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ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO
DELLA
R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(NUOVA SERIE)
Volume II
NUMERI 1-27
(con 14 tavole, e 42 incisioni nel testo)
NAPOLI
R, STABILIMENTO TIPOGRAFICO FRANCESCO GIANNINI & FIGLI
Strada Cisterna dell'Olio
1906-1908
ANNUARIO
MUSEO ZOOLOGICO
R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
go
(NUOVA. SERIE)
Volume IL.
NUMERI 1-2”
(con 14 tavole, e 42 incisioni nel testo)
NAPOLI
R. STABILIMENTO TIPOGRAFICO FRANCESCO GIANNINI & FIGLI
Strada Cisterna dell’Olio
1906-1908
EN TDEERGSEE
IRANEYIANI A ot — Sulla ScRicotheca serratimargo Hixcks sp. (con una incisione).
(28. V. 1905 — 13. VII. 1905 (*)]
2. Bursson du R.. .. — Note Hyménopterologique. 0. VII. 1905 — 2. VIII. 1905]
3. Pierantoni U....- Una nuova maniera di gestazione esterna della PionosyMlis pulligera
KroHN (con la tavola 1). (26. IX. 1905 — 13. XI. 1905]
4. Pierantoni U....— Osservazioni sul genere Branchiobdella OpiER (con la tavola 2).
[6. XI. 1905 — 18. I. 1906]
5. Praus FrancescHINI C.— Elenco delle conchiglie del Golfo di Napoli e del Mediterraneo esistenti
nel Museo Zoologico di Napoli (LI. XI. 1905 — 18. I. 1906]
GaMOoraZBi o ss - — Di alcune specie poco studiate o mal note di Cestodi (con le tavole 3
e 4 e con 3 incisioni). [15. XI. 1905. — 3. V. 1906]
MR BEzziIoM; cn — Intorno al tipo della Echinomyia Paolilli A. Costa.
(2. XII. 1905 — 8. I. 1906]
8. BecgER TH... ... — Notiz zu Usia taeniolata AcH. Costa. (2. XI. 1905 — 8. 1. 1906]
GUTPRINCEG nn — Sopra una Discomedusa del Golto di Paria (America del Sud).
(30. XLI. 1905 — 26. IIT. 1906)
10. HorvatrH G. .... — Les Tingitides de A. Cosra. (19. 1. 1906 — 20. TIT. 1906]
11. PierantonI U. . ..— Nuovi Discodrilidi del Giappone e della California (con la tavola 5).
(18. ILI. 1906 — 21. V. 1906]
12. Kosaur W...... — Die Untergattung Murella (sectio Opica) KoBELT (con la tavola 6).
[30. IV. 1906 — 11. VITI. 1906]
13. MonmiceLLI Fr. SAV. — Per la storia di un Cetaceo arenato sulle coste d’Ischia nel 1770.
[19. V. 1906 — 18. VIII. 1906]
14. SENNA A... ..... — Appunti chirotterologici (con 10 incisioni). [5. VI. 1906 — 7. XI. 1906]
15. MonmiceLLI FR. Sav. — Sul Cotylogaster michaelis Monte. [1892] (con 6 incisioni).
[6. VI. 1906 — 6. XI. 1906]
TGSENDRII GI iL — Tre nuovi Sferomidi Eritrei del Museo Zoologico dell’Università di Na-
poli (con la tavola 7). [10. VI. 1906 — 19. XI. 1906]
17. Rosa D......:.— Nota sui Lombrichi ricordati da Stetano DeLLe CHIAIE.
c [20. XI. 1906 — 22. XII. 1906)
18. PierantoNI U. ...— Il genere Saccocirrus BoBRETZKY e le sue specie [Fauna napoletana]
(con la tavola 8). [2. V. 1907 — 17. VII. 1907]
19. PregantoNni U. ...— Osservazioni sul parassitismo esercitato da un imenottero su di un
afide degli agrumi (con la tavola 9). [24. I 1907 — 17. VII. 1907]
20, MoxmiceLLI FR. SAv. — Il genere EncotyMlabe Diesine (con la tavola 10).
[21. II. 1907 — 12. IX. 1907]
QAS No8mE Gi... — Nuove osservazioni sulla identità di Brackycarpus neapolitanus Cano
e Palaemon biunguiculatus Lucas (con la tavola 11).
[18. VI. 1907 — 26. XII. 1907]
*) La prima data è quella di ricezione del manoscritto : la seconda quella della pubblicazione del numero dell’Annuario.
ogi
(con 12 incisioni). | x d I. 1908. — 1
MOB TRO e — Esame di una piccola raccolta di Tisanotteri esistente nel Mu
logico della R. Università di Napoli (con 5 incisioni). À
[3. ZI 1908 — 15. IV. 1
24. MarroreLLi G.... — Elencò dei Pappagalli del Museo Zoologico Universitario di Na
(con la tavola 12). [27. IZI. 1908 — 21. VII. 1:
25. Pierantoni U. ...— Sulla Filaria labialis Pane (1864) (con la tavola 13). ,
(1. IV. 1908 — 25. V. 1908]
26. MonraNDON A-L. .— Sur le Stenophtalmicus Fajoumensis A. Costa. È
(B IV. 1908 — 5; V. 1908).
27. Morta Fr. Sav. — Il genere Nizschia (con la tavola 14 e 5 incisioni). 1"
[1. IV. 1908—9..
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ANNUARIO
DEL
: MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(Nuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 1. 13 Luglio 1905
Prof. A. NEVIANI
(Roma)
Sulla Sechizotheca serratimargo Hixcks sp.
[/ticevata il 13 maggio 1905)
Per ripetute e cortesi sollecitazioni del prof. MowriceLLI, pubblico in questo
« Annuario » la breve nota sulla Sehizotheca serratimargo Hxs. sp., che già fu
inserita nel Bollettino della Società geologica italiana (), introducendovi poche
modificazioni ed aggiunte, e ciò sia per la diffusione della conoscenza della specie,
sia perché vi sì tratta anche di un esemplare conservato nel museo zoologico
della R. Università di Napoli.
Al sig. direttore del predetto museo e dell’ Annuario, i miei dovuti e più vivi
ringraziamenti.
Bibliografia
1885. Eschara conferta (non Rss.) De Amicis, IZ calcare ad Amphistegina nella prov. di Pisa,
ecc.: Atti Soc. Tose. Sc. Nat., Vol. 6 (1886) pag. 224
(27 estr.).
1885. Escharina gracilis (non d’Orb.) De Amicis, l. c., pag. 225 (28 estr.) (2).
1886. Schizoporella serratimargo Hiscxs, The polyzoa of the Adriatic: Ann. Mag. N. H. (5)
Vol. 17, pag. 268, Plt. 10, fig. 6.
1889. » » Carus, Prodromus faunae Mediterraneae: Vol. 2. Pt. 2,
pag. 29.
1889. » » JeLuy, A synonymique Catalogue of the Recent marine
Bryozoa including fossil Synonyms pag. 253.
1895. » sulcata Neviani, Nota preliminare sui Briozoi fossili del postplioce
ne antico di Farnesina e M. Mario: Boll. Soc. Rom. Stud.
Zoolog. Vol. 4, pag. 69 (5 estr.).
(1) Boll. Soc. Geol. Ital. Vol. 23 (1904) Fasc. 2, pag. 270, Tav. 10.
(2) Che gli esemplari determinati per Eschara conferta Rss., e per Escharina gracilis D' ORB.
nel citato lavoro del De Amicis, si debbano riferire a Schizoporella sulcata Nev. e quindi a Schi-
zoporella (Schizotheca) serratimargo Hxs, è detto nel mio lavoro sui Briozoi terziari e posterziari
della Toscana (1900, pag. 366).
pa
IS95. Sehisoporella sulcata Neviani, Briozoi neozoici di alcune località d’Italia, Pt. 1:
Boll. Soe. Rom. Stud. Zool. Vol. 4, pag. 119 (11 estr.).
IS9Ò. » ) Neviani, Briozoi fossili di Farnesina e M. Mario presso
‘ Roma: Palaeont, italica, Vol. 1, pag. 112 (86 estr.), Tav.
6 (2 estr.), fig. 4, 5.
IN9D. » » Neviani, Briozoi neozoici ece., Pt. 2: Boll. Soc. Rom. Stud.
Zool. Vol. 4, pag. 245 (21 estr.).
1900. » » Neviani, Briozoi neozoicì ecc., Pt. 6: Boll. Soe. Zool. Italiana
(2), Vol. 1, pag. 68 (11 estr.).
1900. » » Neviani, Briozoi terziari e posterziari di Toscana: Boll. Soc.
Geol. Ital. Vol. 19, pag. 366 (22 estr.).
1900. » » Neviani, Briozoî neozoici delle Calabrie: Palaeont. italica,
Vol. 6, pag. 200 (86 estr.).
1900. « » var. laevigata Neviani, Briozoi terziarii e posterziarii
Ù
della Toscana: Boll. Soc. Geol. Ital. Vol. 19, pag. 367
(23 estr.), 4 fig. nel testo.
1904. Schizotheca serratimargo Neviani : Boll. Soc. Geol. Ital., Vol. 23, pag. 270-275,
con Tav.
1904. » » Neviani, Briozoi fossili di Carrubare (Calabria): Boll. Soc.
Geol. Ital. Vol. 23, pag. 535 (33 estr.).
Schizoporella serratimargo Hincks (1886).
Zoario eretto, bilaminato, ramificato; rami larghi, piani, compressi, arrotondati all’ estre-
mità. Zoeci quinconciali: se giovani, distinti, ovati, moderatamente convessi (sutura poco
profonda), regione orale rialzata; superficie densa, ineguale, intiera 0 con pochi pori mar-
ginali, orificio orale con un piccolo seno nel margine inferiore, opercolo ingrossato da cia-
seun lato, in modo da dare l’apparenza di una depressione lungo la linea centrale; peristoma
elevato e spesso molto grosso, porta quattro spine superiormente; cellule vecchie addensate,
confuse, profondamente calcificate; orificio primario molto profondo; largo orificio secondario
alquanto sporgente sulla fronte; frontale del zoecio quasi tutta occupata da un esteso rialzo
che porta un avicolario appuntato. Oecio arrotondato, subimmerso, strettamente unito con
i zoecì vicini; superficie liscia, intiera e una larga fessura in fronte, ad apertura ampia ed
allargata in avanti. Lungo i margini dei rami una fila di giganteschi avicolari con mandi-
bola a punta ottusa diretta all'infuori.
Schizoporella sulcata Neviani (1895).
Zoecì subromboidali o subesagonali a contorno poco regolare. Orificio rotondeggiante su-
periormente, sinuato di sotto; frontale solcata irregolarmente in modo da limitare delle
aree poligonali con margini ondulati, per lo più attraversate da un poro centrale; un avi
colario laterale presso la parte inferiore dell’apertura zoeciale, diretto in fuori, con mandi
bola acuta in alt». I zoeci posti sul margine del zoario laminare sono provvisti di avieolarì
molto più grandi, con apertura rivolta in fuori, e mandibola acuta in alto.
Schizoporella sulcata Nev., var. laevigata Neviani (1900). — I zoecì ripetono la forma
della specie tipica; ne diversificano per avere la frontale continua e non percorsa da solchi,
ed è imperforata; ai lati dell’orifizio zoeciale, due brevi e robusti tubetti per la inserzione
di due spine orali; i grandi avicolari marginali sono regolarissimi.
—B Osservazioni
Dal confronto delle riportate diagnosi appare evidente che la specie istituita
da me nel 1895 cade in sinonimia con quella dell’Hincxs (1886), come ne fui gen-
tilmente avvertito per lettera dal dott. A. W. Warers. Notisi pure che la var.
laevigata meglio corrisponde alla forma tipica dell’Hincks; mentre la specie sul-
cata se ne discosta alquanto, sicchè potrebbesi giustificare l'istituzione di una
nuova varietà; infatti mentre i zoecî adulti dell’ Hincks sviluppano una grande
frontale che viene occupata quasi del tutto da un avicolario, nella nuova varietà
la frontale è percorsa da solchi che la dividono in aree poligonali irregolari, e
queste spesso presentano un minutissimo forame centrale. Aggiungerò pure che
nella maggior parte dei casi gli avicolarîì laterali non sporgono dal margine del
zoario, cosicchè non danno ad esso
la caratteristica indicata dal ter-
mine specifico serratimargo asse-
gnato dall’ Hinc€s.
Nel mio lavoro sui briozoi della
Toscana (1900 , pag. 367) a pro-
posito della var. /aevigata non par-
lai degli oecì, e vi unii una figura
non ben riuscita, la quale potrebbe
invero trarre in errore lo studio-
so; in essa non abbiamo difatti la LA e E
rappresentazione delle frontali de- Museo zoologico di Napoli (gr. nat.).
gli BEI, Ri o superficie inferiore S ; TA di un grande avicolario laterale.
ed interna di essi, essendo la fron- 4 4 Mandibola di un avicolario zoeciale.
tale distrutta. Riesaminati tutti gli
esemplari da me posseduti, e cioè tutti i fossili delle località italiane più oltre in-
dicate, ed un solo esemplare vivente posseduto dal museo zoologico di Napoli,
ho trovato qualche oecio intiero, corrispondente alla descrizione dell’ Hicks; in
altri esemplari ho notato pure qualche grande avicolario vicario nell'interno della
colonia.
L’esemplare del museo di Napoli (Fig. 1) non presenta nuovi particolari; sola-
mente noto che non vi sono zoecì fertili, che gli avicolarì marginali sono di-
scretamente sporgenti, e che non si distinguono nettamente avicolarî vicarî in-
terni; sono invece spesso molto prominenti gli avicolarî zoeciali.
La incisura dell’ oecio mi fa riportare questa specie al genere Selzzotheca
Hixcks, del quale genere ecco la diagnosi: Zoario inerostante; zoecì con orificio
primario suborbicolare, margine inferiore alquanto sinuato ; orificio secondario
elevato, tubolare, anteriormente inciso; oecî terminali, con una fessura sulla su-
perficie frontale anteriore; avicolarî nascenti su di un’area distinta e distribuiti
fra i zoecî; qualche volta mancano (!).
(1) Hixcxs, T. — On British Polyzoa: Ann. Mag. N. H. (4) Vol. 20, 1877, pag. 528.
Lo stesso autore nella sua opera magistrale: A history of the British
marine Polyzoa (1880, pag. 283) ripete la stessa diagnosi, tralasciando però
i sopra accennati caratteri circa gli avicolarî.
La specie tipica del genere Sehizotheca è la Lepralia fissa Bx. (!), la quale
oltre che per l’incisura degli oecì, anche per l’irregolare distribuzione degli avi-
colarì vicarî, ha molte affinità con la specie in esame.
Per le figure degli oecì e degli avicolarì si confrontino, oltre alle ultime
citate del Busk in « Zoophytology », anche quelle dell’Hixoks per la Sch. fis-
sa(?) e per la Sch. serratimargo (3).
La differenza che verrebbe indicata dalla diagnosi dell’Hrxcks, circa il por-
tamento del zoario, che in Selizotheca dovrebbe essere incerostante, è ormai noto
come non abbia alcun valore; difatti nelle sabbie postplioceniche di Carrubare
(Calabria), per la prima volta, ne ho rinvenuta una colonia incrostante altro
briozoario.
Forse il genere Scehizotheca potrebbe formare una sezione o sottogenere di
Schizoporella; e molto probabilmente affine al genere Sehizoretepora Mac Giuu.
La variabilità di forma e distribuzione degli avicolarî, nella medesima specie,
è proprietà abbastanza comune dei briozoarî; ma indubbiamente la specie che
ora ci occupa è una di quelle che presentano le maggiori variazioni; notiamo
difatti i seguenti:
1° Avzcolarì marginali — Questi raggiungono le maggiori dimensioni; sono
distribuiti in serie lungo i margini delle branche della colonia, ed apparten-
gono alla categoria degli avicolarî vicarî, giacchè tengono il posto di zoecì mar-
ginali; essi sono provvisti di mandibola alquanto ottusa, rivolta in fuori ed in alto.
2° Avicolarì vicarì interni — Assai più piccoli dei precedenti; ne ripetono la
forma, e sono per lo più rivolti in alto. Si trovano qua e là, non frequente-
mente però, disseminati fra i zoecì normali; l’area zoeciale è sempre notevol-
mente ridotta. Non mi è stato possibile rilevare che questi avicolarî rappresentino
zoecî adulti trasformati, come asserisce l’Hincks, del che però non dubito punto.
3° Avicolarì zoeciali — Mentre sono frequenti i zoecì privi di avicolarî, non
ho mai riscontrato il caso di zoecî con due avicolarî, simmetricamente disposti
al lati dell’orificio. L’avicolario, che dirò normale, è sempre unico, e trovasi late-
ralmente e disotto all’orificio, ora a destra, ora a sinistra, sporge sulla frontale
mediante un rilievo, in generale non molto pronunciato ; la mandibola acuta è
rivolta quasi sempre in alto.
do Avicolarî oeciali — In qualche vecio ho notato un avicolario inserito lon-
gitudinalmente nel mezzo, e con la mandibola rivolta in basso; questo avicolario
non è in rapporto con la caratteristica incisura oeciale.
5° Avicolarì sporadici — Forse dovrebbero essere classificati in questa cate-
goria anche i precedenti; ma mi limito assegnarvi quelli che si inseriscono o di-
rettamente su di un zoecio, senza occupare la posizione degli avicolarì zoeciali
1) Bvsk, G.—Zoophytology: Quart. Journ. Micr. Sc. Vol. 4, (1856), pag. 308, tav. 9, figg. 8, 9, 10.
2) Hixcks, T.— A History of British» marine Polyzoa: London, 1880, Pit. 41, figg. 1-3.
D - Polyzoa of Adriatic: Ann. Mag. N. H. (5) 1886, Pit. 10, fij. 6.
normali, o che si collocano come per trasverso su due o più zoecî, simulando , 0
x forse anche essendo, avicolarî vicarî.
! Ritornando ai zoecì normali, è interessante constatare che l’orificio primario
è del tutto simile a quello tipico di Scehizoporella, il peristoma subisce varie tra-
sformazioni e dà origine a diverse forme dell’ orificio secondario. Ora questo è
semplicemente rappresentato da un rilievo non molto forte della frontale, che
permette di vedere l’orificio primario: ora si eleva con labbra più o meno distan-
ziate fra loro, e formanti una grande cavità imbutiforme che si continua supe-
riormente con quella oeciale; ora è assai allargato a guisa di collaretto che tanto
ricorda quello di Phylactella. A questo proposito anzi ricordo che JuLuen (1), ri-
portando algen. Schizotheca la sua nuova specie Sch. lepida, la quale non ha nep-
pure la caratteristica fenditura oeciale, dice come anche questa specie possa es-
sere confusa con Phylactella labrosa Bk., e che forse è indifferente ascriverla a
Schizotheca od a Schizoporella (1. c. pag. 208).
Il signor Warers, cui debbo interessanti osservazioni su questa specie, ha
potuto osservare bene, in un esemplare di Taranto, l’opercolo il quale ha grandi
analogie con quello della Retepora imperati Busk e AR. tessellata M. Giuu. ed
assicura che anche la mandibola ne è simile. Attendiamo con interesse dal va-
lente specialista la pubblicazione delle osservazioni che egli ha potuto fare sul
suo esemplare; ed intanto riproduco i disegni di un opercolo e di due mandi-
bole di avicolarî da me tratti dal frammento del museo di Napoli (Fig. 2-4).
Negli esemplari viventi sembra costante la presenza di quattro spine orali :
questo numero ho pure riscontrato frequentemente fra i fossili, ma alle volte ne
ho trovato due sole, anche in zoecì non sormontati da ovicelli e le due spine
una sola volta ho veduto nascere nel mezzo e divaricare in alto per formare una
specie di V molto allargato.
I forami di comunicazione fra zoecio e zoecio, sembra non abbiano una di-
sposizione regolare.
Distribuzione geografica e geologica
Vivente: sembra molto rara; di pubblicato non abbiamo che l'indicazione data
dall’Hixcks « Adriatico » senza precisare la località: indicazione poscia ripetuta
dal Carus (Prodromus) e dalla JeLLy (Catalogue). Il dott. WarERS possiede
un esemplare proveniente da Taranto. Un altro piccolo esemplare è quello pre-
cedentemente citato del museo zoologico della R. Università di Napoli, ma non se
ne conosce la provenienza; questo apparteneva ad una antica collezione del
prof. A. Cosra, e molto probabilmente fu raccolto a Taranto come l'esemplare pos-
seduto dal WarERs.
PFossile: Tutti gli esemplari fossili furono sinora indicati solamente da me,
e sembrano limitati ai terreni pliocenici e postpliocenici, cioè : pliocene dei din-
torni di Asti; pliocene superiore, o forse postpliocene inferiore, di Parlascio, di
(1) JuLureN, J.— Liste des Bryozoaire srecuillis à Btretat: Bull. Soc. Géol. France, Tome 6, 1881,
pag. 207.
versa presso Roma, di Santa Maria di I ci pt N
(Reggio Calabria) e del vallone Scoppo (Messina). L'abbondanza dei. fo
confronto dei viventi, parrebbe indicare che la specie sia in via di esti
Durante la stampa di questa nota, il dott. A. Warers mi ha favorito
di un suo recente lavoro sui Briozoi del Capo Horn (!). In esso (a pag
parlando della Adeonella lichenoides (Lamx.), l’ egregio autore sembra app
il mio riferimento della SeRizoporella serratimargo Hincks al genere Sehiz
giacchè stampa, senza osservazioni: The Zschara lichenoides of Heuuer i
doubt Sehizoporella serratimargo Hrncxs, also described by Neviani as _,S. sule
NevianI now calls it SeRizotheca serratimargo Hincks.
(!) Warers, A. W.— Bryozoa from near Cape Horn: Journ. Linn. Soc. Zoology, Vol. 29,
pag. 230-251, Pit. 28, 29. E,
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_ MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNI VERSITA DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 2. 2 Agosto 1905
R. du BUYSSON
(Paris)
Note Hyménopterologique
[Ricevuta il 10 Lnglio 1905)
Parmis les Chrysidides de la Collezione Entomologica extra-Euro-
pea (!) du Musée Zoologique de l’Université royale de Naples, se trouve le type de
la Chrysis laborans décrit par A. Costa dans PV Annuario del Museo Zoolo-
gico della reale Università di Napoli, 1864, pag. 68 No 1971 et
provenant de Port Natal. Cette espèce était restée jusqu’ à présent parmi celle
qu’ on n’avait pas retrouvées. Aussi grande fut ma surprise, en examinant ce
type, car je reconnus en lui la Crysis heros que j'ai publiée en 1891.
L’ illustre entomologiste de Naples a décrit le troisiime tergite abdominal
de son insecte comme étant quadridenté, tandisque en réalité il porte six dents:
quatre è l’extrémité apicale et deux autres sur les còtés.
La Chrysis heros Buvss. tombe donc en synonymie de la C%rysis laborans
Cosra.
Dans la méme collection, il existe une espèce inédite è la quelle je donnerai
le nom de l’aimable Directeur du Musée Zoologique de 1° Université de Naples.
En voici la description.
Chrysis Monticellii n. Sp.
Corps de taille médiocre , subparallèle, entiérement vert gai avec une tache autour des
ocelles, deux lignes longitudinales sur le mésonotum, une ligne médiane sur | écusson, une
tache déscoidale sur le 22 tergite abdominal et une petite tache triangulaire à la base du
32 tergite abdominal, noires. Téte épaisse, arrondie; face courte, terminée en haut par une
carène anguleuse, surmontée elle-méme d’une seconde carène droite, transversale; joues nulles;
les cotés de la tète derrière les yeux carénés: antennes grèles, brunes, les trois premiers arti-
(1) Una delle collezioni nelle quali è ripartita la raccolta entomologica del museo (V.in pro-
posito questo Annuario. Vol. 1, N. 2, pag. 7).
Sw
court, subeylindrique, avec un léger sillon longitudinal au milieu, les còtés arro1
rénés; écusson grand, plat postàcusson déprimé en dessus, un peu prolongé en ar
que arrondi; angles du méfatlorax petits, aigus; mésopleures fortement sillonnées
la portion de la nervure cubitale servant à former la 1."e cellule discoidale presque
Pattes vertes, tarses testacés. Abdomen legérement caréné; ponetuation médioere, asse
ruguleuse sur le 1.8" tergite, tandisqu'elle est fine et irrégulière sur les autres segments; 32 |
gite subarrondi, très légèrement renflé en bourrelet avant la série antéapicale , celle
fovéoles nombreuses petites, ponetiformes, séparées; marge apicale entière, arrondie, légè
anguleuse à l’apex; les còtés du segment courts, se terminant chacun par une pe
finement aigue, dirigée en arrière et située juste à la naissance de la marge apicale. |
concolore. — 9, Long. 6,25 mill.
Patrie: Java. — (N.° invent. 42,685).
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ANNUARIO.
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(Nuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 3. 13 Novembre 1905
DOTT. UMBERTO PIERANTONI
( Libero docente di Zoologia ed Anatomia comparata )
Una nuova maniera di gestazione esterna
della Pionosyllis pulligera Krohn
(Tav di)
[Ricevuta il 26 Settembre 1905)
Alle varie specie di Sillidi a riproduzione epigamica con gestazione esterna
che vivono nel golfo di Napoli, e che ebbi occasione d’illustrare in un mio pre-
cedente lavoro (!), posso aggiungerne un’altra, rinvenuta nello scorso mese di
Marzo, della quale credo utile dar notizia perchè il fenomeno della gestazione,
negli esemplari da me rinvenuti, si presenta in una nuova maniera.
Questa specie è la Pionosyllis pulligera (Syllis pulligera Kroxn— Syllides pul-
liger CraparEDE). Essa è una delle prime specie in cui venne osservato ed esat-
tamente descritto il fenomeno suddetto. Il KroÒn che ebbe agio di studiarlo a
Villafranca nel 1852 (2) così si esprime a proposito della disposizione delle lar-
ve sulla madre gestante: « Ausnahme der vordersten und hintersten
Segmente, sitzen die Eier hier immer paarweise und sehr fest]je-
dem der obern Cirren an ». La descrizione è ambigua e si presta tanto alla
interpretazione che egli abbia trovato due uova per ciascun cirro dorsale, quanto
all’altra, più probabile, che il paarweise si riferisca a ciascun segmento e non
a ciascun cirro, e che quindi le uova siano state da lui viste im numero di una
per ciascun cirro dorsale, e quindi appaiate, in serie nel complesso del corpo.
Questa interpretazione vien confortata da quanto il CLAPARÈEDE dice di avere
osservato in esemplari della stessa specie a Port-Vendres (*). In tale descrizione
lA. conferma quella del Kronn, in cui trova beaucoup d’exactitude, e
frattanto nella figura che illustra la sua osservazione egli rappresenta appunto
(1) PrerantonI, U.—La gestazione esterna (nei Sillidi): Arch. Zool. Vol. 1, pag. 231 Tav. 10-11.
(®) Kronn, A.— Ueber Syllis pulligera, eine neue Art; Arch. Naturg. 18. Jahrg. pag. 251, Taf. 10.
(3) CLaparéDe, Ev.— Glanures zootomiques parmi les Annélides de Port-Vendres; Mèm. Soc.
Physig. Genérve, Tome 17, 2. partie, pag. 81, Ple. 6, fig. 6.
Sw
un solo uovo in via di sviluppo su ciascuno dei cirri dorsali di ogni segmento
La specie in esame fu già rinvenuta dallo stesso CLapareDpE in vari esempla-
ri a Napoli; ma egli non parla, a proposito di questi, di gestazione (1): molto
probabilmente egli rinvenne individui non ancora sessualmente maturi, e ciò fa
ovigero; aggiungendo che questi segmenti si alternano con altri privi di uova.
credere anche il fatto che egli, nel descriverne la colorazione, parla di una striscia
trasversa gialla sui primi segmenti del corpo, mentre gli esemplari gestanti da
me osservati portano questa striscia, sebbene meno marcata, anche nei segmenti
posteriori (v. figura).
Ma quello che più interessa in questi esemplari è che le uova, ed in seguito
i piccoli, non sono attaccati nè da soli, nè a paia su ciascun cirro dorsale, ma
in gruppi di cinque ciascuno, lungo tre o quattro segmenti, a partire dal settimo
setigero, alternantisi con altri segmenti che ne sono del tutto privi. In ciascuno
dei segmenti ovigeri, quindi, si trovano ben dieci uova, ed in seguito dieci larve,
in due gruppi. In ciascuno di questi gruppi esse sono raccolte senza un ordine
determinato, e circondano il cirro che le sostiene aderendovi con la intera super-
ficie ventrale, mediante una sostanza mucosa analoga a quella da me altra volta
descritta in altre specie gestanti (?). Ciascun gruppo ha l'aspetto di una massa
ovoide.
Come ho accennato questa disposizione dei piccoli è assolutamente nuova: si
conoscono casi in cui le larve sono disposte irregolarmente sul dorso della ma-
dre (es: Grubea limbata sec. VieuieR), altri casi di larve sostenute dai cirri ven-
trali (es: Sphaerosyllis hystrivx CLap., Pionosyllis elegans, gestans, papillosa, minuta
Preranm.), altri, infine, già innanzi citati, di larve sostenute dai cirri dorsali, ma
non mai in gruppi come nella Piornosyllis pulligera di Napoli.
Questo modo di presentarsi del fenomeno, se può considerarsi come uno spe-
ciale adattamento a condizioni diverse che la specie può trovare nell’ ambiente
in cui vive a Napoli, in confronto delle altre località in cui venne osservato,
non può in ogni caso venir riguardato come accidentale, nè come corrispondente
ad un solo momento o stadio delle diverse fasi dello sviluppo con gestazio-
ne. Il Kgronx ed il CLaparèDE, infatti, dicono di aver potuto seguire tale svi-
luppo fino al distacco dei piccoli, e non hanno mai osservato disposizione in
gruppi; la quale disposizione, d’altra parte, potrebbe trovare una spiegazione nel
fatto che le larve, aderendo fra loro ed ai cirri mediante la sostanza aggluti-
lele)
nante sparsa lungo la loro intera superficie ventrale, formano un tutto assai più
solido e conforme all’ ambiente molto frastagliato della sabbia in cui la specie
vive, allo scopo di evitare il prematuro distacco delle larve dalla madre.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA 1.
40
Pionisyllis pulligera KRoHN gestante, con sei gruppi di piccoli aderenti ai cirri dossali. Ingr. —.
1
1) CLaPAREDE, Ep. — Les Annélides Chétopodes du Golfe de Naples: Mém. Soc. Physig. Geneve
Tome 19, pag 519.
< Op. cit. pag. 243.
Tav. 1
S.) Vol. II. N. 3
7
ari del Museo Zoologico (R. Università) Napoli (N
Napoli, R. Tipografia Giannini
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Napoli —R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
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ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 4. 18 Gennaio 1906
Dott. UMBERTO PIERANTONI
Libero docente di Zoologia ed Anatomia comparata
(Assistente nell’ Istituto zoologico)
(INapoli)
Osservazioni sul genere Branchiobdella Opir
(Tav. 2)
[Ricevuta il 6 Novembre 1905)
In un suo recente lavoro (1904) il prof. MazzareLLI dà alcune notizie prelimi-
nari sulla malattia cui vanno soggetti i gamberi dei fiumi e dei laghi dell’ Italia
del nord per causa dei parassiti del genere Branchiobdella che ne assalgono la
cute e le branchie. La specie attaccata dell’ Italia del nord è 1° Astacus pallipes,
o gambero sassaiuolo: per la determinazione specifica dei parassiti 1’ au-
tore, avendo fatto delle riserve nel testo del suo lavoro, ha voluto in seguito
affidare cortesemente a me il materiale in esame, ed io lo ho accettato di buon
grado, ritenendo ancora dubbia e degna di studio l'anatomia e la sistematica di
questi animali. Da che, infatti, Walter Vorer (1885-1888) compì alcune ricerche
sull’ anatomia, e credette di risolvere la questione della sistematica del genere
riunendo in una sola specie con quattro varietà tutte le forme fin’allora descritte,
lo studio di esse venne assai trascurato; tutta la bibliografia dell'intero ventennio
successivo si riduce ad alcune osservazioni di BoLsius (1894) sull’apparecchio ses-
suale, di Vornov (1896) sulla struttura dei nefridii, e di Scnmmr (1902-03) sulla
muscolatura, nonchè alla descrizione del Moore (1895) di alcune nuove forme rin-
venute su specie americane del genere Cambarus, ritenute dapprima dall'A. come
specie nuove, e riconosciute in seguito come rappresentanti di nuovi generi.
Il materiale avuto in esame consta di buon numero di esemplari di Branchio-
bdelle che ho creduto di dover attribuire a specie già note, ritenendo che talune
differenze che possono riscontrarsi nella mia descrizione debbano attribuirsi a
difetto di osservazione da parte degli autori che le rinvennero e descrissero prima
di me, piuttosto che a reali differenze morfologiche. Oltre alle notizie che mi
propongo di dare a compimento di quanto è già conosciuto su questi animali, io
spero di potere, con lo studio della loro struttura e delle loro affinità, giungere
a conclusioni sistematiche assai meno restrittive di quelle giù accennate a cui
venne circa un ventennio fw il Vorer, il cui giudizio a me non pare possa rite-
nersi definitivo.
Descrizione delle specie
Branchiobdella pentodonta Wirwax.
(Br. varians var. pentodonta Vorar.)
Si rinviene abbondantissima sull’ Astacus pallipes , dei laghi lombardi, e pro-
duce la malattia di cui sopra è fatto cenno. Una serie di caratteri comuni a
quelli dati dal Wwirman nel 1882 mi ha indotto a contrassegnarla con lo stesso
nome ; la descrizione seguente varrà quindi a completarne la conoscenza, che ri-
sulta molto imperfetta dai brevi cenni che ne dà quell’ Autore.
È un piccolo verme di non oltre 3 mm. di lunghezza, nella sua media disten-
sione, per 0,75 mm. di spessezza, nel punto più rigonfio, e cioè nei segmenti che
contengono gli organi sessuali. Il corpo è fusiforme, tozzo, con superficie ven-
trale alquanto appiattita. La regione cefalica non è notevolmente più ingrossata
della regione seguente, quando l’animale non è molto disteso (Fig. 1 e 3).
La bocca è circondata da una espansione circolare molto simile ad una ven-
tosa, specialmente quando l’animale aderisce al suo ospite; quando è staccato e
morto l’ espansione si contrae e spesso sì riversa sul segmento successivo. Nel
centro di questa espansione, proprio intorno all’apertura boccale, una serie di pa-
pille forma una coroncina assai ben definita.
Il Wxkirman non parla di queste. papille; ma il carattere della espansione cir-
cumboccale da me rinvenuto può forse trovar riscontro nella fugace affermazione:
«the lips are entire », in contrapposto ad altre specie in cui, secondo l’ A.,
le labbra sono « two and more or less distinctly four-lobed »; quella
espansione , d’ altra parte, non osservandosi bene se non in animali in ottimo
stato di conservazione, può essergli facilmente sfuggita.
La ventosa terminale esattamente circolare è ben distinta all'estremo del corpo
col quale si continua mercè una parte molto ristretta.
La segmentazione è molto evidente e netta la suddivisione di ciascun meta-
mero in due annuli di cui l'anteriore di estensione più che doppia del poste-
riore.
[Il 5.0 e il 6.0 dei segmenti che seguono il capo presentano nella parete molte
glandole cutenee che li rendono per trasparenza più opachi, ed intensamente
colorabili nei preparati, in modo da costituire un vero clitello (Fig. 2, el).
Nelle parti latero ventrali dei due segmenti successivi al clitello mancano le
glandole diffuse, ma è possibile vedere talora anche esternamente due paia di rilievi
papilliformi, i quali nei tagli appaiono come gruppi di glandole ipodermiche, i
cui condotti sboccano in corrispondenza delle parti più sporgenti dei rilievi stessi,
mentre nello spessore dell’ipoderma si ravvolgono formando eleganti gomitoli
(Fig. 5). È probabile che queste glandole col loro prodotto mucoso contribuiscano
alla funzione adesiva; somigliano, quindi, se non per struttura certo per fun-
zione, a quelle vistosissime e di presenza costante che sboccano entro la ven-
tosa terminale e che sono contenute nell’ ultimo segmento del corpo . Glandole
avaloghe per struttura, ma non aventi una determinata posizione nè alcuna loca-
lizzazione, furono osservate da Vorar negli stessi segmenti, sparse nell’ ipoderma
della superficie ventrale.
Le mascelle sono perfettamente uguali e fornite di cinque dentelli, fra cui
quello centrale alquanto più prominente degli altri. Ne è rappresentata una nella
Fig. 4.
T sistemi nervoso, circolatorio ed escretore hanno nelle diverse forme di Bran-
chiobdelle una notevole uniformità di struttura. Ma dei tratti caratteristici con-
trassegnano le specie nella maniera di presentarsi degli organi sessuali.
La spermateca nelle B. pentodonta da me studiate appare in forma di sacco,
con breve peduncolo, molto rigonfio ; nel segmento in cui essa si trova, 4.° dopo
il capo (Fig. 2), vi è anche un voluminoso sacco spermatico.
I padiglioni spermatici sono anch’ essi di notevole grandezza.
Nello spermadutto l’ atrio è voluminoso e più volte circonvoluto. Il rigonfia-
mento bulboso del pene esiste, contrariamente a quanto afferma il Warrman per la
stessa specie; non vi sono uncinetti sul pene.
Gli ovari sono voluminosi, con quattro 0 cinque uova ciascuno in istato di
avanzata maturità.
Questa Branchiobdella si rinviene in grandissimo numero di esemplari tanto al-
l'esterno dell’Astacus pallipes, specialmente sui lati dello scudo dorsale e sulle zampe
anteriori, che sulle branchie. Non è strano che mascelle relativamente piccole rie-
scano a forare il forte rivestimento calcareo del corpo di questi crostacei, poichè
i parassiti assalendo il loro ospitatore rodono lentamente il rivestimento stesso,
ciascuno nel punto ove ha messo la bocca per succhiare ; lavorio non necessario
quando assalgono le branchie o il dermascheletro durante il periodo della muta,
in cui la chitina non ancora calcificata è tanto esile da ridursi quasi ad una sottile
pellicola.
Branchiobdella astaci OpiER
(Br. varian. var. astaci Voet.)
Della seconda specie che ho preso in esame mi furono forniti un numero note-
vole di esemplari, ma con dati di rinvenimento poco precisi. Essi si trovavano
nel Museo di storia naturale di Milano, e portavano l’indicazione di essere stati rac-
colti su gamberi del mercato della stessa città. Ora sul mercato di Milano per-
vengono gamberi in generale dei laghi italiani, della specie Astacus pallipes; ma
in ripetute e lunghe ricerche che il prof. MazzareLLI ebbe occasione di fare du-
rante i suoi studi sulla branchiobdellosi dei gamberi, mai potette trovare altra
specie che quella da me innanzi descritta come B. pentodonta. Resta l'ipotesi, quin-
di, che queste altre Branchiobdelle possano essere state rinvenute su qualche esem-
plare di Astacus fluviatilis, che talora giunge sul mercato di Milano, portatovi dalla
Gorizia.
In questo caso non si tratterebbe di una specie assolutamente italiana, ma
come tale la si può considerare, pensando che la regione da cui proviene fa parte
geograficamente dell’ Italia.
Questa forma è notevolmente più grande della precedente, potendo raggiungere
una lunghezza di 6 mm.Il corpo tozzo e molto rigonfio nella parte mediana (Fig. 6)
presenta un capo di diametro non maggiore della regione seguente e di forma
ovoide. All’ estremo anteriore questo si termina con due labbra assai ben defi-
nite (Fig. 8), l'una dorsale e l’altra ventrale, fra cui si apre la bocca del tutto
priva delle papille che si rinvengono nella specie precedente.
All’ estremo posteriore del corpo la ventosa non si presenta come uno slar-
gamento ben distinto, ma assottigliandosi il corpo in dietro per la sua forma
affusolata, ad un certo punto si tronca bruscamente, e nella troncatura si de-
termina un infossamento che costituisce la ventosa (Fig. 6 e 7).
Non si notano all’ esterno sporgenze di sorta oltre i pori genitali, non essendo
il sistema glandolare ventrale molto sviluppato. I segmenti che contengono il
deferente e l’ovario sono anche qui, come nella specie precedente, forniti di glan-
dole ipodermiche opache, formanti un clitello (Fig. 7, cl.).
Le mascelle di questa specie furono descritte variamente dagli autori, ma
essi si accordano (Oprer ed Osrroumore) nel dirle triangolari, con un sol dente
centrale, senza denti laterali, e disuguali in grandezza (la dorsale tre volte circa
la ventrale). Tale è l'aspetto delle mascelle, infatti, per chi le osservi in animali
schiacciati dorso-ventralmente (Fig. 7); ma se esse si studiano di profilo e si iso-
lano (Fig. 9 a, 5) è facile vedere come al disopra del grosso dente centrale se ne
impianti un altro, di grandezza assai notevole e rivolto in alto quando le ma-
scelle stesse sono retratte, ossia quando l animale è attaccato al suo ospitatore.
Questo carattere così evidente, sfuggito ai precedenti osservatori, mi avrebbe fatto
credere di trovarmi di fronte ad una specie diversa dalle altre finora descritte, se
nel lavoro del Vorer (1885) non avessi riconosciuto un accenno di questo dente
in due sottili tratti sovrapposti alla forma triangolare della mascella di questa
specie, rappresentata da quest’ Autore nella figura 1 della tav. 2.
Anche qui gli altri caratteri interni che presentano delle particolarità sono
quelli riguardanti gli organi della generazione. La spermateca è sacciforme con
pedunculo lungo (Fig. 9). Il pene, senza uncinetti, ha il consueto rigonfiamento
basilare ; l’ atrio è sottile e notevolmente lungo, i padiglioni spermatici piccoli.
Per le ragioni esposte più innanzi non sono in grado di precisare l’ habitat
di questa Branchiobdella sull’ ospite.
Osservazioni critiche
Il GruseR prima, e poi il Vorer con gli accennati loro lavori ebbero il me-
rito di aver portato luce ed ordine, con osservazioni originali e con uno studio
comparativo molto accurato di quanto avevano osservato gli autori che li pre-
cedettero, nel caos esistente nella sistematica del genere; poichè assai spesso si
era descritto il medesimo animale dandone caratteri e denominazioni diverse, 0
animali diversi sotto lo stesso nome. Senonchè al primo tocca il merito principale
di avere in un’opera quasi contemporanea (1883) ai lavori del secondo, distinto
tutte le forme allora note in quattro specie (B. astaci, parasita, hexodonta e pento-
donta), mentre l’altro in due lavori, l’uno di poco anteriore (1883), e l’altro poste-
riore (1885) a quello del GruBER, cercò di dimostrare che le specie del genere (le
stesse ordinate dal GruBeR), non erano altro che varietà di una sola ed unica
specie, che chiamò 5. varians.
Quantunque il GruBER in un'aggiunta al suo lavoro riuscisse in tempo a dichia-
rarsi non del tutto favorevole alle vedute del Vorar, da questo già accennate nella
sua prima nota, pure, da venti anni in qua, nessuno essendosi occupato oltre
della quistione sistematica, sono rimaste quasi come acquisite tali vedute. Non
sarà forse inopportuno ritornare, con le conoscenze odierne, sopra l’interessante ar-
gomento.
La precedente descrizione delle due forme italiane, e le figure che la illustrano,
mi son servite più che altro, a mettere in evidenza quanto profonde siano le dif-
ferenze che possono intercedere fra due di quelle forme, che il Vorer volle rite-
nere quali semplici varietà, e come queste differenze riguardino non solo le forme
esterne, ma ancora l’ interna anatomia. Lasciando da parte le dimensioni, che
possono variare profondamente anche nella stessa specie, esaminiamo prima i ca-
ratteri esterni si ha :
Nella 5. pentodonta :
Capo con labbra unite in modo da formare una specie di ven-
tosa intorno alla bocca, e quest'ultima fornita di una coroncina
di papille (Fig. 3); superficie ventrale del corpo appiattita; ven-
tosa terminale distinta dal resto del corpo; glandole dell’8.° e
9.° seg. postcefalico riunite in due paia di prominenze ventrali.
Nella 5B. astaci :
Capo con 2 labbra divise; bocca senza papille (Fig. 8); superficie
ventrale rotondeggiante; ventosaterminalenondistintadalresto
del corpo; nessuna localizzazione nelle glandole ventrali dei seg-
menti 8.° e 9.° post-cefalici.
Uno sguardo alle Figure 1 e 3 da una parte e 6 ed 8 dall’altra varrà ad illu-
strare nel miglior modo la spiccata antitesi che esiste fra i caratteri esterni di
queste due specie.
Passando ai caratteri interni e lasciando da parte la forma delle mascelle (cfr.
Fig. 4 e 9), troppo evidentemente e notoriamente diversa perchè meriti uno spe-
ciale esame, differenze profonde possono registrarsi nella forma della spermateca,
degli spermatozoi , nell'aspetto dell’ atrio e degli ovarii (ctr. Fig. 2 e 7); tutto
ciò mostrerebbe già all’ evidenza come non sia verosimile che delle forme che
differiscono tanto per aspetto e struttura, possano essere assegnate alla stessa
specie.
A conforto della sua tesi il Vorer, dopo aver cercato di attenuare l’antitesi che
esiste fra i caratteri di alcune forme, col notare l’esistenza di caratteri intermedii
in altre, cerca di chiarire in qual modo abbiano potuto derivare luna dall'altra,
mediante variazione, le diverse forme. Senza scendere all’ esame delle cause di
variazione che hanno influito a determirare queste forme, a me non sembra
che il poter rintracciare in qual maniera e per quali cause un animale ha variato,
sia ragione sufficiente per dire che la nuova forma che ne è risultata debba rite-
nersi come una varietà della precedente e non una nuova specie, quando le con-
seguenze delle variazioni sono state così profonde da mettere il maggior numero
dei caratteri della seconda in perfetta antitesi con quelli della prima. Quando i
caratteri della nuova forma, derivati per lente variazioni o per mutazioni
che sia, sono divenuti stabili, si sono cioè perpetuati nelle successive generazioni,
mentre sono in massima parte scomparse le forme che avevano i caratteri inter-
medii, quando è possibile per la stabilità di quei caratteri di fare una netta di-
stinzione fra le forme stesse e determinare esattamente il numero di esse, a 16
pare sì sia perfettamente autorizzati a chiamare specie queste forme.
D' altra parte non si discosta del tutto da questo concetto lo stesso Vo.
quando afferma a pag. 81: «.... ob man auf dem Krebse vorkommenden Fomuon
« der Branchiobdella als Arten oder als Varietàten zu betrachten habe, ergibt
« sich von selbst, dass wir in derselben eine Tierform vor uns haben, durch deren
« genaueres Studium sich vielleicht einige Beitrige fiur unsere Kenntnis von
« der Entstehung der Arten werden liefern lassen », ed allorchè più innanzi
afferma per le sue osservazioni esservi. ... « kein Zweifel dass die Branchiobdella
« gerade auf dem Punkte steht, aus einer Anzahl von Varietiten heraus neue
« Arten zu bilden ». Se non che pare che l’ autore non trovi ancora sufficienti
i nuovi caratteri determinati e fissati per poter dire che le quattro forme origi-
natesi sono delle vere specie; il che, per quanto ho innanzi esposto, a me non
pare possa essere accettato.
Affinità delle Branchiobdelle
Dallo studio che sono andato facendo di queste, e di molte altre forme di Bran-
chiobdelle, ho potuto convincermi, di quanto da taluno fu già affermato, che, cioè,
esse debbono considerarsi come dei veri oligocheti adattati alla vita
parassitaria.
Se esse sembrano avvicinarsi agli irudinei per alcuni caratteri esterni, quali
l'aspetto generale del corpo, la presenza degli organi di fissazione, la forma degli
anelli e il numero definito dei segmenti, ciò deve spiegarsi come un semplice
fenomeno di convergenza morfologica, facilmente comprensibile quando si pensi
che le condizioni di vita alla quale si sono adattati questi animali sono analo-
ghe a quelle in cui si trovano il maggior numero dei discofori, di essere cioè
di quei parassiti i quali facilmente possono muoversi sull’ospite, o, magari abban-
donarlo quando non vi si trovino più in condizioni favorevoli: è caratteristico il
fatto, che può facilmente osservarsi, di innumerevoli Branchiobdelle che abbando-
nano un Astacus per assalirne un altro quando il primo sia morto, o, essendone
questo sovraccarico, il secondo ne sia immune. Nel tempo in cui questi animali
passano da un ospite ad un altro vivono liberamente. Il carattere di avere ciascun
segmento divi. in due anelli trova perfetto riscontro in varie famiglie d’oligocheti
ti
limicoli (Lumbriculidae, Haplotaridae etc.). Il determinarsi del numero dei segmenti
è un fatto dipendente dalla formazione di un organo terminale di fissazione (la
ventosa) nella parte ventrale del segmento pigidiale, e proprio in quel punto
ove dovrebbero prodursi i solchi successivi per far crescere il numero dei seg-
menti, quando l’animale, come altri anellidi, potesse aumentare indefinitamente
i metameri del suo corpo. L'origine di questo organo di fissazione dà ragione
anche dello spostamento dell’apertura anale verso il dorso.
Se, quindi, da una parte possono interpretarsi come fenomeni di convergenza i
caratteri esterni comuni fra le Branchiobdelle e gli irudinei, una dimostrazione
non dubbia delle affinità di esse con gli oligocheti limicoli sta in tutta la loro inter-
na architettura: in quegli organi, cioè, che meno hanno variato nello adattamento
alla vita parassitaria.
Prescindendo dal sistema nervoso, per cui esiste in generale una certa uniformità
di architettura negli anellidi, basta considerare il sistema tegumentale, il digerente,
il circolatorio, l’escretore e più di tutti il sistema riproduttore per convincersi come
nessuna profonda differenza anatomica possa stabilirsi fra una Branchiobdella ed
un oligochete limicolo.
Un lavoro del Vorer ed uno assai recente di Scammr hanno illustrato il sistema
tegumentale ; quest’ ultimo autore, occupandosi specialmente della muscolatura,
giunge alla conclusione che per riguardo al sistema muscolare le Branchiobdelle
sono dei veri chetopodi, e mancano assolutamente delle fibre muscolari caratte-
ristiche dei discofori. Quantunque questo autore, come egli dice, per l’attuale defi-
cienza delle conoscenze sulla muscolatura dei chetopodi in genere, non si pronunzi
sulle maggiori affinità che quel sistema può avere con quello dell’uno o dell’altro
ordine dei chetopodi, pure una grande analogia a me pare risulti dal suo studio fra
il sistema muscolare della Branchiobdelle e quello degli oligocheti, sia per quanto
riguarda la struttura delle fibre muscolari,sia per il modo onde queste si ordinano
per formare gli strati del sacco cutaneo e la muscolatura dei sepimenti; a pro-
posito della quale può essere di utile dimostrazione un semplice confronto fra le
figure 23 a 29 intercalate nel testo del lavoro dello Scampr con la fig. 17 della
tav. 2 del mio lavoro sull’ anatomia della Michaelsena macrochaeta.
Il Vespovsky fin dal 1885, coll’includere la famiglia dei Branchiobdellidi nella
sua monografia degli oligocheti, giustamente mise in rilievo le affinità fra questi
animali, ed affermò che il sistema circolatorio e digerente in quella famiglia è
molto affine a quello degli oligocheti del genere Chaetogaster e degli Enchitreidi,
poca importanza annettendo ai caratteri del sistema riproduttore, che egli rite-
neva assai modificato per la vita parassitaria. Ma dalle conoscenze di altre fami-
glie di oligocheti che si sono acquistate in tempi più recenti, si ricava come
anche gli organi genitali delle Branchiobdelle nulla di sostanzialmente diverso
presentano dagli organi sessuali degli oligocheti in genere, ed in ispecie di aleune
forme recentemente rinvenute: gli oligocheti con spermateche spermadutti e relativi
pori impari non sono più dei reperti rari: ve ne sono fra gli oligocheti superiori
nella famiglia dei Megascolecidae (p. e. gen. Buttneriodrilus, Teleudrilus, Polytoreutus,
Stuhlmannia), e fra gli oligocheti inferiori (nella famiglia dei Lumbriculidae, gen.
Mesoporodrilus e Sutroa). Se noi confrontiamo gli organi genitali di un oligochete
Lumbriculide del genere Mesoporodrilus con quelli di una BraneMobdella, trove-
D
remo l’identica relativa disposizione delle parti; e cioè, in quattro successivi seg-
menti genitali :
gen. Mesoporodrilus
1.° due spermateche impari con un poro cia-
seuna: due testicoli.
2.° un poro maschile con spermadutto impari.
3.° due ovarii.
4.° due pori femminili.
gen. Branchiobdella
una spermateca con un poro: due testicoli.
un poro maschile con spermadutto ; impari.
due ovarii.
due pori femminili.
A tali caratteri di affinità dei Lumbrieulidae con le Branchiobdelle vanno ae
giunti quelli riguardanti la segmentazione del corpo, essendo in quella famig!
di oligocheti, come sì è detto, assai frequente il caso di divisione di ciascun me-
tamero in due annuli, di cui l'anteriore assai più lungo del posteriore.
Concludendo, quindi, io credo che per quanto ora si conosce e per quello che
ho innanzi esposto, le maggiori affinità delle Branchiobdelle debbono trovarsi ap-
punto con gli oligocheti delle famiglie dei Lumbriculidae ed Enchytraeidae, e più
fra i primi che fra i secondi, perchè gli organi della generazione, lungi dall’avere
scarsa importanza per l'affermazione di queste affinità, ne hanno anzi moltissima,
non avendo essi subito nessuna profonda riduzione per la vita parassitaria.
Napoli. Istituto Zoologico della R. Università; ottobre 1905.
1823.
1835.
1840.
1846.
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Osrrovmorr, A. Ueber die Art der Gattung Branchiobdella Oprer auf den Kiemen des
Flusskrebses (Astacus leptodactylus Escan.): Z. Anz. 6. Jahrg. pag. 76.
Vorar, W. Die Varietiten der Branchiobdella astaci Oper. Z. Anz. 6. Jahrg. pag.
120, 139.
Gruser, A. Bemerkungen iiber die Gattuug Branchiobdella: Z. Anz. 6. Jahrg. pag. 243.
Vespowsky, F. System und Morphologie der Oligachiten: Prag.
Vorer, W. Untersuchungen iiber die Varietàtenbildung bei Branchiobdella varians:
Arb. Zool. Inst. Wiirzburg, 7. Bd. pag. 41, Taf. 2-3.
Vorer, W. Ueber Ei- und Samenbildung bei Branchiobdella: ibid. 7. Bd. pag. 800,
Taf. 16-18.
Sarensky, W. Developpement de Branchiobdella: Arch. Biol., Tome 6, pag. 1,Ple. 1-4.
Vpier, W. Beitrige zur feineren Anatomie und Histologie von Branchiobdella varians:
ibid. 8. Bd. pag. 102.
Moore, P. Leech like Parasites of American Cryfishes: Proc. Acad. N. Sc. l'hiladel-
phia, pag. 419.
Borsrus, H. S. J. Communication préliminaire sur certains détails de l’anatomie d’ Asta-
cobdella branchialis: Ann. Soc. Sc. Bruxelles, Tome 18, 1. Part. pag. 27.
Borsus, H. S. J. Quelques observations sur l’anatomie de la Branchiobdella parasita
et de la Mesobdella gemmata: ibid. pag. 57.
Moore, P. Anatomy of Bdellodrilus illuminatus, an american Discodrilid: Jour. Morph.
Boston, Vol. 10, pag. 497, Plt. 28.
Vorov, D. N. Les Nephridies de Br. varians (V. astaci): Mém. Soc. Z. France, Tome
9, pag. 363.
Scampr, F. Die Kérpermuskulatur von Br. parasita: Nachr. Ges. Wiss. Gòttingen, Heft.
5. (Math. Phys. Klasse).
Scamr, F.. Die Muskulatur von Branchiobdella parasita: Zeit. Wiss. Z. 75. Bd. pag.
596, Taf. 39.
Mazzareti, G. La « Branchiobdellosi » dei Gamberi: L’Acquicoltura Lombarda, Boll.
Soc. Lomb. Pesca, Acquicoltura, Anno 5, pag. 153.
PierantonI, U. Studii anatomici su Michaelsena macrochaeta Prerant.: Mitth. Z. Stat.
Neapel, 16 Bd. pag. 409, Taf. 15,16.
Dròscger, W. Der Krebs und seine Zucht: Berlin. (senza data).
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA 2.
Lettere comuni a più figure :
at, atrio. Lia
cl, clitello.
gl, glandole adesive.
ov, ovario.
spt, spermateca.
be Fig. L— Branchiobdella pentodonta; vista dal lato ventrale. x 30.
2.— La stessa vista per trasparenza. x 35.
3. — Regione cefalica della stessa. x 75. E
4. — Mascella della stessa. s< 400. N ; de,
5. — Glandole adesive dell’8.° a 9.° segmento ann x 350. :
6. — Branchiobdella astaci; vista di profilo. x 12.
7.— La stessa; vista per trasparenza. x 15.
S.— Regione cefalica della stessa. > 25.
9. — Mascelle: 4. dorsale; d. ventrale. x 150.
D'ANNI SA E a)
U. Pierantoni ed EAntonucci dis. Fliotip. Calzolari s Ferrari-Milano .
A
tato Voi:
f ut
CU vepigiatilt ,
E MESI
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZO0LOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 5. 18 Gennaio 1906
Cav. CARLO PRAUS FRANCESCHINI
(Assistente onorario per la collezione malacologica)
(INapoli)
Elenco delle conchiglie del Golfo di Napoli
e del Mediterraneo
esistenti nel Museo Zoologico di Napoli
(Ricevnta l’ 11 Novembre 1905)
Incaricato dalla Direzione nel 1901 di curare le collezioni malacologiche di
questo Museo, sul piano generale di ordinamento del museo stesso, ho separato
dalla collezione generale, nella quale erano confuse, tutte le conchiglie del Golfo
di Napoli per integrare, anche per questa parte, la « Fauna della Provincia di Na-
poli » che si è istituita nel Museo napoletano. Ma limitare la collezione malacolo-
gica alla sola fauna del nostro Golfo non era possibile senza tener conto di quella
di tutto il Mediterraneo. Si è perciò formata una raccolta che è insieme quella
speciale di questo golfo e generale del Mediterraneo: di guisa che lo studioso
percorrendola, accanto alle forme del nostro golfo, può tener presente, per le op-
portune comparazioni, quelle corrispondenti di ogni parte del Mediterraneo (1).
Di questa collezione è stato nucleo il materiale esistente nel Museo di ben
dimostrata provenienza mediterranea (assai scarso in vero); del quale
fanno parte importante gli esemplari autentici di specie del Costa e dello ScaccHi.
Disgraziatamente essi sono in piccolissimo numero, mancando in massima parte i
tipi delle specie descritte da questi Autori. Ma si è cercato di aumentare la raccolta
con attivati cambi e per generosi doni (>) tanto che in pochi anni questa collezione
ha acquistata tale importanza da meritare la pubblicazione di un primo elenco perchè
sia nota agli studiosi e per iniziare ulteriori scambi per aumentarla e completarla.
(1) Nella collezione le specie del Golfo di Napoli sono contraddistinte da cartellino bianco con
l'indicazione « Fauna napoletana»; quelle del Mediterraneo da cartellino rosso con la scritta
« Fauna mediterranea ».
(®) Esprimo i miei vivi ringraziamenti al Cav.C. Praus per aver donato più di 3000 specie di
conchiglie, al Marchese di Moxrerosato liberalissimo nel concedere a questo Museo oltre a parecchi
esemplari della sua collezione moltissimi tipi delle sue specie, al Prof. R. BeLLINI per aver fatto
dono di esemplari autentici delle conchiglie da lui raccolte a Capri ed illustrate nei suoi lavori,
al Dott. I. Cerio di Capri, ed a tutti gli altri cortesi donatori i nomi dei quali si trovano regi-
strati accanto alle specie registrate in questo elenco. :
S Fr. Sav. MONTICELLI
Sw
va
Nel lavoro lungo ed accurato di revisione di tutte le specie moltissimo debbo alla
sapiente opera del chiarissimo malacologo Marchese di MonreRrosaro che con la
sua indiscussa competenza le ha esaminate quasi tutte, fornendomi dati preziosi per
lo studio di esse. Sento perciò il dovere di esprimergli la mia riconoscenza per la sua
efficace cooperazione, ed i miei ringraziamenti per la revisione di questo elenco (1).
PARTE PRIMA
GASTEROPODI
I. Ordine — Opisthobranchia
Sott’ ordine — POMATOBRANCHIA
a. Cephalaspidea
1. Fam. Actaeonidae
Habitat. Donatori
Actaeon tornatilis L. Napoli Praus
» C. U. (2)
var. bifasciata »
[juv.] »
) Capri
pusillus ForB. » >
2. Fam. Tornatinidae
Tornatina (Utriculus) minutissima Marr. Napoli Praus
(Coleophysis) truncatula A. Ap. Sardegna >
» Mediterraneo GC. U.
» = semisulcata Pa Sardegna Praus
> » Napoli
» » Capri >
» var. pellucida Mrrs. Trapani »
(Cylichnina) wmbilicata Mra. Torre del Greco >
» Napoli
Capri
Trapani
Taranto d
Medit. CU:
= var. Grossei BDD Capri Praus
strigella Lov.
> (3) S
>» (4) Torre del Greco
laevisculpta GRANAT. Napoli >
1) Per l'ordinamento della collezione ho seguito il CARUS « Prodromus Faunae mediterra-
neae » (Vol. 2), salvo alcune modifiche.
2) (. U. indica gli esemplari già esistenti nella collezione dell’ Università nel 1901.
8) Questo esemplare è molto prossimo alla strigella Lov.
4) Esemplare come sopra.
Tornatina (Utriculus) leptoeneilema Brus
» mamillatus Pu.
» (Utriculus) mamillatus Pu.
» »
» »
» striatulus For8.
» » — cuneatus Tis.
» d »
Roxaniella Bluinvilleana Recuz = Jeffreysiù Wek.
» »
» » var. minor-dactylina Mrrs.
Volvulella acuminata M. Sars
» »
Habitat.
Zara
Capri
Taranto
Capri
Medit.
Palermo
Napoli
Palermo
» (1)
Napoli
Capri
3. Fam. Scaphandridae
Scaphander lignarius L.
» »
» »
» » [juv.]
» » var. minusculus Mrrs.
» » »
Cylichna cylindracea Ap.
» »
» »
Cylichnina ritidula Sow.
» »
Amphisphyra quadrata Mors.
4. Fam. Bullidae
Bulla columnae DeLLe Carate
» »
» » [juv.]
» »
» »
Bulla (Roxania) ulriculus Bro.
» » [juv.]
Bulla (Weinkauffia) diaphana Ar. e Mas.
Haminea ’ydalis L.
» »
» » [juv.]
» » [juv.]
» » Var. minor
(1) Trovato anche a Capri.
Sicilia
Medit.
Sicilia
Napoli
Sardegna
»
Napoli
Taranto
Capri
Taranto
Capri
»
Napoli
Siracusa
Medit.
Napoli
Fusaro
Capri
Napoli
Capri
Napoli
Donatori
Praus
»
(CAR
Praus
»
»d
Monterosato
»
»
»
(GE UE
Praus
CAUA
Praus
»
»
Praus
»
(GERMUE
Praus
Bellini
Praus
© U.
Praus
Torre Annunziata
Napoli
Haminea %ydatis var. minor = elegans Lrac.
» var. minor
» » var. fulliculus
var. o&longa Mrrs
navicula Da Costa = cornea L.
[juv.]
> var. oblonga Mrrs
subpellucida H. Ap.
Akera dullata Min
» »
5. Fam. Ringiculidae
Ringicula auriculata MenarD
» » var. striata
conformis Mrs.
6. Fam. Philinidae
Philine aperta Lx. = Bulla Planciana Pu.
» catena A. Ap.
» » (1)
» punctata CLARK
> intricata Mrs
Philine (Hermannia) scabra Miivt (2)
b. Anaspidea
7. Fam. Aplysidae
Aplysia Cuvieri DeLLe Curare
fasciata Porer
1) Forma litora,el
2 % di profondità.
Habitat.
Capri
»
»
Napoli
Napoli
»
»
Palermo
Palermo
Napoli
»
Taranto
Sardegna
Napoli ?
Taranto
Napoli ?
Messina
Napoli
Medit.
Napoli
»
Medit.
Napoli
Palermo
Taranto
Sardegna
Medit.
Napoli
Palermo
Napoli
Taranto
Napoli
»
Algieri
Napoli
Algieri
Donatori
Praus
(GUI
Praus
Monterosato
Praus da Mtrs.
»
CU)
»
Praus
Monterosato
Praus
»
Cu:
Praus
Monterosato
Praus
»
»
»
Praus da Mtrs.
Praus
»
CU
»
Praus
C. U.
Praus
Habitat.
Aplysia camelus Cuv. = fasciata Por. Medit.
» punctata Cuv. Adriatico
8. Fam. Oxynoeidae
Oxynoe olivacea Rar. = Lophocercus sieboldi Kronn Palermo
Lobiger serradifalci Care. = Philippi Kronx »
» » Napoli
c. Notaspidea
9. Fam. Pleurobranchidae
Pleurobranchus aurantiacus Risso Capri
» » Napoli
» » Magnisi
Oscanius membranaceus Mrs Napoli
10. Fam. Umbrellidae
Umbrella medilerranea Lx. Sardegna
» » Napoli
» ò Medit.
» » [juv.] Palermo
Tylodina (Joannisia) Rafinesqui Pa. [juv.] Napoli
» » citrina Joannis= Rafinesqui Pa. Medit.
» » » Adriatico
ll. Ordine —- Prosobranchia
I. Sott’ ordine — ASPIDOBRANCHIA
I. Tribù — pocogLossa
1. Fam. Tecturidae
Tectura uricolor For. Capri
» » Sardegna
» » Coste di Provenza
» » Marocco
» » Sardegna
2. Fam. Patellidae
Patella caerulea L. (tipo) Napoli
» » »
» » Capri
» » »
Siracusa
» »
Donatori
Praus
(GL UL
Praus
»
(GSRUE
Praus
(0 10)
Praus
CUS
Praus
CRU
»
Praus
»
»
Praus
$
Monterosato
»
Praus
Praus
Bellini
Praus
Monterosato
Patella caerulea L.
»
VI
4
» >
» »
» »
% i »
» »
» »
»
» »
var.
var,
Var.
var.
Var.
Var.
var.
var.
Var.
Var.
Var.
var.
Var.
Var.
Var.
Var.
[juv.]
subcostata
centralis Mrs.
»
nacrina De Grio.
» »
florida VaLen. + nacerina juv.
oppressa Mrrs.
fortis Mrs.
subpentagona Mrrs.
»
»
lugubris Risso
»
ferruginea Lx.
» »
»
» »
»
» »
» »
»
» »
var
Var.
Var.
lusitanica Gm.
Var.
cometa Mrs.
Rouxi Payr.
[juv.]
punctata
»
aspera (Lx.) Pa.
»
»
» »
> »
» »
> »
»
»
»
»
» »
7) »
b) »
Var.
var. cymbulata De Gra.
var.
var.
È
var.
var.
[juv.|
©» ?
(1)
(2)
[pullus]
Lovei ID'ors.
1) prossima a'la Bonnardì Payr.
(2) forma mo
) prossima.
Habitat-
Liguria
Tabarca
Valenza
Chioggia
Viareggio
Porto Maurizio
Valenza
Diana Marino
Venezia
Oran
Valenza
»
Cagliari
Corfù
Cagliari
Napoli
Cagliari
Napoli
»
Medit.
Sardegna
Medit.
Sardegna
Medit.
Taranto
Trapani
Napoli
Amalfi
Napoli
»
»
Chioggia
Adriatico
Taranto
Zara
Valenza
Bacoli
Liguria
Palermo
Capo spartivento
?
Viareggio
Cagliari
Napoli
Porto, Maurizio
Madera
Donatori
Monterosato
Linden
Monterosato
»
»
Praus
Monterosato
C. U.
»
»
Praus
CUR
Praus
C. U.
»
Praus
»
GT:
»
»
Praus
»
»
»
»
»
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
»
CMUE
Monterosato
»
d
»
»
>
>
Helcion
Haliotis /amellosa Lx.
DI
»
è
Scissurella (Schizotrochus) crispata FLem.
»
»
d
subplana Por. e Mica. = scutellaris BLarnv
»
»
»
»
tarentina v. SALIS
laeta MrRs.
corneum De GERVILLE
d
»
»
Var.
» Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
» Var.
Var.
var.
Patella aspera (Lx.) Pa. var.
[juv.]
[juv.]
[pullus]
Habitat.
Madera
Palermo
Mondello
Napoli
»
Capri
Sardegna
Napoli
[ibrida] Corsica
Tangeri
Catania
II. Tribù — REIPIDOGLOSSA
a. Thysanopoda
1. Zygobranchia
1. Fam. Haliotidae
Palermo
»
ricase
Adriatico
Napoli
Medit.
Capri
Napoli
Tricase
d
crispata Mrrs. Napoli
secernenda Mrrs.=reticulata REEVE >»
» Tricase
marmorata Napoli
striata Tricase
Costae MrRs. Napoli
» var.bistriata O.G.Cosra (nec LL.)
auriculata Mrrs.
» Toscana
Corsica
neglecta Pa. Siracusa
2. Fam. Pleurotomariidae
Napoli
aspera Pa. Capri
costata D’ Org. »
Donatori
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
»
Monterosato
»
Praus
Monterosato
Monterosato
>
»
Praus
Scissurella (Schizotrochus) costata D’ Ors.
»
affinis O. G. Costa
laevigata D’ OrB.
»
»
3. Fam. Fissurellidae
Fissurella mediferranea Gray = italica Deer.
> — neglecta DesH.
»
»
graeca Lx.
var, litoralis [|juv.]
var. depressu
gibberula Lx.
>
[juv.]
dorsata Mont.
nubecula L. = nimbosa Risso
var.
Emarginula sicula Gray = cancellata Pr.
- »
papillosa Risso = adriatica Costa
» >
x
>
elongata O. G. Costa
depressa Risso
> var. (1)
Huzardi Payr.
(1) esemplare corrispondente alla forma minor della E. Huzardi Paxr.
Habitat,
Capri
Dalmazia
Capri
Napoli
Capri
»
Medit.
Brindisi
Napoli
»
»
3
Capri
Napoli
N
Capri
Sardegna
Lipari
Siria
Napoli
Patrasso
Napoli
»
Corsica
Adriatico
Capri
Napoli
Sardegna
Lipari
Sardegna
Capri
5
Sardegna
Napoli
»
Sardegna
Napoli
Sardegna
Napoli
Donatori
Praus
3
CU
Praus
»
GAUE
Praus
CRE
Praus
Bellini
Praus
»
n
Bellini
Praus
»
»
»
(GIU
Praus
»
CRU:
Praus
3
»
(CH 101:
Praus
+) e
Emarginula Huzardi Pavr.
» »
» Costae Ti. = conica Scum.
» »
» »
» capuliformis Pa.
» »
» pileolus Mica.
» »
» solidula O. G. Costa
» »
» »
» tenera Mors.
Phasianella (Tricolia) speciosa
»
»
»
(1) forma tipica.
»
»
»
»
»
»
2. Anisobranchia
4. Fam. Turbinidae
Habitat,
Capri Praus
Adriatico (Gg 205
Napoli Praus
» »
Capri »
Sardegna »
Napoli »
Capri »
» »
Catania »
Napoli »
» »
Donatori
Coste di Provenza Monterosato
1. Sottofam. Phasianellinae
MiiLeLD
= Vieuxi PayR.
(1)
— Vieuxi Payr = ni-
ceasis Risso
var. sanguinea Mors.
»
>»
rosea Mrrs.
virescens Mrs.
var.
var.
viridis Mrrs.
marmorata Mrs.
var.
var.
var. »
rubra Mrs.
lactea Mors.
Var.
var.
Var. »
var. atra Mrs.
Var. >
var. major Mrs.
minor Mrrs. [juv.]
» [juv.]
Var.
Bacoli Praus
Palermo »
Sicilia (Ch IU
Medit. »
Costa di Barbaria Praus
Napoli Praus
Orano Praus
Napoli (C 10K
Sardegna Praus
Medit. CUS
Sardegna Praus
Palermo »
Medit. S
Sardegna »
Medit. »
Sardegna »
Taranto
Napoli »
Sardegna »
Capri
Coste di Barbaria
»
Sardegna Praus
da Mtrs.
da Mtrs.
Monterosato
10
Phasianella (Tricolia) speciosa Miei.
N
» »
- » (1)
3 (2)
» (Tricoliella) intermedia Scac.
» » Scac.
$ »
» punctata Risso
» » var.
» » [juv.]
» » — tenuis Mick.
% » »
» anrantiaca Mrs.
» »
» (Eudora) pullus L.
; <
> »
) s
» var. carminea Mrs.
» var. fasciata
» rar. ex.col.
» var. ex col. multilineata
) » var. fricolor
» » var. lineata Mrs.
» var. fammea v. Saus
DI SVar: »
» > nvaT »
» » Var. »
» varia Mrs. [inedita]
» »)
dubia Mors.
Habitat.
Sardegna
Medit.
Bacoli
Sardegna
»
Napoli
Napoli ?
Posillipo
Napoli
Sardegna
Napoli
Napoli ?
Napoli ?
»
»
Taranto
Palermo
»
Napoli
»
Palermo
Medit.
Palermo
»
Taranto
»
Palermo
Taranto
Coste di Barbaria
Taranto
» 2
Taranto
Palermo
Casablanca
2. Sottofam. Turboninae
Turbo (Collonia) sanguineus L.
"i »
Astralium (Bolma) rugosum L.
» »
(1) prope alla var. spirolineata.
2) prope alla var. aurea.
Napoli
Capri
Palermo
Medit.
Napoli
Tricase
Donatori
Monterosato
Praus
»
(Ch LUIG
Praus
»
»
»
»
(GE 106
Praus
Monterosato
»
Praus
CU
Praus
CMUE
Praus
Monterosato
Praus
»
Monterosato
Praus
Praus da Mtrs.
Praus
CORUE
Praus da Mtrs.
»
Monterosato
Praus
Bellini
Praus
CRU
Praus
»
Astralium (Bolma) rugosum L.
»
Clanculus corallinus Gm.
»
»
»
d
var. armata
Var. >
Var. [juv.]
Il;
[juv.]
(Clanculopsis) Jussieui Payr.
»
5. Fam. Trochidae
Sottofam. Trochininae
glomus Pu.
»
»
var. reticulata
Var.
[uv.]
(1)
(2)
[juv.]
cruciatus L.=Wieilloti PavR.
»
Craspedotus (Danilia) Tinei Care. — limbatus Pr.
»
»
d
[juv.]
[pullus]
[juv.]
»
»
Monodonta (Trochocochlea) turbiformis v. Savis—arti
»
(1) incompleto.
(2) prossimo al glomus.
culata Lx.
Habitat.
Sardegna
Napoli
»
»
Capri
Corsica
Napoli
Capri
Napoli
M. Tirreno
Bonifacio
Napoli
»
Taranto
Capri
Napoli
Capri
Mediter.
Marsiglia
Tirreno
Napoli
»
Capri
Sicilia
Sardegna
Napoli
>»
Capri
Napoli
»
»
Tricase
Pozzuoli
Tricase
Palermo
Medit.
»
Donatori
Praus
CRU:
Praus
(GHRIDE
Praus
Praus
(OO
Praus
(05 10/5
Praus
»
»
Praus da Mtrs.
Praus
»
Praus
CRU
»
S
»
Praus
»
CA:
Praus
»
Monterosato
CUL
»
12
Monodonta (Trochocochlea) furdiformis v. Savis=arti-
culata Lx.
» Var.
» var. Draparnau-
di Payr.
» Var.
» var. sublaevis Mrs.
» var. pluriarticu-
lata Mrs.
» [juv.]
» [juv.]
» [juv.]
trivialis Mrs.
»
»
»
»
retusa Mrs.
mutabilis Pa.
»
»
»
» = sitis Recon.
turbinata Born
»
»
»
»
»
»
» —fragarioides Lx.
» Var.
» Var.
» var. lapillus Mrs.
» var. conspicua Mrs.
» var. elata Mors.
» [Juv.]
» [juv.]
» [juv.]
» Jjuv.]
insularis Mrs.
colubrina GouLp
depauperata Mrs.
saratilis Mrs.
Habitat.
Medit.
Calabria
Medit.
Taormina
Spezia
Lampedusa
Medit.
Tricase
Napoli
Medit.
Capri
Napoli
Palermo
Cipro
»
Diana Marino
Medit.
»
Adriatico
Dalmazia
Tricase _
Medit.
»
»
Napoli
Palermo
Tricase
Medit.
Sardegna
Capri
Medit.
Mondello
Cagliari
Tricase
Napoli
Capri
Mondello
Medit.
Eolie
Madera
Messina
Adriatico
Donatori
CRU
Praus da Mtrs.
»
Monterosato
CAME
Praus
(GEL IÙL
Praus
Monterosato
Praus da Mtrs.
Monterosato
(GA 10/6
»
»
Monterosato
Praus
(0 10f-
»
(GRUB
Monterosato
Bellini
CAUE
»
Monterosato
»
Praus
»
»
Monterosato
CU.
Monterosato
»
»
13
2. Sottofam. Gibbulinae
Gibbula Adansoni Pavr.
»
»
»
»
»
»
»
d
» Var.
» var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
» Var.
Sulliotti Mors.
paludosa Mrs.
striata Mrrs.
d
»
»
»
Bellini Mors.
major
minor
(e)
minor-variegata
minor-laevigata
alexandrina Mrrs.
adriatica Pa. |juv.]
»
agathensis RecLuz
»
»
turbinoides Desa = helicoides Pu.
»
» var.
purpurea Risso = turbinoides Dese.
»
pygmaea Risso= Racketti Payr
»
rosea
»
»
» fuv.]
drepanensis BrueNoNE
maga L.
»
»
(1) incompleto.
Habitat.
Napoli
Sciacca
Zara
Adriatico
Lampedusa
Palermo
Medit.
Capri
Napoli
Capri
Napoli
Cuma (Pozzuoli)
Sardegna
Napoli
»
Bacoli
Provenza
Cuma
Spezia
Napoli
Palermo
Alessandria
Zara
Messina
Bacoli
Venezia
Capri
Sardegna
Medit.
Napoli
Medit.
Sardegna
Algieri
Zara
Napoli
Palermo
»
Capri
Algieri
Baleari
Napoli
»
Donatori
Praus
C. U.
Praus
Monterosato
Praus
CU.
»
Bellini
Praus
Bellini
Praus
»
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
Praus da Mtrs.
Praus
»
»
Monterosato
»
»
»
Praus
Monterosato
Bellini
Praus
CMUE
Praus
CU:
Praus
(CHMUE
Praus
>
Monterosato
Praus
>
(GOL
Praus
14
Habitat. Donatori
Gibbula maga L. Napoli (Ch UK
» » [juv.] » Praus
» » [juv.] » »
» » [juv.] » »
» » [juv.] » »
» umbilicaris L. (tipo) Medit. C. U.
» » » »
» » » »
» » = fuscatus Gm. Napoli Praus
» » Medit. (GL IO
» » Capri Praus
» » rar. conica Sardegna »
» » var. major Medit. (GL IUS,
» » [juv.] Sardegna Praus
» ardens v. Sauis= Fermonii PayR. Napoli »
» » Bacoli »
» » Capri »
» » » Bellini
» » var. grisea » Praus
» È » Var. » » »
» » var. albina Medit. (DU
» » var. rufo-fusca Pa. » »
» » var. depressa » »
» » var. canaliculata » Praus
» » Var. » CUS
» » Var. » »
» » Var. 3 Lampedusa »
» » Var. Palermo »
» » var. unicolor Lipari Praus
» » var. barbara Mrs. Medit. »
» » var. barbara Mrrs. Barbaria Monterosato
» » var. ornata Mrrs. Medit. C. U.
» » [juv.] Cagliari »
» » [uv.] Napoli >
» latior Mrrs. Barbaria Praus da Mtrs.
» subcincta Mrs. » »
» Conemenosi DeL PrETE. Prevesa Praus
» albida Gm. Chioggia »
» » Venezia »
» » Chioggia Praus da Mtrs.
Biasoletti Pa. » CUS
, Philberti Recruz = villica Pa. Palermo Monterosato
» » Sardegna Praus
» » Zara CRU
» » [juv.] Capri Praus
, nebulosa KiisteR Taranto »
» ” Adriatico Cerio
E » Var. Tricase Praus
» varia L. Sardegna »
Gibbula varia L.
»
»
»
»
»
Zizyphinus Linnaei Mrrs. = zizyphinus L.
leucophaea Pa.
spratti Forpes
Guttadauri Pa.
»
»
»
(Gibbulastra) divaricata L. — Lessoni Payr
[juv.]
»
» [juv.]
rarelineata Mica.
» var. obliquata Luc.
» var. umbilicata Gw.
(Phorcus) Richkardi Payr.
»
»
»
» var. minor
» |Juv.]
» [juv.]
»
var. violacea
Habitat,
Capri
Adriatico
Medit.
Zara
Napoli
Medit.
Capri
Palermo
Malta
Napoli
Capri
Napoli
Palermo
Medit.
»
Zara
Medit.
»
Napoli
»
Capri
Medit.
S. Lunaire
Marocco
Medit.
»
Capri
Napoli
Palermo
Napoli
Medit.
»
Napoli
Medit.
Napoli
Tricase
Napoli
Sardegna
Adriatico
Napoli
Medit.
Sardegna
Donatori
Bellini
Praus
CU
»
Praus
(G5 106
Bellini
Monterosato
Praus
>»
»
»
CAIUE
»
Praus
»
(645 10]
Praus
(CEDE
Monterosato
»
C U.
Bellini
Praus
Monterosato
Praus
(G5 106
Praus
»
»
»
Ca
Praus
16
Habitat. Donateri
Zizyphinus Linnaei Mrrs var. Medit. (CE 106
» » [juv | Napoli Praus
» » |juv.] Capri »
> typus Naro = novegradensis Brus. Dalmazia (GSUE
» conulus L. Sardegna Praus
» » Isola del Giglio »
» » Medit. »
> » » | CU:
S » »
» » d »
È > Napoli »
» Medit. »
Si » » »
) » var. striata Napoli Praus
» » Medit. (CEXIOf
» » var. pallida Sardegna Praus
» » Var. » Algeria Monterosato
» » » Medit. (OR10IE
» » var. subangulata BDD Napoli Praus
» » var. » »
» [pullus] » »
» [juv.] » »
» » [juv.] Sardegna È)
» [juv.] Medit. C. U.
» (1) Sardegna Praus
» » (2) Algieri »
) cingulatus Rm. Adriatico (GL-10},
» Gualterianus Pu. Capri Praus
) » Palermo Monterosato
, » Isola di Lipari Praus
» » Napoli »
» » [juv.] Palermo »
dubius Pa. Napoli »
» (tipo) Adriatico »
” » Torre Annunziata >»
» Medit. C. U.
» » Sardegna Praus
» , Napoli CAUE
» var. incavata Mrrs. » Praus
> » var. dilatata Mrrs. Sardegna »
» » var. elevata Mrs. Napoli »
» » var. » »
» » rar. lirata Mors. Sardegna »
, » var. cingulata Mrs Medit. »
» » » C. U.
» » Napoli »
(1) mostruosità.
(2) incompleto.
dè
»
1%
Habitat. Donatori
Zizyphinus dubius Pu. var. Medit. (OMO,
» » »
hyacintinus Ren. Taranto Praus
violaceus Risso Napoli »
» » »
» » (GENLOIE
» Medit. »
altus Mrrs. » »
Laugieri PavR. Napoli Praus
» (tipo) Messina Monterosato
» Sardegna Praus
» (1) Napoli »
» Medit. (CE UG
» d »
di Palermo Praus
» var. » »
» var. Grecia C. U.
» var. Sardegna »
candidus Brus. Medit. Praus
> Adriatico (COUS
granulatus Born Napoli Praus
» » (641005
ti Medit. »
» var. Napoli Praus
» [juv.] » »
» Sardegna »
» puv.] » »
millegranus Pa. Capri »
» Sardegna »
, Palermo GIUE
È [uv.] Napoli Praus
» [embrione] » »
» var.= miliaris Broc. Capri »
seriopunctatus De Bram. » »
> Malta Praus da Mtrs.
» Var. Medit. »
spongiarum BDD. Coste di Barbaria Monterosato
planatus Mrs. Orano »
(Jujubinus) unidentatus Pu.
striatus L.
» Var.
depictus DesH.
»
»
»
aequistriatus Mrs.
9
» (©)
(1) prope typ.
(2) della zona littorale.
Coste di Barbaria >»
Sardegna Praus da Mtrs.
Palermo »
Napoli Praus
Pozzuoli »
Romagnoli (Paler.)
Palermo Monterosato
» Praus
% 5
Zizyphinus (Jujubinus) aequistriatus Mrs.
»
Monterosatoiì BDD
3 x
Gravesi Forprs
» var. ex col.
sa
» var. (1)
» var. ex col.
» @)
smaragdinus Mors.
»
elenchoides Mrrs.
»
» var.
» var.
erasperatus Aver.
» Var. minor
Matoni Payr. (tipo)
con la reticolazione del Z. (Jujubinus) Matoni PayeR.
forma a reticulazione.
prope typ.
anomalia.
(8)
var. ex col.
var. Scacchi Aran.
var. lineata Mors.
var. vulgaris Risso
var. crenulata BroccHi
var. rubra
var. De Jacobi Arap.
Var. »
var. fusca Mrs.
var. tricolor Risso
» (4)
var. tricolor, var. hi-
strio Mors.
Habitat.
Palermo
»
Taranto
»
Napoli
Bacoli
Palermo
Sardegna
Corsica
Sardegna
Napoli
Sardegna
Napoli
Donatori
CO:
Monterosato
CRU
»
Praus
Monterosato
Praus
»
»
»
»
»
»
Coste di Barbaria Praus da Mtrs.
Sardegna
Messina
Palermo
»
Capri
Palermo
Napoli
Sardegna
Lipari
Sicilia
Isola del Giglio
Napoli
Lipari
?
Lipari
Sardegna
Napoli
Capri
Medit.
Sicilia
Bacoli
Napoli
Sicilia
Algeria
Palermo
Capri
Palermo
Capri
Napoli
Praus
d
»
»
Monterosato
Praus
Praus da Mtrs.
Praus
»
»
(GL 10
Praus
»
»
>»
»
»
»
»
»
C. U.
Praus
»
CRU:
Praus
»
»
CUR
Praus
»
Zizyphinus (Jujubinus) Matoni Pay. var. tricolor Risso,
var. histrio MRS.
var. keriniae Mors.
» »
» » var. qpice roseo
» d» var.
» =mivartexicol.
» » var. rupestris Mrrs.
» »
var. peculiaris Mrs.
Gravinae Mrrs.
»d
Montagui Woop
»
» (1)
tumidulus Aran.
tristis Mrs.
margarita Mors.
igneus Mrs.
»
»
»
» [pullus]
Baudoni Martin
multistriatus Mors.
» (2)
fraterculus MRS
» (3)
»
concinnus Mrrs.
propinquus Mrrs.
crenulatus Broc. (4)
mixtus Mrrs.
Seguenzae Mrs.
(Scrobiculinus) strigosus Gw.
19
Habitat. Donatori
Sicilia C. U.
Kerinia Praus da Mtrs.
Capri Praus
Siracusa »
Medit. »
Taranto CAUL
Dalmazia »
Napoli Praus
Palermo Praus da Mtrs.
Capri Praus
» »
Medit. 3
Sardegna ò»
Palermo »
Sardegna »
Napoli »
Sardegna »
» Monterosato
Capri Praus
» »
Palermo Monterosato
Corsica »
Capri Praus
Provenza »
Palermo »
» Monterosato
Coste di Barbaria
Praus
Sfax Monterosato
Barbaria »
Napoli Praus
Sardegna »
Medit. (CE Of
» »
Sardegna Praus
Tolone Praus da Mtrs.
Algeria »
Bacoli Praus
Messina Monterosato
Casablanea (Marocco)
»
(1) della zona coralligena.
(2) della zona laminare.
(3) si trova nelle spugne.
(4) forma prossima.
20
Habitat.
6. Fam. Cyclostremmatidae
(= Delphinoidea)
Cyclostremma serpuloides Me. Capri
» cutlerianum CLARK. Palermo
Napoli
exilissimum Pu. Palermo
nitens Pa. y Napoli
Jeffreysi Mrs. = formosissima Brun. »
b. Gymnopoda
1. Branchifera
7. Fam. Neritidae
Smaragdia viridis L. Napoli
» Capri
» var. producta Loc. Medit.
var. albomaculata BDD »
IT. Sott' ordine — CHTENOBRANCHIA
I. Tribù — GvMNoGLOSSA
8. Fam. Pyramidellidae
Mathilda elegantissima O. G. Cosra Capri
Menestho Humboldti Risso Napoli
» Palermo
; » Ragusa
Acteopyramis striala Dan. e Sanp. Ana]
Eulimella acicula Pu. Capri
Zara
> »
commutata Mrrs. = acicula Pu. Capri
affinis Pa. »
praclonga JEFF. »
scillae Pu. Napoli
subcylindrata Duck Capri
(Anisocycla) ritidissima Mrs. Napoli
ventricosa Fors. Capri
macilenta Mors. »
Pointeli De Fon. Napoli
, » Dalmazia
Odostomia polita Brv. = conoidea Pa. Napoli
Dalmazia
Donatori
Praus
»
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
Praus
»))
Bellini
Praus
C. U.
Praus
»
Monterosato
(CHMUE
Praus
(CUS
Praus
Odostomia polita Biv. = conoidea Pu.
»
» Var. Minor
» [juv.]
$ [juv.]
» var. minor (1)
acutula Mrs.
svar:
(2)
pallida Mra.
(3)
rissoides Hue.
subrissoides Mors. var.
»
(Megastomia) conspicua AupeR
albella Lov.
var. perplera Mrs.
plicata Mors.
»
turriculata Mrrs.
novegradensis Brus.
(Auristomia) erjaveciana Brus.
fusulus Mrs.
(Ondina) elegans Mors.
» = neglecta Tre.
cristallina Mors.
soluta Mors.
Parthenina (Miralda) excavata Pa.
d
(Pyrgulina) intermixta Mrrs.
striata Pu.
emaciata Brus.
gracilenta Mrs.
»
brevicula Mors.
proxima Mrs.
monozona Brus.
(4)
gracilis Pu.
>
condita Mrrs.
incompleta.
vicina all’ acutula.
vicina alla turrita.
vicina all’ inferstineta.
Habitat.
Magnisi
Napoli
Eubea
Napoli
»
Sardegna
Napoli
Ognina
»
Trapani
Sardegna
Capri
Napoli
»
Dalmazia
Algeria
Magnisi
Novegradi
Magnisi
»
Napoli
Palermo
»
Napoli
Magnisi
Capri
Zara
Napoli
Magnisi
»
Capri
Palermo
Pozzuoli
Siracusa
Palermo
Taranto
Trapani
Dalmazia
Cagliari
Donatori
Praus
GAUE
Praus
C. U.
Praus
CRU
Monterosato
Praus
CMUE
Praus
»
d
Monterosato
»
Praus
»
CRU:
Praus
Monterosato
Praus
»
Monterosato
(CEMOE
Monterosato
Parthenina
(Pyrgulina) A/eciacki Mrrs.
»
recta Mrs.
Eulima polita L.
Habitat.
Zara
»
Cagliari
gracilenta Mrs. Palermo
styloîdes Mrs. Cagliari
(Pyrgisculus) scalaris Pu. (tipo) Napoli
> Capri
» Napoli
(Pyrgostelis) rufa Pu. Napoli
» Palermo
; » Taranto
(Pyrgostylus) striatulaa L. Capri
striatula L. var. albida Napoli
» » Otranto
» Algieri
(Mumiola=Odostomiella) doliolum Pu.
=tricineta JEFF. Capri
tricincta Jerr. »
» »
» var. bicincta Trg. >
var. ex col. »
» var. major Napoli
Turbonilla elegantissima Mre. N
d »
pusilla Pa. Capri
Miseno
d »
delicata Mvrs. Sardegna
» Miseno
» »
» Cagliari
acutissima Mors. Taranto
» Siracusa
multilirata Mra. Napoli
perlucens Mors. Palermo
Campanelle Pa. (4) Ognina
tenuis PALLARY Sfax
9. Fam. Eulimidae
Napoli
» »
var. Boscii Pawr )
var. opulina Mrs. Palermo
microstoma Brus. Capri
!) forma prossima.
Donatori
C. U.
Monterosato
(G5- 10/5
Praus
(GU
Praus
Praus
CAUE
Praus
»
»
Bellini
Praus
C. U.
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
»
»
CUS
»
Praus
CUL
Monterosato
Praus
Habitat.
Eulima mana Mrrs. Capri
» petitiana Bxrus. Napoli
» (Vitreolina) ncurva BDD" distorta Pu. Capri
» » Taranto
» » Zara
» » Var. Napoli
» curva JEFF. »
» antiflera Mrs. »
» (Acicularia) Monterosati De Bour. »
» intermedia CAnTR. »
x x »
» » Capri
» » ?
= » Otranto
» » var. Napoli
» lubrica Mors. [juv.] Capri
» (Subularia) subulata Donov. Napoli
» » »
» » Palermo
» Vilineata ALDER Sardegna
» Jeffreysiana Brus Capri
II. Tribù — PreENOGLOSSA
10. Fam. Scalaridae
Scalaria (Clathrus) communis L. var. mediterranea Lx. Napoli
» » » Medit.
» » » Napoli
» » » Medit.
» » > Capri
» » » Adriatico
» » [Juv.] Capri
» » [juv.] Medit.
» » var. obsita Loc. Palermo
» » var. minor Napoli
» commutata Mrrs. »
» » »
» » [pallus] »
» » M. Tirreno
» tenuicosta MicHz. Medit.
» planicosta Biv. »
» » Napoli
» » var. minor »
» » var. minor-variegata Adriatico
» confusa Mrrs. Napoli
» soluta Tre. Capri
» formosa Mrrs. »
» pulchella Rav. Medit.
» (Cirsotrema) crenata Dersu. Sicilia
Donatori
Praus
»
»
(CMUE
%
Praus
C. U.
Praus
(GC 10£
»))
>
Praus
»
(GEO
Praus
>»
»
C. U.
Praus
UE
S
Bellini
(CE USO
Praus
»
C. U.
»
Praus
»
CUL
»
Praus
Habitat.
11. Fam. Janthinidae
Janthina (Jodes) bicolor. Mxke Medit.
; » Isole Jonie
(Janthina) ritens Mke = prolungata Payr. Medit.
3 Napoli
si Medit.
» Var. minor Napoli
(Amethistina) pallida Harw. Capri
» Medit.
» = patula Pa. Napoli
» »
(Jodina) erigua La. Algeria
III. Tribù — TAENIOGLOSSA
12. Fam. Aedorbidae
Adeorbis (Tornus) subcarinatus Pa. Napoli
» » »
» » Adriatico
» Sicilia
I, Holostomata
1. CRYPTOCOCHLIDES
a. Aspidophora
18. Fam. Naticidae
Natica (Nacca) millepunetata Lx. Napoli
» Medit.
» Tricase
» var. Napoli
» var. sanguinolenta Brus. »
, hebraca MaRtyN. »
, » Adriatico
» » Capri
> » var. conspurcata Brus. Dalmazia
Diltwinii Pavr. Palermo
» Medit.
; » »
, » var. efasciata Mrs. Napoli
(Payraudeautia) intricata Dox. »
» Capri
» » Baleari
» » Lampedusa
Donatori
GRUE
Praus
CAUE
d
Praus
»
»
CRE
»
Praus
»
Praus
CRE
Praus
C. U.
CIAU
Praus
C. U.
Praus
(GECLO/
Praus
d
CUR
Praus
C. U.
Bellini
Praus
C. U.
Praus
Monterosato
(Payraudeautia) intricata Don.
» var. fusca MRS.
filosa Buv.
similis Mr.=peloritana SunLior
» (Neverita) Josephinia Risso
» (Naticina) catena Da Cosra
d
Sigaretus
Lamellaria perspicua L.
»
fusca Buw.
Guillemini Payr.
»
Var.
Var.
macilenta Pa.
var. major
Rizzae Pu.
Poliana DeLce Carue—pulchella Riss.
intermedia Pa, Alderi ForB.
[juv.]
b. Anaspidea
Habitat.
Medit.
Bacoli
Palermo
Messina
Napoli
Capri
Napoli
Taranto
Tricase
Medit.
Sardegna
Napoli
»
Medit.
Napoli
Medit.
Napoli
»
Baleari
Napoli
Medit.
Capri
Napoli
Isola della Madd.
Napoli
Medit.
Dalmazia
Napoli
Capri
Algeria
Sardegna
Capri
Napoli
Taranto
14. Fam. Lamellariidae
2. PELTOCOCHLIDES
a. Operculata
Napoli
15. Fam. Xenophoridae
Xenophora mediterranea Tr.= crispa Konts.
»
»
Algieri
Sardegna
Algeria
Donatori
CU
Praus
Monterosato
(OE 10/5
Bellini
Praus
»
CU
Praus
(GC 10/E
Praus
CUS
Praus
»
CU:
»
Praus
»
CRU
»
Praus
Praus
db. Inop
16. Fam
Capulus lhungaricus L.
» %
var. depressa
ò ) [juv.]
Addisonia crcentrica Tr.
Cocculina /atero-compressa Ram e Pox.
» ci
Crepidula urguiformis Lx.
» »
erculata
. Capulidae
» var. sandalina Mors.
Desmoulinsi Morcr.
»
Calyptraea chinensis L.
»
» [juv.]
> var. muricata
» > var. »
Var. »
> » var. planicostata
> » var. Polii So.
») » d
» Var. »
) » var. vulgaris Pa.
» var. laevigata Lx.
> var. squamaulata
3. GYMNOCOCHLIDES
CRD
copoda
1. Pulmonifera
Habitat.
Napoli
Capri
Sardegna
»
»
Napoli
Capri
Palermo
»
»
Capri
Taranto
Napoli
»
»
Capri
»
Sardegna
Napoli
»
Medit.
Civitavecchia
Napoli
Algeria
Capri
Napoli
»
»
17. Fam. Truncatellidae
Truncatella uncatula Drap. (tipo)
»
, » |juv.]
» [juv.]
3 [juv.]
» var. laevigata Risso
Capri
Napoli
Medit.
Capri
Napoli
»
Taranto
Donatori
(04 1U]
Praus
»
Monterosato
Praus
CSR
Praus
»
(C5UE
Praus
»
Bellini
Praus
»
(01
»
Praus
»
Praus
C. U.
»
Praus
d
C. U.
Praus
Habitat, Domatori
Truncatella &runcatula Drap. var. lnevigata Risso Sicilia Praus
» = » Palermo »
» » Napoli »
» » > Chioggia Praus da Mtrs.
3 » > Algeria Praus
» » » var. opaca Mr. Palermo »
» > » Var. Minor Napoli
» » » [juv.] Capri »
» » (1) » »
» microlema Boure Palermo »
» indistincta, Mrs. Medit. »
18. Fam. Hydrobidae
Hydrobia ulvae Prxx. Bacoli Praus
» (Paludestrina—Perincia) ventrosa Mro. Napoli »
» salinassi Ar. e Can. >» »
» » Arenella(Palermo) Monterosato
ni » Romagnola » »
» ) Capri Praus
» » [juv.] Taranto »
» » var. solida Napoli »
» » var. elongata
Ar. e Can, Capri )
» (2) » »
> var. Sardegna »
» (3) Taranto »
» obeliscus Paap. Algieri »
» laevis MRS. » Monterosato
» » Sp. Livorno »
» » Sp. Palermo »
» illota Mors. Sfax »
2. Branchifera
19. Fam, Rissoidae
Rissoa variabilis MurLD Napoli Praus
» » » (GALE
» ) Sicilia Praus
» » Dalmazia (05 106
7 » Var. Messina Praus
» ) var. farentina Mors. Taranto »
» » var. minor Napoli »
> > var. neglecta Loc. Capri
(1) vicina alla laevigata.
(2) vicina alla salinassi.
(3) prossima alla salinassi.
Rissoa variadilis Meri var.
var.
d var. protensa Loc.
var.
Kleciachi Mors.
splendida Pu.
spongicola Mrs. (1)
ventricosa Deswm.
» (tipo)
i (tipo)
» (tipo)
$
» (2)
» (3)
» var. minor
(4)
» acerosa Mrrs.
0)
(Apicularia) similis Sc.
»
»
» var. apiculata Dan. e Samp.
Var. »
» var. ecostata Mrrs.
» var. rufa Mrs.
var. acuta Mors.
microbella Mrrs. (6)
» Guerini RecLuz
» var. subcostulata Scu.
» Var.
decorata Pu. = pulchella Lanza
»
» »
> »
» costulata Aup.
1) vive nelle spugne.
2) esemplare allungato.
(%) mostruosità.
(4) transiens ad Diodon.
(5) vicina alla violostoma dell’ Adriatico.
(©) n. sp. inedita.
Habitat.
Sardegna
Tirreno
Trapani
Messina
Dalmazia
Mar di Marmora
Barbaria
Napoli
»
Bacoli
Capri
Taranto
Medit.
Sicilia
Napoli
»
Taranto
»
Taranto ?
Sicilia
Taranto
Napoli
»
Sicilia
Zara
Algeria
Napoli
Zara
Algieri
Napoli
Algeria
Algieri
Napoli
Algeria
Sardegna
Adriatico
Dalmazia
»
Medit.
Napoli
Donatori
Praus
»
»
»
»
Monterosato
»
Praus
Monterosato
Praus
»
CUL
Praus
Monterosato
(Ggal0E
Monterosato
Praus
(GEO
Praus da Mtrs.
»
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
»
CUS
Praus
»
»
Rissoa (apicularia) costulata Atp. (1)
»
»
»
»
»
Lia.
»
— subcostulata Scaw.
»
»
var. ex col.
BEN.
Scacchiana Benorr
fuscoapicata Mrrs.
»
gibba Mrs.
»
»
nitens Mors.
mixta Mrrs. (2)
var. minor laevis Mrs.
» (Persephona) violacea Desw.
»
»
(tipo)
» (Schwartzia) monodonta Biv. (tipo)
» (Zippora) auriscalpium Pa.
(1) incompleta. *
(2) n. sp. inedita.
(8) mostruosità.
»
»
»
»
»
d
[juv.]
var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
var. lacvigata-solida Mr.
var.
var.
Var.
Var.
var.
laevis
»
»
minor laevis
curta
ecostata
laevigata
oblonga Des.
»
Habitat,
Napoli
Sicilia
»
»
Napoli
»
Messina
»
Palermo
Napoli
Sicilia .
Napoli
Palermo
Trapani
Orano
Napoli
»
»
Sicilia
»
Sardegna
Dalmazia
Napoli
>
»
Capri
Sicilia
Napoli
-
»
Sicilia
Napoli
Capri
Napoli
Taranto
Napoli
»
Ognina
Napoli
Sicilia
»
Medit.
Taranto
Donatori
Praus
Monterosato
Praus
(03, 10/6
Praus
C. U.
Monterosato
Praus
Monterosato
»
Praus
(GC l0
Monterosato
>
»
Praus
CSI
Praus
CA
»
Praus
(CH 10]
Praus
(05 1006
Praus
»
(GE UL
Praus
(GESU
»
Praus
Bellini
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
(GL, 106
Praus
30
Rissoa (Zippora) auriscalpium var.
debilis Mors.
elata Pa.
subtilis Mrs.
»
grossa Desm.
venusta Pa.
»
minuta Mors.
paradoca Mrs.
» var. exîigua Mrs.
(Rissostomia) fragilis Mira.
spongie
»
(Sabanea=Turbella)
ola Mrs. ?
prismatica Mrs.
»
»
ocnonensis Brus.
pulchella Pa.
»
(1)
d
(Sabanea) falsa Mrrs. (non pulchella Pa.)
radiata Pu.
»
»
Var.
» var.
var.
» Var.
Var.
» Var.
var.
d Var.
()
= Loxostomia undata Biv.
solidula Mrs.
minor. Pu.
costata
costulata
lacvis
minor
minima
2
plicatula Scawx.
diversa Mrrs.=pulchella Aver. non Pa.
consimilis Mars.
Tarquini AppeL.
» var. sublaevis Mrs.
solidula Mrs.
» var. minor
supracostata Mrs.
1) prossima.
2) prossima alla radiata.
Habitat. Donatori
Cannes Monterosato
Palermo Praus
Capri »
Medit. »
Palermo Monterosato
Coste di Provenza »
Capri Praus
Dalmazia »'
» »
Sfax Monterosato
È »
» »
Napoli Praus
Sfax Monterosato
Coste di Barbaria Praus
Capri »
» »
d »
Palermo Monterosato
» Praus
Dalmazia »
Sardegna »
Napoli »
d È
Capri »
» »
Taranto »
Algeria GA
Sicilia »
Napoli Praus
Zara »
Napoli »
Sicilia »
Medit. »
Algeria SEE
Magnisi Monterosato
» »
Taranto Praus
» »
Messina »
Capri »
Algieri Monterosato
Messina »
Algieri »
Orano »
Sfax »
Rissoa (Sabanea) supraradiata Mrrs.
munda Mors.
»
(Pusillina) pusilla Pu.— dolium Nysr.
d
»
(tipo)
var,
= nana Pa.
»
apicina Mrs.
aequalis Mors.
lineolata Micr.
plicatula Risso
Bedei
Mrs.
(Manzonia) costata Ap. — exigua Mrcr.
»
»
alat
var. major
a Mors.
(Flemingia) zcetlantica Mrs.
(Ceratia) proxima ALpeR.
(Alvania) Montagui Paxr. (tipo)
»
»
»
var.
var.
var.
var. dbuccinea Deswm.
var. corrugata Bxruvs.
Var.
var. propetypus Mrrs.
var. dalmatica Mrs.
algeriana ALLERY
»
peloritana Ar. e Ben.
»
»
» var. lincata minor ?
» var. gratiosa Mrs.
Habitat, Donatori
Sardegna Praus
Spugne di Barbaria »
Sfax y
Napoli >
Magnisi »
Capri »
Sardegna »
Trapani
Palermo Praus
Capri Monterosato
Coste di Provenza >»
Sardegna »
Sfax »
Capri Praus
Napoli (GS 10}:
Sardegna Praus
Napoli (05 0)5
Capri Praus
» Monterosato
Napoli Praus
Algieri »
Napoli »
» CUE
» Praus
Dalmazia (ObOL0R
Zara »
Tirreno »
Napoli »
» >
» Praus
» »
Taranto »
Algeria Monterosato
Dalmazia »
Algeria Praus
» Monterosato
Messina Praus
» Monterosato
» Praus
» (CMV
Napoli Praus
Sardegna }
Napoli
Capri
Messina
Palermo
Capri »
Messina Monterosato
dI
Rissoa (Alvania) lineata Risso (1)
»
(1
(2) prossima.
incompleta.
crenata, Mrs.
rugosula Aran.
(2)
Nicolosiana Ar. e
aspera Pa.
asperula Mors.
corrugata Brus.
Lanciae Care.
var.
Brn.
scabra Pa. = mutabilis ScnwarTZ
>»
» [juv.]
arguta Mrs.
consociella Mrs.
punctarosea Mrs.
d
»
»
»
(Alvinia) Weinkauffi Scu.
»
subareolata Mrs.
»
exasperata Mvrs.
tenuicostata Mors.
(Arsenia) punctura Mvrs.
» [Juv.]
» var. mediterranea
» Var.
(Acinus) cimer L.
»
>
=
»
» Var minor
» »
» »
»
(Alcidia = Alvinia) Philippiana Jerr.
pagodula BDD
var. rustica
var. mitis Mnrs.
Habitat.
Napoli
Capri
M. ‘l'irreno
Capri
Acireale
Coste d’ Africa
Sfax
Bacoli
Capri
Palermo
Magnisi
Napoli
Taranto
Napoli
Sardegna
Sicilia
Algieri
Sicilia
Provenza
Sardegna
Capri
»
Napoli
Trapani
Algieri
Trapani
Napoli
Messina
Trapani
»
Algeria
Messina
Napoli
Capri
Napoli
Capri
Palermo
Capri
Napoli
Messina
Medit.
Capri
Napoli
»
Donatori
Praus
Monterosato
»
Praus
Monterosato
Praus da Mtrs.
»
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
CRU,
Praus
»
d
Monterosato
»
»
»
Praus
Monterosato
»
»
Praus
»
»
Praus da Mtrs.
»
»
Praus
»
»
»
Monterosato
Praus
Bellini
CAVE
»
»
Praus
»
»
Rissoa (Acinus) cimer L. var. mammilata Risso
»
d
»
»
» var. fasciata
» Var.
.
» Var.
» Var.
>» var.
cimicoides Forg.
»
suberenulata Scuw.
»
»
»
reticulata Mrs.
»
» Var.
Beani HanLey= reticulatus Mrs.
geryonius Brus.
»
»
»
hispidulus Mrrs.= clathrata Pu.
»
»
»
(Acinopsis) cancellata Da Cosra—crenulata Mick.
»
»
»
» [uv.]
»
(Massotia) lactea Micx.
»
»
»
(Galeodina) striatula Da Costa
»
(Thapsiella) rudis Pa. (1)
»
(1) esemplare incompleto.
Habitat.
Capri
Napoli
d
»
Taranto
Napoli
Lipari
Capri
Napoli
d
Sardegna
Messina
Capri
Sardegna
Napoli
Tirreno
Napoli
Taranto
Capri
Sardegna
Napeli
»
Capri
Palermo
Napoli
>
»
Capri
Taranto
Sardegna
Medit.
Sardegna
Capri
Napoli
»
Capri
Messina
Sardegna
Napoli
»
Sardegna
Eubea
Napoli
Medit.
Napoli
Trapani
Donatori
Monterosato
C. U.
»
»
Praus
d
»
(0106
Praus
S
»
»
Monterosato
Praus
»
(GE UE
Praus
»
»
(Ch 10,
Monterosato
Praus
»
Monterosato
Praus
d
(GL 0£
Praus
(CHA0
Praus
»
»
Rissoa (Thapsiella) rudis Pu.
(Actonia) Testae Aran. (tipo)
(Cingula) semistriata Mrs. — subsulcata Pa.
»
) (1)
Galvagni Aran.
S
(Setia) fusca Pu.
»
»
(2)
turriculata Mors.
5
soluta
inflata Mrs.
pygmaea Mrrs.
baliolina Mrrs.
(Microsetia) cossurae CaLcar
fulgida Apam.
(Pseudosetia) muacilenta Mnrs.
(Cingulina) obtusa Cantr = Alderi Jerr.
(Nodulus) intorta MrRs.
contorta JEFF.
(Peringiella) nitida Brus.
» (3)
laevis Mors.
2 schlosseriana Brusina
(Pisinna) glabrata = punctulum Pa.
seminulum Mors.
(Rissoina) Bruguieri Payr.
>
1) forma della zona coralligena.
(2) vicina alla fusca
8) prossima.
Habitat.
Sicilia
Napoli
Taranto
Capri
Trapani
Magpnisi
Napoli
»
Catania
Napoli
Palermo
Magnisi
Palermo
Taranto
Palermo
ta)
Taranto
Sicilia
Capri
Sicilia
Arenella (Paler.)
Tirreno
Capri
Palermo
Capri
Napoli
Palermo
Trapani
Palermo
Mondello
Trapani
Algeria
Napoli
Palermo
Napoli
Medit.
Messina
Algeria
»
Capri
Napoli
Sardegna
Capri
Napoli
Bacoli
Zara
Donatori
Praus
5
»
»
Monterosato
Praus
»
»
5
(O 10]
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
5;
»
Monterosato
Praus
d
Monterosato
Praus
Monterosato
»
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
»
»
Bellini
Praus
S
»
Rissoa (Rissoina) Bruguieri Payr.
»
»
»
»
Barleeia rubra Mro.
»
»
» var. fasciata
» var. pallida
[juv.]
(1)
Habitat.
Adriatico
Capri
Napoli
20. Fam. Heterophrosinydae
» var. subangulata Mors.
» var. chocolata
Skenea pellucida Mrrs.
Homalogyra atomus Pu.
Solarium fallaciosum Tris.
»
»
conulus WEINK
»
Allery Ses.
21. Fam. Skeneidae
Napoli
»
Magnisi
Palermo
Trapani
Napoli
Sardegna
Palermo
Brindisi
29. Fam. Homalogyridae
23. Fam. Solariidae
[juv.]
architae O. G. Costa
mediterraneum Mrs.
Architea catenulata A. Costa (tipo) (2)
(i) esemplare incompleto.
(®) Riporto questa specie nel presente Elenco di Conchiglie mediterranee perchè ne esiste il
tipo autentico descritto dal Prof. A. Cosra in collezione con l’ indicazione « Architea catenulata
Costa, Capri ». Ma così l'habitat marino dell’Architea affermato dal Costa, come la determinazio-
ne da lui faita di questa forma, che ritiene un Solarzidae, danno luogo a dubbio.
Spezia
Napoli
Sardegna
Capri
Palermo
Sardegna
Lipari
Medit.
Sicilia
Taranto
Capri
Donatori
Praus
»
»
Praus
(05. 10f
Praus
Monterosato
Praus
»
Monterosato
»
Praus
Praus
(GE 0L
Praus
>»
Bellini
Praus
S
»
»
%4. Fam. Fossaridae
Fossarus (Maravigna) siculus Ar. e Mae = Adansoni
- Pu. = ambiguus L.
var. Autschigianus Baus.
»
> (Phasianema) costatus Broc. = fossarus cla-
thratus Pa.
» var. minuta Mica.
25. Fam. Litorinidae
Litorina neritoides L.
var. minor-atra
var. Basteroti Payr.
punclata Gu.
> var. sicula Brue.
Hela (= Citna) /enella JrFr.
Megalomphalus «zonus Brus.
26. Fam. Caecidae
Caecum trachea Mrs.
rugulosum Pu.
(Brochina) subannulatum Dx Fon. P
»
laevissimum CANT.
27. Fam. Turritellidae
Turritella communis Risso
»
[juv.]
mediterranea Mrrs. = triplicata Avon.
[pullus]
Habitat.
Napoli
»
»
»
Capri
Gallipoli
Napoli
Taranto
Capri
Orano
Tricase
Sicilia
Medit.
Capri
Napoli
Capri
Napoli
»
Magnisi
Capri
Sardegna
Napoli
Medit.
Sardegna
Capri
Napoli
Medit.
Bona
Capri
Tricase
Napoli
Donatori
Praus
C. U.
Praus
(Ok 10
Praus
(CE US
Praus
(©, (UF
Praus
Habitat.
b. Protopoda
28. Fam. Vermetidae
Vermetus (Petaloconchus?) subcancellatus Brv. Napoli
» » Taranto
» » Corsica
» » d
» » (1) Napoli
» » »
» » »
» » var. minor Medit.
» » (2) Napoli
» » » SI
» > (3) 5
» » » »
» , (4) Corsica
» » » Napoli
» » (9) »
» (Bivonia) granulatus GraveNBoORST »
» » Mondello
» > — jonicus Dan e Nan. Zara
» » var. arenicula Mrrs. Sfax
» > var. spongicola Mvrs. — Barbaria
» » (6) Taranto
» » (7) Mondello
» » » »
» » var. minor Sfax
» triqueter Biv. Sardegna
» » Napoli
» » (8) »
» » » 3
» » (9) Corsica
» » - Napoli
» » var. gregaria Mrrs. »
» (Serpulorbis) gigas. Biv.
» »
(1) nata sulla Gorgonia.
(2) della forma glomerata Mors.
(3) della forma solitaria Mrs.
(4) della forma ?ntortiformis MrRs.
(5) della forma frinca Mrs.
(5) della forma pinnicola Mrrs. Vive sulla Pinna nobilis
(7) della forma erronea Mrs.
(8) della forma discoidea MrRS.
(© della forma b. aletes MrRs.
Donatori
C. U.
Praus
»
>
(CS
Praus
Monterosato
Praus
»
(GL AULE
Praus
»
CRU
Monterosato
»
Praus
»
Monterosato
»
Praus
(G510l5
»
Praus
»
Habitat.
Vermetus (Serpulorbis) gigas. Biv. Napoli
> S
>
Tricase
3 [juv.] Napoli
sl » »
> Palermo
(1) Napoli
» (2) Sardegna
» (3) Medit.
» var. minor Mrrs. Napoli
Scopulosus Mrrs. »
verrucosus Mrs. »
horridus Mrs. »
» polyphragma Mors. Palermo
» » (4) Sardegna
» » (5) Napoli
selectus MrRs. »
» » [juv.] »
» (Bivonia) semisurrectus Biv. »
) Palermo
» Medit.
» » »
» (Spiroglyphus) cristatus Bronpi Napoli
Tenagzodes ob/usa Scium = Siliquaria anguina Avor. Sardegna
» » [juv.] Capri
[embrione] »
Cerithium vulgatum Aver.
(8)
della forma a
della forma b.
) della forma b.
) della forma b.
della forma ce.
prope typ.
XI. Siphonostomata
1. ENTOMOSTOMA
29. Fam. Cerithiidae
Napoli
[tipo] Pozzuoli
Venezia
(5) Napoli
[juv.] Capri
Var. Siracusa
var. nodulosa Pa. Napoli
var. spinosa Lago Lucrino
var. triviale Baia -
tipica Mrs.
conglobata Mrs
conglobata = armoricus var. dentifera BDD.
tortuosa Mrs.
amguina Mrs.
Donatori
Praus
»
Praus
»
»
»
GU
Praus
»
»
Bellimi
Monterosato
Praus
»
»
Cerithium vulgatum Avor.
»
»
» var. intermedia Req.
» var. » var.
» var. armata Mrrs.=tuberculata Pa.
» » [juv.]
» var. = ? seraviniamum Loc.
» var. tortuosum Mrs.
» » .
Habitat. Donatori
Palermo Praus da Mtrs.
» »
Napoli »
Palermo Monterosato
Napoli Praus
Palermo Monterosato
Capri Praus
Sardegna »
» var. repandum Mors. = longissima e
seminuda BDD Coste di Barbaria »
» var. alucastrum Brocc.
» d
» »
» var. fusorium MrRs.
» var. dalmatinum Mrs.
» var. stagninum Mrrs.
» Var. »
» var. breviatum Mrrs.
var. aestuari Mors.
Capri »
» Bellini
Napoli Praus
Sfax Monterosato
Dalmazia »
Corsica
Messina »
Saline d’ Agosta
(Sicilia) Praus
» var. inscriptum Mrrs.=var. repanda
: BDD Spugne diBarbaria Praus da Mtrs.
» var. compositum Mrs,
» »
» var. fecundum Mrs.
» var harmidulum Mrs.
» var. »
> 1
> ®
protractum Biv. fg.= gracile Pa.
5
» Var.
» = stenodeum Loc. var.
haustellum Mors.
alucastrum Brocc.
» ‘
» [juv.]
scabridum Pa.
rupestre Aucr. — mediterraneum Des.
»
» var. lauta
» var. archipelagica Mnrs.
) 0
seminodosum Mrs.
arenosum Mrrs.
(1) del gruppo del minutum.
(2) del gruppo del minutum.
(3) del gruppo del rupestre.
Porto d’ Anzio Monterosato
Sicilia »
Tunisi »
Tunisia S
Gabes »
Napoli Praus
Tricase
Torre Annunziata >»
Napoli »
Sardegna >
>» »
Adriatico Monterosato
Capri Praus
Adriatico »
Capri »
Jaffa (Siria) Monterosato
Napoli Praus
Cannizzaro (Sicil.) »
Palermo Praus da Mtrs.
Calymnos (Arci-
pelago) Monterosato
Orano Praus da Mtrs.
Orbetello »
Palermo »
40
Cerithium grossularium Mrrs.
strumaticum Loc.
subasperum Mrs.
seminulum Mors.
» sublaevigatum Recruz.
oranicum Mrs. ?
lautum Mrs.
» var. acuta Mrs.
(1)
fuscatum Costa
» (2)
renovatum Mrs. = pulchelluam Pa. (tipo)
Pirenella conica BL.
» »
> var,
var.
>» Var.
cinerascens Sow.
pulchella Mrrs. var. albina
peloritana Cant.
tricolor PALLARY
» decorata Mrrs.
Bittium reticulatum Da Costa
»
Var.
» » var.
» ri var.
» » var. salmastra
» afrum Dan. e San.
» Latreilli Payr.
> >
4) del gruppo del lautum.
(2) del gruppo del doliolum.
Habitat.
Tripoli
Livorno
Capri
Orbetello
Milazzo
Orano
Adriatico
Napoli
Tricase
Napoli
Tricase
Palermo
Capri
Adriatico
Napoli
Messina
Trapani
Sicilia
Tricase
Medit.
Agosta (Sicilia)
Tripoli
Sfax
Peloro (Messina)
Sfax
El Kantara (Tu-
nisia)
Capri
Medit.
d
Messina
Livorno
Cuma
Zara
Napoli
Capri
»
Napoli
Taranto
Palermo
Lipari
Corsica
Donatori
»
»
Monterosato
»
Monterosato
»
Praus
»
»
CUS
Praus
»
»
»
>»
(05.10
Praus
»
Monterosato
Praus
»
Monterosato
Praus da Mtrs.
Monterosato
»
»
Praus
CRU:
»
Monterosato
Praus
CU
Praus
»
Bellini
CU
Praus
41
Bittium Latreilli Payr.
var. coralligena
$
» % »
" 4
» var. linearis Mors.
var.
» |juv.]
» scabrinm OLIVI
» = ferrugineum Aver.
» DI »
jadertinum Brusina
var. corallinuam Mrs.
» »
>
> » » var. linearis Mors.
» » minor
» argutum Mrrs.
» intermedium Mrs.
paludosum BDD
»
exriguum Mors.
» »
5 9
ragusinumn Brusina
f 5
> scalatinum Mors.
tenue Mrs.
aciculatum MrRs.
gracilentum Mrrs.
raphium Mors.
» lacteum Pa. |juv.]
Cerithidium pusi/lum Jerr.=submammilatam Mmrs.
(tipo)
(1)
(1) prope typ.
var. ulvae Mrs.
Habitat, Donatori
Nizza Praus
Capri
DÀ »
Taranto (CMUG
Capri Praus
Napoli »
Chioggia Praus da Mtrs.
Napoli (0510
Chioggia Monterosato
Baia (Pozzuoli) Praus
Palermo »
Capri 5
» »
Posillipo
Medit. »
» Monterosato
Provenza >
Napoli Praus
Sardegna Monterosato
Palermo »
S. Thomas (Coste
di Provenza) Praus da Mtrs.
Stagno di Barra »
Barbaria Praus da Mtrs.
Sfax Monterosato
» »
Sardegna Praus
Napoli ? >
Capri »
Palermo »
» Monterosato
Magnisi Praus da Mtrs.
Palermo »
Sfax Monterosato
» »
Medit. Praus
Napoli
Capri
»
Palermo
Bastia
Capri >
Corsica Monterosato
Cerithidium pusi/lum Jrrr. — submammillatum Mrs.
var, semicostatum Mrs.
var. fusca
var. albina
|juv.]
Triforis (Biforina—Monophorus) perversus L.
Var. MINOr
var. minor-
cylindrica
var. cylin-
drica
var. obesula
var. cinclta
var. graci-
lis Mrs.
) Var.
Cerithiopsis tubercularis Mra.
» var. acicula Brus.
var. »
var. minima Brus.
scalaris Mrs. (tipo)
»
acuminata Mvrs.
Barlei JEFF.
x
exilissima Mrs.
(Metaxia — Eumeta) 1ugulosa Sow. — Me-
taxae JEFF.
»
angustissima Fork.
2. ALATA
Habitat.
Taranto
Sardegna
Palermo
Messina
Capri
d
Capri
SI
Napoli
Sardegna
Napoli
Capri
DI
Napoli
Sardegna
Capri
Napoli
Taranto
Capri
Sardegna
Capri
Medit.
Napoli
Capri
»
Sardegna
Capri
30. Fam. Chenopodidae
Aporrhais (—Chenopus: pespelecani L. (tipo)
Var.
Var.
var.
) var. bilobatus
|juv.]
Napoli
>)
»
Sardegna
»
Napoli
Donatori
Praus
»
Monterosato
(Ch (Df
Praus
5
»
Praus
»
»
Monterosato
Praus
Praus
»
(CAME
Aporrhais (-Chenopus) pespelecari L. [juv.]
» Serresianus Pu.
3. INVOLUTA
31. Fam. Cypraeidae
Ovula adriatica Sow.
» »
[juv.]
» curneu Porrer
Neosimnia niceensis Risso
» »
purpurea Risso=patula Pevn.
spelta Lx.
Pedicularia sicula Swxs.
» »
Cypraea lurila L.
» »
» |juv.]= voluta pumilia Brus.
pyrum Gu.
» |juv.]
achatidea Gray= Physis Aver. non BroccÙi
spurca L.
»
Trivia europaea Mrs.
» » var. major
var. minor
» var. globosa Aver.
Mollerati Loc.
»
”
var. Minor
» mediterranea Risso — pulex SoLanbER
»
» , var. minor
Erato laevis Risso
» »
Habitat,
Napoli
Sardegna
Napoli
Civitavecchia
Napoli
Sardegna
Napoli
Sardegna
Napoli
Sardegna
»
Napoli
Capri
Napoli
Messina
Napoli
Medit.
Taranto
Napoli
»
Algeria
Napoli
Sicilia
Medit.
Napoli
Taranto
Capri
Lipari
Palermo
Capri
»
Taranto
Napoli
»
Capri
Taranto
»
Algeria
Napoli
»
Donatori
(GU
Praus
CMUE
Praus
»
(GZUE
Praus
CMUE
Praus
(CAME
»
Praus
CEUE
Praus
(Go (Uk
Monterosato
(05 10k
Praus
(G4 10
Praus
>
Praus da Mtrs.
Praus
»
Praus
»
(GE 10E
Bellini
Praus
»
Monterosato
Praus
C. U.
Hi
Erato /aevis Risso
»
Dolium galea Lk.
S
[juv.]
|juv.]
4. CANALIFERA
532. Fam. Doliidae
353. Fam. Cassididae
Cassis undulata Gm. = sulcosa Aver.
Var.
Var.
var. granulosa Perrr.
suburon Brus.
tyrrena CHEM.
»
Cassidaria mediterranea Mrs.
> echinophora L. (tipo)
»
Var.
subnodulosa BDD
Var.
Var.
Var.
van.
Var.
var.
Var.
var
.?2 Bucquoi Loc.
Var.
Var.
var.
Var.
Var.
obsoleta
solida
mutica Vis.
globosa
[juv.]
»
»
Habitat.
Napoli
Capri
Medit.
Napoli
Adriatico
»
Napoli
Tricase
Napoli
Medit.
Reggio
Medit.
Napoli
Medit.
Algeria
Napoli ?
Medit.
Adriatico
Napoli
lricase
Medit.
Napoli
»
Medit.
Napoli
'l'aranto
Tricase
Napoli
Taranto
Napoli
Medit.
Napoli
»
Capri
Donatori
Praus
»
CIAU
C.. U.
Praus
n
CAUE
Praus
»
Praus
»
Praus
(05.106;
Praus
(Costa)
Praus
(CH IDE
S
Praus
Praus
»
x
Cassidaria echinophora L. [juv.] var. (1)
» »
Tritonium wnodiferum Lx.
»
54. Fam. Tritoniidae
» » [juv.]
hirsutum Fas. Covon. = parthenopeus v. Sans
» »
» corrugatum Lx.
» >
» » var.
[juv.]
[juv.]
» cutaceum L.
»
[juv.]
subcutaceum Lrgassi
»
var. curlta BDD = subeutaceum
Lipassi var.
Epidromus reliculatus Bra. = triton Bonanwi. Sc.
» » var. elongata Mrs.
» » var. witida Mrs.
var. atra Mnrs.
var. nivea Mrrs.
var. minor Mrrs.
»
Ranella gigantea Lx.
» »
[juv.]
|juv.]
Bufonaria scrobiculator L.
» »
IV.
DD.
Pseudomurex (=Coralliophila)
(!) varietà senza nodi.
I. Aglossa
Meyendorffi Cave.
—scalaris Brus. Sardegna
[juv.] Palermo
lamellosus PH.
Habitat.
Capri
Napoli
Napoli
Medit.
Napoli
d
Sardegna
Napoli
Sardegna
Napoli
Sardegna
Napoli
»
Medit.
»
Palermo
Napoli
»
Sardegna
Napoli
»
>
Medit.
Tribù — RHACHIGLOSSA
Fam. Coralliophilidae
Medit.
Napoli
15
Donatori
Praus
»
(G540k
Praus
CUS
Praus
CRU
Praus
»
CUS
»
Praus
»
(0; 106
Praus
»
C. U.
Praus
(Cb WE
Praus
CRU:
Praus
C. U.
16
Pseudomurex |
Coralliophila) /ameZlosus Pu.
» |juv.]
|juv.]
ruderalus STURANY
brevis De BLas.
babelis Reo.
II. Glossophora
(1. Holopeda)
36. Fam. Muricidae
1. Sottofam. Muricinae
Murex (Rhinocantha) brandaris L.
|juv.]
(Phyllonotus) /rueulus L.
var. solidior Mrs.
dilatata Daurz
falcata Brue.
» Var.
Val.
Var.
var. portulana Mrs.
Habitat.
Sardegna
»
Napoli
»
‘l'aormina
Napoli
Adriatico
Napoli ?
Palermo
Napoli
|}uv.] Posillipo
var. edulis Mrs.
var. coronati
var. aestuari Mrs.
var.
|juv |
(Muricopsis-Muricidea) Bluinwi/lei Pay.
!) vicino all’ echinopsis.
Palermo
Lampedusa
Napoli
Messina
Lampedusa
Napoli
Lucrino
Napoli
Adriatico
Sardegna
Palermo
Coste di Barbaria
Capri
Donatori
Praus
»
»
CRU
Praus
»
Monterosato
Praus
»
Mouterosato
Praus
>
Monterosato
»
Praus
Praus da Mtrs.
Monterosato
Praus
CAUE
”
Praus
»
Praus da Mtrs.
Praus
Bellini
»
Habitat.
Murex(Muricopsis=Muricidea)£/«;ni/lei Payr.var.tro-
»
»
phoniformis
Wenx. Capri
» Dalmazia
var. inermis
Mrs. Napoli
» » » Sardegna
» [juv.] >
» var. Dalmazia
var. minor-
atra Mr. Taranto
» var. minor (1) Napoli
» var violacea >»
» var. atra Bacoli
» Var. » Napoli
> var. rosea Mr. Sardegna
» var. (2) Napoli
> [juv.] Sardegna
var. porrectus
Loc. Napoli
var. Sardegna
» var. hirsuta
47
Donatori
Praus
CU.
»
Praus
Praus
»
»
Praus
(Ch 106
Praus
Parc. Spugne di Barbaria Monterosato
var. gracilis
Mrs. »
» var. Palermo
» var. Napoli
» var. Palermo
» var. Napoli
» var. bdicolor.
Sc.
» Var. > }
Var. »
Var. » »
Var.» »
» var. (3)
spinulosa O. G. Costa »
» Sardegna
subspinosa O. G. Costa »
» »
horrida Mrs. Asinara
(Poweria=Dermomurex) distinctus CrIst. e Jan.
= scalaroi-
des BLv. Capri
Niipoli
»
(1) esemplare anomalo.
(2) esemplare incompleto.
(8) esemplare diverso dal bicolor e dal gracilis.
»
Monterosato
Praus
»
Monterosato
Praus
CU],
Praus
Typhis fe/rapterus Bros.
Trophon (=
Ocinebra
(Ocinebrina) corallina Sc. = aciculata Lx.
barvicensis JoxstoN
Sowerby Bros.
Pagodula) carivatus Brv.=vaginatus Jan.
Trophonopsis) muricalus Mrrs.
var. coralligena Mr.
var. albina
var. profundicula
vitrea Mors.
Hanley Daurz.
RAP.
erinacens Li. ?
|juv.]
.)
var. farentina Lu.
»
Edwardsii Payr.
(tipo)
(tipo)
(2)
»
var. adusta
|Juv.]
cassidula Mrs. = Requieni Loc.
D,
>
(3)
Var.
(4)
!) ha la forma del M. decussatus Gm.
9
“) prop
e typ.
della zona laminare.
4) esen
iplare detrito.
Sottofam. Parpurinae
Habitat.
Nupoli
Palermo
Capri
Algeria
Sardegna
Napoli
Palermo
Marsiglia
Sardegna
Sciana
Palermo
Medit.
Francia
Torre del Greco
Capri
Dalmazia
»
Ognina
Napoli
5
Torre del Greco
Taranto
Dalmazia
Uatania
Posillipo
Napoli
»
Sardegna
Adriatico
Asinara
Capri
Dalmazia
Napoli
Sardegna
Napoli
Sardegna
Palermo
Dalmazia
Taranto
Donatori
Ghaeuk
Praus
Cerio
Praus
»
Monterosato
u
Praus
Monterosato
»
(GRIUE
Monterosato
Bellini
è x
Praus
CAR
Monterosato
Praus
(GHMOL
Bellini
Praus
C. U.
Monterosato
Praus
[GALLULE
Praus
Monterosato
Bellini
(OH 106
»
Praus
“
Praus da Mtrs,
CAUX
Praus
49
Habitat. Donatori
Ocinebra (Ocinebrina) minuti Desa. + Titii Sross. Palermo Praus
» Capri »
» » var. maior Napoli »
d Nicolai Mrs. (1) Sardegna Praus
S » » »
» Helleriana Brus. Dalmazia CRU
» » Corsica »
» labiosa Caieria.—baetieus Reeve Venezia Praus da Mtrs.
; Bellini Mors. Capri Praus
Hadriania Brocchi Mrrs. = ceraticulata Broc. Napoli »
% » Dalmazia C. U.
» ) Sardegna Praus
Purpura Haemastoma L. Medit. (OO
» var. calva Ko. Napoli Praus
var. gigantea CaLc.=major Mrs. Medit. C. U.
37. Fam. Columbellidae
Columbella rustica L. Napoli (GE0K
» » » Praus
Bacoli
Adriatico »
Messina Monterosato
» Lampedusa
» » Livorno
Palermo »
Porto d'Anzio »
var. Napoli Praus
Var. Palermo Monterosato
var. spongiarum Barbaria »
var. gibba Castro (Otranto) De Rosa
var. minor-apiculata Mrs. Palermo Monterosato
var elongata Pa. > >
» Napoli (CE
var. cuneatiformis PaLLary » Praus
» » Palermo Monterosato
» » var. cuneata Mors. (2) Barbaria »
» > [juv.] Napoli Praus
Columbella (Mitrella) scripta L. » (CHAD
» » Tricase Praus
Adriatico (OE 10
) (3) » Praus
» » Sardegna
Taranto
(!) dei fondi coralligeni.
(2) vive nelle spugne.
(3) dei fondi coralligeni.
50
Habitat. Donatori
Columbella (Mitrella) scripta L. Livorno Monterosato
Palermo »
» »
Palermo Praus
; Messina Monterosato
Taormina »
Lampedusa »
var. Medit. (CRU
var. Coste di Barbaria Praus da Mtrs.
var. curta Medit. Praus
var. lactea Pu. Adriatico CHIUE
|juv.] Sardegna Praus
» |juv.] Napoli »
» var. spongiarum Mors. Barbaria Monterosato
var. coccinea Pu. Capri Praus
Var » [juv.] » »
Var. » rar. pullus (1) Dalmazia CE
var. Brisei Brus. Adriatico Praus
2? Capri »
spelta Mrs.
Gervillei Payvr. (tipo)
» var. decolluta Brus.
» »
» minor Mrrs.
albida Mrs.
spongicola Mms.
acuta Mrs.
pardina Mrrs.
pediculus Mors.
Hidalgoi Mrs
Broderipii Sorv.
cribraria Lx.
(Atilia) minor Sc.
var. erigua Mrs.
var. epidermata Mrs.
nasuta Brus. postea Brisei Bkus.
Spugne di Barbaria Monterosato
Napoli Praus
» (CHIUE
Praus
» (Og 10]
Medit. »
Dalmazia »
Messina ;
Adriatico »
Messina Monterosato
Spugne di Barbaria »
> ;
Capo Spartel (Ma-
rocco)
Madera »
» »
Napoli Praus
si (GE DK
Capri Praus
Dalmazia (CU
Medit. Praus
Taranto »
Sardegna »
Messina Monterosato
Palermo »
DI
Habitat. Donatori
38. Fam. Nassidae
Nassa mutabilis L. (tipo) Napoli C. U.
» » Pozzuoli Praus
» » Napoli »
» » Tricase »
» » var. Napoli (G210K
» » var. »
» » var. »
» » var. » >
» » var. minor Mrrs. » Praus
» » var. eburnea Mors. Lampedusa Monterosato
» ) var. inflata Lx. Cette
var. spirolineata Mrs. Palermo »
» » Var. » Cagliari
» » var. annosa Mors. Coste Toscane »
» » var. >» var. Nobeltiana Mvrs. Medit. Praus da Mtrs.
» » [juv.] Napoli CUUN
» Tinei Marav. = Gussoni Cane. Messina Praus
» (Arcularia) gibbosula L. Alessandria (d’ E-
gitto) »
» (Hinea=Tritia) retieulata L. Napoli C. U.
» » » Praus
» Medit. »
) Valencia Monterosato
Coste di Portogallo »
» var. clodiensis Mrrs. Chioggia Praus da Mtrs.
var. nitida Mors. Spezia ;
» var. Poirieri Loc. Medit.
var. isomera Loc. » ;
» [juv.] Napoli
» » » >» »
(Caesia) limata var. robusta Mars. Napoli (CARIOR
Var = major Avor. Sinigaglia Monterosato
var. lenuis Napoli (CARLOR
» > var. intermedia Forz. Sardegna »
» » var. > » Praus
Var. >» —minor Mrrs. Napoli »
» » var. copiosa Mrrs.=Tiberiana Jerr. Medit.
» » Sardegna
» ) [juv.] Capri
> 5 E ) Napoli
» » (1) > CUL
» (Hima) Lacepedei Pavr. = Ascaniasi Loc. Bacoli
» » » »
Capri Praus
(1) prossima alla copiosa.
Nassa (Hima) Lacepedeì Payr.
Var.
Van.
striata
|juv.]
Var.
van.
Var.
Var.
Var.
var.
Var.
var.
var.
var.
var.
var.
var.
var.
Var.
var.
var.
var.
Var.
Var.
Val.
Var.
Var.
var.
var.
var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
var.
Var.
!) var. per striatura.
2) var. per dimensioni.
varicosa
a. Pu.
(1)
ex forma
(2)
elongata
»
»
(3)
curta
curla et fasciata Mrs.
fasciata
rosea
»
rufa
alba
lutescens Sc.=flava Lx.
fusca Sc. ?
valliculata Loc. = elonga-
ta BDD Napoli
minor
var. ex col.
(3) anomalia per allungamento.
Habitat,
Capri
Sardegna
Medit.
»
Adriatico
Napoli
Medit.
Napoli
Medit.
»
Napoli
Medit.
Napoli
Medit.
Napoli
»
Medit.
»
Napoli
Medit.
Donatori
Bellini
Praus
Bellini
»
Brusina
»
Praus
»
+
»
>
Praus
»
»
»
(GGNI0E
Praus
x
»
Nassa (Hima) Lacepedei Pavr. var. minor var. ex col.
»
»
»
var.
pygmaea Avon.
»
(Telasco) costulata Ren. var. fleruosa O. G. Costa
(1) vive nelle spugne.
(2) secondo Pappi.
var. @ffinis (Risso) Loc.
»
var. varicosa
var. Del Preteì Mrs.
Var.
»
var. granulata Avor.
var.
Var.
var.
var.
Var.
Var.
Var.
Val.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
Var.
var.
var.
Var.
var.
Var.
Var.
Var.
var.
Var.
Var.
Var.
var.
var.
Var.
var.
Var.
var.
ceratina Mrs.
salmastra
tenuicosta BDD (1)
Sì
Cuvieri Payr.
» var. Minor
var. fulva
var. minuta
Var.
Mrs.
var. Minor
var. aurea
>» Var.
Ferrussacii Pavyr.
»
2
(=)
Mabillei Loc. (tipo)
—castanea Brus.
var. Minor
var.
» var.
[juv.]
phasianella
Habitat.
Medit.
»
Napoli
Baleari
Sardegna
Napoli
Donatori
(OR OR
Praus
Coste di Provenza Monterosato
Medit.
Napoli
Viareggio
Napoli ?
Medit.
Dalmazia
Tricase
Lucrino
Barbaria
Sfax
Palermo
Medit.
Palermo
Napoli
Palermo
Trapani
Palermo
»
Crapuni
Capri
Palermo
»
Adriatico
Medit.
Palermo
Adriatico
Napoli
»
Zara
Palermo
Napoli
Medit.
Adriatioo
Dalmazia
Medit.
Napoli
Praus
Praus da Mtrs.
Praus
(CAO
Praus da Mtrs.
Monterosato
Praus
CUL
Praus da Mtrs.
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
Praus da Mtrs.
Brusina
Bellini
Monterosato
(CE IDE
Praus
Brusina
Praus
DI
Habitat. Donatori
Nassa (Telasco) costulata Ren. var. Mabillei Loc. (1) Trapani Praus
è » var. subdiaphana Biv-=encau-
stica Brus. Napoli »
» (GRU
> Medit. Praus
» Porto Maurizio Monterosato
Trapani Praus
var. unifa-
sciata Medit. »
var. stola-
ta Gm. Palermo
var. stolata(?) Napoli »
var. colorata
Mrs. (3) » S
» var. fulva
Mrrs. (4) > »
var. subcosta-
ta v. alba Medit. »
var. perfecta
Mrrs. Napoli >
var. (9) Medit. »
var. rugino-
sa Mrs. Palermo Monterosato
var. (9) Medit. Praus
var. parvo-
plicata Napoli »
var. buccina-
lis Mr. Medit. »
» var. buccinalis
var. ex col.
colorata Napoli
var.» » Capri d
> var. buccinalis
minor co-
lorata Napoli C. U.
var. ventrico-
sa Mrrs. » Praus
var. minima Medit. »
var. (7) » »
VAr. Napoli »
È, » S
detrita.
var. ex forma subcostata.
% var. ex forma conslricta Mrrs.
4 var. ex forma laevis Mrs.
vicina alla perfecta.
6) var..vicina alla rubiginosa.
(7) prossima al tipo minor.
Habitat.
Nassa(Telasco) costulata Ren.var.suldiaphana Biv var.(!) Napoli
»
» ) (2)
(3)
» var.
S ) var.
var.
Var.
» Var.
) Var.
» » var. media
Pu.
» » (4)
multilineolata Mors.
caperata Mrs. (mss.
lopadusae Mors.
pumila Mors.
illota Loc.
speciosa Mars.
Deshayesii Druer. var.
nassicula Mors.
madeirensis Reeve
ringens Mrrs.
corrupta Loc.
corrugata Brocchi
ui
3
Medit.
Napoli
Medit.
Palermo
Dalmazia
Valenza
Adriatico
Cagliari
var. media Lampedusa
Medit.
Messina
Palermo
Lampedusa
Palermo
Medit.
»
Canarie
Toscana
Algieri
Palermo
»
»
8) ?
transiens Mnrs. Palermo
» Sardegna
oblique-costata var. lividula Mrrs. Napoli
(Naytia) granum Lx. Malaga
» Catalogna
(Amycla) corniculum Otivi Napoli
» »
Palermo
; Corsica
> var. semiplicata O. G. Costa Napoli
» Medit.
» » Corsica
» » Napoli
Medit.
» var. fasciolata Lx. Napoli
» » Medit.
» »
var. elongatu-
la Loc. Corsica
forma irregolare.
mostruosità.
del gruppo della subdiaphana n. sp.
del gruppo della costulata.
affine alla corrugata.
r
r
c
io
Donatori
Praus
»
C. U.
Praus
Monterosato
Praus
Monterosato
Brusina
Monterosato
Praus
Monterosato
Praus
»
Praus da Mtrs.
Monterosato
»
>
Praus
Monterosato
Praus
CU:
Praus da Mtrs.
Monterosato
Praus
CU
Monterosato
Praus
CU:
Praus
Db
Habitat. Donatori
Nassa (Amycla) corniculum Oni var.fasciolata Lx.var. e-
longatula Sardegna Praus
» var. flava Adriatico (Ga 10],
var. Morterosatoi Loc. =fa-
y seiolata-minor Napoli »
Palermo
Medit. »
Corsica
Palermo Praus da Mtrs.
Medit. Praus
Trapani Praus da Mtrs:
var. contabulata Mrs. Medit. Praus
var. bulliaeformis Mors. Lampedusa Monterosato
» Napoli Praus
var. atrata BDD » »
var. flava » (OH1U,
var. (1) Medit. Praus
var. olivacea » »
Var. » Corsica »
var. lignaria Mrs. Palermo Monterosato
var. » Napoli Praus
var. » CRU
Var. Adriatico »
var. Napoli »
var. minor S
[juv.] » Praus
» [juv.] var. salmastra Luerino »
Cyclonassa (—Neritula) verilea L. Napoli C. U.
» »
Palermo
|juv.] Napoli >
[juv.] Capri
|juv.] Medit. »
var. italica Isser Brindisi »
(Donowani) Risso Messina Monterosato
> »
> »
Isola dell’Elba Praus
var. pellucida Risso Napoli (10/5
var. d Sicilia Monterosato
var. — astericus Mica. Mondello »
var. Napoli CAUE
Var. ) Palermo Praus
!) prossima alla var. lava.
39. Fam. Buccinidae
Sottofam. Crysodominae
Neptunea contraria L.
Euthria cornea L.
» »
» »
» »
O) »
» >»
» »
»
» »
var. major Sc.
var. minor So.
var. maculata Mrrs.
var. crassa Mors.
var. fusca Sc.
var. >
[juv.]
Pisania maculosa Lk.= syracusana Gu.
»
»
»
var. major
var. minor
var. pullus
var. elongata Mrs.
var. fusca Mors.
var. fasciata MrRs.
var. marmorata Mrs.
var. ex col.
» (Pollia) d’Ordignyi Payr.
»
»
»
> var. major
> var.
> var.
> var.
[ju]
» [juv.]
» [juv.]
S (1)
» »
picta Sc.= Scacchiana Pa.
» »
»
» bicolor CANTR.
»
» »
(1) mostruosità.
Habitat.
Napoli
Medit.
Napoli
»
Corsica
»
Napoli
Casho (Otranto)
Napoli
»
Medit.
»
»
Napoli
Bacoli
Adriatico
Napoli
Medit.
»
»
Sardegna
Taranto
Capri
Napoli
Medit.
Napoli
Capri
Sardegna
Zara
Medit.
Sardegna
57
Donatori
(CA
Bellini
(O: 101
»
Praus
CRU
»
Bar. De Rosa
Bellini
C. U.
Praus
»
»
»
»
>»
(CLUOL
Praus
Cau:
Praus
(GIMUE
Praus
>
»
Praus
Bellini
CUR
Praus
(Gist Ul
Praus
[GRMUIE
Praus
DS
Habitat.
Pisania dicolor CaxtR. Sardegna
> Adriatico
) polycroma SEGUENZA Capri
“40. Fam. Fasciolariidae
Fasciolaria lignaria L. Napoli
9 = %
» » [pullus] »
Fusus (Aptyxis) syracusanus L. (tipo) Siracusa
> » (1) Napoli
> » Taranto
» Capri
» Tripoli
» Trapani
» Bacoli
» var. gracilis |juv.] Napoli
» > var. Lia »
) » [juv.] »
» » var. fasciolarioides Mrs. Dalmazia
» var. provincialis Risso Napoli
» » var » »
» » var. Medit.
> » var. Rissoianus Loc. Sicilia
» » Var. » Napoli
» » var. » Medit.
» » var. » [juv.] Napoli
>» » Var. Medit.
> » var. Palermo
» » var. Tricase
> » (2) Palermo
(Pseudofusus) rostratus OLivi var. carinata Dalmazia
» var. » Sardegna
>» » Veneto
> » var. subcarinata Napoli
» » var. latiroides Di
BLASI. >
) » Var. » Medit.
’ » var. » Sardegna
» Var. (3) Lipari
strigosus Lx. Napoli
» Posillipo
»
»
»
1) prope typ.
2) vicino al F. fasciolarioides.
(3) prossima al latiroides.
Torre Annunziata
Adriatico
Tricase
Donatori
Praus
Monterosato
Praus
CU:
Praus
(€ 10/5
Praus
Bellini
Monterosato
Praus
»
C. U.
Praus
Bellini
CE
»
Praus
$
Monterosato
Praus
Monterosato
(GHX1CY:
Praus
CNUE
»
Praus
Fusus (Pseudofusus) strigosus Lx.
» var.
» Var.
» Var.
» var. subcarinata
adustus MrRs.
parvulus Mrs. = rudis KoseLT
(non Pain)
»
SINO
fortis Risso var. raricosta Del
PRETE
rusticulus MRS.
»
pulchellus Pu.
»
» (tipo)
» [juv.]
41. Fam. Mitridae.
Mitra ebenus Lx.
»
»
(tipo)
(tipo)
[juv.]
[juv.]
[pullus]
var. acuta Mrs.
var. oblonga Mrs.
var. Buurguignati Loc.
var. inflata Mrrs.
var. plumbea (Lx.) BDD=Cordieri Maravia.
var. concolor
var. debilis Mrrs.=plicatula (non Brocc.)
lutescens Lx.
(1) detrito.
[juv.]
Habitat. Donatori
Sardegna Praus
Tricase »
Taranto »
» (GHMDE
Tricase Praus
Dalmazia (CH 10]
Palermo Monterosato
Sardegna Praus
Napoli »
Sardegna »
Coste di Barbaria >»
Spugne diBarbaria Monterosato
Capri Praus
Napoli »
Sardegna »
Lipari AE)
Corsica »
Sardegna »
Napoli (05. 10K
Capri Praus
Adriatico »
Asinara Monterosato
Sardegna Praus
Capri Bellini
Medit. OMUE
» Praus
Napoli CU
Medit. »
» »
> Praus
Napoli »
Medit. CRU:
Napoli »
Posillipo Praus
Sardegna »
Palermo Praus da Mtrs.
Dalmazia (CDI
Adriatico )
Capri Bellini
Napoli ? Praus
Capri Bellini
60
Mitra /ufescens Lx. var. Zactea Mrrs.
tricolor Aver.
è»
»
»
Marginella (Volvarina) mitrella Risso=marginella seca-
=
»
»
»
Savignyi Paxr.
»
SS
»
[juv.]
litoralis Forses=picta Daw E Samp.
»
(Mitrolumna) olivoidea Cante.
d
» var. granulosa Mrs.
» var. leontochrvoma Brus.
Habitat,
Capri
Napoli
Palermo
Dalmazia
Sicilia
N apoli
Siracusa
Sardegna
Palermo
Medit.
Napoli
Ragusa
Adrialico
Sardegna
Capri
Adriatico
Capri
Napoli
=granulosa Brus.? Capri
42. Fam. Marginellidae
»
»
»
» [juv.]
» [juv.]
»
(Gibberula) miliaria Avor.
» var. majuscola Mrrs.
» var. alba Mors.
» var. minor MRS.
» [juv.]
» (1)
(Gibberulina) Philippi Mrrs.=minuta Pa.
>
) esemplare incompleto.
Napoli
Capri
Medit.
Capri
»
Taranto
Capri
Napoli
Capri
Taranto
Messina
Capri
Napoli
Dalmazia
Capri
Napoli
Dalmazia
Capri
Donatori
Praus
GIUR
Praus
(CIMIDS
Praus
»
(OELOf
Praus
COMU
Praus
»
»
;;
di
»
Bellini
Praus
»
»
(GAI0}
Praus
$
»
(G3 IDE
Bellini
CUR
»
»
Praus
(GRU
Praus
C. U.
»
Praus
aibà di. -
61
Habitat. Donatori
Marginella (Gibberulina) Philippi Mars. Napoli Praus
» » » (O210]E
» » Medit. Praus
» » Messina CU
» occulta Mrs. Napoli Praus
» > Capri »
5: > 3 5
» » [juv.] » »
» » (1) » »
» clandestina Broc. Napoli CU;
» » » »
» » Capri Bellini
$ > » Praus
» : » Zara (CADE
» » Messina >
» » Medit. »
$ » Taranto Praus
» turgidula Mors. Sfax Monterosato
V. Tribù — roxoGLossa
43. Fam. Cancellariidae
Cancellaria similis Sow. Medit. (Ch Ok
» cancellata L. Coste d’ Africa Praus
44. Fam. Pleurotomidae
Pleurotoma (Teres) Loprestiani CaLc.=tarentinum Pa. Napoli (CHOE
» » » »
» » Sardegna Praus
» » Capri
» Trecchi Testa Corsica »
» teres Forg. Capri »
Crassopleura Maravignae Bv. Napoli (CK(105
» » Capri Praus
» » Sardegna »
Hadropleura septangularis Mrs. Napoli © UL
» » Dalmazia
Medit.
» » Napoli
var. secalina Pa. »
> > Palermo
Capri Praus
var. Napoli »
» » var. albina Mrrs. Palermo Monterosato
(1) esemplare incompleto.
HAR planaxvoides (Conri) Mrs.
flewicosta Mrrs.
» var.
Dcenovania (—Lachesis) tumritellata Desn.
»
>
»
»
»
Var.
Var.
linearis
attenuata Tre.
»
mamillata Risso
affinis Mrs.
(1)
?
(Folineae) Lefeduri Marav.—Folineae D. Ca.
»
(Chauvetia—Nesaea) vulpecula Mrrs.—recon-
dita Bruex.
Mangilia costata Pexx.
>
»
Galli Brv. f.
»
coerulans Pu.
»
>
»
Paciniana Canc.
»
» var.
» var. (2)
Brusinae Mrs.
Wauquelini Payr
»
unicolor
Sandri Bruex.
» Var.
» var. minor
» var. brevis Rea.
ossea MrRs.
rugulosa Pa.
1, prossima alla affinis.
£) prossima alla var. unicolor.
var. submamillata Mrs.
lineolata TrB.
candidissima Pa.
[juv.]
unifasciata Costa
Habitat,
Capri
Sfax
Napoli
Dalmazia
Napoli
Medit.
Palermo
Sfax
Capri
Napoli
Capri
d
Napoli
»
Capri
Palermo
Sardegna
Capri
Dalmazia
Taranto
Napoli
Capri
Palermo
Napoli
Dalmazia
Napoli
»
»
Taranto ?
Capri
Napoli
Dalmazia
Sardegna
Dalmazia
Adriatico
Dalmazia
Napoli
Adriatico
Napoli
»
Capri
Sardegna
Napoli
Donatori
Praus
Monterosato
(GS UU
Praus
»
Monterosato
Praus
d
C. U.
Praus
»
»
»
CI
Praus
(GHAlor
Praus
»
CE
Praus
Bellini
Praus
(5 (OI
Praus
Mangilia scabrida Mrrs.
Stossiciana Bxrus.
»
»
»
albida Desa.
derelicta Reeve
aurea Bruex.
(1)
taeniata Desa.
»
»
var. exigua
var. brevis Rea.
Var.
indistincta Mors.
harpulina Mors.
secreta MRS.
tarentina Mors.
Kockii PaLLary
multilineolata Des.
»
var. pusilla Sc.
»
» var. albina=minuta
O. G. Costa
var. minor Mrrs.
Var.
Raphitoma (Ginnania) fuscata Dest.=Ginnaniana Sc.
»
»
»
var. Minor
var. nodulosa
var.
laevigata Pai.
»
»
»
nana
(!) prossima all’ aurea.
»
var. pallida Mrrs.
var.
So.
=turgidum Kos.
Habitat.
Napoli
Capri
Dalmazia
»
Napoli
Algeria
Sardegna
Napoli
»
Capri
Sardegna
Palermo
Capri
Sardegna
Capri
Napoli
Dalmazia
Taranto
Sardegna
Sfax
Napoli
Trapani
Algeria
Napoli
»
Trapani
Algeria
Napoli
Sardegna
Brevilaqua (Dal-
mazia)
Napoli
Adriatico
Napoli
Adriatico
Napoli
Zara
Sardegna
Catania
Medit.
Napoli
»
Sardegna
Napoli
63
Donatori
(CEDE
Praus
CAR
»
S
Praus da Mtrs.
Praus
(OG 210f
»
Bellini
Praus
»
»
Praus
Monterosato
(CAUUL
»
Monterosato
(0: 10E
»
»
Monterosato
Praus
(CHUDE
Praus
(GERUE
»
Praus
C. U
Praus
C. U.
Praus
Habitat.
Raphitoma (Ginnania) nana Sc. Medit.
brachystoma Pa. var. granuli-
fera Bruen. Capri
(Smithiella) striolata Sc.=costulatum Brv. Napoli
i » Dalmazia
» 1 Napoli
Sardegna
Adriatico
» var. minor Sardegna
(WVilliersiella) attenuata Mra. Napoli
» Dalmazia
» Adriatico
Clathurella (Clathromangelia) quadri/2um Duvarp.=cla-
thrata M. De Serr. Sardegna
granum Pa. Napoli
ò Messina
> Sardegna
) Capri
» »
» var. Prausì Mrs. >
(Cordieria) Cordieri PayR (tipo, —echinata Sc. Napoli
» >
pupoides Mrrs.=rudis Sc. »
> Sardegna
) [jav.] Capri
radula Mrrs. Napoli
reticulata Broc. Dalmazia
Napoli
) Sardegna
» [juv.] Medit.
horrida Mors. Sardegna
hystrix JAN. Medit.
» Capri
(Philbertia) Philberti Mica.=bicolor Risso Napoli
» Dalmazia
Sicilia
Capri
» Taranto
» Sardegna
» Provenza
(frammento) Sardegna
» varpurpureaMra.var.fla-
va Mrrs. Napoli
var. atropurpurea Mors. >
contigua Mrs. (tipo) . Capri
»
Donatori
Praus
»
Praus
C:00%
»
Praus
»
Bellini
Praus
(GESU
»
»
»
Praus
»
C. U.
»
»
»
Praus
d
Cerio
Praus
»
Monterosato
Praus
C. U.
Praus
>
Habitat.
Clathurella (Philbertia) contigua Mrrs. (tipo) (1) Capri
» » Sicilia
» densa Mrrs.=versicolor Sc. (pars) Napoli
» » Sardegna
» » (2) Capri
» alternans Murs. Trapani
» Bucquoi Loc. Palermo
» subtilis Mrs. Capri
» papillosa Mrs. Sfax
» La Viae Pa. Napoli
» » Zara
» » Capri
» ? »
» (Cirillia) linearis Mrrs. Napoli
» » =rosea Brus. Lesina
» >» Sardegna
» » Capri
» » »
» » Trieste
» >» Var. i Medit.
» >» var. Napoli
» » (3) Sardegna
» » var. unicolor Mrrs. Capri
» (Leufroyia) Leufroyi Micx. Napoli
» » »
» » Palermo
» » i Sardegna
» » var. major (4) »
» concinna Sc. Napoli
» » »
» » Torre Annunziata
» » Capri
» » Sardegna
» > Palermo
» » [juv.] Napoli
» erronea Mors. Sardegna
» (Bellardiella) gracilis Mre. Napoli
» » Medit.
» » Torre Annunziata
» > Sardegna
» » Dalmazia
» » [Juv.| Sardegna
1) esemplare incompleto.
(2) esemplare incompleto.
(3) non littorale.
(4) esemplare incompleto.
Donatori
Praus
CRU,
»
Praus
Praus
»
Monterosato
Praus
Monterosato
(CE 0h
»
Bellini
Praus
(CRU
»
Praus
»
Cerio
Monterosato
Praus
»
Monterosato
Praus
Praus
Cerio
Praus
Praus
GOUE
Praus
45, Fam. Conidae
Conus mediferraneus Brus. (tipo)
»
»
»
»
è)
» [juv.]
» [juv.]
» var. major
» var. minor
» »
» var. franciscanus Lx.
» »
» var. galloprovincialis Loc.
» »
» »
» »
» var. litoralis MRS.
» »
» var. spongicola Mrs. (1)
» var. (2)
» var. B. Par.
» var. mercatiformis Mrs.
» var. noaeformis Mors. (3)
» var. submediterranea Loc.
» Var. »
» var.
var.
» var.
» var.
» var.
» var.
» Var.
» var.
elongatus BDD. (4)
riparius Mrrs. var.
(1) vive nelle spugne.
3) vicino alla var. arenaria.
(8) var. ex col. marmorata PA.
(4) vive nelle spugne.
Habitat,
Medit.
Napoli
Capri
Tricase
Adriatico
Taranto
Patrasso
Cagliari
Medit.
Taranto
Palermo
Isole di Tremiti
Napoli
Capri
Napoli
Palermo
Tripoli
Messina
Lampedusa
Palermo
Medit.
»
Taranto
Bacoli
Castro (Otranto)
Barbaria
Lampedusa
Taranto
Medit.
Taranto
Napoli
Donatori
CRUE
Praus
»
CU,
Praus
Monterosato
»
CE
»
Praus
Monterosato
Praus
CU
Monterosato
-
S
»
CA
Monterosato
Praus
»
Bar. De Rosa
Monterosato
Praus
Monterosato
C81UE
Praus
»
Giardina(Palermo) Monterosato
Adriatico
Medit.
Zara
Napoli
»
Milazzo
Palermo
Barbaria
Lampedusa
(65100)
»
»
»
Monterosato
»
>
»
Habitat.
III, Ordine — Fr7eteropoda
1. Fam, Carinariidae
Carinaria mediterranea Per. Les. Napoli
» » »
2. Fam. Atlantidae
Atlanta Peronii Les. Napoli
» » Messina
Oxygyrus Keraudreni Les. Napoli
IV. Ordine —- Pulmonata
I. Sott’ ordine — THALASSOPHILA
1. Fam. Siphonariidae
Siphonaria A/gesirae Q. et Gar. Orano
» » Tangeri
Williamia Gussonii O. G. Costa Napoli
> » Mar Tirreno
» » Palermo
2. Fam. Gadiniidae
Gadinia Garnoti Paxr. Napoli
» »
II. Sott’ ordine — GEHYDROPHILA
3. Fam. Auriculidae
Ovatella Firminii Paxr. Napoli
» » Adriatico
Alexia (1 »
Myosotella myosotis Pavr. var. obsoleta. Per. Ischia
» » Var. Napoli
» » Var. »
Leuconia didentata Mre. »
(1) del gruppo dell’ algerica Boure.
67
Donatori
Praus
(CUOR
(CL 101
Praus
(Ch 10/6
Praus da Mtrs.
3%
(G 105
Praus
Monterosato
CRU
Praus
ON
Habitat,
V. Ordine — Pteropoda
- IL. Sott' ordine — GymNosoMmaTA
Fam. Pneumodermatidae
Pneumodermon mediterranenm van BexeD. Napoli
II. Sott' ordine — THECOSOMATA
1. Fam. Limacinidae
Heliconoides rostralis Sout. (1) Capri
d » Napoli
Spirialis retroversa Fuem. Palermo
» trochiformis D’ Or. Napoli
> contorta Mrrs. Palermo
» bulimoides Grav. Napoli
Per-cle reticulata D’ Or. = recurvirostra A. Costa (2) »
2. Fam. Cavoliniidae
Clio (+Cleodora) (Creseis) virgula Rara. Medit.
conica A. Costa (3) Napoli
» Capri
acicula Sovn. Napoli
» fjuv.] »
Styliola) subula Q. et Gar. »
(Hyalocylix) striata Raxa. »
Clio) pyramidata L. »
cuspidata Bosc. »
Cavolinia /spinosa Les. Algieri
) Napoli
gibbosa Rane. »
tridentata Forsk Medit.
" Napoli
inflera Les.=vaginella CantR. »
»
3. Fam. Cymbuliidae
Cymbulia Peronii Biv. Napoli
Gleba cordata Forsx.=Tiedemannia neapolitana van BENED. >
1) È la Protomedea elata di O. G. Costa.
2) Esemplare tipico originale della Spirialis recurvirostra del Prof. A.
Esemplari tipici originali del Prof. A. Costa.
Donatori
C. U.
Praus
(CRelUb
Monterosato
CRU:
Monterosato
C. U.
»
Bellini
(Ch OK
Praus
(506
»
Praus
(CORUE
Praus
(CENO/
Praus
(GR IOL
Praus
CU
Costa.
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(INNuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 6. 3 Maggio 1906
Dott. PASQUALE MOLA
(INapoli)
Di alcune specie poco studiate o mal note di Cestodi
(Tav. 3 e 4)
(Ricevnta il 15 Novembre 1905
Il prof. MownmiceLLI mi affidò cortesemente , perchè li avessi studiati, tre Ce-
stodi della collezione elmintologica del Museo Zoologico della R. Università.
Per due di essi, e cioè per l'Anthobothrium laciniatum Livon ed il Dinobothrium
septaria v. BexEDEN, il primo rinvenuto dal prof. MonriceLLI nell’intestino spirale
di Carcharias glaucus, V altro raccolto dal prof. Damiani nello stomaco di una
Selache maxima, il compito mi fu agevole, trattandosi di completare, su discreto
materiale, le descrizioni troppo sommarie che delle due specie avevano già dato
gli autori che per i primi le avevano studiate; e la via, anzi, mi venne grande-
mente spianata dal confronto con le forme tipiche, grazie alla squisita cortesia
del prof. Lixron e del prof. AppeELLÒF, i quali con sollecitudine aderirono alla mia
richiesta, il primo inviandomi degli esemplari di Anthobothrzum laciniatum nelle due
varietà da lui rinvenute nella valvola spirale di Carcharias obscurus, il secondo
concedendomi alcuni esemplari di Dinobothrium septaria della collezione del Museo
di Berghen raccolti nella valvola spirale della Lammna cornubica, di quelli stu-
diati dal Léxnsero. Per il terzo cestode, l’Ephedrocephalus microcephalus Dirsine,
di cui ebbi a disposizione alcuni rari esemplari tipici, provenienti dalla collezione
del Museo di Storia naturale di Vienna, ottenuti anni addietro, per cortesia del
prof. MarenzELLER, dal prof. MonmtIcELLI, per lo stato di conservazione non molto
favorevole, incontrai non poche difficoltà nello esame dei relativi preparati, prima
che avessi potuto porre sicuramente in rilievo le caratteristiche anatomiche di que-
sta specie, sommariamente descritta dal Dresino e finora per nulla studiata nella
sua organizzazione, ed assegnarle il posto tassonomico che le compete.
a
va
|. Anthobothrium laciniatum Laixvoxn
Questa specie, descritta nel 1890 dal Linrox con le due varietà (brevicolle e filicolle) su
esemplari raccolti nella valvola spirale del Carcharias obscurus a Woods Holl, Massachus-
sets non era stata finora da altri ritrovata. Io l’ho riconosciuta in aleuni esemplari raccolti
dal Prot. MoxmeeLti nella valvola spirale di un Carcharias glaucus pescato nel Golfo di Na-
poli nel 1892.
È quindi la prima volta che questa specie di An/lRobothrium viene trovata ospite di Selaci
pescati nel Mediterraneo.
Il carattere principale, che differenzia l’ AntRodothriun laciniatum (Fig. 9-11) dalle altre
specie del genere, sta nella lunghezza relativamente piccola (25-30 mm.) del cestode, e nella
brevità od assenza completa del collo, perchè la segmentazione s’inizia netta e precisa appena
dietro il capo (scolice).
L'esame accurato degli esemplari raccolti dal MonmeeLt, e di quelli tipici del Lixrox mi
persuasero che se doveva senz'altro accettarsi questa specie, nessun criterio giustificava la
distinzione delle due varietà brevicolle e filicolle istituite dal Linrox; le cui caratteristiche,
più che essere una condizione naturale di cose, dipendevano dal diverso grado di contrazione
del primo segmento, dalla variabile distensione dei botridi, dalla età differente degl’ indi-
vidui, ed in parte anche dal modo di preparazione e conservazione di essi. Ciò fu notato,
del resto. dallo stesso Lixnrox, che in proposito ebbe a dire: It is to be noted, however,
that the differences that appear to be so profound in the alcoholie spe-
cimens were not so obvious in the living specimens.
Tutto lo strobilo ha la forma rappresentata nella Fig. 9: anteriormente è ristretto e ro-
tondeggiante e va in senso distale gradatamente allargandosi ed appiattendosi.
Il capo piccolissimo poco o nulla si distingue dal primo segmento: esso è sormontato da
quattro botridi (Fig. 10-11) foggiati a corna di abbondanza, con base libera slargata , con
apice ristretto, i quali nello assieme danno l’° immagine di un fiore a quattro tepali ; i mar-
gini liberi dei singoli botridi sono interi, ondulati, proteiformi ; la loro apertura è imbuti-
forme, tagliata a sghembo, e funziona da organo di adesione.
Manca un collo, ove non si voglia interpretare per tale il primo segmento, più lungo
degli altri, più ristretto nella parte anteriore e con una lievissima strozzatura in corrispon-
denza dello attacco dei botridi; posteriormente questo segmento» si slarga e termina con
quattro lacinie, che ricoprono il segmento successivo.
La segmentazione, come ho già accennato, s’ inizia immediatamente dopo il capo, i primi
articoli sono più lunghi che larghi; dopo, a partire dal 15° o 16°, si fanno più corti e au-
mentano in larghezza, finchè assumono la caratteristica forma rettangolare.
Il numero delle proglottidi negl’ individui studiati è abbastanza considerevole, circa una
sessantina; ma questo numero può variare non avendo io potuto osservare, perchè assenti
negl’individui esaminati, proglottidi contenenti uova mature.
Ciascuna proglottide (Fig. 25) si prolunga posteriormente in 4 appendici, due per faccia,
triangolari, ad apice arrontondato, spesse, carnose, le quali ricoprono la porzione anteriore
della proglottide successiva. Le aperture genitali sono marginali ed irregolarmente alterne
Fig 24).
L’atrio genitale si apre all’esterno per uno strettissimo foro arrontondato, marginale, si-
tuato verso il quarto anteriore di ciascuna proglottide.
In fondo all’ atrio sboccano le aperture genitali , la maschile in basso e la femminile
immediatamente in sopra.
PRI
I testicoli ascendono al numero di 60 a 100, ed occupano tutta la zona centrale della
proglottide (Fig. 25, #). La forma primitiva sferica di essi sì modifica diversamente negli
articoli più avanzati della catena per la reciproca pressione.
Da ciascun testicolo ha origine un canalino efferente, breve, che si unisce a quello del
testicolo contiguo, in un canalino di maggior diametro, il quale, a sua volta, confluisce con
un canalicolo omologo, formandone uno più grosso, e così di seguito, fino alla formazione
di un unico lungo deferente (Fig. 25, de) che dopo aver descritte alquante anse piccole e
turgide, s'incurva in basso, e penetra nella tasca del cirro: in questa diviene dotto eiacula-
tore, l’attraversa tutta e va a sboccare all’apice del cirro (Fig. 25, p.).
N Linrow ha osservato il cirro costantemente retratto: in un preparato in toto di proglot-
tide (Fig. 25) mi è occorso di osservare il cirro in buona parte svaginato dall’orifizio genitale.
Posteriormente, verso il quarto della proglottide, giace l’ovario,
che occupa tutto lo spessore del parenchima, limitato in alto dal
campo testicolare ed ai lati e in sotto dal vitellogeno. Esso è
formato da due ali, arrotondate, disposte simmetricamente ai lati
della proglottide e congiunte tra loro da un sottile ponte ovarico
mediano (collettore ovarico).
Da questo si diparte l’ ovidotto che decorre obliquo in basso
verso il margine posteriore della proglottide , ove ripiega ad
ansa, per indi risalire verso l’utero, disponendosi ventralmente
e nel mezzo dell’ articolo. Esso si apre nell’utero, poco in so-
pra della sua origine dal collettore ovarico, non però nel fondo
di quello, ma alquanto più in su, e riceve subito lo sbocco della
vagina e più in basso, in prossimità dell’ansa, il vitellodutto im-
pari. In corrispondenza dell’ansa dell’ovidutto, si scorge un ri-
gonfiamento (ootipo) involto da numerosissime cellule claviformi;
le glandole del guscio.
L’utero (Fig. 25, ut.) ha un decorso pressochè rettilineo , è
cilindrico, circondato in tutti i sensi dalle masse testicolari, e
termina superiormente a fondo cieco a livello delle aperture ge-
nitali marginali. Non ho trovato uova uterine in tutti gli esem-
plari da me studiati; ciò dimostra che di essi nessuno era
completamente maturo.
La vagina (Fig. 25, vg.) si origina dall’ovidotto nel punto in-
nanzi indicato; con percorso sinuoso essa si svolge in alto, addos-
sandosi all’utero, lungo la linea mediana; giunta all’altezza della
tasca del cirro si volge ad arco verso il margine laterale della ig. /. - Imsieme dell'apparato ge-
proglottide, decorre superiormente alla tasca medesima e sbocca nitale femminile di Axzhobo-
al di sopra di essa nel fondo dell’atrio genitale. E RR SS, MOL
I vitellogeni (Fig. 25, v79.) sono situati verso i margini della
proglottide, formando coi loro acini un fitto strato involgente tutti gli altri organi come in
un sacco.
I due vitellodutti (Fig. 25, vtdp) che ne derivano sono situati dorsalmente alle masse
ovariche e dopo un percorso rettilineo e obliquo in dentro, si riuniscono sulla linea mediana,
un poco in sotto dello sbocco della vagina, in un vitellodutto comune unico, che si dirige in
basso e sbocca, come innanzi si è detto, al disopra della curva descritta dall’ ovidotto.
2. Dinobothrium septaria v. Brxepex.
Questa specie è stata descritta dal Van Brxepen nel 1889 per alcuni Cestodi raccolti nel-
l'intestino terminale di Lamna cornudica. Il Lònnsere l’ ha studiata prima (1) su esemplari
trovati dal CarLeren e dipoi (2) su altri raccolti dall’ AprprLLòp anche in Lamna cornubica.
Recentemente il Prof. MoxmerLti riconosceva questa specie, della quale aveva esaminati i
tipi originali del Van Brxepkn nel Museo zoologico dell’ Università di Bruxelles, in alcuni
cestodì raccolti dal Prof. Damrani nello stomaco di una Selache maxima pescata all’ Isola
d'Elba (Tonnara d’Enfola) (1). È la prima volta che questo cestode si rinviene nella Selache
e nel Mediterraneo.
L'aspetto generale del Dinobothrium septaria si rileva chiaramente dalla Fig. 5: uno
strobilo a nastro, lungo 80-120 mm, quasi uniformente largo da uno estremo all’ altro, co-
stituito da un numero abbastanza considerevole di proglottidi, e sormontato in avanti da uno
scolice piuttosto voluminoso provvisto di lungo e ben distinto collo.
Lo scolice (Fig. 6, 7 e 8) è rappresentato da quattro grossi botridi, due situati nel piano
ventrale e due in quello dorsale; in complesso offrono l’aspetto di due conchiglie aperte del
genere Septaria, a dire del v. BeNEDEN.
Ogni singolo botridio è ovale, largo, contornato in avanti da un rilievo spesso, nastriforme,
arcuato, il quale concorre grandemente alla concavità della faccia esterna. A metà di questo
rilievo, sul punto culminante, si eleva una ventosa, a mo’ di nido di rondine.
Le prime proglottidi alquanto strette sono tra loro appena distinte da lievi rughe traverse;
queste vanno man mano approfondendosi in senso distale, per cui gli articoli assumono l’a-
spetto di rettangoli disposti trasversalmente. Le aperture genitali sono marginali e irrego-
larmente alterne (Fig. 12); esse sono situate ad un
terzo del margine della proglottide , e sboccano in-
‘I sieme, la maschile dorsalmente e la femminile ven-
tralmente, entrambe allo stesso livello e nel fondo di
un atrio genitale, che si apre all’esterno per un aper-
tura arrotondata. x
I testicoli (Fig. 15. 4), ammassati in numero con-
. siderevole, occupano tutto il parenchima midollare,
de meno la parte centrale ove sono allogati gli altri or-
gani genitali, respingendo i vitellogeni a contatto
vtdp della metà ventrale del sacco muscolare interno.
Il deferente, dapprima esile di calibro e lievemente
vot
ondulato, sì slarga poi gradatamente, fimo ad acqui-
stare un diametro ragguardevole; quindi, ravvolgen-
Fig. 2. — Insieme dell’ apparaio femminile del dosi su sè stesso ed attorcigliandosi in numerose
Dinobothrinm septaria. Lettere come nella È
AAA anse, sì dispone parallelamente al tratto orizzontale
della vagina, per guadagnare la tasca del pene, nella
quale penetra conservando il suo calibro così da oceuparla quasi per intero e poi, restrin-
gendosi, diviene dotto eiaculatore e va a sboccare all’ apice del pene, (dotto del cirro, se-
condo Léxxrere (2) che chiama, invece, dotto eiaculatore la porzione del deferente di calibro
maggiore più prossima alla tasca del pene).
Non mi è riuscito mai di vedere il pene svaginato, per cui non ne posso descrivere esatta-
mente la forma; esso è rivestito di numerosissime spine. La tasca del pene, a pareti sottili, è
relativamente ampia, ed ha la forma quasi di un fiasco a lungo collo.
(1) Rend. Convegno Rimini U. 4. S.: Monit. Z. I. Anno 14, pag. 47.
uti
Al
2
4
(11
Nel segmento posteriore di ciascuna proglottide, tra le masse testicolari da un lato e i
vitellogeni dall’ altro, prende posto l’ovario (Fig. 15, 0v) con i suoi numerosi rami simme-
tricamente disposti e provvisti di ramificazioni secondarie a fondo cieco.
L'ovidotto (Fig. 13 e 15, 0vd) al suo inizio è provvisto di un distinto, per quanto piccolo,
anello muscolare che si può' interpetrare per uno sfintere ovarico: con decorso a S da de-
stra a sinistra esso si porta dal dorso al ventre, ricevendo dapprima lo sbocco della vagina
e poscia ventralmente lo sbocco del vitellodutto impari. Nella curva, che l’ovidotto deserive per
risalire ventralmente, si nota una massa compatta, costituita da cellule numerosissime, cla-
viformi: sono queste le glandole del guscio (Fig. 13, 9/9). Da questa massa (ootipo), l’ovidotto
prosegue il suo cammino ascendente, disponendosi nel mezzo della faccia ventrale della pro-
glottide, e va a metter capo nell’ utero, all’ altezza quasi del cercine anulare che circonda
l’ inizio dell’ ovidotto.
L’utero (Fig. 13, 4) nelle proglottidi giovani è di forma cilindroide, quasi diritto, situato
nel mezzo di ciascun articolo e circondato in tutti i sensi dalle masse testicolari; si termina a
fondo cieco prima assai di raggiungere il margine anteriore della propria proglottide. Il sacco
uterino a misura che incomincia a riempiersi di uova si va slargando e deformando, ed occupa
allora quasi tutto il parenchima midollare. Manca un orifizio uterino esterno.
La vagina (Fig. 13, vg) si origina dall’atrio genitale accanto e ventralmente allo sbocco del
pene: indi si porta di poco in sopra della tasca, e con decorso quasi orizzontale si volge verso
la metà della proglottide all'altezza dell'utero; in questo punto dalla faccia ventrale piega verso
la faccia dorsale, descrivendo un leggiero arco, per discendere verso l’ ovidotto lungo il dorso
dell’utero. Il suo calibro è quasi dappertutto uniforme, meno nell’ ultimo tratto, ove grada-
tamente si slarga in una sorta di ricettacolo seminale femminile per restringersi di nuovo
e bruscamente a livello dell’ovario: dietro di questo si attacca alla convessità ventrale dell’S
formata dall’ovidotto. Non ho osservati i due sfinteri dei quali parla il LòynBERG (2) nella
descrizione che fa della vagina, alquanto diversa di quella da me data.
I vitellogeni (Fig. 15. vg), numerosi e stipati l’ un contro l’altro, sono disposti in un
piano ventrale unico, tra l’utero e il sacco muscolare ; i canalicoli che ne derivano per la
successiva loro confluenza determinano verso il margine posteriore di ciascuna proglottide
la formazione di due canali simmetrici, vitellodutti pari, convergenti in un breve dotto, il
vitellodutto impari, che sbocca dorsalmente nell’ovidotto.
Il sistema eseretore (Fig. 15, 42) si compone di 4 canali longitudinali principali di diffe-
rente calibro, decorrenti lungo lo strobilo e continuantisi nello scolice, e da canicoli secondari
trasversi (Fig. 14), che dai primi si distaccano, ramificati e anastomizzati tra loro, sì da
formare in ciascuna proglottide un intreccio 0 rete molto serrata la quale si osserva anche
nello scolice. I quattro canali longitudinali si trovano compresi fra gli elementi longitudinali
del potente sacco muscolare e sono disposti due per lato e tra loro ravvicinati, di essi il canale
dorsale di calibro minore è situato più in fuori di quello ventrale, verso la parete esterna.
Tra i vasi escretori, più accosto ai ventrali, corrono nello stesso senso i due cordoni ner-
vosi longitudinali (Fig. 15, n). uno per ciascun lato.
Il sacco muscolare cutaneo propriamente detto è costituito da un sottile strato di fibre
circolari, e da un potente sistema di fibre longitudinali grosse e robuste, raccolte in fascetti
decorrenti per tutta la lunghezza dello strobilo, e costituenti nell’assieme uno strato molto
spesso (Fig. 13 o 15, mf). I numerosi fasci di fibre longitudinali, a misura che risalgano
prossimalmente , tendono, nel collo, a convergere verso la zona centrale del parenchima e
nello scolice, aumentati anche di numero, vanno ad attaccarsi ai rispettivi botridi, e cioè le
fibre ventrali ai botridi ventrali, le dorsali ai botridi dorsali.
I botridi hanno dippiù una muscolatura intrinseca, costituita da fibre circolari periferiche
sottili e da fasci dorso-ventrali, potenti. Vi si aggregano pure cospicui fasci muscolari, a
due a due paralleli, e incrociantisi obliquamente, i quali dalla faccia interna di un botridio
dorsale si portano alla faccia interna del botridio ventrale del lato opposto, e viceversa. La
Fig. 17 mette chiaramente in rilievo questi rapporti meglio di qualsiasi minuta descrizione.
Le tacce interne dei botridi edi quattro fasci obliqui delimitano nel parenchima cinque aree
distinte: in quella centrale rombica stanno le due coppie de’vasi escretori longitudinali, che
risalgono dallo strobilo, nelle altre quattro trapezoidali le coppiè de’vasi omonimi proprii allo
scolice. Infine a completamento della sviluppatissima e complessa muscolatura del capo di
questo cestode, sì nota un sistema di fascetti muscolari trasversi, distesi tra i margini destro
e sinistro del sacco muscolare cutaneo, e che separano a mo’ di lamina la metà ventrale
dello scolice da quella dorsale.
Tra i fasci muscolari dei botridi e quelli del rilievo si notano dei grossi nuelei ora sin-
goli, ora più o meno numerosi, e disposti in serie lineari o in gruppi: questi muclei (Fig.
18) sono arrontondati od ovali, ricchi di sferule cromatiche piccole e grandi: si annidano nelle
trabecole del parenchima intermuscolare al quale evidentemente appartengono. Essi sono stati
erroneamente interpetrati dal Lòxnsere (4) quali elementi ganglionari, ed il loro complesso
ritenuto per un plesso nervoso: del resto nemmeno esatta è la descrizione che ne fa questo
autore, essa è certamente fondata su materiale non opportunamente trattato.
3. Ephedrocephalus microcephalus Dirsine
Il Dresime descrisse nel 1850 (4, pag. 559-560) col nome di Ephedrocephalus microcephalus
un cestode rinvenuto nell'intestino di Silurus pirara (Phractocephalus hemiliopterus) dandone
più tardi (1855, 2. pag. 168, tav. 4, fig. 1-7) anche delle figure poco esatte e limitandosi
alla seguente incompleta descrizione: Vorderende verbreitert, auf der von ei-
nem gewellten Rande umgebenen Scheitelfliicehe kreuzen sich War-
zen ab: in der Mitte der Kopf mit vier kugligen Saugnàpfen; Glie-
derung vollkommen:inder Mitte einer Fliche der Glieder eine Oef-
fnung (Uterus? Vagina?); am Rande alternirend die mannliche Ge-
schlechtsòffnung. Nella Revisione dei Cefalocotilei colloca l Ephedrocephalus fra i
Ciclocotilei (3, pag. 425) nella famiglia Tetracotylea.
Poichè il par:
ssita non fu più ritrovato, ne rimase fin qui ignorata l’organizzazione, ep-
però dubbia la sua posizione tassonomica, tanto che il Braux, nel 1896, non gli potette dar
posto nel suo sistema e lo collocò tra i « Genera incertae sedis».
L’'Ephedrocephalus microcephalus (Fig. 1, ha l'aspetto di un nastro lungo dai 10 ai 15 em.,
ristretto alquanto nel tratto prossimale. Lo strobilo non presenta segmentazione esterna ben
evidente , ma ]l’ accenno di piccole rughe trasverse, per cui non riesce possibile numerare
agevolmente le proglottidi; quindi non è esatto il Dress nel dire; Gliederung voll
kommen.
Il capo (Fig. 2 e 3) più largo che spesso, è distinto dal segmento anteriore dello stro-
bilo ed è affatto inerme. L' orlo libero è rinforzato da un grosso cercine, costituito da nu-
merose pliche molto rilevate ed irregolarmente contorte, circondanti un rilievo conico, a mo’
di cupola, privo di rostello, più esteso in senso trasverso, alla base del quale spiccano quat-
tro distinte ventose circolari. Il complesso di queste pliche è l’indice di botridi potentemente
retratti, e questa retrazione spiega assai bene la mancanza di solchi netti di delimitazione
tra un botridio e l’ altro. Tale condizione di cose autorizzerebbe già da sola ad aggregare
l'Ephedrocephalus ai Tetrafillidi, nel qual gruppo è già stato collocato il genere CoraZlobo-
ihrium, con le due specie solidlum e lobosum, ospiti anch'essi di teleostei elettrici, che con
il genere Ephedrocephalus in quistione ha grandissima affinità. Se il Frirsca per il Corallo-
bothrium solidum ha descritto un botridio unico, è perchè non ha tentato di indagare le ra-
gioni dell’artificioso atteggiamento del capo nella specie da lui scoperta e descritta, ove gli
"0 RL
=
effetti della retrazione sono stati spinti al punto da nascondere in centro le quattro ven-
tose ed a renderle visibili soltanto sulle sezioni. Il RieernBacH, invece, illustrando il Cora?
lobothrium lobosum, fa rilevare che quando la contrazione non ha deformato il naturale por-
tamento del capo, vi si notano quattro lobi (botridi), che a mo’ di sacchi increspati sorpas-
sano l’apice dello scolice.
Le proglottidi dell’ Ephedrocephalus sono tutte eguali, rettangolari, con i lati maggiori
trasversali, larghe 6-8 mm., lunghe circa 1-2 mm. Questa misura si riscontra tanto in quelle
mature, quanto nelle altre, dove appena sono accennati gli organi genitali. Ciò si avvera
anche nel CoraZlobothrium solidum del Frircd®, ma non nel Corallobothrium lobosum del
Riecexacn, in cui le proglottidi finiscono man mano per diventare più lunghe che larghe.
Non si determina mai distacco di segmenti maturi.
Il sacco muscolare cutaneo, è costituito da uno strato circolare esterno ed uno longitudi-
nale interno ; lo spessore di esso è uniforme quasi in tutte le proglottidi, è poco maggiore
nei segmenti prossimali, ed alquanto più nello scolice.
Dal sacco cutaneo si dipartono radialmeute delle fibre muscolari, che vanno ad attac-
carsi a un potente sacco interno (Fig. 19, ml).
Il Riceensaca nel Corallobothrium lobosum nega la presenza di tali elementi, aserivendoli
a strutture parenchimali: egli scrive, infatti. che la separazione del parenchima in corticale
e midollare non riposa tanto sulla presenza del sacco muscolare interno, quanto sulla con-
figurazione degli spazi parenchimali, poligonali nella zona midollare, allungati e radialmente
disposti nella zona corticale, per cui verrebbe simulata la esistenza di muscoli radiali. Ciò
in parte è vero, come è però innegabile la presenza dei muscoli radiali, i quali non possono
altrimenti interpretarsi che per muscoli dorso-ventrali ridotti, e muscoli dorso-ventrali nel
Corallobothrium lobosum sono ammessi dal RieGenpac® stesso, e con prevalenza sulle fibre
muscolari trasverse, contrariamente a quanto avviene nell’ Ephedrocephalus microcephalus.
Infatti il sacco muscolare interno , oltre a essere costituito dalle comuni fibre longitudinali
in numero piuttosto cospicuo e ordinate in vari piani, è rafforzato da un sistema di fibre
trasversali (Fig. 20, mt) scarsamente rappresentate nel Corallobothrium lobosum , le quali
costituiscono complessivamente nelle proglottidi due lamine, una dorsale e l’altra ventrale, i
cui elementi s’intessono intimamente con quelli longitudinali del sacco interno medesimo.
Il sacco muscolare interno progredendo verso lo scolice diventa più cospicuo, e, penetra-
tovi, le fibre longitudinali convergono dapprima alla base di esso, indi divergono in tutti
i sensi, e vanno a perdersi tra le fibre del sacco muscolare sottocutaneo: un certo numero
si raccoglie in quattro robusti fascetti , che prendono attacco alle ventose e propriamente
alla superficie dorsale delle stesse.
Il sistema escretore nello strobilo è costituito da due coppie laterali di canali longitudi-
nali (Fig. 19, d2), che decorrono paralleli nel piano mediano tra le due lamine di rinforzo
del sacco muscolare interno; in ciascuna coppia il canale anteriore (ventrale) ha un calibro
triplo o quadruplo di quello posteriore (dorsale); nel punto di attacco di due proglottidi con-
tigue essi s'ingrossano un poco.
I cordoni nervosi (Fig. 19, n) percorrono lo strobilo, al lato. esterno dei vasi eseretori prin-
cipali.
Le aperture genitali, marginali ed irregolarmente alterne, sboccano nel fondo di un atrio
genitale, la maschile in basso e dorsalmente, la femminile immediatamente in sopra e ven-
tralmente, come avviene nella massima parte delle Ittiotenie; il Riceexpaca intanto riferisce
che nella lehthyotaenia abscissa e nel Corallobothrium lobosum la vagina sbocca tanto dietro
che innanzi la tasca del cirro. L’atrio si apre allo esterno con una stretta apertura ar-
rotondata.
Nel parenchima corticale e propriamente nella metà dorsale tra sacco muscolare cutaneo
e sacco muscolare interno, si osservano numerose zolle globulari 20-30 aggregate in uno
DI
Strato compatto disposto in un sol piano, senza invadere il dominio degli altri organi; sono
queste le masse testicolari (Fig. 19 e 20, 1).
Dai testicoli si originano gli efferenti, i quali si mantengono sempre nello stesso piano dor-
sale de’ testicoli, finchè convergono nel centro della proglottide in un dotto unico, il defe-
rente, che con decorso quasi orizzontale, si porta nell’interno della proglottide e attraversa
lo strato muscolare interno per dilatarsi in un rigonfiamento globoso.
Da questo il dotto ripiega lateralmente ad angolo retto, ora a destra, ora a sinistra, a
seconda della posizione dell’ atrio genitale, tutto ravvolto su sè stesso e attorcigliato in nu-
merose anse, e disposto quasi orizzontalmente tra sacco muscolare interno e utero.
All'altezza della tasca il deferente diminuisce di calibro, vi penetra, diventa dotto eiacu-
latore a pareti relativamente spesse, avvolto a spira, e va a sboccare all’ apice del pene.
Questo è piuttosto lungo uniformemente grosso, ed inerme.
Non ho mai veduto il pene del tutto svaginato o proteso nella vagina, epperò , una sol
volta, in un preparato 72 /oto (Fig. 4), ho notato il pene fuoruscito in parte dall’ orifizio
genitale.
Dotto eiaculatore e cirro sono contenuti nella tasca del pene (Fig. 19, p) sufficientemente
ampia, allungata, quasi cilindrica, alquanto ristretta verso il margine laterale della proglottide. ‘
L'ovario (Fig. 21, ov) è rappresentato da due masse irregolari, allungate nel senso tras-
versale, piriformi, ristrette medialmente: occupa la parte centrale del quinto posteriore
di ciascuna proglottide.
L'’ovidotto (Fig. 21, 0vd) si diparte dall’ovario, nel punto ove convergono le due masse, e
presenta al suo inizio un largo ispessimento cerciniforme, lo sfintere ovarico, simile a quello
del Corallobothrium lobosum.
Dallo sfintere l’ovidutto si porta all’utero, descrivendo
VI un’ ansa a concavità mediale , e riceve , ad una certa
distanza dall’ovario lo sbocco della vagina, e alquanto
più lontano, quasi in corrispondenza delle glandole del
guscio, quello del vitellodutto impari.
De glandole ‘del guscio (Fig. 21), situate in un piano
unico orizzontale, formano una massa poligonale assai
sviluppata (00%), come si osserva anche nelle due specie
di Corallobothrium e in molte Ittiotenie , costituita da
cellule piriformi, con collo ristretto attaccato all’ovidotto.
Fig. 3.— Insieme dell’apparato femminile Lutero (Fig. 19, 20 e 21,7) è un sacco, depresso, a
di EphedrocephaIns microcephalns. Let- G n È È c o da
tere come nella tavola. pareti marginali ondulate, costituenti lobi più o meno
accentuati, secondocchè le depressioni e i solchi intermedî
sono più o meno profondi; esso occupa la regione ventrale della proglottide, rinchiuso però
ov
vol
nel sacco muscolare interno.
Nella cavità dell'organo ho notato numerosissime uova uterine, a guscio sottilissimo. L’u-
tero in questo cestode non è un sacco chiuso; dal suo centro parte in direzione ventrale un
dottolino, che attraversato il sacco muscolare interno , il parenchima e il sacco muscolare
sottocutaneo, va a sboccare allo esterno, nel centro della faccia ventrale della proglottide,
con un’ apertura 0 foro circolare (Fig. 20, @ut), intorno al quale non si nota alcuna speciale
disposizione muscolare. Questo foro era stato già notato dal Drrsine, che dubitava se fosse
lo sbocco uterino o quello della vagina.
Dal fondo dell’ atrio genitale, al disopra dello sbocco della tasca del pene, si origina la
vagina (Fig. 19, v9), che, dapprima orizzontale e lievemente ondulata, e quasi parallela agli
organi genitali maschili, giunta a metà circa della proglottide, si ricurva un poco e si volge
in basso, dorsalmente all’utero. All’altezza dell’ovario essa si spiega bruscamente e si porta al
lato ventrale, passando in sopra dell’ovario e sboccando al punto innanzi detto, nell’ovidotto.
I vitellogeni (Fig. 19, 20, 21, #79) sono essenzialmente ventrali come nel Corallobothrium
lobosum, e sono ugualmente collocati nel parenchima corticale. Nel Corallobothrium solidum
testicoli e vitellogeni sono midollari; ciò si rileva solo da due figure del FrIrscn.
Da quanto ho di sopra esposto , riassumo le principali caratteristiche dell’ Ephedroce-
phalus microcephalus Dies.
Lo scolice inerme, è privo di rostello ed è coronato da una specie di cercine plicato (botridii)
indistintamente quadrilobo, cireondante un rilievo conico alla cui base sporgono quattro di-
stinte ventose circolari. Lo strobilo è corto e non nettamente segmentato: sembra che non
si distacchino mai articoli maturi. Le proglottidi sono quasi tutte simili, strettissime , rela-
tivamente molto allungate in senso trasverso. Le aperture genitali marginali sono irrego-
larmente alterne; la vagina sbocca costantemente in sopra e ventralmente allo sbocco della
tasca del pene; l'apertura uterina è costante e si trova sulla faccia ventrale delle proglot-
tidi. I testicoli sono disposti nel parenchima corticale in un piano unico dorsale. Anche i vi-
tellogeni si trovano nel parenchima corticale, ma ventralmente. L’ootipo è molto sviluppato.
Le caratteristiche enumerate permettono di determinare la posizione sistematica del genere
Ephedrocephalus. Esso va ascritto nella famiglia delle Ittiotenie, che ha intimi rapporti con i
Fillobotridi. Delle forme delle Ittiotenie quella che più si approssima all’ Ephedrocephalus
microcephalus è il Corallobothrium lobosum, quale risulta dalla descrizione e dalle illustrazioni
del Riecensaca; anzi la quasi perfetta corrispondenza dei caratteri degli organi genitali, non
meritando alcun serio valore quello della variabile posizione dello sbocco vaginale, mi inducono
a inglobare il genere CoraZlobothrium nel genere Ephedrocephalus, e quindi le denominazioni di
Corallobothrium solidum e Corallobothrium lobosum debbono rispettivamente mutarsi in quelle
di Ephedrocephalus solidus ed Ephedrocephalus lobosus, essendo il nome generico Ephedro-
cephalus più antico. A questa conclusione mi conduce anche lo studio comparativo delle figure,
ritraenti sezioni longitudinali di scolici, le quali accompagnano i lavori del FrrrscÒ sul Co-
rallobothrium solidum, del Riscensaca sul CoraZlobothrium lobosum e quella da me ripro-
dotta per l’ Ephedrocephalus microcephalus. E lo studio fatto e le considerazioni esposte mi
danno ragione di pensare che ulteriori ricerche su materiale più opportuno confermeran-
no le mie conclusioni, anzi potranno venire in appoggio di un mio sospetto, cioè, della possi-
bile identità specifica di alcune di queste forme.
Nello stato attuale delle cose va, quindi, così inteso il genere Ephedrocephalus:
gen. Ephedrocephalus Drrsine (1850)
(= Corallobothrium Frirsca, 1887)
Con le seguenti specie:
1. Ephedrocephalus microcephalus Dirsine.
Silurus pirara (Phractocephalus hemilioopterus).
2. Ephedrocephalus (Corallobothrium) solidus Frirscr.
Malapterurus electricus.
3. Ephedrocephalus (Corallobothrium) lobosus RiseeNgaca.
Pimelodus pati.
Istituto zoologico della R. Università di Napoli, ottobre 1905.
10
1889.
ISS.
1850.
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1864.
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Se ia
11
SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 3.4.
Lettere comuni a tutte le figure.
at
aut
de
dl
gg
ml
mt
— vitellodutto impari.
È» 00 DE
atrio genitale.
apertura uterina.
deferente.
dotto escretore longitudinale.
glandole del guscio.
muscoli longitudinali.
muscoli trasversali.
cordone nervoso.
ootipo.
ovario.
ovidotto.
pene.
sbocco della vagina.
testicoli.
utero.
vagina
vitellodutti.
vitellodutti pari
vitellogeni.
Ephedrocephalus microcephalus. Diesine.
. — Aspetto generale dell’animale: da un esemplare conservato in alcool. Grandezza naturale.
. — Scolice visto di sopra. x< 6.
.— Scolice visto da una faccia. x 5.
.— Pene svaginato e fuoriuscente dall’apertura genitale: da un preparato în toto molto com-
presso. >< 50.
19.-21. — Tre sezioni trasverse consecutive della medesima proglottide, le quali mostrano
il confluire degli efferenti nel deferente, i testicoli, l’utero con la sua apertura ester-
na, la vagina, l’ovario, il pene, i vitellogeni, l’ootipo, i dotti eseretori longitudinali,
i cordoni nervosi. >< 20.
.— Sezione longitudinale dello scolice alquanto obliqua, interessante una ventosa. s< 12.
5
.— Sezione frontale
di una proglottide, faccia dorsale vi si scorgono i rapporti topografici
degli organi genitali. >< 25.
Dinobothrium septaria v. BENEDEN.
. — Aspetto generale dell'animale, da un esemplare conservato in alcool. Grandezza na-
turale.
6. — Scolice visto di lato. >< 3.
.— Scolice visto da una faccia. >< 3.
7
8.— Scolice visto di sopra: da un altro esemplare. >< 4.
2.— Proglottidi dello strobilo da una preparazione dn foto. x< 20.
13. — Sezione frontale di proglottide, si scorgono i rapporti topografici degli organi genitali,
pene, vagina, utero, testicoli, ovario e glandole del guscio. > 25.
14. — Sezione frontale di giovane proglottide che mostra i vasi escretori longitudinali e le
loro ramificazioni anastomotiche. >< 20.
15. — Sezione trasversa alquanto obliqua in corrispondenza dell’ ovario: sono messi in evi-
denza i rapporti topografici degli organi genitali. x 40.
Fig. 16. — Porzione di una sezione trasversa, che lascia vedere l'apertura dell’ atrio genitale e lo
Sbocco della vagina in questo. x 40.
» 17.— Sezione trasversa dello scolice, che mette in rilievo la disposizione principale della mu-
scolatura. x 7.
» lS8.— Nuelei del parenchima intermuscolare a forte ingrandimento.
Anthobothrium laciniatum LuntoN.
ig. 9. — Aspetto generale dell’ animale da un preparato in foto molto compresso. >< 10.
» 10 e 11.— Scolici di due altri diversi esemplari. >< 20.
» 24. — Proglottidi successive di un frammento di catena. x 50.
» 25. — Una delle proglottidi posteriori vista dal dorso, a!quanto schematizzata. Da una pre-
parazione in toto. Vi si notano : il pene svaginato, il deferente, i testicoli, la vagina,
l'utero, l’ovario, l’ootipo, i vitellodutti pari. x 60.
Annuario del Museo Zoologico (RUniversità) Napoli (NS) VoL2N. 5. lav. 3.
PMola cd E Antonucci dis
Eliotip. Calzolari s Ferrari- Milano .
Ci II
Annuario del Museo Zoologico (RUnjversità) Napo!
—
(NS)VA2NÌ. Tav. 4.
P Mola dis. Ettotip. Calzolari s Ferrari. Milano.
ANNUARIO
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UN IVERSITÀ DI NAPOLI
(Nuova Serie )
VOLUME 2.
Num. ". 8 Gennaio 1906
Prof, MARIO BEZZI
(Torino )
Intorno al tipo della Echinomyia Paolilli A. Costa
[Ricevuta il 2 Decembre 1905)
Grazie alla squisita cortesia del prof. MoxrIiceLLI ho potuto avere in esame il
tipo della Echinomyia descritta col nome di Paolilli dal professor A. Costa, nella
sua nota « Specie nuove e rare di insetti delle montagne del Ma-
tese » (Ann. Accad. Aspir. Nat. Napoli, 1847, Ser. 2, Vol. 1, pag. 127).
Dall'esame del tipo, che si trova in buono stato di conservazione, è risultato
che si tratta della Peletieria ferina Zerr.; cosa che era del resto già stata notata
dal prof. A. Costa sul cartellino originale. La forma è quella che corrisponde,
con tutta verosimiglianza, alla Eehinomyia punetata descritta nel 1830 dal RoBr-
nEAU-Desvory, su esemplari raccolti da Aless. LeFrEBURE in Sicilia.
La sinonimia di questa specie risulta esser la seguente, come sarà da rilevarsi
dal 3. volume del Catalogo dei ditteri paleartici, di prossima pubblicazione
Peletieria ferina Zevr.
ferina Zerr. - Dipt. Scand., 3. pag. 99, 7 [Echinomyia] (1844).
abdominalis R. D. - Myod. 41, 4 [Peleteria] (1830).
abstersa Loew in litt. ap. Strogr - Wien. Ent. Zeit. 12. Jahrg. pag. 94 [Echinomyia] (1898).
heterocera Maca. ap. Braver - Sitzungsber. Akad. Wien, 107. Bd. pag. 496, 34 | Peleteria](1898)
monticola Roxp. in litt. ap. Roxp. - Dipt. ital. Prodr., Vol. 3, pag. 59 [Eckinomyia] (1859).
Paolilli A. Cosra - Ann. Ace. Asp. Nat., (2) Vol. 1, pag. 127 [Eckinomyia] (1847).
provincialis Maca. ap. Braver - Sitzungsber. Akad. Wien, 107. Bd. pag. 496, 30 |Pelete-
ria) (1898).
punctata R. D. - Myod. 48, 13 [Echinomyia] (1830).
rubidigaster Bigor - Ann. Soc. Ent. France (3) 8. Annee, pag. 781 [Echinomyia] (1860).
rubrigaster Roxp. - Atti Soc. Ital. Se. Nat. Milano, Vol. 11, pag. 575 [Eckinomyia] (1868).
Questa specie è diffusa per tutta l’ Europa, dalla Scandinavia alla Sicilia ; fu
ottenuta anche per allevamento dalle due seguenti specie di lepidotteri: Arctia
Su
aulica L. è Lasigcampa trifoliò Esp. Essa varia molto nella colorazione dell’ ad-
dome; e come due varietà comuni sono da considerarsi: la abdominalis R. D. ad
addome interamente rosso, e la punctata R. D., ad addome con macchie isolate
nere, invece della striscia longitudinale continuata. Pare che queste due varietà
siano più frequenti nell'Europa meridionale. La Echinomya albanica Braor deve
esser specie assai affine.
Essa presenta tutti i caratteri del gen. Peletieria , come assenza delle setole
ocellari, robuste setole alle guance, ecc. Il nome originario di Peleteria Ros. Desv.
1S30, venne da me nel 1906 (1.° Fascic. del 6.° Vol. della Zeitschr. fir Hymenopt.
und Dipterolog.) corretto in quello più giusto di Peletieria, essendo fatto in onore
di Amedeo Luigi Michele Le PrLerieR di Saint Fargeau.
È infine da notarsi che in omaggio alla legge di priorità il nome più giusto di
questa specie sarebbe quello di abdominalis R.D.; ma indicando questo una va-
rietà anzichè il tipo, e non avendosi nè potendosi avere per mancanza di tipi
assoluta certezza, ho creduto bene di seguire la vecchia consuetudine di indi-
care la specie col nome dello ZEerTERSTEDT.
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Napoli — R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
ANNUARIO
DEL
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(Nuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 8. 8 Gennaio 1906
TREN BIEGSER
(Liegnitz)
Notiz zu Usia taeniolata Acu. Costa
[Ricevnta il 2 Decembre 1905)
Mit der Revision der Gattung Usia Larr. beschiftigt, war es mir von beson-
derem Werth , auch die von A. Costa in Atti Accad. Napoli pag. 103 (1883)
beschriebene Usia taeniolata sehen und mitanderen shnlichen Arten vergleichen
zu kònnen. Die Type befindet sich im Museum der Universitàt zu Neapel; sie
wurde mir durch das liebenswirdige Entgegenkommen des Herm Prof. Dr. Mox-
TICELLI seitens des Herrn Prof. M. Bezzi in Turin zur Ansicht gesandt.
Unter den meist metallisch glinzenden Usien giebt es eine kleine Gruppe von
5 Arten, welche einen mattschwarzen bis braunen Hinterleib mit gelben Siumen
haben; auch der Toraxriicken ist matt grau mit 4 dunkleren Lingsstreifen. Als
die bekanntesten Reprisentanten dieser Gruppe kennen wir U. nese Wiep.
und U. aurata Fsr. Nun hat A. Costa in seiner Beschreibung wohl die gelben
Hinterleibsbinden erwihnt, spricht aber nicht von den 4 Thoraxstreifen. Es trat
daher die Frage auf, ob wir es hier mit einer wirklich neuen Art zu thun hitten,
oder ob die Riickenstreifen doch vielleicht vorhanden wiren; in letzterem Falle
wirde es nahe liegen, die U. curata Fr. hier zu vermuthen, welche Art eine
grosse Verbreitung hat, denn ich sah Exemplare aus Kleinasien, Griechenland,
Dalmatien , Sicilien und Siid-Italien. Bei einer Reihe dieser Exemplare in den
verschiedenen Sammlungen fand ich auch, dass die grane Riickenfarbe dunkler
geworden war, so dass die 4 Streifen hiufig schwer zu sehen und zu unter-
scheiden waren ; ich vermuthete daher, dass etwas Aehnliches auch bei der U.
taeniolata eingetreten sein kònne und meine Vermuthung erwies sich als richtig.
Bei dem typischen Exemplar ist in der That die Riickenfarbe etwas nachge-
dunkelt, so dass die 4 Streifen nicht leicht zu sehen sind; sie sind aber vorhan-
den. Die Type von A. Costa entspricht einem Weibchen von U. aurata FBr.
Liegnitz, 18 Nov. 1905.
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ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(INNuova Serie )
VOLUME 2.
«Num. 9. 26 Marzo 1906
Dott. GIULIO TRINCI
Assistente nell'Istituto di Anatomia comparata della R. Università
(Bologna)
Sopra una Discomedusa del Golfo di Paria (America del Sud)
[ticevnta il 30 Decemlre 1905)
Riferisco, in questa nota, sopra una discomedusa raccolta dal cap. medico PoxtE-
corvo nel Golfo di Paria presso l’isola Trinidad (marzo 1905), durante la campa-
gna compiuta nel Centro e Sud-America dalla R. nave « Dogali » !). Ne furono
catturati due esemplari, che gentilmente mi vennero ceduti in esame dal prof.
MoxmriceLLI. Quantunque i medesimi non si siano prestati, per il modo di fissazione
(soluzione acquosa di formolo) e per le avarie subite lungo il viaggio, ad una
minuta disamina dell’ organizzazione interna, presentano peraltro tali caratteri
esterni da permettere un’ identificazione sufficientemente precisa. Nell’esposizione
di questi caratteri userò la nomenclatura adottata dall’ HarckeL nelle sue opere
sulle meduse (1 e 2).
L’ombrella, di forma emisferica, raggiunge l'altezza e larghezza di circa mm. 65. Nella
porzione apicale la parete gelatinosa presenta la consistenza cartilaginea caratteristica di
molte Rizostomee ed un considerevole spessore, che diminuisce gradatamente verso il margine.
L’esombrella è finemente punteggiata.
Il margine ombrellare manca completamente di tentacoli, di velo o di velario; è guarnito
invece di grosse ropalie in numero di 8, 4 perradiali e 4 interradiali, ciascuna situata in
1) Questa medusa fa parte delle raccolte fatte col gentile consenso ed autorizzazione del Coman-
dante G. Roxca, dal Capitano medico P. Pontecorvo, durante la campagna della R. nave « Dogali »
nel Centro e Sud-America che verranno illustrate in questo Annuario a misura che saranno studia-
te. Colgo ora l’opportunità per ringraziare così il comandante Roca, come il dott. PonTEcoRvo per
il prezioso dono fatto a questo Museo Zoologico.
I « Dogali », col Comandante Rovxca, visitò le Grandi e Piccole Antille, le Guiane Inglese
ed Olandese [entrando nei fiumi Demerara e Surinam] e la valle Amazzonica [risalendo l’Amaz-
zone fino a S.a Fè nel Perù, a monte di Iquitos, ed a 2285 miglia dal mare]. Dopo si recò nel
Nord America, dove, in seguito a promozione, il comandante Roxca sbarcò , e fu sostituito dal
comandante Capomazza. Ora la nave è discesa nel Sud America e dopo visitato il Brasile e le
regioni del Plata, si recherà nel Pacifico.
FR. Sav. MONTICELLI
SVA
una particolare incisura (incisura oculare) e compresa fra due piccoli lobi sensitivi di forma
ovale (lobi ropalari.od oculari). Il margine intercalato fra gli organi sensitivi è suddiviso
in numerosi lobi velari ad angoli retti leggermente smussati e strettamente aderenti l’uno
all’altro. Il numero dei lobì compresi in ogni ottante varia sino ad un massimo di 16 di-
stribuiti in 8 coppie: alcuni sì trovano in stato di divisione.
Esistono 8 grosse braccia boccali adradiali saldate l'una all’altra lungo i margini laterali
per la maggior parte della loro estensione, in modo da costituire un grosso cilindro brachiale.
Nella porzione distale, sporgente per circa un centimetro dal cavo della sottombrella, le
braccia sono distinte e divise due volte dicotomicamente. Tanto nel lato assiale (interno)
quanto nell’abassiale (esterno) portano quelle crespe caratteristiche delle Rizostomee con.nu-
merose boccuecie suctorie. Le crespe del lato assiale seguono la divisione dicotonica delle
braccia; quelle abassiali (scapulette), in numero di 16 e distribuite in coppie lungo la super-
ficie esterna del cilindro brachiale, costituiscono attorno al medesimo un manicotto emisfe-
rico totalmente compreso nella cavità della sottombrella.
Il sistema gastro-vascolare, osservabile per trasparenza attraverso l’ombrella, consta di una
cavità gastrica centrale, di 16 canali radiali e di una rete vascolare periferica. Lo stomaco
si presenta appiattito ed ottogonale: da esso si dipartono i 16 canali, di cui 8 con dire-
zione oculare, 8 interoculare. Per circa un terzo del loro percorso prossimale si mantengono
indivisi; invece, lungo i due terzi distali, emettono rami laterali uniti fra loro da anasto-
mosi radiali; per cui il canale anulare viene sostituito , nel margine dell’ombrella, da una
fitta rete vascolare a maglie quadrangolari. Poichè i 16 canali si prolungano con il loro
estremo distale sino al margine stesso, il plesso vascolare risulta suddiviso in 16 zone radiali.
Le gonadi si osservano per trasparenza ed appariscono come quattro liste interradiali nella
cavità gastro-genitale.
Questi caratteri sono sufficienti per designare la medusa in esame come una Rizostomea
del genere Stomolophus L. Agassiz 1862 (fam. Pilemidae sec. HaccneL, Stomolophidae sec.
Cravs, Rhizostomata scapulata sec. Vannòrren, Stomolophinae sec. DeLaGr-Hérovarp), di cui
ecco il quadro diagnostico dato da Harcxet :
Genus Stomolophus L. Asassiz 1862: Pilemide mit 8 Paar Scapuletten und mit dichotom
verzweigten Unterarmen, welche nicht nur an der Basis, sondern im gròsseren Theile der
Linge mit ihren Seitenrindern verwachsen sind, nur die Endaste frei. Das blinde diekwan-
dige Mundrohr reicht bis iiber die erste Gabeltheilung der Arme herab.
Di questo genere sono, sino ad oggi, conosciute quattro specie:
St. meleagris L. Agassiz 1862, rinvenuto presso le coste atlantiche del Nord-America;
St. fritillaria HagckeL 1879, rinvenuto presso la foce del Surinam nell’Oceano atlantico;
St. agaricus HarexeL 1879, rinvenuto presso le coste pacifiche dell’ America Centrale
e del Sud;
St. chunii Vanuòrren 1889, rinvenuto nell'Oceano pacifico presso il Golfo di Panama.
Il confronto dell'esemplare in esame con le specie ora nominate mi fa escludere che esso
possa identificarsi con le prime tre (rimando per i loro caratteri all’opera di Harcxet). Dif-
ferisce infatti dalla prima, per la forma del cilindro brachiale e dei lobi velari e per la
forma e lunghezza delle scapulette; dalla seconda, per la mancanza di incisure interoculari
del margine ombrellare, per la forma del cilindro brachiale, per la minore lunghezza della
porzione libera delle braccia, per il minore diametro della rosetta costituita dall'insieme delle
braccia veduto dal polo orale, per la forma (emisferica) del manicotto di scapulette, per la
forma (ottogonale) della cavità gastrica; dalla terza, per la mancanza d’incisure interoculari,
per la minore sporgenza del cilindro brachiale dall’imboccatura dell’ ombrella e per la po-
sizione delle scapulette (interne al cavo sottombrellare).
Sono invece numerosi i punti di contatto tra la medusa in questione e lo St. eRuzdi, tanto
che mi astengo dal presentare una figura della medesima, perchè riuscirebbe del tutto si-
mile a quella disegnata dal Vansòrren (taf. 4, fig. 1). Specialmente rimarchevole è la somi-
glianza del cilindro brachiale, solcato, in ambedue, da scanalature lungo la superficie esterna,
nonchè la comune presenza di un’apertura boccale centrale situata in fondo alla cavità im-
butiforme del cilindro brachiale 1). Le uniche differenze esistenti riguardano la forma e lun-
ghezza dei lobi oculari ed il numero di quelli velari. Mentre nella forma descritta dal Van-
Hòrren i lobi oculari sono acuminati e non oltrepassano il margine dell’ombrella, in quella
in parola sono all’incirca ovali ed alquanto allungati, come ha rappresentato l’Harcket in St.
fritillaria (taf. 35, fig. 1, 7, 9). I lobi velari, 12 per ottante in Sf. chunii, variano, nell’esem-
plare in esame, sino a 16 (probabilmente tale è il numero definitivo). Non ritengo però
simili differenze sufficienti per giustificare l’istituzione di una nuova specie, essendo molto
probabile che anche in queste forme si verifichino le variazioni individuali e le variazioni
dipendenti dall’ età caratteristiche di un gran numero di Celenterati, come sembra dimo-
strarlo il fatto di aver riscontrato nei varî ottanti un diverso numero di lobi, di cui parec-
chi in divisione. Considero adunque la forma descritta come appartenente alla specie Stomo-
lophus chunii Vaxuòrren e tutto al più posso ammettere che essa costituisca una sua varietà
caratterizzata dalla forma e lunghezza dei lobi oculari (ovali e sporgenti oltre il margine
dell’ombrella) e da un numero maggiore (16?) di lobi velari. Nel qual caso, dall’ habitat,
potrebbe distinguersi come Sfomolophus chunii var. atlantica.
Ragione precipua che mi ha indotto a redigere la presenta nota è stata quella
di segnalare l’esistenza dello Stomolophus chunti, sia pure in una sua varietà, nelle
coste atlantiche americane, mentre la forma tipica fu rinvenuta nelle pacifiche.
Ciò mi sembra non privo d’importanza, poiché, in seguito ad un tale habitat, lo
Stomolophus chunii può considerarsi come un interessante esempio di, così detta,
specie disgiunta; di specie, cioè, distribuita in regioni attualmente sprovviste
di qualsiasi comunicazione diretta. Gli Oceani atlantico e pacifico infatti, quantunque
attorno all’estremo limite del Sud-America comunichino ampiamente fra loro, pos-
sono, nelnostro caso, considerarsi come distinti, essendo dimostrato dagli studî del
VanHoòrren sulla distribuzione geografica delle Rizostomee, che questi organismi,
in generale amanti delle acque tropicali e temperate, non si spingono al di là
del 40° grado di latitudine sud e solo eccezionalmente, favoriti da correnti calde,
sì spingono sino al 50° (Stomolophus agaricus , nelle coste pacifiche della Pata-
gonia). È dunque poco probabile che la diffusione sia avvenuta attorno alla punta
del Sud-America : conviene meglio ammettere che le forme di Stomolophus chunt,
nonchè le altre specie dello stesso genere e dei generi Brachiolophus HAECKEL e
Stomatonema Fewxkes, oggi distribuite negli Oceani atlantico e pacifico e senza
dubbio derivate da uno stipite comune, facessero parte altra volta della popo-
lazione di un mare unico, che una serie di fenomeni geologici (probabilmente il
sollevamento dell’istmo fra le due Americhe) ha suddiviso nelle attuali aree di
dispersione. Va rilevato a questo proposito che, sebbene le faune marine delle
due coste dell’ istmo siano nettamente distinte, esistono peraltro circostanze che
rendono non inverosimile la mia ipotesi. Secondo il PeRRIER infatti « un certain
« nombre de genres spéciaux sont communs aux deux còtes et représentés, de
1) Secondo Harc€et, nel gen. Stomolophu:, le crespe suctorie, in fondo all’imbuto brachiale, sa-
rebbero saldate in una sutura staurostomalis e conseguentemente mancherebbe un’apertura boccale.
« chaque còoté de l’ isthme, par des espèces analogues, quoique distinetes, des
« espèces représentatives »; e secondo lo stesso autore « ces faits peuvent
‘ s'expliquer en admettant que les deux còtes de l’ isthme de Panama ont été
‘ en communication avant la période actuelle , ce que la Géologie semble con-
« firmer >.
La medusa descritta nella presente nota trovasi conservata presso il Museo
Zoologico della R. Università di Napoli.
Bologna, 23 Decembre 1905.
t=) 9
1862.
1883.
1901.
1884.
1879.
1881.
1893.
1889.
Bibliografia
Agassiz, L. — Contributions to the Natural History of the United States: Boston,
Vol. 4.
Craus, C. — Untersuchungen iber die Organisation und Entwicklung der Medusen:
Prag und Leipzig.
Detace, J. et Hirovarp E. — Traité de zoologie concréte. Tome 2, 2° Part. Les Coe-
lentérés: Paris.
Fewkes, I. W.— Notes on American Medusae: Amer. Nat. Vol. 18, pag. 300.
Harcker, E. — 1. Das System der Medusen. Erster Theil einer Monographie der Me-
dusen: Tera.
» 2. Die Challenger — Reise der Tiefsee —— Medusen und der Organismus der
Medusen. Zweiter Theil einer Monographie der Medusen: Jena.
Prrrier, E. — Traité de Zoologie: Puris.
Vaxnérren, E. Untersuchungen iber Semaeostome und Rhizostome Medusen. BW.
Zool. 3, Heft, 54 pag. 6 Taf. 1 Karte.
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 10. 20 Marzo 1906
Dott. G. HORVATH
(Directear d ; la Section de Zoologie du Muséum National Hougrois)
(Budapest)
Les Tingitides d'Acmure Costa.
[Ricevnta il 19 Gennaio 1906)
M'occupant d'une révision générale des Tingitides paléarctiques, il m’a paru
nécessaire d’examiner aussi les types des espéèces décrites par le prof. Achille
Costa et conservées actuellement au Musée zoologique de l’Université de Naples.
Mon honorè confrère et ami, le prof. Fr. Sav. MownrIceLLI a bien voulu me com-
muniquer sur ma demande tous les matériaux respectifs qu'il a pu retrouver
dans les collections confiées à ses soins.
Je suis heureux de le remercier cordialement et de publier ici le résultat de
mes recherches. A ce propos je veux donner le relevé de tous les Tingitides
décrits par A. Costa dans ses « Cimicum Regni Neapolitani Centuria I-III. ».
(1838-1852) et ses « Additamenta ad centurias Cimicum Regni Neapolitani » (1860).
A. Cosra a décrit dans ces deux ouvrages 22 espéces de Tingitides dont 8
espèces nouvelles. De ces 8 espèces, Catoplatus auriculatus, Dictyonota fuliginosa
et pulchella restent valables; les autres tombent en synonymie.
La liste suivante contient en ordre chronologique toutes les espèces décrites.
Celles dont j'ai pu voir les types, sont marquées d’un astérisque (*).
1. Dyctionota marginata. Cim. Neap. I. pag. 21.
= Dictyonota tricornis ScaRK.
2. Tingis pyri. Cim. Neap. I. pag. 21.
= Stephanitis Pyri Fagr.
3. Monenthia humuli. Cim. Neap. I. pag. 22.
— Monanthia Echii Scarx.
* 4. Monanthia quadrimaculata. Cim. Neap. I. pag. 22.
— Physatocheila dumetorum H. - Scu.
D. Catoplatus cardui, Cim. Nenp. I. pag. 23.
= Tingis Carduì L.
”
ì. Serenthia atricapilla. Cim. Neap. I. pag. 24.
= Serenthia atrieapilla Sex.
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. Serenthia Jaeta. Cim. Neap. I. pag. 24.
= Serenthia femoralis Tuows. var. confusa Pur.
* 8. Piesma capitatum. Cim. Neap. I. pag. 25.
= Piesma maculata Lap.
L'exemplaire typique est une femelle avec les élytres immaculés.
9. Monanthia convergens. Cim. Neap. II, pag. 19.
= Monanthia nassata Pun.
* 10. Catoplatus parallelus. Cim. Neap. II. pag. 19.
= Tingis angustata H. - Scx.
* 11. Catoplatus variolosus. Cim. Neap. II. pag. 20.
— Tingis angustata H.- Sca.
Le type unique provenant des environs du lac Astroni est un individu immature ; cela
ressort, du reste, aussi de l’indication de Cosra: « Oculi laete rubelli ».
12. Catoplatus auriculatus. Cim. Neap. II. pag. 20.
= Tingis auriculata Costa.
13. Piesma maculatum. Cim. Neap. IL pag. 21.
— Piesma capitata Worr.
L’anteur a décrit dans les « Additamenta » la méme espèce comme nouvelle sous le nom
de Piesma pallidum (v. N.° 22).
* 14. Dictyonota fuliginosa. Cim. Neap. III. pag. 10.
= Dictyonota fuliginosa Costa.
15. Derephysia foliacea. Cim. Neap. III pag. 11.
— Derephysia foliacea Fax.
# 16. Monanthia villosa. Cim. Neap. III. pag. 11.
= Tingis Kiesenwetteri M. R.
Les descriptions de Cosra et de Mursanr et Rey ont paru la méme année, mais il faut
donner la préférence au nom des auteurs francais qui est déjà en usage et généralement
adopté.
17. Phyllantocheila crispata. Addit. pag. 6.
= Tingis crispata H. Scx.
18. Monosteira unicostata, Addit. pag. 7.
= Monosteira unicostata M. - R.
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* 19. Dictyonota truncaticollis. Addit. pag. 7.
= Dictyonota tricornis ScaRK.
Le type qui m'a été communiqué, est une femelle avec la marge élytrale unisérié sur le
tiers moyen; l'espace latéral des élytres est trisérié, le discoidal quadrisérié. Cet exemplaire
est sans antennes, mais Costa dit: « Antennae corporis (cum elytris) dimidio paullum bre-
viores, . . . validae, articulus . . . tertius et quartus valde scabri, pilis brevibus
setisque longis inaequaliter hirti. » La figure qui accompagne la description (tav. 1, fig. 4.),
est done fort inexacte puisqu’elle représente les antennes très-longues, très-gréles, non scabreu-
ses et à soies très-courtes.
20. Dictyonota strichnocera. Addit. pag. 8.
= Diclyonota strichnocera Fres.
La description s’applique parfaitement à l’espèce de FresrRr, mais la figure (tav. 1, fig. 5.)
represente un Dictyonota fuliginosa Costa, les marges latérales du pronotum étant prolon-
gées en avant jusqu'au delà du bord postérieur des yeux.
21. Dictyonota pulchella. Addit. pag. 9.
= Dictyonota pulchella Corta.
Cette espèce serait d’après le Dr. A. Purow (Ann. Soc. Ent. Fr. 1874. pag. 227) identi-
que au D. marmorea Baer. Mais cette synonymie ne me parait pas exacte. Bien que la
description et la figure de Cosra soient assez dèfectueuses, la taille moindre (1,10 lign.
— 2,5 millim.) et la structure des marges élytrales ne permettent aucune donte que cet in-
secte est — D. Aubei Sran., déerit 5 ans plus tard.
22. Piesma pallidum. AdQdit. pag. 36.
= Piesma capitata Wotrr.
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ANNUARIO
DEL
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 11. 21 Maggio 1906
Dott. UMBERTO PIERANTONI
Libero docente di Zoologia ed Anatomia comparata
(Assistente nell’ Istituto zoologico)
(INapoli)
Nuovi Discodrilidi del Giappone e della California
(Tav. Db)
[Ricevnta il 13 Marzo 1906)
In un mio lavoro di recente pubblicazione (!) mi intrattenni sopra due specie
italiane del genere Branchiobdella, e con lo studio dei loro caratteri esterni e
della loro interna struttura, e con la discussione di quanto era conosciuto sul
genere esposi delle nuove vedute sulle affinità di questi animali e sul valore da
dare alle forme già note. Proseguendo ora lo studio già iniziato dei Discodri-
lidi su materiale in parte avuto dal Giappone direttamente, per cortesia del
Prof. Isima di Tokio, in parte favoritomi dal Prof. MoxriceLtI, che lo raccolse sugli
astacidi dei musei di Vienna e di Parigi, ho riconosciuto alcune forme nuove
ed interessanti che mi propongo d'’illustrare in questo lavoro.
Branchiobdella digitata n. sp.
(Fig. 1-5)
Raccolta sopra un esemplare di Astacus japoricus del Museo di Storia Naturale
di Parigi, il quale portava come indicazione di località : « Jesso ». È quindi una
specie dell’isola più settentrionale del Giappone.
Caratteri esterni. —È di piccola mole: non oltrepassa i 2 mm. di lunghezza per
2 mm. di grossezza, presa nei segmenti genitali. Ha forma piuttosto snella. I
caratteri esterni che le danno una impronta del tutto particolare sono quelli che
riguardano il capo e le aperture genitali.
Il capo, piuttosto allungato, presenta l’apertura boccale all'apice; e al disopra
1
di questa sporgono dorsalmente rivolte in avanti sei piccole appendici digitiformi,
(1) Osservazioni sul genere Branchiobdella: Ann. Mus. Zool. Napoli (N. S.) Vol. 2, N.0 4.
mentre al disotto, ventralmente, si nota una sorta di labbro inferiore tripartito
Fig. 1 e 2).
I segmenti genitali si mostrano alquanto ingrossati; il 6° ed il 7° dopo il capo
hanno notevolmente sviluppate le glandole ipodermiche, e formano il clitello.
Nel 5° segmento, lungo. la linea medio-ventrale, si trova il poro della sperma-
teca circondato da una prominenza peniforme alquanto pronunziata (Fig. 1, 4, psp).
Nella linea medio-ventrale del 6° segmento notasi lo sbocco del deferente ma-
schile; il pene assai piccolo non appare all’esterno perchè normalmente è retratto
e non ha uncinetti nè guaina chitinosa.
La ventosa posteriore è assai distinta ed ha forma di piattello.
Caratteri interni. — Le mascelle di questa Branchiobdella hanno forma del
tutto nuova per il genere ; constano di una lamina basale, che sì termina nel
margine libero con dodici dentelli, mentre dalla lamina stessa sporge in avanti ed
in alto un grosso dente adunco, a becco d’uccello (Fig. 3, a, 0). La mascella dor-
sale e la ventrale sono esattamente uguali per forma e dimensioni.
I sepimenti intersegmentali sono forniti di forte muscolatura a doppio
strato.
La spermateca ha un aspetto caratteristico, constando di un tubolino, che
partendo dalla suddescritta appendice peniforme, dopo un tratto abbastanza lungo
e circonvoluto si rigonfia in una prima ampolla, che è ripiena di spermatozoi
(Fig. 4, sp), e, dopo essersi di nuovo ristretto, termina con una seconda, grossis-
sima ampolla a forma di fiasco (Fig. 4). Gli spermatozoi sono a forma di spillo.
Nello stesso segmento della spermateca si trova un grosso spermasacco con
spermatozoi in evoluzione, ed un paio di piccoli testicoli. Nel segmento succes-
sivo l’atrio si presenta anch'esso rigonfio a forma di ampolla, con fondo cieco
assottigliato. I padiglioni ciliati, sporgenti nel segmento precedente, sono disere-
tamente grandi, e si mettono in relazione con la parte mediana dell’atrio mercè
spermadutti brevi e sottili. Il pene è piccolo e provvisto del rigonfiamento a
bulbo che è caratteristica quasi costante del genere.
Nel 7° segmento postcefalico vi sono due ovarii e nella parete due sottili aper-
ture funzionano da ovidutti.
Negli altri sistemi organici non si riscontrano particolarità che meritmo una
speciale menzione.
Diagnosi riassuntiva — Capo allungato, bocca sormontata da sei piccole appen-
dici digitiformi, e provvista inferiormente di un labbro tripartito; ventosa poste-
riore a piattello; mascelle con un grosso dente mediano ed una serie di 12 pic-
coli dentelli; spermateca con apertura provvista di prominenza peniforme, con due
rigonfiamenti ad ampolla; atrio anch'esso rigonfio ad ampolla.
Dimensioni: lunghezza: 2 mm.; grossezza !/ mm.
Habitat: Astacus japonicus ; Jesso.
Branchiobdella tetrodonta n. sp.
(Fig. 6-8)
Questa nuova specie è molto affine alla Br. pertodonta di WHirman, di cui mi
sono estesamente occupato nel mio citato lavoro (!). Gli esemplari studiati furono
rinvenuti su Astacus klamathensis (del fiume Klamath) di California, facienti parte
delle collezioni del Museo di Vienna.
Caratteri esterni —Ha forma sottile ed allungata, quasi cilindrica, con capo ovoi-
dale, provvisto di due labbra, l’uno dorsale, l’altro ventrale.
È anche questa una piccola specie, non oltrepassando i 2 mm. di lunghezza
e avendo una grossezza di non oltre !/5 di mm. La ventosa posteriore non è molto
slargata, ed ha la forma di una piccola coppa. I pori genitali sono poco visibili.
Il clitello occupa il 7° segmento dopo il capo.
Caratteri interni. — Le due mascelle (Fig. 8) sono provviste ciascuna di quat-
tro dentelli uguali, e sono esattamente simili fra loro.
La spermateca è fatta ad ampolla, con breve condotto di uscita.
Lo spermasacco è molto evidente; l’ atrio è slargato , sacciforme ; il pene
provvisto di rigonfiamento a forma di bulbo, e sprovvisto, come in tutte le piccole
specie, di uncinetti e di guaina chitinosa.
Gli ovarî sono bene sviluppati, e grosse le uova che ricolmano la cavità
del 7° segmento postcefalico.
Diagnosi riassuntiva. — Corpo allungato, capo poco rigonfio, bocca provvista di
due labbra. Mascelle simili e provviste di quattro dentelli uguali ciascuna. Sper-
mateca in forma di ampolla, atrio sacciforme.
Dimensioni: Lunghezza 2 mm. grossezza 1/5 mm.
Habitat: Astacus klamathensis ; fiume Klamath (California).
Stephanodrilus sapporensis n. g. n. sp.
(Fig. 9-15)
È una forma interessantissima di discodrilide, che mi venne inviata in buon
numero di esemplari dal prof. Iyima di Tokio e che venne raccolta a Sapporo,
nell'isola di Jesso, una del!e più settentrionali dell'arcipelago giapponese. Ho ra-
gione di credere, quantunque non mi sia stata data precisa indicazione dell'ospite,
che la specie di Astacus su cui venne raccolta sia anche in questo caso l'A. japo-
nicus, che è la più frequente in quella regione.
Sebbene il maggior numero degli esemplari si trovasse in pessimo stato di con-
servazione, pure da due o tre meglio conservati, mediante l'esame 7 foto e lo
(1) pag. 2 e 3.
studio di riuscite serie di sezioni, ho potuto trarre i dati sufficienti per una de-
scrizione abbastanza completa dei caratteri esterni ed interni.
Caratteri esterni. — La forma del corpo è quasi cilindrica, un poco più ingrossata
nella parte posteriore che nell’anteriore. Misura 11 a 12 mm. di lunghezza, per
2 mm. circa di grossezza. La divisione del corpo in segmenti, pel numero e per
la disposizione degli annuli rispetto ai metameri, non differisce da quella delle
Branchiobdelle. Il capo non è più largo del resto del corpo, le aperture genitali
non hanno rilievi visibili esternamente , la ventosa posteriore è piccola e forma
un sol pezzo con l'estremo posteriore del corpo.
La più notevole caratteristica esterna sì rinviene nella parte del capo che cir-
conda la bocca, e che è rappresentata nella Fig. 10.
Questa parte consiste in un triplice ordine di rilievi cireumboccali: un primo
(a) più esterno formato da una serie di appendici digitate, le quali sono alter-
nativamente una più lunga ed una più corta; un secondo rilievo (0) fatto a cercine
non presenta e ed un terzo (c) che corre lungo l'orlo della bocca, è
formato da una serie di papille, tutte di 212 uguale e caratteristica, con estremo
libero assottigliato, e parte basale ingrossata. Nel complesso tutto questo com-
plicato organo boccale ha un aspetto di rosa o di corona, unico fra le molte specie
di discodrilidi fino ad oggi note.
Io ebbi già occasione di notare come il modo di presentarsi delle parti circum-
boccali abbia una notevole importanza nella sistematica di questi animali, e come
a torto sia stata quasi sempre trascurata dagli autori la descrizione di questa
porzione del corpo, che è l’unica caratteristica esterna che abbia valore nei di-
scodrilidi, anche perchè subisce poche modificazioni nelle contrazioni e resta quasi
immutata nella più o meno buona conservazione degli esemplari.
La parte più ingrossata del corpo trovasi in corrispondenza del 7° segmento
dopo il capo; in questo l’ipoderma si mostra più grosso e più intensamente colo-
rabile nei tagli; a questo segmento che contiene gli ovarî e le aperture femmi-
nili si può dare il valore di clitello (Fig. 12, cl.).
Caratteri interni.-Il tubo digerente nella sua porzione boccale porta un paio
di mascelle per disposizione uguali a quelle delle Branchiobdelle, e sullo stesso tipo,
ma di forma del tutto particolare. Ciascuna mascella ha un dente centrale molto
pronunziato, ed ai lati di questo due serie di minutissimi dentelli, in forma di
due piccolissimi ventagli (Fig. 11). La mascella dorsale è per forma e dimensioni
esattamente uguale alla ventrale. Nella parte che segue alla bocca il tubo dige-
rente corre diritto fino all’ ano, che si trova, come negli altri discodrilidi, al di-
sopra della ventosa posteriore.
Nella struttura della parete dell’ intestino, specialmente nella parte anteriore
che segue immediatamente alla regione cefalica, noto un grande sviluppo delle
cellule dello strato più esterno della parete stessa, le quali formano un vero clo-
ragogeno, simile a quello degli Oligocheti.
Il sistema nervoso nel suo complesso è simile a quello degli altri discodrilidi.
Le dimensioni relativamente grandi dell'animale permettono di seguirne la topo-
grafia e di vedere come in ogni metamero la catena ventrale è formata di un
connettivo risultante dalla fusione del doppio cordone ventrale, e di un ganglio,
costituito dalla fusione di due laterali, da cui si dipartono tre nervi a destra e tre
a sinistra, i quali decorrono in senso laterale; di essi non ho potuto seguire
l’intero percorso a causa dello stato di imperfetta conservazione degli esemplari.
Il sistema circolatorio differisce di poco da quello delle Branchiobdelle.
Esistono i vasi trasversi che riuniscono il vaso dorsale al ventrale, ma è molto
notevole il grande slargamento che il vaso dorsale presenta nei segmenti anteriori
dopo il capo e che ha l'aspetto di un vero organo centrale, funzionante da appa-
recchio propulsore.
Le caratteristiche interne più notevoli riguardano il sistema riproduttore,
che nel suo complesso non somiglia a quello di nessuno dei discodrilidi finora
conosciuti, ma ha, invece, notevoli affinità con quello di alcuni oligocheti limi-
coli. Esso occupa gli stessi segmenti che occupa nelle Branchiobdelle, ma è al-
quanto più complicato. Infatti vi si trova raddoppiato il numero dei testicoli e
degli imbuti ciliati annessi all’apparecchio eiaculatore maschile, e quello dei sacchi
spermatici, pur rimanendo invariato il numero degli ovarii e dei pori maschili e
femminili nonchè delle spermateche.
Nel 5° segmento dopo il capo si rinviene il primo paio di testicoli, aderente
al setto intersegmentale 4/5 e sporgente nel primo sacco spermatico (Fig. 12, te, ssp),
e la spermateca col suo poro d’uscita lungo la linea medio-ventrale. La sperma-
teca (spt) è formata da un sottile tubo a fondo cieco lievemente ingrossato verso
la parte libera (Fig. 13, spt). In questo stesso segmento, compresi nel sacco sper-
matico corrispondente, si aprono, infine, il 1° paio d’imbuti ciliati appartenenti
al sistema eiaculatore maschile.
Nel 6° segmento postcefalico vi è un secondo sacco spermatico , un secondo
paio di testicoli, ed un secondo paio d’imbuti, compresi anche questi nel sacco
suddetto.
Gli spermadutti che si continuano col paio precedente d’imbuti e quelli che
si continuano col secondo paio, convergono verso un grosso atrio, e vi versano
il loro contenuto mediante due sbocchi (uno per ciascun paio) posti verso la
metà dell’atrio stesso (Fig. 12, 183, spd). L’atrio di forma ovoide allungata ripie-
gandosi su sè stesso, si restringe in un breve condotto che mette capo al pene,
contenuto in uno slargamento bulbare (22) affine a quello di altri discodrilidi.
Il pene è in forma di cono un pò rigonfio nel mezzo (Fig. 14, pe) ed è prov-
visto di una ben distinta guaina chitinosa (gp); esso è cavo, e nel suo interno
si notano numerosi spermatozoi raggomitolati. Questa completa guaina chitinosa
del pene è del tutto caratteristica, non essendosi trovati sul pene di altri disco-
drilidi se non, talora, dei piccoli uncinetti, esistenti soltanto negli individui
molto bene sviluppati.
Nel 7° segmento si rinvengono due ovarii e due ovidutti. Gli ovarii sono vo-
luminosi e producono grosse uova le quali riempiono quasi l’intero segmento (Fig.
12 e 13, 40).I due ovidutti sono piccoli, in forma di imbuti col margine lobato
fornito di ciglia vibratili sporgente entro la cavità del segmento, i quali mettono
capo direttamente ai pori posti sulle linee latero ventrali, nel solco tra i due
annuli del segmento. Anche questi organi, frequentì negli oligocheti, si osservano
in questo genere per la prima volta fra i discodrilidi.
Nel segmento immediatamente successivo (8° dopo il capo) si trovano delle
grosse uova in gruppi di due o tre, le quali danno a questo segmento il valore
dì un sacco ovarico. (Fig. 12 e 13, uo).
Diagnosi riassuntiva del genere.--Capo fornito di complicato organo cireumboc-
cale di adesione; mascelle uguali di forma. Due paia di testicoli, due paia d’im-
buti seminali, un atrio ed un poro maschile. Due sacchi spermatici impari nei
segmenti dei testicoli. Una spermateca tubulare intera. Ovidutti presenti.
Diagnosi riassuntiva della specie.-Corpo cilindrico poco ingrossato nella regione
genitale, capo non maggiore in diametro del resto del corpo . bocca circondata
da un complicato organo lobato; ventosa terminale piccola. Mascelle con un dente
centrale e due serie laterali di minutissimi dentelli. Due paia di testicoli, e due
sacchi spermatici, due paia d’imbuti seminali con spermadutti convergenti a due
a due in due brevi condotti che sboccano in un atrio ampio e sacciforme. Una
spermateca piccola in forma di breve tubolino cieco. Un paio di ovarii e un paio
di pori femminili; ovidutti con padiglioni ovarici. Uova libere nel segmento che
segue quello degli ovarì e dei pori femminili.
Lunghezza 12 mm.; grossezza 2 mm.
Habitat: Astacus japonicus ; Sapporo.
Osservazioni critiche. Di tutte le forme di discodrilidi finora note, lo Stepha-
nodrilus non trova riscontro in nessuna pel suo aspetto esterno, e specialmente
per l'organo boccale anteriore che è del tutto caratteristico.
Per quel che riguarda l’organizzazione interna, una certa somiglianza può ri-
scontrarsi nell’ apparecchio riproduttore per la disposizione ed il numero delle
parti, fra questo genere ed il gen. Bdellodrilus del Moore (!), inquantochè in
questo come in quello si rinvengono una spermateca con un poro, due paia di
testicoli, due paia di padiglioni spermatici, due sacchi spermatici impari, un paio
di ovarii, un paio di pori femminili; ma nella struttura di queste parti le diffe-
renze sono assai notevoli. La spermateca bifida nel Bdellodrilus è intera nello
Stephanodrilus, Vatrio così ben delineato e di forma così regolare in questo, è del
tutto diverso in quello e così pure la disposizione dei padiglioni spermatici ; i
pori femminili non sono nel Bdellodrilus provvisti come nello Stephanodrilus de-
gli ovidutti, i quali, nel genere da me descritto, si constatano per la prima vol-
ta non essendo stati mai rinvenuti, neanche in Branchiobdelle delle specie più
grandi.
Anche per gli altri sistemi organici il Bdellodrilus si allontana dallo Stepha-
nodrilus, il quale p. e. non possiede il complicato sistema di glandole laterali de-
scritto dal Moore in Bdellodrilus. La forma delle mascelle, ed il fatto che in
1) Moore. P. — The anatomy of Bdellodrilus illuminatus, an american Discodrilid : Journ. Mor-
phol. Boston, Vol. 10, pag. 497, Pit. 30-32.
questo genere esse sono differenti, mentre nello Stepharodrilus sono uguali è un
altro importante carattere differenziale.
Per tutte queste ragioni ho creduto di poter riconoscere nell’animale da me preso
in esame un nuovo genere di Discodrilide , che, pel carattere dell’ organo peri-
boccale, formante una sorta di corona, ho chiamato Stephanodrilus (da atégavos,
corona).
Riguardo alla posizione sistematica del gruppo, di cui mi sono occupato più
estesamente nel già citato lavoro, non posso, dopo lo studio di queste nuove
forme, che confermare quello che ebbi già a dire, che cioè i Discodrilidi sono
degli Oligocheti modificati, e che le caratteristiche esterne in qualche modo so-
miglianti a quelle degli Irudinei sono dovuti allo adattamento alla vita parassitaria,
vanno quindi interpetrati come fenomeni di convergenza.
Quanto alle caratteristiche interne quelle del sistema genitale dello Stephano-
drilus, in confronto di quelle delle Branchiobdelle, sono esattamente parallele a
quelle che, p. e. possono rinvenirsi in un oligochete Lumbriculide del gen. Lum-
briculus, Trichodrilus, Stylodrilus (od altro genere a due paia di testicoli e due
paia di imbuti seminali) in confronto di un oligochete limicolo della famiglia dei
Tubificidae : consistendo la differenza principale fra i detti due generi di discodri-
lidi, come fra queste due famiglie di oligocheti nel fatto che nello Stephanodrilus
e nei Lumbriculidi le gonadi maschili e i relativi apparecchi eiaculatori si trovano
raddoppiati rispetto al genere Branckiobdella ed ai Tibificidi nei quali sono semplici.
Il carattere degli atrii e dei pori maschili impari ed unici non può essere invo-
cato come una caratteristica esclusiva dei Discodrilidi, che possa distinguere
questi anellidi dagli Oligocheti, giacchè, come fu messo da me stesso in rilievo
nel precitato lavoro, in epoca recente sono stati trovati varii oligocheti aventi lo
stesso carattere, e fra questi il genere Mesoporodrilus fra i Lumbriculidae dà esem-
pio di una disposizione delle parti dell'apparato genitale esattamente parallela a
quella dei Discodrilidi del genere Branchzobdella.
Nel materiale di Discodrilidi raccolto dal Prof. MonriceLLI sugli Astacidi dei
Musei di Vienna e di Parigi, oltre alle due specie descritte in questo lavoro (Braw-
chiobdella digitata e Br. tetrodonta) ho trovato altre forme riferibili, per quanto
ho potuto ricavare dagli esemplari esaminati non sempre in condizioni favore-
voli di conservazione, a forme già note. Le enumero qui per dar notizia della loca-
lità di rinvenimento, che può interessare per la distribuzione geografica delle specie
in relazione con quella degli ospiti.
1. Branchiobdella astaci OpIER.
Riferisco a questa specie per l’ aspetto generale e la forma delle mascelle, al-
cuni piccoli esemplari di Branchiobdella del museo di Vienna rinvenuti su Astaeus
leniusculus DANA portanti la località : « fiume presso la collina di Olimpia, Stati
Uniti d'America
2. Branchiobdel/a parasita 1)orNER.
Ho esaminato alcuni esemplari che con ogni probabilità appartengono a questa
specie rinvenuti sul Cambarus robustus del Genesse River e sull’Astacus nigrescens
di California delle collezioni del Museo di Parigi.
3. Branchiobdella pentodonta WirHman.
Sembrano appartenere a questa specie alcuni esemplari provenienti dal Cam-
barus viridis del Texas (collezione del Museo di Parigi).
4. Branchiobdella heterodonta Avcm.
Ho identificato come appartenenti a questa specie degli esemplari raccolti su
Astacus Kessleri del Turkestan (Museo di Parigi).
Istituto zoologico della R. Università, Febbraio 1906.
SPIEGAZIONE DELLA TAV.
Lettere comuni alle figure :
at
bl
cl
gpe
ov
ovd
pe
pe
atrio.
bulbo.
clitello.
guaina del pene.
ovario.
ovidutto.
padiglione ciliato spermatico.
pene.
poro femminile.
poro maschile.
9
— poro della spermateca.
— spermadutto.
— spermateca.
— spermatozoi.
— sacco spermatico.
— ‘testicolo.
— uovo.
1.— Branchiobdella digitata n. sp.; vista di profilo. x 50.
2.— La stessa vista dal lato ventrale. x 50.
3. — Mascella della stessa: a) vista dal lato dorsale, b) vista di profilo. x< 900.
4. — Spermateca della stessa. x 250.
5.— Segmenti genitali con gli organi visti dal lato ventrale. >< 60.
6. — Branchiobdella tetrodonta n. sp.; vista di profilo. x 50.
7.— La stessa compressa e vista per trasparenza, con gli organi genitali messi in evidenza. x50.
8. — Le mascelle della stessa. >< 900.
9. — Stephanodrilus sapporensis n. g. n. sp.; visto di profilo. x< 10.
10. — Parte anteriore dél capo, con l'apparato periboccale. >< 45.
11. — Mascella. x 250.
12. — Taglio sagittale dei segmenti genitali dello stesso, praticato secondo un piano parallelo
al piano di simmetria dell'animale e spostato verso il lato sinistro, in modo da met-
15
14
tere in evidenza l'apparecchio genitale. >< 40.
. — Ricostruzione dell'apparecchio genitale completo visto dal lato ventrale dell’animale.><40.
e 15. — Tagli attraverso il bulbo peniale, il pene, ed il poro genitale maschile. x 180.
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Napoli — R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
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Napoli — R. Tipografia Francesco Giannini & Pigli
& Pierantoni dis.
Brogre MA faffagi Pizza Slice BI
Anniarro del Museo Lu
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LI Pierantoni dis.
NIENTE)
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZO0LOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INNuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 12. 11 Agosto 1906
Doct. W. KOBELT
(Schwanheim)
Die Untergattung Murella (Sectio Opica) Koskr
(Tav. 6.)
[Ricevuta il 80 Aprile 1906)
Italien siidlich der grossen Senke, welche vom Golf von Neapel aus quer durch
die Halbinsel iiber Benevent und Melfi zum Ofanto und der apulischen Ebene
zieht, gehòrt leider immer noch zu den sehr ungeniigend erforschten Teilen Eu-
ropas. Der Fremde geht nur iusserst selten iiber die Surrentiner Halbinsel hinaus,
aber auch der Eingeborene meidet die Basilicata und noch mehr das beriichtigte
Kalabrien. So kommt es, dass in dem grossen Gebiete zwischen der « Senke von
Benevent » und dem Silawald noch grosse Strecken kaum jemals von einem
sammelnden Naturforscher betreten worden sind, und dass ausser den Bewohnern
des Landes nur sehr wenige Menschen wissen, welche Fiille von Naturschònheit
es birgt. Beziiglich seiner Molluskenfauna sind wir auf ein paar Angaben bei
Costa und bei PÒiuippr angewiesen; die Forschungen von Apami und Carori be-
ziehen sich nur auf den Raum stiidlich von der Sila.
Ich hatte im Frihjahr 1902 Gelegenheit gehabt, ein klein wenig iber die
gew6hnliche Touristengrenze hinaus zu kommen und im Selethal um Eboli und
in den Thàlern zwischen diesem Thale und Salerno den Wandelformen der Helix
surrentina nachzugehen. Ein kleiner Vorstoss nach dem Monte Postiglione bewies
mir, dass weiter im Siiden Iberusarten auftraten, die von Helix surrentina voll-
stàndig verschieden waren, und das veranlasst mich im Herbste 1903 zwei mehr-
tigige Excursionen iiber den Sele hinaus zu unternehmen, deren Erfolg meine
Erwartungen bei weitem ibertraf.
Ich habe die gefundenen Novitàten bereits in dem zwélften Bande der neuen
Folge von Rossmaesslers Iconographie beschrieben und abgebildet. Da aber dieses
umfangreiche und kostspielige Werk nur ganz wenigen Forschern in Italien zu
Gesicht kommt, habe ich mit Freude das Anerbieten meines verehrteu Freundes
Prof. MowrIceLLI angenommen, den Beschreibungen und Abbildungen der neuen
Arten ein Plitzchen in dem « Annuario » einzuriumen.
Sr
Ieh habe im Herbst 1903 in Begleitung meines Freundes WucLe zunichst
der Gola di Romagnano einen Besuch abgestattet, dann wandten wir uns
nach dem Val di Diano und sammelten in der Umgebung von Sala Consilina.
Von Lagonegro aus folgten wir dann der grossen kalabrischen Heerstrasse bis
Lauria und wandten uns dann wieder iber Trecchino der Kiistenbahn und der
Station Maratea zu, um dann nach Neapel zuriickzukehren. Bei der zweiten
Excursion brachte uns die kalabrische Kistenbahn nach Centola und der Schlu-
cht, in welcher der Mingardo die Masse des Monte Bulgheria durchbricht, dann
nach Sapri. Von dort ging es iber den Pass am Nordabhang des Monte Coc-
covello nach dem Felsenneste Rivello (oder Rovelli ?), das schon dem Becken
von Lauria angehòrt, und Lauria, und von da am anderen Tage auf der grossen
Heerstrasse iber das Campo di Galdo, Castelluccio, Mormanno und Murano nach
Castrovillari, und von da nach Cosenza an der Sila. Uebertriebene Nachrichten
îiber einen Vesuvausbruch veranlassten mich von da direkt nach Neapel zuriick-
zukehren. Ich habe also nur einen kleinen Teil der siidlichen Basilicata und
des nòrdlichen Kalabriens fliehtig durchfahren, und dabei nur am Rande der
grossen Heerstrasse sammeln kònnen. Wenn ich trotzdem mindestens ein Dut-
zend guter neuer Arten nur aus der einen Gruppe von Zberus erbeutete, und
zwar nicht in einzelnen Exemplaren, sondern zu Hunderten, so kann man sich
eine Vorstellung davon machen, welchen Reichtum neuer Formen noch der
Forscher zi erwarten hat, welcher in diesen Gebieten wirklich griindlich sam-
meln kann.
Bekanntlich bildet siidlich vom Matese -Gebirge der Apennin kein Kettenge-
birge mehr, sondern lòst sich in eine Anzahl machtiger Bergstòcke von 1800-
2000 Meter Hohe auf, zwischen denen entweder hochgelegene Muldenthàler,
Campi genannt, liegen, oder Kesselthiler, aus denen sich die Gewàsser in
tiefen Schluchten den Weg zum Meere bahnen. Iedes dieser Bergmassive hat
seinen eigenen Formenkreis von Zberus aus der Untergattung Opzca, aber nicht
nur jedes gréssere Thal, sondern auch jede Schlucht beherbergt eine besondere
Lokalform dieses Formenkreises, die als Varietàt angesehen und deshalb mit
einem besonderen Namen belegt werden muss. Diese Varietàten sind bei jedem
Formenkreise mehr oder minder dieselben , genabelte, ungenabelte, stàrker und
schwécher gerippte, hohere und flachere, aber sie halten dabei die Kennzeichen
des Formenkreises fest und sind fiir ein geiibtes Auge unschwer zu unterscheiden.
Es ist hier nicht der Ort, genauer auf die Schlussfolgerungen einzugehen welche
sich aus diesen Verhàltnissen fiir die geologische Geschichte Siiditaliens und die
Entwicklung seiner Molluskenfauna ziehen lassen wirden, wenn diese Gebiete
einmal griindlich erforscht waren. Auch geniigt dafir unsere heutige Kenntniss
durchaus nicht. Kaum dass wir die grossen Formenkreise feststellen kònnen.
Nach dem, was ich heute weiss, sind die Arten, welche ich als Sektion Optea
der Untergattung Murella zusammenfasse, auf die alteren Kalkgebiete Italiens
beschrinkt und treten auf den tertiiren Schichten zuriick oder fehlen ganz. Ihr
Gebiet beginnt in den Monti Sibillini mit Melix tetrazona Fr. Dann folgt der
Formenkreis der Helix strigata Fr. nérdlich der Tiber, und siidlich dieses Flussta-
les der der Helix Carsoleana Fir., welchem Helix signata Fr. im Sidwesten zuzu-
rechnen ist. Er nimmt die drei grossen Massive der Abruzzen ein, Gran Sasso
d’Italia, Majella und Monte Mileto; seine Verbreitung bricht in der Tuffzone ab,
welche die Senke von Benevent erfillt.
Siidlich dieser Senke erstreckt sich westlich vom Monte Volture bis zum Se-
lethal das Gebiet der Helix surrentina Ap. Sonmir, èstlich in den apulischen
Murgie, dem Kiistengebiet von Taranto und der Terra d’Otranto der noch kaum
bekannte Formenkreis der Helix mariannae.
Siidlich vom Selethal in der Schlucht von Romagnano und am Monte Posti-
glione tritt die Sippschaft der Helix basiicatae auf, am Monte Bulgheria Helix
mingardi, am Ostrande des Val di Diano und éstlich von da Helix consiglina, von
Lagonegro ab im ganzen Gebiete des Kessels von Lauria Helix lauriae, von da
zum oberen Sybaris die Reihe von Prachtformen, welche sich um Helix lucana
WeESTERLUND (ex recensione mea) gruppirt. Dann kenne ich noch vom Nordrande
des Coccovello den Formenkreis der Helix marateensis und coccovelli , sidlich
von demselben Bergmassiv Helix saprensis. Das ganze Gebiet zwischen Basento,
Val di Diano und Sybaris ist noch véòllig unbekannt, auch den michtigen Berg-
stock des Monte Pollino, welcher durch ausgedehnte schneckenleere Thonschie-
fermassen vom Apennin getrennt wird, aber noch aus Kalk und nicht aus Granit
besteht, habe ich nur am iussersten Rande gestreift. Hoffentlich findet sich recht
bald Jemand, der die noch unerforschten Gebiete in Angriff nimmt. Meinen Lands-
leuten kann ich versichern, dass es sich in Nordkalabrien nicht schlechter reist,
als in anderen Gebieten Italiens abseits der grossen Heerstrasse , und dass die
Sicherheit nichts zu wiinschen iibrig lisst.
Die Sippschaft der Hel2x surrentina Ap. Scumr habe ich schon im ersten
Bande des Annuario erértert, von den Formen der Basilicata Helîx Wullet vom
Monte Postiglione und zwei Formen unbekannten Fundortes aus der Paulucci’-
schen Sammlung, welche ich als Meli dasilicatae und Helix potentiae beschrieben
habe. Erstere habe ich in der Gola di Romagnano wiedergefunden. Sie ist von
WesrerLuND schon frither als Helix surrentina var. lucana erwahnt, aber mit einer
vollig verschiedenen Form zusammengeworfen worden, die von Murano in Kala-
brien stammt. Zu erkennen ist das allerdings nur aus den Fundortsangaben Bal-
vano und Murano; welche von ihnen der Typus sein soll, ist nicht angegeben.
Ich kann also den Namen Helix basilicatae fùr die Form von Balvano aufrecht
erhalten und den Westerlund’schen Namen auf die Form beschrinken , welche
sich von Mormanno bis Castrovillari herrschend findet.
Die im ersten Bande des « Annuario » abgebildete Helix gauri aus dem obe-
ren Teile des Piano di Sorrento habe ich in 1903 vergeblich wieder zu finden
versucht ; ich fand iiberall nur Helix surrentina var. alticola m., doch habe ich den
steilen Felskegel oberhalb der Locanda due Golfi nicht betreten kònnen, weil
ich vergessen hatte in Neapel eine Erlaubnis des Eigentiimers einzuholen, und
halte es immer noch fiir mòglich, dass sie sich an diesem findet.
1. Murella (Opica) mingardì Koseur
( Fig. 25)
'Pesta exumbilicata depressa, solidula, vix nitida, superne arcuatim filostriata, basi laevior,
alba, unicolor vel (multo rarius) varie aurantiaco interrupte fasciata. Spira parum elevata,
apice parvo, fuscescente, laevi. Spira parum elevata, apice parvo, fuscescente, laevi; sutura
linearis, impressa. Anfractus 4 1/, convexi, sat celeriter accrescentes, ultimus depresse ro-
tundatus, initio interdum subangulatus, antice breviter deflexus. Apertura perobliqua, plano
arcuato, ovata, valde lunata, faucibus fuscescentibus ; peristoma acutum, tenue, expansum,
vivide aurantio-fuseo labiatum, limbo angusto pallidiore; margines subconniventes , callo
tenuissimo incolorato vix junetis, columellari inerassato , vix arcuato vel stricto, supra ap-
presso, dilatato, sed distinete circumseripto.
Diam. maj. 20, min. 17, alt. 11-12 mm.
Murella mingardi KogeLr, Nachrbl. D. mal. Ges. 1904, Vol. 36, pag. DT.
Iberus (Opica) mingardi KopeLr, Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag. 38,
N.° 2019.
Hab.— Prope Centola montis Bulgheriae, ad ripas fluvii Mingardi.
2. Mureila (Opica) consigliana Konkor
(Fig. 16-18)
Testa depressa, aperte sed haud late umbilicata, umbilico intus mox coaretato vix pervio,
tenuiuscula sed solidula, supra ruditer et sat confertim sulcato-striata, sulcis oblique ar-
cuatis, basi laevior, griseo- albida, seriebus macularam corneo-fuscarum tribus in anfrace-
tibus spirae distinete, in ultimo minus distinete strigatim confluentium , in ultimo fasciola
quarta parum distineta ornata. Spira depresse conica apice parvo, laevi, luteo; sutura linea-
ris, impressa. Anfractus 5 leniter regulariterque accrescentes, superi convexiusculi, ultimus
tumidus, fere inflatus, basi et praesertim circa umbilicum subgibbus, antice profunde cele-
riterque deflexus. Apertura perobliqua , plano parum arcuato, modice lunata, intus fusces-
cens maculis praesertim prope labrum translucentibus; peristoma acutum, tenue, expan-
sum, intus vix tenuissime fuscescente labiatum, marginibus convergentibus sed vix vel haud
junetis, supero arcuato, ad insertionem valde producto, basali et columellari aeque arcuatis,
levissime reflexiusculis, columellari supra dilatato, fornicatim super umbilici partem reflexo,
ad insertionem vivide fusco tincto.
Diam. mas. 22, mm. 19, alt. 13 mm.
Murella consigliana KoseLr, Nachrbl. D. mal. Ges. 1904, Vol. 36, pag. 59.
Iberus (Opica) consigliana KogeLr, Rossmaessler Teonographie (N. F.) Vol. 12, pag. 35, N.°
2010-2012
Hab.—prope Sala Consilina Basilicatae.
i°I
3. Murella (( Opica) sirinensis KoBELT
(Fig. 19)
Testa depressa, obtecte umbilicata, interdum fere omnino exumbilicata vel rimata, solida,
haud nitens, supra confertim costellato -striata, basi laevior, alba, plerumque fascia quarta
tantum interrupta sed vivide aurantio-fusea, rarius seriebus quoque tribus superis macu-
larum insignis. Spira depresse conica, apice parvo, acuto, laevi, fuscescente; sutura linea-
ris; impressa. Anfractus fere 5, primi leniter, sequentes celerius accrescentes, sat convexi,
ultimus latior, aperturam versus dilatatus, compressus, interdum fere subangulatus , basi
convexior, circa umbilicum subgibbus, antice subite valdeque deflexus. Apertura perobliqua,
plano parum arcuato , ovata vel subpiriformis , modice lunata, faucibus leviter fuscescen-
tibus fascia haud translucente; peristoma saturate castaneum, undique fusco labiatum, tenue,
marginibus conniventibus, sed haud junctis, supero acuto, producto , subimpresso, externo
reflexiusculo, columellari labio compresso castaneo armato, patulo, supra dilatato , reflexo,
umbilicum fere omnino occludente, versus parietem aperturalem distinetissime definito.
Diam. maj. 19, min. 16, 5, alt. 11 mm.
Murella sirinensis KoseLr, Nachrbl D. mal. Ges. 1904, Vol. 36, pag. 60.
Iberus (Opica) sirinensis Koger, Rossmaessler Iconographie (N. F.), Vol. 12, pag. 36,
N.° 2013.
Hab. — prope Lagonegro Basilicatae.
4. Murella (Opica) rivellensis KoBkLr
(Fig. 30)
Testa exumbilicata, depressa, plus minusve distinete angulato- carinata , solida, nitidula
supra filoso-striata, infra laevior, alba, fascia unica rufo-fusca infra angulum pulcherrime
ornata. Spira breviter conica (saepe subscalari-elata), apice parvo luteo-fusco ; sutura li-
nearis. Anfractus 4 1/, regulariter accrescentes, convexi, ultimus parum latior, distinete
angulatus, angulo aperturam versus evanescente, basi et praesertim circa regionem umbili-
calem magis convexus, antice breviter sed profunde deflexus. Apertura perobliqua , ovato-
subpiriformis, valde lunata, intus lutescenti-albida fascia externa vix vel haud translucente;
peristoma acutum, intus pone limbum fuscum anguste albido -labiatum, marginibus subeon-
niventibus, sed haud junetis , supero recto, externo reflexiusculo, columellari dilatato, ap-
presso, umbiliceam omnino occludente, vivide fusco, intus auguste albomarginato.
Diam. maj. 19, min. 16, alt. 10-12 mm.
Hab.— prope Rivello Basilicatae
5. Murella (Opica) lauriensis Kosktw
(Fig. 26-27)
Testa depressa conoidea, omnino exumbilicata. vel rarissime obsolete rimata, solida, haud
nitens, alba vel seriebus macularum fuscarum sagittiformium parum conspicuarum orna-
ta, superne confertim costellato - striata, inferne laevior. Spira sat elate conica, apice parvo,
laevi, fuscescente, prominulo; sutura impressa linearis. Anfractus 4 1/, convexi, regulariter
crescentes, ultimus primum subangulatus, dein rotundatus, basi plano- convexus, antice subite
deflexus. Apertura perobliqua, piriformis, parum lunata, faucibus fuscescentibus; peristoma
aurantio- fuscum, ad columellam saturatius tinetum, distinete aurantio labiatum, margimibus
conniventibus sed vix callo tenuissimo utrinque anguste fusco colorato junetis, margine su-
pero recto subdepresso, externo et basali reflexiusculis, columellari saturatius tincto, reflexo,
umbilicum omnino claudente.
Diam. maj. 15-19, min. 13-17, alt. 9-12 mm.
Murella lauriensis Koseur, Nachrbl. D. mal. Ges. 1905, Vol. 37, pag. 84.
Iberus (Opica) lauriensis KoseLt, Rossmaesler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag. 39, N.°
2020, 2021.
Hab.— circa Lauriam Basilicatae.
6. Murella (Opica) spinae Koserr
( Fig. 28)
Testa obteete umbilicata, depressa, solida, nitidula, subtiliter costellato -striata, costellis
filiformibus, in anfractus ultimi parte supera impressionibus parvis transversis hie illie pe-
culiariter subgranulosa, unicolor alba apice corneolo, rarius maculis seriatis ornata. Spira
breviter conica, apice parvo, sutura lineari. Anfractus 41/, leniter regulariterque accrescentes,
convexiusculi, ultimns penultimo fere sesquies latior, initio subangulatus dein compresso-ro-
tundatus, antice primum descendens dein subito profunde deflexus. Apertura perobliqua, sub-
piriformi-ovata, modice lunata, intus lutescenti - albida; peristoma simplex, distinete labiatum
labio lutescente, marginibus conniventibus, vix callo tenuissimo junetis , supero profunde
infra angulum intorto, depresso, recto, externo et basali expansis, columellari reflexo, com-
presso, labiato, ad insertionem dilatato, super umbilicum producto sed patente, et saturate
fusco tincto.
Diam. maj. 18, min. 16, alt. 10 mm.
Iberus (Opica) spinae KogeLr, Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag. 39, N.°
2022.
Hab.— prope Lauriam Basilicatae.
T. Murella (Opica) trecchinensis KogeLr
(Fig. 29)
Testa omnino exumbilicata, depresse globoso- conica vel subdepressa, solida, parum nitens,
seriebus tribus macularum aurantiacarum parum distinetis et in anfractu ultimo fascia sub-
continua, maculis sagittiformibus saturatioribus regulariter dispositis insigni ornata, obsole-
tissime tantum superne striatula, minime costellata. Spira plus minusve elate conica, apice
parvo , laevi; sutura impressa , linearis. Anfractus 5 convexi, primum lente dein celerius
accrescentes, ultimus major, rotundatus, antice primum leniter descendens, dein subito de-
flexus. Apertura perobliqua, ovato-rotundata, parum lunata, faucibus fuscescentibus; peri-
stoma acutum, extus basique expansum et reflexum, aurantio - fusco tinctum et labiatum, co-
lumellari leviter incrassato, subcompresso, vivide aurantio-fusco, ad insertionem appresso
et macula umbilicali cincta.
Diam. may. 21, min. 18, alt, 14 mm.
:
Iberus (Opica) trecchinensis Koseur, Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag. 40,
N.° 2023.
Hab.— prope Trecchina inter Lauriam Basilicatae et Marateam Calabriae, in silvis Ca-
staneae vescae.
8. Murella (Opica) galdensis Koper
(Fig. 13-15)
Testa imperforata, subgloboso - conica, solida, parum nitida, superne costellato-striata, co-
stellis confertis, obliquis, subarcuatis, hic illic cicatricosa, sub vitro quoque sculptura spirali
nulla, alba, seriebus tribus macularum fuscarum in anfractibus spirae, saepe obsoletis ; ra-
rius strigatim confluentibus, et in anfractu ultimo fere semper fascia lata interrupta sed di-
stinetissima lataque vivide aurantio-fusca pulcherrime ornata. Spira conica lateribus vix
convexis, apice parvo obtusato; sutura linearis impressa. Anfractus 5 regulariter et sat ce-
leriter accrescentes, convexi, ultimus major, rotundatus, antice breviter sed profunde de-
flexus, basi laevior, subplanatus. Apertura obliqua plano arcuato , ovato-rotundata, valde
lunata, faucibus fuscescenti albidis fasciis translucentibus, peristoma saturate fuscum, expan-
sum, extus et infra reflexiusculum, acutum, intus fusco labiatum, marginibus haud vel vix
callo tenuissimo junetis, supero subarcuato, externo breviter rotundato, columellari striete
oblique ascendente, rarius dentis vestigia exhibente, ad insertionem dilatato, vividius tineto,
colore partem parvam regionis umbilicaris quoque tegente.
Diam. ma). 23, min. 19, alt. 15 mm.
Murella galdensis KoseLr, Nachrbl. D. mal. Ges. 1904, Vol. 36, pag. 21.
Iberus (Opica) galdensis KozeLr, Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag.34, N.°
2007 - 2009.
Hab.—in valli « Campo di Galdo » Calabriae borealis.
9. Murella (Opica) lucana (WesverLunD) KoBeLT
(Fig. 20-24)
Testa depresse conica vel conica, exumbilicata vel obtecte umbilicata, parum crassa sed
solidula, supra striato-sulcata, sulcis arcuatis, basi laevior, alba, seriebus tribus macularum
fuscarum vel castanearum strigatim et in fascias iuterruptas confluentium, tertia majore, et
in anfractu ultimo fascia quarta subcontinua pulcherrime ornata. Spira conica apice parvo,
laevi; sutura profunde impressa Anfractus 5 convexi, regulariter et sat celeriter accrescentes»
ultimus rotundatus, in regione umbilicari subimpressus, antice celeriter profundeque deflexus'
Apertura obliqua, ovato - piriformis, lunata, intus fuscescenti-albida, fasciis perlucentibus;
peristoma acutum, nisi prope insertionem marginis externi undique expansum et reflexum,
intus albido-fusco labiatum, margine columellari subinerassato, ad insertionem dilatato, ap-
presso, macula fusca insigni, versus parietem aperturalem bene definito.
Diam. maj. 23, min. 20, alt. 15 mm.
Helix surrentina forma lucana WesterLuNp, Fauna palaearet. Binnenconch. II, pag. 385
(ex parte).
Murella lucana KogeLr, Nachrbl. D. mal. Ges. 1904, Vol. 36, pag. 60.
Iberus (Opica) lucana Koseur, Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag. 37, N.°
2014 - 2015.
Hab.— circa Murano Calabriae.
Der Name MHeliw lucana ist fir diese schòne Form, welche ausserhalb des alten Luka-
niens vorkommt, eigentlich nicht richtig. Ich kann aber nicht umbin ibn anzunehmen. Wers-
rerLunp hat in seiner Fauna der palaearktischen Binnenconehylien II, pag. 385 eine forma
lucana der Heliw surrentina kurz beschrieben mit den Fundorten Balvano und Morano. Fiir
die erstere Form habe ich nach Exemplaren der Paulueci ’schen Sammlung den Namen
Iberus basilicatae eingetthrt: es bleibt also fir die Form von Morano nach den geltenden
Nomenclaturregeln der Name lucanus Wersreru. Beide Formen haben mit Iberus surrentinus
niehts zu thun und sind auch untereinander gut verschieden. Iberus lucanus findet sich
ausser bei Morano am oberen Sybaris auch auf der ganzen Strecke von da bis zum hoch-
liegenden Mormanno am ganzen Westende des Monte Pollino und wahrscheinlich auch am
Siidabhang und lings der Sierra Dolcidorme. Sie ist nicht minder vertinderlich , als die
ùbrigen kalabrischen Formenkreise. Ich habe ausser dem Typus den ich innerhalb des
Stiidtehens Murano am Abhang der grossen Heerstrasse fand, noch folgende drei Varietàten
unterschieden, die gut getrennt von einander lings der Heerstrasse vorkommen.
Var. discesae (Icon. fig. 2016): differt a typo testa planiore, saepe umbilicata.
Hab. — inter vallem Campotenese dietum et Morano.
Var. tenetensis (Icon. fig. 2017): differt a typo testa multo magis depressa, plerumque
plus minusve aperte umbilicata, maculis aurantiacis haud strigatim sed fasciatim confluen-
tibus, anfracta ultimo subinflato, circa umbilicam subgibbo. Diam. maj. 22, min. 19, alt.
15 mm.
Hab. — Campotenese.
Var. mormannensis (Icon. fig. 2018): differt a typo testa minore, plus minusve distinete
quadrifasciata, haud strigata, distimetius costellata. Diam. maj. 20, min. 17, alt. 13 mm.
Hab.— circa oppidum Mormanno.
10. Murella (Opica) saprensis Kogkur
(Fig. 1-4)
Testa depressa conico -globosa, exumbilicata, solida, nitidula, obsolete costellato-striata
sculptura spirali nulla, alba, seriebus macularum tribus plerumque strigatim confluentibus,
saepe obsoletis, et fascia quarta interrupta vix distincetiore in anfractu ultimo ornata. Spira
depresse conica apice sat magno, corneo; sutura linearis. Anfractus 51/, convexiusculi, lente
accrescentes, ultimus parum dilatatus, rotundatus, antice sat longe et profunde descendens.
Apertura perobligua, plano arcuato, ovata, valde lunata, intus iutescenti vel fuscescenti - alba,
fasciis vix translucentibus; peristoma tenue, acutum, expansciusculum, vivide aurantio - fusco
tinetum, sed vix labiatum, marginibus vix callo tenuissimo junetis, supero valde producto
et subimpresso, columellari subinerassato vividius tineto, supra appresso et maculam umbi-
liearem formante fere parallelo.
Diam. maj. 24, 5, min. 19, 5, alt. 15 mm.
Murella saprensis KogrLr, Nachrbl. D. mal. Ges. 1904, Vol. 36, pag. 22.
Iberus (Opica) saprensis Koskr, Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag. 33, N.°
1995-1996, cum var. ulicis, fig. 1997 et pisacanti fig. 1998.
Hab. — prope Sapri Calabriae.
Var. ulicis: differt a typo testa magis globosa, umnicolore vel fascia basali tantum ornata.
In foliis Ulicis europaeae praecipue invenitur.
Var. pisacanii : differt seriebus macularum 4. In olivetis asperioribus invenitur.
11. Murella (Opica) coccovelli Koseur
( Fig. D-7 )
Testa late conica, exumbilicata vel obsoletissime rimata, eretaceo-alba, supra sulcis ar-
cuatis subtilibus sed distinetis potius exarata quam costellata, basi laevior, solidula, param
nitens, seriebus macularum tribus, in ultimo quatuor, infima multo distinetiore pulcherrime
ornata. Spira conica, apice sat magno, laevi, lutescente; sutura linearis. distineta. Anfractus
5 1/, convexi, fere tumidi et subgradati, lentiforme accrescentes, ultimus vix major, com-
presso -rotundatus, basi convexiusculus, antice arcuatim profunde deflexus. Apertura per-
obliqua plano arcuato, oblongo- ovata, valde lunata, faucibus fuscescentibus, fasciis translu-
centibus; peristoma acutum, tenue, expansum, basi vix reflexiusculum, marginibus parallelis,
naud vel vix junetis, supero et externo vix tenuiter luteo-vel albolabiatis, columellari in-
crassato stricto, vivide castaneo acie pallidiore, supra dilatato, appresso, sed distinete mar-
ginato et interdum rimam relinquente; macula umbilicaris nulla.
Diam. maj. 21, min. 18, alt. 14 mm.
Murella coccovelli KoseLr, Nachrbl. D. mal. Ges. 1904, Vol. 36, pag. 23.
Iberus (Opica) coccovelli KoseLr, Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag. 33, N.°
1999-2001.
Hab.— ad montem Coccovello inter Sapri Calabriae et Rivello Basilicatae, alt. 700 m.
Differt a M. saprensi testa conica, anfractibus tumidis subgradatis, columella pro parte
tantum colorata et praesertim striis sulciformibus impressis nec costiformibus.
12. Murella (Opica) marateensis Ko8eLt
(Fig. 8-12)
Testa exumbilicata. depresse globosa, solida, nitida, laeviuscula, sub vitro tantum subti-
lissime striatula, alba; scriebus macularum tribus in anfractibus spirae, quatuor in ultimo,
infera majore, pulcherrime ornata, raro unifasciata, seriebus tribus superis deficientibus.
Spira depresse conica, apice parvo corneo: sutura linearis vix impressa. Anfractus 4 1/9 - 5
sat celeriter accrescentes, sat convexi, ultimus dilatatus, antice descendens demum deflexus,
basi convexus, ad regionem umbilicarem tumidulus. Apertura perobliqua plano arcuato, ovato-
rotundata, valde lunata faucibus fuscescenti - albis , fasciis et in speciminibus vivide colo-
ratis vix translucentibus; peristoma tenue, acutum, expansum, labio fusco vel fuscescente-
castaneo undique indutum, marginibus conniventibus, haud junctis, columellari inerassato,
vivide colorato, interdum acie pallidiore, supra parum dilatato, adnato, bene circumseripto.
Diam. ma]. 21, min. 19, 5, alt. 14-15 mm.
Murella marateensis Kogeur, Nachrbl D. mal. Ges. 1904, Vol. 36, pag. 24.
Iberus (Opica) marateensis KoseLt , Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, pag. 34,
N.9 2005-2006.
10
Hab. — prope Marateam Calabriae.
Diftert a praecedentibus testa laevi, nitida.
13. Murella (Opica) castelluccensis Kopeur
(Fie. 32)
Testa obtecte perforata, depressa vel depresso-tarbinata, solida, parum nitens, eretaceo-
alba, plerumque fasciis castaneis 4, superis interruptis, quarta distinetiore sed maculosa pul-
chre ornata, striis obliquis arcuatis supra distinetioribus, ad basim subtilissimis sculpta. Spira
depresse convexa vel subtrochiformis, apice parvo, laevi, lutescente, sutura impressa, linea-
ris. Anfractus 4 1/, convexi, regulariter crescentes, ultimus depresso-rotundatus, basi con-
vexus, antice subite deflexus. Apertura diagonalis, lunato-ovata, faucibus lutescentibus; peri-
stoma aurantiacum, multo pallidius labiatum, marginibus conniventibus sed vix callo tenuis-
simo junetis, macula umbilicali castanea parva; margo superior tenuis, rectus, vix labiatus,
externus reflexiusculus , basalis oblique ascendens , labio compresso distineto fere strietus,
supra triangulatim dilatatus, reflexus, umbilici maximam partem obtegens.
Diam. maj. 17, min. 15, alt. 10 mm.
Murella castelluccensis Koset, Nachrbl. D. mal. Ges. 1905, Vol. 37, pag. 85.
Iberus (Opica) castelluccensis KoseLr, Rossmaessler Iconographie (N. F.) Vol. 12, N.° 2067.
Hab.—ad pontem fluvii Nao, prope Castelluccio infero Calabriae.
14. Murella (Opica) sybaritica n.
(Fig. 81)
Testa parva, sat aperte umbilicata, depresse conica, haud nitens, superne distinete costel-
lata, infra striata, supra seriebus tribus macularum cornearum vix conspicuarum, infra fascia
distinetiore rufo-fusca subinterrupta ornata. Spira conica, apice parvo; sutura impressa. An-
fractus 4 1/, leniter accrescentes, convexi, ultimus obtuse angulatus, angulo usque ad aper-
turam continuato, supra et infra subaequaliter convexus, antice deflexus. Apertura ovato-
circularis, obliqua, lunata, intus fuscescenti-alba; peristoma acutum, marginibus approxi-
matis sed haud junetis, columellari dilatato, reflexo sed haud appresso, supra vivide fusco,
umbilici vix pervii partem tantum occultante.
Diam. maj. 15, min. 14, alt. 9, 5 mm.
Hab.— inter Morano et Castrovillari Calabriae.
iil
SPIEGAZIONE DELLA TAV.
Fig. 1-4. Murella (Opica) saprensis KoBkur.
»
»
»
»
D.
6.-7.
8.12.
13.-15.
16.-18.
19.
20.-24.
25.
26.-27.
28.
29.
30.
31.
»
»
»
»
»
»
»
»
»
coccovelli depressa KoBELT.
coccovelli KoBELT.
maraleensis KOoBELT.
galdensis KoBELT.
consigliana KoBELT.
sirinensis KoBELT.
lucana WESTERLUND.
minyardi KoBELT.
lauriensis KoBELT.
spinae KoBELUT.
Irecchinensis KoBELT.
rivellensis KoBELT.
sybaritica KoBELT.
castelluccensis KOoBELT.
6.
Nnpoli— R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
rei
Annuario del Museo Zoologico RUniversità Napoli (NS) VoL2 N 79
Tav.6
ANNUARIO
DEL
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(Nuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 13. 18 Agosto 1906
FR, SAV. MONTICELLI
Per la storia di un Cetaceo arenato sulle coste d’ Ischia nel 1770.
[Ricevuta il 19 Maggio 1906)
Nelle « Memorie storiche ossiano Annali napoletani dal 1759
in avanti » scritte da Vincenzo FLorro e pubblicate di recente dal manoscritto,
per cura della Società di Storia patria di Napoli (!), il FLorio, facendo la cro-
naca del 1770 (pag. 541), ricorda che « Nei principi di primavera di questo anno
furono dirotte tempeste ecc. » e continua « Con questa occasione fu trasportato
nelle coste dell'Isola d’Ischia uno smisuratissimo mostruoso pesce morto il quale
si disse essere 300 cantaia, perchè pesato a poco a poco. L'altezza di esso era
palmi 20: la lunghezza palmi 30 ed il circuito palmi 40. Dalle carni se ne cavò
olio ed alcuni suoi ossami si trasportarono con una mascella ed in essa i denti
e le zanne: cosa in vero mostruosa, quali furono riposti in una stanza dei Regii
Studii a Costantinopoli al presente Museo ove si conserva ancora lo scheletro di
un elefante. La pelle si voleva seccarla ed imbottirla di paglia per curiosità, ma
per essere già corrotta non riuscì a farsì ».
Questa notizia che ricavo dalle memorie del FLorro, per quanto la descrizione
del cetaceo sia fantasiosa ed incompleta, mi permette di completare la storia, rin-
tracciandone la provenienza, « dell’ossame di cascialotto » del quale fo pa-
rola nel cenno storico su le origini del Museo zoologico di Napoli (?), che era
depositato , insieme con lo scheletro ed il cuoio dell’ elefante nel Museo Bor-
bonico (ora Nazionale); ed insieme facevano parte delle raccolte di Storia na-
turale ivi esistenti sul finire del 1700 ed al principio del 1800 ; collezioni che
furono, poi, cedute, nel 1819, al Museo zoologico. Perchè nell’ « ossame di ca-
scialotto preso negli anni passati presso l'Isola d’ Ischia » indicato nell’ elenco
degli oggetti di zoologia, ceduti‘ dal Museo borbonico al Museo zoologico , tra-
smesso da quel direttore al PeraGNA, direttore del Museo zoologico, si riconosce
(1) Archivio Storico per le provincie Napoletane, Anno 3, Fasc. 4, 1905.
(2) Intorno alle origini ed alle vicende del Museo Zoologico della R. Università di Napoli: An-
nuario Museo. Z. Università, Napoli (N. S.) Vol. 1, N.° 2, Note e documenti, pag. 26-27. Note 25 e 28.
evidentemente « lo, smisuratissimo pesce » descritto dal FLorio nella sua cero-
naca del 1770, preso, appunto, sulle coste dell’isola d’Ischia: lo scheletro del quale,
come egli racconta, fu depositato nel Museo borbonico.
Rintracciata così la provenienza di questo scheletro trasmesso al Museo zoolo-
gico, nel 1819, sotto il mome di « ossame di cascialotto », seguiamone le ulteriori
vicende. Esso fu poi ceduto, insieme allo scheletro dell’ elefante e ad altri pezzi
osteologici del Museo zoologico , a quello di Anatomia patologica e fece parte
delle collezioni di questo Museo (!) fino al 1861. Istituitasi per la legge 14 febbraio
1861 la nuova cattedra di Anatomia comparata, e creato il Museo omonimo (è), il
Prof. Paolo PancErI, ottenne che tutte le collezioni di anatomia comparata fos-
sero devolute al nuovo Museo. E con queste passarono al Museo di Anatomia
comparata, insieme con gli altri scheletri di animali del Museo di Anatomia pa-
tologica (*), anche quello dell’elefante e del cascialotto.
Ma questo vecchio scheletro, pertanto, non figura nel « Catalogo del Museo di
Anatomia comparata (*) » del 1868; nel quale, invece, sotto il n.° 139 (Collezione
osteologica), è registrato uno scheletro di Cetaceo misurante metri 7.35 (v. nota)
determinato come di Balaenoptera rostrata FaBR. senza indicazione di data di
preparazione o di acquisto. Il che vuol dire , stando alle note dichiarative del
proemio, che esso proviene dalle vecchie collezioni del Museo di Anatomia pato-
logica.
Intanto per cortesia del Prof. CAreLLINI di Bologna ho saputo che nel Museo
di Anatomia comparata di quella Università esiste un vecchio e male montato
scheletro di Fisetere che, nel novembre 1862, fu ceduto, in cambio di preparazioni
di Anatomia comparata dal Museo di Anatomia comparata di Napoli a quello
di Bologna [Direttore allora il Prof. RicHIaRDI] (?), insieme ad altre ossa di Cetacei
con la dichiarazione che di quello scheletro di Fisetere, sciupato ed incompleto,
non si conosceva la esatta provenienza (9). Dal che risulta che il Prof. PANCERI
si disfece di tutto il vecchio materiale incompleto di scheletri di Cetacei prove-
nienti dalle antiche collezioni del Museo di Anatomia patologica e ritenno solo
(1) V. mio citato lavoro pag. 37-88, Nota 41 ed i relativi richiami alle altre Note.
(2) Op. cit. pag. 20, Nota 9; pag. 25, Nota 21.
(8) Molti di questi scheletri erano conservati nei magazzini dell’Università.
(4) Panceri, P. — Catalogo sistematico del Gabinetto di Anatomia comparata della R. Univer-
sità degli Studii in Napoli: Stamperia Fibreno, Napoli, 1868, pag. 8.
(3) Grazie alla cortesia del Prof. CapeLLINI ho avuto copia della ministeriale, datata da Torino,
addi 13 Maggio 1862, e firmata dal Ministro C. MartEucci (Ministero. I. P. Div. 2, Sez. 1, Pos.
65 e 68, Prot. 29385. Part. 97), indirizzata al Reggente dell’Università di Bologna, con la quale
il Ministro approva la cessione di duplicati anatomici di quel Museo di Anatomia comparata
(giusta elenco trascritto nella lettera) « che non solo mancano, ma sono necessarii al nascente
Museo di Napoli, mentre nei magazzini di quella Università havvi lo scheletro di un capodoglio
< che è inutile alla medesima, essendovi rappresertato dall'intero scheletro di una Balena che
« invece tornerebbe vantaggioso agli studenti di Bologna. »
(6) Il Prof. F. LucareLLI, libero docente di Anatomia comparata e Coadiutore del Prot. PANCERI
nel 1862, mi ha pienamente confermato il fatto della cessione al Museo di Bologna di questo vec-
chio scheletro di Fisetere che trovavasi, senza indicazione di provenienza, nei magazzini
dell’Università di Napoli insieme agli altri scheletri di animali appartenenti al Museo di Anato-
mia patologica, passati in possesso del nuovo Museo di Anatomia comparata che il Prof. PANCERI
andava formando.
lo scheletro determinato come di Balaenoptera rostrata di cui al n.° 139 della
collezione osteologica del Museo di Anatomia comparata di Napoli (!); determina-
zione della quale il Prof. CAPELLINI, come mi scrive, dubita molto, reputando que-
sto scheletro da riferirsi piuttosto al PWysalus antiquorum. Si hanno, conseguen-
temente, tutti i dati per affermare che lo scheletro di Fisetere, ora esistente nel
Museo di Anatomia comparata di Bologna, corrisponda proprio allo smisuratissimo
pesce di cui fa parola il FLORIO ; opinione suggeritami dal Prof. CapeLLINI. Que-
sto può desumersi dalla storia dei fatti precedentemente esposti; dai quali risulta
che un solo scheletro di cetaceo esisteva nel 1819 nelle collezioni del Mu-
seo borbonico proveniente dalle coste d'Ischia; quindi questo non poteva essere
che quello ricordato dal FLorIo, del quale si seguono tutte le vicende, dalla sua
cessione al Museo zoologico fino al suo pervenire a quello di Anatomia compa-
rata ed alla consecutiva sua nuova cessione al Museo omonimo di Bologna. In
appoggio di tale deduzione sta anche il fatto che lo scheletro in parola corrispon-
de, come mi comunica il Prof. CapeLLINI, nella misura di lunghezza ai 30 palmi
indicati dal FLorIo.
Dolente di non aver potuto valermi in tempo utile della notizia riportata nella
cronaca del FLorIo, venuta in luce dopo la pubblicazione del mio cenno storico sul
Museo zoologico di Napoli, ho creduto non privo di interesse il redigere questa
breve nota supplementare a quanto ho scritto in proposito dello scheletro di ce-
taceo in questione (l’ossame di cascialotto) nel citato mio lavoro, per completarne
la storia ed anche per rettificare un’ attribuzione di questo scheletro fatta dal
Parona () nella sua opera su i grandi Cetacei nei mari italiani. Perchè egli, a
pag. 19, riferisce al Fisetere arenato nell’anno 1568 sulle coste di Tropea in Ca-
labria, lo scheletro che « preparato per cura del Prof. RicHiaRDI si custodisce nel
Museo di Bologna. »
Lo scheletro di questo Fisetere di Tropea (Calabria), ricordato dal pe SancmIs (8)
a pag. 14, non mi risulta dove si trovi. Ma lo scheletro di Fisetere del Museo di
Bologna che il Parona attribuisce a quello arenato in Calabria nel 1868, per le
informazioni fornitemi dal Prof. CAPELLINI, è, invece, quello ceduto nel 1862 dal
Prof. Panceri al Prof. RicHiarpI pel Museo di Bologna : cioè, per le cose innanzi
dette, proprio « l’ossame di Cascialotto » arenato ad Ischia nel 1770 e ricordato
dal FLorio nella cronaca.
Questa noterella storica acquista, conseguentemente, ancora importanza fauni-
stica, contribuendo alla statistica dei Cetacei catturati sulle coste italiane. Perché
ricorda questa antica cattura di Capodoglio nei mari italiani rimasta ignorata e
perciò non registrata negli elenchi, e perchè dà notizia di un’altra località delle coste
italiane sulla quale si è avuto arenamento di Fisetere. Difatti, a scorrere gli elen-
(1) Evidentemente è questo « l’intero scheletro di una Balena » del quale si fa cenno nella mi-
nisteriale innanzi riportata, che giustificava la cessione dello scheletro di Capodoglio.
(2) Parona, C. — Notizie storiche sopra i grandi cetacei nei mari italiani ed in particolare sulle
quattro Balenottere catturate in Liguria nell'autunno del 1896: Atti Soc. Se. Nat. Vol. 236, Mi-
lano 1877 e Boll. Mus. Z. Anat. Comp. Genova, N.° 55, 1896, pag. 40.
(3) De Sanctis, L. — Monografia zootomica-zoologica sul Capodoglio arenato a Porto S. Gior-
gio : Atti Ace. Lincei (3) Vol. 9, Roma, 1881.
chì delle località italiane dì cattura di Zseter? (De Sanctis, PARONA), si ricava
che il Capodoglio, oggetto della presente nota, è il primo ed unico che si conosca
arenato nel golfo di Napoli. È quindi doppiamente da deplorare per la storia e
per la faunistica che questo antico scheletro di cetaceo, dimenticato e per incu-
ria giacente senza indicazione di provenienza nei magazzini dell’ Università di
Napoli, sia stato così facilmente ceduto al Museo di Anatomia comparata di Bo-
logna, perchè giudicato inutile proprio a quello di Napoli, al quale
per la storia e per la faunistica doveva essere conservato.
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2,
Num. 14, 7 Novembre 1906
ANGELO SENNA
(R. Istituto di Studi superiori )
( Eirenze)
Appunti chirotterologici
[Ricevnta il 5 Giugno 1906)
In una nota pubblicata tre anni or sono, O. THomas (!) riconferma la presenza
di due specie di &/zropoma nell’ Egitto e regioni finitime, fatto già constatato
da Perers (2) e da HeuaLix (3) i quali descrissero rispettivamente col nome di
Rh. lepsianum Per. e di Rh. cordofanicum Heuer. una specie di notevoli di-
mensioni rispetto a quella da essi ritenuta appartenente al RX. microphyllum e
nota da lungo tempo. Quest'ultima è stata dalla quasi totalità dei chirotterologi
attribuita a GrorFrRoy, mentre effettivamente fu creata da BrinnIcH (4) I primi
a correggere l’ errore non sono Anperson e De Wixronc ?) come reputa il THomas,
poichè già nel 1877 Heugtix (l. c.) diede l’ esatta indicazione dell’ autore.
Il Dogson (5) invece e più tardi l’Anperson e De Winron, attribuendo a dif-
ferenza di età le variazioni di statura e degli altri caratteri esterni, furono sem-
pre proclivi ad ammettere una sola specie di Reropoma, nella quale erano na-
turalmente incluse quelle proposte da Perers e da HeuGLIN.
Delle due specie egiziane , il THomas conserva a quella che ha maggiori di-
mensioni e la coda più corta dell’ avambraccio , il nome di KR. mcrophyllum
Briinn., per aver osservato che alla medesima sì riporta l’ esemplare tipico esi-
stente nel Museo di Copenhagen ; propone invece di chiamare la seconda, molto
(1) Tzomas, O. — On the Species of the Genus ERWinopoma: Ann. Mag. Nat. Hist. (7) Vol. 11,
pag. 496, 1903.
(2) Perers, W. — Neue Beitrige zur Kenntniss der Chiropteren. Monatsb. Ber. Akad. 1859.
pag. 222.
(8) HeueLin, Th. — Reise Nordost-Atrika. II, pag 24, 1877.
(4) BruxxicH, E. — Dyrenes Hist. og Dyre-Sam: Univ. Natur-Theat. 1782. pag. 50. pl. 6. fig. 4-4.
(©) AnpeRrSON, .J. DE Wixron W. E. — Zoology of Egypt. Mammalia: 1902, pag. 143.
(8) DoBson, G. E. — Catal. Chiropt. Brit. Mus. 1878, pag 400.
simile pei caratteri esterni alla precedente, ma di dimensioni più piccole e colla
coda più lunga dell’'avambraccio, 7%. eystops Tros. non essendo validi i nomi a
suo tempo istituiti |da Peners e da HeuGLIn, perchè entrambi gli autori, rite-
nendo essere il #7. naeroplylium la specie più piccola , li proposero per quella
di maggiori dimensioni e che appunto era stata denominata dal Bri sxIcH.
Anche la forma indiana, AR. Rardwicki Gray, pure unita in precedenza alla
specie capostipite vien ora separata, onde quest’ ultima si trova suddivisa in tre
specie: R/. nicrophyllum Brinx. (sens. str.) dell’ Egitto, Palestina, Persia; £%.
cystops Trox. dell’ Egitto, Sudan, Eritrea, Palestina, Midian, Aden; e RW.
hardwicki Gray dell’ India. Esse costituiscono due gruppi nei quali si collocano
le altre specie del genere. Il primo gruppo consta del A%. mzeroplyllum e del
Rh. sumatrae Tuos., ed a proposito di essi il THomas scrive : « Apart from the dif-
ferences in size and length of tail that separate the two groups the species
are very like each other externally, but the skull-characters are in all cases most
obvious, and leave no room for doubt as the distinctness of the various forms ».
Il concetto che informa l’ anzidetta divisione relativa alle due specie egiziane
di Rhinopoma è in corrispondenza all’ indirizzo odierno degli studi chirotterolo-
gici che mostra una spiccata tendenza a molteplici suddivisioni delle forme in
base ad un esame più minuzioso e ad una interpretazione più accurata dei ca-
ratteri strutturali; ad esso io pure sottoscrivo e perciò, prendendo a considerare
in questa nota le differenze enunciate del Thomas per riconoscere le due specie
di Rhinopoma dell'Egitto, non è mio intento di rimettere in discussione la vali-
dità delle due specie stesse, ma bensì di riferire alcune osservazioni dedotte dallo
studio di una serie di esemplari che in parte conservo nella mia collezione e in
parte devo alla gentilezza del Prof. MoxmiceLLI, direttore del Museo zoologico di
Napoli.
Stante l importanza che a detta del Tomas hanno i caratteri del cranio per
distinguere il RR. microphyllum dal RA. cystops, vengo senz’ altro ad indicare
quelli d’un gruppo di tre esemplari g' g', due del Cairo e 1 di Philae che riu-
nisco insieme per essere il tutto identici e do le figure (1-6) dell'esemplare di Philae
che fu raccolto dal Dr. AxpeRrson ed ebbi in cambio alcuni anni fa dallo stesso
TÒomas col nome di RR’. microphyllum.
Il cranio è di forma elissoide, notevolmente largo alla linea dei mastoidi, molto
ristretto alla costrizione interorbitale, poco elevato sul vertice, debolmente de-
clive all’ indietro. La cresta sagittale è bene sviluppata, in particolar modo sulla
regione frontale, al termine della quale si divide in due lievi creste sopraorbi-
tali, che si prolungano fino ai rigonfiamenti terminali dei nasali. Di dietro essa
si connette, biforcandosi, colla cresta lambdoide, pure notevolmente »viluppata e
delimita un rilievo triangolare corrispondente al sopraoccipitale. Il frontale manca
di processi postorbitali e l’ orbita è solo delimitata posteriormente da un liga-
mento. Gli archi zigomatici sono molto sporgenti, oltremodo gracili e coll’ arco
più sottile di dietro che sul davanti. I nasali sono espansi lateralmente e for-
mano un rigonfiamento arrotondato e prominente, posto al disopra del foro in-
fraorbitale; lo sviluppo dei rigonfiamenti sempre notevole è però lievemente variabile
dtd
nei tre crani esaminati. La porzione dei nasali intermedia e posteriore ai rigonfia-
menti è alquanto concava, subromboide o subcordiforme. I mascellari, visti dal di
sopra, sono divergenti e si uniscono con linea regolarmente obliqua coll’arco zigo-
matico : il piano della fossa orbitale è molto ampio. I premascellari sono piccoli
e formano una commissura lungo la linea mediana. Corti e arrotondati si mostrano
i processi paraoccipitali; il for. magri ha il margine anteriore subangolare. Esi-
ste un piccolo for. subcondilare nonchè un for. jugulare di forma allungata. Bullae
ossege mediocremente sviluppate, le cockleae hanno lievi solchi traversi , il basioc-
cipitale è angusto e il basisfenoide in continuazione col piano della larga fossa
mesopterigoidea. I pterigodei sono molto prolungati all’ indietro e quasi a con-
tatto col timpanico , la fessura sfenoidale è di forma allungata, posteriormente
esiste un for. ovale. Brevi i palatini e raggiungenti appena la parte posteriore
dell’ ultimo molare. Nella mandibola l’ angolo posteriore è notevolmente allun-
gato e volto all’ infuori ; il proc. coronoide è piccolo. Le pieghe palatine sono
sei tutte divise nel mezzo fuorchè la prima che è integra e lievemente arcuata,
le seguenti sono più ricurve, le due ultime quasi angolari. La dentatura concorda
con la descrizione che ne dà il DoBson e non fornendo c caratteri differenziali ri-
spetto al %. cystops reputo inutile soffermarmi.
Le dimensioni dell'esemplare figurato sono le seguenti: lunghezza massima
18,5 mm.; lungh. basale 16; lungh. occipito-nasale 15; larghezza fra gli archi
zigomatici (esternamente) 11,5; largh. della calotta cranica 8,5 ; largh. alla costri-
zione frontale 2,8; largh. fra le prominenze dei nasali (esternamente) 7,1; lungh.
della linea dentale (dal canino al 3° molare) 6,2
Le Fia. 7-10 rappresentano invece il cranio d’ un esemplare g° del Cairo (coll.
Museo zoologico di Napoli) con caratteri identici a quelli di altri individui pure del
Cairo e delle Piramidi e dal confronto col precedente si mostra un poco più corto e
meno largo. La calotta cranica appare lievemente più elevata, sulla linea facciale e
più regolarmente arrotondata, se vista dal di sopra, nella regione occipitale; i parie-
tali sono meno rigonfi sul davanti e la costrizione interorbitale si mostra meno
accentuata. La cresta lambdoide può dirsi mancante e poco sviluppata la sagit-
tale, quest’ ultima posteriormente non è prolungata, nè delimita il rilievo triango-
lare corrispondente al sopraoccipitale; anche sulla regione frontale la cresta è assal
bassa e la sua biforcazione nei due tenui rilievi sopraorbitali che continuano distinti
fino ai rigonfiamenti nasali ha luogo alla base del frontale e non al margine
apicale del medesimo. In alcuni esemplari la connessione della cresta sagittale
colle protuberanze laterali dei nasali è meno cospicua ma sempre evidente. Que-
st’ ultime sono più o meno rigonfie ma in grado minore che nel caso precedente.
La regione intermedia è più lunga, più larga e meno scavata, essa può parago-
narsi ad un largo solco. Nella mandibola l angolo posteriore è più breve. Gli
altri caratteri e le pieghe palatine non presentano differenze degne di nota.
Dimensioni: lunghezza massima 17,5 mm.; lungh. basale 15,5; lungh. occipito-nasale
(nel mezzo) 15,6; larghezza fra gli archi zigomatici (esternamente) 10,5; largh. della
calotta cranica 7,6; largh. alla costrizione frontale 3,5; largh. fra le prominenze
nasali (esternamente) 6,8; lungh. della linea dentale (dal canino al 3° molare
super.) 6, 1.
Per ultimo indico i caratteri del cranio di un altro gruppo di tre esemplari
la cui provenienza è Aden. In esso appare a prima vista la coincidenza di al-
cuni particolari riscontrati nel cranio precedente congiunta ad una maggiore gra-
cilità e minori dimensioni. Il vertice è identicamente elevato sul piano facciale,
pure arrotondata la regione occipitale, la costrizione interorbitale in proporzione
è invece più larga. La cresta sagittale, pochissimo sviluppata, cessa alla base del
frontale. non è quindi in connessione anteriormente colle prominenze nasali,
le quali sono poco sviluppate ; la regione intermedia è di forma allungata , al-
quanto concava e simile ad un largo solco. La cresta sagittale posteriormente
non è prolungata, manca perciò, come nel caso precedente, qualsiasi biforcazione
e delimitazione del sopraoccipitale. L’ arco zigomatico molto gracile si continna
con linea regolarmente obliqua col mascellare. "Tralascio di considerare altri
caratteri per non ripetermi e do invece le dimensioni che in una 9 sono le se-
guenti :
Lunghezza massima 16 mm.; lungh. basale 14; lungh. occipito-nasale (nel mezzo)
14,2; larghezza fra gli archi zigomatici (esternamente) 9; largh. della calotta cra-
nica 7,3; largh. alla costrizione frontale 3,2; largh. fra le prominenze nasali
(esternamente) 5,8; lung. della linea dentale (dal canino al 3° molare sup). 5,5
Prima di prendere in considerazione dal punto di vista specifico i caratteri
dei crani descritti è d’uopo ch’ io ricordi quanto il THomas dice a proposito di
quelli delle due specie egiziane. Nella nota più volte citata si trovano i dati
seguenti: « R%. cystops. Skull small, narrow and delicate (greatest length 16-17
millim, as compared with 19-20 in R%. microphyllum) muzzle with two inflated
proiections, one on each side of and above the nasal opening, with a longitu-
dinal groove between them. In RR. microphyllum this region is almost flat, and
its angles, although thickened, are not conspicuously inflated. Sagittal crest
but little developed, not connected anteriorly with the nasal proiections ».
Le dimensioni del cranio dell’ esemplare tipico che è quello di una 9 coll’ avam-
braccio di 53 mm. sono le seguenti: Lungh. massima 16,71; lungh. basale 14;
lungh. occipito-nasale 14,5; largh. zigomatica 10; largh. della calotta cranica
7.2; lungh. dalla fronte del cranio al dorso del 3° molare sup. 5,6 mm.
Ai suddetti caratteri occorre aggiungere quelli esterni che secondo il THÒomas
sono pel R%. microphyllum le dimensioni maggiori e la coda più corta dell’avam-
braccio : nel tipo quest’ ultimo è di mm. 67,5, quella di 61 mm.. Nel An. cystops
la statura è minore, l’avambraccio dai 52 mm. giunge raramente a 55, la coda
è molto lunga e gracile, più lunga dell’ avambraccio: nel tipo quella è di 59
mm., questo di 53 mm.; infine la foglia nasale un poco più sviluppata che nella
specie precedente e le orecchie in proporzione più grandi.
Confrontando ora questi caratteri con quelli della serie di esemplari da me
studiati sì viene alla constatazione che in essi la concordanza dei caratteri così
del cranio, come di quelli esterni riscontrasi solo parzialmente, per il che volen-
doli riferire in base alle maggiori affinità all’una o all’ altra delle due specie oc-
corre non tener calcolo di qualche particolarità indicata come differenziale. E in-
fatti, il cranio rappresentato dalle Fg. 1-6 che, come dissi, è quello di un g' di
Philae, identico a due altri esemplari del Cairo, se per le dimensioni — quan-
tunque di mm. 0,5 minori di quelle indicate dal Thomas — per lo sviluppo della
cresta sagittale e la sua evidente connessione coi rigonfiamenti nasali conviene
coi caratteri del R%. mzcrophyllum, è d’ uopo riconoscere che lo sviluppo dei ri-
gonfiamenti stessi è cospicuo e che la porzione intermedia non è « almost flat »
ma visibilmente concava, subromboide o subcordiforme. Parimente 1’ esame dei
caratteri esterni in detto esemplare e negli altri due della stessa serie, che hanno
le epifisi pterali bene ossificate, mostra che le dimensioni sono notevolmente mi-
nori, essendo quelle dell’ avambraccio di 58 mm. nel primo, di 60 e 61 rispetti-
vamente negli altri; e infine che la lunghezza della coda, raggiungendo 66,67,70
mm. è sempre maggiore di quella dell’ avambraccio, mentre normalmente do-
vrebbe essere il contrario. In conclusione, i caratteri del cranio indurrebbero
a riportare questi esemplari al A. microphyllum, ma non già quelli esterni.
Quando non sì voglia istituire una forma intermedia, è però all’anzidetta specie
ch’ essi devonsi riferire : noto infatti che sebbene il Tromas non accenni a va-
riazionì deì caratteri differenziali, egli ritiene che il A%. cordofanicum Heuer. e
il A. lepsianum Per. siano sinonimi della specie di BriinxIcH; or bene nella prima
Heverix dà le dimensioni dell’ avambraccio in 2" 1/," e quelle della coda in
2°, 8", il che dimostra come quest’ ultima sia più lunga di quella; e nella se-
conda specie il Perers indica che la porzione interorbitale del cranio è concava
e cordiforme.
Si avrebbe quindi il riscontro di due caratteri da me pure osservati. Una
prova del resto, delle variazioni che possono presentare aleumi caratteri è data
dai rigonfiamenti laterali dei nasali, il cui sviluppo sembra in rapporto inverso
colle dimensioni degli esemplari. In quelli da me esaminati (avambr. 58-61) detti
rigonfiamenti sono cospicui; il THomas in esemplari più grandi, li indica « not
conspicuously inflated » e il PerERs in esemplari ancora maggiori, (avambr. 70 mm.)
scrive « intumescentiis anteorbitalibus nullis ».
Vediamo ora i caratteri della seconda serie, della quale ho rappresentato come
esempio nelle precitate /g. 7-10, il cranio di un g° del Cairo. In esso si nota
subito un complesso di particolarità, quali la maggior delicatezza della calotta,
la regione occipitale più arrotondata, la forma della parte dei nasali intermedia
ai rigonfiamenti laterali, il minor sviluppo della cresta sagittale, le dimensioni
più piccole ed altre simili che lo rendono ben distinto dal cranio precedente,
riportato al A/. micerophyllum, e perciò indurrebbero a prima vista a riferire il
presente al A. cystops, quantunque lo sviluppo dei rigonfiamenti dei nasali non
sia molto cospicuo—sempre minore che nei crani precedenti — e la cresta sagit-
tale sia connessa anteriormente ai rigonfiamenti anzidetti, mentre dovrebbe es-
sere il contrario. Anche nei caratteri esterni, le dimensioni dell’ avambraccio ri-
sultano identiche a quelle indicate pel £%. cystops e cioè da 53-55 mm.; la coda
è sempre più lunga dell’ avambraccio sebbene in misura, maggiore (62-65 mm.) di
quanto riferisca il Tuomas.
Lo stato di ossificazione delle epifisi pterali si mostra però non completo in
questi esemplari che in tal modo si rivelano immaturi e quindi non è già al R%.
cystops ma al RA. microphyllum ch’essi devono riportarsi Se ne deve dedurre che
la maggiore concordanza colla prima specie non è che apparente, perchè dovuta
a stato giovanile e in conseguenza che il valore diagnostico di alcuni caratteri
delle due specie si verifica solamente nello stato adulto degli individui.
Mi resta a dire del gruppo di tre esemplari descritti per ultimo e provenienti
da Aden. Il cranio dell’ individuo prescelto come esempio, per le dimensioni, per
la delicatezza, il poco sviluppo della cresta sagittale e la mancanza di connessione
tra quella e i rigonfiamenti dei nasali conviene con quanto scrive il THomas a
proposito del £?/. cystops ed è effettivamente a questa specie che si deve ripor-
tare, sebbene nei caratteri esterni dell'esemplare cui appartiene questo cranio e
in quelli d’un secondo individuo—entrambi adulti per lo stato di ossificazione
delle epifisi pterali — si constati che l’avambraccio misura rispettivamente 48 e
50 mm. (nel terzo è di 53 mm. quindi identico alle dimensioni del tipo) e che la
coda quantunque intatta è di 49 e 50 mm. soli e perciò appena più lunga od
uguale all’avambraccio, mentre dovrebbe essere molto più lunga; nel terzo esem-
plare è infatti di 58 mm.
cn |
Conclusione. — Dalle suesposte osservazioni, le quali spiegano in certo
qual modo il motivo per cui alcuni autori ammisero una sola specie di £hino-
poma dell’ Egitto e regioni finitime, mi semlra di poter concludere che per la
distinzione delle due specie sia necessario dare una maggiore ampiezza ad alcuni
‘aratteri enunciati dal TÒomas, poichè :se essi pur sì riscontrano esattamente in
determinati individui che rappresentano i limiti massimi di differenziamento, ciò
non avviene in quelli che possono considerarsi come forme intermedie e che forse
in seguito dovranno contraddistinguersi con un nome speciale; in secondo luogo
che il valore diagnostico di alcuni caratteri è solamente manifesto nello stato
completamente adulto degli esemplari.
Le dimensioni che si osservano negli individui con epifisi pterali bene ossificate
sono notevolmente diverse per le due specie. Prendendo come base quelle del-
l’avambraccio nel R%. microphylium sono comprese tra 58-71 mm.e nel A. cy-
stops tra 48-55; quest'ultimo mostra perciò una minore variabilità rispetto al
precedente. Il rapporto di lunghezza tra la coda e l’avambraccio risulta troppo
incostante per avere valore differenziale ; nei maggiori esemplari di RW. mero
phylum essa è più corta dell’avambraccio, ma diventa più lunga in quelli di
medie dimensioni e può dirsi assai più lunga in quelli incompletamente adulti.
Nel R%. cystops d’ abitudine è invece più lunga dell’ avambraccio, ma può pre-
sentarsi uguale o subeguale al medesimo in quegli esemplari che più si scostano
dalle dimensioni normali.
Nel cranio, quando si tratti di individui completamente adulti delle due specie,
le dimensioni maggiori, lo sviluppo della cresta sagittale, la quale posteriormente
si unisce alla lambdoide e delimita il rilievo triangolare corrispondente al sopraoe-
cipitale, e sul davanti essa si divide all’ apice del frontale ed è in connessione
coi rigonfiamenti dei nasali caratterizzano il RM. microphyllum; mentre le di-
mensioni minori, la regione posteriore del cranio più arrondata, la mancanza di
cresta lambdoide, il poco sviluppo della cresta sagittale, non prolungata all’in-
dietro e non connessa ai rigonfir menti dei nasali denotano il 7. cystops. Invece
lo sviluppo dei rigonfiamenti anzidetti e la forma della porzione intermedia ai
medesimi sono caratteri differenziali di minor valore, perchè non sempre costanti.
Infine negli esemplari incompletamente adulti di £Y%. meicrophyllum, con dimen-
sioni identiche a quelle degli adulti di %. cystops, sebbene nel cranio si riscon-
trino alcuni caratteri di quest’ ultima specie, quali l’ arrotondamento della regione
posteriore, la mancanza di cresta lambdoide e del rilievo del sopraoccipitale, il
poco sviluppo della cresta sagittale ed altri simili, il facies rimane nondimeno
del RR. microphyllum e sono di guida a maggiormente riconoscerlo una minore
gracilità e maggiore larghezza della calotta cranica, la connessione della cresta
sagittale coi rigonfiamenti laterali dei nasali e la costrizione interorbitale che
pur essendo maggiore che negli adulti è sempre minore di quanto si osserva nel
Rh. cystops.
Firenze, fine maggio 1906.
” Napoli —R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
d è LI SE
è
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ANNUARIO
DEL
MUSKO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(Nuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 15. 6 Novembre 1906
FR. SAV. MONTICELLI
Sul Cotylogaster michaelis Moxric. [1892]
[Ricevnta il 6 Gingno 1906)
Il mio compianto amico Prof. Michele Srossic® m' inviava, l’anno scorso, in
dono per la collezione elmintologica di questo Museo un esemplare in alcool di
un Cotylogaster da lui raccolto nel retto di Crysophrys aurata, a Trieste; che molte
rassomiglianze presentava col C. michaelis (*), come egli stesso notava nella sua
lettera di accompagnamento dell’ invio. A mia richiesta, per mettermi in grado
di completare l esame della specie, aggiunse, al predetto esemplare, due prepa-
rati in toto, di questo Cotylogaster che cortesemente mi affidò in istudio.
L'ospitatore diverso da quello di C. michaelis (Cantharus orbicularis), aspetto
generale ad un primo esame alquanto differente e le dimensioni (mill. 6) del-
l'esemplare speditomi di poco maggiori, mi fecero dapprima nascere il dubbio
che potesse trattarsi di specie diversa e nuova del genere. Ma l esame parti-
colare comparativo così «della forma esterna, come della interna organizzazione,
quale ho potuto desumerla dallo studio dei preparati in toto, mi ha condotto a
concludere che la specie raccolta dallo SrossicH. nel Ckrysophrys deve proprio
identificarsi col C. michaelis. Le differenze nell’ aspetto esterno fra l’ esemplare
in esame e quelli da me studiati e descritti nel 1892, devono ricercarsi nel fatto
che questi esemplari erano evidentemente, e ciò si rileva dalle figure da me
date ( fig. 1-2, tav. 21 ), molto contratti. Difatti ricordo bene quanto allora mi
ci volle di studio per orientarmi sulla natura dell’ elminto inviatomi dall’ amico
Srossica perchè lo determinassi, e per rilevarne la forma esterna negli esem-
plari (quattro) più o meno contratti e coartati dall'alcool che avevo in esame (>).
Del che fa fede la descrizione, come questa è da me condotta, ricordando a tempo
opportuno, le condizioni degli esemplari e le deformazioni che questi presentavano.
Stabilita 1’ identità del Cotylogaster (michaelis) raccolto dallo SrossicH in CAkryso-
(1) MoxmiceLLIi, FR. Sav. — Cotylogaster michaelis n. g. n. sp: Festschrifft. f. Leuckart, pag. 168,
Taf. 21-22, 1892.
(2) Dei quattro esemplari tre ritenni per me; uno, come tipo , restituii allo SrossicH per la
sua privata raccolta.
phrys aurata, credo opportuno di segnalare il ritrovamento di questa rara specie,
finora non più rinvenuta in Cantharus ordieularis, come in seguito a ricerche da
lui fatte m'informava lo SrossicH, e di ricordare il nuovo habitat del C. michaelis
Chrysophrys aurata): fatto meritevole di nota dal quale si deduce che questa forma
di Cotylogaster può essere ospite non di determinata specie, ma di diversi Spa-
ridi. E poichè mi capita di aver tra mano un esemplare di C. michaelis in buone
condizioni di forma, colgo l'occasione favorevole per dare una più esatta imma-
gine di questa specie che completi e rettifichi, dove occorre, le mie figure prece-
denti; e per aggiungere pochi dati descrittivi così da mettere ancora più chia-
ramente in rilievo l’ architettura esterna del corpo allo scopo di meglio distin-
guere e differenziare il C. mzchaelis, tanto per l’aspetto esterno in generale, come
per la forma e disposizione dello seudo ventrale e del disco boccale, dall’ altra
specie del genere (C. occidentalis) descritta dal Nickerson nel 1902, dell'intestino
di Aplodinotus grunneus Rar. (1).
Come si rileva dalle 7g. 1, 2, 4 il corpo del C. mzchaelis, nello stato di estensione,
si presenta allungato ed alquanto ristretto e slanciato. Lo scudo ventrale si differen-
zia dal corpo sul quale si modella ripiegandosi alquanto lungo i lati nella parte
anteriore. Nelle condizioni di estensione del corpo dell'esemplare in esame, si rileva
che le logge marginali dello scudo ventrale non formano realmente quattro di-
stinte zone o fasce (due laterali, una anteriore e l’altra posteriore) come poteva
desumersi dagli esemplari più o meno contratti da me studiati nel 1892. Esse co-
stituiscono, invece, tutt'una corona continua di logge marginali, che decorre cir-
condando lo scudo ventrale e contornandone la forma di scudo ovoidale appena
appiattito anteriormente, che esso presenta quando l’animale è disteso. Le
logge suddette sono. per conseguenza , fra loro tutte uguali; contrariamente a
quanto ho creduto di poter concludere nel 1892. I dissepimenti centrali dello
sendo, 0 tramezzi delle logge mediane, larghi nel mezzo di esso, vanno ugual-
mente raccorciandosi verso i due estremi dello scudo. Le logge mediane, nell’ e-
semplare in esame, meglio sì disegnano e delineano come esse degradano in lar-
ghezza a misura che si va verso l’estremo posteriore del disco; l’ultima essendo
larga la terza parte di quelle mediane. Non ugualmente degradano le logge me-
diane verso la parte anteriore dello scudo, per il lieve ma sensibile appiattimento
del margine anteriore di questo; cosicchè l’ultima loggia anteriore è ancora suf_
ficientemente larga, oltre la metà di quelle mediane, come ben misi in rilievo nella
descrizione e nelle figure date nel 1892 (19. 1-4).
Caratteristico è l’orifizio di sbocco di quegli organi che ho interpetrati come di
senso che si trovano nei tramezzi delle logge periferiche, marginalmente, in giro
dello scudo di Cotylogaster. Ne ho potuto , dai preparati in toto, distintamente
riconoscere la forma e l'aspetto di piccolo cercinetto che ho rappresentato nella
Fig. 6, di molto ingrandita. Simili organi marginali ha anche descritti il NickER-
sox in 0 occidentalis e disposti come quelli di €. azehaelis; quantunque nella strut-
1, Nicgerson, W. S.— Cotylogaster occidentalis n. sp. and a Revision of the family Aspidobo-
iridae: Z. Jahrb. Syst. Vol 15, pag. 597, Taf. 32-33, 1902.
tura sembrino, per le osservazioni del Nickerson, alquanto, differenti da come li
ho descritti in O. michaelis.
Come si deduce dalle figure, nulla ho da aggiungere alla descrizione della
parte anteriore del corpo precedentemente data, nel 1892. La maggiore svel-
tezza di forma evidentemente va attribuita alle migliori condizioni di estensione
dell’individuo in esame. Caratteristica è sempre la parte anteriore del corpo in
C. michaelis, che in questo esemplare meglio si disegna; essa bene manifesta la
particolare costituzione del disco boccale, i margini ispessiti del quale nascondono
alquanto la bocca che si apre, verso il ventre, nel fondo del disco. Come lo rap-
presentano le Fig. 1, 3, 5 questo appare chiaramente differire da quello di C. occ?
dentalis fatto, pertanto, sullo stesso tipo che in 0. michaelis, come risulta dalle
ricerche del NrckEerson, che ha riconosciuto in (. occidentalis una struttura,
prg
Pa
S
* |
iS
1 2 6 3 4
Fig. 1 Ctoylogaster michaelis visto dal ventre.x12. ig. 2— Lo stesso visto di lato. >< 12.
Fig. 4— Lo stesso visto dal dorso.X12. Fig. 3 — Insieme della organizzazione rieavata
dani preparati in toto esaminati dalla faccia ventrale; si scorge l’ apertura genitale in-
nanzi al margine anteriore dello scudo ventrale e per trasparenza si vedono l’ovario, i
testicoli, 1° utero, la parte prostatica del deferente, il metraterm ed il faringe col sacco
intestinale. 12 Fig. 5 — Disco boccale visto di fronte.><<18. Zig. 6 — Orifizio di un or-
gano sensitivo marginale dello scudo ventrale, di molto ingrandito. x 160.
analoga a quella da me constatata nell’estremo anteriore apicale puntuto del disco
boccale di Cl. michaelis, e che ritenni potersi interpetrare come organo di senso.
Il corpo posteriormente si fa gradatamente sempre più indipendente dallo scudo
ventrale assumendo un aspetto cilindroide e si continua poi oltre di questo, per
terminarsi digitato , subconico: all'estremità (cono terminale) del corpo si trova
l’ orifizio di sbocco dell’ apparato escretore che, come ho descritto nel 1892, è
terminale (£g. 2-3). Il Nicgerson discute sulla differenza di posizione del forame
escretore alla base (C. occidentalis) od all’ apice (C. michaelis) del cono terminale
posteriore del corpo; e da un esame comparativo con le figure da me date (1892)
conclude che la differenza nella posizione del forame eseretore non è poi così
grande come sembra a prima giunta. Basta tener presente le figure delle due specie
per rendersi conto della variabile posizione di questo orifizio dovuta all'aspetto
assunto dallo stesso cono terminale, secondo il diverso stato di contrazione od esten-
sione nel quale sì trova Yanimale. Considerando, difatti, le figure delle due spe-
cie di Cotylogaster emerge evidente il valore molto relativo del carattere differen-
ziale discusso dal Nickerson; perchè la posizione dell’orifizio di sbocco del sistema
escretore è una conseguenza del diverso aspetto che mostra il cono terminale del
corpo secondo il vario stato di contrazione di questo.
Alle figure dell'aspetto esterno aggiungo, anche quella dell’insieme della orga-
nizzazione (Fg. 3), ricavata dai summentovati preparati in toto per schiacciamento,
che corrisponde, confermandola, alla interpetrazione degli organi del O. mzchaelis,
da me data nel 1892, desumendola, principalmente, dallo studio delle serie di se-
zioni degli esemplari più o meno contratti dall’ alcool, ma ben conservati, avuti
in esame. Ciò che lascia facilmente spiegare qualche divergenza fra le osserva-
zioni mie e quelle recenti del Nickerson sul C. occidentalis ; che egli ha potu-
to studiare dal vivo e sul fresco in animali condizionati come ha reputato più
opportuno per le sue ricerche. Peraltro, dalle osservazioni del NrckERsoN, risulta
confermata |’ organizzazione del genere Cotylogaster , secondo |’ ho riconosciuta
nel C. mzchaelis ; che egli ha completata nello studio dell’ intero sistema escere-
tore, osservato a fresco , che non avevo potuto del tutto ricostruire in 0. m-
chaelis. Questo apparecchio si comporta nel C. occidentalis, secondo lo deserive
il NickERson, in genere, d'accordo con quanto io avevo osservato in C. miehaelis,
come negli Aspidobotridi nei quali finora è stato studiato. I due grossì tronchi
longitudinali da me già descritti in €. miehaelis, si ritrovano in C. occidentalis; ma,
invece di esser fusi fra loro nella parte iniziale alla loro origine dal fondo del-
l’invaginazione del forame escretore - corrispondente a quella da me constatata in
U. michaelis, come dalle sezioni aveva potuto dedurre in questa specie -, secondo le
osservazioni del NrckersoN (con ogni probabilità ricavate da esemplari a fresco),
nel C. occdentatis, i due grossi tronchi sboccano indipendentemente l’uno dall’altro,
ma ravvicinati assai fra loro e contigui, nell’invaginazione del forame escretore,
formando ciascuno un’ampolla o vescicola terminale. Questa osservazione, a mio
giudizio, non infirmerebbe, peraltro, l’interpetrazione che ho data dei grossi tron-
chi del sistema escretore in l. michaclis (v. cit. lav. pag. 176).
Il Nicgerson afferma in C. occidentalis la presenza di un canale di Laurer (va-
gina), del quale non mi fu dato di riconoscere |’ esistenza in C. michaelis. Questo
canale di Laurer si origina, secondo il NickERsoN, dall’ ovidotto, prima dello sbocco
del vitellodutto impari; si rivolge posteriormente, decorre per tutta la lunghezza
del corpo e va a sboccare medialmente « betwen those (lo sbocco) from the ex-
cretory vesicles and from anterior or dorsal side ». Di questo sbocco l’ A. non dà
alcuna figura ricavata da sezioni o da preparati in toto: esso è solo indicato nel
diagramma (fig. 15) che egli disegna dell’organizzazione di C. occidentalis; nel
quale una linea bruna traccia il decorso ed il terminarsi della vagina nel punto
descritto. Come pure è da un diagramma (fig. 16), non confortato da alcuna figura
mo
tratta da sezioni o da preparati in toto, che si ricava Vl origine della vagina
(canale di Laurer) dall’ ovidotto. Questa sostanziale differenza fra le due specie
così vicine e tanto affini fra loro per organizzazione, dà certamente da pensare
alla possibilità di errore di osservazione da parte di uno di noi; ed evidentemente,
da parte di chi, per il materiale posseduto sì trovava in condizioni meno favo-
revoli di studio. Per il che avendo io negata l’ esistenza della vagina (canale di
Laurer) in C. mzehaelis, edotto dalle affermazioni del Nickerson e sulla guida
del percorso della vagina da lui tracciato nella sua specie, ho voluto riesaminare
ì miei preparati antichi (serie di sezioni) e quelli in toto di recente inviatimi dallo
SrossicH. Ma non ho potuto convincermi della presenza della vagina in €. mi
chaelis e certo non mi è stato possibile di riconoscere lo sbocco di essa come lo
descrive Nickerson in €. occidentalis. È, quindi, necessario un nuovo studio com-
parativo sulle due specie (C. michaelis, C. occilentalis) in condizioni favorevoli di
materiale che, derimendo la divergenza di osservazioni, affermi la esistenza della
vagina (canale di Laurer) nelle due specie, e permetta di concludere che questo
è un carattere generico costante dei Cotylogaster, come in altri generi di Aspido-
botridi (in alcuni la vagina manca affatto).
Nel C. michaelis ho descritto nel 1892 come tasca del pene la porzione termi-
nale del condotto genitale maschile, allungata, piriforme che segue al ricetta-
colo seminale maschile estendendosi per quasi metà della lunghezza della regio-
ne anteriore del corpo, e si restringe anteriormente in un tubo esile sboccante
nello slargamento terminale dell’ ovidotto esterno (metraterm); « cosicchè tasca
del pene ed ovidotto si fondono insieme nella loro porzione terminale per for-
mare una larga cavità... (l’ antro genitale) ». Esaminando questa che chiamai
tasca del pene, perchè mi parve paragonabile a quella di Aspidogaster, secondo il
VoELTZKOW, supposi, per analogia, la esistenza diun pene--che dichiarai però di non
aver saputo ben distinguere—della stessa struttura che in Aspidogaster, data la rasso-
miglianza che, ai miei occhi, dalle osservazioni del VoeLTZKOWw, mostrava con quella
del detto genere la porzione terminale dell'apparato genitale maschile di Cotylo-
gaster. Non molto particolareggiata è la descrizione dell’ultimo tratto dell’ appa-
rato genitale maschile data dal NickersoN per il C. occidentalis ; ma da questa si
ricava che non esiste una vera tasca del pene (« the terminal portion of the vas
deferens is enlarged and quite irregular.... and is sourrondend by a thich sheath
of elongated gland cells », glandole prostatiche), e che manca il pene. Resta per-
tanto confermato dalle osservazioni del NrckeRrson il modo di comportarsi della
porzione terminale del condotto genitale maschile, che egli chiama semplicemente,
come s'è visto, deferente, nei rapporti col metraterm da me prima descritti in
CU. michaelis. Anche in Lophothaspis vallei, secondo le osservazioni del Looss, (!)
manca la tasca del pene ed il pene: l’ultimo tratto dei genitali maschili slargato
a sacco, piriforme, come nei Cotylogaster, è circondato e rivestito da glandole pro-
statiche. Il Looss, non avendo conoscenza del lavoro del NickERSON, comparso
nello stesso anno del suo, in base alle proprie osservazioni su Lophothaspis , in-
(1) Looss, A. — Ueber neu und bekannten Trematoden aus Seeschildkroten nebst Eròrterung
zi Sistematik und Nomenclatur: Z. Jalrb. Syst. Vol. 16, pag. 410, Taf. 21-32, 1902.
terpetrando îi miei disegni e la mia descrizione, conclude sull’ assenza di pene
ela mancanza di tasca relativa in Cotylogaster. In seguito alle osservazioni di Ni-
cgersov (0 occidentalis) ed alle interpetrazioni del Looss pel C. méehaelzs, ho voluto
rivedere i miei disegni e preparati di questa specie ed ho potuto convincermi che
anche in C. michaelis manca il pene, che nel 1892 non aveva saputo ben distin-
gquere : conseguentemente, non può interpetrarsi come tasca del pene la parte
slargata, piriforme, terminale del condotto genitale maschile, come erroneamente
ho fatto. Questa presenta, peraltro, aspetto e struttura sua propria, differente dal
resto ; cosicchè non può ritenersi semplicemente e puramente come deferente
NickERSON); ma, in ogni caso, come una parte di questo modificata e differenziata
diversamente, che può chiamarsi, per la presenza delle glandole prostatiche che
la rivestono sboccando in essa, secondo propone il Looss, pars prostatica, oppure
slargamento prostatico della porzione terminale del condotto genitale ma-
schile.
Concludendo, nel genere Cotylogaster manca il pene e la relativa tasca: l’ultimo
tratto dei genitali maschili sbocca nella porzione terminale slargata del condotto
genitale femminile (metraterm, ovidotto esterno, vagina Looss), che forma Vantro
genitale: esso è rivestito per la sua lunghezza da glandole prostatiche e si diffe-
renzia, come in altri Aspidobotridi (Lophothasp?s), in porzione prostatica terminale.
Questa disposizione anatomica del tratto terminale dei genitali maschili (assenza di
organo copualatore) ed i suoi rapporti con quello femminile, rendono ancora più
verosimile l’ interpetrazione da me data nel 1892 che in Colylogaster avvenga
autofecondazione ; escludendo, per la mancanza del pene , la possibilità di una
fecondazione reciproca ed incrociata che già eliminavo, esponendone le ragioni,
pur quando sospettavo la presenza di un pene. Il NickersoNn scrive: « I can
offer no observation tho show wether or not crossfertilisation occurs ». Anch'io
non ho osservazioni di fatto; ma così dalle mie, come dalle sue constatazioni
anatomiche è lecito dedurre, interpetrando queste con logico ragionamento, che in
Cotylogaster V autofecondazione sia la regola. E considerando il reciproco modo
di sbocco dei genitali può anche intendersi come possa aver luogo l’ autofecon-
dazione per il diretto riversarsi nel metraterm del prodotto sessuale maschile,
facilitato da costrizione dell’ orifizio genitale esterno.
Napoli — R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
i
ANNUARIO
DEL
MUSEO Z0O0LOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INNuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 16. 19 Novembre 1906
Dott. G. NOBILI
(Torino)
Tre nuovi Sferomidi Eritrei del Museo Zoologico
dell’ Università di Napoli
—
(Tav. 7)
[Ricevuta il 10 Gingno 1906)
Il Prof. Fr. Sav. MoxmiceLLi ebbe la cortesia di comunicarmi una piccola
collezione di Isopodi, raccolti da ufficiali della R. Marina sulle coste della Co-
lonia Eritrea. I tre sferomidi contenuti nella raccolta mi sembrano nuovi, e qui
li descrivo. Essi appartengono tutti al genere Cymodoce ; di due specie ho po-
tuto avere maschi e femmine, col loro forte dimorfismo ; la terza è disgraziata-
mente rappresentata solo dal maschio.
Cymodoce eupyga nov. Sp.
(Fig. 1-18)
Questa specie è rappresentata nelle collezioni del Museo di Napoli da un solo maschio:
ma nelle raccolte fatte dal Dr. Joussraume nel Mar Rosso, confidatemi per lo studio dal
Museo di Parigi, ho trovato un altro maschio e due femmine ; e, col gentile permesso del
Prof. E. L. Bouvirr, posso qui completare la descrizione, dando anche quella della femmina
che è differentissima dal maschio.
Il maschio dell’ Eritrea è lungo poco più di 10 mm., quello di Aden circa mill. 9. Il
maschio eritreo è più fortemente peloso che quello di Aden, sugli ultimi segmenti , carat-
tere che può essere in rapporto colla età.
Il capo porta gli occhi all’ indietro, superiormente esso non è specialmente convesso e in
avanti la linea marginale è mediocremente sviluppata. L’ epistoma è stretto, granulato, tri-
angolare con due prolungamenti inferiori che abbracciano il largo labbro superiore (Fig. 12);
questo è convesso in avanti. Le due paia di antenne non offrono alcuna armatura speciale;
il flagello delle antenne del primo paio è composto di 17 articoli. quello delle antenne del
secondo paio è composto di 21 articoli.
I maxillipedi sono distintamente lobati, ma i lobi sembrano un poco più corti che nelle
due specie che seguono La lacinia interna della seconda mascella è un poco più larga,
che le due esterne. La lacinia esterna della prima mascella ha circa 10 spine api-
cali, la lacinia interna è piuttosto grossa ed ha le solite quattro setole piumose. I gnato-
podi del primo paio hanno, come di solito, il 5° articolo incluso fra il 4° ed il 6°, il 49
sporge in un lobo all’ apice posteriore, ed è armato colà di una spinula; quattro spinule
sì osservano lungo il suo maygine interno; il 5° articolo porta pure 4 spinule sul margine
interno, crescenti gradualmente verso |’ apice; il 6° ha cinque spinule ; il 7° articolo è bi-
unguicolato.
I segmenti del pereon non differiscono molto in lunghezza. Il primo è naturalmente il
più lungo, e come di solito, i suoi margini laterali si protendono in avanti e all’ indietro
sotto l’ occhio e verso il secondo segmento. I segmenti Il, INI, )V offrono granuli incospi-
cui, ma i segmenti V, VI e VII hanno due linee ben distinte di granulazioni , l’ una oc-
cupante il margine posteriore del segmento, l’ altra più indietro, verso la metà di esso.
Il primo segmento pleonale è fittamente granulato , esso forma nel mezzo due brevi spor-
genze depresse e porta 3 linee brevi di sutura. Il segmento terminale è convesso nella sua
prima metà ove porta due grosse protuberanze mammillonari, terminate superiormente da
due emisferi di granuli che pel loro colore bruno castagno spiccano sulla granulazione gri-
giastra che riveste l’intero segmento. Queste protuberanze sono molto sporgenti all’ indietro
(Fig. 2) e fra di esse sta un solco profondo. In avanti delle due protuberanze, alla base
del lobo mediano del margine posteriore trovasi un’ altra protuberanza , anch’ essa di co-
lor bruno, ma assai più piccola che le due precedenti. La parte terminale dell’ ultimo seg-
mento è assai più bassa e più breve che la parte prossimale. Essa termina in tre denti o
lobi di uguale lunghezza, ma dei quali il mediano è un poco più largo che i due laterali;
questi lobi sono granulati sulla superficie e denticolati alla estremità : due denticoli sul lobo
mediano sono più distinti. Gli uropodi sono assai più lunghi della estremità dell’ultimo seg-
mento; i loro due rami sono disuguali, l’ endopodo fisso ha 1’ estremità acuta, ma il mar-
cine terminale troncato obliquamente all’ interno; l’ esopodo è quasi il doppio più lungo
dell’ endopodo ed è acuminato.
L’ addome, gli uropodi ed i segmenti toracici portano peli. I pereopodi hanno il 5° ar-
ticolo libero. Il terzo articolo sporge angolarmente sul margine esterno e porta sulla spor-
senza 2-3 lunghe setole; il quarto è dilatato esternamente e porta sulla sporgenza un ciuffo
di setole: lungo il margine interno è provvisto di 5-6 spinule. Il 5° articolo ha circa 9 spi-
nule distribuite sul margine interno e su quello terminale ;.il 6° articolo è quasi inerme ;
il 7° è biunguicolato.
Il primo paio di pleopodi ha il ramo interno lungo poco più della sua larghezza basale,
triangolare e subacuto all’ apice; l’esopodo ovale è lungo quasi due volte la sua larghezza.
L'endopodo del secondo pleopodo è alquanto più largo , e la sua estremità è subacuta.
La appendie masculina si stacca dalla base e decorre strettamente aderente al margine in-
terno dell’ endopodo ed è lunga quanto questo ma non distaccata nè ben discernibile. I
due rami delle prime due paia di pleopodi hanno lunghi peli cigliati. Il terzo pleopodo ha
l'endopodo col margine esterno convesso , l’ interno obliquo in dentro, l’ estremità obliqua-
mente troncata. L’ esodopo è ampio, quasi 14!/, volte lungo quanto largo e distintamente
biarticolato. I due articoli sono separati oltre che dalla sutura anche da differenza nel
decorso dei margini. ( Fig. 9) Il quarto pleopodo ha |’ endopodo con pieghe carnose assai
numerose ; l’esopodo membranoso e biarticolato; l’endopodo termina ad uncino, l’esopodo ha
punta quasi triangolare. Il margine esterno dell’ esopodo porta brevi ciglia. L’endopodo del
5° pleopodo è anch’ esso provvisto di numerose pieghe carnose, la sua estremità è larga-
mente rotondata;l’ esopodo porta due protuberanze spinulose apicali ; un’ area rigonfia spi-
nulosa lungo il bordo interno presso la sutura, ed una grossa protuberanza sul primo ar-
ticolo presso la sutura stessa. Il margine esterno dell’esopodo è brevemente cigliato. Il sim-
podo delle prime due paia porta 3 spinule.
Le femmine sono enormemente differenti dai maschi.I loro segmenti sono lisci. Il primo
segmento addominale non ha tubercoli o sporgenze del margine, e porta 3 suture. L'ultimo
segmento è breve, molto convesso ; esso porta due grossi tubercoli rotondati in avanti se-
parati nel mezzo e che ne occupano quasi tutta la larghezza della parte prossimale; la parte
distale è breve ed è provvista di tre lobi tutti ben distinti tanto di sopra che di fianco.
Questi tre lobi hanno uguale lunghezza, ma quello mediano è assai più stretto che i due lu-
s terali e collocato anche un poco più in alto, mentre i laterali obliquano in basso ed all’ in-
fuori I lobi laterali hanno il margine estremo troncato e quasi diritto visto dal di sopra.
È; Gli uropodi hanno i rami di uguale lunghezza leggermente più lunghi che |’ estremità del-
l’ultimo segmento e brevemente appuntiti.
Le femmine gravide presentano la riduzione dell’ apparato boccale (Fig. 15, 16, 17) de-
scritte dal Dr. H. J. Hansen nel suo magistrale lavoro (4).
: Cymodoce Richardsoniae nov. sp.
(Rig. 19-23)
Eritrea: Due maschi e due femmine.
Questa specie si riconosce facilmente dagli ornamenti del suo pleon.
Maschio — Il corpo dei due esemplari è lungo 9 e 11 mill. circa, mediocremente con-
vesso e non ripiegabile completamente a palla. Essa è minutamente peloso; specialmente
sui margini e sugli ultimi articoli.
La testa è più lunga del primo articolo del pereon, alquanto attenuata in avanti, cogli
occhi portati sui lobi postero-laterali e parzialmente inclusi dal primo segmento del pereon.
La linea frontale marginale è quasi nulla, e vi è un breve lobo ottuso fra le basi delle
prime antenne. Il primo segmento del pereon è meno lungo che i due seguenti presi in-
sieme; il 2°, il 3° ed il 4° differiscono poco in lunghezza; il 5° e il 6° sono brevi, il 7° è
lungo.
I primi 4 segmenti hanno la superficie alquanto irregolare, ma non propriamente granu-
lata: il 5° ha una linea trasversale di granulazioni ; il 6° ed il 7° hanno due linee trasverse
di granuli presso il margine posteriore. Le tre suture laterali sull’ addome sono distinte ed
accompagnate da una linea di granuli. Il bordo posteriore dell’ addome sporge con due brevi
angoli nel telson; al fianco di questi due angoli vi è da ciascuna parte un brevissimo dente.
La superficie dell'addome offre inoltre dei granuli ben distinti dei quali i mediani tendono
a disporsi in linee.
L'ultimo articolo si restringe molto posteriormente, ove termina in tre lobi, il mediano dei
quali è di poco più lungo che i lobi laterali ed è troncato quadro. Nella sua parte prossimale e
per metà della sua lunghezza esso offre due grosse carene sollevate che determinano fra
loro una cavità profonda, quasi a forma di ferro di cavallo. Lateralmente la parte prossi-
male è molto declive e granulata, col margine esterno rialzato e carenato. In avanti della
cavità determinata dalle due carene e alla base del lobo terminale mediano vi è un grosso
tubercolo rotondo, bianco, di lucentezza porcellanea, minutamente peloso al disopra Prima
del tubercolo vi è una piccola fossetta.
La superficie dell’ addome e queila degli ultimi 4 articoli del pereon è provvista di mi-
nuti peli, più abbondanti sull’ ultimo articolo.
(1) Hansen H. J, On the propagation, structure, and classification of the family Spleeromidae.
Quart. Jour. Mier. Sc. Vol. 49, 1905.
Gli uropodi hanno l’ esopodo ovato, col margine carenato e prolungato in punta all’apice,
cigliato. L' endopodo è quasi rettangolare, ma col margine estremo inciso. Essi sono sube-
guali in lunghezza all’ ultimo articolo.
Le prime antenne hanno il primo articolo del peduncolo molto grosso, lungo quasi tre
volte il secondo che è anche ingrossato ; il terzo è gracile, lungo più di 11/, volte il se-
condo: il flagello è composto di 17 articoli. I primi tre articoli del peduncolo delle seconde
antenne sono molto brevi; il primo però è più lungo che ciascuno dei due segmenti; il quarto
ed ìl quinto sono lunghi, il quinto è più lungo del quarto; il flagello ha 19 articoli.
Le mandibole sono robuste , il processo incisivo della mandibola sinistra è solo superfi-
cialmente diviso: il processo accessorio è bidentato e forte. Il processo molare è forte, e bi-
lobo. Sulla mandibola sinistra vi sono 9 spinule barbate. La lacinia esterna delle prime
mascelle presenta 8 spine; la lacinia esterna ha le solite 4 setole piumose. Mascelle e maxil-
lipedi sono normali, come nel genere.
I primi gnatopodi hanno come di regola, il quinto articolo incluso fra il 4° ed il 6°. Il
quarto arlicolo porta 7 spinule crescenti in lunghezza, le distali dentate. e tre setole rigide
all’ estremità del suo margine posteriore. L’ angolo del margine posteriore del 3° articolo
porta pure due setole rigide, il 5° articolo ha 4 spine dentate, e il sesto ne ha cinque. Il
settimo articolo è biunguicolato. I pereopodi hanno il 5° articolo libero, gli articoli provvisti
di piccole spine, e il dito biunguicolato. Non vi sono frangie di setole sul margine esterno
dei primi pereopodi.
I pleopodi differiscono alquanto da quelli della specie precedente, pur avendo la stessa
struttura. Il primo pleopodo ha | endopodo più breve, a punta più larga e subrotondata ed
offre una area inspessita, e cigliata all’ apice che si estende per i tre quarti della sua lun-
ghezza. Il secondo pleopodo ha l estremità dell’ esopodo troncata ; l’ appendiv masculina è
stiliforme ed un poco più lunga dell’endopodo, alla base del quale è inserita. Il terzo pleo-
podo è conformato quasi come nella specie precedente, ma l’esopodo è più lungo. Il quarto
pleopodo non offre nulla di notevole. L’ esopodo del 5° pleopodo ha le due protuberanze
apicali molto forti, ed un’ area rigonfia papillata sul bordo interno che si estende fino all’ar-
ticolazione col primo articolo. Il primo articolo ha anche una piccola area papillata all’ e-
stremità, presso 1’ articolazione.
Le femmine prese con questi maschi sono differentissime dal maschio. Il loro corpo non
ha peli, gli epimeri sono più acutie per le differenze notevolissime nell’ultimo articolo ricordano
quelle fra Cymodoce truncata e la sua femmina Sphaeroma curtum. Il primo articolo del
pleon porta nel mezzo due minuti tubercoli. Esso ha tre linee distinte di sutura. L’ arti-
colo terminale è privo di granuli, convesso e provvisto di due grossi tubercoli, triangolari-
arrotondati. L’ estremità ha tre denti dei quali il mediano è più grosso, e più sporgente dei
due laterali. Il mediano è anche collocato più in alto, e guardando l’ animale dal disopra
esso ricopre in gran parte i due laterali. L’ estremità dei denti laterali, vedendo 1’ animale
di fianco è acuta, e il loro margine è obliquo. Gli uropodi sono più corti dell’ ultimo seg-
mento; i loro rami sono subeguali, piani; il ramo esterno brevissimamente appuntito.
Cymodoce erythraea nov Sp.
(Fig. 24-30)
Questa specie è rappresentata soltanto da due maschi, ma essa è così caratteristica che eredo
utile descriverla, benchè non possa indicare le differenze delle femmine, che saranno senza
dubbio fortissime. Questa specie si avvicina per la forma del suo ultimo segmento a Cymo-
ra
_
doce amplifrons Stessine (1), ed anche a Sphaeroma Granti A O.WaLkER (2), dato che que-
sta specie debba riferirsi a Cymodoce.
Il corpo è lungo circa 10 mill., piuttosto depresso, ed è ornato su tutti i segmenti di
granuli rotondi distinti e ben visibili, i quali sulla testa e sul primo segmento del pereon
sono sparsi, e sui segmenti 2-6 tendono a disporsi in linee.
Il capo è appiattito, depresso, non elevato sopra la regione antennale come in €. ampli
frons, la linea frontale marginale è ben distinta, con un piccolo lobo mediano fra le in-
serzioni delle prime antenne e due brevi lobi laterali. Gli occhi sono grossi, e portati al-
l’ indietro, ovali.
Il primo articolo del peduncolo delle prime antenne è grosso, più breve che il secondo
ed il terzo presi insieme; il secondo è pure grosso e più breve del terzo; il flagello è com-
posto di 11-12 articoli. I cinque articoli del peduncolo delle seconde antenne sono gracili ;
il quarto è un poco più breve del quinto ; il flagello è diviso in 14 articoli. L’ epistoma è
cordiforme, il labbro superiore è alquanto convesso in avanti.
Le mandibole sono robuste ; il processo incisivo principale è acuto e relativamenteTgra-
cile; il processo molare è forte; il processo incisivo accessorio della mandibola sinistra è
ben sviluppato ma esile e diviso superficialmente in 4-5 denti; questa mandibola ha pure
4-5 setole dentate. La lacinia esterna delle prime mascelle porta 9 spine apicali, tre delle
quali più brevi, la lacinia interna porta le solite quattro setole piumose. La lamina interna
delle seconde mascelle è più larga delle altre due lamine. I maxillipedi hanno i lobi degli
articoli assai allungati, quello del 2° articolo del palpo o 5° articolo a margini paralleli; la
lamina del 2° articolo è convessa sul margine interno e concava sul margine esterno ; l’estre-
mità della lamina dei lobi degli articoli è cigliata.
Il primo segmento del pereon è il più lungo, ed ha anche i granuli più numerosi, ma
assai piccoli e disposti senza ordine , ricoprenti tutta la superficie. I granuli sui segmenti
seguenti tendono a disporsi in linee ben visibili; due linee di granuli sono ben nette sui
segmenti 3-6. Il secondo ed il terzo segmento e il sesto ed il settimo sono subeguali e leg-
germente più lunghi che il quarto ed il quinto. Questi segmenti non sono sollevati nè spor-
genti lungo il bordo posteriore, benchè le granulazioni li rialzino.
Il primo segmento si protende in avanti in un lobo acuto ad includere l’ occhio, e all’in-
dietro ad includere una parte del margine del secondo segmento; gli epimeri dei segmenti II,
IT sono alquanto più acuti che quelli dei segmenti IV, V, VI; gli epimeri del segmento VII sono
più larghi, e si protendono alquanto sul pleon. Gli epimeri non sono visibili dal disopra, e sono
separati dal fergum mediante un leggiero solco. Il primo articolo del pleon è molto breve
e due suture sono marcate, e ve n’è uma terza assai breve. Esso è tutto granuloso supe-
riormente; i granuli sono più forti lungo le linee suturali; all’ estremità esso sporge in due
deboli angoli sull’ultimo articolo. Esso è meno lungo che il VI e il VII segmenti peregali ed è
1/3 dell’ ultimo articolo. Il telson presenta un aspetto molto caratteristico. Esso è declive
dalla base verso l’ estremità e si rialza quindi leggermente all’ apice: la sua porzione di-
stale è stretta. La estremità è divisa in tre denti; dei quali l’ interno è largo quanto gli
esterni, ma è collocato più in alto e sporge un poco di più. Da questo dente più interno e
più alto si dipartono due linee divergenti all’ indietro che delimitano una superficie trian-
golare posta su un piano più alto che le superficie laterali. Tutta la superficie dell’ ultimo
segmento è granulosa. I denti terminali portano anche qualche breve pelo. Gli uropodi hanno
i due rami ben sviluppati e subeguali all’ ultimo articolo, l’ endopodo è lungo quanto 1° ul-
timo articolo, l’esopodo un poco di più. Il peduncolo non ha creste particolari ; 1’ endopodo
(1) Exosphaeroma amplifrons Sregina South African Crust. Pf. II. 1902 pag. 64 PI. 11.
(2) Nat. Hist. ot Sokotra and Adb-el-Kuri pag. 218.
è arrotondato all'apice; alquanto granuloso sulla sua superficie, irregolarmente e debo
crenulato ; l’esopodo è ovale, alquanto attenuato all'apice, marginato da un bordo solle
I margini dei due rami sono pelosi.
1 i i anteriori hanno il QUAD articolo assai breve, nascosto posteriormente d
portano una spina SO ( o setola ) all’ estremità del loro margine posteriore, il do
ticolo ha due spine dentate all’estremità del margine anteriore, precedute da 6 denti 0
nule circa, frammisti a peli; il 5° articolo ha tre spine dentate; il 6° 4 spine; il 7° è biun
guicolato e prima della 2* unghia il suo margine porta peli e spinule. I pereopodi |
gracili e poco spinosi, col 5.° articolo libero e il dito biunguicolato. Il peduncolo dei pleope
termina con 4 piccole spine; 1’ appendice del 2° paio nel maschio è stiliforme e più Lie a
rami dei pleopodi.
La femmina è disgraziatamente ignota.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA 7.
1. Cymodoce eupyga No. Maschio, visto dal disopra. x 4, 5.
2. » » Maschio visto di fianco —. >< 4, 5.
3. — Mandibola sinistra, vista dall’ interno —. »< 18.
4. — Prima mascella di sinistra. x 18.
5. — Seconda mascella di sinistra. x 18.
.— Maxillipede sinistro. x 18.
.— Primo pleopodo sinistro. x 18.
.— Secondo pleopodo sinistro. >< 18.
. — Terzo pleopodo sinistro. x 18.
.— Quarto pleopodo sinistro. >< 18.
.— Quinto pleopodo sinistro. x 18.
.— Epistoma, antenne e labbro superiore. >< 18.
. — Estremità del corpo della femmina; vista dal disopra. sc 9.
. — La stessa di fianco. >< 9.
5. — Maxillipede della femmina gravida. >< 18.
16. — Prima mascella della femmina gravida. >< 18.
.— Seconda mascella della femmina gravida. x 18.
. — Ipotfaringe del maschio. >< 18.
.— Cymodoce Richardsoniue No8. Estremità del corpo del maschio. >< 4, 5
20. — Maschio visto di fianco. x 3.
21. — Epistoma e labbro superiore. x 18.
22. — Estremità del corpo della femmina vista di sopra. x S.
23. — Femmina vista di fianco. >< 9
24. — Cymodoce erythraea No8. Maschio visto dal disopra. 4, 5.
25. — Maxillipede. >< 18
26 — Seconda mascella. »x< 18.
30
NZ
27. — Prima mascella. x 18
28.
29. — Secondo pleopodo. x
— Settimo pereopodo. x 14.
18.
.— Prima antenna. x 18.
Estratto dall’Annuario del Museo Zoologico della R. Università di Napoli
(N. S.) vol. 2. N. 16.
caz Napoli — R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
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ANNUARIO
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 17. Î99 Dicembre 1906
Prof. D. ROSA
(Istituto di Zoologia degli Invertebrati)
(E'irenze)
Nota sui Lombrichi ricordati da Stefano DeLLe CHiate
[Ricevnta il 20 Novembre 1906)
Nella ricca biblioteca del R Istituto di Zoologia degli Invertebrati in Firenze
ho avuto la fortuna di trovare complete le due celebri opere di Stefano DELLE
CHIAIE : ;
1.— Memorie sulla storia e notomia degli animali senza vertebre del Regno di Napoli:
Napoli, 1822-1829.
2.— Descrizione e notomia degli animali invertebrati della Sicilia citeriore osservati sul
vivo negli anni 1822-1880 (sottotitolo: Animali senza vertebre del Regno di Napoli )
Napoli , 1841.
Ho voluto approfittare di questa circostanza per vedere se fosse possibile iden-
tificare le specie e varietà di lumbricidi descritti dal DeLLe CHIAIE nelle pre-
dette opere.
Nella prima opera (1) il Vol. 1.° nulla contiene sugli anellidi, ma nel Vol. 2.0
(1825) si trova (pag. 389 e segg.) una « Memoria sugli anellidi, parte 1. »
il cui V capitolo (pagg. 409 e segg.) parla « de’ lombrichi ».
In questo capitolo sono descritti il lombrico fragile, il sifonostoma, il raggiante,
il piccinino, il terrestre ed il marino, mentre il capitolo VI (pag. 423) intitolato
« Descrizione tecnica degli anellidi di questa prima parte » dà (a
pag. 428) brevi diagnosi latine delle stesse specie che ivi sono designate rispetti-
vamente coi nomi di Lumbricus fragilis, L. siphonostoma, L. radiatus, L. pusillus
L. terrestris e L. marinus. Altri dati su queste specie si ritrovano nella spiega-
zione delle tavole (Vol. 2°, pag. 430 e segg.). È già noto che fra tutte queste
specie una sola (il L. terrestris) appartiene agli oligocheti e precisamente ai lum-
bricidi.
Ora che cos’ è il L. ferrestris descritto da DeLLe CHIAIE in questa prima opera ?
Esso non è il L. terrestris Lin. MiLLER, il quale del resto nell’ Italia meridionale
non esiste; è invece in parte l’ Octolastum complanatum (Duags 1828) ed in parte
|’ Eisenia foetida (Sav. 1826) che sono forme entrambe comuni a Napoli:
All'Octolasium complanatum sì riferisce la forma che nella spiegazione delle
figure (pag. 436) è chiamata L. terrestris major (nella descrizione non si parla di
varietà). Essa è ben riconoscibile nella figura colorata 7 della tavola 29 nella
quale fra altro sì vedono bene le otto serie distanti di setole; inoltre solo a questa
specie fra le nostre si adatta quanto è detto nel testo (pag. 419) della presenza
dì sette paia di spermateche (poichè a queste si riferiscono le parole « dal quarto
anello in linea delle filiere di setole interne esistono a dritta e sinistra sette in
otto vesciche grandi quanto un acino di miglio..... »).
All Fisenia foetida sì riferisce invece una forma citata nel testo solo come
L. terrestris, senza indicazione di varietà, ma che è benissimo riconoscibile nella
ficura colorata 6 della tav. 29.
Aggiungiamo che nel Vol. 3.° (1828) è contenuta (pag. 163 e segg.) la 2. parte
della « Memoria sugli anellidi » nella quale (al capit. IV, pag. 170, intitolato
<« Lombrichi o Lombrineri » son descritte sotto il gen. Lumbricus forme
che si riferiscono tutte a policheti (L. Rolandi, L. coccineus, L. Hilairi, L. mi-
sîtensis e L. filigerus) e infine che nel Vol. 4.° (1829) si trova ancora (pag. 161)
un’ « Appendice ai cefalopodi, alle salpe, agli anellidi ece. » nella
quale il solo animale ricordato fra i lombrichi è il L. corratulus (policheto).
Nella seconda opera (2) il DeLue Carate parla di lombrichi nel tomo 3° al pa-
ragrafo « Anellosi lombrici » (pag. 81 e segg.). In quest’ opera egli restringe
molto il significato del gen. Lumbricus ed usa questo nome solo per tre specie:
L. terrestris, L. iuloides e L. pusillus, del quale ultimo (che è un policheto) lA.
stesso dice che « non appartiene affatto a questo genere ».
Qui il L. ferrestris equivale solo al L. ferrestris major della prima opera, cioè
si riferisce solo all’Octolastum complanatum (Duats), mentre sotto il nuovo nome
di L. iuloides è indicata solo la forma minore in cui avevamo già riconosciuto
lEisenia foetida (Sav.). Le descrizioni di questa seconda opera sono migliori e
tolgono ogni possibile dubbio sull’ identificazione delle specie.
Così pel preteso L. terrestris (Octolasium complanatum) è specificato nel testo
che esso ha 162 segmenti ed un clitello esteso sui segmenti 28-37=10, mentre
nella tav. 94 si vedono nella fig. 7 le sette paia di spermateche e la caratteri-
stica forma delle vescicole seminali.
Così pure pel L. iuloides (Eisenia foetida) è specificato nel testo che esso ha
75 segmenti ed un clitello esteso sui segmenti 25-32 = 8 e che esso trasuda un
umor giallo fetido.
Per conseguenza nelle sinonimie delle dette specie si potranno ormai fare queste
aggiunte,
Octolasium complanatum (Dusùs 1828).
Syn. Lumbricus terrestris part. (L. terrestris major) Deve Carate 1825: Memorie sulla
storia e notomia ecc. Vol. 2, pag. 417, 428, 436, tav. 29, fig. 7 (1).
1) Questa tav. 29 delle « Memorie sulla storia ecc. » é identica alla tav. 93 della « Descrizione
e notomia ecc. ».
L. terrestris DeLre Cris 1841: Descrizione e notomia ecc. Vol. 3, pag. 82, tav.93, fig. ©:
tav. 94, fig. 7).
Eisenia foetida (Sav. 1826).
Syn. Lumbricus terrestris part, DeLLe Caraie 1825: Memorie sulla storia e notomia ecc.
Vol. 2, pag. 417, 428, 436, tav. 29, fig. 6.
L. iuloides Derre Carse 1841: Descrizione e notomia ecc. Vol. 3, pag. 82, tav. 93, tig. 6.
Il L. <uloides DeLLe CHiatE va dunque tolto dalle specie dubbie fra le quali
sì trova ancora relegato negli « Oligochaeta » di MrcnarLsEN (Thierretch, 10. Lief.
pag. 520).
Ricordo in ultimo che nelle due suddette opere di DeLLe CHiaIE alle citate
descrizioni son pure annessi molti dati anatomici; questi però sono in generale
imperfetti e senza speciale importanza.
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MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
F)
Num. 18. LO Luglio 1907
Dott. UMBERTO PIERANTONI
Libero Docente, Conservatore del Museo Zoologico della R. Università di Napoli
Il genere Saccocirrus Bosrerzxy e le sue specie
(Tav. 8)
[Ricevnta il 1 Maggio 1907)
Il Saccocirrus papillocercus venne per la prima volta descritto dal BoBrerzky,
nel 1871, sopra esemplari da lui rinvenuti nella baia di Sebastopoli. Quattro anni
dopo Marion e Bosrerzky raccolsero fra gli anellidi di Marsiglia altri esemplari
del genere Saccocirrus, che riferirono alla stessa specie, e ne diedero una nuova
descrizione ricordandone i costumi. In questa nuova illustrazione dell’ animale
essi notarono che i Saccocirrus del Mediterraneo erano assai più grandi di quelli
del Mar Nero, avendo trovato che i primi misuravano 8 centimetri di lunghezza,
mentre gli altri misuravano 26 o 27 mm. Dopo di loro rinvennero esemplari di
S. papillocercus LancrErRHANs a Madera, che ne diede anch'egli una breve de-
serizione, e GoopriIcH a Napoli, il quale illustrò anche alcune particolarità anato-
miche. Entrambi questi autori dicono di aver esaminato piccole forme; LAxGHER-
HANS di 30 mm., e GoopricH. parla di un « little worm ». Quest'ultimo nel de-
scrivere alcuni caratteri non si trovò d’accordo con la descrizione che MARION
e BoBrerzKy aveano dato sugli esemplari di Marsiglia, tanto che a pag. 414 del
suo lavoro credette utile di osservare: « It is of course possible that the Sacco-
: cirrus of Naples is not of the same species as the worm described by MARION
and Bosrerzxy from Marseilles; but on the whole this seems unlikely, since
Saccocirrus papillocercus has also been found in the Black Sea by its original
« describer and at Madeira by LaxcerHANs. The discrepancies in the description
may vanish on a closer inspection of specimens from the other localities ».
Nell’imprendere il mio studio sullo sviluppo del Succocirrns papillocercus volli
assicurarmi della identicità, per caratteri specifici, degli esemplari di Napoli di
cui mi servivo per le mie ricerche con quelli della forma del Mar Nero per la
prima volta descritta con tal nome nel 1871 dal BorerzKky; ed avendo trovato
perfetta corrispondenza con questa negli esemplari di piccole dimensioni di Na-
poli, non esitai a riferirli alla specie descritta dal Boprerzky (S. papillocercus).
Ciò ho voluto fare perchè, mentre compivo le mie ricerche sulla embriolo-
gin di detto animale, mi accadde di rinvenire nel Golfo di Napoli degli altri
esemplari di Sceccocbyvus ditterenti dai soliti per le grandi dimensioni e che, inol-
tre, a differenza di questi, in quel periodo dell’anno (inverno) non erano sessual-
mente maturi. Questi grandi esemplari ricordavano per le dimensioni quelli stu-
diati a Marsiglia da Marion e BoBRETZKY, e raggiunsero la maturità sessuale solo
in primavera. In vista di ciò mi proposi di fare uno studio comparativo sulle
due forme di differente grandezza e riferite entrambe al S. papellocercus.
Una pubblicazione di HewmpeLmanN sull’ovogenesi, la maturazione e fecon-
dazione delle uova di Saccocèrrus in cui VA. giunge a delle conclusioni un po’
diverse da quelle a cui io giungevo in detto mio lavoro, apparso quasi contem-
poraneamente, mi indussero ad aftrettare tale studio comparativo, per assicurarmi
se gli esemplari di Villefranche sur mer, da lui riferiti al S. papélocercus, sui quali
egli aveva fatto le sue osservazioni, potessero corrispondere invece ai grossi esem-
plari trovati a Marsiglia da Marron e Bosrkrzky, e da me pure rinvenuti in Na-
poli e dei quali, per le ragioni suesposte, no: mi ero potuto giovare nelle mie
ricerche: e concludere conseguentemente che, tanto gli esemplari di Villefranche
quanto i grossi di Marsiglia e di Napoli potessero essere i rappresentanti di una
specie diversa dal S. pap?Mocercus col quale sarebbe stata finora confusa.
Da un accurato esame dei caratteri della piccola e della grande forma non
mi è riuscito difficile di riconoscere differenze tali da poter concludere per la
esistenza di due specie distinte di Saecocirrus ; differenze che mi propongo di
illustrare nel presente lavoro, che varrà così di contributo alla conoscenza ana-
tomico-biologica del genere e delle sue specie, ed alla sistematica dell’ordine dei
Protochaeta di cui, secondo moderni trattatisti, il gen. Saccocirrus è unico rap-
presentante.
I. De:crizione delle due specie di Saccocirrus.
a) Saccocirrus papillocercus Bor. 1871.
(nec Marion e BogrerzKky. HEMPELMANN)
Aspetto esterno -—La grande coutrattilità di questo piccolo verme rende difficile
di stabilire le sue esatte dimensioni. In istato di media distensione può rag-
giungere 25 mm, e 0.40 mm. circa di diametro laterale. Il colore del corpo è
verdastro pallido nel maschio, più pallido ancora nella femmina per la presenza
nella cavità del corpo di uova mature, le quali sono bianche; la parte anteriore
il capo e dodici o tredici segmenti) sono bianchicci. Il colore verdastro è dato
principalmente da sferule di questo colore di aspetto oleoso, contenute nelle
cellule dell'intestino assorbente e nelle cellule del cloragogeno
Il corpo termina con una coda biloba, ciascuno dei lobi porta cinque o sei
grosse papille sul lato ventrale, di cui l’ animale si serve come organi adesivi.
Fig. 2, ppc).
Le cellule glandolari ipodermighe, poco visibili sul vivo, ma assai ben distinte
pei preparati leggermente colorati in toto, perchè assai facilmente colorabili, sono
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disposte in modo da formare delle fasce trasversali tanto sul lato dorsale, che
sul ventrale (Fig. 1).
I parapodii sono piccoli e poco prominenti, in forma di semplici cilindretti
retrattili, disposti in due serie latero dorsali; mancano per un numero variabile
di segmenti, verso la coda: di solito mancano negli ultimi 7 a 10 segmenti nel
maschio, negli ultimi tre o quattro nella femmina. Essi ne!la loro media distensiove,
e nei segmenti anteriori, dove si trovano di solito meglio sviluppati, non oltrepas-
sano i 44p di lunghezza, per 20p di spessore.
Le setole sono lunghe e sottili; sporgono di solito in numero di"10 o 12 per
ciascun parapodio In ciascun fascio sì rinvengono: 1 o 2 setole sottili e lunghis-
sime con estremo bifido, a punte disuguali; 5 o 6 setole più resistenti il cui
estremo ingrossato ha una forma caratteristica, depressa, con due rilievi margi-
nali sporgenti all'estremità in due dentelli laterali e fra questi altri due minu-
tissimi dentelli mediani (Fig 4); 4 o 5 setole più sottili cilindriche, con estremo
lievemente intaccato e quindi con un accenno alla forma bidentata. Lo intero
ciuffo di setole è lungo quasi quanto è largo il corpo , raggiungendo una lun-
ghezza di 320p. Ciascuna setola delle più grandi ha Ip di grossezza alla base, e 2y
all’ estremo.
Sistema digerente. Il GoopricH, che ha studiato appunto questa specie, parla nel
suo lavoro della presenza di un faringe muscoloso e di un diverticolo ventrale
con cuscinetto muscoloso; io ho trovato, al disotto delle cellule epiteliali del fa-
ringe e di tutto il tratto glandolare (1° tratto dell'intestino) fibre muscolari for-
manti un lasco e sottile rivestimento, ma senza notevoli concentrazioni: non
posso quindi confermare la presenza di un ispessimento ventrale del faringe, chè
anzi questa regione deli’intestino mostra nei tagli trasversali un notevolissimo
ispessimento della parete dorsale, dipendente non dai muscoli, ma dal gran nu-
mero di cellule glandolari che ivi sboccano, mentre la parete ventrale ne è quasi
priva. Le rade fibre muscolari sono in relazione nel tratto faringeo, mediante
fibre trasversali, coi muscoli della parete del corpo, ed insieme con questi deter-
minano i movimenti di tutta la parte boccale dell’intestino glandolare; questa
può essere estroflessa e, coi suoi movimenti, servire quasi come una ventosa, di
cui l’animale si vale per afferrare grosse prede e per camminare aderendo ai
corpi sommersi con la bocca, e ritraendo innanzi verso di essa col distaccare 1
lobi della coda, il resto del corpo contrattilissimo ; 1’ estremo posteriore si fissa
quindi a mezzo delle papille codali, mentre la bocca si distacca ed il capo si
protende per avanzarsi: il modo di camminare può quindi paragonarsi a quello
delle sanguisughe.
Il tubo digerente presenta due porzioni ben distinte; la prima ricca di cellule
glandolari mucose di forma allungata, aventi il loro sbocco nel lume del tubo
digerente, fra le cellule ciliate epiteliali; questo primo tratto dell’intestino corre
come un tubo diritto fino al 12.° 0 13.° segmento dopo la bocca; ad esso segue la
regione priva di glandole, detta regione assorbente, di color verde intenso, per
la presenza di sferule di questo colore nelle cellule epiteliali, essa mostra slar-
gamenti segmentali appena sensibili, correndo come un tubo di calibro ugnale
fino all’ano. (Fig. 5, <nt.).
Sistema nervoso, —Per quello che riguarda la struttura e la disposizione delle
parti di questo sistema rimando alle osservazioni di Frarpoxr, GoopricH e LEPE-
senkin. Osservo solo che î due rami del sistema stomatogastrico , notevolmente
grossi, in questa specie, sì riuniscono ventralmente nel 2.° segmento setigero, e
proprio a livello del secondo paio di parapodii.
Le papille sensitive poste innanzi ai parapodii sono in questa specie appena
visibili con forte ingrandimento, essendo piccolissime.
Cavità del corpo.Essa è rivestita da uno strato poco spesso di cellule perito-
neali le quali costituiscono ancora i due mesenteri, il ventrale ed il dorsale; dette
cellule peritoneali costituiscono ancora i sepimenti intersegmentali, assai sottili
perchè alla loro formazione non concorrono forti fibre muscolari.
Organi sessuali. Incominciano verso il 15.° segmento setigero, e negli ultimi
6 o 7 segmenti sono rudimentali o mancano del tutto, trovandovisi solo rispet-
tivamente nei due sessi uova o spermatozoi liberi. Essi sono essenzialmente
costituiti come furono descritti da Gooprica. L'apparecchio femminile ha sper-
mateche non troppo voluminose, aventi sbocco comune coi nefridii. Gli ovarii
piccoli e con poche uova si trovano presso i sepimenti, ma non sono in relazione
col peritoneo dei setti, bensì con la somatopleura, ossia con le cellule peritoneali
che si trovano sotto i muscoli della parete del corpo (Fig. 6). Le uova mature
in piccolo numero e quelle non mature ancora attaccate all’ovario sono avvolte
da un sacco peritoneale. Le uova mature sono libere nella cavità dei setti; sono
assai grandi (90p di diametro), malgrado le piccole proporzioni dell’ animale, e
quindi in numero relativamente piccolo. Nè negli ovarii, nè nelle uova di questa
specie mi riuscì di scorgere i filamenti che HrmprLmANN interpretò come sper-
matozoi. La posizione reciproca delle spermateche e dell’ovario (Fig. 6) rende
infatti poco verosimile il passaggio degli spermatozoi da quelle in questo.
Nel maschio il testicolo aderisce al sepimento anteriore di ciascun segmento
genitale ed è assai piccolo, la vescicola seminale è anche piccola e così pure il
pene. Un notevole sviluppo assume invece il padiglione ciliato, a cui do il valore
di un vero padiglione spermatico, e non quello di padiglione nefridiale (GooprICH),
dal momento che esso. come ho potuto osservare negli esemplari ben maturi, si
protrae col suo ampio orlo circolare anche entro la cavità del segmento anteriore
a quello in cui si trova lo sbocco all’esterno (Fig. 7,2sp), mentre il tratto posto
fra esso padiglione e la vescicola seminale è di forma tubulare, tutto d’un ca-
libro, e rappresenta un vero spermadutto (spd) Quantunque assai differente dal
nefridio, che si trova nella femmina o nei segmenti anteriori sprovvisti di cellule
sessuali di ambo i sessi, non è da escludersi tuttavia che questi spermadutti pos-
sano essere dei nefridii profondamente modificati per una diversa funzione.
Dimorfismo e maturità sessuale.--Ilperiodo della maturitàsessuale di questa specie
va dalla fine del novembre agli ultimi giorni di febbraio. Durante quest’ epoca
le femmine, notevolmente più grandi dei maschi, di distinguono facilmente per-
chè ricolme di uova bianchicce in tutta la regione del corpo che va dal 20.°
segmento setigero fino alla coda.
Hubitat.—Questa specie si rinviene soltanto in due punti del Golfo: presso il Pa-
lazzo Donnanna, ed a Posillipo in contrada Cenito. In quest’ultima località vive
a cinque o sei metri di profondità; a due o tre metri soltanto nell’altra. Non si
trova mai lungo la spiaggia. Gli individui, spesso numerosi, stanno nascosti
sotto la sabbia, nella quale s’ insinuano subito, se sono meccanicamente portati
alla superficie.
È questo il S. papillocereus rinvenuto da Bosrerzky per la prima volta nella
baia di Sebastopoli: su questo ho fatto le mie ricerche sullo sviluppo embrionale
e larvale, e ad esso vanno riferiti gli esemplari rinvenuti da LanGerHANs a Ma-
dera, e quelli sui quali Frarronr, LkepescHKIN e Gooprica compirono le loro ri-
cerche 1).
Saccocirrus major n. sp.
(S. papillocercus Marion e BoBrerzkY, HEMPELMANN).
Aspetto esterno.—È una grossa specie, anch'essa provvista di grande contrattilità,
ma che, non estremamente distesa, può raggiungere sei o sette centimetri di lun-
ghezza, ed un mm. di diametro laterale. Il maschio è un centimetro più corto
della femmina, è un poco più sottile e di color giallo pallido. La femmina è
bianca, grigiastra quando non è provvista di molte uova mature nella cavità del
corpo , nel qual caso è di color bianco giallastro e di diametro maggiore di
1 mm. Una serie anteriore di oltre venti segmenti ha colorito alquanto più
chiaro del resto del corpo.
Il corpo si termina con una coda biloba: ciascuno dei lobi porta ana serie di
10 a 14 rilievi ventrali allungati in senso trasversale, forniti di fitte cellule ade-
sive (Fig. 12,ppe).
Le cellule glandolari cutanee con apposite colorazioni si osservano disposte
in modo da formare dorsalmente dei campi ovoidali, disposti a paia, metameri-
camente (Fig. 11). Tali cellule si trovano anche sui lati e sul ventre, formando
su questo una fascia interrotta su due linee ventrali longitudinali parallele
(Fig. 12).
I parapodii sono abbastanza prominenti, in forma cilindrica, e presentano alla
estremità, dove sporgono le setole, un piccolo rilievo laterale, rivolto verso il
piano di simmetria dell'animale. Essi sono presenti lungo tutto il corpo, man-
cando solo per due o tre segmenti all’ estremo codale, tanto nel maschio che
nella femmina; segmenti nei quali, del resto, tutti gli altri organi si trovano
poco o nulla sviluppati, essendo più giovani. I parapodii hanno una lunghezza
di 100% per 40» di grossezza.
Le setole sono discretamente robuste ed in numero di circa 10 per ciascun
parapodio. Ciascun fascio contiene: tre o quattro setole aventi estremo a sezione
triangolare e terminate da tre dentelli poco prominenti, due o tre setole un poco
!) Sul punto di dare il si stampi al presente lavoro , è apparsa un’ opera di W. Sarensky la
quale riguarda, fra l’altro, l'anatomia del Saccocirrus papillocereus Bor. L'autore ha studiato su
esemplari del Mar Nero appartenenti appanto a questa specie (ctr. infatti: W, SaLensky, Ueber
den Bau der Archianneliden nebst Bemerkungen iber den Bau einiger Organe des Sacecocirrts
papillocercus BoBr.: Mém. Acad, Se. Petersbu g (8) Vol, 9. N. 11).
più piccole, terminate da due soli dentelli, altre due o tre quasi filiformi, ed una
più lunga e sottile delle altre con l'estremo lievemente ingressato ed intaccato,
accennante alla forma bidentata. L'intero ciutfo ha la lunghezza di 4001, corri-
spondente cioò a meno della metà del diametro del corpo, ciascuna setola ha 3p
dì grossezza alla base e b o 6 all'estremo. i
Sistema digerente.— Neanche in questa specie esiste alcuno speciale ispessimento
del faringe, che possa accennare alla presenza di un bulbo muscolare faringeo
GoopricH) La parete di tutto il primo tratto dell'intestino (intestino glando-
lare), è però rivestita da una spessa tunica muscolare (Fig. 19,m), da cui sì dipar-
tono muscoli trasversi, che si congiungono con quelli della parete del corpo,
traversando il celoma. L’intestino glandolare si protrae fino al 19.0 segmento
setigero, con lievi rigonfiamenti in ciascun segmento. Le glandole sono molto
evidenti (792) ed il loro sbocco sporge-fra la ciglia che rivestono il cavo in-
testinale (€).
La parete ventrale nel tratto che segue immediatamente la bocca si mostra
anche qui notevolmente assottigliata rispetto alla dorsale, nella quale le glandole
sono assai fitte: questo tratto è estroflettibile e può aderire come nell’ altra
specie. Esemplari di questa specie possono infatti facilmente raccogliersi appro-
fondando nella sabbia, nei punti in cui vivono, pezzi di pesci; a questi sì attac-
cano fortemente con quella porzione dell’intestino protratta fuori dell’apertura
boccale. La seconda regione dell'intestino (intestino assorbente), di colore bianco
o giallastro; si presenta ricca di rigonfiamenti metamerici e di pieghe (Fig. 15,6nt).
Sistema nervoso.—I due rami del sistema nervoso stomatogastrico, che si dipar-
tono dalla superficie posteriore del cervello, sono in questa specie notevolmente
più lunghi che nell’altra. Essi corrono ai lati dell’intestino glandolare per tre
segmenti dopo la bocca, e nel quarto segmento setigero piegano in basso e si
riuniscono. Essi corrono al disotto dello strato muscolare, aderendo strettamente
alla parete intestinale.
Le papille sensitive poste innanzi ai parapodii sono prominenti e facilmente
visibili.
Cavità del corpo. — È rivestita di cellule peritoneali abbastanza spesse in cor-
rispondenza dei sepimenti intersegmentali, i quali oltre che dai due strati di
peritoneo, sono costituiti da un forte strato muscolare, visibile anche nelle se-
zioni trasverse (Fio. 17,7)
Organi sessuuli.— Mancano in tutto il tratto del corpo che è percorso dal-
l'intestino glandolare, nel quale si trovano invece i nefridii. In questa specie,
quindi, la serie di segmenti genitali incomincia alquanto indietro, dopo il 20.0
TELI
5
nnento setigero, e sì termina tre o quattro segmenti prima del segmento codale.
Le parti di questo sistema non differiscono molto fra la specie innanzi de-
scritta e questa.
Nel S. major le spermateche e gli ovarii sono più grandi. Questi ultimi pro-
ducono numerosissime uova, le quali però, malgrado che la specie abbia dimen-
sioni tanto maggiori sono assai più piccole delle uova dell’altra (S. pup?llocercus). Esse
infatti non superano i 65p di diametro. La formazione degli ovarii avviene an-
che in questa specie alquanto più in basso del sepimento, in rapporto con le cellule
peritoneali della parete del corpo. Non mi è riuscito di scorgere comunicazione
fra l'ovario e la spermateca, formandosi quello in zona nettamente distinta da
questa (Fig. 16, vv, spt) ed essendo l’ovario involto in un sacco peritoneale. Ho
riscontrato tuttavia in alcuni esemplari la presenza, entro l’ovario, dei sottili fila-
menti che HemPELMANN considera come spermatozoi.
Nell’apparecchio sessuale del maschio vi è una vescicola seminale bene svilup-
pata, un grosso spermadutto ed un padiglione seminale che si protrae entro il
segmento anteriore. Il piccolo testicolo (fe) è in rapporto col sepimento che so-
stiene il padiglione seminale.
Dimorfismo e muturità sessuale. —Questa specie a differenza dell’altra è sessual-
mente matura sul finire della primavera e nel cominciar dell’estate. I maschi
sono sempre distinguibili dalle femmine, perchè, come si è detto, sono più sottili
e giallicei; ma nel periodo della maturità la differenza è ancor più notevole,
perchè le femmine nel loro completo sviluppo diventano più grandi e più rigonfie
per le uova di cui sono ricolme.
Habitut.—Questa specie si rinviene notevolmente frequente in due punti del
golfo a ponente di Napoli verso Posillipo alla cala Trentaremi, ed a levante sulla
spiaggia di Resina, dietro il Granatello. A differenza della precedente questa
specie si trova sulla linea della spiaggia, ove si frangono le onde; vive appro-
fondata nella sabbia grossa o sotto le pietre che sono sommerse solo per pochi
centimetri.
Evidentemente dunque la specie in esame è quella che fu raccolta a Marsiglia
da Marion e Bogrerzky nel 1874, che la riferirono al S. pap@llocereus (descritto da
Boskerzky su esemplari del Mar Nero) pur rilevando la grande differenza di
dimensioni che essa presentava col tipico S. papillocercus del BosrerzKY; e su
questa specie ha pure recentemente compiuto le sue ricerche sulla oogenesi e
sulla maturazione e fecondazione dell'uovo HrmpeLMANN, studiando, com’ egli
stesso mi ha riferito, esemplari di grandi dimensioni ricevuti da Villefranche
sur mer.
II. Riassunto sistematico.
Per meglio far risaltare le differenze fra queste due forme finora fra loro con-
fuse, credo utile di riassumere le caratteristiche dittferenziali delle specie. esposte
nelle due precedenti descrizioni, ponendo in antitesi come segue le due diagnosi.
Tale antitesi risulta chiara anche dall’esame della tavola annessa, in cui cia-
scuna figura riferentesi ad una specie ha la sua corrispondente, che rappresenta
le stesse parti nell’altra specie.
Fo procedere un riassunto dei caratteri generici del Saecoczrrus, come vanno
D
oggi intesi, secondo i più recenti studii :
Gen. .Saccocirrus BoÒ®.
Capo provvisto di due tentacoli cavi forniti di due ampolle basali.
Estremo posteriore del corpo bilobo portante papille adesive; para-
podii piccoli retrattili latero-dorsali, ciascuno con un ciuffo di setole
lunghe e sottili, Sessi distinti: maschio con organi genitali a paia
per ciascun formati ciascuno da un testicolo, un imbuto
spermatico, uno spermadutto con vescicola seminale e un pene re-
segmento,
trattile: femmina con organi sessuali ugualmente a paia, formati cia-
seuno da un ovario e.da una spermateca avente sbocco subventrale,
comune col netridio, che funziona anche da ovidutto.
Saccocirrus papillocercus BoB®.
(N. papillocercus LaxeHERHANS. GoopricH.
N . » . ”
Frarpont, LEPESCHKIN)
Dimensioni: lunghezza 30 mm. gros-
sezza mm. 0,40: numero dei segmenti 100-150.
Colorito: verdastro chiaro: bianchiecio
nella femmina.
Papille codali in numero di 5 o 6 per
ogni lobo.
Cellule glandolari ipodermiche disposte
dorsalmente in fasce trasversali metamne-
riche.
Parapodii assenti negli ultimi 6 o 7
segmenti nel maschio.
Setole grandi, depresse con estremo bi-
dentato: setole capillari con estremo bifido.
Intestino glandolare protraentesi fino
al 12°0 18° seg. setigero. Intestino assor-
bente di colore verde per sferule colorate
contenute nelle sue cellule; lievemente ri-
gonfio in ogni segmento.
Rami laterali del sistema nervoso sto-
matogastrico riunentisi sotto | intestino a
livello del 2° segmento setigero.
Setti intersegmentali non muscolosi.
Ovyarii piccoli con scarso numero di
uova. Uova grandi, di 90» di diametro.
Maturità sessuale: mesi d'inverno.
Larva di quattro giorni lunga circa 1/0
mm. intensamente colorata di verde,
Saccocirrus major Pibkanm.
(Saccocirrus papillocercus Marion e Bo-
BRETZKY, HEMPELMANN)
Dimensioni: lunghezza 70 mm. grossez-
za mm. 1.00. Numero dei segmenti 150-200.
Colorito: Bianco o giallastro nella fem-
mina: gialliecio nel maschio.
Papille codali in numero di 10 0 12 per
ogni lobo.
Cellule glandolari ipodermiche disposte
dorsalmente in un paio di campi ovoidali
per ciascun segmento.
Parapodii presenti fino al terz'ultimo 0
quart’ultimo segmento in ambo i sessi.
Setole grandi, a sezione triangolare con
estremo tridentato in quelle meglio sviluppate:
setole capillari con estremo intaccato ed in-
grossato.
Intestino glandolare protraentesi fi-
no al 18° 019° seg setigero. Intestino as-
sorbente di colore giallastro, con parete
assai rigontia e cireonvoluta in ogni segmento.
Rami laterali del sistema nervoso sto-
matogastrico riumentisi sotto |’ intestino a
livello del 4° segmento setigero.
Settiintersegmentalifortemente mu-
scolosi,
Ovarii grandi con numerose nova. U o -
va piccole, di non oltre 50p di diametro.
Maturità sessuale: primavera-estate.
Larva di quattro giorni Innga non oltre
TO», bianca,
Habite a) Sabbia di fidi da due a 5 m.
ofondità a Donnanna e Cenito (Posillipo).
stribuzione geografica: Mar Nero,
Baia di Sebastopoli (Bosrerziy); Oceano
LI
Habitat. — Sabbia di spiaggia , Resina,
Posillipo (Cala Trenteremi).
Distribuzione geografica: Marsi.
glia (Marion e Bosrerzkv); Villefranche sur
mer (Hrwpenmann); Napoli (PirrantoNI).
1869.
ISS4.
1901.
1906.
1906.
1906.
1906.
1907.
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cercus Bopr. Giornale della sezione Zoologica della Società imperiale degli Amici
delle Scienze naturali, Mosca. Vol. 3, N. 7-8. (in lingua russa).
Il
SPIEGAZIONE DELLA TAV. 8.
Lettere comuni alle figure :
(A apertura genitale.
gli, glandole ipodermiche.
ias, intestino assorbente.
igl, intestino glandolare
int, intestino.
ip, ipoderma.
isp, imbuto spermatico
mi, muscoli.
(DA ovario.
D, peritoneo
pe, pene.
PP, parapodio.
ppc, papille codali.
s8's's°" setole.
smi, sepimenti
Sp, spermatozoi.
spd, spermadutto.
spit, spermateca.
t, tentacolo.
te, testicolo.
uo, uovo.
vd, vaso dorsale.
Fig. 1. — Estremità anteriore del corpo di un esemplare di Succocirrus papillocercus BoBr. con-
servato in balsamo, colorato con emallume; vista dal lato dorsale. ><80.
» 2. — Estremità posteriore dello stesso.» 40.
» 3. Aspetto di un parapodio totalmente estroflesso. x 160.
» 4. — Ciuffo di setole. x 470.
» 5. — Taglio orizzontale passante per l'intestino di una femmina.>< 110.
» 6.— Taglio longitudinale obliquo (inclinato a sinistra) pissante per gli organi genitali
di una femmina. 110.
» 7. — Lo stesso (inclinato a destra) di un maschio. >< 110.
» 8. — Sezione trasversa di una femmina, passante per gli ovarii. > 110.
» 9. — La stessa nella regione del s’gmento in cui sono uova libere. x< 110.
» 10. — La stessa passante per le spermateche.>< 110
» Il. — Estremità anteriore del corpo di un esemplare di Saccocirrus major n. sp, conservato
» 12.
in balsamo e lievemente colorato con emallume; vista dal lato dorsale. < 30.
— Estremità codale dello stesso; vista dal lato ventrale. x 40.
» 15. — Un parapodio dello stesso. >< 160,
» 14. — Estremità esterna di un gruppo di setole dello stesso. >< 960.
15. — Taglio orizzontale passante per l'intestino di una femmina della stessa specie. >< 110.
» 16. — Taglio obliquo della stessa, passante per gli organi sessuali del lato sinistro. >< 110.
» 17. — Lo stesso, passante per gli organi sessuali di un maschio (lato destro). x 110.
» 18. — Taglio trasverso di una femmina della stessa specie, il quale passa per gli ovarii. >< 110.
» 19. — Sezione della parete dell’ intestino glandolare e del rivestimento muscolare e perito-
neale di esso. >< 250.
» 20. — Taglio trasverso di una femmina di Saccocèrrus major, passante per le spermateche:
mostra la sezione di uova libere nella cavità del corpo.>. 110
Hi
enter
4 Museo Zoologico (RUniversità) Napoli NS) Vol 2.N.18.
Milano.
Etiotip.Calzolari « Ferrario
Antonucci e Pierantoni dis
Annuario del
Antonucci e Pier
vuo e r UA
VILASIANI
ANNUARIO
DEL
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(Nuova Serie )
VOLUME 2.
Si
Num. 19. 17 Luglio 1907
Dott. UMBERTO PIERANTONI
Libero Docente, Conservatore del Museo Zoologico della R. Università di Napoli
Osservazioni sul parassitismo esercitato da un imenottero
su di un afide degli agrumi
(Aplidius aurantii n. sp. e Toroptera aurantii Foxscor.)
(Tav. 9)
[Ricevuta il 24 Gennaio 1907 |
Un interesse del tutto particolare dal punto di vista scientifico ed economico
ha lo studio dei rapporti biologici esistenti fra gli animali utili o nocivi all’ a-
gricoltura ed i loro parassiti. Accurati studii si sono compiuti in questi ultimi
tempi, e si vanno tuttora compiendo per accrescere le cognizioni sulla maniera
di vita e sullo sviluppo di questi parassiti, perchè tale studio e l’investigazione
dei rapporti fra essi ed i loro ospitatori possono fornire dati preziosi per poter
esercitare la lotta contro i nemici dell’ agricoltura, col favorirne lo sviluppo in
un senso od in un altro, servendosi così degli stessi mezzi forniti dall natura.
Una serie di questi rapporti biologici, che forse può dirsi ad un tempo la più
estesa e la meno studiata, riguarda il parassitismo esercitato dagli imenotteri su
altri insetti. Recentemente MarcHaL (1!) e SivestRI (?) hanno illustrato il paras-
sitismo di alcuni di questi imenotteri, i quali depongono le loro uova e fanno
sviluppare le larve dei loro piccoli entro il corpo di larve di lepidotteri e dit-
teri. Io mi propongo di dar notizia qui di un caso di parassitismo di un ime-
nottero della famiglia dei Braconidi e del genere Aphidius, che compie l’ intero
suo sviluppo, dall’uovo all’insetto perfetto, nel corpo di un afide che danneggia
Questa nota fu presentata al R. Istituto d’ Incoraggiamento di Napoli nell’ adunanza del 24
Gennaio 1907.
(1) MarcHar P., Recherches sur la biologie et le développement des Hyménoptères parasites. /.
La Polyembrionie specifique ou germinogonie, în Arch Zool. Espèr. 4. Sèr. Vol. II, 1904.
2) Sivvestri F.. Contribuzioni alla conoscenza biologica degli imenotteri parassiti Z. Biologia
del Litomastix truncatellus DoLm. in Ann. R. Se. Agr. Portici, Vol. VI. 1906,
gli agrumi (arancio, limone) e le piante di camelia: la Zoroptera auranti
Foxscon.
Per quanto io abbia finora cercato nella bibliografia antica e recente, non
mi è riuscito di trovare alcuna notizia sulle accennate relazioni fra gli afidi del
genere Toroptera ed imenotteri parassiti, quantunque da tempo sia noto che
molti Braconidi, e fra questi tutti gli Aphidius, esercitano il loro parassitismo
sugli afidi
Ho crednto di ascrivere l’imenottere al genere Ap/X4d/us perchè ho in esso ri-
scontrato ì seguenti caratteri :
Testa larga quanto il torace, faccia corta, mandibole distintamente bidentico-
late, palpi mascellari formati da tre articoli, palpi labiali di un solo articolo,
antenne di 12 articoli nella femmina, di 14 nel maschio: solchi del mesonoto
indistinti; ali trasparenti: prima cellula cubitale unita con la discoidale, ma non
aperta inferiormente , perchè limitata da una nervatura cubitale ben distinta ;
nervatura mediana e nervatura anale assai ravvicinate; nervatura costale dell’ala
posteriore poco distinta. Addome lungo quanto la testa ed il torace, subpedun-
colato e lanceolato nella femmina. Trivella non troppo sporgente ed esertile.
Aphidius aurantii n. sp. — È una piccola specie che misura mm. 1 */4 di lun-
ghezza, per 3 mm. di larghezza ad ali spiegate. Il capo ed il torace sono di
colore bruno, quasi nero; le antenne di color giallo testaceo oscuro sono note-
volmente lunghe, raggiungendo nella femmina i /4 della lunghezza dell’ intero
corpo, e nel maschio i */. Dei 12 articoli che compongono l’antenna della fem-
mina l’ultimo è più lungo degli altri, e può interpretarsi come risultante dalla
fusione dei due articoli terminali; nel maschio i 14 articoli dell’ antenna sono
tutti uguali e ben distinti Vuno dall’altro. I palpi mascellari e labiali hanno un
colore giallo testaceo chiaro. Il mesonoto non ha solchi ben distinti. Le ali jalime
hanno scagliette e radicule di color giallo testaceo chiaro, e stigma giallo bru-
nastro, senza alcuna macchia. Le zampe sono tutte di color testaceo, assai chiaro
nella parte distale di ciascun articolo, e giallo brunastro oscuro nella parte pros-
simale. L’ addome lanceolato ha nel mezzo la stessa ‘larghezza del torace, è di
color giallastro chiaro con sfumature testacee in corrispondenza di ciascuna ar-
ticolazione. Il 1° segmento è lungo !/4 circa dell’ intero addome e non ha tuber-
coli distinti. L’addome nella femmina è lungo quanto la testa ed il torace presi
insieme: nel maschio l'addome è più sottile ed allungato. La trivella della fem-
mina compresa fra due valve allungate, ha forma di lancetta slargata alla base
Fig. 7). Nel maschio esiste un organo copulatore acuminato, compreso fra due
paia di appendici a forma di becco, di cui il paio più interno ha una specie di
dentello sporgente internamente, utile forse per tener ferma l'estremità posteriore
della femmina durante l'accoppiamento (Fig. 8).
Da questa descrizione risulta che la specie non è riferibile ad alcuna di quelle
già note del genere Aphidius, quantunque per alcuni caratteri (antenne) e per
le dimensioni si avvicini alquanto all’ Aphidius cardui MarsH. ed all’A. fabarum
MarsH. Il non essere nota fin ora alcuna specie di questo genere che viva sul-
l’arancio fa supporre, del resto, che la specie in parola debba essere distinta dalle
altre, le quali hanno tutte la loro pianta caratteristica sulla quale vivono. È per
tali considerazioni che l’ho ritenuta come nuova, chiamandola col nome specifico
corrispondente alla pianta su cui fu rinvenuta.
Toroptera aurantit FoxscoL. — Furono da me rinvenuti, sebbene in gran nu-
mero, soltanto esemplari di femmine attere. Esse avevano colore bruno verdastro,
con zampe più chiare, anch'esse verdastre ; il rostro è dello stesso colore delle
zampe e giunge a livello dell’ impianto del terzo paio di zampe (Fig. 2).
Gli esemplari più grandi raggiungono circa i 2 mm. di lunghezza; quelli non
infetti sono di forma ovulare, tendente alla forma triangolare perchè molto ri-
stretti in avanti ed allargati indietro. Gli esemplari infetti sono di colore più
chiaro se lo sono da poco tempo, di color bruno seppia se contenenti l’imenottero
quasi a completo sviluppo. I limiti intersegmentali sono in ogni caso poco
distinti.
Sul cominciare della primavera questi afidi erano presenti in gran numero alla
pagina inferiore di foglie giovani, di color verde chiaro. Si raccoglievano spe-
cialmente ai lati della nervatura mediana, rimanendo anche gli individui immuni
quasi immobili e col rostro infitto nella epidermide foliare.
Le femmine attere dell’ afide per la loro semimmobilità sono più esposte al-
l’assalto dell’ imenottero , che, dopo essere andato per qualche tempo in giro,
palpando alternativamente con le antenne il dorso degli afidi, finisce per fer-
marsi su di uno ed introdurgli la trivella sotto la pelle. Dalla posizione che oc-
cupa la larva si può dedurre che l'uovo viene deposto sotto lo strato chitinoso
e l’ipodermico nella cavità del corpo ed in prossimità dell’ intestino. Quando
l’afide ha ricevuto tale puntura, diviene completamente immobile, restando anche
le zampe ed il rostro del tutto inerti; per tener fermo l’ animale una sostanza
glutinante segregata dall’afide istesso lo rende aderente alla superficie della foglia;
il rostro di esso non è più infisso nell’epidermide foliare, ma giace lungo il ventre,
in posizione di riposo. L'uovo intanto compie il suo sviludpo per produrre l’em-
brione, poi la larva, ed infine l’ insetto perfetto.
Data la sua immobilità sarebbe difficile il dive con una osservazione superfi-
ciale se l’afide parassita vive, o quanto tempo duri in vita. L'osservazione fatta
per mezzo di opportune colorazioni e di tagli al microtomo dell’afide durante i
diversi stadii di sviluppo del parassita permette di vedere come i varii organi
interni di quello si conservino in istato da poter fornire a questo sempre nuovo
ed abbondante nutrimento. Quello che si osserva anche a prima vista è che l’afide
con lo svilupparsi della larva nel suo corpo subisce una serie di trasformazioni
nel suo aspetto esteriore. Dalla sua forma quasi triangolare va assumendone
un’altra alquanto più rigontia; il suo colore bruno verdastro si fa da prima più
pallido, quasi bianchiecio, e poi, a misura che il corpo si va rigonfiando, sì ab-
bruna. Quando il parassita è presso a raggiungere il suo completo sviluppo , il
corpo dell’afide enormemente rigonfiato è quasi sferico. In tagli sottili di afidi
aventi nell'interno una larva già di notevoli dimensioni potetti constatare che
nulla più esisteva del sistema dirigente e degli organi genitali dell’ospitatore; un
notevole ammasso di tessuto adiposo era ancora presente anche in un esemplare
contenente il parassita allo stato d’immagine, in cui anche il sistema nervoso
era stato distrutto. È quindi da ritenere che la larva del parassita appena uscita
dall'uovo consumi a scopo di nutrimento prima gli organi non del tutto neces-
sarii alla vita dell’ afide paralizzato mu non ancora morto ; e che la morte di
questo avvenga solo più tardi, quando viene consumato il sistema nervoso; mentre
il tessuto adiposo, che può resistere in buono stato anche dopo la morte dell’ani-
male. resta come riserva nutritiva, da utilizzarsi dal parassita nell’ ultima fase
della sua metamorfosi.
Colla distruzione degli organi interni il corpo dell’afide è ridotto al solo der-
mascheletro; è quindi come una spoglia deposta in una muda; nell’ interno di
essa è possibile vedere, servendosi di opportuni mezzi d’ illuminazione , o ren-
dendola trasparente, l’imenottero già completo, col capo verso l'estremo posteriore
dell’afide, curvato ad arco di cerchio da sinistra a destra, in modo che l'estremo
del suo corpo è ravvicinato al capo; un cumulo opaco di sostanze escrementizie
è posto fra la testa e l’estremità dell’ addome (Fig. 3). L’imenottero costretto
nell’angusto spazio quando ha raggiunto il suo massimo sviluppo cerca di libe-
rarsi dalla sua prigione priva oramai per lui di ogni risorsa vitale. Per praticare
uma via d'uscita si serve delle mandibole che può adoprare mercè la relativa
mobilità del capo; con esse opera un taglio circolare sul dosso e posteriormente
alla spoglia, in corrispondenza del punto ove si trova il suo capo; il taglio cir-
colare non è completo, cessando il lavoro del parassita appena la parete ritagliata
in giro cede alle sue spinte; per tal modo esso vien fuori attraverso una specie
di finestrino circolare, la cui imposta resta attaccata alla parete per un breve
tratto che funziona da cerniera (Fig. 4). Sul finire della primavera quasi tutte
le spoglie sono vuote e restano ancora aderenti alla foglia risparmiata oramai
dall’assalto degli afidi, ma tuttora ricoperta dai piccoli globetti i quali conser-
vano ancora l'aspetto di afidi infetti e rigonfii, ma si rivelano del tutto vuoti
attraverso il curioso finestrino rotondo che si apre loro sul dorso.
La tuoruscita degl’imenotteri si avvicenda con le nuove infezioni di afidi ancora
immuni. Gli Ap/idius appena usciti hanno non solo completo sviluppo, ma sono
sessualmente maturi. Si riuniscono immediatamente a coppie, e vagano sugli afidi
non ancora infetti per compiere, dopo essersi fecondati, nuove immissioni di uova.
Per tal modo, data la numerosa produzione di maschi e di femmine, è difficile
che alcun afide sfugga alla infezione. Si può quindi dedurre che la presenza del-
l’imenottero è la salvezza assicurata per le parti della pianta che sono state
assalite dalle colonie, talora estesissime, degli afidi.
Mi limito per ora a questa breve esposizione delle osservazioni che ho potuto
fare nello scorso anno sull'argomento , riservandomi di compierle in uno studio
più completo e sovra un più abbondonante materiale nella prossima primavera.
Istituto zoologico della R. Università — Gennaio 1907.
Fig
1
9
dI
4
SPIEGAZIONE DELLA TAV. 9.
.— Toxoptera aurantii Fonscol., vista dal lato dorsale.» 25.
— La stessa vista dal lato ventrale. x 25.
.— La stessa infetta, contenente un Aphidius giunto a completo sviluppo. »< 25.
.— La spoglia di un esemplare di 7oroptera dopo la fuoruscita del parassita dal foro prati-
cato nella parte postero dorsale. »<25.
.— Ala anteriore dell’ApRidius aurantii n. sp. x 50.
ì.— Ala posteriore dello stesso. >< 50.
.— Estremità posteriore di una femmina di ApRidius aurantii. >< 70.
.— Estremità posteriore di un maschio della stessa specie. >< 70.
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ANNUARIO
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(Nuova Serie )
VOLUME 2.
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Num. 20. 12 Settembre 1907
Prof. FR. SAV. MONTICELLI
Il genere Encotyllabe Dirsive (!)
(Tav. 10)
[Ricevuta il 21 Febbraio 1907)
Il geaere Encotyllabe è stato istituito dal Dresing nel 1850 (1, pag. 427-428)
per una forma di Tristomide rinvenuta dal Norpmanw nelle fauci della Brama
mediterranea (rat) ed inviata al Museo di Vienna col nome (în litteris) di Tri
stomum excavatum; nome evidentemente ricavato dallo aspetto che assume il verme
ripiegando le parti laterali del corpo in modo che, come osserva il DresinG, per
la « forma corporis marginibusque inflexis ad Convolutam monet » Il Dresing,
pertanto , non credette di accettare il nome proposto dal NorpmaNnN e chiamò
specificamente nordmanni il tristomide della Brama, creando per questo un nuovo
genere, che distinse col nome di Encotyllabe; al quale assegnò i seguenti carat-
teri diagnostici: « Corpus ellipticum planum apice truncatum marginibus late-
ralibus inflexis. Caput corpore continuum, bothriis duobus anticis conchaeformis
plicatis parallelis. Os acetabuliforme oblongum anticum infra bothria. Acetabulum
longum subbasilare ventrali campanulatum limbo membranaceo angusto reflexo
hamulis duobus centralibus apicibus convergentibus. Genitalia externa.... Porus
escretorius.... ». Più tardi lo stesso Dresine (2, pag. 69-70, tab. 1, fig. 10-14) ha
ridescritto lo stesso verme completando la diagnosi del genere nel modo se-
guente : « Corpus ellipticum planum, antice truncatum marginibus lateralibus
« inflexis. Caput corpore continuum, bothriis duobus anticis conchaeformibus,
« plicatis juxta positis. Os rimaeforme subanticum infra bothria. Acetabulum
« companulatum, limbo membranaceo angusto reflexo, hamulis duobus centralibus
« apicibus convergentibus, pedicello longo, subbasilari ventrali affixum. Genitalium
« aperturae.... Porus excretorius.... Tractus intestinalis bieruris, coecus. Ovipara.
« Piscium marinorum ectoparassita »: ed ha data la prima figura della specie
nel suo insieme e di alcuni particolari delle ventose e degli uncini.
(1) Memoria letta al R. Istituto d'Incoraggiamento di Napoli nella tornata del 21 febbraio 1907,
Questa specie, l’unica allora nota del genere, è registrata nella Revisione dei
Mhyzhelmintì pubblicata dal Dresina nel 1858 (8, pag. 313). Essa non è stata finora
più ritrovata, nè ulteriormente illustrata. Invece, nel 1863, VAax BeneDEN ed Hesse
hanno descritta un’ altra specie del genere, che l’ Hesse aveva raccolta a Brest
nella cavità della bocca e nelle commessure di questa di un Pagellus centrodentus,
distinguendola col nome di £. pagel?. La descrizione che ne danno è accompa-
gnata da figure d'insieme della n. sp. e di alcuni particolari (pag. 80, plc. 7, fig.
1-11). Più recentemente Parona e PerueIa, nel 1890, hanno solamente indicata,
senza descriverla, una £Encotyllabe n. sp. raccolta sul Crenzlabrus pavo a Genova.
Cosicchè le specie attualmente conosciute del genere £ncotylabe Dresine, che
ho ripristinato nel 1888 contro l’ opinione del TascHeNBERG, che lo riteneva si-
nonimo di 7ristomum, sono le sopraddette tre , riportate così dal Braun (pag.
520), che dal Samm-Remy (pag. 24).
Nel settembre del 1903 trovandomi a Vienna, nel rivedere, per cortesia del
Prot. MARENZELLER, la collezione dei trematodi del « Hofmuseum » volli ristudiare
un po’ più da vicino il tipo orignale dell’Encotyllabe nordmanni del Diesina che
avevo esaminato già nel 1888, quando altra volta avevo passato a rassegna la
detta collezione: del quale esame mi sono valso nel 1891 per sostenere, in altro
mio lavoro (2, pag. 122, Nota II), l'opportunità di formare dell’ Encotyllabe il tipo
di una distinta sottofamiglia dei Tristomidi. Avutane licenza feci dell’ esem-
plare tipico suddetto un esame per quanto possibile completo e ne disegnai le
figure che ora qui riproduco. Dallo studio fatto trassi argomento per una più
completa illustrazione di questa forma: e perchè il caso volle che, nel materiale
di Eterocotili, inviatomi or son tre anni dall'amico Vane di Trieste, io rinve-
nissi aleuni esemplari di una Encotyllabe della Chrysophris aurata , mi sorse il
pensiero di tentare una revisione del genere. All’uopo scrissi all'amico PARONA
che cortesemente volle aderire alla mia richiesta, inviandomi 1’ unico esemplare
dell’ £, sp. del Crenzlabus pavo. Disgraziatamente mancando dei tipi del Van Be-
xepeN ed Hesse ho dovuto contentarmi, per lE. pagelli, della descrizione e delle
figure che ne danno questi autori, interpretando queste e quella a lume delle os-
servazioni dirette fatte sulle altre specie del genere. Dato il materiale, assai scarso
in vero, del quale disponevo, non mi è stato possibile uno studio del tutto com-
pleto del gen. Encotyllabe; ma ne ho ricavato tanto da mettere meglio in luce la
sua organizzazione generale, finora assai poco nota.
Difatti le poche notizie che si conoscano in proposito sono accennate dal Dre-
sing e dal Van BeneDEN ed Hesse: questi nell’ £. pagella descrivono l’orifizio della
bocca circolare (secondo il Dresina sarebbe lineare), ed il canale digestivo di-
viso in due branche, come in £. nordmanni (Dresina) : fra queste sono allogati
gli organi sessuali; 1’ aspetto e disposizione dei quali si riconoscono nella fig. 3
della tav. 7 del loro lavoro. Essi inoltre descrivono e figurano (plc. 7, fig. 3, 10)
in prossimità dell’ orifizio sessuale, che dal disegno si presume debba trovarsi
sulla linea mediana del corpo, una corona di cinque uncini molto forti, la punta
del quali è ricurva in dentro. Caratteristica questa che non ho riconosciuta sul i
tipo del Dresin& (E. nordmanni).
Aspetto esterno
Van BenepEN ed Hesse descrivono molto particolarmente il colorito dì Enco-
tyllabe pagelli, nel vivo giallo paglierino orlato d’intorno di color rosa diffuso
anche nella parte centrale della ventosa posteriore. Ma il colorito del corpo del
maggior numero delle specie del genere è sconosciuto, perchè la illustrazione di
queste è ricavata da esemplari in alcool.
La forma del corpo è allungata ovoidale-ellissoidale, più o meno ristretta
ai due estremi: anteriormente a margine subtroncato e d’ordinario con lieve in-
senatura mediana: posteriormente a margine tondeggiante Le parti laterali del
corpo tendono a ripiegarsi verso il ventre formando come una larga doccia, co-
sicchè il verme assume talvolta 1’ aspetto di uno scafo: ciò si constata bene in
E. nordmanni e vallei (Fig. 1, 4), si desume dalle figure di Van BENEDEN ed
Hesse in £. pagelli, ma nor ho potuto bene osservare in £. paronae.
Le ventose anteriori sono collocate lateralmente e subterminalmente all’ estre-
mo anteriore del corpo e sono ora più (E. valleî, E. paronae , Fig. 5, 13), ora
meno tra loro ravvicinate (£. nordmanni, E. pagelli, Fig. 1,2, 10, 11) determi-
nando così una sorta di lembo anteriore con talvolta evidente insenatura media-
na (E. nordmanni). Queste ventose, d’ordinario robuste in muscolatura e discere-
tamente grandi, e talora anche molto grandi (£. paronae, Fig. 13), sono circon-
date e quasi nascoste in un larghissimo ed ampio merletto molto pieghettato
che le riveste principalmente dalla parte esterna verso il margine del corpo, come
chiaro si vede in £. valle. (Fig. 5). Questo merletto è mobilissimo e col contrar-
si e dilatarsi delle ventose anteriori cambia assai di aspetto. aprendosi e chiu-
dendosi, e fa assumere a queste forme più diverse; ora di corolla aperta, ora di
coppa, ora d’imbuto, or di ciotola, or di disco.
Dal centro della parte posteriore del corpo, lungo la linea mediana, sorge un
pedicello cilindroide, colonnare all’aspetto, che fa subito ginocchio ripiegandosi
verso il ventre e rivolto indietro posteriormente. Esso sorpassa in lunghezza or
più or meno (Fig. 1, 4), or molto (Fig. 10, 11, 13), il margine del corpo del
verme e si termina con la ventosa posteriore. Lungo il dorso del pedicello del-
l E. vallei si osserva, poco prima che esso dia attacco alla ventosa posteriore ,
una sorta di piccolo dente carnoso che, a forma di naso, è rivolto con la pun-
ta posteriormente (Fig. 9). La ventosa posteriore, mediocre in grandezza, ha for-
ma di coppa molto profonda che col pedicello assume nell’insieme la figura di
un calice capovolto. Essa, per forma, varia poco essenzialmente da specie a spe-
cie e può svasarsi più o meno a scodella ora più, ora meno appiattita. È forni-
ta di relativamente largo merletto, che ne circonda i margini, non sottile, nè
fine che non è pieghettato, ma liscio, disteso, e solo ondulato alquanto nel mar-
gine che è irregolarmente frastagliato o festonato.
Nel cavo della ventosa, verso il dorso di questa, è allogato un paio di grossi
uncini disposti parallelamente alla linea mediana: essi occupano all’incirca la metà,
o poco più, della ventosa posteriore. Questi uncini, forti e robusti, a punte acute
e ricurve che hanno rivolte l’una contro l’altra, spesso fuorescono per le punte
dal margine della ventosa. Sono sullo stesso stampo in tutte le specie, ma pre-
sentano notevoli differenze nella forma e nella grandezza secondo le specie, an-
che nei loro rapporti di grandezza col secondo paio di uncini che si osserva nella
ventosa posteriore. Questi piccoli, ed ‘anche piccolissimi, non sono stati ve-
duti dal Dresine, nè dal Van BenepEN ed Hesse (1); ma avendoli io rinvenuti
nelle altre specie, considerato che essi possono facilmente sfuggire alla osserva-
zione, sono convinto che esistono anche in £. nordmanni — nella quale specie
certo sono sfuggiti anche a me nello esame fatto a Vienna sul preparato provvi-
sorio del tipo di Dirsina molto annerito dal tempo — e nell’ E. pagella dove per
l'ingrandimento usato, come penso, sono passati inosservati al Van BeNEDEN ed
Hesse: che evidentemente hanno, per la stessa ragione, anche falsata la figura
degli uncini.
Gli uncini del secondo paio, gli uncinuli, come potremmo chiamarli, sono
collocati di lato ed esternamente ai grossi uncini ed avvicinati verso il margine
posteriore della ventosa: il loro rapporto di grandezza con gli uncimi sì ricava
assai bene dalle Fig. 6, 8 (£. vallee) e Fig. 13, 14 (E. paronae). Essi hanno for-
ma bacillare e si terminano a punta più o meno ricurva a gancetto, ora più ora
meno aperto.
Organizzazione interna
Lo scarso materiale avuto a mia disposizione non mi ha permesso un esame
particolare di tutti gli apparecchi organici; ma dallo studio fatto si rileva che
l’organizzazione generale di £rcotyllabe è sul tipo di quella degli altri Tristomi-
di in genere.
La bocca si apre nel mezzo del corpo dietro le ventose anteriori con orifizio
ellittico, che sarebbe, invece, circolare in £. pagelli secondo Van BeNEDEN ed
Hesse: esso mette capo in una piccola tasca faringea nella quale sporge il farin-
ge di caratteristica forma triangolare-trapezoidale all'aspetto e fortemente musco-
lare. Al faringe fa seguito l’arco dell’intestino che a quello s’innesta con brevis-
simo indistinto esofago; le due braccia intestinali, che dall’arco si dipartono, sono
come sembra, non molto robuste, e decorrono lungo i lati del corpo : fin dove
si estendano in lunghezza non ho potuto bene precisare; non presentano rami-
ficazioni laterali. Le ampolle del sistema escretore sono poco distinte e non si
riconoscono facilmente. Il cervello non molto sviluppato, ma ben distinto, si scor-
ge evidente nelle preparazioni è toto, innanzi al faringe. In E. valle? ho osser-
vati quattro piccoli occhi situati sul cervello, a trapezio, e molto distanti fra
loro, per quanto le due paia sieno molto ravvicinate l’una all’altra. Quantunque
non abbia potuto riconoscerli nelle altre specie, penso che gli occhi non siano
una caratterisca esclusiva dell’E. valle, ma comune a tutte del genere.
Molto sviluppata è la muscolatura del corpo che permette il ripiegarsi a doccia
di questo; molto evidente è quella della ventosa posteriore le cui fibre si seguono
nel fascio che, traversando in lunghezza il pedicello, vanno a sfioccarsi nella
(1) Parona li ha riconosciuti nell’ E. paronae, come rilevo da un suo disegno inedito di questa
specie cortesemente comunicatomi.
ventosa, raccolte in maggior numero e più fitte nella superficie dorsale di questa
corrispondente al dorso del verme (Fig 8, 9).
Gli organi genitali si trovano allogati fra le braccia intestinali nella metà an-
teriore del corpo e molto spostati innanzi (Fig. 2, 5).
I testicoli sono relativamente grandi e ravvicinati l’uno all’altro lungo la linea
mediana; i singoli efferenti si riuniscono presto in un deferente unico che è di-
sposto a sinistra del corpo e, risalendo con decorso tortuoso lungo l’ovario, al-
l’altezza della tasca del pene descrive un arco verso destra per raggiunger questa
ed immettervisi, come pare, latero-ventralmente: il deferente, penetrato nella tasca
descrive un nodo, e slargandosi, si continua nel dotto ejaculatore che va a ter-
minarsi nel pene, la cui forma e rapporti con la tasca non mi è riuscito di bene
discernere e riconoscere. La tasca del pene è voluminosa ed appariscente: giace
a destra, disotto il faringe alquanto obliquamente disposta pel suo asse mag-
giore rispetto alla linea mediana del corpo (Fig. 2, 5, 15).
L’ ovario è di mediocre grandezza e collocato nel mezzo del corpo innauzi i
testicoli. I vitellogeni numerosi, aciniformi, sono sparsi per tutto il corpo ; i vi-
tellodutti lungitudinali sono molto lungi: da essi, all’ altezza del margine ante-
riore dei testicoli , si dipartono i vitellodutti trasversali che, risalendo innanzi
all’ ovario, si congiungono formando il ricettacolo vitellino, situato ventralmente;
dal dorso del quale parte il vitellodutto impari che va a sboccare nell’ov dutto.
Questo nasce dorsalmente dall’ ovario e risale medialmente verso la tasca del
pene, circondandosi delle glandole del guscio (ootipo) e costituendo, come pare, un
breve utero il cui metraterm sbocca, a simiglianza di quanto Massa ha descritto
nel genere 7rockhopus, nella tasca del pene, nell’ ultimo tratto di questa che po-
trebbe, come in Trochopus, interpetrarsi, per le medesime considerazioni che fa
il Massa, come rappresentante una cloaca od antro genitale (Fig. 2, 5, 16). Co-
sicchè, come in Trochopus ed in alcune specie di Ep?bdella, il condotto escretore
dei genitali femminili negli Encotyllabe ha sbocco comune all’ esterno con quello
della tasca del pene, e si apre in una piccola fovea cutanea; nella quale mette
pure capo lo sbocco della vagina. Essa traendo sua origine dal tratto iniziale
dell’ovidutto, dove sbocca in questo, risale, a sinistra del condotto dei prodotti
genitali femminili, con decorso ondulato, ravvolgendosi su sè stessa ad anse ed
a nodi, per raggiungere l’orifizio esterno.
Risulta dalle cose dette che, nel genere Encotyllabe, le aperture genitali sboc-
cano tutte insieme in una piccola fovea dove mettono capo, convergendo fra
loro, l’orifizio della tasca del pene, che è comune pure al condotto dei prodotti
genitali femminili e quello della vagina; che si apre anch'essa all’ esterno , nel-
l’unico orifizio genitale, collocato alquanto dietro il faringe ed appena spostato a
sinistra della linea mediana. Per questo carattere, già da me riconosciuto fin dal
1888, interpretando le figure del Van BenepEN, e per il comune sbocco di tutti
i condotti genitali, il genere EncotyMWabe si distingue dagli atri Tristomidi mentre
per facies generale e per disposizione dei vitellogeni ricorda Trochopus, Epibdella
Nitzschiu ed anche alquanto Tristomum ; differendo del tutto da Acanthocotyle.
Con Trochopus ed Epibdella ha l Encotyllabe in comune il numero dei testicoli
b
due) che sono invece più (N?f2sch2a) e numerosi (Zristomum, Acanthocotyle) in altri
Tristomidi: ed in altri ridotti anche ad un solo (Ancyrocotyle).
Dell’apparecchio genitale di £ncotyZlade ho dato una figura schematicamente
riassuntiva del come ho potuto interpretarlo dallo studio per trasparenza di E.
nordmanni ed E. vallei e delle sezioni di questa ultima specie (Fig. 16). La de-
serizione che ho data è appunto ricavata dallo studio di queste due forme; chè
dall’esemplare di £. parornae non mi è riuscito di rilevare nulla della disposizione
dei genitali. Ma dall’esame di questo ho potuto pertanto constatare, quanto evi-
dentemente si rileva anche dallo studio delle altre due specie (2. nordmanni, E.
vallei, che, cioè non vi è traccia di quegli uncini che Van BrnEDEN ed Hesse descri-
vono in prossimità dell’orifizio sessuale di E. pagell?, ma che Drrsine non ricorda
nella sua specie; e, come ho detto, non si riconoscono nel tipo della specie del
Diesimo (4. nordmanni). Ciò che lascia molto dubitare dell’esattezza delle figure
di Van Bexepex ed Hesse, e permette logicamente di concludere, data la grande
uniformità del tipo di organizzazione delle specie di EncotyWade, che la corona di
uncini descritta e figurata in £. pagellî manchi affatto in questa specie, come in
tutte |: altre specie. Si è, quindi, autorizzati a ritenere si tratti di erronea osser-
vazione da attribuirsi forse al debole ingrandimento usato dai citati autori, che
non ha loro permessa una esatta interpretaz'one dei fatti.
Le uova di Encoty'abe mi sono sconosciute. Secondo Van BenEDEN e Hesse
quelle di £. pagella « affeetent des formes diverses et bizarres; on en voit plu-
sieurs qui sont atrophiés. Ils portent deux ou trois prolongements, ce qui les
fait ressembler à des semences, et tous sont attachès au bout d’une lungue tige
fort mince et flexible (fig. 11, plc. 7) ». Considerando le figure e la descrizione
ho desunta la convinzione che non tutti gli aspetti delle uova descritti e dise-
gnati sieno normali, o che, per lo.meno, la loro forma non sia stata sempre del
tutto bene intesa dai surricordati autori.
Sistematica È
In seguito allo studio fatto dell’aspetto esterno, della morfologia e di quel
tanto della organizzazione interna che ho precedentemente esposto, valendomi
dei nuovi dati acquisiti che permettono di completare le frasi diagnostiche finora
riportate dagli A., riassumo nella seguente diagnosi le caratteristiche generiche
degli EncotyUWabe.
Genere Encotyllabe, Diksina 1850
Sinonimia.
1850. Encotyllabe, Diesima, 4, pag. 427.
1858. Incotyllabe, Dresme, 2, pag. 69.
1858. Encotyllabe, Diese, 3, pag. 313.
1863. Ohelonella, Van BenepeN-Hrsse, pag. 80.
1878. Tristomum, Tascuengera, 1, pag. 566.
1879. Tristomum, TascaeNBERG, 2, pag. 236.
1888. Encotyllabe, MoxticeLti, 1, pag. 97.
1889-93 Encotyllabe, Braun, pag. 529.
1891. Encotyllabe, MonticeLLI, 2, pag. 122
1892. Encotyllabe, Monmoebti, 3, pag. 215.
1891. Encotyllabe, Sant Remy, pag. 22.
1900. Encotyliabe, Pratt, pag. 649.
1903. —Enceotyllabe, MoxmceLLi 4, pag. 3i
35.
Diagnosi.
Corpo: allungato ovalare, ellissoidale, più ristretto in avanti; i margini laterali possono
ripiegarsi verso il ventre.
Colorito: bianchiccio trasparente, o paglierino con tinte rosee (Van Brnepex-Hessr).
Ventose anteriori: sessilli, robuste ellissoidali, circondate e nascoste quasi in un
ampio merletto molto pieghettato , più grande e sviluppato dal lato esterno delle ventose
verso il margine del corpo.
Ventosa posteriore: con lungo pedicello, subterminale, di mediocre grandezza a
forma di coppa profonda, imbutiforme, o caliciforme contornata da un merletto alquanto
spesso, stretto ed a margine frastagliato. — Uneini: in un numero di due paia, quelli del
primo paio, interno, grandissimi ed unguiformi; quelli del secondo paio, esterno (Uncinuli),
piccoli, piccolissimi, bacillari.
Bocca. anteriore, subito dietro le ventose anteriori.
Prefaringe: (tasca faringea) mediocre.
Faringe: grande, trapezoidale, robusto.
Esofago: brevissimo.
Intestino: bifido con braccia di mediocre lunghezza, semplici, non ramificate.
Aperture genitali: orifizio unico di sbocco così della vagina che dei condotti esere-
tori dei prodotti sessuali femminili e maschili, situato quasi nella linea mediana del corpo,
alquanto dietro il faringe.
Testicoli: in numero di due, relativamente grandi, ai lati della linea mediana del corpo
presso a poco nel mezzo di questo o nella metà anteriore,.
Ovario: di mediocre grandezza situato innanzi ai testicoli nella linea mediana del corpo.
Vitellogeni: aciniformi ad acini piuttosto grandi sparsi e diffusi per tutto il corpo.
Uova: piramidate (?) con prolungamento da uno dei poli.
Habitat—Vivono nella cavità boccale e faringea di Teleostei marini ( Brama, Pagellus, Cre-
nilabrus, Chrysophrys)
Il quadro diagnostico delle specie del genere può comporsi nel modo seguente:
(N9)
._ Ventose anteriori fra loro ravvicinate,
Ventose anteriori distanti fra loro.
Merletto delle ventose anteriori molto ampio e pieghettato. Pedicello della ventosa po-
steriore molto lungo. Uncini lungni e slanciati: Uncinuli piccolissimi; !/3 circa in
\ lunghezza degli uncini.
9, E. vallei, n. sp. [4]
Merletto delle ventose anteriori ristretto. Pedicello della ventosa posteriore breve. Un-
cinuli relativamente grandi; 1/- in lunghezza degli uncini.
E. paronae, n. sp. [3]
Pedicello della ventosa posteriore molto lungo; uncini grossi e ricurvi.
\ E. nordmanni, Diesine [1]
5A
| Pedicello della ventosa posteriore mediocre; uncini slanciati,
E. pagelli, Van BeNEDEN-Hesse [2]
Descrizione delle singole specie
1. Encotyllabe nordmanni, Dirsina 1850
(Fig. 1-3)
Sinonimia.
Tristomum excavatum, Norpmann, in litteris.
ISDO. Encolyllabe nordmanni, Diese, 1, pag. 428.
IRDS. Encotylabe nordmunni, Diesime, 2, pag 70, tab. 1, fig. 10 e 14.
1858. Encotyllabe nordmanni, Diesine, 3, pag. 313.
IN60. EncotyMabe nordmanni, Van Bexepen-Hesse, pag. 81,
VI
IS7S. Tristomum nordmanni, Tascnenpero, 1, pag. 568.
1889-93. Encotyllabe nordmanni, Braun, pag. 530. taf. !'. fig. 3.
ISYÌ. EncotyUabe nordmanni, MonmiorLi, 2, pag. 122.
1851. Encotyllabe nordmanni, Samr Remy, pag. 22.
1400. EncotyWabe nordmanni, Pravr, pag. 649, fig. 11.
Diagnosi.
Corpo: allungato , ovalare anteriormente subtroneato, con margini ripiegati verso il
ventre formando gronda aperta.
Ventose anteriori: grandi, sporgenti, fra loro allontanate con merletto bene svi-
luppato.
Ventosa posteriore: a coppa, portata da un lungo pedicello cilindroide. — Unceini:
grossi, forti robusti con larga base e punta breve, ricurva strettamente. Uncinuli......
Testicoli: grandi, sferoidali, nella parte anteriore del corpo.
Ovario: piccolo centrale.
Uova: sconosciute.
Lunghezza: 6 mill. [Dresine
Habitat. — Brama rai (mediterranea): nelle fauci — Mediterraneo. (NorpManw).
Note.
Le caratteristiche di questa specie, che non è stata finora ritrovata da altri,
né da me, malgrado l’avessi da più tempo invano ricercata su Brama meliterra-
nea (rat) del Mediterraneo , le ho desunte dall’ esame del tipo di Drrsin@ esi-
stente nell’ Hofmuseum di Vienna, dal quale ho ritratte le figure che accompa-
gnano questa diagnosi. In questo esame evidentemente mi sono sfuggiti gli un-
cinuli; che senza dubbio esistono in questa come nelle altre specie del genere.
Fi
2. Encotyllabe pagelli, Van Brxnepeyx-Hrsse 1863.
( Fig. 10-12 )
Sinonimia.
1860. Incotylabe pagetli, Van Benepen-Hisse, pag. 80, ple. 7, fig 1-11.
1878. Tristomum pagelli, Tascnensere, 1, pag. 569.
1889-93. Encotyllabe pagelli, Braun, pag. 530.
1891. Encotyllabe pagelli, Sar Remy, pag. 24, fig. 9.
Diagnosi.
Corpo: allungato, ovoidale, sottile, a superficie rugosa.
Colorito: giallo-paglierino orlato tutt'intorno di un rosa vivo; il peduncolo della ventosa
è pallido come il corpo: la parte centrale della ventosa è tinta di roseo.
Ventose anteriori: mediocri, molto allontanate fra loro, con merletto distinto.
Ventosa posteriore: a campana con peduncolo mediocremente lungo, robusto, ci-
lindraceo , anulato all’ aspetto. — Uneini: grossi, a punta allungata, falciformi (2). Un-
cinuli....
Testicoli: mediocri.
Ovario: relativamente mediocre.
Uova: piramidate di color marrone carico con lungo filamento polare.
Lunghezza: 4-5 mill Van BrxnepEN-HessE).
Habitut.— Pagellus centrolontus: cavità e commessure della bocca — Brest. (Van BENEDEN-
Hesse).
Note.
Questa specie descritta per la prima volta dal Van BenebEN ed Hesse non è
stata più ritrovata finora. La diagnosi che qui riporto è ricavata dalla descri-
zione data dai succitati autori in base allo studio fatto delle alt ‘e specie del ge-
nere; non tenendo conseguentemente conto del carattere, da me infirmato, degli
uncini intorno all'apertura genitale, affermato da Van BayepeN ed Hessw. Evi-
dentemente quando ritrovandosi la specie potranno controllarsi le osservazioni di
questi autori, la diagnosi sarà meglio redatta e completata per nuovi dati ac-
quisiti.
53. Encotyllabe paronae, n. sp
( Fig. 13-15)
Sinonimia.
1890. Encotyllube sp. Parona-Perugia, pag. 6.
1879-93. Encotyllabe sp. Braun, pag. 53.
1891. Encotyllabe sp. Samr-Remy, pag. 23.
Diagnosi.
Corpo: allungato, ellissoidale, subrettangolare, anteriormente ristretto , subtroncato, su-
brotondato.
Ventose anteriori: grandi, ellissoidali, ravvicinate fra loro, con merletto poco vi-
stoso e sottile.
10
Ventosa posteriore: grande, discoide, a coppa aperta con peduncolo breve. —Un-
cinì a largo crescente, robusti e tozzi alla base con punta breve molto acuta, poco ricurva
Uneinuli: bacillari a punta ristretta, acuta a scalpello, relativamente grandetti, misuranti 1/g
della lunghezza degli uncini
Testicolì:?
Ovario:? 2
Uova: sconosciute.
Lunghezza: 3 mill
Habitat. — Orenilabrus pavo: branchie? — Genova. (Parona e PeruGIA)
Note.
Parona e Peruoia hanno semplicemente indicata questa specie nel 1890, L’e-
semplare da essi ra colto mi fu cortesemente concesso in esame dal Prof. PARONA
che mì inviò anche un suo schizzo del verme, dal quale rilevo, come ho detto, che
egli aveva già riconosciuti gli uncini. Questa diagnosi è il risultato dello studio
da me fatto a conferma e complemento di quello del Parowa, quale lo ricavo
dai suoi disegni (parte anteriore del corpo e ventose anteriori, ventosa posteriore,
uncini): ma essa non è ancora del tutto completa perchè nell’esemplare esaminato
non ho potuto rendermi conto degli organi genitali (testicoli, ovario ecc.)
4. Encotyllabe vallei, n. sp.
(Fig. 49)
Diagnosi.
Corpo: ellittico, molto allungato e largo nei margini laterali ripiegati ventralmente for-
mando gronda molto profonda.
Ventose anteriori: grandi, ciambelliformi, molto ravvicinate fra loro, con grande e
largo merletto assai pieghettato e crespato.
Ventosa posteriore: larga, ad imbuto molto accentuato con pedicello molto lungo,
cilindrico, che presenta nel suo ultimo terzo, dorsalmente, una piccola appendice rivolta in
dietro. — Uncini: molto grandi, allungati assai ed alquanto ristretti, con punta lunga,
acuta e forte ricurva. Uncinuli: molto piccoli, misuranti !/g circa della lunghezza totale
degli uncini, subcilindracei, bastonciniforini a punta appena ricurva a gancio.
Testicoli: grandi sferoidali.
Ovario: grandetto, la metà circa in diametro dei testicoli
Uova: sconosciute
Lunghezza: 3 1/, mill.
Habitat. -- Chrysophrys aurata : ubi? — Trieste (Vanni.
Note.
Ho riconosciuto questa nuova specie in esemplari raccolti dal prof. A. VALLE
di Trieste e cortesemente concessimi in istudio insieme ad altre forme di Ete-
rocotilei.
11
Nel 1888 (1, pag. 87), convinto già dall'esame delle descriz oni delle figure dì
Diesine e di Van BrexnkpeN ed Hesse delle differenze degli Encotyllabe dagli altri
Tristomidi ho creduto di dover creare una distinta sottofamiglia degli Encotyl-
labinae, fra i Tristomidi, per il genere Ercotyllabe. La mia proposta non fu ac-
cettata dal Braun e dal Sarvr-Remy; ma io la sostenni in altro mio lavoro ad-
ducendone le ragioni (2, pag. 122); ed ho mantenuta questa sottofamiglia così
nella classificazione generale dei Trematodi, da me proposta nel 1892, come in
quella più recente degli Fterocotilei messa innanzi nel 1903. Dallo studio più
particolareggiato ora seguito delle forme del genere Ercotyllabe sono più che mai
convinto della opportunità della proposta fatta nel 1888, di creare, cioè, per questo
genere — così diverso, per la sua faezes generale e per le caratteristiche sue pro-
prie (ventosa posteriore lungamente pedicellata, posizione dello sbocco dei geni-
tali, ecc.) dagli altri tristomi — la distinta sottofamiglia degli Encotyllubinae nella
famiglia Tristomidae. Conseguentemente insisto nella mia proposta e, conferman-
dola, mantengo quanto ho finora più volte sostenuto in proposito sulla oppor-
tunità tassonomica di questa sottofamiglia.
Bibliografia.
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15
Fig.
SPIEGAZIONE DELLA TAV. 10.
1. — Encotyllabe nordmanni Diesine. Aspetto generale dell'animale; dal ventre. < 14 circa.
2.— Figura dell'insieme dell’ organizzazione ricavata dall’esemplare tipico della collezione
dell’Hotmuseum di Vienna; dal ventre. > 17.
.— Uncini della ventosa posteriore molto ingranditi. x 70 circa.
. — Encotyllabe vallei n. sp. Aspetto generale; dal ventre. x 14.
. — Figura d’insieme dell’organizzazione. >< 80.
.— Uncini della ventosa posteriore molto ingranditi. >< 110.
.— Uncinulo della stessa a maggiore ingrandimento. >< 550 circa.
8-9.— Due aspetti diversi della ventosa posteriore e del suo peduncolo. >< 80.
10-11. — Encotyllabe pagelli VAN BeNEDEN-HESsE. Aspetto generale; daldorso (10) e dal ventre
(11). Figure copiate dal VAN BeneDEN ed Hesse (ple. 7, fig. 2, 3) alquanto modificate
nell’ interpretazione di alcune parti in base allo studio delle altre specie. >< 25.
2.— Grossi uncini della ventosa posteriore: da VAN BENEDEN-HEsse (ple. 7, fig. 4).
.— Enc tyllabe paronae n. sp. Aspetto generale; da una preparazione dn foto. x 14.
14. — Uncini della ventosa posteriore. x 70.
Jqeo ai
15. — Uncinulo della stessa maggiormente ingrandito. x 550.
.— Ricostruzione semischematizzata dell’ apparato genitale di Encotyllabe ricavata da
preparati in toto di Encotyllabe nordmanni e vallei e da sezioni di quest’ ultima
specie; dal dorso. x 160.
t. testicolo, df. deferente , tp. tasca del pene, vs. slargamento del deferente nella tasca
del pene, ov. ovario , ol. ovidutto , vot. ootipo , ut. utero, mt. metraterm, v. vagina,
vtdt. vitellodutti trasversali, vidi. vitellodutto impari, rv. ricettacolo vitellino.
Napolì. R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
tal
SM Î
nuario del luseo Zoologico tl niversità Napoli (NS Vo 2.N.20
Fig. 1
Fig.2
TA,
Sit Tehinardi e femari-fvia
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È | :
ANNUARIO
DEL
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INTuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 21. +96 Decembre 1907
Dott. GIUSEPPE NOBILI
(Torino)
Nuove osservazioni sulla identità di Brachycarpus neapolitanus
Civo e Palaemon biunguiculatus Lucas.
(CLarv dl)
[Ricevnta il 18 Gingno 1907)
Nel numero 502 del « Bollettino dei Musei di Torino » pubblicai una
nota la quale stabiliva la identità di Brachycarpus neapolitanus descritto dal Dott.
G. Caxo nel 1890 (1) con Palaemon biunguiculatus Lucas 1849 (2), stabilendo tale
identità sull'esame di un esemplare di media età raccolto dal Sig. Dr. F_Macrì
nel compartimento marittimo di Catania. Nella stessa nota segnalavo pure alcune
inesattezze nella figura di Cano.
Il Professore Fr. Sav. MonticeLLI ebbe la cortesia di inviarmi in esame il tipo
di Cano conservato nel Museo Zoologico della R. Università di Napoli. L’esem-
plare tipico è assai più grosso, ma il suo esame conferma completamente
le mie conclusioni. Il tipo è verosimilmente un esemplare adulto, ma le leggiere
differenze che si possono notare tra esso e quello di Catania non sono altro che
le solite che si osservano fra i Palemonidi giovani e gli adulti.
Il tipo di Brachycarpus neapolitanus è lungo 68 mill. dall’estremità del rostro
a quella del telson, ed il corpo, in proporzione della sua lunghezza, è piuttosto
tozzo, quindi l'aspetto generale è robusto. Il rostro, come neli’esemplare catanese,
supera l’esopodo delle antenne esterne, scafocerite, per una piccola porzione alla
punta ; il rostro piano nei tre denti posti sul dorso del carapace, si inclina quindi
alquanto in basso pei tre denti seguenti; indi, ove comincia il settimo dente, si
rialza alquanto come pure colla punta triangolare ed esile. I primi sei denti sono
ben sviluppati, il settimo è più lungo e più ravvicinato alla punta che i prece-
denti, dei quali è anche più lungo. Il tipo di CAno ha lo stesso numero di denti
(1) Cano, G.—Specie nuove e poco conosciute di Crostacei Decapodi del Golfo di Napoli: Boll.
Soc. Natur. Napoli, Vol. 4, pig. 37, Tav. 4, fig. 1.
(2) Lucas, H. — Exploration scientifique de l’Algérie: Paris 1849, pag. 45, Ple. 4, fig. 4.
bi
che l'esemplare del Dr. Macrì, cioè 3i dei quali i tre primi del margine supe-
riore sone collocati sul dorso del carapace. Il rostro del tipo è un poco più lungo
che nell’esemplare siculo, ma al disotto non vi sono che tre denti e non quat-
tro; ciò sta nelle solite differenze di età dei Palemonidi, come nella figura di
Cano, che è per questo punto erronea.
La mandibola ha un palpo di 3 articoli con ciglia, con un processo incisivo
robusto, e col processo molare un poco più gracile ma distintamente più lungo
e provvisto di 4 denti triangolari.
I maxillipedi esterni raggiungono l'apice dello scafocerite, con brevi ciglia ab-
bondanti sul margine prensorio interno.
Il primo paio di pereopodi (Fig. 8) giunge anche all’apice dello scafocerite ; la
palma della chela è lunga la metà delle dita che non combaciano e lo spazio
vuoto fra esse è riempito da peli.
Il secondo paio di pereopodi (Fig. 9) è molto robusto, a chele disuguali e ras-
somiglia a quello del sottogenere Parapalaemon, fordato da OxtMANN per rendere
un poco più comodo lo studio del genere Palaemon ricchissimo di specie. Sul basi-
podite vi sono due spine sul chelipede destro, che è più grosso, ed una sull’ischio-
podite, che, sul sinistro, più gracile, mancano. Il meropodite è lungo 2 !/s volte
il corpo; sul chelipede destro, più sviluppato, esso è subeguale alla palma, sul sini-
stro, più piccolo, è lungo 1 !/s volte la palma, e le dita sullo stesso chelipede sono
pure 1 !/» volte più brevi della palma, e sono provviste di molti peli che riem-
piono lo spazio vuoto fra le dita armate; mentre sulla destra esse sono subeguali,
sebbene di poco più brevi della palma: questa è ben convessa.
Su tutti i basipoditi delle 3. paia di pereopodi di destra seguenti vi sono due
spine coniche acute e mediocri; sugli ischiopoditi ve n'è una più forte, sugli ischio-
poditi del 4.° e 5.° paio destri vi sono sei spinule piccole impiantate in una in-
taccatura speciale che porta una minuta setola e molte setole all’ apice e sul
margine superiore. A sinistra queste spine non mancano, ma le setole mancano,
Evidentemente queste spinule e setole, come forse anche i dattilopoditi biun-
guicolati, servono a tener ferma la femmina durante l'accoppiamento. I dattilopo-
diti sono biunguicolati ; 1’ unguicolo principale, come si vede nella Figura 10
è quasi il doppio di quello accessorio, salvo sull’ultimo pereopodo, ove le due
unghie sono normali (Fig. 11); e se sì considera che ivi sboccano precisamente
sull’ischiopodite i vasi deferenti, si vede chiaramente che questa è una struttura
adattata all’accoppiamento. Ciò si osserva anche nell’esemplare 9 di Catania.
Il telson (Fig. 12) è un poco più breve degli uropodi, con tre paia di spinule sul
dorso, molto convesso ; |’ apice è convesso con due angoli spiniformi, uno per
ciascun lato, e tre spine sulla parte convessa dell’estremità del telson. L’estremità
del telson ha pure sei peli piumosi assai lunghi che oltrepassano le spine. Sul ba-
sipodite degli uropodi vi sono tre spine sulla parte più convessa dì cui la° prima è
più corta, la seconda più lunga e la terza più lunga ancora. L’esopodo degli uro-
podi ha una sutura articolare ai due terzi della sua lunghezza, ornata di circa 20
spinule che portano fitti peli piumosi di lunghezza mediocre. L'articolo terminale
è marginato di peli piumosi, più lunghi di quelli della sutura, all’apice del primo
articolo. Questo non si osserva nell’ esemplare 9 di Catania.
Ma l'esame delle zampe boccali e soprattutto la disposizione delle branchie
provano che questa forma appartiene ad un genere nuovo, pel quale io pro-
pongo il nome di Calmania in omaggio al sapiente carcinologo del Museo Bri-
tannico.
La mandibola (Fig. 2) ha il processo incisivo bene sviluppato e diviso in 8
denti. 4 per parte. Il processo molare è più lungo, ma anche più gracile e diviso
in 4 denti.
La prima mascella (Fig. 3) è divisa in tre lacinie delle quali la prima è glabra e
divisa in due lobi; la seconda invece porta tre serie di 24 spinule ciascuna alternate
da peli piumosi; la lacinia inferiore non ha che 12 spinule con brevi peli piumosi;
l’epipodo è obovato, circondato da peli piumosi piuttosto lunghi. La seconda ma-
scella (Fig. 4) ha un esopodo il cui peduncolo è cilindrico ed il flagello diviso in 14
articoli terminato da peli piumosi; la prima lacinia è glabra e quasi in forma di trian-
golo scaleno rovesciato; la seconda lacinia è assai più sviluppata, il suo margine su-
periore è concavo e glabro, l’inferiore convesso e munito d’abbondanti peli piumosi
per circa la metà della sua lunghezza; l’epipodo è ovato, largo e con peli piumosi
abbastanza lunghi. Il primo maxillipede (Fig. 5) ha due lacinie ed un esopodo
col peduncolo leggermente carenato e perciò subtrigono con un flagello di 14
articoli terminati da un ciuffo di peli piumosi: l’epipodo è abbastanza largo con
il margine posteriore alquanto tumido e provvisto all’ interno di peli semplici,
all’esterno di peli piumosi. Il secondo maxillipede (Fig. 6) ha l’ esopodo cilindrico
con flagello di 20 articoli terminato da un ciuffo di peli piumosi: in complesso esso
rassomiglia per la forma delle due lacinie e dell’esopodo alla seconda mascella,
ma qui la lacinia superiore ha abbondanti peli piumosi sul margine anteriore ed
anche, ma più brevi, sul margine inferiore; la lacinia inferiore è anche più stretta:
L’epipodo differisce da quello della seconda mascella per avere i peli piumosi
più brevi. Il terzo maxillipede, od esterno (Fig. 7), raggiunge, come già dissi, l’e-
stremità dello scafocerite; esso è coperto di peli semplici sulla superficie ma di
peli piumosi sui margini che formano un forte rivestimento sul margine pren-
sorio del dattilognatite.
Le branchie hanno anche una disposizione affatto differente tanto da Brachy-
carpus che da Pulaemon.
Somite: VII VIII IX X XI XII XIII XIV
Podobranchie ed epipoditi . | 1ep| lep | l1ep| lep | lep| lep| lep| 1
Artrobranchie Parga o gni abi CRA Ra 1 Il 1 1
» posteriori . .| 0 1 a Ok 1 Il 1 Il
Pleurobranchie . . . . .| 0 1 1 | 1 | 1 | Il 1 1
In totale: 8 podobranchie (7 epipoditi), 8 artrobranchie anteriori e 7 artrobranchie posteriori
Pa
e 7 pleurobranchie; cioè in totale 30 branchie e 7 epipoditi; tutti bene sviluppati.
Nel Brachycarpus audovuini Barr e nel Brachycarpus advena Nos., che sono
veri Brachycarpus e tipi del genere, il BarE non ha notato le artrobranchie posteriori
suì somîiti VII, VIII, IX; cioè su i somiti che portano le prime e le seconde
mascelle ed i primi maxillipedii. Però in un esemplare maschio, cotipo di Brachy-
carpus audouini proveniente dalle raccalte del CnaLLeNGER, comunicatomi con
altri materiali ricchissimi dal R. Museo di Storia Naturale di Bruxelles, ho notato
queste artrobranchie posteriori rudimentali sui tre somiti sopranominati. Quindi e
anche per altre ragioni la disposizione delle branchie in Calmania NoB. e in
Brachyrarpus Bave è ben differente, e ciò fornisce un altro eccellente carattere
per autorizzare la separazione dei due generi. La formula di Br. «udowni Bark
è la seguente:
Somite : VII VIII IX X XI XII XIII XIV
Podobranchie ed epipoditi . | lep| lep rn ep NERI ep | Lep | Lep.l L'epWilep
ERE e Lo 1 1° 90
» posteriori . . | dn IV Ilya ag IERI 1 Il 1
Pleurobranchie . . . .. .|_l l I I (sì I 1 Il
Come si vede, quindi, qui abbiamo una differenza notevole perchè, riassu-
mendo, nei veri Brackycarpus, come nel tipico B. audowini Bare e in Br. advena
NoB., si rinvengono 8 podobranchie con 8 epipoditi; 7 artrobranchie anteriori; tre
artrobranchie posteriori rudimentali—carattere morfologicamente assai importante,
benchè la loro funzione fisiologica persista — e 4 artrobranchie posteriori ben svi-
luppate: infine 8 pleurobranchie. Quindi i due generi sono perfettamente distinti;
ma Brachycarpus non comprende altro che B. audovini Barr; tipo del genere,
e Br. advena No. Il Br. dentatus Bate e biunguiculatus (Lucas) devono, quindi,
entrare nel mio nuovo genere Calmania del quale la specie di Lucas è il tipo.
Tanto Calmania che Brachycarpus sembrano nell'aspetto, come ho già detto, dei
Palaemon del sottogenere Parapalaemon. Ma per mostrare da un lato quanto siano
importanti infinitamente più che i soli caratteri esterni , i caratteri morfologici
desunti dall’apparato boccale e dalla disposizione delle branchie, do qui la formula
branchiale di Parapalaemon.
Somite: VII VIII IX X XI XII XITOMENY
Pleurobranchie ed epipoditi. | lep| lep| lep| lep 1 1 Il 1
Artrobranchie anteriori . ‘. | 1 1 LI ET 1 1 il 1
posteriori . . | sl 1 1 1 1 1 1 1
Pleurobranchie . . . . . | O RO CI 1 1 1 1
5
Basta confrontare questo schema con quelli dei due generi ricordati prima per
vedere come sia utile lo studiare sempre la disposizione morfologica delle br nchie.
Devo ancora notare che nella mia prima descrizione avevo detto che HwLLer
non ha parlato nel suo libro della specie di cui tratto ora. Ciò provenne dal
fatto che io non avevo cercato che sotto il nome di Brackycarpus o di Palaemon
e non l’avevo trovato. Ora, ricercando meglio, ho notato che fra i tanti errori che
sì notano in quel libro (del quale sarebbe ora di fare una nuova edizione per opera
di un carcinologo competente), HeLLer considera la specie in esame come sino-
nima di Periclimenes tenuipes LracH ; il che è un errore gravissimo , perchè la
specie di LkacH è un Portonzidae; non ha quindi nulla da fare col Brackhycarpus.
Noterò a questo proposito che col nome di Periclimenes tenwipes furono de-
scritte tre specie distintissime e per habitat differentissime, cioè: la tipica di LeACH
del Mediterraneo: quella di BorrapAILE proveniente dalla Nuova Guinea, per la
quale io nel mio lavoro sui Crostacei del Mar Rosso ho proposto il nuovo nome
P. Borradalei, ed una terza di poco anteriore, descritta da HoLmrs, per la quale
io approfitto ora dell’ occasione che mi si offre di parlarne in questa nota per
proporre il nome di Perielimenes Holmesi.
Fim
#19 La
SPIEGAZIONE DELLA TAV. 11. TR CR
1, Fstremità anteriore del cefalotorace e rostro di Calmania biunguluta Lucas. x 2.
2. — Maundibola. x 14. {
3. — Mascella del 1.° paio. X 4.
4. — Mascella del 2.° paio. x 4.
5. — Piede mascellare del 1° paio x 4
6. — Piede mascellare del 2.9 paio. x 4.
f. — Piede mascellare del 3.° paio. X 4.
S.— Pereopodo del 1.° paio, grand. nat.
9.— Pereopodo del 2.° paio, come sopra. |
10. — Pereopodo del 3.9 paio. x 3. TAR
11.— Pereopodo del 5.° paio, X 3. k
12. — Telson. < 3. | Page n
Annuario del Museo 7 00/ogico RR Università NapokiNS) Vol 2.N21 Zav. II.
Lit. A Seriro- Napoli
Pi
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 22. 13 Aprile 1908
Dott. ANTONIO PORTA
(Professore di Zoologia nella Università di Camerino)
Nota sugli Acantocefali di Mammiferi del Museo Zoologico di Napoli
—_—_
[Ricevnta il 28 Gennaio 1908]
Illustro in questa nota le specie di Acantocefali di Mammiferi, appartenenti
al Museo Zoologico di Napoli.
Il materiale è esiguo, però alcune specie sono del massimo interesse perchè
non ancora ben conosciute. Nella enumerazione seguo la classificazione da me
proposta (1).
Mi è grato porgere i più vivi ringraziamenti al Prof. Fr. Sav. MONTICELLI.
Elenco delle specie.
1. Chentrosoma ninnii Svossica, 1891.
Boll. Soc. Sc. Nat. Trieste, Vol. 13, pag. 112, fig. 5.
Proboscide cilindrica, con un piccolo rigonfiamento verso la base, lunga mm. 0, 7-1;
armata di 25-27 serie longitudinali alterne di uncini, di questi gli anteriori (12 serie) sono
forti, adunchi, con radice di poco più lunga della lama; i mediani (5 serie) più forti e ro-
busti con radice più lunga della lama; i posteriori (8-10 serie) sottili, leggermente arcuati
con radice a moncone.
Collo leggermente conico, lungo 0,5 mm., armato di 18-20 serie di uncini, con lama af-
filata, sottile, debolmente arcuata e radice a moncone; più forti delle ultime serie di un-
cini della proboscide.
Corpo inerme, cilindrico, anteriormente più rigonfio, alle volte ritorto a spirale : ho os-
servato ciò specialmente nei maschi.
Borsa copulatrice a forma di vescicola globosa.
Uova ellittiche, con triplice invoglio, lunghe mm. 0,58, larghe mm. 0,24.
Lungh. g° mm. 7-20; Lungh. 2 mm. 16-25.
(1) Porra, A.—Contributo allo studio degli Acantocefali dei Pesci: Biologica, Vol. 1, 1907, pag. 408.
Habit. — Putorius vulgaris Brisson [Intestino, Fegato: superficie esterna] (Napoli).
Osservazioni-+ Ascrivo a questa specia numerosissimi echinorinchi adulti, dell’ inte-
stino dî Puforius vulgaris; 64 alcune forme larvali prese sulla’ superficie esterna del fegato
di um Puforius vulgaris, che misurano mm. 4-10 e presentano il corpo rigonfiato anterior-
mente e molto assottigliato nella parte posteriore; le riferisco al Cl. ninni per il numero
delle serie di uncinì e per la loro disposizione.
Dall'esame di questo numeroso materiale mi sono convinto che le descrizioni dello Srossica
e del CoxporeLti non sono esatte,
Lo Srossien così la descrisse: « Proboscide lunga (1,5 mm.), cilindrica, con un piccolo
rigonfiamento nel mezzo ed intieramente coperta di uncini disposti in oltre 20 serie ; gli un-
Fig. 1. È IMRE RS
Fig. 1- Chentrosoma ninnîi Stossica porzione anteriore del corpo ; a, è, c, uncini della proboscide:
anteriori, medî, posteriori; d, uncino del collo. Fig. 2- porzione posteriore del corpo con la borsa
copulatrice estroflessa. 3 ta
cini superiori sono forti e robusti, i posteriori piccoli ed acutissimi. Un collo manca. Corpo
inerme, lungo e cilindrico; anteriormente alquanto più grosso, posteriormente di un subito
assottigliato. Lunghezza 25 mm. — Una sola femmina nell’intestino di Putorius vulgaris ».
Il Coxporetti (1) completò la descrizione dello Srossica enumerando i caratteri del maschio;
però egli pure ascrisse alla proboscide « 20-22 serie trasversali ed alterne d’uncini », e disse
che il « collo è mancante ».
L'errore dipende dal fatto che i sopra citati autori hanno contate le serie trasversali, va-
riabilissime, invece delle longitudinali che, come già hanno dimostrato il Karser e il De
Maryar per altre specie, sono costanti. Dalle mie osservazioni nella proboscide vi sarebbero
25-27 serie longitudinali alterne di uncini; i citati autori ritennero mancasse il collo con-
tandone le serie come appartenenti alla proboscide; un esame attento dimostra che ciò è
erroneo perchè gli ultimi uncini della proboscide sono come già ho detto differenti da quelli
del collo, ed inoltre una evidente strozzatura separa questo dalla proboscide.
) ConporeLui, M. — Acantocefali in animali della campagna romana: Bollettino Soc. Rom.
Studi Zoologici, Vol. 6, 1897, pag. 7.
o
2. Bolborhynchus capitatus v. Linsrow. 1880.
Arch. Naturg. 46 Jahrg. pag. 49, Taf. 8, fig. 16.
Habit. — Pseudorca crassidens Gray (ex typ. v. Lunstow). ;
3. Bolborhynchus turbinella Dirsma 1851.
Syst. Helm. 2. Bd. pag. 54. Denk. Akad. Wien, 11. 1856: Bd, pag. 288, Taf. 3, fig. 19-24.
Proboscide cilindrica, lunga mm. 0,4-05 ; armata di 7 serie trasverse di uncini, e di
14-16 serie longitudinali; le serie anteriori constano di uncini con lama affilata , molto ar-
cuata, della lunghezza circa della radice; le posteriori di uncini corti, leggermente arcati e
con radice a moncone.
Fig. 5.
Fig. 4.
Fig. 3 - Bolborhynchus turbinella Dies. grandezza naturale. Fig. £- porzione anteriore del corpo
(x<10); a, 6, uncini anteriori e posteriori della proboscide (x 52); e, aculei del bulbo (x 52). Pig. 5 -
borsa copulatrice (x 8).
Collo (1) inerme, presso a poco della lunghezza della proboscide, mm. 0,3-0,4.
Corpo diviso in tre parti: bulbo, anteriormente ; strozzamento mediano; parte posteriore
del corpo. 1
Bulbo lungo mm. 2-3; largo mm. 2-3; posteriormente, inerme , anteriormente armato di
20-22 serie trasverse di aculei triangolari; tozzi, molto robusti e sporgenti; questi vanno gra-
datamente ingrossandosi dall’ avanti all’ indietro; le serie che corrispondono alla larghezza
massima sono costituite da aculei molto più lunghi e robusti degli altri. Gli aculei che
compongono le serie sono poco numerosi. Superficie anteriore del bulbo convessa,
(!) Faccio subito osservare che a differenza di tutti gli altri Autori che si occuparono di Acan-
tocefali di Cetacei, io considero come collo la porzione inerme che segue la proboscide, non lo
strozzamento del corpo posteriore al bulbo.
Strozzamento mediano lungo 2-2,5 mm. si unisce bruscamente con la parte poste-
riore del corpo.
Parte posteriore del corpo inerme, cilindrica un poco assottigliata posteriormente.
Colore arancio-rossiccio, o rosso mattone (Boresrròm).
Borsa copulatrice a forma di campana.
Uova ellittiche, fusiformi, con triplice invoglio, lunghe mm. 1,5-1,7 (x 135),
Lungh. o 22-26 mm. ; Lung. 9 25-28 mm.
Habit.— Balaenoptera borealis Lesson [Intestino] (Norvegia).
Ossservazioni — A questa specie come è noto, il Prof. MonmiceLtI (1) giustamente ri-
ferì l' 2. ruder CoLrerr, ed ora io riferisco pure un acantocefalo della Balaena rostrata
(= Balaenoptera borealis Lesson) indicato da Owen col nome di 4. dbalanocephalus nel Ca-
talogo (manoscritto) delle Collezioni del Museo dei Chirurgi di Londra, An. 1830, Part. 4,
fasc. 1, N. 191, che si trova in quelle collezioni.
Il Boresrròm assegna alla proboscide del E. turdìnella 19-20 serie longitudinali di uncini:
di questa opinione è pure il Sasparini ed il Kaiser (credo che lE. porrigens KarsEr sia sino-
nimo del E. turdinella, non del E. brevicollis come dice il BorestRrOM); ed io pure (Z. Anz.
Bd. 80, 1906, pag. 269) riportai quanto il BoresrroM dice.
Avendo avuto occasione di studiare numerosi esemplari di diverse collezioni sono costretto a
non consentire a quanto il BorestròM dice, poichè io non ho osservato altro che 14-16 serie
longitudinali di uncini, e 7 serie trasverse, quante ne contò il Diksine.
Questa specie come dirò in seguito è molto ben distinta dal B. brevicollis.
4. Bolborhynchus brevicollis Marm. 1867.
Stockholm, pag. 95.
Proboscide cilindrica, langa mm, 0,4-0,5; armata di 8 serie trasverse e di 16-18
serie longitudinali di uneini: di questi gli anteriori sono molto robusti, con lama fortemente
areata poco più corta della radice; i posteriori più deboli, appena arcati, con radice a
moncone.
Collo inerme, della lunghezza circa della proboscide, mm. 0,3 0,4.
Corpo diviso in tre parti: bulbo, strozzamento mediano, parte posteriore del corpo.
Bulbo lungo mm. 2-2,5; largo 2-2,5 mm.; posteriormente inerme, anteriormente armato
di 20 serie trasverse di aculei tozzi, triangolari: le prime 17 serie constano di aculei pic-
coli; le ultime tre, di aculei più grandi e robusti, coincidono con la larghezza massima del
bulbo. Gli aculei che compongono le serie sono molto numerosi. Superficie anteriore del
bulbo piana.
Strozzamento mediano lungo mm. 2-2,5, si unisce gradatamente alla parte poste-
riore del corpo.
Parte posteriore del corpo inerme, cilindrica, assottigliata nella femmina, rigonfia
nel maschio.
Colore bianchiccio con tenue tinta verde-gialliecia posteriormente (SuipLEY).
Borsa copulatrice a forma di vescicola globosa.
Uova ellittiche, piccole, con triplice invoglio, lunghe mm. 0,7 (X 135).
Lungh. Y 26 mm,; Lungh. 9 28 mm.
(1) MoxriceLLi, FR. Sav. — Osservazioni intorno ad alcune specie di Acantocetali: Boll. Soc. Na-
tural. Napoli (1) Vol. 1, 1887, pag. 19-23.
[bi
Habit.— Balaenoptera rostrata Far. [Intestino].
Osservazioni — Ascrivo a questa specie 4 echinorinchi provenienti dal Museo di
Lipsia classificati per E. porrigens; detta specie però si differenzia molto bene oltre che per
le dimensioni maggiori (80-160 mm), per il bulbo inerme, e lo strozzamento mediano del
corpo straordinariamente lungo.
Questi esemplari sono interessantissimi perchè ben conservati, ed alcuni con la probo-
scide e la borsa estroflessa; quindi me ne son potuto fare una giusta idea che non concorda
con quella del BoresrRòM.
Del bdrevicollis non esiste che la descrizione e la figura insufficiente del MaLm, e quella
del Boresrròm il quale avendo avuto a sua disposizione solamente individui con la probo-
scide introflessa, non ha potuto darci una figura più istruttiva di quella del Maw, Il Sas-
BATINI e lo StpLey riportano quanto dice il BorestRòWM.
Fig. 6. Fig. 7. Fig. 8. Fig. 9.
Fig. 6-grandezza naturale. Fig. 7 - parte posteriore del corpo con borsa estroflessa, vista di fian-
co, (x10). Fig.8- porzione anteriore del corpo (X10); 4, 8, uncini anteriori e posteriori della pro-
boscide (x: 52); c, aculei del bulbo, ultime serie (x 52). Fig. 9- parte posteriore del corpo con borsa
estroflessa vista di fronte (XL0).
Il Borestròm assegna alla proboscide 24-25 serie longitudinali di uncini, io non ne ho
osservato che 16-18.
Le differenze che distinguono il B. brewvicollis dal B. turbinella sono le seguenti :
a) Gli uncini della proboscide sono più numerosi e molto più forti e robusti nel brevi-
collis che nel turbinella.
b) Il bulbo ha la superficie anteriore piana nel drevicollis; convessa nel turdinella.
c) Gli aculei del bulbo sono molto più numerosi e piccoli nel brevicollis; meno numerosi
e. molto più robusti e sporgenti nel turbinella.
d) Lo strozzamento mediano del corpo nel turbinella si unisce bruscamente con la parte
posteriore del corpo; nel brevicollis invece gradatamente.
e) La borsa copulatrice è campanulata nel furbinella; globosa nel drevicollis.
f) Le uova sono molto più piccole nel brevicollis che nel turbinella.
i: ce i
(eri
do
con tenue tinta ea posteriormente nel brevicollis. Dale dalai Pata.
negli individui conservati in alcool, CEST nel primo il colorito è bruno, nel PROGR,
chiccio completamente. ; Si
D. Gigantorhynchus moniliformis Brensrr. 1819.
Ueber lebende Wilrmer in lebenden Menschen, Wien, pag. 18 — Icon. Helm, 18
fig. 21,22. È st
Habit.— Mus rattus [Intestino tenue) (Trieste).
Camerino, Gennaio 1908. | 5011 ail
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ANNUARIO
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 23. $ 15 Aprile 1908
Dott. PIETRO BUFFA
Assistente nell’ Istituto zoologico della R. Università di Pisa
Esame di una piccola raccolta di Tisanotteri esistente nel Museo
zoologico della R. Università di Napoli
[icevnta il 3 Febbraio 1908)
Il Prof. MowmiceLLI molto cortesemente mi ha dato in esame la piccola rac-
colta di Tisanotteri, che sto per descrivere. Egli così mi ha dato occasione di
esaminare e di riordinare degli esemplari, i quali, quantunque deteriorati dal
tempo, hanno destato in me interesse e nel medesimo tempo un senso di venera-
zione, poichè ho riconosciuto essere quelli che con amorosa cura erano stati rac-
colti dal compianto Prof. Achille Cosra. Porgo al Prof. MonmIceLLI le mie azioni
di grazie.
Gli esemplari che compongono la raccolta sono preparati a secco e perciò,
si può facilmente immaginare , oggi non possono essere conservati molto bene.
Sono attaccati con gomma a dei pezzettini di carta o di mica infilati in uno
spillo ed accompagnati da cartellini indicanti la specie, la località dove furono
ritrovati ete. (!). Trattandosi nella maggior parte di specie più comuni o che han-
no delle caratteristiche evidenti o di poche specie esotiche pure facilmente rico-
noscibili, ho potuto determinarle quasi tutte con certezza e trarre le notizie che
qui presento e che non sono, a mio modo di vedere, prive di interesse. Dopo
avere presentato un elenco delle specie determinate, dividerò i risultati dell’ e-
same da me fatto in due gruppi e cioè nel primo metterò quelli che interessano
la fauna italiana e nel secondo quelli che riguardano le forme esotiche.
(1) Fra le indicazioni scritte sopra i cartellini, che accennano al nome specifico, ve ne sono di
quelle scritte dal Cosra A. e mi pare di aver riconosciuta in altre anche la calligrafia dell’ Ha-
LIDAY, il fonlatore dello studio di questo gruppo di insetti. Dico questo perchè ho avuto occasione
di vedere un libro regalato al Targioni-TozzertI dall’HaLmay con la dedica e con numerose an-
notazioni fatte dall’HaLmay stesso
Come si vede dunque questa piccola raccolta di insetti, oltre che da quello zoologico, è anche
interessante del punto di vista storico.
Elenco delle specie che sono rappresentate nella raccolta
di Tisanotteri del Museo zoologico di Napoli.
A. Terebranti.
. Aeolothrips fasciatus (L.) Q. Oristano (C S) loc.? (C E) (1).
. Melanothrips fuscus (Suvz.) 9. Oristano, Tizzi (CS) Lucca (C E).
Limothrips cerealium Haum. 9. Provenienza ? (C E).
Heliothrips haemorrhoidalis (Bovcné) 9. Oristano (C.S) Lucca (C E) Cuba (C e E).
B. Tubuliferi.
Macrothrips albosignatus (Reur.) 9. Oristano, Iglesias (CS).
. Phloeothrips coriaceus HaLm. 9. Subiaco (Roma) (C E).
. Megathrips lativentris (Hrra.) JY e 9. Provenienza (C E)?
4. Idolothrips spectrum Haum. 9. Australia (C e E).
v 10
La
fa
VI I
1.— NOTIZIE SUGLI ESEMPLARI APPARTENENTI ALLA FAUNA ITALIANA.
A.—Specie nuove per la fauna italiana.
1. Phloeothrips albosignatus (Reurrr, 1884).
Nella raccolta del Museo zoologico di Napoli esistono quattro esemplari di una
specie che è indicata come la PAloeothrips albosignata di ReureERr. Questa specie
fu per la prima volta nominata da Costa A. (*) nell’anno 1883. Quest’autore nella
primavera del 1882 aveva raccolti in Sardegna alcuni esemplari di una specie
di Tisanottero che a pagina 71 del sopracitato lavoro denominò Phloeothrips bi-
gemmata. Al nome specifico Cosra non aggiunge che la seguente indicazione :
« Raccolta in varie parti in maggio e giugno ». Nessuna descrizione
fu dunque data che potesse aiutare ad identificare questa nuova specie.
Un anno dopo, cioè nel 1884, ReurER (3) descrisse una nuova specie di Tubu-
lifero dell’ Algeria, la Phloeothrips albosignata che il Costa stesso e nello stesso
anno, a pag. 21 di un altro lavoro (*), riconosceva come sinonima della sua spe-
cie Phloeothrips bigemmata. Egli infatti a questo proposito così scrive « Nel pub-
blicare la seconda memoria venuta in luce in giugno 1883 regi-
strammo come nuova una specie di Pl/oeothrips chiamandola bigemmata,
però obliammo di darne descrizione. Pertanto la stessa specie è
stata descritta sopra individui di Africa (Tlemcen) dal Sig. ReureR
nel fascicolo di ottobre 1884 della Revue d’Entomologie di Caen »:
Uno dei quattro esemplari sopradetti è contrassegnato da due cartellini ver-
gati dal Costa stesso, uno con la scritta « bigemmata », e l’ altro con la scritta
(*) (CS)= Collezione Sarda, (CE) = Coll. europea, (C e E)= Coll. extraeuropea : V. in pro-
posito questo Annuario Vol. 1, N.° 2, pag. 7.
(2) Costa, A.—Notizie ed osservazioni sulla geofauna sarda. Memoria seconda (letta nell'adunanza
10 aprile 1883). Risultamento di ricerche fatte in Sardeg ;a nella primavera del 1882: Atti Accad.
Se. Napoli (2) Vol. 1, 1588.
(#) Revrer, O. M.— Phlocothrips albosignata n. sp. ex. Algeria: Revue Entom. Caen, Tome 3, 1884.
4) Costa, A. — Notizie ed osservazioni sulla geofauna sarda. Memoria quarta (letta nell’ adu-
nanza 13 dicembre 1884): Atti Accad. Sc. Napoli (2) Vol. 1, 1888.
« Phoeot. albosignata Reut. ». Questi due cartellini sono i documenti che corre-
dano la storia della specie in discorso e che provano la verità di quanto il Costa
in proposito scrisse e di quanto io vengo qui a riportare.
Concludendo dunque, la paternità di questa specie di Tisanottero, quantunque
esso sia stato trovato per la prima volta dal Cosra A. in Italia (Sardegna), spetta
al Reurer per il fatto che il Cosra non ci ha data di questa descrizione alcuna.
Ecco la descrizione originale del ReuTER :
Nigra nitida, margine apicali metanoti fasciaque basali segmenti primi dorsalis ad an-
gulos retrorsum dilatata nec non macula laterali triangulari segmenti quinti dorsalis abdo-
minis albis; antennis articulo tertio ipso apice excepto, quarto ultra medium basique quinti
albido-faventibus; tarsis basi obscure ferrugineis; capite longissimo, versus apicem angustato,
mutico; antennarum articulo tertio tribus sequentibus simul sumtis parum breviore, alis nullis;
tarsis anticis maris ‘intrinsecus articulo primo valide dentato — producto Long 3° 8 mm.,
Q 32/; mm.—Corpus nigrum nitidum. Caput thorace segmento primo dimidioque secundo ab-
dominalibus simul sumtis longitudine aequale , latitudine maxima circiter duplo et dimidio
vel fere 22/3 longius , lateribus convexum , versus apicem leviter angustatum , marginibus
lateralibus muticum spatio interoculari oculo nonnihil latiore, disco praecipue antice dense
subtiliter transversim aciculato. Oculi superne visi subovati. Antennae capitis longitudine ,
articulo primo et secundo mnigris, aeque longis, hoc ipso apice nonnihil pallidiore, tertio lati-
tudine capitis postoculari paullulum longiore, albido-flavente, ipso apice nigricante, quarto ob-
conico, tertio circiter duplo breviore, albilo-flavente, tertia apicali parte nigra, quinto oblique
obconico, quarto 1/3 breviore, nigro, basi albido-flavente, reliquis nigris, sexto quinto paullo
breviore, duobus ultimis simul sumtis sexto longitudine aequalibus. Pronotum capite fere duplo
brevius, antice annulo laevi, cetero dense subtiliter coriaceo-punctatum, subaenescens, feminae
ante basin impressionibus duabus transversis sat levibus. Mesonotum lineare, angulis basalibus
dentato-prominentibus. Metanotum subtiliter coriaceum , ipso margine apicali albo. Dorsum
abdominis laeve, segmento primo fascia dimidium basalem occupante et lateribus retrorsum in
angulos basales segmenti secundi dilatata alba, segmento secundo primo metanotoque simul
sumtis longitudine aequali, tertio secundo paullo breviore, quarto-octavo longitudine subae-
qualibus, nono octavo paullo breviore, sexto-nono versus apicem sensim distinctius angustatis,
omnibus utrinque linea longitudinali percurrenti impressis, decimo tubuliformi duobus prae-
cedentibus simul sumtis longitudine aequali; quinque ultimis lateribus pilis longioribus exsertis,
praecedentibus pilis lateralibus parum distinctis, brevissimis; segmento quinto utrinque macula
marginali triangulari alba. Pedes nigri, femoribus anticis incrassatis capite circiter | (Q) vel
solum circiter 1/, (3) brevioribus, tibiis femoribus brevioribus, femoribus intermediis anticis
sat multo brevioribus, posticis anticis fere aeque longis, sed multo gracilioribus, tibiis poste-
rioribus femoribus vix longioribus, tarsis omnibus articulo primo obscure ferrugineo, hoc ar-
ticulo tarsorum anticorum maris intrinsecus valide dentato-producto ».
Sardinia (Costa). Algeria: Tlemcen (MarmorTON).
Dopo attento esame degli esemplari, che ho avuto a disposizione, sono venuto
nella convinzione che la specie di ReuteR non solo non poteva essere lasciata
nel genere P/loeothrips, ma che non rientrava neppure in alcuno dei generi fino
ad ora conosciuti per i Tubuliferi. Anche UzeL nel 1895 (1), avendo a disposi-
zione solamente la descrizione di ReurER, non ha potuto far rientrare la specie
in parola in nessun genere conosciuto e perciò la mise fra quelle specie « deren
Gattungszustindigkeit nicht festgestellt werden konnte ». Ho già fatto notare que-
(1) Uzet, H. — Monographie der Ordnung Thysanoptera: Ainiggdrtz, 1895.
sto particolare a pag. 21 del mio lavoro sui Tisanotteri italiani (!) e, per la stessa
ragione messa avanti da UzeL, non ho voluto nel sopradetto lavoro annoverare
questa specie per la fauna italiana. Denominerò il nuovo genere :
Macrothrips mihi.
Caratterizzazione: Occelli mancanti. Testa lunga due volte e mezzo il protorace al-
largata alquanto al suo terzo posteriore. Palpi mascellari e labiali composti di due articoli
Terzo articolo delle antenne lungo quanto i tre susseguenti presi insieme. Tarsi del primo
e secondo paio di zampe armati di un uncino, Tubo breve.
Macrothrips albosignatus (Reurer, 1884) Algeria,
La buona descrizione di questa specie è già stata data da Reurer ed io l ho riportata
integralmente a pag. 3 della presente nota.
Fig. 4. Pig. 1 Fig. 5.
Fig. 1- Macrothrips albosignatus 2 visto dal dorso. Fig. 2- Antenna vista dorsalmente. ig. 3 -
Ultimi quattro articoli dell’ antenna visti di fianco. ig. 4- Palpo mascellare. ig. 5 - Palpo
labiale.
Credo utile far notare certe particolarità di struttura degli ultimi articoli delle antenne
vedi Fig. 3) che non sono stati fino ad ora osservate e che sono caratteri morfologici im-
1) Burra, P. — Trentuna specie di Tisanotteri italiani: Atti Soc. Tose. Sc. Nat. Memorie, Vol. 28,
Pisa, 1907.
portanti per la specie in discorso. Il 5°, 6° e 7° articolo delle antenne dunque sono nella
parte loro anteriore ed esterna prolungati in un apofisi coniforme. Nel 5° e 6° articolo sopra
questa apofisi trovano inserzione tre robusti e brevi aculei, mentre che sopra l’apofisi del 7°
articolo non si vede che un solo aculeo. L'orlo interno dell’8° articolo è fornito di 5 brevi
aculei uguali fra loro e di un sesto più robusto e lunghetto dei precedenti.
È specie nuova per 1’ Italia. Gli esemplari esaminati provengono dalla Sardegna (Ori-
stano, Iglesias).
2. Phloeothrips coriaceus Haupay, 1886. Inghilterra.
Questa specie è stata fondata da HaLipay nel 1836 su esemplari trovati in In-
ghilterra. A pagina 442 del suo lavore (!) quest’autore così scrive :
Stirps et Fam. — Tubulifera
Antennae 8 — articulatae: palpi maxillares biarticulati, articulo 1° perbrevi: alae aveniae
membranaceae, cruciato—incumbentes: terebra feminae nulla: segmentum ultimum in mare et
femina attenuatum, tubulosum. Ambulant lente.
Gen. 1. — Phloeothrips.
Sect. A. A. Ocellis 3, alis completis aut abbreviatis,
Subs. B. B Capitis lateribus antrorsum convergentibus.
Sp. 6. Ph. coriacea.—Capitis lateribus muricatis. The largest insect of the order. Pitchy
black; the 24 aud 3d joints of the antennae, and the base of those which follow, the feet,
fore shanks, and extremities of the others pale yellow. The fore thighs thick. The hairs along
the sides of the head spring from a double row of sharp tubercles. Antennae nearly as long
as in PhI. aculeata. Communicated by mr. WALKER.
Per la buona descrizione di questa specie invio il lettore alla monografia dei
Tisanotteri di UzeL a pagina 255.
Nella raccolta vi è di questa specie un unico esemplare 9 femmina proveniente
da Subiaco (Roma). Faccio notare che alla metà di Luglio dell’ anno passato
(1907) ho trovato un esemplare femmina di questa specie a Vittorio (Veneto) sotto
la corteccia di un platano. È specie nuova per l’ Italia.
B.--Habitat nuovi di specie già note per la fauna italiana.
1. Heliothrips haemorrhoidalis (Boucné, 1833)
Nella raccolta vi sono esemplari (9) provenienti da Oristano e da Lucca.
2. Melanothrips fuscus (Sulzer, 1776)
Esemplari (9) provenienti da Oristano da Tizzi e da Lucca.
(1) Hanay, A. — An Epitome of the British Genera in the Order Thysanoptera with Indica-
tions of a few of the Species: Entom. Magaz. Vol. 3, London, 1836,
2. — NOTIZIE SUGLI ESEMPLARI APPARTENENTI ALLA FAUNA ESOTICA.
Nella raccolta vi sono due esemplari 9Q di Zdolothrips spectrum Haum. prove-
nienti dall'Australia. Su questi voglio riferire quanto segue: Il genere Z4olothrips
e la specie spectrum furono fondate da Haumay !) nel 1852 sopra esemplari pro-
venienti dall'Australia. Quest’autore così descrive la specie in parola:
Abdominis lateribus valide 7-dentatis, denticulis spina, B8tio et 4to seta tantum, terminatis;
segmento penultimo gibbere apicali bispinoso: maxima quam vidi in hoc genere, ideo inter
Fhysapoda facile princeps. Long. 4 lin. et ultra. — New Holland.
Questa breve diagnosi non servirebbe molto alla identificazione della specie
in parola se essa non fosse accompagnata da due figure dell’insetto, le quali lo
illustrano con sufficiente chiarezza. La fig. 3 della tavola 6 rappresenta il Tisa-
nottero ingrandito circa 7 volte e la fig. 3 lo riproduce in grandezza naturale.
Questa specie non fu più rinvenuta da alcuno autore dopo l’anno 1852 ?).
È degno di nota il nuovo habitat di Cuba per la specie Helzothrips haemor-
rlhoidalis (BovcHE).
Dall’ Istituto zoologico della R. Università di Pisa. Febbraio, 1908.
(1) Vedi op. cit. a pag. 1046.
(®) Devo fare eccezione per FrogGant W. W. il quale eredo certo parlerà di questa specie in
un suo recente lavoro, che non mi è stato in nessun modo possibile di avere fino ad ora. Il lavoro
s' intitola : « Studies on Australian Thysanoptera: The gen. Zdo/othrips: Sydney, 1904.
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Napoli, R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
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ANNUARIO
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INNfuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 24. 7 21 Luglio 1908
Prof. GIACINTO MARTORELLI
Direttore della Collezione Ornitologica Turati nel Civico Museo di Storia Naturale di Milano
Elenco dei Pappagalli del Museo Zoologico Universitario di Napoli
con note ed illustrazioni
(Tav. 12)
[Ricevuta il 27 marzo 1908)
La collezione di Pappagalli della quale segue l'elenco mi fu data in esame dal
Chiarissimo Direttore del Museo Zoologico Universitario, Prof. Fr. Saverio Mox-
TICELLI, acciocchè fosse da me riveduta e riordinata coll’ajuto del preziosissimo ed
abbondante materiale di confronto della Collezione Turati da me diretta. Durante
lo studio accurato e minuzioso che ne feci, ebbi a constatare che essa annoverava
non solo parecchie specie non comuni, ma ancora esemplari meritevoli di parti-
colare considerazione. Parve perciò opportuno al sullodato Direttore del Museo
Napoletano che venisse illustrata questa Raccolta ed io, di buon grado accettan-
do il lusinghiero invito, preparai il seguente « Elenco » e le relative annotazioni
finali.
Il primo espone ordinatamente la successione delle specie secondo l'ordinamento
adottato dal SaLvaporI per il 20.° volume del Catalogo illustrato degli Uccelli del
Museo Britannico che tratta appunto dei Pappagalli.
Le annotazioni servono ad illustrare in particolar modo alcuni esemplari più
notevoli pei loro caratteri ed uno fra gli altri appartenente a specie pochissimo
nota e non ancora ben definita, cioè il Pionus reichenowi di Heine che ho perciò
figurato in apposita tavola a colori.
1. Ellenco delle specie (1).
Ordo Psittaci.
Fam. NESTORIDAR.
Gen. Nestor Wat.
Nestor meridlonalis (Gx.) giov.
3 > » immat.
Gen. Eos Wat.
Eos histrio (MùLtL) ad. (2 esemplari)
Gen. Lorius Vic.
Lorius domicella (LiNN.) ad.
Gen. Coriphilus Waat.
Coriphilus taîtianus (Gw.) ad. (2 es.)
Coriphilus ultramarinus (KUHL) ad. (2 es.)
Gen. Trichoglossus Via. et Horsr.
Trichoglossus novae-hollandie (Gwm.) ad. (2 es.)
Trichoglossus ornatus (LInN.) ad. (2 es.)
Gen. Psitteuteles Br.
Psitteuteles chlorolepidotus KunRL ad.
Gen. Glossopsittacus Br.
Glossopsittacus concinnus (SHAW) ad. (3 es.)
Fam. CAGCATUIDAE
(Subfam. Cacatuinae).
Gen. Calyptorhynchus Vis. et Horsr.
Calyptorhynchus funereus Via. et Horsr.
Gen. Cacatua Virint.
Cacatua galerita LATHAM ad.
» parvula Bp. ad.
» roseicapilla VieILL ad. (2 es.)
Gen. Licmetis Wact.
Liemetis nasica (T'emw.) ad.
(Subfam. Calopsittacinae).
Gen. Calopsittacus Less.
Calopsittacus novae-hollandiae (GMEL.) de 9 ad.
1) Secondo il SaLvapori, T. — Catalogue of the Psittaci or Parrots: Cat. Birds. Brit. Mus.
Vol. 20.
Fam. PsIrTACIDAR.
(Subfam. Conurinae).
Gen. Anodorhynehus Spix
Anodorynchus glaucus (VIEILLOT)
Gen. Ara Cuv.
Ara macao GRAY. ad.
» chloroptera Grav. ad. (2 es.)
» ararauna |. ad. (2 es.)
severa (Linn.) ad.
maracana (VIEILLOT) ad.
>» nobilis (Lunn.) ad.
Gen. Conurus Kurt.
Conurus solstitialis (LINN.) ad.
» » » in muta
auricapillus (LicHT.) ad.
> nenday (VigILL.) ad. (2)
) leucophthalmus (MiùLu.) ad. (2 es.)
» » Juv.
aeruginosus (LinN.) ad. (2 es.)
» aureus (GMEL) ad. (3 es.)
Gen. Conuropsis SALvan.
Conuropsis carolinensis (LINN.) ad.
Gen. Henicognathus G. et Gr.
Henicognathus /eptorhynchus Kina ad.
Gen. Microsittace Br.
Microsittace ferrugineus (Mùt.) ad.
Gen. Pyrrhura Br.
Pyrrhura cruentata (New.) ad.
> leucotis (LicHm.) ad. ?
> pieta (MùLL.) ad. ? (4 es.)
> vittata (SHAW) ad. ?
Gen. Bolborhynchus B»p.
Bolborhynchus lineolatus (CAss.) d' ad.
Gen. Psittacula Cuv.
Psittacula passerina (LinN.) O eg ad. ?
» » » QP ad. ?
Gen. Brotogerys Via.
Brotogerys tirica (Gw.) ad.
. chiriri (V1EILL.) ad.
virescens (Gxm.) ad. (2 es.)
tuipara ((Gw.) ad.
> chrysopterus (Linn.) ad.
» tui (Gm.) ad.
(Subtam. Pioninae).
Gen. ChArysotis Sw.
Chrysotis inornata, SALVAD. [Vedi Nota 1). ad.
aestiva (Lunn.) ad. (3 es.)
» aestiva (Lunn.) Varietà accidentale di colore ad.
> levaillanti G. R. Gray (esemplare impuro) ad.
» » » giov.
» viridigena Cass. ad.
» ochroptera (Gu.) ad.
>» festiva (LinN.) ad.
) » » . immaturo ?
>» vittata (Bopp.) ad.
> caymanensis Cory [Vedi Nota 2]. ad.
> leucocephala (Luxx.) ad.
Gen. Pionus Wat.
Pionus menstruus (LuNN.) ad. (?) (2 es.)
» reichenowi (HEINE) [Vedi Nota 3]. ad.
» fuscus (MiLt.) ad.
» > » AR
Gen. Deroptyus Waat.
Deroptyus accipitrinus (LInN.) ad. (3 es.)
Gen. Pionopsittacus Br.
Pionopsittacus caica (LATHAM).
Gen. Urochroma B».
Urochroma purpurata, (Gx.) Q ad. (5 es.)
» surda (ILL.) ad. (4 es.)
Gen. Caica Br.
Caica melanocephala (LInN.) ad. (2 es.)
» xanthomera (GRAv) ad.
Gen. Poeocephalus Sw.
Poeocephalus senegalus (LixN.) d' ad. P_?
» meyeri (RùPP.) ad.
» » > giov. (2 es.)
» fuscicollis (KUHBL) [Vedi Nota 4]. ad.
(Subfam. Psitlacinae).
Gen. Psittacus Linn.
> erithacus Linn. ad.
> > » giov. (?)
(Subfam. Palaeornitinae).
Gen. Eclectus Waat.
Eclectus pectoralis Min. £ ad. (2 es.)
> roratus Mit. £ ad.
Gen.
Gen.
Gen.
Gen.
Gen.
Gen.
Gen.
Gen.
Gen.
Gen.
Palaeornis Vis.
Palaeornis eupatria (Linx.) loi
> torquata (Bopp.) d
> docilis (VIEILL.)
» longicauda (Bopp.) d
Polytelis Waat.
ad. f ?
nidiaceo.
No)
ad.
Polytelis barrabandi (Sw.) (la coda è di un P. platycercus) ad.
> melanura (Via.) >
Ptistes Goup
Ptistes erythropterus (Gw.)
Aprosmictus Gouup
Aprosmietus cyanopygius (VikILL.) d' (2es.) e LP
Psittinus BuyrH
Psittinus incertus (SHAW)
Agapornis SeLpy
Agapornis cana (Gw.)
pullaria (LIxN.)
» taranta (STANL.)
(Sottofam. Platycercinae).
Platycercus Vis.
Platycercus pennantii (RAwmS.)
>» » » Q
, adelaidae GouLD
» flaviventris (Tewm.) [Vedi Nota 5]
> eximius (SHAW)
Barnardius Bp.
Barnardius barnardi (LatH.)
semitorquatus (Q et G)
) zonarius (SHAW) lo4
Psephotus GouLp
Psephotus haematorrhous GouLp
> multicolor Temw.
» haematonotus GouLDp Sti 0)
Neophema SaLvapori
Neephema pulchella SHAW
splendida (GouLD)
» venusta (Temm.)
+00 Qq
ad. (2 es.)
ad.
ad.
ad.
(2 es.)
ad.
giov. (2 es.)
giov. (2 es.)
ad.
ad. (3 es.)
giov.
in muta
ad. (2 es.)
ad.
imm.
giov.
ad.
immaturo (?)
giov.
Gen. Cyanorhamphus Br.
Cyanorhamphus novae-zealandiae (SPARRM.) ad.
5 auriceps (KunL) ad.
Gen. Nanodes Via. et Horsr.
Nanodes discolor (SHAW) d' ad.
Gen. Melopsittacus Gourp
Melopsittacus undulatus (SHAW) ad. (4 es.)
Gen. Pezeporus lu.
Pezeporus formosus (LATHAM)
2.—NMN ote
1. Sulla Chrysotis inornata SALVADORI.
L’esemplare era attribuito alla Chrysotis farinosa, Bopp., ma venne da me iden-
tificato come C. 2norrnata, SALVADORI, avendone seguita la classificazione e corri-
spondendo alla sua descrizione (Cat. Birds Brit. Mus. Vol. 20, p. 281). Non tenni
conto della provenienza brasiliana, perchè al Brasile forse si trovano ambedue le
specie ed è quindi una indicazione troppo vaga. La Cr. farinosa, secondo il
SaLvaporI, sì troverebbe però principalmente nella Gujana e probabilmente anche
nel Brasile Orientale, mentre la Cr. inornata occuperebbe certamente il Brasile,
oltre al Perù, l’Equatore, la Bolivia, la Colombia e Panama; quindi un area di
gran lunga superiore, se non del tutto diversa.
L’esemplare non ha macchie gialle sul capo ed ha larghi margini grigio-tur-
chinicci alle piume dell’ occipite; esso ha poi qualche piuma gialla sul dorso e
sulle ali. Ciò mi fa sospettare che la presenza del giallo sul pileo sia un carattere
di poco valore, poichè può spostarsi, tingendo persino, come in questo esemplare,
alcune delle secondarie e primarie.
Il SaLvapori nelle sue « Notes on the Parrots » (Ibis, Vol. 6, ott. 1906 p. 644)
scrive che un esemplare raccolto dal Festa sul Rio Peripa (Equatore Occidentale)
ha parecchie piume gialle in mezzo al verde del piumaggio ed osserva che, se
questo carattere fosse costante, permetterebbe di attribuire gli esemplari dell'Ovest
dell’Equatore ad una forma distinta.
Ciò si comprenderebbe, secondo me, se le parti gialle assumessero una posizione
ed un contorno definito e costante negli individui provenienti dalla detta area
geografica. Se invece si tratta di penne gialle sparse a easo sulle varie parti del
corpo. allora mi pare si tratti piuttosto di quella forma di aberrazione del colore
che il Salvadori stesso, a p. 287 del Catalogo citato, giustamente considera come
una sorta di albinismo, come io pure sempre la ritenni.
Tale a me pare essere il caso per molti pappagalli che osservo nella Collezione
Turami, 0 parzialmente, o totalmente degenerati in giallo, tra gli altri un Palaeor-
nis (torquatus ?) tutto di questo colore.
I
Nel chiudere la presente Nota ricordo come, avendo confrontato gli esemplari
di Chr. farinosa del Museo colla figura dell'Opera del RercaeNow (Vogelbilder aus
fernen Zonen, Cassel 1883, Tav. 19, fig. 1), trovai che tutti ne differiscono con-
siderevolmente, sia nella tinta generale, sia nelle particolarità : in nessuno poi
esiste traccia dello spazio rosso vivo sul pileo rappresentato in quella figura nella
quale anche invece del grigio si vede uno scuro spazio azzurro-violaceo. Circa la
macchia rossa, secondo il SaLvaport, si vede solo in alcuni soggetti. Sono questi
soltanto adulti perfetti e tutti gli altri più chiari di colorito e senza queste macchie
di colore intenso sono forse giovani od immaturi?
2. Sulla Chrysotis caymanensis Cory
L'esemplare non appartiene alla Crysotis leucocephala (Lisx.), ma alla Ohr. cay-
manensis, Cory; esso offre alcuni caratteri degni di nota pei quali si discosta
anche alquanto dalla descrizione del SALvaporI. L’esemplare è anzitutto ben di-
stinto dalla Uhr. leucocephala ; è di un verde diverso e molto più intenso in ogni
parte ed in quelle inferiori ha un’ intonazione di bluastro in luogo di volgere
al giallo: il bianco della fronte è meno esteso ed ha sfumature rosee e giallo -
gnole; le guance sono addirittura cremisine e non roseo-carnee come nella /eu-
cocephala; in mezzo alle piume rosee ve ne sono alcune verdi ed altre gialle, nel
mezzo rosso-coccinee. Alla base del collo poi le penne sono stranamente colorate
e spiccano qua e là sino sul torace in mezzo al verde intenso, per essere del
più puro carminio largamente contornato da un margine giallo-
dorato!
Ora io non so se queste piume si debbano considerare come una aberrazione
od anomalia, per la loro scarsità ed irregolarità di posizione in mezzo al piu-
maggio normale verde, il quale non appare nè giovanile, nè frusto, e quindi in
via di sostituzione, oppure se siano da considerarsi come spettanti ad un’altra
veste. Un pappagallo che avesse tutto il corpo rivestito di piume siffatte sarebbe
una creazione veramente nuova e singolare e costituirebbe forse un caso di ne o-
genesi vera e propria, ma io inclino piuttosto verso la prima ipotesi !
Negli esemplari visti dal SaLvapori, e dai quali ha tratto la sua descrizione,
si accenna soltanto a tale carattere per le piume della gola che egli descrive
come rosso-pallide, largamente marginate di giallo, quindi io ne desumo che in
altri esemplari il rosso può intensificarsi maggiormente, e le piume cremisine a
margini dorati possono estendersi anche più in basso, ma è certo che la variazione,
se può avvenire su alcune penne, potrebbe anche estendersi a tutte e che se
questa variazione si perpetuasse, condurrebbe ad una nuova specie estrema-
mente distinta! Ma per quanto io ne so, non venne ancora scoperto alcun esem-
plare in tale condizione.
DO
3. Sul Pfonus reichenowi (HEINE)
(Sin: Pionias reichenowi, HrINE).
(Tav. 12)
L’esemplare era identificato come Amazona menstrua Lin., ma per i suoi caratteri
appartiene certamente alla specie di Hime Pionus reschenowi la cui descrizione
il SaLvaporiI riporta in nota (Here und RrIicHeNow, Nomenel. Mus. Hein. Orn.
p. 232, 1890), facendola precedere dalla dichiarazione di non essersi potuto ren-
dere conto soddistacente di questa specie, il che dimostra, o la sua rarità grande,
o la incertezza che si tratti proprio di una buona specie, evidentemente per non
averne avuto esemplari sott'occhio tra il materiale del Museo Britannico.
Senza voler decidere, perchè non sarebbe ragionevole in presenza di un solo
esemplare, se sì tratti di una specie, oppure di una forma geografica, o di semplice
varietà, posso tuttavia dichiarare che l'esemplare corrisponde del tutto alla descri-
zione dello HeixE e differisce decisamente da tutti i Pionus menstruus del Museo
di Napoli e di quello di Milano; mi è parso perciò opportuno darne la figura che
non mì consta sia stata data da altri prima di me.
Lo Heine assegna come area di questa sua specie il Perù, o il Nord del Bra-
sile, mentre il P. menstruus, secondo il SaLvapORI, occupa la grande area dalla
Costa Rica alla Colombia, Trinità, Guiana, Amazonia, Equatore, Perù e forse
anche la Bolivia; è quindi probabile che individui nei quali il pigmento azzurro
sì è sviluppato maggiormente che il verde sul capo, collo e ventre, siansi loca-
lizzati nel Perù ed in parte del Brasile, costituendo una varietà della specie, od
una forma geografica: è perciò opportuno che si facciano in proposito ulteriori
ricerche per vedere se anche altri caratteri più importanti si possano aggiungere
che valgano a dare al Pionus reichenowi di Heine un più sicuro valore specifico
o subspecifico, oppure se si tratti invece di semplice varietà di individui.
4. Sul Poeocephalus fuscicollis, KunL
Questo soggetto, anormale, è notevole assai, perchè in esso la colorazione ca-
ratteristica del collo, che gli ha valso il nome di fuscicollis, è singolarmente
sostituita da un’altra. Infatti alla tinta normale cinerea, offuscata di bruno e
con leggieri riflessi verdastri, che è normale sul collo di questo pappagallo, è
largamente e quasi uniformemente sostituita una tinta tra il roseo e l’aranciato,
assai viva, che giunge a formare sfumature fino sul verde del petto : così, tranne
qualche punto ed in specie l’occipite che conserva la tinta usuale, questo esem-
plare è roseo-aranciato dalla fronte alla base del collo e per poco che fosse pro-
seguita la sostituzione del colore avrebbe assunto aspetto tale da riferirsi ad una
specie ben distinta !
Ora non è impossibile che tale mutamento si sia già verificato in qualche in-
dividuo, od anche negli individui in generale, di una parte dell’area geografica
occupata da questo Poeocephalus ed è appunto ciò che bisognerebbe indagare.
9
Che la specie sia in istato di facile variazione di colore ho ragione di sospettare
anche considerando quell’apparenza di indecisione che si nota in tutte le piume
della parte anteriore del corpo tra il color cinereo, il bruno ed il verdognolo e
più ancora quella sorta di particolar lustro di steatite con riflessi argentini che
hanno le piume e che sembra prodotto da deficienza di pigmento nell’ interno.
Non sarei perciò alieno dal ritenere che questa specie sia in via di evoluzione
verso un’altra che dovrebbe avere il capo ed il collo di un color roseo-aranciato
deciso e nettamente distinto dal verde delle rimanenti parti del corpo.
Avverto in fine che l’ esemplare essendo perfettamente adulto, non può trat-
tarsi di una fase di sviluppo.
5. Sul P/atycercus flaviventris Temw.
Questo esemplare è normale, ma in cattive condizioni per esser stato in schia-
vitù, ma lo ricordo per avermi servito a stabilire che l’esempl. 712 della Colle-
zione TuraTI recante il nome di Platycercus caledonicus in una delle due etichette,
non è che un giovane del P?. flaviventris ; quindi la specie PI. caledonicus non
esisterebbe affatto. Il SaLvapori ha avuto perciò ragione di porre questo nome
tra i sinonimi del PI. faviventris in una nota a pag. 545 del 20.0 Vol. del Catal.
del Mus. Brit., e la sua descrizione si adatta difatti al suddetto esemplare della
Collezione TuRATI.
SPIEGAZIONE DELLA TAV. 12.
Pionus reîchenovi HernE. 1/, della grand. nat. (le dimensioni essendo uguali a quelle del P.
menstruus).
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Annuario del Museo Zoologico (R. Università) Napoli (NS) Vol. 2 N. 24 Tav. 12
PIONUS REICHENOWI (Heine).
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ANNUARIO
DEL
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 25. tf 25 Maggio 1908
Dott. UMBERTO PIERANTONI
Libero Docente, Conservatore del Museo Zoologico della R. Università di Napoli
Sulla Filaria labialis Pane (1864) *)
(Tav. 13)
[ticevuta il 1° aprile 1908)
Nell'aprile dello scorso anno 1907 il Dr. P. Tkcck, tenente medico addetto all’0-
spedale militare di Napoli, si compiacque di darmi in esame un verme filiforme
estratto dalla falangetta del dito anulare di un giovane allievo ufficiale (1).
In detto reperto io non tardai a riconoscere una ilaria, e, sapendo quanto
poco frequenti siano tali reperti nei nostri paesi, fui ben lieto di farne oggetto
di studio. Del caso clinico verrà fatta parola nel giornale medico dell’ Esercito
dal Dr. Tecce; nel presente lavoro espongo i risultati delle mie osservazioni sui
caratteri esterni ed anatomici del verme, nonchè le mie conclusioni sulla sua
identificazione specifica.
*) Nota presentata al R. Istituto d’Incoraggiamento di Napoli nell'adunanza del 12 dicembre 1907.
(!) Riporto qui brevemente le notizie fornitemi dal prelodato Dr. Tecce sulla persona dell’ o-
spitatore e sul rinvenimento. « L’ammalato è il sig. C. C. di anni 20, allievo ufficiale di Artiglie-
ria. Entrò nell'ospedale il giorno 3 di aprile , affetto da adenite sottoascellare destra e scabbia.
Narra che la mattina del 25 marzo incominciò ad avvertire un dolore alla falangetta del dito
anulare della mano sinistra, simile a quello prodotto dalla presenza di una spina conficcata nelle
parti molli: da principio il dolore si svegliava solo con la pressione, ma in seguito si accentuò,
divenne spontaneo ed a volte insopportabile, come quello di un patereccio. I tessuti molli erano
anche un poco più duri del normale, ma la cute serbò il suo colorito ordinario. Il 12 aprile si
accorse che alla punta del detto dito eravi una macchiolina di colorito nerastro, grande come
una testa di spillo, sulla quale la pressione era molto dolente. Detta macchia si andò man mano
allargando dando luogo ad una piccola bolla che venne incisa il 16 aprile, dando esito a qualche
goccia di essudato denso, giallicio ed al verme aggomitolato su sè stesso. Al centro della pic-
cola bolla incisa residuò un piccolo forellino che man mano si è andato colmando.
L’infermo non ha mai dimorato in paesi fuori d’Italia, non ha sofferto malattie notevoli oltre
la malaria che contrasse nelle campagne della provincia di Foggia e di cui soffrì dai 12 ai 15
anni. Egli non ricorda di aver mai avuto in altre parti del corpo simile fenomeno, nè ha cono-
scenza di aver ospitato altri elminti. »
La Filaria in parola è una femmina lunga circa 13 em. e di ®/3 mm. circa.
di diametro (fig. 8). Il suo corpo, di colore bianco gialliceio, nettamente cilin-
drico, sì mostra leggermente assottigliato ai due estremi, ed un poco più all’e-
stremo posteriore che all'anteriore (fig. 7).
L'estremo cefalico mostra la bocca nel punto apicale, aprentesi come un mi-
nuscolo forellino nella cuticola (fig. 5 2); al disotto di questa l’ipoderma si sol-
leva in tre piccoli rilievi che sporgono a guisa di labbra (fig. 5 23). Nell’ estremo
anteriore aì lati della bocca si scorgono nello spessore della cuticola sei papille
in forma di imbuto capovolto ; ciascuna papilla ha la parte ristretta rivolta verso
la superficie del corpo, ove si trova, in corrispondenza di essa, una minuscola
fossetta (fig. b, pd). Di queste sei papille quattro sono poste intorno alla bocca,
due dorsalmente e due ventralmente (fig. 5 pò) ed altre due sono disposte un
poco più indietro , in posizione laterale (pd). Due papille di identica fattura si
notano anche all'estremo codale (fig. 6 p4).
Tutto il corpo dell'animale è rivestito da una spessa cuticola (di 25 p. di spes-
sore) molto trasparente, finemente striata in senso trasversale, la quale mostra
qua e là dei minuscoli punti meno trasparenti, che ai lati della bocca si scor-
gono ordinati in due piccole serie di tre per ciascun lato, ed occupano lo spazio
interposto fra la bocca stessa e le papille ad essa più prossime (fig. 5). L’aper-
tura sessuale è posta anteriormente a 3 mm. dall’ estremo cefalico (fig. 1 vu) e
l'apertura anale sbocca verso la coda a 150 p dall’estremo posteriore del corpo
(fig. 4, 6, 7 a).
Dallo studio dell’ organizzazione interna, che ho compiuto esaminando |’ ani-
male per trasparenza, ho potuto trarre 1 seguenti caratteri anatomici.
La tunica muscolare che riveste la cavità del corpo ha uno spessore di circa
40 w; una uguale tunica riveste l’ esofago per una lunghezza di 1 !/9 mm. (fig.
1, 5, 7 es). L’esofago rivestito di muscoli, ha un calibro notevolmente più pic-
colo del sottile tubo intestinale che si prolunga tutto di ugual calibro fino allo
sbocco anale. Il tratto anteriore dell’esofago, immediatamente dopo la bocca, ha
una parete molto ispessita, costituendo un faringe riccamente muscoloso (fig. 5
fa). L' intestino appare lungo tutto il corpo come un sottile tubolino di color
bruno di circa 35 p di diametro (fig. 1-4, 6, 7
L’organo interno più vistoso, che occupa specialmente nella porzione mediana
dell’animale l’intera cavità del corpo e si prolunga sin quasi all’ estremo codale
è l'organo genitale. Esso si presenta ai due estremi del corpo come un tubo più
volte ravvolto su sè stesso, mentre in quella mediana è in forma di due grossi
tubi di tratto in tratto ripiegati l’uno sull’altro. Seguendone il decorso nelle di-
int).
verse regioni lo si vede incominciare anteriormente dalla citata apertura vulvare,
continuarsi come un tubo ripiegato ad ansa", protraentesi come tubo unico (va-
gina, fig. 1 va) per una lunghezza quasi doppia di quella che intercede fra la
detta apertura e l’estremo cefalico; poi, dopo essersi ripiegato ancora due o tre
volte ad ansa, si divide in due rami e subito s’ ingrossa di molto (fig. 2), per
continuare in questa forma duplice ed ingrossata (utero, fig. 2, 3 ut) fino ai 4/5
della lunghezza totale del corpo. Verso il principio dell’ultimo quinto di tale lun-
ghezza i due grossi tubi costituenti l'utero si assottigliano di nuovo, l’ uno un
poco più innanzi e l’altro un poco più indietro (fig. 3 0v) costituendo gli ovi-
dutti e gli ovarii, anch'essi tubulari, che nell'ultimo quinto del corpo si scorgono
raggomitolati, in modo che è difficile di riconoscerne le estremità (fig. 4 00).
I caratteri che sono andato esponendo non corrispondono in tutto a quelli
delle altre Filarie fin qui note; autorizzerebbero quindi a ritenere la specie come
nuova, qualora delle considerazioni sopra la descrizione incompleta, e manifesta-
mente erronea in alcuni punti, di altro nematode dello stesso genere rinvenuto
nell'uomo circa mezzo secolo fa qui a Napoli, non dessero sufficienti indizii per
credere che i due animali appartengano alla stessa specie.
La specie in parola è la Faria labialis, rinvenuta dal prof. Carlo PANE nel
1864 (1) ed estratta dal labbro superiore di un giovane studente. Questa ha di-
mensioni alquanto minori di quella da me illustrata nel presente scritto, non
raggiungendo che 3 centimetri di lunghezza ; ma la differenza è perfettamente
spiegabile con una differenza di sviluppo; infatti, dato il luogo ove fu rinvenuta,
essa potette forse essere messa in luce più presto. Il Pank parla di estremità an-
teriore provvista di quattro papille rudimentali, e ne dà una grossolana illustra-
zione; l’esemplare da me studiato ne ha sei, ma le prime quattro sovrapponen-
dosi a due a due se si osserva l’animale dal dorso, danno facilmente 1° aspetto
di essere due soltanto, quando non si disponga di forti mezzi d’ingrandimento:
la differenza potrebbe quindi facilmente interpretarsi come un errore di osserva-
zione da parte del Pane. Dalla suddetta descrizione, confrontata con le figure,
risulta ancora che l'apertura vulvare si trova nella 7. ladialis verso l’estre-
mo codale, a 3 mm. da esso. Ma a questo dato non è il caso di attribuire alcuna
importanza, poichè dipende senza dubbio da errore di osservazione; esso fu in-
fatti corretto da quasi tutti gli autori di lavori monografici, i quali riportano, fra
i pochi caratteri rilevati dallo scritto del Pane, quello di un’ apertura vulvare
anteriore. Altri caratteri riguardanti l’apparecchio genitale e l’intestino non
risultano dal citato lavoro, ma si desumono dall'esame della figura annessa.
Da tale esame sembrerebbe che l’ovario e l'utero si estendano verso l’estremo
anteriore assai meno che verso il posteriore, e ciò è d’accordo con quanto è stato
da me osservato, sebbene in maniera meno esagerata; l'intestino apparirebbe
assai più grosso nell’esemplare del 1864 che non nel recente, ma la figura è tal-
mente grossolana, che non è il caso di dar peso a differenze di dimensioni che
possono risultare soltanto da accurati disegni; la posizione dell’ apertura anale
corrisponde quasi esattamente nei due esemplari, per quanto si può ricavare dalla
detta figura.
Per tali considerazioni, e specialmente pel carattere delle papille boccali e per
l’aspetto dell’ apparecchio sessuale, che sembra svolgersi nella citata figura del
Pane in maniera somigliante a quanto è stato da me in proposito osservato ed
illustrato nell’annessa tavola, io ritengo che si possa con ogni probabilità iden-
(1) Pane O. Nota su di un elminto Nematoide. Congresso scientifico tenuto in Salerno dall’Ac-
cademia degli Aspiranti Naturalisti di Napoli e dalla R. Società economica di Principato Cite-
riore, pag. 32, Tav. A. (Alligato al Bullettino della stessa Accademia, per l’anno 1864).
servazioni contribuiscano ad illuminare le conoscenze su di una Loana di Fil
che da circa mezzo secolo non erasi ripresentata, e che restava, per la in
pletezza delle notizie che la riguardano , quasi come un ingombro nella
naturale delle filarie dell’uomo, pur avendo tanto interesse per essere una.
un reperto assai raro nella parassitologia umana dei nostri paesi.
Napoli. Istituto Zoologico della R. Università, dicembre 1907.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA 13.
ano.
bocca.
cuticola.
esofago.
faringe.
intestino.
labbra.
ovario.
papille anali.
papille boccali.
utero.
vagina.
apertura sessuale.
. 1. — Parte anteriore della Filaria labialis Pan comprendente lo sbocco della vulva ed un
tratto della vagina. >< 40.
2.— Tratto del corpo in cui avviene la biforcazione dell’utero. X 45.
3. — Tratto posteriore in cui uno dei tubi dell’utero si assottiglia per formare l’ovario. x< 45.
4. — Parte posteriore del corpo, comprendente l’ultimo tratto dell’apparecchio sessuale (ova-
rii). x 40.
5. — Estremo anteriore molto ingrandito per mostrare i dettagli della bocca e le papille
annesse. X 175.
6. — Estremo posteriore molto ingrandito per mostrare le papille e l’apertura anale. x 175.
©.— L'intero verme ingrandito 8 volte.
8. — La Filaria labiulis nelle sue naturali dimensioni.
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(R Universita) Napoli (NS) VALLN2I.
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Napoli, R. Tipografia Francesco Giannini & Figli
NOI
ANNUARIO
DEL
MUSEO ZOOLOGICO DELLA R. UNIVERSITÀ DI NAPOLI
(INNuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 26. ‘5 Maggio 1908
A. L. MONTANDON
(Bukarest)
Sur le Stenophthalmicus Fajoumensis A. Costa.
[Ricevuta il 3 aprile 1908]
L’examen des types de Cosra (') obligeamment confiées par M. le Prof. Mox-
TICELLI, m’a permis d’établir avec certitude cette synonymie:
Stenophthalmicus Fajoumensis A. Costa 1878
(Atti R. Acc. Sc. Nap. pag. 17)
= Stenophthalmicus pictus Montanp. 1897
(Revue d’ Eutom. Caen. pag. 98).
Tout entomologiste qui aura lu les trop brèves descriptions de Cosra me par-
donnera certainement cette erreur.
A. L. MonTANDON
Mars 1908
(1) A sua richiesta ho inviati al Sig. MontANDOoN i due esemplari tipici dello Stenophthalmicus
Fajoumensis Costa, esistenti nella collezione entomologica di questo museo , che egli desiderava
esaminare da vicino. Risultato del suo studio è questa lettera che cortesemente egli mi auto-
rizza a pubblicare nell’Annuario.
= Fr. Sav. MONTICELLI
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ANNUARIO
MUSEO Z00LOGICO DELLA R. UNIVERSITA DI NAPOLI
(INuova Serie )
VOLUME 2.
Num. 27. 9 Ottobre 1908
Prof. FR. SAV, MONTICELLI!
Il genere Nitzschia Vox Baer (!)
( Tav. 14)
[Ricevuta il 1° aprile 1908)
Il genere Nitzschia è stato istituito nel 1827 dal vow BakR per un tristomide
parassita delle branchie e della cavità opercolare dell’ Acipenser sturio, che egli
identificò con l’Hirudo sturionis, descritto e figurato da ABiLn@AARD nel 1794, e
distinse col nome specifico di N. elegans. Ma questo verme, come ricorda lo stesso
von Barr nella « Zusatz » al suo lavoro (pag. 666), era stato l’anno prima già de-
scritto dal Nrrzsca col nome specifico di Tristoma elongatum. Cosiechè quello pro-
posto dal von BAER (elegans) cadde conseguentemente, per ragioni di priorità, in
sinonimia dell’altro prima imposto alla specie dal Nrrzsc®. Ond’è che, ritenendo,
pel Tristomide dello Storione, il nome generico datogli dal von BAER fu ad esso
attribuito dagli A. quello specifico di Nitzschia elongata Nirzsc®a, che ha defini-
tivamente conservato nella sistematica dei trematodi eterocotilei; malgrado il di-
verso pensare del TAscHENBERG, che riteneva doversi abolire, come tutti gli altri
dei tristomidi, anche il genere Nitzschia incorporandolo nel genere Tristomum.
Ma anche questo genere, da me ripristinato, come tutti gli altri, dimostrandone
le ragioni, (1, pag. 86) è stato poi mantenuto da tutti gli A. che hanno riassunta
la sistematica dei Tristomidi (Braun, Sarnt-ReMy, ecc.)
Del genere Nitzschia era nota una sola specie: quella del Nrrzsca (N. elongata).
Nel 1898 il Linrox credette di riconoscerne un’ altra in un piccolo trematode
delle branchie del Gadus callarius, raccolto a Wood'’s Holl (Massachussets), che
distinse col nome di N. papillosa. Per dubbio sortomi sulla pertinenza o meno
alle Niteschia della n. sp. del Linron dalla lettura della descrizione e dall’esame
delle sue figure, avendo potuto esaminare un esemplare di questa forma, cortese-
mente concessomi dal Linron stesso , ho dovuto escludere che il trematode del
Gadus callarius fosse una Nitzschia e tanto meno un Tristomide. Ché, difatti, ho
(1) Memoria letta al R. Istituto d’Incoraggiamento di Napoli nella tornata del 20 Febbraio 1908.
riconosciuto in esso, il tipo di un nuovo genere di Monocotilidi, della famiglia
Anisocotylinae, che ho descritto col nome di Lintonia (papillosa) nel 1904 (4). Eli-
minata questa presunta altra specie, il genere Nitzschia resta, quindi, tuttora rap-
presentato dalla sola N. elongata del NirzscH; che, per essere stata dal tempo
dell’ApiLpaaarD ad oggi ricordata e citata da molti e diversi autori, ha una estesa
sinonimia ; mentre, per contro, non ha larga letteratura: pochi essendo, relativa-
mente, quelli che l’hanno di proposito singolarmente illustrata.
Il primo studio completo su Nitzschia elongata, così delle caratteristiche esterne
come della sua organizzazione, si deve al von BaeR (1826), che ha corrette ed
ampliate le precedenti descrizioni date dall’ ABiLpaaarD (Hirudo sturionis) (1794)
e dal NirzscH (1826) Più tardi BLawcHArD (1849) ha messo in rilievo la carat-
teristica, non menzionata dal von Baer, del riunirsi posteriormente insieme, for-
mando un ellissi, delle braccia intestinali. Van BenepbEN ed Hesse (1863), riferen-
dosi alla descrizione di voy Baer, che dicono « sans comparaison la plus complete
de ce Ver », ritengono ben fondato il genere Ntzschia, già, del resto, da tutti
ammesso, e si limitano, per meglio fissarne i caratteri differenziali dagli altri generi
di Tristomidi, ad affermare che la ventosa posteriore « est sans rayons et sans
erochets ». Lo studio della N. eloryata è stato poi ripreso nel 1889 dal Braun,
che in una prima nota (1), porta un nuovo contributo di osservazioni sulle esterne
caratteristiche, riconoscendo due paia di uncini nella ventosa posteriore, e sulla
interna struttura correggendo erronee interpetrazioni anatomiche del von Bakr;
ed in seguito in una nota successiva (3, 1890) e nel lavoro riassuntivo sui tre-
matodi (Vermes) del Bronn’s Klassen (4, 1889-1894), nei quali aggiunge ai pre-
cedenti altri dati sulla organizzazione di N. elongata. Ma, tanto nella sua prima
nota, come negli altri suoi lavori il Braun non dà alcuna figura originale illu-
strativa dei nuovi fatti da lui osservati e messi in luce; che, anzi, nelle tavole
del Bronn’s Klassen ecc. riporta alcune delle antiche figure del von Baer, che
sono poi quelle comunemente riprodotte dagli Autori.
Come ho già ricordato in altra occasione (5, pag. 117) avevo in corso, da tempo,
uno studio anche sul genere Nitzschia della serie che vado pubblicando su gli
Eterocotilei, ma aspettavo per completarlo, di poter disporre di materiale fresco
per istituire delle ricerche anche sul vivo; avendo dovuto valermi di soli esem-
plari in alcool. Non essendomi pertanto ciò riuscito possibile finora, mi sono dec so
a pubblicare, accompagnandole con figure nuove ed originali, le osservazioni fatte
(su gli esemplari in alcool integri, su preparati in foto, e su serie di sezioni)
snl materiale posseduto; considerando che, per quel tanto che esse rendono noto
delle caratteristiche esterne e dei tratti principali della interna organizzazione,
convengono allo scopo propostomi nel mio studio, di individualizzare, cioè, nel-
l’insieme di tutte le sue principali caratteristiche, il genere Nitzsehia dagli altri
dei Tristomidi, nella illustrazione della unica specie che lo rappresenta (N. elongata).
1. Aspetto esterno
Il corpo della Nitzschia si presenta discretamente spesso ed alquanto carnoso
all'aspetto; di colorito rossastro pallido (a detta degli A. che hanno esaminato esem-
plari viventi). Ha forma allungata, ellissoidale: slargato posteriormente e termi-
nantesi tondeggiante, va gradatamente restringendosi dalla metà circa della sua
lunghezza in avanti; e nella estremità anteriore si termina obliquameute sfettato
(a becco di flauto) dai due lati che convergono innanzi in un breve tratto mar-
ginale subtroncato. Questo è l'aspetto, direi, nell’ insieme, spatoliforme che presenta
la Nitzschia col corpo in condizioni normali di estensione, quale può ricavarsi dalla
Fig. 5, tratta da un esemplare fissato in alcool, visto a piccolo ingrandimento
(valgano allo scopo anche le Fig. 3. 6 tratte da preparati 2 toto). Ma il corpo di
Nitzschia può forte contrarsi ed allora i margini laterali, come quelli estremi,
nonché le due estremità anteriore e posteriore si rivolgono e ripiegano verso il
ventre; così che il corpo piglia figura di gronda, od assume l'aspetto navicolare
che si constata di frequente negli esemplari fissati, quando non sieno stati conve-
i nientemente condizionati in precedenza per evitare che ciò avvenga. Le fig. 1 e 2
mostrano appunto due diversi aspetti di Ne4zschia in esemplari conservati in alcool.
Lungo i due lati sfettati della estremità anteriore si osservano le due pseud o-
ventose, le « Sauggriiben » del Braun (3, pag. 410, 411; v. pure in proposito il
mio lavoro, 2, pag. 106:, convergenti dinnanzi; fra le quali intercede appena un
breve tratto marginale libero lievemente incavato nel mezzo, nel quale non ho
scorto alcuna papilla sensitiva (come ha descritto von Barr) (Fig. 3, 4. 5, 6). L’a-
spetto e la forma delle pseudoventose si rileva anche meglio dalle Fig. 1, 7, $,
nelle quali si presentano normalmente aperte e beanti. Ma esse possono socchiu-
dersi elevando e ravvicinando i loro margini laterali ed assumere così l'aspetto
rappresentato nelle Fig. 3, 5, 6. Le pseudoventose hanno forma di scodelle beanti,
concavo-convesse, a crescente lunare con convessità esterna, a fondo appiattito,
e più o meno svasate se del tutto in estensione, o più o meno contratte (Fig. 7,
8).I margini sono alquanto spessi e festonati, per piccole protuberanze a pliche
longitudinali sporgenti nella loro cavità, che ne tappezzano le pareti interne ar-
restandosi all'orlo delle pseudoventose (Fig. 7, 8, 9): come si rileva anche meglio
dalla Fig. 10 e dalle 7g. 1, 2 del testo che rappresentano due sezioni, diversa-
mente condotte, delle pseudoventose; nelle quali si constata l'aspetto e la dispo-
sizione delle dette pliche. Quando le pseudoventose si socchiudono perdono la
forma ora descritta ed appiattendosi dorso-ventralmente, mostrano le pareti più
alte e meno spesse, e meno evidenti le pliche; mentre l’orifizio appare come un
solco longitudinale più o meno profondo scavato nello spessore della massa de le
pseudoventose (Fig. 5, 6, 9).
La ventosa posteriore è del tutto terminale e si attacca , originandosi senza
distinto pedicello, all'estremo posteriore del corpo: nel suo aspetto generale, se-
condo il von Baer, che ne dà una esatta descrizione, essa « gleicht ganz der
Blume von Convallaria majalis ». Si presenta come una mezza sfera più o meno
beante e talvolta ristretta tanto da assumere l'aspetto di una palla, con orifizio
ora meno, ora più, ora molto stretto, che può essere ora tondeggiante, ora allun-
:
gato longitudinalmente secondo 1’ asse del corpo, data la diversa maniera e la
direzione nella quale la ventosa sì è più o meno contratta. Questa che nell’insieme
può dirsi a forma di coppa sferoidale ha pareti molto spesse e resistenti che le
danno quell’aspetto robusto, che colpisce a prima vista l'osservatore e la fa spiccare
emergente dal resto del eorpo. Il suo margine è circondato da un merletto che
non è sottile e trasparente come in altri tristomidi, ma alquanto spesso e carnoso
all'aspetto, con margine integro ma che si presenta forte crespato ed irregolar-
mente pieghettato e quando la ventosa è molto contratta quasi carunculato (Fig.
1,2, 3, 5, 6, 14, 15). Nelle condizioni normali non si osserva nel fondo della ventosa
quel « kleine rande Scheibe » descritto (pag. 666) e figurato dal vov Barr (fig. 2
n, 3)in corrispondenza dell'attacco della ventosa al corpo. (In Mittelpuncte vom
Boden der Hòhlung ist eine glatte scharf umschriebene runde Stelle, der Anhef-
tungspunct des Napfes); ma nelle ventose molto contratte e retratte verso il corpo,
appare proprio nel fondo della ventosa, nel punto d’ attacco al corpo, una sorta
di piccola sporgenza cupuliforme a bottone, dovuta al sollevamento di quel punto
centrale del fondo della ventosa per il retrarsi di questa nel suo attacco contrò
il corpo, ed il conseguente spingersi innanzi dell’estremità di questo, che sì re-
stringe per contrazione, contro la parete del fondo della ventosa.
Nella cavità della ventosa, verso la metà posteriore di essa, parallelamente
alla linea mediana del corpo si osserva un paio di grossi uncini simmetricamente
disposti; e due altre paia di uncini, fra loro ravvicinati per ciascun paio, si tro-
vano sulla stessa linea dei precedenti verso il margine posteriore della ventosa;
questa disposizione delle tre paia di uncini è chiaramente messa in evidenza dalla
Fig. 14. Il Braun (1) pel primo, come ho detto , ha riconosciuto nella ventosa
posteriore di Nifzschàt la presenza di uncini, passata inosservata al von Barr
ed agli altri autori e da alcuni negata del tutto (van BenepEN-Hessk). « Noch ist
hinzufiigen dass in dem hinteren grossen Saugnapfe ein Paar pfriemenfòrmige und
ein Paar hakenformige Klammerogane vorkommen »: così descrive il Braun gli
uncini della ventosa, che, pertanto, non figura; e, come si rileva dal testo citato,
di paia d’uncini non ne ha visti che due (mentre esse sono in numero di tre); os-
servazione incompleta che non è corretta nel Bronn'’s Klassen (2, pag. 414) dove
parla ancora di due sole paia di uncini (« zwei kleine, und zwei grosser Haken »)
nella ventosa di Nitzschia.
La forma delle tre paia di uncini e le relative loro proporzioni di grandezza
può ricavarsi dai disegni che ne ho ritratti sia raffigurandoli in posto, sia isolati
(Fig. 14, 16, 17). Quelli del primo paio, o centrali, per così distinguerli, sono
grossi, forti, robusti, a forma di cetriolo a punta acuta rivolta innanzi ed in sopra
(Fig. 16, 17 4); quelli del secondo e terzo paio, o marginali in rapporto a quelli
del primo paio sono, invece, più piccoli, più esili, più slanciati, con le punte ri-
volte indietro e terminate a gancio: gli uncini del paio interno (secondo) sono
subelavati e quasi dritti, bacillari (Fig. 16, 17 0); quelli del paio esterno (terzo)
sono, invece, a falce o sigmoidali (Fig. 16, 17 c).
L'aspetto delle giovanissime Nitzschia, come mostra la Fig. 4 ricavata da un
individuo di due millimetri, è alquanto diverso nell'insieme della forma generale da
quello degli adulti: il corpo subrettangolare è molto largo anteriormente per il
grande sviluppo, che, relativamente a quello del corpo, hanno già assunto le
pseudoventose anteriori; che sono molto grandi e prominenti, sì che sì disegnano
ai lati della estremità anteriore del corpo a forma di crescente lunare. La ventosa
posteriore, meno spessa, meno carnosa, non è globosa, ma molto aperta e slargata
a scodella ampia e larga. Gli uncini sono più evidenti ed alquanto diversi nelle
tre paia per forma e grandezza: quelli delle due paia posteriori sono molto lunghi
e sembrano maggiori di quelli del primo paio che sono, invece, relativamente brevi:
la disposizione, forma e grandezza degli uncini del secondo paio può facilmente
ricavarsi dalle Fig. 4, 18, 19.
2. Organizzazione
Non intendo entrare in minute particolarità di struttura anatomica ed istolo-
gica, limitandomi principalmente ad un esame morfologico delle parti anatomiche
di Nitzschia e dei loro rapporti, investigando specialmente la disposizione ed
architettura dei genitali non del tutto ancora perfettamente nota, e finora non
illustrata dagli A. con singole figure dimostrative.
Ectoderma — L’ ectoderma esterno è ugualmente sviluppato su tutta la super-
ficie del corpo e dapertutto presenta lo stesso aspetto cuticoloide, anche nel cavo
delle pseudoventose. Ciò contrariamente a quanto deseri-
ve il Braun (8, pag. 422, 4, pag. 597): difatti dall'esame
delle sezioni non posso confermare le sue osservazioni
sulla presenza di quel distinto epitelio ectodermico (cuta-
neo) di rivestimento della cavità delle pseudoventose di
Nitzschia (e di Epibdella hippoglossi) sull'orlo delle quali
si arresterebbe la cosidetta cuticola del corpo ; epitelio
che egli descrive, così nel Bronn’s Klassen (4, pag. 597)
come nella memoria sul rivestimento cutaneo dei tre-
matodi (3, pag. 423), ma che non è designato in alcuno {&
di questi lavori. Non riporto quanto il Braun scrive in Fig:1.
proposito nei due citati lavori ai quali rimando il lettore; Sezione sagittale di una pseudo-
che dalla Figura 10 della tavola che accompagna questo ‘entesa anteriore. x 22.
studio e dalle incisioni nel testo (Fg. 1, 2) potrà facilmente rilevare come la cavità
delle pseudoventose nelle protuberanze che la rivestono sia tappezzata dal tipico
ectoderma cuticoloide dei trematodi, identico a quello del corpo che si inflette
nelle pseudoventose per rivestirle, poggiando sopra una distinta membrana basale
continuazione di quella dell’ectoderma del corpo. Non so, quindi, spiegarmi che
cosa il Brauy abbia interpretato per cellule cilindriche di un epitelio di rivesti-
mento cutaneo che egli paragona ad un epitelio sensitivo (3, pag. 423); epitelio
che non avrebbe subita, nel cavo delle pseudoventose di Nitzsehia, la trasforma-
zione cuticoloide come in tutto il resto del corpo dove si modifica nella cosidetta
cuticola degli Autori. Lo stesso Braun descrive (3, pag. 425) una particolarità
di struttura nelle pseudoventose di Nifzschi4 che neppure mi è riuscito di con-
statare ; difatti nè dalle sezioni, nè dai preparati è foto, ho potuto riconoscere
quei « Kòrperchen (den Tastkolben der Vertebraten ihnliche) che egli descrive
tra gli elementi del surricordato epitelio e nel parenchima periferico delle pseu-
doventose di Nzfzschia e che qui interpetra non
come organi di senso, ma come un apparato di
adesione; mentre li ricorda poi fra gli organi di
senso (8, pag. 466) Numerose glandole cutanee
anteriori ha pure osservato il Braun (3, pag. 427)
nella \rtzsehia (elongata) allogate nel parenchima
del corpo in prossimità e dietro le pseudoventose
i anteriori, che sboccherebbero nello interno e sul
pri ci peri margine di queste. Non ho osservazioni in propo-
sito che mi autorizzino a confermare il reperto
del Braun, perchè dai miei preparati e dalle mie sezioni non ho potuto ricono-
scere gli ammassi glandolari in questione.
Fig. 2.
Muscolatura — Bene sviluppato nei sistemi di fibre che lo compongono è il
sacco muscolare cutaneo: la muscolatura longitudinale ventrale nella metà poste-
riore del corpo assume un grande sviluppo in rapporto a quella della ventosa poste-
riore, nella muscolatura della quale, insieme con la dorsale del corpo, si continua: ‘
sviluppatissima è poi la muscolatura, in tutti i sistemi di fibre che in essa si os-
servano , nella robusta e spessa ventosa posteriore di cui costituisca la massa.
Muscoli estrinseci vanno alle pseudoventose anteriori ( Fig. /): la muscolatura
propria di queste, molto caratteristica per le fibre longitudinali che costituiscono
le pliche innanzi descritte (pag. 3) nelle quali si raccolgono a fasci, può scorgersi
facilmente così nei preparati 2 foto.come nelle sezioni. Fig. 9, 10 e Fig. 1, 2
del testo.
Apparato digerente. — La bocca si apre nella linea mediana del corpo , molto
dietro le pseudoventose anteriori nelle condizioni normali di estensione della specie,
con orifizio d’ordinario subcircolare che può molto dilatarsi. La bocca mette capo
in una tasca faringea dalla quale sporge il faringe, grande, sferoidale , molto
sviluppato che presenta una complicata muscolatura propria bene individualizzata
nei sistemi di fibre che la costituiscono: non si osservano sfinteri muscolari nè
all’orifizio del faringe, nè dove esso s’apre nell’esofago ; che è brevissimo, cosicchè
quasi non si distingue, scorgendosi subito dietro il faringe l’ arco delle braccia
intestinali (Fig. 6). Queste decorrono per tutta la lunghezza del corpo, relativa-
mente molto ravvicinate fra loro, fino dove esso va restringendosi per dare at-
tacco alla ventosa posteriore: quivi le braccia intestinali si ripiegano l'una contro
l'altra incontrandosi e fondendosi insieme ad arco, come ha osservato il BLANCHARD
(pag. 330). SulParco anteriore delle braccia intestinali ai lati del faringe , lungo
le braccia intestinali e dall’ arco posteriore si dipartono esternamente numerosi
rami, molto ravvicinati fra loro che alla loro volta si dividono secondariamente
in più ramuscoli e ramuscoletti tanto da assumere nell’ insieme l’aspetto di den-
driti (Fig. 6). BLancHarp descrive ancora numerosi rami anche lungo il decorso
interno delle braccia intestinali: non escludo che ram :moradici possano dipartirsi
internamente dalle braccia intestinali, ma non mi è .ato dato di riconoscerli
come e nel numero che descrive il BLancHARp. Caratteristico è l'aspetto dell’ap-
parato intestinale e delle ramificazioni delle braccia nei giovanissimi individui
come si osserva nella Fig. 4. Esaminando le serie di sezioni si nota che l’epitelio
di rivestimento dell’ intestino, che poggia su di una distinta membrana basale ,
non è molto alto ed i limiti cellulari non sono molto, nè sempre distinti.
Apparato escretore. — Questo apparato è stato descritto per il primo dal Braun
(1, pag. 434) che ha potuto studiarlo a fresco su animali viventi: ma non gli è
riuscito di osservare gli imbuti cigliati; che non mancheranno anche in Nitesekia,
come io ne ho constatato la esistenza in altri Tristomidi, e si riveleranno ad ul-
teriori indagini: che, purtroppo, non ho potuto fare sul materiale già fissato in
alcool del quale disponevo. I grossi tronchi posteriori lunghi e quelli anteriori
brevi, dai quali si dipartono secondo il Braun (1) ramuscoli laterali, si terminano
nelle due ampolle escretorie non troppo vistose; che non si riconoscono nè sempre,
nè facilmente nelle preparazioni 7 toto : esse trovansi, come d’ordivario, ai due
lati della parte anteriore del corpo in prossimità dell'arco dell’ intestino ed ester-
namente a questo, quasi all’altezza del faringe ed alquanto spostate verso il dorso
dove sboccano all’esterno come ha constatato lo stesso Brauvy (2, 8), negli altri
suoi lavori posteriori.
Sistema nervoso. — La Fig. 6 dà una immagine generale della disposizione di
questo sistema in Nitschia ricavato da una molto evidente preparazione 7» foto,
Essa corrisponde nelle sue linee generali a quanto ha sommariamente descritto
il Braun (1, pag. 434) e si constata in altri Tristomidi circa ai nervi (quattro) che
partono anteriormente dal cervello, risolventisi secondo il Brauv in tronchi anasto-
motici che vanno ad innervare la estremità anteriore del corpo. Questi nervi si
comportano fondamentalmente, come del resto il cervello e tutto il sistema ner-
voso, secondo quanto ho descritto nell’Epibdella (2, pag. 118) nel 1891: e come poi
è stato confermato da altri A. in questo genere ed in altri Tristomidi.
Organi genitali. — Sboccano all’esterno per un unico piccolo orifizio molto ri-
stretto, situato nel mezzo del corpo, ed appena spostato a sinistra della linea me-
diana, che si trova alquanto dietro il faringe ad un livello inferiore dell’arco del-
l'intestino (Fig. 3). Quest’orifizio mette capo in una sorta di atrio o cloaca genitale
nella quale si aprono: a sinistra ed in sotto il condotto dei prodotti genitali
femminili; ed a destra ed in sopra quello dei genitali maschili (479. 3 nel testo).
Nella cloaca genitale non si riconosce lo sbocco di una vagina: nè all’ esterno, in
prossimità o lungi dall’ apertura genitale ora descritta, se ne scorge altra che
possa interpetrarsi come l’orifizio esterno della vagina.
Gli organi genitali occupano tutta quasi la lunghezza del corpo nell’ ambito
loro delimitato dall’anello ellissoidale formato dall'insieme delle braccia intestinali
confluenti fra loro posteriormente (Fig. 3, 5, 6) ; nel perimetro del quale si trovano
l’ovario, i testicoli ed i relativi dotti escretori con le parti loro terminali diver-
samente differenziate, mettenti capo nella cloaca genitale: i vitellogeni, invece,
sono sparsì per tutto il corpo fuorì ed intorno l’ellissi dell’ intestino.
Dell’insieme della disposizione generale degli organi genitali di Nitzschia danno
completa immagine così la Fig. 3 come le due Figure 11 e 12 che li rappresentano
ritratti rispettivamente dal dorso e dal ventre:
esse sono ricavate dallo esame di preparazioni
in toto integrato da quello delle serie di sezioni;
queste e quelle comparativamente studiate per
reciproco controllo onde ricavarne un quadro
generale e, per quanto possibile, esatto della
peculiare disposizione dei genitali di Nitzsehia;
che presenta rilevanti differenze da quella degli
altri Tristomidi. Il primo a riconoscere, nelle
sue linee fondamentali e generali, il piano d’or-
ganizzazione dei genitali di Niteschia è stato
il voy Baer; come si desume dalla descrizione
Fig.8. e si rileva facilmente, nel suo insieme, dalla
Sezione all'altezza dello sbocco esterno dei ge- figura che egli ne dà (fig. 2), riprodotta POL in
nitali. x 30.— Le lettere, così in questa, come mia 2 5
nelle figure seguenti, hanno lo stesso signifi- tutti i trattati e dal Braun nel Bronn’s Klassen
cato che nella spiegazione della tavola. (Bbavzeid fig. 5). Ma la interpetrazione delle
varie parti dell’apparato genitale, secondo la descrizione del vox BAER, non rispon-
de a quel che esse sono in effetti, avendo egli scambiato gli organi dei due sessi,
quali risultano anche da una più conforme interpetrazione della sua figura. Dopo
il voy BaeR nessuno ha più investigato la organizzazione dei genitali di Nitzschia.
Solo il BLancHarD accenna in modo vago allo sbocco dei genitali; ricorda il pene
che non indica e non descrive « situé notablement en arrière de la bifurcation
de l’intestin presque sur la ligne mediane »; e parla di un ovidutto che sbocca
un poco più indietro. Il Braun ne ha ripreso lo studio (1888) nella nota innanzi
ricordata (1) e nel Bronn’s Klassen (3). Egli correggendo la interpetrazione delle
parti erroneamente data dal von BaER, ha riconosciuto nel loro vero essere i sin-
goli organi dei due sessi ed i reciproci loro rapporti e quelli dei relativi condotti
d’escrezione (salvo lo scambio dell’ootipo per utero come dirò più oltre), nonchè il
loro sbocco comune all’esterno in una cloaca genitale.
Maschili.—I numerosi testicoli (raggiungono il numero di ventuno in N. elongata)
quasi tutti uguali in grandezza sono alquanto fra loro addossati e disposti serial-
mente l’uno dopo l’altro a piramide con la punta indietro ed a larga base allogata
di sotto e di dietro l’ovario. I singoli efferenti confluiscono l’uno nell’altro e tutti
finiscono per costituire un unico deferente di calibro maggiore che sì scorge chia-
ramente (è il « Samenleiter » ben riconosciuto dal von BAER, fig. 2 ck) emergente
dalla massa dei testicoli, che, così, col deferente che ne vien fuori, ricorda nel
suo insieme, la figura di un grappolo di uva. Il deferente risale obliquamente
alla sinistra dell’ovario passando dietro, dorsalmente , al ricettacolo vitellino, si
ripiega orizzontalmente e si dirige verso destra per rivolgersi in alto formando
un groviglio, per numerose ambagi ravvicinate fra loro che descrive, che trovasi
innanzi al ricettacolo vitellino (Fig. 11, 12). Da questo groviglio si svolge di
nuovo il deferente in condotto a decorso ondulato con qualche nodo, che rivolto
a sinistra, in alto, e passando dorsalmente all’ootipo risale alla sinistra di questo:
sì ripiega poi nuovamente, rivolgendosi verso destra, per raggiungere, tagliando ‘
di nuovo dorsalmente l’ootipo, la tasca del pene dal suo lato dorsale, e poi, ripie-
gando indietro, sì immette in questa nel terzo anteriore di sua lunghezza (Fig.
11). Il deferente acquista calibro maggiore a cominciare da quando si ripiega come
or si è detto da sinistra a destra per raggiungere la tasca del pene; esso sì slarga
a fuso degradante verso il suo tratto terminale per restringersi prima di pene-
trare nella tasca. Questo tratto slargato del deferente, che si mostra anche diffe-
rente dal resto per intima struttura, potrebbesi distinguere come ricettacolo semi-
nale (Fig. 11, 12, Fig. 4 rs). Il deferente penetra nella tasca del pene da avanti
indietro, la percorre con decorso ondulato ad ansa fino al cul di sacco: quivi
comincia a slargarsi, fa ginocchio e risale
in alto formando un largo e grosso cana-
le che, con grandi anse, turgide di sper-
matozoi, occupa nella sua parte centrale
tutta la tasca costituendo quell’ammasso
più scuro, mediano, che si scorge lungo
l’asse della tasca nelle preparazioni 2
toto ed è riprodotto nelle Fig. 11,°12 e
sì riconosce nelle sezioni (Fg. 3, 4). Lo
slargamento del deferente nella tasca, che
può considerarsi come una vescicola se-
minale, dapprima diminuisce gradatamen-
te a misura che esso risale verso l’apice
della tasca e poi bruscamente si termina
î È c Ù Sezione all’altezza dello sbocco dei genitali nell’ atrio
in un canaletto esile, sottile (dotto ejacu- Rca)
latore) che dopo breve decorso, come si
vede nelle Fig. 11, 12 (nonchè nella ig. 4del testo) sbocca nel fondo di una
sorta di infossatura imbutiforme della parte terminale della tasca. Questa si conti-
nua per la fauce dell’imbuto, che essa forma, fino all’apertura genitale esterna e fon-
dendosi e confondendosi con l’ultimo tratto del condotto escretore dei genitali fem-
minili concorre, con questo, a costituire la già descritta cloaca genitale. Lo sbocco
del dotto ejaculatore è circondato da due brevissime papille emiconiche, sporgenti
dalle pareti vicinali come due labbra aperte a V (Fig. 11, 12). Se questa forma-
zione possa o meno interpetrarsi come un pene rudimentale non saprei dire: sta
in fatti che un pene, come si presenta in altri Tristomidi (p. e. Trochopus ecc.),
manca del tutto in Nifzschia ed il dottolino ejaculatore sbocca direttamente nella
cloaca genitale. Le due piccole e brevi papille emiconiche innanzi descritte ab-
braccianti lo sbocco del dotto ejaculatore potrebbero corrispondere, per diversa
osservazione del fatto, alla papilla unica alla base della quale sboccherebbe, se-
condo il Braux (3, pag. 474-475) il dotto ejaculatore: papilla che, se mal non
lo intendo, egli distingue come dulbus copulatorius. La tasca del pene — conser-
vando per analogia a quest’organo tal nome, malgrado l'assenza di un vero pene,
sia per il suo aspetto e la struttura corrispondente a quella della tasca delle for-
Fig. 4.
10
me dove in essa sì raccoglie un pene, sia per i suoi rapporti generali con lo
sbocco esterno dei genitali — sì presenta nella Nitzsehia fortemente muscolare
nelle sue pareti che sono molto spesse (Zig. 3, 4 del testo). Ha forma di cornamusa
a largo cul dì sacco e si restringe a gola relativamente stretta per mettere capo
alla cloaca genitale; alla formazione della quale, come si è detto, concorre riu-
nendosi al tratto terminale (metraterm) dell’ootipo.
Femminili. — L’ovario trovasi allogato nella linea mediana del corpo innanzi
ai testicoli; esso è largamente tubolare fusiforme, ravvolto su sè stesso ad ampia
spirale chiusa che si restringe anteriormente svolgendosi poi nel risalire in avanti
per formare l’ovidotto: questo decorre da dietro in avanti dorsalmente al ricet-
tacolo vitellino e presto sì rivolge verso sinistra disponendosi per un tratto quasi
orizzontalmente in direzione dorso-ventrale e, ripiegandosi poi a ginocchio , si
rivolge e risale in avanti, slargandosi presto per continuarsi nell’ootipo: il duale
ha forma grossolana di fuso tozzo e breve alquanto
ritorto ad S molto aperta, e termina per un tratto
ristretto, che potremmo distinguere come metra-
term, nella cloaca od atrio genitale, a sinistra ed
in sotto, lateralmente alla tasca del pene per prender
parte, fondendosi e confondendosi insieme con la
porzione terminale di questa, come si è detto, alla
costituzione della cloaca genitale (Fig. 11, 12 e Fig.
3). Nel punto dove l’ovidotto fa ginocchio e s'inizia
l’ootipo, si riconosce l’ammasso cellutare delle glan-
dole del guscio che ne circondano la base sboccando
Fig. 5. in questa coì loro dotti escretori. L’ootipo di con-
Sezione all'altezza del ricettacolo vite- siderevole sviluppo è di struttura assai caratteristi
LA ge ca: molto voluminoso, ha pareti spesse e doppie;
una interna che ne limita il lume dove si integrano le uova per esser poi de-
poste; ed una esterna più sottile; fra le due vi è del tessuto parenchimatoso. Le
due pareti si modellano l’una sull'altra nella forma dell’ ootipo e mentre quella
esterna, con rivestimento muscolare, prende parte, nella sua porzione terminale,
alla formazione della cloaca genitale , la parete interna restringendosi in breve
collo, sbocca nella cavità della cloaca delimitando il tratto che ho innanzi inter-
petrato per metraterm (Fig. 3). Tutto quanto ho descritto sì rileva dalle Fig.
11 e 12 della tavola e dalle incisioni del testo (Fig. 3, 5). L'organo ora consì-
derato come ootipo era stato riconosciuto e disegnato dal von BAER (fig. 2 %,
« gewundene Canile des Geschlechtsapparates und Cirrus ») che lo aveva inter-
pretato come cirro: ciò ha già fatto rilevare il Braun (1, pag. 432) il quale, alla
sua volta, a torto lo considera per un utero (1); interpetrazione non modificata
nel Bronn’s Klassen (3, pag. 490) parlando appunto dell’ootipo e dell'utero dei
monogenetici, dove per vero di Nztzschia non è fatto speciale cenno.
Come ho già innanzi incidentalmente ricordato parlando degli sbocchi dei ge-
nitali, per quanto mi fossi industriato a farne ricerca sui preparati n toto e
sulle serie di sezioni, non mi è stato possibile di riconoscere una vagina nell'ap-
parato femminile di Nitzschia. Braun nella sua nota su Nitzschia (1, pag. 464)
IL
scrive « Eine Vagina am frischen Thiere zu finden war mir nicht mòglich, doch
zweifel ich nicht an ihrem Vorkommen ». Più tardi afferma (3, pag. 489) « dass
Nateschia elongata auch mit einer vagina versehen ist: ihre aissere Mundung
liegt nach hinten vom Genitalporus, fast genau in der Mittellinie », senza dare
maggiori particolari del decorso di questa vagina, nè dei suoi rapporti con gli
altri genitali femminili. Dalle sue parole non risulta se gli è riuscito di rico-
noscere questa vagina nei preparati a fresco e sul vivo, nei quali non l’ aveva
prima rinvenuta, od ha potuto constatarne l’esistenza in preparati 22 toto, 0 se
ne ha rintracciato il decorso ed il suo comportarsi da serie di sezioni. Nè il
Braun, dall’altra parte, dà alcuna figura degli apparati genitali di N. elongata dal
quale risulti messa in evidenza la esistenza di questa vagina, affermata da lui e
così sommariamente ricordata. Pertanto fino ad ulteriori ricerche che contraddi-
cano la mia osservazione, resta il fatto che, a differenza di quel che poi ha so-
stenuto il Braun (8), in Nitzschia manca la vagina, come egli stesso prima (1)
aveva affermato. Le mie osservazioni sui preparati 2 toto e sulle sezioni confer-
mano quindi quelle da lui fatte a fresco e sul vivo. I vitellogeni piccoli, aciniformi,
sono sparsi per tutto il corpo: evidenti sono i vitellodutti longitudinali che al-
l’altezza dell’ovario mandano, convergendo insieme—gli anteriori brevi con i po-
steriori più lunghi—i vitellodutti trasversi che presto si allargano per costituire,
fondendosi l’uno con l’altro, il ricettacolo vitellino molto vistoso che si trova
allogato ventralmente ed innanzi l’ovario; cosicchè questo rimane, ìn tal modo,
nascosto in parte dal ricettacolo vitellino a chi esamina l’animale dal ventre.
Il ricettacolo vitellino è disposto alquanto obliquamente dal ventre verso
il dorso, da destra verso sinistra, in maniera da costeggiare, verso sinistra dove
esso è più slargato, l’ovario sporgendo dorsalmente a sinistra di questo. Dal punto
di maggior slargamento del ricettacolo vitellino, che nel suo insieme ha
figura fusiforme con larga base si origina il vitellodutto impari che con breve
decorso va a sboccare, gradatamente restringendosi per formare un esile dotto-
lino, nell’ovidotto, poco dopo la origine di questo dall’ovario. Più che una mi-
nuta, per quanto insufficiente descrizione, varranno a dare una immagine della
distribuzione dei vitellogeni e della disposizione dei vitellodutti e del ricettacolo
vitellino, come del loro modo di comportarsi e dei rapporti reciproci con l'ovario
e con gli altri organi, le Fig. 3, 11 e 12 della tavola come la Fg. 5 del testo.
Le uova nella forma che ho potuto desumere» da quello contenuto nell’ ootipo,
sono piramidate con un lungo, esile prolungamento dall’un dei poli (Fig. 18).
Considerata l'assenza di una vagina in Nitzschia deve dedursi che la feconda-
zione si compia per il metraterm e l’ ootipo. Tenuto poi presente la mancanza
di organo copulatore ed i relativi rapporti di sbocco del dotto ejaculatore e
del metraterm (rispettivamente della tasca del pene ed ootipo) nella cloaca ge-
nitale, nonchè la costituzione di questa , il suo ristretto orifizio esterno, e la
presenza di tunica muscolare che riveste ootipo (e metraterm) e tasca del pene
ed involge anche la cloaca genitale, si è condotti logicamente a pensare che in
Nilzschia sia di regola l’autofecondazione: e che questa si compia in ma-
niera assai caratteristica per contrazione di tutta la cloaca genitale. Perchè la
cloaca contraendosi, determina il ravvicinamento degli orifizii sessuali e per
conseguenza la chiusura dell’apertura genitale esterna; mentre la contrazione della
tasca del pene, coartando la vescicola seminale che racchiuda e conseguentemente
spingendo lo sperma che vi si contiene nel condotto ejaculatore, permette il ri-
versarsi dello sperma nel. chiuso della cloaca genitale per la quale penetra, attra-
versando il metraterm, nell’ootipo per raggiungere infine l’ovidotto. Queste le de-
duzioni sulla maniera come si compie la fecondazione in Nitzschia, che parmi
possano ricavarsi dalle disposizioni anatomiche dei genitali e dei loro condotti
come mi è riuscito di desumere dalle osservazioni fatte.
La disposizione dei genitali in Ntzschia, nel suo insieme paragonata a quella
degli altri generi della famiglia dei Tristomidi (1) offre più differenze che ras-
somiglianze. Difatti Nitzseh:a ha più testicoli come Tristomum ed Acanthocotyle
senza raggiungere in numero quelli che si osservano nei detti generi provvisti
di numerosi testicoli, e differisce inoltre da Trochopus, Epidbdella, Encotyllabe che
hanno due testicoli e da Arceyrocotyle che ne ha un solo: essa manca di organo
copulatore. Se per l’ovario edi suoi rapporti di posizione con i testicoli si com-
porta tipicamente come in tutti gli altri tristomidi da tutti questi differisce per
l'assenza di vagina (meno che da Amncyrocotyle). Per l’unico sbocco esterno dei
genitali (maschili e femminili) e per l’ ubicazione dell’ orifizio genitale ricorda
Encotyllabe; distinguendosi per questo carattere da tutti' gli altri tristomidi nei
quali vario e diverso, per reciproci rapporti ed ubicazione, è il modo di sbocco
all’esterno dei genitali dei due sessi. Per la disposizione generale dei vitellogeni
Nitzschia sì riporta, invece, al tipo della maggior parte dei generi di Tristomidi
dalla quale, per contro, differisce quella caratteristica e propria degli Acanthocotyle.
3. Sistematica
Esposte tutte le caratteristiche dello aspetto esterno e della interna organiz-
zazione di Nztzschia, per quanto esse valgono ad individualizzare il genere e la
specie (elonguta), riassumo ora i caratteri sistematici così generici, che distinguono
Nitzschia dagli altri generi dei Tristomidi, nonchè quelli dell’unica specie, che per
le cose innanzi dette, impersona finora da sola il genere.
Genere Nitzschia, vow Baer, 1826.
Sinonimia.
1794 Hirudo, Apiupeaarp, pag. 55.
1815 Phylline, OkeNn, pag. 371. .
1826 Tristoma, Nirzsc®a, pag. 150.
1826 Nitzschia, von Bakr, pag. 661.
1836 Tristoma, Digsine, 1, pag. 12.
1840 Capsala, Norpmana, pag. 602.
(1) Come è stata da me circoscritta ed intesa nella proposta di una nuova classificazione degli
Heterecotylea nel 1903 (4, pag. 81).
13
1845 Tristoma, Dusarpin, pag. 322.
1847 Tristoma, BLancHarp, pag. 329.
1850 Niteschia, Diese, 2, pag. 425.
1898. Niteschia, Diesixe, 3, pag 59.
1865 Nitzschia, Van BexepeN-Hesse, pag. 67.
1878 Tristomum, TascneNBeRe, 41, pag. 566.
1879 Tristomum, TascnenBrRre, 2, pag. 236.
1888. Nitzschia, MovmiceLLI, 1, pag 97.
1889 Tristomum, Braun, 1, pag. 433.
1889-93 Nitzscha, Braun, 3, pag. 527.
1891 Niteschia, Sarr-Rvwy, pag. 13 (Estratto).
1892 Nitzschia, MoymiceLu, 3, pag. 2153.
1900 Niteschia, Pratt, pag. 648.
1905 Nitzschia, MoxmereLLi, 4, pag. 335.
5
5
Diagnosi.
Corpo: allungato, ovalare, ristretto in avanti.
Pseudoventose anteriori: allungate, ristrette, a scodella, concavo-convesse, a
convessità esterna.
Ventosa posteriore: sessile, terminale, grande, globosa, a coppa profonda; con mer-
letto marginale molto spesso, relativamente stretto, molto pieghettato e crespato; con tre
paia di uncini disposti in senso longitudinale, diversi per forma e grandezza.
Bocca anteriore: ellissoidale, dietro le pseudoventose.
Prefaringe (tasca faringea) larga.
Faringe: globoso, grande, subsferico.
Esofago: subnullo.
Intestino: bifido, con lunghe braccia decorrenti per tutta la lunghezza del corpo e
convergenti ad arco posteriormente: braccia ramificate dal lato esterno per tutta la loro
lunghezza.
Aperture genitali: orifizio unico di sbocco così dei genitali maschili che dei fem-
minili, situato nella linea mediana del corpo alquanto dietro il faringe. Manca la vagina.
Testicoli: in numero di più: occupanti il centro del corpo per circa la metà poste-
riore di questo.
Ovario: grandetto innanzi ai testicoli nel mezzo del corpo, nella metà anteriore di questo.
Vitellogeni: aciniformi, ad acini relativamente piccoli sparsi e diffusi per tutto il
corpo: ricettacolo vitellino evidente.
Uova: piramidate tetraedriche con esile prolungamento che sì origina da uno degli angoli.
Habitat — Vivono nella cavità branchiale degli Acipenseridi.
Note
Oxkev credette di riferire al genere Phylline da lui creato per l’ Hirudo hyp-
poglossi di O. F. MiiLer anche l'Hirudo sturionis di ABiLDGAARD (pag. 371: Vedi
voy BaeR pag. 668), che fu poi dal NirzscH ascritto al genere Tristomum Cuv.;
mentre per esso il von BaeR creava il genere Nitzschia. Questo genere dappri-
ma non è stato accolto da tutti gli Autori (il Dresiné (1), il Dusarpix ed il
14
BLaxcHarn) che lo hanno considerato come sinonimo del genere Tristomum ; 0
(Norpmanx) del genere Capsala; ma è stato poi universalmente accettato ed ha
preso il suo posto nella sistematica dei Tristomidi. Fu solo infirmato dal TascHex-
BERG, nel 1879, insieme a tutti gli altri generi dei Tristomidi, ritenendo egli anche
la Niteschia un Tristomum, seguito in ciò dal BraUN (1); ma il genere Nttzschia,
da me con gli altri ripristinato nel 1888, oggi è da tutti riconosciuto come ben
distinto nella famiglia dei Tristomidae.
Il genere Niteschia comprende finora una sola specie.
Nitzschia elongata Nirzsca 1826.
(Fig. 1-19)
Sinonimia.
1794 Hirudo sturionis, AsiLpea4ro, pag. 55, tab. 1, fig. 1 a, b, e.
1815 Phylline sturionis, Oxen, pag. 371.
1826 Tristoma elongatum, Nrrzsca, pag. 150.
1826 Nitzschia elegans, Von Barr, pag. 661, taf. 22, fig. 1-4.
1828 Nitzschia elegans, BrarviLLe, pag. 567.
1836 Tristoma elongatum, Diese, 4, pag. 12.
1840 Capsula elongata, Norpmann, pag. 602.
1845 Tristoma elongatum, Dusxroin, pag. 323.
1846 Nitzschia elegans, Moquin-Tanpon, pag. 394.
1846 Tristomum elongatum, CrepLiN, pag. 149.
1847 Tristoma sturionis, BLancHarp, 1, pag. 132, plc. 12, fig. 4, 4a.
1847 Tristoma sturionis, BLancHaRrp, 2, pag. 323.
1849 Tristomu sturionis, Cuvier, ple. 36 bis, fig. 4, 4a.
1850 Nitzschia elegans, Dresima, 2, pag. 425.
1858 Nitzschia elongata, Diesime, 3, pag. 363.
1863 Nitzschia elegans, Van BexeDEN-HEesse, pag. 67.
1878 Tristomum elongatum, Tascnenero, 1 pag. 567, n.° 6.
1887 Nitzschia elegans, Lemy, pag. 20.
1889 Tristomum elongatum, Braun, 1, pag. 433.
1889 Tristomum elongatum, Braun, 2, pag. 621.
1889-93 Nitzschia elongata, Braun, 3, pag. 527, taf. 7, fig. 5, 6.
1890 Nitzschia elongata, Braun, 4, pag. 597.
1891 Nitzschia elongata, Sar-Remy, pag. 13, fig. 2 a, b.
1891 Niteschia elongata, MonmeeLui, 2, pag. 123, Nota VI, tav. 6, fig. 32.
1858 Nitzschia elegans, Linron, pag. 508.
1900 Nitzschia elegans, Pratr, pag. 648, fig. 4.
1903 Nitzschia elegans, Lissrow, pag. 16.
1904 Nitzschia elegans, MonmiceLuI, 5, pag. 117.
Diagnosi.
Forma adulta.
Corpo: allungato, largo indietro, ristretto in avanti.
Colorito: rossastro pallido o rosso roseo (dagli Autori).
Pseudoventose anteriori: a mezzaluna ravvicinate fra loro, a margini spessi ed
ondulati.
15
Ventosa posteriore: molto grande e robusta, a coppa profonda, sessile, con meri
letto molto sviluppato: Uncini del 1.° paio grossi, forti, robusti, slanciati, acminati ; uncin-
del 2° paio bacillari a manico rigonfio, clavati e terminati a gancio; uncini del 8.° paio
allungati falciformi anche terminati a gancio.
Testicoli: in numero di ventuno, di mediocre grandezza.
Ovario: mediocre.
Uova: tetraedriche con lungo filamento da un polo.
Lunghezza: 12-15-23 mill. circa (media delle misure degli A.).
Forma giovane.
I giovanissimi individui non ancora sessuati hanno corpo rettangolare, le pseud o-
ventose grandemente sviluppate rispetto al corpo, la ventosa posteriore meno robusta
e forte ed a coppa più aperta scodelliforme svasata e gli uncini delle tre paia alquanto
«diversi in grandezza e forma da ‘qietti dell’adulto: quelli del paio anteriore più piccoli,
quelli delle due paia posteriori, invece, più lunghi ed a base ristretta allungata, a cornetto
(Fig. 4, 18, 19).
Lunghezza mm. 2 (dall’esemplare esaminato).
Habitat — Acipenser sturio: Cavità branchiale ed opercolo (Auct.).
Note
Poichè il vow Bakr riconosce nel suo nuovo tristomide Niteschia elegans,
malgrado le inesattezze della descrizione e del disegno, l’Hirudo sturionis descritto
e figurato da AsiLnaaarD (« Die Abbildung zeigt, odgleich sie roh ist, dass Abil-
gaard unser Thier vor Augen hatte », pag. 669) essendo così recisamente affermata
l’identità delle due forme del von Baer e di ABILDGAARD, a me parrebbe che il tri-
stoma dello storione debba portare, per nome specifico, quello originariamente
impostogli dal suo primo illustratore: quindi la priorità della specie dovrebbe sto-
ricamente risalire ancora più indietro del NrrzscH, che come ho ricordato nella
introduzione, ha dato prima del von Baer il nome di 7ristoma elongatum alla specie
chiamata poi dal von Bakr Nttzschia elegans. Volendo, conseguentemente, at-
tenersi alla priorità assoluta del nome conferito alla specie bene identificata da
chi pel primo la riconobbe in modo indiscusso, il tristomide dello storione do-
vrebbe, a stretto rigore, distinguersi col nome specifico di Mitzschia sturionis
ABILDGAARD, come di fatto pensano il Cuvier ed il BLancHARD che distinguono
questo trematode col nome di Tristomum sturionis. Pertanto, io mi limito semplice-
mente a constatare il fatto, ed a richiamarvi l’attenzione degli studiosi come una
rivendicazione storica, ma non faccio ora, come si vede, nessuna analoga proposta
di ripristinamento del nome specifico imposto dall’ AsiLpGAARD, non ritenendo,
pratico, per il momento, per ragioni di opportunità, di mutare uno stato di cose
universalmente da tempo accettato e consacrato da tutti gli Autori, e che po
trebbe ingenerare confusione nella identificazione della specie oramai universal-
mente e comunemente conosciuta sotto il nome di N. elongata.
Questa specie oltrechè dell’Acpenser sturio è anche indicata dagli Autori come
ospite dell'A. Gouldenstaedti (dal CrePLIN) ed A. acutirostris (da MeLLEVvILLE, Diesin&
16
2, pag. 436). Ritenendo che la forma tipica della specie sia propria quella che
AsiLpeaarp, NrrzscHe Von Baer hanno descritta e figurata dell'A. sturzo, per
analogia di quanto si constata per altri gèneri di Tristomidi — cioè, una differenza
specifica di forme secondo i diversi ospiti sui quali vivono —non credo possa esclu-
dersi del tutto il dubbio che le Nit:schia rinvenute su gli altri Acipenseridi sopra
ricordati possano eventualmente riferirsi a specie diverse dalla N. elongata se non
a delle varietà di questa specie (1).
Nella proposta da me fatta di una nuova classificazione degli Heterecotylea (4),
ripartendo in sottofamiglie la famiglia dei 7ystomidae, ho allogato il gen. Nète-
schia in quella degli Anceyrocotylinae, che si distingue principalmente dalle altre:
per la caratteristica ventosa posteriore subsessile e senza raggi muscolari con
grossi uncini a paia nella metà posteriore emmsmeagao , per la presenza di vere
ventose anteriori di varia forma o di pseudoventose ; per le aperture gemtali ven-
trali ravvicinate ad orifizii fra loro distinti o fusi insieme (sbocco unico); per i
testicoli in numero di uno, due (grandi), o più; per la vagina ora presente, di
rado con sbocco indipendente, ora assente; per le uova pedunculate. Ma questo
raggruppamento , alquanto arbitrario, di forme, alcune delle quali potrebbero es-
sere tipo di distinta sottofamiglia, deve evidentemente considerarsi provvisorio,
fatto solo per rendere più facile il riconoscimento dei generi della famiglia dei
Tristomidae riunendoli in sottogruppi.
Napoli, Gennaio 1908.
(1) Veggasi a proposito della differenza specifica degli ectoparassiti, diversa secondo l'ospite dif-
ferente che li alberga, quanto ho esposto in proposito nel mio studio su Zemmnocephala brevicor-
nis e sulle Temmocefale in generale nel capitolo Delle condizioni biologiche delle
Temnocefale a pag. 107 (Boll. Soc. Nat. Napoli, Vol. 12, 1898).
Gia +
Lo
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Fig.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA 14.
ione ponitale Ipu, primo ) paio di uncini della
raccia intestinali 2pu, secondo ,
ventosa posteriore
cervello 3pu, terzo
dotto ejaculatore ri, ramificazioni intestinali
deferente 7s, ricettacolo seminale
efferente rv, ricettacolo vitellino
faringe tp, tasca del pene
glandole del guscio vs, vescicola seminale
muscoli delle pseudoventose vtdi, vitellodutto impari
metraterm vtdl, vitellodutti longitudinali
nervi longitudinali vtdt, vitellodutto trasversale
ootipo, vtg, vitellogeno
ovario U, uovo
ovidutto
1-2. — Niteschia elongata NirzscH. Aspetto generale dell'animale; dal ventre, ritratto da due
esemplari in alcool (il doppio del vero).
3. — Altro esemplare, da un preparato in toto. x 8.
4. — Altro esemplare, giovanissimo, da preparato in foto. x 25.
5. — Altro esemplare adulto, da preparato in foto. x
6. — Altro esemplare, giovane, da preparato èn toto. x 10. Per essere i vitellogeni poco
sviluppati si mostra evidente l’apparato digerente nel suo insieme: si scorge pure
il sistema nervoso, specialmente il cervello con i nervi che ne partono per raggiun-
gere l’estremo anteriore del corpo ed innervare le pseudoventose.
©.— Parte anteriore del corpo dell’esemplare disegnato nella fig. 1 per mettere in mostra
le pseudoventose. x 10.
— Una pseudoventosa anteriore isolata: da altro esemplare in alcool. x< 10.
— Una pseudoventosa, da un preparato in foto per schiacciamento. x 15.
10. — Sezione obliquo-trontale (da una serie) di pseudoventosa per mostrarne la minuta
struttura; a complemento delle due figure intercalate nel testo (Fig. 1, 2). x 35.
so 00
» 11-12. — Insieme degli organi genitali visto dal dorso (11) e dal ventre (12). Figure ricavate
*
nella linea generale dal preparato in toto rappresentato dalla Figura 3 e completate
nei particolari da altri preparati în toto e da serie di sezioni [alcune delle quali
sono riprodotte nelle incisioni del testo (7g. 3, 4, 5)] a conforto della descrizione ed
a chiarimento di queste due figure. x 40 circa.
15. — Un uovo rinvenuto nell’ootipo. x 60 circa.
14. — Ventosa posteriore molto ingrandita, da un esemplare in alcool. x 15.
15. — Particolare della stessa che mostra come si comporta il merletto. >< 30.
16-17. — Uncini delle tre paia (di destra e sinistra) della ventosa posteriore di esemplari
adulti (aspetti diversi). x 200 circa.
18-19. — Uncini delle tre paia (di destra e sinistra) della ventosa posteriore del iovanis-
simo esemplare rappresentato nella Fig. 4 (aspetti diversi). X 135 circa.
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