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DELLA
SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DE C
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
DI MILANO
Volume X
CON UNA CARTA GEOLOGICA E TUE TAVOLE
MILANO
1929-1941
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Pavia - Premiata Tipografia Successori F.i-'.i Fusi - Via L. Spallanzani, Il
INDICE DEL VOLUME X
Fascicolo I (1929)
Desio A. — Studi geologici sulla regione delBAlbenza (Prealpi Berga¬
masche). Con L carta geologica e 1 tavola .
Fascicolo II (1937)
Scortecci G. — Gli organi di senso della pelle degli Agamidi. Con 2
tavole e 39 figure nel testo ......
Fascicolo III (1941)
Scortecci G. — 1 recettori degli Agamidi. Con 80 figure nel testo
Prof. ARDITO DESIO
STUDI GEOLOGICI
SULLA REGIONE DELL* ALBENZA
(PREALPl BERGAMASCHE)
Con. 1 carta g-eolog-ica, 1 tavola e fà.gru,re nel testo
MILANO
1929 (VII)
Elenco delle Memorie della Società Italiana
di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME i.
Fase. I. Cornalia E. — Descrizione di una nuova specie del genere Felis :
Felis jambita (Corn.). ,1865 Con 1 tavola.
» II. Magni—Griffi F. — Di una specie di Hippolais nuova per l’Italia.
1865. Con 1 tavola.
» III. Gastaldi B. — Sulla riescavazione dei bacini lacustri per opera degli
antiebi ghiacciai. 1865. Con 2 tavole.
» IV. Sequenza G. — Paleontologia malacologica dei terreni terziari del di¬
stretto di Messina. 1865. Con 8 tavole.
» V. Gibelli G. — Sugli organi riproduttori del genere Verrucaria. 1865.
Con 1 tavola.
» VI. Beggiato F. S. — Antracoterio di Zovencedo e di Monteviale nel
Vicentino. 1865. Con 1 tavola.
» VII. Cocchi I. — Di alcuni resti umani e degli oggetti di umana industria
dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 1865. Con 4 tavole.
» Vili. Targioni Tozzetti A. — Come sia fatto l’organo che fa lume nella
lucciola volante (Lucciola italica) e come le fibre muscolari di
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 1866. Con 2 tavolo.
» IX. Maggi L. — Intorno al genere Aelosoma. 1865. Con 2 tavole.
» X. Cornalia E. — Sopra i caratteri microscopici offerti dalle Cantaridi
e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse. 1865. Con
0 4 tavole.
VOLUME IL
Fase. I. Issel A. — Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa. 1866.
» II. Gentilli A. — Quelques consideratimi sur l’origine des bassins lacu-
st.res, à prop.os des sondages clu Lac de Come. 1866. Con 8 tavole.
» III. Molon F. — Sulla flora terziaria delle Prealpi venete. 1867.
» IV. D’Achiardi A. — Corollari fossili del terreno nummulitico delle Alpi
venete. Parte I. 1866. Con 5 tavole.
» V. Cocchi I. — Sulla geologia dell’alta Valle di Magra. 1866. Con 1 tavola.
» VI. Seguenza G. — Sulle importanti relazioni paleontologiche di talune
rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni di Sicilia e del-
l’Africa settentrionale. 1866. Con 1 tavola.
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SEP 2 3 1929
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE Dì MILANO
Volume X - Fase. I
Prof. ARDITO DESIO
STUDI GEOLOGICI
SULLA REGIONE DELL* ALBENZA
(PREALPI BERGAMASCHE)
✓ ✓
Con. X carta. g"eologrica, 3. tavola e figare nel testo
MILANO
1929 (VII)
PREFAZIONE
Quando nella primavera del 1925 presi servizio come geologo al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano, non essendo affatto orientato sulla geologia lombarda, mi ero proposto
di compiere un certo numero di escursioni nelle zone più caratteristiche della Lombardia,
allo scopo, specialmente, di prendere quella pratica delle facies locali che solo con la diretta
osservazione del terreno si può acquistare.
La necessità di portare a compimento certi studi, da tempo iniziati, sulle Alpi Giulie,
mi tolse per un anno la possibilità di mettere in esecuzione il mio progetto, ma, finalmente,
nella primavera del 1926 potei incominciare a intraprendere delle escursioni nel Varesotto
ed estenderle, nell’estate dello stesso anno, anche alla parte occidentale del Bergamasco.
Queste escursioni non si può dire che fossero orientate verso un fine ben determinato,
ma, tuttavia, mentre percorrevo varie zone della Lombardia occidentale raccogliendo fossili
in notevole quantità, andavo prendendo continuamente appunti sulla stratigrafia e sulla
tettonica e abbozzando sulle carte dei rilievi geologici delle localilà che mi apparivano più
interessanti. Cosi, verso la fine dell’estate del 1926 avevo già riunito una certa quantità
di materiale di studio sulla regione dell’Albenza, sulla quale un po’ più a lungo mi ero
soffermato, materiale che mi ripromettevo di completare e coordinare nell’anno prossimo.
Dopo una breve parentesi, infatti, dovuta ad una missione scientifica in Africa, e qualche
rapida gita sul gruppo del Resegone, effettuata durante l’estate del 1927, ripresi le escur¬
sioni regolari nell’autunno dello stesso anno, e, questa volta, con lo scopo preciso di con¬
durre a termine lo studio geologico della regione compresa fra la V. Brembilla e l’Adda,
che risultava una fra le meno note, sotto il punto di vista geologico, della Lombardia
occidentale.
All’inizio dell’inverno era compiuto il rilevamento geologico e non rimaneva, quindi,
che iniziare lo studio dei fossili ed elaborare gli appunti. Procedendo nello sviluppo del
lavoro si presentò più volle l’opportunità di eseguire qualche ulteriore sopraluogo nelle
località già visitate e così compii qualche altra escursione che mi permise di chiarire
alcuni dubbi e di raccogliere del nuovo materiale paleontologico.
Delle difficoltà sorsero quando si trattò di pubblicare la carta geologica, difficoltà
d’ordine finanziario che la benevolenza della Società Fabbriche Riunite Cemento e Calce
di Bergamo permise, con la generosa offerta di un contributo, che fossero presto risolte.
E di questo debbo render grazie al Consiglio d’ Amministrazione della Società.
Quando iniziai lo studio del materiale paleontologico da me raccolto, credetti oppor¬
tuno di prendere in esame pure quello esistente nel nostro Museo, anche se sprovvisto di
indicazioni stratigrafiche dettagliate e, conoscendo la ricchezza delle raccolte locali di quello
di Bergamo e di quello universitario di Pavia e la longanimità dei loro Direttori, ottenni
i
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4EDITO DESIO
a prestito tutte le collezioni che mi potevano interessare. È con gratitudine che rivolgo
qui i miei ringraziamenti al Prof. Paolo Yinassa de Regny, Direttore del Musco di Paleon¬
tologia della R. Università di Pavia e al Prof Sac. Enrico Caffi, Direttore del Museo Civico
di Storia Naturale di Bergamo. Un ringraziamento debbo rivolgere, ancora, al Prof Ernesto
Mariani che mi ha offerto la possibilità di compiere le escursioni e che s’è attivamente
interessato per la pubblicazione del lavoro e ai Proff. Carlo F. Paro.ua ed Emilio Repossi
che hanno avuto la bontà e la pazienza di scorrere il manoscritto o le bozze prima della
pubblicazione.
Il lavoro, come ora viene presentato non è del tutto completo come avrei voluto ren¬
derlo con un’ altra campagna di ricerche sul terreno. Alcuni dubbi sorti qua e là sono
rimasti insoluti, mentre avrebbero potuto essere chiariti con ulteriori studi sul posto; le
località fossilifere non sono state sempre sfruttate esaurientemente, per cui alcune faune
appaiono relativamente povere in rapporto alla ricchezza dei giacimenti ; lo studio tettonico
avrebbe dovuto essere esteso alle regioni adiacenti per dare un quadro meno incompleto
della struttura interna della regione considerata e varie altre ricerche d’indole più o meno
accessoria avrebbero potuto essere compiute. Certamente nessuno mi ha costretto a pub¬
blicare ora i resultati dei miei studi e nulla si sarebbe opposto ad un ulteriore ritardo che
mi avi ebbe permesso di completarli. Tale ritardo però, nell’ imminenza di un lungo viaggio,
avrebbe dovuto avere come unità di misura non più il mese ma l’anno e senza nemmeno
la certezza di poter riprendere le ricerche. È appunto in vista di questo fatto che mi sono
deciso un bel momento a raccogliere le reti e ad approfittare della liberalità della Presi¬
denza della Società Italiana di Scienze Naturali per rendere di pubblica ragione i risultati
dei miei studi.
INTRODUZIONE
Posizione e limiti della reoione considerata.
La regione considerata nel presente studio è limitata a occidente del corso dell’Adda
fra Brivio o Calolzio e dalla Val d’Erve; a settentrione dallo spartiacque fra la Val Ta¬
leggio e la Val Imagna; ad oriente dal corso del T. Brembilla e, più a valle, da quello
del Brembo sino a Villa d’Almè; a mezzogiorno, infine, dalla valle di Pontida. Essa è
compresa nelle tavolette al 25000 dell’Istituto Geografico Militare: Oggionno (32-II-NE),
Lecco (32-1-SE), Piazza Brembana (33-1V-SO e SE), Palazzago (33-III-NO), Zogno (33-
III-NE), Caprino Bergamasco (33-III-SO) e Bergamo (33-II1-SE). Di queste, solo la tavo¬
letta Palazzago è stata rilevata completamente: di quasi tutte le altre, però, fu rilevata
una zona un po’ più estesa di quello che appaia sulla carta che accompagna il presente
studio, la quale fu limitata per esigenze estetiche e litografiche.
Gli studi precedenti.
Il primo che ha dato qualche notizia sulla geologia della regione considerata è stato
il Maironi da Ponte ‘), ma salvo la citazione di una località fossilifera nei dintorni di
S. Bernardo sull’Alberiza e qualche cenno sulle sorgenti minerali, non si tratta di dati di
qualche importanza.
) Maironi Da Ponte 0,, Dizionario odeporico della Provincia bergamasca. Bergamo 1819.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PKEALPI BERGAMASCHE)
5
Scarse e di lieve importanza sono anche le notizie, accompagnate da qualche citazione
paleontologica e da un profilo incompleto attraverso il Resegone, che si trovano nell’opera
di Escher von der Linth ‘). Migliori, soprattutto, perchè più corrette, sono quelle che
si trovano nelle varie opere dello Stoppani 2 ), nelle quali, però, più che della costituzione
geologica della regione considerata o di una parte di essa, è fatto cenno saltuariamente
di alcune località per la presenza di livelli caratteristici o di fossili. In particolar modo lo
Stoppani si occupa del Retico, cosi diffuso nella nostra regione, che l’autore riuniva
con l’Hettangiano per formare il suo Infralias. Non starò qui ora a riportare tutti i nume¬
rosi scritti relativi alla posizione stratigrafica del Retico, nei quali, pure, sono citati di
tanto in tanto per incidenza fossili e località della regione considerata, come pure trascurò,
per brevità, quelle opere di carattere generale o paleontologiche in cui troppo di sfuggita
è trattato del territorio che c’interessa c senza fornire dati migliori di quelli già noti in
precedenza.
Il Curio ni dedica una paginetta della sua maggiore opera geologica 3 ) alla nostra
regione che figura completamente anche nella carta geologica annessa al lavoro. Quest’ul¬
tima, però, è assai poco precisa: quasi tutta la V. Imagna e la V. Erembilla sono colorate
con la tinta dell’Infralias, inteso nel senso dello Stoppani, salvo una breve zona di Lias
inferiore (= Sinemuriano) indicata a NE di Locatello. Anche la parte marginale della re¬
gione è rappresentata molto grossolanamente, per quanto con meno errori della prima.
Senza dubbio migliori, per quanto non del tutto prive di inesattezze, sono la carta e
la descrizione del Vanisco 4 ). Nella prima appaiono già abbastanza bene delineati gli af¬
fioramenti di Dolomia Principale della Val Imagna, che non figuravano nella carta prece¬
dente, e poi anche l’Infralias, diviso in due zone — zona inferiore a Bactrìllium strio-
latum e zona superiore a Terebratula gregaria , nella quale ultima è compresa anche la
Dolomia a Conchodon — è assai più limitato in estensione, corrispondentemente alla realtà.
La regione marginale, che figura solo parzialmente nella carta suddetta, è pure rappre¬
sentata con minori inesattezze. Le distinzioni stratigrafiche impiegate dai due autori sono
abbastanza simili, salvo neH’Infralias che il Curioni divide in tre zone — solo spora¬
dicamente indicate sulla carta — e cioè << piano a Bactrilli », « piano a Terebratula
gregaria » e « piano a grandi bivalvi e a 'polipai ». Il Lias è diviso in inferiore e supe¬
riore; nel primo sono inclusi i calcari selciferi del Sinemuriano, nel secondo tutti gli altri
piani del Lias medio e superiore. Il Giura corrisponde al cosiddetto « Rosso ad aptici lom¬
bardo ». La maiolica è pure tenuta distinta e classificata, insieme con le marne iridate a
fucoidi nella «Creta inferiore» dal Vari se o, nel « Neocomiano » dal Curioni, il quale
attribuiva a quest’ultimo termine il significato di periodo. Per quanto riguarda i terreni
più recenti, mentre nella carta del Curioni figura il lembo pliocenico di Almenno sco¬
perto dallo Stoppani 5 ), non sono indicati i depositi glaciali e il ceppo che compaiono,
invece, parzialmente, sulla carta del Varisco.
•) Escher von der Linth A., Geologische Bemer-
hungen iiber das nórdliche Yoralberg und einige an-
grenzenen Gegenden. Zurigo 1853, pag. 102.
2 ) Stoppani A., Sludii geologici e paleontologici
sulla Lombardia. Milano 1857. — Geologie et paleon¬
tologie des couches à Avicula contorta en Lom¬
bardie. Milano 1860-65. — Corso di Geologia. Milano,
1873.
3 ) Curioni G., Geologia. Parto I : Geologia appli¬
cata delle Provincie Lombarde. Milano 1877.
l ) Varisco A., Carla geologica della Provincia di
Bergamo. (Scala 1 : 75000) con annessa « Spiega¬
zione ». Bergamo 1881.
s ) Stoppani A., Corso di Geologia , op. cit., Voi.
Il, pag.' 249.
6
ARDITO DESIO
Molto pregevole è anche la parte descrittiva dell’opera del Yarisco, la quale può
ancora considerarsi il lavoro geologico complessivo più dettagliato sulla nostra regione,
eccettuato solo il margine occidentale. In essa è fatto cenno di tutti i principali terreni che
affiorano in V. Brembilla, in V. Irnagna e sulla catena Resegone-Albenza, con numerose
indicazioni di località fossilifere o qualche elenco di fossili. Ampie sono specialmente le
descrizioni degli affioramenti di Dolomia Principale e di Retico e dettagliate quelle del giaci¬
mento pliocenico di Almenno studiato paleontologicamente dal Parona '), e dei numerosi
depositi di « ceppo » che stAnno presso la confluenza della V. Irnagna con la V. Brembana.
Un notevole progresso nella conoscenza geologica della regione fu apportato dai nume¬
rosi studi del Taramelli, il quale, pur senza dedicarvi un lavoro particolare, ne tratta
ripetutamente. Un profilo attraverso il Resegone, in realtà non molto corretto, compare
nella monografia sul Canton Ticino meridionale 2 ) e nella carta allegata (1:100.000) figura
il margine occidentale della regione che c’interessa, rilevato con una certa esattezza dallo
Stoppani. La regione più ad oriente, ossia la V. Irnagna e la Y. Brembilla, figurano,
invece, in una cartina geologica del bacino del Brembo pubblicata dal Taramelli e Va¬
ri sco nel 1883 3 ), ma senza che sia apportato alcun miglioramento a quella precedente
del secondo dei due autori. Anche le notizie geologiche contenute nella memoria annessa
non forniscono elementi nuovi alla conoscenza della regione. Migliore, come esattezza, è
piuttosto quella della zona nord-occidentale (V. d’Ervc - Resegone - Albenza) apparsa
in occasione del Congresso della Società Geologica Italiana a Bergamo nel 1890, cartina
accompagnata da due profili attraverso la V. d’Erve e attraverso T Albenza % Uno di
quest’ultimi ha un notevole interesse, poiché riproduce già la piega a ginocchio che co¬
stituisce il motivo tettonico principale della montagna.
Riguardo alla stratigrafia, il Taramelli conserva quasi integralmente le suddivisioni
adottate dal Yarisco, con l’unica differenza che attribuisce i «calcari selciosi» al Lias
inferiore e medio e il « Rosso ammonitico » al Lias superiore.
Ma a proposito del Lias, questi lavori del Taramelli erano stati preceduti da due
note del Parona di grande importanza per la conoscenza della stratigrafia della nostra
regione, poiché stabilivano con dati paleontologici l’esistenza del Lias inferiore nei dintorni
di Carenilo J ) e nei dintorni di Opreno (Albenza) 6 ). A queste va aggiunta anche una breve
nota dello stesso autore sulla Yal d’ Ervc 7 ).
All’epoca del Congresso di Bergamo compariva anche la Carta Geologica della Lom-
baidia con annessa spiegazione del Taramelli 8 ), ma sia per la scala della prima, quanto
') Parona C. F., Esame comparativo della fauna
dei vari lembi pliocenici lombardi. Rend. R. Ist.
Lombardo, Ser. II, voi. XVI, fase. 12, Milano, 1883.
2 ) Il Canton Ticino Meridionale ed i paesi fini¬
timi. Spiegazione del foglio XXIV Duf. colorito geo¬
logicamente da Spreafico, Negri e Stoppani per
Torquato Taramelli. Mat. per la Carta geologica
della Svizzera, Voi. XVII, Berna 1880.
3 ) Taramblli T. e Varisco A., Delle condizioni
orografiche, geologiche e idrauliche del bacino del fiume
Brembo, In « Le acque del Brembo e l' acquedotto di
Milano », Bergamo 1883.
4 ) Taramelli T., Congresso della Società Geologica
a Bergamo nel settembre 1890. Carta e spaccati a
schiarimento della Gita in Val d'Erve. Scala 1 :75000.
5 ) Parona C, F., Sopra alcuni fossili del Lias in¬
feriore di Carenilo, Nese ed Adrara nelle Prealpi
Bergamasche. Atti Soc. It. Se. Nat., Voi. XXVII, Mi¬
lano 1884.
°) Parona C. F., Note paleontologiche sul Lias
inferiore nelle Prealpi Lombarde. Rend. R. Ist. Lom¬
bardo, Ser. II, Voi. XXI, Fase. Vili, Milano 1889.
7 ) Parona C. F., Relazione della escursione geo¬
logica eseguita il giorno IO settembre in Val d' Erve.
Boll. Soc. Geol. ItaL, Voi. IX, 1890, fase. 3, Roma
1891.
B ) Taramelli T., Carla geologica della Lombardia
1:250000, con annessa Spiegazione. Milano 1890.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELl’alBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
per il carattere succinto della seconda, non si può dire che avesse segnato un progresso
nella conoscenza geologica della regione considerata. Molto interessante, invece, appare una
breve nota stratigrafica dello stesso autore nella quale è descritta accuratamente la serie
che affiora lungo la valletta di Malanotte, dal Cretaceo sino al Retico. Alcuni fossili raccolti
dal Ta rameli i fra Oprano e Burligo, a breve distanza dalla località precedente, diedero,
poi, motivo ad un’altra nota interessante del Parona ')> nella quale è segnalata per la
prima volta la presenza del Barremiano in Lombardia.
Nell’anno successivo (1897) uscì una nota del Mariani sull’Albenza 2 ) con varie in¬
dicazioni paleontologiche di notevole interesse e accompagnata da due profili, attraverso il
M. Tesoro e il Prato della Costa, poco esatti. Qualche cenno sul Pliocene e sul Quaternario
si trova in una nota precedente del Sacco 3 ) seguita da una carta geologica in cui com¬
pare il margine occidentale della regione considerala.
Un grande passo avanti nella conoscenza della parte nord-occidentale della nostra
regione è segnato dal diligente studio del Philippi sui dintorni di Lecco 4 ) accompagnato
da una carta geologica al 25000 e da profili. Nei riguardi della stratigrafia il Philippi
include il Retico nel Trias superiore, anziché nel Giura come i suoi predecessori, mante¬
nendo le suddivisioni di questo piano che già avevano impiegato il Taramelli e gli
altri geologi lombardi. Nella ripartizione degli altri membri della serie stratigrafica il
Philippi utilizza tutte le varie scoperte paleontologiche sopra ricordate, per modo che la
sua cartina appare molto più corretta di tutte le precedenti. Un altro merito di questo
studioso è di avere scoperto il contatto anormale della zolla calcareo-dolomitica del Rese¬
gone su quella pure calcareo-dolomitica della Corna Camozzera, contatto determinato da un
accavallamento della prima sulla seconda, analogamente a quanto lo stesso autore aveva
osservato sul gruppo delle Griglie. Non va scordalo anche un accenno del Philippi, in
una nota successiva 5 ) alla possibilità che nella Dolomia a Conchodon sia compreso anche
1’ Hettangiano, idea questa, però, già prospettata anche da altri.
,11 lavoro pubblicato nello stesso anno (1889) dal De Alessandri sulla Creta e sul¬
l’Eocene della Lombardia °), interessa solo la parte pedemontana della regione considerata;
la carta geologica del Bergamasco, con annessa descriziono, del Porro solo per brevis¬
simo tratto il margine settentrionale.
Più direttamente si occupa della nostra regione il Bruna ti in un suo studio sulla
Albenza 7 ) accompagnato da un profilo abbastanza buono. Non si può dire, però, che la
nota del Bruna ti segni un vero progresso, ma ha il pregio di riassumere le conoscenze
anteriori sulla montagna e di additare qualche nuova località fossilifera. D’importanza pura-
') Parona C. F., Considerazioni sulla serie del
Giura superiore e dell' lufracretaceo in Lombardia a
proposito del rinvenimento di fossili del piano barre¬
miano. Rend. R. Ist. Lombardo, Sei-, li, Voi. XXIX,
fase. IV, Milano 1896.
2 ) Mariani E., Osservazioni (teologiche e paleonto¬
logiche sul gruppo del M Albenza. Rend. R. Ist.
Lomb., Ser. II, Voi. XXX, Milano 1897.
3 ) Sacco F., Gli anfiteatri morenici del Lago ili
Como. Ann. R. Acc. Agric. Torino, Voi. XXXVI, To¬
rino 1893.
4 J Philippi E., Geologie der Umgegend von Lecco
und des Resegone-Massif in der Lombardei. Zeitschr.
d. Deutsch. Geol. Leseli., Bd. XI.IX, 2 Hit., Berlin
1897, pag. 318.
6 ) Philippi E., Ueber einen Dolomitisirungsvorgang
an sùdalpinem Couc h o don-Dolomit. N. Jahrb. f.
Min. Geol. ti. Pai., Bd. I, 1899, pag. 32.
6 ) De Alessandri., Osservazioni geologiche sulla
Creta e nell’Eocene della Lombardia. Atti Soe. Ital.
Se. Nat., Voi. XXXVIII, Milano 1899.
’) Brunati R., Osservazioni stratigrafiche sul
gruppo dell'Albenza e sulle falde meridionali. Ibid.,
Voi. XLV, 1906, pag. 34-45.
8
ARDITO DESIO
mente paleontologica sono, poi, una nota delFAiraghi ') nella quale sono menzionati, inci¬
dentalmente alcuni resti di pesci retici della Y. Brembilla e della V. Imagna.
Si arriva cosi allo studio stratigrafico del Kronecker sui piani retico-liassici dell’Al-
benza a ), studio di grande importanza, poiché vengono per la prima volta distinti nella
regione considerata le varie zone del Lias inferiore. Il Kronecker, in base alla scoperta
di alcuni fossili caratteristici e di un dettagliato rilevamento stratigrafico di alcune serie,
riesce a distinguere nella cosiddetta Dolomia a Conchodon due livelli ben definiti, dei quali
uno appartiene al Retico, l 1 altro all’Hettangiano inferiore (zona a Psiloceras planorbis).
La. zona supcriore delPHettangiano (z. a Schlotheiniia angulata) già individuato, come s’è
visto, dal Parona nei dintorni di Carenilo, viene trovato anche in altre località, ove pre¬
senta generalmente una facies un po’ diversa.
In questa nota interessante il Kronecker preannuncia anche un lavoro più vasto
sulla regione, lavoro che non mi risulta, però, sia stato mai pubblicato.
Fra le pubblicazioni più recenti, ricordo una nota del Mariani 3 ) in cui si trova un cenno
brevissimo sull’Hettangiano dell’Albenza; un’altra del Patri ni d ) che segnala la presenza
di un piccolo giacimento di Pliocene marino presso lo sbocco della Val Imagna e una
buona descrizione stratigrafica, per quanto un po’ sommaria, del Caffi 5 ). Della tettonica
della nostra regione si occupa, invece, a più riprese il Cacciamali nei suoi scritti riguar¬
danti le Prealpi Lombarde 6 ). Secondo lo schema del Cacciamali la regione che c’inte¬
ressa sarebbe costituita da tre falde di ricoprimento accavallate, con le fronti rivolte verso
mezzogiorno e di una quarta, appena abbozzata e sottoposta alla terza. Il gruppo del Rese¬
gone rappresenterebbe il « guscio » della I a falda che avrebbe le radici celate sotto la falda
ancora superiore, della Grigna Meridionale; il Gruppo Corna Camozzera-M. Locone forme¬
rebbe il guscio della II a falda, le cui radici si troverebbero sotto il Resegone; il gruppo
dell’Albenza costituirebbe il guscio della HI a falda con le radici ricoperte da quella prece¬
dente; la IV a falda rimarrebbe nascosta sotto la catena M. Tesoro-M. Albenza.
Scorrendo questa rapida rassegna delle varie opere che interessano la regione consi¬
derata, si può facilmente notare che gli studi di maggiore interesse non sono stati illu¬
strati più ampiamente degli altri. A questo sistema mi sono attenuto solo in parte per
mantenere una certa uniformità d’esposizione, ma sopra tutto per non ripetermi, dovendo
trattarne nuovamente e con maggiore dettaglio nel corso del lavoro, via via che si presen¬
terà 1’ occasione.
') Airaghi C., Di un Pholidophorus del Retico
Lombardo. Rend. R. Ist. Lombardo, Ser. II, Voi. XLI,
Milano 1908.
2 ) Kronecker W., Zur Grenzbestimmung zwischen
Trias und Lias in tlen Sùdalpen. Centralbl. f. Min.
fieoi. u. Pai., Stuttgart, Jahrg. 1910, pag. 465, 510,
548.
3 ) Mariani E., Osservazioni sull'Hettangiano nelle
Prealpi Lombarde. Rend. R. Ist. I.omb., Voi. XLIX,
fase. 17, Milano 1916, pag. 897.
4 ) Patrini P., Contributo allo studio del Pliocene
lombardo. Atti Soc. Ital. Se. Nat., Voi. LXII, Milano
1923, pag. 168-175.
5 ) Caffi E., Cronologia geologica delle Valli Ber¬
gamasche. Bergamo, presso la Sez. del C. A. I„ 1923.
°) CACCIAMALI G, B., Le falde di sovrascorrimento
della Val Brembana e i loro rapporti con falde bre¬
sciane. Commentari dell’Ateneo di Brescia, Brescia
anno 1920. Schema leltonico-orogenìco delle Prealpi
Lombarde. Boll. R. Com. Geol. d’Italia, Voi. XLVIU,
(1920-21), N. 4, Roma 1921. La tectonica delle Dina¬
ridi lombarde. Act. XIII. Congrès Géol. Interi!., Bru¬
xelles 1922, pag. 707-717. Spaccati geologici attraverso
le prealpi lombarde. Comm. Ateneo di Brescia, Anno
1924, Brescia 1925, pag. 91-108.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
9
LA SERIE STRATIGRAFICA
La serie stratigrafica della regione considerata nel presente studio, s’inizia col Car-
nico e seguita senza interruzioni sino al Cretaceo. Una lacuna separa il terreno raariuo
più recente (Pliocene) dagli strati più elevati della serie cretacea locale. Le formazioni con¬
tinentali rappresentano il Quaternario e l’Attuale.
Le suddivisioni generali della serie stratigralica corrispondono a quelle segnate nella
spiegazione dei colori della carta geologica annessa al presente lavoro.
TRIAS
Carnico.
Alla base della zolla di Dolomia Principale del Resegone affiorano, lungo la fronte,
degli scisti marnosi bruni, violacei e verdi, potenti non più di 15-20 m. Per quanto privi
di fossili questi scisti, sia per la loro posizione stratigrafica, sia per l’analogia litologica con
altre zone vicine e fossilifere della Lombardia, sono da ascrivere al Carnico (Raibliano)
come, giustamente, ha fatto il Philippi *).
3. — Breccia, calcareo-arenacea, spugnosa gialla
4 — Scisti violetti coti blocchi dolomitici
1. — Scisti marnosi violetti.
2 . — Scisti marnosi neri
m
m. 3
m. 5
Fig. 1. — Sezione naturale presso la Cap. Alpinisti Monzesi in Val d* Erve.
*) Philippi E., Geologie der Umgeg. von Lecco ecc. Op. cit, pag. 350.
10
ARDITO DESIO
Fra il Passo della Passata e il Passo del Fo si può seguire per un certo tratto la
successione degli strati che compongono il Carnico, successione, però, molto disturbata da
frantumazioni prodotte dalla dislocazione della zolla del Resegone. Nella fig. 1 è rappre¬
sentata la serie che affiora sulla sinistra del T. Galavesa all’ altezza della Capanna Alpi¬
nisti Monzesi (m. 1220).
Un po’ più a sud, sempre sul sentiero che collega i due passi, nel Raibliano si trova
pure del minerale di piombo (galena) associato con calcite, barite e fluorite. Esso è
contenuto in un banco calcareo-magnesiaco e si presenta sotto forma di vene e nodulctti.
Lungo una galleria di ricerca ho rilevato la successione seguente:
Fig.
2 .
Superiormente gli strati del Carnico sono coperti dalla potente massa di calcari ma¬
gnesiaci della Dolomia Principale; inferiormente si trovano a contatto, per faglia, col
Retico.
Norico.
11 Norico nella regione considerata si presenta col solito aspetto, comune a tutta la
Lombardia, della cosiddetta Dolomia Principale. Si tratta di una potente pila di calcari più
o meno magnesiaci, grigio-brunaslri o biancastri, a strati abbastanza distinti e potenti. La
base del Norico è visibile solo sul lato sud-orientale del. Resegone, ove ricopre gli scisti
del Raibliano, ma non presenta caratteri diversi dagli strati soprastanti.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DEL!,’ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
11
Tutta la massa calcarea del Resegone è costituita dalla Dolomia Principale che ha
fornito al Philippi *) esemplari di Megalodus Gùmbeli Stopp., Gervilleia exilis Stoppa
Worthenia solitaria Ben. sp., Gyroporella vesiculifera Giimb. Nell’ affioramento norico
sottostante a quello del Resegone, nella V. d’Erve e a breve distanza dal contatto col
Retico, ho potuto raccogliere esemplari di
Worthenia contabulata Costa sp. Gyroporella vesiculifera Giimb.
Questo affioramento occupa per un tratto la media V. d’ Erve e sale, poi, sulla Corna
Camozzera rimanendo separato dal precedente per interposizione di una stretta fascia di
Retico e di Raffiliamo.
Maggiore interesse dei precedenti presenta l’affioramento del fianco occidentale della
media Ai. Imagna per la disposizione suborizzontale degli strati, e per una relativa ric¬
chezza di fossili. Fra Costa e Imagna e il fondovalle, rilevai anche una serie sommaria
composta come segue:
6. - Dolomia grigio-chiara subcristallina.m. 40
5. - Dolomia grigia con Gyroporella vesiculifera Giimb. . . . pochi metri
4. - Dolomia bruna e nerastra bituminosa ...... » »
3. - Dolomia grigio-brunastra con banchi di inmacbella contenenti Perno,
exilis Stopp. sp., Myoconcha cfr. Taramellii Tomm., Macrodus cfr.
Songavatii Stopp. sp., Megalodus sp.m. 50
2. - Dolomia grigio chiara subcristallina.» SO
1. - Calcari magnesiaci compatti, scheggiosi, bianco-grigiastri in strati po¬
tenti .m. 220
Oltre ai fossili già citati, in questa zona sono state raccolte anche le specie seguenti :
Myoconcha Cornalbae Stopp. sp. ? Cucullaea Porroi Tomm.
Myophoria Balsami Stopp. Worthenia Escheri Stopp. sp.
» cfr. pietà Lepsius. Undularia Quenstedti Stopp. sp.
Un ultimo affioramento, assai limitato, compare nell’alveo del T. Imagna presso il
Ponte alle Grate in corrispondenza del nucleo di una piccola untici inale. Si tratta di una
dolomia grigia, bruna e più spesso bianco-lattea, talora anche zonata, senza fossili, ma del
tutto simile a quella che affiora poco più a monte, fra il Ponte Giurino e il Ponte di
Pietra, nella quale raccolsi degli esemplari di Gyroporella vesiculifera Gùmb. Essa corri¬
sponde ai livelli 5 e 6 della serie sopra riferita.
Appena al di fuori dei limiti del rilievo, la Dolomia Principale si ritrova sul M. Sor-
nadello, sul Castello Regina e scende verso sud sin nell’alveo del Brembo presso Zogno.
A poca distanza dalla cima del M. Zuccone raccolsi numerosi esemplari di Perno exilis
Stopp. sp.
In complesso la Dolomia Principale presenta anche nella regione considerata quella
rilevante uniformità di costituzione litologica eh’è comune a quasi tutta la Lombardia. Va
solo ricordata la presenza di un livello bituminoso nella parte elevata della serie e di un
livello marnoso-bituminoso, sottilmente stratificato, nella parte bassa, visibile, quest’ultimo,
solo sul Resegone a circa 150 m. dal contatto col Raibliano. Zone marnoso e zone bitu-
) Philippi E., Geologie der XJmgeg. von Lecco eco. Op. cit. pag. 351.
12
ARDITO DKSIO
mi uose sono, del resto, presenti in quasi tutti i principali affioramenti di Dolomia Princi¬
pale della Lombardia, specialmente in Val di Menaggio e in V. Solda, ove assumono uno
sviluppo maggiore che altrove ').
Retico.
Il problema della posizione stratigrafica del Retico che per tanto tempo ha formato
argomento di discussione fra gli studiosi, non si può dire che abbia ancora trovato una
soluzione soddisfacente. La scuola francese, e per essa ricorderò solo alcuni recenti tratta¬
tisti come De Lapparent, Haug, Gignoux ecc., include il Retico nel Ginrese, fondan¬
dosi specialmente sulla comparsa, nel Retico, dei primi mammiferi e delle prime belemniti
e sulle condizioni stratigrafiche dell’Europa occidentale. La scuola tedesca e inglese, in¬
vece — ed anche per esse citerò solo alcuni trattatisti recenti come Frech, Kayser,
T o u la, Salomon ecc.; Geikie ecc. — pongono il Retico nel Trias, prendendo in con¬
siderazione certe affinità della fauna retica — specialmente delle ammoniti — con quella
triassica. La vecchia scuola italiana, capeggiata dallo Stoppai! i, sostenne l’appartenenza
del Retico al Giurese, mentre gli autori che più di recente si sono occupati del problema
(Parona, Mariani ecc.) o che si sono trovali anche solamente nella necessità di attri¬
buirlo ad uno o all’altro dei due periodi, lo hanno posto costantemente nel Trias 2 ).
Nel presente studio solo in via provvisoria ho seguito la maggioranza dei geologi ita¬
liani, ma mi riservo di prendere in esame la questione non appena avrò raccolto una
maggiore quantità di dati in proposito.
Fu certo gran merito quello dello Stoppani d’avere ampiamente illustrato il Retico
lombardo tanto sotto il punto di vista stratigrafico, quanto sotto il punto di vista paleon¬
tologico. E se si può muovere qualche appunto ai criteri di determinazione dei fossili, la
opera dello Stoppani, per l’epoca in cui fu scritta, è certo un’opera magistrale e ri¬
mane ancor oggi un lavoro che non si può fare a meno di tener presento studiando questo
piano.
Lo Stoppani ,3 ), com è noto, distingueva nel suo Infralias duo livelli principali: il
livello inferiore, o degli strati ad Avicula contorta , che corrisponde al vero Retico, e il li¬
vello superiore, o degli strati a fauna hettangiana, che corrisponde all’ Hettangiano con in
più la Dolomia a Conchodon. Ciascuno dei due livelli l’autore, poi, divideva in due zone
e cioè la « zona a Bactrillium striolatum » (inferiormente) e la « zona a Terébratula
gregaria » o « degli strati delI’Azzarola e del banco madreporico » (superiormente) erano
assegnate all’ Infralias inferiore ; le zone a A. planorbis e a A. angulatus, corrispondenti,
complessivamente, alla « Dolomia superiore di Lombardia o Sasso degli stampi (= Dolomia
a Conchodon) » erano poste nell’ Infralias superiore.
Di queste suddivisioni furono accettate generalmente dagli studiosi che si occuparono
successivamente di geologia lombarda quelle relative all’Infralias inferiore, mentre sorti
diverse subì il piano superiore.
Per quanto riguarda più direttamente la nostra regione, il Pbilippi 4 ) si limita a in¬
cludere nel Retico tutto T Infralias inferiore dello Stoppani e la Dolomia a Conchodon,
') Repossi E., Osservazioni stratigrafie he sulla Val
d Intelvi , la Val Salda e la Val Menaggio . Atti Soc.
It. Se. Nat., Voi. XLI, Milano 1902, pag. 21.
2 ) Il Rovereto nel suo trattato Forme della
Terra (Voi. I, pag. 182) tiene il Retico distinto e lo
pone fra il Trias e il Giura.
3 ) Stoppani A., tìéol. et Haléont. couches à Avi¬
cula contorta op. cit.
*) Philippi E., Geologie der Umgeg. voti Lecco ecc.
Op. cit. pag. 351.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PHEALPI BERGAMASCHE)
13
pur accennando alla probabilità che il limite fra il Retico ed il Lias si trovi in quest’ ul¬
tima. Cartograficamente il Philippi tiene distinti i due livelli suddetti, ma nel secondo
include una serie di strati che, come vedremo più avanti, appartiene all’ Hettangiano e
quindi al Lias.
Lo stesso autore ci da un profilo molto sommmario del Retico, rilevato in Val d’Assa,
profilo che io pure ho seguito e che verrà riportato con maggiore dettaglio più avanti.
Dopo il lavoro del Philippi le suddivisioni stratigrafiche del Retico rimasero a lungo
immutate, salvo nei riguardi del limite superiore, a proposito del quale si venne a poco
a poco riconoscendo, prima per via di supposizioni, poi per la scoperta di fossili, eh’esso
doveva trovarsi nella parte superiore della Dolomia a Conchodon. Ma anche di questo
argomento dovrò occuparmi diffusamente più avanti.
L’ultimo autore che ha riveduto la stratigrafia del Retico nella nostra regione è stato
il Kronecker l ), il quale, seguendo idee espresse anche da altri, non ha creduto di poter
tenere conto delle due suddivisioni deU’Infralias inferiore dello Stop pani, notando che
molti fossili ritenuti caratteristici si ripetono a vari livelli. Egli dà per il Retico la serie
seguente:
6. - Calcari massicci puri (« Rhàt-Grenzkalke »).
5. - Dolomia cristallina.
4. - Calcari oolitici.
3. - Calcari madreporici (Banco a Terebratula).
2. - Alternanza di marne con lamellibranchi, di calcari marnosi e di scisti a Bactrilli
(Avicula contorta, Terebratula gregaria, Leda, Myophoria, Modiola, Bactril-
lium striolatum ecc.).
1. - Marne fogliettate.
Malgrado la ripetizione a vari livelli degli stessi fossili nella serie retica, io credo che
in linea generale possano essere ancora mantenute — pur con qualche rettifica — nella
regione considerata, le due suddivisioni del Retico str. s. (= Infralias inferiore dello
S t o p p a n i ).
Come si potrà facilmente desumere dalle serie stratigrafiche, che verranno riferite
più avanti, la parte inferiore del Retico è caratterizzata dal grande sviluppo degli scisti
marnosi neri, spesso ricchissimi di fossili, fra cui non mancano anche resti di pesci e di
rettili che rappresentano un indizio dei Boned-Beds inglesi.
Superiormente, agli scisti si sostituiscono un po’ per volta i calcari, ricchi di coralli,
che formano un livello abbastanza costante e caratteristico. Queste due zone corrispondono
bene — come già hanno riconosciuto il Suess 2 ) e il Mariani 3 ) — a due facies del
Retico europeo, la «facies sveva » (inferiormente), caratterizzata da sedimenti li ttorali odi
mare molto sottile, ricchi di molluschi ; la « facies carpatica », prevalentemente calcarea e
di mare più profondo (zona corallina) caratterizzata dalla presenza della Terebratula gre¬
garia. La potenza delle due zone è sensibilmente variabile e il passaggio dall’una all’altra
è graduale. Con tutto ciò è stato possibile tenerle distinte, quasi dappertutto, anche car¬
tograficamente.
') Kroneck.br W., Zur Grenzbest. Op. cit. pag. 472. j 3 ) Mariani E., Sulla fauna velica lombarda. Op.
2 ) Suess E., Das Andito der Erde. Il Bd. Wien I cit. pag. 144.
1888, pag. 337.
e
14
ARDITO DESIO
La terza zona retica della nostra regione corrisponde alla Dolomia a Conchodon str. s.,
ossia limitata inferiormente alla base della dolomia bianca cristallina, superiormente dai
calcari marnosi bruni con fauna hettangiana ’). Il fossile caratteristico, per quanto raro
nella regione considerata, di questa zona è il Conchodon infraliasicus Stopp. 2 ). Anche
la zona superiore, calcareo-dolomitica, del Retico, trova nelle altre regioni d’Europa una
facies corrispondente, la « facies del Dacbstein », caratterizzata da calcari e dolomie con
grandi bivalvi del gruppo dei Megalodonti.
In conclusione, il Retico della regione considerata nel presente studio può venire sud¬
diviso in tre zone ebe rappresentano tre facies sovrapposte: l.° Zona prevalentemente sci¬
stosa, inferiore («facies sveva »); 2.° Zona prevalentemente calcarea, media («facies car¬
patica >>); 3.° Zona prevalentemente dolomitica, superiore («facies del Dachstein »).
A queste tre zone corrispondono le suddivisioni adottate nel rilevamento della carta
geologica annesssa al lavoro.
Zona prevalentemente scistosa inferiore. Questa zona è costituita da una fìtta alter¬
nanza di scisti marnosi neri e bruni, lucidi, marne brune, calcari marnosi bruni o azzur¬
rognoli, calcari bruni e neri ed è la più ricca di fossili di tutto il Retico.
Qualche serie che ho cercato di rilevare in questa zona, spesso disturbata da piccole
pieghe e ai iicciamenti locali degli strati, non m’ha fornito dei dati stratigrafici molto sod¬
disfacenti per la relativa scarsità dei fossili raccolti in posto in confronto al grande nu¬
mero di specie note in essa. Con tutto ciò non credo inutile riportare una serie del Retico
inferiore rilevata nell’alta Val ìmagna, fra Seiino e Rota, in vicinanza della zona più fos¬
silifera di tutta la regione considerata (S. Omobono) 3 ).
73. - Scisti marnosi bruni .....
72. - Calcari grigio-nerastri.
71. - Scisti marnosi neri con qualche sottile straterello di calcare bruno
70. - Calcari neri in strati sottili.
69. - Calcari grigio-nerastri, leggermente marnosi in strati potenti
m. 0.50.
68. - Scisti marnosi neri.
67. - Calcari neri leggermente marnosi.
66. - Scisti marnosi neri ......
65. - Scisti marnosi neri con qualche sottile straterello di calcare bruno
64. - Scisti marnosi neri.
63. - Calcari neri fogliettati con qualche letto di scisti neri .
62. - Scisti marnosi neri.
61. - Marne brune alternanti con calcari marnosi dello stesso colore .
60. - Scisti marnosi neri fossiliferi con Candita ( Palaeocardita ) cloacina
Quenst. sp., ? Protocardium rhcieticum Mer. sp., Anatina rhae-
tica Giimb.
59. - Calcari marnosi bruni e neri con qualche sottile intercalazione di
marne brune.
m. 2.50
» 1.60
» 12 .—
» 4.—
» 3.—
» 1.50
» 2 .—
» 8 .—
» 2.50
» 5.—
» 2.50
» 2.50
» 3.—
» 8 .—
» 3.—
*) In questo senso è intesa anche dal Kronecker
Op. cit. pag. 472,
2 ) A proposito dell'identificazione fra il Conch.
infraliasicus e del Lychodus cor vedi quanto è detto
nella parte paleontologica.
Le misure sono state in parte eseguite a stima.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (ERE AL PI BERGAMASCHE) 15
58. - Scisti marnosi neri fossiliferi con Gervilleia praecursor Quenst.,
Leda Deffneri Opp. e Suess, L. percaudata Giimb., Cardita (Pa-
laeocardita) cloacina Quenst. sp., ? Protocardium rhaeticum . in. 3.—
57. - Calcari marnosi fogliettati, superiormente brocciati ...» 1.—
56. - Scisti marnosi neri.» 4.—
55. - Calcari neri leggermente marnosi a stratificazione irregolare (Fig. 3) » 0.70
Eig. 3.
54. - Scisti marnosi neri (contorti).
53. - Calcari marnosi neri alternanti con straterelli di scisti neri .
52. - Scisti marnosi neri con qualche straterollo di calcari neri nodulosi
51. - Calcari neri compatti in strati potenti qualche centimetro, alternanti
con marne brune.
50. - Scisti marnosi neri.
49. - Calcari fogliettati neri.
48. - Scisti marnosi neri.
47. - Lumachella scistosa e arenacea con fossili molto compressi, Mo-
diola sp., Nucula sp.
46. - Calcare marnoso nero.
45. - Scisti marnosi neri fossiliferi con Dìmyodon intusstriatum Emmr.
sp., Pteria (?) aviculoides Stopp. sp., Cassianella sp. ind., Ma¬
crodm (?) c-fr. quadratili Desio, Nucula sp., Myophoriopis isosceles
Stopp. sp., Cardita ( Palaeocardita ) cloacina Quenst. sp., Corìmla
Azzardine Stopp. Anoplophora Pralingeri Mar., e Gastropodi in¬
determinabili .
44. - Marne brune alternanti con calcari neri fogliettati. Nelle marne si
nota qualche resto fossile, fra cui Anatina Suessi Opp. .
43. - Scisti marnosi neri.
42. - Calcari marnosi neri alternanti con marne brune poco fossilifere
(. Nucula sp.).
41. - Calcari neri fogliettati.
40. - Scisti marnosi neri con intercalazioni di sottili straterelli di calcari
neri fogliettati ..........
39. - Calcari marnosi neri in strati potenti 40 cm., con resti indetermi¬
nabili di lamellibranchi, separati da straterelli scistosi potenti qualche
centimetro.
» 4.—
» 2 .—
» 15.—
» 3.—
» 1 .—
» 0.90
» 3.—
» 0.20
» 0.80
» 5.—
» 8 .—
» 3.—
» 4.—
» 5.—
» 3.—
» 2.
16
ARDITO DESIO
38. - Scisti marnosi neri. . 3_
37. - Marne brune con Ancitina rliaetica Giimb.. » 0.01
36. - Scisti marnosi neri.» 2.50
35. - Arenarie calcaree giallastre e nere con tracce di fossili . . » 0.50
34. - Alternanza di scisti marnosi neri e di calcari neri in strati sottili » 4.—
33. - Arenarie calcaree giallastre e nere con tracce di fossili . . » 0.30
32. - Alternanza di scisti marnosi e di calcari neri. Nei calcari sono
contenuti anche degli straterelli di una breccia calcarea a elementi
molto minuti.» ]0 —
31. - Calcari marnosi neri fossiliferi con Myophoria infinta Emmr.,
Anatina sp..» q.50
30. - Scisti marnosi neri.» 1._
29. - Lumacbella scistoso-marnosa con noduli e croste di pirite e Ana¬
tina Moorei Desio, Cardinia sp., piccoli Gastropodi „> o.03
28. - Calcari neri.» 0 65
27. - Scisti marnosi neri con qualche straterello di calcare nero . . » 7.—
26. - Scisti marnosi neri.» 1.60
25. - Calcare nero.» q.06
24. - Scisti marnosi neri con qualche nodulo calcareo .... » 7._
23. - Calcari neri fogliettati con sottili intercalazioni di scisti marnosi
neri. Le superficie degli strati presentano spesso delle impronte
problematiche.» q.80
22. - Scisti marnosi neri con qualche straterello di calcare marnoso . » 4.—
21. - Calcari neri nodulosi.» q.30
20. - Scisti marnosi neri.» 1._
19. - Calcari marnosi neri a superfice d’alterazione gialla . . . » 1.50
18. - Scisti marnosi neri.» 3._
17. - Conglomerato costituito da ciottoli di calcare nero cementati da
un calcare gialliccio.» 1._
16. - Scisti marnosi neri.• » 479
15. - Calcari marnosi neri.» q.80
14. - Scisti marnosi neri alternanti con calcari neri fogliettati . . » 3.—
13. - Calcari neri fogliettati.» 0.59
12. - Scisti marnosi neri.. p 29
11. - Calcari neri fogliettati con qualche nodulo di calcare giallastro e
di pirite.» ]._
10. - Scisti marnosi neri.» 2._
9. - Banco di calcare nero.» p,_
8. - Scisti marnosi neri.» 4._
7. - Marne brune alternanti con scisti neri.» 3._
6. - Calcari marnosi neri fogliettati alternanti con letti scistosi. Negli
strati calcarei più compatti si osservano delle vene di pirite. La
stratificazione è spesso irregolare come nel liv. 55 ... »> 4._
5. - Scisti marnosi neri.» 9,40
4. - Calcari marnosi neri.» 0.8O
3. - Scisti marnosi neri.» o.30
2. - Banco di calcare marnoso nero.» p.30
1. - Scisti marnosi neri con qualche straterello di calcare marnoso . » 10.—
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELl’aLBENZA (PREALPi BERGAMASCHE)
17
In questa serie si vede il grande sviluppo che assumono gli scisti neri, i quali su
220 m. di potenza ne occupano ben 143. Riguardo ai fossili, si può notare una certa dif¬
fusione delle Anatine e, secondariamente, delle Cardite.
Gli strati che poggiano direttamente sulla Dolomia Principale, non sono visibili nel
tratto ove fu rilevata la serie: potei osservarli più a valle, nella vailetta di un torrentello
che scende presso il Ponte di Pietra. Ai calcari magnesiaci della Dolomia Principale se¬
guono verso l’alto, in questa località, un bancone di calcari marnosi neri di 2-3 m. di
spessore. Superiormente ricompaiono gli scisti neri nei quali sono, però, intercalati di tanto
in tanto degli straterelli calcarei.
Un certo criterio nella distribuzione delle varie specie fossili nella serie stratigrafica,
si può avere anche raggruppandole per località, delle quali alcune giacciono nella parte
più bassa, altre in quella media, altre, infine, in quella più elevata della serie stessa.
Naturalmente questo sistema non è privo d’incertezze, poiché non sempre si può fare
affidamento sull’esattezza delle indicazioni dei cartelli che accompagnano i fossili delle
varie collezioni da me* avute in esame. Gran parte, infatti, porta solo il nome di una valle,
o di un monte, o di un paese senza che sia specificato maggiormente il luogo di prove¬
nienza del fossile. Affidandomi, tuttavia, ai pochi elementi che si possono desumere dai
cartelli e tenendo conto solo delle localilà meglio definite si potrà ottenere qualche nuovo
dato sul problema che interessa.
Fra le località più fossilifere e nello stesso tempo più basse della serie del Rotico
inferiore va ricordata in primo luogo la valletta del T. Rettola negli immediati dintorni
di S. Ombono in V. Imagna. Qui non affiorano altro che i livelli più bassi del Rotico, per
cui v’è solo la possibilità che qualche forma dei livelli superiori sia stata eventualmente
raccolta nei ciottoli trasportati dal torrente.
Ecco l’elenco dei fossili di tale località:
Bactrillium striolatum Heer
Placunopsis alpina Winkl. sp.
Dimyodon intusstriatum Emm. sp.
Lima ( Plagiostoma ) discus Stopp.
Pecten bavaricus Winkl.
Chlamys valoniensis Defr. sp.
» dispar Tqm. sp.
» Imaniae (Varisco) Tomm.
Cassianella speciosa Mer. sp.
» fragilis Desio
» imagnensis Desio
Gervilleia cfr. inflata Schafh.
» praecursor Quenst.
Modiola gregaria Stopp. sp.
» ervensis- Stopp. sp.
Pinna miliaria Stopp.
Macrodus Azzarolae Stopp. sp.
» pumilus Dittm. sp.
» (?) imagnensis Desio
» (?) quadratus Desio
Nucula Matanii Stopp.
? Palaeoneilo Zannonii Stopp. sp.
Myophoria inflata Emmr.
Myophoriopis isosceles Stopp. sp.
Trigonodus elongatus Moore sp.
Cardinia Desoudini Tqm.
Candita ( Palaeocardita ) cloacina
Quenst. sp.
Lucina stoppaniana Dittm.
Schafhdutlia civatensis Stopp. sp.
Protocardium rhaeticum Mer. sp.
Homomya Balclassarii Stopp. sp.
Corbula Azzarolae Stopp.
Worthenia pygmaea Stopp. sp.
Neritopsis Trotta Stopp. sp.
» acuticosta Dittm. sp.
Naticopsis imagnensis Desio
? Colobodus latus Ag. sp.
Plesiosaurus sp.
18
ARDITO DESIO
Di un livello poco diverso e, certamente, assai basso sono i fossili della vicina località
di Vaisecca in cui furono raccolti esemplari di Gervilleia cfr. infletta Schafh. e di Mo dio la
gregaria Stopp. sp., specie ambedue presenti anche a S. Omobono. La stessa cosa si può
dire per la località di Seiino da cui provengono :
Macrodus (?) quadratus Desio Myophoriopis isosceles Stopp. sp.
Nucula Mutami Stopp.
Un livello bassissimo del Retico, presso al Ponte alle Grate, ha fornito solo esemplari di
Nucula Matanii Stopp.
Meno chiara è la posizione stratigrafica della località di Bedulita, ma deve appartere
anch essa ad un livello abbastanza basso. I fossili ivi raccolti appartengono alle forme
seguenti :
Modiola Adrarae Anelli
Leda percaudata Giimb.
Myoplioria infìnta Emmr.
Myophoriopis isosceles Stopp. sp.
Schizodus (?) alpinus Winhl.
Candita ( Palaeocardita ) cloacina
Quenst. sp.
La bella faunetta del Pralingér, nell’alta Val d’Erve, appartiene pure in buona parte
a livelli bassi del Retico, ma non è improbabile che le raccolte siano state effettuate in una
zona relativamente vasta e che quindi vi sieno comprese anche forme di livelli più elevati.
Ecco, in ogni modo, l’elenco dei fossili:
Thecosmilia clathrata Emmr. sp.
Gervilleia in fiata Emmr. sp.
» Galeazza Stopp.
Modiola gregaria Stopp. sp.
» ervensis Stopp. sp.
» cfr. producta Tqm.
Mytilus minutus Goidf.
Myoconcha Cornalbae Stopp. sp.
Pinna papyracea Stopp.
Leda Borsonii Stopp.
Myophoriopis isosceles Stopp. sp.
Anoplophora Pralingeri Mar.
Candita ( Palaeocardita) austriaca
Hauer sp.
Lucina stoppaniana Dittm.
» Gingillata Tqm. sp.
Homornya Baldassarii Stopp. sp.
Anatina rhaetica Giimb.
» Amidi (Stopp.) Mar.
» cfr. arista Stopp.
» Galavesae Mar.
Carbula alpina Winkl.
La stessa avvertenza fatta per i fossili di Pralingér vale anche per la fauna della Val
Grembi Ila, riportata qui sotto, con l’aggiunta che in questo secondo caso le incertezze sono
forse maggiori per la grande scarsità di indicazioni topografiche d’un certo dettaglio.
Bactrillium striolatum Heer
Stylophyllopsis rudis Emmr. sp.
Placunopsis Mortilieti Stopp. sp.
» alpina Winkl. sp.
Dimyodon intusstriatum Emmr. sp.
Lima [Plagiostoma ) discus Stopp.
Gervilleia infiala Schafh.
Modiola gregaria Stopp. sp.
» Visgnolae Mar.
» Adrarae Anelli
» orbicularis Desio
* Myoconcha brembillensis Desio
Palaeoneilo Zannonii Stopp. sp.
Myophoria infiala Emmr. sp.
* Myophoriopis isosceles Stopp. sp.
» depressa var. brevis
Desio
Candita ( Palaeocardita) austriaca
Hauer sp.
Candita ( Palaeocard.) munita Stopp.
» » phaseola Stopp. sp.
Anatina rhaetica Giimb.
Worthenia Oldae Stopp. sp.
Cirrus brembillensis Desio
19
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
Le specie contrassegnate da un asterisco furono raccolte da me personalmente nei
pressi di Maroncella in un livello abbastanza basso, ma meno dei precedenti.
Ai livelli medi del Retico inferiore va riferita, specialmente, la località fossilifera di
Locatello in V. Imagna, da cui provengono le specie seguenti:
Bactrillium striolatum Herr
Dimyodon intusstriatum Emmr. sp.
Chlamys Foipiani Stopp. sp.
Gervilleia cfr. innata Schafh.
Modiola gregaria Stopp.
Leda percaudata Gtìmb.
» Borsonii Stopp.
Palaeoneilo Zannonii Stopp.
Anatina rhaetica Giimb. sp.
A livelli poco diversi si trovano, probabilmente, anche le località di Berbenno, pure
in V. Imagna, con
Cassianella imagnensis Desio
Pinna papyracea Stopp.
» miliaria Stopp.
e di Tribulina, a nord della precedente, con
Myophoriopis depressa var. brevis
Desio
Candita ( Palaeocardita ) austriaca
Hauer sp.
Pteria contorta Porti, sp.
Leda percaudata Gtìmb,
Ai livelli medi si possono, forse, riferire
sullo spartiacque fra la V. Brambilla e la V.
Lima lineato-punctata Stopp.
Leda percaudata Gtìmb.
Myophoriopis isosceles Stopp. sp.
e di Gerosa, in Y. Brambilla, con
Bardita ( Palaeocardita) austriaca
Hauer sp.
Candita ( Palaeocard .) munita Stopp.
ancora la località fossilifera del Passo di Dura,
Taleggio, donde provengono esemplari di
Schafhdutlia Purae Stopp. sp.
Anatina rhaetica Gtìmb.
Macrodus (?) quadratus Desio Myophoriopis isosceles Stopp. sp.
Ad un livello molto elevalo della zona media del Retico inferiore o fors’anche alla
zona superiore, appartiene la localtà fossilifera di Costa Imagna. Fra i fossili raccolti in
tale località è, però, probabile che vi sia una certa commistione di forme provenienti da
vari livelli, poiché il Retico inferiore si presenta ivi con poca potenza. Le forme ricono¬
sciute sono le seguenti:
Stylophyllum paradoxmn Frech
Lima punctata Sow. sp.
Pteria contorta Porti, sp.
Cassianella fragilis Desio
» imagnensis Desio
Gervilleia cfr. inflata Schafh.
Modiola gregaria Stopp. sp.
» ervensis Stopp. sp.
Nucula Mutami Stopp.
Leda percaudata Gtìmb.
Neritopsis polymorpha Dittm.
Certamente nella parte piu elevata del Retico inferiore giacciono le località fossilifere
di Rota Fuori e Rota Dentro nelle quali, forse, è stato raccolto, non in posto, qualche fos¬
sile del Retico medio (coralli). Qui sotto è riportato l’elenco delle forme determinate:
20
ARDITO DESIO
Coccophyllum acanthophorum Frech
Astraeomorpha confusa Winkl. sp.
Thamnastraea rectilamellosa Winkl.
sp.
Placunopsis alpina Winkl. sp.
Lima ( Plagiostoma) discus Stopp.
Cassianella fragilis Desio
» imagnensis Desio
GerviUeia inflata Schath.
Macrodus (?) quadratus Desio
Myophoriopis isosceles Stopp. sp.
Cardinia antero-truncata Mar.
Cardila (Palaeo cardila) austriaca
Hauer sp.
Candita (. Palaeocard .) munita Stopp.
» •> spinosa var.
aspera Stopp.
Homomya lariana Stopp. sp.
» rotaensis Desio
Colobodus ornatus Ag.
Dallo stesso livello proviene anche un esemplare di Worthenià Oldae Stopp. sp. rac¬
colto nei dintorni di Capizzone in V. Imagna, presso il limite fra il Retico inferiore e il
Retico medio.
In complesso le tre parti del Retico inferiore non appaiono ben definite nè litologi¬
camente nè paleontologicamente per quanto, sotto quest’ultimo punto di vista, si noti una
certa, per quanto lieve differenza che, tuttavia, potrebbe dipendere dalla mancanza di rac¬
colte paleontologiche molto abbondanti effettuate con criteri strati grafici di dettaglio in una
regione anche più vasta di quella considerata. Per quanto riguarda la distribuzione stra¬
tigrafica dei fossili nella nostra regione, allo stato attuale delle conoscenze, si nota una
prevalenza nei livelli bassi del Retico inferiore delle seguenti forme:
Pecten bavaricus Winkl.
Chlamys Imaniae (Var.) Tomm.
Cassianella speciosa Mer. sp.
GerviUeia praecursor Quenst.
Myoconcha brembillensis Desio
Macrodus pumilus Dittm. sp.
» (?) quadratus Desio
'■> imagnensis Desio
Trigonodus elongatus Moore
Lucina Stoppaniana Dittm.
Schafhàutlia civatensis Stopp. sp.
Worthenià pygmaea Stopp. sp.
Neritopsis acuticosta Dittm. sp.
» Trotta Stopp. sp.
Naticopsis imagnensis Desio
Nei livelli medi, in cui compare ancora qualcuna delle specie sopra menzionate, pre¬
valgono invece le seguenti :
Lima lineato-punctata Stopp. Leda Borsonii Stopp.
Pinna papyracea Stopp. Anatina rhaetica Gùmb.
Leda percaudata Gùmb.
Particolarmente caratteristica di questo livello sembra essere la Leda percaudata Gùmb.
Nei livelli superiori, infine, compare qualche corallo che sarà rappresentato con molto
maggiore abbondanza nel Retico medio e v’è una certa frequenza delle specie sottonotate:
Chlamys Foipiani Stopp. sp. Candita spinosa var. aspera Stopp.
Cardila austriaca Hauer sp. Homomya lariana Stopp. sp.
» munita Stopp. » rotaensis Desio
Una parte di queste forme sale anche nel Retico medio ed, anzi, la caratteristica di
questo livello è data dalla mescolanza di specie molto frequenti nelle zone inferiore e media
del Retico inferiore con specie del Retico medio.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
21
Giunto al termine di questo esame stratigrafico-palaoontologico, non mi lusingo di
avere raggiunto dei risultati importanti, ma solo di avere dimostrato che il Retico inferiore
è un tutto omogeneo e assai difficilmente separabile anche con rilievi stratigrafici di det¬
taglio e ciò non solo sotto il punto di vista paleontologico, ma anche sotto quello litologico.
Riguardo alla batometria, il Retico inferiore presenta una facies di mare sottile, ma,
salvo in qualche livello, non proprio della zona littorale. Il tipo di sedimento più diffuso,
di natura essenzialmente terrigena, indica una regione marittima relativamente tranquilla,
qual’è, ad esempio, quella di un bacino più o meno chiuso o riparato. Quelle irregolarità
di stratificazione che si sono notate nel liv. 55 della serie Selino-Rota non paiono suffi¬
cienti a indicare una zona di mare agitato, ma, piuttosto, una piccolissima profondità del¬
l’acqua ed una estrema soltiliezza del sedimento che avrebbero facilmente permesso un
rimescolamento dei depositi del fondo ad ogni piccolo movimento dello specchio d’acqua.
Con la natura limacciosa del fondo si accorda perfettamente anche il tipo di fauna, carat¬
terizzato da una grande prevalenza di molluschi a guscio sottile fra i quali alcuni esclusivi
di tale ambiente come ad esempio le Myoconcliae. Forse, le notevoli affinità faunistiche
fra il Retico e il Raibliano lombardi potrebbero in parte spiegarsi con una ripetizione delle
stesse condizioni ambientali.
Quanto alla distribuzione topografica, il Retico inferiore occupa nella regione consi¬
derata la superficie più vasta di tutti gli altri piani del Mesozoico. Quasi tutti i rilievi com¬
presi fra il torrente Imagna e il torrente Brembilla sono costituiti dagli scisti e dai calcari
marnosi del Retico inferiore e così pure il versante orientale della media e bassa V. Brem¬
billa. Sul lato occidentale della V. Imagna gli affioramenti di Retico inferiore occupano
ancora una superficie assai vasta, mentre al di là dello spartiacque con l’Adda, tale zona
è mal delimitabile e assai meno potente.
Zona prevalentemente calcarea, media. — Il passaggio dal Retico inferiore al Retico
medio è mollo graduale. Generalmente si nota che nei livelli più elevati del Retico infe¬
riore cominciano a comparire, fra gli scisti e le marne, dei banchi di calcare bruno-azzur¬
rognolo, i quali divengono verso l’alto via via più frequenti e potenti sino ad assumere
la prevalenza assoluta sulle altre rocce.
Una delle zone in cui il Retico medio presenta il maggiore sviluppo è la regione del-
l’Albenza. Sui due fianchi opposti della montagna ho rilevato parecchie serie dettagliate
che si corrispondono abbastanza bene fra loro e di cui, perciò, mi limito a riferire solo
una delle più complete che si osserva sotto il Prato della Costa verso la V. Imagna *).
29. - Calcari bruni in strati di 40-50 cm. con coralli {Thecosmilia cla-
thrata Emmr. sp.). m . 7.—
[28. - Zona a prato.» io._ ]
27. - Calcari oolitici bruni.qualche metro
26. - Calcari bruni in strati di 5-10 cm. di potenza separati da veli
marnosi gialli. . g-3
25. - Calcari bruno-nerastri con coralli ed altri fossili indeterminabili,
in strati di 30-50 cm. di potenza. » 23.—
') Giova avvertire che nel rilevamento di tutte
queste serie del Retico medio fanno spesso ostacolo
le falde detritiche che si formano sotto le paretine
rocciose determinate dai banconi di calcare compatto
e le zone erbose sviluppate sugli affioramenti di scisti
e di marne. Le misure sono in buona parte ottenute
con sistemi approssimati.
22
ARDITO DESIO
24. - Calcari neri con veli marnosi giallastri e qualche resto fossile . m. 10.—
23. - Calcari bruno-nerastri, compatti, in strati di 20-30 era. di po¬
tenza .» 3.—
22. - Calcare subcristallino, gialliccio.» 1.—
21, - Calcari neri a superficie nodulose, con veli e spalmature marnose
giallastre.» 4.—
20. - Marne plumbee, friabili che probabilmente costituiscono anche
il livello sottostante.» 0.40
[19. - Zona a prato.» 14.—j
18. - Calcare subcristallino grigio con qualche corallo ...» 0.70
17. - Calcari neri compatti.» 10.—
[16. - Zona a prato che probabilmente ricopre degli strati marnosi . » 20.—]
15. - Calcare con ooliti ferruginose.» 1.—
14. - Calcari magnesiaci bruni, subcristallini, assai compatti . . » 9.—
13. - Calcari bruni, compatti, scheggiosi.» 30.—
[12. - Zona a prato, che probabilmente ricopre un affioramento di
marne.
11. - Calcari bruno-nerastri, compatti, in strati di 40-50 cm., con co¬
ralli .m.
10. - Calcari grigio-bruni subcristallini, in strati di 20-40 cm. di po¬
tenza .» 20.—
9. - Calcari grigio-bruni con coralli.» 2.—
8. - Calcari grigio-bruni subcristallini in strati di 20-10 cm. di po¬
tenza ............ » 20.—
[7. - Detriti ............ » 20. — ]
6. - Calcari bruni compatti in strati di 40-50 cm. di potenza separati
a qualche velo marnoso giallo.» 5.—
5. - Calcari bruno-chiari, compatti, in strati di 20-50 cm. di potenza » 2.—
4. - Scisti marnosi neri fossiliferi, in strati sottili alternanti con calcari
bruni in strati di 20-30 cm. di potenza. Fra i fossili di questo
livello ho potuto riconoscere Pteria contorta Porti, sp. e Di-
myodon intusstriatum Emmr. sp.» 5.—
3. - Calcari neri subcristallini, poco compatti, in strati di 20-30 cm.
di potenza alternanti con banchi di .1 m. di potenza di calcari
bruno-nerastri, compatti » 20.—
2. - Calcari bruno-nerastri compatti in strati di 40-50 cm. di potenza » 40.—
[1. - Detriti che celano un affioramento di scisti marnosi neri . . vari metri].
qualche metro
10 .—
11 livello più elevato di questa serie forma la sommità del Prato della Costa (m. 1424)
e corrisponde ad uno dei livelli immediatamente sottostanti al Retico superiore (Dolomia
a Conchodon ) che affiora a breve distanza verso SE ').
In complesso, anche, la serie del Retico medio appare abbastanza uniforme ed omo¬
genea sotto il punto di vista litologico. Dal lato paleontologico, i livelli scistoso-marnosi
— che sono quelli maggiormente fossiliferi specialmente alla base della serie — conten¬
gono per lo più dei lamellibranchi ; i livelli calcarei, invece, sono più o meno ricchi di
coralli.
) Più avanti verranno riportate le serie di passaggio fra il [letico medio e il Retico superiore.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
23
Dai dintorni di Empiano m V. Imagna, proviene una piccola faunetta raccolta in buona
parte negli straterelli marnosi basali. Essa è composta dalle seguenti specie :
Thecosmilia (imbonii Stopp.
» clatlirata Emmr. sp.
Dimyodon intusstriatum Emmr. sp.
Lima ( Plagiostoma ) praecursor Qu-
enst. sp.
Chlamys Foipiani Stopp. sp.
» Falgeri Mer. sp.
» valoniensis Defr. sp.
Gervilleia cfr. in fiata Stopp. sp.
Mysidioptera faba Winkl. sp.
Poco distante giace la località fossilifera di Bramano, che ha fornito pure un certo
numero di fossili provenienti da un livello poco più elevato dal precedente- Ad essa appar¬
tengono le specie sotto notate :
Thecosmilia clathrata Emmr. sp.
Thamnastraea rectilamellosa Winkl.
sp.
Dimyodon intusstriatum Emmr. sp.
Lima punctata Sow.
Chlamys Falgeri Mer. sp.
Pteria contorta Porti, sp.
Gervilleia infinta Schafh.
Modiola Schafhàutli Stur. sp.
Candita ( Palaeocardita) austriaca
Hauer sp.
Candita (Palaeocard.) munita Stopp.
Ilomomya lagenalis Schath.
» lariana Stopp. sp.
» Caffi Desio.
Discendendo, ora, la V. Imagna verso mezzogiorno, una ricca località fossilifera del
Retico medio si trova nei dintorni di Strozza, da cui provengono le specie sotto indicate:
Dimyodon intusstriatum Emmr. sp.
Lima ( Plagiostoma) acuta Stopp.
Pecten (Aequipecten) strozzensis Desio
Pteria contorta Porti, sp.
Mytilus minutus Goldf.
Modiola gregaria Stopp. sp.
Nucula Matanii Stopp.
Mysidioptera faba Winkl. sp.
Candita ( Palaeocardita) austriaca
Hauer sp.
Candita ( Palaeocardita ) cloacina Qu-
enst. sp.
Corbis (?) obscura Tqm. e Piette.
Ilomomya lariana Stopp. sp.
Dimorphotectus ascendens Dittm. sp.
Dndularia Quenstedti Stopp. sp.
Rhynchoteutis sp. ind.
La sommità del Retico medio è spesso segnata dalla presenza di calcari oolitici, i
quali, però, non costituiscono un livello unico e continuo, poiché talvolta vengono sosti¬
tuiti dai solili calcari bruni madreporici. Gli stessi calcari oolitici non mancano, del resto,
nel Retico superiore (Dolomia a Conchodon), come si vedrà più avanti. Una serie di pas¬
saggio fra il Retico medio e il Retico superiore, è ben scoperta nell’alta Yal d’Assa, fra
il M. Tesoro e il M. Picchetto :
14. - Dolomia bianco-giallastra, subcristallina, massiccia (Dolomia a
Conchodon tipica)
13. - Calcari oolitici bianco-grigi.m. 3.—
12. - Scisti arenacei brani.» 0.80
11. - Calcari neri a sfioritura azzurrognola in strati di 1 m. di potenza
separati da sottili letti di marne brune ..» 5.—
10. - Calcari bruni in strati di 20-30 crn. di potenza, con coralli e resti
indeterminabili di lamellibranchi.» 7.—
24
ARDITO DESIO
9. - Marne brune, alternanti con straterelli calcarei, con Pteria contorta
Porti, sp., Dimyodon intusstriatum Emmr. sp., Candita sp. . m. 0.50
8. - Calcari bruni in strati di 15-25 cm. di potenza con intercalazioni
di sottili straterelli marnosi.» 10.—
7. - Calcari neri in strati di varia potenza.» 15.—
6- - Calcari marnosi bruni in strati di 20-30 cm. di potenza, alternanti
con strati di marne fogliettate brune.. » 2.50
5. - Calcari bruno-rossicci e, superiormente, grigio bruni, molti fossi¬
liferi, con Placunopsis Mortilieti Stopp. sp., Gervilleia cfr. in¬
nata Schafh., Modiola gregaria Stopp. sp., Candita ( Paleocardita)
lorica Stopp.n 0.10
4. - Calcari grigio-bruni.» 2.—
8. - Calcari bruni in strati piuttosto potenti.ri 6.—
1. - Calcari bruni e bruno-rossastri in strati di 10-30 cm. di potenza ri 10.—
Da questa località, ma da un livello non determinato, provengono anche esemplari di
Placunopsis Schafhàutli Winkl. sp. e di Modiola ervensis Stopp. sp.
Un’altra serie di passaggio fra il Retico medio e il Retico superiore fu rilevata nei
dintorni di Yalcava, sul versante sud-occidentale dell”Albenza, fra Piazzolo c Le Stalle.
Credo opportuno riportare anche questa, tanto più eh’essa sostiene una serie del Retico
superiore e dell’ Hettangiano che verrà ricordata più avanti.
19. - Dolomia bruno-chiara compatta, ceroide (Dolomia a Conchodon)
18. - Calcari bruni, con ooliti bianche.
17. - Calcari giallo-bruni chiari, compatti, in strati di 20 cm. di po¬
tenza separati da veli marnosi gialli ......
16. - Calcari bruni in strati assai potenti, con coralli .
15. - Calcari marnosi bruni con straterelli più o meno sottili di marne
giallo-brunastre.
14. - Calcari bruno azzurrognoli, compatti, in strati di 20-30 cm. di
potenza separati da veli marnosi.
13. - Calcari marnosi bruni con straterelli intercalati di marne giallo-
brunastre .
12. - Calcari bruno-azzurrognoli, compatti in banchi di 2-3 m. di po¬
tenza .............
11. - Calcari marnosi azzurrognoli in strati di 10-20 cm. di potenza,
alternanti con straterelli di scisti marnosi bruni . . . .
10. - Scisti marnosi bruni.
9. - Calcari marnosi azzurrognoli in strati di 10-20 cm. di potenza,
alternanti con straterelli di scisti marnosi bruni . . . .
8- - Calcari neri in strati potenti.
7. - Calcari marnosi azzurrognoli in strati di 10-20 cm. di potenza
con qualche resto fossile, alternanti con straterelli di marne brune
6. - Calcari grigio-bruni compatti, a frattura prismatica
5. - Calcari marnosi bruni, cariati, a sfioritura gialla .
4. - Calcari marnosi bruni.
3. - Calcari bruni, compatti, in strati di 50 cm. di potenza, separati
da veli marnosi.
2. - Marne azzurre alternanti con scisti neri.
1. - Calcari marnosi azzurrognoli, alternanti con scisti marnosi.
m. 9.—
n 27.—
» 12 .—
» 20 .—
« 12.—
» 5.—
« 12 —
7) 9.—
« IL—
ii 6.—
» 13.—
» 2 .—
n 9.—
« 2.50
ii 0.40
ii 1.—
7! 9.—
ii 4.—
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL’ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
25
A breve distanza dalla località indicata, fra C. Succhione e Coldara, e in un livello
corrispondente al n. 12 della serie or ora riferita, raccolsi anche :
Placunopsis Mortilieti Stopp. sp. Gervilleia inflata Schafh.
Dimyodon intusstriatum Emmr. sp. Modiola gregaria Stopp.
Pteria contorta Porti, sp. Anatina praecursor Quenst. sp.
Tutte queste specie, tranne l’ultima, sono comuni anche alla serie della Val d’Assa.
Gioverà, poi, aggiungere che dai dintorni
di cui, però, non è noto il livello d’ origine -
Thecosmilia clathrata Emmr. sp.
Plicatula (?) papyracea Stopp.
Lima ( Plagiostoma ) discus Stopp. sp.
Gervilleia cfr. salvata Brun. sp.
di Yalcava provengono anche altri fossili —
- e cioè :
Modiola ( Septiola ) pygmaea Mst. sp.
Pinna miliaria Stopp.
Palaeoneilo Zannonii Stopp. sp.
Colobodus ornatus Ag. sp.
Per passare, ora, ad un’altra zona, riporterò la breve serie del Retico medio che af¬
fiora nell’alta Val Serada (V. Imagna), serie interrotta verso il basso dal contatto anor¬
male della falda di Dolomia Principale del Resegone.
9. - Dolomia bianco-grigia, subcristallina (Dolomia a Conchodon )
8. - Calcare magnesiaco bruno, in strati sottili.m. 7.—
7. - Calcare magnesiaco bruno, in strati sottili separati da letti marnosi » 4.—
6. - Banco di calcari bruni, massicci.» 1.50
5. - Calcari bruni con coralli.» 3.—
4. - Calcari bruni sterili.» 6.—
3. - Marne tirane in strati sottili.» 2.50
2. - Alternanza di calcari e marne brune con Bactrillium strio-
latum Heer, Pteria contorta Porti, sp.» 4.—
1. - Lumachella calcarea con Thecosmilia clathrata Emmr. sp. . » 5.—
Nella medesima località, ma non in posto, raccolsi esemplari di
Modiola gregaria Stopp. sp. Cardita munita Stopp.
■> Visgnolae Mar.
che probabilmente provengono dal liv. 2.
In tutte queste serie predominano, come s’è visto, sulle altre rocce i calcari più o
meno marnosi; ma nella nostra regione s’incontrano talora delle serie in cui i livelli più
elevati del Retico medio presentano ancora una notevole diffusione di marne, come ad
esempio, sul versante settentrionale della Corna Rocchetto (Albenza) ove ho rilevato la se¬
guente successione :
13. - Dolomie biancastre (Dolomie a Conchodon)
12. - Calcari bruni, compatti, con coralli.m. 10.—
11. - Alternanza di marne e di calcari marnosi bruni in strati poco
potenti (parzialmente coperti dai detriti).» 20.—
10. - Calcari bruni, compatti, con coralli.» 10.—
9. - Scisti marnosi neri..» 1-—
8. - Calcari marnosi bruni in strati di 15-20 cm. separati da strate-
relli di marne brune con Pteria contorta Porti, sp. ...» 2.—
26
A EDITO DESIO
7. - Marne brune.
6 . - Calcari marnosi bruni in strati di 15-20 cm. alternanti con stra-
terelli marnosi ...........
5. - Marne brune.
4. - Calcari marnosi bruni in strati di 15-20 cm. alternanti con stra-
terelli marnosi.
3. - Scisti marnosi bruni.■
2. - Calcari marnosi bruni.
1. - Marne brune alternanti con stenterelli di calcari marnosi .
m. 1.50
» 1.20
» 1.50
» 1 .—
» 4.—
» L—
vari metri
Nelle serie di questo tipo, ossia con notevole diffusione di rocce marnose, compare
spesso nella parte elevata del Retico medio un banco a brachiopodi, appartenenti alla
Terébratula gregaria Suess, ricchissimo d’individui. Uno di questi banchi affiora non
lungi dalla località precedente, sulla mulattiera che sale da Strozza a Ca’ Moscheni, a circa
700 m. d’altezza. I brachiopodi sono contenuti in uno stenterello scistoso-marnoso chiaro,
intercalato fra due banchi di calcare bruno. Più sotto stanno dei calcari con coralli ; sopra,
delle marne e degli scisti alternanti con calcari bruni, compatti, corallini.
Più interessante di questa, è un’altra località in cui pure affiora una serie prevalen¬
temente marnosa della parte alta del Retico superiore, ma nella quale con i brachiopodi
sono associati anche altri fossili. Tale località si trova presso la chiesetta di S. Antonio
Abbandonato, sul fianco SO della montagna, sotto lo spartiacque fra la V. Brembilla e la
Y. Brembana e al di fuori della zona rilevata. La faunetta da mi* raccolta in un calcare
marnoso bruno risulta composta dalle specie seguenti :
Placunopsis Schafhàutli Winkl. sp. Anatina Moorei Desio
Pteria contorta Porti, sp. Terébratula gregaria Suess.
Poco più in alto, nella serie, affiora un banco a Modiola gregaria Stopp. Il banco a
Terébratula gregaria Suess fu da me ritrovato anche nei dintorni di Fuipiano nell’alta
V. Imagna e fra il M. Tesoro e il M. Picchetto.
In complesso il Retico medio presenta caratteri litologici un po’ meno costanti del
Retico inferiore sia in senso verticale quanto in senso orizzontale. Questa condizione del
resto, è abbastanza normale trattandosi di banchi madreporici.
Quanto alla fauna, si nota nel Retico medio una grande diffusione della Pteria con¬
torta Porti, sp., specialmente negli straterelli marnosi, e di coralli nei banchi calcarei. La
specie di corallo più diffusa è la Thecosmilia clathrata Emmr. sp. che si presenta in
tutti i livelli. Caratteristica, poi, del Retico medio è la Terébratula gregaria Suess, che
non mi risulta sia stata citata, finora, con sicurezza nel Retico inferiore J ). Fra le specie
che, senza essere esclusive di questo sottopiano, s'incontrano assai raramente in quello
più basso, possono essere ricordate : Placunopsis Schafhàutli Winkl. sp., Lima punctata
Sovv. sp., Chlamys Falgeri Mer. sp., Mysidioptera faba Winkl. sp.
Sempre a proposito della fauna, occorre ricordare che il nostro Retico medio dovrebbe
corrispondere al piano dell’Azzarola dello Stopparli, piano che sarebbe caratterizzato da
una fauna particolare e diversa da quella del Retico inferiore. Oltre alle 10 specie in co-
*) Il Kroneckek (Zur Grenobest. op. cit. pag. 467,
nota 2) dice che la Terébratula gregaria si trova anche
in livelli molto profondi della zona ad Avicula con¬
torta, ma non cita alcuna località.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PEEALPI BERGAMASCHE)
27
mune alle due zone, inferiore e media, del Retico, menzionale dallo Stoppa ni ’), ne vanno
aggiunte, in base ai miei risultati paleontologici, altre 16. Ciò mi fa dubitare che la loca¬
lità fossilifera dell’Azzarola possa forse corrispondere in parte, ai livelli più elevati del
Retico inferiore, ma su questo argomento non è ora il caso di diffondersi non essendo
ancora nota con sufficiente dettaglio la serie stratigrafica retica del M. Rarro. E poi quasi
inutile avvertire che anche il Bactrillium striolatum Heer, ritenuto dallo Stoppali i ca¬
ratteristico della zona inferiore, si trova anche nella zona media e persino — come s’ è
visto in Y. Serada — negli strati di passaggio al Retico superiore.
Quanto alle condizioni batometriche, il Retico medio manifesta in generale un sensi¬
bile aumento di profondità del mare indicato, oltre che dalla diffusione dei calcari organo¬
geni, anche dalle forme di coralli in essi contenute.
L’estensione superficiale di questa zona non si può dire molto vasta rispetto al Retico
inferiore. N’è costituita, però, quasi tutta la dorsale che va dal Passo del Pertùs al Prato
della Costa; tutto il fianco NE dell’Àlbenza, fra Roncola e Strozza; una vasta plaga a N
della Corna Marcia fra la V. Brambilla e la V. Imagna; un’altra plaga, pure abbastanza
ampia nell’ alta V. Imagna, fra il Zucco di Pralongone e il Passo della Porta.
Zona prevalentemente dolomitica, superiore (Dolomia a Conchodorì). — La zona
superiore del Retico è caratterizzata da un potente bancone calcareo-dolomitiico povero di
fossili che si sovrappone in concordanza, ma con un distacco litologico abbastanza netto,
sui calcari madreporici della zona media.
Una serie abbastanza completa è quella che affiora sul lato orientale del M. Tesoro,
serie composta come segue :
11. - Calcare bruno chiaro, compatto, scheggioso, in banchi di circa
1 m. di potenza .
10. - Dolomia zonata, subcristallina, friabile, bianco-giallastra in strati
molto potenti.
9. - Calcare magnesiaco, bruno, compatto, in banchi assai polenti
8. - Dolomia biancastra, subcristallina.
7. - Calcare magnesiaco, bruno in banchi assai potenti
m. 9.—
» 16 .—
» 20 ,—
« 10 .—
« 20 .—
(Retico medio)
6. - Calcare nero, bruno o rossastro, subcristallino, friabile in strati
di 20-30 cm. di potenza.” 25.—
5. - Calcare nero, compatto in strati di 15-25 cm. di potenza . . « 7.—
4. - Calcare oolitico bianco e bruno, in strati sottili .... » 3.—
3. - Calcare nero, compatto in strati di 15-20 cm. di potenza . . » 9.—
2. - Calcare bruno-grigiastro, scuro, a frattura concoide, in strali sot¬
tili separati da veli marnosi giallastri.” 5.—
1. - Calcari neri, compatti in strati di 50-100 cm. di potenza con co¬
ralli isolati e Pteria contorta Porti, sp. . . . . . • vari metri
') Geol. Palèont. couches à Avicula contorta, op. cit. pag. 183.
28
ARDITO DESIO
Anche più caraneristica è la serie che succede superiormente a quella del Retico
medio nei pressi di Vaicava descritta a pag. 24 :
33. - Calcare bruno-chiaro, compatto in strati abbastanza potenti
32. - Calcare oolitico bruno .........
31. - Dolomia cristallina, talora suboolitica, bianco-giallastra
30. - Calcare bruno-chiaro in strati potenti.
29. - Dolomia cristallina, granulosa, bianca in strati sottili .
28. - Calcare giallo-bruno, compatto in strati polenti
27. - Dolomia cristallina, bianca, in strati sottili ....
26. - Calcare giallo-bruno, compatto in strati potenti .
25. - Dolomia cristallina, bianca, in strati sottili ....
24. - Calcare giallo-bruno, compatto in strati potenti .
23. - Calcare oolitico bianco, friabile, in strati sottili .
22. - Dolomia cristallina, bianca, friabile.
21. - Calcare bruno e bruno-giallastro, superiormente suboolitico, in
strati abbastanza potenti.
20. - Dolomia cristallina bianca, friabile, in strati sottili
m. 3.—
7.—
n 2.—
ii IL—
« 4.—
« 8 .—
ii 4.—
ii 2.80
ii 10.—
ii 7.—
n 4.—
ii 6.—
n 15.—
H 1.50
In vicinanza della località ove è stata rilevata questa serie e certamente sulla prose¬
cuzione laterale di essa, nei calcari giallo-brunastri ho raccolto un esemplare di Dìmyodon
intusstriatum Emmr. sp.
Le due serie sopra riportate possono servire come tipo del Retico superiore della
nostra regione. Occorre, tuttavia, aggiungere che possono mancare qualche volta comple¬
tamente, o quasi, le caratteristiche dolomie cristalline bianco-giallastre ’), come ad esempio
sulla Corna Marcia, lungo lo spartiacque fra la V. Imagna e la V. Brembilla.
Queste dolomie cristalline, poi, presentano talora delle discordanze nella disposiziono
dei veli di sedimento che le compongono, come ebbi a notare, ad esempio, in Val di
Malanotte (Fig. 4) e sul M. Linzone.
') Riguardo alla composizione chimica di queste
dolomie cfr. Kronecker, Zur Grengbesl. Op. cit. pag.
511, nota 1 e Philippi E., Ueber einen Dolomitisirungs-
vorgang ecc. pag. 32.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA. (PREALPI BERGAMASCHE)
29
In generale il Retico superiore è assai povero di fossili : il caratteristico Conchodon
infraliasicm Stopp. ') si può raccogliere poco sopra Bramano, nell’ alta Y. Imagna e
delle sezioni osservai sul Passo della Porta. La presenza, poi, del Dimyodon intusstriatum
Emmr. sp. nella zona precedentemente indicata, viene a confermare direttamente la spet¬
tanza al Retico della Dolomia a Conchodon st. s.
Per quanto riguarda le condizioni batometriche, sembra che in generale la Dolomia a
Conchodon non rappresenti depositi di maggiore profondità di quelli madreporici del Retico
medio: gli accennati disturbi nella stratificazione starebbero anzi ad attestare movimenti
dovuti piuttosto ad agitazione delle acque, che del fondo marino.
L’estensione superficiale del Retico superiore nella regione considerata, non è molto
vasta. Esso compare con una facies poco caratteristica nella media Val d’ Erve e, innal¬
zandosi via via verso mezzogiorno, raggiunge la sommità del M. Tesoro (m. 1432) e il M.
Linzone. Più ad oriente T affioramento si divide in due rami che scendono sul fondo della
V. Imagna e mentre uno risale verso NE a formare la Cresta della Corna Marcia, l’altro
seguita verso oriente sino a raggiungere la V. Brembana all’altezza di Clanezzo.
Un’altro affioramento d’una certa importanza, va dai Canti, sullo spartiacque fra la V.
Imagna e la V. Taleggio, al Passo del Pallio, passando per Arnosto e Bramano. Piccoli
lembi, infine, compaiono saltuariamente lungo i margini della falda del Rcsegone.
Serie ridotte del Retico. — Se tutta la serie retica con una stima molto grosso¬
lana può essere valutata al massimo a 7-800 m. di potenza, in qualche località essa si
presenta con uno spessore molto minore, sembrerebbe, per effetto delle dislocazioni. Una
di queste serie comprensive si può osservare al Passo della Passata:
19. - Dolomia a Conchodon .........
18. - Scisti marnosi neri ..........
17. - Calcari bruni compatti in strati poco potenti.
16. - Scisti marnosi neri.
15. - Calcari bruni compatti.• . . .
14. - Scisti marnosi neri ..........
13. - Calcari marnosi bruni in strati poco potenti separati da letti
scistosi.
12. - Calcari bruni, brecciati.
11. - Calcari marnosi bruni in strati sottili, fossiliferi, con Pteria con¬
torta Pori, sp., Modiola gregaria Stopp. sp., Nudila Matanii
Stopp., Leda percaudala Giimb., L. Borsonii Stopp., Palaeoneilo
Zannonii Stopp. sp., Anatina rhaetica Gùmb. 2 ) .
10. - Calcari bruni brecciati.
9. - Breccia calcarea nerastra ........
8. - Calcari marnosi bruni in strati sottili alternanti con scisti bruni
7. - Scisti marnosi neri.
6. - Calcari marnosi bruno-nerastri foglietlati.
5. - Scisti marnosi neri.
m. 10.—
n 6.—
» 2 .-
» 2.60
» 10 .—
» 3.—
» l.~
» 2 .—
» 8 .—
» 1.30
» 0.15
» 0.40
» 4.—
» 0.30
» 2.50
') A proposito di questa specie, altre volte iden¬
tificata col Lycodus cor Sehafh,, vedi quanto è detto
nella parte paleontologica.
2 ) Il Philipp! ( Geol. d. Umgeg. von Lecco, op.
cit. pag. 353) ricorda In questa località anche Leda
alpina Wiukl. e Protocardiam rhaelicum Mer. sp.
5
30
ARDITO DESIO
m. 0.20
» 3. —
vari metri
4. - Calcare brecciato bruno.
3. - Scisti marnosi bruni e neri con resti fossili.
2. - Calcari neri con fossili indeterminabili alternanti con scisti neri
1. - Dolomia Principale.
In questa serie si potrebbero riconoscere forse tutte e tre le zone del Retico, per
quanto quella media non sia rappresentata da tipici calcari madreporici. La presenza di
calcari brecciati fa pensare a stiramenti o a faglie locali cui potrebbe essere attribuito
l’assottigliamento della serie, per quanto, tanto i calcari brccciati, quanto le brecce non
presentino i caratteri di vere e proprie rocce autoclastiche. È da tenere presente, in ogni
modo, che l’affioramento retico del Passo della Passata giace presso la fronte della zolla
sovraspinta del Resegone, per cui la spiegazione più semplice dell’assottigliamento della
serie, sarebbe quella di attribuirlo a fenomeni di compressione.
Serie retiche ancora più ridotte s’incontrano verso occidente, ma in quest’ultimi casi
sono evidenti i rapporti con la dislocazione del Resegone. Presso il Passo del Fò, ad
esempio, tutto il Retico è rappresentato da calcari marnosi bruni, spesso laminati, alter¬
nanti con qualche Craterello di marne brune di una potenza complessiva assai esigua.
Nei calcari a nord del passo notai un banco a Modiolci gregaria Stopp. molto ricco di
individui o in esso raccolsi pure qualche esemplare di Pteria sp. ind-. Leda Borsonii
Stopp., Myoplioriopis depressa var. brevis Desio.
GIURA.
Lias.
Hettangiano. — Le prime notizie sull’esistenza dell’Hettangiano fossilifero in Lombardia
furono date dal Parona nel 1884 *) e proprio in base allo studio di fossili della nostra re¬
gione. Il Parona determinò infatti una piccola fauna, composta in gran parte da ammoniti,
raccolta dal dott. Rota nei dintorni di Carenilo e inviatagli in istudio dal prof. Yarisco,
fauna che attribuì alla zona superiore dell’Hettangiano (zona a Schlotheimia ungulata). Di
questa fauna non era noia la posizione esatta nella serie sira lignifica locale : il fatto però
di essere contenuta nei calcari neri e di presentare dei fossili silicizzati, lasciava supporre
che provenisse dagli strati più bassi della serie dei calcari neri selciferi attribuita, per
analogia con altre località, al Sinemuriano. Tanto più, poi, quando nel '97 il Philippi 3 )
trovò, nei pressi della C. Pian del Cai, non lungi da Carenilo, delle piccole ammoniti si¬
licizzate e dei brachiopodi contenuti nei banchi inferiori del calcare nero selcifero. Lo
stesso Parona in un’altra sua nota 3 ) citò alcune forme hettangiano di branchiopodi
provenienti dai dintorni di Roncola-S. Bernardo, presso lo sbocco della Yal Imagna e al¬
cune ammoniti sinemuriane del Col Pedrino (Albenza). Nello stesso anno (1889) il Ma¬
riani 4 ) raccoglieva sull’Albenza alcuni fossili, non determinati con sicurezza, che attri¬
buiva però al Lias inferiore e che dovevano sicuramente provenire dal livello fossilifero
’) l’ARONA C. F., Sopra alcuni fossili del Lias
inferiore di Carenno eco. op. cit.
2 ) Philippi E., Geologie d. Untgeg. v. Lecco eco.,
op. cit., pag. 356.
3 ) Parona C. F., Note paleontologiche sul Lias
inferiore delle Prealpi Lombarde, Read. R. Ist. Lomb.,
Sor. II, yoI. XXI, fase. Vili, Milano 1889.
*) Mariani E., Osservazioni geol. e paleonl. sul
gruppo del M. Albenza. Op. cit.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI,’ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
31
dell’ Hettangiano scoperto vent’anni dopo dal Kronecker. Il Kronecker, quando già
P Hettangiano fossilifero era stato trovato in Val Solda dal Bis tram e indicato dal Ma¬
riani sul M. Campo di Fiori e dall’Ai rughi sul M. Barro, riusciva a trovare sull’Albenza
un certo numero di forme caratteristiche e a riordinare molto ingegnosamente tutta la
parte più bassa della serie Massica di quella regione ‘). Su questo lavoro avrò occasione
di ritornare più avanti : ora converrà passare in rassegna i dati da me raccolti nella nostra
regione su questo piano.
Una delle località in cui si può seguire più agevolmente la successione dei vari strati
che ricoprono quelli del Retico superiore, si trova nei dintorni di Yalcava, fra C. Piazzolo
e « le Stalle » a circa 950 m. d’altezza. La serie rilevata in continuazione a quella retica
riportata a pag. 28 è la seguente :
43. - Calcari neri selciferi di tipo sinemuriano 2 ).
42. - Calcari bruno-giallicci, leggermente marnosi in strati di 10-20
cm. di potenza, separati da veli di marna gialla e di pirite
41 - Calcare magnesiaco giallo-brunastro con venature calcitiche
40. - Dolomia cristallina, farinosa, bianco-giallastra .
39. - Selci bianche in strati sottili.
38. - Calcari bruni selciferi.
37. - Selci bianche in strati sottili.
36. - Calcari magnesiaci subcristallini, bianco-grigiastri, in strali sot¬
tili con liste di selce bianca.
35. - Calcari magnesiaci compatti, giallo-bruni, con noduli di selce
bionda c bruna in strati di 20-40 cm. di potenza
34. - calcari bruno-nerastri un po’ marnosi, in strati sottili con ar¬
ticoli di Crinoidi, Ostrea arietis Quenst., Plicatula ( Terquemia )
hettangensis Tqm., Lima ( Plagiostoma ) gigantea var. exaitata
Tqrn., Ctenostreon tuberculatum Tqm. sp., Pecten ( Entolium )
Hehlii var. Di Blasii di Stef., Pinna semistriata Tqm.
m. 7.—
» 2 .—
» 5.—
» 10 .—
« 0.80
» 10 .—
« 15. -
« 4.—
n 5.—
L’Hettangiano seguita poi verso NO sul fianco dell’Àlbenza attraversando la V. Bratta
e risalendo sul contrafforte opposto presso C. Zanelli. Lungo la mulattiera che porta da
Torre dei Busi a Yalcava, si può osservare di nuovo la serie hettangiana che per effetto
di un rovesciamento si trova disposta altimetricamente in serie inversa alla successione
stratigrafica. Anche qui ai calcari selciferi neri del Lias inferiore fanno seguito dei calcari
magnesiaci bruno-giallicci, che si vanno via via arricchendo di liste di selce sino ad es¬
serne completamente sostituiti. A questi succedono, presso C. Zanelli, dei calcari magne¬
siaci bruno-chiari con noduli di selce e, poi, dei calcari come i precedenti, ma senza selci,
nei quali oltre ad articoli mal conservati di Crinoidi, raccolsi esemplari di :
Lima ( Plagiostoma ) gigantea var. Modiola cfr. psilonoti Quenst. sp.
exaitata Tqm. Pinna semistriata Tqm.
Chlamys valoniensis Defr. sp.
') Kronecker W., Op. cit. Lago di Como che hanno fornito al Parona una
2 ) Indico a questo modo i calcari neri sinemuriani fauna di tale età.
dal livello di Moltrasio, Tremezzo, Carenilo ecc. sul
32
ARDITO DESIO
Alla base dell’ Hettamgiano si trovano anche qui i calcari oolitici con selci bianche.
Seguitando verso NO, l’Hettangiano scende nell’alta Valle Ovrena e indi risale il
fianco occidentale del M. Tesoro sino a quasi 1200 ni. d’ altezza, passando subito ad oriente
degli abitati di Sogno e di Colle di Sogno. Anche sul fianco del M. Tesoro, nel medesimo
livello di calcari bruni, compreso fra il Retico superiore e i livelli ricchi di selci, raccolsi
un certo numero di fossili fra i quali determinai :
Pentacrinus angulatus Opp. Ctenostreon tùberculatum Tqm. sp.
Lima ( Plagiostoma ) gigantea var. Pecten ( Entolium) Hehlii d’ Orb.
exaitata Tqm. Chlamys Thiollierei Mrt. sp.
Più oltre ancora verso NO T Hettangiano conserva immutata la sua facies fin nell’alta
Val d’Assa, ove affiora intorno a 9B0 m. d’altezza presentandosi però già un po’ ridotto
di potenza. È difficile seguire passo a passo l’affioramento hettangiano più oltre, verso il
M. Spedone, causa la copertura boschiva e il manto erboso che lo nascondono. Certo è
eh’esso si va gradualmente assottigliando — probabilmente per sostituzione da parte dei
calcarei neri selciferi di tipo sinemuriano — come si nota lungo la mulattiera che sale
da Carenilo al Perlùs a circa 970 m. d’altezza, ove si vedono affiorare per breve tratto i
calcari magnesiaci giallo-biancastri con noduli di selce e, più sotto (altimetricamente non
stratigraflcamentc), il livello a selci chiare *). Ridottissima appare poco più oltre la serie
hettangiana, sulla dorsale che dal M. Spedone si dirige verso il 'M. Locone. Qui essa è
rappresentata da una ristretta serie di calcari bruno-chiari in strati sottili attraversati da
numerose venirne calcitiche e separali da veli marnosi giallastri. Questi calcari, che stanno
a immediato contatto con la Dolomia a Conchodon, rassomigliano mollo a quelli del livello
42 della serie di Vaicava e non diversificano gran chè da quelli neri selciferi soprastanti.
Pare, anzi, che in essi vi sieno delle intercalazioni di strati neri, ma di ciò non ho potuto
assicurarmi, poiché la serie è assai poco scoperta. Superiormente seguono i soliti calcari
neri di tipo sinemuriano, poveri, però, di selci.
In questa zona, dunque, T Hettangiano non è identificabile paleontologicamente e male
si distingue anche litologicamente dal Sinemuriano.
In Val d’Erve, poco a monte di Bora, è quasi del tutto irriconoscibile: a contatto con
la Dolomia a Conchodon stanno dei calcari nerastri senza selci, ai quali fanno seguito i
calcari neri di tipo sinemuriano poveri di selci come sul M. Spedone.
Arrivati così al limite occidentale della regione rilevata, ritorniamo al punto di par¬
tenza per procedere in direzione opposta.
Da Coldara 1’Hettangiano scende nella Vallo del Sambuco e poi sale sino all’estremità
meridionale della Corna Massaia, per abbassarsi nuovamente sul fondo della Val di Mala-
notte. Nell’alveo del torrente, o anche lungo il sentiero che porta da Col Pedrino alla C.
Malanotte, si può seguire abbastanza bene la serie hettangiana costituita nel modo seguente:
11. - Calcari nero-azzurri, con liste di noduli di selce nera di tipo si-
sinemuriano.
10. - Calcari marnosi neri alternanti con calcari rosso-bruni in strati
sottili separati da veli marnosi gialli.rn. 1.70
9. - Calcari nero-azzurri senza selci o con qualche raro nodulo . . » 7.—
') Sulla fauna hettangiana di Carenno verrà trattato più avanti.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 7 ALBENZA (PBKALPI BERGAMASCHE)
33
8. - Conglomerato calcareo costituito in buona parte da ciottoli delle
dimensioni di una noce composti di un calcare grigio-chiaro eguale
a quello del liv. 7. legati da un cemento marnoso grigio-chiaro . m. 1.50
7. - Calcari grigio-chiari in strati di 10-20 cm. di potenza, alternanti
con straterelli di marna gialla.r 4.—
6. - Calcari grigio chiari alternanti con qualche strato di conglomerato
calcareo e qualche altro di calcare grigio-rossastro con resti di
ammoniti per lo più piriti-zzate ( Psiloceras sp. ind) » 4.—
5. - Calcari grigi con spruzzature silicee.« 1.—
4. - Calcari grigio-chiari, compatti, in strati sottili .... » 6.—
3. - Calcari neri compatti, in strati poco potenti con qualche raro
nodulo di selce.” & —
2. - Arenario calcaree grigie, compatte, in strati di 30-50 cm. di po¬
tenza, con spruzzature silicee nella parte inferiore* completamente
calcaree in quella superiore e ricche di articoli di Crinoidi e Bra-
chiopodi fra cui : Waldheimia (Zeilleria) Eugelhardti Opp. sp.,
Waldh. (, Zeill.) perforata Piett. sp., Terebratula Renemeri Haas. » 15.—
[1. - Calcari giallicci compatti del Retico superiore].
Qui vediamo che la serie ha già mutato un po’ facies rispetto a quella di Vaicava, e
il mutamento è avvenuto assai rapidamente, poiché sulla sedotta che giace sotto l’estre¬
mità meridionale della Corna Massaia, si trova ancora il livello fossilifero dei calcari bruni
nel quale, anzi, raccolsi esemplari di Pentacrimis angulatus Opp., Lima (. Plagiostoma )
gigantea var. exaitata Tqm. Occorre poi aggiungere che in questa zona il Kron'ecker *)
è riuscito a raccogliere un piccolo numero di ammoniti che credo provengano dal liv. 6
della serie di Malanotte. Le specie indicale dal suddetto autore sono :
Lytoceras Phillipsi Sow. Palaeoniso Pillai Mgh.
oltre a resti indeterminabili di Atractites, Schlotheimia, Phylloceras, Crinoidi e una
specie nuova di Rhynchonella non descritta.
Dalla Val Malanotte V Hcttangiano sale verso il Linzone e poi seguita verso oriente
abbassandosi via via sino al Brembo. A nord del M. Piacca c presso Prabeciocchi si os¬
servano le solite selci bianche associate a calcari chiari selciferi. In un livello di calcari
grigi raccolsi anche degli esemplari di Chlamys subalpina Par. sp. e di Chi. Thiollierei
Mart. sp. La roccia in posto in questa zona ed anche per lungo tratto verso oriente è ri¬
coperta dalla vegetazione, cosicché non si può seguire bene la serie stratigrafica. Sopra
Albelasco si notano dei banchi di calcare bruno nerastro con selci e sezioni di Pinne e di
Lime che pare corrispondano a quelli del liv. 34 di Vaicava. Essi sono sottoposti, per ef¬
fetto del rovesciamento, a una piccola serie di calcari bruni con qualche velo marnoso e
coralli del Retico e superiormente sono limitati da un banco di calcari oolitiei. Qui l’Het-
tangiano si trova a diretto contatto col Retico medio per effetto di un accavallamento
locale.
Poco più ad oriente, presso C. Madonnina, sul sentiero che porta a Carobaies, affiorano
per breve tratto dei calcari grigio-chiari zeppi di brachiopodi che formano una vera e
propria lumacholla. Le specie che la compongono sono :
') Op. oit. pag, 550.
34
ARDITO DESIO
Spiriferina n. sp. Terebratula Renevieri Haas.
Waldheimia ( Zeilleria ) perforata Pecten ( Entolium) Hehlii d’ Orb.
Piede sp.
Siamo dunque sulla prosecuzione del liv. 2 della serie di Malanotte. Lo stesso livello
si ritrova anche sul fianco settentrionale del Botto, sopra Roncola-S. Bernardo ed anche qui
è ricco di fossili. Yi raccolsi :
Waldheimia ( Zeilleria ) perforata formis Bòckl. sp.
Piede sp. Terebratida Renevieri Haas.
Waldheimia ( Zeilleria ) ovatissimae- Rhynchonella pacatissima Quenst, sp.
Sotto ai calcari grigio-gialli con brachiopodi, stanno dei calcari giallo-chiari compatti
che poggiano sul Retico superiore a facies dolomitica bianco-giallastra, con lenti di calcite.
Sopra il banco fossilifero, presso la cima del Botto, compaiono dei calcari bruni e gialli
con noduli di selce nerastra nei quali rinvenni un piccolo esemplare mal conservato di
ammonite appartenente al genere Arietites.
Anche in questa località il Kronecker ') è riuscito a trovare dei fossili, in parte
indeterminabili (Crinoidi, Pecten, Belemniti, Schlotheimia sp.), fra cui :
Phylloceras cylindricum Sow. ticulatum Can.
Lytoceras articulatum Sovv. Terebratula Aspasia (?) Mgh.
» 11 var. multiar-
i quali, con tutta probabilità, indicano un livello equivalente al liv. 6 della serie di Ma¬
lanotte.
Non lungi verso oriente, sul M. Castra, P Hettangiano assume un grande sviluppo in
superficie costituendo il nucleo di una piega a ginocchio erosa e presenta una facies com-
pletemente selcifera. Dai calcari neri con selci del Sinemuriano si passa qui direttamente
alle selci bianche, che costituiscono la sommi là e tutto il fianco settentrionale del monte.
Nelle selci sono contenuti numerosi nidi di brachiopodi apparlenenti per lo più alla
Rhynchonella pacatissima Quenst. sp. Questa zona selcifera non presenta, però, una
grande estensione in senso longitudinale, poiché già a Clanezzo, essa è nuovamente ridotta
a proporzioni più modeste.
La serie rilevata lungo la rotabile della Val Brembana, di fronte a Clanezzo, è composta
dai membri seguenti :
9. - Calcari neri selciferi (Sinemuriano)
[8. - Alcuni metri coperti dai muri di sostegno della strada e da detriti]
7. - Selci bianche con qualche livello di selci nere in strati sottili ma
poco distinti ........... m. 12.—
6. - Selci nere con qualche livello di selci bianche in strati di 8-10
cm. di potenza. Intercalato in questo livello si nota un piccolo
banco di breccia autoclastica costiiuita da frammenti di selce nera
legati da un cemento calcareo grigio.m. 10.—
5. - Calcari leggermente arenacei, bruno-chiari, brecciati, con liste e
noduli di selce gialla o nera e qualche piccola lente di seisti neri n 4.—
') Op. cit. pag. 550.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PEEALPI BERGAMASCHE)
4. - Calcari neri in strati di 10-20 cm. di potenza con noduli e liste
di selce nerastra.
3. - Calcari grigio-chiari, compatti siliciferi.
2. - Calcari neri in strati ben distinti di circa mezzo metro di potenza
1. - Calcari magnesiaci bruno-scuri con tracce appena distinte di stra¬
tificazione (Dolomia a Conchodon).
Un’ altra serie di affioramenti hettangiani giace poco più a nord della fascia prece¬
dente. Un primo affioramento isolato si incontra sul M. Linzone a nord della zona Mala-
notte-Prabeciocchi, ma in corrispondenza di esso non ho potuto rilevare delle serie, poiché,
quando 1’ Hettangiano non è coperto dal manto erboso, forma insieme con la Dolomia a
Conchodon dei salti rocciosi pressocchè inaccessibili.
Presso la selletta che separa il Prato della Costa dal M. Linzone, in un livello di cal¬
cari bruni selciferi che sta a contatto per faglia con i calcari madreporici del Retico medio,
raccolsi qualche esemplare di Pentacrinus angulatus Opp. e di Lima ( Plagiostorna ) gi-
gantea var. exaitata Tqm. Sul M. Linzone è presente, però, anche il livello a selci bianche
che si può osservare quasi dovunque al di sopra della Dolomia a Conchodon, con la quale
facilmente da lontano si confonde.
La zona hettangiana del Linzone dà origine, verso oriente, ad un’altra zona che corre
per un tratto, fra Clanezzo e Strozza, parallela alla precedente, poi piega verso nord e
risale circuendo la Corna Marcia e il M. Ubiale per raggiungere il Brembo presso il Ponte
di Sedrina. Di questa parte 1’Hettangiano è costituita in prevalenza da calcari bruno-gial¬
lastri chiari, con qualche intercalazione di strati di selce bianca. Nei calcari, lungo la mu¬
lattiera che risale il fianco SO del M. Ubiale, raccolsi dei fossili riferibili alle seguenti
forme :
Pentacrinus angulatus Opp. Chlamys subalpina Par. sp.
Lima ( Plagiostorna ) gigantea var. n dispar Tqm.
exaitata Tqm. » Thiollierei Mart. sp.
Un’ ultima zona hettangiana affiora sulla cresta di spartiacque fra la V. Imagna e la
Y. Taleggio. I calcari che la compongono hanno scarsa potenza e caratteri che spesso mal
si distinguono da quelli del Sinemuriano e della Dolomia a Conchodon. La facies selcifera
bianca comparo solamente nei dintorni di Pallio, poco sotto la grotta dell’Acqua Serada ;
poco distante 1’Hettangiano è rappresentato, invece, da calcari grigi, subcristallini, simili a
quelli della Dolomia a Conchodon, ma cosparsi di noduli e di liste di selce. Sul Passo del
Pallio e lungo tutta la fascia che gira intorno alla testata della Val Imagna, fra Pallio e
Calzaniga, è composto da calcari bruni con qualche fossile. Sul passo raccolsi un esemplare
di Rhynchonella gryphitica Quenst. sp., ma non posso escludere che si trovasse già nella
zona soprastante, elio ha una facies litologica molto simile, per quanto la presenza della
stessa specie associata con Chlamys valoniensis Defr. sp. sotto il Passo di Vaibona, mi induca
a ritenere hettangiana anche la prima. Più fossilifero è l’affioramento isolato dei «Canti»
a NE di Euipiano. Sulla sella sottostante alla cima più elevata, alla base dei calcari neri
selciferi del Sinemuriano, affiorano dei calcari bruno-nerastri in strati sottili e separati da
letti marnosi. Sulle superficie di contatto fra i calcari e le marne raccolsi una faunetta
abbastanza caratteristica composta dalle specie seguenti :
35
r. 25.—
v 1 .—
I! 4.—
36
ARDITO DESIO
Pentacrinus angulatus Opp.
Cidaris sp. ind.
Rhynchonella gryphìtica Quenst. sp.
Gryphaea Pictetiana (de Mort.)Stopp.
sp.
In questa zona, dunque,
rappresentata
brachiopodo ').
Ostrea IJaidingeriana Emmr. sp.
Ghlamys valoniensis Defr. sp,
n Thiollierei Mari. sp.
Pinna semistriata Tqm.
qualche variante la facies di Yalcava, variante
dalla presenza di qualche
ricompare con
paleontologicamente dall’ assenza delle Limae e
Passati, cosi, in rassegna le serie stratigrafiche della parte basale del Lias inferiore
della nostra regione, rimangono ora da stabilire i rapporti con 1’ Hettangiano delle regioni
classiche e di quelle già note della Lombardia.
La fauna contenuta nei calcari bruno-chiari inferiori (Grenzbìvalvenban del Kro-
necker) risulta composta dalle forme sotto elencale:
Pentacrinus angulatus Opp.
Cidaris sp. ind.
Rhynchonella gryphìtica Quenst. sp.
Gryphaea Pictetiana (de Mort.) Stopp.
sp.
Ostrea arietis Quenst.
Ostrea Haidingeriana Emmr. sp.
» irregularis var. anomala
Quenst.
Plicatula ( Terquemia) hettangensis
Tqm.
Lima (. Plagiostoma) gigantea var.
exaitata (Tqm.) Bistr.
Ctenostreon tuberculatum Tqm. sp.
Pecten ( Entolium ) Hehlii d’ Orb.
n n n var. di
Blasii Di Stef.
Chlamys valoniensis Defr. sp.
n dispar Tqm. sp.
ii Thiollierei Mari. sp.
Modiola cfr. psilonoti Quenst. sp.
Pinna semistriata Tqm.
Gioverà, ora, un esame critico delle varie forme. Il Pentacrinus angulatus (incl. P.
psilonoti Quenst.) è una specie hettangiana, diffusa però in tutti i livelli. La Rhynchonella
gryphitica è stata finora segnalata solo nel Sinemuriano, mentre la Gryphaea Pictetiana
è nota solamente nei livelli più bassi dell’Hettangiano della Savoia. L’ Ostrea arietis è
una specie caratteristica dell’Hettangiano inferiore deH’Oosterhorn e fu trovata anche in
Brianza (Rassmuss), ma visse sino al Sinemuriano (zona ad A. Buklandi)', P 0.
Haidingeriana è una specie retica della Costa d’Oro, nota nel medesimo piano anche in
Lombardia, mentre 1’ 0. irregularis var. anomala è diffusa nella zona a Psiloceras pla-
norbis dell’Hettangiano di Hettange e delle Alpi Valdesi, e pare esista anche in Val Solda
essendo stata riunite in sinonimia dal Bistram con 1’ 0. irregularis. La Plicatula ( Ter¬
quemia) hettangensis è una delle specie più caratteristiche dell’Hettangiano e anch’ essa
fu rinvenuta col Ps. planorbis nelle Alpi Valdesi : altrettanto si può dire della Lima gi¬
gantea var. exaitata e del Ctenostreon tuberculatum. Il Pecten (Entolium ) Hehlii non
ha importanza nel nostro caso, poiché lo si trova in tutto il Lias, e non manca nemmeno
nel Retico; la var. Di Blasii è nota, finora, solo nel Sinemuriano. Caratteristiche della
l ) Oltre che in queste località non credo inutile
segnalare la presenza dell'Hettangiano fossilifero sulla
dorsale ohe separa la V. Brambilla dalla V. Brerabana,
fuori dalla regione considerata. Sulla solletta quotata
1145 ra. a sud del M. Zuccone, notai'numerosi blocchi
di selce bianca con Rhynchonella plicatissima Quenst.
e, nelle vicinanze, dei calcari bruno-chiari pure di
tipo hettangiano.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI,’ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
37
zona inferiore dell’ Hettangiano sono, invece, le tre specie successive di Chlamys, Chi.
valoniensis, Chi. dispar, Chi. Thiollierei trovate anche in Val Solda (Bistram), per
quanto sieno comparse tutte e tre fin dal Retico. La Modiola psilonoti è puro caratteristica
della medesima zona e così anche la Pinna semistriata, tanto diffusa nel nostro orizzonte.
In conclusione, la massima parte di questa fauna è composta da specie caratteristiche
della zona inferiore dell’ Hettangiano (zona a Ps. planorbis ) e 1’ unica non ancora nota a
tale livello è la Rh. gryphitica. Non mi sembra, quindi, possano essere dubbi sull’ età
dei livelli sopra descritti.
A queste forme potrebbero, poi, essere aggiunte alcune altre da me non trovate, ma indi¬
cate suU’Albenza dal Kronecker. Ecco 1’ elenco di quelle utilizzabili da cui, naturalmente,
sono state omesse quelle già menzionate ') :
Lima (Mantellum)'pectinoides Sow. sp. Unicardium rùgosum Dlcr. sp.
Hinnites inaequistriatus Goldf. Pholadomya corrugata Koch e Dkr.
Ostrea irregularis Mst. Mesalia Zenkeni Dkr.
Si tratta anche in questo caso di forme hettangiane proprie della zona a Ps. planorbis ,
che vengono, perciò, a confermare la determinazione cronologica precedente 2 ).
Nel suo complesso, la nostra serie hettangiana corrispondente alla zona a Ps. planorbis
può essere ben paragonata, sotto il punto di vista paleontologico, a quella dell’Alpe di
Bolgia in Val Solda con cui ha in comune più di metà delle specie, differenziandosi solo
per il minor numero di gastropodi e per la grande diffusione della Pinna semistnata.
Se tali piccole differenze non sono da imputarsi alla modesta entità delle raccolte pa¬
leontologiche, potrebbero essere messe in relazione con la natura un po’ diversa dell’am¬
biente sedimentario in cui gli animali sono vissuti.
Non molto diverso dall’Hettangiano della V. Solda è quello che affiora nei dintorni
di Rovio (Luganese) 3 ), il quale pur presentando delle differenze nella composizione litolo¬
gica, ha varie specie (7) in comune con 1’Hettangiano della regione considerata. Maggiori,
certamente, sono le affinità fra quest’ultimo e quello dell’Alta Brianza, la cui fauna
meno numerosa di specie — è rappresentala quasi al completo nella nostra regione ed
anche nei riguardi litologici troviamo grandi analogie. Questo fatto è facilmente spiegabile
se si tien conto che l’Alta Brianza giace sull’immediato prolungamento stratigrafìco della
regione dell’Albenza, da cui topograficamente la separa solo la depressione dell’Adda.
Gli altri affioramenti hettangiani della Lombardia occidentale sono ancora troppo poco
conosciuti paleontologicamente per poter permettere degli utili confronti.
Ora, invece, conviene prendere in esame la fauna della serie di Malanotte, costituita,
come s’ è visto, prevalentemente da brachiopodi. Ecco l’elenco delle forme riconosciute:
4 ) Kronecker W., Op. cit. pag. 513. Non sono
ricordato qui te specie nuove del Kronecker, citate
noi suo lavoro, ma, per quanto mi risulta, mai de¬
scritte.
2 ) La zona a Ps. planorbis è intesa in senso
lato, poiché mancano dati sufficienti per distinguerla
in Lombardia, dalla zona a Ps. megaslonia.
3 ) Frauenfeldbr A., Beitriige sur Geologie der
Tessiner Kalhalpen. Ec.iogae Geologicae Helvetiae,
voi. XIV, fase. 2, Lausanne 1916, pag. 316.
4 ) RaSSMUSS H., Beitriige sur Slratigraphie unti
Tektonik der sudòsllichen Alta Brianza. Geol. n.
Palaeont. Abhandl. herausgeg. v. E. Kohcn, N. F.,
Bd., X, Hft. 5, Jena 1912, pag. 29.
6
38
ARDITO DESIO
Psiloceras sp. ind.
Spiriferina sp. n.
formis Bòckl. sp.
Terebratula Renevieri Haas
Rhynchonella plicatissima Quenst. sp.
Pecten ( Entolium ) Helilii d’ Orb.
Chlamys subalpina Par. sp.
Waldheimia ( Zeilleria) ovatissimae-
Waldheimia ( Zeilleria ) Engelliardtì
Opp. sp.
Waldheimia ( Zeilleria) perforata
Piette sp.
Nulla ci possono dire le due prime forme rimaste indeterminale. La Waldheimia
(• Zeilleria) Engelhardti è una specie di Hierlatz ; la W. perforata , per quanto assai dif¬
fusa nell’Hettangiano, visse anche nel Sinemuriano, mentre la W. ovatissimaeformis è
una specie eminentemente hettangiana. Della Terébratula Renevieri non è noto con pre¬
cisione il livello di provenienza, per quanto sembri probabile — a detta dell’autore stesso
della specie — che appartenga essa pure all’Hettangiano. La Rhynchonella plicatissima
è assai diffusa in lutto l’Hettangiano ed è una delle due specie di brachiopodi segnalate
in Val Solda. Sulle specie rimanenti poco si può dire: la prima non ha un vero valore
stratigrafico ; la seconda è nota, finora, solo nel Sinemuriano di Sai trio. Qui ci troviamo,
dunque, in presenza di una fauna troppo scarsa ed eterogenea per arrivare ad una deter¬
minazione cronologica abbastanza definita ed esatta. Ci si potrà, tuttavia, aiutare con ele¬
menti stratigrafici.
Il Kroneckcr >) in un livello soprastante a quello a brachiopodi — che a me ha
fornito solo resti indeterminabili di ammoniti — è riuscito a raccogliere in V. Malanotte
e sul Botto un certo numero di fossili fra cui ha riconosciute anche le specie seguenti:
Lytoceras articulatum Sow. e var. Phylloceras cylindricum Sow.
multiarticulatum Canav. Palaeoniso Pillai (Mgh.) Canav.
Lytoceras Phillipsi Sow.
Si tratta, dunque, di quattro specie, più una varietà, diffuse nel Lias inferiore della
Spezia, nel quale sono rappresentate, secondo il Canav ari le tre zone ad Ar. laqueus
a Schl. ungulata e a Ar. Buklandi 2 ).
Giustamente, quindi, il Kroneckcr ritiene che la serie a brachiopodi rappresenti
— insieme con gli strati ad ammoniti immediatamente soprastanti — le due zone a Ps.
planorbis e a Schl. ungulata senza che vi sia un limite netto fra le due. Il banco a la-
mellibranchi ( Zio ischenbivalvenb unii ) viene, perciò, a rappresentare una facies eteropica
della parte inferiore della serie a brachiopodi. La presenza in quest’ultima di strali
di rocce clastiche e il carattere di mare sottile dei sedimenti del banco a lamellibranchi,
danno una certa conferma indiretta a questa interpretazione. Se, poi, si tiene conto della
distribuzione topografica delle due facies, sembra che nella nostra regione si trovi la zona
marginale di una larghissima lente costituita dai calcari marnosi con lamellibranchi, in¬
tercalata nella serie calcareo-dolomitica retico-liassica.
Queste conclusioni mi paro rientrino abbastanza bene anche nel quadro delle conoscenze
paleogeografiche dell’Hettangiano della Lombardia Occidentale. La lacuna stratigrafica cor¬
rispondente all’Hettangiano in alcune plaghe del Varesotto 3 ) indica la presenza di una
terraferma in quella regione. Intorno ad essa si stendono sedimenti di maro sottile oma-
') Op. cit. pag. 550. J 3 ) Senn A., Beìtrcige sur Geologie des Alpensii-
~) Canavari M., Contribuzione alla fauna del \ drandes zwischen Mendrisio und Varese. Eclogae
l.ias inferiore di Spezia. Mcm. descr. Carta Geni. Geo!. Helvetiae, Voi. XVIII, N. 4, Hasel 1924. pag. 573.
d' Italia, Voi. Ili, P. 2 , Firenze 1888.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
39
teriali detritici che accennano alla vicinanza della costa. Quando saranno meglio conosciute
le condizioni dell’ Hcttangiano in tutta la Lombardia sarà possibile allora ricostruire sopra
una carta l’andamento della costa e la distribuzione delle varie facies.
Sull’età della fauna di Carenno.
Il Parona in una interessantissima nota del 1884 *) ha elencato un certo numero
di fossili raccolti dal Dott. Rota nei dintorni di Carenno attribuendoli complessivamente
alla stessa età della fauna del Lias inferiore della Spezia.
La collezione studiata dal Parona, che appartiene al Museo Civico di Storia Naturale
di Bergamo, mi fu gentilmente inviata in esame, accresciuta di altro materiale successiva¬
mente raccolto nella medesima località o poco distante. I fossili sono contenuti in un cal¬
care bruno o nero e sono in parte silicizzati. Lo stato di conservazione non è troppo buono,
cosicché varie determinazioni sono rimaste un po’ incerte. Ecco 1’ elenco delle specie da
me riconosciute :
Atractites sp. ind. (cfr. A. Guidonii
Mgh.)
Phylloceras cfr. Bernardiì Canav.
n ( Geyeroceras) cylindri-
curii Sow. sp.
Rhacophyllites cfr. stella Sow. sp.
Arietites (Arnioceras ) mendax var.
rariplicatum Fuc.
Arietites (Arnioceras) ambiguus Geyer
» ii semilaevis Hauer sp.
Arietites ( Arnioceras) anomaliferum
Fuc.
Arietites (Vermiceras ) cfi*. hierla-
tzicum Hauer sp.
Aegoceras sp. ind. (cfr. Ae. Listeri
Sow.)
Aegoceras (Amblycoceras) cfr. plani-
costatum Sow. sp.
Schlotheimia ventricosa (Sow.) Canav.
Asteroceras volubile Fuc.
C-ymbites laevigatus Sow. sp.
Oxynoticeras sp. (cfr. 0. Guibalianum
Wright non d’ Orb).
Worthenia (?) cfr. Capellina De Stef.
« sp. ind. Onetti
Promathildia Seniele d’ Orb. sp.
Eucyclus tricarinatus Mart. sp.
Spiriferina alpina Opp.
In questo elenco 1’ uniformità della fauna appare un po’ minore rispetto a quello del
Parona e ciò per il fatto che di qualche specie è stata modificata la determinazione,
qualche altra s’è aggiunta e alcune poche, infine, sono state omesse, poiché provengono
da una località diversa, per quanto assai vicina, di cui verrà, trattato più avanti.
Vediamo ora quali dati cronologici si possono ricavare dall’elenco. Non poche sono,
intanto, le specie in comune col Lias inferiore della Spezia, e precisamente :
Atractites sp. ind. (cfr. A. Guidonii
Mgh.)
Phylloceras cfr. Bernardìi Canav.
ii (Geyeroceras) cylindri-
cum Sow. sp.
Rhacophyllites cfr. stella Sow.
Arietites (Arnioce-ms) semilaevis
Hauer sp.
Aegoceras sp. ind. (cfr. Ae. Listeri
Sow.)
Schlotheimia ventricosa (Sow.) Fuc.
Wor tenia ? cfr. Capellina De Stef.
) Parona C. F., Sopra alcuni fossili del Lias inferiore di Carenno ecc. Op. cit.
40
ARDITO DESIO
Purtroppo tre sole di queste specie hanno potuto essere determinate con sicurezza. La
prima, il Ph. cylindricum è una forma abbastanza caratteristica della zona a Sciti, mar¬
morea ed è stata segnalata anche nell’Hettangiano dell’Alta finanza (Bis Ir am). L ' Ar.
semilaevis, forma di Hierlatz, è stata indicata con dubbio alla Spezia, la Schl. ventricosa,
infine, appartiene alla zona ad Ar. rotiformis, al quale appartiene pure V Arietites (Ar¬
nioceras) rariplicatum. Delle altre specie, determinate con incertezza, due e cioè il Ph.
Bernardii e la W. Capellina sono forme particolari dei dintorni di Spezia, per quanto la
seconda sia stata trovata anche nei calcari cristallini della Sicilia. Il Rh. stella e V Ae.
IAsteri indicherebbero una zona profonda del Lias inferiore (zona a Ps. megastoma).
Un’ altra regione, con cui la nostra presenta delle affinità faunistiche, è quella del
Monte di Cotona con cui abbiamo le seguenti forme in comune :
Rhacophyllites cfr. stella Sow. sp.
Arietites ( Arnioceras) mendax var.
rariplicatum Fuc.
Arietites (Arnioceras) semilaevis
Hauer sp.
Arietites ( Arnioceras) anomaliferum
Fuc.
Arietites (Vermiceras) cfr. hierlat-
zicum Hauer sp.
Asteroceras volubile Fuc.
Già ho detto qualcosa a proposito della prima specie; la seconda, oltre che a Cotona,
pare esista a Sai trio (Fucini) e fu inoltre segnalata nel Deserto Arabico (Greco); in Ba¬
viera si trova nella zona ad Ar. Bucklandi (Sehroder). L ' Ar. semilaevis e V Ar. hier-
latsicum sono forme di Hierlatz., mentre V Ar. anomaliferum e l 'Ar. volubile sono par¬
ticolari del Monte di Cotona la cui fauna del Lias inferiore è attribuita, complessivamente,
ad un orizzonte corrispondente a quello di Hierlatz ').
Delle specie che finora non sono state ricordate, 1’ Ar. ambiguus proviene da Hierlatz,
1’ Aeg. planicostatum, determinato, però, con incertezza, è forma lotharingiana della zona
a Ox. oxynotum come 1’ Oxynoticeras Guibalianum con cui un nostro esemplare ha qualche
rassomiglianza. Il Cymbites laevigatus è stato indicalo in Inghilterra nella zona ad Ar.
obtusus, in Francia e in Svezia nella zona a Ar. Bucklandi ed è pure noto a Sai trio
(Parona). La Promathildia Semele è stata segnalata nell’Hettangiano della Val Solda
(Bis tram); 1 ’ Eucyclus tricarinatus è una forma hettangiana della Costa d’Oro, mentre
la Spiriferina alpina non ha per noi valore stratigrafico, poiché si trova tanto nel Lias
inferiore quanto nel Lias medio.
Quali sono le conclusioni che si possono trarre da questi dati sull’età della fauna di
Carenilo? In essa troviamo rappresentanti tanto dell’Hettangiano, quanto del Sinemuriano
(ilici. Lotharingiano). Fra le specie determinate con sicurezza prevalgono quelle sinemu-
riane, ma non mancano, però, specie abbastanza caratteristiche dell’Hettangiano. Tenendo
conto del fatto che la fauna di Carenilo non è probabile che provenga da un’unica e li¬
mitala località, si può ritenere che rappresenti le zone comprese fra quella a I J s. megastoma
e quella a Ox. oxynotum , forse indistinte stratigraficamente, per quanto la comunanza di
qualche forma con quelle degli strati soprastanti al banco a bracbiopodi della V. Mala-
notte e del Botto, lasci sospettare resistenza di qualche livello ben determinato.
Insieme con la fauna di Carenilo, può essere ricordata un’altra piccola collezione di
ammoniti proveniente dai dintorni di Colle di Sogno, non lungi da Carenilo, e contenuta
l ) Fucini A., Note illustrative della carta geolo¬
gica del Monte Celona. Annali delle Università To¬
scane, Voi. XXV, Pisa 1905.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI.,’ALBENZA (PKEALPI BERGAMASCHE)
41
in un calcare bruno del tutto simile a quello della precedente località. Le forme che ho
potuto riconoscere sono le seguenti :
Lyroceras articulcitum Sow. sp. Psiloceras cfr. pleuronotum (Cocchi)
n n var. multi - Canav.
articulatum Canav. Cymbites centriglobus Opp. sp.
La prima di queste specie, indicata anche neU’Hettangiano dell’Alta Brianza (Bistram)
e nota alla Spezia, si trova tanto nella zona a Ps. megastoma quanto in quella a Sdii,
marmorea ; la sua varietà è una forma propria del Lias inferiore della Spezia. Il Ps. pleu¬
ronotum, puro conosciuto alla Spezia, è stato segnalato nella zona a Ps. megastoma delle
Alpi Nord-orientali. Del Cymbites centriglobus non è del tutto chiara la zona di pertinenza,
poiché pare sia stato spesso confuso con specie affini: nel bacino germanico e nell’Ap¬
pennino centrale si trova nei livelli più bassi del Lias medio, ma sembra non manchi in
quelli più elevati del Lias inferiore. Non escludo, però, che gli esemplari attribuiti a questa
specie possano provenire da un livello diverso e più elevato dei precedenti. Anche in questo
caso si arriva a conclusioni analoghe a quelle sopra esposte: la presenza della var.
multiarticulatum riafferma, però, la possibilità che una parte almeno delle ammoniti pro¬
venga dagli strati corrispondenti a quelli soprastanti al banco a brachiopodi dell’ Albenza.
Sinemuriano. — Alle serie bettangiane sopra ricordate seguono superiormente dei cal¬
cari neri, o nero-azzurrognoli abbastanza ricchi, per solito, di noduli e di liste di selce
nera, ma talvolta del tutto privi e marnosi. Questo complesso di calcari corrisponde per
caratteri litologici ai « calcari di Moltrasio » di cui è noto un certo numero di ammoniti
descritte dal Parona e attribuite alla zona a Ar. Buclclandi '), e rappresenta la facies
più diffusa del Sinemuriano lombardo.
Sul versante sud-occidentale dell’Albenza, alla baso dei calcari neri selciferi, s’incontra
per solito un livello di calcari bruni un po’ marnosi, in strati di 10-20 era. di potenza c
separati da veli di marna gialla ocracea. Rassomigliano un po’ ai calcari in cui è contenuta
una parte delle ammoniti dei dintorni di Carenilo. Più sopra incominciano a comparire i
noduli e le liste di selce, mentre nel contempo aumenta la potenza degli strati. In Val
d’ Erve i calcari neri del Sinemuriano. si presentano poveri di selce e, invece, con frequenti
letti marnosi gialli fra strato e strato; la loro potenza complessiva in questa valle è note¬
volmente ridotta. Con caratteri analoghi li ritroviamo sul fianco della montagna sottostante
al Pertùs, verso Carenilo e, poco più a sud, in Val d’ Assa e in valle del Cucco.
In Val di Malanotte, sopra il livello basale con veli marnosi, affiorano dei calcari neri
arenacei, ricchissimi di spicule di spugne, che vengono utilizzati come « pietre da coli ».
Seguono, inferiormente, i soliti calcari neri selciferi che mi hanno fornito un esemplare di
Asteroceras saltriense Par., specie del Lias inferiore di Sai trio e nota anche sul Monte
Cetona, e uno di P/rylloceras Partschi var. Savii De Stefi, diffuso in quest’ultima locatità,
raccolto negli strati più elevali.
Da una località non ben precisata ma, evidentemente, soprastante al Col Pedrino, pro¬
viene anche un piccolo numero di ammoniti citate dal Parona 2 ), che io non sono riuscito
a rintracciare. Esse sono state attribuite alle specie seguenti :
XXV, Genève 1898.
8 ) PAKONA G. F., Note paleontologiche sul Lias
inf. eco., op. cit. pag. ti.
') PARONA. C. F., Contribuzione alla conoscenza
delle Ammoniti liasiche di Lombardia. P.te ili. Am¬
moniti del calcare nero di Moltrasio, Carenilo , Givate
nel bacino Lariano. Mem. Soc. Paléont. Suisse, Voi.
42
ARDITO DESIO
Arietites ( Vermiceras) Conybeari Sovr. ? Arietites ( Vermiceras) bisulcalus
» (Arnioceras) semicostatus Brug.
J. e B.
Si tratta, dunque, di formo caratteristiche della zona inferiore del Sinemuriano, alla quale
appartiene un esemplare di Arietites (. Arnioceras) Arnouldi Bum. della medesima località,
che ho avuto in esame dal Museo Civico di Storia Naturale di Bergamo.
Lo stesso tipo di calcari si osserva anche più ad oriente, fra il M. Piacca, Albelasco
e il M. Castra, e sul M. Linzone è allo scoperto anche il livello basale.
Qui troviamo dei calcari bruni con macchie gialle e selci, in strali sottili, ai quali
seguono superiormente i soliti calcari neri-selciferi. Presso Cas. Cat, sia nei calcari bruni,
quanto in quelli neri, si notano spesso impronte di ammoniti e di Pecten , in generale,
però, mal conservate. Fra il materiale raccolto potei riconoscere la presenza di :
Arietites ( Vermiceras) "raricostatus Avicula papyria Quenst. sp.
Zieten 1
specie ambedue del Lotharingiano. Nella stessa zona, però, il Kronecker raccolse degli
altri fossili e cioè:
Phylloceras cylindricum Sow. Arietites ( Arnioceras ) geometricus
Arietites ( Coroniceros ) nodosaries Opp.
Q' ienst - Arietites ( Arnioceras) ceratitoides
Quenst. var.
Se le determinazioni sono esatte, sul M. Linzone è pure fossilifera la zona ad Ar.
Bucklandi ').
Ad oriente del M. Castra i calcari del Sinemuriano s’impoveriscono di selci, mentre
nel contempo s’arricchiscono d’argilla, cosicché presso lo sbocco della V. Imagna, possono
essere utilizzati come u pietra da cemento ». Caratteri analoghi presentano anche sul M.
Ubione e sul versante SE della Corna Marcia, ma qui, di tanto in tanto, ricompaiono anche
le selci in liste e in noduli più o meno abbondanti.
Più a nord ritroviamo i calcari neri selciferi, con la solita facies, sul crinale della
catena che separa la V. Imagna dalla V. Taleggio. Qui, però, non mi fu dato di trovare
dei fossili determinabili.
In complesso, i calcari neri soprastanti all’ Hettangiano, per quanto poveri di fos¬
sili, corrispondono bene a quelli di altre regioni della Lombardia occidentale e rappre¬
sentano il Sinemuriano (ilici. Lotharingiano). Per quanto riguarda la batometria, manife¬
stano caratteri di mare piuttosto profondo, certamente più dei calcari a lamellibranchi
dell’ Hettangiano.
Lias medio (Pliensbachiano-Domeriano). — I calcari neri selciferi del Sinemuriano pas¬
sano gradualmente, nella parte superiore a calcari grigi, pure selciferi, poi a calcari caffè-
latte, o biancastri, o rosei, molto compatti e simili alla majolica. Nei livelli più elevati questi
') Kronecker W., op. cit. Procedentemente il
Parona (Noie paleontologiche sul Lias inf. eco. op.
cit.) aveva segnalato sul « M. Albenza» senz’altre
indicazioni topografiche, la presenza di Arietites
(Vermiceras) Conybeari Sow., Ar. (Arnioceras) ce-
ratitoides var. densicosta Quenst. e Ar. (Astero-
ceras) stellare Sow.
STUDI GEOLOGICI SULLA. REGIONE DELI.’ A LBENZ A (PLIEALPI BERGAMASCHE)
48
calcari presentano di solito una stratificazione più sottile e dei letti marnosi rosso-ver¬
dastri, con frequenti noduli di pirite, intercalati fra strato e strato. Nella nostra regione
in questo complesso erano note finora solo due specie di ammoniti : il Rhacophyllites li-
bertus Gemm. era stato segnalato dal Parona ’) sul Col Pedriuo e il Lytoceras fim-
briatum Sow. dal Pbilippi 2 ) sul M. Brughetto. Giova anche ricordare che, finora, nelle
varie carte e note geologiche riguardanti la regione deH’Àlbenza, il Lias medio era stato
sempre unito insieme col Lias inferiore, ritenendosi impossibile una distinzione data
1’ « uniformità n della serie e la mancanza di fossili. Bisogna dire, invece, che il Lias medio
è abbastanza ben distinto litologicamente dal Lias inferiore per la colorazione mollo più
chiara della roccia e, come vedremo, anche per contenuto paleontologico.
In valle della Galavesa, all’estremità occidentale della regione considerata, il Lias
medio affiora presso Erve ed è costituito da una piccola serie di calcari selciferi biancastri,
alternanti, superiormente, con sottili letti marnosi rosso-verdi. Con la stessa facies il Lias
medio continua verso Carenno e il M. Brughetto ove fu raccolta dal Philippi rammollite
sopra ricordata. Dalla stessa località, o dai dintorni, credo provenga anche una piccola
fauna avuta in esame dal Museo Civico di Storia Naturale di Bergamo che porla l’indica¬
zione u Colle di Sogno ». Bisogna sapere, però, che a Colle di Sogno affiorano i calcari
neri del Sinemuriano e che i fossili sono, invece, conservali nel calcare bianchiccio del
tutto simile a quella del M. Brughetto che dista 5-600 m. dalla località precedente. Le
specie che ho potuto riconoscere sono le seguenti :
Aptychus sp. ind.
Belemnites sp. ind.
Lytoceras (. Fimbrilytoceras ) Capelli¬
na Bett.
Con l’indicazione ancora più vaga, « dintorni di Carenno » ho avuto in esame altri
fossili contenuti in un calcare roseo chiaro, di tipo medioliassieo, che appartengono alle
specie seguenti :
Ilammatoceras Bonarellii Pariseli e Coeloceras fallax Fuc.
Viale
Fra Pieia e Torre dei Busi il Lias medio è rappresentato inferiormente da calcari sel¬
ciferi simili a quelli del Sinemuriano, ma di tinta più chiara e, superiormente, da calcari
giallicci o brunochiari con sottili intercalazioni di marne rosso-verdi. La fascia di Lias
medio prosegue, poi, verso oriente per Fopa e scende nella valle del Sambuco per risalire
indi sul Col Pedrino. In una cava poco sopra Opreno sono messi allo scoperto gli strati più
elevati della serie, nei quali ho potuto raccogliere dei fossili conservati in massima parte
sulle superficie degli strati presso il contatto con i letti marnosi rosso-verdastri e non di
rado piritizzati.
Le forme riconosciute sono le seguenti :
Phyllocevas cfr. Zet.es d’ Orb. Arieticeras Lotta var. oprenensis
Arieticeras retrorsicosta Oppel Desio
» Lotta Gemm. sp. Grammoceras cfr. Curionii Mgh.
Arieticeras Del Campanai Fuc. sp.
Fuciniceras lavinìanum Mgh.
Cidaris erbaensis (Stopp.) Mgh.
’) Parona C. F., Note paleontologiche sul Lias
inf., eoe., Op. cit. pag. 6.
2 ) Philippi E., Geologie der Umgeg. von Lecco eco.
Op. cit. pag. 357.
44
ARDITO DESIO
A giudicare dal tipo di roccia, pare che dalla stessa cava provengano anche pochi
altri esemplari del Museo di Paleontologia della R. Università di Pavia che portano l’indi¬
cazione « dintorni di Opreno ». Essi appartengono alle specie sotlo elencate :
Phylloceras (?) dolosum Mgh. Fucineras Bonarellii Fuc.
Lytoceras audcix Mgh.
Sulla parte opposta della Valle del Sambuco e precisamente sul Col Pedrino — donde
proviene l’esemplare di Lytoceras fmbriutum Sow. citato dal Parona — sono stati
raccolti degli altri cefalopodi fra i quali ho potuto riconoscere la presenza di :
Belemnites sp. ind. Fuciniceras cornacaldense var. lon-
Arieticeras algovianum Opp. gobardicum Desio.
Fuciniceras meneghinianum Haas
Subito sotto Col Pedrino, in Val di Malanotte, si può seguire la serie del Lias medio
che presenta, però, una facies molto uniforme. Alla base, sopra i calcari neri del Lias
inferiore, giacciono dei calcari marnosi bruni con liste di selce nera ai quali fanno se¬
guito verso l’alto dei calcari bianco-giallastri e poi grigi, con noduli di selce scura. In
questi strati, a 5-6 m. dal contatto col Lias superiore, raccolsi esemplari di :
Amaltheus ( Paltopleuroceras ) cfr. Grammoceras Normannianum d’Orb.
spinatus Brug. Acanthopleuroceras (Canavaria ) cfr.
Arieticeras algovianum Opp. ILaugi Gemm. sp.
in parte piritizzati. 11 passaggio dal Lias medio al Lias superiore è segnato da 2 m. di
calcari giallo-verdastri chiari, compatti, con qualche lista di selce nera; seguono ad essi dei
calcari marnosi verdi.
Sul fianco meridionale del M. Piacca, nei calcari chiari si notano delle intercalazioni,
sempre più potenti verso l’alto, di calcari arenacei con liste di selce bionda, mentre nella
valle del T. Calcarola, presso « alla Lunga » (Palazzago) affiorano dei calcari grigi un po’
marnosi, in strati sottili e ben distinti, separati da veli marnosi gialli con noduli di selce
scura. Una piccola collezione di ammoniti proviene dai « Dintorni Palazzago » ed è com¬
posta dalle forme seguenti:
Phylloceras anonymum Haas Protogrammoceras Meneghina Bonar.
Amaltheus ( Paltopleuroceras) spina- » Kurrianum Opp.
tus Brug.
Più ad oriente il Lias medio è messo allo scoperto lungo la strada che scende da
Roncola-S. Bernardo a Barlino. Ai calcari neri del Sinemuriano seguono superiormente dei
calcari chiari fittamente alternanti con strali di selce nera, che passano verso l’alto della
serie ad arenarie e marne gialle e rossastre con qualche lista di selce nera. La serie è
chiusa da un livello di calcari selciosi gialli e giallo-verdastri in strati sottili, associati con
marne dello stesso colore. Da una località non bene precisata a nord di Almenno proven¬
gono alcuni esemplari di Arieticeras Lotta Gemm. sp. e un esemplare di Pygope erba-
ensis Suess sp., appartenente al Museo Civico di Storia Naturale di Bergamo, porta l’in¬
dicazione: « Valle del Giglio (Albenza) ».
Finalmente, lungo la strada della Val Brembana si vede allo scoperto la serie del Lias
medio, rappresentata, alla base, da calcari chiari, gialli o bruni con noduli di selce e, su¬
periormente da calcari gialli, rossastri o verdastri con sottili letti marnosi rosso-verdi in-
STUDI GEOLOGICI SITUI,A REGIONE DELL,’ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
45
tercalati fra strato o strato. Il Lias medio affiora per brevissimo tratto anche piu a nord,
nei dintorni di Lisso sotto forma di calcari giallo-rosei con sottili interstrati marnosi rossi
e verdastri.
In complesso, la serie del Lias medio è abbastanza uniforme e distinta anche sotto il
punto di vista litologico. Quanto ai fossili, non
me determinate sono le seguenti :
Aptychus sp. ind.
Belemnites sp. ind.
Phylloceras anonymum Haas
„ (?) dolosum Mgb.
cfr. Zetes d’Orb.
Lytoceras (. Fimbrilytoceras ) spinatus
Brug.
Lytoceras audax Mgb.
Amaltheus ( Paltopleuroceras ) Capel¬
lina Bett.
Iiammatoceras Bonurellii Parisch e
Viale
Arieticeras Algovianum Opp.
„ retrorsicosta Opp.
„ Del Campanai Fuc. sp.
„ Lotlii Gomm.
„ „ var. oprenensis Desio
si può dire'che sia povera; le specie da
Fuciniceras Meneghinianum Haas
„ Cornacaldense var. lon-
gobardicurn Desio
Fuciniceras Lavinianum Mgh.
„ Bonarellii Fuc. sp.
GramniocerasNormannianum d’Orb.
„ cfr. Curionii Mgh.
Protogrammoceras Meneghina Donar,
sp.
Protogrammoceras Kurrianum Opp.
Coeloceras fallax Fuc.
Acanthopleuroceras (?) ( Canavaria )
cfr. Haugi Gemm. sp.
Pygope erbaensis Suess sp.
Pentacrinus cfr. basaltiformis Mill.
Cidàris erbaensis (Stopp.) Mgh.
Loriolella Ludovicii Mgh. sp.
Le due prime specie e così pure la quinta e la sesta non è noto che siano accanto¬
nate in una determinata zona del Lias medio, ma, in ogni modo, appartengono tutte e
quattro al Domoriano. L 'Amaltheus spinatus è la forma caratteristica della zona più ele¬
vata del medesimo piano, mentre P Hammotoceras Bonarellii è stato segnalato finora
solo nel Lias superiore dell’Appennino centrale. L ’Arieticeras algovianum, VA. retrorsi¬
costa, il Fuciniceras Meneghinianum, il Protogrammoceras Kurrianum e il Phylloceras
Zetes sono pure specie del Dotneriano, ma della zona ad Amaltheus margaritatus.
L ’Arieticeras Del Campanai, VA. Lotta, il Fuciniceras Bonarellii, il Gramnioceras Cu¬
rionii , VAcanthopleuroceras Haugi sono specie del Modulo; il Gramnioceras Norman¬
nianum è una forma ancora domeriana, ma della zona più bassa, a Deroceras Davoei.
Le rimanenti appartengono al Lias medio e, molto probabilmente, anch’esse al Domeriano.
Poche indicazioni forniscono i brachiopodi e gli echinodermi : la Pygope erbaensis
è, però, una specie propria del Pliensbachiano e il Pentacrinas basaltiformis è diffuso
specialmente nella zona a Deroceras Davoei, per quanto non manchi anche in altre. Le
altre due specie sono state generalmente segnalate nel Domeriano.
In complesso, nella fauna dei calcari selciferi bianco-giallicci appare ben rappresentato
specialmente il Domeriano, mentre del Pliensbachiano non esiste alcuna specie caratteri¬
stica, per quanto sembri pur esso rappresentato. L’associazione negli stessi giacimenti di
specie delle tre zone del Domeriano dimostra, poi, che non sono possibili, nella regione
considerata, distinzioni di maggiore dettaglio. In conclusione, anche sotto il punto di vista
peleontologico, il Lias medio si presenta sufficientemente definito sia dal Lias inferiore,
con cui veniva precedentemente associato, sia dal Lias superiore.
Quanto alle condizioni batometriche, non si possono riconoscere differenze sensibili
rispetto al Sinemuriano.
7
46
A EDITO DESIO
Lias superiore (Toarciano-Aleniano). — 11 Lias superiore della nostra regione, comu¬
nemente contraddistinto col nome locale di « Ammonitico rosso lombardo „ è ben carat¬
terizzato e facilmente riconoscibile, laddove affiora, per la tinta rosso-vinacea, o verdastra,
o giallo-ocracea delle rocce che lo rappresentano. Il passaggio, tuttavia, fra i calcari giallo¬
rosati, selciferi, con interstrati marnosi del Lias medio e i calcari marnoso-arenacei del
Lias superiore non avviene bruscamente.
Per solito, nei livelli più elevati del Lias medio lo spessore degli strati calcarci dimi¬
nuisce sensibilmente, mentre aumenta quello degli strati marnosi che, un po’ per volta,
prendono il sopravvento. Ma se è relativamente agevole distinguere sul terreno il Lias
superiore dagli altri piani quando è allo scoperto, non capita tanto frequente di trovarlo
in tali condizioni, poiché la facile crodibilità della roccia determina spesso dei pendìi molto
acclivi e la sua natura litologica favorisce lo sviluppo della vegetazione spontanea. Le serie
che ho potuto rilevare sono, quindi, poco numerose e spesso incomplete.
Nelle condizioni più favorevoli per una ricerca stratigrafica, si presenta il Lias supe¬
riore in Val di Malanotte, ove ho potuto rilevare, lungo l’alveo del torrente, la serie qui
sotto riportata.
15. - Selci verdi, grigie e nere in strati di 10-20 cm. di potenza, ric¬
chissime di radiolari (Giura medio).m. 19.—
11. - Scisti marnoso-arenacei rossi con liste verdi, in strali di 1 cm.
potenza .
13. - Calcari grigi in strati sottili con noduli di selce nera .
12. - Calcari marnoso-arenacei rossicci e verdastri, con liste di selce
rossa .
11. - Calcari marnosi grigio-verdastri in strati sottili, separati da letti
marnosi verdi e con liste di selce nera.
10. - Calcari marnosi grigi, alternanti con letti marnoso-arenacei
rossi ..
9. - Calcari marnosi verdastri con Koninkina gregaria Par.
8. - Calcari marnosi verdastri con rare liste di selce nera alternanti
con straterelli scistoso-marnosi.
7. - Calcari grigio-nerastri con letti marnosi verdi, con Koninkina
gregaria Par..
6. - Calcari marnosi verdastri con liste di selce nera alternanti con
straterelli scistoso-marnosi ricchi di Koninkina gregaria Par.
5. - Marne rosse con liste e fiamme verdi in strati sottili .
4. - Marne arenacee rosse .
3. - Marne verdi.
2. - Calcari marnosi verdi.
1. - Calcari giallo-verdastri chiari, compatti, simili alla « majolica »
con liste di selce nera (Lias medio).
>> 9.—
■) 4.—
>> 16 .—
» 15.—
» 13.—
» 5.—
» 5.—
» 2 .—
» 8 .—
» 2 .-
» 5.—
» 20.50
>> 3.70
» 2 .-
I livelli 6-9 corrispondono perfettamente, sia come aspetto della roccia, sia come con¬
tenuto paleontologico, a quelli del Lias superiore segnalati dal Repossi e studiati dal
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELl’aLBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
47
Parona in Alta Brianza *) e a quelli dell’Appennino Centrale indicati da Lotti e Crema 8 ).
Del Lias superiore della Yal di Malanotte aveva dato una serie anche il Taramelli 3 ),
serie che non corrisponde perfettamente a quella riportata sopra, forse perchè rilevata con
minore dettaglio. Quanto ai fossili, la piccola forma di Koninkina contenuta spesso in
grande abbondanza in alcuni strati, era stata comunemente attribuita ad una Posidonia ed
era stata indicata, oltre che in Yal di Malanotte e nei dintorni di Opreno, in quelli di
Carenno 4 ), di Erve e di Palazzago r> ).
Realmente nella valle del T. Sambuco, sotto Opreno, in un calcare marnoso rosso con
Koninkinae ho potuto raccogliere anche degli esemplari di Posidonia Bronni Voltz, fossile
caratteristico dello zone inferiori del Toarciano.
Nella medesima località, negli strati marnosi rossi corrispondenti ai livelli 4-5 della
serie di Malanotte, trovai anche delle ammoniti appartenenti all’ Hildoceras bifrons Rrug.
e all’ Harpoceras cfr. bicarinatum Zieten, che permettono di riconoscere nei livelli 2-9
della serie di Malanotte la zona ad Harpoceras falciferum e a Dactylioceras comune del
Toarciano.
Verso occidente la fascia di Lias superiore seguita con un andamento pressoché ret¬
tilineo, in grazia della disposizione verticale degli strati, mantenendo una facies del tutto
simile a quella di Malanotte. Resti indeterminabili di ammoniti notai lungo la mulattiera
che sale da Torre dei Busi a Vaicava e nei dintorni di Carenno, presso lo sbocco della
Valle della Fraccia in un ristretto affioramento di calcari marnosi rossi, micacei. Nelle col¬
lezioni avute in esame esistono alcuni esemplari di ammoniti provenienti dai << dintorni di
Carenila » che sembrano appartenere al Coeloceras Mortilieti Mgh., specie nota finora solo
nel Lias medio. Pure nei dintorni di Carenno, in una cava aperta presso « i Morti », raccolsi
vari esemplari di ammoniti, deformati, però, per compressione, fra i quali m’è sembrato
di riconoscere V Hildoceras Saemanni var. compressimi Meister, fauna del Lias superiore
del Portogallo.
Fra Carenno ed Erve il Lias superiore seguita con una sottile fascia che passa al di
sopra del salto roccioso del M. Spedone ed in un livello di calcari marnosi micacei di co¬
lore rosso-mattone sono contenute spesso delle ammoniti indeterminabili specificamente,
ma appartenenti in bnona parte al genere Harpoceras. Fra il materiale paleontologico
avuto in esame ho trovato, però, qualche esemplare determinabile dei dintorni di Erve che
ho riferito alle forme seguenti :
Belemnites sp. ind. Lillia Chelussii Parisch e Viale
Hildoceras bifrons Brug. Coeloceras sp. ind.
L’ Harpoceras bifrons indica la presenza della zona ad H. falciferum del Toarciano;
la L. Chelussii è una forma del Lias superiore dell’ Umbria che potrebbe provenire dalla
medesima zona.
Meno scarse sono le raccolto paleontologiche della regione a oriente della Val di Ma-
i) RepoSSI E., La teclonica dei terreni secondari
tra Como ed Erba, Boll. R. Uff. Geol. d’ Italia, voi.
LI, N. 8, Roma 1926, pag. 8.
3 ) Lotti B. o Crema C., / terreni mesozoici del-
VAppennino centrale. Studi sulla zona di transizione
delle facies umbro-marchigiana a quella abruzzese
nella conca di Leonessa. Boll. R. Uff. Geol. d' Ital.
Voi. Lll, n. 10-14, Roma 1927, pag. 11.
3 Taramelli T., Sugli strati a Posidonomya nel
sistema liasico del Monte Albenza iti provincia di
Bergamo. Rend. R. Ist. Lomb., Serio II, voi. XXVIII
Milano 1895.
‘) Parona C. F., Note paleontologiche sul Lias
inf. eco., Op. cit.
Brunati R., Osserv. slratigrafic/te sul gruppo
dell'Albenza eoe., Op. cit., pag. 41.
48
A UDITO DESIO
lauotte. Dai dintorni di Palazzago provengono delle ammoniti conservate in un calcare rosso
simile a quello di Ervc, fra le quali sono rappresentate le forme seguenti :
Phylloceras Nilssoni Héb. Grammoceras cfr. radiane Bronn.
Hildoceras ( Mercaticeras ) Mercati
Hauer sp.
La prima è una specie già nota nella Lombardia e diffusa in tutto il Lias superiore e
fors’anche nel Giura medio; V H. Mercati è una forma pure molto diffusa in Lombardia
nel Toarciano, mentre il G. radians indica la presenza dell’Aleniano (zona ad Harpoceras
opalinum ).
Fra Palazzago ed Almenno la fascia del Lias superiore s’allarga per effetto di una
minore inclinazione degli strati, ma in questo tratto riesce più difficile seguire la serie,
perchè rimane spessissimo coperta dalla vegetazione e dai campi coltivati. [Nella Valle di
Pradelli, a nord di Almenno S. Bartolomeo, affiorano dei calcari marnosi rossi e verdartri,
nodulosi, ricoperti dalle selci del Giurese. Non ebbi occasione di raccogliere dei fossili, ma
fra gli esemplari delle collezioni avute in esame ho potuto riconoscere varie specie con¬
servate nel solito calcare marnoso-arenaceo rosso-mattone. Ecco l’elenco di quelle prove¬
nienti dai « dintorni di Almenno » :
Phylloceras Nilssoni Héb.
Oxynoliceras Saemanni Dum. sp.
Fuciniceras lavinianum var. coniun-
gens Fuc.
Fuciniceras Meisteri Desio
Hildoceras Emilianum Reyn.
>> Renevieri Hug.
>> sublevisoni Fuc.
» ( Mercaticeras) Mercati Hauer
Lillia Chelussii Pariseli e Viale
IAllia silicata Buckman
Grammoceras radians Bronn
» fallaciosum Bayl.
» variabile d’ Orb.
Coeloceras simulans var. subplanu
laturn Fuc.
Coeloceras Mortilieti Mgh.
norma Dum.
Già ho fatto cenno alla prima specie eh’è presente anche nei dintorni di Palazzago.
L’ Oxynoticeras Saemanni è una forma diffusa nel Lias superiore del bacino del Rodano,
del Portogallo, della Germania, dell’ Inghilterra ecc. Il Fuciniceras lavianum var. coniun-
gens è stato indicato finora solo nel Lias medio dell’Appennino centrale (Fucini), mentre
il Fuc. Meisteri corrisponde alla forma del Lias superiore portoghese attribuita dal
Meister al Fuc. cfr. costicillatum Fuc. E Hildoceras Emilianum è una specie del Toar¬
ciano superiore; V Ilild. Renevieri è noto nel Lias superiore delle Alpi Friburghesi e della
Sicilia; V Hild. sublevisoni rappresenterebbe, secondo il Fucini, una forma del Lias su¬
periore spessissimo confusa con 1’ Hild. Levisoni Simps. della medesima età. Sulla Lillia
Chelussii ho già fatto parola ; la L. sulcata è una forma toarciana simile alla L. comensis.
Il Grammoceras radians è già stato ricordato ; il Pseudogrammoceras fallaciosum è una
delle specie più diffuse nel Toarciano della Lombardia occidentale (Mariani) e, insieme
con T Harpoceras bicarinatum, può considerarsi una forma abbastanza caratteristica della
zona a Lytoceras jurense. Il Grammoceras variabile è abbastanza diffuso nel Lias supe¬
riore, mentre il Coeloceras simulans var. subplanulatum e il C. Mortilieti non erano
mai stati segnalati fuori dal Lias medio. L’ultima specie dell’elenco è pure del Lias supe¬
riore ed appartiene alla zona ad Harp. opalinum.
In conclusione, nella fauna dell’ « Ammonitico rosso » della regione considerata si
possono riconoscere i rappresentanti delle tre zone in cui viene suddiviso il Toarciano,
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL’ ALBENZA (PRKALPI BERGAMASCHE)
49
mentre dell’Aleniano si riesce solo a distinguere con sicurezza una delle zone inferiori
quella ad Harp. opalinum. Ciò non significa, però, che gli strati più elevati della serie
e privi di fossili, non possano rappresentare — come anzi è del lutto probabile — le zone
ad Harp. Murchisoniae e ad Harp. concavum.
Un fatto ancora rimane da considerare e cioè la presenza nell’ « Ammonitico rosso >>
di tre forme del Lias medio. Bisogna ammettere allora o che nell’ <• Ammonitico rosso a
sia rappresentata qualche zona del Lias medio o che le Ire forme siano vissute anche nel
Lias superiore. Io propenderei per questa ultima spiegazione, osservando fra 1’ altro che tulle
tre sono state finora menzionate solo nell’Appennino centrale e senza indicazioni precise
della zona di provenienza.
Per quanto riguarda la batometria, il Lias superiore pare composto da sedimenti di
mare piuttosto profondo, probabilmente della parte bassa della regione batiale.
Giura medio e Giura superiore pr. p. (Rosso ad Aptici).
La serie calcareo-marnosa del « Rosso Ammonitico » è sottoposta, in tutta la regione
considerata, ad un banco abbastanza potente di selci rosse e verdi (Radiolariti) sottilmente
stratificate che rappresentano un vero orizzonte-guida nel rilevamento geologico della re¬
gione. Sopra il banco di radiolariti si trovano per solito dei calcari marnosi rossi non
dissimili da quelli del Lias superiore, ma privi di mica, sprovvisti di ammoniti e più o
meno ricchi, invece, di Aptici.
Un esemplare di Aptychus di', punctatus Volz e dei frammenti di Belemniti proven¬
gono dall’affioramento che attraversa l’abitato di Erve, mentre altri esemplari appartenenti
all’A. Beyrichi Opp. raccolsi nella zona marnosa superiore messa allo scoperto in una
cava nei dintorni di Carenilo. 11 passaggio dalla zona marnosa a quella silicea si può se¬
guire abbastanza bene lungo la mulattiera che sale da Torre dei Busi a Yalcava e, meglio
ancora, in Val di Malanotte presso il ponte di Burligo. Ecco la successione che ho rilevato
superiormente alla serie sopraliassica ricordata a pag. 46:
20. - Calcari rosei con pochi noduli di selce (Maiolica,) . . . m. 2.30
19. - Calcari marnosi rossastri con qualche zona verde e pochi noduli
di selce rossa, con Aptychus sp.
18. - Calcari marnoso-arenacei rossi e rosei in strati sottili
17. - Calcari marnoso-arenacei rossi con zone verdi alternanti con
« lu¬
strati di radiolariti rosse ..
16. - Radiolariti rosse con zone nerastre, biancastre e verdi in strati
sottili separati da veli marnosi.
15. - Radiolariti verdi, grigie e nere in strati di 10-20 cm. di potenza
14. - Scisti marnoso-arenacei rossi con liste verdi, in strati di 1 cm.
» 23.—
n 1 9.—
di potenza (Lias superiore)
9.—
Sempre uniforme si mantiene la facies del u Rosso ad Aptici n lungo le pendici me¬
ridionali dell’Albenza, come si può constatare, per esempio, fra Almenno S. Bartolomeo e
Barlino e all’estremità orientale della regione considerata, presso Villa d’Almè.
I fossili raccolti ed osservati nel « Rosso ad Aptici-« della nostra regione sono gli
Aptici e le Belemniti che non sono rari, ma spesso male conservati. Le uniche specie
di Aptychus che ho potuto determinare sono assai diffuse in tutta la Lombardia in un li-
50
ARDITO DESIO
vello corrispondente, ma non forniscono elementi per una distinzione cronologica d’un
certo dettaglio. L’ habitat , infatti, sia dell ’Aptychus punctatus, sia dell’A. Beyrichi si
estende dal Kimmeridgiano al Titonico. Fra i resti di Belemniti non è stato possibile ri¬
conoscere alcuna specie.
11 riferimento, quindi, del « Rosso ad Aptici n al Giura medio e superiore è fondato
più su elementi stratigrafici che paleontologici. Come s’è visto precedentemente, gli strati
sottostanti allo radiolariti rappresentano il Lias superiore e, forse, qualche zona del Giura
medio; d’altra parte gli strati soprastanti, della u Majolica », hanno fornito, come vedremo,
fossili del Titonico e dell’ Infracretaceo, per modo che il «Rosso ad Aptici», nel quale
non si possono riconoscere — almeno nella regione rilevata — delle lacune stratigrafiche,
devono rappresentare quasi completamente il Giura medio e superiore.
L’esigua potenza del « Rosso ad Aptici », che non supera il centinaio di metri, sta
evidentemente in rapporto con la natura e 1 ’origine dei sedimenti. È facile, infatti, ricono¬
scere in essi dei depositi di mare molto profondo, probabilmente abissali, ben paragonabili
alle « melme a radiolari » del fondo dei nostri oceani. Gli Aptici — sulla cui natura, del
resto, ancora così poco si conosce — sono costantemente privi di guscio e paiono spoglie
di organismi precipitate e sepolte nei sedimenti del fondo marino.
Giura superiore pr. p. e Infracretaceo (Majolica).
Solo per analogia con le regioni vicine ') ho attribuito i livelli più bassi della « Majo¬
lica » al Giura superiore, poiché i pochi fossili raccolti nella regione considerata appar¬
tengono all’ Infracretaceo.
La « Majolica », come è noto, è un calcare abbastanza puro, biancastro o roseo, com¬
patto, a frattura concoide, con frequenti e minute fratture rinsaldate come le commessure
della scatola cranica. Non rari sono i noduli e le liste di selce cornea contenuti nel cal¬
care. Nel complesso possiede una facies abbastanza uniforme e caratteri del tutto analoghi
al cosiddetto « Biancone » del Veneto.
Come tipo predominante di serie della nostra regione può essere ricordata quella che
fa seguito alle radiolariti e ai calcari marnosi del Giura della Val di Malanotte, ricordati
a pag. 49.
22. - Calcari biancastri, compatti, a frattura concoide con noduli di
selce cornea . . . . . . . . . . . m. 30. —
21. - Calcari compatti, giallicci con noduli e liste di selce rossa . » 10.—
20. - Calcari rosei compatti con pochi noduli di selce rossa . . » 2.80
Qualche leggera variante nella si nota serie più a nord, lungo la forra di Erve, ove
ho rilevato la serie seguente:
4. - Calcari bruni compatti, con noduletti di pirite e qualche inter-
strato scistoso .. . 7 ,_
3. - Calcari compatti bruni e bruno-giallicci in strati di 5-20 cm. di
potenza, con liste e noduli di selce nera.» 12 .—
2. - Calcari compatti bianco-cinerei e giallicci in strati di 10-30 cm.
di potenza con noduli e liste di selce biancastra e nera . . » 60.—
1. - Calcari compatti roseo-carnicìni con noduli di selce rossa.
M Mariani E., Fossili del Giura e dell'Infracre-
laceo nella Lombardia. Atti Soc. Ital. Scienze Nat.,
Voi. XXXVIII. Milano 1900.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* A (.RENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
51
Dal livello 2 di questa serie proviene un esemplare indeterminabile di echino irrego¬
lare. Gli altri fossili raccolti nella « Majolica >> consistono in un esemplare indeterminabile
di Aptychus trovato nei dintorni di Oprcno, in uno di Aptychus angulicostatus Pici, e de
Loriol, rinvenuto sotto il Col Pedrino, e in un buon esemplare di Lytoceras subfimbriatum
d’Orb. sp., già precedentemente segnalalo dal Mariani, raccolto nei dintorni di Palaz-
zago. Queste due specie sono abbastanza frequenti nel Neocomiano lombardo.
La posiziono stratigrafica della « Majolica », se non appare ancora ben definita infe¬
riormente — almeno nella regione considerata — è, invece, abbastanza chiaramente pre¬
cisata in senso opposto grazie alla scoperta del Taramelli ') fra Burligo e Opreno
di una farinetta barremiana studiata dal Parona 2 ). I fossili provengono da una sei-
letta attraversata dalla mulattiera che unisce Opreno a Burligo, sotto il Col Pedrino e,
secondo le determinazioni del Parona, appartengono alle specie seguenti:
Lytoceras sp. ind. (cfr. L. Phestus Costidiscus recticostatus d’Orb. sp.
Math.) Squame di pesci.
Silesites Seranonis d’Orb. sp.
Nella serie suddetta si osserva che sotto gli scisti violacei del Flysch affiorano degli
scisti neri potenti di circa 6 m. e indi delle marne nero-azzurre e cineree con qualche in-
terstrato scistoso nero potenti una decina di metri. Seguono, inferiormente, la majolica
rappresentata da calcari compatti giallicci e biancastri con noduli di selce. Nei livelli mar¬
nosi più elevati, a contatto con gli scisti neri, si notano dei resti mal conservati di ammo¬
niti piritizzate, ma spessissimo trasformate in limonite per alterazione. Quando la limonile
è stata asportata, rimane impressa nella roccia l’impronta del fossile. Fra i fossili raccolti
nella località in questione ho potuto riconoscere le forme seguenti:
Phylloceras cfr. Thetys d’Orb. Silesites Seranonis d’Orb.
» sp. ind.
Meglio che nella selletta fra Opreno e Burligo, la serie di passaggio tra la « majolica»
e il Flysch è esposta nell’ alveo di un piccolo affluente del T. Malanotte che scende sotto
Burligo. Ecco i risultati del mio rilievo :
37. - Marne grigio-neraste.
36. - Calcare arenaceo nero, compatto, con vene calcitiche
35. - Calcari gialli compatti.
34. - Calcare arenaceo nero, compatto •
33. - Scisti marnosi, rosso-violacei e verdastri
32. - Calcare scistoso, grigio-nerastro ....
31. - Calcare giallo verdastro.
30. - Calcari scistosi grigio-nerastri ....
29. - Calcari scistosi neri.
28. - Calcari marnosi grigi.
27. - Calcare scistoso nero.
26. - Calcare compatto grigio-verdastro ....
parecchi metri
m. 0.23
» 2 .—
« 0.10
n 4.—
« 0.30
)) 0.10
r 1.30
. « 1.75
iì 0.85
ii 0.27
). 0.50
*) Taramelli T., Sugli strati a Posidonomya eco.
Op. cit.
2 ) Paroma C. F., Considerazioni sulla
Giura superiore eoo. Op. cit. pag. 243.
serie del
52
ARDITO DESIO
25. - Calcare compatto giallo.
m.
0.75
24. - Calcare marnoso grigio.
ri
0.32
28. - Calcare compatto giallo.
22. - Calcari compatti grigi in 3 strati separati da sottili letti marnosi
11
0.67
nerastri.
7 ?
0.33
21. - Calcare scistoso-marnoso nero.
3?
0.14
20. - Calcare compatto grigio.
11
0.41
19. - Scisti marnosi grigio-nerastri.
18. - Calcari marnosi neri con noduletti di pirite c Hoplites (Acantho-
n
0.03
discus) cfr. epimeloides (Mgh.) Par., Silesites Seranonis d’Orb. .
ii
0.13
17. - Scisti marnosi grigio-nerastri ..
73
0.06
16. - Calcare compatto grigio ...... .
77
0.15
15. - Scisti marnosi grigio-nerastri.
7?
0.30
14. - Calcare compatto grigio.
7?
0.20
13. - Calcare compatto giallo-grigiastro.
37
1.—
12. - Calcare compatto grigio.. .
77
1.40
11. - Calcare scistoso bruno-nerastro.
11
0.23
10. - Scisti marnosi neri.
77
0.22
9. - Calcare compatto grigio.
77
0.26
8. - Scisti marnosi neri.
77
0.20
7. - Calcare marnoso nero con qualche fossile indeterminabile .
77
0.28
6. - Scisti marnosi neri.
37
0.05
5. - Calcare compatto, giallo-verdastro.
77
0.65
4. - Scisti marnosi verdastri.
37
0.30
3. - Calcari bruni compatti, con venature nere.
77
0.80
[2. - Detriti ..
77
3.—
1. - Calcari compatti, bianco-giallicci con noduli di selce cornea
(majolica).
vari
metri
Per quanto riguarda l’età dei fossili, le specie citate dal Parona appartengono al
Barremiano ; delle altre, il Phylloceras Thetys è una forma diffusa dal Valanginiano al
Barromiano e 1’ Hoplites ( Acanthodiscus ) epimeloides è una fauna valanginiana del Ve¬
neto. Se quest’ultima si dovesse ritenere esclusiva del Valanginiano, il livello 18 della serie
sopra riportata rappresentererebbe comprensivamente il Ncocomiano e il Barremiano. Più
probabile mi sembra, però, l’ipotesi che 1’ II. epimeloides — che, occorre ricordare, non
è stato determinato con assoluta sicurezza — possa essere sopravissuto sino al Barremiano.
Riguardo all’estensione superficiale della « maiolica n vi sono poste differenze rispetto
al « Rosso ad Aptici ». Essa costituisce una fascia continua a sud di quella precedente.
Quanto alla batometria, sembra che rappresenti una zona di mare abbastanza profondo,
ma certamente meno di quella in cui si sono deposte le radiolariti del Giura e del tutto
analoga a quella del Lias medio.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (pe (SALPI BERGAMASCHE)
53
Infracretaceo pr. p. e Sopracretaceo (Scaglia).
Non avendo avuto la fortuna- di incappare in alcuna località fossilifera negli affiora¬
menti di terreni più recenti di quelli attribuiti al Barremiano, ho accettato, provvisoria¬
mente, le conclusioni stratigrafiche di uno studio del De Alessandri •), attribuendo
tutta la serie di strati, a facies di Flysch, che sovrasta gli strati barremiani, al Sopracre¬
taceo (Cenomiamano e Turoniano) e, in piccola parte, all’ Infracretaceo (Aptiano c Albiano).
Siccome, poi, mi ripromettevo di compiere degli studi più minuziosi sul Flyscli della re¬
gione considerata per cercare i rapporti con le località fossilifere meno lontane, studi che
debbo rimandare ad un altro momento, così non sono in grado di fornire dei dati suffi¬
cientemente dettagliati e dovrò accontentarmi di riportare qui solo alcune osservazioni
sommarie.
Fra Erve e Rossino, all’estremità occidentale della nostra regione, il Flysch s’inizia 2 )
con una ventina di metri di marne più o meno arenacee, rosso-vinate e verdastre in strati
sottili ai quali fa seguito una pila di strati, potenti complessivamente una ventina di metri,
composti da calcari marnosi azzurrognoli in strati di 20-40 cm. di potenza, separati da
letti arenaceo-marnosi nei quali sono contenuti anche dei fucoidi. Verso l’alto i letti are¬
nacei aumentano di spessore sino a costituire degli strati di 10-20 cm. di potenza. Supe¬
riormente seguono dei calcari marnosi rosso-violacei e verdi in strati di 5-20 cm. di po¬
tenza, nei quali è intercalato qualche straterello bruno-azzurro. Questo gruppo comprende
complessivamente una potenza di 3540 m. Per un tratto la serie è nascosta dalla morena;
poi, compaiono delle marne nere in strati sottili, a sfioritura bruno-verdastra e superficie
nodulose che affiorano per 3 o 4 m. dalla morena. Più oltre verso Rossino s’incontrano
delle arenarie rosse e verdi in straterelli di pochi centimetri, potenti nell’insieme una
quarantina di metri. Dopo un nuovo ricoprimento di morena, presso il ponte di Rossino
il Flysch ricompare con 1’ aspetto di arenarie marnose brune, con qualche intercalazione
di calcari marnosi azzurri e con frequenti vermicolazioni sulle superficie degli strati.
Poco più ad oriente, presso Ero la nel livello con fucoidi, il Philippi 8 ) osservò uno
strato di breccia composta da frammenti di rocce prevalentemente liassiche, che il De
Alessandri “*) seguì verso SE sino allo sbocco della valle del Sambuco, ove assume una
grande potenza e alterna con calcari e marne variegate. Presso Celana fu raccolto anche
un dente di squalo altri bui bile probabilmente al Scapanorynchus subulatus Ag. sp.
Fra Rossino, Monte Marenzo e Caprino Bergamasco il Flysch assume una grande
estensione superficiale costituendo tutta la regione collinosa che dalle pendici del M. Te¬
soro e del M. Albenza degrada verso l'Adda. Le rocce che lo compongono sono in mas¬
sima prevalenza i calcari marnosi e le marne azzurre : solo nei dintorni di Carenilo pre¬
valgono le arenarie. Presso il contatto con la majolica » compaiono quasi sempre le
marne rosso-violacee, le quali, però, pare costituiscano anche delle zone più elevate che
si vedono comparire, per esempio, presso un ponte, poco a sud di Favirano.
La serie di colline che s’eleva fra la valle di Pontida e la depressione di Palazzago è
pure costituita dal Flysch. Risalendo il fianco meridionale delle colline soprastanti a Pon¬
tida, si nota la serie seguente:
') De Alessandri, G., Osservazioni geologiche
sulla Creta e sull'Eocene della Lombardia. Atti Soc.
It. Se. Nat., Voi. XXXVIII, Milano 1899.
2 ) 11 passaggio dalla « Majoliea » al Flysch è na¬
scosto dai depositi morenici.
3 ) Philippi E., Geol. d. Umgeg. von Lecco ecc.
Op. cit. pag. 962.
4 ) De Alessandri G., Osservazioni geol. sulla
Creta eco. Op. cit. pag. 45.
54
ARDITO DESIO
11. - Marne bruno-azzurre alternanti con arenarie dello stesso colore
10. - Marne azzurre a frattura galestrina
9. - Marne rosse e verdi con stenterelli di selce degli stessi colori
8 . - Marne azzurre
7. - Marne rosse e verdi
6 . - Marne azzurre
5. - Marne rosse e verdi alternanti con stenterelli di selce degli stessi
colori (molti metri)
4. - Calcari marnosi azzurri (galestri)
8 . - Marne azzurre
2. - Marne rosso-violacee, verdi e gialle in strati sottili
1 . - Scisti nerastri.
Il livello 11 costituisce quasi tutto il crinale delle colline. Più sotto, verso nord, pre¬
valgono, invece, le arenarie bruno-azzurrognole e verdastre che seguitano sin quasi alle
pendici dei colli. Anche nei dintorni di Almenno prevalgono le arenarie e le marno bruno¬
verdastre.
In complesso mancano elementi paleontologici per determinare con sicurezza l’età di
questo complesso di strati calcareo-marnoso-arenacei. In base alla sua posizione stratigra¬
fica ed ai rapporti col livello fossilifero del Barremiano e con la serie pure fossilifera del
Senoniano inferiore, presente nella regione contermine a quella considerata, si può, tut¬
tavia, ritenere eh’esso rappresenti l’Aptiano, PAlbiano, il Cenomaniano e il Turoniano. Per
quanto riguarda le condizioni batometriche si notano in generale caratteri di minore pro¬
fondità rispetto ai sedimenti più antichi e la presenza dei conglomerati con elementi giu¬
rasi indicherebbe la vicinanza di una costa.
PLIOCENE
In tutta la regione considerata nel presente studio mancano depositi di terreni pre¬
pliocenici posteriori al Turoniano. 11 Pliocene marino è rappresentato da piccoli lembi tra¬
sgressivi incastrati nel fondo di alcune vallecole dei dintorni di Almenno scoperti dal Dott.
Rota e resi noti dallo Stoppani, dal Varisco, dal Parona, dal Sacco, dal Corti, dal
Taramelli, dal Patrini, dal Caffi e dal Chiesa ’).
11 lembo meglio esposto è quello che giace sul fondo dell’alveo del torrente Tornago
fra gli abitati di Almenno S. Salvatore e Almenno S. Bartolomeo. Lo si può raggiungere
comodamente seguendo il sentiero che si diparte dal cimitero di Almenno S. Bartolomeo
e scende nell’alveo del torrente. Gli strati presentano un’immersione SSE e un’inclina¬
zione circa 10°. Nella figura 5 sono riportati il profilo e la serie da me rilevati nel punto
più favorevole.
') Stoppani A., Corso di Geologia, op. cit. Voi. II,
pag. 549. VARISCO A., Note illustrative alla carta
geol. prov. di Bergamo, Op. cit., pag. 41). Parona
C. F., Esame comparativo della fauna dei vari lembi
pliocenici lombardi, Op. cit. SACCO F., Il villafran-
chiano ai piedi tlelle Alpi, Boll. R. Coni. Geol. d’It.
Roma 1886. Taramelli T , Dei giacimenti plio¬
cenici nei dintorni di Almenno in prov. di Ber¬
gamo, Remi. R. Ist. I.omb. Ser. 2, Voi. XXV1I1,
I 1895 pag. 1052. Corti B., Sulla fauna a foraminiferi
dei lembi pliocenici prealpini di Lombardia, Ibid.,
voi. XXVII, pag, 198. Patrini P., Contributo allo
studio del Pliocene lombardo, Atti Soc. Ital. Se. Nat.
Voi. LXI1, Milano 1923, pag. 168, Caffi E., Crono¬
logia geologica delle Valli Bergamasche, op. oit. pag.
98. Chiesa C.. Notizie sulla fauna pliocenica di Cla-
nezzo in Valle lmagna, Natura, Voi. XIX, Milano
1928, pag. 172.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PREALFI BERGAMASCHE)
55
Poco più a monte il Pliocene è fossifero e particolarmente ricco di fossili appare uno
strato di mezzo metro di potenza, di argille sabbiose gialle a stratificazione incrociata che
copre con discordanza le argille azzurre, come si vede nello schizzo fig. 6 ritratto sul
posto. I fossili sono in buona parte frammentari e si raccolgono ai piedi della scarpata
Fig. 6. — Discordanza nel Pliocene del Torrente Tornago presso Almenuo.
56
ARDITO DESIO
ove sono stati portati dalle acque di dilavamento che li hanno anche isolali. I pochi esem¬
plari che ho potuto raccogliere durante la mia visita al giacimento, appartengono a specie
già note, per cui mi limiterò a riportare qui 1’elenco delle forme determinate dal Parona
e dal P a t r i n i.
Flabellum avicula Mich.
Ecliinus sp.
Serpula sp.
Ostrea ( Pycnodonta ) cochlear Poli
Anomia ephippium L.
Avicula hirundo var. phalaenacea
Lamk.
Radula lima L.
Chlamys varia L.
» ( Aequipecten ) scabrellus L.
? Pinna tetragona Br.
Spondylus gaederopus L.
Arca Noe L.
» (. Fossularca ) lactea L.
Axinaea insubrica Br.
Chama gryphina Lamk.
» piacentina Defr.
Cardium aculeatum L.
Meretrix ( Pitar ) rudis Poli
Venus ( Timoclea ) ovata Pennt.
Venus (Amiantis) islandicoides Lamk.
» (Ventricolo) multilamella Lamk.
» Dujardini Horn.
Circe ( Gouldia ) minima Mlg.
Dosinia exoleta L.
Tellina (Moerella ) domacina L.
Corbula gibba Olivi
Gastrochaena dubia Penut.
Jouannetia semicaudata Des.
Dentalium sexangulum Schl.
» entalis L.
Solarium moniliferum Brn.
Natica ( Naticina ) helicina Br.
» » fusca Blu.
» Josepliinae Ri ss.
Turritella tricarinata Br.
Turritella ( Zaria) subangulata Br.
Eulima ( Subularia ) subulata Don.
Eulimella subumbilicatoides Sacco
Turbonilla lactea L.
Turbonilla Scillae Scacc.
Cerithium ( Tliericium) vulgatum
Brug.
Cerithium ( Tliericium ) vulgatum var.
curtum For.
Bittium reticulatum da Cosi.
Chenopus pespelicani L.
Colombella ( Macrurella ) subulata Br.
» nassoides Bell.
Drillia Allioni Bell.
Nassa craticulata For.
» dertonensis Bell.
Murex (. Phyllonotus ) trunculus L.
Rissoa (. Acinopsis) cancellata da Cost.
» ( Alvania) punctura Mtg.
Raphitoma brachystoma Phil.
Olivello plicata Sow.
Ringicula auriculata var. buccinea Br.
A queste specie vanno aggiunte altre 57 di foraminiferi determinate dal Corti ') che
non sto qui a riportare, e 5 specie di vegetali studiati dal Sordelli 2 ) e appartenenti alle
forme sottoindicate:
Juglans acuminata Brami Platanus deperdita (Mass.) Ldll.
Salix tenera Braun Diospyros brachysepala Braun.
Ficus lanceolata (Web.) Heer.
Quest’ultimo devono provenire dal livello 4 del profilo fig. 5 nel quale io pure rac¬
colsi vari resti indeterminabili di vegetali.
') Corti B., Sulla fauna a foraminiferi eoe. op. cit.
2 ) Sordelli F., Flora fossilis insubrica. Studi
sulla vegetazione di Lombardia durante i tempi geo¬
logici. Milano 1896.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI,’ALBENZA (PKEALPl BERGAMASCHE)
57
Nei dintorni di Almenno si vedono rappresentati altri due piccoli giacimenti pliocenici
nella carta geologica annessa ad un lavoro del De Alessandri '), giacimenti indicati
dal Caffi 2 ), ma per quanto abbia visitato le località in questione non sono riuscito a
scoprire tracce di tali affioramenti c perciò non li ho rappresentati nella carta che accom¬
pagna il presente studio. Può darsi che quando il De Alessandri rilevò la sua carta
esistessero degli scavi freschi nei quali comparivano le argille plioceniche.
Un altro ristrettissimo lembo di Pliocene marino giace invece sulla sponda destra del
torrente Imagna poco a monte della confluenza col Brembo ed è messo allo scoperto nella
cava di calcari marnosi da cemento che sta di fronte all’officina elettrica di Clanezzo. Si
tratta di un piccolo banco di argille azzurre in strati sottili inclinati di 35° verso SO, nelle
quali sono intercalati qua e là degli slraterelli sabbiosi giallastri. Superiormente giace un
banco di conglomerato ad elementi calcarei, il quale a sua volta è ricoperto da conglo¬
merati poligenici. La fauna raccolta dal Caffi e determinata dal Patri ni 3 ), recentemente
aumentata di alcune formo trovate dallo stesso Caffi e da me e studiate dal Chiesa 4 )
risulta composta come segue:
Caryophylla clavus Scacchi
» felsina Sim.
Ceratotrochus sp.
Radiolus sp.
Schìzaster sp.
Brissopsis sp.
Ostrea edulis var. lamellosa Br. sp.
» ( Ostreola) Forskàli var. persa-
cellus Sacc.
Ostrea (Alectryonia) plicatula (Gmel.)
Lamk.
Ostrea (. Pycnodonta ) cochlear Poli
Anomia ephippium L.
» » var. squamula
Chemn.
Avicula hirundo var. phdlaenacea
Lamk.
Clilamys ( Manupecten) pesfelis var.
plioundata Sacco
Pinna tetragona Br.
» cfr. pedinata var, Brocchii
d’Orb.
Spondylus gaederopus L.
Arca Noe L.
» ( Anadara ) diluvii Lamk.
» ( Pectinarca ) pedinata vai', sub-
aviculoides Sacco
Arca {Barbatici) barbata L. sp.
Dreissensia sp.
Yoldia Philippi Bell.
Chama grypìiina Lamk.
Jagonia reticulata vai', perobliqua
Sacco
Venus ( Timoclea ) ovata Pennt.
» ( Amiantis) islandicoides Lamk.
» {Ventricolo)multilamella Lamk.
sp.
Circe ( Gouldia ) minima Mtg.
Lucina {Meg agcin us) Bell ardi ana May.
Tellina {.Moerella ) donacina L.
Corbula gibba Olivi
Cuspidaria cuspidata Olivi sp.
Vermetus ( Petaloconchus ) intortus
Lamk.
Anisocycla subalpina var. parvocla-
vata Sacco
Cerithium ( Thericium ) vulgatum
Brug.
Cerithium ( Thericium ) vulgatum var.
tubercutatum Phil.
Cerithium {Thericium) vulgatum var.
curtum For.
’) De Alessandri G., Osservazioni geol. sulla
Creta eoe. Op. cit.
2 ) Caffi E., Cronologia geologica delle Valli Ber¬
gamasche, Op. cit. pag. 98.
3 ) Patriot P., Contrib. allo studio del Pliocene ,
Op. cit.
*) Chiesa C., Notizie sulla fauna plioc. Op. cit.
58
A UDITO DESIO
Bittium reticulatum da Costa
Nassa turbinella Muli.
» (. Amycla ) semistriata Br.
» ( Rima ) serraticosta Brn.
» » asperula Br.
Murex ( Ocinebra ) Lassagnei Bast.
Murex ( Ocinebra ) Lassagnei var. ve-
nupiltus Do Grog.
Cancellaria calcarata Br.
Rissoa (. Acinopsis) cancellata da Costa
Serpula sp.
Balanus sp.
In complesso la fauna dei due giacimenti comprende 86 forme, di cui 21 in comune
ad ambedue, ossia al 25 per cento. Questa percentuale appare piuttosto bassa, specie se
si tiene conto cbe il numero di forme presenti al Almenno è quasi eguale a quello delle
forme di Clanezzo (53 nella prima località, 54 nella seconda). Con tutto ciò mi pare in¬
dubbia la contemporaneità dei due giacimenti. Quanto all’età, troviamo che all’incirca una
metà delle forme sopra ricordate è ancora vivente: i giacimenti, perciò, appaiono abba¬
stanza antichi e mi sembra giustificata l’attribuzione concorde di tutti coloro che si sono
interessati di tale questione al Piacenziano. Ma tale accordo di vedute riguarda solamente
la parte più bassa dei giacimenti, formata dalle argille azzurre. I livelli argilloso-sabbiosi
gialli sono stati, invece, variamente interpretati. Lasciando da parte le idee, ormai sorpas¬
sate, dello Stoppani, occorro ricordare che il Sacco ') attribuisce all’Astiano una «sot¬
tile zonula di marna giallastra con lenti sabbioso-ghiaiose, qua e là ciottolose, resti finitici
e Molluschi di mare sottile » sottostante alla « potente pila di banchi conglomeratici ( ceppo
ad elementi subalpini) con lenti arenaceo-argillose grigio-giallastre, specialmente verso la
base», riferita al Villafranchiano. Pare che all’Astiano del Sacco corrispondano i livelli
argilloso-sabbiosi immediatamente sottostanti al ceppo delle serie ricordate sopra. Il Ta¬
rameli i 2 ), invece, ritiene che le argille sabbiose gialle appartengano ancora al Piacen¬
ziano e che la colorazione gialla derivi da fenomeni d’alterazione, appoggiando questa tesi
sul fatto che tanto nelle argille azzurre, quanto nelle argille-sabbiose gialle sono contenute
le stesse specie di foraminifere. Aggiunge, poi, di non aver trovato fossili macroscopici
altro che nelle argille.
Una distinzione locale fra Piacenziano ed Astiano con gli elementi paleontologici che
si conoscono non mi sembra effettuabile, ma non vedo ragioni sufficienti per escludere l’ipo¬
tesi che il secondo sia rappresentato nei nostri giacimenti. Realmente le argille sabbiose
soprastanti alle marne azzurre sono spesso assai fossilifere e tra i fossili i più frequenti
sono le Ostriche. Il fatto che le stesse forme di foraminiferi esistano in ambedue i livelli
non può avere grande valore, poiché è notoria la longevità e la diffusione delle specie di
foraminiferi, tanto più, poi, nel caso presente, in cui si tratta di terreni d’età poco diversa
e deposti nello stesso mare. È indubitato che i livelli argilloso-sabbiosi con straterelli di
ghiaia appartengono ad una zona littorale e, tenendo conto della presenza di stratificazione
incrociata e di letti con vegetali, si può pensare che si tratti di depositi deltizi. La discor¬
danza fra argille sabbiose gialle e argille azzurre non è costante e, d’altra parte, può
considerarsi un fenomeno non estraneo ai delta. In conclusione, quindi, mi sembra abba¬
stanza probabile che l’Astiano sia rappresentato nella regione dai livelli argilloso-sabbiosi
della serio pliocenica di Almenno e di Clanezzo nei quali, probabilmente, è compreso anche,
in parte, il Quaternario più antico. Malauguratamente la serie di Clanezzo è poco esposta,
cosicché non si riesce a seguire bene il passaggio dalle argille azzurre ai conglomerati
s ) Tahamelli, T., Bei giacimenti pliocenici ecc.
Op. cit.
') SACCO F., La Valle Padana. Ann. R. Aoc.
d’Agricoltura di Torino, Voi. XL11I, 1900, pag. 71.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI.’ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
59
calcarei soprastanti e, d’altra parte, nella valletta del Tornago manca il livello dei conglo¬
merati calcarei, per modo che le argille sabbiose sono coperte direttamente dal conglome¬
rato poligenico più recente. A Paladina, che si trova a circa 2 Km. a valle dei due giaci¬
menti in questione, il Taramelli ') ha osservato il passaggio diretto dalle argille plio¬
ceniche al conglomerato calcareo, per cui detto conglomerato pare corrisponda, almeno in
parte, alle argille sabbiose della serie del Tornago. Dico in parte, poiché a Clanezzo sono
rappresentato al disopra delle argille azzurre, tanto le argille sabbiose quanto il conglome¬
rato calcareo, quanto, infine, il conglomeralo poligenico. La diversità delle serie stratigra¬
fiche delle singole località ricordate sta evidentemente in rapporto con l’azione erosiva ed
alluvionale dei corsi d’acqua sullo scorcio del Pliocene e con la posizione topografica delle
località rispetto ai corsi stessi.
Rimane ancora da aggiungere qualche notizia sulle dislocazioni dei lembi pliocenici.
L’inclinazione delle argille plioceniche, specialmente del lembo di Clanezzo, non può essere
considerata come originaria data la notevole entità (B5°). E quindi chiaro che posterior¬
mente al Pliocene si sono avuti dei movimenti del suolo i quali, però, non hanno avuto una
direzione uniforme, ma varia nei vari punti, dato che mentre a Clanezzo vediamo le argille
immergersi verso S 0, nel T. Tornago esse sono inclinate verso S S E. Tali movimenti
sembra abbiano avuto inizio sullo scorcio del Pliocene qualora volessimo interpretare in
tal senso le discordanze che qua e là si osservano nei livelli elevati della serie pliocenica.
QUATERNARIO.
Alluvioni preglaciali e singlaciali. — Coni’è stato detto nel paragrafo precedente, sopra
il Pliocene del giacimento di Clanezzo giace un banco di conglomerato calcareo, costituito
in buona parte da ciottoli di calcare nero del Lias inferiore, che affiora nei dintorni, il
quale è ricoperto a sua volta da un conglomerato poligenico, composto prevalentemente
da ciottoli di rocce della Catena Orobia, come micascisti, gneiss, conglomerati quarzosi e
porfirici del Permiano ecc. 11 banco di conglomerato inferiore manca nel giacimento della
valle del Tornago e sopra la serie pliocenica, troviamo il conglomerato poligenico a grossi
ciottoli di rocce cristalline dell’alta Val Brembana e della Valtellina.
Una bella sezione nel conglomeralo del primo tipo — noto col nome di « ceppo » —
si può osservare sulla riva destra del Brembo, sotto la chiesa della Madonna del Castello.
Qui esso appare composto in grandissima prevalenza da elementi calcarei, ma non senza
alcuni strati in cui abbondano i ciottoli di rocce cristalline della Catena Orobia come gneiss,
porfiriti, tufi, associati con puddinghe quarzose rosse del Permiano. Gli elementi del con¬
glomerato sono abbastanza grossolani (per lo più come un pugno) e il cemento, piuttosto
abbondante, ha una tinta giallastra e una natura un po’ sabbiosa. Gli strati sono inclinati
di 18°-20° verso SSO. A occidente del Brembo compare, invece, il conglomerato poligenico
che costituisce il sottosuolo della pianura ai piedi delle colline fra Àlmenno, Barzana e
Pontida. Lembi isolati s’incontrano anche nell’ interno della Val Brembana come a Cla¬
nezzo, a Ca Bondo e fra Ponte Sedrina e Zogno. In sezione verticale questo conglomera¬
mento mostra una sempre più lieve cementazione verso P alto, sinché i livelli più elevati
si presentano come alluvioni sciolte, pur senza che si notino delle diversità di composizione
da permettere delle distinzioni in due o più livelli. Certamente la parte sciolta è notevol-
! ) Taramelli T., Dei giacimenti pliocenici ecc. Op. cit.
60
ARDITO DESIO
mente più recente di quella cementata sottostante e, come vedremo, corrisponde all’ultima
glaciazione ed alla sua fase di ritiro. •
Quanto all’età dei due tipi di conglomerato, già molto si è discusso in passato e vari autori,
quali, ad esempio, lo Stopp ani '), il Taramelli 3 ), il Sacco 3 ) si sono occupati di alcuni
giacimenti compresi nell’ambito della regione considerata. Le idee in proposito sono già state
riassunte in parte nel paragrafo relativo al Pliocene. Da quanto ho esposto allora, il limite
inferiore dei terreni quaternari si trova nel conglomerato calcareo e, forse, nei livelli ar-
gilloso-sabbiosi con lenti di ghiaie che ricoprono il Piacenziano. Il conglomerato poligenico,
che contiene spesso elementi abduani, rappresenta. perciò un deposito alluvionale che s’è
formato durante le espansioni glaciali. Di ciò ne fa fede, fra l’altro, la presenza di rocce
della Valtellina specialmente nella valle di Pontida, inoltre, presso a S. Giacomo, vediamo
la sostituzione in senso orizzontale dei materiali poligenici — cementati in profondità —
ai depositi morenici e lacustro-glaciali del bacino di Cisano Bergamasco 4 ).
Rimangono ora da spiegare alcune particolarità di costituzione dei due conglomerati
e cioè la grande abbondanza di calcari e la scarsità delle rocce cristalline della Catena
Orobia in quello più antico e la grande ricchezza di quest’ultime e di elementi abduani
in quello più recente. Basta allora pensare alle condizioni nelle quali si sono venuti for¬
mando i due depositi. Nel primo caso l’agente del trasporto si trovava in regime normale
e quindi doveva deporre nella sua conoide in prevalenza i tipi di rocce più diffusi special-
mente nel suo bacino medio e inferiore: gli strati con elementi della Catena Orobia po¬
trebbero rappresentare depositi dei periodi di grandi piene durante i quali venivano por¬
tati più in basso i materiali dell’alta valle. Nel secondo caso al trasferimento di grande
copia di rocce orobie provvedeva il ghiacciaio del Brembo che, deponendole sotto forma
di cumuli morenici incoerenti intorno ai lati e davanti alla fronte, forniva continuamente
un abbondante materiale ai violenti corsi d’acqua glaciali, da trasportare in basso, mate¬
riale che veniva naturalmente disteso sulla conoide allo sbocco della valle nella pianura.
Alle rocce cristalline della Catena Orobia in questa fase si associarono quelle della Vai-
tellina trasportate in basso dal grande ghiacciaio dell’Adda.
Quanto alle dislocazioni recenti, noto che per quanto la pendenza degli strati di 18°-20°
verso SSO che presenta il ceppo sotto la Madonna del Castello, sulla destra del Brembo,
possa fors’ anche essere ritenuta originaria, il fatto già segnalato che il Pliocene di Cla-
nezzo presenta un’inclinazione ancor maggiore e su per giù nello stesso senso, sembra
indicare che i movimenti del suolo postpliocenici hanno perdurato sin all’epoca glaciale e
si sono manifestati con un’elevazione della regione montuosa rispetto alla pianura. L’en¬
tità del sollevamento può essere valutata a circa 300 m. (293 m. è l’altezza massima del
Pliocene del T. Tornago).
Depositi morenici.
Le grandi espansioni glaciali del Quaternario hanno interessato direttamente solo i
margini occidentali della regione considerata nel presente lavoro, ove hanno lasciato nu¬
merose tracce nei depositi morenici che rivestono le colline fra Erve e il Canto e nei
*) Stoppani A., Corso di Geologia Voi. II, pag. 5t9,
2 ) Taramelli T., Dei giacimenti pliocenici eco.
Op. cit.
3 ) Sacco F., La Valle Padana op. cit.
4 ) Nella carta geologica non sono stati distinti i
due tipi di conglomerati, poiché quello più recente
nasconde dovunque quello più antico salvo per breve
tratto lungo le ripide scarpate dell’ alveo del Brembo
a valle di Almenno.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 7 ALBENZA (pttEACiPI BERGAMASCHE)
61
caratteristici arrotondamenti dei dossi rocciosi. Le morene sono in buona parte distese sui
fianchi e sulle dorsali dei rilievi, ma presso il margine esterno della « zona glaciale •> for¬
mano non di rado dei caratteristici cordoni elevati molte decine di metri. Uno di tali cordoni
limita verso occidente il piano di Carenilo; un’altro s’allunga fra S. Antonio d’Adda e
Celami descrivendo, poi, un’ansa intorno a Caprino Bergamasco e addossandosi alle pendici
settentrionali del M. dei Frati. Altri frammenti di cordoni, più o meno demoliti dall’erosione,
si osservano più a occidente e più in basso dei precedenti. Si tratta evidentemente delle
morene laterali sinistre del grande ghiacciaio vurmiano dell’Adda e di quelle frontali di
un suo lobo che s’arrestava davanti a Caprino Bergamasco. 1 materiali che compongono
le morene sono molto vari e fra essi risaltano quelli di rocce scistoso-cristalline della Vai-
tellina (specialmente gneiss) che s’incontrano con notevole frequenza e. in blocchi talora
grandiosi. Numerosissimi, dovunque, sono i ciottoli striati.
Credo non abbia bisogno di particolari dimostrazioni il riferimento delle morene sopra
menzionate all’ultima grande espansione glaciale. In base all’andamento dei cordoni mo¬
renici viene anche abbastanza facile la ricostruzione del margine del ghiacciaio come si
vede negli schizzi fig. 7 e 8.
Ma anche esternamente ai cordoni morenici s’incontrano qua e là degli erratici che
evidentemente stanno in rapporto con una maggiore espansione glaciale. Il più alto da me
incontrato è un ciottolo di diorite raccolto in V. d’Erve presso la mulattiera che sale
da Erve alla Capanna Alpinisti Monzesi a 1025 m. d’altezza (aneroide) e che deve pro¬
venire dalla Valsassina.
Date le condizioni altimetriche del ghiacciaio vurmiano '), non poteva venire superata
durante quella fase glaciale la eresia del M. Magnodcno (1236-1367 m.) che limita a NE la
V. d’Erve, per cui bisogna attribuire la presenza dell’erratico della Valsassina ad una
espansione o a un’oscillazione notevolmente maggiore di quella alla quale sono attribuiti
i cordoni morenici sopra menzionati.
Depositi lacustro-glaciali.
Fin dal 1880 lo Stoppani aveva richiamato l’attenzione su alcuni depositi di argille
dei dintorni di Erve e di Carenilo 2 ) che aveva messo in relazione con due antichi laghi
di sbarramento glaciale. Di essi ebbe ad occuparsi di sfuggita più tardi anche il Philippi 3 )
e recentemente io stesso ne ho dato una descrizione, ricordando nel contempo altri due,
forse ancora più caratteristici, che esistono nei dintorni di S. Antonio d’Adda e di Ca¬
prino Bergamasco 4 ). Non starò a ripetere ora la descrizione delle condizioni locali dei
quattro bacini lacustri, ma mi limiterò a pochi cenni generali.
Presso il margine esterno dei cordoni morenici vurmiani esistono, nelle quattro loca¬
lità citate, delle argille lacustri che nei dintorni di Caprino, a Bondì, vengono anche utiliz¬
zate in una fornace da laterizi. Nella cava è messo a nudo per una ventina di metri d’al¬
tezza un banco di limo argilloso, talora anche sabbioso, d’un colore azzurrognolo, nettamente
stratificato. Superiormente giace uno strato di ciottoli grossolani, in parte morenici, alcuni
*) Punch e Rruckner, Die Alpen im Eisseitalter ,
III Bd., Leipzig-. 1U09, pug. 778.
~) Stoppani A., V Era neozoica, pag. 241. An¬
ziché « Carenilo » 1’ A., per mìa svista, scrive Ber-
benno.
3 ) Philippi E., tieol. <1. Umyeg. v. Lecco ecc. Op.
cit. pag. 365.
*) Desio A., Su alcuni depositi lacustri singlaciali
della Lombardia. Natura, Voi. XIX, Milano 1928,
pag. 158.
9
62
ARDITO DESTO
dei quali sono sparsi qua e là anche nel limo. Del tutto analoghe sono le condizioni di
giacitura del limo nei pressi di S. Antonio d’Adda, di Carenno e di Erve.
La formazione dei quattro laghi (Fig. 7 e 8) sta evidentemente in rapporto con lo sbar¬
ramento di alcune valletto laterali scendenti dall’ Albenza e dal Resegone per opera del
ghiacciaio 1 ariano e delle sue morene, durante il Yurmiano. Nel seguente specchietto sono
riassunti i principali elementi topografici dei quattro laghi :
Superficie ettari Altezza s. 1. m.
dello specchio d'acqua m.
Lago d’Erve. 10 600
» di Carenno. 70 620
» di S. Antonio d’Adda. 90 400
» di Ci sano Bergamasco. 288 300
Fig 1 . 7. — Ricostruzione dei due laghi singlaeiali Fig. S. - Ricostruzione dei due laghi singlaciali di Cisano e di
di Carenno e di Erve. Scala 1:50000. S. Antonio d’Adda. Scala 1:50000.
La vita dei laghi dovette essere abbastanza lunga, ma 1’ apporto di materiali da parte
degli immissari non fu abbastanza abbondante da riempirli. Essi si estinsero per svuota¬
mento col ritiro del ghiacciaio vurmiano, cosicché ancora rimangono conservati in rilievo
i cordoni morenici che trattenevano le acquo verso valle e lo squarcio operato dagli emis¬
sari al termine della glaciazione. Ya ricordato, poi, qui il fatto che durante la fase lacustre,
mentre i due laghi di Erve e di Carenilo erano forniti esclusivamente di emissari subgla¬
ciali il lago di S. Antonio versava in parte le sue acque in quello sottostante di Caprino e
quest’ultimo possedeva un emissario che si scaricava attraverso la valle di Pontida
(Fig. 8).
Alluvioni recenti, frane, detriti.
Il territorio occupato dalle alluvioni recenti e attuali nella regione considerata in questo
studio è molto ristretto e in buona parte limitato a una sottile striscia che fiancheggia il
corso dell’ Adda. La parte più notevole di essa è la caratteristica conoide della Galavesa
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PIIEALBJ BERGAMASCHE)
63
che insieme con quella antistante del T. Aspide ha determinato la separazione del lago di
Olginato da quello maggiore di Garlate. Un’altra striscia di alluvioni recenti segue il corso
del T. Borgogna ed altre fiancheggiano la sponda del Brembo. Queste alluvioni sono facil¬
mente riconoscibili da quelle più antiche per la mancanza di materiali morenici rimaneg¬
giati di cui sono, invece, ricche le seconde.
Per quanto nella carta geologica appaia indicata solamente una frana nei pressi di
Amagno (V. Imagna), che non poteva essere trascurata per sua grandiosità, molte alile mi¬
nori esistono in tutta la regione contraddistinta con le tinte del Retico inferiore e medio.
Moltissimi sono i pendìi ricoperti da falde di frana che durante l’epoca delle piogge danno
frequentemente origine a smottamenti più o meno vasti. Tutta la zona retica medio-infei ioie
in cui alternano strati di calcari con strati di marne stemperabili nell’ acqua, è da ritenersi
«zona franososa », specialmente nelle zone, tuli’ altro che rare, in cui l’andamento della
stratificazione è parallelo o quasi al pendio. In tali condizioni si trovano, ad esempio, i
dintorni di Vaicava che hanno avuto a subire più di una frana anche in epoca relativa¬
mente recente.
Non molto estese nè frequenti sono, invece, le falde di detrito. Oltre a quelle che si
stendono ai piedi delle pareti dolomitiche del Resegone, ne troviamo quasi costantemente
alla base degli affioramenti di dolomia a Conchodon che, trovandosi intercalata fra strati
di rocce più facilmente erodi bili, danno molto spesso origine a pareti più meno elevate, come
intorno al M. Linzone e a « i Canti » nell’Alta Val Imagna. Condizioni analoghe si ripetono
spesso anche in corrispondenza degli affioramenti di calcari madreporici del Retico medio.
In generale si duo dire che nelle zone prevalentemente calcaree s’incontrano di pre¬
ferenza falde di detrito, in quelle prevalentemente marnose, falde di frana.
Considerazioni generali sulla serie stratigrafica.
Da quanto sono venuto esponendo nei paragrafi precedenti risulta che la serie strati¬
grafica della regione considerata contiene i rappresentanti di tutte le epoche geologiche
comprese fra il Carnico e il Cretaceo senza lacune avvertibili nella sedimentazione. I vari
membri della serie presentano in generale caratteri abbastanza ben definiti sia sotto il
punto di vista paleontologico, sia sotto il punto di vista litologico e il legame che sussiste
fra piano e piano della serie dimostra una armonica successione dei fenomeni sedimen¬
tari da cui mi riservo di trarre qualche conclusione più avanti. Prima torna opportuno
passare rapidamente in rassegna le più spiccate caratteristiche di ciascuno dei principali
membri della serie stratigrafica.
Poco si può dire sul Carnico assai scarsamente rappresentato nella nostra regione e
privo di fossili. Esso presenta la facies marnoso-scistosa a tinte vive che per solito occupa
i livelli più elevati delle serie, ma che talora, nella Lombardia occidentale, sostituisce in
buona parte anche quella marnoso-calcarea a molluschi. Quest’ultima affiora nelle imme¬
diate vicinanze della regione considerata nella classica località di Acquate a oriente di Lecco.
Per quanto priva di fossili, la facies marnoso-scistosa variegata ha caratteri di mare poco
profondo c forse sta a indicare il passaggio dalla zona neritico-costiera del Raibliano a
molluschi alla zona neritico-coralligena rappresentata dai calcari e dalle dolomie del Norico.
Questi ultimi hanno 1’ aspetto ben noto e diffuso nella regione alpina della cosiddetta Do¬
lomia Principale, la quale nella nostra regione presenta una stratificazione abbastanza de¬
cisa e una certa ricchezza di fossili (molluschi) localizzati nelle assise superiori. Coll’inizio
del Retico si ripassa nuovamente a depositi di mare poco profondo, rappresentati da marne
64
ARDITO DESIO
più o meno arenaceo e scistose, in cui sono intercalati di tanto in tanto dei banchi cal¬
carei. La ricchezza dei molluschi littorali insieme con la natura della roccia, nella quale
sono pure presenti dei depositi clastici a elementi abbastanza grossolani, indicano chiara¬
mente la relativa vicinanza di una spiaggia e quindi attestano un sensibile sollevamento
del fondo marino dal Norico al Retico.
11 Retico è uno dei piani caratteristici non solo della regione considerata nel presente
studio, ma di tutta la Lombardia. Le suddivisioni proposte corrispondono a tre facies che
se nella nostra regione appaiono regolarmente sovrapposte, altrove vengono a sostituirsi
piu o meno completamente una all’altra. La zona inferiore, prevalentemente marnoso-sci-
stosa, rappresenta la « facies sveva » caratterizzata dalla grande abbondanza di molluschi
di mai e sottile, la zona media, composta in prevalenza da calcari madreporici alternanti
con marne e scisti, e caratterizzata dalla frequenza di coralli e da un banco a Terébratula
gregaria , rappresenta la « facies carpatica » ; la zona superiore, calcareo-dolomitica, con
glosse bivalvi del gruppo dei Megalodonti ( Conchodon infraìiasicus) può considerarsi rup¬
pi esentante della « facie del Dacbstcin ». Volendo spingere più oltre i raffronti e cercare
delle altre analogie, si potrebbe riconoscere nel livello di calcari neri, che talora compare
alla base del Retico della V. Imagna, il cosiddetto « Plattenkalk » che rappresenta un oriz¬
zonte abbastanza costante nelle Alpi nord-orientali e che non manca anche sul versante
meridionale, nelle Giudicane >). In generale, però, nella regione considerata il passaggio
dal Norico al Retico è piuttosto brusco e in ciò si può riconoscere un rapido sollevamento
del fondo marino che segna appunto il limite fra le due epoche. Anche la presenza di
resti di pesci e di rettili, specialmente nella zona inferiore, possono considerarsi indizi di
« Bonebeds » caratteristici del livello di scisti neri del Retico inglese e diffusi anche nel
Retico germanico. Manca, invece, completamente la facies ammonitica che del resto non
si può dire presente in Lombardia, per quanto sia stato rinvenuto qualche raro esemplare.
Il tipo del Retico della regione considerata si estende con caratteri analoghi in tutta
la Lombardia, tanto che potrebbe essere considerato come una « facies lombarda ». mentre
più oltre verso occidente e verso oriente va gradualmente modificandosi ed assumendo in
generale la facies del Dachstein con una grande diffusione di calcari e dolomie. Quest’ul¬
timo aspetto del Retico si presenta meravigliosamente sviluppato nelle Alpi Venete Orien¬
tali, ove la serie calcareo dolomitica mantiene quasi immutala la sua facies dalla Dolomia
Principale al Lias.
Tenendo conto della sovrapposizione delle tre facies che compongono il Retico lom¬
bardo c dei caratteri batometrici dei sedimenti rispettivi è facile accorgersi che durante il
Retico nella nostra regione si è verificato un lento ma progressivo aumento di profondità
del mare e quindi, verosimilmente, un abbassamento del fondo marino, ossia un movimento
opposto a quello che aveva segnato il passaggio dal Norico al Retico e su per giù corri¬
spondente a quello compiutosi fra il Carnico e il Norico.
11 Lias inferiore si annunzia di nuovo con una facies di mare poco profondo rappre¬
sentata dai calcari marnosi con Pinne e lamellibranchi dell’Hettangiano inferiore. Seguono
pelò ben presto i calcari con ammoniti e bracbiopodi e le selci bianche con brachiopodi che
già indicano un ambiente marino più profondo. Con caratteri simili l’Hettangiano affiora
in qualche altra parte della Lombardia (Alta Brianza, Luganese), ma spesso la facies è sen-
*) Frech F., Lethaea geognostica. Das Mesozoi-
cum. HI Lf., v. Artabeii G., Rhaetische Stufe. Op.
cit. pag. 346.
STUDI GEOLOGICI SURI,A REGIONE DELI.’ ALBENZA (PREAI.PI BERGAMASCHE)
65
sibilmente diversa. In altre parti, poi, PHettangiano manca addirittura, come nei dintorni
di Arzo e ciò pare che stia in rapporto con una trasgressione '). Questo fatto sembra ac¬
cordarsi abbastanza bene con la presenza di un livello di mare sottile in corrispondenza
dell’Hettangiano inferiore tanto nella regione considerata quanto in quelle viciniori e con
la variabilità di facies dell’Hettangiano della nostra regione. L’innalzamento del fondo
marino corrispondente alla fase iniziale dell’Hettangiano della nostra regione presenta i
caratteri di un episodio di lieve durata, poiché sia i calcari più o meno selciferi della zona
a Sclilotheimia ungulata quanto quelli neri soprastanti del Sinemuriano, indicano un am¬
biente marino notevolmente più profondo che già corrisponde alla zona batiale.
11 Sinemuriano della regione considerata presenta una facies molto uniforme che del
resto si estende anche in una buona parte della Lombardia occidentale e che contiene una
fauna costituita quasi completamente da ammoniti. Nella composizione dei calcari neri sel¬
ciferi del Sinemuriano, ciò che più colpisce è la sostituzione laterale di zone silicifere
(pietre da coti) e di zone marnose (calcari da cemento), ossia di sedimenti prevalentemente
organogeni (spongoliti) con sedimenti prevalentemente terrigeni. 1 primi sono relativamente
ricchi anche di noduli e di liste di selce, i secondi ne sono privi o per lo meno assai po¬
veri. In generale, nella parte occidentale della regione considerata prevalgono i calcari
siliciferi, nella parte orientale i calcari marnosi, ma non mancano anche sovrapposizioni
dei due tipi di sedimenti. Non credo che queste differenze relativamente lievi di composi¬
zione abbiano bisogno di spiegazioni complicate, Pare si tratti dello stesso fondo marino
nel quale, forse per effetto di correnti, si sono formati depositi più o meno ricchi di ma¬
terie terrose provenienti dalla terraferma. Quanto alla fauna, non si può dire realmente
che sia ricca. Di questo piano gode una certa fama in Lombardia, per contenuto in fossili,
la località di Moltrasio sul lago di Como e poche altre dei dintorni. Io credo però, che
tale relativa ricchezza di fossili sia più apparente che sostanziale rispetto alle altre regioni
c dipenda più che tutto dal fatto che a Moltrasio e nei dintorni esistono numerose cave e
i cavatori stessi siano già un po’ « ammaestrali » nella raccolta dei fossili — che rendono
loro qualche soldo — forse in grazia della presenza nei dintorni di numerosi centri di
villeggiatura.
Del tutto insensibile è il passaggio dal Lias inferiore al Lias medio: i calcari neri
del Sinemuriano vanno un po’ per volta perdendo il loro colore e passano a calcari bianchi
pure selciferi e più o meno ricchi di ammoniti - spesso pirilizzate — c di foraminifere.
Questa differenza di colorazione della roccia è abbastanza costante nella regione conside¬
rata e può essere ritenuta come caratteristica del Lias medio, dato che proprio in tale
zona sono stati raccolti fossili appartenenti al Pliensbachiano e al Domoriano. Fuori dai
limiti della nostra regione il Lias medio si mostra meno individualizzato sotto il punto di
vista litologico, poiché talvolta è rappresentalo da calcari neri o grigi del tutto simili a
quelli del Lias inferiore, talvolta da calcari rosei o gialli. Quest’ ultimi, però, occupano,
come spesso altrove nella Lombardia occidentale, i livelli più elevati della serie mediolias-
sica della regione dell’ Al bonza e, con i loro interstrati marnosi rosso-verdi, segnano il
passaggio al Lias superiore. Abbastanza simile al Lias medio della nostra regione è quello
delle Prealpi Bergamasche Occidentali 2 ) che poi si raccorda agevolmente verso est al
ben noto Lias medio bresciano.
l ) Senn A., Beitrcige sur (reologie des Alpensùd- ! 2 ) De ài.essadki G., Il gruppo del Monte Misma
randes zwischen Mendrisio und Varese. Boi. Geol. ì (Prealpi Bergamasche). Atti Soc. It. Se. Nat. Voi.
Helvetiae, voi. XVIII, n. 4, 1924. XI,li, Milano 1903, pag. 223.
6G
ARDITO DESIO
Por quanto riguarda le condizioni batometriche non pare che sieno da riconoscere nel
Lias medio differenze notevoli in confronto al Lias inferiore (Sinemuriano).
Il Lias superiore è rappresentato dal cosiddetto <• Ammonitico rosso », che comprende
puro una parte del Giurese e che presenta la facies calcareo-marnosa, con tinte vive rosse
verdi o brune, diffusa in tutta la Lombardia e anche al di fuori. Caratteristico di questa
facies è il livello a Koninckinci gregaria Par. segnalato por la prima volta dal Repossi ’)
in Alta Brianza, ritrovato da Lotti e Crema 2 ) nell’Appennino Centrale e da me sul-
l’ Albcnza e probabilmente assai più diffuso di quanto ora non si sappia. Sul carattere ba¬
tometrico dell’« Ammonitico rosso» l’associazione di sedimenti terrigeni a grana sottile
con radiolariti manifesta caratteri di notevole profondità. La fauna macroscopica, costituita
da ammoniti e da brachiopodi, rispecchia un ambiente batiale. In conclusione se si tiene
conto della notevole costanza dei caratteri dei sedimenti che compongono 1’ « Ammonitico
rosso» su vaste zone della Lombardia — fatto questo che male s’adatterebbe a sedimenti
di mare poco profondo — e della presenza di livelli ricchi di radiolariti, mi sembra molto
probabile la pertinenza dell’« Ammonitico rosso» ad una zona batiale abbastanza profonda.
Verso l’alto della serie, le radiolariti assumono il predominio e finiscono per occu¬
pare buona parte dei piani giuresi. Nessun fossile macroscopico mi hanno fornito e quei
pochi esemplari di Aptychus raccolti qua e là provengono da un livello marnoso, del tutto
simile come aspetto a certi livelli a colorazione rossa molto intensa del Lias superiore, che
ricopre le radiolariti. Giova ancora tenere presente che nel loro complesso le radiolariti
hanno una potenza molto ridotta in rapporto alla serie di piani che rappresentano.
Tutte queste condizioni bene si accordano con la supposizione che le radiolariti del
Giura della regione considerata rappresentino sedimenti abissali, paragonabili al « fango a
radiolarie » dei mari attuali 3 ). Anche il livello a radiolariti presenta una notevole diffu¬
sione nel Giura lombardo fuori dalla regione considerata, per quanto venga spesso sosti¬
tuito più o meno parzialmemento da depositi di mare meno profondo del tutto simili a
quelli immediatamente sotto e soprastanti.
Nel Giura superiore la profondità del mare va di nuovo diminuendo con una progres¬
sione inversa a quella con cui era venuta aumentando, cosicché vediamo ripetersi tipi di
sedimenti analoghi a quelli precedenti. Alle radiolariti fanno seguito delle marne legger¬
mente arenacee del tutto simili a quelle del Lias superiore e indi la « Maiolica » rosea e
bianca con noduli di selce che corrisponde perfettamente, come facies, ai calcari rosei
e biancastri del Lias medio. Durante il trapasso dal Giura alla Creta la profondità del
mare dimininuisce, quindi, nuovamente rientrando nella zona batiale corrispondente alla
« Maiolica » e tale diminuzione di profondità si continua debolmente anche nei piani supe¬
riori, sino al Sopracretaceo che chiude la serie stratigrafica marina continua della regione
considerata. Il 'terreno più antico che incontriamo, infatti, dopo il Sopracretaceo, è il Plio¬
cene marino che ricopre trasgressivamentc terreni di epoche diverse.
Da questa rapida rassegna dei caratteri dei sedimenti che compongono la serie stra¬
tigrafica della regione considerata emergono alcuni fatti che bene si armonizzano con le
idee dolPArbenz relativamente ai cicli sedimentari 4 ).
*) Kepossi E., La tettonica dei terreni. secondari
tra Como e Erba. Op. cit. pag. 9.
2 ) Lotti B. e Crema C., I terreni mesozoici del-
l'Appennino Centrale. Op. cit. pag. 11.
3 ) HaugE,, Traiti de Geologie. I voi., Paris 1911,
pag. 154.
*) Arbicnz P. , Probleme der SedimentMion and
ihre Beziehungen zur Gebirgsbildung in den Alpen.
Vierteljahrschrift d. Naturarseli. Gesell., 64 Jahrg.,
Ziirich 1919, pag. 246.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI/ ALBENZA (PRUALPI BERGAMASCHE)
67
Le variazioni di facies che presenta la serie di strati compresa fra il Carnico e il
Retico inferiore indica con sufficiente chiarezza l’esistenza di un 1° ciclo sedimentario, non
del tutto completo per la mancanza di fasi d’ emersione, composto di una fase di trasgres¬
sione corrispondente al passaggio dal Carnico al Nerico, che si manifesta col carattere di
fase d’inondazione del Norico, e di una fase di regressione corrispondente al passaggio dal
Norico a Retico.
Un II 0 ciclo, pure incompleto, si riconosce nel Retico. I sedimenti che compongono la
serie retica manifestano infatti nella loro successione verticale i caratteri di una nuova
fase di trasgressione, che assume quelli di fase d’inondazione verso il termine del Retico,
per acquistare, infine, il carattere di fase di regressione al passaggio fra il Retico e il
Lias.
Il 111° ciclo, che presenta uno sviluppo molto maggiore dei precedenti, s’inizia con la
trasgressione hettangiana e sèguita con caratteri di fase d’inondazione sino al Giura su¬
periore — ove i sedimenti presentano la facies abissale — per poi riacquistare ancora una
volta il carattere di fase di regressione che, però, non dimostra di spegnersi col Cretaceo
nell’ambito della regione considerata.
Nella successione dei 3 cicli sedimentari possiamo poi riconoscere una progressiva at¬
tenuazione delle fasi iniziale e finale dei cicli dalle più antiche verso quelle recenti : il ciclo
norico si mostra ben limitato sia verso l’alto quanto verso il basso, quello retico già un
po’ meno, specie verso l’alto e meno ancora quello giurese. Tali caratteri indicano, secondo
l’Àrbenz, l’intervento di un regime di sedimentazione orogenica che si manifesta nelle
zone dei geosinclinali o dei geoanticlinali. Il caso nostro è evidentemente il primo. 11
fondo marino dal Retico al Giura superiore si abbassa gradualmente: dal Giura superiore
al Cretaceo sembra immobile e così s’inizia il colmamento della sinclinale *).
LA TETTONICA.
La struttura tettonica della regione considerata nel presente studio è nel complesso ab¬
bastanza semplice. I due elementi tettonici principali sono rappresentati dalla falda acca¬
vallata del Resegonc e dalla piega a ginocchio dell’Albenza. A NE di quest’ultima v’è un
accenno ad una lieve anticlinale che si rende però abbastanza ben manifesta solo nella
parte sud-orientale della regione. Le faglie che qua e là interrompono la disposizione re¬
golare degli strali nelle pieghe, hanno lieve estensione e rappresentano per lo più fenomeni
accessori all’ accavallamento della falda del Resegone.
La falda del Resegone.
Della falda accavallata del Resegone — messa in evidenza, com’è stato detto in prin¬
cipio a questo studio, dal Philippi 2 ) — entra nell’ambito della regione considerata solo
la parte meridionale. L’irregolare sovrapposizione di terreni più antichi su terreni più re¬
centi è quanto mai evidente lungo tutto il margine della falda e le caratteristiche « brecce
di friziono » (miloniti) che si osservano spessissimo lungo il piano di contatto della falda
Op. cit. pag.- 551), anche nel Varesotto.
®) Oeol. d. Vmgeg. von Lecco ecc. Op. cit. pag. 328.
*J Condizioni analoghe si sono verificate secondo
Seni) (Beitruge zur Geologie des Alpensiidr. ecc.
68
A UDITO DESIO
con l’imbasamento rappresentano uno dei più palesi effetti dinamici dell’avvenuto sposta¬
mento di masse rocciose.
Sul passo del Fò, all’estremo angolo nord-occidentale della regione considerataci ban¬
coni di calcare-magnesiaco della Dolomia Principale poggiano direttamente sugli scisti e
sui calcari marnosi del Retico che, subilo a nord del passo, contengono fossili caratteristici
come la Modiola gregaria Stopp. sp. (Fig. 9). Sulla Cornesella, a trecento metri circa.
Passo del Fò
Fif?. tì. - Profilo attraverso il Passo del Pò. (Ca = Carnico ; No = Norico; Re = Retico).
a nord del Passo del Fò, alla base della Dolomia Principale compaiono anche gli scisti
violacei del Raibliano che ricoprono direttamente le marne e i calcari marnosi bruni fos¬
siliferi del Retico. Anche a oriente del passo affiora, alla base della Dolomia Principale, il
Raibliano che si vede appoggiarsi direttamente sopra un grosso banco di calcari grigio¬
chiari e biancastri, il quale, ricopre regolarmente i calcari marnosi del Retico e che quindi
è da riferirsi alla zona superiore del Retico (Dolomia a Conchodon). Il contatto del Rai¬
bliano con la Dolomia a Conchodon si può osservare lungo lutto il fianco sud-occidentale
del Resegone percorrendo il sentiero che va dalla Capanna Alpinisti Monzesi al Passo
della Passata. Su quest’ ultimo il contatto anormale è dei più caratteristici, come si vede
nella flg. 10 e la presenza, negli strati più elevati di Dolomia a Conchodon a contatto col
Raibliano, di qualche nodulo di selce, mi induce a ritenere come probabile che alcuno di
tali strati possa già appartenere all’ Hettangiano.
russo del In Passata
Fig. IO. — Profilo attraverso il Passo della Passata.
(Ca = Carnieo; No = Norico ; Reim = Retico medio e inferiore ; Res = Retico superiore).
Fra il Passo della Passata e il Passo della Porta una grande falda di detrito, che si
stende ai piedi delle pareti dolomitiche, nasconde ogni traccia del contatto anormale. Sul
dauco orientale del Resegone il fenomeno di scorrimento della zolla del Resegone si ma¬
nifesta in maniera diversa. Sul Passo della Porta (Fig. 11) gli stiviti di Dolomia Principale
leggermente inclinati verso ESE formano una parete verso occidente; sul fondo della sella
affiorano i calcari marnosi nerastri del Retico medio con cespugli di coralli : verso oriente,
sulla Corna Rossa, sopra a questi strati giace una zolla di Dolomia a Conchodon fossilifera,
composta da strati inclinati di 25° verso N 85° E. Qui non vediamo più, quindi, un acca¬
vallamento della Dolomia Principale sul Retico, ma invece vediamo gli strati del Retico
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
69
addossati e quasi schiacciati contro la massa dolomitica del Resegone. Più oltre verso
nord, deprimendosi la superficie topografica, sulla prosecuzione dal banco di Dolomia a
Conchodon della Corna Rossa, troviamo per un certo tratto solo i calcari madreporici del
Retico medio, ma sui rilievi soprastanti, verso ovest, a Brumano ecco di nuovo ricompa¬
rire la Dolomia a Conchodon che al Passo del Pallio giace nuovamente a diretto contatto
con la Dolomia Principale del Resegone. Fra il Passo della Porta e il Passo del Pallio
sono diffusissime e molto caratteristiche le brecce di frizione.
In complesso, sul fianco orientale del Resegone vediamo la grande falda dolomitica
profondamente immersa nella pila di strati retici che s’addossano irregolarmente ad essa.
In altre parole noi ci troviamo dinanzi al fianco della falda del Resegone, che spostandosi
orizzontalmente da nord verso sud ha squarciato il substrato retico e con la fronte è an¬
data a sormontare la zona di Dolomia Principale della Corna Camozzera che giace più a
sud. Come effetto di questo movimento si sono avute delle enormi pressioni in direzione
N-S davanti al fronte della falda, in direzione O-E sui lati. Abbastanza evidenti sono anche
gli effetti di tali pressioni.
Passo della Porta
I
Fì£. il. — Profilo attraverso il Passo della Porta.
(No = Norico; Rem = Retico medio; Res = Retico superiore).
Ad esse, infatti, io ritengo siano da attribuire le inflessioni più o meno marcate e le
faglie locali che si osservano lungo l’asse della piega dell’Albenza e i fenomeni analoghi
che s’incontrano sulla catena che separa la V. Imagna dalla V. Taleggio. Le prime sareb¬
bero dovute alla pressione esercitata dalla fronte della falda, pressioni dirette quindi NNO-
SSE; le seconde alla pressione esercitata dai fianchi (Fig. Il) in senso approssimativa¬
mente perpendicolare OSO-ENE. Maggiori chiarimenti in proposito verranno dati più avanti,
trattando della tettonica della regione attigua al Resegone.
Rimane ora da stabilire se la falda del Resegone rappresenta una grande « scaglia »,
com’era stata interpretata dal Philip pi '), o i resti di una grande anticlinale coricata,
come ritiene il Cacciamali 2 ). L’esame tettonico della parte della falda che entra nel
campo del presente studio non mi ha fornito elementi in prò o in contro ad una delle
due ipotesi. Se in un primo tempo parteggiai per la prima ipotesi — v’ è rimasta traccia
anche sulla carta geologica, nella « Spiegazione dei colori » — ora, invece, dopo che ho
avuto occasione di riprendere in considerazione il problema sul posto, non credo di po¬
termi pronunciare per una o per l’altra senza prima avere preso in esame una regione
assai più vasta di quella considerata, per quanto non possa nascondere la mia « impres¬
sione » più favorevole verso la seconda.
*) Geol. d. Umgeg. von Lecco eco. Op. cit.
z ) Spaccati geologici attraverso le prealpi lomb.
Op. cit.
io
70
ARDITO DESIO
La piega dell’ Albenza.
La disposizione degli strati che costituiscono la catena dell’Albonza se è del tutto tran¬
quilla e regolare sul versante nord-orientale della montagna, appare invece assai distur¬
bata sul versante opposto. Sul crinale della catena gii strati si presentano ancora in posi¬
zioni poco inclinate e spesso suborizzontali. Scendendo, però, qualche centinaio di metri
verso occidente o verso mezzogiorno, si vedono raddrizzarsi improvvisamente presentando
frequenti contorsioni, per poi disporsi un po’ per volta in posizione verticale o anche ro¬
vesciata sulle pendici della montagna.
Il motivo tettonico con cui sta in relazione questa particolare disposizione degli strati
è ben manifesto specialmente sul fianco meridionale del M. Linzone e sul fianco occiden¬
tale del M. Tesoro.
M. Placca
M. Linzone
Fig. 12. — Profilo attraverso il fianco meridionale del M. Linzone.
(Rem = Retico medio ; Res = Retico superiore ; LiH = Hettangiano ; LiS = Sinemuriano).
La vetta del Linzone è costituita da una serie poco potente di strati fossiliferi del Si¬
nemuriano debolmente inclinati verso NE che poggiano sopra le selci bianche e i calcari
selciferi, pure con fossili, dell’Hettangiano, i quali hanno una disposizione degli strati pa¬
rallela ai precedenti. Seguono ancora verso il basso i calcari e le dolomie del Retico su¬
periore (Dolomia a Conchodon ) che per breve tratto presentano un andamento tranquillo
della stratificazione poi s’incurvano, immergendosi in senso opposto, descrivendo una
piega a ginocchio coricata verso SSO (Fig. 12). Poco più in basso ricompare nuovamente
P Hettangiano, anche qui fossilifero, in strati subverticali e ad esso fanno seguito i calcari
neri selciferi del Sinemuriano che s’appoggiano sui precedenti sotto un angolo d’inclina¬
zione gradualmente minore. Tutta la sommità del M. Fiacca è composta da tali calcari.
Continuando ancora a discendere s’incontrano i calcari biancastri del Lias medio e suc¬
cessivamente P « Ammonitico rosso », il « Rosso ad Aptici », la « Majolica » e, infine, il
Flysch che compone le colline a sud del T. Borgogna (Fig. 19).
Gli strati, che sul M. Fiacca si presentavano inclinati di 30-40° verso SSO, più in basso
si vanno sempre più raddrizzando sinché, fra Burligo e Palazzago e più a sud, vediamo
P « Ammonitico Rosso», la «Majolica» e il Flysch in posizione verticale o quasi.
Il motivo tettonico del M. Linzone è dato dunque da una piega ginocchio coricata
verso SSO che compone la parte elevata della montagna.
11 nucleo della piega è messo allo scoperto sul fondo della vailetta di Malanotte ove,
in mezzo ad una plaga di Dolomia a Conchodon compare un’ isola di calcari madreporici
e di marne brune fossilifere del Retico medio che corrisponde alla parte più profondamente
erosa dell’anticlinale (Fig. 13).
Una fisonomia abbastanza simile presenta la piega sul M. Tesoro. Qui, però, la cer¬
niera delia piega è topograficamente più elevata, per cui sulla sommità della montagna —
che pur supera di 40 m. quella del M. Linzone — non vediamo più gli strati del Lias
inferiore, ma, invece, solo quelli del Retico superiore (Dolomia a Conchodon). Sul M. Te-
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL’ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
71
soro, inoltre, l’anticlinale è meno sviluppata e meno stirata e la sua gamba superiore
presenta una lieve inflessione a sinclinale, la quale darà origine, come vedremo, più ad
oriente ad una piega abbastanza ben definita. Più a nord, sulla Corna Camozzera, la sin¬
clinale superiore è già del tutto scomparsa e la piega a ginocchio viene a fondersi con
1’anticlinale della Val Imagna che verrà descritta più avanti.
Fra il Pertùs e il M. Locone si vede il Retico medio e superiore, assai ridotti di po¬
tenza, immergersi sotto la Dolomia Principale. Più in basso, gli strati conservano la loro
posizione rovesciata sino alle pendici della montagna ed anzi, intorno ad Erve, hanno una
lieve inclinazione, ma sono però sempre disposti in serie inversa.
Fig. 13. — La piega dell’ Albenza in Val di Malanotte. Schizzo dal vero.
(Per le abbreviazioni cfr. fig. 12).
Qui, dunque nella gamba inferiore della piega è interessata tutta la serie dalla Dolomia
Principale al Flysch cretaceo ed inoltre la notevole riduzione di spessore del Retico lascia
scorgere il forte stiramento subito dagli strati retici, relativamente plastici, in confronto ai
banchi norici assai più rigidi, e un leggero accavallamento dei secondi sui primi. Feno¬
meni di questo genere si osservano quasi sempre al contatto fra Dolomia Principale e Re¬
tico inferiore (cfr. Fig. 19).
Ad oriente del M. Linzonc la piega a ginocchio precedentemente descritta, mantiene
pressoché immutata la sua fisonomia sin nei dintorni di S. Bernardo, ove intervengono
delle complicazioni messe in evidenza dal graduale assottigliamento — da ovest verso est
— della Dolomia a Conchodon e dalla sua scomparsa fra S. Bernardo e Albelasco. Se¬
guendo il sentiero che unisce i due abitati vediamo, infatti, i calcari madreporici del Retico
medio a diretto contatto con i calcari grigi fossiliferi delP Hettangiano (Fig. 14), mentre
spostandoci solo di poche centinaia di metri verso ovest, ritroviamo ancora la piega com-
Fig. 14. — Profilo attraverso il fianco meridionale della Corna Rocchetto.
(Per le abbreviazioni cfr. fig. 12).
pietà, col nucleo formato dal Retico medio ricoperto, superiormente, dalla Dolomia a Con¬
chodon della Corna Rocchetto la quale, dove non è stata erosa, si vede poi incurvarsi
verso sud ed immergersi verticalmente sul fianco della montagna intorno a 1000 m. d’ al¬
tezza. Sotto S. Bernardo, dunque, la gamba inferiore dell’ anticlinale ha subito uno stira¬
mento cosi intenso da determinare la scomparsa di un membro della serie e la formazione
di una piega-faglia. Di questo fenomeno troviamo tracce anche più ad occidente, sotto la
Corna Rocchetto, ma qui però 1’ effetto è stato più lieve ed è rivelato solo da piccoli acca-
72
ARDITO DESIO
valiamomi locali dogli strati più rigidi o da contorsioni di quelli più plastici, come si pnò
osservare ad esempio sulla Corna Massaia.
Verso oriente la traccia della faglia si può seguire fin sotto il Botto, ove ricompare la
o omia a Conchodon. La piega, però, appare qui già sensibilmente deformata e compli¬
cata da una leggera ripiegatura anticlinale secondaria che si manifesta più a nord come
s. vede nello schizzo riprodotto nella fig. 15. Verso il Brembo la piega a ginocchio pro¬
segue, ma con essa viene a fondersi anche la piccola anticlinale secondaria, in modo da
dare origine ad una anticlinale unica abbastanza regolare per quanto un po’ assottigliata
nella sua gamba meridionale. In seguito, poi, ad un graduale abbassamento verso est del¬
asse, il nucleo rimane formato dalla Dolomia a Conchodon, anziché dal Retico medio
come sul Botto. ’
Descritta, cosi, la forma della piega dell’Albenza nei diversi punti, occorre aggiungere
qualche notizia sull’orientamento e sulle inflessioni del suo asse. Come si può desumere
acilmente dalla carta geologica annessa al presente studio, l’asse della piega dell’Albenza
cescrive un arco di cerchio abbastanza ampio e regolare e con la convessità rivolta verso
„ Ma 0Ur f a c i uesta curvatura orizzontale, l’asse della piega presenta spesso delle in¬
flessioni, piu o meno sentite, in senso verticale. Così un’ampia sinclinale trasversa si os¬
serva fra ,1 Passo del Pertùs e il M. Tesoro, sinclinale complicata da piccole pieghe mi¬
nor,. Un’altra leggera sinclinale passa per il Pizzo, mentre in corrispondenza del Pian
della Costa 1’ asse s’incurva lievemente verso il cielo. Fra il Pian della Costa e la Sella
Fig. 16 . — Faglia locale fra il Pian della Costa e il M. Linzone.
(Rem = Retico medio; LiH = Hettangiano).
di S. Bernardo troviamo ancora un’ altra sinclinale trasversa alla quale succede immedia¬
tamente una debolissima inflessione in senso opposto, cui fa seguito un graduale abbassa¬
mento dell’asse verso est fln sul fondo della Val Brembana fFig. 17).
Ma oltre a queste leggere inflessioni, fra il Pian della Costa e il M. Linzone si os¬
sei va anche un piccolo accavallamento, messo in evidenza dal contatto diretto fra i calcari
fossiliferi deH’Hettangiano e i calcari madreporici del Retico medio (fig. 16), seguito a breve
distanza da una faglia pure di lieve entità.
Figure 17, 1S, 19, 20. — Profili geologici attraverso la regione considerta. Scala 1 : 50.000.
(Ca = Carnico ; No = Norico ; Rei = Retico inferiore ; Rem = Retieo medio; Res = Retico superiore; Lill = Ilettangiano ; LiS = Sinemuriano ; Lm = Mas medio; Ls = Lias supe¬
riore ; Gin = Giura medio e superiore pr. p. ; Gs = Giura superiore e Cretaceo inferiore pr. u. ; Cr = Cretaceo superiore; ar = Alluvioni recenti).
74
ARDITO DESIO
La sinclinale del M. Ubione.
La lieve inflessione sinclinale della gamba superiore della piega dell’Albenza che si
incomincia a delineare sul M. Tesoro, si va ampliando verso oriente, sul M. Linzone, e si
sviluppa in una vera sinclinale indipendente fra Timagna 'e il Brembo. In generale la
piega si rende più manifesta in corrispondenza degli abbassamenti dell’asse della piega
dell’Albenza, come sul Linzone e, meglio ancora, all’estremità orientale della regione con¬
siderata. Sul M. Linzone il nucleo della sinclinale è rappresentato dal Sinemuriano che
presto, però, scompare per il deprimersi della superficie topografica. Fra il M. Linzone e
il corso del Torrente Imagna nel nucleo troviamo il Retico medio ; sul fianco meridionale
del M. Ubione dapprima il Sinemuriano, poi, presso il Brembo, in coincidenza col punto
più depresso dell’ asse, il Lias medio (Fig. 18-19-20).
Jj anticlinale della Val Imagna.
Alla sinclinale dell’Ubione segue verso NE un’anticlinale molto ampia che ha inizio
sulla Corna Camozzera (Fig. 17) e, dirigendosi con un lieve arco verso ESE, attraversa
1 Imagna presso al Ponte alle Grate passando poi a tramontana del M. Ubione. Il nucleo
della piega è formato dalla Dolomia Principale che affiora sulla Corna Camozzera, sul fianco
destro della V. Imagna fra Vaisecca e Bedulita e che ricompare per breve tratto al Ponte
alle Grate (Fig. 18-19-20). Più oltre, l’immersione degli assi delle pieghe verso E e l’ele¬
vazione della superficie topografica fanno sì che nel nucleo venga a trovarsi il Sinemuriano
dal quale, però, emerge nell’alveo del Brembo una ristretta zona hettangiana nei pressi
di Lisso. Le comparse e le scomparse del nucleo nerico della piega sono determinate dalle
inflessioni del suo asse, inflessioni corrispondenti a quelle già ricordate dell’asse della piega
dell Albenza. Caratteristico, a questo riguardo è P affioramento isolato di Dolomia Principale
del Ponte alle Grate (Fig. 20) che presenta una disposizione degli strati a ellissoide. Fra
l’ affioramento del Ponte alle Grato e quello del Ponte Giurino l’asse si deprime in una sin¬
clinale che corrisponde a quella, trasversa, del M. Linzone. Verso settentrione, sulla Corna
Camozzera, 1 anticlinale della Val Imagna, con la scomparsa della sinclinale intermedia del
M. Ubione, va a fondersi, com’è stato detto, con l’anticlinale a ginocchio dell’Albenza.
La sinclinale della Val Brembilla.
A NE dell anticlinale della V. Imagna gli strati mantengono per ampio tratto un an¬
damento pianeggiante, ma con una frequente tendenza a rialzarsi a poco a poco, tendenza
che si rende manifesta in prossimità degli affioramenti di Dolomia Principale della catena
Fig. 81. - Una delle faglie dei « Canti». (Per le abbreviazioni cfr. fig. 18).
Sornadello-C. Regina-Zuccone. Si tratta di una debolissima sinclinale, parallela alle pieghe
precedenti, che va dalla cresta soprastante a Fuipiano, sulla testata della V. Imagna, al
M. Ubiale sulla destra della bassa V. Brembilla. La piega, che presenta una grande am-
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
75
piezza nell’alta Y. Imagna, si va gradatamente restringendo verso SE sino a raggiungere
il Brembo (Fig. 18-19-20). Aneli’ essa, come le precedenti, presenta delle inflessioni lungo
l’asse di cui le più manifeste sono una lieve elevazione all’estremo settentrionale ed un
abbassamento all’estremo meridionale. Oltre, però, alle deformazioni sopra accennate, sui
« Canti », nell’ alta V. Imagna, esistono pure duo piccole faglie inverse, parallele all’ asse
della piega, che hanno determinato delle brusche interruzioni negli affioramenti retico-lias-
sici ben visibili anche sulla carta geologica (Fig. 21).
Considerazioni sull’ età relativa delle dislocazioni.
Più che una determinazione cronologica assoluta delle dislocazioni che sono state pre¬
cedentemente descritte, alla quale poco si presta la regione considerata nel presente studio,
gioverà stabilire 1’ età relativa delle dislocazioni stesse. Come si può vedere nello schizzo
tettonico riprodotto nella fig. 22, le principali pieghe della regione hanno un decorso ab¬
bastanza regolare o una direzione complessiava NO-ESE e presentano un sensibile paralle¬
lismo dei loro assi. Perpendicolarmente a queste pieghe principali corrono delle pieghe
Fig.. 22. — Schizzo tettonico del gruppo dell’ Albcnza. Scalfì: 150.000.
(- r anticlinali. La sbarretta indica la direzione in cui sono inclinate. = = sinclinali.
- margini della falda del Resegone. - faglie).
più deboli e qualche faglia che presentano quasi una disposiziono a raggiera ed appaiono
del tutto indipendenti dalle precedenti. La stessa indipendenza, rispetto a quest’ ultime,
presenta la falda del Resegone.
Se ora si cerca di raggruppare cronologicamente le varie dislocazioni della regione
considerata, vien naturale di riunire insieme le pieghe principali, fra loro parallele, e
quelle perpendicolari ad esse. Osservando allora che quest’ ultime si dispongono normal¬
mente alla direzione di spostamento della falda del Resegone (N-S) sembra logico anche
di metterle in relazione con tale fenomeno.
Prima che avvenisse lo scorrimento da nord a sud della massa dolomitica del Rese¬
gone, la regione considerata doveva presentare una serie regolare di pieghe via via più
76
ARDITO DESIO
accentuate e inclinate verso la pianura quanto più erano esterne. L’enorme pressione
prodotta dall’ avanzare della falda del Resegone in direzione parallela agli assi delle pieghe
già esistenti, dovette determinare le inflessioni degli assi medesimi e, nei punti di minore
resistenza, degli accavallamenti locali come quello del M. Linzone. La pressione tangenziale
anche sui lati della falda riuscì a determinare dei fenomeni secondari di accavallamento
quali si osservano su « i Canti » e in questo caso paralleli agli assi delle pieghe principali.
In complesso, dunque, nella regione considerata si possono riconoscere due sistemi di
dislocazioni diversi fra loro per caratteri e per età. Il sistema più antico è rappresentato
da lunghe pieghe regolari orientate NO-ESE ; il sistema più recente da brevi pieghe tra¬
sversali e da faglie inverse o da pieghe-faglie ').
Quanto all’età geologica dei due movimenti orogenetici è ben difficile esporre un’opi¬
nione basandoci esclusivamente sulle condizioni geologiche della nostra regione. Il corru¬
gamento principale fa parte certamente della fase diastrofica che ha piegato le Prealpi
Lombarde. I movimenti successivi, per quanto abbiano avuto probabilmente la massima
intensità prima della fine del Neogene, devono avere perdurato anche nel Quaternario,
dato che vediamo dislocati, per quanto lievemente, anche i lembi di Pliocene marino e di
« ceppo n.
LA MORFOLOGIA.
Dato il carattere della presente memoria, ritengo superfluo dilungarmi a descrivere mi¬
nutamente la configurazione della regione considerata, tanto più che vi può supplire egregia¬
mente la carta al 25000 allegata al volume. Più appropriato all’ indole del lavoro sarà, in¬
vece, un rapido esame dei rapporti fra la costituzione geologica e la morfologia e qualche
cenno sull’evoluzione geomorfologica della regione considerata. Nello studio dei rapporti
fra costituzione geologica e configurazione orografica occorre però distinguere due categorie
di rapporti, ossia quelli che si riferiscono alla costituzione litologica e quelli che si rife¬
riscono alla struttura tettonica.
Rapporti fra la struttura tettonica e la configurazione morfologica.
Basta dare uno sguardo ai profili geologici riprodotti nel capitolo riguardante la tet¬
tonica per riconoscere facilmente la mancanza di rapporti diretti fra la forma delle pieghe
e le forme del suolo che su di esse si sono sviluppate. Non solo, ma nemmeno nel de¬
corso complessivo delle varie pieghe si può riconoscere una certa coincidenza con 1’ oro¬
grafia, poiché, se abbiamo il caso di una catena, come quella dell’Albenza, che segue una
anticlinale, troviamo accanto la Val Imagna che corrisponde in buona parte pure ad una
anticlinale, e le varie anticlinali e sinclinali trasversali che sulla stessa catena dell’Albenza
hanno dato luogo a forme del suolo del tutto opposte. Inoltre la catena dell’Albenza è for¬
mata da più di una piega parallela, mentre la dorsale è unica e non coincide nemmeno
*) Nella regione montuosa che giace sulla sini¬
stra del Brembo ha luogo una fortissima torsione
delle pieghe, forse associata con faglie orizzontali, che
ho potuto riconoscere sommariamente durante una
escursione compiuta nei dintorni di Bota, ma che
non sono riuscito, per mancanza di tempo, a deter¬
minare con una certa precisione e quindi a riferire
ad una o all’ altra delle due fasi orogenetiche sopra
ricordate.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELl’alBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
77
con l’asse di una anticlinale, bensì con l’asse della sinclinale, almeno per un notevole
tratto, compresa fra le due anticlinali, a ginocchio dell’Albenza, e della Val Imagna. In
conclusione, nella regione considerata manca un nesso diretto fra tettonica e orografia,
ossia non si può dire che le anticlinali abbiano dato origine a rilievi e le sinclinali a de¬
pressioni. Una dipendenza indiretta, invece, si può riconoscere fra tettonica e orografia in
quanto alla tettonica è dovuta la distribuzione e la disposizione delle varie zone litologiche
da cui dipende, come vedremo subito, la configurazione della regione considerata sia nei
dettagli, quanto nelle linee generali.
Rapporti fra la costituzione litologica e la configurazione morfologica.
Sotto il punto di vista morfologico i terreni che compongono la regione considerata
possono venire divisi in due gruppi principali, in relazione con la loro maggiore o minore
capacità di resistenza agli agenti dell’erosione. Al primo gruppo, prevalentemente scistoso-
marnoso, appartengono il Raibliano, la zona inferiore del Retico, 1’ u Ammonitico rosso ",
in parte il u Rosso ad Aptici », il Sopracrelaceo ( Flysch ). Al secondo gruppo, prevalente¬
mente calcareo, appartengono la Dolomia Principale, il Retico superiore, il Lias inferiore
e medio e la « Majolica ». Caratteri intermedi presenta la zona media del Retico e, talvolta,
anche la zona inferiore dell’ Hettangiuno per la frequente alternanza dei terreni dei due
gruppi.
Gli scisti variegati del Raibliano hanno poca influenza sulla morfologia per la loro
limitatissima estensione superficiale. Sul fianco meridionale del Resegone essi determinano
dei piccoli ripiani e talora anche delle piccole insellature quando sono compresi fra la
Dolomia Principale e la Dolomia a Conchodon, come avviene sopra il Passo della Passata
(Fig. 10).
La Dolomia Principale, invece, è il tipo di terreno che dà origine alle forme più aspre
della regione. Creste sottili, torrioni e pinnacoli, pareti, burroni, sono frequenti nella Do¬
lomia Principale, specialmente sul gruppo del Resegone. Non mancano anche forme car¬
siche ( come le grotte e le doline ').
Una particolare influenza, per quanto lieve, nella morfologia ha il livello bituminoso
contenuto nella Dolomia Principale, in corrispondenza del quale si notano dei piccoli ri¬
piani a circa 1530 m. s. m. sul fianco occidentale del Resegone 2 ).
Caratteri del tutto opposti presenta il Retico inferiore nei riguardi della morfologia.
Gli scisti e le marne che lo rappresentano hanno dato origine a forme dolci, a dossi ton¬
deggianti, a pendii acclivi, a valli ampie. Tali caratteri presenta quasi tutta la parte
orientale della regione considerata in cui il Retico inferiore ha la massima diffusione. Non
mancano, però, anche sugli affioramenti del Retico inferiore dei piccoli salti rocciosi lungo
i pendii, ai quali corrispondono delle cascate lungo i torrenti, salti determinati dai banchi
calcarei intercalati in mezzo agli scisti e alle marne. Quando, poi, questi banchi hanno
maggiore potenza, le forme divengono piu aspre e si incontrano persino dei fenomeni car¬
sici come, ad esempio, la grotta denominata « Tomba del Polacco » nei dintorni di Rota e
qualche altra poco lontana.
') Varie grotte ancora inesplorate si aprono in¬
torno al Santuario della Madonna della Cornabusa
sopra Cepino in Val Imagna. La chiesa stessa si
trova in un’ ampia caverna. Esempi di doline si os
servano poco più in alto.
2 ) Cfr. in proposito anche Philippi E., Geol. d.
Umgeg. v. Lecco eoe. op. cit. pag. 350.
il
78
ARDITO DKSIO
La zona media del Retico ha caratteri morfologici piuttosto vari, in rapporto con le
frequenti intercalazioni marnoso-scistose che interrompono la serie calcarea. Se gii strati
sono debolmente inclinati dà origine a una serie di gradini rocciosi separati da brevi cor¬
nici pianeggianti. Nella parte alta, però, della serie, sia nel Retico medio, quanto, special-
mente, in quello superiore (Dolomia a Conchodon ) si formano delle pareti, non di rado
abbastanza elevate, come si osserva sul fianco nord-orientale dell’Albenza, poco sotto la
dorsale. Anche nella Dolomia a Conchodon esistono forme carsiche : osservai delle piccole
grotte e dei ripari sotto roccia nell’alta Val Serada (V. Imagna), presso la cima del M.
Tesoro e in Val di Malanotte.
Le forme del suolo che si sono sviluppate in corrispondenza della serie retica sono
sensibilmente diverse nei casi in cui gli strati abbiano una pendenza molto lieve o piut¬
tosto marcata. Nel primo caso si formano dei rilievi sormontati da una specie di largo
torrione corrispondente, quest’ultimo, agli strati calcarei del Retico medio che ricoprono
gli scisti del Retico inferiore, come si può vedere, per esempio, sul M. Castello nell’alta
Val Imagna; oppure delle ampie terrazze, determinate dagli scisti del Retico inferiore, li¬
mitate verso l’alto e verso il basso da pareti più o meno elevate prodotte dagli affiora¬
menti di Retico medio-superiore e di Dolomia Principale. Caratteristica è la terrazza di
questo tipo che si stende a circa 1000 m. d’altezza sul versante occidentale della Val
Imagna, la cui presenza ha permesso io sviluppo a tale altezza di parecchi centri abitati
della valle, come Costa Imagna, Ca Cadè, Ca Ragazzino ecc. (Fig. 18-19). Altre false terrazze
si notano nell’alta Val Imagna in corrispondenza di un livello marnoso del Retico medio
Nel secondo caso invece, si originano delle selle scavate nel Retico inferiore o nelle inter¬
calazioni marnose del Retico medio. Un esempio ci è fornito dal Passo della Passata, ove
troviamo la sella composta da due depressioni separate da un gruppo di strati calcarei
del Retico medio; più in alto poi, è ancora l’altra selletta determinata dall’affioramento di
Rai binino. Verso nord e verso sud la sella è limitata da pareti rocciose di Dolomia Principale
(iMg. 10). Qui, però, lo sviluppo della sella è stato favorito dalla presenza di un disturbo
tettonico.
Un altro esempio, abbastanza simile è rappresentato dal Passo della Porta che s’apre
fra la parete di Dolomia Principale del Resegone e la parete di Dolomia a Conchodon] sul
fondo affiora il Retico medio (Fig. 11). Ancora un altro esempio caratteristico è rappre¬
sentato dal Passo del Pertùs scavato nelle marne del Retico inferiore intercalate fra la Do¬
lomia Principale della Corna Camozzera e i calcari madreporici del Retico medio del M
Picchetto (Fig. 17).
Vane altre insellature più o meno ampie, dovute alla presenza di livelli marnosi alter¬
nanti con ì banchi calcarei del Retico medio, si notano lungo la dorsale M. Picchetto-
M. Linzone.
I calcari selciferi del Lias inferiore e medio danno luogo spesso a forme abbastanza
aspre, ma assai meno di quelle sviluppatesi sulla Dolomia Principale o sulla Dolomia a
Conchodon. Un tipo di rilievo modellato nel Lias inferiore è rappresentato dalla piramide
co M. Ubione con fianchi piuttosto inclinati e vallecole abbastanza profonde.
II Lias superiore ha avuto nella nostra regione un’influenza morfologica particolare in
rapporto con la posizione costantemente molto inclinata dei suoi strati e col fatto di tro¬
varsi intercalato, insieme col Giura supcriore, fra i banchi calcarei del Lias medio e quelli del
tutto simili della «Maiolica». Quasi sempre sul versante sud-occidentale della catena della
Albenza con gli affioramenti di « Ammonitico rosso» e di «Rosso ad aptici » coincidono
te e insellature c dei ripiani che si allungano in direzione parallela all’asse della mon-
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
79
taglia, eh’è poi la stessa degli strati. Tali forme sono state evidentemente prodotte dalla
facile credibilità delle marne del Lias superiore e del Giura in confronto alla grande resi¬
stenza all’erosione che oppongono i calcari del Lias medio e delPInfracretacco che racchiu¬
dono le precedenti (Fig. 18).
Il tipo di paesaggio morfologico che si stende sul Flysch cretaceo ricorda sensibil¬
mente quello del Retico inferiore. È una serie confusa di colline dai profili tondeggianti
che si stende sui margini sud-occidentali della nostra regione. Ad accrescere, però, la mor¬
bidezza delle forme hanno contribuito spesso i depositi morenici che fasciano qua e là
la roccia in posto. Le zone più scoscese del Flysch corrispondono agli affioramenti dei
calcari marnosi e la varietà delle forme del suolo sta in rapporto spesso con la varietà
delle rocce che fanno parte della serie sopracretacea.
Dell’infimo nesso che esiste fra la natura litologica dei terreni e le forme del suolo
si può riconoscere un ottimo esempio nella configurazione della Yal Imagna. L’alta valle,
dalle origini sino quasi alla confluenza del T. Imagna col T. Pettola, eh’ è scavata nella
zona inferiore marnoso-scistosa del Retico, appare ampia ed aperta. Sotto la confluenza e
sino al Ponte Giurino, la vediamo racchiudersi notevolmente, mentre anche il corso d’acqua,
in corrispondenza dell’affioramento di Dolomia Principale si sprofonda in una stretta forra.
Fra il Ponte a Giurino e il Ponte delle Grate, col riapparire del Retico inferiore, la valle
si riapre e P alveo del fiume si allarga, ma poi di nuovo si restringe per breve tratto lungo
il piccolo affioramento di Dolomia Principale del Ponte alle Grate. Con l’apparire della
serie liassica la valle si richiude e si mantiene poi stretta ed incassata sino allo sbocco.
Lungo questo tratto vediamo anche delle maggiori strozzature e delle forre laddove il fiume
attraversa, per tre volte, la Dolomia a Conchodon, presso Ponte Canali, sotto Cagaleccio e
intorno a Clanozzo.
La Val Brembilla, invece, si mantiene relativamente ampia dalle origini sino a qualche
chilometro dallo sbocco, ossia per tutto il tratto in cui è scavata nel Retico inferiore. Appena,
però, compare il Retico medio e poi la Dolomia a Conchodon, la valle si chiude e il fiume
s’incassa in una forra che sèguita sino alla confluenza con la Y. Brembana.
Da quanto sono venuto esponendo sui rapporti fra la costituzione geologica e la mor¬
fologia della regione considerata si può trarre la conclusione che le forme del suolo sono
essenzialmente forme d’erosione, ossia che la sua attuale configurazione è il resultato del¬
l’azione'erosiva esercitatasi sulla regione dall’epoca della sua ultima emersione dal mare
sino ai giorni nostri in rapporto con la varia resistenza opposta dalle diverse rocce che
compongono il sottosuolo alle azioni erosive stesse.
Terrazzi orografici e resti di antiche superficie di degradazione.
Una regione relativamente ristretta, com’è quella considerata nel presente studio, e così
varia per composizione litologica, poco si presta ad uno studio paleogeografico, poiché in
mezzo alla varietà di forme provocate dall’azione selettiva degli agenti dell’erosione sulle
rocce che compongono la regione, riesce assai difficile rintracciare resti di antiche superficie
topografiche. Chi guarda dall’alto la Yal Imagna scorge, per esempio, un gran numero di
caratteristici lombi terrazzati disposti talora in sistemi continui; ma quando ne esamini con
maggior dettaglio le condizioni geologiche si trova quasi sempre costretto a concludere che
non si tratta di vere terrazze orografiche, ma semplicemente di ripiani determinati dalla
presenza di livelli facilmente erodibili intercalati fra rocce più resistenti e dalla disposizione
80
AKDITO DESIO
orizzontale degli strati. Tolte di mezzo queste « false terrazze », a ben poche si riducono
le terrazze che appaiono indipendenti dalla natura litologica del suolo e che sono, quindi,
da interpretarsi come antichi livelli della valle.
Un lembo abbastanza caratteristico si trova presso lo sbocco della V. Imagna, sul fianco
meridionale del M. Ubione, scolpito nei calcari selciferi del Lias inferiore a circa 700 m.
s. m. Poco più a monte, sullo stesso rilievo, si nota un’altra piccola terrazza sopra Prema-
sone, a 730-740 m. s. m. Più a monte ancora, mancano quasi completamente tracce sicure
di questo livello, ma si osserva, però, che le sommità dei rilievi, specialmente sulla destra della
Y. Imagna, sono generalmente arrotondate e dolcemente ondulate sino a un migliaio circa
di metri sul livello del mare. Così sull’Albenza, così sulla catena di spartiacque fra la Yal
Imagna e la V. Taleggio, così sul gruppo dolomitico del Sornadello e del Castel Regina.
L’aspetto complessivo è quello di un paesaggio in uno stadio di maturità e tale carattere
i isalta meglio quando lo si confronta col paesaggio sottostante, più mosso e frastagliato, il
quale ha non pochi caratteri di un paesaggio relativamente giovane. Secondo ogni proba¬
bilità, dunque, le forme rappresentano i resti di un’antica superficie topografica.
Un raccordo sicuro fra i due lembi terrazzati del M. Ubione e l’antica superficie topo¬
grafica non è effettuabile direttamente, ma tutto lascia supporre che le due forme del suolo
appartengono ad uno stesso sistema osservando, anche, che al di sopra delle due terrazze
del M. Ubione pare che le forme della montagna si addolciscano sensibilmente.
Un altro livello di terrazze si osserva assai più in basso, a poche decine di metri sul¬
l’alveo attuale del torrente. Lembi evidenti accompagnano il corso dell’Imagna presso la
zona di confluenza col Brembo; ne osserviamo a Clanezzo a 292 m. s. m., ne osserviamo
intorno a 300 m. lungo la forra fra Clanezzo e il villaggio di Cabrozzo, che pure giace sopra
uno di essi. Altri lembi minori si susseguono verso monte sino all’altezza di Strozza e si
vanno lentissimamente innalzando sino a 315-320 m. s. m. Più oltre non si riesce più a
distinguerle dai ripiani d’altro genere. Un analogo livello di terrazzi ho notato anche in
Val Brembana nel tratto compreso fra Villa d’Almè e Zogno e non pare improbabile che
le due serie appartengano ad un unico sistema.
Quanto all’età di questi sistemi di terrazze si può intanto affermare che il sistema
piu elevato, per primo descritto, è certamente più antico del secondo. Per determinare l’età
di quest ultimo ci si può riferire al piccolo lembo di Pliocene marino di Clanezzo. Come
s’è visto, questo lembo s’appoggia sui calcari selciferi del Lias inferiore ad un’altezza sen¬
sìbilmente inferiore rispetto alle terrazze orografiche del lato opposto della valle. La som¬
mità delle argille plioceniche pare si trovi, invece, a circa 300 m., ossia alla stessa altezza
della superficie delle terrazze. Così stando le cose, le superfìcie delle terrazze vengono a
raccordarsi col banco di conglomerato calcareo (ceppo) che ricopre il Pliocene marino e
quindi la loro incisione dove risalire alla fine del Pliocene. Ad un’età notevolmente più
antica appartiene allora il sistema di terrazze del M. Ubione che giace ad un livello di
400 m. superiore al precedente.
Queste considerazioni ci portano allora alla conclusione che nel Pliocene la Val Imagna
doveva esseie già stata scavata abbastanza profondamente e che l’attività erosiva del tor¬
rente nel Postpliocene è stata assai piccola, dato che il dislivello fra le terrazze plioceniche
e l’alveo attuale non supera una quarantina di metri.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 5 ALBENZA (PHUALPI BERGAMASCHE)
81
APPENDICE PALEONTOLOGICA
FOSSILI DELLA DOLOMIA PRINCIPALE
Gyroporella vesiculifera Giimbel.
Gyroporella vesiculifera Di Stefano 1912, La Dolomia principale dei dintorni di Palermo e di
Caslellamare dei Golfo, [Trapani). Palaeontograpbia Italica, Voi. XV11I, Pisa, pag. 59,
tav. Vili, fig. 2-3.
Si tratta di alcuni frammenti di dolomia zeppi di corpi cilindrici che presentano presso
le pareti esterne delle serie di pori. Corrispondono bene a quelli figurati dal Di Stefano
e da lui attribuiti alla G. vesiculifera Giimb.
Dolomia Principale. Sotto Costa Itnagna. Sopra il Passo della Passata; a 0 di
Pallio in Val Intaglia [Coll. Mus. Civ. Milano].
Myoconcha cfr. Taramellii Tom masi.
Myoconcha Taramellii Tommasi 1903, Revisione della fauna a Molluschi della Dolomia princi¬
pale di Lombardia. Palaeont. Italica, Voi. IX, Pisa, pag. 102, tav. XVI, fig. 26.
Myoconcha Loeschmamn Predi 1912, Nachlràge sur Fauna des Rhàel und des Dachsleindolo-
mi tes [HaupldolomiT. Result. Wiss. Erf. Baiar,onsees, I Bd., I T., Aulì., VI, pag. 83, fig. 17.
Riferisco con dubbio a questa specie un esemplare mal conservato di valva sinistra.
Presenta una forma subrettangolare, rigonfia, con l’apice molto spostato anteriormente.
Dell’ornamentazione non si scorgono altro ebe tracce di energiche strie d’accrescimento.
Nello stesso campione di roccia si notano degli altri frammenti della stessa specie in cui
pure si riconoscono dei caratteri della M. Taramellii.
Ho riunito con questa specie anche la ili. Loeschmanni Frech, che presenta sia la
forma, quanto le dimensioni, quanto l’ornamentazione della ili. Taramellii descritta nove
anni prima dal Tom ma si e forse non conosciuta dal Frech, che nemmeno la ricorda
fra le forme affini.
La M. Taramellii è stata segnalata nella Dolomia Principale di Songavazzo in Lom¬
bardia, e di Sumeger ‘Weinberg in Ungheria.
Dolomia Principale. Poco sotto Costa Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
Myoconcha Cornalbae Sl'opp. sp.
Myoconcha Cornalbae Tommasi 1903, Fauna Dolomia primi. Lombardia, pag. 101, tav. XVI,
fig. 21-23.
Questa specie è rappresentata da alcuni esemplari determinati dal Tommasi. Epuro
presente nel Retico.
Dolomia Principale. Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
82
ARDITO DESIO
Myoconcha radians Stoppani sp.
MyoconcJm radians Tommasi 1903, Fauna Dolomia princ. Lombardia, pag. 102, tav. XVI,
Sono due esemplari determinati dal Tommasi, ma poco ben conservati.
Dolomia Principale. Colma di S. Pietro (V. Taleggio) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Pecten Imaniae (Varisco) Tommasi.
Pecten Imaniae Tommasi 1908, Fauna Dolom. princ. Lombardia , pag, 96, tav. XVI, fig. 1.
È il tipo della specie denominato dal Varisco e descritto dal Tommasi. È con¬
servato sotto forma d’impronta. Esemplari migliori sono stati raccolti nel Retico c ver¬
ranno descritti più avanti.
Dolomia Principale. Dosso Grenello presso Falghcra in Val Imagna [Coll. Mus
Civ. Milano].
Perna exilis Stoppani sp.
Perno exilis Desio 1927, Faune triassiche e giurassiche delle Alpi Giulie Occidentali. Giornale
di Geologia, Sei 1 . 2 a , Voi. II, Bologna, pag. 38.
Immerso parzialmente nel campione di dolomia con Myoconcha cf. Tarantella Tomm,
è un esemplare di Perita che sembra appartenere alla P. exilis Stopp. sp. ma che non è
possibile determinare con sicurezza. Numerosi altri, invece, ben conservati, provengon dalla
V. Brembilla.
La P. exilis è diffusa in tutti i giacimenti di Dolomia Principale.
Dolomia Principale. Poco sotto Costa Val Imagna. Un esemplare di questa specie
proviene anche dal Retico di S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo] M.
Zuccone (V. Brembilla) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Macrodus cfr. Songavatii Stoppani sp.
Macrodon Songavatii Tommasi 1903, Fauna Dolomia princ. Lombardia , pag. 102, tav. XVII, fig. 3.
Da un’impronta di valva sinistra ho ricavato un calco in creta che presenta molte
rassomiglianze con l’esemplare di questa specie figurato dal Tommasi.
Il M. Songavatii proviene dalla Dolomia Principale di Songavazzo in Lombardia.
Dolomia Principale. Poco sotto Costa Val Imagna [Col. Mus. Civ. Milano].
Myophoria Balsami Stoppani.
Myophoria Balsami Tommasi 1903, Fauna Dolomia princ. Lombardia, pag. 104, tav. XVII, fig. 4.
Pochi esemplari attribuiti a questa specie dal Tommasi.
Dolomia Principale. Alla Corte in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
Myophoria cfr. pietà Lepsius.
Myophona cfr. pietà Tommasi 1903, Fauna Dolomia princ. Lombardia , pag. 104, tav. XVII, fig. 5-6
Alcune impronte furono riferite con dubbio a questa specie dal Tommasi.
Dolomia Principale. Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI,’ ALBENZA (PR15ALPI BERGAMASCHE)
? Cucculaea Porroi Tommasi.
83
Cucculaea Porroi Tommasi 1903, Fauna Dolomia princ. Lombardia, pag. 103, tav. XYI, fig. 27,
tav. XVII, fig. 1.
Un grosso nucleo superficialmenle incrostato di calcite cristallina che ricorda perfet¬
tamente per la sua forma la C. Porroi Tornili, della Dolomia Principale di Songavazzo.
Va notato, però, che il nostro esemplare non porta tracce distinte delle impressioni musco¬
lari: ciò potrebbe dipendere dall’incompleto modellamento del nucleo sul cavo della valva,
ma in ogni modo non è possibile una attribuzione specifica sicura.
Dolomia Principale. Fra Bedulita e Costa [magna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Megalodus Gumbeli Stoppani.
Megalodon Gumbeli Tommasi 1903, Fauna Dolomia princ. Lombardia, pag. 106, tav. XVII, fig.
14, 16-18.
Questa specie è citata dal Philippi ( Geologie der Umgegend von Lecco ecc. op. cit.
pag. 351) sul Resegone e dallo Stoppani (Geol. Paléont. couches à Avicula contorta
op. cit., pag. 253) nell’alta Val d’Erve. Non ho trovato quest’ultimi esemplari nelle collezioni
del Museo Civico di Milano, nè la località è citata dal Tommasi.
Worthenia contabulata Costa sp.
Worthenia contabulata Desio 1927, Faune triass. e giurass. Alpi Giulie Occ., pag. 45.
Sono vari esemplari di questa specie conservati in parte sotto forma di nuclei in¬
terni, in parte sotto forma di impronte. Corrispondono bene agli esemplari di W. Songa-
vatii Stop. sp. della Dolomia Principale di Songavazzo, specie però quest’ultima che deve
entrare in sinomia con la la W. contabulata Costa.
Specie diffusissima nella Dolomia Principale.
Dolomia Principale: fra il Pra della Ca’ e la Capanna Escursionisti Monzesi,
sul fianco meridionale e sulla cima del Resegone. Val Brcmbilla [Coll. Mus. Civ. Milano].
Worthenia Escheri Stoppani sp.
Schizogonium (?) Escheri Tommasi 1903 , Fauna Dolomia princ. Lombardia, pag. 116, tav. XVIII,
fig. 16-21.
Parecchi esemplari già determinati del Tommasi.
Dolomia Principale. M. Resegone, Val [magna, Portiola (Val Taleggio) [Coll.
Mus. Civ. Milano].
Undularia Quenstedti Stoppani sp.
Chemnitzia Quenstedti Stoppani 1865, Géol. Paléont. Couches à Avicula contorta eoe., pag. 37,
tav. II, fig. 23.
E un nucleo interno rivestito in parte dal guscio, che corrisponde bene a quel nucleo
del Retico dell’Azzarola su cui lo Stoppani ha fondato la specie. Per quanto possa appa¬
rire un po’ arrischiata una determinazione di questo tipo, tuttavia la perfetta corrispon¬
denza di forma dei due esemplari, raccolti a livelli assai prossimi — quello della mia colle¬
zione proviene dai livelli più elevati della Dolomia Principale — mi induce a dare la de¬
terminazione come abbastanza sicura.
84
ARDITO DESIO
La conchigla è formata da sette giri disposti a stretta gradinata. I lati di ciascun giro
sono piani, le suture piuttosto profonde; l’ultimo giro ha un’altezza corrispondente a 64
centesimi dell’altezza della conchiglia. L’angolo apicale è di 26°. Non si osserva alcuna
traccia di ornamentazione. Le dimensioni sono: altezza mm. 31,4; larghezza dell’ultimo
giro mm. 13,3.
Mi sembra del tutto arbitraria l’attribuzione a questa specie dell’esemplare figurato
dal Dittmar (Die Contorta-zone, op. cit., pag. 138, lav. Il, flg. 3). Questa specie è pure
presente nel Retico.
Dolomia Principale. Sotto Valpiana (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
FOSSILI DEL RETICO.
La fauna l'etica della regione considerata comprende 117 forme di cui la massima
parto (91) appartiene ai lamellibranchi, un piccolo numero ai gastropodi (12) e ai corallai!
(8) e poche altre agli echinodermi, ai brachlopodi e ai vertebrati, oltre a 2 specie rappre¬
sentanti del regno vegetale '). Questa grande prevalenza dei lamellibranchi nella fauna
l’etica non è particolare alla nostra regione, ma è comune a tutta la Lombardia in cui su
poco più di 160 specie, 112 appartengono ai lamellibranchi, 12 ai gastropodi c 20 ai co¬
rallai!. Delle specie note in precedenza nella Lombardia, nella nostra regione sono rappre¬
sentate ben 59 di lamellibranchi, 8 di gastropodi, tutti i corallai!. Parecchie di queste
erano state trovate finora esclusivamente nella nostra regione e ad esse vanno ora ag¬
giunte 12 forme di lamellibranchi e di 2 di gastropodi nuove per la scienza.
Le forme segnalate per la prima volta nel Retico lombardo — ma note precedente-
mente in altre regioni o in altri livelli — comprendono 20 specie di lamellibranchi, 2 di ga¬
stropodi e un corallo. Col presente studio sono state, quindi, aggiunte complessivamente
alla fauna cotica lombarda altre 37 forme fra coralli, lamellibranchi e gastropodi.
Si può aggiungere che non tutto le specie segnalale per la prima volta in Lombardia
erano state indicate nel Retico. Cinque erano note finora solo nel Lias inferiore (Hettan-
giano), 3 nel Norico lombardo (Dolomia Principale) e una, determinata con certezza, nel
Carnico.
Bactryllium striolatum Heer.
Bactryllium striolatum Stoppani 1865, Oéol. Palèonl. couches à Avicula contorta eco., pag. 143,
tav. XXXIII, fig. A.
Frequentissima negli scisti marnosi retici è questa forma di Bactryllium, caratteriz¬
zata da due coste mediane longitudinali separato da uno stretto solco e da una fitta stria-
tura obbliqua e trasversale.
Retico. Locatello, S. Omobono, Alta Val Serada (Val Imagna); Vedeseta (V. Taleggio)
[Coll. Mus. Civ. Milano]. V. Brembilla [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Otozamites latior Saporta.
Otozamites latior Sordelli 1896, Flora fossilis insubrica. Studi sulla vegetazione di Lombardia du¬
rante i tempi geologici. Milano, pag. 68, tav. XIV, fig. 3.
') Una di queste, i! Bactryllium, di incerta sede.
Dal computo vanno esclusi i foraminiferi sui quali
non é stato esegito alcuno studio particolare.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI.’ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
85
Si tratta di un esemplare rappresentato dalla parte mediana di una foglia, descritto e
figurato dal Sordelli. Fu raccolto u Nell’infralias del monte Albenza, presso S. Michele,
in un calcare marnoso grigio plumbeo ». Evidentemente appartiene alla zona media del
Retico. È conservato nel Museo Civico di Storia Naturale di Bergamo; Coll. Rota.
Pentacrinus bavaricus Winkler.
Pentacrinus bavaricus Winkler 1861, Der Oberkeuper nach Studien in den bayerischen Alpen,
Zeitsohr. d. D. Geol. (Teseli., Berlin, pag. 486, tav. Vili, fig. 6.
In un calcare marnoso grigio-nerastro della Corna Rossa in Val Imagna ho raccolo
vari articoli di Pentacrinus appartenenti a segmenti internodali e cirrali. Gli articoli hanno
una forma substellata e facce rettilinee. Le suture sigiziali sono seghettate. Sulle facce
articolari la rosetta, composta di cinque petali regolari, presenta 24 crenelle per ciascun
settore che racchiudono un pavimento di forma ellittica. Le crenelle di due settori attigui
vengono a contatto in prossimità dell’area centrale. Quest’ultima è leggermente depressa e
sul fondo si apre il lumen di forma circolare. Gli articoli cirrali hanno una forma cilin¬
drica e un rilievo trasversale sulla faccia articolare.
Questa specie è stata segnalata nelle Alpi Bavaresi, a Kossen in lirolo e nel giaci¬
mento lombardo dell’Azzarda.
Retico: zona media. Corna Rossa in V. Imagna [Coll. Mus. Civico Milano].
Thecosmilia clathrata Emmr. sp.
Thecosmilia clathrata Ereck 1890, Die Korallenfauna der Trias, Palaeontographiea, Bd. XXXVII,
Stuttgart, pag. 15, tav. IV, fig. 1-5, 7-11 (cum syn.).
Di questa specie, frequentissima nella zona media del Retico dell’Albenza, ho avuto in
esame vari esemplari, ma quasi tutti piu o meno completamente spatizzati. La determina¬
zione è quindi un po’ approssimata per una parte di essi, che non può nemmeno venire
studiata in sezione sottile. A questa specie va riferita anche la Rhabdophiliia longobar¬
dica Stoppani di cui pure ho avuto in esame un esemplare determinato dallo Stoppani.
Questa specie è diffusissima nei giacimenti retici specialmente nel versante settentrio¬
nale delle Alpi ed è presente anche nel Norico.
Retico: zona media. Pralingèr (Val d’Erve); Prato della Costa (Albenza); M. Tesoro;
Passo della Porta (Resegone) ; sopra Pallio (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Thecosmilia Ombonii Stoppani.
Thecosmilia Omboni Stoppani 1860, Gioì. Palèont. couches à Avicula contorta eoe., pag. 103,
tav. XXII, fig. 7.
— (?) Frech 1890, Die Korallenfauna der Irias, pag. 17, tav. III, fig. 3.
Il tipo della specie è abbastanza ben conservato, ma la figura che ne da l’autore non
è forse molto chiara. Anche nella descrizione mancano indicazioni dettagliate sulla dispo¬
sizione dei setti. Quest’ultimi sono disposti in 3 cicli. Quelli del primo ciclo sono più
grossi e raggiungono quasi il centro del poiiporito; quelli del secondo ciclo sono poco più
brevi e più sottili; il terzo ciclo è composto di setti brevissimi intercalati fra i precedenti.
Le superficie dei setti posseggono numerose sinapticule che si vanno diradando dalla pe¬
riferia verso il centro. Alla periferia, inoltre, tutti i setti presentano un notevole ispessi¬
mento. Di setti dei primi due cicli se ne contano da 45 a 50. Quelli del terzo ciclo sembrano
12
86
ARDITO DESIO
sparsi un po’ irregolarmente, ma forse ciò deriva dallo stato di conservazione non perfetto
degli individui. In qualche esemplare sono rimasti conservati dei lembi di epiteca.
Questa specie, oltre che in Lombardia, pare esista anche nelle Alpi Orientali, presso
Lienz.
Retico: Fuipiano (Y. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Stylophyllopsis rudis Emmr. sp.
Stylophyllopsis rudis Predi 1890, Die Korallenfauna der Trias, pag. 50, tav. XII, fig. 4-14
(cum syn.).
Sono vari esemplari abbastanza bene conservati sui quali è stata fondata dallo Stop-
pani la specie Montlivaultia Gastaldi. Credo di poter senz’altro confermare il dubbio del
Frech che si tratti della St. rudis.
La St. 7'udis è stata segnalata, oltre che nel Retico delle Alpi Salisburghesi, anche
nella Dolomia Principale dei dintorni di Gosau.
Retico: Val Brembilla [Coll. Mus. Civ. Milano].
Thamnastraea rectilamellosa Winkler sp.
Tav. I fig. 39.
Thamnastraea rectilamellosa Frech 1890, Die Korallenfauna der Trias , pag. 60, tav. XVI e
tav. XVII, fig. 7-8 (cum syn.).
Sono due esemplari incompleti, ma che lasciano vedere molto bene la struttura dei
setti e la configurazione della parte supcriore della colonia. Corrispondono perfettamente
alla Ih. Meriani Stoppani, che il Frech ha riunito, pur con qualche incertezza, con
questa specie.
La Th. rectilamellosa è assai frequente negli strati di Zlambach nel Salzkammergut e
nel Retico della Baviera. In Lombardia era stata segnalata col nome di Th. Meriani alla
Azzarda.
Retico. Bruimmo e Rotafuori in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Astraeomorpha confusa Winkler sp.
Astraeomorpha confusa Frech 1890, Die Korallenfauna der Trias, pag. 67, tav. XIX ficr. 2-3
5-6, 8, 10, 13 (cum syn.).
A questa specie attribuisco alcuni esemplari bene conservati che corrispondono a
quelli riferiti dallo Stoppani alla Isastraea Azzarolae Stopp., specie questa riunita dal
Frech con VA. confusa.
VA. confusa è molto diffusa in tutto il Retico europeo.
Retico. Rotafuori in Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Coccophylium acanthophorum Frech.
Coccophyllum acanthophorum Frech 1890, Die Korallenfauna der Trias, pag. 89, tav. XX, fig. 4-11.
Ire frammenti ben conservati di corallo corrispondono perfettamente al tipo del G.
acanthophorum di Fischenviese, rappresentato e descritto dal Frech.
Questa specie non era stata segnalata altrove.
Retico. Rotafuori in Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo],
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
87
Placunopsis Schafhàutli Winkler sp.
Anomia Schafhàutli Winkler 1859, Die Schichlen der Avi cui a contorta inner-und ausserhalb
der Alpen. Mlinclien, pag. 5, tay. I, fig. 2.
Numerosi esemplari di questa specie furono raccolti in una lumachella calcarea della
alta Y. d’Assa. Più d’uno ha conservato intatto anche il guscio, ornato da minute strie
radiali e da pieghe concentriche. Gli esemplari meglio conservati presentano una forma
subcircolare e le valve piuttosto rigonfie. L’individuo più grosso misura 13.5 mm. di al¬
tezza e 13.5 mm. di larghezza. Questa specie era già stata segnalata in Lombardia.
Re ti co: zona media. Alta Val d’Assa (Albenza). Fianco SO del M. di S. Antonio Ab¬
bandonato in Y. Brombilla [Coll. Mus. Oiv. Milano].
Placunopsis Mortilieti Stoppani sp.
Tav. I Fig. 16.
Anomia Morlilleti Stoppani 1860, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta eco. pag. 139,
tav. XXXII, fig. 10-13.
Dall’esame del tipo della specie dello Stoppani, rappresentato nella tav. XXXII fig.
10 e riprodotto in grande nella fig. 13, devo avvertire che la insenatura che si osserva
sul lato inferiore della valva è accidentale, poiché non si ripete su alcun altro esemplare.
Inoltre gli individui non deformati sono tutti più alti che larghi. Gli esemplari da me rac¬
colti sull’ Albenza e conservati nei calcari (i precedenti sono contenuti in una marna sci¬
stosa) appaiono assai meno schiacciati, ma ciò deriva, come si vedrà per altre specie,
dalle diverse condizioni di fossilizzazione.
Retico: zona media. Fra il culmine di S. Pietro e la V. Taleggio; Alta Val d’Assa,
Vaicava (Albenza); Val Brembilla [Coll. Mus. Civ. Milano].
Placunopsis alpina Winkler sp.
Anomia alpina Winkler 1859, Schicht. A. contorta , pag. 5, tav. I, fig. 1.
Anomia Favri Stoppani 1360-65, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta , pag. 139, tav.
XXXII, fig. 14-15.
Anomia alpina Principi 1910, Fossili retici del gruppo montuoso d’Amelia, Riv. Ital. Paléont.,
Catania. XVI, pag. 24, tav. I, fig. 17.
Questa specie si distingue essenzialmente dalla PI. Schafhàutli per la forma più alta
che lunga. Tale carattere presenta anche VAnomia {= Placunopsis) Favrii Stopp. che non
v’è quindi motivo di tenere distinta come specie a sé.
Secondo il Dittmar ( Die Contorta-Zone, pag. 156) anche la PI. Schafhàutli sarebbe
da riunire con questa specie, ma la forma delle due specie è troppo diversa per poterle
associare.
La PI. Alpina è molto diffusa nel Retico europeo, in Inghilterra, Germania, Francia,
Austria ecc.
Retico : zona inferiore. A S del Pertùs (Albenza); S. Omobono e Rotafuori (V. Imagna);
S. Gaetano (V. Brembilla). [Coll. Mus. Civ. Milano e Bergamo].
Placunopsis sp. ind.
Anomia ? Talegii Stoppani 1860-65 Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta , pag. 139,
tav. XXVII, fig. 16.
88
A UDITO DESIO
Si tratta di un’unica valva indeterminabile di Placunopsis, su cui è assolutamente im¬
possibile fondare una specie. Le regioni apicale e cardinale non sono neppur visibili.
Re ti co: zona inferiore. Culmine di S. Pietro (V. Taleggio) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Plicatula (?) papyracea Stoppani.
Plicatula? papyracea Stoppani 1860-65, Gèol. Palèont. conche * à Avicula contorta eoo pag
82, tav XVII, fig. 1-4,
E una specie questa, ancora assai poco conosciuta. Uno degli esemplari della mia col¬
lezione presenta gli stessi caratteri di quello rappresentato nella tav. XVII, fig. 1 dello
Stoppani, per cui non esito a identificarlo con tale specie. Quanto al genere, mi sembra
molto discutibile il riferimento ad una Plicatula: manca qualsiasi traccia di striatura ra¬
diale. Forse si tratta di un’ Ostraea.
Re ti co: zona inferiore. Vaicava (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Dimyodon intusstriatum Emmrich sp.
Plicatula intusslriata Stoppani 1860-65, Gèol. Palèont couches à Avicula contorta eoe pag 80
tav. XV, fig. 9-16. ’
Dimyodon intusstriatum Vinassa de Regny 1906, Fossili retici di Caprona, Boll. Soc. Geol. Ital.,
Voi. XXV, taso. Ili, Roma, pag. 835 (cum syn.).
Questa specie è una delle più frequenti e caratteristiche della zona media del Retico
della nostra regione. Spesso si raccolgono degli esemplari ben conservati con il guscio,
ma di rado si riesce ad isolarli completamente dalla roccia.
Retico: zona media. Presso il Pertùs (Resegone); alta Val d’Assa, Cas. Sciapa, Vai¬
cava (Albenza), Strozza, S. Omobono, Locatcllo, Brumano, Fuipiano (V. Imagna); presso
Maroncelia in Val Brembilla; Val Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano]. Fra Ca Leggeri e S. De¬
fendente, Roncola (Albenza); valletta dell’Avanzarla in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Un esemplare di D. intusstriatum fu da me raccolto anche nella caratteristica Dolomia
a Gonchodon, subcristallina, bruno-giallastra dei livelli più elevati del Retico, fra Ca Za-
nelli e C. Meroda nei dintorni di Vaicava sull’Albenza [Coll. Mus. Civ. Milano].
Lima (Plagiostoma) discus Stoppani.
Lima discus Mariani 1919, Fauna retica lomb., pag. 117 {cum syn.).
Questa specie di Lima retica era stata identificata, sulla base delle figuro dello Stop-
pani, dal Dittmar ( Die Contorta-Zone , pag. 160) con la L. praecursor Quenst. e suc¬
cessivamente riferita, con qualche incertezza, dal Bis tram {Fauna des unteren Lias in
der Valsolda, Ber. d. Naturf. Gesell. zu Freiburg, I, Bd. XIII, 1903. pag. 38) al Plagio-
stoma giganteum var. exaltatuni Tqm. Il Mariani, invece, conservò la specie attribuendo
ad essa degli esemplari determinati diversamente dallo stesso Stoppani.
Osservando gli originali dello Stoppani si scorge facilmente che la sua L. discus
diversifica sia dalla L. praecursor Quenst., che ha una forma più allungata e obbliqua, sia
dalla L. exaitata Tqm., che oltre a possedere dimensioni sensibilmente maggiori è più
inequilaterale ed ha un’ornamentazione più energica.
Retico: zona inferiore. S. Omobono, Rota Fuori (V. Imagna); V. Brembilla. [Coll.
Mus. Civ. Bergamo].
89
STUDI GEOLOGICI SULLA BEGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
Lima (Plagiostoma) punctata Sowerby sp.
Lima punctata Stopparli 1860-65, tìèol. Paléont. couches A. contorta, pag. 73, tav. XIII, fig. 1
(non 2-6).
ld. Mariani 1919, Sulla fauna retica lomb., pag. 116.
La figura poco fedele dello Stopparli ha latto sì che la sua determinazione venisse di
tanto in tanto contestata. Io, però, dopo avere esaminato gli esemplari originali insieme ad
altri, ritengo che la determinazione sia corretta. Devo solo avvertire che la forma lombarda
ha le coste un po’ più grosse di quello che non compaiano nella figura del Goldfuss
(Petrefacta Germaniae, tav. CI, fig. 2), mentre risponde bene al tipo di grandi dimen¬
sioni figurato dal Sowerby.
Questa specie è abbastanza diffusa nel Relico della Baviera.
Retico: Zona media. Presso Bramano in Y. Imagna. [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Lima (Plagiostoma) praecursor Quenstedt sp.
Plagiostoma praecursor Quenstedt 1858, Der Lira, pag. 29, tav. XXX, fig. 22-24.
Lima punctata Stoppani 1860-65, Géol. Paléont. couches à A. contorta, pag. 73 (pr. p.), tav.
XIII, fig. 3 (non 1-2 e 4-6).
Un buon esemplare di medie dimensioni presenta, oltre che la forma, anche l’orna¬
mentazione caratteristica di questa specie. Sono ben distinte le strie radiali e una minuta
e fitta striatimi concentrica che dà origine a una specie di punteggiatura simile a quella
della L. punctata Sow.
Retico: Zona media. Fra Fuipiano e Pralongone in V. Imagna. L’esemplare è asso¬
ciato con uno di Terebratula gregaria Suess. [Coll. Mus. Civ. Pavia].
Lima (Plagiostoma) acuta Stoppani.
Lima acuta Stoppani 1860-65, Géol. Paléont. couches à A. contorta, pag. 74, tav. XIII, fig. 9.
Id. Mariani 1919, Sulla fauna velica lomb. pag. 117 (cum syn.).
Si tratta di un buon esemplare dalla forma molto acuta, con angolo apicale di 65°
che corrisponde bene al tipo della specie. Due altri, parzialmente immersi nella roccia,
uno grande e uno piccolo, ricordano, specie il primo, la L. Azzarolae Stopp. riunita dal
Mariani in sinonimia con la L. acuta. Presentano coste rade come la L. Azzarolae , ma
un po’ più elevate.
Retico: zona media. Yalcava, Costa Imagna, Strozza (Albenza). [Coll. Mus. Civ. Milano
e Mus. Univ. Pavia].
Lima (Plagiostoma) lineato-punctata Stoppani.
Tav. I Fig. 17.
Lima lineato-punctata Stoppani 1860-65, Géol. Paléont. couches à Avicula contorta, pag. 137,
tav. XXXI, fig. 14.
Si tratta di due esemplari, di cui uno è il tipo della specie. Lo stato di conservazione
di ambedue è realmente poco buono, ma tuttavia è visibile Tornamentazione rappresentata
da sottili costicine radiali molto appressale e deppresse, attraversate da una minutissima
striatura concentrica. Nella figura che dà lo Stoppani la conchiglia appare notevolmente
più rigonfia di quello che non sia in realtà. Malgrado ciò non credo del tutto improbabile
che gli esemplari in questione possano rientrare nella specie L. punctata Sow.
Retico: zona inferiore. Pura (Y. Taleggio).
90
ARDITO DESIO
Pecten bavaricus Winkler.
Pecten bavaricus Winkler 1861, Ber Oberkeuper nach Studien in den bayerischen Alpen. Zeitsclir.
d. deutsch. geol. Gesell., Jahrg. 1861, Berlin, pag. 469, tav. V, fig. 12.
Attribuisco a questa specie un esemplare di valva destra non molto ben conservato, ma
che tuttavia corrisponde abbastanza bene al tipo del Winkler sia come forma, quanto
come dimensioni, quanto, infine, come ornamentazione.
Il P. bavaricus era stato segnalato finora solo nelle Alpi bavaresi.
Retico: zona inferiore. S. Omobono in Y. Imagna. [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Pecten (Aequipecten) strozzensis n. sp.
Tav. I. Fig. 14.
Si tratta di una curiosa forma di Pecten che presenta un po’ l’aspetto di una Lima.
Conchiglia inequilatera^, poco convessa e piatta presso i margini, subovale, più alta cbe
lunga, contorno regolarmente arcuato, apice acuto e assai poco ricurvo. L’ornamentazione
consiste in numerose strie radiali con andamento irregolare e non di rado intersecantisi
fra loro. A circa metà altezza compaiono, poi, delle pieghe un po’ più regolari che si vanno
accentuando verso il margine paileale. Oltre a ciò si nota ancora una fitta, ma distinta,
striatimi concentrica e qualche lieve piega pure concentrica. Le orecchiette sono ben svi¬
luppate: quella anteriore è più piccola di quella posteriore e quasi liscia. Quella posteriore
porta tracce di strie radiali e possiede la solita striatimi longitudinale. Non è nota la valva
sinistra.
Fra le specie che in qualche modo ricordano il P. strozzensis, ricordo il P. securis
Tqm., il quale, però, è di dimensioni minori, è equilaterale ed anche l’ornamentazione è
un po’ diversa.
Dimensioni. - Lunghezza mm. 30. Altezza mm. 35.
Retico: zona media. Strozza in Y. Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia[.
Chlamys Foipiani Stoppani sp.
Tav. I Fig. 13.
Pecten Foipiani Stoppani 1860-65, Mon. couch. A. contorta, pag. 75, tav. XIV, fig. 1-2.
n Fuipiani Mariani 1919, Sulla fauna retica lomb., pag. 136.
Il tipo di qnesta specie, descritta abbastanza ampiamente dallo Stoppani, che ho
rappresentato nella tavola è composto da due valve, una destra e l’altra sinistra, non
molto ben conservate. Occorro poi avvertire che i due esemplari non appartengono allo
stesso individuo per quanto sieno stati raccolti nella medesima località.
Retico: Fuipiano e Locatello in Y. Imagna. Catrimerio in Y. Brembilla [Coll. Mus.
Civ. Milano e Bergamo].
Chlamys Imaniae (Varisco) Tommasi sp.
Tav. I Fig. 15.
Cardium sp. Stoppani. In schedis.
Pecten Ferrerò Comotti. In schedis.
1 eden Imaniae Var. in Tommasi 1903, Revisione della fauna a Molluschi della Dolomia principale
di Lombardia, Palaeont. Ifcal., voi. IX, Pisa pag. 96, tav. XVI, fig. 3.
Nel materiale della « Collezione Stoppani » del Museo Civico di Storia Naturale di
Milano esiste un esemplare incompleto di Chlamys determinato come Cardium sp. Il
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
91
Tom masi ha trovato nelle collezioni dello stesso Museo un altro esemplare di Chlamys
della Dolomia Principale della Val Imagna (Dosso Grenello presso Falghera) denominato
dal Vari sco Pecten Imaniae , che ha descritto con tal nome. Un materiale migliore e
ben più abbondante, che m’è stato concesso in istudio dal Museo Civico di Bergamo, mi
ha dato il modo di fissare meglio i caratteri della specie e di riconoscere la sua appartenenza
al genere Chlamys. Uno degli esemplari di Bergamo porta Tindicazione Chlamys Ferrerò
Comotti, specie non mai descritta che ora rimaue in sinonimia con il P. Imaniae..
Conchiglia inequilaterale e leggermente inequivalve, piuttosto rigonfia, con la massima
convessità a circa metà altezza. Valva destra più convessa di quella sinistra, apice più
prominente e ricurvo, ornata da 12 coste molto larghe e leggermente angolose, separate
da solchi più stretti delle coste e poco profondi. Strie radiali molto energiche, che attra¬
versando le coste danno origine a una serie di noduli allungati trasversalmente. Su ogni
costa si conta almeno una ventina di tali noduli. Orecchiette mal conservate : quella ante¬
riore è un po’ più convessa di quella posteriore. Valva sinistra convessa, ma meno di
quella opposta, ornata da 12 coste un po’ diverse fra loro in grandezza e spesso disposte
alternatamente, una più grossa e una più sottile, ma senza un ordine costante. Anche
queste coste presentano delle nodulosità determinate dalle strie d’accrescimento, ma meno
elevate di quelle dell’altra valva. Le orecchiette non sono molto sviluppate e quella ante¬
riore è leggermente più grande di quella posteriore.
Rapporti b differenze. - Qualche rassomiglianza colla Chi. Imaniae presenta il
P. jariniformis Stopp., il quale possiede, però, un numero maggiore di coste (24-27). Anche
la Chi. Falgeri Mer. sp. ricorda la nostra, ma essa pure ha un maggior numero di coste
che inoltre sono prive di nodulosità. Su per giù gli stessi caratteri differenziali presenta
anche la Chi. Thiollierei Mart. sp.
Re ti co: zona inferiore. S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo]; Pura
in V. Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano].
Chlamys dispar Terquem sp.
Pecten dispar Terquem 1855, Paleontologie de Vètage infèrieur de la formation lìasique de la pro¬
vince de Luxembourg, Grand-Duché ( Ilollande) et de Ilellange du déparlement de la Moselle ,
Mém. Soo. Géol. France, 2 e Ser., T. V, 2 B P tìe ., Paris, pag. 323, tav. XXIII, fig. 6.
Sono due esemplari non molto ben conservati che presentano l’ornamentazione carat¬
teristica di questa specie, composta da coste principali e secondarie disposte alternativa-
mente. Quelle secondarie sono in numero di una, o più spesso due ed anche tre, fra due
coste principali.
La Chlamys dispar è una forma prevalentemente hettangiana e come si vedrà più
avanti è presente anche in tale piano nella nostra regione.
Retico: zona inferiore. S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo]. Lungo
il torrente Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Chlamys Falgeri Merian sp.
Pecten ( Chlamys ) Falgeri v. Bistram 1903, Fauna u. Lias Valsolda, pag. 37, tav. Ili, fig. 1.
Questa specie è rappresentata da un ottimo esemplare bivalve di grandi dimensioni
(Fig. 23), perfettamente corrispondente al tipo figurato nell’opera di Escher von de la
Linth, e da altri due parzialmente immersi nella roccia. Fra i caratteri particolari della valva
92
ARDITO DESIO
destra ricordo una certa irregolarità di grossezza di alcune coste, come si nota sulla figura
del tipo della specie, mentre sulla valva sinistra compare qualche costa secondaria intercalata
fra le coste principali.
Fig 23. - Chlamys Falgeri Mer. sp. Valva destra.
Esemplare di Empiano in V. Imagna (Retico medio).
La Clilamys Falgeri è nota tanto nel Lias inferiore lombardo quanto nel Retico.
Retico: zona media. Fuipiano e Sottocorna in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Univ. Pavia].
Brumano in Y. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Chlamys valoniensis Defrance sp.
Pecten ( Chlamys) valoniensis v. Bistram 1903, Fauna u. Lias Valsolda, pag. 150, tav. Ili, fig. 1.
Sono due esemplari di Chlamys che presentano le coste in due serie alternate, una
più grossa, l’altra più sottile. Tale è appunto l’ornamentazione della Chi. valoniensis che
trovasi pure nell’.Ettangiano della nostra regione, come si vedrà più avanti.
Retico: S. Omobono in Y. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo]. Fuipiano in Y. Imagna
[Coll. Mus. Univ. Pavia],
Pteria contorta Portlock sp.
Avicula contorta Stopparti 1860, Gèol. Palèont. couches à Avicula contorta eoo., pag. 68,
tav. X, fig. 15-21.
Pieria ( Avicula ) contorta Healey 1908, The fauna of thè Napeng becls or thè Rhaetic beds of Upper
Burina. Palaeontologia Indica, Calcutta, N. Ser., Voi. II, Mem. N. 4. pag. 32, tav. V, fig. 1-5
(■cum syn.).
La grande diffusione di questa specie e le varie descrizioni dettagliate e figurazioni
mi consentono di non diffondermi a ridescriverne i caratteri. Avvertirò solo che la P.
contorta è diffusissima nel Retico lombardo in tutte, si può dire, le località ove esso affiora.
Retico: zone inferiore e media. Casa presso quota 1191 sopra il Pertùs (Resegone);
presso Cas. Picchetto, Passo della Passata; Vaicava, a NE di Ca Leggeri, presso Costa
Imagna (Albenza); Strozza, sopra Pallio, Pralongone, presso Tribulina (Val Imagna); presso
C. Torre, presso Maroncella, fianco SO del M. di S. Antonio Abbandonato (V. Brembilla)
[Coll. Mus. Civ. Milano]. Fra Fuipiano e Pralongone in Val Imagna [Coll. Mus. Univ.
Pavia].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL’AUBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
93
Pteria aviculoides Stoppani sp.
Tav. I Fig. 8.
Arca aviculoides Stopparli 1857, Studii geol. pai. Lombardia, pag. 386.
Avicula aviculoides Stoppani 1860-65, Géol. Paléont. couches à Avicula contorta ecc. pag, 135,
tav. XXXI, fig. 4-5.
L’esemplare tipico di questa specie proviene dalla regione considerata ed è appunto
quello rappresentato nell’opera dello Stoppani. Riporto qui la diagnosi dell’autore:
u Conchiglia oblunga, liscia. Lato orale assai corto, arrotondato verso il lato paileale, ma
terminato in punta verso il legamento. Lato anale tronco obliquamente senza carena e senza
angolo saliente. Area assai eretta che trascende l’altezza dell’apice ». Gioverà aggiungere
che dall’apice parte una costa ottusa, poco elevata, che si dirige, attenuandosi, verso il
margine infero-posteriore.
Questa specie non è nota in altre località oltre a quelle sottoindicate.
Retico: zona inferiore. Colle fra la Val Taleggio e la Val Brembilla (= Colle di
Bura). Strada Selino-Rola in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
Pteria cfr. Sismondae Capellini sp.
Avicula Sismondae Capellini 1866, I fossili infraliassici dei dintorni del Golfo di Spezia. Mem.
Accad. Scienze Ist. Bologna, Ser. II, T. V, fase. 4. pag. 413, tav. V, fig. 10.
Attribuisco con incertezza a questa specie ancora troppo poco nota, un esemplare di
valva destra che ricorda da vicino quello dei dintorni di Spezia. Misura 18 mm. di lun¬
ghezza e 9,5 mm. di altezza. Nel nostro sembra che il margine cardinale sia un po’ più
lungo di quello della A. Sismondae, raggiungendo quasi metà lunghezza, ma lo stato di
conservazione non permette di fissarne i caratteri.
Questa specie era stata segnalata solo nel Retico dei dintorni di Spezia.
Retico. Presso Portola in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
Pteria Gea d’ Orbigny sp.
Avicula Gea d’Orb. Laube 1865, Pie Fauna der Schichten von St. Cassian. II. Abt. Brachiopoden
und Bivalven. Wien, pag. 50, tav. XVI, fig. 9.
— Di Stefano 1895, Lo scisto marnoso con « Myophorìa vestita » della Punta delle Pietre Nere in
provincia di Foggia. Boll. R. Com. Geol. d’Iò., 3 a Ser., voi. VI, pag. 19, tav. I, fig. 1-9.
Questa specie raibliana, che non mi risulta sia stata finora segnalata nel Retico, è
rappresentata da due esemplari di piccole dimensioni abbastanza ben conservati. Essi cor¬
rispondono bene specialmente a quelli del Gargano. Credo utile ricordare che nella fauna
della Punta delle Pietre Nere, attribuita alla parte superiore del Raibliano, sono state se¬
gnalate anche due forme, la Leda percaudata Gùmbl. e il Cardium cfr. rhaeticum Mer.,
del Retico.
Retico: zona media. Presso Casa Picchetto (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Pteria sp. ind.
È una piccola forma di Pteria parzialmente immersa nella roccia e perciò non de¬
terminabile. Ricorda un po’ la P. Gea d’Orb., ma a differenza di questa presenta la su¬
perficie delle valve liscia e l’apice più sporgente.
Retico: Nei pressi del Passo del Fò (Resegone). Altri esemplala indeterminabili di
Aviculae della V. Taleggio e della V. Brembilla si trovano nella Collezione Stoppani. [Coll.
Mus. Civ. Milano.
13
94
ARDITO DESIO
Cassianella speciosa Merian.
Avicula speciosa Meriati 1853, in Escher v. d. Linth: Geologische Bemerhungen uber das nórdliche
Voralberg und einige angrenzenden Gegenden. Ziìrig, pag. 19, tav. II, fìg. 6-13,
Un unico esemplare un po’ guasto, ma ancora determinabile con sicurezza; corrisponde
bene al tipo rappresentato nella fig. 12 dell’opera di Escher v. d. Linth. Questa specie
era stata segnalata solo con incertezza in Lombardia dallo stesso autore della specie.
Re ti co: zona inferiore. S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Cassianella fragilis sp. n.
Tav. I Fig. 11, 12.
Di questa specie ho avuto in esame solo due esemplari abbastanza ben conservati e
uno frammentario di valva sinistra.
Valva ricurva, leggermente obbliqua. Margine cardinale rettilineo, apice sporgente sul
margine cardinale. Orecchietta anteriore ben sviluppata, rigonfia, separata dalla zona apicale
della conchiglia da un ampio solco. Orecchietta posteriore breve, ma incompletamente
conservata. La superficie della conchiglia è ornata da sottili costicine che hanno inizio
sull’apice e seguitano, dilatandosi, fin quasi al margine paileale. Dette coste si vanno as-
sotigliando verso il lato anteriore della valva, mentre verso quello posteriore sono limitate
da una costa più grossa al di là della quale la valva è liscia. Una serie di sottilissime strie
concentriche attraversa la valva e raggiunge le orecchiette.
Rapporti e differenze. - Questa specie ricorda un po’ la Cassianella speciosa Mcr.
sp. da cui si differenza per una minore obbliquità della valva, pei' la mancanza delle due
pieghe posteriori e per la diversa conformazione delle orecchiette. Qualche rassomiglianza
si può notare anche fra la nostra specie e la C. Azzarolae Mariani: quest’ultima, però,
ha le orecchiette meno espanse e quella anteriore meno rigonfia, ornamentazione più debole
e non presenta la forte costa posteriore. Anche con la C. Beyrichii Bittner, di un livello
più antico, v’è qualche carattere in comune, ma quest’ultima è, se mai, più affine alla C.
Azzarolae che alla nostra.
Re ti co: zona inferiore. Costa Imagna, S. Omobono, Rota Fuori, Rota Dentro (V.
Imagna). [Coll. Museo Civ. Bergamo].
Cassianella imagnensis sp. n.
Tav. I Fig. 10.
È questa la forma da Cassianella più frequente nella nostra regione, per quanto ra¬
ramente si possano raccogliere degli esemplari ben conservati. Ricorda abbastanza da vi¬
cino la C. fragilis or ora descritta, ma se ne distingue per una minore curvatura della
valva sinistra, per l’orecchietta anteriore un po’ più espansa e, soprattutto, per Tornamen¬
tazione, costituita da forti rugosità trasversali. Ricorda un po’ la C. euglypha Laube di
S. Cassiano.
Retico : zona inferiore. Costa Imagna, S. Omobono, Rota Dentro, Berbenno (V. Imagna).
[Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Gervilleia inflata Schalhàutl.
Gerviilìa infiala Schafkàutl 1851, Geognoslische Untersuchungen des siidbayerischen Alpengebirges,
Mlincheii, pag. 134 e 146, tav. XXII fìg. 30 a-b, tav. 34 fìg. 2-3.
— Stoppani 1860, Gèol. Paléonl. couches à Avicula contorta pag. 71, tav. XI, fìg. 11-12
tav. XII, fig. 1-5.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
96
Questa specie, ben figurata e descritta nell’opera dello Stoppani, è abbastanza fre¬
quente nella regione considerata, ma non è facile raccogliere esemplari in buono stato di
conservazione. Tutti gli esemplari da me esaminati, sono di grandi dimensioni: il maggiore
misura 130 mm. di lunghezza per 44 di larghezza.
Re ti co: zona inferiore. Pralingér (Val d’Erve); a sud di Vaicava (Albenza); 4 km.
circa a sud di Bramano (V. Imagna); poco a NE di Ca Leggeri (V. Imagna); Vedeseta
(Val Taleggio). Altri frammenti non determinabili con sicurezza provengono da Vaicava,
(alta Val d’Assa) sul gruppo dell’Albenza; Locatello (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
S. Omobono, Rota Fuori, Fuipiano, Costa, Vaisecca, in Val. Imagna; Lascolo in V. Brambilla
[Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Gervilleia praecursor Quenstedt.
Gervillia praecursor Healey 1908, Fauna of tlie rhaetic heds of Burina, pag. 18, tav. Ili fig. 2-14.
Due buoni esemplari di questa specie corrispondono molto bene sia come dimensioni,
quanto come forma, all’individuo rappresentato nella Tav. Ili, fig. 5 dell’opera di Healey.
La G. praecursor è frequentissima in tutti i giacimenti retici europei e fu trovata anche
in India.
Re ti co: zona inferiore. S. Omobono in Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo]. Strada
Selino-Rota in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
Gervilleia Galeazzii Stoppani.
Tav. I Fig. 9.
Germllia Galeazzii Stoppani 1860, Géol. Palèont. couches à Avicula contorta eoe., pag. 136,
tav. 31, fig. 7-9.
Poiché il tipo della specie proviene da una località della regione considerata nel pre¬
sente studio, ho creduto utile riprodurre l’esemplare originale. Gioverà, anche, ripetere qui
la descrizione dello Stoppani: «Conchiglia spessa, allungata, obbliqua, ornata di deboli
coste radiali molto sottili e pieghe d’accrescimento. Il lato boccale è molto breve, massiccio,
senza espansione, separato dalla regione paileale da una depressione molto sensibile, eh’è
larga e profonda sull’orlo paileale e si va attenuando sino a scomparire verso gli apici.
Lato anale lungo, arrotondato, formante un’espansione anale molto pronunciata. Quattro
fossette legamentari ».
Questa specie è stata citata con dubbio nel Retico della Siimeger Waldes in Ungheria.
Retico: zona inferiore. Pralingér (V. d’Erve) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Gervilleia cfr. salvata Brunner sp.
Gervilleia salvala Brunii, sp., Tommasi 1903, Revisione della fauna a Molluschi della Dolomia
Principale di Lombardia, pag. 98, tav. XVI, fig. 10-14.
Un esemplare non bene conservato ricorda da vicino questa specie della Dolomia Princi¬
pale lombarda. Si distinguono abbastanza chiaramente anche le coste radiali e le strie d’ac¬
crescimento. Il nostro esemplare rassomiglia molto, sia come forma, quanto come dimensioni,
a quello riprodotto nella Tav. XVI fig. 13 dell’opera del Tommasi. Questa specie non era
stata ancora segnalata nel Retico.
Retico: zona media. Vaicava (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
96
ARDITO DESIO
Mytilus minutus Goldfuss.
Myhlus psilonoti Stoppali! 1860, Géol. Palèonl. couches à Avicula contorta eoe., pag 64 tav X
fig. 1-5. ’
Mytilus minutus Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda, pag. 122.
Salvo per pochissimi esemplari, è assai difficile riconoscere questa specie dagli esem¬
plari deformati per schiacciamento di Modiola gregaria Stopp., specialmente quando sono
conservati in rocce scistoso-marnose. Del resto i caratteri della specie sono malamente ri-
noscibili dalla succinta descrizione e dalla cattiva figura del Goldfuss. I nostri, più che
altii, ìicoidano 1 esemplare riprodotto alla tav. 49, fig. 8 della Letliaect geognostica. Il,
Mesozoicurn. I, Trias, del Frech. Alcuni sono di dimensioni relativamente piccole (lun¬
ghezza min. 32) altri molto notevoli (lunghezza 60 min.).
Il M. minutus si trova in quasi tutti i giacimenti retici europei.
Retico: zona inferiore. Sotto il culmine di S. Pietro (V. Taleggio) [Coll. Mus. Civ.
Milano]. Strozza in V. Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Modicla gregaria Stoppani sp.
Tav. I Fig. 6.
Avicula gregaria Stoppani 1860, Géol. Palèonl. couches h Avicula contorta eco. pag. 70 tav
XI, fig. 6-10.
Mytilus scalprum (non Goldf.) Dnmorfcier 1864, Éludes paléonlologiques sur les dépols jurassiques
du bassin du Rhòne. I P. Infralias, Paris, pag. 41, tav. VII, fig. 15-16.
Modiola rlxa,elica Lepsius 1878, Das westliche Sùd-Tirol. Berlin, pag. 362, tav. V, fig. 6.
Modiola gracilior Lepsius 1878, Ibid. pag. 363, tav. V, fig. 8.
Modiola gregaria Principi 1910, Fossili retici del gruppo montuoso d'Amelia. Riv. It. di Paleonto¬
logia, XV, fase. I li, pag. 26, tav. I, fig. 25-26,
— Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda , pag. 38.
Dal confronto fra gli esemplari originali eie figure riprodotte nell’opera dello Stop-
pani esistono differenze così notevoli che difficilmente questa specie può essere bene in¬
tei piotata affidandosi alla riproduzione. Non sarà perciò inutile ripetere la descrizione del¬
l’autore con qualche aggiunta. Nella tavola ho riprodotto un esemplare che meglio ancora
di quelli assunti come tipi della specie, che sono più o meno deformati e incompleti, si
presta ad una identificazione.
« Conchiglia ovale, gibbosa, nn po’ arcuata, diversamente contornata, spessa, a forma
di modello interno, liscia, lucente, ornata di strie concentriche molto fine. Lato boccale
largo; lato anale obbliquo; lato palleale scavato. Apici molto acuti, ma non sporgenti dalla
regione paileale. Regione cardinale rilevata a cresta nel mezzo. Nessuna espansione, nè
fossette ligamentari ». Dagli apici parte un rilievo a forma di costa ottusa che via via che
s’allontana, si dilata sino ad abbracciare tutta l’estremità posteriore delle valve. Il lato
dorsale è regolarmente arcuato, senza angolosità in corrispondenza del raccordo fra il
margino cardinale e il margine dorsale. Le dimensioni del tipo più grosso figurato dallo
Stoppani sono di circa 39 mm. di lunghezza, 16 di altezza e 13 di larghezza. Nella mia
raccolta ve n’è però di quelli che raggiungono 45 mm. di lunghezza.
Rapporti e differenze. - Questa specie presenta grandissime affinità con la M. scalpra
Goldf. sp. (= M. Morrisi Oppel secondo Dumortier) e le sole differenze che credo di
poter riscontrare consistono nelle dimensioni maggiori della seconda, nella forma legger¬
mente più allungata e, sembra, anche nel lato anteriore delle valve un po’ più dilatato.
Con la nostra specie è, tuttavia, da identificare l’individuo figurato dal Dumortier e at-
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 7 ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
97
tribuito al Mytilus scalprum Goldf. Non saprei, poi, trovare delle differenze essenziali fra
la M. rhaetica Lepsius e la nostra specie. La M. gracilior non è che un individuo gio¬
vane della M. rhaetica. Forse la costa mediana della valva è un po’ meno accentuata e
ristretta in vicinanza dell’apice, ma ciò dipende dallo stato di conservazione o dalle con¬
dizioni di fossilizzazione, poiché fra gli individui da me esaminati tale carattere è variabile,
specie in rapporto con la natura della roccia in cui il fossile è contenuto. A questo pro¬
posito devo aggiungere che alcuni individui deformati per compressione, diffìcilmente si
possono distinguere da altri attribuiti a specie affini su esemplari non sempre ben conser¬
vati. Così il tipo della Modiola ervensis, che lo Stop pani aveva riferito in un secondo
tempo al Mytilus glabratus Dunk. e che poi il Mariani ha fatto rivivere come specie a
sé, è contenuto in una roccia scistosa e rassomiglia stranamente a un esemplare schiac¬
ciato di M. gregaria. Nessuno degli esemplari che ho avuto in esame e che fosse sicu¬
ramente identificabile con la M. gregaria , è contenuto in rocce scistose. Le differenze,
in ogni modo, che distinguono la M. ervensis , dalla M. gregaria , consistono in una forma
più dilatata e subovale, nello spessore minore delle due valve e nella accentuazione assai
minore della costa mediana. Dalla M. glabrata Dunk. la nostra specie si differenzia per la
forma più slanciata, flessuosa, e meno espansa posteriormente. Inoltro nella M. glabrata
il lato dorsale forma un angolo ottuso col margine cardinale rettilineo, mentre nella M.
gregaria tutto il margine dorso-cardinale è regolarmente arcuato.
Una discreta rassomiglianza presenta ancora la nostra specie col M. minutus Goldf.,
e specialmente con la figura che dà l’autore, la quale però consiste in un disegno poco
chiaro. Confrontata, invece, con riproduzioni migliori si nota che il M. minutus ha una
forma più larga, margini più ampi, rilievo centrale della valva più largo, specie nella re¬
gione apicale. La M. gregaria è una specie molto diffusa nei giacimenti retici della Lom¬
bardia.
Retico. Passo del Fò, Passo della Passata (Resegone); Pralingèr (V. d’Erve); Alta
Val d’Assa, Yalcava (Albenza); Strozza, S. Omobono, Locatello, sopra Pallio (V. Imagna);
Val Brembilla; Portiola in Y. Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano]. Costa Imagna, Yalsecca
(V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Modiola Visgnolae Mariani.
Modiola Visgnolae Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda, pag. 123, tav. VII, fig. 8-9.
Questa forma era stata segnalata finora solo nella zona inferiore del Retico della Ma¬
donna di Dreno a sud di Bellagio. I miei esemplari corrispondono molto bene al tipo della
specie con cui li ho confrontati. In essi è conservato anche il guscio della conchiglia, che
mostra ben distinte le strie d’accrescimento.
Retico; Sopra Pallio (Y. Imagna). Presso Maroncella (V. Brembilla) [Coll. Mus. Civ.
Milano].
Modiola ervensis Stoppani sp.
Tav. I Fig. 5.
Mytilus Ervensis Stoppani 1857, Studii geologici e paleontologici sulla Lombardia. Milano, pag. 390.
Mytilus glabratus (non Dunk.) Stoppani 1860-65, Mon. couch. A. contorta , pag. 34, tav. XXX,
fig. 32-33.
Modiola ervensis Mariani 1919, Fauna retica lomb. pag. 38.
Non è il caso che mi soffermi a dimostrare l’erroneità dell’identificazione degli esem¬
plari raccolti dallo Stoppani e il Mytilus glabratus Dunk. La Modiola ervensis, affine
98
ARDITO DKSIO
alla M. gregaria, si distingue da questa per la forma più larga e meno flessuosa. In ge¬
nerale raggiunge anche dimensioni maggiori. Questa specie era nota solo in V. d’Erve
donde proviene il tipo della specie.
Reti co: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve); Alta Val d’ Assa (Albenza); V. Taleggio;
[Coll. Mus. Civ. Milano], Costa Imagna ; S. Omobono [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Modiola Schafhàutli Stur sp.
Mytilus Schafhàutli Sfcoppani 1860-65, Géol. Paléonl. couches à Avicula contorta pag 66
tav. X, fig. 8-9.
Sono due esemplari incompleti ma facilmente identificabili per la caratteristica orna¬
mentazione rugosa delle valve.
Questa specie è stata trovata nel Retico delle Alpi Bavaresi, di Kòssen, della Wiener-
wald e all’Azzarola in Lombardia.
Retico: zona inferiore. Valle dell’Avanzarola presso Bramano in V. Imagna. [Coll.
Mus. Univ. Pavia].
Modiola Adrarae Anelli.
Tav. I Fig. 3.
Modiola Adrarae Anelli 1929, Fossili retici della Valle Adrara. Giornale di Geologia, Ser. 2 a ,
Voi. Ili, (1928), Bologna (in corso di stampa).
Sono pochi esemplari di questa specie di Modiola della Valle Adrara caratterizzata da
una forma ovoidale che ricorda quella della M. Visgnolae Mariani.
Retico: zone inferiore e media. Versante NE dell’Albenza [Coll. Mus. Univ. Pavia];
Bedulila in V. Imagna; Val Brembilla [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Modiola orbicularis sp. n.
Tav. I Fig. 1, 2.
E con una cei ta esitazione che mi decido ad attribuire questa nuova forma al genere
Modiola poi la presenza di alcuni caratteri che la ravvicinano alle Myoconchae.
Conchiglia subovale obbliqua, mediocremente convessa. Lati inferiore e posteriore ar¬
rotondati, lato antero-inferiore incavato, lato antero-supcriore breve e rettilineo. Apici
piuttosto piominenti e ricurvi, 1 ornamentazione è costistuitri da strie e rughe concentriche
lo pi ime sottilissime, le seconde ben evidenti e disposte un po’ irregolarmente sulla su¬
perficie della valva. Talora si nota anche una sottilissima striatimi radiale. Non è visibile
la regione cardinale.
Rapporti e differenze. - Questa nuova forma di Modiola è abbastanza diversa da
tutte quelle finora note. Ricorda un po’ la M. Adrarae, ma quest’ultima è assai più allun¬
gata, piu stretta anteriormente e le rughe che ornano le valve sono meno accentuate.
Qualche rassomiglianza si nota anche con la Myoconcha brembillensis Desio, ma si di¬
stingue facilmente perchè è assai più breve, più rigonfia e priva o quasi di ornamentazione
radiale.
La Modiola Visgnolae Mariani in confronto alla nostra specie ha una forma meno ton¬
deggiante, l’apice più sporgente e, poi, presenta sulle valve un solco obbliquo di cui non
v’ è traccia negli esemplari in questione.
Dimensioni: Lunghezza mm. 21; altezza mni. 16.
Retico: zona inferiore. Presso Maroucella in V. Brembilla [Coll. Mus. Civ. Milano].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
99
Modiola cfr. producta Terquem sp.
Tuv. I Fig. 4.
Mytilus semicircularis Stopparli 1857, Sludii geol. e paleont. pag. 390.
Mytilus productus Terq., Stoppaiii 1860, Géol. et Palèont. couches à Avicula contorta , pag.
134, tav. 31, fig. 1.
Modiola semicircularis Stopp., Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda , pag. 137.
L’esemplare di cui si tratta è costituito da una valva destra di notevoli dimensioni
(lunghezza mm. 62, altezza mm. 24) conservata in un calcare marnoso-scistoso. La valva pre¬
senta una evidente frattura che l’attraversa longitudinalmente ed appare notevolmente de¬
formata per compressione. Non mi sembra che sopra un esemplare di tal genere sia il
caso di fondare una specie, tanto più che, se si tiene conto della deformazione subita, non
sembra diverso dalla M. producta Trq. con la quale appunto lo Stoppani l’aveva in un
secondo tempo identificata.
Re ti co: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Modiola (Septiola) pygmaea Munster sp.
Mytilus sp. Stoppani 1860, Géol. Palèont. couches à Avicula contorta eoo. pag. 134, tav. 30,
fig. 34.
Modiola ( Septiola ) pygmaea Bittner 1895. Lamellibranchiaten der Alpinen Trias , Abbaiteli, k. k.
Geol. Reichansfc,, Bd. XVIII, Hffc. I, pag. 45, tav. V, fig. 2-7 (cum syn.).
Modiola pygmaea Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda, pag. 38.
Questa specie di S. Cassiano, già nota nel Retico lombardo Guggiate, è rappresentata
nella mia raccolta da un unico esemplare di piccole dimensioni associato con numerosi
individui di Pteria contorta.
Retico: zona media. Vaicava (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Myoconcha Cornalbae Stoppani sp.
Myoconcha Cornalbae Tommasi 1903, Revis. fauna Dolomia princ. di Lombardia, pag. 101, tav.
XIV, fig. 21-23.
Gli esemplari attribuiti a questa specie — nota finora solo nella Dolomia Principale —
sono abbastanza ben conservati per una determinazione sicura. Caratteristiche sono soprat¬
tutto, le coste radiali irradianti dall’ apice.
Retico: zona inferiore. Pralingèr in V. d’Erve [Coll. Mas. Civ. Bergamo].
Myoconcha brembillensis sp. n.
Tav. I Fig. 7.
È questa una nuova forma di Myoconcha retica molto affine alla M. lornbardica Haucr
del Raibliano ed è appunto in base a tale affinità che ho riferito senz’altro la forma in
questione al genere Myoconcha, malgrado non si conoscano i caratteri della regione car¬
dinale.
Conchiglia subovale, obliqua, più stretta anteriormente che posteriormente, mediocre¬
mente convessa, con margine posteriore pianeggiante. Apice poco pronunziato, lato ante¬
riore un po’ incavato, lato posteriore regolarmente arrotondato, lati superiore e inferiore
rettilinei. L’ornamentazione consiste in sottili strie radiali ben evidenti sulla parte centrale
della valva e in strie e rughe concentriche embriciate, perpendicolari alle precedenti.
100
A UDITO DESIO
Rapporti e differenze. - La forma più affine alla M. brembillensis è, come ho detto,
la M. Lombardica Ilauer. Quest’ ultima si distinguo dalla prima per avere il lato posteriore
meno dilatato, l’apice più elevato e per essere priva di ornamentazione radiale. L’ultimo
carattere si trova, però, sulla M. Oornalbae, Stopp. ma in questo caso è assai più marcato,
tanto che al posto delle strie si hanno delle vere e proprie coste e, inoltre, la M. Cor-
nalbae ha una forma generale ben diversa e assai più slanciata. La M. Taramellii Tomm.,
che pi esenta qualche analogia con la M. brembillensis , si distingue facilmente per la sua
fonila subrettangolare e per la mancanza di ornamentazione radiale.
Dimensioni: Lunghezza mm. 26.5; altezza mm. 16.7.
Re ti co: zona inferiore. Presso Maroneella in Y. Brembilla [Coll. Mus. Civ. Milano].
Pinna papyracea Stoppani.
Puma papyracea Stoppani 1860-65, Géol. Paléont. couches à Avicula contorta eco. pag 133
tav. XXXI, fig. 2-3. S '
Si tratta di alcuni esemplari mediocremente conservati di una grossa Pinna determi¬
nati come P. papyracea dallo Stoppani stesso.
Questa specie è nota in Lombardia anche a Gaggio.
Re ti co: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve); Berbenno in V. Imagna [Coll. Mus.
Civ. Bergamo].
Pinna miliaria Stoppani.
Pinna indiana Stoppani 1860-65, Géol, Paléont. couches à Avicula contorta eoe. pag. 63 tav
Vili, fig. 3-6; tav. IX, fig. 1-3,
Due esemplari di Pinna parzialmente immersi nella roccia presentano l’ornamenta¬
zione caratteristica di questa specie, costituita da coste longitudinali tubercolate e da strie
e pieghe d’ accrescimento.
Questa specie era nota precedentemente solo all’Azzarola.
Retico: zona inferiore. Berbenno e S. Omobono in Val Imagna; Ponte di Sedrina ;
Vaicava (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Macrodus Azzarolae Stoppani sp.
Macrodon. Azzarolae Mariani 1919, Sulla fauna retica lombarda , pag. 123.
L esemplare che attribuisco a questa specie non è molto ben conservato, ma sia le
dimensioni, sia la forma, sia, infine, l’ornamentazione, corrispondono bene alla descrizione
dell’autore e agli originali conservati nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
Questa specie era stata segnalata finora solo all’Azzarola.
Retico: zona inferiore. S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Macrodus pumilus Dittmar sp.
Arca puntila Dittmar 1864, Die Contorta-Zone , pag. 170, tav. Ili, fig. 3.
E un bel esemplare di valva sinistra di piccole dimensioni, misurando 12,5 mm. di
lunghezza e 11,3 m. d’ altezza, di forma subrettangolare, ornato da numerose e sottili coste
radiali che intersecano delle strie d’accrescimento ben evidenti. Sul lato posteriore la
valva presenta un’ angolosità che racchiude 1’ area, ornata da tre forti costo radiali. Anche
sul lato anteriore della valva si notano 4-5 coste radiali più in risalto.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELl’ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
101
Il nostro esemplare corrisponde abbastanza bene a quello figurato dal Dittmar e si
distingue dalla specie più affine, il M. bavaricus Winkl. sp., specialmente per la forma
rigonfia del lato anteriore. Minore rassomiglianza presenta co! Al. Azzarolae Stopp., sp. di
dimensioni più vistose e con ornamentazione più regolare.
Questa specie proviene dal Retico delle Alpi Bavaresi.
Retico: zona inferiore. S. Omobono in Y. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Macrodus (?) imagrtensis sp. n.
Tav. I fig. 34.
Purtroppo di questa nuova specie posseggo solamente un esemplare di valva sinistra,
ma le diversità eh’esso presenta anche rispetto alle forme più affini sono così rilevanti da
costringermi a tenerlo separato come specie a sè.
Forma allungata, regolarmente convessa, priva di solco mediano; lato anteriore con¬
vesso come nel M. pumilus Dittm. sp., margine inferiore regolarmente arcuato. Del lato
posteriore poco si distingue: sembra provvisto di un’area molto ampia.
L’ornamentazione consiste in strie concentriche molto energiche, che occupano tutta
la faccia esterna della valva. La metà posteriore di essa è ornata anche da coste radiali
che hanno inizio poco sotto l’apice e raggiungono il margine paileale. Queste coste sono
assai forti in prossimità dell’area, mentre si vanno assottigliando verso la metà della valva
sino a scomparire, cosicché il lato anteriore rimane ornato solo dalle strie d’accrescimento.
Non è visibile la regione cardinale, per cui non può essere riconosciuto con sicurezza
il genere.
Rapporti e differenze. - Le specie più affini al M. imagnensis sono il M. Azza¬
rolae e il M. pumilus. Il primo, però, ha la forma più allungata, il margine inferiore
quasi rettilineo anziché arrotondato e, inoltre, le coste radiali coprono tutt’ intero il lato
esterno della valva. Il secondo presenta sulle due valve un solco mediano che manca nel
nostro esemplare, ha il margine inferiore incavato, anziché convesso, ed è proporzionalmente
più allungato, Qualche rassomiglianza presenta la nostra forma col Al. Collenoti Martin sp.,
il quale ha pure il margine inferiore regolarmente arcuato, ma ha anche una lunghezza
proporzionalmente maggiore e un’ornamentazione diversa.
Dimensioni. - Lunghezza mm. 21 ; altezza mm. 16.
Retico: zona inferiore. Torrente Pettola, presso S. Omobono in V. Imagna [Coll.
Mus. Civ. Bergamo].
Macrodus (?) quadratus sp. n.
Tav. I fig. 35, 36.
Malgrado di questa nuova forma possegga parecchi esemplari, non sono riuscito a sta¬
bilire con sicurezza 1’ appartenenza generica, dato che in nessuno di essi è allo scoperto
la regione cardinale.
Conchiglia di grandi dimensioni, subquadrangolare, poco convessa, troncata anterior¬
mente. Margine inferiore leggermente arcuato. Apice molto ricurvo, subcentrale, appena un
po’ spostato in avanti. Area, molto ampia, non limitata lateralmente da coste.
L’ornamentazione consiste in coste concentriche relativamente elevate e abbastanza
regolarmente distanziate una dall’altra. Sul lato anteriore compaiono anche delle coste ra¬
diali che intersecano le precedenti determinando una specie di suddivisione a maglie. Le
coste radiali divengono, però, sottilissime sino a scomparire del tutto verso la metà della
valva cosicché il Iato posteriore n’ è completamente sprovvisto.
ii
102
A UDITO DESIO
Rapporti e differenze. - Non conosco delle forme che presentino notevoli affinità
col M. quadratus . Qualche rassomiglianza si può riconoscere col M. imagnensis Desio
che, però, si distingue facilmente per le dimensioni assai minori e per forma molto più
allungata e convessa.
Dimensioni: Lunghezza mm. 35; altezza mm. 27.
Re ti co: zona inferiore. Torrente Pettola presso S. Omobono, Seiino, Rotafuori in Y.
Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo]. Strada Selino-Rota [Coll. Mus. Civ. Milano].
Nucula Matanii Stoppani.
Tav. I Fig. 31.
Nucula Mutarli Stoppani 1860, Géol. Palèonl. couches à Avicula contorta eoe. pag. 129,
tav. 30, fig. 7.
— Mariani 1919, Sulla fauna retica lombarda, pag. 125.
Gli esemplari di questa specie si trovano associati in gran numero nei livelli marnosi
neri della zona inferiore del Retico e spesso presentano ben conservato anche il guscio.
Hanno una forma subtriangolare col margine anteriore pressoché rettilineo, quello poste¬
riore e quello inferiore leggermente ricurvi. L’apice è poco prominente e spostato ante¬
riormente. La superficie delle valve è ornata da numerose strie di accrescimento'piuttosto
sottili. La figura dello Stoppani non è eccessivamente fedele: questo fatto ha indotto
probabilmente il Dittmar a riunirla con la Tellina (?) bavarica Winkl.
La M. Matanii è frequente nei giacimenti retici lombardi.
Retico: zona inferiore. Corna, Gerosa, Strozza, (V. Imagna). Passo della Passata (Re¬
segone). S. Omobono in Val Imagna; Costa Imagna Ponte alle Grate, Seiino. [Coll. Mus.
Civ. Bergamo].
Leda Deffneri Opp. e Suess.
Leda Deffneri Schlonbach 1862, Beilrag zur genauen Niveau-Beslimmung des auf der Grenze
zuuschen Keupei • und Lias ini Hannoverischen und Braunschweigisòhen auftretenden Sand-
steins. N. Jalirb. t, Minerai. Geol. n. Pai., Jahrg. 1862, pag. 156, tav. Ili, fig. 3b (non 3 a e 3c).
Un piccolo esemplare non mollo ben conservato corrisponde bene a questa specie che
si distingue da quella affine, la L. Borsonii Stopp., con cui talvolta è stata confusa, soprat¬
tutto per la posizione notevolmente più anteriore dell’ apice.
Retico: zona inferiore. Strada Selino-Rota in Y. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
Leda percaudata Giimbel.
Leda 'percaudata Checckia 1901, Nuove osservazioni sulla fauna triasica della Punta delle Pietre
Nere presso il Lago di Lesina ( Capitanala ). Boll. Soc. Geol. It., Voi. XX (1901), pag. 143
(cum syn.).
E questa una delle forme più diffuse di Leda del Retico lombardo. Presenta per lo
più piccole dimensioni e un rostro molto sviluppato. Il rostro è generalmente separato dal
resto della conchiglia da una leggera infossatura che, tuttavia, non sempre è ben evidente.
Questa specie è nota anche nel Raibliano ed è assai diffusa nel Retico europeo.
Retico: zona inferiore. Passo della Passata (Resegone); Locatello, Tribulina, Bedu-
lita, Strada Selino-Rota (Y. Imagna); Pura (Y. Taleggio). [Coll. Mus. Civ. Milano]. Costa
Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL,’ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
103
Leda Borsonii Stoppimi.
Leda Borsoni Stopparli 1860, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta eco. pag. 132, tav.
XXX, fìg. 25.
Leda Deffneri Opp. e Sss. in Stopparli 1860, Ibid. pag. 131, tav. XXX, fig. 22-24.
Leda Borsonii Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda , pag. 137.
Gli esemplari attribuiti dallo Stoppa ni alla L. Deffneri Opp. e Suess sono da riu¬
nire — come ha rettificato anche il Mariani — con questa specie, che ha una forma
più slanciata, l’apice meno eccentrico e una coda più sviluppata. Quando gli esemplari
sono un po’ deformati per schiacciamento, presentano, tuttavia, notevoli rassomiglianze con
la L. Deffneri.
Re ti co: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve) ; Passo del Fò, Passo della Passata
(Resegone); Seiino, Strada Selino-Rota (?) (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Palaeoneilo Zannonii Stoppani sp.
Anatina Zannoni Stoppani 1863, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta eoo. pag. 127,
tav. XXIX, fig. 23.
Il tipo di questa specie è costituito da una valva sinistra leggermente deformata per
schiacciamento e non molto bene isolata dalla roccia. Anche gli altri esemplari determinati
dallo Stoppani non si trovano in condizioni migliori. È dubbio, perciò, che si tratti di
una specie nuova : essa in ogni modo mi pare molto simile al Palaeoneilo praeacuta Klipst.
sp. di S. Cassiano, ma non è possibile una identificazione.
Retico: zona inferiore. Passo della Passata (Resegone); Locatello (V. Imagna); V.
Taleggio; presso Vaicava (Albenza); V. Brembilla [Coll. Mus. Civ. Bergamo]. (?) S. Omobono
in V. Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Myophoria prealpina Jeannet.
Myophoria prealpina Jeannet 1913, Monographie gèologique des Tours d’Ai et des regio»s
avoisinantes (Prealpes Vaudoises). I. P. Mat. carte géol. Snisse, N. Sei-., XXXIV Livr.,
pag. 372, tav. A, fig. 15.
Attribuisco a questa specie un esemplare di piccolo dimensioni di Myophoria che pur
rassomigliando alla M. infiata Emmr. presenta una forma più elevata e, soprattutto, delle
coste concentriche notevolmente più rade. Per questi caratteri 1’esemplare corrisponde alla
M. prealpina, affine alla M. infinta, e, finora, segnalata solo nell’ Hettangiano inferiore
della Svizzera.
Retico. Alta Val Serada (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Myophoria inflata Emmerich.
Myophoria infiala Stoppani 1860-65, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta ecc. pag. 58,
tav. VII, fig. 4-5.
Questa specie è rappresentata nelle collezioni che ho avuto in esame da numerosi
esemplari, di cui alcuni ben conservati corrispondono perfettamente a quello figurato nella
opera dello Stoppani. In tutti sono ben evidenti i caratteri specifici.
Questa specie è diffusa in tutti i giacimenti retici dell’ Europa centrale e delle Alpi.
Retico: zone inferiore e media. Strada Selino-Rota; fra Strozza e Ponte Giurino;
Bedulita (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano]. T. Pettola presso S. Omobono in V. Imagna,
V. Brembilla [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
104
ARDITO DESIO
Myophoriopis isosceles Stoppani sp.
Myophoria isosceles Stopparli 1860-65, Gèol. Paìèonl. couch.es à Avi cui a contorta ecc., pag.
128, tav. XXX, fig. 14.
Schizodus isosceles Vinassa de Regny 1919, Fossili retici di Caprona pag. 840.
A questa specie appartengono numerosi esemplari, taluni dei quali perfettamente con¬
servati e in parte determinati dallo Stoppani. Riguardo al genere, più che dì uno Schi¬
zodus o di una Myophoria , pare si tratti di una Myophoriopis del tipo della M. lineata
Mtinst. sp.
La M. isosceles è stata segnalata in tutti i principali giacimenti retici della Lombardia.
Retico: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve); Seiino e strada Solino-Rota in V.
Imagna, presso Maroncella in V. Rrembilla; Bara in V. Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano].
Presso Bedulita; S. Omobono ; presso Rotafuori in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Gerosa in V. Brembilla [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Myophoriopis depressa Moore sp. var. brevis n. f.
Tav. I fig. 29, 30.
Molto prossima aWAxinus depressus, descritto dal Moore (On thè zones of thè Loioer
Lias and thè Avicula contorta zone , Quart. Journ. Geol. Soc., May. 1861, pag. 503,
tav. XV, fig. 17), è una forma di Myophoriopis lombarda. Dalla specie inglese, si di¬
stingue per una lunghezza minore delle valve in rapporto all’ altezza. Per tale carattere si
avvicina sensibilmente alla M. isosceles Stopp. sp., ma questa è ancora più corta ed ha
una carena pronunciata, mentre quella della nostra forma è appena accennata ed ottusa.
La superficie della valva è ornata da numerose strie d’ accrescimento più o meno regolari.
Gli esemplari sono spesso conservati col loro guscio.
Retico: zona inferiore. Presso il Passo del Fò (Resegone); Piazzasco presso Berbenno
(V. Imagna); Presso la sorgente solforosa di Brembilla. Presso il passo del Pertùs (A\-
benza-Resegone) (determinazione incerta) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Schizodus (?) alpinus Winkler.
Schizodus alpinus Winkler 1859, Schichten d. Avicula contorta pag. 15, tav. II, fig. 1.
È un unico esemplare che corrisponde perfettamente a quello rappresentato nell’opera
del Winkler. Non credo che questa forma rappresenti gli individui adulti della Corbula
alpina Winkl., come è propenso a ritenere il Dittmar ( Die Contorta-Zone, op. cit. pag.
175), non foss’ altro per la forma complessiva troppo diversa degli individui.
Lo Beh. alpinus è stato segnalato in varie località delle Alpi Bavaresi, a Kòssen e alla
Spezia.
Retico: zona inferiore. Bedulita in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Trigonodus elongatus Moore sp.
A xinus elongatus Moore 1861, Or thè zone loie. Lias ecc. pag. 503, tav. XV, fig. 18.
Nucula sp. Stoppani, in schedis.
Si tratta di un esemplare in ottimo stato di conservazione che corrisponde assai bene
al tipo della specie malgrado l’incerta determinazione dello Stoppani. Misura 21 mm. di
lunghezza e 12.5 mm. d’altezza; supera, perciò, in dimensioni il tipo inglese. Alla mede¬
sima specie appartiene anche un altro esemplare mediocremente conservato.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI.’ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
10B
Il TV. elongatus è una specie del Retico del Sommerset (Inghilterra).
Retico: zona inferiore. S. Omobono in Y. Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia]. Val Ta¬
leggio [Coll. Mus. Civ. Milano].
Conchodus infraliasicus Stopparli.
Conchodus infraliasicus Stopparli 1860-65, Gèol. Paléonl. couches à Avicula coniarla eco.,
pag. 246, tav. XXXVIII, IXL, XL.
Questa caratteristica specie che, insieme col genere Conchodon, era stata abolita perchè
ritenuta sinonima del Lycodus cor Schafhàutl in base a confronti fondati sulle figure dei
vari autori, sta ora per riprendere il suo posto per merito del dott. A. Kutassy di Budapest.
Da alcuni confronti, infatti, eseguiti fra un modello in gesso del tipo del Lycodus cor e il
tipo della specie dello Stopparli, risultano tali differenze da giustificare la separazione non
solo delle due specie, ma anche dei due generi. E ciò torna a grande vantaggio anche della
stratigrafia in cui il termine di Conchodon era ormai entrato nell’uso per distinguere il
più alto livello del Retico.
Retico: zona inferiore. Dintorni di Bramano in Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Mysidioptera faba Winkler sp.
Myacites faba Winkler, Die Sc.hichten der A vieni a con torta, pag. 19, tav. II, fig. 6.
Lithopagus ? faba Stopparli 1860-65, Gèol. Paléonl. couches à Avicula contorta eco. pag.
67, tav. X, fig. 12-14.
Sono in buona parte gli esemplari raccolti dallo Stopparli. Di essi uno solo è abba¬
stanza bene conservato e corrisponde molto bene a quelli figurati dal Winkler. Devo notare
che nelle figure dello Stopparli l’apice appare più prominente di quello che non sia negli
originali da me esaminati e del tipo della specie nella rappresentazione del Winkler.
Quanto al genere, piuttosto che un Myacites o un Lithodomus credo si tratti di una
Mysidioptera, affine alla M. ohlonga Bittner di S. Cassiano.
La M. faba è stata segnalata, oltre che in Lombardia, nel Retico delle Alpi Bavaresi
a Kòssen e alla Spezia.
Retico: zona media. Fuipiano in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano]. Strozza in V.
Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Anoplophora Pralingeri Mariani.
Anoplophora Pralingeri Mariani 1919, Sulla fauna relica lombarda, pag. 128, tav. VII, tig. 12-13.
Sono il tipo della specie descritto dal Mariani e un altro esemplare un po’ defor¬
mato della V. Imagna. A proposito di questa specie, credo utile rilevare le notevoli rasso¬
miglianze che presenta con la Pleurornya bavarica Winkler di cui, però, si conosce so¬
lamente il nucleo interno e quindi non può essere che assai difficilmente utilizzata nelle
determinazioni.
Retico: zona inferiore. Pralingèr in V. d’Erve. Strada Selino-Rota in V. Imagna
[Coll. Mus. Civ. Milano].
Cardinia cultrata Stoppani sp.
Arca adirala Stoppani 1863, Gèol. Patèont. couches à Avicula contorta eoe., pag. 60, tav.
VII, fig. 11-12.
? Cticullaea adirata Mariani 1919, Sulla fauna relica lombarda, pag. 137.
106
ARDITO DESIO
il 1 esemplare figurato e descritto dallo Stopparli. Occorre avvertire, però, che la
figura è poco fedele: l’insenatura del margine inferiore non è un carattere della specie,
ma pare, invece, dovuta a una deformazione. Inoltre, il lato anteriore è notevolmente in¬
cavato sotto l’apice e appuntito. Non è visibile affatto la cerniera. Piuttosto che un’ Arca
o una Guculaea, la specie sembra appartenere ad una Cardinia intesa nel senso dello
Z i 11 e 1 i ).
Retico: zona inferiore. Vadeseta (Val Taleggio) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Cardinia antero-truncata Mariani.
Analina Amidi (non Oppel) Stopparli 1880-63, Géol. Palèont. cotiche* à A vi cu la contorta eco.
pag. 127, tav. XXIX, fìg. 21 (non 20, 22).
Cardinia antero-truncala' Mariani 1919, Sulla fauna■ velica lombarda , pag. 128, tav. VII, lìg. 14-15,
Il tipo di questa specie descritto dal Mariani proviene dalla Val Taleggio e finora
non era stato raccolto che quell’unico esemplare. Gli esemplari da me trovati in Val Imagna
corrispondono molto bene al tipo sia per dimensioni, quanto per la forma. Come unica dif¬
ferenza noto le strie concentriche un po’ più marcate.
Alla stessa specie appartiene anche un esemplare attribuito dallo Stop pani alla
Anatina Amidi Opp. e ritenuto dal Dittmar un individuo di Anatina rhae.tica. Esso
sembra realmente un po’ più appiattino e allungato posteriormente del tipo della Cardinia
antero-truncata, ma ciò è una semplice conseguenza di una leggera deformazione per
schiacciamento.
Retico: zona inferiore. Vedeseta in V. Taleggio; fra Seiino e Rotafuori in V. Imagna.
[Coll. Mus. Civ. Milano],
Cardinia Desoudini Terquem.
Cardina Desoudini Terquem 1855, Palèont. èt. inf. Liasique eoo. pag. 300, tav. XX, fig. 1.
A questa specie appartiene un buon esemplare di notevoli dimensioni di valva sinistra.
In esso è pure visibile in parte la regione cardinale, che mostra con sufficiente chiarezza
i caretteri del genere. L’ornamentazione è debole e costituita da leggere pieghe concen¬
triche e da strie d’accrescimento.
Questa specie hettangiana viene segnalata per la prima volta nel Retico.
Retico: zona inferiore. T. Pettola presso S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ.
Bergamo].
Cardita (Palaeocardita) austriaca Hauer sp.
Candita austriaca Stopparti 1860, Céol. Palèont. couches à Avicula. contorta ece., pag. 53
tav. VI, fìg. 1-8.
Questa specie, diffusa nel Retico lombardo, è stata già descritta ampiamente dallo
Stopparti e da esso figurata abbastanza bene. Gli esemplari da me esaminati, fra cui si
trovano quelli dello Stoppani, sono spesso schiacciati e conservati in uno scisto marnoso
nerastro.
Questa specie è diffusa in tutti i giacimenti rotici delle Alpi.
Retico: zona inferiore e media. Pralingèr (V. d’Erve); S. Giacomo. Dintorni di
(1) Zittel 0., Trai tè de Paléontologie, 1, II, Paris 1887, pag. 02,
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
107
Tribulina (Y. Imagna); Val Brombilla (zona media); Vedeseta (Y. Taleggio: zona media).
[Coll. Mus. Civ. Milano]. Strozza, Rota Dentro, Berbenno, Brumano (V. Imagna); V. Brem-
billa [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Cardita (Palaeocardita) munita Stoppani.
Tav. I Fig. 18.
Cardila munita Stoppani 1860, Gèol. Paléonl. couches à A vietila con torta eoo. pag. 56,
tav. 11-18.
Il tipo di questa specie proviene dalla regione considerata nel presente studio e
perciò ho creduto opportuno riprodurlo fotograficamente. Giova avvertire però, che in esso
sono malamente visibili le costicine intercalari. Credo inutile invece ripetere la descrizione
dello Stoppani sufficiente a identificare la specie.
La C. munita oltre che in numerosi giacimenti retici lombardi, è stata segnalata nel
Wiirtemberg, nelle Alpi Bavaresi e a Kossen.
Retico. Dintorni di Tribulina. Sopra Pallio (V. Imagna); Vailetta dell’Avanzarola in
Y. Imagna, Brumano, Rotafuori; Brembilla; Vedeseta (V. Taleggio). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Cardita (Palaeocardita) phaseola Stoppani sp.
Cardi um phaseolus Stoppani 1860-65, Gèol. Palèont. couches à Arieti la contorta eoo. pag.
50, tav. V, fig. 1-2.
Questa forma è rappresentata nei materiali avuti in istudio da pochissimi esemplari ab¬
bastanza ben conservati per quanto non isolabili completamente dalla roccia. Nessuna dif¬
ferenza notevole ho potuto osservare rispetto al tipo della specie dello Stoppani.
Retico. Val Brembilla [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Cardita (Palaeocardita) cfr. Quenstedti Stoppani.
Cardila Quenstedti Stopparli 1860-65, Gèol. Palèont. couches à Avicula contorta eco. pag.
57, tav. VI, fig. 24-25.
È un unico esemplare di valva sinistra di piccole dimensioni, ornata da coste sottili,
che sembra appartenere alla C. Quenstedti. Non essendo, però, completamente isolabile
dalla roccia, non si può arrischiare una determinazione sicura.
Questa specie oltre che nel Retico della Valmadrera è stata trovata anche nel Wiir-
temberg.
Retico. Alta Val Serada in Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
Cardita (Palaeocardita) lorica Stoppani.
Cardila lorica Stoppani 1860-65, Gèol. Palèont. couches à Avicula contorta eoo. pag. 57,
tav. VI, fig. 22-22.
Questa specie è rappresentata da due esemplari determinati dallo Stoppani e da uno
da me raccolto sull’Albenza, ma poco ben conservato. Secondo il Mariani ( Sulla fauna
velica lombarda, op. cit. pag. 138) alla C. lorica apparterrebbe anche l’esemplare figu¬
rato dallo Stoppani nella tav. VI, fig. 15-16 dell’opera citata nella sinonimia e da lui attri¬
buito alla C. Austriaca.
La C. lorica è nota per ora solo nel Retico lombardo.
Retico: zona media. Vedeseta in Val Taleggio; alta Val d’Assa (Albenza) [Coll. Mus.
Civ. Milano].
108
ARDITO DESIO
Cardita (Palaeocardita) Talegii Stoppimi.
Tav. I flg. 20.
Cardita Talegii Stoppaci 1860-65, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta eoe. pag. 56,
tav. VI, fig. 19-20.
Questa specie è rappresentata solo da un esemplare eh’è il tipo della specie suffi¬
cientemente descritto da Stoppimi. La figura che ne da l’Autore non è, invece, molto
fedele, per cui ho creduto utile riprodurre l’originale.
Re ti co: zona media. Val Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano].
Cardita (Palaeocardita) cloacina Quenstedt sp.
Cardium cloacinum Quensfcedt 1856, Ber Jura, pag. 31, tav. I, fig. 37.
— Stoppani 1860-65, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta eco. pag. 125, tav. XXIX
fig. 10.
Cardita austriaca Stoppani 1860-65 (pr. p.), Ibid. pag. 53, tav. V, fig. 9-10 (non 1-8).
Cardila ( Palaeocardita ) cloacina Bòokh 1912, Emige rliàhsche Versleinerittigen aus der Gegend
von Rezi un Komilat Zala. Resultate der wissenscli. ISrtorscliung des Balatonsees, VII,
pag. 7, tav. I, fig. 4-7.
Questa specie è rappresentata nei materiali che ho avuto in esame da un buon numero
di esemplari in ottimo stato di conservazione, per cui non sarà male riferire qualche ele¬
mento descrittivo.
Conchiglia subcircolare di piccole dimensioni, rigonfia nella regione centro-inferiore
delle valve, pianeggiante presso ai margini. La massima convessità si trova poco sotto gli
apici. Apici brevi, subcenlrali, ricurvi in avanti. Lunula stretta e profonda. Margini crenu-
lati. Ciascuna valva è ornata da 40-50 sottili coste radiali, fittamente accostate le urie alle
altre, che si vanno regolarmente ingrossando dall’apice verso i margini. Talvolta qualcuna
delle coste si sdoppia a circa metà altezza, talvolta compare qualche sottile costa intercalare.
Oltre alle coste radiali, su tutti gii esemplari, si notano due o tre forti solchi concentrici in
vicinanza del margine paileale ed altri tre più deboli in prossimità degli apici.
La regione cardinale della valva destra è ben visibile su due esemplari ed appare ca¬
ratterizzata da due forti denti convergenti verso il basso e obbliqui all’indietro e da un
lungo dente lamellare posteriore. È pure visibile sugli stessi esemplari l’impronta musco¬
lare anteriore di forma leggermente ovale.
La C. cloacina è diffusa in numerosi giacimenti retici della Costa d’Oro, della Savoia
del Wurtemberg e delle Alpi Bavaresi.
Retico: Zona inferiore. Presso Bedulita; Strada Selino-Rotafuori in V. Imagna [Coll.
Mus. Civ. Milano]. T. Pettola presso S. Omobono in Y. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Cardita (Palaeocardita) spinosa Winkler var. aspera Stoppani.
Tav. I fig. 19.
Cardita aspera Stoppani 1860-65, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta eco.
Lo Stoppani ha descritto come nuova specie di Cardita una forma che poi il
Di ttmar ( Die Contorta-Zone, op. cit. pag. 184) e successivamente il Mariani {Sulla fauna
retica lombarda, op. cit, pag. 138) hanno riunito in sinonimia con la C. spinosa Winkl.
Il nome specifico dello Stoppani era stato, inoltre, impiegato già precedentemente dal La-
marck per un’altra forma di Cardita e perciò dovrebbe scomparire.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
109
Devo però osservare che per quanto le due specie sopra ricordate, la C. spinosa "Winkl.
e la C. aspera Stopp., siano abbastanza simili, differiscono fra loro per la forma, che negli
esemplari lombardi è regolarmente arcuata al margine inferiore, mentre in quelli bavaresi
è un po’ appuntita posteriormente; nei primi, inoltre, le valve sono sensibilmente più con¬
vesse che nei secondi. Credo, quindi, che la forma dello Stoppalii si possa mantenere di¬
stinta come varietà della C. spinosa conservando il nome ch’era stato impiegato per la specie.
Retico: Rotafuori in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Lucina stoppaniana Dittmar.
Lucina circularis Stoppani 1863, Gèol. Paléont. coaches à Av inula contorta eoe. pag. 124,
tav. XXIX fig. 1-4.
Lucina Stoppaniana Dittmar 1864, Die Coti Lo ria-Zone, pag. 178.
Questa specie è abbastanza bene descritta e figurata dallo Stoppani per esimermi
dal ripetere la descrizione. Il cambiamento di nome è dovuto all’esistenza di un’altra L.
circularis Geinitz del Cretaceo. Il tipo della specie della L. Stoppaniana proviene dalla
Y. d’Erve.
Retico: Zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve) [Coll. Mus. Civ. Milano]. T. Pettola
presso S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Lucina cingulata Terquem sp.
Astante cingulata Terquem 1855, Palèontologie de Vèt. inferieur forra, lias. de la province
Luxembourg eco. pag. 294, tav. XX, fig. 6.
Nucula sp. Stoppani 1863, Gèol. Paléont. couches à A vici/la contorta eco. pag. 13J, tav.
XXX, fig. 19.
Astarle cingulata Capellini 1866, I fossili infraliassici dint. Spezia, pag. 131, tav. Ili, fig. 22-24.
Id. Vinassa de Regny 1806, Fossili retici di Caprona pag. 842.
Posidonomya wengensis Wissm., Mariani 1919, Sulla fauna relica lombarda , pag. 126.
Si tratta di un’unica valva di piccole dimensioni ornata da coste concentriche abba¬
stanza forti per quanto sottili, ampiamente spazieggiate e con gli intervalli percorsi da sot¬
tili strie. Per la forma del contorno la nostra valva corrisponde molto bene a quelle della
Spezia attribuite dal Capellini alla L. cingulata, specie ritrovata dal Vinassa anche a
Caprona. In realtà non trovo critiche da fare alla determinazione del Capellini, e la pre¬
senza della specie del Lussemburgo anche nel Retico viene confermata dal nostro esem¬
plare che regge molto bene al confronto con il tipo figurato dal Terquem.
Solo devo aggiungere che non mi sembra trattarsi di un ’Astante, genere del resto ora
sfrondato di molte specie che originariamente gli erano state attribuite. Ritengo si tratti di
una Lucina, intendendo però il genere Lucina in un senso ampio.
Retico: Zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Schafhàutlia Purae Stoppani sp.
Tav. I Fig. 83 a-b.
Cyprina Purae Stopparli 1860, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta ecc. pag. 124, tav.
XXIX, fig. 5-6.
Schafhàutlia Purae Mariani 1919, Sulla fauna relica lombarda pag. 138.
L’unico esemplare di questa specie, che ho avuto in esame, è il tipo dello Stoppani
che ho riprodotto nella tavola. Di esso l’autore ha dato una descrizione abbastanza ampia.
Retico: zona inferiore. Pura (V. Taleggio) [Coll. Mus. Civ. Milano].
15
110
ARDITO DESIO
Schafhàutlia civatensis Stopp. sp.
Lucina civatensis Stopparli 1860-65, Géol. Palèont. couch.es à Avicula contorta eoo., pag. 123,
tav. XXVIII, fig. 18-19.
Vari esemplari molto ben conservati rappresentano questa specie. Caratteristica di essa
è, soprattutto, l’ornamentazione delle valve, costituita da forti lamelle concentriche, fra le
quali sono intercalate sottilissime strie d’accrescimento. Fra gli esemplari esaminati, alcuni
presentano dimensioni simili al tipo figurato dallo Stoppani, altri, invece, sono sensibil¬
mente più piccoli. V’è pure un grosso esemplare piritizzato.
La Sch. civatensis è stata trovata, oltre che in Lombardia, a Kossen e alla Spezia.
Re ti co: zona inferiore. T. Pettola presso S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ,
Bergamo].
Corbis (?) obscura Terquem e Piette sp.
Tav. I Fig. 32.
Corbis (?) obscura v. Bistram 1903, lieitràge zur Kenntn. der Fauna des unt. Lias in der Val
Solda, pag. 53 tav. Ili, fig. 17-20.
Un buon esemplare di valva sinistra perfettamente corrispondente, sia come dimensioni,
quanto come forma a quello figurato dal v. Bistram, proveniente dall’Hcltangiano della
Val Solda. Questa specie non era stata finora mai segnalata nel Retico.
Re ti co: Strozza in V. Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Protocardium rhaeticum Mer. sp.
Cardium rhaeticum Principi 1910, Fossili retici del gruppo montuoso d’Amelia , Riv. It. Palèont.,
XVI, fase. l-II, pag. 30, tav. I, fig. 34-35.
Ili questa specie, che pure è relativamente diffusa nel Retico, ho trovato un solo esem¬
plare mediocremente conservato e un nucleo interno di determinazione incerta.
Il Pr. rhaeticum è una delle specie più diffuse nel Retico dell’ Europa.
Retico: zona inferiore. S. Omobono in V. Imagna, ? Rotafuori. [Coll. Mus. Civ. Ber¬
gamo].
Homomya Baldassarii Stopp. sp.
Tav. I Fig. 25.
Anatina Baldassarnì Stoppani 1863, Géol. Palèont. couches à Avicula contorta eoe. pag.
126, tav. XXIX, fig. 15.
Pholadomya ; Baldassarrìi Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda , pag. 133.
Sono due esemplari non del tutto completi e rotti in più parti, sui quali è stata fon¬
data la specie dallo Stoppani. Il Mariani ne ha ripetuto la descrizione, ma prima di
stabilire definitivamente i caratteri della specie credo opportuno attendere che venga tro¬
vato del materiale migliore.
Retico: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve) [Coll. Mus. Civ. Milano]. T. Pettola
presso S. Omobono in Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Homomya lagenalis Schafhàutl sp. var. longobardica Desio
Tav. I fig. 21 a-b.
Pholadomya lagenalis Stoppani 1860-65, Géol. Palèont. couches à Avicula contorta eco.
pag. 43, tav. IIf, fig. 1-2.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL’ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
111
Questa specie è rappresentata da pochi esemplari, dei quali alcuni ben conservati. Per
quanto riguarda la determinazione, devo avvertire che gli esemplari che ho avuto in'esame
corrispondono bene a quelli determinati dallo Stoppani, esistenti nelle collezioni del
Museo Civico di Storia Naturale di Milano, ma nè gli uni, nè gli altri sono perfettamente
identificabili con il tipo della specie raffigurato dal Schafhauti ( Geognostische Bemer-
kungen ùber den Krctmerberg bei Garnisch, N. Jahrb. fur Mineralogie, Geogn. Geol. u.
Petr.-Kunde von Leonh. u. Bronn, Jahrg. 1852, pag. 286, tav. Ili, fig. 8). La differenza
consiste nel fatto che gli esemplari di Lombardia hanno la parte anteriore più espansa,
specie superiormente, carattere questo che compare poco nelle figure dello Stoppani, le
quali non sono in realtà molto fedeli; la massima altezza della conchiglia viene perciò a
trovarsi a quattro quinti della lunghezza totale dal margine anteriore.
Retico: zona inferiore. Bruimmo (V. Imagna) [Coll. Mus. Univ. Pavia e Coll. Mus.
Civ. Bergamo].
Homomya Morii Stoppani.
Tav. I Fig. 24.
Pholadomya Mori Stoppani 1863, Gèol. Paléonl. couches à Avicula contorta ecc. pag. 122,
tav. XXVIII, fig. 16-17.
Pholadomya lariana Mariani 1919 (pr. p.), Sulla fauna velica lombarda , pag. 138.
Non mi sembra opportuno riunire le due specie sopracitate di Homomya che si
distinguono abbastanza bene, quando non sono troppo deformate. La H. Mori è note¬
volmente più lunga, ha il lato posteriore assotigliato, espanso ed appiattito. Quest’ultimo
carattere è descritto dallo Stoppani come se si trattasse di un vero e proprio solco,
ma in realtà nemmeno sulla figura è molto appariscente. Il lato anteriore è scavato e
assai più breve di quello della H. lariana. Le strie di accrescimento sono irregolari e
piuttosto sottili e non assumono la forma di rugosità come nell’altra specie.
Retico: zona inferiore. Sopra la chiesa del Culmine di S. Pietro (V. Taleggio). Tipo
della specie [Coll. Mus. Civ. Milano].
Homomya lariana Stopp. sp.
Pholadomya lariana Stoppani 1860-65, Gèol. Paléonl. couches à Avicula contorta , pag. 44,
tav. Ili, fig. 4.
Il tipo di questa specie è riprodotto abbastanza fedelmente nell’opera dello Stoppani
ed è anche in buono stato di conservazione. Come tale conviene, però, tenere quello delle
fig. 4-5, presentando l’altro dei caratteri un po’ diversi.
La H. lariana è una specie molto frequente nel Retico della regione considerata,
per quanto non sempre si riesca a identificarla in causa delle deformazioni subite.
Questa specie è nota finora solo nel Retico lombardo.
Retico: zona inferiore. Bramano, Strozza in V. Imagna [Coll. Museo Univ. Pavia],
Rotafuori, Rotadentro in V. Imagna [Coll. Museo Civ. Bergamo].
Homomya Caffii sp. n.
Tav. I Fig. 22 a-b.
? Pholadomya lagenalis Stoppani 1860 65, Gèol. Paléonl. à couches Avicula contorta, pag. 43
(pr. p.), tav. Ili, fig. 3, (non 1-2).
Specie di grandi dimensioni, di forma subrettangolare, ricurva. Margini anteriore e
inferiore arrotondati, margine posteriore troncato, margine superiore incavato. Apici assai
112
ARDITO DESIO
prominenti e fortemente ricurvi. Massima altezza in corrispondenza degli apici. L’area è
delimitata da due rilievi che hanno inizio presso gli apici e scendono verso il margine
sino ad incontrarsi a circa metà altezza. L’ornamentazione consiste in forti rughe concen¬
triche, percorse nella parto marginale inferiore da sottili strie parallele. L’area è ornata,
però, solo dalle strie.
Rapporti e differenze. Questa specie è abbastanza simile alla H. lariana, da cui si
distingue per la forma piu allungata e meno espansa anteriormente, per gli apici più pro¬
minenti e per il lato posteriore più alto e più nettamente troncato. Per la forma ricorda
un po’anche la Pholadomya athesiana Tausch, ma la nostra è più corta ed ha un’orna¬
mentazione assai più energica.
Dimensioni :
Lunghezza ... 71 mm.
Altezza.55 »
Larghezza massima 38 ,>
Retico: zona inferiore. Valletta sopra Bramano (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Homomya rotaensis sp. n.
Tav. I Fig. 23.
Questa specie è poco diversa nel complesso dalla Homomya Caffxi Desio, ma però si
distingue facilmente per essere molto più corta, subquadrangolare piuttosto che subrettan¬
golare come l’altra, e per gli apici meno prominenti. L’ornamentazione, inoltre, è più ir¬
regolare; le rughe concentriche sono più o meno fitte e rialzate e così pure le strie ad
esse parallele. Un esemplare, poi, è ornato da rughe assai energiche. Per qualche carat¬
tere la H. rotaensis ricorda un po’ la H. sublariana Krumbek del Trias superiore di
Buru nelle Indie Olandesi. Se ne differenza per i margini palleali più arrotondati, per il
lato posteriore troncato. Il rilievo che limita l’area è simile a quello della H. GafU, ma
è appena accennato.
Dimensioni :
Lunghezza 55 mm.
Larghezza 30 »
Altezza 50 »
Retico: zona inferiore. Rotafuori (V. Imagna) [Coll. Mus. Giv. Bergamo].
Anatina rhaetica Giimbel.
Anatina rhaetica Giimbel 1861, Geognostiche Beschreibung von Bayern, pag. 408.
Anatina ? praecursor Bioore (non Giimb.) 1861, On thè zones of thè loioer Lias eco. pag 507
tav. XVI, fig. 3.
Anatina praecursor Stoppani (non Oppel) 1863, Gèol. Paléont. couches à Avicula con¬
torta eco., pag. 127, tav. XXIX, fig. 16-19.
Anatina rhaetica Mariani 1919, Sulla fauna relica lombarda, pag. 139.
Questa specie è stata spesso confusa con la A. praecursor da cui, tuttavia, si distingue
per uno sviluppo assai minore in lunghezza, per la forma più arrotondata e simmetrica.
Nel Retico lombardo pare abbastanza frequente e non di rado si trova conservata col suo
guscio, nei livelli marnosi, ma le deformazioni non sempre permettono una determinazione
sicura.
Questa specie è stata segnalata in numerosi giacimenti retici europei.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL’ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
113
Retico: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve); Locatello (V. Imagna); Passo della
Passata (Resegone). Strada Solino-Rota (Y. Imagna); Brembilla; Pura (Y. Taleggio [Coll.
Mus. Oiv. Milano].
Anatina Suessi Oppel.
Andina Suessi Oppel 1858, Weitere Nachweise der hòssener Schichlen in Schw&ben und in Lu-
xemburg . Sitzungsber, math. natirw. 01. k. Akad. Wiss., Bil. XXVI, pag. 10, fig. 1.
È un piccolo esemplare che, per quanto non molto ben conservato, non esito ad at¬
tribuire a questa specie per la sua forma caratteristica che corrisponde molto bene al tipo
figurato dall’Oppel.
Questa specie è stata segnalata nel Sommerset, nella Costa d'Oro, nel Wiirtemberg.
Retico: zona inferiore. Strada Selino-Rota (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Anatina praecursor Quenstedt sp.
Tav. I Fig. 27.
Cercoyma 'praecursor Qnenstd 1856, Der Jura , pag. 29, tav. I, fig. 15.
Anatina praecursor Oppel u. Suess 1856, Ueber die Aequivalente der kòssener Schichten in
Schioàben, Sitzungsber. K. K. Akad. Wiss., Wien, Bd. XXI, pag. 547, tav. I, fig. 5.
È un esemplare di valva destra, in uno stato di conservazione abbastanza buono. Cor¬
risponde bene all’esemplare figurato da Oppel e Suess. Solo il margine posteriore,
dietro l’apice, è un po’ più depresso. Questa specie non era stata finora segnalata in
Lombardia, poiché gli esemplari attribuiti ad essa dallo Stoppani appartengono ad altre
forme.
Retico. Vaicava (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Anatina Amicii Stoppani emend. Mariani.
Tav. I Fig. 26.
Anatina Amicii Mariani 1919, Sulla fauna retica lombarda pag. 133.
Questa specie, descritta sopra un materiale frammentario dallo Stoppani, è stata ri¬
descritta dal Mariani su materiale assai migliore, proveniente dalla medesima località
del tipo della specie. Qualche altro esemplare ho io pure raccolto nella regione considerata.
Retico: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve) [Coll. Mus. Civ. Milano]. Passata Cal-
deroli sul M. Resegone [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Anatina cfr. arista Stoppani.
Anatina arista Stoppani 1863, Gioì. Paléont. couches à Avicula contorta eco. pag. 128,
tav. XXIX, fig. 25.
Anatina praecursor Stoppani 1863, Ibid. pag. 127 (pr. p.) tav. XXIX, fig. 17 (non 16, 18, 19).
È l’esemplare figurato nella tav. XXIX fig. 17 dell’opera dello Stoppani e riferito
con incertezza dal Mariani (in schedis) all’A. arista. Quest’ultima specie, fondata sopra
un solo esemplare di dimensioni assai minori, non è però abbastanza ben conosciuta.
Sembra un po’ più allungata del nostro esemplare e con il lato anteriore più acuto.
Retico: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve) [Coll. Mus. Civ. Milano].
114
A «DITO DKSIO
Anatina Galavesae Mariani.
Anali»a Galavesae Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda , pag. 133, tav. VII, fig. 20-21.
E l’unico esemplare di valva destra su cui è stata fondata la specie. È un po’ guasto
sul margine postero-inferiore.
Retico: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Anatina Moorei sp. n.
Tav. I Fig. 28.
Anatina (?) Suessi Moore (non Opp.) 1861, Rhaetic beds and fossils, pag. 507, tav. XVI, fig. 2.
Il Moore ha attribuito all’A. Suessi Opp. un esemplare che presenta cosi forti diver¬
genze da quello rappresentato da Oppel ( Welter e Nachtoeise der Kossener Schichten
in Schwaben und in Luxemburg op. cit., pag. 10, fig. 1) da consigliarmi a separare le
due forme. Basta osservare che l’A. Suessi ha il lato anteriore all’apice fortemente inca¬
vato, mentre nell’esemplare figurato dal Moore esso è rettilineo, che l’apice in questo
ultimo è molto spostato in avanti che, infine, nell’A, Suessi il lato anteriore è molto più
espanso e rigonfio.
Due esemplari lombardi da me esaminali, corrispondono perfettamente, anche per di¬
mensioni, a quello figurato dal Moore proveniente dal Retico di Beer-Crowcombe nel
Sommersct.
Retico: zona inferiore e media. Fianco SO del Monte di S. Antonio Abbandonato in
V. Brembilla [Coll. Mus. Civ. Milano]. Mulino del Canto in V. Taleggio [Coll. Mus. Univ.
Pavia],
Corbula alpina Winkler.
Cor bui a alpina Winkler 1859, Die Schichten der Antonia contorta, pag. 15, tav. II, fig. 2.
Nuotila Bocconis Stoppani 1863, Géol. Palèont. couches à Avioula contorta eoe. pag. 130
(pr. p.).
Corbula alpina Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda, pag. 135.
Sono alcuni esemplari mediocremente conservati, eh’erano stati riferiti dallo Stoppani
alla N. Bocconis e identificati con la C. alpina dal Mariani. Giova notare che essi non
corrispondono alla fig. 8 della tav. XXX dell’opera dello Stoppani, riportata in sino¬
nimia dal Mariani, la quale è notevolmente più dissimile dal tipo della specie di quello
che non sieno i nostri esemplari.
La C. alpina è assai diffusa nei giacimenti retici dei due versanti delle Alpi.
Retico: zona inferiore. Pralingèr (V. d’Erve). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Corbula Azzarolae Stoppani
Corbula Azzarolae Stoppani 1860-65, Gioì. Palèont. couches à Avicula contorta ecc. pag. 45,
tav. IV, fig. 3-4.
Due buoni esemplari di questa specie presentano la forma caratteristica, la convessità
e l’ornamentazione del tipo descritto dallo Stoppani.
Questa specie era stata segnalata finora solo nel giacimento dell’Azzarola.
Retico: zona inferiore. T. Pettola presso S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ.
Bergamo]. Strada Solino-Rota in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI-’ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
115
Paracerithium crassecostatum Stopparti sp.
Cerithium crasse-coslatum Stopparti 1863, Oèol. Paìèont. couches à Avicula contorta eoo.,
pag. 121, tav. XXVII, fig. 13.
Phasianella crassecostata Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda, pag. 42.
È una piccola forma di gastropodo turricolato contenuta in gran numero in un fram¬
mento di scisto nero. La descrizione e la figura dello Stopparli non sono troppo fedeli:
avendo potuto isolare meglio un individuo ho notato che i giri non sono arrotondati, come
dice lo Stoppani e come appare nella figura, ma, invece, scalarati. Le coste radiali
sono energiche e percorse da cordoni spirali che attraversano anche gli spazi intercostali.
Quanto all’attribuzione generica, l’esemplare da me isolato, non presenta i caratteri
di una Phasianella, genere comparso solo col Terziario, secondo il Co ss marni, ma piut¬
tosto quelli di un Paracerithium, sul tipo del P. acantfiocolpum Coss. J ). Un po’ d’in¬
certezza può rimanere non essendo visibile la bocca, ma la forma dell’ultimo giro è molto
bene corrispondente a quella del genere.
Retico: zona inferiore. Vedeseta (V. Taleggio) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Promathildia Hemes d’Orbiguy sp.
Cerithium Hemes Stopparli 1860-65, Gèol. Paìèont. couches à Avicula contorta eoe. pag. 121,
tav. XXVIII, fig. 11-12.
Promathildia Hemes Mariani 1919, Sulla fauna velica lombarda , pag. 141.
Sono parecchi esemplari, alcuni dei quali ben conservati, che corrispondono a quelli
attribuiti dallo Stoppani, a questa specie.
La Pr. Hemes è stata segnalata in parecchi giacimenti retici della Lombardia e nelle
Alpi Bavaresi.
Retico: zona inferiore. Olda (V. Taleggio), lungo il torrente Imagna [Coll. Mus.
Univ. Pavia].
Loxonema infraliasica Stoppani sp.
.Chemnitzia infraliasica Stoppani 1863, Géol. Paìèont. couches à Avicula contorta, pag. 119,
tav. XXVIII, fig. 1-2
È il tipo della specie di cui non si conosce nemmeno con precisione la località di
provenienza. Lo Stoppani non fornì una descrizione vera e propria dell’esemplare, nè
le figure sono molto esatte. Si tratta di un gastropodo turricolato formato da 11-12 giri
di spira, piuttosto rigonfi e separati da suture abbastanza profonde. Ogni giro è ornato da
una diecina di coste trasversali, energiche, attraversate da due leggeri cingoli spirali, che,
all’incrocio con le coste, danno origine a delle nodosità. Il cingolo superiore è più rile¬
vato di quello inferiore. Altre strie spirali si notano fra i due cingoli. Non è conservata
la camera iniziale nè la bocca. Rispetto alla fig. 1 della tav. XXVIII dello Stoppani,
l’originale è sensibilmente più allungato. Ricorda un po’ la Loxonema arctecostata
Mstr. sp.
Retico: zona inferiore. Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano].
4 ) -Cossmann M., Note sur V Infralias de la
Vendée et spécialement sur un gisement situò dans la
continuile du Simon la Vineuse. Bull. Soc. Geol.
Frauce, 4e Sér., T. II, Paris, 1902, pag. 173.
116
ARDITO DESIO
Dimorphotectus ascendens Dittmar sp.
Trochus ascendens Dittmar' 1864, Die Contorta-Zone, pag. 146, tav. II, fig. 5.
I due esemplari incompleti che attribuiscono a questa specie non corrispondono per¬
fettamente alla figura ingrandita del Dittmar. La differenza consiste nella minore rego¬
larità delle piccole pieghe che ornano il margine inferiore del giro ') e in una lieve in¬
clinazione di esse da destra verso sinistra. Sembra, però, che sull’ingrandimento la figura
del Dittmar sia stata un po’ schematizzata.
Quanto al genere, le affinità di questa forma con altre triassiche di Dimorphotectus
(ve n’è pure una retica, il D. paxillus v. Ammon) mi hanno consigliato a tale attribuzione.
II D. ascendens è una specie del Retico di Gaimisch e Hochfellen nelle Alpi Bavaresi.
Betico. Strozza in V. Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Worthenia Oldae Stoppani sp.
Nerilopsis ? Oldae Stoppani 1860, Géol. Paléont. couches à A vietila contorta eco. pag. 39,
tav. II, fìg, 6-8.
S isenna ? Oldae Predi 1912, Nachtràge zar Kennlniss der Fauna des Rhaet und des Dach-
steiri dolomites ( Hauptdolomit ), Resultate d. Wissensoh. Erf. d. Balatonaees, Wien, VI, pag. 90,
fig. 21.
Worthenia solitaria Mariani 1919, Stilla fauna retica lombarda , pag. 140.
Questa specie, fondata dallo Stoppani sopra un nucleo interno rivestito in minima
parte dal guscio, fu spesso riunita con la W. solitaria Costa sp., e con la W. Songavatii
Stoppani sp. In realtà, fra la W. Odae e le specie suddette si notano delle differenze che
possono permettere di conservarla come specie a sè. Così confrontando il tipo della specie
con un ottimo esemplare di W. solitaria della Dolomia Principale di Songavazzo, conser¬
vato nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano, delle medesime dimensioni del pre¬
cedente, si osserva che nella W. Oldae l’accrescimento è più rapido, che la carena mar¬
ginale è più sottile, la forma complessiva è mono turricolata e, infine, che l’ultimo giro è
più rigonfio inferiormente. Le altre specie presentano tutte maggiori differenze, per cui
credo di dover conservare il nome dello Stoppani per questa forma retica di Worthenia.
Retico: zona inferiore. Olda (Val Taleggio) [Coll. Mus. Civ. Milano]. Capizzone in Val '
Imagna; V. Brembilla [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Worthenia pygmaea Stoppani sp.
Worthenia pygmaea Toinmasi 1903, Fauna Dolomia princ. Lombardia , pag. 114, tav. XVIII,
fig. 14.
Sono due esemplari di piccole dimensioni, di forma assai schiacciata, che corrispon¬
dono abbastanza bene al tipo della specie dello Stoppani. I cordoni intercalati fra le due
carene non sono, però, molto rilevati.
Questa specie era stata finora segnalata nella Dolomia Principale di Caino in Lom¬
bardia.
Retico: zona inferiore. S. Antonio in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
’) S’immagina la conchiglia orientate con la bocca in alto.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (piiBALBI BERGAMASCHE)
117
Neritopsis polymorpha Dittmar.
Neritopsis tuba Stopparli 1860-65 (non Schafh.), Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta,
pag. 38, tav. II, fig. 1-5.
Neritopsis polymorpha Dittmar 1864, Die Contorta-Zone, pag. 143.
Giustamente il Dittmar ha istituito una specie nuova sulla forma lombarda di Neri¬
topsis riferita dallo Stoppani alla N. tuba Schafh., per quanto non tutte le figure di questo
autore sieno molto fedeli. In ogni modo, la N. polìmorpha ha un accrescimento più lento
e i giri rimangono a contatto fra loro sino alla bocca. Anche i cingoli spirali sono più
energici e le rughe trasversali più numerose.
Retico: Costa (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Neritopsis acuticosta Dittmar.
Neritopsis acuticosta Dittmar 1864, Die Contorta-Zone, pag. 143, tav. I, fig. 7.
Si tratta di un esemplare in buono stato di conservazione che presenta l’ornamenta¬
zione caratteristica di questa specie. Ricordo, però, che le rughe radiali sono in numero di
7-8, per giro, anziché 9-10, ma non trovando altre differenze credo che il nostro esemplare
rientri abbastanza bene nell’ambito della specie.
La N. acuticosta è stata trovata nel Lithodendronkalk di Garmisch nelle Alpi Bavaresi.
Retico: zona inferiore. S. Omobono in V. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Neritopsis Trottii Stoppani sp.
Slomatia Trotti Stoppani 1860-65, Gèol. Paléont. coitches à Avicula contorta eoo. pag. 120,
tav. XXVIII, fig. 8-10.
Turbo Troltii Mariani 1919, Sulla fauna retica lombarda, pag. 141.
Due ottimi esemplari di questa specie perfettamente corrispodenti al tipo della specie
dello Stoppani raccolto a Guggiate. Il quale appare descritto e figurato con sufficiente
esattezza nella monografia dell’autore.
Retico: zona inferiore. S. Omobono in Y. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Undularia Quenstedti Stoppani sp.
Chemnìtzia Quenstedti Stoppani 1860-65, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta, pag. 37,
tav. II, fig. 23.
? Alaria Quenstedti Dittmar 1864, Die Contorta-Zone, pag. 138, tav. II, fig. 3.
Undularia Quenstedti Cossmann 1909, Essais de Paleoconch. cornp. Vili livr., pag. 64.
Si tratta di pochi esemplari incompleti che corrispondono a quelli descritti sotto questo
nome dallo Stoppani.
Il Dittmar, sopra un nucleo riferito a questa specie, ha notata la presenza di un cor¬
done trasversale, interpretandolo come la traccia di un labbro molto espanso, carattere questo
che lo ha indotto a passare la specie dello Stoppani nel genere Alaria. Nessun indizio
di espansioni orali v’è nell’esemplare dello Stoppani e nemmeno nei miei, per cui dubito
che si tratti di forme diverse.
Questa specie, oltre che in Lombardia, è stata rinvenuta anche nel Retico del Wùr-
temberg e delle Alpi Bavaresi.
Retico: zona media. Strozza in V. Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
16
118
A UDITO DESIO
Cirrus brembillensis sp. n.
Tav. I Fig. 38.
Per quanto di questa forma possegga un unico esemplare e per di più non completo,
essa mi sembra così diversa dai tipi finora noti che non esito a descriverla come nuova.
L’ esemplare, di notevoli dimensioni, è costituito da 4 giri di spira, ma completo doveva
contarne almeno 6 o 7. Le suture sono profonde, i giri convessi, l’accrescimento abba¬
stanza rapido, l’angolo apicale di circa 45°. L’ornamentazione consiste in 12 grosse coste
trasversali, per giro, nodulose, ottuse, e in numerose strie longitudinali distinte in due
serie, di cui una relativamente grossolana, l’altra esilissima. Le strie della prima serie
distano circa mm. 1,5 una dall’altra, le seconde occupano gli spazi interposti fra le pre¬
cedenti, in numero di 3 o 4.
Non è conservata la bocca della conchiglia, nè la regione basale.
Rapporti e differenze. - Questa nuova specie ricorda un po’ il C. Calisto d’Orb.
sp. del Batoniano, per la forma ed accrescimento dei giri e un po’ anche per 1’ ornamen¬
tazione. La nostra specie, già d’ età molto diversa, è di dimensioni assai maggiori, è un
po’ più schiacciata, e i giri sono più convessi.
Re ti co: Zona inferiore. Val Brambilla [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Naticopsis imagnensis n. sp.
Tav. I Fig. 37 a-b.
Conchiglia ovoidale, naticoide, formata da tre giri molto convessi di cui T ultimo
ricopre quasi completamente gli altri. Spira breve, ad accrescimento molto rapido, con
nucleo embrionale appena sopraelevato e acuto. L’ornamentazione consiste in sottili strie
d’accrescimento più evidenti verso l’apertura e presso la sutura, ove sembrano ornate da
lievissimi tubercoli.
Apertura ampia, obliqua, labbro espanso, sottile e tagliente. In un esemplare sembra
sia conservato l’opercolo all’imboccatura della conchiglia, ma non sono riuscito a isolarlo
bene dalla roccia.
Base quasi pianeggiante, imperforata, fornita di callosità colummellare.
Rapporti e differenze. - Questa nuova specie ricorda la N. retropunctata Stopp.
sp. del calcare di Esino la quale, però, oltre ad essere di dimensioni maggiori, ha l’ultimo
giro proporzionalmente più ampio e T accrescimento più rapido. Nel Retico non vi sono
forme affini, poiché anche la N. Valleti Stopp. è assai diversa.
Dimensioni: Altezza mm. 20; diametro dell’ultimo giro mm. 24.
Retico. Zona inferiore. S. Omobono in Y. Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Terebratula pyriformis Suoss.
Ter eh ratul a pyriformis Suess 1854, Ueber die Brachiopoden der Kòssener Schichlen. Denkschr.
k. Akad. Wiss. Bei. VI, Wien, pag. 41, tav. Ili, fig. 6-7.
Id. Stopparli 1860, Gèol. Palèont. couches à Avicula contorta eoe., pag. 89, tav. XVIII, fig.
15-16.
E un unico esemplare ben conservato, di medie dimensioni (lunghezza mm. 33.7, lar¬
ghezza mm. 24.4, altezza mm. 15.3), che presenta una forma subpentagonale-ovale, margini
taglienti, leggermente flessuosi sul Iato frontale. In confronto agli individui figurati dal
Suess, il nostro possiede un contorno, sui margini laterali, più uniformemente arrotondato,
la massima larghezza a circa metà lunghezza.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL’ALBENZA (pRE ALPI BERGAMASCHE)
119
Questa specie è diffusa in numerosi giacimenti retici delle Alpi e della Germania. In
Lombardia è stato raccolto finora solo l’esemplare qui ricordato.
Re ti co. Val Taleggio [Coll. Mus. Giv. Milano].
Terebratula gregaria Suess.
Terebrulula gregaria Suess 1851, Brachiopoden Kòssen. Sch. pag. 42, tav. II, fig. 13-15.
Id. Stoppani 1860, Gèol. Paléont. couches à Avicula contorta eoe., pag. 88, tav. 18, fig. 1-14.
Fra i numerosi individui di questa specie che ho avuto in esame sono ben rari quelli
che presentano il contorno allungato e assotigliato posteriormente degli esemplari figurati
nella tav. II fig. 14 dell’opera del Suess. Per lo più la forma lombarda presenta un con¬
torno subpentagonale, riprodotto abbastanza bene nella fig. 8 dell’opera dello Stoppani.
Gli esemplari più piccoli sono notevolmente più larghi e le pieghe assai meno marcate.
Si tratta, dunque, di una forma che presenta caratteri intermedi fra i due individui
rappresentati dal Suess, caratteri che si mantengono abbastanza costanti su tutti gii esem¬
plari.
La T. gregaria è la specie di brachiopodo più diffusa nel Retico.
Reti co: Zona media. Forcella di Costa sopra Carenno (Albenza); presso una cappelletta
sulla mulattiera fra Strozza e Portola (Val Imagna). Fianco S 0 del Monte di S. Antonio
Abbandonato (V. Brembilla) [Coll. Mus. Oiv. Milano]. Fra Fuipiano e Pralongone in V.
Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Colobodus ornatus Agassiz sp.
Colobodus ornatus Bassani 1895, La ittiofauna delta Dolomia principale di Gì (foni (Provincia di
Salerno). Palaeont. Italica, voi. 1, pag. 187, tav. XTI, fig. 8-9 ; tav. XIII, fig. 1 ; tav. XIV ;
tav. XV, fig. 4-30.
Id. in schedis.
A questa specie è riferito un esemplare non del tutto completo di pesce esistente nelle
collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano al N. 14786. Per quanto la forma
delle squame e la seghettatura posteriore, ben evidente sulla metà anteriore del corpo e
specialmente sul lato antero-inferiore, corrispondano perfettamente alle descrizioni e figure
di questa specie che dà il Bassani, la presenza di granuli sulla superficie delle squame
stesse nell’esemplare in questione è del lutto eccezionale. Noto, però, su molte squame
delle lievi rugosità disposte irregolarmente, indicate anche dal Bassani. Anche alcuni
dentini visibili qua e là sulla regione mascellare, corrispondono perfettamente ai tipi del
0. ornatus figurati dal Bassani stesso. Per questi caratteri credo di poter riferire l’esem¬
plare in questione al C. ornatus piuttosto che alla specie affine, il C. latus Ag. sp. Oc¬
corre. però, rettificare la determinazione cronologica del cartello annesso al fossile, la quale
dice: « Dolomia principale. Rota di Dentro (Valle Imagna) ». A Rota Dentro non affiora as¬
solutamente la Dolomia Principale e l’affioramento più vicino è quello del Resegone, e
inoltre il pesce è conservato in un calcare nero di tipo nettamente retico. Mettendo dunque
in relazione questi due fatti è facile trarre la conclusione che si tratta di Retico e proba¬
bilmente della zona media.
Oltre a questo esemplare ho avuto in esame da Bergamo parecchi dentini di pesci'
molto bene conservati ed alcuni ancora saldati ad un frammento di osso della mascella.
Fra essi sono presentati sia i denti marginali, quanto quelli interni dei tre tipi figurati nella
tav. XV, fig. 4-6 dell’opera del Bassani appartenenti al Colobodus ornatus.
120
AKDJTO DESIO
Dimensioni: Lunghezza totale circa 250 min.; Altezza massima 95 mm.; lunghezza della
testa 75 mm.; altezza della testa 65 mm.
Nelle collezioni del Museo Civico di Bergamo, infine, esistono altri due grandi esem¬
plari decapitati di pesci che secondo un esame molto sommario eseguito durante una ra¬
pida visita sono forse da attribuire al C. latus Ag. Essi provengono da Ca Razzoli in co¬
mune di Seiino ed appartengono probabilmente alla zona inferiore del Retico.
Re ti co. Rota Dentro in Y. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano]. Yalcava (Albenza) Zona
media. [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
FOSSILI DEL LIAS
LIAS INFERIORE
Pentacrinus angulatus Oppel.
Penlacrinus angulatus de LorioI 1884-89, Paleontologie frangane. Terrain Jurassique : Crinoidei.
T. XI, 2. P., Paris, pag. 44, tav. CXXVIII-CXXIX; tav. CXXX fig. 1-2.
Pentacrinus psilonoli de LorioI 1884-89, Ibid. pag. 53, tav. CXXX, fig. 5-10.
Pentacrinus angulatus (= psilonoli) Kroaecker 1910, Z. Grenzbestimmung 'zio. Trias u. Lias
pag. 513.
Questa specie è rappresentata da vari frammenti di stelo. Sono ben visibili le faccette
articolari con la caratteristica rosetta e, sui lati degli articoli, o le fossette in corrispon¬
denza della sutura, o i tubercoli nel centro della faccia.
Secondo il de LorioI le uniche differenze che permetterebbero di distinguere il P.
psilonoti dal P. angulatus consisterebbero nel fatto che il primo possiede un diametro
maggiore e che le faccio laterali sono sprovviste di tubercoli. È nota, però, la variabilità
di conformazione degli articoli di crinoidi nelle varie parti di uno stesso individuo, per cui
le bevi differenze sopra ricordate non paiono sufficienti a tenere distinte due specie diverse.
Lo stesso de LorioI, d’altra parte, ritiene 11 P. psilonoti una specie provvisoria. Sarà
utile avvertire che fra i vari frammenti di stelo da me esaminati, ve n’è uno, composto
di 13 articoli, che presenta i caratteri del P. psilonoti.
Questa specie è diffusa in ambedue i livelli dell’Hettangiano ed è nota in varie loca¬
lità della Lombardia.
Lias inferiore: Hettangiano: Fianco SO del M. Tesoro; sopra C. Sciapa; sella a S
di Corna Massaia fAlbenza). I Canti (V. Imagna). Versante SO del M. Ubiale (V. Brembana).
[Coll. Mus. Civ. Milano],
Cidaris sp. ind.
Si tratta di un radiolo cilindrico incompleto, ornato da lievi tubercoli, e di due pezzi
dell’apparato masticatore di un echino, di forma simile a quelli rappresentati dal Dumor-
tier ( Dèp. Jurass. Bassin Rhòne , op. cit. 1° P., Infralias ) nella tav. XVI, fig. 7 e 9 e
riferiti a una Diademopsis.
Lias inferiore: Hettangiano. I Canti (V. Imagna). [Coll. Mus. Civ. Milano].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI/ ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
121
Gryphaea Pictetiana (do Mont.) Stoppimi sp.
Oslrea Pictetiana Stoppani 1860-65, Gèol. Palèonl. couches à Avicala contorta , pag- 211,
tav. XXXVII, fig. 1-10.
Questa specie, che presenta delle rassomiglianze con la Gr. arcuata Lam., è stata
abbastanza ampiamente descritta o figurata dallo Stoppani su esemplari dell’Alta Savoia.
Io ebbi la ventura di raccogliere un esemplare di valva inferiore in ottimo stato di con¬
servazione, che corrisponde perfettamente a quelli figurati dallo Stoppani. Alla medesima
specie appartengono alcune valve superiori raccolte insieme con l’esemplare summenzionato.
La Gr. Pictetiana proviene dall’Hettangiano della Savoia, ma è nota anche nel Retico.
Lias inferiore: Hettangiano. «I Canti» (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Ostrea arietis Quenstedt.
Oslrea arietis Quenstedt 1858, Per Jura, pag. 85, tav. X, fig. 10.
Credo di poter identificare con questa specie un esemplare mediocremente conservato,
di forma arrotondata, ornato da coste radiali larghe e poco elevate. La superficie di ade¬
renza pare assai estesa. L’esemplare corrisponde bene, sia per dimensioni, quanto per or¬
namentazione a quello figurato dal Quenstedt.
Questa specie finora era nota nei livelli più bassi del Sinemuriano ed era stata segnalata
con dubbio dal Rassmus nell’Hettangiano dell’Alta Brianza.
Lias inferore: Hettangiano. Sopra Coldara presso Vaicava (Albenza). [Coll. Mus. Civ.
Milano].
Ostrea Haindigeriana Emmr.
Oslrea Flaindingeriana Dittmar 1864, Die Contorta-Zone, pag. 154 (cum syn .).
Un bel esemplare di questa specie, caratterizzata da forti pieghe angolose che s’irra¬
diano dall’apice, da una forma un po’ flessuosa e da una superficie d’aderenza piuttosto
ristretta. L’esemplare da me raccolto è molto simile a quelli del Retico lombardo. Oltre
che in Lombardia, 1’0. Haidingeriana è stata segnalata nella Costa d’Oro nel medesimo
livello.
Lias inferiore: Hettangiano. «I Canti» (V. Imagna). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Ostrea irregularis Mst. var. anomala Tqm.
Ostrea anomala Terqnein 1855, Palèonl. prav. Luxembourg et de Hellange, pag. 329, tav. XXV,
fig. 4.
Sono due esemplari ben conservati, di forma allungata e con la superficie di aderenza
molto estesa, che corrispondono perfettamente al tipo della specie figurato dal Terquem.
Questa forma mi sembra molto simile all’ 0. irregularis Mtìnst., pure dell’Hettangiano,
tanto che ritengo possa essere tenuta separata al massimo come varietà, per la sua forma
più allungata e più slanciata. Il Brauns e il Bistram la riuniscono completamente con
l’O. irregularis, mentre il Rollier la mantiene ancora come specie a sè. In Lombardia
era stata già segnalata nell’Hettangiano della V. Solda. La specie tipica è relativamente
diffusa.
Lias inferiore: Hettangiano. Sopra Coldara presso Vaicava (Albenza). [Coll. Mus.
Civ. Bergamo].
122
A UDITO DESIO
Plicatula (Terquemia) hettangensis Terquem.
Plicalula hettangensis Bis tram 1903, Liasfaun a der Val Solda, pag. 160, fcav. I, fig. 21-22.
Sono due esemplari, in discreto stalo di conservazione, che presentano gli ornamenti
caratteristici di questa specie, costituiti da coste spinose, sottili e ravvicinate. Verso il
margine paileale le coste si vanno distanziando e divengono più energiche. Ben distinte
sono anche le pieghe concentriche.
Uno dei miei esemplari corrisponde perfettamente a quello della V. Solda figurato dal
Bistram, che potrebbe forse appartenere ad una varietà di questa specie; l’altro, invece,
è molto simile a quello di Hettange figurato dal Terquem.
La PI. hettangensis è una delle specie più caratteristiche delTHettangiano e oltre che
nella località classica e in V. Solda è stata segnalata sulle Alpi Valdesi (Jeannet), sul
Campo dei Fiori (Mariani), in Val Scura (Frauenfeldor) ed era già stata raccolta
dal Kronecker sull’ Albenza.
Lias inferiore: Hettangiano. Sopra Coldara presso Vaicava (Albenza). [Coll. Mus.
Civ. Milano],
Lima (Plagiostoma) gigantea Desti■ var. exaitata Terquem.
Plagiosloma giganleum var. exallalum Bistram 1903, Liasfauna der Valsolda, pag. 153.
Questa varietà, eh’è fra le più diffuse nell’Hettangiano della nostra regione, è carat¬
terizzata da un angolo apicale molto aperto «90°), da una forma assai espansa e da
orecchiette molto piccole. Le valve sono ornate da numerose costicine più o meno ondulale,
abbastanza energiche che dall’apice scendono sino al margine paileale. Gli spazi interco¬
stali sono assai più stretti delle coste e tanto gli uni quanto le altre sono percorsi da una
sottile striatimi concentrica.
La L. exaitata è stata riunita alla L. gigantea dal Bistram per il fatto che le uniche
lievi differenze che la distinguono riguardano puramente l’ornamentazione ed inoltre esi¬
stono forme di passaggio fra le due. Occorre avvertire che tali affinità non risulterebbero
dalle figure dei due tipi: quello di Ilettange, infatti, parrebbe fornito di un angolo apicale
assai più acuto; ma la figura non deve essere troppo fedele, poiché, mentre in essa misura
80°, nel testo, invece, è detto che ne misura 120°. A questa forma non vanno però riferito
la L. punctata e la L. discus del Retico lombardo, figurate dallo Stoppani, che hanno
un angolo apicale assai più acuto, come ho constatato sugli originali, contrariamente a
quanto appare sulle figure poco fedeli dell’opera dello Stoppani. La L. gigantea var.
exaitata è una forma diffusa nell’ Hettangiano di varie località europee ed era stala già
segnalata sull’Albenza dal Kronecker.
Lias inferiore: Hettangiano. Sopra Coldara presso Vaicava; fra C. Zanelli e C. Me-
roda; sopra C. Sciapa; Sella a S di C. na Massaia (Albenza). Fianco SO del M. Tesoro. Ver¬
sante SO del M. Ubiale (V. Brembana). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Ctenostreon tuberculatum Terquem sp.
Lima tuhereulata Terquem 1855, Paleovt. prov. Luocembourg et de UeUavge, pag. 321, tav. XXIII,
fig. 3.
Per quanto l’esemplare sia incompleto, si riconosce abbastanza bene in esso questa
specie hettangiana per le sue grandi coste tubercolate che non permettono di confonderla
con altre.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 ALBENZA (BUEALPI BERGAMASCHE)
L23
Lias inferiore: Hettangiano. Sopra Coldara presso Vaicava (Albenza). Fianco SO
del M. Tesoro. [Coll. Mus. Civ. Milano],
Pecten (Entolium) Hehlii d’Orbigny.
Pecte/i ( Pseudamusium ) Hehlii Greco 1894, Il Lias inferiore nel circondario di Rossano Calabro ,
Atti Soc. Toso. So. Nat., Memorie, voi. XIII, Pisa, pag. 135, tav. V, fìg. 13.
Nella lumachella a brachiopodi del versante sud-orientale dell’Albenza ho raccolto
numerosi esemplari ben conservati di questa specie. Alcuni, di maggiori dimensioni, pre¬
sentano una forma un po’ dilatata che ricorda la var. Di Blasii Di Stefano, pure nota nella
regione dell’Albenza.
Il P. Hehlii non possiede un vero valore stratigrafico, essendo diffuso in vari oriz¬
zonti del Lias ed anche nel Retico.
Lias inferiore: Hettangiano. La Madonnina (Albenza). Fianco SO del M. Tesoro.
[Coll. Mus. Civ. Milano].
Pecten (Entolium) Hehlii d'Orb. var. Di Blasii Di Stefano.
Peclen ( Pseudamusium) Hehlii var. Hi Blasii Greco 1894, Lias inf. Rossano, pag. 136, tav. V,
fig. 14 (cum syn.).
Questa varietà si distingue dalla specie tip. per le dimensioni generalmente maggiori,
per l’angolo apicale meno acuto e per la forma più dilatata. Ad essa, probabilmente, è da
riunirsi anche l’esemplare figurato nella tav. XII, fig. B dell’opera del Dumortier sul
Giurese del Bacino del Rodano (op. cit., P. II, Lias-inférieur).
Questa forma è nota nel Sinemuriano di parecchie località italiane ed è stata segnalala
anche a Sai trio (Parona) e sull’Alpe di Arcumeggia in V. Marianna (Parona).
Lias inferiore: Hettangiano. Sopra Coldara presso Vaicava (Albenza). [Coll. Mus.
Civ. Milano].
Chlamys valoniensis Defrance sp.
Peclen ( Clamys ) valoniensis Bistrata 1903, Liasfauna der Hai Soldo -, pag. 150, tav. Ili, fig. 2.
Questa specie è rappresentata da un materiale piuttosto scarso e non molto ben conser¬
vato. È riconoscibile, soprattutto, per l’ornamentazione caratteristica delle valve consistente
in due ordini di coste, le une energiche, le altre filiformi, alternanti abbastanza rego¬
larmente.
Questa specie, assai diffusa nell’Hettangiano, era già stata segnalata nella Lombardia
occidentale, in Val Solda (Ristram), nel Canton Ticino (Franenfelder), nell’Alta Brianza
(Rassmus), sul M. Campo del Fiori (Mariani) ed era stata trovata anche sull’Albenza
dal Kronecker.
Lias inferiore: Hettangiano. Fra C. Zanelli e C. Meroda presso Vaicava (Albenza).
Costa di Pallio; «i Canti » (V. Imagna). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Chlamys subalpina Parona sp.
Peclen ( Chlamys ) subalpina Parona 1890, I fossili del Lias inferiore di Saltino in Lombardia,
P. I., Atti Soo. It. So. Nat., Voi. XXXIII, Milano, pag. 18 dell’estr., tav. I, fig. 13-14.
Di questa specie ho raccolto due esemplari non molto ben conservati, ma tuttavia de¬
terminabili con sufficiente sicurezza. Uno comprende tutta la zona cardinale: sono visibili
124
ARDITO DESIO
le due occhiette ornate da coste radiali energiche e la parte superiore della valva. L’altro
è un esemplare di valva di grandi dimensioni ornata da coste ben rilevate e arrotondate,
fra le quali stanno intercalate delle coste secondarie.
La Chi. subalpina, oltre che a Saltrio, è citata anche presso Tremona nello stesso li¬
vello (Frauenfelder) e nel Lias inferiore di Novale, Ventulosa e Zandobbio nella Ber¬
gamasca (Parona, Mariani).
Lias inferiore: Hettangiano. Pradiciacchi a S di Albenza. Versante SO del M. Ubiale
(V. Brembana). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Chlamys Thioilierei Martin sp.
Peclen ( Chlamys ) Thioilierei Bistram 1903, Liasfauna dev Talsolda, pag. 148, tav. II. fig. 13-15
(cum syn.).
Questa specie è una delle più diffuse nell’Hettangiano della V. Imagna. Fra gli esem¬
plari da me raccolti alcuni posseggono ambedue le valve riunite che presentano la carat¬
teristica ornamentazione, chiaramente descritta dal Bistram. La valva destra possiede una
ventina di coste arrotondate e separate da intervalli stretti, profondi e angolosi; quella
sinistra, invece, ha coste più sottili e angolose, separate da intervalli piuttosto ampi. Le
orecchiette sono assai male conservate e spesso mancanti.
Questa specie, diffusa nell’Hettangiano, era stata segnalata oltre che sull’Albenza dal
Kronecker, anche in V. Solda (Bistram), nel Luganese (Frauenfelder) e, con
dubbio, sopra Bonzanico (Mariani). È nota pure nel Retico.
Lias inferiore: Hettangiano. Fianco SO del M. Tesoro. Presso Pradiciacchi a S di
Albenza. « I Canti » (V. Imagna). Versante SO del M. Ubiale (V. Brembana). [Coll. Mus.
Civ. Milano].
Chlamys dispar Terquem sp.
Peclen dispar Terquem 1855, Palèont. prov. Luxembourg et d’ Heltange, pag. 323, tav. XXIII,
fig. 6.
Di questa specie posseggo solo esemplari incompleti ma, tuttavia, ben determinabili. Su
di un esemplare di valva destra si osservano molto bene dei gruppi di due o tre coste
secondarie intercalati fra le coste principali e qua e là una costa intercalare isolata. Tutte
le coste e gli intervalli che le separano sono percorsi da forti strie concentriche d’accre¬
scimento.
Questa specie è stata citata anche nell’Hettangiano della V. Solda dal Bistram, ma
l’esemplare riprodotto sembra appartenere ad una varietà.
Lias inferiore: Hettangiano. Versante SO del M. Ubiale (V. Brembana). [Coll. Mus.
Civ. Milano].
Modiola cfr. psilonoti Quensted sp.
Myoconcha psilonoli Quensted 1858, Ber Jura, pag. 48, tav. IV, fig. 15.
L’unico esemplare di Miodola che ho potuto raccogliere è incompleto, mancando della
parte anteriore. Per quel che si può giudicare dai caratteri del frammento, sembra si tratti
della M. psilonoti, specie della zona inferiore dell’Hettangiano.
Lias inferiore: Hettangiano. Fra C. Zannili e C. Meroda presso Vaicava (Albenza).
[Coll. Mus. Civ. Milano].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONEiDELL 1 ALBENZA (PBEALPI BERGAMASCHE)
12B
Pinna semistriata Terquera.
Pinna semistriata Terquem 1855, Paléont. prov. Luooembourg et d'Hetlange, pag. 309, tav. XXII,
fig-
Questa specie non è ancora sufficientemente conosciuta, per cui non è senza una certa
esitazione che attribuisco ad essa alcuni esemplari incompleti di Pinna. Nella parte più
prossima all’apice essi presentano una sezione lenticolare relativamente rigonfia; verso la
metà, invece, una sezione subromboidale e all’estremità inferiore nuovamente una seziono
lenticolare, ma assai più schiacciata della prima. Devesi, tuttavia, tenere presente che questi
caratteri non sono stati desunti da un unico esemplare completo. La superficie delle valve
è ornata da rughe concentriche, abbastanza regolarmente distanziate, che si affievoliscono
verso il margino inferiore e verso quello posteriore, e da sottili strie d accrescimento. Al¬
cuni frammenti presentano ben distinta anche la struttura fogliacea di cui parla il Ter¬
quem. Non ho notato su alcun esemplare tracce evidenti di coste radiali.
Questa specie era stata ricordata con molto dubbio dal Mariani suH’Albenza e suc¬
cessivamente dal Kronecker.
Lias inferiore: Hettangiano. Fra. C. Zannili o C. Meroda presso Vaicava; sopra
Coldara (Albenza). « I Canti » (V. Imagna). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Avicula papyria Quenst. sp. in Dumortier.
Avicula papyria Dumortier 1869, Elndes paléont. depois jurassiques Bassin du Rhóne, III P-,
pag. 130, Tav. XX, fìg. 3-5.
Per quanto di piccole dimensioni, credo di poter attribuire a questa specie una valva
di forma semicircolare ornata da costicine radiali di diversa grandezza e da sottilissime
strie concentriche. Corrisponde molto bene al piccolo esemplare figurato dal Dumortier.
Devo però osservare che quelli rappresentati da questo autore sembrano, a giudicare dalle
figure, assai diversi da quelli del Quenst ed {Der Jura , pag. 109, tav. XIII, fig. 31-32)
per quanto la descrizione lasci intendere che le rappresentazioni della specie non debbano
essere molto fedeli.
L’A. papyria Quenst. fu segnalata nella zona ad A. raricostatus, mentre il Dumor¬
tier la indica nel Lias Medio (zona a Belemnites clavatus).
Lias inferiore: Sinemuriano. Presso Cas. Cat. (M. Linzone) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Worthenia (?) cfr. CapeiI i nii De Stefani.
Pleurotomaria Capellina Canavari 1888, Contribuzione alla fauna del Lias inferiore di Spezia ,
Mem. desor. carta geol. d’Italia, Voi. III, P. II ft , Roma, pag. 78, tav. I, fig. 13-14.
Il nostro esemplare rassomiglia molto a quello rappresentato nella tav. I, fig. 13 del¬
l’opera sopracitata del Canavari, tranne che per le dimensioni che sono un po’ minori.
Lo stato di conservazione poco buono non permette, però, una determinazione sicura.
Questa specie proviene dal Lias inferiore della Spezia.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Worthenia sp. ind. Onetti.
Pleurotomaria sp. ind. Onetti 1915, Nuovi molluschi del Lias inferiore di Rossano Calabro ,
Riv. It. di Paléont., voi. XXI, fase. I-II, pag. 59, tav. II, fig. 13.
17
J 26
ARDITO DESIO
L’Onetti ha descritto sommariamente un gastropodo, mediocremente conservato, del
Lias inferiore di Rossano, al quale rassomiglia moltissimo un esemplare di Carenilo par¬
zialmente immerso nella roccia. Lo stato di conservazione di quest’ ultimo non è, tuttavia,
migliore per permettere di fissare con più precisione i caratteri specifici.
Lias inferiore: Dintorni di Carolino [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Eucyclus tricarinatus Mari. sp.
Eucyclus tricarinatus Cossman 1902, Note sur VInfralias de la Vendèe et spéeialement sur
un gisement siine dans la commune du Simon-la-Vinelise. Paleontologie. Bull. Soo. Góol.
France, (4.), I, II, n. 2, pag. 194, tav. IV, fìg. 13-14.
Un esemplare incompleto, ma tuttavia abbastanza ben conservato, lascia vedere molto
distintamente sui 4 giri rimasti la caratteristica ornamentazione di questa specie, le 3 ca¬
rene spirali granulose e le strie trasversali d’ accrescimento.
Questa specie, segnalata alla base del Lias della Costa d’Oro dal Martin, è stata
ritrovata anche nella Vandea in un giacimento riferito all’ Hettangiano. Non pare escluso,
però, in modo assoluto, che tale giacimento possa eventualmente appartenere anche al
Sine'm un'ano.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Promathildia Semeie d’Orbigny sp.
Promalhildia Semeie Cossman 1902, Note sur l’In fr alias de la Vendèe, pag. 183, tav. Ili, fig. 10.
Un esemplare silicizzato e mal conservato, per quanto quasi completo, composto da 10 giri
di spira di dimensioni un po’ superiori a quelle normali, lascia vedere le due carene spi¬
rali che ornano i fianchi e una terza appena visibile presso la sutura. Il nostro esemplare
corrisponde, meglio che ad altri, a quello rappresentato nella tav. II, fig. 10 dell’opera del
Martin sull’ Infralias della Costa d’Oro. Anche per questa specie hettangiana vale quanto
è stato detto a proposito dell’ Eucyclus tricarinatus.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Atractites sp. ind. (efr. A. Guidonii Mgh.)
Alraclites Guidonii ? Parona 1884, Foss. Lias inf. Carenno, pag. 358.
Un fragmocono a sezione subovale, mal conservato di Atractites ricorda VA. Gui¬
donii Mgh. Le condizioni dell’ esemplare non permettono una determinazione.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo],
Psiloceras sp. ind.
Nei calcari bruno-chiari dell’Albenza raccolsi due piccoli esemplari di ammoniti, di cui
uno piritizzato, ornati da 7-8 coste solamente per giro, che sembrano appartenere ai Psi¬
loceras, ma che non saprei a quale specie riferire. Forse potrebbe trattarsi di una forma
nuova, ma il loro cattivo stato di conservazione non mi permette di fissare con una certa
sicurezza i caratteri.
Lias inferiore: Hettangiano. Val di Malanotte (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELl’ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE) 12 ^
Phylloceras Partschi Stur var. Savii De Stefani.
Phylloceras Partschi var. Savii Fucini 1901, Cefalopodi liassici del Monte di Cetona Palaeont.
Italica voi. VII, Pisa, P. I, pag. 30 tav. IV, fig. 10-11, tav. V, fig. 7.
È un bel esemplare di Phylloceras caratterizzato specialmente dalla fine striatimi ra¬
diale che orna i fianchi, dalla forma sublenticolare-ovale dei giri, dal rapido accrescimento
e dalla forte involuzione. La linea lobulo è assai complicata e nei suoi elementi essenziali
corrisponde a quella dell’esemplare di Ph. Partschi var. Savii riprodotta dal Fucini.
Nella nostra si osserva una maggiore frastagliatura che probabilmente sta in relazione con
le dimensioni sensibilmente maggiori del nostro esemplare.
Il Ph. Partschi var. Savii proviene dal calcare grigio e rosso inferiore del M. Cetona.
Lias inferiore: Sinemuriano. Fianco OSO del M. Piacca (Albcnza) [Coll. Mus. Civ.
Milano].
Phylloceras cfr. Bernardii Canavari.
Phylloceras lievitar dii Canavari 1888, Fatma Lias inf. Spezia, P. II, pag. 107, tav. II, fig. 15.
É un frammento di un piccolo Phylloceras di forma depressa e con i fianchi comple¬
tamente lisci. 11 profilo trasversale è del tutto corrispondente a quello del Phylloceras
Bernardii ; della linea lobale si scorge solo qualche traccia poco definita.
Questa specie è stata trovata nel Lias inferiore della Spezia.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Phylloceras (Geyeroceras) cylindricum Sowerby sp.
Phylloceras cylindricum Parona 1884, Foss. Lias inf. Carenilo, pag. 359.
Id. Canavari 1888, Lias inf. Spezia, pag. 99, tav. II, fig. 8-11.
Sono quattro esemplari con i fianchi lisci e la sezione dei giri subrettangolare come
nel Ph. cylindricum. É visibile in buona parte anche la linea lobale, che corrisponde a
quella figurata dal Canavari. Due degli esemplari avuti in esame erano già stati attri¬
buiti al Ph. cylindricum dal Parona.
Questa specie è abbastanza diffusa nel Lias inferiore della Spezia, dell’Appennino e
della Sicilia. Fu trovata pure a Hierlatz, in Baviera e in Transilvania. Nella Lombardia
era già stata segnalata a Lonno nei calcari neri del Sinemuriano e in Alta Brianza nel-
V Hettangiano.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Rhacophyllites cfr. stella Sowerby sp.
Phylloceras stella Parona 1884, Foss. Lias inf. Carenno , pag. 359.
Rhacophyllites stella Fucini 1901, Cefal. liass.- Cetona I. P.te, pag. 68, tav. VII, fig. 8-9, tav.
Vili, fig. 8, tav. IX, fig. 1, tav. XII, fig. 4.
Sono due esemplari già precedentemente determinati come Ph. stella dal Parona
ed uno senza determinazione. Nel complesso s’avvicinano molto a questa specie, ma non
li ritengo determinabili con sicurezza trattandosi di modelli interni, privi delle strozzature
caratteristiche e senza alcuna traccia della linea lobale.
Il Eh. stella è una specie diffusa nel Lias inferiore della Spezia, dell’Appennino Cen¬
trale, delle Alpi Austriache ecc.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
128
ardito mcsio
Asteroceras saltriense Parona.
Tav. I Fig. 40.
Asteroceras saltriense Fucini 1903, Cefalopodi lìass. Cetona, P. te III, pag. 132, tav. XXII,
fig. 4-6.
Gli esemplari del Monte di Cotona attribuiti all’HsL saltriense sembrano presentare
qualche lieve differenza rispetto a quello tipico figurato dal Parona >). Nei primi, infatti,
le coste si arrestano ad una certa distanza dalla carena lasciando ai lati di quest’ ultima
una zona liscia, mentre, invece, nel tipo di Saltrio le coste vengono a contatto con la ca¬
rena stessa. Inoltre la sezione dei giri è sensibilmente più larga in quest’ultimo. Può darsi
che si tratti di una varietà.
Un esemplare da me raccolto sull’Albenza corrisponde abbastanza bene alla forma ap¬
penninica, da cui solo si differenzia per avere la carena elevata ed acuta, anziché bassa e
ottusa. Si tratta, però, di un esemplare notevolmente più piccolo sia di quello di Saltrio,
quanto di quelli del Monte di Cetona (diametro mm. 46), per cui penso che tale carattere
possa indicare una forma giovanile, dato che nei giri interni dell’esemplare rappresentato
dal Fucini si vede appunto la carena assottigliarsi ed elevarsi un po’ di più rispetto quella
dell’ ultimo giro.
LV1. saltriense è una specie indicata nel Lias inferiore di Saltrio e del M. di Cetona.
Lias inferiore: Sinemuriano. Val di Malanotte [Coll. Mus. Civ. Milano].
Lytoceras articulatum Sowerby sp.
Lytoceras articulatum Wahner 1894, Beitràge zur Kenntniss der tieferen Zonen des unleren
Lias in den Nordósllichen Alpetr, Beitràge z. Palaont. u. Geol. Oesterr.-Ung. u. d. Orients,
Wien, Bd. IX, pag. 44, tav. Ili, fig. 3; tav. VII, fig. 1-5; tav. Vili, fig. 1-15; tav. IX, fig. 1-2.
Ho attribuito a questa forma alcuni piccoli esemplari incompleti di Lytoceras che pre¬
sentano le caratteristiche strozzature degli individui di minori dimensioni figurati dal
Wahner e la sezione circolare dei giri. Salvo per le dimensioni minori, gli individui da
me esaminati corrispondono molto bene all’ esemplare riprodotto nella Tav. Vili, fig. 4
dell’opera sopra citata.
Il L. articulatum è una specie abbastanza diffusa nel Lias inferiore (zone a Psil.
megastoma e a Schloth. marmorea) delle Alpi Austriache e fu segnalato anche alla Spezia.
Lias inferiore: Sotto Colle di Sogno (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Lytoceras articulatum Sovv. var. multiarticulatum Canavari.
Lytoceras articulatum var. multiàr liculaia Parona 1884, Foss. Lias inf. Carenno, pag. 359.
Id. Canavari 1888, Fauna Lias inf. Spezia, pag. 115, tav. Ili, fig. 7.
Questa varietà, che si differenzia dalla specie tip. per T accrescimento, più lento e per
un numero maggiore di strozzature, è rappresentata nelle collezioni avute in esame da al¬
cuni esemplari molto piccoli che corrispondono perfettamente a quello descritto dal Ca¬
navari.
Oltre che nel Lias inferiore della Spezia e della Germania, questa forma era stata già
segnalata nei dintorni di Carenno dal Parona.
Lias inferiore: Sotto Colle di Sogno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
l ) Contribuzione alla conoscenza delle Ammoniti
liasiche di Lombardia P.te ], Ammoniti del Lias in¬
feriore del Saltrio. Mém. Soc. Paléont. Scisse, Voi.
XXIII (1896), pag. 38, Tav. Vili, fig. 2-3.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DEI.l’aLBENZA (PREALPI BERGAMASCHE) 129
Psiloceras cfr. pleuronotum (Cocchi) Canavari.
Psiloceras 'pleuronotum Canavari 1888, Fauna Lias inf. Spezia pag. 149, tav. V, fig. 2-4, 5.
Un piccolo esemplare con i giri a sezione subovale, ad accrescimento relativamente
rapido e ornati da qualche lieve costa radiale, pare sia da riferirsi a questa specie. Ricorda
molto quello rappresentato nell’opera sopracitata del Canavari alla Tav. V, fig. 5.
Il Ps. pleuronotum, oltre che nel Lias inferiore della Spezia, è stato rinvenuto nella
zona a Ps. megastoma delle Alpi Nord-orientali.
Lias inferiore: Sotto Colle di Sogno (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Arietites (Arnioceras) mendax Fucini var. rariplicatum Fucini.
Arietites bisulcatus Brug. in Parona 1884, Fossili Lias inf. Carenilo, pag. 359.
Arnioceras mendax var. rariplicala Fucini 1902, Cefalop. liass. Celona, II P., pag. 176, tav. XVII,
fig. 7; tav. XVIII, fig. 3, 6, 8-9.
Si tratta di alcuni esemplari abbastanza ben conservati, per quanto incompleti, con il
dorso ornato da tre carene e i fianchi da 34-36 coste lamellari, rettilinee, molto elevate e
distanziate. Sia perla sezione subquadrangolare dei giri, quanto perla lentezza dell’accre¬
scimento, quanto per tutti gli altri caratteri corrispondono mólto bene ai tipi di Cetona.
A questa forma parrebbe appartenere uno degli esemplari riferiti da Schmidt (Die Arie-
titen des unteren Lias von Harzburg, Palaeontographica, Bd. LXI [1914-15], pag. 22,
tav. V, fig. 2-3) all’ A. latisulcatus Quenst., che presenta un’involuzione maggiore e un
accrescimento più lento dei tipi del Quenstedt,
Fig-. 24. — Arietites ( Arnioceras) mendax var. rariplicatum Fuc.
Esemplare dei dintorni di Carenilo (Lias. inf.)
Gli esemplari determinati nel 1884 dal Parona, che ho pure avuto in esame, pre¬
sentano le coste più elevate, più distanziate e più taglienti dell’A. bisulcatus e inoltre la
linea lobate, che parzialmente è visibile, corrisponde meglio a quella dell’ut, mendax. A questo
proposito devo notare che la linea lobale dei nostri esemplari è più simile a quella della
specie, riprodotta dal Fucini che non a quella della varietà disegnata da J. Schróder
(Die Ammoniteli der jurassischen Fleckenmergel in den Bayrischen Alpen, Palaeon¬
tographica, Bd. LXV1II [1914-15] tav. IX, fig. 4 c.J.
Questa forma è nota nel Lias inferiore di Cetona, in Lombardia (Saltrioj, e nelle Alpi
Bavaresi ed è stata indicata dal Greco anche nel Deserto Arabico.
Lias inferiore: Dintorni di Carenilo [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
130
ARDITO DESIO
Arietites (Arnioceras) Arnouldi Dumortier.
Arieliles Conybean Parona 1884, Fossili Lias inf. Carenilo, pag. 360.
Arnioceras Arnouldi Fucini 1902, Cefalop. lias. Cetona, P. II, pag. 193, tav. XXV, fig. 1-3.
Un esemplale di Arnioceras di medie dimensioni e non molto ben conservato, possiede
i caratteri dell’Ar. Arnouldi descritti dal Fucini e corrisponde bene agli esemplari dei
dintorni di Cetona. L’accrescimento è assai lento, i fianchi sono pianeggianti, le coste nu¬
merosissime presentano un andamento pressoché rettilineo sino in prossimità della regione
si fonai e, poi s inflettono rapidamente in avanti. Anche presso al margine ombellicale mo¬
strano una lieve curvatura nello stesso senso.
In confronto al tipo della specie figurato dal Dumortier ( Dépots jurass. op. cit.
tav. VI) il nostro ha le coste meno elevate, ma ciò pare stia in relazione con lo schiac¬
ciamento subito dall’esemplare in questione.
Quanto al riferimento di esso all’Mr. Conybeari, devo osservare che questa specie, sia
nelle rappresentazioni del Wright, quanto in quelle del d’Orbigny, mostra un accresci¬
mento ancora più lento, coste arcuate e col massimo rilievo verso la metà dei fianchi.
L 'Ar. Arnouldi è stato segnalato nel bacino del Rodano (zona a A. Bucklandi) e nel
Lias inferiore del Monte di Cetona.
Lias inferiore: Sinemuriano. Sopra Col Pedrino [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Arietites (Arnioceras) ambiguus Geyer sp.
Anehtes ambiguus Geyer 1886, TJeber die liassischen Cephalopoden des HierlcUz bei Hallstatt,
Abtntndl. k. k. Geol. R. A., Bd. XII, n. 4, pag. 252, tav. Ili, fig. 11-12.
Si tratta di alcuni esemplari silicizzati, di piccole dimensioni e piuttosto mal conservati.
I giri sono privi di ornamentazione, l’accrescimento è relativamente rapido, l’involuzione
lievissima. La regione ventrale è stretta e presenta qualche traccia di carena. È visibile
anche qualche tratto della linea lobulo che pare corrisponda abbastanza bene a quella fi¬
gurata dall’autore della specie.
L ' Ar. ambiguus proviene dagli strati di Hierlatz.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Arietites (Arnioceras) semilaevis Hauer sp.
Arieliles semilaevis Geyer 1886, Lias Cephalop. des Hierlalz , pag. 249, tav. Ili, fig. 7-9 (non fig. 17).
Questa specie è rappresentata nelle collezioni esaminate da parecchi esemplari, ma,
tutti un po’ deformati per schiacciamento. Malgrado queste deformazioni essa è riconosci¬
bile per l’accrescimento piuttosto rapido e per l’ornamentazione caratteristica. Gli esemplari
meglio conservati corrispondono bene a quello figurato dal Geyer nella tav. Ili, fig. 7.
Rassomigliano sensibilmente i\W Ar. mendax var. rariplicatus Fuc., ma questo ha un ac¬
crescimento assai più lento ed altri caratteri differenziali.
L 'Ar. semilaevis è una specie diffusa negli strati di Hierlatz delle Alpi Nord-orientali
e pare esista anche nelle A. Bavaresi. In Italia fu segnalata nel Lias inferiore del Monte
di Cetona ed io potei riconoscere, fra il materiale non determinato del Museo Civico di
Storia Naturale di Milano, alcuni esemplari conservati nei calcari neri selciferi e prove¬
nienti dal M. Palanzone e da Ponna in Val d’Intelvi.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
STODI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* A LBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
Arietites (Arnioceras) anomaliferum Fucini.
131
Arnioceras anomaliferum Fucini 1902, Cefalop. liass. Cotona, P. II, pag. 182, tav. XIX, fig. 15;
tav. XXI, fig. 5-15.
Sono due esemplari di ammoniti di cui uno conservato sotto forma di nucleo interno,
l’altro d’impronta. La regione ventrale è mal visibile, ma sulla roccia, presso il contorno,
si notano tracce della carena sifonale. Le coste sono un po’ arcuate e, sull’ultimo giro,
piegate in avanti presso l’estremità sifonale, ove presentano anche il maggiore rilievo.
Nella metà interna dell’ultimo giro sono retroflesse.
L’ Ar. anomaliferum è una forma abbastanza diffusa nei giacimenti di Lias inferiore
del M. Cotona.
Lias inferiore: Dintorni di Carenilo [Coll. Mas. Civ. Bergamo].
Arietites (Vermiceras) raricostatus Zieten.
Arietites raricostatus Wriglit 1881, The Lias Ammonites, Palaeontograpliical Society, London,
voi. XXXV, pag. 298, fcav. VII, P. IV, fig. 2-6; tav. XXVI, fig. 5-14 ( cum syn.).
Sono numerosi frammenti quelli che riferisco a questa specie, raccolti tutti nella me¬
desima località. Alcuni presentano ben distinta la regione sifonale, altri i fianchi. La prima
è ornata da una carena poco prominente alla quale non arrivano le grosse coste radiali
che attraversano i fianchi. Gli esemplari esaminati corrispondono specialmente a quelli fi¬
gurati dal Dumortior (Lias inf. Il P tie , op. cit tav. XXV, fig. 4-7) nei quali si nota
un progressivo assotigliamento e raffitlimento delle coste col diminuire delle dimensioni.
L'Ar. raricostatus è una specie abbastanza frequente nei livelli elevati del Lias infe¬
riore e specialmente della zona ad Ox. oxynotus.
Lias inferiore: Sinomuriano. Sopra Cas. Cat sul M. Linzone [Coll. Mus. Civ.
Milano],
Arietites (Vermiceras) hierlatzicum Hanoi' sp.
Vermiceras hierlatzicum Fucini 1902, Cefalop. liass. Celona, II P., pag. 145, tav. XIV, fig. 10-11.
Un piccolo esemplare pare corrisponda a questa specie per l’andamento dei giri e per
1’ ornamentazione. Non si può, tuttavia, distinguere la regione ventrale, per cui la deter¬
minazione rimane incerta.
Questa specie è frequente ad Hierlatz nei livelli del Lias inferiore ed è diffuso anche
nell’Appennino.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
(?) Arietites sp. ind.
Nei calcari bruni dell’Albenza ho raccollo un’impronta mal conservata di un’ammonite
composta da 5 giri poco convessi, ornati da coste radiali energiche, diritte, sottili e quasi
taglienti, separale da intervalli più larghi delle coste stesse. I giri interni appaiono lisci e
solo sul secondo giro incominciano a comparire delle coste sulla regione sifonale. Nulla è
visibile di questa regione, nè v’è traccia di linea lobale, per cui non è possibile nemmeno
una determinazione generica sicura. Devo dire però, che non conosco forme hettangiane
che vi rassomiglino.
Lias inferiore: Hettangiano. Il Botto (Albenza). [Coll. Mus. Civ. Milano].
132
ARDITO DESIO
Aegoceras (Amblycoceras) cfr. planicostatum Sowerby sp.
Aegoceras planicosta Wrighfc 1882, The Lias Ammonite*, pag. 3115, tav. XXIV, fìg. 1-8; tav.
XXV, fìg. 1-3.
È un frammento di giro con l’ornamentazione caratteristica di questa specie. Data,
però, l’incompletezza dell’esemplare non ritengo possibile una determinazione sicura.
Questa specie fu segnalata in Inghilterra nella zona ad Ar. obtusus. In Francia nella
zona ad Ox. oxynotus.
Lias inferiore: Dintorni di Carenilo [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Aegoceras sp. ind. (cfr. Ae. Listeri Sow.).
Aegoceras Linieri Paroua 1884, Fossili Lias inf. Carenno , pag. 359.
È un piccolo esemplare di ammonite, immerso nella roccia, che lascia vedere solo un
fianco. È stato attribuito dal Parona all ' Ae. Listeri, ma le cattive condizioni del fossile
non mi consigliano di tenere come sicura la determinazione. Devo anche avvertire che
rispetto agli esemplari del Lias inferiore della Spezia, il nostro possiede un ombellico più
ampio e un’involuzione minore.
Notevoli somiglianze presenta F esemplare in questione anche con l 'Ar. minusculus
Wahner.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Schlotheimia ventricosa (Sow.) Canavari sp.
Aegoceras venlricosum Parona 1884, Fossili Lias inf. Carenno , pag. 359.
Schlotheimia ventricosa Canavari 1888, Fauna Lias inf. Spezia, pag. 136, tav. IV, fìg. 10-11.
Sono due piccoli esemplari già determinati dal Pa ron a che per la notevole convessità
dei fianchi vanno attribuiti a questa specie piuttosto che alla Schl. trapezoidalis Sow.
Occorre, però, avvertire che l’esemplare più piccolo presenta le coste meno sottili dei
neotipi della Spezia e che quello maggiore è un po’ più rigonfio. Pare che gli esemplari
lombardi rappresentino le due forme (varietà) ricordate dal Wahner ( Unt. Lias nordostl.,
Ili P., 1886, pag. 185.
La Scili, ventricosa è stata segnalata nel Lias inferiore della Spezia e delle Alpi
Nord-Orientali.
Lias inferiore: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Asteroceras volubile Fucini.
Asleroceras volubile Fucini 1903, Cefalop. liass Cetona, P. Ili, pag. 135,. tav. XIX, fig. 10,
tav. XXI, fìg. 8-9.
È un esemplare ottimamente conservato per quanto privo di una parte dell’ultimo giro.
Caratteristiche di questa specie sono le 3 carene ventrali, il lento accrescimento e, sopra¬
tutto, l’andamento delle coste. Esse infatti presentano una grande irregolarità di distribuzione
e di elevazione, specialmente nei giri interni. Su quello esterno si notano delle coste sdop¬
piate sparse qua e là senza ordine. La linea lobale corrisponde nei suoi elementi a quella
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
133
disegnata dal Fucini, ma devo notare, però, che nel nostro esemplare la prima sella late¬
rale è un po’ meno elevata.
Fig. 25. — Asteroceras volubile, Fuc Esemplare dei dintorni di Carenilo (Lias inf.).
Il tipo della specie proviene dal calcare grigio inferiore del M. di Cotona.
Lias inferiore: Dintorni di Carenilo [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Cymbites centriglobus Oppel.
Cymbites centriglobus Fucini 1899, Ammoniti del Lias medio dell’Appennino centrale esistenti
nel Museo di Pisa, Palaeont. Ital. Pisa, voi. V, pag. 163, tav. XXI, fìg. 5-6 [cum syn.).
L’esemplare che ho attribuito a questa specie, per quanto assai piccolo, è abbastanza
bene conservato. I giri sono larghissimi e molto involuti come negli esemplari figurati dal
Quensted [Die Ammoniteli des Schwàbischen Jura , Bd. I) nella Tav. XLII, fig. 32 e 33
e da lui determinati come 0. globosus Schiùdi. Della linea lobate è visibile solo qualche
traccia.
Non è ancora ben chiara la posizione stratigrafica di questa specie che, non di rado,
pare sia stata confusa con altre consimili. Nell’Appennino Centrale fu raccolta nei livelli
più bassi del Lias medio, ma non è da escludersi che sia vissuta anche nel Lias inferiore.
Lias inferiore: Colle di Sogno (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Cymbites laevigatus Sowerby sp.
Agassiceras laevigatum Parona 1897, Contribuzione alla conoscienza delle Ammoniti basiche
di Lombardia. P. I Ammoniti del Lias inferiore del Salirio. Mem. Soc. Paléont. Suisse,
voi. XXIII (1896), pag. 44, fcav. Ili, fig. 4.
Gli esemplari che ho attribuito a questa specie sono sparsi in gran numero sopra un
campione di calcare nero e si presentano in tutte le posizioni. Alcuni sono piccolissimi: i
più grandi posseggono un diametro di 7 mm. La sezione dei giri è subcircolare, come si
vede nella figura del tipo della specie, riprodotto dal Sowerby (. Miner. Conchol., tav.
570, fig. 3), mentre negli esemplari figurati dal Parona appare piuttosto subovale. Su
alcuni degli individui esaminati v’è traccia, nei giri più interni, di qualche piega radiale
sui fianchi, ma l’ultimo giro è sempre liscio.
Questa specie era già nota in Lombardia nel Lias inferiore di Saltrio.
Lias inferiore: Dintorni di Carenilo [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
18
134
ARDITO DESIO
Oxynoticeras Guibalianum Wright non d’Orb.
Tav. I flg. 41.
Amaltheus Guibalianus Wright 1882, The Lias Ammoniles, pag. 385, tav. XLV, fig. 1-7.
Un ottimo esemplare di ammonite corrisponde bene a quello attribuito dal Wright
a questa specie e figurato nella Tav. XLY fig. 1-2 dell’opera sopra citata. È ben visibile
anche la linea lobale che presenta le stesse caratteristiche dell’esemplare inglese.
L’ Ox. Guibalianum appartiene al livello ad 0. oxynotum della Francia e dell’Inghil¬
terra.
Lias inferiore: Dintorni di Carenilo [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Spiriferina alpina Oppel.
Spiri ferina alpina Parona 1884, Foss. Lias inf. Carenilo, pag. 360.
Id. Dal Piaz 1907. Sitila fauna liasica delle Trame di Sospirolo, Mera. Soc. Paléont. Suisse,
voi. XXXIII (1906),'pag. 11, tav. I, fig. 1.
È l’esemplare determinato dal Parona che, per quanto parzialmente immerso nella
roccia e non molto ben conservalo, sembra veramente appartenere a questa specie.
La S. alpina è una specie assai diffusa, tanto nel Lias inferiore quanto nel Lias medio
delle Alpi, dell’Appennino e della Sicilia.
Lias inferiore: Dintorni di Carenilo [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Spiriferina sp. n.
Le cattive condizioni di conservazione e la scarsità del materiale esaminato non mi
permettono di descrivere questa specie che mi sembra nuova. Essa presenta notevoli
affinità con la Sp. rostrata Sebi., ma l’apice è più ristretto e meno ricurvo, come nella
Sp. alpina Opp. Il dorso della valva maggiore è ornato da 4 forti pieghe concentriche,
inegualmente distanziate. La valva minore non è visibile.
Lias inferiore: La Madonnina, presso Roncola-S. Bernardo (Albenza) [Coll. Mus.
Civ. Milano].
Waldheimia (Zeilleria) Engelhardti Oppel.
W al dh ei mi a Engelhardti Geyer 1889, TJeber die liasisahen Brachiopoden des merlata bei Hall -
siati. Abkandl. k. k. Geol. Reickanst., Bd. XV, Hf’t. 3, Wien, pag. 31, tav. III. fig. 39; tav.
IV, fig. 1-2.
Questa specie è rappresentata da un unico esemplare di piccole dimensioni che, tut¬
tavia, corrisponde bene specialmente a quello figurato dal Geyer. La W. Engelhardti
è una specie del Lias inferiore di Hierlatz.
Lias inferiore: Hettangiano : V. Malanotte (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Waldheimia (Zeilleria) perforata Piette sp.
Waldheimia ( Zeilleria ) perforata Haas 1885, Elude monograpliique et critique des brachiopodes
rhéliens et jurassiqites des Alpes Vaudoises el des conlrèes enrironnanles. 1 P. Brachio¬
podes rhéthiens , hellangiens et sinémuricus. Mém. Soc. Paléont. Suisse, voi. XI (1885), pag.
53, tav. IV, fig. 1-19 (cum syn.).
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL,’ALBENZA (PBEALPI BERGAMASCHE)
135
Questa specie è rappresentata da un grande numero di individui spesso associati a
formare una lumachella. Fra i miei esemplari compaiono tutte le varie forme più o meno
allungate di questa specie e in genere presentano i margini un po’ più assotigliati del
tipo più comune. Riguardo alla convessità delle valve, sì notano delle sensibili variazioni
fra individuo e individuo, senza, però, che ad esse corrispondono differenze negli altri ca¬
ratteri. Così abbiamo individui con le due valve egualmente convesse, talora, invece, la
valva maggiore è più convessa di quella minore. Le differenze, però, sono poco marcate.
La W. perforata è una specie diffusa sia nell’ Hettangiano, quanto nel Sinemuriano.
Lias inferiore: Hettangiano: V. Malanotte; C. Madonnina; versante N del Botto
(Albenza) [Coll. Mus. Civ. St. Nat. Milano].
Waldheimia (Zeilleria) ovatissimaeformis Bòckh sp.
Terebratula ovatissimaeformis Bockh 1874, Die geologischen Verhàltnisse des sudltchen Teiìes
des Bakony. II. I. Mitfclieil. aus d. Jahrb. d. li. Ungar. Geol. Anst., Pest, III Bel., I Hft.,
pag. 141, tav. I, fig. 11-12, 14 (? 13).
Questa specie è molto simile alla W. perforata da cui si distinguo essenzialmente
per la presenza di una lieve insenatura della regione frontale. Nei miei esemplari l’entità
di tale insenatura è molto variabile: talora è appena accennata, talora è abbastanza forte;
talora è lievemente arcuata, talora ha un accenno ad angolosità. Per tutto il resto non
trovo differenze rimarchevoli rispetto all’altra specie, con la quale è associata nel giaci¬
mento. Sono, perciò, d’ opinione che piuttosto che di una specie si tratti di una varietà, ma
non avendo avuto la possibilità di esaminare i tipi delle specie o dei topotipi, preferisco
lasciare per ora indecisa la questione. Per quanto riguarda 1’esemplare rappresentato nella
tav. I, fig. 13 dell’opera del Bòch, mi sembra molto affine alla T. Renevieri [Haas
con cui ha in comune il contorno arrotondato del margine frontale e da cui pare si di¬
stingua solamente per il carattere, sopra ricordato, dell’ insenatura.
La W. ovatissimaeformis , trovata nell’ Hettangiano della regione di Bakony in Ungheria,
era già stata segnalata sull’Albenza dal Parona (1889) e dal Kronecker (1910).
Lias inferiore: Hettangiano: Versante N del Botto (Albenza). [Coll. Mus. Civ.
, Milano],
Terebratula Renevieri Haas.
Terebratula . Renevieri Haas 1885, Brachiop, rhéthiens et jurass. A. Vaud., I P., pag. 51, tav.
IV, fig. 25-27.
Questa specie è abbastanza simile esternamente alla W. perforata Pirite, ma si di¬
stingue per il margine frontale arrotondato, per la più marcata convessità della valva
maggiore e per altri caratteri secondari. Occorre, però, avvertire che la presenza di un
apparato brachiale breve rivela nella nostra specie una Terebratula, mentre 1’ altra ap¬
partiene al gen. Waldheimia. La zona da cui proviene questa specie (S. Triphon presso
Aigle) non è ben nota, ma pare appartenga all’ Hettangiano.
Lias inferiore: Hettangiano: Versante N. del Botto; la Madonnina; V. Malanotte
(Albenza). [Coll. Mus. Civ. Milano].
Rhynchonella plicatissima Quenstedt sp.
Rhynchonella plicatissima Haas 1885, Brachiop. rhéthiens et jurass. A. Vaud., I P., pag. 38,
tav. II, fig. L6-21 ; tav. Ili, fig. 1-2, 4-6, 10-12, 14-16, 19, 26, 28-29, 38-40, 43, 47-49, 51-54.
136
ARDITO DESIO
Questa specie si trova associata con le precedenti nella regione dell’ Albcnza, ma è
rappresentata da un numero molto minore di individui. Va notato che tutti gli esemplari
sono di dimensioni piuttosto piccole e corrispondono fedelmente quelli riprodotti dalle
fig. 6 e 28-29 della tav. Ili dell’op. cit. del Haas.
Questa specie, che oltre che nelPHettangiano è vissuta anche nel Sinemuriano, era
già stata segnalata nell’Albenza dal Kronecker.
Lias inferiore : Hettangiano: Versante N del Botto (Albonza). M. Castra (V. Imagna),
nelle selci bianche. [Coll. Mus. Civ. Milano].
Rhynchonella gryphitica Quenstodt sp.
Rhynchonella gryphitica Haas 1885, Brachiop. rhélhìens et jurass. A. Vaud., I P., pag. 32,
tav. Ili, fig. 3, 7-9, 13, 17-18, 21-25, 27, 30, 33-36, (41-42?), 45-46, 50 (cimi syn.).
Anche di questa specie tutti gli esemplari da me raccolti presentano dimensioni
molto piccole in confronto al normale, ma in grazia del loro ottimo stato di conservazione
sono determinabili con sufficiente sicurezza. Parecchi di essi presentano una forma molto
simile a quelli riprodotti da Haas nella Tav. Ili, fig. 41-42, dell’op. cit., che l’autore
attribuisce a forme intermedie fra la Rh. gryphitica e la Rh. plicatissima. Queste due
specie sono, del resto, assai spesso associate nei giacimenti del Lias inferiore e specialmente
del Sinemuriano.
Lias inferiore: Hettangiano: «I Canti»; versante S della costa di Pallio; Passo
del Pallio (V. Imagna) [Coll. Mus. Civ. Milano].
LIAS MEDIO
Pentacrinus cfr. basaltiformis Miller.
Si tratta di alcuni frammenti di stelo poco ben conservati. È visibile solo metà di
una faccia articolare. Date le condizioni degli esemplari non è possibile una determina¬
zione specifica sicura.
Lias medio: Presso Ccresola (.Torre de Busi). [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Cidaris erbaensis Stopp. in Men.
Cidaris erbaensis Fucini. 1902, Fossili domeriani dei dintorni di Taormina , Palaeont. Ital., voi.
XXVI, pag. 83.
L’esemplare è parzialmente immerso nella roccia, ma lascia vedere un buon tratto
della corona. L’ornamentazione di questa corrisponde molto bene al tipo raffigurato dal
Meneghini per cui non vi può esser dubbio nell’identità della specie.
La C. erbaensis è stata segnalata nel Lias medio della Brianza (Bicicola) dei din¬
torni di Brescia, della Calabria e di Taormina.
Lias medio: Sotto Colle di Sogno. [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Loriolella Ludovici! Meneghini sp.
Loriolella Ludovicii Fucini 1904, Loriolella Ludovicìi Mgh. Nuovo genere di echino irregolare,
Ann. delle Univ. Toscane, voi. XXIV, 9 pag., 1 tav.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL’ ALBENZA (pREALPI BERGAMASCHE)
137
Questa specie, unica del suo genere, descritta dettagliatamente dal Fucini è rap¬
presentata da un esemplare non molto ben conservato, ma facilmente identificabile per la
particolare disposizione delle zone porifere e intcrporifere e per la forma dei pori am-
bulacrali.
L’esemplare descritto dal Meneghini ( Monographie des fossiles du calcaire rouge
ammonitìque Milano 1867-81, pag. 177, lav. XXX, fig. 3) non appartiene al Lias supcriore
della Lombardia, come avverte il Fucini, ma dal Monte Gualdo nel circondario di Ca¬
merino o probabilmente proviene dal Lias medio. Un’altro esemplare fu l'accollo dal
Bettolìi ( Fossili domeriani della prov. di Brescia , op. cit., pag. 11, tav. I, flg. 2) nel
Medolo della provincia di Brescia, un terzo, descritto dal Fucini, proviene dal Lias
medio del M. di Cotona, e un ultimo, pure descritto dal Fucini, dal Lias medio dei dint.
di Taormina.
La provenienza del nostro esemplare conferma l’appartenenza di questa specie al
Lias medio.
Lias medio: Cascina Cerasola presso Torre dei Busi (Albenza) [Coll. Mus. Univ.
Pavia].
Belemnites sp. ind.
Sono vari frammenti di rostri di Belemniti immersi nella roccia e mal conservati, che
devono appartenere a specie diverse ma non determinabili specificamente.
Lias medio: Sotto Colle di Sogno, Col Pedrino; Cerasola presso Torre de Busi.
[Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Phylloceras anonymum Haas.
Phylloceras anonymum Haas 1913, Die Fauna des mittleren Lias non Ballino in Sùdlirol.
Beitr. z. Geol. n. Palàont. Oesterr.-Ung. u. d. Orienta, Bd. XXVI, pag. 7, tav. I, fig. 1-6.
L’esemplare che ho attribuito a questa specie è costituito da un terzo dell’ultimo giro
e da una parte dei giri interni. L’ornamentazione dei fianchi è formata da coste sottili e
distanziate; la forma dei giri e la-linea lobale corrispondono bene specialmente all’esem¬
plare attribuito dal Meneghini al Ph. Partschi e figurato nella tav. Ili, fig. 3 della mo¬
nografia sui Fossiles du Medolo.
Il Ph. anonymum è abbastanza diffuso nel Lias medio (Domeriano) — secondo Haas
in un livello poco più alto di quello a Ph. tenuistriatum , ossia nella parte supcriore del
Lias inferiore — delle Alpi, dell’Appennino, della Sicilia e fu segnalato anche in Baviera,
nelle Alpi N-orientali e a Bakony.
Lias medio: Sopra Palazzago. [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Phylloceras (?) dolosum Meneghini.
Ammonites ( Phylloceras ) dolosum Meneghini 1867-81, Fossiles du Medolo. Appendice à la Mono¬
graphie des fossiles du calcaire Rouge ammonitìque de Lombardie , Milano, pag. 33, tav.
IV, fig. 6.
È un piccolo esemplare piritizzato, incompleto, di forma discoidale, con ventre arro¬
tondato e fianchi pianeggianti, ornati da coste radiali appena visibili qua e là sul nostro
esemplare.
La linea lobale corrisponde molto bene a quella rappresentata dal Meneghini, che,
però, non sembra un tipo di linea lobale da Phylloceras.
138
ABDITO DESIO
Questa specie è diffusa nel Lias medio (Medolo) del Bresciano.
Zona di passaggio fra il Lias medio e il Lias superiore. Dintorni di Opreno [Coll.
Mus. Univ. Pavia].
Phylloceras cfr. Zetes d’Orbigny.
Phyllùceras Zeles Wright 1883, Lias Ammonites , P. VI, pag. 442, tav. LXX VII, lig. 1-3.
Si tratta di un’ impronta abbastanza ben conservata che presenta la forma del Pii.
Zetes ed una sottilissima striatimi radiale sui fianchi, leggermente incurvata in avanti in
prossimità della regione sifonale. Non è conservata la linea lobale, per cui la determi¬
nazione non può essere sicura, data anche l’esistenza di specie molto simili. Fra queste
ricordo il Ph. tenuistriatum Mgh., col quale il nostro esemplare presenta qualche affinità,
ma se ne distingue per la striatimi molto più sottile.
Il Ph. Zetes è una delle specie più diffuse del Lias medio.
Lias medio: Cava di Opreno. [Coll. Mus. Civ. Milano].
Lytoceras (Fimbrilytoceras) Capellinii Bottoni.
Lytoceras ( Fimbrilytoceras ) Capellina Fucini 1920, Fossili domeriani dei dintorni di Taormina ,
Palaeont, Ital., Pisa, voi. XXVI, pag. 108, tav. VII, fig. 17-18.
Un esemplare in buono stato di conservazione presenta, oltre agli altri caratteri
relativi alla forma, all’accrescimento ecc., la caratteristica ornamentazione a strie radiali
irregolari di questa specie.
Il L. Capellina Bett. è una forma del Domeriano dei dintorni di Brescia, segnalata
anche in Sicilia nel medesimo livello.
Lias medio: Sotto Colle di Sogno (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Lytoceras audax Meneghini.
Lytoceras ( Audaxlytaceras ) audax Fucini 1920, Fossili domeriani dint. Taormina, pag. 105,
tav. VII, fig. 12-14.
Un esemplare piritizzato di medie dimensioni, che corrisponde bene al tipo della specie
e soprattutto all’esemplare di Ballino figurato da Haas.
Questa specie è diffusa in molti giacimenti del Lias medio e pare non manchi nel Lias
superiore, per quanto sieno state messe in dubbio le determinazioni degli esemplari appen¬
ninici eseguite dal Principi e dal Canestrelli.
Zona di passaggio fra il Lias medio e il Lias superiore. Dintorni di Opreno [Coll. Mus.
Univ. Pavia].
Amaltheus (Paltopleuroceras) spinatus Bruguière.
Amallheus spinatus Wright 1883, Lias Ammonites, pag. 402, tav. LV, fig. 1-2; tav. LVI, fig. 1-5.
Questa specie è rappresentata da due esemplari di dimensioni diverse. Uno ha un dia¬
metro di 84 mm. ed è parzialmente piritizzato ; l’altro misura appena 36 mm. di diametro
ed è conservato sotto forma di impronta. Ambedue sono ben determinabili, in grazia della
forma e, soprattutto, dell’ornamentazione caratteristica di questa specie. L’unica differenza
rimarcabile è che la sezione dei giri appare proporzionalmente meno larga del normale,
ma ciò forse dipendo da compressione subita dagli esemplari. Nel maggiore è visibile in
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL 1 AI.BENZA (PRE ALPI BERGAMASCHE)
139
piccola parte anche la linea lobale, che pare corrisponda bene a quella riprodotta dal
Wright. Un’impronta incompleta di un altro esemplare d’ammonite sembra appartenere
pure a questa specie, ma non è determinabile con sicurezza.
VA. spinatus è assai diffuso nel Lias medio d’Europa.
Lias medio: Dintorni di Palazzago [Coll. Mus. Civ. Bergamo]. Val Malanotte [Coll.
Mus. Civ. Milano].
Hammatoceras Bonarellii Pariseli e Viale.
Hammatoceras Bonarellii Principi 1915, Ammollili del Lias superiore dei Monti Mariani, (Umbria).
Boll. Soc. Geol. It., Roma, voi. XXXIV, pag. 448, tav. XVI, fìg. 3.
L’ esemplare attribuito a questa specie corrisponde perfettamente a quello dell’ Umbria
descritto e figurato dal Principi. Quest’ultimo non sarebbe facilmente identificabile col
tipo della specie, quale appare dalle figure, mentre però sembra corrisponda — come il
nostro —■ assai bene affidandosi specialmente alla descrizione che ne danno gli autori.
L’ II. Bonarellii è stato finora segnalato solo nel Lias superiore dell’Appennino Centrale.
Lias medio : Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Arieticeras Algovianum Oppel.
Tav. I fig. 42.
Hildoceras ( Arieticeras ) Algovianum Bettolìi 1900, Fossili domeriani della Provincia di Brescia,
Mèra. Soc. Paléont. Suisse, voi. XXVII, pag. 53, tav. IV, fig. 8-11.
Molto ben conservati sono gli esemplari pirilizzati che attribuisco a questa specie e che
corrispondono perfettamente a quelli figurati nella tav. IV, fig. 8 e 11 dell’opera del Bet¬
tolìi. Anche la linea lobale, che si vede molto distintamente, corrisponde bene al tipo bre¬
sciano, mentre presenta qualche differenza inerente alla frastagliatura delle selle — forse in
rapporto con le dimensioni — rispetto a quella degli esemplari delTAppennino Centrale figu¬
rata dal Fucini.
Questa specie è nota nella parte superiore del Lias medio delle Alpi Settentrionali e
Meridionali.
Lias medio: Col Pedrino (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Bergamo]. Un esemplare mal
conservato e probabilmente appartenente a questa specie proviene dalla Val di Malanotte
[Coll. Mus. Civ. Milano].
Arieticeras Lottii Gemmellaro sp.
Arieticeras Lottii Fucini 1900, Ammoniti del Lias medio dell’Appennino Centrale esistenti nel
Museo di Pisa , Palaeont. Ital. voi. V, (1899) pag. 181, tav. XXIV, fig. 4.
Sono vari esemplari mediocremente conservati. V’ è traccia della acuta carena fiancheg¬
giata da solchi assai stretti. Del resto la forma assai stretta della sezione dei giri, P an¬
damento e il numero delle coste (33) lasciano facilmente riconoscere questa specie, eh’ è
stata segnalata tanto alla base del Lias superiore (Sicilia), quanto nel Lias medio (Appen¬
nino Centrale, Spezia, Bresciano, Baviera).
Lias medio: Cava di Opreno, Dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Arieticeras Del Campanai Fucini sp.
Ilildoceras Bel Campanai Fucini 1908, Ammoniti medoliane dell’ Appennino. Atti Soc. Tose.
Se. Nat. Meni. voi. XXIV, pag. 14 dell’ estr., tav. II [IJ fig. 10.
140
ARDITO DUSIO
A questa specie appartiene un buon esemplare di cui, tuttavia, si distingue incompleta¬
mente la regione dorsale. L’accrescimento lento, la forma dei giri, il numero delle coste (88),
Fig. 26. — Arieticeras Del Campanai Fuc. sp.
Esemplare dei dintorni di Colle di Sogno (Lias medio).
il loro arresto prima di raggiungere la regione sifonale, corrispondono perfettamente al-
1’esemplare figurato dal Fucini.
Questa specie, oltre che neH’Appennino, è nota nel Lias medio di Medolo, a Ballino ecc.
Lias medio: Dintorni di Colle di Sogno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Arieticeras retrorsicosta Oppel.
Arieticeras retrorsicosta Fucini 1900, Amm. Lias medio App. centr. pag. 180, tav. XXIV, fig. 2.
Da una buona impronta ho potuto ricavare un calco in creta che presenta la caratte¬
ristica retroversione delle coste ed altri caratteri di questa specie.
L’A. retrorsicosta, già noto in Lombardia, è una specie molto diffusa nel Lias medio
europeo specialmente nella zona ad A. margaritatus.
Lias medio: Cava di Opreuo [Coll. Mus. Civ. Milano].
Arieticeras Lottii Gerani, var. oprenensis n. f.
Questa varietà è del tutto eguale alla specie per quanto si riferisce alla forma dei giri,
all’accrescimento, ai caratteri ornamentali: se ne distingue, però, per il fatto che le coste
sono tutte e marcatamente obblique in avanti. L’ unico esemplare di questa forma non è
in buono stato di conservazione, ma presenta ben manifesto il carattere sopraccennato.
Lias medio: Cava di Opreno [Coll. Mus. Civ. Milano].
Fuciniceras Meneghinianum Haas.
Tav. I fig. 43.
Hildoceras Ruthenense Fucini 1900, Ammoniti Lias med. App. ceti Ir. pag, 56, tav. XII, fig. 5-7.
Harpoceras ( Fuciniceras) Meneghinianum Haas 1913, Fauna mini. Lias Ballino pag. 79, tav.
Ili, fig. 16-17.
A questa specie ho attribuito un buon esemplare che corrisponde molto bene a quello
dell’Appennino centrale figurato dal Fucini nella fig. 6 dell’op. cit. in sinonimia e attri¬
buito all’-fiT. Ruthenense Reyn emend. Fucini, che poi fu separato, insieme con altri, dal-
l’Haas e descritto come specie a sè.
Il F. Meneghinianum è noto nel Lias medio di Ballino in Trentino, dell’Appennino
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PIUCALPI BERGAMASCHE)
141
centrale, del Portogallo, di Aveyron, della Baviera, delle Alpi N-orientali, ed è stato citato
anche in Alta Brianza dal Rassmus come Hild. Ruthenense Reyn em. Fucini.
Lias medio: Col Pedrino (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Fuciniceras Cornacaldense Tauschs sp. var. longobardicum n. noni.
Tav. I fig. 45.
Ammonites (Harpoceras) Bosaensis Meneghini 1867-81, Fossiles chi Medolo, pag. 12 (pr. pi), tav.
II, fig. 18 (non tav. I, fig. 7).
Ilarpoceras Cornacaldense Bonarelli 1895, Fossili domeriani delta Brianza. Rend. R. Ist. Lomb.
di So. e Lett. voi. XXVIII, Milano, pag. 339.
Un esemplare in buon stato di conservazione corrisponde perfettamente a quello della
tav. II fig. 18 dell’op. cit. del Meneghini, attribuito dall’autore all’//. Boscenses Reyn., dal
Bonarelli all’//. Cornacaldense e dal Fucini ‘) riferito alla var. Bicicolae Bon. di questa
ultima specie. Riconosco col Bonarelli la grande affinità tra la forma del Meneghini
e la specie del Pause h, ma trovo giusta 1’affermazione del Fucini che 1’accrescimento
nella forma lombarda è sensibilmente più rapido. Non sono invece d’accordo nell’attribu¬
zione alla var. Bicicolae, che ha un’ ornamentazione più ridotta e un’ involuzione assai mag¬
giore. Nemmeno corrisponde alla var. zeugitanum Spalli ad ombellico ancor più ampio
della specie e a ornamentazione più attenuata. Avendo trovato un altro esemplare identico a
quello figurato dal Meneghini e di località diversa — il che dimostra la costanza dei
caratteri — credo conveniente tenere distinta questa forma come varietà del P. Cornacal¬
dense, al quale è assai vicina.
Questa varietà è nota finora solo nel Lias medio della Lombardia.
Lias medio: Col Pedrino [Coll. Mus. Univ. Pavia],
Fuciniceras Lavinianum Meneghini sp.
Hi do ce ras Lavinianum Fucini 1900, Ammoniti Lias med. App, Centi'., pag. 52, tav. XI, fig. 6-7.
Questa specie è assai caratteristica per l’irregolarità delle coste che ornano i fianchi.
Uno degli esemplari avuti in esame presenta appunto tale carattere, oltre agli altri relativi
alla forma e all’accrescimento, e corrisponde bene a quelli dell’Appennino centrale.
L’ Hild. Lavinianum è una specie molto diffusa nel Lias medio deU’Appennino centrale.
Lias medio. Sotto Colle di Sogno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Fuciniceras Bonarellii Fucini sp.
Orammoceras Bonarellii Fucini 1900, Amm. Lias med. Appennino Lenir, pag. 45, tav. X, fig. 4-5.
Un ottimo esemplare pi ri ti zzato, per quanto incompleto, ho attribuito a questa specie.
Esso corrisponde perfettamente a quello dell’Appennino centrale figurato dal Fucini, sia
per la forma dei giri, quanto per quella delle coste, quanto per 1’ andamento della linea
lobale che è molto ben visibile.
Questa specie è nota nel Lias medio del Bresciano, dell’ Appennino, della Baviera e
pare esista pure a Bakony.
') Fucini A., Ammollili del Lias medio dell'Ap
penninò centrale esistenti nel Museo di Pisa, l'alaeont.
Italica, Voi. VI, 1900, Pisa, pag. 21.
ARDITO DESIO
Zona di passaggio fra il Lias medio e il L. superiore. Dintorni di Opreno [Coll. Mus.
Univ. Pavia].
Grammoceras Normannianum d’Orb.
Grammoceras Normannianum Fucini 1901, Ammoniti Lias m. App. cenlr. pag. 8, tav. VII, fig. 9.
A questa specie attribuisco un esemplare incompleto, ma abbastanza ben conservato.
Nel complesso corrisponde bene alla forma rappresentata dal d’Orbigny e a quella figu¬
rata dal Fucini. Come unica differenza, devo ricordare una minore curvatura delle coste
nel tratto più prossimo all’ombellico.
Questa specie è nota nell’ Appennino e in Francia (zona a Deroceras Davoi).
Lias medio: Val di Malanotte (Albonza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Grammoceras cfr. Curionii Meneghini.
Harpoceras Curionii Fucini 1904, Cefalop. liass. Ce tona. P. IV, pag. 279, tav. XIX, tìg. 1-6.
L’ esemplare che riferisco a questa specie è in cattivo stato di conservazione, per cui
non è possibile una determinazione sicura.
L’accrescimento è lento, l’ultimo giro pare liscio ma è assai deteriorato, il penultimo
è ornato da costicine flessuose disposte come nel Gr. Curionii.
11 Gr. Curionii è una specie nota a Medolo nel Bresciano e nel Lias medio dell’Ap-
pennino.
Lias medio: Cava di Opreno [Coll. Mus. Civ. Milano].
Protogrammoceras Meneghinii Bonarelli sp.
Ammnnites sp. ind. Meneghini 1867-81, Mon. foss. cale, rouge ammoni Ique, pag. 47, tav. IX, iig. 1.
Da un’impronta, ho ricavato un buon modello in creta che corrisponde perfettamente
all’esemplare descritto e figurato dal Meneghini, senza però darne una determinazione
e denominato H. Meneghinii dal Bonarelli (Amm. del Rosso Ammoniaco... op. cit.,
pag. 47).
Lias medio: Dintorni di Palazzago [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Protogrammoceras Kurrianum Oppel.
Ammonite» Kurrianus Oppel 1862, Palaeontologische Mitlheilungen aus eleni Museum des Ivoe-
nigl. Bayer. Slaates, pag. 136, tav. XLII, fig. 3.
A questa specie ho attribuito un esemplare parzialmente pirilizzato, di grandi dimensioni,
in mediocre stato di conservazione. Rassomiglia un po’ all’#. Vacekii Haas, ma quest’ul¬
timo ha coste più sottili, ombellico più stretto, diversa sezione dei giri e, d’altronde, corri¬
sponde molto bene al tipo figurato da Oppel, proveniente dal Lias medio (zona ad A. mcir-
garitatus) del Wurtemerg.
Lias medio: Dintorni di Palazzago [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Coeloceras fallax Fucini.
Coeloceras fallax Fucini 1905, Cefalop. liass. Celona, pag. 130, tav. Vili, fig. 14-16; tav. IX,
tìg. 1-7.
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELL* ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
143
È un esemplare, quello che ho riferito al C. fallax , in mediocre stato di conservazione
che rientra nella specie del Fucini, ma che appartiene ad una varietà. La sezione è sub¬
quadrangolare, P accrescimento lentissimo. Le coste sono regolari, come nel tipo della specie
e proverse e, sull’ultimo giro, pare non si Inforchino. Rispetto agli esemplari figurati dal Fu¬
cini nel nostro i giri si ricoprono un po’ meno, per modo che l’ombellico risulta più ampio.
Questa specie proviene dal Lias medio del M. di Cetona.
Lias medio: Dintorni di Carenno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Acanthopleuroceras (?) (Canavaria) cfr. Haugi Gemm. sp.
Acanlhopleuroceras ? ( Canavaria ) Haugi Haas 1913, Die Fauna der miniere» Lias von Ballino
i/i Sildtirol. Beiti - , z. Palàont ». Geol. Oesterr.-Ung. u. d. Orient, Bd. XXVI, pag. 118, tav.
IV, fig. 8.
È un frammento di giro d’ammonite molto depressa, fornita di una carena sottile e
ornata sui fianchi da coste rettilinee, elevate e ricurve in avanti all’estremità sifonale.
Questa specie è stata segnalata nel Lias medio di Ballino, al Medolo nel Bresciano c nel
Lias superiore (?) di Taormina e di Rossano Calabro e nelle Fleckemnergeln delle Alpi
Bavaresi.
Lias medio: Val di Malanotte (Albenza) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Aptychus sp. ind.
Si tratta di alcuni esemplari di aptici di piccole dimensioni che parrebbero corrispon¬
dere bene a quello - assai più grande — figurato dal Meneghini {Mon. amm. cale,
rouge op. cit., tav. XXV, fig. 1). Anche i nostri, infatti, presentano una carena che
scende obliquamente dall’apice al margine inferiore. Dall’A. Beyrichi si distinguono
specialmente per la minore lunghezza.
Lias medio: Sotto Colle di Sogno [Coll. Mus. Civ. Bergamo].
Pygope Erbaensis Suess sp.
Terebralula Erbaensis Meneghini 1867-81, Mon. foss. cctlcaire rouge ammonìtique, pag. 165, tav.
XXIX, fig. 6-8.
L’unico rappresentante di questa specie è un ottimo esemplare che corrisponde per¬
fettamente a quello figurato dal Meneghini nella Tav. XXIX fig. 8.
Questa specie appartiene al Lias medio: a tale livello è stata segnalata, infatti, nell’Ap-
pennino centrale, nel Bresciano e nei dintorni di Taormina. L’esemplare da me avuto in
esame dovrebbe pure appartenere a tale piano, almeno giudicando dal tipo di roccia in cui
è conservato.
Lias medio (?) : «Valle del Giglio. Dietro T Albenza » [Coll. Mus. Univ. Pavia].
LIAS SUPERIORE
Posidonia Bronni Voltz.
Posidonia Bronnii Quensteùt J858, Der Jura, pag. 260, t.av. 37, fig. 8-9.
Questa specie, che è stata citata in numerose località della regione considerata nel
presente studio, è stata spesso confusa con la Koninkina gregaria Par. come sarà detto
più avanti.
144
A UDITO DESIO
A me è capitato di raccoglierla in un’unica località. Gli esemplari, mediocremente con¬
servati, sono di piccole dimensioni ed appaiono ornati da coste sottili concentriche. La
regione cardinale è immersa nella roccia, ma gli altri caratteri lasciano riconoscere abba¬
stanza bene questa specie. Date le piccole dimensioni, gli esemplari in questione sono da
riferire alla var. parva.
Lias superiore : Presso l’alveo del T. Sambuco, sotto Opreno. [Coll. Mus. Civ. Mi¬
lano].
Phylloceras Nilssoni Hébert.
Phylloceras Nilssoni Fucini 1919, Il Lias superiore Taormina e i suoi fossili. Palaeonfc. Ital., Pisa,
voi. XXV, pag. 178, tav. XVI, fìg. 3.
Un ottimo esemplare, per quanto non del tutto completo, ben determinabile grazie alla
disposizione o forma delle strozzature radiali e all’andamento della linea lobale. Corri¬
sponde bene specialmente all’esemplare figurato dal Meneghini nella sua monografia
sull’Ammonitico rosso alla Tav. XVIII, fig. 8.
Questa specie è nota nel Lias superiore e nel Dogger inferiore, oltre che in Italia, in
Portogallo, in Francia, nelle Alpi settentrionali, nella Penisola balcanica a Bakony, in Ma¬
rocco e in Algeria.
Lias superiore: Palazzago: vailetta in cima al paese Dint. Almenno. [Coll. Mus. Civ.
Pavia].
Oxynoticeras Saemanni Dumortier sp.
Hildoceras Saemanni Meister 1913, Zur Kennlnis der Ammonilenfauna des porlugiesischen Lias ,
Zeitsclir. d. Deutsch. Geol. Gesell., Berlin, Bd. 65 (1913), pag. 552, tav. XIII, fig. 3, 7.
Non si può dire che questa specie sia ancora molto bene conosciuta, per quanto sia
già stata citata in parecchie località. I nostri esemplari sono dì dimensioni un po’ minori
di quelle del tipo, ma vi corrispondono bene sia come forma, quanto come ornamentazione.
Giova, però, ricordare che mentre alcuni presentano lo stesso profilo trasverso dei giri del
tipo della specie, altri invece s’avvicinano di più alla var. compressimi Meister. Questo
autore lui figurato un individuo incompleto (Tav. XIII fig. 7) che sembra possedere le coste
un po’ più rade del normale.
L’O. Saemanni appartiene al Lias superiore ed è stato segnalato in Francia, in Ger¬
mania, in Inghilterra e in Portogallo.
Lias superiore: Dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ. Pavia]. Cava presso « I Morti »
nei dint. di Carenilo (? var. compressimi Meist.) [Coll. Mus. Civ. Milano].
Fuciniceras lavinianum Meneghini sp. var. coniungens Fucini.
Hildoceras Lavinianum var. coniungens Fucini 1901, Cefalopodi liass. Cetona, pag. 98, tav. Ili,
fig. 10-12, tav. V, fig. 11.
Gli esemplari attribuiti a questa forma non sono in troppo buono stato, ma tuttavia
lasciano scorgere abbastanza bene i caratteri essenziali. Essi corrispondono, infatti, bene,
sia per la forma, quanto per l’accrescimento, quanto per l’ornamentazione all’esemplare
riprodotto dal Fucini nella tav. Ili, fìg. 10 del l’op. cit. in sinonimia.
Questa forma era nota solo nel Lias medio dell’Appennino centrale.
Lias superiore: Dintorni di Almenno. [Coll. Mus. Univ. Pavia].
STUDI GEOLOGICI SULLA REGIONE DELI/ A LBENZA (PRKALPI BERGAMASCHE)
145
Fuciniceras Meisteri n. nom.
Tav. I Fig. 46.
Hildoceras ( Fuciniceras ) cf'r. costicillatum Fuc. eraend. Meist, Meister 1914, Ammonitenfauna
portug. Lias, pag. 562, tav. XIV, fig. 1.
Il Meister identificando un’ammonite del Lias sup. del Portogallo col Grarnmoceras
normannianum var. costicillatum Fuc., aveva elevato al grado di specie la varietà e con
essa aveva riunita anche un’altra (var. inseparabile Fuc.). Giova notare che, come avverte
lo stesso autore, la forma portoghese non corrisponde perfettamente a quella italiana, poiché
le coste hanno una distribuzione più irregolare, raggruppandosi spesso a due a due ad un
rilievo tubercoli forme in prossimità dell’ombellico. Per lo più, dopo ogni gruppo, v’è una
costa semplice più breve delle altre. Gli identici caratteri presentano vari esemplari da me
esaminati, che corrispondono perfettamente a quelli portoghesi salvo per la carena mediana,
che per lo più non supera in altezza quelle laterali. I caratteri del ventre della forma lom¬
barda s’avvicinano maggiormente, quindi, alla var. inseparabile del Fucini. Ma oltre alle
predette differenze rispetto alla var. costicillatum Fuc. nei nostri esemplari — a giu¬
dicare dalla fotografia, anche in quello portoghese — si nota che le coste sono un po’
meno fitte e meno flessuose. La linea lobale non è visibile nei. nostri esemplari, ma a
quanto dice il Meister, non corriponderebbe perfettamente a quella dell’Appennino. Ag¬
giunto a ciò il fatto che la forma in questione viene segnalata per la seconda volta nel
Lias superiore, mentre la precedente per ora è nota con sicurezza solo nel Lias medio, mi
sembra non ingiustificata la creazione di una nuova specie che dedico allo stesso Meister
che per primo 1’ ha segnalata.
Lias superiore. Dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Hildoceras Emilianum Reynès.
Hildoceras Emilianum Monestier 1921, Ammonites rares ou peu connues et Ammonites nouvelles du
Toarcien supérieur du Sud-Est de VAveyron. Mera. Paléont. Soc. Geol. Franco, T. XXIII,
fase. 2, Paris, pag. 22, tav. I, fig. 14-16; tav, IV, fig. 23.
Questa specie è rappresentata da due esemplari in buono stato di conservazione per
quanto incompleti. La spira è compressa, i giri a sezione subrettangolare con fianchi pia-
Fig. 27. — Hildoceras Emilianum Reyn.
Esemplare dei dintorni di Almenno (Lias sup.).
neggianti, l’accrescimento lento, il ricoprimento scarso. Le coste sono sottili, fitte e poco
flessuose. 11 dorso è ornato da una carena sottile fiancheggiata da due solchi appena ac-
146
ARDITO DESIO
connati. Si vede qualche traccia della linea lobale di cui, però, non si riesce a seguire con
sicurezza l’andamento esatto.
Questa specie proviene dalle zone a Polyplectns discoides e Eammatoceras insigne
dell’Aveyron.
Lias superiore. Dintorni di Almenno. [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Hildoceras bifrons Brug. sp.
Hildoceras bifrons Pariseli e Viale 1906, Contribuzione allo studio delle Ammoniti del Lias superiore ,
Riv. It. Paleontologia, Anno XII (1906), fase. IV, pag. 156, tav. Vili, fig. 5-6.
Di questa specie, così diffusa nei livelli bassi del Lias superiore, non ho trovato che
un esemplare incompleto di piccole dimensioni, perfettamente eguale a quello della fig. 5
dell opera sopra citata. Un altro, molto mal conservato, è riferibile solo con riserva al l 'H.
bifrons.
Lias superiore. Val d'Erve [Coll. Mus. Univ. Pavia]. V. Sambuco, sotto Opreno
[Coll. Mus. Civ. Milano].
Hildoceras Renevieri Bug.
Tav. I Fig. 44.
Hildoceras Renevieri Hng 1898, Beiiràge zur Kenntnis der Lias und Dogger-Arnmoniten aus der
zone der Freiburger Alpen. I: Mém. Soc. Paléont. Snisse, voi. XXV (18981, Zurigo, pag. 16,
tav. II, fig. 4; tav. Ili, fig. 2.
Un buon esemplare, leggermente deformato, possiedo tutti i caratteri di questa specie.
Le coste molto flessuose son ben rilevate e non eccessivamente fitte, come nell’esemplare
figurato dal Hug nella Tav. Ili, fig. 2
Questa specie è stata finora segnalata solo nel Lias superiore delle Alpi Friburghesi
e dei dintorni di Taormina.
Lias superiore. Dintorni di Almenno. [Coll. Mus. Univ. Pavia],
Hildoceras sublevisoni Fucini.
Hildoceras sublevisoni Fucini 1919, Lias sup. Taormina pag. 182 (cum syn .).
Un frammento dell’ultimo giro, ben conservato e del tutto corrispondente all’esemplare
figurato dal Dumortier (Ét. l'alèont. Jurass. Rhóne, Tav. XI, fig. 3-4) e attribuito all’//.
Levisoni Simps.
A quest’ultima specie erano stati riferiti molti esemplari del Lias superiore italiano,
ma, dopo la rappresentazione della specie tipica rifatta dal Buckman, il Fucini ritiene
che tali esemplari sieno da tenere separati come specie a sè.
Lias superiore. Dintorni di Almenno. [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Hildoceras (Me reati ce ras) Mercati Hauer sp.
Hildoceras Mercati Principi 1915, Ammoniti Lias sup. Monti Martani pag. 457, tav. XVI, fig. 5.
Gli esemplari che ho attribuito a questa specie sono in parte, almeno, ben conservati
o corrispondono molto bene alle forme lombarde rappresentate dal Meneghini. In qual¬
cuno è anche visibile in parte la linea lobale, che corrisponde bene a quella riprodotta dal
STUDI GEOLOGICI SUI,LA REGIONE DELL* ALBENZA (p RE ALPI BERGAMASCHE) 147 .
suddotto autore. Questa specie è molto diffusa nel Lias superiore italiano ed anche fuori
d’Italia.
Lias superiore. Dintorni di Al menno; dintorni di Palazzago [Coll. Mus. Univ. Pavia]
Lillia Chelussii Pariseli e Viale sp.
Hildoceras ( Lillia) Chelussii Pariseli e Viale 1906, Amm. Lias sup. pag. 156, tav. XI, fig. 10-11.
Un frammento dell’ultimo giro di un’ammonite, abbastanza ben conservato, presenta
la forma e l’ornamentazione della L. Chelussii. La linea lobale è visibile solo in parte, ma,
non essendo stata ben rappresentata dagli autori, non si riesce a identificare con sicurezza.
Sopra un altro esemplare incompleto e di dimensioni un po’ minori è meglio conser¬
vata l’ornamentazioni costituita da costi 1 accoppiate, retroverse e rettilinee o quasi, scalvo
in vicinanza della regione sifonale ove s’ inflettono in avanti. Alcune coste sono un po’ più
deboli delle altre, ma tale carattere non sembra costante. Il dorso è ornato da una carena
fiancheggiata da due solchi.
Questa specie si riconosce dalla L. comensis soprattutto per la forma dei giri più ap¬
piattita e per il minore ricoprimento.
La L. Chelussii è stata trovata nel Lias superiore dei Monti del Furio (Appennino
centrale).
Lias superiore. Erve; dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Lillia sulcata Buckman.
Lillia salvata Buckman 1889, A inonograph on thè inferior oolite avrmoniles of thè Brilìsh islands,
Palaeout. Soc., voi. XLII, pag. 109, tav. XXII, fig. 32 33; pag. XXIII, fig. 1.
Un piccolo esemplare incompleto, che si differenzia dalla L. comensis v. Buk. per la
sezione più quadrangolare dei giri e per l’ombellico più stretto. Corrisponde bene all’e¬
semplare figurato dal Bukrnan.
Questa specie proviene dalla zona a St. humphriesianum dell’Inghilterra.
Lias superiore. Dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Grammoceras cfr. radians Broun.
È con molta esitazione che riferisco a questa specie caratteristica alcuni esemplari
incompleti e deformati. L’ornamentazione dei fianchi corrisponde abbastanza bene alla
specie. La sezione dei giri pure, ma sembra che abbiano subita una certa compressione.
La regione ventrale è malamente visibile: v’è traccia distinta di una carena, ma in un
esemplare sembra che questa sia fiancheggiata da due strette zone liscio. La linea lobale
non è visibile.
Il Gr. radians è una specie diffusa e caratteristica del Lias superiore, per quanto non
manchi anche nel Lias medio.
Lias superiore. Almenno; Palazzago: valle in cima al paese. [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Grammoceras variabile d’Orb. sp.
Harpoceras ( Grammoceras) variabile Parisch e Viale 1906, Amm. Lias sup., pag. 151, tav. XI, fig. 2.
Due esemplari incompleti, ma abbastanza ben conservati, corrispondono a quello figu¬
rato nell’opera citala sopra. Devo però rilevare che l’esemplare dell’Appennino Centrale
148
ARDITO DKSIO
non sembra corrispondere troppo bene a quelli del d’Orbigny, come del resto rilevano
anche Paris eh e Viale. Non avendo a disposizione altro che materiale poco buono,
mi limito, perciò, a riferirlo alla forma di Gr. variabile del Furio, senza entrare in merito
all’esattezza della determinazione.
Il Gr. variabile è una specie abbastanza diffusa nel Lias superiore.
Lias superiore. Dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Pseudogrammoceras fallaciosum Bayle.
Harpoceras fallaciosum Buckman 1904, Mon. inf. Oolite Aminonites, P. XII, Supplementi, pag. OLII,
fig. 150 (nel beato).
Gli esemplari che ho attribuito a questa specie sono incompleti, ma lasciano distin¬
guere bene i vari caratteri. Le coste sono energiche e fìtte come nell’ H. celebratimi Fu¬
cini, ma meno flessuose. La regione ventrale è ornata da una carena elevata e sottile, se¬
parata dalle coste da due strette zone liscie.
In Italia questa forma è stala indicata nel Lias medio della Spezia e nel Lias supe¬
riore dei Monti Martani; in Lombardia è citato in numerose località del Varesotto (Ma¬
riani).
Lias superiore. Dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Harpoceras cfr. bicarinatum Zieten.
Ammonìtes bicarinalus Dencktnann 1887, Ueber die geognoslischen Verhàltnìsse der Umgegend von
Dórnten nórdlich Goslar mil besonderer Berùchsichligung der Fauna des obtren Lias. Abhandl.
z. Geol. Spezialkarte v. Preuss. u. d. Tliùring. Staaten. Bd. Vili, lift. 2, Berlin, pag. 64,
tav. IV, fig. 4.
Si tratta dell’impronta di un esemplare un po’ schiacciato, che presenta un ombellico
stretto e delle coste falciformi, come l’ H. bicarinatum. La cattiva conservazione del-
1’ unico esemplare esaminato non permette una determinazione specifica sicura.
Questa specie è diffusa nel Lias superiore dell’Europa e specialmente nella zona ad
H. bifrons.
Lias superiore. Alveo del T. Sambuco, sotto Opreno [Coll. Mus. Civ. Milano].
Coeloceras simulans Fucini var. subplanulatum Fucini.
Coeloceras simulans Fucini 1905, Cefalopodi liass. Celona, pag. 134, tav. IX, fig. 10, 12-14.
È un esemplare un po’ schiacciato e in uno stato di conservazione non troppo buona.
La sezione dei giri è assai più alta che larga, ma ciò pare dipenda dallo schiacciamento
subito. L’ accrescimento è lento come nel C. simulans, i fianchi sono ornati da coste sem¬
plici, energiche, rettilinee, limitate da un tubercolo sul margine esterno.
La regione ventrale è attraversata da sottili costicine convesse in avanti, che a 2 o a
3 collegano fra loro i tubercoli opposti. La linea lobale non è visibile.
Questa forma è stata indicata dal Fucini nel Lias medio di Cotona.
Lias superiori. Dintorni di Almenno. [Coll. Mus. Univ. Pavia].
Coeloceras Mortilieti Meneghini sp.
Coeloceras Morlìlleli Fucini 1905, Cefalopodi liass. Celona, pag. 116, tav. VI, fiig. 10.
Per quanto incompleto, 1’ esemplare che ho attribuito a questa specie è molto caratte¬
ristico. Presenta 1’ accrescimento lento, i giri subcircolari e le coste sottili e leggermente
149
STUDL QKO LOGICI SUI.LA REGIONE DELI.’ ALBENZA (PREALPi BERGAMASCHE)
flessuose degli individui adulti di questa specie, e corrisponde molto bene al tipo figurato
dal Meneghini. Non è visibile, però, la linea lobale.
Questa specie è diffusa nel Lias medio e non mi risulta sia stata finora segnalata
anche nel Lias superiore.
Lias superiore. Dintorni di Almcnno [Coll. Mus. Univ. Pavia]. Pare appartenga
pure alla medesima forma un esemplare che ha la stessa ornamentazione del precedente,
ma eh’è fortemente schiacciato, dei dintorni di Erve.
Coeloceras norma Dumortier sp.
Ammonites norma Dumortier 1874, Dèpost jurass. bassin Rhone, P. IV, pag. 276, tav. LVII, fig. 7-8.
L’ esemplare è parzialmente immerso nella roccia, lasciando vedere solo una faccia.
L’ andamento assai proverso delle coste, l’accrescimento lentissimo, la convessità dei fianchi
ed altri caratteri minori lasciano, tuttavia, riconoscere questa specie.
Il C. norma è stato indicato nella zona ad Harpoceras opalinum della Valle del
Rodano.
Lias superiore: Dintorni di Almcnno [Coll. Mus. Univ. Pavia].
FOSSILI DEL CRETACEO
Lytoceras subfimbriatum d’Orbigny.
Lyloceras subfimbriaium Mariani 1900, Fossili del Giura e dell’ Infracrelaceo nella Lombardia ,
Atti Soc. It. So. Nat. voi. XXXVIII (1899), pag. 74 (dell’ estr.).
È un buon esemplare, incompleto, di medie dimensioni, ornato dalle caratteristiche
coste radiali ondulate. 1 giri hanno sezione ovale, 1’accrescimento è assai lento.
Questa specie è diffusa nel Neocomiano ed è già stata segnalata in varie altre localilà
lombarde.
Cretaceo: Neocomiano (Maiolica). Palazzago [Coll. Mus. Civ. Milano].
Phylloceras cfr. Thetys d’Orbigny.
Phylloceras Thetys Sarasin e Schóndelmayer 1901, Elude monographique des Ammonites du Créta-
cique infèrieur de Chalel-Saint-Denis. Mém. Soc. Paléont. Suisse, voi. XXVIII, pag. 14, Tav.
I, fig. 6-9.
Alcuni piccoli esemplari di Phylloceras molto compressi sembrano appartenere a questa
specie. In uno un po’ meglio conservato degli altri si scorgono le strie radiali e la traccia
di un solco.
Il Pii. Thetis è una specie diffusa dal Valanginiano sino al Barremiano.
Cretaceo: Barremiano. Sedotta fra Opreno e Burligo [Coll. Mus. Civ. Milano].
Phylloceras sp. ind.
Si tratta di un’ impronta di Phylloceras che non sembra appartenere alla specie pre¬
cedente e che non è determinabile per le cattive condizioni di conservazione.
Cretaceo: Barremiano. Selletta fra Opreno e Burligo [Coll. Mus. Civ. Milano].
Hoplites (Acanthodiscus) cfr. epimeloides (Mgh.) Parona.
Hoplites ( Acanthodiscus) epimeloides ftodighiero 1919, Il sistema Cretaceo del Veneto Occidentale
compreso fra VAdige e il Piave , con speciale riguardo al Neocomiano dei Sette Comuni. Pa-
laeont. Italica, voi. XXV, pag. 107, tav. IX, fig. 9; tav. XII, fig. 1.
150
ARDITO Dii SIO
Di questa specie ho raccolto uti esemplare incompleto, un’ impronta e un frammento
di giro. Il materiale è poco ben conservato, ma il primo esemplare lascia distinguere le
coste di diversa grossezza 6 anche una biforcazione. Per gli altri caratteri, l’accrescimento
lento, l’ombellico ampio ecc. corrisponde specialmente all’esemplare veneto figuralo nella
tav. IX, fig. 9 dell’ op. cit. del Rodighiero. Anche il nostro esemplare è schiacciato
come quest’ultimo.
L Hoplites epimeloides è noto in Valrovina, a Laraon ed a Encgo nel Veneto e il
Rodighiero ne raccolse uno in posto nel «biancone» valanginiano di Costalunga.
Cretaceo : Valanginiano (?). Alveo di un affluente di destra del T. Malanotte, sotto
Burligo [Coll. Mus. Civ. Milano].
Silesites Seranonis d’Orbigny.
Silesiles Seranonis Rodighiero 1919, Cretaceo del Veneto occid. pag. 81, tav. IX, fig. 4, 6.
Questa specie è rappresentata da un piccolo esemplare mediocremente conservato, ma,
tuttavia, determinabile con sufficiente sicurezza e da un’ impronta del tutto analoga al pre¬
cedente. Il primo è un individuo che non ha raggiunto il completo sviluppo, poiché, mal¬
grado qualche solco sia accompagnato da una leggera callosità, le coste sono tutte uguali
e non biforcate. Corrisponde bene, quantunque di dimensioni minori, sia al tipo figurato
dal d’Orbigny, sia all’esemplare della fig. 6 del Rodighiero.
Questa specie, già citata sulla selletta fra Opreno e Burligo dal Parona è abba¬
stanza caratteristica del Barremiano.
Cretaceo: Barremiano. Alveo di un affluente di destra del T. Malanotte, sotto Bur¬
ligo. Selletta fra Opreno e Burligo [Coll. Mus. Civ. Milano].
Aptychus angulicostatus Pictet e de Loriol.
Aptychus angulicostatus Mariani 1900, Fa ss. Giura e Infraeretaceo Lornb. pag. 72 (dell’esfcr.).
Sono pochi esemplari di piccole dimensioni che presentano l’angolosità delle coste
caratteristica della specie.
VA. angulicostatus è una forma frequente nel Neocomiano ed è diffusa anche in
Lombardia nella « Maiolica ».
Cretaceo: Neocomiano (Maiolica). Sotto la Selletta fra Opreno e Burligo [Coll. Mus.
Civ. Milano].
Aptychus sp. ind.
Sono due esemplari di Aptici provenienti da Opreno, ma non determinabili per il loro
stato di conservazione poco buono. Ricordano un po’ gii esemplari attribuiti dal Mene¬
ghini (loft. foss. calcaire rouge amm. ecc. op. cit., Tav. XXV, fig. 3-5).
Cretaceo: Neocomiano (Maiolica). Opreno [Coll. Mus. Civ. Milano].
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA I
Eig. 1. — Modiola orbicularis Desio. Valva sinistra. Retico inf. Presso Maroncella in Val Brem¬
billa [Coll. Mus. Civ. Milano] .......... Pag. 98
Eig. 2. — Modiola orbicularis Desio. Valva sinistra. Retico inf. Presso Maroncella in Val Brem-
billa [Coll. Mus. Civ. Milano] .......... pag. 98
Eig. 3. — Modiola Adrarae Anelli. Valva destra. Retico inf. Val Brembilla [Coll. Mus. Civ. Ber¬
gamo] ............... pag. 98
Eig. 4. — Modiola semicircularis Stoppami. Valva sinistra : tipo della specie. Retico inf. Pralingèr
in Val d’Erve [Coll. Mus. Civ. Milano] ........ pag. 99
Fig. 5. —- Modiola ervensis Stoppane Valva destra : tipo della specie. Retico inf. Pralingèr in
Val d’Erve [Coll. Musi Civ. Milano] ......... pag. 97
Eig. 6. — Modiola gregaria Stoppani sp. Valva sinistra. Retico. Val Taleggio [Coll. Mus. Civ.
Milano] .. pag. 96
Eig. 7. — Myconcha brembillensis Desio Valva destra. Retico inf. Presso Maroncella in Val
Brembilla [Coll. Mus. Civ. Milano] ......... pag. 99
Eig. 8. Pteria aviculoides Stoppami sp. Valva sinistra : tipo della specie. Retico. Val Taleggio
[Coll. Mus. Civ. Milano].pag. 93
Fig. 9. — Gervilleia Galeazzii Stoppami. Valva sinistra: tipo della specie. Retico. Pralingèr in Val
d’Erve [Coll. Mus. Civ. Milano] ......... pag. 95
Eig. 10. —- Cassianella imagnensis Desio. Valva sinistra. Retico inf. S. Omobono in Val Iinagna
[Coll. Mus. Civ. Milano] ........... pag. 94
Eig. 11. — Cassianella fragilis Desio. Valva sinistra. Retico inf. Rota Dentro [Coll. Mus. Civ.
Bergamoj .............. pag. 94
Fig. 12. - Cassianella fragilis Desio. Valva sinistra. Retico inf. S. Omobono in Val Imagna. [Coll.
Mus. Civ. Bergamo] ............ pag. 94
Eig. 13. — Chlamys Foipiani Stoppane Valva destra: tipo della specie. Retico. Euipiano in Val
Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano] ......... pag. 90
Fig. 14. — Pecten (Aequipecten) strozzensis Desio Valva sinistra. Retico medio. Strozza in Val
Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia] ......... pag, 90
Fig. 15. — Chlamys Imaniae (Var.) Tommasi. Valva destra. Retico inf. S. Omobono in Val. Imagna
[Coll. Mus. Civ. Bergamo] ........... pag. 90
Fig. 16. — Placunopsis Mortilieti Stoppane Valva destra: tipo della specie. Retico. Culmine di
S. Pietro in Val Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano] ..... pag. 87
Eig. 17. — Lima (Plagiostoma) lineato punctata Stoppane Val va sinistra : tipo della specie. Retico.
Pura in Val Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano] ...... pag. 89
Fig. 18. — Cardita (Palaeocardita) munita Stoppane Valva destra. Retico. Vedeseta in Val Taleggio
[Coll. Mus. Civ. Milano] ........... pag. 107
Fig. 19. — Cardita (Palaeocardita) spinosa var. aspera Stoppane Valva destra. Retico. Rota Fuori
in Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Bergamo] ....... pag. 108
Fig. 20. — Cardila (Palaeocardita) Talegii Stoppane Valva destra: tipo della specie. Retico. Val
Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano].pag. 108
Eig. 21 a,b. — Homomya lagenalis var. longobardica Desio. Retico medio. Bramano in Val Imagna
[Coll. Mus. Civ. Bargamo] ........... pag. 110
Fig. 22 a,6. Homomya Caffii Desio. Retico. Rota Fuori in Val Imagna [Coll. Mus. Civ. Ber¬
gamo] .pag. Ut
152
A UDITO DESIO
Fig. 23. — Homomya rotaensis Desio. Valva sinistra. Retico. Rota Fuori in Val Imagna [Coll.
Mus. Civ. Bergamo] ..pag. 112
Fig. 24. — Homomya Morii Stoppa?» sp. Valva sinistra: tipo della specie. Retico. Culmine S. Pietro
in Val Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano] ........ pag. Ili
Fig. 25. — Homomya Baldassarii Stoppa?» sp. Valva destra: tipo della specie. Retico. Pralingèr
in Val d’Erve [Coll. Mus. Civ. Milano] ........ pag. 110
Fig. 26. Anatina Amicii Stoppani sp. Valva sinistra : tipo della specie. Retico. Pralingèr in
Val d’Erve [Coll. Mus. Civ. Milano] ..pag. 113
Fig. 27. — Anatina praecursor Quenstedt sp. Valva destra. Retico medio. Vaicava sull’ Albenza
[Coll. Mus. Civ. Milano] ........... pag. 113
Fig. 28. — Anatina Moorei Desio. Valva destra. Retico. Molino del Canto in Val Taleggio [Coll.
Mus. Univ. Pavia] ............ pag- 114
Fig. 29. — Myophoriopis depressa var. bievis Desio. Valva destra. Retico inf. Piazzasco presso
Berbenno in Val. Imagna [Coll. Mus. Civ. Milano] ...... pag. 104
Fig. 30. — Idem.
Fig. 31. — Nucula Matanii Stoppane Valva destra. Retico. Costa Imagna [Coll. Mus. Civ. Ber¬
gamo] . .pag. 102
Fig. 32. — Corbis (?) obscura Tqm. e Piette sp. Valva sinistra. Retico medio. Strozza in Val
Imagna [Coll. Mus. Univ. Pavia].pag. 110
Fig. 33 a, b. — Schafhàutlia Purae Stoppani sp. Valva destra: tipo della specie. Retico. Pura in
Val Taleggio [Coll. Mus. Civ. Milano] . . . . . . . . pag. 109
Fig. 34. — Macrodus (?) imagnensis Desio. Valva sinistra. Retico inf. S. Omobono in Val Imagna
Coll. Mus. Civ. Bergamo] ........... pag. 101.
Fig. 35. — Macrodus (?) quadratus Desio. Valva destra. Retico inf. Rota Fuori in Val Imagna
[Coll. Mus. Civ. Bergamo] ........... pag. 101
Fig. 36. — Macrodus (?) quadratus Desio. Valva destra. Retico inf. S, Omobono in Val Imagna
[Coll. Mus. Civ. Bergamo] ........... pag. 101
Fig. 37 a, b. — Naticopsis imagnensis Desio. Retico inf. S. Omobono in Val Imagna [Coll. Mus.
Civ. Bergamo].. pa,g. 118
Fig. 38. — Cirrus brembillensis Desio. Retico. Val Brambilla [Coll. Mus. Civ. Bergamo] pag. 118
Fig. 39. — Thamnastraea rectilamellosa Winkler sp. Retico. Rota Fuori in Val Imagna. [Coll.
Mus. Civ. Bergamo] ............ pag. 86
Fig. 40. — Asteroceras saltriense Parona. Lias inferiore. Val di Malanotte sull’Albenza [Coll.
Mus. Civ. Milano] ............ pag. 128
Fig. 41. — Oxynoticeras Guibalianum Wright non d’O rb. sp. Lias inferiore. Dintorni di Carenilo
[Coll. Mus. Civ. Bergamo] ........... pag. 134
Fig. 42. — Arieticeras algovianum Oppei,. Lias medio. Col Pedrino sull’ Albenza. [Coll. Mus. Civ.
Bergamo]. pag. 139
Fig. 43. — Fuciniceras Meneghinianum Haas. Lias medio. Col Pedrino sull’Albenza [Coll. Mus.
Civ. Bergamo ............. pag. 140
Fig. 44. — Hildoceras Renevieri Hog. Lias superiore. Dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ.
Pavia] . pag. 146
Fig. 45. — Fuciniceras Cornacaldense var. longobardicum Desio. Lias medio. Col Pedrino sull’Al¬
benza [Coll. Mus. Univ. Pavia] .......... pag. 141
Fig. 46. — Fuciniceras Meisteri Desio. Lias. superiore. Dintorni di Almenno [Coll. Mus. Univ.
Pavia] pag. 145
Mem
A, DESIO, Studi geologici sull’Albenza,
, ' : •' '.A*’,',*
•A
IND.GRAf CALZOLARI.TERRARIO l C.-MILANf
.
.
I . ...
.
INDICE
Prefazione .
Introduzione . ■
La serie stratigrafica
Trias ......
Carnico ......
Norico ......
lietico . .
Giura ......
Liiis .
Sull’età della fauna di Carenilo .
Giura medio e Giura superiore pr. p.
(Rosso ad Aptici) . ,
Giura superiore pr. p. e Infracre-
taceo (Majolica)
Infracretaceo pr. p. e Sopracretaceo
(Scaglia) .
Pliocene.
Quaternario . . . . .
Depositi morenici . . . ,
Depositi lacustro-glaciali
Alluvioni recenti, frane, detriti
Considerazioni generali sulla serie
stratigrafica .
La tettonica.
La falda del Resegone .
La piega dell’Albenza .
La sinclinale del M. Ubione .
L’anticlinale della Val Imagna
La sinclinale della Val Brembilla
Considerazioni sull’età relativa del¬
le dislocazioni .
La morfologia ....
Rapporti fra la struttura tettonica
e la configurazione morfologica
Rapporti fra la costituzione litolo¬
gica e la configurazione mor¬
fologica .
Terrazzi orografici e resti di anti¬
che superficie di degradazione
Pag. 3
« 4
« 9
TI 9
9
n 10
n 12
n 30
» 30
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ii 49
i- 50
n 53
n 54
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it 61
n 62
n 63
« 67
ii 67
n 70
» 74
-i 74
n 74
76
76
n 77
ii 79
Appendice paleontologica . . Pag. 81
Fossili della Dolomia Principale n
Gyroporella vesiculifera Giimbel . n
Myoconcha cfr. Taramellìi Tommasi n
n Cornalbae Stopp. sp. . n
ii radians Stopp. sp. . n
Pecten Imaniae (Vanisco) Tommasi n
Perna exilis Stoppani sp. . . »
Macrodus cfr. Songavatii Stopp. sp. n
Myophoria Balsami Stoppani . . «
ii cfr, pietà Lepsius . . n
? Cucculaea Porroi Tommasi . . n
Megalodus Giimbelì Stoppani . . n
Worthenia contabulata Costa sp. . n
n Escheri Stoppani sp. . n
Undularia Quenstedti Stoppani sp. n
81
81
81
81
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82
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83
83
83
Fossili del Retico
84
Bactryllium striolatum ETeer . . n
Otozamites latior Saporta . . n
Pentacrinus bavaricus Winkler . n
Thecosmilia clathrata Emmr. sp. . n
n (imbonii Stoppani . r
Styiophyllopsis rudis Emmr. sp. . ii
Thamnastraea rectilamellosa Win¬
kler Sp. ..... Il
Astraeomorpha confusa Winkler sp. n
Coccophyllum acanthophorum Erecb n
Placunopsis Schafhàutli Winkler sp. n
n Morti lieti Stoppani sp. n
ii alpina Winkler sp. . n
n sp. ind. . . . n
Plicatula (?) papyracea Stoppani . n
Dimyodon intusstriatum Emmvich sp. n
Lima (Plagìostoma) discus Stoppani n
n (Plagìostoma) punotata Sower-
by sp. ..... n
n (Plagìostoma) praecursor Quen-
stedt sp. ..... n
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84
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89
ARDITO DESIO
164
Lima (Plagiostoma) acuta Stopparli
n (Plagiostoma) lineato-punctata
Stopparli .
Pecten bavaricus Wink)er
n (Aequipecten) strozzensis li.
sp.
Chlamys Foipiani Stopparli sp.
n Imaniae (Var.) Tommasi sp.
« dispar Terquem sp. .
ii Falgeri Merian sp. .
» valoniensis Defrance sp. .
Pteria contorta Portloek sp. .
n aviculoides Stoppaci sp.
» cfr. Sismondae Capellini sp.
11 Gea d’Orbigliy sp.
n sp. ind. .....
Cassianella speciosa Merian .
ii fragilis sp. n.
11 imagnensis sp. n.
Gervilleia inflata Schafhàutl
ii praecursor Qnenstedt
n Galeazzii Stoppaci .
n cfr. salvata Bruncer sp.
Mytilus minutus Goldfnss
Modiola gregaria Stoppani sp.
n Visgnolae Mariani
ii ervensis Stopparli sp.
n Schafhàutli Stur sp. .
ii Adrarae Anelli .
ii orbicularis sp, il.
ii cfr. producta Terquem sp.
» (Septiola) pygmaea Miinster
sp.
Myoconcha Cornalbae Stoppani sp.
n brembillensis sp. 11 .
Pinna papyracea Stoppaci
il miliaria Stoppani .
M acrodus Azzarolae Stoppaci sp. .
n pumilus Dittmar sp.
n (?) imagnensis sp. ti.
ii (?) quadratus sp. n.
Nucula Matanii Stoppani
Leda Deffneri Opp. e Suess
n percaudata Giimbel
n Borsonii Stoppani .
Palaeoneilo Zannonii Stoppani sp.
Myophoria prealpina Jeannet .
ii inflata Emmerick .
Myophoriopis isosceles Stoppaci sp.
n depressa Moore sp.
var. brevis n. f.
Pag. 89
89
» 90
» 90
n 90
ii 90
n 91
« 91
n 92
n 92
n 93
» 93
» 93
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n 94
» 94
n 94
n 95
n 95
n 95
•i 96
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n 97
ii 97
ii 98
ii 98
-i 98
n 99
n 99
n 99
n 99
n 100
n 100
n 100
» 100
» 1.01
n 101
» 102
» 102
ii 102
ii 103
n 103
ii 103
ii 103
» 104
n 104
Schizodus (?) alpinus Winkler
Trigonodus elongatus Moore sp.
Conchodus infraliasicus Stoppani .
Mysidioptera faba Winkler sp.
Anoplophora Pralingeri Mariani
Cardinia cultrata Stoppani sp.
n antero-truncata Mariani .
ii Desoudini Terquem .
Cardita ( Palaeocardita) austriaca
Hauer sp. . . . .
n (Palaeocardita) munitaStop-
paui .
ii (Palaeocardita) phaseola
Stoppani sp. . . . .
ii (Palaeocardita) cfr. Quen-
stedti Stoppaci
n (Palaeocardita) lorica Stop-
pani. .
it (Palaeocardita)Talegii Stop-
pani .
« (Palaeocardita) cloacina
Qnenstedt sp. . . . .
ii (Palaeocardita) spinosa
Winkler var. aspera Stoppani
Lucina Stoppaniana Dittmar .
n cinguiata Terquem sp.
Schafhàutlia Purae Stoppani sp. .
ii civatensis Stopp. sp. .
Corbis (?) obscura Terquem e Piette
SP.
Protocardium rhaeticum Mer. sp. .
Homomya Baldassarii Stopp sp.
n lagenalis Schafliàntl sp.
var. longobardica li. f. .
ii M orii Stoppani
ii lariana Stopp. sp. .
ii Caffii sp. n.
ii rotaensis sp. n.
Anatina rhaetica Giimbel
» Suessi Oppel
ii praecursor Quenstedt sp. .
» Amicii Stoppani emend.
Mariani .....
ii cfr. arista Stoppani .
ii Galavesae Mariani
ii Moorei sp. n.
Corbula alpina Winkler .
ti Azzarolae Stoppani
Paracerithium crassecostatum Stop-
pani sp. . . . - .
Promathildia Hemes d’Orbigny sp.
Loxonema infraliasica Stoppani sp.
Pag.
104
n
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114
)i
114
j?
114
ii
115
il
115
li
115
STUDI GEOLOGICI SUI,DA REGTONK DELI.’ALBENZA (PREALPI BERGAMASCHE)
155
Dimorphotectus ascendens Dittmar
Phylloceras cfr. Bernardii Canavari
Pag.
127
S P.
Pag.
116
n (Geyeroceras) cylindri-
Worthenia Oldae Stoppani sp.
11
116
cum Sowerby sp. .
11
127
n pygmaea Stoppani sp. .
11
116
Rhacophyliites cfr. stella Sowerby sp.
11
127
Neritopsis polymorpha Dittmar
11
117
Asteroceras saltriense Parona .
11
128
n acuticosta Dittmar
11
117
Lytoceras articulatum Sowerby sp.
11
128
n Trottii Stopparli sp.
V
117
ii articulatum Sow. var. mul-
Undularia Quenstedti Stoppani sp.
11
117
tiarticulatum Canavari .
11
128
Cirrus brembillensis sp. n.
11
118
Psiloceras cfr. pleuronotum (Cocchi)
Naticopsis imagnensis sp. ri. .
11
J18
Canavari ....
11
129
Terebratula pyriformis Suess .
11
118
Arietites (Arnioceras) mendax Fu¬
n gregaria Suess
11
119
cini var. rariplicatum Fucini
11
129
Colobodus ornatus Agassiz sp.
11
119
n (Arnioceras) Arnouldi Du-
mortier .....
11
130
Fossili del Lias ....
11
120
ii (Arnioceras) ambiguus Ge-
yer sp.
11
130
Lias inferiore .
11
120
ii (Arnioceras) semilaevis
Pentacrinus angulatus Oppel .
n
120
Huer sp. ....
11
130
Cidaris sp. ind. ....
il
120
n (Arnioceras) anomaiiferum
Gryphaea Pictetiana (de Mont.) Stop¬
Fucini .....
11
131
pali! sp. .....
il
121
« (Vermiceras) raricostatus
Ostrea arietis Qnenstedt .
li
121
Zieten .....
11
131
n Haindigeriana E ni m r .
ii
121
n (Veimiceras) hierlatzicum
n irregularis Mst. var. anomala
Hauer sp.
11
131
Tqm. .....
T
121
(?) Arietites sp, ind.
11
131
Plicatula (Terquemia) hettangensis
Aegoceras (Amblycoceras) cfr. pla-
Terquem .....
11
122
nicostatum Sowerby sp.
11
132
Lima (Plagiostoma) gigantea Desìi.
n sp. ind. (ofr. Ae. Listeri
var. exaitata Terquem
11
122
Sow.) .
11
132
Ctenostreon tubsrculatum Terquem
Schlotheimia ventricosa (Sow.) Cana¬
.
11
122
vari sp. .....
11
132
Pecten (Entolium) Hehlii d’Orbigny
11
123
Asteroceras volubile Fucini .
*1
132
n (Entolium) Hehlii d’Orb. var.
Cymbites centriglobus Oppel .
11
133
Di Biasìi Di Stefano
«
133
» laevigatus Sowerby sp. .
11
133
Chiamys valoniensis Defrance sp .
11
123
Oxynoticeras Guibalianum Wright
11
134
n subalpina Parona sp.
11
123
Spiriferina alpina Oppel .
11
135
ii Thiollierei Martin sp.
11
124
n sp, 11 .
11
134
ii dispar Terquem sp.
11
124
Waldheimia (Zeilieria) Engelhardti
Modiola ofr. psilonoti Qnenstedt .sp.
11
124
Oppel .....
11
134
Pinna semistriata Terquem
11
125
n (Zeilieria) perforata
Avicula papyria Quenst. sp. .
11
125
Piette sp. ....
11
134
Worthenia (?) cfr. Capellinii De Ste¬
ii (Zeilieria) ovatissimae-
fani .....
11
125
formis Bockh sp. .
11
135
n sp. ind. Oh etti
11
125
Terebratula Renevieri Haas
11
135
Eucyclus tr.icarinatus Mari. sp.
11
126
Rhynchonella plìcatissimaQueustedt
Promathildia Semele d’ Orbigny sp.
11
126
sp, .
11
135
Atractites sp. ind. (cfr. A. Guidonii
n gryphitica Qnenstedt sp.
11
136
Mgh.) .....
11
126
Psiloceras sp. ind.
11
126
Lias medio.
11
136
Phylloceras Partschi Stur. var. Savii
De Stefani ....
51
127
Pentacrinus cfr. basaltiformis Miller
11
136
156
ABDITO DESIO
STUDI OliOLOGICI ECO.
Cidaris erbaensis Stopp. in Men.
Loriolella Ludovicii Meneghini sp.
Belemnites sp. itici.
Phylloceras anonymum Haas .
» (?) dolosum Meneghini
11 cfr. Zetes d’Orbigny
Lytoceras (Fimbrilytoceras) Capel-
linii Bettolìi .
11 audax Meneghini .
Amaltheus (Paltopleuroceras) spina-
tus Bruguière
Hammatoceras Bonarellii Pariseli e
Viale.
Arieticeras Algovianum Oppel
ii Lottii Gemmellaro sp. .
ii Del Campanai Bucini sp.
n retrorsicosta Oppel
n Lottii Gemm. var. opre-
nensis n. f. .
Fuciniceras Meneghinianum Haas .
» Cornacaldense Tauschs
var. longobardicum n. noni,
n Lavinianum Meneghini
SP.
n Bonarellii Fucini sp. .
Grammoceras Normannianum d’Orb.
n off. Curionii Mene¬
ghini .
Protogrammoceras Meneghinii Bo-
narelli sp. .
» Kurrianum Oppel
Coeloceras fallax Fucini .
Acanthopleuroceras (?) (Canavaria)
cfr. Haugi Gemili, sp. .
Aptychus sp. ind. .
Pygope Erbaensis Sness sp. .
Pag. 136
» 136
a 137
» 137
» 137
.. 138
n 138
n 138
n 138
n 139
n 139
n 139
n 139
n 140
ii 140
» 140
ii 141
ii 141
ii 141
n 142
ii 142
ii 142
ii 142
» 142
» 143
» 143
ii 143
Lias superiore .....
Pag.
143
Posidonia Bronni Voltz .
11
143
Phylloceras Nilssoni Hébert .
»
144
Oxynoticeras Saemanni Dum. sp. .
11
144
Fuciniceras lavinianum Meneghini
sp. var. coniungens Fucini
11
144
ii Meisteri n. nom. .
n
145
Hildoceras Emilianum Beynès
li
145
n bifrons Brug. sp. .
li
146
» Renevieri Hug.
il
146
n sublevisoni Fucini
n
146
n ( Mercaticeras) Mercati
Hauer sp.
il
146
Lillia Chelussii Pariseh e Viale sp.
Li
147
n sulcata Buckman .
11
147
Grammoceras cfr. radians Bromi .
11
147
ii variabile d’Orb. sp.
11
147
Pseudogrammoceras fallaciosum
Bayle .....
11
148
Harpoceras cfr. bicarinatum Zeiten
11
CO
Coeloceras simulans Fucini var.
subplanulatum Fucini .
11
148
» Mortilieti Meneghini sp.
11
148
n norma Dumortier sp. .
11
149
Fossili del Cretaceo ....
11
149
Lytoceras subfimbriatum d’Orbigny
11
149
Phylloceras cfr. Thetys d)Orbigny
11
149
ii sp. ind:
11
149
Hoplites (Acanthodiscus) ofr. epime-
loides (Mgh.) Parona .
11
149
Silesites Seranonis d’Orbigny
11
150
Aptychus angulicostatus Pictet e de
Borio] .....
11
150
Aptychus sp. ind. ....
11
150
Quaternario Pliocene Creta Giura Trias
Memoria Società Italiana Scienze Naturali - Voi. X (1929)
ARDITO DESIO
CARTA GEOLOGICA
del gruppo dell’Albenza
e
delibi Valile I SHfIgSia (Prealpi Bergamasche)
dai rilievi eseguiti nell’estate del 1927
Scala 1:25.000
Ca
No
Rei
Rem
Res
LiH
rrm
LiS
Lm
l-YX.sy.-
Gm
Gs
Cr
PI
ss
• • • • •
SPIEGAZIONE DEI COLORI
Cantico. — (Raibliano). Scisti policromi.
Norico. — (Dolomia Principale) Calcari leg¬
germente magnesiaci grigi o biancastri, Dolomie,
spesso sub-saccaroidi.
Retico. — Zona prevalentemente scistosa infe¬
riore, Scisti neri associati con calcari marnosi e
arenacei bruni con Avicola contorta,BactriUii ecc.
Retico. — Zona prevalentemente calcarea, me¬
dia. — Calcari madreporici grigio-azzurri con abbon¬
danti resti di coralli; calcari oolitici, calcari mac¬
chiati, calcari marnosi bruni.
Retico. — Zona prevalentemente dolomitica su¬
periore. (Dolomia a Conchodon ). Dolomie e calcari
subsaccaroidi bianchi.
Lias iaferiore. — Hettangiano. Selci bianche,
calcari chiari, in strati sottili.
Lias inferiore. — Sinemuriano. Calcari selciosi
nero-azzurri (pietre da coti) con noduli e liste di
di selce nera. Calcari marnosi da cemento.
Lias medio. — Pleisbachiano-Domeriano. Cal¬
cari selciferi bruno-chiari e bianco-giallastri.
Lias superiore e Giura medio (pr.p.) — Toarcia-
no-Aieniano.(Ammonitico rosso lombardo). Calcari
marnosi e selciosi rosso-mattone e verdi in strati
sottili.
Giura medio (pr. p.) e superiore (pr. p.) —
(Rosso ad aptici) - Selci rosse in strati sottili.
Giura superiore (pr. p.) e Infracretaceo (pr, p.) —
(Maiolica) - Calcari puri bianchi o grigi con no¬
duli di selce.
Infracretaceo (pr. p.) e Sopracretaceo. — (Scaglia).
Scisti marnosi policromi; arenarie plumbee, calcari
marnosi azzurri (Flysch).
Pliocene. — Argille azzurre con fossili marini.
Alluvioni preglaciali e singlaciali,
Morene sparse e cordoni morenici
C=
!—_|jn_—_ Argille dei depositi lacustro-glaciali.
+ + + +
+ Fr +
+ + + +
Alluvioni recenti.
Frane.
y.’ti.v.
• • •• • •
Detriti.
Alvei attuali.
VPb
+
T
Principali località fossilifere.
Miniere di galena.
Strati orizzontali.
Strati inclinati.
Strati verticali.
Margini delle masse accavallate («Scaglie»).
Faglie,
Pretti ? 0 St.° Cartografico G.Giardi-Firenze
Fase. VII. Cocchi I. — L’uomo fossile nell’Italia centrale. 1867. Con 4 tavole.
» Vili. Garovaglio S. — Manzoniu caniiana, novum Lichenum Angiocarporum
genus. 1866. Con 1 tavola.
» IX. Seguenza G. — Paleontologia malacologica dei terreni terziari del
distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi). 1867. Con 1 tavola.
» X. Diirer B. — Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa Carlotta sul
lago di Como, ecc. 1867. Con 4 tavole.
VOLUME III.
Fase. I. Emery F. — Studi anatomici sulla Vipera Redii. 1873. Con 1 tavola.
» II. Garovaglio S. — Theolopsis, Belonia, Weìtenwebera et Limboria, qua-
tuor Lichenum angiocarpeorum genera recognita iconibusque illu¬
strata. 1867. Con 2 tavole.
» III. Targioni Tozzetti A. — Studi sulle Cocciniglie. 1867. Con 7 tavole.
» IV. Claparède E. R. e Pancieri P. — Nota sopra un Alciopide parassito
della Cydippe densa Forsk. 1867. Con 1 tavola.
» V. Garovaglio S. — De Berta sari i Europae medine commentatio. 1871.
Con 4 tavole.
VOLUME IV.
Fase. I. D'Acchiardi A. — Corallari fossili del terreno nummulitico delle Alpi
venete. Parte seconda. 1868. Con 8 tavole.
» II. Garovaglio S. — Ochtona Lichenum genere vel adhuc controversa, vel
sedis prorsus incertae in systemate, novis descriptionibus iconibusque
accuratissimis illustrata. 1868. Con 2 tavole.
» III. Marinoni C. — Le abitazioni lacustri a gli avanzi di umana industria
in Lombardia. 1868. Con 7 tavole.
» IV. (Non pubblicato).
» V. Marinoni C. — Nuovi avanzi preistorici in Lombardia. 1871. Con 2
tavole.
VOLUME V.
Martorelli G. — Monografìa illustrata degli uccelli di rapina in Italia.
1895. Con 4 tavole.
VOLUME VI.
Fase. I. De Alessandri G. — La pietra da cantoni di Possignano ' e di Vi¬
gnale. Studi stratigrafici e paleontologici. 1897. Con 2 tavole e 1
carta geologica.
» II. Martorelli G. — Le forme e le simmetrie delle macchie nel piu¬
maggio. Memoria ornitologica. 1898. Con 1 tavola.
» III. Pavesi P. — L’abbate Spallanzani a Pavia. 1901.
VOLUME VII.
Fase. I. De Alessandri G. — Studi sui pesci triasici della Lombardia. 1910.
Con 9 tavole.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME Vili.
Fase. I. Repossi E. — La bassa Valle della Mera. Studi petrografici e geolo¬
gici. Parte I. 1915. Con 3 tavole.
*> II. Repossi E. — La bassa valle della Mera. Studi petrografici e geolo¬
gici. Parte II. 1916. Con 9 tavole.
» III. Airaghi C. — Sui molari dell’elefante delle alluvioni lombarde. 1917.
Con 3 tavole.
VOLUME IX.
Fase. I. Bezzi M. — Studi sulla ditterofauna nivale delle Alpi italiane. 1918.
Con 2 tavole.
■ » II. Sera G. L. — Sui rapporti della conformazione della base del cranio
colle forme craniensi e colle strutture della faccia nelle razze
umane. - (Saggio di una nuova dottrina craniologica con parti¬
colare riguardo dei principali crani fossili). 1920. Con 2 tavole.
» III. De Beaux 0. e Festa E. — La ricomparsa del Cinghiale nell’Italia
settentrionale-occidentale. 1927. Con 7 tavole.
VOLUME X.
Fase. I. Desio A. — Studi geologici sulla regione deU’Àlbenza (Prealpi Ber¬
gamasche). 1929. Con 1 carta geologica e 1 tavola.
Le Memorie sono in vendita presso la Segreteria della Società Italiana
di Scienze Naturali, Milano, Palazzo del Museo Civico.
•-
I