HARVARD UNIVERSITY
LIBRARY
OF THE
Museum of Comparative Zoology
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MUS. COMP. ZOO
LIBRARY
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MEMORIE
DELLA
QCT 21 1965
HARVARD
UNIVERSITY,
SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
DI MILANO
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Volume XIII
CON 2 2 TAVOLE
MILANO
1 961 - 1 963
INDICE DEL VOLUME XIII
Fascicolo I (1961)
Venzo S. — Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico del G-arda.
Parte II: Tratto orientale Garda-Adige e anfiteatro atesino
di Rivoli veronese. Con carta al 25.000, 9 tavole, 25 figure nel testo p(l(]. 1
Fascicolo II (1963)
Pinna G. — Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe 'Curati
(Erba, Como). Generi Mercaticerax, P.seudoruercaticeras e
Brodieia. Con 1 cartina, 1 tavola, 1 spaccato nel testo e 3 tavole f. testo » 65
Fascicolo III (1963)
Zanzucchi G. — Le Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) di Eutratico
in Val Cavallina (Bergamasco orientale). Con cartina geologica,
schizzo stratigrafico e 8 tavole f. testo ....... 99
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MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
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MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XIII - Fase. I
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NÒV- 71961 '
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SERGIO VENZO
RILEVAMENTO GEOLOGICO
DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
Parte II: TRATTO ORIENTALE GARDA - ADIGE E ANFITEATRO
ATESINO DI RIVOLI VERONESE
Con Carla al 25.000, 9 favole, 25 figure nel teslo
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Islilulo di Geologia e Geografia dell'Università di Parma
col contributo del «Consiglio Nazionale delle Ricerche»;
Comitato per la Geologia, Geografia e Mineralogia
MILANO
Elenco delle Memorie della Società Italiana
di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME I.
Fase. I. Cornalia E. — Descrizione di una nuova specie del genere Felis :
Fella jacobita (Oorn.) 1865. Con 1 tavola.
» IL IVlagni-Griffi F. — Di una specie di Hippolais nuova per l’Italia.
1865. Con 1 tavola.
» III. Gastaldi B. — Sulla riescavazione dei bacini lacustri per opera degli
antichi ghiacciai. 1865.-Con 2 tavole.
» IV. Seguenza G. — Paleontologia malacologica dei terreni terziarii del
distretto di Messina. 1865. Con 8 tavole.
» V. Gibelli G. — Sugli organi riproduttori del genere Verrucaria. 1865.
Con 1 tavola.
» AM. Beggiato F. S. — Antracoterio di Zovencedo e di Monteviale nel
Vicentino. 1865. Con 1 tavola.
» VII. Cocchi I. — Di alcuni resti umani e degli oggetti di umana industria
dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 1865.- Con 4 tavole.
» Vili. Targioni Mozzetti A. — Come sia fatto l’organo che fa lume nella luc¬
ciola volante dell’Italia centrale (Luciola italica) e come le fibre mu¬
scolari in questo ed altri Insetti ed Artropodi. 1865. Con 2 tavole.
» IX. Maggi L. — Intorno al genere Aelosoma. 1865. Con 2 tavole.
» X. Cornalia E. — Sopra i caratteri microscopici offerti dalle Cantaridi
e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse'. 1865. Con
4 tavole.
VOLUME IL
Fase. I. Issel A. — Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa. 1866.
» II. Gentilli A. —■' Quelques considórations sur l’origine des bassins laqu-
stres, à propos des sondages du Lac de Come. 1866. Con 8 tavole.
» III. Molon F. — Sulla flora terziaria delle Prealpi venete. 1867.
» IV. D’Achiardi A. — Corallarj fossili del terreno nummulitico delle Alpi
venete. Parte I. 1866. Con 5 tavole.
» V. Cocchi I. — Sulla geologia dell’alta Valle di Magra. 1866. Con 1 tavola.
» VI. Seguenza G. — Sulle importanti relazioni paleontologiche di talune
rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni di Sicilia e del-
l’Africa settentrionale. 1866. Con 1 tavola.
» VII. Cocchi I. — L’uomo fossile nell’Italia centrale. 1867. Con 4 tavole.
» Vili. Garovaglio S. — Manzonia cantiana, novum Lichenum Augiocarporum
genus. 1866. Con 1 tavola.
» IX. Seguenza G. — Paleontologia malacologica, dei terreni terziari del
distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi). 1867. Con 1 tavola.
» X. DIirer B. — Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa Carlotta sul
lago di Como, ecc. 1867. Con 4 tavole.
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XIII - Fase. I
SERGIO VENZO
RILEVAMENTO GEOLOGICO
DELL'ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
Parte II: TRATTO ORIENTALE GARDA - ADIGE E ANFITEATRO
ATESINO DI RIVOLI VERONESE
Con Carta al 25.000, 9 favole, 25 figure nel testo
Istituto di Geologia e Geografia dell’.Università di Parma
col contributo del «Consiglio Nazionale delle Ricerche»;
Comitato per la Geologia, Geografia e Mineralogia
MILANO
ì 9 6 I
Premessa
Il presente rilevamento è la continuazione estremo-orientale di quello già eseguito un lustro
fà ad ovest dell’Anfiteatro ( 1 ) gardense, sulla sponda lombarda, e pubblicato su queste stesse Me¬
morie (1957). I miei rilievi sul terreno vennero incoraggiati anche questa volta dal prof. Giuseppe
Nangeroni delPUniversità Cattolica di Milano, con contributo finanziario del « Consiglio Nazionale
delle Ricerche ». Voglio qui ringraziare il collega ed amico Nangeroni, appassionato animatore delle
ricerche sul Quaternario, che ebbe per primo ad identificare il morenico Giinz nella Lombardia
occidentale (1929): morenico ora riscontrato anche ad est del Garda (Carta). Ringrazio inoltre la
Presidenza della Società Italiana di Scienze Naturali e il Direttore del Museo Civico di Storia Natu¬
rale di Milano, dott. Edgardo Moltoni, per aver accolto il mio lavoro in queste Memorie.
Le mie prime osservazioni nella zona orientale, veneta, risalgono aU’ormai lontano 1934 ( 2 ’ 3 );
ma esse erano sopratutto stratigrafiche e riguardavano l’Oligomiocene del M. Moscai-Rocca di
Garda, che si trovano affogati tra il morenico, nel bel mezzo del presente rilievo. Essi vennero sin
d'allora illustrati da spaccati (Neogene p. 62 e 66) e da Cartina geologica 25.000, con morenico
fresco indicato con unico colore. A pagina 62, osservai che : « Quasi sulla cima del M. 8. Michele
di Cavaión (M. Moscai) e nella conca di 8. Andrea sopra Incaffi, appaiono depositi loessici della po¬
tenza di diversi metri. La conca d’Incaffi in basso è costituita da materiali morenici, che assumono
grande sviluppo nella pendenza verso il Lago, dove, sono incisi dalla Vaisorda-, il Penck vi distinse
depositi rissimi e specialmente wurmiani ». Il loess di S. Michele venne allora da me indicato anche
nello spaccato della pag. 62.
Le prime prospezioni sul Quaternario ebbero invece inizio nel maggio 1948, quando fui accom¬
pagnato all’Anfiteatro di Rivoli dall’amico dott. Giuseppe Stegagno, noto geografo di Verona.
Tornai con Lui per una quindicina di giorni anche nella successiva primavera 1949 ; ma mi resi
ben presto conto trattarsi di lavoro troppo esteso e di grande impegno, che richiedeva laboriosi
rilievi di dettaglio e poteva durare per anni. Soltanto nel 1957, completati i rilevamenti in Lom¬
bardia e sull’anfiteatro occidentale del Garda, potei riprendere col contributo del C.N.R. il vecchio
lavoro con dati ed esperienza nuovi.
Nella escursione del Deuqua settembre 1958, diretta dal prof. H. Louis dell’Università di Mo¬
naco e da me guidata, purtroppo in un sol giorno e mezzo, all'Adda di Paderno, a Leffe e nella zona
di Salò, ebbi a constatare l’opportunità della collaborazione di pedologo professionista; il che non
era sinora stato possibile, fare a sud delle Alpi ( 4 ). * (*)
( 1 ) In realtà « anfiteatro », nella terminologia classica indica una costruzione a gradinata subcircolare, come
l’Arena di Verona o il Colosseo: quindi il termine d’uso corrente sin dal tempo di Penck per indicare un apparato
morenico frontale sarebbe improprio e dovrebbe venir sostituito con «teatro», sempre inteso nel senso classico.
( 2 ) Venzo S., Il Neogene del Trentino, del Veronese e del Bresciano, Trento 1934.
( 3 ) Venzo S., I fossili del Neogene Trentino, Veronese e Bresciano I e II, Pai. It. 1934 e 1935.
(*) A me era già nota la necessità dei dati pedologici e di numerose analisi geochimiche per i vari terreni, ma
in Italia mancavano purtroppo gli specialisti. Pur Stato agricolo per eccellenza, manchiamo ancora di pedologi pro¬
fessionisti in Lombardia e in Emilia; anzi si può dire che l’unico professionista padano fosse il prof. Alvise Comel,
Direttore della Stazione Chimico-Agraria Sperimentale di Udine. L’unico titolare di Cattedra Universitaria era sino
al 1958 il prof. Paolo Principi della Paeoltà di Agraria di Firenze, al quale è ora succeduto per l’appunto il prof.
Fiorenzo Mancini, già suo Assistente. Altra nuova cattedra è quella della Facoltà di Agraria di Perugia, titolare
della quale è ora il prof. Lippi Boncambi. Ora si occupa di Pedologia anche il prof. A. Pasa del Museo St. Naturale
di Verona.
4
S. YENZO
Sino dal marzo 1959 associai ai miei rilievi il collega ed amico prof. Fiorenzo Mancini, Diret¬
tore dall’Istituto di Geologia Applicata della Facoltà di Agraria dell’Università di Firenze. Egli
mi fu compagno in alcune campagne di rilievo, nella primavera ed autunno 1959 e nel 1960-61;
sempre col contributo del C.N.R.. Il Mancini raccolse assieme a me oltre un centinaio di campioni
nei terreni d’alterazione superficiale del Mindel, del Riss, del Wiirm e nei tre diversi tipi di loess,
notevolmente diffusi nella regione. Le località di prelievo dei vari campioni per ogni terreno, ven¬
gono indicate con asterisco sulla mia Carta, come già ricordato nella nota Mancini, « Osservazioni sui
loess e sui paleosuoli dell’Anfiteatro Orientale del Garda e di quello di Rivoli (Verona ) », pubbli¬
cata nel maggio 1960 sugli Atti della stessa Società di Scienze Naturali di Milano (p. 221-248).
I nuovi dati pedologici furono del massimo interesse per il presente rilievo e talora addirittura
decisivi : per questo la « Collaborazione pedologica Mancini » viene ricordata anche sulla mia Carta
geologica.
Nella primavera 1959, dopo due anni di miei rilevamenti, chiesero di potersi accompagnare
a me e Mancini, nella zona di Costermano, il dott. Fritz Wilhelm, bravo Assistente del prof. Louis
Direttore dell’Istituto di Geografia della Università di Monaco di Baviera, ed il dott. Otto Franzle
neo laureato in Scienze Naturali all’Università di Bonn. Ciò allo scopo di rendersi conto dei terreni
e delle varie distinzioni del morenico a sud delle Alpi per confronti con quelli nord-alpini. Essi fu¬
rono da me condotti, assieme al Mancini, anche a visitare il ferretto del Mindel a nord di Coster¬
mano e la sottostante serie di Val dei Mulini (Gunz-Mindel; Carta)-, li portai inoltre in Yalsorda, ad
ovest del M. Moscai, perchè Mancini potesse raccogliere i campioni dei vari tipi di loess nella serie
già da me rilevata. Anche il Franzle chiese di raccogliere campioni; ma poi, benché più volte av¬
vertito che il Mancini era il mio Pedologo ufficiale (C.N.R.), ne diede notizia affrettatamente e del
tutto inaspettatamente in breve nota pedologica, uscita appena prima di quella Mancini. Il bello è
che il Franzle non degnò d’un cenno chi gli aveva permesso di accodarsi al rilevamento e l’aveva con¬
dotto sul terreno !
Oltreché nell’attuale rilevamento, il Mancini mi accompagnò sino dai primi di marzo del 1959
nella zona del Chiese di Mocasina, ad ovest dell’Anfiteatro, dove prelevammo vari campioni del
tipico ferretto del Mindel (Figg. 9 e 10 nel testo; Tav. YI, fig. 1); nel Riss alterato in terreno rosso-
mattone e da me prima creduto attribuibile al Mindel (come pure Cozzaglio), nonché nel loess di
copertura. Il mio precedente spaccato geologico, revisionato assieme nel marzo 1958 e che viene ora
pili ampiamente discusso e illustrato (figg. 2 e 10), fu già pubblicato preliminarmente da Mancini a
p. 235. Ciò anche per indicare l’esatta provenienza dei campioni pedologici ed uniformarne l’inter¬
pretazione su ambedue i tratti del medesimo Anfiteatro.
Qualche collega tedesco partecipante all’Escursione Deuqua, nella fuggevole visita a Leffe
aveva espresso l’opinione che la serie Yenzo-Lona ( 1 > 2 ) potesse forse ringiovarnirsi di una glacia¬
zione, col Riss invece che il Mindel al tetto. Ciò, secondo l’interpretazione di Penck 1909, che aveva
attribuito Leffe all’Interglaciale Mindel-Riss, considerando 1 ’Elephas meridionalis come antiquus.
Per questo nella primavera 1960 tornai con Mancini a eampionare i terreni del terrazzo di sbarra¬
mento di Casnigo, al tetto della serie lacustre potente circa 100 metri. Come illustro nella fig. 4 (p. 15)
ed a Tav. VI, fig. 1, sopra ai conglomerati di tetto si trova il tipico ferretto lombardo, rosso e comple¬
tamente decalcificato, dovuto ad intensa alterazione pedologica durante il lungo Interglaciale Mindel-
Riss. Esso è coperto da loess giallo completamente argillificato, in giacitura a tasche, che non può
essere più recente del Riss. Segue debole copertura di loess wùrmiano. Le attuali analisi pedologiche
Mancini costituiscono brillante conferma dell’antichità della serie lacustre di Leffe, che si sviluppa
C) Venzo S., Binvenimento di Anancus arvernensis nel Villafranchiano dell’Adda, di Archidislcodon meridionalis
a Beffe eco., 1950.
( 2 ) Lona F., Contributi alla storia della vegetazione e del clima nella Val Padana. Analisi pollinica del giaci¬
mento villafranchiano di Leffe. 1950.
RI LEVAMENTO GEOLOGICO DELL 'ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
in basso per 100 metri, sino al Donau e non può affatto venir ringiovanita ; come provano anche i dati
paleontologici, e particolarmente la meravigliosa successione pollinica, completata in alto sino al
Mindel II (Lona-Venzo (Q, Comunicazione V° Inqua Madrid 1957 ; Lona ( 2 ), 1958). Della questione
viene ora trattato in apposito Capitolo sui confronti tra la serie morenica Gùnz-Mindel di Val dei
Mulini (Garda) e quella di Leffe. Ad essa è inoltre accennato in mia comunicazione al VI 0 Inqua
di Varsavia: « The plio-pleistocene bounda/ry in Italy » (1961).
Allo stesso Congresso Internazionale sul Quaternario (agosto-settembre 1961) presento co¬
municazione in francese del presente rilevamento (spedita alla Segreteria nel gennaio ’61).
Tra la Carta del fianco occidentale e l’attuale, che costituisce la «chiave» per l’interpreta¬
zione di tutto l’anfiteatro morenico, rimane ancora un’interruzione di oltre 4 Tavolette I.G.M.. Mi
riprometto poter completare col contributo del C.N.E. il rilevamento, sempre con la collaborazione
del collega pedologo Mancini. Con qualche revisione e aggiornamento del tratto occidentale in base ai
nuovi dati, si potrà giungere alla pubblicazione di Carta al 50.000 comprendente tutto l’anfiteatro
gardense, che si può ritenere il più bello, il più esteso e completo delle Alpi meridionali.
Sono infine lieto di ricordare che nella primavera 1961, — dopo aver veduto le serie nord-al¬
pine ed austriache — venne a visitare la serie di Leffe e la presente del Garda orientale, il Collega
americano doti. Gerald Richmond; geologo del Quaternario e pedologo del «II. S. Geological Survey
— Denver Federai Center — Denver, Colorado. Ciò allo scopo di conoscere le serie del Pleistocene a
nord ed a sud delle Alpi, coi terreni di alterazione, per la divulgazione in Nordamerica ; nonché per
tentare il parallelismo colle serie americane dal Nebraskan al Wisconsin. Riscontrata sul terreno la
presente successione Giinz - Wiirm tripartito del Garda orientale - Rivoli, con Carta e spaccati alla
mano (in bozze), il gentile Collega la disse una delle più complete, provate e convincenti del Sistema
alpino : sia per la distinzione delle morene coi loro palesuoli, sia per la fortunata presenza dei vari
terrazzi con esse raccordati.
Parma, Istituto di Geologia e Geografia dell’Università , aprile 1961.
Cenno ai precedenli lavori. — Le prime osservazioni utili sul morenico orientale del Garda
sono dovute a Nicolis, acuto naturalista di Verona (Ind. Bibl. ; 1899 e 1901), ed al Sacco (1896).
Segue nel 1909 il classico lavoro di Penciì, il Padre del Glaciale alpino : ma sopratutto servì di base
al presente rilevamento il Foglio geologico Peschiera dovuto a Cozzaglio (1934), colle Note illustra¬
tive (1933). Pressoché contemporaneo è il lavoro di S. Venzo sul Neogene di M. Moscài e Rocca di
Garda (1934), con Cartina geologica nella zona centrale della presente Carta. Il rilevamento al
100.000 di Cozzaglio, che interessa tutta la serie pre-quaternaria sino al Trias, dà una visione gene¬
rale del grande anfiteatro gardense. Molte sono ormai le modifiche apportate, dovute ad un ven¬
tennio di rilevamenti nel Pleistocene lombardo, ed ai nuovi dati paleozoologici, palinologici, geo¬
morfologici, pedologici ed anche paietnologici: cenno ad esse verrà fatto via via nel corso del lavoro.
Del resto il lettore potrà fare direttamente i confronti osservando le due Carte.
Seguirono note di Klebelsberg (1936) e di Todtmann (1950)’ nelle quali la massima cerchia
viene considerata wùrmiana, in accordo con Penck. E’ del 1941, la breve nota di Vitéz v. Szalay,
« Die Eiszeitgletscher ini Etschtal bei Verona », con osservazioni sulla zona di Parona (fuori della
Carta) e la Valpolicella. Dopo il mio rilevamento del Garda occidentale 1957, uscì nell’inverno 1960
( 1 ) Lona F. e Venzo S., Successione pollinica della serie superiore ( Giinz-Mindel ) di Leffe (Bergamo), V IN¬
QUA Madrid, settembre 1957.
( a ) Lona F. e Follieri 37., Successione pollinica della serie superiore di Leffe, 1958.
6
S. VENZO
la breve nota pedologica di Franzle (1959, pp. 289-96) « Untersuchungen uber Ablagerungen und
Boden ini eiszeitlichen Glelschergebiet Nord-Italiena », con cenno alla serie del Torrión di Vaisorda
da lui osservata accodandosi a me e Mancini nella primavera 1959 ; come già ricordato. Le sue osser¬
vazioni pertanto collimano con quelle del collaboratore pedologo Mancini, che illustra « I loess ed i
paleosuoli dell Anfiteatro orientale » (maggio 1960) con 6 istogrammi granulometrici inerenti il tipico
ferretto del Mindel, il loess rissiano, il loess dell r Anaglaciale li. I e quello tardo-wiirmiàno. Le sue
osservazioni, di grande interesse per il presente rilievo, sono inoltre chiarite da spaccato e 3 foto di
paleosuoli, eseguiti assieme durante i lavori di campagna.
Nella decorsa estate 1960, Habbe pubblicò la nota « Zur kUmatischen Morphologie des Alpen-
siidrands - Untersuchungen in den Mordnen Amphitheatern des Gardasees » (pp. 179-200), che inte¬
ressa gran parte della mia Carta a sud di Caprino. Essa è illustrata da Cartina schizzo 50.000 in nero,
che ricalca il 100.000 Cozzaglio 1934, e da alcuni profili.
Nella Cartina Habbe viene dato enorme sviluppo al Riss, che include non solo la massima cer¬
chia, che ora attribuisco per la sua freschezza al W. I (in accordo con Penck), ma anche il mio
IL. li colle corrispondenti fasi cataglaciali di arresto. Tutto Panfiteatrino atesino di Rivoli, benché di
aspetto molto fresco e quasi mancante di paleosuolo verso l’interno, viene da Habbe considerato ris¬
siano. Infatti dalla sua Cartina non risulta alcuna cerchia del ghiacciaio wurmiano dell’Adige, mentre
Cozzaglio perlomeno aveva considerate wiirmiane le due cerchiette più interne.
Il grande anfiteatro wiirmiano del Garda rimarrebbe pure ridotto all’ultima attenuata cer¬
chia Bardolino-Lazise (a cerchietti). Questo cordone, fortemente argilloso e con scarsi ciottoli spesso
levigati e striati, non può testimoniare fase di maximum, ma piuttosto fase di arresto del ritiro tar-
dowiirmiano a morene argillose di fondo {Caiaglaciale W. 11 della mia Carta). Ad estendere il Riss,
Habbe fu probabilmente indotto dal rilievo Cozzaglio e anche dal fatto che io stesso ad occidente
del Garda ebbi ad attribuire la massima cerchia al R. II invece che al IL. I.
Come appare dalla mia Carta il suo sistema « Schmelzwasserrinnèn und Schotterfelder » è com¬
prensivo : del mio alto terrazzo ad argille rosso-arancio del FI. Riss (in arancio); dell’esteso sistema
del FI. IV I e rispettivo cataglaciale (in azzurro); nonché del mio FI. IL. II e rispettivi stadi di ritiro
(in celeste chiaro). Non vengono da Habbe distinti i conglomerati, tanto diffusi nella regione. Il suo
Mindel, a morenico con crocette, è indicato solo ad est di Caprino, come già Cozzaglio : ma il cor¬
doncino di Vignol-Montecehio non è ferrettizzato e non si può attribuire a glaciazione più antica del
Riss. Gli sfuggirono inoltre, probabilmente per la loro esiguità, i quattro lembi di tipico ferretto
del Mindel, distinti in rosso sulla mia Carta ed oggetto anche di analisi pedologiche Mancini. A
nord della sua Cartina egli non cartografo il potente morenico insinuato in alto sopra Caprino sino
a Rubiana, pure probabilmente mindeliano.
Dei 10 lembi di loess conservati nella zona e testimoni della massima importanza per la rico¬
struzione climatica, sulla Cartina Habbe risultano indicati solo due lembi di Loss ed uno di Lòss-
lehm a M. Moscai : questi, ricordati dal sottoscritto sino dal 1934 (Neogene, p. 62), furono già. oggetto
della precedente nota Mancini e di sue accurate analisi pedologiche. Habbe analizzò il Loss della
Vaisorda, che attribuirebbe a fase anaglaciale del Riss II, invece che del Wiirm I.
LIMITI DEL RILIEVO E CENNO ALLE NUOVE OSSERVAZIONI :
DISCUSSIONE SULLE DISTINZIONI CRONOLOGICHE E SUI CRITERI SEGUITI
Il presente rilevamento al 25.000 comprende le seguenti Tavolette I.G.M., elencate da SO : Ca-
stelnuovo di Verona (metà N), Pescantina (NO), 8. Pietro Incarnano (O), Bardolino, S. Vigilio (an¬
golo NE), Caprino, Dolce (angolo SO) e Toscolano (angolo SE). La Carta rilevata, con superficie di
circa 4 Tavolette, interessa l’Anfiteatro gardense da S. Zeno di Montagna sino a sud di Lazise; l’ap-
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA 7
parato di trasfluenza gardense per l’ampia insellatura a nord del M. Canforàl, sino a Castione Ve¬
ronese-'Virle; l’estesa zona ad est dell’Adige sino a S. Ambrogio coi terrazzi o lembi fluvioglaciali al
limite più orientale dell’Apparato gardense. Nel quarto NE la Carta interessa il piccolo ma carat¬
teristico Anfiteatro di Rivoli (Tav Vili e fig. 21, a pag. 34) e la più bassa Val d’Adige sino a Dolcé,
cucchiaio di esarazione wùrmiano a nord della Chiusa (Tav. IX, fig. 2) e già lago nel Cataglaciale
W. Il e nel successivo Interstadio W. II/III (figg. 22-24, a pag. 49).
I cordoni morenici freschi in corrispondenza dell’ampia insellatura sui 590 metri a nord del
M. Cordespino, stanno a testimoniare che anche nel Wùrm si poteva verificare tracimazione glaciale
dalla Val d’Adige verso Porcino. A sud del M. Cordespino, la cresta del vecchio Forte S. Marco, a
calcari oolitici del Dogger, era superata dal ghiacciaio atesino che ad ovest dava luogo alla grande
cerchia 17. I sud di Lubiara-M. Ceredello-M. Zovo (Tav. I, fig. 2): questa sviluppandosi a SO costi¬
tuisce la cerchia morenica frontale e principale dell’Anfiteatro di Rivoli, che rigira verso sud sino
al M. Mesa ed alla Chiusa di Ceraìno. Mancano invece morene atesine nell’alta insellatura degli
Spiazzi, a nord del Cordespino* nonché nell’ampia vallata del Tasso sino a Porcino. Così pure manca
ogni traccia di morenico, anche scheletrico, nell’insellatura sui 700' metri della Val dei Lumini, con
potente deposito di terra rossa carsica locale. Ciò prova che non potè verificarsi trasfluenza glaciale
dal Garda di Pai-M. Castelle verso Caprino, neppure nel Mindel, la più alta ed estesa glaciazione.
Invece nella zona collinare pedemontana sopra Caprino sino a Rubiana di sotto (m 370), allo
sbocco della vallata dei Lumini, è insinuato potentissimo morenico gardense-atesino a quota assai
superiore a quella testimoniata dalle cerehie rissiane anche più esterne. E questo coll’attuale attribu¬
zione della massima cerchia al 17. I invece che al R. 11, come già da me erroneamente ritenuto per
il Garda occidentale. Tale morenico, spesso argilloso-sabbioso e di fondo ma ricco anche di ciottoli
atesini, appare di aspetto fresco perchè fortemente dilavato ed eroso. Cozzaglio attribuì tali « Sabbie-
atesine di Caprino» all’Interglaciale Riss-Wùrm, ed esse sono altresì fuori del rilievo di Habbe, Per
la loro freschezza, che lascia naturalmente perplesso il pedologo, non le indicai col rosso del Mindel,
contrassegnandole a cerchietti rossi : ma esse non possono che testimoniare il Mindel. Solo allora i
due ghiacciai del Garda e dell’Adige potevano confluire, ingorgandosi ed insinuandosi così in alto
sopra il Riss. Questo sembra concordare, come quota, colla posizione dell’alto cordoncino morenico
ghiaioso, quasi scheletrico, sopra Cà Verde, ad est della Val d’Adige sopra S. Ambrogio {Carta).
Cenno alle distinzioni della Carta e discussioni cronologiche. — In tutto l’anfiteatro
orientale del Garda, nonché in quello di Rivoli, la più forte e potente cerchia risulta ghiaiosa, con
pareti ripide e di aspetto fresco; come già osservato da Penck, Klebelsberg e Todtmann. La mor¬
fologia appare di tale frechezza, che spesso è conservata la cresta della massima cerchia. Essa costi¬
tuisce lo spartiacque di ambedue gli anfiteatri. L’alterazione è ridotta a meno di mezzo metro di ter¬
reno bruno, che al di sotto passa a ghiaie bianche. Spesso, per il dilavamento del terreno erboso di
superficie, il morenico ghiaioso sembra perfino attuale. Le deboli alterazioni in giallo ocra, che
al Garda occidentale mi indussero ad attribuire la medesima cerchia al Riss II, qui non sono pre¬
senti ; forse perchè il materiale ghiaioso è costituito da ciottoli quasi esclusivamente bianchi, di Bian¬
cone, Maini bianco, calcari oolitici, calcari appena grigi del Lias, Dolomia principale ecc..
Pertanto la potente cerchia in questione viene attribuita al maximum wùrmiano (17. 1), in
accordo con Penck. Il corrispondente esteso e potentissimo sistema fluvioglaciale, dovuto ai vari sca¬
ricatori indicati sulla Carta (freccie blù)* è pure costituito da ghiaie con alterazioni pedologica in
terreno bruno. I terreni argillosi bruno-rossicci, che spesso colorano tale sistema di terrazzi, sono
conseguenza di dilavamento eluviale o colluviale sia dei terreni rossi carsici, tanto diffusi sui
calcari oolitici e titonici situati a nord, sia del ferretto del Mindel ; ridotto infatti a scarsi lembi re¬
sidui. A tale colorazione rossastra del terreno, sull’altopiano Caprino-Costermano-Affi che è delimi¬
tato da cerehie rissiane alterate in terreno argilloso arancio-rossastro, può aver contribuito notevol-
s
S. VÉNZÓ
mente anche il dilavamento delle stesse durante il W. I ed il rispettivo pluviale (conoidi extra-mo¬
renici di Pèsina-Caprino). Viene così tolto dalla presente Carta il grisé rosa dei terreni rossi dila¬
vati e posteriori al l 'Interglaciale Mindel-Biss, che sulla Carta del Garda occidentale potevano creare
confusione cronologica. L’attribuzione Cozzaglio-Habbe della massima cerchia dell’Anfiteatro orien¬
tale al Riss invece che al W. I, aveva determinata l’erronea datazione anche del corrispondente flu¬
vioglaciale (in azzurro sulla presente Carta).
Il tipico Fluvioglaciale rissiano, da me contrassegnato in arancio, è testimoniato all’esterno
dell’Anfiteatrino di Rivoli, dal terrazzo ad argille rosso-bruno con sottostanti ghiaie bianche del M.
Alto di Gaiùn : esso è sospeso di 120 metri sull’Adige e di circa 25 sul Fluvioglaciale W. I. Allo
stesso Sistema spettano, più ad ovest e sempre all 'esterno delle cerchiett.e rissiane, numerosi altri
lembi. Vari esigui testimoni del terrazzamento rissiano sono conservati anche ad est dell’Adige.
Il Riss è caratterizzato da cerehie ridotte ed un po’ degradate, in generale alterate in argille
rosso-bruno o giallastre (analisi pedologiche Mancini, indicate da asterisco : fig. 15, p. 28). Al di sotto del
terreno di alterazione, al massimo di un metro e mezzo, si trovano ghiaie bianche o morene di fondo
del tutto consimili a quelle del Wurm. Pertanto, se si è verificato forte dilavamento, la distinzione
pedologica non è possibile e bisogna seguire l’allineamento morfologico delle cerehie. Spesso la po¬
tente cerchia del W. I ricopre lembi di morenico rossastro del Riss {Carta).
Tl Mindel è costituito da tipico ferretto’ rosso, alteratissimo e completamente argillificato,
oggetto di analisi pedologiche Mancini (asterischi sulla Carta). Esso risulta ridotto a quattro esigui
lembi testimoni, parzialmente ricoperti verso l’interno dalla cerchia del Riss e da loess (zona di Co-
stermano-Val Tèsina-Val dei Mulini, M. Arzilla e zona di Albaré). Gli altri lembi indicati in rosso
da Cozzaglio, non risultano mindeliani.
Il Gùnz. — Sotto il tipico ferretto del Mindel, affiora in Val dei Mulini sopra Garda, una
serie di quasi 90 metri a banconi di morenico-fluvioglaciale conglomeratico, alternanti con morenico di
fondo più tenero e biancastro, ricco di ciottoli anche atesini levigati e striati (Tav. II, fig. 2; Tav.
Ili; Tav. IV; fig. 1 a pag. 12). Anche in base ai confronti colla nuova serie completa di Leffe (Lona
e Venzo, Madrid 1957; qui figg. 3, 4, a pag. 15 nel testo), credo attribuire le alternanze superiori n. 4-9
che stanno sotto al ferretto su ambedue i lati della valletta, al Minclcl I e Mindel II , che appare debol¬
mente discordante. Questa serie mindeliana, potente circa 40 metri, copre con marcatissima discor¬
danza (Tav. IV, fig. 1) le alternanze moreniche di fondo e fluvioglaciali cementate, che numero 1-3.
Credo attribuire queste formazioni inferiori al Gùnz, qui affiorante da 40 sino a 80 metri sotto il
ferretto del Mindel. Esso sta a confermare la mia precedente attribuzione del morenico-fluvioglaciale
conglomeratico di Punta del Corno (Salò).
Alcuni Colleghi d’oltralpe sembrano scettici sulla presenza del Gùnz di Penck nella zona tipica
delle Prealpi bavaresi (Obergiinzburg ecc.) : ma nella zona sudalpina, il Gùnz affiora stratigrafica-
mente una quarantina di metri sotto al Mindel nei corsi d’acqua più incisi del Varesotto (Nangeroni),
della Brianza (Riva) dell’Adda di Paderno (Venzo). Nella serie lacustre a pollini ed El. meridio-
nalis, Rhin. etruscus di Leffe (Lona-Venzo 1950-58), il Gùnz si trova pure 40 metri sotto al ferretto
che copre i conglomerati di sbarramento (analisi pedologiche Mancini 1960 e figure a pag. 15). Sot¬
tostanti al Gùnz, tripartito, si trovano a Leffe 13 metri di microvarve o gyttjas interglaciali; ed
ancor sotto il Donati bipartito. Questa glaciazione, e non il Gùnz, risulta pertanto la più antica delle
Alpi.
I conglomerali. — Sulla Carta indico a pallini verdi le morene ed i conglomerati fluvio-
glaciali del Gùnz: a pallini rossi, i conglomerati del Mindel (Val dei Mulini, Val Tesina, vailetta
del Molinet sopra Garda, sopra Gaiùn, e quelli calcarei con rarissimi porfidi atesini del Montécio di
S. Ambrogio). Con pallini blù distinguo i conglomerati fluviali dell’Adige, di base alle scarpate dei
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL'ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
9
terrazzi FI. W. I (in azzurro) e FI. 17. Ili (in verde chiaro). Ad ovest del Pontón e nella valletta
del Progno Tasso, essi stanno sotto alla grande cerchia del W. I e coprono il morenico Riss (profili
.18 e 19). Pertanti essi vengono da me attribuiti all’Interglaciale Riss-Wùrm: pur tuttavia, nella
profonda incisione dell’Adige, quasi 50 metri sotto, è possibile che essi siano ancora più antichi ( Inter¬
glaciale M-B? ■ idrofili 18-20 a pag. 34).
Sulle suddivisioni del Wurm. — L’attribuzione della massima cerchia al maximum wiir-
miano (IP. 7) invece che al B. II, obbliga a datare al 17. II la forte cerchia più interna e più bassa di
morenico grossolano freschissimo e talora in visibile fase anaglaciale. Questa distinzione è confortata dai
due corrispondenti terrazzi di dilavamento fluvioglaciale. Il FI. 17. I, in azzurro, è sospeso di 70-55
metri sull’Adige, e dà luogo a sud di Bussolengo al «Livello della Pianura »; già ritenuto invece da
Cozzaglio (ed anche da me per l’Anfiteatro occidentale) del FI. Biss. L’attuale attribuzione al
Wùrm, confortata dalla pedologia, risulta in accordo con quella di Penck, Ivlebelsberg, Todtmann,
e con quanto più generalmente ora ritenuto a nord delle Alpi.
Il sistema del Fluvioglaciale 17. II, in celeste chiaro e incassato di 15-12 metri rispetto al
FI. 17. I, è evidente sui due versanti dell’Adige all’altezza del Pontón: a NO l’alto scaricatore tar-
dowùrmiano del ghiacciaio atesino di Rivoli, l’antico Adige scaricatore del 17. II; ad est sopra Do-
megliara, corrisponde il terrazzo testimone incassato di 20 metri rispetto al FI. 17. I e sospeso di una
decina sul FI. 17. III. Esso risulta conservato e molto più esteso verso sud, sopra Pescantina (.Carta).
All’interno ed in basso all’anfiteatro 17. II di Rivoli, nella Val d’Adige sovraescavata (Tav.
Vili, fig. 1 e Tav. IX, fig. 2) ed ancor sbarrata dalla Chiusa, si formò un lungo bacino sviluppato
sino a nord di Dolcé: glaciolacustre durante il ritiro della fronte glaciale \V. II e poi fluvio-la¬
custre, di scarsa profondità, nel Vhitcrstadio W. Il/III (spaccati 22-24). Ciò è provato dall’alto ter¬
razzo a sedimenti sabbioso-argillosi, potenti almeno 50-60 metri, coi testimoni contrassegnati sulla
Carta in tratteggio blù orizzontale.
Credo attribuire al terzo Stadio wùrmiano (W. Ili) il modesto cordoncino morenico del Mo¬
numento a Napoleone, appoggiato sulle sabbie argillose interstadiali (profili 22-24): raccordato con
esso e coi più settentrionali stadi transitori di ritiro di Dolcè e dell’Opera napoleonica (Carta), ri¬
sulta l’imponente terrazzo distinto in verde pallido. Quest’ultimo, ancora sospeso di 20-25 metri sul¬
l’Adige e costituito da grossi ciottoloni anche porfirici, viene da me attribuito al FI. 17. III. Il Coz-
zaglio lo aveva invece considerato del FI. B ■ a nord della Chiusa e del FI. 17. (dw) a sud.
Le analisi pedologiche Mancini, nonché la posizione stratigrafica, hanno permesso di distin¬
guere i tre tipi di loess, delimitati sulla Carta. Un loess argilloso arancio-rossastro del Riss (M. Car-
pené di Costermano e Torrion di Vaisorda), che risulta equivalente al loess che copre il ferretto di
tetto alla serie limnica di Leffe (Bergamo); un loess giallastro o nerastro, debolmente indurito e
talora con pollini di Leccio (analisi Durante-Pasa 1959) dell ’ Anaglaciale 17. I (ma in fase steppica
di arresto), in Vaisorda. Al monte S. Michele di Cavaiòli è presente loess giallo, appena indurito, che
colore morenico Riss ed è a sua volta coperto parzialmente dal cordone 17 .1 (spaccato a fig. 17, p. 32). In
questo loess rinvenni, assieme a Mancini, una selce scheggiata di fattura musteriana : esso viene per¬
tanto attribuito alla stessa fase di arresto della grande espansione wùrmiana, che permise il depo¬
sito del lembo della Vaisorda. Più recente e diffuso è il loess giallastro, stratificato e potente sino ad
una dozzina di metri, delle fasi steppiche e ventose dei ritiri tardowùrmiani (Cataglaciale wiirmiano
in generale).
Lo studio delle selci scheggiate rinvenute al tetto delle argille azzurre della dolina a terra rossa
carsica di Cà Verde (S. Ambrogio), permise di identificare il Musteriano-Clactoniano (Zorzi, 1959,
pp. 326-29); mentre i resti vegetali in corso di studio da parte della dott. Durante-Pasa del Museo
di Verona, permettono di attribuire il deposito all’ Interglaciale B-W (Pasa, 1960).
2
lo
S. VENZO
L’ormai classico giacimento dell’Interglaciale B-W di Quinzano (Verona), che si trova alla base
della scarpata di terrazzo FI. IL. I, pochi chilometri più a SE della Carta, contiene Eleplias trogon-
therii intermedius, Bison priscus, Cervus, Dainus, conservati al Museo di Verona e studiati da Pasa
(1956). Le selci scheggiate rinvenute assieme sono di tipo levalloisiano-musteriano (Zorzi e Pasa;
Leonardi, Graziosi, Battaglia), confermando che il soprastante terrazzo fluvioglaciale, anche se ar¬
rossato per dilavamento, non può essere più antico del Wurm 1. La dettagliata serie pedologica della
Cava vecchia e della Cava nuova di Quinzano, ha permesso a Pasa (1956, Tav. I) di ricostruire me¬
ravigliosa sequenza pedologica e climatica dal l’Interglaciale Biss-Wurm al Postglaciale.
Le ricerche geosedimentologiche e paleobotaniche dei sedimenti lacustri presso Torbole a nord
del Lago di Garda, compiute da G. A. Venzo-Marchesoni-Paganelli (1958), hanno permesso al se¬
condo di essi giungere a diagramma pollinico del Postglaciale -. con due fasi del Finiglaciale (periodo
subartico della oscillazione di Alleròd e periodo artico II o secondo periodo a Drias ), ed una terza fase
preboreale. Durante questo periodo, l’Adige sovralluvionava anche la sua bassa valle, formando il si¬
stema dell ’Alluvium antico (in giallo chiaro).
CENNO ALLA SERIE P R E Q U AT E R N AR IA
Cretacico e Precrelacico. — Contrassegnato in verdone sulla Carta, comprende dall’alto
verso il basso :
la Scaglia rossa marnosa del Cretacico superiore ( Senoniano) e la serie del Biancone-,
il Maini è caratterizzato dalla serie marmorea del Veronese; essa è biancastra verso il basso
( Calloviano-Oxf or diano ), come il marmo bronzetto della Cava sopra Gaiùn, indicata sulla Carta ed
illustrata anche dalla foto della Tav. IX, fig. 1. Segue verso l’alto la serie del marmo giallino, rosa
e rosso ad Ammoniti (Aspidoceras acanthicum, Phylloceras ptychoicum ) del Kimmeridgia?io-Ti-
toniano, sfruttati nelle grandi cave di Domegliara. Lateralmente ed in alto si passa ai calcari marnosi
mandorlati' rosso vivo, sfruttati intensamente a S. Ambrogio Valpolicella, sopra Lubiara e sopra Por¬
cino (Caprino), nelle numerose cave indicate sulla Carta;
il Dogger è costituito dai calcari oolitici bianchi a Pentacrinus e radioli di echini, molto com¬
patto e massiccio, sfruttato come « marmo bronzetto » (Cave di Cà Verde-Passo del Piccon, a nord
di S. Ambrogio); più raramente, i calcari sono teneri, con ooliti assai minuti, e bianchi, cosicché assu¬
mono aspetto subsaccaroide, come nella grande Cava sopra Volargne, dove vengono sfruttati per filtri
nell’industria saccarifera.
Seguono verso il basso le potentissime serie dei calcari grigi stratificati del Lias e della Do¬
lomia principale, subcristallina, della Val d’Adige di Dolcé. Queste formazioni sono distinte sul Fo¬
glio geologico Peschiera di Cozzaglio.
Il Paleogene, indicato in beige, comprende dal basso la seguente serie eocenica: calcari mar¬
nosi biancastri, con lenti cenerognole (Eocene inf.), che nella grande Cava di Corgnàn Valpolicella
(Carta), vengono sfruttati sia come pietrisco sia come materiale da filtro per l’industria saccarifera.
Seguono in alto calcari bianchi a grosse Nummuliti dell 'Eocene medio.
L ’Eocene superiore ( Priaboniano ) presenta facies ad argille marnose ceneri con rari Lamelli-
branchi ed è conservato nella sinclinale di Porcino-Gamberón (Caprino), dove appare trasgressivo sul
Cretacico medio : la vecchia cava di argille per laterizi a nord di Gamberón è da tempo abbandonata.
L ’Oligocene è rappresentato, alla base di M. Moscài e Rocca di Garda’ da calcari con alternanze
marnose a Nummuliti e Pecten arcuatus, che superiormente (sopra Cavaión) passano a calcareniti
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
11
con alternanza sabbiosa sfatticcia riccamente fossilifera dell’Oligocene superiore ( Cattiano ; Venzo
1934 C 1 )).
Il Miocene inferiore, distinto in giallo, forma i due rilievi isolati tra il morenico wiirmiano
di M. Moscai e Bocca di Garda, in serie continua sull’Oligocene. li ’Aquìtamano è costituito da cal¬
cari arenacei a Saltella, Pericosmus, Echinolampas e sopra da calcari bianchi a foraminiferi e dentini
di pesci, sfruttati nelle cave di Incaffi (in sezione le operculine e le lepidocicline, per i locali asso¬
migliano a mosche, donde il nome di M. Moscài).
Il Langhiano è rappresentato da calcari bianchi a Pettinidi, che costituiscono la cima dei due
rilievi. Le serie di dettaglio ed i macrofossili vennnero illustrati da Venzo ( x ), ( 2 ) ).
Miocene superiore confinenlale - Ponlico ? — Enormi breccie cementate a elementi calcarei lo¬
cali, prevalentemente di grossi e talora giganteschi blocchi a calcari oolitici del Dogger, mescolati con
pietrame di minori dimensioni. Lo spessore può raggiungere anche i 200 metri. Esse, indicate sulla
Carta a triangolini blu, sono sviluppate lungo le pendici sud-orientali del M. Baldo, da Val dei Lu¬
mini sopra Caprino, sino alla Ferrara. Tali brecce cementate, colossali, vengono interessate al mar¬
gine settentrionale della Carta nella zona di Caprino, dove risultano coperte dal morenico atesino
probabilmente mindeliauo anche se di aspetto fresco per erosione (Vallecola sotto Gaòn); mentre
nella valle del Tasso sotto Porcino, le stesse brecce coprono le marne argillose marine dell’Eocene su¬
periore e talora anche la terra rossa carsica di dilavamento del soprastante Ti topico rosso (lungo la
strada Platano-Porcino, sulla destra).
Cozzagli o ( Foglio Peschiera e Note Illustrative 1°, p. 40), opinò trattarsi di breccie sintetto-
niche (Pontico?): non si può infatti pensare a detrito di falda, anche perchè, oltre ad essere colossali,
non troviamo sopra versanti così ripidi. Sussiste tuttavia il dubbio dell’attribuzione al Pontico op¬
pure al Villafranchiano, i due ultimi periodi di sollevamento tettonico nella regione.
TI sollevamento tardivo villafranchiano (Pliocene sup.-Pleistocene antico) ad ovest del Garda,
sul Colle di S. Bartolomeo di Salò (Venzo 1957, p. 82), sollevò le argille plioceniche marine a 515-530
metri di altezza, fagliando i sottostanti conglomerati pontici ; e sopra ad esse si trovano sabbie gialle
litorali e poi conglomerati continentali (Villafranchiano), Questi sollevamenti potrebbero anche giu¬
stificare la formazione delle breccie in questione. Tuttavia Cozzaglio pensò attribuirle al corruga¬
mento pontico, sia per sfacelo delle pieghe superficiali sia per forte sollevamento. Ricordo che il sol-
levamento pontico fu ben più imponente di quello villafranchiano, e che ad ovest del Garda ( Carta,
Venzo 1957) sono conseguenza di esso i conglomerati del Colle di S. Bartolomeo (Salò) e del Castello
di Moscoline, potenti anche 200 metri. Nel Veneto centrale il forte sollevamento dell'Hinterland, de¬
terminò un ringiovanimento dell'idrografia tale da permettere nella zona pedemontana del Trevigiano
(Asolo-Cornuda ecc.), il sedimento di un miliaio di metri di conglomerati subaerei con lenti ad Helix
e con Mastodon del Pontico; in serie sul Tortoniano, ed a Cornuda coperti dalle argille marine tra¬
sgressive del Piacenziano (Dal Piaz G. ( 3 ) ).
PLEISTOCENE ANTICO
La serie Gùnz-Minde! di Val dei Mulini (Val Tésina), sopra Garda. — La più antica
serie del Pleistocene, profondamente incisa dalla Val dei Mulini, risulta sottostare di una novantina
di metri al « tipico ferretto » di alterazione del morenico Mindel. Esso è caratteristico e livello indica¬
tore per l’anfiteatro morenico del Garda, per tutti gli apparati morenici più occidentali della Lom-
P) Venzo S., Il Neogene del Trentino, del Veronese e del Bresciano, Trento 1934; pp. 60-67, figg. 10,11 e
Tav. V, fot. 9, 10.
( 2 ) Venzo S., I fossili del Neogene Trentino, Veronese e Bresciano I e II. Pai. It. 1934 e 1935.
( 3 ) Dal Piaz Giorgio, Studi Geotettonici sulle Alpi Orientali. Mem. Ist. Geol. Padova I, 1912, p. 73-75.
terreno loessico rosso
Fig. 1. — La "Val dei Mulini sopra Garda: serie comprensiva Giinz-Mindel, sottostante al ferretto ti¬
pico (vedi Carta, Tavv. II-IV, e profili 6-8).
Fig. 2. — Zona di Torre di Mocasina sul Chiese (Garda occidentale): serie Donau-Riss, col livello indi¬
catore a tipico ferretto; l’inferiore serie Donau-Mindel I è trivellata (per confronto tra le due serie).
I due pallini neri nel livello a ferretto corrispondono alla fig. 9 nel testo e alla fig. 1 della Tav. VI; il
tratto della serie sopra il Chiese è dettagliato dalla fig. 10.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL'ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
13
bar dia e del Piemonte, oltreché per quello più orientale del Piave di Valdobbiadene-Montello (Giorgio
Dal Piaz 1961).
La serie di Val dei Mulini, illustrata a Tav. II, fig. 2, Tav. Ili, Tav. IV e dalla fig. 1 nel
testo, era stata da Penck attribuita genericamente al Pleistocene antico e da Cozzaglio al Mindel
(Foglio Peschiera). Per la sua datazione è ora necessario rifarsi dal Mindel rosso di tetto.
Morenico Mindel. — Si tratta di morenico un po’ argilloso, talora con ciottoli levigati e
striati, e prevalentemente di fondo — di aspetto fresco ma un po ’ indurito e talora cementato — che
per i 2-3 metri superficiali risulta alterato in tipico ferretto. Questo è costituito dalle solite argille
rosso-mattone, completamente decalcificate e con ciottoli esclusivamente silicei: prevalgono selci vio¬
lacee scheggiate, selci nere, gialle o rosse (lenti e noduli nel Titonico), con qualche ciottolino alterato
di porfido violaceo atesino o di basalto nero (Brentonico-M. Baldo). Più rari risultano i ciottoli gneis-
sici o filladici centralpini, con tipici aloni rossi, che si sfaldano colle mani.
Il Mindel costituisce il piccolo dosso a castani, alle pendici nord-orientali del M. Carpené
(1 km nord di Costermano; profilo fig. 7). Questo terreno argilloso rosso, in pósto, dovuto ad intensa
alterazione pedologica durante il lungo Interglaciale Mindel-Biss (spesso coperto dal cordone more¬
nico del Riss-Carta), risulta coperto da coltre di loess completamente argillificato e di color arancio¬
rossastro ; potente sino a 2-3 metri e colla consueta giacitura a tasche, esso non può essere più recente
del Riss. E’ molto acido e non dà alcuna effervescenza all’acido cloridrico ( x ). Questi terreni fonda-
mentali per la presente interpretazione cronologica, furono oggetto delle analisi geochimiche Mancini
(Loess e Paleosuoli 1960, p. 224 e segg.). I punti di prelievo dei campioni pedologici, come la carra¬
reccia dal Cimitero di Costermano, in alto al dosso mindeliano coperto dal cordone rissiano, sono con¬
trassegnati coi tre asterischi sulla Carta. Lungo la carrareccia che gira in piano a nord del Dosso a
castagni, si osserva sotto al terreno rosso di alterazione pedologica superficiale una piccola galleria-
ricovero, scavata entro il morenico di fondo. Il tetto più resistente della grotticella è costituito da
morenico conglomeratico, superiormente con passaggio graduale di alterazione al ferretto ; cementa¬
zione dovuta alla dissoluzione del calcare dal ferretto stesso. Il sottostante morenico, seppur di aspetto
del tutto fresco, deve sempre essere mindeliano.
Altro ridottissimo lembo testimone di tipico ferretto, colle consuete scheggia silicee è conser¬
vato sull’antistante sponda della Valle dei Mulini, 500' metri più ad ovest. Esso risulta del tutto corri¬
spondente come quota e come posizione stratigrafica ( Carta e figg. 6, 7). Pertanto tutta la serie mo¬
renica con alternanze conglomeratiche, sottostante e che ora verremo ad esaminare, deve essere pm
antica (fig. 1).
Confronto col paleosuolo a ferretto della Lombardia. — Al Garda, la potenza del tipico
ferretto è di soli metri 1.50. Esso risulta molto più potente nella Lombardia centro-occidentale e I ie-
monte, dove il Mindel è alterato per ben 4-5 metri, con scarpate rosse anche di 30 metri. Questo fatto (*)
(*) Assieme al prof. Mancini e poi al dott. Richmond, potei osservare — per la prima volta a sud delle Alpi
elle il loess argillificato del Riss presenta le piccole fratture prismatiche (talora solo colle tipiche leccature di ossido
di manganese) alterate in argille grigio-ceroidi per un paio di millimetri: fenomeno dovuto a riduzione e decolorazione
degli idrossidi di ferro per forte congelamento del suolo, con difficile smaltimento delle acque (fenomeni fossili di
pseudogley, secondo Muckeni-iausen). La profondità dell'alterazione in gley giungo a 20 cm; mentre in Austria
Richmond ebbe ad osservare che la profondità è almeno doppia.
Tale intenso e lungo congelamento del terreno, già argillificato, colorato in arancio e consolidato, potè verifi¬
carsi soltanto nel Wiirm; quando il ghiaccio giungeva ad appena 300 metri sulla cima del M. Carpené (W. I; Carta).
14
S. VENZO
è probabilmente conseguenza della maggior ricchezza di ciottoli alpini ricchi dì ferro (gneiss, kinzi-
giti, micascisti dei Laghi ecc.), rispetto a quelli calcarei prealpini sempre in minoranza. La fascia cal¬
carea prealpina è infatti ridotta a poche decine di chilometri. L’argillif icazione dei felspati, con ar¬
ricchimento in idrossidi di ferro, dà luogo a più intensa e potente ferrettizzazione ; e naturalmente i
ciottoli calcarei vennero dissolti, con cementazione delle ghiaie sottostanti.
Al Garda, il ghiacciaio attraversò fascia prealpina calcareo-dolomitica di quasi 100 chilometri,
cosicché prevalgono di gran lunga i ciottoli bianchi poverissimi di ferro (Biancone, Malm bianco, cal¬
cari oolitici, calcari grigi del Lias, dolomia principale ecc.); comuni i porfidi del Tavolato atesino,
molto scarsi le filladi quarzifere e gli gneiss.
Per la scarsa potenza del paleosuolo a ferretto, esso venne facilmente eroso ed asportato, co¬
sicché può affiorare il sottostante morenico di aspetto fresco. Fenomeno verificatosi probabilmente per
il morenico insinuato sino a 370 metri di altezza, sopra Caprino (a cerchietti rossi sulla Carta).
La Val dei Mulini, incisa per circa 90 metri nella serie morenica sottostante al tipico fer¬
retto, viene illustrata a Tav. II, fig. 2. La successione stratigrafica, particolarmente esposa a metà
vailetta, alla ripa di Casa Serafini (vecchio mulino) è numerata dal basso, cogli stessi numeri delle
altre foto e della fig. 1 ; di dettaglio la Tav. Ili :
1 - morenico di fondo, debolmente indurito (sui 13 metri), a fango calcareo bianco-giallino,
con ciottoli levigati e striati di calcari oolitici del Dogger, Malm bianco, Titonico rosa, Dolomia prin¬
cipale, calcari grigi del Lias e qualcuno di porfido violaceo atesino; rari graniti, dioriti e rarissimi
gli elementi metamorfici centralpini, come gneiss e filladi. I ciottoli, data la soprastante copertura
sono freschi.
2 - morenico grossolano conglomeratico (m 12-13), con ciottoli anche di 30 cm. di diametro.
3 - morenico di fondo debolmente indurito, potente 8-10 metri. Sull’opposto versante della
A'alletta, vi si trova il ciottolone di Malm bianco levigato e striato, illustrato a Tav. IV, fig. 1; ed
in dettaglio a Tav. V, fig. 2.
4 - in forte discordanza sul liv. 3 (vedi specialmente Tav. IV, fig. 1), segue : livello conglome¬
ratico fluvioglaciale, inferiormente a ciottolini minuti e verso l’alto grossolano e passante a morenico.
Pertanto in fase anaglaciale (potenza sui 6 metri).
5 - grossa lente di morenico di fondo (massimo 5 metri), che si assottiglia verso monte.
6 - conglomerati fluvioglaciali molto compatti (m 4)’ che a monte si riuniscono ai precedenti
a costituire un unico bancone ridotto, come appare dalla Tav. IV, fig. 2.
7 - morenico prevalentemente di fondo, debolmente indurito, in grosso banco sui 10 metri,
più evidente 400 metri a monte, nella serie in continuazione di Val Strova (Tav. IV, fig. 2). Questa
valletta confluisce in Val dei Mulini, ai Mulini di sopra.
8 - in marcata discordanza, un paio di metri a sabbie erioturbate, superiormente più grossolane
e passanti a ghiaino.
9 - Bancone sui 15 metri a morenico molto cementato, più minuto in basso e poi più grosso¬
lano; pertanto di fase anaglaciale.
10 - livello di alterazione superficiale in tipico ferretto, presente su ambedue i versanti della
Valle dei Mulini, alla stessa quota (Carta): ridotto sopra la Val Strova e molto esteso sul Dosso a
castagni, propaggine nord del M. Carpené (vedi profili 6 e 7).
11 - coltre di copertura a loess completamente argillificato, arancio, e potente anche 2-3 metri,
presente sul Dosso a castagni a nord del M. Carpené (Carta)-, cogli asterischi, i punti di prelievo dei
campioni pedologici Mancini (analisi 1960, pp. 223-24).
-BÀRRAQE -
CBsn tgo terrace-móoo
recent loess a net colluviali Wurm
r. , loessic yellow J^/ SS about 490
\j>~ 3k cl&ys
v|]fl! fP|KY^64ca/ Ferretto vsea.t/iereotln^=
^ Minciel-Rtss /ntergl. ■*'-=*
-late Minctel
fluvioglacial - y.
■m457 gì;-
clays
sin 452, gt^£-^T-=
£l.7n e reattori a l ós
forma evoluta
■m 448 -—
PAlnoceros
e tr use us
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M.n
Pi 43 ,PbfAb 5 ,Qo 19 ,Be 14 ,Al 4 ,Cs 6
Pi 65 yi, Pc 7 8 , Aè 5 , Be 2
Pt 43 , PC 48 t Ab 2 , 7 s 5 ,Pt 13 e f
I PC 6 /, P c 23 , Ab 8 , Ts 3 , Ca 2 , 5 a 3
D
PC 12 ,Pc 12 , Ts 4 , Pi 2 , 012 , Qu 38 ,J 3 e 1 S,Cfi 8
>m ~*Pi 16 , Pc/ 2 , Ab 4 , rC 4
ft l) PC 46 , PcòO, Ab 3 , Ts 16 ,De 5
Ca 19, Pt 4, Ol 6,ze 6, Qv$£e3, Co25,CpS>Sa4
PC 10, Pt % U13, ze 3, Qv Cs 6
PCnus 46, Picea 46,Abies 8
PC4, Aà?, Ca 60, Ptò, (fu4, Beò, Al 13, Cs3
PC21,Pf1? Ab2, Ce3, Ca Pò, PC4,Ul10,Ze3fio8
PClz,Pc2,Ce2,Ui4, Qu56,/3e 12, C/> 12
G.//^ Pinus 65, Picea 15, Ab P5,J3eS
PC22, Pc 1,Ab 1,Ts 4 Ce 6, Ca 4P, PO 8, Cs 5. Sa2
GOnzT) Pt- 63, Pc 30, Ab5,Be2
\Pl43,Pc 1ò,Ab5, Ts 15, Ce^Ca6,PC5,Qu1
ì>
Ca31, POH,Pc 24,Pc9, Ce 6,7s4,(fu4,Cs3
§ to PC 21 ,Ce 18 Ca31, PO, Ts, Pc, l/l,Ab, Qu,pe,Cs
^ N \ _ \
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■forma arcaica
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fauna
LA SERIE DI LEFFE
VAL S E RIANA (BERGAMO) _
VENZO -LO Al A 1950-58 pHHB
COLLA CURVA POLLINICA
- 4 OA/A -
DONAU 1
sup.
PI52, PC22, Ab3, Ts 12, Ce5,<2u2, Co 1
M*
DONAU
inf.
.2 PI 03 , Pc 8 , Ab 4 , 7512 , Ce 13 , Ca 18 ,Pt 3 ,Qu 3
'ìo Tsuga Piero céi/ga
3 PC 20 , Pc 15 , Ab?, Ts 13 ,Ce 2 , Ca 23 , Pt 7 ,Qo 2 ,$e 4
PC 30 , Pc 22 ,Ce 4 , Ca 2 ,Qu 40 ,Beé,Co 2 , Al 2
Pi 58 , Pc 33 , Ab 1 ,Ts 2 , Ca 1 ,Oi 2 ,Sa 2
&tff# 7 i /Z o'2>ef>t. 2/60
16
S. VENZO
Discussione cronologica e confronti colle serie del Chiese e di Leffe. — Per l’attri¬
buzione cronologica è necessario tener presente la serie del Chiese di Calvagese (Garda occidentale),
riveduta, modificata e dettagliata da Venzo-Mancini in base ai nuovi dati pedologici 1959-60 (Tav.
VI, fig. 1 ; fig. 9 a pag. 21), ed ora illustrata per confronto a fig. 2. Per i parallelismi è inoltre neces¬
sario aver sott’occhio la successione a pollini Donau - Mindel di Leene (Bergamo), illustrata
alle figg. 3-4. In alto alla serie di Leffe della fig. 4 (Lona-Venzo 1957, Madrid), si trovano i conglo¬
merati di sbarramento dell 'antico bacino lacustre (margine orientale del terrazzo di Casnigo) : essi
sono coperti da 3-4 metri di tipico ferretto; terreno di alterazione, durante l’Interglaciale Mindel-
Riss, del Fluvioglaciale tardo-mindeliano (Tav. VI, fig. 2). Nella primavera 1960, vi raccogliemmo
serie di campioni pedologici, analizzati da Mancini che mi comunica i dati qui sotto riportati. Le
figure 3, 4 fanno parte della mia comunicazione al VI Inqua di Varsavia : « The plio-pleistocene
boundary in Italy ».
Sul margine del terrazzo di Casnigo è stata osservata una successione di due pacchetti di loess
che a loro volta stanno sopra al ferretto originatosi dall 'alterazione dei ciottolami deposti in epoca min-
deliana.
Fu proceduto ad uno scavo fino a oltre quattro metri e si campionarono vari livelli; i risul¬
tati delle analisi sui vari prelievi sono riportati nella seguente tabellina:
Profondità
cm
Colore
Sabbia
%
Limo
%
Argilla
%
Azoto
totale
pH
Carbonati
%
60
Rosso giallastro
(5YR 5/6) ±
24,35
36,80
38,85
0,106
6,35
tracce
100
rosso giallastro
(5YR 5/5)
17,80
30,15
52,05
0,089
4-
170
rosso (2,5YR 4/6)
21,75
33,05
45,20
0,076
4,5
200
bruno vivo
(7,5 YR 5/6)
38’65
34,80
26,55
0,076
4,3
•—
220
» »
17,40
27,20
55,40
0,092
4,2
300
» »
32,75
34,65
32,60
0,076
4,2
370
» »
25,10
34,60
40,30
0,081
4,2
410
» »
24,60
34,25
41,15
0,067
4,3
Ci pare che esista, procedendo dal basso verso l'alto, la seguente successione di sedimenti e pa¬
leosuoli. Al di sopra del tipico ferretto, non raggiunto del nostro scavo, ma ben esposto sotto, a poche de¬
cine di metri di distanza (Tav. VI, fig. 2), sta un loess antico, di probabile età rissiana, alteratosi
profondamente nel successivo interglaciale, si da perdere completamente i carbonati e da diventare
molto acido. I notevoli tenori in argilla e le colorazioni sul rosso del paleosuolo posto tra un metro
e un metro e settanta, stanno ad indicare una pedogenesi assai avanzata che è durata non un sem¬
plice interstadiale ma certo un intero interglaciale, il Riss-Wùrmiano evidentemente. L’ultimo metro
è costituito invece da un complesso in parte bruno, in parte rosso giallastro, appena subacido e con
tracce di carbonati. Abbiamo tralasciato i primi decimetri, profondamente influenzati dall’attività
agricola attuale, e prelevammo un campione a 60 cm, la cui reazione è nettamente superiore a 6 e
che costituisce dunque la parte bassa del profilo di un loess recente di probabile età wiirmiana. La
sua argillosità notevole è in parte dovuta a un rimescolamento, causato anche da lombrici e altri
animali del suolo, del loess antico con quello più recente e in parte da arrivo di fini particelle dal¬
l’alto. Vi potè inoltre contribuire il dilavamento eluviale-colluviale.
rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico del garda
L7
Sul terrazzo di Casnigo, il tipico ferretto della Tav. VI, fig. 2, è coperto da coltre di loess
giallo, completamente argillificato, colla consueta giacitura a tasche, potenti sino a sei metri. Questo
loess, del tutto decalcificato, non può essere più recente del Riss.
La serie lacustre di Leffe, potente quasi un centinaio di metri e oggetto delle analisi polliniche
Lona 1950-58 (curva pollinica a fig. 3), essendo sottostante ai conglomerati tardomindeliani alterati
in ferretto, deve essere più antica. 1 nuovi dati pedologici Mancini 1960, confermano appieno l’anti¬
chità della serie e costituiscono nuova brillante conferma della nostra attribuzione cronologica (Venzo
1950; Lona 1950; Venzo 1952, 1953, 1956; Lona-Venzo 1957, Madrid; Lona 1958): basata, oltreché
sulla successione a pollini anche sulle macrofaune villafranchiane ad Elephas meridionalis arcaico ed
evolutus, Rhinoceros etrmcus eec. . (vedi i livelli di provenienza a fig. 3). Ciò toglie valore all 'ipotesi
di quei pochi colleghi tedeschi, che seguendo ancora Penck (1909), opinarono che la serie di Leffe po¬
tesse venir ringiovanita di una glaciazione : cosicché il nostro Donau, di base alla serie lacustre, ca¬
drebbe nel Giinz.
La serie a pollini di Leffe della fig. 3, mostra che il Mindel è per lo meno bipartito, come pure
il Giinz. La bipartizione del Mindel viene ora tenuta presente anche nell’attribuzione cronologica
delle due distinte morene, sottostanti al livello a tipico ferretto del Chiese (figg. 2 e 10 nel testo;
Tav. VI, fig. 1): mentre nel 1957 fui dell’opinione che il morenico inferiore, invece che al Mindel I
potesse già spettare al Giinz. Questi nuovi dati, fondamentali per l’interpretazione della serie gla¬
ciale più antica del Garda, nonché di tutto il Sistema alpino, stanno a testimoniare la pluripartizione
ilei singoli glaciali, sin dal Pleistocene più antico. Essa sembra evidente anche nella successione della
Val dei Mulini, qui sotto descritta. Da questo stesso rilievo risulta inoltre la tripartizione del Wùrm,
con Interstadio IV. 11/111 fluvio-lacustre, coperto da cordoncino morenico W. Ili (Val d’Adige di
Rivoli-Canài; profili 22-24 a pag. 49).
La cronologia della serie di Val dei Mulini (fig. 1). — Il bancone morenico del liv. 9,
alterato in tipico ferretto, deve attribuirsi al tardo Mindel (M. II); le sottostanti sabbie, discordanti
sul sottostante morenico di fondo, possono testimoniare la fase anaglaciale del medesimo.
11 complesso dei banchi 4-7, che stanno sotto, può ancora spettare al Mindel, per analogia con
Leffe e col Chiese: credo pertanto attribuirlo al Mindel inferiore o Mindel I. Tra il Mindel I ed il
II si riscontra marcata discordanza, che sembra correiabile coll 'Interstadio M. 1/11 di Leffe (fig. 3).
La fase anaglaciale dei livelli 8 e 9 potrebbe testimoniare sensibile fase di espansione del ghiacciaio
M. Il , dopo il corrispondente ritiro interstadiale, con erosione del morenico di fondo rimasto scoperto
del liv. 7 (superficie discordante).
1 conglomerati anaglaciali del livello 4 (base del Mindel I) risultano fortemente discordanti sul
morenico di fondo del livello 3 : ed ormai ci troviamo 40-45 metri sotto al ferretto. Pertanto il livello 3
è probabilmente attribuibile al Giinz (II o III, a seconda che il Giinz si considera bi o tripartito: vedi
fig. 3). Esso non è superiormente ferrettizzato, perchè nel G-M dove prevalere l’erosione, come testimo¬
niato dall’andamento della discordanza (Tav. IV, fig. 1) : eppoi la potente copertura del Mindel dovè
preservare dall’alterazione la sottostante serie, che, a parte la cementazione, risulta fresca.
L’inferiore livello 1, a morenico di fondo indurito che si trova ormai 80-90 metri sotto il
ferretto tipico, può testimoniare il Giinz inferiore. Esso continua anche sotto, non sappiamo per
quanto. Al vecchio Mulino Serafini, sarebbe del massimo interesse una trivellazione che attraver¬
sasse il sottostante Pleistocene antico, sino al presumibile Miocene inferiore in posto : questo affiora
2 km. in linea d’aria alla Rocca di Garda (Carta). Se la potenza del sottostante Pleistocene superasse
la cinquantina di metri, potrebbe essere presente anche il Donau come al Chiese e a Leffe.
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Ghiaia polita
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Ghiaia con poca sabbia
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Argilla cenere
sabbiosa
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già ccola custre)
Conglomerato rossastro
(ferrettizza Co)
Conglomerato compatto
Conglomerato poroso
■ filtrazioni
Conglomerato compatto
(morenico-fluvioglaciale
cementati )
Argilla cenere fmo oli fonalo)
chiara J y
Conglomerato f morenico
poroso cementa tof
Conglomerato compatto
Ghiaia con sabbia fmorenicof
filtrazioni
Aforencco ali fondo
tig. 5. Pozzo della Ditta A. Vassalli di Brescia per 1 irrigazione dei Campi del «Cimitero di guerra
tedesco di Costerniamo » : la posizione nell 'apparato morenico, all'esterno del W. II, è chiarita dall'aste¬
risco col Pozzo sulla Carta, e dal profilo 8. La serie del pozzo và confrontata con quella della vicina
Val dei Mulini (fig. 1).
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL'ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
19
Il pozzo del Cimitero di guerra tedesco di Costermano. — Venne trivellato nel 1959
dalla Ditta Vassalli di Brescia (Q, raggiunse i 96 metri di profondità ed ha una portata sui 30 litri
al secondo. La posizione è indicata con asterisco e Pozzo sulla Carta : la successione è illustrata a
Pig. 5. L’argilla rossastra a 29 metri di profondità, che stà sotto al morenico-fluvioglaciale wiirmiano,
permette di. stabilire il livello di incipiente ferrettizzazione sopra al Riss : mentre il conglomerato ros¬
sastro ferrettizzato a m 46.20, permette di stabilire il livello di tetto del Mindel. Comparando colla
fig. 1, a 1300 metri di distanza, risulta che il morenico di fondo a m 78.20, sottostante ai 32 metri di
conglomerati mindeliani, può venir attribuito al Gùnz superiore : mentre il morenico di fondo a 96
metri, che essendo impermeabile determina la falda principale, può corrispondere al livello della
figura 1.
Una trivellazione più profonda di diverse decine di metri, sino alla roccia in posto (Miocene
inf. ?)■ potrebbe attraversare anche il Donau, come in quella del Chiese di Calvagese (fig. 2). Qui, sul
lato occidentale dell'anfiteatro gardense, il Donau si trova da 100 a 140 metri sotto al tipico ferretto
di alterazione del morenico Mindel (Tav. VI, fig. 1; fig. 9 a pag. 21; e analisi pedologiche Mancini
1960). Pertanto, anche al Garda, come a Leffe e nel Varesotto, sotto al morenico Giinz (la più an¬
tica glaciazione di Penck) risulta presente un’altra glaciazione, quella del Donau (Venzo, 1950; Lona
1950; Venzo 1952 e 1956; Lona-Venzo 1957, Madrid; Dona 1958; Venzo 1961, Varsavia).
Posizione slraligrafica generale della serie Gunz-Mindel. — Oltreché dalla Carta, è
chiarita dalle figure 6 e 7 nel testo. Il profilo 6 sul versante occidentale della Val dei Mulini,
mostra che il -ferretto tipico del livello 10 manca della copertura di loess (n. 11), presente sull’anti¬
stante Dosso a castagni della fig. 7. Sul ferretto si appoggia il morenico Riss (n. 12), alterato in aran¬
cio-rossastro ; a sua volta eroso e ricoperto dal potente cordone di morenico fresco del IV. 7 di Monte
Bran. Il suo scaricatore taglia il cordone wiirmiano più a nord (Carta) ed incide inoltre il terrazzo
arrossato rissiano, determinando l’estesa piana del Fluvioglaciale IV. 7. Piu all’esterno, il profilo 6
seziona il cordone morenico rissiano di Monte Arzilla (Riss 77); poco a nord, nella zona del Cimitero
di Castione, marcatamente alterato in arancio-rossastro. Questo cordone, a dolce morfologia copre a
sua volta una ridotta lingua testimone di tipico ferretto- a castagni e campi (Carta). Appena ad
est, la Val Tesina, continuazione a monte della Val dei Mulini, incide ancora i conglomerati min¬
deliani ; mentre quelli giinziani si trovano sotto e non affiorano più. Il terrazzo in piano è costituito
dal Fluvioglaciale TV. 7 (n. 14), coperto dal conoide Pluviale Wurm di S. Verolo. Subito sopra al¬
l’abitato, è conservato esiguo lembo di morenico, quasi per nulla alterato e prevalentemente di fondo :
trovandosi circa 700 metri all’esterno del cordone di Monte Arzilla, può attribuirsi al Riss più esterno
e più antico (R. 7).
All’interno della massima cerchia wiirmiana di M. Bran, il profilo 6 interessa il grande cuc¬
chiaio d’esarazione di Garda-Villa Garda, col suo anfiteatro di ritiro: la maggior cerchia stadiale,
molto più potente e sviluppata più a sud (Carta) e con marcato scaricatore fluvioglaciale, può attri¬
buirsi al II Stadio -wiirmiano, il TV. 77.
Il profilo della fig. 7. — Circa 800 metri a sud del precedente, interessa la zona sul ver¬
sante orientale della Val dei Mulini: la scala è minore e corrisponde a quella indicata per il sot¬
tostante profilo 8. Dal profilo 7, risulta come il Mindel II sia coperto dal ferretto in esteso affio-
( l ) Ringrazio qui pubblicamente la Ditta Palificazioni e trivellazioni A. Vassalli eli Brescia (IPTA), Corso Ba¬
lestro 46, per avermi gentilmente fornito i dati della trivellazione per irrigare i Campi verdi del Cimitero tedesco;
e ricordo che fu la medesima Bitta a trivellare per il Comune di Calvagese nel 1955, il pozzo del Chiese qui illustrato
per confronto a fig. 2.
\6ó- livello del Laqo do Garda Joom FÓ'2.8 _ dkm _ dPd&rMzv ma rzo -f96i
Fig. 6. — Profilo a nord di Costernano, lungo il versante occidentale della Val dei Mulini (= Val Tesina inf.), da Villa Garda a S. Verolo (Carta). Fig. 7. — Profilo a oriente della
Val dei Mulini (circa 800 m dal precedente), Cava di ghiaia-M. Carpené-Dosso mindeliano a castagni. Fig. 8. — Profilo a sud di Costermano (circa 1300 m dal precedente), Poiano-
Cimitero tedesco-M. Murlongo nord. Num. 1-9, Giinz-Mìndel ; 10, tipico ferretto; 11, loess rissiano; 12, morenico Riss; 14, Fluviogl. W. I; 17, FI. W. II; 18, morenico di ritiro W. Il;
19, terrazzo Ctgl. W. II; 20, Alluvium antico.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
21
ramento, e questo da coltre di loess argillificato del Riss (Carta). Ad ovest, sopra la carrareccia del
Cimitero di Costermano, il tipico ferretto evidentissimo nell’incisione della strada, è coperto da cor¬
doncino di morenico Riss, debolmente alterato in arancio e dilavato (quota 285); mentre all’interno,
sul Riss, è appoggiato il grande cordone W. I del Monte Carpené, a morenico ghiaioso bianco.
Il profilo 8, che si trova circa un chilometro più a sud, interessa il nuovo Cimitero tedesco
di Costermano, col pozzo profondo 96 metri e con serie già esaminata (fig. 5 nel testo). All’esterno
del grande cordone W. I di Murlongo, con piccola cerchietta esterna di oscillazione del maximum
wùrmiano (Carta), si trova esiguo lembo testimone, con vigneti a terreno rossastro, del Riss. Più
all’esterno, tutto è coperto dalla grande piana, con terreni argillosi rosso-bruni di dilavamento del
Fluvioglaciale W. I. (in azzurro sulla Carta).
Fig. 9. — « Tipico ferretto » di alterazione del morenico Mindel superiore (M. II), con ciottoloni
alteratissimi di rocce silicate, nella vailetta sotto Torre di Mocasina (Fiume Chiese di Calvagese),
all’esterno dell’anfiteatro gardense occidentale. Vedi la serie alle figg. 10 e 2 (analisi Mancini).
Gli a Uri lembi di morenico Mindel a lipico ferrei! o
Come indico sulla Carta, oltreché sui due versanti della Val dei Mulini, il Mindel è conser¬
vato in sottile lingua all’esterno del cordone morenico Riss di M. Arzilla, sino a poco a sud del Cimi¬
tero di Castione (profilo 6). Esso risulta assai più ridotto di quanto indicato da Cozzaglio sul Fo¬
glio Peschiera- : sia perchè più coperto dal Riss nella zona del Cimitero, sia perchè più dilavato e co¬
perto verso l’incisione del torrente Tesina dall’alto terrazzo del Fluvioglaciale W. I (in azzurro sulla
Carta).
Gli altri lembi contrassegnati col rosso del Mindel da Cozzaglio, nella zona di Vignòl-Platano
ad est di Caprino, non sono di tipico ferretto ma alterati in arancio-rossiccio del Riss. Il lembo nella
22
S. VENZO
piana Fluvioglaciale W. I ad ovest di Ceredello, è costituito da terreno argilloso rosso-brunastro, di
dilavamento, di aspetto più rosso all'aratura dei campi. Il lembo Cozzaglio sotto Danzia, sud dell’an¬
fiteatro di Rivoli, benché arrossato per dilavamento eluviale e colluviale, fà parte del piano Fluviogla¬
ciale W. I. Il suo lembo nella zona di Casa le Coste - C. il Piglio, all’esterno delle cerehie rissiane di
Rivoli, spetta invece al Riss (asterischi sulla Carta, con analisi pedologiche Mancini).
Il lembo indicato sul Foglio Peschiera all’interno dei cordoni wurmiani dell’anfiteatro di Ri¬
voli (zona Boschetti-C. Trimbel), è costituito da argille rossastre potenti mezzo metro, che coprono
ghiaie fluvioglaciali bianche; ma l’alterazione non è locale. Esso fa parte del sistema Fluvioglaciale
£
terreno rosso-bruno dilavato
con forte componente loessico
sr, ° ® ° — morena di
_ o - „ _ 0 n Q ° fondo
o— Rissi
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Fiume
Chiese
Conglomerati grossolani
Fluvioglaciale Riss /
Ghiaie minute - Anagl. Riss I
Loess - Anagl. Riss I
argc/le lacustre
ferretto tipico -Int.M-R
■strada/^* C3° * 0 * « O ^' Morena cementata del Mindel
&::P.
p-o _C>_ - o - O
Conglomerati fl uuiogla et a li
hioreria do fondo - ti in del 1° o Gitnz ?
-s>z<X£*=C. OlT —con Se nua sotto la Serie Ve/izo 1951 am rinè marzo 1959
~ 01°-O .rp-'.-O--O- 0
10
Pig. 10. — Spaccato geologico lungo il versante nord della vailetta di Torre, presso Mocasina (esterno dell’anfiteatro
morenico occidentale del Garda, lungo il Chiese). I due pallini indicano la posizione delle foto fig. 9 nel testo e
Tav. VI, f. 1, colla campionatura pedologica Mancini. Al di sotto la serie è trivellata come dalla fig. 2 nel testo,
e sviluppata sino al « Donau ».
W. II, ed è dovuto al dilavamento posteriore, sia di lembi di ferretto ora distrutti, sia specialmente
della terra rossa carsica del Pitonico, che costituisce il sovrastante costone di Forte S. Marco. Tali ter¬
reni argillosi rosso-bruni, dilavati e non alterati in posto, sono prevalenti in corrispondenza degli
scaricatori tardowiirmiani ad ovest ed a sud di Rivoli (foto fig. 21 bis, a p. 47).
I tre lembi indicati da Cozzaglio sul versante nord della conca di Garda e ad ovest della Val
dei Mulini, non sono mindeliani; ma rissiani e coperti dai cordoni di morenico fresco del Gatagla-
ciale wurmiano, come indico sulla mia Carta.
I due lembi indicati sul Foglio Peschiera, lungo la camionabile per S. Zeno di Montagna,
sono costituiti da conglomerati fluvioglaciali o da morenico Mindel cementato. Li distinguo sulla mia
Carta, a pallini rossi, sia sulla strada 1 km a sud di S. Zeno (con piccola grotta), sia nella valletta
del Cimitero, sotto la grande Chiesa. Un altro affioramento degli stessi conglomerati scoprii nella
valletta ad ovest di Pizzone (Castione), dove risultano coperti dal morenico Riss.
II nuovo lembo a ferrello di Perlica, a nord del M. Moscài (Carla). — Un nuovo
ma esiguo lembo di ferretto rilevai appena a nord dell’abitato di Pertica. Esso affiora alla base
(“sterna del cordone rissiano di Albaré. Sia il ferretto sia il Riss, risultano coperti da coltre di loess
giallo, debolmente argilloso e probabilmente dell ’Anaglaciale IV. 7: similmente ai lembi della Vai¬
sorda e di M. S. Michele che si trovano 2-3 chilometri più a sud. Indico sulla Carta con asterischi i
punti di prelevamento presso Pertica dei campioni analizzati da Mancini (1960, p. 225-226). Le con¬
dizioni di giacitura sono chiarite dal profilo 11.
24
S. VENZO
Morenico Mindel, cementato a conglomerato, è presente in alto alla scarpata di Gaiùn a sud
della Chiusa, lungo la cambionabile 400 metri prima della Cava di marmo bianco (Tav. IX, fig. 1).
Circa 30 metri sotto il terrazzo del Fluvioglaciale Wurm I, il conglomerato a grossi ciottoli risulta
alterato in tipico ferretto. Indico questo nuovo lembo in sottile lente sulla Carta, coll’asterisco del
campionamento Mancini : i ciottoli di porfido viola, arrossati, si stritolano nelle mani, quelli di gneiss
o di filladi, coi tipici aloni, si sfogliano. Lo stesso conglomerato si sviluppa in quota sino nella Cava,
dove esso si appoggia sul calcare bianco del Malm inferiore con tasche di terra rossa carsica o di
loess.
All’entrata della Cava, il conglomerato morenico o fluvioglaciale mindeliano, copre tasca car¬
sica di loess a pupe calcitiche del corrispondente anaglaciale (Tav. Y, fig. 2). Nella Cava, sopra ai
conglomerati particolarmente ricchi di ciottoli di porfido e sui due metri di potenza, si trova la serie
lacustre di dolina, illustrata a Tav. IX, fig. 1. Dal basso, in fondo alla dolina, ora sventrata e con
crepacci di terra rossa tra i calcari bianchi, si osservano: alcuni metri di argille ceneri; poi alter¬
nanza di terreno argilloso-surtumoso bruno con contenuto loessico (m 0.70). Sopra si passa a livelli
di ghiaie spigolose locali, alternanti con livelli sabbioso-limosi gialli o con altri livelletti surtumosi.
Le ghiaie locali prevalgono in alto, dove testimoniano il colmamento della transitoria fase lacustre
dopo il ritiro del ghiacciaio mindeliano. Sopra, si trova il morenico Riss, colla solita alterazione su¬
perficiale in terreno argilloso rossastro (m 0.50).
La dolina poteva essere sbarrata, poco a sud dell’attuale parete rocciosa, dal morenico Mindel,
che lungo la camionabile supera i 40 metri di potenza. La serie lacustre potente nella cava una doz¬
zina di metri, ma sviluppata a monte lungo la carrareccia per circa altrettanto, può venir attribuita
al Cataglaciale Mindel — inizio deil 'Interglaciale Mindel-Biss. Purtroppo le analisi polliniche del
livello argilloso-surtumoso principale, sopra ai conglomerati mindeliani, affidate al collega F. Lona,
furono negative; cosicché ci mancano le prove climatiche.
La questione dei conglomerali del Monlecio di S. Ambrogio Valpolicella (pallini rossi
sulla Carta). — Sui 190-240 metri di quota, essi costituiscono il versante orientale del colle e sono
appoggiati sui calcari marmorei bianchi e rosa del Malm, sfruttati da cave. Lungo la strada comu¬
nale che sale da S. Ambrogio, è incisa la parte media della serie potente una cinquantina di metri.
I conglomerati, molto cementati, risultano costituiti da banchi di ciottoli prevalentemente minuti e ro-
tolatissimi, quasi esclusivamente di calcari bianchi locali (calcari oolitici, Maini bianco, Biancone con
ciottoli di selci scure del medesimo). Tuttavia nel tratto settentrionale, fortemente inciso dalla strada,
essi contengono rari ciottoli di porfido violaceo e rosso atesino (raccolti in compagnia di Mancini).
La base della serie è costituita dai conglomerati più grossolani, che affiorano sotto lo stradone e sono
attraversati dal sentiero che scende tra i muri alle case di Via Roma, frazione nord-orientale di
S. Ambrogio. Alle base della scarpata conglomeratica sotto lo stradone, rinvenimmo rari ciottoli (lò¬
do cm di diametro) di porfido viola e di basalti neri eocenici (Brentonico-M. Baldo). Pertanto, la serie
inferiore e media dei conglomerati è di origine fluvioglaciale, gardense o atesina. In alto, la serie con¬
glomeratica, risulta costituita da ciottoli esclusivamente locali. Essa è coperta da una decina di metri
a ghiaie-sabbie grossolane, che costituiscono i campi in cima al colle (m 250) : il terreno non appare
alterato. Sul versante NO del colle, poco sotto la cima, si trova la cava di marmo bianco (Malm)
illustrata a fig. 14, pag. 25. In depressione doiiniforme, appoggiati sul calcare, appaiono strati in¬
crociati di sabbie grossolane a muscovite centralpina, con livelletti di ghiaie minute; seppur essen¬
zialmente prealpine e locali, contengono rari ciottolini atesini di porfido viola e rosso, granito, gneiss
e micascisti. Non si osserva alcuna ferrettizzazione in superficie. Questa serie fluviale, potente circa
6 metri, subito ad est si appoggia in discordanza sui conglomerati ; mentre al tetto si osservano ghiaie
spigolose bianche locali, dovute a detrito di falda (potenza di poco superiore al metro).
RILEVAMÉNTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
25
Il terrazzo del Fluvioglaciale W. I di S. Ambrogio, in azzurro sulla Carta, si trova sui 160
metri di quota, cioè 40-50 metri sotto i conglomerati. I lembi del terrazzo rissiano, atesino o gardense,
si trovano sospesi di 10-20 metri soltanto (in arancio sulla Carta). Pertanto i conglomerati, di altri 30-40
metri più alti, devono spettare a fluvioglaciale più antico del Riss : probabilmente a fluvioglaciale del
Mindel, la più estesa e nelle valli la più alta glaciazione. L’ipotesi che i conglomerati possano attri¬
buirsi a fluvioglaciale ancora più antico, come il Giinz, mi sembra poco verosimile. Nel Giinz, il
ghiacciaio atesino defluiva ancora dalla Val d’Adige a nord di Trento per l’insellatura di Terlago,
ora rimasta sospesa di 400 metri, scendendo per la valle delle Marocche sino al Garda. Difatti il Giinz
Fig. 14. — Cava di marmo bianco (Malm) a nord del Montecio di S. Ambrogio, con dolina colmata di sabbie
micacee con livelletti ghiaiosi, a strati incrociati e con qualche ciottolino centralpino; probabilmente del Flu¬
viale Riss. Al tetto, detrito di falda del Pluviale mirmiano. Nella foto, il Mancini che raccoglie campioni,
con tempo piovoso.
è presente sia ad ovest sia ad est dell’anfiteatro gardense. Solo col Mindel l’esarazione del ghiacciaio
atesino potè aprire la vallata dell 'Adige a sud di Trento : e per questo troviamo i resti di morenico
mindeliano atesino, a sud dell’anfiteatro di Rivoli (sopra Gaiùn).
Nel Mindel, il ghiacciaio atesino poteva tracimare poco a nord del Montecio per la depressione
di Cà Verde (Carta); come provato anche dalle ghiaie bianche cementate con rari ciottolini atesini,
lungo la carrareccia 200 metri a nord di tale località. Ciò è comprovato dal fatto, che il piccolo te¬
stimone del terrazzo rissiano dell’Adige sotto la scarpata rocciosa di Cà Verde (quota 184), si trova
una quarantina di metri più in basso.
Il cordoncino di morenico scheletrico, a ciottoli bianchi calcarei, che si trova sulla quota 275-300
parallelo alla Val d’Adige poco a monte di Cà Verde (cerchietti rossi sulla Carta), potrebbe forse
testimoniare il più esterno e più alto limite del ghiacciaio atesino nel Mindel. Tuttavia ne io ne
Mancini riuscimmo a rinvenirvi qualche ciottolo atesino, che sarebbe stato sicuramente probativo.
Però il conglomerato basale del cordoncino, pure indicato sulla Carta , contiene rarissimi ciottolini
di porfido viola, che confortano la mia attribuzione al più alto ed esterno Mindel. La grande altezza
4
26
S. VENZO
e potenza del ghiacciaio mindeliano è inoltre testimoniata dal potentissimo morenico gardense-atesino
insinuato sopra Caprino sino a Rubiana, quota 370. Pertanto, meno di 9 chilometri a sud, poteva an¬
cora arrivare alla quota 300 del cordoncino scheletrico sopra Cà Verde.
I conglomerati mindeliani del Montecio, sviluppati a nord sino oltre la Sengia, erano stati
ritenuti da Vitéz von Szalay forse del Giinz (1941): e sul Foglio Peschiera, attribuiti da Cozzaglio
al Preglaciale. Ad essi fanno riscontro 4 chilometri più a SE, ormai fuori della mia Carta, le breccie
di Boschetti, gli erratici alpini e la tasca di ferretto di Montego (sopra Parona), osservati da Szalay
stesso. Tali testimoni fanno ormai parte del Fluvioglaciale Mindel estremo-orientale del Garda; non
certo del ridotto ghiacciaio atesino di Rivoli che confluiva con quello nella zona di Caprino.
II livello a sabbie e ghiaie minute fluviali, soprastante ai conglomerati mindeliani, per la quota
superiore di una cinquantina di metri rispetto al sottostante conoide del Pluviale wurmiano, po¬
trebbe testimoniare un fluviale rissiano; indipendente, più esterno e di circa 40 metri superiore al
Fluvioglaciale Riss dell’Adige.
La queslione del polenle morenico gardense-alesino insinualo da Pesine a Caprino, che
sale sino a Rubiana (Carta). — Lo indico a cerchietti rossi, attribuendolo al Mindel per la po¬
sizione e per l’alta quota, nonostante il ferretto non sia conservato in superficie. Trattasi di morenico
d aspetto fresco; in basso alla zona collinare a dolce morfologia, prevalentemente di fondo e con ciot¬
toli anche levigati e striati. Sono abbastanza comuni i ciottoli di porfido viola atesino, più rari gli
altri ciottoli alpini. Il morenico, inciso in basso dalla nuova strada provinciale Pesina-Caprino e da
scavi per fondamenta di case e ville, si sviluppa in alto sino a Rubiana di sotto, sulla quota 370.
Non sono conservate che traccie dei cordoni morenici insinuati, per l’incisione di una dozzina
di vallette tra Pesina e Caprino. Per l’intenso dilavamento e l’erosione superficiale delle, colline, in
notevole pendenza, non è conservato il ferretto : solo nella zona terrazzata sotto Rubiana, i terreni
dei campi sono debolmente argillosi e rossicci. Più ad ovest nella zona di Piozze, il terreno rosso
sembra eluviale. Per caratteri pedologici tale morenico farebbe pensare piuttosto al Riss: ma il più
esterno cordone rissiano, quello di Vignòl ad est di Caprino, si trova a quota 270-280, risultando di
un centinaio di metri più basso e più interno. Il morenico Riss più esterno del Garda, quello del
lembo di S. Verolo ad est del grande cordone rissiano di M. Arzilla (Carta), giunge a quota massima 300.
Ricordo che a nord del dosso a castagni di M. Carpené (Costermano), nella galleria-ricovero, di
alcuni metri sottostante al tipico ferretto, si trova morenico di fondo di aspetto fresco, evidentemente
mindeliano ( M. II). Se il ferretto superficiale, potente meno di un paio di metri, viene eroso, si trova
così ad affiorare un morenico fresco; anche se di età mindeliana.
Le traccie di Mindel scheletrico della zona di S. Ambrogio possono testimoniare l’alta quota e la
grande estensione del ghiacciaio mindeliano, in accordo con quanto già noto per il Piemonte, il Vare¬
sotto (Nangeroni), la Brianza (Riva e Venzo), l’Adda (Venzo), Leffe (Lona-Venzo), l’apparato del
Lago d’Iseo (Vecchia). La grande estensione e la maggior altezza del Mindel è inoltre ben evidente
all’apparato morenico del Piave di Valdobbiadene-Cornuda-Montello (Giorgio .Dal Piaz 1961).
Consultando la Carta, risulta che nel Riss (punti arancio), il minuscolo apparato atesino di
Rivoli era separato e distinto dalle grandi cerehie rissiane del Garda; ora in gran parte erose e dila¬
vate. Pertanto mai il Riss avrebbe potuto salire sino alla quota 370 e così all’esterno! Invece ciò era
possibile ed oltremodo probabile per il Mindel : solo allora i due ghiacciai potevano confluire, con
grande prevalenza di quello gardense, rigurgitando ed insinuandosi in alto sino a Rubiana. Il fer¬
retto di alterazione superficiale del morenico venne eroso ed asportato dopo l’ Interglaciale Mindel-
Riss, specialmente nei pluviali — extraglaciali -— del Riss e del Wùrm: quest’ultimo testimoniato dai
potenti conoidi a fondo azzurro indicati sulla Carta da Pesina a Caprino.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
27
Nell’ipotesi che il morenico di Caprino-Rubiana potesse esser dovuto a trasfluenza di lingua
glaciale gardense per la Val dei Lumini (quota 700), rilevai tutta la vallata a nord di Rubiana sino
all’ampia insellatura tre chilometri a nord dell’abitato dei Lumini ( 1 ). Ciò allo scopo di individuare
eventuale morenico Mindel scheletrico o di trovare ciottoli di porfido viola atesino nella terra rossa
di fondovalle. Ciottoli di porfido atesino, del tutto freschi, si vedono attorno all’abitato e presso le
scuole : ma si tratta di materiale trasportato recentemente dalla Cava wiirmiana di Trimbel (Rivoli).
La terra rossa non contiene che selci locali ed è esclusivamente carsica; di dilavamento eluviale dei
circostanti calcari oolitici, ricchi di doline, ed accumulata nell’ampio fondovalle a prati. Pertanto
l’ipotesi di trasfluenza gardense, morfologicamente possibile, viene a cadere: nemmeno nel Mindel, la
più alta glaciazione nelle valli, il ghiacciaio arrivò a trasfluire.
Ricordo che Cozzaglio sul Foglio Peschiera aveva distinto il morenico insinuato di Caprino-
Rubiana come « Sabbie atesine di Caprino-Sa» dell 'Interglaciale Riss-Wiirm. Habbe invece, nella sua
cartina I960', lasciò la zona in bianco (nicht kartiert).
IL SISTEMA RISSI ANO
Caratteri generali del morenico
Le cerehie, sempre esterne al massimo cordone ghiaioso e fresco del W tir ni I, risultano general¬
mente degradate ed a dolce morfologia : le distinguo a punti arancio sulla Carta. Dove il terreno
superficiale si è conservato (suolo relitto), esse risultano alterate in argille rosso-arancio, rosso-brune o
giallastre, con ciottoli quasi esclusivamente silicei o silicati. Il paleosuolo rissiano fu oggetto di cam¬
pionatura pedologica con Mancini, in più punti (asterischi sulla Carta)-, sia in corrispondenza delle
cerehie più esterne dell’apparato atesino di Rivoli, sia in corrispondenza dei cordoni morenici esterni
dell’apparato gardense. Se il terreno d’alterazione, potente circa un metro, venne eroso, al di sotto si
trova morenico fresco non distinguibile dal Wùrm. Bisogna allora seguire l’allineamento dei cordoni
e delle cerehie; indicando il Riss anche nei tratti dove per la maggiore pendenza, per l’erosione degli
scaricatori wùrmiani o per dilavamento, venne asportato il terreno di alterazione con denudamento
del sottostante morenico fresco. Questo fenomeno si osserva sul ripido versante meridionale della Mesa
(sopra la Chiusa) : seppur in perfetto allineamento col più occidentale cordone morenico rissiano di M.
Crivellino, esso risulta ghiaioso con accumulo delle argille rossastre in basso e sul terrazzo raccordato
del Fluvioglaciale Riss del Monte Alto di Gaiùn, sospeso di 120 metri sull’Adige {Carta).
Consimile esempio di erosione del paleosuolo si osserva sul grosso cordone rissiano di M. Ar¬
zilla : verso sud, dove è più ripido ed eroso, il morenico non risulta alterato; mentre a nord, nella zona
del cimitero di Castrone, lo stesso cordone a più dolce morfologia, risulta coperto dalle solite argille
rosso-brune intensamente coltivate a campi e vigneti. Esse risultano di alterazione in sito, e trovandosi
sul cordone non possono essere dilavate da altri terreni.
Alla fig. 15 viene illustrata piccola sezione sulla sinistra della strada provinciale asfaltata per
Caprino, un chilometro a sud di Ceredello vicino alla Casa Vaisorde. Essa si trova in corrispondenza
della cerchia rissiana più esterna {R. I.) dell’apparato atesino di Rivoli. Mancini (1961, pp. 239-41)
( 1 ) Nelle minuziose ricerche in Val dei Lumini, a nord di Rubiana e fuori della Carta, ebbi per compagno l’amico
Nangeroni, che volle inoltre visitare il Giinz della Val dei Mulini.
28
S. VENZO
eseguì diverse analisi pedologiche del paleosuolo argilloso bruno-rossastro e potente circa un metro.
Mancano i carbonati che andarono dissolti ed i ciottoli sono silicei o silicati.
Due chilometri più a sud, Mancini prelevò serie di campioni nella piccola incisione della car¬
rareccia Cà della Fame-Polke, che interessa un cordone più interno del Riss (*) : egli ne dà notizia
a pag. 241. 11 terreno d’alterazione, pure sul metro, è sempre argilloso bruno-rossastro, e contiene ab¬
bondante scheletro di rocce silicee e silicate. Esso risulta subacido sino oltre i 60 cm di profondità.
Anche Mancini ritiene che la pedogenesi di questo morenico sia avvenuta in ambiente non molto dis-
Fig. 15. — Paleosuolo bruno-rossastro - dello spessore di un metro - su morenico di fondo
del Riss, lungo la provinciale per Caprino, un chilometro a sud di Ceredello (esterno dell’ap¬
parato atesino di Rivoli; Carda con *). Esso fu oggetto di analisi pedologiche Mancini
(1960, p. 239-11).
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
29
simile dall'attuale, durante l ’Interglaciale Biss-Wurm. Difatti spesso il morenico fresco del Wiirm
copre il Riss, sia all’esterno del grande cordone wiirmiano, sia all’interno della zona sovraescavata dal
ghiacciaio (Carta).
All’esterno del grande cordone wiirmiano del Garda, si trovano ogni tanto conservati cordoni
testimoni del Riss. Condussi Mancini a campionare il Riss nella zona di Pertica (a nord del Monte
Moscài) : tipica è la sezione lungo il torrente col serbatoio d'acqua, subito sopra le case, con terreno
argilloso rossiccio e ciottoloni silicati notevolmente alterati (asterisco sulla Carta). Sul dorso del me¬
desimo cordone, ad est di Albaré, è conservato terreno argilloso rosso-brunastro.
L’anfiteafro morenico rissiano del Garda
Come illustrato dalla Carta, esso è ridotto a cordoni testimoni erosi e dilavati dagli scaricatori
del Wiirm 7, e talora coperti dal più interno cordone ghiaioso del maximum wiirmiano (IV. 7). Dal
nord, dove tutto il ghiacciaio trasfluiva per l’ampia insellatura di M. Canforàl, troviamo i due cordoni
insinuati di Pizzone, a terreni argillosi rosso mattone-brunastri. Il più interno e maggiore, che copre
conglomerati probabilmente mindeliani, interrotto dallo scaricatore W. I di Castione, continua a sud
col grande cordone di M. Arzilla, m 320 ( R. 77), appoggiato sul tipico ferretto. Esso risulta tagliato a
sud dalla Val Tesina, dove ricopre anche i banconi conglomeratici tardomindeliani ( Carta e fig. 6 nel
testo). Settecento metri più all’esterno, nei campi sopra l’abitato di S. Verolo (sino a quota 300), al-
l'aratura con profondi aratri a trattore, appare morenico di fondo fresco, con ciottoloni anche di por¬
fido viola. Come appare anche dalla Carta , esso si allinea col cordoncino rissiano più esterno di
Pizzone.
Mezzo chilometro più ad oriente, lembo del tutto consimile si trova insinuato sopra Casaletto
sino a quota 290 circa; appena inferiore pertanto alla quota di quello più interno di S. Verolo. Non
si può escludere però che possa già trattarsi di piccolo lembo testimone del potentissimo morenico in¬
sinuato sopra Pesina, probabilmente mindeliano per l’alta quota e la posizione esterna alle cerehie
rissiane.
A sud del M. Arzilla, alcuni lembi di Riss sono conservati alle pendici esterne del M. Bràn e
del M. Carpené : in ambedue i casi il Riss si appoggia e copre il tipico ferretto, e risulta a sua volta
coperto dal massimo cordone wiirmiano ( Carta e profili 6 e 7).
Ridotti lembi dilavati sono conservati più a sud nella zona di Costermano (profilo 8), mentre
grosso cordone di tipico Riss, che copre il Mindel, è presente ad Albaré, m. 297 - sud di Pertica, m.
225, mezzo chilometro all’esterno del W. 7. Le condizioni di giacitura di questo Riss sono chiarite
nel profilo 11, a p. 23.
Ridotti lembi di morenico Riss affiorano anche all’interno delle grandi cerehie wurmiane, nei
punti di maggiore sovraescavazione oppure di incisione dei corsi d’acqua, del grande cucchiaio di
Garda (Carta). Altro sicuro lembo rissiano è conservato all’interno della cerehia IV. 7 Fraimonti-Cal-
cina, a nord di Albaré.
Nella zona di M. Moscài, il morenico Riss affiora per poco nell’incisione della Vaisorda, sotto
i cordoni del Wiirm I che coprono loess. Caratteristica è qui la serie del Torrione, già ricordata da
Vicolis 1899, da Penck 1909 ( 1 ) e da Cozzaglio (Note illustrative 1933, p. 88). Ora essa viene detta¬
gliata anche in base ai dati pedologici Mancini (1960, pp. 227-33), che collimano colle notizie pedo¬
logiche Franzle (1959, p. 295 ( 2 ) ). Invece Habbe attribuendo al Riss il soprastante morenico, venne
ad invecchiare la serie. Come illustro a fig. 16, essa, dal basso, è costituita:
( x ) Penk A., Die Alpen im Eizseitalter, p. 873, f. 118.
( 2 ) Ricordo qui che il dott. Franzle, dell’Università di Bonn, nell’aprile 1959 si accompagnò a me e Mancini
per visitare la Vaisorda, che conoscevo sin dal 1932 (Venzo S. - Il Neogene dei Trentino ecc., 1931). Della questione ebbi
già ad accennare nell’Introduzione di questo lavoro.
30
S. VENZO
1) morena debolmente cementata, con ridotte alternanze fluvioglaciali verso l’alto, a ciottoli
più minuti marcatamente stratificati. Essa affiora per 16 metri, ma Nicours nel 1899 ricorda che al
di sotto, nella fondazione delle briglie venne incontrato « strato alterato o ferretto con ciottoli ram¬
molliti'» (= Mindel); e talora anche il sottostante ceppo. Questo, per analogia colla Val dei Mulini
Fig. 16. La serie del Torrion di Vaisorda (Cavaion): 1 - Morena cementata del Miss, con
alternanze fluvioglaciali verso l’alto (m 16); 2 - paleosuolo argilloso giallo-rosso, con ciottoli
silicei alterati (m 1,20), dell 'Interglaciale JR- IV ; 3 - loess debolmente indurito, in grossi
prismi e in alto con pollini di Leccio, dell’An aglaciale W.l (m 5); 4 - morenico fresco, di
fondo, del Wiirm (m 3-4), che a destra della foto forma le creste della Tav. VII (analisi
pedologiche Mancini).
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
31
(profili 6 e 7) ed il pozzo del Cimitero di guerra di Costermano (fig. 5 e profilo 8) può testimoniare il
morenico o fluvioglaciale Mindel II. Tuttora la base del Torrione è protetta con muro dall’erosione del
torrente Yalsorda, ed ogni tanto si trovano anche le briglie.
Le osservazioni del Nicolis, acuto naturalista, parallelizzate coi nuovi dati, mi inducono ad in¬
dicare nel profilo 12, alla base della serie quaternaria, anche i conglomerati mindeliani. Sotto, si tro¬
vano i calcari aquitaniani, che affiorano in sponda destra (in giallo sulla Carta).
2) verso il basso, 60-70 cnx di suolo giallo-rosso, argilloso, plastico, con aggregazione prisma¬
tica, indizio di movimento dell’argilla ( coatings ) e laccature di manganese; rari ciottoli silicei ed al¬
cuni silicati (porfido viola, gneiss con aloni rossastri). Verso l’alto circa mezzo metro di suolo argil¬
loso loessico di color arancio, con scarso scheletro minuto; il tutto scivolato dall’alto (« Schwemm-
loess » di Brunnacker).
3) metri 5 di loess debolmente indurito, giallino e superiormente con alternanze nerastre
(tipo cernosem), in grossi prismi (foto 16); verso l’alto esse contengono pollini di Leccio (determ.
Durante-Pasa, 1960). L’indurimento è solo superficiale.
4) morenico fresco di fondo, relitto dell’intensa erosione del morenico di fondo wiirmiano
(IV. 1), sviluppato sul versante sud per oltre 50 metri, colle creste e incipienti piramidi di erosione
illustrate a Tav. VII. Il morenico è coperto da debole strato di terra bruna rendziniforme, piuttosto
sciolta e con abbondante scheletro calcareo.
Il soprastante morenico fresco di fondo si sviluppa in alto a costituire il grande cordone wùr-
miano, m 327, indicato a grossi pallini blu sulla Carta-, e 300 metri più a monte forma il cordon¬
cino esterno del IV. I, che sbarrò il bacino ad argille glaciolacustri di Incaffi. Ricordo che il cordone
IV. II si trova all’interno e più in basso, verso lo sbocco della Vaisorda.
Discussione cronologica. - La morena cementata del liv. 1, alterata al liv. 2 in paleosuolo
rosso-bruno privo di carbonati ma non acido, può venir attribuita al Riss. L’alterazione del morenico
calcareo Riss si dovè verificare durante l’Interglaciale R-W.
Il potente loess indurito del livello 3 venne pure analizzato da Mancini (1960, pp. 230-31) e
distinto : inferiormente, in sabbioline e limi di trasporto eolico ; sopra, in suoli almeno saltuariamente
saturi d’acqua e di terreni di tipo steppico, testimonianti alternanze di periodi più umidi e più aridi,
durante la fase di espansione wùrmiana (IV. T). Questo loess contiene i pollini di leccio, che tuttora
persiste nella zona. Probabilmente durante la fase oceanica di generale espansione del ghiacciaio wùr-
miano, si verificarono delle fasi steppiche di arresto o magari di debole arretramento, che permisero
il rimaneggiamento eolico. Ma poi prevalse e continuò l'espansione glaciale che portò al deposito della
soprastante morena wùrmiana del liv. 4.
Sul Monte Moscài, il morenico Riss affiora in più punti, come indico sulla Carta. Alla propag¬
gine sud di M. S. Michele, il Riss affiora sotto al loess dell ’Anaglaciale Wurm, potente una ventina
di metri ed a sua volta coperto dal cordone TV. I (fig. 17 e profilo 13). Esso è inoltre conservato sul
piccolo terrazzo a quota 280, coltivato a vigneto, che si trova lungo la strada comunale che sale da
Cavaion alla sella d’Incaffi-Castello : la strada sale con un tornante-sul cordoncino morenico con ciot¬
toli di porfido, delimitante a sud il terrazzino (Carta). Questo morenico è dovuto a piccola lingua,
che nel massimo rissiano doveva trasfuire dal versante gardense per la selletta a sud di Castello. Mo¬
renico Riss di fondo affiora inoltre sotto il loess tardowùrmiano della conca di S. Andrea, sopra Castello.
32
S. VENZO
A nord-est della Chiesa di Cavaión, che si trova sul grande cordone W. I, il morenico Riss
costituisce la cerchietta esterna, alquanto degradata, di Caorsa-Villabella, 201 — dosso a terreni ros¬
sastri con vigneti a quota 198, a sud dei Progni. Più al largo, verso SE, il morenico Riss, coperto
dal terrazzo del Fluvioglaciale W. I di C. Monteàn, costituisce la scarpata della valletta Progno Tasso;
poco più a valle, affiorando su ambedue i versanti, esso viene a trovarsi al di sotto del livello a con-
Fig. 17. — Spaccato del Monte S. Michele-Cavaión, col loess (m 20), che copre il Riss alterato ed è coperto dal W.l :
spetta pertanto all ’Anaglacicde W.l come quello del Torrion di Vaisorda (fig. 16). Nella piccola grotta sotto l’aste¬
risco, rinvenimmo nel loess basale selce scheggiata di tipo musteriano (efr. profili 12 e 131.
glomerati dell Interglaciale R-W (pallini blu sulla Calia). Quest’ultimo è coperto dall’imponente cor¬
done li. 7 di Casette, 241 - Pellizzara Piglio, 310. Più a sud, la serie morenico Riss - conglomerati
R-W - cordone IT. 7 si segue lungo il Canale Medio Adige sino al Ponte della Sega (profilo 18) : mentre
il potente ed esteso morenico interno, che degrada con numerosi cordoni verso il Lago di Garda, ri¬
sulta del tutto fresco e deve attribuirsi al Wiirm ; a differenza di quanto indicato sul Foglio Peschiera.
Il Fluvioglaciale rissiano del Garda è generalmente eroso ed asportato dai grandi e nu¬
merosi scaricatori del Wiirm, come appare anche dalla Carta. Soltanto a nord, insinuati e protetti
nella zona di Pizzone (Castione), sono conservati due lembi testimoni di terrazzo argilloso rossiccio,
raccordato colle più interne cerehie del Riss. Altro terrazzo forse rissiano per l’alta quota (m 300) è
conservato ad ovest dell’abitato delle Ghiaie di Pesina. Esso, seppur costituito da antico conoide con
terreno superficialmente non alterato perchè dilavato, risulta sospeso di 25 metri sul sistema a co¬
noidi del Pluviale wurmiano Ghiaie-Pesina.
L’anfifealro rissiano alesino di Rivoli
Sono rissiane le cerehie più esterne, indicate a punti e pallini in arancio sulla Carta. Da nord,
la cerchia rissiana più esterna (R. 7) alterata in terreno argilloso arancio-rossastro, è quella di Vignòl-
Platano-Gamberòn, che Cozzageio ritenne invece del Mindel. Le varie placche di morenico Riss a NE
di Gamberon, appoggiate sul Titonico rosso del versante occidentale del M. Cordespino, testimoniano
trasfluenza atesina per l’ampia insellatura a nord dello stesso. Invece, nel Wiirm, la trasfluenza del
ghiacciaio atesino poteva superare la cresta rocciosa solo a sud del M. Cordespino. Come indico sulla
Carta., nella zona Platano-Lubiara, i cordoni rissiani sono due, dei quali il maggiore è l’esterno (7L 7).
La cerchietta più interna, interrotta ad ovest da 4 potenti scaricatori del W. I, continua ad ovest
nella più esterna cerchietta dell ’anfiteatrino : Ceredello - S. Cristina, 252 - cordone di Casal Menini,
RILEVAMENTO GEOLOGICO dell’anfiteatro MORENICO DEL GARDA
33
243 - Cà della Fame, 225. Più a sud, essa appare erosa e dilavata. All’interno di essa risultano con¬
servate altre 2-3 cerehie rissiane, degradate, a dolce morfologia e spesso interrotte dagli scaricatori
del IV. I. Sulla più interna cerchia, sempre a terreno rosso-brunastro, si appoggia il grande cordone
IV. 7. Quest’ultimo ricopre anche il morenico Riss più interno, come risulta dalla Carta,.
Verso sud dell’anfiteatro, le cerchiette rissiane si riuniscono a costituire il Monte Crivellino,
256, dove il terreno argilloso rossiccio in parte dilavato affiora nelle trincee e nelle buche scavate
dai tedeschi nell’inverno 1945 (linea di difesa dell’Alpenvorland). Il forte cordone rissiano, interrotto
ed inciso ad est dal grande scaricatore dell’anfiteatro interno al IV. I (l’Adige di allora; grossa frec¬
cia blu sulla Carta), continua ad est. Qui costituisce i colli più esterni della Mesa, sui 300 metri. Per
l’alta quota e la forte pendenza verso sud, il terreno di alterazione risulta dilavato, cosicché affio¬
rano le sottostanti ghiaie; tuttavia, in qualche punto, preservato dall’erosione e dal dilavamento, è
conservato il terreno argilloso rossiccio, che non è mai presente sul Wiirm. Questo imponente cor¬
done rissiano risulta fortemente inciso dai 5 scaricatori del IV. I, contrassegnati sulla Carta : il grande
cordone IV. 7 della Mesa, 305-325, si appoggia su di esso. Alle pendici meridionali della Mesa, tra
i conoidi wùrmiani, sono conservate tre collinette testimoni di più esterna cerchietta rissiana (Carta).
Piccolo lembo di morenico Riss, costituisce l’estremo terrazzo orientale sopra la Chiusa (ni 215);
risultando sospeso di 125 metri sull’Adige. Nelle trincee e negli scavi per postazioni d’artiglieria,
sopra il morenico appare parzialmente conservato il paleosuolo argilloso rossiccio (potenza sui 40 cm).
Il sislema Fluvioglaciale rissiano dell’anfilealro alesino di Rivoli. — Risulta molto
più conservato di quello gardense, e testimoniato dai vari lembi di terrazzo contraddistinto in arancio
sulla Carta. Il terreno è generalmente argilloso e rosso-mattone, con ciottoli calcarei in parte dissolti.
Naturalmente, come nel caso del morenico, se il paleosuolo è dilavato, affiora al di sotto il terreno
ghiaioso.
A nord dell’apparato di Rivoli, è tipico il terrazzo argilloso-rosso bruno di Vignòl, dovuto a
costruzione fluvioglaciale all 'esterno della cerchietta R. 7, ad est di Caprino. Al medesimo sistema,
sospeso di una ventina di metri sulla piana del Fluvioglaciale IV. 7, spettano i terrazzi di Chiviel-
Lubiara. Numerosi lembi fluvioglaciali arrossati, che costituiscono terrazzo rovinato e sospeso di una
quindicina di metri sulla piana, sono conservati all’esterno dell’anfiteatro atesino, nella zona Casoni
di sopra-Ceredello ; come pure più a sud tra le cerchiette rissiane Cà della Fame-Polìce (Carta). Più
estesi e conservati sono i terrazzi rossi meridionali, a sud del M. Crivellino, Brentegani-Cà del Morto-
Danzia, sulla quota 210. Con questi lembi si raccorda l’esteso terrazzo più orientale del M. Alto
di Gaiùn, m 211, raccordato col cordone rissiano della Mesa. Il paleosuolo argilloso rosso-bruno e
con ciottoli, potente mezzo metro, copre le ghiaie bianche che costituiscono le alte scarpate che deli¬
mitano il terrazzo. Esso risulta sospeso di una ventina di metri sul Fluvioglaciale TV. 7 e di ben 120
sull 'Adige.
Ad est dell’Adige, sono testimoni del medesimo sistema i vari terrazzi indicati sulla Carta:
quello sopra Volargne, m 184, appoggiato contro la scarpata rocciosa sotto Cà Verde; i due lembi
atesino-gardensi di S. Ambrogio, pure sospesi di 10-12 metri sulla piana del grande terrazzo Fluvio-
glaciale IV. 7; nonché il corrispondente e caratteristico terrazzino del Montindon. A questo fa ri¬
scontro il terrazzo sopra l’abitato di Gargagnano, che è sospeso di una dozzina di metri sul sistema
Pluviale wilrmiano di Gargagnano-Monteleone (conoide col fondo azzurro). Ma esso non contiene ciot¬
toli di porfido, mostrando trattarsi di testimonio del Pluviale Riss.
Poco a SE, appena fuori della Carta, fa parte del sistema fluvioglaciale rissiano del Garda, il
terrazzo argilloso rossastro conservato all’interno della collina eocenica a semicerchio di S. Pietro In¬
carnano; anch’esso è sospeso di una decina di metri sul piano del Fluvioglaciale IV. 7, in azzurro sulla
Carta.
5
Catsglaci&le W.I
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL'ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
35
L’INTERGLACIALE RISS - WURM
In questo interglaciale si dovè verificare l’alterazione superficiale del morenico-fluvioglaciale
Riss, colla formazione del paleosuolo argilloso arancio o rosso bruno. Difatti esso risulta talora co¬
perto dal grande cordone fresco del W. I, che vi si appoggia. Similmente potè avvenire la soluzione
dei carbonati nel loess rissiano, con completa argillificazione ed arrossamento; come si osserva alla
propaggine settentrionale del M. Carpené di Costermano (Carta), nonché a Leffe (margine orien¬
tale del terrazzo di Casnigo (Tav. VI, f. 2) ).
Nel contempo si verificò il potente deposito delle ghiaie atesine, ricche di ciottoli di porfido,
ora cementate a conglomerati stratificati, che si trovano lungo le scarpate dell’Adige (Tav. II, f. 1)
e che indico sulla Carta a pallini blu allineati. Nella vailetta del Progno Tasso, che confluisce nel-
l'Adige al Pontón, come pure lungo la scarpata occidentale del Canale Medio Adige (Biffis) che è
sospeso di una quarantina di metri, i conglomerati sono intercalati tra il soprastante morenico sciolto
del cordone IL. I ed il sottostante morenico debolmente cementato del Riss. Queste condizioni ven¬
gono chiarite nei profili 18 e 19 nel testo.
La potenza complessiva dei conglomerati supera la sessantina di metri. Verso l’alto, alla base
della scarpata del terrazzo FI. W. I o FI. IL. Ili, essi diventano più grossolani e meno cementati,
risultando piuttosto del corrispondente anaglaciale.
I conglomerati interglaciali che affiorano sulle rive dell’Adige di Volargne-Pontón-S. Lucia-
Pescantina (Carta), si ritrovano sul versante orientale, alla scarpata del terrazzo Fluvioglaciale W. I ;
a monte della Palazzina di Volargne e sopra lo stradone che da Domegliara sale a S. Ambrogio. Come
appare dalla Carta, consimili conglomerati si ritrovano a nord della Chiusa. Verso l’alto della scar¬
pata di Rivoli, a quota 165-180, essi affiorano in banchi suborizzontali, con ciottoli prevalentemente
minuti tra i quali molti di porfido atesino. Sui ''•onglomerati è basata la grande chiesa e tutto l’abi¬
tato all’orlo del terrazzo cataglaciale IL. II (Tavola Vili, f. 1). Essi testimoniano che durante l’In¬
terglaciale B-W l’Adige, invece di passare per la Chiusa, doveva defluire per Rivoli attraversando
a sud la cerchia morenica del Riss, in corrispondenza del vecchio scaricatore rissiano tra il M. Cri¬
vellino e la Mesa. Il profilo 20 mostra la potenza dei conglomerati in questa zona : dato che essi
affiorano un chilometro a SE, come pure a SO, alle scarpate del terrazzo FI. IL. I (scarpata sopra
il Canale Medio Adige e scarpata della vailetta Progno Tasso).
Consimili conglomerati affiorano a nord della Chiusa, in basso alla grande scarpata di Rivoli,
sino a 20 metri sopra l’Adige e ad est, sulla stessa quota, alla scarpata del terrazzo Fluvioglaciale
IL. Ili di Geranio (107-120 m). Questi conglomerati, a parte la minor cementazione, presentano le
medesime caratteristiche di quelli interglaciali a sud della Chiusa. Trattandosi di depositi prevalen-
tamente minuti, è più probabile essi siano sempre interglaciali, poi incisi ed erosi. Solo questi ul¬
timi metri dei conglomerati diventano più grossolani e meno cementati : trovandosi subito sotto al
terrazzo Fluvioglaciale IL. Ili, potrebbero spettare all ’ Anaglaciale IL. Ili (fase di espansione fino
al maximum). In questo caso sarebbero appoggiati su quelli dell’Interglaciale R-W, notevolmente
erosi.
L’attribuzione all ’Anaglaciale IL. Ili è provata per il banco conglomeratico di 3-4 metri, che
affiora in alto alla scarpata del cordoncino morenico colle Rovine del Monumento a Napoleone. Come
chiarito dagli spaccati 22-24, esso affiora sopra il cordoncino morenico del Cataglaciale IL. II e sopra
le sabbie argillose fluviolacustri àeWInter stadio IL. II/ITI. Sia i conglomerati che il fluviolacustre ri¬
sultano coperti da cordoncino morenico IL. III.
36
S. VENZO
I conglomerati, prevalentemente minuti e per lo meno in massima parte interglaciali, affio¬
rano per una ventina eli metri alle scarpate del terrazzo fluvioglaciale W. Ili di Cà Nova, e di quello
del Bosco Piano a nord di Dolce. Altro lembo, basato sulla roccia, si trova una cinquantina di metri
sopra l’abitato di Dolce. Quest’ultimo deve spettare anche per quota all’Interglaciale, raccordandosi
con quello di Rivoli.
T conglomerati interglaciali sono inoltre conservati in lembi testimoni più a nord, per tutta
la Val d’Adige sino nella zona di Trento-Pressano (Lavis).
Successione delle Cave di Quinzano (Verona), con mammiferi e manufalli (Riss - Inler-
glaciale R-W - Wurm). — Questo ormai famoso giacimento si trova fuori della mia Carta,
circa otto chilometri ad ESE di Pescantina ed a soli tre chilometri a NO di Verona; in posizione
corrispondente alla scarpata del terrazzo Fluvioglaciale IV. 1 di Villa di Quinzano. Questo terrazzo,
colla Cava Vecchia m 95, è sospeso di 35 metri sull’Adige: spetta pertanto allo stesso F. W. I che a
Bussolengo era ancora sospeso di 50 metri (Carta). Dal 1939 in poi esso fu oggetto di ricerche siste¬
matiche e di studi paietnologici, paleontologici e stratigrafici da parte di R. Battaglia, P. Graziosi,
P. Leonardi, A. Pasa e F. Zorzi (*). Nel 1956 è fondamentale e riassuntivo il lavoro di A. Pasa ( 2 )
« Nuovi indici paleoclimatici del deposito di Quinzano », nel quale egli illustra ulteriormente la serie
portando nuovi dati paleontologici stratigrafici e soprattutto pedologici. Essi sono schematizzati alla
sua Tav. I.
La serie inferiore, interessata dalla Cava vecchia, in basso è costituita dalla Formazione 1, ad
alternanze di terre nere, brune e rosse, con:
Cervus elaphus L. forma grande
Megaceros euryceros italicus Pohlig
Bison priscus Boj.
selci scheggiate di tipo chelleano e clactoniano (Zorzi, Battaglia)
In base anche al terreno, Pasa pensa che questo complesso possa corrispondere ad una fase a
clima steppico del glaciale rissiano. Data anche la posizione stratigrafica, è probabile trattarsi di fase
di ritiro tardorissiano (Cataglaciale Riss).
Formazione 2. - Il soprastante banco a ciottoli, con industria arieggiata ai manufatti acheu-
leani (Zorzi, Battaglia), si potè accumulare in fase di aridità con notevole insolazione (deflagrazione
dei ciottoli) e di attivo ruscellamento in clima arido, con rare ma violente precipitazioni. Il superiore
strato V5 contiene abbondanti resti faunistici:
Cervus elaphus forma grande Elephas trogontherii intermedius Jourdan (espo-
Cervus dama sto al Museo di Verona);
Capreolus traccie di industrie tipo Levallois-Musteriano (Bat-
Bison priscus taglia 1948, p. 258).
Il soprastante livello V6 è costituito da terreno rossastro di clima mediterraneo meridionale
(lauretum ). Questa formazione viene attribuita all’ Interglaciale Biss-Wiirm. Dal banco a ciottoli pro¬
vengono inoltre la bella amigdala chelleana e lo strumento acheuleano, illustrati nel 1959 da F.
Zorzi ( 3 ).
0 Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Verona.
( 2 ) Geologo e Paleontologo dello stesso Museo.
0 Zorzi P. - Un’amigdala aclieuleana scoperta a Lughezzano di Valpantena nel quadro del Paleolitico infe¬
riore e medio veronese, 1959; p. 303-4, fig. 3; p. 310, f. 11; p. 327, fig. 3 e 5 (Musteriano).
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
37
Formazione 3 di tetto alla Cava vecchia : terre brune di clima temperato moderato, umido,
del Musteriano (inizio W. I).
La superiore Formazione 4 delle Cave nuove, è costituita da terre rossastre dilavate, talvolta un
poco concrezionate, a veli sabbiosi. Essa contiene : Bos primigenius, Capra ibex, Rupicapra rupica-
pra ecc.. La presenza dello stambecco e del camoscio alla base delle Prealpi ed a quota di meno d’un
centinaio di metri, può testimoniare la fase di acme del Wiirm (TP. I di Pasa) e il corrispondente
cataglaciale.
Segue serie di terre brune, cernosiom degradato (clima continentale artico boreale), soliflussi
(freddo umido a Pino ), dune (freddo secco), attribuita da Pasa al W. II. Ancor sopra si trovano
podsoli (freddo un poco umido, di tundra a betulla) a dune (clima arido fresco, con foresta a pino) del
W. III.
I soprastanti terreni sono postglaciali. I preziosi dati della serie di Quinzano, sviluppata dal
Cataglaciale Riss sino al TP. Ili sono in accordo e costituiscono una meravigliosa riprova delle di¬
stinzioni geomorfologiclie da me riscontrate in corrispondenza dell’Apparato gardense e di quello ate¬
sino di Rivoli ; nonché della tripartizione del Wiirm. Similmente a quanto riscontrato per le analogie
tra la serie lacustre a pollini, El. meridionalis, Rhinoceros etruscus ecc. di Leffe e la serie glaciale
Giinz e Min del di Val dei Mulini sopra Garda.
L’Interglaciale Riss-Wurm della dolina di Cà Verde (S. Ambrogio di Valpolicella). —
All'incirca corrispondente come età alla serie della Cava vecchia di Quinzano, risulta quella
del tratto inferiore della vasta dolina di Cà Verde, un paio di chilometri a nord di S. Ambrogio. La
dolina, indicata anche sulla Carta, è colmata da oltre una ventina di metri di argille fortemente sca¬
vate a gradoni e sfruttate per la fabbricazione di laterizi. In basso si osservano 5-6 metri di argille
azzurre lacustri con deboli alternanze nerastre torbose. Esse contengono resti vegetali ancora allo
studio al Museo di Storia Naturale di Verona, da parte di Durante e Pasa. Essi testimoniano bosco
di clima temperato-caldo, tipicamente interglaciale.
Al tetto delle argille azzurre, in basso alla dolina, vennero raccolte dal personale del Museo di
Verona varie selci scheggiate di fattura musteriana e di tipo clactoniano. Esse, illustrate da F.
Zorzi ( x ), direttore del Museo di Verona, stanno a convalidare l’età indicata dalla flora. Dallo stesso
livello sembra provenire un frammento di osso frontale umano probabilmente pleistocenico, a carat¬
teri morfologici arcaici e recenti insieme, che potrebbero assumere grande valore anche in relazione
all’occipitale di Quinzano.
Le superiori argille rosse carsiche colluviali (Pluviale wiirmiano - Olocene), contengono verso
l’alto selci eneolitiche e cocci di ceramica.
Parallelismo coi depositi dell’ Interglaciale R-W della Lombardia
In posizione morfologica consimile a Quinzano e Cà Verde, in basso alle colline prealpine, si
trova la cavità carsica di Zandobbio (Bergamo), allo sbocco della Val Cavallina nella Pianura ber¬
gamasca. Il livello inferiore a breccia ossifera della grotta, contiene la fauna del tardo Interglaciale
R-W, raccolta ed illustrata da Vialli ( 2 ). Essa ricca di ben 16 specie consta di:
Emys orbicularis L. Capreolus pygargus Pall.
Ursus arctos fossilis L. Cervus elaphus L.
Ursus cfr. spelaeus Ros. & II. Dicerorhinus merchi J. & K.
( 1 ) Zokzi F. - Un’amigdala acheuleana scoperta a Lughezeano di Valpantena nel quadro Paleolitico inferiore
e medio veronese, pp. 326-29; ff. 1-6.
( 2 ) Vialli V. - I vertebrati della breccia ossifera dell’Interglaciale Siss-Wiirm di Zandobbio (Bergamo), 1957 ;
fig. 1; p. 57, Tavv. I-III.
38
S. VENZO
Felis pardus L.
8us s ero pii a L.
Bison priscus Boj.
Capreolus capreolus L.
Elephas antiquus Falò.
Lepus cfr. europaeus L.
Hyaena crocuta spelaea Goldf.
Vulpes vulpes L.
A questo complesso, raccolti da Vialli in periodo successivo, vanno aggiunti: Felis leo spe¬
laea L. e Ca/nis lupus Ij. . Egli conclude attribuendo il complesso faunistico a tinta temperata, piut¬
tosto calda, al tardo Interglaciale Riss-Wiirm.
Il livello colla breccia ossifera è coperto da crostone travertinoso di 30-40 cm con pochi denti
di Cervus elaphus e rari di Ursus spelaeus, attribuito al Pluviale wilrmiano. Infatti appena 6 km
più a nord si trovano le fronti moreniche wiirmiane di Grone-Endine, illustrate da Venzo (1945 e
1949). Sopra il crostone si trova il terriccio bruno con rari ciottoli e fauna di tipo olocenico, di
aspetto fresco ( Vulpes, Lepus, Capra ecc.).
Venti chilometri a monte di Zandobbio, alla testata della Val Cavallina, si trova il famoso de¬
posito lacustre interglaciale di Pianieo-Sellere ( Foglio geol. Bergamo, Df.sio-Venzo, 1954). Esso venne
recentemente illustrato da Venzo (1955 ( x ) ) e da Lona e Venzo (1957 ( 2 )): le gyttjas contengono
inferiormente Pinus e Abies (tronchi, rami e pollini) del tardo Cataglaciale rissiano; seguono circa 80
metri di argille lacustri, inferiormente con gyttjas fittissime ricche di foglie e pollini (studiati da
Lona), in serie illustrata da Venzo (Le attuali conoscenze sul Pleistocene lombardo, 1955, Tav. XI e
t'ig. 7 a p. 183).
Le marne microvarvate contengono la ricca flora mesofila dell’Interglaciale R-W a Rhododen-
dron ponticum, Buxus sempervirens, Quercus robur eoe.; verso l’alto della serie lacustre si trovano
molari di Dicerorkinns merchi. Tale datazione è in accordo colle condizioni di giacitura e collo sbar¬
ramento dell 'antico grande conoide conglomeratico dell ’Oglio ; la serie lacustre, poco erosa, è coperta
da morenico fresco tardowiirmiano
All Interglaciale R-AV spetta inoltre il giacimento lacustre a ricca flora di Re, in Val Vigezzo
(Piemonte orientale), situato a 700 metri di quota, entro la zona prealpina: come pure i 136 e più
metri di argille lacustri sbarrate dal R. Il in Valle Stura di Demonte (Venzo, 1951).
La questione dei loess
In base ai nuovi dati stratigrafici e pedologici (Mancini 1960, pp. 222-36), distinguo sulla Carta
tre diversi tipi di loess. Un loess argilloso arancio rossastro del Riss, che già ebbi a descrivere. Esso è
conservato alle pendici settentrionali a tipico ferretto del M. Carpené (Costermano)), come illustrato
nella fig. 1 nel testo e nel profilo 7. Questo loess, completamente argillificato ed in serie sopra al ti¬
pico ferretto dell 'Interglaciale M-R, può attribuirsi al Riss, come nel caso di Leffe (fig. 4 a pag. 15;
Tav. VI, f. 2).
Esso non è però il più antico loess del Garda. Alla Tav. V, f. 2, illustro tasca carsica di loess
alpino argilloso-sabbioso e giallo-arancio, con pupe calcitiche, sottostante a conglomerato mindeliano,
all entrata della Cava di marmo sopra Gaiùn (a sud della Chiusa). I conglomerati, poco ad ovest * (*)
O Venzo S. - Le attuali conoscenze sul Pleistocene lombardo, 1955, pp. 176-185.
(*) Lona F. e Venzo S. - La station interglaciaire de Pianieo-Sellere, 1956, pp. 39-46.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
lungo la camionabile della Cava, risultano alterati in tipico ferretto; come già si vide. Pertanto tale
loess dovè depositarsi nella fase anaglaciale del Mindel : 1 ’argillificazione è solo parziale e manca
il processo di ferrettizzazione, per la protezione dei soprastanti conglomerati mindeliani.
Il loess dell'Anaglaciale Wurm I. — Al Torrion di Vaisorda (fig. 16 a pag. 30), sopra il
paleosuolo del liv. 2, dovuto all’alterazione del morenico. Riss durante il R-W, si trovano 5 metri di
loess debolmente indurito, giallino e superiormente con alternanze nerastre (liv. 3); il tutto in
grossi prismi, come risulta dalla foto. Le alternanze nerastre contengono pollini di Leccio (class. Du-
rante-Pasa, 1960). Il loess è coperto da morenico fresco di fondo del Wurm I (liv. 4), cosicché deve
venir attribuito al corrispondente Anaglaciale.
Mancini distinse nella serie loessica : inferiormente, sabbioline e limi di trasporto eolico ; sopra,
suoli almeno saltuariamente saturi d’acqua e terreni di tipo steppico, testimonianti alternanze di pe¬
riodi più umidi e più aridi. Come già ebbi ad osservare, durante la fase di espansione del ghiacciaio
wiirmiano, si dovè verificare fase steppica di arresto, con oscillazione negativa del ghiacciaio gar-
dense che permise il rimaneggiamento eolico.
In consimili condizioni di giacitura si trova il loess di Monte S. Michele sopra Cavaión. Come
risulta dalla fig. 17 e dal profilo .13, esso — potente una ventina di metri — copre il morenico Riss
alterato, che affiora in più punti; ed è a sua volta parzialmente coperto dal lembo più alto del cor¬
done 17. I (m 355). La sua attribuzione all ’Anaglaciale W. I è pertanto sicura ed in accordo anche
con quanto generalmente osservato dai Colleghi tedeschi a nord delle Alpi. Invece sul versante meri¬
dionale, come già noto per il Varesotto e la Brianza, i depositi loessici coprono più generalmente il mo¬
renico Wiirm, cosicché sono attribuiti alle fasi di ritiro tardowurmiane (\ 2 ).
In corrispondenza della grotticella sopra la carrareccia per S. Michele, verso la base della scar¬
pata di loess debolmente indurito e con alternanza nerastra (fig. 17), rinvenni con Mancini selce rossa
scheggiata di fattura musteriana. Altra grotticella è scavata nel loess poco a sud. In ambedue le
grotte, che si trovano circa al medesimo livello, la serie loessica sembra presentare discontinuità;
solo la serie inferiore contiene alternanza nerastra (come in Vaisorda). Verso il tetto di quest’ultima
si trova la selce. Pertanto, solo la serie loessica basale è coperta dal morenico 17. I, risultando ana-
glaciale;• mentre la serie soprastante, posteriore, potrebbe anche corrispondere a quella tardowiirmiana
di Case Moscàl-S. Andrea. Però, tra i due loess, non si osserva alcun cenno a suolo. La selce testi¬
monia che verso la fine della fase Anaglaciale W. I, col leccio in Vaisorda, la zona era abitata dal¬
l’Uomo del Paleolitico.
Il loess di Perlica. — Appena a nord dell’abitato, copre in basso del tipico ferretto, mentre
verso l’alto ricopre il morenico Riss (profilo 11). Analizzato da Mancini (pp. 225-26), esso risulta
privo di carbonati e di sensibile acidità : pertanto corrispondente ai loess dell ’Anaglaciale 17. I testé
esaminati. Ricordo che il loess rissiano è completamente argillificato, ben più acido e rossiccio invece
di giallo.
Il loess lardowurmiano. — Come appare dalla Carta, è diffuso e potente in varie zone del
M. Moscài. Nella zona di S. Andrea, coltre di loess giallino appena indurito, potente una quindicina
di metri, copre del morenico rissiano. Questo loess presenta caratteri analoghi a quello conservato un
( x ) Nanqeroni G. - Probabili traceie di morene uiiirmiane stadiarie negli anfiteatri del Verbano e del Ceresio,
1954, pp. 5-10.
( a ) Yenzo S. - Le attuali conoscenze sul Pleistocene lombardo, 1955, Tav. XII.
40
S. VENZO
chilometro più ad ovest, a Case Moscài (m 360); sul crinale miocenico ad ovest di Innaffi e fuori
dell’ambito glaciale. Si trova infatti in alto ed all’esterno dei cordoni morenici W. I ed affiora sul
displuvio, nell’incisione della carrareccia presso le case e poco a monte, con sezioni sino a metri 2.50.
Mancini (p. 223) vi distinse ed analizzò il seguente profilo di terra bruna leggermente lisciviata :
A - cm 0-60 - Orizzonte di color bruno, ad aggregazione grumosa, sciolto, poroso, poco adesivo e pla¬
stico, a drenaggio libero, con humus tipo muli, ad attività biologica notevole, privo di scheletro,
passa molto gradualmente a
B - cm 60-110 - Orizzonte di color bruno, ad aggregazione poliedrica mediamente evidente, piuttosto
cementato e ricco di pseudomiceli calcitici biancastri, poco adesivo e plastico, a drenaggio piuttosto
lento, attività biologica piuttosto scarsa; passa gradualmente a
B/C - cm 110-150 - Orizzonte di color bruno, ad aggregati subpoliedrici evidenti, molti pori piccoli,
qualche pseudomicelio calcitico e minerali micacei lucenti; attività biologica modesta. Si rico¬
nosce a tratti l’originaria sottile stratificazione.
C - oltre cm 150 e visibile sino a 230 - Loess wiirmiano ben stratificato, scarsamente indurito.
Mancini vi riscontrò solo la pedogenesi post-wùrmiana, che portò all’eliminazione dei carbonati
dall’orizzonte A ed al loro accumulo in B, cementato ed a pseudomiceli calcitici. Le abbondanti ca¬
vità delle antiche radici dimostrerebbero che il loess si formò in clima arido, perchè altrimenti la loro
conservazione non sarebbe stata possibile dati i fenomeni di eluviazione entro il profilo.
Lo stesso loess è conservato in potente placca appena a monte, verso la cresta del M. Moscài e
nella zona dei Mascansóni, dove venne osservato anche da Habbe (1960, cartina): come pure sul
versante occidentale attorno alla quota 200-250, sempre all’esterno del Wurm.
Altri due lembi di loess tardowiirmiano, sono conservati sopra Lubiara e Gamberòn : come ap¬
pare dalla Carta, il primo copre il Titonico rosso, ed il secondo il Titonico ed il morenico Riss.
Conclusione sui loess. — Come osservato anche da Mancini (p. 234), risulta accertata resi¬
stenza di tre tipi di depositi loessici, che indico nella Carta - oltre al più antico dell ’Anaglaciale M. I
della Cava di Gaiùn (Tav. V, f. 2), che sottostando ai conglomerati mindeliani rimase protetto dal¬
l’alterazione.
Un primo loess risulta di età rissiana ed è sviluppato anche al Garda occidentale, lungo la
scarpata del Chiese di Mocasina-Calvagese, dove copre il tipico ferretto dell’Interglaciale M-R (figg.
2 e 10), conseguenza dell’alterazione di morenico calcareo del tardo Mindel (M. II). Esso sottostà al
più antico Riss, risultando del corrispondente anaglaciale (Anagl. li. I). Loess rissiano è presente
sopra il tipico ferretto, al tetto della serie di Leffe, sul terrazzo di Casnigo (Val Seriana), come illu¬
stro a Tav. VI, fig. 2 ed alla fig. 4: anch’esso venne analizzato da Mancini, come diedi notizia nel
precedente capitolo sul Pleistocene antico.
Un secondo loess, sia per posizione stratigrafica che per caratteri pedologici risulta dell’Ana-
glaciale W. I -. esso è particolarmente conservato nella zona di M. Moscài.
Un terzo loess, notevolmente diffuso e conservato in diversi lembi anche lontani fra loro, risulta
tardowiirmiano come quello del Varesotto. Esso ha subito solo una pedogenesi nel Postglaciale e dalla
sua alterazione si è originata una terra bruna appena lisciviata. Questo loess recente, stà a testimo¬
niare il clima freddo e steppico prevalente a sud delle Alpi durante le fasi cataglaciali tardowùrmiane.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
41
IL SISTEMA WURMIANO
Carafferi generali del morenico
Nella regione considerata, il massimo cordone morenico, quello spartiacque, risulta ghiaioso e
con terreno superficiale bruno ridotto a meno di mezzo metro ; per la massima parte eroso sulle cer¬
ehie. Mancini (p. 244) rileva che nel terreno mancano in genere quantità notevoli di limo e argilla
e che non si riscontra una lisciviazione sensibile. I carbonati sono scomparsi per i primi 40 cm, ma
la reazione è sempre superiore a 7. I ciottoli calcarei sono generalmente inalterati.
Quando il terreno è dilavato, affiorano ghiaie bianche e in grande prevalenza calcaree. Sono
sempre comuni anche i ciottoli porfirici atesini, talora in grossi erratici : mai però di grandi dimen¬
sioni come si osserva per gli erratici delle grandi cerehie dell'Adda - Brianza - Varesotto. Molto più
ricche di porfidi risultano le morene atesine di Rivoli.
Il massimo cordone presenta fresca morfologia, i versanti sono ripidi e la cresta talora ben con¬
servata (Tav. I, fig. 2); cosicché i dati pedologici e morfologici si completano a vicenda.
La massima cerchia viene pertanto attribuita al maximum wiirmiano (Wiirm J), in accordo
con Penck, Klebelsberg e Todtmann (1950). Come appare dalla Carta, il Wiirm viene così ad assu¬
mere grande sviluppo; mentre il Riss rimane notevolmente ridotto rispetto a quanto indicato da Coz-
zaglio sul Foglio Peschiera, e soprattutto da Habbe nella sua Cartina schizzo 1960. lo stesso al
Garda occidentale, basandomi sulla debole alterazione in giallo ocra di taluni tratti della massima
cerchia, avevo pensato potersi trattare del più interno e recente Stadio del Riss ( Riss II). Le attuali
osservazioni, confortate dai nuovi dati pedologici mi hanno fatto cambiare opinione : in accordo anche
colla datazione della massima cerchia sul versante nord delle Alpi, dove pure essa può presentare de¬
bole alterazione (zona tipica del Wiirmsee ecc.). La presente datazione è confortata inoltre dai dati
paleontologici, paietnologici e pedologici della serie a Elephas trogontlierii intermedius della Cava
vecchia di Quinzano, testé ricordata.
Generalmente, poco all’esterno della grande cerchia, è conservata esigua cerchietta ghiaiosa
fresca, con terreno tipicamente bruno. Essa, pure wùrmiana, si segue anche sulla Carta, dove risulta
spesso dilavata ed interrotta dagli scaricatori della massima cerchia. La cerchietta in questione testi¬
monia debole oscillazione positiva della fronte glaciale W. I e la massima estensione : essa si osserva
sia all’apparato del Garda, sia all’anfiteatro di Rivoli; ma è presente anche all'Adda di Paderno, in
Brianza, nel Varesotto, negli anfiteatri del Piave, del Tagliamento ecc..
All’esterno della cerchietta, si trovano le cerehie ridotte ed alterate del Riss, come all’apparato
di Rivoli; o tratti testimoni della cerchia rissiana più interna (R. II), erosa e dilavata dagli scarica¬
tori del Fluvioglaciale W. I, come all’apparato del Garda.
All’interno della massima cerchia, un altro forte stadio è testimoniato dalla cerchia W. II,
sempre ghiaiosa, a ciottolame molto grossolano e inferiormente in fase anaglaciale. Cogli scaricatori
si raccorda l’esteso e potente sistema del Fluvioglaciale TV. II (in celeste sulla Carta); nella regione
dell’Adige, incassato di 12-15 metri rispetto al Fluvioglaciale IV. I e sospeso di 50 sull’estesa piana
del Fluvioglaciale TV. III.
Le cerehie interne al W. II sono generalmente a materiale meno grossolano e non presentano
più grossi ciottoli; al Garda sono in prevalenza argillose, provando trattarsi di morenico di fondo de¬
positato durante le fasi di ritiro stadiario. Gli scaricatori sono ridotti e formano verso il Garda ripiani
argillosi, ricchi di torbiere postwiirmiane e recenti.
o
42
S. VENZO
Caratteri generali del Fluvioglaciale
I terreni superiormente a grossi ciottoli del FI. W. I, raccordati colla massima cerchia, presen¬
tano in superficie terreni argillosi bruno-rossastri ; mentre sotto sono ghiaiosi e bianchi. La potenza del
fluvioglaciale si aggira sui 10-12 metri, quella del terreno rossastro non è in genere superiore al
metro ; ma questa alterazione non è in posto. Nella piana del Progno Tasso a sud di Pesina, il terreno
dei campi all’aratura risulta di argille rosso mattone, tanto che il Cozzaglio fu indotto a segnarvi
lembo di ferretto mindeliano. Lo stesso dicasi per la piana più a sud, nella zona di Affi e a sud di
M. Crivellino-Danzia e Camporegio (Carta). Analogo arrossamento presenta il terrazzo FI W. I a
nord di Marciàga (nord dell’abitato di Garda), nella piana a monte di Case Rossàr. Il terreno argil¬
loso rossiccio è dovuto all’intenso dilavamento eluviale e colluviale del ferretto mindeliano (per
questo ridotto ad esigui lembi), del paleosuolo rossastro del Riss e specialmente della terra rossa car¬
sica che a monte copre i calcari oolitici ed il Titonico (in verdone sulla Carta).
La grande cerchia spartiacque W. I. — Testimoniando il maximum del Wùrm (Wùrm I),
permette di delimitare la fronte del ghiacciaio gardense ; la piccola lingua di trasfluenza per la sella
di M. Canforàl, colla sua colossale morena mediana M. Canforàl 423 - Baito 391 - nord di Roveri 321;
nonché la ridotta fronte atesina di Rivoli, colla trasfluenza sopra il M. Cordespìno-Forte S. Marco.
Sulla Carta la contrassegno a grossi pallini blù, in corrispondenza dei punti di massima quota.
li grande cordone W. I. del Garda. — Dal nord della Carta verso sud, decorre da S. Zeno-
M. Pozzòl, 447 - Castione ( J ): qui è interrotto dallo scaricatore che defluendo per il vecchio corso ris-
siano, forma il terrazzamento della Val Tènesi di S. Verolo. 11 W. 1 verso sud costituisce il cordon¬
cino fresco, appoggiato al Riss argilloso e rossastro delle propaggini occidentali del M. Arzilla, sui
m 287. Interrotto a sud sino a Case Rossàr, perchè asportato e dilavato dal suo stesso grande scarica¬
tore (freccia blù a quota 263), nonché dai più interni e successivi, il cordone prosegue ad ovest : Case
Rossàr, 281 - La Madonna - sino alle Sengie rocciose del Monte Lenzino. La cresta di quest’ultimo è
costituita dal grande cordone W. I del Garda (Carta): sviluppato dal Nord a M. Fontane, 403 - M.
Croce, 410 - M. Bandiera 456 - M. Lenzino, 477. Di qui, il cordone scende a SE girando a nord di
Marciaga, quote 360 - 334 - 300, sino a costituire il M. Orione, 309 : interrotto dal grande scarica¬
tore W. I di Marciaga, forma a sud il M. Bràn, 318 (profilo fig. 6), profondamente inciso ad est
dalla Val dei Mulini, suo antico scaricatore.
Verso sud il W. I costituisce la cerchia di M. Carpené, 291 (profilo 7) - Costermano 268 - M.
Murlongo 263 (profilo 8), che è interrotta a sud dal grande scaricatore di quota 224 e che delimita
il cucchiaio di esarazione di Garda. A sud-ovest di tale scaricatore (freccia sulla Carta), il cordone
W. I si sviluppa a Fraimonti, 245 - M. Rovertondo, 282, dove rigira a SE costituendo il M. Cam-
piàn, 314 (all’interno del Riss di Albaré, profilo 11), che appare interrotto a sud dal grande scari¬
catore di S. Fermo, 240. Mezzo chilometro all’esterno si trova il cordoncino wùrmiano di Cà del Bosco.
A sud, il massimo cordone si appoggia alle pendici occidentali del M. Moscài, dove continua
anche il cordoncino più esterno di Cà del Bosco. 1 cordoni in questione, interrotti dalla Vaisorda, sal¬
gono ad est a sbarrare la piana FI. W. I di Incaffi-Castello (profilo 12), con argille lacustri singla-
ciali, per salire sino sul M. S. Michele, 342 (profiLo 13). Qui il W. I copre il loess del corrispondente
0) Ricordo, che nelle fondazioni della nuova casa INA di Castione, sul declivio ovest del cordone W.I, sotto
ad un paio di metri di ghiaie fresche, vennero incontrate le argille rosso-arancio del Riss. I mucchi di queste rimasero
nel cortile per un paio d’anni, ma poi vennero portate in un orto dei pressi.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
43
Anaglaciale (spaccato a fig. 17). Dal M. S. Michele di ostacolo, il cordone scende alla chiesa di Ca-
vaión, 243, estendendosi ad est a Cà Brasa, 217 ■ est di Casette, 241 - Pellizzara Piglio, 205, dove
delimita ad ovest la valletta del Tasso (profilo 19 a pag. 34).
Sopra la ripida scarpata del Canale Medio Adige, il grande cordone W. I costituisce il M.
Pincio, 202 (profilo 18), il M. Murlongo, 207 - Monticelli, 193-186, con cordoncino esterno incombente
sul Canale sostenuto dai conglomerati interglaciali (Carta).
La piana Ronchi - Due Porte, 153, è dovuta a grande scaricatore W. I, sospeso di 70 metri sul¬
l’Adige. Verso sud il grosso cordone riprende sopra Piovezzano: ex Forte Degenfeld, 205 - Castello,
201 - sopra Pastrengo, 220; con forte cordone anche all’esterno, S. Zeno 226-224. A sud-est di Pastrengo,
il W. T costituisce il potente cordone Poggio Pél - Poggio del Telegrafo 262 - Poggio Croce 256. In
corrispondenza dell’insellatura dell’Osteria Nuova, colla strada provinciale asfaltata (quota 187), il
W. I è interessato dal potente scaricatore a terreni bruni della Bassa 170, ancora sospeso di 70
metri sull’Adige. Più a sud, il graude cordone tende ad allargarsi e ad attenuarsi, costituendo il M.
Vacca 212 - Villa Piglio 211 - M. Romoldo 248: sempre con cordoncino più esterno e morenico molto
esteso, degradante sino alla piana fluvioglaciale di Bussolengo. Come indico sulla Carta, a nord della
Casetta sulla quota 153, al limite del piano, il più esterno morenico W. I copre debole lingua di mo¬
renico Riss, ad argille rossastre venute ad affiorare in trincea per la posa dei tubi del nuovo acquedotto.
La cerchia W. I. dell'anfiteatro atesino di Rivoli-Cordespìno. — All’angolo NE della
Carta indico il grande cordone fresco, che testimonia il limite della trasfluenza glaciale dalla Val
d’Adige. Nella zona del M. Cordespìno il cordone, appoggiato sui calcari oolitici, costituisce la cresta;
ma un chilometro a nord esso scende un po’ nell’alta vailetta sopra Porcino, testimoniando la pre¬
senza nel massimo wiirmiano di linguetta glaciale rimasta sospesa. La cima del M. Cordespìno, 632,
sporge dal cordone, ed è costituita da calcari oolitici carsificati, con raro morenico sparso (Riss?).
A sud-ovest del Cordespìno il cordone testimonia che il ghiacciaio W. I trasfluiva in massa : infatti
esso degrada sino a sud di Lubiara, m 375-332-303. Di qui ha inizio la regolare cerchia illustrata anche
alla Tav. I, fig. 2: M. Ceredello, 316 - M. Zovo, 306 - M. Trambasore, 312- M. Boschetti, 307 (pro¬
filo 21): appena all’esterno è ben conservata la solita cerchietta fresca, evidente anche dalla Carta.
11 grande cordone, interrotto dallo scaricatore Caglaglaciale 17. I di Valdòneghe, prosegue al
Montalto vicentino, 294. A sud di quest’ultimo, il W. I venne inciso dal potente scaricatore, prima
del W. I e poi del W. II (in celeste chiaro con freccia), che sbocca a Gazzoli estendendosi e finendo
per sfumare nella piana Fluvioglaciale 17. I del Tasso, sotto Albaré Stazione.
Verso sud la grande cerchia continua a M. Police 294, sino al M. Cantarelle 300, come illu¬
strato anche dalla Tav. Vili, fig. 2. Poco a SE la cerchia W. I è ampiamente incisa dal grande sca¬
ricatore del Cataglaciale 17. II, l’Adige di allora ( Carta e treccie); mentre ad est essa, sempre più
potente, sale di quota e costituisce il M. Pipalo 297 e la cresta della Mesa 295, appena all’interno
del cordone rissiano (m 312), sul quale si appoggia. Risultano evidenti anche dalla Carta, i due scari¬
catori del Fluvioglaciale 17. I, che sono sospesi 30 metri sopra lo scaricatore W. II dell’Osteria vec¬
chia a quota 179. Dalla Mesa, il gigantesco cordone morenico del massimo wiirmiano — coi 5 scarica¬
tori a conoide — prosegue sino sopra la Chiusa, 226; qui presenta scaricatore extramorenico sospeso
circa 130 metri sull’Adige, che scorre in profondo meandro incassato (Tav. IX, fig. 2).
Il sistema del Fluvioglaciale W. I. — Il colossale inghiaiamelo potente una dozzina di
metri, dovuto ai numerosi scaricatori fluvioglaciali indicati in azzurro colle freccie, nonché ai torrenti
pluviali esterni all’ambito glaciale (zona Pesina-Caprino-S. Veroio), formò la piana del Tasso. Questa
presenta in superficie terreno argilloso bruno-rossastro, di dilavamento eluviale-colluviale ; mentre un
metro sotto si trovano le ghiaie bianche fluvioglaciali. Cozzaglio l’attribuì al Fluvioglaciale Riss,
44
S. VENZO
tuttavia con dilavamento degli scaricatori wiirmiani nella zona più depressa percorsa dal torrente
Tasso. Ma la piana è solo una ed il sistema unico, raccordato cogli scaricatori, wiirmiani della mas¬
sima cerchia. Dato che quest'ultima venne considerata da Habbe del Riss, egli attribuì tutta la piana
al Fluvioglaciale R come già Cozzaglio.
A valle di Affi, la piana Fluvioglaciale TU. I, coi sottostanti conglomerati interglaciali, risulta
incisa dal torrente Tasso, per Rabbassato livello di base dell’Adige durante il Postwiirmiano. Così ai
lati rimase l’esteso terrazzo della Colombara, 185 - le Moie, 190; ed a SO il terrazzo di Monteàn, 185,
interno al Riss dilavato e dovuto ai tre scaricatori W. I situati a monte (Carta).
Il terrazzo FI. W. I. le Moie-Colombara scende verso est coi due ampi conoidi della Bassa-
Camporegio, che indico sulla Carta : essi rimangono sospesi con piccola scarpata, rispetto allo scari¬
catore W. Il di Rivoli - Osteria Vecchia, cioè l’Adige di allora. L’estremo fluvioglaciale W. I di Cam¬
poregio 160, rimane sospeso di 70 metri sull’Adige ( Carta e profilo 19). Ad est dello scaricatore, il
FI. W. I, parzialmente eroso da tre piccoli scaricatori che isolano le collinette testimoni indicate sulla
Carta, costituisce l’angusto terrazzino a quota 160 di Barbussola. Quest’ultimo, conservato sopra il
Canale Biffis per un paio di chilometri e con scarpata conglomeratica, risulta pure sospeso di 70
metri sull’Adige.
Vari lembi del sistema hi W. I sono conservati più a sud, all’esterno delle grandi cerehie wùr-
miane del Garda, lungo la sponda occidentale dell’Adige. Nella zona Due Porte (Piovezzano), interes¬
sata anche da scaricatori più interni, il terrazzo -— sulla quota 153-156 — è sospeso di 70 metri sul-
1 Adige. Il terrazzo a terreni bruni, situato in alto e ad est di Pastrengo, è dovuto a scaricatori di
cordone W. I potentissimo (m 220); pertanto è sospeso di quasi 100 metri sull’Adige di S. Lucia,
m 80. Un chilometro a sud, lo scaricatore W. I dell ’Osteria Nuova-La Bassa forma 1’alto terrazzo sotto
la Casa Nobil Trón, che è sospeso di 90 metri sull’Adige e inciso da profonde vallecole recenti di rac¬
cordo (in giallo sulla Carta). Questo terrazzo continua a sud colla piana di Bussolengo (m 150-130-125),
sospesa di 50 metri sull’Adige e connessa anche col grande scaricatore W. 1 di Villa Pignò-Cà Nova-
Colombara - i Girelli 155 (appena fuori della Carta). Il piano di Bussolengo, a terreni argilloso-
ghiaiosi e bruno-rossicci, colla caratteristica coltivazione a pescheti e viti, continua verso sud sino a
Villafranca ed oltre, costituendo il Sistema della Pianura.
Il Fluvioglaciale TU. I è ampiamente testimoniato sul versante orientale dell’Adige. Ad est di
Volargne troviamo il lungo e stretto terrazzino di quota 170, con forte scarpata sostenuta dai con¬
glomerati interglaciali, e sottostante alla falesia rocciosa di Cà Verde-Passo del Piccón. Sotto ad esso
è conservato, tra i due conoidi, terrazzino a quota 135 del FI. W. II, con scarpata pure conglomera¬
tica (Carta). Due chilometri più a sud, spetta al FI. W. I l’esteso terrazzo di S. Ambrogio, sui 150
metri, sospeso di 20 metri sul terrazzo FI W. II di Domegliara e con scarpata conglomeratica : anche
esso risulta sospeso di una settantina di metri sull’Adige della Sega-S. Lucia. Il terrazzo di S. Am¬
brogio, verso monte, sale alla quota di 175 metri (Chiesa), per l’apporto dei due conoidi confluenti
del Pluviale wurmia.no ; e più ad est dei due grandi conoidi corrispondenti di Monteleone e di Bure.
Il sistema del Calaglaciale W. I. — E’ costituito da cordoni morenici ridotti e interni
alla massima cerchia wùrmiana, che degradano a teatro verso la depressione del Garda; o verso la
V al d Adige, nel caso dell’apparato di Rivoli. Il materiale morenico è in genere minuto, con ciottoli
di piccole dimensioni, spesso sabbioso-argilloso ; prevale il morenico di fondo. Trattasi evidentemente
di transitorie fasi di ritiro stadiario, come provato anche dai ridotti scaricatori fluvioglaciali, a de¬
positi prevalentemente argillosi. Essi vengono indicati sulla Carta col fondo azzurro, come quelli
esterni al W. I, ma contraddistinti colla scritta Ctgl. TU. I in rosso.
Nella zona del Garda, esso presenta scaricatori che spesso riescono ad attraversare il W. I,
defluendo all esterno sopra all’Adige: come nel caso degli estesi pianori argillosi, con depressioni
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
45
interne a torbiere e spartiacque incerti, sviluppati da Cavaión sino a Piovezzano. Qui, nella zona
Due Porte, un grande scaricatore superava le cerehie esterne seguendo la depressione del precedente
corso W. I (freccia sulla Carta). Ad ovest di Pastrengo invece gli scaricatori cataglaciali, con piane
argillose e torbose, ora in gran parte canalizzate e prosciugate, defluivano verso sud rimanendo
sempre all’interno delle grandi cerehie; e finivano per confluire nella valletta del Tione.
Il sistema Wurm II
E’ testimoniato da potente cordone di morenico fresco, a ghiaie grossolane bianche, con grossi
ciottoloni specialmente verso l’alto, che indicano fase di maximum dell’espansione glaciale W. II:
in scavi, il morenico sottostante risulta, di ghiaie meno grossolane, talora minute e inferiormente fan¬
gose e di fondo ( Cataglaciale TP. Z). Ciò indica notevole ritiro della fronte neWInter stadio W. I/II
e poi nuova avanzata. Questa sembra inoltre testimoniata dalla potente piana ghiaiosa fluvioglaciale
esterna alla cerchia, con ciottoloni verso l’alto. Il sistema terrazzato fluvioglaciale viene indicato in
celeste sulla Carta, colle treccie in corrispondenza dei maggiori scaricatori.
Non affiorano nella regione considerata i potenti sedimenti sabbioso-argillosi interstadiali, in¬
terni al W. I e coperti dal morenico W. II: come succede all’Acida di Brivio, in Val Seriana (nord
di Ponte Selva), al Ticino di Portovaralpombia ecc, (vedi Capitolo sulla tripartizione del Wurm).
Non esiste differenza di alterazione rispetto al W. I. Nella zona Costermano-Rivoli, dove le
cerehie moreniche sono ravvicinate, il cordone W. II è arretrato solo di un chilometro e di 50 metri
più basso; mentre a sud verso la Pianura, dove esse si estendono fortemente, lo stesso W. Il (Cal-
masino) è arretrato di 4-5 chilometri e di ben 100 metri pili basso della massima cerchia wùrmiana.
L’apparalo del Garda. — Anche consultando la Carta dall’estremo nord, appare che il
cordone W. II è ben conservato nella zona di Albisano 309, dove esso sostiene il lungo terrazzo flu¬
vioglaciale, sospeso di 250 metri sul Garda.
Lo scaricatore extramorenico defluiva verso sud per la valle della Volpara (freccia a quota
287). 11 cordone, molto regolare, prosegue a sud per due chilometri sino a Casa Sorte 302, e poi sino
a Cà Bianca 299-M. Bré 310, sopra l’abitato di Garda. Qui il cordone W. II gira attorno al grande
cucchiaio di esarazione wùrmiana, delimitandolo verso l’alto, sempre all’interno del grande W. I.
Oltreché dalla Carta, ciò appare dalla foto della Tav. I, fig. 1. Esso decorre infatti da Mirabei 250,
a nord di Garda, forte cordone a sud di Marciaga, 281-316-275; per continuare ad est al Cimitero di
guerra di Costermano (profilo 8). Il W. II, interrotto dallo scaricatore delle Baesse che attraversa
anche il W. I, costituisce il Dosso di Cà Boffengo 245, interrotto a sud dallo scaricatore di Bondì
211; questo confluendo col precedente sbocca nella piana fluvioglaciale wùrmiana di Albaré Sta¬
zione. Ad ovest, il cordone prosegue a Monvei 226, sino all 'Eremo della Rocca di Garda 306, che ob¬
bligò il ghiacciaio W. II a rigirarla. Per questo il W. II riappare a sud, ad ampio arco : C. Rocca 215,
con marcato scaricatore in corrispondenza del lungo terrazzo esterno sulla quota 210-207, Bergan 226
(profilo 11, p. 23) - Corte 223 - Paerno 220 sopra Vaisorda - Prefontana 205 - cordone sopra Modena 190 -
cordone di Villa 186-181. Qui, il W. Il con cerchietta esterna di morenico grossolano è interrotto
dallo scaricatore delle Cantine Girelli 148 (freccia). Verso sud costituisce il potente cordone rad¬
doppiato di Calmasino 170, col caratteristico grande scaricatore che forma la piana fluvioglaciale
W. II del Rio Bisaola. A sud, il grosso cordone con altro ridotto più esterno, si sviluppa sino a Mon-
tioni 179 - Croce Papale 169 - Mondragone 167-162 - S. Faustino 151 - Cioso - Villa Conferazene -
Colle del cimitero di Colà 150 e colli dell’abitato di Colà 146-137. Sono indicati colle freccie blù i
numerosi scaricatori che formarono il piano ghiaioso fluvioglaciale, a terreni bruni della Bisaola,
46
S. VENZO
e °lle depressioni torbose di Casetta e Maragnole, ad ovest della Donzella. Quest'ultima località, 135,
si trova su cordoncino a ghiaie minute del più interno Cataglaciale TV. I ; dovuto cioè a transitorio
stadio di ritiro del maximum wùrmiano. A sud di Colà, la piana del Fluvioglaciale TV. Il si estende
vieppiù, finendo per confluire nel Mincio.
Il sistema Calaglaciale W. Il del Garda. — E’ rappresentato dai vari cordoni more¬
nici interni al 444 II e degradanti verso il Lago. Essi sono ormai prevalentemente argillosi con ciot¬
toli minuti, spesso levigati e striati ed a dolce morfologia; testimoniano pertanto trattarsi di more¬
nico essenzialmente di fondo, di ritiro. Particolarmente conservato e caratteristico appare il grande
cordone argilloso interno, che decorre a monte di Bardolino-Lazise, parallelamente al Garda. Questo
è il solo cordone che Habbe considerò wùrmiano, mentre tutti gli esterni vennero da lui attribuiti
al Riss : ma essendo di morenico di fondo, fortemente argilloso, esso testimonia fase transitoria di
ritiro e non certo stadio di maximum.
Il cordone in questione si segue a sud della Rocca di Garda, a quote degradanti dolcemente da
138 metri a 110, cioè di 80-40 metri sul Lago : da Scanelli 138 a Cà Bottrigo 110, dove è interrotto
dai torrenti Vignòl e Vaisorda, che formano in basso gli estesi conoidi dell ’Alluvium antico di Bar¬
dolino, coi delta recenti di Punta Cornicello e Punta Mirabello {Carta). A sud, il cordone continua
a Villa Cipriani 120 - Case Costa - Capitello del Napoli - sopra la Casetta 130 - Vigo 120 - Roccolo
122 - Colombara 119 - sopra Tonòl 195; per essere poi inciso dal Torrente Vaio di Lazise. Più a sud
dei Rocchetti, esso è interrotto da scaricatore argilloso e si biforca : in alto il maggior cordone, sempre
argilloso e con scarsi ciottoli, prosegue alla Baiteta 122 . Morte - sopra Villa Montighèl 137 - Greghe
119 - zona di Betlemme 121-124, sino a Villa Belvedere 109 a monte di Pacengo (fuori dalla Carta).
Il cordone continua verso sud.
Gli scaricatori glaciali esterni, poi soggetti a dilavamento eluviale ed alluvionamento nell ’Al-
luvium antico (m giallino sulla Carta), formarono la piana argillosa e paludosa, extramorenica, del
Rio Dugale. All interno del cordone esaminato si trovano altri cordoni minori, prevalentemente ar¬
gillosi e di ritiro, che degradano dolcemente verso il Lago. Manca pertanto nell'anfiteatro gardense
un cordone ghiaioso ciottoloso di maximum del TV. Ili ; come già ebbi ad osservare per l'anfiteatro
occidentale. Evidentemente, in questo stadio tardowùrmiano, presente e caratteristico nella Val di
Adige di Canai-Rivoli (spaccati 22-24), il ghiacciaio doveva rimanere arretrato per parecchi chilo¬
metri all’interno, entro il Lago di Garda.
La cerchia W. Il dell’ anfiteatro alesino di Rivoli. — Sempre interna e più bassa della
grande cerchia 444 I, rispetto alla quale è arretrata di circa un chilometro, essa si segue anche sulla
Carta. A NE dell’anfiteatro, il cordone morenico costituisce la cresta del Monte S. Marco, dimo¬
strando che il ghiacciaio riusciva a tracimare dalla Val d’Adige soltanto sopra il più basso versante
meridionale; qui, l’esarazione dei calcari oolitici e del Titonico è tuttora evidente. Il limite del ghiac¬
ciaio 44 . II e testimoniato dal M. Riondolo 256, che continua ad ovest colla cerchia sopra i Mutei -
Cristane 230 - Case Bezzo 210. All esterno di questa cerchia, il terrazzo ghiaioso a terreno rossastro
eluviale, testimonia lo scaricatore extramorenico. Quest’ultimo, nella zona di Case Bezzo, riusciva
ancora ad attraversare in profonda valletta d’incisione, il grande cordone 444 I, scendendo in alveo
incassato rispetto al terrazzo 444 I e sboccando ai Gazzoli nella piana esterna (Carta).
A sud di case Bezzo, la cerchia 444 II si sviluppa sulla quota 225-216 per altri tre chilometri:
sinché è interrotta dal potente scaricatore interno del Cataglaciale TV. II, l’Adige di allora (freccie
a quota 188). Ad est il 444 li, appoggiato sui calcari oolitici, costituisce la cresta del Montindóne
a sud di Rivoli ; proseguendo ad oriente, con gradino talora eroso, sino a formare il marcato cordone
delle Cave di marmo sopra la Chiusa (Tav. IX, fig. 2).
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
47
Il sistema W. Il dell’apparato di Rivoli e dell’Adige. — Come appare anche dalla
Carta, all’interno della forte cerchia W. II, si trovano quattro minori cerchiette di ritiro stadiario
che degradano debolmente verso Rivoli (Tav. Vili). Esse sono costituite da ghiaie bianche, prevalen¬
temente minute e del tutto fresche : quando è conservato il terreno esso appare sempre bruno e non
distinguibile dal \V. I più esterno. Però generalmente il terreno è ridotto per erosione e dilavamento
(invece che per soliflussione come a nord delle Alpi), cosicché le ghiaie bianche affiorano. Verso l’in-
terno della cerchia di Zuàne sopra, già in basso all 'anfiteatro, prevalgono depositi sabbiosi ; nella zona
Vi-
Fig. 21 bis. — Vecchia cava lungo la provinciale per Caprino, che dalla Sega — attraversato il Canale Biffis —
sale sullo scaricatore FI. W. II; terrazzo asciutto, sospeso di 60 metri sull’Adige. Sotto, 1<> ghiaie bianche debol¬
mente cementate dell’antico Adige scaricatore del ghiacciaio W. Il di Rivoli: sopra ni 0,60 di terreno ciottoloso
con argille rosse, di dilavamento eluviale posteriore.
Portón-Zuane sotto, ad ovest di Villa, essi sono interessati da cave. La quinta e più interna cer¬
chietta, ormai ridotta a poco più che gradino sostenuto dai conglomerati interglaciali R-W, è quella
di Rivoli-Castello. Il colle roccioso del Castello col Porte (Tav. VITI, fig. 1), in posizione centrale,
bilobava l’ormai ridotta lingua glaciale del tardo W. II; come testimoniato più a nord, sempre sul¬
l’orlo dell’anfiteatro, dalla debole cerchietta morenica, internamente sabbiosa, sviluppata da Castello,
200, lungo la strada per l’Osteria Zuàne 184-186 e sopra la strada per Canài, 190. In corrispon¬
denza della forte scarpata sotto Rivoli, il morenico cataglaciale W. II è ormai fangoso, color cenere e
di fondo, testimoniando ritiro finale. Esso smotta facilmente in corrispondenza dei ripidi prati;
mentre il soprastante abitato di Rivoli colla grande chiesa si trova sui conglomerati interglaciali.
L’imponente fluvioglaciale a ghiaie bianche, ma sempre ricche di ciottoli di porfido violaceo
atesino, risulta raccordato col cordone W. 11, nonché coi più interni cordoni di ritiro : esso forma il
sistema indicato in celeste sulla Carta. All’interno della cerchia W. II di Rivoli, le ghiaie bianche
48
S. VENZO
fluvioglaciali, debolmente cementate e potenti parecchi metri, sono coperte da poco più di mezzo
metro di terreno argilloso rosso-brunastro, con scarsi e minuti ciottoli anche calcarei (cava presso
Zuàne sopra). Esso è dovuto al posteriore dilavamento eluviale e colluviale del paleosuolo rosso-aran¬
cio del Riss e specialmente della terra rossa carsica dei calcari affioranti a monte. Caratteristici sono
i campi rossi della piana fluvioglaciale di Casa Zuàne-Trimbel, che all’aratura sembrano intensa¬
mente f e rattizzati; tanto che il Cozzaglio vi indicò lembo di Min del. La grande cava di ghiaie
bianche e sabbia di Trimbel, all’interno del Wiirm II (monte Riondolo, 256), presenta pure quasi un
metro di copertura a terreno rossiccio eluviale.
I terrazzi fluvioglaciali esterni alle cerehie del sistema W. II, sfumano a sud, confluendo
nell’unico grande scaricatore dell’anfiteatro: l’Adige del FI. W. II (Carta e freccie). Questo attra¬
versava la grande cerchia W. I, nonché le più esterne cerchiette rissiane, formando a sud la valle
pianeggiante, delimitata da scarpate ed ora asciutta, di S. Pierello 169 - il Casone 154. Essa, incas¬
sata di 30 metri rispetto al FI. Riss del M. Alto di Gaiùn, 201, e di 12-15 rispetto al terrazzo FI.
W. I, rimane sospesa di 60 metri sull’Adige. Verso l’orlo, in corrispondenza dello stradone incas¬
sato die scende verso il Canale e la Sega, il terrazzo FI. W. II risulta interessato da scavi. Qui, si
osserva una decina di metri a ghiaie grossolane bianche, debolmente cementate, spesso con grossi
ciottoli, di evidente origine fluvioglaciale. Sopra, esse sono coperte da metri 0,60 di terreno ciotto¬
loso, argilloso e rossastro, con qualche ciottolo già alterato del Riss (fig. 21 bis): ma l’alterazione
non è m sito. Pertanto il terreno rosso superficiale deve attribuirsi a posteriore dilavamento eluviale :
in prevalenza del Pluviale 17. Ili , quando il ghiacciaio atesino in espansione scendeva ancora sino
al Monumento di Napoleone (profili 22-24) ed il colossale Adige scaricatore, defluendo per la Chiusa
40 metri più in basso, formava l’esteso terrazzo del FI. W. III.
In corrispondenza della scarpata del terrazzo FI. W. II, m 145, a nord del Pontón, una val-
lecola d’incisione dell’Alluvium antico lo raccorda coll’Adige, m 88.
II sistema FI. W. II è testimoniato nell’ampia valle dell’Adige da vari terrazzi in quota:
angusto terrazzino ad est di Volargne, sui 135 metri; terrazzo sopra Domegliara, 130; esteso ter¬
razzo di Palazzo Rovereti 125 sotto il Montindòn - Ospedaletto, 120 - Crocetta 115 - il Casone 102, sopra
il piano della Madonnina di Pescantina (m 93), che spetta già al sottostante FI. W. Ili (Carta)-, qui,
la scarpata tra il terrazzo FI. W. II ed il sottostante W. Ili si aggira sui 7 metri. Più a sud, fuori
della Carta il terrazzo superiore finisce per sfumare nel più basso, cosicché il sistema diventa unico.
LA QUESTIONE DELL’INTERSTADIO W. II/III E DEL W. Ili
DELLA VAL D'ADIGE DI RIVOLI
All’interno dell’anfiteatrino di ritiro del Monumento a Napoleone a nord di Rivoli, il morenico
del Caiaglaciale 17. Il diventa ghiaioso-sabbioso e minuto, talora anche di fondo. Su di esso si appog¬
giano sabbie argillose stratificate, fluviolacustri, che indico sulla Carta col tratteggio blù orizzontale;
mentre gli spaccati 22-24 ed il profilo 21 (p. 34), ne illustrano le complesse condizioni di giacitura.
Nella vailetta che incide verso sud il cordoncino morenico ghiaioso e con grossi ciottoli del
Monumento a Napoleone, il fluviolacustre a strati orizzontali (*), con livello ciottoloso alternante,
affiora per una dozzina di metri: esso testimonia bacino lacustre di scarsa profondità; con piccolo
delta laterale. Sopra, si osservano conglomerati atesini dello spessore di 3-4 metri ; a loro volta coperti
dal cordoncino morenico, potente 10-12 metri ed in alto col Monumento contornato da cipressi
O Nelle sabbie argillose ceneri fluviolacustri, raccolsi un campione che venne analizzato dal collega F. Lona
per i pollini. Questi risultarono assenti sembrando provare che la vegetazione doveva essere molto scarsa e povera
durante 1 ’Interstadio W.Il/III. Il campione proviene infatti dal tratto medio-superiore della serie.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL'ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
49
(quota 134). Queste condizioni vengono illustrate particolarmente dallo spaccato 22. Il cordoncino
risulta arretrato di 3 chilometri rispetto al grande W. I e di 170 metri più basso.
Il cordoncino morenico si sviluppa a nord, parallelamente all’Adige, per mezzo chilometro;
coi suoi conglomerati anaglaciali alla base. Sopra la strada lungo l’Adige, i conglomerati coronano
morenico di fondo del Cataglaciale 17. II, che essendo fortemente eroso da valìecole determina il
franamento di grossi blocchi dei medesimi nell’Adige (spaccato 23).
Invece, sulla strada sopra Case Dogana (spaccato 24), affiorano ancora le sabbie fluviolacu¬
stri, interessate da grotticella ricovero: al tetto si trova il cordone morenico inferiormente cemen-
Figg. 22-24. — Spaccati all’interno dell’anfiteatro eli Rivoli, nella Val d’Adige, in corrispondenza del cordoncino more¬
nico W.I1I col Monum. a Napoleone: 1 - morenico di fondo del Cataglaciale W.II; 2 - sabbie stratificate fluvio lacustri
dell ’Interstadio W.11/111, con qualche livello ghiaioso e potenti oltre 50 metri; 3 - conglomerato atesino Cieli’Ana-
glaciale W. Ili ; 4 - cordoncino del W.III ; 5 - scaricatore extramorenico del Fluvioglaciale W.III; 6 - terrazzo del-
1 ’Alluvium antico dell’Adige. Per la posizione rispetto al W.I e li dell’anfiteatro di Eivoli, vedi il profilo 21 (p. 34).
tato. Pertanto esso copre, in fase di espansione, sia i suoi conglomerati anaglaciali, sia i sedimenti
fluviolacustri, sia il sottostante cordone morenico di fondo del Cataglaciale W. II. Il cordoncino, al¬
l’esterno presenta piccolo scaricatore, col quale è raccordato il terrazzino fluvioglaciale sospeso di
25-30 metri sull’Adige (Carta). Pertanto esso testimonia un terzo Stadio di forte espansione tardo-
wùrmiana dell’ormai ridotta lingua glaciale atesina. Quest’attribuzione cronologica è confortata dal¬
l’enorme sviluppo a sud del terrazzo Fluvioglaciale W. Ili, indicato in verde pallido sulla Carta;
nonché dalla presenza di depositi fluviolacustri anche sei chilometri più a nord (Dolce).
Un paio di chilometri a sud, in corrispondenza della scarpata sotto Rivoli, i depositi fluvio¬
lacustri che si troverebbero in quota, mancano ; probabilmente, perchè asportati. Infatti si osservano
soltanto le morene argillose di fondo, a prati, del ritiro finale W. II. Il piccolo cordoncino more¬
nico, in basso a nord, lungo il Canale (Carta) sembra testimoniare transitorio stadio finale del W. II
piuttosto che il vero W. Ili : dato che mancano anche qui le sabbie argillose lacustri.
Invece, i depositi argillosi lacustri sono conservati 5-6 chilometri più a nord, in corrispondenza
dell’alto terrazzo sopra Dolce (m 150-160); nonché in basso alla scarpata del più settentrionale ter-
7
50
S. VENZO
razzo del Casino Ruzenenti (sui m 200). Questo alto terrazzo, sospeso di circa 70 metri sull’Adige, è
dovuto a conoide del Cataglaciale W. III-Alluvium più antico del Vaio Boralunga. Esso copre 50-60
metri di sabbie argillose fluviolacustri, atesine, che affiorano verso la base della scarpata. Qui, sopra
la statale del Brennero, nell’autunno 1960, le argille sabbiose azzurre erano interessate da trincea
per la posa di acquedotto. Più a nord, i sedimenti lacustri, già per la massima parte erosi, sono co¬
perti da frane (angolo NE della Carta).
Ea presenza dei potenti depositi sabbioso-argillosi sino a nord di Dolcé, sta a testimoniare che
il lago dell ’lnterstadio IV. 11/111 si doveva estendere per tutta la più bassa Val d’Adige, ancora
sbarrata dalla Chiusa, sulla quota 170 o poco meno. I più alti depositi lacustri testimoni, si trovano
difatti sulla quota 160, risultando affiorare per una potenza di circa 50 metri : ma al di sotto, nella
Val d ’Adige esarata e sovraescavata dal ghiacciaio wùrmiano (specialmente W. II), i depositi — pro¬
babilmente glaciolacustri — possono svilupparsi ancora per diverse decine di metri.
Considerazioni cronologiche. — La fase lacustre potè iniziarsi col ritiro finale del W. II, con
sedimenti glacio-lacustri man mano che la lingua glaciale si ritirava: ma essi doverono continuare
a sedimentarsi per apporti dell’Adige durante VInterstadio W. II/III. Per dar luogo ai sedimenti
limosi, la lingua glaciale doveva essersi fortemente ritirata nella bassa Val d’Adige; non sappiamo
per quanto. Durante l’Interstadio il sedimento fluviolacustre prevalentemente di scarsa profondità
potè forse raggiungere il centinaio di metri. Nell ’Anaglaciale IV. Ili, la lingua glaciale atesina in
espansione ridiscese, giungendo sino al cordoncino del Monumento e poco a nord di Ceraìno.
11 Fluvioglaciale W. Ili dell’Adige. — il dilavamento fluvioglaciale del W. III, connesso
coll’incisione del meandro incassato della Chiusa sino alla quota corrispondente (m 115-120), formò
l’esteso terrazzamento indicato sulla Carta, e testimoniato: dal terrazzino a sud del Monumento a
Napoleone ; dal corrispondente terrazzo a scarpata conglomeratica di Ceraìno 115, sospeso di 25 metri
sull’Adige. A sud della Chiusa vi corrisponde l’esteso terrazzo sospeso di 15-20 metri: sud di Yo-
laigne - sopì a Pontón 110 - Nogara - S. Lucia 95 - Pescantina sopra, m 90, spesso con scarpata con¬
glomeratica sull’Adige. Ricordo che negli scavi e particolarmente nel trincerone della vecchia fer-
i ovia sopra I ontón, il terrazzo risulta costituito da ghiaie molto grossolane, con ciottoloni spesso di
porfido; con ogni evidenza di origine fluvioglaciale e non certo fluviale, come ritenuto da precedenti
autori.
Nella Val d’Adige a nord di Ceraìno, spetta allo stesso sistema l’esteso terrazzo di Cà Nova
1_J, in sponda destra, e con scarpata conglomeratica di 30 metri sull’Adige. A nord di esso, è con¬
servata debole e dilavata placca di morenico di ritiro W. Ili (Carta). Nella zona antistante di Dolcé,
là riscontro il terrazzo sui 113 metri, sospeso di circa 20 sull’Adige. Quest’ultimo si raccorda col
più settentrionale terrazzo di C. Ceredello 119 - Bosco Piano 120, con caratteristica scarpata con¬
glomeratica e sospeso di 20 metri sull’Adige. Tali due terrazzi testimoni sono un po’ più bassi dei
precedenti, perchè dovuti al dilavamento fluvioglaciale della più arretrata ed attenuata cerchietta
di arresto dell Opera napoleonica, 125; sospesa di 25 metri sull’Adige, che viene obbligato ad aggi-
iarla con ampio meandro, nella più interna zona escavata (Carta). L’imponente dilavamento, con
cittoloni sino a mezzo metro, di questo stadio di ritiro finale del W. Ili, con due ben conservati
scaricatori, oltre a quello occidentale dell’Adige di allora, formò a valle il tratto più basso del ter¬
razzamento FI. W. III. Così si spiegano anche le deboli contropendenze del grande sistema in verde
pallido, a sud della Chiusa.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
51
La Spartizione del Wiirm all'apparato atesino di Rivoli e del Garda. Parallelismi con
gli anfiteatri dell’Adda di Paderno, della Val Seriana e Val Cavallina (Bergamo); del Ticino
a sud del Verbano e del Lago d’Orta-Valstrona (Novara). — Il sistema fluvioglaciale wùr-
miano dell’apparato morenico di Rivoli (profilo 21 a pag. 34 e figg. 22-24) è costituito da tre grandi
terrazzi, inferiormente a ghiaie anaglaciali spesso cementate, con copertura eluviale (fig. 21 bis). Come
appare anche dalla Carta, essi si originano da tre distinte Cerehie in fase di espansione, via via più
basse verso l’interno dell’anfiteatro.
Il FI. W. I, raccordato colla massima cerchia, forma il colossale terrazzo distinto in azzurro
sulla Carta, che risulta sospeso sull’Adige nella zona del Pontón di 70 metri, e incassato di 20-25
rispetto al FI. Riss (in arancio). Sei chilometri più a valle, nella zona di Bussolengo, il FI. W. I è
ancora sospeso di 50 metri; mentre più a sud esso forma il sistema della Pianura.
il terrazzo FI. W. I venne indicato da Cozzaglio sul Foglio Peschiera come FI R ( dz ); mentre
Fabiani sul contiguo Foglio geologico Verona (1925) lo aveva distinto come « alluvioni terrazzate
dell’antico conoide dell’Adige (Alluvium antico al) ».
Il FI. W. II, raccordato colla cerchia di morenico grossolano Wiirm II e colle più interne
cerchiette di ritiro, è dovuto al dilavamento dell’Adige scaricatore a sud di Rivoli. Esso, contrasse¬
gnato in celeste chiaro, si trova incassato di una dozzina di metri rispetto al precedente e sospeso di
60 sull’Adige del Pontón (fig. 21 bis). Benché fortemente dilavato ed eroso, il FI. W. II è testimo¬
niato da vari terrazzi in quota, ad est dell’Adige sin sopra Pescantina; mentre verso sud finisce
collo sfumare nell’inferiore terrazzo FI. W. III.
L’interstadio W. II/III è testimoniano nella bassa Val d’Adige a nord della Chiusa da un
centinaio di metri di sabbie argillose fluviolacustri (tratteggio blù orizzontale), coperte dal more¬
nico W. III.
L’esteso terrazzo FI. W. Ili dell’Adige, in verde pallido sulla Carta, si origina in corrispon¬
denza dell’arretrata ed esigua cerchietta morenica, con conglomerati anaglaciali, del Monumento
a Napoleone. Le condizioni di giacitura risultano di straordinaria evidenza anche dalle figg. 22-24,
che dimostrano trattarsi di un terzo Stadio di espansione, seppure ridotto, del Wiirm. Questo cor¬
done è arretrato di 3 chilometri rispetto alla massima cerchia del W. I, e di 170 metri più basso.
Il FI. W. Ili è sospeso di 15-30 metri sull’Adige, con scarpate costituite verso l’alto dai
suoi conglomerati anaglaciali, che coprono quelli dell’Interglaciale R-W (Carta). Più a monte del
Monumento a Napoleone-Ceraìno, il terrazzo è raccordato colle più interne ed un po’ più basse fasi
stadiarie del Cataglaciale W. Ili-, la ridotta lingua della Val d’Adige, ormai in forte e definitivo ri¬
tiro ma con transitori arresti, per lo scioglimento del ghiaccio intensificava il dilavamento fluviogla¬
ciale con trasporto di ciottoloni anche di mezzo metro di diametro (prevalenti i porfidi). Il dila¬
vamento degli scaricatori della cerchietta dell’Opera napoleonica, sulla quota 120 (angolo NE della
Carta), formava il terrazzamento del Bosco Piano-Dolce ed il tratto inferiore, verso l’Adige, del
grande terrazzo FI. W. Ili a sud della Chiusa sino a Pescantina ed oltre.
Il cordone W. II del Garda orientale continua nel mio ex W. I del Garda occidentale; colle
medesime caratteristiche geomorfologiche. La diversa datazione è conseguenza dell’attuale attribu¬
zione della massima cerchia al W. I, invece che al Riss II. Il W. II è tipico specialmente all’Adda
di Brivio, dove il rispettivo cordone morenico, dilavato ed arretrato di un chilometro e mezzo rispetto
alla massima cerchia, si trova in evidente fase anaglaciale : copre infatti sabbie argillose dell ’lnter-
stadio W. I/1I (Venzo 1955, Le attuali conoscenze. Tav. X, fig. 2). Il corrispondente terrazzo fluvio-
glaciale risulta sospeso di una trentina di metri, che scendono ad una ventina, più a sud nel Canon
52
S. VENZO
dell 'Adda di Paderno (Venzo 1948, Rilevamento Adda... Carta 80.000; tratteggio rosso orizzon¬
tale). All’Adda, il successivo Stadio W. Ili di Brivio, col corrispondente terrazzo fluvioglaciale, è
arretrato di altri due chilometri.
Altro consimile sedimento interstadiale venne da me recentemente osservato in Val Seriana, 10
km a monte di Casnigo- Leffe, alla Centrale elettrica di trasformazione a nord di Ponte Selva. Qui,
nel cucchiaio di esarazione all’interno della grande cerchia W. I., sono conservati almeno 30 metri di
sabbie, a strati orizzontali spesso cementati; coperti da 1 metro di ghiaie anaglaciali e da 3-4 metri
di morenico grossolano con enormi erratici verso l’alto. Ciò testimonia notevole espansione del W. II,
che copre i sedimenti fluviolacustri dell ’Interstadio IV. I/II.
In Val Cavallina (Bergamasco orientale), se si considera la cerchia di G-rone del W. I (invece
che del R. II), le più interne argille lacustri coperte da Fluvioglaciale W. II, vengono a cadere nel-
1 ’Interstadio IV. 7/77 invece che nell’Interglaciale R-W (Venzo, Revisione Val Cavallina 1949; pro¬
filo p. 94 e fig. 3 a p. 103).
La tripartizione del Wùrm, con tre distinti Stadi in fase anaglaciale, trova non certo casuale
rispondenza nella sezione della riva piemontese del Ticino, rilevata da Nangeroni nel 1954 ( Probabili
tracce di morene wiirmiane stadiarie ... fig. 4, e altre). Nel tratto dalla Stazione di Portovaràl-
pombia a Dorbié e Mercurago, egli potè distinguere con grande evidenza la grande cerchia del W. I,
le cerehie moreniche W. II, nonché l’arretrata e bassa cerchietta in tipica espansione del W. Ili di
Mercurago : questa risulta arretrata di circa 4 chilometrrii rispetto al maximum wiirmiano. Raccor¬
dati colle rispettive fronti moreniche, risultano i tre grandi terrazzi fluvioglaciali ; oltre ad un quarto
dell ’Alluvium antico. Dalla magnifica foto della fig. 8 di Nangeroni, da me ripresa (Venzo 1955, Le
att. conosc. Tav. XII), appare evidente nella Cava di Mercurago la successione dal basso : sabbie del-
ì’Interstadio IV. 11 /IH; ghiaie via via più grosse verso l’alto, dell'Anaglaciale IV. Ili; morena a
grossissimi erratici del maximum IV. Ili ; loess del Calaglaciale IV. 777. Ed è ricordare che in prece¬
denza anche Nangeroni era scettico sulla possibilità di distinguere sul terreno i 3 Stadi del Wùrm !
La pluripartizìone del Wiirm venne da me osservata anche nella zona del Lago d’Orta e nella
confluente Valstrona (Venzo, 1954, Sa-mbughetto p. 6 estr.).
La fauna nel loess delle grotticelle di Sambughetto (m 700), a Felis leo spelaea, Felis pardus
var. begoueni, Culo gulo, comunissimo IJrsus spelaeus, Capra ibex, Rupicapra tragus ecc., è mesco¬
lata con ossa di IJrsus incise e fibbie di osso del Musteriano alpino (C. Maviglia (Q ). Essa costituisce
meravigliosa prova paleontologica dell ’Interstadio IV. 7/77 e delle sue condizioni di clima freddo
steppico. Infatti nel W. I le grotte di Sambughetto si trovavano una ventina di chilometri all’in¬
terno della cerchia frontale del Lago d’Orta, e, come provato dal morenico, dovevano essere coperte
da potente coltre di ghiaccio. Pertanto non potevano essere abitate dalla fauna e dall Uomo cacciatore
del Musteriano alpino. Nel W. II, il ghiacciaio dell’Ossola ridiscese nella depressione del Lago d’Orta,
che sovraescavò all 'interno della cerchia bilobata di mezzo Lago - Punta Casario - Penisola d Orta
Legro. Questo ghiacciaio s’insinuava fortemente nella Valstrona superando di poco i 700 metri. La
grande diffusione nelle grotticelle di Sambughetto dell ’ IJrsus spelaeus, sta a dimostrare che il sedi¬
mento doveva essere precedente al W. II, quando invece l’orso era ormai raro ed in periodo d’estin¬
zione. Le condizioni di abitabilità erano così possibili solo nel più antico Interstadio del Wùrm, quando
la Valstrona di accesso doveva essere libera dai ghiacci.
p) Maviglia C. - Le cosidette «fibbie» del Musteriano alpino, rinvenute a Sambughetto Valstrona (Novara).
Atti del 1° Congresso Int. Studi Liguri (1950). Bordighera, 1952. Maviglia studiò la ricca fauna raccolta da diversi
collaboratori, tra i quali anche il sottoscritto; ma non fece in tempo a pubblicarla per morte prematura,
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
Allo sbocco della Yalstrona ad Omegna, il conoide-deltizio del Vlnte-rstadio W. Il/III sito a
nord del Lago d’Orta, risulta coperto da cerchietta di morenico grossolano del W. Ili (Venzo 1954,
Sambughetto fig. 1). Il delta risulta così sincrono alle sabbie argillose lacustri della Val d’Adige a
nord della Chiusa,
Il loess recente di M. Moscài e Gamberòn, sta a testimoniare anche al Garda le fasi steppiche
dei ritiri tardowiirmiani. Gli Stadi wiirmiani ed i corrispondenti terrazzi fluvioglaciali, tanto caratte¬
ristici nella zona illustrata dalla presente Carta, sono evidenti solo quando il corrispondente anfi¬
teatro di ritiro degrada fortemente all’interno, sicché il corso d’acqua scaricatore principale diventa
via via più incassato : altrimenti la pluripartizione del Wùrm non si riscontra ed il sistema appare
unico.
Le condizioni climatiche del W. II/III, nella regione Garda-Verona, sono testimoniate dalla serie
dei terreni delle Cave nuove di Quinzano (7-8 km ad ESE di Pescantina, fuori Carta), che venne re¬
centemente studiata di Pasa (L. Essa viene schematizzata nella sua Tav. I, dove dal basso troviamo : cer-
■nosiom degradato con selci scheggiate musteriane « tipo La, Quina » ( 2 ), di clima continentale artico
boreale; soliflussi, di clima freddo umido (W. II); sopra, dune-freddo secco-; livelli podsolici di clima
freddo un poco umido — di tundra con Alce e betulla — W. Ili : dune (clima arido fresco -Catagl.
W, III); dilavamenti (clima arido-caldo del Postglaciale).
Pertanto il fluviolacustre W. II/II1 — poverissimo di pollini — della Val d’Adige a nord
della Chiusa, sedimentato quando la lingua glaciale atesina si era ritirata di molti chilometri (ben più
a nord del fluviolacustre di Dolcé), viene a cadere nel freddo secco a dune, intercalato tra il W. II
ed il III.
Conclusioni sulla Iriparlizione del Wurm a sud delle Alpi. — Le recenti ed attuali ricerche
a sud delle Alpi, dal Ticino all’Adige, permettono di riconoscere tre Stadi del Wùrm in fase anagla-
ciale, con tre grandi terrazzi fluvioglaciali raccordati; nonché due Interstadi, con fasi fluviolacustri
di scarsa profondità, nella zona sovraescavata all’interno degli anfiteatri. Il maggiore Tnterstadio
sembra il più antico - W. I/II. La fauna ad Ursas spelaeus, Stambecco, Camoscio, Gaio, Marmotta,
con loess, assieme ai manufatti del Musteriano alpino, di Sambughetto Valstrona (m 700, entro la
zona prealpina del Novarese), testimonia per esso un clima freddo e prevalentemente steppico ; anche
perchè il ghiacciaio si era ritirato di almeno una ventina di chilometri per lasciare sgombra la valle
di accesso (Maviglia, 1952; Venzo, 1954; 1955, p. 192).
A Quinzano, in corrispondenza di questo Interstadio si trova un hiatus, superiormente con
serie di paleosuoli alterati per idratazione del suolo (Pasa, 1956, Tavola).
Le sabbie fluviolacustri interstadiali W. II/III della bassa Val d’Adige a nord della Chiusa
sino a Dolcé, sono connesse con forte ritiro glaciale e testimoniano implicitamente clima con scarse
precipitazioni, prevalentemente steppico e probabilmente freddo. In accordo coi dati climatici delle
sabbie a dune W. II/III delle vicine Cave nuove di Quinzano (clima freddo secco del complesso I di
Pasa, 1956).
Il morenico W. ILI coi suoi conglomerati anaglaeiali, che nella bassa Val d’Adige copre il flu¬
violacustre W. II/III (profili Venzo, 22-24), testimonia forte espansione della lingua glaciale ate¬
sina; il clima sempre freddo doveva essere umido e di tipo oceanico. I podsoli W. Ili delle Cave
nuove di Quinzano, con Betula e Alces, confermano il clima freddo-umido di tundra (Pasa, 1956) :
ad essi succedono sabbie di duna, di clima arido-fresco con foresta a Pinus, evidentemente del Cata-
( 1 ) Pasa A. - Nuovi indici paleoclimatici nel deposito di Quinzano (Veronese), 1957.
( 2 ) Zorzi F. e Pasa A. - Il deposito quaternario di Villa di Quinzano (presso Verona ), pag. 51.
S. VENZO
54
glaciale W. III. Questa fase steppica trova riscontro nel loess di tetto della Cava di Mercurago (Ticino),,
che copre il morenico W. Ili (Nangeroni, 1954, foto fig. 8; Venzo, Le attuali conoscenze, 1955;
Tav. XII).
Nella regione del Garda, durante i periodi a clima freddo e steppico del tardo Wùrm, si dovè
depositare il potente loess recente di M. Moscai e Gamberon, contraddistinto sulla Carta in celeste
a punti neri.
Tenlalivo di parallelismo cogli Inlersladi a nord delle Alpi. — La regione a loess del¬
l’Austria inferiore fu recentemente oggetto di importanti ricerche (Brandter 1954, 56; Fink 1954
e 1956 ecc.), ricordate da Woldstedt (Das Eiszeitalter II, pp. 237-239): nuove e dettagliate osserva¬
zioni fecero Prosek e Losek nel bacino di Praga (1957 ecc.). Woldstedt ricostruisce in curva sche¬
matica la successione del Wùrm nel centro Europa (p. 244).
La successione del Wurm tripartito in Germania-Austria-Cecoslovacchia, viene ora riassunta
e schematizzata da Moviu.s (*) in chiara figura, che riproduco (Fig. 25). Egli la completa colla
nuova cronologia del radiocarbonio e la successione del Paleolitico superiore della Dordogna.
Il grande Interstadio di Gottiveig (W. I/II), testimoniato da vari depositi a pollini, è carat¬
terizzato all’inizio da dominanza di Betula, poi da foreste a Pinus (Selle, 1952). Il clima variava da
subartico a fresco temperato (boreale) ed era sempre più fresco dell’attuale anche nel periodo di
optimum. Pertanto sembra possibile un parallelismo con Sambughetto-Cotencher, con manufatti del
Musteriano alpino e faune di clima freddo e steppico; tanto più che ci troviamo entro alle Alpi: ed
inoltre coi depositi fluviolacustri interstadiali W. I/Il dell'Adda di Brivio, della Val Seriana di Ponte
Selva, del Ticino di Portovaràlpombia-Dorbié (Nangeroni, 1954), coperti dal morenico W. II ; nonché
colle argille lacustri della Val Cavallina a nord della grande cerchia di Grone, coperte dal fluvio-
glaciale W. II (Venzo, 1948-61).
Nell Austria inferiore, il Gòttweig è testimoniato dalla serie dei terreni del « Fellabrunner
Complex », formato durante l’oscillazione temperata di Laufen (W.I/II) della sequenza di Penck-
Brùckner (Gross 1957, Prosek e Losek 1957, Lais 1951-54, Musil e Valoch 1954-56, Fink 1954-59).
La presenza in Austria-Cecoslovacchia di sviluppato suolo tipo cernosem nella serie steppica
di Gòttweig, indusse qualche autore ad invecchiarla all’Interglaciale Riss-Wiirm. Però le faune a
gasteropodi magnificamente illustrate da Losek 1955, mancano delle specie calde del R-W, che è
sottostante al loess dell’Anaglaciale W. I ( Early wurm loess). Quest’ultimo viene pertanto a corri¬
spondere al nostro loess della Valsorda-M. S. Michele, che è coperto dal morenico W. I (M. Moscai:
Carta e figg. 16 e 17).
Il ridotto Interstadio di Paudorf (W. II/III), che viene considerato da Movius per la sua bre¬
vità semplice « Oscillazione », è caratterizzato nell (Europa centrale da clima freddo e prevalente¬
mente steppico, con faune di steppa o foresta a conifere tipo taiga. I sedimenti lacustri o fluviola¬
custri del nostro W. II/III sudalpino, coperti da morenico W. Ili, sembrerebbero pertanto corri¬
spondenti.
Le osservazioni pedologiche e paleontologiche sul Bacino di Neuwieder (Renania) di Frechen-
Rosatter 1960, estese da Kaiser (1960, p. 130, Abb. 2), portano nuovi dati sulla tripartizione del
Wùrm. Sopra al terreno del R-W, si trova il loess del W. I ( Fruhwurm ), seguito da .terreno fossile
del W. I/II: succede la zona crioturbata W. II ed il loess del W. Il ( Mittelwilrm ). Sopra a quest’ul¬
timo si trova il terreno di alterazione W. II/III ; la zona crioturbata W. ITI è coperta dal loess
tardowiirmiano.
Ciò in accordo coi dati pedologici e stratigrafici di Schonhals per la zona zona di Hessen (1957).
O Movius Hallam L. - Radiocar'bon Dates and Upper Palaeolithic Archaeology in Central and Western
Europe, nov. 1960, p. 357 ecc. .
55
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
RADIOCARBON
DATES
FOURTH GLACIAL SEQUENCE
B.C.
8 , 000 -
8,850-
10 , 000 -
10.500-
11.500-
12,000
ca. 13,000
ca. 14,000-
ca. 15,000
ca.18,000
ca. 20,000-
ca. 23,650
Ca. 25,000-
<
POST-GLACIAL
FENNOSCANDIAN STAGE
<ALLER0D OSCILLATION : ZONE H/ >
UJ
<
H
U1
al
:Z5
ca 29,000-
(±l,000yrs.)
ca 35,000 -fi
ca.40,000-
ca. 45,000-
ca 46,350-
Q
Q
- YOUNGER. DRYAS :
ZONE HE
<B0LLING OSCILLATION : Z0NEIb >;L
CENT. - S. SWEDEN AND
LENINGRAD M0RAINES
)
OLDER DRYAS:
ZONE le
UPPER PALAEOLITHIC
SUCCESSION
(DORDOGNE REGION)
LANGELAND-SAMLAND
READVANCE
daniglacial retreat
POMERANIAN
RETREAT
FRANKFURT
RE TR EAT
BRANDENBURG
0LDEST
DRYAS :
ZONE la
MIDDLE WURM
MAI M PHASE
- YOUNG LOESS JH-
( z WURM m 0F AUTH0RS)
PAUDORE OSCILLATION
AUTHORS)
MIDDLE WÙRM^ARLY^HASE
i/I
-YOUNG LOESS E-
(= WURM E 0F AUTHORS)
GOTTWEIG INTERSTAD1AL
(1NTERVAL BETWEEN EARLY ANO MAlN
WURM STAGES)
(--WURM I/WURM I 1NTERSTADIAL OR
"AURIGNACIAN 0SCILLATI0N"0F AUTHORS)
EARLY WURM
- YOUNG LOESS I-
(=WURM I0F AUTHORS)
¥Ta\ M :
X/UPPER
MMIDDLE K0LUTRIAN
xXlower ;
(pROTO-MAGDALENIAN
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111
C0MPLEX
Fig. 25. — Le suddivisioni del Wiirm nell’Europa centro-occidentale, coi dati del radiocarbonio e la succes¬
sione del Paleolitico superiore della Dordogna (da L. IL Movius, 1960): in bianco gli Stadi glaciali, in grigio
le oscillazioni temperato-fredde o temperate. L ’Interstadio di Odttweig (= W. I/II) può venir parallelizzato
con quello di Sambughetto-Cotencher, colle sabbie argillose fluviolacustri W. I/II dell’Adda di Brivio, della
Val Seriana di Ponte Selva, colle argille lacustri interstadiali della Val Cavallina di Grone ecc. . La ridotta
Oscillazione di Paudorf, a clima più freddo e steppico, sembra poter corrispondere al nostro W. II/III: co¬
noide deltizio di Omegna, sabbie inferiori della cava di Mercurago, sabbie argillose fluviolacustri della Val
d’Adige a nord della Chiusa. Questi depositi sono coperti da morenico W. Ili in fase anaglaciale. Tuttavia
non abbiamo sinora trovato a sud delle Alpi, resti lignitiei o torbosi tali da permettere una datazione col C 14 .
56
S. VENZO
ALLUVIUM ANTICO
L’alluvionamento post-wiirmiano determinò la formazione del basso terrazzo sospeso di 6-10
metri sull’Adige, che è segnato in giallino sulla Carta. Il meandro della Chiusa, che interessa i cal¬
cari oolitiei, stentava ad incidersi in quota, sui 105 metri, determinando a nord fasi lacustri, di scarsa
profondità e con depositi prevalentemente sabbioso-argillosi : ripetendo il fenomeno già verificatosi
dopo il ritiro del W. II, nell ’Interstadio W. II/III. Fase lacustre perdurò in periodo storico, donde il
nome di Val Lagarina al tratto inferiore della Val d’Adige. Attorno al 1600 i principi vescovi di
Trento fecero abbassare il meandro con mine, per prosciugare la valle paludosa.
Poco più d un chilometro a nord del Ponton, l'abbassato livello dell 'Adige determinò l'inci¬
sione della vallecola delle Tezze, che raccorda l’antico letto FI. W. II dell’Adige m 150, asciutto e so¬
speso di 60 metri {Carta). Similmente il basso Progno Tasso antico scaricatore del W. I, per l’abbas¬
samento dell’Adige incise il terrazzo FI. W. I, i conglomerati interglaciali ed il sottostante morenico
rissiano, formando allo sbocco l’esteso conoide a nord della Sega-Ponton.
Nella zona di S. Lucia di Pescantina, l’Adige dell ’Alluvmm più antico, obbligato dai forti
conoidi del Poi di Bussolengo, dovuti all’incisione della cerchia wiirmiana più esterna e dei suoi sca¬
ricatori rimasti sospesi, doveva scorrere ad oriente ; in corrispondenza del vecchio alveo asciutto e
sospeso di Villa Pompea, m 98 {Carta). Solo in seguito, per l’incisione del meandro del Poi di Bus-
solengo-Tegnente, l’Adige deviò ad ovest erodendo i conglomerati interglaciali ed i conoidi stessi,
che sono sospesi.
Nella zona più meridionale di Arcé - Pescantina, il grande terrazzo dell ’Alluvium antico è so¬
speso di 5-6 metri, e l’Adige è tuttora in fase di erosione.
L Alluvium antico è notevolmente sviluppato all’interno dell’apparato morenico gardense: sul
fondo del cucchiaio di esarazione wùrmiano di Garda, troviamo il grande conoide del torrente Tésina
(Val dei Mulini), che incise la serie del Gùnz-Mindel (profilo fig. 7) e la grande cerchia del massimo
wùrmiano, della quale era stata lo scaricatore verso l’esterno (FI. W .1, con freccia sulla Carta).
Poco ad ovest del conoide Val Tesina, si trovano i due piccoli conoidi del torrente Volpara e di
Villa Pareana; mentre l’abitato di Garda è fondato sulle alluvioni antiche dei torrenti Gusa e Vol¬
para, con piccolo conoide deltizio in corrispondenza della punta coi giardini pubblici, sul Lungo Lago.
Bardolino si trova pure su due grandi conoidi deltizi dell’Alluvium antico ■. quello a nord di
Punta Cornicello, dovuto al torrente Vignòl, ed il maggiore a sud, dovuto al torrente Vaisorda che
scende da Incaffi (M. Moscai), incidendo le cerehie moreniche wurmiane ed il sottostante Riss (pro¬
filo 12).
A monte di Bardolino, verso SE, si trova un terzo conoide dell ’Alluvium. più antico; quello di
Muraro, dovuto ai due torrentelli che scaricano a nord la valle sospesa tardowurmiana dei Campazzi.
Esso è profondamente inciso dal torrentello e sospeso rispetto al più recente conoide del Progno di
A r alsorda. L’ampia valle pianeggiante all’esterno del cordone Cataglaciale W. II, a monte di Bardo¬
lino - Lazise, presenta fondovalle argilloso per l'erosione ed il dilavamento del morenico di fondo ; esso
è percorso dal Rio Dugale. Quest’ultimo, quattro chilometri a sud sopra Lazise, è catturato con tipico
gomito dal torrente Vaio, che incide i due più interni cordoncini morenici, formando il conoide del¬
tizio di Lazise. Più a sud, la valle decapitata e sospesa del Dugale del Palù, con alluvioni vieppiù ar¬
gillose, presenta depressioni paludose con torbiere recenti ed attuali. La grande Palù dei Mori, a
malapena prosciugata da canalizzazioni ed approfondimento del Dugale, è costituita inferiormente
da argille azzurre lacustri ; per un paio di metri verso la superficie da terreno nero surtumoso, di
recente fase palustre torbosa.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
57
Cenno al clima del Calaglaciale W. Ili e del Poslwurm nella regione del Garda. —
Nelle Cave nuove di Quinzano, la successione climatica, secondo A. Pasa (1956, Tav. I) è la seguente,
dal basso :
Complesso H, inferiormente a dune rubeficate (arido) e ferretti (umido-temperato), con Prateria e
Foresta a Peccia. Complesso G con cernosiom, continentale, di steppa umida; superiormente podso-
lizzazione con Bosco. I manufatti sono eneolitici.
Le ricerche geosedimentologiche e paleobotaniche dei sedimenti argillosi lacustri del Linfano
presso Torbole, a nord del Lago di Garda, compiute su trivellazioni sino a 43 metri da G. A. Venzo,
V. Marchesoni e A. Paganelli (1958) ( 1 ), hanno permesso di giungere a diagramma pollinico del
Postwiirm.
Marchesoni e Paganelli riscontrarono una successione nella frequenza del Pino silvestre e
del Pino mugo; nel periodo di massima diffusione del Mugo è stato presente anche il Cembro. Le
alte percentuali raggiunte dal Mugo nella parte mediana della serie argillosa — fra m 13 e 18 di pro¬
fondità —• con un valore medio di quasi 38%, sono sicuro indice di una ripresa di clima freddo, che
ha dealpinizzato fino quasi alle ultime pendici soprastanti il Lago, la cintura a Mugo che preceden¬
temente si era formata al di sopra delle formazioni a Pino silvestre. Questo abbassamento del limite
forestale con incremento del Mugo e regresso del Pino silvestre è caratteristico del secondo periodo
a Dryas, denominato anche periodo artico II.
L’identificazione delle specie di Pino, ha permesso a Marchesoni e Paganelli di porre in evi¬
denza tre fasi climatiche :
I fase a carattere continentale ancora freddo caratterizzata da foreste di Pino silvestre più o meno
miste a Mugo ;
II fase di lieve regresso delle formazioni che si sono formate in un clima continentale un po’ più
freddo del precedente, che ha prodotto 1 ’'abbassamento del Mugo e del Cembro;
III fase, con temperatura decisamente in aumento, caratterizzata da ampia diffusione delle foreste di
Pino silvestre.
Essi riferiscono le due prime fasi al Finiglaciale (periodo subartico caratterizzato dall’oscilla¬
zione di Alleròd e periodo artico II o secondo periodo a Dryas)-, la terza fase è invece assegnata al
Preboreale.
Ciò dimostra che il Lago di Garda, dopo il ritiro della lingua glaciale del tardo Wiirm III, era
sviluppato per diversi chilometri a nord di Torbole sin verso Arco, sulla quota 80 invece dell’attuale
66. Questo è provato dalla quota del terrazzo dell ’Alluviwm antico del Mincio emissario a sud di Pe¬
schiera ( 2 ). I sedimenti argillosi lacustri di Linfano continuarono durante il Finiglaciale. Secondo
Ludi (1955) (®), nelle Alpi esso sarebbe distinguibile in : primo periodo a Dryas o artico I, con lento
0) G. A. Venzo, V. Marchesoni e A. Paganelli - Ricerche geosedimentologiche e paleobotaniche presso Linfano
di Torbole, 1958, pp. 88-92.
( 2 ) Il rilevamento di dettaglio dell’apparato morenieo a sud del Garda, appena iniziato, continuerà sotto l’egida
del C.ISr.R. per il prossimo triennio, in modo da poter pubblicare Carta geologica completa 1 : 50.000 di tutto l’appa¬
rato gardense.
( 3 ) Ludi W. - Die VegetationsentwicTclung seit dem Riickzug der Gletscher in den mittleren Alpen, 1955,
pp. 36-68.
8
58
S. VENZO
ritiro dei ghiacci all'interno del Sistema alpino; oscillazione più calda e secca di Alleród o periodo
subartico con ritiro dei ghiacci a quote elevate (ea 9800-8800 a Cr., Paleolitico); secondo periodo a
Dryas o artico II e fine della glaciazione all’interno del Sistema alpino (ca 8800-8100 a Cr., Paleo¬
litico-Mesolitico).
I sedimenti argillosi di Linfano perdurano nel Preboreale, ca 8100-6800 a. Cristo.
Nel primo periodo a Dryas del Lago di Garda-Linfano, il ghiacciaio benacense doveva essersi
ritirato a nord della Val delle Marocche : ma non ne conosciamo la posizione. Inoltre, anche dalla
fig. 25 (Movius, 1960) risulta che il periodo a Dryas sotto l’Oscillazione di Alleród, non è il più
antico: sotto ad esso si trova ancora l’Oscillazione di Bólling, con la sottostante e più antica zona
a Dryas (Ritiro Gotiglaciale antico).
Le fasi di ritiro del ghiacciaio del Garda nella Valle delle Marocche, testimoniate dalle cer¬
ehie a colossali « marocche » ( 4 ) fra Drò e Ceniga, ormai arretrate 70 chilometri rispetto al W. 1,
alternarono con deboli oscillazioni positive. Questo periodo è più verosimile possa cadere nel tardo Ca-
taglaciale W. Ili (ritiri post-Brandeburg-Pomerania), piuttosto che nel Gotiglaciale (12-8850 anni);
quando i ghiacciai sudalpini dovevano essersi ormai ritirati in alto alle nostre valli. Basti pensare
alla successiva oscillazione positiva dello Stadio di BUM (post-Allerbd), scesa nella zona di Trento
sino alla quota 1500.
All’incirca contemporaneo alle marocche del ghiacciaio del Garda, poteva essere il deposito in
Val d’Adige delle marocche a semicerchio dei La vini di Marco a sud di Rovereto, arretrate di 40
chilometri rispetto al W. I della Mesa di Rivoli e ricordate da Dante nella Divina Commedia. Nella
bassa Valsugana fanno riscontro le marocche di Tezze, a eerchiette in mezzo alla valle (Venzo,
1940) ( 2 ); ancora più ad oriente nel vallone del Piave di Belluno sono corrispondenti le cerehie a
colossali marocche tra Vedana e Mas, allo sbocco della Val del Cordevole e arretrate di circa 30 km
rispetto al W. I di Quero ( 3 , 4 ).
Nel tardo Finiglaciale (Gotiglaciale sup. della fig. 25), il Mincio, antico emissario del Lago
di Garda, approfondiva in meandri incastrati fra le cerehie moreniche frontali del Wurm il vecchio
scaricatore tardowiirmiano ed il suo stesso alveo dell’Alluvium più antico. Così il Lago si doveva
ritirare dal tratto più settentrionale Arco-Linfano : qui infatti, sopra ai sedimenti limosi lacustri a
Pino silvestre del Preboreale, troviamo 7 metri di ghiaie sabbiose del Piume Sarca ( Alluvimn re¬
cente).
Parma, Istituto d,i Geologia e Geografia dell’Università (Via Massimo d'Azeglio 85), aprile 1961.
— Tilt, bozze giugno 1961 —
0) Le « marocche » sono cerehie a enormi massi spigolosi locali franati poco a monte sulla lingua glaciale
in ritiro, poi avanzata di qualche chilometro (2-4 km).
( 2 ) Venzo S. - Studio geotettonico del Trentino meridionale orientale 1940, p. 49.
(“) Castiglioni, Dal Piaz Gt., Leonardi, Venzo, Vialli, Zenari - Foglio geologico Beiamo, 1940.
C) Venzo S. - Osservazioni geotettoniche e geomorfologiche sul rilevamento del Foglio Belluno, 1939, p. 442.
RILEVAMENTO GEOLOGICO DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA
59
RÉSUMÉ. — Ce lever, qui est la continuation de eelui du Garda Occidental (1957), fut effectué de 1957 à 1961
avec la collaboration pédologique de F. Mancini. Le plus grand are morainique ayant un aspect frais avec des gra-
viers blancs et peu de terrain brun, est à présent attribué au maximum wiirmien (W. I), selon 1'opinion de Penck.
La faible altération en argiles jaunes qui à occident m’avait poussé à attribuer eet are au R. II ne se présente pas
ici. Le grand are de partage des eaux du W. I et le petit are plus externe, ayant un aspect frais et dù à une oscilla¬
timi positive du W. I, couvrent souvent le morainique Riss. Celui-ci est représenté par des arcs plus externes, réduits
et altérés, pour une épaisseur un peu supérieure au un mètre, en argiles de couleur rouge-brun ou orange-jaunàtre :
raccordé avec eux il y a le système du Fluvioglaoiaire Riss, avec une haute terrasse formée d'argiles de couleur rouge-
orange, suspendue à une hauteur de 120 mètres sur l’Adige. Le Mindel, encore plus externe, est témoigné par de
minces lambeaux de ferret typique, tout à fait argilifié, converts de loess argileux et décalcifié du Riss, comme à Leffe.
Hans la profonde incision de Yal dei Mulini (Garda), une sèrie de 80 mètres à banca de morainique-fluvioglaciaire
conglomératique, alternés avec du morainique de fond durci, affleure sous le ferret. Le 40 mètres de morainique qui
se trouvent au dessus, discordant avec. la serie précedente et présentant des conglomérats anaglaciaires, sont attribués
au Mindel I et II, par analogie avec la sèrie à pollens et El. meridionali de Leffe: le Mindel est divisé en deux par-
ties par un Interstade plus frais que l’actuel; tandis que la serie inférieure à la discordance peut ètre attribuée au
Giinz morainique de fond, alterne avec du morainique grossier eémenté, qui est présent à l’ouest du Garda e dans les
plus grandes incisione de fleuves lombardes. A l’intérieur du W. I, avec système fluvioglaoiaire suspendu à une hauteur
de 70 mètres sur l’Adige, on trouve lès arcs du W.II, réculés de 1 à 5 kilomètres et toujours avec peu de terrain
brun, tandis qu’au dessous ils présentent des graviers blancs. Le Fluviogaciaire W.II paraìt encaissé d’une douzaine
de mètres en comparaison du W. I, et suspendu à une hauteur de 60-40 mètres sur l’Adige. A l’intérieur de l’amphi-
téàtre W.II de Rivoli, dans la partie inférieure de la vallèe de l’Adige, surereusée à nord de la Chiusa, on trouve une
terrasse argileuse-sableuse, témoin d’une phase fluviolacustre dans l’Interstade W.II/III: le petit cordon appuyé
(Monument de Napoléon) réculé de 4 kilomètres en comparaison du W. I, témoigné, avec ses conglomérats anagla-
eiaires inférieurs, une rèmarquable expansion de la langue glaciaire de l’Adige pendant le Wiirm III: elle se développa
jusqu’à la Chiusa et forma à sud la vaste terrasse FI. W. Ili de Pontòn-Pescantina, suspendue à 30-15 mètres de
hauteur. Près du Garda les ares du W. Ili se trouvent tout probablement un peu à l’intérieur de 1’amphitéàtre,
dans le Lac. On peut encore distinguer plusieurs conglomérats et, d’après les analyses pédologiques de Mancini, trois
différents loess: un loess rissien, de couleur jaune-orange et complétement argilifié, qui couvre le morainique Mindel
ou le Riss; un loess durci de l’ino glaciaire wiirmien, avec des pollens de Quercus ilex, couvert par le morainique
W. I (Yalsorda et Monte S. Michele); un loess de la fin du Wiirm, remarquablement répandu dans la région du Garda
aussi bien que dans celle de Yarese et du Ticino. A la fin du W. Ili le glacier du Garda était déjà en phase de re-
marquable retrait avec de petites oseillations positives en Val delle Marocche (arcs à « marocche »); tandis que celui
de l’Adige abandonnait les marocche à demi-cercle des La vini di Marco. Le dernier cliapitre concerne les nouvelles
données sur la tripartition du Wiirm a sud des Alpes et une tentative de parallélisme avec le Wiirm tripartì du
versant septentrional des Alpes. Le lever est illustre par une Carte géologique 25.000 en couleurs, par 26 figures dans
le texte et par IX tables de photos.
ZUSAMMENFASSUNG ( 1 ). — Die vorliegende Arbeit setzt die Untersuchungen iiber das westliche Gardasee-Gc-
biet von 1957 fort. Sio wurde unter der bodenkundlichen Mitarbeit von F. Mancini ausgefiihrt. Der ausserste Endmo-
rìinenbogen von frischem Aussehen, mit weissen Schottern und spàrlichen braunen Verwitterungsbildungen, wird jetzt
in Uebereinstimmung mit A. Penck dem Wiirm-Maximum (W. I) zugeschrieben. Die geringfiigige Umwandlung zu
gelben Lelimen, die mich im Westen dazu fiihrte, diesen Bogen dem R II zuzuordnen, fehlt liier. Der grosse Was-
serseheiden - W I - Morànenbogen und der kleine fiàsche Bogen weiter aussen, der einer positiven Oszillation von W I
zuzusehreiben ist, iiberdecken vielfaeli die Riss-Morànen. Dìese we-rden vertreten durch ausserste Bogen, die réduziert
und ein wenig mehr als 1 m tief zu rotbraunem oder orange-gelblichem Lehm verwittert sind; damit in Verbindung
steht das System des Fluvioglazialen Riss mit einer hohen Terrasse (mit rotorange Lehm) in 120 m Hohe iiber der
Etsch. Das Mindel, noch weiter aussen gelegen, ist bezeugt duch einzelne Vorkommen von typischem Ferretto, der
vollstàndig verlehmt und, wie in Lette, von entkalktem Losslehm des Riss bedeckt ist. Ini tiefen Einschnitt des Mulini-
Tals (Garda) ist unter dem Ferretto eine Serie von wenigstens 80 m konglomeratischen morano-fluvioglazialen Schich
ten aufgeschlossen, die mit verfestigen Grundmoranen wechsellagern. Die obersten 40 m, die sclirvach diskordant die
liegende Partie iiberlagem und anaglaziale Konglomerate darstellen, werden in Analogie mit der Serie von Leffe (dort
mit Pollen und El. meridionali» ) dem Mindel I und II zugeschrieben, einem durch ein Interstadial (kiihler als die
Jetztzeit) zweigeteilten Mindel. Dagegen wird die liegende Partie ins Giinz gestellt: Grundmoràne, wechsellagernd mit
grobem, verfestigtem Moranenmaterial; sie findet sich westlich vom Gardasee und in den grosseren Einschnitten der
lombardischen Ellisse.
Im Innern des W I-mit fluviogla zialem System 70 m iiber der Etsch- finden sich die Bogen des W II; sie liegen
1-5 und mehr km zuriìck und tragen spàrliehe braune Boden, wahrend darunter Weisse Schotter liegen. Das Fluviogla-
U) La traduzione del Riassunto in tedesco è dovuta all’amabilità del Collega ed amico prof. Martin Schwarz-
BACh, Direttore dell’Istituto di Geologia dell’Università di Colonia, che qui ringrazio pubblicamente.
60
S. VENZO
zial W II ist um etwa ein Dutzeud Meter gegeniiber dem W I eingeschnitten und liegt 60-40 m iiber der Etsch. Im
Innern des Amphitheaters W II von Bivoli findet sieh im unteren, nordlich der Klause iibertieften Etsch-Tal eine
tonig-sandige Terrasse, die eine fluvio-lakustre Phase im Inter stadia! W II/III bezeugt. Das schmale Band (Monu-
meut Napoleon ’s), gegeniiber W I um 4 km zuriickliegend, beweist mit seinen anaglazialen Basissehottern eine erke-
bliehe Ausdehnung der Gletscherzunge des Etsch-Tals im Wiirm III. Diese stiess bis zur Klanse vor, und zu ilir
gehòrt im Siiden die ausgedehnte Terrasse PI. W III Pontón - Pescantina in 30-15 m Hohe. Am Gardasee miissen
sich die Bogen des W III im Innern des Amphiteaters befinden, innerhalb des Sees. Man kann ausserdem unterseheiden
mehrere Konglomerate und, auch auf Grand der pedologischen Analysen Mancini’s, 3 verschiedene Losse: einen Biss-
Loss, gelb-orange und vòllig verlehmt, der die Mindel- oder Biss-Morànen bedeckt ; einen verfestigten Loss des Wiirm-
Anaglazials, mit Pollen von Quercus ilex, iiberdeekt von W I-Moranen (Vaisorda und Monte S. Michele); einen Spàt-
wiirm-Lòss, bemerkenswert verbreitet sowohl am Gardasee als im Gebiet von Varesotto und des Ticino. Am Ende von
W III war der Gardasee-Gletscher bereits in kràftigem Biickzug mit kleinen positiven Oszillationen im Val delle Ma¬
rocche (Bogen mit « Marocche »), wàhrend der Etsch-Gletscher die « Marocche » im Halbkreis der Lavini di Marco
verliess. Das Schlusskapitel behandelt die neuen Dateli iiber die Dreiteilnng des Wiirm im Siiden der Alpen und ver-
sucht eine Parallelisierung mit dem dreigeteilten Wurni der Nord-Alpen. Die Untersuchung ist mit einer farbigen geolo-
gischeu Karte 1 : 25.000, 25 Textabbildungen und 11 Potos auf Tafeln versehen.
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Venzo S., Le attuali conoscenze sul Pleistocene lombardo con particolare riguardo al Bergamasco (Nuovi rilevamenti
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Vialli V., Le larve e la geocronologia assoluta degli ultimi 1S millenni. Con una tavola. Atti Soc. It. Scienze Nat.
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Vili, Parte I. Roma, 1945 ; pp. 1-52, 7 Tav. .
Zoezi F. e Pasa A., Il deposito quaternario di Villa di Quinzano presso Verona. Bull. Paletnol. It., Nuova Serie Anno
Vili, parte IV. Roma, 1952.
T/FlYIFn c; . d / / ri xr ri m an f n ri n fi f n ri I
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA II
Eig- 1- — L’Adige a nord del Pontón colla ripida scarpata orientale a conglomerati fluviali, alta 15 e più metri: sopra,
l’esteso terrazzo del Fluvioglaciale Wiirm III (Carta). In basso, i conglomerati, più cementati, minuti ed in grossi
banchi, possono spettare all ’Inierglaciale Biss-Wiirm. Difatti, sul versante occidentale sopra il Canale Medio Adige
(Biffis) e nell’incisione della vailetta del Progno Ei (= Progno Tasso) che scende da Affi, i conglomerati sono inter¬
calati tra il morenico rissiano ed il grande cordone W. I di Pellizzara-Pigno.
Verso l’alto ed alla base delle ghiaie grossolane del terrazzo W.III, i conglomerati risultano più grossolani, più ricchi
di ciottoloni porfiriei ed in genere meno cementati. Trovandosi in corrispondenza dell’antico Adige scaricatore allo
inizio del Wiirm, possono venir attribuiti sXVAna glaciale Wiirm I.
Sotto il livello dell’Adige, i conglomerati si sviluppano ancora per molti metri: data la potenza complessiva sui
50 metri, non è inverosimile che, i conglomerati inferiormente possano spettare anche all 'Interglaciale Mindel-Eìss.
(Poto S. Venzo, 1958).
Fig. 2. La Val dei Mulini (Val Tesina inferiore) sopra Garda, che incide per quasi 90 metri la serie morenica con
alternanze conglomeratiehe, sottostante al « tipico ferretto », alterazione superficiale del Mindel (liv. 10).
Sulla sinistra della foto, la ripa del vecchio mulino Serafini cogli stessi numeri della Tav. Ili e delle foto a Tav. IV,
figg. 1 e 2. Sulla destra della foto, il morenico fresco, insinuato e prevalentemente di fondo, del Wiirm, con piccola
piramide. Sopra l’esiguo lembo di ferretto (10), il morenico arancio-rossastro del Eiss (11). In secondo piano, l’abitato
di Campagnola ed il grande cordone rissiano di Monte Arzilla (m 320-314). Le condizioni generali di giacitura ven¬
gono illustrate dal profilo della fig. 6, a pag. 20. (Foto 8. Venzo, primavera 1960).
VENZO S. - Rilevamento anfiteatro morenico orientale del Garda
Mem. Soc. Ital. Se. Nat. - Voi. XIII, Tav. II
Pig. 2.
mmmm
TAVOLA III
SPIEGAZIONE BELLA TAVOLA Ili
Serie Gunz-Mindel della ripa m Val dei Mulini (Garda), dal vecchio Mulino Serafini (dettaglio della panoramica
Tav. II, fig. 2, cogli stessi numeri). In primo piano sotto la foto, il torrente Tesina, con alcune briglie e letto rive¬
stito da lastroni di Titonieo-rosso. 1 - morenico di fondo, debolmente indurito (sui m 13), a fango calcareo bianco-
giallino con ciottoli levigati e striati di calcari oolitici, Maini bianco, Pitonico rosa, Dolomia principale, calcari grigi
del Lias e qualcuno di porfido violaceo atesino; rari graniti e dioriti.
2 - morenico grossolano eonglomeratieo (m 12-13), con enormi blocchi franati poco sulla destra. 3 - morenico di fondo
debolmente indurito (m 8-10), corrispondente al liv. 3 della foto a Tav. IV fig. 1, col grosso ciottolone levigato e
striato, e sottostante alla grande discordanza (periodo di erosione dell 'Interglaciale G-M). 4 - livello eonglomeratieo
fluvioglaciale discordante, a ciottolini minuti in basso, poi grossolano, che testimonia la fase Anaglacìale M. I (po¬
tenza sui ni 6). 5 - grossa lente di morenico di fondo (massimo 5 m). 6 - conglomerati fluvioglaciali, compatti e selet¬
tivi, di tetto alla ripa (sui 4 ni).
I livelli 4-6 si riuniscono 3-400 metri più a monte in unico ridotto banco cementato, come appare dalla Tav. IV, fig. 2.
7 - morenico di fondo debolmente indurito, in grosso banco sui 10 metri, visibile in alto a destra, ma più evidente nella
soprastante serie in continuazione di Val Strova, 400 metri a monte (Tav. IV, fig. 2).
La serie comprensiva è ilustrata alla Fig. 1 nel testo : i numeri 1-3, sottostanti 50-90 metri al ferretto (liv. 10),
di alterazione del morenico Mindel II (liv. 9), vengono attribuiti al Giinz. Sottostanno infatti alla grande discordanza.
I livelli 4-7, tra due discordanze, possono attribuirsi al Mindel inferiore o Mindel I ; si trovano difatti dai 20 ai 40
metri sotto al tìpico ferretto (liv. 10), affiorante su ambedue i versanti delia Val dei Mulini ( Carta c profili 6, 7).
Sopra il M. I è discordante e in fase anaglaciale il M. II, ferrettizzato per un paio di metri. L’altezza della ripa è
sulla cinquantina di metri. (foto S. Venzo, primavera 1958)
VENZO S. - Rilevamento anfiteatro morenico orientale del Garda
Mem. Soc. Ital. Se. Nat. - Voi. XIII, Tau. Ili
SPIEGAZIONE DELLA TAYOL.A IV
1 ' 11 versante meridionale della Val dei Mulini inferiore. Risulta evidente la grande discordanza tra i conglo-
meiati anaglaciali-morenieo Mindel I del liv. 4, sul morenico di fondo debolmente indurito del liv. 3 (Gùnz sup.).
Entro quest’ultimo livello, la piccola piramide coll’enorme eiottolone levigato e striato, fotografato da vicino alla
Tav. V, fig. 1. Esso è schematizzato anche nella serie della fig. 1 nel testo. I livelli 4-6, cogli stessi numeri delle altre
foto della valletta (Tav. II, fig. 2; Tav. Ili; Tav. IV, fig. 2) sono comprensivi del Mindel inferiore (Mindei I) coi
suoi conglomerati anaglaciali; mentre il n. 7 indica il morenico wiirmiano appoggiato (vedi anche Tav. II, fig. 2). Il
Mindel II qui manca, perché esarato ed asportato sia dal ghiacciaio rissiano sia da quello wiirmiano (W. I). I livelli
sottostanti al 3, che affiorano alla ripa del Mulino Serafini e vengono illustrati dalla Tav. Ili, sono coperti da detrito
di falda. Le condizioni generali di giacitura sono chiarite dal profilo speculare della fig. 7.
((foto S. Venzo, marzo 1959)
-• La serie superiore della Val dei Mulini, nella laterale Val Strova che confluisce al vecchio Mulino Viola,
400 metri a monte della ripa del Mulino Serafini. La successione è numerata come nella soprastante fig. 1, come nella
Tav. Ili e nella serie comprensiva della fig. 1 nel testo. Il morenico di fondo indurito del liv. 3, sotto la discordanza
inferiore (molto più evidente nella foto sopra), può venir attribuito al Giinz superiore : sottosta infatti di quasi 40
metri al ferretto mindeliano di tetto (liv. 10). Come risulta anche dalla serie comprensiva della fig. I nel testo, il mo¬
renico coi conglomerati anaglaciali e fluvioglaciali riuniti n 4-6, soprastante alla discordanza, può attribuirsi al Mindel
inferiore (Mindel I, come nella serie di Leffe - fig. 3 nel testo). Sopra il baneono n 7 appare altra sensibile discor¬
danza . il liv. S è costituito da sabbie crioturbate, più grossolane in alto e passanti al bancone di morenico cementato,
potente una quindicina di metri, del liv. 9 : essendo più grossolano in alto sembra di fase anaglaciale. Esso è coperto
da lembo di tipico ferretto (Carta), che trova esatto riscontro a sud, sull’opposta sponda della Val dei Mulini (propag¬
gine del M. Carpené). Pertanto i livelli 8-9 devono testimoniare il Mindel superiore (Mindel II, come a Leffe ed al
Garda occidentale - qui fig. 2 nel testo): il ferretto n. 10 è l’alterazione pedologica del medesimo, durante il successivo
Interglaciale Mindel-Siss. Esso è coperto dal Riss rossastro dei soprastanti vigneti. Le condizioni generali di giacitura
sono illustrate nel profilo della fig. 6, a pag. 20.. (Foto S. Venzo, maggio 1959).
VENZO S. - Rilevamento anfiteatro morenico orientale del Garda
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i gi oiti ..V..SEKki.>« -.. - _
SPIEGAZIONE
DELLA TAVOLA VI
r ’g- 1- — Valletti! sotto Torre di Mocasina, sul Piume Chiese di Calvagese (Garda occidentale), collo scavo Mancini-
Venzo marzo 1959 per il prelevamento di campioni pedologici (studio Mancini 1960, pp. 235-38). Al n. 1, colla van¬
ghetta, il tipico ferretto — argille rosso mattone con ciottoli esclusivamente silicei, alteratissimi, (potenza metri 1.50) —
dovuto ad alterazione del morenico Mindel II , durante l’Interglaciale Mindel-lRiss. La successione stratigrafica è qui
illustrata alla fig. 2 nel testo. Sopra al ferretto, copertura di 2-3 metri a loess giallo-arancio Aell’Anaglacìale R. I.
a sua volta coperto da ghiaie-conglomerati e morena di fondo del maximum Eiss. Alcuni metri ad ovest, allo stesso
livello, il ferretto a ciottoloni alteratissimi della foto 9 nel testo, p. 21. (Foto S. Venzo, marzo 1959)
Fig. 2. — Vecchia cava di argilla della Soc. Cementi di Verteva, al margine orientale del terrazzo di Casnigo, che
sbarra l’antico bacino lacustre Donau-Mindel di Leffe (Bergamo), coll'ormai famosa serie a pollini delle figg. 3-4. In
alto al binarietto inclinato, il tipico ferretto basale, con ciottoli silicei alteratissimi, dovuto ad alterazione pedologica del
fluvioglaciale tardo-mindcliano durante 1 ’InterglacialeM-lt. Esso copre con giacitura a tasche, i conglomerati del Mindel II ,
fome schematizzato alla fig. 4 nel testo (in alto). Questi conglomerati si trovano al tetto della serie lacustre a pollini, po¬
tente quasi un centinaio di metri, che deve pertanto essere più antica. Sopra il ferretto ciottoloso colla vanghetta, colluvium
e loess argilloso giallo, completamente argillificato e decalcificato, che forma sopra coltre a tasche; nella cava esso
risulta potente da m 1.80 a m 6 (scavo Mancini-Venzo primavera 1960), e non può essere più recente del Biss. Sopra
al loess, l’ultimo metro col piano di campagna, è costituito da terreno argilloso rosso-giallastro o in parte bruno, do¬
vuto ad alterazione di loess wiirmiano e colluvium. Le analisi Mancini 1960, portate nel testo, lo riscontrarono ap¬
pena subacido e con tracce di carbonati. (Foto S. Venzo, primavera 1960)
VENZO S. - Rilevamento anfiteatro morenico orientale del Garda Mem ' Soc. Ital. Se. Nat. - Voi. XIII, Tav. VI
Fig. 1.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA VII
Pig. 1. — Poto verso il basso (ovest) della Vaisorda, coll’intensa erosione del morenico di fondo wiirmiano, che copre
il sottostante loess ( Anaglacìale Wiirm I) ed il morenico Riss (vedi fig. 16 nel testo e profilo 12). In alto a destra,
il cordone morenico stadiario di ritiro IV. I, col terrazzo del suo scaricatore fluvioglaciale (in azzurro con freecie sulla
Carta). Esso, girando a NO del miocenico M. Moscài, confluisce nella grande piana del Fluvioglaciale Wiirm I Albaré
Stazione-Affi; provando trattarsi del medesimo sistema.
(Foto S. Venzo, da presso il Torrione della Vaisorda, marzo 1959)
Fig. 2. — Alta Vaisorda (Bardolino): erosione del morenico di fondo prevalentemente minuto del maximum wurmiano
(IV. I), debolmente argilloso, con fango calcareo e ciottoli levigati e striati: le tipiche piramidi non si possono formare,
mancando i grossi ^nottoloni. Poco sotto, sulla sinistra, in continuazione della cresta il « Torrione della Vaisorda», illu-
lustrato dalla fig. 16 nel testo. A destra in alto, le grandi cerehie del W. I, che sbarrano la conca glaciolacustre e flu¬
vioglaciale di Incaffi (case sulla sinistra). In ultimo piano il M. Moscai a calcari del Miocene inferiore colla conca di
S. Andrea, a morenico Riss coperto da potente coltre di loess tardo-vviirmiano (Carta). Le condizioni generali di gia¬
citura sono chiarite dal profilo della fig. 12, a pag. 23. (Foto S. Venzo, da presso il Torrione, marzo 1959)
VENZO S.
Rilevamento antiteatro morenico orientale del Garda
Mem. Soc. 1 tal. Se. Nat. • Voi. XIII, Tav. VII
Kg. 1.
SPIEGAZIONE
DELLA
TAVOLA IX
Fig. 1. — La Cava di marmo (Maini inferiore) sopra Gaiùn, a sud della Chiusa ( Carta col segno della Cava). Sopra i
calcari carsificati, livello conglomeratieo del Mindel, ricco di ciottoli di porfido atesino (vedi foto Tav. V, fig. 2), e
alterato in tipico ferretto sulla camionabile della Cava, 400 metri più ad ovest. Segue una dozzina di metri a sedimenti
lacustri di dolina. Sulla sinistra fuori della foto, il fondo calcificato della dolina, riempito di argille ceneri; sopra il
conglomerato, 70 em di terreno nero surtumoso, poi ghiaie spigolose di calcari locali in strati orizzontali, alternanti
con livelli sabbioso-limosi gialli. Il livello bianco superiore è pure di ghiaie spigolose locali, più grossolane e di colma-
mento dell’antica dolina: questa, ora sventrata dalla cava, poteva essere sbarrata a sud dal morenico Mindel, che
lungo la camionabile supera i 40 metri di potenza. Pertauto tale serie può venir attribuita al Cataglaciale Mindel -
inizio Interglaciale Mirulcl-Riss. Appena a monte i sedimenti lacustri sono coperti da morenico Riss, superficialmente
alterato in terreno argilloso rossastro (mezzo metro). (Poto S. Venzo, autunno 1959).
Fig- 2. — La «Chiusa» di Ceraìno (Verona) e il meandro dell’Adige (quota 98), incassato tra i calcari oolitici del
M. Rocca, a sinistra, e delle pendici M. Pugna sulla destra. A nord, la bassa Val d’Adige, nel cucchiaio di esarazione
mirmiano sovralluvionato. Verso il centro, il colle del Castello, a calcari oolitici; sullo sfondo, il M. Baldo. La foto
è eseguita dal cordone morenico W. II (in primo piano a sinistra). Durante il R-W l’Adige non passava per la
Chiusa e doveva defluire ad ovest per Rivoli (Tav. Vili), come continuò a verificarsi sino al Cataglaciale W. II
(Carta). L’incisione della Chiusa è posteriore al W. I: questo scaricatore, con terrazzino fluvioglaciale sui 210 metri,
risulta sosjreso di 110 metri sull’Adige. Nel W. II, il meandro doveva già essere inciso sui 40 metri: infatti, nel Cata¬
glaciale W. II e nel successivo Interstadìo W. II/III, la Chiusa sbarrava l’angusto cucchiaio di esarazione del ghiac¬
ciaio atesino, a depositi sabbioso-argillosi fluvio-lacustri, sino sui 170 metri di quota. Durante 1’Interstadio il lago si
colmò per una cinquantina di metri almeno, sino alla quota del terrazzo sabbioso-argilloso sopra il Monumento di Na¬
poleone e sopra Dolce (tratti blù sulla Carta; m 160). Nel maximum W. Ili, la lingua glaciale atesina, seppur ridotta,
giungeva ancora sino al Monumento di Napoleone (profili a fig. 22-24 nel testo), come testimoniato dal cordoncino
morenico 11 . Ili, m 134, appoggiato al fluvio-lacustre. Il grande Adige scaricatore poteva così formare l’enorme ter¬
razzo del Fluvioglaciale W. Ili (in verde pallido sulla Carta). Esso, nella zona di Domegliara, 5 km a sud, si trova
sui 120 metri: mentre negli stadi finali di ritiro atesino del W. Ili, la quota della Chiusa è testimoniata dal terrazzo
del Ponton, sospeso di 15-20 metri sull’Adige; pertanto sui 115 metri. (Poto S. Venzo, primavera 1958).
Il
VENZO S. - Rilevamento anfiteatro morenico orientale del Garda Mem. Soc. Ital. Se. Nat. • Voi. XIII, Tav. IX
Kg. 1.
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Memorie della Soc. 11. Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale - Milano Voi. XIII - fase.
-1961
S'. Carlo/
O V E N Z O
CARTA GEOLOGICA DELL’ANFITEATRO MORENICO DEL GARDA 1: 25.000 ( 1957 :
ORIENTALE E ANFITEATRO ATESINO DI RIVOLI
CON LA COLLABORAZIONE PEDOLOGICA DI FIORENZO MANCINI
E COL CONTRIBUTO DEL «CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE»
VERONESE
TORRI
DEL BENACO ,
Eremitaggio i
Brancolino
V! a Carattr
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o“S. Vigilio
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fi.w.m
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FLUVIOGLACIALE WÙRM III ; terrazzi a ghiaie grossolane
con cioltoloni porfìrici, raccordati con stadi tardowùrmiani
(Val d'Adige); scarpate sui 15 - 20 metri e conoidi ; terreni
bruni. Conglomerati basali, potenti 3-4 metri, della cor¬
rispondente fase anaglaciale.
CATAGLACIALE W. II - INTERSTADIO W. II/III . terrazzi
di quota 160-170 nord di Rivoli e Dolcé, sospesi 50-60 m
sull'Adige; a sabbie argillose con qualche livello ciottoloso,
che testimoniano fase fluvio-lacustre durante il « ritiro W. II »
e nel successivo Interstadio ; conoide sospeso 70 m a N
di Dolcé, che copre il fluviolacustre. Le sabbie argillose
sono coperte dal morenico W. Ili (Mon. Napoleone - Val
d'Adige).
FLUVIOGLACIALE WURM II. scaricatori del W.ll e terrazzi
a ghiaie grossolane con scarpate. All'interno delle cerehie
W. Il, il Calaglaciale è rappresentato da terreni prevalen¬
temente argilloso - sabbiosi, con scarse ghiaie.
FLUVIOGLACIALE W. I ; sistema terrazzato a ghiaie gros¬
solane e cioltoloni, raccordato colle cerehie del W. I-
conoidi e alte scarpate (50-25 m sul fi. W.III). All'interno delle
cerehie prevalgono terreni argilloso-sabbiosi iCalaglaciale
W.ll. Conoidi del Fluvioglaciale o Pluviale W.I [pl.W.I).
WURM-, argille lacustri singlaciali di Incaffì, sbarrate dalla
cerchia W. I.
Morenico ghiaioso con terreno bruno; cerehie fresche del W.I
~III ; principali scaricatori fluvioglaciali: a cerchietti rossi
le « piramidi di terra n nel morenico di fondo.
ANAGLACIALE WURM I (fase di arresto) : loess giallastro e
nerastro, debolmente indurito, con pollini di Leccio, coperto
dal morenico W. I - Torrione di Vaisorda, S. Michele
(M. Moscai) - Albaré - campioni pedologici.
Argille rosse carsiche'(doline di Cà Verde, sopra S. Ambrogio),
potenti una dozzina di metri ; sotto stanno alcuni metri di
argille azzurre lacustri con resti vegetali llnlergl. Riss-
Wiirm 1 e selci di tipo musteriano o clactoniano.
o o o o o
o O o oc
O O o o
0 ° 0
J3 o O o
Jooooo
0 o n o O
INTERGLACIALE R-W. ecc. : conglomerati atesini, verso l’alto
più grossolani lAnagl. W. Il : sotto più cementati, minuti,
stratificati, e potenti più di 60 m (R - W e anche A4 - R ?).
RISS: loess argilloso arancio - rossastro che copre il tipico
ferretto (NO di Costermano) campioni pedologici.
Alto terrazzo del Fluviogl. R alterato in argille rosso - arancio,
sotto ghiaioso,- antichi scaricatori e alte scarpate (120 m
sull' Adige di Volargne).
RISS -, morenico alterato in argille rosso - brune o giallastre ;
talora dilavate e sotto ghiaioso.
Cordoni più conservati campioni pedologici.
INTERGL. M-R : depositi torbosi e ghiaiosi lacustri della do¬
lina sventrata dalla cava di marmo sopra Gaiùn.
MINDEL? : morenico divalalo e di aspetto fresco, insinuato
sopra Caprino sino a quota 370; debole cordone ghiaioso
e scheletrico sopra Cà Verde (S. Ambrogio).
Fluvioglaciale scheletrico a ciottoli porfìrici del Montindón (Do-
megliara), sospeso di 40 m sul Fl.R e di 60 sul grande
terrazzo FI. W.I.
MINDEL : morenico alteralo in argille rosse e con ciottoli
silicei o silicati « ferretto tipico campioni pedologici.
Morenico e fluvioglaciale cementati, superiormente alterati in
« tipico ferretto » (Val dei Mulini) : conglomerati grossolani
atesini sopra Gaiùn ; conglomerati calcarei con rarissimi
porfidi del Monlecio (S. Ambrogio).
GÙNZ ■. morenico di fondo tardo - gunziano e morenico fluvio-
glaciale cementalo, in serie sotto al Mindel discordante
(Val dei Mulini, sopra Garda).
Litografìa Artistica Cartografica - Via del Romito, 11-13 r - Firenze - 1961
Fase. I. Emery F. —' Studi anatomici sulla Vipera Redii. 1873. Con 1 tavola.
» II. Garovaglio S. — Thelopsis, Belonia, Weitenwebera et Limboria, qua-
tuor Lichenum angiocarpeorum genera recognita iconibusque illu¬
strata. 1867. Con 2 tavole.
» III. Targioni-Tozzetti A. — Studii sulle Cocciniglie. 1867. Con 7 tavole.
» IY. Claparéde E. R. e Panceri P. — Nota sopra un Alciopide parassito
della Cgdippe densa Forsk. 1867. Con 1 tavola.
» Y. Garovaglio S. — De Pertusariis Europae medine commentatio. 1871.
Con 4 tavole.
VOLUME IV.
Fase. I. D’Achiardi A. — Corallarj fossili del terreno nummulitico delle Alpi
venete. Parte seconda. 1868. Con 8 tavole.
» II. Garovaglio S. — Octona Lichenum genera rei adhac controversa, vel
sedis prorsus incertae in systemate, novis descriptionibus iconibusque
accuratissimis illustrata. 1868. Con 2 tavole.
» III. Marinoni C. — Le abitazioni lacustri e gli avanzi di umana industria
in Lombardia. 1868. Con 7 tavole.
» IV. (Non pubblicato).
» Y. Marinoni C. — Nuovi avanzi preistorici in Lombardia. 1871. Con
2 tavole.
VOLUME V.
Fase. I. Martorelli G. — Monografia, illustrata degli uccelli di rapina in Italia.
1896. Con 4 tavole.
(Del voi. Y non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
Fase. I. De Alessandri G. — La pietra da cantoni di Bosignano e di Vi¬
gnale. Studi stratigrafici e paleontologici. 1897. Con 2 tavole e 1
carta geologica.
» II. Martorelli G. — Le forme e le simmetrie delle macchie nel piu¬
maggio. Memoria ornitologica. 1898. Con 1 tavola.
» III. Pavesi P. — L’abbate Spallanzani a Pavia. 1901. Con 31 documenti,
1 tavola e 14 fotoincisioni.
VOLUME VII.
Fase. I. De Alessandri G. — Studi sui pesci triasici della Lombardia. 1910.
Con 9 tavole.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME Vili.
Fase. I. Repossi E. — La bassa Valle della Mera. Studi petrografìci e geo¬
logici. Parte I. 1916. Con 3 tavole. , .
» II. Repossi E. — La bassa Valle della Mera. Studi petrografìci e geo¬
logici. Parte IL 1917. Con 9 tavole.
» III. Airaghi C. — Sui molari dell’elefante delle alluvioni lombarde, con
osservazioni sulla filogenia e scomparsa di alcuni Proboscidati.
1917. Con 3 tavole.
VOLUME IX.
\
Fase. I. Bezzi IVI. — Studi sulla ditterofauna nivale delle Alpi italiane. 1918.
Con 2 tavole.
» II. Sera G. L. — Sui rapporti della conformazióne della base del cranio
colle forme craniensi e colle strutture della faccia nelle razze
umane. - (Saggio di una nuova dottrina craniologica con parti¬
colare riguardo dei principali cranii fossili). 1920. Con 2 tavole.
» III. De Beaux 0. e Festa E. — La ricomparsa del Cinghiale nell’Italia
settentrionale-occidentale. 1927. Con 7 tavole.
VOLUME X.
Fase. I. Desio A. — Studi geologici sulla regione dell’Albenza. (Prealpi Ber¬
gamasche). 1929. Con 1 carta geologica e 1 tavola.
» II. Scortecci G. — Crii organi di senso della pelle degli Agamidi. 1937.
Con 2 tavole e 39 figure nel testo.
» III. Scortecci G. — I recettori degli Agamidi. 1941. Con 80 figure nel testo.
VOLUME XI.
Fase. I. Guiglia D. — G-li Sfecidi italiani del Museo di Milano ( Hymen .). 1944.
Con 5 tavole e 4 figure nel testo.
» II-III. Giacomini V. e Pignatti S. — Flora e Vegetazione dell’Alta Valle del
Braulio. Con speciale riferimento ai pascoli di altitudine. 1955.
Con 5 tavole, 31 figure nel testo e una cartina.
VOLUME XII.
I. Vialli V. — Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli superiori della serie
lacustre di Leffe (Bergamo). 1956. Con 6 tavole e 4 figure nel testo
II. Venzo S. — Rilevamento geologico dell’ anfiteatro morenico del
Garda. Parte I: Tratto occidentale Gardone - Desenzano. 1957.
Con carta al 25.000, 6 tavole, 14 figure ed un « Quadro stratigrafico » nel testo.
III. Vialli V. — Ammoniti sjnemuriane del Monte Albenza (Bergamo).
1959. Con 2 figure e 1 tavola nel testo e 4 tavole fuori testo.
VOLUME XIII.
Fase. I. VenZO S. — Rilevamento geologico dell’ anfiteatro morenico del
Garda. Parte II : Tratto orientale Garda - Adige e anfiteatro
atesino di Rivoli veronese. 1961. Con carta al 25.000, 9 tavole, 25
figure nel testo.
Fase.
»
Le Memorie sono in vendita presso la Segreteria della Società Italiana
di Scienze Naturali, Milano, Palazzo del VIuseo C ivico (Corso Venezia 55)
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XIII - Fase. Il
GIOVANNI PINNA
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (Toarciano)
DELL’ALPE TURATI (Erba, Como)
Generi Mercaf/ceras, PseudomercaUceras e Brodieia
Con 1 carlina, 1 favola, 1 spaccalo nel leslo e 3 favole f. leslo
Islilulo di Geologia e Paleonlologia dell’Universilà di Parma
col conlribulo del «Consiglio Nazionale delle Ricerche»
MILANO
Elenco delle Memorie della Società Italiana
di Scienze Naturali
del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME i.-
Fasc. I. Cornalia E. — Descrizione di una nuova specie del genere Felis:
Felis jacobita (Gora.) 1865. Con 1 tavola.
» IL Magni-Griffì F. — Di una specie di Hippolais nuova per l’Italia.
1865. Con 1 tavola.
» IH. Gastaldi B. — Sulla riescavazione dei bacini lacustri per opera degli
antichi ghiacciai. 1865. Con 2 tavole.
» IV. Seguenza G. — Paleontologia malacologica dei terreni terziarii del
distretto di Messina. 1865. Con 8 tavole.
» V. Gibelli G. — Sugli organi riproduttori del genere Verrucaria. 1865.
Con 1 tavola.
» VI. Beggiato F. S. — Antracoterio di Zovencedo e di Monteviale nel
Vicentino. 1865. Con 1 tavola.
» VII. Cocchi I. — Di alcuni resti umani e degli oggetti di umana industria
dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 1865. Con 4 tavole.
» Vili. Targioni Tozzetti A. — Come sia fatto l’organo che fa lume nella luc¬
ciola volante dell’Italia centrale (Luciola italica) e come le fibre mu¬
scolari in questo ed altri Insetti ed Artropodi. 1865. Con 2 tavole.
» IX. Maggi L. — Intorno al generò Aelosoma. 1865. Con 2 tavole.
» X. Cornalia E. — Sopra i caratteri microscopici offerti dalle Cantaridi
e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse. J865. Con
4 tavole.
VOLUME II.
Fase. I. Issel A. — Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa. 1866.
» II. Gentilli A. — Quelques considórations sur l’origine des bassins lacu-
stres, à propos des sondages du Lac de Come. 1866. Con 8 tavole.
» III. Molon F. — Sulla flora terziaria delle Prealpi venete. 1867.
» IV. D’Achiardi A. — Corallarj fossili del terreno nummulitico delle Alpi
venete. Parte I. 1866. Con 5 tavole.
» V. Cocchi I. — Sulla geologia dell’alta Valle di Magra. 1866. Con 1 tavola.
* VI. Seguenza G. — Sulle importanti relazioni paleontologiche di talune
rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni di Sicilia e del-
l’Africa settentrionale. 1866. Con 1 tavola.
» VII. Cocchi I. — L’uomo fossile nell’Italia centrale. 1867. Con 4 tavole.
» Vili. Garovaglio S. — Manzonia cantiana, novum Lichenum Angiocarporum
genus. 1866. Con 1 tavola.
» IX. Seguenza G. — Paleontologia malacologica dei terreni terziari del
distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi). 1867. Con 1 tavola.
» X. Diirer B. — Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa Carlotta sul
lago di Como, eco. 1867. Con 4 tavole.
Memorie della società italiana di scienze naturali
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XIII - Fase. Il
GIOVANNI PINNA
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (Toarciano)
DELL’ALPE TURATI (Erba, Como)
Generi MercaUceras, Pseudomercah'ceras e Brodieia
Con 1 cartina, 1 tavola, 1 spaccato nel testo e 3 tavole f. testo
Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Parma
col contributo del «Consiglio Nazionale delle Ricerche»
MILANO
1963
MUS. C3MP. ZOOL
UJRA8Y
DEC 5- 1963
HARV m
UNIVERSITY
PAVIA - PREM. TIPOGRAFIA Sl'CC. FUSI - VIA SPALLANZANI. 27
PREMESSA
Il presente studio mi venne affidato nel 1960, quale Tesi di Laurea dal chiar. Prof. Sergio
Venzo, direttore dell’Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Parma, che qui rin¬
grazio pubblicamente per avermi sempre diretto, consigliato ed incoraggiato. Nel 1962-63, quale bor¬
sista C. N. R. dell’Istituto, ebbi a completare e perfezionare il presente lavoro per la stampa (Q.
La fauna toarciana studiata ha diverse provenienze. Il primo nucleo è costituito dalla vecchia
collezione del Conte Vittorio Turati, che la lasciò al Museo di Storia Naturale di Milano nel 1935 :
ma la collezione di gran lunga più importante, con i campioni ora illustrati, venne raccolta dal Prof.
Sergio Venzo assieme al Prof. Carlo Maviglia dal 1936 al 1950, in numerose escursioni ed in pazienti
ricerche nell’« Ammonitico rosso » dell’Alpe Turati e del Pian d’Erba. Tale fauna fu oggetto di
classificazione preliminare — comprendente anche i numerosi altri generi di ammoniti delle marne
rosse -— da parte dello stesso Prof. Venzo, che ne diede notizia in nota del 1952 ( 2 ). Questa mi servì
di baste stratigrafica e paleontologica per la presente memoria.
Ricordo che nel 1933-36 Negri ebbe già ad illustrare sulla Palaeontographia Italica ( 3 ) il ge¬
nere Phylloceras dell’Alpe Turati e di altre località lombarde del Toarciano rosso; ma a tale memoria
non fece seguito lo studio degli altri numerosi generi di ammoniti del ricchissimo giacimento.
Il vecchio materiale tipico di Stoppani delle medesime località, studiato nel 1880 da Mene¬
ghini nella sua classica opera sull’« Ammonitico rosso » ( 4 ), era conservato nel Museo Civico di Storia
Naturale di Milano « Sala Stoppani » della serie stra-tigrafica lombarda : ma esso rimase purtroppo
distrutto nell’incendio bellico del Museo, nell’agosto 1943. Pertanto la ricchissima nuova collezione
Venzo-Maviglia è la sola esistente. Qualche campione potei io stesso raccogliere nel 1962-63, durante
il rilevamento geologico al 10.000 della serie liassica dell’Alpe Turati. Questa memoria illustra i ge¬
neri della Superfamiglia Ilildocerataceae LIyatt, 1867: Mercatieeras della « zona a Hildoceras lifrons-
Mercaticeras-Coeloceras » del Toarciano inf. (Venzo, 1952, pag. 114); Pseudomcrcaticeras del Toar¬
ciano sup., nonché il genere Brodieia (= Brodiceras di Fucini (1915), Merla (1932), Ramaccioni
(1939) ) della superiore « zona a Denkmanma rudis, Brodieia , Phymatoceras (pars) ».
C. Maviglia nel 1940 pubblicò breve nota divulgativa delle località fossilifere dell’Alpe Turati (■’),
illustrando qualche esemplare fotografato da S. Venzo in Museo. Nel 1949 Maviglia, vedendo iniziati
( x ) Le foto delle tavole vennero eseguite nel Laboratorio fotografico dell’Istituto dal Dott. Giuseppe Pelosio,
Assistente e Docente di Paleontologia, che ringrazio sentitamente; ricordo che per l’esecuzione omogenea delle tavole
stesse furono necessarie 3-4 foto per esemplare.
( 3 ) S. Venzo : Nuove forme ad Ammoniti del Dome riano-Aleniano dell’Alpe Turati e dintorni (Alta Briamza).
Atti Soc. Ital. Se. Nat. Voi. XCI. Milano. 1952.
( 3 ) L, Negri: Revisione delle ammoniti Massiche della Lombardia occ. 1. Pai. Ital. Voi. XXXIV, 1933; ibid. Voi.
XXXVI, 1936.
( 4 ) G. Meneghini: Monographie des Fossiles du Calcaire Rouge Ammonitique (Lias supérieur ) de Lombardie et
de l’Appennin Central. Milano, 1867-81
( 5 ) C. Maviglia: Le località fossilifere nei dintorni dell’Alpe Turati (Lombardia). Natura. Voi. XXXI, fase. I.
Milano, 1940.
08
G. PINNA
la preparazione e lo studio paleontologico delle ammoniti da parte dell’amico S. Venzo, allora Conser¬
vatore al Museo, gli volle donare personalmente la sua collezione, perchè fosse studiata ed illustrata.
S. Venzo, dopo aver classificato preliminarmente tutto il materiale, lo donò al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano e lo espose nelle vetrine delle nuove sale. L’attuale Direzione del Museo, che qui
riconoscente ringrazio, mi concesse il suo materiale per lo studio; le ammoniti ora illustrate verranno
così conservate al Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
11 presente lavoro verrà poi seguito da altri, sempre diretti dal Prof. S. Venzo, allo scopo di
completare l’illustrazione della ricchissima fauna toarciana dell’Alpe Turati che, secondo la sua clas¬
sificazione preliminare, consta di almeno 106 specie; risultando la più ricca d’Italia.
Parma, Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università, maggio 1963.
OSSERVAZIONI GEOLOGICHE GENERALI
Allo scopo di illustrare le località di provenienza della fauna ed i vari affioramenti fossiliferi,
porto la « Cartina ; geologica-», da me rilevata nel 1962 (fig. 1 nel testo).
In essa distinguo la seguente serie dal basso: Sinemitrtano - Pliensbachtano, a facies di calcari
grigi con liste e noduli di selce. Ricordo che il Pliensbachiano superiore a calcari bianchi selciferi è
caratterizzato dal Bechciceras bechei (Sow.) raccolto ed illustrato da Venzo (Alpe Turati 1952, p. 105,
fig. 1) ed ora conservato nelle vetrine del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
TI Domeriano inferiore è rappresentato da calcari bianchi a interstrati marnosi : vi è abba¬
stanza comune il Protogrammoceras celebratimi (Fuc.) assieme al Pr. exiguum (Fuc.), che venne anche
figurato da Venzo (1952, p. 105, fig. 1).
Il Domertano superiore, a calcari rosso-vino, è ricco di ammoniti, delle quali ben 97 specie
vennero elencate da Venzo: fra queste è comune il Paltopleuroccras spinatimi (Britgh.) illustrato da
Venzo, alla Tav. A, fig. 4; e da Lepori (1942, p. 88, Tav. XTTI, fig. T2a, b, c), nonché il Meneghini-
cera-s larieusr (Menegh.). La migliore località fossilifera del Domeriano sup. è quella della valletta
sotto l’Albergo della Salute, la cui serie è illustrata da Venzo a p. 99 (due asterischi della mia Cartina).
11 Toarciano è caratterizzato dalle tipiche marne rosse, che affiorano come indico nella Cartina.
Ksso affiora sulle mulattiere scendendo dall’Albergo della Salute al Buco del Piombo, nonché nelle
fondamenta di ville. Le ammoniti, un tempo erano più comuni, mentre ora, per le continue indiscri¬
minate raccolte, diventano via via più rare. L’affioramento Maviglta-Venzo del Toarciano inferiore
« zona a bifrons » sul primo tornante della strada per l'Alpe (asterisco della mia Cartina'), che era
ricchissimo, ora è imboschito con acacie e non vi si trova che ben poco.
Sopra i venti metri di marne rosse toarciane, poggiano due metri di marne rosate dell’AnE-
ntano, distinguibili dalle precedenti per il colore più chiaro e la fauna a Dumortieria ed Erycites.
Salendo nella serie, si trovano 40 metri di « Radio lariti » rosse del Dogger seguite dagli «Scisti ad
Aptici » del Maina, ricchi di Aptici ottimamente conservati; chiude la serie la Maiolica cretacica che
è ridotta a 70 metri di potenza.
TI motivo tettonico principale (spaccato a fig. 2 nel testo), consiste in una piega anticlinale con
asse E - W, la cui gamba settentrionale è interessata da un sistema di faglie inverse, che portano il
Sinemuriano sopra la Maiolica, la quale si ripete tre volte. Lungo il piano di faglia rimasero pizzi¬
cate piccole lenti strizzate di terreni Lias sup. -Malm, in serie rovesciata (Cartina).
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE iTOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA.) (J9
70
G. PINNA
OSSERVAZIONI PALEONTOLOGICHE GENERALI
Tutti i tipi figurati venero accuratamente, preparati : diversi originariamente da S. Venzo, altri
nel corso del presente lavoro : la linea lobale venne da ine disegnata in china con la lente.
Fra i caratteri esaminati nella classificazione delle forme, viene considerata della massima im¬
portanza l’ornamentazione della conchiglia, come il tipo e la forma delle coste, la presenza o l’as¬
senza e la forma dei tubercoli, il numero delle coste ecc. ; tenendo però presente che esiste una certa
variabilità nella costulazione, sovente anche con differenza di 5 o 6 coste, per giro, in esemplari della
stessa specie. Per stabilire la forma della conchiglia mi sono valso, oltre che dell’esame generale, anche
dei rapporti numerici; si osserva tuttavia che anche fra questi rapporti esiste una variabilità a volte
veramente sensibile. Il rapporto diametro umbilico/diametro-(do/d), che ho chiamato rapporto di avvol¬
gimento, mi dà valori corrispondenti all’avvolgimento della conchiglia (indice di avvolgimento). Il
rapporto larghezza ultimo giro /altezza ultimo giro (l/a), è stato chiamato rapporto di appiattimento e
mi dà valori relativi all’appiattimento laterale della conchiglia (indice di appiattimento). Ho espresso
inoltre il ricoprimento, mediante un numero frazionario che indica quanta parte di giro, rispetto al
totale del giro ricoprente, viene ricoperta dal giro successivo. Meno caratteristica forse è la linea lobale
che si presenta simile per i tre generi.
Q. 700 LA VALLETTA MULATTIERA
sotto
"La Salute"
BUCO DEL PIOMBO
9. 750
Tpz
CRETACICO.
r - ~ MAI*!.
DOOOEH.
TOARCIANO - ALENIAKO.
LOMERIANO.
PLIENSBACHIANO
SINEMURIANO.
Fig. 2 — Condizioni tettoniche dei terreni della serie giurassico-cretacica dell’Alpe Turati. Gli asterischi
indicano le località fossilifere.
Studi precedenti. - Già nel 1856 Hauer nell’ opera « Ueber die Cephalopoden aus dem Lia-s
nordostlichen Alpen», illustrò diverse specie di ammoniti, delle quali alcune provenienti dal Pian
d’Erba; stabilendo la nuova specie Amnumites mercati , che ora deve venir distinta nelle tre specie
Mercaticeras mercati, Mercaticeras umbilicatum e Mercaticeras dilatimi.
Nel 1881 Meneghini nella sua fondamentale « Monographie des fossiles du calcaire rou-ge ammo-
nitique (Lias supérieur) de Lombardie et de L’Appmwin centrai», descrisse ed illustrò in 22 tavole
parecchie ammoniti del Pian d’Erba, assieme a specie dell’Appennino centrale. Anche le sue classifi¬
cazioni, vecchie di ormai 80 anni, devono essere completamente rivedute. Infatti, per quanto riguarda
i generi in esame, egli classificò come Ammonites mercati nn gruppo di forme che gli autori più
recenti attribuirono a due specie diverse: Mercaticeras mercati e Mercaticeras umbilicatum. Ugual-
AMMONITI DEL, LIAS SUP. ( TOARCIANO) DELI/ALPE TURATI (ERBA)
71
mente gli autori che lo seguirono ed il sottoscritto, suddivisero 1 ’Ammomtes comensis nelle specie Pseu-
domercaticeras rotaries, P. frantzi, P. venzoi e Brodieia gradata- mentre la specie Harpoceras anony-
mum fu attribuita al genere Brodieia.
Nel 1899 Bonarelli in breve nota aggiornò le precedenti classificazioni del Meneghini.
Nel 1906 Parish e Viale illustrarono con 4 tavole alcune forme del Toarciano anche dell’Alpe
Turati; ma i generi ora in esame non vennero trattati.
Mitzopoulos nel 1930 nel « Beitràge zur Cephalopodenfarnia des oberen Lias der Alta Brianza »,
illustrò il nuovo materiale raccolto sull’Alpe Turati da C. Renz, dell’Università di Monaco. Egli
classificò nel genere Hildoceras parecchie forme che gli autori posteriori assegnarono a generi diffe¬
renti: il suo Hildoceras (. Lillia ) mercati è ora considerato un Mercaticeras, mentre la sua varietà invo¬
luta Buokman viene classificata come Mercaticeras dilatimi. L’ Hildoceras (Lillia) schroderi Mitzo-
poulos cade in sinonimia di Pseudomercaticeras rotaries-, mentre il suo Hildoceras ( Lillia) bayani cade
nel genere Brodieia e la varietà multicostata Mitzopoulos viene distinta da Merla come Brodieia
gradata. Infine risulta sinonimia di Mercaticeras umbilicatum Buokman 1’ Hildoceras ( Lillia) skuphoi
Mitz..
Merla nel 1932-33 illustrò riccamente, nella sua bella memoria sulle « Ammoniti giurasi del-
V Appennino centrale», i vecchi tipi toarciani dell'Appennino di Meneghini, conservati al Museo del¬
l’Istituto di Geologia dell’Università di Pisa (*). Tali memorie di Merla sono ora fondamentali
anche per il mio studio sul nuovo materiale dell’Alpe Turati.
Negri nel 1933-36 ebbe ad illustrare solamente il genere Phylloceras, come già accennato.
Venzo, nella nota del 1952 « Nuove faune ad ammoniti del Bomeriano-Aleniamo dell’Alpe Tu¬
rati e dintorni (Alta Brianza ) », illustrò la successione stratigrafica delle ammoniti da lui raccolte,
con 1 ’ elenco delie nuove faune del Domeriano e del Toarciano : la prima fauna ricca di ben 97 specie
e la seconda di 106. Alcune delle forme più tipiche delle varie « zone » dal Pliensbachiano all’Aleniano
vennero da lui illustrate in tre tavole. Venzo nel suo elenco classificò alcune nuove specie del Toar¬
ciano. Di queste, tre vengono qui descritte : Brodieia violivi, B. mavigliai e B. moltonii (Venzo in
schedis).
Deve infine venir ricordato, sebbene non interessi la zona in esame, il lavoro di Donovan « The
Ammonites Zones of thè Toarcian (Ammoniaco Bosso facies ) of Southern Switzerland and ltaly »
(1958): in esso lo specialista inglese passa in rassegna la fauna toarciana e la stratigrafia del Bosso
Ammonitico.
Cenno sulla stratigrafia del Toarciano italiano. - Lo studio più approfondito sul terreno
della stratigrafia del Toarciano si deve a S. Venzo ; egli, basandosi sulla successione — meglio espo¬
sta —■ delle faune ad ammoniti da lui raccolte specialmente nella vailetta sotto l’albergo « La Salute »,
potè distinguere per la prima volta sull’Alpe Turati le varie zone dal Pliensbachiano all’Aleniano.
Seguendo inoltre Donovan (1958), passo alla rassegna delle distinzioni stratigrafiche sul Toarciano
italiano, in ordine cronologico.
Per l’Italia le sezioni, su cui è fondata la suddivisione in «zone» si basano sulla facies del
Rosso Ammonitico. Essa si incontra nelle Alpi lombarde (Alta Brianza, Ganzo, Val Cavallina di En¬
fatico eoe.), in Ganton Ticino (Valle della Breggia eco.). La stessa facies è poi presente nell’Italia
centrale; si ritrova a Monte Cucco e Montagna della Rossa; Monte Subasio e Valdorbia, presso
Gubbio (Umbria).
Nei vecchi studi venne adottato per il Toarciano italiano lo schema di Oppel (1856). Questo
tuttavia, poiché istituito su formazioni inglesi, francesi e tedesche, aveva uno scarso valore, se ripor¬
tato alla regione italiana ; in quanto si basava su specie indici di zona, che in Italia non erano ancora
( l ) Ringrazio vivamente il Prof. G. Tavani, ordinario di paleontologia dell’Università di Pisa, ohe mi ha per-
messo di confrontare direttamente i tipi di Meneghini e Merla conservati nel Museo Geologico della sua Università.
72
G. PINNA
state ritrovate. Per primo Bonarelli, studiando la sezione di Valdorbia, divise il Toareiano in due
zone: la « zona a falciferum » sotto, e la « zona a jurense » sopra. La prima già usata da Buckman
(1889, pag. 447), la seconda da Oppel (1856, pag. 228). La «zona, a falciferum » includeva tutti gli
strati fino alla «zona a mercati» compresa (vedi schema zonale di Donovan). La «zona a jurense »
era all’ incirca equivalente alla « zona a erbaense ».
Bellini nel 1900 sostituì le « zone a serpentinum e a bifroyis » alla « zona a falciferum » di
Bonarelli. Ne derivava il seguente schema:
( zona a opailinum (Reynès, 1868)
* zona a jurense (Oppel, 1856)
j zona a bifrons (Reynès, 1868)
Toareiano
' zona a serpeyitinum (Oppel, 1856)
Principi nel 1923 ripropose la « zona a falciferum » al posto della « zona a serpentinum » e pose
il Dactylioceras commane al posto dell ’ Hildoceras bifrons. Merla conservò alla « zona a falciferum »
ed alla « zona a jurense » il significato di Bonarelli e seguì Bellini nella sua suddivisione della
« zona a falciferum ».
Lo schema di Merla, 1932, è il seguente :
^ zona a. Denkmannia rudis
^ zona a Lilliae sp.
Toareiano sup.
(zona a Lytocrras jurense)
zona ad Hildoceras bifrons e Mercaticeras mercati
zona ad Harpoceras serpentinum
Toareiano inf.
(zona ad Harpoceras falciferum)
Si nota che Mercaticeras mercati è aggiunto come specie caratteristica della «zona a bifrons».
L ’« indice di zona» Lilliae sp. è derivato da Btjckman (1898), mentre Denkmannia rudis è di nuova
introduzione. Ricordo che lo schema di Merla, valido soprattutto per il Toareiano deirAppennino
centrale, è puramente paleontologico, in quanto 1’ autore si basò essenzialmente sulla collezione di
ammoniti toarciane del Museo paleontologico dell' Università di Pisa. Come iio già accennato, l’unico
autore che fece una distinzione sul terreno è S. Venzo, la cui successione stratigrafica può essere rite¬
nuta fondamentale. Ecco lo schema di Venzo (1952):
zona a Denkmannia rudis, Brodieia, Phyniaioceras (pars)
zona a Lilliae e Denkmannia erbaensis
zona ad Hildoceras bifrons-semipolitum, Mercaticeras mercati, Coeloceras,
Toareiano
Dactylioceras
zona ad Harpoceras falciferum, Hildaites serpentinum
Donovan (1958) propose infine il seguente schema stratigrafico generale per l’Italia,- basato
essenzialmente su dati paleontologici :
zona a Dumortieria meneghina l , _ , . ..
( subzona a D. meneghimi
zona a Dumortieria meneghina
( subzona a Pleydellia sp.
zona a Mercaticeras mercati
subzona ad Hildoceras semipolitum
subzona ad Hildoceras sublevisoni
zona non denominata
ammoniti del lias sttp. (toarciano) dell’alpe turati (erba) 1 3
Alcune obiezioni si debbono tuttavia muovere allo schema di Donovan.
La « zona non denominata, » di Donovan, del Toarciano più basso, corrisponde alla « zona ad
Harpoceras fcdciferum-Hildaites serpentinum » di Venzo. Donovan ebbe a fare alcune osservazioni in
proposito (pag. 43). Egli mette in evidenza che nell’Europa occidentale le « zone a falcifer e serpen¬
tinum» sono comunemente considerate sinonime e stanno sotto alla «zona a bifrons » (— sublevisoni).
Donovan non considera valida per 1 ’ Italia la « zona a serpentinum », perchè questa specie caratteristica
non sarebbe, secondo lui, stata illustrata e definita in modo soddisfacente per la parte inferiore del
Toarciano in Italia. Infatti Donovan ricorda che essa non è citata da Venzo (1952) nel suo elenco com¬
prensivo dell’Alta Brianca; inoltre egli aggiunge che i lavori italiani stanno a testimoniare che nessuna
specie riferibile al serpentinum è stata sinora trovata nella parte più bassa del Toarciano italiano.
Venzo specifica a pag. 114, nota 3 di non aver rinvenuto nella sua collezione 1 ’Hìldaites serpentinum :
ma ricorda che tale specie è illustrata, come proveniente dall’Alpe Turati, da Meneghini e da Parisch
e Viale, Ora se il tipo dell Alpe Turati figurato da Parisch e Viale (lavoro non considerato da Dono¬
van), non risulta corrispondere appieno al tipico serpentinum di Buckman (CXXXVIII, c), quello del
1 ian d Erba di Meneghini (Tav. Ili, fig. lab) appare invece ben corrispondente, come del resto i nuovi
tipi Venzo di Entratico in Val Cavallina (Bergamasco orientale) ('). Questi nuovi dati, sfuggiti a
Donovan, furono invece considerati probativi da V enzo, che illustrò inoltre un Ilildoceras falciferum
(Sow.), del Toarciano inf., del tutto analogo alla specie tipica di Sowerby ( 2 ), conservato al Museo
di Milano.
Venzo rinvenne ad Entratico, nei più bassi strati delle marne rosse Toarciane, tipici esemplari
ben conservati di li. serpentinum ■ e diede notizia, del primo campione rinvenuto, nella sua memoria
sul Flysch Bergamasco (pag. 106, riga 4). Venzo illustrò inoltre su tale lavoro al Quadro II, profilo
XIX, le condizioni di giacitura del lembo di marne ricche di ammoniti da lui raccolte nel Toarciano
inferiore e medio: livello quest ultimo dislocato in piega faglia sotto gli scisti rossi ad Aptici e rispet¬
tivamente gli « scisti neri » del Barremiano. La fauna ad ammoniti di Entratico, della « zona a falci¬
feri» e di quella a « bifrons e mercati», raccolta da S. Venzo e da lui ricordata nell’elenco prelimi¬
nare delle pagine 105 e 106, è ora allo studio presso il nostro Istituto da parte del Dott. Giorgio Zan-
zucchi : essa ricca di ben 50 specie viene pubblicata con 6 Tavole in questo stesso volume delle Memorie.
Donovan a pag. 44, concluse essere indesiderabile il perpetuare usi impropri del termine « Ser¬
pentinum zone », non essendo stato sostituito da termine soddisfacente. Ma la sua « I Jnnamed Zone »
per i più bassi strati del Toarciano italiano non è che la « zona a serpentinum » o di specie stretta-
mente affini, che si rinvengono sia all’Alpe Turati sia in Val Cavallina: pertanto tale zona deve con¬
servare il nome già attribuito da Venzo.
S. Venzo ricorda che Donovan nel 1957 non potè vedere nelle vetrine del Museo di Milano gli
esemplari tipo serpentinum di Entratico, poiché tale fauna era già allo studio da parte del dott. Zan-
zucchi, qui a Parma.
Riguardo la « zona a Dumortieria meneghina », ricordo che essa viene attribuita da Donovan
al Toarciano superiore. Si nota che tale Autore, seguendo i criteri attualmente in uso in Gran Bre¬
tagna, abolisce completamente 1 ’Aleniano includen dolo nella parte superiore del Toarciano.
Ricordo che 1 ’Aleniano è stato definito originariamente da Mayer (1864) nei pressi di Aalen, nel
AVùrttemberg: esso è caratterizzato da faune ad ammoniti e bracliiopodi ben definite. L’esistenza del-
() Venzo S. : Stratigrafia e tettonica del Flysch ( Cretacico-Eocene ) del Bergamasco e della Brianza orientale.
Mem. descr. Carta Geol. Ital. Voi. XXXI. Roma, 1954, p. 106, riga 4 e 6.
( 3 ) Venzo S. : Alpe Turati, tav. B, fig. 9a, b; corrispomdente al tipo inglese della Tav. DCCLXIV A di
Buckman (1928).
9
74 Q. PINNA
1 ’Aleniano viene ammessa da tutti gli autori francesi, tedeschi, austriaci ed italiani ; porto come esempio
M. Gignoux ( 1 ) (I960), che cita come specie caratteristica per la zona inferiore di tale piano la Du¬
mortierìa levesquei e la Pleydellia aalense ; specie che sono state inoltre trovate nei giacimenti di ferro
oolitico della Lorena, attribuiti all’Aleniano da C. Gerard e J. Bichelonne ( 2 ), che le hanno illu¬
strate alle loro tav. II, fig. 2, 2', e tav. Vili, fig. 3, 3'. Tali specie si ritrovano anche negli strati
superiori del Rosso ammonitico sia in Lombardia - Canton Ticino, sia nell’Appennino centrale. Anche
F. Roman ( 3 ) a pag. 104, attribuisce all’Aleniano una zona superiore a Dumortierìa levesquei ed una
inferiore ad opalinum, aggiungendo che l’abbondanza di Dumortierìa alla base dell’Aleniano nel ba¬
cino anglo-parigino ha valso il termine di «Dumortierìa beds » usato dagli autori inglesi per questi
strati.
A pag. 46 Donovan aggiunge che l’« indice dì sona» Dumortierìa levesquei adottato da Venzo
non è esatto data la scarsità della specie in Italia. Ricordo, in proposito che tale specie fu segnalata,
oltre che dallo stesso Venzo (1952, pag. 123) all’Alpe Turati, anche dal prof. V. Vialli ( 4 ) nell’Ale-
niano di Monte Peller, da Meneghini a pag. 48, tav. X, fig. 4, 5, e da Dal Piaz ed altri. Inoltre nume¬
rosi esemplari di tale specie ottimamente conservati, potei io stesso vedere al Museo Geologico dell’ Uni.
versità di Pisa, provenienti da varie località dell'Appennini centrale (Porcarella, Cagli, ecc.).
Sono inoltre da ricordare i classici giacimenti aleniani a Dumortierìa, Pleydellia, Pleioceras opa¬
linum ecc. di Capo San Vigilio (sul lago di Garda) studiato da Vacek ( 3 ) ; quello consimile di Ballino,
presso il lago di Tenno (Riva del Garda), studiato da Haas (1913); ed infine quello del Monte Peller
(presso Cles in Val di Non), studiato nel 1937 da Vialli per le ammoniti e da Vinassa per i braehio-
podi. Devono inoltre venir ricordati i giacimenti dell’Aleniano a Dumortierìa, Leioceras opalinum e
Rhynchonella (vigiìiì, destana, farciens ecc.) delie Alpi Feltrine (Giorgio Dal Piaz, 1907) e di M.
Agaro presso Castel Tesino nei Trentino meridionale-orientale (Venzo, 1940) (“); con testimoni inoltre
nei Sette Comuni. Per lo meno sinora, nessuno ha mai messo in dubbio l’attribuzione all’Aleniano,
specialmente inferiore, di tali faune, che sono le più ricche e caratteristiche di tutte le Alpi. Invece
può essere magari oggetto di discussione, se 1’Aleniano abbia ad essere incluso nel Lias superiore, —
ma sempre sopra il Toarciano —, o piuttosto entrare già nel Dogger.
Ricordo che all’Alpe Turati, come anche in Inghilterra, gli scisti rosati a Dumortierìa sono con¬
tinui al tetto della serie toarciana (Venzo, 1952); mentre sopra si trovano le radiolariti del Dogger.
Invece nei giacimenti del Garda-Trentino-Feltrino, la facies a calcari oolitici continua in alto sino al
livello a Posidonomia alpina (Batoniano).
L’ottima Dumortierìa meneghina Zittel dell’Alpe Turati, figurata da Venzo (1952, p. 122,
f. 4), mostra la tipica linea lobale delle Dumortierìa ; con lobi e selle ad assi non paralleli al margine
esterno, e divergenti rispetto a quello umbilicale. Dato che Venzo vi rinvenne assieme la D. nicklesi
(Ben.) e la D. levesquei d ’ Orb., tipica della sotto zona inferiore dell’Aleniano, non è possibile alcun
dubbio sulla sua attribuzione stratigrafiea.
P) M. Gignoux : Géologie Stratigraphique. Masson. Parig, 1960.
( 2 ) C. Gérakd, J. Bichelonne ; Les Ammonites aaléniennes du Minerai de fer de la Lorraine. Mem. Soc. Géol.
France n. s., 19, 1940.
( 3 ) F. Roman: Les amonites Jurassique et crétacées. Masson. Paris, 1938.
(*) V. Vialli : Ammoniti giurassiche del Monte Peller. Mem. Museo storia Nat. della Venezia Tridentina. Voi.
IV, fase. 2, 1937 (p. 116).
( s ) Vacek M., (1886): XJber die Fauna der Oolithe von S. Vigilio ecc. Abhandl. d.k.k. geol. R. Anstalt. Bd. II,
3, Wien.
(°) Venzo S., (1940): Studio geotettonico del Trentino meridionale-orientale tra Borgo Valsugana e M. Coppolo.
Mem. Ist. Geol. R. Univ. Padova. Voi. XIV; Tav. VI.
AMMONITI DEL LIAS SUP. (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA)
75
DESCRIZIONE PALEONTOLOGICA
Famiglia Hildoceratidae Hyatt, 1867
Subfamiglia Hildoceratinae Hyatt, 1867
Genere Mercaticeras Buckman, 1913
Caratteri del Genere. - Esso fu istitiuto da Buckman sulla specie tipo Ammonites mercati
Hauer. Caratteri costanti del genere sono: spira più o meno lentamente accrescentesi ; area esterna
larga, con carena alta ed acuta, fiancheggiata da due solchi sifonali larghi e ben marcati ; ornamenta¬
zione a coste semplici, robuste, subclavate, per lo più diritte sui fianchi del giro, proverse nella parte
esterna, e a volte leggermente sigmoidi; mancanza di tubercoli periumbilicali, avvolgimento e ricopri¬
mento variabili e talora notevoli (M. dilatimi): appiattimento poco accentuato; linea lobale poco fra-
stagliata, con lobo sinfonale più profondo del I laterale e II laterale più piccolo ed appuntito.
Caratteri variabili, in base ai quali è possibile distinguere le specie sono quelli riguardanti i
rapporti dimensionali dei giri, il grado di involuzione della spira, il numero e la robustezza delle coste.
Il genere comprende 7 specie, delle quali 6 sono qui presenti :
Mercaticeras umbilicatum Buckman
Mercaticeras mercati (Hauer)
Mercaticeras hellenicum (Renz)
Mercaticeras stefaninii Merla
Mercaticeras thyrrenicum (Fucini)
Mercaticeras dilatum (Meneghini)
Solo il M. rursicostatum Merla dell’Appennino centrale non risulta presente nella collezione
in istudio.
Osservazioni sul genere « Mercaticeras ». - Donovan considera il genere Murleyiceras Buck¬
man, 1913 ( Yorkshire Type Ammonites. Voi. II, p. vii) sinonimo di Mercaticeras ; tuttavia il Murleyi¬
ceras murleyi, specie tipo del genere, risulta differire dai Mercaticeras soprattutto per l’area esterna.
Sinonimo di Mercaticeras potrebbe essere tuttalpiù il Murleyiceras forte Buckman, 1913, nel quale
l’area esterna risulta più ampia, con ben netti solchi sifonali ( Type Amm. p. CCXLV).
Buckman, nella descrizione originaria del genere, osserva trattarsi di forme simili ad Hildoceras
Hyatt, con linea di sutura semplice e lobata, ma distinte per le coste radiali meno flesse e prive del
solco laterale.
Riguardo allo sviluppo morfologico il genere appare costituito da frome di transizione, da
involute a evolute.
Franz v. Hauer nella Tav. XXIII disegna ottimamente alle fig. 4-10 tre diversi tipi di Mer¬
caticeras del Pian d’Erba, sui quali istituisce una nuova specie, il suo Ammonites mercati.
Il tipo più grande (diam. mm. 37, alt. ult. giro mm 11,60, umb. mm 15,5, spess. mm 12,5) di¬
segnato alle fig. 4-5 (norma laterale e ventrale), per il lento accrescimento ed il conseguente ampio
umbilico, venne nel 1913 distinto da Buckman come Mercaticeras umbilicatum.
76
G. PINNA
L ’ esemplare delle fig. 6-7, del diametro di mm 30 e spessore mm 13, con 26 grosse coste subcla-
vate, sigmoidi, debolmente retrorse, e di più veloce accrescimento (alt. nlt. giro mm 11, umb. mm IO 1 ,7)
venne considerato da Buckman e Donovan come tipo del Mercaticeras mercati Hauer. Con questa
specie si identificano i miei numerosi esemplari dell’Alpe Turati, pian d’ Erba, tra i quali quelli che
figuro a Tav. X, fig. 8, 9, 11, 12. L’Hauer descrisse e figurò per primo col nome di mercati (sua
fig. 4-5), il tipo ora considerato come umbilicatum : ma per esso si sarebbe dovuto conservare il
nome originale di mercati (Hauer). Criterio questo giustamente seguito da Merla nel 1932. Tuttavia
per non generare nuova confusione paleontologica, conservo la classificazione di Buckman-Donovan ;
anche perchè, altrimenti, il tipo delle fig. 6-7 di IIauer sarebbe rimasto senza nome. Esso viene ora
considerato come tipico mercati.
h’ esemplare di fig. 8-9 di IIauer, che è il più piccolo, il più involuto e crasso, presenta il
diametro di 25 mm, alt. ult. giro mm 11, umb. mm 6,35, spessore mm 13. E’ ornato sempre da 26
coste, analoghe a quelle del tipo precedente. Dato il più veloce accrescimento dei crassi giri, l’umbi-
lico rimane più angusto. Questo ultimo tipo, sempre della medesima località, e che si rinviene as¬
sieme, venne classificato nel 1883 da Meneghini Hildocerm ( Lillia) dilatum■ nel 1913, Buckman lo
distinse, ignorando Meneghini, col nome di Mercaticeras involatimi. Come appare dalla mia sino¬
nimia, gli autori successivi lo mantennero giustamente distinto col nome di M. dilatum. (Mene¬
ghini), che aveva la precedenza di ben trenta anni. Questa specie, della quale ho in esame numerosi
esemplari viene da me illustrata a tav. X, fig. 24-27, 29-34. La linea lobale della fig. 10 di Hauer non
è ben chiaro a quale dei suoi tre tipi appartenga, ma egli asserisce che essa è identica per tutti e tre.
Mercaticeras umbilicatum Buckman
(Tav. X, fig. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 6a, 7, 10 e tav. test., fig. 1, la)
1856 - Ammonites mercati Hauer. Lias der nordòstlichen Alpen. pag. 43 (pars), tav. XXIII, fig. 4 5,
(non 6, 7, 8, 9).
1881 - Ammonites mercati Meneghini. Monographie. pag. 32, 203, tav. Vili, fig. 1, 2.
1881 - Ammonites (Harpoceras) mercati var. micrasterias Meneghini. Medolo. pag. 3, 203, tav. II,
fig. 12, 14, 16 tav. XIV, fig. 3.
1904 - Hildoceras mercati Prinz. Bakony. pag. 122, tav. XXIV, fig. 3, tav. XXI, fig. 4.
1913 - Mercaticeras umbilicatum Buckman. Type Ammonites. pag. vii.
1915 - Mercaticeras umbilicatum, Fossa-Mancini. Montagna della Rossa, pag. 236 (nom. nud.).
1925 - Hildoceras mercati var. carfiotica Renz. Epirus. pag. 188, tav. 3, fig. 1, la.
1930 - Lillia mercati var. umbilicata Mitzopoulos. Beitrdge. pag. 54, tav. VI, fig. 4.
1930 - Hildoceras (Lillia) skuphoi Mitzopolous. Beitrdge. pag. 54, tav. V, fig. 3a, b, c.
1932 - Mercaticeras mercati Merla. Amm. giur. pag. 45, tav. VI, fig. 4, 5, 6, 7.
1932 - Mercaticeras humeralis Merla. Amm. giur. pag. 45, tav. VI, fig. 1, 2, 3.
1939 - Lillia aff. skuphoi Ramaccioni. Monte Cucco, pag. 166.
1947 - Mercaticeras humeralis Cippi Boncambi. Lias sup. Umbria, pag. 135, tav. V, fig. 9.
1947 - Mercaticeras mercati Cippi Boncambi. Lias sup. Umbria, pag. 12, tav. VI, fig. 11.
1952 - Mercaticeras mercati var. umbilicatum Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
1954 - Mercaticeras skuphoi Venzo. Flysh bergamasco, pag. 106 (nom. nud.).
1958 - Mercaticeras umbilicatum Donovan. Ammonites zones. pag. 51.
Ascrivo a questa specie 17 esemplari di cui alcuni ottimamente conservati ; il tipo di tav. X,
fig. 1 presenta le seguenti dimensioni : diametro mm 47, umbilico mm 21, altezza ult. giro mm 14,
spessore mm 13.
Conchiglia a giri abbracciane per circa 1/6, a lento acrescimento e sezione sub-quadrata, con
massimo spessore circa a metà dei fianchi. Il rapporto l/a = 1 indica un appiattimento leggermente
AMMONITI DEL LIAS SUP. (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) 77
maggiore che per il M. mercati. Involuzione minore che nel M. mercati, con un valore medio del rap¬
porto do/d = 0,45 ed umbilico largo quasi metà del diametro. Area esterna ampia con carena alta e
due solchi laterali ampi e profondi.
Ornamentazione caratterizzata dai primi due giri sublisci, a partire dal terzo giro a coste (in
numero di 28 per giro, con variabilità da un minimo di 27 ad un massimo di 29) leggermente sig¬
moidi con distanza fra le due inflessioni molto ampia; sono quasi diritte sui fianchi, proverse al-
1 estremità, ribuste e davate. La costulazione si attenua sull’ultimo giro e specialmente in corrispon¬
denza della camera d’abitazione, che spesso è mancante. La linea lobate è simile a quella del
M. mercati.
Un secondo mio esemplare (tav. X, fig. 4), con rapporti identici a quelli già descritti ed una
simile ornamentazione a coste, presenta minore accrescimento in altezza dei giri. Esso corrisponde
alla forma dell’Alpe Turati figurata da Mitzopoulos a tav. V, fig. 3 come Ilildoceras (Lillia) skuphoi
n. sp.. Il mio esemplare, proveniente dalla medesima località, nonostante i piccoli caratteri differen¬
ziali, rientra nel M. umbilicatum Buckman; pertanto anche V Hildoceras (Lillia) skuphoi Mitzo-
poulos può considerarsi in sinonimia di Mercaticeras umbilicatum.
Osservazioni. - Il nome di umbilicatum fu proposto da Buckman che suddivise 1 ’ Ammonites
mercati Hauer in Mercaticeras mercati, Mercaticeras umbilicatum e Mercaticeras involutum ; sinonimo
quest ’ ultimo del Mercaticeras dilatum (Meneghini), che ha la precedenza. Dopo Buckman solo
M. dilatum fu considerato come specie diversa; mentre M. mercati e M. umbilicatum vennero tenuti
uniti col nome specifico di mercati; sinché Donovan (1958) ripristina le tre specie di Buckman, con¬
siderando come caratteri differenziali l’avvolgimento e l’appiattimento laterale. I tipi delle figure di
Merla devono così essere ascritti al M. umbilicatum. Alla stessa specie appartiene anche il Mercati¬
ceras humeralis della tav. VI, fig. 1-3 di Merla che viene ora considerato in sinonimia del M. umbi¬
licatum. Renz nell ’ Epirus a tav. 3, fig. 1, la, figura un esemplare da lui denominato Hildoceras
mercati Hauer var. carflotica Renz: esso per i caratteri morfologici e per la perfetta analogia con
l’esemplare di tav. XXIII, fig. 4, 5 di Hauer, deve venir classificato M. umbilicatum piuttosto che
varietà del mercati. Prinz ( BaJcony. tav. 24, fig. 3) figura una forma che presenta pure tutti i carat¬
teri del M. umbilicatum, per cui la considero in sinonimia.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. « zona a bifrons ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Entratico, Valdorbia, Monte Cucco, Montagna della Rossa, Monti
Martani, Cagli, Porcarella, Montagna dei Fiori, Pian dei Giugoli, Yorkshire, Epiro, Balcania, Selva
di Bakony.
Mercaticeras mercati (Hauer)
(Tav. X, fig. 8, 9, li, 12 e tav. test., fig. 2, 2a)
1856 - Ammonites mercati Hauer. Lias der nordòstlichen Alpen. pag. 43 (pars), tav. XXIII, fig. 6, 7
(non 4, 5, 8, 9).
1873 - Ammonites mercati Dumortier. Bassin du Rhone. pag. 68, tav. 5, fig. 3, 4.
1880 - Ilarpoceras mercati Taramelli. Provincie Venete, pag. 67, tav. 5, fig. 8, 9.
1881 - Ammonites comensis Meneghini. Monographie, pag. 30 (pars), tav. Vili, fig. 8ab.
1885 - Hildoceras mercati Haug. Harpoceras. pag. 637.
1904 - Hildoceras mercati Prinz. Bak-ony. pag. 1^2, tav. 24, fig. 3, tav. 31, fig. 4.
1905 - Hildoceras mercati Renz. Balkanhalbinsel. pag. 262, tav. 10, fig. 4, 4a.
1905 - Hildoceras mercati Fucini. Monte Cetona. pag. 114, tav. 6, fig. 4, 5.
1911 - Hildoceras mercati Renz. Akarnanien. tav. 12, fig. 3.
1913 - Mercaticeras mercati Buckman. Type Ammonites. pag. vii.
G. PINNA
1915 - Hildoceras mercati Principi. Monti Mariani, pag. 457, tav. 16, fig. 5.
1929 - Hildoceras ( Mercaticeras ) mercati Desio. Albenza. pag. 146.
1930 - Hildoceras ( Lillia ) mercati Mitzopoulos. Beitràge. pag. 69 (pars), tav. VI, fig. 2, 3
(non 4, 5, 6).
1931 - Hildoceras mercati Monestier. imm. dii Toarc. moyen. pag. 15, tav. 5, fig. 2, 3, 4.
1939 - Mercaticeras mercati Ramaccioni. Monte Cucco, pag. 170.
1940 - Lillia mercati Maviglia. Le località fossilifere, pag. 6, fig. 3 b.
1952 - Mercaticeras mercati Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
1952 - Mercaticeras mercati Nicotra. Canto Alto. pag. 9, tav. Ili, fig. 6.
1954 - Mercaticeras mercati Venzo. Flysh bergamasco, pag. 105 (nom. nud.).
1958 - Mercaticeras mercati Donovan. Ammonites zones. pag. 51.
Ho in esame 9 buoni esemplari, generalmente completi. Il mio tipo della tav. X, fig. 9 ha le
dimensioni: diametro mm 38; umbilico mm 15, altezza ult. giro mm 13, spessore mm 14.
Conchiglia a giri ad accrescimento piuttosto veloce, abbracciatiti per circa 1/4, a sezione
sub-quadrata, appena più larghi che alti, con massimo spessore verso la metà giro. Il rapporto do/d
mi dà i valori d’involuzione variabili attorno a 0,39. Il rapporto l/a — 1,1 indica una conchiglia
piuttosto crassa. L’ultimo giro forma sul precedente un ripido gradino, 1’umbilico ampio con dia¬
metro di 0,39. Area esterna larga con carena lata, acuta e due solchi laterali larghi e marcati.
Ornamentazione a 28 coste davate sull ’ ultimo giro, che risultano quasi diritte sui fianchi e
all’esterno piegate in avanti (tipo arietitico). Esiste una variabilità nel numero delle coste; esse oscil¬
lano tra un massimo di 29 ed un minimo di 26 per giro. I primi due giri sono quasi lisci; 1’ ornamen¬
tazione inizia al secondo giro con costicine diritte o leggermente arcuate con concavità verso la parte
posteriore, che vanno poi ingrossandosi progressivamente. Nella parte terminale si nota la tendenza
delle coste ad una forma sigmoidale. La linea lobale presenta selle ampie; il lobo esterno profondo, il
primo lobo laterale appuntito è più piccolo del se condo laterale che ha cinque corte lacinie.
Osservazioni. - Tipo è l’ Ammonites mercati figurata da Hauer a tav. XXIII, fig. 6, 7 : ad essa
si riferì Buckman per stabilire il suo genere Mercaticeras. Vi è una grande confusione fra gli Autori
per quanto riguarda la classificazione di queste forme; tuttavia notiamo nel recente lavoro di Do¬
novan un ritorno alla suddivisione di Buckman della specie tipo Ammonites mercati Hauer nelle due
specie M. mercati e M. umbilicatum. Le forme appartenenti alla prima specie sono più involute ed il
tipo proviene da Erba; quelle appartenenti alla seconda sono più evolute, molto abbondanti a Val-
dorbia e pure qui presenti. Mitzopoulos nella sua monografia aveva classificato un Hildoceras ( Lil¬
lia) mercati var. umbilicata; quest’ultimo, come appare dalla sua tav. VI, fig- 4, corrisponde alla
forma evoluta di Buckman. Deve quindi attribuirsi al Mercaticeras umbilicatum Bukman. Come ca¬
ratteri differenziali per la sua var. umbilicata, Mitzopoulos porta 1’umbilico una volta e mezzo più
grande dell’altezza dell’ultimo giro, il rapporto l/a = 1, fianchi con coste diritte prima, da ultimo
piegate in avanti. Le figure di Mercaticeras mercati Merla non sono in sinonimia, perchè si riferi¬
scono al Mercaticeras umbilicatum (mia sinonimia). Però tra le forme dell'Appennino centrale sono
presenti anche i tipici mercati, tuttavia non illustrati. La forma della tav. XXIII, fig. 6, 7 di Hauer
è identica agli esemplari qui studiati e figurati, con rapporti dimensionali analoghi che sono per la
forma suddetta: do/d = 0,36, l/a =1,1.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. « zona, a bifrons ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Corni di Canzo, Monte Albenza, Valdorbia, Canto Alto, Monte
Cetona, Montagna della Rossa, Monti Martani, Monte Cucco, Porcarella ,Monte Motette, Bacino del
Rodano, Aveyron, Selva di Bakony, Yorkshire, Balcania, Akarnania.
AMMONITI DEL LIAS SUP. (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA)
7!)
Mercaticeras hellenicum (Renz)
(Tav. X, fig. 13, 13a, 15, 16, 18, 19, 20, 21, 21a e tav. test., fig. 4)
1906 - Hildoceras mercati var. hellenica R-enz. Balkanhalbinsel. pag. 264, tav. 10, fig. 2, 2a.
1913 - Mercaticeras hellenicum Buckman. Type Ammonites. pag. vii.
1915 - Mercaticeras mercati var. hellenica Possa Mancini. Montagna della Russa, pag. 236 (noni. nud.).
1930 - Lillia mercati var. hellenica Mitzopoulos. Beitràge. pag. 71, tav. VI, fig. 6a b.
1932 - Mercaticeras helewicum Merla. Amm. giur. pag. 47, tav. VI, fig. IOa b.
1952 - Mercaticeras hellenicum Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (noni. nud.).
1952 - Mercaticeras hellenicum Nicotra. Canto Alto. pag. 77.
11 esemplari in ottimo stato di conservazione, il tipo di tav. X, fig. 18 presenta le seguenti di¬
mensioni : diametro inni 38, umbilico mm 14, altezza ult. giro, min 13, spessore mm 14.
Conchiglia generalmente piccola, tozza, a spira medioevoluta ed umbilico piuttosto stretto; l’in¬
voluzione è maggiore che nel M. mercati con una certa variabilità, il rapporto do/d varia infatti da
0,33 a 0,36. Il ricoprimento è leggermente maggiore che nel M. mercati, variando attorno ad 1/4.
Giri a sezione sub-quadrata con altezza uguale alla larghezza, fianchi poco convessi, con massimo spes¬
sore verso il margine umbilicale.
Ornamentazione a coste robuste, nettamente davate, debolmente sigmoidi, in numero di circa
27 per giro che si ingrossano all’esterno piegandosi in avanti. Esse risultano più grosse di quelle
delle altre specie qui descritte. Area esterna larga con solchi profondi, ampi e forte carena.
Un altro esemplare, che si differenzia per le coste più rade, 22 invece di 27, per la maggior
robustezza, per U involuzione minore, espressa dal rapporto do/d = 0,38 e dal ricoprimento di 1/4,
tende al Mercaticeras stefanimi Merla (Amm. Giur. App. Centr. p. 48, tav. 6, fig. 8, 9); specie carat¬
terizzata da 20, 22 coste robuste e davate, quasi diritte e da sezione più appiattita di quella del mio
tipo. Questo presenta inoltre coste un po’ meno crasse e proverse come nel caso del tipico Mercati¬
ceras hellenicum. Pertanto sono indotto a classificare la forma in questione come Mercaticeras helle¬
nicum f. a coste più rade (tav. X, fig. 13, 13a).
Osservazioni. - Mercaticeras hellenicum considerato da Renz come varietà, venne elevato al
rango di specie da Buckman (Type Ammonites pag. vii, 1913), che lo distinse soprattutto per le coste
molto più robuste. Oltre l’ornamentazione, sono caratteri differenziali, rispetto al Mercaticeras mer¬
cati, il tipo di avvolgimento ed i giri sempre più larghi che alti.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. « zona a bifrons ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Canto Alto, Montagna della Rossa, Catria, Balcania, Yorkshire.
Mercaticeras stefaninii Merla
(Tav, X, fig. 14)
1932 - Mercaticeras stefaninii Merla. Amm. giur. pag. 48, tav. VI, fig. 8, 9.
Ascrivo a questa specie un esemplare, in ottimo stato di conservazione, che presenta le se¬
guenti dimensioni: diametro mm 21, umbilico mm 11, altezza ult. giro mm 10, spessore mm 11.
Conchiglia a giri a sezione subquadrata ab braccianti di circa 1/4, indice di avvolgimento di
0,52 e appiattimento laterale di 1,1. Area esterna ampia con carena alta e due solchi laterali pro¬
fondi. Ornamentazione data da 21 coste per giro, davate diritte e molto robuste, tanto da formare
quasi delle ondulazioni nei fianchi.
80
G. PINNA
Osservazioni. - Netti sono i caratteri che differenziano questa specie dalla più vicina, il M. hel¬
lenicum a cui fa passaggio con termini intermedi come il M. hellenicum f. a coste più rade.
Posizione stratigrafica. - Toarciauo ini. « zona, a bifrons ».
Distribuzione. - Alpe Turati, I Moretti (Narni).
Mercaticeras thyrrenicum (Fucini)
(Tav. X, fig. 17, 22, 23, 26, 28 e tav. test., fig. 3)
1905 - Hildoceras thyrrenicum Fucini. Monte Cetona. pag. Ili, tav. 6, fig. 1.
1932 - Mercaticeras thyrrenicum Merla. Amm. giur. pag. 45, tav. VI, fig. 12-16 e 18.
1947. - Mercaticeras thyrrenicum Lippi Boncambi. Lias sup. Umbria,, pag. 134, tav. 5, fig. 8.
1952 - Mercaticeras thyrrenicum Venzo. Alpe Tura,ti. pag. 117 (nom. nud.).
1958 - Mercaticeras thyrrenicum. Donovan. Ammonites zones. pag. 51.
Sette esemplari in ottimo stato di conservazione possono ascriversi a questa specie.
Il tipo di tav. X, fig. 28 presenta le seguenti dimensioni: diametro mm 36, umbilico mm 12, al¬
tezza ult. giro mm 14, spessore mm 11.
La conchiglia risulta la più appiattita di tutti i Mercaticeras, con valori del rapporto l/a va¬
riabili attorno a 0,90 e fianchi assai più alti che larghi. Rapido accrescimento in altezza dei giri,
spira con indice di avvolgimento variabile attorno a 0,33, indicante un’involuzione leggermente mag¬
giore del M. hellenicum. Il valore del ricoprimento è intermedio fra 1/4 ed 1/3. Sezione alta a fianchi
compressi, e massima larghezza circa ad 1/3 dal margine umbilicale. Area esterna ristretta, con solchi
laterali angusti, ben marcati e carena non molto acuta.
Ornamentazione a coste sottili, in numero variabile da 31 a 34, sigmoidi, proverse, leggermente
davate, tendenti a riunirsi al margine umbilicale con accenno a pseudotubercoli, pur conservando la
loro individualità.
Due esemplari (Tav. X, fig. 17, 22) si differenziano per il numero delle coste attorno a 40 e
per l’appiattimento laterale maggiore espresso dal valore l/a = 0,75; identico è invece il grado di
involuzione. Pertanto sono indotto a distinguere tali esemplari come Mercaticeras thyrrenicum f. a
coste più fitte.
Osservazioni. - Come osservò Fucini sono forme analoghe all’ Hildoceras mercati Hauer, dal
quale si differenziano specialmente per le coste tendenti a raggrupparsi al margine umbilicale. Tale
proprietà si nota anche negli esemplari di Merla. Secondo Donovan il Mercaticeras thyrrenicum sa¬
rebbe simile al M. mercati ma più densamente costato, per cui potrebbe trattarsi di un sinonimo;
dati però i caratteri differenziali suddetti deve essere mantenuta la distinzione specifica di Fucini.
Posizione stratigrafica. - Toarciano indi. « zona a bifrons ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Monte Cetona, Valdorbia, Cesi, Cagli, Monte Faito.
Mercaticeras dilatum (Meneghini)
(Tav. X, fig. 24, 25, 27, 27a, 29, 30, 31, 32abc, 33, 34 e tav. test., fig. 5)
1856 - Ammonites mercati Hauer. Lias der Nordóstlichen Alpen. pag. 43 (pars), tav. XXIII, fig. 8,9
(non 4, 5, 6, 7).
1883 - Hildoceras ( Lillia ) dilatum Meneghini. Nuove amm. App. centr., pag. 368, tav. 21, fig. lac.
1913 - Mercaticeras involutum Buckman. Type Amm. pag. vii.
1915 - Mercaticeras involutum Fossa Mancini. Montagna della Rossa, pag. 236 (nom. nud.).
1930 - Lillia mercati var. involuta Mitzopoulos. Beitràge. pag. 70, tav. VI, fig. 5.
AMMONITI DEL LIAS STJP. (TOARCIANO) DELL’ALPE TUBATI (ERBA)
81
1932 - Mercaticeras dilatum Merla. Arnni. giur. pag. 49, tav. VI, fig. 17, 19-23.
1939 - Mercaticeras dilatum, Ramaccioni. Monte Cucco, pag. 171, tav. XI, fig. 16, 17.
1947 - Mercaticeras dilatum Lippi Boncambi. Lias sup. Umbria, pag. 13.
1952 - Mercaticeras dilatum Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (noni. nud.).
1952 - Mercaticeras dilatum Nicotra. Canto Alto. pag. 7.
1952 - Mercaticeras dilatum var. vecchiai Nicotra. Canto Alto. pag. 8, tav. Ili, fig. 2, 3a-e.
1958 - Mercaticeras dilatum Donovan. Ammonites zones. pag. 57.
Ho in esame 14 esemplari di piccole dimensioni, dei quali alcuni ben conservati. Riporto le
dimensioni del tipo figurato a tav. X, fig. 30: diametro mm 30, umbilico mm 10, altezza ult. giro
mm 11, spessore mm 13.
Conchiglia tozza rigonfia, appiattimento laterale poco sentito, larghezza dei giri sempre note¬
volmente maggiore dell’altezza, con valori dell’indice di appiattimento variabili da 1,0 a 1,2; spira
più abbracciante che nelle specie consimili, con rapporto do/d = 0,30, ed umbilico stretto. Il ricopri¬
mento è di circa 1/4. Sezione dei giri quadrato-arrotondata, con massimo spessore circa a metà. Area
esterna ampia con carena alta e due solchi laterali larghi e profondi.
Ornamentazione a coste sottili, davate, diritte sui fianchi, esternamente proverse, in numero
variabile da 27 a 33 per giro, e generalmente poco sigmoidi. Linea lobale pressocchè identica agli altri
Mercaticeras, con lobo esterno più ampio del primo laterale e poco frastagliato (tav. n. t., fig. la, 2a).
Osservazioni. - Come ho accennato nelle generalità sul genere Mercaticeras, tale forma fu ele¬
vata al rango di specie da Meneghini nel 1883 col nome di Hildoceras ( Lillia ) dilatum. Nel 1913
JBuckman considerò l’esemplare della tav. XXIII, fig. 8, 9 di Hauer come specie nuova, distinguen¬
dola col nome di Mercaticeras involatimi : ma deve conservarsi invece il nome di Meneghini che ha la
precedenza. Nel 1930 Mitzopoulos classificò tali forme come Lillia mercati Hauer involuta Bucic-
man, mentre nel 1932 Merla le attribuì giustamente al Mercaticeras dilatum (Meneghini). Dalle fig. 8, 9
di Hauer risulta una diferenza notevole con il M. mercati, consistente soprattutto nella maggior invo¬
luzione della spira e nella massima crassezza della conchiglia. Inoltre i rapporti dell’esemplare di
Hauer (do/d = 0,24, l/a = 1,1) corrispondono appieno a quelli delle mie forme.
Alcuni miei esemplari (tav. X, fig. 27, 32), presentano qualche carattere differenziale, mostrando
coste più rade: 25 per giro, più robuste, leggermente più davate e meno sigmoidi. Distinguo tali
esemplari Mercaticeras dilatum f. vecchiai-, poiché essi corrispondono al Mercaticeras dilatimi var.
vecchiai Nicotra.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. « zona a bifrons ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Canto Alto, Valdorbia, Montagna della Rossa, Monte Cucco,
Cesi, Cagli, Porearella, Monte Catria, Monte della Rocchetta, Yorkshire.
Famiglia Hammatoceratidae Buckman, 1887
Subfamiglia Phymatoceratinae Hyatt, 1900
G-enere Pseudomercaticeras Merla, 1932
Caratteri del Genere. - Esso fu istituito nel 1932 sulla specie tipo Pseudomercaticeras parvi-
lobum da Merla che però non ne elencò chiaramente i caratteri generici.
Il Genere assomiglia a Mercaticeras nella forma della conchiglia. Tuttavia si nota una tendenza
verso le Brodieia, tanto che lo si è creduto genere di passaggio, come faceva notare Meneghini osser¬
vando la somiglianza di queste forme (VI, IX forma di Meneghini) con 1 ’Ammonites mercati. Osser¬
vando l’ornamentazione infatti i Pseudomercaticeras presentano una spiccata tendenza alla forma¬
lo
82
G. PINNA
zione dei tubercoli periumbilicali: questi si svilupperanno pienamente nelle Brodieia che seguono il
genere stratigrafieamente e probabilmente si evolvono da esso. Come in quest’ultimo genere, nelle
conchiglie adulte, la parte interna dei giri può essere lisciata.
Il mio studio concerne due delle tre specie già esistenti e la nuova specie Pseudomercaticeras
venzoi; queste possono essere citate nell’ordine dalla meno alla più involuta:
Pseudomercaticeras rotaries Merla
Pseudomercaticeras venzoi n. sp.
Pseudomercaticeras frantzi (Reynès)
Come caratteri generici si possono assumere: 1’ umbilieo aperto, i giri lentamente accrescentisi
a sezione quadratica, l’area esterna con carena alta e solchi poco profondi, l’ornamentazione a coste
sottili, sigmoidi talvolta biforcate e tubercolate, con tendenza a raggrupparsi in fasci ed all’ ultimo giro
sempre attenuate al margine umbilicale.
Caratteri specifici sono: la presenza o l’assenza di veri tubercoli, l’involuzione più o meno
accentuata, il grado di appiattimento, il numero e la forma delle coste.
Il genere differisce dai Mercaticeras per l’ornamentazione a coste sottili, sigmoidi, più nume¬
rose, mai davate e tendenti a raggrupparsi a copp ie al margine umbilicale ; e inoltre per la conchiglia
molto più appiattita (il rapporto di appiattimento nei Mercaticeras non scende mai sotto il valore di
0,90 mentre per queste forme è sempre inferiore).
Osservazioni sul genere « Pseudomercaticeras ». - Come carattere generico non può essere
assunta la presenza di tubercoli periumbilicali che riveste carattere essenzialmente specifico. Non posso
quindi essere d’accordo con Donovan nell’osservazione che « il. genere si distingue dai Mercaticeras
per la presenza di tubercoli periumbilicali con due o più coste biforcantisi da essi ». Infatti delle tre
specie esaminate solo P. frantzi presenta netti tubercoli nei giri interni, mentre le altre conservano
l’individualità delle coste.
Donovan considera il Genere Crassiceras, con la specie tipo Crassiceras latum Merla, sinonimo
di Pseudomercaticeras : ma per i giri costantemente più crassi e larghi, la costulazione più marcata e
la notevole diversità fra le forme, il due generi si possono tenere distinti, in accordo con Merla.
Pseudomercaticeras rotaries Merla
(Tav. XI, fig. 1, 2, 3, 4 e tav. test., fig. 6, 6a)
1867-81 - Ammonites comensis Meneghini. Monographie. pag. 21 (pars), tav. Vili, fig. 3 a b c (non 4).
1899 - Hildoceras ( Lillia) mercati Bonarelli. Le ammoniti descritte, pag. 203 (pars).
1930 - Hildoceras ( Lillia ) schroderi Mitzopoulos. Beitràge. pag. 70, tav. VI, fig. 8 ab.
1932 - Pseudomercaticeras rotaries Merla. Amm. giur. pag. 40, tav. V, fig. 2, 4, 6.
1939 - Pseudomercaticeras rotaries Ramaccioni. Monte Cucco, pag. 169.
1952 - Pseudomercaticeras rotaries Yenzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
1954 - Pseudomercaticeras rotaries Venzo. Flysch bergamasco, pag. 106 (nom. nud.).
Ho esaminato 9 esemplari dei quali alcuni in ottimo stato di conservazione; il tipo di Tav. XI,
fig. 4 presenta le seguenti dimensioni: diametro mm 36, umbilieo mm 12, altezza ult. giro mm 12,
spessore mm 10.
Conchiglia a giri rieoprentisi per circa 1/5, ad accrescimento in altezza piuttosto lento, sezione
sub-quadrata a fianchi appiattiti più alti che larghi, con indice di appiattimento variabile da 0,83 a
0,85; indice di avvolgimento variabile da 0, 37 a 0,40. Area esterna larga con carena alta e sottile;
solchi poco profondi e ben marcati.
AMMONITI DEL LIAS SUP. (TOARCIANO) DEM/’ALPE TURATI (ERBA)
8.3
Ornamentazione a coste fini, in numero variabile da un minimo di 33 ad un massimo di 36 per
giro, sigmoidi, debolmente proverse, con tendenza a raggrupparsi a coppie verso il margine umbili-
eale, senza mai formare veri tubercoli. Per la tendenza del genere all’ attenuazione delle coste nel terzo
interno dell ’ ultimo giro tale carattere è generalmente poco rilevabile.
La linea lobale presenta come caratteristica generale il fatto che i lobi sono di dimensioni mi¬
nori delle selle. Il primo lobo laterale è volto verso l’umbilico e presenta corte lacinie.
Osservazioni. . La specie differisce marcatamente dai Mercaticeras per l’altezza maggiore dei
giri, più evoluti, meno abbraccienti e di lento accrescimento, per la linea lobale con i lobi di minori
dimensioni delle selle, per l’andamento delle coste più sigmoidi e numerose, per nulla davate, ten¬
denti a riunirsi a coppie. L ’ Hildoceras (Lillia) scliròderi Mitzopoulos del Toarciano dell’Alpe Turati
che differisce per la sezione del giro appena più larga, può venir considerato in sinonimia. Del tutto
identici ai miei risultano i tipi dell’Appennino centrale figurati da Meneghini e Merla.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - Alpe Turati, Monte Cucco, Monte dei Fiori, Catria.
Pseudomercaticeras venzoi n. sp.
(Tav. XI, fig. 5, 6, 7, 9 e tav. test., fig. 7, 7a)
1867-81 - Ammonites comensis Meneghini. Monographie. pag. 30 (pars), tav. VITI, fig. 4 a b (non 3),
1899 - Hildoceras ( Lillia ) mercati Bonarelli. Le ammoniti descritte, pag. 203.
Ho istituito questa nuova specie su 9 esemplari in ottimo stato di conservazione dei quali l’olo-
tipo, figurato a Tav. XI, fig. 6, presenta le seguenti dimensioni : diametro mm 31, umbilico nini 11,
altezza ult. giro mm 13, spessore mm 10.
Conchiglia a giri abbracciaci per circa 1/4, accrescimento lento, sezione ellittica a fianchi con¬
vessi e declivi all’esterno con massimo spessore al terzo interno. Avvolgimento leggermente più mar¬
cato che nel P. rotaries con indice di avvolgimento di 0,35 (nel P. rotaries il rapporto do/d ha un
valore medio di 0,38), ed indice di appiattimento di 0,76. Area esterna più ristretta che nel P. rota¬
ries , con solchi ben marcati e carena normale.
Coste sigmoidi e leggermente proverse, in numero di 37 per giro, con tendenza ad attenuarsi e
riunirsi a coppie al margine umbilicale, senza formare veri tubercoli. La linea lobale è simile a quella
del P. rotaries e presenta come caratteristica generale i lobi di dimensioni minori delle selle; inoltre il
primo lobo laterale è obliquato verso l’umbilico e presenta corte lacinie delle quali due terminali
(tav. test., fig. 7 a).
Il paratipo della Tav. XI, fig. 7, che misura diametro mm 40, umbilico mm 17, altezza ult. giro
mm 13, spessore mm 11, ha un indice di avvolgimento di 0,37, solo di poco inferiore a quello del
P. rotaries- dovuto all’usura della parte ventrale dell’ultimo terzo di giro. Ornamentazione a 37
coste di poco più sigmoidi che nell’olotipo e leggermente proverse.
Il paratipo della Tav. XI, fig. 9, con le seguenti dimensioni — diametro mm 30, umbilico mm 11,
altezza ult. giro mm 11, spessore mm 10 — presenta un indice di avvolgimento di 0,36. L’ornamen¬
tazione a 37 coste sigmoidi è del tutto analoga a quella dell’olotipo.
Osservazioni. - Meneghini fece distinzione fra le due forme : invece Merla pensò che la diffe¬
renza, basata solo sul minore o maggiore appiattimento laterale, non fosse sufficiente per separare
due specie. A tale distinzione non fece cenno neppure Donovan.
La nuova specie viene dedicata ad S. Venzo, che la raccolse sull’Alpe Turati. I caratteri distin¬
tivi rispetto al P. rotaries sono : giri fortemente declivi, nettamente convessi e ad accrescimento ap¬
pena più lento ; coste più numerose — 37 invece di 33 — e marcatamente sigmoidi.
Posizione stratigrafica. . Toarciano superiore dell’Alpe Turati.
84
G. PINNA
Pseudomercaticeras frantzi (Reynés)
(Tav. XI, fig. 8, 10, 11, 13 e tav. test., fig. 8, 8a)
1867-81 - Ammonites comensis Meneghini. Monographie. p. 28 (pars), Tav. VII, f. 7 a b.
1868 - Aminomies frantzi Reynès. Essai de geologie et de pai. aveyron. p. 108, Tav. V, f. 6.
1880 - Hildoceras escheri Hatjg. Ammonitengartt. Harpoceras. p. 635.
1884 - Harpoceras frantzi Hatjg. Amm. nouv. Lias sup. p. 354.
1889 - Hildoceras escheri Bonarelli. Le amm. descritte, p. 203.
1931 - Hildoceras frantzi Monestier. Amm. du Toarcien moyen. p. 18, Tav. V, f. 10.
1932 - Pseudomercaticeras frantzi Merla. Amm. Giur. p. 39, Tav. Y, f. 12.
1952 - Pseudomercaticeras frantzi Venzo. Alpe Turati, p. 117 (nom. nud.).
Tre esemplari ben conservati, ed uno che presenta parte dell’ultimo giro asportata, debbono
ascriversi a questa .specie. Ti’esemplare di Tav. XI, fig. 11, misurato ventralmente, presenta le seguenti
dimensioni: diametro mm 45, umbilico mm 19, altezza ult. giro mm 15, spessore mm 14.
Conchiglia meno appiattita che nelle specie consimili, con indice di appiattimento di 0,91, giri
ricoprentisi per circa 1/5, a sezione rettangolare-ellittica (tav. test., fig. 8) con fianchi declivi, debol¬
mente convessi, appiattiti e di lento accrescimento in altezza. Area esterna ampia a carena bassa e
larga, con due solchi ben marcati.
Ornamentazione a coste in numero di 36 per giro ; all ’ ultimo giro alcune si attenuano prima di
arrivare al margine umbilicale mentre altre si riuniscono a coppie per formare bassi tubercoli perium-
bilicali appena accennati, nei giri interni le coste si riuniscono a tre a formare larghi tubercoli, in
numero di 9. La linea lobale è caratterizzata anche in questa specie, dalle dimensioni minori dei lobi
rispetto alle selle. Il primo lobo laterale è più largo e diritto e presenta lacinie più lunghe, fra le quali
due terminali.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - Alpe Turati, Cagli, Aveyron.
Genere Brodieia Buckman, 1898.
Caratteri del Genere. - Esso fu istituito da Buckman sulla specie tipo Brodieia curva Buck¬
man. Un anno più tardi egli cambiò il nome in Brodiceras, osservando che Brodieia era invalidato da
Brodia Scudder 1881, genere di insetti fossili. Tuttavia l’assunzione non è corretta, in quanto i due
nomi sono diversi, cosicché il nome Brodieia> può essere conservato. Caratteri costanti del genere sono:
conchiglia compressa, involuta, umbilico ristretto, area esterna angusta con due solchi laterali poco
profondi, a volte quasi indistinti, e carena alta ed acuta. Ornamentazione a coste sigmoidi biforcate
e triforcate, intercalate da coste semplici, alle biforcazioni tubercoli periumbilicali più o meno marcati.
Linea lobale con lievi variazioni, caratteristica è la tendenza ad accrescersi del secondo lobo laterale.
Caratteri variabili in base ai quali è possibile distinguere le specie sono: la variazione del numero
delle coste, la loro forma e quella dei tubercoli, il valore dell’ involuzione e dell’ appiattimento, la lar¬
ghezza dell’area esterna, le dimensioni e la profondità dei solchi sifonali.
Osservazioni sul Genere « Brodieia ». - Il genere comprende 14 specie, delle quali 10 qui
presenti :
Brodieia bayani (Dumortier)
Brodieia gradata (Merla)
Brodieia ; clausa (Merla)
Brodieia anonyma (Meneghini)
ammoniti del lias stjp (toarciano) dell'’alpe turati (erba) 85
Brodieia violiti (Venzo in schedis)
Brodieia marchetta (Ramaccioni)
Brodieia alt icarinato (Merla)
Brodieia mavigliai (Yenzo in schedis)
Brodieia retrograda (Merla)
Brodieia moltonii (Venzo in schedis)
Brodieia nuwigliai, Brodieia violiti e Brodieia moltonii sono specie proposte in schedis da S.
Yenzo nel 1952 (Alpe Turati, p. 117 (nom. nud.) ) su questi stessi esemplari. Esse vengono ora accura-
mente descritte ed illustrate: i caratteri differenziali rispetto alle specie note, confermano trattarsi
effettivamente di nuove specie.
Brodieia bayani (Dumortier)
(Tav. XI, fig. 14, 15, 16, 20 e tav. test., fig. 9, 9a)
1831 - Ammonites comensis Buon. Pctrcf. rcmarqu. pag. 3, tav. II, fig. 1-3,
1856 - Ammoniles comensis IIauer. Ceph. Lias NO Alpen. pag. 37, tav. XI, fig. 1-3.
1873 - Ammonites bayani Dumortier. Etudes paleont. IV. pag. 69, tav. XII, fig. 7-9.
1885 - Hildoceras bayani Hattg. Gatt Harpoceras. pag. 635.
1887 - Ammonites ( Hildoceras ) comensis Denckmann. Domten. pag. 77, tav. IV, fig. 1, tav. X, fig. 16,
tav. V, fig. 5.
1898 - Brodieia juncta Buckman. Inf. oolite series, sappi, pag. 32, tav. 4, fig. 7-9.
1898 - Harpoceras ( Lillia) cfr. bayani Hug. Lias und Ooggerammoniten. pag. 19, tav. 2, fig. 5ab.
1900 - Lillia bayani Bellini. Ombrie, pag. 151, fig. 16.
1905 - Hildoceras comense var. bayani Renz. Balkanhalbinsel, pag. 261.
1914 - Hildoceras bayani Zuffardi. Amm. Liass. Aquilano, pag. 610, tav. Il, fig. 10.
1915 - Brodiceras bayani Possa Mancini. Montagna della Rossa, pag. 235.
1919 - Brodiceras bay ami Fucini. Lias sup. di Taormina, pag. 183, tav. 16, fig. 4.
1930 - Hildoceras ( Lillia ) bayani Mitzopoulos. Beitrdge. pag. 59, tav. V, fig. 6.
1931 - Hildoceras bayani Monestier. Amm. rares ou peu. connues. pag. 19, tav. 5, fig. 19, 20, 21.
1932 - Brodiceras bayani Merla. Amm. Giur. pag. 33, tav. Ili, fig. 9, tav. IV, fig. 2, 4, 5.
1939 - Brodiceras bayani Ramaccioni. Monte Cucco, pag. 168, tav. XI, fig. 13.
1947 - Brodiceras bayani Lippi Boncambi. Umbria centr. pag. 9.
1952 - Brodiceras bayani Nicotra. Canto Alto. pag. 11, tav. B, fig. 8ab.
1952 - Brodiceras bayani Venzo. Alpe Turati, pag. 116 (nom. nud.).
1958 - Brodieia bay ami Donovan. Ammonites zones. pag. 57.
Ho in esame 7 esemplari, dei quali il migliore è quello della, tav. XI, fig. 14. Le sue dimensioni
sono : diametro min 46, umbilico mm 13, altezza nlt. giro mm 19, spessore mm 14.
Conchiglia discoidale, appiattita con indice di 0,80 variabile fino ad un valore misurato di 0,68 ;
rapido accrescimento dei giri in altezza ed umbilico stretto. Giri a sezione ovale con massimo spessore
circa a metà dei fianchi (tav. test., fig. 9). Avvolgimento con indice variabile fra 0,25 e 0,28, e giro
abbracciale per poco più di 1/4. Area esterna con carena acuta ed alta e due solchi sifonali poco
profondi.
Ornamentazione a coste sigmoidi, prorsirad iate, in numero di 35 per giro, con variabilità da
un minimo di 30 ad un massimo di 40. Le coste vanno diminuendo di numero nei giri interni (an¬
che nelle forme di Merla le coste variano da 30 a 40 per giro). Esse hanno origine da una dozzina
di tubercoli periumbilicali, attenuati, dai quali si biforcano o triforcano : ogni tanto qualcuna è sem¬
plice. Verso l’esterno le coste diventano più forti fino a svanire ventralmente, La linea lobale (tav.
86
G. PINNA
test-, fig. 9a) presenta il primo lobo laterale molto profondo, con lacinie disposte come nel genere Phy-
matoceras, due laterali e tre terminali.
Osservazioni. - Due piccole forme in mio possesso (Tav. XI, fig. 15, 16) ed una non figurata,
già classificate come juvenili da Venzo (1952), presentano le coste in numero di 32 per giro, il che
si accorda con quanto si è detto prima riguardo alla diminuzione delle coste nei giri interni; ravvol¬
gimento è identico.
Riguardo a questa specie Mitzopoulos distinse due varietà:
1) Littia bayani var. multicostata Mitz. (tav. V, fig. 7ab) corrispondente all ’Ammonites co-
mensis Meneghini ( Monographie. pag. 29, tav. 7, fig. lab), che differisce dal tipo della specie figu¬
rato dallo stesso Mitzopoulos alla tav. V, fig. 6. Questa varietà multicostata venne considerata da
Merla nuova specie noi nome di Brodiceras gradatum ora Brodieia gradata.
2) Littia bayani var. quadrata Mitzopo ùlos, corrispondente alla Brodieia juncta di
Buckman, che cade in sinonimia del Br. bay ami (Dumortier).
Le mie forme dell’Alpe Turati corrispondono appieno a quelle dell'Appennino centrale illu¬
strate da Merla, sia per l’identico indice di appiattimento, sia per l’involuzione pronunciata e la
forma generale della conchiglia.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore « zona a rudis ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Canto Alto, Valdorbia, Montagna della Rossa, Monte Cucco,
Taormina, Aveyron, Bacino del Rodano, Balcania, Yorkshire.
Brodieia gradata (Merla)
(Tav. XI, fig. 12, 17, 17a, 18, 19, tav. XII, fig. 10 e tav. test., fig. 10, IOa, 19)
1867-81 - Ammonites comensis Meneghini. Mongraphie. pag. 29 (pars), tav. VII, fig. lab.
1885 - Hildoceras bayani Haug. Ammowiten. Harpoceras. pag. 635.
1889 - Hildoceras ( Littia) bay ami Bonarelli. Le amm. descritte, pag. 20.
1930 - Littia bayani var. multicostata Mitzopoulos. Beitrdge. pag. 61, tav. V, fig. 7a h.
1932 - Brodiceras gradatami Merla. Amm. Giur. pag.36, tav. IV, fig. 6-8.
1947 - Brodiceras grada,tum Cippi Boncambi. Amm. del Lias sup. pag. 10.
1952 - Brodiceras gradatami Venzo. Alpe Turati, pag. 117, tav. B, fig. 3.
1958 - Brodieia, gradatum Donovan. Ammonites zones. pag. 51.
A questa specie ascrivo 5 esemplari in ottimo stato di conservazione ; il tipo della tav. XI,
fig. 17, 17a presenta le seguenti dimensioni: diametro mm 52, umbilico mm 14, altezza ult. giro
mm 22, spessore mm 16.
Conchiglia appiattita con indice di 0,72, piuttosto involuta con rapporto do/d variabile da 0,25
a 0,28, e ricoprimento dei giri di poco superiore al quarto ; accrescimento in altezza dei giri molto
rapido ed umbilico di conseguenza ristretto. Sezione ellittica a fianchi appena convessi, con massima
larghezza al terzo interno. Area ventrale ristretta, con carena alta e due solchi sifoliali molto mar¬
cati. Umbilico profondo a parete ripida.
Coste piuttosto grosse, specie nella parte esterna, sigmoidi, in numero variabile da 41 a 44 per
giro; esse si originano biforcandosi o triforcandosi da una fila di 12-16 tubercoli periumbilicali ben
marcati: qualche costa alternata è semplice. La linea lobale (tav. test., fig. IOa) presenta il primo
lobo laterale tozzo e largo con un alto numero di lacinie minute. L’esemplare figurato a Tav. XII,
fig. 10 e tav. test. fig. 19, un po’ deformato per compressione laterale, presenta le seguenti dimen¬
sioni: diametro mm 47, umbilico mm 14, altezza ult. giro mm 20, spessore mm 14, con 41 coste sig¬
moidi biforcate e triforcate, indice di appiattimento 0,70 ed indice di avvolgimento 0,29, può venire
87
AMMONITI DEL, LIAS STJP. (TOAEOIANO) DELL'’ALPE TURATI (ERBA)
confrontato colla Brodieia gradata. Dal tipo della specie, figurato a Tav. XI, fig. 17, 17a, questo
esemplare sembra differire per la costulazione meno marcata, ma ciò è connesso colla compressione e
con leggera usura verso la fine dei giri. Infatti per tutti gli altri caratteri essa si identifica alla
gradata.
Osservazioni. - L’esemplare dell’Alpe Turati figurato da Meneghini a tav. VII, fig. la-c,
classificato Ammonites comensis Buch, corrisponde esattamente — presentando rapporti do/d = 0,31
e l/a = 0,65 alla mia forma della Tav. XI, fig. 17, 17a. Nel 1889 Bonarelli classificò tale esem¬
plare Ilildocer as ( Lillia ) bay ani ■ infine Merla nel 1932 creò per questa forma una nuova specie, il
Brodiceras gradatimi, Donovan citò il B. gradatimi (Merla) ; la citazione però non è esatta in quanto
il genere Brodieia è femminile e la specie va quindi denominata Brodieia, gradata (Merla).
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore « zona a rudis ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Cesi, M. Catria, Valdorbia, Porcarella, Monte dei Fiori (Ascoli
Piceno), Cagli.
Brodieia clausa (Merla)
(Tav. XII, fig. 8 e 12; tav. test., fig. 11, Ila)
1932 - Brodiceras clausura Merla. Amm. Giur. pag. 35, tav. Ili, fig. 7, 8; tav. IV, fig. 1.
1939 - Brodiceras clamimi Ramaccioni. Monte Cucco, pag. 167, tav. XI, fig. 12.
1947 - Brodiceras clamimi Lippi-Boncambi. Amm. Lias snp. pag. 11.
1952 - Brodiceras clausum, Venzo. Alpe Turati, pag. 116 (noni. nud.).
Ho in esame due esemplari, dei quali uno in ottime condizioni (Tav. XII, fig. 12), die presenta
le seguenti dimensioni; diametro nini 31, umbilico mm 6, altezza ult. giro mm 14, spessore mm 9.
Conchiglia molto involuta con rapporto di avvolgimento do/d — 0,20 e ricoprimento di circa
1/4, appiattimento laterale piuttosto notevole con indice di 0,72, accrescimento in altezza dei giri
molto rapido, umbilico ristretto, imbutiforme a parete inclinata. Sezione dei giri ovale, con massimo
spessore ciica al terzo interno. Area esterna assai ridotta, con carena sottile e solchi molto attenuati.
Coste sigmoidi, quasi falciformi, proverse, molto fini e numerose, in numero di 40 per giro, di-
partentesi a due o a tre da un giro di 18 piccoli tubercoli periumilicati allungati. La linea lobale
(tav. test., fig. Ila) si differenzia per le lacinie terminali del lobo laterale in numero di 4 e tutte
dello stesso ordine di grandezza; questo lobo è corto, tozzo ed espanso all’estremità.
Il mio esemplare della fig. 8, di maggiori dimensioni, pur essendo usurato all’esterno dell’ul¬
timo giro, presenta la caratteristica ornamentazione a 40 coste bi-triforcate, dipartentisi dal giro di
marcati tubercolini periumbilicali.
Osservazioni. - I miei esemplari corrispondono esattamente a quelli dell’Appennino centrale
figurati da Merla. Brodieia clausa è una delle specie più caratteristiche del genere, presentando ca¬
ratteri di differenziazione notevolmente marcati quali la dimensione dell’umbilico e la fine e fitta
ornamentazione; giustificando appieno la specie di Merla, benché Donovan non ne abbia fatto cenno.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore «zona a rudis».
Distribuzione. - Alpe Turati, Monte Cucco, Cagli, Porcarella.
Brodieia anonyma (Meneghini)
(Tav. XI, fig. 23, 24 e tav. test., fig. 12, 12a)
1867-81 - Ammomtes sp. ind. Meneghini. Monographie. Tav. II, fig. 5a b c.
1867-81 - I-Iarpoceras anonymum 1 Meneghini. Monographie. pag. 202, tav. II, fig. 5ab c.
1952 - Brodiceras anonymum Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
ss
G. PINNA
Il tipo di Tav. XI, fig. 24, lateralmente un po’ deformato, presenta le seguenti dimensioni:
diametro mm 51, umbilico mm 14, altezza ult. giro mm 21, spessore mm 15.
Conchiglia poco appiattita, con indice variabile attorno a 0,75, giri rapidamente accrescentisi,
ricoprimento di circa 1/5, umbilico di media larghezza ; 1 ’ indice di avvolgimento, variabile da 0,26
a 0,28, mi dà valori piuttosto elevati. Sezione dei giri nettamente ovale, con massimo spessore a metà
dei fianchi ; 1 ultimo giro forma sul precedente un gradino smussato. Area esterna piuttosto ristretta,
con carena grassa e bassa e due solchi sifonali poco profondi.
Ornamentazione a coste sigmoidi, proverse, molto fini e fitte, in numero di 50 per giro. Le coste
si dipartono, biforcandosi regolarmente, dai minuti tubercoli periumbilicali allungati, in numero di
circa 20. Linea lobale (tav. test., fig. 12a) con il secondo lobo laterale corto e molto largo, più svi¬
luppato che nelle altre specie, con due lacinie terminali biforcate. Il primo lobo laterale, molto pro¬
fondo, presenta due lacinie terminali ed è leggermente obliquato verso la regione umbilicale.
Osservazioni. - Brodieia anonyma (Menegh.), come pure B. viallii e B marchetta (Venzo), fa
parte del gruppo della Brodieia eia-usa (Merla). Ciò è evidente se si considera il tipo di ornamenta¬
zione, a coste sottili e numerose, la forma dell ’ um bilico piuttosto imbutiforme — sebbene molto più
ampio che nella B. clama — nonché la sezione dei giri e l’area esterna molto ristretta.
Le maggiori differenze rispetto alla clama consistono nel minore accrescimento dei giri in
altezza, nell’ umbilico più aperto, nei minuti tubercoli attenuati e nel numero maggiore delle coste:
50 invece di 40.
Dalla Brodieia viallii (Venzo), seguentemente descritta, la specie in esame differisce per il
ricoprimento dei giri leggermente minore, per il numero maggiore delle coste, la maggiore compres¬
sione laterale della conchiglia e la diversa sezione dei giri.
Il mio secondo esemplare, quasi metà del precedente e non usurato, presenta un numero di
coste minore, attorno a 45 per giro (Tav. XI, fig. 23). In questa forma sono visibili i tubercoli perium¬
bilicali, molto piccoli ed allungati, dai quali si bi-triforcano le coste.
Posizione stratigrafica. . Toarciano superiore « zona a rudis ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Appennino centrale.
Brodieia viallii (Venzo in schedis) /)
(Tav. XI, fig. 21, 2Ia, 22, tav. test., fig. 14, 14a)
1952 - Brodiceras vialln Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
Attribuisco a questa specie due esemplari ben conservati; considero olotipo quello della Tav. XI,
fig. 21, 21 a, che presenta le seguenti dimensioni : diametro mm 40, umbilico mm 11, altezza ult. giro
mm 18, spessore mm 13. Conchiglia a giri alti e stretti con indice di appiattimento di 0,72 il che in¬
dica un appiattimento laterale abbastanza notevole ; conchiglia involuta ad umbilico stretto, indice di
avvolgimento 0,27, giri ricoprentisi per quasi 1/4, compressi, a fianchi marcatamente declivi all’esterno,
leggermente convessi, con massimo spessore al terzo interno ed accrescimento in altezza molto veloce.
Umbilico a pareti ripide, come appare specialmente dalla tav. test. fig. 14. Area esterna piuttosto
angusta con carena marcata e due solchi poco profondi.
Ornamentazione a coste molto sottili e fitte, in numero di 42 per giro. Esse si biforcano o più
raramente triforcano dai numerosi tubercolini periumbilicali allungati, in numero di 20.
( 1 ) La specie è dedicata al Prof. Vittorio Viama, ordinario di Paleontologia all’Università di Bologna e
già conservatore paleontologo al Museo di Storia Naturale di Milano.
AMMONITI DEL LIAS SUP. (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA)
80
La linea lobale (tav. test. fig. 14a) presenta il primo lobo laterale obliquo, piuttosto angusto ed
allungato, con tre lunghe lacinie terminali.
Il paratipo della Tav. XI, fig. 22, leggermente usurato, presenta dimensioni minori ed orna¬
mentazione a 45 coste biforcanti e triforcanti analogamente all’olotipo.
Osservazioni. - Questa nuova specie risulta più affine alla Brodieia eia-usa (Merla), dalla quale
differisce per 1’accrescimento minore dei giri, il ricoprimento minore e quindi l’umbilico più aperto,
per le coste un po’ più fitte ed inoltre la sezione diversa dei giri e la regione ventrale più ampia (tav.
test. fig. 14 e fig. 11). Le altre specie differiscono maggiormente.
Posizione stratigraeica. - Toarciano superiore «zona a rudis» dell’Alpe Turati.
Brodieia marchettii (Ramaccioni)
(Tav. XII, fig. 15 e tav. test., fig. 13, 13a)
1939 - Brodiceras marchettii Ramaccioni. Monte Cucco, pag. 168, tav. 12, fig. 18.
1952 - Brodiceras marchetta Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
Unico esemplare leggermente deformato e us urato ventralmente, con le seguenti dimensioni :
diametro mm 44, umbilico mm 13, altezza ult. giro mm 17, spessore min 12.
Conchiglia discoidale, appiattita, con indice di appiattimento di 0,66, rapido accrescimento in
altezza dei giri che si ricoprono per circa 1/5. Umbilico relativamente più ampio che nelle altre specie
del gruppo ed a pareti ripide; giri subrettangolari, alti e stretti, a fianchi leggermente convessi ed
appena declivi all’ esterno. Area esterna abbastanza ristretta, più ampia che nella B. clausa, con carena
alta e solchi poco profondi.
Ornamentazione a coste sigmoidi, attenuate all’interno e forti all’esterno, piuttosto grosse ri¬
spetto a quelle delle altre specie del gruppo, in numero di 44 per giro. Dodici tubercoli periumbilicali
poco marcati, dai quali si bi-triforcano le coste, ogni tanto si alterna una costa semplice.
La linea lobale (tav. test. fig. 13a) presenta il primo lobo laterale debolmente obliquato allo
esterno, largo e piuttosto profondo, con 4-5 punte terminali; il secondo lobo laterale è piccolo e pure
inclinato verso l’esterno.
Osservazioni. - Secondo Ramaccioni la specie più vicina è la Brodieia clausa che differisce
per 1 ’ umbilico più ristretto ed imbutiforme, per l’area sifonale più stretta, per il rapido accresci¬
mento dei giri, per le coste più numerose e marcatamente sigmoidi. Dalla B. anonyma. la specie in
esame differisce per la sezione del giro subrettangolare invece che ovale, per le coste più rade (40
invece di 50), più grosse e per i tubercoli meno minuti ; dalla B. viallii si differenzia invece per la
maggior larghezza dell ’ umbilico, il minor aumento in altezza dei giri, l’ornamentazione a coste più
rade e per la linea lobale.
Posizione stratigraeica. - Toarciano superiore « zona a rudis ».
Distribuzione. - Alpe Turati, Monte Cucco.
Brodieia alticarinata (Merla)
(Tav. XII, fig. 1, 2, 3, 4, 4a, 5 e 7; tav. test., fig. 15, 15a)
1932 - Brodicera.s alticarinatum Merla. A mm. Giur. pag. 37, ta. IV, fig. 11, tav. V, fig. 1, 3, tav. VII,
fig. 8.
1947 - Brodiceras alticarina,timi Lippi Boncambi. Imm. Lias sup. pag. 11, tav. V, fig. 7.
1952 - Brodiceras alticarinatum Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
1958 - Brodieia alticarinatum Donovan. Ammonii es zones. pag. 51.
Il
!)()
G. PINNA
Dodici esemplari per la maggior parte ben conservati; il mio tipo quasi completo della camera
d’abitazione della Tav. XII, fig. 2 è di notevoli dimensioni: diametro mm 74, umbilico mm 24, altezza
ult. giro mm 28, spessore mm 17. Il piccolo tipo della Tav. XII, fig. 5 misura invece: diametro mm
40, umbilico mm li, altezza ult. giro mm 18, spessore mm 12.
Conchiglia discoidale piatta con indice variabile da 0,57 a 0,63 ; umbilico piuttosto ristretto a
pareti subverticali, avvolgimento con indice variabile da 0,30 a 0,28, ricoprimento di circa 1/5. Giri
alti e stretti con sezione subellittica a fianchi appiattiti e massima larghezza verso il margine umbili-
cale. Area esterna molto ridotta con carena molto alta e grossa e due solchi sifonali appena accennati.
Coste appena sigmoidi, ampie ed attenuate sulla camera d’abitazione ed evanescenti all’interno
del giro in numero da 45 a 50. Tubercoli periumbilicali appena percettibili, in numero di circa 16 per
giro. La linea lobate presenta il primo lobo laterale molto largo, con 4 lacinie terminali; sella esterna
con lobulo lungo che la bipartisce simmetricamente.
Gli esemplari figurati a Tav. XII, fig. 1, 2, 4 conservano ancora parte della camera di abita¬
zione; mentre il tipo della fig. 5 ne è mancante. I rapporti di Merla corrispondono esattamente a
quelli misurati sui miei esemplari. Già osservai che la camera di abitazione presenta ornamentazione
a coste molto tenui, che tendono a scomparire verso la bocca.
Osservazioni. . Donovan nel 1958 a pag. 51 cita un B. alt ic ar inai um (Merla); dato che il ge¬
nere Brodieia è femminile, la specie va indicata Brodieia alticarinata (Merla).
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore «sona a màis».
Distribuzione. - Alpe Turati, Entratico, Valdorbia, Montagna della Rossa, Porcarella, Marco-
nessa, Cesi, Cagli, Monte Faito, Monte Purino.
Brodieia mavigliai (Venzo in schedis ) (*)
(Tav. XII, fig. 6 e 9; tav. test., fig. 16, 16a)
1952 - Brodiceras mavigliai Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
Ho in esame due esemplari in discreto stato di conservazione : considero come olotipo quello
della Tav. XII, fig. 9, che presenta le seguenti dimensioni: diametro mm 43, umbilico mm 14, altezza
ult. giro mm 17, spessore mm 14.
Conchiglia crassa, con indice di appiattimento di 0,77 e giri meno avvolgenti che nella B. alti¬
carinata, con rapporto do/d = 0,27; accrescimento dei giri, che si ricoprono per circa 1/5, non molto
veloce; sezione a fianchi declivi, notevolmente convessi e massima larghezza al quarto interno. Umbi¬
lico relativamente ampio, a pareti non molto ripide. Area esterna di media larghezza con forte carena
e due solchi laterali larghi e poco profondi.
Coste quasi diritte, esternamente appena sigmoidi e proverse, in numero di 35 per giro, molto
forti e quasi diritte nei giri interni, mentre si attenuano verso la camera di abitazione. L’ornamen¬
tazione tende inoltre ad attenuarsi verso la regione umbilicale, dimodoché i tubercoli appaiono evane¬
scenti. La linea lobale presenta il primo lobo laterale con due lacinie terminali divergenti e molto
lunghe.
Il paratipo della Tav.XII, fig. 6, presenta ma? giori dimensioni : diametro mm 66, umbilico mm 21,
altezza ult. giro mm 28, spessore mm 24. Esso a fine giro conserva un piccolo tratto della camera di
abitazione (in scuro), sulla quale l’ornamentazione si fa più evanescente fino alla scomparsa quasi
totale delle coste.
Osservazioni. - Come accrescimento ed ornamentazione la nuova specie risulta vicina alla B.
alticarinata (Merla), dalla quale si differenzia sopratutto per la conchiglia crassa, per il minore ac-
(’) La specie è dedicata al Prof. C. Maviglia, appassionato raccoglitore di questi fossili assieme al Prof. S. Venzo.
ammoniti del lias sup. (toarciano) dell’alpe turati (erba)
ili
crescimento in altezza dei giri e quindi 1’ umbilico un po’ più largo; per l’ornamentazione più inar¬
cata, i solchi laterali più profondi, 1 ’ area esterna più larga e la linea lobale con il primo lobo laterale
bilanciniato invece che tetralaciniato, anche la sella esterna simmetricamente bipartita è dissimile (tav.
test. fig. 15a e 16a).
Dalla B. gradata (Merla) differisce invece per i giri notevolmente più crassi e di minor accre¬
scimento in altezza ; per 1 ornamentazione a coste più grosse, meno sigmoidi e meno numerose — 35
invece di 40 — e per la carena più bassa.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore «sona a, màis » dell’Alpe Turati.
Brodieia retrograda (Merla)
(Tav. XII, fig. 16 e tav. test., fig. 18)
1932 - Brodìceras retrogradimi Merla. Amm. Giur. pag. 38, tav. IV, fig. 4.
1952 - Brodìceras retrogradimi Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (noni. nud.).
Unico esemplare perfettamente conservato con le seguenti dimensioni : diametro mai 48, umbi¬
lico mm 14, altezza ult. giro mm 19, spessore mm 16.
Conchiglia crassa con indice di appiattimento di 0,88, involuzione scarsa con rapporto do/d= 0,26,
ricoprimento di circa 1/6, scarso aumento in altezza dei giri, umbilico relativamente largo, giri a
fianchi subrettangolari leggermente declivi con massimo spessore circa al terzo interno e leggermente
convessi. Area esterna ampia con forte carena e solchi profondi.
Ornamentazione a coste fortemente sigmoidi e retrograde, proverse all’esterno in numero di 36,
grosse e ben marcate che si originano biforcandosi e triforcandosi, con alternanze irregolari di coste
semplici, da 14 grossi tubercoli periumbilicali.
La linea lobale (tav. test. fig. 18) è simile a quella del B. bayani.
Osservazioni. - L’esemplare è identico a quello figurato da Merla a tav. IV, fig. 4. Questa
specie risulta consimile alla B. bayani, dalla quale differisce per i giri più crassi e bassi e per il forte
gradino periumbilicale.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore «zona arudis».
Distribuzione. - Alpe Turati, Monte Faito, Pian di Giugoli.
Brodieia moltonii (Venzo in schedis) 0)
(Tav. XII, fig. 11, 13, 14 e tav. test., fig. 17, 17a)
1952 - Brodìceras moltonii Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
Tre esemplari ottimamente conservati: considero olotipo quello della Tav. XII, fig. 13, che pre¬
senta le seguenti dimensioni : diametro mm 48, umbilico mm 17, altezza ult. giro mm 17, spessore
mm 14. Osservo che il tipo in esame appare debolmente usurato nella regione ventrale dell’ ultimo
terzo di giro.
Conchiglia poco appiattita con indice di 0,82, giri medio-involuti, indice di avvolgimento di 0,30.
Sezione dei giri a fianchi fortemente declivi con massima larghezza al margine umbilicale; umbilico a
pareti assai alte e pressoché verticali. Area esterna ampia con carena bassa e grossa con solchi sifonali
larghi e profondi.
( 1 ) La specie è stata dedicata al Prof. Edoardo Moltoni, direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. PINNA
92
Coste marcatamente sigmoidi, quasi falciformi, in numero di 43 per giro, che si dipartono
biforcandosi e triforcandosi da 14 marcati tubercoli periumbilicali. Linea lobale caratterizzata dalle
lacinie dei lobi minute e numerose.
Il paratipo della Tav. XII, fig. 14, presenta dimensioni un po’ minori: diametro mm 39, umbi-
lico mm 13, altezza ult. giro mm 14, spessore mm 12; indice di avvolgimento di 0,33, ed ornamentazione
perfettamente analoga all’ olotipo, con 42 coste sigmoidi, quasi falciformi.
Il paratipo della Tav. XII, fig. 11, che presenta le seguenti dimensioni: diametro mm 35, uni-
bilico mm 11, altezza ult. giro mm 14, spessore mm 11, è pressoché identico al precedente, dal quale
differisce solo per le minori dimensioni.
Osservazioni. - Più vicina risulta la B. retrograda dalla quale questa nuova specie si distingue
per la conchiglia più appiattita all’ultimo giro, per i solchi sifonali meno marcati, l’area esterna più
ristretta, per le coste più numerose ed i tubercoli meno evidenti; nonché per la linea lobale col primo
lobo laterale caratterizzato da lacinie piccole e molto numerose, invece che da sole tre terminali.
Dalla B. gradata si differenzia per i giri meno alti e di più lento accrescimento, per i fianchi
piatti e fortemente declivi, le coste quasi falciformi, per l’area esterna molto ampia e la linea lobale
col primo lobo laterale a numerose e piccole lacinie invece di tre.
Dalla B. bay ani si differenzia invece per i giri più crassi e molto meno alti, l’area esterna
ampia e 1 ’ ornamentazione a coste più forti e più marcatamente falciformi.
Posizione stratigraftca. - Toarciano superiore «zona a màis» dell’Alpe Turati.
AMMONITI DEL, LIAS SUP. (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA)
93
QUADRO COLLA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DELLE SPECIE
ELENCO DELLE SPECIE DESCRITTE
Specie già note all’Alpe Turati
Eutratico in Val Cavallina
Monte Albenza
M. Canto Alto
Appennino centrale
Bacino del Rodano
Aveyron
O
.fa
Akarnania
Balcania
Selva di Bakoiry
<L>
fa
s
co
M
fa
o
É*
Mercaticeras umbilicatum Buokman
+
+
_
_
+
_
_
+
_
+
+
+
Mercaticeras mercati (Hauer)
+
+
+
+
+
+
+
+
+
+
Mercaticeras hcllenicum (Renz)
+
+
+
+
Mercaticeras stefanimi Merla
+
Mercaticeras thyrrenicmn (Fucini)
+
Mercaticerati dilalum (Meneghini)
+
+
+
Pseudomercatìceras rotaries Merla
-
+
Pseudomercatìceras venzoi n. sp.
+
-
+
Pseudomercatìceras franisi (Reynès)
+
+
Brodieia bat/ani (Dumortier)
+
+
+
+
+
+
Brodieia gradata (Merla)
+
+
Brodieia clausa (Merla)
+
Brodieia anonyma (Meneghini)
+
+
Brodieia viallii (Venzo in seliedis)
Broidieia marchetta (Ramaccioni)
+
Brodieia alticarinata (Merla)
+
"4“
Brodieia mavigliai (Venzo in schedis)
Brodieia retrograda (Merla)
+
Brodieia moltonii (Venzo in schedis)
La distribuzione cronologica delle specie è trattata nella Premessa: i Mercaticeras sono caratteristici del Toar-
ciano inferiore « zona a bifrons »; ì Pseudomercatìceras sono caratteristici del Toarciano superiore in generale. Il gen.
Brodieia caratterizza il Toarciano superiore «zona a rudis- brodìeìa ».
G. PINNA
94
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA NEL TESTO
Sezioni e linee lobali
Fig.
1.
Fig.
2.
Fig.
3 ;
Fig.
4,
Fig.
5,
Fig.
6,
Fig.
7,
Fig.
8,
Fig.
Fig.
10,
Fig.
H,
Fig.
12,
Fig.
13,
Fig.
14,
Fig.
15,
Fig.
16,
Fig.
17,
Fig.
18,
Fig.
19,
la — Mercaticeras umbilicatum Buokman
2a — Mercaticeras mercati (Hauer)
— Mercaticeras thyrrenicum (Fucini)
— Mercaticeras hellenicum (Renz)
—• Mercaticeras dilatum (Meneghini)
6a — Pseudomercaticeras rotaries Merla
7a — Pseudomercaticeras venzoi n. sp.
8a — Pseudomercaticeras frantoi (Reynès)
9a— Brodieia bayani (Dumortier.)
IOa — Brodieia gradata (Merla)
Ila — Brodieia clausa (Merla)
12a — Brodieia anonyma (Meneghini)
13a — Brodieia marchetta (Ramaccioni)
14a — Brodieia vìdllii (Venzo)
15a — Brodieia alticarinata (Merla)
16a — Brodieia mavigliai (Venzo)
17a — Brodieia moltonii (Venzo)
— Brodieia retrograda (Merla)
— Brodieia cfr. gradata (Merla)
ammoniti del lias sup. (toarciano) dell’alpe turati (erba)
95
TAVOLA NEL TESTO
G. PINNA
96
RIASSUNTO
Sono descritti ed illustrati i generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia del Toarciano dell’Alpe Tu¬
rati (Erba), ammoniti raccolte dal 1936 al 1950 dal Prof. 0. Maviglia e specialmente dal Prof. S. Venzo, ed ora
conservate nelle collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano. La fauna, che ebbi in istudio all’Istituto di
Geologia e Paleontologia dell’Università di Parma, è composta da 117 esemplari appartenenti a 19 specie, delle quali
6 riferibili al genere Mercaticeras del Toarciano inf. «zona a Mfrons», 3 a Pseudomercaticeras del Toarciano sup.
e 10 al genere Brodieia del Toarciano sup. « zona a rudis ». Pseudomercaticeras venzoi n. sp. affine a Ps. rotaries è
specie nuova per la Scienza. Tre sono le specie nuove di Brodieia : B. viallii, B. mavigliai, B. moltoni, ritrovate in
schedis S. Venzo.
Lo schema della distribuzione delle specie è stato co mpilato in base alle località di rinvenimento citate dagli
autori. E’ stato fatto inoltre un breve cenno sulla stratigrafia del Toarciano italiano e sulle condizioni geologiche
della zona dell’Alpe Turati della quale è riportata una cartina geologica, rilevata originariamente a scala 1:10.000.
SUMMABY
The writer deseribes and illustrates thè toarcian genus Mercaticeras, Pseudomercaticeras and Brodieia of Alpe
Turati (Erba); said Ammonites were collected from 1936 to 1950 by Professor C. Maviglia and particurally by Pro¬
fessor S. Venzo and are now kept in thè eollection of thè Municipal Museurn of Naturai History in Milan. The
fauna, which I studied at thè Institute of Geology and Paleontology of thè University of Parma, consista of 117 speci-
mens belonging to 19 species of whicli 6 can be referred to thè genus Mercaticeras of thè lower Toarcian « Mfrons
zone », 3 to Pseudomercaticeras of thè upper Toarcian and 10 to thè genus Brodieia of thè upper Toarcian « rudis
zone ». Pseudomercaticeras venzoi n, sp., akin to Ps. rotaries, is a new species for Science. The new species of Bro¬
dieia identified in thè cards of Prof. Venzo are three: B. viallii, B. mavigliai, B. moltonii.
The scheme of species’ distribution has been laid down on thè basis of thè places in which they ha ve been
found, as mentioned by authors. In addiction a short mentimi has been added on thè stratigraphy of italian Toarcian
and on geologica] conditions of thè zone of Alpe Turati accompanied by geological pian surveyed originally at thè
scale 1:10.000.
RESUMÉ
L’auteur décrit et illustre les genres Mercaticeras, Pseudomercaticeras et Brodieia, du Toarcien de l’Alpe Tu¬
rati (Erba); ces ammonites ont été recuillies de 1936 à 19 50 par Mr.le Professeur C. Maviglia et, plus particulière-
ment, par Mr.le Professeur S. Venzo, et sont à present eonservées dans les collections du Musée Civique d’Histoiro
Naturelle de Milan. Cette faune, que j ’ eus 1 ’ opportunité d’étudier ampès de l’Institut de Geologie et Paleontologie
de l’Università de Parma, est composée de 117 exemplaires appartenant à 19 espèces, panni lesquelles 6 sont reféra-
bles au genre Mercaticeras du Toarcien inf. « zone à Mfrons », 3 au Psuedomercaticeras du Toarcien sup. et 10 au
genre Brodieia du Toarcien sup. « zone à rudis». La Pseudomercaticeras venzoi n. sp. analogue au Ps. rotaries est
une espèce toutàfait nouvelle pour la Science. Trois sont les espèces nouvelles de Brodieia: B. viallii, B. mavigliai,
B. moltonii, qui ont été retrouvées « in schedis » S. Venzo.
Le. schèma de répartition des espèces a été rédigé selon les lieux de découverte cités par les auteurs. On a fait
aussi une brève note sur la stratigraphie du Toarcien italien et sur les conditions géològiques de la zone de l’Alpe
Turati dont on reporte une petite mappe relevée originaire ment à l’éehelle de 1:10.000.
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G. PINNA
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SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA X
Pig.
1. —
Mercaticeras umbilicatum Buckman.
Pig.
2. —
id. id.
Buckman.
Pig.
3. —
id. id.
Buckman.
Pig.
4. —
id. id.
Buckman.
Pig.
5. —
id. id
Buckman.
Pig. 6, 6a —
id. id.
Buckman.
Pig.
7. —
id. id.
Buckman.
Pig.
8. —
Mercaticeras mercati (Hauer).
Pig.
9. —
id. id.
(Hauer).
Pig.
10 . —
Mercaticeras umbilicatum Buckman.
Pig.
11 . —
Mercaticeras mercati (Hauer).
Pig.
12. —
id. id.
(Hauer).
Pig. 13,13a — Mercatioeras hellenicum (Renz) f. a coste più rade.
Pig. 14. — Mercaticeras stefaninii Merua.
Pig. 15. — Mercaticeras hellenicum (Renz).
Pig. 16. — id. id. (Renz).
Pig. 17. — Mercaticeras thyrrenicum (Fucini) f. a coste più fitte.
Pig. 18. — Mercaticeras hellenicum (Renz).
Fig. 19. — id. id. (Renz).
Pig. 20. — • id. id. (Renz).
Pig. 21,21a. — id. id. (Renz).
Pig. 22. — Mercaticeras thyrrenicum (Fucini) f. a eoste più fitte.
Pig. 23. — Mercaticeras thyrrenicum (Fucini).
Pig. 24. — Mercaticeras dilatum (Meneghini).
Fig. 25. — id. id. (Meneghini).
Pig. 26. — Mercaticeras thyrrenicum (Fucini).
Pig. 27, 27a — Mercaticeras dilatum (Meneghini) f. vecchiai.
Fig. 28. — Mercaticeras thyrrenicum (Fucini).
Pig. 29. — Mercaticeras dilatum (Meneghini).
Pig. 30. — id. id. (Meneghini).
Pig. 31. — id. id. (Meneghini).
Fig. 32, 32a, 32b, 32e — Mercaticeras dilatum (Meneghini) f. vecchiai.
Pig. 33. — Mercaticeras dilatum (Meneghini).
Pig. 34. — id. id. (Meneghini).
N.B. - Tutti gli esemplari sono in grandezza naturale: essi sono conservati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XI
Pig. 1. — Pseudomercaticeras rotaries Merla.
Pig. 2. —■ id. id. Merla.
Pig. 3. — id. id. Merla.
jrjg. 4. — id. id. Merla.
Pig. 5. — Pseudomercaticeras venzoi n. sp.
Pig. 6. — id. id. n. sp. (Olotipo).
Fig. 7. — id. id. n. sp.
Pig. 8. — Pseudomercaticeras frantzi (Beynès).
Pig. 9. — Pseudomercaticeras venzoi n. sp.
Pig. 10. — Pseudomercaticeras frantzi (Beynès).
Pig. 11. — id. id. (Beynès).
Fig. 12. — Brodieia gradata (Merla).
Pig. 13. — Pseudomercaticeras frantzi (Beynès).
pig. 14. — Brodieia bayani (Dumortier).
Pig. 15. — id. id. (Dumortier); juv.
Pig. 16. — id. id. (Dumortier); juv.
Pig. 17, 17ii — Brodieia gradata (Merla).
Pig. 18. — id. id. (Merla).
Pig. 19. — id. id. (Merla).
Pig. 20. — Brodieia bayani (Dumortier).
Pig. 21,21a — Brodieia viallii (Venzo in schedis) (olotipo).
Pig. 22. — id. id. (Venzo in schedis).
Pig. 23. — Brodieia anonyma (Meneghini).
Pig. 24. — id. id. (Meneghini).
N.B. - Tutti gli esemplari sono in grandezza naturale: essi sono conservati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano,
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XII
Fig.
1. —
Brodieia
alticarinata
(Merla).
Fig.
2. —
id.
id.
(Merla).
Fig.
3. —
id.
id.
(Merla).
Fig.
4, 4a —
id.
id.
(Merla).
Fig.
5. —
id.
id.
(Merla).
Fig.
6.
Brodieia
mavigliai (Venzo in schedis).
Fig.
7. —
Brodieia
alticarinata
(Merla).
Fig.
8. -
Brodieia
clausa (Merla).
Fig.
9. —
Brodieia
mavigliai (Venzo in schedis)
Fig.
10. —
Brodieia
cfr. gradata
(Merla).
Eig. 11. — Brodieia mollonii (Venzo in schedis).
Fig. 12. — Brodieia clama (Merla).
Fig. 13. — Brodieia moltonii (Venzo in schedis) (olotipo).
Fig. 14. •— id. id. (Venzo in schedis).
Fig. 15. — Brodieia marchetta (Bamaccioni).
Fig. 16. — Brodieia retrograda (Merla).
N.B. - Tutti gli esemplari sono in grandezza naturale: essi sono conservati al Museo Civico
di Storia Natura'e di Milano.
rr-M
|\
■■
G. PINNA • Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell’Alpe Turati.
Mem. Soc. Ital. Se. Nat. • Voi. XIII, Tav. XII
.
.
'
FINITO DI STAMPARE COI TIPI
della Tipografia Succ. FUSI
PAVIA - SETTEMBRE 1963
VOLUME III.
Fase.
»
»
Fase.
»
Fase.
Fase.
»
»
\
Fase.
Fase.
»
»
I. Emery F. -— Studi anatomici sulla Vipera Redii. 1873. Con 1 tavola.
II. Garovaglio S. — Thelopsis, Belonia, Weitenwebera et Limboria, qua-
tuor Lichenum angiocarpeorum genera recognita iconibusqne illu¬
strata. 1867. Con 2 tavole.
III. Targioni-Tozzetti A. — Studii sulle Cocciniglie. 1867. Con 7 tavole.
IV. Claparéde E. R. e Panceri P. — Nota sopra un Alciopide parassito
della Cydippe densa Forsk. 1867. Con 1 tavola.
V. Garovaglio S. — De Pertusariis Europae medine commentatio. 1871.
Con 4 tavole.
VOLUME IV.
I. D’Achiardi A. — Oorallarj fossili del terreno nummulitico delle Alpi
venete. Parte seconda. 1868. Con 8 tavole.
IL Garovaglio S. — Octona Lichenum genera vel adhuc controversa, rei
sedis prorsus incertae in sy eternate, novis descriptionibus iconibusqu e
accuratissimis illustrata. 1868. Con 2 tavole.
III. Marinoni C. — Le abitazioni lacustri e gli avanzi di umana industria
in Lombardia. 1868. Con 7 tavole.
IV. (Non pubblicato).
V. Marinoni C. — Nuovi avanzi preistorici in Lombardia. 1871. Con
2 tavole.
VOLUME V.
I. Martorelli G. — Monografia illustrata degli uccelli di rapina in Italia.
1895. Con 4 tavole.
(Del voi. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I. De Alessandri G. — La pietra da cantoni di Rosignano e di Vi¬
gnale. Studi , stratigrafici e paleontologici. 1897. Con 2 tavole e 1
carta geologica.
II. Martorelli G. — Le forme e le simmetrie delle macchie nel piu¬
maggio. Memoria ornitologica. 1898. Con 1 tavola.
III. Pavesi P. — L’abbate Spallanzani a Pavia. 1901. Con 31 documenti,
1 tavola e 14 fotoincisioni.
VOLUME VII.
I. De Alessandri G. — Studi sui pesci triasici della Lombardia. 1910.
Con 9 tavole.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
- ■ , /. i
VOLUME Vili.
I. Repossi E. — La, bassa Valle della Mera. Studi petrografie! e geo¬
logici. Parte I. 1915. Con 3 tavole.
II. Repossi E. — La bassa Valle della Mera. Studi petrografiei e geo¬
logici. Parte II. 1917. Con 9 tavole.
III. Airaghi C. — Sui molari dell’elefante delle alluvioni lombarde, con
osservazioni sulla filogenia e scomparsa di alcuni Proboscidati.
1917. Con 3 tavole.
VOLUME IX.
Fase. I. Bezzi IVI. — Studi sulla ditterofauna nivale delle Alpi italiane. 1918.
Con 2 tavole.
» II. Sera G. L. — Sui rapporti della conformazione della base del cranio
colle forme craniensi e colle strutture della faccia nelle razze
umane. - (Saggio di una nuova dottrina craniologica -con parti¬
colare riguardo dei principali cranii fossili). 1920. Con 2 tavole.
» III. De Beaux 0. e Festa E. — La ricomparsa del Cinghiale nell’Italia
settentrionale-occidentale. 1927. Con 7 tavole.
VOLUME X.
Fase. I. Desio A. — Studi geologici sulla regione dell’Albenza. (Prealpi Ber¬
gamasche). 1929. Con 1 carta geologica e 1 tavola.
» II. Scortecci G. — Gli organi di senso della pelle degli Agamidi. 1937.
Con 2 tavole e 39 figure nel testo.
» III. Scortecci G. — I recettori degli Agamidi. 1941. Con 80 figure nel testo.
VOLUME XI.
Fase. I. Guiglia D. — Gli Sfecidi italiani del Museo di Milano ( Hymen .). 1944.
Con 5 tavole e 4 figure nel testo.
» II-III. Giacomini V. e Pignatti S. — Flora e Vegetazione dell’Alta Valle del
Braulio. Con speciale riferimento ai pascoli di altitudine. 1955.
Con 5 tavole, 31 figure nel testo e una cartina.
VOLUME XI.
Fase. I. Vialli V. — Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli superiori della serie
lacustre di Beffe (Bergamo). 1956. Con 6 tavole e 4 figure nel testo.
» II. Venzo S. — Rilevamento geologico dell’ anfiteatro morenico del
Garda. Parte I: Tratto occidentale Gardone - Desenzano. 1957.
Con carta al 25.000, 6 tavole, 14 figure ed un « Quadro stratigrafico » nel testo.
» III. Vialli V. — Ammoniti sinemuriane del Monte Albenza (Bergamo).
1959. Con 2 figure e 1 tavola nel testo e 4 tavole fuori testo.
VOLUME XIII.
Fase. I. Venzo S. — Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico, del
Garda. Parte II : Tratto orientale Garda - Adige e anfiteatro
atesino di Rivoli veronese. 1961. Con carta al 25.000, 9 tavole, 25
figure nel testo.
» IL Pinna G. — Ammoniti del Lias Superiore (Toarciàno) dell’Alpe
Turati (Erba, Como). Generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e
Brodieia. 1963. Con 1 cartina, 1 tavola, 1 spaccato nel testo e 3 tavole f. testo.
Le Memorie sono in vendita presso la Segreteria della Società Italiana
di Scienze Naturali, Milano, Palazzo del Museo Civico (Corso Venezia 55)
>o
, . ' ' , . „ _ ’ . • UNIVERSITY^
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XIII - Fase. Ili
GIORGIO ZANZUCCHI
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (Toarciano)
DI ENTRATICO IN VAL CAVALLINA
(Bergamasco orientale)
Con Cartina geologica, schizzo stratigrafico e 8 tavole f. testo
Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Parma
col contributo del «Consiglio Nazionale delle Ricerche»
MILANO
19 6 3
Elenco delle Memorie della Società Italiana
di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME I.
Fase. I. Cornaìia E. — Descrizione di una nuova specie del genere Felìs :
Felis jacolito. (Corn.) 1865. Con 1 tavola.
» II. Magnì-Griffì F. — Di una specie di Hijrpolais nuova per l’Italia.
1865. Con 1 tavola.
» III. Gastaldi B. x — Sulla riescavazione dei bacini lacustri per opera degli
antichi ghiacciai. 1865. Con 2 tavole.
» IV. Seguenza G. — Paleontologia malacologica dei terreni terziarii del
distretto di Messina. 1865. Con 8 tavole.
» V. Gibelli G. — Sugli organi riproduttori del genere Verrucaria. 1865.
Con 1 tavola.
» VI. Beggiato F. S. — Antracoterio di Zovencedo e di Monteviale nel
Vicentino. 1865. Con 1 tavola.
» VII. Cocchi 1. — Di alcuni resti umani e degli oggetti di umana industria
dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 1865. Con 4 tavole.
» Vili. Targioni lozzetti A. — Come sia fatto l’organo che fa lume nella luc¬
ciola volante dell’Italia centrale (. Luciola italica'' e come le fibre mu¬
scolari in questo ed altri Insetti ed Artropodi. 1865. Con 2 tavole.
» IX. Maggi L. — Intorno al genere Aelosoma. 1865. Con 2 tavole.
» X. Cornaìia E. — Sopra i caratteri microscopici offerti dalle Cantaridi
e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse. 1865. Con
4 tavole.
VOLUME II.
Fase. I. Issel A. — Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa. 1866.
» II. Gentilii A. — Quelques considerations sur l’origine des bassins lacu-
stres, à propos des sondages du Lac de Come. 1866. Con 8 tavole.
» III. Molon F. Sulla flora terziaria delle Prealpi venete. 1867.
* IV. D’Achiardi A. — Corallarj fossili del terreno nummulitico delle Alpi
venete. Parte I. 1866. Con 5 tavole.
» V. Cocchi I. — Sulla geologia dell’alta Valle di Magra. 1866. Con 1 tavola.
» VI. Seguenza G. — Sulle importanti relazioni paleontologiche di talune
rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni di Sicilia e del¬
l’Africa settentrionale. 1866. Con 1 tavola.
» VII. Cocchi I. — L’ uomo fossile nell’Italia centrale. 1867. Con 4 tavole.
* Vili. Garovaglio S. — Manzonia cantiana, novurn Lichenum An giocarporum,
genus. 1866. Con 1 tavola.
» IX. Seguenza G. — Paleontologia malacologica dei terreni terziari del
distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi). 1867. Con 1 tavola.
» X. Dlirer B. — Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa Carlotta sul
lago di Como, eco. 1867. Con 4 tavole.
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XIII - Fase. Ili
GIORGIO ZANZUCCHI
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (Toarciano)
DI ENTRATICO IN VAL CAVALLINA
(Bergamasco orientale)
Con Cartina geologica, schizzo stratigrafico e 8 tavole f. testo
Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Parma
col contributo del «Consiglio Nazionale delle Ricerche»
MILANO
19 6 3
MUS. COMP. ZOOL
LIBRARY
MAY - 8 1964
HARVARD
UNIVERSITY
PAVIA - PREM. TIPOGRAFIA SUGO. FUSI - VIA SPALLANZANI, 27
PREMESSA
La fauna illustrata mi venne affidata per lo studio nel 1957 dal Prof. Sergio Venzo, Direttore.
dell’Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Parma, che la raccolse in Val della Colta,
circa 300 metri a monte di Entratico, durante i suoi rilevamenti geologici in Val Cavallina e nella
zona prealpina del Bergamasco (Venzo 1945, 1949, 1954; Desio-Venzo, Foglio geol. Bergamo, 1954).
Negli anni 1943-46 la valletta fu oggetto di scavo a scopo industriale (marmo rosso per matto¬
nelle palladiane), che interessò specialmente il Toarciano rosso-violaceo inferiore, in strati più com¬
patti, al contatto col Domeriano bianco. Lo scavo venne poi abbandonato ed i blocchi di calcare mar¬
noso rosso rimasero accatastati nella valletta. Essi erano straordinariamente ricchi di fossili, come
pure la cava; per il contenuto marnoso e la conservazione delle ammoniti, quasi sempre allo stato di
modello, se si eccettuano quelle col guscio degli strati inferiori a «Hildaites serpen tini uni », l’estra¬
zione era facile.
Il prof. Venzo continuò così per vari anni a raccogliere centinaia di campioni, distruggendo
quasi tutte le cataste abbandonate di marne rosse. 11 nuovo giacimento fossilifero venne da lui indi¬
cato sul Foglio geologico Bergamo 1954. La posizione stratigrafica del Toarciano ridotto a meno di
dieci metri, perchè strizzato in piega-faglia contro il «. Rosso ad Aptici» o gli «Scisti neri barre-
miani», venne da lui chiarito nella memoria sul Flysch bergamasco (1954), profilo XIX. Da quest’ul¬
timo risultano le condizioni tettoniche generali dell’esiguo lembo rosso ridotto e strizzato sul fianco
settentrionale dell’ellissoide anticlinale Massico di Trescore-Zandobbio (profili Venzo XVII-XXII e
Tav. IV). In tale memoria S. Venzo (pp. 105-6) portò un primo elenco cl’ una trentina di ammoniti,
un N and il us e un AtractUcs, del Toarciano inferiore e medio; mentre gli strati superiori sono laminati,
con ammoniti stirate e.deformate, o addirittura mancanti per l’elisione tettonica.
In seguito, la raccòlta Venzo continuò sino al 1955, quando venne da lui donata al Museo Ci¬
vico di Storia Naturale di Milano. La sua collezione venne, successivamente arricchita dai ritrova¬
menti del sig. Luigi Torri di Caprino Bergamasco, appassionato ricercatore di fossili della zona
prealpina lombarda. La collezione Torri, ceduta al Museo di Milano, venne pure studiata nel presente
lavoro. In successive escursioni da me compiute col prof. Venzo stesso, nell’ultimo quinquennio, potei
rendermi conto delle condizioni di giacitura dell’affioramento toarciano (fig. 2), raccogliendo qualche
altra ammonite e nel contempo dettagliare il rilievo geologico della zona (Cartina a fig. 1). Presen¬
temente il giacimento toarciano di Entratico è esaurito e nella vecchia cava non si trovano ormai che
rare ammoniti frammentarie. Tutta, la nuova fauna studiata viene conservata nelle collezioni del
Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
Esprimo pertanto al prof. Segio Venzo la più viva gratitudine per avermi affidato lo studio di
questa bellissima e rara collezione, per avermi accompagnato sul terreno, costantemente guidato, con¬
sigliato ed incoraggiato nel lungo lavoro paleontologico. Infine ringrazio la Direzione del Museo Civico
di Storia Naturale di Milano e la Presidenza della Società di Scienze Naturali, per aver accolto il
mio lavoro nelle presenti « MEMORIE ».
Mi è gradito segnalare, inoltre, per la validissima e competente collaborazione, il Dr. G. Pe-
losio, docente di Paleontologia ed Assistente in questo Istituto ed il Dr. G. Pinna, conservatore del
Museo di Parma, nonché i tecnici Dr. L. Menozzi e Geom. R. Gavazzivi per l’ottima esecuzione, delle
fotografie e compilazione delle tavole.
Parma, Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università, ottobre 1963.
102
G. ZANZUCCHI
CONDIZIONI GEOLOGICHE GENERALI (Cartina fig. 1)
In corrispondenza della culminazione assiale — tra il Flyscli cretacico ■— della brachianticlinale
liassica di Trescore-Zandobbio, già rilevata da S. Venzo e incisa trasversalmente dalla Val Cavallina,
affiorano i calcari sinemuriani che raggiungono la massima altezza presso il Colle di Zandobbio
(m. 459). In questo tratto, la valle è sede di una dislocazione tettonica che abbassò la parte nord-
occidentale dell’ anticlinale. Altre due fratture subparallele alla valle si trovano ad est di Zandobbio,
dove le direzioni degli strati di calcari bianchi sinemuriani cominciano a ruotare leggermente, presen¬
tando immersioni a sud con pendenze rapidamente crescenti. Il versante NE dell’ anticlinale, si pre¬
senta con pendenze più regolari, benché la successione stratigrafica non sia completa per elisione di
termini dovuta a laminazioni tettoniche. Una di queste interessa la Val della Colta, piccola valletta
sopra Entratico, ed un’altra le pendici sud-occidentali del M. Sega: la prima mette in contatto il
Domeriano col Barremiano; la seconda, il « Sass della luna » albiano colle arenarie del Santoniano.
La successione stratigrafica normale affiorante nella zona, già descritta da Venzo nel 1954 (pp.
103-113), dal basso in alto, è la seguente :
Sinemuriano : calcari bianchi subsaccaroidi, in grosse bancate.
Domeriano-Pliensbachiano (m 100-120): calcari bianco-grigi o grigio-nocciola con lenti di selce (rari
Protogrammoeeras), che passano in basso a calcari rossi, marnosi, rosati — a Crinoidi e talora
Rhacophyllites ( Geyeroeeras ) cylindricum, Atractites — ed inferiormente calcari rosati con rare
lumachelle a B. cylindricum, Becheiceras bechci, Fymbrilytoceras eco. (marmo rosa di Zandob-
bio-La Selva).
Toarciano (m 10-20) : calcari rossi marnosi, talora mandorlati, spesso riccamente fossiliferi (Val della
Colta, lembo strizzato della Selva).
Dogger (15-20 metri): radiolariti rosso-brunastre (talora elise tettonicamente).
Malm (20 metri): «Rosso ad Aptici» - calcari marnosi e selciosi rossi a Lmiellaptycus, Làevaptycus,
Belemmti-, modelli di Aspidoceras e Perisphinctidi; numerose Pygopc gr. diphioidi (coll. Venzo).
Neocomiano (200 metri): «Maiolica» - calcari bianchi, compatti, fittamente stratificati e con lenti
selciose; talora contengono piccoli aptici verso l’alto della serie.
Albiano inf.-Aptiano-Barremiano sur. (50 metri circa): «scisti neri » marnosi; inferiormente, lastre
calcaree con alternanze marnose scure ad Aconeceras nisum (Aptiano inf.); Silesites, Costi-
discus ecc. del Barremiano inf.. Queste ammoniti non si trovano nella zona in esame, ma ven¬
nero raccolte da S. Venzo-L. Torri e studiate da V. Vialli C 1 ) nel Bergamasco occidentale.
Albiano (350 metri): « Sass della luna», bancate marnose grigio-ceneri, con rari frustoli vegetali.
Nel Bergamasco occidentale, il tratto superiore della serie contiene le Ammoniti (Desmoceras)
illustrate da Venzo nel 1951 ( 2 ).
Cenomaniano (75 metri): scaglia marnosa rosso-vinata che passa in basso a scisti neri carboniosi infe¬
riormente con scaglie di pesci. Nel Bergamasco occidentale (zona di Caprino), Venzo vi il¬
lustrò alcune ammoniti ( Mantelliceras, Eucalycoceras) e resti vegetali ( 2 ).
Tijroniano (400 metri): arenarie grigie, che a nord del M. Sega (mia Cartina) passano inferiormente
a calcari bianchi selciferi, lateralmente a Flyscli argilloso-arenaceo.
Santoniano-Coniaciano (800 metri): arenarie con ridotta intercalazione di conglomerati circa a metà.
Quaternario : è rappresentato da lembi ridotti di « ferretto » del Mindel, da morenico e fluviogla¬
ciale del Riss, e da terrazzi del Fluvioglaciale Wurm, che indico sulla Cartina. Le fronti more¬
niche del Wurm si trovano in Val Cavallina alquanto più a nord, e sbarrano il Lago di Endine. * (*)
0) Vialli V. - Nuova fauna ad ammoniti del Barremiano superiore lombardo. Atti Soc. It. Scienze Nat., voi.
LXXXVIII, fase. I II. Milano, 1949.
(*) Venzo S. - Ammoniti e vegetali albiano-ceno-manioni nel Flyscli del Bergamasco occidentale. Condizioni strati¬
grafiche c tettoniche della serie barremiano-turoniana. Ibid. voi. XC. Milano, 1951,
G. ZANZUCCHI
CARTINA GEOLOGICA DELL 1 ELLISSOIDE ANTICLINALE DI TRESCORE - EN TRA TI CO
CON LENTI DI TOARCIANO ROSSO
3 Km
NNE
LA BUINA
P."aUACUA 555
473
LOC. FOSSILIFERA
COLLE DI ZANOOBBIO
4 55
COL CROCE
*00 ,
f alluvioni fondovalle.
fluvioglac. WURM
— ili —ih
mi —i|i —
fluvioglac. RISS.
diluvium arancio.
morenico RISS.
ferretto del MINDEL.
A SANTONI A NO :
A arenarie e conglomerati.
— — TURONIANO . calcari selc
1 CE NOMA NI A NO : scisti neri.
DOGGER-MALM
radiolariti
rosso ad aptici
TOARCIANO ammonitifero.
ì
ALBI A NO :
sass della luna .
ALBIANOinf -BARREM. sup.:
scisti neri.
NEOCOMIANO sup:
maiolica.
rr" ~
DOME RI A NO -PLIENSBACH.
calcari bianchi.
SINEMURIA NO :
calcari bianchi saccaroidi
- traccia della sezione.
UNIVERSITÀ DI PARMA
ISTITUTO DI GEOLOGIA
Fig. 1 (da S. Venzo, 1945).
104
G. ZANZUCCHI
Questa serie è schematizzata da Venzo nella colonna stratigrafica del Quadro II dei suoi
Profili tettonici al 20.000 del Flysch cretacico del Bergamasco• orientale { 1954), nonché nel suo Quadro 1
(Bergamasco centro-occidentale). I passaggi laterali di facies del Flysch cretacico vengono da lui illu¬
strati nel Quadro a fig. 18 nel testo (p. 71).
Le condizioni geologiche generali del Bergamasco orientale, risultano evidenti nel Foglio geolo¬
gico Bergamo : tratto meridionale, rilevato da S. Venzo (Q.
OSSERVAZIONI PALEONTOLOGICHE E STRATIGRAFICHE
SULLA SUCCESSIONE TOARCIANA DI ENTRATICO (fig. 2)
I più -recenti schemi di suddivisione del Toareiano italiano sono quelli di S. Venzo (1952) e di
Donovan (1958). Lo schema di Venzo è basato sulla successione rilevata in dettaglio sull’Alpe Turati
e sulle ammoniti da lui stesso raccolte e studiate. Questa ricca fauna è ora oggetto di illustrazione
paleontologica in questo stesso Istituto (Pinna G. 1963). La serie Pliensbachiano sup.—Dogger della
vailetta sotto l’Albergo della Salute, all’Alpe Turati, venne da Venzo illustrata in schizzo stratigra¬
fico comprensivo (1952, p. 99).
II successivo schema di Donovan, insigne specialista delle Ammoniti liassiche inglesi, è rico¬
struito essenzialmente su basi bibliografiche (Meneghini, Merla, Venzo), correlate coi livelli inglesi.
Egli non potè vedere le vecchie faune ad ammoniti del Meneghini conservate al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano, in quanto esse andarono bruciate nell’incendio bellico dell’agosto 1943. E nep¬
pure potè vedere le nuove faune Venzo dell’Alpe Turati, in corso di studio qui a Parma; nonché
quella qui illustrata di Entratico, che nel 1957 era già da quattro anni in questo Istituto.
Uno specchietto comparativo della suddivisione del Toareiano, secondo Venzo (1952) e Donovan
(1958), è il seguente :
zona a
Dumortieria
meneghina
zona a Denclcannia ruclis, subzona a Brodieia
Brodiceras, Pliymctioceras (pars) iayani
Toareiano J
sup. ] zona a Lilliae e Denckmanma
I erhaensvi
subzona a Pscudo- r Phymatoceras
mercaticeras ( Cras l wbaense
siceras ) latufn
Venzo non incluse nel Toareiano superiore le «zone a Pleydellia » e « a Dumortieria», che per
noi italiani entrano nell’Aleniano, come definito da Mayer (1864) e riconfermato ancora da Roman
(1938) e da Gignoux (ed. 1960). Oltreché dalla Scuola francese, 1’Aleniano viene distinto dagli au¬
tori tedeschi, austriaci e da tutti gli italiani, e sempre incluso nel Dogger. Donovan invece segue an¬
cora l’opinione di D’Orbigny (1850) e della Scuola inglese, che chiude il Toareiano con gli strati
a Dumortieria e Pleydellia. La questione non riguarda questo lavoro, dato che 1’Aleniano manca in
( r ) Venzo 8. Foglio Bergamo della Carta geologica d’Italia (Tratto meridionale). Roma, 1954,
LE AMMONII'! DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRAI'ICO ECC.
105
Val della Colta per elisione tettonica (fig. 2); ricordo però che essa venne del tutto recentemente di¬
scussa da G. Pinna (1963, pp. 73-74) per l’Alpe Turati, dove la serie è continua.
11 Toarciano slip, di Venzo diviso rispettivamente nelle due zone a Dcnekmannia rudi s - Brodi-
eeras, Littiae-Dcnckmannia erbac/nsis, corrisponde alla zona del Phyruutoceras erbaense di Donovan,
suddivisa a sua volta nelle due sottozone della Bradieia bayani e del Crassiceras latum. Sembra
inoltre chiara la corrispondenza della zona superiore di Venzo con la sottozona a E. bayani dell’Au-
terr. FI. Riss
t.ore inglese, e così altrettanto della zona a Lilliae di Venzo con la sottozona del Crassiceras latum,
pure presente nella mia fauna (Tav. XX, f. 13). Ricordo a questo proposito che nel giacimento di En-
tratico, il Toarciano sup. è scarsamente rappresentato — verso il torrentello di Val della Colta, stra-
tigraficamente in alto alla Cava — da esigua lente strizzata in faglia col «Rosso ad Aptici»( mia fig. 2).
In tale lente a calcari rossi, Venzo raccolse più recentemente Haugia cfr. variabili (d’ Orb.),
qui illustrata a Tav. XVII, f. 6, e Ps eud o g r animo ce ras doernteme (Denckmann) in grande esemplare,
con le stesse caratteristiche di conservazione. Dean, Donovan e Howarth (1961), affermano che nella
provincia europea nord-occidentale, il limite inferiore della «zona a variabilis » è definito dall’abbon¬
dante comparsa delle Phymatoceratinae, oltre che dalle Haugia-, mentre il limite superiore è posto
immediatamente prima dell’apparire dei Granimoceras. Inoltre, l’inizio delle Phymatoceratinae coin¬
cide con la sparizione degli Ilildoceras: fatto questo che trova riscontro sia all’Alpe Turati, sia in
Val della Colta.
G. ZANZUCOHI
106
I Phymatoeeras (= Dmckmannia Auct.) sono qui rappresentati da cinque specie, tutte figu¬
rate, tra le quali il tipico Ph. erbwnsc (Tav. XX, f. 5, 6), che all’Alpe Turati, caratterizza la più bassa
sottozona del Toarciano sup. Secondo lo schema Donovan, essa potrebbe salire anche nella superiore
zona a Brodieia ; ma quest’ultimo genere, comune sull’Alpe Turati ed ora illustrato da Pinna (1963)
nelle sue Tavole XI e XII, non è rappresentato in Val della Colta. Qui, come accennato, la zona più
alta del Toarciano è testimoniata da Hamgia wriabUis e Pseudogrammoceras doerntcnse, specie ca¬
ratteristiche della «zona a variabili? » dell’Europa nord-occidentale (Dean-Donovan-Howarth 1961),
che vengono rinvenute per la prima volta in Italia. La successione di Val della Colta, rilevata assieme
a S. Venzo nella primavera 1963, e schematizzata nella mia fig. 2, mi sembra più significativa e più
chiara di ogni schema.
La « sona a H. bifrons-semipolitum » di Venzo, del Toarciano inf., concorda con quella a Mcr-
caticeras di Donovan; anche se questi preferisce introdurre una sottozona a sublevismi piuttosto che
a bifrons. Nella mia fauna non è presente il tipico M. mercati e sono invece comuni begli esemplari
di sublevisoni e bifrons (mie Tavole).
Venzo definisce la zona inferiore del Toarciano ad « Harpoceras falciferuni-IIildaites serpen¬
tinum»; mentre Donovan preferisce non denominarla in quanto ritiene non tipiche o poco rappresen¬
tate in Italia le specie in parola.
Nella fauna di Entratico ora studiata, sono presenti cinque esemplari di 11. serpentimim
(Rein.), raccolti da Venzo nei calcari compatti rosso-viola verso la base della Cava (fig. 2) : essi,
figurati a Tav. XVIII, ff. 1, 3, 6-8, sembrano ben corrispondere al tipo dello Yorkshire figurato da
Biickman.
II mio Harpoceras cfr. falcifcr (Sow.), che figuro a Tav. XTX, fig. 8, pur non essendo identico
al tipo della specie, rientra nel gruppo dei falciferi ed in special modo è confrontabile coi tipi ita¬
liani di Meneghini figurati in Monographie (1881) ( J ) e con quello di S. Venzo per l’Alpe Turati.
Forse alla forma italiana si potrebbe dare un nuovo nome; ma questo potrà venir fatto per l’Alpe
Turati, dove gli esemplari sono più comuni e meglio conservati. Di questo gruppo fà parte inoltre un
TI. cfr. subezaratum Bon. di piccole, dimensioni (Tav. XVIII f. 9) ed un Harpoceras sp. (Tav. XVTIT,
f. 2), che presenta la stessa conservazione degli Hildaites sopra menzionati.
Risulta pertanto pienamente giustificata la distinzione Venzo della «sona a serpentinum - fal-
cifer», già basata anche sulle presenti forme di Entratico da lui raccolte. Venzo, nella Memoria sul
Flysch bergamasco (1954, p. 106), aveva elencato tra le ammoniti del Toarciano inferiore di Entra¬
tico (Val della Colta), anche V Hildaites serpentinum, ora da me illustrato (Tav. XVIII) e probabil¬
mente sfuggito a Donovan; non risulta che l’Autore inglese abbia compiuto rilievi in sito nel Toar¬
ciano della Lombardia, mentre Venzo vi raccolse ricche faune ad Ammoniti sino dal 1936.
Gli esemplari raccolti nel giacimento di Entratico assommano a circa duecento; di essi più di
centosessanta si presentarono in buone condizioni per lo studio paleontologico. In tale lavoro mi sono
basato sulle opere riportate nella bibliografia a fine testo e, particolarmente, su quelle di Meneghini,
Dumortier, Reynes, Wright, Fucini, Buckman, Mitzopoulos, Merla, Negri, Venzo, Donovan, per
le determinazioni generiche e specifiche, mentre i lavori di Roman (1938) e Donovan (1954) hanno
servito per le determinazioni soprageneriche.
( J ) Ringrazio il prof. G. Tavani, che mi concesse rii confrontare i miei esemplari coi tipi dell’Appennino cen¬
trale di Meneghini, conservati nel Museo di Pisa.
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATILO EC'C.
107
DESCRIZIONE PALEONTOLOGICA
Superfamiglia Phyllocerataceae Hyatt, 1900
Famiglia Phylloceratidae Zittel, 1884
Sottofamiglia Phylloceratinae Spath
Genere Phylloceras Suess, 1854, 1865
Sottogenere Phylloceras s. str.
Phylloceras heterophyllum ( Sow.)
(Tav. XIII, fig. 2, 2a)
1820. Ammonite^ heterophyllus Sowerby. Minerai Conciliai., pag. 119, tav. 266, fig. 3.
1874. Ammoniies heterophyllus Diimortier. Bassin due Rhdne, Voi. IV, pag. 104.
1915. Phylloceras heterophyllum Principi. Monti Mariani, pag. 439, tav. 15, fig. 1.
1933. Phylloceras heterophyllum Negri. Rev. Amm. Mass., pag. 113, tav. 10, fig. 1.
1952. Phylloceras heterophyllum Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (noni. nud.).
Alcuni esemplari ben conservati, tra i quali i migliori con le seguenti dimensioni:
diametro.min 76 mm 55
altezza ultimo giro .... » 45 (0,59) » 34 (0,59)
larghezza ultimo giro .... » 25 (0,31) » 17 (0,30)
ombelico., » 5 » 3
Conchiglia appiattita, a rapido accrescimento del giro; involuzione marcata ed ombelico molto
stretto. Sezione dei giri ellittica, con fianchi subplani e massima larghezza ad un terzo del margine
ombelicale. Ornamentazione a solchi assai poco marcati, in numero di 9 o 10 per giro, leggermente
convessi verso la bocca, che, partendo dall’ombelico, scompaiono all’altezza della prima sella laterale.
La linea lobale è identica a quella degli esemplari figurati da Negri.
Distribuzione. - Lias superiore del Canton Ticino, Alpe Turati; Appennino Centrale: Cagli.
Val d’Urbia, M. Catria, La Marconessa e Cesi; M.te Subasio; Bacino del Rodano; Portogallo; Bakony;
Lorena; Albania; Balcani; Lussemburgo.
Phylloceras cfr. scudoi Negri
1933. Phylloceras scudoi Negri. Rev. Amm, liass., pag. 126, tav. 10, fig. 12; tav. 11, fig. 1.
Un esemplare con le seguenti dimensioni :
diametro.mm 105
altezza ultimo giro .... - » 61
larghezza ultimo giro ... » 42
ombelico. » 7
Conchiglia tozza, a medio accrescimento ed involuzione spiccata ; ombelico chiuso ed imbuti¬
forme. Sezione dei giri ovale a fianchi molto convessi, con massimo spessore circa alla metà e dorso
arrotondato. Nell'esemplare esaminato i solchi, appena accennati nel tipo di Negri, non sono visibili
per l’accentuata erosione dei fianchi. La linea lobale, per la stessa ragione, manca dei particolari che
la potrebbero distinguere dalle altre specie.
Distribuzione. . Alpe Turati.
108
G. ZANZUCCHI
Phylloceras doderleinianum (Catullo)
(Tav. XIII, fig. 1, 4, 4a)
1853. Ammomites Doderleinanus Catullo. Cale, rosso armi., pag. 19, tav. 1, fig. 3a-e.
1867-81. Ammonties (Phylloceras) Doderleinianus Meneghini. Monographie , pag. 87, tav. 17, fig. 5 .
1899. Phylloceras Doderleinianum Bonarelli. Rosso amm., pag. 212.
1915. Phylloceras Doderleinianum Principi. Monti Martani, pag. 431, tav. 15, fig. 7.
1930. Phylloceras Doederleinianum Mitzopoulos. Cephal. Alta Briama, pag. 15, tav. 1, fig. la, b.
1933. Phylloceras Doederleinianum Negri. Rev. Amm. liass., pag. 127, tav. 11, fig. 2, 5.
1939. Phylloceras doderleinianum Ramaccioni. M. Cucco, pag. 159, tav. 11, fig. 1.
1952. Phylloceras doderleinianum Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (noni. nud.).
1954. Phylloceras doderleinianum Venzo. Flysch bergamasco, pag. 105 (nom. nud.).
1962. Phylloceras doderleinianum Sturane Argenterà, pag. 42, fig. 10-1.
Sei esemplari in ottimo stato di conservazione. Dimensioni :
diametro.mm 81 mm 53
altezza ultimo giro. » 47 (0,60) » 31 (0,56)
larghezza ultimo giro .... » 31 (0,35) » 19 (0,35)
ombelico. » 4 » 2
Conchiglia tozza a rapido accrescimento ed ombelico stretto; involuzione molto marcata. Se¬
zione del giro ovale a fianchi piani; dorso molto arrotondato. L’ornamentazione è costituita da 9-10
solchi appena accennati, ma ben visibili al margine ombelicale, persistenti per tutto il fianco senza ar-
rivare sul] area esterna. Essi sono nettamente proversi e presentano una leggera concavità verso la
parte anteriore. Linea lobale analoga a quella del Ph. heterophyllum, specie da cui si distingue so¬
prattutto per la forma meno appiattita e di conseguenza per il bordo ventrale più arrotondato, nonché
per i solchi proversi a concavità rivolta verso la parte anteriore.
Distribuzione. - Alpe Turati, M. Canto Alto, Appennino Centrale: Cagli, Val d’Urbia e foce
del Durano ; Subasio, M. Martani; Taormina.
Phylloceras cfr. mitzopoulosi Negri
1930. Phylloceras n. sp. Mitzopoulos. Cephal. Alta Brianzg, pag. 19, tav. 1, fig. 4a, b.
1936. Phylloceras Mitzopoulosi Negri Rev. Amm. liass., pag. 131, tav. 11, fig. 7,8.
Un esemplare deformato, che tuttavia presenta i caratteri della specie di Negri, sia nei ri¬
guardi della linea lobale che dell’ornamentazione.
Distribuzione. - Alta Brianza, Buco del Piombo.
1867
1880.
1901
1915.
1930,
1936.
1937.
1939.
1952.
Phylloceras selinoides (Meneghini)
(Tav. XIII, fig. 14)
■81. Ammonites ( Phylloceras) selinoides Meneghini. Monographie pag,. 90 tav. 19, fig. 5.
Phylloceras selinoides Canavari. Moni. Suavicino, pag. 23, 35.
Phylloceras selinoides Fucini. M. Cetona, pag. 45, tav. 6, fig. 10.
Phylloceras selinoides Principi. M.ti Martani, pag. 437, tav. 15, fig. 4.
Phylloceras selinoides Mitzopoulos. Cephal. Alta Brianza, pag. 27.
Phylloceras selinoides Negri. Rev. Amm. liass. Parte II, pag. 32, tav. 3, fig. 10, 11; tav. 4, fig. 1.
Phylloceras selinoides Vialli. M. Peller, pag. 113, tav. 1, fig. 7, 7a.
Phylloceras selinoides Ramaccioni. M. Cucco, pag. 161, tav. 10, fig. 23.
Phylloceras selinoides Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (nom. nud.).
109
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATICO ECC.
Due esemplari in ottimo stato di conservazione, eolie seguenti dimensioni :
diametro.mm 102 mm 90
altezza ultimo giro .... » 58 (0,56) » 53 (0,61)
larghezza ultimo giro ... » 27 (0,26) » 27 (0,32)
ombelico.» 6 » 6
Conchiglia compressa, a rapido accrescimento; ombelico stretto. Sezione del giro ellittica a fianchi
compressi, leggermente convessi, col massimo spessore a circa metà altezza; dorso acuminato. Orna¬
mentazione a solchi, appena accennati, in numero di sette per giro, che coincidono colla terminazione
delle selle, che sfumano al terzo esterno. La linea lobale ricalca quella del tipo figurato da Negri a
pag. 33, ma le lacinie terminali delle selle appaiono meno sottili, in conseguenza della maggiore usura
della superficie.
Distribuzione - Lias superiore dell’Alpe Turati, Canto Alto; M.Subasio, M, Cetona, M.ti Mar-
tani, M. Cucco, M. Motetta; Val Formiga; M. Generoso; Albania.
Phylloceras montii Negri
(Tav. XIII, fig. 3, 3a)
1901. Phylloceras seUnoides Fucini. M. Cetona pag. 45, tav. 6, fig. 3.
1936 Phylloceras Montii Negri. Bev. Amm. liass., pag. 36, tav. 4, fig. 7, 8.
Un esemplare in buono stato di conservazione, colle seguenti dimensioni :
diametro.mm 53
altezza ultimo giro.» 31
larghezza ultimo giro .... » 18
ombelico.» 2
Conchiglia poco appiattita a rapido accrescimento dei giri e ombelico affatto chiuso. Sezione dei
giri ellittica a fianchi convessi e dorso arrotondato. Ornamentazione a solchi in numero di nove per
giro, ben visibili tuttavia solo in prossimità dell’ombelico, e determinanti un aspetto caratteristico. Essi,
circa a metà dei fianchi, si fanno leggermente retroversi, scomparendo prima di giungere nell’area
ventrale. La linea lobale, ben visibile, corrisponde a quella del tipo.
Distribuzione - Alpe Turati (Pian d’Erba, Buco del Piombo).
Sottofamiglia Calliphylloceratinae Spath.
Genere Calliphylloceras Spatii, 1924.
Sottogenere Calliphylloceras s. str.
Calliphylloceras capitanici (Catullo)
(Tav. XIII, fig. 13)
1847. Ammoniies Capitanti Catullo. App. Calai. Amm. Alpi Yen., pag. 5, tav. 12, fig. 4a-c.
1853. Ammoniies Capitami Catullo. Cale, rosso amm., pag. 38, tav. 4, fig. 4.
1867-81. Ammonites ( Phylloceras ) Capitanei Meneghini. Monographie, pag. 94, tav. 18, fig. 4-6.
1900. Phylloceras Capitanei Bellini. Amm. cale, rouge Ombria, pag. 131, fig. 5.
1914. Phylloceras Capitanioi Zuffardi. Lias Aquilano, pag. 577, tav. 10, fig. 4.
1919. Phylloceras Capitanioi Principi. M.ti Mariani, pag. 434, tav. 15, fig. 1.
1919. Phylloceras Capitanioi Fucini, Taormina, pag. 178, tav. 15, fig. 6,
110
G. ZANZTTCCHT
1930. Phylloceras Capitami MitzopouIìOS. Cephal. Alta Brkvnza, pag. 24, tav. 2, fig. 4a, b.
1933. Phylloceras Capitanioi Negri. Rev. Amm. liass., parte I, tav. 12, fig. 4-6.
1936. Phylloceras Capitanioi Negri. Ibid., parte II, pag. 1, tav. 1, fig. 1, 2.
1952. Phylloceras capitanici Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (nom. nud.).
1954. Phylloceras capitanioi Venzo. Flysch bergamasco, pag. 105 (nom. uud.).
esemplari in buone condizioni di
conservazione. Dimensioni :
diametro.
. mm 62
mm
74
altezza ultimo giro ....
. . » 34
»
42
larghezza ultimo giro .
. . » 20
»
24
ombelico.
» 5
»
7
Conchiglia piatta, a rapido accrescimento del giro, marcata involuzione, ombelico stretto. Se¬
zione dei giri ellittica a fianchi appiattiti e poco convessi; dorso molto arcuato ed affilato. Ornamen¬
tazione a solchi (di solito in numero di sei), abbastanza profondi, continui fino all’area esterna, sulla
quale determinano leggerisime depressioni. Essi presentano una concavità verso l’apertura e sono
leggermente proversi. La linea lobale è quella tipica del genere.
Quattro esemplari si differenziano per la forma dei solchi, che tende a quella del C. mlssowi,
e per il notevole appiattimento laterale. Ho classificato perciò tali esemplari come :
f. appiattita
Distribuzione - Lias superiore: Alpi Venete, Entratieo, duello, Val Madrera, Alpe Turati;
Appennino Centrale: Porcarella, Cesi, Cagli, Val d’Urbia, M. Subasio; Taormina; Albania.
Callipbylloceras nilssoni (Hébert)
(Tav. XIII, fig. 7, 12)
1867-81. Ammonite» ( Philloceras ) Nilssoni Meneghini. Monographie, pag. 96, tav. 18, fig. 8.
1904. Phylloceras Nilssoni Prinz. Bakony, pag. 42, tav. 8, fig. 1 ; tav. 21, fig. 1 ; tav. 26, fig. 10.
1915. Phylloceras Nilssoni Principi. M.tiMartani, pag. 455, tav. 15, fig. 6.
1919. Phylloceras Nilssoni Fucini. Taormina, pag. 278, tav. 16, fig. 3.
1929. Phylloceras Nilssoni Desio. Albenza, pag. 144.
1930. Phylloceras Nilssoni Mitzopoulos, Cephal. Alta Brianza, pag. 21, tav. 2, fig. 1, 2.
1936. Phylloceras Nilssoni Negri. Rev. Amm. liass., parte li, pag. 4, tav. 1, fig. 5, 8.
1937. Phylloceras Nilssoni Vialli. ili. Pcller, pag. 109, tav: 1, fig. 3.
1947. Phylloceras nilssoni Lippi-Boncambi. Lias sap. Umbria Ccntr., pag, 5, tav. 5, fig. 2.
1952. Phylloceras nilssoni Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (non nud.).
1954. Phylloceras nilssoni Venzo. Flysch Bergamasco, pag. 105 (non nud.).
Sei esemplari in ottime condizioni di conservazione. Dimensioni:
diametro.
60
rum
74
altezza ultimo giro . . . .
. . »
34
»
42
larghezza ultimo giro .
' . »
21
»
24
ombelico.
»
5
»
5
Conchiglia meno appiattita del C. capitanioi, con accrescimento dei giri non molto veloce e invo¬
luzione meno marcata; ombelico più largo. Sezione dei giri ovale, con dorso arrotondato e fianchi
convessi. Ornamentazione a solchi in numero di sei, ben marcati e presentanti una caratteristica infles¬
sione a meta circa del fianco. Essi giungono sul dorso, determinando marcate depressioni. La linea
lobale degli esemplari in esame corrisponde a quella figurata da Negri (pag. 6, fig. 13).
Distribuzione. - Lias superiore: Aveyron; Bakony; Epiro; Alpe Turati; M.ti Martani, Al¬
benza, M. Peller, Val Formiga; Cagli, Subasio, Cesi; Taormina; Lorena; Albania; Balcani.
Lfe AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATICO ECC.
Ili
f. beatricis (Bonarelli)
(Tav. XIII, fig. 6)
1867-81. Ammonites (. Phylloceras) Nilssoni Meneghini. Mono grappine, tav. 19, fig. 7.
1899. Phylloceras Beatricis Bonarelli. Bosso amm., pag. 214.
1930. Phylloceras Nilssoni var. Beatricis Mitzopoulos. Ccphal. Alta Briansa, pag. 22, tav. 2, fig. 3.
1936. Phylloceras Nilssoni var. Beatricis Negri. Bev. Amm. liass., parte II, pag. 8, tav. 1, fig. 9.
1954. Phylloceras nilssoni var. beatricis Venzo. Flysch bergamasco, pag. 105 (noni, nud.)
I n esemplare in buone condizioni colle seguenti dimensioni :
diametro.min 59
altezza ultimo giro.» 34
larghezza ultimo giro .... » 20
ombelico.» 3
Differisce dalla forma tipica del nilssoni per l’ombelico più stretto, per l’accrescimento più
veloce dei giri in altezza, e per la forma dei solchi un po’ diversa.
Distribuzione. - Col tipo (Alpe Turati, Appennino Centrale),
f. altisulcata (Prinz)
1904. Phylloceras Nilssoni var. altisulcata Prinz. Bakony, pag. 44.
1936. Phylloceras Nilssoni var. altisulcata Negri. Bev. Amm. liass., parte 11, pag. 10, tav. 1, fig. 11.
Un esemplare in buone condizioni, colle seguenti dimensioni :
diametro.min 85
altezza ultimo giro.» 44
larghezza ultimo giro .... » 23
ombelico.» 6
Si differenzia dalla forma tipica della, specie per i solchi estremamente marcati.
Distribuzione. - Col tipo (Bakony; M. Generoso; Alpe Turati).
Calliphylloceras virginiae (Bonarelli)
1867-81. Ammonites ( Phylloceras ) Nilssoni Meneghini. Monographie, tav. 18, fig. 9.
1894. Phylloceras Virginiae Bonarelli. Bosso amm., pag. 214.
1936. Phylloceras Virginiae Negri. Bev. Amm. liass., parte li, pag. 10, tav. 1, fig. 12, 13.
1952. Phylloceras virginiae Venzo. Alpe Tarati, pag. 115 (nom. nud.).
I n esemplare in buone condizioni di conservazione, colle seguenti dimensioni :
diametro.mm 31
altezza ultimo giro.» 17
larghezza ultimo giro .... » 10
ombelico.» 2
Conchiglia appiattita, involuta, ad ombelico stretto; sezione dei giri ovale, con fianchi lieve¬
mente convessi e dorso affilato. Ornamentazione a solchi marcati, in numero di sei, incurvati verso la
apertura con flessuosità ad un terzo dal dorso, sul quale determinano nette ed ampie depressioni. La
linea lobale è simile a quella del C. capitamoi.
Distribuzione - Lias superiore: Alpe Turati, Appennino Centrale, M. Generoso.
112
G. ZANZUCCHI
Calliphylloceras cfr. helenae Mitzopoulos
(Tav. XIII. fig. 5, 5a)
1930. Phylloceras Helenae Mitzopoulos. Cephcd. Alta Brianza, pag. 25, tav. 2, fig. 5a, b.
1936. Phylloceras Helenae Negri. Bcv. Amm. Heuss., pag. 15, tav. 2, fig. 4-6.
1952. Phylloceras helenae Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (noni. nud.).
Tre esemplari, il migliore dei quali con le seguenti dimensioni:
mm 82
» 48
» 22
» 5
diametro.
altezza ultimo giro . .
larghezza ultimo giro .
ombelico
Conchiglia discoidale, a rapido accrescimento del giro ; ombelico abbastanza ampio. Sezione del
giro ellittica, dorso acuminato, fianchi appiattiti e massima larghezza al terzo interno. Ornamentazione
a solchi, in numero di sei per giro del tipo C. capitanici, ma leggermente più rettilinei; sul dorso de¬
terminano una evidente depressione. La linea lobale è identica a quella del C. eapitanioi.
Distribuzione. - Alpe Turati.
Sottofamiglia Rhacophyllitinae Spaiti
Cenere Rhacophyllites Zittel, 1883; em. Geyer, 1886, Pompeckj, 1893.
Sottogenere Geyeroceras Hyatt, 1900.
Rhacophyllites (Geyeroceras) cfr. cylindricum (Sow.)
(Tav. XIII, fig. 11, Ila)
1901. Phylloceras cylindricum Fucini. M. Cetano, pag. 17, tav. 2, fig. 6-8.
1929. Phylloceras ( Geyeroceras ) cylindricum Desio. Albensa, pag. 127.
1933. Phylloceras ( Geyeroceras ) cylindricum Negri. Reo. Amm. Mass., pag. 93, tav. 9, fig. 1.
Un solo esemplare colle seguenti dimensioni:
mm 67
» 39
» 22
» 6
diametro.
altezza ultimo giro .
larghezza ultimo giro .
ombelico.
De caratteristiche morfologiche della conchiglia corrispondono perfettamente alla descrizione
data da Negri per il suo tipo figurato.
Faccio notare che si tratta della prima segnalazione di questa specie nel Toarciano; lo stato di
conservazione dell 'esemplare sembra tipica del livello inferiore del Toarciano di Entratico.
11 sottogenere Geyeroceras viene incluso da Roman (1938, pag. 10, 11), in accordo con Spaiti,
nel genere Rhacophyllites Zittel.
Distribuzione. - Lias inferiore della Spezia, Montagna del Casale e di Beilampo, Carenno, Alta
Brianza, M. Detona; Lias medio dell’ Hierlatz, Val Trompia.
JjE ammoniti del lias superiore (toarciano) di entratico eoo.
1.13
Superfamiglia Lytocerataceae S. Buokman, 1894.
Famiglia Lytoceratidae Netjmayr, 1875. ■
Sottofamiglia Lytoceratinae s. stv.
Genere Lytoceras Suess, 1865; em. S patii, 1924.
Lytoceras cornucopiae (Jottng e Biro)
(Tav. XIV, fig. 3)
1881. Ammonitcs ( Lytoceras) cornucopiae Meneghini. MonOgraphic, pag. 103, tav. 22, fig 1.
.1886. Lytoceras cornucopiae Wright. Lias Amm., pag. 410, tav. 73, fig. 3.
1923. Lytoceras cornucopiae Buokman. Yorkshire, tav. 391 A-C.
1931. Lytoceras cornucopiae Monestier, Aveyron, pag. 5.
1953. Lytoceras cornucopiae Donovan. flynoptic sappi., pag. 48.
1962. Lytoceras cornucopiae Sturane Argenterà, pag. 42, fig. 9.
Due esemplari in ottime condizioni, aventi le seguenti dimensioni :
diametro.mm 108 mm 210
altezza ultimo giro.» 48 » 91
larghezza ultimo giro.» 38 » 70
ombelico.» 36 » 69
La conchiglia, completa di guscio, presenta una spira fortemente evoluta, con giri subellittici,
ma a sezione poco lontana dalla circolare. Il ricoprimento è minimo ; l'ornamentazione è caratterizzata
da zigrinatine radiali continue anche sul lato ventrale, fra le quali è compresa un’ornamentazione
secondaria costituita da striature d ’ accrescimento semplici, in numero di una o due. Sulla regione
ombelicale si nota una marcata proversione degli elementi ornamentali.
Distribuzione. - Toarciano dello Yorkshire; Aveyron; Argenterà; Lussemburgo; Lorena; Ap¬
pennino centrale; Alpe Turati.
Lytoceras francisci (Oppel)
(Tav. XIV, fig. 2)
1856. Ammonìtes Fimbriatus Hauer. Lias d. nord-òsti. Alpen, pag. 62, tav. 22, fig. 1, 2.
1865. Ammonìtes Francisci Oppel. Tithon. Etage, p 551.
1867-81. Ammonìtes ( Lytoceras ) Cereris Meneghini. Monograph.ie, pag. 105, Tav. 21, fig. 2, 3.
1904. Lytoceras Francisci Prinz. Bakony, pag. 54, tav. 37, fig. 1-3, 6, 7.
1930. Lytoceras Francisci Mitzopoulos. Cephal. Alta Briama, pag. 29, tav. Ili, fig. la, b, e.
1937. Lytoceras Francisci Vialli. M. Peller, pag. 106.
1942. Lytoceras Francisci Magnani. Amm. Liass. Gomsiqe, pag. 102, tav. 1, fig. 4.
1952. Lytoceras francisci Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (nom. nud.).
Due esemplari con le seguenti dimensioni:
diametro.
. mm
115
mm
oc
altezza ultimo giro ....
. . »
50
»
18
larghezza ultimo giro . . .
. . »
34
»
14
ombelico ....
. . »
38 circa
»
15
Conchiglia molto evoluta con giri ovoidali a rapido accrescimento, che si ricoprono in misura
ridottissima. Nell esemplare di maggiori dimensioni si riconosce una leggerissima ornamentazione a
striature parallele all ’ accrescimento, ma appena proverse sul margine ombelicale.
114
G. ZANZUC0H1
Essi ben corrispondono a quelli figurati da Meneghini come A. (Lytoceras) Cereris, sinonimo
secondo Bonarelli (Bosso amm,, pag. 216) del L. francisci.
Distribuzione. - Lias superiore di Bakony ; Albania ; Alpe Turati, Val Forrniga, Appennino
centrale; segnalata anche nel Dogger inferiore della Breggia (Canton Ticino).
Lytoceras kténasi Mitzopoulos
1930. Lytoceras Kténasi Mitzopoulos Cephal. Alta Brianza, pag. 31, tav. 3, fig. 3a, b.
1952. Lytoceras Menasi Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (noni. nud.).
1954. Lytoceras kténasi Venzo. Flysch bergamasco , pag. 106 (noni. nud.).
Un esemplare ben conservato con le seguenti dimensioni :
diametro.min 55
altezza ultimo giro.» 23
larghezza ultimo giro .... » 23
ombelico.» 19
La conchiglia è evolutissima, l’accrescimento del giro rapido, con sezione circolare. Differisce
dal tipo di Mitzopoulos per la maggiore altezza del giro in rapporto alla sua larghezza, e per F om¬
belico appena più ampio. Penso tuttavia che tali piccole differenze rientrino nel campo di variabilità
della specie.
Distribuzione, - Toarciano della Lombardia: Alpe Turati, Alta Bianza.
Lytoceras sepositum (Meneghini)
(Tav. XIV, fig. 1, la)
1867-81. Ammonites ( Lytoceras ) sepositum Meneghini. Monographic, pag. 109, 192, tav. 22, fig. 3, 4.
1904. Lytoceras sepositum Prinz. Bakony, pag. 57, tav. 31, fig. 2.
1919. Lytoceras sepositum Fucini. Taormina, pag. 180, tav. 16, fig. 13.
1930. Lytoceras sepositum Mitzopoulos. Cephal. Alta Brianza, pag. 34, tav. 3, fig. 5.
1931. Lytoceras sepositum Monestier. Aveyron, pag. 7, tav. 7, fig. 28, 29.
1952. Lytoceras sepositum Venzo. Alpe Turati, pag. 115 (nom. nud.).
Un esemplare con le seguenti dimensioni :
diametro.mm 60
altezza ultimo giro.» 22
larghezza ultimo giro .... » 20
ombelico. » 25
La spira è evolutissima e la sezione dei giri subcircolare; accrescimento piuttosto lento, con
ricoprimento ridottissimo. Nei giri interni si nota una leggera ondulazione della superficie laterale,
che svanisce tuttavia nella parte terminale della spira. Sull ’ area ventrale si intravede una fine orna¬
mentazione costituita da striature subradiali poco marcate.
Distribuzione. - Toarciano dell ’ Aveyron ; Bakony; Taormina; in Lombardia abbondante alla
Alpe Turati e Alta Brianza; Lias superiore della Val d’Urbia, Cesi, Cagli, M. Catria, ecc.
IJ3 AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATICI.) EOO.
115
Superfamiglia Eoderocerataceae Arkell, 1950.
Famiglia Dactylioceratidae Hyatt, 1867.
Genere Dactylioceras Hyatt. 1867.
Dactylioceras cfr. commune (Som.)
(Tav. XIV, fig. 5)
1815. Ammonites communis Sowerby. Miner. Gonch., voi. il, pag. 10, tav. 107, fig. 8.
1884. Stcphanoceras commune Wbight. Lias Amm., pag. 473, tav. 84, fig. 1-3.
1906. Collina communis Parisch e Viale. Contrib. studio Lias slip., pag. 162, tav. 10, fig. 11, 12
1927. Koinodactyles communis Buckman. Yorkshire, tav. 707.
Unico esemplare in cattive condizioni di conservazione, colle seguenti dimensioni:
diametro.
altezza ultimo giro . .
larghezza ultimo giro .
ombelico.
min 59
» 14
» 15
» 31
Sezione del giro subcircolare, con anfratti a lento accrescimento e debole involuzione. Orna¬
mentazione costituita da 55 coste sull’ultimo giro, sdoppiatesi regolarmente sull’area ombelicale,
ove leggermente provergono. Nonostante 1 ornamentazione si presenti alquanto corrosa, le coste ap¬
paiono crasse e subradiali, mentre in corrispondenza del sifone la superficie è debolmente marcata,
specie nelle parti più usurate.
Dai vari confronti, il tipo figurato sembra corrispondere all 'Ammonites annulatus di Rey-
\es 0) (tav. 8, fig. 3), ma ne differisce per il maggior numero di coste biforcate. Buona analogia di
caratteri riscontro pure con la Collina Meneghina Principi (■) (tav. 17, fig. 8), la quale tuttavia è for¬
nita di una piccola carena; per la medesima ragione differisce il Coeloceras ( Peronoceras ) meneghina
Ramaccioni ( 3 ), suo sinonimo. 11 Coeloceras ( Collina 0 aegoccroides Merla ( 4 ), pur avendo la medesima
involuzione ed uguale accrescimento, porta, un minor numero di coste (34 sui fianchi) e numerosi
tubercoli in corrispondenza della bipartizione delle coste.
L'esemplare proveniente dal Buco del Piombo, da Mitzopoulos (°) indicato come nuova specie di
Coeloceras (Peronoceras ) aff. al Coeloceras subarmatum Y. e B., (tav. 8, fig. IOa, b), è a giri più
rapidamente crescenti e sezione subquadrata con fianchi rapidamente sfuggenti verso 1 ombilico. Da
Venzo (®) tale forma è ricordata come Coeloceras ( Peronoceras ) mitzopoulosi noni. nov.
Fra i tipi di Buckman dello Yorkshire, più si avvicinano il Koinodactyles communis (Sow.) di
tav. 707-VI e il Toxodactylcs toxophorus Buck. di tav. 776-VTI. Il primo, della « Ufrons zona» ha un
minor numero di coste, ma corrisponde per F accrescimento, la sezione e l’involuzione dei giri; il se¬
condo, della « tardum zona » corrisponde come numero di coste, ma non nella forma di esse, nella
sezione dei giri e nel modo di avvolgimento.
Al primo esemplare di Buckman confronto il mio individuo.
Distribuzione. - Appennino centrale ; Taormina ; Canton Ticino ; Bacino del Rodano ; Porto¬
gallo; Bakony; Lorena; Yorkshire; Balcani; Lussemburgo.
( 1 ) Reynes, Monographie des Amm., 1879,
( 2 ) Principi, M.ti Martani, 1915.
( 3 ) Ramaccioni, M. Cucco, 1939, pag. 185, tav. 12, fig. 11.
( 4 ) Merla, Ibid., pag. 189, tav. 12, fig. 12.
( 6 ) Mitzopoulos, Cephal. Alta Brianza, 1930.
(°) Venzo, Alpe Turati, 1952, pag. 121.
1*
G. ZANZTJCCHI
116
Dactylioceras ghinii (Mitzopoulos)
1930. Coeloceras ( Dactylioceras ) Ghinii Mitzopoulos. Cephal. Alta Brianza, pag. 91, tav. 8, fig. 6a, b.
1939. Coeloceras ( Dactylioceras ) Ghinii Ramaccioni. M. Cucco, pag. 184.
1943. Coeloceras ( Dactyloceras ) Ghinii Maxia. M.ti Cornicolani, pag. 112, tav. 3, fig. 3.
1952. Coeloceras ( Dactylioceras ) ghinii Venzo. Alpe Turati, pag. 121 (nom. nud.).
1952. Coeloceras (Dactylioceras) ghinii Nicotra. Canto Alto, pag. 80.
l’n esemplare con le seguenti dimensioni:
diametro.
. . . inni 41
altezza ultimo giro . . .
. . . » 11
(0,27)
larghezza ultimo giro .
. . . » 17
(0,42)
ombelico.
. . . » 20
(0,46)
Le coste in numero di 47 sui fianchi, sono leggei
mente ondulate, alcune di esse (assai rare) de¬
correndo semplici da un lato all’altro, la gran parte invece biforcandosi all’altezza dell’area sinfonale.
Distribuzione. - Lias superiore: Alta Brianza, M. Canto Alto, Alpe Turati, Passo della Porraia.
Dactylioceras cfr. annulatiforme (Bon.)
1867-81. Ammonites Desplacei Meneghini. Monographie, pag. 76, tav. 16, fig. 7, 8.
1899. Coeloceras annulatiforme Bonarelli. Bosso amm., pag. 212.
1930. Coeloceras ( Dactylioceras ) annulatiforme Mitzopoulos. Cephal. Alta Brianza , pag. 87, tav. 8,
fig. 4a, b (eum syn.).
1939. Coeloceras ( Dactylioceras ) annulatiforme Ramaccioni. M. Cucco, pag. 185, tav. 12, fig. 8.
1943. Coeloceras ( Dactylioceras ) annulatiforme Maxia. M.ti Cornicolani, pag. 113, tav. 3, fig. 4.
1947. Coeloceras ( Dactylioceras ) annulatiforme Lippi-Boncambi. Umbria Centr., pag. 143.
1952. Coeloceras ( Dactylioceras ) annulatiforme Venzo. Alpe Turati, pag. 121 (nom. nud.).
1954. Coeloceras ( Dactylioceras ) annulatiforme Venzo. Flysch bergamasco, pag. 106, (nom. nud.).
Due esemplari mal conservati, uno dei quali si avvicina particolarmente al tipo di Ramaccioni,
e l’altro a quello di Meneghini.
Distribuzione. - Lias superiore: Buco del Piombo, Alpe Turati, Entratico, Passo della Porraia,
la Porcarella, M. Tezio, M.ti Mariani; Taormina; Aveyron; Portogallo.
Dactylioceras cfr. crassiusculosum (Simpson)
1912. Dactylioceras crassiusculosum Buckman. Yorkshire, tav. 62.
1931. Coeloceras ( Dactylioceras ) crassiusculosum Monestier. Aveyron, pag. 63, tav. 3, fig. 22, 23, 25-35.
1962. Cactylioceras crassiusculosum ITowarth. Yorkshire type, pag. 115.
Dimensioni approssimative dell’unico esemplare in cattive condizioni di conservazione:
diametro.mm 62
altezza ultimo giro.» 14
larghezza ultimo giro .... » 13
ombelico.» 33
Esso presenta 50 coste sul fianco del giro ed 86 circa sulla superficie ventraie. Per le dimen¬
sioni e 1 ornamentazione corrisponde in pieno al tipo di Monestier (tav. 3, fig. 33), ma non è possi
bile dare una sezione sufficientemente esatta degli anfratti per le deformazioni che il nostro esemplare
ha subito; inoltre sull’area sifonale si biforcano un minor numero di coste, contandosene una dozzina
in meno.
Distribuzione. - Lias superiore: (zona a bifrons) di Guilhomard; Yorkshire; Bacino del Ro¬
dano; Aveyron; Lorena.
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATILO ECO.
117
Genere Catacoeloceras S. Buckman, 1923.
Catacoeloceras crassum (Y. e B.)
1908. Coeloceras crassum Principi. M. Malbe, pag. 221, tav. 7, fig. 16.
1918. Coeloceras crassum Buckman, Yorkshire, tav. 119, 119b.
1930. Coeloceras crassum Mttzopoulos. Cephal. Alta Uria,ma, pag. 83, tav. 8, fig. J.
1939. Coeloceras crassum Ramaccioni. M. Cucco, pag. 183, tav. 12, fig. 16.
.1943. Coeloceras crassum Maxia. M.ti Cornicolanì, pag. Ili, tav. 3, fig. 2.
1952. Coeloceras crassum Y eneo. Alpe Turati, pag. 121 (noni. nud.).
1954. Coeloceras crassum. Venzo. Flysch bergamasco, pag. 106 (noni, nud.),
1962. Catacoeloceras crassum Howarth. Yorkslnre type, pag. 118.
Bue esemplari dei quali uno mancante dei giri interni. Dimensioni:
diametro ....
39
inni
39
altezza ultimo giro . . . .
»
11
»
11
larghezza ultimo giro . . .
. . »
17
»
16
ombelico.
. . »
20
»
19
Biro più largo che alto, a coste crasse leggermente elaviformi e prover.se, che si biforcano sulla
area ventrale riunendosi simmetricamente al lato opposto.
Distribuzione. - Lias superiore: Alpe Turati, Canto Alto, Valle Varea, Entratieo, M. Tezio,
Passo della Porraia (M. Cucco); Yorkshire; Aveyron ; Portogallo; Bakony ; Lorena; Albania; Balcani.
Genere Nodicoeloceras H. Buckman, 1926.
Nodicoeloceras crassoides (Simpko.n)
(Tav. XIV, fig. 8, 8a)
1855. Ammonite/s crassoides Himpson. Yorkshire Lias, pag. 55.
1884. Ammoniies crassoides Simpson. I bici., 2“ ed., p. 86.
1913. Coeloceras crassoides Buckman. Yorkshire, tav. 89.
1962. Nodicoeloceras crassoides Howarth. Yorkshire type, pag. 118,
Due buoni esemplari ed un terzo incompleto; dimensioni:
diametro.
. min
59
inm
43
altezza ultimo giro . . . .
. . »
16
»
13
larghezza ultimo giro .
. . »
24
»
20
ombelico
30
»
21
Accrescimento della spira lento, piccola involuzione; anfratti più larghi che alti, con area ven¬
ti ale, convessa ed ampia, fianchi bassi e inclinati verso 1 ombelico. Le coste in numero di 50 circa
sull ultimo giro, sono sottili, separate da solchi marcati, e radiali. Nella zona sifonale il loro numero
aumenta a circa 80, poiché molte di esse si biforcano al limite con l’area laterale, dipartendosi da
una depressa nodosità allungata.
La specie in esame differisce dal C. crassum oltre che nei rapporti delle dimensioni, anche per
l’ornamentazione a coste laterali più sottili.
Distribuzione. - Toarciano (falcifer zona) dello Yorkshire ; Lorena,
118
G. ZANZUCGHI
(lenere Peronoceras Hyatt, 1867.
Peronoceras desplacei (i>’ Orb.)
(Tav. XIV, fig. 6, 7)
1867.-81. Ammoniies Desplacei Meneghini. Monographie, pag. 75, tav. 16, fig. 5, 5a (non 6, 7, 8).
1899. Coeloceras Desplacei Bonarelli. Bosso amm., pag. 211.
1931 . Coeloceras ( Porpoceras) Desplacei Monestier. Aveyron, pag. 47, tav. 3, fig. 5 (eum syn.).
Due esemplari in buone condizioni di conservazione, con le seguenti dimensioni:
diametro.mm 58 mm 43
altezza ultimo giro.» 15 (0,26) » 14 (0,32)
larghezza ultimo giro .... » 28 (0,47) » 23 (0,53)
ombelico.» 29 (0,50) » 19 (0,44)
Il primo esemplare (fig. 6) corrisponde per l’ornamentazione esterna al tipo di Monestier;
infatti sul fianco del giro si contano 46 coste, che, specie nella parte più interna del giro, tendono a
riunirsi in coppie, formando un notevole tubercolo. Nella superficie ventrale le coste si sdoppiano,
divenendo più sottili. Esso differisce tuttavia per la sezione più bassa e larga e 1' ombelico più ristretto.
La fig. 7 rappresenta un individuo che corrisponde all A. Desplacei di Meneghini. Esso diffe¬
risce dal primo per i giri un poco più bassi e per 1 ombelico più ampio.
Dal confronto bisogna ammettere una forte variabilità nell’ambito della specie già confermato del
resto dagli Autori, che si sono interessati ai Coeloceras. Discuto seguentemente l’attribuzione generica-
Distribuzione. - Lias superiore de La Verpilliere (bacino del Rodano), Cornus (Aveyron);
Cagli; Canton Ticino; Portogallo; Lorena; Balcani.
Peronoceras subarmatum (Y. e B.)
(Tav. XIV, fig. 4)
1867-81. Ammonites ( Stephmoceras ) subarmatus Meneghini. Monographie, pag. 67, tav. 14, fig. 5.
1899. ( Peronoceras) subarmatum Bonarelli. Rosso amm., pag. 210.
1930. Coeloceras ( Peronoceras) subarmatum Mitzopoulos. Ceplxal. Alta Brianza, pag. 92, tav. 8, fig. 8
(cum syn.).
1931. Coeloceras (Porpoceras) subarmatum Monestier. Aveyron, pag. 46, tav. 3, fig. 3, 9, 11.
1952. Coeloceras ( Peronoceras) subarmatum Venzo. Alpe Turati, pag. 121, tav. B, fig. 6.
1962. Peronoceras subarmatum. Howarth. Yorkshire type, pag. 117, tav. 17, fig. 5a, b.
Unico esemplare alquanto deformato, avente dimensioni :
diametro.
. mm
55
circa
altezza ultimo giro . . . .
»
ii
»
(0,20)
larghezza ultimo giro . . .
»
18
»
(0,33)
ombelico.
»
32
»
(0,58)
I giri che si ricoprono pochissimo, sono ornati lateralmente da 44 coste principali che si biforcano
al margine sifonale, mentre si tripartono dai tubercoli che ornano il giro in numero di 22; agli stessi
tubercoli giungono sui fianchi coste appaiate.
Nel 1953 Donovan nella revisione del Wright tiene distinti i due generi Peronoceras e Porpo¬
ceras, senza tuttavia dare indicazioni sui caratteri generici distintivi. Lo stesso Autore però nel
1958 t 1 ) a pag. 47 scrive : « The genus Porpoceras Buckman (loc. cit.) (type species: Amm. vortex
Simpson by originai designation) is regarded by thè present writer as a synonym of Peronoceras ».
( l ) Donovan D. T., Ammonite$ zones of thè Toarcian. Bel. Geo). Helv., Voi. 51, 1958.
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATICO ECC.
119
Infatti aggiunge che Buckman diede come caratteri generici forme compresse per i Peronoceras, e
forme massicce, fortemente ornate per i Porpoceras. Donovan considera tali differenze di ornamenta¬
zione e sezione del giro di importanza non generica. Nel 1962 Howarth tiene di nuovo distinti i due
generi, considerando il subarmatum appartenente ai Peronoceras, non più ai Porpoceras, come Mo-
NESTIER.
Distribuzione. - Lias superiore ( bifrons zona) di Saint Romain, Limas, La Verpillière, Crus-
sol (Bacino del Rodano); Guilhomard; ( fibulatum zona) Yorkshire; Buco del Piombo, Alpe Turati;
Cagli, Cesi; Taormina; Bakony.
Peronoceras sp.
(Tav. XIV, fig. 9)
Dimensioni :
diametro.
mm
24
altezza ultimo giro ....
»
7
larghezza ultimo giro . . .
»
12
ombelico.
»
10
I giri, di larghezza quasi doppia dell’altezza, hanno sezione subtrapezoidale, con superficie ven¬
trale ampia e convessa con fianchi rapidamente sfuggenti verso un profondo ombelico. Le coste prin¬
cipali, in numero di 40, si biforcano al margine con l’area esterna in corrispondenza di un tubercolo
(non sempre presente); la costolatura secondaria ricopre 1’ area con regolarità. Il giro abbraccia il pre¬
cedente per più di un terzo.
II mio esemplare differisce dal C. ( Peronoceras) millavense Monestier ( j ) tipico per l’accresci¬
mento e la sezione dei giri. Per 1 ’ ornamentazione e le dimensioni esso corrisponde maggiormente al
tipo di tav. 1, fig. 27 dello stesso Autore (var. acanthopsis d’ Orb.) e per il profondo ombelico e l’in¬
voluzione della spira al tipo di tav. 1, fig. 26 (var. crateriformis Monestier). A tale proposito si deve
tuttavia osservare che il C. (P.) millavense var. acanthopsis di Monestier corrisponde, secondo lo stesso
Autore, all ’ Ammonites acanthopsis d’ Orb., 1850. Non mi sembra, al contrario, molto somigliante con
la var. acanthopsis di Ramaccioni (1939, M. Cucco, tav. 11, fig. 25), che presenta i giri a più rapido
accrescimento.
Discreta analogia riscontro col tipo di Meneghini (1867-81, Monographie) figurato a tav. 16,
fig. 6 come Ammonites Desplacei, ma probabilmente riferibile a Nodicoeloceras , nel quale tuttavia le
coste si dipartono a 3 a 3 dai noduli sul margine ombelicale.
Superfamiglia Hildocerataceae Hyatt, 1867.
Famiglia Hildoceratidae Hyatt, 1867.
Sottofamiglia Hildoceratinae s. str.
Genere Hildoceras Hyatt, 1867.
La fauna in esame conta numerosi individui (oltre 60) appartenenti a questo genere, suddivisi
principalmente nel gruppo del bifrons s. str. e del sublevisoni. Pur non avendo in collezione il tipico
bifrons degli Autori tedeschi ed inglesi, che rappresenterebbe una forma estrema in rapporto ai miei
esemplari, sembra esistere una variazione graduale nei caratteri dei giri e nell’ornamentazione, che
lega i due gruppi ora nominati. Si passa infatti gradualmente da individui con giri a debole accresci¬
mento, forte evoluzione e coste rade (del gruppo sublevisoni) ad altri con notevole accrescimento del
giro, più involuti ed a coste più fitte (gruppo bifrons). (*)
(*) Monestier, Aveyron, 1931.
120
G. ZANZUCCHI
Gruppo dell’Hildoceras bifrons
Hildoceras bifrons (Brug.)
(Ta.v. XIV, fig. 10, IOa; Tav. XV, fig. 1; 9, 9a, 9b)
1874. Ammoniies bifrons Dumortier. Bassin du Rhune, pag. 48, Tav. 9, fig. 1, 2.
1879. Ammonites bifrons Reynes. Monographie, tav. 7, fig. 8-23.
1867-81. Ammonites bifrons Meneghini. Monographie, pag. 8 (pars), tav. 1, fig. 1, 2, 6-8; tav. 2, fig. 5
(non aliae).
1882. Harpoceras bifrons Wright. Lias Amm., pag. 436, tav. 59, fig. 1-4.
1900. Hildoceras bifrons Bellini. Amm. cale, rouge Ombria, pag. 146, fig. 10.
1905. Hildoceras bifrons Fucini. M. Cotona, pag. 113, tav. 5, fig. 13-15; tav. 6, fig. 3a-b (non syn.).
1907. Hildoceras bifrons Prinz. Bakony, pag. 124.
1914. Hildoceras bifrons Zuffardi. Amm. lias Aquilano, pag. 613, tav. 11, fig. 12.
1915. Hildoceras bifrons Principi. M.ti Mariani, pag. 453, tav. 17, fig. 2.
1918. Hildoceras bifrons Buckman. Yorksliire, tav. 114 A.
1919. Hildoceras bifrons Fucini. Taormina-, pag. 181, tav. 16, fig. 2.
1930. Hildoceras bifrons Mitzopoulos. Cephal. Alta Brianza, pag. 39, 40, tav. 3, fig. 6, 7.
1933. Hildoceras bifrons Merla. Amm. App. Centr., pag. 52.
1939. Hildoceras bifrons Ramaccioni. M. Cucco, pag. 171, tav. 11, fig. 18.
1946. Hildoceras bifrons Lippi-Boncampi. Lias sup. Umbria, pag. 137, tav. 6, fig. 12.
1952. Hildoceras bifrons Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (noni. nud.).
1954. Hildoceras bifrons Donovan. Synoptic suppl., pag. 17.
1956. Hildoceras bifrons Arkell. Jurassic tìeol., tav. 33, fig. 3.
1961. Hildoceras bifrons Dean, Donovan, Howarth. Liass. amm. zones, tav. 72, fig. 4.
Il tipo del bacino del Rodano di Dumortier mostra i giri subquadratici, mentre quello inglese
di Wright presenta giri più compressi, molto più alti che larghi. Questa variabilità venne già riscon¬
trata dagli stessi Autori, come pure da Reynes e Meneghini, che illustrarono numerose forme in
belle tavole. Mitzopoulos nella sua memoria sull’Alta Brianza, distinse le seguenti varietà; qua¬
drata Prinz, angustisiphonata Prinz, graeca Renz, acarnanica Mitz., lombardica Mitz., crassa Mitz.,
raricostata Bonarelli, sulcosa Bellini, laticostata Bellini, serraticosta Bellini. La var. involutissima
Mitz. è invece attribuibile all ’ H. semipolitum Buckman. Merla (1933) figura una varietà di bifrons,
raffrontabile forse alla var. lombardica- Mitz.
Venzo nel lavoro sull’Alpe Turati, cita sei esemplari di LI. bifrons e quattro varietà: qua¬
dratimi Prinz, angustisiphonatum Prinz, lombardimim Mitz. e la var. meneghina Venzo ( Meneghini,
tav. 1, fig. 8 a, b). La var. angustisiphonata Prinz è figurata anche da Nicotra, fra le Ammoniti toar-
ciane del M. Canto Alto (1952).
Donovan (1958) riprendendo il parere di Merla (1953), afferma che il tipico bifrons sembra
assai raro nei giacimenti toareiani italiani, ritenendo probabile che la maggior parte dei ritrovamenti
attribuiti a questa specie non corrisponda al bifrons in parola.
Avendo in esame una ventina di esemplari del gruppo, ho constatato una notevole variabilità
mi rapporti delle dimensioni principali, nonché nei caratteri dell’ornamentazione. Oltre ai tipi figu¬
rati dagli Autori, ho in diretto confronto un magnifico, tipico esemplare di 15 cm di diametro, prove¬
niente dall’oolite ferruginosa del Centro Europa, al quale ho rapportato i miei plcsiotipì; in essi il
diametro è compreso tra min 25 e min 140.
In certi esemplari potei figurare la linea iobaie, caratterizzata da piccolo lobo stretto, profondo
c tlifido, con apice allungato come nel tipo della tav. 2, fig. 5 di Meneghini, che lo distinguerebbe
dall’affine 11. hildense (Y. e B.) a primo lobo largo e basso e tetra-pentaforeato. Questa forma venne
tenuta distinta da Buckman nella zona a bifrons dello Yorksliire come II. walcotti (Sow.).
iiH AMMONITI DEL L1AS SUPERIORE (TOAROUNO) DI ENTRATICO EOC.
Nel gruppo dei bifrons posseggo un tipo, mal conservato, di grande diametro (mm 133) ed or-
nato da ben 50 coste, con giro compresso, alto mm 38 e largo mm 22, particolarmente corrispondente
al tipo inglese di Wright (tav. 59, fig. 1 , 2) e a quello francese di Reynes (Tav. 7, fig. 23). Fram¬
menti di questa forma sono tuttavia rari nel giacimento, e ritengo possano corrispondere al vero
bifronti.
lui altro grande esemplare, senza guscio, mancante dei giri interni, con diametro di mm 139, al-
lezza mm 38 e larghezza mm 24, possiede ombelico di mm 72; esso presenta una buona evoluzione, sì che
il margine ombelicale del giro più esterno abbraccia le coste del giro interno, coprendone compieta-
mente la parte proversa di esse e tagliandole all’altezza del punto di tangenza radiale. Un altro
esemplare dimezzato di mm 120 di diametro, mm 35 di altezza e 23 di larghezza, presenta linea lo-
bale caratteristica della specie, ma i giri sono un po’ più rapidamente crescenti che nel modello pre¬
cedente. L esemplare di tav. XV, fig. 1 . alquanto usurato sulle superfici possiede te seguenti
dimensioni :
diametro.mm 114
altezza ultimo giro .... » 31
larghezza ultimo giro ... » 21
ombelico. » 59
Esso è caratterizzato da spira assai compressa, con eostulazione regolare, nei due terzi esterni
del giro, e attenuata nel terzo interno, che risulta quasi liscio. L’esemplare in esame tende all ’ H. Mi¬
dense (Y. e B.) (bxfrons zona) dello Yorkshire, figurato da Btickman (1926) a tav. 667; forma a co-
stulazione ancora più attenuata.
Infine un completo esemplare senza guscio del gruppo bifrons, che si avvicina per certi carat¬
teri all’//, walcotti (Sow.) figurato da Buckman in tav. 773, è quello rappresentato alla tav. XV,
fig. 9, 9a, 9b. Esso ha te seguenti dimensioni:
diametro.mm 102
altezza ultimo giro .... » 34
larghezza ultimo giro ... » 21
ombelico. » 43
Le coste in numero di 42, sono bifronti e la linea lobate tipica della specie. Un forte solco sub-
mediano accompagna 1 ’ avvolgersi dei giri, che ricoprono un quarto scarso del precedente. Mi pare che
esso corrisponda pienamente all’esemplare di Merla (1932) di tav. 7, fig. 10, e riferito all’ li. snb-
levisoni. Fuc.
La fig, 10, 10 a di tav. XIV rappresenta uii esemplare che si discosta dai precedenti per la invo¬
luzione dei giri più marcata. Esso presenta le seguenti dimensioni :
diametro.mm 54
altezza ultimo giro. » 20
larghezza ultimo giro .... » 13
ombelico. » 20
E ’ ornato da 41 coste bifronti ; i giri si ricoprono di un terzo abbondante
1 ’ ombelico è molto più ristretto e risulta delle stesse dimensioni del giro esterno,
al tipo di Meneghini di tav. 1 , fig. 8 , 8 a.
Ite altro individuo è ornato di 39 coste e sembra ancora più involuto :
e per conseguenza
Esso è molto simile
diametro.
. . mm
51
altezza ultimo giro .
»
20
larghezza ultimo giro .
»
13
ombelico.
. . »
19
122
a. ZANZUCCHl
f. a coste rade
(Tav. XV, fig. 4; Tav. XVI, fig. 3, 3a)
L’esemplare di Tav. XVI, fig. 3 è ornato da 37 coste bifronti e corrisponde abbastanza a quello
di Meneghini di tav. 1, fig. 1. il diametro è di 64 rum e le dimensioni dell ultimo giro sono rispetti¬
vamente di min 24 per 1’ altezza e di mm 15 per la larghezza, mentre 1’ ombelico risulta di mm 25.
f. a coste fitte
(Tav. XV, fig. 2; Tav. XVII, fig. 8)
Nella collezione che. comprende il gruppo dei bìfrons vi sono sette individui che distinguo
come forma a coste fitte. Essi sono leggermente più depressi nella spira dei tipi precedenti. 11 più
grande, di mm 107, conta 54 coste, presenta giri debolmente ricoprenti con sezione di mm 30 per
l’altezza e mm 19 per la larghezza dell’ultimo giro; 1’ombelico, di mm 47 circa, mostra la notevole
evoluzione dell’esemplare, che tuttavia non figuro per il cattivo stato di conservazione. Posseggo
inoltre un frammento che sembra corrispondere al tipo di Meneghini di tav. 2, fig. 5.
I due esemplari figurati contano circa 50 coste sul giro esterno e presentano buona analogia
con 1 ’ H. bifrons Brug. var. angustisiphonatum Pbxnz.
Simile appare anche il tipo di Meneghini a tav. 1, fig. 3 per quanto più involuto e tendente al
semipolitum, e quello di Mitzopottlos (tav. 4, fig. 2 a, b). Anche Nicotra figura un esemplare di
M. Canto Alto (tav. 3, fig. 4) che rientra in questa forma. Essa è caratterizzata da ombelico ristretto
e giri a veloce accrescimento, molto più alti che larghi, nonché da coste fitte e sottili.
Invece le fig. 4, 5 di tav. 1 di Meneghini, rappresentano esemplari caratterizzati dai due
quinti interni dei giri del tutto lisci, e rientrano pertanto nell ’ H. semipolitum Bttokman, forma qui
non presente, tipica di zona appena superiore.
Le dimensioni degli esemplari figurati sono le seguenti :
diametro. mm 59
altezza ultimo giro.» 21
larghezza ultimo giro . » 14
ombelico.» 23
mm 47
» 16
» 12
» 18
(ricoprimento 1/4 per entrambi)
Un altro esemplare un po’ schiacciato ha diametro di mm 54, giri molto alti (mm 19-mm 11)
ed omeblico di mm 24. Il ricoprimento è di circa un quarto del giro precedente e le coste sono in
numero di 51.
Il tipo di minori dimensioni di questo gruppo ha diametro di mm 24, altezza e larghezza del
giro rispettivamente di mm 9 e mm 8, con ombelico di mm 8. Le coste sono in numero di 39.
f. crassa
(Tav. XV, fig. 10)
Unico esemplare in buone condizioni di conservazione, con le seguenti dimensioni :
diametro.mm 98
altezza ultimo giro. » 31
larghezza ultimo giro .... » 24
ombelico. » 47
(rapporto 1/h = 0,77)
La linea lobale è visibile nella figura; i fianchi dei giri sono leggermente sfuggenti verso l’area
ventrale e la regione sifonale è ampia. Le coste in numero di 47 sono bifrontidi, e sfumano nel terzo in¬
terno, in corrispondenza dell’ampia depressione periombelicale. Per i giri più bassi e massi rispetto
alle forme tipiche, e quindi per la superficie ventrale più ampia, essa è corrispondente alla var.
crassa di Mitzopotjlos ed è anche molto simile al tipo di Reynes (1879) di tav. 7, fig. 19, 20.
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOABCUNO) DI ENTRATICO ECO.
123
f. evoluta
(Tav. XVII, fig. 9, 11)
1 due esemplari figurati si differenziano per la maggiore evoluzione e la minore crassezza dei
giri; inoltre le coste non sono tipicamente bifronti, poiché sembrano mancare nel quarto interno del
giro, ed in più risulta molto attenuato il cordone periombelicale che determina il relativo solco nel
classico bifrons. Dimensioni :
diametro.
. . mm
98
mm
88
altezza ultimo giro . . . .
. . »
27
»
25
larghezza ultimo giro .
. . »
21
»
20
ombelico.
»
47
»
41
In questi due ultimi esemplari sono apprezzabili alcuni caratteri clic si ritrovano nell ’ II. suò¬
le-visoni Pire.
A questo proposito debbo rilevare che nella sinonimia di Fucini (1919) relativa all’ IL sublevi¬
soni, i lipi figurati dagli Autori si possono distinguere in due forme principali: la prima è molto evo¬
luta, a giri bassi che crescono lentamente, con costolatura non bifrontide (tipi di Dumortier, 1874;
Meneghini, 1867-81; IIaug, 1885); la seconda forma invece è involuta, a coste sub-bifronti ed accre¬
scimento del giro più rapido, come si nota dalla fig. 3 che lo stesso Fucini diede a tav. 46 (1905), rap¬
presentando un esemplare dei « calcari rossi del Lias sup. » del Monte di Detona. Mi sembra che
quest'ultima forma vada riunita ai tipi di H. bifrons figurati dallo stesso Autore a tav. 45, fig. 13-15.
L’identità di tali tipi fu del resto già ammessa da Donovan (1958, pag. 50), il quale tuttavia prefe¬
risce riferirli ancora al sublevisoni Fuc. Donovan (1958) accetta la definizione dell ’ II. sublevisoni
data da Fucini (1919), aggiungendo a questa specie i tipi del bifrons di Renz (1925) e quelli del
snblevisoni di Merla (1932). Anche in quest’ ultimo Autore compaiono sotto la specie 11. sublevisoni
Fuc. due forme abbastanza distinte : una più evoluta (fig. 1 di tav. 7) a cui si avvicina anche la var.
raricostata (fig. 4), considerata anzi da Donovan (1958) corrispondente esattamente al tipo ; e l’altra,
più involuta (fig. 10 della stessa tav.) e più fittamente costata, che è assai prossima ai tipi del M.
Detona di Fucini (1905) ed ai miei ultimi esemplari di TI. bifrons.
Gruppo d e 11 ’ H i 1 d o c e r a s sublevisoni
La collezione di Entratico è ricca di circa 40 esemplari raggruppabili attorno al tipico sublevi¬
soni. Tranne una decina, i rimanenti sono tutti in ottime condizioni di conservazione. Le misure del
diametro variano da mm 36 a mm 137, con frequenza maggiore sui min 70 circa. 1 rapporti lar¬
ghezza-altezza del giro variano da 0,68 a 0,84 ed il ricoprimento del giro esterno sul precedente da
poco più di 1/4 a meno di 1/7. L’accrescimento del giro è variabile e di solito è maggiore negli indi¬
vidui più involuti, che presentano qualche carattere di analogia col bifrons.
Il numero delle coste varia da un minimo di 27 ad un massimo di 43 e si nota che, in genere,
gli individui che ne presentano un minor numero, hanno sezione dei giri erassa o subrotondeggiante,
mentre quelli a costolatura più fitta hanno sezione più magra e presentano involuzione maggiore.
Le coste mancano in genere della proversione ombelicale e si arrestano ad un netto gradino periom¬
belicale liscio, che delimita poi sul giro più interno l'abbracciamento della spira. I solchi sifonali
sono sempre marcati, e la carena presente.
15
124
0. ZANZTJÒCHI
Hildoceras sublevisoni Fucini
(Tav. XIV, fig. 12; Tav. XVII, fig. 1, 2, 2a, 5)
1874. Ammonites Levisoni Dumortier. Bassin du Bhóne, pag. 49, tav. 9, fig. 3, 4.
1867-81. Ammonites bifrons Meneghini. Monographic, pag. 10, 11, 198 (pars), tav. 2, fig. 1, 2, 4
(non 5).
1887. Hildoceras Levisoni Hatjg. Monogr. Harpoccras, pag. 641, tav. 12, fig. 7a-e (ex. syn.).
1919. Hildoceras sublevisoni Fucini. Taormina, pag. 182 (pars).
1929. Hildoceras sublevisoni Desio. Albenza, pag. 146.
1930. Hildoceras sublevisoni Mitzopoulos. Cephal. Alta Briama, pag. 48, tav. 4, fig. 9; tav. 5, fig. 1.
1932. Hildoceras sublevisoni Merla. Animi, giur. App. Cevtr., pag. 51, tav. 7, fig. 1, 4.
1939. Hildoceras sublevisoni Bamaccioni. M. Cucco, pag. 173, tav. 9, fig. 20, 21.
1947. Hildoceras sublevisoni Lippi-Boncambi. Lias sup. Umbria, pag. 17, tav. 6, fig. 16.
1952. Hildoceras sublevisoni Venzo. Alpe Turati, pag. 120 (noni. nud.).
1952. Hildoceras sublevisoni Nicotra. Canto Alto, pag. 2 (noni. nud.).
1954. Hildoceras sublevisoni Venzo. Flysch bergamasco, pag. 105 (noni. nud.).
1958. Hildoceras sublevisoni Donovan. Amm. zones, pag. 50 (pars).
Nove esemplari in ottime condizioni, che corrispondono perfettamente alla forma tipica del.
sublevisoni (si veda sinonimia). La linea lobate è costituita da una grande sella laterale divisa da un
piccolo lobo, circa un terzo del primo laterale; quest’ultimo piuttosto allungato, appare trilaciniato,
ma talora anche con 4-5 punte. La differenza col bifrons, consiste principalmente nella mancanza, allo
interno dei giri, della proversione delle coste e del solco periombelicale, nonché nella minore involuzione
della conchiglia, con rapporto altezza del giro/diametro minore, e di conseguenza ombelico più ampio ;
le coste sono inoltre in minor numero che ne] bifrons.
Dimensioni degli esemplari figurati :
diametro.mm 136 ìnm 103 min 97
altezza ultimo giro . ...» 32 » 26 » 26
larghezza ultimo giro . ...» 24 » 18 » 18
ombelico. » 78 » 56 » 51
coste n° 30 41 37
Posseggo inoltre due esemplari non completi, che si differenziano dalla forma tipica per la
sezione dei giri più rigonfia e subrontonda, Essi sono figurati a tav. XVI, fig. 5, 5a, 13, 13a e vengono
qui distinti come
f. a giri subrotondi
(Tav. XVI, fig. 5, Sa, 5b, 13, 13a; Tav. XX, fig. 7, 7a)
Dimensioni :
diametro.
. . mm
100
(circa)
mm
77
altezza ultimo giro ....
. . »
24
»
20
larghezza ultimo giro . .
»
22
»
18
ombelico.
. . »
50
(circa)
»
38
La spira è evoluta e l’accrescimento lento; l’area ventrale convessa è ornata da acuta carena
accompagnata da due ampi ma non profondi solchi. Le coste, leggermente sigmoidi, sono debolmente
retroflesse e terminano sfumando sull’area ventrale; mentre nella camera di abitazione non giungono
al margine ombelicale. Credo di far rientrare in questa forma anche il frammento figurato a tav.
XX, fig. 7, 7a.
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATICO ECO.
.125
f. a coste retroverse
(Tav. XVI, fig. 1, 7, 12; Tav. XVII, fig. 3)
Gli esemplari figurati e vari altri si distinguono per le coste leggermente retroverse nei giri
interni, per il lento accrescimento e lo scarso ricoprimento dei giri ; dimensioni :
diametro.
80
mm
80
mm
75
mm
66
altezza ultimo giro . . .
»
22
»
23
»
23
»
21
larghezza ultimo giro . .
»
16
»
16
»
16
»
16
ombelico.
»
39
»
39
»
36
»
31
coste n°
39
37
40
39
Probabilmente rientra in questa forma anche un gruppo di 5 modelli interni aventi analoghe
caratteristiche: le coste sono più retroverse e curvate che nella forma tipica, 1’ area sifonale ampia con
due marcati solchi fiancheggianti una netta carena. Essi sono figurati a tav. XV, fig. 3, 8 e tav. XVI,
fig. 8-10. Dimensioni:
diametro.
. mm
67
mm
60
mm
59
mm
56
mm
54
altezza ultimo giro . .
»
21
»
19
»
19
»
17
»
17
larghezza ultimo giro .
»
15
»
14
»
16
»
15
»
12
ombelico.
. »
31
»
27
»
27
»
25
»
23
coste n°
36
38
36
33
39
Il ricoprimento è circa 1/4 del giro precedente. Elementi ornamentali e rapporti analoghi pre¬
sentano i due piccoli esemplari di tav. XVI, fig. 4, 6.
f. di transizione
(Tav. XV, fig. 6, 7)
I due modelli interni figurati differiscono dal tipico sublevisoni per le coste un po’ più fitte,
leggermente retroverse e sub-bifrontidi, nonché per un accenno di cordone periombelicale. Essi si avvi¬
cinano notevolmente all ’ TI. bifrons f. evoluta, ma se ne differenziano sopratutto per la minore am¬
piezza dell’area sifonale.
Dimensioni :
diametro.mm 70 mm 66
altezza ultimo giro.» 23 » 21
larghezza ultimo giro.» 14 » 13
ombelico.» 31 » 27
Infine il modello di tav. XVI, fig. 11 differisce dai precedenti solo per le coste più fitte (in
numero di 43, invece di 34-36) ma presenta dimensioni analoghe : diametro di nini 62, rapporto lar¬
ghezza/altezza del giro di 0,68, ombelico di mm 29.
Hildoceras venzoi n. sp.
(Tav. XVII, fig. 10, IOa, lOb)
Unico ottimo esemplare con le seguenti dimensioni:
diametro.
. . mm
83
altezza ultimo giro ....
. . »
21
(0,25)
larghezza ultimo giro . . .
. . »
16
(0,19)
ombelico.
44
(0,53)
Modello interno appiattito, evoluto, ad accrescimento particolarmente lento e di conseguenza giri
che si ricoprono pochissimo; ombelico molto largo, con parete inclinata. L’ultimo giro conservato ri-
126
G. ZANZUCCHI
sulta costituito per 3/5 dalla camera di abitazione. Gli anfratti mostrano sezione subrettangolare, con
regione ventrale ampia, 40 coste subradiali leggermente proverse nella metà esterna dell’ultimo giro ;
la metà interna dei giri invece, appare subliscia, depressa, con ampio solco e debole cordone periombe¬
licale. L’ area sifonale larga è percorsa da una acuta ed alta carena, fiancheggiata da due profondi
solchi. I giri interni risultano in parte schiacciati nella fossilizzazione.
La linea lobate è costituita da un profondo lobo sifonale, una prima sella divisa da lobulo circa
un terzo del primo laterale; quest’ultimo è largo e quadriforcato ed è seguito dalla seconda sella late¬
rale e da piccolo lobo. Gli elementi ombelicali appaiono alquanto usurati.
L’esemplare in esame rientra nel genere Hildoceras per il tipo di ornamentazione e per il solco
periombelicale; esso differisce dal gruppo bifrons per i giri di assai più lento accrescimento, subret¬
tangolari, per l’ombelico molto più ampio, per le coste meno falciformi e meno fitte, per il 1° lobo più
corto e largo. Una certa affinità si riscontra con V II. sublevisom, dal quale la mia specie differisce per
la sezione dei giri più quadrangolare, mentre la metà interna degli anfratti è depressa e subliscia ;
diversa è pure la linea lobale.
La nuova specie viene dedicata al prof. Sergio Venzo, che la raccolse a Entratico, e che mi
diresse nel presente lavoro.
Le varie specie di Hildoceras del Toarciano mediterraneo e particolarmente quelle lombarde e
dell ’ Appennino centrale, sono tutte ben distinte da questa nuova specie.
Hildoceras cfr. semicosta Buckman
(Tav. XIV, fig. li, Ila; Tav. XV, fig. 5, 5a, 5b)
1926. Hildoceras semicosta Buckman. Yorkshire, tav. 685.
1958. Hildoceras semicosta Donovan. A min. zones, pag. 51.
Bue esemplari, dei quali uno mancante dei giri interni, in buone
mie riproduzioni. Essi presentano le seguenti dimensioni :
diametro.mm 113
altezza ultimo giro.» 28
larghezza ultimo giro.» 19
ombelico.» 56
(rapporto larghezza/altezza del giro ; 0,68-0,69)
I caratteri differenziali sono : forte compressione della spira, coste completamente mancanti
nella metà interna dei giri. Esse in numero di 57-58, appaiono subradiali o alquanto proverse, specie
in prossimità dell’area ventrale. La linea lobale presenta notevoli differenze rispetto a quella del
bifrons, mentre rassomiglia maggiormente a quella del sublevisoni.
La spira si ricopre per meno di 1/5 abbracciando poco più dell’area sifonale, che comprende
una acuta e sottile carena, limitata da due marcati solchi laterali.
Confronto i miei esemplari col tipo di II. semicosta figurato da Buckman; essi differiscono pel¬
le coste appena proverse e meno falciformi. Inoltre essi non presentano il caratteristico lobo ombeli¬
cale obliquo della specie inglese.
condizioni, come appare dalle
mm 80
» 23
» 16
» 35
Genere Hildaites Buckman, 1921.
Hildaites serpentinum (Rein.)
(Tav. XVIII, fig. 1, la, 3, 3a, 6, 6a, 7, 8)
1867-81. Ammonites serpentinus Meneghini. Monographie pag. 13 (pars), tav. 3, fig. la, b.
1899. Harpoceras serpentinum Bonarelli. Rosso amm., pag. 200.
1926. Ilildoccratoides serpentinus Buckman. Yorkshire, tav. 138 C.
1939. Hildoceras serpentinum Ramaccioni. M. Cucco, pag. 175.
1954. Hildaites serpentinum Venzo. Flyseh bergamasco, pag. 106 (noni. nud.).
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATILO ECO.
127
Cinque esemplari in buone condizioni, i migliori dei quali presentano le seguenti dimensioni :
diametro.mm 90 mm 135
altezza ultimo giro ... » 27 (0,30) » 40 (0,30)
larghezza ultimo giro . . » 15 (0,17) » 23 (0,17)
ombelico.» 41 (0,45) » 06 (0,48)
Spira molto compressa, evoluta ed ornata da numerose tipiche coste che, negli esemplari muniti
di guscio, appaiono alternate con altre più sottili. L’area ventrale è occupata dalla carena e da due
deboli solchi sifoliali, contro cui si smorzano bruscamente le coste, fattesi più proverse. La sezione
dei giri (fig, la 3a, 6a) è subrettangolare a margini esterni un poco sfuggenti. 11 ricoprimento dei giri è
di circa 1/8 della loro altezza; leggere ondulazioni interessano regolarmente i fianchi della spira
nel terzo interno dell’ultimo giro. I miei esemplari corrispondono perfettamente al tipo di Mene¬
ghini, sinonimo per Buckman (1910) dell’ Hildoccras levisoni (Simpson).
Riscontro inoltre corrispondenza anche con l'esemplare di Buckman riferito all ’Hildoceratoid-es
serpentinus, tanto nell’accrescimento, quanto nella sezione dei giri e nell’ornamentazione. La linea Li¬
bale presenta uguale andamento, anche nella caratteristica seconda sella laterale, che ha l’estremità
leggermente centripeta; la prima sella è divisa da profondo lobulo (metà di quello laterale). Una
caratteristica che lo distingue dall ’ H. siibserpentinus Buckman, tipo del genere, è la sezione dei giri,
ohe negli esemplari in esame è più subrettangolare; inoltre il primo lobo è più stretto. La prima sella
laterale in entrambe le specie è divisa da un lobulo in due elementi, di cui quello esterno sembra no¬
tevolmente più basso nel tipo in nostro possesso.
Mi pare tuttavia che queste differenze non giustifichino una distinzione eli genere, ma solo
di specie, concordano con quanto già scrisse AV. -J. Arkell (1952, pag. 265), che ritenne il gen. Jlil-
doceratoides Buckman, 1921 sinonimo di Hildmtes Buckman, 1921. Devo tuttavia notare che Dono-
van (1954) riterrebbe ancora distinti i due generi, in quanto ambedue compaiono nella sua revisione
della monografia di AVrigiit.
Parisch e Viale (1906, pag. 147) descrivono un Harpoceras serpentiniun figurato nella tav. 9,
l'ig. 1-3, considerandolo sinonimo dell ’ Ammonite# serpentinus di Meneghini. Esso tuttavia differisce
per i giri più involuti, per la sezione subogivale e per la linea lobate; come già ebbe a notare Ra-
maccioni a pag. 175, tale forma andrebbe piuttosto riferita all ’ Harpoceras falcifer (Sow.).
L’unico esemplare senza guscio in mio possesso (tav. XVIli, fig. 3, 3a) è forse leggermente com¬
presso e presenta le seguenti dimensioni :
diametro.
mm 91
altezza ultimo giro . . . .
. . » 28
(0,31)
larghezza ultimo giro .
. . » 15
(0,17)
ombelico.
. . » 39
(0,43)
1 giri sono ornati da una ottantina di coste leggermente falciformi. Anche in questo tipo l’area
sifonale è ornata da acuta carena accompagnata da due piccoli solchi. La linea lobate non è visibile.
La linea lobate dell’.//, serpentini]'ormis Buckman (1923) e dell ’ H. siibserpentinus Buckman,
1921, presenta il primo lobo laterale espanso e sfrangiato esternamente, mentre le selle sono più an¬
guste. Nell ’ Hildoecratoides propeserpentinus Buckman (1921) e nel tipo in esame, invece, queste ca¬
ratteristiche sembrano invertire, essendo le selle più espanse dei lobi.
Distribuzione. - Lias superiore (serpentinum zona) di Pian d’Erba, Entratico, Passo della
Porrata; Yorkshire; Portogallo.
Hildaites cfr. subserpentinum Buckman
1921. Hildaites subserpentinum Buckman. Yorkshire, tav. 217.
Confronto a questa specie una parte di camera di abitazione in buono stato, perfettamente
identica per ciò che riguarda sezione ed ornamentazione, al genotipo figurato da Buckman. Esso è
ben diverso dall ’ Hildoceratoides serpentinus di Buckman specialmente nella sezione dei giri.
Distribuzione. - Yorkshire (zona a falcifer).
128
G. ZANZUCCHI
Hildaites levisoni (Simpson)
(Tav. XVIII, fig. 5, 5a)
1910. HUdoeeras Levisoni Buckman. Yorkshire, tav. 12.
1921. Hildaites Levisoni Buckman, ibicl., voi. Ili, pag. 55 corr.
1939. HUdoeeras levisoni Ramaccioni. M. Cucco, pag. 173.
1962. Hildaites levisoni Howarth. Yorkshire type, pag. 123.
Una parte di giro ricoperta dal guscio ed in ottime condizioni, a coste sigmoidi caratteristiche
del genere. La carena è accompagnata da deboli solchi che definiscono ancor meglio la distinzione dal-
V HUdoeeras sublevisoni Fuc.
Distribuzione. - Lias superiore ( falcifer zona) dello Yorkshire ; Portogallo ; Toarciauo del Passo
della Porraia.
Hildaites cfr. borealis (Seebach)
(Tav. XVIII, fig. 4)
1882. Harpoceras Levisoni Wright. Lias Amm., pag. 138, tav. 61, fig. 5, 6.
1913. HUdoeeras borealis Meister. Portug. Lias, pag. 555, tav. 13, fig. 4.
1954. Hildaites ( ? Hildoeeratoides) borealis Donovan. Synoptic sappi., pag. 45.
Metà giro, parte di camera di abitazione, avente le seguenti dimensioni :
diametro.mm 75
altezza ultimo giro.» 24
larghezza ultimo giro.» 15 (circa)
ombelico.» 33
Le coste, a forma sigmoide, sono piuttosto crasse, specie nella regione ventraie e si attenuano
nell’area ombelicale; esse ornano il semigiro in numero di 24. L’area sifonale stretta, è occupata da
acuta carena fiancheggiata da due solchi poco marcati.
Distribuzione. - Lias superiore dello Yorkshire ( serpentimcm zona); Lias superiore del Por¬
togallo.
Genere Mercaticeras Buckman, 1913.
Mercaticeras umbilicatum Buckman
(Tav. XIX, fig. 4, 5, 9)
1856. Ammonites Mercati Hauer. Lias d. nordost. Alpen, pag. 43 (pars), tav. 23, fig. 4, 5.
1867.-81. Ammonites Mercati Meneghini. Monographie, pag. 32, 203, tav. 8, fig. .1, 2.
1913. Mercaticeras umbilicatum Buckman. Yorkshire, tav. 7.
1930. HUdoeeras ( Lillia ) Mercati var. wmbilicata Mitzopoulos. Cephal. Alta Brianza, pag. 70, tav.
6, fig. 4.
1930. HUdoeeras ( Lillia ) Sknpoi Mitzopoulos. Ibid,. pag. 54, tav. 5, fig. 3.
1932. Mercaticeras humeralis Merla. Amm. App. Cernir., pag. 45, tav. 6, fig. 1-3.
1932. Mercaticeras mercati Merla. Ibid., pag. 45, tav. 6, fig. 4-7.
1947. Mercaticeras mercati Lippi-Boncambi. Lias sup. Umbria, pag. 134, tav. 6, fig. 11.
1947. Mercaticeras humeralis Lippi-Boncambi. Ibid,. pag. 135, tav. 5, fig. 9.
1952. Mercaticeras mercati var. umbilicatum Yenzo. Alpe Turati, pag. 117 (nom. nud.).
1954. Mercaticeras skupoi. Venzo. Flysch bergamasco, pag. 106 (nom. nud.).
1958. Mercaticeras umbilicatum Donovan. Amm. zones, pag. 51.
1963, Mercaticeras umbilicatum Pinna. Alpe Turati, pag. 76. tav. X, fig. 1-7, 10,
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE ( TOARCIANO) DI BOTRÌTICO ECC.
120
Alcuni esemplari in buone condizioni. Dimensioni :
diametro.
. . mm
39
nini
47
inni
51
altezza ultimo giro . . .
. . »
11
»
15
»
18
larghezza ultimo giro . .
»
12
»
13
»
14
ombelico.
. . »
17
»
20
»
22
1 miei modelli interni presentano una evoluzione spiccata, con giri abbracciane il precedente
per meno di 1/5. La sezione è subquadrata. Le coste in numero di 30-33 sono nettamente elaviformi
nei tipi di fig. 5 e 7, ed appena sigmoidali e proverse. L’area esterna è divisa da acuta carena e da
due marcati solchi.
Distribuzione. - Lias superiore (zona a bifrons): Alpe Turati, Entratico, Val d’Orbia, M.
Cucco, Montagna della Rossa, M.ti Martani, Cagli, Porcarella, Montagna dei Fiori, Pian dei Cingoli.
Yorkshire, Epiro, Balcania, Selva di Bakony; Canton Ticino; Lorena.
Mercaticeras hellenicum (Rene)
(Tav. XIX, fig. 11, 12, 15)
1932. Mercaticeras hellenicum Merla. Amm. App. Centr., pag. 47, tav. 6, fig. 10.
1952. Mercaticeras hellenicum Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (noni. nud.).
1952. Mercaticeras hellenicum Nicotra. Canto Alto, pag. 77.
1963. Mercaticeras hellenicum Pinna. Alpe Turati, pag. 79, tav. 10, fig. 13, 15-21, (cimi syn.).
Tre esemplari con le seguenti dimensioni :
diametro.
. . mm
30
mm
42
mm
43
altezza ultimo giro . . .
. . »
11
»
15
»
16
larghezza ultimo giro . .
. . »
12
»
15
»
15
ombelico.
. . »
10
»
14
»
16
La sezione del giro è subquadrata ; la involuzione della conchiglia è maggiore che nel mercati, e
l’area esterna è segnata da acuta carena e larghi solchi perisifonali. Le coste sono diritte o legger¬
mente retroverse internamente, mentre si spiegano bruscamente in avanti verso l’area sifonale.
Distribuzione. - Toarciano (zona a bifrons): Alpe Turati, Canto Alto, Montagna della Rossa,
M. Catria, Balcania, Yorkshire.
Mercaticeras stefaninii Merla
(Tav. XIX, fig. 1)
1932. Mercaticeras stefaninii Merla. Amm. App. Centr., pag. 48, tav. 6, fig. 8, 9.
1963. Mercaticeras stefaninii Pinna. Alpe Turati, pag. 79, tav. 10, fig. 14.
Un esemplare non completo, con le seguenti dimensioni
diametro.mm 72
altezza ultimo giro.» 23
larghezza ultimo giro.» 17
ombelico.» 35
(coste n° 24)
La spira risulta appiattita, ornata da coste radiali e elaviformi, che terminano nettamente contro
due solchi non molto profondi, limitanti sottile carena. I giri interni subquadratici, sono ricoperti per
1/4 della loro altezza. Confronto il mio tipo con gli esemplari figurati della specie di Merla che pre¬
sentano dimensioni minori, ma identica ornamentazione.
Distribuzione. - Lias superiore (zona a bifrons) : Alpe Turati, i Moretti (Narni).
(0,32)
(0,24)
(0,49)
130
G. 2ANZUCCHT
Sottofamiglia Harpoceratinae Neumayr, 1875.
Genere Harpoceras Waagen, 1869, restr. Btjckman, 1890.
Harpoceras cfr. falcifer (Sow.)
(Tav. XIX, fig. 3; fig. 8, 8a)
1820. Ammonites falcifer Sowerby. Miner. Gonch., Ili, tav. 254, fig. 2.
1879. Ammonites serpewtinus Reynes. Monograpliic des Amm., tav. 2, fig. 1-4.
1867-81. Ammonites falcifer Meneghini. Monographie, pag. 14 (pars), tav. 3, fig. 2 (non fig. 3).
1899. Harpoceras falciferum Bonarelli. Rosso amm., pag. 200.
1908. Harpoceras falcifer Principi. M. Malbe, pag. 218, tav. 7, fig. 15.
1928. Harpoceras falciferum Buckman. Yorkshire, tav. 764.
1939. Harpoceras falcifer Ramaccioni. M. Cucco, pag. 175.
1952. Harpoceras falciferum Venzo. Alpe Turali, pag. 120, tav. B, fig. 9a, b.
1954. Harpoceras falciferum Venzo. Flysch bergamasco, pag. 106 (noni. nud.).
1956. Harpoceras falcifer Arkell. Juraiss. Geol., tav. 33, fig. 5.
1958. Harpoceras falcifer Donovan. Amm. zones, pag. 48.
1961. Harpoceras falcifer Dean, Donovan, Howatii. Liass. zones , tav. 72, fig. 3.
L’olotipo di Sowerby (si veda anche Arkell, 1956; Donovan, 1958) è caratterizzato dalla orna¬
mentazione dei giri interni costituita da ottusi tubercoli prossimi al margine ombelicale, da ciascuno
dei quali si originano coppie di coste con una accentuata curvatura verso la regione ventrale, dove
risultano anche più evidenti. Oltre il diametro di circa 4 cm si nota una brusca variazione nel tipo
di ornamentazione, con costolatura tipicamente falciforme. Nella regione sifonale inoltre, la carena è
fiancheggiata da una stretta area pianeggiante che limita l’estremità delle coste.
Posseggo un unico esemplare in perfetto stato di conservazione, che figuro, con le seguenti
dimensioni :
diametro.mi 42
altezza ultimo giro.» 21
larghezza ultimo giro .... » 12
ombelico.» 9
Spira a giri avvolgenti per circa 1/3 a sezione ogivale; fianchi convessi, con massimo spessore al
terzo interno; accrescimento in altezza molto rapido. Ornamentazione a 51 coste tipicamente falciformi.
La prima sella laterale è divisa da un profondo lobulo; il primo lobo laterale è allungato e trilaci¬
niato. L’ombelico è stretto e l'area esterna costituita da bassa carena fiancheggiata da due solchi
laterali.
L’esmplare in esame è del tutto simile a quello figurato da Meneghini, come ho potuto consta¬
tare dal confronto diretto col tipo conservato nel Museo Geologico dell ’ Università di Pisa. Il nostro
modello interno differisce tuttavia dal tipo inglese per la presenza dei solchi perisifonali e la com¬
parsa dell’ ornamentazione falciforme fin dai primi giri visibili. Donovan osservò sul materiale svizzero
ed italiano, confrontato alla specie di Sowerby, una precoce e graduale comparsa della tipica ornamen¬
tazione ,nonché, almeno sui modelli interni, la tendenza all ’ apparire di deboli solchi fiancheggianti
la carena.
Per tali differenze abbiamo preferito confrontare, in accordo con l’Autore inglese, il nostro
esemplare a quello tipico; a meno che non si preferisca considerare tali differenze di valore subspe¬
cifico, giustificate anche dal diverso bacino paleogeografico.
]jE ammoniti del lias superiore (toarciano) di entratico eoo.
131
Posseggo inoltre due modelli interni ilei quali il minore è illustrato a Tav. XIX. fig. 3, con
le seguenti dimensioni :
diametro.
. nini
100
min
84
altezza ultimo giro . . .
»
41
»
36 (circa)
larghezza ultimo giro . .
»
22
»
18
ombelico.
»
30
»
26
caste n°
54
51
Essi risultano più evoluti del primo esemplare, un po' più compressi e con le coste meno falci¬
formi e più sigmoidi. L’area sifonale è occupata da una marcata carena, compresa tra due leggeri ed
ampi solchi. La linea lobate non è visibile.
Harpoceras cfr. subexaratum Bon.
(Tav. XVTTI, fig. 9, 9a)
1828. Ammoniics exaratus Yung e. Bird. Yorkshire, pag. 266.
1855. Ammonitesi nudiifoliatila Simpson. Yorkshire Lias, pag. 73.
1867-81. Ammonite w coni plano tris Meneghini. Monographie, tav. 4, fig. 1.
1899. Harpoceras cfr. e Taratimi Bonarelli. Rosso amm., pag. 201.
1909. Harpoceras e.caratimi Buckman. Yorkshire, tav. 5.
1930. Harpoceras subexaratum Mitzopottlos. Cephal. Alta Briansa, pag. 77, tav. 7, fig. 1.
1954. Harpoceras subexaratum Venzo. Flyscli bergamasco, pag. 106 (noni. nud.).
Unico piccolo esemplare ottimamente conservato, mancante della linea lobate, con le seguenti
dimensioni :
diametro.rnm 23
altezza ultimo giro.» 10
larghezza ultimo giro .... » 7
ombelico.» 6
Le coste in numero di 37 sull’ ultimo giro, sono piuttosto larghe e decisamente proverse nel
terzo interno, mentre più all’esterno risultano marcatamente falciformi.
Il mio esemplare si avvicina molto al tipo di Meneghini, pur presentando la sezione dei giri
leggermente più ampia. Per le piccole dimensioni e la mancanza della linea lobale, mi limito al sem¬
plice confronto con la specie di Bonarelli.
Distribuzione. - Toarciano inferiore dello Yorkshire; Porcarella; Alta Brianza.
Harpoceras n. sp. f gr. falcifer (Sow.)
(Tav. XVIII, fig. 10, IOa, lOb)
Unico ottimo modello interno di grandi dimensioni, con giri ad accrescimento moderato, coste
subfalciformi, fianchi compressi, area sifonale munita di carena accompagnata da netti solchi non
profondi e margine ombelicale limitato da gradino. L’ultimo giro abbraccia 1/3 circa del precedente.
Dimensioni :
diametro.
. . mm
104
altezza ultimo giro . . .
. . »
40
larghezza ultimo giro .
. . »
22
ombelico.
. . »
37
coste n°
75
ta
G. ZANZUCCHl
i a 2
La linea lobale non presenta sostanziali variazioni rispetto a quella tipica del genere: la prima
sella laterale, divisa da un lobulo pentalaciniato, presenta minore altezza sul lato sifonale, mentre
internamente è limitata dal profondo primo lobo laterale, elle termina con tre allungate lacinie. La
seconda sella, leggermente più alta della prima laterale, è divisa superiormente in due sellule ap¬
pena divergenti. Il tipo figurato differisce dal nostro H. falcifer per la maggiore evoluzione de'l giro
e per le coste appena meno falciformi.
Grande affinità riscontro con 1’A. serpentinus di Meneghini di tav. 3, fig. 3 ( Monographie ,
1867-81) per 1 ’ identico avvolgimento e il grado di evoluzione, per il numero ed andamento delle coste,
nonché per la carena ed i solchi dell’area ventrale. Anche la linea lobale presenta disegno consimile,
specie per quanto riguarda gli elementi principali. La sezione del giro appare invece meno compressa
lateralmente nel nostro esemplare.
Bonarelli (.1899) denominò il sopracitato tipo di Meneghini come H. cornacaldense Tau boi
var. bicicolae, varietà da lui stesso istituita nel 1895 ( Fossili domeriam della Briama).
Non avendo riscontrato identità con nessun esemplare figurato dagli Autori che studiarono
faune toarciane, ritengo probabile trattarsi di nuova specie, appartenente al gruppo dell ’ Harpoceras
falcifer.
Harpoceras concinnum Buckman
(Tav. XIX, fig .10, 10a, 14)
1927. Harpoceras concinnum Buckman. Yorkshire, tav. 742.
Un primo discreto esemplare presenta le seguenti dimensioni :
diametro.mm .100
altezza ultimo giro. » 43
larghezza ultimo giro.» 20 (circa)
ombelico. » 24
Per 1’àccrescimento e la sezione dei giri, per il forte gradino periombelicale, per l’attenuata
convessità dei fianchi ornati da 105-106 coste sottili e marcatamente falciformi, nonché per la linea
lobale, esso si identifica col tipo del Somerset, ottimamente figurato da Buckman.
Credo confrontabile al concinnum un secondo esemplare, alquanto malconcio, con le seguenti
dimensioni :
diametro.mm 100
altezza ultimo giro.» 42
larghezza ultimo giro .... » 21
ombelico.» 25
Esso mostra carena non limitata da solchi, consimile a quella del tipo inglese, ma meno svilup¬
pata; differisce per l’andamento sigmoide delle coste che risulta assai meno accentuato, e per i giri
un po’ meno crassi.
Distribuzione. - Lias superiore dello Yorkshire.
Harpoceras mulgravium (Young e Bird)
(Tav. XIX, fig. 13)
1882. Harpoceras serpentinnm Wright. Lias amm., pag. 433, tav. 58, fig. 1-3.
1909. Harpoceras mulgravium Buckman. Yorkshire, tav. 4.
1954. Harpoceras mulgravium Donovan. Synoptic suppl., pag. 45.
1962. Harpoceras mulgravium Howarth. Yorkshire type, pag. 119.
Frammento di modello interno, in buono stato di conservazione. Le coste sono sottili e numerose,
con un andamento molto simile a quello del concinnum-, la involuzione del giro non è così marcata. Esso
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATICO ECO.
133
ue differisce inoltre per la sezione del giro meno sub-ovoidale e per i fianchi quasi paralleli. La linea
lobate è perfettamente corrispondente alla figura di Wrigiit.
Confronto a questa specie un modello interno di grande diametro (min 150) in cattive condi¬
zioni di conservazione. Esso è notevolmente appiattito con giro evoluto, ricoprente il precedente per
meno di 1/3; l’altezza e la larghezza dell’ultimo giro sono rispettivamente di min 54 e mm 24,
mentre l’ombelico è di mm 55 circa. Le coste falciformi appaiono fitte (21 su 70° circa di giro) e
ricalcano l’andamento di quelle del mulgravium. L’indice di appiattimento e l’evoluzione del mio
esemplare sembrano confermare tale confronto.
Distribuzione. - Lias superiore (zona a falcifcr) dello Yorkshire.
Harpoceras si).
(Tav. XVIII, fig. 2, 2a)
Un esemplare frammentario, completo di guscio, con le seguenti dimensioni;
diametro.mm 68
altezza ultimo giro.» 28
larghezza ultimo giro.» 14 (circa)
ombelico .» 20
coste n° » 50
11 plesiotipo si presenta con la medesima conservazione, in calcare rosso un po’ marnoso, scheg¬
gioso, degli Hildaites ritrovati nel giacimento di Entratico, con guscio di color bruno con leggere sfu¬
mature verdastre. Nessun altro individuo della collezione, all'infuori di un Lytoceras cornucopia
(Y. e B.) e degli Hildaites accennati, possiede questo tipico aspetto.
Il giro, che presenta forte carena probabilmente non settata, è a rapido accrescimento, con al¬
tezza circa doppia della larghezza e ricoprimento di circa 1/2. Le coste in numero di 50 sull’ultimo
giro, mostrano andamento falciforme, ma non così marcato come nel genotipo ed inoltre sembrano
unirsi a due a due verso il margine ombelicale, dove sfumano lasciando un orlo quasi liscio. Nei giri
interni la costolatura appare più irregolare e riunita in fasci. La linea lobale non è visibile.
Genere Polyplectus Buckman, 1890.
Polyplectus discoides (Zieten)
f. pluricostata Haas
(Tav. XIX, fig. 16)
1906. Polyplectus discoides Parisch e Viale. IAas sup., pag. 149 (pars), tav. 8, fig. 2 (non 4).
1930. Polyplectus discoides var. pluricostata Mitzopoulos. Capitai. Alta Brianza, pag. 80, tav. 7.
fig. 3 (cum syn.).
1939. Polyplectus discoides var. pluricostata Ramaccioni. M. Cucco, pag. 176, tav. 11, fig. 23.
1943. Polyplectus discoides var. pluricostata Maxia. MM Cornicela ni, pag. 110.
1947. Polyplectus discoides var. pluricostata Lippi-Boncambi. Amm. Umbria, pag. 139.
1952. Polyplectus discoides var. pluricostata Venzo. Alpe Turati, pag. 120 (noni. nud.).
1954. Polyplectus discoides var. pluricostata Venzo. Flysch bergamasco, pag. 106 (noni, nud.).
Posseggo 4 individui dei quali due completi con le seguenti dimensioni :
diametro.
. mm
120
min
48
altezza ultimo giro . . . .
. . »
59
»
22
larghezza ultimo giro . . .
. . »
22
»
11
ombelico.
. . »
16
»
7
Come risulta anche dalla mia figura, la conchiglia fortemente appiattita, mostra giri a rapido
accrescimento e fortissima involuzione, tanto che l’ombelico ha un diametro poco superiore al decimo
134
G. ZANZUCCHI
della, spira. Sezione dei giri a lancia, con carena acuta. Le coste, assai esili e fitte, in numero di 130
nell’esemplare figurato, sono nettamente falciformi e molto proverse nella zona perisifonale. Come il
tipo della fig. 2 di Parisch e Viale, anche il mio, di maggiori dimensioni, presenta a metà giro su¬
perficie ampiamente e regolarmente ondulata, amo’ di fascie attenuate, interessanti 5-6 coste ciascuna.
Distribuzione. - Domeriano di Ballino (Haas); Toarciano di Piabbico, Val S. Anna, Val
Varea, Alpe Turati; Capoccia Pelata (M.ti Martani), Passo della Porraia; Canton Ticino; Portogallo;
Albania; Balcania; la specie sale anche nell’ Aaleniano (Vialli, 1937, pag. 132).
Genero Pseudolioceras Bttckman, 1889
Pseudolioceras sp.
(Tav. XVII, fig. 4, 4a)
Unico esemplare specificamente indeterminabile per la mancanza dei giri interni e della linea
lobate. Presenta i caratteri generici di una forte involuzione, coste crasse non falciformi e acuta ca¬
rena ventrale.
Dimensioni :
diametro.min 53
altezza ultimo giro.» 22
larghezza ultimo giro .... » 12
ombelico.» 16
coste n° 38
Differisce dal P. lythense (Y. e B.) per la minore involuzione della spira. Si avvicina maggior¬
mente al P. authelini Monestier (1920, tav. 8, fig. 30), che tuttavia è ornato da coste più sottili ed al
tipo di fig. 29 che presenta una costulatura più rada.
Sottofamiglia Grammoceratinae Buckman, 1904
Genere Grammoceras Hyatt, 1867
Grammoceras cfr. thouarsense (d’Orb.)
(Tav. XVII, fig. 7, 7a)
1843. Ammonites thuoarsensis d’ Orbigny. Ceph. jwrass., pag. 222, tav. 57.
1884. Harpoceras striatidum Wright. Lias amm., pag. 451 (pars), tav. 84, fig. 4, 6.
1889. Grammoceras toarcense Buckman. Inf. Oolit., pag. 169 (pars), tav. 28, fig. 7-10.
1954. Grammoceras thouarsense Donovan. Synoptic suppl., pag. 52.
1961. Grammoceras thouarsense Dean, Donovan, IIowarth. Amm. zones, tav. 73, fig. 3.
Un esemplare mancante della linea lobale, con le seguenti dimensioni :
diametro.inni 72
altezza ultimo giro . , . . » 29
larghezza ultimo giro .... » 18
ombelico.» 23
coste n° 43
Modello interno a sezione dei giri ellittica; essi abbracciano circa per due quinti. Fianchi de¬
bolmente convessi, ornati da coste sigmoidi subclavate, grosse e crasse verso 1 ’ esterno, sottili ed atte¬
nuate verso 1 ’ interno.
Ombilieo piuttosto ristretto (0,32 del diametro), regione sifonale angusta con carena acuta e
solchi laterali non visibili.
Per tali caratteri esso risulta notevolmente affine all’ H. striatidum di Wright, forma che
Buckman (1889) considera sinonima del Grammoceras toarcense (d’ Orb.). Riscontro che tanto il tipo
francese, quanto quelli inglesi, differiscono dal mio esemplare per il maggior numero di coste (49-50
invece di 43) e per l’ombelico appena più ampio (0,36 del diametro).
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATICO ECO.
135
L’esemplare del Toarciano del Pian d’Erba figurato da Meneghini e da lui avvicinato all’Am-
monites thouarsensis differisce per i giri evoluti, l’ombelico largo, e le coste molto più numerose.
Date le minime differenze riscontrate ed il non buono stato di conservazione del mio tipo, mi
limito ad un confronto con la specie del d’ Orbigny.
Distribuzione. - Toarciano dal Bacino del Rodano e Yorkshire.
Genere Pseudogrammoceras Buckman, 1902
Pseudogrammoceras cfr. doerntense (Denckmann)
1887. Ammoniie$ doerntensìs Denckmann. Dórnten, pag. 50, tav. 8, fig. 4, 4 a.
1904. Pseudogrammoceras? doerntense Buckman. Inf. Oolite, Suppl., pag. cliii, tav. 29, fig. 1-5.
Unico grande esemplare alquanto malandato, con le seguenti dimensioni :
diametro.mm 150
altezza ultimo giro .... » 47
larghezza ultimo giro ... » 26
ombelico.» 67
Accrescimento dei giri piuttosto lento; essi abbracciano per circa 1/3 il precedente; fianchi ap¬
piattiti e declivi a'11’esterno. Ornamentazione costituita da una trentina di coste sigmoidi sul semigiro,
attenuantesi nel terzo interno ombelicale. Zona ventrale ristretta, con carena non settata, acuta e non
accompagnata da solchi.
Per tali caratteri il mio esemplare sembra corrispondere particolarmente al tipo del Toarciano
sup. inglese figurato da Buckman; anche la linea lobale, benché usurata, risulta del tutto analoga a
quella della sua fig. 3. Buona rispondenza riscontro inoltre col P. doerntensìs di Denckman, mentre
il suo P. saemanni (tav. 3, fig. 2), che Buckmann considera sinonimo del suo P. pachu (Suppl.,
pag. eli), è septicarenato e differisce inoltre per le coste più forti e sviluppate fino al margine ombe¬
licale. Ambedue queste forme sono citate nella « zona a dispansum » del Toarciano sup.
Distribuzione. - Toarciano sup. : Lorena e Yorkshire.
Famiglia Bouleiceratidae Arkell, 1950
Genere Frechiella Prinz, 1904
Frechiella subcarinata (Y. e B.)
(Tav. XX, fig. 2, 3, 3a, 4, 4a)
1884. Phylloceras subcarìnatum Wright. Lias wmm., pag. 428, tav. 81, fig. 1-3.
1906. Frechiella subcarinata Parisch e Viale. Amm. Lias sup., pag. 145, tav. 7, fig. 5-7 (cum syn.).
1911. Frechiella subcarinata Buckman. Yorkshire, tav. 23.
1952. Frechiella subcarinata Venzo. Alpe Turati, pag. 120, tav. B, fig. 1.
1954. Frechiella subcarinata Donovan. Synoptic suppl., pag. 51.
1954. Frechiella subcarinata Venzo. Flysch bergamasco, pag. 106 (nom. nud.).
Alcuni esemplari ben conservati con le seguenti dimensioni :
diametro.mm 34 mm 55 mm 59
altezza ultimo giro.» 16 » 30 » 27
larghezza ultimo giro ...» 16 » 29 » 26
ombelico.» 11 » 6 » 12
Come si osserva anche dal prospetto delle dimensioni, in essi è possibile distinguere una forma
involuta (fig 3) ed una ad ombelico leggermente più ampio (fig. 2, 4). Anche negli individui non
figurati, le proporzioni si ripetono secondo le due forme.
Distribuzione. - Lias superiore (zona a subcarìnatum) dolio Yorkshire, Whitby; Canton Ti¬
cino; Aveyron; Erto, Entratieo, Alpe Turati; Induno; Scheggia, Val d’Urbia,
136
G. ZANZTJCCHI
Famiglia Hammatoceratidae Buckman, 1887
Sottofamiglia Phymatoceratinae Hyatt, 1900
Genere Phymatoceras Hyatt, 1867
Sottogenere Phymatoceras s. str,
Phymatoceras erbaense (Haueb)
(Tav. XX, fig. 5, 5a, 6)
1856. Ammonite, s erbaensìs Haueb. Cephaì, nordostl. Alpen, pag. 42, tav. 11, fig. 10-14.
1931. Denkmann/ia erbaensis Monestier. Aveyron, pag. 23, tav. 5, fig. 6-8.
1932. Denkmannia erbaensis Merla. Am/m. App. Centi'., pag. 19, tav. 1, fig. 10, 11.
1939. Denkmannia erbaensis Ramaccioni. M. Cucco, pag. 166.
Due esemplari non completi che presentano le seguenti dimensioni ;
diametro.
. . mm
69
mm
73
altezza ultimo giro . . . .
. . »
19
»
22
larghezza ultimo giro . . .
. . »
17
»
20
ombelico.
. . »
35
»
37
Spira a lento accrescimento e lievissima involuzione ; fianchi pianeggianti e leggermente declivi
all’esterno; regione sifonale larga, con carena mediana delimitata da marcati solchi. Sezione del giro
subquadrata. Coste semplici e fortemente retroverse nei giri interni, mentre nell’ultimo giro ap¬
paiono irregolarmente accoppiate e dipartenti da leggero tubercolo subspinuloso, cui segue una evi¬
dente strozzatura (4 sul semigiro).
Per tali caratteri esso si identifica particolarmente col tipo della tav. 1, fig. 10 di Merla.
Ricordo con Donovan (1958 che «il genotipo dei Phymatoceras è V Amm. tirolensis Dumor-
tikr » (si veda Hyatt, 1900) e che il « Ph. robustum altro non è che 1 ’ individuo giovane di Amm,
tirolensis Dum. (Tav. 4. 24; 1874; Hyatt 1897)». Nella specie tipo, come nella presente specie, le
periodiche strozzature riscontrabili sui giri della spira, sono precedute da una coppia di coste che
iniziano da un tubercolo umbilicale; fra di esse 1 'ornamentazione è costituita da coste semplici e non
appaiate.
Distribuzione. - Toarciano medio-sup. dell’Aveyron; Lorena; Alpe Turati, Canto Alto; Taor¬
mina; (zona a Lillia ), M. Purina, Porcarella, Cagli, Catria, Passo della Porraia.
Phymatoceras iserense ( Oppel)
(Tav. XX, fig. 9)
1932. Denkmannia iserensis Merla. Amm. App. Centr., pag. 18, tav. 1, fig. 7-9 (cimi syn.).
1939. Denkmannia iserensis Ramaccioni. M. Cucco, pag. 167, tav. 11, fig. 10.
1947. Denkmannia iserensis Lippi-Boncambi. Amm, L-ias sup. Umbria-, pag. 130, tav. 5, fig. 6.
1952. Denkmannia iserensis Venzo. Alpe Turati, pag. 116 (noni. nud.).
Ottimo modello interno avente le seguenti dimensioni :
diametro.mm 93
altezza ultimo giro.» 29
larghezza ultimo giro .... » 20
ombelico.» 45
Spira evoluta, a sezione subquadrata nei giri interni, ornata da una cinquantina di coste forte¬
mente retroverse, che sul giro esterno si originano due a due da un tubercolo periombelicale. Nei giri
interni invece, i tubercoli sono distribuiti ogni 6-7 coste semplici. L’ampia ed arrotondata superficie
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTKATICO ECO.
137
sifonale è percorsa da una carena e da due larghi solchi, ma non profondi. Il margine ombelicale è
netto, ma non segnato da brusco gradino come nel P. erbacnse. Nel mio esemplare, di grandi dimen¬
sioni, il sesto giro (ultimo, occupato per metà dalla camera di abitazione), si discosta nell’ornamen¬
tazione da quelli più piccoli figurati dagli Autori e terminanti al quarto o quinto giro; essi manten¬
gono la tipica costolatura dell’ iscrensis. Infatti, come si osserva nella fig. 9, quasi tutte le coste, molto
retroverse, iniziano a coppie da un ottuso tubercolo periombelicale. La linea lobale corrisponde a
quella del genere.
Distribuzione. - Lias superiore: Pan dei Giugoli, Cesi, Porearella, Monte Cucco; M.tiMartani;
Alpe Turati; Aveyron; Bacino del Rodano; Lorena; Yorlcshire.
Phymatoceras elegans (Merla)
(Tav. XX, fig. 1, la, 8, 8a)
1906. Lillia crbaensis Parisch e Viale. Am/m. Lias sup., tav. 9, fig. 4.
.1932. Denkmannia elegans Merla. A tu ni. App, Cen.tr., pag. 17, tav. 1, fig. 3, 5, 12.
1952. Denkmannia elegans Venzo. Alpe Tvrati, pag. 116 (nom. nud.).
1958. Phymatoceras elegans Donovan. Amm. zones, pag. 55.
Alcuni modelli interni dei quali ho figurato i migliori. Dimensioni:
diametro.
mm
60
mm 50
mm 48
altezza ultimo giro . . .
. . »
16
» 15
» 13
larghezza ultimo giro .
»
14
» 15
» 13
ombelico.
»
33
» 25
» 24
Giri con debole ricoprimento e sezione subquadratica-tondeggiante; lento accrescimento, area
esterna piuttosto stretta con sottile carena accompagnata da deboli solchi. Ornamentazione costituita
da 40-44 coste retroverse, che talora si accoppiano partendo da un tubercolo periombelicale appena
rilevato, precedente la relativa strozzatura anulare. Nei giri interni le coste appaiono più sottili, re¬
troverse e generalmente semplici.
Distribuzione. - Toarciano superiore: M. Gemmo; Mitola; Cagli; Porearella, Val d’Urbia;
Alpe Turati.
Phymatoceras n. sp. ?
(Tav. XX, fig. 10)
Grande esemplare un po’ usurato con le seguenti dimensioni:
diametro.mm 91
altezza ultimo giro.» 27
larghezza ultimo giro .... » 22
ombelico.» 45
Spira evoluta ed appiattita, con giri interni usurati a sezione subquadrata, e subrettangolare
nell’ultimo giro. Le coste in numero di 55 quasi diritte, sono retroverse; nell’ultima parte della ca¬
mera di abitazione tendono alla direzione subradiale, provergendo debolmente nella zona ventrale. La
spira esterna è interessata da 7 strozzature che seguono una subspinulosità periombelicale; da essa si
diparte un paio di coste, separate dal paio successivo da altre 6-7 semplici. L’area esterna è percorsa
da due solchi poco marcati e dalla carena.
La forma in esame è prossima alla Denkmannia armata Merla (1932), anche per la notevole
corrispondenza della linea lobale, ma ne differisce per il minor numero di tubercoli periombelicali
(7 invece di 16-17), nonché per l’area esterna meno larga e debolmente convessa invece di piana.
Ben distinta essa appare da P. iserense e P. elegans sopratutto per la linea suturale, Grande rispon-
138
O. ZANZUCCHI
deuza riscontro invece con l 'Ammonite* comensis (completo di guscio) della Valmadrera figurato da
Meneghini in Monographie a tav. 6, fig. 3, per ciò che riguarda raccresciinento, l’ornamentazione e la
sezione dei giri. Purtroppo questo esemplare, già conservato nel Museo Civico di Storia Naturale di
Milano, è andato distrutto per cause belliche. 11 confronto quindi è stato fatto solo col disegno por¬
tato dall’Autore : in esso l’ultimo giro è interessato da 9 coste più robuste testimoni del labbro, che
iniziano al margine ombelicale con grosso tubercolo subspinuloso e sono separate regolarmente da 6-7
coste semplici più sottili. Tale ornamentazione si sarebbe probabilmente osservata anche nell’esem¬
plare in esame, se maggiormente sviluppato, come lascia supporre l’ultimo quarto di giro, ove i mar¬
cati solchi sono preceduti da una grossa costa.
Ricordo che 1 ’Ammonties comensis della Valmadrera in questione, fu riferita da Bonarelli
(1899) all’ Hildoceras (Lillia) erbaense Hauer, specie presente nel mio giacimento, ma ben diversa.
Merla (1932) giudicando dalla figura di Meneghini, considererebbe il suddetto esemplare come
specie a sè, forse spettante al gen. Lillia.
Il mio esemplare differisce dal tipo di Meneghini per i giri subovali invece di subquadratici,
per la mancanza nei giri interni di coste dipartentisi tre a tre da tubercoli periombilicali, nonché per
la minor frequenza di tali raggruppamenti. Queste differenze possono essere specifiche; non ritengo
tuttavia prudente stabilire questa nuova specie, indubbiamente molto affine al Phymatoceras figurato
dal Meneghini, per il quale propongo il nome nuovo di Phymatoceras meneghinii.
Una certa analogia riscontro infine con Dcnkmannia ari)aenfiìs Parisch e Viale (non Hauer)
della Val d’Urbia, che Merla considera sinonima di Denkmanmia, elegans.
Delle numerose forme del Toareiano superiore dell’Aveyron, ottimamente figurate da Mone-
stier (1931), nessuna è confrontabile col mio tipo.
Il mio esemplare proviene dallo strato superiore dell’affioramento torchino di Entratico.
Phymatoceras sp.
(Tav. XX, fig. 12)
Metà modello interno con le seguenti dimensioni :
mm 104
» 23
» 19
» 60
diametro.
altezza ultimo giro .
larghezza ultimo giro
ombelico.
La spira è evolutissima ed il ricoprimento minimo. Le coste fortemente irregolari sull’ultimo
giro, si uniscono spesso in coppie sul margine ombilicale. Nel giro più interno esse paiono regolariz¬
zarsi finché nei primi anfratti sono fortemente retroverse e diritte. La carena settata è accompagnata
da debolissimi solchi. La linea lobale è di tipo semplice.
Ritengo probabile l’appartenenza al gruppo Ph. rabusium-tirolense per il tipo in esame.
Sottogenere Chartronia Buckman, 1898
Phymatoceras (Chartronia) fabaie (Buckman)
(Tav. XX, fig. 11)
1867-81. Ammonites comensis ir forma Meneghini. Monographie, pag. 26, tav. 7, fig. 3.
1921. Phimatoccras fabaie Buckman. Yorkshirc, tav. 244.
1932. Denckmannia ■ cornucopia Merla. Amm. App. cent., pag. 22, tav. 2, fig. 4, 6-8.
1952. Denckmannia cornucopia Venzo. Alpe Turati, pag. 116 (noni. nud.).
1958. Phymatoceras ( Chartronia) fabaie Donovan. Amm. zones, pag. 56.
Due modelli interni in buone condizioni di conservazione ma leggermente deformati. Essi pre¬
sentano una marcata involuzione ed i giri sono ornati da coppie di coste debolmente retroverse che
partendo da un piccolo ingrossamento al margine ombilicale, terminano proverse su un’area sifonale
piatta, munita di carena e solchi poco marcati.
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOAKCIANo) DI ENTRATIOO ECO.
139
Della linea lobale è visibile solo il primo lobo laterale che appare profondo e trilaciniato.
Distribuzione. - Toarciano di Cesi,, M. Faito, Cauli, M. dei Fiori; Alpe Turati; Canto Alto;
Yorkshire.
Genere Pseudomercaticeras Merla, 1932
Pseudomercaticeras rotaries Merla
(Tav. XIX, fig. 6)
1867-81. Ammonites comari sis Meneghini . Monographic , pag. 21 (pars), tav. 8, fig. 3.
1899. Hildoccras ( Lillia ) mercati Bonarelli. Rosso Amm., pag. 203 (pars).
1930. Ilildoceras ( Lillia ) schroderi Mitzopoulos. Cepiteti. Alta Brianza, pag. 70, tav. 6, fig. 8.
1932. Pseudomercaticeras rotaries Merla. Amm. App. cent., pag. 40, tav. 5, fig. 2, 4-6.
1939. Pseudomercaticeras rotaries Ramaccioni. M. Cucco, pag. 169.
1952. Pseudomercaticeras rotaries Venzo. Alpe Turati, pag. 117 (noni. nud.).
1954. Pseudomercaticeras rotaries Venzo. Flysch bergami., pag. 106 (noni. nud.).
1963. Pseudomercaticeras rotaries Pinna. Alpe Turati ; pag. 82, tav. 11, fig. 1-4.
Differisce dal M. mercati per la maggiore altezza dei giri e la maggiore evoluzione; di norma
presenta anche un maggior numero di coste. Suture con lobi a minori dimensioni delle selle.
Distribuzione. - Lias sup. (zona a Lillia ed a Infrons) di M. dei Fiori, M. Catria, Passo della
Porraia (M. Cucco); Alpe Turati.
Posseggo inoltre due esemplari che distinguo come
Dimensioni :
f. a coste fitte
(Tav. XIX, fig. 2, 2a, 7, 7a)
diametro.
. . mm
62
mm
57
altezza ultimo giro ....
. . »
19
»
19
larghezza ultimo giro . . .
. . »
16
»
14
ombilico.
. . »
28
»
24
coste n°
50
46
La conchiglia è compressa e piatta, con spira piuttosto evoluta e parete umbilicale ripida. La se¬
zione degli anfratti, quadratica nei giri interni, si fa sempre più subrettangolare col crescere delle di¬
mensioni; l’area ventrale è ornata da alta e sottile carena, limitata da due solchi contro cui si smor¬
zano le coste divenute fortemente proverse Queste ultime, sono leggermente sigmoidi e distinte anche
nei giri interni. Nella camera di abitazione esse non giungono al margine ombelicale che pertanto ap¬
pare liscio e debolmente depresso. Nella Fig. 1 e 2 è visibile il tipico avvolgimento del genere. Le coste
sono radiali o addirittura leggermente retroflesse sui fianchi dell'ultimo semigiro.
La linea lobale è composta da stretta, prima sella esterna divisa da profondo lobulo; il primo
lobo laterale asimmetrico e più frastagliato esternamente risulta largo e profondo, mentre la seconda
sella laterale è tozza con margini subparalleli ; il secondo lobo laterale è stretto e profondo e ad esso
seguono due sedette ombilicali. La seconda sella laterale sopravvanza di poco l’allineamento radiale
delle altre.
I miei esemplari appartengono al gruppo del P. rotaries, da cui differiscono essenzialmente per
qualche elemento secondario della linea lobale e per la loro marcata evoluzione. Maggiori differenze
riscontro con le altre specie del genere illustrate da Merla, sia per quanto riguarda il numero delle
coste sia per il grado di involuzione.
Notevolmente affine risulta V li. caterinae di Parisch e Viale di pag. 16 Tav. 8, fig. 7-9, che
è uno Pseudomercaticeras del gruppo rotaries e differisce dalla mia forma per i giri più compressi,
elissoidali e per le coste in numero di 38 invece che di 50.
17
140
G. ZANZU'CCHJ
Genere Crassiceras Merla, 1932
Crassiceras latum Merla
(Tav. XX, fig. 13, 13a)
1932. Crassiceras latum Merla. Amm. App. cent., pag. 43, tav. 5, fig. 10,
1958. Pseudomercaticeras latum Donovan. Amm. zones., pag. 56.
Un modello interno ben conservato con le seguenti dimensioni :
diametro.mrn 71
altezza ultimo giro.» 31
larghezza ultimo giro .... » 28
ombelico.» 20
Giri rigonfi ornati da 31 coste che spesso si uniscono due a due con cenno ad ottusi tubercoli;
esse si ingrossano sulla superficie esterna terminando proverse nell’area sifonale segnata da larghi
solchi e marcata carena. Il ricoprimento è forte (metà circa del giro) e ben diverso da quello dei Mer-
c.aticeras e specialmente degli Pseudomercaticeras ; inoltre i giri sono notevolmente crassi e segnati da
una forte costulazione.
Per questa ragione ritengo valida la interpretazione di Merla, che a tali caratteri attribuì
valore generico.
Distrtbttzione. - Porcarella.
Sottofamiglia Hammatoceratinae Btjckman, 1887
Genere Haugia Btjckman, 1888
Haugia cfr. variabìlis (iP Orb.)
1844. Ammoniies variabìlis d’ Orbigny. Pai. franq-. Céph. Jurass. tav. 113, fig. 1-4.
1874. Ammonii es variabìlis Dttmortier. Bassin du Rlwne, voi. IV, pag. 77.
1882. Harpoceras variabile Wright. Lìas, Amm., pag. 455, tav. 67, fig. 5, 6.
1887. Ammoniies ( Hammatoceras ) cfr. variabìlis Denckmann. Dórnten, pag. 76, tav. 5, fig. 3.
1890. Haugia variabìlis Btjckman. Inf. oolit. pag. 146, tav. 25, fig. 2.
1938. Haugia variabìlis Roman. Les Amm. pag. 136, tav. 12, fig. 123.
1954. Haugia variabìlis Donovan. Synoptic sappi. , pag. 47.
1961. Haugia variabìlis Dean, Donovan, Howarti-i. Amm. zones, tav. 73, fig. 4.
Un solo esemplare con la stessa conservazione del mio tipo confrontato a Psen-dogrammoceras
doerntense. Esso presenta le seguenti dimensioni:
diametro.mm 50
altezza ultimo giro .... » 21
larghezza ultimo giro ... » 12
ombelico.» 14 (circa)
11 mio modello interno mostra una spira semiavvolgente, involuta ed a rapido accrescimento. Gli
anfratti sono ornati da una quarantina di coste proverse nel terzo esterno, mentre sui fianchi risul¬
tano flessuose ed accoppiate sul margine ombelicale ove formano leggero tubercolo. L’area ventrale,
stretta, è occupata da una marcata carena, non accompagnata da solchi. Non è visibile la linea lobale.
LE AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DI ENTRATICO ECC.
141
Per questo motivo ritengo prudente solo un confronto eon la specie di d' Orbigny, per quanto i carat¬
teri dimensionali ed ornamentali giustifichino tale attribuzione.
Nel tipo figurato da Dean, Donovan e Howarth (1961) rimpicciolito a 3/4 rispetto alla gran¬
dezza naturale, si notano tubercoli abbastanza marcati negli ultimi tre quarti di giro, mentre nella
parte più interna essi rimangono meno evidenti; inoltre si notano anche coste semplici che si. interca¬
lano di tanto in tanto a quelle accoppiate. Il mio esemplare, che è circa la metà, non mostra tali ca¬
ratteri; la analogia è tuttavia notevole confrontandolo coi giri interni del tipo inglese.
Distribuzione. - Lias sup. (zona a variabili’s) dello Yorkshire; Calvados; Aveyron; Lussem¬
burgo; Bacino del Rodano; Causses; Dornten; Alpi della Provenza.
CONCLUSIONI
La fauna descritta consta di 165 esemplari raggruppati in 55 specie con diverse forme : esse
sono illustrate nelle 8 Tavole. Una specie, 1 ’ Hildoceras venzoi è nuova per la Scienza. Trentatrè
specie sono rappresentate nella collezione Venzo dell’Alpe Turati e 32 si trovano citate nell'Appen¬
nino centrale. Come risulta anche dall’unito « Quadro di distribuzione», molte specie sono presenti
nello Yorkshire, mentre altre risultano già note nel Toareiano francese, tedesco ed ungherese; poche
sono in comune coi giacimenti dell'Epiro, Albania e Balcania.
11 Toareiano di Entratico risulta riccamente fossilifero nelle zone medio-inferiori, con numerosi
esemplari di Mcrcaticeras, llildoceras sublevisom e H. bifrons. Meno frequenti Harpoceras e Hil-
daites: 1 ’ Il. serpentinum, «specie indice» della zona inferiore, è rappresentato da 5 buoni esemplari,
figurati alla. Tav. XVIII. La parte superiore dell’affioramento è caratterizzata dalla presenza di
Pseudomercaticeras, Crassiceras latum, Phymatoceras erbaense ed Haugia cfr. variabilis, « specie
indice » del Toareiano sup. inglese, che viene per la prima volta segnalata in Italia.
La laminazione tettonica che provocò in Val della Colta l’elisione delle radiolarìti, di parte
del « rosso ad optici » e di tutta la maiolica, ridusse localmente anche la parte superiore del Toar-
ciano (fig. 2), per quanto la presenza di singoli esemplari di Haugia variabilis e Pseudogrammo-
ceras doerntcnse stia a testimoniare il Toareiano più alto. L’Aaleniano, rappresentato all’Alpe Turati,
è mancante per 1 ’ elisione tettonica.
ELENCO DELLE SPECIE PRESENTI NEL GIACIMENTO DI ENTRATICO E LORO DISTRIBUZIONE
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144
a. ZANZUCCHI
RIASSUNTO
Si descrivono od illustrano le ammoniti di Entratico (Bergamo) distribuite nei seguenti generi: Phylloceras,
Calliphylloceras, RhacophyllM.es, Lytoceras, Dactyliocèras, Catacoeloceras, Nodicoeloceras, Peronoceras, Hildoceras, Hil-
daites, Mercaticeras, Harpoceras, Poliplecius, Pseudolioceras, Grammoceras, Pseudogrammoceras, Frechiella, Phymato-
eera *> Pseudomercaticeras, Crassiceras, Bangio. Esse fanno parte della collezione del Museo Civico di Storia Naturale
di Milano. La fauna, ricca di ben 165 esemplari in ottime condizioni di conservazione, è riferibile al Toarciano sup.
(pars), medio ed inferiore. L ’ Hildoceras venzoi, della «zona a bifrons- mercati» è specie nuova.
SUMMARY
The Author describes and figure» thè Toareian Ammonites from Entratico (Bergamo). They aro belonging to
thè following genera: Phylloceras, Calliphylloceras, Rhacophyllites , Lytoceras, Dactyliocèras, Catacoeloceras, Nodicoleo-
cei as, 1 ei onoceras, Hildoceras, Hildaites, Mercaticeras, Harpoceras, Polypleclus, Pseudolioceras, Grammoceras, Pseu¬
dogrammoceras, Frechiella, Phymatoceras, Pseudomercaticeras, Crassiceras, Bangio. The specimen» are preserved in
thè Milan Naturai History Museuin collections. The fauna, represented by 165 good specimen», is Toareian in age and
namely Lower, Middle and Upper (pars). Hildoceras venzoi, from «bifrons- mercati zone », is a new speeies.
RÉSUMÉ
Oli décrit et figure les ammonites du Toareien d’ Entratico (Bergamo) distribuées entro les gènres suivante:
Phylloceras, Calliphylloceras, Rhacophyllites, Lytoceras, Dactyliocèras, Catacoeloceras, Nodicoeloceras, Peronoceras, Hil¬
doceras, Hildaites, Mercaticeras, Harpoceras, Polyplectus, Pseudolioceras, Grammoceras, Pseudogrammoceras, Fre¬
chiella, Phymatoceras, Pseudomercaticeras, Crassiceras, Eaugia. Les exemplaires sont conservés dans les collections du
Museo Civico di Storia Naturale de Milan. La faune est riche de 165 exemplaires bien conservés, qu’on peut attri-
liner au Toareien sup. (pars), moyen et inferieur. Hildoceras venzoi , de la «zone a bifrons- mercati», est nouvelle
pour la Science.
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TAVOLA XIII
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIII
Fig. 1. — Phylloceras doderleinianum (Catullo)
Eig. 2, 2a — Phylloceras heterophyllum (Sow.)
Pig. 3, 3a — Phylloceras monta Negri
Fig. 4, 4a — Phylloceras doderleinianum (Catullo)
Pig. 5, 5a — Calliphylloceras cfr. helenae Mitzopoulos
Fig. 6. — Calliphylloceras nilssoni (IIébert) f. beatricis (Bonarelli)
Fig. 7. — Calliphylloceras nilssoni (IIébert)
Fig. 11, Ila — Bhacophyllites ( Geyeroceras ) cfr. cylindrìcum (Sow.)
Fig. 12. — Calliphylloceras nilssoni (Hébert)
Pig. 13. — Calliphylloceras capitanioi (Catullo)
Pig. 14. — Phylloceras selinoides (Meneghini)
Tutti gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale;
vengono conservati nelle Collezioni del Museo Civico di Storia. Naturale di Milano.
essi
Entratilo
sup. (Toarciano) di
Le Ammoniti del Lias
ZANZUCCH1
i ■ , •
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIV
Fig. 1, la — Lytoceras sepositum (Meneghini)
Fig. 2. — Lytoceras francisci (Oppel)
Fig. 3. — Lytoceras cornucopiae (Young e Bird)
Fig. 4. — Peronoceras subarmatum (Y. e B.)
Fig. 5. — Dactylioceras cfr. commune (Sow.)
Fig. 6. — Peronoceras desplacei (d’ Ore.)
Fig. 7. — Peronoceras desplacei (d ’ Orb.)
Fig. 8, 8a — Nodicoeloceras crassoides (Simpson)
Fig. 9. — Peronoceras sp.
Fig. 10, IOa — Eildoceras ìtifrons (Brug.)
Fig. 11, Ila — Eildoceras cfr. semicosta Buckman
F ig. 12. — Eildoceras sublevisoni Fucini (x 0,90)
Tutti gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale;
vengono conservati nelle Collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
essi
G. ZANZUCGHI - Le Ammoniti, del Lins
(Toarciano) di Entratico
TAVOLA XV
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XV
Pig. 1. — Hildoceras bifrons (Brug.) (x 0,80)
Pig. 2. — Hildoceras bifrons (Brug.) f. a coste fitte
Pig. 3. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Pig. 4. — Hildoceras bifrons (Brug.) f. a coste rade
Pig. 5, 5a, 5b — Hildoceras cfr. semicosta Buckman.(x 0,75)
Pig. 6. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. di transizione
Pig. 7. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. di transizione
Pig. 8. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Pig. 9, 9a, 9b — Hildoceras bifrons (Brug.)
Pig. 10. — Hildoceras bifrons (Brug.) f. crassa
Tutti gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale
vengono conservati nelle Collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
essi
G. ZANZUCCHI - Le Ammoniti del Lias
(Toarciano) di Entraiico
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XVI
Fig. 1. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 2. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 3, 3a — Hildoceras bifrons (Brug.) f. a coste rade
Fig. 4. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 5, 5a, 5b — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a giri subrotondi
Fig. 6. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 7. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a còste retroverse
Fig. 8, 8a, 8b — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 9. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 10, IOa — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 11, Ila ■— Hildoceras sublevisoni Fucini f. di transizione
Fig. 12. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 13,13a — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a giri subrotondi
Tutti gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale; essi
vengono conservati nelle Collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
_ ■ _____
TAVOLA
XVII
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XVII
Eig. 1. — Hildoceras sublevisoni Fucini (x 0,80)
Fig. 2, 2a — Hildoceras sublevisoni Fucini
Fig. 3. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a coste retroverse
Fig. 4, 4a — Pseudolioceras sp.
Fig. 5. — Hildoceras sublevisoni Fucini (x 0,75)
Fig. 6, 6a — Haugia cfr. variabilis (d’Orb.)
Fig. 7, 7a — Grammoceras cfr. thouarsense (d’ Orb.)
Fig. 8. — Hildoceras bifrons (Brug.) f. a coste fitte
Fig. 9. — Hildoceras bifrons (Brug.) f. evoluta (x 0,85)
Fig. 10, IOa, lOb — Hildoceras venzoi n. sp.
Fig. 11. — Hildoceras bifrons (Brug.) f. evoluta
Tutti gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale; essi
vengono conservati nelle Collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. ZANZUCCHI
Le Ammoniti del Licis
(Tuurciano) di Entratico
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XVIII
Pig. 1, la — Hildoceras serpentimm (Rein.)
Fig. 2, 2a — Harpoceras sp.
Fig. 3, 3a — miclaites serpentinum (Rein.)
Fig. 4. — Hildaites cfr. borealis (Buckman)
Fig. 5, 5a — Hildaites levisoni (Simpson)
Fig. 6, 6a — Hildaites serpentinum (Rein.) (x 0,90)
Fig. 7. — Hildaites serpentinum (Rein.) (x 0,80)
Fig. 8. — Hildaites serpentinum (Rein.)
Fig. 9, 9a — Harpoceras cfr. subexaratum Bon.
Fig. 10, IOa, lOb — Harpoceras n. sp.? gr. falcifer (Sow.)
Tutti gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale; essi
vengono conservati nelle Collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. ZANZUCCH1 • Le Ammoniti del Lias sup. (Toarcianol di Enlratico Mem. Soc. Ital. Se. Nat. - Voi. XIII, Tav. XVIII
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIX
Pig. 1. — Mercaticeras stefaninii Merla
Eig. 2, 2a — Pseudomercaticeras rotaries Merla f. a coste fitte
Eig. 3. — Harpoceras cfr. falcifer (Sow.)
Eig. 4. — Mercaticeras umbilicatum Buckman
Eig. 5. — Mercatìceras umbilicatum Buckman
Pig. 6. — Pseudomercaticeras rotaries Merla
Eig. 7, 7a — Pseudomercaticeras rotaries Merla f. a coste fitte
Pig. 8, 8a — Harpoceras cfr. falcifer (Sow.)
Eig. 9. — Mercaticeras umbilicatum Buckman
Fig. 10, IOa — Harpoceras cfr. concinnum Buckman (x 0,75)
Eig. 11. — Mercaticeras hellenicum (Renz)
Pig. 12. — Mercaticeras hellenicum (Renz)
Pig. 13. — Harpoceras mulgravium (Young e Bird)
Pig. 14. — Harpoceras concinnum Buckman (x 0,75)
Eig. 15. — Mercaticeras hellenicum (Renz)
Pig. 16. — Polyplectus discoides (Zeiten) f. pluricostata Haas (x 0,90)
Tutti gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale; essi
vengono conservati nelle Collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. ZANZUCCHI - Le Ammoniti del Lias
(Toarciano) di Entratine
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XX
Fig. 1, la — Phymatoceras elegans (Merla)
Fig. 2. — Freehiella subcarinata (Y. e B.) f. evoluta
Fig. 3, 3a — Freehiella subcarinata (Y. e B.)
Fig. 4, 4a — Freehiella subcarinata (Y. e B.) f. evoluta
Fig. 5, 5a — Phymatoceras erbaense (Hauer)
Fig. 6. — Phymatoceras erbaense (Hauer)
Fig. 7. — Hildoceras sublevisoni Fucini f. a giri subrotondi
Fig. 8, 8a — Phymatoceras elegans (Merla)
Fig. 9. — Phymatoceras iserense (Oppel) (x 0,80)
Fig. 10. — Phymatoceras n. sp. f (x 0,90)
Fig. 11. — Phymatoceras ( Chartronia) fabaie (Buck. ex Simp.)
Fig. 12, 12a — Phymatoceras sp. (x 0,75)
Fig. 13,13a — Crassìceras latum Merla
Tutti gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale;
vengono conservati nelle Collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
essi
.
FINITO DI STAMPARE COI TIPI
della Tipografia Succ. FUSI
PAVIA - DICEMBRE 1963
VOLUME III.
Fase. I. Emery F: — Studi anatomici sulla Vipera Redii. 1878. Con 1 tavola.
» IL Garovaglio S. —- Thelopsis, Brionia, Weitenwebera et Limboria, qua-
tuor Lickenam angiocarpeorum genera recognita iconibusque illu¬
strata. 1867. Con 2 tavole.
» III. Targioni-Tozzetti A. —'Studii sulle Cocciniglie. 1867. Con 7 tavole.
» IV. Claparéde E. R. e Panceri P. — Nota sopra un Alciopide parassito
della Cydippe densa Forsk. 1867. Con 1 tàvola.
» V. Garovaglio S. — De Pertusariis Europae medine conimentatio. 1871.
Con 4 tavole.
VOLUME IV.
Fase. I. D’Achlardi A. — Gorallarj fossili del terreno nunmmlitico delle Alpi
venete. Parte seconda. 1868. Con 8 tavole.
» II. Garovaglio S. — Octona Lichenum genera vel adirne controversa, vel
sedis prorsus incerine in systemate, novis descriptionibus iconibusque
àccuratìssimis illustrata. 1868. Con 2 tavole.
» III. Marinoni C. — Le abitazioni lacustri e gli avanzi di umana industria
in Lombardia. 1868. Con 7 tavole.
» IV. (Non pubblicato).
» V. Marinoni C. — Nuovi avanzi preistorici in Lombardia. 1871. Con
2 tavole.
VOLUME V.
Fase. I. Martorelli G. — Monografìa illustrata degli uccelli di rapina in Italia.
1895. Con 4 tavole.
(Del voi. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
Fase. I. De Alessandri G. — La pietra da cantoni di Rosiguano e di Vi¬
gnale. Studi stratigrafici e paleontologici. 1897. Con 2 tavole e 1
carta geologica.
» II. Martorelli G. — L& forme e le simmetrie delle macchie nel piu¬
maggio. Memoria ornitologica. 1898. Con 1 tavola.
» HI. Pavesi P. — L’abbate Spallanzani a Pavia. 1901. Con 31 documenti,
1 tavola e 14 fotoincisioni.
VOLUME VII.
Fase. 1. De Alessandri G. — Studi sui pesci triasici della Lombardia. 1910.
Con 9 tàvole.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME Vili.
Fase. I. Repossi E. — La bassa Valle della Mera. Studi petrografici e geo¬
logici. Parte I. 1915. Con 3 tavole.
» II. Repossi E. — La bassa Valle della Mera. Studi petrografici e geo¬
logici. Parte II. 1917. Con 9 tavole.
» III. Airaghi C. — Sui molari dell’ elefante delle alluvioni lombarde, con
osservazioni sulla filogenia e scomparsa di alcuni Proboscidati.
1917. Con 3 tavole.
VOLUME IX.
Fase. I. Bezzi M. — Studi sulla ditteròfauna nivale delle Alpi italiane. 1918.
Con 2 tavole.
» II. Sera G. L. — Sui rapporti della conformazione della base del cranio
colle forme craniensi e colle strutture della faccia nelle razze
umane. - (Saggio di una nuova dottrina craniologica con parti¬
colare riguardo dei principali cranii fossili). 1920. Con 2 tàvole.
» III. De Beaux 0. e Festa E. — La ricomparsa del Cinghiale nell’Italia
settentrionale-occidentale. 1927. Con 7 tavolo.
VOLUME X.
Fase. I. Desio A. — - Studi geologici sulla regione dell’ Albenza. (Prealpi Ber¬
gamasche). 1929. Con 1 carta geologica e 1 tavola.
» II. Scortecci G. — Gli organi di senso della pelle degli Agamidi. 1937.
Con 2 tavolo e 39 figure nel testo.
» III. Scortecci G. — I recettori degli Agamidi. 1941. Con 80 figure nel testo.
VOLUME XI.
Fase. I. Guiglia D. — Gli Sfecidi italiani del Museo di Milano ( Hymen .). 1944®
Con 5 tavole e 4 figure noi testo.
» II-III. Giacomini V. e Pignatti S. — Flora e Vegetazione dell’Alta Valle del
Braulio. Con speciale riferimento ai pascoli di altitudiné. 1955.
Con 5 tavole, 31 figure nel testo e una cartina.
VOLUME XII.
Fase. I. Vialli V. — Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli superiori della serie
lacustre di Leffe (Bergamo). 1956. Con 6 tavole e 4 figure nel testo.
» II. Venzo S. — Rilevamento geologico dell’ anfiteatro morenico del
Garda. Parte I : Tratto occidentale Gardone - Desenzano. 1957.
Con carta al 25.000, 6 tavole, 14 figure ed un « Quadro stratigrafico » nel testo.
» III. Vialli V. — Ammoniti sinemuriane del Monte Albenza (Bergamo).
1959. Con 2 figure e 1 tavola nel testo e 4 tavole fuori testo.
VOLUME XIII. v
Fase. I. VeilZO S. — Rilevamento geologico dell’ anfiteatro morenico del
Garda. Parte II : Tratto orientale Garda - Adige e anfiteatro
atesino di Rivoli veronese. 1961. Con carta al 25.000, 9 tavole, 25
figure nel testo.
» II. Pinna G. — Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’ Alpe
Turati (Erba, Como). Generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e
Brodieia. 1963. Con 1 cartina, 1 tavola, 1 spaccato nel testo e 3 tavole f. testo.
» III. ZanzUCChi G. — Le Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) di En-
tratico in Val Cavallina (Begamasco orientale). 1963. Con Cartina
geologica, schizzo stratigrafico e 8 tavole f. testo.
Le Memorie sono in vendita presso la Segreteria della Società Italiana
di Scienze Naturali, Milano, Palazzo del Museo Civico (Corso Venezia 55)
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3 2044
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