletro di questo interessante Sirenide.
Ben si comprende come il gruppo dei Marsupiali, caratteri-
stico ‘della regione, segni un indice maggiore di ricchezza nel
materiale riportato di là. Oltre alla. Phascologale Thorbeckiana,
già nota, presa a Andai e ad Ansus, questo genere ha subito
l'aggiunta di tre nuove specie, cioè Ph. dorsalis e Ph. Doriae
uccise da Beccari sul Monte Arfak e Ph. pilicauda scoperta
. lungo il fiume Fly da L. M. D'Albertis, che, insieme al Bruijn,
ha concorso non poco ad accrescere il numero dei Marsupiali
papuani.
A Hatam, il luogo classico sul Monte Arfak, oltre al noto
Perameles doreyanus, antica specie del viaggio dell’Astrolabe,
si è trovato il nuovo P. longicauda, mentre le Isole Key e le
Isole Aru hanno dato rispettivamente i nuovi P. rufescens e
P. aruensis. Del genere Phalangista possiamo annoverare ben
otto specie, la metà nuove, fra le quali meritano speciale menzione
la Ph. gymnotis, alquanto aberrante per l'aspetto e anche per
i costumi, avendo come osserva. Beccari, che l’ha scoperta alle
‘isole Aru, abitudini meno arboree dei suoi congeneri; e la Ph.
pennata, specie elegantissima colta fra i rami di un grosso albero
fatto abbattere da Beccari, somigliante pel disegno del capo al
Petaurus Ariel, ma facilmente riconoscibile per la mancanza
dell’ espansione membranosa dei lati del corpo che esiste in que-
sto ultimo. Il piccolo Oposso volante. (Petaurus ariel) assai
sparso nelle Molucche e nella Papuasia, fu trovato dal Beccari
abbondante nelle Isole Key e nella Nuova Guinea, ove, secondo
egli ha osservato, si rende nocivo alle Palme a cocco vuotandone
interamente le noci mature. Anche fra i Kanguri si ha da citare
il nuovo Macropus papuanus e fra i Kanguri arborei. non man-
cano le due note specie Dendrolagus ursinus e .D. inustus,
questo ultimo raccolto durante la spedizione Olandese del « Sura-
baja ». di
La scoperta più stupefacente fu però quella di un Monotremo
nella parte settentrionale della Nuova Guinea e precisamente su
ODOARDO BECCARI 271
quel famoso Monte Arfak, sede di tante meraviglie. E bastato
un cranio incompleto per accertarsi che si trattava di un animale
affine alle Echidna australiane e questo cranio, che era stato.
raccolto dai cacciatori del sig. A. A. Bruijn, ha servito per la descri-
zione del Tachyglossus Bruijnii, il cui tipo è religiosamente
custodito nel nostro museo. L'articolo di Peters e Doria in cui è
descritto questo raro animale termina con le seguenti parole:
« La scoperta di una nuova specie del genere Tachyglossus
che fino ad oggi si considerava come una delle forme più spic-
canti della fauna australiana propriamente detta, è un nuovo
potente argomento che dà un vero stampo australiano alla fauna
della Nuova Guinea, e ciò in contraddizione con la flora, che
secondo il Beccari, almeno nella parte settentrionale, è schiet-
tamente Malese ». |
_ Per quanto concerne i mammiferi devo ancora aggiungere
che la serie dei Roditori non manca di importanza, comprendendo
sette nuove. specie, fra le quali sono notevoli varie forme di
Uromys (U. validus, U. Bruijnii) e 1° Hydromys Beccarii
delle isole Key.
I miei apprezzamenti intorno alla collezione degli Uccelli, se
anche ne parlassi così diffusamente come ho fatto per i Mammi-
. feri, sarebbero sempre impari alla realtà e oso dire che si potrebbe
chiamarla colossale, senza cadere nell’iperbole. Nessuno del resto
stenterebbe a crederlo se sapesse che ha servito di base alla magi-
strale opera del Conte Tommaso Salvadori, intitolata. « Ornitologia
della Papuasia e delle Molucche, e composta di tre grossi volumi;
(1) e se ne convincerebbe anche meglio vedendo la serie degli esem-
plari conservati nel Museo. Ivi una parte è già incorporata alla
collezione generale nelle sale d’ ostensione, ma la parte più grande
e di maggior pregio è custodita nel reparto di studio e precisa-
mente nel salone intitolato ad onore di Odoardo Beccari.
Il vanto di questa stupenda raccolta spetta in primo luogo a
Beccari; l’idea del Bruijn di unirvi la sua è pure merito di
Beccari che gliela ha suggerita, come si è detto sopra a pag. 256;
(1) Quest’ opera, veramente monumentale, fu pubblicata dalla Reale Accademia
delle Scienze di Torino e forma tre volumi delle sue Memorie. Il primo, stampato
nel 1880, di pagine I—XII e 1—575, tratta degli Accipitres, Psittaci e Picariae. Il secondo
stampato nell’ anno successivo, di pagine I—XVI e 1—707, è dedicato esclusivamente
ai Passeres. Il terzo ha la data 1882, è di pagine I—XVI e 1—597 e tratta degli
Ordini Columbae, Gallinae, Grallatores, Natatores, Struthiones, più un Addenda.
2792 R. GESTRO
essa però ha assunto anche maggiore importanza dall’aggiunta
del materiale radunato con diligente cura da L. M. d’Albertis
durante le sue ardite esplorazioni della Nuova Guinea meridionale
e della regione bagnata dal fiume Fly (*). Il Marchese Doria è inter-
venuto in tempo ad evitare che quest’ultima raccolta atta a com-
pletare le due precedenti, andasse venduta fuori d’Italia e volle,
con suo sacrifizio finanziario, assicurarla alla sua Genova e al
suo Museo (?).
Nelle regioni di cui sto discorrendo è ben noto quanto siano
abbondanti le specie di certi gruppi, come ad esempio i pappa-
galli, le colombe, e le paradisee e quanto siano ammirabili la vaghezza
delle loro tinte e la profusione dei loro ornamenti. Dai pappagalli
di alta statura come le Cacatua e gli straordinarii Dasyptilus Pes-
quetie Microglossus aterrimus, quest’ ultimo dalle piume intera-
mente nere, passiamo gradatamente a forme minori fino’ alle,
minuscole Nasiterna. Di questi pappagallini pigmei, grossi quanto
un pettirosso e graziosamente variopinti, di cui si conoscevano
soltanto otto specie, Beccari ne mando sei, ma di queste sei cinque
erano nuove e se ne custodiscono religiosamente 1 tipi. Anche le
Charmosyna per la loro bellezza meriterebbero di essere anno-
verate, ma allora per ragioni d’equità, dovrei ricordare tante
altre forme di questo ordine. Dirò invece degli Alcioni rappresen-
tati da una copiosa serie, che desta la comune sorpresa per la
bellezza delle tinte, sopratutto nelle vaghissime specie del genere
Tanysiptera.
‘Sorvolo su tante famiglie dell’ ordine dei Passeracez, numero-
sissime, quali sarebbero le Muscicapidae, le Campophagidae,
le Meliphagidae ed altre ed entro nel regno delle Paradisee,
non senza trepidazione perchè per discorrerne degnamente biso.
gnerebbe creare un linguaggio nuovo. Qui non abbiamo più i
colori vivissimi con forti contrasti proprii dei Psittacidi, nè le tinte
(1) I viaggi di L. M. d’Albertis sono narrati da lui stesso nel suo bel volume
intitolato: « Alla Nuova Guinea: ciò che ho veduto e ciò che ho fatto ». (Torino,
Fratelli Bocca & C., 1880), e un riassunto di essi, scritto dal Prof. L. F. De Magistris,
con molta grazia ed esattezza, lo troviamo nel Calendario-Atlante De Agostini,
Anno XVI, 19419. In uno di questi viaggi egli fu FICO MAESTRO da un distinto citta-
dino genovese, il Sig, Riccardo Tomasinelli,
( Così è giustificata la dedica che leggiamo in testa al primo volume della
grande opera di Salvadori: « Ad Odoardo Beccari, a Luigi Maria d’Albertis e ad
Antonio Augusto Bruijn, i quali con meritata fortuna la Nuova Guinea e le Molue-
che esplorando, raccolsero i materiali per questo lavoro ed al Marchese Giacomo
Doria che le esplorazioni dei primi grandemente aiutò l’autore dedica questo libro. »
*
ODOARDO BECCARI ID
pur belle e variate ma più moderate dei Colombi; . invece veri
abiti di velluto e di porpora e riflessi metallici aurei e cuprei; ma
dove la natura si è più sbizzarrita in questi esseri sorprendenti è
nella profusione degli ornamenti sessuali, foggiati nei modi i più
svariati e 1 più strani.
Di questi uccelli meravigliosi, soggetto di strane superstizioni
presso i Papuani (!) il nostro Museo possiede una serie. di un
pregio inestimabile. Uno dei più notevoli è senza dubbio l'A strapia
nigra, che il Le Vaillant ha chiamato l’ Incomparable è che è
davvero di una sorprendente bellezza. Beccari è stato il primo
europeo che abbia veduto e raccolto questa specie nelle sue fore-
ste native ed è merito suo se ne conosciamo i costumi. Fra le
specie vellutate e con aree a riflessi metallici, un’altra bellissima
è la Parotia sexpennis, che oltre allo strano ornamento sessuale
delle sei lunghe piume filiformi sul capo, é caratterizzata dal
colore speciale dell’iride, azzurra, circondata da un’aureola gialla,
occhi che Beccari definisce una vera magnificenza. Le Lophorhina
e gli Epimachus meritano pure di essere citati per la loro ele-
ganza; ma sopra tutto non va dimenticato il nuovo stranissimo
genere Drepanornis, di cui le due specie D. Albertisii e
D. Bruijnii si devono ai nostri viaggiatori. Volgarmente si con-
siderano come uccelli di Paradiso soltanto quelle specie che si
trovano in commercio come articoli di moda, ossia le vere Para-
disea, distinte per i due fasci sotto-umerali di piume pioventi,
finissime e gialle, oppure rosso-sanguigne come nella P. Rag-
giana; ma vi sono pure altre forme disparatissime, anche più
piccole, ma non meno sorprendenti, come il Cicinnurus regius,
la Schlegelia respublica, le Diphyllodes, la Semioptera
Wallacei, gli Xanthomelus ecc. ecc.
Le gentili Colombe si presentano anche esse in una serie
degna d’ammirazione, sia per le 19 specie che non erano
ancora note agli ornitologi, sia per la varietà ed armonia di tinte
nei numerosi Ptilopus, e sopra tutto per i giganti dell’ ordine,
ossia le eleganti Gowra dai ciuffi somiglianti a veri merletti, di
cui si hanno tre tipi di nuove specie (Goura Beccarii, G. Alber-
tisiù e G. Sclateri).
(1) Nel Volume II dell’ Ornitologia della Papuasia e delle Molucche di Tomaso
Salvadori, la parte riguardante la storia delle prime scoperte di questi. uccelli, dei
loro costumi etc. è largamente ‘esposta.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. IX. (27 Luglio 41921). 18
274 R. GESTRO
Anche fra i Gallinacei si sono riscontrate novità, quali sarebbero
il Talegallus fuscirostris e | Aepypodius arfakianus, e così
pure fra le Gralle ed i Palmipedi..
Il miglior modo di chiudere questo abbozzo sulla raccolta degli
uccelli sarà quello di rammentare che fra i molti tesori conservati
nel Museo vi è un’ imponente schiera di Casuari, appartenenti a
parecchie specie e rappresentati da maestosi esemplari, fra i
quali i tipi del Casuarius Beccarii e del C. occipitalis meritano
speciale riguardo.
Infine un'idea più esatta del valore scientifico di questo mate-
riale ornitologico è data del numero dei ip? in esso contenuti,
i quali ascendono, salvo errore, alla cifra notevole di 185 (1).
La collezione di rettili e batraci fatta da Beccari in Amboina,
nelle Isole Aru e nelle Isole Key ha anche essa molto pregio
scientifico e risulta di 670 esemplari e 53 specie, delle quali 10
nuove. Essa fu egregiamente illustrata dal Marchese Giacomo
Doria in un lavoro corredato di due tavole. Ma una memoria
più ponderosa, accompagnata da sette tavole, fu pubblicata più
tardi da Peters e Doria ed è fondata sull’esame di oltre tremila
esemplari raccolti in quarantaquattro differenti località. Si tratta
di 136 specie di rettili con 19 novità, fra le quali un nuovo
genere di serpenti marini (Pelagophis) e di 20 batraci, dei quali
8 specie e 2 generi sono nuovi.
Il materiale ittiologico è SO e si compone di esem-
plari provenienti principalmente da Ternate e da Amboina. Le
specie, notevoli per varietà di forma e di disegno e. per vivacità
di colori, in buona parte furono determinate coll’ aiuto della grande
iconografia di Bleeker sui pesci delle Indie Orientali Neerlandesi (?),
ma intorno ad esse finora non fu da noi pubblicato alcun lavoro.
Non può dirsi lo stesso della collezione dei Molluschi, che ha
fornito argomento a ben nove memorie dell’insigne malacologo
C. Tapparone-Canefri, una delle quali, corredata di undici tavole
e di figure nel testo, forma l’intero volume XIX del nostro perio-
(1) Siccome questo mio scritto passerà probabilmente anche fra le mani di qual-
che profano alla Storia Naturale, mi pare opportuno di spiegare che la parola tipo
si applica a quell’esemplare, di animale o di pianta, che ha servito alla descrizione
della specie. Il tivo acquista quindi l’importanza di un documento e deve essere con-
servato scrupolosamente. È perciò che negli istituti che hanno per iscopo lo studio
e la conservazione delle collezioni, è sacrosanto dovere l’impedire che i tipî vadano
soggetti a deperimento o a distruzione.
(2) Atlas Ichthyologique des Indes Orientales Néerlandaises par P. Bleeker.
ODOARDO BECCARI 275
dico. Merita di essere osservato che i piu importanti di questi
lavori trattano di forme terrestri e fluviali, il che concorre a con-
ferire maggior pregio alla raccolta, sapendosi da tutti che le
marine hanno larga dispersione geografica, mentre le terrestri
occupano aree circoscritte e servono meglio a caratterizzare la
fauna della regione. È superfluo I’ aggiungere che il numero delle
novità anche in questa parte del materiale papuano raggiunge
una cifra molto elevata.
Entrando ora nel campo smisurato degli Artropodi il mio
compito si fa più grave ancora, non potendo, per ragioni di tempo
e di spazio, trattenermi in troppi minuti particolari.
Il Dott. G. Nobili, in due memorie pubblicate nei nostri
Annali, ha illustrato con speciale competenza la collezione carci-
nologica, costituita da un numero rilevante di specie, non poche
delle quali erano ancora da descrivere. D'altra parte abbiamo
intorno ai Chilopodi e Diplopodi tre pregevoli lavori dell’ infaticabile
monografo dei Miriapodi il Prof. Silvestri, illustranti anche questi
forme nuove e notevoli. _
Del tutto sorprendente per ricchezza è la collezione aracnolo-
gica, che ha avuto la fortuna di passare per le mani di uno dei
più valenti cultori di questo gruppo, il Prof. T. Thorell. Sono tre
grossi volumi che egli vi ha dedicato, senza contare sei altre
opere di minore mole, ma di non minore importanza, come
sarebbe ad esempio quella sui « Ragni di Amboina raccolti dal
Prof. O. Beccari », ove vengono enumerate 100 specie, delle
‘ quali 48 sono nuove per la fauna Amboinese e 37 vengono
descritte per la prima volta; questa cifra di 37 è assai elevata
se si consideri che, per quanto riguarda la sua fauna aracnolo-
gica, l’isoletta di Amboina, è una delle parti meglio conosciute
delle regioni intertropicali del globo, grazie ai lavori dell’ Olandese
Doleschall. Così nota l'Autore, il quale osserva che questa raccolta
si può considerare come una delle più interessanti e ricche che siano
state portate in Europa da quelle regioni, ed io sono ben lieto
di ripetere con lui che questo pugillo di ragni, che ha richiesto
312 pagine per essere illustrato, fu raccolto dal Beccari nel breve
spazio di un solo mese, il Dicembre del 1874! In altre memorie
del Thorell sono descritte e figurate nuove e strane forme di
Opilioni, di Acari e di Pseudoscorpioni.
Dall’ estensione dell’elenco bibliografico che riguarda gli insetti
276 R. GESTRO
si rileva quanto sia immenso il contributo recato dal Beccari
a questa classe di animali; oltre a ciò, come ho già notato,
restano ancora famiglie o generi interi da studiare e la collezione
potrà fornire ancora per varii anni argomento a nuove monografie.
È ben difficile riassumere in poche parole il sommo valore di
questa parte della collezione zoologica, in cui si esplica sempre
di più l’opera attiva e lo spirito d’ osservazione del raccoglitore,
e neppure è facile indicare, anche approssimativamente, con una
cifra le novità da lui scoperte; ma ove sta il maggior merito
del Beccari è che, in mezzo al fascino di tante forme spiccanti
per enormi dimensioni e per splendori vivissimi, egli non ha
trascurato le forme più umili e con meravigliosa pazienza ha
radunato gran coppia di insettini minutissimi, cioè tutto un |
mondo sconosciuto, come egli sapientemente prevedeva. Basterà
a conferma delle sue previsioni, citare soltanto la prima
memoria di Fauvel sugli Stafilini, dalla quale risulta che, su 140
specie 130 sono nuove e che vi sono compresi 6 nuovi generi.
I Coleotteri più appariscenti sono illustrati in differenti articoli,
che comprendono notevoli novità in fatto di Cetonidi e di Bupre-
stidi. Il solerte raccoglitore non ha dimenticato di far buona
‘provvista del colossale Euchirus longimanus, di cui i maschi
hanno le gambe anteriori di smisurata lunghezza, e che è carat-
teristico della fauna di Amboina; inoltre le sue accurate investi-
gazioni sul Monte Arfak hanno fruttato la cattura pregevolissima
di un altro enorme Lamellicorno il Chalcosoma Beccariî. Anche
i Lucanidi sono ben rappresentati e fra essi merita menzione il
singolare nuovo genere Neolamprima, fondato sopra una specie
bella per forma e per lucentezza metallica, che fu scoperta sul
Monte Arfak e nominata N. Adolphinae in onore della gentile
consorte del benemerito Sig. A. A. Bruijn. La famiglia degli
Elateridi non poteva essere affidata in migliori mani di quelle
del suo monografo il D.re Candéze e dal suo studio rileviamo
che delle 119 specie raccolte, la metà erano nuove. Non mi
trattengo intorno a tante altre famiglie, che hanno dato un.
forte contingente alla fauna moluccana e papuana; accen-
nerò ancora solo ad alcune delle più cospicue, come quelle dei
Curculionidi e delle Crisomele. Dei Curculionidi si è occupato il
Pascoe in un esteso lavoro in cui sono enumerate quasi 500
specie con una forte percentuale di novità e con 57 generi nuovi.
Pascoe non ha visto però gli Hupholus, che furono trattati a
ODOARDO BECCARI | 977
parte. Di questi veri gioielli, che non hanno altri rivali che certe
forme Brasiliane, il Museo possiede una lussureggiante serie,
composta delle specie già descritte dagli autori antichi e di tre
nuove. Una di queste, H. Beccarii, distinta da tutte per la
delicatezza delle sue tinte, mi son compiacciuto di dedicarla
all’amico carissimo; l’altra, H. Brudjnii, porta il nome del
generoso Olandese già noto al lettore; infine il nome di #. Ama-
liae si riferisce ad una gentile Signora, che appare come una
nota gentile nella storia di queste avventurose spedizioni e merita
di essere rammentata con gratitudine (*). I fitofagi furono enu-
merati e descritti dal monografo M. Jacoby in varie memorie e
questa numerosissima famiglia ha dato un enorme contingente di
novità. Sorvolo sulle gigantesche e smaglianti Ornithoptera,
tanto strane per il forte dicroismo sessuale, e su tante altre
eleganti farfalle, di cui ha reso conto il chiaro Lepidotterologo
Carlo Oberthiir. Infine se si volesse dare una lista di tutte le
specie nuove scoperte dal Beccari e pubblicate fino ad oggi,
sarebbe non lieve compito perchè esse ascendono a migliaia.
Nei piani di Beccari entrava anche un'escursione a Selebes,
isola altamente interessante dal punto di vista della Storia Natu-
rale e della Etnografia. Egli dopo aver visitato, come già dissi
nella seconda parte di questo mio scritto, il Nord dell’ isola, sce-
glieva come stazione più adatta alle sue ricerche perchè fino
allora sconosciuta, la località di Kandari situata sulla costa Sud-
Est. Che la scelta sia stata felice lo provano i preziosi campioni
zoologici riportati di là. Figurano in prima linea fra i Mammiferi
il Cynopithecus niger e | Anoa depressicornis, ambedue carat-
teristici della fauna selebense ; del secondo, molto raro nei Musei,
grazie alle sue cure, si ebbero una spoglia ed uno scheletro per-
fetti. Taccio degli altri mammiferi minori per dire una parola
intorno agli uccelli. La raccolta di questi fu aumentata pel dono
offerto dal Sig. Bruijn di una serie di specie di Menado (Nord
dell’isola) e ha dato risultati molto soddisfacenti, come appare
da un elenco pubblicatone dal Salvadori, ove è descritta e figurata
in un'elegante tavola a colori la graziosa Aethopyga Beccarii,
insieme ad un’altra splendida nectarinia, l’Hermotimia porphy-
rolaema e sono classificate fra le specie nuove la Cisticola
. celebensis e la Turnix Beccarii. Il materiale inoltre acquista
(1) Vedi pag, 252.
978 R. GESTRO
pregio dalla presenza della singolare Colomba Turacoena mena-
densis, del gallo selvatico (Gatius ferrugineus), dello stranissimo
Megacephalon maleo e di molte altre fra le specie particolari
a quella fauna. È superfluo notare che Beccari durante il suo
soggiorno in quel luogo, benchè contrastato da una quantità di
incidenti e di pericolose contrarietà, non ha perduto il suo tempo
ed ha radunato saggi molto concludenti di ogni gruppo di animali.
Così i molluschi furono presi da lui in considerazione e ne fanno
fede le specie terrestri nuove, descritte e figurate dal Tapparone
Canefri; ma è sopratutto ingente la massa degli insetti che con-
impareggiabile perizia egli ha saputo mettere assieme e che rac-
chiude veri tesori.
Abbiamo visto sopra (pag. 259) che Beccari nel Giugno 1878
aveva approdato a Sumatra coll’intento di praticarvi ricerche
continuate per qualche tempo e che egli aveva scelto a sua sede
uno dei monti più elevati di quell’isola. Un esame rapido alla
ricca serie di animali da lui mandati basta per ‘confermare la
perizia e l’attività fenomenale del raccoglitore.
Osservando la ricca serie di spoglie e di scheletri di mammiferi da
lui inviati, si vede subito come egli abbia attribuito speciale im-
portanza alle specie di piccola statura, che sono generalmente
neglette dai raccoglitori. E per questo che, fra le tante, possiamo
citare una nuova forma di Rinolofo (Rhinolophus Beccarii, Knud
And.) scoperto in una caverna presso Padang, e due nuovi Mu-
saragni, insettivori sempre rarissimi nelle collezioni, colti sul Monte
Singalang, cui il Dobson ha assegnato i nomi di Crocidura
Beccarii e C. paradosura. Però queste caccie minute e attraenti
non gli hanno fatto trascurare i grossi rappresentanti della fauna;
difatti il magnifico Tapiro, il cui scheletro è uno fra gli i
più apprezzati del nostro Museo, è pure dovuto alle sue cure. Di
uccelli ha mandato oltre 500 individui rappresentanti 179 specie,
delle quali 24 nuove, come risulta dall’ illustrazione fattane
dal Conte Salvadori negli Annali del nostro Museo. Fra essi egli
ha avuto la fortuna di trovare il meraviglioso Argo, che dice non
raro e di cui una bellissima coppia figura negli scaffali del nostro
Museo e sul Monte Singalang ha colto al laccio una nuova specie
di Fagiano (Acomus inornatus) notevole pel suo colore intera-
mente nero. Vi sono inoltre 500 rettili, varii pesci d’acqua
dolce, quasi 900 specie di Coleotteri rappresentate da circa —
ODOARDO BECCARI : 979
5000 esemplari, senza parlare poi dei numerosissimi insetti spet-
tanti agli altri ordini e di una quantità ragguardevole di altri
Artropodi. Per rendere più agevoli le sue ricerche egli aveva
costruito una capanna sul monte, all’altezza di 1667 m. ‘/, e da
quella sua principale stazione poteva compiere quelle escursioni
giornaliere che furono tanto fruttuose. Di questo suo viaggio a
Sumatra, Beccari parla in una lettera in data 8 Settembre 1878
diretta al Marchese Doria; in essa accenna alle collezioni in ge-
nere, ma si diffonde specialmente su quella degli uccelli. Questa
lettera fu pubblicata negli Annali del Museo e merita di esser
letta per l’ interesse che presentano le osservazioni fatte dal grande
scienziato. Oltre a questa, egli ha inviato alla Società Geografica
italiana (1) un brevissimo riassunto della sua spedizione, ove parla
anche della raccolta delle piante, che raggiungono cifre incredibili e
fra le novità da lui scoperte cita l’ Amorphophallus titanum,
« Aroidea spettacolosa, che di gran lunga sorpassa per grandezza
tutto quanto si conosceva sin qui di analogo nel regno vegetale ». (*).
La carriera di viaggiatore di Beccari si è chiusa con la cam-
pagna dell’ « Esploratore », ma i risultati zoologici di questa non
sono affatto paragonabili a quelli precedenti, e non è il caso di
aggiungere altre notizie alle già date nel parlare di quel viaggio.
Tutti coloro che conoscono e ammirano l’ immensa produzione
scientifica di Odoardo Beccari nel campo della botanica, saranno
certamente sorpresi nel vedere quanto grande e apprezzabile sia
stata l’opera sua anche a pro della zoologia, cui egli ha recato
un forte contributo, spinto non solo dall’amore per la scienza
ma anche dal vivo attaccamento al nostro Museo, di cui egli è,
con Giacomo Doria, uno dei massimi benefattori.
Scopo di questo mio scritto era appunto di far emergere que-
sto suo alto merito. Se sarò riuscito ad ottenerlo ciò varrà a
spargere un pò di sereno nell’ animo mio, turbato dall’ amarissima
perdita. —
Genova, dal Museo Civico, 26 Aprile 1921.
R. GESTRO.
() Bollettino della Società Geografica Italiana. Vol. XVII, 1880, p. 300.
(2) Il fiore di questa Aroidea misura m. 1,50 di altezza ed un diametro di oltre 80
centimetri. Il colossale Amorfofallo fa singolare contrasto con la più esigua delle
. Aroidee, alta da due a due centimetri e mezzo, che Beccari ha scoperto a Sarawak
e descritto e figurato sotto il nome di Microcasia pygmaea (Malesia, Vol. I, 1877,
pag. 290, tav. XXII, fig. 21-24).
280 ‘R. GESTRO
BIBLIOGRAFIA.
1) - Descrizione di un feto di Orang-utan per Salvatore Trin-
chese. (Annali del Museo Civico di Storia Naturale di Genova
pubblicati per cura di Giacomo Doria. Vol. I, 1870, pag. 9-46,
tv (
2) - Formicidae borneenses collectae a J. Doria et O. Beccari
in territorio Sarawak annis 1865-1867, descriptae a D.re Gustavo
Mayr. (Loc. cit. Vol. II, 1872, p. 133-155).
3) - Voyage de Mrs. Antinori, Beccari et Issel dans la Mer
Rouge et le pays des Bogos. Mollusques. I. Du nouveau genre
Asiatique Francesia, par le D.r A. Paladilhe. II. Description de
quelques espéces nouvelles des environs d’Aden. (Loc. cit. Vol.
III, 1872, p. 5-26, tav. 1).
4) - i der von den Herren M.se G. Doria und D.r
O. Beccari in Sarawack auf Borneo von 1865 bis 1868 gesam-
melten Amphibien. Von Professor D.r W. Peters in Berlin. Mit
funf Tafeln (Taf. II-VI) (Loc. cit. Vol. III, 1872, pag. 27-45).
_ 5) - Note sopra alcuni Coleotteri appartenenti alle collezioni
del Museo Civico di Genova, per il D.re R. Gestro. bie
(Loc. cit. p. 46-53; con fig. nel testo).
6) - Voyage i M.rs Antinori, Beccari et Issel dans la Mer
Rouge et le pays des Bogos. Mollusques. III. Notice sur les coquilles
terrestres et d’eau douce recueillies sur les Cotes de l’Abyssinie,
par M. Arthur Morelet. (Loc. cit. p. 180-208, tav. IX, color.).
7) - Notes sur les genres Morio et Perigona par M. J. Put-
zeys. (Loc. cit. Vol. IV, 1873, p. 216-225). Vi sono citate varie
specie di Saravak e fra queste due nuove di Moro.
8) - Muscaria exotica Musei Civici Januensis observata et
distincta a Prof. Camillo Rondani. Fragmentum I Species aliquae
in Abyssinia (Regione Bogos) lectae a Doct. O. Beccari et March.
O. Antinori, anno 1870-71. (Loc. cit. p. 282-294; con fig. nel testo).
9) - Viaggio dei Sig.ri Antinori, Beccari e Issel nel Mar Rosso
e tra i Bogos. Crostacei I. Intorno ad alcuni Cirripedi raccolti nel
Mar Rosso. Nota del Prof. G. Seguenza. (Loc. cit.. p. 301-306).
10) - Note sopra alcuni Coleotteri appartenenti alle collezioni
del Museo Civico di Genova, per il D.re R. Gestro. (Loc. cit. p.
353-365; con fig. nel testo).
ODOARDO BECCARI 981
11) - Viaggio dei Sig.ri O. Antinori, O. Beccari ed A. Issel,
nel Mar Rosso, nel territorio dei Bogos e regioni circostanti,
durante gli anni 1870-71. Catalogo degli Uccelli compilato per
cura di O. Antinori e T. Salvadori. (Loc. cit. p. 366-520; con 3
tav. color.). |
12) - Viaggio etc. c. s. Molluschi. JV. Di alcuni molluschi
terrestri viventi presso Aden e sulla Costa d’Abissinia. Nota di
Arturo Issel. (Loc. cit., p. 521-530).
13) - Catalogo sistematico degli uccelli di Borneo di Tommaso
Salvadori, con note ed osservazioni di G. Doria ed O. Beccari
intorno alle specie da essi raccolte nel Ragiato di Sarawak. (Loc.
cit. Vol. V. 1874, pag. VIELII e 1-431. Tav. I-VI color.). Forma
l’intero volume.
14) - Nuove specie di Uccelli delle isole Aru e Kei, raccolte
da Odoardo Beccari e descritte da Tommaso Salvadori. (Loc. cit.
VI, 1874, p. 73-80).
15) - Diagnosi di tre nuovi mammiferi della Nuova Guinea
ed Isole Key, per il Prof. W. Peters. (Loc. cit. p. 303).
16) - R. Gestro. Descrizioni di tre nuove specie di Cicindelidi
dell’ Isola di Borneo. (Loc. cit. p. 304-307).
17) - Altre nuove specie di uccelli raccolti nella Nuova Gui-
nea dal Sig. L. M. D'Albertis e nelle Isole Aru e Kei dal Dott.
O. Beccari, descritte da T. Salvadori. (Loc. cit. p. 308-314).
‘ 18) - Enumerazione dei rettili raccolti dal Dott. O. Beccari
in Amboina, alle Isole Aru ed alle Isole Kei durante gli anni
1872-73, per G. Doria. (Loc. cit., p. 325-357. Tav. XI, XII).
19) - Molluschi borneensi. Illustrazione delle specie terrestri
e d’acqua dolce raccolte nell’ isola di Borneo dai Sig.ri G. Doria
e O. Beccari. Memoria di Arturo Issel. (Loc. cit. Vol. VI, 1374,
p. 366-486, tav. IV-VII.
20) - Enumerazione dei Cetonidi raccolti nell’Arcipelago Malese
e nella Papuasia dai Sig.ri G. Doria, O. Beccari e L. M. d'Albertis,
per R. Gestro. (Loc. cit. p. 487-536, con figure nel testo).
| 21) - R. Gestro. Descrizione di tre nuove specie del genere
Atractocerus appartenenti alle collezioni del Museo Civico di
| Genova. (Loc. cit. p. 544-547). Oltre alle tre nuove specie, è
indicato lA. emarginatus Lap. di Sarawak.
29) - Contribuzioni per una fauna malacologica delle Isole
989 R. GESTRO
Papuane di C. Tapparone Canefri. I. Molluschi raccolti da Odoardo
Beccari nelle Isole Aru, Kei e Sorong. (Loc. cit., p. 550-568).
23) - Diagnosi di una nuova specie di Marsupiale del genere
Chaetocercus, per il Prof. W. Peters. (Loe. cit. Vol. VII, 1875,
p. 420).
21) - Muscaria exotica Musei Civici Januensis observata et
distineta a Prof. Camillo Rondani. Fragmentum II. Species in
Insula Bonae fortunae (Borneo), Provincia Sarawak, annis 1865-68,
lectae a March. J. Doria et Doct. O. Beccari. (Loc. cit. p. 421-464;
con fig. nel testo).
23) - W. Peters e G. Doria. Diagnosi di alcune nuove specie
di Marsupiali appartenenti alla Fauna papuana. (Loc. cit., pag.
541-544).
26) - Viaggio dei Sign. O. Antinori, O. Beccari ed A. Issel
nel Mar Rosso, nel territorio dei Bogos, e regioni circostanti
durante gli anni 1870-71. Studio monografico sopra i Muricidi
del Mar Rosso di C. Tapparone Canefri. (Loc. cit. p. 569-640;
tav. XIX).
27) - Intorno a due collezioni di Uccelli di Celebes inviate al
Museo Civico di Genova dal D.re O. Beccari e dal Signor A. A.
Bruijn. Note di T. Salvadori. (Loc. cit. p. 641-681; tav. XVIII
color.).
28) - Lettera ornitologica di O. Beccari intorno agli Uccelli
osservati durante un suo recente viaggio alla Nuova Guinea.
(Loc. cit. p. 704-720).
29) - Descriptions de Carabiques nouveaux ou peu connus par
M. J. Putzeys. (Loc. cit., p. 721-748).
80) - Catalogo di una collezione di Uccelli del gruppo i
Halmahera e di varie località della Papuasia, inviati in dono al
Museo Civico di Genova dal Sig. A. A. Bruijn. Per Tommaso
Salvadori. (Loc. cit., p. 749-796; tav. XXI, color.).
31) - Note sopra alcuni Carabici appartenenti al Museo Civico
di Genova con descrizioni di specie nuove, per R. Gestro. (Loc.
cit., p. 850-894). Contiene molte specie raccolte dal Beccari.
32) - Descrizione di cinquantotto nuove specie di uccelli, ed
osservazioni intorno ad altre poco note, della Nuova Guinea e di
altre Isole Papuane, raccolte dal D.r Odoardo Beccari e dai cac-
ciatori del Sig. A. A. Bruijn. Per Tommaso Salvadori. (Loc. cit.,
p. 896-976).
FRATE GIO oa wae
ODOARDO BECCARI 283
33) - Descrizione di sei nuove specie di Uccelli delle Moluc-
che, delle Kei e delle Aru e del maschio della Pachycephala
lineolata, Wall. Per Tommaso Salvadori. (Loc. cit., p. 983-990).
34) - R. Gestro. Descrizione di un nuovo genere e di alcune
nuove specie di Coleotteri Papuani. (Loc. cit., p. 993-1027; con
fig. nel testo).
35) - Contribuzioni per una fauna malacologica delle Isole
Papuane di C. Tapparone Canefri. IL Descrizione di alcune specie
nuove o mal conosciute delle Isole Aru, Sorong e Kei Bandan.
(Loc. cit., p. 1028-1033).
36) - Contribuzioni id. c. s. INI. Molluschi della Baia di Geel-
vinck inviati dai Sig.ri O. Beccari, L. M. d’Albertis e A. A. Bruijn.
(Loc. cit., Vol. VIII, 1876, p. 323-332).
37) - Lettera del Dr A. B. Meyer al M.se G. Doria. Con
una nota del Dott. O. Beccari. (Loc. cit., p. 333-334).
38) - W. Peters e G. Doria. Diagnosi di tre nuove specie di
Mammiferi della Nuova Guinea e di Salawatti. (Loc. cit., pag.
335-336). |
39) - Viaggio dei Sign. O. Antinori, O. Beccari ed A. Issel —
nel Mar Rosso, nel territorio dei Bogos, e regioni circostanti durante
gli anni 1870-71. Studio monografico sopra gli Strombidi del Mar
Rosso di A. Issel e C. Tapparone Canefri. (Loc. cit., p. 337-366).
10) - Catalogo di una collezione di Uccelli dell’ Isola di Buru,
inviata al Museo Civico di Genova dal Sig. A. A. Bruijn. Per
T. Salvadori. (Loc. cit., p. 367-386).
11) - Catalogo degli Uccelli raccolti dai Sign. A. A. Bruijn
ed O. Beccari durante il viaggio del trasporto da guerra Olan-
dese «Surabaia» dal Novembre 1875 al Gennaio 1876. Per
T. Salvadori. (Loc. cit., p. 395-406).
42) - R. Gestro. Diagnosi di alcune nuove specie di Uoleotteri
raccolte nella regione Austro-Malese dai Sign. Dott. O. Beccari,
L. M. d’Albertis e A. A. Bruijn. (Loc. cit., p. 512-524).
13) - Intorno a due piccole collezioni di Uccelli, l'una di
Pettà (Isole Sanghir) e l’altra di Tifore e di Batang Ketcil,
inviate dal Sig. A. A. Bruijn al Museo Civico di Genova, nota
di Tommaso Salvadori. (Loc. cit. IX, 1876, p. 50-65).
hh) - Appendice all’ enumerazione dei Cetonidi raccolti nel
l’Arcipelago Malese e nella Papuasia dai Sign. G. Doria, O. Bec-
cari e L. M. d’Albertis, per R. Gestro. (Loc. cit. p. 83-110).
984 R. GESTRO
15) - Descrizione di alcune specie di Opilioni dell'Arcipelago
Malese appartenenti al Museo Civico di Genova, pel Dott. T. Tho-
rell. (Loc. cit., p. 111-138).
46) - Enumerazione dei Longicorni della tribù dei Tmesi-
sternini, raccolti nella regione Austro-Malese dai sign. O. Beccari,
L. M. d’Albertis e A. A. Bruijn, per R. Gestro. (Loc. cit., pag.
139-182). |
47) - W. Peters e G. Doria. Descrizione di una nuova specie
di Tuchyglossus proveniente dalla Nuova Guinea settentrionale.
(Loc. cit., p. 183-187; con fig. nel testo).
18) - Prodromus Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum auc-
tore Thoma Salvadorio. I. Paradiseidae. II. Columbae. (Loc. cit.,
p. 189-208).
49) - Osservazioni intorno alle specie del genere Myristici-
vora, Rchb., per Tommaso Salvadori. (Loc. cit., 1877, p. 265-
277; con fig. nel testo).
50) - Contribuzioni per una fauna malacologica delle Isole
Papuane di C. Tapparone Canefri. V. Molluschi raccolti nelle
Isole Molucche da O. Beccari. (Loc. cit., p. 293-300).
51) - Due ragni esotici descritti dal Dott. T. Thorell. (Loc.
cit., p. 301-310; con fig. nel testo). Una delle due specie fa
parte della collezione Bruijn).
52) - Intorno alle specie del genere Talegallus, Less. Nota
di Tommaso Salvadori. (Loc. cit., p. 327-334).
53) - Cryptocéphalides inedits du Musée Civique de Génes. Par
le Doct. F. Chapuis. (Loc. cit., p. 335-350). Contiene qualche
specie del viaggio Antinori e Beccari tra i Bogos.
54) - Aliquot Buprestidarum novarum diagnoses, auctore
R. Gestro. (Loc. cit., p. 351-362). Quasi tutte specie raccolte nelle
Molucche e nella Nuova Guinea, eccetto una di Aden, dal Beccari.
55) - Catalogo delle Formiche esistenti nelle collezioni del
Museo Civico di Genova pel Dott. Carlo Emery. Parte prima.
Formiche provenienti dal viaggio dei Sign. Antinori, Beceari e
Issel nel Mar Rosso e nel paese dei Bogos. (Loc. cit., p. 363-381 ;
con fig. nel testo). 4
56) - O. Beccari. Le capanne ed i giardini dell’Amblyornis
inornata. (Loc. cit., p. 382-400. Con una tav. colorata).
57) - Prodromus Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum auc-
tore Thoma Salvadorio. III. Psittaci. IV. Bucerotidae, Meropi-
ODOARDO BECCARI 285
. dae, Alcedinidae, Coraciidae, Podargidae, Caprimulgidae,
Cypselidae. (Loc. cit., X, 1877, p. 21-37 e 299-312).
58) - Enumeration des Lamellicornes Coprophages rapportés
de l’Archipel Malais, de la Nouvelle Guinée et de 1 Australie
boréale par MM. J. Doria, O. Beccari et L. M. d’Albertis, par
le Baron E. De Harold. (Loc. cit., p. 38-110).
59) - Studi sui Ragni Malesi e Papuani per T. Thorell. I.
Ragni di Selebes raccolti nel 1874 dal Dott. O. Beccari. (Loc. cit.,
p. 341-637).
60) - R. Gestro. Descrizioni di alcuni Coleotteri e diagnosi
di quattro specie nuove esistenti nel Museo Civico di Genova.
(Loc. cit., 638-654; con fig. nel testo).
61) - R. Gestro. Contribuzioni allo studio dei Cetonidi della
regione Austro-Malese. (Loc. cit., Vol. XII, 1878, p. 26-31).
62) - Prodromus Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum auc-
tore Thoma Salvadorio. V. Accipitres. (Loc. cit., p. 32-42).
63) - Contribuzioni per una fauna Malacologica delle Isole
Papuane di C. Tapparone Canefri. VI. Descrizione di una nuova
specie di Turbo, raccolta da O. Beccari nella. Nuova Guinea.
(Loc. cit., p. 97-98).
64) - Relevé des Elatérides recueillis dans les Iles Malaises,
a la Nouvelle-Guinée et au Cap York, par MM. G. Doria, O.
Beccari et L. M. d’Albertis, par E. Candeze. (Loc. cit., p. 99-143).
65) - R. Gestro. Appunti entomologici. (Loc. cit., p. 144-149;
con fig. nel testo).
66) - Muscaria exotica Musei Civici Januensis observata et
distineta a Prof. Camillo Rondani. Fragmentum IV. Hippoboscita
exotica non vel minus cognita. (Loc. cit., p. 150-170). Vi figu-
rano sette specie raccolte dal Beccari nelle Molucche e nella
Nuova Guinea.
67) - Les Staphylinides des Moluques et de la Nouvelle Guinée
par Albert Fauvel. (Loc. cit., p. 171-315; con 2 carte geogr. e
2 tav. color.).
68) - Descrizione di trentuna specie nuove di uccelli della
sottoregione papuana, e note intorno ad altre poco conosciute,
per Tommaso Salvadori. (Loc. cit., p. 317-347). Vi sono prese in
considerazione alcune specie raccolte da Beccari.
69) - Intorno ad alcune specie di Casoari poco note. Osserva-
zioni di Tommaso Salvadori. (Loc. cit., p. 419-425).
286 R. GESTRO
70) - Nuove specie di Colombi del genere Megaloprepia,..
Rchb. e Macropygia, Sw., descritte da Tommaso Salvadori. (Loc.
cit., p. 426-432).
71) - Etude sur les Lepidoptéres recueillis en 1875 a Dorei
(Nouvelle Guinée) par M.r le Prof. O. Beccari, par Charles Ober-
thur (Loc. cit., p. 450-470).
72) - Osservazioni intorno alla supposta identità specifica della
Rectes cirrhocephala (Less.) e della Rectes dichroa, Bp., e
descrizione di due nuove specie del genere Rectes, Rchb., per
Tommaso Salvadori. (Loc. cit., p. 471-474).
73) - Studi sui Ragni Malesi e Papuani per T. Thorell. II
Ragni di Amboina raccolti dal Prof. O. Beccari. (Loc. cit., Vol.
XII, 1878, p. 5-317).
74) - Catalogo dei Rettili e dei Batraci raccolti da O. Beceari,
L. M. d’Albertis e A. A. Bruijn nella sotto regione Austro Malese,
per W. Peters e G. Doria. (Loc. cit., p. 323-450; con 7 tavole).
75) - Lettera del Prof. Odoardo Beccari a Giacomo Doria.
(Loc. cit., p. 451-455).
76) - Pioli Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum auc-
tore Thoma Salvadorio. VI. Picariae. (Loc. cit., p. 456-463).
77) - R. Gestro. Nuove contribuzioni allo studio dei Cetonidi
Malesi e Papuani. (Loc. cit., XIV, 1879, p. 5-17).
78) - Catalogo di una collezione di uccelli fatta nella parte
occidentale di Sumatra dal Prof. Odoardo Beccari, e descritta da
Tommaso Salvadori. (Loc. cit., p. 169-253).
79) - Enumeration des Histérides rapportés de l’Archipel
Malais, de la Nouvelle Guinée et de: l’Australie boréale par
MM. le Prof. O. Beccari et L. M. d'Albertis, par M. S. A. De
Marseul. (Loc. cit., p. 254-286).
80) - Nouvelles observations sur les Odonates de la région
de la Nouvelle Guinée, par Edm. de Selys Longchamps. (Loc. cit.,
p. 287-324).
81) - Note Imenotterologiche per Giovanni Gribodo. (Loc. cit.,
p. 324-347). Vi è descritta una Trigona Beccarii di Cheren.
82) - Enumération des Orthoptères rapportés par MM. J.
Doria, O. Beccari et L. M. d’Albertis des régions Indienne et
Austro-Malaise, par A. Dubrony. I. Dermaptères. (Loc. cit., p. 348-
383; con fig. nel testo).
83) - Appunti ittiologici sulle collezioni del Museo Civico di
ae
ia SR
a. > aes
ODOARDO BECCARI 287
Genova, per D. Vinciguerra. I. Enumerazione di alcune specie di
pesci raccolti in Sumatra dal D.re O. Beccari nell’anno 1878.
(Loc. cit., p. 384-397).
84) - Prodromus Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum, auc-
tore Thoma Salvadorio. VII. Passeres: Hirundinidae, Musci-
capîdae. (Loc. cit., p. 491-508).
85) - R. Oberthiir. Notes sur quelques Coléoptéres récoltés
aux iles Sanghir par les chasseurs de M. A. A. Bruijn et descri-
ption de trois espéces nouvelles. (Loc. cit., p. 566-572; con una
tav. color.).
86) - Catalogo degli uccelli delle Isole Kei, per Tommaso
Salvadori. (Loc. cit., p. 628-670).
87) - Phytophages abyssiniens du Musée Civique d’ histoire
naturelle de Génes par le Docteur F. Chapuis. (Loc. cit. Vol.
XV, 1879, p. 5-31). Vi sono citate e descritte molte specie del
viaggio di Beccari e Antinori tra i Bogos.
88) - Prodromus Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum, auc-
tore Thoma Salvadorio. VIII. Campophagidae, Artamidae, Di-
cruridae, Laniidae. (Loc. cit., p. 32-48).
89) - R. Gestro. Note sopra alcuni Coleotteri dell’ Arcipelago
Malese e specialmente delle Isole della Sonda. (Loc. cit., p. 49-62).
. 90) - Les Staphylinides des Moluques et de la Nouvelle Gui-
née par Albert Fauvel. 2.° Mémoire. (Loc. cit., p. 63-121).
91) - R. Gestro. Intorno all’habitat del Lophiomys Imhausit.
(Loc. cit., p. 122-123).
92) - Neue Nitiduliden des Museo Civico di Storia Naturale
in Genua, beschrieben von Edmund Reitter. (Loc. cit., p. 124-128).
93) - Addition au relevé des Elatérides Malais par le D.r
Candéze. II. Elatérides recueillis 4 Sumatra, en 1878, par le D.r
Beccari. (Loc. cit., 1880, p. 191-198).
9h) - Etude sur les collections de Lepidoptéres Océaniens
appartenant au Musée Civique de Génes, par Charles Oberthur.
(Loc. cit., p. 461-530; con 3 tav. color.).
95) - De quelques genres nouveaux et espéces nouvelles de
l’ordre des Hemiptéres faisant partie de la collection du Musée
Civique de Génes, par V. Signoret. (Loc. cit., p. 531-545). Specie
in buona parte raccolte alla Nuova Guinea e a Selebes da Beccari.
96) - Contribuzioni per una fauna malacologica delle Isole
Papuane, di C. Tapparone Canefri. VII. Descrizione di alcune
288 R. GESTRO
nuove specie di molluschi terrestri della Nuova Guinea. (Loc. cit.,
Vol. XVI, 1880, p. 59-61). |
97) - Prodromus Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum, auc-
tore Thoma Salvadorio. IX. Menuridae, Certhiidae, Nectari-
niidae, Dicaeidae, Meliphagidae. (Loc. cit., p. 62-82).
98) - Addition a Il’ enumération des Histérides rapportés de
l’Archipel Malais, de la Nouvelle Guinée et de l’Australie boréale
par MM. le prof. O. Beccari et L. M. d’Albertis, par M.S. A.
De Marseul. (Loc. cit., p. 149-160).
99) - Appunti ittiologici sulle collezioni del Museo Civico di
Genova per D. Vinciguerra. IV. Prima contribuzione alla fauna
ittiologica deli’ Isola di Borneo. Siluroidei raccolti durante il viag-
gio dei Signori M.se G. Doria e D.r O. Beccari. (Loc. cit., p. 161-
182. Con figure nel testo).
100) - Prodromus Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum,
auctore Thoma Salvadorio. X. Brachypodidae a Corvidae.
(Loc. cit., 1881, p. 183-199).
101) - Enumerazione dei Lucanidi raccolti nell’Arcipelago
Malese e nella Papuasia dai sigg. G. Doria, O. Beccari e L. M.
d’Albertis, per R. Gestro. (Loc. cit., p. 303-347 ; con fig. nel testo).
102) - Enumeration of the Diptera of the Malay Archipelago
collected by Prof. Odoardo Beccari, Mr L. M. d’Albertis and
others, by C. R. Osten Sacken. (Loc. cit., p. 393-492; con fig.
nel testo).
103) - Viaggio ad Assab nel Mar Rosso, dei Sigg. G. Doria
ed O. Beccari con il R. Avviso « Esploratore » dal 16 novembre
1879 al 26 febbraio 1880. I. Formiche pel dott. Carlo Emery.
(Loc. cit., p. 523-535).
104) - Description d’une nouvelle espéce du genre Hydro-
vatus, par M.r M. Régimbart. (Loc. cit., p. 620).
105) - R. Gestro. Aliquot Coleopterorum Musei Civici Januensis
diagnoses. (Loc. cit., p. 658-664). Vi sono descritte alcune specie
dei Bogos raccolte da Beccari ed una del Yemen del viaggio di
Doria e Beccari nel 1880).
106) - Enumerazione dei Mammiferi raccolti da O. Beccari,
L. M. d’Albertis ed A. A. Bruijn nella Nuova Guinea propria-
mente detta, per W. Peters e G. Doria. (Loc. cit., p. 665-707 ;
con 14 tav. delle quali 10 colorate).
107) - Studi sui Ragni Malesi e Papuani per T. Thorell. HI.
ODOARDO BECCARI é 289
Ragni dell’Austro-Malesia e del Capo York, conservati nel Museo
Civico di Storia Naturale di Genova. (Loc. cit., Vol. XVII, 1881,
p. VIEXXVII e 1-721). Forma l’intero volume.
108). - Prodromus Ornithologiae Papuasiae et Moluccarum,
auctore Thoma Salvadorio. XI. Gallinae, pag. 5-9; XII. Gralla-
tores, pag. 318-337; XIII. Natatores, pag. 400-412; XIV. Stru-
thiones, pag. 413-415; XV. Additamenta, p. 416-430. (Loc. cit.,
Vol. XVII, 1882). i
109) - Enumeration of the Diptera of the Malay Archipelago
collected by Prof. Odoardo Beccari etc. Supplement by C. R.
Osten Sacken. (Loc. cit., p. 10-20; con fig. nel testo).
110) - Descrizione di alcuni Aracnidi inferiori dell'Arcipelago
Malese, per T. Thorell. (Loc. cit., p. 21-69; con tre tavole).
(111) - Gyrinides nouveaux de la collection du Musée Civique
de Génes, par. M. Régimbart. (Loc. cit., p. 70-74).
112) - Viaggio ad Assab nel Mar Rosso, dei Sigg. G. Doria
ed O. Beccari con il R. Avviso « Esploratore » dal 16 novembre
1879 al 26 febbraio 1880. II. Etude sur les Arachnides de l’Ye-
men méridional, par E. Simon. (Loc. cit., p. 207-260; con una
tavola).
113) - Cucujides nouveaux du Musée Civique de Genes, par —
A. Grouvelle. (Loc. cit., p. 275-296; con una tavola).
114) - Neue Pselaphiden im Museo Civico di Storia Naturale
zu Genua, von D.r L. W. Schaufuss. (Loc. cit., p. 349-399).
115) - Essai sur la famille des Erotylidae par Louis Bedel. I.
Revision des Triplotoma Westw. et genres voisins. (Loc. cit.,
p. 435-444; con una tavola color.). Sono specie la maggior parte
. raccolte dal Beccari. :
116) - Descriptions of Malacodermata in the Civic Museum
of Natural History at Genoa. By the Rev. H. S. Gorham. (Loe. cit.,
_ p. 591-606). Vi figurano 11 specie dei Bogos raccolte dal Beccari.
! 117) - Lycides nouveaux ou peu connus du Musée Civique
de Génes par J. Bourgeois. Premier mémoire. (Loc. cit., 1883,
p. 621-648). Tratta per la massima parte di specie di Sarawak e
Giava e di alcune dei Bogos, dei viaggi di Beccari.
118) - Fauna malacologica della Nuova Guinea e delle isole
adiacenti per C. Tapparone Canetri. Parte I. Molluschi estrama-
rini. (Loc. cit., Vol. XIX, 1883; pag. 5-313; con 11. tavole).
Forma l’intero volume. - 5 | so
Ann, del Mus. Civ, di St. Nut, Serie 3.2, Vol. IX: (46 Agosto 1924). 19
290 R. GESTRO
119) - Intorno ad alcuni Molluschi terrestri delle Molucche e
di Selebes. Nota di C. Tapparone Canefri. (Loc. cit., Vol. XX;
1883, p. 143-175; con una tavola). —
120) - Ges of new Genera and Species of Phytopha-
gous Coleoptera from the Indo-Malayan and Austro-Malayan subre-
gions, contained in the Genoa Civic Museum, by Martin Jacoby.
First Part. (Loc. cit., 1884, p. 188-233).
121) - Die neue Lacertiden-Gattung Latastia und ihre Arten
von D.r J. v. Bedriaga. (Loc. cit., p. 307-824; con fig. nel .
testo).
122) - Viaggio ad Assab nel Mar Rosso, dei Sigg. G. Doria
ed O. Beccari con il R. Avviso « Esploratore » dal 16 novembre
1879 al 26 febbraio 1880. II. Imenotteri per Giovanni Gribodo.
(Loc. cit., p. 381-392).
123) - Die Scydmaeniden Nord-Ost-Africa’s, der Sunda-Inseln
und Neu-Guinea’s im Museo Civico di Storia Naturale zu Genua
untersucht und bearbeitet von D.r L. W. Schaufuss. (Loc. cit.,
XXI, 1884, p, 387-424). La piu gran parte delle specie enume-
rate e descritte sono dei viaggi di Beccari.
124) - Notes on species of Chiroptera in the collection of the
Genoa Civic Museum, with descriptions of new species, by G. E.
Dobson. (Loc. cit., XXII, 1885, p. 16-19). Vi è citata una specie
raccolta da Lia nella Baja del Geelvink.
125) - Descriptions of new Genera and Species of Phytopha-
gous Coleoptera from the Indo-Malayan and Austro-Malayan subre-
gions, contained in the Genoa Civic Museum, by Martin Jacoby.
Second Part. (Loc. cit., p. 20-76).
126) - Nouveau genre de Lacertidé Seon aioe par F. Lata-
ste. (Loc. cit., p. 116-126).
127) - Description d'une espéce nouvelle d’Agame par G. A.
Boulenger. (Loc. cit., p. 127-128).
128) - Note Entomologiche di R. Gestro. II. Materiali per lo
studio delle Hispidae Malesi e papuane. (Loc. cit., p. 153-178).
129) - List of the Curculionidae of the Malay Archipelago
collected by D.r Odoardo Beccari, L. M. d’Albertis and others,
by Francis P. Pascoe. (Loc. cit., p. 201-332; con 3 tavole).
130) - Catalogue des Lampyrides faisant partie des collections
du Musée Civique de Génes par Ernest Olivier. (Loc. cit., p. 335-
374; con una tav, color.). Fra le specie enumerate una trentina
| ODOARDO BECCARI 294
appartiene ai viaggi Doria e Beccari e queste sono per una metà
nuove.
131) - Descriptions d’espéces nouvelles de Coléoptéres appar-
tenant au Musée Civique de Génes, par J. W. van Lansberge.
(Loc. cit., p. 375-400). Varie specie ivi descritte sono delle rac-
colte dei nostri viaggiatori.
132) - Di alcuni Elminti raccolti nel Sudan Orientale da O.
Beccari e P. Magretti, descritti dal Prof. Parona Corrado. (Loe.
cit., p. 424-445; con 2 tavole). Fra le specie citate sei sono del
paese dei Bogos (Beccari).
133) - Descriptions of some Endomychidae and Erotylidae in
the Genoa Civic Museum, by Rev. H. S. Gorham. (Loc. cit., p.
517-530).
134) - Sur le système dentaire du genre Daman par Fernand
Lataste. (Loc. cit., Vol. XXIV, 1886, p. 5-40). \Lavoro basato
principalmente su materiali del viaggio Beccari e Antinori.
135) - Descriptions of new Genera and Species of Phytopha-
gous Coleoptera from the Indo-Malayan and Austro-Malayan subre-
gions, contained in the Genoa Civic Museum, by Martin Jacoby.
Third Part. (Loc. cit., p. 44-121).
136) - Fauna malacologica della Nuova Guinea e delle isole
adiacenti, per C. Tapparone Canefri. Parte I. Molluschi estrama-
rini. Supplemento I. (Loc. cit., p. 129-199, con 2 tav.).
137) - Note intorno ad alcuni Chirotteri appartenenti al Museo
Civico di Genova e descrizione di due nuove specie del genere
Phyllorhina, per Oldfield Thomas e G. Doria. (Loc. cit., p. 201-
207). La nuova Phyllorhina papua tu raccolta nella baia del
Geelvink dal Beccari.
138) - Diagnosis of a new species of Phascologale, by Old-
field Thomas. (Loc. cit., p. 208).
139) - Catalogo delle Formiche esistenti nelle collezioni del
Museo Civico di Genova pel dott. Carlo Emery. Parte terza. For-
miche della regione Iado-Malese e dell’Australia. (Loc. cit., 1887,
p. 209-258; con figure nel testo e due tavole).
140) - On the specimens of Phascologale in the Museo
Civico, Genoa, with notes on the allied species of the genus; by
Oldfield Thomas. (Loc. cit., p. 303-311).
1441) - Description of new Species of Soricidae in the collec-
tion of the Genoa Civic Museum. By G. E. Dobson. (Loc. cit.,
299 | | R. GESTRO
p. 564-567). Due nuove specie di Crocidura sono di Sumatra
(Beccari).
142) - Catalogo delle Formiche esistenti e collezioni del
Museo Civico di Genova pel dott. Carlo Emery. Parte terza. For-
miche della regione Indo-Malese e dell'Australia. Continuazione e
fine. (Loc. cit., Vol. XXV, 1887, p. 427-473; con 2 tav.).
143) - Descrizione di una nuova specie del genere Hemtaus
raccolta in Sumatra dal dott. O. Beccari, per Tommaso Salvadori.
(Loc. cit., 1888, p. 525-527).
144) - Pedipalpi e Scorpioni dell'Arcipelago Malese conservati
nel Museo Civico di Storia Naturale di Genova, del Prof. T. Tho-,
rell. (Loc. cit., Vol. XXVI, 1888, p. 327-428).
145) - Descriptions of new species of Eastern Cicadidae in
the collection of the Museo Civico of Genoa. By W. L. Distant.
(Loc. cit., p. 519-524).
146) - G. Doria. Note erpetologiche. I. ~Alcuni nuovi Sauri
raccolti in Sumatra dal D.r O. Beccari. (Loc. cit., p. 646-652; con
una tavola).
147) - R. Gestro. Viaggio ad Assab nel Mar Rosso dei Sigg.
G. Doria ed O. Beccari con il R. Avviso « Esploratore » dal 16
novembre 1879 al 26 ore 1880. IV. Coleotteri. (Loc. cit.,
Vol. XXVII, 1889, p. 5-72; con fig. nel testo).
148) - Lycides nouveaux ou peu connus du Musée Civigue de
Genes, par J. Bourgeois. Deuxieme mémoire. Première partie.
(Loc. cit., p. 288-292; con fig. nel testo).
149) - Studi sui Ragni Malesi e Papuani per T. Thorell. Parte
IV. Ragni dell’ Indo-Malesia, raccolti da O. Beccari, G. Doria,
H. Forbes, J. G. H, Kinberg ed altri. Volume I. (Loc. cit., Vol.
XXVII, 1889-90, p. 5-421). Forma .l’intero volume.
150) - Diagnoses Aranearum aliquot novarum in Indo-Malesia
inventarum scripsit T. Thorell. (Loc. cit., Vol. XXX, 1890, pag. |
132-172).
151) - Opilioni nuovi o poco conosciuti dell'Arcipelago Malese,
pel Prof. T. Thorell. (Loc. cit., 1891, p. 669-770, tav. VIIHX).
152) - Studi sui Ragni Malesi e Papuani per T. Thorell.
Parte IV. Ragni dell’ Indo-Malesia, raccolti da O. Beccari, G. Doria,
H. Forbes, J. G. H. Kinberg ed altri. Vol. II. (Loc. cit., Volume
XXXI, 1891-92, p. 5-491): Forma l’intero volume.
153) - Lycides nouveaux ou peu connus du Musée Civique
ODOARDO BECCARI 293
de Génes par J. Bourgeois. Deuxième mémoire. Deuxieme partie.
A. Lycides de la Nouvelle-Guinée et des iles avoisinantes. (Loc.
cit., Vol. XXXII, 1892, p. 495-516).
154) - A. Perugia. Descrizione di due nuove specie di pesci
raccolti in Sarawak dai sig. G. Doria ed O. Beccari. (Loc. cit.,
p. 1009-1010).
155) - Une espéce nouvelle du genre Collyris par Walther
Horn. (Loc. cit., Vol. XXXII, 1895, p. 382). Collyris Beccarti
di Sumatra.
156) - Nouvelles espéces du genre Coptosoma d’Australie et
de Nouvelle Guinée appartenant aux collections du Musée Civique
de Génes par A. L. Montandon. (Loc. cit., Vol. XXXIV, 1894,
p. 413-427). Una delle specie descritte è dei viaggi di Beccari.
157) - Nouvelles espéces d’Anthicides appartenant au Musée
Civique de Génes par Maurice Pic. (Loc. cit., p. 582-587). Tre
specie, con un nuovo genere, sono del paese dei Bogos (Beccari)..
158) - Chilopodi e Diplopodi della Papuasia per Filippo Silve-
stri. (Loc. cit., p. 619-659). Delle specie enumerate ‘) spettano
alle raccolte di Beccari.
159) - Les Cicindélétes de Sumatra par M. le D.r Walther
Horn. (Loc. cit., p. 675-682). Fra le specie citate 8 sono del
viaggio di Beccari. |.
160) - I Chilopodi ed i Diplopodi di Sumatra e delle Isole
Nias, Engano e Mentavei, enumerati da Filippo Silvestri. (Loc.
cit., p. 707-760; con fig. nel testo). Ventisette specie di Sumatra,
quasi tutte del Monte Singalan, appartengono alla raccolta di Beccari.
161) - Diplopodi di Borneo per Filippo Silvestri... (Loc. cit.,
Vol. XXXVI, 1396, p. 20-28; con figure nel testo). Lavoro fon-
dato sulle raccolte di Doria e Beccari.
162) - Eucnémides Austro-Malais du Musée Civique de Génes
par Ed. Fleutiaux. (Loc. cit., p. 555-606). Buon numero delle
specie enumerate e descritte sono dei viaggi di Beccari.
163) - Potamophilides, Dryopides, Helmides et Heterocerides
des Indes Orientales par A. Grouvelle. (Loc. cit., Vol. XXXVII,
1396, p. 32-56). Due specie di Sumatra (Beecari).
164) - Etude sur les Mutillides existant dans les collections
du Musée Civique de Génes, par Ernest André. (Loc. cit., p. 66-
104). Sette specie raccolte da Beccari.
165) - Cicindélides nouvelles du Musée Civique de Génes,
994 3 . R. GESTRO
décrites par le Doct. Walther Horn. (Loc. cit., 1897, p. 270-274).
Due specie della Nuova Guinea e di Sarawak. ;
166) - Sur quelques espéces de 7rixagidae exotiques appar-
tenant au Musée Civique de Génes. Note de Ed. Fleutiaux. (Loc.
cit., p. 327-330). Una specie della Baia. del Geelvink (Beccari).
167) - Materiali per lo studio delle Hispidae di R. Gestro.
I. Enumerazione delle Hispidae di Sumatra. (Loc. cit., Volume
XXXVIII, 1897, p. 37-110; con fig. nel testo). Sedici specie sco-
perte da Beccari.
168) - Clavicornes nouveaux des Indes orientales et pays voi-
sins. Par A. Grouvelle. (Lec. cit., p. 342-398). Cerylon Beccarii
di Sumatra.
169) - Contributions è l’étude des Acridiens, espéces. de la
faune Indo et Austro-Malaisienne du Museo Civico di Storia Natu-
rale di Genova par Ignacio Bolivar. (Loc. cit., XXXIX, 1898, p.
66-101). Un cospicuo contributo a questo lavoro è dato dalle rac-
colte di Beccari.
170) - Alcuni nuovi Diplopodi della Nuova Guinea per Filippo
Silvestri. (Loc. cit., p. 441-450; con fig. nel testo). Su nove specie
elencate sei fanno parte delle alan Beccari. |
171) - Sopra alcune forme di Acanthocerini. Note di R. Gestro.
(Loc. cit., p. 451-498; con fig. nel testo). Tre specie e un nuovo
genere sono di er (Beccari).
172) - Die Cleitamia-Arten Neu-Guinea's nebst Beschreibung
einer neuen Gattung. Von D.r Koloman Kertész. (Loc. cit., pag. 3
557-568; con una tav.). Due specie del viaggio Beccari.
173) - Liste des Bostrychides des collections du Musée Civique.
. de Génes par P. Lesne. Première partie. (Loc. cit., p. 628-638;
con fig. nel testo). Vi figurano 6 specie dei viaggi di Beccari,
fra le nu due del paese dei Bogos.
174) - Indo-Australische Cleriden von un Schenkling. (Loc.
cit., Vol. XL, 1899, p. 135-167). 33 specie raccolte da Beccari.
175) - Contribuzioni alla conoscenza della fauna carcinologica
della Papuasia, delle Molucche e dell’Australia di Giuseppe Nobili.
(Loc. cit., p. 230-282). 52 specie raccolte da Beccari.
176) - Neue Cleriden des Museums zu Genua ‘nebst Bemer-
kungen iber bereits beschriebene Arten, von Sigm. Schenkling.
(Loc. cit., p. 331-346). 5 specie appartengono alle collezioni di -
Beccari.
ODOARDO BECCARI 995
177) - Species of subfamily Languriides contained in the Civic
Museum of Genoa by Rev. H. S. Gorham. (Loc. cit., 1900, pag.
954-368). 5 specie sono di Beccari.
178) - Zehn neue Sapromyza-Arten aus Neu-Guinea und
Ternate von D.r Koloman Kertész. (Loc. cit., p. 369-373). Sapro-
myza Beccarii e S. ternatensis nuove.
179) - Hinige dem Genueser Museum gehérige aus Neu-Guinea
und umgegend stammende Anthomyiden, von P. Stein. (Loc. cit.,
p. 374-393). 14 specie di Beccari.
180) - Alcune osservazioni intorno al genere Chalcosoma di
di R. Gestro. (Loc. cit., p. 396-399 ; con figure nel testo). Chal-
cosoma Beccarii.
181) - Lycides nouveaux ou peu connus du Musée Civique
de Génes par J. Bourgeois. Deuxiéme Mémoire. Deuxiéme partie.
(Loc. cit., p. 420-432). Su 18 specie enumerate 11 sono dei
viaggi di Beccari. |
182) - Quelques Dermaptéres du Musée Civique de Génes par
A. De Bormans. (Loc. cit., p. 441-467). Opisthocosmia Beccarii
e altre tre nuove specie.
183) - ee e Stomatopodi Indo-malesi pel dott. Giuseppe
Nobili. (Loc. cit., p. 473-523; con fig. nel testo). 26 specie rac-
colte da di
184) - Nota sul genere Spinaria Brullé_per Giacomo Man-
tero. (Loc. cit., p. 542-545; con fig. nel testo). Spinaria Bec-
carii di Selebes.
185) - Studien uber Hippobosciden. Von P. Speiser. (Loc. cit.,
552-562). Ornithoica unicolor, specie nuova di Sumatra i
186) - Diagnoses de Macratria de la Nouvelle Guinée, par
Maurice Pie. (Loc. cit., p. 397-601) Macratria Beccarit.
187) - Diagnoses d'An/Qricidae de la Nouvelle Guinée, par
Maurice Pic. (Loc. cit., 602-608). Con una nuova specie di Tomo-
derus scoperta da Beccari.
138) - Hylophilidae de la Malaisie et nouveau genre d’Anthi-
cidae de. Sumatra, par Maurice Pic. (Loc. cit., 1901, p. 737-742).
Hylophilus macassarensis e H. Beccari, se nuove specie di
Selebes.
189) - Diagnoses de Macratria et d’Anthicidae de la Malai-
sie, par Maurice Pic. (Loc. cit., p. 791-803). 9 specie delle rac-
colte Beccari.
296 R. GESTRO LA
190) - On some Rhynchota, principally. from New Guinea
by G. W. Kirkaldy. (Loe. cit., p. 804-810). 5 specie raccolte da
Beccari. DR,
191) - Zur Kenntnis der Cassiden des Ostindischen Archi
pels. Von D.r Franz Spaeth. (Loc. cit., Vol. XLI, 1904, p. 69-79).
Con tre specie dei viaggi di Beccari.
192) - Some new oriental Anthribidae by D.r Karl Jordan.
(Loc. cit., p. 80-91). Con 7 specie di Selebes e di altri luoghi
esplorati dal Beccari.
195) - Onthophagides Africains de la collection i Musée
Civique de Génes, par H. d’Orbigny. (Loc. cit., p. 253-331). Vi
sono comprese numerose specie raccolte da O. Beccari nel paese
dei Bogos.
194) - Description de nouveaux Dryininae et Bethylinae du
Musée Civique de Génes par le D.r J. J. Kieffer. (Loc. cit., pag.
331-412). Una nuova specie di Ternate e una di Hatam (Beccari).
195) - Clavicornes nouveaux du Musée Civique de Génes par
A. Grouvelle. (Loc. cit., Vol. XLII, 1906, p. 308-333). Comprende
le descrizioni di Cychramus Beccarii e di Pallodes Beccarii
insieme a quelle di altre sette specie.
196 - Descriptions of new genera and species of Sini
Coleoptera from Sumatra, by C. J. Gahan. (Loc. cit., XLII, 1907,
p. 66-112). Sei nuove specie sono delle caccie di Beccari sul
Monte Singalang.
197) - Chiropteran Notes by Knud Andersen. (Loc. up pag.
472-478). Vi è descritto un Rhinolophus Beccarii di sa
198) - Description d'un Hylophilus de Java recueilli par le
D.r O. Beccari, par M. Pic. (Loc. cit., 1908, p. 604-605).
199) - Hedobia et Ptinides exotiques nouveaux par M. Pic.
(Loc. cit., p. 606-607). Maheoptinus Beccarti, di Giava.
200) - Intorno ad alcune Gryllacris di Sumatra e di isole
vicine pel Dott. Achille Griftini. (Loc. cit., Vol. XLIV, 1908, pag.
8-22). Due specie raccolte da Beccari.
201) - Nuove specie dei generi Megascolides e Pheretima
del Dott. Luigi Cognetti De Martiis. (Loc. cit., 1909, p. 327-334;
con fig. nel testo). Una nuova specie, Pheretima Beccarii, è di
Sarawak e altre due della Nuova Zelanda e della Tasmania pro- —
vengono dal viaggio di O. Beccari e del Cap. Enrico d’Albertis.
202) - Studi sui Grillacridi del Dott. Achille Griffini. Parte.
i
ODOARDO BECCARI 297
seconda. Catalogo dei Grillacridi del Museo Civico di Genova.
(Loe. cit., Vol. XLV, 1911, x 110-140). Con 10 specie dei viaggi
di Beceari.
203) - Nuova specie del genere Tanygnathus descritta da
T. Salvadori. (Loc. cit., 1912, p. 328). Specie della collezione
Bruijn. | : ;
204) - Materiali per la conoscenza della fauna eritrea raccolti
dal Dott. Paolo Magretti. Nuove specie di Imenotteri scavatori
dei generi Stizus Latr., Gorytes Latr. e Nysson Latr., per
Giacomo Mantero. (Loc. cit., Vol. XLVII, 1917, E: 365-376; fig.
nel testo). Stizus Bi dei Bogos.
205) - Scaphidiides nouveaux de diverses origines par Maurice
Pic. (Loc. cit., Vol. XLIX, 1920, p. 93-97). Due specie di Sarawak.
L. MASI.
DESCRIZIONE DEL MASCHIO DI EUPELMELLA SCHIZOMYIAE
E DI UN NUOVO LEPTOMASTIX DELLA CIRENAICA.
(HYMEN. CHALCIDIDAE)
In una nota precedente (1), nella quale ho trattato di alcuni
Calcididi raccolti dal Padre V. Zanon presso Bengasi, descrivendo
una nuova specie di Ewpelmella, l’ Eupelmella schizomyiae,
che si ottiene da galle della Schizomyia buboniae prodotte sul
Pituranthus tortuosus, non ho potuto indicare i caratteri del
maschio, non avendone trovato alcun esemplare fra quelli che
avevo allora a disposizione. Ma in seguito, nell’ esaminare diversi
preparati microscopici fatti dal Padre Zanon, che egli con gentile
premura mi ha inviati, vi ho trovato diversi di tali maschi, insieme
con individui del Torymus chlorocopes e dell’ Inostemma sp.,
che pure si ottengono dalle stesse salle: onde ne do ora’ la de-
scrizione, mettendoli a confronto coi maschi dell’ Hupelminus
tarsatus Watst., specie che ritengo congenere dell’ Eupelmella
‘schizomyiae (2). Di maschi di altre Zupelmella non vi sono
descrizioni dettagliate, nè io ho potuto ancora vedere quelli della
specie tipica del genere, l’Eupelmella Degeeri. Im. contronto coi
maschi di Eupelmella tarsata, quelli della specie s-hizomyiae
differiscono per molti caratteri, come si vedrà dalla descrizione
che segue, e sopratutto per la distribuzione delle setole nell’ala
anteriore. Descrivo anche in questa nota una nuova specie di
Leptomastix che era in uno dei preparati del Dr. Zanon.
Eupelmella schizomyiae Masi — d.
Colorito verde, con riflessi dorati e in qualche punto purpurei;
coxe concolori; metanoto di un bell’azzurro violaceo; antenne ‘
(1) Vedi questi Annali, vol. XLIX, 19241, p. 168-193.
(*) Vedi questi Annali, vol. XLVIII, 1919, p. 306.
EUPELMELLA E LEPTOMASTIX DI CIRENAICA 299
con lo scapo e il pedicello gialli bruni, il funicolo e la clava
bruni; zampe anteriori giallognole, col femore scuro sul lato
esterno ed interno e la tibia con una piccola macchia lungo il
lato anteriore, il tarso giallo bruno; zampe medie e posteriori coi
femori e le tibie bruni, a riflesso verde, però la tibia posteriore
di color giallo paglierino nel primo !/, e scura fino all’ apice;
i tarsi medi e posteriori gradatamente più infoscati verso l’estre-
mità, incominciando dal secondo, o almeno dal terzo articolo,
mentre il primo o i due primi articoli sono paglierini; nervatura
delle ali appena giallognola, le ali anteriori con una grande
macchia oblunga sul disco, estesa dal prestigma allo stigma, di
colore nocciuola.
_ Antenne somiglianti a quelle della femmina, piuttosto grandi,
col flagello uguale in lunghezza all’ addome e più lungo della
testa in proporzione di 8:5. Scapo poco meno di */, della lun-
ghezza del flagello e tre volte più lungo della propria larghezza,
col lato ventrale un poco più convesso di quello dorsale; pedicello
lungo quasi la metà dello scapo, largo all’ apice ?/. della propria ‘
lunghezza; anello */, dell’ articolo successivo, una volta e mezza
più largo che lungo; ‘primi due articoli del funicolo subeguali,
più lunghi che larghi nella proporzione di 38 : 100; i seguenti
cinque articoli gradatamente più corti ‘e più larghi, 1’ ultimo
quadrato e di lunghezza doppia di quella dell’ anello; clava indi-
visa, uguale in lunghezza ai tre articoli precedenti e poco più
corta dello scapo, con la base poco più larga della preclava, negli
esemplari preparati tutto il lato dorsale di essa introflesso. Peli
sul flagello assai corti, sensilli lineari e rotondi in scarso numero. .
Mandibole bidentate. Palpi mascellari con tre articoli corti,
subeguali; palpi labiali non bene visibili nel preparato.
Torace più stretto che nel maschio di Ewpelmella tarsata,
misurando in larghezza ‘4/00 della lunghezza ; nella conformazione
del dorso simile a quello della detta specie, con le ascelle pure
quasi a contatto e grandi all’ incirca come le scapole; lo scutello
largo 5/; della propria lunghezza; tutto il mesonoto uniformemente
reticolato, però con le setole non così frequenti in alcuna parte,
nemmeno sui lati del metatorace; il dorsello alquanto più largo
e fornito di una stria trasversale, concava posteriormente, che
rasenta nel mezzo lo scutello; gli stigmi distanti dal postscutello
per un tratto uguale al loro diametro; la carena del metanoto
300 “OL MAsi
nulla o quasi obliterata. Prosterno rombico, con l'angolo poste-
riore troncato assai vicino all’apice. Presterno grande, triangolare.
Ali anteriori, ripiegate sul dorso, superanti l’apice dell’addome,
che corrisponde all’ estremità del loro nervo stigmatigo. Propor-
zione fra-la lunghezza della cellula costale, del nervo marginale,
postmarginale e stigmatico, come 30:18: 16:11. Sul nervo
omerale da 9 a 11 setole e sul pterostigma 6, sulla parte esterna
del nervo marginale una quindicina di : setole. Nervo stigmatico
poco dilatato fino all’ apice, il suo lato posteriore con le due metà
rettilinee e disposte in un angolo ottusissimo; la clava indistinta,
con un dente triangolare piuttosto distante dall’ apice di essa,
il quale ha pure forma triangolare. Setole su quasi tutta la
superficie dell’ala abbastanza frequenti, però assai meno che
nell’ Hupelmella tarsata; la cellula costale con poche setole sol-
tanto nella seconda metà; lo specolo grande, in avanti largo la
metà del nervo marginale; la porzione basale dell’ ala con una
serie di 11-14 setole sulla linea del nervo cubitale, la quale è
ben distinta fin presso l’ estremità dell’ ala, e tre setole su quella
del nervo basale, più altre due o tre setole; lungo il frenulo una
serie. di 16-18 piccole setole; la frangia marginale abbastanza
sviluppata, con setole da due a quattro volte più lunghe di quelle
adiacenti della lamina. Rapporto fra larghezza e lunghezza del
l'ralaset (2265.
Ali posteriori col lembo della cellula costale, che si estende
fin presso agli uncinetti, fornito di circa 14 setole; gli uncinetti
in numero di due, preceduti da una setola piuttosto sottile, che
ha la stessa lunghezza di essi. |
Zampe del primo paio con l’apice della tibia fornito di un
dente anteriormente e poche setole spinose fra esso e lo sperone;
il 1.° articolo tarsale sulla linea posteriore fornito di 6 setole
delicate nella prima metà della sua lunghezza e di 4 spine, più
altre due spine apicali, nella seconda metà; il 2.° articolo con
due spine, più altre due apicali; il 3.° con una sola, il 4.° e 5.°
privi di spine, eccetto le due apicali. Zampe medie con sperone
sottile e delicato, pennato, lungo più del doppio della larghezza
della tibia all’apice. Zampe posteriori con uno sperone tibiale
lungo ?/, del 1.° articolo del tarso, |’ altro tre volte più corto.
Lato posteriore degli articoli tarsali del secondo e terzo paio di
zampe fornito di setole spinose. Tutti i tarsi col primo articolo
i
EUPELMELLA E LEPTOMASTIX DI CIRENAICA 301
più allungato degli altri e ugualmente sviluppato nel 2.° e 3.°
paio di zampe, il 5.° articolo uguale al 3.°, il 4.° un poco meno
lungo del 3.°_ |
Addome poco più corto del torace.
Lunghezza 1,4 — 1,6 mm.
I maschi di Hupelmella schizomyiae ditferiscono da quelli
della specie farsata pei caratteri già ricordati riguardo al torace,
per gli stigmi del metanoto discosti dal postscutello. i lati del
metatorace forniti di poche setole, il prosterno coi quattro lati
subeguali, non quasi triangolare, la tibia anteriore con un solo
dente apicale, l'ala anteriore con la clava del nervo stigmatico
diversamente conformata, con la cellula costale fornita di setole
solo nella seconda metà, la cellula basale glabra, lo specolo bene
delimitato; inoltre per lo scapo con la maggiore larghezza verso
il mezzo, gli articoli del funicolo non subeguali ma gradatamente
crescenti in lunghezza e larghezza, la clava grande, poco più corta
dello scapo e non già una volta e mezza più lunga della pre-
clava. Riguardo ai palpi mascellari della specie ¢arsata, Waterston
dice che sono di un solo articolo, mentre i labiali avrebbero due
articoli, ma forse vi é in questo punto della sua descrizione uno
spostamento di parole, avvenuto nella stampa, e i palpi mascel-
lari sono di due articoli, mentre i labiali ne hanno uno solo: ad
ogni modo il numero degli articoli è diverso da quello della specie
schizomyiae, dove i palpi mascellari hanno tre articoli, ed i
labiali ne hanno certamente in minor numero: da un solo pre-
parato che ho potuto osservare, sembra che questi siano uniarti-
colati.
Leptomastix calopterus sp. n.
Una © presa in una stanza a Bengasi dal Padre V. Zanon,
il 2 ottobre 1915.
Corpus, in specimine decolorato, flavo-ochraceum (maculis
nullis?), forsanin vita flavo-brunnewm. Antennae radicula,
scapo ac pedicello flavo-griseis, funiculo et clava fere nigris.
Pedes antici flavo-grisei, articulis tarsalibus post secundum
infuscatis; pedes posteriores omnes femore fusco, medii
tibia tarsoque flavis, calcari dimidio apicali brunneo, po-
stici tibia articulisque tarsalibus post secundum infuscatis.
302 . L. MASI
Proalae brunneae, areis septem hyalinis maculas subalbidas
simulantibus ornatae, quarum una mox juxta radiculam,
duae juxta. nervum humeralem, ?/, alae latitudinis occu-
pantes: quarta et quinta ad mediam alae longitudinem,
spatio brunneo sat lato separatae, altera marginem ante-
riorem alae extus attingens, altera posteriorem ; sexta pyri-
formis, ex margine posteriore pone */, longitudinis orta,
paullum ultra medium laminae alaris extensa ; septima
denique apicem occupans, interne linea recta, obliqua, limi-
tata. Laminae partes infuscatae et area hyalina secunda
setis nigris, confertis, vestitae; areae hyalinae, excepta
prima, secunda dimidioque interiore tertiae, pilis albidis,
tenuissimis, fere inconspicuis instructae. Alae posticae
dimidio apicali grisescente.
Antennae corpore vix longiores, scapo tenui septies
latitudine longiore, radiculae triplam longitudinem aequante;
funiculi articulo primo quam scapo sesquibreviore, nec
crassiore, itaque latitudine sua novies longiore; articulis
sequentibus gradatim paullum curtantibus, sexto dimidiam
primi. longitudinem
vie attingente, lati-
tudinem sesquisupe-
rante; clava articu-
lis duobus praece-
dentibus simul sum-
plis, primoque fu-
niculi, aequilonga ,
segmentis subaequa-
libus, secundo ad
1 apicem quam funi-
Leptomastiz calopterus Q. Antenna ed ala anteriore. culi arliculo primo
(Uguale ingrandimento).
ter latiore.
Scutellum setis circa viginti sparsis inslructum.
Proalae antennis aequilongae, corpore parum breviores,
valde angustae, latitudine maxima ad 3/, longitudinis ‘/,;
huius non superante; nervo stigmatico paullum ante me-
diam longitudinem incipiente, apice oblique truncato, dente
brevi ad marginem costalem fortiter reverso ; nervo post-
marginali propter laminae colorem obscurum indistincto,
EUPELMELLA E LEPTOMASTIX DI CIRENAICA 303
at quam stigmatico haud longtore, quam marginali nonnihil
breviore ; speculo angusto nervo marginali fere parallelo,
versus alae radiculam cum dimidio interno maculae hyalinae
tertiae continuo, versus alae apicem clavam fere attingente,
ab ea autem setis nonnullis omnium maximis et nervo
stigmatico aequilongts separato ; setis reliquis prope nervos
afficis quam stigmatico quater vel quinquies brevioribus,
versus alae marginem posticum et in discum et ultra gra-
datim curtantibus, in parte postero-apicali marginis sat
conspicuis, nigris, in margine ipso apicali omnino deco-
loribus et difficulter conspiciendis; area hyalina juxta ra-
diculam fere tota glabra.
Alae metathoracis setis marginis posterioris */, laminae
latitudinis aequantibus, cellula costali */,, tottus alae longi-
tudinis fere attingente, nervo marginalt 3lio via superante.
- Long. 2: mm. | |
Le cattive condizioni dell’ esemplare unico, preparato in. bal
‘samo e schiacciato, permettono di rilevare pochi altri caratteri, 1
quali hanno piuttosto il valore di caratteri generici. Gli occhi
sono glabri, gli ocelli disposti in un triangolo quasi equilatero,
le mandibole ristrette nella loro parte apicale, terminate in due
denti piuttosto ottusi e arrotondati, i palpi labiali formati di tre
articoli subeguali. La clava del nervo stigmatico ha due sensilli,
contigui, nel dente e due uguali a questi, pure contigui, nell’an-
golo opposto. L’ ala posteriore presenta il primo uncinetto lungo
il doppio dei due successivi, i quali sono anche assai più sottili.
La lunghezza dei femori è nel 1.°, 2.° e 3.° paio di zampe nella
proporzione di 34:50:45; quella delle tibie, in *proporzione
anche dei femori, è di 34 : 61 : 50. Nei tarsi anteriori e posteriori
il primo articolo è manifestamente più lungo del secondo, il
terzo e i successivi sono appena più corti del secondo articolo.
Nel tarso delle zampe medie il primo articolo è uguale allo spe-
one, misurando !/, della lunghezza della tibia, i successivi sono
molto accorciati ma robusti: le relative misure di lunghezza sono
20:5:4:5 :5. Lo sperone è rivestito di minutissime setole
rigide, aguzze. i
Ge GR A Nek
DIAGNOSI PRELIMINARI DI IMENOTTERI DEI FICHI
In questa nota sono brevemente esposti i principali caratteri.
tassonomici di alcuni Imenotteri dei Fichi (Agaonini, Sycopha-
gini e Idarnini) che mi sono pervenuti da varie regioni del
globo per cura dei miei amici corrispondenti. Ho creduto oppor-
tuno di far conoscere subito le diagnosi preliminari in ragione
della notevole importanza che mi pare queste forme abbiano per
lo studio dei gruppi ai quali appartengono. Le memorie in esteso
saranno pubblicate quanto prima.
AGAONINAE.
Blastophaga nipponica n. sp.
Q. Capo più largo che lungo, con il margine epistomale
sporgente nel mezzo a lobo angoloso. Occhi e ocelli bene svi-
luppati. Antenne molto lunghe, di 14 articoli liberi: il 3.° non è
diviso nettamente in parti secondarie e si prolunga in un processo
bratteiforme; gli articoli 5°-10° sono lunghi circa tre volte la loro
massima larghezza e presentano 3-4 serie trasverse irregolari di
sensilli allungati; 1’ 11° è un po’ più lungo dei precedenti, integro
e fornito di 5 serie trasverse e incomplete di sensilli. Mandibole
brevi, bidentate, con processo squamiforme prossimale provvisto di
7-8 laminette rilevate. Mascelle del 1.° paio con una coppia di
setole all’ estremo distale; labbro inferiore subrudimentale.
Ali anteriori lunghe circa due volte e mezza la loro massima
larghezza, molto ristrette alla base, fittamente rivestite di peli
lunghetti e con frangia marginale alta 105 uw. Cellula costale
ridottissima; vena omerale quasi marginale e, insieme con la
IMENOTTERI DEL FICHI
" ni
marginale e la postmarginale, incompletamente definita. Vena sti-
gmatica non esistente come venatura; di essa è rimasta solo la
traccia colorata in bruno sulla cuticola dell’ ala, nella quale si osser-
vano altre zone e tratti lineari oscuri. Tibie medie circa tanto
lunghe quanto i tarsi rispettivi; tibie posteriori lunghe la metà
dei tarsi. Terebra brevissima; la sua parte sporgente è uguale
a + oa 4 della lunghezza del gastro.
Colore fondamentale bruno fuligineo.
Lungh. del capo mm. 0,38; lungh. delle antenne mm. 1,49;
. lungh. del corpo (capo escluso) mm. 1,55; lungh. ali ant. mm. 1,75;
lungh. della porzione sporgente della terebra mm. 0,08.
d. Sconosciuto. 1 i
Raccolta in parecchi esemplari da T. Ishii della Imperial
Plant Quarantine Station a Nagasaki (Giappone) nei ricettacoli del
Ficus erecta Th. Si distingue. a prima vista da tutte le altre
specie del genere per la speciale struttura delle antenne e delle ali.
Waterstoniella n. subgen.
Q. Capo un po’ piu largo che lungo, con l’area chitinizzata ‘
mediana-posteriore molto ristretta fra gli occhi. Due soli ocelli;
talora vi è il terzo subatrofico. Antenne di 11 articoli, con lo
scapo allungato, il 2.° articolo relativamente piccolo e poco spor-
gente sul primo; il 3.° integro e con processo bratteiforme allun-
gato; articoli. 5°-8° forniti di 2-3 serie trasverse e irregolari di
sensilli; articoli 9°-11° uniti tutti o in parte a formare la clava.
Mandibole bidentate, ma col dente apicale più o meno visto-
samente sviluppato rispetto al subapicale. Pronoto ampio e
subtrapezoidale. Torace ricco di peli.. Ali anteriori allungate,
fittamente rivestite di peli, con vena postmarginale lunga circa
due volte la marginale; vena stigmatica molto breve. La cuticola
dell’ ala presenta numerose linee oscure che occupano il posto di
altre venature. Terebra lunghissima, lunga da una a due volte |
il gastro.
Colore chiaro, fondamentalmente ocraceo-ferrugineo.
— d'. E conosciuto solo quello della W. Jacobsoni Grad.
descritto da me in altro luogo (*).
(4) Grandi, G. — Contributo alla conoscenza degli Agaonini di Giava. Boll. Lab. di
Zool. Portici, v. XII, 1917, pp. 1-60, 22 fig. (cfr. pp. 24-32, fig. VII-X).
Ann, del Mus, Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol. IX. (15 Settembre 1921). 20
G. GRANDI
A questo nuovo sottogenere di Blastophaga vanno riportate
tre specie: la Bl. Jacobsoni Grnd. di Giava e due nuove:
Masii mihi e Modiglianii mihi di Engano. — lo avevo avuta
gia |’ opportunità di richiamare l’attenzione sui particolari carat-
teri della Bl. Jacobsoni, ma non mi era sembrato tuttavia oppor-
tuno di istituire un sottogenere per una forma ancora isolata.
Questa mia decisione l’avevo pure comunicata all’ amico Waterston
quando egli, avendo rinvenuta la Bl. Jacodsoni fra il materiale
raccolto da J. Hewitt a Sarawak (Borneo) (*), mi chiedeva se
non fosse il caso di creare per essa un sottogruppo a parte. La
scoperta di due nuove specie, simili a quella discussa, fatta 30
anni fa da E. Modigliani, ne autorizza oggi l'istituzione. Tali
forme erano conservate presso il Museo Civico di Storia Naturale
di Genova e mi sono pervenute per il cortese interessamento
dell’amico Dr. L. Masi.
TAVOLA ANALITICA PER LA DISCRIMINAZIONE DELLE SPECIE.
‘4. — Solamente gli articoli 10°-11° delle antenne sono riuniti insieme
a formare una clava; il 9.° è libero. Il processo laminare
delle mandibole presenta, complessivamente , 12 rilievi trasversi
Jacobsoni Grnd.
(Giava e Borneo)
1.’ — Gli articoli 9°-11° delle antenne sono tutti tre uniti intima-
mente insieme a formare la clava. Il processo laminare delle
mandibole presenta, complessivamente, 7-9 rilievi trasversi 2
2. — Margine epistomale sporgente brevemente nel mezzo a lobo
angoloso. Mandibole col dente subapicale abbastanza sviluppato
e non molto più piccolo di quello apicale; processo laminare
con 9 rilievi trasversi i Masii n. sp.
(Engano)
2. — Margine epistomale con larga sporgenza mediana incavata
nel mezzo. Mandibole col dente apicale grandissimo ed acuto
e con quello subapicale appena percettibile; processo laminare
fornito di 7 rilievi trasversi Modiglianii n. sp.
(Engano)
(1) Waterston, J. — On some Bornean Fig-Insects. Bull. Entom. Research, v. XIT,
pt. 1, Giugno 1924, pp. 35-40, 3 fig.
IMENOTTERI DEI FICHI 307
SYCOPHAGINAE.
Lipothymus n. gen.
©. Capo un po’ più largo che lungo. Antenne di 12 articoli,
col 2.° e 3.° in forma di anelli e gli ultimi tre riuniti a clava.
Mandibole bidentate. Palpi mascellari di 4 articoli; labiali di
2. Propodeo con spiracoli tracheali a larghi peritremi, situati
posteriormente in due punti sublaterali. AZ anteriori con vena
marginale distintamente più lunga della postmarginale e con la
vena postmarginale distintamente più lunga della stigmatica. Zampe
anteriori con tibia poco meno lunga del femore e priva di cresta
dentata; tarsi un po’ più brevi della tibia. Zampe posteriori
con la tibia e il primo articolo del tarso forniti di varie e robuste
spine odontoidi. Le tibie di tutte le zampe portano un solo spe-
rone; quello delle anteriori è bipuntuto. Porzione sporgente della
terebra estremamente breve (1).
Il genere è fondato sopra una sola femmina che non è pos-
sibile collocare in alcuno dei generi conosciuti.
IL. sumatranus D. sp.
Q. Capo col margine epistomale presentante nel mezzo una
netta e breve incavatura limitata da due lobi arrotondati e
distintamente meno sporgenti all’innanzi del rimanente margine
anteriore del capo. Antenne col 4.° articolo più largo dei seguenti.
Mandibole larghe, col dente apicale molto acuto e con quello
subapicale largo ed ottuso; sono fornite, al margine dorsale, di
una serie di setole prossimalmente allargate. Mascelle del 1.°
paio con gli articoli dei palpi che in ordine crescente di lunghezza
si susseguono così: 3, 1, 2, 4. Palpi labiali coi due articoli
lunghetti e subuguali. Ali anteriori abbastanza uniformemente
arrotondate distalmente e provviste di peli scarsi e brevi; cellula
costale ampia; vena marginale lunga una volta !/, la postmargi-
nale; vena postmarginale lunga poco meno del doppio della stig-
(1) Questi caratteri dati come generici potranno mutare, con la scoperta di altre
specie, il loro valore tassonomico, Ciò dicasi anche in riguardo ai generi descritti
più avanti, :
308 CO
matica. Zampe anteriori col femore presentante il margine
dorsale rialzato a gobba nella sua metà distale; tibia poco —
inferiore di lunghezza al femore, fornita all’apice di uno spe-
rone bipuntuto e di poche spinette odontoidi; tarso di 5 arti-
coli, lungo un po’ meno di ?/, della tibia. Zampe medie con la
tibia provvista di uno sperone eee: un po’ piu breve del primo
articolo del tarso. Z. posteriori con l’anea grandissima, larga
3/, della sua lunghezza; il femore, la tibia ed il tarso sono circa
di eguale lunghezza; il femore è dilatato distalmente e visto-
samente; la tibia è allargata all’apice ed è fornita di uno spe-
rone semplice ed acuto e di varie robuste spine odontoidi,
delle quali 12 sono distribuite a coppie lungo il margine dorsale
e 26 si trovano nella metà ventrale della faccia esterna. Il 1.°
articolo del tarso è provvisto di una serie longitudinale e sub-
marginale di 5 di tali spine. Terebra sporgente per un tratto
estremamente breve. ;
Colore nero fuligineo con riflessi metallici verdastri. dl
anche escluse, e funicolo delle antenne mellei.
Raccolto È E. Modigliani a Sumatra (Doloc Tolong) nel No-
vembre del 1890.
IDARNINAE.
Gen. Otitesella WESTW.
O. Capo verticale, più largo che lungo. Occhi molto grandi ;
3 ocelli. Toruli delle antenne situati un po’ più avanti della
meta della faccia e distanti fra loro un tratto uguale alla lar-
ghezza di ciascuno. Antenne di 18. articoli, dei quali il 3.9, 4.°
e 5.° a forma di anelli; 111.9, il 12° e il 13.° riuniti a clava;
gli articoli 6.° - 13.° sono forniti di una serie trasversa di sen-
silli molto lunghi. Mandibole bidentate; il dente subapicale
mostra però un accenno più o meno distinto di divisione. Palpî
mascellari di 4 articoli; labiali di 2. Pronoto solo parzialmente
visibile dal dorso in due strette zone sublaterali. Solchi scapolari
deboli, ma completi. Scwéello del mesonoto più lungo che largo.
Propodeo estremamente trasverso, con spiracoli tracheali a peri-
tremi piccoli, rotondi e submediani. Prepetto bene sviluppato;
epimeri mesotoracici nettamente limitati; episterni indistinti.
“ IMENOTTERI DEI FICHI 309
Ali anteriori con peli scarsissimi e minutissimi, frangia
appena percettibile, lunghe più di due volte la loro massima
larghezza e largamente arrotondate distalmente ; la vena omerale è
lunga circa due volte la vena marginale più la postmarginale;
la vena postmarginale è un po’ più breve della stigmatica e un
po più lunga della metà della marginale. Zampe con tarsi di 5
articoli e con tibie fornite di spine odontoidi in numero vario;
lo sperone della tibia anteriore è bipuntuto, quello della tibia
media è semplice e peloso; la tibia posteriore ne possiede due,
semplici e pelosi, uno dei quali è più lungo dell’ altro.. Gastro
subfusiforme, più lungo del torace; 9.° urotergite fornito di 2
cercoidi; ferebra impercettibilmente sporgente oltre il 9.° uroter-
gite, con valve larghette e distalmente arrotondate. Colore fonda-
mentale (es. in alcool) umbrino fuligineo; zampe e antenne più
chiare.
dg. Capo orizzontale, circa tanto lungo quanto largo. Torwlé
delle antenne provvisti di un cercine molto sviluppato nella sua
metà interna e prolungantesi posteriormente per un certo tratto.
Antenne di 10 articoli liberi; lo scapo è grande, moderata-
mente allargato distalmente, gradualmente e fortemente ristretto
all’estremità prossimale; il 2.° articolo è subbacilliforme; il
3.° e il 4.° sono piccolissimi ed hanno forma di anelli; 5.° - 9.°
simili; 10.° diviso in due parti. Mandibole molto grandi,
lunghe, attenuate all'apice e quivi terminanti con un dente che
mostra dorsalmente una prominenza angolosa; il margine orale
porta una sporgenza dentiforme diretta all’indietro; la regione
molare è bene sviluppata e differenzia 3 o 4 angolosita piu o
meno prominenti. Mascelle del 1.° paio con stipiti fusi, un lobo
distinto e palpi mascellari biarticolati; l'articolo basale però é
largo prossimalmente e male articolato col corpo della mascella.
Labbro inferiore bene sviluppato, con palpi subatrofici e costi-
tuiti di 1 solo articolo brevissimo, papilliforme. Pronoto gran-
dissimo, nettamente più largo che lungo, distintamente più largo
del mesonoto. Mesoroto bene distinto dalla regione retrostante,
estremamente trasverso. Metanoto e propodeo fusi insieme ;
spiracoli tracheali a peritremi piccoli, rotondi, laterali, subpo-
steriori. Sono presenti solo le ali anteriori, ridotte a strette lami-
nette, fornite di alcune lunghissime setole e lunghe un po’ più
della larghezza del mesonoto. Zampe con tarsi di 4 articoli;
310 È G. GRANDI
le tibie sono fornite di varie spine odontoidi e di uno sperone
semplice e peloso. Gastro più breve del torace e meno largo del —
propodeo; il 9.° urotergite porta 2 cercoidi; : Li due processi
distali bacilliformi.
Colore fondamentale (es. ‘in alcool) lb con
antenne e zampe più chiare ; mandibole ferruginee. —
Questo genere è stato istituito nel 1882 dal Westwood (4)
sui soli 7g di due specie (digitata e religiosa) raccolte nel- .
l’Isola di Ceylan. Mayr nel 1885 (?) descrisse una terza specie
(serrata) dell’Isola di Socotra, ma anch'egli sul solo sesso -
maschile. La scoperta delle 9 Q del genere in discussione e
degli altri due che seguono porta, dopo 39 anni, la luce sulla
vera natura e sulle affinità di questi stranissimi e Imiercs ani
simi insetti.
: e
1. — Margine epistomale con una breve intaccatura mediana
arrotondata e con due prominenze submediane larghette e pure
arrotondate. Mandibole col dente apicale acuto e con quello
subapicale molto largo e diviso da un'incisione appena accen-
nata. 0. africana n. sp.
1". — Margine epistomale distintamente rientrante ‘e differen-
«_—ziante un lobetto mediano angoloso e due sporgenze subme-
diane arrotondate. Mandibole col dente apicale meno sporgente
e con quello subapicale più rivolto all’ innanzi.
O epicarioides n. sp.
dd
1. — Capo senza linea parallela al suo margine posteriore ; fornito
di vistose setole spiniformi laterali e ventrali. Margine episto-
male con un’ infossatura mediana, modesta e larghetta e con.
due sporgenze angolose submediane. Toruli delle antenne
situati in punti submediani della fronte, così che il loro mar-
gine posteriore sorpassa appena quello posteriore degli occhi.
‘Scapo lungo tre volte la sua massima larghezza; 2.° articolo
(1) Westwood, J. 0. Further descriptions of insects infesting figs. Trans. Entom.
Soc. London, p. II, 1888, pp. 29-47, tav. IV-X.
(2) Mayr, G. I aoe Verhandl. K. K. Zool. bot. Gesellsch., Wien, B. XXXV,
1885, pp. 147-250, tav. XIEXIIN.
@ IMENOTTERI DEI FICHI IS
.- delle antenne lungo un terzo dello scapo. Regione molare
delle mandibole con 4 sporgenze angolose dentiformi.
0. africana n. sp.
1’. — Capo fornito di una linea parallela al suo margine poste-
riore, lungo la quale le setole sono inserite in serie distinta,
ma privo di grandi setole spiniformi. Margine epistomale visto-
samente incavato nel mezzo da un’ infossatura profonda e subar-
rotondata. Toruli delle antenne nettamente posteriori; il loro
margine anteriore non raggiunge neppure quello posteriore
degli occhi. Scapo lungo quattro volte e mezza la sua massima
larghezza; 2.° articolo delle antenne lungo un quarto dello
scapo. Regione molare cas mandibole con 3 sporgenze ango-
lose dentiformi. 0. epicarioides n. sp.
L’0. africana Grnd. è stata raccolta in diversi esemplari dei
due sessi, dal Prof. F. Silvestri, a Konakry (Guinea Francese), il
2 novembre 1912, nei ricettacoli del Ficus Vogelzi Miq.
L’0. epicarioides Grnd. fu rinvenuta in discreto numero da
G. Rossetti a Ghinda e all’ Asmara (Eritrea) nel 1914.
Sycobiella monstruosa n. sp.
S. Capo: grandissimo, orizzontale, più largo che lungo. Mar-
gine epistomale sporgente nel mezzo ad angolo acuto e con due
mediocri concavità submediane. Torwli delle antenne con cercine
vistosissimo, più lungo degli occhi; col loro margine anteriore
raggiungono la metà della lunghezza degli occhi medesimi;
distano fra loro quattro volte la distanza che li separa dai mar-
gini laterali del capo. Il capo è fornito come in 0. epicarinides
Grnd. di una linea che corre parallela al suo margine posteriore.
Antenne di 10 articoli liberi; lo scapo è enorme, subrettangolare
arrotondato, ristretto bruscamente all’ estremita prossimale in una
sorta di peduncolo, lungo quanto tutti gli altri articoli presi
insieme; il-3.° e il 4.° articolo sono piccoli e a forma di anelli;
il 10.° è diviso incompletamente in due. Mandibole enormi, fal-
cate, bidentate all'apice, con la regione molare sporgente in tre
angolosità dentiformi. Mascelle del 1.° paio con stipiti fusi,
lobo distinto, palpi inarticolati e lunghetti. Labbro inferiore
G. GRANDI
bene sviluppato, con palpi 1-articolati e parzialmente fusi |’ uno
con l’altro. Pronoto grandissimo, trasverso, largo quanto il capo.
Mesonoto bene distinto dalla regione retrostante e largo circa
otto volte la sua lunghezza. Metanoto e propodeo fusi insieme.
Ali anteriori ridotte a due sottili laminette subclavate, un po’
più lunghe della larghezza del mesonoto ‘e fornite di varie lun-
ghissime setole. Ali posteriori completamente atrofizzate. Zampe
con tarsi di 4 articoli, lunghi poco più o poco meno della metà delle
tibie rispettive. Queste sono provviste di spine odontoidi in numero
vario e di uno sperone; quello delle zampe anteriori è bipuntuto;
quelli delle zampe medie e posteriori sono semplici e pelosi. Gastro
piccolo, poco più lungo del pronoto, poco più lungo che largo e
meno largo del propodeo; 10.° urite con processi distali bacilli-
formi e con gonapofisi articolate, laminari, fornite di 4 spinette
odontoidi. ;
Capo e torace ocraceo-chiari , mandibole ferruginee , occhi neri,
gastro ocroleuco.
Lunghezza (escluse le mandibole) mm. 2,7.
1 solo esemplare g' raccolto dal Prof. Filippo Silvestri a
Konakry (Guinea Francese) nel novembre del 1912. È
Terastiozoon n. gen.
©. Capo verticale, più largo che lungo. Occhi composti molto
grandi; 3 ocelli. Toruli delle antenne quasi contigui, separati
da un rilievo carenato. Antenne di 12 articoli, dei quali il 3.°
il 4.° in forma di anelli; 5.° - 12.° provvisti di una serie trasversa
di lunghi sensilli. Mandibole tridentate. Mascelle del 1.° paio
con palpi di 4 articoli; palpi labiali 2-articolati. Pronoto bene
visibile al dorso e trasverso. Solchi scapolari appena impressi
ima completi. Scuzello del mesonoto ampio e più largo che
lungo; ricopre completamente la regione mediana del metanoto.
Propodeo estremamente trasverso. Prepetto bene sviluppato.
Epimeri mesotoracici nettamente individualizzati; episterni
indistinti. Ali anteriori più lunghe di due volte la loro mas-
sima larghezza; fornite di pochi peli minuti e di una frangia
appena percettibile. La vena omerale è lunga meno di due volte
la vena marginale più la postmarginale; la vena postmarginale
è più lunga della stigmatica, Zampe con tarsi di 5 articoli e
è _ IMENOTTERI DEI FICHI 313
con tibie fornite di spinette odontoidi e di speroni; quello delle
zampe anteriori è bipuntuto, quello delle zampe medie è semplice
e peloso; le zampe posteriori ne hanno due semplici e pelosi, uno
più lungo e l’altro più breve. Gastro gradualmente attenuato
all'indietro, più lungo del torace; terebra impercettibilmente
sporgente oltre il 9.° urotergite, con valve larghette e arrotondate
all’ apice.
3. Capo orizzontale, più largo che lungo. Occhi piccoli.
Toruli delle antenne con cercine non prolungato posteriormente.
Antenne di 9 articoli liberi; lo scapo è molto grande, largo,
sublaminare, attenuato gradualmente verso la base; il 3.° articolo
è piccolissimo e in forma di anello; articoli 4.° - 8.° simili; 9.°
diviso incompletamente in 2 o 3 parti. Mandibole grandi, falcate,
simili. a quelle di Sycobiella monstruosa Grnd. Pronoto
grande, trasverso. Mesonoto, metanoto e propodeo fusi comple-
tamente insieme. Solo le ali anteriori sono presenti come gra-
cili laminette, lunghe circa come la larghezza del mesonoto,
fornite di varie lunghe setole. Zampe con tarsi di 4 articoli e
lunghi circa la metà delle tibie. Queste sono provviste di varie
spine odontoidi e di 1 sperone; quello anteriore è bipuntuto; gli
altri sono semplici e pelosi. Gastro proporzionalmente più grande
di quello di S. monstruosa Grnd., quasi tanto lungo quanto il
torace. n
T. Jacobsoni n. sp.
©. Margine epistomale con una sporgenza mediana angolosa
e con due brevi concavità submediane. Toruli delle antenne
situati un po’ più avanti della metà della lunghezza della faccia.
Pronoto largo tre volte e mezzo la sua lunghezza. Parte ante-
riore del mesonoto trasversa e con scapole ampie ; ascelle subtrian-
golari; scutello arrotondato posteriormente. Tibie anteriori netta-
mente più brevi del femore; tibie medie Innghe quanto il femore
più il trocantere; tibie posteriori appena più brevi del femore.
Gastro più lungo del torace e del propodeo; il 6.° urotergite —
appare distintamente più lungo degli altri.
Colore fondamentale nerastro, con capo, metanoto e propodeo
verdi scuri, lucidi; occhi vinosi, antenne umbrine, gastro castagno.
Riflessi rameici. Parti sterno-pleurali protoraciche verdi scure;
mesotoraciche azzurro-cupe metalliche. Scultura varia nelle diverse
314 : G. GRANDI © (mq
parti. La colorazione è complicata e sarà descritta. meglio nel
lavoro in esteso.
SJ. Margine epistomale sensibilmente rientrante nel mezzo,
fornito di una sporgenza angolosa mediana e di due ‘altre piu |
piccole submediane. Capo con una linea parallela al suo margine
posteriore, simile a quelle descritte per altre specie. Occhi meno
lunghi di un terzo del capo. Toruli delle antenne separati da
una distanza circa uguale a quella che li distanzia dai margini
laterali del capo e sorpassanti appena col loro margine poste-
riore quello posteriore degli occhi. Scapo lungo un po’ più di due
volte la sua massima larghezza e meno lungo di tutti gli altri
articoli seguenti presi insieme; 2.° articolo lungo un quinto del
primo. Pronoto con angoli anteriori arrotondati, largo meno di due
volte la sua lunghezza. Spiracoli tracheali del propodeo con peri-
tremi piccoli, rotondi, posteriori, sublaterali. Zampe anteriori con
l’anca, il femore e la tibia circa di egual lunghezza. Zampe medie
col femore distintamente più breve ‘della tibia. Zampe posteriori con
l’anca più lunga del femore; questo è circa tanto lungo quanto
la. tibia.
Colore fondamentale ocraceo ocroleuco.
Pochi esemplari dei due sessi raccolti nell’ Orto Botanico di
‘Buitenzorg (Giava), da E. Jacobson, nel gennaio 1915, nei ricet-
tacoli del Ficus garciniaefolia Miq.
Micrognathophora n. gen.
©. Capo verticale, un po’ più largo che lungo. Occhi com-
posti grandetti; 3 ocelli. Toruli delle antenne situati circa a
metà lunghezza della faccia. Antenne di 13 articoli, dei quali il
8.9, 4.° e 5.° in forma di anelli, gli altri provvisti di tna serie
trasversa di sensilli e di una serie prossimale di robuste e vistose
setole, più lunghe dell’ articolo. Mandibole tridentate. Palpi
mascellari di 4 articoli. Pronoto ampio e trasverso. Solchi sca-
polari completi. Scutello del mesonoto più largo - che lungo.
Propodeo molto trasverso e variamente sculturato. Prepetto
distinto, ma poco espanso ai lati. Epimeri mesotoracici netta-
mente individualizzati; episterni indistinti. Ali anteriori più
lunghe del doppio della loro ‘massima larghezza, fornite di peli
mediocri e scarsi e di una frangia modesta, ma ben visibile. La
è IMENOTTERI DEI FICHI 315
vena omerale è lunga una volta e mezza la vena marginale più
la postmarginale; la vena postmarginale è nettamente più lunga
della stigmatica. Zampe con tarsi di 5 articoli, più brevi delle
tibie e con queste provviste di spinette odontoidi e di 1 sperone;
quello anteriore è bipuntuto, quello medio è semplice e peloso;
le posteriori ne hanno uno solo, semplice e peloso. Gastro simile
a quello del gen. Otitesella Westw. Terebra egualmente appena
sporgente e con valve larghette e rotondate all'apice.
co. Capo orizzontale, appena un po’ più lungo che largo.
Occhi piccoli. Toruli delle antenne con cercine normale, mode-
stissimo. Antenne di 10 articoli liberi; lo scapo è robusto, subla-
minare, attenuato ai due estremi; 3.° e 4.9 articolo in forma di
anelli; 5.° - 9. simili; 10.° diviso incompletamente in due
parti. Mandibole relativamente piccole, poco più lunghe che
lerghe. Pronoto non grandissimo, trasverso. Mesonoto, meta-
noto e propodeo fusi completamente insieme. Sono presenti solo
le ali anteriori, ridotte ad esili e brevi laminette, provviste di
alcune setole piuttosto lunghe. Zampe con tarsi di 4 articoli; le
tibie sono provvedute di spinette odontoidi e di uno sperone;
quello anteriore é bipuntuto, quelli delle zampe medie e posteriori
sono brevissimi, semplici e pelosi. Gastro quasi lungo quanto il
torace e distintamente più lungo che largo.
M. leptoptera n. sp.
. Q. Margine epistomale ampiamente e moderatamente incavato
nel mezzo; dal fondo dell’incavatura sporge una debolissima con-
vessità. Toruli delle antenne distanti fra loro uno spazio uguale
a tre volte la larghezza di ciascuno di essi. I due denti subapi-
cali delle mandibole sono larghi ed occupano quasi completamente,
in lunghezza, il margine orale. Pronoto anteriormente arrotondato.
Scutello del mesonoto attenuato all’indietro. Propodeo largo un
po’ più di cinque volte la sua iunghezza mediana, con spiracoli
tracheali mediocri, subrotondi, sublaterali, posteriori. Vena post-
marginale lunga circa i tre quarti della marginale. Tibia delle
zampe anteriori più breve del femore e dell’anca. Tibia delle zampe
medie vistosamente più lunga e più larga del femore. Anca delle
zampe posteriori grandissima, più lunga e più larga del femore;
tibia circa tanto lunga quanto il femore,
316 : G. GRANDI
Sg. Margine epistomale rientrante nel mezzo; questa concavità
è compresa fra due convessità ampiamente arrotondate e differenzia
una sporgenza mediana angolosa. Toruli delle antenne sublate-
rali e anteriori; con il loro margine anteriore però non sorpas-
sano quello anteriore degli occhi; distano fra di loro di uno spazio
uguale a quattro volte il tratto che li separa dai margini laterali
del capo. Occhi laterali e anteriori; sono lunghi un po’ più di un
quarto del capo. Scapo lungo un po’ meno di due volte la sua
massima larghezza e circa tanto quanto i 6 articoli seguenti presi
insieme; 2.° articolo lungo un po’ più di un terzo dello scapo.
Dente subapicale delle mandibole acuto; dente apicale brevemente
inciso, sì che appare come bipuntuto; regione molare sporgente
in due lobi, dei quali il prossimale è lievemente diviso. Pronoto
largo circa due volte la sua lunghezza mediana, all’innanzi e sui
lati ampiamente arrotondato. Spiracoli tracheali del propodeo coi
peritremi piccoli, rotondi, assolutamente posteriori, sublaterali.
Ali mesotoraciche lunghe la terza parte della larghezza del meso-
noto. Anca delle zampe anteriori più lunga del femore; questo
è tanto lungo quanto la tibia. Anca delle zampe medie poco più
breve del femore; questo è un po’ più breve della tibia. Anca
delle zampe posteriori grandissima, nettamente più lunga e più larga
del femore; questo è più breve della tibia. I tarsi anteriori e
medi sono un po’ più lunghi della metà delle tibie rispettive;
quelli posteriori sono lunghi la metà. Gastro lungo circa una
volta e mezza la sua massima larghezza.
Raccolta in due esemplari (1 9 e 1 ©) da E. Jacobson, nel-
l'Orto Botanico di Buitenzorg (Giava), nel gennaio 1915, nei
ricettacoli del Ficus acanthophylla Vahl. i
Otitesella Westw., Sycobiella Westw., Terastiozoon Grnd. e
Micrognathophora Grnd. costituiscono adunque un gruppo carat-
teristico, le cui affinità sono indubbie ed i cui rappresentanti, per
quanto si conosce fino ad oggi, sono propri della regione etiopica
e di quella indo-malese.
BUPRESTIDES
RECUEILLIS DANS L AFRIQUE ORIENTALE TROPICALE
PAR'LE Marquis S. PATRIZI. -
PAR LE D.r J. OBENBERGER
| Il giovane Marchese Saverio Patrizi, di antica e nobile fami-
‘glia romana, seguendo le orme del padre suo che fu un distinto
cultore dell’ ornitologia, volle, or sono due anni, associarsi ai
signori Barone Franchetti e Comm. Toncker per una spedizione
‘ nell'Africa orientale, allo scopo di compiervi raccolte entomolo-
giche. Sbarcato a Mombasa ai primi di novembre 1919, dopo aver
toccato Nairobi, capoluogo dell’Africa orientale inglese, raggiunse
la falde del Monte Kenia, donde passando per Nyere scese nel
bacino del fiume Gwasso-Njiro ad Archer’s Post. Di là i suoi
compagni dopo aver seguito il corso di quel fiume risalivano a
N. per passare nel bacino del Daua, raggiungere il Giuba e
scenderlo sino a Mogadiscio. Malgrado la lontananza del Patrizi,
neppure in questa parte del viaggio le raccolte entomologiche
furono trascurate, perchè se ne occupò il Comm. Toncker. Il |
Patrizi separatosi dai suoi compagni, dopo una breve escursione
a Zanzibar, si recava nella Somalia italiana, ‘a Margherita, sul
Giuba e vi raccoglieva insetti nella zona compresa tra Gelib e
il mare, ricongiungendosi poi agli altri membri della spedizione
a Mogadiscio per fare ritorno in Italia in Aprile 1920.
Con cortese pensiero il M.se Patrizi volle donare a questo
Museo gli insetti da lui raccolti, in numero di oltre 7000 indi-
vidui, tra cui primeggiano i coleotteri, il cui studio fu da me
| affidato a varii specialisti. Nell’iniziare l'illustrazione di queste
raccolte con la descrizione di alcune forme nuove riconosciute tra
i Buprestidi dal Dott. Obenberger, mi è grato esprimere tutta la
mia riconoscenza al M.se Patrizi per il cospicuo dono, augurando
as
J. OBENBERGER ~
che egli possa in seguito compiere altre e più importanti spedi-
zioni zoologiche a profitto del nostro Museo e che l'esempio suo
trovi numerosi imitatori. I miei ringraziamenti vanno anche al
Comm. Toncker che parimente regalava al Museo gli insetti
raccolti da lui.
Ri dia
Sternocera Boucardi, subsp. Patrizii, m. n. subsp.
Patrie: Gelib. Benadir, 25 IV, 1920.
De la taille de la forme typique, plus eylindrique ; trapue. |
Les élytres présentent une sculpture fine et réguliére, ressemblant
plutot a celle de quelques exemplaires de syriaca E. S.; cette |
sculpture, plus grossiére et plus marquée vers l’ extremité est
composée dune réticulation et ponctuation réguliére, dont le
fond est revétu d’une pubescence extrémement fine. Pas d’ im-
pressions pulvérulentes sur la partie discale 1 posterieure des
élytres; une dépression pulvérulente au milieu de la base, une
tache humérale, et sur les còtés seulement deux taches laterales
distinctes, dont la première est placée avant le tiers postérieur.
Une très petite et peu remarquable tache apicale est beaucoup
moins distincte. sn
Cette sous-espéce vient se placer après la fulvoguttata Kolbe, —
qui s’en éloigne par la sculpture élytrale un peu différente, ainsi
que par la présence de quatre taches latérales.
Je me permets de dédier cette forme très jolie et très remar-
quable a M. le Marquis Saverio Patrizi.
Le type unique se trouve dans les collections du Musée
Civique de Génes.
Steraspis speciosa, Klug, Symb. phys. L 41. t. Ae ae
Ms Kudu, “Ne Ee Keema, 28x). 1 91 0F Shee treat:
Deux exemplaires.
Acmaeodera consobrina ne Monatsh. Berl. Acad. 1855,
pag. 645.
Afrique britann. orient. Theka, W. Kenia, Dévembre LOTO:
S. Patrizi.
Un exemplaire.
RO BUPRESTIDES DE L'ariiQue ORIENTALE pues
ae * |
Sunemiptera (subg. ansia) Patrizii, Fain oes Sp.
Patrie: Giuba: Margherita, IV, 1920 (Coll. Mus. Civ. de
Génes) ; Delagoa Bay (Coll. Dr. Obenberger). :
«Long: 8,5 - 9:75 mm.
Cette espéce appartient au groupe des espéces du sous-genre
Hoplistura, caracterisées par une strie entiére marginant la
saillie prosternale ; elle vient se placer entre Bouvieri Kerr.
et Lesnei Kerr.
D'un bronzé plus ou moins cuivreux en des-ous; la ‘téte et
le corselet d’un bronzé doré ou cuivreux vif;. les élytres d’ un
| cuivreux obscur presque noiràtre. Téte large, un peu plus large
que la marge antérieure du corselet. Front court, à peu prés
1 */, fois plus large de Ia longueur d’un oeil, à ponetuation
assez fine, plus condensée en avant et aa avec deux
reliefs obliques. Les deux carénes obliques qui bordent en
dessus les cavités antennaires sont confondues dans une
unique caréne courbée qui contourne la marge antérieure
du front. Corselet assez étroit, 4 peu près aussi long que large,
fmement marginé en avant; latéralement les cotés sont subpa-
ralléles jusqu’ au quart antérieur, d’où ils sont atténués en
avant. Caréne latérale thoracique bien marquée jusqu’ au quart
antérieur, droite. Ponctuation du disque, qui est uni, sans sillon
médian, éparse au milieu, plus dense et un peu rugueuse vers
les cétés. Ecusson subcordiforme, assez large ‘et court. Elytres
unis a stries_ponctuées trés fines et pas impressionnées, sauf au
sommet ou la troisieme interstrie est un peu elevée en cote qui
se prolonge en épine mediane. L’ armature élytrale est courte,
mais trés aigue.
‘ Antennes noires, a deuxiéme article plus court que le troi-
siéme, qui est assez allongé et égal au quatriéine. Prosternum
glabre et uni sans impression médiane, entièrement margine.
Abdomen assez convexe, luisant, sans impressions, avec un relief
dans les angles antérieurs et latéraux. Pubescence de 1’ abdo-
men éparse et blanche, plus condensée latéralement. Premier
article des tarses postérieurs de i longueur des deux articles
suivants. :
Je me permets de dédier a M. Duni cette espece remarquable,
dont je ne connais actuellement que deux exemplaires, l’un dans
la collection du Musée Civique de Génes et 1’ autre dans la mienne.
28200 a ONENBARGRR,
Cette espéce diftère de toutes les autres du méme genre re par
la forme spéciale des carenes anténnaires.
Sphenoptera tantilla, ie Bohem. Ins. Caffr. L 2. 338.
Giuba: Margherita, Avril 1920. S. Patrizi.
Un exemplaire.
Chrysobothris Schoutedeni, Mm. Spa
Patrie: Congo Belge: Kindu (Musée du Congo Belge)
Long. 11 mm.
Appartient au groupe de dorsata, F.
D’ un bronzé obscur un peu verdàtre en dessus, d’ un bronzé
plus cuivreux en dessous. Téte et corselet d’ un bronzé plus doré,
les cétés largement bordés de rouge. Téte large, un peu plus
large que chez dorsata, le front avec la méme sculpture, mais
plus convexe et plus court, surmonté au milieu d’une caréne
plus forte qui est placée plus antérieurement. Corselet trés large,
de la forme de celui de dorsata, 4 sculpture beaucoup plus fine
au milieu, étant composée de points isolés qui forment latérale-
ment quelques rugosités moins reguliéres et plus grossiéres que
chez dorsata. Les marges du corselet sont largement bordées
de rouge. Elytres ressemblant beaucoup a celles de dorsata, mais
plus luisants et plus lisses, plus finement ponctués. Dessous plus
luisant et plus finement ponctué. Dernier segment ventral ; sur-
monté par une caréne longitudinale, forte et entiére.
Jai recu cette espéce, provenant du Congo Belge, dans un
envoi du Musée du Congo Belge à Tervueren (Belgique).
Chrysobothris Schoutedeni, m. var. Patrizii, m. n. var.
Patrie: Giuba: Margherita, Patrizi, Avril 1920.
Un peu plus grand que la forme -typique; téte et corselet
encore un peu plus clairs et plus luisants que chez la forme
typique. La marge latérale thoracique d’ un rouge doré éclatant.
Les élytres, au lieu d’ étre bronzés comme chez la forme Typlgne, |
sont d’un bleu obscur et luisant.
Peut étre cette forme représente une race orientale de Schou-
tedeni m.
Ma Ce a
3 Stato i fui Di. Mant. 1. p. 179.
Giuba: Margherita, Avril 1920, S. Patrizi.
Un pane E
> Glirysatothrie ‘empyrea, Gerst. Deck. Reis. Ost. Afr. III, 1873,
p. 143, t. VII, f 2. sa
Giuba: Margherita, Avril 1990, SE Patrizi,
su exemplaire.
ici abyssinica, Fairm, Ann, Soc, Ept. Fr, EX,
1891, p. 245.
Di. britann. orient. : Meru, E. Kenia, Décembre 1919.
5 Patrizi.
J Un exemplaire.
ngs umbrosus, Cast. Gor. Mon. II, p. 927, i 6, f. 33.
Afrique. britann. orient. : Gwasso-Njiro, Décembre £9 1,9.
~S. Patrizi. IR ee S
Un -exemplaire. i
x
| Ann. del Mus. Civ. di St, Nat, Serie 3.*, Vol. IX. (0 Ottobre 4924). 24
Fe et S vs È Si e io PI v E E,
D. VINCIGUERRA
DESCRIZIONE DI TRE NUOVE SPECIE DI PESCI
DELLE ACQUE DOLCI DERE |
#
(Tav. IV).
La fauna ittica delle acque dolci. di Grecia, per quanto
imperfettamente conosciuta, mostra una marcata differenza da
quella delle altre due penisole dell’ Europa meridionale, l'italiana |
e l’iberica. Infatti mentre in queste due essa è notevolmente
diversa da quella-dell’ Europa centrale, poichè vi mancano varie
specie comuni in questa ed alcune vi sono rappresentate da altre
affini, ma diverse, nella penisola balcanica avviene un miscuglio
tra le forme dell’ Europa centrale e quelle proprie delle regioni
meridionali, come è dimostrato dalla presenza di una specie di
siluro sino nel lago Trichonis, in Etolia, ad una latitudine di
38° 30’ N, corrispondente a quella della Calabria meridionale.
Ciò è confermato da queste mie osservazioni per le quali faccio
conoscere una specie dell’ Attica del genere Leucaspius che si
può dire limitato all’ Europa centrale, ed una di Tessalia di
Gobius, genere che nell’ Europa centrale non ha assolutamente
alcun rappresentante in acque dolci. La ragione principale di
questo fatto trovasi, a mio avviso, nella mancanza di una bar-
riera montuosa che limiti a settentrione la penisola balcanica
come le Alpi e i Pirenei limitano l’Italia e la Spagna.
Durante il mio recente soggiorno in Grecia io ho procurato,
per quanto mi è stato possibile, di raccogliere materiale per la
illustrazione completa della ittiofauna delle sue acque dolci e
spero potere, in epoca più o meno lontana, portare a compimento
tale lavoro. Avendo però riscontrato la presenza di queste specie
nuove, specialmente interessanti dal punto di vista zoo-geografico,
ho creduto opportuno farle conoscere sommariamente sin d’ ora.
PESCI DI GRECIA a20
Gobius thessalus, n. sp.
Chaos Ve, fige 1);
G. altitudine corporis 5 in ejus longitudine, longitudine
capitis fere 3 et */, in longitudîne corporis (absque pinna
caudali) allitudine capitis */; in ejus longitudine; oculis
diametro */; in longitudine capitis et longitudine rostri
paullo inferiore; pinna dorsali anteriori fere */, in altitu-
dine corporis; pinna dorsali posteriori humiliori, ab ante-
riori sat remota, pinnis pectoralibus elongatis usque sub
medio primae dorsalis productis, ventralibus anum non
attingentibus; anali paullo ultra basin secundae dorsalis —
producta; caudali rotundata.
Colore corporis flavescente; plurimis punctis nigrescen- -
tibus consperso; ad latera maculis aut fascis nigris instructo.
PRESI IPA VIA 35.
\
‘Parecchi individui presi nella sorgente Kefalovriso, alle falde
del Monte Kissavo (ant. Ossa) presso il villaggio Chasabali
(Tessalia) il 23 novembre 1911.
Dimensioni di due individui, uno dei quali il maggiore di tutti.
. Lunghezza del corpo senza la pinna codale mm. 30 mm. 25
Altezza del corpo | Mi » 5
Lunghezza del capo Dee ee » 6.5
- Altezza del capo Na 4.5
Spessore del capo DL » A
Lunghezza del muso DIA) wy
Diametro dell’ occhio a ae » 1.5
Spazio interorbitale IR » 0.8
Altezza della prima pinna dorsale PVI » 2
Altezza della seconda pinna dorsale Za 2
Lunghezza della pinna pettorale 6 > 5)
L’altezza del corpo è contenuta circa 5 volte e la lunghezza
del capo circa 3 e */, nella lunghezza del corpo senza la pinna
codale. La maggiore altezza del capo corrisponde ai ?/; della
324 D. VINCIGUERRA
lunghezza di esso. Il muso è piuttosto allungato, alquanto più
lungo del diametro dell’ occhio e circa */, della lunghezza del
capo. Lo spazio interorbitale è assai yes e le orbite sono
quasi contigue.
L'altezza della prima pinna dorsale è circa la metà di ee
del corpo ed alquanto superiore a quella della seconda dalla
quale è separata per uno spazio alquanto più corto della sua
base; essa consta di 6 raggi spinosi. La seconda dorsale è un
po meno alta della prima e consta di 14 raggi dei quali il primo |
è semplice e gli altri ramificati. Le pinne pettorali sono assai più
lunghe della 1.* dorsale e giungono sin sotto la metà di questa.
Le ventrali, riunite insieme, formanti disco, arrivano a- poca
distanza dall’ano. L’ anale, formata di 12 raggi, comincia goa
sotto al principio della seconda dorsale e si prolunga un po’ al
di là della base di questa. La codale è arrotondata.
Le squame sono piuttosto grandi; se ne contano da 34 a 38
lungo la linea laterale; non si riesce a vederne sulla nuca.
Il colorito del corpo è gialliccio, con numerosi punti neri; sui
lati del corpo esistono alcune macchie nere che nell’ individuo
maggiore assumono |’ aspetto di fascie trasversali irregolari. Le
pinne non presentano una colorazione speciale.
Questa piccola specie di Gobius rammenta assai per la sua
colorazione il: G. quagga, Heck., col quale però non può andare.
confusa, oltre. che per la sua provenienza dall’ acqua dolce, anche,
se non altro, per il maggior numero dei raggi della seconda
pinna dorsale e dell’ anale. Essa poi si distingue per la stessa ragione
dalla specie di Gobius propria delle acque dolci dell’Italia set-
tentrionale (Martensi, Gthr. = fluviatilis, 0. V. nec Pall.)
mentre si avvicina a quella comune nei torrenti e fossi dell’Italia
media (avernensis, Cstr.) dalla quale però differisce per il maggior
numero di squame di questa (1). Le altre specie indicate come delle
acque dolci italiane sono sinora troppo imperfettamente conesciute
e forse riferibili tutte al Martensi (Panizzae, Verga, puncta-
tissimus, Cstr., Canestrinii, Ninni) ma ad ogni modo questa forma
di Tessalia non corrisponde ad alcuna di esse e tanto meno al
G. fluviatilis Pall. della Russia meridionale e dell'Asia minore,
(1) D. VINCIGUERRA. Sulla presenza di un ghiozzo d’acqua dolce nei dintorni di
Roma, in Boll. Soc. Rom, St. Zool. Vol. II, 1893, est. p. 4-14, -
25
LA
‘PESCI DI GRECIA —
che ha squame piccolissime, contandosene 60 a 65 sulla ‘linea
laterale. Anche il G. Grossholzei, (*) descritto da Steindachner
su individui di una laguna presso Costantinopoli ha un numero
di squame superiore a questo che, anche per altre particolarità
non può esservi riferito.
Cliupea macedoniea, n. sp.
A. altitudine corporis 4 aut paullo magis in de longi-
tudine (absque pinna caudali), longitudine capitis 3 et */, in
longitudine corporis, altitudine capitis paullo inferiori ejus
longitudine; oculis diametro paullo minus quam 4 in lon- .
gitudine capitis, longitudine rostri vix maiori; capite declivi,
ore extremo, mandibula laeviter producta, appendicibus
primi branchialis arcus numerosis (85-105) tenuissimis,
longitudine plus quam 2 in laminarum branchialium longi-
tudine, spinis minutis undique instructis; pinna dorsali fere */s
| in altitudine corporis, initio paullo magis ad extremitatem
rostri quam ad basim pinnae caudalis propinquo; pinnis
ventralibus paullo post initium. dorsalis insertis, scutis cen-
tralibus 36-37. Macula humerali nigra obsoleta, aliis maculis
carentibus. i
D. 3/1244 — A. 2/17-18 — P. 15 — V. 9. L. lat. 64-67.
Molti esemplari del lago Besikia (Macedonia) presi in feb-
braio 1920 e maggio e giugno 1921. Nome volgare liparid.
Dimensioni di due individui, uno dei quali il maggiore di tutti.
Lunghezza del corpo senza la pone codale mm. 146 mm, 121
Altezza del corpo O LAO,
Lunghezza del capo DE O a4.
--Altezza del capo | ecu Loe esc D8
Spessore del capo ess i, 13
Lunghezza del muso » Gra 8,5
Diametro dell’ occhio na AAO » 9
Spazio interorbitale » 8» ih
Altezza della pinna dorsale DA a 18
Lunghezza delle pinne pettorali ELIO o 18
(1) F. STEINDACHNER. Ichthyol. Beitrage. Gv) in Sitzb, K. Ak. Wiss, Wien, Bd.
Clit, Abth. I, p. 447, tav. Thies 4-15
D. vinci UERRA
è
L'altezza del corpo è contenuta 4 volte o poco più e la lun-
ghezza del capo circa 3 e */, nella lunghezza del corpo senza la
pinna codale. La maggiore altezza del capo è alquanto inferiore
alla lunghezza di esso. Il profilo del capo è piuttosto convesso
e il muso obliquo contenuto 4 volte e 4 volte e 1/, nella
lunghezza di quello. Il diametro dell'occhio è contenuto poco
meno di 4 volte nella lunghezza del capo ed è appena legger-
mente più lungo della lunghezza del muso e !/, di più dello
spazio interorbitario. La bocca è terminale; la mandibola è appena
leggermente sporgente e |’ osso mascellare non raggiunge appena
la verticale dal margine posteriore dell’ orbita. Mancano denti sul
palato e sulla lingua. Le branchiospine del primo arco branchiale
sono da 85 a 105, delle quali 56 a 70 sulla porzione orizzontale
di esso; esse sono molto sottili e lunghe, perchè la loro lunghezza
massima è più del doppio di quella fete lamella aio esse
sono provviste lateralmente su tutta la loro estensione di minu-
tissime spine (tav. IV, fig. 2).
L'altezza della pinna dorsale è circa i?/, di quella del corpo;
la sua origine è un poco più vieina all'apice del muso che alla
base della pinna codale; essa consta di 15 a 17 raggi dei quali
i primi tre non ramificati, e di questi il 1.° rudimentale, il 92.9
lungo circa la metà del terzo che è il più lungo di tutti. Le.
pinne pettorali sono più corte della dorsale e terminano assai prima
della base delle ventrali, le quali cominciano un po’ dietro I’ ori-
gine della dorsale. L’anale ha 19 a 20 raggi dei quali 2 semplici
e di questi il 1.° rudimentale. ©
Le squame sono sottilissime e facilmente caduche, se ne pos-.
sono contare da 64 a 67 lungo una linea orizzontale mediana.
Vi son da 36 a 37 piastre ventrali carenate, delle quali 13 a 14
dietro la base delle pinne ventrali.
L’opercolo presenta alcune strie trasversali poco cospicue che
sono, in qualche esemplare, appena accennate sul subopercolo.
Macchia omerale nera non molto marcata ;.. altre macchie
sono quasi sempre assenti o tutt'al più ne esistono semplici traccie.
La specie qui descritta è molto interessante perchè rappresenta
la seconda forma di Clupeide europeo, che come il ben noto agone dei
nostri laghi Lombardi, sia completamente adattata alla vita nelle
acque dolci. Essa infatti vive, e in grandissime quantità, nel lago
PESCI DI GRECIA
“Besikia o Volvi in Macedonia, alla base della penisola Calcidica.
Questo lago è separato dal mare da un canale di circa undici
chilometri di lunghezza e il suo livello è a una trentina di metri
al disopra di quello del mare; l’acqua ne è completamente dolce.
La riproduzione di questo pesce ha luogo dal maggio all’agosto
(nel qual periodo io ne ricevetti con organi genitali maturi) e le
uova sono deposte sul fondo presso la riva. Disgraziatamente, a
cagione del tempo costantemente avverso, non ho potuto, durante
il mio soggiorno a Salonicco, recarmi in persona a visitare quel
lago: le indicazioni intorno ad esso mi furono cortesemente fornite
dal Sig. M. Apostolides, sorvegliante generale della pesca in
Macedonia.
Non credo che questa specie raggiunga grandi dimensioni
poichè di qualche centinaio di individui da me esaminati, nessuno
superava quella dell'esemplare maggiore che ha servito per la
presente descrizione. Degli individui pescati in giugno anche PB
piccoli presentavano gli organi sessuali maturi.
Questa specie presenta grandissima rassomiglianza con |’ agone,
esso pure localizzato nei laghi Lombardi, che viene giudicato
come una varietà (lacustris, Fatio) della Clupea finta Jen. e
quindi se io avessi voluto seguire i metodi della nuovissima no-
menclatura zoologica, avrei ben potuto chiamarla Clupea finta
lacustris var. macedonica, benchè essa per parecchi caratteri
si differenzî dalla C. finta e si avvicini alla C. alosa, Cuv. della
quale non ho ancora veduto esemplari autentici di provenienza
mediterranea. Ma io confesso che non so adattarmi a queste
infrazioni della classica nomenclatura binominale e preferisco
considerare questa forma come specie distinta, basata oltre che
su alcune differenze morfologiche, su quelle ben maggiori biolo-
giche e corologiche, al modo stesso che, accettando le considera-
zioni svolte dal Dott. Barbieri, troppo presto rapito agli studi
ittiologici, nel suo diligente lavoro sugli agoni (*) attribuisco
pure valore specifico a questi che dovrebbero essere indicati come
Clupea lacustris (Fatio).
La differenza più importante da me riscontrata tra la C. ma-
cedonica e quella lacustris, consiste nel numero e nello sviluppo
delle branchiospine del primo arco branchiale. Queste infatti si
(1) Ciro BARBIERI. Le Alose del Mediterraneo e gli Agoni dei laghi lombardi, in
Riv. mens. pesca, anno IX, 1906, estr. p. 27 con una tav.
D. VINCIGUERRA |
mostrano anche più lunghe di quello che non siano nell’ agone, ;
come si può constatare confrontando insieme esemplari della stessa
lunghezza: nella lacustris le branchiospine più lunghe, quelle
È che corrispondono all’ angolo dell’ arcata, hanno una lunghezza di
poco superiore a quella delle lamelle branchiali, mentre nella
macedonica esse sono, come ho detto, lunghe più del doppio.
Queste branchiospine del 1.° arco branchiale, sottilissime, sono in
numero di 85 a 105, e quindi assai più che nella ©. lacustris
dove, secondo Barbieri, oscillano tra un minimo di 40 in quelli
dei laghi Maggiore e di Lugano e un massimo di 76 ‘in quelli ,
del Garda, mentre nella forma marina superano di poco le 30;
non raggiungono però il numero di quelle della C. alosa, in
cui secondo Fatio (*) esse sarebbero quasi sempre superiori al
centinaio (98-126). Inoltre esse sono nella macedonica ricoperte
uniformemente di spinette minutissime, mentre nella lacustris
queste spine sono più rade, più robuste ed alterne tra loro.
Questi caratteri, messi in evidenza dalle figure tolte da esemplari
di eguali dimensioni, come tutti quelli che sono stati assunti per
distinguere la C. finta dalla alosa, sembra che variino assai
con l’età e però meriterebbero di essere studiati su vasta. serie
di individui di età e provenienza diversa.
Altra caratteristica della C. macedonica sarebbe il numero
delle piastre spinose della carena ventrale che sono da 36 a 37,
mentre nella lacustris sono da 38 a 40, avvicinandosi piuttosto
alla finta che ne ha 35 a 39, mentre nell’ a/osa, secondo Fatio,
il numero ne è alquanto maggiore. i ;
Leucaspius marathonicus, n. sp.
L. altitudine corporis fere 3 et °/, in longitudine corporis
absque pinna caudali et longitudinem capitis aequante; alti-
tudine capitis fere °/, in ejus longitudine; rostro obtuso fere
4 in longitudine capitis; oculi diametro 3 in longitudine
capitis; ore extremo, rictu obliquo; dentibus pharyngealibus
uniseriatis, apice curvatis; pinna dorsali */, in altitudine
corporis, inilio magis ad exlremitatem rostri quam ad basim
pinnae caudalis propinqua ; pinnis ventralibus paullo ante
initium dorsalis incipientibus; anali elongata.
~
(1) V. FaTIO. Faune des Vertébrés de la Suisse, vol. V, Poissons, pt. 2.% p. 32,
PESCI DI GRECIA
- i DES i
Squamis tubo lineae lateralis carentibus, aut 7-8 tantum
instructis..
Colore corporis griseo-virescente, sublus albido; vitta
laterali nigra.
DE RA 9 Pola VE Bl, lat. 35-38 - D. far. 5-5.
Parecchi individui da me raccolti il giorno 8 giugno 1920 in
un piccolo ruscello formato dalla sorgente Sterna, presso il
villaggio di Kato-Souli, nella pianura di Maratona.
Dimensioni dell’ individuo più sviluppato.
Lunghezza del corpo senza la pinna codale mm. 41,0
Altezza del corpo me A
Lunghezza del capo Suess
Altezza del capo Bee
Spessore del capo . tao
Lunghezza del muso re 2D
Diametro dell’ occhio VEL
Spazio interorbitale RR ANS
Altezza della pinna dorsale Sr
Lunghezza della pinna pettorale MERO,
L'altezza del corpo è contenuta circa 3 volte e */, nella lun-
ghezza del corpo senza la pinna codale ed è uguale alla lun-
| ghezza del capo. La maggiore altezza del corpo è circa */, della
lunghezza e 1 e 1/, della larghezza di esso. Il profilo del capo è
obliquo ed il muso ottuso, contenuto circa 4 volte nella lunghezza
di quello. [1 diametro dell’ occhio è contenuto circa 3 volte nella
lunghezza del capo; è alquanto minore dello spazio interorbitario
e circa 1 volta e ‘/, la lunghezza del muso. La bocca è terminale
ed il suo squarcio obliquo dall’avanti all'indietro e giunge sino
al disotto del margine anteriore dell’ orbita. I denti faringei sono
disposti in un’unica serie di cinque; essi sono leggermente unci-
nati all’ apice e forniti di dentello sul margine interno.
L'altezza della pinna dorsale è circa i #/, di quella del corpo;
la sua origine è assai più vicina all’apice del muso che alla base
della codale; essa consta di 11 raggi, dei quali tre semplici e di |
questi il primo rudimentale, il. secondo lungo circa la metà del
330 D. VINCIGUERRA
terzo, e questo più ‘lungo di tutti. Le pinne pettorali sono appena
più corte della dorsale e terminano assai prima dell’ inizio delle
ventrali, la cui origine è alquanto in avanti di quella della dorsale,
e terminano ad una certa distanza dall’ano. La pinna anale ha
14 raggi dei quali 3 semplici e il primo -rudimentale; la sua
origine ha luogo al di là della base della dorsale. Codale emarginata.
Le squame sono piuttosto grandi; manca quasi sempre la
presenza del tubicino della linea laterale; solo in un esemplare,
questo si trova sopra sette squame e in alcuni altri ne esiste un
accenno sopra una o due; però in quasi tutti si osserva per tra-
sparenza al disotto delle squame della serie mediana dei fianchi
una linea più chiara che corrisponde probabilmente al canale
della linea laterale. La serie delle squame dei fianchi è di 35 a
38; quella trasversa di 10. i
Il colore del corpo è grigio, più chiaro nelle parti inferiori,
con punteggiature nere sul corpo e sulle pinne ed una striscia
oscura sui lati, la quale si allarga alquanto verso la base della
codale.
Sono stato lungamente esitante prima di descrivere questo
pesciolino come specie nuova. Quantunque esso abbia tutta |’ ap-
parenza di un piccolo Lewciscus, non può essere ascritto che al
genere Leucaspius, sia per la lunghezza della pinna anale,
alquanto superiore a quella dei Lewciscus, sia per la estrema
riduzione del numero delle squame della linea laterale, la quale
anzi, nel maggior numero dei casi, manca completamente. Non
può però in modo alcuno essere riferito all’ unica specie di Leuw-
caspius ben conosciuta, il L. delineatus' (Heck.) dell’ Europa
centrale e settentrionale, se non altro per il numero assai mag-
giore delle squame di questa, nella quale un certo numero di quelle -
dei lati presentano sempre i tubicini di sbocco del canale della
linea laterale. Al L. delineatus fa però dagli autori riferito
benchè dubbiosamente un Leuciscus stymphalicus descritto e
figurato da Valenciennes (1) sopra individui raccolti dal Virlet,
addetto alla spedizione scientifica in Morea, nel lago Stimfalia, .
detto anche Zaracò, al N. E. del Peloponneso. Quantunque le due
località sieno piuttosto distanti l’ una dall’ altra, trovandosi questa
fra i monti dell’Argolide ed avendo io raccolti i miei esemplari
(1) CUVIER et VALENCIENNES, Hist. nat. des pois., vol. 17, p. 295, tav. 498.
3 ee. as GRECIA
in hee “aay da di divina. pure sarebbe abbastanza
verosimile che si trattasse della stessa specie, ma la descrizione di
Valenciennes è troppo sommaria ed incompleta per affermarlo
con certezza. Ho quindi preferito considerare gli individui da me
raccolti, come appartenenti a specie nuova, distinta dallo stym-
phalicus per il corpo più tozzo e le squame un po’ più grandi.
Anche in questo però non dovevano esistere che raramente squame
provviste di tubicino sensorio, poichè mentre sono indicate nella
descrizione, non se ne vede traccia nella figura. Così pure nulla
è detto da Valenciennes circa i denti faringei dello stymphalicus;
in questi individui essi sono sempre disposti in una sola serie
mentre nel delineatus non sono rari i casi in cui la serie è
duplice.
Spero poter aver presto individui del lago Stimfalia per un
definitivo confronto con essi.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IV.
Le 1. Gobius eae: n. sp.
» | Clupea macedonica n. sp. : ° arco branchiale -
» a ». » branchiospine isolate = /
ye ley » lacustris 1.° arco branchiale x;
Wee LOR e) branchiospine isolate + =
» 4 Leucaspius marathonicus, n. sp. +
RESLAGUSTLGCAE
x Va
?
FABIO INVREA
CONTRIBUZIONI ALLO STUDIO DEI CRISIDI LIGURI
SECONDA SERIE.
Dopo la pubblicazione della prima parte di queste note, (!)
io e l’amico sig. Armando Baliani, il quale collabora con ardore
alle mie modeste ricerche, per quanto impediti da circostanze
varie d’attuare più vasti progetti, abbiamo tuttavia potuto radu-
nare materiale abbastanza numeroso, che mi dà agio di dare
qualche nuovo ragguaglio sui Crisidi della Liguria (7), in riguardo
specialmente al numero delle specie e varietà che vi si rinven-
gono. Ne aggiungo al catalogo altre 19: il loro numero sale così
da 57 a 76. Alcune di esse sono notevoli perchè non trovate
prima d’ora in Italia o perchè accentuano il carattere meridio-
nale della nostra fauna. In conformità a quanto ho già fatto pre-
cedentemente, espongo altresì qualche breve cenno biologico, con-
vinto come sono dell’ importanza che possono avere anche i dati
più minuti per la conoscenza della vita di tali interessanti ime-
notteri.
Le nostre ricerche hanno dovuto limitarsi per le accennate
circostanze, ai dintorni di Genova, a Varazze e al Finalese; .
abbiamo curata in modo particolare la zona tra Finale, Borgio
Verezzi e Pietra Ligure che, per il caldo clima, la natura geo-
logica e la caratteristica vegetazione, offre all’entomologo largo
campo di proficue messi. i
(1) Ann. Mus. Civ. Genova - Serie 3.9 Vol. VIII (XLVITI) pp. 404-424.
(2) Tra il crinale degli Appennini, dalle sorgenti della Tinea a quelle della Ma-
gra, e il mare.
_ CRISIDI 399
*
* *
-Caccie abbondanti, che ci procurano spesso specie notevoli,
invano ricercate in altre condizioni, continuiamo a fare ogni anno,
scovando i Crisidi nei loro ricoveri, specialmente nei cauli sec-
chi e cavi di Centranthus, di Rubus e di altre piante, nei vec-
chi pezzi di canna, nelle piccole cavità dei sassi, nei fori dei vec-
chi pali di legno. Ai ricoveri già da me elencati vanno aggiunte
le conchiglie vuote delle Helix in cui, a Genova, abbiamo
trovate rintanate la Chrysis Mulsanti Ab., la C. refulgens
Spin. e la C. aestiva Dahlb. I fiori delle Serapias (*) ci procu-
rano con frequenza, nei dintorni di Genova, la C. Mulsanti Ab.
e la C. coeruleipes Fab. che vi cercano asilo: recentemente ho
trovato più volte esemplari di tali specie con le masse polliniche
dell’orchidea appiccicate sul capo, indizio che anche le Chi-ysts
prestano alla pianta ospitale la loro opera di pronubi. A Varazze
invece, mon ostante diligente esame, non mi è più riuscito di
ritrovare ricoverata nelle Serapias la bella C. purpureifrons Ab.
Nella prima di queste note, basandomi non solo sulla mia per- |
sonale esperienza di parecchi anni, ma altresì sulle autorevoli
testimonianze del Delpino e del Pandiani, ho accennato al fatto
che i Crisidi in Liguria frequentano assai meno che in altri
luoghi i fiori, anche quelli da essi normalmente più ricercati. Le
nostre successive osservazioni, avvalorate da nuovi confronti con.
raccolte da noi stessi fatte in altre regioni, ci hanno in massima
confermato il fenomeno, pur con qualche eccezione locale. A Ge-
nova indagini pazienti ci hanno permesso di aumentare notevol-
mente il numero degli esemplari presi sui fiori, numero che
rimane tuttavia in proporzioni di gran lunga ridotte in rapporto
a quanto avviene fuori di Liguria (Arquata Scrivia, Val. Pesio,
Limone, Susa, Casale Monferrato, Roma ecc.). a
A Varazze, dove le mie ricerche proseguono assidue da anni
e dove i fiori propizi abbondano, specialmente il Daucus, la fre-
quenza dei Crisidé sui fiori è sempre stata e si mantiene pres-
sochè nulla, in contrasto alla "grande quantità di Crisidi che
quella località ogni anno mi procura. Nel Finalese, a Borgio
Verezzi e Pietra Ligure, invece, abbiamo fatto sui fiori, special-
() Vedi queste Contribuzioni. Prima serie. l. c.
304 : F. INVREA
mente di Huforbie ‘e di Ombrellifere, raccolte quasi sempre
assai abbondanti. Possono influire su questo fenomeno le partico-
lari condizioni in cui si svolgono la vita vegetale e la produzione
del nettare, in rapporto alla natura del suolo e alle sue condi-
zioni igrometriche. Certo, nei riguardi di queste ultime, il terri-
torio presso Varazze in cui soglio cacciare è. caratteristico per)
aridità. Ma lo sono altrettanto le pendici rocciose della cuni
zoppa, tra Finalmarina e Borgio, che pure, gli anni scorsi, ci
hanno procurati molti Crisidi sui fiori di Daucus e di Foeni-
culum. Nè mi sembra, d'altra parte, che gli altri insetti floricoli
(imenotteri, coleotteri ecc.) sieno, in alcun modo, meno assidui ai
fiori a Varazze che altrove ,
In questo anno 1921, così straordinariamente provato dalla
siccita, anche 1 fiori della Caprazoppa sono stati quasi totalmente
disertati dai Crisidi, assai meno dagli altri insetti. I Crisidi li
ho presi invece in abbondanza solo in basso, presso il mare, sul
Daucus, sulle Euforbie e su altri fiori che allignano lungo la
spiaggia o immediatamente vicino ad essa. Viceversa, in’ questo
stesso anno, ho potuto notare, tanto a Varazze quanto a Borgio,
come i Crisidi, e in genere gli altri insetti, frequentassero con
molto maggiore assiduità, che non negli anni precedenti, le foglie
e i germogli di diverse piante (Capparis, Ceratonia, Prunus,
Pyrus, Ficus etc.) per lambirne le secrezioni zuccherine, più
attive forse per effetto della siccità e del calore.
A complemento di quanto ho prima d’ora fatto noto sui rap-
porti tra i Crisidi liguri e la LE: espongo le seguenti ulteriori
indicazioni: _
Capparidacee. Capparis spinosa L. - Foglie: Holopyga fer pia
Fab. (Borgio Verezzi 1 es.); Chrysis aestiva Dahlb. (Id. 1 es.).
Salicacee. Populus nigra L Foglie: Chrysis ignita L. (Bor-
DION ROS)
Cupulifere. Quercus robur L. - Foglie: Chrysis splendidula
Dahlb. (Genova 1 es.); C. Grohmanni Dahlb. (Genova 1 es.).
Cesalpinacee. Ceratonia siliqua L. - Foglie: Ellampus biac-
cinctus Buyss. var. Gasperinit Mocs. (Borgio V. 12 es.) ;
E. auratus L. var. triangulifer Ab. (Id. 1 es.); Chrysis
indigotea Duf. et Per. (Id. 1 es.); C. cerastes Ab. (Id. 4 es.);
C. inaequalis Dahlb. (Id. 1 es.).
Rosacee. Prunus cerasus L. (colt.) - Foglie: Hllampus aura-
CRISIDI 335
tus L. (Varazze freq.) ; Chr ysogona assimilis Spin. (Id. 1 es.);
Chrysis cyanea L. (Id. 1 es.), C. Leachii Shuck. (Id. 1 es.).
Pyrus communis L. (colt.) - Foglie: Hllampus auratus L.
(Varazze freq.), E. aeneus Fab. (Id. 3 es.), Chrysis medio-
cris Dahlb. (Id. freq.), C. cyanea L. (Id. freq.), C. ignita
Ing id.) frego):
Ombrellifere. Lvyngium campestre L. - Fiori: Ellampus au-
ratus L. (Borgio V. 1 es.).
Ferulago galbanifera K. - Fiori: Chrysis comparata Lep.
(Genova, non rara), C. versicolor Spin. (Id.), C. cyanopyga
Dahlb. (Id), C. aestiva Dahlb (Id. freq.), C. cerastes Ab.
(Id. freq.), C. ignita L. (Id. 2 es.), C. Grohmanni Dahlb.
(Id. 3 es.), C. swecincta L. var. Germari Wesm. (Id. 4 es.),
C. splendidula Dahlb. (Id. 1 es.).
Peucedanum cervaria Cuss. - Fiori: Chrysis Mulsanti Ab.
(Genova 1 es.), C. succincta L. var. Germari Wesm. (Id.
ies. conta (lds tes) 6
Foeniculum piperitum D. C. - Fiori: Holopyga chloroidea
Dahlb. (Borgio V. 1 es.), Chrysis bidentata L. var. fene-
strata Ab. (Id. 1 es.), C. cyanopyga Dahlb. (Id. 2 es.),
C. aestiva Dahlb. (Id. freq.), C. cerastes Ab. (Id. freq.), C.
comparata Lep. (Id. 1 es.).
Crithmum maritimum L.- Fiori: Holopyga chloroidea Dahlb.
(Borgio V.), H. gloriosa Fab. var. ignicollis Dahlb. (Id.),
| H. gloriosa Fab. var. aureomaculata Ab. (Id.).
Daucus carota L. - Fiori: Notozus Panzeri Fab. (Borgio Ve-
rezzi 2 es.), Ellampus Bogdanovi Rad. (Id. 1 es.), Holo-
pyga fervida Fab. (Id. non rara), H. chloroidea Dahlb.
(Borgio V., Pietra Ligure freq.), H. gloriosa Fab. (Borgio V.),
H. gloriosa Fab. var. amoenula Dahlb. (Borgio V.), H. glo-
rtosa Fab. var. tgnicollis Dahlb (Id. non rara), H. gloriosa
Fab. var. aureomaculata Ab. (Id.), Hedychridium minu-
tum Lep. (Borgio V., Pietra Ligure), H. roseum Rossi (Bor-
gio V.), H. sculpturatum Ab. (Id.), Hedychrum Gerstae-
cheri Chevr. (Varazze), Chrysis hydropica Ab. (Borgio V.
1 es.), €. elegans Lep. (Id. 6 es.), C. succincta L. var. Gri-
bodoi Ab. (Id. 1 es.), C. bidentala L. var. fenestrata Ab.
(Id.), C. bidentata L. var. erythromelas Dahlb. (Id.), C. cya-
nopyga Dahlb. (Id.), C. Ragusae De Stef. (Id. 2 es.), C. ae-
336 F. INVREA
stiva Dahlb. (Genova, Borgio V. freq.), C. cerastes Ab. (Bor-
gio V. freq.), C. inaequalis Dahlb. (Id.), C. Grohmanni
Dahlb. (Id.). |
Echinophora spinosa L. - Fiori: Hedychrum rutilans Dahlb.
(Pietra Ligure).
eee Vitis vinifera L. (colt.) - Foglie: Chrysis ignita
L. (Varazze “1 %es:), ;
Celastrinacee. Evonymus japonicus L. (colt.) - Fiori: Ohrysis
semicincta Lep. (Varazze 1 es.).
Rutacee. Ruta chalepensis L. - Fiori: Chrysis versicolor Spin.
_ (Genova 1 es., Borgio V. freq.).
Euforbiacee. Euphorbia dendroides L. - Fiori: Ra chlo-
roidea Dahlb.: (Borgio V. 9 es.), Chrysis ignita L. (Id. 1 es.). _
Euphorbia paralias L. - Fiori: Notozus productus Dahlb. var.
vulgatus Buyss. (Pietra Ligure 3 es.), N. productus Dahlb.
var. mutans Buyss. (Id. 9 es.), Hedychridium minutum Lep.
(Id. freq.), H. minutum Lep. var. infans Ab. (Id. 1 es.);
Hedychrum rutilans Dahlb. (Id. freq.), Chrysis bidentata
iL. var. fenestrata Ab. (Borgio V. Pietra Ligure non rara),
C. bidentata L. var. erythromelas Dahlb. (Id. non rara),
C. ignita L. (Pietra Ligure 1° es.), C. swecincta L. var.
Germari Wesm. (Id.), C. versicolor Spin. (Borgio V., Pie-
tra Ligure). i
Euphorbia cyparissias L. - Fiori: Ellampus auratus L. var. —
triangulifer Ab. (Genova 1 es.), Chrysis Mulsanti Ab. (Id.
DRS e maggio non rara), C. coeruleipes Fab. (Id.), C. Lais
). (Id.), C. versicolor Spin. (dds): cerastes Ab. (Id.),
È ignita L. (Id.).
Labiate. Mentha rotundifolia L. - Fiori: Hedychridium mi-
nutum Lep. (Borgio V. freq.), H. minutum Lep. var. jucun-
dum Mocs. (Id. 1 es.), Hedychrum rutilans Dahlb. (Id. freq.),
H. Gerstaeckeri Chevr. (Genova, Viganego, Finalborgo), S¢él-
bum splendidum Fab. (Borgio V.), S. splendidum Fab. var.
siculum Tourn. (Id.), S. venda Fab. var. calens Fab.
(Borgio V., Finalmarina).
Teucrium sp. - Fiori: Chrysis aestiva Dahlb. du 1 es.).
Papilionacee. Vicia sativa L. - Fiori: Chrysis Mulsanti Ab.
(Genova 2 es.), C. coeruleipes Fab. (Id. 1 si C. ignita Va.
(lid. 41’ 268.) Spie
CRISIDI Bae
Caprifoliacee. Lonicera sp. - Foglie: Ellampus auratus L.
(Genova, Fontaneggi freq.), Chrysis cyanea L. (Fontanegsgi).
Artocarpacee. Ficus carica L. - Foglie: Chrysis aestiva Dablb.
(Borgio V.), C. cerastes Ab. (Id.), C. Leachii Shuck. (Id.
freq.). |
*
*k *
E così pure faccio note le seguenti aggiunte per quanto riguarda
i Crisidi catturati su piante infestate da parassiti animali :
Afididi. Aphis sp. su Prunus persica Stok (colt.), Varazze,
Ellampus aeneus Fab. var. Chevrieri Tourn. (1 es.).
Aphis sp. su Inula viscosa Ait., Borgio Verezzi, Ellampus auratus
L. (1 es.), £. auratus L. var. triangulifer Ab. (2 es.),
Hedychridium roseum Rossi var. chloropygum Buyss.
(1 es.), Chrysogona assimilis Spin. (freq.), Chrysis suc-
cincla L. (1 es.), C. versicolor Spin. (freq.), C. Leachii
Shuck. (freq.), C. bidentata L. var. fenestrata Ab. (1 es.),
C. cyanopyga Dahlb. (freq.), C. cerastes Ab. (freq.), C. ignita
L. (1 es.), C. Grohmanni Dahlb. (freq.).
Aphis sp. su Lavatera arborea L. Borgio Verezzi, Ellampus
Bogdanovi Rad. (4 es.), E. aeneus Fab. (1 es.), E. auratus
L. var. triangulifer Ab. (2 es.), Hllampus sp. (1 es.).
Coccidi. Ceroplastes rusci L. su Ficus carica L. (colt.) Varazze,
Ellampus aeneus Fab var. Chevrieri Tourn. (1 es.), E. au-
ratus L. (freq.).
Ceroplastes rusci L. su Myrtus communis L. Varazze, Ellam-
pus auratus L: (freq.), Holopyga gloriosa Fab. var. ovata
Dahlb. (1 es.), Chrysogona assimilis Spin. (freq.), Chrysis
cyanea L. (freq.), C. semicincta Lep. (1 es.), C. ignita L.
(freq.).
Sp? su Arundo donax L. (Borgio Verezzi), Ellampus aeneus
Fab. (1 es.).
-
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol. IX. (28 Aprile 1922). 22
LN
338 F. INVREA
*
* *
Al Catalogo dei Crisidi Liguri vanno fatte le seguenti ag-
giunte :
SPECIE E VARIETÀ NUOVE PER LA LIGURIA
1. Notozus productus Dahlb. var. vulgatus Buyss.
Du Buysson : « Les Chrysides» in André: Spec. nc, d° Eu-
rope etc. VI pag. 100.
Tre esemplari in Luglio, sulla spiaggia di Pietra Ligure, su
fiori di Euphorbia paralias L.
Il genere Notozus non era ancora stato segnalato in Liguria.
2. Notozus productus Dahlb. var. mutans Buyss.
Du Buyss: « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. d° Eu-
rope etc. VI pag. 702.
Quantunque io nutra qualche dubbio sulla legittimita di que-
sta varietà che si differenzia dalla precedente soltanto per la
colorazione addominale, carattere facilmente alterabile dopo la
morte dell’ insetto, attribuisco tuttavia ad essa, per seguire il
Du Buysson, altri nove esemplari catturati insieme ai precedenti
sugli stessi fiori di Euphorbia paralias: L.
3. Notozus Panzeri Fab..
Chrysis Panzeri Fabricius, Systema Piesalorum etc. Bruns-
vigae 1804 pag. 172 N. 9.
Du Buysson: « Les Chrysides» in André: Spec. Hy ymen. ad’ Eu-
rope etc. VI pag. 104.
Due esemplari in Luglio, a Borgio Verezzi, su fiori ci Dau-
cus carota L. (A. Baliani).
4. Ellampus Bogdanovi Rad.
Holopyga Bogdanovi Radoszkowsky: Fedts. Reise in Turkest.
Hym. Chrysid. 1877 pag. 5 N. 10.
eee CRISIDI SI ZRET
Du Buysson: « Les Chrysides » in André: Spee. Hymen. W Eu-
rope etc. VI pag. 131.
Borgio Verezzi, Luglio, su foglie di Lavalera arborea L.
‘infestata da afidi (4 es.), e su fiore di Daucus carota L. (1 es).
5. Ellampus aeneus Fab. var. Chevrieri Tourn.
Ellampus Chevrieri Tournier: Petites Nouvelles Entomolog.
TEENS 165-182/7-pag. 10a;
Du Buysson: « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. @ Eu-
rope etc. VI, pag. 105.
Varazze, Luglio, su pesco infestato da afidi; agosto, su fico
infestato da Ceroplastes rusci L.
6. Ellampus auratus L. var. triangulifer Ab.
Omalus triangulifer Abeille : Fewille des Jeunes Naturalistes,
WIESNIZZS: 18474, pao 05, Nel.
Du Buysson: « Les Chrysides» in André: Spec. Hymen. d’ Eu-
rope, etc. VI, pag. 150.
Borgio Verezzi, Luglio, su Inula viscosa Ait. e Lavalera
arborea L. infestate da afidi e su foglie di. Ceratonia siliqua
L. (Carubbo). Genova, Giugno e Luglio, su fiori di Euphorbia
cyparissias L. e su foglie di Rubus. ,
7. Ellampus biaccinctus Buyss. var. Gasperinii Mocs.
E. auratus L. var. Gasperinit Mocsary, Monogr. Chrysidid.
orbis terr. univ. 1889 pag. 92.
Du Buysson: « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. -
d'Europe etc. VI, pag. 143 e 707.
Grazioso e caratteristico. Hllampus di cui ho preso dodici
esemplari su foglie di Ceratonia siligua L. a Borgio Verezzi,
in Luglio.
8. Holopyga gloriosa Fab. var. ignicollis Dahlb.
H. ovata var. ignicollis Dahlbom: Hymen. Europae proeci-
1 pue borealia etc. T. II. 1854, pag. 52-28.
ano. 7 AVA =; a a.
. Du Buysson: « Les Chrysides » in André: ee Hymen. a
rope etc. VI pag. 177.
Borgio Verezzi, frequente, in Luglio, su fiori di Daucus carota
L., più rara su fiori di Crithmum maritimum L.
9. Holopyga gloriosa Fab. var. aureomaculata Ab.
Abeille: Ann. Soc. Linn. Lyon. XXVI, 1879, pag. 32.
Du Buysson: « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen.
ad’ Europe etc. VI, pag. 177.
Borgio Verezzi, Luglio, tre es. su fiorì di o. carota L.
e di Crithmum maritimum L.
10. Hedychridium flavipes Eversm.
Hedychrum flavipes Eversmann. Bullett. Soc. Nat. Moscou,
XOCK, ON. IV; 1857, pas. 4:
Du Buysson « Les Chrysides» in André: Spec. Hymen. d’ Eu-
rope etc. VI, pag. 182. o
Specie ritenuta molto rara. Ho preso una sola 9 nell’Agosto
di quest’ anno a Varazze, ricoverata in un ramoscello cavo di
Rubus. Di altre regioni italiane la conosco soltanto di Roma.
11. Hedychridium minutum Lep. var. jucundum Mocs. —
Holopyga jucunda Mocsary. Monogr. Chrysid. orbis. terr.
univ. 1839, pag. 150.
Du Buysson: « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen.
d'Europe etc. VI, pag. 198.
Un esemplare, insieme alla forma tipica, a Borgio Verezzi, in
Luglio su fiori di Mentha rotundifolia L. Sige
12. Hedychridium minutum Lep. var. infans Ab.
Abeille. Diagnos. Chrys. nouvell. 1878, pag. 3
Du Buysson: « Les Chrysides» in André: Spec. Hymen. d‘Eu-
rope etc., VI, pag. 199.
Pietra Ligure, Luglio: un cons insieme al tipo su fiori.
di Euphor bia paralias L.
i. ie | GRISIDI 5701
13. Hedychridium roseum Rossi var. chloropygum Buyss.
Du Buysson: « Les Chrysides » in André : Spec. Hymen.
d'Europe etc., VI, pag. 207.
Borgio Verezzi, Luglio. Un solo esemplare su Inula viscosa
Ait. infestata da afidi.
14. Hedychrum Gerstaeckeri, Chevr.
Chevrier. Mittheil. Schweiz. Ent. Ges. III, 1869, pag. 47.
Du Buysson: « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. d’ Eu-
rope etc., VI, pag. 228.
Non infrequente intorno a Genova su fiori di Mentha ro-
tundifolia L. L'ho preso nelle stesse condizioni a Finalborgo e
ne ho catturato un esemplare a Varazze su fiori di Daucus.
a
15. Chrysis hydropica, Ab.
Abeille. Diagnos. 2.00 Nouvell. 1878, pag. ii
Du Buysson: « Les Chrysides» in André: Spec. a @ Hu-
rope etc., VI, pag. 228.
Caratteristica specie indicata della din ur della
Spagna e delle Baleari. Il Baliani ha trovato un 9 a Borgio
Verezzi, in Maggio 1920 posato sul terreno e una 9 nel Luglio
successivo, su fiori di Daucus, nella stessa località. Per quanto
si sieno fatte quest’ anno diligenti ricerche, non ci è stato possi-
bile rinvenire altri individui.
Li uniformis, Dahlb.
Dahlbom. Hym. Byron o. borealia etc. T. II, 1854
pag. 149, N. 82.
Du Buysson: « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. d’Eu-
rope etc., VI, pag. 350.
Chrysis fasciata Spinola: Faunae sie Fragmenta.
1305, pag. 14, N. 4.
Questa Chrysis era stata indicata dallo 0 per il terri.
torio di Arquata Scrivia, ma non era stata ancora trovata nella
9
949 F. INVREA
Liguria propriamente detta. Ne ho rinvenuto un esemplare g' a
Genoya, in Maggio, ricoverato in un caule secco di Centranthus
ruber D. C. e un altro, pure g', a Varazze in un ramoscello
cavo di Rubus. 1
17. Chrysis succincta L.
Linneo. Syst Nat. Ed. XII T 1. Par 4767, pae. 947,-N. 3:
Du Buysson: « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. d’ Eu-
rope etc. VI, pag. 421.
Mentre sono frequenti in Liguria le varietà dani Wesm.
e Gribodoi Ab., la forma tipica della succineta L. non era
stata ancora indicata per la nostra regione. L'ho rinvenuta in.
un solo esempl. Q a Borgio Verezzi, in Luglio, sopra un cespu-
glio di Inula viscosa Ait. infestata da afidi. i
18. Chrysis Ragusae, De Stef.
De Stefani. Il Naturalista Siciliano. VII, 1888, p. 125 e 218.
Du Buysson: « Les Chrysides» in André: Spec. Hymen. CRI
rope etc. VI, pag. 491.
Il Baliani ha catturato nel Luglio dell’anno scorso due esem-
plari 9 £ a Borgio Verezzi, su fiori di Daucus carota L. Altri
quattro es., due 9g e due 9 Q, ho ritrovato quest’ anno, nella
stessa località e mese, posati sui sassi ben esposti al sole.
Questa specie, ritenuta rarissima, perchè trovata dapprima
soltanto in Sicilia, fu poi rinvenuta in diverse parti d'Italia. Ne |
ho visto parecchi esemplari dei dintorni di Roma e il prof. Della
Beffa me ne ha comunicato tre di Foggia. Il Du Buysson (ela
cita pure di Firenze. Sembra dunque trovarsi un pò in tutte le
regioni d'Italia.
19. Chrysis ignita L. var. rutiliventris Ab.
Abeille Ann. Soc. Linn. Lyon. XXVI, 1879, pag. 74.
Du Buysson: « Les Chreysides» in André: Spec. Hymen. d’ Eu-
rope etc., VI, pag. 581.
Varazze. Un solo es. g* posato sopra un sasso, in Giugne
(1) Contribution aux Chrysidides du Globe. 3° Série in «Revue d’Entomologie ».
Mai 1898, pag. 136,
ERisIbi - B43
OSSERVAZIONI SU SPECIE GIÀ SEGNALATE,
Ellampus aeneus, Fab. Varazze, su foglie di Pyrus communis
L.; Borgio Verezzi su Lavatera arborea L. infestata da afidi
e su Arundo donax L. infestata da una cocciniglia.
Holopyga fervida, Fab. Frequente a Borgio sul Daucus carota L.
Holopyga chioroidea, Dahlb. frequentissima nello stesso luogo e
condizioni. Si trova pure sull’ Euphorbia dendroides L.
Holopyga gloriosa, Fab. Anch’essa, colle sue varietà amoenula
Dahlb., aureomaculata Ab.e ignicollis Dahlb. non infrequente
a Borgio, in Luglio, sul Daucus e su altre ombrellifere.
~ Holopyga gloriosa, Fab. var. ovata Dahlb. Varazze su Myrtus
communis L. infestato da Ceroplastes rusci L. |
Hedychridium minutum, Lep. A Borgio e Pietra Ligure è comune
sull’ Euphorbia paralias L., sul Daucus carota L. e sulla
Mentha rotundifolia L.
Hedychridium sculpturatum, Ab. Due es. a Borgio sul Daucus.
Raro.
Hedychridium roseum, Rossi. In Liguria sembra poco abbondante.
Sei esemplari a Borgio sul Daucus.
Hedychrum rutilans, Dahlb. Molto comune sulle spiaggie di Pie-
tra Ligure, sull'Euphorbia paralias L. o posato sulla sab-
bia presso i nidi dei Philanthus e di altri scavatori. Non
infrequente sulla Mentha lungo i torrenti.
Chrysis Mulsanti, Ab. Sembra da noi circoscritta agll immediati
dintorni di Genova, dove si trova assai numerosa, sia ricove-
rata nei cauli secchi di Centranthus o nei fiori di Serapias,
sia vagante sui fiori di Euph. cyparissias L., di Peuceda-
num e di Vicia. E’ una delle specie più precoci e si. trova
già in Marzo. Si. ricovera, come la specie seguente, anche
nelle conchiglie vuote delle Helix.
Chrysis refulgens, Spin. Oltre che a Genova, ove ne scoviamo
tutti gli anni diversi esemplari ricoverati per lo più nei Cen-
tranthus, l'abbiamo trovata a più riprese a Borgio, in Mag-
gio, posata sul terreno-o sui sassi. Ha volo piuttosto lento e
pesante.
Chrysis purpureifrons, Ab. Per quante ricerche abbia fatto a
Varazze nei fiori di Serapias non ho più potuto ritrovarvi
344 F.: INVREA
ricoverata questa bella specie che appare piuttosto rara. Ne
ho invece rinvenuto quattro es., anche questi tutti di sesso
femminile, ricoverati entro pezzi di canna.
dei coeruleipes, Fab. Borgio Verezzi, Maggio, meno i
che nei dintorni di Genova.
Chrysis dichroa, Dahlb. Anche questa specie la troviamo con fre-
quenza a Genova, ma esclusivamente nei cauli secchi di Cen-
tranthus e rappresentata solo da 9 Q. L'unico g I’ ha rin-
venuto il Baliani a Borgio in Maggio posato sopra una pietra.
Chrysis mediocris, Dahlb. Quest’ anno I’ ho ritrovata frequente a —
Varazze, in Maggio e Giugno, su alberelli di Pyrus com-
munis L. o sui vecchi pali che sostengono i filari di viti.
Chrysis elegans, Lep. Borgio Verezzi, Luglio, su fiori di Dau-
cus carota L.
Chrysis versicolor, Spin. Comune anche a Borgio sui sassi, sulla
Ruta chalepensis L., sull’Euphorbia paralias L. e sull’ L
nula infestata da afidi.
Chrysis succincta, L. var. Gribodoi Ab. Borgio Verezzi su fiori
di Daucus. |
Chrysis succincta, L. var Germari, Wesm. Frequenta a Pista
Ligure, l'Euph. paralias L.
Chrysis cyanea, L. Il Baliani ha trovato esemplari numerosissimi
a Fontaneggi (Genova) presso una tettoia di paglia, nei cui
steli nidificavano piccoli imenotteri. Son quasi tutti di piccolis-
sima statura, in confronto agli individui di altre località.
A Varazze l’ho presa quest'anno con frequenza sugli alberelli
di pero. :
Chrysis indigotea, Duf. et Per. Borgio Verezzi e Varazze, ' sul vec-
~ chi pali e sul Carrubbo.
Chrysis bidentata L. var. fenestrata Ab. Anche a Borgio e Pietra
Ligure, come già a Varazze, ho ritrovato questa (o) e la va-
rietà erythromelas Dahlb. (9) viventi insieme, nelle identiche
condizioni, con esclusione di altre forme. Mi convinco perciò
sempre meglio che si tratti dei due sessi di un’ unica varietà
o forse anche di una vera specie distinta dalla bidentata L.
Frequentano il Daucus e l’ Euph. paralias Ti
Chrysis cyanopyga, Dahlb. Borgio Verezzi non rara sul Daucus,
sul Foeniculum piperitum D. C. e specialmente sull’ Inula
infestata da afidi.’
GRISIDÎ | Li 345
Chrysis splendidus Dahlb. Ge Rossi). Rara. A Genova su foglie
di Quercus robur L., a Borgio sopra un vecchio palo.
Chrysis aestiva, Dahlb. dir in tutte le località da noi
visitate. i
Chrysis comparata, Lep. a) A Genova non rara sulla Ferulago
galbanifera K. A. Borgio 1 es. su faa piperi-
tum D. C.
() Esiste, a proposito di questa specie, una grande confusione nella nomenclatura.
Si trovano infatti nelle collezioni numerosi esemplari, determinati da molti autori
col nome di C. distinguenda Spin che sono identici alla comparata Lep. Anzi dirò
che tutte le distinguenda Spin. che ho avuto occasione di vedere sono delle compa-
rata Lep. mentre la vera distinguenda Spin. è certamente una specie al tutto
diversa. Desideroso di chiarire ogni dubbio in proposito, non ostante le osservazioni
già falte da altri, ho pregato l'illustre e venerando Ing. Giovanni Gribodo — al
quale mi è caro esprimere quì pubblicamente i sensi della mia più viva riconoscenza,
per la squisita gentilezza e generosità delle sue comunicazioni di materiali e di
notizie e per l’aiuto prezioso che in ogni occasione ha voluto prestarmi — di fare
nella collezione Spinola, conservata al Museo di Torino, gli opportuni rilievi. Dalla
dettagliata relazione fattami dall’ Ing. Gribodo è risultato che nella collezione Spi-
nola non esiste il vero tipo della distinguenda Spin., descritta nel 1838 che dovrebbe
. essere d’ Egitto, I sei esemplari che figurano sotto tal nome sono di Sicilia e di
Spagna e sono idenlici alla comparata Lep., come ho rilevato da esemplari che
VY Ing. Gribodo mi ha comunicato, dopo averli scrupolosamente controllati su quelli
della collezione Spinola.
Giò posto, e ricostruendo i fatti, non è difficile spiegare l’origine della confusione.
Spinola nel 1838 (4727. Entom. 450. VII), descrisse col nome di distinguenda una
Chrysis @ Egitto certamente dissimile dalla comparata, ma difficilmente identifica-
bile, sia perchè non si è mai ritrovato il tipo, sia per l’ insufficienza della sommaria
descrizione.
Dahlbom (Hymen. Europ. proecipue borealia etc. T. II, pag. 282), nello studiare,
per la sua monografia, i materiali dello Spinola, si avvide — e lo dice esplicitamente
— che gli esemplari comunicatigli col nome di distinguenda (gli stessi forse che si
trovano ancora nella collezione di Torino) erano assolutamente diversi dalla specie
che lo Spinola aveva precedentemente descritta. Ma ebbe il torto, descrivendoli
minutamente, non solo di mantenere ad essi il nome di distingvenda, ma altresì di
affibiarne la paternità allo Spinola. Divulgo così tra gli studiosi, sotto il nome di
distinguenda Spin. la diagnosi di tutt’ altra specie.
Lo stesso Dahlbom (l. c. pag. 284) ebbe dallo Spinola in comunicazione il tipo
della comparata Lep. ma in così cattivo stato (« mutilatum et mucore obductum...»)
da non accorgersi che era perfettamente identico agli esemplari comunicatigli col
nome di distinguenda. Fu solo più tardi ’Abeille che avendo accuratamente ripu-
lito 1’ esemplare tipico del Lepeletier, accertò la sua identità colla distinguenda
descritta da Dahlbom. Se ne può concludere : 1.° La C. distinguenda Spinola (nec
Dahlbom) va definitivamente relegata tra le specie sconosciute. Non è improbabile
che sia stata successivamente ridescritta e ribattezzata. 2.° Tutti gli esemplari che
sono stati determinati o citati col nome di distinguenda Spinola devono ritenersi,
almeno fino a prova in contrario, come appartenenti alla comparata Lep. E solo
quest’ ultimo nome deve rimanere nell’ uso.
Ancora un’ osservazione a proposito della problematica distinguenda Spinola.
Mocsary, Du Buysson ed altri autori la collocano nelle Sexdentatae. La cosa mi
sembra un pò arbitraria, poichè lo Spinola dice chiaramente « Le bord postérieur du
troisiéme anneau est quadridenté...». E vero che poi fa un paragone sommario
colla violacea Panz. che ha sei denti, Ma, fra i due dati, mi sarei attenuto al più
esplicito, lasciando questa ipotetica distinguenda tra le Quadridentatae,
| F. INVREA
Chrysis Megerlei, Dahlb. Di questa bellissima specie che ritengo
da noi molto rara, oltre all’ esemplare segnalato dal Man-
tero (1), ne conosco di Liguria altri due presi entrambi dal
Baliani e cioè una Q catturata parecchi anni fa sopra un vec-
chio palo, in Settembre, a Fontaneggi e un g' rinvenuto a
terra in un bosco di castagni presso Cavassolo (Genova) nel
Settembre dell’anno scorso.
Stilbum splendidum Fab. Ho trovato a Borgia in Luglio, su fiori
di Mentha rotundifolia L. tanto la forma tipica, quanto le -
varietà siculum Tourn. e calens Fab., presa, quest’ ultima,
nelle stesse condizioni anche a Finalmarina. Di essa ho tro- —
vato inoltre un individuo perfettamente sviluppato, ad ecce-
zione delle ali, e nello splendore della sua colorazione, in —
Maggio, in una celletta di un nido di Chalicodoma rinve-
nuto a Borgio, aderente ad una roccia.
.
&
Uscendo dai confini della Liguria propriamente detta, segnalo n.
la cattura di 5 esemplari Q Q di Cleptes A deillei Buyss. = Ar-
quata Scrivia su fiori di Daucus e di Pastinaca.
Genova, dicembre 1921.
@) Ann. Mus. Civ. Genova - Serie 2.2 Vol. XX (XL) pag. 240.
OC. MENOZZI
a
MISCELLANEA MIRMECOLOGICA
Subfam. PONERINAE.
Stigmatomma Santschii n. sp.
Operaia. — Rosso - testacea, colle zampe e le antenne un
poco più chiare. Mediocremente lucida. Capo fortemente e irre-
golarmente punteggiato, torace, peduncolo e gastro con punti
meno marcati e più sparsi. Peli del corpo radi, più abbondanti
nelle zampe e nel funicolo delle antenne.
Capo molto più lungo che largo, subparallelo, appena un poco
più allargato anteriormente che alla base, a lati leggermente
arquati e cogli angoli anteriori ottusi, quelli posteriori largamente
— arrotondati. HA
Mandibole strette, lunghe circa la metà del capo e poco cur-
vate all’apice, col dorso leggermente striato e con diversi punti;
il margine masticatorio è provvisto di sette denti di cui i primi
quattro semplici e lievemente ripiegati all’ indietro, gli altri tre
appaiati su un breve tratto di margine mediale. Clipeo bene svi-
luppato, molto convesso e colla solita denticolazione. Antenne
collo scapo piuttosto ingrossato, che, ripiegato all’ indietro, arriva
alla estremità della lunghezza dei */, del capo; funicolo cogli
articoli 3-11 trasversi, circa di una metà più larghi che lunghi.
. Occhi nulli.
Torace allungato, gracile e a profilo dritto ; pronoto allargato
nel mezzo, di modo che visto di sopra ha la forma di un penta-
gono; base dell’ epinoto nettamente più lunga che larga e un
pò ristretta in avanti del mezzo. Peziolo quadrato, molto più
ingrossato davanti che di dietro; postpeziolo più largo che lungo.
Primo segmento del gastro lungo quasi quanto i susseguenti
presi insieme. i
Lunghezza totale mm. 4.
3/8 Ai C. MENOZZI
4
Provenienza: Dakar (Africa occidentale); due esemplari.
Questa specie è vicina alle S. Emeryi Saund. e S. Normandi
Sant. dalle quali si differenzia facilmente per la scultura del capo,
per la forma delle mandibole e per il postpeziolo molto Din largo.
che lungo.
«La S. Sanischii è la specie che segna per ora l’ estremo
limite sud-africano del genere Stigmatomma Rog.
Plectroctena Gestroi n. sp.
Operaia. — Nera, le mandibole, le antenne, l’apice delle
lamine frontali e le zampe, di colore bruno-pece. Tutta lucida.
Punteggiatura del capo forte, specialmente sulle guancie i cui
punti confluiscono fra di loro formando come dei corti solchi;
fra gli spazi dei punti una fine striatura. Torace, peduncolo e
gastro con punteggiatura più rada, molto irregolare, e con stria-
tura ancora più fine, eccetto i fianchi dell’epinoto e del mesonoto
in cui le strie sono forti e ben visibili anche senza il soccorso
della lente; la faccia discendente dell’ epinoto è liscia. Scapo, fe-
mori e tibie solamente punteggiati.
Pubescenza del funicolo delle antenne corta, abbondante, e di
colore fulvo; scapo, zampe e corpo con pilosità breve, scarsa, spe-
cialmente in quest’ultimo, e di un bianco sporco. .
Capo subrettangolare, di un terzo più lungo che largo, a
angoli anteriori un poco dilatati in avanti ed in fuori, formando
così un piccolo lobo malamente visibile guardando |’ insetto di-
sopra; quelli posteriori debolmente
salienti e arrotondati. Occipite poco
incavato. Mandibole lunghe quasi
quanto il capo e con forte punteg-
giatura. Lo scapo delle antenne dista
una volta e mezzo il suo massimo
diametro dal ‘margine occipitale; il
Fig. 4. Plectroctena Gestrot. È A
Peduncolo e epinoto visti di pro- lungo che largo, gli altri, eccetto
Dee l'ultimo che è lungo circa due volte
la sua larghezza, tutti trasversi. Linea frontale marcata da un solco
che dall’ apice delle lamine frontali arriva sino alla metà del capo.
Occhi piccoli e molto vicini al margine anteriore delle guancie.
primo articolo del funicolo poco più
I
* MISCELLANEA MIRMECOLOGICA i SEY
| Torace robusto; la sutura meso-epinotale poco marcata. La
faccia discendente dell’ epinoto ha le due creste laterali poco alte
e che s’ uniscono alla faccia dorsale in un angolo marcato. Pe-
ziolo superiormente convesso, a sezione trapezoidale visto dal di-
sopra, e tanto lungo quanto largo. Il postpeziolo ha la faccia ante-
riore quasi verticale e che s’ unisce a quella dorsale con un angolo
arrotondato senza alcun solco di dietro; inferiormente forma
invece colla faccia ventrale un angolo molto aguzzo, a forma di
dente. Gastro poco voluminoso.
Lunghezza totale mm. 14-16,5; delle mandibole mm. 2-5,9 ;
del capo mm. 3-3,5. 1
Femmina (dealata). — La scultura è molto più forte; i
punti del torace, del peduncolo e del gastro, a differenza del-
l’operaia, sono come sul capo così fitti, e molto più regolari. Le
mandibole sono più corte (lunghe mm. 2-2,3) e più robuste.
Occhi circa due volte più grandi di quelli dell’ operaia. Ocelli
piccoli, molto ravvicinati fra di loro e collocati all’ estremo termi
nale della linea frontale, entro a un allargamento che questa fa
in forma di fovea a margine irregolare. Nessuna traccia di monche-
rini d’ali. Il peziolo è più grosso. Le zampe più corte. Nel resto,
a prescindere dalle solite differenze, uguale all’ operaia.
Lunghezza totale mm. 19.
Provenienza: Roca Infante Don Enrique dell’ Isola del Principe,
nel golfo di Guinea. III - 1900. L. Fea leg. Tipo nella collezione
del Museo Civico di Storia Naturale di Genova (').
Per la forma del postpeziolo è molto assomigliante alla
P. mandibularis F. Smith, e specialmente alla var. strigosa
Em. per la scultura così forte; si differenzia da ambedue per la
forma convessa e arrotondata del peziolo.
Dalla P. cristata Em., di cui ha pure varì caratteri, differisce,
e ciò è molto evidente, per la forma del postpeziolo che in que-
sta ha l'angolo superiore provvisto di un dente, dietro al quale
si trova un solco, ugualmente come in P. minor Em.
Psalidomyrmex Feae n. sp.
Operaia. — Bruno-pece, con le mandibole, le - antenne, le
lamine frontali, i tarsi, e l'estremità dell’ addome ferruginosi.
(1) Quando non è detto altrimenti si sottintende che gli altri tipi di queste
nuove formiche sono conservati nella mia collezione.
350 C. MENOZZI
Bay
Capo, salvo una parte delle lamine frontali, opaco; torace, pedun-
colo e gastro mediocremente lucidi. Pilosita, nel corpo, molto
rada, piu abbondante nelle zampe e nello scapo delle antenne, il _
funicolo di queste, invece, ha-una fine e corta pubescenza bian-
chiccia.
Capo, senza le mandibole, appena più lungo che largo e con
la massima larghezza a metà circa dei lati; finemente e fitta-
mente striato, ciò che gli da un aspetto marezzato, e cosparso di
una irregolare punteggiatura forte e abbastanza fitta. Mandibole
più fortemente striate e senza alcun punto. Il clipeo si prolunga
anteriormente nel mezzo in una piccola appendice triangolare e
squamiforme. Lamine frontali anteriormente liscie e molto lucide.
Scapo delle antenne striato e sublucido; ripiegato all’ indietro
arriva al margine occipitale. Primo articolo del funicolo più corto
del 2°, gli articoli 3-5 appena più lunghi che larghi, gli altri, a
prescindere dall’ ultimo, trasversi. Occhi piccoli e collocati nel
quarto anteriore.
Torace col profilo dritto, più finemente striato che il capo e
molto più radamente; la punteggiatura è pure molto più sparsa.
Il dorso ha un fine solco longitudinale nel mezzo, contiguo in
alcuni esemplari mentre in altri è interrotto in corrispondenza
del mesonoto. Sutura meso-epinotale poco distinta. La faccia dor-
sale dell’ epinoto si congiunge alla faccia discendente in una
curva continua senza formare alcun angolo apparente.
Peziolo superiormente con un debole reticolo, i fianchi invece, la
faccia anteriore e posteriore sono striati come il torace, e provvisti
di uguale punteggiatura. Il profilo risulta convesso, e mentre la
faccia anteriore discende in linea obliqua, quella posteriore è ver-
ticale ; inferiormente in avanti è provvisto di una appendice che
termina in un dente. Postpeziolo e segmento seguente con scul-
tura uguale nella forma a quella del torace, ma più fine. Il
postpeziolo è verticale davanti, in basso s unisce alla superficie
ventrale con un angolo marcato e sormontato da un dente, in
alto s’ unisce a quella dorsale ad angolo molto aperto, quasi
“arrotondato.
I segmenti che vengono dopo a quello basale sono quasi lisci.
Lunghezza totale mm. 10,5 - 12,4.
Femmina. — Salvo le consuete differenze è quasi uguale
all’ operaia. Un poco meno lucida, e in generale con la: scultura più
MISCELLANEA MIRMECOLOGICA
marcata specialmente sullo scudo del mesonoto e dello scudetto.
Il solco dorsale del torace è solamente limitato all’ epinoto. Gli
occhi sono più grandi di circa due volte quelli dell’ operaia. Ocelli
piccoli. Peziolo più massiccio pur conservando la medesima forma.
Gastro poco più voluminoso. Ali bruno-scure a riflessi violetti,
con la nervatura nera.
Lunghezza mm. 15 - 15,5.
Maschio. — Opaco, meno gli ultimi segmenti del gastro sub-
lucidi. Colore come |’ operaia e la femmina, le antenne (eccetto
lo scapo e il primo articolo del flagello che sono ferruginosi) e
le zampe brune. Capo e torace con scultura molto forte, in que-
st’ ultimo nello scudo del mesonoto, particolarmente in avanti, si
formano delle rughe elevate che limitano delle fossette a fondo
lucido, per il resto la punteggiatura ha la solita forma ; peduncolo
e primo segmento del gastro privi di punti, solo fittamente e
finemente striati in senso longitudinale, gli altri segmenti hanno
un finissimo reticolo. Pilosità abbondante.
Capo arrotondato. Mandibole ridotte a semplici e larghi mon-
coni in parte ricoperti dal clipeo. Questo è più largo che lungo
e il suo margine anteriore è nettamente troncato. Lamine frontali
nulle. Antenne molto ravvicinate alla loro inserzione; scapo lungo
due volte la sua massima larghezza; primo articolo del funicolo
cortissimo, 2° poco meno lungo di tre volte che lo scapo, gli
altri subeguali fra di loro e lunghi circa la metà del 2°.
Torace, col pronoto più stretto del mesonoto. Scudetto alto e
leggermente bilobo posteriormente. Epinoto dorsalmente provvisto
di un solco; la sua faccia discendente è verticale senza però for-
mare un angolo là dove si unisce con quella dorsale.
Peziolo all’ incirca uguale a quello dell’ operaia e della fem-
mina, un pò meno grosso. Strozzamento che separa il postpeziolo
dal gastro molto marcato. : .
Gastro più allungato e più stretto.
Ali come quelle della femmina.
Lunghezza totale mm. 10.
Provenienza: Roca Infante Don Enrique dell’ isola del Principe,
nel golfo di Guinea. III - 1900. L. Fea leg.
Tipo nella collezione del Museo Civico’ di Storia Naturale di
Genova.
È specie intermedia fra le due che sinora si conoscono del
352 C. MENOZZI -
genere Psalidomyrmex E. André. È facilmente riconoscibile da
queste per avere il tegumento sublucido e il clipeo pesa
in una squama che non esiste nelle altre due specie.
Psalidomyrmex Feae var impressa n. v.
Stabilisco questa varietà su cinque operaie e un maschio,
che, tanto le prime quanto |’ ultimo, differiscono dalla specie ti-
pica per essere meno lucide, per avere le strie più fortemente
marcate specialmente nel torace, nel peduncolo, e nel segmento
basale del gastro. I punti sono più fitti e più regolarmente di-
sposti. Per il resto uguale al tipo. Lunghezza totale dell’ operaia
mm. 12,5; del maschio mm. 11.
Provenienza uguale a quella del tipo. L. Fea leg.
Tipo nella collezione del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova.
Odontomachus assiniensis var. tropicalis n. vy.
Operaia. — Differisce dalla specie tipica per i seguenti ca-
ratteri: Statura più grande. Colore castagno-bruno, eccetto le
mandibole, le antenne e le zampe ferruginose.
Scultura del capo in generale più debole ; le guancie, la parte
anteriore delle fossette antennali e le lamine frontali liscie e lu-
cide. Quella del torace è più marcata sull’ epinoto che sul pro-
noto e mesonoto. Il capo è pe allungato. Per il resto uguale al
tipo.
io totale mm. 15 - 16,5
Femmina (dealata). — Un a più scura che non l’ope-
raia, il gastro quasi nero. La scultura in generale è pure uguale
- a quella dell’operaia. Su quattro esemplari che ho sott’ occhio,
tre hanno lo scudetto lievemente striato ed opaco, uno invece lo
ha liscio e lucentissimo come lo ha la femmina del tipo, alla
quale, per tutto il resto è assomigliantissima.
Lunghezza totale mm, 16,5 - 17.
Maschio. — Tutto di colore giallastro-chiaro con una macchia
bruna attorno agli occhi. Sublucido. Irregolarmente punteggiato,
con qualche leggera stria nel pronoto e nell’ epinoto, il peziolo
è affatto liscio. Pubescenza copiosa e di colore bianco sporco,
qualche pelo eretto sul capo e sul torace, più frequenti nel gastro.
Capo molto convesso all’ indietro, di poco più lungo che largo.
ya EON I 1
MISCELLANEA MIRMECOLOGICA 353
Gli occhi oblunghi e sporgenti occupano tutto lo spazio dei
due lati della testa. Ocelli relativamente grandi e molto riavvi-
cinati fra di loro. Ali ialine con riflessi rameici; nervatura te-
staceo-pallida.
Lunghezza mm. 9.
Provenienza: Roca Infante Don Enrique dell’ isola del Principe,
nel Golfo di Guinea I-II - 1900. L. Fea leg.
Tipo nella collezione del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova.
Subfam. MYRMECINAE.
Ocymyrmex Robecchii Emery. 3 (non ancora conosciuto).
Bruno piceo, col complesso boccale, le antenne, e le gambe
di un colore bianco sporco. Capo subopaco ad eccezione del clipeo,
della fronte e dell’ ocvipite lucidissimi, come pure cosi lucidi sono
il torace, il peduncolo e il gastro. Tutto liscio eccetto lo spazio
compreso fra gli ocelli, e le guancie che sono leggermente
striate. Pubescenza delle antenne e delle gambe corta e di colore
fulvo, il resto del corpo cosparso di lunghi peli eretti bianchicci
più abbondanti sotto n capo, costituendo come una specie di
barbetta.
Capo molto. piccolo rispetto al corpo, di poco più lungo che
largo. Mandibole piccole, terminate a punta acuta all’ apice e col
margine masticatorio privo di denti. Clipeo a. forma subtrape-
zoidale, un poco convesso e ‘con una distinta carena nel mezzo.
Linea frontale leggermente rilevata. Fossette antennali grandi e
profonde. Antenne filiformi, lunghe più della metà del corpo e
composte di tredici articoli; scapo del doppio più lungo del primo
articolo del funicolo, questo ha il primo articolo tanto lungo quanto
largo, gli altri 3-12 lunghi circa tre volte la loro grossezza e
subeguali in lunghezza, |’ articolo Sesia un poco più breve degli
altri e terminato a punta.
Occhi grandi, ovali e posti obliquamente dall’ avanti all’ in-
dietro. Ocelli pure relativamente grandi, visti di profilo sporgenti
notevolmente dalla superficie del capo.
Torace col mesonoto grande, gibboso e sporgente sul capo,
lo scuro è privo di solchi del Mayr. Scutello grande a forma
triangolare. Metanoto appena differenziato. Epinoto molto corto,
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. X. (19 Giugno 1922). 23
354 C. MENOZZI
convesso, e colla faccia discendente unita alla dorsale in curva
continua senza alcuna traccia di denti.
Peziolo lungamente peduncolato, sormontato
da un nodo appena pronunciato, e angoloso nel
profilo; postpeziolo della meta piu corto del
peziolo, molto piu largo e a forma di cono.
troncato.
Gastro piriforme, superiormente con sei tergiti,
inferiormente con cinque sterniti. ‘
Armatura genitale (vedi la figura) di media —
: È ‘ E A Fig. 2. Ocymyrmex
grossezza cogli stipeti e la sagitta molto corti, la ‘Roveccr@ Em. J.
volsella vista di fianco è larga e angolosa con ec geni-
qualche setola sul margine interno.
Ali ialine con nervature biancastre e col alors un po
imbrunito; una cellula radiale ed una cubitale ambedue chiuse.
Lunghezza mm. 6,6; lunghezza di un'ala anteriore mm. 4,7.
Provenienza : Keren ( Eritrea ) Mancini leg.
Un solo esemplare.
Messor antennatus Em. 9 dealata (non ancora conosciuta ).
Colore castagno-chiaro coi lati del torace neri. Zampe ed
antenne pubescenti, corpo con scarsi peli eretti.
Capo, eccetto l’area frontale liscia e. lucida, e mandibole
striate; quest’ ultime fornite di sette denti, di cui il preapicale e
l’apicale molto più grossi e robusti degli altri. Torace un poco
più stretto del capo , in gran parte più o meno fortemente striato,
solo la parte anteriore del disco del mesonoto e lo scutello sono
lisci e alquanto lucidi; epinoto con due piccoli denticini ottusi.
Peziolo e postpeziolo striati transversalmente, il primo con una
lieve incisione nel mezzo del dorso.
Gastro ovale, liscio e lucido.
Lunghezza totale mm. 12,4.
Provenienza : Casablanca (Marocco) M. Antoine leg.
Un solo esemplare.
Crematogaster alulai subsp. scrutans For. 9 dealata ( non
ancora conosciuta). }
Tutta di colore rosso-mattone. Pubescenza per tutto il corpo
rada e cortissima. Capo striato ed opaco, di poco più lungo che
Fax
‘ MISCELLANEA MIRMECOLOGICA 90
largo, la sua massima larghezza uguale a quella del torace.
Questo ha il mesonoto e lo scutello lisci e lucidi, 1’ epinoto invece,
è grossolanamente striato in senso trasversale e armato di due -
piccoli denti. i
Peziolo appena più largo che il postpeziolo, ambedue colla
superficie dorsale liscia e coi lati striati.
Addome molto voluminoso, liscio e lucido.
Lunghezza mm. 11,5.
Provenienza : Keren (Eritrea ) Mancini leg.
Un solo esemplare con diverse operaie.
7
Subfam. CAMPONOTINAE.
Camponotus sylvaticus subsp. barbarica v. serotina n. v.
Operaia massima. — Nera, eccetto il torace, la squama, il
funicolo e la base dei femori fulvo-rossastri. Tutta opaca. Capo e
torace finemente punteggiati, il primo inoltre cosparso di punti
maggiori specialmente più numerosi nella sua metà anteriore; lo
scapo, le tibie e il gastro striati. Pilosita lunga e scarsa, di co-
lore fulvo; la squama è coronata di quattro paia di. setole.
Capo più lungo che largo, ristretto in avanti, quasi quanto
di una metà della, sua larghezza posteriore, con i margini laterali
molto ritondati; margine occipitale poco incavato. Mandibole lu-
cide con due sorta di punti, gli uni grandi ed irregolari, gli altri
piccoli e rotondi. Clipeo lobato anteriormente e fortemente care-
nato. Area frontale lunga col vertice ad angolo acuto. Lamine
frontali come nella sottospecie tipica. Linea frontale lucida. Scapo
oltrepassante di un terzo il margine occipitale. Occhi piuttosto
piccoli.
Torace poco compresso posteriormente ; nel profilo risulta più
marcatamente arquato in avanti; la faccia declive dell’ epinoto è
lunga circa una metà di quella basale.
La squama è piatta posteriormente, mentre la faccia anteriore
è convessa, l’apice è arrotondato, e molto più largo della base.
Zampe relativamente iunghe.
Lunghezza totale mm. 14,3-15; del capo 4,5 x 3,2; di una
tibia posteriore 3,7. i
Femmina. — Colorazione più chiara, scultura in generale
molto meno forte, solo i punti maggiori del capo sono: più fitti.
356 C. MENOZZI
La parte anteriore del torace, lo scudetto e il SU alquanto
lucidi. Pilosita più abbondante.
Capo largo quanto il mezzo del torace, di poco più stretto in
avanti che all’ indietro e coi margini laterali quasi paralleli. Lo
scapo oltrepassa il margine occipitale di circa una metà della
sua lunghezza. Squama più grossa e più alta di quella dell’ ope-
raia, leggermente incisa all’ apice. Il resto, salvo le consuete
differenze di sesso, uguale all’ operaia.
Lunghezza totale mm. 16,5.
Provenienza: Foresta di Zaer (Marocco ).
Diverse operaie, tutte massime, e due femmine, raccolte dal
Prof. M. Antoine.
È forma intermedia fra le due varietà inversa For. e algirica
Sant. e a quest’ ultima è solamente assomigliante per la colora-
zione. Differisce molto chiaramente dalla var. inversa For. per
la statura maggiore, la scultura nettamente più marcata e per
la squama più allungata e più larga.
Polyrhachis pellita n. sp.
Operaia. — Nera ed opaca. Tutta coperta, salvo lo scapo
delle antenne, il femore e le tibie che sono glabri, di una fine
e corta pubescenza dorata, molto abbondante nel capo, torace, e
peduncolo, un poco più scarsa nel gastro e nel flagello delle
antenne. Peli eretti poco numerosi, alcuni sul capo, altri negli
ultimi segmenti del gastro. Quest’ ultimo ha il segmento basale
in parte, anteriormente, sottilmente striato, e il resto cogli altri
segmenti finemente: reticolati; il peduncolo, il torace e il capo
più fortemente striati.
Capo, senza comprendervi le mandibole,
di ?/, più lungo che largo, a lati legger-
mente convessi e ristretti in avanti, arro-
tondato di dietro. Mandibole con cinque
denti, striate sul lato dorsale e con diversi
punti lungo il margine masticatorio. Clipeo
Fig. 8. Polyrhachis pellita. convesso, con una forte carena nella linea
Parte anteriore del capo.
mediana, anteriormente con una profonda
incisione nel mezzo limitata ai lati da due denti aguzzi ripiegati
all’ infuori. Area frontale piccola. Lamine frontali ravvicinate fra
di loro, sigmoidi e angolari alla metà,
MISCELLANEA MIRMECGLOGICA | 307
Antenne lunghe e gracili, col funicolo poco piu lungo dello
scapo. Occhi rotondi, sporgenti e collocati molto indietro.
Torace allungato e subparallelo colla sutura meso-epinotale
nulla; le spine omerali raggiungono il margine posteriore degli
occhi. L’ epinoto ha la faccia discendente concava, le sue spine
molto più robuste e più lunghe di quelle omerali, divergenti
all’ infuori. {
Peduncolo due volte piu
grosso posteriormente che an-
teriormente, la squama pil
lunga che alta, vista superior- ©
mente larga quasi quanto I’ epi-
noto, leggermente convessa da-
vanti, dritta invece di dietro,
le sue spine un pò più corte
di quelle epinotali molto piu
dA pi Fig. 4. Polyrhachis pellita. Epinoto
‘sottili, ancor più bruscamente e peduncolo visti di profilo.
divergenti di quelle, e abbrac-
cianti tutta la base del gastro.
Gastro ovale, col segmento basale che ricopre i ?/, di questa
parte del corpo, la sua faccia anteriore è verticale.
Lunghezza totale mm. 8 - 8,5.
Femmina. — Colorazione, pubescenza e scultura analoga a
quella dell’ operaia. Clipeo solamente inciso e senza le due pro-
duzioni dentiformi. Torace corto e alto; scudo del mesonoto
ampio, scudetto molto convesso. Spine omerali corte e grosse,
quelle dell’ epinoto un poco più lunghe di quelle, dirette in alto,
e poco divergenti. Peduncolo più lungo, con squama più alta e
più grossa, le spine poco più corte di quelle dell’ operaia.
Ali affumicate con nervatura ferruginea.
Lunghezza totale mm. 9,5.
Provenienza : isola Ticao, del gruppo centrale delle isole Filip-
pine. (Parenti leg.).
Tre esemplari, due operaie e una femmina, di iosa nuova
specie di Polyrhachis che ha molti caratteri della P. maligna F.
Smith (o malignus come scrive |’ Autore inglese) e che non co-
nosco in natura, ma che dalla descrizione (!) si differenzia parti
| () F. Smith. Catal. of Brit. Hymenopt. in the Brit. Museum, Vol. 6, pag. 70. 1858.
dallo Smil per. a By . maligna. il i
| Modena, 1921.
GS. CORN
DESCRIZIONE DI NUOVE SPECIE DI MoLLUSCHI.
peL Museo Civico DI GENOVA
(3 fotografie e 1 disegno dell’ A.)
DI UN NUOVO ACATINIDE DEL Conco
In una miscellanea di conchiglie, recate dal Congo al Museo
di Genova dal compianto raccoglitore L. Fea, rinvenni una
interessante forma di Acatinide, che, ad un primo esame, si
mostrò appartenere indubbiamente al Gen. Atopocochlis, collocato
dai moderni Autori fra i prossimi Limicolaria e Pseudachatina,
e distinto da essi, oltre che per essere ovoviviparo, anche per
caratteri bene appariscenti. della conchiglia.
La specie tipo del genere è |’ A. exaratus, Mull., piuttosto
‘raro e di habitat strettamente limitato all’ isola di San Tomaso
nel Golfo di Guinea. Gli esemplari del Fea provengono invece
da Fernand Vaz, località poco nota sulla costa del Congo francese,
fra lagune pestilenziali: essi sono assai diversi dalla specie tipo,
pur conservando caratteri generici identici.
Mi sembra non inutile descrivere e figurare la specie continentale
di cui si tratta, in confronto all’ A. ewaratus, dedicandola, quale
omaggio alla memoria dello scopritore, al modesto quanto valente
naturalista scomparso. i
Atopocochlis Feai, n. sp.
Testa imperforata, crassa, co-
nico-elongata, turriculata, solida:
spira acuta apice obtuso rotun-
dato: anfractubus 7 - 8, primis
Atopocochlis exaratus, Mull.
Testa imperforata, crassa, bi-
conico ovalis, solida; spira su-
bacuta apice obtuso rotundato:
anfractubus 6-7, primis regula-
360
G.
S.
planiusculis, ultimis duobus pla-
nis, striis spiralibus minutissimis
regulariter crebrestriatis, rugis
obliquis obscure plicatis; ultimo
‘usque ad faucem valde conspicue
carinato: sutura lineari, incisa,
rugis anfractus regulariter cre-
nata; columella crassa recta,
spiraliter funiculata, propter ba-
sem valde truncato -contorta,;
fauces basin excavatae, carina
valde angulatae; labio crassiuscu-
lo reflexo rugoso, intus splen-
dente.
Colore alabastrino - albida,
diaphana, maculis opacis irregu-
lariter adspersa; labio ac colu-
mella luteo-corneo tinctis.
Long. max. ™/,, 50, lat. max.
3/4/2028:
Atopocochlis Feai, n. sp.
Conchiglia imperforata, spes-
sa, conica -allungata, solida; spi-
ra acuta con apice arrotondato
ottuso; sette ad otto giri di cui
i primi piuttosto piani, gli ulti-
mi due piani, ornati di minutis-
sime strie spirali regolari inter-
secate da rughe oblique indistin-
te; l’ultimo giro fortemente
carenato fino alla bocca; sutura
lineare incisa, crenulata regolar-
mente dall’ incontro delle rughe
dei giri; columella grossa, dirit-
ta, spiralmente funiculata, forte-
mente ritorta e troncata verso
la base; bocca incavata alla base,
angolata in corrispondenza alla
COEN
riter inflatis, ultimo magno ven-
tricoso amplo, dimidia parte
testae totius aequali: medio ac
fere ad fauces carinato; striis.
minutissimis spiralibus sculptis,
rugis obliquis primis anfractubus
obscure, ultimo valde plicata:
sutura lineari incisa minute cre-
‘nata: columella subplana, tenui,
recta, basin, dulciter truncata:
fauces amplae evasatae, carina
paullum excavatae: labio reflexo,
rugoso.
Colore uniformiter alabastri-
no-alba, diaphana, ad suturam
opaca.
Long. max. "/n 58, lat. max.
POOL
Atopocochlis exaratus, Mill.
Conchiglia imperforata, spes-
sa, ovale-biconica, con spira
subacuta ad. apice arrotondato
ottuso; 6-7 giri di cui i primi
regolarmente rigonfi, l’ultimo
grande, ventricoso, ampio, occu-
pante la metà della intera con-
chiglia, carenato nel mezzo fino
alla bocca; giri scolpiti da mi-
nutissime strie spirali interse-
cate da rughe oblique, oscure
sui primi giri, fortissime sull’ ul-
tima: sutura lineare, incisa,
minutamente crenulata; colu-
mella pianeggiante sottile diritta
dolcemente. troncata. verso la
base; bocca ampia, svasata. de-
ti
~
NUOVE SPECIE
carena; labbro piuttosto spesso
riflesso rugoso, internamente lu-
cido.
Colore: bianco - alabastrina,
diafana, cosparsa irregolarmente
di macchiette opache: columella
e peristoma giallo - cornei.
Massima lunghezza; ™/,, 50,
i mass. largh. ™/,, 25-28.
Fig. 1. Grandezza nat.
{|
DI MOLLUSCHI 361
bolmente incavata dalla carena;
peristoma riflesso rugoso.
Colore: bianco - alabastrina
uniforme, diafana, opaca alla
sutura.
Mass. lungh. 2/n 58, largh.
ioe
Fig. 2. Grandezza nat.
Lo)
Fig. 1. A. exaratus Miill. (4 X 4)
Fig. 2 A. Feain. sp. (1 X 1).
NUOVA SPECIE DEL GENERE CHRONOS
GEN. CHRONOS, Rosson 1914
- Chronos Fultoni, n. sp.
Testa subdiscoides, paucispirata, auriformis, cornea, tenuissima,
fragillima, super plana, deorsum convexiuscula; anfractubus 2- 3,
ultimo dimidia parte testae totius amplo, acute carinato, carina
362 G. S. COEN ©
laciniata fimbriata foliacea; super planis, carina spirali obsoleta
tuberculosa dimidiatis, tuberculis obscuris crateriformibus ornata;
striis accretionis rugosis; haud spiraliter sculptis; deorsum. striis
accretionis rugato - plicatis; columella carente; labio simplici acuto;
fauce intus splendente.
Colore corneo-lutea.
Lat. max. ®/n 8,5, alt. max. DE
Hab. Moroka (Nova Guinea mer.) leg. Dr. L. Loria, ex Museo
Genuense.
Conchiglia paucispirata auriforme subdigcotdate! cornea, fragi-
lissima e sottilissima, superiormente piana, sotto poco convessa;
composta di due a tre giri rapidamente crescenti, l’ultimo dei
quali, che occupa la metà dell’intera conchiglia, è fornito di una
carena acuta, laciniata, frangiata, foliacea; la parte superiore dei
giri, piatta, è divisa a metà lan da una carena poco
appariscente munita di oscuri tubercoli crateriformi, e presenta
strie di crescenza rugose; la parte inferiore è ornata di strie di
accrescimento forti quasi lamellose ; columella mancante; peristoma
semplice tagliente; bocca internamente lucente.
Colore giallo corneo, trasparente.
Larghezza mass. “/,, 8,5, altezza mass. “/, 3.
Provenienza: Moroka (Nuova Guinea mer.) raccolta dal Dottore
Lamberto Loria (Museo Civico di Genova).
Fig. 3 veduta dal disopra, 9 X 1.
Fig. 4 veduta dalla bocca, 9 X-1.
Fig. 3. Chronos Fultoni, n. sp. (9 X 1).
NUOVE SPECIE DI MOLLUSCHI 363
Rimasto lungamente in dubbio sulla determinazione di questa
notevole conchiglia trovata in un mucchietto di detrito fra le con-
== Lat
Fig. 4. Chronos Fultoni, n. sp. 9 X 1).
chiglie recate dal Dott. Loria al Museo di Genova, ed avendola posta
in collezione fra i Testacellidae presso le Paryphanta, vi misi
dubbiosamente la denominazione, dovuta alla cortesia del Dautzen-
berg, di Paryphanta elegans, Fulton: dubbiosamente per la
enorme differenza dalla conchiglia grande, solida, zonitiforme e
regolare delle specie a me note di quel Senereti (ei Gen
stetteri, Pfr.).
Alla prima occasione ed appena rimessomi, dopo la guerra,
allo studio, potei sottoporla all’esame dello stesso Fulton, il quale
ebbe la bontà di esaminarla e mi scrisse:
1.° essere la specie vicina alla sua, ma differirne per la
maggiore mole, per la maggiore rugosità e per la mancanza della
striatura spirale che nella elegans appare chiara sotto la lente:
2.° che il Robson (+) aveva descritto una terza specie affine,
creando per essa il genere Chronos, e precisamente la C. su-
blimis.
Per le ragioni suddette non esito ad ie la denomina-
zione generica del Robson, e a descrivere la forma come specie
nuova.
La dedico riconoscente al chiaro naturalista inglese, e mi
affretto a miandare uno dei due esemplari al Museo Civico di
Genova, quale doveroso tributo di grazie.
Venezia, Febbraio 1922.
(1) RoBson, in Transact. Zoolog. Society, Londra, Maggio 1944.
aby ATA, ates tN iy 1 CR EE ir IO er LOT
st ea SI (I ni (EI ata NOLA ta; DI)
COLLEZIONI ZOOLOGICHE FATTE NELL' UGANDA
DAL) DOTTOVE ABA VONTI
XVII.
MAMMIFERI. PARTE II. CHIROPTERA (*)
PER OSCAR DE BEAUX
I Chirotteri trattati nel presente lavoro costituiscono un
contributo alla conoscenza della Mammalofauna del Lago Vittoria
e particolarmente delle sue isole. Il materiale risulta di 23 specie
o sottospecie in 1172 esempl., interi in alcool. Numero di cata-
logo tra parentesi.
Pteropodidae.
Roussettus angolensis, Bocage. 26 esempl. Arcipel. Sesse.
Is. Bukasa: 3 Td, 5 OY, due delle quali con feto quasi
maturo in data 15. VI. (13616).
Is. Maibach Oa 2A UN Oui (15505):
Ist Daye 2) 2.0 ad 3 gig immat 6.) SO arimnare
(15304).
Annotazione. Di statura piccola. L’esempl. piu grande, 9
di Maiba misura: avambraccio mm, 79, 2.° metacarpo 41, 3.°
metac. 56, 4.° metac. 54, 5.° metac. 54, distanza dall’ occhio alla
punta del muso 18, e supera con cid appena i minima dati
da Andersen (Catal. Megachir. 1912). 1 ad. di Bukasa misura:
avambr. 74, 2.° metac. 40, 3.° metac. 54, 4.° metac. 52,5, 5.°
metac. 52, dall’ occhio alla punta del muso 16, e resta con ciò.
al disotto dei minima precitati. Il‘colore di tutti gli esempl. di
Bukasa è più chiaro e più rosso di quello di tutti gli esempl. di
Maiba e Dwaji, tra loro uguali. Bukasa: dorso snuff brown
(Ridgw. XXIX), ventre tany olive (ibid.), superf. super. dell’ala
(*) Parte I. Ann. Museo Civ. Genova. Serie 3.2 Vol. IX (XLIX). 30 Apr. 1921.
pp. 219-234. |
MAMMIFERI DELL’ UGANDA 365
concolore col dorso, superf. inter. bruno-rosata violacea. Mayba
e Dwaji: dorso bister (Ridgw. XXIX), ventre buffy brown
(XL), superf. infer. dell’ala grigia-cupa bluastra.
Eidolon helvum, Kerr. 24 esempl. e 5 feti.
Bussu:: 2 TT, 2 QQ (pelli con crani fuori, 6410-6448).
5 OQ e 3 feti avanzati (15313).
Victoria Nyanza settentr.: Is. Bugala: 2 TT, 4 QQ
(13615). |
Arcipel. Sesse: Limaiba: 3 T'S (15311). 3 TI, 3 OP
e 8 feti, di cui due avanzati nel gennaio (15312).
Epomops franqueti, Tomes. 1 ©. Js. Bugala (15319).
— Epomophorus minor, Dobs. 1 9. Uganda: Masaka Buddu
(15320).
— Epomophorus anurus, Heugl. 13 esempl.
Entebbe (Coll. Carolina Berti): 5 oo, 3 OQ, 2o'c" juv.,
2 QQ juv. (13617).
Arcipel. Sesse: Is. indeterminata: A Q juv. (15276).
Annotaz. In alcuni ad. si trovano tracce di coda, presente in
tutti i juv. sebbene di lunghezza variabile; 1 g ad. ha la coda
lunga 5 mm. e mostra un piccolo M, destro soprannumerario.
Micropteropus pusillus, Pet. 1 9, Bussu (15317).
Emballonuridae.
Taphozous mauritianus, Geoffr. 4 esempl.
Bussu: 2 TI, 1 9 (15210).
Mbale: 1 g° (15209).
Petaliidae.
Petalia hispida, Schreb. 12 esempl.
Lago Alberto: Koba: 1 & (15282).
Entebbe (Coll. Car. Berti): 2 oo (15195).
Is. Bugala: 1 gd, 2 29 (15278).
Arcipel. Sesse: Is. Bubeke: 2 9 2 (15281): Is. Bukasa:
Feo (ta280) Is: Aztoboi ig O (15279); Is. tndeterm::
Pe On19277):
sE, x
366 (OE O DEMBEAUK
Annotaz. Coloraz. generalmente scura (olive brown, XL,
sul dorso); chiara e rossastra (tra cinnamon e sayal brown, XXIX)
sul dorso, giallino-rosata (light pinkish cinnamon, XXIX) nelle
parti infer., negli esempl. di Kitobo, Bukasa (e in un esempl. —
di Gondokoro, che non fa parte della presente raccolta). Quest’ul-
tima è la colorazione tipica (Schreb. 1775, Tav. LVI). Dimen-
sioni massime in una 9 di Bugala con mm. 43 di avambraccio.
Megadermidae.
Lavia frons affinis, And. e Wrough. 1 o&, 1 Q. Entebbe
(Coll. Car. Berti). (15196). .
EF hinolophidae.
Rhinolophus hildebrandti eloquens, Anders.
Bussu: 1 Q (15318).
Entebbe: (Carol. Berti): 1 9 con feto (17167).
Hipposideros caffer, Sundev., 210 esempl. e 12 feti.
Nimule: 1 &, 3 9, in fase bruna (15211).
Kakindu: 1 &, in f. bruna (15297).
Bussu: 27 dg, 20 Lg inf. bruna, assai chiara in parecchi
esemplari (ca. army brown, XL) (15299); 42 gd, 27 29, 1
di sesso indeterminabile, 1 9 neonata, in f. come i precedenti
(15301) 4 Gig’, 2 OO," bruna (15296):
Uganda, senza località: 1 9 in f. bruna molto chiara
(15298).
Arcipel. Sesse: Is. Buvuma: 11 39,5 OQ in f. bruna
e bruno-rossastra (15300); Is. Dwaji: 1 o, 1 Q in f. bruna
(15302); Is. indeterm.: 1 & in f. bruna (15212); Is. indeterm.
20 gg, 41 SE in £. rossa e bruno-rossastra (17170).
Hipposideros caffer ruber, Noack (H. c. centralis, Anders.).
378 esempl.
Is. Bugala: 3 TG, 2 QQ in f. rossa, febbraio (15202);
22 93,8 gg in f. bruno-rossastra, dicembre (15306); 17 7 I,
11 QQ in f. bruno-rossastra (15307); 30 gg, 60 OO inf.
bruno-rossastra e rossa (15309); 2 gg, 4 QQ in f. bruna,
febbraio (15201),
Bussu: 1 5° ad. in f. rossa (17171), rinvenuto insieme a |
H. caffer nel Vaso 15301.
MAMMIFERI DELL UGANDA 367
\ CS
Arcipel. Sesse: Is. Kitobo: 1 g', 1 Q in f. rossa (15217);
Is. Bufumira: 2 oo in f. bruna (15218); Is. Bunyama:
55 gd, 82 99 in f. bruno-rossastra (15310); Is. indeterm.:
16 gg, 26 OG, in £. rossastra chiara (15308).
Victoria Nyanza: Bunvama: 11 3g, 11 9 9 in f. rossa,
giugno (15305).
Entebbe (Coll. Car. Berti): 7 Tg, 5 9 £ inf. rossa (15216);
ida, ini fs bronas(15197)..;
Annotaz. I 588 esempl. appartenenti alle due precedenti
| specie, furono esaminati ad uno ad uno per la larghezza del
muso, la larghezza bicanina esterna massima, la lunghezza mass.
della testa, la lunghezza dell’avambraccio. Il ruber sembra occu-
pare molte delle isole ed essere esclusivo ad Entebbe. Il caffer
sembra occupare vari luoghi nell’ Uganda N. Ov., Bussu ed alcune
isole. Il ruber 17171 dij Bussu vi si è forse sperduto proveniente
da Bugala. La distinzione tra le due specie è del resto in com-
plesso facile. La separazione degli esemplari contenuti nel Vaso
15308 fu fatta dopo accurati confronti col contenuto degli altri
vasi e dopo avere ripetuto tre volte la misurazione di ogni singolo
individuo, sulle seguenti basi. Larghezza bicanina per lo meno
4 mm.; lungh. della testa 19-20; avambraccio 50-54: H. ruber.
Largh. bicanina inferiore a 3,5; lungh. testa 18-18,5; avambraccio
16-50: H. caffer. Il fatto che gli esemplari erano contenuti nello
stesso vaso non prova naturalmente che provengano dalla « stessa »
isola indeterminata. Una di Bussu (15299) non dà peraltro
un immagine sufficientemente netta della sua pertinenza specifica,
misurando quasi 4 mm. di ampiezza bicanina, 15 di lunghezza di
testa, 51 di avambraccio. Nelle stesse condizioni trovasi una
seconda 9 di Dwaji (15302), che raggiunge |’ ampiezza bicanina
e la lunghezza di testa precitate e 50 mm. di avambraccio.
Dato il dubbio le ho lasciate coi Hpi caffer, coi quali le
rinvenni.
Come con alito biologico aggiungo che delle 20 9 9 di
H. caffer catturate in febbraio a Bussu, 18 erano in avanzata
gravidanza. Nelle meno grosse il feto era orientato orizzontal-
mente colla testa a destra della madre ed il dorso in basso o
caudalmente ; nelle più grosse invece era orientato colla testa a.
destra ed il dorso in alto, in modo da avvicinare il proprio vertice
all’ apertura genitale materna.
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368 i O. DE BEAUX
Vespertilionidae.
Myotis bocagii hildegardae, Thos, 15 esemplari e 1 neonato.
Arcipel. Sesse: Is. indeterm.: 3 Td, 10 Q9P, 1 9
neon. (15275). i
Koba (Lago Alberto): 2 TS (15229).
Annotaz. Corrispondono bene alla descriz. tipo, meno che per
il Tragus, il quale è in tutto simile a quello di M. bocagti, Pet.
(Dobs. Cat. Tav. XVIII, 6), col lobo infer. un poco meno ango- —
loso, e differisce nettamente da quello di M. goudoti, Smith
(ibid. XIX, 5). Parecchi esemplari superano lievemente le dimen-
sioni del tipo. La ‘colorazione è molto variabile ‘e va negli esem-
plari delle Sesse, sulle spalle e dorso dal tany della descrizione
tipo per numerose gradazioni fino all’ ochraceous buff e warm
buff (XV). Sulle parti inferiori la porzione apicale, spesso molto
breve, del pelo va dal pinkish buff (XXIX) fino al light buff
(XV) ed al bianco. Il muso è sempre molto chiaro, gli orecchi
chiari. Le membrane sono grigie fuliginose-scure, più chiare lungo
il margine prossimale e biancastre nella porzione interfemorale,
superficie inferiore. Dei 13 esemplari delle Sesse i più scuri sono
OQ, ma vi sono delle QQ anche tra i più chiari. 12 go di
Koba sono chiarissimi.
Pipistrellus nanus, Pet. 108 esemplari e 2 + 2 sl gemelli.
Entebbe: 5 Sg, 4 OQ (15290).
Bussu: 2 TT, 5.29 (15287).
Mbale: 1 & (15289).
Is. Bugala: 13 gg, 4 QQ (15285).
Arcipel. Sesse: Is. Kome: 2 oo (15284); Is. Kyagwe:
1 9 (15283); Is. non determ. 17 Sg (di cui 5 immat.),
349 Q (di cui 6 immat.), 79 g juv., 6 9 juv., 2 + 2 feti (15286).
Uganda: senza località: 2 TT, 1 9 (15288).
Koba (Lago Alberto): 1 %, 3 QQ (15291).
Pipistrellus fuscipes, Thos. 107 esempl. e 1 neonato.
Nimule: 2 So (15274).
Entebbe (Coll. Car. Berti): 2 gg, 5 GQ (pelli con cranio
fuori, 6948-6954); 3 oo’, 7 QQ, 1 neon. (15191); 5 oo’,
h OO (13192); 2 oc, 2 QQ (15193); 9 He, 17 QQ
(15266).
MAMMIFERI DELL UGANDA 369
Arcipel. Sesse: Is. Bukasa: 13,6 QQ (15270); Is. senza
nome: 1 9 juv. (15268); Is. Dwaji: 1 of (15272).
ISA RUG ONE ABC a OO” 19207) RA 20000
(15271).
Victoria Nyanza: Bugoma: 2 gg (15269); Masaka
Buddu: 1 & (15273).
Annotaz. Molti esempl. di Hntebbe ed alcuni di Bugala e
Bukasa si presentano colle parti inferiori di colore giallino rosato
(fino a pale ochraceous buff, XV). In altri esemplari di Bugala
e Bukasa le stesse parti appaiono grigie (ca. smoke gray, XLVI).
Si tratta indubbiamente di imbrattamenti di laterite, che pro-
ducono una colorazione più intensa in alcool che allo stato asciutto.
Strofinando con cencio bianco, questo si tinge di giallo, rispetti
vamente di grigio, indifferentemente quale sia la parte strofinata
dell’ animale.
Le poche 9 9 gravide portano gemelli.
Eptesicus phasma, Allen. 95 esemplari e 1 neonato.
Nimule: 1 dg (15226).
Kabulamuliro (Prov. Buganda): 2 gg, 2 LP (15222).
Entebbe (Coll. Car. Berti): 1 9, 1 esempl. di sesso indeter-
minabile (pelli con cranio fuori, 6955-6956); 4 Tg, 3 OQ,
1 neonato (15219).
Bussu: 3 Td (15228).
Uganda: senza localita: 3 QQ (15225).
[so Bagala: 33 Ge, 27-29 jay (5220) 200 I,
5 OQ (15223).
Arcipel. Sesse: Is. Bukasa: 2 gd, 3 OQ (15221);
Is. Dwaji: 1 & (15224); Is. non determinata: 1 Q (15227).
Scotcphilus nigrita colias, Thos. 1 o. Entebbe (Coll. Car.
Berti) (15194).
Molossidae.
Myopterus whitleyi, Scharff. 5 esempl.
Entebbe (Coll. Car. Berti): 1 o, 3 PL (17168).
Bussu: 1 of! (15321).
Nyctinomus brachypterus, Pet. 16 esempl.
Ise Bugalar 3s FS, 10 DO (15215) 1 O° 15214):
Lungh, testa mm. 24-26; avambr. 37-44; gamba 13; coda 29-31,
sua porzione libera 15-19, interessante 4-5 vertebre. Cranio: lungh.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. IX. (28 Agosto 1922). 24
370 O. DE BEAUX
mass. 20,5; largh. zigom. 13; largh. cassa cranica 10; largh.
| interorbit. 4; C- MM 7,25. Ciuffo interauricolare presente, ma
iano basso: 2-3 mm. dal marg. libero della piega uae
deta: in un solo © il ciuffo misura 5 mm.
Annotaz. Tutti gli esempl. sono estremamente grassi. Mal-
grado la differenza fale lunghezza della porz. libera- della coda,
non credo si possa separare il brachypterus di Bugala da quello
dell’ Is. Mozambico.
Chaerephon hindei, Thos. 199 esempl., tra cui diversi giovani.
di varie età. 7 feti. 18 crani estratti.
Entebbe: 3 SG, 4 QF (15203).
Thoro (Coll. Car. Berti): 1 o (15206).
‘Uganda: senza località: 10 Tg, 22 OD (15314).
Is. -Bugala 223 oS Id (15201) brick’. 272 Dad9205);
13 FG; 10 QO (15207); 11 TT, 18 Q9 (15208); 7 Tg,
17 OO (15294); 20 iets 21909 (15295).
Arcipel. Sesse: Is. Kome: 1 3 juv., 1. Q (15292).
Masaka Buddu: 3 cic’, 8 QQ (15293).
~ Annotaz. Le dimensioni in esemplari bene adulti variano entro
i seguenti limiti: Lungh. tot. 98,5 (9, Bugala) — 83 (gg, ibid.);
lungh. testa 21,5 (2.* 9, Bugala) — 19 (Entebbe). Avambr. 44
(2. 9, Bugala) — 37 (Bugala, Masaka Buddu). La lungh. della
porzione libera della coda varia da 23,5 — 8 mm. Il ciuffo sulla.
pagina posteriore della piega interauricolare è proprio dei oo ad.,
nei quali varia da quasi zero a 8 mm. d’ altezza (Bugala), misu-.
rati dal marg. libero della piega suddetta. Nell’ ultimo caso, non
frequente, il ciuffo è ricco ed irradiante in ogni direzione. Nelle
QQ e nei giovani è piccolo o manca. Dietro alla piega interau-
ricolare è uno spazio tondeggiante, tendente alla calvizie, specie
nei gg ad.
La colorazione è molto variabile individualmente. A. rigore
non si possono distinguere una fase chiara o rossa, ed una scura
o bruna, perchè il colore delle parti dorsali varia da pinkish
cinnamon (XXIX), cinnamon (XXIX) e.woodbrown (XL), fino
a bister (XXIX), fuscous e fuscous black. (XLVI), con frequente
affermazione di numerosi gradi intermedi quali snuff brown
(XXIX), cinnamon brown (XV) e warm sepia (XXIX). La
‘colorazione giovanile sembra essere regolarmente bruna. fosca
(XLVI), onde negli esemplari scuri si può forse parlare di
i MAMMIFERI DELL UGANDA 371
« conservazione d’ un carattere giovanile ». Le parti inferiori
possono essere ampiamente bianche, o mancare del bianco anche
sulla linea mediana dell'addome. Tale assenza non è legata
all’ intonazione generale scura. La presenza o assenza del bianco
sono già fissate nel giovanissimo, prima dell’ eruzione dei peli.
Il patagio varia da bianco puro (allo stato semiumido) fino a
| woodbrown. Generalmente è bianco, e può affermarsi che è bianco
quando questo colore è presente sull’ addome.
Le parti inferiori non bianche, la di cui intensità e qualità
di tinta sono sempre in correlazione con quelle delle parti supe-
riori, si aggirano su benzo-brown (XLVI), hairbrown (ibid.),
avellanous (XL).
Nella sola Is. di Bugala tutte le varietà di colorazione sono
rappresentate. i
Il cranio varia, negli esemplari di Bugala, come segue:
Lungh. totale 17,2-15,8; Largh. zigom. 11-10; costriz. interorbit.
3,8-4; largh. mastoidea 10,2- 10; lungh. C- M; 6,5-5,8. La seconda
cifra appartiene a indiv. ad.-juv., con denti non. affatto logori.
La lungh. tot. di 1 esempl. di Entebbe è di soli mm. 15,5. Gli
‘esempl. di Thoro e Masaka Buddu rientrano perfettamente nel
quadro offerto da quelli di Bugala.
Tutti gli esempl. esaminati appartengono indubbiamente ad
un’ unica forma, che ho attribuita al Ch. hindei, perchè corrisponde
in complesso bene alla descriz.-tipo. Secondo Allen la presente
forma andrebbe probabilmente riferita al subg. nov. Lophomops
(Bull. Am. M. Nat. Hist., XXXVII, 460, 1917), ma io non sono
troppo persuaso che nel Rindei il ciuffo sia realmente inserito
sulla porzione anteriore della fr onte, anziché sulla pagina posteriore
della piega interauricolare. Se questa mia supposizione è giusta.
la presente forma si avvicinerebbe al Ch. frater, Allen e al
Lophomops cristatus, Allen, equatoriali occident. Daga poi la
grande affinità fra hindei e limbatus, Pet., si affaccia naturale
la domanda se non ci troviamo in realtà di fronte ad un certo
numero di forme equatoriali del dimbatus, Pet.
Chaerephon angolensis sabaudiae , Festa. 54 esempl.
Entebbe (Coll. Car. Berti): 5 7°, 4 QQ (pelli con cranio
OEE 6528-6536); 2 oo", 1 9 (15188) Digg, 2) SiC ats a);
og O. (15316)...
Bussu: 3 TH, 2 Q9, 1 92 juv. (15315).
372 O. DE BEAUX
Is. Bugala:1 3, 1 Q (15190).
Annotaz. Propongo il termine trinomico suscritto perchè il
grosso Chaerephon dell’ Uganda non mi sembra specificamente
separabile dall’ angolensis, Pet. L'unico carattere differenziale che
mi appare assai costante, è che nel sabaudiae la cuspide maggiore,
antero-esterna di P, è meno alta, meno uncinata posteriormente
e diretta meno all’ indietro che nell’ angolensis di Madagascar
(2 esempl.) ed in quello della Guinea Portoghese (3 esempl.).
Il ciuffo sulla. pagina posteriore della piega interauricolare,
poco cospicuo, può tuttavia giungere all’ altezza di 4 mm.
Esistono due fasi di colorazione: quella generalmente nota
anche per |’ angolensis, rossastra o chiara, ed una fase bruna o
scura, nella quale l’ effetto d’insieme delle parti superiori è bister
(XXIX) con evidente brizzolatura grigio-argentea. I singoli peli
sono grigi chiari alla base, frammisti a numerosi peli completa-
mente grigi. Gola e parti inferiori-laterali sono cinnamon drab
(XLVI). Tra gli esempl. a mia disposizione le due fasi coesistono
a Entebbe. Gli esemplari di Bussu sono rossi, quelli di Bugala bruni.
Chaerephon (Mops) trevori, Allen. 1 o&, 3 Q9. Bussu: 2
crani estratti. (15322).
Annot. Corrisponde perfettamente alla descriz.-tipo. Mostra
tanto nella forma esterna, quanto nel cranio parecchie affinità
con dei Nyctinomus dilatatus, Horsf. (= plicatus, Buch. Ham.)
di Sarawak, determinati da W. Peters di Berlino. N. dilatatus
sarebbe sinonimo di plicatus, anche secondo Dobson, Cat. 1878,
125. Questo autore opina che N. plicatus sia rappresentato in
Africa (Bogos) da una forma molto affine: N. bivittatus, Heugl.
Si apre quindi la questione se Ch. trevori sia in qualche modo
riferibile. al N. bivittatus. Debbo però subito rilevare che i
N. plicatus di Birmania determ. da O. Thomas (Ann. M. Civ.
Genova, XXX, 1891, 928) differiscono sostanzialmente per dimen-
sioni molto minori, forma del trago ed antitrago e delle labbra,
colorazione, caratteri dentali, dai dilulatus soprascritti. Nei plicatus
P, è costantemente presente ed M, mostra una piega di smalto
ud N completo. Nei déilatatus Py manca costantemente e M,
mostra appena un V. Nel Ch. trevori P, è presente e M, ne
un N incompleto, ossia un carattere ia
Chaerephon (Allomops) nanulus, Allen. 1 o Bussw. Cranio
estratto (17169).
a ti, i (dall 0 95; sua porz. ee 16. ui
30; 32 metac. 31. Cranio: Lungh. tot. 16,8: largh. mie ll:
largh. mastoidea 10; largh. ua 3,2; largh. mascell. 7,5;
largh. alla base dei oc 5; lungh. CM, 6,5; C-M, 7.
DYTISCIDAE ET - GYRINIDAE
RECUEILLIS PAR LE Marquis S. PATRIZI EN AFRIQUE ORIENTALE ANGLAISE
par R. PESCHET
Les espéces suivantes que Mr le Professeur Gestro m’a
aimablement communiquées, font partie d’une collection de
Coléoptéres que Mr le Marquis S. Patrizi a donné au Musée
Civique de Génes. Elles ont été recueillies. par lui pendant |’ Ex-
pédition de Mr le Baron Franchetti et de Mr Toncker dans
l'Afrique orientale anglaise et ce dernier a aussi contribué a ses
récherches entomologiques. La plupart proviennent du bassin du
fleuve Gwasso Njiro; quelques unes seulement sont de Margherita
sur le Giuba. i
Quoique le matériel soit peu nombreux, il est peut-étre inté-
ressant d’en dresser une liste, d’autant plus’ qu’ il contient deux
espéces nouvelles. es:
Dytiscidae.
Canthydrus biguttatus Rég. — Gwasso Njiro. Nombreux exem-
plaires. =
Hydrocanthus micans Whcke. — Gwasso Njiro: Bulessa. 8 exem-
plaires.
Laccophilus taeniolatus Rég. — Méme localité que le précedent.
1 seul exemplaire.
Hydrovatus laticornis Rég. — Gwasso Njiro. 1 seul exemplaire.
— obsoletus n. sp. — Méme localité. 3 exemplaires.
Herophydrus guineensis Aubé. — Gwasso Njiro: Bulessa. Nom-
breux exemplaires.
Copelatus Patrizii n. sp. — Gwasso Njiro. 1 ©.
Hydaticus Leander Rossi. — Gwasso Njiro: Bulessa. 7 exemplaires.
— bivittatus Cast. — Méme localité. 1 exemplaire.
DYTISCIDAE 375
Rhantaticus congestus Klug. — Méme localité. 3 exemplaires.
Eretes sticticus L. — Gwasso Njiro: Bulessa et Takibba. 3
exemplaires. ;
Cybisteter binotatus Klug. — Gwasso Njiro, Plusieurs exemplaires.
_ tripunctatus Oliv. var. africanus, Lap. — Gwasso
Njiro: Bulessa. 2 exemplaires.
— _ marginicollis Boh. — Giuba: Margherita. 4 exemplaires.
o senegalensis Aubé. — Giuba: Margherita et Gwasso
Njiro: Bulessa. Plusieurs exemplaires.
Hydrovatus obsoletus n. sp. — Convexe, assez atténvé en
arriére et acuminé. Coloration brun chàtain foncé, téte, bords
latéraux et angles antérieurs du pronotum, cotés des élytres éclaircis.
Réticulation simple, bien imprimée sur la téte, trés obsoléte
sur les élytres, ou les mailles paraissent écrasées. Dessus brillant.
Téte trés faiblement et -éparsement ponctuée, points petits,
superficiels, condensés au bord oculaire interne et dans les impres-
sions antéro-latérales qui sont larges et peu profondes. Clypeus a
troncature rectiligne, entiérement rebordé, épaissi latéralement.
— Pronotum a ponctuation assez forte et condensée sur le disque,
moins imprimée et raréfiée sur les bords latéraux qui sont rebordés,
angles postérieurs bien marqués, aigus.
Ponctuation des élytres moins forte que celle du pronotum,
points plus petits et surtout moins profonds, raréfiés sur les bords
latéraux et dans la partie apicale, laissant apercevoir tres nette-
ment la série discale interne formée de points assez forts, trés
rapprochés 4 la base, séries intermediaire et latérale visibles,
mais bien moins marquées, leurs points confus, assez rares et
mal alignés.
Dessous ferrugineux, brillant, segments abdominaux et som-
-met des hanches seuls réticulés. Ailes métasternales et disque
des hanches postérieures ponctués, points gros, profonds, peu
denses ; apophyses coxales et aire médiane du métasternum a
ponctuation fine, obsoléte et éparse.
Antennes gréles, assez longues, leurs articles plus longs que
larges, trés faiblement serriformes. i
Long.: 3 mm. 3 — 3 mm. 4.
Types: 3 individus, très probablement femelles, provenant
de l’Afrique orientale anglaise: Gwasso Njiro (Patrizi - 12-19).
376 R. PESCHET
Ne me parait comparable à aucune autre espéce. africaine :
voisine de l’Hydrovatus nigrita Sharp, des Philippines, qui en
différe par son clypeus rebordé seulement au milieu, par la ponc-
tuation de la téte nulle, celle des élytres plus obsoléte.
Copelatus Patrizii n. sp. — Allongé ovale, subparalléle au
milieu, briévement arrondi au sommet, peu convexe.
Dessus noir profond et peu brillant, dessous noir brunatre :
labre, palpes, antennes et pattes plus ou moins ferrugineux. Réti-
culation bien visible, aréoles simples, réguliéres. Ponctuation bien
‘nette, formée de points peu imprimés, assez espacés, plus pro-
fonds sur la téte, assez fins sur le pronotum, ceux des élytres
plus forts, plus denses et également distribués sur toute la surface.
Pronotum rebordé latéralement, série ponctuée du bord anté-
rieur entiére et bien marquée, celle du bord postérieur interrom-
pue sur les cotés et au milieu, série latérale enfoncée en avant;
angles postérieurs droits, un peu émoussés.
Elytres dépourvus de stries submarginale et discales, mais
marqués de 3 séries ponctuées bien visibles, formées de points
.confluents 4 la base, séparés après le tiers antérieur: entre ces
séries principales s’ observent 2 séries secondaires .de points assez
gros, au nombre de 13 a 14 dans la premiére, de 6 à 7 dans
la seconde.
co — Tibias antérieurs fortement coudés au genou, puis
largement dilatés, tarses antérieurs et intermediaires dilatés, leurs
ongles simples.
O — Inconnue. .
Long.: 6 mm.
Tyee: Un male provenant de l’Afrique orientale anglaise:
Gwasso Njiro (Patrizi — 12-19).
Cette espéce, dépourvue de stries élytrales, appartient au
groupe I du genre Copelatus Er. (Sharp, Trans. Royal Dublin
Soc., 1880-1882, p. 563) et devrait par suite se ranger dans le
sous-genre Liopterus Aubé, si ce dernier n’ était en outre carac-
térisé par la forme des tibias antérieurs chez le male, droits,
non coudés ni échancrés aux genoux, Or, chez le C. Patrizii
ces mémes tibias sont fortement coudés, caractére que l’on retrouve
d’ailleurs chez d’ autres espèces a élytres lisses (C. canthogram-
mus Rég., Gardineri Scott).
DYTISCIDAE 377
Quoi qu’ il en soit, cette espéce est bien distincte de toutes
les espéces africaines du groupe par sa coloration entiérement
noire, sans tache ni macule, par sa taille et par sa ponctuation
élytrale.
Je rapporte 4 cette espéce un exemplaire male de ma collec-
tion, acquis de MM. Staudinger et Bang Haas, portant une éti-
quette: Usambara (Neuberthel IV. 1903), qui n’en différe que
par sa taille un peu plus forte: 6 mm. 4, et par les séries ponctuées
élytrales (principales et secondaires) plus marquées et formées
de points plus nombreux.
Les types de ces deux espéces sont conservés dans les collec-
tions du Musée Civique d’histoire naturelle de Génes. .
Gyrinidae.
Dineutes africanus Aubé. — W. Kenia: Nyere. 3 exemplaires.
— aereus Klug — Gwasso Njiro et Fort Hall. Plusieurs.
exemplaires.
_ subspinosus Klug, Gwasso Njiro: Bulessa. 4 exemplaires.
Aulonogyrus flaviventris Rég. — W. Kenia: Nyere et Gwasso
| Njiro. Plusieurs exemplaires.
= caffer Boh. — Mémes localités que le précédent. Nom-
| breux exemplaires.
= virescens Rég. — Gwasso Njiro et Fort Hall. 6 exem-
plaires.
| Orectogyrus sericeus Klug. — Gwasso Njiro. 2 exemplaires.
— feminalis Rég. — W. Kenia: Nyere. 1 dg.
— distinctus Rég. — Fort Hall. 1 o.
—_ cuprifer Rég. — Gwasso Njiro. Plusieurs exemplaires.
CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DELLA FAUNA ITTIOLOGICA
DELLO UEBI SCEBELI |
per D. VINCIGUERRA
(Tav. V).
Sino dal giugno 1911, il Museo Civico: riceveva dal Capitano
Ugo Casale, residente in Afgoi, sul basso corso dello Uebi Scebeli,
un invio di animali, tra i quali contenevasi una piccola serie di
pesci notevole per la scelta degli esemplari e lo stato di conser-
vazione di essi, che viene a portare un nuovo contributo alle
nostre conoscenze, ancora incomplete, della fauna ittiologica di quel
fiume, che costituisce la principale arteria fluviale della Somalia
italiana. Mi è grato portare in tal guisa un doveroso omaggio
alla memoria del donatore, (il quale aveva raggiunto il grado di
tenente colonnello) gloriosamente caduto sul campo di battaglia
nel 1917.
La prima notizia sui pesci dello Uebi Scebeli è contenuta in
una mia nota, pubblicata nel 1893, su quelli raccolti dall’ inge-
gnere Bricchetti Robecchi presso Barri; (+) si trattava di due sole.
specie, il Barbus zanzibaricus, Ptrs. ed un Clarias, da me
descritto come nuovo, sotto il nome di Cl. Robecchii. Questa
specie (ora considerata come sinonimo del Cl. mossambicus, Ptrs.)
veniva poco dopo ritrovata nel 1892 a Soblale, sullo stesso fiume,
dal Cap. Bottego, che vi raccoglieva pure il Synodontis zanzi-
baricus, Ptrs. (7). Il Dott. Donaldson Smith, dal suo viaggio verso
il lago Rodolfo riportò alcuni pesci dello Uebi Scebeli, general-
mente presi a Geledi, che furono studiati da Gunther (*). Erano
otto specie, due delle quali descritte come nuove (Clarias Smithii
() D. Vinciguerra. Di alcuni pesci raccolti nel paese dei Somali dall’Ing. L. Bric-
chetti Robecchi. — Ann. Mus. Civ. Gen. vol. XXXIII, pag. 448-455.
(2) D. Vinciguerra. Pesci (della spedizione ROLO), — Ann. Mus. Civ. Genova
vol. XXXV. pag, 24-40, tav. V
+ (©) A. Gunther. Report on a collection of Fishes made by Dr. A. Donaldson Smith
during his expedition to lake Rudolph. Proc. Zool. Soc. Lond. 1896, pag. 217-224, tav, IX,
PESCI DELLO UEBI SCEBELI 379
e Synodontis geledensis) e le altre già note dei fiumi dell’ Africa
orientale (Chromis spilurus, Gthr., Eutropius depressirostris,
Ptrs., Synodontis punctulatus, Ptrs., Alestes affinis, Gthr.), una
del Nilo (Barbus bynni, Forsk.) ed una (Mormyrus zamba-
nenje, Ptrs.) diffusa in tutta l'Africa dal Senegal allo Zambese,
perchè sinonimo del Mormyrops deliciosus (Leach).
Dalla seconda spedizione Bottego non si ebbero che due specie
di pesci dello Uebi Scebeli, prese-al passo di Cumia, Chromis
niloticus (L.) e Alestes affinis, (‘) mentre un numero un pò
più considerevole ne raccolsero i signori Neumann ed Erlanger
nel loro viaggio in Etiopia in alcuni affluenti di quel fiume, da
loro indicati coi nomi di Modjo, Iraro e Wabbi. Boulenger che li
ha studiati (?) vi riconobbe tre specie nuove (Labeo Neumanni,
Barbus Erlangeri e Chiloglanis modjensis) oltre a cinque
già note (Mormyrus Kannume Forsk., Alestes affinis, Labeo
cylindricus, Ptrs., Neobola Bottegi, Vnegr. e Tilapia nilotica)
ed altre due specie nuove egli aveva riscontrato nei pesci raccolti
in Abissinia da Degen, (*) nel fiume Gerrer, vicino ad Harrar,
che affluisce nello Uebi Scebeli (Barbus oreas e jarsinus).
Tra i pesci raccolti dalla spedizione etiopica Rotschild, studiati
da Pellegrin (+) tre specie provenivano da corsi d’acqua appar-
tenenti al bacino dello Uebi Scebeli, una delle quali nuova (Capoeta
Bingeri, riferita ora al genere Barbus) ed altre due, il Bardus
jarsinus Blgr. già ricordato, ed il B. Duchesnii, Blgr.
La grande opera di Boulenger sui pesci d’acqua dolce del-
l’Africa (°) indica quasi tutte le specie già ricordate del bacino
dello Uebi Scebeli omettendo pero l’Eutropius depressirostris;
vi aggiunge la Tilapia natalensis (Web.) cui evidentemente —
riferisce gli individui raccolti da Donaldson Smith e determinati
da Gunther come Chromis spilurus, il Chelaetops bibie (Joan.
(3) D. Vinciguerra. Pesci raccolti dal Capitano V. Bottego durante la sua seconda
spedizione nella regione dei Somali e Galla. Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XXXVII,
p. 343-364. È
(2) G. A. Boulenger. Report on the Fishes collected by Mr. Oscar Neumann and
Baron Carlo von Erlanger in Gallaland and Southern Ethiopia. Proc. Zool. Soc. Lond.
1903, p. 328-334 tav. XXIX-XXXI. i i
(5) G. A. Boulenger. Descriptions of new Fishes from the Collection made by Mr. .
E. Degen in Abyssinia. Ann. Mag. Nat. Hist. ser. VII. vol. 10, p. 421-439.
(4) I. Pellegrin. Poissons d’Abyssinie et du lac Rodolphe (Collection Maurice de
Rotschild), Bull. Mus. hist. nat. vol. XI, (4905) p. 290-294. 7
(5) G, A. Boulenger. Catalogue of the Fresh-water Fishes of Africa in the British
Museum, London; vol. 4, 1909-1916. :
380 D. VINCIGUERRA —
con un individuo di Imi avuto dal Museo di Parigi (*) e il Clarotes
laticeps (Rupp.). Temo però che questa dini indicazione non
sia esatta perchè non mi risulta che all’ epoca della pubblicazione
di quell’opera quel Siluride fosse stato ancora raccolto nello Uebi
Scebeli, donde però lo ebbe il cap. Casale, e suppongo che dipenda
da confusione del nome Ueb, di un affluente del Ganana, di dove
io lo indicai come raccolto dal Bottego, con Uebi Scebeli.
Da ultimo, tra i pesci raccolti in Somalia -dai dott. Stefanini
e Paoli, il prof. Senna che li ha studiati, (*) riscontrò un individuo
di Protopterus annectens, Owen, preso a Ganale sullo Uebi
Scebeli. ;
- La raccolta fatta dal cap. Casale permette di aggiungere an-
cora qualche nuovo membro nell’elenco dei pesci dello Uebi Sce-
beli, poichè delle dieci specie che essa comprende, una, il
Petrocephalus gliroides non era conosciuta che per l'esemplare
tipico del Ganana, da me descritto, ed un ’ altra deve considerarsi
come nuova.
Pertanto, in base a tutte le notizie finora possedute, le specie
di pesci appartenenti al bacino idrografico dello Uebi Scebeli,
sarebbero le 25 seguenti, designate coi nomi adottati da Boulenger.
1. Protopterus annectens, Owen.
2. Mormyrops deliciosus (Leach).
3. Petrocephalus gliroides (Vnegr.).
4h. Mormyrus Kannume (Forsk).
da » Casalis, n. sp.
6. Alestes affinis, Ptrs.
7. Labeo Neumanmni, Blgr.
SH) cylindricus, Ptrs.
9. Barbus bynni, Forsk. (?)
10. » . Erlangeri, Blgr.
(1) Questi pesci, secondo le informazioni gentilmente fornitemi dal Dr. Pellegrin,
furono raccolti dalla missione del visconte du Bourg de Bozas.
@) A. Senna. Pesci raccolti nella Somalia meridionale dai dottori Stefanini e
Paoli, Monit. Zool. Ital., ann. XXVI (4945) p. 176-182.
(5) Ritengo assai probabile che l'individuo raccolto da Donaldson Smith e deter-
minato da Giinther come Barbus bynni non appartenesse a questa specie, che non
è stata sinora trovata in alcuno dei fiumi dell’Africa Orientale, ma ad una affine
quale il mio B. Ruspolit o lo Erlangeri. Blgr, descritto dello Uebi Scebeli. Nella -
enumerazione degli individui di B. bynné esaminati da Boulenger non figura l’indi-
viduo dello Uebi Scebeli che, come mi è stato cortesemente So, manca
nella collezione del Museo Britannico, i
PESCI DELLO UEBI. SCEBELI 381
CI
Il. Barbus Duchesnii, Blgr.
1142. » oreas, Blgr.
13. » jarsinus, Blgr.
{4. .» +. Bingeri, Pell.
15. » zanzibaricus, Ptrs.
16. Eugraulicypris Bottegi (Vucgr.).
17. Chelaetops bibie (Joann.).
18. Clarias mossambicus, Ptrs.
19. Clarotes laticeps (Rùpp.).
20. Synodontis zambesensis, Ptrs.
Dil » geledensis, Gthr.
92. Eutropius depressirostris, Ptrs.
23. Chiloglanis modjensis, Blgr.
2. Tilapia natalensis (Web.).
ONY. >» nilotica (L.).
Il numero delle specie di pesci, note di questo fiume, è come
si vede finora assai ristretto, specialmente in confronto di quelle
di altri grandi fiumi Africani quali il Nilo, e specialmente il Niger
e il Congo. Non è improbabile che nei fiumi che si versano nel-
l'Oceano indiano, per ragioni non ancora conosciute, si verifichi
una notevole povertà di forme di fronte a quelli che hanno foce
nell'Atlantico, poichè anche nello Zambese i pesci non sono
tanto numerosi di specie come in quelli. Dallo spoglio dell’opera
di Boulenger mi risulta che di una sola famiglia, i Caracinidi,
su 198 specie, 10 soltanto si trovano nei fiumi dell’Africa Orien-
tale e alcune fra queste comuni con quelli della occidentale
e di un’altra, i Ciclidi, tanto ricca di specie nei grandi laghi
africani, almeno due terzi sono esclusive ai bacini idrografici
tributarii dell’ Atlantico. Questa proporzione subisce però notevoli
eccezioni poiché delle numerosissime specie africane del genere
Barbus, non meno di due terzi sono proprie allo Zambese e agli
altri fiumi dell’Africa Orientale, benchè nello Uebi Scebeli non
ne siano state trovate che sette.
Sono pertanto convinto che ricerche accurate quali non sono
state ancora condotte, porteranno ad aumentare di molto l'elenco
dei pesci dello Uebi Scebeli. Sulle sponde di esso, in seguito alla
generosa iniziativa di S. A. R. il Duca degli Abruzzi, ferve da
qualche anno una intensa attività; migliaia di ettari di terreno
382 ‘D. VINCIGUERRA
furono dissodati e gli sbarramenti del fiume stanno provvedendo
alla irrigazione di essi per avviarli ad una intensa coltura e il
più completo successo apparisce assicurato all'opera benefica, ma
nutro fiducia che questa impresa, economicamente tanto utile, rie-
sca anche giovevole per la conoscenza della fauna della regione
così messa in valore ed in modo speciale di quella del fiume che
la attraversa. A quanto hanno recentemente annunciato i giornali
politici, il maggiore Tedesco Zammarano che ha testè compiuto
una ardita esplorazione della zona ancora poco conosciuta che
corre tra lo Uebi Scebeli ed il Ganana, ha riscontrato che il primo,
contrariamente a ciò che si credeva, non si perde impaludandosi
presso la costa Somala, ma ha sbocco, per quanto non costante
nel secondo, e non costituisce pertanto un bacino idrografico indi-
pendente (1); non è quindi da ritenere che esso abbia una fauna
propria, ma non perciò lo studio di essa sarà meno fruttuoso,
perchè anche quella del Ganana è ben lungi dall’e essere sufficien-
temente conosciuta.
I. Mormyrops deliciosus (Leach)
Blgr. Fresh-wat. Fish. Afr. vol. I, p. 32.
Vncer. Ann. Mus. Civ. Gen., vol. XLV, p. 294.
Un esemplare lungo 415 mm., (?) che deve considerarsi ancora
giovane avendo i denti festonati ed in numero di non piu di 26
in ciascuna mascella. Questa specie era già stata raccolta da
Donaldson Smith a Geledi.
2. Petrocephalus gliroides (Vnegr.)
(Tav. V, fig. 1).
Mormyrus gliroides, Vnegr. Ann. Mus. Civ, Gen., vol. XXXVII,
p. 359. 1
(1) Il colonnello Gustavo Pezenti, in una sua lettera pubblicata nel Corriere delta
Sera dell’ 11 Ottobre 1922 rivendica tale scoperta al tenente Giuseppe Ferrari, al
quale il Museo Civico è debitore di pregevoli collezioni di animali della Somalia, e
specialmente di rettili che formarono argomento di una nota di Boulenger pubbli-
cata in questi Annali (Vol. XLIV, p. 308). ”
(®) La lunghezza degli individui é sempre misurata dall’apice del muso alla base
‘della pinna codale. 4
a PESCI DELLO UEBI SCEBELI 383
Petrocephalus gliroides, Blgr. Fresh-wat. Fish. Afr. ie ily
p. 53.
Un esemplare, lungo 124 mm.
Questa specie non era finora conosciuta che per l'esemplare
tipico, da me descritto, e raccolto dal Capitano Bottego a Lugh
sul fiume Ganana. Quell’ esemplare fu anche esaminato da Bou-
lenger che ammise la specie come valida nella sua opera sui
pesci d’acqua dolce dell’Africa. L'individuo dello Uebi Scebeli è
solo alquanto più lungo dell’esemplare tipico che, sino alla base
della codale, misura :118 mm. e corrisponde a questo in tutti gli.
altri caratteri e proporzioni; la lunghezza del muso è, come in
esso, alquanto superiore al diametro dell’ occhio, poiché quella è
di 7,5 mm., mentre questo è circa 6 mm. I denti sono piccoli, 14
nella wea superiore e 22 nella inferiore. I raggi delle pinne
sono tutti articolati e il loro numero è identico a quello dell’esem-
plare tipico, 27 nella dorsale e 29 nell’ anale. Il margine superiore
della pinna dorsale è concavo perchè i suoi primi raggi sono
notevolmente più lunghi degli altri, tranne l’ultimo che è alquanto
allungato ; il primo raggio dorsale è lungo quanto i */, dell'altezza
del corpo. Anche il margine della pinna anale è leggermente con-
cavo per la stessa ragione e il suo primo raggio è lungo come
il.primo dorsale. Le pinne pettorali constano di 9 raggi, il primo
dei quali semplice e gli altri ramificati; esse terminano a breve
distanza dalla estremità delle ventrali, che hanno origine sotto la
nona squama della linea laterale e non raggiungono l’ano.
La codale è biloba e i suoi due Iobi sono eguali.
La linea laterale consta di 39 squame, disposte piuttosto
irregolarmente; e la linea trasversale di 27, delle quali 12 e !/,
sopra e 14 e 1/, sotto la linea laterale; ne esistono 12 in giro
al peduncolo codale.
Il colorito del corpo non è diverso da quello dell’ esemplare tipico.
Ho creduto opportuno dare la figura di questo individuo,
tanto più che la specie non è stata figurata nell’opera di Boulenger.
3. Mormyrus Kannume, Forsk.
Blgr. Fresh-wat. Fish. Afr., vol. I, p. 134. -
Mormyrus oxyrhynchus, Geoftr. Descr. Egypt. Poiss. I,
Sp 270etav. VI, fig. 1.
e o
Fe ee er He
384 D. VINCIGUERRA
Tre esemplari, il maggiore dei quali lungo 286 mm.
Tutti questi individui hanno il muso appena più corto della
porzione postorbitale del corpo, la dorsale cominciante appena
un po’ in avanti della inserzione delle ventrali e formata di 68
a 70 raggi, l’anale costituita di 18 a 20 raggi, con 26 a 28
squame intorno al peduncolo codale, la cui altezza è contenuta
1 volta e !/, a 1 e '/, nella lunghezza, e quindi non possono
essere riferiti che al M. Kannume, già segnalato dello Uebi
Scebeli, mentre un quarto individuo me ne sembra specificamente |
diverso.
4 Mormyrus Casalis, n. sp.
(Tav. V. fig. 2).
M. altitudine corporis fere 3 et °/,. longitudine capitis
fere 3 et */3 in longitudine corporis (absque pinna caudali),
oculis în antica parte capitis positis, diametro 7 et */2 in
longitudine capitis et 3 in longitudine rostri, rostro recurvo,
parte postoculari capitis paullo breviore, ore parvo, labiis
incrassatis; pinna dorsali paullo ante initium ventrahum
incipiente, ejus longitudine 3 et */; in longitudine pinnae
analis; pinna anali magis ad basim caudalis quam pectoralis
proxima; pedunculo caudali altitudine 1 et */; in ejus lon-
gitudine, squamarum seriebus 26 circumdato; colore cor-
poris castaneo, inferius pallidiore. . i
D.,.60 Ab 2b. cee lata O20 E4r590.
Un esemplare.
Lunghezza del corpo (senza la codale) mm. 224
Altezza » eGo
Lunghezza del capo » 9 10
Altezza » 01199
Larghezza » pi OD
Lunghezza del muso Se
Altezza » » 90
Diametro dell’ occhio » 8
Lunghezza della base della dorsale ep hee ol
Lunghezza della base dell’anale pe OSE
Lunghezza del peduncolo codale oo SOT
Altezza » » ‘ x » 18
PESCI DELLO UEBI SCEBELI v 335
DI
L'altezza del corpo è contenuta circa 3 volte e */, e la lun-
ghezza del capo circa 3 e ?/, nella lunghezza del corpo senza la
codale. La maggiore altezza del capo è circa i ?/, della sua lun-
ghezza e più di una volta e mezza la larghezza. Gli occhi sono
collocati nella metà anteriore del capo, il loro diametro è con-
tenuto 7 volte e 1/, nella lunghezza del capo e 3 in quella del
muso. Il muso è notevolmente curvato in basso ed alquanto più
corto della porzione postoculare della testa, e la sua altezza è
alquanto minore della sua lunghezza. Il profilo del capo è para-
bolico; la bocca è molto piccola, con labbra inspessite; i denti
sono leggermente ineisi, in numero di 7 sulla mascella superiore
e 10 sulla inferiore.
La pinna dorsale ha origine solo un poco in avanti del-
l’ inserzione delle ventrali; consta di'60 raggi e la sua lunghezza
è 3 volte e !/, maggiore di quella dell’anale. La pinna anale
comincia assai più vicino alla base della codale che a quella della
pettorale e consta di 25 raggi. La pinna pettorale è lunga circa i
3/, della lunghezza della testa e la sua estremità raggiunge
appena la base delle ventrali, che a loro volta non raggiungono
l’ano. La codale è biloba. Il peduncolo codale è alto !/, piu della
sua lunghezza ed è compreso 2 volte e */, nella lunghezza della
testa. Le squame dalla parte del corpo posta al disopra della
linea laterale sono notevolmente più piccole di quelle poste al
disotto; quelle della linea laterale sono 92, e se ne hanno 36 tra
la dorsale e l’anale, 26 intorno al peduncolo codale.
Il colorito del corpo è uniformemente bruno-castagno , alquanto
più chiaro nelle parti inferiori.
Sono stato lungamente esitante prima di decidermi a consi-
derare questo individuo come appartenente a specie nuova, per
la grande rassomiglianza che esso presenta con i tre da me rife-
riti al Kannume che non differiscono sensibilmente dagli indi-
vidui di questa specie del Ganana, del Nilo, del lago Vittoria e
del Congo, posseduti dal Museo Civico, ma alcuni caratteri di
quello sono tali da poter essere considerati quali aventi valore
specifico.
Il più saliente è dato dalla lunghezza della pinna anale che
presenta un numero di raggi (25) quale mai si riscontra nel
Kannume, ove essi non superano i 21, e nella conseguente pro-
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat. Serie 3.%, Vol. IX. (30 Ottobre 1922). 25
BOGE a Oe EA Sa dh TENE
386 . D. VINCIGUERRA
porzione della base di questa pinna in rapporto al peduncolo
codale che in questo è più corto di quella, mentre in tutti gli
altri individui ne è più lungo. Così pure la pinna dorsale, che
nel Kannume è al minimo lunga 3 volte e !/, l’anale, in questo
è anche più corta essendo soltanto 3 e !/,, e l’anale è un pò
più vicina alla base della codale, che a quella delle pettorali
invece di esserne equidistante. Da ultimo il muso è un pò meno
tubulare ed il suo profilo alquanto più convesso.
Boulenger (') ha riferito dubbiosamente al Kannume l’indi-
viduo giovane raccolto da Neumann e Erlanger nel fiume Wabbi,
affluente dello Uebi Scebeli, per il minor numero di raggi della
dorsale (51), ma non ho alcun dato per poter supporre che possa
trattarsi della specie da me ora descritta.
Sono lieto di dedicare questa specie alla memoria dell’ egregio
raccoglitore di essa.
5. Labeo Neumanni, Blgr.
x
Blgr. P. Z. S. Lond. 1903, Il, p. 329, tav. XXIV.
» Fresh-wat. Fish. Afr. I, p. 320.
Quattro esemplari, il maggiore dei quali lungo 270 mm.
Questi individui corrispondono quasi esattamente alla descri-
zione degli esemplari tipici, raccolti da Neumann e Erlanger,
nei fiumi Modjo e Wabbi, affluenti dello Uebi Scebeli; essi però
sembrano alquanto più allungati, perchè in uno soltanto l'altezza
del corpo è contenuta circa tre volte e */, nella lunghezza, men-
tre negli altri lo è un pò più di quattro. Verrebbe così a scemar
di valore il carattere assunto da Boulenger per distinguere que-
sta specie e l’affine L. Gregorii Gthr. dai suoi victorianus e
Darlingi che nel resto press’a poco si corrispondono, e che non —
si distinguono tra loro per particolarità più notevoli di quelle che
mi avevano portato a distinguere il L. Bottegi dal Gregorii,
col quale il Boulenger lo ha unito, tanto più dopo che le osser-
vazioni fatte da Senna (?) su alcuni individui raccolti a Bardera
sul Ganana da Stefanelli e Paoli tenderebbero a confermare le _
| differenze da me rilevate. Non è però improbabile che l’ esame di
(1) Boulenger, lec. cit. p. 136.
(2) A. Senna, loc. cit. p. 178,
_——s#PESCI DELLO UEBI SCEBELI 387.
una più numerosa serie di individui di varie provenienze abbia a
dimostrare |’ identita specifica fra tutte le specie qui ricordate.
6. Clarias mossambicus (Ptrs.)
Vnegr. Ann. Mus. Civ. Genova XXXV, p. 30, XXXVII, NE:
25, XXXIX, p. 244 e XLV p. 302.
Blgr. Fresh-wat. Fish. Afr. vol. II, p. 232.
CI. Robecchii, Vnegr. Aon.. Mus. Civ. Gen. XXXII, p. 450
e XXXV, uy 30.
Un esemplare lungo 494 mm.
In questo individuo si ritrovano i caratteri sui quali io avevo
fondato, su esemplari provenienti dallo Uebi Scebeli, il Clardas
Robecchii, poichè la fontanella occipitale è larga poco meno
della metà della sua lunghezza ed il suo apice anteriore non
raggiunge la linea che congiunge i margini posteriori degli occhi;
il capo è lungo un pò più del quarto del corpo e la sua lar-
ghezza è circa i ?/, della lunghezza. Solo l’esame di una ricca
serie di individui dello Uebi Scebeli potrà dimostrare se il (7.
Robecchii meriti di essere mantenuto: per ora, accettando le
vedute di Boulenger lo considero come sinonimo del mossam-
_ bicus.
16 Ciaroic= laticeps (Ripp.) -
Vnegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XXXV, p. 39, XXXVII, p. 37
e 349.
Bler. Fresh-wat. Fish. Africa II, p. 342.
Due individui, il maggiore dei quali lungo 253 mm.
In entrambi questi esemplari è bene sviluppata la spina della
pinna adiposa nonchè i raggi articolati di essa; la fascia dei
denti vomerini è interrotta nella parte mediana, le granulazioni
della parte superiore del capo sono poco evidenti.
8. Synodontis zambesensis, Pirs.
-Blgr. Fresh-wat. Fish. Afr. II, p. 415.
Synodontis zanzibaricus, Ptrs. Vnegr. Ann. Mus. Civ. Gen.,
XXXV, p. 43, XXXVII, p. 350 e XXXIX, p. 2/7.
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388 D. VINCIGUERRA
Un esemplare lungo 202 mm.
Questo individuo corrisponde esattamente nei caratteri gene-
rali e nella colorazione alla descrizione data da Gunther del suo
S. punctulatus, proveniente dal fiume Ruva, nel paese degli
Arussi, (P. Z. S. 1889, p. 71, tav. VIII, fig. A) tranne che nelle
dimensioni della pinna adiposa che quegli indicava e figurava
come assai più corta. Per questo carattere io aveva riferito altri
dae esemplari da me precedentemente esaminati, provenienti,
come questo, dallo Uebi Scebeli al S. zanzibaricus di Peters,
pur facendo notare la loro grande rassomiglianza col punclulatus.
Ma lo stesso Gunther, in un posteriore lavoro (P. Z. S. 1896,
p. 223) elencando i pesci raccolti nello Uebi Scebeli dal Dr. Do-
naldson Smith vi comprendeva un S. punctulatus, nel quale le
pinne dorsali erano più ravvicinate, ossia l’adiposa più sviluppata.
Sono quindi convinto che anche questo sia specificamente identico
a quello descritto da Ginther, tanto più che la presenza di denti
mandibolari posteriori villiformi che avrebbe costituito la diffe-
renza tra il punctulatus e lo zanzibaricus viene da Boulenger
trascurata come carattere specifico. Ma l'esame dei tipi del punc-
tulatus, indusse Boulenger a far rientrare questa specie, e dubi-
tativamente anche il S. zanzibaricus nello sambesensis di Peters
ed io non posso che accettare questa riunione, basata sopra una
numerosa serie di individui.
9. Synodontis geledensis Gthr.
Gthr, P. Z. S. Lond. 1896, p. 220 con fig.
Blgr. Fresh-wat. Fish. Afr. II, p. 458.
Un esemplare lungo 286 mm.
Riferisco senza esitazione questo individuo al S. geledensis,
perchè, quantunque della sua spina dorsale non esista più che
un corto moncone, questo presenta marcatissime seghettature ;
sono però presenti tutti gli altri caratteri che servono a distin-
guere questa specie; ossia pinna adiposa sviluppatissima, muso
più lungo della porzione postoculare del capo, cute villosa sui .
fianchi. Questa specie sinora non era conosciuta che per un solo
esemplare raccolto esso pure sullo Uebi Scebeli, a Geledi, dal
Dr. Donaldson Smith.
Pi
* PESCI DELLO UEBI SCEBELI 389
Il confronto di questo esemplare con quello dell’ Ueb, gia da
me indicato come Synodontis serratus (A. M. C. Gen. XXXVII,
p. 351) e con la descrizione di Boulenger, piu accurata di quella
originale di Gunther, giustificano il dubbio emesso da quegli che
quell’ individuo sia pure da riferire al geledensis.
10. Eutropius depressirostris (Ptrs.)
Vnegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XXXV, p. 34; ibid. XXXVII,
p. 27 e 345.
Blgr. Fresh-wat. Fish. Afr. vol. II. p. 291.
Un esemplare lungo 620 mm.
Nei miei precedenti lavori sui pesci della Somalia ebbi già
occasione di osservare la notevole differenza nella lunghezza dei
barbigli di questa specie, e ciò è confermato anche da questo
esemplare. I nasali oltrepassano alquanto il margine posteriore
dell’ orbita, i mascellari giungono fra il margine del preopercolo e
quello dell’opercolo, i mandibolari esterni arrivano sino al disotto
del margine posteriore dell’occhio e gli interni assai più corti
non raggiungono il margine anteriore di questo.
La seghettatura della spina dorsale è appena accennata e le
estremità della pinna sono alquanto prolungate ma non si possono
dire filamentose. Le pinne pettorali non raggiungono, secondo
generalmente avviene, le ventrali, mentre negli individui esa-
minati da Senna (loc. cit. p. 178) ciò avveniva, ma, a mio avviso,
deve attribuirsi all’età giovanile di quelli, poichè il maggiore non
‘era lungo più di 11 centimetri.
a Mala eta es
ee Ne. ie eee I
é
ON BONELLI’S TYPES OF ORIENTAL CARABIDAE -
by H. E. ANDREWES |
Having been anxious for some time past to see the types of
the species of Eastern Carabidae described by Bonelli, I recently
asked Dr. Gestro if he would approach the authorities of the
Turin Museum, where they are preserved. This he was kind
enough to do, and as a result I have lately received them for
examination; for this loan of types I have to offer the Director ,
Dr. Colosi, and Dr. A. Borelli my warm thanks. I have also to
thank Dr. Gestro for his assistance, Mr. Severin for sending me
from the Brussels Museum some specimens from the Putzeys |
collection, Prof, Poulton for bringing from Oxford an example I
desired for comparison, and Mr. Lesne for his help at the Paris
Museum.
The insects themselves are in a better state of preservation
than from their great age I anticipated. The descriptions all
appeared in the « Observations Entomologiques », Part II,
published in or about 1813, and there are numbers attached to
the pins, corresponding with similar numbers in Bonelli’s Catalogue.
There are nine species in question, but I am able to deal with
only eight of them, as one of the types cannot be traced. After
each species I have added in a parenthesis the page on which
the description appears.
Siagona plana (p. 458). No. 7002. The label reads « in coll.
Dejean No. 1235 sub nom. Stag. depressa Fab., Ind. Orient.,
tipo ? di Stag. plana Bon., specimen unicum ». I do not know
why a mark of interrogation is inserted after the word «tipo»,
but see no reason to doubt that this specimen is actually the type.
I have already referred (Ann. Mag. Nat. Hist. (9). II, 1919,
470) to the identity of this species with Dejean’s S. depressa,
now confirmed by an examination of the type. I recently publi-
Pees 10
(Iv NS
ORIENTAL CARABIDAE 391
shed a note (Trans. Ent. Soc. Lond. 1921, 187) on S. depressa F.,
which is quite a different insect, and in the same volume (p. 163)
I referred to S. plana F., proposing, as this name was thus
preoccupied in the e the new one of S. pumilus for
Bonelli’ s species.
It is not a common insect, but occurs dl India. An
example in the Prague Museum taken by Helfer is labelled
Moulmein, but I have seen no other Burmese examples, and
think it probably came from Bengal. Another specimen, in
. Mr. M. Banninger’s collection, is labelled « Tonkin, Laos » ; this
is a little ambiguous and in any case requires confirmation.
Scarites orientalis (p. 469). No. 7015. The label reads
« Scarites orientalis Bon., Ind. Orient., specim. unic., coll.
Dejean No. 1256 ». This proves to be an example of S. indus
Oliv., which does not claim to be and evidently is not the type,
as it does not agree with the description. Bonelli coneludes his
description with the words « Des Indes Orientales. Museum
d’ Histoire Naturelle de Paris », and makes no mention of this
specimen, which must have been added later on to his collection.
Chaudoir, is his Monographie des Scaritides, tells us that he
examined the two specimens of S. orientalis in the Paris
Museum, and found them to be identical with Distichus octo-
punctatus Dej. from South America. I also examined these types
when in Paris, though I have not seen Dejean’s, and there seems
no reason to doubt the correctness of the identification.
Scarites planus (p. 470). This insect is missing. It may be
noted that neither Dejean nor Chaudoir professes to have seen
‘_ the type, which may have been lost many years ago, though,
as Bonelli says « Je dois un individu de cette espéce a Mr. le
Capitaine Bert », he evidently had an example in his collection
at the time.
_ Bonelli also says « D’ Haypie et de Syrie; communiqué par
. M. Savigny », so that the type might be in the Savigny collection,
of which I have no knowledge.
Scarites terricola (p. 471). No. 7017. The label. reads
« Scarites terricola Bon. Pedem. », and I presume. therefore
— 392 H. E. ANDREWES
that this type came from Piedmont. It has an unusually wide
prothorax, but agrees in other respects with examples from South
Europe. The species is well known and has a wide range over
the palaearctic region. In specimens from China and Japan the
elytral striae are sometimes quite smooth, though there are
usually traces of crenulation; this form was described by Bates
many years ago (Trans. Ent. Soc. Lond. 1873. 238) under the
name S. pacificus. ;
Scarites arenarius (p. 472). No. 7018. The prothorax is rela-
tively narrow, and the head is more densely and more finely
striate than usual, but otherwise this type resembles that of
S. terricola, with which species it was long ago, and quite
correctly, identified. .
Scarites mancus (p. 473). No. 7014. This type is in rather
a poor state of preservation, but is quite recognizable. Both
Dejean (Spec. Gen. I. 1825. 394) and Chaudoir in his Monographie
des Scaritides treated this species as distinct from S. indus Oliv.,
but the latter pointed out that it differed only in having impune-
tate striae, as I find to be the case. The puncturation of the
striae is very variable and I regard the two species as identical,
though on average the impunctate form seems to be rather larger,
and commoner in South India and Ceylon. It is very common
in India and Ceylon, but does not seem to extend further, though
I have seen examples reputed to come from Canton, Java, and
Tenasserim.
It may be mentioned that the type of S. indus Oliv. was
said by the author to be in the « Cabinet du Roi », so that it
should now be in the Paris Museum. Possibly it is one of the
three specimens I saw, but I could find no means of identifying it.
Clivina lobata (p. 481). No. 7026. The length of the type is
5.75 mm., and it came from Bengal. Dejean redescribed the species .
under the same name (Spec. Gen. I. 1825. 414), and both typical
specimens were sent to the respective: authors by Schuppel of —
Berlin. In the Putzeys collection at Brussels there is an example
of the species bearing the label « Schùppel », and probably this
ò ORIENTAL CARABIDAE 393
is one of the two specimens from the Dejean collection which
Putzeys had before him when preparing his Monograph on the
genus Clivina (Mém. Liége II. 1846. 599 (81)). I have had the
opportunity of comparing this example with Bonelli’s type and
find them to agree well.
The example in the Hope Collection at Oxford, to which I
referred a year or two ago (Trans. Ent. Soc. Lond. 1919. 210),
also agrees well with the type. I find that I was in error in
saying that I had seen nothing named « Cliv. fodiens Illig. » ,
for the label attached to this specimen reads « lodata Dej. Type,
Putzeys, fodiens Ill. », and no doubt this is the example referred
to by Putzeys in his Monograph.
From these considerations I think there is no longer any
doubt regarding the identity of Dejean’s species with Bonelli’s.
Clivina picipes (p. 481). No. 7027. This specimen claims to be
the type, but Bonelli says at the end of his description « Patrie
inconnue. Du Cabinet de M. Boissier ». The species was long ago
identified with C. attenuata Herbst, erroneously stated by the
author to have come from North America, and this synonymy is
no doubt correct, though I have not seen Herbst’s type; at all
events the specimen agrees with the traditional identification of
-Herbst’s species.
There has been an exchange of coloured labels here, for this
specimen bears a yellow one with the name « C. lobata Bon.
Bengal », while the next species has a green label « C. picipes
Bon. America ». There is, however, a further label indicating
that according to the number the former example is actually
the type of C. picipes.
In the Postscript to his Monograph (p. 51) Putzeys says
« M. Schaum a examiné l’insecte sur lequel Bonelli a fait sa
description et qui repose au Musée de Berlin. Il l’a reconnu pour
étre le Scar. attenuatus de Herbst ». There is therefore a con-
flict of evidence, which might be settled if the present whereabouts
of Boissier’s collection were known.
The species was described again by Putzeys (Mon. 586 (68))
under the name of C. melanaria, which was kept distinct in
the Postscript, but identified in the Révision (p. 110) with picipes
and atlenuatus, —
- Glivina beanauebenee di 48D). Noi
his description Bonelli says « De. Tranquebar. | ,
M. Schiippel ». Putzeys does not seem to have known the species, È
nor have I seen any comment on it elsewhere. — reduce
In the Putzeys collection at Brussels there are two examples —
of ©. mordax Putz. from Dacca, both marked « Type », and &
these are no doubt the specimens referred to at the end of the
description (Postscript p. 67)..I have been able to compare them =
with Bonelli’s type, and find them to be identical, so that the ARI
species should bear Bonelli’s name. n
An example of C. rufipes Motch. (Bull. Mosc. 1864. I. 109)
was sent by the author to Putzeys, who considered it « parfai-
tement distincte » (Révision p. 134), but if Bates’ determination
is accurate (Ann. Mag. Nat. Hist. (5). XVII 1886. 72), it
appears to me to be the same thing. ‘CA
INDICE DELLE FIGURE NEL TESTO
Euconnus ( iran) oblongus, Sturm. — Apparecchio ripro-
duttore. - è
» » | Pandellei, Fairm. — Apparecchio ri-
2 produttore
Bathysciola (Platybathyscia) Fiorii, Capra. : :
» > » >» — do pene visto
di lato .
» i » » » —Antennadella9
» » » «>» —Tibiae tarso an-
teriore del f°
» A » » — Carena meso-
sternale di 9
i » cae Peragaliot, Jeann. — Carena
| mesosternale di 9
» È » CLOUT, Ab. — Carena me-
sosternale di Q
Zygaenodes fernandus, Jord. — Testa ; ; PO :
» simus, Jord. — Testa 3 : 3 a
Gulamentus nanus, Jord. — Clava dell’ sesta.
Paraholaspis cothurnata, Masi. — Dettagli -
Torymus chlorocopes, Boh. — Dettagli
Philachyra cyrenaica, Masi. — 9. Metanoto e ni ii
Zanonia viridis, Masi. — 9. Insetto intero - a
p » » » —- 9. Dettagli. AA
dh CSO >» » » i O, Ali. . . . 6 .
Cerocephala eccoptogastri, Masi. — Dettagli
Messor clivorum, Ruzsky. — È e 2. Base del funicolo cao
tenna (fig. 1) . : È A - : 3 :
Messor barbarus rufitarsis, Gol -- ©, e 2. Base del funicolo
dell’ antenna (fig. 2). ‘ ‘ 2 ; : ; È
Messor barbarus orientalis, Emery. — 8 e ©. Base del funi-
colo dell'antenna (fig. 3) . ‘
Messor barbarus rufitarsis, For. — Capo dell : massima
(fig. 4) ; 7
Messor barbarus structor, ni Di Ener Capo dell 8
massima (fig. 5) . . - e
Messor barbarus varrialei, fee? _ paduneela rdnoninals
Horo, 3
ab Tetramorium eaespitum pali Rr. nese, Var. aa
=: Peduncolo addominale (fig. 7) . 5 ; È
»
»
»
»
170
172
178
187
188
189
191
212
212
212
alee
212
212
217
Villa Beta a a =
Odoardo Beccari (Ritratto) ARA : Steg Di
Emilio Marcucci (Ritratto) . . . sa Bes Hee ie È CA
Giacomo, Doria:(Ritratio)\ fa e
E M, d Albergis) (Ritratto) ee e E
Amalia Kraal Malan (Ritratto) . : ay Roe hee eee :
Maggiore P. F. Kraal (Ritratto) . . A RETRO a ica
Wap Ep A. D'Alberis Ribatto) a fe nen
Orazio Antinori (Ritratto) . —. : : : i : :
Arturo-Issel (RitcadtO masa) i nae. bunch coe ee ee eae
Leptomastix calopterus, Masi. Q. Antenna ed ala anteriore .
Plectroctena Gestroi, Menozzi. ior Peduncolo e epinoto visti di
profilo . ; . ; 5 : SO: 5
Ocymyrmex Robecchit, Em. g. Lumi genitale . SOS:
Polyrhachis pellita, Menozzi. 0, .
» Do » Epinoto e peduncolo visti di
profilo . A A È A È A : 3 A 4
Atopocochlis exaratus, Mull. : È : ZE F
» RARE COC meee earn ie min cone eu aa ee
Chronos Fultont, Coen. Dal ore. i
» > ay Dalla bacca ia
Parte anteriore del capo ..
Platybathyscia, Capra (subgen.) (Coleoptera)
WWwnecopodus, Calabr. (Coleoptera) 2) 2=. ss (> 99
Polhoderes. Calabr (Coleoptera) <a e kk ig A
_ Nemestothele, De Dalmas (Arachnidae) È È 3 3 È » 60
eearaholaspis, Masi (Hymenoptera). (0.0. et ES
Zanonia, Masi (id.) Se OKs tot ts ao sy C3) |
Peelascororyiniwus: Masi (ARI
_ Waterstonella, Grandi (subgen) Gd.) ; : n are 4 » 305
; Lipothymus, Grandi (id.) . i : È E A È A »: (307
_ Terastiozoon, Grandi (id.) . : 3 eight 3 È oa
| Micrognathophora, Grandig(id:)) 4.2 RU OR ; Ape BIL
INDICE
A. DopERO. — Aggiunte e rettifiche al fascicolo 70.° del
Coleopterorum Catalogus: Scydmaenidae, autore
E. Csiki È
F. CAPRA. — Una nuova fick iui della ul Ba-
thysctinae
‘E. CALABRESI. — Brentidi raccolbi da sa ee aa
l'Africa occidentale (Tav. I) i
K. JoRDAN. — Anthribidae collected by Signor L Bua on
the islands of Fernando Po, S. Thomé and Principe
DE DALMAS. — Liste d’araignées fe Boudroun en Asie Mi-
neure suivie d’une étude des espéces méditerranéen-
Ber nes du genre Habrocestum : 2 È È
A. Hornune. — Res Ligusticae. XLVII. — Gastéropodes
fossiles du Rio Torsero (Cériale). Pliocéne inférieur
de la Ligurie. (Tav. Il) ;
M. Pic. — Scaphidiides nouveaux de ina ica
M. Bezzi. — Ditteri raccolti da Leonardo Fea durante il
suo viaggio nell’Africa occidentale. Parte Il: Bom-
byliidae 3
E. GRIDELLI. — Secondo ili UE conoscenza cale
specie paleartiche del genere Philonthus Steph. —
. Revisione delle specie del sottogenere Gabrius,
Steph. sensu A. A. (Tav. III)
M. Pic. — Scaphidiides recueillis par feu L. men
L. Mast. — Chalcididae raccolte in Cirenaica dal Durie:
a V. Zanon
4 E. BALDUCCI. — Guelfo Cavanna -
ae C. Emery. — Formiche saalite a pode dono Di
I Raffacle Varriale, Cap. Medico nella R. Marina
. DE Beaux. Collezioni zoologiche fatte nell’ Uganda dal
Dott. E. Bayon. XVI. Mammiferi. Parte I. Ungulata
. Mast. — Spolia hymenopterologica . ui ;
. GESTRO. — Odoardo Beccari (con ritratto)
. Masi. -- Descrizione del maschio di Hupelmella i
zomyiae e di un nuovo Leptomastix della Cire-
naica (Hymenopt. Chalcididae) .
. GRANDI. Imenotteri dei fichi
Orientale Tropicale par le Marquis S. Patrizi. °
- OBENBERGER. — Buprestides recueillis nae PAfrique
Pag.
»
»
»
»
»
5-10
11-15
16-45
46-56
57-69
70-92
93-97,
98-114
115-157
158-167
168-193
194-207
208-218
219-234
235-241
242-297
298-303
304-316
317-321
VINCIGUERRA. — De genie di tre 1 nuove ‘specie di pe-
on F. InvREA. — Res Ligusticae XLVII. — Contribuzioni allo
C. MeNOZZI. — Miscellanea mirmecologica . he: ;
G. S. Coen. — Descrizione di nuove specie di Molluschi del
Museo Civico di Genova . ì i 3 a :
dal Dott. E. Bayon. XVI. — Mammiferi. ui II
Chiroptera . —. : 5 : : È
R. PEscHET. — Dytiscidae et Gariniade nn par le
Marquis S. Patrizi en Afrique orientale anglaise.
D. VINCIGUERRA. — Contribuzione alla conoscenza della
fauna ittiologica dello Uebi Scebeli (Tav. V) . —.
. H. E. ANDREWES. — On Bonelli’s types of Oriental Carabidae
Indice; dele nzure Nel testo) Gee ete nae
3 Elenco dei nuovi nomi generici proposti nel presente
of . volume. 0 1 A 5 ; 6 3 È 3
sci delle acque dolci di Grecia (Tav. IV). È oe
studio dei Crisidi Liguri. — Seconda serie . .—
O. DE BEAux. — Collezioni zoologiche fatte nell’ Uganda.
Ds
378-389
>».
— 395-396.
390-394
_ Serie 3. Vol. IX (XLIX)
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Annali del Museo C
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Annali del Museo Civico - Serie 3. Vol. IX (XLIX)
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Annali del Museo Civico - Serie 3. Vol. IX (XLIX) Tav. IV..
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R. GesTRO, — Odoardo Beccari (con ritratto) Aine geco 242-297
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| zomyiae e di un nuovo Leptomastix della Cire- _ RA
naica (Hymenopt. Chalcididae) . SESIA BERIO) 298- 303
Gi -GRANDI, Imenotiert dei fichi) eso os a 304-316
J. OBENBERGER. — Buprestides recueillis dans Afrique. ae ;
ì . Orientale obici par le Marquis S. Patrizi. {. |». 317-321. 5
D. VINCIGUERRA. — Descrizione di tre nuove specie di pe- | E
sci delle acque dolci di Grecia (Tav. IV)...» 322-331.
F. InvreA. — Res Ligusticae XLVII. — Contribuzioni allo Ree
_ studio dei Crisidi Liguri. — Seconda serie A aoerakeo
.C. Menozzi. — Miscellanea mirmecologica . |. +, |» ‘(347-358
‘G. S. COEN. — Descrizione di nuove specie di Molluschi del SG di RIS
Museo Civico di Genova |. ; - SS Lia Been
0. De Breaux. — Collezioni zoologiche fatte nell’Uganda SRI
Sa dal Dott. E. Bayon. XVI. — Mammiferi. Fone ABS?
x
+
| 364-373.
i Chiroptera , ait oie : ‘ - PAR
R. PESCHET. — Dytiscidae et Guyrenizne recueillis. parle — ©.
ba |‘. Marquis S. Patrizi en Afrique orientale anglaise . » 374-377 _
_ D. VincieueRRA. — Contribuzione alla conoscenza della. =
fauna ittiologica dello Uebi Scebeli (Tav. V) . ye /B78-389-
H. E. ANDREWES. — On Bonelli’s types of Oriental dui Rea: 390-394
= >. Indice-delle figure nel testo. =. io Ù - 395-396
ae Elenco dei nuovi. nomi generici proposti sù presente Sa nea
Mle an e A e e e
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Prezzo del presente Volume Ceo
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a SRI SATA STABILIMENTO TIPO- -LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU i eae
Largo Via Roma, Piazza S, Marta, N. 39
1920-22. i
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