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COMPARATIVE ZOOLOGY,
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Atex-Agassiz. |
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OF
AT HARVARD COLLEGE, CAMBRIDGE, MASS.
Founded dp private subscription, im 1861.
PNANISINSSINSINAINA
Deposited by ALEX. AGASSIZ.
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ANNUARIO
DEL MUSEO ZOOLOGICO
DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
ANNO |.
» ANNUARIO
DEL MUSEO ZOOLOGICO
DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
PER
AGHILLE GOSTA
PROFESSORE DI ZOOLOGIA
E DIRETTORE DEL DETTO MUSEO ZOOLOGICO
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ANNO |.
CON TRE TAVOLE
Dt)
NAPOLI
STAMPERIA PISCOPO
Largo Avellino, n.° 7:
Sm1862.
RUNTA
TINA
PREFAZIONE
Fu dal primo momento in cui veniva a noi affidata, con
l'insegnamento della Zoologia, la Direzione del Museo Zoo-
logico di questa Università, ben sentivamo tutto il peso
che da un tale uffizio ci veniva, meno pel non lieve lavoro
cui andavamo incontro, che per la grande responsabilità
scientifica, che su di noi gravitava. Il quale peso se è
sempre grave in simili casi, lo diveniva assai maggiore
per noi, avuta considerazione allo stato in cui si trova-
va il Museo, del quale assumevano la direzione. Nulla di
meno ci consagravamo animosi al difficile compito, nella
grande fiducia, che il nostro buon volere e l’attività del
lavoro cui siamo già da lunga pezza abituati, secondati
dalle buone intenzioni del Governo Italiano, avessero potuto
metterci nella posizione di elevare il Museo Zoologico al
grado convenevole, perchè rispondesse al lustro che l Uni-
versità Napoletana dovrebbe rivendicare , e che star do-
vrebbe a cuore di ogniuno, nel cui animo le politiche in-
novazioni non han distrutto l’amore del proprio paese.
Per adempiere intanto il meglio che si potesse al
nostro uffizio, e dividere in certa guisa la responsabilità
Lo e
che sopra di noi gravitava, pensavamo non esservi altro mi-
glior mezzo, che quello di render di ragione pubblica, da
un lato tutti i movimenti che in detto Museo hanno avuto
luogo dal giorno in cui venne a noi confidato, le modifiche
che si arrecano alle diverse collezioni, le specie di animali
delle quali si arricchisce; dall'altro, le osservazioni scienti-
fiche e i lavori zoologici a’ quali esso può porgere occasio-
ne. Un tal pensiero abbiam creduto effettuarlo con la pubbli-
cazione di un Annuario del Museo Zoologico, che venisse
diviso in due parti distinte , delle quali la prima ammi-
nistraliva comprendesse tutto ciò che ha rapporto all’an-
damento materiale del Museo; la seconda fosse tutta scien-
tifica, e racchiudesse quelle osservazioni che avremmo po-
tuto: fare nel corso dell’anno per effetto dello studio degli
oggetti stessi del Museo.
Essendo quindi compiuto il primo anno della nostra
gestione, diamo alla luce il volume primo di detto An-
nuario. ]}l quale se per avventura si presenta assai scar-
no, non è nostra colpa. Nè ciò è valuto a farci arre-
stare nel nostro proponimento ; nutrendo fiducia che la
magrezza di questo primo anno possa essere compensata
. dagli anni avvenire, ne’ quali ci auguriamo che una mag-
gior abbondanza di materia renda le pubblicazioni assai
più voluminose.
Gennaio 1862.
PARTE PRIMA.
Bi nella breve prefazione abbiamo annunziato, lo scopo che
ci proponiamo nella parte prima di questo Aunuario, si è quello
di render di pubblica ragione gli aumenti che annualmente si van
facendo nel Museo, e le modifiche che si arrecano nell’ordina-
mento delle collezioni diverse in esso esistenti. Perchè però
si potesse di tali cose giudicare, sarebbe indispensabile far co-
noscere lo stato del Museo nell'epoca in cui ne venne a noi
aflidata la Direzione, onde poter avere l’ elemento necessario
per istituire un confronto tra il passato e l'avvenire. Sarebbe
stato quindi mestieri dare in quesio primo anno una minuta
descrizione delle condizioni nelle quali le collezioni giacevano
nel novembre 1860, qnando ne venne a noi fatta la consegna,
insieme all'elenco degli animali trovaii nel Musco, onde servi-
re di punto di partenza. Ma ciò, come è chiaro, avrebbe ri-
chiesto un lavoro non facile a compiersi in breve tempo, so-
prattutto a causa delle numerose lacune esistenti nella deter-
minazione degli oggetti. Nondimeno cercheremo supplire a tale
bisogno premettendo un cenno storico, nel quale, dopo alcune
notizie relative alla istallazione del Musco, consagreremo quello
che sulle condizioni e sui bisogni di esso abbiamo esposto in
varî rapporti ufliziali, principalmente vell’ ultimo del 30 set-
tembre 1861 indirizzato al Rettore della Università.
ArtICcOLO 1.°
Cenno storico sul Museo Zoologico dell’Università di Napoli.
Il Museo Zoologico della Università di Napoli, rimasto in-
forme, estremamente povero e mal collocato per lungo tempo,
a
fu provveduto di moltiplici oggetti poco innanzi al 18/5, epoca
in cui venne trasferito nella gran sala, ove attualmente ritro-
vasi, bere adornata, corredata di stiglio di legno-noce elegante
più di quel che la bisogna richiedeva, benchè non in tutte le
sue parti ben accomodato all’ uso cui destinavasi, e per lo
quale I’ Università spendeva circa dugentomila lire. Se però è
molto da lodare per questo lo zelo e le premure di chi allora di-
rigeva in Napoli la Pubblica Istruzione, è da vituperare non poco
il non aver consagrato una almeno egual somma per corredarlo di
oggetti, che lo avessero reso ricco tanto, quanto elegante. Sic-
chè il Museo mostravasi (ed in ciò forsi è da addebitarne parte
della colpa a chi ne aveva la direzione scientifica) ben fornito in
animali che avessero potuto allettare l'occhio e la curiosità comune,
come Uccelli e Conchiglie principalmente di terre straniere, e
sprovveduto quasi del tutto in quegli altri che potevano più ri-
chiamare l’attenzione dello scienziato. Dal 1845 al 1860 non sa-
premmo con precisione additare di quanto si fosse accresciuto.
Certo è che la sua povertà in animali delle classi inferiori, e di
parecchie ancora superiori, si osserva tuttavia, come può rile-
varsi da quel che andremo a dire qui appresso. Della quale
miseria non ispetta a noi indagar la cagione. Dobbiam solo con-
fessare non esser noi del numero di coloro, che di tutti i di-
fetti delle amministrazioni sono usi addebitarne la colpa al Go-
verno. Certo che ciò non può dirsi nel caso che ci occupa.
Nei quindici ultimi anni l'Università ha speso pel Museo Zoo-
logico (dedotto lo stipendio del cusiode) ben quattordicimila
lire. Se solo una terza parte si fosse impiegata in acquisti,
certamente il Museo si sarebbe trovato meglio corredato; mentre
per opposto se qualche aumento sensibile vi è slaio, questo è
provenuto da doni ricevuti. Infatti, molti imporianti Uccelli ed
alcuni Pesci stranieri vennero al Museo da Principi della Fa-
miglia allora regnante, e molte rare conchiglie parimenti eso-
tiche furon donate dal defunto professore Stefano delle Chiaje.
Volendo riassumere perianto in breve la esposizione dello
Sp >
stato del Museo, in quanto a numero di specie di animali esi-
stentivi nel novembre 1860, si può essa ridurre alla seguente
rassegna.
Mammreri. Specie dugento , ripartite con disugual pro-
porzione fra i diversi ‘ordini. I Roditori ed i Marsupiali vi son
meglio rappresentati; per lo contrario i Ruminanti son rappre-
sentati da specie del solo genere Antilope. Di Pachidermi i soli
generi Dicotyles ed Hyrax, e di Cetacei un solo, De/phinus.
De’ rimanenti ordini poche le specie, e pochissimi i generi. Non
Sirenidei, non Tardigradi, non Solipedi.
UcceLLi. L'è questa la classe nella quale il Museo è me-
glio provveduto. Ve ne ha novecentoquaranta specie ; fra le
quali pochi dei primarî generi mancano. Molte delle specie
straniere all'Europa rappresentate da numerosi individui, men-
tre delle indigene parecchie si desiderano. ;
Rermizi. Il numero totale delle specie è di men che cen-
to. Scarseggiano soprattutto i Chelonî, di cui abbiam trovato
sole sette specie, comprese le comuni nostrali.
Awrisi. Sole sedici specie, le quali, ad eccezione di po-
chissime, come il Proteo, sono le comunissime dell'Europa tutta,
od almeno di queste provincie meridionali d’Italia. Non vi ha
alcuno de’ tanto importanti generi stranieri all’ Europa.
Pesci. Questa classe, che avrebbe dovuto offrire almeno una
collezione completa delle specie del nostro Mediterraneo, non ne
contava nell'atto della consegna più che centoventi specie, delle
quali, sedici di mari stranieri, tre di acqua dolce, un centi-
vaio del nostro mare. i
Animani Articocati. La intera estesissima sezione degli
Animali Articolati può dirsi che mancava totalmente. Dappoi-
chè di Crostacei vi ha solo una trentina di comuni specie ;
quattro di Aracnidi; e della numerosissima classe degl’ Insetti
quel pochissimo che esisteva è in tal condizione, da non poter
fare parte di un pubblico Museo.
Motrtuscai. Di Molluschi conservati in alcool vi ha pic-
Ann. 1. 2
22
col numero, mancando moltissimi di quelli del Mediterraneo ;
e molti ancora essendo in tale cattivo stato di conservazione,
da esser necessario sostituirvene altri migliori.
Non così per le conchiglie, di cui vi ha ricea collezione,
contandovisi poco oltre a duemila specie.
Da ultimo, per gli animali delle classi inferiori il Museo
possiede pochi Anellidi, pochi Elminti, pochi Echinodermi, ed
una ottantina di polipai.
Mentre tali cose noi esponevamo a chi di dritto fin dal
primo momento in cui dovemmo assumere la Direzione del
Museo (1), e ripetevamo ancora più recentemente (2), non man-
cavamo di esporre in pari tempo quali erano i bisogni più ur-
genti del Museo; additando in generale, che sarebbe stato no-
stro desiderio elevare almeno proporzionalmente le collezioni
di tutte le classi di animali al livello eui trovavansi quelle de-
gli Uccelli e delle Conchiglie : ed esprimendo ancora la .ne-
cessità di avere principal cura a formare collezioni complete
degli animali cle abitano in queste meridionali provincie d’I-
talia, sia nell’arido suolo, sia nelle acque del mare che le ba-
gnano, sia nelle altre dolci che le solcano, o vi formano laghi.
Le quali cose non potendosi ottenere con le meschine somme
assegnate ad annuale dotazione del Museo (3), era mestieri che
una somma eccezionale (che proponevamo non minore di duca-
ti tre mila) venisse destinata ad un primo ampliamento, e che
(1) Rapporto del 2 dicembre 1860 al Vice-Presidente della Come
missione provvisoria della Pubblica Istruzione.
(2) Rapporto del 30 settembre 1861 al Rettore della Regia Università.
(3) La dotazione annua netta del Museo Zoologico è di ducati du-
gentonovantadue , dai quali dedotti ducati settantadue par stipendio del
custode, restano per spese di manutenzione, preparazione ed acquisti
ducati dugentoventi. Nell'anno decorso 1861, in seguito a nostro rapporto,
stando a Segretario Generale della Pubblica Istruzione in Napoli il sig.
Imbriani, vennero straordinariamente accordati altri ducati cento.
ELENA
innoltre venisse accresciuta l'annuale dotazione da servire per
successivi acquisti. Il primo voto è stato gia esaudito; chè, grazie
al zelo ed alle provvide cure del Rettore di questa Università
sig. Giuseppe de Luca , secondato dalle simili intenzioni del
Ministro di Pubblica Istruzione sig. Francesco De Sanctis, tra
le dotazioni straordinarie fatte a tatti i Musei e Cliniche, una
cifra di dieciassettemila lire è stata destinata per questo Mu-
seo Zoologico. E noi siam certi che ove non s’ incontreranno
opposizioni intorno al modo da noi proposto per lo impiego
di detta cifra, potremo con essa ottenere lo scopo che aveva-
mo a cuore.
ArricoLo 2.°
Aumenti del Museo da novembre 1860 a dicembre 1861.
Perchè si possa giudicare se doviziosa sia stata la messe
degli oggetti, dei quali abbiamo arricchito il Museo durante i
quattordici mesi decorsi dal novembre 1860 a tutto dicembre
1861, fa mestieri metterla in rapporto con la somma spesa.
Devesi adunque conoscere, che per puro acquisto di animali la
cifra impiegata è stata di soli ducati 169: 95 (1).
(1) Sommando le spese tutte fatte pel Museo nei
quattordici mesi, si ha una cifra di ducati. . . . 158. 89
Da questa cifra si debbon sottrarre :
Per stipendio al Custode, mesi quattordici (dedotti
giorni otto di sospensione ) Me er 824A0.
Per spese di manutenzione, materiali per prepa-
razioni, boccacci di cristallo, basi di legno, trenta sca-
tole di cartone a libro per insetti, apparecchi diversi
tassidermici. . . pigie SS40.9E
Per vari libri indispensabili a tenersi ad ‘uso esclu=
Egeo Mineo e en Se e A6-00
277.34 277.34
Restano per spese di acquisti . A di de è
Da questa cifra di ducati 181. 55 dedotti ancora
per teste di varî vertebrati preparate per la collezione
craniologica necessaria alle dimostrazioni nell’insegna-
mento, e varie spese per trasporto di oggetti ricevuti
Mindunen 0, ; A see 11.60
Restano per acquisto di animali, . . . . + 169 90
181.55
Con tale somma il Museo si è accresciuto di un vistoso numero”
di specie di animali, siccome rilevasi dall'elenco che ne diamo quì
appresso. Certamente i Zoologi si meraviglieranno vedendo com-
parire in tale elenco varie specie comuni abbastanza, soprattutto
delle indigene. Ma questo stesso fatto servirà a dare più chiara
idea delle condizioni indecorose, nelle quali il Museo si tro-
vava nell’epoca del passaggio della Direzione. Ed in quanto alla
sproporzione che si osserva nel numero di specie delle diverse
classi, vuolsi ricordare che esso, generalmente parlando, è, come
era mestieri, nella ragione inversa di quello che già si trovava
nel Museo.
Da ultimo avvertiremo esser nostro intendimento che l’e-
lenco che andiamo a dare riunisse ancora una utilità sotto il
rapporto de’ reciproci scambii di oggetti, proposti a Direttori
d’ altri Musei Zoologici. Per la qual cosa verranno con ispecial
segno additate le specie delle quali conserviamo individui rad-
doppiati, da poter offrire in cambio di oggetti che al Museo
mancano.
ELENCO
DELLE SPECIE DI ANIMALI IMMESSE NEL MUSEO
da Novembre 1860 a tutto Dicembre 1861.
IN. B. Le specie precedute da * mancavano nel Museo: quelle senza *
vi esistevano, ma rappresentate da individui o in cattivo stato: di conser-
vazione ; od unici,
Le specie precedute da = son quelle di cui si conservano individui
disponibili da poter offrire in cambio ad altri Musei.
Mammiferi
* 1 Cercopithecus ruber, Desm. Senegal 4 (1)
* 2 Felis pardalis, Linr. Amer. mer. 1
(1) Il numero che si segna è relativo agl’individui messi nelle col-
lezioni , indipendentemente dagli altri che possono esservi duplicati.
— 13 —
3 Erinaceus europaeus, Linn, Napoli
* 4 Plecotus auritus, Linn. id.
Uccelli
* 5 Buteo communis, Gmel. Napoli
* 6 Columbalivia, Lin.var pavonina (1). id.
7 Ardea alba, Gmel. juv. id.
* 8 Fuligula clangula, Bechst. id.
Rettili
9 Testudo graeca; Linn. Napoli
* 10 Emysaurus serpentinùs, Linn. Amer. mer.
* 1/1 Staurotypus odoratus, Latr. id.
* 12 Pentonyx capensis, Dum. Bi. Cap. B. Sp.
* 13 Homaeopus areolatus, Thund. id.
* 44 Cryptopus granosus, Schòpt. Gange
15 Boa constrictor, Linn. (2). Brasile
16 Tropidonotus natrix, Linn. Napoli
17 Zamenis viridiflavus, Lacep. id.
Amfibii
18 Bufo vulgaris, Daud. Napoli
Pesci
a) Preparati a secco.
* 49 Cernua gigas, Bronn. Mediterr.
20 Serranus hepatus, Linn. pullus. id.
* 21 Pelamys sarda, B/. id.
* 22 Mugil capito, Cuv. id.
* 23 Labrus merula, Linn. id.
(1) Vedi la parte seconda.
(2) Ne esisteva altro individuo piccolo in alcool.
= a è
PENE VAS
* 24 Crenilabrus lapina, Riss.
25 Salmo fario, Linn.
*
* 26 Phycis tinca, Linn.
3) Conservati in alcool.
* 27 Trigla lineata, Linn.
* 28 —. aspera, Vin.
29 — obscura, Zinn.
30 — corax, Bnp.
* 31. — 2
* 32 Oblada melanura, Cuv.
83 Bops salpa, Linn.
34 Pagrus vulgaris, Cuv.
35 Sargus Rondeleti, Cuv.
* 86 Naucrates ductor, Raf.
37 Micropteryx Dumerili, Riss.
38 Zeus faber, Linn. pullus.
39 Trachypterus taenia, Schr.
* 40 _ filicauda, n. (1).
Labrus merula, Linn.
* 44 — festivus, Riss.
* 42 — psittacus, Riss,
43 Crenilabrus tigrinus, Riss.
* 44 —_ ocellatus, Forsk. Val.
— varietas.
* 45 —_ massa, Riss.
* 46 Callionymus maculatus, Raf.
SE —_ dracunculus, Linn.
* 48 —_ ?
49 Tripterygion nasus, Riss.
50 Blennius ocellaris, Linn.
(3) Vedi la parte seconda.
Mediterr.
Volturno
Mediterr.
Mediterr.
id.
“id.
= a bo
HI
Il Il
*
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x
*
»
*
*
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Lal
*
— 15—-
54 Blennius galerita, Art. Mediterr.
52 Centriscus scolopax, Linn. id.
53 Leucos rubella, Bp. Volturno.
(Leuciscus dobula? Fn. Np.)
54 Belone rostrata, Fader. Mediterr.
55 Grammiconotus bicolor, n08. (1). id.
56 Goniosoma argentinum, O. Cost. id.
57 Gadus minutus, Lin. id.
58 Leptocephalus pellucidus, Riss. id.
(Lept. Rafinesqui, Fn. Np.)
59 Pleuronectes citharus, Raf. id.
60 — arnoglossus, Raf. id.
61 _ Boscii, Riss. id.
62 Solea lutea, Riss. id.
63 Plagusia picta, n05. (2). id.
64 Lepadogaster adherens, Rafin. id.
junior, var. id.
65 _ Gouani, Lacep. id.
66 Branchiostoma lubricum, O. Cost. id.
Insetti
Coleotteri.
67 Cleonus clathratus, Oliv. Oriente
68 Hypsonotus clavulus, Germ. Brasile
69 Larinus buccinator, Oli». Orano
70 — onopordinis, Fab. Barberia
7A — ursus, Fab. Bona
72 Heilipus multiguttatus, Fab. Cajenna
73 Ambates apricans, Zerbs. id.
74 Homalonotus deplanatus, Sa//0. Brasile
* 75 Madarus quadriplagiatus, Zac. Cajenna
(1) Vedi la parte seconda.
(2) Id.
PoaR
>NWYa
Ut dd 0EAWNERE
è WPOMVMON > 4 do
76 Baris nitidus, Dej.
77 Centrinus politus, Germ.
*
Ltd UL; *
79 Conotrachelus irroratus, Dej.
80 = inexplicatus.
Ortotteri.
* 81 Blabera grossa, TAunb.
* 82 — pedestris, Serv.
* 88 — reflexa, Thund.
78. —. sanguinicollis, Germ.
84 Brachycola sexpunctata, Thund.
*
* 85 Corydia petiveriana, Linn.
* 86 Phoraspis pallens, Serv.
* 87 — ?
* 88 Gryllus? ?
* 89 Odontura punctatissima, Serv.
* 90 Pterolepis armillata, Serv.
* 94 Meconema varium, Serv.
92 Prosopia granulata, Klug.
93 Acridium ?
Nevrotteri.
* 9/ Libellula umbrata, Linn.
*95 — fusca, Ramb.
*.96 \— coerulans, Rambd.
*97 — î
* 98 Ascalaphus longicornis, Linn.
. * 99 Bittacus tipularius, Latr.
Imenotteri.
* 100 Sphex sumptuosa, n0b. (1).
*101 — chlorargirica, n0d. (2).
(1) Vedi la parte seconda,
(2) Id.
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* 102 Pelopoeus fistularius, 77. Brasile
* 403 Ammophila abbreviata, Fab. id.
* 104 Enodia pubidorsa, rob. (1). id.
* 4105 Chlorion azureum, Linn. China
* 4106 — lobatum, Fad. id.
* 107 Pompilus atramentarius, K/. Brasile
* 4108 Priocnemis flavus, Fab. Ind. or.
* 109 Pepsis Reaumuri, D7/8. Amer. mer.
* 110 — floralis, Lep. id.
* 414 Tachytes labiata, Fab. Brasile
* 1412 Palarus ? Isol. Maur.
* 4413 Scolia glabrata, K{. Nuov. OI.
* 4154 — ? ?
* 445 Campsomeris ?_ ?
* 116 — ? Giava
* 4417 Mutilla americana, Fab. var. (2). Brasile
* 1448. — diadema, Fab. Cajenna
* 1149 — excoriata, Zep. Giava?
* 1420 — cardinalis, K/. Messico
* 121 Methoca ichneumonides, Latr. Ital. sett.
* 122 Oecodoma cephalotes, Fab. Brasile
* 123 — atrata, Fab. id.
* 424 Formica 2 id.
* 125. — ? id.
* 126 — ? id.
"427 — ? Bombay
" 128 Eumenes ? Giava?
* 129 — ? Brasile
‘130 — ? id.
* 131 — 2 id.
‘132 — 2 id.
* 133 — T; id.
(1) Vedi la parte seconda.
(2) Differisce dal tipo per la fronte priva di macchia.
Ann. I. 3
N NE e CES e ene <= Ce e re CE
134 Eumenes ?
135 —_ ?
136. — 2
137 Polybia liliacea, Fab.
138 Polistes distigma, K/ug.
139 —. instabilis, Lep.
140 -— calcusii, Zep.
141 — 2
112 — ?
443 —- marginalis, Fab.
144 —. chlorostoma, Lep.
145 — ?
146 — ?
147 Macrocera analis, Lep.
148 Euglossa cordata, Fab.
149 Xylocopa barbata, ad.
150 — :
151 Anthophora ?
152 Dasypoda hirtipes, Latr.
153 Halictus chloris.
154 — diversipennis, Zep.
155 — dimidiatus, Lep.
156 Nomia humeralis, Jur.
157 2 ?
158 ? ?
159 Colletes î
160 Melipona fulvescens, Guer.
1601 — interrupta.
162 — ?
163. — 2
164 Crocisa histrio, Fab.
165 Psithyrus ?
166 Pasites Schotti, Laîr,
167 Phileremus punctatus, Zatr.
C. B. Sp.
Messico
Cuba
Brasile
China
C. B. Sp.
Messico
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Port. Nat.
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Ital. sett.
id.
2 dà fi O Dà da cà nà 9 sà 9 29 Pa nà 29 è WD è a Wra DI I
ILMB
168 Epeolus variegatus, Zinr.
169 Apis ?
170 Megachile ?
471 Anthidium ?
172 Schizocera furcata, Fab.
173 Tarpa cephalotes, Fab.
174 Leucospis intermedia, Spin.
175 Chalcis sispes, Fab.
176 Eucharis cyniformis, Latr.
177 Crypturus argiolus, Ross.
178 Lyssonota verberans, Grao.
179 Pimpla flavicans, Grav.
180 Tryphon elegantulus, Grav.
181 Campoplex pugillator, Grav.
182 Spathius clavatus, /ees.
183 Cardiochilus saltator, Nees.
184 Ioppa 2
Emitteri
185 Tectocoris cyanipes, Fab.
186 Cantao dispar, Stoll.
— var.
187 Calliphara nobilis, Fab.
188 Callidea excellens, Burm.
== ca var.
189 — Buquetii, Guer.
190 — formosa, Hope.
194 — stockerus, Linn.
192 — /12-punctata, Fab.
193 Augogoris Gomesii, Burm.
_ var.
194 Pachycoris Fabricii, Linn.
195 — Schonsboei, Fab.
196 — rubropunetata, Germ.
197 — pinguis, Germ.
Ital. sett.
Brasile
id.
id.
Ital. sett.
id.
id.
id.
Ital. sett.
id.
d.
id.
id.
id.
id.
id.
Brasile
Giava
id.
id.
id.
Ind. or.
Coromand.
id.
Ind. or.
China
Indie
Senegal
Amer.
id.
Cajenna
Amer. mer.
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SN LFPASLWNEPpLPpPAaMP>P
9 > «è «a sà 29 WA > SP Pa = “a
198 Pachycoris ?
199 Agonosoma flavolineatum, Lap.
200 — dichroum, Serv.
201 Psacasta pedemontana, Fab.
202 Tetyra pagana, Fab.
203 Plataspis silphoides, Fad.
204 Chloenocoris impressus, Fab.
205 Odontoscelis signatipennis, Germ.
206 — n.vp. i
207 Erthesina mucorea, Fab.
208 Nevroscia grata, Pal. B.
209 — nubila, Fab.
210 Phloea corticata, Drur.
211 Dryptocephala Brullei, Lap.
212 Eurydema stolidum, Fab.
213 —_ repandum. .
214 Strachia crucigera, Hahn.
215 — histrionica, Hahn.
— var.
216 Pentatoma juniperinum, Fab.
RI -_ ?
218 — bifasciatum, Hahn.
219 _ ?
220 Eysarcoris decoratus, Ha/n.
221 — trisignatus, Germ.
222 Prooxys victor, Fab.
223 Nezara smaragdula, Fab.
— var. torquata, Fab.
224 _ ?
225 Rhaphigaster nigripes, Fab.
* 226 Arvelius albopunctatus, Deg.
227 Acanthosoma litaratum, Fab.
228 —_ griseum, Linn.
229 Tesseratoma papillosum, Thunb.
Brasile
Cajenna
Brasile
Ital. sett.
Nuov. OI.
Indie
Brasile
id.
id. ?
China
S. Doming.
Giava
Brasile
id.
Messico
C. B. Sp.
Giava
Messico
id.
Ital. sett.
C. B. Sp.
Brasile
Is. Maur.
Messico
Indie
Cajenna
ls. Maur.
Pondichery
id.
id.
Brasile
Ital. sett.
id.
Giava
ND p<qrù 09 a sà nà 10 n nà nà e DI a dI a I è IN Poù a và nà nà nà
Vi
230 Tesseratoma proximum, ZZope.
231 Asopus custos, Fab.
232 Cydnus aethiops, Fod.
233 — 2
234 Hiverus hirtus, Am. Serv.
235 Lobostoma giganteum, Burm.
236 Aspongopus mactans, Fab.
237 _ janus, Fab.
var. vicinus, Hope.
238 _ ochreus, Hope.
239 Menenotus lunatus, Lap.
2/10 Pachylis Hopei.
_ 244 Meropachys Buquetii, Spin.
242 Nematopus indus, Linn.
243 Homoeocerus nigripes, Klug.
244 Leptocorisa costalis, Her.-Sch.
245 Stenocephalus neglectus, Haln.
246 Corizus sidae? Fab.
247 Stenogaster tardus, Za/n.
248 Lygaeus variicolor, Fab.
249 — aulicus, Feb.
250 — ?
251 — signatus, Sc.
252 — suturalis, Fab.
253 — rivularis, Germ.
254 — hospes, Fab.
255 Odontopus Coquebertii, Fab.
256 Dysdercus Koenigii, Fab.
257 — carnifex, Fab.
258 Largus rufipennis, Lap.
259 — lineola, Linn.
260 — atomarius, K/.
261 — cinctus, Her.-Sch.
262 Cicada fasciata, Fab.
Pondichery
Ital. sett.
Brasile
id.
Senegal
Cajenna
Brasile
Ind. or.
Pondichery
Bengala
Brasile
Cajenna
Brasile
Cajenna
C. B. Sp.
Giava
Ital. sett.
Brasile
Sardegna
Trinità
Amer., mer.
Colombia
Messico
Amer. mer.
C. B. Sp.
Tranqueb.
Ind. or.
Indie
C. B. Sp.
Brasile
id.
Messico
id.
Giava
9
sà è > £ è —- —- — Li) N —- è —- È
9 > a»
= sà 100 à è è Ao MM > Dai
=>
— 22 —
263 Cicada grossa.
264
265
266
267
268
269
270
271
IT.
DITE
274
210
276
DITTA
278
279
280
281
282
283
284
285
286
297
288
289
* 290
291
292
* 293
294
PECE ee e
mamnifera, Fab.
atrata Fab.
virescens, Oliv.
4-tuberculata, Sign.
timpanum, Fab.
capensis, Linn.
nobilis, Germ,
villosa.
orni, Linn.
?
?
?
curvicosta, Germ.
maculata, Fab.
septemdecim, Linn.
incarnata, Germ.
?
ciaticola, Genò.
cantans.
?
Enchophora recurva, Spir.
Pyrops candelaria, Linn.
Aphaena farinosa, Fab.
Lystra
Poeocera perspicillata, Fab.
nigropunctata, Germ.
pulverulenta, Oliv.
Dyctiophora ?
virescens, Germ.
Gayi, Spin.
295 Phenax variegata, Oliv.
296 Cixius pinicola, Duf.
Brasile
id.
China
Giava
id.
Brasile
C. B. Sp.
Giava
Ind. or.
C. B. Sp.
Napoli
Malta
Brasile
id.
Nuov. Ol.
China
Am. sett.
China
Is. Maur.
Sardegna
Affrica
Senegal
Brasile
id.
Ind. Or.
id.
Indie
Brasile
id.
id.
id.
Chili
Brasile
S. Scver.
GI = dI LI GI — = a 20 DI LO CI = 29 = «a GS Da WON VODA
Mi
dI 0 4
— 23 —
* 297 Cixius serratulae, Her.-Sch. Parigi
* 298 Issus coleoptratus, Fabr. id.
* 299 Ommatidiotus dissimilis, Fall. id.
* 300 Derbe : Is. Maur.
* 304 Flata ? Brasile
* 302 Poeciloptera phalaenoides, Fab. id.
*:308 —_ brasiliensis, Spin. id.
* 304 — id.
* 305 - ? id.
* 306 _ ? id.
* 307 —_ pruinosa, Koll. 2
* 308 Membracis carinata, Fabr. Cajenna
* 309 - lupata, Fabr. Brasile
340 —_ C-album, Farm. id.
SEL — rectangula, n08. (1). id.
* 312 —_ foliata, Fabr. Cajenna
* 313 — fasciata, Fabr. id.
* 314 _ tectigera, Oliv. Brasile
È var. (2). id.
* 315 — consobrina, mod. (3). id.
* 316 _ albidorsa, Fairm. id.
SSR —_ lanceolata, Fabr. Cajenna
* 318 _ fulica, Germ. Brasile
* 319 _ nutans? Germ. id.
* 320 _ monoceros, Germ. id.
* 321 Pterygia cruciata, Fabr. Cajenna
* 322 Oxyrhachis tarandus, Fabr. Ind. Or.
* 323 -_ ? id.
* 324 — gibbulus 4. C. (4). Sennaare
(1) Vedi la parte seconda.
(2) Id.
(3) Id.
(4) Id.
D w
a
325 Hoplophora pertusa, Germ.
326 Umbonia nigrata, Am. Serv.
027 — reclinata, Germ.
var.
328 —_ spinosa, Fabr.
329. - Amazili, Fairm.
380 Ceresa vitulus, Fabr.
331 — ustulata, Fairm.
332 —_ nervosa, Fairm.
333 Smilia vaginata, Germ.
334 — campestris, Farm.
335 Aconophora flavipes, Germ.
996 var. »
d9T _ incumbens, Germ.
338 Polyglypta pilosa, Germ.
339 —_ maculata, Burm.
340 Oxygonia alliacea, Germ.
344 Thelia miltoglypta, Fabr.
842 —. expansa, Germ.
343 Hemiptycha punctata, Fabr.
344 — camelus, Kingd.
345 Darnis lateralis, Fabr.
346 — trifasciata, Fabr.
*-347€7 — convoluta, Ol.
348 —. limacodes, Burm.
349 Horiola lineolata, Fairm.
* 350 Centrotus cornutus, Linn.
351 — flexuosus, Fabr.
39592 — ?
353 Tettigometra obliqua.
354 Dorydium lanceolatum, Burm.
355 Eurymela fenestrata, Zep. Serv.
356 _ ?
357 Aetalion reticulatum, Linn.
Brasile
Messico
id.
ad.
Brasile
Amer. con.
Brasile
id.
‘d.
id.
Messico
id.
Brasile
Bogota
Messico
Brasile
Messico
Brasile
id.
id.
id.
Cajenna
Parigi
Ind. Or.
Indie
Parigi
Francia
Nuov. Ol.
id.
Brasile
DIO MR > n i n n 1I > QI LI CI ped nà CI n 0) D a a
È»
* 359 — trivia, Germ.
* 360 Cercopis heros, Fab.
* 361 — ?
* 362 — S;
* 363 — ?
* 304 — ?
"365 —. Scachi, Fab.
* 366 — 2
* 3607 —. ?
* 308 — ?
*» 369 — analis, Germ.
* 370 — ?
" 371 — melanoptera, Germ.
*_ 312, ? ?
* 3873 Tomaxis furcata, Germ.
* 374 — coccinea, Fab.
* 375 Sphenorhina rubra, Linn.
* 376 Aphrophora ?
* 377 Ptyelus lineatus, Linn.
* 378 Tettigonia purpurata, Germ.
ART) _ 12-punctata, Germ,
* 380 _ 5-maculata, Germ.
* 381 fasciata, Linn.
ind82 — vernicosa, Lep. Serv.
* 383 —_ obtusa, Fab.
* 384 —_ canaliculata, Fab.
* 385 — 4-punctata, Germ.
* 986 _ rutilans, Fad.
387 — excavata, Lep. Serv.
* 388 _ albipennis, Fab.
* 389 — adspersa, Fab.
* 390 —_ ?
* 391 —_ ?
— 23 —
358 Ulopa obtecta, Fall.
Ann. 1.
Parigi
id.
China
Brasile
id.
China
Brasile
id.
id.
id.
Madagascar
C.B. Sp.
Brasile
id.
Giava
Brasile
id.
Brasile
?
Parigi
Brasile
id.
id.
id.
id.
Amer. mer.
Giava
Brasile
Cajenna
Brasile
id.
a I n I nà RI WIN 0 PA
ie agiina
392 Tettigonia ?
393 Rhaphirhinus Fabricii, Sign.
* 894 Scaris ferruginea, Fab.
*
»
395 Gypona glauca, Fab.
396 Penthimia atra, Fab.
— v. haemorrhoa, Fab.
— v. thoracica, Panz.
397 Jassus ?
398 — È
399 Typhlocyba aureola, Fal.
400 — lineatella, H. S.
404 Psylla fraxini, Fab.
402 Livilla ulicis, Curt.
403 Platymetopius vittatus, Fab.
404 Deltocephalus abdominalis, Germ.
405 —_ pulicarius, Fall.
406 Paropia scanica, Fall.
Ditteri
407 Laphria 2
408 Asilus ?
409. — ?
410 Anthrax georgica, Macg.
DIA — ?
412 Eristalis ?
413 — ?
414 — ?
415 — ?
416. 2
ANI?
418 Cheilosia subalpina, Rond.
449%, 2
AQ
421 ?
422?
Brasile
Cajenna
Brasile
id.
id
id.
Svizzera
Parigi
id.
Londra
Parigi
id.
id.
id.
Brasile
id.
id.
id.
id.
id.
Jtal. sett.
Brasile
id.
id.
id.
Is. Maur.
09 «è 2 è è è Wi SÈ N _ _ SV
2 MQ è DM a = a nà nà Và nà
to AR Brasile 2
* 424 Brachyglossum erostratum, Rond. Ital. sett. A
* 425 Sphixisoma aureo-fasciatum, Rond. - id. A
* 426 _ mucronatum, Rond. id. 4
* 427 Zodion notatum, Meig. id. 2
* 428 Sepedon Hofnerii, Fall. id: 4
* 429 Trypeta ? Brasile 3
* 430 — ? id. 2
BerARA ? id. 1
SR? id. 4
ll ERE, id. A
Crostacei
= * 434 Pilumnus hirtellus, Linn. Mediterr. 2
* 435 Pirimela denticulata, Mont. id. 1
= * 436 Portunus plicatus, Riss. id. 2
* 437 . — marmoreus, Leach. id. 2
= 438 — corrugatus, Penn. id. 2
= * 439 — pusillus, Zeach. id. 2
* 440 — ? id. 1)
*451. — ? id. A
* 442 — Rondeletii, Riss. id. 2
* 443 Platyonychus latipes, Penn. id. 1
= 444 Carcinus moenas, Linn. id. 2
= * 445 Thia polita, Leach (A). ia. 2
= * 446 Ilia nucleus, Fab. id. 2
= * 447 Gsapsus marmoratus, Fab. id. 2
== 448 Gonoplax rhomboides, Fab. id. 2
= 449 Maja squinado, Latr. id. 2
* 450 Herbstia condyliata, Riss. id. 2
(î) Ne esisteva nel Museo un individuo in alcool col nome d’Ate-
locyclus.
Ill
e Tg asi Test
»*
*
»
— 28 —
451 Pisa tetraodon, Leach.
452 — corallina, Riss.
453 Lissa chiragra, Herbs.
454 Acanthonyx lunulatus, Riss.
455 Achaeus Cranchii, Leack.
456 Inachus scorpio, Latr.
457 — ì
458 Macropodia phalangium, Penn.
459 — tenuirostris, Leack.
460 — 3
461 Lambrus angulifrons, Zatr.
462 — ?
463 Calappa granulata, Fab.
464 Dorippe lanata, Linn.
465 Ethusa mascarone, Roux.
466 Pagurus angulatus, Riss.
460T — maculatus, Riss.
468 — :
469 Galathea strigosa, Penn.
470. — squamifera, Leach.
471 Scyllarus arctus, Fab.
472 Callianassa subterranea, Mont.
473 Homarus marinus, Fab.
474 Crangon 2
475 Egeon cataphractus, Ol.
476 Alphaeus ruber, Raf.
LTT — Edwardsii, Aud.
478.2
479 Typton spongicola, O. Cost.
480 Palaemon Treillianus, Riss.
481. — squilla, Zeach.
482. — antennarius,. Edw.
483 Sicyonia carinata, Oliv.
484 Squilla Mantis, Fab.
Mediterr.
id.
id.
dO RO TDI DI DI DI DI Pi GI DI DI sd DI DI DI DI sd 29 è a MV RONOMOMWONV
Il
*
485 Phronima sedentaria, Forsk.
486 Araneops diadema, 4. Cost.
* 487 Lysianassa spinicornis, 4. Cost.
è
488 — filicornis, nod. (1).
489 Gammarus pulex, Fab.
* 490 — scissimanus, A. Cost.
* 491 — punctimanus, 4. Cost.
*
*
492 Amphithoe Prevostii, Edw.
493 _
494 Amphitonotus Marionis, Edw.
495 Idotea tricuspidata, Desm.
496. — atrata, 4. Cost.
497 — chelipes, O. Cost.
498 Anthura gracilis, Mont.
499 Ancaeus forficularis, Riss.
500 Anilocra mediterranea, Leach.
5041 Nerocila bivittata, Aiss.
502 Methocia contracta, A. Cost.
503 Bopyrus ? (2)
504 Nebalia Strausi, Aiss,
505 Notodelphis ? (3)
506 ? (4)
507 Pychnogonum 2
Cirripedi
508 Pollicipes scalpellum, Linn.
(î) Vedi la parte seconda.
(2) Parassito della Caullianassa subterranea.
(3) Entro il pallio delle Ascidie.
(4) Con la precedente,
semicarinata, A. Cost. .
Mediterr.
id.
Mediterr.
>
1
Molluschi
a) Conservati in alcool.
= 509 Sepiola Rondeletii, Gesn.. Mediterr, 5
= 510 Cymbulia Peronii, Lamk. id. 4
= * 5411 Pterotrachea coronata, Forsk. id. 7
512 Sigaretus haliotideus, Linn. id. 4
= (bl3 Doris ? id. 1
DIL — ? id. 1
515 Polycera ? id. 2
= * 516 Tritonia quadrilatera, Schultz. id. 2
(Trit. thethydea, D. Ch.)
517 Thetis leporina, Linn. dd. 1
(T. fimbria, Lion.)
* 518 Antiopa (? Janus, Ver.) (1). id. 1
* 5419 Eolis Scacchiana, Phil. id. 3
= * 520 — aflinis, Gmel. id. 5
= * 521 — 2 id. 6
= * 522 Elysia viridis, Riss. id. 6
(Aplysiopterus neapolitanus, D. Ch.)
= 523 Aplysia punctata, Cuv. id. 3
= 524 Bullaea aperta, Linn. id. 10
* 525 Doridium marmoratum, Piss. id. 3
526 Gasteropteron Meckelii, Kosse. id. 4
527 Pleurobranchus testudinarius, Cantr. id. 3
(Pi. tuberculatus, D. Ch. n. Meck.)
= 528 Phallusia mammillata, Sav. id. 2
529 Cynthia papillosa, Sav. id. 2
* 590 Ascidia intestivalis, Linn. id. 10
(1) La specie che con dubbio riferiamo alla janus di Verany sembra
quella figurata da Delle Chiaje col nome di Evlis carinata, ma non de-
scritta,
RE
= * 534 Salpa democratica, Forsk.
3) Conchiglie.
532 Helix studeriana, Fer.
* 533 — lanx, Fer.
* 534 — magnifica, Fer.
* 535 — caffra, Pf.
536 — polygirata, Born.
537 — haemastoma, Linn.
538 Bulimus fibratus, Mart.
539 —. iostomus, So.
* 540 — magpificus, Grat.
* 541 —. nigrofasciatus, Pfr.
542 —. perversus, Linn. d.
543 — koxapreganus (!)
544 Cochlostyla cincinna, Sow.
545 — mirabilis, Fer. var.
546 Pupa ovoidea, Brug.
547 Siliquaria anguina, Linn.
* 548 Eulima nitida, Lmk.
549 Ovula carnea, Linn.
550 Modiola discrepans, Lmà. (1).
551 Galeomma Turtoni, So.
(Ziatella Poli, O. Cost.)
552 Gastrochaena tarentina, O. Cost.
(G. Polii, Phil.)
»
*
x
»*
WAS
Anellidi
= 553 Aphrodita aculeata, Bast.
54 Polynoe tessellata, nod. (2).
* 555 — ?
* 556 — ?
(1) Nella spessezza del mantello delle Ascidie.
(2) Vedi la parte seconda.
Mediterr.
Is. Seychell.
Madagascar
id.
C. B. Sp.
Brasile
Ceylan
N. Caled.
Rio Gian.
Brasile
Antille
Is. Moluc.
Valica
Is. Filip. -
id.
Is. Socotor.
Mediterr.
id.
Mediterr.
id.
id.
id.
_
—_ ll è 4 È È
POS Mia _jS FS ma —_ _—
e I
REI
* 557 Lophonotus Audouini, O. Cost. Mediterri 2
; 4
* 558 Eunice 2 1 id.
559 Diopatra iridicolor, 08. id. 4
(N. cuprea, D. Ch. 1)
560 Lysidice parthenopeja, D. CA. id. 1
* 561 — torquata, nod. (2). id. 1
* 5602 — ? id. 2
* 563 Alciopa vertebralis, n08. (3). id. A
= * 564 Glycera siphonostoma, D. CA. id. 3
= * 565 Siphonostoma diplochaitos, Otto. id. 5
= * 566 Lophiocephalus Edwardsii, O. Cost. id. 2
(Stylarioides moniliferus, D. Ch.)
* 567 Amphitritoides rapax, mob. (4). id. 3
568 Sternaspis thalassemoides, Otto. id. 4
= 569 Sipunculus nudus, Linn. id. 2
570 Phascolosoma lima, O. Cost. id. 5
= 571 Pontobdella muricata, Linn. id. 7
* 572 Mizostomum cirriferum, Leuck. (5). id. 1
Echinodermi
573 Holothuria pentactes, Linn. Mediterr. 2
* 574 Synapta inhaerenus, Mull. id. 2
= 575 Asterias rubens, Linn. id. 2
576 — variolosa, Lmk. D. Ch. - id. 1
RUDI, subulata, Lmk. id. 1
= * 578. — angulosa, D. CA. id. A
= * 579 — pentacanthia, D. Ch. id. 2
(1) Il nome specifico cuprea trovandosi anteriormente impiegato da
Bosc per altra Diopatra dell'America settentrionale, non può conservarsi
per la presente. o
(2) (3) (4) Vedi la parte seconda.
(5) Parassito della Comatula mediterranea.
Il
til Il
il
M Al
*
*
— 33 —
580 Asterias bispinosa, Otto, Mediterr. A
081. — minuta, Mull. id. 1
(exigua, D. Ch.)
582 Ophiura laevis, Rond. id. 4
(Ast. ophiura, Linn.—Oph. lacertosa, Lmk.)
583 —. tricolor, Mull. id. 2
584 — pentagona, Lmk. id. 2
585 Comatula mediterranea, Zmk. id. 1
Celenterati
586 Cydippe pileus, Gmel. Mediterr. 3
587 Diphya bipartita, Bor. id. 1
588 — quadrivalvis. de 2
589 Abyla pentagona, Q. G. id. 2
(Diphya tetragona, 0. Cost.)
590 Hippopodius mediterraneus, O. Cost. id. 4
(Zip. neapolitanus, Koell.)
Polipi
591 Dynamena reptans, O. Cost. (41). Mediterr. 4
592 Gorgonia juncea, So/and. Quad: 4
Rizopodi
593 Quinqueloculina Akneriana, D'Ord. Mediterr. 1
094 - labiata, 208. id. 1
595 Pleurostomina bimucronata, mod. id. 1
596 Triloculina inornata, D'Ord, id. 4
597 _ ? id. 4
(1) Faun. Napol. Polipi a polipajo flessibile, tav. VIII, f, 2: per
errore citata nel testo la tavola III, fig. 2.
Ann. 1,
b)
lati ee
In seguito alle specie di animali aggiunte al Museo con
gli assegni di cui abbiamo da principio tenuto parola, ci spet-
ta registrare alcuni entomati raccolti in una peregrinazione z00-
logica, della quale sarà detto nella parte seconda. Tra essi ve
ne ha pochi che meritino qualche considerazione. Nulladimeno,
poichè forman parte del novello patrimonio di cui il Museo
si è accresciuto nel corso dell’ anno, noi, giusta I’ esposto ai:
ponimento, li registriamo quì Lie
Il
* 598 Demetrias atricapillus, Linn.
599 Harpalus 2
600 Quedius molochinus, Grav.
601 Cyphon pubescens, Fab.
602 Apion fuscirostre, Fab.
603 Sitona ?
604 Xylocopa violacea, Linn.
605 Crocisa ramosa, Lep.
606 Hispa testacea, Linn.
607 Crepidodera impressa, Fab.
608 Gastrophysa polygoni, Linn.
609 Coccidula scutellata, Herbs.
610 Arachnocephalus vestitus, A. Cost.
611 Acridium lineola, Fab.
612 Pachytilus cinerascens, Fab.
613 Phaneroptera liliifolia, Fab.
614 Anthophora nidulans, Fab.
615 —_ albigena, Lep.
616 Prosopis variegata, Fab.
‘617 Scolia unifasciata, Cyr. var.
618 Elis interrupta , Fab.
(Fem. Scolia sexmaculata. F.)
619 Tiphia femorata, Fab.
620 Bembex olivacea, Ross.
621 Stizomorphus tridens, Fab.
622 Ammophila Heydenii, DaA/b.
sa W VE
— 35 —
* 623 Larra anathema, Ross.
624 Chalcis ?
625 Odontotarsus grammicus, Linz.
626 Ancyrosoma leucogramma, Linn.
627 Aelia Klugii, Hahn.
628 Aeliodes bifida, A. Cost.
* 629 Eysarcoris binotatus, Ha/n.
630 Corizus crassicornis, Linn.
631 Camptopus lateralis, Germ.
632 Lygaeus equestris, Linn.
* 633 Pachymerus ?
634 Dictyonota crassicornis, Fab.
635 Pygolampis femoratus, 4. Cost.
* 636 Hydrometra 2
637 Pseudophana europaea, Linn.
* 638 Nephropsia elegans, O. Cost. (4).
639 Cixius stigmaticus, Germ.
640 Hysteropterum immaculatum, Fab.
641 Lepyronia coleoptrata, Zinn.
* 642 ?
643 Trypetimorpha fenestrata, 4. Cost. (2).
644 Chrysotoxum italicum, Rond.
* 645 _ chrysopolita, Rond.
646 Argyrospyla pandora, Fab. minor.
* 647 Milesia crabroniformis, Fab.
648 Micropeza lateralis, Zinn.
649 Gymuosoma rotundata, Linz.
650 Thereva plebeja, Linn.
654 Odontomyia bydropota, Meig.
® o * *
»
*
»
* *
*
(1) Vedi la parte seconda.
2) Id.
e o ne nà è fa n nà nà nà | rà a e I DI sà DI a I
— 36.—
Oltre degli animali di cui il Museo si'è accresciuto per
gli acquisti di che si è discorso, parecchie specie si sono an-
che aggiunte per effetto delle relazioni aperte con i Direttori
di altri Musei Zoologici, ovvero per cambii fatti con privati
cultori di zoologia.
Il Direttore del Museo di Genova, prof. Lessona, ci in-
viava parecchi pesci e taluni Crostacei del mare o del suolo
Ligure; fra quali però pochi soltanto giunsero utilizzabili per
le nostre collezioni : e sono i seguenti.
* 652 Crenilabrus Roissali, Riss. Mediterr. 2
* 653 Blennius basiliscus, Cu». Val. id. 4
* 654 Barbus plebejus, Bup. Lombardia A
* 655 Squalius cavedanus, Bnp. id. 1)
* 656 Acanthopsis taenia, Zinn. id. 1
* 657 Alausa vulgaris, Cuv. Val. id. 1
* 658 Motella tricirrata, BI. Mediterr. 4
* 659 Raja miraletus, Linr. id. 1
* 660 Penaeus membranaceus, Riss. id. 1
* 661 Orchestia Deshayesii, Aud. Lit. Ligur. A
* 662 Apus cancriformis, Schoeff. Liguria 1
* 663 Nemesis lamna, Bonp. Mediterr. 3
* 664 Cecrops Latreilli, Leack. id. 5
Il nostro collega Prof. Guiscardi faceva ancor dono al Mu-
seo di alquante conchiglie che vi mancavano del tutto. Esse sono:
* 665 Cleodora tricuspidata, Q. G. Messina 4
* 666 Lacuna canalis, Turt. Mediterr. 2
* 667 Balea perversa, Linn. Eur. sett. 2
* 668 Clausilia cattaroensis? Zieg. Dalmazia 4
* 669 — decipiens, Rossm. id. 2
* 670° — dalmatina, Parts. id. 1
* 6741 — conspurcata, Crist. id. 3
*672 — pachygastra, Parts. Is. Meleda 1
* 673 — exarata, Ziegl. Dalmazia 2
* 6074 — albocincta, Pfr. id. 1
Altre specie di Conchiglie Terrestri di europa, e taluni
insetti non ovvii della provincia di Napoli riceveva il Museo
dal nostro Coadiutore Dott. Giuseppe Palma.
* 675 Helix cingulata, Stud. Verona 2
* 676 — Da Campo, Vil. Lombardia . A
* 677. — angigyra, Jan. id. 1
* 678 — ? Dalmazia 1
* 679 — ? Ital. sett. 1
* 680 — obvoluta, Mull. Verona 2
* 681. — candidula, Stud. id. 3
682 Clausilia exarata, Zicegl. Dalmazia A
* 683° — blanda, Zicegl. id. 2
* 684 — semirugata, Ziegl. id. 1
* 685 — adposita, Parr. Dalmazia 1
* 686 — crenata, Menk. id. 1
* 687 — latestriata, Villa. Lombardia 1
* 688° — Pielzii, Parr. Transilvania 1
* 6689 — imbecilla, Parr. Dalmazia 1
* 690 — lamellosa, Vi//. Lombardia 2
* 699 — albopustulata, Jar. Verona 2
692 — albocineta, Pfeif. Dalmazia © 2
* 6939 — binotata, Ziegl. id. 2
* 6005 — plicata, Drap. Transilvania 2
* 695. — parvula, Stud. Carinzia 2
* 696 — Stentzii, Rossm. Tirolo 1
* 697 Torquilla tricolor, Vill. Lombardia 2
* 698 Chlacnius spoliatus, Fab. Napoli 4
* 699 Harpalus ruficornis, Fab. id. 2
* 700 Eunectes sticticus, ZL. v. griseus, F. id. A
* 701 Silpha sinuata, Fab. id. 4
* 702 Hoplia lepidota, 10. id. 4
* 703 Rbhisotrogus ? id. 4
* 704 Apthaxia nitidula, Linn. id. 2
—_ var. minor. id. 2
RARO; Je
* 705 Blaps gigas, Linn.
* 706 Meloe autumnalis, Oliv.
x
*
x
*
707 Mesosa curculionoides, Linn.
708 Clythra taxicornis, Fab.
709 Adimonia littoralis, Fab.
710 Sphex maxillosa, Fab.
7A Myzine sexfasciata, Fab.
(Fem. Meria 3-punctata)
712 Macrocera malvae, Ross.
713 Andrena holomelena, Lep.
714 Colletes suceincta, Latr.
715 2
716 Dasypoda hirtipes, Latr.
747 Nomada ?
118. — jJacobeae, Pns.
719 — ?
720 Abia sericea, Linn.
( dorsalis, A. Cost.)
721 Hylotoma enodis, Linn.
722 Sphixisoma mucronatum, Pond.
723 Myopa ferruginea, Fab.
724 Phasia crassipennis, Fab.
725 Milesia crabroniformis, Fab.
726 — splendida, Ross.
721 Volucella mystacea, Latr,
728 — zonaria, Poda.
729 Eristalis floreus, Fab.
730 Ceria conopsoides, Linn,
731 — vespiformis, Latr.
732 Anthrax hetrusca, Fab.
733 —
734 Argyrospyla pandora, Fab.
morio, Linn.
7135 Exoprosopa vespertilio, Zed.
736 Asilus erabroniformis, Fab.
id.
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Ischia
Napoli
id.
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Ischia
Napoli
id.
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ii PWVMWMOEFLFpLPFPFPPENecreaors
* 737 Bombilius medius, Latr. Napoli 2
* 738 Chrysops caecutiens, Mcig. id. 2
* 739 Haematopota italica, Meig. id. 4
(longicornis, Macq.)
* 740 Sargus Reaumurii, Fab. id. 1
* 741 Lomatia belzebul, /a8. id. 4
Da ultimo abbiam voluto ancor noi apportare la nostra
pietra al grande edifizio, con le quì sotto segnate specie di
entomati, rare nelle provincie napoletane.
* 752 Prognatha quadricornis, Kird. Napoli 2
* 743 Rhysodes canaliculatus, O. Cost. Aspromonte 1
* 744 Podabrus lateralis, Linn. Sile 1
* 745 Oedemera melanapyga, Schm. Calabrie 2
* 746 Chrysanthia viridissima, Linn. id. 1
* 747 Avcylopus melanocephalus, Oliv. id. 1
* 748 Mycetina cruciata, Schal. var. Aspromonte A
(Eumorphus calabrus, 0. Cost.)
* 749 Cerceris tuberculata, Vill. Calabrie 2
* 750 Scolia abdominalis, Spin. id. 1
* 751 Pelogonus marginatus, Latr. id. 1
* 752 Pachymerus unifasciatus, 4 Cost. Napoli 1
* 753 Stenogaster hyalinipennis, A. Cost. id. 1
* 754 Capsus montivagus, A. Cost. Calabrie 1
* 755 Capsus Foreli, Muls. id. 1
* 756 Aphanosoma italicum, A. Cost. id. LI
* 757 Halticus albonotatus, A. Cost. Sile 1
* 758 Diraphia limbata, /7aga. Napoli 1
Riassumendo quindi tutti i diversi elementi superiormente
riportati, si ha che il Museo Zoologico nel corso de’ quattor-
dici mesi decorsi dal novembre 1860 a tutto dicembre 1861 si
è accresciuto di 696 specie di animali, così ripartite nelle di-
mat groca
verse classi; senza tener conto delle molte altre delle quali
migliori individui sì son sostituiti ad altri mal conservati.
Mammiferi specie 3
Uccelli. » Bb)
Rettili. i DAI
Pesci. » 49
Insetti. » 479
Crostacei. » 69
Cirripedi. DURA
Molluschi in alcool. » 15
Conchiglie. » 44
Anellidi. n 14
Echinodermi, DES
Celenterati. pa
Polipi. PZ:
Rizopodi. DIM
696
ArricoLo 3.°
Ordinamento delle Collezioni.
Indipendentemente dalla sollecitudine usata onde arricchi-
re di nuovi animali il Museo, è stata nostra cura il dare miglior
ordinamento alle collezioni : lavoro nel quale ci è stato non
poco di ajuto l’opera intelligente del solerte e culto nostro
coadiutore Dottor Giuseppe Palma. E dapprima si è preso a
dare metodico ordine alla estesa collezione delle Conchiglie;
le quali con sistema vecchio, ed indegno di un pubblico Museo,
giacevano in scatolette di cartone in tal modo, da non esser
= pie
sempre facile all’ osservatore nè vedervi i caratteri distintivi ,
nè conoscerne il nome scientifico. Messe da banda le specie
fossili, che trovavausi tramezzate alle viventi, queste si è co-
minciato a piazzarle sopra tavolette di cartone, mettendo cia-
scuna specie o varietà sopra tavoletta distinta, portante in testa
il numero progressivo, rispondente all’ inventario del Museo, ed
a piedi la cartella sulla quale è scritto il nome generico e spe-
cifico, l’autore, la patria: e gl’ individui fissativi per modo, da
poterne con la massima agevolezza osservare i caratteri. Un tal
lavoro, tutto materiale, associato all’ altro scientifico della ret-
tifica di varii nomi mal appropriati, e dello studio e determi-
nazione di non poche specie rimaste indeterminate, richiede tem-
po non breve, attesa la vastità di tale collezione. Sicchè nel-
l’anno decorso si è quasi compiuto per le specie sole spet-
tanti a Cefalopedi, Pteropedi, Eteropedi, Gasteropedi Pol-
monati, e ad alcune famiglie di Gasteropedi Pettinibranchi.
Abbiamo superiormente accennato il pensiere da noi espres-
so in uno de’ rapporti indirizzati a colui che da vicino reg-
ge questa Università, di istallare collezioni distinte degli ani-
mali tutti che vivono in queste provincie napolitane; almeno
per le classi inferiori, a cominciare da’ Pesci. Un tal pensiere
abbiam cominciato a metterlo in atto. Nell’ ordinamento della
collezione delle Conchiglie, e dell’ altra de’ Crostacei, sempre
che il numero degl’ individui ce lo ha concesso, due distinte
tavolette si son formate per ciascuna delle specie o varietà che
spettasse alle dette provincie ; l’ una destinata per la colle-
zione generale, l’altra per la speciale delle Provincie Napoli-
tane. Lo stesso abbiam praticato per varie specie di Pesci, di
Molluschi, di Echinodermi, di Sifonofori, ec., che abbiam
potuto procacciarci dal nostro mare nel corso dell’ anno. Per-
tanto uno de’ principali elementi che entrar dovrebbe nella for-
mazione di questa speciale raccolta degli animali della Fauna
Napolitana, l è certamente una collezione degl Insetti; la quale,
come ben si comprende da chi non è estraneo a siffatte fac-
Ann. 1g 6
E ora
cende, anche col maggior buon volere, non può aversi nè in
breve tempo, nè senza grandissimo dispendio. Perchè adunque
il nostro pensiere potesse avere nella sua attuazione un facile
e pronto sviluppo, non abbiamo avuta difficoltà di offrire of-
ficialmente alla Università la nostra Collezione Entomologica
delle Provincie Napolitane , frutto di ventitre anni di assidue
ed accurate ricerche in ciascuna delle diverse provincie , e
la quale racchiude tutte le novità Entomologiche da noi pub-
blicate sia nella Fauna Napolitana, sia in altri speciali la-
vori, e che oramai han preso il loro posto nella scienza. Se
una tale offerta, fatta non senza nostro rincrescimento, come
quella che ci priverebbe dell’ elemento che ha formato il pa-
bolo principale delle nostre scieniifiche occupazioni, sopratutto
negli uliimi dieci anni, ne’ quali non altro ci è stato concesso
fuori che il lavorare rinchiusi nel proprio gabinetto, verrà presa
in considerazione; nutriamo fiducia che il pensiere d’ istallare
una Raccolta zoologica delle Provincie Napolitane potrà effet-
tuarsi. In opposto saremo sempre soddisfatti di aver manife-
stato il nostro modo di pensare non solo, ma di averlo an-
cora messo in atto con quei modi che per noi si potevano.
La collezione de’ Crostacei può dirsi iniziata di pianta ;
pochissimi de’ pochi antichi elementi avendo potuto essere uti-
lizzati. Le specie di grande o mezzana statura, come la parte
maggiore de’'Decapodi, alcuni Stomapodi ed Isopodi, sono pre-
parati a secco e piazzati sopra lastre di cristallo : le specie
minute, come gli Amfipodi, ec., sono in duplice sistema conserva-
ti: altri a secco sopra lastrine di cristallo piane ricoperti ed
ermeticamente chiusi da altri cristalli convessi; altri in alcool.
PARTE SECONDA
Da quanto abbiamo esposto nella parte prima è facile ri-
conoscere come del moliissimo tempo che consagriamo volen-
tieri pel Museo, buona parie sia stato speso e per l’ordinamen-
to delle collezioni, e per la determinazione di oggetti trovati
non definiii, e per le cure necessarie onde provvederlo di
nuove specie; sicchè poco ne è avanzato che avesse potuto im-
piegarsi esclusivamenie per lavori scientifici. Nalladimeno sem-
pre che ne abbiamo avuia la opportunità, ci siamo occupati
della scienza, non senza vaniaggio dello stesso Maseo. Hanno
principalmente fissata la nostra aiienzione gli animali marini,
sopratuito inveriebrait, de’ quali il nosiro golfo è oliremodo
dovizioso , e pe’ quali i lavori lasciaiici da’ nostri predeces-
sori non sono fali, da non far sentire più il bisogno di nuovo
studio ed illusirazione. E poichè nella storia naturale riescono
pressocchè insuflicienii le più minote descrizioni, quando non
vengano accompagnaie da fedeli immagini, un abilissimo pit-
tore-naiuralisia, il sig. Salvatore Calyò, è stato a proprie spese
impiegato a lavorare nel Museo. Nell'anno già decorso varî
materiali abbiam preparati, i quali dovran successivamente esser .
completati, per potersi readere di pubblica ragione : la qual
cosa ci proponiamo fare nell’anno che volge. Non dobbiamo
perianto tacere, che un grande osiacolo in noi si frappone per-
chè i nostri lavori possano essere proporzionati alle attuali e-
sigenze della scienza : ed è la immensa scarsezza di opere, sia-
no antiche classiche, siano recenti, delle quali vi ha positi-
va penuria, tanto nella grande Biblioteca nazionale, quanto in
quella della Università. La qual posizione non la si può al certo
ni MSI
tollerare sotto un governo che proclama civiltà e progresso, e
che quindi si annunzia intenzionato di migliorar per ogui lato
le antiche condizioni. Più volte si è fatto sperare che la no-
stra Biblioteca Uuiversitaria avrebbe anch’ essa fatto un passo
innanzi; ma nulla finora si è realizzato. Per la qual cosa noi
non possiam lasciare questo argomento senza alzar viva la voce
perchè il chiaro uomo che attualmente regge il Ministero della
Istruzione pubblica voglia volgere lo sguardo alla detta Biblio-
teca Universitaria, e nel modo stesso che il di lui predeces-
sore ha provveduto per un primo ampliamento dei Musei, fac-
cia egli per la Biblioteca, assegnando una cifra con la quale
questa si renda alquanto meno sfornita in opere sopratutto di
Storia Naturale, delle quali si sente maggiormente il bisogno.
Ritornando al nostro argomento , tra i diversi materiali
scientifici riuniti nello scorso anno , ne abbiamo scelti alcuni
brani per pubblicarli nel presente volume, augurandoci poter
dare più estesi ed ordinati lavori negli auni avvenire.
ArticoLo I.
Osservazioni su talune specie di Pleuronettidei.
Lo studio de Pleuronettidei del Mediterraneo dal lato zoo-
logico ha costituito oggetto di occupazione per pareechi Ittio-
logi. Senza rimontare ad epoche molto remote, e stando agli
autori recenti che con maggiore specialità ne hanno scritto, ri-
corderemo i lavori del Bonaparte (nella Fauna Italica) per le spe-
cie dell’Italia in generale; del Risso per quelle speciali de’ mari
di Nizza; del Costa O. G. (nella Fauna Napolitana ) per quelle
del mare di Napoli, e del Canestrini per quelle del mare di
Genova. In seguito di tali lavori parrebbe che dalla loro riu-
nione dovesse la Storia Naturale de’ Pleuronettidei del Medi-
terraneo risultare talmente illustrata, da rimanere pochissi-
mo o nulla a spigolare. Purtuttavia consultando î fatti, pa-
eV,
re che una tale sentenza non venisse appoggiata. Dappoichè,
avendo impreso anche noi a studiare i pesci di questa fami-
glia, vi abbiam trovate specie ancor controverse da illustrare,
e qualcuna ancora non caduta sott'occhio ad alcuno de’sopraccen-
nati Ittiologi. Dalle quali cose abbiamo dedotto che sarebbe
stata opera non inutile passare a nuova rassegna i Pleuronettidei
del nostro mare. I risultamenti de’ nostri studii saranno resi
di pubblica ragione lorchè saranno completati.
Per ora ci limitiamo a rischiarare un Rombo descritto da
Risso e rimasto sconosciuto e mal apprezzato dagl'Ittiologi po-
steriori ; a sciogliere alcuni dubbî messi innanzi da qualche
recente scrittore intorno al Monockirus hispidus; ed a descrivere
una seconda specie di P/agusia, che in nessun modo può con
la Zactea confondersi.
Rbhombus candidissimus, Risso.
Il Risso nella sua Storia Naturale dell'Europa meridio-
nale (1) descrisse ed efligiò un piccolissimo Rombo , che dal
colore generale bianchissimo chiamò A%. candidissimus, dicen-
dolo a corpo ovato-ritondato , coperto di squame poco appa-
renti, a capo prominente, bocea piccola, mascella superiore un
poco più lunga della inferiore, gli occhi rilevati piazzati so-
pra una medesima linea, la linea laterale diritta. Ed in quanto
a colorito, lo dice di un bianco trasparente, orlato nel contor-
no superiore d'una linea, rossa carnicina, con cinque macchio-
line rosse su ciascuna delle due pinne verticali , dorsale ed
anale.
‘+ Gli autori che succedettero, e che si sono occupati dei
pesci del Mediterraneo, pare non avessero avuta occasione di
osservare alcuna specie riferibile al &/. candidissimus , e te-
(1) Zistoire Naturelle de l'Europe merid.
Re
nendo presente il colore bianco, dubitarono avesse l’ Ittiologo
di Nizza voluto descrivere la Plagusia lactea; senza dare al-
cuna importanza nè alla forma del pesce, che certo nella Pla-
gusia è tutt’ altra che ovato-ritondaia ; nè alla presenza delle
pinne pettorali, le quali (almeno quella del lato sinistro) ben
si veggono efligiate nella figura benchè grossolana che l au-
tore ne porge. Così il Bonaparie, nel suo Indice metodico dei
Pesci di Europa, registra il R/omdus candidissimus Riss. co-
me sinonimo della P/agusia lactea, facendovi solo seguire un
interrogativo. L’ autore dell’ articolo Pesci della Fauna Napo-
litana non ne fa alcuna menzione. E più recentemenie il Ca-
nestrini con maggiore accorgimento, annunziando i dubbî messi
innanzi da altri autori, fa rilevare le diflicoltà che si oppongo-
no a riconoscere nel Rombo candidissimo la Plagusia laciea.
Noi pertanto, fra soli quattro Pleuronettidei conservati in
alcool nel Museo Zoologico, uno ne abbiam trovato col nome
di Rhombus candidissimus, Riss. E visti i dubbì precedente-
mente elevati sulla validità di tale specie, abbiam voluto stu-
diarla con accurattezza, comparandola con la descrizione e con
la immagine data della specie in parola dall Iiio'ogo di Niz-
za. Dall’ esame fattone abbiam rilevato che, tranne la forma più
ritondata del corpo, e la mancanza delle. macchioline e della linea
rossicce sulle pinne, conviene esattamente con la descrizione
del RR. candidissimus. Se quindi la inesattezza della Ggura del
Risso si è voluta esagerare di tanto, da vedervi la Plagusia ,
a molto maggior diritto noi crediamo riconoscervi il RAomBus
che abbiamo sott’ occhi ; la piccola differenza nella forma del
corpo potendo ben addebitarsi a poca esattezza della figura, e
le macchioline rosse avendo dovuto naturalmente scomparire in
seguito alla lunga conservazione dell’ animale nell’ alcool.
Per tali ragioni noi crediamo doversi ripristinare qual
buona specie il A/onibus candidissimus di Risso, sottraendolo
da’ sinonimi della Plagusia lactea. Ed aflinchè gl’ Ittiologi pos:
sano meglio giudicare delle ragioni che ci hanno indotti a tàl
sn VA
conclusione, ed abbiano chiara notizia del Rombo che ritenia-
mo pel candidissimus, ne diamo quì appresso una più minuta
descrizione, accompagnata da accurata efligie.
Corpo ovato-ritondato; stando la massima altezza alla lun-
ghezza, esclusa la pinna codale, come uno ad uno e cinque se-
sti. Il capo ne occupa la terza parte in lunghezza, stando la di-
‘stanza della estremità del muso al margine posteriore dell’ o-
percolo , alla lunghezza totale del corpo come uno a tre. Gli
occhi sono poco distanti fra loro, ed il superiore posto poco
più dietro dell’ inferiore. Lo spazio anteoculare, calcolato per
questo secondo occhio, sta alla lunghezza del capo come uno
a tre e mezzo : la distanza fra i due occhi è ‘eguale alla metà
dello spazio anteoculare. La linea laterale è un poco inarcata
in origine, e quindi scorre diritta fino al peduncolo codale.
Le apofisi inierspinose che sostengono i raggi delle pinne
verticali, dorsale ed anale, sono nell’ individuo conservato nel-
l’ alcool ( probabilmente ancora negl individui freschi ) molto
sviluppate, e visibili a traverso de’ comuni tegumenti, sembran-
do a primo aspetto far continuazione coi raggi delle pinne me-
desime. La pinna dorsale comincia poco dietro la mascella su-
periore, e si arresta poco innanzi la base della pinna coda-
le; la sua maggiore altezza sta all’ altezza maggiore del corpo
come uno a quattro e mezzo. La pinna anale è poco meno
alta della dorsale. La codale è posteriormente ritondata; la sua
lunghezza sta a quella del corpo come uno a quattro e mezzo.
Le pettorali sono piccole, lunghe appena quanto la metà del
capo; le ventrali più piccole delle pettorali.
Il colore è uniformemente bianco-sudicio, tendente appena
al gialliccio.
Lunghezza del corpo, esclusa la pinna codale, millimetri
cinquanta.
Rn
Monochirus hispidus.
Il signor Canestrini non avendo osservato in natura questo
Monochiro, ha mosso dubbio sulla validità della specie; e ciò
sopratutto a causa della discrepanza che apparisce tra la de-
scrizione datane dal Bonaparte e dal Professore O. G. Costa,
in quanto alla pinna pettorale del lato sinistro o cieco: la qua-
le pinna dal primo. de’ cennati scrittori dicesi mancare affatto,
e dal secondo essere rudimentale. Quest’ ultimo però dice con-
sistere « in una espansione cutanea membranosa assai corta, ma
» larga, triangolare, terminata da tre filamenti visibili solo ad
» un forte ingrandimento ». Dalle quali parole non pare ri-
levarsi che I’ autore avesse voluto additare la esistenza di una
pinna, fosse anche rudimentale, non avendo caratterizzati per
raggi que’ filamenti cui accenna.
Pertanto dallo esame di varii individui, altri trovati già
nel Museo, indeterminati, altri ricevuti freschi, ben sviluppati, il
maggiore misurando 96 millimetri di lunghezza, esclusa la pinna
codale, risulta evidente che la pinna pettorale del lato sinistro
manca totalmente; e che il Monochiro in parola è ottima specie,
distinta per due essenziali caratteri, l uno consistente nell’ as-
senza di detta pinna, l’ altro nella speciale forma delle squa-
me. Queste, siccome le ha ben rappresentate il Costa O., hanno'
forma allungata, ristretta nel mezzo, con la porzione basilare
fortemente concava a guisa di un cucchiajo, e l’altra terminata
da spine delicate e lunghe più che in qualunque altra specie.
Dalle quali due condizioni risulta che la superficie del corpo,
mentre vien resa fortemente ispida per le spine un poco ascen-
denti, dall'altro, guardata accuratamente apparisce scavata di
tante picciole fossette quante sono le squame , a causa della
concavità della porzione hasilare di queste.
AGI
Plagusia picta, nod,
Tav. I, fig. 2.
P. clongata, latere sinistro seu oculifero saturate griseo-
lutescente , irregulariter nigro signato, pinnis sordide luteis 5
radiis omnibus nigro motatis: latere dextero s. caeco albido-lu-
‘tescente immaculato : operculo postice profunde sinuato.—Lon-
git. mill. 90.
Habitat in Mediterraneo.
Mus. Zoolog. Reg. Archig. Neapol.
Corpo allungato , stando l’ altezza massima alla lunghez-
za, esclusa la pinna, come uno a tre e mezzo. Il capo ne oc-
cupa poco meno del quarto, stando la lunghezza dalla estre-
mità del muso al margine posteriore dell’ opercolo come. uno
a quattro e due terzi. Gli occhi sono tra loro contigui, e
l'uno superiore all’altro sulla medesima linea. verticale. La loro
distanza dalla estremità del muso, ossia lo spazio anteoculare
sta alla lunghezza del capo come uno a quattro e mezzo. I raggi
maggiori delle pinne verticali eguagliano in lunghezza un quinto
dell'altezza del corpo. Le squame sono oblungo-rettangolari, col
margine libero posteriore ritondato, guarnito di spine ben svi-
luppate. Di esse squame si contano nella maggior altezza del
corpo venticinque su ciascuna serie verticale, e trentaquattro a
trentasei su ciascuna serie obbliqua; e centocinque serie nella
lunghezza a cominciare dal contorno posteriore degli occhi.
L’opercolo nel suo contorno posteriore offre un seno profondo
angoloso. Il colore del lato sinistro è grigio-gialliccio inten-
so, sparso qua e là di trattolini verticali irregolari ed ine-
guali neri assai ben distinti, alcuni de’ quali piegati in zig-
zag. Le pinne verticali sono parimente dal lato sinistro di color
gialliccio sudicio, ornate in tutta la loro estensione egualmente di
tratti neri, tanto su'raggi, che sulla membrana che li congiunge.
Ann. I. 7
Ne possiede il Museo due individui identici in tutti i
loro caratteri, e poco tra loro diversi in grandezza. L’ indi-
viduo maggiore è lungo millimetri 90, non compresi i raggi
rappresentanti la pinna codale.
Osservazioni. Comunque affinissima sia questa Plagusia
alla comune servita di tipo al genere, P. lactea, nulladimeno
ne differisce per tali caratteri , che non solo la rendono di-
stinta da quella, ma guardandola a primo aspetto, senza por
mente a’ caratteri generici, la si potrebbe giudicare una Solca
per l'abito e pel colorito. In fatti il suo lato sinistro lungi
dall'essere bianchiccio come nella Zactca, olfre quasi le tinte
della S. Zucca, con di più i trattolini neri ben distinti. An-
che la faccia opposta o destra ha una tinta bianco-gialliccia,
che non è nella /actea. In fine, stando ancora ai colori, altra
differenza si osserva fra le due Plagusie nella coloritura dei
raggi delle pinne verticali, e della membrana che li riunisce.
A tutto questo vuolsi aggiungere il corpo proporzionalmente
più allungato, e le squame più piccole.
ArtIcoLo 2.°
Di un piccolo Trachiptero.
Le incertezze che tuttora regnano intorno alla validità
delle specie di Trachipteri descritte da’ diversi Ittiologi , ed
alle differenze che in questi delicatissimi pesci risultar pos-
sono dall’ età, dal sesso e dallo stato di conservazione , ren-
dono necessario il raccogliere ogni fatto, il quale contribuir po-
tesse allo schiarimento «degli svariati problemi. Per tal ragione
noi crediamo non inutile la illustrazione di un piccolissimo Tra-
chiptero, che abbiamo avuto l’agio di studiare vivo, ed in uno
stato di perfetta interezza, e che ci ha data opportunità di no-
tare qualche fatto non ancora avvertito. Il quale Trachiptero, |
comunque fossimo persuasi che sia un piccolo di specie che
— 51 —
raggiunge dimensioni maggiori, e che probabilmente progre-
dendo nello sviluppo può subire modificazioni in quelle parti
appunto, che nella prima età offrono caratteri distinti; nulladi-
meno, nella impossibilità di prognosticare quali esser possano
tali cangiamenti, si rende anche impossibile il definire la spe-
cie di cui debbasi considerare il piccolo. Per la qual cosa, nel
darne quì la descrizione, ci vediamo costretti ad additarlo, al-
men provvisoriamente con nome speciale, che sarà di
Trachypterus filicauda, mob.
Pavbl:, fi.9.
Corpo allungato , stando la sua massima altezza alla lun-
ghezza, esclusa la pinna codale, come uno a quattro. Il profilo
dorsale quasi diritto, abbassandosi solo leggermente verso la
coda : il profilo ventrale è quasi parallelo al dorsale nella parte
che precede le pinne ventrali, ove forma un seno, dietro del
quale va gradatamente restringendosi verso la coda, nella quale
rimane però distante dalla linea laterale quanto il dorsale. Il
profilo anteriore del capo è quasi verticale, formando angolo
poco men che retto col profilo del dorso. La bocca è assai pic-
cola, e corrisponde al quarto inferiore dell’altezza del capo. La
estremità codale, guardata con lente, vedesi distintamente biloba.
Gli occhi, proporzionalmente grandi, sono vicini più al profilo
anteriore del capo che al dorsale. Il contorno posteriore del-
l’opercolo dista dal profilo anteriore del capo per quanto è la
massima altezza di questo. La pinna dorsale comincia dall’ e-
stremo anteriore del profilo dorsale, e si termina un poco in-
nanzi il peduncolo codale. I suoi primi sei raggi, che stanno
sulla nuca, sono molto allungati, e costituiscono una. cresta : il
primo è lungo circa una volta e mezzo il corpo; i tre seguenti
si prolungano in filamenti lunghi tre volte il corpo, senza al-
cuna espansione; il quinto è più corto del primo, ed il sesto
più corto del quinto. Detti raggi sono tra loro congiunti da
membrana, meno i filamenti de’ tre raggi più lunghi, che ri-
2a Manto
mangono liberi. Il rimanente della pinna, di cui il primo rag-
gio è congiunto da membrana al sesto de’ cervicali, bassa dap-
prima, dopo quattro o cinque raggi si eleva, divenendo alta
poco meno dell'altezza maggiore del corpo : e giunta a’ quattro
quinti si arresta ritondata. Nello spazio compreso tra il termine.
della pinna dorsale e la base della pinna codale corre un an-
gusto orlo membranoso privo d’ogni vestigio di raggi. Le pinne
ventrali sorgono al terzo anteriore della lunghezza del corpo,,.
e si compongono di sei raggi, dequali i tre anteriori prolun-
gansi in filamenti simili ed egualmente lunghi de’ tre medii cer-
vicali; gli altri tre sono corti e decrescenti. Le pinne petto-
rali sono piccole, composte di quattro o cinque raggi : la loro
distanza dall’ estremità della bocca sta alla lunghezza del cor-
po, esclusa la pinna codale, come uno a quattro e mezzo : la
lunghezza eguaglia appena la metà della distanza sopra men-
zionata. La pinna codale si compone di due porzioni distinte:
luna, inserita al lobo superiore del peduncolo codale, si com-
pone di sette raggi, de’quali il medio più lungo ed un poco men
lungo del quarto della lunghezza del corpo ; gli altri grada-
tamente decrescenti ; tutti riuniti da membrana sin poco innan-
zi l’estremità. L’ altra porzione, inserita al lobo inferiore, si
compone di cinque raggi, de’ quali i primi tre assai più pic-
coli di quelli della porzione superiore e graduali; il quarto
prolungato in un filamento lungo tre volte il corpo; il quinto
lungo un poco più del medio di quelli della porzione supe-
riore. Nello spazio compreso tra le pinne ventrali e la origine
della pinna codale corre un orlo membranoso senza alcun ve-
stigio di raggi, simile a quello che sta dietro la dorsale.
Il colore del corpo è argentino uniforme e splendentissi-
mo; il capo e porzione del dorso sono sparsi di punti neri ben
marcati. Le pinne sono leggermente cerulee, con alcune mac-
chie rossicce su la porzione cervicale della dorsale, sulle ven-
trali e sulla codale. I tre filamenti sì della porzione cervicale
della pinna dorsale , che delle ventrali sono rossicci : quello
della pinna codale è ceruleo anellato di nero.
[odi i.e
Lunghezza totale del corpo, esclusa la pinna codale, mil-
limetri ventisette.
Osservazioni. La specie, tra le note nello stato adulto, con
la quale offre maggiori rapporti il piccolo Trachiptero descrit-
to, è il T. repandus, descritto primameute dal Metaxà, e po-
scia illustrato ed efligiato sopra individuo interissimo dal Prof.
O. Costa nella Fauna Napolitana (1). Da quello pertanto dif-
ferisce pe’ filamenti della pinna dorsale e delle ventrali sem-
plici, senza alcuna espansione membranosa, e più ancora per
la struttura della pinna codale; senza tenere conto del profilo
ventrale non così sinuoso. Volendo quindi supporre che fosse
un piccolo di quella specie, si dovrebbe ammettere che 1’ e-
spansioni de’ filamenti delle pinne si andassero con l'età svi-
luppando ; lo chè certo non sarebbe difficile. Ma la struttura
della pinna codale, lungi dallo annunziare quella del T. repan-
dus, che si compone di raggi tutti eguali e simmetrici, sem-
bra piuttosto annunziare, anzi dar ragione di quelle pinne codali
anomale ascendenti che sì facilmente si trovano in altri Tra-
chipteri adulti. In fatti, ben considerando quella struttura, scor-
gesi agevolmente come fin dalla prima età la pinna codale si
divide in due metà distinte, di cui quella inserita al lobo su-
periore del peduncolo codale segue uno sviluppo normale,
mentre per opposto l’altra inferiore cresce innormalmente, ed è
in parte atrofizzata. Si può quindi facilmente supporre, che con
l’età questa cada, e quella superiore continui a crescere di-
venendo obbliqua, perchè non tenuta più in sito da’ raggi del
lobo inferiore. Per modo che se nel Tr. repandus adulto la
pinna codale fosse anormale, noi non incontreremmo alcuna diffi-
coltà a ritenere il Trachiptero ora descritto come piccolo di
quella specie. Ma invece tutti gl’ individui adulti del repandus
finora osservati presentano la pinna codale eguale e normale. Poste
le quali cose, non potendo 4 priori giudicare quali cangiamenti
(1) Genere Zrackypterus, p. 11, tav. IX ter.
—_ 54 —
il progresso dello sviluppo arrechino a siffate appendici, nè
conoscerdo alcun Trachiptero che nello stato adulto sia for-
nito di un lungo filamento codale, abbiam dovuto contrasse-
gnare il piccolo Trachiptero descritto con nome specifico proprio.
Lo studio poi di questo piccolo Trachiptero ci ha ri-
chiamati ad un esame del dubbio messo innanzi da taluni It-
tiologi sul Krohnius filamentosus di Cocco (1), che vuolsi sia
il piccolo del cennato T. repandus. Un tal sospetto poteva reg-
gere allorquando non conoscevasi la organizzazione di tali sin-
golari pesci nella prima età. Ma ora non pare sia più am-
missibile. In fatti, la mancanza di pinna anale caratteristica
de Trachipteri si anvunzia sin dai primi periodi della vita,
ne quali quella è sostituita da un lembo membranoso caduco.
Intanto il Cocco descrive e figura nel suo Krolnius una pinna
anale più sviluppata della dorsale-(se si ecceitui la porzion cer -
vicale ). Innoltre nel Krohnius il corpo si assottiglia poste-
riormente in punta acuta, nella quale vanno a confondersi le
due pinne dorsale ed anale, senza esservi codale distinta. Tutti
questi caratteri son di tale importanza , da non potersi attri-
buire alla tenera età. Per la qual cosa noi crediamo che ove
la descrizione e la figura del Krofnius filamentosus del Cocco
siano, come abbiam ragione di credere, esatte, esso non può
considerarsi come piccolo del T. repandus.
ArtIcoLo 3.°
Di un novello genere di Pesci Esoccetidei.
Benchè di assai piccola mole si fosse il pesciolino di cui
andiamo a parlare, nulladimeno la consistenza de’ suoi tessuti,
la precisione di ogni sua parte e l’abito che da siffatti ele-
menti risulta, ci danno ragione a credere ch’ esso non sia pic>
(1) Intorno ad alcuni Pesci del mare di Messina,
sn
colo di specie che raggiunge grandi dimensioni, bensì animale
di compiuta o quasi compiuta crescenza.
Tutti i suoi essenziali caratteri conducono a vedere in
esso rapporti intimi con gli Esocetidei, nella cui famiglia cre-
diamo debba prender posto. E poichè non è a nostra notizia
che alcun pesce sia descritto cui questo possa assomigliarsi, ne
diamo la descrizione e la immagine , perchè gl’ Ittiologi po-
tessero averne chiara conoscenza.
Genere Grammiconotus (1), nob.
Corpus e/ongatum , valde compressum, dorso angusto, li*
neari , planato. Caput acutiusculum; ore parvo, mawilla infe-
riore supcriorem paullo superante. Pinnae dorsalis et analis si-
miles atque opposilae , in corporis parte postica sitae , radiis
anticis a membrana conjunctis, simplicibusj posticis diseretis ,
ramosis , pinnulas formantibus. Pinnae ventrales minutae , in
medio abdominis insertae. Cutis pigmento argenteo vestita; squa-
mis haud conspicuis.
Ne premessi caratteri generici nessun cenno trovasi del-
l armatura dentaria , per la ragione, che della sua esistenza o
mancanza non abbiam potuto assicurarci. Ci è sembrato in vero
vedere nella inferiore mascella alcuni denti minuti e conici. Es-
sendo però l’individuo unico, non abbiam voluto sconciarlo per
forzare le mascelle e divaricarle onde meglio assicurarci di un
tal fatto.
Grammiconotus bicolor, nod.
Tav. I, fig. 4.
G. saturate argentcus, dorso et laterum margine supero
angusto et determinato nigro-cacruleis; pinnis dorsali et anali
(1) Dalle greche voci 2pammizos lineare, e vos dorso.
milo
radiis simplicibus octo , totidemque ramosis discretis pinnulas
formantibus ; pinna caudali apice emarginata.
Long. corp. millim. 40; alt. mill. 5; latit. dorsi. mill. 4 172.
Habitat in Mediterraneo.
Mus. Zoolog. Reg. Archig. Neapol.
Corpo allungato, molto compresso, stando la larghezza al-
l'altezza maggiore come uno a sei, e Il’ altezza maggiore alla
lunghezza, esclusa la pinna codale, come uno a otto.
Il dorso, angusto come lo abbiamo indicato è quasi pia-
no , in guisa da formar angolo pressocchè retto co’ due piani
laterali del corpo.
Guardando l’animale di lato, il profilo dorsale si presen-
ta quasi diritto, inclinato leggermente verso il muso, e grada-
tamente ancora verso l’ estremità codale; il profilo ventrale cor-
re quasi parallelo al dorsale, ascendendo solo verso la bocca,
e convergendo col dorsale dalla origine della pinva anale fino
alla coda.
Il capo occupa poco meno d'un quarto della lunghezza
totale. La bocca è piccola : il muso guardato da sopra è ri-
tondato , veduto di lato è alquanto aguzzo , la mascella infe-
riore superando un poco la superiore. Gli occhi sono propor-
zionalmente grandi , il loro diametro orbitale essendo eguale
alla metà dell’ altezza maggiore del capo.
La loro distanza dall’ estremità del muso, ossia lo spazio
anteoculare, sta alla lunghezza del capo come uuo a tre e un
quarto; l orbita superiore è quasi contigua al profilo dorsale
del capo.
L’opercolo è quasi rettangolare.
La linea laterale vedesi appena abbozzata : essa scorre di-
ritta pel mezzo del corpo.
Le pinne verticali ; dorsale ed anale, sono perfettamente
simili uguali ed opposte: sorgono al terzo posteriore della lun-
ghezza del corpo e si terminano presso l’ estremità della coda.
— 57 —
Si compongono di sedici raggi, de’ quali i primi otto, semplici
e congiunti da membrana, formano propriamente la pinna; gli
altri otto isolati, ramificati e successivamente più discosti l’uno
dall’ altro, costituiscono altrettante pinnette o false pinne. La
lunghezza de’ raggi uguale all'altezza rispettiva del corpo, ad
eccezione del primo semplice, che è lungo metà del seguente,
ed è un poco arcuato.
Le pinne ventrali sono piccolissime, inserite precisamente
sulla metà della lunghezza del corpo.
Le pinne pettorali, inserite immediatamente dietro il con-
torno dell’ opercolo, ed al quarto superiore dell’ altezza, sono
piccole, composte di sette raggi, luvghi tanto da raggiungere
con la loro estremità il profilo ventrale.
La pinna codale è lunga un settimo della lunghezza del
corpo, posteriormente un poco smarginata, rimanendo divisa in
due lobi ritondati all’ estremità, de’ quali il superiore un poco
più lungo. Consta di quattordici raggi, oltre i piccoli superio-
ri ed inferiori basilari.
Il colore del corpo è argentino ; il dorso ed il margine
superiore di color cilestre oscuro: colore che ne’ lati si termi.
na bruscamente, facendo un bel contrasto con l’ argentino che
succede. Le pinne tutte sono incolori.
ArticoLo 4.°
Ragguaglio di una peregrinazione zoologica.
Con rapporto del 7 giugno 1860 noi proponevamo a chi
di dritto, che in cadaun anno, compiuto il corso scolastico, si
fosse eseguita dal Professore di Zoologia insieme ai giovani
stati più assidui alle lezioni, e mostratisi più trasportati per
le naturali scienze, una peregrinazione zoologica, con lo scopo
di praticamente ammaestrare î giovani nel campo stesso della
natura alla ricerca degli animali di ogni classe, allo studio dei
Ann, 1, 8
o ia
medesimi, non che alla maniera di conservarli. Al quale pri-
mario scopo seguiva ancora un vantaggio pel Museo, nel qua-
le sarebbero stati depositati gli oggetti tutti raccolti, che lo
avessero meritato. Una tal proposta veniva favorevolmente ac-
colta, e quindi approvata da coloro che reggevano allora in Na-
poli la Pubblica Istruzione. Le condizioni pertanto di assai po-
ca sicurezza personale, nella quale si trovavano in quell’epoca
le nostre provincie , non escluse le adiacenze stesse della ca-
pitale, c' impedirono di effettuare la peregrinazione nel tempo
prestabilito, e di perlustrare i luoghi che avevamo ideati. Nul-
ladimeno essa ebbe luogo nella prima metà del mese di set-
tembre; e come luoghi meno insicuri si prescelsero le adiacen-
ze di Pozzuoli, dividendo le ricerche tra il mare e la terra.
Nel primo si ebbe agio di fare osservazioni sopra varî Mol-
luschi, Crostacei e Cirropedi che abbondano sulle nostre spiagge,
non che intorno le Gorgonie che crescono sopratutto in copia
sulle pareti della grotta scavata nel tufo sul quale siede il Laz-
zaretto di Nisita. Della seconda poi furono percorsi e ricercati
il Cratere della Solfatara, il Monte Nuovo, le adiacenze de’ La-
ghi Lucrino, Averno, Fusaro, Maremorto: ne’ quali luoghi tutti
si esercitarono i giovani in ricerche entomologiche. E comunque
la stagione non fosse stata la più propizia per investigazioni di
tal natura, considerate dal lato dell’interesse scientifico, pure in
mezzo alla scarsa raccolta, sempre sufficiente per lo scopo pri-
mario cui si mirava, non mancarono alcuni oggetti i quali in-
teressano la scienza, ovvero con ispecialità la geografia ento-
mologica di queste provincie meridionali.
Ed in prima vogliam parlare del Cratere della Solfatara.
Le specie di Entomati che in questo rinvengonsi non sono or-
dinariamente molto numerose ; per compenso però, nella scar-
sezza del numero, il più delle volte vi trovi specie che fuori
di quel recinto non è facile rinvenire. Ed egli è soprattutto
nella Sezione delle Cicadarie, che si offrono tra quelle spon-
tanee praterie specie più o meno interessanti. E nella circo-
= 0
stanza di cui è parola non è stato smentito il concetto che ne ave-
vamo. In effetti ci ha dato una specie, la quale non solo giun-
geva a noi nuova, sicchè per questo solo fatto costituiva già
un acquisto importante per la Fauna Napoletana; ma racchiu-
deva ancora in sè una importanza per la singolare sua orga-
nizzazione. In quanto poi all’ essere o no conosciuta nella scien-
za, non osiamo con assolutismo pronunziarlo. Solo possiam di-
re che nelle opere che sono a nostra disposizione essa non tro-
vasi descritta. Per la qual cosa noi ne daremo la descrizione
e la effigie chiamandola Trypetimorpha fenestrata , per atten-
derne il giudizio degli Entomologi.
Oltre la specie menzionata, un’ altra ancora non meno sin-
golare, benchè non nuova, ci si presentava, la quale, discoperta
già nel medesimo luogo fin da molti anni dal Prof. 0. G. Co-
sta, veniva da questi con brevi note indicata nell’Annuario Zoo-
logico del 1834 col nome di Fu/gora elegans. In fatti avendo
essa una certa affinità con la Fu/gora curopaca, stando alle
classificazioni vigenti in quell’ epoca, non poteva meglio che el
genere Fu/gora riferirsi. Esaminata però un poco più attenta-
mente , e messa la sua organizzazione in rapporto con quella
degli altri Fulgoridei, ci è stato facile riconoscere non potersi
essa ascrivere al genere Diecyophora Germ.(Pseudophana Burm.)
cui la F. curopaca si appartiene, e dovere indubitatamente co-
stituire un genere distinto. Per tanto |’ esame di questa specie
ci ha chiamati ad uno studio de’ diversi Fulgoridei della Fau-
na Napoletana. Per la qual cosa, nello stabilire i caratteri del
nuovo genere, che istituiamo per la £. elegans, col nome di Ne-
phropsia , passeremo ancora in rassegna quelli degli altri ge-
neri affini di Fulgoridei, onde metterli meglio in correlazione,
non ostante che non tutte le specie che agli altri generi si ri-
feriscono formino parte dell’attuale raccolta, e quindi della Col-
lezione del Museo Zoologico.
Dopo il Cratere della Solfatara vogliono esser ricordate le
adiacenze del lago detto di Maremorto, ora convertito in Sa-
= es
lina. Esse sono state da noi in altra epoca per più anni conse-
cutivi le mille volte ricercate. Soprattutto le nostre indagini si
erano aggirate alle radici delle piante che vegetano presso il
muro dal quale per una parte del suo circuito vien cinto, ove
fra le molte specie non ovvie, discoprimmo il Fodops curvi-
dens da noi descritto fin dal 1838, e che nou altrove sì è po-
steriormente rinvenuto. L’ importanza quindi del luogo , e la
premura di raccogliere altri individui di quell’ Emittero, onde
soddisfare i desiderì di parecchi Entomologi da’ quali ci ven-
ne richiesto, ci chiamava a fermarci qualche tempo a ricerca-
re su quel medesimo sito. Ma mentre neppure un solo Podops
apparve, con maggior sorpresa vi rinvennimo il nostro Py-
golampis femoratus , specie la quale, frequente nelle adiacen-
ze di Palermo, nella parte continentale era stata da noi tro-
vata soltanto nella Valle di Bruzzano nella estrema Calabria.
Di essa eranvi individui adulti, ed altri ancor larve, siccome
varie larve pur vi esistevavo dell’Oncocephalus squalidus, Re-
duviideo non meno raro tra noi, e che neppur avevamo innan-
zi in quel sito rinvenuto.
Infine l'abbondanza della Scolia unifasciata presso il Litto-
rale di Baja ci porse occasione non solo di rettificare quel che
nella Fauna avevam detto dell’ hadita: di quella Scolia, ma di ri-
conoscere ancora come presso Napoli predomini la varietà con
la piccola fascia gialla sul quarto anello addominale dorsale ;
mentre dalla Sicilia e dalla Terra d’ Otranto abbiamo in pre-
ferenza gl’ individui tipici con l unica fascia gialla sul terzo
anello.
ArtIcoLo 5.°
Di un nuovo genere di Emitteri Omotteri.
Genere Trypetimorpha , n08.
Vertex planus, horizontalis, marginatus, latitudine paul-
lo brevior, antice obtuse angulatus. Frons verticalis, tricarina-
RESO
ta, latitudine altior. Antennae breviusculae, articulo tertio mi-
nutissimo , obconico, secundi dorso verticaliter insidente ; seta
longa oblique ascendente. Pronotum latitudine postica paullo
brevius, antrorsum angustatum , antice subtruncatum , postice
obtusangulo-emarginatum. Mesonotum transversum, postice late
rotundatum. Scutellum minutum, patulum, semicirculare. Ely-
tra elongata, abdominis apicem attingentia, vel superantia, sub-
pellucida, venis tribus discoidalibus longitudinalibus venulisque
transversis inlerpositis; margine omni venulis transversis ornato.
Tibiae posticae margine postico bispinosae.
Vertice piano, orizzontale , di un quarto più largo che
lungo, in avanti e ne’ lati cinto da delicata carena ; il margi-
ne anteriore avanzato nel mezzo formando un angolo ottuso, i
margini laterali quasi paralleli , il posteriore assai leggermen-
te arcuato.
Fronte verticale, formando angolo retto col piano del ver-
tice, più alta che larga, con tre carene parallele, di cui le due
esterne marginali: le aje comprese tra le carene esterne e la
media alquanto incavate per tutta la lunghezza.
Occhi globosi, sporgenti, posti un poco dietro il margi-
ne anteriore ‘del capo, in dietro di poco superanti il margine
posteriore dello stesso.
Antenne inserite immediatamente dietro la porzione infi-
ma degli occhi, mediocremente lunghe; il primo articolo assai
corto, il secondo più lungo, ristretto dalla parte superiore nel-
la seconda metà : il terzo minutissimo , in forma di cono in-
verso, ìmpiantato verticalmente sulla porzione ristretta del pre-
‘cedente, e portante una lunga setola obbliquamente ascendente.
Clipeo cordato-triangolare, mediocremente convesso.
Protorace nel dorso poco men lungo che alla base largo,
ristretto da dietro in avanti; il margine anteriore troncato-ri-
tondato; i lati carenati, divergenti verso dietro; la base smar-
ginata ad angolo ottusissimo, a margini un poco sinuosi. I
lobi inflessi raggiungenti quasi la base ‘delle ànche de’ piedi
anteriori, inferiormente ritondati.
— 62 —
Il dorso del mesotorace trasversale, largamente ritonda-
to in dietro, con tre carene longitudinali, le quali fanno più
o meno esattamente continuazione con quelle del protorace.
Scutello piccolissimo ma ben apparente, semicircolare.
Tegole alari quasi rettangolari, un poco più larghe che
lunghe , a margine posteriore sinuoso.
Elitre allungate, raggiungenti od anche superanti l’ estre-
mità dell’ addome; più o meno anguste, a lati quasi paralleli,
posteriormente ritondate , coriaceo-trasparenti , con un nervo
obbliquo che dall'angolo omerale va diritto alla sutura che
raggiunge al terzo della lunghezza , limitando nettamente il
clavo; questo con un piccolo nervo parallelo alla sutura ; il
resto dell’ elitra (il cori0) con tre nervi longitudinali ben ri-
levati, quasi paralleli, congiunti tra loro da nervi trasversali;
tutto il margine inoltre fornito di altri nervi trasversali formanti
altrettante areole, delle quali altre quadrate, altre trasverso-ret-
tangolari, altre romboidali.
Ali ben sviluppate in taluni, mancanti in altri.
Addome robusto, convesso nel dorso parimente che nel
ventre.
Osservazioni. Considerando la struttura del capo, del pro-
torace, non che quella de’ piedi, è indubitato che i maggiori
rapporti di questi Omotteri sono con i Cixii. Per l’opposto però
la disposizione delle vene delle ali non solo l’ allontana da
tutti i Cixiidei, ma se si volesse tener presente il sistema di
classificazione stabilito da’ signori Amyot e Serville , essi do-
vrebbero riferirsi agli Infericorni Strigimargini, fra quali cer-
tamente non trovano analoghi per la generale organizzazione.
La quale dovendo a nostro avviso esser sempre tenuta in maggior
conto nella determinazione del posto, che un essere qualunque
occupar deve nella serie naturale, ci determina a riporre le
Tripetimorfe nella famiglia de’ Cixiidei. Avvertiremo pertanto
che oltre alla disposizione delle vene alari, il genere da noi
stabilito differisce dagli altri affini per la forma del mesono-
GR
to, e pel piccolo scutello che rimane a scoperto anche quando
le elitre sono tra loro ben ravvicinate.
La specie che forma il tipo del genere è stata raccolta
nella peregrinazione di cui è stato discorso, e perciò conser-
vasi nel Museo. Ne abbiamo però , anche delle adiacenze di
Napoli, una seconda specie, che conservasi nella nostra privata
Collezione Entomologica delle Provincie Napoletane , e della
quale diamo anche quì la descrizione, onde render completa la
storia di questo novello gruppo generico.
1. Trypetimorpha fenestrata, nod.
Tav. II, fig. 1-10.
T. luteo-cinerea, fronte et pronoti lateribus fusco notalis;
elytris angustis, parallelis, brevissime et parce hirte pilosis,
venis discoidalibus valde elongatis; nigris nitidis, venis omnibus
pallidis, margine toto pallido, seriatim nigro-maculato; alis nul-
lis; pedibus nigro maculatis.—Long. mill. 4.
Habitat in Phlegracorum Cratere.
Mus. Zoolog. Reg. Archig. Neap.
Corpo di color cenerino tendente al gialliccio sporco.
Il capo guarnito di peli delicati ma rigidi, poco stivati ;
due punti foschi sul margine posteriore del vertice ; fronte
con quattro macchioline poco limitate di un colore più oscu-
ro del fondo, due al livello degli occhi, due altre presso il
margine inferiore. Dorso del protorace con tre delicate carene
longitudinali, una media, due marginali divergenti verso dietro,
i lati inflessi con macchioline fosche. Il dorso del mesotorace
con una carena media che fa continuazione con quella del pro-
torace, e due altre laterali obblique meno rilevate che corrispon-
dono poco più dentro delle laterali del protorace. Elitre an-
guste, a lati quasi paralleli, ritondate all’ estremità, coriacee,
trasparenti, con le tre vene longitudinali prolungate pe’ sei set-
CRI Dagati
timi dell’ elitra: ornate di peli rigidi brevissimi in tutta la su-
perficie; nel disco nere, lucide, come verniciate, con alcune delle
vene e tre piccole macchie bianche rotondate; di queste, due
posteriori allo stesso livello, ed una verso il mezzo della lun-
ghezza; il margine tutto intero pallido con una serie di mac-
chie fosche entro ciascuna areola; quelle dell’ estremità al nu-
mero di tre o quattro più grandi e nere. Piedi finamente pe-
lacciuti, sparsi di macchioline nere; le ànche posteriori con una
piccola punta triangolare spiniforme quasi membranosa nella loro
parte posteriore: tibie dello stesso paio con due spine margi-
nali posteriori, l'una più piccola verso la metà della lunghez-
za, l’altra più robusta tra questa e l’ estremità della tibia.
Nel maschio le elitre superano l'estremità dell'addome, e
sono più dominate dal nero, quindi le tre macchioline bianche
restano meglio limitate. Nella femina le elitre non superano
I’ estremità dell’ addome, il nero è meno intenso, le vene di-
scoidali sì longitudinali che trasversali in gran parte pallide,
Le ali mancano completamente in ambedue i sessi.
Raccolta nelle praterie spontanee del Cratere della Sol-
fatara, nel mese di settembre: rara.
Trypetimorpha psyllipennis, nod.
Tay. II, fig. 11 (elitra).
T. alata, elytris abdomen superantibus, oblongo-ovatis, venis
discoidalibus dimidium paullo excedentibus : luteo cinerea, fronte
pronotoque fusco notatis ; elytris vitreis, disco fuscescentibus ,
venis pallidis, marginalibus flavescentibus macula minuta nigra
terminatis. — Longit. millim. 5.
Simile perfettamente alla specie precedente per quanto
spetta alla organizzazione generale, e particolarmente del capo
e del torace, ron che pel colorito del corpo, e le macchie della
fronte, del torace e de’ piedi. La essenziale differenza risiede
nella struttura dell’elitre, e nella presenza delle ali.
Le elitre sono in ambedue i sessi più lunghe dell'addome,
proporzionalmente più larghe, non a lati paralleli, ma un poco
allargate dal lato interno o suturale , rappresentando piuttosto
un ovale; e sono innoltre più trasparenti. Le tre vene discoi-
dali oltrepassano di poco la metà della lunghezza dell’elitra ,
e sono tra loro congiunte da cellole trasversali molto varia-
bili in numero, talvolta due o tre solamente, in altri individui
cinque o sei. Le vene marginali sono oblique, sei a sette nel
margine esterno, due o tre nell’interno dopo il clavo, e quat-
tro altre assai lunghe partono dalle venette di congiunzione
delle discoidali, e si portano raggianti al margine posteriore,
altre semplici, una o due biforcute : la superficie è perfetta-
mente liscia e nuda; sono trasparenti, quasi vitree, nel disco
soltanto più o meno fosche; le vene discoidali pallide, le mar-
giuali giallicce, finamente orlate di fosco e terminate ciascuna
di una macchiolina nera, quasi alla maniera di alcune Psille.
Le ali sono più corte dell’elitre e perfettamente incolori.
Trovasi nelle adiacenze di Napoli, poco frequente. Con-
servasi nella nostra Collezione Entomologica delle Provincie Na-
poletane.
AnticoLo 6.°
Osservazioni su talune specie d’insetti stranieri all'Europa.
Noi non disconosciamo le grandi difficoltà che s'incontra-
no nel pronunziare un giudizio di novità su specie d’ insetti
stranieri all’europa, stante la impossibilità di tutto conoscere
quanto si è pubblicato e giornalmente si pubblica in tutto il
mondo scientifico : diflicoltà le quali non mancano per molte
specie indigene, ma sono certamente molto maggiori per quelle
straniere. Per la qual cosa, se diamo la descrizione di alcune
specie, diagnosticavdole come non ancora per altri descritte, non
lo è certamente senza qualche esitanza sulla loro positiva novi-
tà, avendole solo tali giudicate in seguito al riscontro di quelle
Ann. 1, 9
— 6060 —
opere, non molto remote, le quali hanno con più specialità
trattato delle famiglie cui esse si riferiscono. Parimente ci son
sembrate non inutili talune illustrazioni a specie già descritte.
Sphex sumptuosa, mob. (n. p.?)
S. capite thoraceque nigris, aureo pilosis, facie, clypeo,
pronoti margine supero, mesonoli linea media vittaque utrinque
supra alas, macula irregulari sub alis, postscutello , metanoti
vitta utrinque laterali obliqua maculisque duabus posticis ori-
chaleco sericantibus ; abdomine testacco-ferrugineo, petiolo ni-
gro; pedibus testaceo-ferrugineis, cowis nigris orichalceo serican-
tibus; alis hyalinis fere aureo nitentibus, apice dilute fumatis,
venis corpoque obscure testaccis, tegulis ferrugincis.— Longit.
corp. millim. 18; exp. alar. mill. 35.
Habitat in Brasilia.
Mus. Zool. Reg. Archig. Neap.
È questa specie affinissima alla SpA. ornata, Lep. (1) dalla
quale differisce per le ali incolori, trasparenti, splendenti leg-
germente di oro, non rosse nella prima metà ; pel picciuolo
dell'addome nero. Le antenne sono interamente nere ; il dorso
del metanoto finamente coriaceo ; le seconda cellola cubitale
delle ali anteriori come nella cennata specie. Maschio.
Sphex chlorargyrica, nod. (n. p.?)
S. nigra, capite thoraceque aureo pilosis; facie clypeoque
orichalceo tomentosis $ pronoti margine supero, mesonoti vitta
utrinque sapra alas, macula irregulari sub alis, postscutello, meta-
noti vitta utrinque laterali obliqua, maculisque duabus posticis
chloreo-argenteo-sericantibus; abdominis segmentis primo secundo
(1) Nouv. Suit. à Buff. Hymen.
è
i ele eati
‘cdi Pi
vty:--
Lost fine
et tertio margine postico lateribus expanso, celeris margine tenui
ventrisque medio obscure rufo-ferrugineis; pedibus rufo-ferrugi-
neis, corîs et trochanteribus nigris, illis orichalceo micantibus,
femoribus basi postica nigris; alis cinerascenti-hyalinis, apice
fumatis, venis carpoque nigricantibus, tegulis obscure testaceis,
medio nigris. — Long. corp. millim. 18; exp. alar. mill. 32.
Habitat in Brasilia.
Mus. Zoolog. Reg. Archig. Neapol.
Per la figura della seconda cellola cnbitale delle ali ante-
riori, e pel punto in cui questa riceve la seconda venetta tra-
sverso-discoidale appartiene questa specie alla sezione medesi-
ma della precedente. Le antenne sono interamente nere ; il
dorso del metatorace è finissimamente coriaceo. Maschio.
Pepsis floralis, Zep.
Lepeletier nella sua storia degl’ Imenotteri (1) descrisse
chiaramente questa specie sopra individui femine soltanto (2).
Nel Museo abbiamo ambedue i sessi, sui quali ci pare poter
rilevare alcune note caratteristiche illustrative.
Il maschio à le antenne nere col solo ultimo articolo ful-
vo-rossiccio ; il mezzo del metanoto , che come dice il Lepe-
letier si eleva a schiena d’ asino, è più alto, e le strie trasver-
sali sono profonde in modo da generare linee elevate assai mar-
cate sopratutto nella parte media e su’ margini laterali, mentre
ne’ due avvallamenti che fiancheggiano la parte rilevata si can-
cellano sensibilmente : l'addome è oblungo, quasi ellittico. La
femina ha gli ultimi cinque articoli delle antenne fulvo-rossic-
ci, l addome accorciato ovato-conico. In ambedue i sessi il
capo ed il torace sono nero-blù, l’ addome nero cangiante in
(1) Nouvelles Suites à Buffon.
(2) Loc. cit. HI. p. 490, n. 36.
color smeraldo oscuro, rimanendo il margine posteriore di cia-
scun anello di color nero intenso.
Halictus viridis, Zep.
Descrive il Lepeletier col nome di Zalictus-diversipen-
nis una specie sopra individui femine (1), e con la sua descri-
zione conviene esattamente un individuo parimente femina che
si conserva nel Museo Zoologico , se ne eccettui la statura
maggiore misurando linee 4 14 in lunghezza (non linee 3 1]2),
e l'addome a riflesso cangiante leggermente in blù. Ne abbia-
mo parimente parecchi individui maschi, identici perfettamente
alla femina, eccettuate quelle differenze proprie del sesso, vuol
dire il corpo più snello; più le antenne dal lato inferiore
testacee dal terzo al settimo articolo.
Lo stesso autore poco più oltre descrive l' /alictus vi-
ridis sopra individui maschii, e mentre che si parò alla di lui
mente poter nascere il dubbio che questo fosse il maschio del-
l’ Hal. diversipennis, egli cercò eliminare tal dubbio pel rifles-
so del diverso punto nel quale la prima venetta trasverso-di-
scoidale viene ricevuta dalla seconda cellola cubitale: poichè
mentre nella diversipennis quella è piazzata in modo da far
continuazione con la venetta che divide la seconda dalla ter-
za cellola cubitale, nel viridis poi occupa il pesto ordinario
che ha negli altri Malictus.
Ora osservando i quattro diversi individui che conser-
vansi nel Museo, abbiam potuto verificare che la posizione di
quella venetta è soggetta a variare. In fatti, in nno sta esat-
tamente come nella diversipennis femina, vuol dire fa conti-
nuazione con la seconda venetta trasverso-cubitale ; in altri
due è ricevuta dalla seconda cellola cubitale innanzi la metà
della sua base; in un altro è ricevuta, più abnormalmente, dal
‘
(4) Loc. cit. II, p. 262, n. 23.
a
principio della terza cellola cubitale. Or se il Lepeletier eli-
minava il sospetto che l'Ha/. viridis fosse il maschio del diver-
sipennis, noi in seguito delle riferite osservazioni siamo indot-
ti a credere, che lungi dall’ eliminarsi il detto dubbio, debba
per opposto ritenersi definitivamente come una medesima spe-
cie, per la quale crediamo doversi conservare il nome speci-
fico viridis, come più acconcio.
Enodia pubidorsum, ned. (n. sp.? )
E. nigra, aurco pilosa, facie, clypeo, pronoti margine
supero, macula sub alis, alteraque în metathoracis lateribus
cinerco-argenteo sericcis: abdomine obscure rufo-ferrugineo, seg-
menti primi petiolo maculaque oblonga dorsali nigris; segmen-
to secundo macula magna ovato-transversa nigra, pube tenui ho-
losericea vestita; segmentis sequentibus dorsalibus mnigris mar-
gine postico piceo decoloriz alis cinereo-hyalinis, apice fumatis,
carpo venisque nigro-piceis; tegulis nigris : tibiis posticis calus
fulvo tomentosis.— Longit. corp. millim. 15 exp. alar. mill. 21.
Habitat in Basilia.
Mus. Zool. Reg. Archig. Neapol.
Capo nero, finissimamente punteggiato; faccia e clipco a
splendore cenerino-argentino, e rivestiti inoltre, al pari delle
gote, di lunga peluria dorata. Torace nero a superficie fina-
mente coriacea : il margine superiore del protorace, una mac-
chia sotto ciascuna ala anteriore, ed un’altra nelle pleure po-
steriori a splendore cenerino-argentino, e con peluria simile a
quella del capo: il dorso del metatorace nel mezzo quasi nu-
do, ne’ lati con peluria poco stivata ma lunga cenerino-dora-
ta. Addome piccolo, ovato-conico; il picciuòlo delicato, nero;
il primo anello dorsale nero nel mezzo, rosso-ferruginoso oscu-
ro ne lati, il secondo di questo colore con una grande mac-
chia ovata-trasversale nera, rivestita di delicato e breve tomen-
— 70 —
to color di olio a splendore serico; i rimanenti anelli dorsa-
li neri col margine posteriore scolorato piceo-rossiccio. Anel-
li ventrali rosso-ferruginosi. Piedi neri: ànche con splendore
serico cenerino-argentino; tibie posteriori nella faccia posterio-
re-esterna rivestite di tomento fulvo-rossiccio : i tre denti del-
le unguiette de’ tarsi ben sviluppati e quasi eguali. Ali cene-
rine, trasparenti, con l’ estremità affumicata; le vene ed il car-
po piceo-oscuri : le tegole nere. La seconda cellola cubitale
delle ali anteriori molto men larga che alta, riceve la prima
venetta trasverso-discoidale tra il mezzo e l’ angolo interno :
la terza assai ristretta verso la radiale, riceve la seconda ve-
netta trasverso-discoidale presso l’ angolo interno. Maschio.
Membracis rectangula, nod. (n. sp.?)
M. nigra, pronoto valde elevato , fascia antica marginali
strigisque duabus posticis inferius ad angulum rectum coniun-
ctis, albidis. — Long. mill. 11,
Habitat in Brasilia.
Mus. Zool. Reg. Archig. Neap.
Affinissima è questa Membracide alla M. € - album, dal-
la quale differisce per la fascia bianca anteriore del pronoto,
che occupa il margine stesso del pronoto, mentre in quella ne
rimane distinta benchè vicina; e per le due strisce posteriori
che in quella formano quasi un arco di cerchio rivolto in giù,
ed in questa che descriviamo sono diritte e congiunte inferior-
mente in guisa da formare un angolo quasi retto.
Membracis tectigera, var.
Differisce dal tipo pel pronoto un poco più prolungato in
avanti, e pel suo profilo dorsale posteriormente meno sinuoso.
In quanto poi a colorito varia pel bianco del margine ante-
riore ora più limitato, ora più dilatato.
Membracis consobrina, var.
Considerata pel colorito questa Membracide, simiglia com-
pletamente alla M. tectigera ; tanto che la diagnosi specifica
potrebbe egualmente bene all’ una ed all’ altra applicarsi. Nul-
ladimeno confrontate le due specie scorgesi una positiva dif-
ferenza nel profilo del dorso del pronoto. Nella tectigera
questo si eleva dapprima quasi verticalmente ed indi ripiega-
si in dietro, per modo da formare un angolo smussato. Nel-
l’altra di cui noi intendiamo parlare il profilo del dorso del -
pronoto si eleva di più nel suo mezzo, e nell’ insieme for-
ma una curva continuata, o quasi un semicerchio. L’ unico in-
dividuo che esiste nel Museo viene dal Brasile.
Umbonia reclinata, var.
Differisce dal tipo del protorace scavato da punti più
grossi e più profondi, e di color sanguigno sbiadito, con le
linee gialle quasi cancellate.
ArrticoLo 7.°
Rivista de’ generi e delle specie di Folgoridei e Dictioforidei
dell'Italia meridionale continentale.
I confini di diverse famiglie di Emitteri Eterotteri , so-
pratutto di quelle spettanti alla sezione degli /nfericorni Ca- -
vigeni , non ci sembrano siano stati ancora ben fermati dagli
Emitterologi, per non esser questi di accordo su’ caratteri dai
quali debbonsi intendere contrassegnate. Nè noi possiamo entra-
re in simile argomento, non permettendolo la natura di que-
st articolo. Nondimeno, essendo indispensabile additare in qual
modo intendiamo circoscritte le due famiglie di cui voglia-
mo parlare , onde si abbia la ragione de’ generi che vi com-
prendiamo ; diremo che trovando la classificazione delle Fol-
gorelle datane dal chiaro Entomologo Spinola (1) la più con-
scienziosa, adotteremo questa in preferenza, e quindi per Fol-
goridei riteniamo i suoi Fu/goroides, e per Dictioforidei i suoi
Dyctiophoroides.
Secondo la enunciata classificazione, come parimente se-
condo quella de’ signori Amyot e Serville (2), la famiglia de’
Folgoridei non abbraccia alcun genere che abbia rappresentanti
in Europa, Nulladimeno noi non esitiamo a comprendervi una
delle specie spettanti alla Fauna Italiana. Parimente la famiglia
de’ Dictioforidei secondo Spinola racchiuderebbe i soli generi
Dyctiophora ed Elidiptera che avrebbero specie europee : a
questi un altro ancora ne possiamo aggiungere, affine sotto
alcuni rapporti al primo de’ due cennati.
Famiglia de FOLGORIDEI
Genere Bursinia (3), nod.
Caput valde productum, productione tetraedra, lateribus pa-
rallelis : fronte tricarinata, carinulaque altera in quavis facie
laterali. Pronotum transversum, mesonoto brevius. Elytra abbre-
viata, postice truncata, omnino coriacea, obsoletissime reticula-
to-venosa. Tegulae elytrorum alaeque nullac.
Fra i diversi generi di Cavigeni che l’ europa possiede
l'è certamente questo l’ uno de’ più singolari per la conforma-
zione del capo; e quello ancora che per la medesima ragione
più si avvicina ad alcuni de generi stranieri all’ europa.
(1) Essai sur les Fulgorelles— Ann. de la Soc. Entom. de Fr. 1839,
(2) Nouv. Suit. à Buff. Hemipt.
3) Dalla greca voce &vpowos coriaceo; per l'elitre interamente co-
riacee.
cina Sf
Il prolangamento cefalico è lungo il doppio della por-
zione del capo compresa tra gli occhi, di egual larghezza in
tutta la sua lunghezza, e con quattro facce ben distinte. La
faccia superiore è per traverso convessa, con una carena media
poco pronunziata, e le carene marginali delicate e dirette in
fuori; la faccia inferiore o frontale à tre carene ben rilevate,
quasi parallele, delle quali la media si continua sul clipeo; le
facce laterali sono incavate, ed hanno un’ altra carena, la quale
parimente si continua sui margini del clipeo : queste carene late-
rali cominciano dalle gote, passano rasente il margine inferiore
degli occhi, e si terminano alla estremità del prolungamento
cefalico. Le antenne per grandezza e posizione poco differi-
scono da quelle delle Dictiofore. Il pronoto è più largo che
lungo , un poco più corto del mesonoto ; i suoi lobi laterali
posteriormente vanno a poggiare sugli omeri, mancando le te-
gole alari ordinarie. Il mesonoto è piccolo, e quasi in forma
di triangolo curvilineo , di cui il lato anteriore a curva spor-
gente, gli altri due lati a curva rientrante. Le elitre sono am-
pie, posteriormente troncate, molto più corte dell'addome, in-
teramente coriacee, con leggieri indizîì di rete di vene. Tibie
posteriori terminate da corona di spine, senza sperone mobile.
Bursinia hemiptera.
Tav. I, fig 16 e 417.
B. sordide lutea vel luteo-virescens , pronoli ct mesonoti
disco tricarinato, lateribus pustulosis; abdomine dorso carinato,
segmentis pustulosis; tibiarum et tarsorum spinis apice nigris.—
Long. corp. millim. 6: lat. max. millim. 3.
Fulgora hemiptera, O. Cost. Faun. Napol, g. Fulgora, n. 2, tav.
I, fig. 4. (1840).
I lati del pronoto e del mesonoto al di fuori delle ca-
rene, del pari che gli anelli addominali dorsali. sono scavati
di grossi punti a contorno quasi calloso, dal cui centro si
Ann. I. 10
pio
eleva un tubercolo spianato. Le elitre sono poco più lunghe
che larghe , ciaseuna anteriormente ritondata ad arco di cer-
chio, posteriormente troncate per traverso, con l'angolo esterno
largamente ritondato, l’ interno quasi retto un poco smussato;
interamente coriacee, senza limite tra il clavo ed il corio;
esternamente con delicata linea rilevata marginale , e talvolta
ancora una simile meno sensibile dal lato interno parallela alla
sutura,
Raccolta nelle provincie bagnate dall’Adriatico. L'abbiam
parimente trovata nella Sicilia, sia nelle adiacenze di Palermo,
che sulle medie altezze dell’ Etna.
FamicLia DE DICTIOFORIDEL.
Genere Dictyophora, Germ.
(Pseudophana, Burm.)
Caput modice pyramidato-productum ; vertice tricarinato ;
fronte quinque carinata , carinis media et externis in clypeum
continuatis. Oculi rotundati, integri. Antennae brevissimae. Pro-
notum (ransversum , mesonoto multo brevius. Mesonotum fere
acque longum ac latum, subtriangulare. Elytra vitrea , venis
longitudinalibus pluribus cellulas varias formantibus ; pone me-
dium venulis transversis cellulisque numerosis. Tibiae posticae
calcare mobili nullo.
Questo genere è troppo conosciuto, perchè noi entrassimo
in grandi dettagli. Noteremo soltanto, che paragonate le carene
frontali della Bursinia e della Dictiofora, vedesi che in fondo
sono le stesse, con tal differenza, che nella Bursinia le due ca-
rene esterne sono più rigettate in dietro e restano completa-
mente nelle facce laterali del prolungamento cefalico; mentre
nella Dictiofora stanno più in avanti, e quindi rappresentano
i margini laterali della faccia frontale, restando nondimeno un
poco più in dietro delle altre esterno-mediane.
— 75 —
Una sola specie ne abbiamo finora incontrata in queste
provincie meridionali d’ Italia, ed è quella stessa diffusa per
la più parte di europa.
Dictyophora europaea.
D. viridis immaculata, elytris hyalinis venis carpoque vi-
ridibus, tibiarum tarsorumque spinis apice nigris.-—Long. cum
elyt. mill. 13.
Fulgora europaea, Lin.— O. Cost. Fn. Nap.— Dyetiophora id. Spin.
1. c.— Pseudophana id. Burm.— Am. Serv.
Diffusa per tutte le provincie. Giunge allo stato d’ imma-
gine sul cader della state.
Varicias rosea, nob.
D. rosea immaculata , elytrorum venis carpoque concolo-
ribus, tibiarum tarsorumque spinis summo apice nigris. —
Long. mill. 11.
Differisce dal tipo pel colore sì del corpo intero, come
ancora delle vene e carpo dell’ elitre, che in luogo di esser
verde, è d’un bel roseo uniforme; colore che si è perfettamen-
te conservato anche dopo la compiuta disseccazione dell’ ani-
male.
Osservazioni. Se i caratteri organici di questa Dictiofora
non convenissero completamente con quelli della comune curo-
paca , non saremmo stati alieni dal considerarla come specie
distinta, tanto maggiormente, in quanto ne possediamo due in-
dividui perfettamente identici. Ma poichè, se ne eccettui la sta-
tura di poco minore, nel rimanente la differenza consiste sol-
tanto nel cangiamento del color verde in roseo, e tali modi-
fiche possono ben dipendere da cagioni eventuali, d’ ordinario
da un diverso nutrimento; così abbiam creduto non dargli mag-
giore importanza, che d’ una distinta varietà.
ns
Genere Nephropsia,; (1) n05.
Caput antice breviter pyramidato-productum; vertice fron-
teque tricarinatis, carinis frontalibus in clypeum continuatis.
Oculi reniformes, infra sinuosi. Antennae in oculorum sinu in-
sertae, minus breves, validac. Pronotum transversum, mesonoto
multo brevius. Mesonotum fere aeque longum ac latum, subtrian-
gulare. Elytra coriaceo-hyalina , venis discoidalibus longitudi-
nalibus tribus apice conjunctis, venulasque ad marginem posti-
cum mittentibus; arcolis nullis. Tibiae posticae calcare mobili
valido compresso lato , oblique truncato praeditae.
Tra i diversi caratteri che distinguono le Nefropsie dalle
Dictiofore, quattro meritano principalmente l’attenzione: la forma
degli occhi, il numero delle carene frontali , la disposizione
delle vene dell’elitre, lo sperone delle tibie posteriori. Gli occhi
sono quasi reniformi , nel dorso inarcati, inferiormente sinuosi
nella parte posteriore , la quale è meno ampia; ed in quel
seno stanno inserite le antenne. La fronte à tre carene, delle
quali le due laterali son quelle stesse che separano la fronte
dalle gote, e che al pari della media si continuano sul clipeo. Le
elitre presentano nel corio tre vene longitudinali che ne percor-
rorno quasi i tre quarti della lunghezza, e nel termine sono tra
loro congiunte da venette trasversali. Da questa regione partono
altre vene che si portano al margine bifurcandosi nel loro cam-
mino. Le tibie posteriori, oltre la spatola terminale coronata di
denti spiniformi come nelle Dictiofore, hanno uno sperone mo-
bile , grande, compresso, largo, troncato obbliquamente. Oltre
a ciò, le antenne sono evidentemente più lunghe, in modo da
avvicinarle quasi a quelle di alcuni Delfacidei ; il prolunga-
mento cefalico è molto più corto, il dorso del protorace è pro-
(1) Dalle greche voci vgpos rene, ed wy occhio.
lt
porzionalmente assai meno corto del mesotorace ; le elitre più
coriacee.
Nephropsia elegans.
Tav. II, fig. 12-15.
N. brunnea, capite thoraceque tricarinatis laete viridibus,
genis fuscis; elytris fusco-violaceis, pone medium ac in margine
postico hyalino-fenestratis, sutura clavi viridi ; venis minutis-
sime pallido articulatis , pilis minutis rigidis parce hirtis. —
Long. cum elyt. mill. 3 1]2 - 4.
Habitat in Foro Vulcani.
Mus. Zool. Reg. Archig. Neap.
Fulgora elegans, O. Cost. Annuario Zoolog. pel 1834 , p. 82, n. 12.
Capo superiormente piano , con tre carene ben rilevate ,
le laterali convergenti all’ estremità del prolungamento cefalico,
il quale è lungo quasi quanto la porzione occupata lateralmen -
te dagli occhi, e restringesi gradatamente in linea retta, e non
è affatto ascendente. La fronte è ellittica , parimente con tre
carene, di cui le laterali inarcate verso fuori. Il secondo arti-
colo delle antenne à due anelli rilevati , ornati di spinuzze vi-
sibili a forte ingrandimento. Il dorso del protorace è un poco
più corto del mesotorace, con tre carene longitudinali, le quali
fanno continuazione con quelle del capo, e quindi le laterali
divergenti verso dietro; leggermente inarcato : il disco occupato
dalle carene è quasi tanto lungo, quanto posteriormente largo :
i lobi inflessi inferiormente ritondati. Il dorso del mesotorace
è un poco men lungo che largo : ristretto verso dietro , ad
estremità ritondata. Le elitre superano notabilmente I’ estremità
dell’ addome in ambedue i sessi. Le ali sono poco più corte
dell’ elitre. Le ànche dei piedi posteriori hanno posteriormente
una spina triangulare minutissima, acuta ; le tibie dello stesso
pajo sono nel margine posteriore guarnite di due spine, l'una
ARE
assai presso il ginocchio, l’ altra alla metà della lunghezza; lo
sperone è lungo poco più della metà del primo articolo del tarso.
Il capo ed il torace sono verdi ; le gote oscure; le an-
tenne pallide con gli anelli coronati di spinuzze neri. Le eli-
tre son di color fosco violaceo ; il margine interuo suturale
del clavo è verde; il corio à tre spazii incolori , traspa-
renti, posti in linea trasversale presso 1’ estremità delle ve-
ne longitudinali; altri simili spazii trasparenti stanno sul mar-
gine posteriore parimente presso il termine de’ nervi ; questi
inoltre sono finamente articolati di pallido , e fiancheggiati
d’ambo i lati da puntini trasparenti, da’ quali si elevano al-
trettanti peli rigidi setolosi. Ali bianco-lattee. Addome nel
dorso bruno, talvolta col mezzo ed i margini rosei : ventre bru-
no-gialliccio. Piedi giallicci, con le punte delle spine delle
tibie e degli articoli de’ tarsi più oscure.
La femmina ha tutti gli anelli ventrali scissi e nel mezzo
ristretti per dar posto alla trivella.
In alcuni individui il color verde del capo e del torace
dopo la morte si conserva inalterato , in altri sì converte più
o meno in verde-gialliccio,
Genere E!idiptera , Spin.
( Helicoptera, Am. Serv.)
Caput antice brevissime angulato-productum; vertice brevi,
bifoveolato, fronte clypeoque tricarinatis. Pronotum Brevissimum,
anlice în medio productum , postice obtusangulo-emarginalum.
Mesonotum rtomboidale. Elytra suborizontalia, sutura incumben-
tia, venis longitudinalibus cellulisque numerosis, venisque mar-
ginalibus obliquis.
Le Elidiptere pel loro abito generale occupano assai bene
l’ultimo posto tra i Dictioforidei, avvicinandosi evidentemente
a’ Cixiidei, precisamente quando, come noi pensiamo, pongasi
alla testa di questi il nostro genere Tripetimorfa.
Elidiptera advena.
E. pallide testacea,verticis maculis duabus nigris; elytris albi-
dis, sub farinosis,venis longitudinalibus testaceo maculatis, punclis-
que duobus nigris ad angulum postico-caternum callosum; ve-
nis marginalibus fuscis nigrisve ; alis lacteis. — Long. corp.
cum elytr. millim. 9-10.
Elidiptera advena, (Genè) Spin. Ann. Soc. Ent. Fr. 1839, p. 307,
tab. XV, fig. 3.
Trovasi nelle adiacenze di Napoli, non molto rara, e nep-
pure troppo frequente.
Osservazioni. Noi non possediamo in natura le altre due
specie aflini descritte da Spinola, cioè la marginicollis della Si-
cilia, e la Genei della Sardegna, che il signor Amyot è cre-
duto considerare come varietà d’ una sola specie : quindi non
possiamo entrare a dare su ciò alcun parere. Assicuriamo sol-
tanto che tutti gl’ individui osservati sinora in queste provin-
cie serbano costantemente i caratteri di quella chiamata da Spi-
nola advena.
ArticoLo 8.°
Osservazioni sul genere Lysianassa e descrizione
di una novella specie.
Il genere Lysianassa stabilito dall'Edwards nel 1830 nel
suo primo lavoro sopra i Crostacei Amfipodi (1) per una pic-
cola specie scoperta nelle acque di Napoli ( ZL. Costae ), e
dallo stesso autore meglio illustrato nella più estesa opera sui
(1) Ann. des science. Natur, Aout 830.
— 80 —
Crostacei (1), venne nel 1853 da noi accresciuto di altre tre
specie dei nostri mari, descritte nel lavoro sopra i Crostacci
Amfipodi del Reguo di Napoli (2), una delle quali, la Lys.
spinicornis è stata recentemente rinvenuta ancora nelle acque di
Trieste da Grube (3). In tutte le cennate specie le quattro an-
tenne sono assai corte. Le superiori più grosse ; le inferiori
più delicate, e per lunghezza eguali quasi alle superiori , ov-
vero poco più Innghe di queste. Una specie trovata assai ab-
bondante nel caduto anno si allontana notabilmente dalle so-
praindicate per la condizion delle antenne, di cui rimanendo le
superiori quali nelle vere Lisianasse si trovano , le inferiori
sov fornite di un filetto capillare lungo tanto da eguagliare lo
iutero corpo. Per modo che, ove di siffatte variazioni si volesse
troppo tener conto, la presente specie dovrebbe staccarsi dalle
Lisianasse per costituire il tipo di un gruppo generico distinto,
il quale terrebbe un posto medio tra il g. Lysianassa ed il
genere Jelnopus, nel quale tutte quattro Je antenne sono ter-
minate da lungo filetto. Nulladimeno considerando che tutto il
resto delia organizzazione si presenta perfettamente identico a
quella delle vere Lisianasse, noì non erediamo dare alla mo-
difica della lunghezza del filetto delle antenne importanza mag-
giore di un eminente carattere specifico. Per la qual cosa ri-
teniamo la specie che andiamo a descrivere nel genere Lisia-
nassa, del quale potrà solo costituire una distinta sezione.
Lysianassa filicornis, nod.
Tav. II, fig. 18-23.
L. antennis superioribus corporis quarto brevioribus, pe-
dunculi articulo primo valde incrassato, infra spina acuta ter-
(1) Nouvelles Suites à Buffon.
(2) Memorie della R. Accademia delle scienze, vol. J: per estratto
ancora nel Rendiconto di detta Accademia, 1853.
(3) Ausflug nach Triest und dem Quarnero.
°
— $1 —
minato; inferioribus seta gracillima corporis longitudinem aequan-
te; pedibus primi paris manu elongato-conica , unguiculo va-
lidiusculo praedita , secundi paris longioribus, gracilioribus ,
manu ovato-rotundata , setis terminata ; pedibus spuriis abdo-
minalibus acque terminatis.— Longit. corp. millim. 10.
Antenne superiori lunghe quanto il capo e i due primi
anelli toracici; il peduncolo più corto del filetto primario, col
primo articolo assai rigonfiato alla base, all'estremità inferior-
mente terminato da valida spina che sorpassa un poco la metà
dell’ articolo seguente ; questo decrescente in grossezza ; il. fi-
letto primario di un quarto più lungo del peduncolo, piutto-
sto robusto; il filetto accessorio lungo circa la metà del pri-
mario. Antenne inferiori col peduncolo eccedente di poco quello
delle superiori; il suo primo articolo assai corto ; il secondo
allungato, quasi fusiforme; il filetto capillare, lungo tanto da
raggiungere l’ estremità posteriore del corpo quando sono ri-
piegate, come l’animale naturalmente le tiene. Occhi assai grossi,
verticali, reniformi. Epimeri del primo anello toracico nella parte
inferiore dilatati obbliquamente in avanti raggiungendo il mez-
zo del margine inferiore degli occhi; quelli del secondo e del
terzo anello angusti, alti il triplo della propria larghezza ,
poco più larghi inferiormente ; quelli del quarto anello infe-
riormente ritondati e prolungati in dietro abbracciando quelli
del quinto fin presso la metà ; questi un poco meno alti che
lunghi, ad angoli iuferiori ritondati; quelli del sesto e settimo
anello piccoli, poco più alti che lunghi. Piedi del primo paio
corti, delicati, con mano oblungo-conica, terminata da ungbiet-
ta ben distinta. Quelli del secondo paio più lunghi e più gra-
cili de’ primi, con mano corta, compressa, ovato-ritondata, ter-
minata da un fascetto di peli setolosi che aggruppandosi men-
tiscono una unghietta. Il primo articolo dei piedi posteriori,
ossia del settimo paio, posteriormente un poco arcuato e fina-
mente seghettato; inferiormente smarginato ad arco rientrante.
Falsi piedi degli ultimi tre anelli addominali terminati tutti ad
Ann. 1. 11
Ra Ora
egual livello ; gli stiletti più corti dei peduncoli: le appen-
dici dell’ultimo anello eccedenti di poco ì peduncoli dei falsi
piedi che precedono.
Il colore del corpo è gialliccio sudicio: i soli occhi neri.
ArtIcoLo 9.°
Descrizione di alcuni Anellidi del Golfo di Napoli.
Non ripeteremo quì ciò che nell’esordio di questa seconda
parte abbiamo dichiarato : e però diciamo solo che de’ vari
Anellidi studiati nello scorso anno, unitamente a parecchi al-
tri importanti che abbiamo esaminati ne’ giorni già decorsi del-
l'anno volgente, ci proponiamo dar più ampio ragguaglio nel vo-
lume secondo di questo Annuario. Ora ci limitiamo a dare i carat-
teri di pochi soltanto che stimiamo nuovi, riserbaudoci di darne
più ampia illustrazione e le immagini rispettive nel luogo indicato.
Polynoè tessellata, mob.
Corpo mediocremente allungato, stando la sua larghezza,
rappresentata dall’ elitre , alla. maggior lunghezza, nell’ animale
vivo, come uno a sei, quasi di egual larghezza in tutta la sua
lunghezza, composto di trentasei anelli, e ricoperto per intero
da quattordici paja di elitre, più una impare cefalica che sem-
bra risultare dalla fusione di quelle del primo pajo.
Il capo è fornito di cinque antenne, delle quali Ia media
impare lunga poco meno dell’elitra cefalica, le due laterali as-
sai piccole, lunghe appena metà della media ; le esterne più
grosse e più lunghe della medesima. Asportando l elitra cefa-
lica veggonsi nel dorso del capo due grandi eminenze mammel-
lonari quasi cordiformi, su ciascuna delle quali stanno due oc-
chi puntiformi neri ben apparenti, uno presso il margine ester-
no innanzi la metà, l altro presso il margine posteriore (1). La
(1) Edwards ne ammette quattro piccole, ciascuna portante un oc-
chio : noi però tanto in questa, che in altre specie congeneri ne vedia=
mo evidentemente due sole grandi portanti ciascuna due occhi.
SG POCA
tromba, lorchè è completamente svolta, è lunga poco meno del-
le due prime elitre, finamente striata a traverso , e terminata
da una corona di minuti tentacoli conici. Le mascelle, poste en-
tro il suo orifizio estremo e nel mezzo della sua ampiezza, sono
al numero di quattro, opposte, due superiori e due inferiori ,
contigue fra loro, cornee, larghe nel mezzo, ristrette avanti l’e-
stremità; questa fortemente piegata ad uncino, in guisa da si-
migliare un poco alle mascelle de’ cefalopedi. Innoltre notere-
mo che avendo studiato l’ animale vivo abbiamo più volte os-
servato che la loro azione è verticale, vuol dire che le due su-
periori agiscono contro le inferiori e viceversa, ed in tal di-
rezione sono rivolte le loro punte.
I primi ventiquattro anelli sono ricoperti dalla prima elitra
impare e dalle prime undici paja di elitre pari, alternando re-
golarmente i piedi ad elitre, e quelli a cirri; i sei seguenti stan-
no ricoperti dall’ elitre del dodicesimo e tredicesimo pajo; altri
cinque sono ricoperti dall’elitre del quattordicesimo pa]o; l’ul-
timo anello è assai piccolo, quasi a scoperto, e munito di due
filetti codali simili a’ cirri dorsali de’ piedi, lunghi quanto una
delle elitre isolate.
I piedi del primo anello sono forniti di due paja di cirri,
uno per lato, grandi poco meno delle antenne esterne, alle qua-
li simigliano per struttura, e che si avanzano su i lati del ca-
po. I piedi de’ rimanenti anelli ànno il ramo dorsale brevissi-
mo e formante un semplice lobo, il ventrale piccolo, inferior-
mente sinuoso innanzi l'estremità. I cirri dorsali, ne’ piedi che ne
sono forniti, sono molto sviluppati, lunghi tanto da oltrepassare
l’ estremità de’fascetti di setole lorchè sono ben svolte, conico-
cilindracei; osservati al microscopio veggonsi guarniti di minu-
te papille carnose disposte senza alcun ordine. I cirri ventrali
sono piccolissimi, non oltrepassando la metà del piede. Le se-
tole del ramo dorsale sono corte, quelle del ramo principale
assai lunghe Al microscopio sì le une, che le altre veggonsi
leggermente arcuate, terminate in punta acuta, ed un poco al-
cl Rae
largate innanzi l'estremità, col margine convesso fatto fina-
mente a sega.
L’elitra cefalica è grande, trasversale, in forma di seu-
do, sinuosa nel mezzo del margine anteriore, ed in conseguenza
biloba, da sembrar risultasse dalle due saldate in una sola. Le
rimanenti tutte sono appajate, di egual grandezza dalle pri-
me alle ultime, accavalciate le une sulle altre nel senso della
lunghezza ed un poco ancora nel margine suturale interno; ognu-
na di esse isolatamente è ovato-ritondata.
Il colore del corpo è bianco-gialliccio : le elitre appajate
sono bianche con una striscia suturale ed una fascia posteriore
bruno-gialliccia, per modo che l’ insieme del corpo si presenta
_ superiormente bianco con una striscia media longitudinale e quat-
tordici fasce trasversali, brune. L' elitra cefalica comparisce nel
mezzo rossiccia per la trasparenza del colore de’ sottoposti mam-
melloni così coloriti : solo il contorno anteriore è bruno-gial-
liccio. I cirri dorsali de’ piedi sono bianchi alla base ed alla
estremità, bruni nel mezzo; parimente colorite sono le tre an-
tenne maggiori e le due appendici codali.
L'individuo più grande nello stato vivo era lungo mill. 30.
Trovasi nel golfo di Napoli nelle medesime condizioni delle
altre Polinoè, cioè presso le radici di alghe; non è però fre-
quente. Noi ne abbiamo avuti tre individui, de’ quali uno più
grande in perfetta integrità.
Osservazioni. La condizione dell’unica elitra cefalica allon-
tana questa Polinoè da tutte le altre finora conosciute , nelle
quali le elitre sono tutte appajate : per la qual cosa non sarà
forsi male a proposito formare in detto genere due distinti grup-
pi © sotto-generi, de’ quali l'uno Polynoè s. s. abbraccerebbe
le specie ad elitre tutte appajate; l’altro Monocolea (nob.) ab-
braccerebbe quelle ad elitra cefalica unica.
Lysidice torquata, nod.
Corpo assai allungato, lineare, composto di circa cento
ni geo
anelli. Capo quasi circolare, col margine anteriore leggermente
sinuoso nel mezzo, fornito di due occhi puntiformi posti pres-
so la base, uno da ciascun lato, e di tre antenne in forma di
foglia di olivo, tutte di egual lunghezza, inserite quasi al livello
stesso degli occhi, e superanti di poco in lunghezza la metà
del capo, senza alcun vestigio di mammellone carnoso dietro
la mediana. Le mascelle cornee, con l’ estremità ripiegata ad
uncino, ed acuta. Il primo anello del corpo è quasi quadrato,
privo di piedi ; il secondo poco più corto del primo, e pa-
rimente privo di piedi; i rimanenti anelli assai più corti, tra-
sversali, forniti di piedi; l’ ultimo terminato da due appendici
conico-allungate, lunghe quanto i tre anelli che le precedono.
Piedi ben sviluppati; il cirro dorsale lungo poco meno del
piede stesso nel pieno sviluppo, cilindraceo; il ventrale brevis-
simo : il fascetto di setole lungo poco più della metà del piede.
Il colore del capo è giallo-aranciato, con gli occhi neri,
le antenne bianchicce, le mascelle nere. I tre primi anelli del
corpo sono di color rosso fosco o vinoso ; il quarto bianco-
ceruleo; i rimanenti rossiccio-pallidi, col canale mediano rosso
più o meno fosco.
Lunghezza totale del maggiore individuo, misurata sull’a-
nimale vivo, millimetri cento.
‘ Osservazioni. La specie cui sembra più avvicinarsi questa
da noi descritta, è la L. valentina, dalla quale nondimeno
differisce essenzialmente per la forma del capo, non che per la
colorazione del corpo tutto affatto diversa. Aggiungi ancora le
dimensioni notabilmente maggiori cui la nostra giunge. Vuolsi
inoltre notare che i colori li abbiamo trovati costanti in in-
dividui di sviluppo diverso da noi osservati.
Alciopa vertebralis, nod.
Corpo angusto, immensamente allungato, composto di circa
centosettanta anelli, de’ quali nell’ individuo integro osservato
Ris 0
i primi novanta meglio sviluppati, i rimanenti bruscamente più
angusti e piccoli, per modo da sembrare come anelli di so-
stituzione ad altri già perduti. Capo più largo de’ rimanenti
anelli, a causa de’ grossi occhi sporgenti molto in fuori, for-
nito di due piccole antenne inserite alla base di esso e non
eccedenti in lunghezza il suo margine anteriore; privo affatto
di cirri tentacolari. Gli anelli che succedono al capo fin quasi
alla terza parte del corpo sono trasversali , lunghi appena la
metà della propria larghezza ; indi sì fanno gradatamente più
lunghi, per modo che i posteriori de’ ben sviluppati sono un
poco più lunghi che larghi. Quelli infine che costituiscono qua-
si l’appendice sono novellamente corti e trasversali. L'ultimo
è terminato da due piccoli filetti codali. Il primo anello che
succede al capo è un poco più piccolo di quello che gli vien
dietro, fornito di due falsi piedi cilindracei privi di setole: tutti
gli altri sono forniti di piedi, non esclusi quelli piccoli che
costituiscono l’appendice. f piedi sono forniti di un cirro dor-
sale, e di un altro ventrale ben distinto, e di un fascio di
setole ben sviluppate. Il cirro dorsale ne’ piedi degli anelli
anteriori più corti è molto più lungo del piede stesso, quasi il
doppio, cilindraceo, un poco rigonfiato alla estremità; ma a
misura che gli anelli divengono più funghi, il cirro dorsale de’
piedi corrispondenti si fa più corto, compresso, laminare ed
ovoideo, superando appena l' estremità del piede. Il cirro ven-
trale in tutti i piedi è quasi lungo quanto i piedi stessi.
La tromba, lorchè è interamente svolta, eguaglia in lun-
ghezza i primi quattordici anelli del corpo, è cilindracea, po-
co dilatata all'estremità. Il suo contorno estremo è una corona
di piccoli tentacoli; ed ha inoltre due tentacoli, uno per lato,
molto più lunghi e rigonfiati alla base.
Il colore del corpo è bianco tendente leggermente al ci-
lestre : ogni anello con due macchie nere presso gli angoli
posteriori; e gli spazî occupati da queste macchie sono quasi
rilevati. Glì occhi sono d’ un rosso wivo.
ico 1-30
Ne abbiamo ricevuti due individui, de’ quali uno interis-
simo, che conservasi nel Museo, ed un altro mancante de’ tre
quarti posteriori del corpo, servito per lo studio.
Osservazioni. La grossezza, struttura e posizione degli oc-
chi, conducono naturalmente a riferire questo Anellide al ge-
nere Alciopa, siccome noi abbiam fatto nel catalogo riportato
nella parte prima. Lorchè però si esaminano comparativamente
tutte le rimanenti parte dell’organismo, non si tarda a convin-
cersi esistervi molte differenze tra l’Anellide servito di tipo al
genere e quello non meno singolare da noi descritto. Il nu-
mero e posizione delle antenne, la mancanza di cirri tentaco-
lari, il numero forma e disposizione de’cirri de’piedi, la forma
ed il numero degli anelli del corpo stabiliscono fra i due anel-
lidi una linea di separazione assai marcata. Per la qual cosa
noi crediamo che la struttura e posizione degli occhi debba
oggi servire a caratterizzare una piccola famiglia distinta, de-
gli Alciopidei, e che la specie da noi descritta debba esser
presa a tipo di un genere novello, che chiameremo Ziocapa, ca-
ratterizzato come quì appresso.
Genere Liocapa (1), nod.
Corpus angustum, valde elongatum. Autennae duo Brevis-
simac in capitis parte postica insertac. Cirri tentaculares nulli.
Pedes cirris duobus , dorsali ct ventrali, simplicibus praediti.
Specie tipo. Lioeapa vertebralis, nod.
La piccola famiglia quindi degli Alciopidei avrebbe già
due generi ben distinti, A/ciopa e Liocapa, e probabilmente
studiando meglio le altre specie dal Grube registrate nel pri-
(1) Anagramma di Alciopa.
— 88 —
mo de’ detti generi (1), si troveranno caratteri organici, i quali
imporrauno a stabilirne qualche altro intermedio a’ due indicati.
Genere Pallonia (2), nod.
L’Anellide pel quale instituiamo questo novello gruppo ge-
nerico offre grandissima affinità con le Terebelle ; tanto, che
esaminato dopo morte e più ancora dopo conservato nell’ alcool
od altro liquido qualunque, non si saprebbe da quelle agevol-
mente distinguere. In fatti il carattere organico pel quale in
principal modo se ne discosta risiede nella struttura de’tentacoli
che partono in gran numero dalla anterior parte del corpo.
Questi non consistono in semplici filamenti come all’ordinario,
e come nelle stesse Terebelle; ma ànno struttura ed uffizio
speciale. Risultano essi da un asse mediano fiancheggiato da
due espanzioni laterali parallele, le quali a volontà dell’ a-
nimale si spiegano, ovvero si avvolgono sull’ asse mediano.
Hanno inoltre detti tentacoli una estensività immensa, e l’ a-
nimale li vibra come altrettanti dardi a distanze considerevoli
(il quintuplo della lunghezza del corpo, ed anche più), ser-
vendosene come di altrettanti organi di adesione e di presa. Lor-
chè aderiscono a qualche corpo, qualunque sia il punto della
propria lunghezza per lo quale aderiscono, in questo punto le
due espansioni laterali si dilatano , e si forma una specie di
ventosa : quando per lo contrario restano liberi o contratti ,
le dette espansioni si avvolgono ed i tentacoli prendono la
forma cilindracea ordinaria. Per mezzo di tali tentacoli Vani-
male va raccogliendo i granelli di sabbia ed altri piccoli corpi
de’ quali si serve per costruire il tubo entro cui abita. Esa-
minati al microscopio quei tentacoli, vedesi lungo l’asse me-
diano correre un vaso ben distinto, il quale quando il tenta-
(1) Die familien der Anneliden.
(2) Dalla greca voce xaXAw, che vibra.
— 59 —
colo è contratto, si avvolge sopra se stesso in continuate spi-
rali. Distaccati i tentacoli dall’animale contivuano per più ore
ad avere movimenti di contrazione e distensione. Il rimanente
della organizzazione si rileverà dalla estesa descrizione che
segue,
Pallonia rapax, nod.
Corpo allungato , nella parte posteriore gradatameute ri-
stretto , e ripiegato alla maniera di quello de’ Paguri, com-
posto di poco oltre cento anelli, de’ quali venti muniti di pie-
di setigeri, altri ottanta e più con semplici appendici carnose
senza setole.
Il capo nella parte dorsale è un lembo bilobo; nella op-
posta presenta l’ apertura boccale, trasversale, cinta da una
specie di labbro anteriore ed altro posteriore. I tentacoli sono
in numero considerevole (circa una quarantina o poco più ),
riuniti alla base in due gruppi, inseriti al disotto del mar-
gine bilobo del capo, fra questo ed il labbro superiore. Le
branchie, al numero di tre paja , sono impiantate sul dorso
de’ primi anelli del corpo, decrescenti in grandezza. Le due
anteriori formano due eleganti arbuscelli , partendo da un
tronco che si ramifica per dicotomia fino alle divisioni capil-
lari: quelle del secondo pajo sono più piccole ; quelle del
terzo piccolissime , e consistenti in delicato tronco ramificato
ire o quattro volte soltanto. Il primo anello che succede al
capo è privo di appendici laterali. I venti seguenti hanno
da ciascun lato un piede carnoso, piccolo, in forma di orec-
chietta , che porta un fascio di setole. De’ detti anelli i pri-
mi tredici presentano tegumenti un poco più consistenti, che
formano una specie di corazza toracica , iuterrotta nel mezzo
ampiamente dalla faccia dorsale, angustamente dalla ventrale :
ciascuno ha una impressione trasversale lineare per la quale
sembra risultare da due: gli altri sette hanno semplicemente
un cordone trasversale rilevato e più consistente da ciascun la-
Ann. I. 12
— 90 5
to. I piedi setigeri partono da una rima trasversale . che ha
ciascun anello ne’ due lati, entro la quale sono quasi comple-
tamente retrattili. Le setole sono semplici, lisce, diritte, pie-
gate ad angolo ottusissimo innanzi l’ estremità, terminate in
punta acuta. I rimanenti anelli hanno due appendici laterali
carnose in forma di due orecchiette quasi quadrate, prive af-
fatto di setole.
Il colore del corpo è rosso-fegatoso picchiettato di bian-
co : la corazza toracica è carnea, con gli spazî iutermedì di co-
lor fegatoso più oscuro e con le macchioline bianche più di-
stinte. I tentacoli han color rossiccio articolato di pallido, Le
branchie son di color rosso oscuro.
La lunghezza de’ maggiori individui osseryati , misurata
nella loro piena estensione, è di millimetri centodieci. Ne ab-
biamo avuti parimente individui piccolissimi, il cui corpo mi-
surava appena dodici millimetri , e ne’ quali i tentacoli si vi-
bravano alla distanza di oltre i sessanta millimetri. Essi diffe-
rivano unicamente dagl’ individui adulti pei colori più pallidi.
Vive ne’ fondi sabbionosi. Abita entro tubo costituito da
granelli di sabbia e tritumi di conchiglie impastati dal glutine
che l’animale segrega, entro del quale l’animale può ritirarsi
completamente. Il tubo de’ maggiori individui osservati è lungo
settanta millimetri. Non molto abbondante.
N. B. Nel catalogo dato nella parte prima di questo An-
nuario al n.° 567 abbiamo indicato questo Anellide col nome
di Amphitritoides rapax. Quel nome generico però non sembran-
doci acconcio , abbiam creduto mutarlo nell’ altro Pal/onia.
Articoro 10.°
Osservazioni sulla Diphya quadrivalvis e su’ Crostacei
che si sviluppano entro i bottoni delle appendici urticanti
L’ organizzazione delle Difie, come di parecchi altri Sifo-
.nofori, è stata in epoca recente di molto illustrata. I lavori di
— 194
Koelliker, di Leuckart e di Huxley hanno più di ogni altro
contribuito potentemente a far progredire le conoscenze intor-
no la struttura e lo sviluppo di essi. Nondimeno fra le diverse
specie che giungono nel nostro golfo, la Ga/eolaria quadrival-
vis ci pare che lasci ancora qualche cosa a desiderare. Per lo
che, avendo avuta la opportunità di tenerne parecchi indi-
vidui viventi, ci siamo di proposito occupati a studiarne la
sua organizzazione, ritraendone fedele immagine. Lo scopo per-
tanto di questo articolo non essendo la organizzazione di tali
Sifonofori, ci limiteremo a segnare nella spiegazione della ta-
vola alcune cose. L'argomento su cui intendiamo qui tratte-
nerci l’è un fatto che da nessuno de’cennati autori, nè da altri
che fosse a nostra notizia, è stato finora accennato ne'Sifonofori.
Nella primavera innoltrata dello scorso anno, avendo avuto
nella piena interezza e vivi alcuni individui della cennata Ga/eo-
laria quadrivalvis, ci occupammo ad esaminarne minutamente la
Toro struttura, onde riconoscervi quanto i sopra lodati natura-
listi avevano scritto intorno a tali Sifonofori. E poichè esse
vissero intere per ben quarantotto ore , ebbimo agio di stu-
diarle posatamente, e ripetere ancora le osservazioni , le qua-
li noi facevamo con semplice lente di ingrandimento, dappoi-
chè i continui movimenti di rotazione che l’ animale esegue
trascinando appresso la lunga colonia di polipi, non permet-
teva sottoporli al microscopio. Osservando in tal modo nei
momenti di quiete dell’ animale i filamenti che costituiscono
l’apparecchio della urticazione, e propriamente i corpuscoli
coleriti di un bel rosso, o dottonî, che stanno alla estremità
de’ filamenti secondarî , noi vedevamo un movimento come di
varie palette che fossero in continua oscillazione, il quale era
del tutto indipendente da quello di qualunque altra parte del-
l’ animale. E meglio studiando que’ movimenti, ci si presentò
immantenente alla mente quello che eseguono i Crostacei ma-
crouri con i loro falsi piedi addominali. Un tal fatto fissò tutta
la nostra attenzione : sicchè lasciando da parte ogni altra co-
ae
sa, ci riconcentrammo su di esso. E ripetendo l’ osservazione
sopra diversi di que’ bottoni, di cui ve ne ha buon numero,
mentre vedevamo costantemente lo stesso fenomeno, potemmo
riconoscere essere ivi un animaletto a corpo ovoideo e seg-
mentato, il quale con le sue appendici in forma di palette
eseguiva que’ movimenti. Riconobbimo allora la necessità di
ricorrere al microscopio. Sicchè tagliammo alcune di quelle ap-
pendici filamentose co’ bottoni terminali, con chè nè Vl ani-
male Difia risentiva alcun detrimento , nè alcun guasto arre-
cavasi a que’ corpuscoli , e le sottoponemmo al microscopio.
L’ osservazione confermò pienamente le nostre conghiet-
ture. Entro que’ bottoni , come entro di un sacco cistico, era
un piccolo Crostaceo , nello stato quasi embrionale , co’ pie-
di toracici ripiegati contro il petto ed immobili, e con i fal-
si piedi addominali in continuo movimento , che era appunto
quel movimento che noi avevamo osservato fin dal principio
con la semplice lente. Vista allora l’ importanza del fatto noi
sacrificammo la Difia onde ripetere tali osservazioni sopra mol-
ti individui. E per tal modo non solo potemmo verificare la
costanza del fatto, ma in mezzo a’ molti, parecchi ne osser-
vammo di que’ piccoli crostacei in grado di sviluppo più in-
poltrato, i quali senza aver lasciato gl’ involucri membranosi
entro cui erano rinchiusi, mostravano ben distinti i lineamenti
del corpo e de’ diversi suoi anelli, i piedi toracici svinco-
lati, cd i falsi piedi addominali che eseguivano sempre i
soliti movimenti.
Ciò posto, due quesiti ci si presentavano naturalmente
a risolvere , 1’ uno puramente zoologico , relativo alla deter-
minazione del Crostaceo ; l’ altro risguardante.la sua biologia.
In quanto alla determinazione zoologica del Crostaceo, è
facile cumprendere le difficoltà che s’ incontrano a ben fissar-
la. L'abito generale dell’ animale ci porterebbe a vedervi qual-
che affinità con le Phrosine : però la struttura de’ piedi non
presenta nulla de’ caratteri propri de’ Crostacei di tal ge-
ce 90%
dere; siccome non ci è permesso vedervi con esattezza al-
cuno de’ generi già noti nello stato adulto. Laonde , salvo
sempre a ben fissarne le note caratteristiche, noi lo chiame-
remo Diphyicola rubens.
Relativamente poi alla sua biologia, varii problemi si pre-
sentano a risolvere. D’ onde vengono le uova di tali crostacei?
In qual modo penetrano in quelle appendici della Difia? Do-
po quel periodo di vita abbandonano que’ ricettacoli per di-
venire Crostacei notanti liberamente nelle acque del mare ?
Vanno essi soggetti a metamorfosi, per modo da doversi con-
siderare il primo stato di specie maggiore che poi si pre-
senta sotto forme diverse ?
La soluzione di tutti questi problemi non può essere che
il frutto di lunghe e reiterate osservazioni, se pure potran-
no queste condurre allo scioglimento completo di tutti. In
quanto ai tre primi quesiti, se dovessimo pronunziare le no-
stre conghietture, diremmo esser molto probabile che le uova
provengano da fuori il corpo della Difia, e che esse venendo in
contatto di quelle appendici vi si fissino, e vi si #ncistino in
modo analogo a ciò che avviene per molti animali parassiti, la
cui. biologia ben studiata ha arrecato grandissimi lumi sulla
genesi di molti di simili esseri. Che poi essi dovessero in
seguito divenire Crostacei liberi, sembra doversi con ogni pro-
babilità ammettere ; o che voglia supporsi che Il’ animaletto
divenuto più adulto laceri coi suoi piedi i delicati invogli
entro cui sta rinchiuso, ovvero che sì ammetta che morta la
Difia, la cui vita è certamente più labile di quella del Cro-
staceo, e seguìto il disfacimento de’ mollissimi tessuti di quelle
appendici, il Crostaceo trovasi libero senza alcuno suo sforzo.
Oltre a chè sarebbe anche possibile che il piccolo Crostaceo
porti seco un qualche .invoglio alla maniera stessa delle Fro-
. nime, le quali abitano que’ corpi conosciuti col nome di Botrilli.
Da ultimo il prognosticare se vada soggetto a sensibili
cambiamenti di forma fuori della cisti, non è cosa possi-
Sr
bile, dovendo esser il risultato di osservazioni di fatto , e
secondo noi sarà sempre il problema più difficile a risolver-
si. Ad ogni modo noi non lasceremo di continuare le ricer-
che su tale importante subbietto, contenti per ora di avere fe-
delmente esposto quel che abbiamo osservato, e di aver ri-
chiamata l’attenzione de zoologi su questo novello argomento
di studio,
ArticoLo 11.°
Di un novello genere di Foraminiferi.
Genere Pleurostomina, 08.
Conchiglia libera, inequilatera, compressa, con tre cou-
camerazioni visibili allo esterno, delle quali una occupa per in-
tero una delle facce, e le altre due la faccia opposta. Aper-
tura piazzata su quest’ ultima in fondo ad una cavità posta nella
parte superiore della concamerazione più angusta.
Osservazioni. L'abito della conchiglia per la quale fondiamo
questo nuovo genere presentasi a primo aspetto simile a quello
di alcune Triloculine per la disposizione delle diverse con-
camerazioni. Però ne differisce essenzialmente per la posizione
dell’ apertura, la quale in vece di stare alla estremità di una
delle concamerazioni , sta sopra una delle facce, e proprio su
quella nella quale veggonsi due concamerazioni , lontana dalla
estremità della conchiglia.
Pleurostomina bimucronata, nob.
P. testa late ovata, compressa, utraque eaxtremitate in
mucronem brevem cylindraccum apico subtruncatum producta ;
apertura subbiloba. + Longit. millim. 4 478: latit. 7710 mill.
Habitat in sinu Ncapolitano.
Mus. Zool. Reg. Archig. Neap.
—r 95 —-
Conchiglia largamente ovata , mediocremente compressa ,
stando la spessezza maggiore alla larghezza come uno a due,
prolungata nei due estremi in una specie di tubo a fondo chiu-
so, e quello di un estremo un poco inclinato in direzione op-
posta a quello dell’altro; la faccia occupata dalla cavità unica
poco convessa e quasi liscia : nella opposta una delle conca-
merazioni è più convessa , l’altra è un poco concava con i
margini laterali quasi carenati : l’ apertura piazzata innanzi l’e-
stremità di questa concamerazione concava è trasversale, ante-
riormente arcuata , posteriormente bisinuosa per due lobi che
forma il margine posteriore dell’ apertura.
Arricoro 12,°
Di due Scolie straniere all’ Europa.
Lorquando sono stati impressi i fogli contenenti l’ elenco
delle specie aggiunte al museo, avevano sott’ occhio il secondo
lavoro del sig. Saussure sulle Scolie, inserito negli Annali della
Società Entomologica di Francia, non però l’ altro, pubblicato
precedentemente nelle sue Miscellanee Imenotterologiche. Per la
qual cosa ci convenne lasciare indeterminate alcune specie di
Scolie che avevano nel Museo, e che non trovavamo descritte
in altri autori. Ora essendoci pervenuto quel lavoro, del pa-
ri che il Catalogo degl’ Imenotteri del Museo Brittannico, ab-
biam potuto assicurarci che due di dette Scolie non trovansi
descritte. Laonde ci siam determinati darne quì notizia agl’I-
menotterologi. La patria di ambedue ci è ignota, essendo sola-
mente certi che esse non appartengono all’ europa.
In un'altra poi abbiam potuto riconoscere la Elis (Cam-
psomeris ) aurea Fab. in virtù delle illustrazioni che il detto
autore ne porge.
Scolia (Lacosi) urochrysia, nod.
S. ferruginca nigro varia, ferrugineo hirta; antennis te-
stacco-ferrugineis; fronte, vertice, pronoti lobis, abdominis fa-
sciis tribus (in segm. 4-3 ) prima integra postice biloba, secun-
da ct tertia interruptis, flavis; valvula anali dorsali tomento ful-
vo-aurato vestita; alis fulvo-hyalinis , anticis macula magna
ovali saturate violacea marginis costalis apicem occupante, —
Longit. corp. millim. 26: exp. alar. millim. 40. Fem.
Habitat. ....1
Mus. Zool. Reg. Archig. Neap.
Antenne testacee; i tre primi articoli ferruginosi. Mandi-
bole grandi, fortemente arcuate, senza denti, furruginose alla
base , nere .nel resto. Capo ferruginoso, con peluria rigida del-
lo stesso colore ; la fronte, il vertice e la parte superiore del-
l’ occipite gialli , lisci ; lo spazio interocellare nero; la fronte
con pùnti impressi disposti in più serie quasi regolari ed in
varie direzioni. Pronoto furrugiuoso oscuro con i lobi laterali
gialli; mesonoto ferruginoso con tre strisce longitudinali paral-
lele accorciate nere ; i fianchi ed il metatorace neri : tutto il
torace con peli rigidi ferruginosi. Addome oblungo ; punteg-
giato : il primo anello dorsale nero con due grandi macchie
ferruginose: la peluria rigida di quest’ ultimo colore; il secon-
do con una grande fascia gialla posteriormente biloba che ne
occupa i due terzi anteriori; il resto nel mezzo nero a_ splen-
dore di acciajo , ne’ lati ferruginoso con una macchia nera
contigua al rispettivo margine della fascia gialla ; lo spazio
occupato dal color nero e furruginoso con peli di questo co-
lore; il margine posteriore con frangia corta di peli setolo.
sì coricati neri e ferruginosi: il terzo ed il quarto occupati
quasi per intero, da una fascia gialla interrotta nel mezzo da
una striscia nera ; il margine posteriore con frangia di peli.
— 97
ferruginosi; il quinto ferruginoso con frangia posteriore dello
stesso colore più lunga che negli anelli precedenti. La val-
vola anale dorsale rivestita di tomento fulvo dorato. Anelli ven-
trali neri e lisci alla base, nel resto fortemente punteggiati ,
con peluria e frangia posteriore dello stesso colore. Piedi in-
teramente ferruginosi coi peli dello stesso colore. Ali traspa-
renti, gialle , quasi a splendore dorato: le anteriori con una
grande macchia ovale ben terminata, di color violaceo) oscuro,
la quale comincia dal termine delle cellole radiale e cubitali,
e si termina all’ estremità dell’ ala; le vene testacee. Femina.
Elis ( Campsomeris ) formosella, w08.
E. nigra cinerco pilosa, clypei lateribus, mandibula-
rum basi externa, pronoti margine antico et loborum limbo po-
stico, scutello, metanoti puncto medio bascos, femoribus tibiis-
que extus, saturate flavis; abdominis segmentis tribus primis
flavis, fascia basali lateribus aucta nigro-cyanea, quarto ni-
gro-cyanco margine poslico flavo, cacteris nigro-cyancis nigro
setosis ; alis subflavescenti-hy alinis, venis brunneo-ferrugineis.
Longit. corp. millim. 16: exp. alar. mill. 24.
Assai affine è questa specie alla pulchella Sauss., tanto
che a primo aspetto si sarebbe indotto a considerarla come
una varietà di quella. Nondimeno i caratteri pe’ quali ne dif-
ferisce son tali, da non permettere di confonderla.
Molto più piccola della cenuata specie: il clipeo nero nel
mezzo, giallo ne’ lati; il pronoto è il margine anteriore, ed ii
margine posteriore de’ due lobi, gialli; scutello giallo; dietro-
scutello nero : il metatorace è parimente nero, con una piccola
macchia nel mezzo della base, gialla: le tegole alari gialle con
una macchia nera nel mezzo del margine iuterno ; tutta la fac-
cia posteriore del metatorace rivestita di folta peluria bianco-
cenerina. I tre primi anelli addominali dorsali gialli con alla base
una fascia nero-violacea posteriormente triloba, co’ lobi laterali
Ann. I. 13
SERI: (- PSSI
più prolungati : quella del terzo anello più larga; il quarto anello
è nero violaceo col margine. posteriore giallo intaccato nel mez-
zo: i rimanenti anelli nero-violacei con peluria rigida nera.
Maschio.
AsticoLo 13.°
Della varietà pavonina della Columba livia.
Tra le innumerevoli variazioni cui i Piccioni domestici
vanno soggetti , certamente una delle più importanti è quella
della quale qui intendiamo parlare. In questa di fatti non trat-
tasi di cangiamenti di colori, ovvero della esistenza di penne
su questa o quella parte del corpo ; sibbene di caratteri che
hanno più direttamente rapporto con parti organiche. Essa di-
stinguesi per l'attitudine della coda a tenersi elevata alla ma-
niera di quella de’ Pavoni e de’ Tacchini, le timoniere , ordi-
nariamente al numero di ventiquattro; stando non disposte so-
pra uno stesso piano, ma sopra due piani*inclinati a schiena
d’ asino. Le ali parimente come in quelli prendono una spe-
cial posizione con le direttrici inclinate verso dietro. Il colore
di questi piccioni è bianco candidissimo. Noi ne abbiamo te-
nuti vivi per molti mesi un maschio, ed una femmina per pro-
curarne la moltiplicazione, ma non è stato possibile ottenerla.
Di questa varietà molti individui han figurato nella ulti-
ma Esposizione di Firenze. Sono comunemente distinti in Italia
col pome assai acconcio di pavoncelli , dal quale abbiam de-
sunto quello tecnico pavonina assegnato a tal varietà.
ALCUNE AGGIUNTE.
Osservazioni sul genere Nephropsia.
Nello esporre i caratteri diversi pe’ quali questo genere
.distinguesi ( pag. 76), abbiamo annunziato come per lo svi-
luppo delle antenne quegli Omotteri si avvicinassero a’ Delfa-
cidei, Ora considerando d’avvantaggio i loro rapporti naturali,
faremo osservare come non solo lo sviluppo delle antenne, ma
ancora il grande sperone mobile delle tibie posteriori, e gli
occhi inferiormente sinuosi son caratteri che consiglierebbero
riporre quel genere fra i Delfacidei, piuttosto che tra i Dictio-
foridei, coi quali nondimeno hanno maggiore aflinità per l’ a-
bito generale, e sopratutto pel prolungamento del capo.
Pag. 17 n. 114 leggi Scolia urochrysia, mob.
115 — Campsomeris formosella, nod.
116 — Campsomeris aurea, Fab. Algeria.
35 635 — Hydrometra paladum, Fab.
Alla descrizione della A/ciopa vertebralis aggiungi : lunghezza
dell'individuo iutero millimetri 110: larghezza maggiore mil-
limetri 3.
SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE
Tavola TL.
Figura 1. Il R/ombus candidissimus di grandezza naturale.
Figura 2. La Plagusia picta, di grandezza naturale : 2 4 una
squama ingrandita.
Figura 3. Il Trachypierus filicauda di grandezza naturale : 3 4
la coda ingrandita, col raggio più lungo troncato.
Figura 4. Il Grammiconotus Bicolor di grandezza naturale; «
il suo profilo dorsale, 3 il taglio trasversale ideale; C il
capo ingrandito; D la parte posteriore del corpo con le
pinne verticali, parimente ingrandita.
Favola II
Figura 1. La Trypetimorpha fenestrata; ingrandita, veduta di
lato ; la linea sottoposta ne indica la lunghezza naturale.
Figura 2. Il capo, il torace e la base dell’elitre veduti da sopra.
Figura 3. Il capo ed il clipeo veduti di fronte.
Figura 4. Un’ antenna veduta di lato.
Figura 5. Un' elitra mostrante la disposizione delle vene.
Figura 6. Un piede posteriore.
Figura 7 e 8. Gli ultimi anelli addominali del maschio ve-
duti di lato e dal dorso.
Figura 9 e 10. Gli stessi della femina, come sopra.
Figura 11. Elitra della Trypetimorpha psyllipennis.
Figura 12. La Nephropsia elegans, molto ingrandita; la linea
laterale ne indica la lunghezza naturale.
— 101 —
Figura 13. Il capo, il torace e la base dell’ elitre della me-
desima maggiormente ingranditi.
Figura 14. Il capo veduto di lato.
Figura 15. Un’ elitra per mostrarne la disposizione delle vene.
Figura 16. Il capo, il torace e la base dell’ elitre della Bursinia
hemiptera, veduti dal dorso, molto ingranditi.
Figura 17. Il capo della medesima veduto di lato.
Figura 18. La Lysianassa filicornis molto ingraudita : la linea
sottoposta ne indica la lunghezza naturale.
Figura 19. Il capo veduto di lato maggiormente ingrandito.
Figura 20. Antenna superiore.
Figura 21. Antenna inferiore.
Figura 22. Un piede del primo pajo.
Figura 23. Un piede del secondo pajo.
Tavola II.
La Diphya (Galeo'aria) quadrivalvis, con tutti i dettagli.
Figura 4. L'animale di grandezza naturale e qual si osserva
tenuto vivo nell’ acqua del mare : @« « i due pezzi del
Nectocalice; b origine de’ sifoni centrali (somatociste degli
autori ); c corpo allungato, portante di lato un organo d
attaccato per un picciuòlo : e e cenosarco o colonia di in-
dividui.
Figura 2. Una porzione del cenosarco ingrandita.
Figura 3. Uno degl’ individui isolato e maggiormente ingran-
dito : « il sifone centrale, il quale coi suoi estremi si liga
a quello degli altri individui contigui : 4 3 iuvogli cam-
panulari formanti l organo di traslazione ; c polipo, che
prende origine dal sifone centrale; d vescichetta attaccata
per un picciuolo alla base del polipo; e e appendici
formanti l’ organo dell’ urticazione.
Figura 4. Un pezzo dell’ organo della urticazione : @ « fila-
mento primario, fornito alla superficie di piccole eminenze
— 102 —
portanti una spinuzza articolata ; 3 3 filamenti secondarii,
privi di spinuzze; c c bottoni terminali, entro i quali co-
minciammo a scorgere i movimenti di palette.
Figura 5. Uno di tali bottoni maggiormente ingrandito.
Figura 6. Un altro bottone più sviluppato e più ingrandito’,
entro del quale abbiamo osservato ancora sotto il micro-
scopio i movimenti dell’ animale rinchiusovi, e nel quale
vedevamo i lineamenti di un crostaceo, avente il capo ri-
piegato contro il petto.
Figura 7. Il Crostaceo osservato in altro bottone più svilup-
pato, ed avente già tutte le parti ben determinate. Esso
rimaneva avvolto da una semplice membrana, la quale come
per un funicello era attaccata al filamento accessorio indicato,
Figura 8. L'organo rappresentato in sito nella fig. 1 d, mol-
to ingrandito per vederne la sua struttura. Di tale corpo
non troviamo fatta menzione da alcuno autore, nè saprem-
mo indicare l’ uffizio.
Figura 9. Un pezzo de’ filamenti secondarì dell’ apparecchio
di urticazione, coi canale spirale che vi corre all'interno.
Figura 10. La vescichetta indicata in sito nella figura 3 d,
ripiena di globetti sferici. Di questa vescichetta , della
quale neppur troviamo chiara indicazione negli scrittori,
ci è parimente oscuro l’ uffizio. Essa pare avesse qualche
analogia con quella figurata da Huxley nel Cudoides vi-
treus (4),
Figura 11. Estremità del polipo con la sua apertura boccale
dilatata. 4
Figura 19. La stessa quando dilata le sue labbra per formarsi
a ventosa onde aderire a qualche corpo.
l'igora 14. Uno de’ pezzi del Nectocalice , e proprio quello
che distaccandosi non trascina seco la colonia di polipi;
per vederne i suoi vasì interni.
(4) Occanic Hydrozoa, tav. IV, fig. 5-0,
INDICE DELLE MATERIE
Prefazione .
Parte prima
Articolo 4.° Cenno storico sl Musco Aogiù nu
l'Università di Napoli . .
Articolo 2.° Aumenti del Museo da valo 1860
a dicembre 1861. É
Articolo 3.° Ordinamento delle din
Parte seconda.
Articolo 4.° Osservazioni su talune ui Dar dui
ronettidei . 5 Alla dn
Articolo 2.° Di. un piceno Testtripiero: SMR È
Articolo 3.° Di un novello genere di Pesci Esocetidi:
Articolo 4.° ae di una peregrinazione z00-
lora. , È
Rito 5.° Di un nuovo une di Emitteri Omonen
Articolo 6.° Osservazioni su talune specie d'’ insetti
stranieri all’ europa .
Articolo 7.° Rivista de’ generi e ‘delle a Îi Fol-
goridei e Dictioforidei dell’ Italia meridionale
continentale. . . . deli: rel
Articolo 8.° Osservazioni sul genere E e de-
4 scrizione di una novella specie . S
Articolo 9.° Descrizione di alcuni Anellidi del Golfo
di Napoli. . . a
Articolo 10.° Ossorvaziohi culla. Dink quadrival.
vis e sui crostacei che si sviluppano entro i bot-
toni delle appendici urticanti .
b>)
e»)
2
ivi
43
bh
65
7A
na
82
90
— 104 —
Articolo 11.° Di un novello genere di Foraminiferi. pag.
Articolo 12.° Di due Scolie straniere all'Europa. . »
Articolo 13.° Della varietà pavonina della Columba
MR AO LA I I EM >
Alennefacciunte:oi regi E
Spiegazione delle tavole . . . . , . . . . »
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