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Volume IV.
I^-CJ3yEEÈ,I 1-20
(con 6 tavole e 56 incisioni nel testo)
%
. NAPOLI -
H. STABILIMENTO TIPOGRAFICO FRANCESCO GIANNINI & FIGLI
Strada Cisterna dell’Olio
1909-1915
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO
DELLA
R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(ISTTTOATA- SERIE)
Volume IV.
3SJXJ3VLER.I i — so
(con 6 tavole e 56 incisioni nel testo)
NAPOLI
E. STABILIMENTO TIPOGRAFICO FRANCESCO GIANNINI & FIGLI
Strada Cisterna dell’ Olio
1909- 1915
é-3+b- /3
1. IsSEL E . —
2. Cavazza F . -
3. Longinos Navàs S. J. -
4. Facciolla N . -
5. Monticelli Fr. Sav. . -
6. Tagliani G- . -
7. Caroli E, . -
8. Bernardi I . -
9. Senna A . -
10. Salv adori T . -
1 1 . Praus-Franceschini C.
12. Longinos Navàs S. J.
13. Longinos Navàs S. J.
14. Bezzi M .
15. Giglio Tos E .
16. Kessler E .
INDICE
Nota sulla Zenobiana prismatica Risso (Idotea chelipes Costa) e sulla
identità del gen. Zenobiana Risso col gen. Cleantis Dana (con 9
incisioni [11. VII. 1912 — 1, III 1913] (*)
— Di alcuni esemplari di Crocidura raccolti nell’Italia Meridionale (con
una incisione) [lo. I. 1913 — 23. V. 1913]
— Neuròpteros del R. Museo Zoologico de Nàpoles. (con 4 incisioni)
[7. VII. 1913 — 27. X. 1913]
— Cirripedi raccolti dal Cap. G. Chierchia nel viaggio di circumna¬
vigazione della R. Corvetta « Vettor Pisani » (18S2-1885)
(con 8 incisioni) (31. VII. 1913 — 11. III. 1914]
— Ricerche sulta Cercaria setifera di Job. Mùller, (con le tavole 1 a 5
e con 7 incisioni) [31. VII. 1913 — 4. VI. 1914 J
— Studi critico-sistematici sugl’infusori (con 6 incisioni)
[30 Vili. 1913 — 30. XII. 1913]
— Primi Collemboli raccolti nella Libia italiana (con 7 incisioni).
[30. Vili. 1913 - 17. I. 1914]
— Policheti raccolti dal Capitano G. Chierchia durante il viaggio di cir¬
cumnavigazione della R. N. « Vettor Pisani » negli anni
1882-85 (con la tavola 6) [18. Vili , 1913 — 17. I. 1914]
— Chirotteri raccolti da S. A. R. la Duchessa d’ Aosta nella regione
dei grandi laghi dell’Africa equatoriale (con 2 incisioni).
[14. X. 1913 — 27. III. 1914]
— Uccelli raccolti da S. A. R. la Duchessa d’Aosta nella regione dei
grandi iaghi dell’Africa equatoriale [30. XI. 1913 — 23 Vili. 1914]
— Elenco delle conchiglie del Golfo di Napoli e del Mediterraneo
esistenti nel Museo Zoologico di Napoli (Continuazione).
[1. XII. 1913—20. VI. 1914]
— Neurotteri Planipenni raccolti da S. A. R. la Duchessa d’Aosta nella
regione dei grandi laghi dell’ Africa equatoriale (con 3 incisioni)
(19. IV. 1914—23. Vili. 1914]
— Algunos Neuròpteros exoticos del R. Museo dè Nàpoles. (con 3 in¬
cisioni) [19. IV. 1914 — 25. Vili. 1914]
— Dìtteri raccolti da S. A. R. la Duchessa d’ Aosta nella regione dei
grandi laghi dell’Africa equatoriale (con 2 incisioni)
[26. IV. 1914 — 28. XI. 1914]
— Mantidi raccolti da S. A. R. la Duchessa d’Aosta nella regione dei
grandi laghi dell’Africa equatoriale — Revisione della sottofamiglia
dei Toxoderini [27. IV. 1914 — 31. XII. 1914]
— Zur Kenntnis der Harpacticidenfauna Mittelitaliens.
[1. VI. 1914 — 20. XII. 1914]
(*l La prima data è quella di ricezione del manoscritto: la seconda quella della pubblicazione del numero dell'Annuario .
17. Cognettx de Martiis L.— Oligocheti raccolti da S. A. R. la Duchessa di Aosta nella regio¬
ne dei grandi laghi dell’Africa equatoriale (con 2 incisioni)
[19. VI. 1914 — 5. IX. 1914]
18. Emery C . — Note sulle formiche della collezione sarda e della collezione del-
l’ Italia meridionale, radunata da Achille Costa, e conservate nel
Museo Zoologico della R. Università di Napoli (con 1 incisione)
[4. VII. 1914 - 7 ■ X. 1914]
19. Ragazzi V . — Contributo alla conoscenza degli Ortotteri del Napoletano.— Manto-
dea, Pasmodea, Acridiodea, Locustodea
[11. X. 1914 - 10, VI. 1915]
20. Pierantoni U . — Sopra un nuovo nematode di Bu-Gheilan (Tripolitania) ( Dorylaimus
libycus n. sp.) (con una incisione)
[29. III. 1915 — 11. VI. 1915]
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI N
( TST uova Serie )
VOLUME 4.
Nnm. 1.
RAFFAELE ISSEL
(Genova)
Nota sulla Zenobiana prismatica Risso
( Idotea chelipes Costa)
e sulla identità del gen. Zenobiana Risso col gen. Cleantis Dana.
(9 incisioni)
[Ricevuto VII Luglio 1012/
I.
Sottoponendo ad alcune esperienze l’isopodo marino Zenobiana prismatica (Risso)
appartenente alla famiglia ldoteidae, mi sono chiesto come mai le abitudini tu-
bicole che hanno stampato chiare impronte sulla morfologia e sull’etologia della
specie, rappresentassero un fenomeno isolato, senza riscontro in altre specie del
gruppo.
Le osservazioni a tal uopo eseguite e le memorie consultate mi hanno condotto
a verificare che le specie esotiche (parecchie delle quali indubbiamente tubicole)
ascritte dagli autori al gen. Cleantis Dana, 1849, sono legate da stretta affinità
colla Zenobiana prismatica (Risso) 1828, dei nostri mari, tantoché Zenobiana deve
considerarsi come sinonimo di Cleantis e sostituire quest’ultimo nome per diritto
di priorità.
Nel 1868 Spence Bate e Westwood avevano già notato la somiglianza fra il gen.
Cleantis Dana e la loro Idotea parallela che è senza dubbio una Zenobiana quan¬
tunque ini sembri differire dalla prismatica. Gli autori che si sono occupati della
2
Z. prismatica non menzionano tale affinità, molto probabilmente perchè han pre¬
stato grande attenzione alla forma del capo, del tronco, degli epimeri e delle
antenne, mentre non han badato alla riduzione dei pereiopodi del IV paio ed
alla loro trasformazione ìli piedi adesivi ; caratteri questi, che, ritrovandosi tali
e quali nella maggior parte delle Cleantis, avrebbero suggerito il riavvicinamento
in questione.
II.
Sinonimia della Zenobiana prismatica (Risso), accompagnata da una breve de¬
scrizione che completa quello degli autori precedenti e mette in rilievo la identità
fra Zenobiana e Cleantis :
1826. Zenóbia prismatica Risso.
1826. Zenobia mediterranea Risso.
1838. Idotea cheli pes Costa.
1840. Idotea prismatica Milne Edwards.
1866. Idotea prismatica Heller.
1883. Idotea (subg. Zenobia ) prismatica Miers.
1894-95. Zenobia prismatica Dollfus.
1895. Zenobiana prismatica Stebbing.
Per quanto concerne la Idotea parallela di Spence Bate e AVestwood, la forma
delle antenne (Sp. B. e Westvv., p. 391, 392) e le proporzioni dei pereiopodi
(op. cit., fig. a p. 391 e cenno descrittivo a p. 392: « The legs are of nearly equal
size, except thè first »), mi fanno sospettare che non si tratti della Zenobiana prisma¬
tica. , sebbene, come dicevo, non corra alcun dubbio circa la sua pertinenza al gen.
Zenobiana.
Molto lasciano a desiderare la succinta descrizione e la figura del Risso, tan-
toc'liè a mala pena si può riconoscere la specie; l’altra Zenobia (Z. mediterranea ) da
lui diagnosticata accanto alla prismatica , non ha, come osserva il Dollfus, (1895)
alcun fondamento. 0. G. Costa (1838) discende a maggiori particolari e la sua
descrizione, sebbene ancora incompleta, non lascia dubbio circa l’animale che ha
servito da tipo ; il Milne Edwards (1840) nulla aggiunge alla precedente , la
diagnosi dell’HELLER (1866) è sufficientemente precisa e minuziosa quantunque
trascuri i caratteri importantissimi delle zampe : il Dollfus (1895; è il solo au¬
tore che ci dia un disegno fedele del contorno del corpo e del pleon; lo Steb¬
bing (1895) sostituisce il nome generico di Zenobiana a quello, preoccupato, di
Zenobia.
Gli esemplari che ho potuto esaminare provengono da tre località:
1. ° Un esemplare pescato a Taranto, che si conserva nel Museo Zoologico
di Napoli. È il tipo della Idotea chelipes del Costa e mi venne gentilmente co¬
municato daf direttore dell’Istituto Zoologico di Napoli , prof. Fr. Sav. Mon¬
ticelli.
2. ° Un centinaio di esemplari da me dragati a Portofino Ligure, nei campi
di Posidonia. fra 3 e 12 metri di profondità.
3
3.° sette esemplari di Marsiglia, che devo alla cortesia del collega M. Aubebt.
A Marsiglia vivono generalmente nelle praterie di Posidonia da 5 a 25 metri
di profondità; qualche colonia anche nella zona litorale immersa da 0 a 2 metri
(informazioni di M. Aubert).
Corpo a margini paralleli e a superficie dorsale convessa, lungo 10-13 min.; larghezza
contenuta 6 volte !/2 nella lunghezza.
Capo a margine anteriore diritto ai lati, appena sinuato nel centro ; a margóne posteriore
incavato nel I. segmento del pereion per circa 1/3 della lunghezza massima di quest’ultimo.
Fig. 1. — Zenobiana prisma¬
tica Risso. L’animale cT ve¬
duto dal dorso, x 8 •).
Fig. 2— Pereiopodo del l.° paio, x 53.
Fig. 3— Pereiopodo del 4.° paio, x 53.
IV segmento del pereion un poco più lungo degli altri. Epimeri I non distinti dai ri¬
spettivi segmenti. Epimeri II - IV subrettangolari , sinuati al margine inferiore, prolungati
all’ innanzi, non visibili dal dorso; epimeri V - VII, rombici, diretti all’ indietro, ben visibili
dal dorso.
Pleon setoloso, lungo quanto i segmenti IV - VII del pereion, troncato obliquamente al¬
l’estremità posteriore; con 5 segmenti (4, contando solo i completi) di cui i primi 4 sono
M Tutte le figure si riferiscono ad un esemplare di Portofino Ligure e vennero ottenute con
l’aiuto della Camera Abbe.
4
lunghi complessivamente appena 1/5 del tutto; I segmento a margine posteriore debolmente
convesso all’ innanzi; II e III a margine posteriore fortemente convesso; IV accennato sol¬
tanto da due intagli laterali e fuso nel centro coll’ultimo.
X22.
Fig. 5. — Antenna del 2.° paio veduta Fig. 6.— Maxillipede. x 53.
dalla faccia ventrale.x22.
Prime antenne a 4 articoli , lunghe come i primi tre segmenti delle seconde antenne ;
secondo articolo prolungato esternamente in un’appendice un poco ricurva.
Secondo antenne lunghe come il capo più il primo segmento del pereion; base di 5 articoli,
il secondo dei quali ha il margine anteriore dorsalmente terminato in punta mentre si pro¬
lunga, ventralmente ed internamente in una squama biloba. Flagello lungo un po’ meno
del 5.° articolo della base. Articoli del flagello nei maschi in numero di 3 oppure di 4
Flagello della femmina con un tratto basale ove la segmentazione è accennata soltanto dalla
disposizione delle setole, e un segmento terminale ben distinto, corrispondente all’ultimo
del maschio.
Maxillipedi a palpo composto di 5 articoli.
Pereiopodi I-III diretti all’ innanzi , lateralmente appiattiti , il I assai più breve degli
altri due.
Pereiopodi IV diretti all’esterno, di lunghezza pari a circa 2/5 di quella dei III, armati
di 28-30 grandi setole appiattite.
Pereiopodi V - VII di lunghezza progressivamente crescente. Tasca incubatrice della fem¬
mina compresa fra i segmenti II-VI del pereion.
x) La lunghezza totale dell’arto è ottenuta sommando le
lo compongono.
singole lunghezze degli articoli che
5
Colore bruno o bruno-grigio nella femmina , più oscuro nel maschio , ove si accentua
nella regione del capo e nella base delle antenne volgendo al nero.
Fig. 7 — Flagello della 2.a an¬
tenna in un maschio x 60.
FUj. 8.— Flagello della 2.‘ an¬
tenna in un maschio X 60.
Fig. 9.— Flagello della 2.a an¬
tenna in una femmina, x 60
La descrizione è basata sopra gli individui pescati a Portofino ; quelli di Mar¬
siglia non offrono alcune differenza degna di nota; l’esemplare del Costa ha il
flagello delle 2.e antenne chiaramente segmentato in 5 articoli.
I caratteri generici concordano esattamente con quelli che secondo gli autori più
recenti (vedi la sig.na Richardson, 1905) servono ad individuare il gen. Cleantis 1)
e precisamente la l.a sezione di detto genere, distinta dal pleon a 4 segmenti
(oppure 5 se si vuol contare il segmento incompleto).
I caratteri specifici si avvicinano molto a quelli della Zenobiana planicauda
(Benedici), non solo per la forma generale, ma anche per molti particolari re¬
lativi alle appendici (Richardson, 1905, p. 405, fig. 452-454) quantunque alcune
differenze nella forma e nelle proporzioni delle antenne rendano agevole la di¬
stinzione.
0 « Flagellimi of second an temine Consolidated to form a single article or formed of ouly a
restricted nuraber of joints. Epimera of all thè segments of thè thorax with thè exception of
thè first distiuctly separated from thè segments. Abdomen composed of more than one segment,
distinct and visible in a dorsal vievv ».
6
III.
Accertata così la identità di Zenobiana e Cleantis , la distribuzione geografica
delle specie del genere risulta dall’elenco seguente.
1. Zenobiana prismatica (Risso) — Coste liguri (Aut.). — Taranto (Costa, 1838). — Parecchi
punti de'le coste francesi del Mediterraneo, sino a 60 m. di profondità (Dollfus
1893 - 94) — Adriatico (Heller 1866) — Coste inglesi (Mar. Biol. Assoc., 1904).
2. Z- planicauda (Benedict) — Pensacola— Florida — Arroyo — Porto Rico. (Richardson
1899).
3. Z. Heathii Richardson) — Monterey bay, California (Richardson, 1899).
4. Z. linearis (Dana) — Rio Negro, Patagonia (Dana, 1853),
5. Z. occidentalis (Richardson) — Magdalena bay, California (Richardson, 1899).
6. Z. isopus (Miers) — Giappone. (Miers, 1883, Thielemann, 1910). La Sig.na Richardson
propone per questa specie un nuovo genere Cleavtiella.
7. Z. Strasseni (Thielemann) — Giappone. (Thielemann, 1910).
8. Z. japonica (Richardson) — Giappone (Richardson, 1912).
9. Z. tubicola (Thomson) — Auckland, N.va Zelanda. (Thomson in Chilton, 1899)
10. Z granulosa (Heller) — Isola S.1 Paul. (Heller 1861, 1865),
Da questo elenco si ricava come sopra 10 specie conosciute, una viva lungo
le coste europee, quattro si trovino lungo le coste americane, tre lungo le coste
giapponesi, due appartengano ad isole del Pacifico meridionale.
IV.
Alle abitudini tubicole della Zenobiana prismatica accenna chiaramente il Dol¬
lfus (1895); per conto mio ho potuto verificare come l’abitazione entro a cannucce
provenienti da piante marine o terrestri si debba ritenere costante, almeno per le
località esplorate. Anche la specie del Thomson, Z. tubicola , come lo indica il nome,
fu rivenuta entro ad una cannuccia (Chilton, 1899). Inoltre la sig.na Richardson
(1912) inferisce dalla forma del corpo e dalla riduzione dei pereiopodi del IV
paio che Z. planicauda , Z. linearis , Z. occidentalis e Z. granulosa debbano pre¬
sentare la stessa particolarità biologica.
V.
Per quanto riguarda la sistematica e la corologia noi possiamo concludere:
l.° Zenobiana e Cleantis sono sinonimi poiché non soltanto concor¬
dano in tutti i caratteri morfologici, ma anche nella particolarità
biologica dell’abitazione entro ad un astuccio vegetale.
2. ° La Zenobiana 'prismatica (Risso) è l’unico rappresentante, si¬
nora noto, lungo le coste mediterranee, di un genere le cui
specie sono disseminate qua e là nei va rii mari del globo.
Per ciò che si riferisce alla variazione, giova mettere in rilievo quanto è stato
accennato poc’anzi a proposito del flagello delle 2.e antenne:
3. ° La segmentazione del flagello nelle 2.e antenne è mi-
mima e costante nella femmina; maggiore e variabile nel
maschio.
Mi propongo di analizzare più tardi, con metodiche osservazioni, questo ca¬
rattere sessuale.
Laboratorio di Anatomia Comparata dalla R. Università di Genova e Laboratorio Marino di
Quarto dei Mille.
8
BIBLIOGRAFIA
1826. Risso, A. — Histoire naturelle des principales productions de l’Europe meridionale :
Tome 5, Paris
1838 Costa, 0. G. — Fauna del Regno di Napoli. — Crostacei: Napoli.
1840. Milne Edwards, H. — Histoire naturelle des Crustacés : Tome 3, Paris.
1853. Dana, J. D. — Crustacea: United States Exploring Expedition. Voi. 14, p. 696 , PH.
46-53 , Philadelphia.
1865 Heller, C. — 1. Crustaceen: Reise der osterreichischen Fregatte « Novara » um die Erde
in den Jahren 1851 , 1858, 1859 — Zoologischer Theil , 2.
1866. — — 2. Carcinoiogische Beitrage zur Fauna des adriatischen Meeres : Verli. Z.
Bot. Ges. Wien, 16. Bd. p. 723.
1868. Bate, C. Spence. — Westwood, G. 0. — A History of thè British sessile-eyed Cru¬
stacea: London.
1883. Miers, E. J. — Revision of thè Idoteidae , a family of sessile-eyed Crustacea: Journ.
Finn. Soc. London , Voi. 16, p. 1, Plt. 1-3.
1894-1895. Dolifos, A. — Les Idoteidae des còtes de France: Feui Ile Jean. Nat. N. 289,
p. 1, Fig. 1-14 ; N. 290, p. 17, Fig. 15-18 ; N. 291 , p. 38, Fig. 19-22; N. 292,
p. il, Fig. 23-25, Paris.
1895. Stkbbing, T. R. — Notes on Crustacea: Ann. Mag. Nat. Hist. (6) Voi. 15, p. 18,
Plt. 2.
1899. Chilton, C. — On New-Zealand Idoteidae: Trans. N. Zeal. Inst. Voi. 22.
1899. Richardson, H. — -1. Key to thè Isopods of thè Pacific coast of North America, with
descriptions of twenty-two new species: Proc. U. S. Nat. Mus. Washington, Voi-
21. p. 815.
1905. — — 2. A Monograph on thè Isopods of North America: Bull. U. S. Nat. Mus
Washington, N. 45
1904 . — Plymouth marine Invertebrate fauna compiled from thè recoids of thè
Laboratory Biol. Assoc. Unii. Kingd. (NS.) Voi. 7, p. 155.
1910. Thielemann, M. — Beitrage zur Ivenntnis der Isopodenfauna Ostasiens --Beitr. Naturg
Ostasiens: Aldi. Akd. Miiwhen, 2 Suppl. 3. Abh. 3 Taf.
1912. Richardson, H. — Description of a new species of Isopods of thè genus Cleantìs from
Japan: Proc. U. S. Nat. Mus. Voi. 42, p. 27.
Napoli, lì. Stabilimento tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( UNTuiova Serie )
VOLUME 4.
Num. 2. 23 Maggio 1913.
FILIPPO CAVAZZA
(Bologna)
Di alcuni esemplari di Crocidura raccolti nell’Italia Meridionale
[Ricevuto IH Gennaio
Delle numerose forme del genere Crocidura si era fino ad ora riscontrata
nell’Italia Meridionale la sola C. russula tipica.
La C. hydruntina che il Costa descrisse x) sopra di un esemplare catturato
nei dintorni di Otranto venne e viene ancor oggi considerata come identica alla
C. r assida.
Il M.se Lucifero 1 2) annovera fra gli esemplari calabresi la C. microurus
(C. leucodon ), ma basa la distinzione di questa forma sui soli caratteri dell’abito
che sono, come già ebbi a dimostrare, variabilissimi, senza addurre nessuno di
quei caratteri che possono realmente far distiguere la C. r. leucodon dalla C.
russula.
Era poi naturale supporre, dopo i risultati delle ultime ricerche , che anche
nell’ Italia meridionale si trovasse rappresentato il gruppo delle — piccole Cro¬
cidure — ( sicida , mimula , italica , sarda), ma ciò rimaneva da stabilirsi. Era
inoltre importante , se si trovavano nell’ Italia Meridionale esemplari di questo
Formenkreis, vedere a quale delle forme note essi si dovessero ascrivere o
avvicinare.
1) Costa, 0. G. — Fauna del Regno di Napoli. Mammiferi: Napoli , 1841 , Fas. 48-49,56.
2) Lucifero, A. — Mammalia Calabra: Eiv. Hai. Se. Nat. Siena , 1909, p. 117.
Il materiale numeroso da me studiato pei miei due lavori sulle specie ita¬
liane di questo genere *) non mi aveva dato modo di risolvere i quesiti riguar¬
danti la distribuzione delle specie e forme di Crocidura nell’ Italia Meridionale,
e ciò perchè non avevo riscontrato fra gli individui di là provenienti che degli
esemplari di C. russala tipica, diversificanti fra loro solo per caratteri che rien¬
travano perfettamente nella variabilità individuale che questa specie presenta
molto grande.
Ora invece il materiale fatto raccogliere nei dintorni di Napoli dal Ch.m0 Prof.
Monticelli che me lo inviò con somma gentilezza, sebbene molto scarso, ci dà
modo di chiarire alcune delle suaccennate domande.
Pongo qua le misure di un <3” dei dintorni di Napoli e di due 9 di Scafati
che tutti appartengono al Formekreis russula , e di una 9 di Soccavo evi¬
dentemente del gruppo mimula.
') Cavazza, F. — Ricerche intorno alle specie italiane del genere Crocidura'. BoV. Mus. Z.
Anat. Comp. Torino , Voi. 27, N. 653, 1912.
Cavazza, F. — Ancora della specie italiane del genere Crocidura : Boll. Mus. Z. Anat. Comp.
Torino, Voi. 27, N. 659, 1912.
3
Se osserveremo le misure tanto assolute come relative del cf di Napoli come
della 9 N. 1 di Scafati e le confronteremo a quelle esposte nei miei succitati
lavori vedremo chiaramente che esse rientrano tutte nella variabilità individuale
riscontrata nelle C. russula tipiche della regione Emiliana. Una sola diversità
si nota fra questi esemplari e quelli numerosi già studiati di C. russula tipica,
cioè la maggiore altezza della scatola cranica in rapporto alla lunghezza del
33
cranio. Tale misura infatti giunge nella $ N. 1 di Scafati a della lun¬
ghezza del cranio, mentre nel materiale precedentemente studiato come nei dati
28 29
numerosi portati dal Miller 2) essa giungeva al massimo a jqq o della lun¬
ghezza del cranio. Ma questo rapporto è evidentemente assai variabile da in¬
dividuo ad individuo giacché nelle misure riportate dal Miller per la C. rus¬
sula il rapporto fra la lunghezza condilobasale e la profondità della scatola
28 28
cranica (mediana) varia da a e nelle mie osservazioni su esemplari della
stessa forma, tutti colti nella regione Emiliana, il rapporto fra la massima lun¬
ghezza del cranio e la massima altezza (superiore alla' profondità) della scatola
cranica, varia da a Ciò dimostra che la forma più o meno arrotondata
della sezione trasversale della scatola cranica è un carattere assai meno impor¬
tante di quanto si sia spesse volte asserito.
La dentatura di questi due esemplari del napoletano non diversifica per
nulla dalla dentatura tipica della C. russula. Il colorito dell'abito è intermedio
fra quello che descrissi come abito scuro e quello rossastro.
La 9 N. 2 catturata a Scafati ci offre invece da osservare alcuni caratteri
distintivi assai importanti. Essa presenta una lunghezza totale molto inferiore a
quella riscontrata in tutte le altre Crocidure del gruppo russula finora colte
nell’Italia meridionale, ed anzi nell’ Italia peninsulare; la misura assoluta del
piede posteriore coincide colla misura massima finora osservata non ostante la
piccola statura dell’esemplare ; ciò fa sì che le misure relative del piede poste¬
riore siano assolutamente diverse da quelle della C. russula tipica ; il cranio
è simile per la sua lunghezza assoluta a quello di molte C. russula tipiche, ma la
sua lunghezza relativa alla statura dell’individuo è immensa (
70,1
360
somatici) e di¬
versifica nettamente dalla lunghezza relativa osservata in tutte le altre
Crocidura russula dell’Italia peninsulare ; la larghezza del cranio si dimostra pure
superiore, relativamente alla statura dell’individuo, a quella delle C russula ti¬
piche ; invece l’ altezza della scatola cranica all’apertura auricolare rientra, tanto
per le misure assolute come per le relative alla statura e alla lunghezza del
cranio, nella variabilità individuale riscontrata nelle tipiche C. russula. La forma
posteriore del cranio di questa 9 (N. 2) è molto diversa da quella dell’altra 9
x) Miller, S. G. — Catalogue of thè Mammals of Western Europe. Collection of thè Eritish.
Museum : London , 1912.
N. 1.
(N. 1) pure catturata a Scafati e nello stesso giorno ( Fig . 2). Ora tutte le mi¬
sure assolute e relative di questa 9 (N. 2) di Scafati corrispondono esattamente
a quelle delle 4 9 catturate a Buggiolo al Nord di Porlezza e da me descritte
come C. russala mimuloides. Tanto nel mio materiale come in quello ricchissimo
del Museo di Firenze non mi era stato dato di trovare altre Crocidure che pre¬
sentassero i caratteri dei quattro esemplari di Buggiolo, sicché asserivo : « dal
non avere mai trovati individui , di questo tipo
in alcun’altra località, arguisco che si tratti di
una razza geografica localizzata su alcuni gruppi
Alpini » . L’ esemplare di Scafati fa ora cadere
quella mia supposizione dimostrando che la forma
mimuloides non solo non è localizzata sulle Alpi,
ma si ritrova tino nell’ Italia meridionale e nella
regione litoranea. In questo caso dunque come in
tanti altri dobbiamo riconoscere che le modifica¬
zioni somatiche non appaiono collegate alle spe-
Fig.l.- Porzione anteriore delle serie man- ^ condizioni d’ambiente,
tubolare di denti delle due Q di Scafati.
Fig. 2. — vista posteriore" dei cranii delle L’aver riscontrato una forma di Crocidura del
due Odi scafati. gruppo russula diversa dalla C. russala tipica nel¬
l’Italia meridionale mi fece pensare che essa po¬
tesse corrispondere alla C. hydruntina descritta dal Costa.
Pongo qua le misure date dal Costa (ridotte in mm.) e rese relative alla
lunghezza totale, e le confronto alle medie ottenute sul ricco materiale di rus¬
sula tipiche e a quelle ricavate dai quattro esemplari mimuloides di Buggiolo.
\. 2.
Fig. 1.
Fig. 2.
Disgraziatamente le misure date dal Costa son così poche che non permet¬
tono di fare un raffronto proficuo. La lunghezza totale della C. hydruntina è così
piccola che mi fece supporre che la grandissima lunghezza relativa del cranio
fosse da attribuirsi a immaturità dell’esemplare. Ma questo io asserivo con si¬
curezza prima di conoscere la presenza della C. r. mimuloides nell’Italia meri¬
dionale. Ora appare evidente che per le misure relative del cranio la C. hydrun-
Una si allontana straordinariamente dalla C. russula tipica mostrandosi ancor
più diversa della C. mimuloides.
La 9 N. 2 di Scafati però coincide esattamente colle C. mimuloides e non
arriva alle misure della hydruntina. Se le misure date dal Costa fossero più nu¬
merose o si potesse esser certi che l’esemplare tipo della sua descrizione era un
adulto, allora credo che sarebbe più che razionale ammettere la C. hydruntina
come sottospecie della russula , mettendo la mimuloides nella sinonimia della
C. hydruntina.
Per ora non mi pare possibile decidere se la C. hydruntina fosse descritta
o no su di un esemplare adulto.
Passiamo ora ad osservare brevemente la 9 colta a Soccavo. Le misure
del cranio e quelle del piede posteriore, e la loro relazione colla lunghezza to¬
tale dell’individuo ci dimostrano subito che si tratta di un esemplare ascrivibile
al Forme n kreis delle piccole Crocidure. Un breve confronto delle misure tanto
assolute che relative del cranio e del piede posteriore di questo esemplare con
quelle delle forme italiane già studiate, ci mostra chiaramente che la 9 di toc¬
cavo è identica alla C. s. italica della bassa valle padana.
Le differenze fra la C. s. italica e la mimula del Nord Italia sono così net¬
tamente stabilite che non può esistere dubbio o confusione fra le due forme.
Nella 9 di Soccavo il rapporto fra larghezza e lunghezza del cranio è
44 : 100, cioè identico a quello delle italica , mentre nella mimula tale rapporto
è di 50 : 100. L’esemplare di Soccavo è dunque una vera e propria C. s. italica
quasi per nulla diversa dai singoli esemplari colti nell’Emilia e nelle Marche.
Già nel mio primo lavoro sulle Crocidure, facevo l’ipotesi che la C. s. italica
fosse estesa « in tutte le regioni piane d’Italia e ciò perchè surroga la C. s. mi
mula in un ambiente che è poco diverso dalla maggior parte di quelli delle pia¬
nure italiane ». Il non aver trovati nel Museo di Firenze Crocidure di questa
forma che derivanti dalle Marche, mi fece dubitare che la mia supposizione non
corrispondesse ai fatti, ma ora il ritrovare la C. s. italica nell’Italia meridionale
conferma in modo assoluto la mia prima ipotesi.
Il Miller cita esemplari di C. m. mimula catturati a Viareggio e a Roma
ma dà le misure complete di un’ unica 9 di Viareggio, queste misure ed i loro
rapporti si avvicinano molto più a quelli delle C. s. italica che non a quelli
della C. s. mimula. Anzi si potrebbe dire che sono simili a quelli dell’ italica se
non ci fosse una piccola differenza nel rapporto fra larghezza della scatola cra¬
nica e lunghezza del cranio. Nell’esemplare di Viareggio la larghezza sta alla
lunghezza come 47 : 100, mentre nella italica sta (il più delle volte) come 44:
100 e nella mimula come 50: 100. È pure da tener noto che in Liguria abita
la forma C. s. mimitla sicché Viareggio viene a trovarsi in una località proba¬
bilmente di passaggio fra l’una forma e l’altra.
Oltre agli esemplari di cui sopra ho parlato il Chiar.m0 Prof. Monticelli mi
inviò parecchi individui di Crocidure giovani catturati a Scafati , a Soccavo, e
ad Agnano, dei quali è inutile parlare, e alcuni esemplari di Pachyura etnisca
perfettamente corrispondenti alle descrizioni degli autori.
Bologna, Istituto Zoologico della B. Università, 11 Febbraio 1913.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( 3ST lio va Serie )
VOLUME 4.
Num. 3.
27 Ottobre 1913.
LONGINOS NAVAS S. J.
(Zaragoz a)
Nearópteros del B. Museo Zoològico de Nàpoles
con 4 incisioni
[Ricevuto il 7 luglio 1913 ]
Debiendo presentar en el Congresso de Zoologia de Mònaco una nota sobre
los Mirmeléonidos de Europa, ocurrióse me diiwirme al Prof. Monticelli, Director
del Museo Zoologico de Nàpoles, cuya benevolencia me era bien conocida, rogan¬
dole se sirviese comunicarme los ejemplares que de aquella familia existiesen eu
su museo. La respuesta superò colmadatnente mis esperanzas, pues en carta del
Dr. E. Caroli por orden del Prof. Monticelli se me anunciaba el envio de todos
los Planipennes de su colección procedentes de Europa, Cerdeùa e Italia meri¬
dional.
El envio era de importacela excepcional, pues en él se incluian muchos de
los preciosos tipos de Costa, que yo conocia sólo por descripción y todos los
Planipennes que aun restaban de aquel insigne naturalista. Era preciso dejar la
idea primitiva, de hacer una mera citación de los Mirmeleónidos y se imponia
el redactar una revisión completa, dispuesta por orden de familias, tribus, gé-
neros y especies, corno asi me lo sugeria el mismo Dr. E. Caroli.
Esto es lo que voy a hacer en este articulo, el cual logra con nueva dicha
el honor de la hospitalidad en el Anuario de la Universidad de Nàpoles.
Debajo de? nombre que debe llevar cada especie, se gùn la presente nomen¬
clatura, pondré el que tiene en la colección.
2
1. Familia JPérlidoS
1. Tribù Leuctrinos
1. Gènero Leuctra St.
1. Leuctra sp.
M. di Cava. Un ejemplar en muy mal estado; casi del todo roto.
2. Familia A.SCaléfìdoS
2. Tribù Ascalafinos
2. Gènero Theleproctophy Ila Lef.
2. Theleproctophylla austra/is F.
Lecce. M.° Zool.0 N.° 16162.
3. Gènero Ascalaphus F.
3. Ascalaphus longicornis L.
Dos ejemplares E1 uno con este rótulo: Ascalaphus Macaronius Scopolt ( longicornis
L. var.) Piemonte; E1 otro: Ascalaphus coccajus Oliv. Wallis. Mus. Zool. N.° 43576.
4. Ascalaphus ottomanus Germ.
Ascalaphus. Ungheria. M.° Zool.0 N.° 40553.
5. Ascalaphus ita/icus F.
Ascalaphus Petagnoe A. C. Persano. M.° Zool. N.° 24618.
6. Ascalaphus ita/icus F. var. leucocelia Costa.
Persano. M.° Zool. 24619. Este es sin duda el tipo de Costa, con rótulo escrito de su
propria mano. Van der Weelk (Ascalaphiden, 1908) omite la var. leucocelia al hablar del A.
italicus (p. 293), aunque menciona la forma de alas blanquizcas, y en cambio la pone en
el A. libelluloicles (p. 303), erroneamente. Debe devol verse a su propio sitio o sea al A.
italicus , corno ya lo he hecho en mi Sinopsis de lo Ascalàfidos (Arxiu d’ Estudis Catalans,
Barcelona, 1913).
7. Ascalaphus bceticus Ramb.
Ascalaphus bceticus Ramb. Granata. M.° Zool. N.° 43579.
8. Ascalaphus ictericus Charp.
Ascalaphus ictericus Charp. Granata. M.° Zool. N.° 43580.
3
9. Asca/aphus ictericus Chabp. var. Corsica Ramb.
Ascalaphus corsicus Rakb. Corsica. M. Zool. N. 7788. — Ascalaphus corsicus Rb. Gir-
genti. M. Zool. N. 38124, — Otro ejemplar. (CS) x) loc.P. M. Zool. N. 30524.
3. Familia IVLix'in e le ó nido s
3. Tribù Palpar ino s
4. Genero Pai pare s Ramb.
10. Pa/pares hbelluloides L
Palpares Hbelluloides L. M. Nuovo <$ — Una pare]" a, sin indicación de localidad.
11. Palpares papilionoides Klug.
Palpares papilionoùles Klg. Taurus. M. Zool. N. 43573. Ejemplar incompleto, sin abdo-
men, que parece efectivamente pertenecer a està especie.
4. Tribù Acantaclisinos
5. Genero Acanthaclisis Ramb.
12. Acanthaclisis occitanica Vill.
Acanthaclisis occitanica Vill. Calabria, 9 Lecce.
13. Acanthaclisis boetica Ramb.
Acanthaclisis occitanica Vill. Francia mer. M.° Zool. N.° 43569.
5. Tribù Mirmeleoninos
6. Gènero Myrmeleon L.
14. Myrmeleon formicarius L.
Myrmeleon europus M. L. Germania. M. Zool. N. 45182. — Napoli. M. Zool. N.
7798 — Myrmeleon innotatus Rb Napoli. M. Zool. N. 48150, N. 423051.
15. Myrmeleon nostras Fourer.
Myrmeleon formicarius L. Parona. M. Zool. N. 7796.
!) (CS) serve a distinguere gli esemplari della «Collezione Entomologica Sarda»
costituita dalle specie raccolte in Sardegna (1881-1885) dal Prof. A. Costa ed illustrata nelle
« Notizie ed osservazioni sulla Geofauna sarda ». Memorie sei : Memorie Acc. Se. Napoli : (1) Voi.
9, 1882 (Memoria I) — [2] Voi. 1, 1883 , (Memoria II) — {2) Voi. 1, 1884 (Memeria III) — ( 2 ) Voi.
1, N. 13, 1884 (Memoria IV) — (2) Voi. 2, N. 7 , 1885 (Memoria V) — ( 2 ) Voi. 2, N. 8, 1886
(Memoria VI).
4
16. IVlyrmeleon cinereus Klug.
Myrmeleon disti nguendus Rb. Abruzzi — (CS) Myrmeleon distinguendus. Molenargius. 6.
M. Zool. N. 30527 — ICS) Sassari, N. 29284 fragmentos. N. 32777, fragmentos.
7. Gènero Myrmecoelurus Costa.
17. lì/lyrmecaelurus trigrammus Pall.
Myrmeleo trigrammus Pall. Ungheria. M. Zool. N. 43571. — Myrmeleon flavus R. $
Sicilia. (133) — Otro jemplar. M. Ciro.
18. lì/lyrmecaelurus punctu/atus S trv.
Myrmecaelurus pundulatus Stv. Ungheria. M. Zool. N. 43572.
6. Tribù Creagrinos
8. Gènero Creagris Hag.
19. Creagris plumbea Oliv.
Greagris plumbeus Oliv. Siria. M. Zool. X. 43570. — (CS) pallidipennis. Molenargius
6. M. Zool. N. 30526. — Ungheria — - ( CS) Cagliari 7. — S. Severino. — M. Girò, Palermo
M. Zool N 26689. — (CSi falcipemis Alg. M. Zool. N. 30525.
7. Tribù Gimnocneminos
9. Gènero Gymnocnemia Schn.
20. Gymnocnemia variegata Schn.
Aplectrocnemus multipmctatus. Sin nota de localidad. Pareoe el tipo de Costa. — - S.
Severina.
8. Tribù Dendrolemos
10. Gènero Dendroleon Brau.
21. Dentroleon panterinus F.
Myrmeleon nigrocinctus Rb. Taburno.— Myrmeolon nigrocinctus Rmb. Parma. M. Zool.
N. 7797 — Otro jemplar Piemonte
9. Tribù Neuroleinos
11. Gènero Neuroleon Nav.
22. Neuroleon arenarius Xav.
Myrmeleon variegatus Costa nec Klhg. Napoli. Parece el mismo ejemplar que sirvió
el ano 1855 para la fig. 4 de la làmina IX de la obra de Costa; la posición de las alas
es muy parecida. — N. 48148. — M Ciro. M. Zool. N 22803. Da dachirrirsi.
5
12. (lénero Nelees Nav.
23. Nelees hellenicus Nav.
Mormanno. M. Zoo!. N. 44701.
13. Gènero Macronemurus Costa
24. illlacronemuras appendicu/atus Latr.
Macronemurus appendiculatus Latr. — Myrmeleon nemausiensis Bkh. Borkum. M. Zool.
N. 43568. — Alburno. — (CS) Cagliari. 7. — (CS) Calagone. 6. M. Zool. N. 30528. — Miglie-
rina. — Mormanno. M. Zool. N. 44702. — -Ciro M. Nuovo. M 0 Zool. N.° 23906 — M. Nuovo
— (CS) appendiculatus Cagliari 7. M. Zool. N. 32776 — 1 CS) Terranova. 7. M. Zool. N. 36766.
10. Tribù Formicai eonìnos
14. Gènero Formicaleo Leach.
26. Formicaleo tetragrammicus F.
Myrmeleon tetragrammicus R. Wr. M. Zool. N. 45184. — Myrmeleon tetragrammi¬
cus Pall. Parma. M Zool. N. 7795. — Avezzano.— (CS) tetragrammicus , Laconi. 7. M. Zool.
N. 32773.
4. Familia Nemoptéridos
11. Tribù \'ernop termos
15. Gènero Nemoptera Latr.
27. Nemoptera eoa L.
28. Nemoptera sinuata Oliv.
Creo que estas dos especies de Nemoptéridos vi del Museo di Nàpoles cuando prepa-
raba mi monografia de los Nemoptéridos. Entonces no Ilice especial mención de ellas por
no ofrec'er particularidad ninguna, mas conviene consignarlas en la enutneración integra de
los Planipennes del Museo.
5. Familia Osmilidos
12. Tribù Osmilinos
16. Gènero OsmylllS Latr.
29. Osmylus fulvicephalus Scop.
Osmyliis maculatus F. Vallombrosa. M. Zool. N. 37365. — Osmylus maculatus. Poggio. —
Osmylus maculatus var. Abr.
6
30. Osmylus multipunctatus Mac Lachl.
Kallimarurnia.
6. Familia Dilaridos
13. Tribù Dilarinos
17. Gènero Di dar Nat.
31. Didar parthenopaeus Costa
Dilar parthenopaeus. Ya estudiado por mi en otra ocasión. (Vèaise: Ann. M. Z. Univ. Na¬
poli, Voi. 3, N. il, 1910).
32. Didar meridionalis Hag.
Didar meridionalis Ho. Castiglia. M. Zool. N. 43315. Un ejemplar imperfecto , sin
abdomen, que parece en efecto pertenecer a està especie.
7. Familia Hemeróbidos
14. Tribù Sisirincs
18 Gènero Berotha Walk.
33. Berotha fulva Costa.
Isoscelipterum fulvum. Fs sin dada el ejemplar tipico qae sirvió a Costa para la des-
cripcion y figura de la especie, pues la fig. 3 A de ia làmina 13 es idèntica ai ausino en
sa misura posición.
Respecto al valor del gènero Isoscelìpteron comparado con el anterior Berotha Walk.
1860, ya Hagen en 1866 los identiticó. Las descripciones caracterìsticas de ambos autores no
coinciden en un todo, parte porque uno cita caracteres que el otro omite y parte porque al-
gùn caràcter de uno y otro parecen oponerse ; pero sin embargo la oposición no es ciara.
Walker dice, por ejemplo , que el ala anterior de la Berotha es falciforme , y asi lo son
con toda evidencia las de las especies orientales para las que creò el gènero ; pero en el
I. fulvum también lo es algo. Por el contrario Costa dice que el protórax de su Isosceli-
pteron es mas largo que anello y casi cilìndrico, al paso que el de la Berotha segun W al-
ker es casi madrado ; mas en realidad es asimismo semejante al de la especie europea.
Teniendo en cuenta estas consideraciones creo se pueda y deba reducir la especie de Costa
al gènero Berotha Walker. mas antiguo.
19. Gènero Sisyra Burm.
34. Sisyra fuscata Fr.
Hemerobius fuscatus, Fabr. (CSj Porto Torres. M.° Zool. N.° 29286, JST.° 32778.
35. Sisyra iridipennis Costa (Fig. 1)
(CS) Milis. 8. M. Zool. N. 32779. — ICS) Muravera 4 M.° Zool. N. 30527. Ampliaré
la diagnosis de Costa (Acc. Se. Napoli, 1884) muy corta y poco conocida.
<
Similis S. terminali Curt.
Caput ferrugineum, fusco suffusum, labro flavo ; palpis straraineis, labialibus articulis
duobus ultimis ferrugineo-fuscis , ultimo grandi , triangulari-elongato ; antennis stramineis,
stramineo pilosis, articulis duobus primis f'uscis
Thorax inferne stramineus, superne in pro-et mesonoto fuscus, in metanoto subtotus
stramineus.
Abdomen stramineum, superne lineis trans versis fuscis.
Pedes cylindrici, straminei.
Alae hyalinae, irideae, oblonga, apice elliptice rotundatae; reticulatione flavida (in vivo
forte viridescente) ; stigmate vix sensibili.
Ala anterior membrana leviter flavo tincta; sectore
radii tribus ramis furcatis; 3 venulis inter sectorem et
radium ; procubito repetito furcato, 2 venulis cum cu¬
bito connexo, una cum ramo primo sectoris; cubito una
venula cum suo ramo simplici conjuncto ; aliquot ve¬
nulis in tertio basilari.
Fig. i. - Sisyra iridipennis Costa. - Ala an- Ala Posterior hyalina. pallidior. similiter constructa;
terior. sectore radii fortiter curvato, tribus ramis.
Long. corp. 3 mm.
— al. ant. 5 »
— — port. 4’ 5 »
20. Genero Neurorthus Costa
36. Neurorthus fallax Ramb. ( Fig. 2).
Mucropalpus fallax Ramb.
Sartena amcena Hag.
Con el nombre de Neurorthus iridipennis n.
Asproin hallo un ejemplar muy detori orado , que
parece referirse al Sallax Ramb. El dibujo del ala
posterior (Fig. 2) podrà confirmar o acaso destruir
mi opinion, ya que no he visto ejemplar entero
y la descrición es insufìciente.
15. Tribù Hemerubinos.
21. Genero Hemerobius L.
37. Hemerobius micans Oliv.
Pollino. M. Zool. N. 44706.— Cancello — (CS) lutescens. Aritzo 7. M. Zool. N. 32787.—
Boschi di Serra — Mucropalpus irroratas. .VI atese 4790.
8
38. Hemerobius nitidulus F.
Hemeromus nitidulus Fab. Wallis, M. Zool. N. 43592. — Hemerobius pellucidus Wlk.
Germania. M. Zool. N. 45186.
39. Hemerobius str/gosus Zett.
Hemerobius strigosus. Wallis M. Zool. N. 43593.
40. Hemerobius lutescens F.
Hemerobius lutescens Fab. Camaldoli, — (CS) Montenuovo 8. M. Zool. 32782. — M.
Zool. N. 43594.
22. Genero Boriomyia Banks.
41. Bonomya subnebulosa Steph.
4 Lucropalpus distinctus Rb. Napoli 48.25 . — (CS) distinctws. Desulo. M. Zool. N. 32780. —
Micromus sp. M. Zool. N. 7806. — Cerignola. M. Zool. N. 28498. — M. Zool. N. 43590. —
Alpi. M. Zool. N. 78.08.
23 Gènero Sympherobius Banks.
42. Sympherobius e/egans Steph.
Hemerobius elegans St. WalLis. M. Zool N. 43588. — -(CS) Correboi, 8. — (CS) Ploa-
ghe. 8. — Mucropalpus parvulus Rb. Napoli. — G. Sasso.
43. Symperobius conspersus Nav.
Nuevo para Italia, parvulus var. (CS) M. di Desulo. 7. — c CSj Oràni. 8. — -Valle di Bru-
gjano. — Paglietta. — (CS) Correboi. 8. — - (CS) Ploaghe. 8. — iCS) Vitrilano.
24. Gènero Niremberge Nav.
44. Niremberge inconspicua Mac Lachl. (Fig. 3).
Fig. 3. Niremberge inconspicua M. L.
Hemerobius inconspicuus , M. L. Vallis. M. Zool. N. 43.
314. — N. 43591.
Al gènero Niremberge Nav. refiero el Hemerobius in¬
conspicuus Mac. Lachl. Sus alas (Fig. 3) la distinguen de
los géneros Symgjherobms, Hemerobius y Boriomyia con
los cuales tiene mas afinidades. En el ala posterior se ve
una venilla entre el sector y el radioy corresponde a la
serie externa incoada de las gradiformes, de que carece
el Sympherobius.
9
25 Gènero Megalomus Ramb.
45. Megalomus hirtus L.
Megalomus hirtus Lin. Wallis M. Zool. N. 43587. — Megalomus tortricoides Rb. M.
vergine (54651).— Sila — Micromus? hirtus? Piemonte M. Zool. N. 7809.
46. Megalomus pyraloides Rajib.
Megalomus pyraloides Rb. Napoli. Reggio.
26 Gènero Micromus Ramb.
47. Micromus paganus L.
Micromus paganus Vill. M. Zool. N. 43584. — Micromus Rbr. ( Hemerobius ) lineosus.
Ramb. Alp. mar. M. Zool. N. 7804.
48. Micromus aphidivorus Schr.
Micromus R. ( Hemerobius ) tendinosus? Ramb. M. Zool. N. 7807. — SVI aj ella. M. Zool.
16041 — N. 16040. — Mucropalpus meridionalis. Piemonte. Costa. Reggio, Solfatara.
Hagf.n (Proc. Boston Soc. Nat. Hist. 1866, p. 281) se inclina a creer que el Mucro¬
palpus meridionalis Costa sec idèntico al Micromus angulatus St . = aphidivorus Schr. Efec-
tivamente los dos ejemplares que tengo a la vista pertenecen sin duda al gènero Micromus
aunque difìeren en la pintura. Respecto de las lìneas pardas del ala anterior caracteristicas
del aphidivorus anade el mismo Hagkn (1. c. p. 282). « The interseeting longitudinal bands
are not mentioned (en la description de Costa), but they ave ot'ten very faint ». Dichas
lineas en uno de los ejemplares, el de Reggio, son bien sensibles, en el de Solfatara poco
manifestas ; pero en lo demàs convienen con el verdadero aphidivorus.
49. Micromus variegatus F.
Micromus variegatus F. Camaldoli. — Gr. Sasso — Aspromonte — Majella, M. Zool. N.
Vallambrosa. M. Zool. N. 37382. — M. di Cava. — Sila g. — Tiriolo.
8. Familia CriSÓpidoS
16. Tribù Crisopinos
27 Gènero Chrysopa Lench.
5U. Chrisopha vu/garis Leach.
Hemerobius perla Lin. Napoli. 28. M. Zool. N. 45180 — Chrysopa flavifwns Br. Wallis
M. Zool. N. 43313. — vittata Wsm. Castro vii lari. M. Zool. N. 704. — Avezzano. M. Zool.
N. 44925.— S. Severina. — Monticchio — Spagna. — (CS) Capo Figari. 7. M. Zool. N. 36294 —
Mormanno — Solfatara.
51. Crysopa pallida Schn.
Especie rara en las colecciones. Hemerobius erythroceplialus . Boschi di Serra. M. Zool.
N. 22804.
10
52. Chrysopa abbreviata Curt.
Chrysopa dorsalis Burm. Wallis. M. Zool. N. 43582. — Chrysopa phyllochroma Wsm.
Germania. M. Zool. N. 45185.
53. Chrysopa formosa Brau. (Fi,g. 4)
Chrysopa Burmeisteri Schm. Castrovillari — Hemerobius Beckii. (CS) Scala di Giocca.
8. M. Zool. N. 32787. Un ejemplar lleva el rótulo:
Hemerobius Beckii A. Costa Napoli. Pare ce
ser el tipo. Lo refiero a la Chrysopa formosa
Brau., aunque los dimensiones sean algo ma-
yores de lo ordinario. El dibujo del ala an-
terior, haciendo resaltar lo negro, es anàlogo
al de la formosa y da idea de està forma
(Ifig. 4). Las dimensiones del ejemplar que
tengo a la vista son : longitud del cuerpo, 10,
min., del ala anterior. 16. 5 mm.; del ala posterior, 14 mm.
54. Chrysopa septempunotata Wesm.
Chrysopa punctata W. (CS) Scala di Giocca. 8. j\I. Zool. N. 32786. — M. di Cava. —
Napoli.
55. Chrysopa prasina Burm. var. adspersu Wesm.
Chrysopa prasinus Rmb. (CS) Ploaghe. 8. M. Zool. N. 32789. — Lagopesole. — Avezzano.
M. Zool. N. 44926. — Camaldoli. — Taverna. — Ch aspersa Wesm. Vallombrosa. M. Zool.
N. 37367.
56. Chrysopa prasina Burm. var. pwnctigera Sel.
Un ejemplar.
57. Chrysopa prasina Burm. var. Zelleri Schm-
Scandale. (CS) Siniscola. 7. — Mormanno.
58. Chrysopa prasina Burm. var. striata Nav.
Hemerobius Bambinài n. prasinus Ramb. Abruzzi. 25. — prasina Wsm. Lagopesole. M..
Zool. N. 44705.
59. Chrysopa perla L.
Hemerobius clirysops L. llontevergine. — Chrysopa reticolata Evans. Valiombrosa. M. Zool.
N. 37366. — Chrysopa ventralis Ct. Germania M. Zool. N. 43583.
60. Chrysopa Genesi Ramb.
Chrysopa G-enei. (CS) Siniscola 7. M. Zool. N. 36253. — Calabria. — Majella. — Solfa¬
tara — (CS) Ploaghe. — Hemerobius neglectus. A. Costa. Calabria.
Fig. é Hemerobius Beckii. Costa. — Ala anteriore.
11
17. Tribù Notocrisinos
28. Gènero Nohtochrysa Me. Lachl.
61. Nothochrysa italica Rossi.
Hemerobius italicus Ros. Caraaldoli di Torre. — Castrovillari. M. Zool. N. 44703. —
Reggio.
9. F amili a Ft&ficliclos
18. Tribù Baphidini nov.
(Pterostigmate diviso; thyridio praesente).
29. Gènero Raphidia L.
62. Raphid/a ophiopsi L.
Raphidia ophiopms s. n. Lancaldoli. — R. opMopsis v. pallip'es. n. Montevergine. M.
Zool. N. 34336.
63. Raphidia cognata Ramb.
Ejemplar muy deteriorado que lleva el rotalo ’ colubroides' . La R. colabroides Costa=
R. cognata Ramb.
64. Raphidia a/oysiana Costa
Sin indicasión de localidad.
65 Raphidia xanthostigma Schum.
Raphidia xanthostigma Schum. Germania. M. Zool. N. 45187.
19. Tribù Inocellini nov.
(Pterostigmate indiviso; siile thyridio).
30. Gènero Inocellia Schm.
66. Inocellia crassicornis Schn.
Inocellia crassicornis Schn.
10. Familia M&ntlSpidoS
20. Tribù Mantispinos.
31. Gènero Mantispa III.
67. Mantispa perla Pall.
Mantispa perla Pall. Montevergine. 34547. — Leuca. 841089.
Zaragoza, 3 de Julio de 1913.
Napoli - R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( IST tao va Serie )
VOLUME 4.
Narri. 4.
11 Marzo 1914.
Dott. NICOLA FACCIOLLA
(KTapoli)
Cirripedi
raccolti dal Cap. G. Cicerchia nel viaggio di circumnavigazione
della R. Corvetta « V e 1 1 o r Pisani »
(1882 1885)
(8 incisioni)
[ Ricevuto il 31 Luglio 11)13}
Per incarico affidatomi dal direttore del Museo Zoologico, prof. Monticelli,
ho studiato la collezione dei Cirripedi, raccolta dall’ allora capitano Chierchia a
bordo della R. Nave « V e 1 1 o r Pisani» nel viaggio di circumnavigazione dal
1882 al 1885 1), e che attualmente si conserva nel Museo Zoologico della R.
Università di Napoli 2).
Lo studio di questo materiale, quantunque conservato in alcool da quasi un
trentennio, mi ha permesso di identificare tutte le specie raccolte. Di queste,
parte appartengono alla fauna litorale, parte alla fauna pelagica, il maggior nu¬
mero è rappresentato da forme già note, molte delle quali mi hanno dato oc¬
casione di portare un nuovo contributo alla conoscenza della loro distribuzione
geografica o di mettere in evidenza caratteristiche specifiche finora non notate
da altri: mi è riuscito inoltre di riconoscere anche una nuova specie.
J) Chierchia, GL— Collezioni per studii di Scienze naturali fatte nel viaggio intorno al mondo
dalla R. Corvetta « Vettor Pisan i » (Comandante Gl. Palnmbo) 1882 1885: Rio. Marittima, 1885.
2) Le collezioni della «Vettor Pisani» furono depositate nella Stazione zoologica di
Napoli. Il residuo materiale di queste raccolte fu dal Prof. A. Dors cortesemente donato al
Museo zoologico della R. Università di Napoli.
La terminologia da me adottata nella illustrazione delle specie enumerate nel
presente scritto, è quella proposta dal Gruvel nella Monografia dei Cirripedi. E
poiché in questa è ampliamente riportata la bibliografìa fino all’epoca della sua
pubblicazione (1905), citerò nella sinonimia delle specie da me elencate le opere
non riporttate dal Gruvel o posteriori alla Monografia di questi.
Nella collezione in esame sono rappresentate 16 specie appartenenti a 6 ge¬
neri come segue :
Peduneulata
Fam. JPentaspidae
Gen. Lepas L. 1767.
1. Lepas anserifera L., 1767.
2. Lepas denticulata Grovel, 1900.
3. Lepas anatifcra L., 1767. — L. anatifera, L. var. panciata Darwin, 1851.
4. Lepas australis Darwin, 1851.
Fam. A.naspidae
Gen. Heteralepas Pilsbry, 1907.
5. Heteralepas indica Gruvel, 1901.
Opereulata
Fam. Hexameridae
Gen. Balanus Da Costa 1778.
6. Balanus tintinnabulum L., 1767, var. communis Gruvel, 1905.
7. Balanus psittacus Molina, 1782.
S. Balanus armatus Fr. Muller, 1867.
9. Balanus Icevis Bruguièke, 1789.
10. Balanus improvvisus Darwin, 1853.
11. Balanus amphitrite Darwin, 1853, var. cirratus Darwin, 1853.
12. Balanus amaryllis Darwin, 1833, var. roseus Gruvel, 1905.
Gen. Platylepas J. F. Cray, 1831.
13. Platylepas bissexlobata de Blainville, 1854.
14. Platylepas conica n. sp.
Fam. Tetrameridae
Gen. Tetraclita Schumacher, 1817.
15. Tetraclita porosa Gmelin, 1789, var. communis.
Gen. Elminius Leach, 1825.
16. Elminius Kìnyi J. E. Cray, 1831.
3
Elenco delle specie
Pedunculata
Fam. JFentaspidae
Gen. Lepas L., 1767.
1. Lepas anser/fera L., 1767.
Lepas anserìfera L., 1767, p. 8210.
» » Darwin, 1851, 1 p. 81.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 106.
» » Pilsbry, 1907, 1 p. 108.
» » Osorio, 1907, p. 149.
» » Annandale Lloyd, 1908, tav. 3, tìg. 2-7.
» » Gruvel, 1912, 9 p. 344 e tav. 347.
Stretto di Malacca, 11 Febbraio 1885. — Sopra un tronco galleggiante x).
Singapore , Gennaio 1885. — c. s.
E rappresentata nella collezione da parecchi esemplari raccolti in differenti località e di
cui alcuni sono adulti, altri sono giovani in diversi stadi di sviluppo.
Le Lepas della prima località sono le più numerose e si trovano isolate o riunite in gruppi
formati da individui piccoli e grandi insieme.
Il peduncolo è molto corto: quasi la terza parte di quella del capitulum, di color aran¬
ciato alla parte inferiore, bruno alla parte superiore. Negli esemplari più grandi il c ap itulum
misura:
Lunghezza m/m. 29
Larghezza m/m. 18.
Le altre Lepas non furono raccolte dal capitano Cicerchia ma da un signor Gaggino * 2).
Sono tutti esemplari isolati e ben conservati, molto più piccoli di quelli innanzi descritti
con placche delicatamente striate.
In questi esemplari il capitulum nei più grandi misura:
Lunghezza m/m. 15
Larghezza m/m. 11.
J) Gli habitat delle singole specie sono fedelmente riprodotti dai cartellini autografi del Crierchia.
2) Il sig. Gaggino, scrive il Chierchia (op. cit. p. 105), nostro connazionale , già capitano ma¬
rittimo ed oggi uno dei primi negozianti della piazza regalò per la collezione scientifica della
« Vettor Pisani» molto materiale ottenuto dalle draghe del piroscafo addetto al ser¬
vizio telegrafico di quei mari. Sono esemplari non ben conservati ma degni d’interesse, giacché
trattasi di animali venuti su da 130 metri in un mare quasi inesplorato.
4
2. Lepas denti culata Gruvel,' 1900.
Lepas denticulata Gruvel, 1900, 1 p. 241.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 106.
Porto Lagunas (Arcipelago di Conos), Dicembre 1882. — Pescata con la draga a 60
metri di profondità.
La Lepas denticulata desciùtta dal Gruvel fu trovata nella Baia di Honda (Filippine):
E rappresentata nella collezione da pezzi staccati.
Il Chierohia parlando delle raccolte zoologiche fatte a porto Lagunas scrive: « attaccati
alle pietre vivono una gran quantità di Gasteropodi , piccoli Cirripedi ed altri animali non
riconosciuti. Ovunque si affondava la draga, veniva sempre su piena di animali di specie
diverse ma viventi in spazii limitati, e se gli esemplari avuti erano in cattivo stato o pochi,
bastava ripetere il lavoro nella medesima località per averne degli altri » (op. cit. p. 48).
Questa specie fu descritta dal Gruvel nel 1900, nè dopo di allora alcun altro autore l’ha
ritrovata. Benché nella collezione manchino esemplari interi, purtuttavia nei pezzi staccati
ho potuto perfettamente riscontrare i caratteri della specie indicati dal sullodato autore.
La carena infatti presenta la cresta mediana dorsale con quattro denti ed altri più
piccoli ira i primi: il dente umbonale all’angolo interno dello scuto sinistro.
S c ut a con margine occlusore convesso fortemente saliente anteriormente: presenta verso
la parte superiore, quattro fortissimi denti ed è solcato da molte linee longitudinali di cui
le prime tre o quattro (cominciando dal margine occlusore) , presentano verso la parte in¬
feriore delle piccole sporgenze che sotto al microscopio paiono altri piccoli denti. Le linee
longitudinali sono attraversate da tre linee trasversali.
Terga trapezoidali con strie che vanno dall’umbone al bordo basale.
I pezzi esaminati, non corrispondenti a quelli di uno stesso individuo, non mi hanno per¬
messo di determinare con esattezza le dimensioni del Capitulum, ma certamente le dimen¬
sioni in lunghezza e larghezza mi risultano di pochi mm. e corrisponderebbero perciò a
quelle riportate dal Gruvel :
Lunghezza del cap itulum m/m. 2.5
Larghezza » » m/m. 1.65
Del peduncolo nessuna traccia.
3. Lepas anatifera L., 1767.
Lepas anatifera L., 1767, p. 3211.
» » Darwin, 1851, 1 p. 73.
» » Gruvel, 19U5, 4 p. 105.
» » Pilsbry, 1907, 2 p. So.
» » ZlMMERMANN, 1906, p. 293.
» » Kruger, 1910, p. 23.
» » Gruvel, 1912, 9 p. 348.
Isole del Capo Verde , 26 Maggio 1882. — -Attaccati ad un tronco galleggiante.
Schjelman, 25 Novembre 1913. — Su di un’alga trasportata dalla corrente.
Assab, 28 Luglio 1884. — c. s.
Questa specie è largamente rappresentata nella collezione essendo stata raccolta in di¬
verse località: essa offre spiccate variazioni nelle dimensioni, sia secondo le differenti lo-
5
calità, nelle quali è stata riscontrata, sia per i numerosi stadi di sviluppo che si riscontrano
in quelli trovati in una medesima località.
Le Lepas raccolte nella prima località si trovano isolate o riunite in gruppi numerosi: fra
esse si trovano gli esemplari di maggiori dimensioni.
I più grandi misurano:
Lunghezza del peduncolo m/m. L45
Larghezza » » m/m. 22
Lunghezza del capitulum m/m. 45.
Larghezza » m/m. 32
II Chierchia nella sua relazione sul viaggio della « Vettor Pisani » parlando di
queste Lepas scrive : « La mattina del 26 (maggio 1882) 11 vento era calmato , un grosso
tronco di pino era in vista: avvicinatolo mettemmo in panna per ricuperarlo. Meno la pic¬
cola parte di superficie che nel galleggiare del legno trovavasi quasi all’ asciutto , il resto
del tronco era quasi completamente coperto di Lepas che andavano crescendo a misura che
si discendeva verso la parte inferiore. Taluni di quei cirripedi avevano la lunghezza di 30
cm. ed erano talmente fìtti che per averne esemplari isolati fu necessario adoperare il col¬
tello ». (op. cit. p. 27). Probabilmente il Chierchia, misurò gli esemplari a peduncolo disteso,
perchè misurando gli esemplari conservati in alcool a peduncolo raggrinzito non m’è riu¬
scito trovare esemplari lunghi 30 cm.
Le Lepas anatiferc trovate a Schjelman non sono molto ben conservate. Hanno terga
e s c u t a lisci e bianchi.
I caratteri di queste parti però corrispondono tipicamente a quelli della Lepas anatifera..
Le dimensioni sono molto inferiori a quelle degli esemplari delle Isole del Capo Verde:
misurano infatti :
Lunghezza del peduncolo m/m. 11
Larghezza » » m/m. 4
Lunghezza del capitulum m/m. 17
Larghezza » » m/m. 12
Gli esemplari raccolti ad Assab somigliano perfettamente per le dimensioni e la colora¬
zione a quelle di Schjelman.
Della Lepas anatifera ho riconosciuto nella collezione anche la:
var. punctata Darwin, 1851. p. 75
Uluthi (Australia), 26 Agosto 1884. — Raccolti sopra un tronco galleggiante lungo 6
metri.
Queste Lepas raccolte in una pesca pelagica (come risulta dal cartellino del Chierchia) pre¬
sentano spiccatamente le linee diagonali di macchie bruno - scuro caratteristiche di questa
varietà: macchie che vanno dall’umbo al bordo occlussore dello scuta e con una soia ap¬
pendice filamentosa ben sviluppata.
Gli esemplari sono riuniti in gruppi, « essi però, scrive il Chierchia, non erano così fitti
e grossi come quelli trovati in circostanze simili due anni prima nell’ Oceano Atlantico
(Isole del Capo Verde). » (op. cit. p. 42). I più grandi misurano:
Lunghezza del peduncolo m/m. 15
Larghezza » » m/m. 9
Lunghezza del capitulum m/m. 36
Larghezza » » m/m. 23.
4. Lepas austra/is, Darwin, 1851
Lepas àustralis Darwin, 1891, 1 p. 89.
» » Hokk, 1883, 1 p. 41.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 109.
» » Gruvel, 1907. 5 p. 163.
» » Gruvel, 1912, 9 p. 348.
Valparaiso, Gennaio — Febbraio 1883. Raccolti sotto la carena della barca a vapore
di bordo dopo 45 giorni che stava in mare.
Pochi esemplari non troppo bene conservati perchè le placche del c a p i t u 1 u m, minute, tran -
slucide, jaline, facilmente si staccano dal resto dell’animale.
Carena piatta leggermente concava. Forche piatte a punta che divergono quasi di 120°.
Ho notato questa divergenza delle forche perchè il Gruvel vi ha trovato solo divergenza di 75°.
La lunghezza del capitulum di min. 25,6 concorda quasi con quella riportata dal Darwin
e dal Gruvel ma può raggiungere dimensioni più grandi ; difatti I’Hoek nella collezione
dello «Challenger» ha trovato esemplari con capitulum di mm. 33,6.
Comune in tutto l’Oceano Antartico attaccato a pezzi di Laminaria. Non era stata ancora
trovata lungo le coste del Chili (Valparaiso).
Fam. A.naspidae
Gen. Heteralepas Pilsbry 1907
i
5. Heteralepas indica Gruvel, 1901.
Alepas indica Gruvel, 1901, 2 p. 259.
» » Gruvel, 1902, 3 p. 273.
» » Gruvel 1905, 4 p. 162.
» » Annandale, 1909, 2 p. 59. tav. 6-7.
» » Gruvel, 1912, 9 p. 348.
Heteralepas indica Pilsbry, 1907, 1 p. 102.
» » Pilesbry, 1907, 2 p. 185.
» » Pilesbry, 1911, 4 p. 35.
Singapore, Febbraio 1885.— Su tronchi galleggianti.
Molti esemplari non tutti ben conservati. Gli animali sono riuniti in piccoli gruppi da 6
a 12. I più grandi misurano :
Lunghezza del peduncolo m/m. 75.
Larghezza » » m/m. 15.
Lunghezza del capitulum m/m. 25.
Larghezza » » m/m. 22
7
I più piccoli misurano la lunghezza complessiva del peduncolo m.m. 10. Notevoli le di¬
mensioni dei più grandi perchè il Gruvel che per primo ha descritta questa specie ha tro¬
vato esemplari con lunghezza del peduncolo e capitulum alquanto più piccoli, ossia:
Lunghezza del peduncolo m/m. 70
Larghezza » » m/m. 13,5
Lunghezza del capitulum m/m. 21
Larghezza » » m/m. 18.
Operculata
Fam. E xa me rida e
Gen. Balanus Da Costa, 1778.
6. Balanus tintinnabulum L., 1767.
var. communis Gruvel, 1905.
Lepas tintinnabulum L., 1767, p. 3208
Balanus tintinnabulum Darwin, 1854, 2 p. 195, tav. 1, fìg. a e b.
» » Hoek, 1883, 1 p. 147, tav. 12, fìg. 18-19
» » Gruvel, 1905, 4 pag. 211.
» » Sinel, 1906, p. 224, var. communis p. 164.
» >> Pilsbry, 1910, 3 p. 65.
» » Kruger, 1910, p 46.
» » Gruvel, 1912, 9 p. 345 e 350.
Gli esemplari raccolti furono trovati parte sulla carena della barca a vapore dopo un mese
e mezzo di mare e parte sulla carena della nave (al massimo dieci mesi di vita: così il
cartellino del Chierchia).
Quelli della carena della barca a vapore furono raccolti a Taboga e si trovano isolati
o in gruppi di due o tre. Benché il guscio sia già molto spesso pure le dimensioni sono
molto inferiori a quelle delfaltro gruppo; hanno cioè il diametro della base da m.m. 16 a
m.m. 7. L’altro gruppo trovatosi sulla carena della nave (al massimo dieci anni di vita —
c. s. — ) comprende otto individui riuniti in un sol gruppo con molti altri piccolissimi sulla
loro superficie in via di sviluppo. Sono esemplari molto più grandi dei precedenti , difatti
hanno il diametro della base da m.m. 30 a m.m. 18.
7. Balanus psittacus Molina, 1782.
Lepas psittacus Molina, 1782, p. 204.
Banalus psittacus Darwin, 1854, 2 p. 206, tav. 2, fìg. a, b.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 217.
» » Vayssiere, 1905, p. 161, tav. 1, lìg. 1-4.
» » Pilsbry, 1907, 2 p. 200.
» » Mavrodiadi, 1908, p. 66.
» » Pilsbky, 1910, 3 p. 66.
Canale di Darwin, Dicembre 1882.
Chiloé, Dicembre 1882.
Valparaiso, Gennaio, Febbraio 1883.
Panama, Febbraio 1884.
La data della pubblicazione originale della prima descrizione del B. psittacus riferita dal
Molina non era stata finora accertata. L’ indicazione della data secondo Darwin (1788), a
8
cui certamente si riferisce il Gruvel mi risulta erronea. Il Pilsbry assegna, invece, alla specie
in esame la data del 1782, ma non avendo letta l’opera originale del Molina dubita an-
ch’esso della data che riporta. Io ho potuto consultare l’opera originale del Molina che si
conserva nella Biblioteca Universitaria di Napoli. « Saggio sulla Storia Naturale del Chili
etc. » i v. Bibliografia) e posso ben determinare la data di questa specie che « risulta
essere il 1 782 (Vedi op. cit. Libro 4, p. 204). Credo pertanto opportuno riprodurre ciò
che il Molina scrive: « Il genere delle Lepadi o Patelle, contiene molte specie in tutta questa
costa, le quali per la maggior parte sono buone da mangiare. I paesani fanno particolare
stima dei becchi di pappagallo, Lepas psittacus. i quali sono della famiglia delle
Conche anatifere, ed abitano da 15 o 20 rinchiusi nelle celle di una piramide di natura
cretacea, che essi medesimi si fabbricano attaccandola alle rupi marine più scoscese, pre¬
cisamente fin dove arrivano le schiume delle maree, dalle quali traggono il loro nutrimento
per un foro, che vi è in ogni cellula. La conchiglia di questi testacei si compone di due
pezzi grandi e di quattro piccoli, i due grandi che sporgono in fuori hanno la medesima
figura del becco di pappagallo. Quindi è derivato il loro nome. Questi animali sono simili
a quelle delle ghiande marine, ma le loro braccia sono assai più corte , e la loro carne è
bianca, tenera e di eccellente sapore. Cavati fuori dal mare si mantengono vivi dentro il
loro alveare per quattro o cinque giorni , allungando di quando in quando il becco per
respirare ».
Gli esemplari raccolti dal Chierchia si trovano isolati o riuniti in gruppi: tutti portano
delle forme giovani attaccati alla muraglia
Quelli raccolti nel Cliiloe, sono riuniti in gruppi di 4 o 5, guscio conico. Vi si riscon¬
trano gli esemplari di massima dimensione. Il Chierchia difatti scrive : « I Balanus qui
raggiungono considerevoli dimensioni : hanno i cirri colorati in azzurro con variazioni di¬
stinte ; dello stesso colore più carico è pure la membrana che unisce le due valve ciascuna
armata di un duro tentacolo » (op. cit. p. 48): i più grandi misurano:
Altezza m/m. 104
Diametro massimo della base m/m. 70
Gli esemplari raccolti a Punta Arenas, isolati anche essi, sono conici: misurano:
Altezza m.m. 82.
Diametro massimo delia base m.m. 44.
Gli esemplari del canale di Smith sono spiccatamente cilindrici: misurano :
Altezza m.m. 75.
Diametro massimo della base m.m. 36.
Gli esemplari del Canale di Darwin sono abbastanza regolarmente conici: misurano :
Altezza m.m. 62.
Diametro massimo della base m.m. 51.
Sulla muraglia di questi esemplari si vedono attaccati vari molluschi bivalvi , mentre
tra le anfrattuosita di essa e dei raggi si trovano dei tubi di Anellidi.
8. Balanus armatus Fr. Muller, 1867.
Balanus armatus Muller Fr., 1867, p. 329.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 224.
» » Pilsbry, 1907, 2 p. 179.
Valparaiso, Gennaio 1883. — Attaccati ad un’alga.
Pochi esemplari d’individui giovanissimi. Notevole la località dove è stato pescata questa
specie, perchè, secondo il Gruvel, si trova nell’Atlantico, sulle spugne.
9
9. Ba/anus laevis Bruguière, 1789.
Balanus laevis Bruguière, 1789, tav. 164, fig. 1.
Darwin, 1854, 2 pag. 227, tav. 4, fig. 2.
Hoek, 1883. 1 p. 150, tav. 7, fig. 2-3.
Gruvel, 1905, 4 p. 228.
Pilsbry, 1910, 3 pag. 68, tav. 19, fig. 5-9.
Punta Arenas, Novembre 1882. — Su conchiglie di bivalvi.
?. Dragando a 40 a 70 m. in vari ancoraggi. — c. s.
Questa specie è propria dello stretto di Magellano.
La collezione della « Vettor Pisani » è ricca di esemplari che vivono su con -
chiglie di molluschi Lamellibranchi e Gasteropodi, formando delle masse compatte di varia
forma, arrotondati, triangolari, piramidali.
Guscio coverto da una membrana giallastra, limitata per lo più alla parte inferiore ma,
che alle volte lo ricopre interamente.
S c u t a con un grosso solco longitudinale , profondo , con un accenno di strie tra¬
sversali.
La base adatta la sua superficie su cpiella delle conchiglie su cui aderisce.
Le dimensioni dei più grandi sono :
Altezza m.m. 19.
Diametro massimo della base m.m. 20.
Gli esemplari pescati dragando in vari ancoraggi da 40 a 70 metri senza località de¬
terminata hanno dimensioni molto minori di quelli di Punta Arenas, probabilmente si tratta
di forme giovani.
10. Ba/anus improvvisus Darwin, 1853
Balanus improvvisus Darwin, 1853, 2 p. 182.
» » Filatowa, 1902, p. 379.
» » Bahls, 1903, p. 1.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 231.
» » Gurvel, 1907, 5 p. 105.
» » Gruvel, 1912, 9 p. 345.
Sulle banchine di Rio-Janeiro, Agosto 1882. — Su conchiglie di bivalvi.
Parecchi esemplari riuniti in gruppi da 8 a 12 con guscio bianco, liscio. Sono esem¬
plari piuttosto piccoli ; i più grandi misurano :
Altezza m.m. 6.
Diametro della base m.m. 8.
10
11. Ba/anus amphitnte Darwin, 1853,
var. cÀrratus Darwin, 1853.
Balanus ampliitrite Darwin, 1853, 2 p. 240.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 222.
» » Annandale, 1908, 1 p. 40.
» » Pisbry, 1907, 2 p. 190.
» » Gruvel, 1907, 6 p. 105.
» » Mavrodiadi, 1908, p. 102, tav. 1, fig. 1-6.
Hong-Kong , Novembre 1884. — Sull’ancora dopo 70 giorni che era a fondo.
Porto di Honolulu, Luglio 1884. — Sopra un pezzo di legno tenuto immerso 17 giorni.
Gli esemplari pescati nella prima località sono riuniti in un gruppo d’individui molto ser¬
rati fra loro. Orifizio dentellato, romboidale ; guscio di color bianco-bruno con strie longi¬
tudinali color bruno porpora, macchiate trasversalmente di bianco.
Vive in abbondanza in quei mari. « Una prova, scrive il Ohierchia, della prepotente vita
animale in quei paraggi, in condizione di quiete, lo dimostrò la catena e l’ancora affondata
per il corso di 69 giorni. Sulle maglie erano già cresciuti numerosi Balanidi ed una quan¬
tità di Briozoi » (op. cit. pag. 100).
Le dimensioni di questi esemplari sono variabilissime dai più piccoli che hanno il dia¬
metro della base di quasi !/2 m/m. ai più grandi le cui dimensioni sono :
Diametro della base m/m. 13.
Altezza m/m. 9.
Gli esemplari pescati nel Porto di Honolulu: sono piccoli, isolati, mal conservati ; sono
individui giovani, con guscio bianco e strie longitudinali di colore oscuro simile alle prece¬
denti. I più grandi misurano:
Diametro della base m/m. 8.
Altezza m/m. 4-2.
12. Balanus amaryllis Darwin, 1853.
var. roseus Gruvel, 1905.
Balanus amarillis. Darwin, 1853, 2 p. 279.
» » Hook, 1883, 1 p. 153, tav. 7, fig. 4-5.
» » Gruvel, 1905, 4 pag. 250.
» » Gruvel, 1907, 5 p. 7.
Singapore, Febbraio 1885. — Su conchiglie di bivalvi.
Tre esemplari grandi, portanti sulle pareti altri più piccoli, in numero di uno o due per
ognuno.
Guscio bianco-rosa di forma conica con orifìzio triangolare, dentato.
Scuta striati longitudinalmente di color porpora internamente, e terga con solco longitu¬
dinale profondo e con sperone lungo e stretto. I più grandi misurano.
Diametro massimo della base m/m. 37.
Altezza m/m. 25.
i più piccoli :
Diametro della base m/m. 12
Altezza m/m. 8.
Genere Platylepas J. E. Gray, 1831.
13. Platylepas bissex/obata de Blainville, 1824.
Coronula bissexlobata de Blainville, 1824, p. 379.
Platylepas bissexlobata Darwin, 1853, 2 p. 428, tav. 17, fig. la-ld.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 276.
Pisco, Marzo 1883. — Sullo scudo ventrale delle tartarughe.
Due soli esemplari ben conservati ina che non provengono dalla stessa località, poiché ad
un esemplare manca il cartellino delle indicazioni.
L'esemplare pescato a Pisco, ha guscio depresso con diametro massimo della base di min.
18 e con una membrana grigio-oscura persistente alla parte interiore. Una piega mediana ben
distinta divide ciascun pezzo della muraglia in due parti, a differenza dell’altra pescata in
località ignota dove ciascun pezzo presenta lino a tre linee mediane, di cui una arriva fin
quasi alla sommità del pezzo, le altre vanno decrescendo, dividendo così la parte inferiore
in 4 o 5 lobi.
14. Platylepas conica n. sp.
Panama, Febbraio 1884.— Attaccata allà parte inferiore dello scudo di una tartaruga
Questa specie è rappresentata nella collezione da parecchi esemplari coverti da una mem¬
brana gialliccia, più spessa inferiormente, che avvolge anche i pezzi opercolari.
Guscio conico con orifizio largo, circolare, il cui diametro nei più grandi misura min. 7.
(Fig. 1 e 2).
Base (Fig. 4) membranosa, piana, leggermente ovoidale lungo il margine della quale
sporgono come tanti dentelli le tini striature longitudinali della muraglia, mentre inferior¬
mente, nel mezzo, sporgono una, due o tre piccole punte che corrispondono ai sepimenti me¬
diani dei pezzi della muraglia: diametro massimo della base min. 14.
Fig. 1. Fig. 2. Fig. 3.
Fig. i. — Platylepas conica n. sp.~ Animale intero ricoverto dalla membrana di rivestimento, visto superiormente.
po. — pezzi opercolari. x 3.
Fig. 2. — IiO stesso senza membrana opercolare.x circa 2 1/2-
Fi%. 3. — Lo stesso visto inferiormente: mostra in rilievo alcune delle punte dei setti mediani, x circa 2 l|2.
La muraglia è formata da sei pezzi disuguali, quello del rostro più grande di quello
della carena, ed i pezzi careno-laterali più piccoli di quelli laterali. Le pareti sono non
12
molto spesse, fornite di strie di accrescimento trasversali, che si accentuano spiccatamente
e sono fortemente rilevate negli individui di maggiori dimensioni come margini sporgenti
di strati sovrapposti, mentre sono meno accentuate negli individui più giovani. Sottili e nu¬
merose strie longitudinali traversano tutta la faccia esterna ed interna delle pareti della
muraglia, molto accentuate verso la parte basale.
Il rostro (Fig. 4) ha soltanto raggi, larghi, eguali, con margine superiore leggermente on¬
dulato, e margini laterali diritti: guardato dalla faccia interna questo pezzo (come anche gli
altri pezzi della muraglia) mostra ben distinto il setto trasversale che sporge incurvato all’e¬
sterno. La sua base si attacca alla parete nella metà superiore, slargandosi lateralmente in due
alette, jaline, translucide di forma triangolare, che superiormente si fondono col margine
della parete, ed inferiormente si sollevano determinando due piccole cavità. Negli individui
più grandi il rostro misura:
altezza m/m. 6.
larghezza m/m. 8.
La carena ha solamente ali. Queste hanno forma triangolare con margine superiore on¬
dulato e margini laterali arcuati che delimitano nel punto dove s’incontrano un angolo acuto
e sporgente. Negli esemplari più sviluppati questo pezzo misura:
altezza m/m. 3.
larghezza m/m. 6.
I pezzi laterali (Fig. 5 e 6) ed i careno - la terali sono provvisti di raggi e
di ala. Le dimensioni dei careno-laterali sono:
altezza m/m. 4.
larghezza m/m. 7.
dei laterali:
altezza m/m. 5.
larghezza m/m. 8.
I pezzi oper cola ri sono allungati e stretti.
Scuta (Fig. 8) leggermente convessi di fonila trapezoidale. L’angolo rostrale è arrotondito
l’angolo tergale termina superiormente con una sporgenza accentuata; i suoi lati sono lieve¬
mente ondulati. Il margine inferiore è arcuato: il margine superiore è diritto e diventa
poco arcuato in vicinanza dell’angolo tergale. Gli scuta inoltre sono attraversati da strie
longitudinali non molto numerose, ondulate e quasi parallelle fra loro.
Terga (Fig. 7) alquanto convessi di forma trapezoidale. Angolo scutale con denti corri¬
spondenti alle striature longitudinali in numero, variante secondo le strie, da tre ad otto. Questi
denti non si articolano alla parete corrispondente dello scuta, ma si toccano semplicemente. Il
margine inferiore è arcuato, nel suo ultimo tratto termina, insieme al margine superiore a
punta, formando così l’angolo carenale. Il margine superiore decorre prima in linea retta
(partendo dall’angolo scutale) indi si rivolge verso il basso decorrendo a piano inclinato.
Anche qui trov’amo poche strie longitudinali che seguono le sinuosità del margine inferiore.
Dato lo stato di conservazione degli esemplari non mi è riuscito di identificare i pezzi
boccali : in un solo individuo ho potuto riscontrare la membrana intera che avvolge i pezzi
opercolari.
La muraglia formata da sei pezzi bilobi (per un setto mediano) e la presenza di una base
membranosa fanno a prima giunta riconoscere in questa forma una specie del genere Pla-
Lylepas, che differisce pertanto dalle tre che attualmente lo rappresentano: P. bissexlobata
de Blainville, P. decorata Darwin e P. ophiophilus W. F. Lanchester.
Ma a differenza delle due ultime la forma in esame ha dei pori che mancano nelle due
ultime specie e pure avendo di comune con la P. bissexlobata la caratteristica dei fori
Fig. 7. Fig. 8.
Fig. 4. — Pezzo rostrale della muraglia (faccia interna). Mostra l’inserzione del setto, x circa 7.
Fig. 5. — Pezzo laterale della muraglia (faccia interna). È visto leggermente di lato per mettere in rilievo la spor¬
genza e le dimensioni del setto mediano. x circa 7.
Fig. 6. — Lo stesso visto interamente di lato. X 21.
Fig. 7. - Terga. X 16.
Fig. 8. — Scuta. X 15.
alle pareti, differisce da questa specie: a) per la forma del guscio che nella P. bissexlobata
è depresso mentre in questa è conico; b) per la base che mentre nella P. bissexlobata è
convessa nella n. sp. è piana; c) per lo orifizio il quale nella P. bissexlobata è poligonale
mentre nella n. sp. è spiccatamente circolare ; d) per la membrana che avvolge compieta-
mente l’animaìe.
L’insieme di tutte queste caratteristiche mi hanno condotto a riconoscere in questa forma
raccolta dal Chiekchia una specie nuova del genere, che ho creduto di distinguere, per l'aspetto
di piccolo cono schiacciato che presenta, col nome di Platylepas conica.
Per l’aggiunta di questa quarta specie il quadro sinottico delle specie del genere Platy¬
lepas , adottato dal Grijvel, può essere modificato nel seguente modo:
14
Quadro sinottico delle specie del genere.
P/aty/epas I. E. Gray
Gen. Platylepas.
Pareti forate da pori.
Base convessa. Guscio depresso, non rivestito
da membrana superiormente. Guscio ornato da
strie d’accrescimento trasversali molto nette, non
rilevate.
P. bissexlobata de Blainville.
Base piana. Guscio conico, interamente rive¬
stito da membrana. Guscio ornato da strie di ac¬
crescimento trasversali spiccatamente rilevate, e
verso la base della muraglia strie longitudinali
nettamente visibili.
P. conica n. sp.
Base nettamente convessa.
Guscio ovale, senza strie di accrescimento tra¬
sversali , ma con delle fini striature longitudi¬
nali.
P. decorata Darwin
Pareti non forate da pori. ,
/ Base moderatamente convessa. Guscio depres-
f so, con strie trasversali, tagliate da solchi e da
coste longitudinali.
P ophiophilus W. F. Lanchester.
Fam. Tetrameridae
Gen. Tetraclita Shùmacher, 1817.
15. Tetraclita porosa Gmelin, 1789.
var. communis Gruvel, 1905.
Lepas porosa Gmelin, 1789, p. 8212.
Tetraclita porosa Darwin, 1853, 2 p. 329.
» » Gruvel, 1905, 4 p. 287.
» » Gruvel, 1907, 5 p. 106.
» » Pilsbry, 1910, 3 p. 64, tav. 16, lig. 2
Panama, Febbraio 1884.— Fissata su rocce litorali.
Pochi esemplari ben conservati riuniti in due gruppi, di cui uno ne comprende cinque,
l’altro dodici.
15
Guscio conico di un color grigio, oscuro, verdastro, d’aspetto stalattitico: i quattro pezzi
sono saldati insieme esternamente, orifizio piccolo, circolare o romboidale, il cui diametro
in media misura m.m. 8.
Senza raggi. La superficie del guscio è percorsa da finissime stilature longitudinali.
Terga escuta sono di un colore oscuro tendente al nero con margine bianchiccio.
I più grandi misurano :
Diametro massimo della base m.m. 40.
Altezza m.m. 31.
Gen. Elminius Leach, 1825.
16. Elminius Kingi J. E. Gray, 1831.
Elminius Kingi Gray, J. E. 1831, p. 13.
» » Grcjvel, 1905, 4 p. 294.
» » Hoek, 1907, 2 p. 4.
» » Gruvel, 1911, 8 p. 292.
Arcipelago di Conos e Cliiloe, Dicembre 1882. — Su conchiglie di bivalvi.
Pochissimi esemplari (avanzi). Guscio conico coverto da una membrana con raggi lar¬
ghi e sommità oblique. Dagli avanzi , i soli che si conservano di questa specie nella col¬
lezione, ho notato che gli senta assumono una conformazione diversa secondo 1’ età del¬
l’individuo.
Negli individui adulti la cresta articolare è molto saliente ed il margine tergale viene
ad assumere una caratteristica propria e dove i terga si articolano con gli senta si
forma una fossetta sub-rotonda. Negli individui giovani questa fossetta è poco accentuata
notandosi solamente una piccola incurvatura, che va accentuandosi man mano che l’animale
progredisce nello sviluppo.
Ringrazio il prof. Gruvel per le cortesie usatemi, il mio maestro, prof» Mon¬
ticelli per i consigli di cui mi è stato largo ed il prof. G. Police che mi ha
guidato nel presente lavoro.
Napoli, Istituto Zoologico della E. Università, 31 Luglio 1913.
16
BIBLIOGRAFIA x)
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Soc. Bengal., Calcutta , Voi. 2, p. 1.
1907. — — 7- Note preliminaire sur les Cirrhipédes pedunculés recueillis par 1’ expé-
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1911 — — 8- Expédition antarctique francais du « Pourquoi s - Pas » dirigée par M. le D.
J. B. Charcot (1908-1910). Liste des Cirrhipédes: Bull. Mas. H. N. An. 1911,
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1912. — — 9. Mission Gruvel sur la còte occidentale d’ Afrique (1909-1910) et Col¬
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1883. Hoek, P. P. C. 1. — Report on thè Cirripedia collected by H. M. S. Challenger
during thè years 1873-1876: Challenger Exp. Z. Pari 25, 1883, 165 pp.
1907. — — 2. Cirripedia: in Exped. antarctique Belge.: Z. Rep. Voxage Belgica, Anvers,
1907, 9 pp.
1 ) Sono contrassegnate con asterisco le opere che non mi è stato possibile consultare diret¬
tamente.
17
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p. 23.
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Marseille , Tom. 15, p. 161.
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Skizze zur Erlangung einer Ubersicht der Fauna von Rovigno (Tstrien) sowie zur
Einfùhrung in die Sammeltecknik : Zeit. Naturw. 78 Bd. p. 293.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Fiancesco Giannini & Figli
■
.
I B
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( UNT uova Serie )
VOLUME 4.
Nuin. 5. 4 Giugno 1914.
Prof. Fr. Sav. MONTICELLI
(Napoli)
Ricerche sulla Cercaria setifera di* Joh. Mììller x)
(Tavole 1-5)
\
f Ricevuto 31 luglio 1913]
Sommario
Introduzione.
1. Aspetto esterno.
2. Struttura anatomica ed istologica.
1. Rivestimento cutaneo, muscolatura, mesenchima. — 2 ■ Apparato della digestione. '&■
Organi escretori. -- 4. Sistema nervoso. — Differenziamento sessuale.
3. Biogenesi.
4. Etologia
5. Identità e sinonimia della Cercaria setifera di Joh. Mììller.
Introduzione
Nel 1888 ho riassunto in una nota preliminare le osservazioni fatte, durante
alcuni anni di permanenza nella Stazione Zoologica di Napoli , su di una Cer¬
caria marina del nostro Golfo che ora si incontra liberamente nuotante , oia, e
più di frequente, si trova annidata in tutti, indistintamente, gli animali pela-
i) Memoria letta nella seduta del 6 Luglio 1912 e pubblicata negli Atti della R. Accademia
delle Scienze di Napoli (2) Voi. 15 N. 11 1914.
gici. In questa Cercaria riconobbi quella forma comunemente nota sotto il
nome di C. setifera descritta da Joh. Mùller nel 1850; e, fissatane la sinonimia
con la Macrurochaeta acalepharum del golfo di Napoli, descritta da A. Costa nel
1864, nonché con altre Cercarie marine che potetti identificare con la forma del
Mùller (1, p. 194), illustrai, per quanto sommariamente, questa Cercaria nei
principali tratti della sua organizzazione così da darne migliore e più completa
conoscenza (p. 196). Tentai, inoltre, di ricostituire, per induzioni, il ciclo bio¬
logico di detta C. setifera , che non mi era riuscito di seguire sperimentalmente.
Fondandomi da una parte sopra una certa somiglianza che la C. setifera pre¬
sentava con alcuni distomi raccolti dal Prof. Paolo Mayer sulle Beroe del Golfo
di Napoli, per quel tanto che dell’organizzazione di questo distoma potetti al¬
lora desumere dagli esemplari in alcool favoritimi dal Prof. Mayer, e dall’altra
parte sulle grandi rassomiglianze che il distoma in parola presentava col Disto¬
rnimi contortimi Rud. dell’ Orthagoriscus mola, misi innanzi l’ ipotesi che il Di¬
stoma delle Beroe fosse una Cercaria setifera , più avanzata nello sviluppo essendo
questo distomide già provvisto degli organi genitali, per quanto non del tutto
a termine; e, quindi, per conseguenza, che la C. setifera , potesse riguardarsi come
la forma giovane del D. contortum Rud. Secondo questa mia induzione il ciclo
sarebbe stato ricostruito completamente, avendo potuto, per la identificazione
della Cercaria echinocerca del De Filippi con la C. setifera Joh Muller, « con¬
cludere che quest’ultima proviene da una Redia che vive nei molluschi (Gaste¬
ropodi) marini, e dopo aver vagato liberamente per un certo tempo penetra negli
animali pelagici... » (1, p. 197).
Della C. setifera ho dato pure notizie anatomiche e biologiche nei corrispon¬
denti capitoli del « Saggio di una Morfologia dei Trematodi » (2, p. 77-80) pub¬
blicato nello stesso anno 1888.
Nel dare alle stampe la sopra citata nota preliminare riassuntiva mi augu¬
ravo di poterla presto far seguire da un lavoro completo sulla Cercaria setifera ,
che, purtroppo, per una serie di contingenze varie e diverse non vede la luce
che solamente molto tempo dopo. Nel frattempo, pertanto, avendo avuto op¬
portunità di esaminare largo materiale del Distoma delle Beroe innanzi ricor¬
dato, da me raccolto nel 1891 nella Beroe ovata D. Ch. del Golfo di Napoli,
lo studio a fresco e sul vivo, confortato da quello condotto su preparati in
foto e sopra serie di sezioni, mi fecero certo « che la mia induzione del 1838
era erronea; perchè la Cercaria setifera ha, difatti, nulla di comune col Distoma
delle Beroe», ed invece, «appartiene al ciclo biologico di altro Distoma che spero
di essere in via di rintracciare » (3, p. 1, nota e p. 125, nota) ; speranza pur¬
troppo rimasta delusa. Ma se la suddetta ipotesi cadeva, mi era possibile, per
contro, di meglio identificare la Cercaria echinocerca De Filippi con la C. setifera
e confermare, anche con osservazioni personali, l’origine della C. seti fera- da Re¬
die e seguirne lo sviluppo dalla loro origine da queste. Avendo, difatti, rinve¬
nuta una Cercaria in un Conus mediterraneus corrispondente a quella con questo
nome indicata dal De Filippi (C. coni-mediterranei), della quale egli ha trovato
una sola volta delle Redie che non contenevano ancora Cercarie, potetti stabi¬
lire che le due Cercarie del De Filippi {C. echinocerca e C. coni-mediterranei ),
sono la stessa cosa; e, quindi, dallo studio diretto della C. echinoccrca del De
Filippi confermare in modo definitivo la identità di questa forma con la C. se¬
tifera : studio che mi permise, per conseguenza, di seguire 1’ origine prima della
C. setifera , la cui Redia, come avevo dedotto fin dal 1888, alberga, difatti, in
G-asteropodi marini [Comis mediterraneas, Buccinum Linnaei , e forse anche altri]
(3, p. 1-2, nota 1). Queste osservazioni sulla Cercaria setifera e diverse altre Cer¬
carie mi avevano fatto abbandonare il pensiero di pubblicare l’annunziato la¬
voro completo sulla Cercaria setifera e mi avevano messo invece nell'animo quello
di raccoglierle tutte insieme in un’altra serie dei miei « S t u d i i su Trematodi
endoparassiti » dedicato alla illustrazione comparativa delle Cercarie marine e
loro sviluppamento (3, p. 2, nota); che purtroppo neppure mi è riuscito finora
di concretare per non aver potuto, per ragioni indipendenti dalla mia volontà,
continuare la pubblicazione della serie dei detti studii sui distomidi, che giac¬
ciono tuttora inediti. Cosicché, dalle ricerche sulle altre Cercarie stralciando
quelle sulla Cercaria setifera , pubblico ora queste solamente, sciogliendo il vecchio
impegno; tantoppiù che altre saltuarie osservazioni, che mi è capitato di fare
nel frattempo sulla detta Cercaria setifera , mi permettono di meglio integrarne
lo studio e darne una, per quanto possibile, particolare illustrazione.
Difatti, se da un lato la sinonimia della C. setifera si è accresciuta, per ul¬
teriori indagini di altre forme a questa da riferirsi, alcune delle quali già ricor¬
date altrove (3, p. 1 e p. 124, nota), dall’altro mi è occorso, per nuovo materiale
raccolto, di potere, in seguito, constatare anche nella C. setifera la presenza di
organi genitali, per quanto in istato più o meno iniziale di sviluppo : fatto che.
affermato dal Letjckart per le Cercarie in genere, ho già detto, in altra occa¬
sione (3, p. 123-24, nota 2) di poter confermare per personali ricerhe sulle me¬
desime
Mi spingono ancora a non tenere più oltre inedite queste da anni iniziate
e condotte, e più volte riprese ricerche sulla Cercaria setifera oltreché le sues¬
poste considerazioni, anche quella di non lasciar infruttuoso il materiale raccolto,
al quale l’ingiuria del tempo, purtroppo, di già attenta; e perchè lo studio da
me seguito nei limiti di quello che esso porta di contributo di fatti, possa essere
utilizzato dagli studiosi di Cercarie marine.
1. Aspetto esterno.
I diversi aspetti che assume il corpo della Cercaria setifera , secondo le dif¬
ferenti condizioni di distensione o contrazione, sono rappresentati nelle Fig.1-4
ritratte dal vivo, con la lente, a piccolo ingrandimento, da animali esaminati su
fondo nero a luce diretta. Nella Fig. 1 è rappresentato un individuo forn to della,
c iretteristica coda che distingue questa forma, provvista per tutta la sua lun¬
ghezza di ciuffi di setolitormi appendici laterali. Come il corpo, anche la coda
di quest’individuo è in piena distensione, e ben permette così di rilevare il rap¬
porto di lunghezza della coda rispetto al corpo, del quale essa è all’incirea due
volte e mezzo più lunga. In tutte e tre le figure si constata la trasparenza del
corpo della Cercaria, che é di colorito biancastro tendente al gialletto pallidis¬
simo per diffusione del colore di due macchie o chiazze giallastro-brunicce che
4
si trovano ai due lati della parte anteriore del corpo, occupandola tutta, e si
estendono dalla ventosa posteriore alla estremità anteriore : queste chiazze ap¬
paiono più o meno distinte 1’ una dall’ altra (Fig. 1), o fuse insieme (Fig. 2 e 4),
e più o meno estese e diffuse nel colorito, o raccolte e raddensate, e quindi più
intense di tono di colore (Fig. cit.), secondo lo stato di distensione o contra¬
zione maggiore o minore del corpo. I due estremi, di grande contrazione e di
massima distensione, sono rappresentati dalle Fig. 4 e 3: nel primo caso il corpo
si appiattisce sempre maggiormente, nel secondo tende ad assumere con mag¬
giore o minore accentuazione la forma subterete. La grandissima sua mobilità
fa perciò variare moltissimo nei limiti dall’appiattito fogliforme ad allungato e
terete, l’aspetto del corpo della Cercaria setiftra. In tutte le sopra descritte fi¬
gure si notano lungo la linea mediana dei globuletti, che spiccano in opaco nella
trasparenza del corpo, ora messi in fila e più o meno addossati 1’ uno all’altro,
o fra loro distanti (Fig. 1, 2, 3), oppure raccolti irregolarmente in massa se¬
condo che il corpo trovasi in distensione od è contratto (Fig. 4).
Esaminando poi la Cercaria setifera , sempre a fresco e dal vivo, ma col
microscopio a discreto ingrandimento e per luce riflessa, essa presenta l’ a-
spetto raffigurato nella Fig. 6, ritratta da un individuo senza coda ed in normale
distensione, e nella Fig. 7 ricavata da un individuo in quello stadio che po¬
tremmo, per analogia, dire di normale contrazione, fornito di coda aneli’ essa
contratta normalmente. Osservando, difatti, molti individui di C. setifera si può,
seguendone i movimenti, colpire il momento che, nel continuo contrarsi o di¬
stendersi del corpo, evvi come uno stadio di riposo o di tregua, se posso così
esprimermi, nel quale la forma del corpo si delinea costantemente la stessa, ora
più, ora meno raccolta secondo che il corpo è moderatamente disteso o contratto,
come si può constatare dalle Fig. 6-7, che rivelano appunto queste due condi¬
zioni di essere del corpo che ho innanzi indicate per normale distensione e nor¬
male contrazione. Dalle due Fig. 6-7 si può, perciò, ricavare la forma generale
del corpo della Cercaria setifera che, appiattito o subappiattito, si mostra all’in-
grosso a forma di lancia, la punta subacuta della quale è rappresentata dalla
parte posteriore del corpo, mentre per cosi dire la parte basale, o manico, cor¬
risponde all’estremo anteriore : figura di lancia breve e tozza (Fig. 7), o lunga
e ristretta (Fig. 6), secondo che il corpo è in normale distensione o contrazione.
In breve, per riassumere, la C. setifera si mostra ristretta anteriormente, slar¬
gata nel mezzo e di nuovo ristretta posteriormente da oltre la ventosa poste¬
riore all’estremità terminale del corpo.
Il colorito che a luce riflessa sotto il campo del microscopio presenta la
Cercaria in esame è riprodotto nelle citate Fig. 6-7; nelle quali sono rappresen¬
tate fedelmente, come esse si mostrano, le macchie pigmentarie giallo-brunastre
anteriori innanzi ricordate, il loro aspetto, la costituzione loro ed iì modo di com¬
portarsi nei due stati di essere del corpo raffigurati nelle dette immagini (Fig. 6-7):
in queste si constata una diffusione di color gialletto verdognolo che dall’ area
delle chiazze pigmentarie si estende per la regione anteriore e media del corpo.
Lungo la linea mediana, nelle dette figure 6-7, si riconosce per trasparenza
un sacco allungato che, con decorso ondulato, si estende dallo estremo poste¬
riore del corpo molto oltre in avanti , sorpassando il livello della ventosa po-
'■)
steriore: esso contiene delle grosse sferule rifrangenti colorate in verde scuro, clie
sono appunto i globuletti opaclii dei quali lio innanzi fatto cenno. Anche per
trasparenza, lungo i lati del corpo, e particolarmente disegnati nella Fig. 7, si
intravvedono i due canaletti maggiori del sistema escretore, tortuosi nel decorso,
e descriventi ondulazioni. Oltre di che, a traverso le pareti del corpo, si deli¬
neano anche le altre parti della interna organizzazione, che sono poi meglio visi¬
bili nei preparati in toto della Cercaria in esame osservati con maggiore in¬
grandimento: ciò che dimostra la Fig. 15.
La superficie del corpo della Cercaria si presenta finamente e nettamente
striata per traverso e le striature mettono capo, sui margini, a piccole punte
sporgenti : sono, difatti, per l’appunto le serie trasversali di questi aculeetti che
impersonano le strie innanzi dette. Queste, più fìtte fra loro ed appariscenti, per
sviluppo degli aculei, nella parte anteriore e media del corpo, vanno poi di¬
stanziandosi alquanto fra loro e si fanno meno evidenti, per riduzione degli acu¬
lei, verso l’estremità posteriore del corpo, (Fig. 17 e 51). La Fig. 10 mostra un
pezzetto marginale della superfìcie della regione anteriore del corpo, dove più
fìtte sono le strie e più grossi gli aculei, vista di fronte: in essa risalta l’aspetto e la
forma d’insieme degli aculei suddetti dalla base larga, circolare, che si risolve in
un cono puntuto : ciò che è dimostrato poi anche meglio dalla Fig. 9, che integra
e completa la citata figura 10, mostrando gli aculei quali essi si rivelano se si
esamina il margine del corpo, alquanto schiacciato per compressione, a più forte
ingrandimento. Dove gli aculeii raggiungono maggiore e massimo sviluppo è
verso l'estremo anteriore del corpo ed in particolare sulla ventosa anteriore ed
intorno alla bocca (Fig. 8).
La ventosa anteriore, quasi del tutto terminale, è molto caretteristica per la
forma ad imbuto che presenta (Fig. 15, 33, 34). Poco prominente all’ esterno
intorno alla bocca, essendo essa di frequente invaginata per contrazione dell’e¬
stremo anteriore del corpo (Fig. 8, 31, 62), quando protrude allo esterno, quasi
per rimboccatura contro, sopra ed intorno la superfìcie dell’ estremità terminale
anteriore del corpo, essa assume la figura di un cercine più o meno grosso e
sporgente (Fig. 33, 34) ; che si risolve nella forma di una vera ciambella quando
manifesta il consueto aspetto delle ventose anteriori; cioè, per meglio esprimermi,
quando essa è interamente svaginata (Fig. 6, 7, 15). La ventosa posteriore bene
appariscente e di mediocre grandezza, sporge dalla superfìce del corpo poco oltre
la metà della lunghezza di questo, nel modo come, meglio di una più partico¬
lare descrizione, mostrano le Fig. 1, 6, 7, 15, 31, 33, 47, 62, 93. *
La coda non si attacca proprio all’estremo posteriore del corpo, nè fa con¬
tinuità con questo: essa appare come una parte appendicolare, propagine e di¬
pendenza del corpo della Cercaria, dal quale fuoresce dorsalmente, come pare,
restringendosi a pedicello breve alla sua origine per presto allargasi e prendere
le normali proporzioni di larghezza della coda. Ciò è messo chiaramente in e-
videnza dalla Fig. 51 confortata e completata dalla Fig. 17, chè mostrano en¬
trambe il modo di attacco, o di sporgere, della coda dal corpo della Cercaria :
essa nasce da questo subterminalmence lasciando, perciò, libero l’estremo ter¬
minale del corpo (Fig 17) L’aspetto della coda, come si presenta all’osservazione
6
col microscopio a luce diretta, può facilmente desumersi dalle Fig. 1 e 7: larga
nella sua porzione iniziale , si va gradatamente restringendo verso 1’ estremo
dove termina a larga punta. Per tutta la sua lunghezza essa presenta una finis¬
sima striatura trasversa ectodermica (Fig. 7, 16, 17) e nei margini una zona
scura periferica fatta di granelli scuri : per trasparenza mostra come un asse
centrale di colór gialletto molto pallido fatto, all’apparenza, di una granella-
tura o macchiettatura più scura del fondo (Fig. 7). Come facevo notare fin dal
1888, da alcuni osservatori è stata descritta un anellatura nella coda della C.
setifera che, in realtà, non si constata normalmente : difatti nello stato di di¬
stensione della coda tale anellatura non si riconosce affatto, ed in quello di nor¬
male contrazione neppur si manifesta; non osservandosi altro, in tal caso, che
delle leggere infossature in corrispondenza delle inserzioni dei ciuffi di appen¬
dici (setole) che determinano delle piccole gobbe nello spazio intercedente; ma
queste si accentuano in corrispondenza e per conseguenza delle più accentuate infos¬
sature suddette che si determinano per il forte contrarsi e raccorciarsi della coda,
la quale piglia allora 1’ aspetto anellato descritto dagli autori surriferiti. Il che
non è, quindi, un fatto normale, ma derivato dalle contrazioni della coda, che,
negli individui esaminati dai detti A., era rattrappita per forte accorciamento da
contrazione.
Lungo i due lati della coda si osservano quei gruppi d’appendici disposte a
coppie ed in tante paia quante ne capono, ad uguale distanza fra loro, nella lun¬
ghezza della coda che comunemente s’indicano come setole, perchè ricordano molto
nell’insieme all’aspetto le setole degli anellidi: il numero delle coppie di fasci di
queste appendici varia perciò col variar di lunghezza della coda (Fig. 7, 11, 12,
16, 51, 60). I fascetti o ciuffi di setole sono formati da quattro, d’ordinario, ma
talvolta di cinque o sei, al massimo, di queste formazioni ectodermiche (setole
Auct.) rigide, da aspetto cuticuloide che sono riunite alla base convergendo in
un tratto unico, del quale, forse più propriamente, invertendo i termini, sem¬
brano delle lacinie che da esso si sfiocchino. Come che sia, il pezzo, o porzione
basale, forma come un manico corto e largo, appiattito, concavo-convesso, in¬
serito, o, forse meglio si direbbe, sporgente trasversalmente lungo il margine
della coda ed obliquamente dal ventre al dorso, da avanti in dietro: cosicché
ciascun gruppo di queste appendici (setole) può rassomigliarsi, alla grossa, ad
un ventaglio con le stecche aperte ed attaccato per le base; od anche, secondo
qualche Autore, ai raggi di una pinna natatoria.
Ccapakède, difatti, colpito dalla descritta caratteristica disposizione, credette
che queste appendici (setole) fossero dei raggi destinati a sostenere una mem¬
brana fra essi intercedente come nelle pinne: membrana della quale pel primo
il Bùtschli (p. 400 nota, tav. 25, Fig. 16 a-c; smentì l'esistenza; ciò che fu da
me confermato, in base a personali ricerche, nei miei precedenti scritti su questa
Cercaria (1-2). Il modo di comportarsi di questi ciuffi di setole (Auct.) può ben
desumersi, oltre che dalle Fig. 1, 7, 17, anche, e più particolarmente, dalle Fig.
11 e 16. Staccando o tagliando le setole dalla loro base, queste, isolate, si mo¬
strano leggermente ristrette nella loro porzione inferiore e media; si allargano
poi a clava presso l’estremità e finiscono a punta più o meno acuta e talvolta
7
subacuta (Fig. 12), ricordando così per la loro forma in genere il comportarsi
della parte terminale delle setole degli anellidi, alle quali queste formazioni della
Cercaria setifera, e di altre che ne sono ugualmente fornite ( Cercaria Villoti eco.),
come ho detto, sono state perciò, appunto rassomigliate.
A completare la descrizione generale della Cercaria setifera torna opportuno
F esame di un preparato in foto, previa colorazione, di un individuo fissato ra¬
pidamente in modo da fissare la forma del corpo della Cercaria setifera che
nella sua linea generale, è conforme post mortem , a quella innanzi riconosciuta
in vita: del che fa fede il confronto tra le Fig. 6 e 7 e la Fig, 15. In quest'ul-
tima, ricavata da un esame a più forte ingrandimento dell’animale fissato, come
ho già detto, si delineano le caretteristiche differenziali anatomiche che imper¬
sonano questa Cercaria nei suoi attributi specifici.
Nella detta figura, difatti, appare manifesta quella che diremo armatura
cutanea innanzi descritta dal vivo; si delineano nella loro forma e rapporti di
dimensione ed inserzione, le due ventose, l’anteriore (boccale) e la posteriore
)ventrale) e si disegnano le aree delle due chiazze o macchie pigmentarie la¬
terali; fra le quali si nascondono dorsalmente, nella loro parte anteriore, in cor¬
rispondenza del livello del faringe e prefaringe, due piccoli organi visivi, dei
quali sarà data a suo luogo descrizione. L’apparato digerente si rileva fatto di
un prefaringe, cui segue un faringe, dal quale si origina brevissimo esofago,
che presto si divide in due brevi braccia intestinali. Risalta nel mezzo del corpo
la vescicola del sistema escretore, i cui grossi tronchi, come è detto innanzi si
riconoscono per trasparenza, ripiena delle sferule già ricordate; vescicola che
termina nel forame codale. Questo nella Cercaria in esame non sbocca diretta-
mente aH’esterno nella estremità del corpo, ma in fondo ad una infossatura od
invaginamento di essa, a forma di largo imbuto, come ben lo si riconosce nella
Fig. 16, e che, per comodo di descrizione, distinguo col nome di infossamento
ectodermico.
La C. setifera misura, dal vivo, nel corpo: in lunghezza normalmente da
0.50 a 0.83 millimetri in distensione e da 0.35-0.58 mill. in contrazione: in lar¬
ghezza da 0.25-0.33 mill. in distensione ed in contrazione all' incirca 0.20 mill.
La coda può raggiungere normalmente la lunghezza di circa un millimetro o
poco più; in contrazione si riduce a 0.55-0.70 mill. La totale lunghezza del corpo
e della coda può calcolarsi in media di mill. 1.80-1.90. Queste misure, data la
grande mobilità del corpo, rappresentano, s’intende, sempre la media approssi¬
mativa ricavata da una serie di misure.
Grli esemplari conservati in alcool misurano in media: nel corpo da 0.58-0.66
mill. in lunghezza per 0.21-22 mill. in larghezza; nella coda 0.55-80 mill. di lun¬
ghezza.
8
2. Struttura anatomica ed istologica.
1. Rivestimento cutaneo , muscolatura , mesenchima.
Rivestimento cutaneo. — L’ectoderma (cuticola Auct.) si presenta striato
superficialmente (Fig. 52): esso, di mediocre spessore, è limitato inferiormente dal
parenchima da una distinta membrana basale che può intravvedersi anche sul
vivo (Fig. 9), e si presenta più intensamente colorata nelle sezioni (Pig. 48,49).
L’aspetto ed il comportamento dell' ectoderma , oltreché dalle citate figure, si
rileva anche dalle fig. 15, 31, 34, 55, 63-74, 84-93. A fresco e sul vivo recto-
derma si mostra trasparente, a contorno esterno netto: meno trasparente, spe¬
cialmente nella metà basale, appare nei preparati in toto ed assume un aspetto
assai finamente granelloso (Fig. 49), che si constata anche meglio nelle sezioni
dove esso appare di più intensa colorazione. Gli aculei inn anzi t descritti, che ri¬
vestono il corpo, sono dei coni rigidi subpuntuti ad estremità subricurva ed a
apice rotondato. Essi sono impiantati con la loro base sulla membrana basale e
sporgono dall’ectoderma per poco meno di metà di loro lunghezza, come si scorge
nettamente nella Pig, 9, dove appaiono per trasparenza attraverso l’ectoderma:
un poco più corti si rilevano nei preparati in toto dove pure si distinguono
nella loro inserzione e nel loro comportamento attraverso l’ectoderma. Nelle
sezioni essi non si mostrano cosi come lascerebb ero supporre a primo esame le
osservazioni a fresco e sui preparati in toto, nei quali solo la parte di detti aculei
sporgente oltre l’ectoderma sembra essere più scura della restante parte immersa
nell’ ectoderma, o più forte colorata (Pig. 49); ma si rivelano come dei coni pieni
incuneati nell’ ectoderma, che si tingono ugualmente in ispessore coi coloranti,
assai più fortemente del circostante ectoderma in mezzo al quale spuntano (Pig.
48,52): più intenso ancora è il colorito che essi assumono nella loro porzione
basale dove si adagiano sulla membrana basale deH’ectoderma alla quale aderi¬
scono (Pig- 48).
L’ectoderma di rivestimento della coda appare anch’esso striato trasversalmente
come è descritto innanzi (Pig. 7): esso è alquanto meno alto di quello del corpo
della Cercaria (Fig- 31, 55, 61) e non si riconoscono, nemmeno nelle sezioni, le
piccole sporgenze coniformi come quelle innanzi descritte nell’ectoderma del corpo-
Dall’ectoderma della coda si elevano, invece, da ciascuno dei due margini, a re¬
golari distanze , delle eminenze che si allargano a palette concavo-convesse per
formare la parte basale del ventaglio delle setole, innanzi descritte, che nel loro
insieme costituiscono una derivazione fanerica dell’ectoderma esterno, dal quale,
come tutto lascia desumere, sono prodotte.
Muscolatura. — Bene sviluppata è la muscolatura del corpo della Cer¬
caria: il sacco muscolare cutaneo è rappresentato dai due sistemi di fibre che or¬
dinariamente entrano a costituirlo : cioè fibre longitudinali e circolari , che si
scorgono anche per trasparenza lungo il margine del corpo nei preparati a fresco,
e meglio ancora in quelli in toto (Fig. 9, 49). I rapporti reciproci, la disposizione
e lo spessore delle fibre muscolari sono messi in evidenza dalle sezioni, come si
9
rileva dalla Fig. 48. Molto sviluppata e robusta è la muscolatura dorso-ventrale,
specialmente, come pare, nell’area centrale della larghezza del corpo ; fra le fibre
della quale se ne scorgono di quelle in via di sviluppo (Fig. 62). La struttura
intima delle dette fibre si appalesa costituita , come ho descritto ed è nota per
altri Trematodi e nei Dactylodi, da una zona periferica contrattile intensamente
colorabile, che forma la maggior parte dello spessore della fibra nel cui interno
si osserva un’area che rimane quasi incolore (Fig. 48, 62, v. pure Fig. 54).
La muscolatura della coda richiede una particolare descrizione. La muscolatura
longitudinale del corpo che si continua nella coda, passando attraverso la stroz¬
zatura che costituisce il punto d’ attacco di questa , acquista un considerevole
sviluppo, e decorre lungo tutta la lunghezza della coda con fibre fra loro distan¬
ziate, ma aggruppate, come appare, irregolarmente in fascetti più o meno nu¬
merosi. Le Fig. 51 e 61 valgono a dare un’immagine del suddescritto comporta¬
mento della muscolatura longitudinale nel suo insieme : mentre nei particolari
esse sono completate, dalle Fig. 56 e 60. Da queste più nettamente si constata,
ciò che del resto si desume anche dalle Fig. 51, 59 e 61, che le fibre longitudi¬
nali della coda sono molto più forti di quelle del corpo e presentano una carat¬
teristica struttura. Questa, meglio che una particolare descrizione, ben rende pa¬
lese la serie dei diversi aspetti che di essa ho desunto dalla osservazione del
modo come le fibre si presentano nelle sezioni della coda : in quanto, se in al¬
cune la fine struttura appare esser quella innanzi ricordata delle fibre del corpo
(Fig. 58, in basso), nella massima parte di esse sembra, invece, che la zona con¬
trattile periferica non omogeneamente colorabile, sia rappresentata da una serie
di punti più intensamente colorati ed irregolarmente disposti alla periferia della
fibra (Fig. 55, 56, 57, 58 in alto, 60). Descrivo e disegno ciò che mi fu possibile
di vedere a forte ingrandimento circa questa peculiare struttura delle fibre mu¬
scolari longitudinali della coda, che non mi è riuscito di più oltre particolarmente
investigare.
Se la muscolatura longitudinale ha cosi notevole sviluppo, per contro , molto
ridotta è quella circolare che non sempre riesce agevole di ben riconoscere : essa
si può scorgere nella Fig. 17 da un preparato in toto che la mette sufficiente-
mente in evidenza.
Robusta e bene individuata è la muscolatura delle ventose, come si può desu¬
mere dalle figure d’insieme e si scorge dalle sezioni (Fig. 31, 62. 98); nelle quali
si riconoscono i varii sistemi di fibre e lo sviluppo dalla muscolatura radiale, fra
i fasci di fibre della quale si vedono le caratteristiche cellule descritte dagli
autori 1).
') Nel chiudere questo primo capitolo mi torna opportuno di ricordare, che, nell’usare la pa¬
rola ectoderma esterno mi riferisco sempre alla interpretazione che credo, dai fatti ob¬
biettivamente considerati , si possa e debba dare al rivestimento cutaneo dei Trematodi (e Ce-
stodi); cioè di epitelio trasformato in un sincizio anueleato cuticuloide (3, p. 5-14 e p. 202). Ciò mal¬
grado anche le più recenti argomentazioni in contrario che, per mio vedere, non suffragano la
tesi della non omologia delfectoderma dei platelminti con quello degli altri vermi (v. ad es. il
Pratt nella sua nota sulla cuticola e sottocuticula dei Trematodi e Cestodi).
2
10
Mesenchima. — Esaminando a fresco un esemplare di giovane Cercaria se
tiferà molto compresso, mi fu dato di riconoscere, con forte ingrandimento, nel
punto del corpo che era sotto il campo del microspio, nella loro integrità le cel¬
lule del mesenchima del corpo (parenchima Auct.) disgregate dallo schiaccia¬
mento, alcune delle quali, come si presentavano all’osservazione, ho disegnate nella
Fig. 53; mentre che, nelle sezioni, la forma ed aspetto delle medesime non riesce
agevole di riconoscere (v. tutte le Figure della Tav. 4 e 5, e le Figure 31, 46
47, 48, 62). Anche del mesenchima della coda non si riconoscono le cellule nei
loro contorni; ma nella massa del tessuto si scorgono numerose lacune, dalle
quali si potrebbe desumere che le cellule sieno fortemente vacuolari. Pertanto,
di tratto in tratto, e molto di rado, così che non è facile sempre di osservarne,
si appalesano nel mezzo del mesenchima della coda alcune cellule substellate
con grosso nucleo, dell’aspetto di quella disegnata nella Fig. 59, così come si
dimostrava nel preparato. Nel mezzo della coda, per la sua lunghezza, ed in
alcuni preparati in toto molto evidente, si osserva la caratteristica struttura, che
direi fibrillare, rappresentata nella Fig. 19: nella mia nota preliminare, a pag.
196, riferendomi a quanto mi parve di analogo vi fosse con ciò che aveva os¬
servato lo Sch warze in Cercaria armata ho infatti ritenuto che la parte me¬
diana della coda,, che ha un aspetto scuriccio e granelloso sia costituita da so¬
stanza contrattile
2. Apparato della digestione.
Nel fondo della parte posteriore imbutiforme della ventosa anteriore si apre
la bocca: essa immette in un tratto cilindraceo prefaringeo in continuazione con
la ventosa dalla quale si origina. Questo tratto si presenta più o meno allun¬
gato, secondo che la Cercaria è con tratta od in distensione, e rappresenta e
corrisponde al prefaringe ed alla tasca prefaringea che si osserva in alcuni di¬
stomi. Il tratto prefaringeo si continua nel faringe, che ha forma di bulbo ovoi¬
dale molto schiacciato ai due estremi: dal faringe nasce, mercè un breve eso¬
fago, il tubo digerente bifido, a figura di ferro di cavallo, le cui due braccia,
nelle quali si continua l’arco iniziale dell’intestino, si prolungano posteriormente,
fino quasi a raggiungere il bulbo terminale del sistema escretore (Fig. 33). Esse
sono relativamente di grosso calibro conforme a quello dell’arco, con largo lume
interno e vanno diminuendo gradatam ente di diametro nel loro decorso poste¬
riore, per terminare a cui di sacco ristretto e subpuntuto, mentre il lume interno
si restringe corrispondentemente (Fig. 31, 33, 46-47, 67-70, 79-81). Nei preparati
in toto di individui alquanto contratti, le braccia intestinali si presentano più
brevi e di calibro pressoché uguale per tutta la sua lunghezza (Fig. 15).
Nella mia citata nota preliminare (1, p. 196), avendo data una non troppo
conforme interpretazione della ventosa anteriore, ho ritenuto che la parte imbu¬
tiforme di questa rappresentasse il faringe; considerando, perciò, come un bulbo
esofageo interposto lungo il decorso dell’esofago, quello che in realtà, come ri¬
sulta dalla descrizione precedente, è il vero faringe. La struttura del faringe nei
sistemi di fibre radiali, longitudinali e circolari, esterni ed interni, che lo costi-
0
11
tuiscono, si può rilevare dalla Fig. 50, che rappresenta una sezione ottica (al¬
quanto schematizzata) del faringe, quale, diversamente focalizzando, mi è riu¬
scito desumerla da un preparato a fresco molto compresso. Questa figura è in¬
tegrata da quelle ricavate dalle sezioni (Fig. 31, 62, 92) e particolarmente dalle
Fig. 85-86: nella prima delle quali ben si riconoscono le fibre circolari e longi¬
tudinali che circondano all’esterno il faringe e si addossano verso la parete che
ne limita il lume; mentre nella seconda (Fig. 86), fra le fibre radiali, che in
entrambe le figure bene si riconoscono nelle loro inserzioni periferiche e nel
loro decorso e comportamento, si scorgono grossi nuclei delle cellule che si tro¬
vano fra di esse nello stroma del faringe, come in quello delle ventose.
L’ectoderma sinciziale esterno, che ripiegandosi nel cavo della ventosa lo ri¬
veste, si continua a sua volta nel tratto prefaringeo e tappezza anche le pareti
del lume del faringe (Fig. 31, 85, 86, 95), dove si presenta abbastanza alto con
distinta membrana basale (Fig. 85, 86). L’aspetto ed il comportamento di questo
sincizio si riconosce assai bene nella Fig. 31, specialmente nel tratto prefaringeo.
Nella Fig. 45, che rappresenta un tratto di braccio intestinale come si pre¬
sentava alla osservazione in una Cercaria esaminata a fresco sotto forte com¬
pressione, si riconosce la struttura istologica del tubo digerente, le cui cellule
epiteliali viste di fronte, dalla base, si distinguono nei loro limiti e confini po¬
ligonali, come nei loro nuclei; mentre alla periferia del tubo intestinale si intrav-
vede la tunica muscolare, particolarmente riconoscibile nei muscoli longitudinali
(Fig. 45). L’osservazione a fresco è confortata da quella dei preparati in toto,
i quali, se pur non lasciano più r iconoscere i limiti cellulari, permettono di in¬
tuirli dalla disposizione dei nuclei conforme a quella che si vede nella Fig. 45;
come ciò chiaro si manifesta nelle Fig. 46-47. Dalle sezioni si ricava che l’epi¬
telio intestinale forma continuità col sincizio anucleato del rivestimento del fa¬
ringe che passa direttamente nell’epitelio nucleato dell'intestino (Fig. 31). Questo
non è molto alto (Fig. 31, 62, 71, 80, 83, 92-93); ma le cellule che lo costitui¬
scono sono relativamente grandi, poliedriche (Fig. 62, 88-89, 92), con grosso
nucleo (Fig. 54), allogato nella porzione basale del le cellule, dove il protoplasma
è più denso e granelloso (Fig. 83). La superficie cellulare limitante il lume inte¬
stinale è ordinariamente, come si mostra, piana ; ma in alcuni individui si pre¬
senta anche a limite non netto e come sfrangiata o smangiata, in ispecie lungo
il tratto medio e posteriore delle braccia intestili ali: ciò probabilmente è in re¬
lazione con le diverse condizioni di funzionalità nelle quali detto epitelio si tro¬
vava nel momento della fissazione della Cere aria (Fig. 83, 87-94), Del modo
come si presenta nelle sezioni l’epitelio intestili ale danno immagine oltre le già
citate, anche le Fig. 67-71, 75-82, 87-93: dall 'esame comparativo delle quali si
può rilevare come nell’epitelio intestinale, a misura che si va verso il cui di
sacco terminale delle braccia e nel fondo di q ueste, i limiti cellulari tendono a
scomparire per dar luogo ad un epitelio sinciziale nucleato, come si mostra nelle
sezioni che passano pel fondo cieco delle braccia intestinali, giusta quanto è ri¬
prodotto, p. es , nelle Fig. 69-71, 75-81 sopra citate.
La tunica muscolare esterna del tubo digerente innanzi detta è messa chiara¬
mente in evidenza dalla Fig. 54, ricavata da un tratto periferico della sezione di
un braccio intestinale ; nella quale oltre a riconoscere i sistemi delle fibre che
la costituiscono, si constata anche la minuta struttura di queste.
3. Sistema escretore.
Nella immagine d’ insieme ritratta nella Fig. 33, è rappresentato il sistema
escretore della Cercaria setifera quale esso si appalesa, nelle sue linee generali,
dalle preparazioni a fresco per schiacciamento, completata, nei particolari, da
osservazioni singole e parziali fatte sopra molti e diversi altri preparati a fresco
per compressione ; da ciascuno dei quali fu desunto quanto intorno al sistema
escretore, secondo che lo permetteva la riuscita del preparato , veniva meglio
messo in evidenza. Caratteristica del sistema escretore della Cercaria in esame,
che si afferma a prima giunta e si riconosce, come ho detto, anche a piccolo
ingradimento, è la grande vescicola terminale, che, spostata alquanto verso il
dorso, occupa la parte mediana del corpo, e dall’estremo posteriore si estende
anteriormente fino all’altezza del faringe (Fig. 33). Questa vescicola è un sacco
allungato che si termina anteriormente a fondo cieco largo e rotondato, e si re¬
stringe posteriormente ad imbuto tozzo e breve per immettersi in un peculiare
organo terminale, che fin da ora propongo di distinguere col nome di bulbo
terminale del sistema escretore, del quale dirò più oltre particolarmente
(Fig. 33, 41-43).
La vescicola terminale varia moltissimo di aspetto e figura secondo le contra¬
zioni ed i movimenti del corpo: ora appare larga e raccorciata, ora ristretta ed
allungata con calibro tubolare ; ora più o meno ondulata (Fig. 7, 15, 33), ora
serpeggiante lungo la linea mediana del corpo (Fig. 6). Nelle citate figure sono
rappresentati alcuni degli aspetti che più comunemente assume, ma essa, natu¬
ralmente, come si può constatare a fresco e sul vivo, può deformarsi spostandosi
in tanti e diversi modi nel mesenchima ; ciò che maggiormente si constata nelle
sezioni, per effetto della contrazione subita dall’animale nell’atto della fissazione.
Negli schizzi di A. Costa della Macrurochaeta acalepharam (= C. setifera), ho
trovato appunto il disegno di un particolare aspetto (a rosario) assunto dalla detta
vescica per strozzamento avvenuto di tratto in tratto nella sua lunghezza; di¬
segno che ho voluto , perchè assai caratteristico e peculiare riprodurre nella
Fig. 44.
Nelle deformazioni della vescicola in parola fanno grande giuoco, come spe¬
cialmente si può costatare nel caso del surriferito schizzo del Costa (Fig. 44),
le grosse sferule trasparenti di color verde che occupano l’interno della vescicola
(Fig. 6, 7, 15, 29, 33, 41, 42-44). Queste, sballottate dai movimenti dell’animale,
si urtano a vicenda e si spingono reciprocamente fra di loro, e, 1’ una contro
l’altra scivolando, battono contro le pareti della vescicola, mentre si muovono
ritmicamente da dietro in avanti e viceversa ; determinando cosi ernie, avvalla¬
menti, costrizioni e dilatazioni, ondulazioni ed anse della vescicola, cui son do¬
vuti gli aspetti più diversi da questa assunti. Le sferule in esame sono molto
resistenti, e sotto forte pressione scoppiano in pezzi (d’ordinario cinque) nel modo
rappresentato nella Fig. 35. Come esse si presentano al taglio nelle sezioni di
13
Cercaria si desume dalle Fig. (39-70, 72, 77-82, 87-88, 93, nelle quali si vede che
esse mostrano una parete esterna ed un raccolto nodulo centrale diffusamente
colorato, di minor diametro del contorno esterno, dal quale è separato per un’area
chiara od alone vuoto, e che contiene talvolta anche un qualche granulo più
scuro : mentre il nodulo centrale ha contorno circolare (è sferoidale), la parete
esterna ordinariamente si mostra deformata, o più o meno rattrappita, assumendo
forme poliedriche irregolari.
La vescicola escretoria è rivestita da un tenuissimo epitelio sinciziale nucleato,
come ben dimostrano le Fig. 71, 72, 83; nelle quali, oltre i nuclei, si scorge l’e¬
sile straterello sinciziale di rivestimento che poggia sopra una sottile membranella
basale che lo limita dal mesenchima. In una sezione mi è sembrato di potere ri¬
conoscere anche una tenue muscolatura longitudinale esterna della vescicola; ciò
che si desume dalla Fig. S8.
Richiamo alla mente, nella descrizione che segue, la Fig 33 per la disposizione
e decorso dei grossi tronchi escretorii. Dal dorso della grande vescicola escretoria
di cui innanzi è detto, verso la sua parte imbutiforme terminale, prima che essa
metta capo nel bulbo terminale del sistema in esame, si diparte (o s’ immette)
un breve troncolino comune, di discreto calibro ; dal quale presto si originano
due tronchi disposti orizzontalmente, che potrebbero anche, inversamente, rite¬
nersi, come costituenti un tronco unico trasversale dal mezzo del quale, infero-
posteriormente, si diparte il già descritto breve tronco comune di sbocco nella
vescicola escretoria (Fig. 33-43). Quanto si osserva nelle preparazioni a fresco
trova conferma nelle sezioni trasversali, in alcune delle quali mi è riuscito di colpire
10 sbocco del tronco unico comune suddetto nella vescicola terminale, poco in¬
nanzi l’immettersi di questa nel sunnominato bulbo escretorio, nel modo come si
vede disegnato nelle Fig. 76-77.
I due tronchi orizzontali ora descritti, che rappresentano il tratto iniziale dei
grossi canali escretori, ben presto, alla lor volta, si biforcano ciascuno in due
altri dello stesso calibro : dei quali gli anteriori risalgono innanzi e costituiscono
le braccia anteriori ascendenti dei grossi canali escretori laterali ; mentre i po¬
steriori, le braccia posteriori, si rivolgono verso dietro posteriormente e si risolvono
in canali che non mi è riuscito di più oltre seguire in modo da ben completare
11 disegno (Fig. 33-43) : sembra pertanto che diminuendo di calibro questi si ter¬
minino direttamente in canalicoli ad imbuti cigliati. Le braccia anteriori rag¬
giungono, con decorso ondulato e serpeggiante, l’altezza della ventosa anteriore
e formano, ciascuno dal corrispondente lato del corpo, diminuendo di calibro,
un’ansa che si rivolge posteriormente per continuarsi nel corrispondente tronco
discendente dei canali anteriori di minore diametro dell’ascendente: questo tronco
discendente va sempre ancora diminuendo di calibro a misura che tende a rag¬
giungere la parte posteriore del corpo, dove finisce per ramificarsi in piccoli ca¬
nalini terminali ad imbuti cigliati. Lungo tutto il decorso del braccio discendente,
ora descritto, mettono capo troncolini minori che raccolgono i canalicoli ad im¬
buti cigliati delle varie parti del corpo dove essi si ramificano. Lungo i grossi
tronchi anteriori ascendenti non di rado si osservano nel lume interno, ciò che
14
ho già ricordato nella nota preliminare del 1888, dei ciuffi, vibranti, come quelli
che sono disegnati nelle Fig. 38-39. <
Come si presentano gli imbuti cigliati della Cercaria seti fera si desume bene
dalle Fig. 36-37, ricavate da preparati a fresco, le quali dispensano, perciò, da
particolare descrizione.
Nel decorso dei grossi canali escretori, esaminando a fresco, mi è occorso una
volta di osservare, in uno di essi, come un’ernia laterale, che conteneva una
piccola sferula simile a quelle della vescicola terminale innanzi descritte, ma più
piccola e di colorito verdiccio assai sbiadito: dallo schizzo preso di questo reperto
ho riprodotta la Fig. 40.
Ho detto innanzi che la vescicola escretoria sbocca nel bulbo terminale:
quest’organo assai caratteristico e peculiare di forma ovoidale, presenta, visto di
fronte, la figura grossolana di una piccola botticella o di barilotto, perchè esso
si mostra come fatto a spicchi, che ricordano all’aspetto le doghe di una botte,
per la presenza di solcature meridiane convergenti ai poli dell'ovoide (Fig. 42).
Come esso si presenta nei preparati a fresco e visto di fronte — di sopra in sotto
o da sotto in sopra — chiaro appare dalle Fig. 33, 41 43. Nella Fig. 42 è ritratto
l’aspetto del bulbo in questione visto da sopra in sotto che mostra al polo an¬
teriore dell’ovoide, in mezzo al convergere dei solchi meridiani, lo sbocco della
parte ristretta, imbutiforme, terminale della vescicola escretoria. Nella Fig. 41,
invece, si scorge l’estremo opposto dall’ovoide del bulbo escretorio col suo sbocco
nel forame codale limitato da un cercine che ne circonda l’apertura circolare,
che può dilatarsi e contrarsi, variando così il diametro dell’orifìzio. La struttura
di quest’organo si ricava ancora meglio nei suoi particolari dall’esame delle se¬
zioni che ho rappresentate nelle Fig. 63-69 e 75-76: nelle quali si vede che gli
interspazi fra i solchi meridiani esterni (gli spicchi) corrispondono ad altrettante
creste sporgenti nel lume interno del bulbo. Le pareti del bulbo sono costituite
da un sincizio anucleato, cuticuloide che si continua attraverso il forame codale
con quello esterno ectodermale, del quale è rivestito l’infossamento posteriore
del corpo (Fig. 31, 33, 41, 43); mentre anteriormente passa e si continua nel ri-
vestimento epiteliale della vescicola escretoria innanzi descritto (Fig. 69, 77-78)
Tutto intorno allo sbocco del bulbo terminale nel forame codale, che trovasi,
come ho descritto nel fondo dell’ infossamento ectodermico posteriore del corpo,
si osserva una muscolatura radiale molto sviluppata, le cui fibre partono dall’ori¬
fìzio escretore e seguendo la curva del detto infossamento, si continuano con la
muscolatura del sacco somatico. Ciò chiaro si vede nelle preparazioni a fresco
(Fig. 41); mentre dalle sezioni vengono in luce maggiore le particolari disposi¬
zioni delle fibre muscolari che, riunite a fascetti nella loro inserzione intorno
all’estremo terminale del bulbo nel forame codale, si sfioccano poco alla volta a
ventaglio, a misura che le fibre muscolari si irraggiano contro le pareti dell’in¬
fossamento ectodermico, per sperdersi fra le fibre longitudinali del sacco musco¬
lare cutaneo (Fig. 64, 65, 73, 74).
15
4. Sistema nervoso.
Ho già ricordato (1, p. 196), nelle sue linee generali, il sistema nervoso di
questa Cercaria setifera: ora posso completare l’accenno allora dato con una par¬
ticolare descrizione del suo modo di comportarsi, come, sulla traccia delle osser¬
vazioni a fresco, mi è riuscito di ricostruirlo da serie di sezioni; nelle quali la
parte cerebrale del sistema nervoso si mostrava in modo differenziata da per¬
mettermi di rappresentarlo nello schema generale riassuntivo che si vede dise¬
gnato nella Fig. 38. Basta, difatti, esaminare, per i rapporti topografici, le due
sezioni di una serie, che ho rappresentate nelle Fig. 84-86 per rendersi conto
delle favorevoli condizioni di studio offerto dalle dette serie di sezioni; dalle quali
si riconoscono ancora molto maggiori particolari che non sieno rappresentati nella
Fig. 33. In questa, pertanto, va. osservato che, per la distensione dell' animale,
il cervello si trova, nel disegno, alquanto spostato in avanti; mentre nelle se¬
zioni, per la contrazione del corpo esso è, invece, più del normale spinto verso
il faringe.
La commessura nervosa dei gangli anteriori non è larga, ma breve: essa si
trova dorsalmente al prefaringe e si estende per un tratto in corrispondenza del¬
l’inizio del faringe: i due gangli cerebrali sono relativamente grandetti, di figura
approssimativamente piriforme disposti per la base l’uno contro l’altro e, per
questa, riuniti fra loro dalla descritta commessura dorsale. Essi, allogati ai due
lati del faringe, si volgono verso il ventre per la loro parte ristretta e si ripie¬
gano da sopra in sotto, da dietro in avanti per prolungarsi, gradatamente restrin¬
gendosi, a formare il tratto comune iniziale dei nervi laterali ventrali (Fig. 33, 81).
Tutto il cervello si presenta nelle sue linee generali come un ferro di cavallo che ab¬
braccia obliquamente dal dorso al ventre e da sopra in sotto il prefaringe ed il faringe
per continuarsi nel nervo principale laterale (ventrale) esterno (Fig. 33, 84, 85.
92): questo, grosso al suo inizio, presto si assottiglia e lo si può seguire per un
certo tratto nel suo decorso ventrale nelle serie di sezioni. Da ciascuno dei due
nervi principali ora descritti alla loro origine dalla parte ristretta del rispettivo
ganglio, si diparte un altro nervo di minor calibro: il nervo venti’ale laterale
interno, che decorre, pel tratto che lo si può seguire, parallelamente quasi al
nervo laterale esterno (Fig. 33). Questa disposizione generale del sistema nervoso
si uniforma a quella tipica fondamentale dei trematodi in genere, con le carat¬
teristiche proprie che nella serie di variazioni di maggiori o minori complicazioni
del tipo comune, ciascuna specie presenta. Dalla parte anteriore del cervello, nella
parte dei gangli più rigonfia, verso la commessura dorsale, si origina un primo
nervo anteriore dorsale interno, che, isolandosi dalla massa ganglionare, si dirige
in avanti verso la ventosa anteriore: un secondo nervo parte dal ganglio corri¬
spondente alquanto esternamente al primo, dirigendosi obliquamente anch’esso
innanzi, e rappresenta il nervo anteriore laterale esterno. Questi due nervi an¬
teriori, nella loro origine e nel loro comportamento, sono schematizzati nella
Fig. 33 e si riconoscono nei loro reali rapporti coi rispettivi gangli nella Fig.
84. In questa sezione (che la precedente e la seguente completano) si vede an¬
cora come oltre ai due nervi principali già descritti, lungo la superficie anteriore
dei gangli ed esternamente ai primi, si dipartono altri piccoli nervini rivolti an-
ch’essi innanzi: si nota, inoltre, come da ciascun nervo anteriore interno si di¬
ramano esternamente dei nervetti; mentre il detto nervo nel suo decorso in avanti
ad un certo punto si biforca per dar origine a due piccoli nervi: si può infine
anche scorgere che, verso la parte ristretta terminale di ciascun ganglio , dove
esso si continua nel nervo ventrale principale, dalla superficie anteriore, parte
un nervetto ricorrente che, curvandosi, risale in avanti (Fig. 84).
Il cervello, come appare nelle sezioni, è circondato tutt’intorno dal pigmento
giallastro descritto innanzi, che si trova ai due lati della parte anteriore del corpo,
diffuso nel mesenchima, nella massa del quale sembra immerso: ciò è messo in
evidenza dalle Fig. 84, 85, 92; nelle quali si riconosce il comportarsi di detto
pigmento fatto di piccoli granelli o di flocculi ora sparsi , ora aggruppati , ora
raccolti insieme in masse o macchie a contorni irregolari (Fig. 84, 85, 86, 92).
Ho accennato nella descrizione dell’aspetto esterno della Cercaria alla presenza
di organi visivi in corrispondenza appunto delle dette macchie pigmentarie an¬
teriori : questi in numero di due, uno per lato, sono rappresentati ciascuno da
un corpo rifrangente (cristallino) situato dorsalmente, all’altezza del ganglio ce¬
rebrale del corrispondente lato del corpo. L’ osservazione a fresco per compres¬
sione mi ha permesso di constatare che il corpo infrangente, subsferico all’aspetto,
è inglobato a metà in una capsula a coppa, calottiforme di pigmento bruno-scuro
compatto e di tono di tinta molto più intenso delle macchie pigmentarie ante¬
riori (Fig. 14); le quali, talvolta, come in altro esemplare mi ha mostrato la os¬
servazione a fresco per compressione, si raccolgono e si raddensano intorno ed
ai lati del corpo rifrangente, che spicca netto, in chiaro, trasparente frammezzo
le masse pigmentarie che lo circondano: ciò è messo in luce dalla Fig. 13 , ri-
produzione fedele di ciò che mi riuscì di constatare. Nelle sezioni si può meglio
precisare la topografia del corpo rifrangente e del suo contorno pigmentato ri¬
spetto al cervello, al quale l’organo visivo sembra addossato e collegato per bre¬
vissimo e largo tratto peduncolare ; ma nelle sezioni non si scorge la capsula
pigmentaria così chiaramente come appare nel preparato in toto che è rappre¬
sentato nella Fig. 14: per contro sulle sezioni si riconoscono nella parte di detto
cristallino prossimale al cervello delle cellule nervose che lo investono da questo
lato , costituendo , insieme raccolte , un piccolo ammasso cellulare nervoso che,
come pare per la sua contiguità al corrispondente ganglio, integrerebbe il ti’atto
peduncolare di connessione dell’ organo visivo col cervello che innanzi ho indi¬
cato. Questa struttura testò descritta dell’ organo visivo trova riscontro ed una
certa corrispondenza in quanto di recente (1910) ha osservato intorno agli occhi
del Polystomum ivtegerrimum f And ré, che ha riassunta la letteratura sull' argo¬
mento degli occhi dei Platelminti.
5. Differenziamento sessuale.
Nella maggior parte delle Cercarie che si raccolgono, ospiti di differenti ani¬
mali pelagici che le albergano, non vi è traccia di organi genitali. Pertanto, non
17
di rado , come ho innanzi ricordato, se ne rinvengono di quelle che presentano
degli accenni di gonadi, che talvolta assumono uno sviluppo relativamente con¬
siderevole e mostrano una differenziazione sessuale già ben definita in testicoli
ed ovario. In questi esemplari si possono riconoscere più o meno distinti i con¬
dotti genitali rappresentati da cordoni cellulari pieni, ora più ora meno evidenti,
che presentano sovente diverso grado di sviluppo l’uno dall’altro : questi cordon¬
cini negl’individui molto innanzi nella differenziazione sessuale, cominciano anche
a scavarsi di un canale (Fig. 90).
Negl’individui nei quali tali cordoni sono ben delineati, s’intravvede lo sbocco
esterno dei genitali, rappresentato dal punto dove i detti cordoni si terminano
contro la parete del corpo, come si rileva da favorevoli preparati in toto (Fig. 47) ;
ma negli individui sezionati in serie non mi è riuscito, sui tagli, di riconoscere
alcun infossamento corrispondente dell’ ectoderma. Questo sbocco si trova verso
sinistra della faccia ventrale, di poco innanzi la ventosa posteriore , come è di¬
mostrato dalla Fig. 47 ( apg ), nella quale, pertanto, va osservato che per errore
del litografo il trattolino indicatore non raggiunge proprio il punto sopradescritto
di attacco alfectoderma dove si terminano i cordoni rudimentali dei condotti ge¬
nitali: al che il lettore, in base alla descrizione, esaminando il disegno, può fa¬
cilmente supplire.
Esaminando le Fig. 46 e 47 si possono in esse facilmente riconoscere, viste di
fronte e di sbieco, in due diversi individui che presentano appunto un conside¬
revole sviluppo degli abbozzi dei genitali, il comportarsi di questi. Lungo i lati
del corpo si delineano gli acini dei vitellogeni ( vtlg ) che si possono anche rico¬
noscere nelle sezioni di altri individui in stadio corrispondente di sviluppo (Fi¬
gure 62, 64-68, vtlg). Nel mezzo del corpo, fra le braccia intestinali, si scorgono
i due testicoli , ed innanzi a questi 1’ ovario : tutte e tre le gonadi sono quasi
equivalenti in grandezza (Fig. 16 , 47 , £, ov ) : talvolta 1’ ovario sembra di poco
maggiore. Nell’individuo rappresentato nella Fig. 49 si vede dipartirsi dall’ovario
il condotto genitale femminile che risalendo in avanti va a terminarsi nel punto
dello sbocco esterno dei genitali innanzi indicato. I cordoncini cellulari efferenti
dei testicoli non si scorgono ; ma di tratto in tratto possono riconoscersi evidenti
le tracce del deferente come nel caso dell’ individuo raffigurato nella Fig. 46.
Quanto rivelano le preparazioni in toto confermano e completano le serie di se¬
zioni di individui con abbozzi di genitali meno o più differenziati che sieno
(Fig. 87-91, 94-95) ; ed in questi ultimi, naturalmente, meglio s’individualizza la
differenza delle gonadi come dimostrano particolarmente le Fig. 90, 94-95. In
queste si può, difatti, vedere lo sviluppo raggiunto dall’abbozzo femminile inte¬
gratosi in un vero ovario (Fig. 94 , 95 , ov) , nel quale ha cominciato anche ad
iniziarsi la produzione delle uova : esso ha già assunto la sua tunica propria ed
ha differenziato, all’ origine dell’ ovidotto dall’ ovario (Fig. 90, ovd ), un ben di¬
stinto sfintere ovarico nei muscoli che lo costituiscono come chiaro si scorge nella
Fig. 94 (sfo). Nelle suddette figure è messo anche in evidenza in che modo si
appalesano nelle sezioni le gonadi maschili aneli’ esse alquanto innanzi nel dif¬
ferenziamento istologico dei testicoli ; mentre , in alcuni individui , il deferente
appare nettamente distinto per essersi già più o meno, e talvolta anche in ma-
3
18
mera definitiva e concreta, individualizzato, nel cordone cellulare iniziale primi¬
tivo, il lume interno del deferente.
3. Biogenesi.
i
Come è detto nella introduzione, in altro mio studio, sui Distomi (3, p. 1, 2,
nota), ho accennato di aver potuto seguire, nella Stazione Zoologica di Napoli,
la biogenesi della Cercaria setifera , con la quale allora identificai le numerose
Cercàrie provenienti da Redie che infestavano il fegato di Conus mediterraneus:
Redie che riferii , per tutte le caratteristiche loro , alla forma trovata dal De
Filippi appunto nel detto G-asteropode ( Cercaria coni-mediterranei), riconoscendo
la corrispondenza delle Cercarie da me rinvenute in questa Redia — nella quale
il De Filippi (2, p. 14, fig. 21) non trovò Cercarie perchè « malheureusement
ne contenaint que des germes » — , con la C. echino cerca dello stesso De Fi¬
lippi (del Buccinum linnaei) ; donde trassi la conclusione che le suddette due
Cercarie del De Filippi fossero la stessa ed unica forma. Sul fatto di cui sopra
richiamò la mia attenzione, nel corso del 1891, il Dott. P. Schiemenz, allora an-
ch’esso nella Stazione Zoologica, per lo studio dei Gasteropodi marini del golfo
di Napoli, che cortesemente mi offrì in esame il materiale che gli era capitato
sotto mano. Occupato in altre ricerche per c oudurre a termine il primo contri¬
buto di osservazioni sui distomidi (3), presi non pochi appunti delle osservazioni
fatte, ritrassi molti schizzi e figure ed approntai differenti preparazioni micro¬
scopiche conservando il resto del materiale in alcool per le ulteriori indagini •
limitandomi, allora, per prender data, a riassumere solamente le mie osservazioni
nella sopra ricordata nota a piè di pagina del citato studio sui Distomi.
Riprendendo dopo molti anni in esame il materiale raccolto, ho dovuto pur¬
troppo constatare che molti dei preparati approntati nel 1891 erano sciupati, e
la parte conservata in alcool non è più in favorevoli condizioni : ond’è che ho
dovuto in gran parte rinunziare a quelle ulteriori e più particolari indagini sulla
intima struttura delie Redie e delle Cercarie che in seguito mi proponevo con¬
durre sul detto materiale per uno studio comparativo richiesto dalle recenti ri¬
cerche in proposito (v. p. e. Rossbach , Roewer). E non essendomi riuscito di
procurarmi altro materiale fresco, devo, perciò , circoscrivere la esposizione dei
fatti, per la maggior parte , alle osservazioni compiute nel 1891 ; che valgono ,
pertanto, per le figure che le accompagnano, ad integrare nelle sue linee gene¬
rali, la morfogenesi della Cercaria in esame.
Dalle indagini fatte non mi riuscì di riconoscere che solameute Redie nel
fegato dei Conus mediterraneus esaminati , ciò in conformità delle osservazioni
del De Filippi (2, p. 14, fig. 21) che coincidono con le altre dello stesso autore
per la C. echinocerca (1, p. 17, fig. 20) il che lascia ritenere una derivazione di¬
retta delle Redie dal Miracidio. Di Redie ne ho osservate dalle piccolissime (gio¬
vani) ed in uno stadio primitivo di sviluppo, evidentemente da poco individuatesi,
a quelle che potremo dire a termine: perchè mostravano nell’interno le Cercarie,
e queste così nello stato iniziale che in quello a termine, e fornite di coda ;
pronte, perciò, a farsi libere : di tali Cercarie già fuoriuscite dalle Redie, se ne
19
trovavano non poche frammiste alle Redie, evidentemente sul punto di abban¬
donare il Gasteropode per guadagnare il pelago.
Per non moltiplicare figure mi sono limitato a darne due solamente, fra quelle
disegnate (Fig. *23-24), che rappresentano 1’ insieme dell’ aspetto esterno delle
Redie: una molto giovane, ed un’altra assai evoluta con dentro Cercarie invia
di sviluppo. Da queste figure si ricava la forma caratteristica di tali Redie , a
sacco allungato e terminante posteriormente ristretto a punta. Sacco a pareti di
mutevolissimo contorno per le contrazioni e distensioni del corpo della Redia
che fanno a questa assumere a.spetti diversi. Il corpi di queste Redie più svelto,
più allungato ed a punta terminale più ristretta nelle forme giovani (Fig. 23),
si sfianca, si rigonfia e si fa alquanto tozzo in quelle gestanti Cercarie (Fig 18).
La superficie del corpo delle Redie si presenta forte striata trasversalmente come
mostrano le figure 18-23 : in esse si distingue bene 1’ ectoderma esterno come
anche il sacco muscolare cutaneo bene sviluppato. La bocca anteriore, terminale,
mette capo in un faringe che è più appariscente, perchè molto grande, rispetto
alle dimensioni della Redia, in quelle giovani ; meno grande nelle Redie a ter¬
mine dal corpo molto sviluppato (Fig. 20, 23 e 18). Dal faringe , nel quale si
continua la bocca, pende un sacco intestinale impari, a forma di pera allungata,
come è raffigurato nelle Fig. 18, 21, 23, che, ben distinto ed assai sviluppato
nelle giovani Redie (Fig. 18), si riduce di molto in quelle a termine (Fig. 18, 21).
La forma del sacco intestinale è mutevole nelle sue linee ed assume aspetto di¬
verso secondo i movimenti del corpo della Redia ; il collo della pei’a ora più ,
ora meno distinto dal resto del sacco intestinale, può considerarsi come il tratto
esofageo. Nelle Redie giovani l’ intestino trasparisce molto nettamente attraverso
le pareti del corpo pel colorito scuriccio e l’aspetto granelloso dovuto , come
pare, al contenuto : ciò che non si constata nel sacco intestinale delle Redie a
termine, nelle quali esso è, perciò, meno appariscente. Osservando le fig. 19-23,
scelte fra quelle che rappresentano alcuni degli aspetti caratteristici che assume
il faringe nei movimenti di contrazione e distensione delle Redie, si ricava come
dalla forma ovoidale-globosa o sferoidale, che esso piglia quando il corpo si con¬
trae, si va fino a quella allungata, subtubulare , nella sua grande distensione
rappresentata nella Fig. 19. Più frequentemente il faringe assume la forma di
coppa o calice, o ad imbuto molto slargato anteriormente : dalla bocca che, per
questo allargarsi del faringe si fa ampia e beante, fuoriesce la parte anteriore
di questo ripiegandosi a colletto contro le pareti esterne del corpo formando
cercine, come una ciambella, intorno alla larga bocca, simulando così 1’ aspetto
di ventosa che ne circondi l’orifizio (Fig. 20,23). La bocca si restringe, per contro,
col contrarsi del faringe fino a ridursi ad un piccolo forame circolare, che quanto
maggiore è il raccogliersi a palla del faringe , tanto diventa più piccolo (Fig.
19, 21, 22) : forame che può , nella massima contrazione del faringe , chiudersi
affatto tirando seco in dentro la estremità anteriore del corpo che resta inva¬
ginata ad imbuto (Fig. 18).
Seguendo lo sviluppo delle Cercarie nell’ interno delle Redie nelle sue varie
fasi, si possono colpire i diversi stadii attraverso i quali questa si va successi-
20
vamente delineando a misura che si differenzia la figura della Cercaria dal primo
ammasso cellulare che ne rappresenta l’ inizio embrionale , con l’apparire, cioè ,
di una strozzatura all’ incirca poco oltre la metà del corpo: costrizione che segna
il limite fra la parte che si trasformerà gradualmente nella Cercaria e quella che
diventerà, modificandosi successivamente, la coda. Nelle fig. 24-29 ho riassunto
tutto lo sviluppo morfologico della Cercaria impersonato in un certo numero di
stadii caratteristici, saltuariamente successivi, della intera serie, fino alla Cercaria
quasi a termine: figure che danno immagine delle principali fasi ontogenetiche
che essa attraversa. Cosicché la eloquenza delle figure mi dispensa da una par¬
ticolare singola descrizione; tantoppiù che ciò corrisponde in genere a quanto
ho già precedentemente descritto per altra Cercaria (C. cymbuliae Graffe, 2.
p. 81), e trova riscontro in analoghe osservazioni di altri autori antichi (p. e.
La Yalette St. George) e moderni (p. e. Pelskner). Dalle dette figure si rileva,
difatti, il graduale individuarsi della coda da come essa dapprima si mostra nella
Fig. 24 — cioè già ben distinta dal corpo nello stadio successivo all’apparire della
strozzatura che ne segna il differenziarsi iniziale — fino al momento in cui, col
continuo allungarsi di essa (Fig. 26-28), cominciano a comparire, lungo i lati,
le prime paia di fasci di appendici laterali, le setole degli autori (Fig. 29):
questi fasci, dapprincipio radi, si fanno più fitti fra loro per raggiungere poi,
con il graduale successivo accrescimente della coda, il numero, le dimensioni,
l’aspetto e figura che i fasci presentano, per l’insieme e la forma delle loro
appendici, nella Cercaria a termine.
Esaminando in ordine progressivo numerico le suddette figure si può, d’ altra
parte, seguire il delinearsi della forma del corpo della Cercaria che si va gradata-
mente affannando: con 1’ aspetto cuticoloide che assume 1’ ectoderma esterno de¬
limitante il corpo; con la comparsa della bocca e delle ventose (anteriore e po¬
steriore) che da principio appaiono come dei semplici bottoncini pieni sporgenti
dalla superficie del corpo (Fig. 26) ed acquistano in seguito la loro forma e
struttura definitiva (Fig. 28); infine con il manifestarsi di tutte le altre carat¬
teristiche proprie per le quali si delinea la figura di Cercaria a termine con le
macchie pigmentarie anteriori (Fig. 20); mentre essa si va integrando nella in¬
terna organizzazione con il differenziarsi del tubo digerente, che appare già ben
distinto nello stadio rappresentato dalla Fig. 28, e dell’apparecchio escretore, la
cui vescicola terminale assume l’aspetto che impersona subito la caratteristica
vescicola della C. setifera , come si scorge nella fig. 29; che rappresenta appunto
uno stadio più prossimo alle Cercarie a termine; cioè, pronte a farsi libere dal-
l’ospitatore.
4. Etologia.
La Cercaria setifera quando non s’ incontra liberamente nuotante nel plankton,
il che, come ho detto innanzi, non è troppo frequente , si trova comunemente
annidata nella massa del corpo di svariatissimi e diversi animali pelagici. Sa¬
rebbe, perciò, senza speciale importanza il redigere un elenco particolareggiato
di tutti gli animali nei quali è stata finora constatata la presenza della C. se-
tiferà , sia da me personalmente (dal 1885 ad oggi), sia, prima, da altri (così per
osservazioni dirette sulla detta Cercaria che sulle forme a questa identificate),
come da coloro che, in seguito, hanno avuto agio di ritrovarla dopo la mia nota
preliminare del 1888.
Celenterati 1), Ctenofori 2), Vermi 3), Molluschi 4) e Tunicati 5 6) pelagici così
adulti, che allo stato larvale come pure le forme pelagiche larvali in genere °)
che si pescano nel golfo di Napoli, ospitano questa Cercaria, che si può trovare
anche nelle masse di uova pelagiche di Teleostei, come io stesso ho ricordato
(2, p, 78) per aver trovate, nel 1885 delle C. setifera su di un gruppo di uova
galleggianti probabilmente di Scorpaena sp. Che, anzi, in alcuni anni, a periodi,
questa forma è così comune e frequente da infestare tutti gli animali pelagici
del Golfo, tanto che il Lo Bianco (1, p. 480; 2, p. 571) diceva « esservi talvolta
epidemie » di Cercarie: mentre vi sono altri periodi di anni nei quali può, per
contro, scarseggiare a segno di trovarne solo di rado degli esemplari, come ho
già ricordato (3, p. 1, nota 1).
Caratteristica è la maniera di nuotare di questa Cercaria quando , emigrata
dalle Redie generatrici, lascia il primo ospitatore, vagando liberamente nel plan¬
kton in cerca d’animale nei quali imbattersi: il che ho già altrove ricordato,
per avere di proposito seguiti i movimenti di nuoto in alcune Cercarie caudate,
messe in libei'tà in vaschette d’acqua (2, p. 79), a controllo di quanto avevo
osservato su Cercarie liberamente nuotanti, pescate nel plankton.
Cogliendo un rapido istante di arresto nel nuoto si vede come la Cercaria
cerca orientarsi verso una data direzione, che il corpo impone a sè stesso, con¬
traendosi a forma di pera o di piccola palla, mentre la coda rapidamente dime¬
nandosi con modo ondulatorio e vibratorio spinge innanzi la Cercaria. D’ordinario
essa nuota parallelamente alla superfìcie dell’acqua: in questo caso la coda de¬
scrive delle semplici larghe e violente ondulazioni a ciascuna delle quali corri¬
sponde un movimento delle appendici (setole) della coda che, per la loro medesima
disposizione, aiutano il progredire della Cercaria, perchè sembra funzionino come
piccoli remi automatici che accompagnano e secondano i movimenti della coda.
Alle volte la Cercaria nuota, invece, in posizione verticale x'ispetto alla superfìcie
dell’acqua, cioè col corpo in giù, che si contrae quasi a palla, e la coda in alto:
questa allora descrive delle ondulazioni spirali assai strette, frequenti e veloci e
turbina tanto rapidamente che l’ animale pare giri vertiginosamente su sè stesso
come una trottola e, così, ratto si sposta da un punto all’altro. Nel nuotare, il
’) Idromeduse, Sifonofori, Scifozoi (Acalefi)
2) Tentacolati ed Euristomi.
3) Anellldi, Chetognati.
4) Gasteropodi (Eteropodi, Pteropodi, Nudibranchi) ed anche Cefalopodi pelagici (una volta
l’ho rinvenuta sulla Cirrotheuthis Verany D’Orbigny {—Doratopsis vermicularis Jatta. — Monografia
dei Cefalopodi) forma rara nel nostro Golfo (v. Lo Bianco, 2, p. 645 e nota).
5) Salpe, Pirosomi.
6) Come verbalmente mi informava il Dott. S. Lo Bianco (il compianto conservatore della Sta¬
zione zoologica di Napoli) per notizie desunte da suoi personali appunti.
9
22
corpo della Cercaria, come si può osservare, resta passivo ai movimenti della
coda: il corpo segna ed imprime solamente la direzione che l’animale vuol se¬
guire spostandosi; ma le spinte gli vengono date dalla coda che, evidentemente,
nel caso, è l’organo principale del nuoto: essa agisce come un propulsore che,
vibrando a guisa di una frusta, imprime al corpo un movimento oscillatorio che
si risolve nella linea retta che segue la Cercaria rapidamente filando nell’acqua.
11 movimento nuotatorio, è nel caso, ancora intensificato dalla presenza delle
appendici laterali della coda (setole) per i loro movimenti così attivi, che passivi.
La Cercaria quando incontra l’ospitatore pelagico, nel quale nuotando s’imbatte,
vi penetra con l’estremità anteriore del corpo che, come una trivella, perfora
la pelle dell’ospitatore facendosi strada fra i tessuti di questo.
La coda, come ho descritto (2), vien sempre perduta daìle Cercarie nell’atto
di penetrare nell’ospitatore: ciò avviene per bruschi movimenti a tratti o strappi,
quando la Cercaria, essendo già tutta penetrata nell’ospite, la coda ne resta fuori :
talvolta, pertanto, le Cercarie la trasportano con sé e con essa si incapsulano.
Infatti ho trovato nella massa gelatinosa del cappello di differenti meduse, Cer¬
carie, provviste ancora di coda; ed una volta, in un Cestus veneris Less. ho os¬
servato delle Cercarie, e ne conservo i disegni, che nella capsula trasparente che
si formano, se ne stavano con la coda in caratteristico modo ripiegata intorno
al corpo ; mentre nella maggior parte dei casi la Cercaria incapsulata è senza
coda e più o meno contratta: per queste osservazioni sono stato indotto a de¬
durre che la coda quando non va perduta può anche semplicemente disfarsi od
essere riassorbita durante il periodo d’ incapsulamento. La coda quando si stacca
dal coi'po continua da sola a muoversi per alcun tempo, più o meno lungo, e ciò
si può osservare tenendo in favorevoli condizioni una Cercaria sotto il micro¬
scopio. Dopo una lunga serie di sforzi, che consistono in allungamenti e con¬
trazioni del corpo, ad ognuno dei quali corrisponde un forte tratto dato alla
coda, questa comincia a staccarsi dal corpo: seguitando questo a dar tratti alla coda
essa si stacca maggiormente, finché la Cercaria, spingendosi con grande violenza
innanzi, con un brusco movimento a strappo se ne libera. Avvenuto il distacco
tanto la Cercaria, quando la coda restano, come sembra in riposo : la Cercaria
ripiglia subito a contrarsi e distendersi ritmicamente, mentre daH’altro canto la
coda comincia a muoversi vertiginosamente come prima, come se fosse ancora
attaccata al corpo. Questi movimenti della coda durano così lungo tempo, che
una volta, ho potuto osservare una coda, già separata dalla Cercaria, i tessuti
della quale erano mezzi disfatti nella parte posteriore di essa, che nella sua parte
anteriore si muoveva ancora rapidamente.
I fasci di setole possono venire facilmente perduti, così quando la coda è at¬
taccata ancora al corpo, come quando se ne è staccata; il che non rallenta il
movimento della coda. La perdita delle setole sembra sia determinata da scatti
troppo violenti della coda nei suoi movimenti di contrazione ed estensione non
seguiti ed accompagnati subito da quelli delle appendici (setole) i cui fasci, per
lo sforzo al quale, nel caso, non resistono, si rompono alla base e si staccano.
La C. seti fera può trovarsi isolata od in piccol numero di esemplari sporadici
negli animali pelagici che infesta, oppure in grandissimo numero d’ individui
23
sparsi e diffusi per tutto il corpo dell’ospitatore: cosicché questo , come ho os¬
servato in certi casi, sembra punteggiato di macchioline bianche opache che sono
appunto le Cercarie delle quali l’animale è cosparso. La Cercaria non ha, quindi,
luogo di elezione nell’ospitatore, ma si annida nel punto dove è penetrata dal¬
l’esterno facendosi strada nella massa del corpo (p. e. Celenterati, Molluschi), o
sotto la pelle o nello spessore di questa (p. e. Vermi, Tunicati). Evidentemente
queste infezioni multiple si devono al fatto che gli ospitatori pelagici si sono
imbattuti in un branco di Cercarie liberamente nuotanti che li hanno aggrediti
per trovarvi albergo. Ciò facilmente lascia desumere il caso innanzi riferito delle
numerose Cercarie che avevano, come sembrava, tutte insieme aggredita la capsula
delle uova di Scorpaena; e mentre alcune senza coda erano già allogate nella
massa capsulare, annidate tra uova ed uova, altre avevano ancora la coda fuori
ed in atto di disfarsene, ed altre, infine, erano in via di penetrare nella mem¬
brana della capsula.
Non mi costa che nell’ospitatore si determini una vei'a e propria formazione
di cisti intorno alla Cercaria, la quale d’ordinario s’ incastona nei tessuti del¬
l'ospite: pertanto talvolta, mi è occorso di constatare che le Cercarie si trovano
allogate in una sorta di cavità sferoidale, scavata nel tessuto dell’ospitatore nel
punto dove sono in esso penetrate le Cercarie, le cui pareti sono rappresentate
dalla superficie cicatriziale, dirò cosi, del tessuto stesso dell ’ ospite che ha reagito alla
lesione limitando la cavità in esso prodotta dalla Cercaria: ciò ho potuto constatare,
p. e., in alcune sezioni di pezzi di Bero'é ovata D. Ch. di Cestus veneris Less: e
di Carmarina bastata E. H., contenenti Cercarie incapsulate, a conforto delle
osservazioni fatte in proposito a fresco e sul vivo. Di tanto ho data immagine
nella Fig. 5, che mostra appunto una Cercaria con la sua coda ravvolta e ripie¬
gata su sé stessa racchiusa in questa sorta di capsula, o cisti , se pur si vuole
cosi indicarla, scavata nel tessuto gelatinoso di una Carmarina bastata E. H.
Secondo alcuni A. le Cercarie possono trovarsi anche nei canali gastro vascolari
delle meduse e nell’asse dei Sifonofori (Yogt) in esso liberamente reptando.
La C. setifera spazia nel pelago nuotando indifferentemente dal fondo, donde
si parte, fattasi libera dalle Medie viventi nei Gasteropodi, alla superficie, va¬
gando alla ventura incontro all’ospitatore da infestare. Come è probabile le Cer¬
carie, dapprima nuotano in branchi, se molte insieme iniziano la vita libera, il
che spiega il loro numeroso infestare il primo ospitatore nel quale per caso si
imbattono: successivamente si spargono e disperdono nel plankton. Ciò è provato
dal fatto che la C. setifera si trova indifferentemente in animali pelagici di dif¬
ferenti profondità: fra gli ospitatori, infatti, si riconoscono tanto forme di su-
petficie come di fondo; e cito ad es. V 0 lindi as Miillerii E. H. che di rado viene
alla superficie (Lo Bianco).
Così dalle mie osservazioni personali, per più anni seguite, come da quelle
condotte sul plankton per molti auni dal compianto amico Dott. S. Lo Bianco,
si desume che le C. setifera in Novembre cominciano ad apparire libere nel plankton
ed a trovai si già frequentemente ospiti degli animali pelagici: esse, pertanto, si
incontrano anche più frequenti in questi ospitatori nel Decembre ed abbondan¬
tissime si constatano in generale in inverno: in alcuni anni specialmente, esse,
24
come ho detto innanzi, sono numerosissime infestando un gran numero di animali
pelagici, così che quasi tutti, più o meno, ne ospitano qualche individuo. Nella
primavera 1’ invasione delle C. setifera diminuisce e dirada negli ospiti l’infezione
che cessa del tutto nella estate per ricominciare di nuovo la curva di frequenza
nell’autunno seguente.
Questo ritmo biologico di comparsa nel plankton e di frequenza negli animali
pelagici della C. setifera e susseguente scomparsa è in evidente corrispondenza
con quello degli animali pelagici, in genere, suoi ospitatola abituali ; i quali ap¬
punto dall’autunno alla primavera appariscono alla superficie (Lo Bianco, 1, p.
452; 2, p. 524-530)
Gli animali pelagici che le Cercarie infestano sono senza dubbio da conside¬
rarsi nella economia della specie come un mezzo di disseminazione nel pelago
onde agevolare loro la via per giungere all’ospitatore definitivo; perchè le Cer¬
carie, da essi ospitate e protette dagl’ incerti e dalle contingenze della vita libera,
possono in favorevoli condizioni, aspettare il loro fine ultimo, di raggiungere lo
stato adulto. Questo deve, con ogni probabilità di certezza, compiersi in un pre¬
datore di animali pelagici e verosimilmente in un vertebrato (Pesce), che finora
non mi è riuscito possibile di identificare, nel quale la Cercaria assolve, nella
sua forma adulta, il compito di perpetuare la specie del distomide tuttora sco¬
nosciuta cui essa appartiene, e che rimarrà finché, più che altro, il caso per fa¬
vorevoli contingenze non condurrà a riconoscerla. Difatti non potendo escludersi
del tutto che il Distoma adulto di questa Cercaria possa anche essere una uuova
specie, non torna, alio stato, nè opportuno, nè tanto meno facile lo ingolfarsi
in una ricerca sulla possibile sua pertinenza ad una delle oramai già cosi nu¬
merose specie presentemente note di distomidi: ricerca difficile non poco, nella
quale è prudenza andar più che mai cauti per evitare quei non conformi rife¬
rimenti (nei quali sono incorsi vari A., me compreso [1888] proprio per questa
Cercaria) cui tale ricerca, malgrado una larga conoscenza di forme di Distomidi,
può condurre 1).
La questione dell’ ignoto ospitatore si connette evidentemente con quella della
identificazione della specie cui appartiene la C. setifera , il cui ciclo biologico è
certo in rapporto e relazione con la etologia dell’ospitatore, per la stagione , il
modo, ed il tempo d’ infezione di questo : nel che non poco gioca il ritmo di
comparsa e scomparsa dalla superficie degli animali pelagici ospitatori intermedii
in relazione alle condizioni etologiche e corologiche dell’ospitatore definitivo che
di quelli cibandosi può infestarsi della C. setifera.
’) Durante la stampa del presente scritto, avendo avuta opportunità di incontrarmi col collega
Dott. Odhner a Monaco, nello scorso marzo 1913, In occasione dell’ultimo Congresso Zoologico
internazionale, discorrendo di questa Cercaria del Mììller (della quale gli mostrai! disegni qui
riprodotti), egli mi espresse il dubbio che la Cercaria da me illustrata potesse riferirsi al Dì-
stornimi album Stossich (p. 4, tav. 15, fig. 3); specie tipo del genere Lepocreadiuvi Stcssich, che
appunto presenta, secondo i caratteri che Odhner riassume (1, p. 35). una grande vescicola ter¬
minale » nach vorn bis zum Pharynx reichend ». Ma così dall’esame del disegno originale di
Stossich sopra citato, che ho voluto consultare, come da quello di esemplari della specie prove¬
nienti dalla collezione Stossich, che ho potuto fare, devo escludere la possibilità di un tal rife¬
rimento (Nota aggiunta).
25
5. Identità e sinonimia della Cercaria setifera.
Jh. Muller nel 1850 (pag. 496) ricordando la Cercaria inquieta di 0. Fr. Mììl-
ler, trovata libera nel mare , scrive di aver osservata a Marsiglia liberamente
nuotando nell’acqua del mare > eine eigentliumliche Cercaria, vvelche sicli durch
einen geringelten mit Borsten gefiederten Scliwanz auszeichnete » e soggiunge
« und ich sali aucli das davon stammende Distoma nacli dein Yerlust des
Schwanzes frei in Meerwasser erkennbar als identisch mit der Cercaria sowohl in
der form und Gròsse des Korpers als nodi mehr in den mit der Cercaria geme-
insamen beiden schwarzen Fleckeu auf dem vorderen Theil des Korpers ». De¬
scrive poi in seguito brevemente così la suddetta Cercaria-. « Bei unserer Cercaria
stehen die Borsten des Schwanzes in regel tnassigen querreihen, 12 Bundeln auf
jeder Seite der hinteren Hàlfte des Scwanzesh bildend , an andern Exemplaren
waren nur die hintersten Bundeln erhalten ». li Muller aggiunge di aver data
notizia di questa Cercaria nel 1849 alla « Gìesell. Naturfor. Freunden di Ber¬
lino » e che essa fu « gelentlich mit noch einigen andere larven von niedern
Thieren abbilden ». Scrive inoltre il Muller, a pag. 497, che il Distoma Berbes
Will — trovato dal Busch anche nel tubo digerente delle Sagitta — « ist uns
bei Triest sehr haufig frei in Meerwasser vorgekommen und ganz in derselben
Gròsse und form wie Sie in der kleinen Sagitta lebt ».
E bene pertanto subito ricordare che questo Distoma berbes del Will (p. 343,
tab. 10, fig. 10-13) = D. papillosum Diesing (1, p. 381) — trovato dal Busch
(p. 99) a Trieste nell’ intestino delle Sagitta, ed anche liberamente nuotante
ed in diversi animali marini — al quale accenna il Muller è una forma gio¬
vane di Apoblema come ho dimostrato altrove (3, p, 123 e nota 1) : erronea è
quindi 1’ identificazione del Muller della sua Cercaria del mar di Trieste con
il distomide del Will: ciò che è provato di fatto dalla figura di questa Cer¬
caria di Trieste data dallo stesso Muller (riportata dal La Valletye St. George),
che la rappresenta fornita di coda con setole laterali ; figura dalla quale si ri¬
leva la nessuna corrispondenza di detta Cercaria col Distoma beroes Will.
In questo suo scritto Joh. Muller non illustra con figure le dette Cercarie
di Marsiglia e di Trieste : ma gli schizzi ed i disegni da lui presi, come si ri¬
leva dal testo sopracitato, sono stati riprodotti dal La Vallette St. George nella
sua opera sulla evoluzione dei Trematodi. Difatti questo A. (p. 38) riporta nella tav.
2 tre figure di Cercarie attribuite al Muller che sono evidentemente quelle di¬
segnate dallo stesso Muller, come si deduce dal passo innanzi riportato. Secondo
la spiegazione delle tavole del La Vallette St. George una di queste figure
(Fig. II) rappresenta la Cercaria setifera Joh. Muller « ex mari prope Ter g estimi » ,
l’altra (Fig. Ili) rappresenta la < Cercaria elegans Joh Mùller ex mari prope
Massiliam », l’ultima (Fig. IV) « Eadem caiida dejecta ».
Per meglio richiamare alla mente queste figure nella identificazione della Cer¬
caria setifera di Joh. Muller riporto questi disegni del Muller editi dal La
Vallette St. George nella citata opera.
4
26
Da essi si ricava che la Cercaria del golfo di Trieste (Fig. II) per avere il
corpo alquanto compresso lascia vedere il complesso della organizzazione interna :
date da La Valette St. George.
la coda evidentemente è molto contratta e perciò deformata e con i fasci di ap¬
pendici (setole) fra loro ravvicinate. Le Fig. III-IV (Cercaria di Marsiglia) rap¬
presentano i due aspetti diversi della stessa specie descritti dal Muller quello
a corpo proteso fogliforme fornito di coda e quello allungato e subterete senza
coda : nell’ individuo codato (Fig. Ili) sono solamente accennati alcuni fascetti
delle setole laterali ed è evidente — a giudicare dalla distanza intercedente fra
i gruppi di setole, che l’A. si è limitato a disegnare, in rapporto alla lunghezza
della coda — - che molti di questi gruppi a coppie dovevano occupare, numerosi
in serie, i lati della coda. Devo pertanto osservare che, per il numero dei fasci
di setole della coda 1). (12) assegnati dal Joh. Muller alla sua Cercaria (di Mar¬
siglia), nessuna delle figure delle due Cercarie riprodotte dal La Valette, che
presentano coda con setole (fig. II, III) corrisponderebbe, pel numero delle coppie
di setole alla descrizione del Mùller.
Come si può facilmente constatare da quanto sopra ho esposto La Valette St.
George ha indicato come Cercaria setifera quella che Joh. Muller ha trovata
libera nel mar di Trieste, ed appone il nome di Cercaria elegans ai due disegni
rappresentanti la Cercaria rinvenuta liberamente nuotante a Marsiglia ; che è poi
proprio quella, come chiaro si rileva dalla lettura del testo di Muller innanzi
riportato, che egli particolarmente descrive come portante setole (setifera) nella
coda. Il Muller, dunque, non ha dato nome alla Cercaria nuotante (mit Borsten
getlederte Schwanz) da lui trovata nel mar di Marsiglia, che ricorda poi di aver
') A meno che questa figura non rappresenti proprio uno di quegli esemplari nei quali il
Mueller dice che portavano nella coda solo i fasci ultimi di setole (loc. cit. an anderer Exem-
plaren waren nur die hintersten Biindeln erhalten). — Nota aggiunta in questa ristampa.
27
trovata pure nel Golfo di Trieste : la designazione di C. setifera , perciò, è del
La Valette St. George, che ha attribuito questo nome , con la paternità del
Joh. Mùller, alla Cercaria di Trieste, ed ha apposto un altro nome ( C . elegans )
alla Cercaria di Marsiglia.
Il Diesing nella sua Revisione delle Cercarie (2) ha senz’altro seguito il La
Yai.ette St. George : difatti egli registra, fra le specie del genere, una Cercaria
Gymnocephula) setifera Joh. Mùller (pag. 250) — alla quale riferisce la Cercaria
trovata a Trieste da questo A,, secondo il La Yaletfe St. Georgr (Fig. II) —
e mette fra le Histrionella, una H. elegans Diesing (attribuendosi il nome specifico,
v. pag. 269) che riferisse alla C. elegans di La Valente St. George (Fig. III-IV).
Dalla premessa esposizione storica dei fatti si ricava che La Valette St.
George ha creato di fatto un equivoco intorno alla Cercaria che deve realmente
impersonare la Cercaria setifera, di Joh. Mììller: equivoco che ha dato luogo, da
parte di varii A., ad erronee identificazioni di Cercarie marine a coda fornita
di setole, da essi studiate, con la C. setifera • E ciò sia per lo scambio facile a
verificasi fra le due Cercarie del Mùller distinte dal La Valette con due nomi
diversi sulle figure di questo A., stando, invece, alla descrizione originale del
Mùller (in base alla quale la C. setifera è evidentemente quella di Marsiglia),
sia ancora per la identicità ammessa di fatto dagli A. fra le due Cercarie di Mar¬
siglia e di Trieste del Mùller ritenute distinte dal La Vallette, ma non dal
descrittore (Joh, Mùller): identicità alla quale il testo del Mùller lascia per
vero facilmente adito.
Ciò posto a me pare, da quanto precede, di poter concludere - per ben sta¬
bilirei fatti e procedere oltre nella identificazione della Cercaria setifera del golfo di
Napoli — che il nome di C. setifera spetti senza dubbio a quella forma de¬
scritta da Joh. Mùller fornita di setole alla coda, trovata nel golfo
di Marsiglia, e non alla forma di Trieste (come vuole il La Vallette); la¬
sciando impregiudicata la quistione se il nome specifico di setifera non im¬
posto dal Mùller nel descrivere la specie di Marsiglia, come risulta dal testo,
spetti proprio al Mùller od invece al La Valette St. Geokge che, pubblicando
il nome specifico di setifera, del quale egli pel primo fa uso, ne sarebbe, in fondo,
il vero autore. Conseguentemente il nome Cercaria ( Histrionella ) elegans attribuito
dal La Vallette St. George alla detta Cercaria di Marsiglia cade in sinonomia
di C. setifera [identificata come sopra].
Resta ora per conseguenza ad esaminare se la Cercaria trovata a Trieste da
Joh. Mùller e da lui non distinta dalla Cercaria di Maraiglia (C. se¬
tifera propriamente detta), ma ritenuta, invece, da questa differente dal La Va¬
lette St. George (che la distingue col nome di C. setifera Joh. Mùller), è real¬
mente una forma differente dalla vera C. setifera, e, nel caso, quale nome debba
portare.
Nè della Cercaria di Marsiglia e tanto meno di quella di Trieste, solamente
nominata, il Joh. Mììller ha data alcuna notizia della interna organizza¬
zione. Nelle figure (del Mùller) riportate dal La Valette St. Geoige è tracciata
l’anatomia della sola Cercaria di Trieste (Fig. II): dal che , pertanto, non po-
28
trebbe in fatto ricavarsi alcuna differenza essenziale dalla Cercaria di Marsiglia
(v. Fig. III-IY) della quale è ritratta la sola forma esterna: nè questa da sola
potrebbe esser sufficiente a far ammettere una differenza fra le due Cercarie;
perchè quanto di diverso presenta il disegno della Cercaria di Trieste si potrebbe
facilmente interpetrare osservando che in esso, essendo l’animale schiacciato dalla
compressione (ciò che spiega anche la differenza di forma del corpo), si scorge
la interna organizzazione, che, per contro, non si può vedere nelle ligure della
Cercaria di Marsiglia che rappresentano l’animale in condizioni normali. Nè più
valido argomento fornirebbe la coda della Cercaria di Trieste contratta e rat¬
trappita e deformata dallo schiacciamento, pur presentando essa le caratteristiche
essenziali della Cercaria di Marsiglia nei ciuffi di setole della coda: deformazione
questa analoga a quelle, varie e diverse, che si possono constatare anche nella
Cercaria di Marsiglia ( Cercaria setifera propriamente detta), nello esame di nu¬
meroso materiale di questa. Infatti, indotto da tali considerazioni, ritenni nella
mia nota preliminare del 1888 (p. 194) che le tre figure di Mùller, riportate da
La Valette St. George, dovessero riferirsi ad un’ unica e sola forma: la C. se¬
tifera, nella quale rientrava, per conseguenza la Cercaria ( Histrionella ) elegans. Na¬
turalmente tralasciai per allora la questione che ho innanzi trattata: cioè, quale,
delle due Cercarie, secondo il La Valette St. George, dovesse propriamente im¬
personare la C. setifera di Mùller (di Marsiglia). Questione d’altra parte nonché
inopportuna in una necessariamente breve nota preliminare, ma anche del tutto
inutile, vista la conclusione cui ero pervenuto, che si trattasse, cioè, di un’unica
e sola specie e proprio di quella più comunemente nota come C. setifera di Joh.
Mùller, che avrebbe dovuto, a mio avviso, impersonare appunto la Cercaria di
Marsiglia.
Alla Cercaria setifera (Mùller) di La Valette St. Gtorge (Fig. Ili il Clapa-
rébe (pag. 12) ritenne molto probabilmente identica una Cercaria liberamente
nuotante da lui trovata nel golfo di St. Vaast che ha identificata con quelle da lui
rinvenute anche nelle meduse. Di questa Cercaria Claparéde descrive la coda
nello aspetto e struttura e disposizione dei fasci di setole che egli trova in nu¬
mero di 19, mentre ricorda che questi sarebbero 12 secondo il Mùller. Si badi
però che questa osservazione di Mùller riguarda la Cercaria di Marsiglia, la
vera C. setifera c. s., non quella di Trieste — C. setifera secondo LaValette Fig. II —
alla quale, appunto, il Claparéde rassomiglia la sua Cercaria. Il Claparéde ac¬
cenna al sistema escretore fatto di « zwei breite Aeste . die mittelst eine
gemeinschaftlichen Stammes in eine dieWurzel des Schwanzanhanges einnehmende
Biase munden », del che non si trova traccia nella figura di Mùller (C. setifera se¬
condo La Valette Sn. George Fig. II). Ricorda ancora il Claparéde la presenza
in questa sua Cercaria di un faringe che egli constata solo negli individui senza
coda trovati in diverse meduse craspedote; ed osserva che « sehr Constant war
der Wurrne rechts und links von liinteren Theile des gewaltgen Mundnapfes
braunlich geflecht ». Ciò che non si osserva nel disegno della Cercaria di Trieste
del Mùller (C. setifera di La Valette St. George, fig. II); ma, invece, è evi¬
dente nelle due figure della Cercaria di Marsiglia (Fig. III-IV, C. elegans del
La Valetle St. George).
29
u
Nella forma di Cercaria che bo trovata libera nelle acque del golfo di Napoli
e su gli animali pelagici, descritta nelle precedenti pagine, ho riconosciuta, nel
1888, la Cercaria del Golfo di Marsiglia descritta dal MIìller nel 1850 (p. 496)
e figurata dal La Valette St. George (Fig. III-IV) sotto il nome di C. elegans :
di che possono facilmente far fede le figure che ne ho dato (Fig. 1, 2, 3, 7, 7),
se si comparano con le figure del Muller riprodotte dal La Valette St. Ceorge
(e qui riportate). E riferendomi a quanto innanzi è esposto, ho ritenuto dovesse
considerarsi la vera e tipica Cercaria setìfera del Muller, ammettendo, inoltre,
che la Cercaria di Trieste del Muller fosse la stessa di quella di Marsiglia
[C. setìfera La Valette (Trieste) = C. elegans La Valette (Marsiglia]). Lasciando
per ora da parte la discussione di questa identificazione , sulla quale ritornerò
più oltre, mi fermo alla costatazione di fatto , in base alle serie di indagini e
deduzioni esposte, che: la Cercaria del golfo di Napoli è identica a
quella trovata a Marsiglia dal Muller e perciò, come ho dimo¬
strato, essa è la legittima C. setifera di Joh. Muller 1850 (== C. elegans
La Valette St. George, 1855, Fig. III-IV).
La Cercaria marina da me così identificata nel 1888 (1 , p. 193) , perchè co¬
munissima nel nostro Golfo, era già da molti anni nota agli studiosi, frequen¬
tatori della Stazione Zoologica di Napoli ; ma non
era stata bene riconosciuta: essa era indicata co¬
munemente, per comodo, come Cercaria pelagica,
quand’ io ne intrapresi lo studio nel 1886. come
alloi’a mi comunicava il compianto amico Dott. Sal¬
vatore Lo Bianco. Questi cortesemente volle procu¬
rarmi alcuni schizzi della Cercaria in parola prece¬
dentemente presi da altro studioso e rimasti inediti
fra le carte della Stazione Zoologica, per darmi agio
di constatare la corrispondenza della Cercaria che
andavo esaminando con quella della quale era stata
già da tempo constatata la frequenza sugli animali
pelagici del Golfo.
Da questi disegni ho ricavata la riproduzione di
due dei più caratteristici che qui riporto {Fig. 2)
a fine di permetterne il confronto con i disegni da
me dati della C. setifera, a migliore conferma di
quanto sopra affermo. Una delle figure più accura¬
tamente disegnata rappresenta la Cercaria pelagica
munita di coda con la grande vescicola escretoria
ripiena delle sferule rifrangenti, in uno degli aspetti
che questa può assumere, e con la ventosa anteriore
invaginata: l’altra figura, alquanto schematizzata, raffigura la Cercaria priva di
coda con beante ventosa boccale.
Ed è precisamente, come ho già dimostrato (1, p. 193), questa stessa Cercaria
pelagica, che identificata nel 1873 dal Lankester con la C. ecliinocerca di De
Fig. 2.— Riproduzione di due dei di¬
segni della C. setifera esistenti nella
Stazione zoologica di Napoli (rimpic¬
coliti): a. con coda— h. senza.
30
Filippi, fu poi trovata negli Ctenofori del Golfo di Napoli nel 1880 dal Chun (p.
243, fig. 133), che la riferì , invece alla C. Thaamantiatis del Graeffe ; e, più
tardi venne ritrovata anche dal Daday (1888), che la descrisse sotto il nome di
Histrionella setosicaudata (p. 84, fig. 11, 13: figure per vero non molto conformi)
su di un esemplare (preparato in toto) trovato liberamente nuotante nel plankton
del Golfo di Napoli, ritenendola differente dalla H. elegans Muller, secondo La
Valette St. George ; non senza però far notare le rassomiglianze che la sua
Cercaria presentava anche con la C. setifera Joh. Muller (secondo La Valette)
e con la C • echinocerca di De Filippi.
Dalle indagini e ricerche bibliografiche fatte sulle Cercarie marine per la iden¬
tificazione della Cercaria pelagica del nostro Golfo fui condotto a riconoscere,
dalla descrizione datane da A. Costa (1864) la corrispondenza della sua Macru¬
rochaeta acalepharum , ti ovata sugli Acalefi del Golfo di Napoli, con la Cercaria
che avevo in esame e, conseguentemente, a concludere che la specie pelagica del
Costa doveva rientrare fra i sinonimi della C. setifem Muller (forma di Marsiglia).
Avendo avuto in seguito agio di esaminare i manoscritti del mio predecessore
(A. Costa) nella cattedra di Napoli, che si conservano in questo Istituto Zoo¬
logico, ho rinvenuto un fascicolo di appunti e di molti schizzi e disegni inediti
che servirono al Costa per la redazione della sua nota sulla Macrurochaeta aca¬
lepharum, dei quali ho già fatto cenno a pag. 21, a
proposito della riproduzione di uno schizzo riguar¬
dante un peculiare aspetto assunto della vescicola ter¬
minale del sistema escretore. Da questi disegni tolgo,
scegliendole fra le altre, le due figure che qui ripro¬
duco [Fig. 3) rimpicciolite dall’originale, a maggior
conforto della piena e completa conferma che essi mi
hanno fornita delle mie precedenti conclusioni (1888)
sulla identicità della Macrurochaeta acalepharum A.
Costa con la Cercara setifera Joh. Muller, mentre
comprovano, nello stesso tempo, la corrispondenza
della specie del Costa con le figure della Cercaria
conosciuta come pelagica dagli studiosi della Sta¬
zione Zoologica. Una delle figure qui riprodotte
rappresenta la M. acalepharnm fornita di coda prov¬
vista delle caratteristiche setole, col corpo alquanto
in distensione e con le ventose figurate forse un
poco esageratamente beanti: da questa figura oltre
a tutte le caratteristiche della C. setifera (identifi¬
cata come sopra), risulta evidentissimo anche il
particolare organo terminale del sistema escretore: il caretteristico bulbo,
che sbocca nel forame codale innanzi descritto nella C. setifera (pag. 13), al
quale mette capo, come chiaro si scorge nella figura del ( osta, la vescicola ter¬
minale del sistema escretore contenente le grandi sferule rifrangenti. Nell altra
figura del ( 'osta è rappresentata la il/, acalepharum senza coda con la ventosa
Fig. 3.— Riproduzioze di due dei di¬
segni inediti della Macrurochaeta aca¬
lepharum Costa (rimpiccoliti): a. con
coda -b. senza.
I
31
anteriore contratta e quella ventrale protrudente come talvolta si presenta in
C. setifera.
Con la Cercaria del Golfo di Napoli ( C . setifera Joh. Muller)1io pure identificata nel
1888 la C. echinocerca De Filippi proveniente da Redie del Buccinum LinnaeiV ayr-
del Golfo di Genova che il De Filippi (1, 433, fig. 19-20) credeva possibile appartenessse
al ciclo del Bist. histrix Dujard. della mucosa boccale dei Pleuronettidi, che,, a sua
volta, rappresentava, probabilmente, la forma incistata di unD. appendiculatmn. Ora,
per meglio stabilire l’affermata identicità delle due Cercarie, riproduco la figura
(19) del De Filippi ( Fig . 4.) dalla quale la corrispondenza della C. echinocerca
con la C. setifera risalta evidente, specialmente per chiunque abbia familiarità
con numerosi esemplari della Cercaria di Mùller e ricordi tutti gli aspetti che
essa assume: ciò dico specialmente per quanto riguarda la coda della C. echi¬
nocerca (v. figura) , che è molto contratta e rattrappita e si presenta proprio
come talvolta accade osservarla in C. setifera; tenendo pur conto che il disegno
della coda dato dal De Filippi non è molto curato, e succinta è la descrizione
dei particolari di essa. Dalla comparazione della figura e della descrizione della
C. echinocerca del De Filippi con le figure della Cer¬
caria setifera da me date (Fig. 1-4 6-7, 15) risulta ab¬
bastanza evidente la dimostrazione della assunta iden¬
ticità della C. setifera e C. echinocerca: nella quale si ri¬
scontrano, infatti, tutti i tratti caratteristici della prima,
e fra questi, ad esempio, risalta quello che aveva col¬
pito il De Filippi, cioè, la peculiarità delle macchie
pigmentarie anteriori (con cristallino) ed il particolare
aspetto e sviluppo della vescica terminale escretoria con¬
tenente « de grands globules fort refringent » Nella fi¬
gura di De Filii'pi dietro la ventosa posteriore si
osservano due corpi sferici dei quali , pertanto , 1’ A.
non fa parola nel testo: all’aspetto essi lascerebbero
logicamente dedurre che possano rappresentare gli or¬
gani genitali (testicoli) che abbiano già fatta assai
precoce comparsa. Ma lo sviluppo dei detti corpi non
troppo contorme alla stadio della Cercaria, lasciano cerca di d e Filippi
molto dubbio su questa possibile interpetrazione.
Non è tuori luogo, a questo proposito, tener conto, a conforto della conclusione
di cui sopra, il riferimento innanzi ricordato, da parte del Lankester, della Cer¬
caria pelagica di Napoli appunto alla C. echinocerca De Filippi.
Con la C. echinocerca più tardi (3, p. 2 nota) ho identificata anche la Cercaria
proveniente dalle Redie trovate nel Conns mediterrancus descritte dallo stesso
De Filippi (Cercaria ? coni mediterranei , 2, p 14. fig. 21); forma riportata dal
Diesino (3, p. 282) fra quelle insufficientemente note sotto il nome di Ccrca-
riaeum Coni-mediterranei: perchè, come ho detto, queste Redie, che rassomigliano
a quelle di Buccinum , producono delle Cercarie che ho seguite nel loro sviluppo
evolversi in C. setifera.
32
Alla detta Cercaria pelagica di Napoli corrisponde anche quella trovata libe¬
ramente nuotante dal Butschli (ubi?) con la coda fornita di setole, della quale
questo A. descrive e disegna la sola coda (p. 400 nota, tav. 25, fig. 16); perchè
per F aspetto e comportamento e struttura questa rivela di appartenere alla
C. setifera.
Sono ancora da identificarsi con la propriamente detta Cercaria setifera
di Mulll,er — come per molte di esse ho già da tempo affermato (1,3) — le se¬
guenti altre Cercai'ie marine con e senza coda (evidentemente perduta), nonché
alcune forme giovanili asessuate (del tutto?) di distomidei:
a) — La C. Thaumantiatis trovata dal Graeffe a
Nizza su di una Thaumanthias ( Eucope secondo Odhner)
e da lui descritta e figurata (pag. 49-51, tav. 10, fig.
10-12), a proposito della quale lo stesso Graeffe scrive:
« Als sehr àhnliche unwollkommene distomum Arten
betrachte ich: 1) die von Joh. Mììller aus dem hohen
meer beobachtete Cercarie (Mullers Archiv. 185. p.
496); 2) die von Kòlliker aus Pelagia noctiluca i) * * * v}
und 3) die von C. Vogt in Rippopodius luteus gefun-
denen Entozoon ». Il che mostra come egli sia stato
subito colpito dalla rassomiglianza con la Cercaria di
Marsiglia del Joh. Mììller, la sola delle due che questi
descrive appunto alla pagina (496) citata dal Graeffe
(l’accenno all’altra Cercaria, rinvenuta a Trieste trovasi.
invece, a. p.
497'
Conforta il mio assunto la comparazione delle figure di
Graeffe, che qui riproduco (Fig. 5), con quelle da me date
della C. setifera , perchè la identicità delle due forme ri¬
sulta evidente; per quanto la descrizione del Graeffe
non sia troppo conforme per erronea osservazione e le
figure non molto curate: dalle quali, pertanto, cono¬
scendo la organizzazione di Cercaria set<fera per esame
di largo materiale, si rilevano le caratteristiche di questa Cercaria, come la strut¬
tura del tegumento, l’aspetto e disposizione delle macchie anteriori, il compor¬
tamento della coda, l’anatomica disposizione dell’apparato digerente, e la carat¬
teristica vescicola terminale del sistema escretore contenente le grandi sferule
Fig. 5.- Riproduzione rimpiccolita
della C. Thaumantiatis di Graeffe
(fig. 10, 11).
i) Riferimento erroneo: perchè questa forma del Kòlliker, come ho dimostrato (3, p. 123, deve
riferirsi all ''Accacoelium calyptrocotyle Montici, (cioè il Distoma della Beroe da me illustrato 3).
Secondo I’Odhner (3, p. 525, nota 22) « kann also keinen Zweifel unterliegen dass OrtJiagoriscus
den Endwirt fur diese Form Angibt »: conclusione che, emendata nel riferimento della specie,
è fondamentalmente conforme alla ipotesi da me messa innanzi nel 1888 (1, p. 198) che il Di¬
stoma delle Beroe raggiungesse appunto nell’ OrtJiagoriscus la forma adulta che supposi allora
potesse, invece, essere V Accacoelium contortimi Rud.; dal quale, come più tardi potetti dimostrare (3),
differisce specificatamente il Distoma della Beroe (che distinsi, perciò, col nome di Accacoelium
calyptrocotyle). A questo proposito osservo che la possibilità ammessa dall’ Odhner )loc. citato) che il
Disi, foliatum Linton (p. 522, 5 fig.) dell' OrtJiagoriscus possa rappresentare la forma adulta delL-lcc.
83
rifrangenti. Caratteristiche tutte che hanno certamente indotto il Chun a riferire
a questa Cercaria del Graeffe la Cercaria pelagica del Golfo di Napoli: fatto
che, a mio avviso, è un argomento ancora a conforto dell’asserita identicità delle
due forme (C. Thaumantiatis = C. setifera).
L’ Odhner (p. 115, Fig. 8) descrivendo il Lecithosfàphylus retroflexus Molw
scrive : « Die hierher gehorende Larvenform erkennt man auf der ersten Blick
in der von Ghaeffe (1858, s. 47, t. X) beschreibenen borstenschwanztragenden
Cercaria thaumantiatis aus der Scheibe einer Hydromeduse der Gattung Eucope
(Nizza) ». Non so rendermi conto come I'Odhner abbia cosi recisamente affermato
questo riferimento: basta difatti esaminare la sua fig. 8, che
rappresenta il Lecithostaphylus retroflexus Modin di Belone acus
per convincersi che questo distoma nessun carattere manifesta
della C. thaumantiatis (la pelle non presenta armatura cutanea
di aculei ; manca il tubo prefaringeo , le braccia intestinali
sono più brevi, manca la caratteristica vescica escretoria). È
pur vero, però, che lo stesso Odhner (3, p. 529) si rimangia,
molto diplomaticamente, questo precipitato (voreilig) giudizio
scrivendo « ich halte diesem Identitàt fur recht wars chein-
lich, auf die sehr primitive Fignr von Graeffe kann doch
nicht mehr als ein Yermulhung gebaut werden »: il che è ben
lungi dall’apodittica affermazione sopra riportata. Ma le fi¬
gure del Gkaeffe (qui riprodotte) non sono poi così primitive — come I’Odnher,
a sua giustifica, le definisce — per appoggiare l’erroneo suo riferimento; perchè
esse, per chi con modesto criterio di esame obbiettivo le esamina, sono suffi¬
cienti a provare, come ho sostenuto fin dal 1888 (I’Odhner lo ignorava forse), che
la C. Thaumantiatis di Graeffe si identifica con la C. setifera del Mììller.
b) — 11 Distornimi hippopodii Vogt, 1858 (pag. 91-98, tav.
15, Fig. 13) trovato dal Vogt nei peduncoli dei gastrozoidi
de\V Hippopodius luteus Quoy et Maymard a Nizza ; perchè così
dalla descrizione, per quanto sommaria, come dalle figure al¬
quanto primitive (qui riprodotte, Fig. ò), si può , dalla pre¬
senza della grande vescicola escretoria ripiena delle sferule ri¬
frangenti, che è un carattere saliente della C. setifera , con
tutta probabilità di certezza , ritenere che questo distoma del
Vogt sia proprio la C. setifera.
c) — Quella forma giovanile di distoma sconosciuto del
quale parla il Lkuckart 1886 (p. 88 nota), da lui trovato in¬
capsulato nella massa del corpo (in der Leibshòhle) della Phyl-
Fig. 6 — Riproduzione con¬
forme della figura del Vogt
del Diastum hippopodii.
Fig. 7.— Riproduzione
conforme della figura del
Distoma della Cannarla
di Delle Ghiaie.
calyptrocotyle , panni non priva di fondamento; perchè analogo giudizio venne fatto di formulare
anche a me, non appena esaminata la descrizione e le figure del Linton. Ma d’altra parte queste
e quella, considerate comparativamente con Acc. calyptrocotyle , non permettono di escludere del
tutto che il D. follatura Linton possa essere una specie diversa dal primo per quanto molto
affine, E per specie diversa dal Acc. calyptrocotyle la considera di fatto ilLooss (2, p. 644) che, per
le rassomiglianze di entrambi con il D. clivergens Looss e D. Planci Stoss, esprime 1 opinione che
anch’essi possano incorporarsi nel n. genere Orophocotyle da lui creato per i due suddetti distomi
(forma tipica 0. planci).
5
34
lirhoe bucephala , come ho fatto già osservare (1, p. 196): e ciò, oltreché per l’a¬
nalogia di rinvenimento da parte mia della C. setifera snlle Phyllirhóe del Golfo
di Napoli, anche per quello che posso dedurre da quanto scrive il Leuckart. Questi,
difatti, la descrive « mit màchtig entwickeltem Pharynx zugehòrig, der bis zumD
arm schenkeln reicht (osservazione evidentemente inesatta circa l’estensione del
faringe che per l’A. fa tntt’uno col prefaringe), zwei Augenflecke von so befra-
chtlicher Grosse ecc. ».
d) — Il Distoma della Carinaria descritto e figurato da Delle Ghiaie 1841
(p. 139, tav. 109, fìg. ‘20), trovato nella Carinaria mediterranea , nella Pterotrachea
sp., e nella Cassiopga borbonica (= Cotylurliyza tubercolata) del Golfo di Napoli. La
descrizione di Delle Ciiiaie è molto primitiva ed incerta; ma nella figura qui ri¬
prodotta {Fig. 7.) si riconosce facilmente la Cercaria setifera in uno degli aspetti
che assume — da me appunto rappresentato nella Fig. 3 — come si può consta¬
tare comparando la figura di Delle Chiaie con la mia. Ya pure ricordato, per
analogia di rinvenimento, che anche io ho trovato la C. setifera nei suddetti ani¬
mali elencati da Delle Chiaie.
e) — La Cercaria « witli caudal Setae » descritta dal Fewkes (p. 134, figura),
da quanto credo poter dedurre dall’esame comparativo della descrizione e della
figura data dal Fewkes nella quale campeggia la grande vescicola del sistema
escretore della Cercaria setifera.
/) — Il Distomum physophorae Philippi 1843 (p. 66, tav. 5, fìg. 11) della P
tetrasticha ; perchè dalla figura, più che dalla brevissima ed insufficiente descrizione
parafi si possa desumere che questa forma rappresenti la C. setifera del Muller
in uno degli aspetti che questa assume, esaminata s’intende a piccolo ingrandi¬
mento *).
g ) — Il Distomum ed il Monostomum — che come ho dimostrato (3, pag. 124,
nota 2) è poi un Distoma-- descritti da Leuckart e Pagenstecher (p. 591, tav.
21, fìg. 2-9) per averli rinvenuti ad Helgoland nella Sagitta germanica ( S . bìpun-
ctata Quoy et Gaymard, secondo Grassi: I. Chétognati); perché, data pure la pri¬
mitività del disegno , panni si abbiano sufficienti dati per identificare le dette
due forme con la C. setifera. Tantoppiù che questi A. scrivono di avere uno di
essi osservato delle forme, simili a quelle da loro descritte, negli Eteropodi, Salpe
ed Acalefì del Mediterraneo, che evidentemente non possono essere altro che la
comunissima Cercaria pelagica del Mediterraneo: la C. setifera * 2).
■) Il Philippi ricorda pure un altro distoma da lui rinveuuto molto frequente nello stomaco
di Velella spirans (p. 66-67, tav. 5, fìg. 12); ma dalla descrizione e dalla figura sono indotto a
concludere che si tratti di forma differente dalla C. setifera Muller e sarei , invece , quasi per
avanzare il dubbio che, detto distoma, potesse riferirsi all’ .4cc. (= Orophocotyie) caVyptrocotyle
Montic., per l’aspetto generale e per la ventosa ventrale.
2) Con le suddette forme di Distomi non hanno nulla di comune quelle trovate dal Bush
nelle Sagitta (S. cephaloptera ) a Trieste. Una di queste, da lui riferita al D. Beroes Wil l (p. 99)^
è, perciò, un Apoblema (v. innanzi a p. 23-24 ed il mio lavoro 3, p. 123); l’altra, D. fimbriatum
(p. 99, tav. 15, fig. 12), non è possibile di ben identificare; la terza D. crassic vndatam (p. 99. tav.
15, fig. 13) è con molta probabilità anch’essa un Apoblema.
35
Ma se da un canto un certo numero di forme sono da riferirsi, come ri¬
sulta da quanto sopra, alla C. setifera , dall’altro ve ne sono di quelle, da questa
differenti , che devono distrarsi dalla sinonimia della detta Cercaria. Nella mia
nota preliminare lio dimostrato infatti (1, p. 194) che la C. setifera Villot (1875),
proveniente da Sporocisti trovate nella Scrobicularia tennis dal Villot (pag. 33,
tav. 10, fig. 1-8), è una forma diversa dalla C. setifera, del Mììller, come allora
ho intesa la sinonimia di questa Cercaria (Cercaria di Marsiglia = C. elegans -j-
Cercaria di Trieste = C. setifera, come è detto innanzi); tantoppiù che lo stesso
Villot, mentre riferisce la sua Cercaria alla C. setifera Mììller secondo La. Va¬
lette St. George (fig. II), scrive : « Je serais tentò de croire que la C. elegans
Mììller (La Valette, Fig. Ili) n’est qu’un C. setifera ayant perdu la grand
partie de ses soies). Proposi perciò, conseguentemente, che la Cercaria del Villot
portasse altro nome, cioè quello di C. V illoti: nome accolto e riprodotto nei trattati.
Difatti, comparando la C. Villoti con la C. setifera (come 1’ ho identificata in
questo scritto) in base alle descrizioni ed ai disegni del Villot e miei, le dif¬
ferenze risultano evidenti: per ricordarne solo alcune noterò l’assenza di macchie
pigmentarie, la mancanza della grande vescicola escretoria — molto diverso es¬
sendo il comportamento del sistema escretore 1) -— e la differente organizzazione
dell’apparato digerente nella C. Villoti. Ancora si distingue questa Cercaria del
Villot dalla setifera per la sua origine da Sporocisti.
Recentemente il Pelsener (1906) ha rinvenuto nella Sgndosmia alba a Boulogne
(p. 164, tav. 8, fig. 5-6) una Cercaria proveniente da Sporocisti che egli riferisce
alla C. setifera di Mììller (secondo La Valette, Fig. II) trovata « libre en mer,
à Trieste, Mììller ».
Secondo il Pelséner, da una comparazione che egli istituisce con la C. Villoti
Montic. (= C. setifera Villot) egli » doute dono qu’ fi n’y ait pas identité » fra
le due Cercarie, quella da lui descritta e quella studiata dal Villot. Evidente¬
mente, consultando la descrizione e comparando le figure del Pelsener, nulla
vi è di comune fra la Cercaria da questo A. riferita alla C. setifera e la vera
C. setifera come risulta dalla descrizione che di questa ho dato nelle precedenti
pagine. Come, d’altra parte, la Cercaria di Pelsener è differente da quella del
Villot per molti caratteri: ricordo ad esempio la disposizione dell’apparato escre¬
tore, la presenza di glandole (cistogene ?) anteriori , disegnate (fig. 5) ma non
illustrate dall'A. Cosicché a mio avviso la Cercaria della Sgndosmia , descritta
dal Pelsener, dovrebbe rappresentare il tipo di una forma diversa e distinta
oltreché dalla C. setifera Joh. Mììller (La Vallette Fig. III-IV), anche dalla
C. Villoti, che proporrei conseguentemente di indicare col nome di C. Pelseneri.
Non mi consta di riferimenti ulteriori, a quelli innanzi citati, o da ritenersi
come tali — in conseguenza di questo mio scritto — di Cercarie marine con coda
fornita di setole , e da questa diverse, alla C. setifera di Joh. Mììller (quella
trovata a Marsiglia) quale è stata da me identificata. Che se per avventura vi
1 ) Ricordando che, in ogni caso, è erronea l’osservazione del Villot che la vescicola escretoria
si prolunghi nella coda.
36
fossero delle forme sfuggitemi nello spoglio della letteratura delle Cercarie marine,
non sarà difficile, allo stato, per i dati che fornisco con la presente memoria,
di procedere ad una identificazione di tali forme con la C. setifera , o, per contro,
alla distrazione delle medesime dalla sinonimia di questa Cercaria.
Mi tocca ora di esaminare la questione innanzi posta se, cioè, la Cercaria
di Trieste del Mììller è la stessa cosa della Cercaria di Marsigiia: differenza
che non avevo ammessa nel 1888 ritenendo, come ho ricordato innanzi, che le
due forme rappresentassero entrambe un’unica e sola specie: la C. setifera Joh.
Mììller.
Su questa conclusione m’ induce ora a ritornare , per ulteriore disamina, lo
studio più particolareggiato che sono venuto facendo e la migliore identifica¬
zione, che la esposizione della storia di queste Cercarie del Mììller, qui rias¬
sunta, mi ha permesso della tipica Cercaria setifera del Mììller quale essa ri¬
sulta individuata nel suo aspetto , organizzazione e biogenesi. Da tale studio,
difatti, sono condotto a concludere che, mentre il Mììller 1850, p 497, riferiva
alla Cercaria setifera di Marsiglia anche quella da lui ritrovata a Trieste, negli
schizzi di questa ultima, disegnandone l’anatomia interna a più forte ingrandi¬
mento (ciò che non fa per quella di Marsiglia), mette in rilievo delle caratteri¬
stiche che rivelano differente la Cercaria di Trieste da quella di Marsiglia. Tali
differenze come esse mi risultano dallo studio di questa forma, in base alle iden¬
tificazioni della Cercaria pelagica del Golfo di Napoli con la Cercaria setifera, di¬
remo vera e propria di Joh. Mììller, (forma di Marsiglia), giustificano la differen¬
za riconosciuta dal La Valette St. George fra le due Cercarie di Marsiglia e di Trie¬
ste errando solo nell’ invertire l5 attribuzione dei nomi del Mììller, come ho cercato
di provare da quanto innanzi è detto. Perchè, considerando, difatti, il disegno della
Cercaria di Trieste, dato da La Valette St. George (Fig. II), comparativamente con
quello della organizzazione di C. setifera quale risulta dalle mie indagini, emer¬
gono alcune differenze che mi sembrano sufficienti a distinguere la Cercaria di
Trieste da quella di Marsiglia: differenze che acquistano maggior valore anche
pel fatto che, le migliori conoscenze che ora si possiedono sulle Cercarie marine,
hanno dimostrato come vi possano essere più forme di Cercarie con setole alla
coda (per es. G. V illoti, C. myocercoides , C pedinata Pels.) ma che presentano
organizzazione diversa dalla C. setifera ; di Mììller; (la forma, pel passato, più
nota fra le Cercarie, che presentava tale carattere) alla quale perciò si era pro¬
clivi a riferir quelle con la coda fornita nello stesso modo di setole. Secondo
il disegno (Fig. II) riprodotto da La Valette St. George, che non è poi così
sommario come vorrebbe il Pelsener (il quale non so sopra di che fondi il suo
sospetto che cioè « tube digestif et organe excreteur ont eté confendus en un
seul appareil ») si rileva, difatti: a — che mancano le macchie pigmentarie ante¬
riori, la cui assenza anche in altre Cercarie codate con setole (p. e. (7. pedinala
Peln.) escludono il dubbio che m’ era sorto, che queste fossero state possibil¬
mente dimenticate nel disegno di Mììller, o ad arte soppresse per mettere in
evidenza la organizzazione interna; h) — che il comportamento del tubo digerente
37
è diverso, perchè non risulta la presenza del tubo prefaringeo di C. setifera — nè
potrebbe ritenersi questo fatto dovuto alla contrazione del corpo, che avrebbe de¬
terminato il ravvicinamento del faringe alla ventosa boccale — , inoltre sembra anche
diverso l’aspetto che presentano le braccia intestinali; c) l’assenza della grande
vescicola escretoria della Cercaria setifera, che non poteva sfuggire alla osser¬
vazione e che pur manca in altre Cercarie marine con setole alla coda, nelle
quali tale vescicola si comporta, invece, diversamente, come si rileva dalle figure
che ne hanno date gli studiosi di queste Cercarie: a meno che il Mùller avesse
a bello studio omesso di disegnarla; cosa poco probabile ad ammettersi. Ad ogni
modo pur non potendo giudicare di questa Cercaria di Trieste, indicata solamente
dal Mùller da altro elemento che da come essa è stata dis egnata dallo stesso Mùller
senza alcuna illustrazione o dichiarazione scritta che l’accompagni, credo che si
possa, in base a questo solo dato, per le progredite conoscenze della organiz¬
zazione di altre Cercarie marine a coda setoluta , ritenere che questa Cercaria
di Trieste rappresenti una forma diversa dalla vera e propria C. setifera Mùller
in questo scritto illustrata: forma che, per distinguerla, ad evitare ulteriori equi¬
voci di nomenclatura, confusioni di specie, o scambi di denominazione, propor¬
rei di distiguere con nuovo nome, che potrebbe essere quello di C. Miilleri 1).
Ciò posto possono forse identificarsi con questa Cercaria Miilleri la Cercaria
Villoti e la Cercaria Pelseneri. riferite entrambe dai rispettivi due Autori alla
forma di Cercaria trovata da Mùller a Trieste ( C . Miilleri)'?
Da quanto ho innanzi detto per ciascuna di queste due Cercarie nei loro
rapporti reciproci, e per quanto risulta dalla comparazione della C. Villoti con
la figura riprodotta dal L\ Valette della C. Miilleri , mantengo per questa Cer¬
caria la mia precedente conclusione, che ora estendo, per conseguenza, anche
alla C. Pelseneri. Esse sono forme distinte così dalla C. setifera , come dalla C.
Miilleri e vanno ad ingrossare con la C. myocercoid.es Pels. e la C. pedinata Pels.
il numero delle Cercarie marine a coda fornita da appendici (setole).
L'Odhner (2, pag. 108) mette innanzi la congettura (Vermuthung) che « die
von Joh. Mùller bei Trieste gefìschte freischwimmende Cercaria setifera, wovon
La Valette (1855. Tab. 11, Fig. II) eine Abbildung oline Beschreibung ve-
ròffentlicht hat auf Proctaeces maculaius Lcoss zu beziehn ist «, ed espone le
considerazioni che confortano tale sua congettura. Poiché nel detto lavoro
dell’Or»HNER non è raffigurata la specie del Looss , ho- voluto consultare la me¬
moria originale (1. p. 402, fig. 8, Distoma maculatum n. sp.) per rendermi conto
del suddetto riferimento. Per vero dalla comparazione della figura della C. Miil¬
leri [seti fera La Valette Fig. II) con l’ immagine data del Looss del D. macu¬
latum , non so rendermi conto della surriferita congettura dell’ODHNER; non fosse
altro, per non dire di tutto 1’ insieme dell’aspetto e della organizzazione, pel fatto
del grande sviluppo della ventosa posteriore quasi il doppio dell’ anteriore che
I) La sinonimia di questa Cercaria risulterebbe, quindi, la seguente: C. Miilleri Monticelli (n.
nov.) — C. di Trieste di Joh, Mììller 1850, p. 497 = C. setifera Joh. Mìiller seeondo La Valette
St. George, p. 38, tav. 2, fig. II = C. (Gymnocer caria setifera Diesino 2, 1855, p. 250 = C. setifera
Monticelli 1, 1888, p. 193, 195 p. p. = C. setifera Bkaun 1913.
38
non trova riscontro nella ventosa posteriore di C. Miilleri, nella quale, da quanto
si ricava dal disegno riportato da La Valette — che rappresenta, allo stato, il
solo elemento di giudizio — le due ventose sono uguali. Son certo che anche
per questo riferimento, che parmi non meno corrivo dell’altro riguardante la
C. Thaumantiatis , I’Odhner sarà per ricredersi in altra occasione. Per quanto si
abbia larga conoscenza di forme è consigliabile essere molto cauti nel riferimento
a Distomi delle Cercarie, delle quali solo da poco si è intrapreso di proposito
una particolareggiata illustrazione (v. ad es. gli studii di Pelsener, Labour ecc.)
che possa permettere di meglio identificarle.
In una nota (16) a piè di pagina della sopra ricordata opera (2) lo stesso
Odhner, a proposito della da lui citata C. setifera Mììller di Trieste (che è poi
come si vede la C. Miilleri come ora va distinta), riassumendone sommariamente
la storia, scrive: « Von spàteren Verfasseren (Claparéde 1863, Villot 1879, Mon¬
ticelli 1888) ist diesel’ name dann fiir eine andere borstens sclnvanzhagende
Cercarie verwendet worden » e spiega perchè queste Cercarie si distinguono dalla
C. setifera (C. — Miilleri ) di Mììller. In questa osservazione, in effetti, le cose
innanzi dette gli danno in parte ragione: perchè, se si eccettua la Cercaria di
Claparéde che, come si è visto, entra nei sinonimi di C. setifera Mììller, tanto
la Cercaria da me nel 1888 riferita alla Cercaria di Trieste del Mììller ((?, se¬
tifera = C. Miilleri ) — per averla identificata con quella di Marsiglia (la C. seti¬
fera di Joh Mììller propriamente detta) — quanto queWla del Villot, sono forme
diverse dalla C. Miilleri : pertanto I’Odhner poteva ricordare che, quanto alla
Cercaria del Villot, la differenza di questa Cercaria da quella di Mììller era stata
già da tempo da me dimostrata.
Da quanto sono venuto esponendo risulta che la sinonimia della Cercaria se¬
tifera di Joh. Mììller, come l’ho identificata per le ragioni esposte nelle prece¬
denti pagine, può comporsi nel modo seguente 1).
9 Fissata così, come ora risulta, la sinonimia della Cercaria setifera, per evitare equivoci di
interpetrazione nel riferimento, alla detta Cercaria, di altre forme larvali o giovanili di Disto-
midi trovate su animali pelagici, e che appartengono invece ad altre specie o rappresentano
forme distinte, ricorderò che:
a) Il Distoma beriies Will 1844 (pag. 12) della Beròe rufescens (== Beroe forskalii secondo
Chun) = Distoma papillosmn Diesing (1, p. 381), come ho innanzi detto (v. p. 23-24), è u n a forni a
giovane di Distoma appen dicolato ( Apoblema ).
b) Il Distoma Velellae Philippi 1843 (p. 66 tav. 5, fìg, 12) della Veletta— D. megacotyle Die¬
sino (1, p. 379); il Distoma Rhizophysae Studer della Rhizophysa conifera (p. 12, tav. 1, fìg. 7),
ed il Distoma pelagiae Ivolliker 1849 (p. 58, tav. 2, fìg. 5-6) = D. Pelagiae Diesing (1, p. 395)=
D‘ kollikeriì Cobbold (p. 30), come ho dimostrato (3, p. 123), corrispondono all’^ccacoe-
lium calyptrocotyle Monticelli; e se non proprio tutte le dette forme a questa specie, certo esse
appartengono al genere Accacoelium. Difatti secondo Odhner (3, p. 525, nata 22) il Distoma Rhizo-
physae Studer, in base alle sue indagini, sarebbe la forma immatura di Acc. macrocotyle Diesing.
c) Il Distoma Cesti-veneris Vogt (1 Bd. pag. 299 citato dal Linstow, p. 333) come ho già
espresso il dubbio (3, p. 124, nota 2), può, forse, anch’ esso riferirsi all’eco. calyptrocotyle; con
esso dovrebbe, forse, anche identificarsi il Distoma della Velella spirans di Philippi (come ho
accennato a p. 34).
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Cercaria setifera Joh. Mììller 1850 Q
. (La Valette St. George, tav. 2, fìg. III-IV.
1841. Distoma Carinariae Delle Chiaie, p. 139, tav. 109, fìg. 20.
1S43. Distornimi Physophorae Philippi, p. 66, tav. 5, fìg. 11
1850. Cercaria con setole {setifera?) Joh. Mììller, 185o, p. 49 >.
1850. Distornimi geniculatum Diesino, 1. p. 373.
1853. Distornimi hippopodii Vogt, p. 73, tav. 15, fìg. 3.
1855. Cercaria elegans (Joh. Mììller) De La Valette St. George, p. 38, tav. 2, fìg. 3-4.
1855. Cercaria echinocerca De Filippi, 1, p. 433 (Estratto p. 17), Jtig. 19-20.
1855. Histrionella echinocerca Diesing, 2, 267.
1855. Histrionella elegans Diesing, 2, p. 269)
1857. Cercaria? coni-mediterranei De Filippi, 2, p. 212 (Estratto p. 14), fìg. 21.
1858. Cercaria Thaumantiatis Graeffe, p. 49, tav. IO, fìg. 10-11.
1858. Cercariaeurn coni-mediterranei Diesing, 3, p. 282.
1858. Distoma (della Sagitta ) Leockart-Pagenstecker, p. 599. tav. 21, fìg. 9.
1858. Monostoma (della Sagitta) Leuckart-Pagenstecker, p. 599, tav. 21, fìg. 8.
1863. Cercaria setifera (Joh. Mììller secondo La Valette St. Geoege) Claparéde, p. 12.
1864. Macrourochaeta acalepliarum Costa, p. 86.
1873. Cercaria echinocerca Lankester, p. 95.
1880. Cercaria Thaumantiatis (Graffe; Chun, p. 243, fìg. 133.
1882. Cercaria (with caudal Setae) Fewkes, p. 134. con figura.
1885. Distornimi carinariae Carus, p. 133.
1885. Cercaria elegans Carus, p. 133.
1885. Cercaria ( Histrionella ) echinocerca Carus, p. 133.
1885. Cercaria Thaumantiatis Carus , p. 133.
1S85. Cercaria (delle Redie in Cono-mediterraneo De Filippi) Carus, p. 134.
1886. Distoma sp. della Phyllirhoe ) Leuckart, p. 88,
1888. Histrionella setosicaudata Daday, p. 84, tav. 3, fìg. 11, 13.
1888-93. Cercaria setifera Monticelli, 1, p. 195; 2, p. 78-80; 3, p. 1 nota, p. 122-125.
1898. Cercaria elegans Braunn p. 831.
Questo elenco cronologico delle varie forme di Cercarie marine, con coda for¬
nita di setole, liberamente nuotanti (pelagiche), come di quelle, con o senza coda,
ospiti di animali pelagici, ed ancora delle forme giovanili di distomidi, o ritenute
per tali dagli A. che le hanno rinvenute su animali pelagici, da riferirsi ed iden¬
tificarsi — per le ragioni esposte in questo studio — alla C. setifera di Joh Mììller,
come questa Cercaria dalle presenti ricerche deve essere intesa ed
individuata, non rappresenta una vera e propria enumerazione sinonimica
dal punto di vista della sistematica agli effetti della legge di priorità del nome
che, per le identificazioni fatte, spetterebbe alla Cercaria marina di Joh. Mììller.
L’elenco suddetto, non va, quindi, diversamente inteso che come un indice, per
ordine di data di ritrovamento e di descrizione, di tutte le forme note, prima
*) Per una strana coincidenza di nome specifico e di omonimia del descrittore, che voglio qui
ricordare per notizia storica, esiste nella letteratura una C. setifera O. Fr. Mììller 1786, che
questo autore descrive a pag. 27 e rappresenta nella fìg. 14-16, tav. 19 della sua opera ( Animalcula
infusori i eco.). Evidentemente non si tratta di una Cercaria, ma di un Protozoo che non mi è
riuscito di identificare Nell’ Ehrenberg (Die Infusionthierchen ecc.) non trovo fatto cenno di
questa forma fra tutte le specie del O. Fr. Mììller che egli riporta; sia da riferirsi ai Protozoi,
che da escludersi da questi.
e dopo la individualizzazione della Cercaria setifera, fatta da Joh. Muller, che
a questa si possono riferire e con essa identificare: ciò allo scopo di comporre
una lista di tutte le dette forme che attualmente registra la sistematica dei di-
stomidi, Che se pure alcune delle identificazioni di cui sopra, per la incompleta
illustrazione delle forme in esame da parte degli A. (specialmente antichi), pos¬
sono sembrare non tutte pienamente giustificate , vagliando questa condizione
stessa di cose, in rapporto al fatto che dette forme non sono state più ritrovate
appunto per la insufficienza medesima del modo di riconoscerle — cosicché la
loro identificazione riesce assai difficile, se non del tutto impossibile - — a me
pare che le rassomiglianze, anche talvolta superficiali ed incerte, che queste forme
lasciano riconoscere od intravedere con la C. setifera (la meglio nota di tutte),
sieno elemento sufficiente a permettere, confortandola, la identificazione con la
detta Cercaria: tenuto pur conto del vantaggio, che dalla loro eliminazione può
derivare alla sistematica , della quale continuerebbero sempre a costituire una
ingombrante zavorra.
Dal passo innanzi citato di Joh. Muller (v. p. 23), si rileva come questi, nel
descrivere la Cercaria liberamente nuotante da lui trovata nella acque di Mar¬
siglia, incorresse con la mente ad un altro, analogo, assai antico, precedente rin¬
venimento di una Cercaria caudata liberamente nuotante nel mare (di Danimarca),
dovuto ad 0. Fr. Muller; ricordando, egli, appunto, come fa, la Cercaria in¬
quieta da questo A. trovata » in aqaa marina semel et unicum exemplar » e de¬
scritta e figurata nel 1786 nella sua opera < Animalcula Infusoria ecc. » a pag.
121, tav. 18, fig- 3-7. Ciò mi ha fatto nascere il dubbio ed il sospetto che il
Joh. Muller avesse potuto pensare, rievocando la detta Cercaria inquieta , non
solo alla analogia del caso, ma fors’ anco ad una possibilità di corrispondenza
delle due forme di Cercaria; tantoppiù che egli non si ferma a rilevare le dif¬
ferenze della sua Cercaria con coda fornita di setola da quella di 0. Fr. Muller,
nè distingue, individualizzandola con un nome proprio, come innanzi ho messo
in rilievo, la sua Cercaria di Marsiglia (ciò che ha fatto poi La Yalette). Ho
voluto, perciò, rendermi conto de visu della possibilità, o meno, del dubbio sor¬
tomi ed ho consultata la descrizione ed esaminate le figure della C. inquieta di
0. Fr. Muller. Per vero se non fosse l’assenza di appendici alla coda (setole)
che non si riconoscono nelle figure date da questo A., e non sembra verosimile
sieno esse per avventura sfuggite all’ ossservazione del Muller, questa Cercaria
nel suo insieme per la forma del corpo e per le macchie oculari ricorda molto
(nelle fig. 6-7), a prima giunta, la Cercaria setifera, come questa si presenta a
piccolo ingrandimento. E debbo ancora dire che le fig. 3-4, che evidentemente
rappresentano C. inquieta nell’atto di nuotare, mi hanno forte colpito per la com¬
pleta rassomiglianza che in esse ho riconosciuto con quanto ho osservato nella
C. setifera circa il modo come questa si comporta nei movimenti del nuoto; ciò
che la breve ed incisiva descrizione di 0. Fr. Muller dei cambiamenti di forma
del corpo e deH’agitai'si della co<la in moto di C. inquieta mi ha confermato.
Questa Cercaria inquieta di 0. Fr. Muller, che io mi sappia, e per quanto a
conferma rilevo da particolari indici bibliografici (Stiles-Hassal, p. 128) non è
41
stata più da altri rinvenuta, nè meglio identificata e descritta da Autori poste¬
riori. Diesino (1, p. 300) enumera la detta Cercaria fra le specie inquirende del
genere Histrionella Bory (1828) — erroneamente attribuendo al Bory de St. Vin¬
cent la specie (H. inquieta Bory), che, invece, va rivendicata nel suo nome specifico
ad 0. Fr. Mììller — e riporta in sinonimia notizia degli A. che avevano ri¬
cordata nelle loro opere la C. inquieta di 0. Fr. Mììller. Lo stesso Diesleg re¬
gistra ancora questa Cercaria così nella Revisione delle Cercarie, come nel Sup¬
plemento di questa (3, p. 268), fra le formae minus cognitae del genere Histrio¬
nella. E talora col nome di C. inquieta , tal altra con quello di H. inquieta tale
Cercaria è stata, in seguito, ricordata, o citata dagli Autori posteriori al Diesing.
Come si vede, di questa Cercaria non si ha perciò altra conoscenza che da
quanto si ricava dalla descrizione e dalle figure originali di 0. Fr. Mììller: le
quali, come ho accennato, se non confermano il dubbio, certo non escludono del
tutto il sospetto (infirmato validamente solo dall’assenza di appendici, o setole
alla coda) che la Cercaria inquieta di 0. Fr. Mììller possa essere unum et idem
con la Cercaria trovata a Marsiglia da Joh. Mììller (C. setifera)\ e ciò per le
grandi rassomiglianze sopra notate, che difatti non sfuggirono al Mììller, come
si legge fra le linee del suo scritto.
La C. inquieta , evidentemente, è una di quelle forme che ingombrano la si¬
stematica, e che sarà molto difficile se non del tutto impossibile di identificare,
finché il caso, non presentatosi finora, non farà ritrovare una Cercaria marina
liberamente nuotante clic corrisponda in tutto e senza lasciar dubbio di altre
rassomiglianze alla descrizione ed alle figure di 0. Fr. Mììller. Ma ciò non è
facile per la semplicità, del resto conforme al tempo, de Ila succinta illustrazione
di questa Cercaria che non esclude del tutto il dubbio possa essere incompleta,
come innanzi accennavo, nella osservazione mancata di appendici alla coda, che
è poi il solo carattere che può lasciar dubbio sulla possibile identificazione di
C. inquieta con C. setifera: o meglio, inversamente, di questa con quella in or¬
dine di precedenza per la priorità del nome specifico.
Allo stato, dunque resta pur troppo, per la epurazione della sistematica delle Cer¬
carie marine, una questione ancora aperta: se cioè, la C. inquieta di 0. Fr. Mììller
sia una forma propria e distinta dalle altre, o per avventura sia, invece da iden¬
tificarsi con altre; ed in questo caso presumibilmente, per quanto ho detto, con
la Cercaria di Marsiglia di Joh. Mììller (C. setifera , 1850) che passerebbe, nel
caso per conseguenza, in sinonimia di C. inquieta 0. Fr. Mììller (1786).
Napoli, Istituto Zoologico, R. Università.
6
42
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45
SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 1-5
Lettere comuni a tutte le figure delle tavole.
ac, aculei.
acci , attacco della coda.
ai, arco dell’intestino.
apg, apertura genitale.
è, bocca.
hi, braccia intestinali.
btse, bulbo terminale del sistema escretore.
c, cervello.
cd, coda della Cercaria
cead, anse discendenti dei grossi canali escretori laterali.
ceba, braccia anteriori » » » » »
ccebp, braccia posteriori » » » » »
cer , Cercarie in via di sviluppo.
ccsb , sbocco del tratto impari dei tronchi comuni dei grossi canali escretori nella vescicola
terminale.
cete, tronchi comuni dei grossi canali escretori.
ceti, tratto impari dei tronchi comuni dei grossi canali escretori.
cmn, commessura nervosa.
cn, cellule nervose.
cp , corpo della Cercaria.
pc, capsula pigmentaria del cristallino.
cr, cristallino.
cse , canalicoli del sistema escretore.
est, ciuffo di setole.
df, deferente.
e, esofago.
ec , ectoderma.
epe , epitelio di rivestimento della vescicola terminale del sistema escretore.
epi, epitelio intestinale.
f , faringe.
fc, forame codale.
fv, fiamma di ■ciglia vibratili.
gle , gangli laterali del cervello.
iep, infossamento ecfodermico posteriore del corpo in fondo al quale si apre il forame
codale.
ibe, imbuto terminale a fiocco di ciglia vibranti dei canalicoli del sistema escretore.
m, mesenchima.
me, muscoli circolari.
mdv, muscoli dorso-ventrali.
rniep, muscoli raggianti dell’infossamento ectodermico posteriore del corpo.
mi, muscoli longitudinali.
mbe, membrana basale dell’ectoderma.
mpa, macchia pigmentaria anteriore.
mr, muscoli radiali.
n, nuclei.
nai, nervi anteriori.
nlc, nervi laterali anteriori ricorrenti.
ulve, nervi posteriori laterali ventrali esterni.
ni vi, nervi » » » interni.
46
ov, ovario.
ovd, ovidutto.
pf, prefaringe
pg, pigmento.
sfo, sfintere ovarico.
sfr, sferule rifrangenti.
sir, sacco intestinale delle Redie.
t, testicoli.
Va, ventosa anteriore.
vtse ) vescicola terminale del sistema escretore.
Vp, ventosa posteriore.
vtlg, vitellogeni.
Tutte le figure — eccetto le Fig. 1, 6, 8, 33, 36, 39, 44, 50, 53 eseguite a mano libera — sono
state ritratte con la camera chiara Abbe: tavolino di disegno all’altezza di quello del Microsco¬
pio. Sistemi adoperati: Zeiss e Ivorista.
Gl'ingrandimenti apposti alle figure sono quelli reali approssimativamente calcolati.
Tavola 1.
Fig. 1-4. — Diversi aspetti, ritratti dal vivo, a luce diretta della Cercaria setifera con e senza
coda: questi ultimi (Fig. 2-4) in diverso stato di distensione o contrazione, del corpo.
X 12 circa.
» 5. _ Mostra una Cercaria setifera ospite di Carmarina bastata racchiusa in una sorta di
capsula o cisti : dal vivo, alquanto ingrandita.
» 0 _ Figura d’insieme della cercaria setifera senza coda, in distensione: ritratta dal vivo
col microscopio. X 50.
;> 7. _ Figura d’insieme di altro individuo con coda, ma in contrazione: ritratta come la pre¬
cedente x 50.
In entrambe le figure 6 e 7 si scorge per trasparenza tutta la organizzazione gene¬
rale della Cercaria setifera nelle sue caratteristiche proprie.
» 8. — Estremità anteriore di un individuo alquanto schiacchiato: dal vivo. X 200.
» 9. _ Sezione ottica longitudinale del rivestimento cutaneo ritratto a fresco da individuo
schiacciato col compressore. X 600.
» 10. — Aspetto del rivestimento cutaneo visto di superficie da un preparato a fresco per
schiacciamento. X 600.
» il. — Porzione basale di attacco alla c da di un ciuffo delle appendici (setole) codali. X
200.
» 12. — Una setola isolata distaccata dalla base. X 180.
» 13. — Ammasso di pigmento delle macchie oculari laterali anteriori che circondano il corpo
rifrangente (cristallino): da un preparato a fresco per schiacciamento. X 180.
» 14. — Cristallino circondato dalla capsula di pigmento: da un preparato a tresco per schiac¬
ciamento. X 395.
» 15. — Figura d’insieme di tutta la organizzazione della Cercaria setifera: da un individuo
preparato in toto (colorazione col carminio boracico). X 120.
» 16. — Un tratto marginale di coda esaminato a fresco, da un preparato per schiacciamento,
per lasciar vedere come i ciuffi di setole s’impiantano lungo i iati di essa. Si scorge
distinta la striatura trasversale della coda, quale si vede nelle Fig. 7 e 17. X 150.
» 17. — Estremità posteriore di un individuo preparato in toto, visto dal ventre, che lascia
scorgere il modo come la cola si inserisce dorsalmente al corpo della Cercaria (co¬
lorazione con carminio boracico). X 120.
» 18. — Una Redia della Cercaria setifera proveniente da Conus mediterraneus contenente Cer¬
carie in formazione: ritratta dal vivo da un preparato a fresco. X 70.
» 19-22. — Diversi aspetti che assume la estremità anteriore delle dette Redie ritratti da pre¬
parati a fresco (Fig. I9.x70, Fig.20-22.xl40).
47
Fig. ‘23. — Altra Sedia molto giovane nella quale non si è ancora iniziata la produzione delle
Cercarie. X70.
» 24-27. — Quattro stadii diversi dello sviluppo di una Cercaria: in essi si segue il modo come
si va gradualmente disegnando ed individualizzando la coda: figure ritratte dal vivo-
x300 circa.
» 28. — Uno stadio più avanzato dei precedenti nello sviluppo della Cercaria nel quale si scor¬
gono già bene appariscenti le ventose e l’apparato digerente nel suo disegno gene¬
rale: la coda incomincia ad allungarsi, ma non ha ancora acquistato i cinlfi di se¬
tole. x 350.
» 29. — Una giovane Cercaria setifera al completo nella organizzazione generale e nell’aspetto
della coda, in via di raggiungere le ordinarie dimensioni ed il definitivo aspetto
organico dello stadio di Cercaria a termine che rivelano le Fig. 6. 7. Figura ri¬
tratta anche essa dal vivo da un preparato leggermente schiacciato, x 400 circa.
» 30. — Alcune setole della coda del medesimo individuo isolate, staccatesi dalla base del pro¬
prio ciuffo: a fresco, fortemente ingrandite.
Tavola. 2.
» 31. — Sezione longitudinale, dorso-ventrale di una Cercaria (colorazione col paracarminio).
x 200.
» 32. — Faringe ritratta da un esemplare preparato a fresco per schiacciamento. X 350.
» 33. — Figura d’insieme di tutta la organizzazione della Cercaria setifera ricavata da varii
preparati a fresco e dal vivo; ricostruita sullo schema di un esemplare esaminato a
fresco moltissimo compresso , nel quale si scorgeva il comportamento del sistema
escretore nel suo aspetto generale. Questo è stato completato, nella figura, da osser¬
vazioni singole e parziali desunte da altri individui anch’essi esaminati a fresco sotto
forte compressione. La disposizione del sistema nervoso é in massima parte la rico-
v struzione di ciò che si ricava dalle sezioni (Tav. 5, fig. 84, 85, 92). x 150.
» 34. — Estremità anteriore di altro individuo: da nn preparato a fresco. X 120.
» 35. — Modo come scoppiano, sotto compressione, le sferule rifrangenti contenute nella ve¬
scicola terminale del sistema escretore, x 400.
» 36-37. — Due gruppi di canalicoli terminali ad imbuti cigliati: visti a molto forte ingran¬
dimento da un preparato a fresco moltissimo compresso.
» 38-39. — Due tratti di uno dei grossi canali del sistema escretore, con ciuffi vibranti lungo
le pareti, fortemente ingranditi.
» 40. — Un tratto di grosso canale del sistema escretore che presenta un ernia laterale con¬
tenente una sferula rifrangente, ritratto a fresco: fortemente ingrandita.
» 41. — Parte terminale dell’apparato escretore e suo sbocco all’ esterno nella estremità po¬
steriore del corpo: vista dal ventre e spostata verso il dorso per la compressione:
da un preparato a fresco. X 35.
» 42. Altro aspetto della suddetta parte, vista dal dorso e spostata verso il ventre: ritratta
come sopra. x300.
» 43. Estremità posteriore del corpo di un individuo esaminato dal dorso, a fresco, per com¬
pressione, che lascia vedere la parte terminale dell’apparecchio escretore in posi¬
zione normale: si scorge ben distinto l’infossamento ectodermico, nel quale si apre
il forame codale, lo sbocco in questo del bulbo terminale, e come in esso mette
capo la estremità della vescicola terminale, nonché l’immissione (dal dorso), nella
detta vescicola, del tronco impari, derivante dai tronchi comuni dei grossi canali
laterali del sistema escretore. X 300.
» 44. — Aspetto caratteristico, per stiramento, assunto dalla vescicola codale di un individuo
in grande estensione (da uno schizzo inedito del Prof. A. Costa). X 300.
» 45. — Un tratto di un braccio intestinale esaminato a fresco da un preparato molto com¬
presso. x 375. circa.
48
Fig. 46. — Metà posteriore del corpo di un individuo visto di sbieco da preparato in toto. si scor¬
gono già distinti gli abbozzi degli organi genitali e dei condotti escretori di questi
(colorazione con carminio boracico). x 180.
» 47. — Metà posteriore del corpo di altro esemplare visto di fronte: gli abbozzi dei genitali
sono meglio definiti e si è integrato del tutto il condotto genitale (ovidutto) fem¬
minile, che raggiunge il punto del suo sbocco all’esterno (colorazione c. s.). x 180
Tavola 3.
Fig. 48. — Sezione trasversale della parte periferica del corpo e del rivestimento cutaneo (trat¬
tamento con ematosillina ferrica), x 700.
» 49. — Sezione ottica longitudinale del rivestimento cutaneo di un esemplare preparato in
toto (colorazione con carminio boracico). x 700.
» 50. — Sezione ottica del faringe di un esemplare esaminato a fresco per schiacciamento,
x 230.
» 51. — Mostra come si attacca al corpo la coda nella sua inserzione dorsale, da un prepa¬
rato in toto colorato con paracarminio. x 360.
» 52. — Sezione tangenziale dell’ectoderma sfiorante la superfìcie, alquanto obliqua (tratta¬
mento con ematosillina ferrica), x 1220.
» 53. — Alcune cellule del mesenchima fortemente ingrandite, come si mostrano in un pre¬
parato a fresco per schiacciamento.
» 54. Sezione obliqua subtangenziale di una delle braccia intestinali (trattamento con emato¬
sillina ferrica), x 670.
» 55. Sezione longitudinale (frontale) della coda sfiorante la muscolatura (trattamento c. s.).
x 900.
» 56. Altra sezione della coda come sopra (trattamento c. s.). x 900.
» 75. — Una fibra muscolare dì quelle rappresentate delle figure precedenti fortemente in¬
grandita.
» 58. — Sezioni trasversali ed oblique delle dette fibre a molto forte ingrandimento.
» 59. — Un altra sezione, frontale obliqua della coda per lasciar vedere il comportamento ge¬
nerale della muscolatura (colorazione con paracarminio). x 360.
» fio. — Altra sezione come sopra della coda (trattamento con ematosillina ferrica), x 550.
» 01. _ Un tratto di coda ritratto da un preparato in toto per mostrare il decorso della mu¬
scolatura (colorazione con paracarminio). x 500.
» 02. — Sezione derso-ventrale di un esemplare alquanto contratto (trattamento con ematosil¬
lina ferrica). x 330.
Tavola 4.
Fig. 63-70. Una serie successiva quasi continua (mancono solo una o due sezioni fra ciascuna di
quelle disegnate) dell’estremità posteriore del corpo per lasciar vedere la caratteri¬
stica struttura del bulbo terminale del sistema escretore e la origine da questo della
vescicola escretoria terminale (colorazione con emallume). x 600.
» 71. — Sezione trasverso-obliqua di una Cercaria, che taglia quasi tangenzialmente la ve¬
scicola escretoria terminale, x 360.
» 72. — Altra sezione come la precedente che la completa e conforta nel dimostrare la fine
struttura di detta vescicola (colorazione con paracarminio). x 360.
» 72. — Altra sezione come la precedente che la completa e conforta nel dimostrare la fine
struttura di detta vescicola (colorazione con paracarminio). x 360.
» 73. — Sezione trasversa obliqua della estremità posteriore che taglia di sbieco, subtangen¬
zialmente l’infossamento ectodermico posteriore del corpo (trattamento con 1’ ema¬
tosillina ferrica), x 600.
» 74. — Altra sezione alquanto più in alto verso il fondo del bulbo terminale (colorazione con
emallume). x 600.
49
Fig. 75-79. — Una serie consecutiva di sezioni, che valgono a dimostrare l’originarsi della vesci¬
cola escretoria dal bulbo terminale e lo sbocco dorsalmente alla vescicola , poco
oltre la sue origine dal bulbo, del tratto impari dei tronchi comuni dei grossi ca¬
nali del sistema escretore (colorazione con email urne), x 600.
» 80-82. — Sezioni trasversali della stessa serie che tagliano più in alto la vescicola escreto¬
ria terminale (colorazione c. s.). x 600.
» 83. — Sezione longitudinale della vescicola escretoria terminale (colorazione con paracarmi-
nio). x 600.
Tavola 5.
» 84. — Sezione latero-frontale della parte anteriore del corpo di una Cercaria che interessa
il cervello e dimostra l’origine dei nervi che da esso si spiccano (colorazione con
emallume). x 600.
» 85. — Sezione trasversale all’altezza del faringe che interessa il sistema nervoso centrale
(cervello) nel suo tratto che abbraccia dorsalmente il faringe (trattamento con ema-
tosillina ferrica', x 500.
» 86 — Parte dorso-laterale di una sezione trasversale condotta all’altezza del faringe che
mette in mostra la lente cristallina (colorazione con emallume). x 560.
» 87-91. — Sezioni trasverso-oblique condotte dorso- ventralmente all’altezza dei genitali (co¬
lorazione con paracarminio). x 200.
» 92. — Sezione frontale della parte anteriore del corpo che interessa i gangli laterali del si¬
stema nervoso (colorazione con carminio boracico). x 280.
» 93. — Sezione trasversale all’altezza della ventosa posteriore (colorazione con carminio bo¬
racico). x 310.
» 94-95. — Parte di sezioni trasversali che interessano l’ovario, i testicoli ed i condotti geni¬
tali, ritratte a maggiore ingrandimento (colorazione con paracarminio). x 600.
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Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( Muova Serie )
VOLUME 4.
Num. 6.
30 Decembre 1913.
Dott. GIULIO TAGLI AN I
Coadiutore nell’ Istituto Zoologico della R. Università
(TSTapoli)
Studi critico-sistematici sugl’ Infusori
(con 6 incisioni)
S.
Dy steri a quinquecostata n. sp.
e
Sinopsi sistematica della famiglia
Dysteriidae
[Ricevuto il 30 ayosto 1013]
Per due nuovi Infusori aspirotrichi, denominati l’uno Ervilia legumen , l’altro
Trochilia sigmoides , il Dujardin, nel 1841, istituì la famiglia Ervilina (Erviliens) ,
dando della stessa i caratteri differenziali più salienti, eguali sussistono oggi an¬
cora per la delimitazione del gruppo: « Corpo di forma ovale, più o
meno depresso, privo di simmetria, cuticola ispessita a
corazza, ciglia vibratili limitate esclusivamente a una re¬
gione ristretta (solco) della faccia ventrale, presenza di un un¬
cino mobile in prossimità dell’estremo posteriore del corpo».
Alquanti anni dopo, nel 1857, I’Huxley, ignorando l’opera del Dujardin, descrisse
un’altra forma assai affine a Ervilia legumen , che chiamò Dysteria armata, fon¬
dando così un nuovo genere, che il Cosse si affrettò a discutere e a classificare
tra i Rotifen , creando per esso la nuova famiglia Monocercadae. Quanto fosse
erroneo un simile criterio lo dimostrarono il Claparéde e il Lachmann, e in se¬
guito il Kent, per cui, come osserva opportunamente 1’ Entz, ogni discussione
in merito è divenuta ormai oziosa. Non è, pertanto, da tacere che apparenti
affinità strutturali con i Rotiferi vi ha voluto scorgere lo stesso Huxley, che
dell’ appartenenza di Dysteria ai Protozoi non ha dubitato, in quanto ha creduto
di poter paragonare Y apparecchio faringeo di questa con il mastax di F tir cataria
marina , descritta dal Cosse, nel 1851, sotto il nome di Diglena biraphis.
La famiglia degli Ervilini venne notevolmente accresciuta dal Claparéde e dal
Lachmann, nel 1859, con l’aggiunta di numerose nuove forme, in maggior parte
marine. Essendo l’appellativo Ervilia (Ervillia) preoccupatofin dal 1825 (? 1822)
a designare un mollusco bivalve descritto dal Turton, gli autori ginevrini adot¬
tarono, per un certo numero di specie , il nome generico Dysteria e mutarono
conseguentemente in Dysterina il nome della famiglia, cambiamento di nomen¬
clatura che lo Stein, fra gli altri, non volle assolutamente seguire. Delle nume¬
rose specie da essi create non tutte meritano di essere accettate come buone, pai’ec-
cliie essendo state insufficientemente descritte e disegnate; nè fondato su caratteri¬
stiche ben vagliate è l’ aggruppamento in generi, che diedero delle tante specie
scoperte, sì che oggi nessuno più ne sussiste nella comprensione, che essi vi asse¬
gnarono. Il Claparéde e il Lachmann distinsero nelle Dysterina quattro generi:
Huxley a , Aeqyria , Dysteria , Iduna. Al genere Huxleya assegnarono i Dysterina non
corazzati, quelli cioè a cuticola non ispessita; al genere Aegyria ascrissero i Dy¬
sterina, la cui cuticola ispessita veniva a formare, come nei Crostacei ostracodi,
due valve completamente saldate lungo tutta la loro linea dorsale; nel genere
Dysteria compresero i Dysterina corazzati a valve fuse soltanto nel loro tratto
posteriore; infine istituirono il genere Iduna per i Dysterina corazzati a valve
completamente libere.
L’artificialità di questa ripartizione de’ generi fu dimostrata dallo Stein, poco
dopo, nel 1867. Questi notò che dei quattro generi del Claparéde e del Lach¬
mann i tre ultimi, cioè Iduna , Dysteria e Aegyria , presentavano tale identità di
organizzazione fondamentale, da doversi logicamente riunire in un unico e me ■
d esimo genere. Anzi, mentre il Claparéde e il Lachmann avevano avanzato
dubbi relativamente a Trochilia sigmoides, sì da non potere allontanare l’ idea
di identificarla con la loro Huxleya striata, lo Stein affermò recisamente essere
Huxleya silicata non altro che Trochilia sigmoides, o certamente la stessa forma,
che egli medesimo aveva descritta per tale. Contrariamente all’opinione del Cla-
parède e del Lachmann, per i quali Euplotes monostylus Ehrenberg 1838 non era
propriamente un Disterino, lo Stein, confermando un’opinione già espressa dal
Dujardin, ritenne Ervilia legumen sinonimo di Euplotes monostylus , e quindi la
chiamò Ervilia monostyla e nella sinonimia trasse, per conseguenza, anche Ae¬
gyria legumen-, dippiù avanzò il sospetto che Aegyria pusilla e la sua Ervilia
fluviatilis fossero la stessa specie, identità che venne, dipoi, confermata dallo
Schewiakoff. Continuando la discussione critica, lo Stein pose in evidenza quanto
3
Aegyria oliva , per la forma del corpo e la presenza della macchia di pigmento,
fosse diversa da tutte le altre specie, che il Claparède e il Lachmann, basandosi
su connotati aleatori, ricavati spesso da osservazioni superficiali o errate, ave¬
vano aggruppato in questo genere.
Il Fromentel, nel 1874, seguì sostanzialmente gli autori ginevrini; soltanto
riconobbe l’ autenticità di Trochilia sigmoides, e la separò dalle specie del genere
Aegyria. Il Iyent, nel 1882, nella sua revisione sistematica degl’ Infusori, non
tenne conto sufficiente delle osservazioni precedenti dello Stein; incluse fra i
Dysterina, che denominò con una dizione più esatta Dysteriidae, il genere Tri
chopits, mancante del caratteristico uncino mobile, e accolse i generi , quali li
avevano istituiti il Claparède e il Lachmann, soltanto restrinse la comprensione
del genere Dysteria, in quanto vi lasciò unicamente Dysteria armata Huxley, e
le altre specie riunì nel nuovo genere Cypridium.
Dei criterii indicati dallo Stein fece tesoro, invece, il Butschli, nella sua clas¬
sica opera sui Protozoi, riducendo a tre i generi — Trochilia, Dysteria , Aegyria —
e circoscrivendoli sulla base di caratteristiche differenziali dedotte da connotati
organologici reali; egli aggiunse al gruppo (Sottofamiglia Ervilina ) anche il genere
Onychodadylus, fondato nel 1884 dall’ Entz, genere che, però, venne escluso poco
dopo, e giustamente, dallo Schewiakoff, èssendo Onychodadylus provvisto di
ciglia adorali, che si continuano anche nel faringe, e che mancano affatto nei
Dysteriidae. Ai Dysteriidae va ascritto sicuramente il genere Dysteropsis creato
nel 1899 da J. Roux, che attualmente comprende due specie.
Per quanto riflette le altre specie pertinenti ai singoli gruppi, il lavorodi revisione è
stato condotto, nelle sue linee generali, dallo Schewiakoff con vedute razionali
e con la competenza di conoscitore profondo. Alle specie indicate dal zoologo
russo bisogna aggiungerne parecchie nuove pubblicate dopo il 1896 ed elencate,
dallo Schouteden e dalla Hamburger e dal Buddenbrock. Seguendo il criterio,
con cui il Butschli prima e lo Schewiakoff poi hanno delimitato i generi, rilevo
che Trochilia crassa Levander 1894 è una Dysteria bella e buona, per la cilia-
tnra ridotta soltanto alla regione destra della faccia ventrale, sicché il dubbio
del suo scopritore, di farne un genere a sé, e quello dello Schouteden, di non
poterle assegnare un posto preciso, cadono: Trochilia crassa Levander diviene,
invece, Dysteria crassa Levander. Tra le forme nuove, da riguardarsi come specie
autentiche , vanno comprese: Trochilia fiuviatilis Smith 1897, Trochilia dubia
Wallengren 1900, Dysteropsis minuta J . Roux 1899, Dysteropsis pedinata Nowlin
1911 e Dysteria quinguecostata nov. spec. Relativamente a Trochilia dulia Wal-
lengren credo che essa sia molto affine a Dysteria crassa Levander, ma, nello
stesso tempo, sono convinto, contrariamente alla tendenza della Hamburger e
del Buddenbrock di sospettarle come specie unica, che si tratti di due forme
tra loro ben distinte. Trochilia dubia costituisce l’anello di congiunzione tra le
specie tipiche dei due generi Trochilia e Dysteria ; io sono, anzi, di parere che que¬
sti due generi rappresentino, nell’attualità, delle semplici collettività non naturali,
e che uno studio più accurato di tutte le specie, man mano che potranno ve¬
nire ritrovate, debba condurre ad un aggruppamento più razionale delle stesse.
4
Accennando alla posizione sistematica della famiglia Dysteriidae, faccio rilevare
che dopo l’erroneo collocamento che ne fece lo Stein fragl’ Ipotrichi, in ciò seguito dal
Kent, dall’ENTz, dal van Rees, dal Mòbius e da parecchi altri, da quando il Bùtschli
ne ha riconosciuto 1’ appartenenza agli Olotrichi (Aspirotrichi), malgrado 1’ enorme
riduzione del rivestimento ciliare, tutti gli zoologi, a cominciare dallo Schewiakoff,
si trovano ormai concordi in questa veduta tassinomica.
Data la grande difficoltà di poter leggere l’importante monografia dillo Sche¬
wiakoff sugli Infusoria aspirotricha, perchè scritta in lingua assai poco accessibile
alla maggioranza degli studiosi, difficoltà, che io ho potuto fortunatamente su¬
perare mercè l’ausilio valido del Dottor W. Selensky, al quale mi è gradito espri¬
mere qui i più sentiti ringraziamenti, credo non superfluo, per coloro specialmente
che si occupano fra noi di microfauna, di riassumere in un sintetico prospetto
sinottico le diagnosi dei generi e delle specie di Dysteriidae note fin ora, con
la relativa sinonimia, anche perchè troppo superficiale e non scevra di qualche
inesattezza è la chiave analitica compilata dallo Schouteden, e comprendente
le sole specie marine, che però sono anche le più, e l’elenco della Hamburger e
del Buddenbrock, e perchè, infine, rarissima, quasi impossibile a procurarsi è l’opera
del Blochmann, per quanto circoscritta alle sole forme d’acqua dolce: questa limi¬
tazione si riscontra pure nella compilazione dell’EYFERTH-ScHOENicHEN e nel cata¬
logo dell’ André. Farò seguire in ultimo la descrizione particolareggiata della
nuova specie da me trovata.
Prospetto Sinottico dei Generi e delle Specie
Fam. Dysteriidae Du.jardw 1841
Sinonimia :
Ervilina Dujardin (1841) p. 455. — Fromentel (1874) p. 169.
Erviliina Stein (1859 3) p. 109 [Subfam.]; (1867) p. 168. — Bììtschli (1889) p. 1698 [Subfam.
gen. Onychodactylo excl.]
Dysterina Claparède et Lach.mann (1859) p. 278.— Schewiakoff (1896) p. 258.— Roux J. (1901)
p] K ,
Ervilinea Diesing (1866) p. 509, 561.
Dysteriidae Kent (1882) p. 751 [gen. Trichopo excl. j. — Gourret et Roeser (1888) p. 145.—
Schouteden (1906 1) p. 386, 430.
Dysterinae André (1912) p. 52.
Diagnosi :
Ciliati aspirotrichi a orificio boccale d’ordinario chiuso, situato sulla faccia ventrale a
poca distanza dal margine anteriore , non orlato da ciglia. Faringe affatto nudo , spesso
fornito di apparecchio nassulare più o meno sviluppato. Rivestimento ciliare limitato a una
regione più o meno ristretta della faccia ventrale. Cuticola solitamente assai ispessita. E-
stremità posteriore del corpo fornita di un’appendice mobile (uncino) più o meno cilindrica
e spiniforme o dell’aspetto di lama appiattita. Corpo più lungo che largo, talvolta depresso,
per lo più compresso lateralmente, con tendenza più o meno spiccata all’asimmetria per il
maggiore sviluppo del lato (valva) destro. Macronucleo ellissoidale, con una fessura trasver¬
sale mediana; rarissimamente moniliforme. Micronucleo generalmente visibde. Vacuoli contrat¬
tili variabili per numero e posizione, aprentisi costantemente sulla faccia ventrale
G-en. Aegyria (Claparède et Lachmann 1859 : nomen tantum) Bììtschli 1889
Sinonimìa :
Aeyyria Claparède et Lachmann (L859) p. 287 [prò parte; charachter. excl.]. — Kent (18S2)
p. 755 [prò parte; charachter. excl.] — Bììtschli (1889) p. 1698. — Schewiakoff (1896) p. 258.—
Schouteden (1906 1) p. 430. — Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 41.
Glenotrochilia Diesing (1866) p. 510, 563.
Diagnosi :
Animali incolori o variamente colorati. Faccia ventrale piana, debolmente concava.
Ciglia vibratili rivestenti per intero la faccia ventrale, disposte in serie ravvicinatissime.
Orificio boccale assai stretto, allungato. Faringe con distinto apparecchio nassulare: trichi-
ti corti. Presso l’angolo dorsale anteriore (becco del lobo frontale) una macchia di pigmento
nerastra o bruno-rossiccia, a contorni netti, a forma di lente concavo-convessa , con con¬
cavità rivolta in avanti. Dietro 1’ uncino mobile un ciuffo di ciglia più lunghe, setolose.
6
1 Aegyria oliva Claparède et Lachmann 1859
Sinonimia :
Aegyria oliva Claparède et Lachmann (1859) p. 289, tav. 15, fìg. 14, 15.— Kent (1882) p. 756.
tav. 42, fìg. 43, 44.— Entz (1884) p. 345, tav. 22, fìg. 1-5.— Rees (1884) p. 610, tav. 16,
fig. 8-10.— Gruber (1884) p. 484; (1888) p. 551.— Pereyaslawzewa (1886) p. 96.— Plate (1888)
p. 173, tav. 4, fig. 46. — Bììtschli (1889) p. 1698, tav. 61, fìg. 7.— Schevviakoff (1896) p. 260,
tav. 4, fig. 82. — Schocteden (1906 1) p. 430. — Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 42,
fig. 41 a-c.
Glenoirochilia oliva Diesing (1866) p. 564.
Trochilia oliva Mereschkovvsky (1881) p. 214.
Diagnosi :
Forma del corpo variabile : ora ovalare, ora appiattito, ora con margine dorsale sini¬
stro piti o meno accartocciato. Nucleo arrotondato o leggermente ovoidale. Vacuoli con¬
trattili quattro, variamente disposti, in maggior prossimità della faccia ventrale ; di essi
uno con ubicazione costante presso la base dell’uncino. Lunghezza: 80-140 g. Marina.
Gen. Trochilia Dujardin 1841
Sinonimia :
Trochilia Dujardin (1841) p. 455. — Stein (1859 3) p. 117; (1867) p. 168. — Diesing (1866) p.
510, 562 [prò parte].— Fromentel (1874) p. 171. — Kent (1882) p. 756.— Bììtschli (1889) p. 1699.—
Blochmann (1895) ex Schouteden.— Schewiakoff (1896) p. 260. — Roux .J. (1901) p. 48.— Schou-
teden (1906 1) p. 430, 431. — Eyferth (1909) p. 405. — Hamburger und Buddenbrock (1911) p.
43. — André (1912) p. 52.
Diagnosi :
Corpo ovoidale, depresso alquanto dorso- ventralmente ; margine anteriore inclinato e
troncato a sghembo verso sinistra e debolmente concavo. Estremità posteriore un po’ at¬
tenuata e arrotondata. Faccia dorsale fortemente convessa, liscia o costata. Le ciglia co¬
prono soltanto una sottile fascia mediana della faccia ventrale, che s'incurva a sinistra, e
sono sottili, lunghe, ordinate in serie longitudinali ; talvolta un ciglio più robusto, setoloso,
in avanti. Assenza di ciuffo setoloso alla base del piede. Orificio boccale arrotondato. Fa¬
ringe lungo, conico, senza bastoncelli (trichiti), disposto obliquamente in senso postero-dorsale.
Macronucleo elissoidale con fessura mediana. Vacuoli contrattili variabili per numero e po¬
sizione.
Sinonimia :
2. Trochilia sigmoides Dujardin 1841
Trochilia s'gmoides Dujardin (1841) p. 455, tav. 10, fig. 15 a-d. — Stein (1859 3) p. 11S. — Die¬
sing (1866) p. 562.— Fromentel (1874)p. 172.— Mereschkovvsky (1881) p. 213, 214.— Kent (1882)
7
p. 757, tav. 42, fig. 47, 48.— Schewiakoff (1896) p. 261. — Schouteden (19061) p. 431.— Hambur¬
ger und Buddenbrock (1911) p. 43, fig. 43 a, b.
Huxleya sulcata Claparède et Lachmann (1859) p. 290, tav. 14, fig. 14 — Diesing (1866) p.
561. — Fromentel (1874) p. 172.
Trocliilia marina Mereschkoavsky (1880) p. 31; (1881) p. 213, tav. 12, fig. 7-9.— Kent (1882) p.
757.— Pereyaslawzewa (1886) p. 96.— Andrusowa (1886) p. 250.— Hamburger und Buddenbrock
(1911) p. 45.
Diagnosi :
Dorso con 2-5, raramente 6, solchi longitudinali. Estremità anteriore assottigliata, ar¬
rotondata e incurvata a sinistra. Estremità posteriore più larga e ugualmente arrotondata. —
Lunghezza: 24 — 35 p. Marina.
3. Tr achilia dubia Wallkngren (1900) 1903
Sinonimia :
Trochilia dubia Wallengren (1903) p. 47, tav. 2, fig. 10, 11.— Schouteden (1906 1) p. 431. —
Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 43, fig. 44. a , b.
Diagnosi :
Corpo ovale , largamente arrotondato. Dorso fortemente convesso , liscio , senza
solchi, nè coste sporgenti. Faccia ventrale stretta, asimmetrica. Estremità anteriore arro¬
tondata. Margine destro della faccia dorsale incurvato in fuori per più lungo tratto del corri¬
spondente sinistro. Margine anteriore della faccia ventrale concavo, irregolarmente inciso.
Nel punto, dove il margine anteriore della faccia dorsale diviene sinistro (laterale), prende
impianto un robusto e lungo ciglio setoloso (membranella ?). Uncino mobile cortissimo. Ori¬
ficio orale a destra della linea mediana, nel punto di passaggio del campo frontale nel
campo ventrale. Faringe obliquo verso destra e verso dietro, privo di bastoncelli. Due va¬
cuoli pulsanti situati dorsalmente e alquanto più verso destra. Lunghezza: 71 p. Marina.
4. Trochilia fluviatilis Smith 1897
Sinonimia :
Trochilia fluviatilis Smith (1897) p. 148, fig. 17.— Schouteden (1906 1) p. 431.
Diagnosi :
Dorso affatto liscio, unito. Estremità anteriore obliquamente troncata. Assenza di un
lungo ciglio in avanti. Vacuoli pulsanti tre: due antero-dorsali, uno postero-ventrale. Nelle
acque dolci.
5. Trochilia palustris Stein 1859
Sinonimia :
Trochilia palustris Stein (1859 1) p. 63; (1859 2) p. 4; (1859 3) p. 118, tav. 2, fig. 28-30.— En-
gelmann (1862) p. 387 nota. — Diesing (1866) p. 562.— Mereschkowsky (1881) p. 213, 214.— Kent
8
(1882) p. 757, tav. 42, p. 51. — Bììtschli (1889) p. 1699, tav. 61, fìg. 10. — Blochmann (1895) p. 97,
tav. 5, fìg. 183.— Schewiakoff (1896) p. 262, tav. 4, fìg. 83. — Bodx J. (1899) p. 580 tav. 13,.
fìg. 11; (1900) p. 462; (1901) p. 49, tav. 2, fìg. 19, — Forel (1904) pag. 130 — Schouteden
(1906 1) p. 431, fìg. 31; (1906 2) p. XCII.— Eyferth (1909) p. 405, tav. 12, fìg. 23.— André.
(1912) p. 53.
Trochilia polonica Wrzésniowski (1870) p. 485, tav. 23, fìg. 37. — Mereschkowsky (1881) p.
213, 214.
Ervilia salina Entz (1878) p. 237, tav. 9, fìg. 12-14 ; (1879) p 52, tav. 9, fìg. 12-14.
Dysteria salina Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 50.
Diagnosi :
Corpo ovoidale; faccia dorsale affatto liscia, senza solcature, nè coste sporgenti. Estre¬
mità anteriore obliquamente e nettamente troncata e portante nel mezzo un lungo ciglio ro¬
busto spiniforme. Faringe lungo, debolmente arcuato verso destra o verso sinistra. Di solito
un solo vacuolo contrattile , submediano e dorsale , talvolta due vacuoli , di cui uno a
destra e in prossimità deiPorifìcio boccale, e l’altro a sinistra dietro del faringe. Lunghezza:
circa 35 p. Nelle acque dolci, rarissimamente in quelle salmastre.
Cren. Dysteria Huxley 1857
Sinonimia :
Euplotes Ehrenberg (1838) p. 377 [prò parte].
Ervilia Dujardin (1841) p. 455. — Stein (1859 3) p. 119; (1867) p. 168 — Eyferth (1909) p. 405.
G-astrochaeta Dujardin (1841) p. 385.
Dysteria Huxley (1857) p. 78. —Bììtschli (1889) p. 1700.— Blochmann (1895) ex Schouteden.—
Schewiakoff (1896) p. 263. — Calkins (1902) p. 441. — Schouteden (1906 1) p. 430, 432. — Ham¬
burger und Buddenbrock (1911) p. 45.— André (1912) p. 53.
Icluna, Dysteria , Aegyria [ex maxima parte] Clarapède et Lachmann (18591 p. 283, 284, 287.
Huxleya, Trochilia [prò parte], Ervilia , Irtuna, Dysteria Diesing (1866) p. 509, 510, 561, 564?
566, 557.
Icluna, Ervilia , Aegyria , Ruxleya Fromentel (1874) p. 170, 171, 172.
Iduna. Dysteria , Cypridium, Aegyria |ex maxima parte] Kent (1882) p. 752, 754, 755.
Diagnosi :
Corpo lateralmente molto compresso, dall’aspetto di una conchiglia bivalve, asimme¬
trico, per il maggiore sviluppo e la maggiore convessità della metà destra, talora accom¬
pagnata da una più o meno accentuata torsione sinistrorsa della stessa attorno all’asse
del corpo. ') Ciglia vibratili occupanti una sola zona della faccia ventrale, lungo il margine
destro e anteriore di questa, e disposte in poche serie longitudinali, in avanti un po’ più
lunghe e più grosse. Orifìcio boccale (citostoma) arrotondato, situato nel segmento anteriore
!) L’ André, invece, dà un’altra iuterpetrazione della forma del corpo: « Corpo asimmetrico,
compresso dorso-ventralmente, ma ricurvo in maniera che i margini del corpo formano due valve
e che il corpo sembra come fosse piuttosto compresso lateralmente, con 1’ aspetto della conchi¬
glia d’un Lamellibranchiato ».
(frontale) della faccia ventrale, più accosto al margine sinistro. Faringe conico, nudo ;
eccezionalmente con trichiti poco sviluppati. Spesso un ciuffo di ciglia setolose in prossi¬
mità della base dell’uncino mobile. Nucleo per lo più unico, situato dorsalmente e provvisto
di fessura trasversa; raramente più macronuclei congiunti a monile. Micronucleo adiacente.
Vacuoli contrattili due a quattro, raramente uno solo e grande.
0. Oysteria monostyla Ehrenberg 1838
Sinonimia :
Euploies monostylus Ehrenberg (1838) p. 380, tav. 42, fig. 14. — Dujardin (1841) p. 455,
tav. 10, fig. 14. — Eichwald (1849) p. 127, tav. 4, fig. 26. — Diesing (1850) p. 170, 647.
Ervilia ìegumen Dujardin (1841) p. 455, tav. 10, fig. 14. — Fromentel ''1874) p. 171.
Ervilia monostyla Stein (1859 1) p. 63; (1859 2) p. 4; (1859 3) p. 119, tav. 2, fig. 16-24.—
Rees (1884) p. 609, tav. 16. fig. 6, 7.— Qdennerstedt (1867) p. 30.— Parona (1884) p 58.—
Diesing (1866) p. 564.— Andrusowa (1886) p. 251.
Ervillia monostyla Merkschkowsky (1877) p. 244; (1879) p. 216; (ISSO) p. 31.
Erwilia monostyla Pereyaslawzewa (1886) p. 96.
Aegyria legameli Claparède et Lachmann (1859) p. 288, tav. 15, fig. 1 6. —Parona (1883) p. 242.
Aegyria monostyla Kent (1882) p. 755, tav. 42, fig. 35, 36.— Gruber (1884)- p. 484; (t8S8) p. 551. —
Fabre-Dcmergue (1885) p. 567.— G-ourret et Roeser (1886) p. 447,449,457,510, tav. 33, fig.
12, 13; (1888) pag. 145, 178.
Aegyria angustata Claparède et Lachmann (1859) p. 288, tav. 15, fig. 21-23.— Fromentel
(1874) p. 171. — Kent (1832) p. 755, tav. 42, fig. 39.— Gourret et Roeser (1886) p. 447, 454,
507, tav. 33, fig. 8. — Pereyaslawzewa (1886) p. 96.
Aegyria angustata var. ovalis Gourret et Roeser (18S6) p. 508, tav. 33, fig. 2.
Trochilia legumen Diesing (1866) p. 563.
Trochilia angustata Diesing (1866) p. 563.
Dysteria monostyla Schewjakoff (1896) p. 265, tav. 4, fig. 84.— Schouteden (1906 1) p. 432, 433,
fig. 33 [lanceolata prò errore]. — Hamburger und Buddenbbock (1911) p. 46, fig. Al.
Dysteria angustata Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 47, fig. 48.
Diagnosi :
Corpo allungato, rettangolare , ad angoli arrotondati. Valva sinistra con margine an¬
teriore inciso a semiluna e con uno o due solchi longitudinali. Uncino mobile conico, spini¬
forme, portante posteriormente, presso la sua base, un ciuffo di ciglia setolose. Macronucleo
elissoidale, situato a metà del corpo, in prossimità del dorso, diviso in due segmenti da
una fessura trasversa. Faringe piuttosto lungo, lievemente incurvato, liscio. Due vacuoli con¬
trattili presso il margine ventrale della valva sinistra, raramente un terzo. Lunghezza: 75 p .
Marina; anche nelle acque salmastre.
7. Dysteria armata Huxley 1857
Sinonimia :
Dysteria armata Huxley (1857) p. 78, tav. 7, fig. 13-15. — Gosse (1857) p. 138. — Claparède et
Lachmann (1859) p. 284. — Diesing (1866) p. 568. — Kent (1882) p. 752, tav. 42, fig. 27-30. —
Entz (1884) p. 355, tav. 21, fig. 19-25. — Fabre - Domergue (1885) p. 567. — Bvìtschli
10
(1889) p. 1700, tav.61, fig. 9. — Schewiakoff (1896) p. 267, tav. 4, fig. 86.— Schouteden (19061)
p. 432, 433. — Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 45 fig. 46.
Diagnosi :
Corpo ovale. Estremità anteriore brevemente arcuata e obliqua in senso dorso-ventrale.
Valva sinistra con due o tre incisure arcuate al suo margine anteriore, e con due o tre
creste (pliche) longitudinali, oblique, incomplete. Uncino mobile a forma di scure; alla
base e dietro dello stesso un forte ciuffo di setole. Macronucleo come nella specie prece¬
dente. Faringe a struttura molto complicata , ma privo di bastoncelli (trichiti). Vacuoli
contrattili quattro, due più ventrali e due più dorsali A sinistra del faringe si nota per
lo più, sebbene non costantemente, una sferula di colore ametista. Lunghezza: 80-120 p.
Marina.
8. Dysteria fluviatilis Stein 1859
Sinonimia :
Ervilia ftuviatilis Stein (1859 3) p. 120, tav. 2, fig. 25. — Diesing (1866). p. 566. — Eyferth
(1909) p. 405, tav. 12, fig. 24.
negyria fluviatilis Kent (1882) p. 756. — Gourret et Roeser (1888) p. 145.
Aegyria fluviatilis var. marina Gourret et Roeser (1886) p. 447, 511, tav. 33, fig.3-5 ; ( L83S )
p. 145.
Aegyria pusilla Claparède et Lachmann (1859) p. 289, tav. 15, fig. 5. — Kent (1882) p. 756.
Aegyria marioni Gourret et Roeser (1886) p. 447, 453, 454, 509, tav. 33, fig. 9-11.
Aegyria semilunaris Gourret et Roeser (1888) p. 145, 174, tav. 3, fig. 17-20.
Trocinlia pusilla Diesing (1866) p. 563.
Dysteria ftuviatilis Blochmann (1895) pag. 97, tav. 5, pag. 184. — Schewiakoff (1896) p
246, tav. 4, fig. 85.— Volk (1903) p. 131.— Schouteden (1906 1) p. 432, 433.— André (1912)
p. 53.
Dysteria fluviatilis var. marina Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 50.
Dysteria pusilla Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 49, fig. 53.
Dysteria marioni Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 50.
Diagnosi :
Corpo cilindroide, allungato. Estremità anteriore obliquamente tronca, estremità poste-
riera ristretta. Faccia dorsale fortemente convessa, con 5 sottilissimi ispessimenti rilevati
(creste), longitudinali. Valva sinistra meno estesa di quella destra e provvista posterior¬
mente di un’incisura, da cui sporge un uncino conico, spiniforme, senza ciuffo setoloso alla base.
Faringe corto, tuboloso, lievemente conico, diritto , liscio. Macronucleo come nelle specie
precedenti Un solo vacuolo contrattile ventrale e posteriore. Lunghezza: 35 p. Nelle acque
dolci; ma anche marina.
9. Dysteria lanceolata Claparède et Lachmann 1859
Sinonimia :
Dysteria lanceolata Claparède et Lachmann (1859) p. 285, tav. 15, fig. 8-13. — Moebius (1888)
p. 88, tav. 6, fig. 7-9. — Schewiakoff (1896) p. 268, tav. 4, fig. 87. — Levander (1894) p. 75;
11
(1901) p.8. — Calkins (1902) p. 441, lig. 36. — Schouteden (1906 1) p. 432, 433. — Hamburger und
Buddenbrock (1911) p. 47, fig. 49 a, b.
Ervilia lanceolata Diesing (1866) p. 565.
Cypridium lanceolatum Kent (1882) p. 754, tav. 42, fig. 31-33.
Trochilia sigmoides Issel [nec Dujardin] (1912) p. 391, tav. 11, fig, 16,17.
Diagnosi :
Corpo ovoidale . allungato ; estremità anteriore più larga della posteriore , entrambe
arrotondate. Valva sinistra molto meno estesa di quella destra, con una cresta lon¬
gitudinale assai pronunciata, prossima e parallela al dorso; margine anteriore della valva
profondamente inciso a semiluna, limitato esternamente da due punte sporgenti, la dorsale
più prominente della ventrale. Uncino stiliforme, lanceolato, appiattito, con un ciuffo di se¬
tole presso la base. Macronucleo come nelle specie precedenti. Faringe lungo, diritto, co¬
nico, liscio. Due vacuoli contrattili in vicinanza del margine libero (ventrale) della valva
sinistra. Marina.
10. Dysteria aculeata Claparède et Lachmann 1885.
Sinominia:
Dysteria aculeata Claparède et Lachhann (1859) p. 286, tav 15, fig. 29. — Hamburger und Bud¬
denbrock (19111 p. 48, fig. 51.
Ervilia aculeata Diesing (1866) p. 566.
Cypridium aculeatum Ivent (1882) p. 754.— Gourret et Boeser (1888) p. 145, 174, tav. 14, fig, 1.
Disteria aculeata Parona (1883) p. 242.
Diagnosi:
Corpo ugualmente largo per tutta la sua lunghezza. Valva destra convessa con due
spine tra loro distanti e dirette nel senso dell’ asse longitudinale del corpo. Valva sinistra
provvista nel segmento posteriore del suo margine dorsale di una spina. Macronucleo come
nelle specie precedenti. Faringe alquanto ampio e un po’ ripiegato. Vacuoli contrattili due:
uno anteriore, uno posteriore. Marina.
11. Dysteria sulcata Claparède et Lachmann 1859
Sinonimia:
Iduna sulcata Claparède et Lachmann (1859)p.284, tav. 15, fig. 1-3.— Diesing (1866) p. 567.—
Fromentel (1874) p. 171.— Kent (1882) p. 752, tav. 42, fig. 24-26.— Pereyaslawzevva (1886)
p. 96.
Dysteria sulcata Schewiakoff (1896) p. 268.— Schouteden (1906 1) p. 432, 433.— Hamburger und
Buddenbrock (1911) p. 48, fig. 52 a, b.
Diagnosi:
Corpo ovoidale , allungato. Estremità anteriore più larga , posteriore più ristretta,
entrambe arrotondate. Valva destra con quattro coste longitudinali elevate. Valva sinistra
pianeggiante, con una incisura debolmente arcuata nel tratto posteriore del suo margine
12
\ entrale. Uncino mobile spiniforme, senza ciuffo di setole posteriormente. Macronucleo i-
gnoto. Faringe corto, ripiegato a gomito. Due vacuoli contrattili, uno in vicinanza dell’im¬
pianto dell’uncino, l’altro anteriore e dorsale. Lunghezza: circa 140 p. Marina.
12. Dysteria crassa Levander 1894
Sinonimia :
Trochilia crassa Levander (1894) p. 72, tav. 3, fig. 2; (1901) p. 8. — Schouteden (1906 1) p.
431.— Hamburger und Buddenbrocf. (1911) p. 44, fig. 45.
Diagnosi :
Corpo ovale , alquanto compresso lateralmente. Estremità anteriore obliquamente tron¬
cata, estremità posteriore arrotondata , ventricosa ; dorso fortemente convesso. Faccia
ventrale ristretta, concava, limitata da margini cercinosi ; sulla faccia dorsale, a sinistra, co¬
munemente due strettissimi solchi. Uncino mobile lanceolato, senza ciuffo di setole alla sua
base. Macronucleo come nelle specie precedenti. Faringe lunghissimo, fortemente arcuato,
provvisto di delicatissimi trichiti. Due vacuoli contrattili, dorsali, più prossimi alla faccia
(valva) destra. Lunghezza: intorno a 50 p. Marina.
13. Dysteria compressa Gourret et Roeser 1888
Sinonimia :
Aegyria compressa Gourret et Roeseu. (1888) p. 145, 177, tav. 13, fig. 21.
Dysteria compressa Hamburger und Buddenbrock (1911) p. 50.
Diagnosi :
Corpo allungato, rettangolare, ad angoli non arrotondati, appiattito fortemente nel senso
laterale, sì da assumere l’aspetto d’una corta lama di coltello; entrambe le valve, destra e
sinistra, sono assai spianate, e la prima sorpassa in avanti e a sinistra la seconda. Il mar¬
gine dorsale rettilineo si termina posteriormente con una spina poco sviluppata. La faccia
ventrale è molto angusta e poco profonda, e dà impianto a ciglia corte e delicatissime Appen¬
dice (uncino) mobile triangolare, piccolissima. Faringe discretamente lungo. Vacuoli con¬
trattili parecchi (?), piccoli. Marina.
14. Dysteria quinquecostata sp. nov.
Diagnosi :
Corpo ovale, tronco obliquamente in avanti, un po’ più attenuato posteriormente e
quivi arrotondato. Valva destra fortemente convessa, specie dal lato (margine) dorsale, con cinque
evidenti creste longitudinali, molto più estesa di quella sinistra; quest’ ultima è quasi pia¬
neggiante, insensibilmente convessa, profondamente incisa a semiluna nel tratto posteriore
del suo margine ventrale. Uncino mobile stiliforme, lauceolato, appiattito, senza ciuffo se¬
toloso alla base. Macronucleo moniliforme, lunghissimo, esteso per quasi tutta la faccia ven¬
trale. Faringe piuttosto corto, diritto, lievemente conico, senza trichiti. Un solo grosso va-
13
cuoio pulsante nella regione posteriore del corpo. Lunghezza: intorno a 150 p. Specie d’acqua
dolce (stagnale).
G-en. Dysteropsis J. Eoux 1899
Sinonimia:
Dysteropsis Roux J. (1899) p. 581; (1901) p. 49.— Schouteden (1906 1) p. 430, 432.— Eyferth
(1909) p. 405.— André (1912) p. 54.
Diagnosi :
Corpo ovale, ialino, depresso dorso-ventralmente. Faccia ventrale piana nel mezzo, a mar¬
gini convessi ispessiti, formanti un cercine attorno al corpo, interrotto in avanti e sul lato sinistro.
Citostoma arrotondato, nella regione anteriore. Faringe lungo, conico, con apparato nassulare
costituito da pochi bastoncelli larghi. Ciglia soltanto nella regione destra anteriore della
faccia ventrale, in dentro del cercine marginale, disposte su cinque linee parallele, arcuate,
partenti dal punto d’inserzione dell’uncino mobile, e volgentisi in avanti verso destra; quivi
si continuano sino al margine anteriore sinistro. A livello del citostoma si hanno delle se¬
rie ciliari incomplete. Tutte le ciglia sono lunghe e setose e vibrano disordinatamente.
15. Dysteropsis minuta J. Roux 1899
Sinonimia :
Dysteropsis minuta Roux J. (1899) p. 581, tav. 13, fig. 12; (1901) p. 49, tav. 2, fìg. 20. —
Schouteden (19061) p. 430, 432, fig. 32. — Eyferth (1909) p. 405, tav. 12, %. 25.— André
(1912) p. 54.
Diagnosi :
Corpo ovoide, ialino. Uncino mobile piuttosto corto , lievemente arcuato, senza ciuffo
setoloso alla base. Macronucleo posteriore, presso il margine sinistro, costituito da due seg¬
menti, uno grande, posteriore, ovoide e granuloso con micronucleo adiacente, l’altro più pic¬
colo, anteriore, arrotondato, omogeneo, rifrangente. Due vescicole contrattili, una anteriore
ne’ pressi del citostoma, l’altra posteriore, a breve distanza dalla base dell’ uncino. Lun¬
ghezza: 28 p. Specie d’acqua dolce.
16. Dysteropsis pedinata Nowi.in 1911
Sinonimia:
Dysteropsis pedinata Nowlin (1911) p. 229. fig. 1.
14
Species dubiae vel inquirendae :
17. Trichopus dysteria Claparède et Lachmann (1859) p. 338, tav. 14, fig. 15. — Kent
(1882) p. 758, tav. 42, fig. 46. — Hamburger und Buddenbrock (191 1)
p. 42, fig. 42.
18. Gastrochaeta fissa Dujardin (1841) p. 384, 385, tav. 7, fig. 8. — Claparède et Lach¬
mann (1859) p. 283, nota.
Sinon: Gasierochaeta fissa Diesing (1850) p. 120; (1866) p. 568.
19. Hux/eya crassa Claparède et Lachmann (1859) p. 290, tav. 14, fig. 11-13. — Diesing
(1866) p. 561.— Fromentel (1874) p. 172. — Kent (1882) p. 757.
tav. 42, fig. 37, 38.
Sinon: Dysteria crassa Hamburger und Buddenbrock (1911) [nec Levander] p. 49,
fig. 54 a , b.
20 Dysteria spinigera Claparède et Lachmann (1859) p. 286, tav. 15, fig. 4. — Hamburger.
und Buddenbrock (1911) p. 18, fig. 50.
Sinon: Ervilia spinigera Diesing (1866) p. 566.
Cypridimn spinigerum Kent (1882) p. 754, tav. 42, fig. 34.
21. Dysteria crassipes Claparède et Lachmann (1859) p. 287, tav. 15, fig. 17-19
Sinon: Ervilia crassipes Diesing (1866) p. 565.
Gypridium crassipes Kent (1882) p. 755.
22. Dysteria cristata Gourret et Roeser 1888.
Sinon: Aegyrici cristata Gourret et Roeser (1888) p. 145, 177, tav. 13, fig. 16.
Descrizione della Dysteria quinquecostata sp. nov.
Il corpo di questa Dysteria, incolore e ialino, ha all’ingrosso forma ovale ed è appiattita
nel senso laterale; l’estremità anteriore è tronca, con lieve obliquità verso la faccia ventrale;,
l’estremità posteriore è alquanto attenuata e arrotondata. Esiste un’accentuata dissimmetria,
essendo la metà destra del corpo più sviluppata della sinistra e anche notevolmente più
convessa. Vi si distingue una faccia dorsale, molto estesa, e una faccia ventrale, ridotta a
una specie di gronda, che corre fra i margini liberi della prima.
La faccia dorsale è quella che delinea anche la forma fondamentale dell’animale : essa
è divisibile in una regione o valva convessa, che ne include tutta la metà destra e un
buon tratto di quella sinistra, e in una regione o valva pianeggiante, appena arcuata, che
comprende la rimanente porzione di sinistra della faccia dorsale ; la regione convessa pre¬
senta il suo massimo inarcamento o arrotondamento in corrispondenza del margine dorsale.
Per il brusco mutamento di forma tra la valva convessa (destra) e la valva pianeggiante
15
{sinistra) si costituisce sulla faccia sinistra, per circa i due terzi della lunghezza, a una
certa distanza dal margine dorsale, una specie di spigolo smusso, che non ha nulla a ve¬
dere con una cresta e che va scomparendo verso l’estremità posteriore, ove le due regioni
in discussione trapassano, senza alcun dislivello o limite sensibile, l’una nell’altra. Vere creste
rilevate, dovute a ispessimenti longitudinali della già spessa cuticola, si notano soltanto sulla
faccia (valva) destra, costantemente in numero di cinque.
Fig. 1 — Dgsteria quinquecostataX.500
(vista dal lato destro)
Fi g. 2 — Dgsteria quinquecostata X 500
(vista dal lato sinistro)
Il margine anteriore destro è quasi rettilineo, obliquo un poco nel senso dorso-ventrale,
il margine anteriore sinistro è, invece, inciso a mezzaluna e la sua concavità non guarda
soltanto in avanti, ma anche verso dentro: i due estremi dell’incisura si sollevano in due
punte non molto sviluppate e rivolte un tantino con il loro apice verso fuori. Il margine
ventrale destro è uniformemente convesso, sottile e tagliente ; quello ventrale sinistro è
meno esteso, è anch’esso convesso per il maggior tratto della sua lunghezza, ma, verso
dietro, è profondamente inciso e nella sua concavità dà impianto, dal lato interno, a un’ap¬
pendice mobile, una specie di uncino conico, un po’ schiacciato lateralmente.
La faccia ventrale si estende come una gronda fra i due margini ventrali e i due
margini anteriori (frontali) della faccia dorsale ; data la minore estensione della valva pia¬
neggiante (sinistra) tanto in altezza che in lunghezza, essa faccia assume, e nel tratto an¬
teriore (frontale), e in quello ventrale propriamente detto, un’ obliquità diretta da destra
verso sinistra. La concavità di queste due porzioni della faccia ventrale viene interrotta a
livello dell’apice ventrale sinistro da una piccola plica trasversa, in sopra della quale, più
verso sinistra, si apre il citostoma di forma arrotondata.
All’interno del margine libero di destra, tanto parallelamente al tratto ventrale, che a
quello frontale, corrono cinque strie longitudinali tra loro ravvicinatissime, formanti una
zona vibratile nastriforme, molto angusta, su cui si impiantano numerose e lunghe ciglia,
piuttosto delicate, alquanto più lunghe e lievemente più robuste in avanti. Non esistono
1G
ciglia in nessun altro punto del corpo, e tanto meno ciuffi setolosi, come si riscontrano in
parecchie specie di Dysteria alla base e dietro dell’uncino mobile.
Caratteristico assai è il macronucleo, che si discosta di molto per conformazione e strut¬
tura da quello delle specie congeneri: esso è molto lungo, costituito da 10 a 12 granuli
ovali, disposti a rosario (monile); scorre dapprima in sotto del segmento frontale della faccia
(valva) ventrale, obliquamente diretto dall’apice dorsale sinistro verso l’estremo ventrale del
margine destro, passando in sopra del citostoma e a destra del faringe, indi volge in sotto
della faccia ventrale propriamente detta, sempre accosto al margine ventrale destro , mai
oltre il punto, che segna l’inizio dell’incisura posteriore sinistra.
Il faringe è corto, tubuloso, lievemente conico, obliquo, a pareti delicatissime, appena
visibili, e manca affatto di trichiti.
Esiste un solo grosso vacuolo pulsante nella regione posteriore del corpo.
Lunghezza: 145-155 p; larghezza: 80-90 p.
Dysteria quinquecostata si muove agilmente, strisciando con le lunghe e mobili ciglia,
e talora, facendo puntello con il suo uncino contro qualche oggetto, procede saltuariamente
a scatti.
Due individui di questa nuova specie furono da me trovati la prima volta il 3 aprile
del 1910 in una bacinetta con acqua del lago-stagno di Astroni, e pochissimi altri nella
stessa bacinetta il 18 aprile. Successivamente furono notati due individui il 28 maggio dello
stesso anno dalla Dottoressa Livia Savi, che allora era occupata a ricercare e a studiare,
sotto la mia guida, gl’infusori Aspirotrichi (Olotrichi) dello stesso lago-stagno di Astroni :
essi provenivano da altri saggi di acqua rilevati sul posto pochi giorni prima.
17
II.
Considerazioni critiche sulle specie del genere
Dinophrya Bììtschli
Su di un disegno del Lieberkùhn, tratto da una serie di tavole inedite, che
accompagnavano una memoria scritta, premiata daH’Accademia delle Scienze di
Parigi, e in cui l’autore stesso aveva creduto di riprodurre una Trichodina , il
Bùtschli fondò il nuovo genere Dinophrya, dandone anche le caratteristiche dif¬
ferenziali. Quasi nella stessa epoca lo Schewiakoff descrisse
minutamente un’altra Dinophrya, che riferì, senz’altro, alla Di¬
nophrya lieberJfiihni , cioè alla specie determinata dal Bùtschli
(Fig. 3), essendogli evidentemente sfuggite le salienti differenze
che esistevano tra l’una e l’altra nella forma del corpo, come
a colpo d’occhio fa rilevare il confronto delle belle figure da
lui date con quella riprodotta dal Bùtschli, e avendo tra¬
scurato di considerare l’aspetto del macronucleo, da lui de¬
signato come globoso e dal Bììtsckli come ellissoidale. La
Fig 3. Dinophrya acuminata Dinophrya lieberkUhni del Bùtschli era stata già osservata e
(da Bùtschli) descritta dallo Stokes in prece lenza di due anni e, ritenuta
per specie appartenente al genere Strombidinopsis. (= Tin-
tinnidium) Kent, aveva ricevuto l’appellativo di Strombidinopsis acuminata; seb¬
bene la figura di questa sia stata molto sommariamente abbozzata {Fig. 4) e anche
la descrizione fattane dall’autore americano incompleta, pure nessun dubbio può
avanzarsi sulla sua autenticità, come specie buona, e come tale l’ ha, infatti, ri¬
conosciuta nella sinonimia del genere il Bùtschli medesimo.
> m ,
« E probabile » scrive lo Schewiakoff « che Dinophrya lieberkUhni sia stata
già osservata dall’ Eberhard e descritta col nome di Siagonophoros euglenoides
prima e successivamente con quello di Siagonophoros loricatus. Tuttavia le de¬
scrizioni e i disegni sono troppo deficienti, per potere con certezza affermarne
l’ identità ». Con lo stesso dubbio il Bììtschli riferisce le specie del-
F Eberhard alla sinonimia del genere Dinophrya. Non avendo io
potuto prendere diretta conoscenza dei due scritti dell’ Eberhard,
ciò che sarebbe stato necessario per una più esatta applicazione
delle norme internazionali della nomenclatura zoologica, mi attengo
pertanto al dubbio espresso e dal Bùtschli e dallo Schewiakoff
e dal Rihsky-Korsakow, e, applicando la legge di priorità^ muto la
denominazione della specie tipo, che è quella del Bùtschli, cioè
Dinophrya lieberkUhni , in Dinophrya acuminata Stokes. * ‘cuminat^fi^STo-
Deve anche cadere in sinonimia con Dinophrya acuminata Stokes K'^ ’
la forma descritta come nuova dal Rimsky-Korsakow e chiamata Dinophrya cylin-
drica ; ciò emerge fino all’evidenza da un semplice confronto della figura data da lui
3
18
(Fig. 5) con quella del Bììtschli, (Fig. 3) e dalfatto che l’uno e l’altro autore assegnano
al nucleo la forma ellissoidale. Sorprende come ciò non sia risultato allo stesso Rim-
sky-Koksakow e al suo illustre maestro, che ne guidò lo studio, tanto più che il
primo, discutendo le differenze tra Dinophrya cylindrica e Dinophrya lieberkuhni
conclude: « Per tal motivo le parole del Butschli — forma recentemente osservata
da me e dallo Schewiakoff — non si riferiscono alla forma del Lieberkuhn,
ma all’ altra specie: Dinophrya lieberkuhni ». Il Rimsky-Korsakow, senza dub¬
bio , è in contraddizione con sè stesso : se Dinophrya cylindrica è identica
alla forma veduta dal Lieberkuhn, perchè dev’ essere diversa dalla Dinophrya
lieberkuhni del Butschli, quando quest’ autore stesso afferma di aver fondato
il generee quindi anche la specie proprio sulla figura inedita del Lieberkuhn?
Adunque ritengo la forma Dinophrya lieberkiilmi. descritta e figurata dallo
Schewiakofe, come specificamente distinta e ben determinata, epperò diversa
da Dinophrya acuminata: ad essa bisogna riferire, quindi, le forme descritte o elen¬
cate come Dinophrya lieberkuhni , dopo la classica memoria dell’autore russo su¬
gl’ ? dnfusoria Aspirolricha » , dal Blochmann, dal Roux, dall'HENDERSON, dallo Schou-
teden, dallo Schoenichen e dall’ André. Faccio, poi, notare che lo Schoutedek
mentre delinea esattamente, nella sua chiave analitica degl’ Infusori aspirotrichi
d’acqua dolce, i caratteri differenziali tra le due specie, che però denomina ine¬
sattamente Dinophrya lieberkuhni Butschli e Dinophrya cylindrica Rimsky-Kor-
sakow, non è fedele nella riproduzione delle figure, perchè la figura 14a, che
vorrebbe rappresentare la Dinophrya lieberkuhni, è semplicemente quella di un
Didinium balbiani Butschli.
Concludendo : le diverse forme descritte da tutti gli autori citati possono
complessivamente raggrupparsi sotto due specie ben distinte per la forma fon¬
damentale del corpo, cilindrica nell’ una, obpiriforme o obovoide nell’altra, per
la forma del nucleo più o meno ellissoidale nella prima e globoso nell’altra. Il
numero delle linee cibate longitudinali e il numero delle ciglia, che occorrono
su ogni linea, sono caratteri subordinati, perchè oscillanti nella medesima specie
contrariamente alla fissità, che vi attribuiscono il Rimsky-Aorsakow e lo
ScHOUTEDEN.
Per quanto riflette la posizione sistematica del genere Dinophrya fra i Ciliata
Aspirotricha ( Aspirigera ) condivido pienamente i criteri seguiti dallo Schewiakoff
e dalla maggioranza degli autori, di comprenderlo, cioè, nella famiglia dei Cyclo-
dinidae ( = Cyclodinea) Stein, insieme ai generi Didinium Stein, Mesodinium Stein,
e Askenasia Blochmann, contrariamente a quanto aveva praticato il Bììtschli nel
riguardarlo* un genere intermedio tra Prorodon Ehrenberg e Lacrymaria Ehrev-
berg, aggiudicandolo alla famiglia degli Holophryidae (-—Holuphryina) Perty. I Cy-
clodinidae presentano tutti tendenza alla riduzione della ciliaturadel corpo, fatto
che non si verifica negli Holophryidae , o per lo meno insignificantemente, come
in Urotricha Claparède et Lachmann. Il primo grado di questa riduzione ci è
dato da Dinophrya con la perdita delle ciglia sul cono boccale e la diradazione
delle stesse per il rimanente del corpo; un passo più avanti lo fanno gli altri
generi affini, che presentano da uno a più cingoli (corone) di ciglia aggruppate
19
in ciuffi (pseudolamelle) vibranti. Non trovo sufficienti fatti per giustificare l’af¬
fermazione che i Cyclodinidae siano filogeneticamente discesi da qualcuno dei ge¬
neri della famiglia Holophryidae , veduta a quanto pare avanzata dallo Scheavia-
koff e accarezzata dal Rimsky-Korsakow.
Ad avvalorare meglio le considerazioni esposte di sopra, credo opportuno rias¬
sumere le diagnosi del genere e delle due specie, che vi si riferiscono, con la
relativa sinonimia, facendo seguire a queste ultime la loro particolareggiata
descrizione :
Genere Dinophrya Bììtschli 1889
Sinonimia :
Dinophrya Bììtschli (1889) p. 1682. — Schewiakoff (1896) p. 176. — Blochmann (1895) ex
Schouteden. — Schouteden (1906 1) p. 107. — Eyferth (1909) p. 395. — André (1912) p. 32.
Dymphrya Roux J. (1901) p. 31.
Diagnosi:
Corpo piccolo o di media grandezza, della lunghezza di 40-100 p, a forma cilindrica
o piriforme o obovata. Regione polare posteriore del corpo prodotta in una punta più o
meno lunga; regione polare anteriore attenuata in cono ottuso, nudo, perforato all’apice dal¬
l’orificio boccale, circolare, che mena in un faringe delicato, fornito di apparecchio nassulare co¬
stituito da trichiti esilissimi. Ciglia del corpo rade, lunghe, di aspetto setoloso, ordinate in 16 o 20
serie (linee) longitudinali meridiane, ciascuna di 16 a 22 ciglia. Alla base del cono boc¬
cale si trovano 16 o 20 gruppi o ciuffi di 4 o 5 setole più lunghe delle altre e ravvicina-
tissime, formanti delle specie di grandi membranelle vibranti, disposte a cingolo (corona). Macro¬
nucleo ellissoidale o globoso, quasi centrale; micronucleo adiacente, minutissimo, sferico.
Vacuolo contrattile posteriore, unico, terminale. Citopigio subterminale.
Le Dinophrya nuotano agilmente con il polo orale in avanti e roteando intorno al¬
l’asse longitudinale del corpo; talvolta fanno movimenti istantanei di rinculo, e allora le
pseudomembranelle del cingolo si abbattono contro la regione polare anteriore (cono boc¬
cale), specialmente quando gli animali vogliono carpire la preda. La nutrizione è costituita
da alghe e da piccoli infusori.
Habitat: Acque dolci (Europa, Nord- America).
Specie note : due.
1. Dinophrya acuminata Stores 1886
Sinonimia:
Strombidinopsis acuminata Stores (1886) p. 90; (1888) pag. 207, tav. 6, fig. 12.
Dinophrya lieberkiihni Bììtschli (1889) p. 1338, 1364, 1682, tav. 57, fig. 7 a, b.
Dinophrya cylindrica Rimsry-Korsarow (1897) p. 257.— Schouteden (1906 l)p. 408, fig. 14 b.
? Siagonophoros euglenoides Eberhard (1858) p. 50, tav. 2, fig. 10.
? Siagonophoros loricatus Eberhard (1862) p. 25, fig. 33.
20
Diagnosi :
Dinophrya a corpo cilindrico, con estremo anteriore (cono boccale) e estremo posteriore
conici. Linee cibate longitudinali normalmente 16, ciascuna di 20 a 22 ciglia. Nucleo ellis¬
soidale, più o meno allungato e lievemente incurvato.
Descrizione :
È specie piuttosto piccola; misura in lunghezza dai 40 ai 50 p (Rimsry-Ivorsarow) e
raggiunge spesso anche i 55 p (Stores) raramente di più (Bììtschli) ; la larghezza del corpo
oscilla fra 14 e 19 p, in alcuni casi anche oltre 20 p. La forma del corpo (Fig. 5) è quasi
perfettamente cilindrica; anteriormente la base del cilindro si solleva in un cono ottuso, poste¬
riormente in un cono abbastanza acuminato. Il cono anteriore o cono
boccale è affatto nudoeallabaseè orlato da un rilievo cercinoso, poco
accentuato, su cui s’impianta una corona di ciglia, tra loro ravvi-
cinatissime e lunghe circa 9 p. La superficie cilindrica, per in¬
tero, e similmente il cono posteriore portano 16 serie longitudinali
meridiane di ciglia più corte (7 p) delle precedenti; ogni serie
comprende da 20 a 22 ciglia.
L'apertura boccale circolare, che si trova alla sommità del
cono boccale, conduce in un faringe piuttosto corto, il quale porta
alla faccia interna un apparato nassulare bene sviluppato, costi¬
tuito da 16 sottilissimi bastoncelli (trichiti).
Accanto a parecchi vacuoli alimentari , che naturalmente va¬
riano per numero e grandezza e ubicazione, si nota un solo e di-
(da Rimsky - Korsakov) screto vacuolo pulsante, situato costantemente in prossimità del¬
l’estremo del cono posteriore.
Il macronucleo si trova quasi a metà del corpo, situato alquanto obliquamente; è di
forma ellissoidale, debolmente reniforme; alla sua faccia concava, che guarda in avanti, si
accolla un minutissimo micronucleo sferico.
Sembra che sopporti male la putrefazione, a differenza della specie congenere.
Habitat: Europa (Lieberrohn, Bùtschli, Rimsry-Korsarow, Eberhard) e Stati Uniti del
Nord-America (Stores).
2. Dinophrya Heberkuhni Schewiaroff [nec Bùtschli] 1889
Sinonimia:
Dinophrya liebcrkiihni Schewiaroff (1889) p. 17, tav. 2, fig. 22-26; ("1896) p. 178, tav. 2, fig-.
38. — Blochmann (1895) ex Schouteden. — Henderson (1905) p. 5.— Schooteden (1906 1) p.
408, fig. 14 a [prò errore], — Schoeniohen (1909) p. 395, tav. 12, fig. 6.— André (1912) p. 32.
Dynophrya lieberkuhni Roox J. (1901) p. 31, tav. 1, fig. 21.
Diagnosi:
Dinophrya a corpo per lo più piriforme, con estremità anteriore (cono boccale) co¬
nica o arrotondata, con estremità posteriore gradatamente ristretta a punta. Linee cibate
longitudinali di solito 20, talvolta soltanto 16, ciascuna di 16 a 22 ciglia. Nucleo sferico.
Descrizione :
È specie di media grandezza; misura in lunghezza dai 60 ai 100 |i e in larghezza dai 30
ai 45 jj.. La forma del corpo (Fig. 6) è di solito quella di una pera, talvolta di una clava o di
un uovo arrovesciato, presentando una metà anteriore più o meno ventricosa. La regione po¬
lare anteriore (cono boccale) è ottusamente conica oppure si presenta come un collicolo al¬
quanto arrotondato: essa è perfettamente nuda. La regione posteriore del corpo si prolunga
in un processo conico più o meno allungato e acuto, talora formando al corpo una specie
di coda, come può rilevarsi da una delle ligure riprodotte dallo Schewiakoff. Sulla som¬
mità del cono anteriore, e proprio nel centro, si apre rorificio boccale arrotondato.
La base del cono boccale, che si trova circa a un
terzo della lunghezza dell’animale, è coronata da un cin¬
golo di lunghe ciglia , simili a quelle che si notano in
altri Cyclodinidae , e specialmente in Didinium Stein:
queste ciglia sono ordinate in venti (Schewiakoff, Rimsky-
Iyorsakow , Schouteden) e talvolta anche in soli sedici
gruppi, come negli esemplari da me osservati (Fig. 6)
e che provenivano dal lago-stagno di Astroni. Ciascun
gruppo o ciuffo è costituito da 4 o 5 ciglia, lunghe dai
9 agli 11 sa, lievemente arcuate all’infuori, e ordinate
successivamente su di una linea che continua il cor¬
rispondente meridiano, secondo cui sono fissate le ciglia
del corpo; l’aspetto di ogni gruppo è quello di una
pseudomembranella, che però non si mantiene verticale,
ma inclina un poco verso destra, formando con 1’ asse
del corpo un angolo di 30° a 45°.
A cominciare da questi gruppi cingolari si delineano
nettamente sul corpo dell’ animale altrettante strie o
linee longitudinali meridiane, quindi ora 20, ora 16, che
convergono verso l’estremo appuntito dell’animale. Lungo
queste strie, o meglio in questi solchi strettissimi, chè
tali esse sono, s’impiantano su minutissimi rilievi punti¬
formi o papille, serbando reciprocamente la medesima 6- Dinophrya HeberkuhnixlbO (Originale
distanza, da 16 a 18, fino a 22 sottili ciglia, come ho notato negli individui di Astroni,
lunghe poco meno delle ciglia del cingolo.
La bocca immette in un faringe tubulare, lievemente obconico, piuttosto corto, di so¬
lito chiuso, e le cui pareti sulla faccia interna sono rafforzate da trichiti sottilissimi e de¬
licati e tra loro discreti. Il citopigio (citoprocto) si trova nascosto in uno dei solchi meridiani,
a una certa distanza dell’estremità posteriore.
Il macronucleo è costantemente globoso, situato nella regione di mezzo del corpo ed
è quasi centrale: esso è accompagnato da un minutissimo micronucleo.
I vacuoli alimentari sono spesso numerosi e hanno varia distribuzione nell’interno del¬
l’endoplasma, e sono variabili per numero e forma. Il vacuolo pulsante è unico, di medio¬
cre volume e situato nel prolungamento conico posteriore, a poca distanza dall’apice stesso
del corpo.
L animale ha di solito un colore gialletto, con tendenza al grigiastro, è piuttosto tra¬
spaiente, ma diventa opaco, se carico di sostanze alimentari. Secondo lo Schewiakoff esso
prospera esclusivamente in acqua pura, secondo J. Eoux, invece, resiste bene anche alla pu¬
trefazione. Io non posso confermare nè l’una, nè l’altra asserzione, avendo osservato pochi
individui e pochissime volte in saggi d’acqua recenti.
Habitat: Europa ( Schkwiakoff , Blochmann , Hendkrson , Schouteden , Eoux, Schue-
mchen, André).
Vico Morcote (Lago di Lugano), agosto 1913.
23
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Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( TSTmo-va. Serie )
VOLUME 4.
Num. 7.
17 Gennaio 1914.
Dott. E. CAROLI
(3ST apoli)
Primi Collemboli raccolti nella Libia italiana
con 7 incisioni
[Kicevuto il 30 Agosto 1913\
Il presente materiale è stato raccolto dal Prof. Fridiano Cavara, Diret¬
tore del R. Orto Botanico di Napoli, durante la sua permanenza in Tripo-
litania, in qualità di membro della Missione Agrologica Governativa. Esaudendo
la preghiera da me rivoltagli prima della sua partenza, egli , quantunque gra¬
vato dalle occupazioni inerenti alla sua missione, e pur dovendo lottare contro
condizioni di ambiente poco favorevoli , ha trovato il modo di fare questa pic¬
cola ma pur interessante raccolta, per cui gli rinnovo qui i miei più vivi rin¬
graziamenti.
La raccolta comprende nove specie ed otto generi. Come si vede non è tale
che possa dare un’idea, anche approssimativa, di quale può essere la fauna col-
lembolologica della nostra nuova colonia; specialmente se si considera che è stata
fatta in una zona ristretta e poco propizia. E però importante, perchè su nove
specie ben cinque sono nuove, e le rimanenti quattro sono nuove per l’Africa;
e degli otto generi tre ( Beckerella L:niemi, Xenylla Tullb. e Friesea D.T.) sono
anche nuovi per l’Africa.
Ad eccezione degli esemplari di una specie ( Xenylla maritima Tullb.), trovati
a Zanzur, tutti gli altri sono stati raccolti nei dintorni di Tripoli , fra il ter-
2
riccio ed i detriti vegetali accumulati sotto le siepi di fichi d’india.; unico posto
che offrisse le condizioni di umidità indispensabili , in generale , per la vita di
questi Insetti.
Fam. Hypogastruridae x)
Sottofam. Hypogastrurinae
G-en. Hvpogastrura Bourl., C.B.
Hypogasirura armata (Nic.)
Circa 70 esemplari, in gran parte giovani. Tripoli, aprile 19113.
La sola specie del genere Hypogastrura, finora conosciuta dell’Africa, era H\
affinis dell’Algeria, descritta, dal Lucas (1846, 1849). L’ attuale rinvenimento d.
H. armata in Libia è ancora una prova del cosmopolitismo di questa specie.
Gen. Beckerella L:nif.mi
Beckerel/a hbyca n. sp¬
oltre 200 esemplari. Tripoli, aprile 1913.
Tegumento con granuli discretamente grandi, conici, crenati. Peli molto brevi e radi,
alquanto più lunghi e più fìtti sui due ul¬
timi segmenti addominali. Antenne uguali
all’incirca alla lunghezza del capo ; ant.
I : II : III : IV=1 : 1 V5 : 1 Vs : 1 2/s 5 or¬
gano antennale III tipico; 4.° articolo con
clava di senso retrattile bene sviluppata,
e con 4-5 setole olfattive lunghe e sot¬
tili, non facilmente distinguibili dalle al¬
tre setole dello stesso articolo. Organo po-
stantennale (Fig. 1 a) consistente in un solo
grande tubercolo, di forma irregolarmente
circolare, quasi quadrangolare, con dia¬
metro uguale a quello di un occhio, senza
tubercolo accessorio. Occhi 5-{-5, in mac¬
chie oculari pochissimo pigmentate; i 3
anteriori di ogni lato disposti a triangolo
con apice rivolto innanzi. Zampe relati¬
vamente lunghe; tibiotarso (Fig. 1 b) con
2 setole davate, ondulate ; unghia piut¬
tosto stretta ed allungata, con 2 denti al margine ventrale, uno più grande, a poco meno
Fig. 1.— Beckerella libyca n. sp.— a ocelli e organo postantennale
di destra— b estremità della zampa del 3.» paio dal lato interno— c
furcula dalla parte esterna, x 640.
1 Adotto nel presente lavoro la nuova classificazione recentemente proposta dal Bòrner (1913).
3
di un terzo dalla sua estremità, e 1’ altro più piccolo e non facilmente discernibile , tra il
primo e la punta dell’unghia; appendice empodiale rappresentata da una piccola e sottile
setola. Furcula ( Fig . 1 c ) piuttosto piccola, ma bene sviluppata; manubrio e denti appros¬
simativamente di uguale lunghezza ; denti lunghi 1 !/a a 2 volte e più i mucroni, gradata-
mente assottigliantisi verso 1’ estremità, e con quattro setole dorsali, di cui la prossimale
più lunga; mucroni nettamente distinti dai denti, stretti, lunghi, terminanti in punta affilata
e senza intaccatura a mo’ di dente al margine ventrale. Rami del tenacolo con 3 denti,
corpo senza setole
Colore (in alcool) grigio azzurrognolo, alquanto più scuro sul capo e sulle antenne; gli indi¬
vidui più grandi più fortemente pigmentati.
Lunghezza fino a mm. 1,60.
Finora il genere Beckerella comprendeva la sola specie B. inermis (Tullb.)
che recentemente il Linnaniemi (1012) lia tolto dal genere Hypogastrura per co¬
stituire con essa il presente genere, fondandosi sulla speciale conformazione del
suo organo postantennale. Come si vede dalla precedente descrizione, B. lìbyca
differisce da essa principalmente pel numero degli occhi (5-)- 5), e per la forma
del tubercolo dell’organo postantennale che è rotondeggiante anziché allungata;
nei rimanenti caratteri, salvo piccole differenze, le due specie sono molto simili.
Gen. Xenylla Tullb.
Xeni Ila cavar ai n. sp.
8 esemplari. Tripoli, aprile 1913.
Corpo piuttosto sottile ed allungato , con addome gradatamente allargantesi fino al 4.°
segmento, per poi bruscamente restringersi. Granuli del tegu¬
mento così minuti e fitti, che visti di fronte dànno 1’ impres¬
sione di un reticolo a maglie piccole e spesse. Setole piut¬
tosto rade e corte, alquanto scabre, più lunghe sugli ultimi
segmenti addominali ; nei segmenti addominali 4.° e 5 ° 2 se¬
tole, 1 per lato , sottili, lunghe e lisce. Antenne di circa !/5 più
brevi della lunghezza del capo; articoli antennali gradatamente
più lunghi dal l.° al 4.°; l.° e 2.° ciascuno con un solo giro
di setole; 3.° e 4.° {Fig. 2) con setole sparse, più lunghe; organo
antennule III con bastoncini
di senso dritti e in forma di
due piccole papille, con cre¬
sta tegumentale piuttosto bas¬
sa, e con le due setole pro¬
tettive, poste alle estremità
di questa, corte e tozze ; 4.°
articolo con clava terminale
retrattile e con 4 setole olfat¬
tive corte e grosse, 3 esterne
ed 1 dorsale (interna). Occhi 5 — {— 5 , di uguale grandezza , posti su macchie oculari nere.
Estremità delle mandibole con 4 denti. Tibiotarso con le 2 tipiche setole davate ; unghia
Fig. 2. — Xenylla cavarai n. sp.
3° (parte distale) e 4° articolo del¬
l’antenna destra, visti dorso-lateral
mente, x 640.
Fig. 3. — Xenylla cavarai
cala dal lato esterno, x 1280.
n. sp. — tur-
4
con un piccolo dente nella metà distale. Furcula con mucroni non distinti dai denti; ma¬
nubrio alquanto più lungo di un mucrodente; mucrodenti alquanto più brevi o, al massimo,
uguali all'unghia del B.° paio; parte dentale con 2 piccole setole dorsali; parte mucronale
con estremità terminata in grosso e tozzo uncino e con lamella (interna?) bene sviluppata.
Rami del tenacolo con 3 denti. Spine anali relativamente piccole, ricurve.
Colore (in alcool) grigio azzurro, non uniforme, interrotto da numei’ose macchie bianchicce;
più chiaro alla faccia ventrale.
Lunghezza circa 1 mm.
La specie è dedicata al chiarissimo Prof. Fridiano Cavara.
Fra tutte le specie di Xenylla conosciute, solo X. brevicauda Tullb. ha come
X. cavarai il macrodente ugnale o alquanto più breve dell’unghia del 3.° paio.
Ma, a parte il fatto che in X. cavarai l’estremità della porzione mucronale è più
grossa e la lamella è più sviluppata, essa differisce dalla predetta specie per la man¬
canza delle due setole interne, uguali ed opposte alle due setole davate esterne del
tibiotarso; per avere costantemente 4 setole olfattive sul 4.° segmento antennule
e non 6 ; e infine per la forma del corpo sottile e quasi cilindrica, mentre in X.
brevicauda è larga ed appiattita.
Xenylla maritima Tullb.
3 esemplari. Zanzur, marzo 1913.
X. maritima e la precedente specie costituiscono i primi rappresentanti afri¬
cani del genere.
Sottofam. Achorutinae
Trib. Pseudoachor utini
G-en. Friesea D.T.
Friesea oligorhopa/a n. sp.
33 esemplari. Tripoli, aprile 1913.
Granuli del tegumento non molto grossi. Peli piuttosto fitti e relativamente lunghi, spe¬
cialmente 2 per lato sul capo e quelli degli ultimi 2 segmenti addominali; meno sul l.° seg¬
mento toracico, dove sono in una sola fila, su tutti gli altri segmenti del tronco sono disposti
in due file trasversali, e vanno gradatamente aumentando in lunghezza da avanti in dietro;
sono tutti seghettati lateralmente, con seghettatura più forte nei più luughi, e terminano
tutti a punta, ad eccezione di 6, posti sull’ultimo segmento addominale, ai lati delle spine
anali, i quali terminano con l’estremità rigonfia a bottone. Antenne fortemente coniche,
lunghe poco più di 2/3 della lunghezza del capo: l.° e 2 0 articolo più larghi che lunghi, 2.°
più lungo del l.°; 3.° e 4.° gradatamente più brevi del 2.° e nettamente distinti fra loro
solo ventralmente; l.° e 2.° con un solo giro di setole; organo antennale III simile a quello
5
di F. mirabilis (Tullb.) come è raffigurato dal Linnaniemi (1912, tav. 6, lìg. 21) i); articolo 4.°
con clava di senso retrattile e con 5 setole olfattive, piut¬
tosto lunghe e ricurve, 1 interna, 1 esterna e 3 dorsali. Occhi
8+8, posti in macchie oculari nere. Capo mascellare (Maxil-
lenkopf) come in F. claviseta secondo Linnaniemi (1912 tav-
6, lig. 22). Estremità delle mandibole con 5-6 denti ricurvi.
Tibiotarso ( Fig . 4) con 4 lunghe setole distintamente davate,
e con 4-5 solchi circolari, immediatamente al disopra del punto
d’impianto di queste. Unghia con un dente alquanto oltre la
metà del suo margine interno; appendice empodiale assente.
Furcula più ridotta che in F. mirabilis e in F. claviseta ;
denti verruciformi, più corti delle spine anali, senza mucroni
distinti, almeno apparentemente, e con tre set-, le dorsali. Rami
del tenacolo con 2 denti; corpo senza setole. Spine anali forti
e ricurve, impiantate su papille bene sviluppate, la posteriore
alquanto più corta delle 2 anteriori.
Colore (in alcool) bleu più o meno scuro.
Lunghezza fino a mm. 1,55.
Fig. 4. — Friesea oligorhopala n .
sp. — zampa destra del 3 ° paio dal lato
interno. X 640.
Anche il genere Friesea è nuovo per l’Africa. Di esso (lasciando da parte le
specie riferite ai generi Pseudotullbergia e Polyacanthella , stabiliti dallo Schaffer
4897), le quali secondo il AVahlgren (19C6, 2.) ed il Bòrner (1906) rientrano nel
genere Friesea), si conoscevano finora tre specie, due europee: F. mirabilis (Tullb.)
(1871) e F. claviseta Axels. (1900), ed una nordamericana: F. caldaria Guthrie
(1903) ; ma siccome quest’ultima concorda in quasi tutti i caratteri con F. cla¬
viseta, il Linxaniemi (1912) ritiene probabile che sia la stessa specie. F. oligorho-
pala si distingue da F. mirabilis per la pr esenza di setole davate sui tibiotarsi
e sull’ ultimo segmento addominale ; da F. claviseta perchè le setole davate in
essa sono limitate al solo 6.° segmento addominale e sono in numero di gran
lunga minore; da entrambe poi si differenzia per l’unghia fornita di un dente
e per la più progredita riduzione della furcula.
9 Inoltre il 3.° articolo porta alla parte esterna 2 robuste setole, più corte e più grosse delle
altre, impiantate allo stesso livello dell’organo antennale III, una dorsalmente e l’altra ventral¬
mente a questo. Quantunque siano un po’ lontane dall’organo antennale III, ritengo che abbiano
una funzioue protettiva rispetto a questo , e che siano omologhe alle 2 grosse setole, più o
meno lunghe, che negli Hijpogastrurinae sono poste ai due estremi della plica tegumentale che
limita inferiormente i due bastoncini di senso. Non so se queste setole si trovino pure nelle
altre specie di Friesea (che io non ho avuto occasione di esaminare) e siano finora sfuggite
all’osservazione.
6
Gen. Pseudachorutes Tdllb.
Pseudachorutes asigillatus C.B. ?
17 esemplari. Tripoli, aprile 1913.
Quantunque non abbia avuto a mia disposizione materiale di confronto, per
poter stabilire con certezza assoluta la identità di questa specie, pure i carat¬
teri dei miei esemplari corrispondono così perfettamente alle descrizioni del Bòrner
(1901, 1.) e del Linnaniemi (1912), che quasi non mi resta più alcun dubbio al
riguardo.
Posso intanto completare nel modo seguente le diagnosi dei suddetti autori:
Organo antennale III tìpico,- con bastoncini di senso piegati ad angolo, e con due grosse
setole protettive, una dorsale ed una ventrale rispetto all’organo f). Furcula breve; manubrio
luDgo all’incirca quanto i denti ed i mucroni insieme; denti lunghi 2 t/5 volte i mucroni,
con 4 setole dorsali di uguale lunghezza, e con granuli non molto grossi, disposti in 4 file
longitudinali; mucroni con punta poco ricurva e con lamelle piuttosto basse.
Il genere Pseudachorutes era già rapp presentato da’ due specie in Africa: P.
coerulescens Schòtt (1898) del Kamerun e P. niloticus Wahlgrkn (1906, 1) del¬
l’Egitto, alla quale ultima specie il Bòrner ritiene probabile che appartenga un
esemplare posteriormente raccolto neH’Africa centrale e da lui descritto (1913 ?).
Fam. Onychiuridae
Gen. Onychiurus Gerv., C.B
Onychiurus fimetarius (L., Lubb.)
2 esemplari. Tripoli, aprile 1913.
La specie è nuova per l’Africa, dove il genere era finora rappresentato solo
da 0. armatus (Tullb.), di cui un esemplare fu raccolto dallo Stulhmann presso
Zanzibar nel 1888, come si rileva da notizia riportata dal Bòrner (1907).
') Queste setole, simili, per forma e posizione, a quelle più sopra descritte neH’orgHno anten¬
nale III di Friesea oligorhopala, sono state osservate precedentemente dal Limanniemi (1912) nelle
altre specie di Pseudactorutes da lui riportate. A me pare non vi sia alcun dubbio che si tratti
di setole protettive.
Fam. Isotoniicl&e
Cren. Proisotoma C.B.
Sottogen. latito mina C.B.
Proisotoma ceensis n. sp.
39. esemplari. Tripoli, aprile 1913.
Fig. 5. — Proisotoma ceen¬
sis n. sp. — estremità della
zampa destra del 3.° paio
dal lato interno, x 700.
Corpo mediocremente allungato. Peli lisci, piuttosto corti ma litti , alquanto più lunghi
sugli ultimi segmenti addominali; mancano peli impiantati vertical¬
mente, più lunghi degli altri. Antenne di poco più lunghe del capo;
ant. I : li : III: 1V = 1 : 1 i/3 : 1 1/3: 2 i/3; organo antennale III tipico;
4.° articolo con setole in maggioranza dritte, ma con parecchie, spe¬
cialmente laterali, ricurve (setole olfattive ?), e con piccola prominenza
terminale. Organo postantennale relativamente grande, ovale, col polo
interno più stretto dell’esterno, col diametro maggiore quasi doppio
del minore e uguale a circa 4 volte quello di un occhio. Occhi 8 -[-8,
su macchie oculari debolmente pigmentate, tanto da potersi distin¬
guere a piccolo ingrandimento, senza impiego di decolorante. 4.° se¬
gmento addominale lungo 1 1/i volte il 3.°; 5.° e 6.° fusi completamente.
Tibiotarso (Fig. §) senza setole davate; unghia senza denti; appendice
empodiale alquanto più breve della metà dell’unghia, con lamella interna piuttosto larga ed
arrotondata. Furcula [Fig. 6) inserita tra il 4.° e 5.° segmento addominale, grossa e corta,
raggiungendo appena il margine posteriore del
2° segmento addominale. Manubrio grosso, lungo
quanto i denti ed i mucroni insieme , con brevi
setole dorsali, e con due più lunghe e robuste ven¬
trali, alla parte distale; e inoltre con due uncini,
posti fra i denti, impiantati alla sua estremità.
Denti lunghi circa tre volte i mucroni , non an¬
nidati dorsalmente, ma con rigonfiamenti disu¬
guali, con alcune setole dorsali, più o meno ver¬
ticali e con poche ventrali, quasi aderenti; mucroni
molto simili a quelli di P. micrura CB. secondo
la descrizione e la figura dell’ A. (1907, fig. 30,
p. 167), cioè con lamella interna ed esterna e con tre denti, uno apicale, uno anteapicale
ed il terzo, prossimale e laterale, portato dalla lamella esterna. Rami del tenacolo con 3 denti
corpo con una setola lunga e ricurva.
Fig. G. — Proisotoma ceensis n. sp.— furcula dal la par¬
te esterna, x 610.
Colore (in alcool) bianchiccio con piccole e tenui macchie azzurrognole, più fitte sul capo.
Lunghezza fino a mm. 0,80.
Conosciamo finora quattro specie di Proisotoma africane: P. bitabercnlata (Wahl-
gren) (1906, 1.) del Sudan, P. lineata (Wahlgren) (1906, 1.) dell’Egitto, P. sjostedii
Wahlgren (1908) dell’Africa orientale tedesca, e P. fasciata (Carpenter) (1912),
8
delle quali solo 1’ ultima spetta al sottogenere Isotomina C.B. Essa ha come P.
ceensis il mucrone con tre denti, ma ne differisce per tanti altri caratteri, come
è agevole rilevare confrontando le descrizioni e le figure, che si può con cer¬
tezza escludere l’identità delle due specie.
Solo tre altre specie, per quanto è a mia conoscenza, appartengono allo stesso
sottogenere, e cioè P. agreni C.B. (1903) dell’Italia, P. thermophila (Axels.) (1900)
della Finlandia, e P. pentatoma C.B. (1906) del Brasile. Tra queste, quella che
indubbiamente è più vicina a P. ceensis per molti caratteri, è P. thermophila ; se
ne distinque però per 1’ unghia con un dente interno e per il mucrone con 2
denti invece di tre.
Fam. Entoniohryidae
Sottofam. Entomobryinae
Trib. Entomobryinì
Gen. Lepidocyrtus Bourl
Lepidocyrtus octocu/atus n. sp.
4 esemplari. Tripoli, aprile 1913.
Squame ovali, con estremità libera arrotondata, fitte, con riflessi bruni. Setole davate su
capo e sul margine anteriore del mesotorace. Mesotorace non sporgente oltre il margine
a b posteriore del capo; più breve di circa 1li del capo,
lungo 1 t/g volte il metatorace. 4.° segmento addominale
lungo 3 volte il 3.° Antenne di 1/3 più lunghe del capo;
1 : II : III : IV — 1 : 1 3/4 : 1 3/4 : 2 3/4; coperte di setole
lunghe e dritte; sul 4.° articolo, oltre a queste, 5-6, per
parte, al lato interno ed esterno, e 2-3 dorsali, brevi e
ricurve (setole olfattive ?). Occhi 4 -J- 4 (Fig, 7 a) con
diametro uguale o di poco differente, disposti a croce,
su macchie oculari scure, rotondeggianti. Furcula con
manubrio lungo quanto i denti senza i mucroni; manu¬
brio e denti con numerose setole dorsali, cibate; una
di queste, all’estremità di ciascun dente, molto lunga,
chi del lato destro, x 320 — b estremità della sporgente oltre il mucrone; parte ventrale dei denti fit-
zampa destra del 3.° paio, dalla parte internax700. tamente rivestita di squame; mucroni luughi circa !/4
della porzione dei denti non divisa in anelli, con dente apicale e anteapicale e con spina
basale. Tibiotarso (Fig. 7 b) con setole citiate, con una setola liscia, spatolifonne, anterior¬
mente, e con un’altra setola liscia, terminata in punta, posteriormente; unghia con 2 denti
laterali e 4 interni, e cioè un paio prossimali, uno a circa */3 dalla punta dell’unghia, e
l’altro poco innanzi alla punta stessa; appendice empodiale lancettiforme, alquanto più lunga
della metà dell’unghia.
Fig. 7. — Lepidocyrtus octoculatus n.sp.— a oc-
9
Colore (in alcool) bianco giallognolo, con riflessi scuri nei punti più Attamente coperti di
squame; antenne leggermente violacee.
Lunghezza lino a mm. 1,22.
Lepidocyrtus è il genere più riccamente rappresentato in Africa. Senza enu¬
merare tutte le specie quivi trovate finora, mi limiterò a ricordare che se ne co¬
noscono della Tunisia (Parona, 1884), dell’Egitto e del Sudan (Wahlgren 1906,
1), del Kamerun (Schòtt, 1893), dell’ Africa orientale tedesca (Bòrner 1903 e 1907;
Wahlgren 1908) e dell’Africa centrale tedesca (Bòrner 1913 ?).
Sono note le difficoltà che s’incontrano nella determinazione dei Lepidocyrtus ,
a causa della mancanza di caratteri specifici ben precisi ; nel caso presente il
compito è facilitato dal fatto che la specie descritta ha complessivamente 8 occhi
(4+4), carattere condiviso, per quanto mi sappia, solo da un’altra specie, L. octo-
pundatus (C.B.) (1901, 2). Questa specie è certo molto vicina a L. octoculatus ,
ma se ne distingue per gli occhi che, quantunque uguali di numero, sono diver¬
samente disposti (confr. Bòrner 1901 2. fig. 8, p. 706), per l’unghia con 3 denti
interni invece di 4, e per la porzione non anellata dei denti uguale a 8 invece
che 4 volte la lunghezza dei mucroni; caratteri che mi paiono sufficienti per farne
una specie distinta.
Napoli, 25 Luglio 1913 — Istituto Zoologico, della R. Università.
10
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1913.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( Muova Serie )
VOLUME 4.
Num. 8. 17 Gennaio 1914.
I. BERNARDI
(Firenze)
Policheti raccolti dal Capitano Gr. Chiekchia durante - il viaggio
di circumnavigazione della R. N. « Vettor Pisani »
negli anni 1882-88 -84-85.
(Tavola 6)
f Ricevuto il IH Agosto 1913]
Sono grato al Prof. Monticelli che ha volato affidarmi la determinazione dei
Policheti raccolti dalla « Vettor Pisani » * 1 II) ed attualmente esistenti nelle col¬
lezioni del R. Museo Zoologico. Per quanto alcuni risultati di questa spedizione
siano stati pubblicati soltanto in questi ultimi anni, dopo un periodo di tempo
niente affatto trascurabile, le numerose ed accurate osservazioni che allora furono
compiute, hanno reso possibile un interessante contributo alle ricerche recenti.
!) La «Vettor Pisani» partì da Napoli il 1 Aprile 1882 e vi fece ritorno il 80 Aprile
1885, dopo aver raccolto in ogni mare un notevole materiale di studio. I lavori zoologici a bordo
furono affidati dal Ministero della Marina al Capitano Gaetano Chierchia che, a campagna finita,
pubblicò sulla « Rivista Marittima » la relazione citata nella nota seguente.
I Policheti rimasero per lungo tempo presso il Naturhistorisches Museum di Amburgo donde
ritornarono alla Stazione Zoologica di Napoli, nella quale si conservavano le raccolte del Chierchia.
II residuo materiale di queste raccolte fu dal compianto Prof. A. Dohrn , cortesemente
donato al Museo Zoologico della R.Università di Napoli e fa ora parte delle collezioni di questo
2
I Policheti della «Vettor Pisani» si riducono a ben poca cosa; confrontando
però, sulla relazione compilata dal Ohierchia 1), il numero delle stazioni nelle
quali si pescarono Anellidi , con quello die risulta dal materiale conservato nel
Museo Zoologico di Napoli, mi sembra sia facile concludere clic probabilmente le
specie qui determinate rappresentano soltanto una parte di quelle raccolte 2) ;
tanto più che, per quante ricerche bibliografiche abbia fatto, non mi è stato pos¬
sibile trovare alcun lavoro riguardante i Policheti della « Vettor Pisani »
oltre a quello di W. Kukenthal (10) sulle Opheliiclae , pubblicato fin dal 1887.
Fra tutti gii esemplari che ho ricevuti è notevole il gran numero di Amphino-
midae: ricordo ad es. Y Eurythoe complanata (Fall,.) che costituisce la parte princi¬
pale di tutta la raccolta (altrettanto osservò Ehl,krs per le collezioni Voeltzkow
e Stuhlmanm, provenienti dalle coste dell’Àfrica orientale), il Notopygos ornatus.
G-r. e la Chioda violacea descritta da R. Horst, soltanto nel 1910, su materiale
del « 8iboga ».
Enumerazione delle specie
Chloeia flava (Pall.)
Singapore, Febbraio 1885. Un esemplare. Chierchia IV — 198 3).
La « V ettor Pisani » ha raccolto un solo esemplare di questa specie, lungo 78 min. con
36 segmenti e 32 paja di branchie. Tutte le setole in questa Chloeia , come ha già fatto notare
M’ Intosh (11), sembrano essere modificazioni di un solo tipo; così fra quelle dorsali a
lungo sperone, generalmente liscie e proprie della regione anteriore del corpo, non è diffi¬
cile trovarne alcune con pochi denti sul margine esterno, le quali si avvicinano per questo
carattere alle setole tipiche della regione posteriore. Queste hanno il processo a sperone
grandemente ridotto, mentre l’altra estremità, più allungata, è fornita di denti in numero
rilevante. D’ altra parte le setole liscie, dorsali, della regione anteriore, ricordano quelle
ventrali, pure forcute, ma più robuste.
') Chierchia, G. — Collezioni per studii di Scienze Naturali fatte nel viaggio intorno al mondo
della R. Corvetta «Vettor Pisani » (comandante G. Palumbo) negli anni 1882-83-84-85.
Con ]2 tavole e 2 grandi carte zootalassografiche: Rivista marittima , Roma. Fase. Settembre ,
Ottobre , Novembre 1885.
Chierchia, G. — Raccolta zoologica fatta dalla R. Corvetta «Vettor Pisani» nel viaggio
da Montevideo a Guayaquil : Rivista Marittima, Roma. Fase. Novembre 1884.
Emery, C. — Le voyage autour du monde de la corvette Italienne «V ettor Pisani»: A refi.
Ital. de Biologìe , Tome 8 , Fase. 1, 1887.
2) Pochi frammenti di Anellidi provengono da alcune pesche pelagiche eseguite nella rada
di Valparaiso (Gennaio 1883. Chierchia II, 191) e nei pressi di Pisagua (Febbraio, Marzo 1886.
Chierchia II, 282-284) e di Callao (Settembre, Novembre 1883. Chierchia IH, 152-165); ma la
loro conservazione è così malandata da rendere inutile qualunque tentativo di determinazione.
3) Ho trovato questa indicazione (come tutte le altre simili) nei tubi e l’ho trascritta fedel¬
mente. Credo si tratti di un numero d’ordine usato nell’invio del materiale.
3
Per riguardo al disegno ed ai colori, pur tenendo conto della lunga conservazione, mi
sembra che Pesemplare della « V ettor Pi sani » si avvicini notevolmente alla var. ceylonica
Gr. (4); infatti esso non presenta la fascia bruna nella parte anteriore di ciascun segmento,
Ila quale accennano M’Intosh e Grube (5) per la forma tipica. Le macchie del dorso nero¬
violacee, bene evidenti per le loro dimensioni e per il contrasto col fondo ardesia-pallido,
hanno contorno rotondo nella regione mediana del corpo, mentre alle due estremità diven¬
gono strette ed allungate nel senso dell’altezza di ciascun segmento ; sono inoltre prive
della zona anulare più chiara. Anche le parti inferiori mostrano lo stesso colore ardesia
e, al contrario di quanto Grube ha osservato nella sua var. ceylonica , la cresta della ca-
runcula è orlata di violetto.
Chloeia violacea Horst.
(Pig. 1-2)
Beilul, Dicembre 1884. Due esemplari. Orsini — 190.
La Ch. violacea fu descritta da Horst nel 1910, su materiale raccolto dal « Si boga»
nella baja di Waroe (Is. Ceram) ed in quella di Bima (Ts. Soembawaj.
I due esemplari che ho avuto occasione di determinare, furono pescati nel Mar Rosso, a
Beilul, ed appartengono quasi certamente alle raccolte della « Vedetta » *), come è confer¬
mato non solo dall’ indicazione che riporto sopra, ma sopratutto dal fatto che nel Dicembre
1884 la « Vettor Pis a n i » navigava a molta distanza e precisamente fra Hong-Kong e
Schanghai.
I due esemplari di Beilul sono lunghi 12 e 15 min., rispettivamente con 20 e 22 segmenti
e presentano in complesso il sistema di colorazione indicato da Horst (7) Dorsalmente, lungo
la linea mediana del corpo, corre una striscia continua, violetta, interrotta soltanto al bordo
posteriore di ciascun segmento da un breve tratto orizzontale che lateralmente piega in alto
e, passando al di sopra del tubercolo setigero dorsale, viene a terminare indistintamente
presso la zona d’ inserzione delle setole ventrali ; il disegno nel suo insieme corrisponde
press’a poco, come avverte Horst, ad un T rovesciato. I cirri dorsali, l’asse mediano delle
branchie e parecchi degli assi secondari (eccetto, per lo più, quelli disposti alla base) sono
pure violetti e dello stesso colore è un breve tratto longitudinale su ciascuna piega della
caruncula.
I cirri dorsali, doppi nei primi tre segmenti, aumentano poi sensibilmente in lunghezza;
dei cirri ventrali quello del secondo segmento è più grosso e quasi due volte più lungo
degli altri. La caruncula presenta in un esempi. 11 pieghe e nell’altro 13; quando è bene
distesa raggiunge il quarto segmento. L’ antenna impari . anche negli esempi, di Beilul, è
più lunga della caruncula, ma le antenne pari ne sono più corte : esse sorpassano di poco
in lunghezza la metà della prima.
L’ultimo segmento del corpo è fornito di due cirri anali grossi e piuttosto corti. Le se¬
tole sono bifurcate e fra i due processi sussistono a un di presso i rapporti indicati da Horst:
!) Le raccolte fatte nel Mar Rosso, a bordo del R. Avviso « Vedetta », per cura del Tenente
di Vascello Francesco Orsini, sono citate anche dal Chierchia nella sua Relazione. Una parte di
questo materiale trovavasi depositato presso la Stazione Zoologica mescolato con le collezioni
della « Vettor Pisani », ed è passato col residuo di queste al Museo Zoologico della R.
Università di Napoli (v. nota a p. 1).
4
e minute differenze che ho potuto notarle in proposito, confrontando la descrizione originale
con gli esemplari di Beilul, debbono riferirsi, con ogni probabilità, all’azione dell’alcool che
le ha notevolmente danneggiate.
Notopygos ornatus Gr.
(Fig. 3-7)
Panama, Gennaio-Febbraio 1834. Due esemplari. Chierchia III — 5,110.
La « Vettor Pisani » ha raccolto nel Golfo di Panama due esempiaridi questa sp ecie
dei quali uno lungo 33 min. e l’altro 46 mm., ambedue con 33 segmenti.
Il corpo distintamente tetragono è attenuato alle due estremità, però più sensibilmente
alla posteriore che all’anteriore ed è terminato da due corti processi a clava.
I colori sono quasi del tutto scomparsi; nell’esemplare più piccolo sono ancora visibili le
tre serie di punti sulla caruncula e su ogni anello due archi a ferro di cavallo con la con¬
cavità rivolta verso le branchie ; due brevi fasce, probabilmente violette nell’ animale vivo
si notano alla base del ramo dorsale di ciascun parapodio, dirette nel senso della sua altezza
e macchiate dello stesso colore sono pure le branchie alla loro inserzione, nonché l’articolo
basilare dei cirri dorsali. Ma, dato il lungo soggiorno nell’alcool, mi riesce difficile stabilire
esattamente il sistema di colorazione.
La caruncula allungata, assottigliata posteriormente, si attacca sul quarto segmento e
raggiunge con la sua estremità posteriore in un esemplare la metà del quinto e nell’altro il
margine anteriore del sesto ; presenta una cresta mediana bene sviluppata ed una piatta¬
forma ovale, un po’ rialzata sui margini , dalla quale si solleva la cresta stessa che è di¬
visa trasversalmente in tutta la sua lunghezza in 20 pieghe triangolari , fornite al vertice
di un rilievo intensamente colorato. Egualmente pieghettati sono i margini della piattaforma.
L’antenna mediana e quelle laterali raggiungono presso a poco la stessa lunghezza, circa
un terzo della caruncula. La bocca è limitata posteriormente dal margine anteriore del quarto
segmento piegato nella sua parte di mezzo. L’apertura anale si apre nei miei esemplari tra
il segmento 24 ed il 25, mentre Grube nella sua descrizione originale (3) indica per la stessa
ragione il segmento 23.
Le branchie cominciano al quarto . segmento e souo divise fin dalla base in tre ciuffi, cia¬
scuno dei quali presenta numerosi filamenti con disposizione dicotomica poco evidente.
II cirro dorsale, situato dietro il fascetto di setole notopodiali, è costituito anche in questa
specie da un articolo basale ingrossato, violetto-pallido negli esemplari in alcool, e da un ar¬
ticolo terminale sorpassante di poco in lunghezza il doppio del precedente, ma sottile e
con l'estremità che non raggiunge quella delle setole, eccettochè nei primi segmenti.
I cirri accessori, più corti di quelli dorsali e privi di articolo basale, nascono sul notopodio
presso l’ inserzione delle branchie e sono sempre un po’ più lunghi dei filamenti branchiali.
I cirri ventrali sono provvisti, come in N. gigas, di un breve pezzo basale e sono più cor ti
delle setole, fuorché nei primi due segmenti e nel secondo più che nel primo.
Nell’esemplare più piccolo si nota la presenza di un cirro soprannumerario, attaccato alla
base del cirro ventrale del secondo parapodio, a destra ; la sua lunghezza supera di poco
quella dell’articolo basale del cirro stesso.
Le setole dorsali dei primi tre segmenti curve, biforcate, mostrano i due processi un
po’ divergenti e quello più lungo dentellato sul margine interno; i denti sono in numero di
4-5 nelle setole del primo parapodio, 3-4 (generalmente ed in qualche caso 5) in quelle del
secondo e del terzo.
Le setole dorsali del quarto parapodio presentano, per lo più, una crenelatura meno de¬
cisa; però per la loro figura complessiva ricordano ancora le setole dei primi tre piedi. Nel
quinto e nel sesto parapodio cominciano infine a prevalere le setole dorsali tipiche, diritte,
con i due processi ravvicinati, dei quali quello più breve raggiunge in lunghezza circa '/3
dell’altro, che è liscio sul margine. Le setole ventrali sono pure biforcate ed hanno il ramo
più lungo appena curvo e privo di crenelatura, mentre l’altro è talvolta più corto del cor¬
rispondente nelle setole notopodiali, per quanto, nel maggior numero dei casi, i rapporti in
lunghezza fra i due processi siano press’a poco quelli che presentano le setole dorsali.
Gli esemplari descritti da Grure provenivano da Puntarenas (Costarica).
Euryfhoe complanata (Paul.)
Apliroiite complanata Pallas. Miscellanea zoologica. 1766.
Ple'ionc alcyonia Savigny. Système des Ànnélides, 1820.
Eurythoe pacifica Iyinberg. Nya slàgten och Arter of Annelider : Ofvers. Vet.
Akad. Fòrh., 1857.
Gli esemplari di questo Antinomide, largamente diffuso nell’Oceano Pacifico e nell’Oceano
Indiano, provengono dalle seguenti località:
Fernambuco, Luglio 1882. Cinque esemplari. Chierchia I — 192.
Panama, Gennaio 1884. Sette esemplari. Chierchia III — 5 e 106.
Isola Taboga (Panama), costa, Febbraio 1884. Due esemplari: sotto le pietre. Chierchia
III — 9.
Floriana (Galapagos), costa, Marzo 1884. Un esemplare. Chierchia III — 66.
Honolulu (Isole Hawaj), Luglio 1881. Nove esemplari. Chierchia IV — 212.
S. Jacintho (Filippine), Settembre 1884. Un esemplare : nella sabbia, sotto le pietre.
Chierchia IV — 181.
Singapore, costa, Febbraio 1885. Tre esemplari. Chierchia IV — 187.
Fra gli esemplari di maggiori dimensioni cito quello di S. Jacintho lungo 185 min. ed i
due raccolti all’Isola Taboga, lunghi 117 e 170 mm.
Le grosse setole ventrali che M’ Intosh (11) dice fornite di tre o quattro denti sul mar¬
gine interno del processo più lungo, mi sono risultate generalmente liscie, mentre quelle
sottili, pure bifide del ramo dorsale, presentano nella stessa regione una fine crenelatura,
quasi sempre però poco evidente.
Negli esempi, di Pernambuco, che si distinguono facilmente da tutti gli altri , gli anelli
sono più alti, più convessi e quindi più nettamente separati fra loro, come nella var. le-
vukaensis M’ Intosh (11). Per quanto, come hanno fatto osservare Ehlers e lo stesso M’In-
tosh, non debba dimenticarsi l’azione dell’alcool , tuttavia non credo inutile notare che in
nessuno dei cinque esemplari raccolti in questa località, la caruucula raggiunge il quarto seg¬
mento con la sua estremità, mentre in tutti si attacca al terzo. Il tentacolo mediano è più
corto che nella forma tipica, come più corti sono i due laterali.
Non ho potuto notare alcun accenno di branchie alla base del cirro dorsale del primo
piede; le branchie cominciano invece al secondo segmento in due ciuffetti assai ben distinti.
Quando sono meglio sviluppate , presentano i filamenti più corti , ma più grossi e più nu¬
merosi che nella tipica E. complanata ; la struttura dicotomica è inoltre meno evidente. Le
ottili setole dorsali hanno la crenelatura sul margine interno più distinta che in tutti gli
saltri esemplari della raccolta; per le altre setole non ho trovato differenze notevoli con la
forma-tipo.
6
Nereis singaporiensis Gr.
Singapore, Febbraio 1885. Un esemplare. Chierchia IV — 187.
Nereis ferox Hans.
Fernambuco Luglio 1882, (pesca pelagica). Quattordici esemplari. Chierchia I.
Debbo questa determinazione alla cortesia del Prof. P. Fauvel, al quale rinnuovo qui i
migliori ringraziamenti. Sfortunatamente la cattiva condizione del materiale (tutti gli esemplari
di questa specie che la « Vettor Pisani » ha raccolto, sono in stato di avanzata mace¬
razione) non mi ha permesso lo studio dei parapodi e delle setole.
Firenze, R. Istituto’ Zoologico degli Invertebrati, Agosto 1913.
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150 - Jahrigen besteliens Ges. Wiss. Gottingen , Berlin , 232 pp., 25 Taf. (21
1856-57. Grube, E. — Annidata Oerstediana: Nat. For. Vidensk. Meddel. Kjobenliavn , 1856 ,
p. 44; 1857 , p. 158. (3)
1874. — — Descriptiones Ànnulatorum novoriun mare Ceylonicum kabitantium ab hono-
ratissimo Holdsworte collectorum: Proc. Z. Soc. London, p. 325. (4)
1878. — — Annulata Semperiana. Beitràge zar Kenntnis der Annelidenfauna der Phi-
lippinen, nach den v. Herrn Prof. Semper mitgebrachten Sammlungen: Meni. Acad.
Se. St. Petersbourg (7) Tome 25 , N. 8. (5)
1889. Horst, R. — Contributions towards thè knowledge of thè Annelida Polychaeta. Ili
On species of Nereis belonging to thè subgenus Perinereis : Notes Leyden Ma-
seum , Voi. il, p. 161. (6)
1910. — — On thè genus Chloeia , with some new species from thè Malay-Archipelago,
partly codected by thè «Si boga» Expedition: Ibid. Voi. 32, p. 169. (7)
1911. — — On thè genus Notopygos : Ibid. Voi. 33 , p. 241. (8.1
1912; — — Polychaeta errantia of thè «Siboga» Expedition. Parti - Amphinomidae:
Siboga - expeditie, Monogr. XXIV, Leyden. (9i
1887. Kukenthal, W. — Die Opheliaceen der Expedition der «Vettor Pisani»: Jena,
Zeit. Naturw. 21 Bd. p. 361. (10)
1885. M’Intosh, W. C. — Annelida Polychaeta : Reports scientific Results voyage H. M.
S. Challenger. Z. Voi. 12. (H)
1909. Potts, F. A. — Polychaeta of thè Indiali Ocean (thè Percy Sladen Trust Expedition
in 1905). Part 1 -Amphinomidae: Trans. Limi. Soc. London (2) Z. Voi. 12, p. 355,
Plt. 45-46. (12)
8
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA 6
Fig.
»
»
»
»
»
1 — Estremità anteriore di Chioda violacea Horst (2x0 Koristka, 160).
2 — Piede della metà anteriore del corpo della stessa specie.
3 — Estremità anteriore di Notopygos ornatus Gr. (2x0 Koristka, 160).
4 — Setola dorsale (l.° piede) della stessa specie, x 400.
5 — Setola dorsale (4.° piede) della stessa specie, x 400.
6 — Setola dorsale (16.° piede) della stessa specie x 200.
7 — Setola ventrale (16.° piede) della stessa specie, x 200.
Napoli - R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
Annuario dei Museo Zoologico (R. Università) Napoli (N.S) Voi. 4.
Tav. 6,
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( UNTiao va. Serie )
Nutn. 9.
VOLUME 4.
27 marzo 1914.
Prof. ANGELO SENNA
( 1 r* * © 25 e )
Ghiro tteri
raccolti da S. A. R. la Duchessa d’Aosta nella regione
dei grandi laghi dell'Africa equatoriale. *)
(eoa due incisioni)
/ Ricevuto il li Ottobre 1913],
I chirotteri comunicatimi per lo studio dal Prof. Fr. Sav. Monticelli furono rac¬
colti nelle località seguenti : lago Bangueolo, Kifumbiro (Valle Kagura), Luapula
e Apercom e si riferiscono a sei specie delle quali : Hipposiderus caffer typicus
(Sund.) K. And., Megaderma (. Lavia ) frons Gkoff. Pipistrelli is nanus (Peters) Pi¬
pi strellus Jcuhli (Kuhl) e Vespertilio minutus typicus (Tehm.) Tnos. sono forme ben
note e aventi un'area di distribuzione assai vasta; la sesta specie è invece un Rhi-
nolophus che per diversi caratteri deve ritenersi forma distinta da quelle finora
conosciute nel continente etiopico. Quest’ultitne sommano ad una ventina, si ri¬
partiscono in gruppi diversi, ma tutte rivelano, per le accurate ricerche di Knud
Andersen x) la loro origine da forme della regione orientale.
nuovo Rldnoloplius che, per ricordare la località di cattura (lago Bangueolo
il Bemba See dei cartografi tedeschi) chiamo Rh. bembanicus n., deve collocarsi
i) Andersen, Knud. — Ou some Bats of thè gen. Rhinolophus witli remarks on their mutuai
affinities : Proc. Z. Soc. Lond. 1905 , p. 75.
— On some new or little known Bats of thè gen. Rhinolophus ecc. : Ann. Mas. Stor. Nat.
Genova (4). Voi. 2 , 1905-06 p. 173.
— Chiropteran Notes ecc.: Ann. Mus. Stor. Nat. Genova (3) Voi. 3, 1907-8 , p. 5.
* I Chirotteri che sono oggetto della presente nota fanno parte di raccolte zoologiche fatte
da S. A. R. la Duchessa d’Aosta durante i suoi viaggi nella regione dei laghi dell’Africa equa¬
toriale cortesemente donate al R. Museo Zoologico di Napoli. Prof: Fr. Sav. Monticelli.
9
fra il j Eh. capensis Licht., rappresentante etiopico del tipo Rii. rouxi Temm. ed
i Rii simulator Kn. And. del Mashonaland e Rii. denti Thos. del Becliuanaland
entrambi rappresentanti nell’Africa meridionale del tipo borneensis-stheno del gruppo
Rii. simplex Kn. And.
1. Rhilonophus bembanicus n.
Un cf. — Bocce sul lago Bangueolo, 22 febbraio 1009.
Foglia a ferro di cavallo un po’ meno larga (mm. 7) che nel Rh. simulator , priva di
prominenze dentiformi ai lati dell’ incisione mediana, i cui angoli sono rotondati ; foglia
supplementare o duplicatura cutanea ben distinta, ma non sporgente ai lati del ferro di
cavallo, davanti e nel mezzo cospicuamente incisa ad angolo e sublobata.
Sella larga, con una distinta costrizione ai lati verso il mezzo e coll'apice arrotondato.
Fig 1.
L’altezza della sella, misurata dall’angolo fra la parte verticale e il lobo nasale è di 3 mm.,
al larghezza alla base, alla costrizione mediana e alla sommità è rispettivamente di 2, ‘2 di
1,5 e di 2 mm. La superficie anteriore della sella, apparentemente nuda, mostrasi rivestita
di peli corti e fini se è esaminata con una lente.
Fig. 2.
Il processo posteriore della membrana di congiunzione, provvisto di peli lunghi e ben
distinti è come nei Rinolofi del gruppo simplex , basso e rotondato, appena sorpassante la
sommità della sella quando quest’ultima sia osservata da un lato e in posizione verticale.
Lancetta subastata, cioè coi margini rapidamente ristretti seboene in grado moderato ; i
lati della porzione terminale sono convergenti e la lunghezza di questa misurata dalla base
del tramezzo intercellulare all’estremo distale è circa 3 mm.
Orecchie piuttosto grandi e larghe, volte all’innanzi esse sorpassano l’estremità del muso;
l’apice del padiglione è ottusamente acuminato, il margine esterno concavo al disotto del¬
l’apice, l’intaccatura antitragale poco profonda è ad angolo ottuso : la larghezza massima
dell’orecchio è minore della distanza fra l’apice e l’ intaccatura antitragale.
Forinola alare simile a quella del Rh. simulator nelle sue linee generali ma col 4.° meta¬
carpale uguale in lunghezza al 5°, inoltre ad ali piegate, l’estremità della prima falange del
4° dito non raggiunge il gomito, quella del 5° dito lo raggiunge, quella del 3° dito lo sor¬
passa.
Membrana alare (plagiopatagio) inserita alla base del tarso, coda subeguale in lunghezza
a quella del Rh. simulator e colla punta estrema solo libera della membrana, margine po¬
steriore dell’uropatagio diritto.
Il colorito del pelo è sul dorso d’ un grigio volgente al bruno rossastro, di sotto d’ un
bigio più chiaro, lievemente brunastro ; membrana alare bruno-nerastra.
Pieghe palatine in numero di 6, la prima arcuata e ingrossata corrisponde al livello del
mezzo del canino, la seconda più stretta e appena ricurva è in corrispondenza al pi i p2 )
la terza è interposta fra il p2 (p4 ) e il m' , la quarta corrisponde alla metà posteriore del
m1 , la quinta è nell’ intervallo fra il m1 e il m2 , 1’ ultima in corrispondenza alla metà
del ni2.
La forma del cranio è simile a quella del Rh. simulator , i rigonfiamenti nasali sono perciò
molto prominenti ma la concavità posteriore ai medesimi appare minore e collima con quella
del Rh, capensis. Il ponte palatino è comparativamente più lungo, infatti il punto anteriore
mediano è opposto al fronte del m1 , ma quello posteriore corrisponde all’ interspazio fra
il m2 e m3 e non già al mezzo del m2 come nella specie presa a confronto.
Nella dentatura è da osservarsi che la linea dentale è comparativamente più breve (vedi
le misure), minore pure la distanza fra le cuspidi del c e p2 (p4 ); essa è infatti di mm.
2,1 in Rh. simulator, di mm. 1,9 in Rh. capensis (sebbene il cranio sia più lungo in que¬
st’ultimo) e ancor più breve, mm. 1,7, nella nostra specie; nondimeno il c e il p2 (p4 ) sono
separati da uno spazio distinto anche internamente. La distanza invece fra le punte dei
canini superiori è di mm. 3.8, quindi uguale a quella del Rh. simulator. Il pl o premolare
anteriore piccolo e non sorpassante in altezza il cingolo del canino è posto lungo la linea
mediana dentale con lieve tendenza verso 1’ esterno, la cuspide del p2 o premolare poste¬
riore sorpassa la metà dell’altezza del canino; il m2 è tanto lungo quanto largo. Nella man¬
dibola il po (p3 ) assai piccolo ma presente ai due lati è posto lungo la linea mediana den¬
tale fra i cingoli del pi e p3 (po e p4 ) i quali contrariamente a quanto si osserva nel
Rh. simulator sono nella nuova specie fra loro ben discosti e non a contatto neppure in¬
ternamente.
4
Dimensioni in millimetri
Il Rh. bembanicus n. differisce dal Rii. simulator K. And, al quale è più af¬
fine che non ad altre specie per la foglia a ferro di cavallo meno lunga e meno
larga ai lati, per la sella rispettivamente più angusta e colla costrizione mediana
più distinta, per la lancetta più lunga e la foglia supplementare diversamente
conformata sul davanti. La larghezza del padiglione auricolare è inoltre minore
della distanza fra l’apice e l’ intaccatura antitragale ; nelle ali il metacarpo del
IV dito è uguale a quello del V. Le differenze infine notate poc’anzi riguardo
al cranio e alla dentatura convalidano questa nuova forma di Rinolofo.
5
2. Hipposiderus caffer typicus (Sund) Iv. And.
Due cf cf ad. — Rocce sul lago Bangueolo, 27 febbraio 1909.
L’esame dei caratteri e delle dimensioni di questi due esemplari mostra ch’essi
si riferiscono alla forma suddetta che K. Andersen definisce come ; « small-too-
thed, spiali skulled and . narro w-javed 1) ». Vediamo infatti che le dimensioni sono
le seguenti.
H. caffer iypicus è forma eminentemente dell’Africa orientale, trovasi invero
dall’Eritrea e Kordofan attraverso l’Africa orient. britannica, l’Africa orientale
tedesca, il Nyasaland e il basso Zambesi fino al Transwaal, alla terra dei Zulu
e al Pondoland. Nell’Africa occidentale fu segnalato solo ad Angola.
3. Nlegaderma (Lavia) frons Geoffr.
Una 9. — Terreno alberato presso Kifumbiro (Valle Kagura), 12 agosto 1909. (Pipistrello
diurno. Colore giallastro].
E una specie interesseante oltreché per caratteri morfologici anche per i co¬
stumi diurni. La colorazione del corpo è d’un bigio-ardesia, giallastre sono invece
J) Andersen, Knud .— Hipposiderus caffer and its closest allies ecc.: Ann. May. Nat. Hist. (7)
Voi. 17, 1906, p. 215.
6
le ali e queste assumono una vivacità di tono singolare quando l’animale vola
in pieno sole. Fu in tal caso paragonato da alcuni viaggiatori ad una grande
farfalla.
L’esemplare raccolto corrisponde bene alle descrizioni che danno gli autori
per questa specie nota da lungo tempo, basterà quindi indicare alcune dimen¬
sioni del nostro esemplare.
Questa specie à estesa alle parti tropicali dell’Africa orientale e occidentale
4. Pipistrel/us nanus (Peters)
I due esemplari, <$ e Q, di questa specie, la cui area di distribuzione si estende
dalla Senegambia e dall’Abissinia all’ Africa merid. al Madagascar, non portano
alcuna indicazione della località di provenienza, basterà quindi elencarli sem¬
plicemente.
5. ?. Pipistrel/us kuh/i (Kuhl)
Un cf con epifisi non bene ossificate. — Luapula, 1 febbraio 1909.
Trattandosi d’un solo esemplare non adulto lo riferisco con qualche dubbio
a questa specie che è diffusa e comune nella regione mediterranea e verso oriente
anche in Asia. Più incerto invece il suo habitat nel continente nero: fu indicata
del sud dell’ Abissinia e successivamente fu descritta la sottospecie fuscata Thos.
7
da Naivasha (British East Africa) come simile sotto tutti i rapporti alla forma
tipica ma distinta pel suo colore scuro uniforme e per la mancanza del margine
bianco dell’ uropatagio 1). L’esemplare di Luapula presenta invece il detto mar¬
gine bianco e viene a corrispondere al tipico kulili anche per la forma delle
orecchie e del trago, per il cranio e la dentatura. La colorazione del dorso tende
al brunastro, mentre il disotto del corpo è bruno scuro lavato di bigio. Le di¬
mensioni sono le seguenti :
Testa e corpo min. 44
Testa 15
Orecchio, lung. mass. 12
Trago, rnarg. interno. 4
Avambraccio B0.5
III Dito, metacarpo 27
» la falange 12
» 2a » 10.5
IV Dito, metacarpo 28
» la falange 10
» 2a » 7.7
V Dito, metacarpo 26.5
» la falange 8
» 2a » 5
Coda 33
Tibia 11
Piede 5
Cranio
Lungh. totale 12.3
» basale (al fronte del c.) 10.8
Larghezza fra i mastoidi 7
» fra gli archi zigomatici 8
» alla costrizione frontale 3.6
Lunghezza della linea dentale mascellare 4.4
» » » » mandibolare 5.
Dette misure confrontate con quelle di esemplari tipici di P. kuhli della regione
mediterranea corrispondono a sufficienza, se si tien calcolo che il nostro esemplare
è incompletamente adulto, per ritenere molto probabile che anche la forma ti¬
pica della specie di Kuhl si estenda nell’Africa sino ai confini del Congo colla
Rodesia: anche Oldfield Thomas 2) elenca dubitativamente tre esemplari del Nyasa-
land e aggiunge che: « they even have thè characteristic white edgingto thè wing-
membrane so constantly found in thè northern forni ».
1) Thomas, Oldfield — Some new African Bats ecc. : Ann. Mag. Nat. Hist. (7) Voi. 8, 1901, p. 34.
2) Thomas, Oldfield — On thè Mammals obtaiued by Mr. A. Whyte in Nyasaland ecc.: Proc.
Z. Soc. London, 1897, p. 927.
8
6. l/esperti/io minutus typicus (Tkmm.) Thos.
Una O. — Terreno alberato presso Apercoru, 4 maggio 1909.
L’esemplare qui sopra elencato è riferibile alla forma tipica quale è descritta dal
Dorson *) Le dimensioni sono le seguenti 1 2) :
Questa specie è estesa ad una gran parte dell’Africa orientale e meridionale, fu
pure indicata di Madagascar e del versante occidentale. Nell’Eritrea e in Somalia
sostituita dal V. minutus somalicus Thos.
ft. Istituto di Zoologia e Anatomia comparata dei Vertebrati, Firenze.
1) Dobson, G. E, — Oatalogue of thè Chiroptera in thè British Museum: London , 1878.
2) Le dimensioni delle orecchie non sono indicate perchè il padiglione auricolare era in¬
completo.
R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli.
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( Wuova Serie )
VOLUME 4.
Num. 10. 23 Agosto 19J4.
T. SALVADORI
(Vice-Direttore del R. Museo Zoologico)
(Torino )
Uccelli
/
raccolti da S. A. R. la Duchessa d’Aosta
nella regione dei grandi laghi dell’ Africa equatoriale *)
/ Ricevuto il 30 Novembre 1013] .
Da poco tempo è stato pubblicato da S. A. R. la Duchessa d’ Aosta un vo¬
lume intitolato Viaggi in Africa. Questi viaggi furono intrapresi pel desiderio
d’ istruzione e forse anche per salute. Essi furono tre : il primo , partendo dal
Cairo, si svolse prima lungo il Nilo, e venivano visitati Kartum e Fashioda, e
poi il Lago Vittoria, Nairobi, Mombasa e Zanzibar e da qui per mare al capo
Guardafili e nel Mar Rosso, toccando Assab e Massahua.
Col secondo viaggio , per mare , fu percorsa tutta 1’ Africa occidentale e poi
furono visitate la città del capo, Port Elisabeth, East London, Durban, Lorenzo
*) Gli Uccelli che sono oggettodella presente nota fanno parte delle collezioni zoologiche radunate
da S. A. R. la Duchessa d’Aosta durante i suoi viaggi nella regione dei grandi laghi dell’ Africa
equatoriale e cortesemente donate al R. Museo Zoologico di Napoli. Va pertanto osservato
che non tutti gli Uccelli registrati nel presente elenco si trovano nelle collezioni di questo
Museo, perchè molti di essi furono ceduti al Prof. Salvadori per il Museo di Torino (come si rileva da
questo scritto), e di altri S. A. R. dispose diversamente, cosicché non figurano fra quelli e f f e tti-
va mente donati (come dall’elenco che si conserva), insieme alle altre raccolte zoologiche
a questo Museo — Prof. Fr. Sav. Monticelli.
Marquez e Beira nel Mozambico, sulla costa orientale , da dove addentrandosi
nella Rhodesia, venivano visitati Salisbury, Bulawaio, la cascata Vittoria, il lago
Banguélo, il Tanganika, e di là per Porto Florence e Nairobi a Mombasa, donde
il ritorno per mare.
Finalmente nel terzo viaggio, scendendo a Mombasa la comitiva toccò Nairobi ,
il monte Kenia, l’altipiano dei Boran, Barderà e Kisimaio.
Fedele e devoto compagno e guida della Duchessa fu il Capitano Piscicelli,
che doveva più tardi essere gravemente ferito nella Cirenaica.
Grandi e strepitose le cacce. Il Capitano non mancò di raccogliere anche uccelli.
Nel volume suddetto sono menzionati e figurati alcuni uccelli, ma non con nomi
scientifici: L’oca del Luapula (Tav. LXXX) [= Sarcidiurnis mélanonota ], Alcioni
(Tav. LXXX) [= Halcyon semicaerulens], Corvi neri e b i aneli i (Tav. LXXX)
[= Corvultur albicollis], Aquila (p. 197, Tav. LXXXI) [=Haliaetns vocifer]. Cor¬
morani (p. 197, Tav. LXXXI)= \Plialacrocorax lucidns o forse Anhinga rufa ],
Tucano (!) p. 71, p. 270, Tav. CXL [ =Bycanistes subquadratus\ x).
Secondo l’elenco numerico giornaliero tenuto dal Capitano Piscicelli parrebbe
che gli uccelli raccolti siano stati circa 200, ai quali sono da aggiungere circa
altri 100 esemplari acquistati nell’Uganda da preparatori di professione, e pro¬
venienti da Nairobi, da Makindu, da Vos e da alcuni altri luoghi.
Gli uccelli veramente raccolti durante il viaggio provengono dalle rive e dalla
valle del Luapula nella Rhodesia, dal lago Banguélo e dal paese dei Wabenba
(tra il Banguélo ed il Tanganika) pure nella Rhodesia, dal Lago di Abercorn
presso il Tanganica, dalle rive di questo lago (Udjiji, Usumbura), dalla regione
o Paese Roanda, dalla Valle Kagera, e da Bukoba presso il Vittoria Nyanza, dal
Lago Kivu, dal Monte Kenia e dal fiume Guasso Nyiro presso Neumann Camp,
e finalmente da Beriré nel Benadir proviene un Circaetus pectoralis.
La collezione mi fu portata in Torino dal Cap. Piscicelli. Avrei desiderato di
poter fare uno studio esauriente di tutta la collezione, ma ciò non mi è stato
possibile, giacché buona parte degli esemplari e specialmente quelli di maggior
mole, dopo un brevissimo e superficiale esame, furono dal Piscicelli riportati a
Napoli. Io vidi tali esemplari al tutto fuggevolmente e ne dettai i nomi al Cap.
Piscicelli, che era presente.
Ho redatto un elenco, ma non completo, della collezione, giacché dalla lista
numerica del Piscicelli appare che non pochi esemplari non furono da me esa¬
minati. Così non so cosa sia avvenuto dei primi 43 esemplari totalmente man¬
canti, se pure erano di uccelli, quantunque nella lista del Piscicelli siano segnati
i numeri corrispondenti.
Le specie da me annoverate nel seguente elenco sono 190. Nessuna di esse è
nuova. Molte, specialmente quelle acquistate nell’Uganda, mancavano al Museo
di Torino. Fra le più belle menzionerò il raro e bellissimo Turacus liartlaubi ;
b Più volte nel volume sono menzionati uccelli col nome di Tucani, invece di Buceri. I Tucani
sono uccelli americani affatto diversi.
raro è pure un piccolo airone, V Erythrocnus rufiventris. Ho contrassegnato colle
lettere (M.T.) gli esemplari restati al Museo di Torino 1).
L’elenco è ordinato, secondo la grande opera del Dr. Reichenow (Die V ò g e 1
Afrikas), la più completa fra quelle che trattano degli uccelli africani.
Durante la stampa del presente lavoro è comparso il volume pubblicato
dal Gap. Maurizio Piscicelli col titolo; < Nella Regione dei Laghi Equato¬
riali ». In questo lavoro, che l’autore graziosamente mi ha inviato in dono, sono
menzionati, coi nomi da me dettati al Piscicelli, molti degli uccelli raccolti du¬
rante i viaggi. Ho creduto opportuno aggiungere le citazioni relative a tali uccelli,
tratte da tale volume, per modo da aversi un ricordo più completo delle ricerche
ornitologiche fatte durante i diversi viaggi.
Gli uccelli distinti, invece, con le lettere (M. N.) sono quelli donati al Museo di Napoli. Tutte le
altre specie elencate in questo scritto, che non figurano fra quelle donate al Museo di Napoli, nè si
trovano in quello di Torino, sono evidentemente quelle delle quali S. A. R. dispose diversamente.
4
Laridae
1- Larus cirrhocephalus Vieill.
PlSCICELLl, op. Cit. p. 161.
a (839) Lago Banguélo, 28 Marzo (M. N.).
b. c, d (1527-29) Lago Ivivu, 25 Settembre (M. N.).
Pelecanidae
2. Pha/acrocorax lucidus (Licht.).
PlSCICELLl, op. cit. p. 161.
a, b , c, d , e (1205-09) Rocce sul Lago Tanganica, 20 Maggio (M. N.).
/) g (1359-60) Rive del Vittoria Nyanza preso Muansa, Agosto.
3. Pha/acrocorax africanus (Gm.).
PlSCICELLl, Op. Cit. p. 161.
a (707) Lago Banguélo, 22 Febraio (M. N.).
b (1227) Rive del Tanganica presso Usumbura, 28 Maggio (M. N.).
c, d (1530-31) Lago Eivu, 25 Settembre,
e, f ( — — ) senza cartellino (M. N.).
4. Anhinga rufa (Daud ).
PlSCICELLl, op. cit. p. 35.
a (629) Rive del Luapula, alt 1400, 12 Febraio.
b, c (841, 842) Lago Banguélo Febraio (AL N.).
d (1228) Rive del Tanganica presso Usumbura, 28 Maggio.
5. Pe/ecanus rufescens Gm.
Piscicelli, op. cit. p. 326 (Lago Alberto Edoardo).
a (1013) Rive del Banguélo, 8 Marzo (M. N.).
Anatidae
6. Thalassiornis leuconota Eyt.
PlSCICELLl, op. cit. p. 35.
a, b (843-44) Lago Banguélo, 1 Marzo (844, M. N.).
7. Nyroca brunnea Eyt.
Piscicelli, op. cit. p. 200 (Roanda)
«, b (1195-96) Palude presso il Lago Abercorn, 3 Maggio (M. N ).
c (1365) Palude Muogo presso il Vittoria Nyanza, 10 Agosto.
8. Anas undu/ata Dubois.
Piscicelli, op. cit. p. 286 (Roanda).
a (1278) Paludi del Roanda, 8 Giugno (M. N.).
b (1343) Palude presso Katana, Roanda, 10 Agosto (M. N.).
9. Dendrocycna viduata (Linn.).
Piscicelli, op. cit. p. 35.
a (1304-5) Paludi del Kagera, 21 Giugno (M N.).
10. Dendrocycna fulva (Gm.).
Piscicelli, op. cit. p. 31 con fig.
a (1020) Paludi di Nsombne presso il Banguélo, 14 Marzo (M. N.).
11. Sarc/diornis melanonota (Penn ).
Piscicelli, op. cit. p. 31 con fig.
Oca del Luapula, Viaggi, p. 189, tav. LXXX.
a (128) Paludi del fiume Mbusi (Mozambico), 10 Dicembre.
b ( — ) Lago Banguélo, Marzo 1910 (M. N.).
12. Chenalopex aegyptiacus (Linn.)
Piscicelli, op. cit. p. 161.
a (1351) Buooba, Lago Vittoria Nyanza, 12 Agosto.
b, c, d (1524-26) Lago Kivu, 25 Settembre.
e (1539) Lago salato presso 1’ Alberto Edoardo, 10 Settembre.
f (1649) Rive del Guasso Nyiro, Dicembre (M. N.).
13. P/ectropterus gambensis (Linn).
Piscicelli, op. cit. p. 31.
a (628) Rive del Luapula. 12 Febbraio.
b (703) Paludi presso il Lago Banguélo, 22 Febraio (M. N.).
6
Charadridae
14. Stephanibyx coronata (Bodd.).
a (1293) Laghetto Moasi, 19 Giugno.
b (1294) Laghetto Moasi, Valle del Kagera, 19 Giugno (M. T.).
c ( — ) Senza cartellino (M. N.).
15. DefiUppia crossirostris (Hartl.).
Pisciceli^, op. cit. p. 287 con fig.
a , b (1306-07) Paludi del Kagera, 21 Giugno (1306 M. N.).
16. Hop/opterus speciosus (Licht.)
a Senza cartellino (M. T.).
17. Lobivanellus latera/is (A. Sm.).
Piscicelo, op. cit. p. 287 con fig.
a (1233) Rive del Tanganica (presso Usumbura), 29 Maggio (M. T.).
b (1279) Paludi del Roanda, 8 Giugno (M. N.).
c (1280) Paludi del Roanda, 8 Giugno (M. T.).
18. Oedicnemus senega/ensis Sw.
a (1361) Rive del Vittoria Nyanza presso Muansa, Agosto (M. N.).
19. Oedicnemus vermicu/atus Cab.
Piscicelo, op. cit. p. 162 (Lago Kivu)
a (1356) Rive del Vittoria Nyanza, presso Muansa, Agosto (M. T.).
b (1534) Lago Kivu, 30 Agosto (M. N.).
Mancava nel Museo di Torino.
Scolopacidae
20. Tringoides hypo/eucus (Linn.).
a (705) Rive del lago Banguélo, 22 Febbraio.
h ( — ) Senza cartellino (M. N.).
7
Otididae
21. Trachelotis canicol/is (Rchnw.).
a (1625) Valle del Guasso Nyiro (M. T ).
22. Otis melanogaster Rupp.
a (1724) Falde dell’altipiano dei Boran, Febbraio 1911 (M. N.).
23. Neoiis denhami (Childr.).
Otis tarda Piscicelli (nec Linn.) op. cit. p. 287 (Roanda).
a) Esemplare senza cartellino e perciò d’ ignota località, molto simile ad un altro del
Kordofan della collezione Antinori, nel Museo di Torino (M. N.).
Non è improbabile che alla N. denhami sia da riferire la citazione sopra indicata del
Piscicelli. La Otis tarda non trovasi in Africa. E’ possibile anche che la grande Otarda
vista dal Piscicelli fosse la Otis Kori.
Gruidae
24. Bugeranus caruncu/atus (Gm.)
Gru carunculata , Viaggi, p. 201, tav. 12.
a (1012) Rive paludose del Lago Banguélo, 8 Marzo (M. N.).
h (1169) Lago Abercorn, presso il Lago Tanganica, all’altezza di m. 18 JO, 2 Maggio.
Grande e belfesemplare.
Mancava nel Museo di Torino (M. T.).
25. Balearica regulorum Bennt.
Piscicelli, op. cit. p. 287, con tìg.
Gru crestata, Viaggi in Afr. II, pp. 248, 249, tav. 108.
Gru coronata, Viaggi in Afr. II. pp. 263, 131.
a (1211) Udjiji sulle rive del Tanganica, 22 Maggio (M. T.j.
b (1274) Rigali, Paese del Roanda, 7 Giugno (M. N.).
c (1301) Laghetto Moasi, Valle Kagera alle sorgenti del Nilo, 19 Giugno (M. N.).
d (1553) Senza indicazione di luogo (M. T.).
Io aveva creduto che gli esemplari suddetti potessero appartenere alla B. gibbericeps
Rchnw.; ma, meglio esaminati, ho riconosciuto che essi nelle parte superiore del lati della
testa, ove havvi la grande area nuda, mancano di quello spazio triangolare nudo proiettato
8
in avanti ed in alto, caratteristico della B. gìbberìceps. Invece questo spazio vuoto si trova
nei due esemplari di Butiti, raccolti durante la spedizione al Ruwenzori. ma maggiore nel
maschio che non nella femmina (Cfr. « Il Ruwenzori », Uccelli, p. 9).
Parridae
26. Parra africana (Gm.).
Piscicelli, op. cit. pp. 12, 286, con fig.
a (845) Rive del Lago Banguéio, 1 Marzo (M. N.).
b (1309) Paludi del Kagera, 21 Giugno.
Ibididae
27. Ibis aethiopica (Lath.).
Piscicklli, op. cit. p. 199 con fig.
a (1213) XJdjii, Rive del Tanganica, 22 Maggio (M. N.)
b (1214) juv. Usumbura, Rive del Tanganica, 27 Maggio.
c (1276) Paludi nel paese Roanda, 8 Giugno (M. N.).
28. Hagedashia hagedasb (Lath.).
Ibis hagedasli Piscicelli, op. cit. p. 199.
a, b (1217-18) Usumbura, Rive del Tanganica, 28 Maggio (1218, M. N.).
c (1277) Paludi nel Paese Roanda, 8 Giugno.
29. Plegadis fa/cinellus (Link.).
a (1017) Isola sul Lago Banguéio, 7 Marzo (M. N.).
30. Tanta/us ibis (Linn.)
Piscicelli, op. cit. p. 199.
Ibis tantalus Piscicelli, op. cit. p. 311 con fig.
a (1286) Palude nella Valle del Kagera, alt. m. 1500, 18 Giugno (M. ÌS'.).
Ciconiidae
31. Anasfomus iame/ligerus Temm.
Piscicelli, op. cit. p. 200, con fig.
a (1216) Usumbura, Rive del Tanganica, Maggio (M N.).
9
32. Ephippiorhynchus senegalens/s (Shaw).
Mycteria senegalensis Piscicelli, op. cit. p. 200.
a (1170) Lago di Abercorn, presso il lago Tanganica, 2 Maggio (M. T.).
B3. Abdimia abdimi (Licht.).
Piscicelli, op. cifc. p. 35
a (1024) Presso il villaggio Muando Paese, Wabemba, alt. m. 1300, 24 Marzo (M. N).
34. Ciconia alba Linn.
a (1653) Rive del Guasso Nyiro, presso Neumann Camp., Dicembre (M. T.j.
35. Leptopti/us crumeniferus (Cuv.)
Marabù Piscicelli, op. cit. pp. 409, 410, con fig.
Mi pare di ricordare che il Piscicelli portasse a Torino uno, o più esemplari di
questa specie.
Scopidae
36. Scopus umbretta Gm.
Piscicelli, op. cit. pp. 345, 346, con fig.
«, b (1357-58) Rive del Vittoria Nyanza presso Muansa, Agosto (1357 M. N.).
Ardeidae
37. Nycticorax leuconotus (Wagl.).
a (848) Giovane. Rive del Lago Banguélo, 2 Marzo (M. N.).
5, c (1532-33) Lago Kivù, 30 Agosto (M. N.).
Questa specie manca nel Museo di Torino.
38. Erythrocnus rufiventris (Sund.).
a (1016) Presso il Lago Banguélo, 7 Marzo (M. T.).
Specie rara; mancava nel Museo di Torino.
2
10
39. Butorides atricapilla (Afzel.).
a (840) Rive del Lago Banguélo, 28 Febbraio (M. N.).
b-c (1212-13) Rive del Tanganica presso Udjiji, 22 Maggio (M. N.).
d (1362) Rive del Vittoria Nyanza, presso Muanza (M. N.).
40. Melanophoyx ardesiaca (Wagl.).
Airone bleu-ardesia Piscicelli, op. cit. p. 34.
a, b (1014-15) Rive paludose del Lago Banguélo, 8 Marzo (1014 M. N ).
41. Ardeola ral/oides (Scop.).
a , b (1229-30) Usumbura, Rive del Tangauica, 28 Maggio (M. N.).
42. Ardea goliath Cretzschm.
Piscicelli, op. cit. p. 34 (Banguélo), p. 330 (Vittoria Nyanza).
a (1210) Rive del Tangauica, 21 Maggio (M. N.).
43. Ardea purpurea (Linn).
a ( — ) Esemplare giovane dell’anno, senza cartellino (M. N.)
44. Ardea melanocephala V. et C.
a (1234) Praterie presso Usumbura, Rive del Tangauica, 29 Maggio.
45. Bubu/cus ibis (Link.).
Ibis bubulcus Piscicelli, op. cit. p. 199
Bubulcus lucidus Piscicelli, op. cit. p. 380
a, b (1231-32) Praterie presso Usumbura, Rive del Tangauica, 29 Maggio (M N.).
46. Herodias garzeiia (Linn.).
Ardea garzetta Piscicelli, op. cit. p. 34.
a (1023) Senza indicazione di luogo, ma probabilmente del Lago Banguélo (M. N.).
b ( — ) Senza cartellino (M. N.).
47. Herodias alba (Linn.).
Ardea alba Piscicelli, op. cit. p. 34.
a (1022) Isola del Lago Banguélo, 13 Marzo (M. N.).
48. Herodias brachyrhyncha (Brehm).
a (1021) Isola del Lago Banguélo, 13 Marzo (M. N.).
b ( — ) Senza cartellino (M. N.).
Columbidae
49. Vinago nudirostris (Sw.).
a (838) Presso il Lago Banguélo, 22 Febbraio (M. T.).
b (1260) Montagne del Roanda, 4 Giugno.
c (1282) Batengatta, Valle del Kagera, 20 Giugno.
50. Turtur senega/ensis (Ljnn.).
Piscicelli, op. cit. p. 376.
a (1311) Villaggio Batengatta nella Valle Kagera, 20 Giugno (M. N.).
51. Turtur semitorquatus (Rupp.).
a (849) Lago Banguélo, Marzo (M. N.).
52. Turtur damarensis F. et H.
a (1312) Batengatta, presso il Kagera, 20 Giugno (M. T.).
53. Oena capensis (L.).
a Acquistato (M. T.).
Numididae.
54. Numida intermedia Nattm.
a (1320) Bukoba sul Vittoria Nyanza, 26 Giugno (M. T.).
Mancava al Museo di Torino.
55. Acryllium vulturinum (Hardw.).
Vulturrina Piscicelli, op. cit. pp. 445, 446 con fig.
a, b (1715-16) Praterie presso Guasso Nyiro, Dicembre (1715 M. N.).
12
56 Guttera pucherani (Hartl).
Piscicelli, op. cit. p. 446, con fig.
«, b Guasso Nyiro (M. N ).
Manca al Museo di Torino.
Perdicidae
57. Pternistes infuscatus Cab.
a, b (1647 1648) 9 Guasso Nyiro, nelle praterie, Dicembre (M. T.).
Vulturidae
58. Pseudogyps africanus (Salvad.)
a (1718) Falde dell’altipiano dei Boran, Febraio 1911 (M. T.).
Esemplare adulto, non sensibilmente diverso dal tipo della specie, conservato nel Museo
di Torino.
59. Neophron monacus (Temm.)
Neophron pileatus Piscicelli, op. cit. pp. 410, 446.
a (1258) Montagne del Roanda, 3 Giugno (M. N.).
b (1650) Guasso Nyiro, presso Neumann Camp, Dicembre (M. T.).
60. Neophron percnopterus (L.).
Piscicelli, op. cit. pp. 410, 446.
a (1722) Falde dell’altipiano dei Boran, Febbraio 1911 (M. N.).
Falconidae
61. Polyboroides typicus (Sm.).
a (1553) Falde del Monte Ivenia, 17 Novembre (M. T.).
Il Piscicelli menziona il Serpentario fra gli uccelli della regione intorno al Vittoria
Nyanza.
62. /Ue/ierax melabates (Heugl.).
Melierax polyzonus Riipp. (nec Less.).
a (1723) Falde dell’altipiano dei Boran, Febbraio 1911 (IVI. N.).
63. Asturinula meridiona/is (Hartl.)
a Makindu (Acquistato), 16 Dicembre 1901 (M. T.).
64. Sce/ospizias sphenurus (Rlìpp.).
a (1019) juv. Wahemba, Marzo.
65. Circaetus pectora/is (Sm.).
a Bariré, Benadir (M. T.).
66. Lophoaetus occipital/s (Daud.).
Piscicelli, op. cit. p. 200.
a. Senza cartellino (Lago Tanganica ?) (M. N.).
67. Aquila rapax (Temm.).
Piscicelli, op. cit. p. 446.
a (1536) Valle dei Rutchuru, 1.0 Settembre (M. N.).
b c, (1717-21) Falde dell’altipiano dei Boran, Febbraio 1911 (1721 M. N.).
68. Buteo augur Rììpp.
Piscicelli, op. cit. p. 267.
a (1292) Montagne rocciose della Valle del Kagera (m. 1500), 18 Giugno (M.
69. Gypohierax ango/ensis (Gm.).
a (1259) Montagne del Roanda, 3 Giugno (M. N.).
70. Ha/iaetus vocifer (Daud.).
Piscicelli, op. cit. p. 200 con fìg., p. 345.
a (847) Presso il Lago Banguélo, 2 Marzo (M. N.).
b (1535) juv. (M. N.).
71. Nlilvus ater (Gm.).
a (706) Presso il Lago Banguélo, 22 Febraio (M. N.).
b ( — ) Rodesia settentrionale, Aprile 1910 (M. N.).
14
72. E/anus caeru/eus (Desf.).
PlSCICELLI, op. cit. p. 182.
a , b (1261, 1262) Caslivami, terreno montano del Roanda (m. 2400), 4 Giugno (M. N.).
73. Tinnunculus sp.
a .$ Makindu (Acquistato), 16 Dicembre 1908 (M. T.).
Strigidae
74. Bubo macu/osus (Vjeill.).
a (837) Presso il Lago Banguélo, 28 Febbraio (M. N.).
75. Asio capensis (Smith).
a (630) Lobo, Luapula (Rodesia), 14 Febbraio (M. T.).
Psittacidae
76. Poeocepha/us meyeri (Rììpp.).
PlSCICELLI, op. cit. p. 374.
a (1112) Ciuma. Paese VVabemba (Rodesia) (AL N.).
b (1382) Via dal Vittoria Nyanza al Roanda, 13 Agosto (M. N.).
Musophagidae
77. Musophaga rossae Goold.
Piscicelli, op. cit. p. 373 con tìg.
a (1342) Roanda (alt. 1300), 10 Agosto (M. N.).
78. Scbizorhis zonura Rììpp.
Piscicelli, op. cit. p. 373.
a (1350) Bugeroro, Roanda, alt. m. 1320, 11 Agosto (M. N.).
b ( — ) Vittoria Nyanza, Agosto 1910 (M. N.).
79. Scbizorhis leucogaster (Rùpf)
a (1716) Falde delb altipiano dei Boran, Febbraio 1911 (M. N.).
80. Gymnoschizorhis leopoldi Shell.
a (1303) Valle Kagera, 29 Giugno (M. T.).
b (1302) Valle Kagera, 20 Giugno (M. T.).
c (1384) Sulla via dal Vittoria Nyanza al Roanda, 13 Agosto (M. N.).
Mancava nel Museo di Torino,
81. Turacus hartlaubi (F. et R.).
a ( — ) Paese Kikuio (M. T.).
Questa bellissima specie che vive nel Massai, mancava nel Museo di Torino.
Cuculidae
82. Centropus monachus Rììpp
Piscicelli, op. cit. p. 286, cou fig.
a (1544) Via Toro, Mubenda, nel palude di papiri, 7 Ottobre (M. N.).
83. Centropus superci/iosus (H. et E.).
a. $ ? Paese Roanda 1910 (M. N.).
84. Chrysococcyx cupreus (Bodd.).
a( — ) Africa orientale inglese, Gennaio 1911
b, c, d cf cf 9 Makindu (Acquistati), 15 Dicembre 1908 (M. T.).
e, /■, g 9 9 cT Makindu (Acquistati), 16 Dicembre 1908 (M. T.).
Capitonidae
85. Lybius me/anopterus (Pet.).
a, b $ cf Vos (Acquistati), 1-2 Dicembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
86. Tricholaema lacrimosum (Cab.).
a cf Vos (Acquistato), 2 Dicembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
16
67. Trachyphonus bòhmi F. et R.
a, b: c, d cf cT 9 $ Makindu (Acquistati), 6 Novembre 1908 (a, c, d, M. T.).
e, $. Makindu (Acquistato), 17 Novembre 1908.
Mancava nel Museo di Torino.
Picidae
88. Dendropicus hemprichi (E. et H.).
«, b cT cf Makindu (Acquistati), 6, 17 Novembre 1908 (M. T.).
c (1652) $ Guasso Nyiro, presso Neumann Camp, Dicembre (M. T.).
Coliidae
89. Co/ius /eucotis Rììpp.
Piscicelli, op. cit. p. 23 (Lago Banguélo, p. 376.
a (1322) Bucoba, Vittoria Nianza. In un terreno alberato, 26 Giugno (M. N.).
Tre pulcini da nido sembrano riferibili a questa specie (M. N).
90. Co/ius macrurus Linn.
a, b cf, 2 Makindu (Acquistati), 25 Gennaio 1909.
d cT, $ Makindu (Acquistati), 26 Gennaio 1909 (M. T.).
A
Coraciidae
9 1 . Coracias garru/us Linn.
a (1559) Falde del Monte Kenia, 19 Novembre (M. T.).
b Giov. senza cartellino (M. N.).
92. Coracias /orti Shell.
Piscicelli, op. cit. p. 402.
a ( — ) Paese dei Somali, Marzo, 1911 (M. N.).
93. Coracias caudatus Linn.
Piscicelli, op- cit. p. 402 (altipiano abissi nico).
a juv. Makindu, 5 Gennaio 1909 (M. N.).
b, ( — ) ad. Africa orientale inglese, Gennaio 1911 (M. N.).
94. Eurystomus afer (Lath.).
PlSCICELLI, Op. CÌt. p. 10.
a ( — ) Rhodesia, Gennaio 1910 (M. N.).
b ( — ) Lago Banguelo, Febbraio 1910 (M. N.).
c (1883) Paese montano sulla via dal Vittoria Nyanza al Roanda, 13 Agosto.
Bucerotidae
95. Bycanistes subquadraius (Cab.)
Piscicelli, op. cit. p. 382 con fig.
a (1352) Bucoba, Vittoria Nyanza, Agosto.
b (1353) Bucoba, Vittoria Nyanza, Agosto (M. T.).
96. Lophoceros me/ano/eucus ( Licht.).
TocJcus melanoleucus Piscicelli, op. cit. p. 373.
a (1323) Bucoba, Vittoria Nyanza, 30 Giugno (M. N.).
97. Lophoceros erythrorhynchus (Temm.).
a, b Paese dei Somali, Febbraio 1910 (M. T.).
Alcedinidae
98. Halcyon senegalensis (L.).
Piscicelli, op. cit. p. 35, con fig.
a (1310) Paludi del Kagera, 21 Giugno (M. N.).
99. Halcyon orienta/is Peters.
a cf Kilinduri (Acquistato), 18 Novembre 1908 (M. T.).
100. Halcyon semicaeru/eus (Forse.).
a (1355) Muausa, Rive del Vittoria Nyanza, Agosto.
b (1643) Guasso Nyiro (M. T.).
c 9 juv. Vos (Acquistato), 1 Dicembre 1908 (M, T.).
18
101. Halcyon celicuti (Stanl.)
Alcyone celienti Piscicelli, op. cit. p. 36 (Banguélo).
a ( — ) Africa orientale inglese, Dicembre 1910.
102. Ispidina pietà (Bodd.)
Piscicelli, op. cit. p, 12 (Banguélo).
a( — ) Africa orientale, Gennaio 1911 (M. N.).
103. Corythornis cyanostigma (Rììpp.).
Piscicelli, op. cit p, 36 (Banguélo).
a ( — ) Lago Banguélo, Febbraio 1910 (M. N.).
104. Cery/e rudis (L.).
Piscicelli, op. cit. p. 32 con fig.
a (632) Rive del Luapula, 12 Febbraio 1911 (M. N.).
105. Cery/e maxima (Pall.).
Piscicelli, op. cit. p. 36.
a (1011) Rive del Lago Banguélo, 6 Marzo (M. N.).
Meropidae
106. Merops persicus (Pall.)
a (1113) Ciurna, Paese Wabemba, 13 Aprile (M. N.).
107. Merops nubicus (Gm.)
Piscicelli, op. cit. p. 12 (Lago Banguélo).
a ( — ) Africa orientale inglese, Febbraio 1911 (M. N.).
108. Merops a/bicol/is (Vifill.).
Piscicelli, op. cit. p. 12 (Lago Banguélo).
a ( — ) Africa orientale inglese (M. N.).
19
109. Me/ittophagus bul/ockoides (Smith.)
Merops bullockoides Piscicelli, op. cit. p. 12 (Lago Banguélo).
a ( — ) Africa orientale inglese, Gennaio 1911 (M. N.).
Le ultime tre specie erano rappresentate da numerosi esemplari, che sembra siano stati
dispersi.
110. Melittophagus revoi/i (Oust.).
a (1644) Rive del Guasso Nyiro presso Neumann Camp, Dicembre (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
Irrisoridae
111. Ir risor erythrorhynchus (Licht.).
a (1548) Falde del Monte Kenia, 17 Novembre 1910 (M. T.).
112. Rhinopomastus scha/owi Neum.
a (f Vos (Acquistato), 1 Dicembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
113. Rhinopomastus cabanisi (De Fil.).
a (1651) Guasso Nyiro, presso Neumann Camp, Dicembre (M. T.).
Caprimulgidae
114. Caprimu/gus fraenatus Salvad.
a Senza cartellino (Acquistato) (M. T.).
115. Cosmetorais vexillarius (Gould).
a (633) O Lobo, Valle Luapula (Rodesia), Febbraio (M. T.).
Hirundinidae
116. Hirundo emiri Rchnw.
a. b cf $ Fiume Athi, 26 Ottobre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
20
Muscicapidae
117. Dioptrornis fischeri Rchnw.
a 9 Nairobi 9 (Acquistato) Novembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
118. A/seonax murinus F. et R.
a 9 Nairobi (Acquistato) 9 Novembre 1908 (M. T.).
119. Batis minor Erl
a Kilindi (Acquistato), 23 Luglio 1909 (M. T.).
b Vos (Acquistato), 2 Dicembre 1908 (M. T.).
c 9 Senza cartellino (Acquistato) (M. T.).
d 9 Juv. Vos (Acquistato), 2 Dicembre 1908 (M. T.).
120. Terpsiphone cristata (Gm.).
a (1587) rj' Ad. in abito perfetto. Fiume Guasso Nyiro, 29 Novembre 1910 (M. T.)
121. Terpsiphone suahelica Rchnw.?
a, b, c cf cT 9 Nairobi (Acquistato), 8-9 Novembre 1908 (M. T.)
Campophagidae
122. Grauca/us purus Shabpe
a, b 9 9 Senza cartellino (Acquistato) (M. T.)
Mancava nel Museo di Torino.
123. Grauca/us pectora/is (J- et S.).
a (846) Rive del Lago Banguélo, 1 Marzo (M. T.).
124. Campophaga nigra (Vieill.).
a cf Senza cartellino (Acquistato) (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
21
Prionopidae
125. Prionops talacoma Smith.
a (1219) Rive del Tanganica, presso Usumbura, 28 Maggio (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
126. Sigmodus intermed/us Neum.
Sigmodus retzii intermedina Neum. Orn. Mitth. 1899, p. 90 (Tanganyka u. Victoria Nvansa).
a Senza cartellino (M. N.).
Simile al S. iricolor (Gray), ma più grande è più oscuro superiormente.
Manca nel Museo di Torino.
Malaconotidae
127. Laniarius erythrogaster (Cretzschm.)
Piscicelli, op. cit. pp. 12, 23.
a ( — ) Africa orientale inglese, Gennaio 1911. (M. N.).
128. Dryoscopus cubia (Shaw)
a <~? Vos (Acquistato), 1 Dicembre 1908 (M. T.).
b Vos (Acquistato), 2 Dicembre 1908 (M. T.).
c cf ? Senza cartellino (Acquistato).
129. Dryoscopus af finis (Gray).
a <$ Kilindi (Acquistato), 23 Luglio 1909 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
130. Pomatorhynchus catbo/eucus (Neum.).
Telephonus senegalus catholeucus Neum. Journ. f. Orn. 1907, p. 377.
Harpolestes senegalus catholeucus Hiloert, Kat. Coll. Eri. p. 268, n. 755.
a (1313) Valle Kagera, 20 Giugno (M. N.).
b P Makindu (Acquistato), 16 Dicembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
La fascia superciliare bianca anteriormente, posteriormente è fortemente tinta di ocraceo.
22
Laniidae
181. Lanius urophgialis Rchnw.
a cT Fiume Athi, 26 Ottobre 1908 (M. T.).
b $ ? Senza cartellino (Acquistato) (M. T.).
132. Lanius excubitor (P. et Des Murs).
a (1290) Valle del Kagera (m. 1500), 18 Giugno.
b (1881) Via dal Vittoria Nyanza al Roanda. 13 Agosto.
Corvidae
133. Corvulfur albicol/is (Lath.).
Corvo nero e bianco, Viaggi p. 189, tav. LXXX.
Piscicelli, op. cit. pp. 200, 410 con fig.
a (1062) Stazione di Kasama, Paese Wabemba (Rodesia), alt. m. 1400, 4 Aprile (M. N.).
Dicruridae
134. Buchanga divaricata (Licht.).
a (635) Valle Luapula (Rodesia), 14 Febbraio (M. T.).
Buphagidae
135. Buphaga africana Linn.
a (1380) Via dal Vittoria Nyanza al Roanda (alt. in. 1340), 13 Agosto (M. N )
Sturnidae
136. Spreo su/ferbus (Riipp).
Piscicelli, op. cit. p. 424.
a (1713) Praterie presso Guasso Nyiro, Dicembre.
b (1642) Fiume Guasso Nyiro, Gennaio 1911 (M. N.).
137. Spreo hi/debrandti (Cab.)
a $ Makindu (Acquistato) 16 Dicembre 1908. (M. N.).
Manca nel Museo di Torino.
138. Lamproco/ius cha/ybaeus (Ehr.).
a (1549) Falde del Monte Kenia, 17 Novembre 1910 (M. T.).
b (1553) Falde del Monte Kenia, 17 Novembre 1910 (M. T.).
139 Cosmopsarus regius (Rchnw.)
Piscicelli, op. cit. p. 424.
a ( — ) Africa orientale inglese, Dicembre 1910.
b ( — ) Africa orientalo inglese, Gennaio 1911 (M. N.).
Ploceidae
140. Textor scioanus Salvad
a cT Makindu (Acquistato), 15 Dicembre 1908 (M. T.j.
Acquistato.
141. Dienemellia dienemellii (Rììpp).
a (1714) Praterie presso Guasso Nyiro, Dicembre (M. N.)
b cf Makindu (Acquistato), 15 Dicembre 1909 (M. N.).
142. Hyphantornis stuh/manni (Rchnw.)
a $ (Acquistato) (M. T.).
143. Hyphantornis nigriceps Lay.
a, b c? $ (Acquistati) (M. T.).
144. Hyphantornis xanthops Hartl.
a ad. Lago Banguélo, Marzo 1910 (M. N.).
145. Quelea aethiopica Sund.
a, b <$ $ Makindu (Acquistati), 16 Novembre 1908 (M. T.).
24
146. Pyromelana f/ammiceps (Sw.).
a ad Africa orientale inglese, Gennaio 1911 (M. N.).
147. Pyromelana nigriventris (Cass.).
a (Acquistato) (M. T.).
Mancava nei Museo di Torino.
148. Eup/ectes xanthomelas (Rììpp.).
a (1550) cT Falde del Monte Kenia (M. N.).
Esemplare col becco interamente nero, ed alquanto più grosso di quello degli esemplari
dello Scioa.
149. Eup/ectes crassirostris (Ògilvie-Grant.)
a rd iuv. Nairobi, 15 Novembre 1908 j . .
° J n . ’ . Acquistati M. T.).
b , $, c 9 Juv- » » » ( v 1 ' y 1
Specie di non sicura determinazione per essere i tre esemplari in abito giovanile ; essi
sono notevoli per la grande robustezza dei piedi e per la mancanza totale dell’areq gialla
sulle piccole copritrici delle ali.
150. Penthetria macrura (P. L. S. Mììll.).
a (634) Lobo, Valle della Luapu (Rodesia), 14 Febbraio 1910 (M. N.)
151. Penthetriopsis eques (Hartl.).
ai b cf cf Makindu (Acquistati), 15 Dicembre 1908 (M. T.).
Mancava al Museo di Torino.
152. Spermestes scutata (Hedsl.).
a <$ Ivilindi (?) (Acquistato), 15 Novembre 1908 (M, T.).
158. Uroloncha caniceps (Rchnw.).
a, b 3” 9 Makindu (Acquistati), 17 Novembre 1908 (M. T.).
Mancava al Museo di Torino.
154. PytHia melba (L.).
a, b 9 Acquistati (M. T.).
25
155. Pseudonigrita enimi (Rchnw.).
a cf Rlakindu, 6 Novembre 1908 (RI. T.).
b , c Senza cartellino (Acquistati) (M. T.).
RIancava nel Rluseo di Torino.
156. Est re Ida rhodopyga Sund.
a, b cf 9 Fiume Athi (Acquistati), 26 Ottobre 1908 (M. T.).
157. Estre/da nigrimentum Salvad.
a, b cf cf Makindu, 6 Novembre 1908.
Simili al tipo.
L’esemplare indicato come femmina differisce dal maschio soltanto per avere le parti in¬
feriori meno tinte di rosso.
Secondo I’Ogilvie Grant (Ibis, 1913, p. 571) queste specie non sarebbe diversa dall’ E.
charmosyna.
158. Uraeginthus phoenicotis (Sw.).
a cf Vos (Acquistato), 2 Dicembre 1908 (M. T.).
159. Granatina janthinogastra Rchnw.
a, b cf cf Makindu (Aquistato), 6 Novembre 1908 (M. T.).
c $ Rlakindu (Acquistati), 16 Dicembre 1908 (M. T.).
160. Vidua principalis (L.).
Vidua erythrorhyncha Piscicelli, op. cit, p. 23 (Lago Banguélo).
a) ^ cT cT Makindu (Acquistati), 16 Novembre 1908 (M. T.).
161. Linura fischeri Rchnw.
a, b, c J1 Makindu (Aquistati), 16 Novembre 1908 (M. T.).
d cf Senza cartellino.
e cf in muta, Makindu (Aquistaio), 16 Novembre 1908 (M. T.).
/’, g 9 $ Rlakindu (Acquistati), 16 Novembre 1907 (M. T.).
Fringillidae
162. Passer rufocinctus F. et R.
a cf Fiume Athi (Acquistato), 26 Ottobre 1908 (RI. T.).
RIancava nel Rluseo di Torino.
4
26
163. Poliospiza xanihopygia (Rupp.).
a, b, c, d cf Senza cartellino, ma probabilmente di Makindu distati (M. T.).
Mancava al Museo di Torino.
164. Ser/nus shurpei Neum.
a cf Nairobi (Acquistato), 16 Novembre 1908 (M. T.)
Mancata nel Museo di Torino.
Motacillidae
165. Motacilla alba (L.).
a 9 Nairobi (Acquistato), 8 Ottobre 1908 (M. T.).
166. Budytes f/avus (L.).
a Makindu (Acquistato), 17 Novembre 1908 (M. T.).
167. Budytes campestris (Pall.).
a Ad. senza cartellino (Aquistato) — (M. T.).
b, c, d cT cT Nairobi (Acquistati), 28 Novembre 1908 (M. T-).
168. M acronyx croceus (Vieill.).
a (1338) Ad. Paese Roanda (Aquistato), Agosto 1910 (M. N.).
b Nairobi (Aquistato), 20 Novembre 1908 (M. T.).
c juv. an 9 Senza cartellino (Acquistato) (M. T.).
Alaudidae
169. Mirafra tropical is Hart.
a (1291) Valle del Kagera (1500 m.), 18 Giugno (M. T.).
b Senza cartellino (M. T-).
«
Il secondo esemplare è alquanto diverso, ma è stato determinato dall’OoiLviE-GRANT.
La specie mancava al Museo di Torino.
170. Mirafra athi Hart.
Mirafra africana athi Hart. Nov. Zool. VII, p. 46 (1900).
27
Mirafra atlii Shell. B. Afr. III. pag. 50, pi. 27, f. 1.
a Machakos (Acquistato), 5 Novembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
Brachypodidae
171. Pycnonotus dodsoni Sharpe?.
a cT Nairobi, 8 Novembre 1908 (M. T.).
b 9 Nairobi, 9 Novembre 1909 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
Nectariniidae
172. Chalcomitra aequatoria/is Rchnw.
a $ Makindu (Aquistato), 17 Novembre 1908 (M. T.).
b, c cT 9 Senza cartellino (Aquistato) (M. T.).
La femmina somiglia molto a quella della C. cruentata, ma ha il becco alquanto più lungo
(min. 26).
Mancava al Museo di Torino.
173. Cinnyris cupreus (Shaw).
a (1146) Kilangua, paese Wabemba (alt. m. 1700), 25 Aprile (M. T.).
174. Cinnyris suahe/icus (Rchnw.).
a cf Ad. Senza cartellino (M. T.).
Mancava al Museo di Torino.
175. Nectarinia ki/imensis Shell.
ai b cf c? Ad. Senza cartellino (Acquistato) (M. T.).
176. Drepanorhynchus reichenowi Fisch.
a, b, c cT, d 9 Esemplari adulti e giovane senza cartellino (Acquistati) (M T.).
Paridae
177. Parus a/biventris Shell.
a, b cf 9 ad- Nairobi (Aquistato), 9 Novembre 1908 (M. T.).
c, d juv. Makindu (Acquistato), 16 Dicembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
28
178. Parisoma boehmi Rchnw,
a, 6 rf 9 Makindu (Acquistato), 7 Novembre 1908 (M. Tq.
Mancava nel Museo di Torino.
Sylviidae
179. Cisti cola nigriloris Shell.
a b (f1 9 -Elbargon (Acquistato), 11 Novembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
Timeliidae
180. Crateropus sharpei Rchnw.
a (1288) Paese di Roanda, 11 Giugno (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
T urdidae
181. Turdus cenfralis Rchnw.
a Senza cartellino (Acquistato), (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
182. Monticola saxati/is (L.),
a cf Makindu (Acquistato), 5 Gennaio 1909 (M. T.).
188. fljyrmecocich/a cryptoleuca Sharpe.
a Nakuro (?) (Acquistato) — (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
184. /Uyrmecocich/a nigra (Vieill.).
a, b (1284-85) cf Paese Roanda, 17 Giugno.
Fra le erbe.
185. Campi cola Uvingstonei Tristr.
a cT Senza cartellino (Acquistato) (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
186. Saxico/a isabel/ina Cretzschm.
a Nairobi (Acquistato), 28 Novembre 1908 (M. T.).
187. Saxico/a oenanthe (Linn.).
a (1586) Guasso Nyiro, 29 Novembre 1910 (M. T.).
188. Saxico/a /eucome/a( Pall.).
a Senza cartellino (Aquistato) (M. T.).
b Nairobi (Aquistato), 28 Novembre 1908 (M. T ).
c $ Makindu (Aquistato), 17 Novembre 1908 (M. T.).
189. Pratincola emmae Hartl.
a, b <3* Senza cartellino (Acquistati) (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
190. Cossypha heug/ini Hartl.
a $ Kilinduri ? (Acquistato), 18 Novembre 1908 (M. T.).
Mancava nel Museo di Torino.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
A N N U A R J O
DEL
MU8E0 ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ 1)1 NAPOLI
( Muova Serie )
VOLUME 4.
Nani. 11. 20 Giugno 1914.
Cav. CARLO PRAUS FRANCESCHINI
(Assistente onorario per la collezione malacologica)
• (KTapoli)
Elenco delle conchiglie del Golfo di Napoli
e del Mediterraneo
esistenti nel Museo Zoologico d.i INTapoli
[Ricevuto il 1 Dicembre 1913 J
Col presente scritto, riguardante i Pelecypoda e gli Scaphopoda , si completa
con la seconda parte l’Elenco della collezione delle conchi¬
glie delG-olfodi Napoli e del Mediterraneo che si conservano
nel Museo Zoologico di Napoli da me iniziato col catalogo dei Gasteropoda
ed Heteropoda (Parte prima) fin dal 1906 e pubblicato nel Voi. 2, N. 5 di que¬
sto Ann uario.
PARTE SECONDA
PELECYPODA
1. Ordine Tetrabranchia
1. Sott’Ordine — Ostreacea
1. Fanti. Ostreidae
2
*) Cresciuta libera.
2) Di tre mesi, cresciuta libera.
3) In gruppo.
i) In gruppo.
5) Acclimatata in Sicilia e proveniente da Taranto.
6) Forma allungata.
7) Su Pecten varius.
3
*) In gruppo.
2) Di profondità.
3) Dei fondi coralligeni.
4) Cresciuta sul Pecten proteus.
5) » sopra conchiglia costata
6) » sul Pecten opercularis.
7) » sulla Helix vermiculata.
4
Habitat. Donatori
Sottordine — pectinacea
3. Fam. Spondyliidae
■) Nelle Spugne.
5
Habitat. Donatori
■) Mostruosità.
2) Prossima a\Y intermedia.
6
!) Vive nelle Spugne.
2) » alla violacea.
3) Prossima alla var. purpurea.
4) Somiglia all 'effulgens Keeve.
»
»
»
Pecten (Chlamys) Bruei Payr
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
’) Mostruosità.
2) Primo stadio di sviluppo.
3) Prossima alla var. tennis.
4) varietà locale del golfo di Napoli costantemente di piccole dimensioni.
8
Habitat.
Pecten (Aequipecten) opercularis Lam. var. violacea Monts. Taranto
» » var. aurantia Monts.
»
»
»
»
»
Pecten (Proteopectenì glaber L. (tipo)
» var. ferruginea Monts.
» var.
» var. Napoli
» var. » Taranto
* var. .»
» var. badius Monts.
» var. radiata Praus 4) »
» var. » 2) »
> var. subradiata »
» var. tricolor B.D.D. Napoli
» var. lamellosa [juv.] Napoli
» var. rudis Monts. Venezia
» var. sanguinea Poli
« var. audouini Payr. Mediterraneo
» » Capri
» » Napoli
» » Taranto
commutatus Monts. ==solidulus Re-
eve Napoli
» Mediterraneo
Sardegna
Arcipelago
Brevilacqua 3)
Zara
Mediterraneo
Sardegna
Mediterraneo
Prevesa
Grecia
Taranto
[iuv-l
var. silicata Lm.
»
»
»
»
var. »
var. »
var. » |juv.]
var. eupicta Monts.
var. variegata Martens.
var. convexa Monts.
var. dìstans 4) Lm. (tipo) Zara
var. »
var. »
var. »
var. griseo-fusca Monts.
var. luteola
var. citrina Poli
var.
var. pontica B.D D.
var. grisea PoLi=var.
tarentina Monts. Taranto
var. » »
Donatori
Praus
»
C. U.
Monterosato
C. U.
Praus
C. U,
»
Monterosato
C. U
»
>;
Praus
Brusina
C. U.
Napoli
Zara »
Grecia Praus
Zara C. U.
Mediterraneo
Napoli »
Novegradi »
Sardegna »
Theodosia (M. Nero) Monterosato
C. U.
1) Con tre raggi bianchi.
2) Con cinque raggi bianchi.
3) Dalmazia.
9
2
10
Pecten ( Flexopecten) flexuosus Poli var. coarctata Broc.
» » var. bisinflexa Tib. (Monts.
Habitat.
Sardegna
Taranto
Donatori
Praus
C. U.
>) Vive nelle Spugne.
11
» » var. nivalis Dan. San. » - »
3. Sott’ ordine Mytilacea
6. Fam. Aviculidae
» var. 3) » »
*) Vicina alla var. sentis Reeve.
2) Vicina alla var. flagellata Lm.
3) Anomalia.
Habitat. Donatori
7. Fam. Mytilidae
!) Presso Viareggio.
2) Pescato nel porto militare di Napoli.
3) Littorale.
4) Prossimo al tipo.
13
Habitat. Donatori
Mytilus (Mytilaster) mininms Pou=var.èr<m<MiMARTiN Saida (Siria) Monterosato
[) Vive sulla Corallina offìcinalis.
2) Tipo originale di O. G\ Costa.
3) Forma estinta.
4) Forma ibrida.
14
4. Sott’ordine Arcacea.
8. Fani. Arcidae
l) Nel mantello delle Ascidie.
15
’) Mostruosità.
9. Fam. Nuculidae
1. Sottofam. Noculinae
Nucula silicata Bron Napoli C. U.
» » Civitavecchia Praus
» » Adriatico C. U.
t) Tipo di Napoli.
2) Trovato in un’Asteria
3) Nuova per l’Adriatico
17
Nucula sulcata Bron.
» » var.
» nitida Sow.
» »
» nucleus L.
» » [>v.]
» » »
» \» »
» » var. minor Monts.
Leda fragìlis ( embulus commutatus) Ph.
»
»
» pella L.
» »
Portlandia tennis Ph.
Habitat Donatori
Licola (Napoli) Praus
Sebenico C. U.
Tor. Ann. (Napoli) Praus
Terran. (Sardegna) Monterosato
Messina
Napoli
C. U.
Praus
Sardegna
Capri
Adriatico
Napoli
»
Zara (Adriatico)
Napoli
Adriatico
»
C. U.
Brusina
Praus
Brusina
5. Sott’ ordine Submytilacea
10. Fam. Carditidae
*) Vive nelle Spugne.
2) Nelle Spugne.
3
18
') Tipo ai Scacchi della Cardila minuta.
2) Tipo di Scacchi della Erycina pisum
3j Tipo di Scacchi della Erycina pisum
4) Tipo originale di Bornia (—Erycina) crenulata di Scacchi.
19
Montaguia (Tellimya) bidentata Mtg.
» »
» » var. minor Monts
» substriata Mtg. 1)
» ferruginosa Mtg.
» »
Scacchia ellittica Scacchi. 2)
» »
» » [juv.‘;]
Lasaea rubra Mtg. (=Bornia seminulum Ph.)
» » (=Ericyna violacea Scacchi 3)
» » »
» » » [juv.]
Lepton prismaticum Mts.
» »
» »
» nitidum Turt.
» (Neolepton) silicatimi Jeff.
14. Fam. Galeommidae
Galeomma Turioni Sow.
(=Parfchenope formosa Se. 4))
[juv-]
7. Sottordine Cardiacea
15. Fam. Cardiidae
J) Ilarissima: trovata nello Spatangas purpureus
2) Originale di Scacchi della Scucchia elliptica
3) Originale di Scacchi della Erycina violacea.
4) Tipo originale di Scacchi della Parthenopc formosa.
5) Forma tipica.
e) Forma tipica.
20
1) Prossima alla var. albina.
2) Forma tipica.
21
') Si avvicina al crassum Df. France.
2) Trovasi nei fondi presso Capri. Secondo il Monterosato il Cardium nodosum Tort. è pros¬
simo a questo.
3) Alla profondità di 125 metri.
4) Rara.
5) Forma tipica.
22
!) Tipo originale di Scacchi.
2) Idem.
3) Tipo originale di 0. G-. Costa.
4) Uguale al parvum Ph.
5) Vicino al fasciatimi.
®) n. sp. vicina al fasciatimi.
7) Tipo.
23
8. Sottordine Chamacea
16. Fam. Chamidae
]) Sulla Millepora aspera.
-) Subii. Renieri Nardo.
24
l) Originale di Scacchi della Venus drilli
25
x) Tipo
4
26
') Negli scogli.
‘27
Tapes (Pullastra) cateniferus Lm. 2) (= laeta Polì)
»
»
»
Palermo
»
Cagliari
Napoli
Praus
Monterosato
Pi aus
') Tipo originale di Scacchi.
2j Tipo
28
i) = alla var. intermedia Kleciak.
2i Tipo.
J) Somiglia aWHoberti.
2) Tipo
3) Prossima alla depauperata.
30
31
*) Deformità.
2) Deformazione oblonga.
3) Tipo originale di Scacchi.
4) Rarissima.
Ò2
22. Fam. Psammobiidae.
*) Senza zona.
2) Tipo.
3) Tipo.
33
23. Fam. Solenidae
Solenocurtus strigilatus L.
Napoli 0. U.
» fjuv.]
» antiqualus Pulteney = coarctatus Cl.
» »
* » fjuv.]
» » »
Solen marginatus Penn = vagina L. (Auct.)
» » [juv.]
» » var. major Monts.
» etisia L. var. minor Rey.
» » [juv.]
Ensis siliqua L. var. minor Monts.
» » »
Pharus legumen L.
» »
»
»
Adriatico
Chi oggi a
Napoli
Napoli
»
»
»
»
»
»
Viareggio
»
Brus.
Monterosato
Praus
C. U.
»
Praus
C. U.
Praus
C. U.
Monterosato
LO. Sott’ ordine Miacea.
24. Fam. Mesodesmatidae
0
34
Habitat Donatori
Donacilla Mesodesmai cornea var. tarentina Monts. Taranto
» » Dalmazia »
» oblonga Chem. Mediterraneo »
26. Fam. Myidae
J) Tipo.
2) Prossima alla var. Ugnarla.
3) Prossima alla var. Paulucciae.
4) Coste mediterranee della Francia.
35
II. Sott’Ordine Pholadacea
29. Fam. Pholadidae
Pholas dactylus L.
» »
» var. Edwardsii Des.
Pholas (Barnea) candida L.
Xylophaga dorsalis Turt.
Napoli
C. U.
Praus
Scheda originale del Prof. G. Sangiovanni. [V. in proposito questo Annuario (2) Voi 1 N il
Tipo vivente di Taranto.
Habitat
Donatori
30. Fam. Teredinidae
Teredo navali s L.
norvegica Spgl.
Capri
II. Ordine Dibranchia
l.° Sott’ Ordine Lucinacea
l.a Fam. Lucinidae
Lucina i Dentilucina) borealis L.
» » var. depressa Monts.
Lucina iMyrtea) spinifera Monts.
» »
» »
» »
» » [juv ]
Lucina (Jagonia) reticulata Poli.
» * [juv-]
» » »
» var. tennis Monts.
Lucina (Loripinus) fragilìs (Se.) Ph
Lucina (Loripes) lactea Poli
Cerio
Praus
[juv.]
»
»
» » var. lactoides Des.
» » var. ungulata Monts.
» » var. Desmaresti Payr.
Lucina (Lucinella) commutata Ph. = Divaricella divari¬
cata L.
[juv.
37
4) Tipo originale di 0. G. Costa.
2) Tipo.
3) Dalla collezione del Prof. Brugnone (Palermo).
4) Trovata in una palaia.
38
Tellina (Moerella) donacina L. var. variegata Poli [juv.]
» » var. rosea Monts.
» » v&v.pauticostata Req
Tellina (Macoma) tennis Da CosTA=exigua Poli.
» » var. alba 0. G. Costa
» » var. flavescens 0. G. Costa
» » var. aurantia Monts.
» var. solida Monts.
» » var. commutata Monts.
» cumana 0. G. CosTA=Costae Ph.
» » var. linda Monts.
Tellina (Arcopagia) balaustina L.
Habitat
Capri
Napoli
»
Napoli
Caraa
»
Napoli
Cuma
Algieri
Viareggio
Napoli
»
»
Gastrana fragilis L.
fiuv-]
[j'H-
»
»
var. albida
Adriatico
Capri
Sardegna
Palermo
Adriatico
Napoli
Taranto
Sardegna
Zara
Grecia
B acoli
Capri
Taranto
Donatori
C. U.
Praus
»
Praus
C. U.
»
Praus
C. U.
»
Praus
Monts
Praus
c. u.
»
Praus
Monts
»
Brusina
C. U.
Praus
»
Brusina
Praus
»
3. Pam. Scrobiculariidae
Scrobicularia plana Da CosTA=piperata Gm
» »
» »
» » var. major B.D.D.
» cottardi (Payr) Ph.
[>v.]
» » var. subangulata Monts.
Syndesmya opalina Ren.
» » var. Renieri Ph. 2)
» » »
*) Forma corta.
2) Scheda di 0. G. Costa s. n. alba.
»
39
Syndesmya opalina var. Beni eri Ph.
» » »
» » » [juv.
» » »
» » » var.
» » » var. t timida Brus
» » » 1 )
» longicallis Ar. e Ben. Sca.
Abra prismatica Mtg.
» »
» » [juv.]
Lutricularia tennis Mtg.
» »
» » var. trigona Brus.
» » var. »
« » var. Bielzi Brus.
» ovata Ph. = segmentum Recluz 2)
» var. fabula Brus.
» rubiginosa Se. 3)
Habitat
Brevilacqua
Taranto
Napoli
Capri
Pozzuoli
Capri
»
Napoli
»
Capri
Sardegna
Napoli
Capri
Tunisi
Trapani
Dalmazia
Sfax
Adriatico
Napoli
Dalmazia
Napoli
Donatori
Brusina
Praus
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
Brusina
Monterosato
C. U.
y>
Brusina
Praus
3. Sott’ ordine Anatinacea
4. Fam. Cuspidariidae
9 Trovato nello stomaco di una palaia.
2j Tipo.
3) Originale di Scacchi s. n. Amphulesma rubiginosa.
40
Habitat Donatori
(3. Fam. Pandoridae
Pandora oblonga Ph.
» obtusa Ph.
» »
» inaequìvalvis, L
7. Pam. Lyonsiidae
Lyonsia norvegica Chem. var. corruscans Se. i)
» » var. »
8. Pam. Anatidae
Thracia papyracea PoLi=phaseolina Lm.
» » |.jav. |
» villosiuscula Monts.
» corbuloides Des.
» »
» » fjuv.]
» pubescens Leach.
Poroniya granulata Porr, e Hanl.
y. Pam. Clavagellidae
Clavagella melitensis BROD.=angulata Ph.
» balanorum var.
» »
Per non ritardare più a lungo la pubblicazione di questa parte dell’ « Elenco » riguar¬
dante i Pelecypoda rimando ad altro numero dell’Annuario la enumerazione degli Scapho-
poda e Polyplacophora a complemento della 2.a parte dell’ Elenco.
Napoli, 10 Decembre 1915.
!) Originale di Scacchi.
2) Trovato in una Solca impar.
Finito di stampare il 31 Dicembre 1915
ERRATA-CORRIGE
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( USI” nova. Serie )
VOLUME 4.
Num. 12.
25 Agosto 1914.
LONGINOS NAVAS S. J.
(Zaragoza)
N eurotteri IPlanipenni
raccolti da S. A. R. la Duchessa d’Aosta
sulla regione dei grandi laghi dell’Africa equatoriale L)
con 3 incisioni
[Ricevuto 16 Aprile 1014 J
Los Neurópteros que voy a enumerar, cuyo estudio me ha sido confìado por
el Profesor Monticelli, Director del Museo Zoologico de Napoles, pertenecen a
dos familias de Planipennes: Mirmeléonidos 3^ Hemeróbidos.
No son muchos en nùmero, 11 jemplares solamente ; pero por proceder de re-
gión poco explorada todavia, todos son interesantes y dignos de citarse. Entre
ellos hàllanse algunas especies criticas y una nueva para la ciencia.
Su enumeración metòdica es corno sigue.
*) I Neurotteri che sono oggetto della presente nota fanno parte di raccolte zoologiche fatte
da S. A. R. la Duchessa d’Aosta durante i suoi viaggi nella regione del laghi dell’Africa equa¬
toriale cortesemente donate al R. Museo Zoologico di Napoli. — Prof. Fr. Sav. Monticelli.
2
Familia Mirnieleóniclos
Tribù Palparinos
1. Nosa leonina Nav.
Dos ejemplares tf. Prateria Bangueolo — Febrero, Marro.
2. Palpares submaculatus Kolbe. (Fig. 1).
Un ejemplar 9 rotulado : « 1168, Lago di
Ahercorn, Aprile ». Es mas coloreado que el tipo,
también 9 j de la misma región , especialmente
en el ala posterior (Fig. 1 ), donde se ve una
inanella parda bastante grande en la raiz del
sector del radio.
Las estrias oblicuas y la faja marginai ex-
Fig. 1. — Palpares submaculatus 9 Kolbe. — Ala poste- terna pardas son mas distintas que en el tipo.
rior.T A pesar de estas diferencias no la juzgo ni siquiera
variedad; mas conviene consignar està forma.
El P. submaculatus Kolbe ha sido dado por Banks corno sinònimo del P. aegrotus
Gerst., de Angola, de mi longicornis de Nigricia, y de otros dos de Stjz, de que
bay que prescinda- allora. Los tres, aegrotus Gerst., submaculatus Kolbe y longicornis Nav.
son especies distintas. Quien lea la descripción de Gerstaecker (Mitt. Neu Vorponnn., 1893
p. 98) vera desde luego la frase « Oberlippe... peclibraun » y otras muckas que de ningdn
modo pueden convenir al submaculatus o longicornis.
Las dimensiones de este ejemplar son :
Longitud del cuerpo 45 mm.
— ala ant. 59 »
— — post. 58,5 »
3. Palpares torridus Nav. ( Fig. 2).
Un ejemplar rotulado. Prateru Bangueolo.
Està muy maltratado, quedando solamente la cabeza con palpos y sin antenas, el tórax
las patas y un ala posterior (Fig. 2). Las dimen¬
siones de està son : long. 53 mm.; anchura en
medio, 17 mm.
Le convienen casi del todo los caracteres
que di para el tipo 9 (Ann. Soc. scient. de
Bruxelles. 1912, p. 224 fig. 13). Anadiré aqui los
que ofrece propios este ejemplar y podràn perte-
necer al otro sexo.
Fig. 3 — Palpares torridus 9 Nav. — Ala posterior. A
Pronotum (Fig. 2) subtotum fusemi , mar¬
gini-bus flavis, antico et postico angustissime , lateralibus latius.
Ala posterior membrana in quarto basilari hyalina , in reliquo lenissime fiavido tincta
extra fascias; reticulatxone in fascris fusca, extra illas flavida, in parte hyalina venis sub-
3
apis et venulis procnbitalibus et cubitalibus internis plerisque fuscis , venulis pluribus in fascia
toticali flavidis. Macula ad axillam cubiti linearis, praeter rarnum obliquimi et accessorium
xtenta. Fasciae antemedia et stigmalis medio conjunctae. Filala grandis , manifeste pedun-
culata , disco ferugineo fusco.
Banks (Ann. Entom. Soc. of America, 1913, p. 134) ha querido identificar està especie
del Kilimandjaro con el P. Pobeguini Nav. del Congo francés y P. digitatus Gerst. de la
Costa d Oro. No creo posible tal identificación.
De la diferencia entre el torridus (en Banks 1. c. leo torridum pero en mi descripción
originai aparece impreso torridus que es la escritura correcta) y el digitatus se persuaderà
qnien cotcje puntualmente ambas descripciones, nada concisas.
La destinción entre el torridus y el Pobeguini la pone mas en evidenc'a el hallargo de
està eyemplar cT, ya que el tipo del Pobeguini es también tf, mucho mas pequeno.
4. Pa/pares sp. larva
Kasomn. Lago Bangueolo, 22 Febr 1910.
Tribù Acantaclisinos
5. Sogra Aostae sp. nov. (Fig. 3).
En obsequio de su inventerà S A. R. la Duquesa de Aosta.
Similis mordaci Nav.
Caput facie flava ; vertice et occipite fuscis; oculis fusco-rufis; palpis flavi s, labialibus
duplo longioribus, ultimo articulo longo, fusco- ferrugineo, clava longiter pedmculata , externe
longitudinaliter silicata, mucrone brevi, ferrugineo. Pili longi albi.
Thorax fusco-f trrugineus, superne obscurior, pilis longis , fuscis, griseis mistis, posticis
in meso - et metanoto griseis; inferite pilis griseis, longis.
Abdotnen ferrugineo-testacemn ? Maxima pars deest ,
Pedes ferrugineo-fusci, pilis longis densisque, ple¬
risque albidis, ali quot fuscis, hirsuti; calcaribus fortibus,
in angulum obusum, fere rectum, flexis, parte basilari
dilatata, apicalì longa; tarsis unguibusque fuscis.
Alae (Fig. 3 ) hyàlinae, acutae; margine externo
sub api ceni breviter concavo , margine postico leviter
concavo; stigmate testaceo-pallido; reticulatione testacea,
fusco varia.
Ala anterior (Fig. 3 a) area costali paucis venulis
gradatis ante stigma, fere 6-10; areaapicali duplici serie
venularum gradatarum , venulis internis fuscis : area
radiali 8 venulis internis ; sectore radii 9 ramis; area
cubitali interna ad medium biareolata. Linea f lisca
praeter et pone procubitum, a basi ad rhegma, in 9
lati or , aream inlermediarn invadenes, ultra rhegma in
striavi obliquavi anteapicalem evanescentem continuata,
lutei angulum cubiti ad originem lineae plicatae posterioris gutta suborbicularis fusca, in <ff
dilutior.
Firj. 3.— Sagra Aostae Nav.— a. Ala ante¬
rior. Q -j-;— b. Base del ala posterior q
(Con aumento).
4
Ala posterior ( Fig . 3 b) pallidio area apicali una vel altera venula gradata ; area
radiali 5 venulis internis, quatuor ultimis initio geniculatìs ; sectore radii 8 ramis. In $
stria vel gutta oblonga fusca in angolo cubiti , ad primula ramimi ultra ramum obliquavi*
Pilula disco lato , fusco, margine testaceo
Long. corp. ?
al. ant. 44-45 min.
— — post. 38-5 »
Dos ejemplares: presso il Lago Bangueolo; $, Marzo, Via Bangueolo. — Tanganica,
Tribù Mirmeleoninos
6. Hagenomia tristis Walk.
Tres ejemplares via da Brokin Hill a Buana Mukukà, Enero. — Pratero Bangueolor
Marzo specie l'recuente de area extensa.
Familia Hemeróhidos
Tribù Sicopsinos
7. Psichopsis zebra Brau.
Un ejemplar cf, Lago Bangueolo, Febrero 1910,
Zaragoza, 7 de Abril de 1914.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico -Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NATOLI
( TNT uova Serie )
VOLUME 4.
Num. 13. 25 Agosto 1914.
LONGINOS NAVAS S. J.
(Zarago7a)
Algunos Neurópteros exóticos del R. Museo de Nàpoles
con 3 incisioni
[ Ricevuto 16 Aprile 1914]
Los pocos Neurópteros que voy a enumerar que daban sin nombre o imperfe-
ctamente determinados en el Museo de Nàpoles. Confiados a mi estudio por su
Director el Prof. Monticelli, me han parendo dignos de su publicación, espe-
cialmente por tres especies que contenian, una critica y dos nuevas.
Familia Ascalàfìdos
Tribù Episperquinos
\
1. Hap/og/enius Handlirschi Weele.
Asealaphiden, 190S, p. 46, fig. 13.
Apoglenius costatus Brm. Brasile. M. Zool. N. 7792.
2
Tribù Ululodinos
2. U/u/odes costano sp. nov. (Fig. 1).
Caput clypeo et labro testar, eis , fasciculo pilorum qriseorum ad genas; fronte f lisca, pilis
longis fuscis griseisque; vertice ferrugineo , pilis longis fuscis ; oculis fuscis; antennis usque
ad stigma alae anterioris et ultra pertingentibus , fuscis, in quarto basilari testaceis, ibidem-
que pilis longis fuscis , clava oblonga, interne dilatata , fusco-nigra,
Thorax robustus, capile latior, fuscus, superne ferrugineo maculatus, pilis supernis fuscis ,
infernìs griseis.
Abdomen fuscum , ferrugineo varium , inferne in medio basilari pilis albis.
Pedes ferruginei , /ksco varia, fosco setosi; calcaribus rectis , vix arcuatis , longis , duos
prirnos tarsorum articulos superantibus; tarsis subtotis fuscis.
Alae ( Fig . 1) angustae, margine antico et po¬
stico subparallelis , apice sub acutae; margine externo
levissime sub apicem et ad extremum cubitorum
concavo ; area apicali triareolata ; stigmate fere
aeque lato ac alto , quatuor venulis comprehenso,
quorum aliqua furcata (Fig. 1, e) ; reticulatione
f lisca: sectore radii fere 6 ramis.
Ala anterior stigmate fusco ; membrana in
area costali et limbo ad marginem posticum levis¬
sime fuscata; area radiali 3 venulis internis; area
cubitali interna 5 venulis; area post cubitali 4
Fig. i- — uiuiodes costano Nav. Aks (dsquamàti- venulis marginalibus liberis.
cas). Estigma del ala anterior. yl/a poster ior stigmate nigro, membrana in
teriio vel medio posteriore et tertio apicali fu¬
scata, in area costali similiter fuscata, basini versus diluta, area radiali una venula interna.
Long. corp.
— al. ant.
— — post.
— anteum.
28 mm,
26 »
23-4 »
22
Patria. — Brasil. Un ejemplar rotulado: « Ascalaphus limbatus Brull. », al parecer por
Costa. M. Zool. N. 7790. En su obsequio he denominatilo la especie V. costano.
Tribù Prodarrilabrinos
3. Proctarre/abris Monticellii sp. uov. (Fig. 2).
En obsequio del Prof. Monticelli, Director del R. Museo Zoològico de Napoles a cuya
amabilidad debo el estudio de estos y otros Neurópteros
Simili s Brunni Weele. Fulvo-ferrugineus.
Caput facie fulvo-testacea, pilis longis fulvis, inter antennas ali quot fuscis; vertice fulvo,
pilis fulvis; oculis fulvo-ferrugineis, in medio inferiore pallidioribus; palpis fulvis, apice fu-
scescentibus, antennis fulvis, ad stigma alae anterioris haud pervenientibus , clava in medio
basilari fuscescente, pilis verticillatis in quarto basilari fuscis.
3
Thorax rcbustus, fere aeque latus ac caput superne fulvo - ferrug in eu in. pilis fuscescen-
tibus , inferne fulvus , pilis albidis.
Abdomen fulvum, superne , ut videtur, subtotum , òasi excepta, fulvo-ferrugineum.
Pedes fulvi ; femo ribus albido pilosis ; iiòiis dense /’msco setosis; calcaribus ferrugineis
anterioribus tres , posterioribus duos primos tarsorkm ar-
ticulos subaequantib , tarsis fuscis.
Alae basi angustae , ad medium ampliatae , apice swòo-
btusae , area apicali ad medium triangulata , stigmate
altiore quam long io re, fulvo ferrugineo , ad marginem
costalem pallidiore, fere 4 venulis comprehenso , aliqua
f arcata; reticulatione fusca, venulis costalìbus ferrugineo
limbatis , limbo aream subcostalem invadente. Sector radii Fig.z —Proctarreiabris Monticeiiìì Nav.—
5 ramis Extremo del ala anterior.
Jia antemor ( Fig . 2) angulo axillari obtuso , parum prominente ; membrana ad basim
breviter et pone stima in area radiati fulvo- ferrugineo tincta, area radiali 7 venulis internisi
area cubitali interna totidem; area postcubitali 7 cellulis. Punctum testaceum ad basim radii
et postcubiti.
Ala posterior venulis costalibus latius limbatis, macula ingente pone stigma fere usque
ad marginem externum et ultra cubitum , ad angulum posticum sensim evanescente, fulvo-
ruginea; area radiati 4-b venulis internis.
Patria. — Africa meridional?. E1 rótulo reza: Natal. M. Zoo!. N. 7791.
Tribù Hibrisinos
4. Hybris javana Bubm.
Java. M. Zool. N. 43486.
5. Hybris borneensis Weele.
Ascalaphus nugax Wlk. N. Borneo M. Zool N. 41172. Un ejemplar $ sin abdomen.
Familia Mimieleónidos
Tribù Palparinos
b. Symmathetes contrarius Walk {Fig. 3).
Myrmeleon contrarius Wlk. Ceylon. M. Zool. N. 41173. Un ejemplar $.
La inspección de este ejemplar me induce a in-
cluirlo en el gènero Symmathetes. corno lo hizo Mac
Lachlan al crearlo (Journ. of thè Linn. Sac. of Lon¬
don, 1867, 9, p. 237). El borde anterior del ala se-
gunda {Fig. 3.) es muy poco còncavo antes del
àpice, corno sucede en obras especies del genero,
mas el externo lo es visiblemente. Por este motivo
no le cuadre bien la frase de la clave dicotò¬
mica que da Banks fAnn. Entom. Soc. of Ame- sterior. -t
4
rica, 1913) voi. 6, p. 187) para los Palpares de la India: « Tips not falcate », in la fig. 3-
de la làm. 13, donde se ve dicho margen antes del àpice manifiestamente convexo. Por lo
mismo he creido ùtil dar un dibujo exacto del ala posterior de este ejemplar {Fig. 3), per-
teneciente a especie poco frecuente en las colecciones.
Sus dimensiones son •. Long. 46 mm. ; ala ant. 58 mm; ala post. 56,5 min.
Familia IPanórpidos
Tribù Bittacinos
7. Harpobyttacus austra/is Klug.
Bittacus austrnlis. M. Zool. N. 7780 ».
Zaragoza 11 de Abril. de 1914.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Fianceseo Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA IL UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( Muova Serie )
VOLUME 4.
Num. 14.
28 Novembre 1914.
Prof. MARIO BEZZI
(Torino)
Ditte ri
raccolti da S. A. E. la Duchesssa d’Aosta
nella regione dei grandi laghi dell' Africa equatoriale *)
(con 2 incisioni)
[Ricevuto 26 Aprile 1014] .
Grazie all'interessamento del signor Prof. Fr. Sav. Monticelli, Direttore del-
Plstituto Zoologico della R. Università di Napoli, ho potuto studiare i di t-
teri raccolti da S. A. R,. la Duchessa d’Aosta durante i suoi viao-o-i nell’Africa
OO
equatoriale, ditteri che Ella si compiacque di donare al Museo di quell’istituto.
La raccolta non è molto numerosa, contando in tutto 44 esemplari apparte¬
nenti a ‘23 specie; ma comprende parecchie forme interessanti sopratutto nel campo
delle forme ematofaghe, la cui importanza pratica è oggidì universalmente rico¬
nosciuta. Vi si trova inoltre un esemplare che rappresenta una superba nuova
specie del genere Microstylum , degna del più alto interesse , anche per la sua
spiccata colorazione.
*) I Ditteri che sono oggetto delia presente nota fanno parte delle raccolte zoologiche fatte
da S. A. R. la Duchessa d’Aosta durante i suoi viaggi nella regione dei laghi dell’Africa equato¬
riale cortesemente donate al R. Museo Zoologico di Napoli. — Prof. Fr. Sav. Monticelli.
Fam. Bibionidae.
1. Plecia ephippium Speiser 1909.
Una coppia raccolta al Lago Rivù, presso Kisengi, in Settembre IN.0 1491).
Si tratta di una specie di notevoli dimensioni, poiché la 9 misura 12 mm. di lunghezza
del corpo e ben 14 mm. di lunghezza dell’ala; il corpo è tutto di un nero vellutato intenso,
mentre il torace comprese le pleure e lo scudetto, sono di un color rosso aranciato cupo.
Fu descritta originariamente della piana che si stende sotto al Meru, e ricordata anche di
Bumbuli nell’Usambara.
Fam. Tabanidae.
2. Chrysozona meteorica E. Corti 1895.
Un esemplare 9 raccolto nei palmeti lungo la riva sinistra del Giuba, presso Gelile, nel
Febbraio 1911 (N.° 1479).
È interessante rivedere questa specie che fu primieramente raccolta lungo lo stesso fiume
Giuba dal compianto capitano Bottego , durante la sua avventurosa esplorazione di quelle
regioni, nel Marzo-Maggio 1893.
3. Chrysozona ugandae Ricardo 1906.
Austen. — African Blood-sucking Flies, 1909, plt. 12, fig. 93 ( Haemrilopota ).
Una 9 raccolta nella Rodesia meridionale, in un terreno alberato lungo la via da Braken
Hill a Buana Mucuba, nel gennaio 1910 (N.° 327).
Nota finora solo dell’Uganda , dove fu primieramento raccolta nel 1903 dal Colonnello
D. Bruck.
4. Pangonia elongata Ricardo 1903
Austen. — African Blood sucking Flies, 1909, plt. 3, fig. 24.
Tre esemplari di sesso femminile raccolti presso il lago Banguelo , ed infilzati sul me¬
desimo spillo.
Questa elegante specie era nota del Kiiimandjaro, nell’Africa orientale tedesca.
5. Tabanus Brucei Ricardo 1908.
Austen. — African Blood sucking Flies, 1909, plt. 6, fig. 41.
Questa magnifica specie non deve essere rara presso ìe rive del lago Banguelo, poiché
se ne hanno 3 9 raccolte nel Marzo 1910 (N.° 869 o N.° 970), come pure nei terreni al¬
berati verso il lago Tauganica.
Nota nell’Africa centrale, dall’Uganda al Congo.
6. Tabanus biguttatus Wiedemann 1830.
Austen. — African Blood sucking Flies, 1909, plt. 6, fig. 44 e 45.
Un esemplare femmina raccolto nei palmeti lungo la riva sinistra del fiume Giuba, presso
Gelib: nel Febbraio 1911 (N.° 1479).
Questa specie cosi facilmente riconoscibile, abita tutta la regione etiopica, trovandosi dal
Capo al Sudan ed all’Abissinia, dal Mar Rosso al Senegai.
8
7. Tabanus disjunctus Ricardo 1908.
Surcouf. — Tabanides d’Afrique, pie. 3, fig. 6, 1909.
Tre femmine delle rive del lago Bauguelo , J/arzo 1910 (N.° 869) ed una presa col T.
Brucei (N.° 970).
Questa specie è forse solo una forma del T. ustus W alker , ed è ricordata finora della
Rodesia, dell’Uganda e del Congo.
8. Tabanus taeniola Palisot de Beauvois, 1805-1821.
Austen. — African Blood sucking Flies, 1909, plt. 8, fig. 61.
Una O del fiume Mbusi, Mozambico, Dicembre 1909 (N.° 18), coll’annotazione: «Mosca
che vive sugl’ippopotami ».
Un'altra $ del lago Banguelo, Febbraio 1910 (N.° 669).
Due altre ancora della Rodesia meridionale, in un terreno alberato della via Buana Mu-
cuba-Secontui, Febbraio 1910 (N.° 522).
Anche questa specie è largamente diffusa per la regione etiopica, dal Sudan egiziano al
Transvaal. Si dice che essa attacchi specialmente i camelli, e si ritiene che propaghi tra
loro una malattia pericolosa e spesso fatale.
Fam. A.silidae.
9. Microstylum He/enae n. sp. 9 •
(Fig. i, 2.)
Cervinus , abdomine atro cingulis tribus albis segmentisque tribus ultimis obscure rubidis ,
antennis pedibusque rufis , mystace in parte infera faciei retracto et ex setis albis validis
9-10 constituto, alis ex cinereo dilute lutescentibus , nervis totis luteis, subcostali breviusculo ,
cellula posteriori prima aperta.
Long. corp. mm. 30 ; alae mm. 25.
Nel nome di questa magnifica ed elegantissima specie si vuole eternato quello di S. A.
R. la Duchessa d’Aosta, che la raccoglieva nel Dicembre del 1909 nelle foreste del fiume
Mbusi, Mozambico (N.° 68).
Tra le abbastanza numerose spe¬
cie africane di questo genere, quella
che più si accosta è Yafrùm , che
però differisce notevolmente per
quanto stabilisce lo Schiner nel
1867, dopo 1’ esame del tipo del
Wiedemann. Una colorazione simile
si trova solo nel M. elegans descritto
di Pretoria dalla signorina Ricardo
nel 1900 ; ma esso ha antenne,
piedi ed ultimi segmenti addomi¬
nali di color nero. Del Mozambico
il Loew descrisse nel 1852 le due
Microstylum Helenae n. sp. 9 - x 4.-1. Ala. — 2. Addome. specie acutirostre e simplicissimum
4
che sono assai diverse ; di Zanzibar il Ivarsch nel 1887 descrisse il parcum , di cui è detto
assai poco e affatto nulla della colorazione dell’addome; parecchie specie ha il Bigot del
Natal, ma tutte diverse, come diverso è il lìturatum Loew 1863, che ha l’addome anellato
di fasce cenerine.
Capo tutto coperto di fitto tomento di color grigio, che diviene giallognolo nei pressi degli
ocelli e dorato sulla faccia; tutte le setole ed i peli sono gialli, solo la fronte porta una fila
di peli neri su ciascun lato; i palpi però sono rossi, ma tutti irti di setole nere; il mistace
è limitato alle parte inferiore della faccia, ed è costituto da 9-10 macrochete di color bianco
gialliccio, con frammischiati alcuni peli dello stesso colore; la proboscide è nera, colla base
e coll’apice rossi; le antenne hanno il primo articolo nero alla base e rosso nella metà api-
cale, il secondo interamente rosso; il terzo è mancante.
Torace interamente di color cervino, volgente al rosso sugli omeri e sul collare ; esso è
tutto coperto dì brevi peli setoliformi di color nero, che sui lati ed avanti allo scudetto
sono misti ad altri più lunghi e più fitti , di color giallo ; le macrochete sono nere, quelle
omerali molto corte ed in numero di 4-5; delle sopra alari una è di color giallo ; le rae-
tapleurali sono sottili, fitte, tutte gialle; vi è una piccola pteropleurale e nera; il collare pre¬
senta una sola macrocheta nera per parte, molto robusta però; i peli delle pleure sono più
lunghi e gialli; le mesopleurc sono percorse lungo il mezzo di una fascia verticale grigia
a riflessi bianchi. Lo scudetto è colorato come il torace, con peli chiari e con dne macro¬
chete gialle. Il mesoframma è bruno, con un ciuffo di peli neri da ciascun lato. I bilauceri
sono dì color bruno sporco.
L’addome (Fig. 2) è di color nero vellutato opaco, gli ultimi tre segmenti sono però
rosso bruni, il penultimo un po’ lucente sui lati, l’ultimo tutto lucente; le tre fasce bianche
sono collocate un po’ prima dell’ orlo posteriore del 3°, del 4°, del 5° segmento; esse sono
abbastanza larghe e molto spiccate e solo l’ultima è interrotta nel mezzo; tutte si dilatano
sui lati a formare una macchia triangolare che si estende lino a toccare l’ orlo del seg¬
mento precedente; il 6° presenta un triangolo bianco laterale, ma manca della fascia dor¬
sale; anche il 7° e l’8°, che souo rossi, presentano una macchia grigia chiara laterale.
11 ventre è tutto nero, opaco, lucente solo verso 1 ’apice, col 6° e 7° segmento intera¬
mente grigi, in modo da formare una larga fascia preapicale.
I peli che coprono l’addome sono brevissimi e neri; solo quelli sui lati dei segmenti ba¬
sali sone piuttosto lunghi e disposti a ciuffi; i peli dei 3 ultimi segmenti sono eretti, piut¬
tosto lunghi, di color fulvo; nel mezzo delle fasce bianche i piccoli peli sono pure bianchi.
Le spine dell’ovopoistere sono tutte di color rosso scuro.
Piedi interamente di color rosso, che sulle anche è mascherato da un fitto tomento ce¬
nerino; essi sono tutti coperti da peli adagiati .brevi e bianchi ed armati di setole nere; sui
tarsi però i peli sono in maggioranza neri e perciò essi paiono più oscuri; anche lungo il
margine interno delle tibie i peli sono in parte neri. Unghie nere, strettamente rosse verso
la base; pulvilli gialli.
Le ali (Fig. 1) sono tutte uniformemente colorate di una tinta fosca volgente al giallo¬
gnolo; tutte le nervature sono gialle; la subcostale è più breve che di solito ; la prima cella
posteriore è ristretta all’apice, ma sempre abbastanza largamente aperta; la costa è completa.
10. Laxenecera andrenoides Macquart 1846.
Una femmina raccolta in un terreno alberato nella strada dal Lago Banguelo al Lago Tan-
ganica nel Marzo 1910 (N.° 970).
Questo lafride è ricordato finora solo della Caffreria.
11. Promachus gossypiatus Speiser 1910.
Due maschi del Lago Bauguelo, Febbraio 1919 (N.° 669).
Questa caratteristica specie fu descritto del Kilimandjaro e ricordata di Usanbara.
12. Promachus binuc/eatus Bezzi 1908.
Un paio in copula di Roanda, Valle Kagera, Agosto 1910 (N.° 1385).
Una $ delle praterie della Valle Niaverongo in Agosto (N.° 1371).
Sono ben lieto di rivedere questa specie, da me descritta dei paesi Galla nella sola fem¬
mina, ma di cui nel frattempo il Dott. Speiser ha descritto il maschio del Kilimandjaro.
13. Ommat/ns chiastoneurus Speiser 1910.
Un maschio delle rive del fiume Mbusi, Mozambico, nel dicembre del 1909 (N.° 45).
La specie fu descritta del Kilimandjaro ed è assai caratteristica; l’esemplare in discorso
presenta però qualche lieve divergenza col tipo, come nei genitali che sono in parte di
color bruno rosso e nei femori intermedii che sono armati al di sotto di forti spine nere.
Fam. Bombyliidae.
14. Litorrhynchus rostratus Loew 1860.
Una Q delle rive del Lago Bangueio, Marzo 1910 (N.° 896).
Descritto originariamente della Caffreria, fu poi ricordata di Pungo Andongo dal Prof.
Ivarsch; ed io ne ebbi in esame esemplari provenienti dal Nyasa occidentale.
Fani. Syrpliidae.
15. Rhingia caeru/escens Loew 1858.
Una coppia in un terreno alberato lungo la via Banguelo-Tanganica , Marzo 1910
(N.° 941).
Descritta della Caffreria e citata della Rodesia e della Somalia, e più recentemente anche
dei Coiigo belga.
Fam. La rvaevoridae.
16. Pycnosoma puiorium Wiedemann 1830.
Un maschio del Lago Bangueio (N.° 669) e tre della Rodesia meridionale, lungo la
via Broken Hill-Buona Mucuba, Gennaio 1910, su una carogna di Antilope (N.° 371).
Questa specie è diffusa per tutta la regione etiopica, dal Sudan a Zanzibar, dalla costa
•orientale a quella occidetale.
Si adotta qui il nome generico Pycnosoma B. B ., in luogo di quello di Chrysomyia lì. T).
tenuto finora, poiché secondo una comunicazione fattami per lettera dal dott. Villeneuve è
opportuno accettare le vedute del signor Austen , che restringe il genere Chrysomyia alle
forme neotropiche del gruppo della macellarla , mentre tiene in Pycnosoma quelle del
6
mondo antico. Il carattere più importante di distinzione scoperto dal Dott. Villeneuve, è
che queste ultime hanno la squama inferiore delle calittre irta di lunghi peli eretti, mentre
nelle altre è completamente nuda. Sarebbe però da adottare il nome Compsoniyia Rondani.
18. Pycnosoma marginale Wiedemann 1830.
Una femmina presa assieme a quella della specie precedente, sul medesimo cadavere di
Antilope (N.° 371).
Anche questa elegante specie si incontra in tutta la regione etiopica, ancor più larga¬
mente che la precedente.
Fam. Muscidae.
18. Py rellia rhingiaeformis Villeneuve 1914.
9 di Rutchusu, Settembre (N.° 1500).
Questa specie assai caratteristica per il peristoma sporgente in avanti a modo di
Rhingia , fu descritta recentemente del monte Kenya.
19. Glossina morsitans Westwood 1850.
Austen. — A Handbook of thè Tsetse-flies. 1911, plt. 5.
Un maschio raccolto nella Rodesia meridionale, su una carogna di Antilope in compa¬
gnia dei Pycnosoma putoriurn e marginale , di cui sopra (N.° 371). Due femmine raccolte
in un terreno alberato nei pressi del Lago Banguelo, Febbraio 1910 IN.0 657).
È questa una delle più diffuse mosche tsetse, abitando la regione etiopica dal Sud del-
l’Abissinia, al Transvaal ed al paese dei Zulù, dalla Senegambia e Costa d’Oro all’Africa
orientale tedesca.
'20. Glossina longipennis E. Corti 18,96.
Austen. — 1. c. plt. 10.
Una femmina raccolta nel Febbraio 1911 tra i palmeti lungo la riva sinistra del fiume
Giuba presso Gelib (N.° 1749); non lungi dunque dai luoghi dove venne primieramente rac¬
colta dal cap. Bottego nel giugno 1893.
A differenza della precedente, questo Tsetse pare limitata all’ Africa orientale , dall’ A-
bissinia meridionale al nord dei possedimenti tedeschi.
Fam. Ortalidae.
21. Bromophila caffra Macquart 1845.
Un ^ da un gruppo posato in colonna sopra di un albero presso Mbusi . Mozambico
dicembre 1909 (N.° 138).
Un altro nelle foreste dello Zambesi alle Cascate Vittoria.
Questa strana e vistosa mosca raggiunge spesso grandi dimensioni; uno dei maschi qui
ricordati misura ben 22 min. di lunghezza; ma essa pare molto variabile in proposito,
poiché talvolta tocca appena i 10 mm. , mentre le dimensioni normali si aggirano fra 15
e 18 mm.
Non è rara nella parte orientale della regione etiopica, dal paese dei Galla al Capo.
Fani. Trypaneidae.
22. Gen. et sp. indeterminata.
Un esemplare indeterminabile, che presenta però un disegno alare quale non conosco di
nessuna specie africana nota finora. Raccolto nell’ aprile 1910 in terreni alberati lungo la
via tra i laghi Bangueolo e Tanganica.
Fam. Hippohoscidae.
23 Hippobosca carne Una Leacu 1817.
Un maschio raccolto sulla via di Marsabit ed indicato come mosca dei cameli (N.° 1684).
La distribuzione geografica di questa specie coincide probabilmente con quella del camelo;
essa è nota di tutta la costa settentrionale afi'icana, dall’Egitto al Marocco, e poi al Sud
fino al paese dei Somali e della Nigeria settentrionale. Oltre a ciò si trova nell’ Asia fino
all’Afganistan.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA IL UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( 1ST uova Serie )
VOLUME 4.
Nnm. 15. 31 Dicembre 1914.
Dott. ERMANNO GIGLIO-TOS
Direttore della Stazione biologica della R. Università
(Cagliari)
Mantidi
Raccolti da S. A. R. la Duchessa d’Aosta
nella regione dei grandi laghi dell’Africa equatoriale *)
Revisione della sottofamiglia dei Toxoderini
Ricevuto il 27 Aprile 1914.
Il Prof. Monticelli, Direttore del Museo Zoologico di Napoli, mi fece l’onore
e la cortesia di affidarmi lo studio di alcuni Mantidi raccolti da S. A. R. la
Duchessa Elena d’Aosta nei suoi celebri viaggi attraverso 1’ Africa tropicale.
Sono lieto di porgergliene le più vive grazie.
Le specie raccolte solo solamente 9, ma fra queste trovai una nuova specie
di Culidomantis ed un genere nuovo, il gen. Belomantis , appartenente ad un
gruppo di Mantidi di posizione finora incerta che io ho creduto opportuno di
erigere a sottofamiglia, creando quella dei Toxoderini. Il gen. Belomantis è uno
dei tre generi rappresentanti nell’Africa questa sottofamiglia che nell’Asia è rap¬
presentata da forme strane e interessanti. Ho approfittato di questa occasione
per fare di questa sottofamiglia una breve e succinta revisione, e per descrivervi
alcuni generi e specie nuove che trovai nelle collezioni affidatemi in istudio.
*) I Mantidi che sono oggetto della presente nota fanno parte delle collezioni zoologiche radu¬
nate da S. A. R. la Duchessa d’Aosta durante i suoi viaggi nella regione dei grandi laghi dell’Africa
equatoriale e cortesemente donate al R. Museo Zoologico di Napoli. — Prof. Fr. Sav. Monticelli.
‘2
Eremiaphilinae
Gen. Tarachodula Giglio-Tos
T. pantherina Gerst.
Una $ dal fiume Giuba presso Nafta-Gar (2. IV. 1911).
Gen. Pyrgomantis Gerst.
P. fasciata Giglio-Tos.
Un raccolto tra Buana-Mucuba e Secontin (1. IL 1910).
Mantinae
Gen. Mantis Lin.
M. ny assona Giglio-Tos.
Una larva 9 dalle rive del Luapula (7. II. 1910).
Gen. Sphodromantis Stal
S. gastrica Stal.
Un cf in terreno alberato tra Muana-Mukuba e Secontin nella Rhodesia (2. II. 1910).
Gen. Calidomantis Rehn
C. Helenae n. sp.
9 • — Viridi-lutea. Caput latissimum , clypeo frontali angusto , margine supero medio arcuato
producto. Oculi subconoidei. Pronotum crassiusculum marginibus totis minutissime denticulatis ,
pone coxas subito angustatum , ampliatane antrorsum parum angustata , marginibus prozonae
antrorsum vix convergentibus, portione antica dilatata portioni posticae angustatae aeque long a.
Elytra opaca , abdomini aeque longa, area costali dimidio areae discoidalis aeque lata basini
versus venulis plurimis parallelis pedinata. Mae omnino fìavae, subopacae. Coxae an-
ticae immaculatae spinulis 5 spinulisque minimis interpositis armatae. Trochanteres antici
immaculati. Femora antica intus immaculata , spinis apice ni grò.
3
Una sola femmina dalla Rhodesia meridionale.
Dedicata a S. A. R. la Duchessa Elena d’ Aosta.
Questa specie è ben distinta da tutte le altre per la larghezza notevole del capo, per
la dilatazione del pronoto che è lunga quanto la parte posteriore ristretta, e che si restringe
pochissimo in avanti. Per il colore dei piedi e delle ali è affine a C. usambarica ma ne dif¬
ferisce per le dimensioni molto maggiori, per la forma del pronoto, la larghezza delle elitre
e per lo scudetto frontale assai più stretto, e per avere gli occhi ottusi ma conoidei.
C. abyssinica Giglio-Tos
Una 9- Praterie sulla riva destra del Mavarongo (Roanda).
T oxoderinae.
Corpus gracile, bacillare. Femora antica gracilia , spinis discoidalibus 3, spinis externis
5-7 armata , sulco unguiculari prope basini sito. Tibiae anticae graciles , filiformes , femoribus
auticis paulo breviores, vel latissimae, depressae, utrinque laminato-dilatatae et marginibus
pluri-spinfìso-pectinatis. Femora 4 postica brevia. Elytra angusta , linearia , abdomine bre-
viora. Cerci foliaceo — laminati , apice guani basi latiore.
I caratteri che imprimono a questi curiosi Mantidi uno speciale aspetto sono: il corpo
lungo, gracile, a forma di bastoncino ; pronoto compresso a mo’ di tetto, femori anteriori
gracili , tibie anteriori filiformi e lunghe quasi quanto i femori ; oppure (nel gen. Steno-
phylla) dilatate e laminari: piedi mediani e posteriori molto corti; cerei piatti, laminati, più
larghi assai all’apice che alla base.
I Toxoderini sono Mantidi che per la forma strana del loro corpo, gracile, allungato,
a forma di bastoncino, presentano una certa somiglianza con taluni Fasmidi, somiglianza che
in taluni casi si accentua ancora per la forma posteriore dell’addome ingrossato all’apice
quasi a clava e munito sul dorso di appendici a mo’ di lobo che ricordano assai quelle che
si osservano in molte specie di Fasmidi.
La stranezza delle forme di questi Mantidi aveva già colpito anche Brunner von Wat-
tenwyll che nella sua « Révision du système des Orthoptères » (Ann. Mus. civ. Stor. nat*
Genova, 33, 1890) a pag. 71, in una nota che si riferisce al gruppo delle Toxoderae così
scriveva : « Ces insectes à formes antédiluviennes diffèreut essentiellement de tous les autres
« Mantodées. L'absence des carènes et des lobes sur les tibias intermédiaires et postérieures
« m’ engagé à les piacer dans la Tribù des Harpagides ».
Ma se queste strane forme per l’assenza delle carene alle tibie posteriori giustamente
non devono essere collocate fra i Vatini, neanche fra gli Harpagidi possono trovare la po¬
sizione che loro spetta nel sistema dei Mantidi perchè, se talune specie hanno in comune
con gli Harpagidi i lobi ai femori, ne differiscono però per la forma generale del corpo e
per tutti gli altri caratteri che imprimono a questi Mantidi un aspetto caratteristico.
II corpo è sempre lungo, gracile , bacillare. Il capo è più o meno largo, con le an¬
tenne sempre più corte del pronoto. Gli occhi sono muniti di spina all’apice nelle specie
asiatiche, e inermi in quelle africane. Il pronoto, sempre compresso a mo’ di tetto nella me-
tazona, è sovente assai lungo, talora ricurvo ad arco, qualche volta munito di lobi sul dorso
con la dilatazione sempre poco distinta. Le ali e le elitre, sebbene più corte dell’addome,
sono però ben sviluppate e le elitre hanno sempre forma lineare, stretta, a margini paralleli
e arrotondate all’apice. L’addome è lungo, gracile, con i segmenti più lunghi che larghi,
4
In talune specie gli ultimi presentano sul dorso o sul ventre dei lobi, (Toxodera, Paratoxo-
dera)] in altre gli ultimi tre segmenti sono assai più larghi che lunghi.
Carattere tipico e comune a tutte le specie di questa sottofamiglia è la forma dei cerei
appiattiti lateralmente, e dilatati a mo’ di lamina, più larghi all’apice che alla base.
Altre specie di Mantidi presentano cerei così fatti, ma in essi le tibie anteriori sono
assai più brevi dei femori. Nei Toxoderini invece il carattere dei cerei laminati si accoppia
con quello della forma caratteristica dei piedi anteriori.
Questi sono gracili in tutte le loro parti, anche, femore e tibia. Le tibie poi sono quasi
lunghe quanto i femori così che il solco unguicolare di questi si trova molto vicino alla
loro base. Solo in un caso ( Stenophylla ) le tibie anteriori sono molto larghe e depresse.
I femori stessi sono assai gracili, con 3 spine discoidali e da 5 a 7 spine marginali
esterne. Il loro margine superiore o è quasi diritto, oppure sovente è concavo, mai convesso
come si osserva in molti altri Mantidi. Sovente poi i lobi apicali dei femori anteriori sono
tutti o in parte prolungati in spina, oppure in un lobo triangolare acuto.
Le spine marginali esterne alle tibie anteriori variano di numero, ma generalmente
sono poche e radunate verso l’apice, fuorché nel caso del gen. Stenophylla dove sono nu¬
merosissime da ambo le parti.
I femori mediani sono visibilmente assai brevi, talora brevissimi, con lobi o senza lobi,
con i lobi apicali più o meno prolungati, talvolta molto lunghi. I femori posteriori sono poco
più lunghi dei mediani e conformati nello stesso modo.
Le tibie mediane e posteriori sono generalmente filiformi e rotonde; talora ( Oestomantis ,
Calamothespis) presentano carene longitudinali, ma queste non sono parecchie come nei Vatini
ma ridotte ad una carena dorsale mediana e due laterali- ventrali. Anche in questo caso è
però ben visibile la forma liscia arrotondata nella regione della tibia compresa fra la carena
dorsale e quelle laterali.
I Toxoderini abitano quasi tutti esclusivamente le regioni tropicali dell’Asia e dell’Africa.
Una sola specie se ne conosce finora dell America. Una sola specie ( Toxoderella Fortnumi
Westw.) è data dubitivamente come propria dell’Australia settentrionale.
Le specie più strane e più grandi sono proprie dell’Asia e portano quasi tutte gli occhi
armati di spina salvo un genere ( Loxomantis ) in cui gli occhi sono rotondi e privi di spina.
Si distinguono in due gruppi; le Paradanuriae caratterizzate dalle anche anteriori dilatate
in un lobo al loro apice a somiglianza di quanto si osserva nel gruppo delle Danurie e delle
Pope fra i Vatini ;le Toxoderae, caratterizzate dalla mancanza di dilatazione dell’apice delle
anche anteriori.
Le specie africane sono in minor numero , di forme più modeste e tutte prive di spina
agli occhi. Per contro presentano un prolungamento del vertice a cono dietro gli occhi che
rende il loro capo cornuto, a somiglianza di quanto si vede nelle Danurie e nelle Pope fra
i Vatini e nelle specie del gen. Hoplocorypha fra i Mantini.
Le forme americane ( Stenophylla ) sono rappresentate da un sola specie aberrante, dal
pronoto più corto delle anche anteriori, dalle tibie anteriori enormemente appiattite, dilatate,
e armate da ambo le parti di numerosissime spine avvicinate fra di loro come i denti di un
pettine. Tuttavia per la brevità dei piedi posteriori , per la forma e struttura delle elitre,
per la forma e struttura dei piedi anteriori anche questa forma è più affine alle Toxoderae
che a qualunque altro gruppo dei Mantidi.
Quanto alla posizione sistematica i Toxoderini non hanno certo con gli Harpagidi nes¬
suna affinità. Brunner von Wattenwyll, come si disse, li collocò in questo gruppo, ma ri¬
conobbe che per la loro struttura ne sono ben differenti. Le torme ad anche anteriori lo¬
bate, che però non conosco, si avvicinano un po’ ai Vatini, tanto che esse ( Paradanuria ,
Eutlnyphleps) vennero finora collocate in questa sottofamiglia; le forme africane si avvici-
nano anche un po’ ai Vatini per la forma del capo e del pronoto , ricordando le Danurie
e le Pope, ma senza dilatazione all’apice delle anche anteriori. I Toxoderini considerati nel
loro complesso, per quel poco che finora se ne conosce, debbono costituire una sotto fami¬
glia a sè da collocarsi vicino alla sottofamiglia dei Vatini più che a qualunque altra.
Synopsis generum
A. Tibiae anticae graciles Genera orbis antiqui.
1. Coxae anticae apice lobato. Genera asiatica. Paradanuriae.
2- Cerci elongati apice bifido.
3- Spinae geniculares femorum 4 posticorum nullae. 1. Gen. Paradanuria WooD-Mas
3. 3. Spinae geniculares fieni. 4 posticorum adsunt.
4. Vertex muticus.
4- 4. Vertex medio in processimi productus.
2- 2- Cerci breves apice haud bifido.
\. 1. Coxae anticae apice haud lobato.
2- Oculi spina armati. Genera asiatica.
2. Gen. Eutyphleps WooD-Mas.
3. Gen. Toxoderopsis WooD-Mas.
4. Gen. Toxoderella n. gen.
Toxoderae.
3. Cerci apice bifido. 5. Gen. Toxodera Serv.
3- 3. Cerci apice truncato vel rotundato.
4. Femora 4 postica lobata. 6. Gen. Paratoxodera Woon-Mas.
4- 4. Femora 4 postica haud lobata.
5. Vertex ultra oculos productus. Coxae anticae procul a margine postico prosterni
attingentes. Lobus apicalis superus femorum haud longe productus. Tibiae postirae carinato
lobatae. 7. Gen. Oestomantis n. gen.
5- 5. Vertex ultra oculos haud productus. Coxae anticae basini prosterni fiere
attingentes. Lobus apicalis superus femorum omnium longe productus , later alibus longior. Ti¬
biae 4 posticae teretes. 8. Gen. Toxomantis n. gen.
2- 2- Oculi haud spina armati.
3- Vertex in medio haud spinosus 9. Gen. Loxomantis n. g.
3- 3- Vertex utrinque cornutus , medio bispinoso. Genera africana. Calamotespes.
4. Spinae externae marginales femorum anticorum 7.
5. Cerci longi apice inciso. Lobi geniculares laterales femorum intermediorum
longi , spiniformes. 10. Gen. Belomantis n. gen
5. 5. Cerci breves, lati, apice late rotundato. Lobi geniculares laterales femorum
posticorum breves triangulares. 11. Gen. Calamothespis Wern.
4. 4. Spinae externae marginales femorum anticorum 5. Cerci longi , apice bifido.
Lobi geniculares laterales femorum intermediorum triangulares, breves. 12. Gen. Dorymantis n. gen.
A. A. Tibiae anticae depressae valde dilatai ae. Stenophyllae.
13. Gen. Stenophylla Westw.
6
Paradanuriae
1. Gen. Paradanuria Wood-Mas.
Paradanuria Wood-Mason Ann. Mag. Nat. Hist. 4 ser. v. 19, 1877, p. 220 — Journ. As.
Soc. Bengal v. 53, pt. II, 1889, p. 314 — Kikby Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 307. — Rehn
Gen. Ins. 119 fase. Ortb. Vatinae, 1911, p. 20 — Giglio-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, v. 29,
n.° 684, 1914, p. 69.
Specie tipica: P. orientalis Wood-Mas.
Synopsis specierum
\. Femora 4 postica subtus trilobata. P. orientalis Wood-Mas.
1. 1. Femora 4 postica, subtus minute trituber culata. P. parvula Westw.
P. orientalis Wood-Mas.
Paradanuria orientalis Wood-Mason Ann. Mag. Nat. Hist. 4 ser. 19, 1877, p. 220.— Journ.
As. Soc. Bengal, v. 58, pt. II, 1889, p. 315 — Kirby Syn. Cat. Orth. I, 1904. p. 307 — Rehn
Gen. Ins. 119 fase. Orth. Vatinae, 1911, p. 21. — Giglio-Tos Boll. Mus. Zool. Torino, v. 29,
n. 684, 1914, p. 69.
Hab India ; Bangalore, Mysore.
P. parvula Westw.
Toxodera ( Paradanuria ) parvula Westwood Rev. Mant. 1889, p. 41. — Kikby Syn. Cat.
Orth. I, 1904, p. 307. — Rehn Gen. Ins. 119 fase. Orth., Vatinae, 1911, p. 21. — Giglio-Tos
loc. cit. 1914. p. 69.
Hab.?
2. Gen. Euthyphleps Wood-Mas.
Euthyplileps Wood-Mason Journ. As. Soc. Bengal, v. 58, pt. II, 1889, p. 315. — Kirby Syn.
Cat. Orth. I, 1904, p. 307. — Rehn Gen. Ins. 119 fase. Orth. Vatinae, 1911, p. 21. — Giglio-
Tos loc. cit. 1914, p. 70.
Specie tipica: E. redivenis Wood-Mas.
Synopsis specierum
Femora 4 postica superne minute lobata.
1. 1. Femora 4 postica superne haud lobata.
E. redivenis Wood-Mas.
E. curtipes Westw.
7
E. rectivenis Wood-Mas.
Euthyphleps rectivenis Wood-Mason Journ. As. Soc. Bengal, v. 58, pt. II, 1889, p. 317. —
Kirby Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 307. — Rehn Gen. Ins. 119 fase. Orth. Vatinae, 1911,
pag. 22.— Giqlio-Tos loc. cit. 1914, p. 70.
Hab. : Kulu, Kangra, N. W. Himalaya.
T. curtipes Westw.
Toxodera ( Paradanuria ) curtipes Westwood Rev. Mant. 1889, p. 41, pi. I, fig. 4.
Toxoderopsis curtipes Kirby Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 285.
Hab. : India, Bombay.
Kirby ritiene questa come la specie tipica del gen. Toxoderopsis , mentre invece uon lo è
che anzi, per la forma dei cerei dentellati verso l’apice, meglio è ascriverla a questo genere,
8. Gen. Toxoderopsis Wood-Mas.
Toxoderopsis Wood-Mason Journ. As. Soc. Bengal, v. 58, 1889, p. 317. — Kirby Syn. Cat.
Orth. I, 1904, p. 285.
Specie tipica: T. spinigera Wood-Mas.
Synopsis specierum
1. Processus frontalis acutus. T. spinigera Wood-Mas.
1. 1. Processus frontalis in (ff truncatus , in $ bifidus. T. tàurus Wood-Mas.
T. spinigera Wood-Mas.
Toxoderopsis spinigera Wood-Mason Journ. As. Soc. v. Bengal, v. 58, 1889, p. 319.
Hab. : India, Bombay.
T. taurus Wood-Mas.
Toxoderopsis taurus Wood-Mason Journ. As. Soc. Bengal, v. 58, 1889, p. 320.— Kirby Syn-
Cat. Orth. I, 1904, p. 285.
Hab. : India, Sind, Khurda, Orissa.
4. Gen. Toxoderella nov. gen.
Corpus gracile. Oculi spina armati. Pronotum gracile , marginibus fere inermibus , dilatv-
tione supracoxali parva. Elytra angusta , linearia. Coxae anticae apice lobato-ampliato . Fe-
8
mora antica gracilia , extus spinis 5 armata lobo apicali suvero in spinam producto. Tibiae
anticae femoribus subaeque longae. Femora 4 postica subtus irregulariter lobata , lobis tribus
apicalibus spinaque longis , acutis, incurvis. Abdonien gracile , lineare , cercis brevibus , basi
angusta , apicem versus subito dilatati , lyii'ce ipso via? sinuato.
Specie unica: T. Fortnumi Westw.
T. Fortnumi Westw.
Toxodera ( Paradanuria ) Fortnumi Westwood Rev. Mant. 1889, p. 41, pi. Vili, fig. 7.
Paradanuria Fortnumi Kirby Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 307. — Rehn Geo. Ins. 119 fase.
Ortb. Vatinae, 1911, p. 21. — Giglio-Tos Boll. Mus. Torino, v. 29, n. 684, 1914, p. 70.
Hab. : Australia settentrionale ?
Questa specie si distingue dalle altre ad anche anteriori dilatate verso l’apice per avere
cerei arrotondati largamente all’apice e non bifidi.
Toxoderae
5. G-en. Toxodera Serv.
Toxodera Serville Ann. Soc. ent. France v. 6. 1887, p. 27. — Ins. Orth. 1839, p. 168. —
Wood-Mason Journ. As. Soc. Bengal, v. 58, 1889, p 321.
Specie unica: T. denticolata Serv.
T. denti cu lata Serv.
Toxodera denticulata Serville Ann. Soc. ent. Erance, v. 6, 1837, p. 28, pi. 2. — Orth
1839, p. 169, pi. 5. — Blanchard Hist. nat. Ins. 1840, T. 3, p. 11. — Saussure Mém.
Soc. Genève, v. 21, 1871, p. 163. — Wood-Mason Journ. As. Soc. Bengal, v. 58, 1889, p.
323. — Sharp Cambridge Nat. Hist. Ins. I, 1895, pp. 253, 254, fig. 145. — Kirby Syn. Cat.
Orth. I, 1904, p. 285.
Hab. : Giava (Servirle) Deli in Sumatra, (Mus. Berlino), Giava orientale (Mus. Ginevra).
6. Cren. Paratoxodera Wood-Mas.
Paratoxodera Wood-Mason Journ. As. Soc. Bengal, v. 58, 1889, p. 324.— Kirby Syn. Cat
Orth. I, 1904, p. 285.
Specie tipica: P. cornicollis Wood-Mas.
St/nopsis spccierum
1. Lobi fem. 4 postic. divisi.
1. 1. Lobi fem. 4 post, indivisi.
P. cornicollis Wood-Mas.
P. pluto Rehn.
9
P. cornicol/is Wood-Mas
Faratoxodera cornicollis Wood-Mason Journ. As. Soc. Bengal, v. 58, 1889, p. 325. — Kirby
Syn. Cat. Orth. I, 1904, p. 285.
Hab. : Giava (Wood-Mason) Sumatra (Mus. Berlino).
P. pluto Rehn
Toxodera pluto Rehn Orth. f. Sumatra, 26, 1909, p. 182, fìg. 5.
Hab. : Sumatra, Benkoelen.
Per la forma dei cerei e per quella del pronoto questa specie, meglio che al gen. Toxo¬
dera , va ascritta a questo.
7. Gen. Oestomantis nov. gen.
Corpus gracile , bacillare. Caput angustum pronoto paulo latius , clypeo frontali latiore
guani altiore utrinque bicarinato , margine supero inter antennas angulo obtuso producto medio
interrupto. Oculi valde prominentes , summo apice extrorsum spina sursum vergente armati.
Antennae breves. Ocelli minuti. Vertex supra ocellos in carinulam transversam triangularem
apice angustissime incisa productus, utrinque ad oculos spina minuta armatus. Summus vertex
ultra oculos oblique productus , arcuativi sinuato-truncatus , utrinque bisulcatus. Pronotum gra¬
cile, bacillare , ampliamone parum disiincta, marginibus totis denticulatis , disco granuloso ,
prozona utrinque tricarinato rugulosa, metazona quam prozona plus quam triplo longiore
medio c arinato-granulosa , utrinque granulis sparsim instrueto. Abdomen gracile , bacillare,
segmentis multo longioribus quam latioribus , superne in medio margine postico dente minuto
mediano validiore instructis , segmentis tribus ultimis dorsualibus brevissimis, medio carinatis
utrinque sidcatis. Lamina supraanalis brevis transversa , carinata , apice late rotundato. Se¬
gmentavi quintum ventrale apicevi versus inflatum , apice ipso medio in dentem maju-
sculum producto. Segmentavi sextum ventrale ( Lamina subgenitalis ) modice inflato-compr essimi
breve , apice in lobos duos contiguos profunde sed angustissime fisso. Cerci segmento quinto
abdominali subaeque longi, fo li aceo-compress i , lineares segmento ultimo coeteris unitis aeque
longo , apice rotundato , medio vix inciso. Prosternum granulosum. pluricarinulatum. Coxae an-
ticae granulosae, marginibus denticulatis , apice haud ampliato , dimidium metazonae pronoti
vix superantes. Femora antica gradila, sursum arcuata , lobis apicalibus tribus brevibus sed
acutissimis, spinis externis 5 , internis alternatis 15, ultima apicali magis remota , inter istam
et penultimam spina alternata nulla, sulco unguiculari prope basivi sito, spinis discoidalibus 3.
Tibiae anticae graciles, subreclae, femoribus anticis paulo breviores , extus in quarta parte
apicali spinis 5, intus in dimidio apicali spinis 8 armatae. Metatarsi alitici graciles, articulis
coeteris unitis subaeque [longi. Femora 4 postica forti ter compressa, superne subtusque di-
stincte carinata, carinis ipsis minute denticulatis, lobis apicalibus lateralibus triangularibus
acutis. Femora intermedia brevissima posticis tertia parte breviora. Tibiae 4 posticae femo-
ribus aeque longae carina supera in lobum elongatum, longe rotundatum a basi ad apicem
perductum elevata, carinis inferis praesertim postica in laminam compressavi elevatis. Me¬
tatarsi 4 postici compressi articulis coeteris unitis dimidio breviores.
Specie unica: Oe. bacillaris n. sp.
2
10
Oe. baci/lar/s n. sp.
9 . (. Nympha ). — Terrea , strigis nonnullis fuscìs hic et illue irregulariter signata. Spinae
femorum et tibiarum anticarum apice nigro.
( cercis exclusis)
Una sola ninfa da Giava.
Trovai questo strano Mantide fra le collezioni del Museo di Ginevra inviatemi gentilmente
in istudio. Esso si distingue da tutti gli altri di questo gruppo per la forma speciale delle
tibie posteriori e mediane le quali sono rotonde, ma specialmente sopra e sotto sul margine
posteriore presentano una espansione delle due carene che si estendono per tutta la lun¬
ghezza della tibia. L’espansione superiore presenta il margine arcuato. L’ insetto nel suo
complesso ricorda molto un Fasmide.
8. Gen. Toxomantis nov. gen.
Corpus elongatum , gracile , bacillare. Caput pronotum paulo latius , clypeo frontali trans¬
verso , multo latiore quam altiore utrinque sinuato. Ocelli maximi. Antennae pronoto breviores
Oculi oblongi, prominuli, summo apice nonnihil ultra verticem producto extus spina armato.
Summus vertex truncatus medio tubercolato. Pronotum breviusculum , vix arcuatovi, margi-
nibus totis denticulatis, disco sparsivi granuloso , ampliatione supracoxale rotondata , vix di-
stincta, margine antico subtruncato , prozona carinata , metazona quam prozona plusquam duplo
longiore , marginibus parallelis tectiformiter conipresso-carinata. Elytra et alae in perfecte
explicatae sed abdomine breviores. Elytra angusta , linearia. Abdomen gracile , segmentis lon-
gioribus quam latioribus, segmentis tribus ultimis exceptis transversis , ultimo brevi utrinque
angolato, segmentis 4 ultimis medio carinatis. Lamina supraanalis carinata , brevis , transversa
sabsemicircularis. Lamina subgenitalis elongata laminam supraanalem superans, stylis in-
structa. Cerci segmentis abdominalibus quatuor ultimis simili sumptis subaeque longi, lami¬
nato foliacei , lineares , articolo ultimo coeteres unitis longiore lineari apice truncato , vix ro-
tundato emarginato. Coxae anticae graciles marginem posticum pronoti attingentes , lobis apis
calibus internis triangula ribus, acutis. Femora antica gracilia subrecta, margine supero vix sinuato
lobis apicalibus lateralibus triangularibus acutis, haud productis, lobo apicali supero in spinavi
longe producto , spinis discoidalibus 3 , spinìs externis 6, internis 13, sulco unquiculari prope
basini sito. Tibiae anticae graciles , rectae, femoribus paulo breviores , extus in tertio api-
cali spinis 6 minutis apicali majore; intus spinis 13, tertio basali inermi. Metatarsi alitici
graciles , cylindrici, articolo secando duplo longiores. Femora intermedia brevia coxis interine-
11
vis aeque longa, subtus margine postico denticulato , lobis tribus apicalibus spiniformibus pro¬
duci s, spina geniculari nulla. Femora postica intermediis vix longiora , lobis apicalibus bre-
vioribus. Tibiae 4 posticae graciles filiformes.
Specie tipica: T. sinensis n. sp.
Synopsis specierum
1. Femora postica haud trituberculata. Elytra in area discoidali haud fusco maculata.
T. sinensis n. sp.
1. 1. Femora postica subtus trituberculata. Elytra in area discoidali fusco maculata.
T. Westwoodi nom. nov.
T. sinensis n. sp.
cf. — Ferrugineo-testacea. Pronotum in metazona utrinque nigricante vittatum , granulis
sparsim nigris. Elytra abdomine brevi ora , apicem segmenti 4 vix super antia , angusta, li¬
nearia, area costali angusta, favo- ferruginea , opaca, area discoidali hyalina, venis albido
et nigro alternativi signatis , membrana anali hyalina. Alae hyalinae. Coxae anticae margi-
nibus minute denticulatis, basim versus latiores , extus nigro vittatae. intus apice infuscato.
Femora antica serie unica granulorum nigrorum in area externa instructa , intus ad mar¬
ginali superimi fusco limbata, spinis apice nigro. Femora 4 postica nigro denticulata et gra¬
nulosa.
» tibiar. ani. » 8
Dae maschi: uno, il tipo, completo senza indicazione di località; (14-V, 1898) l’altro un
po’ guasto con le indicazioni: Macao, Cambon, China 7, X, 1898, Lehmann (Mus. Berlino).
T. Westwoodi nom. nov.
Toxodera ( Paradanuria ) orientalis Westwood Rev. Mant. 1889, p. 41, pi. 12, tìg. 9.
Hab. : India, Bangalore, Mysore.
Senza aloun dubbio questa specie appartiene a questo genere ed è anzi molto affine a
T. sinensis. A giudicare dalla figura e dalla breve descrizione ne differisce per la macchiet-
tatura delle elitre che manca in T. sinensis e per avere i femori posteriori quasi trilobati
al loro margine infero-posteriore.
P. orientalis Wood-Mason con le anche anteriori espanse in un grande lobo non ha nulla
a che fare con questa specie.
12
9. Gren. Loxomantis n. gen.
Corpus gracile , elongatum , bacillare. Caput uti pronoti ampliati latum , oculis antror-
sum prominentes rotundatis. Clypeus frontalis transversus, margine supero medio in lobum
rotundatum producto, lobo ipso marginato et margine utrinque ad basini clypei perducto.
Ocelli maximi in tuberculum siti. Vertex super ocellos carina transversa arcuata instructus.
Summus vertex distincte ultra oculos productus ; medio rotundato excavato, utrinque in tu¬
berculum obtuse rotundatum elevatus, et sulcatus. Pronotum rectum, coxis anticis valde lon-
gius, ampliatione distinda, utrinque rotundata, prozona antrorsum nonnihil ampliata, disco
granuloso , in dimidio postico silicato , sulco ipso carinulato, metazona fortiter tectiformiter
arinata, sparsim granulosa. Elytra parallela, hyalina, area costali in tedio basali tantum
dilatata, opaca , irregulariter alveolata, venis sat expressis. Alae hyalinae, area costali an¬
gusta, subopaca. Abdomen cylindrìcum (apex deest). Coxae anticae vix denticulatae, denticulis
minimis remotis, lobis apicalibus interni divergentibus, triangularibus, subacuti. Femora
antica gradila, basi parum incrassata , margine supero nonnihil sinuato, spinis discoida-
libus 3, spinis externis 5, internis là. Tibiae anticae graciles, femoribus anticis paulo bre-
viores, apice sinuato, ungue elonyato, intus spinis 8 in dimidio apicali , extus spinis tantum
4 in extremo apice armatae. Femora 4 postica lobis apicalibus acutis, fortiter carinata,
subtus utrinque ante apicem lobata, superne ante apicem lobulo minuto instructa. Tibiae
4 posticae subtus utrinque alato-carinatae, carinulis ipsis denticulatis, superne carina media
pone basim in lobum elevata. Metatarsi 4 postici articulis 2 sequentibus subaeque longi. Fe¬
mora intermedia breviora, postica nonnihil longiora.
Specie unica: L. indica m. sp.
L. indica n. sp.
cf — Griseo-terrea. Pronoti prozona ad marginem anticum utrinque foveola instructa. Mar-
gines pronoti ioti denticulati , denticulis inter se remotis. Sulcus prozonae utrinque carini, s
granulosis limitatus. Elytra area costali griseo-opaca, parte dilatata basali nigricante, area
discoidali hyalina, basi macula dilute fusco-nubeculosa, venis longitudinalibus albo-et nigro in-
terruptis, venulìs spuriis interpo.sitis albidis. Alae hyalinae, area costali angusta grisea,
area costali et extremo apice areae discoidali griseo et fusco maculati. Abdomen fulvo-testa-
ceum, segmenti margine portico infuscato. Coxae anticae extus basi et medio fusco fasciatae
et marmoratae. Femora antica pone basim et ante apicem utrinque fusco fasciata , spinis
testacei apice nigro. Tibiae anticae testaceae. Femora 4 postica medio et apice fusco fa¬
sciata et marmorata, lobis inferis nigro-maculatis. Tibiae 4 posticae medio fusco marmoratae
et fasciatae.
Un solo maschio da Madras (Mus. Ent. Berlino).
13
Calamothespes
10. G-en. Belomantis nov. gen.
Corpus gracile , elongatum, bacillare , in utroque sexu alaium. Caput pronoto vix latius,
clypeo frontali transverso, angustissimo , triangulari. Ocelli in utroque sexu magni. Antennae
pronoto breviores , scrobo nonnihil produrlo. Oculi parum prominuli, elongato-ellyptici , sursum
attenuati , mutici. Summus vertex ultra oculos productus, utrinque ad oculos in tubercu-
lum acutum productus , utrinque ad marginem oculorum carina granulosa ab antennis ad
apicem tuberculommi produda , medio carinis binis granulosis in summo vertice in spinas
duas erectas terminatis instructus. Pronotum gracile , tectiformiter compressum, ampliatione
supracoxali vix distimia, metazona quam prozona latiore, marginibus totis denticulatis , pro¬
zona marginibus lateralibus parallelis , margine antico rotundato , disco sparsivi minute et
rare granuloso , medio longitudinaliter silicato, utrinque carinato , a medio ad marginem
anticumi utrinque bicarinato, metazona quam prozona plus quam triplo longiore , acute tecti¬
formiter carinato-compressa. Elytra et alae per fede explicatae. Abdomen elongatum, bacil¬
lare, segmentis longioribus quam latioribus medio carinatis, segmentis 6-8 apicalibus in $
brevissimi, transversis, articulo 6 a basi ad apicem ampliato, 7-8 a basi ad apicem angu-
statis, in cf segmento 5 multo longiore quam latiore a basi ad apicem ampliato, segmentis
7-8 paulo latioribus quam longioribus a basi ad apicem nonnihil angustatis. Lamina supra-
analisin utroque sexu brevis, transversa, carinata, semicircularis. Segmentimi 5 ventrale 9
po.stice nonnihil inflato-elevatum, et in lobum triangularem productum. Lamina subgenitalis
9 compressa, infata, in lobos duos fissa. Lamina subgenitalis fif ampliata , plana, stylis
instruda. Cerci in utroque sexu longi, lati f oliaceo-laminati , linear es , articulo ultimo coe-
tcris unitis longiore , lineari , apice eroso-emarginato. Coxae anticae acute triquetrae , dimi¬
di uni metazonae pronoti parum superantes, carina externa apice in spinas obtusas duas bi¬
fida , lobis apicalibus internis triangularibus , acutis. Femora antica gradila , lobo apicali
externo triangulari , acuto, ultra genicula pro ludo, interno brevi , triangulari, acuto, spinis
discoidalibus 3. spinis externis 6 , spinis internis 13. Tibiae anticae graciles , rectae, femo-
ribus paulo breviores, extus in dimulio apicali spinis 9 in 9 • C2 in rf , intus spinis 15
in 9.- di in cf. Metatarsi untici articulis caeteris unitis aeque longi. Coxae 4 intermediar
apice utrinque in processimi spiniformem producto. Femora 4 postica brevissima , carinato-
denticulata, lobis lateralibus apicalibus in processavi spiniformem produdis, in femoribus in-
termediis processubus ipsis valde longioribus. Tibiae 4 posticae graciles, filiformes, teretes.
Metatarsi 4 postici articulis caeteris unitis breviores.
Specie unica : B. Helenae. n. sp.
B. Helenae n. sp.
. 9- — Terreo-fusca , facie pallida, vertice nigro. Pronotum utrinque infuscatum. Elytra
apicem segmenti 5 abdominalis attingeniia, angusta, linearia , apice rotundato. subpellucida ,
ante medium et pone medium strigis nonnullis nigris ornata, apice ipso toto nigro striolato.
14
Alae apice nigro striolato, areolis omnibus medio infunati. Coxae anticae intus pallide te¬
stacene. Femora antica intus pallide testacea, ad marginem superum nigro limbata. Pedes 4
postici testaceo pallidi.
Un maschio raccolto in praterie sul Luapula(3, II. 1910) ed una femmina presa presso Ban-
gueolo (22. II, 1910).
Nelle collezioni del Museo di Berlino trovai una femmina di questa stessa specie raccolta
a Atakpame nel paese dei Togo.
Dedicata a S. A. R. la Duchessa Elena d’Aosta.
11. Glen. Calamothespis Wern.
Galamothepsis Werner Orth. blattaef. 1907. p. 73.
Gen. Betonanti affinissimum genus, distinctum vero; cercis brevioribus, apicem abdominis
haud superantibus, basi angusta , dehinc subito ampliatis, lamellaribus, plurisegmentatis, se-
g mentis ' transversis brevissimi segmento apicali brevi , transverso, rotundato, lamina supra-
anali transversa carinata, apice truncato, femoribus anticis lobis genicularibus lateralibus
triangularibus acutis, sed lobo externo haud ultra genicula producto , tibiis anticis extus spini
5 in extremo apice sitis, femoribus 4 posticis lobis apicalibus lateralibus acutis sed haud ultra
genicula productis, tibiis 4 posticis minus gracilibus superne uni-inferne bicarinatis.
Specie unica : C. adusta W krn.
C. adusta Wern.
Calamothespis adusta Werner Orth. blattaef. 1907, p. 73, Taf. I, tìg. 3.
9 . — Pallide testacea Vertex granuli nigris minutissimi sparsivi instructus. Pronotum
utrinque nigro striolatum. Elytra apicem segmenti 5 abdominalis attingentia, hyalina, area
15
anali , venis costalibus , venisque longitudinalibus areae discoiclalis nigro striolatis , membrana
anali hyalina. Alae hyalinae, venis costalibus fuscis , vem’.s areae discoiclalis apice infuscato.
Coxae anticae extus nigrae. Tibiae anticae subtus nigrae. Tarsi antici infuscati. Pedes 4
postici pallidi. Prosternum pone coxas inf uscatum.
Una sola femmina adulta da Bismarkburg nel paese dei Togo (Mus. Berlino).
Questo genere è stato creato da Werner su di una ninfa femmina raccolta a Mongalla.
La femmina adulta da me osservata non mi pare che ne differisca specificamente.
12. Cren. Dorymantis nov, gen.
Gen. Belomanti affinissimum genus , sed distinctum : clypeo frontali semicirculari , scrobo
antennarum hauti producto , lamina supraanali truncato-emarginata, cercis a basi ad apicem
ampliatisi segmentis a basi ad apicem gradatim longioribus, segmento penultimo subquadrato,
ultimo apice triangulariter emarginato: femoribus anticis lobo apicali externo acuto , haud
ultra genicula producto , spinte exterms 5, tibiis anticis extus spinis 6 in tertio apicali; fe¬
moribus 4 posticis lobis apicalibus lateralibus triangularibus, haud spini formìbus.
Specie unica : D. congica n. sp.
16
D. congica n. sp.
9- — Straminea. Vertex infuscatus. Elytra apicem segmenti 5 abdominalis attingentia,
angusta , linearia , area costali straminea subopaca, marginem versus vix infuscata, area di¬
scoidali hyalina. Alae hyalinae.
Una sola femmina dal Congo (Mus. Torino).
Stenophyllae
13 Gen. Stenophylla Westw.
Stenophylla Westwdod Are. ent. v. 2. 1845. p. 2. — Saussuee Mém. Mexique, Mant. 1871
p. 154 — Miss. Mexique, Orth 1872, p. 282. — Saussure et Zehntner Biol. centr. amer. Orth.
1, 1894, p. 184.
Specie unica: S. cornigera West.
S. cornigera Westw.
Stenophylla cornigera Westwood Are. ent. v. 2, 1845, p. 62, f. 2. — Rev. Mant 1889, p.
45. — Saussure Mém. Mexique, Mant. 1871, p. 155. — Miss. Mexique Orth. 1872, p. 283. —
Mém. Soc. Genève, v. 23, 1872, p. 82, t. 9, f. 30 — Sharp Cambridge Nat. Hist. Ins. v. 1.
1895, p. 257, 258, f. 147.
Specie del Brasile, aberrante dalle solite forme del continente antico, ma senza dubbio
appartenente a questa sottofamiglia.
Vatinae
Gen. Stenowates Saus.
S. pantherina Saus.
Una larva dalle Rive del Lnapula (4, II, 1910).
17
Empusinae
Gen. Hemiempusa Saus. et Zehntn.
H. capensis Burm.
Un cf. Banguelo (23. II. 1910).
Saussure et Zehntner (Hist. nat. Madagascar. Orth. 1895, p. 241) danno come carat¬
tere distintivo di questo genere: « antennes des màles impectinées ». 11 maschio da me esa¬
minato ha invece le antenne distintamente e lungamente bipettinate.
Napoli, K. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( Nuova Serie )
VOLUME 4.
Num. 16.
20 Decembre 1914.
von ERICH KESSLER
(Leipzig)
Zur Kenntnis der Harpacticidenfauna Mittelitaliens.
[Ricevuto il 1 Giugno l'.UlJ
Herr Professor Woltereck hatte die Giite, mir Material zar Bearbeitung
zu iiberlassen, das er selbst wàhrend seines Aufenthaltes in Mittelitalien an ver
schiedenen Lokalitàten gesammelt hatte. Ausserdem iibergab er mir Material aus
dein Astroni-See , das von Herrn Professor Monticelli stammt, der ja den
Astroni-See auf das sorgsamste durchforscht.
Es soli hier nur anf die wenigen bis jetzt gefandenen Arten hingewiesen
werden, da die Funde tiergeograpliisch von grosse m Interesse sind. Spàter werde
ich ausfuhrlicher iiber das Astroni-See-Material berichten, in der Monographie,
die in nàchster Zeit von Professor Monticelli iiber diesen See lierausgegeben
wird .
Bis jetzt sind aus Mittelitalien, so von Brehm. nur Nitocra- Arten und eine
Laophonte- Art beschrieben worden und zwar Nitocra wolterecki Brehm, Nitocra
plilegraea Brehm und Laoplionte hecate Brehm. Letztere ist Mentiseli mit Mesoclira
lillieborgi , die aucli von der dalrnatinischen Kiiste bekannt ist. Umso interessante!’
ist es, dass vier der von mir gefundenen Arten der Gattung Canthocamptus
Westwood angehoren; diefiinfte Art , Phyllognathopus viguieri Maupas ( — Belisarius
viguieri Maupas) ist von besonderem Interesse.
Es wurden Fange aus dem Astroni-See, Albano-See und Nemi-See untersucht.
Obgleich die Fànge fast ausschliesslich planktonisch waren und nur wenig Ma-
terial enthielten, konnte idi dock fiinf Harpacticiden — Spezies nackweisen. Die
Canthocamptus- Arten weiclien alle etwas ab. Da idi aber nur wenige Tiere bis
jetzt zur Yerfugung batte, die teilweise auch stark mazeriert waren, konnte ich
nickt sioher feststellen, ob es sicli nur uin individuelle Abweicliungen oder aber
uni Lokalrassen oder gar Varietàten liandelt. Ich modi te also vorlaufig diese
Frage unentsckieden lassen.
Auffallig war das Auftreten aller vier Canthocamptus- Arten in einer Tube
aus dem Astroni-See, die die Bezeichnung "Plankton superficiale zona 8" trug.
Das Auftreten der Tiere in diesem Fange làsst sicli wohl nur damit erklàren,
dass die Tiere an den ini Material zalilreich vorliandeuen Lemna — Exemplaren
gesessen liaben und mit diesen ins freie Wasser getrieben wurden.
Liste der gefundenen Arten:
I. Gattnng Canthocamptus Westwood.
1) C. staphylinus Jùrine.
2) » gracilis G. 0. Sars.
3) » minutus Claus.
4) » pygmaeus G. 0. Saks.
II. Gattung Phyllognathoptìs Mràzek (= Belisarius Maupas).
5) Phyll. viguieri Maupas.
Die Tiere verteilen sich wie folgt auf die drei Seen:
Astroni-See:
C. staphylinus Jurine.
gracilis G. 0. Sars.
minutus Claus.
pygmaeus G. 0. Sars.
Nemi-See :
C. minutus Claus.
pygmaeus G. 0. Sars.
P. viguieri Maupas.
Albano-See:
C. pygmaeus G. 0. Sars.
AVie bereits liervorgekoben, sind die Funde, tiergeograpkisck betracktet,
von grossem Interesse. Aus Stideuropa sind ausser den schon erwàlinten Arten,
die Brehm fur die phlegràisclien Felder festgestellt hat, nur nodi von der Bal-
kanlialbinsel , ebenfalls durch Brehm . drei Canthocamptus Arten bekannt ge-
worden, nàmlich Canthocamptus staphylinus Jurine var.?, Canth. crassus G-. 0. Sars
und Canth. zschokkei var. parvispinosus Mràzek.
3
Aus Nordafrika dagegen ist uns ùber eine ganze Reihe vou Harpacticiden
berichtet worden, die wir aucli aus Mitteleuropa kennen: Canth.' pygmaeus G. 0.
Sars, Canth. minutus Claus, Canth. trispinosus Brady (Gurney), Phyllognathopus vi-
guieri Maupas (Maupas), Woltersdorffia blanchardi Richard (Richard) und Wol-
tersd. coìifluens Schmeil (Brehm). Es zeigt sicli also, dass Nordafrika, worauf sclion
Brehm hingewiesen hat , dem europàischen, speciell dem niitteleuropàisclien
Faunengebiet zuzurecbnen ist.
Ein vermittelndes Glied bilden nun meine Befuude iiber Mittelitalien. Canth.
minutus und pygmaeus sind aucli slidlicli der Alpen, nòrdlicli des Mittelmeeres
bekannt. Dass dieses keine Faunensckeide bildet, beweist aucli der Fund des
seltenen, interessanter Pliyllognatopus vi galeri , der fast gleichzeitig in Nord¬
afrika (Maupas) und Bolimen (Mrazek) entdeckt wurde, dami aber lange Zeit ver-
scliollen blieb, bis das Tier durch Hartwig und den Autor in Deutschland, durch
Scourfield in England nachgewiesen wurde. Das Auftreten in Italien vermittelt,
wieder zwisclien den geographisch weit getrennten Lokalitàten. an denen diesel-
Yertreter der Longiyedìinae gefunden wurde. Neu f li r die siidliclie Breite, d. li.
siidwarts der Alpen, ist Canth. gracili?, der bis jetzt von Nordeuropa bis zu den
Alpen bekannt war.
Hoffentlicli ergibt weiteres Material eine bessere Ausbeute. Es ware dies
ini Interesse einer richtigen Beurteilung der faunistischen Verhàltnisse Siideu-
ropas nur dringend wiinschenswert.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
A JN JN UA RIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( INT uova Serie )
VOLUME 4.
Num. 17. 5 Settembre 1914.
L. COGNETTI DE MARTI IS
(To i ino)
Oligocheti
raccolti da S. A. R. la Duchessa di Aosta
nella regione dei grandi laghi dell’Africa equatoriale
con 2 incisioni
[Ricevuta il 19 Giugno 1911]
Il Prof. Monticelli mi affidò cortesemente in esame due Oligocheti rac¬
colti durante il viaggio di S. A. R. la Duchessa Elena d’Aosta nella regione dei
grandi laghi dell’Africa equatoriale negli anni 1909-10 1).
Riconosciutili come tipi di una nuova specie do qui la descrizione di questa
che mi è caro dedicare al chiarissimo Professore dell’Università di Napoli.
Uno solo degli esemplari è adulto.
!) Gli Oligocheti che sono oggetto della presente nota fanno partedelle collezioni zoologiche radu¬
nate da S. A. Ria Duchessa d’Aosta durante i suoi viaggi nella regione dei grandi laghi dell’Africa
equatoriale e cortesemente donate al R Museo Zoologico di Napoli. — Prof. Fa. Sav. Monticelli.
2
Dichogaster Moniicellii n. sp.
Caratteri esterni. — Lunghezza 75 e 100 mtn., diametro massimo 4 e 5 mm.;
segmenti 185 e 180.
Colore bruno, piu chiaro al ditello.
Setole strettamente geminate, nel tratto mediano del corpo: aa — 5 ab; aa=bc= 1/5 dd;
ab=cd.
Primo poro dorsale all’intersegmento 5/6.
ditello l3°-20°(=8), sui primi quattro a cingolo, sui rimanenti esteso tino ai solchi
seminali. Questi sono diritti, tranne alle estremità che s’incurvano un po’ esternamente e sono
circoscritte da un’intumescenza. Pori delle prostate due paia all’estremità dei solchi seminali,
vale a dire ai segmenti 17° e 19°, in corrispondenza dei fasci ventrali. Al 14° segmento è
presente, nell’esemplare adulto, un’area impari mediana ventrale estesa a circoscrivere i
fasci ventrali, bruna, e un po’ tumefatta.
Pori delle spermateche due paia agli intersegmenti 7/8 e 8/9 in direzione dei fasci ventrali.
Caratteri inter n i. — Dissepimenti 8/9- 13/t4 più o meno ispessiti, massime i quattro
ultimi.
Ventrigli ben sviluppati. Ghiandole calcifere reniformi , in numero di tre paia, di di¬
mensioni pressoché uguali, distribuite nei segmenti 15°, 16° e 17°. Intestino sacculato a par¬
tire dal 19°. Ultimi cuori al 12°.
Micronefridi in numero di 9-10 per lato nella regione postclitelliana, quasi regolarmente
Fig. i.
allineati in serie longitudinali , specialmente quelli più dorsali : quelli più ventrali sono
piccolissimi. L’intervallo fra l’ultimo nefridio dorsale e la linea mediana dorsale è pari al¬
l’intervallo fra due nefridii contigui di uno stesso segmento.
Sacchi seminali piccoli all’ 11° e 12°. Prostate allungate, cilindriche: il tratto ghiandolare
è spesso e irregolarmente ripiegato su se stesso, il canale è arcuato.
Setole peniali (Fig. 7, a e b) in numero di una per follicolo; misurano mm. 2,4 in
lunghezza e 80 ti in spessore. La metà distale è lievemente ondulata fin presso la punta
3
che è inarcata e non molto aguzza. L’ornatura consta di piccoli dentini a una o due punte,
applicati alla setola, e disposti in brevi (60-100 p) serie longitudinali. I dentini a due punte
si trovano specialmente all’ estremità distale di ogni serie. Le serie di dentini sono a loro
volta riunite a formare 5 o 6 aggruppamenti disposti con alternanza su due superfìcie
opposte della setola; in ogni gruppo si contano 5 o 6 serie di dentini. Il gruppo più vicino
alla metà della setola mostra i dentini disposti senza ordine.
Spermateche ( Fig . 2, a e b) in numero di due paia, cou ampolla piccola. Il canale è
allungato ; il suo lume è, nel tratto prossimale, intersecato da sollevamenti longitudinali della
superfìcie interna (Fig. 2 b), mentre nel tratto distale si presenta angusto e cilindrico, es¬
sendo la parete più robusta e muscolosa. Un diverticolo uniloculare peduncolato s’attacca a
metà del canale.
L o c. : Luapula e Lago Bangueolo.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( ISTuova Serie )
VOLUME 4.
Num. 18. 7 Ottobre 1914.
Prof. CARLO EMERY
(Eologna)
Note sulle Formiche della collezione sarda
e della collezione dell’ Italia meridionale, radunate da Achille Costa,
e conservate nel Museo Zoologico della K. Università di Napoli.
(con 1 incisione)
[Ricevuto il 4 Luglio 1914]
Il mio amico prof. Monticelli ha affidato a me di rivedere le Formiche della
collezione sarda e della collezione dell’Italia meridionale (ex Regno di Napoli)
radunate dal suo predecessore, Achille Costa, che fu pure tra i miei maestri.
Achille Costa è stato l’ultimo degli entomologi universali, anzi degli zoologi
sistematici universali. Senza disporre di grandi collezioni e di ricca biblioteca,
egli determinava alla buona le proprie raccolte e pubblicava le forme che a lui
sembravano nuove ; questo spiega gli errori in cui è incorso.
La pubblicazione del Costa intitolata: « Notizie ed osservazioni sulla Greo-Fauna
sarda », Atti della R. Accad. delle Scienze fisiche e matematiche di Napoli, Me¬
morie l.a, 2.a, 3.a , 6.a (1881-88) , comprende serie di Formiche raccolte in Sar¬
degna. La Memoria 3.a (1882) contiene, a pag. 33 e 34, i nomi delle Formiche
seguenti :
Camponotus margìnatus Latr. var. Ivyalìnipennis n.
M yrmecocystus cursor Fonsc.
Leptothorax tuberum Fab. var. nigroscutellata , n.
ecl a pag. 58 la diagnosi :
Camponotus margìnatus Latr. var. hyalinipennis n.
« Ali incolori, trasparenti , mentre nel tipo sono al dir di André (Hymen. d'Eur. Form,
p. 157 e 158) assez enfoumèes (sic!) de roussatre. Le vene bruno-pallide; lo stigma nera¬
stro. Avendone parecchi individui, consideriamo tale varietà come costante ».
In questa diagnosi, l’autore non accenna al sesso degli esemplari descritti. Che
siano parecchi, apparisce dal testo ; invece, nella collezione, ho veduto un unico
cf °he ® indubbiamente - C. aethiops Latr., o se piace meglio C. maculati is
F. subsp. aethiops Latr. Il C. margìnatus André, o più corettamente C. fallax ,
Nyl. (perchè con C. margìnatus Latr. si deve intendere la varietà a zampe brune
del ( . aethiops) non è stato rinvenuto linora in Sardegna, e verosimilmente non
esiste in quell’isola.
Fella collezione sarda, l’esemplare che porta il cartello autografo del Costa
« Mgrmecocystus cursor » è senza dubbio —Camponotus gestroi Emery. — Non esiste
nessuna specie di Cataglyphis ( = Myrmecocystus part. secondo alcuni) in Sardegna
nè in Corsica.
La var. nigroscutellata del Leptothorax tuberum F., menzionata nella Memoria,
non è stata mai descritta; è quindi un « nomen nudum ». Nella collezione, vi
e un solo esemplare 9 del L. tuberum, ed il cartello,
della scrittura del Costa, non porta nome di varietà.
In una memoria del 1882, « Relazione di un viaggio
nelle Calabrie per ricerche zoologiche, fatto nella state
del 1876 » (Atti Accad. Se. fis. matem. Napoli), il Costa
novera tra altre formiche, V Aphaenogaster striola Rog.
( =gibbosa Latr.). Questa specie m’interessava, perchè
finora non è stato rinvenuto il tipo di quella formica in
Italia, ma soltanto la subsp. strioloides For. nell’Emilia
e una forma inedita in Sicilia Non ho veduto quell’e¬
semplare, nella collezione dell’Italia meridionale.
I tipi 9 e cf del Bothriomyrmex costae (= meridio-
nalis Rog.), descritti da me nel 1869 nel 5° Voi. di
questo Annuario (p. 118) , sono stati distrutti. Non ri¬
mane altro di loro che le spille ed il cartellino.
Della Cataglyphis cursor Fonsc. subsp. italica Emery
(Mem. Accad. Se. Bologna, (6) Voi. 3, p. 174, 1906) non
sono ancora stati descritti i sessi alati ; esistono nella
collezione in tre esemplari (N. 16183-4-5), 2 cf e 1 9 >
senza indicazione di località (verosimilmente sono di
Lecce).
Fig. 1- — Cataglyphis cursor ita¬
lica.
a Armatura genitale dell’esem¬
plare col gastro rosso, nel suo in¬
sieme.
b. Lamina subgenitale dello stes¬
so esemplare.
c. Lamina subgenitale dell’altro
esemplare.
3
F e m m i n a. — Straordinariamente piccola e Incida; forse quei caratteri hanno un nesso
causale. Capo rosso , torace e femori bruni , antenne e tibie rosso chiaro. Il peziolo ed il
gastro mancano.
Capo (senza mandibole) millim. 1,7 x 1,6; scapo 1,7; torace 3x1,6.
Maschio. — Anche questo è notevolmente piccolo e lucido. Ho disegnato 1’ armatura
genitale: la squamula è prolungata lungo il margine dorsale, come nella sottospecie tipica
di Francia; si vedono anche sul prolungamento pochi peli; la parte libera dello stipite è più
corta che nelle altre forme; la lamina subgenitale è variabile; nell' uno esemplare il margine
libero è incavato nella linea mediana, nell’altro sporge ad angolo nel mezzo (vedi le figure).
Il corpo è nero bruniccio, con le zampe, le antenne ed i genitali in parte rossi ; uno degli
esemplari ha il gastro bruno, l’altro lo ha rosso.
Lung. totale millim. 6,5; capo 1,5 x 1,5; scapo 1,8; capo+ torace 4.4; ala 5.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
A N N U A
DE
MUSEO ZOOLOGICO DELLA li UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( isr-uL ova Serie )
VOLUME 4.
N ii m. 19
10 Giugno 1915.
COTT. V. RAGAZZI
(Assistente Onorario nel R. Museo Zoologico)
(UNT apoli)
1. Contributo alla conoscenza degli Ortotteri del Napoletano
Mantodea - Pasmodea - Acridiodea - Locustodea
[Ricevuto VII Decembre 1914 ]
Gli Ortotteri di cui do qui una nota fanno parte delle collezioni ento¬
mologiche dell’ Istituto Zoologico della R. Università di Napoli e furono in
diversi anni raccolti da me nel napoletano e specialmente a Torre Annunziata
Centrale e Castellammare di Stabia.
In queste parti della Provincia di Napoli vi sono zone boschive , orti e
spiaggia marina. La coltivazione vi è intensiva e quasi non si trova palmo di
terreno non coltivato e perciò povera di specie di Ortotteri.
Le raccolte che si conservano del Costa, benché contengono diversi esem¬
plari del napoletano, riguardano tutta la regione Meridionale d’Italia, mentre quelle
raccolte da me, di cui ora do un primo catalogo, sono specie raccolte solo nella
provincia di Napoli.
Ho seguito nell’ ordinamento degli Ortotteri 1’ opera del Brunner x) certa¬
mente la più completa del genere. Tutte le specie e generi citati corrispondono
alle descrizioni date da questo autore.
i) Brunner — Wattenwyl, C. — Prodromus der Europiiischn Orthopteren: Leifizig 1882.
‘2
Fam. Mantodea
Tribù Mantidae
1. Mantis religiosa L.
Frequente nei luoghi piuttosto aridi. Si trovano fino nel mese di Ottobre le due varietà
verde e bruna , senza assoluta prevalenza dell’una o dell’altra. Ho veduto qualche esem¬
plare di questa specie nell’ autunno molto inoltrato.
Torre Annunziata centrale — Castellammare — Lettere.
Tribù Thespidae
2. Iris oratoria Lin.
L’ho ritrovata assai frequente ma solo in una località molto limitata presso il mare fra
la Ferriera del Vesuvio (Torre Annunziata Centrale) ed il fiume Santo. La varietà bruna
presso a poco in egual numero della varietà verde — Torre Ann. Centrale.
Tribù Empnsidae
3. Empusa egena Charp.
Ho raccolto di questa specie una larva nell’estate presso l’Ospedale della R. Marina di
Pozzano (Castellammare).
Fam. JPhasniodea
4. Baci/lus Rossi/' Fab.
Questa specie è frequentissima a Castellammare di Stabia nel bosco di Quisisana e la ri¬
trovai pure frequente nella limitrofa provincia di Salerno alla vicina Positano. E molto lo¬
calizzata e si trova in posti umidi e ricchi di vegetazione. Già nel mese di Luglio ritrovai
nel bosco di Quisisana grande numero di individui del Bacillus in parola non ancora adulti
ed a diverso grado di sviluppo. Nei primi giorni di Settembre fino alla fine di Ottobre ne
ho ritrovati esemplari adulti assieme ai giovani. La specie di cui parliamo si ciba di un
rovo, col quale la ho nutrita in schiavitù, dopo averla trovata a Positano che si cibava di
quella pianta. Diversi esemplari , maschi e femmine , vissero in schiavitù per oltre tre
mesi.
Le femmine viventi sono di un bel colore verde erba chiaro ed hanno una linea di co¬
lore giallo chiaro che lateralmente ed all’unione degli anelli addominali coi dorsali va da
dietro la testa fino all’estremità dell’addome. I maschi sono bruni e presentano spesso sul
torace una macchia rossastra.
I Bacillus si sono accoppiati in cattività. Sulla stessa femmina si vedono spesso tre o
quattro maschi, che cercano di raggiungere l’accoppiamento. Coi suoi movimenti disordinati
3
uno dei maschi stringendo con le zampe posteriori l’addome della femmina, accosta i suoi
organi genitali alle piastre addominali degli organi genitali di questa la quale le rialza ed
il maschio introduce 1’ organo copulatore. Ho veduto l’accoppiamento durare da fi ad 8
giorni.
11 Finot (« Insectes Orthoptères de la France ») parlando di questa specie dice passa
allo stato adulto in estate, ma si trovano delle femmine a questo
stato quasi tutto l’anno. Il maschio è eccessivamente raro e nes¬
suno a mia conoscenza lo ha catturato in Francia. Io nelle località
suindicate ne ho raccolte diverse centinaia dei due sessi.
Fam. Acridiodea
Tribù Tryxalidae
5. Tryxa/is nasuta Lin.
Ritrovai sul finire del giugno molti esemplari giovani e giovanissimi di questa specie a
Torre Annunziata e già nella prima metà del Luglio gli esemplari adulti erano in questa
località frequenti. Più tardi la ritrovai pure adulta e non rara nel bosco di Quisisana presso
Castellammare e qua e là in ogni località della campagna circostante da me visitata.
Torre Annunziata e Castellammare, in estate ed autunno.
6. Paracinema trico/or Thumb.
Sul finire di Agosto, in una località della spiaggia marina fra la Ferriera del Vesuvio ed
il fiume Sarno, arida, come lo è generalmente questa zona, ma ove si trovano alcune bu¬
che in fondo alle quali filtra un po’ d’acqua salmastra, ho ritrovata abbondante questa spe¬
cie fino al mese di Ottobre. Non ritrovai mai la P. tricolor nelle altre località da me e-
splorate.
Torre Annunziata Centrale, in estate ed autunno.
7. Stenobothrus bico/or Charp.
Frequente da per tutto.
Torre Annunziata e Castellammare.
8. Stenobothrus paral/e/us Zett.
Ne catturai diversi esemplari a Torre Annunziata Centrale presso il fiume Sarno in lo¬
calità molto umida.
Torre Annunziata Centrale, principio di autunno.
9. Epacromia strepens Lat.
Frequente nel bosco di Quisisana.
Castellammare, estate autunno.
4
10. Epacromia tha/assina Fab.
Molto frequente presso la Ferriera del Vesuvio.
Torre Annunziata Centrale, estate ed autunno.
Tribù Oedipodidae
11. Sphingonotus coerulans Lin.
Fino dal principio del giugno nella marina di Torre Annunziata ho ritrovata frequen¬
tissima questa specie in tutti i gradi di sviluppo. Si trovano esemplari piccolissimi appena
svolti ed individui adulti. È sempre abbondante fino a tardo autunno. Molto meno fre¬
quente la ritrovai nel bosco di Quisisana,
Torre Annunziata e Castellammare.
12. Sphingonotus cyanopterus Charp.
«
Ho ritrovata questa specie assieme alla precedente ma molto meno frequente. Fra
centinaia e centinaia di esemplari dello <Sp//. coendans Lin. esaminanti ho ritrovati diversi
esemplari dello Spii ■ cyanopterus Charp. ma tutti di sesso femminile. Inclino a credere
che questi secondi non siano che una semplice varietà dei primi. Siccome però dagli Or-
totterologisti è conservata come specie distinta, io seguendo questi l’ho messa nel presente
elenco.
Torre Annunziata Centrale.
13. Acrotylus insubricus Scop.
L’ho ritrovata frequente nell’autunno presso Torre Annunziata Centrale verso la spiaggia
marina.
Torre Annunziata Centrale.
li. Qedipoda cGeru/escens Lin.
Frequente ovunque. Alla marina di Torre Annunziata Centrale vedonsi nei mesi di Luglio
Agosto, Settembre ed Ottobre quantità immensa di individui di questa specie ; mai potei
vedere un solo esemplare della Oe. miniata Pall.
15. Pachytylus nigrofasciatus De geer.
Ritrovai frequente questa specie nella marina, fra la Ferriera del Vesuvio e la foce del
fiume Sarno. Non la rinvenni nelle altre località da me visitate.
16. Pachysty/us cinerascens Fab.
Non frequente come la specie precedente, ne ho trovati però individui qua e là a Torre
Annunziata Centrale ed a Castellammare, in estate ed autunno.
5
Tribù Acrididae
17. Acridium aegyptium Lin.
Frequente da per tutto. L’ho raccolta pure nel’inverno.
18. Ca/optenus ita/icus Lin., var. margine! la Serv.
Questa specie frequentissima l’ho ritrovata adulta alla fine del mese di Giugno. Ai primi
di Luglio nella marina di Torre Centrale già era abbondantissima e fra i numerosi esem¬
plari di questa specie non rari si vedono individui appartenenti alla varietà margineìla
Serv. Ho ritrovati individui tipici del C. italicus. Lin. accoppiati con la varietà margineìla
Serv. e perciò si trovano molti esemplari che non sono completamente nè la specie, nè la
varietà in discorso ma forme intermedie.
19. Platyphyma giornae Rossi
Frequentissima ovunque : specialmente nel Settembre ed Ottobre innumerevoli sono gli
esemplari accoppiati che si ritrovano. La varietà di colorazione fra i molti individui è assai
grande.
Tribù Tettigidae
20. Teitix b/punctatus Lin.
Ho ritrovata questa specie nel bosco di Quisisana ma non frequente.
21. Tettix depressus Briss.
E la più frequente delle Tettix nelle località da me visitate a Torre Annunziata e Ca¬
stellammare. Più rara si trova fra i molti esemplari la var. acuminata Briss.
22. Tettyx subulatus Lin
Ne ritrovai qualche esemplare nei primi di Ottobre del 1913 presso il fiume Sarno in
località molto umide.
Fam. Locustodea
Tribù Phaneroptcridae
23. Poecilimon lonicus Rollar.
Ho ritrovata questa specie abbondante dal mese di Luglio al Settembre nel bosco di
Quisisana presso Castellammare.
6
24. Leptophies a/bovittata Kollar ?
Due esemplari di questa specie ritrovai nel bosco di Quisisana presso Castellammare nel
mese di Settembre 1914. Non sono in condizioni troppo buone e perciò la determinazione
ne è incerta.
25. Acrometopa macropoda Burm.
Specie piuttosto rara. Ne raccolsi solo due esemplari uno a Pozzano presso Castellam¬
mare nel Luglio 1906; un secondo lo ritrovai nel bosco di Quisisana nell’estate del 1914.
26. Phaneroptera falcata Scop.
Frequente nel bosco di Quisisana presso Castellammare. Non ritrovai in questa località
nessun esemplare della Ph. quadripunctata Br.
27. Phaneropfera quadripuncafa Br.
La raccolsi presso Napoli ai Camaldoli. Non la raccolsi ancora a Castellammare ed a
Torre Annunziata ove la Pii. falcata Scop. è frequente.
28. Ty/opsis H Ut olia Fab.
Non rara. Raccolsi questa specie presso Castellammare e nel bosco di Quisisana nei mesi
di Settembre ed Ottobre. Ritrovai entrambe le varietà la verde e la bruna.
Tribù Meconemidae
29. Meconema brevi penne Gers.
Ho ritrovata questa specie, sebbene non frequente, nel bosco di Quisisana presso Ca¬
stellammare, nei mesi di Ottobre e Novembre. I pochi individui che ho raccolti sempre lo
furono dopo che avevano dominato venti violenti di scirocco, ed il bosco di Quisisana è
in gran parte formato di castagni.
30. Cirtaspis scutata Charp
Piuttosto rara nei mesi di Settembre ed Ottobre nel bosco di Quisisana. E curioso che
non raccolsi che esemplari maschi di questa specie e nessuna femmina. Cadono forse que¬
ste più difficilmente dei maschi dall’alto dei castagni, ove credo che stiano abitualmente ?
Tribù Conocephalidae
31. Conocephalus mandibularis Charp.
7
Ho raccolto presso la Ferriera di Torre Annunziata Centrale a poca distanza dal mare
diversi esemplari di questa specie nei mesi di Agosto e Settembre; non la ritrovai mai
frequente.
Tribù Locustidae
32. Locusta viridissima Lin.
Non molto frequente. La raccolsi a Pozzano (Castellammare) nel Luglio ed Agosto 1906
e 1907.
Tribù JDecticidae
33. Anterastes Raimondi Yers
Raccolsi questa specie non rara nel bosco di Quisisana nei mesi di Settembre ed Ottobre.
Questa specie, come notano parecchi Ortotterologi, ha una agilità straordinaria per cac-
ciarsi entro i cespugli e sfuggire all’inseguimento.
34. Racocleis discrepans Fieb. ?
Sebbene presenti tutti i segmenti addominali della femmina piani, il che è proprio di
questa specie, pure presenta alcune differenze con la descrizione data dal Brunner e perciò
non posso affermare la precisione della determinazione sino a che non abbia altri esem¬
plari, specialmente conservati in alcool preferibilmente che a secco.
35. Thamnotrizon Chabrieri Charp.
Frequente a Pimonte (borgata a monte di Castellammare sulla via che da Gragnano con¬
duce a Monte Faito ed AgerolaJ sul finire dell’Agosto. In quest’epoca ritrovai questa specie
abbondante nel 1907.
36. P/atycleis grisea Fab.
Frequentissima fra la Ferriera di Torre Annunziata Centrale ed il Sarno nei mesi di
estate e di autunno.
8
37. Platycleis sepium Yersin
Frequente fra Pimonte e Paito nell’Agosto del 1907.
Tribù Dedicidae
38. Decticus albifrons Fab.
Questa specie è in alcuni anni frequentissima ovunque e sul finire del mese di Luglio
si trovava in gran numero fino entro la città di Castellammare ove entrava nelle abita¬
zioni e se ne vedevano numerosissimi esemplari nelle vie schiacciati dal movimento della
popolazione e veicoli.
Tribù Stenopelmaticlae
39. Dolichopoda Lindereri Duf.
Ho ritrovata questa specie in un sotterraneo presso le nuove cliniche in Napoli. Un
esemplare ne raccolsi pure in una capanna di Pimonte.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
( TNT u o v a Serie )
VOLUME 4.
Nmn. 20. 11 Giugno 1915.
Prof. UMBERTO PIERANTONI
(UNT apoli)
Sopra un nuovo nematocle di Bu-Glieilan (Tripolitania)
( Oorylaimus hbycus n. Sp.)
[Ricevuto il 20 Marzo 1915]
Nello scorso anno ricevetti a più riprese dalla Tripolitania materiale da
studio di insetti agrari i e terreno, su cui potetti compiere ricerche faunistiche.
In un campione di terreno sabbioso, raccolto a Bu-Grheilan, presso luoghi
umidi per infiltrazione di acque correnti, rinvenni varii esemplari di un nematode,
che fu per me oggetto di particolare attenzione, e che descrivo nel presente lavoro,
trattandosi di una nuova specie di Dorylaimus.
Di questa famiglia di nematodi, che per T ambiente in cui vivono hanno
una certa importanza anche se considerati dal punto di vista agrario, a me non
consta che altre specie siano state descritte, provenienti dall’Africa del nord, e
certo è la prima che si rinviene nella nostra colonia libica.
Il materiale mi fu fornito cortesemente dal Cap. Fidelfo Ardinghi, deH’84.
fanteria, comandante di tappa a Bu-Grheilan, al quale mi indirizzò il prof. Fri-
diano Cavara, reduce in quel tempo da una missione agrologica in Libia.
Il Capitano Ardinghi mostrò una inesauribile cortesia ed una premura ed
intelligenza non comuni nella ricerca del materiale e nel fornire preziose notizie
su di esso. A lui vadano i miei ringraziamenti vivissimi 1).
i) Nel compiacermi di aver trovato così valido aiuto nel capitano Ardinghi, non posso non
2
Il piccolo numero di esemplari a mia dispozione erano rappresentati da un
maschio e quattro o cinque femmine.
Una caratteristica di questi esemplari assai notevole era quella che essi si
presentavano non di forma cilindrica, ma alquanto depressa in senso laterale.
Ma ciò dipendeva forse dallo stato di conservazione.
11 maschio misura mm. 3 di lunghezza; la maggiore delle femmine misura
mm. 4, 5. Le altre dimensioni sono riducibili alle seguenti equazioni: per il
maschio, a == 30, jl — 4, 5, p = 30; per la femmina a = 30, [3 = 5, q = 12 x). Il
corpo è quindi sottile e allungato, tanto nel maschio che nella femmina ( Fig . 1 , 2).
La regione anteriore è molto attenuata, in modo che la larghezza della testa, a li-
f
Fig. 1. — Dorylaimus libycus n. sp. femminax3ó— Fig. 2. id. maschio X35—Fig. 3. Stiletto anterio¬
re x 1000— Fig. 4. Testa della femminaX300— Fig.5. Coda del maschio X300—Fig. 6. Spicoli del maschio X500.
vello delle labbra, è un sesto circa della larghezza del corpo nella sua regione
media; la sua larghezza è nella femmina di circa 25 p. Sulla testa, malgrado
avessi usato mezzi potenti d’ ingrandimento, non ho potuto identificare delle
vere papille, quantunque si rilevi alla superficie cuticolare di essa qualche asperità
deplorare che in nessuna delle commissioni inviate in Tripolitania dopo la conquista italiana
per compiere osservazioni, si sia creduto utile di includere un rappresentante della zoologia,
i cui studii, per la messa in valore della colonia dal punto di vista agrario, avrebbero avuto non
lieve interesse.
q Giusta la notazione adottata per questi animali, a è il rapporto fra lunghezza e grossezza,
p è il rapporto fra la lunghezza totale e quella del tubo esofageo, y è il rapporto fra la lun¬
ghezza totale e quella della coda (porzione compresa fra l’ano e l’estremo posteriore).
3
(. Fig . 4) che fa ricordare la fattura del capo di D. stagnalis Duj. giusta la re¬
cente descrizione ed illustrazione di De Man. j)
Il corpo della femmina si termina posteriormente in una coda sottile ed
acuminata.
La cuticola non è anellata, ma presenta delle strie longitudinali che si pro¬
traggono per l’intera lunghezza del corpo. Di esse, nella intera superfìcie cilin¬
drica si contano 25 circa, sono assai sottili e lievemente eminenti in modo da
sporgere come rilievi nei punti ove la pelle forma qualche ripiegatura. Queste
strie, sottilissime (assai più di quelle di D. stagnalis ), sono meglio visibili nella
regione posteriore del corpo, ove sono un poco più ravvicinate fra loro.
Lo stiletto anteriore (Fig. 3) ha l’estremo in forma di cuneo, è notevolmente
robusto, lungo, in esemplari bene sviluppati, circa 60 p. Il suo lume interno è come
in altri Dorylaimus in continuazione del lume dell’esofago nella parte prossimale,
e nella distale si apre lateralmente per ampia fenditura all’ esterno (Fig. 3).
L’esofago, a differenza delle altre specie di Dorylaimus , non decorre rettilineo,
ma notevolmente ondulato (Fig. 1 , 2)\ ciò del resto potrebbe dipendere in parte
da una lieve contrazione del corpo degli esemplari.
L’apertura sessuale femminile trovasi verso la metà del corpo, ma un poco
più prossima alla testa, che alla coda, pur essendo alquanto più indietro dei
due quinti della lunghezza del corpo. Divisa questa lunghezza in 12 parti uguali,
l’apertura sessuale trovasi poco innanzi la linea di separazione del 5.° dal 6.° do¬
dicesimo. Il tubo genitale anteriore è un poco più corto del posteriore, e giunge
poco dietro l’estremo posteriore dell’esofago, e propriamente ad un quinto della
distanza fra questo estremo e la vulva. Il suo estremo si ripiega in dietro per
un breve tratto (Fig. 1).
Negli esemplari da me osservati non vi erano ancora uova mature.
Il maschio, come s’è detto, è alquanto più piccolo della femmina; il suo corpo
si termina posteriormente con una coda molto breve, quasi tronca (Fig. a). All’e¬
stremo posteriore del maschio, per quanto abbia osservato, non mi è riuscito di
discernere, nell’unico esemplare a mia disposizione, papille isolate nè in serie.
Un piccolo rilievo cuticolare scorsi solo poco innanzi 1’ apertura anale e genitale,
lungo la linea mediana ventrale del corpo.
Nel maschio l’apparecchio genitale nella consueta forma a testicolo bipartito,
si protrae in avanti fino allo stesso livello a cui giunge il ramo anteriore del-
l’ovai'io nella femmina. Presso lo sbocco anale si rinvengono due spicoli con
spessimenti allungati a forma di S molto aperta, a cui si accompagnano due
pezzi accessorii sottilissimi e lunghi poco meno degli spigoli (Fig. 6).
Questa nuova specie di Dorylaimus, come si vede, si avvicina molto al
D. stagnalis , con cui ha comune la forma del corpo nei due sessi e le caratte¬
ristiche dei genitali. Ne differisce però nettamente pei rapporti di dimensioni e
di posizione degli organi, per le ornamentazioni cuticolari, per 1’ aspetto degli
fi De Man, G. G. — Contribution à la connaissance des Nématodes libres de la Seme et des
Environs de Paris: Ann. Biol. lacustre, Tome 2, p. 25.
4
spiedi del maschio, dell’ esofago, dell’ armatura boccale e per altri caratteri di
minor conto.
Habitat della specie: terra umida, mista a sostanze marcescenti e radici di
piante lungo la sponda dell’Uadi Gheilan (Tripolitania).
Napoli. Istituto Zoologico della lì. Università, Marzo 1915.
Napoli, R. Stabilimento Tipografico Fiancesco Giannini & Figli
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ANNUARIO DEL MUSEO- ZOOLOGICO
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INDICE
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IV. 2. Marcolongo I. — Gastrotrichi.
IV. i3c Pier Antoni U. — Oligocheti ( Naididae ).
IV. -3E. Caroli E. — Collembola ( Neeliclae ).
IV. %%• Iroso I. — Rotiferi.
IV. O. Savi L. — I ciliati Aspirotrichi.
IV. Della Valle P. — Tardigrada
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SMITHSONIAN INSTITUTION LIBRARIES