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MEMORIE
DELLA
SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
DI MILANO
Volume XXI
CON 31 TAVOLE
Con il contributo finanziario del C.N.R.
e della Regione Lombardia, Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali
MILANO
1974-1976
SOCIETÀ’ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
CONSIGLIO DIRETTIVO PER IL 1976
Presidente :
Vice-Presidenti :
Segretario :
Vice-Segretario :
Cassiere ;
Consiglieri :
(1976-1977)
Bibliotecario :
Nangeroni Prof. Giuseppe (1976-1977)
I Conci Prof. Cesare (1975-1976)
( Ramazzotti Prof. Ing. Giuseppe (1976-1977)
Cagnolaro Dr. Luigi (1976-1977)
Dematteis Dr.ssa Elisabetta (1975-1976)
Turchi Rag. Giuseppe (1976-1977)
I Moltoni Dr. Edgardo
l ScAiNi Ing. Giuseppe
] Schiavinato Prof. Giuseppe
i Taccani Avv. Carlo
f Tagliabue Dr. Egidio
! Torchio Prof. Menico
ScHiAvoNE Sig. Mario
COMITATO DI REDAZIONE DELLE « MEMORIE
coincide con il Consiglio Direttivo
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
PERSONALE SCIENTIFICO
Conci Prof. Cesare
Pinna Prof. Giovanni
Cagnolaro Dr. Luigi
De Michele Dr. Vincenzo
Leonardi Dr. Carlo
Michelangeli Dr. Marcello
Banfi Dr. Enrico
Direttore (Entomologia)
Vice-Direttore (Paleontologia e Geologia)
Vice-Direttore (Teriologia ed Ornitologia)
Conservatore (Mineralogia e Petrografia)
Conservatore (Entomologia)
Conservatore (Collezioni)
Conservatore (Siloteea e Botanica)
INDICE DEL VOLUME XXI
Fascicolo
Fascicolo
Fascicolo
Number
Number
Number
I (1974)
Pinna G. - I Crostacei della fauna triassica di Cene in Val Seriana
(Bergamo). {Con 16 figg. e 16 tavv.) . pag. 5
II (1975)
PoLTOZi A. - I Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’Arda (Pia¬
cenza, Italia). {Con 6 figg. e 5 tavv.) . » 35
III (1976)
Brambilla 6. - I Molluschi pliocenici di Villalvernia (Alessandria).
I. Lamellibranchi. {Con 4 figg. e 10 tavv.) . » 79
CONTENTS
(1974)
Pinna G. - The crustaceans of thè Triassic Fauna of Cene, Val Seriana
(Bergamo). {With 16 fig. and 16 pi.) . pag. 5
(1975)
PoLUZZi A. - Pliocene Bryozoa from thè Arda Valley (Piacenza,
Northern Italy). {With 6 fig. and 5 pi.) . » 35
(1976)
Brambilla G. - Pliocenic Mollusca from Villalvernia (Alessandria pro¬
vince). I.® Bivalvia. {With 4 fig. and 10 pi.) . » 79
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MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXI - Fase. I
GIOVANNI PINNA
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE
IN VAL SERIANA (BERGAMO)
Con 16 figure nel testo e 16 tavole fuori testo
Sezione di Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
iviUs.
MILANO
15 dicembre 1974
Elenco
delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME I.
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis: Felis jacobita (Corn.). 9 pp., 1 tav.
II - Magni-Griffi F., 1865 - Di una specie d ’Hippolais
nuova per l’Italia. 6 pp., 1 tav.
Ili - Gastaldi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini la¬
custri per opera degli antichi ghiacciai. SO pp.,
^ figg-t 2 tavv.
IV - Sequenza G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziarii del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tavv.
V - Girelli G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Verruearia. 16 pp., 1 tav.
VI - Bbggiato F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di
Monteviale nel Vicentino. 10 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli og¬
getti di umana industria dei tempi preistorici raccolti
in Toscana. 32 pp., U tavv.
Vili - Targioni-Tozzetti A., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen¬
trale {huciola italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavv.
IX - Maggi L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tavv.
X - CORNALIA E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici of¬
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a
confondersi con esse. j^O pp., Ji, tavv.
VOLUME II. ■
I - IssEL A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa. 38 pp.
II - Gentilli a., 1866 - Quelques considérations sur l’ori¬
gine des bassins lacustres, à propos des sondages du
Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
Ili - Molon F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. HO pp.
IV - D’Achiaedi a., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico delle Alpi venete. Si. pp., 5 tavv.
V - Cocchi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra.
18 pp., 1 tav.
VI - Sequenza G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleon¬
tologiche di talune rocce cretacee della Calabria con
alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa settentrionale.
18 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1867 - L’uomo fossile nell’ Italia centrale.
82 pp., 21 figg., i tavv.
VIII - Garovaglio S., 1866 - Manzonia cantiana, novum
Lichenum Angiocarporum genus propositum atque
descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - Sequenza G., 1867 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Bteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - DtiRER B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ecc. i8 pp., 11 tavv.
VOLUME Ili.
I - Emery C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii.
16 pp., 1 tav.
II - Garovaglio S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum ge¬
nera recognita iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
Ili - Targioni-Tozzetti A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie.
88 pp., 7 tavv.
IV - Clap^ède e. R. e Panceri P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp.,
1 tav.
V - Garovaglio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae
commentatio. iO pp., i tavv.
VOLUME IV.
I ■ D’Achiardi a., 1868 - Corallarj fossili del terreno num¬
mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
II - Garovaglio S., 1868 - Detona Lichenum genera vel
adhuc controversa, vel sedia prorsus incertae in sy-
stemate, novis descriptionibus iconibusque accuratis-
simis illustrata. 18 pp., 2 tavv.
Ili - Marinoni C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavv.
IV - (Non pubblicato).
V - Marinoni C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom¬
bardia. 28 pp., 3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - Martorelli G-, 1895 - Monografia illustrata degli uccelli
di rapina in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 tavv.
(Del voi. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I - De Alessandri G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo¬
gici. 104 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - Martorelli G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
SS figg., 1 tav.
Ili - Pavesi P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp.,
H figg-, 1 tav.
VOLUME VII.
I - De Alessandri G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 164 PP-, 9 tavv.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME Vili.
I - Repossi e., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 figg.,
3 tavv.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi petrografici e geologici. Parte II. pp. 47-186,
S figg., 9 tavv.
Ili - Airaghi C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu¬
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati. pp. 187-242, 4 figg.,
3 tavv.
VOLUME IX.
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane, pp. 1-164, 7 figg., 2 tavv.
II - Sera G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione
della base del cranio colle forme craniensi e colle
strutture della faccia nelle razze umane. - (Saggio
di una nuova dottrina craniologica con particolare
riguardo dei principali cranii fossili), pp. 165-262,
1 figg., 2 tavv.
Ili - De Beaux O. e Festa E., 1927 - La ricomparsa del Cin¬
ghiale nell’Italia settentrionale-occidentale, pp. 263-
320, 13 figg., 7 tavv.
VOLUME X.
I - Desio A, 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Al-
benza (Prealpi Bergamasche), pp. 1-156, 27 figg.,
1 tav., 1 carta.
II - Scortecci G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli
Agamidi. pp. 157-208, 39 figg., 2 tavv.
Ili - Scortecci G., 1941 - I recettori degli Agamidi. pp. 209-
326, 80 figg.
VOLUME XI.
I - Guiglia D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Mi¬
lano (Hymen.). pp. 1-44, 4 figg., 5 tavv.
II-III - Giacomini V. e Pignatti S., 1955. - Plora e Vegeta¬
zione dell’Alta Valle del Braulio. Con speciale riferi¬
mento ai pascoli di altitudine, pp. 45-238, SI figg.,
1 carta.
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXI - Fase. I
GIOVANNI PINNA
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE
IN VAL SERIANA (BERGAMO)
Con 16 figure nel testo e 16 tavole fuori testo
Sezione di Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
MILANO
15 dicembre 1974
TIPOGRAFIA FUSI - 5/1975
• FA'V I A
GIOVANNI PINNA
I crostacei della fauna triassica di Cene in Val Seriana (Bergamo)
Riassunto.— Viene descritta una fauna a crostacei
malacostraci, comprendente rappresentanti della sottoclasse
PhyUocarida Packard, 1879 e dell’ordine Decapoda La-
treille, 1803, recentemente scoperta presso l’abitato di
Cene in Val Seriana (Bergamo) nella formazione nota
come Calcare di Zorzino, attribuita con qualche incertezza
al Nerico.
La fauna consta di un totale di 215 crostacei deca¬
podi e di 6 crostacei fillocaridi, rinvenuti nel giacimento
assieme a numerosi altri reperti: alcuni esemplari di una
nuova specie di pterosauro, alcune centinaia di pesci, la-
mellibranchi per lo più indeterminabili e numerose tracce
riferibili a coproliti.
La fauna rappresenta una tanatocenosi dovuta alla
concentrazione di due elementi: elementi nectonici accu¬
mulati ai fondo per deposizione verticale ed elementi ben-
tonici trasportati entro il bacino dalla piattaforma car-
bonatica circostante.
La mancanza di una fauna bentonica autoctona e la
litologia del giacimento fanno ritenere che questo corri¬
spondesse ad un bacino chiuso con poca ossigenazione al
fondo e quindi con caratteristiche proibitive per la vita
degli organismi bentonici.
La frazione maggiore della fauna, è attribuibile all’ in-
fraordine Peiiaeidea (famiglia Penaeidae): al genere An-
trimpos sono attribuiti 149 esemplari della nuova specie
Aìitrimpos rtoricus, al genere Aeger un solo esemplare non
determinato a livello specifico, 43 esemplari sono infine
assegnati ad una nuova entità generica e specifica, Pa-
laeodusa Icngipes. All’ infraordine Caridea sono attribuite
due nuove entità sistematiche, Acanthinopas gibbostis nov.
gen. n. sp. e Leiothorax triasicus nov. gen. n. sp., rappre¬
sentate da un solo esemplare ciascuna. L’infraordine Asta-
cidea è rappresentato da una sola specie, (?) Protocly-
liopsis dubia n. sp., in 9 esemplari, e l’infraordine Paìi-
nura da 11 esemplari per i quali è stata istituita una
nuova entità generica e specifica, VArchaeopaliniiriis levis.
Sei esemplari sono infine attribuiti alla sottoclasse Phyllo-
carida, ed in particolare al nuovo genere e nuova specie
Microcaris minuta.
L’infraordine Caridea e la super-famiglia Palinuroidea
sono qui segnalati per la prima volta in terreni triassici.
Abstract.— The crubtaceans of thè Triassic Fauna of
Cene, Val Seriana (Bergamo).
Description of a malacostracan crustacean fauna, in-
cluding spscimens of thè subclass PhyUocarida Packard,
1879 and of thè order Decapoda Latreille, 1803, recently
discovered near thè village of Cene (Val Seriana, Ber¬
gamo) in thè formation known as Zorzino Limestone doubt-
fully ascribed to thè Norie.
The fauna consists of a thanatocenosis due to nectonic
elements assembled at thè bottom for vertical deposition
and bentonic elements transported ivithin thè basin from
thè surrounding carbonaceous platform. The absence of
an autoctonous bentonic fauna and thè lithology of thè
deposit lead to belive that thè basin was a closed one,
with little oxygen on thè bottom and therefore with cha-
rateristics making lite impossible for bentonic organisms.
The rnost part of thè fauna can be attributed to thè
famìly Penaeidae: 149 specimens are attributed to thè
nerv species Anfrimpos noricus, one specimen to thè genus
Aege-ì', 43 specimens to thè new generic and specific entity
Palaeodusa longipes. To thè infraorder Caridea are at¬
tributed tvvo new sistematic entities, Acanthinopas gib-
bosus nov. gen. n. sp. and Leiothorax triasicus nov. gen.
n. sp., represented by one specimen each. The infraorder
Astacidea is represented by only one species, (?) Proto-
cìytiopsis dubia. n. sp., with 9 specimens, and thè infra¬
order Paiinura by 11 specimens for which has been esta-
blished thè new generic and specific entity Archaeopaìi-
nurus levis. Six specimens are finally attributed to thè
subclass PhyUocarida and in particular to thè new genus
and new species Microcaris minuta.
The infraorder Caridea and thè superfamily Palinu¬
roidea are reported bere for thè first lime in Triassic
deposits.
G. PINNA
s
GENERALITÀ' SUL GIACIMENTO E SULLA FAUNA
Nel 1972, in una cava che si apre presso l’abi¬
tato di Cene in Val Soriana (Provincia di Berga¬
mo) il Dr. Antonio Canova scoprì un giacimento
fossilifero di età triassica che, a seguito delle ri¬
cerche effettuate dal Museo Civico di Scienze
Naturali di Bergamo sotto la direzione di Rocco
Zambelli, risultò assai ricco di reperti.
Le ricerche effettuate sul giacimento dal 1972
ad oggi portarono al rinvenimento di un gran nu¬
mero di esemplari di estremo interesse: lamelli-
branchi, crostacei, tracce attribuibili a coproliti,
numerosi pesci di vario tipo ed alcuni esemplari
di un nuovo rettile volante.
Mentre i pesci sono attualmente all’ esame
presso il Museo di Bergamo ed uno degli esem¬
plari del nuovo rettile volante è stato già og¬
getto di una nota, dal direttore del Museo di Ber¬
gamo, Prof. Antonio Valle, mi fu affidato, d’ac¬
cordo con l’Istituto di Paleontologia dell’Univer¬
sità di Milano diretto dalla Prof. Carla Rossi Ron¬
chetti, lo studio dei numerosi crostacei, studio che
è stato eseguito nei laboratori del Museo Civico
di Storia Naturale di Milano.
Tutto il materiale è depositato presso il Museo
Civico di Scienze Naturali di Bergamo ad ecce¬
zione di 15 esemplari, indicati nel testo con il nu¬
mero preceduto da una i, che si trovano al Museo
Civico di Storia Naturale di Milano.
Voglio qui ringraziare i professori Carla Rossi Ron¬
chetti e Antonio Valle per avermi dato la possibilità di
effettuare uno studio tanto interessante e tutti coloro
che hanno messo a disposizione il materiale. Questo fu
raccolto in massima parte da Rocco Zambelli e da Mario
Pandolfi del Museo di Bergamo, poi da Antonio Canova,
da Matteo Malzani, da Diego Radici e da Lionello Beni.
Ringrazio inoltre il Dr. Pompeo Casati per avermi
accompagnato sul terreno e per le preziose indicazioni
geologiche fornitemi e il Prof. Cesare Conci, direttore
del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, per aver
accettato la pubblicazione del lavoro sulle « Memorie ».
Un ringraziamento va infine al Sig. Luciano Spezia,
preparatore di paleontologia del Museo di Milano, per
avermi dato un aiuto prezioso nell’esecuzione delle tavole.
Condizioni geologiche del giacimento.
Il giacimento' fossilifero affiora in una cava
presso l’abitato di Cene a circa 17 km da Bergamo,
una cava che si apre verso la sommità della for¬
mazione geologica nota come Calcare di Zorzino,
nome proposto da Casati nel 1964 in sostituzione
del termine assai generico di « Infraretico ».
Nel citato lavoro di Casati ed in un lavoro
successivo del 1968 si ha un’ampia e precisa defi¬
nizione della formazione. Si tratta di una serie
piuttosto monotona costituita da calcari micritici
in strati di spessore variabile da qualche cm a
circa mezzo metro, spesso con interstrati argillosi
color giallo ruggine, da dolomie e da più rare in¬
tercalazioni di marne nerastre. Non rari sono gli
strati formati da sottilissime lamine calcaree se¬
parate da letti 0 da veli argillosi.
La Formazione di Zorzino ha limiti ben pre¬
cisi e facilmente individuabili. Inferiormente essa
poggia sulla Dolomia Principale alla quale passa
con un limite molto nettO', superiormente essa fa
transizione alle arginiti ed ai calcari marnosi del
Retico inferiore attraverso un pacco di 4 o 5 m di
calcari neri finemente stratificati ricchi di resti
fossili, fra i quali sono abbondanti soprattutto la-
mellibranchi e pesci.
Il Calcare di Zorzino, ritenuto un tempo di età
retica, è stato attribuito nel 1964 da Casati al Ne¬
rico con alcune riserve, datazione poi confermata
dallo stesso autore nel lavoro del 1968. La data¬
zione al Nerico si basa su considerazioni geologi¬
che e sul ritrovamento di un orizzonte fossilifero
a circa 60 m dal limite della Dolomia Principale
a sud di elusone, un orizzonte contenente forme
esclusivamente noriche, quali Worthenia escheri
(Stopp.), Worthenia meriani (Stopp.), Wortheniop-
sis budensis Kutassy, ed alcuni esemplari di Iso-
gnomon exilis (Stopp.) ritenuti anch’essi di età ne¬
rica nonostante una dubbia citazione nel Retico
dell’Ungheria (Casati 1964, pagg. 462-463).
Secondo Casati il Calcare di Zorzino è dovuto
ad una sedimentazione di tipo chimico o biochi¬
mico; l’assenza quasi assoluta di fossili (a parte
il giacimento di Cene) e Tabbondanza di materia
organica diffusa nei sedimenti, dovuta probabil¬
mente alla decomposizione di organismi plancto¬
nici, ha portato questo autore a concludere che
la formazione in questione deve essersi deposi¬
tata in ambienti chiusi a circolazione ristretta ed
a. scarsa ossigenazione al fondo, bacini nei quali
vi erano condizioni favorevoli alla vita negli strati
d’acqua più superficiali e condizioni assolutamente
proibitive presso i fondali.
Casati conclude dunque che la deposizione del
Calcare di Zorzino corrisponde agli stadi finali
della deposizione della Dolomia Principale, quando
lo sviluppo non uniforme della piattaforma carbo-
natica della Dolomia Principale doveva aver creato
bacini chiusi in cui si instaurarono le condizioni
adatte alla deposizione di sedimenti ad alto con¬
tenuto organico, bacini marini isolati, poco prò-
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
!»
fondi, senza apporti terrigeni di un certo rilievo,
in cui lo scambio con il mare aperto era limitato
alle acque superficiali.
Nella cava presso Cene ove è situato il giaci¬
mento fossilifero la Formazione di Zorzino affiora
in strati di 20-40 cm di potenza, fortemente incli¬
nati a franapoggio, intercalati a serie di strate-
relli più sottili, spesso laminati e separati da in-
terstrati argillosi. Recentemente una frana ha in¬
teressato gran parte del fronte della cava. La di¬
sposizione a franapoggio, la presenza di interstrati
ricchi di materiale argilloso, le abbondanti infil¬
trazioni d’acqua e lo scalzamento della parte in¬
feriore del pendio dovuto ai lavori di cava hanno
causato lo scivolamento del materiale in corrispon¬
denza della superficie di uno strato, scivolamento
che ha messo allo scoperto la superficie dello strato
stesso per molti m^. Sulla superficie e nell’ interno
di tale strato, che non supera i 3 cm di potenza e
che si presenta composto da, una serie di sottili
lamine separate da letti argillosi, è stata raccolta
tutta la fauna.
Composizione deila fauna
e suo significato paleoecologico.
La fauna contenuta nello strato fossilifero af¬
fiorante nella cava di Cene è, come si è detto,
molto varia : sono presenti infatti in grande quan¬
tità piccoli lamellibranchi, non ben conservati, la
cui determinazione non è stata ancora effettuata,
tracce attribuibili a coproliti, alcune centinaia di
pesci fra i quali predominano i rappresentanti del
genere Pholydo'phoriis, alcuni esemplari di un ret¬
tile volante per il quale è stato adottato il nuovo
nome di Eudimorphodmi ra7izii Zambelli, 1973,
cinque reperti prob’iematici che sembrano rappre¬
sentare placchette dentarie di un animale non de¬
finito e 215 crostacei decapodi, dei quali 195 Na-
tantia e 20 Reptantia, e 6 crostacei fillocaridi.
Per quanto riguarda l’aspetto paleoecologico
del giacimento i dati paleontologici si accordano
assai bene con quanto stabilito da. Casati (1964,
1968) sulla base di sole indagini geologiche. La
composizione della fauna indica trattarsi chiara¬
mente di una tanatocenosi dovuta per lo più all’ac-
cumulo verticale di spoglie organiche depositate al
fondo dagli strati più superficiali d’acqua, ove la
vita, per la normale ossigenazione, era possibile
ed abbondante. Sul fondo, per la scarsa ossigena¬
zione causata dall’ isolamento del bacino e dalla
circolazione ristretta, dovuta forse alle dimensioni
limita,te, non vi era invece possibilità di vita e
mancavano inoltre i classici agenti distruttori bio¬
logici e fisici, quali batteri, predatori, correnti, ecc.
All’assenza di questi ultimi si deve la conserva¬
zione di un così gran numero di reperti.
Per quanto riguarda i crostacei in particolare
si può notare come la frazione maggiore della
fauna (circa il 90 7c) sia costituita da buoni nuota¬
tori {Penaeidea e Caridea) e come fra questi pre¬
dominino le exuvie. Scarsi sono invece i resti di
decapodi « Reptmitia » {Astacidea e Palinura)
(circa il 10%), la maggior parte dei quali si fossi¬
lizzarono inoltre già allo stato di frammenti.
Questo porta a pensare che la tanatocenosi sia
composta da due elementi. Da un lato i resti
di deca,podi probabilmente di tipo nectonico, quali
i piccoli Antrimpos, assai abbondanti, ed i piccoli
Caridea, che vivevano negli strati d’acqua più su¬
perficiali come avviene ancor oggi ad esempio per
i decapodi che abitano le alghe galleggianti del
Mar dei Sargassi e come è stato stabilito per una
fauna di Caridea di piccole dimensioni rinvenuti
nelle argille scure bituminose dell’Oligocene dei
Carpazi (Glaessner, 1969), corrispondenti ad un
ambiente di deposizione eusinico. Dall’altro i Pali¬
nura e gli Astacidea bentonici ed alcuni Penaeidea
di grandi dimensioni (Palaeodusa) provenienti
dalla piattaforma carbonatica ove vi erano condi¬
zioni di vita al fondo normali.
Il complesso dei crostacei rinvenuto a Cene
sembra dimostrare la presenza di una fauna nec-
tonica le cui spoglie e le cui exuvie si accumula¬
vano al fondo per deposizione verticale e di una
fauna bentonica trasportata dalla piattaforma car¬
bonatica, composta per lo più di esemplari fram¬
mentari ed in cui le exuvie sono molto più rare.
L’accumulo verticale, l’immobilità dell’acqua
al fondo del bacino e le condizioni di vita proibi¬
tive qui esistenti sembrano confermate anche dalla
assoluta mancanza di tracce di organismi endo-
bionti, dalla scarsezza di animali bentonici (a
parte i decapodi di questo tipo è stato rinvenuto
ad esempio un solo' frammento di echinoderma, il
braccio di uno stelleroide) e dalla presenza di co-
pro'iiti, probabilmente coproliti di pesci, che neces¬
sitano per la deposizione e per la conservazione
di ambienti particolarmente tranquilli e che non
sopportano un lungo trasporto. La perfetta con¬
servazione dei pesci e di molti crostacei gioca in¬
fine a favore dell’assenza di agenti distruttori bio¬
logici.
Datazione della fauna.
La datazione del Calcare di Zorzino, e quindi
del giacimento in esame, è basata esclusivamente
su dati stratigrafici che inducono a stabilire un’età
nerica, più precisamente Norico superiore, seppure
con notevoli incertezze.
10
G. PINNA
La fauna in se stessa non da alcuna indica¬
zione di età. Fra i pesci il genere Phohjdophoriis
ha infatti un « range » stratigrafico molto am¬
pio che va dal Triassico medio al Giurassico su¬
periore ed i rettili volanti non sono di per sé 'in¬
dicativi poiché si tratta di una forma del tutto
nuova.
Per quanto riguarda i crostacei il discorso è
un po’ più complesso poiché alcuni mostrano mag¬
giori affinità con le forme giurassiche mentre
altri sono facilmente ricollegabili a forme triassi¬
che più antiche. Fra i primi i Palinuroidea ed i
Caridea i cui rappresentanti più antichi erano noti
rispettivamente solo dal Giurassico inferiore e dal
Giurassico medio. Fra i secondi, gli Astacidea con
il genere Protoclytiopsis già presente nel Permo-
Trias ed i Penaeidea già presenti all’ inizio del pe¬
riodo Triassico'. Queste affinità giurassiche e trias¬
siche in realtà non significano molto poiché la sto¬
ria dei crostacei decapodi in questi stadi iniziali
é così poco nota, a causa della scarsità di reperti,
da non poter escludere una qualsiasi novità.
Se l’attribuzione al IN orice superiore della
fauna é dunque abbastanza incerta, resta il fatto
comunque che si tratta di una fauna, triassica e,
come tale, contiene alcuni elementi che prima di
questo ritrovamento non erano mai venuti alla
luce da terreni così antichi : mi riferisco ai Cari-
dea ed ai Palinurido.e e, soprattutto, ai rettili vo¬
lanti.
Stato di conservazione e metodi di studio.
Le condizioni di conservazione dei crostacei
della fauna di Cene variano a seconda che essi si
trovino fossilizzati in corrispondenza dei letti ar¬
gillosi 0 giacciano invece nei livelli più calcarei.
Nel primo caso le varie parti della struttura non
sono sempre definibili, gli elementi dell’esoschele-
tro si confondono, molte strutture, soprattutto' le
più delicate, mancano ed il fossile è particolar¬
mente fragile e quindi assai difficile da esami¬
nare. Nel secondo caso l’analisi paleontologica ri¬
sulta decisamente più agevole : l’esoscheletro è ben
conservato e più completo, i diversi elementi sono
ben distinguibili, sono conservate anche strutture
particolarmente fini e l’animale é quindi rico¬
struibile con più facilità. Resta in ambedue i casi
la difficoltà dovuta al fatto che tutti gli esem¬
plari sono fo'rtemente compressi e che le loro di¬
mensioni sono solitamente molto ridotte.
Le piccole dimensioni rendono particolarmente
complesso lo studio di molte caratteristiche anato¬
miche, quali, ad esempio, le appendici che non
sono sempre definibili e la cui ricostruzione non
é perciò agevole.
Lo studio della fauna é stato effettuato comple¬
tamente al microscopio binoculare con ingrandi¬
menti variabili da 10 X a 30 X e con il fossile
coperto da un sottile strato d’acqua che ha per¬
messo di far risaltare i dettagli della struttura.
In egual modo sono state eseguite le fotografie ri¬
prodotte nel lavoro, con una macchina fotografica
Hasselblad con obbiettivo Planar da 80 mm e due
anelli di prolunga.
Avvertenze per la lettura
delle figure e delle tavole.
Nelle tavole fuori testo, al termine del lavoro,
sono figurati gli esemplari originali e, per alcuni
di essi, la ricostruzione al tratto : tale ricostru¬
zione é posta nella tavola che precede quella in cui
é raffigurato Tesemplare originale, nella stessa
posizione.
Nelle ricostruzioni al tratto i solchi del cara¬
pace sono segnati con una linea continua, le ca¬
rene con una linea tratteggiata.
Le dimensioni degli esemplari figurati sono
deducibili da una linea riportata presso ciascuno
di essi che, salvo indicazione contraria, ha la lun¬
ghezza di 1 cm.
Sono qui di seguito riportate le abbreviazioni
utilizzate nelle tavole e nelle figure nel testo per
indicare i diversi elementi anatomici
aa
- angolo antennale
gf -
solco g-astrofrontale
A
- regione antennale
H -
spina epatica
a
- soleo branehioeardiaco
i
index
al
- antennula
is
ischiocerite
an
- antenna
m
merus
B
- regione branchiale
mpx -
massillipede
bl
- solco epatico
mrc -
merocerite
bc
- basicerite
o
occhio
bp
- basipodite
P
propodus
C
- regione cardiaca
P -
pereiopode
c
- solco' postcervicale
pi -
piastra intercalare
Ca
- carena antennale
PI -
pleopode
Cb
- carena epatica
PO -
spina post'orbitale
Cd
- carena dorsale
pr
piastra rostrale
cg-
- carena gastrofrontale
pt -
protop'odite
cp
- carpus
pts -
petasma
epe
- carpocerite
r
rostro
d
- solco gastroorbitale
s
scafocerite
da
- dactylus
st
stilocerite
e
- solco cervicale
SA -
spina antennale
en
- endop'odite
SO -
spina sopraorbitale
ex
- esopodite
sm -
sutura mediana
f
- flagello
t
telson
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
1 1
DESCRIZIONE PALEONTOLOGICA
Sottoclasse EUMALACOSTRACA Grobben, 1892
Infraordine PENAEIDEA de Haan, 1849
Famiglia PENAEIDAE Rafinesque, 1815
La frazione maggiore della fauna a crostacei
decapodi di Cene, 193 esemplari, è costituita da
rappresentanti della famiglia Penaeidae. Di questi
149 sono attribuiti alla nuova specie Antrimpos
nmdcus, 43 vengono riferiti a Palaeodiisa longipes
nov. gen. n. sp. ed un solo esemplare è attribuito
al ge^nere Aeger Miinster, 1839.
i peneidi attuali.
La famiglia Penaeidae Rafinesque, 1815 è
molto diffusa nella natura attuale. I suoi rappre¬
sentanti, suddivisi nelle sottofamiglie Aristeinae
Wood Mason, 1891, Solenocerinae Wood Mason e
Alcock, 1891, Penaeinae Rafinesque, 1815 e Sycio-
ninae Ortmann, 1898, sono distribuiti in tutti i
mari ed occupano gli ambienti più vari con forme
abissali, subabissali, litorali e sublitorali.
I caratteri diagnostici della famiglia sono
molto netti e spesso facilmente osservabili anche
sulle forme fossili. Secondo Zariquiey Alvarez
(1968) i principali sono;
— corpo compresso lateralmente
— addome sviluppato
— placca laterotergale del secondo segmento ad¬
dominale ricoperta dalla corrispondente placca
del primo segmento
— antennule con stilocerite
— flagello antennulare inferiore normale
— antenne con scafocerite ben sviluppato
— rostro sviluppato che supera in lunghezza
l’anello oftalmico
— prime tre paia di pereiopodi con chele
— pereiopodi del 3“ paio leggermente più grandi
di quelli del 2" paio
— pereiopodi del 4" e del 5® paio ben sviluppati
con carpus e propodus non segmentati
— basipodite articolato liberamente con l’ischium
— una, sola articolazione del propodus sopra il
carpus
— 5 paia di pleopodi di cui il primo è nel ma¬
schio modificato in petasma
— le femmine non portano le uova aderenti ai
pleopodi.
A livello di sottofamiglia la classificazione si
basa su caratteri anatomici più minuti, non sem¬
pre osservabili sulle forme fossili :
— la posizione di inserzione del flagello antennu¬
lare superiore
— lo sviluppo del solco cervicale
— la presenza o l’assenza di una spina postorbi¬
tale
— la presenza o l’assenza del prosartema
— la presenza o l’assenza di podobranchie
—■ la presenza o l’assenza degli esopoditi sul 2"
massillipede.
La classificazione a livello generico e specifico
delle forme attuali si basa infine su caratteri ana¬
tomici quasi sempre impossibili da osservare su¬
gli esemplari fossili ; quali la presenza o l’assenza
della spina epatica, della spina antennale, dell’eso-
podite dei pereiopodi, delle suture O' delle carene
del carapace e dei pleoniti, la forma del rostro e
del petasma, ecc.
I peneidi fossili.
I peneidi sono decapodi di struttura molto de¬
licata. Questa delicatezza non permette, se non in
casi del tutto eccezionali, una conservazione tale
da rendere possibile l’osservazione di tutte le ca¬
ratteristiche anatomiche, e quindi un confronto
fra forme fossili e forme viventi.
Su 12 generi fossili attribuiti da Glaessner
(1969) alla famiglia solo tre sono riferiti a generi
attualmente viventi, Penaeus Fabricius, 1798, Ben-
thesicymtis Rate, 1881 e Sicyoma Milne-Edwards,
1830, tutti generi rinvenuti in terreni piuttosto
recenti, non più antichi del Cretacico superiore.
Mentre i rappresentanti della famiglia Penaei¬
dae sono molto diffusi nella natura attuale, essi
sono invece piuttosto rari allo stato fossile ma,
sebbene piuttosto rari, i Penaeidae sono fra i più
antichi decapodi conosciuti e sono senza dubbio i
più antichi « Natantia ». Apparsi infatti in terreni
datati al Fermo-Triassico con la specie Antrimpos
madagascariensis Van Straelen, 1933, essi furono
per tutto il Triassico gli unici rappresentanti di
questo gruppo di decapodi con i generi Antrimpos
1-2
G. PINNA
Munster, 1839, Aeger Munster, 1839 e Bombiir
Miinster, 1839 (').
La presenza di rappresentanti della famiglia
negli strati decisamente permiani non è certa.
La specie Ani. ma da gas carie) isis proviene infatti
da un livello relativamente basso di una forma¬
zione malgascia datata genericamente al Fermo-
Trias senza che sia possibile, come dice lo stesso
autore (Van Straelen 1933, pag. 2), precisare la
sua età geologica.
Se fino ad ora è quindi probabilmente da esclu¬
dere la presenza di peneidi in pienO' periodo Per¬
miano, si può invece porre con certezza l’inizio
della storia della famiglia alla base del Triassico.
c/3
or
'T
as:
a—
ANISICO
LADINICO
CARNICO
NORICO
•—»
C_3
OS
Ani. (liadaoascaiiensis
1
Ant, atavus
1
Ant. crassipes
1
Ant , juvavensis
1
Aep. letimanni
Aey. straeleni
óom. aonis
_
Fig. 1. — Distribuzione stratigrafica dei Penaeidae
triassici.
Sei sono le specie sicuramente triassiche attri¬
buibili alla famiglia Penaeidae-. Antrimpos atavus
(Bill, 1914) del Triassico inferiore tedesco, An¬
trimpos crassipes (Bronn, 1858) e Antrimpos juva-
vensis Van Straelen, 1940 del Triassico superiore
austriaco, Aeger lehmanni (Langenham, 1910) del
Triassico medio tedesco, Aeger straeleni Glaessner,
1929 e Bombur aonis Bronn, 1858 del Triassico
superiore austriaco.
(') Secondo Forster (1967) i rappresentanti fino ad
ora noti del genere Bombur devono venir considerati come
esemplari giovanili di specie attribuibili sia al genere
Antrimpos, sia al genere Hefriga Munster, 1839, un
Caridea.
In linea generale si può dire che le differenze
fra i rappresentanti triassici ed i peneidi attuali
non vanno oltre il livello generico: Antrimpos,
Aeger e Bombur sono generi conosciuti solo allo
stato fossile che non si discostano però in modo so¬
stanziale dai rappresentanti attuali della famiglia,
tanto è vero che molti autori, fra i quali Quensted
(1852, 1858), Fraas (1855), Oppel (1862), WOOD-
WARD (1869, 1877, 1878), Walther (1904), Balls
(1922) e WoODS (1925), riferirono' al genere Pe-
naeiis molte di quelle specie che oggi vengono in¬
vece attribuite al genere Antrimpos. Il genere Pe-
naeus non pare tuttavia identificabile con il ge¬
nere Antrimpos ed è noto, allo stato fossile solo
dal Cretacico superiore.
Genere Antrimpos Munster, 1839
Secondo alcuni autori, fra i quali Van Strae¬
len (1925, 1928) e Glaessner (1969), il genere
Antrimpos è un genere « collettivo » che riunisce
forme fossili dai caratteri molto vicini a quelli
dei peneidi moderni e che spesso' furono' attri¬
buite, come già accennato, al genere Penaeus. In
effetti il genere Antrimpos non fu mai definito
con esattezza, o meglio, i suoi rapporti con i ge¬
neri attualmente viventi sono così complessi da
mettere in evidenza che esso fu avvicinato’ di volta
in volta a generi attuali abbastanza distanti nella
scala sistematica. Al genere furono poi attribuite
specie che presentavano a volte caratteristiche
anatomiche non uniformi e che potevano quindi
giustificare forse una sistemazione in entità ge¬
neriche differenti. Il risultato di tutto ciò è che
il genere Antrimpos è oggi un genere di comodo
cui vengono attribuite un certo numero di specie
triassiche e giurassiche nel complesso poco cono¬
sciute, che forniscono un’idea tanto frammentaria
del gruppo in questi intervalli temporali da non
permettere una indagine ed una classificazione
più precise.
Al genere vengono attualmente attribuite 11
specie, distribuite stratigraficamente dal Fermo-
Trias al Giurassico superiore (fig. 2):
Ant. madagascariensis Van Straelen, 1933
Fermo-Triassico
Ant. atavus (Bill, 1914), sub Penaeus atavus
Buntsandstein
Ant. crassipes (BrO’nn, 1858), sub Aeger crassipes
Raibliano
Aìit. juvavensis Van Straelen, 1940
Keuper
Ant. liasicus (Oppel, 1862), sub Penaeus liasicus
Ettangiano
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
Ant. sharpi (Woodward, 1869), sub Penaeus sharpi
Toarciano
Ant. ìdliani Van Straelen, 1923
Calloviano
Ant. latipes (Oppel, 1862), sub Penaeus latipes
Portlandiano
Ant. intermedius (Oppel, 1862), sub Penaeus in-
termedius
Portlandiano
Sinonimi : Ant. tridens Miinster, 1839
Ant. dubius Miinster, 1839
Ant. meyeri (Oppel, 1862), sub Penaeus meyeri
Portlandiano
Sinonimi : Ant. senidens Miinster, 1839
Kolga quatridens Miinster, 1839
Kolga dubia Miinster, 1839
Kolga tridens Miinster, 1839
Ant. speciosus Miinster, 1839
Portlandiano
Sinonimi : Arit. angustus Miinster, 1839
Ant. bidens Miinster, 1839
Ant. decemdeìis Miinster, 1839
Ant. monodon Miinster, 1839
Ani. trifidus Miinster, 1839
Kolga quindeìis Miinster, 1839
Kolga gibba Miinster, 1839
Kolga septidens Miinster, 1839
Kolga laevirostris Miinster, 1839
Il genere fu istituito da Munster nel 1839
(pag. 50, tav. 17, figg. 1 e 5) sulla specie Ant. spe¬
ciosus. Si tratta di una forma di grandi dimensioni
caratterizzata da carapace allungato in senso an-
tero-posteriore, in cui il margine anteriore pre¬
senta un angolo antennale molto acuto ed un an¬
golo pterigostomiale meno accentuato, seppure ben
netto. E’ presente sul carapace una forte spina
antennale, vi è traccia del solco epatico, di una ca¬
rena antennale, di un solco orbitoantennale e di un
solco gastrofrontale. Il rostro è molto sviluppato,
provvisto di un dente soprarostrale posteriore, di
9 denti soprarostrali anteriori e di un solo dente
infrarostrale. Le antennule presentano un pedun¬
colo allungato, formato da tre segmenti, il primo
lungo e concavo per permettere l’alloggiamento
del peduncolo oculare, i due seguenti molto corti.
Sul margine anteriore del terzo segmento si inse^
riscono i flagelli, corti, di ugual lunghezza ma di
spessore diverso. Le antenne, assai lunghe, portano
uno scafocerite molto sviluppato. Il 3“ pereiopode
è sviluppatissimo grazie airallungamento' del car-
pus e del merus. I pereiopodi del 4“ e del 5“ paio
sono più piccoli ma non particolarmente ridotti e
portano un dactylus terminale. L’addome è molto
13
sviluppato. I somiti pleonici hanno pleure arro¬
tondate. Il telson è triangolare, appuntito, non
sembra portare spine mobili o fisse, ed è percorso
per tutta la sua lunghezza da un solco. L’esopo-
dite dell’uropode porta una dieresi. I pleopodi
sono ben sviluppati.
Nel complesso dei suoi caratteri la specie tipo
del genere Antrimpos non si discosta molto dai
co
•«a:
1
a=
CO
CO
co
MUSCHELKALK
KEUPER
LIAS
DOGGER
_..i
■«a:
Ani.
mailaoascarlensls
1
Aot.
atavus
1
Aot
crassipes
1
Ant
juvavensis
1
Ant
liasicns
1
_
Ant
. sliarpi
_
1
_
Ant
. kitiani
1
Ant
latipes
1
Ant
. intermedius
1
Ant
. meyeri
1
An
. speciosus
1
Fig. 2. — Distribuzione stratigrafica generale del genere
Antrimpos.
rappresentanti attuali del genere Penaeus. BuR-
KENROAD (1936, pag. 127) ritiene che la specie stia
sulla linea diretta di discendenza che porta ai
Penaeus moderni ed osserva che per alcuni carat¬
teri essa può essere avvicinata al genere Funcha-
lia Johnson, 1867 mentre per altri essa è pratica-
mente identica agli attuali rappresentanti del ge¬
nere Penaeus. Spenge Bate (1888, pag. Ixxxv) in¬
fine avvicina la specie al genere Gennadas Bate,
1881. Quest’ultima attribuzione, peraltro non chia¬
rita dalFautore, lascia alquanto perplessi perchè
14
G. PINNA
Geìiiìadas, un rappresentante della sottofamiglia
Arisieinae molto vicino al genere Benthesicymus
Bate, 1881, presenta alcuni caratteri che possono
conservarsi assai bene anche allo stato fossile e
che non si osservano sulla specie di Miinster: un
solco cervicale molto marcato che arriva alla li¬
nea mediana del dorso, il carapace con forti ca¬
rene longitudinali ed un rostro corto di forma del
tutto particolare.
Anche se la specie in questione è molto simile
ai rappresentanti attuali del genere PeTuieus è, a
mio avviso, giustificata, per essa una differente
attribuzione generica sulla base di differenze
quali il maggiore sviluppo delle prime tre paia di
pereiopodi, la minore accentuazione dei solchi e
delle carene sul carapace e la probabile assenza
di una spina epatica.
Venendo ora alle altre specie attribuite al ge¬
nere Antrimpos si può notare come quelle prove¬
nienti dallo stesso livello stratigrafico della specie
tipo (Portlandiano) non si discostino da quest’ul-
tima se non in alcune particolarità. Così Ani. in-
terniedius e Ani. meyeri possiedono' un rostro ri¬
dotto, privo di denti infrarostrali, e flagelli anten-
nulari di lunghezza ineguale. Ani. latipes ha ro¬
stro allungato ma anch’esso privo di denti infra¬
rostrali e pereiopodi più tozzi. Queste tre specie,
più che al genere Penaeus, possono essere avvici¬
nate alla serie Funchalia-Penaeopsis-Parapenaeus
(Balss 1922, Van Straelen 1925) ma costitui¬
scono comunque con YAnt. speciosus una entità si¬
stematica difficilmente divisibile a livello generico'.
Più complesso risulta stabilire l’identità ge¬
nerica quando si passa a forme provenienti da
altri orizzonti, sia perchè molte delle specie sono
conosciute solo frammentariamente (Ani. liasieus,
Ani. sharpi, Ani. juvavensis, Ani. madagascarien-
sis), sia perchè esistono in quelle più conosciute
alcune particolarità che di fatto le discostano al¬
quanto dalla specie tipo. La specie Ani. kiliani,
certamente la più conosciuta fra quelle non rin¬
venute nel giacimento di Solnhofen, presenta ad
esempio, come maggiori differenze, la forma dei
peduncoli antennulari formati da 4 segmenti, l’ul¬
timo somite pleonico che forma un processo spi¬
niforme sopra il telson, la presenza di una forte
spina epatica ed i pereiopodi del 1", 2" e 3“ paio
con spine. Abbastanza simile è invece la specie
Ani. crassipes, in cui la differenza maggiore con¬
siste probabilmente nel rostro privo di denti
(Glaessner 1929, tav. 10, fig. 4), e la specie Ani.
atavus.
Per concludere non è quindi possibile allo stato
attuale delle conoscenze effettuare suddivisioni ge¬
neriche all’ interno del gruppo che fa capo aìYAnt.
speciosus.
Caratteri generici possooo considerarsi quelli
che già abbiamo citato per la specie tipo. In ag¬
giunta è interessante notare come, contrariamente
ai peneidi attuali, i rappresentanti di questo ge¬
nere presentino sul carapace solchi e carene meno
marcati e generalmente di disegno più semplice.
Fig. 3. — Disposizione dei solchi e delle carene sul ca¬
rapace della sp'ecie Ant. speciosus Miinster, 1839(a) e
Ant. kiliani Van Straelen, 1923 (b).
Nella specie tipo (fig. 3a) è presente un ac¬
cenno al solco gastrofrontale ed al solco epatico,
mentre sono ben evidenti la carena antennule ed
il solco gastroorbitale. Nella specie Ant. kiliani
il disegno è ancora più semplice (fig. 3b) : mentre
è presente una netta spina epatica i solchi si ri¬
ducono ad un solco epatico (solco branchiocardiaco
e solco inferiore di Van Straelen, 1925) e ad un
solco gastroorbitale (solco epatico di Van Strae¬
len, 1925), una disposizione che si ritrova quasi
identica, nella specie Ant. sharpi.
Antrimpos noricus n. sp.
(Tavv. II-XI)
Derivatio nominis : il nome specifico si rife¬
risce all’età nerica attribuita al giacimento di
Cene.
Alla nuova specie attribuisco 149 esemplari di
lunghezza variabile da 10 a 70 mm circa.
Si tratta per lo più di exuvie, reperti molto
delicati, non sempre conservati in modo perfetto.
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
13
sempre molto compressi, ridotti a volte a lamine
sottili e sovente frammentari. La maggior parte
degli esemplari ha dimensioni molto ridotte, com¬
prese fra i 10 ed i 20 mm di lunghezza; in questi
è assai difficile osservare i dettagli anatomici più
delicati quali le appendici cefaliche ed i toraco-
podi. Questi ultimi sono spesso andati perduti con
la fossilizzazione o, se conservati, sono riuniti as¬
sieme e sono ricoperti dal margine inferiore del
carapace in modo tale che la loro ricostruzione
risulta impossibile. Le appendici cefaliche ed i to-
racopodi sono stati però ricostruiti grazie ad al¬
cuni esemplari di grandi dimensioni, appartenenti
chiaramente alla, stessa specie per la morfologia
inconfondibile del carapace e dell’addome (i4480,
3111, 3130, 3133, F3175, H3175, 3380). Ben pochi
esemplari conservano i pleopodi in modO’ tale da
permettere una loro ricostruzione (i4485, 3133,
3134, 3136, F3175), in altri è osservabile la pre¬
senza del petasma (i4487, 3110, L3170, 13174). La
posizione di fossilizzazione delle exuvie non per¬
mette l’esatta ricostruzione in norma laterale dei
contorni dal carapace, poiché questo si è conser¬
vato per lo più aperto e fossilizzato « di piatto »
sullo strato (F3175). Pochi esemplari si sono fos¬
silizzati in norma laterale senza aver subito un
dislocamento del carapace (3122, 3137, H3175,
3380). In tutti gli esemplari è invece perfetta¬
mente osservabile la forma dell’addome e dei seg¬
menti pleonici. Questi hanno uno forma caratte¬
ristica, tipica della specie, e sono' quindi un
elemento determinante nella classificazione degli
esemplari, anche quando non sia possibile utiliz¬
zare altri caratteri.
Del carapace è difficilmente osservabile il
margine anteriore e, salvo casi piuttosto rari, il ro¬
stro è fratturato, distorto e così mal conservato
da non permettere sempre una perfetta ricostru¬
zione (Ì 4480, 3122, 3134, 3137, H3175, 3380).
In particolare risulta assai difficile la determina¬
zione della presenza e del numero dei denti. La
compressione subita durante la fossilizzazione ha
infine cancellato molte parrticolarità della super¬
ficie del carapace. Solo in pochi esemplari è stato
possibile determinare la presenza di spine, solchi
e carene, così utili nella classificazione (3122,
3130, II3175, 3380). Altre particolarità anatomi¬
che, quali il prosartema, lo stilocerite, le podo-
branchie o gli esopoditi dei pereiopodi, non sono
osservabili.
Ant. noricus è la specie più comune nel giaci¬
mento di Cene. Questa abbondanza ha permesso,
nonostante la frammentarietà della maggior parte
dei reperti e la loro generale cattiva conserva¬
zione, di giungere ad una ricostruzione quasi com¬
pleta della specie stessa, effettuata utilizzando 40
esemplari.
Viene qui descritto in dettaglio l’olotipo. Se¬
gue la descrizione della specie basata sulla rico¬
struzione, con riferimenti agli esemplari utiliz¬
zati per la ricostruzione stessa.
Descrizione dell’olotipo (es. n" 3380).
(Tav. II, fig.l; tav. Ili, fig. 1)
Esemplare di grandi dimensioni, quasi comple¬
to, in discreto stato di conservazione, di mm70,5
di lunghezza totale.
Si tratta di una forma ad esoscheletro sottile,
completamente liscio. Il carapace è mal conser¬
vato nella regione anteriore e lungo il margine
inferiore. Il rostro, allungato, è piegato verso
l’alto con una curvatura che, almeno in parte,
deve essere dovuta alla compressione subita du¬
rante la fossilizzazione. Sul rostro, presso la base,
sono visibili due grossi denti soprarostrali men¬
tre non vi è traccia di denti infrarostrali. Lungo
il margine anteriore è visibile solo parte dell’an¬
golo antennule, piuttosto acuto e fornito proba¬
bilmente di una spina antennule. Il margine su¬
periore del carapace è leggermente convesso, per¬
corso da una leggera carena che anteriormente
si prolunga sul rostro e svanisce posteriormente
prima di giungere al margine del carapace stesso.
Questo' è percorso a. sua volta da una stretta ca¬
rena marginale accompagnata all’ interno da un
solco', e forma una linea sinuosa concavo-convessa
che raggiunge la massima espansione posteriore
a circa il terzo inferiore. La superficie del cara¬
pace è mal conservata: sono visibili solo pochi
elementi, una spina sopraorbitale, una spina epa¬
tica, un solco epatico che passa sotto la spina epa¬
tica, piega verso il basso dirigendosi in direzione
dell’angolo ptergiostomiale ed è accompagnato da
una carena. Un solco di questo tipo è osservabile
in alcuni rappresentanti attuali dei generi Para-
penaeopsis e Penaeopsis.
I primi tre somiti pleonici sono di lunghezza
crescente ed hanno pleure arrotondate. Nel 1“ e
nel 2" somite il margine posteriore è marcata-
mente sinuoso, nel 3" somite la sinuosità si at¬
tenua. Il 4° ed il 5" somite hanno pleure mucro¬
nate, caratteristiche, proiettate all’ indietro in una
placca ogivale. Il 6® somite è più stretto degli al¬
tri e piuttosto allungato. La superficie dei somiti
è liscia. Il fulcro dell’articolazione di ciascuno dei
primi tre somiti con il successivo è marcata da
un rigonfiamento posto in prossimità del margine
posteriore del somite stesso. Il margine posteriore
del 4“ e del 5“ somite porta invece nella parte
Ili
G. PINNA
centrale una tacca nella quale penetra una spor¬
genza posta sul soniite successivo. Il 6" somite si
articola co^n il telson attraverso una sporgenza ar¬
rotondata posta a circa metà della sua altezza.
Il telson è triangolare, non particolarmente
sviluppato, liscio, e non sembra possedere spine
mobili 0 fisse.
Gli uropodi non sono consei-vati.
Le appendici cefaliche sono mal conservate : le
antennule mancano, delle antenne è visibile il ba-
bene neiresemplare. Le prime tre paia portano
chele a dactylus esterno e sono di lunghezza cre¬
scente dal 1“ al 3°. Il 4“ ed il 5" paio sono ridotti
rispetto ai precedenti e portano dactylus termi¬
nale. Tutti i pereiopodi sono privi di spine. Il 1“
paio di pereiopodi non è perfettamente osserva¬
bile in quanto coperto dagli altri toracopodi. I pe¬
reiopodi del 2" e del 3" paio sono molto allungati
per il grande sviluppo del carpus e del merus.
Tutti gli elementi sono stretti ed appiattiti late-
sipodite e lo scafocerite molto sviluppato che su¬
pera in lunghezza il rostro, un frammento del
flagello' antennule è visibile presso il margine an¬
teriore dello scafocerite.
Il 1" ed il 2“ massillipede non sono conservati,
sono visibili invece gli elementi destro e sinistro
del 3“ massillipede. Questo è ben sviluppato, si
contano 5 elementi relativamente corti e tozzi la
cui robustezza aumenta dall’estremità alla base :
si tratta del dactylus, propodus, carpus, merus e
ischium. Il propodus, il carpus e il merus por¬
tano lungo il margine anteriore e posteriore due
file di spine, fitte e robuste, delle quali sono
sempre visibili i punti di attacco. Il dactylus,
piuttosto mal conservato, è visibile solo sul mas¬
sillipede destro e non mostra tracce di spine, seb¬
bene probabilmente dovesse possederne.
Tutti i pereiopodi sono visibili più o meno
ralmente e, in ciascun pereiopode, sono della me¬
desima larghezza. Il propodus ha notevole svilup¬
po e non è allargato rispetto agli altri elementi.
I pleopodi non sono conservati.
Ricostruzione della specie.
La ricostruzione della specie (fig. 4) è stata
possibile, come già ricordato, grazie aH’abbon-
danza del materiale a disposizione che, anche se
non in perfette condizioni di conservazione, ha
permesso l’analisi comparativa fra gli esemplari.
La ricostruzione è stata così eseguita utilizzando
40 esemplari e supplendo alla mancanza dei det¬
tagli anatomici di un esemplare con gli stessi
dettagli presenti in altri individui. La ricostru¬
zione, anche se derivata da osservazioni effettuate
su materiale molto abbondante, non è completa :
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
17
alcuni dettagli dell’anatomia non sono mai visi¬
bili o sono osservabili su pochi o su un solo esem¬
plare, e spesso in modo decisamente inadeguato.
Oltre a ciò bisogna tenere conto del fatto che per
la ricostruzione sono stati utilizzati individui di
dimensioni molto diverse, tutti adulti, ma corri¬
spondenti a stadi di crescita differenti e, quindi,
presentanti alcune diversità, non certo sostanziali
ma in certi casi ben marcate. Tali differenze fra
individui di taglia diversa saranno discusse più
avanti.
L’Ant. noricus è una specie che non raggiunge
dimensioni notevoli. L’esemplare più grande pre¬
sente nella fauna ha infatti una lunghezza mas¬
sima di mm 70,5 (3380). Si tratta di un peneide
di forma allungata, ad esoscheletro sottile, com¬
pletamente liscio.
Il carapace (fig. 5), visibile in norma laterale
su pochi esemplari (i 4480, 3122, 3134, 3137,
H3175, 3308,_ 3380), ha forma tozza ed accorciata,
compressa lateralmente, e si restringe progressi¬
vamente procedendo verso il margine anteriore. Il
margine superiore è debolmente convesso', il mar¬
gine posteriore ha andamento sinuoso, concavo
all’ inizio si proietta all’ indietro a circa il terzo
superiore formando una convessità marcata che
ricopre il 1° somite pleonico. Il margine inferiore
forma nella metà anteriore del suo decorso una
leggera ondulazione. Il margine posteriore ed in¬
feriore sono delimitati da una carena marginale
accompagnata da un solco, tale carena si restringe
progressivamente passando dal posteriore al mar¬
gine inferiore e si interrompe bruscamente all’an¬
golo pterigostomiale (3137).
Il margine anteriore si prolunga in un rostro.
Negli esemplari conservati nelle migliori condi¬
zioni il rostro appare ben sviluppato, piuttosto
alto, appena ricurvo all’ insù e provvisto di due
denti soprarostrali abbastanza distanziati l’uno
dall’altro. Dì questi il posteriore è situato in cor¬
rispondenza dell’ inizio della curvatura dell’ inci¬
sione oculare. In altri esemplari (3137, H3175,
3305) il rostro, distorto durante la fossilizzazione,
appare sottile e privo di denti.
Inferiormente al rostro si apre l’incisione ocu¬
lare, piuttosto ristretta e non particolarmente pro¬
fonda, limitata nella parte inferiore dall’angolo
antennale smussato e probabilmente provvisto di
una. spina antennale (3380). Da quest’angolo il
margine anteriore scende, piegando all’ indietro,
fino all’angolo pterigostomiale decisamente poco
marcato (3122, 3137, H3175).
L’andamento del margine anteriore si può se¬
guire molto bene in due esemplari in cui il cara¬
pace è fossilizzato « di piatto » aperto sulla roc¬
cia (13174, F3175) (fig. 6). In questi si notano la
forma molto smussata dei due angoli suddetti,
r incisione oculare poco marcata, il rostro tozzo,
piegato durante la fossilizzazione.
Sulla superficie del carapace sono presenti al¬
cuni elementi quali spine, solchi e carene, tutti
molto deboli ed assai mal conservati (3111, 3122,
3134, 3137, 13174, 3380). Una carena dorsale as¬
sai sottile segue la linea mediana del carapace,
essa interessa parzialmente il rostro e posterior¬
mente svanisce prima di giungere al margine
(Ì4480, 3111, 13174, 3380). Lateralmente sul cara¬
pace è presente una spina sopraorbitale (3380) ed
una spina epatica (3111, 3122, 3134, 13174, 3380).
Da questa si diparte un solco accompagnato da
una carena che si unisce al solco epatico, rivolto
verso il margine antero-inferiore all’altezza del¬
l’angolo pterigostomiale (3122, 3137, 13174, 3380).
In due individui (3122, 3134) è presente un ac¬
cenno al solco gastrofrontale e probabilmente al
solco gastroorbitale. Nell’esemplare 13174 è pre¬
sente un accenno alla carena gastrofrontale.
Dall’analisi dei diversi esemplari si può dun¬
que concludere che sul carapace di Ani. noricus
sono presenti una spina sopraorbitale, una spina
antennale ed una spina epatica, una carena ed un
solco gastrofrontale da cui si diparte inferior¬
mente un solco gastroorbitale diretto verso la
spina epatica, sotto cui è presente un solco epa¬
tico che piega in avanti ed in basso verso l’an¬
golo pterigostomiale. Il margine posteriore ed in¬
feriore del carapace sono interessati da una ca¬
rena e da un solco marginali mentre il dorso è
percorso da una sottile carena dorsale (fig. 5).
Nell’addome, molto ben conservato in quasi
tutti gli esemplari, i primi tre semiti sono di lun¬
ghezza crescente ed hanno pleure arrotondate.
Nel 1'’ e nel 2" somite il margine posteriore è si¬
nuoso, nel somite la sinuosità è attenuata. Il
4" ed il 5“ somite hanno pleure proiettate all’ in-
l,s
G. PINNA
dietro in una placca ogivale molto sviluppata. Il
6" somite è più stretto ed allungato degli altri.
La superficie dell’addome è completamente liscia.
Il margine inferiore dei pleoniti 3», 4" e 5" è care¬
nato (3146, 3178).
In alcuni esemplari (3122, 3124, 3131) è visi¬
bile la forma totale dei semiti. Il fulcro dell’ar¬
ticolazione di ciascuno dei primi tre semiti con
il successivo è segnata da un rigonfiamento po¬
sto in prossimità del margine posteriore del so¬
mite stesso. Il margine posteriore del 4" e del 5"
somite porta invece nella parte mediana una tacca
nella quale penetra una sporgenza posta sul so¬
mite successivo. 11 6“ somite si articola con il tel¬
son attraverso una sporgenza arrotondata posta
a circa metà della sua altezza.
Il telson è triangolare, non particolarmente
sviluppato, liscio, e non sembra possedere spine
mobili 0 fisse (i4487, i4485, 3133, 3134, 13174,
H3175, 3380). Gli uropodi di solito non sono ben
conservati. Il protopodite (i 4487, 3120, 3133)
porta posteriormente una spina che separa un seno
inferiore stretto e profondo da un seno superiore
più ampio e meno inciso'. Gli uropodi sono arro¬
tondati : r interno è leggermente più lungo del¬
l’esterno e porta una carena situata pressappoco
lungo la linea mediana (i4487, 3106). Sull’uropode
esterno non è possibile osservare la presenza della
carena o della dieresi. Ambedue gli uropodi su¬
perano di molto la lunghezza del telson.
La curvatura dell’addome è quella che si os¬
serva nei peneidi attuali.
Le appendici cefaliche sono conservate solo ra¬
ramente. Gli occhi non sono mai visibili. Le anten¬
nule si osservano discretamente in tre soli esem¬
plari (Ì4480, 3307, F3175) (fig. 6). Il peduncolo
antennulare è piuttosto robusto, supera di molto
la lunghezza del rostro ed è composto da tre seg¬
menti: il primo è molto allungato, supera la lun¬
ghezza del rostro e porta un incavo nella parte
superiore per ralloggiamento del peduncolo ocu¬
lare; il secondo è decisamente più corto; il terzo
è ridottissimo e porta sul margine anteriore i due
flagelli antennulari relativamente corti (H3175).
Le antenne sono molto robuste. Il peduncolo
antennule è visibile parzialmente neH’esemplare
Ì4480 ove si nota la presenza del basipodite largo
e fornito di una spina inferiore, del merus e del
carpus piuttosto allungati. Il flagello antennule è
molto lungo (H3175) superando la lunghezza to¬
tale del corpo.
Le antenne portano uno scafocerite molto svi¬
luppato (Ì4480, F3175, 3380) composto dalla fu¬
sione di una spina che costituisce il margine
esterno con una scaglia larga ed arrotondata al¬
l’estremità anteriore che supera in lunghezza la
spina stessa.
Il 2“ massillipede non è definibile con esat¬
tezza e la sua ricostruzione è quindi del tutto ipo¬
tetica. Esso è conservato parzialmente in pochi
esemplari (i4480, 3130, 3133).
Il 3“ massillipede è molto sviluppato (3111,
3133, 3380). Si contano cinque elementi la cui ro¬
bustezza va aumentando dall’estremità alla base :
dactylus, propodus, carpus, merus e ischium. I
primi quattro elementi portano lungo il margine
anteriore e posteriore numerose spine disposte in
duplice fila.
Fig. 6. — Ant. noricus n. sp., n° F3175
fossilizzato in norma dorsale.
I pereiopodi sono visibili in pochi esemplari
(3111, 3133, 3380). Le prime tre paia portano
chele e sono di lunghezza crescente. Il 4" ed il 5“
paio sono ridotti ed hanno dactylus terminale.
Tutti sono privi di spine e presentano gli elementi
appiattiti. L’allungamento delle prime tre paia di
pereiopodi è dovuto allo sviluppo eccezionale del
carpus e del merus. Nelle prime tre paia di pe¬
reiopodi il propodus ha notevole sviluppo pur non
essendo più largo degli altri elementi.
In tutti i pereiopodi il merus è leggermente
più lungo del carpus tranne che nel 3“ paio ove
quest’ultimo ha lunghezza maggiore.
Le cinque paia di pleopodi, visibili in numero¬
si esemplari (i4485, 3123, 3133, 3134, 3137, 3146,
13175, 3305, 3306, 3307), sono di dimensioni no¬
tevoli. A parte il primo paio, corrispondente al
primo somite, che porta un solo flagello (esopo-
dite), i pleopodi dei somiti 2-5 sono composti da
un basipodite subrettangolare che porta due fla¬
gelli molto lunghi, probabilmente più o meno delle
stesse dimensioni, corrispondenti aH’esopodite ed
aH’endopodite. Questi non hanno struttura foglia¬
cea e sono composti da un segmento basale sub-
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
l'.l
cilindrico, tozzo ed accorciato, cui fa seguito un
flagello terminale molto lungo. Per forma e di¬
mensioni i pleopodi di Aìit. noricus si avvicinano
a quelli dei generi Aristeus ed Aristeomorpha nei
quali però l’endopodite risulta molto più ridotto
deU’esopodite; nei due generi citati la lunghezza
dei flagelli diminuisce progressivamente dal 1" al
5’ paio di pleopodi. Nella nuova specie la lun¬
ghezza dei flagelli non è stata determinata con
esattezza.
In numerosi esemplari (i4487, 3110, 3122,
3133, L3170, 13174, 3178, 3191) è presente il pe-
tasma connesso con il basipodite del primo paio
di pleopodi (3133, L3170). Questo elemento, ca¬
ratteristico dei maschi della famiglia Penaeidae,
è molto sviluppato ; la sua ricostruzione esatta
non è possibile a causa dello schiacciamento e
della distorsione subita dagli esemplari durante la
fossilizzazione.
Ossel■va^ioni.
La specie Ant. noricus ha tutte le caratteri¬
stiche della famiglia Penaeidae, fra cui importan¬
tissima la presenza nei maschi del petasma, un
elemento di solito difficilmente osservabile nei
resti fossili.
Le caratteristiche principali, potremmo dire
esclusive, della nuova specie, quelle che netta¬
mente la differenziano dai rappresentanti trias¬
sici e giurassici già noti del genere Antrimpos,
sono la struttura del rostro, privo di denti infra-
rostrali, con due soli denti soprarostrali, legger¬
mente incurvato verso l’alto ; la forma dei semiti
pleonici, il 1" ed il 2" a pleure arrotondate, il 4®
ed il 5“ a pleure mucronate, di forma ogivale,
proiettate all’ indietro ; il grande sviluppo dell’en-
dopodite e dell’esopodite dei pleopodi.
Dalla specie tipo Ant. speciosus la nuova spe¬
cie si differenzia in particolare soprattutto per
la struttura del rostro che porta due denti sopra-
strali ed è privo di denti infrarostrali, per l’an¬
damento dei solchi e delle carene del carapace ed
in particolare per la probabile mancanza della ca¬
rena antennule, per la forma caratteristica dei
semiti pleonici e per la lunghezza dei flagelli dei
pleopodi.
Per le stesse caratteristiche, cui va aggiunta
la diversa struttura dei pereiopodi, la nuova spe¬
cie si distacca da Ant. latipes.
Da Ant. meyeri e da Ant. intermedius essa si
differenzia, fra le altre cose, soprattutto per la
forma del rostro, molto accorciato nei tipi giu¬
rassici.
Da Ant. liasicus si differenzia per la presenza
dei due denti soprarostrali.
Da Ant. kiliani si differenzia infine per la
forma generale del rostro, che nella specie di Van
Straelen porta denti soprarostrali numerosi, per
la forma del carapace ed in particolare del mar¬
gine anteriore, per la forma delle pleure dei se¬
miti, per la struttura del peduncolo antennulare,
per la più complessa struttura dei solchi del ca¬
rapace, per l’assenza di spine sui pereiopodi 1-3,
per la forma più accorciata del basipodite e dei
flagelli dei pleopodi.
Ben più difficile è il confronto fra la nuova
specie ed i rappresentanti del genere Antrimpos
noti nei terreni triassici o permo-triassici. Con le
specie Ant. madagascariensis ed Ant. juvavensis
non è possibile in linea di massima alcun con¬
fronto, mancando per queste specie adeguate il¬
lustrazioni e le ricostruzioni. Secondo la descri¬
zione data da Van Straelen (1933, 1940) VAnt.
noricus dovrebbe differenziarsi da Ant. madaga¬
scariensis per la mancanza del solco longitudi¬
nale, per le pleure del 4" e del 5® somite mucro¬
nate e per il 6® somite più corto. TraW’Ant. juva¬
vensis la nuova specie si discosterebbe invece per
il rostro incurvato verso l’alto, per le pleure del
3“ somite arrotondate e non dirette all’ indietro.
La specie Ant. atavus è basata su esemplari
molto incompleti e, per quanto è possibile osser¬
vare, si differenzia da Ant. noricus soprattutto
per la forma dei pereiopodi che nel 1" e nel 2“
paio hanno il propodus molto allargato rispetto
agli altri elementi (Bill 1914, tav. 12, fig. 4).
Da Ant. crassipes, il migliore rappresentante
del genere fino ad ora noto nel Triassico (Glaess-
NER, 1929), la nuova specie si discosta soprattutto
per la forma delle pleure del 4“ e del 5" somite
che nella specie di Bronn non sono proiettate al-
l’indietro, per la forma più sottile ed allungata
del 6“ somite, per il basipodite dei pleopodi più
corto e tozzo, per il 3" massillipede privo di spine.
Variazioni ontogenetiche.
Come si è detto gli individui presenti nella
fauna hanno dimensioni variabili da un minimo
di 10 mm ad un massimo di circa 70 mm. Ciò ha
permesso di effettuare alcune osservazioni sulle
variazioni che i rappresentanti della nuova spe¬
cie subiscono durante la crescita. Tali variazioni
non sono particolarmente accentuate e riguardano
soprattutto la lunghezza del rostro (fig. 7), l’al¬
lungamento del 6" somite pleonico (fig. 8) e le di¬
mensioni dei pleopodi.
Negli esemplari di piccole dimensioni il rostro
è corto e diritto : esso si allunga con la crescita in¬
curvandosi verso l’alto mentre conserva come ca-
G. PINNA
LH)
rattere distintivo la presenza di due denti sopra¬
rostrali in posizione arretrata.
Il 6" soniite, piuttosto allungato in tutti i rap¬
presentanti del genere Antrvmpos (Glaessner
1969), subisce un notevole accorciamento durante
la crescita. Negli esemplari più grandi esso si pre¬
senta più corto e più alto di quanto non sia negli
Pig'. — Modificazione della forma e delle dimensioni
del rostro durante la crescita nella specie Ant. noricus.
a - es. n° 3134, lunghezza deH’esemplare mm 28.
b - es. n’ 3380, lunghezza dell’esemplare mm 70,6.
Fig. 8. — Modificazione dei rapporti dimensionali del
6° somite durante la crescita nella specie Ant. noricus.
a - es. n° i4485, adulto di grandi dimensioni a 6° somite
accorciato ;
b - es. n° 3116, adulto di piccole dimensioni.
individui più piccoli, pur conservando il suo ca¬
ratteristico allungamento rispetto ai cinque pre¬
cedenti elementi deH’addome.
Da quanto si può arguire dalle tracce non
sempre ben conservate dei pleopodi, questi subi¬
scono alcune variazioni con la crescita. In parti¬
colare negli esemplari di piccole dimensioni il ba-
sipodite è piuttosto sviluppato ed i flagelli rela¬
tivamente più corti di quanto non si osservi ne¬
gli esemplari più grandi.
La muta.
La natura della fauna di Cene non dà certo
ragione a Van Straelen che nel 1925 scriveva di
non aver mai potuto vedere un resto di Natantia
fossile sicuramente derivato da una muta, sia per
la rarità dei resti fossili di questi decapodi, sia
per l’estrema sottigliezza dei loro tegumenti, sia
a ragione del modo di vita nectonico.
Secondo questo autore, proprio la sottigliezza
dei tegumenti rende assai difficile discernere allo
stato fossile un individuo normale da una exuvia.
Nella fauna di Cene invece, non solo' la maggior
parte dei rappresentanti della, specie Ant. noricus
è costituita da resti di muta, ma, questi resti per¬
mettono anche di stabilire con una certa chia¬
rezza le modalità di attuazione della muta stessa.
Le exuvie di Ant. noricus sono facilmente ri-
conoscibili (tav. V, figg. 4, 5, 7 ; tav. VII, figg. 2,
6; tav. IX, figg. 2, 5, 6, 8; tav. XI, figg. 4, 8) per¬
chè le spoglie sono fossilizzate in una posizione
caratteristica : l’addome è stampato sulla roccia
in norma laterale mentre il carapace è adagiato
sulla superficie dello strato più o meno in norma
dorsale o comunque si trova distorto e dislocato
rispetto all’addome stesso (14480, 14485, 3111,
3130, 3131, 3133, 13174, F3175).
In corrispondenza del margine latero-poste-
riore destro del carapace fino a circa la linea me¬
diana il carapace stesso è distaccato dall’addome.
La muta avveniva dunque nei rappresentanti di
questa specie fossile come nella maggior parte dei
Natantia attuali, cioè per apertura dell’esoschele-
tro fra il margine posteriore del carapace e
l’e'stremità anteriore deH’addome, apertura se¬
guita, probabilmente dal sollevamento antero-po-
steriore del carapace stesso.
Genere Aeger Mùnster, 1839
La presenza, di rappresentanti del genere Ae¬
ger nella fauna di Cene non è stabilita con si¬
curezza. Al genere viene infatti attribuito dubi¬
tativamente un solo esemplare, in condizioni di
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
21
conservazione così sfavorevoli da non permettere
che ben poche osservazioni.
Il genere Aeger comprende peneidi caratteriz¬
zati da carapace provvisto di rostro a volte molto
sviluppato, a volte accorciato, che porta tuttavia
sempre un dente infrarostrale isolato (-). Il mar¬
gine anteriore del carapace non presenta un’ in¬
cisione oculare molto accentuata, l’angolo anten-
nale e l’angolo pterigostomiale sono smussati. Il
3“ massillipede è caratteristico, molto allungato e
fornito di lunghe spine (Forster 1967). I pereio-
podi delle prime tre paia sono spinosi, portano
chele e sono di lunghezza crescente ; i pereiopodi
del 4“ e del 5® paio sono estremamente sottili ma
molto sviluppati in lunghezza.
Il genere è abbastanza comune nel periodo
Giurassico. Nel Triassico sono conosciute due sole
specie: Aeg. straeleni Glaessner, 1929 e Aeg. leh-
manni (Langenham, 1910) rispettivamente del
Triassico superiore e del Triassico medio. Della
prima esiste una ricostruzione completa (Glaess¬
ner 1929, tav. 9, fig. 3).
(?) Aeger sp. ind.
(Tav. I, fig. 4)
Attribuisco dubitativamente al genere Aeger
un esemplare (3160) di circa 60 mm di lunghezza
la cui conservazione non permette Tosservazione
di buona parte dei caratteri. L’esemplare, fossi-
lizzato sul materiale argilloso di un interstrato,
è molto compresso, diverse sue parti sono dislo¬
cate, altre mancano completamente. La conserva^
zione generale è tale che i vari elementi deireso-
scheletro non sono ricostruibili.
Si tratta di un individuo a rostro molto allun¬
gato, sottile, ricurvo verso l’alto. Il margine supe¬
riore del carapace è debolmente convesso, il mar¬
gine posteriore forma all’ inizio del suo decorso
una netta concavità mentre verso il margine in¬
feriore si proietta all’ indietro in una debole con¬
vessità che copre il primo somite pleonico-. Il ro¬
stro è mal conservato : in esso non è possibile os¬
servare gli eventuali denti. L’addome è in pessime
condizioni di conservazione: i semiti pleonici non
sono definibili, come anche il telson e gli uropodi.
Le appendici sono poco evidenti. Sono conser¬
vate le tracce delle antennule e di una antenna con
ampio scafocerite, del 3" massillipede, molto svi¬
luppato e provvisto di spine, e delle prime tre
paia di pereiopodi. Il 2“ ed il 3“ pereiopode sem-
(-) La presenza di forme a rostro corto e di forme a
rostro allungato nel giacimento di Solnhofen ha indotto
Forster (1967) a ritenere il diverso sviluppo del rostro
stesso come un segno di dimorfismo sessuale.
brano possedere il carpus piuttosto corto. Il car-
pus ed il propodus sono allargati. Il 4" ed il 5’
paio di pereiopodi non sono conservati.
Osservazioni.
Gli elementi a disposizione per una determi¬
nazione deH’esemplare sono molto scarsi. L’ im¬
possibilità di definire la forma dei semiti e la
presenza di pereiopodi robusti a carpus corto ed
a propodus allargato escludono l’appartenenza del-
r individuo alla specie Ant. noricus, prima esa¬
minata. Per quanto concerne la determinazione
generica è da sottolineare che essa rimane del
tutto ipotetica: il rostro sottile ed allungato, il
grande sviluppo del 3“ massillipede e l’andamento
generale del margine anteriore del carapace sem¬
brano avvicinare l’esemplare al genere Aeger.
Qualche analogia è osservabile fra il nostro
frammento e VAeg. straeleni : ambedue le specie
hanno carapace alto, le prime tre paia di pereio¬
podi a carpus corto ed a carpus e propodus piut¬
tosto larghi, rostro allungato, sottile, privo di
denti e debolmente curvato verso l’alto.
Genere Palaeodusa nov.
Palaeodusa longipes n. sp.
(Tav. I, fig. 5; tav. XII, fig. 1; tav. XIII, figg. 1, 2, 3)
Derivatio nominis : il nome generico sta ad
indicare sia le affinità morfologiche, sia la dif¬
ferenza di età esistenti fra la nuova entità siste¬
matica ed il genere Dtisa Miinster, 1839. Il nome
specifico si riferisce all’estrema lunghezza del 3"
pereiopode.
Alla nuova entità sistematica vengono attri¬
buiti 43 esempari: 34 frammenti di chele e 9
esemplari quasi completi di lunghezza variabile
da 54 a 75 mm. Uno solo di questi esemplari, l’olo-
tipo (3422), è conservato in modo tale da permet¬
tere la ricostruzione dettagliata dei pereiopodi e
di parte deH’addome. La forma del carapace non
è conosciuta.
Descrizione dell’olotipo (es. n® 3422).
(Tav. XII, fig. 1; tav. XIII, fig. 3)
Esemplare di 63 mm di lunghezza ad esosche-
letro sottile e completamente liscio. La forma del
carapace non è ricostruibile : il margine anteriore
è infatti andato distrutto, mentre, trattandosi di
un’exuvia, il margine posteriore è sollevato e pie¬
gato in modo da non permettere di seguirne il
contorno. Nella parte anteriore del carapace è vi-
G. PINNA
sibile l’occhio e, sotto di esso, una struttura allun¬
gata attribuibile, forse, ad uno scafocerite ben
sviluppato a contorno ovale. Sulla superficie del
carapace non sono osservabili solchi, carene o
spine.
L’addome è, rispetto al carapace, in migliori
condizioni di conservazione: ha forma sottile ed
allungata, i primi 4 semiti non hanno margini
ben definiti, il 5" somite ha margini subrettilinei
e pleura non sviluppata a margine arrotondato.
Il 6“ somite è leggermente più lungo dei prece¬
denti, che pare abbiano larghezza subeguale. Il
telson è triangolare, stretto ed allungato; Teso-
podite e l’endopodite dell’uropode superano di un
buon tratto la lunghezza del telson.
Le antennule e le antenne non sono conser¬
vate. Il 3" massillipede è relativamente poco svi¬
luppato, composto da elementi sottili ; i primi due
elementi distali portano spine.
I pereiopodi hanno lunghezza rapidamente
crescente dal 1« al 3" paio ; il 4“ ed il 5° paio sono
decisamente ridotti rispetto ai precedenti. Le pri¬
me tre paia di pereiopodi portano chele molto ro^
buste a dactylus ed index lunghi e ricurvi all’estre-
mità, hanno propodus sviluppato in larghezza ed
in lunghezza, carpus e merus lunghi e sottili. Dal
1" al 3° paio di pereiopodi si assiste ad un pro¬
gressivo allungamento del propodus, che diviene
perciò più snello, e del carpus che assume una
forma estremamente sottile e delicata. Nel 2" e
nel 3" paio di pereiopodi il carpus si allarga al¬
l’estremità distale in prossimità dell’articolazione
con il propodus.
In corrispondenza dei semiti dell’addome sono
osservabili tracce dei pleopodi. Sembra che essi
posseggano un basipodite piuttosto largo e por¬
tino flagelli sottili e di notevole lunghezza.
Altri esemplari.
In alcuni altri esemplari è possibile osservare
particolarità non visibili nell’olotipo.
L’esemplare C3171 (fig. 9) porta, oltre a due
paia di chele simili a quelle presenti sul 2" e sul
3" pereiopode dell’olotipo, alcuni altri elementi che
ci danno modo di conoscere altre particolarità ana¬
tomiche della specie. Sulla stessa lastra sono pre¬
senti infatti i resti di due pereiopodi, il 4° o il 5"
paio, le tracce dei flagelli di due antenne molto
lunghe ed una appendice che rappresenta con
tutta probabilità il 3" massillipede. I pereiopodi
sono estremamente sottili ed allungati e, se con¬
frontati con le chele, risultano molto ridotti : sul
più completo dei due sono visibili il merus, il car¬
pus ed il propodus, tutti elementi sottili ed allun¬
gati, rigonfi alle estremità, ed un dactylus termi¬
nale. Il 3" massillipede consta di 6 elementi di
lunghezza e di spessore decrescente e non è par¬
ticolarmente sviluppato.
Su un altro esemplare (3105) (tav. I, fig. 5),
anch’esso molto mal conservato, sono visibili le
tracce dei pleopodi forniti di esopodite e di en-
dopodite allungati e flagelliformi.
Fig. 9. — Falaeodusa longipes n. sp. es. n° C3171.
Caratteri generali della specie.
La specie Palaeodusa longipes ha dunque le
seguenti caratteristiche: corpo allungato e com¬
presso lateralmente, esoscheletro liscio e sottile,
carapace probabilmente simile a quello degli al¬
tri rappresentanti della famiglia Penaeidae, ad¬
dome snello con i somiti 1-5 piuttosto corti e di
lunghezza subeguale, a margini subrettilinei, a
pleure non sviluppate e provviste di margine in¬
feriore arrotondato, 6" somite allungato rispetto
ai precedenti, telson triangolare, sottile ed allun¬
gato, esopodite ed endopodite deU’uropode molto
più lunghi del telson.
Antenne a flagello molto lungo, scafocerite
ovale e sviluppato, 3" massillipede non particolar¬
mente robusto e pediforme, composto da elementi
sottili, i primi due dei quali portano spine.
Pereiopodi da 1 a 3 chelati, di lunghezza ra¬
pidamente crescente per rallungamento di tutti
gli elementi. Propodus largO', carpus e merus
molto allungati, carpus allargato airestremità di¬
stale. Chele robuste a dactylus ed index lunghi e
ricurvi all’estremità. 4" e 5" paio di pereiopodi ri¬
dotti rispetto ai precedenti, composti da elementi
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
23
sottili e rigonfi alle estremità, a dactylus ter¬
minale.
Esopodite ed endopodite dei pleoniti molto al¬
lungati e flagelliformi.
Osservazioni.
I caratteri osservati nella specie sono troppo
scarsi e generici per permettere confronti con al¬
tre specie fossili e viventi e per inquadrare la
nuova entità nella sistematica dei decapodi na¬
tanti. Quanto osservato induce tuttavia a ritenere
che Palaeodiisa longipes possa venir attribuita
alla famiglia. Penaeiclae.
La caratteristica che differenzia nettamente
la specie in esame da tutti gli altri rappresen¬
tanti della famiglia noti allo stato fossile è senza
dubbio l’estremo allungamento del 2" e soprattutto
del 3" pereiopode (fig. 10).
Fig. 10. — Ricostruzione del 3° pereiopode della specie
Palaeodusa longipes n. sp. Dall’esemplare n° i4477.
Quest’ultimo raggiunge nell’olotipo 83 mm di
lunghezza su una lunghezza totale del corpo di
mm 63, nell’esemplare 14477 la lunghezza di 42
mm su una lunghezza totale dell’esemplare di
mm 54. L’allungamento dei pereiopodi è dunque
progressivo ed aumenta rapidamente con la cre¬
scita dell’animale.
Qualche analogia, limitata alla forma delle
prime 3 paia di pereiopodi, è riscontrabile fra la
specie di Cene e la specie Busa monocera Mun-
ster, 1839 del Portlandiano tedesco (Oppel 1862,
tav. 32, figg. 1-3).
Infraordine CARIDEA Dana, 1852
I Caridea, i più abbondanti fra i decapodi na¬
tanti attuali con 22 famiglie comprendenti oltre
170 generi, sono relativamente poco abbondanti
allo stato fossile. Glaessner (1969) cita 9 generi
fossili ripartiti fra le famiglie Atyidae de Haan,
1849, Oplophoridae Dana, 1852, Palaemonidae Ra-
finesque, 1815, ancora attuali, e Udorellidae Van
Straelen, 1924 nota solo allo stato fossile, e 4 ge¬
neri di attribuzione incerta.
I più antichi rappresentanti dell’ infraordine,
attribuiti al genere Udora Mùnster, 1839 prove¬
nivano, prima della scopei'ta della fauna di Cene,
da terreni del Giurassico medio. Con il ritrova¬
mento a Cene di due esemplari che mostrano il
carattere più evidente dell’ infraordine, e cioè le
pleure del 2" somite pleonico sovrapposte alle
pleure del 1" e del 3" somite, l’apparizione dei
Caridea si sposta indietro nel tempo fino al Trias¬
sico superiore.
I due caridei di Cene non sono conservati in
modo perfetto ma mostrano tuttavia di corrispon¬
dere senza dubbio a due diversi generi del tutto
nuovi. Il loro stato di conservazione rende molto
difficile un confronto non solo con i caridei at¬
tuali ma anche con i rappresentanti fossili più
antichi, giurassici e cretacei.
Genere Acanthinopus nov.
Acanthinopus gibbosus n. sp.
(Tav. XII, fig. 3; tav. XII, fig. 5)
Derivatio nominis : il nome generico (dal greco
acànthinos = spinoso e pous = piede) è derivato
dalla struttura dei pereiopodi. Il nome specifico
mette in evidenza la gibbosità dell’addome, carat¬
teristica dei caridei.
La nuova entità sistematica è basata su un
solo esemplare (3109), un’exuvia di 25 mm di lun¬
ghezza conservata in modo incompleto.
II carapace, conservato solo parzialmente, di¬
storto e separato dall’addome, è allungato in senso
antero-posteriore. Sono visibili unicamente il mar¬
gine posteriore debolmente concavo-convesso ed il
margine inferiore quasi rettilineo. Il rostro è mal
conservato', sottile, relativamente corto e privo di
denti.
L’addome, fossilizzato in posizione laterale, è
in condizioni migliori. Sono visibili i 6 somiti
pleonici, il 2" dei quali porta una pleura allar¬
gata che si sovrappone alla pleura del 1" e del 3"
somite. Il 3” somite è allungato e forma dorsal¬
mente una marcata gibbosità, sul margine poste¬
riore la pleura è debolmente espansa all’ indietro.
Nel 4“ e nel 5" somite le pleure sono espanse al-
r indietro. Il 6" somite è tozzo e poco più lungo
dei precedenti. Il telson è corto e triangolare e
non sembra portare spine. Gli uropodi sono mal
conservati : il protopodite è poco definito, l’endo-
podite è frammentario, l’esopodite, ovale, porta
G. PINNA
L>4
una carena, mediana ed è provvisto di dieresi.
L’esopodite e l’endopodite hanno lunghezza dop¬
pia del telson.
Le appendici cefaliche sono molto frammen¬
tarie. Proprio sotto il rostro sono visibili parzial¬
mente i due flagelli di una antennula : questi sono
relativamente lunghi, larghi alla base e si restrin¬
gono velocemente procedendo verso l’estremità di¬
stale. L’antenna è provvista di uno scafocerite
piuttosto sviluppato e di un flagello probabil¬
mente molto lungo.
Dei pereiopodi sono conservate solo tracce delle
prime tre paia che sembrano di lunghezza decre¬
scente dal 1" al 3". Tutti gli elementi portano
spine disposte longitudinalmente lungo il margine
(ad eccezione del carpus del 1® pereiopode ove
sono visibili due file di spine, tutti gli altri ele¬
menti osservati sono ornati da una sola fila). Gli
elementi dei pereiopodi sono cilindrici con lar¬
ghezza costante. Nel 1“ pereiopode il merus ed il
carpus hanno pressappoco la medesima lunghezza,
nel 2" e nel 3" il merus è decisamente più allun¬
gato del carpus. Il propodus non è visibile com¬
pletamente ma doveva avere probabilmente una
lunghezza considerevole. Non si ha la possibilità
di stabilire l’eventuale presenza di chele.
Nell’addome sono osservabili i pleopodi del 4®
e del 5" somite: in questi il basipodite è stretto
ed allungato, l’esopodite e l’endopodite sono corti
e fogliacei.
Osservazioni.
L’esemplare, seppure incompleto, mostra alcu¬
ni dei caratteri tipici dei caridei: la posizione
della pleura del 2" somite, la curvatura caratte¬
ristica del 3® somite, la presenza di pleopodi a fla¬
gelli ridotti e fogliacei, le antennule piuttosto
lunghe.
Fra i Caridea fossili la specie che più di ogni
altra mostra qualche affinità con la nuova forma
descritta è Udora brevispina Mtinster, 1839 del
Giurassico superiore tedesco. Si tratta in realtà
di analogie molto vaghe che riguardano soprat¬
tutto la forma dei pereiopodi di lunghezza decre¬
scente, costituiti da elementi cilindrici allungati
di spessore costante e armati da file longitudinali
di spine, la forma dei semiti di cui il 4" ed il 5®
con pleure espanse all’ indietro, il telson accor¬
ciato e la forma relativamente allungata del ca¬
rapace. Fra la specie di Mùnster e VAcanthinopus
gibbosus esistono però notevoli differenze che ri¬
guardano la struttura del rostro, l’andamento del
margine posteriore del carapace e la probabile
mancanza in quest’ultimo di qualsiasi traccia de¬
gli esopoditi dei pereiopodi.
Anche se un confronto non è possibile a causa
dell’ incompletezza dell’esemplare appare evidente
che Udora ed Acanthinopus sono due entità ge¬
neriche decisamente distinte, separate, fra l’altro,
da un lasso di tempo considerevole.
Genere Leiothorax nov.
Leiothorax triasicus n. sp.
(Tav. XII, fig. 2; tav. XIII, fig. 4)
Derivatio nominis : il nome generico (dal greco
leios = liscio e thorax = corazza) si riferisce
alla delicata struttura dell’esoscheletro. Il nome
specifico fa riferimento all’età dell’esemplare.
La nuova entità è basata su un solo esemplare
(3156), incompleto, lungo circa 10 mm.
11 carapace, fossilizzato in norma laterale, è
alto ed accorciato, di forma subrettangolare. Il
margine superiore è rettilineo, si innalza, forman¬
do una leggera gobba, alla sua estremità anteriore
pressappoco alla base del rostro. Questo è tozzo
ed alto', piuttosto corto e fornito di due denti so¬
prarostrali posti nella metà distale. Alla base del
rostro, nella sua parte superiore, è evidente la
presenza di una breve carena disposta orizzontal¬
mente. Una seconda carena, meno accentuata, se¬
gue il margine inferiore del rostro al di sopra
dell’ incisione oculare. Quest’ultima è abbastanza
marcata ed è limitata inferiormente dall’angolo
antennale molto pronunciato. Il margine anterio¬
re, al di sotto deirangolo antennale, prosegue con
una leggera concavità e si connette al margine
inferiore con un’ampia curva corrispondente al¬
l’angolo pterigostomiale. Il margine posteriore è
decisamente rettilineo.
L’addome, decisamente alto, non è conservato
completamente: si possono' osservare solo i primi
tre semiti pleonici e parte del 4". Il 1" somite è
molto corto. Il 2® somite, corto all’estremità su¬
periore, porta una pleura allargata, subrotonda,
che si sovrappone al 1® ed al 3“ somite. Il 3° so¬
mite è molto più lungo dei due precedenti, il suo
margine superiore è marcatamente ricurvo, il
margine posteriore forma una decisa concavità.
Le appendici sono mal conservate. Presso il
margine anteriore del carapace, all’altezza dell’an¬
golo antennale, è presente la traccia deH’ampio
scafocerite di una delle due antenne. Tracce dei
pereiopodi sono osservabili al di sotto del margine
inferiore del carapace. Si tratta di tracce evane¬
scenti che non permettono di effettuare alcuna ri-
costruzione. Sotto l’angolo pterigostomiale è pre¬
sente la chela di uno dei pereiopodi.
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
Osservazioni.
Gli elementi a disposizione sono decisamente
troppo scarsi perchè sia possibile effettuare un
confronto fra la forma qui descritta ed i natanti
attuali o fossili già conosciuti. L’unico elemento
di notevole interesse è costituito dal 2° somite la
cui pleura è sovrapposta alle pleure del 1“ e del
3“ somite. Questo indica che Leiothorax triasicus
è un rappresentante dei Caridea e costituisce, as¬
sieme all’A cani hinopiis gihhosus, la prima segna¬
lazione triassica di questo gruppo.
Infraordine ASTACIDEA Latreille, 1803
Famiglia ERYMIDAE Van Straelen, 1924
L’infraordine Astacidea è rappresentato nella
fauna nerica di Cene da una sola specie, in 9
esemplari, attribuibile alla famiglia Erymidae Van
Straelen, 1924.
Si tratta di una famiglia già ben rappresen¬
tata nei terreni triassici che è stata oggetto di
revisione da parte di Forster in due lavori nel
1966 e nel 1967, il secondo dei quali dedicato
esclusivamente ai rappresentanti triassici.
La famiglia Erymidae comprende in linea ge¬
nerale forme a carapace subcilindrico percorso
dorsalmente da una sutura mediana e lateral¬
mente da un solco cervicale, da un solco post-
cervicale e da un solco branchiocardiaco ben svi¬
luppati, sulla cui disposizione si basa la suddivi¬
sione generica. Il rostro è sviluppato, il 3“ mas-
sillipede è pediforme, le prime tre paia di pereio-
podi sono chelate, il 1® paio è più sviluppato dei
successivi, gli uropodi possiedono una dieresi.
Tutti gli autori, fra i quali FÒRSTER e Glaes-
SNER (1969) sono d’accordo nel suddividere la fa¬
miglia in questione nelle due sottofamiglie Ery-
minae Van Straelen, 1924 e Clytiopsinae Beurlen,
1927 sulla base rispettivamente della presenza o
dell’assenza di una « piastra intercalare » nella
parte antero dorsale del carapace.
Per quanto riguarda la classificazione gene¬
rica all’ interno delle due sottofamiglie, non vi è
identità di vedute fra i due autori. Seguendo
Forster vengono attribuiti alla sottofamiglia Ery-
minae i generi Eryma Meyer, 1840, Palaeastacus
Bell, 1850, Phlyctisom.a Bell, 1863, Eno'ploclytia
MeCoy, 1849, Protoclytiopsis Birstein, 1958 e Cly-
tiella Glaessner, 1931 mentre alla sottofamiglia
Clytiopsinae sono da attribuirsi i generi Clytiopsis
Bill, 1914 e Paraclytiopsis Oravecz, 1962.
1 rappresentanti della famiglia Erymidae han¬
no una distribuzione stratigrafica che va dal
PermO'-triassico al Cretacico superiore o, forse.
al Paleocene (Glaessner 1969, Forster 1966). La
revisione delle forme pre-giurassiche si deve, come
già accennato a FòRSTER (1967): si tratta di solo
7 specie la cui distribuzione stratigrafica è ripor¬
tata nella fig. 11.
Il più antico rappresentante della famiglia è
la specie Protoclytiopsis antiqua Birstein, 1958
rinvenuta in strati permo-triassici (secondo al¬
cuni autori in strati del Permiano superiore) nella
Siberia occidentale.
PERMO-TRIAS
WERFEN
ANISICO
LADINICO
CARHICO
NORICO
;
C-D
Protoclyt. 30ti(|oa
1
Paraclyt, liunpafica
1
Clyt. aroentoratensis
1
Clyt. turinoica
_
■S
Clyt. spp.
1
Clytiella sploiteia
1
1
L
Fig. 11. — Distribuzione stratigrafica degli Erymidae
pre-giurassici.
Nel Triassico inferiore è presente il genere
Clytiopsis con le specie Cl. argentoratensis Bill,
1914, Cl. sp. = ? Galathea audax Meyer, 1834
(FòRSTER 1967, pag. 148) e Cl. sp. = Lithogaster
luxovensis Etallon, 1859 (Forster 1967, pag. 148),
un genere presente fino al Triassico superiore con
la specie Cl. thuringica Forster, 1967, tutte rin¬
venute in giacimenti tedeschi.
Nel Triassico superiore sono poi presenti, ol¬
tre all’ultima specie citata, nel Gamico austriaco
la specie Clytiella spinifera Glaessner, 1931 e nel
Gamico ungherese la specie Paraclytiopsis hun-
garica Oravecz, 1962.
Sottofamiglia ERYMINAE Van Straelen, 1924
Un solo esemplare (3187) (tav. I, fig. 3) dei
9 rinvenuti a Gene ed attribuibili alla famiglia
Eryniinae è fossilizzato in norma dorsale. Seb¬
bene molto mal conservato ed estremamente fram¬
mentario, esso mostra chiaramente il carapace
G. PINNA
l’()
percorso da una sutura mediana e la presenza,
nella regione anteriore, di una piastra interca¬
lare, un carattere questo che permette di attri¬
buire l’esemplare, e quindi la specie di Cene, alla
sottofamiglia Erì/minae.
La sottofamiglia in questione è stata oggetto
di studi approfonditi e non è quindi il caso di
riportare qui quello che in modo molto esauriente
è stato discusso da Forster nei suoi lavori. Basti
ricordare come la classificazione generica all’ in¬
terno della sottofamiglia si basi per buona parte
sull’andamento dei solchi postcervicale e branchio-
cardiaco. Secondo lo studio effettuato dallo spe¬
cialista tedesco i principali caratteri generici sono
i seguenti :
Genere Eryma
solco branchiocardiaco non ridotto, confluente nel
solco epatico. Solco postcervicale e solco- branchio¬
cardiaco uniti assieme, collegati da una depres¬
sione 0 paralleli. Scultura deH’esoscheletro debole.
Chele tozze ed allungate.
Genere Palaeastacus
solco branchiocardiaco non ridotto, confluente nel
solco epatico. Solco postcervicale separato e pa¬
rallelo al solco branchiocardiaco. Scultura dell’eso-
scheletro grossolana con spine disposte in file pa¬
rallele sulle regioni gastrica e cardiaca. Chele più
grosse che in Eryma con forti denti sul margine
interno del dactylus e dell’ index.
Genere Phlyctisoma
solco branchiocardiaco ridotto. Solco postcervicale
confluente nel solco epatico. Regione epatica gib¬
bosa. Solco gastroorbitale profondo. Scultura del-
l’esoscheletro regolare. Chele grosse e tozze con
dactylus più sviluppato dell’ index.
Genere Enoploclytia
solco branchiocardiaco ridotto. Solco postcervicale
confluente nel solco epatico. Regione epatica spor¬
gente solo nella parte posteriore. Solco gastroor¬
bitale lungo. Scultura differenziata con spine iso¬
late nelle regioni gastrica e cardiaca. Chele al¬
lungate. Index e dactylus lunghi più del doppio
del corpo della chela, portanti denti forti ed ap¬
puntiti sul margine interno.
Genere Protoclytiopsis
solco cervicale profondo-, solco gastroorbitale de¬
bole. Solco postcervicale più marcato del branchio¬
cardiaco. Solco postcervicale e solco branchiocar¬
diaco collegati da una depressione. Scultura del-
l’esoscheletro grossolana. Appendici ed addome
sco-nosciuti .
Genere Clytiella
nel complesso non conosciuto in modo tale da per¬
mettere una analisi adeguata.
Genere Protoclytiopsis Birstein, 1958
(?) Protoclytiopsis dubia n. sp.
(Tav. I, figg. 1-3; tav. XVI, figg. 1-3)
Derivatio nominis : il nome specifico duòia è
dovuto all’ incertezza con cui la specie è stata at¬
tribuita a genere Protoclytiopsis.
La nuova specie viene attribuita solo dubita¬
tivamente al genere Protoclytiopsis Birstein, 1958
del quale presenta sì alcuni caratteri, ma dal quale
si differenzia però per altri aspetti anatomici. Il
confronto fra la specie Pr. antiqua, l’unica del ge¬
nere conosciuta fino ad oggi, e la mia nuova spe¬
cie di Cene, non è agevole perchè della specie di
Birstein è noto solo il carapace che negli esem¬
plari italiani è invece conservato in modo piut¬
tosto aprossimativo.
Alla specie vengono ascritti 9 esemplari : 6 di
questi sono in pessimo stato di conservazione,
molto frammentari, e mostrano solo pochi carat¬
teri ; 3 sono meglio conservati. Di questi solo 2
mostrano, almeno parzialmente, il carapace in
norma laterale con un accenno ai solchi, peraltro
veramente difficili da seguire nel loro decorso.
Gli esemplari sono fossilizzati sulla superficie
argillosa, molto delicata, di un interstrato; tutti
hanno subito una notevole compressione che ha
alterato i rapporti dimensionali ed ha fatto sì
che la maggior parte dei particolari anatomici
andasse perduta. Le parti conservate più di fre-
queste sono il 1“ paio di pereiopodi. Tre esem¬
plari conservano' parte dell’addome. La forma dei
semiti pleonici è ricostruibile in un solo esemplare.
Da quanto è po'ssibile dedurre dagli scarsi re¬
sti non si tratta di exuvie.
Descrizione deli’olotipo (es. n» 3186 ).
(Tav. I, fig. 2)
Esemplare quasi completo-, fossilizzato in nor¬
ma laterale. Sono conservati il carapace di circa
16 mm di lunghezza, il 1“ paio di pereiopodi e
5 somiti.
Il carapace (fig. 12) è corto- e piuttosto alto,
ma le dimensioni sono chiaramente falsate dalla
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
27
compressione subita che ha appiattito il carapace
stesso rendendolo più alto di quanto non fosse in
realtà. Il margine superiore è debolmente con¬
vesso, il rostro è corto e porta alcuni denti in-
frarostrali il cui numero non è definibile. Alla
base del rostro è presente una corta carena.
La superficie del carapace è finemente gra¬
nulata. Il margine anteriore ed il margine infe¬
riore non sono visibili per tutto il loro decorso.
Il margine posteriore porta una sottile carena
marginale.
Sul carapace sono appena visibili il solco cer¬
vicale, abbastanza profondo, il solco postcervicale
più marcato del solco branchiocardiaco ed il solco
branchiocardiaco, molto debole. Il solco cervicale
parte dalla sutura mediana del carapace, è incli¬
nato leggermente in avanti, quasi rettilineo nella
parte alta del suo decorso, piega poi bruscamente
in avanti con una forte curva. Il solco postcer¬
vicale parte anch’esso dalla sutura mediana, ed è
quasi parallelo al solco cervicale. Il solco- bran¬
chiocardiaco ha la sua origine molto indietro,
poco prima dell’angolo formato dal margine po¬
steriore e dal margine superiore del carapace, è in¬
clinato trasversalmente rispetto- al carapace stesso
e lo- percorre per circa metà della sua larghezza
formando una leggera sinuosità; verso il terzo
terminale de suo decorso si avvicina al solco post¬
cervicale, al quale sembra congiungersi tramite
un leggero incavo, piega poi in avanti in una
curva decisa.
Fig. 12. — Ricostruzione del carapace di
Protoclytiopsis dubia n. sp. Dall’esem¬
plare n° 3186.
Dalla disposizione dei tre solchi citati deriva
che la regione antennule (A) risulta piuttosto am¬
pia rispetto- alla regione branchiale (B) e soprat¬
tutto rispetto alla regione cardiaca (C) che è par¬
ticolarmente ristretta.
Dei 5 semiti dell’addo-me visibili sull’esem¬
plare, il 1" non ha forma definibile, il 2“ possiede
la pleura arrotondata e proiettata all’ indietro,
mentre il 3", il 4" ed il 5° hanno il margine poste¬
riore che al terzo inferiore circa forma un netto
incavo seguito dall’espansione della pleura di for¬
ma subrettangolare. La superficie dei semiti è
granulata come quella del carapace.
Primo paio di pereiopodi molto sviluppato con
chele di uguali dimensioni. Il propodus è robusto,
più lungo del merus, con dactylus ed index lar¬
ghi e lunghi meno della metà del propodus stesso,
forniti di numerosi piccoli denti sul margine
interno.
Pig'. 13. — 1° pereiopode di Protoclytiopsis dubia n. sp.
Il carpus è corto e tozzo. Il merus è allungato
ma molto robusto. La superficie dei tre elementi
è ornamentata da una granulazione analoga a
quella presente sul resto dell’esoscheletro e da più
radi tubercoli spiniformi, ben sviluppati soprat¬
tutto lungo i margini esterni ove sembrano di¬
sposti in file (fig. 13).
Esemplare n» 3188.
(Tav. I, fig. 1; fig. 14)
L’esemplare è nel complesso più completo del-
l’olotipo' ma purtroppo- si presenta fossilizzato in
posizione tale da non permettere la ricostruzione
della maggior parte delle caratteristiche anatomi¬
che. Esso è infatti disposto in norma ventrale, il
carapace è visibile in norma quasi laterale, il l"
Fig. 14. — Protoclytiopsis dubia n. sp. Esemplare n" 3188.
G. PINNA
pereiopode sinistro è rivolto verso l’alto ed i se¬
miti dell’addome sono ripiegati parzialmente su
loro stessi, così che di essi è visibile in parte il
lato ventrale ed in parte il lato esterno delle
pleure. Gli uropodi sono conservati solo parzial¬
mente. La parte posteriore deH’addome è ripiegata.
NeH’esemplare si notano sul carapace il solco
cervicale, il postcervicale ed il branchiocardiaco
che hanno lo stesso andamento osservato nell’olo-
tipo. Il 1" paio di pereiopodi è particolarmente
ben conservato con propodus allungato, largo, con
dactylus ed index piuttosto corti e larghi, carpus
accorciato, merus anch’esso piuttosto tozzo ma più
allungato, ambedue percorsi da file di spine di¬
sposte verso i margini. Il 2“ ed il 3° pereiopode
sono appena visibili, non sono particolarmente svi¬
luppati e portano chele. Il 4“ ed il 5° pereiopode
non sono conservati.
Esemplare n® 3187.
(Tav. I, fig. 3)
Anche se si tratta certamente del più fram¬
mentario fra i 9 esemplari attribuiti alla specie,
questo assume una notevole importanza poiché, es¬
sendo fossilizzato in norma dorsale, mostra chia¬
ramente la sutura mediana del carapace', dalla
quale si dipartono i solchi cervicale e postcervi-
cale, e, nella parte anteriore, la traccia della pia¬
stra intercalare, segno inconfondibile dell’appar¬
tenenza alla sottofamiglia Eryminae.
Gli altri esemplari (i4475, i4479, 3155, 3183,
3194) sono in cattivo stato di conservazione; la
loro analisi non è necessaria.
Osservazioni.
La nuova specie viene attribuita dubitativa¬
mente al genere Protochjtio'psis sulla base dall’an¬
damento dei solchi del carapace, ed in particolare
per il solco postcervicale più marcato del solco
branchiocardiaco, per l’unione di questi due sol¬
chi e per il loro andamento generale. Da questo
genere essa tuttavia si differenzia in modo abba¬
stanza netto per l’andamento del solco branchio¬
cardiaco, il cui inizio è spostato indietro fino
quasi al margine posteriore del carapace. La re¬
gione branchiale risulta pertanto molto più ri¬
stretta che nella specie tipo di Birstein.
La nuova specie presenta notevoli affinità an¬
che con i rappresentanti del genere Eryma: la
forma generale dei pereiopodi ed in particolare
delle chele del 1“ paio ; la scultura dell’esoschele-
tro ; la confluenza del solco postcervicale nel bran¬
chiocardiaco. Da questo essa si differenzia tutta¬
via sempre per la posizione arretrata del solco
branchiocardiaco e per il fatto che esso non giunge
alla linea mediana del dorso mentre vi giunge il
solco postcervicale, cosa che non si verifica nel
genere di Meyer.
Da Palaeastacus si differenzia per la scultura
e per l’assenza di spine suiresoscheletro, per la
forma delle chele, più ridotte e con denti meno
marcati, e per la congiunzione del solco postcer¬
vicale con il branchiocardiaco che non si attua
nel genere di Bell.
Dai generi Phlyctisoma ed Enoploclytia la
specie di Cene si differenzia infine per la pre¬
senza di un solco branchiocardiaco non ridotto.
E’ da porre bene in evidenza che rattribuzione
generica effettuata per la nuova specie è solo in¬
dicativa e tutt’altro che sicura. Il materiale in
mio possesso è infatti troppo frammentario ed
assai poco definibile nei particolari anatomici :
come non si può infatti essere certi dell’attribu-
zione al genere Protoclytopsis, anch’esso d’altro
canto conosciuto assai poco, così non si può esclu¬
dere a priori di essere in presenza di un rappre¬
sentante del genere Eryma o, anche, di una en¬
tità sistematica del tutto' nuova.
L’importante carattere sistematico costituito
dairandamento dei solchi del carapcae è infatti,
ad esempio', piuttosto dubbio. Se è vero che que¬
sti sono stati osservati su due esemplari, il che
rende la loro ricostruzione più credibile, è pur
vero che ambedue gli esemplari erano fossilizzati
in posizioni non del tutto favorevoli, ed in buona
parte erano distorti.
Infraordine PALINURA Latreille, 1803
Superfam. PALINUROIDEA Latreille, 1803
Famiglia PALINURIDAE Latreille, 1802
Undici esemplari, mal conservati e frammen¬
tari, presentano alcuni caratteri che permettono
una loro identificazione quali rappresentanti della
famiglia Pahnuridae. Lo stato' di conservazione di
questi frammenti è tale da permettere solo la ri-
costruzione parziale dell’animale, del quale ad
esempio rimane sconosciuta la forma del cara¬
pace ; d’altro canto i caratteri visibili mostrano
notevoli analogie con quelli che si osservano- nei
Paliìiuridae giurassici. Proprio per la frammen¬
tarietà dei reperti non è però possibile effettuare
con questi ultimi un confronto valido.
La famiglia Palinuridae era, nota, prima del
rinvenimento degli esemplari di Cene, dal Lias
inferiore con il genere Palinurina Mùnster, 1839,
segnalato, oltre che nel Giurassico superiore te-
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
21)
desco, da Woodward (1868) nel Sinemuriano di
Lyme Regis e nel Toarciano di Ilminster in In¬
ghilterra. Oltre a questo genere erano' segnalati
nel Giurassico il genere Astacodes Bell, 1863 ed
il genere Palueopalinurus Bachmayer, 1954, am¬
bedue rinvenuti in terreni non più antichi del
Malm.
Nessun rappresentante della famiglia era fino
ad oggi segnalato nei terreni triassici: quelli di
Cene sono così i più antichi Palinuridae cono¬
sciuti.
Una revisione dei Palinuridae del Giurassico
superiore, e cioè dei tre generi citati, è stata re¬
centemente effettuata da Forster (1973) che ha
gentilmente citato la notizia, da me fornita, del
rinvenimento di Palinuridae nei terreni triassici
di Cene.
Degli 11 esemplari rinvenuti, 5 conservano solo
parte delle antenne (i4476, 3158, C3176, F3176,
G3185), 2 presentano oltre alle due antenne an¬
che tracce dei pereiopodi (i4474, 13176), 3 hanno
parte del carapace (3108, D3176, G3176) ed uno
solo infine (3100) si presenta in modo un pO'’ più
completo, permettendo la ricostruzione delle an¬
tenne, di parte delle antennule, dei pereiopodi 2-5
e degli uropodi. In questo esemplare non è conser¬
vato il carapace, il 1" paio di pereiopodi è pre¬
sente solo sotto forma, di tracce molto deboli men¬
tre l’addome non è ricostruibile nei dettagli.
Le affinità riscontrate fra gli 11 esemplari fa
ritenere che questi vadano attribuiti tutti ad una
unica specie.
Genere Archaeopalinurus nov.
Archaeopalinurus le vis n. sp.
(Tav. XIV, fig. 1; tav. XV, fig. 3; tav. XVI, figg. 4-5)
Derivatio nominis : il nome generico (dal
greco archaios = antico) è stato attribuito perchè
si tratta del più antico Palinuridae fino ad ora
noto. Il nome specifico (dal latino levis = leggero)
si riferisce alla debole struttura dell’esoscheletro.
Descrizione dell’olotipo (es. n“ 3100).
(Tav. XIV, fig. 1; tav. XV, fig. 3)
L’olotipo è un esemplare di 45 mm di lun¬
ghezza. Le antenne sono molto robuste con un fla¬
gello' di 49 mm di lunghezza composto da grossi
segmenti che portano ciascuno presso il margine
anteriore le tracce dell’ inserzione di una fila di
setae sotto forma di un allineamento' di piccoli tu¬
bercoli. Alla base del flagello sono visibili il car-
P'ocerite e parte del merocerite, due elementi molto
sviluppati, piuttosto allungati, a. margine ante¬
riore dentellato, che formano la parte terminale
del forte peduncolo antennale. Le antennule sono
conservate solo parzialmente, sono piuttosto ri-
do'tte, constano di due corti flagelli che si inseri¬
scono su un peduncolo stretto ed allungato.
Fig. 15. — Cai'pocerite e parte del flagello
dell’antenna destra di Archaeopalinurus le¬
vis n. sp.
Il carapace non è conservato. I pereiopodi,
tutti visibili perfettamente ad eccezione del 1“
paio, hanno la medesima lunghezza, sono piutto¬
sto robusti e portano dactylus terminale corto, ap¬
puntito e leggermente ricurvo. Il merus è allun¬
gato', il carpus è corto, il propodus è più lungo del
merus.
L’addome è conservato, ma la posizione di fos¬
silizzazione non permette la ricostruzione della
forma dei semiti. NeH’uropode l’esopodite e l’en-
dopo'dite sono allargati ed arrotondati e sono per¬
corsi da sottili venature radiali.
La superficie deiresoscheletro sull’addome e
sui pereiopodi sembra ornamentata da una leg¬
gera granulazione.
Fra gli altri esemplari assumono un certo in¬
teresse solo due tipi (3108, D3176) in cui è con¬
servata parte del carapace. Di questo non è pos¬
sibile discernere la forma: è estremamente sot¬
tile e delicato e sembra percorso, nella regione po¬
steriore, da sottili carene trasversali.
Osservazioni.
I caratteri osservati sulla nuova specie non
sono molti ma, pur nella loro esiguità, essi dimo¬
strano come la specie stessa possa venir attribuita
alla famiglia Palinuridae. Questi caratteri, tipici
dei palinuridi, sono :
1 - flagelli delle antenne lunghi e robusti
2 - segmenti dei flagelli antennali grossi, forniti
di una fila di setae ciascuno
3 - base delle antenne robusta con carpocerite e
merocerite molto sviluppati a margine ante¬
riore dentellato
4 - antennule ridotte
5 - cinque paia di pereiopodi a dactylus terminale
6 - tutti i pereiopodi di uguali dimensioni
7 - eso'po'dite ed endopodite delTuropode a mar¬
gine posteriore arrotondato, solcati da vena¬
ture radiali
G. PINNA
;ì()
8 - parte posteriore del carapace percorso da sot¬
tili carene trasversali.
Come si è già accennato non è possibile effet¬
tuare alcun confronto valido con i Palinuridae giu¬
rassici. Esistono tuttavia con questi ultimi alcuni
punti di contatto. Con il genere Palinurina, ed in
particolare con la specie P. longipes Miinster,
1839, vi è in comune la forma delle antenne e
delle antennule e, nelle antenne in particolare, la
struttura del flagello e dei due elementi terminali
del peduncolo, il carpocerite ed il merocerite.
Molto simile è inoltre la forma dell’esopodite e
dell’endopodite dell’uropode. Nella specie di Mun-
ster non si nota tuttavia la presenza deH’orna-
mentazione a sottili carene trasversali sulla parte
posteriore del carapace, carattere, quest’ultimo.
che lega in un certo qual modo VArchaeopalinurus
levis alla specie Palaeopalinurm glaessneri Bach-
mayer, 1954. In questa specie del Titonico supe¬
riore la parte del carapace dietro al profondo
solco postcervicale è infatti interessata da solchi
e da carene trasversali (Bachmayer 1954, tav. 8,
figg. 1, 3, 4). Queste risultano tuttavia ben più
marcate delle carene osservate sugli esemplari di
Cene ove, fra Taltro, non è possibile determinare
la presenza del solco postcervicale.
Se la mancanza del carapace è un grave han¬
dicap nella determinazione della nuova specie
triassica, proprio questa struttura particolare di
parte del carapace, che non si riscontra con le
stesse modalità in nessun altro palinuride, indica
come sia giustificato lo stabilire una nuova entità
sistematica a livello generico.
Sottoclasse PHYLLOCARIDA Packard, 1879
Alla sottoclasse Phyllocarida attribuisco 6
esemplari incompleti, rappresentati dal solo ca¬
rapace fossilizzato in norma laterale.
I Phyllocarida sono malacostraci caratteriz¬
zati da un largo carapace a due valve che copre
la parte anteriore del corpo, il torace e parte del¬
l’addome, e porta anteriormente una piastra ro¬
strale che costituisce la maggiore caratteristica del
gruppo.
II carapace bivalve è attaccato al resto del
corpo in modo molto precario così che il ritrova¬
mento di parti staccate è abbastanza giustificato.
La classificazione dei Phyllocarida a livello di
ordini e di sottordini si basa soprattutto sulla
struttura del carapace, ed in particolare sulla pre¬
senza 0 sull’assenza di una sutura mediana dor¬
sale fra le due valve e sulla presenza o sull’assenza
di una piastra mediana intercalare, secondo lo
schema seguente:
carapace senza sutura mediana
ordine Leptostraca Claus, 1880
Permiano superiore - Recente
ordine Hijmenostraca Rolfe, 1969
Cambriano inferiore - Ordoviciano inferiore
carapace con sutura mediana
ordine Archaeostraca Claus, 1888
senza piastra intercalare :
sottordine Ceratiocarina Clarke, 1900
Ordoviciano inferiore - Triassico superiore
con piastra intercalare :
sottordine Rhniocarina Clarke, 1900
Siluriano - Permiano superiore.
Allo stato fossile i Phyllocarida sono piuttosto
rari: sono noti quasi escusivamente nei terreni
paleozoici con l’ordine monogenerico Hymenostra-
ca e, soprattutto, con l’ordine Archaeostraca.
L’unico rinvenimento di Phyllocarida fossili post¬
paleozoici si riferisce ai terreni del Triassico su¬
periore austriaco (Glaessner 1931): si tratta del
genere Austriocaris Glaessner, 1931 con le due
specie A. carinata Glaessner, 1931 e A. striata
Glaessner, 1931, delle quali è conosciuto solo il
carapace.
Nel giacimento di Cene non è stato possibile
rinvenire, oltre al carapace dei 6 esemplari citati,
alcun altro frammento che fornisca qualche indi¬
cazione su altre parti del corpo dell’animale. Da
quanto si può giudicare dalla struttura degli esem¬
plari rinvenuti, essi vengono riferiti ad un’unica
specie, una specie con sutura mediana, dorsale fra
le due valve, senza piastra intercalare e, quindi,
riferibile probabilmente al sottordine Ceratio¬
carina.
Gli esmplari di Cene sono nel co'mplesso' ben
conservati ; il carapace ha margini molto netti e
la sua superficie conserva assai bene i dettagli
anatomici. Questi sono molto scarsi : una carena
trasversale antero-posteriore parallela al margine
dorsale su ciascuna valva, una sottile carena mar¬
ginale ed una fine ornamentazione costituita da
strie che attraversano il carapace dall’alto in
basso per tutta la sua lunghezza.
Tali caratteri sono stati osservati nella specie
A. striata. Da questa specie tuttavia gli esemplari
di Cene si distinguono nettamente per la diversa
forma generale del carapace, per le dimensioni de-
I CROSTACEI DELLA FAUNA TRIASSICA DI CENE IN VAL SERIANA (BERGAMO)
31
cisamente minori, per l’assenza di un solco' a for¬
ma di V rovesciata che Glaessner ha notato presso
il margine antero-inferiore. Alla luce di tali diffe¬
renze mi pare opportuno istituire per gli esem¬
plari in studio una nuova entità sistematica.
Genere Microcaris nov.
Microcaris minuta n. sp.
(Tav. XV, figg. 1, 2)
Derivatio nominis : il nome generico ed il nome
specifico si riferiscono alle piccole dimensioni del¬
l’animale.
Vengono ascritti alla specie 6 esemplari di
lunghezza variabile da 8 a 13 mm. Di questi, quat¬
tro presentano il carapace completo (3139, 3140,
Ì4478, 3439) mentre due sono allo stato frammen¬
tario (E3176, 3438). Tutti gli esemplari sono con¬
servati in norma laterale.
Descrizione dell’olotipo (es. n" 3140).
(Tav. XV, fig. 1)
Carapace perfettamente conservato- di 13 mm
di lunghezza e di 5 mm di altezza massima.
Il caracape ha forma allungata, il margine su¬
periore è nel complesso leggermente ricurvo, nella
parte anteriore si proietta in avanti in una specie
di piccolo sperone sul quale si articola la piastra
rostrale. Al terzo posteriore tale margine piega
verso il basso formando una leggera gibbosità. Il
margine anteriore forma nella parte superiore,
grazie alla presenza dello sperone citato, una mar¬
cata concavità, si continua poi con andamento sub-
rettilineo fino a connettersi con il margine infe¬
riore in un’ampia curva. Il margine inferiore è de¬
bolmente convesso. 11 margine po-sterio-re si ricol¬
lega al margine superiore ed a quello- inferiore
tramite angoli molto netti, esso rientra formando
un angolo ottuso.
Il margine anteriore, il margine inferiore ed
il margine posteriore portano una sottile carena
marginale.
D’o-rnamentazio-ne delle valve del carapace è
molto tenue. Si o-sserva in prossimità del margine
superiore una carena assai debole che prende ori¬
gine aH’altezza dello sperone anteriore e percorre,
parallelamente a detto margine, i due terzi ante¬
riori del carapace. Da questa carena prende ori¬
gine un’o-rnamentazione costituita da una serie di
strie verticali, sottili e numerose, che giungono
fino al margine inferiore. Le striature, sotto for¬
ma di piccole carene ad andamento piuttosto irre¬
golare, sono più spaziate nel terzo anteriore e di¬
vengono assai sottili e molto ravvicinate proce¬
dendo verso il margine posteriore. Nella parte an¬
teriore le striature, in prossimità del margine su¬
periore, sembrano curvare in avanti seguendo la
curvatura del margine anteriore.
Pig. 16. — Ricostruzione del carapace di Microcaris
minuta n. sp.
Lungo il margine superiore, corrispondente
alla zona di cerniera fra le due valve, è osserva¬
bile, circa al terzo anteriore, un nodo- che potrebbe
corrispondere ad un nodo cardinale analogo a
quelli osservati, ad esempio, nella specie Ceratio-
caris papilio Salter, 1859.
Sulla superficie del carapace non sono osser¬
vabili altri particolari.
Osservazioni sugli altri esemplari.
Tutti gli esemplari hanno le medesime carat¬
teristiche. L’ornamentazione a strie verticali è
molto costante e la carena è osservabile su tutti i
campioni ben conservati.
La piastra rostrale articolata è perfettamente
visibile, oltre che sull’olo-tipo, anche negli esem¬
plari 3139, 3438, 3439. La piastra ha forma al¬
lungata, sottile ed appuntita all’estremità distale,
sembra essere costituita da due parti simmetriche
unite lungo una linea di sutura rettilnea (3139,
3439). Nell’esemplare 3439 la piastra sembra fos¬
silizzata in norma dorsale e pare articolarsi con
il carapace tramite due « ali » laterali proiettate
all’ indietro.
In alcuni esemplari (3139, 3438) è osservabile
sotto- lo sperone anteriore una corta carena leg¬
germente ricurva verso il basso- che prende ori¬
gine da un nodo- sottorostrale (fig. 16).
Il margine posteriore è osservabile perfetta¬
mente solo sull’esemplare 14478.
Nei tipi in esame non sono visibili, oltre al ca¬
rapace, altri elementi se si fa eccezione per una
leggera traccia rettilinea che fuoriesce per circa
3 mm dalla parte anteriore del margine inferiore
32
G. PINNA
deH’esemplare i4478. Tale traccia, non ricostrui¬
bile, è da riferirsi forse ad una antenna.
Osservazioni.
La forma del carapace molto caratteristica
differenzia nettamente la specie in esame dai Phyl-
locarida fossili fino ad ora noti.
Qualche analogia si può tuttavia notare con
la specie A. stHata-, Taltezza maggiore del cara¬
pace in corrispondenza della parte anteriore, la
forma più o meno ottagonale, la piastra rostrale
piccola, la carena marginale, il margine posteriore
rientrante con un angolo molto netto e rornamen-
tazione a strie verticali.
Tuttavia gli esemplari delle specie di Glaess-
ner, che ho potuto esaminare grazie al gentile
prestito del Naturhistorisches Museum di Vienna,
mostrano notevoli differenze: le dimensioni molto
maggiori (27 mm contro 8-13 mm della specie di
Cene), la forma decisamente più tozza del cara¬
pace, l’ornamentazione a strie verticali più mar¬
cata e grossolana. E’ da notare che sull’olotipo di
A. striata, l’unico esempare con carapace intero
che si conosca di questa specie, non è assoluta-
mente visibile la piastra rostrale riportata da
Glaessner (1931, pag. 483, figg. 7, 8), ed il solco
a V osservato da questo autore nel tratto' antero-
inferiore del carapace è molto poco accentuato.
Se quindi per alcuni caratteri la mia nuova en¬
tità sistematica può forse venire attribuita alla
famiglia Aiistriocarididae Glaessner, 1931, per al¬
tri è da escludere una possibile identità con il ge¬
nere Au strio caris.
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SCHRAM F. R., 1971 - Litogaster tumbullensis (sp.nov.):
a Lower Triassic Glypheid Decapod Crustacean from
Idaho. Journ. of Pai., voi. 45, pagg. 534-537, 3 figg.
Snodgrass R. e., 1952 - A teKtbook of Arthropod Ana-
tomy. Comstock Pubi. Ass., Ithaca, 363 pagg., 86 figg.
Spenge Bate C., 1888 - Report on thè Crustacea Macrura
dredged by H. M. S. Challenger during thè years
1873-1876. Rep. Se. Res. Voyage of Challenger, voi.
24, 942 pagg., 150 tavv.
Van Straelen V., 1922 - Description de Crustacés déca-
podes macroures nouveaux des terrains secondaires.
Ann. Soc. R. Zool. Zelg., voi. 53, pagg. 84-93, 10 figg.
Van Straelen V., 1925 - Contribution a l’étude des Gru-
stacés Décapodes de la période Jurassique. Mem. Acad.
R. Beig., voi. 7, 462 pagg., 10 taw., 170 figg.
Van Straelen V., 1928 - Sur le Crustacés Décapodes
Triasiques et sur l’Origine d’un Phylum de Bra-
chyoures. Bull. Acad. R. Belg., voi. 14, pag-g. 496-516,
3 figg.
Van Straelen V., 1933 - Antrimpos madagascariensis cru-
stace decapode du Permotrias de Madagascar. Bull.
Mus. R. Hist. Nat. Belg., voi. 9, n° 15, 3 pagg., 2 figg.
Van Straelen V., 1936 - Sur des Crustacés Décapodes
triasiques du Nevada. Bull. Mus. R. Hist. Nat. Belg.,
voi. 12, n° 29, 7 pagg., 2 figg.
Van Straelen V., 1940 - Pénéides nouveaux méso- et cé-
nozoiques. Bull. Mus. R. Hist. Nat. Belg., voi. 16,
n° 8, 5 pagg., 1 tav.
Withers T. H., 1933 - On thè Decapod Crustacean Aeger
laevis (Blake). Ann. Mag. Nat. Hist., voi. 11, pagg.
159-162, 1 tav.
Wohrmann S. & Koken E., 1892 - Die Fauna der Raibler
Schichten vom Schlernplateau. Zeitsch. Geol. Gesell.
WooDS H., 1922-23 - A monograph of thè fossil Macrurous
Crustacea of England. Part I e IL Pai. Soc., voli. 76,
77, 39 pagg., 8 tavv., 5 figg.
Zambblli R., 1974 - Eudimorphodon ranzii gen. nov., sp.
nov., uno pterosauro triassico. Rend. Ist. Lomb. Cl.
Se., voi. 107, pagg. 27-32, 2 figg.
Zariquiey Alvarez R., 1968 - Crustàceos Decàpodos Ibé-
ricos. Inv. Pesq., voi. 32, 510 pagg.
Riassunto - Abstract.Pag.
Generalità sul giacimento e,.sulla fauna .... »
Condizioni geologiche del giacimento .... »
Composizione della fauna e suo significato pa¬
leoecologico . »
Datazione della fauna. »
Stato di conservazione e metodi di studio . . »
Avvertenze per la lettura delle figure e delle
tavole. »
Descrizione paleontologica. »
Sottoclasse Eumalacostraca Grobben, 1892 ... »
Infraordine Penaeidea de Haan, 1849 .... »
Famiglia Penaeidae Rafinesque, 1816 ... »
Genere Antrimpos Munster, 1839 . »
Antrimpos noricus n. sp. »
Genere Aeger Munster, 1839 . »
{^) Aeger sp. ind. »
Genere Palaeodusa nov. »
Palaeodusa longipes n. sp. »
DICE
Infraordine Caridea Dana, 1852 Pag. 23
Genere Acanthinopus nov. » 23
Acanthinopus gihhosus n. sp. » 23
Genere Leiothorax nov. » 24
Leiothorax triasicus n. sp. » 24
Infraordine Astacidea Latreille, 1803 . » 25
Famiglia Erymidae Van Straelen, 1924 ... » 25
Genere Protoclytiopsis Birstein, 1958 .... » 26
(‘ì) Proioclytiopsis dubia n. sp. » 26
Infraordine Palinura Latreille, 1803 . » 28
Famiglia Palinuridae Latreille, 1802 .... » 28
Genere Archaeopalinurus nov. » 29
Archaeopalinurus levis n. sp. » 29
Sottoclasse Phyllocarida Packard, 1879 .... » 30
Genere Microcaris nov. » 31
Microcaris minuta n. sp. » 31
Bibliografia. » 32
I N
7
8
8
9
9
10
10
11
11
11
11
12
14
20
21
21
21
G. PINNA - 1 crostacei della fauna triassica di Cene in Val Seriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. I
P^ig. 1. — (f) Protoclytiopsis dubia n. sp., es. n“ 3188.
Pig. 2. — (f) Protoclytiopsis dubia n. sp., olotipo es. n° 3186.
Fig. 3. — (?) Protoclytiopsis dubia n. sp., es. n“ 3187.
P'ig. 4. — {'!) Aeger sp. ind., es. n“ 3160.
Fig. 5. — Palacodusa longipes nov. gen. n. sp., es. n° 3105.
G. PINNA - / croaiacci delia fauna triassica di Cene in Val Seriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. II
Fig. 1. — Antrimpos noricus n. sp., olotipo es. n“ 3380, ricostruzione.
2
Fig. 2.
Antrimpos noricus n. .sp., es. n” i 4485, ricostruzione.
G. PINNA - I crostacei della fauna triassica di Cene in Val Seriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. Ili
Fig. 1. — Antrimpos noricus n. sp., olotipo es. n° 3380.
Fig. 2. — Antrimpos noricus n. sp., es. n° i 4485.
I
G. FINNA - 1 cvostncci delia fauna triassica, di Cene in Val Seriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. IV
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IV
Antrim.pos noricus n. sp.
Fig- 1- — es. n° 3133, ricostruzione. Fig. 3. — es. n” 3111, ricostruzione.
Fig. 2. — es. n° i 4480, ricostruzione. Fig. 4. — es. n" 3134, ricostruzione.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA V d)
Antrimpos noricus n. sp.
Fig. 1. — es. n° 3146.
Fig. 2. — es. n° 3305.
Fig. 3. — es. n° 3307.
Fig. 4. — es. n” 3306.
Fig. B. — es. n" 3133.
Fig. 6. — es. n° i 4480,
Fig. 7. — es. n° 3111.
Fig. 8. — es. n” 3134.
G. PINNA - 7 crostacei della fauna triassica di Cene in Val Seriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. V
stacci delia fauva triassica di Cene in Va! Seriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. VI
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA VI
Antrimpos noricus n. sp.
F’g- 1- — es. n” H3175, ricostruzione. Fig-. 3. — es. n“ 3122, ricostruzione.
Fig. 2. — es. n° 3137, ricostruzione. Fig. 4. — es. n“ 3130, ricostruzione.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA VII d)
Antrimpos noricus n. sp.
Fig.
1.
— es.
n°
i 4482.
Fig. 5.
— es.
n*’
H3175.
Fig.
2.
— es.
n°
3119.
Fig. 6.
— es.
n"
3137.
Fig.
3.
— es.
n°
L3170.
Fig. 7.
— es.
3122.
Fig.
4.
— es.
n"
3136.
Fig. 8.
— es.
3130.
G. PINNA - I crostacei della fauna triassica di Cene in Val Soriana
Memorie Soo. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. VII
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. Vili
G. PINNA - / cfostacci della fauna friussica di Cene in Val Seriana
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA Vili
Aìitrimpos voricus n. sp.
Fig'. 1. es. n“ F3175, ricostruzione. Pig'. 3. — es. n° i 4487, ricostruzione.
Pig. 2. — es. n» 13174, ricostruzione. Fig. 4. — es. n" 3131, ricostruzione.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IX [z)
Antrimpos noricus n. sp.
Fig. 1. — es. n” 3191.
Pig. 2. — es. n” 13175.
Pig. 3. — es. n" 3110.
Fig. 4. — es. n° 3308.
Fig. .5. -- es. n° F3175,
Fig. 6. — es. n° 13174.
Fig. 7. — es. n° i 4487.
Fig. 8. — es. n° 3131.
PINNA - I crostacei della fauna, triassica di Cene in Val Soriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. IX
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't- .'VA’
G. PINNA - 1 crostacei della fauna triassica di Cene in Val Soriana
Memorie Soc, ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. X
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA X
Antrimpos noricus n. sp.
Fig. 1, — es. n" 3116, ricostruzione.
Fig. 2. — es. n" 3115, ricostruzione.
Fig. 3. — es. n° 3120, ricostruzione,
Fig. 4. — es. n° 3124, ricostruzione.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XI Hi)
Antrimpos noricus n. sp.
Fig. 1. — es. n° i 4486.
Fig. 2. — es. n° 3178.
Fig. 3. — es. n° 3150.
Fig. 4. — es. n” G3169.
Fig. 6. ~ es. n° 3116,
Fig. 6. — es. n° 3115,
Fig. 7. — es. n° 3120,
Fig. 8. — es. n° 3124,
G. PINNA - / cìostacei delia faiaia tì-iassica di Coie in Val Soriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XII
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XII
Falaeodusa longipes nov. g-en. n. sp., olotipo es. n° 3422, ricostruzione.
Leiothorax triasicus nor. gen. n. sp., olotipo, es. n° 3156, ricostruzione.
Acathinopiis gibbosus nov. gen. n. sp., olotipo es. n° 3109, ricostruzione.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIII ln)
Fig. 1. — Palaeodusa longipes nov. gen. n. sp., es. n° i 4477.
— Palaeodusa longipes nov. gen. n. sp., es. n° i 4488.
— Palaeodusa longipes nov. gen. n. sp., olotipo es. n° 3422.
— Leiothorax triasicus nov. gen. n. sp., olotipo es. n" 3166.
— Acanthinopus gibbosus nov. gen. n. sp., olotipo es. n° 3109.
Cd
G. PINNA - I crostàcei della fauna triassica di Cene in Val Seriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XIII
G. PINNA - I crostacei della fauna triassica di Ceno in Val Soriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XIV
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIV
Eig. 1. — Archaeopalinurus levis nov. gen. n. sp., olotipo es. n° 3100, ricostruzione.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XV d)
Fig. 1. — Microcaris minuta nov. gen. n. sp., olotipo es. n° 3140.
Fig’. 2. — Microcaris minuta nov. g-en. n. sp., es. n° 3139.
Fig. 3. — Archaeopalinurus levis nov. gen. n. sp., olotipo es. n“ 3100.
G. PINNA - l crostàcei delia fauna triassica di Cene in Val Soriana
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XVI
Pig. 1. — {^) Protoclytiopsis dubia n. sp., es. n” 3382.
Fig. 2. — (1) Proioclyiiopsis dubia n. sp., es. n" i 4475.
Fig. 3. — {‘l) Protoelytiopsis dubia n. sp., es. n" 3183.
Fig. 4. — Archaeopalinurus levis nov. gen. n. sp., es. n° 3108.
Fig. 6 . — Archaeopalinurus levis nov. gen. n. sp., es. n° G8176.
Direttore responsabile : Prof. Cesare Conci —■ Registrato al Tribunale di Milano al RI. 6694
VOLUME XII.
I - ViALLi V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli
superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo).
pp. 1-70, k figg., 6 tavv.
II - Venzo S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte I: Tratto occidentale
Gardone-Desenzano. pp. 71-HO, H figg-, 6 tavv.,
1 carta.
Ili - VlALLi V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte
Albenza (Bergamo), pp. 11.1-188, 2 figg., 5 tavv.
VOLUME XIII.
I - Venzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte II. Tratto orientale
Garda-Adige e anfiteatro atesino di Rivoli veronese.
pp. 1-61, 25 figg., 9 tavv., 1 carta.
II - Pinna G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Merca-
ticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia. pp. 65-98,
2 figg., U tavv.
Ili - Zanzucchi G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) di Entratico in Val Cavallina (Berga¬
masco orientale), pp. 99-116, 2 figg., 8 tavv.
VOLUME XIV.
I - Venzo S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all’Adige.
pp. 1-82, 11 figg., 1 tavv., 1 carta.
II - Pinna G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia
Dactylioceratidae. pp. 83-136, 1 tavv.
Ili - Dieni I., Massari P. e Montanari L., 1966 - Il Paleo¬
gene dei dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 137-181,
5 figg., 8 tavv.
VOLUME XV.
I - Caretto P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni
Briozoi pliocenici, precedentemente determinati quali
Idrozoi del genere Hydraotinia Van Beneden. pp. 1-88,
27 figg., 9 tavv.
II - Dieni I. e Massari P., 1966 - Il Neogene e il Quater¬
nario dei dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 89-112,
3 figg., 7 tavv.
Ili - Barbieri P. - Iaccaeino S. - Barbieri P. & Petrucci P.,
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-
Parmense-Reggiano. pp. 113-188, 20 figg., 3 tavv.
VOLUME XVI.
I - Caretto P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio
del metodo statistico e nuova classificazione dei Ga¬
steropodi pliocenici attribuibili al Murex brandaris
Linneo, pp. 1-60, 1 fig,. 7 tabb., 10 tavv.
II - Sacchi Vialli G. e Cantalupfi G., 1967 - I nuovi fos¬
sili di Gozzano (Prealpi piemontesi), pp. 61-128,
30 figg., 8 tavv.
Ili - PiGORiNl B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare
Adriatico, pp. 129-200, 13 figg., 1 tabb., 7 tavv.
VOLUME XVII.
I - Pinna G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie
Lytoceratidae, Nannolytoceratidae, Hammatocerati-
dae (excl. Phymatoceratinae), Hildoceratidae (excl.
Hildoceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 tavv.
n.t., 6 figg., 6 tavv.
II - Venzo S. & Pelosio G., 1968 - Nuova fauna a Ammo-
noidi dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brem-
bana (Bergamo), pp. 71-112, 5 figg., 11 tavv.
Ili - Pelosio G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildo-
ceras, Phymatoceras, Paroniceras e Frechiella. Con¬
clusioni generali, pp. 113-201, 2 figg., 6 tavv.
VOLUME XVIII.
I - Pinna G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate
da Giuseppe Meneghini nelle Taw. 1-22 della « Mo-
nographie des fossiles du calcaire rouge ammoni-
tique » (1867-1881). pp. 5-22, 2 figg., 6 tavv.
II - Montanari L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Goz¬
zano (Lago d’Orta). pp. 23-92, 12 figg., 1 tavv. n. t.
III - Petrucci P., Bortolami G. C. & Dal Piaz G. V.,
1970 - Ricerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-
Avigliana (Prov. Torino) e sul suo substrato cri¬
stallino. pp. 93-169, con carta a colori al 1:10.000,
H figg., 1 tavv. a colori e 2 b.n.
VOLUME XIX.
I - Cantaluppi G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio
delle regioni mediterranee - Loro successione e mo¬
dificazioni nel tempo. Riflessi biostratigrafici e si¬
stematici, pp. 5-16, con 2 tabelle nel testo.
II - Pinna G. & Levi-Setti P., 1971 - I Dactylioceratidae
della Provincia Mediterranea (Cephalopoda Ammo-
noidea), pp. 17-136, 21 figg., 12 tavv.
Ili - Pelosio G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di
Asklepieion ( Argolide, Grecia) - I. Fauna del « cal¬
care a Ptyehites » (Anisico sup.), pp. 137-168,
8 figg., 9 tavv.
VOLUME XX.
I - CoRNAGGiA Castiglioni O., 1971 - La cultura di Reme-
delio. Problematica ed ergologia di una facies del¬
l’Eneolitico Padano, pp. 5-80, 2 figg., 20 tavv.
II - Petrucci P., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio
(Prov. Parma). Studio sulla stabilità dei versanti
e conservazione del suolo, pp. 81-127, 37 figg., 6
carte tematiche.
Ili - Ceretti E. & Poluzzi A., 1973 - Briozoi della bio-
calcarenite del Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi),
pp. 129-169, 18 figg., 2 tavv.
VOLUME XXI.
I - Pinna G., 1974 - I crostacei della fauna triassica di
Cene in Val Seriana (Bergamo), pp. 5-31, 16 figg.,
16 tavv.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXI - Fase. II
MUS. COMP. zoou-
L-IBRARY
MAR 151976
HARVARD
UNIVERSITY.
ANGELO POLUZZI
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE
DELLA VAL D’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
Con 6 figure nel testo e 5 tavole fuori testo
Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università di Bologna
MILANO
15 settembre 1975
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME I.
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis: Felis jacohita (Corn.). 9 pp., 1 tav.
II - Magni-Geiffi F., 1865 - Di una specie d’Hippolais
nuova per l’Italia. 6 pp., 1 tav.
Ili - Gastaldi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini la¬
custri per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp.,
^ fWO-t 2 tavv.
IV - Sequenza G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziarii del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tavv.
V - Gibelli G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Verrucaria. 16 pp., 1 tav.
VI - Beggiato P. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di
Monteviale nel Vicentino. 10 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli og¬
getti di umana industria dei tempi preistorici raccolti
in Toscana. 32 pp., U tavv.
Vili - Targioni-Tozzetti A., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen¬
trale (Luciola italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavv.
IX - Maggi L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tavv.
X - CORNALIA E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici of¬
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a
confondersi con esse. 40 pp., U tavv.
VOLUME II.
I - IsSEL A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa. 38 pp.
II - Gentilli a., 1866 - Quelques considérations sur l’ori¬
gine des bassins lacustres, à propos des sondages du
Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
Ili - Molon P., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. 140 pp.
IV - D’Achiaedi a., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico delle Alpi venete. 54 pp., 5 tavv.
V - Cocchi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra.
18 pp., 1 tav.
VI - Sequenza G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleon¬
tologiche di talune rocce cretacee della Calabria con
alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa settentrionale.
18 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1867 - L’uomo fossile nell’ Italia centrale.
82 pp., 21 figg., 4 tavv.
VIII - Garovaglio S., 1866 - Manzonia cantiana, novum
Lichenum Angiocarporum genus propositum atque
descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - Sequenza G., 1867 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - Durer B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ecc. 48 pp., 11 tavv.
VOLUME III.
I - Emery C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii.
16 pp., 1 tav.
II - Garovaglio S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum ge¬
nera recognita iconihusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
Ili - Targioni-Tozzetti A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie.
88 pp., 7 tavv.
IV - Claparède e. R. e Panceri P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Porsk. 8 pp.,
1 tav.
V - Garovaglio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae
commentatio. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME IV.
I ■ D’Achiardi a., 1868 - Corallarj fossili del terreno num¬
mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
II - Garovaglio S., 1868 - Detona Lichenum genera vel
adhuc controversa, vel sedis prorsus incertae in sy~
stemate, novis descriptionibus iconihusque aceuratis-
simis illustrata. 18 pp., 2 tavv.
III - Marinoni C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavv.
IV - (Non pubblicato).
V - Marinoni C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom¬
bardia. 28 pp., 3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - Martoeelli G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli
di rapina in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 tavv.
(Del voi. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I - De Alessandri G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo¬
gici. 104 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - Martoeelli G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
63 figg., 1 tav.
Ili - Pavesi P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp.,
H figg-, 1 tav.
VOLUME VII.
I - De Alessandri G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 164 pp., 9 tavv.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VIII.
I - Repossi e., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 figg.,
3 tavv.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi petrografici e geologici. Parte II. pp. 47-186,
6 figg., 9 tavv.
Ili - AffiAGHi C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu¬
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati. pp. 187-242, 4 figg.,
3 tavv.
VOLUME IX.
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane, pp. 1-164, 7 figg., 2 tavv.
II - Sera G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione
della base del cranio colle forme craniensi e colle
strutture della faccia nelle razze umane. - (Saggio
di una nuova dottrina craniologica con particolare
riguardo dei principali cranii fossili), pp. 165-262,
1 figg., 2 tavv.
Ili - De Beaux 0. e Festa E., 1927 - La ricomparsa del Cin¬
ghiale nell’Italia settentrionale-occidentale, pp. 263-
320, 13 figg., 7 tavv.
VOLUME X.
I - Desio A. 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Al-
benza (Prealpi Bergamasche), pp. 1-156, 27 figg.,
1 tav., 1 carta.
II - Scortecci G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli
Agamidi. pp. 157-208, 39 figg., 2 tavv.
III - Scortecci G., 1941 -1 recettori degli Agamidi. pp. 209-
326, 80 figg.
VOLUME XI.
I - Guiglia D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Mi¬
lano (Hymen.). pp. 1-44, 4 figg., 5 tavv.
II-III - Giacomini V. e Pignatti S., 1955 - Plora e Vegeta¬
zione dell’Alta Valle del Braulio. Con speciale riferi¬
mento ai pascoli di altitudine, pp. 45-238, 31 figg.,
1 carta.
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXI - Fase. II
ANGELO POLUZZI
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE
DELLA VAL D’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
Con 6 figure nel testo e 5 tavole fuori testo
Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università di Bologna
MILAN 0
15 settembre 1975
ANGELO POLUZZI H
I Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’Arda (Piacenza, Italia).
Riassunto. — La fauna a Briozoi del Pliocene della
Val d’Arda, determinata su 22 campioni della sezione,
consiste di 69 specie di Cheilostomi, 17 specie di Ciclo-
stomi, ed 1 Ctenostoma. Nel presente lavoro, seguendo fi¬
nalità prevalentemente sistematiche, sono stati selezionati
28 taxa, tra i 69 costituenti l’intero gruppo dei Cheilo¬
stomi; la priorità è stata concessa alle forme dell’area pia¬
centina già precedentemente studiate da Manzoni 1869-70
e da Namias 1891, e a quelle poco note o mai segnalate
nei depositi pliocenici italiani. Nei materiali esaminati una
specie {Enantiosula viallii) é proposta come nuova. Nella
parte conclusiva del lavoro vengono formulate alcune con¬
siderazioni sui paleoamibenti pliocenici della Val d’Arda.
I parametri ambientali sono dedotti dall’analisi di Stach
eseguita sui Briozoi raggruppati a seconda del loro habitus
zoariale. Si sottolinea a questo riguardo, come l’impiego
della cluster analysis possa essere di notevole aiuto nella
interpretazione finale dei dati.
Abstract. — Pliocene Bryozoa from thè Arda Volley
{Piacenza, Northern Italy).
The stratotype of thè Piacentian stage, middle Plio¬
cene, is found in thè Arda Valley section. The distribution
of thè planctonic Porams and thè major biotic components
of thè benthonic faunas were examined recently to im¬
prove thè biostratigraphic resolution of thè stage; some
environmental parameters were inferred from thè verti- (*) (**)
cal distribution of thè bryozoan assemblages and from
thè dominance of Lunulitiform species.
In thè Arda Valley section bryozoan fauna consists of
more than 87 species (17 Cyclostomata, 69 Cheilostomata,
1 Ctenostomata) ; in this repoi-t 28 species of Cheilosto¬
mata (including a new one; Enantiosula viallii) are exa¬
mined systematically with special attention focused on
taxa studied in thè same area by italian authors of 19th
century. Pinally, thè environmental evolution of thè plio-
cenic basin is examined on thè basis of data obtained by
numerical analysis of zoarial growth forms. Emphasis
is given on multivariate techniques as a suitable frame-
work in paleoenvironmental recostruction with thè Stach
method.
Ringraziamenti. — Alla presente Memoria hanno con¬
tribuito gli amici prof. E. Ceretti, dott. A. Ferrari,
dott. R. Sartori; con essi ho avuto numerosi scambi di
idee sugli argomenti trattati nel lavoro; il Sig. G. Ca-
MARINOS e il Sig. P. Ferrieri hanno curato con pas¬
sione la parte iconografica (disegni e macrofotografia); il
dott. G. B. Vai ha eseguito le fotografie al microscopio
elettronico a scansione; la dott. R. Tampieri ha fornito i
materiali oggetto del presente studio; il prof. V. Vialli
infine, ha letto criticamente il manoscritto apportando nu¬
merose e sostanziali correzioni. Ad essi tutti vanno i miei
più sentiti ringraziamenti.
(*) Istituto di Geologia e Paleontologia deU’Università, Via Zamboni 67, 60127, Bologna, Italia.
(**) Lavoro eseguito con il contributo del C.N.R., Gruppo per la Paleontologia di Bologna.
A. POLUZZI
.S8
PARTE I. - GENERALITÀ'
Premessa.
Il presente lavoro rientra nel programma di
ricerca sugli stratotipi del Pliocene italiano, ini¬
ziato nel 1970 nell’ Istituto di Geologia e Paleon¬
tologia di Bologna. All’ iniziativa concorrono di¬
versi specialisti, cui sono stati affidati i materiali
delle sezioni tipo dei vari piani pliocenici.
Gli scopi che si prefigge il programma sono:
a) la messa a punto di una biostratigrafia mul¬
tipla del Pliocene, articolata sul maggior numero
possibile di phyla, h) l’illustrazione e la descri¬
zione delle varie biocenosi fossili, ed infine, as¬
sieme ai dati rilevati da sedimentologi, stratigrafi
e paleomagnetisti, c) la costruzione di un quadro
paleografico del Periodo su scala nazionale.
Due contributi del gruppo sono già stati pre¬
sentati (Lione 1971, V® Congr. Neog. Medit. ;
Roma 1972, Soc. Geol. Ital.). In entrambi lo scri¬
vente ha collaborato con dati sulla distribuzione
verticale dei Briozoi nella Val d’Arda.
Conoscenze precedenti.
Le faune a Briozoi delle formazioni plio-plei-
stoceniche della Val d’Arda e di Castellarquato
sono state studiate, dal punto di vista sistematico,
esclusivamente da AA. del secolo scorso.
Il primo lavoro in ordine cronologico è di eich-
WALD 1853, ove vengono istituite tre nuove specie ;
a questo seguono le note di Manzoni 1869 a, b, c,
1870 e di Namias 1891.
Nella Tabelle 1 e 2 vengono presentate le liste
faunistiche dei due maggiori AA., riportando net¬
tamente nella prima riga la grafia originale. Nella
seconda riga, quando possibile, è riportata la de¬
nominazione attuale delle specie.
Tabella 1.
Namias 1891
1) Salicomaria farciminoides, Iohnst.
= Cellaria salicornia (Pallas)
2) Membranipora tubercolata Bosc. = ?
3) Membranipora anulus Manz.
= Chaperia anntelus (Manzoni)
4) Membranipora platyatoma, Rss.
= Smittipora platystoma (Reuss)
5) Membranipora gracilis Rss.
= Calpensia gracilis (Munster)
6) Membranipora Lacroixii Aud.
= Membranipora savarti (Audouin)
7) Membranipora fenestrata, Reuss.
= Callopora fenestrata (Reuss)
8) Membraìiipora regularis n. sp. = ?
9) Microporella violacea Johnst.
= Reptadeonella violacea (Johnston)
10) Microporella ciliata Pallas
= Microporella coronata (Audouin)
11) Microporella Sturii Rss.
= Calloporina decorata (Reuss)
12) Microporella trigonostoma Rss.?
= Smittina reticulata (Me Gilliveay)
13) Cribrilina figularis, Joknst.
= Figularia figularis (Johnston)
14) Cribrilina radiata Moll
= Cribrilaria radiata (Moll)
15) Schizoporella unicornis, Johnst.
= Schizoporella gr. unicornis
16) Schizoporella Edwardsiana Busk = ?
17) Lepralia pertusa Johnst. non Esper.
= Schizobrachiella sanguinea (Norman)
19) Lepralia venusta Eichw.
= Monoporella venusta (Eichwald)
20) Lepralia ligulata
= Prenantia ligulata (Manzoni)
21) Lepralia Brogniarti Aud. ?
= Chorizopora brongniartii (Audouin)
22) Lepralia delicatula
— Hippodiplosia (?) delicatula (Manzoni)
23) Lepralia rudis ?
= Schizomavella rudis (Manzoni)
24) Lepralia, lata Busk
= Hippopodinella lata (Busk)
25) Lepralia Kirkenpaueri
— Hippopodinella kirkenpaueri (Heller)
26) Mucronella Peachii Johnst.
= Escharella immersa (Fleming)
27) Mucronella coccinea John.
= Escaroides coccineus (Abildgaard)
28) Eschara monilifera
— Metrarabdotos maleckii Cheetham
29) Eschara polystomella
= Adeonella polystomella (Reuss)
30) Eschara undulata Rss.
= Porella cervicornis (Pallas)
31) Eschara sedgwichii
= Hippopleurifera sedgwickii (M-Edw.)
32) Eschara foliacea Lk.
= € Hippodiplosia » foliacea (Ellis & Sol.)
33) Eschara columnaris.
— Diporula verrucosa (Peach)
34) Biflustra delicatula.
= Membranipora savarti (Audouin)
35) Flustellaria macrostoma Rss.
= Crassimarginatella macrostoma (Reuss)
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
36) Retepora cellulosa Lk.
= Sertella cellulosa (Linneo)
37) Myriozoon truncatum Pallas
= Myriapora truncata (Pallas)
38) Cellepora globularis
= « Cellepora » globularis Bronn
39) Cellepora birostrata n. sp.
= Turhicelleppra birostrata (Namias)
40) Cellepora cfr. pachyderma = ?
41) Cellepora avicularis
= Turbieellepora avicularis (Hincks)
42) Cellepora ornata — ?
43) Cellepora tubigera? = ?
44) Cellepora pumicosa Linn.
= c. Cellepora'» pumicosa Auct.?
45) Cupularia intermedia
= Cupuladria intermedia (Michelotti)
46) Cupularia canariensis
— Cupuladria canariensis (Busk)
47) Cupularia umbellata Defe.
= Discoporella umbellata (Defrance)
48) Lunulites androsaces All.
= Lunulites androsaces Michelotti
Le specie determinate da Manzoni 1869 a, b, c,
1870 nei terreni di Castellarquato sono:
Tabella 2.
Manzoni 1869 a
1) Membranipora Reussiana n. sp.
r= Rosseliana reussiana (Manzoni)
2) Lepralia rudis n. sp.
== Schizomavella rudis (Manzoni)
3) L. rudis var. granulose-foveolata
= Schizomavella rudis (Manzoni)
4) Lepralia umbonata n. sp. = ?
5) Lepralia Bowerbanchiana? Bk
= Schizomavella auriculata (Hassal)?
6) Lepralia lata Bk.
Hippopodinella lata (Busk)
7) Lepralia venusta Eichw.
= Monoporella venusta (Eichwald)
8) Lepralia disjuneta n. sp.
= Hemicyclopora disjuneta (Manzoni)
9) Lepralia violacea Johnst.
= Reptadeonella violacea (Johnston)
10) Lepralia tetragona Rss.
= Schizoporella longirostris Hincks
11) Lepralia spinifera Johnst. v. unic.
= Schizoporella € ansata» (Canu & Bassler)
12) Lepralia utriculus n. sp.
= Microporella eiliata (Pallas) s.l.
13) Lepralia innominata CoucH
= Crihrilaria radiata (Moll)
14) Cellepora scruposa? Bk.
z= Turbieellepora scruposa (Busk)
15) Cellepora punctata n. sp.
= Rhynchozoon punctatum (Manzoni)
16) Cupularia umbellata Defr.
— Discoporella umbellata (Defrance)
17) Cupularia canariensis Bk.
Cupuladria canariensis (Busk)
18) Cupularia Reussiana n. sp.
= Discoporella reussiana (Manzoni)
19) Lunulites androsaces All.
= Lunulites androsaces Michelotti
Manzoni 1869 b
20) Membranipora andegavensis Michl.
= Thalamoporella andegavensis (Michelin)
21) Biflustra delicatula Bk.
= Membranipora sanarti (Audouin)
Manzoni 1869 c
22) Lepralia gibbosula n. sp. = ?
23) Lepralia annulatopora n. sp.
= Alysidotella annulatopora (Manzoni)
24) Lepralia cheilostoma n. sp.
= Prenantia cheilostoma (Manzoni)
25) Lepralia obeliscus n. sp. = ?
Manzoni 1870
26) Salicorniaria farciminoides John.
= Cellaria salieornia (Pallas)
27) Membranipora annulus n. sp.
= Chaperia annulus (Manzoni)
28) Membranipora peduncolata n. sp.
= Alderina peduncolata (Manzoni)
29) Membranipora anguiosa Rss.
= Onychocella antiqua (Busk)
Come si può notare dai due elenchi faunistici,
accanto ad alcuni taxa figura il punto di domanda:
sono i casi in cui non essendo stati reperiti i ma¬
teriali corrispondenti, le informazioni ottenute
dalle descrizioni originali non hanno consentito di
stabilire precise relazioni con i generi o le specie
note.
Indiscutibilmente il contributo più significa¬
tivo alla conoscenza dei Briozoi pliocenici è por¬
tato da Manzoni,' le specie che egli identifica o
istituisce come nuove sono per la maggior parte
riconosciute pienamente valide dai sistematici mo¬
derni ; al contrario il lavoro del Namias può su¬
scitare qualche perplessità per le evidenti incon¬
gruenze paleobiogeografiche (molti dei taxa da
lui segnalati sono peculiari delle aree paratetidee
mioceniche, cf. David & Pouyet 1974) e per la
povertà iconografica e descrittiva.
Entrambi gli AA., poi, secondo l’uso del tempo,
sono carenti di precise indicazioni topografiche e
stratigrafiche sulle zone di provenienza dei mate¬
riali studiati.
40
A. POLUZZI
Scopi del lavoro.
Cellariif ormi
Lo scopo del presente lavoro è lo studio di un
certo numero di specie di Briozoi Cheilostomi,
scelti tra quelli più interessanti della Val d’Arda
per il loro particolare significato tassonomico, bio-
stratigrafico, paleoecologico e biogeografico.
La campionatura di dettaglio eseguita lungo
gli affioramenti della Val d’Arda ha infatti con¬
sentito di selezionare 22 campioni contenenti una
briofauna a buona diversità specifica e generica
(cf. Tabella 3: 69 specie di Cheilostomi, 17 specie
di Ciclostomi, 1 Ctenostoma), di scegliere 28 forme
non banali e di fare continui riferimenti sistema¬
tici ai due AA. del secolo scorso sopra citati.
Tabella 3. — Elenco dell’ intera fauna a Briozoi deter¬
minata nella sezione della Val d’Arda; le singole specie
sono raggruppate a seconda del loro habitus zoariale (per
i Ciclostomi sono stati adottati i gruppi proposti da
Brood 1972). Accanto ad ogni specie è riportata la distri¬
buzione stratigrafica nella sezione della Val d’Arda
(I, M, S = Pliocene inferiore, medio, superiore).
Ordine CYCLOSTOMATA
Cerioporidif ormi
1) Ceriopora spp. (I-S)
Crisiidif ormi
2) Crisia denticulata 4-M-S)
3) Crisia eburnea (M?-S)
4) Crisia elongata (M-S)
5) Crisia spp. (I)
6) Anguisia jullieni (M)
Diastoporidiformi
7) Berenicea sp. (S)
8) Plagioeoia sp. (M-S)
9) Lichenopora sp. (M)
Pustoloporidiformi
10) Entalophora proboscidea (M)
11) Entalophora subverticellata (M)
12) Entalophora sp. (S)
Stomatoporidiformi
13) Stomatopora granulata (I-S)
14) Tubulipora phalangea (S)
15) Tubulipora ( ?) repens (I-S)
16) Idmonea serpens (I-S)
Miscellanea
17) Fascioulipora ramosa (I-S)
Ordine CHEILOSTOMATA
Adeniformi
1) Barella cervicornis (I-S)
2) Adeonella polystornella (M)
3) Cellaria crassa (I)
4) Cellaria diffusa (I)
5) Cellaria salicornioides (I-S)
6) Cellaria sinuosa (I-S)
7) Cellaria sp. (I-S)
8) Scrup0cellaria scrupea (M-S)
9) Sorupoeellaria soruposa (M)
10) Scrupocellaria cf. elliptica (I-S)
11) Scrupocellaria sp. (M-S)
Celleporif ormi
12) Cigclisula paucioseulata (M-S)
13) Rhynchozoon (?) punctatum (M)
14) Turbicellepora birostrata (M-S)
15) Turbicellepora parasitiea (M-S)
16) Turbicellepora tubigera (M-S)
17) Celleporina costazii (M)
18) €Cellepora» pumicosa Auct. (S)
19) « Cellepora » sp. (I-S)
E scharif ormi
20) Tremopora radicifera (M)
21) <s. Hippodiplosia ■» foliacea (I-S)
22) Schizotheca serratimargo (M)
Lunulitiformi
23) Cupuladria canariensis (I-S)
24) Lunulites androsaces (S)
25) Discoporella reussiana (I-S)
26) Discoporella umbellata (I-S)
Membraniporiformi
27) Aetea anguina (I-M)
28) Membranipora sanarti (I-M)
29) Spiralaria gregaria (M-S)
30) Alderina peduncolata (M)
31) Amphiblestrum trifolium (M)
32) Crassimarginatella manzonii (M)
33) Chaperia annulus (M-S)
34) Onychocella antiqua (M-S)
36) Aechmella sp. (M)
36) Calpensia nobilis (M-S)
37) Manzonella exilis (I-M)
38) Monoporella venusta (M-S)
39) Cribilaria hincksi (M-S)
40) Cribrilaria radiata (M-S)
41) Chorizopora brongniartii (M)
42) Haplopoma graniferum (M)
43) Sehizoporella longirostris (M)
44) Sehizoporella ^ansata'» (M-S)
45) Escharina dutertrei (M-S)
46) Escharina vulgaris (M-S)
47) Herentia hindmanni (M-S)
48) Schizobrachiella sanguinea (M-S?)
49) Sehizomavella aurieulata (M)
50) Sehizomavella rudis (M)
51) Sehizomavella systolostoma (M)
52) Hippadenella sp. (S)
53) Eseharoides eoceineus (M)
54) Microporella eiliata (M-S)
55) Microporella coronata (M-S)
56) Calloporina decorata (M)
57) Hemicyclopora disjuncta (M)
58) Prenantia cheilostoma (S)
59) Prenantia ligulata (M)
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL D’ABDA (PIACENZA, ITALIA)
41
'60) Smittina marmorea (M)
61) Schizotheca fissa (M-S)
62) Reptadeonella violacea (M-S)
63) Cheiloporina campanulata (M)
64) Cryptosula pallasiana (S)
66) Enantiosula viallii n. sp. (M)
66) Hippopodinella lata (M)
67) Alysidotella cipollai (I-S)
Vinculariformi
68) Diporula verrucosa (M-S)
69) Smittina canavarii (M)
Ordine CTENOSTOMATA
1) Terebripora sp. (I)
In particolare sono state ridescritte e discusse,
alla luce delle più recenti acquisizioni :
a) le specie e le « varietà » istituite come
nuove da Manzoni e da Namias, su materiali ori¬
ginari da Castellarquato. Evidentemente in questo
caso sarebbe stato opportuno esaminare i tipi pri¬
mari dei due AA. italiani. Purtroppo ricerche
volte al reperimento delle Collezioni di Manzoni
1869-70, hanno dato esito completamente negativo ;
b) alcune specie, istituite sempre da Man¬
zoni su esemplari raccolti in giacimenti al di fuori
dell’area piacentina, che nei tempi successivi sono
andate completamente obsolete {Prenantia ligu-
lata, Schizomavella systolostoma,
c) alcune forme tipiche del Pliocene italiano,
poco note in letteratura, o quanto meno mai se¬
gnalate prima d’ora in questo periodo (Alysido¬
tella cipollai, Microporella coronata . . .) ;
d) la specie proposta come nuova nella pre¬
sente memoria (Enatiosula viallii).
L’elenco delle specie studiate sistematicamente
è presentato in Tabella 6.
Ubicazione e descrizione dei campioni.
La Val d’Arda e le zone contermini rivestono
importanza fondamentale nella stratigrafia del
Pliocene, affiorando in tali aree lo stratotipo del
Piacenziano. Durante le campagne di rilevamento
del 1970 (v. p. 38), nella sezione della Val d’Arda
sono stati prelevati 180 campioni (22 dei quali uti¬
lizzati per lo studio delle briofaune), ubicati su
11 spezzoni diversi, opportunamente correlati tra
loro per costituire una serie continua (COLALONGO
et al., 1971, in corso di stampa; CoLALONGO et al.,
1972, p. 497 e segg.).
Dal loro esame risultano identificabili le tre
zone a foraminiferi planctonici (zona a Globoro-
talia margaritae, z. a G. gr. crassaformis, z. a
G. inflata), corrispondenti alla tripartizione infor¬
male del Pliocene di Ruggieri & Selli 1949.
La sezione inizia con ghiaie e conglomerati
trasgressivi su terreni caoticizzati (« Argille sca¬
gliose » degli AA.), e termina con letti sabbiosi e
calcarenitici di spessore ridotto e con microfaune
banali e rimaneggiate.
Le unità della sezione e i campioni che inte¬
ressano il presente studio sono (fig. 1):
Pliocene inferiore (zona a Globorotalia marga¬
ritae)
— Membro argilloso siltoso, di circa 300 m di
spessore concordante con l’unità sottostante (con¬
glomerati con a tetto argille verdognole) che co¬
stituisce la base del Pliocene:
M. Giogo, spezzone E : c. 91 = argille,
c. 93 = argille con intercalazioni sabbiose,
c. 95 = silt. I tre campioni sono stati rac¬
colti in successione continua a circa 10 m l’uno
dall’altro; le faune a Briozoi sono nel com¬
plesso poco differenziate; dominano i Lunuli-
tiformi con frequenti Cellariiformi (tab. 4).
Pliocene medio (zona a G. gr. crassaformis)
— Membro argilloso sabbioso, costituente la parte
superiore dell’affioramento di M. Giogo:
M. Giogo, spezzone E : c. 98 = argille con in¬
tercalazioni sabbiose.
— Orizzonti calcarenitici e sabbiosi con intercala¬
zioni argillose :
M. Giogo, spezzone E : c. 106 = calcarenite,
c. 108 = argilla.
M. Padova, spezzone F : c. 123, 116, 109 = ar¬
gille con intercalazioni sabbiose, c. 112, 115 =
= argille.
M. Falcone, spezzone G: c. 125, 130 = silt,
c. 127 = argille. Nel Pliocene medio le brio-
faune presentano una maggior diversità sia
specifica che generica. Accanto ai Lunuliti-
formi figurano in buona percentuale Mem-
braniporiformi e Cellariiformi. In alcuni li¬
velli (es. c. 109) sono dominanti i Membra-
niporiformi, mentre sono accessori gli altri
gruppi zoariali e i Ciclostomi.
Pliocene superiore (zona a G. inflata)
— Calcareniti con intercalati livelli sabbiosi; mo¬
desto spessore degli affioramenti per probabili dia¬
stemi ; microfaune costituite in prevalenza da ta-
natocenosi causate da cospicui rimaneggiamenti
inter-intraformazionali :
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S9p; OlSdVd '9591 d3ÀVM opuooas ONVIZNSOVId
i96l /tiSIBdVg opuo:>3s ONVIZNSOVId
VERNASCA
44
A. POLUZZI
M. Padova, spezzone F: c. Ili = calcarenite.
M. Falcone, spezzone G: c. 131, 134 = sabbie,
c. 135 = calcarenite.
R. Cravalese, spezzone H : c. 138 = argille,
c. 140 = calcarenite.
— Membro siltoso e orizzonti conglomeratici:
R. Cravalese, spezzone H: c. 144 = silt.
R. Riorzo, spezzone I : c. 151 = conglomerati.
Tra i campioni contenenti Briozoi, il 144 e il
151 sono i più prossimi al limite plio-pleisto-
cenico. Nelle comunità a Briozoi è dominante
la componente delle forme sottili ed articolate
(Cellarie e Crisie).
Per un maggior dettaglio di quanto detto, si
rimanda alla Tabella 4, ove sono riportate le per¬
centuali e le distribuzioni dei varii gruppi zoa-
riali nei 22 campioni della sezione; da notare che
le percentuali sono state calcolate tenendo conto
del numero di esemplari per ogni singolo gruppo
zoariale, e che i Cheilostomi sono stati separati
dai Ciclostomi; per questi ultimi sono stati ac¬
colti i gruppi strutturali proposti da Brood 1972.
Il significato ambientale dei vari gruppi verrà
trattato nella terza parte del presente lavoro.
PARTE II - SISTEMATICA
Generalità.
a) Nella descrizione della specie, i materiali
esaminati sono elencati nell’apposita sezione con
la sigla I.B. (Inventario Briozoi), seguita da nu¬
mero di catalogo della Collezione dell’Istituto di
Geologia e Paleontologia di Bologna.
b) Per alcune specie, al fine di valutare me¬
glio l’ampiezza della variabilità intraspecifica,
sono stati esaminati comparativamente i mate¬
riali pliocenici della Collezione Manzoni 1875 (Ca¬
strocaro). I preparati sono contrassegnati da un
primo numero (numero di inventario del Museo
di Geologia e Paleontologia dell’ Università di
Firenze), da una lettera maiuscola indicante la
posizione precisa della colonia epizoica sul sup¬
porto e da un secondo numero (tra parentesi) as¬
segnato da Neviani nella revisione del 1893 (es. :
13356 D (57)).
c) Per tutte le specie studiate sono riportate
le misure di alcune strutture zoeciali e zoariali,
importanti dal p.d.v. diagnostico. Tutte le misure
sono state eseguite con uno stereomicroscopio
Leitz-Wetzlar con micrometro oculare 15X ed
obiettivo lOX e sono espresse in frazioni decimali
di mm. Per ogni struttura sono state fatte in me¬
dia 10 osservazioni : Lg indica la lunghezza della
struttura, lg la larghezza. Negli esemplari fram¬
mentari o con limitato numero di zoeci, viene ri¬
portata solo la media e non i massimi e i minimi
delle misure, in tal caso poco significativi. Nella
sezione biometrica di Hemicyclopora disjuncta, al
fine di dare una migliore connotazione allo svi¬
luppo astogenetico del taxon, sono stati analizzati
statisticamente i rapporti tra Lz e Iz e l’orienta¬
zione delle varie generazioni di zoeci del prepa¬
rato I.B. 371.
Tabella 5.
Denominazione
del campione
Provenienza
Tipo di
campionatura
Coordinate
Lat (N), long (E)
Profondità
(m)
Caratteristiche del campione
Isola d’Elba
Mar Ligure
Sommozzatore
42'’49' 10n5'
49
Alghe calcaree concrezionate
Ad 72/73
Mare Adriatico
Draga
40“58' 17“26'
71-61
Biocenosi coralligene concrezionate
Ad 72/15
Stretto d’Otranto
Draga
sg-sg' 18-26'
47-35
Biocenosi coralligene concrezionate
CJ72III/13
Mar Jonio
Benna
39-52' 16-43'
67
Pondo biodetritico e conchiglie
Ad 72/1
Stretto d’Otranto
Benna
39-47' 18-21'
23
Biocenosi coralligene concrezionate
Isola dei Ciclopi
Mar Jonio
Sommozzatore
37-34' 15-10'
50
Fondo biodetritico e conchiglie
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
45
Tabella 6. — Elenco delle specie trattate dal punto di vista sistematico.
Sottordine
Divisione
Famiglia
Genere
Specie
Malacostega
i
Calloporidae
^ Alderina
i Crassimarginatella
Chaperia
peduncolata
manzonii
Chaperiidae
annulus
Hiantoporidae
Tremopora
radicifera
Anasca
Onychocellidae
Onychocella
antiqua
Coilostega
Microporidae
Aechmella
sp.
Lunulitidae
Lunulites
androsaces
Calpensiidae
Discoporella
reussiana
Pseudostega
Cellariidae
Cellaria
diffusa
Stomachetosellidae
Cigclisida
pauciosculata
/ Schizoporella
^ longirostris
1 « ansata »
Schizoporellidae
)
^ Tudis
f Schizomavella
) systolostoma
Hippoporinidae
Hippadenella
Microporella
sp.
^ ciliata
) coronata
disjuncta
Micropor ellidae
l Hemicyclopora
Ascophora
MucronellMae
/ Prenantia
( cheilostoma
1 ligulata
f Smittina
canavarii
Reteporidae
( Rhynchozoon (?)
punctatum
) Schizotheca
serratimargo
l Cheiloporina
campanulata
Cheiloporinidae
/ Enantiosula
viallii n. sp.
/ Hippopodinella
lata
Phylactelliporidae
Alysidotella
cipollai
Celleporinidae
Turhicellepora
hirostrata
d) Nella sezione biogeografica ed ecologica
di molte specie, si è tenuto conto dei dati batime-
trici, litologici, . .. ecc., ottenuti dallo studio di ma¬
teriali del Laboratorio di Geologia Marina del
C.N.R. di Bologna, gentilmente messi a disposi¬
zione dal Professor R. Selli. Le caratteristiche
dei campioni utilizzati nel presente lavoro sono ri¬
portate in Tabella 5.
e) Per quanto riguarda la scelta dei generi,
sono state accolte le proposte degli AA. più re¬
centi, mentre per le categorie gerarchicamente su¬
periori sono stati adottati, in linea di massima, gli
schemi del Treatise di Bassler 1953. Ogni varia¬
zione in merito è stata opportunamente segna¬
lata. L’elenco di Tabella 6 riporta i taxa in que¬
stione.
ORDINE CHEILOSTOMATA BUSK, 1852
SOTTORDINE ANASCA LEVINSEN, 1909
DIVISIONE MALACOSTEGA LEVINSEN, 1909
Famiglia Calloporidae Norman, 1903
Genere Alderina Norman, 1903
Alderina peduncolata (Manzoni, 1870)
(Tav. XVII, fig. 3)
1870 Membranipora peduncolata Manzoni: BEI 4" C,
p. 397(7), t. 2, f. 7.
1875 Membranipora catenularia Jameson, Manzoni: Ca¬
strocaro, p. 7, t. 1, f. 8.
1880 Membranipora peduncolata Manzoni, Hincks : Ge¬
neral history, p. 377, t. 17, ff. 2, 2a.
1971 Alderina peduncolata (Manzoni), Poluzzi: Revi¬
sione, p. 567.
A. POLUZZI
40
Materiali. Plesiotypiis. Val d’Arda, Piacenza:
un solo esemplare I.B. 318 incrostante una valva
di lamellibranco, camp. 109, M. Padova, Pliocene
medio (zona a Glohorotalia gr. crassaformis).
Descrizione. Zoario incrostante, con zoeci ac¬
cumulati irregolarmente o disposti in serie li¬
neari. Zoeci subpiriformi o irregolarmente ellit¬
tici. Bordo murale slargato alla base. Criptocisti
concava, crenata, in evidenza nella metà inferiore
della cella. Gimnocisti irregolare, rigonfia, « pe¬
duncolata » negli zoeci disgiunti. Opesio subter¬
minale, ovoide, ornato sull’arco distale da un nu¬
mero variabile di tozzi tubercoli. Ovicella globu¬
lare, iperstomiale, con ectooecio inflesso distal¬
mente per esporre una fenestra frontale galeata
alla base. Septule e dietelle presenti.
Osservazioni. Variabilità: le colonie di A. pe¬
duncolata sono caratteristiche per i gruppi di zoeci
in disposizione caotica, sovrapposti ed eretti, ta¬
lora sviluppati secondo file unilineari. Gli zoeci
presentano inoltre una gimnocisti ben sviluppata
e variabile in forma, che Hincks 1880, trattando
esemplari viventi, descrive come fortemente cal¬
cificata, liscia e porcellanacea.
Sistematica : l’attribuzione di Memhranipora
peduncolata al genere Alderina può suscitare qual¬
che perplessità per l’habitus zoariale, che in certi
punti richiama alla memoria il genere Pyripora;
trova invece giustificazione nella forma della ovi¬
cella provvista di fenestra e nella presenza delle
dietelle (cf. Lagaaij 1952, p. 23).
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,35-0,64 (0,50) lop = 0,15-0,23 (0,20)
Iz = 0,22-0,53 (0,32) Lov = 0,09-0,17 (0,12)
Lop = 0,25-0,35 (0,32) lov = 0,17-0,28 (0,26)
Distribuzione stratigrafica. Pliocene - At¬
tuale.
Pliocene medio della Val d’Arda, Pliocene (gen.)
di Castellarquato (Manzoni), Pliocene medio di
Castrocaro (Manzoni).
Biogeografia ed ecologia. Specie tropicale
(I. di Ceylon). Epifita su organismi vegetali.
Genere Crassimargìnatella Canu, 1900
Crassimarginatella manzonii (Cipolla, 1921)
(Tav. XX, fig. 3)
1875 Membranipora irregularis cì’Orbigny, Manzoni: Ca¬
strocaro.
1875 Membranipora lineata Linneo, Manzoni: ibid., p. 11,
t. 1, f. 6.
1921 Membranipora manzonii Cipolla: Altavilla, p. 29,
t. 1, f. 6.
1971 Crassimarginatella manzonii (Cipolla), Poluzzi:
Revisione, p. 667.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 332-333, camp. 109, M. Padova, Pliocene me¬
dio (zona a Glohorotalia gr. crassaf ormis), 2 pre¬
parati contenenti tre colonie epizoiche su Aequi-
pecten scabrellus.
Nota: poiché i due esemplari della Val d’Arda,
anche se in buono stato di conservazione, sono co¬
stituiti da un numero limitato di zoeci, si sono
estese le osservazioni sui materiali della Colle¬
zione Manzoni 1875 (Pliocene di Castrocaro), ove
C. manzonii risulta particolarmente abbondante.
Le colonie esaminate sono: 13356D(57), 13361G
(69), 13373E(55), 133821(49), 13399C(110), 13402
M(31), 13403B(29), 13406A(16), 13408(15), 13409
A(14), 13416B(26), 13442B(123), 134500(109),
13465E(161), 13469D(147), 13472B(7), 13475F
(10), 13481E(33), 13483L(94), 13489B(160), 13490
G(164), 13495B(168), 135040(196), 13505B(157),
epizoiche su Melobesia spp.. Arca sp., Pecten bi-
partitus, Chlamys sp., Hinnites crispus, Ostrea sp.
ex gr. 0. edulis, Ostrea sp., Cardium sp., ed ele¬
menti litoidi.
Descrizione. Zoario incrostante, con file di
zoeci irregolarmente divergenti. Zoeci distinti,
ovati o piriformi, spesso deformati. Gimocisti
prossimale, stretta ed asimmetrica. Bordo murale
finemente granulare, più prominente e rilevato
alla periferia distale ove occasionalmente porta
due tozzi processi spiniformi. Criptocisti convessa,
crenata, ben sviluppata fino al terzo superiore
dello zoecio. Opesio a grande luce, longitudinal¬
mente ellittico o ovale. Avicolari vicarianti, di so¬
lito più stretti dei normali zoeci, provvisti di am¬
pio rostro spatolato, di fascia criptocistale e forti
condili determinati da un’ inflessione verso l’in¬
terno del bordo murale. Sporadiche e tozze came¬
rette in posizione gimnocistale o intermurale, tra¬
sformate in kenozoeci o anastomizzate fra loro
per costituire un avicolario. Ovicella ridotta ad un
incavo accostato al bordo murale superiore.
Osservazioni. Sistematica: ho ritenuto lecito ri¬
ferire gli esemplari della Val d’Arda e di Castro¬
caro a Membranipora (= Crassimarginatella)
manzonii Cipolla, 1921 (p. 29, t. 1, f. 6). Il reve¬
rendo A. siciliano nella descrizione originale non
ha rilevato: 1) le ovicelle: in realtà anche nel¬
l’abbondantissimo materiale di Castrocaro tale
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
47
struttura è « vestigiale » e presente solo occasio¬
nalmente. 2) i piccoli kenozoeci intermurali: in
pratica questi sono visibili chiaramente solo nel¬
l’esemplare 13469D(147). Quanto agli avicoltori
egli nota (p. 21) « Avicolari. . . assenti. Vari indi¬
vidui anormali, simili ai zoeci ordinari, ma più
allungati e portanti due restringimenti laterali,
talvolta sporgenti a guisa di piccoli denti », che
altro non sono che i grandi avicolari vicarianti
noti in letteratura come uno degli elementi
diagnostici del genere Crassimarginatella (cf.
Cheetham & Sandberg 1964, p. 1017). In conclu¬
sione, anche se la descrizione e F iconografia ori¬
ginali sono alquanto carenti, portano globalmente
le informazioni indispensabili per consentire una
attribuzione specifica.
Quanto ai materiali della Coll. Manzoni 1875,
l’esame diretto dei preparati, confortato anche
dalla presenza di numerose schede autografe, la¬
scia pochi dubbi che con i nomi di Membranipora
irregularis d’ORBiGNY e M. (= Callopora) lineata
Linneo, Manzoni abbia designato un’unica spe¬
cie (1) da me riferita a Crassimarginatella man-
zonii. Evidentemente tale forma non può essere
ricondotta a C. lineata, il cui avicolario è piazzato
sulla parete prossimale del gimnocisti, e neppure
a M. irregularis che non possiede eterozoeci di
alcun tipo ed ha il bordo murale liscio.
Affinità: con C. crassimarginata (Hincks), che si
differenzia tuttavia per l’avicolario vicariante a
forma di 9 con « stout calcareous bar wich cros-
ses thè area » (Hincks 1880a, p. 72) e per l’ovicella
« globuleux, saillant, large, profondement excavé
et isolò de son cadre » (Prenant & Bobin 1966,
p. 251).
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
suiti dalla letteratura, per la facilità con cui può
essere confusa con altre « Membranipore ».
Famiglia Chaperiidae Jullien, 1888
Genere Chaperia Jullien, 1881
Chaperia annulus (Manzoni, 1870)
(Tav. XXI, figg. 5, 6)
1870 Memhranipora annulus Manzoni: BFI 4”C, p. 329(7),
t. 1, f. 6.
1876 Memhranipora annulus Manzoni, Manzoni: Castro¬
caro, p. 12, t. 9, ff. 9 a-c.
1952 Chaperia annulus (Manzoni), Lagaaij: Low Coun-
tries, p. 30, t. 3, f. 1.
1962 Chaperia annulus (Manzoni), Gautier: Mediterra¬
née Occ., p. 39.
19'6'6 Chaperia annulus (Manzoni, 1975) (non Manzoni,
1870), Annoscia: Capocolle p. 133, t. 2, f. 4 (cum
syn: non Chaperia multifida Busk).
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 334, camp. 109, M. Padova, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. crassaformis) 1 zoario
incrostante Aequipecten scabrellus.
I.B. 335, camp. Ili, M. Padova, Pliocene supe¬
riore (z. a Globorotalia infiala), 1 frammento bi-
lamellare.
I.B. 336, camp. 131, M. Falcone, idem, vari fram¬
menti unilamellari staccati dal supporto di epi-
biosi.
Nota: sono state eseguite osservazioni anche sui
seguenti materiali della Collezione Manzoni 1875
(Pliocene di Castrocaro) :13344D (38), 13371B(56),
13400C(111), 13401A(27), 13402A(31), 13403A
(29), 13404A(30), 13405A(28), 1343B(126), 13465
G(161), 13466C(45). Detti esemplari sono epizoici
su Hinnites crispus, Ostrea sp. ex gr. 0. edulis,
Ostrea sp., Pycnodonta cochlear, Myriapora
truncata.
Lz = 0,66-0,82 (0',78)
Iz = 0,37-0,60 (0,57)
Lop = 0,48-0,74 (0,66)
lop = 0,34-0,54 (0,48)
Lav = 0,65-0,78 (0,70)
lav = 0,30-0,64 (0,40)
Lov = (0,17)
lov = (0,30)
Diatrib'uzione stratigrafica. Pliocene ita¬
liano.
La specie è stata rinvenuta nel Pliocene medio di
Castrocaro (Manzoni), della Val d’Arda, e nel
Pliocene di Altavilla, Sicilia (Cipolla). Probabil¬
mente l’effettiva distribuzione stratigrafica di
C. manzonii è molto più ampia di quanto non ri-
(9 Anche Neviani 1893, nella sua revisione alla Coll.
Manzoni, riunisce le due presunte specie sotto l’unico nome
di M. irregularis (p. 116).
Descrizione(^). Zoario membraniporiforme, occa¬
sionalmente bilamellare fogliaceo (I.B. 335). Zoeci
subesagonali, superiormente arrotondati, ben di¬
stinti, embricati, in disposizione quinconciale ;
termen dell’opesio prominente ed ispessito al polo
distale, provvisto di 4 alveoli per le spine, raggrup¬
pati in coppia lateralmente alla linea mediana.
Criptocisti tubercolata, depressa, estesa fino al
terzo superiore dell’opesio, quasi assente negli
zoeci della zona periancestrale; gimnocisti irrile¬
vante. Opesia grandi, di forma ellittica, provvisti
di occlusor laminae leggermente immerse verso
F interno e convergenti distalmente. Avicolari di
(9 Riferita agli esemplari della Val d’Arda.
4S
A. POLUZZI
2 tipi a) sessile, di piccola taglia, triangolare, con
rostro ad orientazione distale, piazzato in posi¬
zione mediana all’estremità superiore del bordo
murale; b) peduncolato, di taglia maggiore, rigon¬
fio alla base e terminante in un processo tronco-
conico, alloggiato in uno dei vertici inferiori dello
zoecio. Ovicelle iperstomiali, recumbenti( ?), ri¬
dotte ad un incavo accostato al bordo superiore
della criptocisti. Septulae in coppia, di forma ovale
allungata o provviste di lamina cribrata.
Osservazioni. Sistematica: gli esemplari di
C. annulus della Var d’Arda in mio possesso sono
complessivamente in buono stato di conservazione
anche se carenti in due struttupre diagnostiche
molto importanti : il muro esterno dell’ovicella e
le spine orali (presenti solo gli alevoli ove si arti¬
colano le spine). Per un miglior inquadramento
della specie sono state condotte osservazioni su
materiali della Collezione Manzoni 1875 (Castro¬
caro), classificati originariamene come Membra-
nipora annulus. Dall’esame comparativo si pos¬
sono fare alcune osservazioni :
1) Non vi sono sostanziali differenze tra i
miei esemplari (che possono essere ragionevol¬
mente considerati topotipici a quelli di Manzoni
1870) e quelli di Castrocaro. In tal modo cadono i
dubbi espressi da Canu & Bassler sulla effettiva
identità di M. annulus Manzoni, 1870 e M. an¬
nulus Manzoni, 1875.
2) C. annulus é stata sovente considerata si-
nonima di C. galeata (Busk, 1854); questa inter¬
pretazione ha trovato particolare credito tra gli
AA. italiani del passato. Canu & Bassler 1923 e
1928, formulavano critiche a tale opinione, riven¬
dicando la netta autonomia delle due specie. Nei
materiali di Castrocaro, etichettati come M. an¬
nulus, l’esemplare 13402 (A) è integro in tutte le
sue strutture (fatta eccezione delle spine orali) :
in particolare l’ovicella è recumbente, galeata, e
provvista di un grande avicolario oblungo. Poiché
tale morfologia ovicellare e l’eterozoecio sono co¬
muni anche a C. galeata, si riapre la possibilità
che la forma di Manzoni sia cospecifica con
quella di Busk. La mancanza di dati esaurienti su
C. galeata mi impedisce di dare una risposta de¬
finitiva al quesito.
Affinità: la vivente Membranipora galeata var.
b bultifida Busk, 1884 (= Chaperia multifida) è
stata messa in relazione da qualche AA. con
C. annulus. Le due forme sono da tenere separate
per la diversa conformazione dell’ovicella, prov¬
vista in C. multifida di fenestra frontale semicir¬
colare o triagolare (Brown 1952, p. 110).
Misure. Minimi, massi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lav
dist. = 0,07-0,12
(0,09)
lz =
= 0,36-0,52
(0,42)
lav
» =: 0,05-0,08
(0,07)
Lop =
= 0,22-0,38
(0,28)
Lav
prox. = 0,09-0,22
(0,15)
lop =
= 0,21-0,28
(0,22)
lav
» = 0,10-0,22
(0,10)
Lov =
= (0,20)
Lz
= 0,35-0,55 (0,60)
lov =
= (0,26)
Distribuzione stratigrafica. Miocene - At¬
tuale.
Elveziano (= Serravalliano) di R. Calabria (Se¬
quenza), Pliocene (gen.) di Castellarquato (Man¬
zoni), Pliocene medio e superiore della Val d’Arda,
Pliocene medio di Castrocaro (Manzoni), Pliocene
di Reggio Calabria (Sequenza), Pliocene di Alta¬
villa, Sicilia (Cipolla), Pliocene di Rodi (Man¬
zoni), Pliocene superiore dei Paesi Bassi (Laqaaij),
Pleistocene di Toscana (Neviani), di Calabria (Ne-
viANi, Sequenza), Olocene marino delle coste della
Camargue (Gautier).
Biogeografia ed ecologia. Areale: provincia
atlantica di Madeira (Marocco) e Mediterraneo
settentrionale (delta del Rodano). Nel delta del
Rodano è stata segnalata in ambiente neritico
esterno a 115 m di profondità, in in aree con
bassa velocità di sedimentazione.
Famiglia Hiantoporidae Me Gillivray, 1895
Genere Tremopora Ortmann, 1890
Ti-emopora radicifera (Hincks 1891)
(Tav. XIX, fig-. 8; tav. XX, figg. 7, 8, 9)
1881 Membranipora radicifera Hincks : PFBS, p. 6, t. 2,
ff. 6, 6a, 6b.
1957 Tremopora radicifera (Hincks), Buge: Néog. Quest.
Fr., p. 159.
1970 Tremopora radicifera (Hincks), David et al.: GBT,
p. 113, t. 1, ff. 7-8.
1974 Tremopora radicifera (Hincks), David & Pouyet:
Revision B. bass. Vienne, p. 110 { = Eschara bi-
punotata Rbuss, 1848).
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza;
I.B. 337-341, camp. 122, M. Padova, Pliocene me¬
dio (zona a Globorotalia gr. crassaformis), 5 zoari
eschariformi e 1 unilamellare.
I.B. 342, camp. 130, M. Falcone, Pliocene medio
(zona a G. gr. crassaformis), 1 frammento bila-
mellare.
Descrizione. Zoario eschariforme o raramente
unilamellare (I.B. 338), con lamine saldate dorso
a dorso e portanti ai margini numerosi pori ra-
dicellari e tubi-pori. Zoeci in file longitudinali al¬
ternanti, leggermente imbricati, ovati e con bordo
I BBIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL D’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
49
superiore retto. Criptocisti convessa e sviluppata
fino al terzo superiore, finemente granulare, tal¬
volta segnata da strie di accrescimento trasver¬
sali. Opesio occupante l’intera area, asimmetrica-
mene ovale e deformato lateralmente dall’avicola-
rio. Bordo murale affilato, più prominente al¬
l’apice della cella, ove porta due grosse spine cave
e un poco più sotto, lateralmente, una robusta
spina dicotomizzata. Grosso avicolario pedunco¬
lato, raramente bilaterale, fronteggiante la spina
bifida, esteso per circa 1/3 del bordo murale, con
rostro lungo e slanciato puntato verso l’alto e lie¬
vemente girato verso l’area, provvisto di due forti
condili pivotali e di un sottile processo spiniforme
all’estremità prossimale. Septule suborbicolari, a
grande diametro, chiuse da una placca cribrata,
in numero di 4 o 5 a metà dei muri laterali. Ovi-
cella iperstomiale, globosa, alloggiata tra le due
spine cave e in parte addossata allo zoecio succes¬
sivo, con fenestra mostrante l’entoecio ricoperto
da tozzi tubercoli perlacei, e perforato ai bordi.
Osservazioni. Variabilità: T. radicifera viene
descritta originariamente da HiNCKS 1881 come
incrostante e con zoeci parzialmente disgiunti da
6 dotti tubolari tipo Diachoris. Altra peculiarità
della specie sono i minuscoli processi tubolari del
dorso da cui si originano le fibre radicellari. Negli
esemplari in esame, in conseguenza dell’habitus ti¬
picamente eschariforme, l’architettura zoariale si
presenta notevolmente compatta (la parete dorsale
delle celle porta agli spigoli 4 lacune occasionali
allungate e poco profonde) e i pori radicellari ap¬
paiono confinati ai lati esterni dello zoario.
Sistematica: David & Pouyet 1974, a seguito della
revisione dei materiali del bacino di Vienna, hanno
accertato la sinonimia di T. radicifera Hincks,
1881, ed Eschara bipunctata Reuss, 1848. La de¬
nominazione di Reuss viene rigettata perché con¬
siderata nomen oblitum (C.I.N.Z., art. 23 b).
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali (I.B. 337).
Lz = 0,75-0,86, (0,80)
Iz = 0,40-0,50 (0,46)
Lop = 0,50-0,05 (0,52)
lop = 0,30-0,37 (0,32)
Lav = 0,25-0,30 (0,28)
lav = 0,08-0,12 (0,10)
Lov = 0,20-0,27 (0,24)
lov = 0,38-0,42 (0,40)
Distribuzione stratigrafica. Miocene-Attuale.
Burdigaliano del bacino del Rodano (David et al.),
Elveziano del bacino d’Aquitania e della Loira
(ViGNEAUX, Buge), Vindoboniano di Lione delle
« sabbie molassiche » (David), Tortoniano infe¬
riore della Polonia, nelle sabbie a Eterostegine
(Malecki), Tortoniano del bacino di Vienna (Da¬
vid & Pouyet), Pliocene del Portogallo (Galopim
DE Carvalho), Pliocene medio della Val d’Arda.
Biogeografia ed ecologia. Specie istituita su
esemplari dragati a Bass’s Strait (Australia) e a
diffusione pacifico-tropicale ed equatoriale. Ripar¬
tizione batimetrica: dai 40 ai 440 metri nelle Fi¬
lippine. Supporto : commensale su alghe flessibili
(o su fanghi molli, Bass’s Strait), sviluppa uno
zoario unilamellare, fogliaceo o tubolare (Canu
& Bassler).
DIVISIONE COILOSTEGA LEVINSEN, 1902
Famiglia Onychocellidae Jullien, 1881
Genere Onychocella Jullien, 1881
Onychocella antiqua (Busk, 1858)
(Tav. XVII, fig. 4)
1858 Membranipora antiqua Busk: SMP, p. 262, t. 20,
ff. 1-2.
1870 Membranipora anguiosa Reuss, Manzoni: BFI 4‘C,
p. 331(9), t. 2, f. 10.
1876 Membranipora anguiosa Reuss, Manzoni: Castro¬
caro, p. 8, t. 1, f. 11.
1930 Onychocella antiqua (Busk), Canu & Bassler: Tu¬
nisie, p. 22.
1966 Onychocella antiqua (Busk), Prenant & Bobin:
FDF, p. 290, f. 96 n.t. [cum syn.: non Membrani¬
pora anguiosa Reuss, 1869, p. 263 e 262, t. 29, ff. 9-11
et Onychocella anguiosa Waters, 1891, p. 9 et Ony¬
chocella anguiosa Canu, 1907, t. 3, f. 11 = Onycho-
cella subpyrif ormis (d’Archiac), fide Cheetham
1966).
Materiali. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 405-408. camp. 109, 112, 116, 123, M. Padova,
Pliocene medio (zona a Globorotalia gr. crassa-
formis), 4 preparati contenenti frammenti di co¬
lonie isolate 0 incrostanti Aequipecten scabrellus.
Altro materiale : numerose colonie del Pliocene
medio e superiore della Val d’Arda, incrostanti
prevalentemente gusci di bivalvi (Collezione Tam-
pieri & Padovani).
Osservazioni. Sistematica ed affinità: Man¬
zoni 1870 e 1875 segnala nei terreni di Castel-
larquato e di Castrocaro due forme di Membrani¬
pora che riferisce in entrambi i casi a Membra¬
nipora (= Onychocella) anguiosa Reuss, 1847.
In realtà, come nota Buge 1956, p. 29, la sinoni¬
mia di 0. anguiosa è piuttosto confusa, tant’è vero
che Canu & Bassler 1930 a, nel tentativo di chia¬
rirla, distinguono tra tutte le citazioni di Reuss
almeno sei specie; in particolare, secondo i due
AA., la specie attuale è da considerarsi diversa
dalla specie fossile di Reuss. Prenant & Bobin
A. POLUZZI
ÒO
1966 compilano per 0. antiqua un elenco sinoni¬
mico diviso precauzionalmente in due parti « l’une
a peu pres certaine, ne comprenant que des for-
mes actuelles (0. antiqua)', Fautre bien plus sujet
a caution, relative surtout a des formes fossiles
(0. anguiosa) ».
Questa duplice sinonomia, anche se suscet¬
tibile di emendamenti, offre come punto fermo
0. antiqua, alla quale sono da riferire gli esem¬
plari 'pliocenici della Val d’Arda (e quelli di Ca¬
strocaro).
Detto ciò, è da osservare che anche 0. marioni
JULLIEN, 1881 entra nel novero delle specie stret¬
tamente affini ad 0. antiqua. Secondo Harmer
1926 non è possibile separare le due specie. Canu
& Bassler 1930a * viceversa individuano O. ma¬
rioni sulla base delle seguenti differenze :
O. marioni = criptocisti molto affondato, opesio
distale, semiellittico e con bordo inferiore concavo ;
O. antiqua — criptocisti poco profondo o piano,
opesio semiellittico e trifogliato, separato dal qua¬
dro, e con bordo inferiore convesso.
Accettando questi caratteri distintivi, alcuni
frammenti zoariali della Val d’Arda potrebbero
essere riferiti ad 0. marioni (I.B. 406), altri ad
0. antiqua (I.B. 405, 407, 408); preferisco tutta¬
via seguire il parere di Harmer e classificare i
miei esemplari sotto l’unico nome di 0. antiqua.
Distribuzione stratigrafica. Pliocene-Attuale.
Castellarquato (Manzoni), Pliocene medio e su¬
periore della Val d’Arda, Pliocene medio di Ca¬
strocaro.
Biogeografia ed ecologia. Specie ad affinità
indo-pacifica (Ceylon, Malaysia). Segnalata nella
provincia atlantica di Madeira e nel bacino medi-
terraneo. Golfo di Marsiglia, tra i 50 e 55 m, su
detriti, Tunisia, Canale di Sicilia (Talbot Shoal) a
51,2 m, epifita su alghe corallinacee ; Jonio, Isola
dei Ciclopi, a 50 m, su fondi biodetritici costieri,
incrostante organismi calcarei morti e in partico¬
lare Calyptraea chinensis * ; Basso Adriatico a
40 m di profondità su biocenosi coralligene con-
crezionate.
Famiglia Microporidae Hincks, 1880
Genere Aechmella Canu & Bassler, 1917
Aechmella sp.
(Tav. XIX, figg. 9, 10; tav. XXI, figg. 1, 2)
Materiali. Plesiot'ypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 318/b, camp. 109, M. Padova, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. crassaformis), 1 colonia
incrostante Aequipecten scabrellus.
I.B. 319, 320, camp. 112, idem, 2 colonie incro¬
stanti A. scabrellus ed Arca diluvii.
I.B. 321, cap. 115, idem, alcuni frammenti isolati.
Descrizione. Zoario incrostante. Zoeci in file
radiali divergenti ( ?), superiormente individuati
da un bordo murale prominente, molto arcuato
e finemente granuloso, prossimalmente tronchi
0 compressi da due zoeci contigui. Criptocisti leg¬
germente depressa e bombata al centro, portante
numerosi e minuscoli tubercoli. Opesio occupante
quasi metà area, provvisto al suo terzo inferiore
di due tozzi denticeli occasionali, il bordo infe¬
riore convesso e fiancheggiato da due opesiule
laterali leggermente asimmetriche. Avicolario in-
terzoeciale, lanceolato, di taglia leggermente in¬
feriore ai normali zoeci, con opesio piriforme e
criptocisti terminata da una sottile e breve doc¬
cia. Septule uniporose, regolarmente disposte su
tutto il perimetro zoeciale, al centro di una lieve
depressione. Ovicelle non osservate.
Osservazioni. Variabilità: in certi settori della
colonia gli zoeci appaiono « sigillati » ; in tal caso
assumono forma poligonale, l’opesio è ridotto ad
un foro subcentrale ellittico od orbicolare e la
criptocisti è segnata da crenature radiali (t. 21,
f. 1). L’opesio porta di norma un labbro inferiore
prominente e due rientranze opesiulari, ma può
anche essere piriforme o subellittico; quest’ultimo
fatto è da ricondurre a fenomeni di rigenerazione
della criptocisti, sempre latenti anche nelle file di
zoeci « normali ».
I denticoli bilaterali piazzati sopra le opesiule
hanno carattere occasionale e si confondono con i
tubercoli che orlano i bordi interni dell’opesio.
Le septule sono disposte sui muri verticali della
cella con notevole regolarità; negli zoeci un poco
disgiunti tendono a formare connessioni tubolari
che ricordano quelle del genere Mollia o Coro-
nellina.
Sistematica: ho riferito la forma studiata al ge¬
nere Aechmella, tenendo presente la diagnosi di
Canu & Bassler 1917, p. 29, colla quale vi è buon
accordo se si eccettuano i denticoli dell’opesio che
nel presente caso sono molto rudimentali ed hanno
carattere occasionale. Per quanto concerne la spe¬
cie, non ho trovato l’equivalente nella letteratura
consultata. In attesa di esaminare materiali che
forniscano ulteriori informazioni al riguardo, pre-
* V. tabella 5 (dato medito).
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
51
ferisco designarla provvisoriamente come Aech-
mella sp.
Affinità: con Rosseliana reussiana (Manzoni).
R. reussiana ed Aechmella sp., a prescindere dagli
avicolari lanceolati e dai fenomeni di calcifica¬
zione degli zoeci, non rilevati sulla specie del Man¬
zoni, hanno in comune la forma dello zoecio e la
criptocisti ; si differenziano invece per la presenza
costante in R. reussiana di due tubercoli sul mar¬
gine zqeciale levigato, che determinano una stroz¬
zatura dell’opesio.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali (I.B. 317).
Zoeci calcificati
Lz = 0,21-0,50 (0,36)
Iz = 0,12-0,35 (0,28)
Lop zz; 0,08-0,13 (0,09)
lop = 0,04-0,08 (0,07)
Zoeci normali
Lz = 0,40-0,65 (0,60)
lz z= 0,26-0,46 (0,30)
Lop = 0,20-0,30 (0,24)
lop = 0,17-0,26 (0,20)
Lav = 0,40-0,66 (0,48)
lav = 0,19-0,30 (0,22)
Distribuzione stratigrafica. Pliocene medio
della Val d’Arda.
Il genere è stato finora segnalato in depositi cre¬
tacei e miocenici extramediterranei ; per la prima
volta è ritrovato in un giacimento pliocenico
italiano.
Famiglia Lunulitidae Lagaaij, 1952
Genere Lunulites Lamarck, 1816
Lunulites androsaces Michelotti, 1838
(Tav. XVII, figg. 1 a-e)
1838 Lunulites androsaces Michelotti: FTM, p. 53, t. 2,
f. 2.
1869 Lunulites androsaces All., Manzoni: BPI, p. 28(12),
t. 2, ff. 18.
1921 Lunularia androsaces Michelotti, Cipolla: Alta¬
villa, p. 62, t. 2, ff. 12-15 (curri syn).
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 396-403, camp. 131, M. Falcone, Pliocene su¬
periore (zona a Globorotalia infiala), 8 preparati
contenenti complessivamente 14 colonie intere o
frammentate.
I.B. 404, camp. 134, idem, preparato contenente 2
frammenti coloniari.
Altro materiale: numerose colonie (o frammenti)
separati dal camp. 131.
Descrizione. Zoario libero, cupuliforme massic¬
cio (piano-convesso negli stadi astogeneticamente
immaturi), denticolato al bordo per la prominenza
degli eterozoeci.
Zoeci disposti in file radiali (alternate a file
radiali di vibraceli), a contorno esagonale, l’orlo
prossimale rilevato ed addossato allo zoecio che
precede. Il primo zoecio di una nuova fila si in¬
serisce in continuazione coi vibraceli e si distin¬
gue dai normali zoeci per l’apice inferiore acuto.
Criptocisti granulare, depressa, estesa fino ai lati
dell’opesio. Opesio ampio, terminale, piriforme, oc¬
cupato nei settori apicali e mediani della colonia
da una lamina che si stacca dall’arco vestibolare
superiore e si salda al bordo prossimale, lasciando
due fenditure laterali. Vibraceli rombici, con bordo
opesiulare finemente crenato, contratto superior¬
mente da due tozzi denticeli conici. Septule (quat¬
tro) sui muri laterali dello zoecio.
Superficie basale divisa in settori radiali con
doppia o tripla fila di perforazioni.
Osservazioni. Variabilità: lo zoario di L. an¬
drosaces passa da un habitus piano-convesso (co¬
lonie immature), ad un habitus cupuliforme, mas¬
siccio, con ampia concavità interna (colonie ma¬
ture) ; la conformazione della colonia dipende
quindi dello stadio di sviluppo astogenetico del¬
l’esemplare.
Gli zoeci e i vibraceli, se osservati dall’apice
della colonia, presentano disposizione anulare e
concentrica; visti di lato sono in file radiali. Ogni
nuova fila di zoeci si inserisce di seguito ai vibra¬
celi ; lo zoecio primiseriale è di forma poligonale
allungata con vertice prossimale appuntito, ha una
criptocisti ben sviluppata e l’opesio occluso da una
lamina calcarea: tali caratteri morfologici si ri¬
scontrano anche sull’ancestrula.
Affinità : con Lunulites burdigalensis Canu e
L. voigti BuGE. La tabella riportata di seguito
indica le principali differenze biometriche e strut¬
turali esistenti tra le tre forme.
Tabella 7.
L. burdi¬
galensis
L. voigti
L. andrò-
saces
Lz
0,39
0,39
0,44
lz
0,37
0,44
0,46
Lop
0,22
0,28
0,28
lop
0,19
0,25
0,22
Lav 1
0,22
0,22
0,24
lav j
0,15
0,12
0,15
Denticoli opesiulari
assenti
presenti
assenti
Perforazioni basali
3-4
1-2
2-3
Settori radiali
irregolari
irregolari
sinuosi
regolari
A. POLUZZI
5L>
I dati relativi a L. hurdigalensis e a L. voigti
sono riportati da BuGK 1573, p. 37 e 38.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali e zoariali.
0 base
h cupula
h concav. int
Lz
Iz
Lop
lop
Lz = 0,35 0,48 (0,44)
Iz = 0,32-0,60 (0,45)
Lop = 0,19-030 (0,28)
lop = 0,19-0,24 (0,22)
Lav = 0,22-0,32 (0,29)
lav = 0,16-0,22 (0,20)
Lav = 0,22-0,27 (0,24) \
lav = 0,14-0,16 (0,16) ( oP®sio
Distribuzione stratigrafica. Eocene - Plio¬
cene.
Eocene superiore di Francia (Canu), Oligocene in¬
feriore della Liguria e del Piemonte (Neviani),
Miocene d’Australia (Waters), Aquitaniano del
bacino d’Aquitania (Vigneaux), Elveziano e Tor-
toniano del Piemonte (Neviani, Canu), Tortoniano
d’Austria-Ungheria (Manzoni), Tortoniano della
Calabria (Seguenza), Pliocene del Piemonte, del¬
l’Emilia, della Calabria e della Sicilia (Cipolla,
Manzoni, Namias, Neviani), Pliocene superiore
della Val d’Arda.
Famiglia Calpensiidae Canu & Bassier, 1923
Genere Discoporella d’Orbigny, 1852
Discoporella reussiana (Manzoni, 1869)
(Tav. XVIII, fig-g. 1 a-m, 2, 3)
1869 Cupularia reussiana Manzoni: BPI, P. 27 (11), t. 2,
f. 19.
1963 Cupidadria reussiana (Manzoni), Annoscia: Ve¬
nosa (Po.), p. 226, t. 9, f. 2, t. 10, f. 2, t. 12, f. 1,
t. 14, f. 1.
1966 Cupuladria reussiana (Manzoni), Prenant & Bobin:
PDF, p. 316, f.n.t. 104 (cum syn.).
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 323, camp. 95, M. Giogo, Pliocene inferiore
(zona a Globorotalia margaritae), preparato con
tre colonie immature.
I.B. 324, camp. 108, idem, Pliocene medio (zona a
G. gr. crassaformis), prep. con 1 col.
I.B. 325-327, camp. 109, 116, 123, M. Padova, idem,
3 prep. con 8 col.
I.B. 328, 329, camp. 125, 127, M. Falcone, idem,
2 prep. con 3 col., di cui una a profilo ogivale.
I.B. 330, 331, camp. 131, 134, idem. Pliocene su¬
periore (zona a G. infiala), 2 prep. con 6 col. di
cui una a profilo ogivale.
Altri materiali: dal camp. 91, M. Giogo (Pliocene
inf.) al camp. 134, M. Falcone (Pliocene sup.), nu¬
merosi (19) preparati contenenti circa 130 colonie.
Descrizione. Zoario libero, cupuliforme con pro¬
filo variabile, da appiattito ad ogivale; regione
apicale con zoeci ricoperti da una lamina granu¬
lare che lascia liberi solo i vibracoli ; bordo della
colonia denticolato per la proiezione all’esterno
delle file alterne di zoeci.
Zoeci in file longitudinali alternanti, romboi¬
dali, con criptocisti latero-prossimale proiettata in
3 0 5 processi spiniformi fimbriati cavi che per
coalescenza formano 2 o 4 opesiule; opesio sub-
trifogliare con arco vestibolare a lati convergenti,
strozzato inferiormente da due denticeli opesiu-
lari cavi; vibracoli interzoeciali, distali ad ogni
zoecio, con orifizio asimmetrico, portanti su di un
lato un esile processo tubiforme per l’articolazione
della seta vibracolare.
Superficie basale divisa in settori radiali, ri¬
coperti da numerose e tozze tubercolazioni.
Osservazioni. Variabilità: il profilo della cu¬
pula zoariale, come già notato nella descrizione,
è molto variabile ; tuttavia anche nei casi di minor
apertura dell’angolo di cuspide, i valori dell’al¬
tezza non superano mai quelli del diametro di base
(I.B. 331 : h = 2,8 mm, 0 = 3,9 mm).
Gli zoeci della zona apicale, interamente rico¬
perti da una lamina calcarea granulosa, portano
occasionalmente ai bordi una fila di perforazioni ;
la struttura è omologa alla criptocisti di Discopo¬
rella umbellata (Defrance).
In alcuni zoeci la criptocisti individuata dal
raccordo dei processi spiniformi, si salda alle den-
ticolazioni opesiulari formando così altre due ope¬
siule laterali e conferendo all’opesium un aspetto
tipicamente piriforme (t. 18, f. 2).
Affinità: D. reussiana presenta affinità con
D. umbellata (Defrance) e D. doma (d’Orbigny).
Serve bene a discriminare le tre specie il tipo di
criptocisti, che può essere incompleta per il man¬
cato congiungimento delle spine {doma), provvista
di 3-6 opesiule (reussiana), perfettamente svilup¬
pata, con un numero variabile di opesiule e barra
sottoaperturale (umbellata).
Sistematica: Boardman et al. 1969, in un interes¬
sante lavoro sul concetto di genere nel Phylum dei
Briozoi, correlano (WPGM : Sokal & Sneath 1963)
10,2 mm
4,21 mm
2,61 mm
0,50-0,62
0,34-0,36
0,16-0,18
0,14-0,16
(zoario I.B. 402)
(0,61)
(0,36)
(0,17)
(0,16)
ancestrula
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
5:5
i valori di una matrice Taxa (18 specie di Cupu-
ladriidae, comprendenti anche D. reussiana) - Ca¬
ratteri (15 caratteri a controllo genetico). Contra¬
riamente alla tassonomia « tradizionale », la clas¬
sificazione politetica individua a livello dju = 1,5
tre gruppi, considerabili come generi (genere
A = Cupuladria, genere B, genere C = Discopo-
rella). In particolare la specie reussiana (dendro-
gramma di p. 316), viene inclusa nel genere B,
nettamente separato da Discoporella (= genere C).
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali e zoariali.
h = 0,69-3,9 (1,8) mm \ . Iz = 0,38-0,45 (0,36)
0 = 1,2-7,4 (3,6) mm pano ^ 0,14-0,20 (0,17)
Lz = (0,32) ) lop =3 0,18-0,22 (0,20)
Iz (0,24) ( ancestrula _ 0^20-0,30 (0,24)
Lz = 0,42-0,68 (0,55) Ivib = 0,18-0,40 (0,21)
Distribuzione stratigrafica. Tortoniano -
Pleistocene europeo.
Tortoniano di Calabria (Seguenza), Pliocene in¬
feriore-superiore della Val d’Arda, Pliocene (gen.)
di Castellarquato (Manzoni), della Liguria (Ne-
viANi), della Calabria (Sequenza, Neviani), Plei¬
stocene del Lazio (Neviani), della Calabria (Se¬
quenza), della Basilicata (Annoscia), Pliocene di
Francia (Canu), Pliocene di Rodi (Manzoni).
DIVISIONE PSEUDOSTEGA LEVINSEN, 1909
Famiglia Cellariidae Hincks, 1880
Genere Cellaria Ellis & Solander, 1786
Cellaria diffusa Robertson, 1905
(Tav. XXI, fig. 3)
1905 Celiarla diffusa Robertson : N. A. W. Coast, p. 289,
t. 15, f. 90; t. 16, f. 104.
1923 Cellaria diffusa Robertson: Canu & Bassler: Late
Tert. & Quat., p. 86, t. 34, ff. 19-20.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 343-344, camp. 95, M. Giogo, Pliocene infe¬
riore (zona a Glohorotalia margaritae), 2 prepa¬
rati, uno dei quali (I.B. 343 contenente un sin¬
golo internodo in buono stato di conservazione,
l’altro con circa 30 internodi variamente abrasi.
Descrizione. Zoario costituito di internodi arti¬
colati, robusti, cilindrici o claviformi con rigon¬
fiamento distale, portanti ciascuno 13-14 file lon¬
gitudinali di zosci. Areolazione con quadro pro¬
minente e privo di ornamentazioni, fondamental¬
mente di tipo romboidale, ma con i lati supe¬
riori curvilinei e gli inferiori convessi verso il
centro zosciale. Criptocisti finemente granulosa.
più depressa ed immersa prossimalmente ove ta¬
lora presenta perforazioni bilaterali. Orifizio sub¬
centrale, il bordo superiore orlato da un sottile fi¬
letto, l’inferiore ben prominente e fiancheggiato
da due robusti denticoli. Ovicella con ampio ori¬
fizio arcuato e tangente alla sommità dell’area
zoeciale, provvisto di un robusto dente prossi¬
male che conferisce ad esso un aspetto reniforme.
Avicolario di piccola taglia, occasionalmente in¬
terposto nella fila longitudinale degli zoeci, di
forma subrettangolare e con opesio subcircolare.
Misure. Riferite all’esemplare I.B. 343. Medie:
L
internodo
= 3,5
Lav
= 0,13
0
»
»
= 0,73
lav
= 0,15
L areolazione
= 0,48
Lov
= 0,12
1
»
»
= 0,25
lov
= 0,08
Lop
= 0,08
lop
= 0,14
rib
uzione
stratigrafica.
Pliocene
riore - Attuale.
Pliocene inferiore della Val d’Ardo., Pleistocene di
S. Monica e di Los Angeles (California) (Canu
& Bassler). Dall’esame della letteratura, risulta
che C. diffusa è rinvenuta per la prima volta in
un giacimento fossile italiano. Il fatto può susci¬
tare qualche perplessità, anche se per le Cellaria
esistono precedenti analoghi (Annoscia 1963,
p. 230 segnala nelle argille calabriane di Venosa
C. mandibulata, vivente nelle acque californiane).
In alternativa a possibili errori di determinazione,
per le Cellaria, il Prof. V. Vialli mi suggerisce
l’ipotesi di convergenze morfologiche dovute a casi
di evoluzione parallela in bacini diversi e geogra¬
ficamente isolati tra loro.
Biogeografia ed ecologia. Specie della zona
temperata boreale, segnalata nel Pacifico al largo
delle coste californiane.
SOTTORDINE ASCOPHORA LEVINSEN, 1909
Famiglia Stomachetosellidae Canu & Bassler, 1927
Genere Cigdisula Canu & Bassler, 1927
Cigciisula pauciosculata (Manzoni, 1870)
(Tav. XIX, figg. 1, 2)
1870 Cellepora pauciosculata Manzoni, (Michelotti MS):
BEI 4“ C, p. 337, t. 4, f. 21.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 346, camp. 109, M. Padova, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. crassaformis), 1 colonia
isolata, con zoeci portanti la corona periorale di
processi tronco-conici.
04
A. POLUZZI
I.B. 347, camp. 123, idem, 2 colonie isolate.
I.B. 348, camp. 131, M. Falcone, Pliocene supe¬
riore (zona a G. infiala), numerosi frammenti
zoariali.
I.B. 349, camp. 151, R. Riorzo, idem, 1 colonia
subglobosa.
Descrizione. Zoario incrostante, massiccio, mul-
tilamellare, con zoeci disposti irregolarmente.
Zoeci poligonali, distinti ai bordi da una leggera
depressione ed occasionalmente da un esile funi¬
colo. Apertura primaria immersa, subcentrale, ri¬
stretta da un paio di tozzi condili laterali vicini
al margine prossimale, separanti una porta ad am¬
pia luce da una vanna allungata trasversalmente
e con bordo inferiore concavo. Muro frontale gra¬
nuloso, bordato da numerose areole, proiettato at¬
torno all’apertura in uno o più umboni stiliformi,
che nelle parti più protette della colonia sono so¬
stituiti da una corona di 4-6 processi tronco-co¬
nici. Avicolari frontali, costanti, provvisti di barra
e rostro semiellittico. Grande e sporadico avico-
lario interzoeciale spatolato. Numerose septide
perforanti i muri laterali della colonia. Ovicelle
non osservabili nella loro integrità.
Osservazioni. Variabilità-, gli zoeci, di norma
poligonali e leggermente rigonfi, nelle porzioni
più protette della colonia sono più prominenti e
sviluppano una corona periorale di tozzi processi
spiniformi (t. 19, ff. 1 e 2).
Sistematica e affinità: ho ricondotto i miei esem¬
plari a Cigclisula pauciosculata (Manzoni), piut¬
tosto che a C. turrita (Smitt) con cui mostrano
strette analogie, per l’areolazione marginale sem¬
pre presente e abbastanza cospicua (nella C. tur¬
rita descritta da Gautier 1963, « frontale . . . bor-
dée de quelques areolas », p. 177), e per l’unico
avicolario frontale costante e con dimensioni
(Lav = 0,12, lav = 0,08) decisamente maggiori di
quelle degli esemplari mediterranei (Lav = 0,06-
-0,07, lav = 0,03-0,04). Anche gli esemplari del Si-
boga (Harmer 1957, t. 69, f. 22) portano avico¬
lari proporzionalmente inferiori a quelli della Val
d’Arda. Non mi sento tuttavia di escludere che ad
un più attento esame, tali differenze possano rien¬
trare nell’arco di variabilità di un’unica specie.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,40-0,70 (0,6'6)
Iz = 0,40-0,68 (0,63)
h = 0,80-1,05 (0,95)
(muro lat. zoecio)
Lap = 0,17-0,24 (0,20)
lap = 0,16-0,21 (0,18)
Lav = 0,07-0,14 (0,12)
lav = 0,06-0,10 (0,08)
Distribuzione stratigrafica. Miocene (?) -
Pliocene dell’Alta Italia.
Miocene ( ?) del Piemonte (Manzoni), Pliocene me¬
dio-superiore della Val d’Arda.
Famiglia Schizoporellidae Jullien, 1903
Genere Schizoporella Hincks, 1887
Schizoporella longirostris Hincks, 1886
1869 Lepralia tetragona Reuss, Manzoni: BPI, p. 22 (6),
t. 1, f. 10.
1886 Schizoporella unicomis form longirostris Hincks :
Adriatic, p. 266, t. 10, f. 2.
1896 Schizoporella unicornis Johnston (Lepralia), Ne-
viANl: Farnesina, p. 114 (38), t. 6 (2), f. 11 (non
t. 6, ff. 8-10).
1921 Schizoporella unicornis John. var. tetragona Reuss,
Cipolla: Altavilla, p. 79, t. 3, ff. 17-19.
1962 Schizoporella longirostris Hincks, Gautier: Medi¬
terranée Occ., p. 161.
Materiali. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 417, camp. 109, M. Padova, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. crassaformis), 1 colonia
multilamellare separata dal supporto.
I.B. 418, camp. 114, idem, 1 colonia incrostante
una valva di lamellibranco.
Osservazioni. Sistematica: l’orientamento degli
AA. italiani del passato è stato di attribuire al¬
cune Schizoporella del gruppo unicornis a S. te¬
tragona o a N. unicornis, usando come caratteri
diagnostici per S. tetragona la forma dello zoecio
subquadrangolare e il grande avicolario ad orien¬
tazione laterale, solo occasionalmente sdoppiato.
Gli esemplari della Val d’Arda (topotipici s.l. a
quelli di Manzoni 1869) e l’iconografia di Cipolla
e Neviani, mettono tuttavia in evidenza anche
l’apertura semicircolare in posizione asimmetrica,
la rimula mediana arrotondata e strozzata supe¬
riormente e il tozzo umbone suborale che, come
noto, sono caratteri peculiari di S. longirostris.
Viene quindi confermata la presenza nel Pliocene
italiano di S. longirostris (cf. Gautier 1962,
p. 152) al posto di S. tetragona, specie a validità
molto discutibile e da riferire probabilmente a
S. unicornis.
Distribuzione stratigrafica. Miocene infe¬
riore - Attuale.
Burdigaliano del bacino del Rodano (David et al.).
Miocene medio e superiore del Piemonte (Man¬
zoni), Pliocene (gen.) di Castellarquato (Man¬
zoni), Pliocene medio della Val d’Arda, Pliocene
medio di Castrocaro (Manzoni), Pliocene della Si¬
cilia (Cipolla), Quaternario del Lazio (Neviani).
I BEIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
Biogeografia ed ecologia. Areale: specie
istituita su esemplari dell’Adriatico, diffusa nel
Mediterraneo centrale e settentrionale e sulle co¬
ste dell’Africa minore (I. d’Elba *, delta del Ro¬
dano, Arcipelago di Riou e d’Hyeres, Corsica, Ba-
leari, Algeria, Tunisia), ma segnalata anche in
Atlantico (Marocco, I. Sorlingues). Ripartizione
batimetrica: dall’ambiente sublittorale interno a
quello esterno (9-145 m nel delta del Rodano, 20-
60 m nel Medit. Occ.). Natura del fondo : predi¬
lige fondi coralligeni e fondi detritici costieri a
frammenti conchigliari. Supporto : specie « euri¬
topica » sviluppata in prevalenza su bivalvi morti,
colonie morte di Briozoi, concrezioni algali, tubi
di anellidi. Fattori idrodinamici e habitus zoariale :
pseudovinculariforme ramificato sulle alghe flot¬
tate dal moto ondoso, membraniporiforme altrove.
Fattori abiotici limitanti la diffusione : ritrovata
in aree prive di apporti sedimentari o a bassa ve¬
locità di sedimentazione.
Schizoporella «ansata» (Canu & Bassier, 1930]
non 1847 Lepralia ansata JOHNSTON : BZ, 2“ ed., p. 30'7,
t. 54, f. 12 = Schizoporella unicornis (WOOD ex
JoHNSTON MS.) {fide Lagaaij 1962, p. 65).
1869 Lepralia spinifera JOHNST. var. unicornis Johnst.,
Manzoni: BPI, p. 23 (7), t. 2, f. 11.
1875 Lepralia ansata Johnst. var. zooecis ovato-inflatis
Manzoni: Castrocaro, p. 19, t. 2, f. 24 (non
f. 24“ = S. longirostris).
1921 Schizopodrella unicoris Johnston, Cipolla: Alta¬
villa, p. 77, t. 3, ff. 14-16.
1930 Schizoporella ansata Canu & Bassler: Tunisie,
p. 37, t. 3, f. 23.
1962 Schizoporella « ansata» (Canv & Bassler), Gautier:
Mediterranée Occ., p. 147.
Materiali. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 419, camp. 109, M. Padova, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. crassaformis), colonia epi¬
zoica su valva di lamellibranco.
I.B. 420, camp. 134, M. Falcone, Pliocene supe¬
riore (zona a Globorotalia infiala), idem.
Osservazioni. Sistematica: ho riferito gli esem¬
plari in esame ad S. « ansata », piuttosto che ad
S. unicornis, colla quale presentano notevoli affi¬
nità, per il sinus molto esile e provvisto di forti
condili e per gli avicolari distali bilaterali ad
orientazione subparallela. Seguendo lo stesso cri¬
terio, molte delle Lepralia {spinifera, ansata, uni¬
cornis . . .) degli A A. italiani del passato, sono da
considerarsi come S. « ansata ». Da ciò consegue
* V. tabella 5 (dato inedito).
che la forma risulta ben rappresentata nel Plio¬
cene italiano, in proporzioni probabilmente mag¬
giori della stessa S. unicornis (Wood).
Distribuzione stratigrafica. Pliocene - At¬
tuale.
Pliocene (gen.) di Castellarquato (Manzoni), Plio¬
cene medio e superiore della Val d’Arda, Pliocene
medio di Castrocaro (Manzoni), Pliocene della Si¬
cilia (Cipolla).
Biogeografia ed ecologia. Areale: specie en¬
demica al bacino mediterraneo, distribuita nel set¬
tore settentrionale (golfo di Marsiglia, delta del
Rodano, arcipelago di Riou e d’Hyéres), in quello
centrale (Corsica, Napoli, Canale di Sicilia « Tal-
bot Shoal », Isola dei Ciclopi *) e sulle coste del¬
l’Africa Minore (Tunisia). Ripartizione batime¬
trica: dagli 8-9 m (delta del Rodano) agli 80 m
con massimi di frequenza sui 50 m (massimo dei
fondi coralligeni). Natura del fondo e supporto in¬
crostato : sui fondi biodetritici costieri, su fram¬
menti di organismi calcarei e di diversi minerali,
sui rizomi di Posidonie (raramente), nel precoral-
ligeno e nel coralligeno. Tra i fattori abiotici che
ne controllano la diffusione si può citare la sedi¬
mentazione: nel delta del Rodano è presente solo
a basse profondità, in aree prive di apporti se¬
dimentari.
Genere Schizomavella Canu & Bassler, 1917
Schizomavella rudis (Manzoni, 1869]
(Tav. XVIII, fig. 6)
1869 Lepralia rudis Manzoni: BPI, p. 18 (2), t. 1, f. 2.
1869 Lepralia rudis var. granulose-foveolata Manzoni:
ibid., p. 19 (3), t. 1, f. 3.
1962 Schizomavella rudis (Manzoni), Gautier: Mediter¬
ranée Occ., p. 146.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 350-351, camp. 109, M. Padova, Pliocene me¬
dio (zona a Globorotalia gr. crassaformis), 4 co¬
lonie incomplete incrostanti valve di Aequipecten
scabrellus.
I.B. 352, camp. 123, idem, 1 frammento coloniare
sviluppato su una valva di lamellibranco.
Descrizione. Zoario membraniporiforme uni o
plurilamellare con zoeci in disposizione verticil-
lare. Zoeci poligonali, prevalentemente tetragoni
piatti con leggero rigonfiamento in corrispon¬
denza del mucrone, separati tra loro da un sottile
funicolo. Muro frontale a struttura variabile, da
finemente perforata a tubercolato-puntata. Aper-
A. POLUZZI
5()
tura terminale, suborbicolare allungata trasversal¬
mente, bordata da un peristoma sottile ed inerme.
Sinus occasionalmente appuntito, poco individuato
ed orientato verso l’alto. Condili acuminati ed im¬
mergenti verso l’interno dello zoecio. Avicolario
suborale, con barra e rostro puntato inferior¬
mente, sostituito di preferenza da un tozzo mu¬
crone saldato all’estremità del sinus. Ovicella
iperstomiale, appiattita, granulosa, chiusa dal¬
l’opercolo.
Osservazioni. Sistematica: Manzoni distingue
L. rudis dalla sua « varietà » granulose-foveolata
sulla base della diversa conformazione dello zoecio
e della natura del muro frontale. Non ritengo giu¬
stificata la separazione delle due forme: i carat¬
teri distintivi rientrano nel grado di variabilità
degli stessi esemplari utilizzati per lo studio.
Misure. Valore medio di
Lz = 0,50
Iz = 0,32
Lap = 0,11
lap = 0,11
alcune strutture zoeciali
Lov = 0,27
lov = 0,32
Lav = 0,09
lav = 0,07
Distribuzione stratigrafica. Pliocene-Attuale.
Pliocene (gen.) di Castellarquarto (Manzoni), Plio¬
cene medio della Val d’Arda.
Biogeografia ed ecologia. Areale: specie en¬
demica al bacino mediterraneo, diffusa sulle coste
centrali e settentrionali e nell’Africa Minore (Na¬
poli, Monaco, Marsiglia, Corsica, I. Baleari, Orano,
Tunisia, . . .). Ripartizione batimetrica: dai 25 ai
145 m nel delta del Rodano, ma più frequente tra
i 20 e gli 80 m. Supporto : organismi calcarei
morti; occasionalmente su ciottoli o scorie. Na¬
tura del fondo : fondi detritici costieri.
Schizomavelia systolostoma (Manzoni, 1869)
(Tav. XIX, figg-. 3, 4; tav. XX, figg. 1, 2)
1869 Cellepora systolostoma Manzoni: BPI, 2“C., p. 521
(10), t. 2, f. 12.
1875 Lepralia systolostoma Manz. et Cellepora systolo¬
stoma Manz., Manzoni: Castrocaro, p. 32, t. 4,
ff. 49, 49», p. 34, t. 5, f. 58.
1880 Lepralia systolostoma Manzoni, Sequenza: Reggio
Calabria, p. 206, p. 370.
1896 Smittia reticulata Me Gill. var. systolostoma Man¬
zoni, Neviani: Farnesina, p. 119 (43), t. 6, ff. 22-27.
1966 Smittoidea reticulata systolostoma (Manzoni), An-
noscia: Capocolle, p. 162, t. 3, f. 3.
1971 Schizomavelia systolostoma (Manzoni), Poluzzi: Re¬
visione, p. 565.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 353, camp. 108, M. Giogo, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. crassaformis), 2 fram¬
menti coloniali epizoici su Aequipecten scabrellus.
I.B. 354-358, camp. 130, M. Falcone, idem, alcune
colonie isolate o incrostanti valve di lamellibranchi.
Descrizione. Zoario multilamellare, ad habitus
celleporiforme, lo strato primigenio con zoeci in
disposizione radiale, i successivi con zoeci orientati
a caso. Zoeci ovato-poligonali o subpiani, separati
da solchi e da un leggero funicolo. Apertura pri¬
maria terminale, rotonda, occasionalmente con
margine prossimale retto, provvista di sinus
stretto ed arrotondato. Peristoma orbicolare, ta¬
lora contornato da tozzi processi spiniformi e por¬
tante al bordo distale due alveoli per le spine.
Muro frontale granuloso e finemente perforato,
occupato per i 2/3 da un intumescenza su cui si
alloggia r avicolario. Avicolario avventizio, me¬
diano, suborale, di grossa taglia, il rostro triango¬
lare puntato verso l’alto, la barra pivotale prov¬
vista di ligula. Ovicella con area mediana piatta
e porosa (entoecio), circondata da una corona di
forti tubercoli. Septule irregolari, uniporose.
Osservazioni. Variabilità: il bordo prossimale
dell’apertura primaria è fornito talora di due pro¬
cessi immergenti verso l’interno, che determinano
una strozzatura del sinus. L’avicolario porta co¬
munemente una barra pivotale provvista di ligula
e di due apofisi prossimali : queste strutture con¬
feriscono all’incavo dell’avicolario un aspetto ti¬
picamente trifogliato (t. 20, f. 1).
Sistematica: gli AA. italiani posteriori a Man¬
zoni 1875 (ad eccezione di Sequenza 1880) hanno
considerato S. systolostoma come sottospecie di
Smittoidea reticulata (Mac Gillivray). Tale er¬
rata interpretazione è stata introdotta da Neviani,
il quale, nella sua memoria del 1895, credette di
illustrare (t. 6, ff. 22-26) i passaggi successivi
dalla forma tipica Smittoidea reticulata alla sua
« varietà » systolostoma, impiegando zoeci incom¬
pleti e con avicolario asportato. A questo riguardo
va notato che 1) col termine ambiguo di « va¬
rietà », l’A. romano voleva indicare probabilmente
solo una « morfa » di S. reticulata, 2) non ha senso
parlare di « passaggi » e di variabilità, essendo
falsa l’interpretazione data alla struttura avico-
lariana.
Non si tratta dunque di una sottospecie di
Smittoidea reticulata nè tantomeno di « Smittoi¬
dea », mancando completamente lirula e cardelle.
La presenza del sinus prossimale e delle ovicelle
con area mediana perforata rende indiscutibile
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
57
l’attribuzione al genere Schizomavella (cf. Lagaaij
1952, p. 71). Mi sono perciò limitato ad emendare
il genere Lepralia, mantenendo il taxon al suo pri¬
mitivo rango di specie.
Affinità: con Schizomavella arrogata (Waters,
1879). La descrizione originale (p. 39), e quella
Gautier 1962, p. 131, non danno notizia dei due
processi del sinus (cardelle) ne’ delle spine del pe-
ristoma. Ciò impedisce di considerare sinonime le
due specie, che indubbiamente presentano molti
caratteri comuni.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz
= 0,40-0,55 (0,42)
Lav
= 0,09-0,18 (0,15)
lz
= 0,25-0,50 (0,32)
lav
= 0,04-0,10 (0,08)
Lap
= 0,11-0,12 (0,12)
Lov
= 0,26-0,30 (0,28)
lap
= 0,09-0,10 (0,09)
lov
= 0,23-0,30 (0,28)
Distribuzione stratigrafica. Miocene medio -
Quaternario.
Serravaliano e Tortoniano della Calabria (Se-
guenza), Tortoniano dell’Emilia (Manzoni), Plio¬
cene della Liguria, del Piemone, dell’Emilia-Ro¬
magna, della Calabria (Manzoni, Seguenza, Ci¬
polla, Canu), Pliocene medio e superiore della
Val d’Arda, Pleistocene del Lazio, della Calabria
e delle Puglie (Neviani).
Famiglia Hippoporinidae Bassier, 1935
Genere Hippadenella Canu & Bassier, 1917
Hippadenella sp.
(Tav. XVII, fig. 2)
Materiale. Plesiotypus. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 416, camp. 131, M. Falcone, Pliocene supe¬
riore (zona a Globorotalia infiala), 1 colonia in¬
crostante un frammento di valva di lamellibranco.
Descrizione. Zoario membraniporiforme unila¬
mellare. Zoeci distinti, ventricosi, in file irregolar¬
mente divergenti. Muro frontale costituito da una
pleurocisti grossolanamente tubercolata e bordata
da areole, talora deformato dall’intumescenza della
camera avicolariana. Peristoma svasato, semicir¬
colare, portante ai lati due lobi simmetrici e rile¬
vati. Apertura primaria immersa, compressa da
due cardelle molto basse che individuano una porta
a ferro di cavallo e una breve vanna concava.
Avicolario suborale incostante, saldato trasversal¬
mente al bordo inferiore del peristoma, con rostro
saliente e ad orientazione latero-prossimale. Ovi-
cella iperstomiale, globosa ed allungata, addossata
interamente allo zoecio superiore.
Osservazioni. Sistematica: ho riferito l’esem¬
plare in esame al genere Hippadenella, seguendo
la diagnosi di Lagaaij 1952, p. 79. Da notare che
i grandi lobi laterali del peristoma della presente
specie sono probabilmente omologhi con le spine
tozze e globulari del peristoma di H. cornuta (op.
cit., p. 80).
Nulla posso dire al riguardo della specie, di cui
non ho trovato l’equivalente nella letteratura con¬
sultata.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,30-0,45 (0,38) Lov = (0,18)
Iz = 0,20-0,38 (0,28) lov = (0,20)
L porta = 0,08-0,09 (0,08) Lav = 0,13-0,16 (0,14)
1 porta = 0,11-0,12 (0,11) lav = 0,04-0,00 (0,05)
L vanna = 0,02-0,03 (0,03)
1 vanna = 0,06-0,08 (0,07)
L’ancestrula, rilevabile sull’esemplare I.B. 416,
è: Lz = 0,20, lz = 0,18.
Distribuzione stratigrafica. Pliocene supe¬
riore della Val d’Arda.
Famiglia Microporellidae Hincks, 1880
Genere Microporella Flincks, 1887
Microporella ciliata (Pallas, s.l.)
(Tav. XXI, fig. 12)
1759 Cellepora ciliata Linneo: Systema Naturae, ed. 12,
p. 1286.
1766 Eschara ciliata Pallas ; Elench. Zooph., p. 38.
1869 Lepralia utriculus Manzoni : BPI, p. 23 (7), t. 2,
f. 12.
1869 Lepralia ciliata Pallas, var., Manzoni: BPI 3“C,
p. 518 (7), t. 2, f. 10.
1869 Lepralia ciliata Pallas, Manzoni: BFI 3"C, p. 939(10).
1869 Lepralia ciliata Pallas, var., Manzoni: BFI 3"C,
p. 939(10), t. 3, f. 14.
1880 Microporella ciliata Pallas, Hincks: BMP, p. 206,
t. 28, ff. 1-8.
1891 Microporella ciliata Linneo, Neviani: Contr. conosc.,
p. 117(21).
1956 Microporella utriculus (Manzoni), Buge: Gap Bon,
p. 63, t. 8, ff. 3-6.
1967 Microporella ciliata (Pallas) s.l., Weisbord: Cabo
Bianco, p. 73, t. 10, f. 2 (cum syn.).
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 359-361, camp. 109, M. Padova, Pliocene me¬
dio (zona a Globorotalia gr. crassaformis), 3 colo¬
nie epizoiche su Aequipecten scabrellus, A. oper-
cularis, Chlamys multistriata.
I.B. 362, camp. Ili, idem, Plioc. sup. (zona a G. in¬
fiala), 1 col. su Aequipecten scabrellus.
58
A. POLUZZI
I.B. 363, camp. 112, idem, Plioc. med., 1 col. su
Aeq. scabr.
I.B. 364, camp. 123, idem, 2 col. su framm. di
bivalvi.
I.B. 365-370, camp. 131, M. Falcone, Plioc. sup.,
6 col. su Aeq. scabr. e Balanus sp.
Altro materiale: numerose colonie sviluppate su
gusci di bivalvi del Pliocene medio e superiore
della V. d’A. (Collezione Tampieri & Padovani).
rientrando quasi sicuramente nell’ambito di varia¬
bilità intraspecifica di M. ciliata.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,40-0,75 (0,55)
Iz = 0,30-0,55 (0,45)
Lap = 0,07-0,11 (0,08)
lap = 0,09-0,15 (0,12)
Lav = 0,06-0,15 (0,09)
lav = 0,04-0,10 (0,08)
Lov = 0,13-0,19 (0,15)
lov = 0,19-0,31 (0,21)
Descrizione. Zoario membraniporiforme, unila¬
minare, a grande estensione. Zoeci di dimensioni
variabili, di forma prevalentemente urceolato-al-
limgata, con muro frontale convesso, granuloso e
perforato da pori sparsi. Apertura semicircolare,
ornata nell’arco peristomale superiori al massimo
da 7 spine (parti riparate dello zoario). Avicolario
singolo, occasionalmente sdoppiato, ad orientazione
latero-distale e in posizione variabile, provvisto
di barra e di rostro. Ascoporo suborale, protetto
da apofisi stiliforme, talora provvisto di ligula.
Ovicella ampia, globosa, addossata allo zoecio su¬
periore. Septule presenti. Dietelle non osservate.
Distribuzione stratigrafica. Oligocene - At¬
tuale.
Oligocene della Germania (Reuss), Miocene di
Francia (Buge) e del Portogallo (Galopim de
Carvalho), Tortoniano d’Austria e di Ungheria
(Reuss), Serravaliano e Tortoniano d’Italia (Se¬
quenza), Pliocene medio e superiore della Val
d’Arda, Pliocene e Quaternario d’Italia (Manzoni,
Neviani), Pliocene di Tunisia (Buge), d’Inghil¬
terra (Hincks), dei Paesi Bassi (Lagaaij), di Rodi
(Manzoni), della Nuova Zelanda (Waters), d’Au¬
stralia (Waters), Miocene e Pleistocene degli
U.S.A. (Canu & Bassler).
Osservazioni. Sistematica: l’istituzione di Le-
pralia (= Microporella) utriculus da parte di Man¬
zoni 1869 a su materiali originari di Castellar-
quato è ritenuta giustificata da molti AA., i quali
in tal modo la separano da M. ciliata, ad essa molto
affine. Le differenze tra i due taxa riposano so¬
stanzialmente a) sull’ assenza, in M. utriculus,
delle spine orali nel bordo superiore del peristoma ;
b) sul frontale degli zoeci molto convesso (da cui
la derivazione del nome « utriculus »); c) sulle dif¬
ferenti dimensioni zoeciali (maggiori in M. utri¬
culus, cf. Buge 1956, pp. 53, 54); d) sull’avicola-
rio laterale, posto nella specie del Manzoni quasi
a livello dell’ascoporo.
Per quanto concerne il primo carattere, su due
esemplari (I.B. 368, I.B. 370) della Val d’Arda
— topotipici s.l. a quelli impiegati dal Manzoni —
e da me riferiti ad M. ciliata, si può notare un
peristoma esile e privo di strutture. Con ogni pro¬
babilità tale fatto è semplicemente da ricondurre
ad una maggior profondità del biotopo d’origine
dei materiali (Hincks 1880 b, p. 208 « spines : va-
riable in number, and often Avanting altogether,
expecially in deep-water specimens » . . .). Gli at¬
tributi discriminanti le due specie di cui ai punti
b), c), d), sono invece occasionalmente presenti in
corrispondenza di fasce di diverso sviluppo asto-
genetico oppure a seconda della qualità del sup¬
porto. In conclusione, nessuno dei caratteri enun¬
ciati pare sufficiente a differenziare M. utriculus.
Biogeografia ed ecologia. Specie cosmopolita
segnalata tra r80“ Lat. N e il 70" Lat. S. All’am¬
pia distribuzione su scala mondiale si accompa¬
gna una notevole valenza ecologica (euribata : dalle
coste fino ai 660 m nelle varie provincie oceaniche;
nel Medit. Occ. abbonda nei primi 100 m - euri¬
terma : presente in zone subantartiche a tempera¬
ture prossime allo 0 - eurialina : in acque salma¬
stre tollera concentrazioni del 18-20%c - eurito¬
pica vera : praticamente su ogni tipo di supporto ;
in Mediterraneo predilige le Posidonie e le alghe
precoralligene delle cinture littorali sciafile). Tra
i fattori abiotici che controllano lo sviluppo della
taglia zoeciale Gautier segnala la temperatura:
su esemplari profondi (100-200 m) si riscontra un
aumento del 15-20% rispetto ad esemplari di strati
più superficiali.
Microporella coronata (Audouin, 1826 )
(Tav. XVII, fig. 7)
1826 Flustra coronata Audouin: Explication, p. 239; Sa-
VIGNY, Planches, no. 9, f. 3.
1871 Lepralia ciliata Pallas, Manzoni: BM l^C, p. 77(5),
t. 2, f. 2.
1875 Lepralia ciliata Pallas, Manzoni; Castrocaro, p. 24,
t. 3, f. 54.
1962 Microporella coronata (Audouin), Gautier: Medi¬
terranée Occ., p. 173.
1971 Microporella (Microporella) aff. ciliata (Pallas),
POLUZZi: Revisione, p. 561.
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
59
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 409, camp. 109, M. Padova, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. crassaformis), 2 colonie
incrostanti Aequipecten scabrellus.
Altro materiale : numerose colonie incrostanti gu¬
sci di bivalvi del Pliocene medio e superiore della
V. d’A. (Collezione Tampieri & Padovani).
Nota: sono state condotte osservazioni compara¬
tive su materiali della Collezione Manzoni 1875
(Castrocaro), ove sono presenti 29 preparati ori¬
ginariamente classificati come M. ciliata, e su
esemplari viventi di M. coronata, provenienti dal¬
l’Adriatico (Ad 72/73, V. tabella 5).
Pliocene medio di Castrocaro (Manzoni), Pliocene
medio e superiore della Val d’Arda.
Biogeografia ed ecologia. Areale: specie cir-
cumtropicale (M. Rosso, Mauritania, Panama, Au¬
stralia, Filippine), ma segnalata anche nel Paci¬
fico settentrionale (California), nella provincia
atlantica di Madeira e nel bacino mediterraneo
(Bonifacio, Maiorca, basso Adriatico - Ad 72/73 *).
Ripartizione batimetrica: in M. Rosso tra i 20-
30 m., nelle Filippine a 102 m. (esemplari morti),
in Adriatico a 70 m *. Supporto : su gusci di con¬
chiglie (Adr. e Filip.), su Tubipora (M. Rosso).
Descrizione. Zoario membraniporiforme con
zoeci ventricosi, in media più grandi di M. ciliata.
Muro frontale a piccoli tremopori sparsi. Aper¬
tura semicircolare, in posizione molto distale. Pe-
ristoma con bordo inferiore leggermente concavo
e bordo superiore armato di 5-6 spine. Avicolari
bilaterali, leggermente abbassati rispetto l’aper¬
tura, rigonfi, sporgenti dal profilo dello zoecio,
provvisti di barra mediana e rostro leggermente
incurvato. Ascoporo suborale, protetto da una apo-
fisi appuntita. Dietelle in numero di 3-6, ben visi¬
bili sull’arco distale degli zoeci marginali. Ovi-
celle minuscole, iperstomiali, globose, talora prov¬
viste di galee.
Famiglia Mucronellidae Levinsen, 1902
Genere Hemicyclopora Norman, 1894
Hemicyclopora disjuncta (Manzoni, 1869)
(Tav. XXI, fig-. 4)
1869 Lepralia disjuncta Manzoni: BPI, p. 5, t. 1, f. 8.
1875 Lepralia disjuncta Manzoni, Manzoni: Castrocaro,
p. 26, t, 3, ff. 35-35 a.
non 1877 Monoporella disjuncta Manzoni, Waters: New
Zealand, p. 60, t. 6, f. 8 = Chaperia acanthina (La-
MOUROUX) [fide Brown 1952, p. 96].
1900 Monoporella disjuncta Manzoni (Lepralia), Neviani:
Calabrie, p. 183.
1971 Escharella disjuncta (Manzoni), Poluzzi: Revisione,
p. 561.
Osservazioni. Sistematica: ho confrontato i ma¬
teriali della Val d’Arda e di Castrocaro (Coll. Man¬
zoni) con esemplari viventi di M. coronata, prove¬
nienti dall’Adriatico. La comune conformazione
dello zoecio, la presenza quasi costante degli avi¬
colari bilaterali, la struttura ovicellare, lasciano
pochi dubbi sull’identicità delle 3 forme. Nei de¬
positi pliocenici italiani è dunque da segnalare, as¬
sieme ad M. ciliata, anche M. coronata. Non è da
escludere che in molti casi, ad un più attento
esame, il rapporto tra le due specie si risolva a
favore di M. coronata.
Affinità: con M. rhodanica David et al. 1972
(p. 65) del Burdigaliano francese, che si differen¬
zia tuttavia per l’assenza di spine orali e per la
forma dell’ascoporo, apparentemente poco rilevato.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,46-0,76 (0,65)
Iz = 0,40-0,66 (0,65)
Lap = 0,07-0,12 (0,10)
lap = 0,09-0,16 (0,13)
Lav = 0,05-0,11 (0,09)
lav = 0,05-0,11 (0,09)
Lov = (0,16)
lov = (0,30)
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 371-372, camp. 109, M. Padova, Pliocene me¬
dio (zona a Globorotalia gr. crassaformis), 4 co¬
lonie epizoiche su valve di Glycymeris sp. e Aequi-
pecten scabrellus.
I.B. 373, camp. 127, M. Falcone, idem, 1 colonia
incrostante entrambi i lati di una valva di Pec-
ten sp.
Descrizione. Zoario membraniporiforme. Zoeci
di forma poligonale, ventricosi, distalmente eretti,
in disposizione spiralata nella zona periancestrale
poi orientati secondo direzioni preferenziali (serie
lineari divergenti, cf. sezione « misure »), separati
tra loro da un solco profondo. Apertura primaria
suborbicolare, portante al terzo inferiore due forti
condili che individuano un grande porta ed una
vanna con bordo inferiore leggermente concavo.
Peristoma rigonfio, prominente, separato alla base
da un largo sinus, oppure indiviso e proiettato in
un ampio mucrone; 7-8 alveoli per le spine nel¬
l’arco superiore, ridotti a 4 o 5 negli zoeci ovicel-
lati. Muro frontale pleurocistale, liscio o finemente
Distribuzione stratigrafica. Pliocene - At- -
tuale. * V. tabella 5 (dato inedito).
(io
A. POLUZZI
granulato. Areale tangenti al bordo della cella, ta¬
lora in doppia fila in prossimità del peristoma.
Ovicella piccola, recumbente, globosa, galeata. Die-
telle presenti.
Osservazioni. Sistematica: L. disjuncta è da
considerarsi come Hemicyclopora per la presenza
dei condili e dell’ovicella recumbente, mentre è er¬
rata l’attribuzione al genere Escharella per l’as¬
senza costante della lirula nell’orifizio primario.
0 °
Ancestrula Zoario
Lz = 0,41 Lz = 0,54-0,82 (0,75)
Iz = 0,27 lz = 0,35-0,58 (0,50)
Lap = 0,10 Lap = 0,08-0,18 (0,13)
lap = 0,11 lap = 0,13-0,22 (0,18)
Lav = 0,22-0,30 (0,25)
lav = 0,25-0,35 (0,30)
Nota: si esamina il preparato I.B. 371. Lo zoario
è quasi completo e si estende per circa 1 cm^ su
di un supporto conchigliare pianeggiante ; non
compaiono ostacoli o sinuosità che possano inibire
0 comunque modificare sensibilmente lo sviluppo
astogenetico. Sulla colonia vengono eseguiti due
test statistici :
1) tra lunghezza dello zoecio (Lz) e larghezza
(lz) esiste apparentemente una relazione lineare
inversa. Su 130 zoeci si calcola la retta di re¬
gressione tra Lz e lz. I parametri della retta
y = «0 + «1 X sono : a,, = 0,5024 e «i = — 0,0186.
Il coefficiente di correlazione risulta — 0,41, e in¬
dica che la relazione non sussiste.
2) Su un diagramma di Medd 1966 (legger¬
mente modificato) sono riportate le posizioni re¬
lative degli zoeci (fig. 2).
Fig. 2. — Rappresentazione diagrammatica dello sviluppo
zoariale (prime otto generazioni) di H. disjuncta, (I.B. 371).
A = ancestrula; 1-8 = generazioni zoeciali. I circoli in¬
dicano la posizione degli zoeci rispetto l’ancestrula; le
congiungenti sono le linee di gemmazione e consentono di
stabilire la direzione degli zoeci.
Variabilità: gli zoeci, specie ai bordi della colonia
e in relazione a deformità del supporto, si presen¬
tano accostati irregolarmente, quasi « disgiunti »
gli uni dagli altri e in posizione eretta. Il mucrone
è raramente appuntito, ma di preferenza largo e
piatto.
Affinità: vi sono strette analogie con Hemicyclo¬
pora collarina Canu & Lecointre, 1930 (p. 106,
t. 14, ff. 3-5). La forma falunense si differenzia
tuttavia per avere il peristoma affatto indiviso
(« le peristome compiei entoure entierement l’aper-
ture ») e per la presenza di 4-6 spine orali, contro
le 7-8 di H. disjuncta. Le dimensioni della specie
italiana risultano inoltre complessivamente mag¬
giori (cf. Buge 1957, p. 313).
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Fig. 3. — Orientazione degli zoeci dalla 6° all’8° genera¬
zione. Il cerchio è stato suddiviso in 6 gruppi (K = 6).
In ogni gruppo è stata riportata la direzione degli zoeci,
cioè l’angolo formato dall’ asse distale-prossimale dello
zoecio con l’asse distale-prossimale dell’ancestrula. I va¬
lori, ricavati dal diagramma di fig. 2, mostrano un appa¬
rente addensamento sul 4" gruppo, attorno ai 150°.
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
(il
Nelle prime 6 generazioni lo sviluppo è del tipo
comune a molti incrostanti : dall’ancestrula si stac¬
cano 4 zoeci che per gemmazione semplice, bina¬
ria o ternaria danno successivamente luogo a file
in disposizione pianispirale molto aperta. Nella
fascia più esterna (dalla 6 generazione in poi), la
gemmazione pare avvenire secondo direttrici ca¬
suali ; osservando il diagramma circolare di fig. 3,
ove sono riportate le orientazioni degli zoeci dalla
6“ all’8“ generazione, si può solo notare un leg¬
gero addensamento attorno ai 150“. Volendo ac¬
certare se le orientazioni della 7“ e 8“ generazione
sono causali oppure no, si è impiegato il test di
significatività del chi quadrato (x'-). L’ipotesi nulla
è che la distribuzione sia casuale. (Il chi quadrato
è definito dall’espressione: x~ = -^[(0 — E)/EY
ove 0 è il numero delle misure per ognuno dei K
gruppi, V. fig. 3, £■ è il rapporto tra il numero to¬
tale N di misure e K).
Dai calcoli risulta x~ = 32,60. Entrando nelle
tavole di FiSHER & Jates 1957 con 5 gradi di li¬
bertà (K —1), e probabilità del 95%, si trova
j'p" = 11,07. Poiché % > xp^ si è autorizzati a re¬
spingere l’ipotesi nulla e pensare che gli zoeci,
dalla 6“ generazione in poi, siano disposti secondo
una orientazione preferenziale. Si può dunque con¬
cludere che nella zona periancestrale gli zoeci si
dispongono secondo file spirali, mentre all’esterno,
forse in risposta ad un particolare regime idro¬
dinamico, tendono ad orientarsi secondo un par¬
ticolare angolo rispetto all’ancestrula.
Distribuzione stratigrafica. Pliocene - Plei¬
stocene d’Italia.
Pliocene (gen.) di Castellarquato (Manzoni), Plio¬
cene medio della Val d’Arda, Pliocene medio di
Castrocaro (Manzoni), Pliocene e Pleistocene ca-
labro (Neviani).
Genere Prenantia Gautier, 1962
Prenantia cheilostoma (Manzoni, 1869)
(Tav. XVIII, fig. 7)
1869 Lepralia cheilostoma Manzoni: BFI 3‘C., p. 492(3),
t. 4, f. 22.
1880 Smittia cheilostoma Manzoni, Hincks: BMP, p. 349,
t. 42, ff. 7-8.
1921 Smittina cheilostoma Manzoni, Cipolla: Altavilla,
p. 118, t. 4, f. 11 (cum syn.: non Lepralia ligu-
lata = Prenantia ligulata).
1962 Smittina cheilostoma (Manzoni), Gautier: Mediter¬
ranée Occ., p. 192.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 384-385, camp. 131, M. Falcone. Pliocene su¬
periore (zona a Globorotalia infiala), 2 preparati,
uno dei quali contenente porzione di zoario incro¬
stante una valva di lamellibranco e l’altro tre fram¬
menti coloniari isolati.
Osservazioni. Variabilità: P. cheilostoma è una
specie nel complesso facilmente identificabile (ca¬
ratteristici gli zoeci ovato-rombici, il peristoma ri¬
levato e l’ovicella con la corona granulosa) e che
non presenta forte variabilità. Chiare ed esau¬
rienti le descrizioni di Hincks, di Cipolla e di
Gautier. Sulla base dei miei materiali si possono
comunque fare alcune osservazioni aggiuntive
a) la superficie frontale, di solito finemente tre-
mocistata, può assumere negli stadi di maturità
aspetto tubercolato-puntato ; b) 1’ ovicella è poco
prominente, semicircolare allungata trasversal¬
mente e delimitata da un grosso cercine granu¬
loso ; questi circonda un endooecio depresso e cri¬
brato; su tale placca, inferiormente, possono sal¬
darsi i due lembi distali del peristoma, oppure
rimanere divisi e portare due tozze spine termi¬
nali ; c) all’intersezione del pavimento coi muri
verticali, la cella reca una fila di 8-10 septule uni¬
porose, regolarmente distribuite sull’intero peri¬
metro zoeciale.
Sistematica: Gautier 1962, p. 193, nella discus¬
sione sistematica di Smittina inerma e S. cheilo¬
stoma,^ nota come entrambe abbiano un tremocisti
(sensu OSBURN 1952), un robusto peristoma inca¬
vato, lirula e cardelle. Essendo tuttavia sprovvi¬
ste di avicolari non possono, a rigore, essere in¬
cluse nel genere Smittina. L’A. francese suggeri¬
sce allora di istituire per le due specie un genere
distinto, a cui dà il nome di Prenantia. La specie-
tipo designata è Lepralia cheilostoma Manzoni,
1869, (p. 492 (13), t. 4, f. 22). Io accolgo tale pro¬
posta, ritenendola pienamente giustificata e ri¬
porto a Prenantia le due specie di Manzoni, L. chei¬
lostoma e L. ligulata, alla quale è sinonima Smit¬
tina inerma (Calvet) (v. pp. successive).
Misure. Valore medio di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,52 lap = 0,15 (secondaria)
Iz = 0,32 Lov = 0,26
Lap = 0,19 (secondaria) lov = 0,20
Distribuzione stratigrafica. Pliocene - At¬
tuale.
Pliocene superiore della Val d’Arda, Pliocene di
Castellarquato (Manzoni), Pliocene di Altavilla,
Sicilia (Cipolla), Pliocene di Pianosa (Neviani),
Quaternario del Lazio e della Calabria (Neviani),
Quaternario di Rodi (Pergens).
A. POLUZZI
(i2
Biogeografia ed ecologia. Areale: provincia
arraoricana (Cornovaglia, Irlanda . . .), coste me¬
diterranee settentrionali e centrali (Napoli, Cor¬
sica, golfo di Marsiglia, Maiorca, 1. dei Ciclopi *),
Africa Minore (Marocco, Tunisia); basso Adria¬
tico (Ad 72''73) *. Ripartizione hatimetrica: tra i
20 e 150 m. (26-40 m nel delta del Rodano, in
aree a bassa velocità di sedimentazione). Sn.pporto :
frammenti di bivalvi, Rodoficee e Feoficee, ri¬
zomi di Posidonie. La specie è piuttosto rara anche
nei biotopi di elezione.
Prenantia ligulata (Manzoni, 1870)
(Tav. XX, fig. 11)
1870 Lepralia ligulata Manzoni; BFI 4“C., p. 334(12),
t. 3, f. 17.
1871 Lepralia ligulata Manzoni, Manzoni: Sappi. B.
medit., p. 81(9), t. 3, f. 4.
1907 Smittia inerma Calvet: TT., p. 437, t. 20, f. 3
1956 Smittia inerma Calvet, Gautier: Grand Conglouè,
p. 212, ff. 29-30.
1962 Smittia inerma (Calvet), Gautier: Mediterranée
Occ., p. 193.
Materiali. Plesitypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 350, I.B. 386-387, camp. 109, M. Padova, Plio¬
cene medio (zona a Globorotalia gr. crassaformis),
una colonia isolata e tre incrostanti Aequipecten
scabrell'us.
I.B. 388, camp. 130, M. Falcone, idem, 1 fram¬
mento coloniare isolato.
Descrizione. Zoario membraniporiforme unila¬
mellare. Zoeci poligonali allungati, lievemente ri¬
gonfi al centro, disposti tendenzialmente in file
longitudinali alternanti, separati al margine da un
sottile funicolo. Apertura esterna subellittica con
peristoma rigonfio alla base, prominente, com¬
presso al terzo inferiore da due proiezioni late¬
rali. Peristomio digradante nella parte prossimale
verso l’interno, proiettato in una lirula appiattita
all’apice e fiancheggiata da due cardelle acuminate.
Muro frontale tremocistale, con tremopori grandi
e regolari ; piccola area sottoaperturale triango¬
lare granulosa e imperforata. Ovicella globosa, ad¬
dossata allo zoecio superiore, coperta da pori ro¬
tondi. Grosse septule irregolari disposte in doppia
fila sui muri laterali. Avicolari assenti.
Osservazioni. Sistematica: Ho ricondotto la
S. inerma di Calvet a P. ligulata di Manzoni, an¬
che se nella descrizione dell’A. italiano (e negli
esemplari da me esaminati) non si riscontra la
* V. tabella 5 (dati mediti).
tacca chiara fusiforme nella parte prossimale del
peristomio (v. Gautier 1956, p. 212) e le due spine
occasionali piazzate sulla porzione distale del pe¬
ristoma. Ritengo comunque che il primo carattere
manchi a conseguenza di un maggior grado di cal¬
cificazione degli zoeci, mentre il secondo rientri
nella variabilità astogenetica della specie.
Affinità: P. ligulata è stata in passato posta in
sinonimia con P. cheilostoma. Sebbene i 2 taxa
mostrino indiscutibili affinità, si rilevano diffe¬
renze nella morfologia ovicellare (P. ligulata non
porta la corona granulare nè la placca endoeciale
cribrata), nel peristomio prossimale (più allun¬
gato e immergente dolcemente verso l’interno in
P. ligulata) e nel numero e nella disposizione delle
septule (in un’unica fila in P. cheilostoma).
Per quanto concerne la scelta del genere Pre¬
nantia si veda la discussione di p. 61.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,65-0,95 (0,80) Iper
Iz = 0,35-0,55 (0,50) . Tremopori
Lap == 0,15-0,20 (0,16) ) c Lov
lap = 0,16-0,20 (0,17) ) § lov
Lper = 0,26-0,34 (0,30) ”
Distribuzione stratigrafica. Pliocene - At¬
tuale.
Pliocene medio della Val d’Arda, Pliocene, Pleisto¬
cene, Olocene di Reggio Calabria (Manzoni, Se-
guenza).
Biogeografia ed ecologia. Areale: Mediterra¬
neo. Settore settentrionale (arcipelago di Riou,
golfo di Marsiglia, delta del Rodano) e coste del¬
l’Africa Minore (Tunisia). Ripartizione batime-
trica: più frequente tra i 30-60 m., ma segnalata
a profondità superiori ai 100 m sulle coste tu¬
nisine e inferiori ai 100 m sulle coste nord-occi¬
dentali ; il fatto è da mettere in relazione alla di¬
versa illuminazione delle acque. Supporto e na¬
tura del fondo: frammenti conchigliari, briozoi
morti, ... in fondi detritici costieri.
Genere Smittina Norman, 1903
Smittina canavarii (Neviani, 1900)
(Tav. XIX, figg. 5, 6; tav. XXI, figg. 10, 11; fig. 4 n.t.)
1900 Smittia canavarii Neviani: Toscana, p. 368, f.n.t. 6.
1921 Smittina canavarii Neviani, Cipolla: Altavilla,
p. 1-17, t. 6, ff. 15-16.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 374-383, camp. 123, M. Padova, Pliocene me-
= 0,20-0,20 (0,23)
= 0,02-0,05 (0,03)
= 0,23-0,30 (0,27)
= 0,25-0,30 (0,26)
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
(ì;)
dio (zona a Globorotalia gr. crassaformis), 10 seg¬
menti coloniari, alcuni dei quali dicotomizzati.
Descrizione. Zoario vinculariforme, interna¬
mente cavo, rigonfio nelle parti fertili. Zoeci in
file longitudinali alternanti, appiattiti e poco di¬
stinti nelle parti calcificate della colonia; bombati,
subrettangolari, separati nettamente da un cor¬
done ben pronunciato nelle parti giovanili. Aper-
Pig. 4. — Particolare di Smittina canavarii (porzione di
zoario molto calcificata) mostrante l’avicolario suborale
(av), l’ovicella iperstomiale (ov) e la lirula breve ed am¬
pia (lir). Plesiotypus I.B. 382, 220 X.
tura esterna terminale, suborbicolare, con peri-
stoma variamente sviluppato e piccolo sinus ro¬
tondeggiante più definito negli zoeci a peristoma
ridotto ; lirula breve ed ampia, priva di cardelle.
Frontale irregolarmente perforato, con 5-8 areale
allungate e tangenti al cordone murale. Avicolario
suborale, avventizio, provvisto di barra, con ro¬
stro triangolare piccolo e diretto verso il basso.
Ovicella iperstomiale, perforata, addossata allo
zoecio superiore.
Osservazioni. Sistematica: si preferisce attri¬
buire la specie in esame al genere Smittina Nor¬
man 1903 piuttosto che a Smittoidea OSBURN 1952,
in quanto i caratteri che definiscono quest’ultimo
genere (avicolario e pleurocisti granuloso) ap¬
paiono troppo labili e comunque non sufficienti a
giustificare l’istituzione di un genere diverso da
Smittina (cf. Gautier 1962, p. 194).
Variabilità: gli esemplari presenti in Collezione
sono esclusivamente vinculariformi e non mem-
braniporiformi (cf. CIPOLLA 1921, p. 117); alcuni
segmenti zoariali (I.B. 380, I.B. 382) sono tutta¬
via parzialmente fasciati da uno strato di zoeci
che, con ogni probabilità, costituisce la base d’im¬
pianto di un ramo laterale della colonia. L’avico¬
lario suborale è tangente, ma non anastomizzato
col peristoma (cf. Neviani 1900 b, p. 396). In al¬
cune porzioni dello zoario, attorno alle perfora¬
zioni e alle areole si formano callosità del tessuto
murale, separate tra loro da suture; questo con¬
ferisce al frontale un caratteristico aspetto a
mosaico.
Affinità : S. canavarii mostra notevoli affinità con
Smittina ( ?) sp. del Burdigaliano della Germania
(Buge 1973, p. 42). L’A. francese non è tuttavia
in grado di stabilire con certezza la presenza del-
l’avicolario suborale, il che limita ogni ulteriore
possibilità di confronto tra le due specie.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,47-1,02 (0,73)
Iz = 0,41-0,62 (0,43)
Lap = 0,15-0,21 (0,19)
lap = 0,12-0,20 (0,15)
Lov = 0,28-0,34 (0,33)
lov = 0,28-0,37 (0,33)
Lav = 0,14-0,15 (0,15)
lav = 0,07-0,09 (0,08)
L areole = 0,03 (porzioni calcificate)
» » = 0,11 (porzioni giovanili)
Distribuzione stratigrafica. Pliocene ita¬
liano.
Pliocene medio della Val d’Arda, Calcari lentico-
lari del Pliocene superiore di S. Frediano e Par-
lascio in Toscana (Neviani), Pliocene d’Altavilla,
Sicilia (Cipolla).
Famiglia Reteporidae Smitt, 1867
Genere Rhynchozoon Hincks, 1895
Rhynchozoon (?) punctatum (Manzoni, 1869)
(Tav. XVIII, figg. 4, 5)
1869 Cellepora punctata Manzoni: BPI, p. 2'5(9), t. 2,
f. 15.
Materiali. Plesiotypus. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 389, camp. 108, M. Giogo, Pliocene medio
A. POLUZZI
()4
(zona a Globorotalia gr. crassaformis), 1 colonia
epizoica su Glycymeris sp.
Descrizione. Zoario unilamellare, incrostante,
con zoeci a) più o meno eretti, in disposizione di¬
sordinata nelle zone fertili della colonia ; ò) recum-
benti, distinti, regolarmente quinconciali altrove.
Mitro frontale tubercolato e bordato da una serie
discontinua di areole. Apertura primaria al fondo
di un breve peristomio, portante al terzo inferiore
due tozzi condili che separano un ampio anter se¬
micircolare (denticolato?) armato di cinque spine,
da un poster più compresso e in posizione subver¬
ticale. Peristoma disgiunto alla metà latero-distale,
i lembi proiettati in forti mucroni bilaterali (quat¬
tro, occasionalmente cinque), l’arco anteriore cre¬
nato da cinque denticoli. Avicolari di due tipi a) la¬
biale, a rostro ogivale, alloggiato sul fianco di una
delle apofisi prossimali; ò) latero-orale, subellit¬
tico, costante (Lav = 0,10), occasionalmente rim¬
piazzato da un avicolario di grande taglia con
rostro allungato e spatolato e condili pivotali
(Lav = 0,30). Ovicelle infossate, alloggiate entro
il peristomio, portanti una larga placca entoeciale
finemente granulare. Dietelle presenti.
Discussione. Variabilità: si osserva un netto
dimorfismo zoeciale tra le zone fertili e le zone
inovicellate della colonia : infatti, mentre nelle
prime gli zoeci sono più o meno eretti, sono ar¬
mati di forti processi calcarei (che per giunzione
possono dar luogo ad un pseudospiramen) e por¬
tano costantemente l’avicolario labiale, nelle se¬
conde gli zoeci sono distesi, l’apertura è più super¬
ficiale, il peristoma mostra le sole crenulature di¬
stali e l’avicolario labiale può mancare.
Sistematica : ho riferito 1’ unico esemplare pre¬
sente in Collezione a Cellepora punctata Manzoni,
1869, p. 25 (9), t. 2, f. 15, deducendo i caratteri
diagnostici della specie in parte dalla descrizione
e in parte dalla figura originale. Direi che nel
complesso l’A. ha rappresentato una porzione ino-
vicellata della colonia; in tal modo si può giusti¬
ficare il mancato rilevamento dell’avicolario la¬
biale, che, come detto sopra, può essere assente
nelle zone sterili della colonia.
L’attribuzione della specie a Rhynchozoon viene
espressa in forma dubitativa in quanto non si ri¬
leva con certezza la denticolazione dell’arco distale
dell’apertura, che, come noto, costituisce un ca¬
rattere peculiare del genere (cf. es. diagnosi di
Harmer 1957, p. 1062).
Misure. Valore medio di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,53 Lav
Iz = 0,35 lav
Lap =: 0,14) Lav
lap = 0,145 lav
Lov = 0,28
lov = 0,24
Distribuzione stratigrafica. Pliocene ita¬
liano.
Pliocene (gen.) di Castellarquato (Manzoni), Plio¬
cene medio della Val d’Arda.
Genere Schizotheca Hincks, 1877
Schizotheca serratimargo (Hincks, 1886 )
1866 Schizoporella serratimargo Hincks : Adriatic, p. 2'68,
t. 10, f. 6.
1904 Schizotheca serratimargo Hincks sp., Neviani: Schiz.
serr., p. 270(6), t. 10, ff. 1-12 (cum syn.).
1939 Schizotheca serratimargo Hincks (Schizoporella),
Neviani: Briozoi adriatici, p. 41, t. 3, f. 5.
1962 Schizotheca serratimargo (Hincks), Gautier: Me¬
diterranée occ., p. 224.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 411-412, camp. 123, M. Padova, Pliocene me¬
dio (zona a Globorotalia gr. crassaformis), 3 seg¬
menti zoariali, uno dei quali sviluppato su un ele¬
mento litoide.
Osservazioni. Variabilità: La specie, istituita
da Hincks su esemplari provenienti dall’ Adria¬
tico, è stata oggetto di una accurata ed esauriente
discussione da parte di Neviani 1904. I materiali
in mio possesso consentono comunque qualche pre¬
cisazione sulla variabilità astogenetica e zoeciale.
Zoario : eschariforme, a segmenti che si innalzano
— secondo diverse orientazioni — da un’ampia
base incrostante, formata da zoeci in disposizione
centrifuga; branche costituite da lamine saldate
dorso a dorso, con terminazioni apicali lobate e
dicotomizzate secondo angoli approssimativamente
di 75°.
Zoeci: in disposizione alternante su di una decina
di file per ramo, a contorno poligonale definito da
un esile cordone, in posizione suberetta, provvisti
di un peristoma completo e sporgente, che può es¬
sere fortemente ridotto fino a mancare nelle zone
più calcificate della colonia.
Muro frontale : ispessito, liscio, provvisto di areole
marginali irregolari. In alcune zone dello zoario
(h Le seconde misure (0,30 e 0,10) sono riferite all’avi-
colario latero-orale di grande taglia, che occasionalmente
rimpiazza il minuscolo avicolario subellittico.
= 0,10-0,30 (9
= 0,10-0,10 (9
= 0,10
= 0,08
latero-orale
labiale
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL D’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
65
prende forma il caratteristico aspetto a mosaico,
già ricordato per Smittina canavarii (v. p. 63).
Apertura: a. primaria orbicolare con minuscolo
sinus arrotondato ; a. secondaria lievemente de¬
formata dalla prominenza del peristoma (che in
tal caso è disgiunto al di sopra del sinus), armata
distalmente da 2-4 spine orali (negli zoeci a peri-
stoma completo).
Avicolari: di 3 tipi, a) frontali, avventizi, talora
bilaterali, a ridosso del peristoma, ad orientazione
latero-distale, 6) interzoeciali, variamente orien¬
tati, addensati in zone preferenziali della colonia,
c) vicarianti, caratteristici, piazzati al bordo della
colonia, provvisti di ampio rostro sporgente e
barra pivotale immergente verso l’interno e molto
accostata al bordo prossimale. Passando da avico¬
lari del tipo a ad avicolari del tipo c, si riscontra
un progressivo aumento delle dimensioni, mentre
la morfologia rimane pressoché identica.
Ovicelle : profondamente immerse tra le file con¬
tigue di zoeci (zone molto calcificate) e provviste
di ampia fessura longitudinale.
Septule : di due tipi, a) di piccole dimensioni, a
circa metà dei muri laterali, b) di dimensioni mag¬
giori delle precedenti, a forma di serratura, pre¬
senti solo occasionalmente.
Per concludere, vorrei sottolineare come lo svi¬
luppo del peristoma condizioni la morfologia zoe-
ciale e come il carattere diagnostico più rilevante
siano i grandi avicolari vicarianti, piazzati al
bordo della colonia.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,45-0,70 (0,60)
Iz = 0,30-0,40 (0,32)
Lap = 0,10-0,12 (0,11)
lap = 0,10-0,11 (0,10)
Lav = 0,16-0,20 (0,18)
lav = 0,04-0,09 (0,06)
Lav = (0,25)
lav = (0,10)
Lav = 0,33-0,50 (0,37)
lav = 0,11-0,15 (0,12)
Lov = (0,22)
lov = (0,20)
Distribuzione stratigrafica. Pliocene d’Italia-
Attuale.
Pliocene dell’Astigiano, della Toscana, del Lazio
(Neviani), Pliocene medio della Val d’Arda, Qua¬
ternario del Lazio, della Calabria, della Sicilia
(Neviani).
Biogeografia ed ecologia. Areale: specie en¬
demica al bacino mediterraneo, segnalata nell’alto
e basso Adriatico e nello Jonio (Rovigno, Dalma¬
zia, Lissa, Lesina, Taranto, Banco dell’Amendo-
lara, Corfù, Isola dei Ciclopi *, . . .). Ripartizione
hatimetrica, supporto e natura del fondo : 5-10 m.
su strapiombi rocciosi (Corfù); 23 m. in bioce¬
nosi coralligene concrezionate (Ad 72/1)*; 67 m.
— colonie morte — in fondi biodetritici, banco
dell’Amendolara (CJ72III/13) * ; 45,5 m. in fondi
biodetrici. Isola de iCiclopi; 36-100 m(?), Lissa.
Famìglia Cheiloporinidae Bassier, 1936
Genere Cheiloporina Canu & Bassier, 1923
Cheiloporina campanulata (Cipolla, 1921)
(Tav. XX, figg. 10, 12)
1921 Hippopodina campanulata Cipolla: Altavilla, p. 133,
t. 5, ff. 7-9.
1956 Hippopodina campanulata Cipolla, Buge: Cap Bon,
p. 71, t. 9, f. 5.
Materiali. Plesiotypus. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 345, camp. 109, M. Padova, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. crassaformis), 1 fram¬
mento coloniare epizoico su Aequipecten scabrellus.
Descrizione. Zoario unilamellare, incrostante.
Zoeci variabili in forma, poligonali, subpiani, di¬
sposti irregolarmente in file divergenti, separati
tra loro- da una leggera depressione e da un funi¬
colo appena accennato. Orifizio largo, « campanu¬
lato », compresso da forti condili proiettati verso
l’interno, che individuano una porta semilunare e
una vanna allungata trasversalmente con poster
retto o lievemente convesso. Peristoma ispessito e
prominente solo attorno all’anter. Spine orali man¬
canti. Muro frontale tubercolato e con numerosi
tremopori, ricoprente una olocisti perforata. Avi¬
colari singoli o bilaterali, di piccola taglia, conver¬
genti verso l’interno, posti a livello del labbro in¬
feriore dell’orifizio, quasi tangenti al bordo del fu¬
nicolo. Ovicelle endozoeciali, immerse nello zoecio
distale. Grosse septule (tre), perforanti occasio¬
nalmente la base del muro verticale dello zoecio.
Osservazioni. Sistematica: Buge 1956, p. 72,
formula dubbi sulla precisa attribuzione generica
della specie H. campanulata, ritenendo che la mor¬
fologia dell’avicolario, le ovicelle profondamente
immerse (probabilmente di tipo endozoeciale) non
siano peculiari del genere Hippopodina. Acco¬
gliendo tali obiezioni, ho preferito assegnare il
taxon a Cheiloporina. Alla luce della diagnosi ge-
* V. tabella 5 (dati mediti).
primaria
tipo a
tipo b
tipo c
(iti
A. POLUZZI
nerica di Lagaaij 1952, p. 128, tutti i caratteri
menzionati, trovano qui conferma. In particolare
sono evidenti gli avicolari bilaterali convergenti
piazzati lateralmente a livello del poster, le ovi-
celle perforate di tipo endozoeciale e la natura tre-
mocistale del muro frontale.
Affinità: con Lepralia {— Hippodiplosia?) delica-
tula Manzoni, 1869 c. La specie è stata individuata
recentemente da David et al. 1972 in una fauna
burdigaliana del bacino del Rodano: sia nella de¬
scrizione originale che in quella degli AA. fran¬
cesi, si sottolinea l’assenza di avicolari. Questo
carattere può servire bene a discriminare le due
specie.
Misure. Valore medio di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,78 Lav = 0,06
Iz = 0,46 lav = 0,03
Lap = 0,24
lap = 0,21 (porta)
lap = 0,24 (vanna)
Distribuzione stratigrafica. Pliocene del ba¬
cino mediterraneo.
Sabbie plioceniche d’Altavilla, Palermo (Cipolla),
Pliocene medio della Val d’Arda, Pliocene della
Tunisia (Buge).
Genere Enantiosula Canu & Bassler, 1930
Enantiosula viaflii n. sp.
(Tav. XIX, fig. 7; tav. XXI, figg. 7, 8, 9)
Materiali. Val d’Arda, Piacenza:
Holotypus : I.B. 390, camp. 122. Esemplare illu¬
strato a t. 19, f. 7, e a t. 21, ff. 7, 8 e 9. Zoario
cupuliforme del diametro di 8 mm, sviluppato su
un frammento conchigliare.
Paratypi: I.B. 391, camp. 115, I.B. 392, camp. 123,
M. Padova, Pliocene medio (zona a Globorotalia
gr. erassaformis). Frammenti multilamellari iso¬
lati.
Locus typicus et stratus typicus : M. Padova, Plio¬
cene medio (zona a G. gr. erassaformis),camp. 122,
argille alternate a sabbie, circa T2 m. sopra le
argille ss. che costituiscono la base dello spezzone
di serie.
Derivatio nominis: in onore del Prof. Vittorio
V lALLi, il quale ha promosso ed incoraggiato nel
nostro Istituto lo studio dei Briozoi neogenici.
Collocazione dei materiali: Museo dell’Istituto di
Geologia e Paleontologia di Bologna.
Diagnosi. Aechmella con zoario massivo, vibra-
coli ( ?) talora bilaterali, tangenti all’arco supe¬
riore dello zoecio, pseudo-spiramen stretto e asim¬
metrico.
Descrizione. Zoario a cupola emisferica, svilup¬
pato su di un frammento organogeno (I.B. 390)
in lamine di zoeci fortemente convesse, sovrappo¬
ste e coassiali. Zoeci di forma subesagonale o rom¬
bica con lati superiori curvilinei, ben distinti solo
dal peristoma distale rilevato e dalle camere avi-
colariane, disposti in file longitudinali alternanti,
discendenti dall’apice della cupola verso la base.
Apertura esterna semicircolare con labbro infe¬
riore retto 0 lievemente inflesso. Avicolario bila¬
terale « unguicolato », piazzato sul peristoma, oc¬
cupante quasi metà lato dell’apertura, il rostro
leggermente ricurvo e puntato verso l’alto, prov¬
visto, se integro, di due piccoli condili pivotali.
Grossi eterozoeci {vibraceli?), occasionalmente
sdoppiati, tangenti all’arco superiore dello zoecio.
Psedospiramen stretto e asimmetrico presente solo
nelle celle meno calcificate. Muro frontale porcel-
lanaceo, depresso rispetto la linea degli avicolari,
leggermente rigonfio e perforato da una decina di
profondi tremopori che ai bordi possono assumere
disposizione ordinata e lineare. Septide in doppia
fila, una percorrente l’intero perimetro zoeciale
nell’intersezione col muro di base, l’altra parallela
e spostata verso l’alto di 0,08 mm. Occasional¬
mente le file sono sostituite da grosse septule uni¬
porose irregolari. Dietelle presenti. Ovicelle non
osservate.
Osservazioni. Variabilità: come già indicato
nella descrizione, E. viallii porta un pseudospira-
men poco profondo sotto il labbro inferiore del
peristoma; tale struttura è tuttavia occasionale e
pare confinata di preferenza nelle zone meno cal¬
cificate della colonia.
Le fotografie al microscopio JSM-2 di sezioni
trasversali del peristoma leggermente abraso,
hanno mostrato come attorno alle camere avico-
lariane affiorino almeno tre strati distinti del
muro frontale (t. 21, f. 7).
Sistematica e affinità: E. viallii presenta le mag¬
giori affinità con E. manica Canu & Bassler
1930 b (p. 23, t. 3, ff. 6-11). Di questa però non
possiede la differenziazione stadiale dei tessuti
(« The frontal is . . . ornamented with tremopores
on thè young cells and with radiai costules on
calcified ones », op. cit. p. 23), nè i caratteristici
tremopori tubolari e salienti che, al contrario,
nella specie italiana sono sempre piuttosto affon¬
dati. Nella descrizione originale di E. manica inol¬
tre non si fa cenno ai grossi eterozoeci, da me
indicati dubitativamente come vibraceli, alla fila
I BEIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL D’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
07
di septule uniporose sui muri verticali e al pseu-
dospiramen. Il carattere peculiare del genere, cioè
l’inversione degli zoeci e la loro tendenza ad orien¬
tarsi verso la base della colonia, è invece sempre
presente e facilmente rilevabile (t. XIX, f. 7).
Misure. Olotipo I.B. 390. Estremi di variabilità
e medie (tra parentesi).
0 base = 8 mm. !ap = 0,09-0,15 (0,12)
altezza = 6.5 mm. Lav = 0,16-0,24 (0,20)
Lz = 0,45-0,53 (0,48) lav = 0,10-0,16 (0,13)
Iz = 0,36-0,42 (0,40) 0 tremopori;^ (0,03)
Lap = 0,09-0,15 (0,13)
Distribuzione stratigrafica. Pliocene medio
della Val d’Arda.
Genere Hippopodìnella Barroso, 1926
Hippopodinella lata (Busk, 1856]
1856 Lepralia lata Busk: Zoophytology, p. 309, t. 10,
ff. 1-2.
1869 Lepralia lata Busk, Manzoni: BPI, p. 20(4), t. 1,
f. 6.
1869 Lepralia cupulata Manzoni: BFI 3''C, p. 942(13),
t. 4, f. 21.
1871 Lepralia lata Busk, Manzoni; Sappi. B. medit.,
p. 80(8), t. 3, f. 2.
1874 Lepralia lata Busk, Reuss: Oest.-Ungh., p. 172(32),
t. 6, f. 6.
non 1879 Lepralia lata Busk, Waters: Naples, p. 42, t. 16,
ff. 12-13 = Hippopodinella kirchenpaueri (Heller).
1880 Lepralia lata Busk, Sequenza: Reggio Calabria,
p. 204, 295, 329, 371.
1880 Lepralia adpressa Busk, Hincks: BMP, p. 307, t. 33,
ff. 5-7 (non 18'64 Lepralia adpressa Busk, CMP,
p. 82, t. 102, ff. 1,2).
1891 Lepralia lata BusK, Namias: Modena e Piacenza,
p. 27.
1900 Hippoporina adpressa Busk (Lepralia), Neviani:
Calabrie, p. 186(71), t. 13(2), f. 12.
1962 Hippopodinella lata Busk, Gautier: Mediterranée
Oec., p. 181 (cum syn.).
1966 Hippopodinella lata (Busk), Annoscia: Capocolle,
p. 156.
Materiali. Plesiotypus. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 410, camp. 130, M. Falcone, Pliocene medio
(zona a Globorotalia gr. erassaformis), preparato
contenente singoli zoeci, isolati da residuo secco
di lavaggio.
Descrizione. Zoario membraniporiforme con
lato dorsale poco calcificato. Zoeci ovato rombici,
portanti nell’arco distale 7-8 dietelle. Frontale a
minuscoli tremopori sparsi. Apertura orlata da un
psristoma inerme, compressa inferiormente da
due minuscoli condili che individuano una porta
ogivale ed una vanna trapezoidale curvilinea. Ovi-
celle ed avicolari non osservati.
Discussione. Sistematica: H. lata è stata in¬
terpretata da molti importanti AA. in maniera
piuttosto controversa. La specie venne istituita
da Busk 1856 su esemplari atlantici (Gibilterra),
quando, sempre dello stesso A., già esisteva (1854,
p. 82, t. 102, ff. 3-4) Lepralia adpressa del Paci¬
fico (Isole Chiloe, Cile). Secondo l’autorevole pa¬
rere di Hincks le due specie non possono consi¬
derarsi separate, ma debbono essere riunite sotto
il nome prioritario di L. adpressa. Tale opinione
non è condivisa da Norman 1909, p. 306, che ri¬
tiene le due specie del tutto autonome. A favore
di questa tesi è da ricordare la peculiarità del muro
frontale di L. adpressa « marcato da solchi ra¬
dianti dal bordo inferiore della bocca » (cf. La-
GAAIJ 1952, p. 130).
Nel 1929 Cipolla (p. 90) riprende il punto di
vista di Hincks, estendendo ulteriormente l’elenco
sinonimico di L. adpressa, tanto da includervi, ol¬
tre L. lata, anche L. kirchenpaueri Heller, del¬
l’alto Adriatico ed L. cupulata Manzoni, del Neo-
gene italiano.
Gautier 1962, nelle faune viventi del Mediter¬
raneo occidentale identifica e convalida H. lata.
L’altra specie di Hippopodinella segnalata è H. kir¬
chenpaueri, che si differenzia dalla precedente per
lo zoecio provvisto di tubercoli bilaterali, per la
posizione molto distale dell’apertura, e per la
vanna piuttosto corta (p. 179 e seg.).
A mio avviso, la situazione di coesistenza dei
due taxa mediterranei si riscontra anche nei de¬
positi neogenici italiani e alcune Hippopodinella
degli AA. del passato possono essere ricondotte
ad H. lata o ad H. kirchenpaueri. In questa pro¬
spettiva L. cupulata del Miocene (?) di Torino
(Manzoni 1869 c, p. 942, t. 4, f. 21) e H. adpressa
del Quaternario calabro (Neviani 1900 a, p. 185,
t. 7, f. 12) sono probabilmente da riferire ad Hip¬
popodinella lata, mentre H. adpressa del Pliocene
d’Altavilla (Cipolla 1921, p. 90, f. 7) e di Spilinga
(Neviani 1896, p. 30, f. 13 n.t.) mostrano maggiori
affinità con Hippopodinella kirchenpaueri.
Misure. Valore medio di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,45 Lap = 0,10
Lz = 0,35 lap = 0,09
Distribuzione stratigrafica. Miocene d’Eu¬
ropa - Attuale.
Tortoniano del bacino d’Austria e Ungheria
(Reuss, Manzoni), Miocene ( ?) della collina di
Torino (Manzoni), Pliocene di Rodi (Manzoni),
Pliocene superiore dei Paesi Bassi (Lagaaij), Plio¬
cene d’Italia centrale e meridionale (Annoscia,
Seguenza, Namias, Manzoni), Pliocene medio della
A. POLUZZI
()8
Val d’Arda, Quaternario della Calabria (Sequenza,
Neviani).
Biogeografia ed ecologia. Areale: specie del¬
l’Atlantico temperato boreale (provincia armori-
cana e di Madeira) ; nel bacino mediterraneo è
segnalata nel mare d’Alboran, sulle coste setten¬
trionali (golfo di Marsiglia, arcipelago d’Hyéres,
Liguria), sulle coste centrali (Baleari, Corsica, Na¬
poli) e sulle coste dell’Africa Minore (Algeria, Tu¬
nisia). Ripartizione batimetrica: specie essenzial¬
mente littorale presente nei primi 30 m. (30 m. nel
delta del Rodano in aree a bassa velocità di sedi¬
mentazione). Natura del fondo e supporto : prate¬
rie a Posidonie: epizoica in prevalenza su piccoli
gasteropodi, raramente su bivalvi o ciottoli.
Famiglia Phylactelliporidae Canu & Bassier, 1917
Genere Alysidotella Strand, 1928
Nota. Si riconosce la validità del genere Alysido¬
tella e la sua appartenenza alla famiglia delle
Phylactelliporidae in accordo con Buge 1956, p. 73.
Alysidotella cipollai Buge, 1956
(Tav. XX, figg. 4, 6, 6)
1921 Phylactella annulatopora (Manzoni), Cipolla: Alta¬
villa, p. 139, t. 8, ff. 6-7.
1956 Alysidotella cipollai Buge: Gap. Bon, p. 74, t. 11,
ff. 6-7.
Materiali. Plesiotypi, Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 393, camp. 93, M. Giogo, Pliocene inferiore
(zona a Globorotalia margaritae), un frammento
coloniale isolato.
I.B. 394, camp. 123, M. Padova, Pliocene medio
(zona a G. gr. crassaformis), un frammento iso¬
lato.
I.B. 395, camp. 131, M. Falcone, Pliocene supe¬
riore (zona a G. infiala), un frammento isolato.
Descrizione. Zoario membraniporiforme. Zoeci
ovato-rombici, in disposizione irregolarmente quin-
conciale, distinti tra loro da un solco ben defi¬
nito. Apertura primaria ampia, con bordo distale
arcuato e bordo prossimale retto, occasionalmente
provvista di cardelle vestigiali mediane; apertura
secondaria subtrapezoidale o longitudinalmente
subellittica. Peristoma prominente, marcato da
strie di accrescimento e privo di fori, il labbro in¬
feriore degradante verso l’interno, quello supe¬
riore armato occasionalmente da tozzi processi spi¬
niformi ; a circa metà del peristoma due espan¬
sioni laterali lobate si elevano normalmente al
piano zoeciale o sono inflesse verso l’interno o
l’esterno dell’apertura. Muro frontale costituito
da due strati regolarmente perforati, il più esterno
dei quali, leggermente convesso, ha aspetto tipica¬
mente reticolato puntato. Ovicella recumbente,
galeata, larga e piatta, provvista di perforazioni
e tubercoli.
Osservazioni. Variabilità: Il peristoma può ana-
stomizzarsi con la base del galee ovicellare oppure
rimanere da esso separato (t. 20, f. 4).
Sistematica: In accordo con Buge 1956, p. 74, gli
esemplari del Pliocene d’Altavilla (Pa) di Cipolla
1921 (p. 139, t. 8, ff. 6-7) non possono essere ri¬
condotti a Lepralia annulatopora (Manzoni), per
la diversa conformazione del loro peristoma prov¬
visto di lobi e per le cardelle vestigiali, presenti
solo occasionalmente. Viene così giustificata l’isti¬
tuzione della nuova specie Alysidotella cipollai, con
la quale le colonie sopra descritte mostrano iden¬
tità di caratteri.
Affinità: Con Lepralia gibbosula Manzoni, 1869 c
(p. 941 (12), t. 3, f. 18), del Pliocene di Castellar-
quato, caratterizzata da un peristoma molto spor¬
gente e da ovicelle addossate al peristoma. La de¬
scrizione e l’iconografia troppo sommarie, l’impos¬
sibilità di reperire i tipi originari, impediscono,
come al solito, un confronto più preciso ed esau¬
riente.
Misure. Valore medio di alcune strutture zoeciali.
Lz
= 0,60
Lap = 0,20 (secondaria)
Iz
= 0,45
lap = 0,18 »
Lap
= 0,16 (primaria)
Lov = 0,18
lap
= 0,16 »
lov = 0,28
Distribuzione stratigrafica. Pliocene del Me¬
diterraneo.
Pliocene inferiore-superiore della Val d’Arda, Plio¬
cene della Sicilia (Cipolla), Pliocene di Oum
Douil (Tunisia) (Buge).
Famiglia Celleporinidae Harmer, 1957 (Q
Genere Turbicellepora Ryland, 1963
Turbicellepora birostrata (Namias, 1891]
(Tav. XVII, figg. 6-6)
1891 Cellepora birostrata Namias: Modena e Piacenza,
p. 34, t. 16, f. 1.
(9 Per quanto concerne le categorie supraspecifiche
delle « Cellepore » esaminate dal punto di vista sistematico
(o semplicemente determinate, v. tabelle 3 e 6), vengono
seguiti gli schemi proposti da Pouyet 1973.
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL D’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
09
189'6 Osthimosia birostrata (Cellepora) Neviani: BNI,
p. 111(10), f.n.t. 4.
?1921 Osthimosia tubigera Busk, Cipolla : Altavilla, p. 146,
t. 7, f. 9.
Materiali. Plesiotypi. Val d’Arda, Piacenza:
I.B. 413-414, camp. 109, M. Padova, Pliocene me¬
dio (zona a Glohorotalia gr. crassaformis), 2 co¬
lonie incrostanti Charonia appenninica e Nassa
gr. dartosensis.
I.B. 415, camp. 131, M. Falcone, Pliocene supe¬
riore (zona a G. infiala), preparato contenente 6
colonie isolate.
Descrizione. Zoario celleporiforme, nodulare
isolato o incrostante gasteropodi (I.B. 413-414).
Zoeci rigonfi, suberetti ed ammonticchiati al cen¬
tro della colonia, recumbenti nelle zone marginali.
Muro frontale liscio, perforato da una fila di
areole irregolari (circa dieci). Apertura più o
meno infossata, semicircolare nell’arco superiore
e delimitata inferiormente da un ampio sinus
triangolare. Peristoma sottile, saliente, portante
un avicolario labiale bilaterale, raramente singolo,
di piccola taglia, con rostro incurvato e rivolto
verso l’alto. Avicolari interzoeciali, spatulati ( ?),
rari, di notevoli dimensioni, sempre mal conser¬
vati. Ovicelle minuscole, immerse, parzialmente
nascoste dalla prominenza degli avicolari peristo-
mali, con area piatta granulare, perforata da una
decina di pori allungati. Dietelle presenti in nu¬
mero imprecisato sull’arco superiore dello zoecio.
Osservazioni. Vaìiabilità: come già riportato
nella descrizione, gli avicolari suborali sono di
norma intimamente connessi col peristoma ; in
certe zone dello zoario appaiono spostati e piaz¬
zati in posizione interzoeciale : in tale caso la ca¬
mera avicolariana è più prominente e l’apertura
ha dimensioni maggiori.
I grandi avicolari spatulati, cui fa cenno Na-
MIAS nella diagnosi originale, sono sempre molto
rari, fino ad essere del tutto assenti in certi esem¬
plari ; il fatto rientra probabilmente nella varia¬
bilità ecofenotipica della specie ed è da ricondursi
alle condizioni idrodinamiche del biotopo d’origine.
Sistematica: la specie di Namias, istituita su ma¬
teriali provenienti da Castellarquato e dalle « col¬
line modenesi », non è riconosciuta valida da Ci¬
polla 1921 (p. 145), che la include nella sinonimia
di Ostimosia (= Turbicellepora) tubigera, ammet¬
tendo per quest’ultima forma la presenza di avi¬
colari bilaterali. Direi che dopo le precisazioni di
Lagaaij 1952 al riguardo, tale determinazione non
è corretta, essendo peculiare di T. tubigera l’avi-
colario suborale singolo in asse con il sinus aper-
turale. Gli esemplari di Altavilla sono quindi da
attribuire a T. birostrata, anche se rimane qual¬
che incertezza per la mancanza di notizie precise
sull’ovicella e su altre strutture di dettaglio.
Affinità: con T. coronopusoida (Calvet). Dalla
descrizione ed iconografia di Gautier 1962, p. 261,
f.n.t. 23, le differenze principali riposano sull’ovi-
cella più distale, saliente e sferica (non immersa
come in T. birostrata), sugli avicolari bilaterali del
peristoma, forse più costanti e a simmetria più
rigorosa nella specie di Calvet.
Misure. Minimi, massimi e medie (tra parentesi)
di alcune strutture zoeciali.
Lz = 0,40-0,58 (0,42) Lav = 0,30-0,36 (0,32) ) g
Iz = 0,30-0,39 (0,32) lav = 0,15-0,20 (0,18) ( S
Lap = 0,10-0,12 (0,11) Lov = 0,08-0,13 (0,09)
lap = 0,10-0,11 (0,10) ^ lov = 0,09-0,14 (0,10)
Lav = 0,04-0,08 (0,05) i [3
lav = 0,03-0,05 (0,04) ( |
Distribuzione stratigrafica. Pliocene italiano.
Pliocene dell’Emilia (Namias), della Calabria (Ne-
viANi), della Sicilia? (Cipolla), Pliocene medio e
superiore della Val d’Arda.
Angelo Poluzzi (^) - Antonio Teolis (^)
PARTE III
CONSIDERAZIONI SUI PALEOAMBIENTI PLIOCENICI DELLA SEZIONE DELLA VAL D’ARDA
SULLA BASE DELLA CLUSTER ANALYSIS (ANALISI DEI GRUPPI).
Cluster analysis {analisi dei gruppi). E’ una forma
semplice di analisi multivariata, per cercare re¬
lazioni in una matrice campioni/variabili (con
variabili si intende l’insieme delle caratteristiche
dei campioni). Le variabili ed i campioni possono
considerarsi come descritti da punti in uno spazio
n-dimensionale ; introducendo una metrica oppor¬
tuna, si raggruppano i punti in base alla vici¬
nanza reciproca (gruppi o clusters) e si genera
una classificazione gerarchica dei gruppi stessi.
La classificazione è rappresentata graficamente
da un dendrogramma. Distinguiamo un’analisi di
tipo R orientata alle variabili e un’analisi di tipo Q
orientata ai campioni.
La c.a. è ormai entrata, con indiscutibile suc¬
cesso, nel dominio delle, scienze geo-paleontologi-
che. Numerosi i lavori che riportano una discus¬
sione di dettaglio delle varie tecniche; uno fra
tutti Formai classico Sokal & Sneath 1963. Ri¬
teniamo quindi superfluo descrivere l’algoritmo:
ci limitiamo a notare che nel presente lavoro l’uso
del WPGM è giustificato dalla « tendenza a pro¬
durre una più alta correlazione cofenetica » (Da¬
vis 1973) e che come metrica sono stati usati la
distanza euclidea sulla matrice normalizzata, il
coefficente di correlazione e il cos d ; essendo i ri¬
sultati simili tra loro, vengono riportati solo i
dendrogrammi ottenuti dal coefficente di correla¬
zione (•■*).
La matrice elaborata è costituita da 22 cam¬
pioni (raccolti in sequenza nella sezione in esame)
descritti da 13 variabili (cf. tab. 4). Queste ultime
sono le frequenze delle varie specie di Briozoi ci-
clostomi e cheilostomi, raggruppate a seconda delle
rispettive forme strutturali (metodo di Stach
1936).
SIMILARITÀ'
.1 .2 .3 .4 .5 .6 .7 .8 .9 1.0
-1-1_I_L_J J_I_1_I 1
WPGM
91
123
130
138
106
124
135
144
151
111
140
131
112
115
127
109
116
Fig. 6. — Dendrogramma (di tipo Q, campione per cam¬
pione) delle relazioni tra i 22 campioni della sezione della
Val d’Arda. I campioni sono descritti dalle frequenze delle
specie di Briozoi ciclostomi e cheilostomi raggruppati a
seconda dell’habitus zoariale (metodo di Stach). Il rag¬
gruppamento WPGM è basato sul Coefficiente di Cor¬
relazione.
Discussione. I risultati dell’analisi di tipo Q (sui
campioni) sono resi di immediata lettura dal den¬
drogramma di fig. 5. A livello di similarità 0,65,
C) Istituto di Geologia-e Paleontologia deH’Università. Via Zamboni 67. 40127 Bologna.
(9 Centro di Calcolo del C.N.E.N. Via Mazzini 2. 40127 Bologna.
(0 Programma CLAN (Cluster Analysis) in Fortran IV.
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
71
sulla base dei tipi zoariali si individuano 7 gruppi
di campioni: 91; 123-138; 106-151; 111-140; 93-
108; 131; 112-116.
Poiché ai singoli tipi zoariali si associano diffe¬
renti caratteristiche ambientali (v. Schopf 1969),
una corretta interpretazione dei biotopi d’origine
implicherebbe il ricorso all’analisi tattoriale, che
« condensa » la variazione totale dei dati nel mi¬
nor numero possibile di variabili. Nel caso in
esame ci si limita a « caratterizzare » i paleoam¬
bienti semplicemente sulla base dei tipi struttu¬
rali predominanti.
Gruppi 91 e 93-95-98-125-108 : la dominanza dei
Lunulitiformi suggerisce, per analogia con l’habi-
tat delle specie viventi, una condizione infra-cir-
calittorale, con elevata temperatura delle acque e
basso regime di correnti.
Gruppo 123-130-138 : la presenza sensibile di Cel-
lariiformi e Membraniporiformi indica un am¬
biente deposizionale della zona infralittorale ove
l’influsso degli apporti sedimentari è irrilevante.
Gruppo 112-115-127-109-116 \ le più alte percen¬
tuali sono conseguite dai Membraniporiformi e
Lunulitiformi ; ad essi si associa una batimetria
maggiore del gruppo precedente.
Gruppo 131 : la composizione dei tipi zoariali è
notevolmente bilanciata : i numerosi Lunulitiformi,
Eschariformi e Celleporiformi fanno pensare ad
acque infralittorali tranquille che realizzano una
condizione di vita ottimale per i Briozoi.
Gruppi 111-140 e 106-134-135-144-151 : sono i
campioni della parte terminale della sezione (fatta
eccezione per il 106); il predominio di forme sot¬
tili ed articolate (notoriamente indipendenti dal
substrato, dalla turbolenza delle acque e degli ap¬
porti sedimentari) indica un ambiente littorale
con forti correnti e moto ondoso, condizioni que¬
ste che precludono la vita agli altri tipi zoariali.
SIMILARITÀ’
O .1 .2 .3 .4 .5 .6 .7 .8 .9 1.0
;_I_1_I--J-1-'-‘ ‘-'-'
_CER
f - PUST
_ DIASI
[ H _ STOM
- I_ MEMB
I _ VINO
Mise
ESCH
CELE
LUN
CRIS
ADEON
CELIAR
WPGM
Fig. '6. — Dendrogramma (di tipo R, variabile per varia¬
bile) delle relazioni tra le variabili (rappresentate dai vari
tipi zoariali di Stach). Il raggruppamento WPGM è ba¬
sato sul Coefficiente di Correlazione.
Anche l’analisi di tipo R (eseguita sulle va¬
riabili) può dare un’informazione globale sui pa¬
leoambienti della sezione, mettendo in evidenza i
legami che intercorrono tra i vari tipi strutturali
(fig. 6).
Per concludere, vorremmo sottolineare come
l’analisi ambientale col metodo di Stach, ancora
ricca di zone d’ombra per l’imperfetta conoscenza
dell’habitat dei Briozoi, sia facilitata e promossa
ad un maggior grado di obiettività dall’impiego
delle tecniche multivariate.
A. POLUZZI
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I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL d’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
75
INDICE ANALITICO
(I numeri in corsivo indicano le pagine con la trattazione sistematica della specie)
Adeonella polystomella . . .
■ • Pag.
40
Adeoniformi .
. . »
40
adpressa (Lepralia) ....
67
Aechmella .
. . »
40,60
Aechmella sp .
50, 61
Aetea anguina .
. . »
40
Alderina .
45
Alderina peduncolata ....
. . »
40, 45
Alysidotella .
. . »
68
Alysidotella cipollai ....
. . »
41, 68
Amphiblestrum trifolim . . .
. . »
40
Anasca .
. . »
46
androsaces (Lunulites)
. . »
40, 61
anguina (Aetea) .
40
Anguisia jullieni .
. . »
40
anguiosa (Onychocella) . . .
. . »
60
annulus (Chaperia) ....
. . »
49,47, 48
ansata (Schizoporella)
. . »
65
« ansata » (Schizoporella) . .
. . »
40, 55
antiqua (Onychocella) . . .
. . »
40, 49,50
arrogata (Schizomavella) . .
. . »
57
Ascophora .
53
auriculata (Schizomavella)
. . »
40
Berenicea sp .
40
bipunctata (Eschara) ....
49
birostrata (Turbicellepora) .
. . »
40, 68, 69
brongniarti (Chorizopora) . .
. . »
40
burdigalensis (Lunulites)
. . »
61, 52
Callopora lineata .
47
Calloporidae .
. . »
46
Calloporina decorata ....
. . »
40
Calpensia nobilis .
. . »
40
Calpensiidae .
. . »
52
campanulata (Cheiloporina) . .
. . »
40, 65
canariensis (Cupuladria)
. . »
40
canavarii (Smittina) ....
. . »
41, 62, 63
Cellaria .
. . »
53
Cellaria crassa .
40
Cellaria diffusa .
. . »
40, 53
Cellaria mandibulata ....
53
Cellaria salicornioides . . .
. . »
40
Cellaria sinuosa .
40
Cellaria sp .
. . »
40
Cellariidae .
. . »
53
Cellariiformi .
. . »
40,41,42,71
« Cellepora » pumicosa
. . »
40
Cellepora punctata .
. . »
64
Cellepora sp .
. . »
40
Cellep ori formi .
. . »
40, 71
Celleporina costazii ....
. . »
40
Cellep or inidae .
68
Ceriopora spp .
. . »
40
Cerioporidiformi .
40
cervicornis (Porella) ....
40
cf. elliptica (Scrupocell.) . .
. . »
40
Chaperia .
. . »
47
Chaperia annulus .
. . »
40, 47, 48
Chaperia galeata .
. . »
48
Chaperia multifida .
Chaperiidae .
Cheiloporina .
Cheiloporina campanulata . . .
Cheiloporinidae .
cheilostoma (Prenantia) . . . .
cheilostoma (Smittina) . . . .
Cheilostomata .
Chorizopora brongniarti . . . .
Cigclisula .
Cigclisula pauciosculata . . . .
Cigclisula turrita .
ciliata (Microporella) .
cipollai (Alysidotella) .
coccineus (Escharoides) . . . .
Coilostega .
collarina (Hemicyclopora)
cornuta (Hippadenella) . . . .
coronata (Microporella) . . . .
Coronellina .
coronopusoida (Turbicellepora)
costazii (Celleporina) .
crassa (Cellaria) .
crassimarginata .
Crassimarginatella .
Crassim. crassimarginata . . .
Crassim. manzonii .
Cribrilaria hincksi .
Cribrilaria radiata .
Crisia denticulata .
Crisia eburnea .
Crisia elongata .
Crisia spp.
Crisiidiformi .
Cryptosula pallasiana .
Ctenostomata .
Cupuladria canariensis . . . .
Cupuladriidae .
cupulata (Lepralia) .
Cyclostomata .
decorata (Calloporina) . . . .
delicatula (Lepralia) .
denticulata (Crisia) .
Diachoris .
Diastoporidiformi .
diffusa (Cellaria) .
Diporula verrucosa .
Discoporella .
Discoporella doma .
Discoporella reussiana . . . .
Discoporella umbellata . . . .
disjuncta (Hemicyclopora) . . .
doma (Discoporella) .
dutertrei (Escharina) .
eburnea (Crisia) .
elongata (Crisia) .
Enantiosula .
Enantiosula manica .
»
48
47
65
41, 65
65
40, 61,62
61
61
40
53
40, 53, 54
54
40, 57, 58, 59
41, 68
40
49
60
57
40,58, 59
50
69
40
40
47
46
47
40, i6, 47
40
40
40
40
40
40
40
41
41
40
53
67
40
40
66
40
49
40
40,55
41
52, 53
52
40, 52, 53
40, 62
40, 59, 60
52
40
40
40
66
66
7 6
A. POLUZZI
Enantiosula viallii .
41, 66
Entalophora proboscidea ....
. »
40
Entalophora sp.
. »
40
Ental. siibverticeliata .
. »
40
Eschara bipunctata .
49
Escharella .
. »
60
Eschariformi .
. »
40, 71
Escharina dutertrei .
40
Escharina vulgaris .
40
Escharoides coccineus .
40
exilis (Manzonella) .
. »
40
Fasciculipora ramosa .
. »
40
fissa (Schizotheca) .
»
41
foliacea (« Hippodiplosia »)
. »
40
goleata (Chaperia) .
48
gibbosula (Lepralia) .
»
68
graniferum (Haplopoma)
. »
40
granulata (Stomatopora) ....
»
40
gregaria (Spiralaria) .
40
Haplopoma graniferum . . .
. »
40
Hemicyclopora .
. »
69
Hemicyclopora collarina ....
. »
60
Hemicyclopora disjuncta ....
»
40, 45, 59, 60
Herentia hindmanni .
40
Hiantoporidae .
48
hincksi (Cribrilaria) .
»
40
hindmanni (Herentia) .
»
40
Hippadenella .
»
40, 57
Hippadenella cornuta .
. »
57
Hippadenella sp.
. »
57
« Hippodiplosia » foliacea
»
40
Hippopodina .
»
65
Hippopodinella .
»
67
Hippopodinella lata .
. »
41, 67
Hippopod. kirchenpaueri ....
. »
67
Hippoporinidae .
57
Idmonea serpens .
40
inerma (Smittina) .
»
61, 62
irregularis (Membranipora) . . .
. »
47
jullieni (Anguisia) .
40
kirchenpaueri (Hippopodinella) .
. »
'67
lata (Hippopodinella) .
. »
41, 67
Lepralia adpressa .
. »
67
Lepralia cupulata .
. »
67
Lepralia delicatula .
66
Lepralia gibbosula .
. »
68
Lechenopora sp.
»
40
ligulata (Prenantia) .
»
40, 61
lineata (Callopora) .
»
47
longirostris (Schizopor.) ....
40, 5U
Lunulites .
»
51
Lunulites aìidrosaces .
»
40, 51
Lunulites burdigalensis ....
»
51,52
Lunulites voigti .
»
61, 62
Lunulitidae .
»
51
Lunulitif ormi .
. »
40,41,42, 71
Malacostega .
. »
45
mandibulata (Cellaria) ....
»
63
manica (Enantiosula) .
. »
66
Manzonella exilis .
. »
40
manzonii (Crassim.) .
40,46, 47
marioni (Onychocella) ....
»
50
marmorea (Smittina) .
. »
41
Membranipora irregularis
»
47
Membranipora sanarti .
. »
40
Membraniporiformi .
. »
40, 42,71
Microporella .
Microporella ciliata ....
Microporella coronata .
Microporella rhodanica
Microporella utriculus .
Microporellidae .
Microporidae .
Miscellanea .
Molila .
Monoporella venusta
Mucronellidae .
multifida (Chaperia) . . .
nobilis (Calpensia) ....
Onychocella .
Onychocella anguiosa .
Onychocella antiqua
Onychocella marioni
Onychocellidae .
pallasiana (Cryptosula) .
parasitiea (Turbicellepora) .
pauciosculata (Cigclisula) .
peduncolata (Alderina) . .
phalangea (Tubulipora) .
Phylactelliporidae ....
Plagioecia sp.
polystornella (Adeonella) .
Porella eervicornis ....
Prenantia .
Prenantia cheilostoma
Prenantia ligulata . . .
proboscidea (Entalophora) .
Pseudostega .
pumicosa (« Cellepora ») . .
punctata (Cellepora) . . .
punctatum (Rhynchozoon (?))
Pustuloporidiformi ....
Pyripora .
radiata (Cribrilaria) . . .
radicifera (Tremopora) . .
ramosa (Fasciculipora) .
repens (Tubulipora)
Reptadeonella violacea . . .
Reteporidae .
reticulata (Smittoidea)
reussiana (Discoporella) .
reussiana (Rosseliana)
rhodanica (Microporella) .
Rhynchozoon .
Rhynchozoon (?) punctatum .
Rosseliana reussiana . . .
rudis (Schizomavella) .
salieornioides (Cellaria) .
sanguinea (Schizobrach.)
sanarti (Membranipora) . .
Schizobrachiella sanguinea .
Schizomavella .
Schizomavella arrogata . .
Schizomavella auriculata .
Schizomavella rudis . . .
Schizomavella systolostoma .
Schizoporella .
Schizoporella « ansata » .
Schizoporella ansata . . .
Schizoporella longirostris
Schizoporella spinifera
Schizoporella tetragona . .
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
»
57
40, 57, 58, 69
40, 58, 59
59
68
57
50
40
50
40
59
48
40
49
60
40, 50
50
40
40
40
40, 53, 54
40, .45
40
68
40
40
40
61,62
40, 61, 62
40, 62
40
53
40
64
40, 63
40
46
40
40, 49
40
40
41
63
56
40, 52, 53
51
59
63, 64
40, 63
61
40, 55
40
40
40
40
65
57
40
40, 55
40, 56
64
40, 55
66
40, 5U
55
64
I BRIOZOI CHEILOSTOMI DEL PLIOCENE DELLA VAL D’ARDA (PIACENZA, ITALIA)
77
Sohizoporella unicornis . .
Schizoporellidae .
Schizotheca .
Schizotheca fissa ....
Schizotheca serratimargo
scrupea (Scrupocellaria) . .
Scrup 0 celiaria cf. elliptica .
Srupocellaria scrupea . . .
Scrupocellaria scruposa .
Scrup 0 cellaria sp.
scruposa (Scrupocellaria)
serratimargo (Schizotheca) .
serpens (Idmonea) ....
sinuosa (Cellaria) ....
Smittina .
Smittina canavarii ....
Smittina cheilostoma
Smittina inerma .
Smittina marmorea ....
Smittoidea .
Smittoidea reticulata . . .
spinifera (Sohizoporella) .
Spiralaria gregaria ....
Stomachetosellidae ....
Stomatopora granulata . .
Stomatoporidiformi ....
subverticellata (Entalophora)
»
55
»
54
»
64
»
41
»
40 , 6Jf
»
40
»
40
»
40
»
40
»
40
»
40
»
40 , 64
»
40
»
40
»
61 , 62,63
»
41 , 62, 63
»
61
»
61 , 62
»
41
»
63
»
56
»
65
»
40
»
53
»
40
»
40
»
40
systolostoma (Schizomavella)
Terebripora sp.
tetragona (Schizoporella)
Tremopora .
Tremopora radicifera . . .
trifolium (Amphiblestrum) .
tubigera (Turbicellepora)
Tubulipora phalangea . . .
Tubulipora(?) repens . . .
Turbicellepora .
Turbiceli, coronopusoida . .
Turbicellepora birostrata
Turbicellepora parasitica
Turbicellepora tubigera . .
turrita (Cigclisula) . . .
umbellata (Discoporella)
unicornis (Schizoporella)
utriculus (Microporella) . .
venusta (Monoporella) . .
verrucosa (Diporula) . . .
viallii (Enantiosula) . . .
Vinculariformi .
violacea (Reptadeonella) .
voigti (Lunulites) . . . .
vulgaris (Escharina) . . .
kirchenpaueri (Hippopod.) .
40,56
41
54
48
40, J(8, 49
40
40, 69
40
40
68
69
40, 68, 69
40
40, 69
64
40,52
55
58
40
41
41, 66
41
41
51, 52
40
67
Direttore responsabile: Prof. Cesare Conci —■ Registrato al Tribunale di Milano al N. 6694
SPIEGAZIONI DELLA TAVOLA XVII
Fig. 1. a-e — ■ Lunulites androsaces Michelotti, 1838. - a: superficie esterna di un
frammento zoariale; b: superficie basale, Plesiotypus I.B. 401, 16 X ;
c-e: zoario astogeneticamente immaturo, visto rispettivamente dall’apice,
dalla base e di profilo; si noti (e) la base convessa, Plesiotypus I.B. 396,
15 X. Pag. 61.
Fig. 2. — Hippadenella sp. - Alcuni zoeci con ovicella parzialmente abrasa. Visibile
il grosso avicolario trasverso al peristoma inferiore, Plesiotypus I.B. 416,
~ 46 X • Pag. 57.
Fig. 3. — Alderina peduncolata (Manzoni, 1870). - Alcuni zoeci ovicellati; ovicelle con
fenestra frontale; gimnocisti variamente sviluppata, Plesiotypus I.B. 318,
~ 50 X- Pag. 46.
Fig. 4. — Onychocella antiqua (BusK, 1869). - Porzione di zoario con avicolari ony-
chocellari, I.B. 407, ^ 40 X. Pag. 49.
Fig. 5. — Turbicellepora birostrata (Namias, 1891). - Zoeci con avicolari peristomali
bilaterali, ovicella con area piatta perforata (ov) e probabile avicolario
interzoeciale (av. i.), Plesiotypus I.B. 413, 36 X. Pag. 68.
Fig. 6. — Turbicellepora birostrata (Namias, 1891). - Plesiotypus I.B. 413, ~30 X.
Pag. 68.
Fig. 7. — Microporella coronata (Audouin, 1826). - Alcuni zoeci con avicolari bila¬
terali e 6-6 spine sull’arco superiore del peristoma, Plesiotypus I.B. 409,
^ 40 X. Pag. 58.
(Foto P. Ferrieri)
A. POLUZZI - Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’Arda
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XVII
Fig. 1
Fig. 2.
Pig. 3,
Fig. 4.
Fig. 5.
Fig. 6.
Fig. 7.
SPIEGAZIONI DELLA TAVOLA XVIII
a-m — Discoporella reussiana (Manzoni, 1869). - a-m; vari stadi di sviluppo
astogenetico ; a-1: superfici esterne con zoeci; b-m: superfici basali a set¬
tori radiali più o meno tubercolati; h, i: zoari piatti; 1, m: zoari a profilo
ogivale. Plesiotypi I.B. 323 (a, b, c), 1. B. 325 (d, e, f, g), I.B. 328 (h),
I.B. 327 (i), I.B. 331 (1), I.B. 329 (m), 6 x. Pag. 62.
— Discoporella reussiana (Manzoni, 1869). - Zoeci portanti 3-4 processi spini¬
formi fimbriati coalescenti e due denticoli opesiulari; in alcuni zoeci le
spine criptocistali si saldano ai denticoli individuando un opesio ad aspetto
tipicamente piriforme, Plesiotypus I.B. 331, ~70x. Pag. 52.
— Discoporella reussiana (Manzoni, 1869). - Superficie zoariale esterna con
apice a zoeci ricoperti da una lamina calcarea occasionalmente perforata
ai bordi, Plesiotypus I.B. 324, ~ 20 x. Pag. 52.
— Rhynchozoon (?) punctatum (Manzoni, 1869). - Porzione di zoario a zoeci
inovicellati ; visibile l’avicolario latero-orale subellittico occasionalmente rim¬
piazzato da un avicolario a grande rostro allungato, Plesiotypus I.B. 389,
30 X. Pag. 63.
— Rhynchozoon (?) punctatum (Manzoni, 1869). - Porzione ovicellata della
colonia con i 4 (o 5) processi peristomali e l’avicolario labiale sul fianco
di uno dei mucroni, Plesiotypus I.B. 389, 30 X. Pag. 63.
— Schizomavella rudis (Manzoni, 1869). - Gruppo di zoeci. Si notano i condili
immergenti verso l’interno e il piccolo mucrone sottoaperturale, Plesiotypus
I.B. 350, ~ 35 X. Pag. 55.
— Prenantia cheilostoma (Manzoni, 1869). - Zoeci ovicellati con ovicella cir¬
condata da un cercine granuloso ed entoecio depresso e cribrato, Plesio¬
typus I.B. 384, ~ 40 X- Pag. 61.
(Foto P. Ferrieri)
A. POLUZZI - Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’Arda
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XVIII
SPIEGAZIONI DELLA TAVOLA XIX
Fig. 1. — Cigclisula pauciosculafa (Manzoni, 1870). - Porzione di zoario con zoeci
prominenti ed armati di tozzi processi spiniformi, Plesiotypus I.B. 346,
35 X. Pag. 53.
Fig. 2. — Cigclisula pauciosculata (Manzoni, 1870). - Zoeci con umbone ed avicolario
suborale, Plesiotypus I.B. 348, 35 X. Pag. 53.
Fig. 3. — Schizomavella systolostoma (Manzoni, 1869). - Porzione di zoario asto-
geneticamente matura, mostrante numerosi zoeci inorientati, Plesiotypus
I.B. 358, ~30 X- (+ tav. XX, figg. 1, 2). Pag. 66.
Fig. 4. — Schizomavella systolostoma (Manzoni, 1869). - Lamina primigenia con
zoeci isorientati, Plesiotypus I.B. 355, ~ 30 x. (+ tav. XX, figg. 1, 2).
Pag. 56.
Fig. 5. — Smittina canavarii (Neviani, 1900). - Zoario vinculariforme internamente
cavo, Plesiotypus I.B. 378, 7 X. (+ tav. XXI, figg. 10, 11). Pag. 62.
Fig. 6. — Smittina canavarii (Neviani, 1900). - Zoario portante sul fianco sinistro
uno strato di zoeci costituenti, con ogni probabilità, la base d’impianto di
un nuovo ramo laterale, Plesiotypus I.B. 382, 7 X- (+ tav. XXI, figg. 10,
11). Pag. 62.
Fig. 7. — Enantiosula viallii n. sp. - Zoario; si notano gli zoeci orientati dall’apice
verso la base, Holotypus I.B. 390, 10 X- (+ tav. XXI, figg. 7, 8, 9). Pag. 66.
Fig. 8. — Tremopora radicifera (Hincks, 1891). - Zoario bilamellare, Plesiotypus
I.B. 341, 10 X. (+ tav. XX, figg. 7, 8, 9). Pag. 48.
Fig. 9. — Aechmella sp. - Gruppo di zoeci. Visibili gli avicolari lanceolati e 2 zoeci
sigillati, Plesiotypus I.B. 318/b, ~ 15 X- (+ tav. XXI, figg. 1, 2). Pag. 50.
Fig. 10. — Aechmella sp. - Zoeci ed avicolari, Plesiotypus I.B. 318/b, ~ 15 X.
(+ tav. XXI, figg. 1, 2). Pag. 50.
(Foto P. Ferrieri)
A. POLUZZI - Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’Arda
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XIX
SPIEGAZIONI DELLA TAVOLA XX
Pig. 1. — Schizomavella systolostoma (Manzoni, 1869). - Zoeci. Visibile l’apertura
con i due processi laterali immergenti verso Tinterno e l’avicolario con
l’incavo ad aspetto trifogliato, Plesiotypus I.B. 354, 75 X. (+ tav. XIX,
figg. 3, 4). Pag. 56.
Fig. 2. — Schizomavella systolostoma (Manzoni, 1869). - Struttura dell’ovicella con
corona tubercolata ed entoecio poroso, Plesiotypus I.B. 354, ~ 150 X-
( + tav. XIX, figg. 3, 4). Pag. 56.
Fig. 3. — Crassimarginatella maìizonii (Cipolla, 1921). - Gruppo di zoeci ed avico-
lari. Si noti l’avicolario vicariante provvisto di ampio rostro spatolato e
forti condili, Plesiotypus I.B. 332, /— 35 X- Pag. 46.
Fig. 4. — Alysidotella cipollai Buge, 1966. - Ovicella e peristoma. I due lembi di¬
stali del peristoma non sono completamente saldati con la base del galeo
ovicellare, Plesiotypus I.B. 393, 100 X- Pag- 68.
Fig. 5. — Alysidotella cipollai BUGE, 1956. - Gruppo di zoeci, Plesiotypus I.B. 393,
~ 35 X • Pag. 68.
Fig. 6. — Alysidotella cipollai BuGE, 1956. - Particolare che evidenzia il peristoma
marcato da strie di accrescimento, le caratteristiche espansioni lobate or¬
togonali al piano zoeciale e le cardelle vestigiali al fondo del peristomio,
Plesiotypus I.B. 394, ~80 X- Pag. 68.
Fig. 7. — Tremopora radicifera (Hincks, 1891). - Ovicella con entoecio tubercolato
e perforato ai bordi, Plesiotypus I.B. 337, 100 X. (+ tav. XIX, fig. 8).
Pag. 48.
Pig. 8. — Tremopora radicifera (Hincks, 1891). - Gruppo di zoeci con il caratteri¬
stico avicolario latero-distale peduncolato, Plesiotypus I.B. 337, ~ 85 X-
( + tav. XIX, fig. 8). Pag. 48.
Fig. 9. — Tremopora radicifera (Hincks. 1891). - Veduta laterale dello zoario con i
pori radicellari e i tubi-pori, Plesiotypus I.B. 337, 86 X- (+ tav. XIX,
fig. 8). Pag. 48.
Fig. 10. — Cheiloporina campanulata (Cipolla, 1921). - Gruppo di zoeci con orifizio
« campanulato » e avicolari bilaterali convergenti, Plesiotypus I.B. 345,
36 X. Pag. 65.
Fig. 11. — Prenantia ligulata (Manzoni, 1870). - Zoeci con peristomio prossimale
degradante verso l’interno e lirula fiancheggiata da due cardelle acumi¬
nate, Plesiotypus I.B. 386, 65 X ■ Pag. 62.
Fig. 12. — Cheiloporina campanulata (CIPOLLA, 1921). - Particolare che evidenzia la
natura del muro frontale, Plesiotypus I.B. 345, 76 X- Pag. 65.
(Foto G. B. Vai)
A. POLUZZI - Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’Arda
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Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XX
SPIEGAZIONI DELLA TAVOLA XXI
Fig. 1. — Aechmella sp. - Porzione molto calcificata dello zoario. La criptocisti
ricopre quasi interamente lo zoecio ed è percorsa da strie radiali, Ple-
siotypus I.B. 318/b, 85 X- (+ tav. XIX, figg. 9, 10). Pag. 50.
Fig. 2. — Aechmella sp. - Passaggio da zoeci calcificati a zoeci non calcificati. Nello
zoecio «normale», si nota la criptocisti fittamente tubercolata, il bordo
murale con una doppia fila di granulazioni ed un denticelo al di sopra
delle opesiule, Plesiotypus I.B. 318/b, 85 X- (+ tav. XIX, figg. 9, 10).
Pag. 50.
Fig. 3. — Cellaria diffusa Robertson, 1905. - Porzione di un internodo con 6 file
longitudinali di zoeci. Si osserva il caratteristico dente che conferisce alla
ovicella aspetto reniforme, l’avicolario a contorno subrettangolare, l’aper¬
tura con labbro inferiore convesso e i denticeli laterali, Plesiotypus
I.B. 343, ~ 80 X. Pag. 53.
Fig. 4. — Hemicyclopora disjuncta (Manzoni, 1869). - Zoeci con peristoma distale
ornato da una corona di 8 spine (alveoli) e separato alla base da un
ampio sinus, Plesiotypus I.B. 372, 75 X- Pag. 59.
Fig. 5. — Chaperia annulus (Manzoni, 1870). - Gruppo di zoeci. In evidenza l’avico¬
lario sessile distale e l’avicolario peduncolato piazzato sulla gimnocisti
prossimale, Plesiotypus I.B. 336, ~ 65 X. Pag. 47.
Fig. 6. — Chaperia annulus (Manzoni, 1870). - Porzione di zoecio con occlusor la¬
mina (oc. la.), alveoli per l’articolazione delle spine (al. sp.), aviculario
peduncolato (av. ped.), e avicolario sessile (av. ses.), Plesiotypus I.B. 336,
195 X. Pag. 47.
Fig. 7. — Enantiosuìa viallii n. sp. - Sezione trasversale della zona periorale. Dagli
avicolari leggermente abrasi affiorano almeno tre strati del muro fron¬
tale. Visibili alla base del peristomio alcune septule uniporose, Holotypus
I.B. 390, ~ 220 X. (-b tav. XIX, fig. 7). Pag. 66.
Fig. 8. — Enantiosuìa viallii n. sp. - Zoeci con pseudospiramen allungato trasversal¬
mente e poco profondo, eterozoeci distali, avicolari peristomali, muro fron¬
tale con grossi e rari tremopori, Holotypus I.B. 390, ~ 75 X-(+ tav. XIX,
fig. 7). Pag. 66.
Fig. 9. — Enantiosuìa viallii n. sp. - Particolare dell’Olotipo I.B. 390 che evidenzia
due eterozoeci tangenti al bordo distale del peristoma, dubitativamente
indicati come vibraceli, ~ 145 X- (+ tav. XIX, fig. 7). Pag. 66.
Fig. 10. — Smittina canavarii (Neiani, 1900). - Porzione poco calcificata della colonia
con zoeci ben individuati e separati da un cordone rilevato, Plesiotypus
I.B. 374, 35 X. (+ tav. XIX, figg. 5, 6). Pag. 62.
Fig. 11. — Smittina ^canavarii (Neviani, 1900). - Porzione calcificata dello zoario.
Sul muro frontale si notano le perforazioni irregolari e l’avicolario avven¬
tizio suborale, Plesiotypus I.B. 374, 35 X- (+ tav. XIX, fig. 5, 6). Pag. 62.
Fig. 12. — Microporella ciliata (Pallas s. L). - Zoecio con avicolario situato a livello
dell’ascoporo, Plesiotypus I.B. 364, 75 X- Pag. 57.
(Foto G. B. Vai)
A. POLUZZI - Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’Arda
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Voi. XXI - Tav. XXI
1
VOLUME XII.
I - VlALLi V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli
superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo).
pp. 1-70, U figg-, 6 tavv.
II - Venzo S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte I: Tratto occidentale
Gardone-Desenzano. pp. 71-11-0, Il figg., 6 tavv.,
1 carta.
Ili - ViALLi V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte
Albenza (Bergamo), pp. 111-188, 2 figg., 5 tavv.
VOLUME XIII.
I - Venzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte II. Tratto orientale
Garda-Adige e anfiteatro atesino di Rivoli veronese.
pp. 1-61, 25 figg., 9 tavv., 1 carta.
II - Pinna G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Merca-
ticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia. pp. 65-98,
2 figg., 1 tavv.
Ili - Zanzucchi G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) di Entratico in Val Cavallina (Berga¬
masco orientale), pp. 99-116, 2 figg., 8 tavv.
VOLUME XIV.
I - Venzo S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all’Adige.
pp. 1-82, 11 figg., 1 tavv., 1 carta.
II - Pinna G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia
Dactylioceratidae. pp. 83-136, 1 tavv.
Ili - Dieni I., Massari F. e Montanari L., 1966 - Il Paleo¬
gene dei dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 137-181,
5 figg., 8 tavv.
VOLUME XV.
I - Caretto P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni
Briozoi pliocenici, precedentemente determinati quali
Idrozoi del genere Hydractinia Van Beneden. pp. 1-88,
27 figg., 9 tavv.
II - Dieni I. e Massari F., 1966 - Il Neogene e il Quater¬
nario dei dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 89-112,
8 figg., 7 tavv.
Ili - Barbieri F. - Iaccarino S. - Barbieri F. & Petrucci F.,
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-
Parmense-Reggiano. pp. 113-188, 20 figg., 3 tavv.
VOLUME XVI.
I - Caretto P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio
del metodo statistico e nuova classificazione dei Ga¬
steropodi pliocenici attribuibili al Murex brandaris
Linneo, pp. 1-60, 1 fig,. 7 tabb., 10 tavv.
II - Sacchi Vialli G. e Cantaluppi G., 1967 - I nuovi fos¬
sili di Gozzano (Prealpi piemontesi), pp. 61-128,
SO figg., 8 tavv.
Ili - Pigorini B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare
Adriatico, pp. 129-200, 13 figg., 1 tabb., 7 tavv.
VOLUME XVII.
I - Pinna G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie
Lytoceratidae, Nannolytoceratidae, Hammatocerati-
dae (excl. Phymatoceratinae), Hildoeeratidae (excl.
Hildoceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 tavv.
n.t., 6 figg., 6 tavv.
II - Venzo S. & Pelosio G., 1968 - Nuova fauna a Ammo-
noidi dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brem-
bana (Bergamo), pp. 71-112, 5 figg., 11 tavv.
Ili - Pelosio G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildo-
ceras, Phymatoeeras, Paroniceras e Frechiella. Con¬
clusioni generali, pp. 113-201, 2 figg., 6 tavv.
VOLUME XVIII.
I - Pinna G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate
da Giuseppe Meneghini nelle Tavv. 1-22 della « Mo-
nographie des fossiles du calcaire rouge ammoni-
tique » (1867-1881). pp. 5-22, 2 figg., 6 tavv.
II - Montanari L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Goz¬
zano (Lago d’Orta). pp. 23-92, 12 figg., 1 tavv. n. t.
Ili - Petrucci F., Bortolami G. C. & Dal Piaz G. V.,
1970 - Ricerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-
Avigliana (Prov. Torino) e sul suo substrato cri¬
stallino. pp. 93-169, con carta a colori al 1:10.000,
11 figg., 1 tavv. a colori e 2 b.n.
VOLUME XIX.
I - Cantaluppi G., 1970 - Le Hildoeeratidae del Lias medio
delle regioni mediterranee - Loro successione e mo¬
dificazioni nel tempo. Riflessi biostratigrafici e si¬
stematici, pp. 5-16, con 2 tabelle nel testo.
II - Pinna G. & Levi-Setti F., 1971 - I Dactylioceratidae
della Provincia Mediterranea (Cephalopoda Ammo-
noidea), pp. 17-136, 21 figg., 12 tavv.
Ili - Pelosio G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di
Asklepieion (Argolide, Grecia) - I. Fauna del « cal¬
care a Ptychites » (Anisico sup.), pp. 137-168,
3 figg., 9 tavv.
VOLUME XX.
I - Cornaggia Castiglioni O., 1971 - La cultura di Reme-
delio. Problematica ed ergologia di una facies del¬
l’Eneolitico Padano, pp. 5-80, 2 figg., 20 tavv.
II - Petrucci F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio
(Prov. Parma). Studio sulla stabilità dei versanti
e conservazione del suolo, pp. 81-127, 37 figg., 6
carte tematiche.
Ili - Ceretti E. & Poluzzi A., 1973 - Briozoi della bio-
calcarenite del Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi),
pp. 129-169, 18 figg., 2 tavv.
VOLUME XXI.
I - Pinna G., 1974 - I crostacei della fauna triassica di
Cene in Val Seriana (Bergamo), pp. 5-31, 16 figg.,
16 tavv.
II - Poluzzi A., 1975 - I Briozoi Cheilostomi del Pliocene
della Val d’Arda (Piacenza, Italia), pp. 35-78, 6 figg.,
5 tavv.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)
MUS. COMP. ZOOl-
LIBRARY
500 ']Ó0^ FEB 1 31978
HARVARD
UNIVERSITY
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXI - Fase. Ili
GIUSEPPE BRAMBILLA
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI
VILLALVERNIA (ALESSANDRIA).
I. LAMELLIBRANCHI
Con 10 tavole fuori testo e 4 figure
Istituto di Paleontologia dell’ Università di Pavia
Direttore : Prof. Giulia Sacchi Vialli
Pubblicato col contributo della Regione Lombardia
Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali
MILANO
20 dicembre 1976
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME i.
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis: Felis jacobita (Corn.), 9 pp., 1 tav.
II - Magni-Geiffi P., 1865 - Di una specie d ’Hippolais
nuova per l’Italia, 6 pp., 1 tav.
Ili - Gastaldi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini
lacustri per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp.,
2 figg., 2 tavv.
IV - Seguenza G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziarii del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tavv.
V - Gibelli G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Verrucaria, 16 pp., 1 tav.
VI - Beggiato F. S., 1866 - Antracoterio di Zovencedo e
di Monteviale nel Vicentino. 10 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli og¬
getti di umana industria dei tempi preistorici rac¬
colti in Toscana. 32 pp., tavv.
Vili - Tabgioni-Tozzetti a., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen¬
trale (Lucida italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavv.
IX - Maggi L., 1866 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tavv.
X - CORNALIA E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a
confondersi con esse. 1)0 pp., U tavv.
VOLUME II.
I - IssEL A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa. 38 pp.
II - Gentilli a., 1866 - Quelques considérations sur l’ori¬
gine des bassins lacustres, à propos des sondages
du Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
Ili - Molon P., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. HO pp.
IV - D’Achiardi a., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico delle Alpi venete. 54 pp., 5 tavv.
V - Cocchi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di
Magra. 18 pp., 1 tav.
VI - Seguenza G., 1866 - Sulle importanti relazioni pa¬
leontologiche di talune rocce cretacee della Cala¬
bria con alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa set¬
tentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1867 - L’uomo fossile nell’ Italia centrale.
82 pp., 21 figg., 4 tavv.
Vili - Garovaglio S., 1866 - Manzonia cantiana, novum
Lichenum Angiocarporum genus propositum atque
descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - Seguenza G., 1867 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - DùRER B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ecc. 45 pp., 11 tavv.
VOLUME III.
I - Emery C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii.
16 pp., 1 tav.
II - Garovaglio S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum ge¬
nera recognita iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
Ili - Targioni-Tozzetti a., 1867 - Studii sulle Coccini¬
glie. 88 pp., 7 tavv.
IV - Claparède e. R. e Panceri P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Porsk. 8 pp.,
1 tav.
V - Garovaglio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae
commentano. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME IV.
I - D’Achiardi a., 1868 - Corallarj fossili del terreno num¬
mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
II - Garovaglio S., 1868 - Detona Lichenum genera vel
adhuc controversa, vel sedis prorsus incertae in sy-
stemate, novis descriptionibus iconibusque accuratis-
simis illustrata, 18 pp., 2 tavv.
Ili - Marinoni C., 1868 - LÌe abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavv.
IV - (Non pubblicato).
V - Marinoni C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom¬
bardia. 28 pp., 3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - Martorelli G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli
di rapina in Italia. 216 pp., 40 figg., 4 tavv.
(Del voi. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I - De Alessandri G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo¬
gici. 104 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - Martorelli G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112pp.,
63 figg., 1 tav.
Ili - Pavesi P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp.,
14 figg., 1 tav.
VOLUME VII.
I - Db Alessandri G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 16Jf pp., 9 tavv.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME Vili.
I - Repossi e., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-45, 5 figg-,
3 tavv.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi petrografici e geologici. Parte IL pp. h7-186,
5 figg., 9 tavv.
Ili - Airaghi C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu¬
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati. pp. 187-2Ì2, 4 figg,.
3 tavv.
VOLUME IX.
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane, pp. 1-16i, 7 figg., 2 tavv.
II - Sera G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione
della base del cranio colle forme craniensi e colle
strutture della faccia nelle razze umane. - (Saggio
di una nuova dottrina craniologica con particolare
riguardo dei principali cranii fossili), pp. 165-262,
1 figg-, 2 tavv.
Ili - Db Beaux O. e Pesta E., 1927 - La ricomparsa del Cin¬
ghiale nell’Italia settentrionale-occidentale, pp. 263-
320, 13 figg., 7 tavv.
VOLUME X.
I - Desio A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Al-
benza (Prealpi Bergamasche), pp. 1-156, 27 figg.,
1 tav., 1 carta.
II - Scortecci G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli
Agamidi. pp. 157-208,, 39 figg., 2 tavv.
Ili - Scortecci G., 1941 - I recettori degli Agamidi. pp. 209-
326, 80 figg.
VOLUME XI.
I - Guiglia D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Mi¬
lano (Hymen.). pp. 1-44, 4 figg., 5 tavv.
II-III - Giacomini V. e PiGNATTi S., 1965 - Plora e Vegeta¬
zione dell’Alta Valle del Braulio. Con speciale riferi¬
mento ai pascoli di altitudine, pp. 45-238, 31 figg.,
1 carta.
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXI - Fase. Ili
GIUSEPPE BRAMBILLA
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI
VILLALVERNIA (ALESSANDRIA).
1. LAMELLIBRANCHI
Con 10 tavole fuori testo e 4 figure
Istituto di Paleontologia dell’ Università di Pavia
Direttore : Prof. Giulia Sacchi Vialli
Pubblicato col contributo della Regione Lombardia
Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali
MILANO
20 dicembre 1976
GIUSEPPE BRAMBILLA {*)
I Molluschi pliocenici di Villalvernia (Alessandria)
I. Lamellibranchi
Riassunto. — Viene segnalato un nuovo affioramento
fossilifero in facies astiana, in comune di Villalvernia
(Alessandria, Italia settentrionale), nota località del ba¬
cino terziario piemontese.
L’affioramento di circa 6 m di potenza, contiene una
ricca associazione a Molluschi prevalenti (40% di Lamel¬
libranchi e 28% di Gasteropodi) con Foraminiferi, Pori¬
feri, Celenterati (Antozoi), Briozoi, Anellidi, Brachiopodi,
Echinodermi (Echinidi), Artropodi (Crostacei), Pesci (Oto¬
liti), Alghe corallinacee e Legni. In questa prima parte
dedicata ai Lamellibranchi, vengono desèritte e figurate
le 117 entità riconosciute su un totale di 1.558 valve rac¬
colte: 76 specie sono segnalate per la prima volta in que¬
sta località,
L’esame dei dati ricavati, consente di riferire tale
fauna al Pliocene medio-superiore, nonché di riconoscere
un bacino di sedimentazione di mare basso (5-25 m), pre¬
valentemente a sabbie e con clima di tipo temperato-caldo.
Résumé. — On signale des niveaux fossilifères (6m)
en « facies astiana » dans le bassin ligurien-piemontais
de Villalvernia (prov. Alessandria - Italie du Nord).
On a reconnu la présence d’une association essentiel-
lement à Mollusques (Bivalves 40%, Gasteropodes 28%)
avec Foraminifères, Spongiaires, Anthozoaires, Bryozoaires,
Annélides, Brachiopodes, Echinides, Crustacés, Otolithes,
Algues corallinacées et Bois.
Cette première partie sur les Bivalves donne la dé-
scription détaillée, de 117 espèces (sur 1568 valves recueil-
lies) dont 76 sont ici signalées pour la première fois.
Sur la base des résultats obtenus, on a établi que cette
association appartieni au Pliocène moyen-supérieur et cor-
réspond à celle de l’étage littoral actuel de la Méditerranée.
Abstract. — Pliocenic Mollusca from Villalvernia
(Alessandria province). 1°. Bivalvia.
A new fossiliferous outcrop with prevalent mollusks
(40% of pelecipods and 28% of gastropods) collected by
thè author in thè middle-upper pliocenic sandy bed of
Villalvernia (Alessandria province - Northern Apennines)
is described.
A fossil assemblage is represented by Foraminifera,
Porifera, Anthozoa, Bryozoa, Anellida, Brachiopoda, Mol¬
lusca, Echinoida, Crustacea, Otholyts, Rodophyta and
woods. In thè first part 117 species of bivalves with over
1.658 specimens are described and figurated: 77 recent
species and 40 extinct.
The dominant families are: Veneridae (11,1%), Pec-
iinidae (9,4%), Tellinidae (8,5%), Cardiidae (6%), Aroi-
dae (5,1%), Lucinidae (5,1%), Carditidae (4,3%) and My-
tilidae (4,3%).
The dominant species for frequency are: Astrea la-
mellosa (8,9%), Nuculana pella (6,8%), Corbula gibbo
(6%.), Glans intermedia (3,5%), Nuculana fragilis (3,2%),
Pecten flabelliformis (3%), Anadara pedinata (2,'lVo),
Venus multilamella (2,6%), Chama gryphoides (2,4%), Tel¬
lina pulchella (2,2%).
This assemblage is dated as Middle-Upper Pliocene;
it corresponds to thè recent of Mediterranean litoral sands.
(*) Istituto di Paleontologia dell’Università di Pavia.
82
G. BRAMBILLA
INTRODUZIONE
Il presente lavoro si inserisce nell’ambito delle
ricerche biostratigrafiche e paleoambientali sul
Pliocene in corso da tempo presso l’Istituto di Pa¬
leontologia dell’Università di Pavia: tali ricer¬
che, documentate da numerosi lavori di tesi ine¬
diti, vengono ora date alla stampa onde rendere
noti i dati raccolti.
La località fossilifera studiata è stata corte-
semente segnalata da un appassionato raccogli-
sono dall’Autore tutti riferiti al Pliocene inferiore.
Il nuovo affioramento, oggetto di questo stu¬
dio, che non è identificabile con i suddetti nem¬
meno come localizzazione topografica, si è rivelato
oltremodo interessante sia perché più riccamente
fossilifero sia perché si mostra diverso anche li¬
tologicamente: infatti i terreni sono prevalente¬
mente sabbiosi e sobbioso-argillosi giallastri, e ri¬
cordano meglio la facies astiana del Pliocene ed
Fig. 1. — Ubicazione della nuova località fossilifera alla scala 1 : 500.000 ed 1 : 25.000.
tore, il prof. Ronchetti, che ha messo a disposi¬
zione anche la sua collezione privata come ter¬
mine di confronto per il nuovo materiale raccolto
(ciò è stato molto utile soprattutto per le forme
più rare), a cui vanno i miei più sentiti ringra¬
ziamenti.
Villalvemia è già molto nota nella letteratura
paleontologica, Bellardi 1872 prima e Sacco 1890
poi, avevano citato tale località studiando il ba¬
cino terziario del Piemonte, e ne avevano illu¬
strato la ricca fauna.
In seguito Martinis 1954, riprendendo studi
precedenti, si era occupato della microfauna pre¬
sente in campioni raccolti lungo il Rio di Castel-
lania a SE dall’abitato, verso Carezzano. Tali cam¬
pioni, compreso anche il più alto (N. 10 - Argilla
marnosa grigio-giallastra con sabbia diffusa e
qualche calcinello) che Sacco riferiva all’Astiano,
in parte il campione n. 10 di Martinis, nonché i
lembi segnalati da Sacco a NW e SW di Torre
degli Sterpi e a NE di Gavazzana.
L’abbondanza di Molluschi fossili è notevole e
tale da consigliare di suddividere almeno in due
parti tutto il lavoro : in questa prima parte ven¬
gono studiati i Lamellibranchi che rappresentano
la maggioranza assoluta di tutte le forme, nella
seconda parte, che verrà pubblicata in un imme¬
diato futuro, i Gasteropodi.
Il lavoro svolto è stato impegnativo sia per la
presenza di forme con scarsi riferimenti in lette¬
ratura sia e soprattutto per i problemi di ordine
sistematico che hanno dovuto esser risolti : basti
ricordare le numerose « varietà » che i vecchi Au¬
tori hanno istituito nell’ambito di ciascuna specie.
Il criterio generale adottato è quello riunitore,
nel senso di far rientrare in sinonimia, ove era
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
dimostrata l’identità, la specie fossile in quella
attuale, nonché di estendere per ciascuna entità il
proprio ambito, includendo così le « varietà » che
si sono spesso rivelate improponibili anche a li¬
8;ì
vello di morfotipi. Queste ultime sono state ugual¬
mente segnalate in ogni scheda paleontologica ed
anche illustrate talvolta, in modo di avere un pa¬
norama sistematico completo per ciascuna forma.
I terreni studiati sono ubicati nel F” 70 (Ales¬
sandria) della Carta Geologica d’Italia, ed affio¬
rano nei pressi dell’abitato di Villalvernia (AL),
comune a 10 km a Sud di Tortona; più precisa-
mente sono localizzati a Nord-Est del cimitero,
lungo la valletta del Rio Vaccaruzza, affluente di
destra del F. Scrivia, al confine con il comune di
Castellar Ponzano. Tale affioramento, che si è
evidenziato recentemente in seguito a lavori agri¬
coli, interessa solamente una parte della serie plio¬
cenica: non è stato possibile infatti né valutarne
la potenza complessiva, né tanto meno riconoscere
contatti con altre formazioni.
I terreni pliocenici più vicini cartografati sono
a circa 1200 m a Nord e a 1500 m ad Ovest: nelle
note illustrative del F" 70 (Alessandria) della
Carta Geologica d’Italia, sono indicati con « P -
Argille di Lugagnano - Pliocene ». Bisogna però
giungere sino a circa 11 km da Villalvernia, a Sud
di Novi Ligure ed in sponda sinistra del F. Scri¬
via. per ritrovare cartografati quei terreni —■ in¬
dicati con « P'*-- - Sabbie di Asti - Pliocene supe¬
riore-medio » — che sia dal punto di vista litolo¬
gico che faunistico meglio corrispondono a quelli
in istudio.
L’affioramento di Villalvernia-Rio Vaccaruz¬
za mostra una potenza misurata di poco superiore
ai 6 m : esso consta prevalentemente di livelli sab¬
biosi e sabbioso-argillosi giallastri posti debol¬
mente a reggipoggio (10" circa) ed immergenti a
WSW, verso la pianura, che si continuano sul lato
destro della valletta con una struttura a debole
anticlinale. La successione litologica evidenziata
nella colonna stratigrafica relativa è la seguente,
dal basso verso l’alto:
— livello A (160 cm): sabbie medie giallastre e
giallastro-nocciola con noduli calcarenitici ben
cementati più frequenti nei 40 cm inferiori ;
— livello B (160 cm): sabbie argillose giallo-noc¬
ciola ;
— livello C (60 cm) : argille sabbiose grigio-noc¬
ciola, con venature rossastre;
— livello D (170 cm): sabbie giallastro-nocciola
con noduli calcarenitici più frequenti nella
parte superiore;
— livello E (20 cm) : sabbie nocciola rossastre con
evidente circolazione di ossidi di ferro;
livello F (10 cm): sabbie biancastre pulveru-
lenti (zona demineralizzata) ;
livello G (20-40 cm) : terreno agrario di co¬
pertura.
Fig. 2. — Colonna stratigrafica dei terreni pliocenici af¬
fioranti (scala 1 : 50).
Tutti i suddetti livelli sono abbondantemente
fossiliferi (anche nel terreno di copertura è fa¬
cile ritrovare reperti), con predominanza di Mol¬
luschi lamellibranchi : è possibile notare che, ove
esistono noduli calcarenitici (parte inferiore del
livello A e superiore del livello D), questi spesso
CENNI GEOLOGICO-STRATIGRAFICI
S4
G. BRAMBILLA
inglobano Ostreidae e Chamidae anche di grandi
dimensioni assieme a rappresentanti degli altri
gruppi sistematici. I livelli B e D, quest’ultimo al
passaggio verso C, mostrano la maggior concen¬
trazione di resti fossili : nel primo sono presenti
fra gli altri grossi Muricidae, nel secondo nume¬
rosi esemplari delle famiglie Mytilidae, Pinnidne,
Pteriidae e Isognomonidae.
Queste ultime famiglie sono ben rappresentate
anche nel livello C che è però quello più povero,
come numero, di macroreperti.
Infine notevole ed esclusiva è la presenza di
numerosi esemplari completi ed ancor chiusi di
Peeten (Flabellipecten) flabelliformis (Br.) e di
Tellina (Peronea) planata (L.) nel livello D (parte
superiore) e in E.
OSSERVAZIONI SULLA FAUNA
La malacofauna raccolta, come già detto, è
molto abbondante, sia dal punto di vista del nu¬
mero delle specie riconosciute, che da quello del
numero degli esemplari raccolti ; sistematicamente
vi sono rappresentati:
Foraminiferi - Poriferi - Celenterati (Antozoi)
- Briozoi - Anellidi - Brachiopodi - Scafopodi -
Lamellibranchi - Gasteropodi - Echinidi - Crosta¬
cei - Pesci (otoliti) - Alghe corallinacee - Legni.
In senso assoluto, come numero di specie pre¬
valgono i Lamellibranchi, che rappresentano circa
il 40% della fauna, seguono i Gasteropodi con il
28%, i Foraminiferi con il 14%, mentre il restante
18% viene ripartito tra gli altri gruppi.
Come già detto nell’ introduzione, oggetto di
questa prima parte del lavoro, sono i Lamellibran¬
chi: di questi ho raccolto 1.558 valve (anche in
esemplari completi) riconosciute appartenere a 117
specie diverse.
Tale materiale è ben conservato : normalmente
mostra una colorazione giallastro-nocciola simile
a quella del sedimento che lo conteneva; esistono
però anche esemplari con colorazione nerastra
(per i generi Ostrea, Anomia, Plicatula, Modio-
lus, Limaria, Chlamys, Peeten, Flabellipecten e
Palliolum) così come altri che presentano ancora
tracce della colorazione originaria {Anadara, Bar-
batia, Pteria, Ostrea, Laevicardium, Callista, Pa-
phia, Dosinia, Pelecyora)^
Quest’ultima caratteristica servirà da base per
futuri studi sulla conservazione del colore nei fos¬
sili, studi che rientrano nel programma di ricer¬
che dell’ Istituto di Paleontologia dell’Università
di Pavia.
Le valve di grandi dimensioni di alcuni esem¬
plari (Arcidi, Glicimeridi, Pettinidi, Spondilidi,
Ostreidi, Veneridi) si mostrano spesso incrostate
da altri lamellibranchi (Plicatulidi, Spondilidi,
Fig-. 3. — Diagramma rappresentativo — per numero di
specie e percentuale — delle famiglie di Lamellibranchi
presenti nell’affioramento Villalvernia-Rio Vaccaruzza.
"IF
F a m ì g I i e
10
I -
Nueul Idae
2 -
Nuculanidae
3 -
Are idae
4 -
Limopsidae
5 -
Gl ycymarldae
6 -
MytII idae
7 -
Pinnidae
a -
Ptenidae
9 -
1 sognomon Idae
IO r.
Pect in idae
11 -
PI Icatul Idae
12 -
Spondyl idae
13 -
Anomi idae
14 -
Limidae
15 -
Grypheidae
16 -
Ostreidae
17 -
Luclnidae
-
Ungui in Idee
19 -
Chamidae
20 -
Kel 1 idae
21 -
Leptonidae
22 -
Montacutidae
23 -
NeoI eptonidae
24 -
Cardìtidae
25 -
Cardi idae
26 -
Mactridae
27 -
So! enidae
28 -
Cui tei 1 idae
29 -
Tet 1 in Idae
30 -
Psammoblidae
31 -
Semel Idae
32 -
Sol ecurtldae
33 -
Vener idae
34 -
Petrlcol idae
35 -
My idae
36 -
Corbul idae
37 -
Gast rochaenidae
38 -
Hiatel 1 idae
39 -
Cusp i dar idae
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
,S5
Anomidi, Ostreidi, Camidi) oltre che da Poriferi,
Antozoi, Briozoi, Anellidi, Gasteropodi (Vermetidi),
Balanidi ed anche perforate sia da Poriferi (Clio-
nidi) che da Lamellibranchi {Gastrochaena, Sphe-
nia e Petricola) che si ritrovano ancora in posto.
Dal punto di vista sistematico (si è qui se¬
guita la classificazione proposta da MOORE 1969)
la fauna a Lamellibranchi di Villalvernia risulta
notevolmente eterogenea, ben sette sono infatti gli
ordini rappresentati : Nuculoida (con 2 famiglie),
Arcoida (3 fam.), Mytiloida (2 fam.), Pteroida (9
fam.) Veneroida (18 fam.), Myoida (4 fam.) e Pho-
ladomyoida (1 fam.).
Nella tabella riportata in testo, per le 39 fami¬
glie riconosciute sono indicati il numero di spe¬
cie ad esse attribuite e la percentuale sul totale
delle 117 forme presenti. Si noti come circa un
terzo della fauna sia concentrato in 3 sole fami¬
glie (Veneridae 11,1%, Pectinidae 9,4% e Telli-
nidae 8,5%); seguono poi altre otto famiglie (Cai'-
diidae 6,0%, Arcidae e Lucinidae 5,1%, Carditi-
dae e Mytilidae 4,2%, Glycymerididae, Mactridae
e Psammobiidae 3,4%) che rappresentano un altro
buon terzo, mentre l’ultimo terzo compete alle re¬
stanti 28.
Dal punto di vista del numero degli esemplari
raccolti, le 15 specie più rappresentate (da sole
costituiscono il 50% del totale) sono le seguenti:
Ostrea lamellosa Br. (140 valve su un totale di
1.558: 8,98% dell’intera fauna), Nuculana pella
(L.) (106 valve: 6,80%), Corbula gibba (Olivi)
(94 V.: 6,03%), Glans intermedia (Br.) (55 v. :
3,53%), Niiculana fragilis (Chem.) (51 v. : 3,27%),
Pecten flabelliformis (Br.) (48 v. : 3,08%), Nu-
cula nucleus (L.) (43 v. : 2,75%), Anadara pedi¬
nata (Br.) (42 V.: 2,69%), Venus multilamella
(Lk) (34 V.: 2,18%), Abra alba (Wood) (32 v.:
2,05%), Timoclea ovata (Penn.) (32 v. : 2,05%;),
Spisula suhtruncata (Da Costa) (30 v. : 1,92%),
Tellina planata (L.) (29 v. : l,86%o).
Alcune delle specie riconosciute, precisamente
41 su 117, sono già state segnalate in letteratura
per Villalvernia: SACCO infatti le cita per questa
regione che però, come già detto, non corrisponde
a quella da me segnalata. Infatti i terreni de¬
scritti da tale Autore sono rappresentati preva¬
lentemente da argille grigio-azzurre, mentre l’af¬
fioramento in istudio è costituito da sabbie e sab¬
bie argillose giallastre, certamente plioceniche ma
superiori a tali argille.
Per giungere ad una datazione più precisa
mi sono avvalso dei dati a disposizione in lette¬
ratura per i Lamellibranchi poiché i microfossili
hanno fornito solamente indicazioni ambientali.
Tali dati sono evidenziati nella tabella di di¬
stribuzione stratigrafica riportata che mostra in¬
nanzitutto come la fauna sia essenzialmente mio¬
cenico-pliocenica e inoltre come delle 117 specie
riconosciute, 40 (34,2 %c) risultino estinte, 22 nel
Pliocene e 18 nel Pleistocene, mentre 22 siano
comparse nel Pliocene.
Un esame più accurato sulla frequenza delle
specie nel tempo fornisce i seguenti dati: 0,85 %c
Eocene sup. ; 8,5%; Oligocene ; 53% Miocene in¬
feriore; 80,3% Miocene medio; 81,2% Miocene
superiore; 94%; Pliocene inferiore; 100%; sia nel
Pliocene medio che nel superiore; 81,2% Cala-
briano; 78,6% Tirreniano e 77,7% Siciliano.
OSSERVAZIONI BATIMETRICHE E CLIMATICHE
Per ciò che riguarda la profondità del bacino,
r indicazione di massima ricavata dalla associa¬
zione faunistica completa è quella di acque basse
litorali : la presenza di Balanidi, Cladocora, Brio¬
zoi, Lamellibranchi (delle famiglie Arcidae, My¬
tilidae, Glycymerididae, Pinnidae, Pteriidae, Pecti¬
nidae, Ostreidae, Solenidae, Tellinidae, Solecurti-
dae, Veneridae, ecc.) e Gasteropodi (della fami¬
glie Fissurellidae, Trochidae, Cerithiidae, Cymati-
dae, ecc.) confermano tale dato.
In particolare si veda la distribuzione batime-
trica di quelle specie di Lamellibranchi ancora
viventi, presenti nella fauna di Villalvernia (77
entità su un totale di 117) ; i dati suddetti sono
stati dedotti dagli Autori e sono limitati al bacino
del Mediterraneo.
Come si può notare facilmente il massimo
delle presenze cade tra i 10-30 metri di profon¬
dità che dovrebbe quindi essere quella indicativa
per il bacino di Villalvernia.
Fig. 4. — Curva di distribuzione batimetrica delle specie
ancora viventi.
8()
G. BRAMBILLA
Oligoe.
Mioe.
Plioe.
Pleist.
Eec.
Numero
es. valve
XncKÌa (X.) nuclcus (L.)
Xucula (Lamcllinucnla) jeffreysi (Bell.)
Xuculana (Lembulus) pella (L.)
Xìicìilana (Saccella) bovellii (Bell.)
Xuculana (Saccella) fragilis (Cliemn.)
ricca (xi.) noa.e L.
Barbaiia (f Solclania) mytiluides (Br.)
Barbatia (Ciicullearca) candida (Cheran.)
xinadara (A.) diluvii (Lk)
Anadara (A.) peclinaia (Br.)
Stria rea lacfea (L.)
Liniopsis (Peciunculina) minuta (Pilli.)
OlycymcriH (G.) bimaculata (Poli)
Glycyincris (G.) glycimcris (L.)
Glycymcris (G.) inflata (Br.)
Glycyrneris (G.) violaccscens (Lk)
Mytiliis (M.) edulis L.
Mytilus (M.) scaphoides Brn.
Gregaricìla opifex (Say)
Modiolus (M.) adriaticKS (Lk)
Modiolus (M.) barbatus (L.)
xitrina pcctinata (L.)
rteria phcdaenacea (Lk)
Pinctada ynargaritifera studeri (May.)
Isognomon (Ilippochaeta) soldanii (Desìi.)
Palliolvm (Delectopecten) simile (Lask.)
Palliolum (LissocMamys) excisum (Brn.)
Chlamys (C.) varia (L.)
(Aequipecten) opercidaris (L.)
( xiequipectcn )
(Flexopecten)
(Flexopecten)
(Flexopecten)
Chlamys
Chlamys
Chlamys
Chlamys
Chlamys
Chlamys
Pecten
Peeten
senicnsis (Lk)
flexuosa (Poli)
inaequicostalis (Lk)
glabra (L.)
(Macrochlamys) latissima (Br.)
(Pecten) jacobeus (L.)
(Flabellipccten) flabellifcjrmis (Br.)
Plicatula (P.) mytilina Phil.
Spondyliis (S.) gaederopus 1>.
Anomia (A.) ephippium L.
Pododesmus (Mania) patelliformis (L.)
Limaria (L.) tubercolata (Cliemn.)
Hyotissa hyotis (L.)
Ostrea (0.) lamellosa Br.
Lucina (L.) orbicularis Desìi.
Ctena decussata (Costa)
Parvilucina- (Microloripes) dentata (Defr.)
Myrtea (M.) spinifera (Mont.)
Anodontia (Loripinus) fragilis (Phil.)
Lucinella divaricata (L.)
Diplodonta (D.) rotundata (Mont.)
Chama (C.) piacentina Defr.
Chama (Psilopus) grypkoides (L.)
Pseudochama (P.) grypìiina (Lk)
Bornia (B.) sebetia (Costa)
Lepton (L.) nitidum (Turton)
Lepton (L.) squamosum (Mont.)
Mysella (M.) bidentata (Mont.)
Mysella (Rochefortiaf) fontemaggii (Conti)
Epilepton clarkiae (Clark)
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
87
Oligoc. Mioc. Plioe. Pleist. Ree.
Numero
es. vulve
Cardila (C.) elongada (Brìi.)
Cyclocardia (Scalaricardiia) scalaris Sow.
Glans (G.) intermedia (Br.)
Glans (Centrocardita) rudista (Lk)
Cardites antiquatus pectinatus (Br.)
Cardkim (Bucardium) liians Br.
AcanthocardÀa (A.) echinata (L.)
Acanthocardia (A.) spinosa (Sol.)
Acanthocardia (A.) paucicostata (Sow.)
Plagiocardium (Papillocardium) papillosum (Poli)
Trachycardmm (Dallocardia) multicostatiim (Br.)
Laevicardium (L.) crassum (Gmel.)
Spisula (S.) suhtruncata (Da Costa)
Spisida (lìemimactra) hyalina (Br.)
Lntraria (L.) iutraria (L.)
Lutraria, (Psammophila) oMonga (Cliemn.)
Solen marginatus Pulteney
Ensis ensis (L.)
Phaxas (P.) tennis (Phil.)
Tellina (Arcopagia) coriis (Brìi.)
Tellina (Arcopagia) villalverniensis Sacco
Tellina (Moerella) pulchella Lk
Tellina (Oudardia) compressa Br.
Tellina (Peronea) planata L.
Tellina (Peronidia) albicans Gmel.
Macorna- cnmana (Costa)
Macoma (Psanimacoma) elliptica (Br.)
Gastrana fragilis (L.)
Leporinietis papyracea (Gmel.)
Gari (Gobracns) depressa (Perni.)
Gari (Psammobella) costulata (Turtoii)
Gari (Psammobia) fervensis (Gmel.)
Ga,ri (Psammobia) nniradiata (Br.)
Abra (Syndosyma) alba (Wood)
Abra (Syndosyma) prismatica (Moiit.)
Solecurtus dilatatus (Boa.)
Solecurtus scopulus (Turt.)
Azorinus (A.) chamasolen (Da Costa)
Venus (V.) excentrica Agass.
Venus (Ventricoloidea) multilamella (Lk)
Circompiiedus foliaceolam ellosus (Dill.)
Callista (C.) chione (L.)
Callista (C.) puella (Pliil.)
Pelecyora (P.) brocchii (Desìi.)
Pelecyora (P.) gigas (Lk)
Dosinia (Asa) lupinus (L.)
Dosinia (Pectunculiis) exoleta (L.)
Papliia (Callistotapes) vetula (Bast.)
Chamelea gallina (L.)
Clausinella fasciata (Da Co.sta)
Timoclea, (T.) ovata (Peiiii.)
Petricola (Lajonlmiria) rupestris (Br.)
Sphenia testarimi Bon.
Corbula (Yaricorbula) gibba (Olivi)
Gastrochaena (G.) dubia (Perni.)
Hiatella (II.) aretica (L.)
Panopea (P.) glycimeris (Brn.)
Cuspidaria (C.) cuspidata (Olivi)
1
2
1
1
1
1
1
1
9
1
2
1
2
4
1
1
9
4
5
1
3
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7)1
1
5
6
6
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28
2
6
1
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2
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7
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15
13
12
1
10
1
3
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8
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18
1
5
18
1
38
16
10
13
8
1
23
1
3
22
3
32
4
86
6
5
1
9
S8
G. BRAMBILLA
Analoga conclusione si ottiene anche esami¬
nando la microfauna (dati cortesemente forni¬
timi dal dott. Anfossi che qui sentitamente rin¬
grazio): A. Beccarii (L.), E. crispum (L.), N. bo-
neaniim (d’Orb.) ed inoltre gli otoliti del genere
Gobius indicano con buona sicurezza ambienti di
tipo litorale. Per ciò che riguarda la distanza
della terraferma, la presenza tra i fossili di un
gasteropode polmonato, C. sepulta (Micht.), il cui
habitat comprendeva anche gli arenili, depone a
favore di una linea di costa poco lontana.
OSSERVAZIONI CONCLUSIVE
I dati precedentemente esposti vengono qui
sinteticamente considerati sotto diversi aspetti :
sistematico, stratigrafico-cronologico, ambientale.
Dal punto di vista sistematico, come si era
detto nel paragrafo « Osservazioni sulla fauna »,
ho seguito la classificazione proposta da Moore
1969-71, segnalando in ogni singola scheda i pa¬
reri, quando discordanti, degli altri Autori.
Solamente per una entità non è stato possi¬
bile adeguarsi completamente al « Treatise » : pre¬
cisamente per Capsa lacunosa Chemn. corrispon¬
dente, secondo Glibert & Van de Poel, all’attuale
Gastrana {Leporimetis) papyracea (Gmel.) della
quale pertanto rientrerebbe in sinonimia. Infatti
secondo Moore, Leporimetis va considerato a li¬
vello generico e non sottogenerico : non solo, ma
a Capsa Lk, sempre secondo quest’ultimo Autore,
dovrebbe corrispondere Tellina {Tellinella) Morch.
e non Gastrana: la dizione da me proposta è
quindi Leporimetis papyracea (Gmel.).
Per tutte le altre questioni di ordine sistema¬
tico rimando a MooRE 1969-71, anche se in taluni
casi l’operato di tale Autore non è pienamente
soddisfacente. A titolo indicativo posso ricordare
alcune posizioni diverse fra le più significative :
— a livello Famiglia - Bornia (Bornia) sebe-
tia (Costa) viene ascritta da Della Bella 1971 alle
Leptonidae e non alle Kellidae, così come Petri-
cola (Lajonkairia) rupestris (Br.) da Glibert &
Van de Pòel 1966 alle Cooperellidae e non alle
Petricolidae.
— a livello Genere - oltre alla precedente que¬
stione Capsa - Gastrana - Leporimetis, recente¬
mente Carette 1975 ha proposto di ascrivere pec-
tinata L. a Pinna e non ad Atrina a cui riconosce
valore generico, e margaritifera L. a Pteria e non
a Pinctada.
— a livello Sottogenere - le discrepanze au¬
mentano notevolmente, tanto che mi pare inutile
elencarle in questa sede (es. : Soldania - Ambro-
gia, Similpecten - Delectopecten, Psilopus, ecc.) :
si vedano quindi le sinonimie proposte per le sin¬
gole specie.
— a livello Specie - ricordo innanzitutto come
regola generale di aver seguito il criterio di riu¬
nire l’entità fossile a quella attuale come ad es. :
G. opifex Say al posto di G. barbatella Cantr.,
L. papyracea Gmel. di C. lacunosa Chemn., C. fo-
liaceolamellosum Dillwyn di V. plicata Gmel., ecc.
Quando ciò non è stato possibile, sia per man¬
canza di sufficiente accordo tra la maggior parte
degli Autori sia perché nemmeno il materiale rac¬
colto mi ha consentito di risolvere la questione,
ho preferito mantenere ancora separate le sud¬
dette forme in attesa di studi più approfonditi
sull’argomento. E’ il caso di C. elongata Br. - C. ca-
lyculata L., G. nudista Lk - G. aculeata - G. rhom-
boidea Br., L. oblonga Chemn. - L. magna Da
Costa e P. brocchi Desh. - P. islandicoides Lk.
— a livello Sottospecie - in ogni scheda sono
infine riportate le principali questioni sottospe¬
cifiche, molto sentite da acuni Autori, che spesso
hanno utilizzatole vecchie «varietà» consideran¬
dole sottospecie con significato sia allopatrico che
allocronico (v. in particolare Glibert & Van de
PÒEL).
Sulla base di una visione più ampia della va¬
riabilità delle specie, le suddette « varietà », sem¬
pre invocando il criterio riunitore, sono state
spesso riconosciute improponibili pure a livello di
semplice forma o morfotipo per l’impossibilità di
delimitarne in qualche modo l’ambito di variabi¬
lità. Pertanto vengono riunite alla specie in un
panorama più ampio della stessa.
Chiudo questo capoverso sistematico ricordan¬
do che le specie di Lamellibranchi segnalate per la
regione di Villalvernia sono ora 117 contro le pre¬
cedenti 41 (Sacco).
Dal punto di vista stratigrafico, come già detto
al precedente capoverso « Cenni geologico-strati-
grafici », l’affioramento di Villalvernia-Rio Vac-
caruzza non è immediatamente localizzabile nella
serie pliocenica, vuoi per la sua ridotta potenza
(6 m circa) vuoi soprattutto perché non è stato
possibile osservare il contatto con altre forma¬
zioni la cui posizione fosse certa.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
S!»
D’altra parte la litologia non è sufficiente per
risolvere tale questione perché la facies astiana è
spesso eteropica con quella piacenziana, in parti¬
colare nella porzione superiore del Pliocene me¬
dio. L’unica possibilità di inquadramento resta
pertanto nella caratterizzazione dell’associazione
faunistica presente, che permette utili confronti
con quelle di serie plioceniche note.
Come primo passo è stata quindi presa in con¬
siderazione la microfauna (dott. Anfossi) che pur¬
troppo non si è rivelata risolutiva da questo punto
di vista per l’assenza di un qualsiasi marker di
zona: i dati raccolti hanno infatti soprattutto va¬
lore ambientale.
Più significativi i risultati ottenuti dallo stu¬
dio della macrofauna : le distribuzioni stratigra¬
fiche delle 117 specie riconosciute (v. Tabella) con¬
sentono di escludere il Pliocene inferiore e di pro¬
porre l’assegnazione al Pliocene medio-superiore.
Tali piani non risultano cartografati nella
zona di Villalvernia.
Questa proposta è in apparente contrasto con
i dati di Martinis 1954 che si è lungamente oc¬
cupato del Pliocene piemontese, e che riferisce la
sua serie di Villalvernia (campionata in realtà
lungo il Rio di Castellania) al Messiniano-Pliocene
inferiore.
Tale Autore però dice testualmente: « Il Plio¬
cene superiore (Astiano) è stato invece segnalato,
sempre da Sacco, soltanto in alcune limitatissime
località (a NO e SO di Torre degli Sterpi, a NE
de II Ritiro, a Gavazzana) dove forma lembi iso¬
lati sabbiosi con intercalati banchi conchigliari
che raggiungono la massima quota a Gavazzana
(m 334 slm) >>, ammettendo in tal modo la sua
presenza in questa zona. D’altra parte la datazione
della sua serie viene effettuata attraverso uno solo
— il n. 7 — dei suoi 10 campioni (perché contiene
resti di Congerie) e viene estesa poi a quelli supe¬
riori ben diversi anche litologicamente : il n. 7 e
8 (marne argillose e argille marnose, secondo
Sacco, piacenziane) sono di ambiente nettamente
neritico, il n. 9 (argilla marnosa grigio-giallastra
(sempre piacenziana, secondo Sacco) di ambiente
meno profondo, mentre il n. 10 (argilla marnosa
grigio-giallastra con sabbia diffusa e qualche cal¬
cinello con frammenti di arenaria micacea gialla¬
stra ricchi di Molluschi, secondo Sacco, astiane)
può essere considerato litorale.
L’analisi inoltre della microfauna di Villalver¬
nia - Rio Vaccaruzza, esclude sicuramente la pre¬
senza di una associazione pliocenica inferiore poi¬
ché mancano le forme indicative {Uvigerina ru¬
tila, Allomorphina trigona, Anomalina helicina.
Hopkinsina bononiensis, Siphonina planoconvexa,
ecc.) citate invece da Martinis.
Molto interessante è stato il confronto con altre
serie plioceniche italiane, appenniniche e preal¬
pine, e in particolare con quella di Cascina Ma¬
nina in Valle Botto (Caretto 1963).
E’ facile notare come l’affioramento di Vil¬
lalvernia - Rio Vaccaruzza corrisponda, sia litolo¬
gicamente che faunisticamente, al livello 6 di tale
serie — sabbie giallastre con concrezioni superior¬
mente, a Lamellibranchi prevalenti (forme co¬
stiere) — datato al Pliocene superiore (Astiano).
(V. anche l’elenco delle forme citate dall’Autore).
In due lavori successivi (Caretto 1976 e
1975 bis), lo stesso prende in esame molto più det¬
tagliatamente l’affioramento di Valle Botto, de¬
scrivendone i livelli con le relative associazioni
faunistiche: almeno tre sono quelli corrispondenti
ai miei sia dal punto di vista litologico che fau¬
nistico, il n. 4, 5, 6. Essi sono infatti caratteriz¬
zati da: n. 4, essenzialmente Ostreidi anche di
grandi dimensioni, Spondilidi e Pettinidi ; n. 5,
sabbie grigio-giallastre ad Arcidi, Panopeidi, Mi¬
tilidi, Pinnidi, Pteridi e Terebratulidi ; n. 6, sab¬
bie con fenomeni concrezionali ad Ostreidi, Iso-
gnomonidi, Pteridi ed altri Lamellibranchi preva¬
lenti sui Gasteropodi. Oltre ai suddetti livelli la
cui potenza totale non raggiunge il metro, si po¬
trebbero forse anche tenere presenti i tre infe¬
riori, n. 1, 2, 3, rispettivamente; sabbie grigio¬
giallastre medio fini con fossili sparsi, in parti¬
colare Lamellibranchi endobionti ; sabbie giallastre
essenzialmente a Pettinidi ; sabbie fini argillose
con fossili sparsi (Pettinidi, Isocardidi e Dentali-
di), anche se manca il pieno accordo per l’associa¬
zione del livello n. 3 non essendo stata raccolta
a Villalvernia nessuna Isocardia.
Tutti i livelli deH’affioramento di Valle Botto
sono riconosciuti ora da Caretto appartenere alle
« sabbie giallastre del Pliocene medio-superiore ».
Infine per un esame completo della situazione,
è interessante tener presente anche quanto ripor¬
tato nelle Note illustrative alla Carta Geologica
d’Italia 1:100.000, F® 70 - Alessandria, al para¬
grafo 25 (p. 42) : « P'^-2 - Sabbie di Asti - Alter¬
nanze sabbioso-argillose (alla sommità) ((') (Vil-
lafranchiano Auctorum p.p.). Sabbie gialle più o
meno stratificate, con livelli ghiaiosi e intercala¬
zioni marnose compatte nella parte alta, calcare-
niti e calciruditi; abbondante macrofauna a ga¬
steropodi e lamellibranchi prevalenti ; microfauna
a Bolivina apenninica Barb. e Mosna, Bulimina fu-
siformis WilL, Eponides frigidus granulatus Di
Napoli (P'^’2). Pliocene superiore-medio ».
G. BRAMBILLA
!)()
Più oltre, sempre nelle Note illustrative, si
trova ; « Nella località tipo, presso Valle Andona,
la formazione è caratterizzata da sabbie gialle
con livelli riccamente fossiliferi studiati da vari
Autori, recentemente P. G. Carette 1963 ha di¬
stinto due livelli conchigliari principali : il più
basso contiene.; quello superiore è ca¬
ratterizzato da Glycymeris himaculatus (Poli),
G. iiisubricus (Br.), Pinna pectinata (L.), Flabel-
lipecten flabellifonnis (Br.), Chlamys varia (L.),
Ostrea edidis L., Alectryonia plicatula (Gml), Na¬
tica millepunctata Lam., ecc. ».
In base a queste considerazioni ed alle prece¬
denti, poiché tale associazione è anche quella rin¬
venuta a Villalvernia - Rio Vaccaruzza, ritengo di
poter assegnare a tale età anche il nuovo affiora¬
mento da me studiato.
La datazione al Pliocene medio-superiore ri¬
sulta particolarmente interessante per alcune en¬
tità non segnalate o rarissimamente segnalate in
letteratura per questo piano: Parvilucina {Miero-
loripes) dentata (Defr.), solo miocenica secondo
Cossman & Peyrot, Glibert & Van de Pòel e
Moore; Mysella (Rochefortia?) fontemaggii (Con¬
ti) non più segnalata dopo Cerulli I. per M. Mario ;
Epilepton clarckiae Clarck solo Attuale secon¬
do Moore; Cyclocardia (Scalaricardita) scalaris
(Sovr.), prima segnalazione sicura per il Pliocene;
Spisula {Hemimactra) hyalina (Br.), l’ultimo ri¬
trovamento è quello di Sacco; Phaxas (Phaxas)
tennis (Phil.), l’ultima citazione è quella di Ce¬
rulli I. per M. Mario; Tellina {Arcopagia) villal-
verniensis (Sacco), prima conferma, per le ragioni
esposte nella parte descrittiva, della specie propo¬
sta da Sacco; Gari (Psammobella) costulata (Tur-
ton), secondo Moore solo Attuale; Solecurtus di¬
lata,tus Bon. conferma di questa entità (Sacco).
Dal punto di vista ambientale l’autoctonia della
associazione faunistica di Villalvernia è dimo¬
strata dal buono stato di conservazione dei fossili
che non presentano tracce di usura per trasporto
e dal rinvenimento di numerosi esemplari com¬
pleti ed ancor chiusi (come ad es. : Arcidi, Petti-
nidi, Ostreidi, Tellinidi, Veneridi, ecc.) spesso rag¬
gruppati tra di loro in « nidi ». Pertanto sono da
considrarsi valide le considerazioni già espresse
al capoverso « Osservazioni batimetriche e clima¬
tiche ».
L’associazione in esame è da ritenersi marina
di zona litorale, con profondità quindi molto ri¬
dotta, probabilmente anche inferiore al massimo
10-30 m ottenuto dalla distribuzione verticale delle
specie (77 contro 117) ancora viventi nel Medi¬
terraneo, come dimostrerebbero alcuni individui
di Ostrea, ancora fissati a frammenti di rami.
Tale massimo infatti oltre ad essere stato ot¬
tenuto con dati che vengono' continuamente ag¬
giornati e non esondo comprensivo di quelli re¬
lativi alle specie estinte, potrebbe anche essere
non definitivo.
Per quanto riguarda la natura del fondale, esso
era prevalentemente costituito' da sabbie (l’asso¬
ciazione predominante corrisponde a quella attuale
delle sabbie litorali del Mediterraneo) con passaggi
probabili a sabbie detritiche da un lato e a sab¬
bie fangose dall’altro.
E’ da escludersi la presenza di un fondale roc¬
cioso che alcune forme fisse potrebbero far sup¬
porre {A. noae L., M. edulis L., A. ephippium L.,
P. patellifo7'mis (L.), 0. lamellosa Br., H. hyotis
(L.), P. gryphina (Lk), ecc.) perché queste sono
state sempre rinvenute incrostate tra di loro o
incrostanti altri Lamellibranchi o più raramente
Gasteropodi ; spesso fungono anche da supporto ad
organismi di altra posizione sistematica come Po¬
riferi, Antozoi, Briozoi, Anellidi, Balanidi.
La presenza invece di forme fossorie caratte¬
ristiche {C. hians (Br.), L. lutraria (L.), L. oblon-
ga (Chemn.), S. marginatus (Penn.), E. ensis (L.),
P. temiis (Phil.), P. glycimeris (Brn.), ecc.) an¬
che se rappresentano solamente una parte della
associazione provano resistenza di zone a granu¬
lometria più fine, almeno sino a sabbie fangose,
che dovevano essere intercalate alle sabbie nor¬
mali. Questa variabilità del tipo di fondale spiega
l’alto numero di specie presenti a Villalvernia,
che dovevano essere riunite in comunità e sotto¬
comunità come si verifica anche attualmente (es. :
c. a S. subtruncata (Da Costa) caratteristica tra i
5-30 m ; a V. multilamella (Lk) sublitorale ; a C.
gallina (L.) tra i 7-16 m; ecc.). Un dato attuali-
stico molto interessante mi sembra essere la bio¬
cenosi mediterranea simile (delle 39 entità di La¬
mellibranchi citate 28 sono comuni con quelle di
Villalvernia) recentemente segnalata per il Mar
Piccolo di Taranto da Panetta & Dell’Angelo : l’as-
sociazione delle forme dominanti ad esclusione di
V. aurea (Gmel.) è praticamente la medesima.
Dal punto di vista della salinità, anche se sono
presenti forme che tollerano variazioni di questo
parametro {N. niicleus (L.), M. edulis L., L. diva-
ideata (L.), B. sebetia (Costa), G. fragilis (L.), A.
alba (Wood), C. gibba (Olivi), ecc.), la presenza di
una netta predominanza di forme stenoaline {S.
lactea (L.), G. glycymeris (L.), C. glabra (L.), C.
gryphoides (L.), A. paucicostata (Soav.), P. papil-
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
91
losum (Poli), ecc.) fa ritenere giustificata l’assenza
di apporti continui di acque dolci, sempreché non
si voglia ammettere, come appunto per il Mar
Piccolo di Taranto, l’esistenza di zone ristrette,
legate a salinità variabile per emergenza di acque
dolci, con biocenosi eurialina nelle vicinanze (per
Villalvernia l’associazione sarebbe rappresentata
da L. divaricata (L.), B. sehetia (Costa) e G. fra-
gilis (L.)) e stenoalina dominante all’esterno.
Infine per quanto riguarda la temperatura, le
acque dovevano essere sufficientemente calde per
ospitare forme come S. gaederopus L., M. spinifera
(Mont.), G. intermedia (Br.), L. papyracea (Gmel.),
G. foliaceolamellosum (Bill.), alcune delle quali
ora viventi in zone subtropicali.
Le conclusioni sin qui esposte già molto signi¬
ficative, anche se ricavate per ora dagli elementi
emersi dallo studio dei Lamellibranchi, Forami-
niferi e Otoliti, verranno ancor meglio puntualiz¬
zate in un immediato futuro con il completamento
dello studio sistematico, già in avanzato stadio di
elaborazione, di tutti i Molluschi, in particolare
dei Gasteropodi provenienti dallo stesso affiora¬
mento. Si intende inoltre approfondire le ricerche
in altre direzioni paleobiologiche che potranno for¬
nire dati molto interessanti per giungere alla ri-
costruzione la più fedele possibile del bacino di
Villalvernia e della sua fauna : tali studi, già in
parte avviati, mirano a indagare sulla conserva¬
zione delle strutture, delle colorazioni e delle so¬
stanze organiche residue e modalità di fossiliz¬
zazione.
SCHEDE PALEONTOLOGICHE
Qui di seguito vengono riportate le schede delle
117 specie riconosciute, ordinate secondo quanto
proposto da MOORE 1969-71, Autore a cui mi sono
costantemente informato per la parte sistematica
di questo lavoro.
Per ciò che riguarda la denominazione gene¬
rica e specifica, in particolare per le forme tut¬
tora viventi, ho sempre preferito la denomina¬
zione zoologica a quella paleontologica, sempre che
fosse provata la corrispondenza tra le due, come
ad esempio Circomphalus foliaceolamellosus (Dill-
wyn) al posto di Venus plicata Gmel. In caso con¬
trario anche per differenze di non grande entità
sempre però giustificate, ho mantenuto la separa¬
zione tra attuale e fossile in attesa che ulteriori
studi ne chiariscano meglio i rapporti.
La sinonimia invece è stata riportata sempre
come citazione originale di ogni singolo Autore,
lasciando quindi a ciascuno piena responsabilità
del proprio operato, anche se così facendo essa ri¬
sulta notevolmente eterogenea.
Seguono la distribuzione stratigrafica e quella
geografica desunte dalla letteratura paleontolo¬
gica a disposizione (v. bibliografia) : le difficoltà
maggiori a questo proposito sono quelle di ordine
cronologico poiché non tutti gli AA suddividono
il Pliocene allo stesso modo, come i più antichi,
che davano diverso valore cronologico a facies ora
chiaramente riconosciute coeve. La distribuzione
da me proposta ha dovuto tener conto di questo
fatto anche se non sempre ho potuto controllare
tutte le segnalazioni. Infine per le 77 specie an¬
cora viventi ho riportato sia la distribuzione bati-
metrica relativa (con l’indicazione, quando nota,
della natura del fondale), sia tra virgolette, le ci¬
tazioni di Sacco 1897-98 riguardo alla frequenza
dei ritrovamenti riscontrata da tale Autore in
modo da poter operare un rapido confronto con
quella da me segnalata.
L’ultimo capoverso, « Osservazioni », riunisce
tutto ciò che, desunto dagli Autori, ho ritenuto
meritasse di essere considerato, soprattutto dal
punto di vista sistematico, anche per avere un pa¬
norama il più completo possibile di ogni specie.
In particolare ho abbondantemente trattato il
problema delle « varietà », segnalando la loro
eventuale presenza in questa fauna, anche se
come criterio generale ho preferito ampliare
l’ambito di variabilità specifico, prima di accet¬
tare 0 di proporre nuove forme quasi sempre
non delimitabili.
G. BRAMBILLA
\)‘2
CLASSE BIVALVIA Linné, 1758
SOTTOCL. PALAEOTAXODONTA Korobkov, 1954
ORDINE NUCULOIDA Dall. 1889
Superfamiglia Nuculacea Cray, 1824
Famiglia Nuculidae Cray, 1824
Nucula (Nucula) nucleus (L.)
(Tav. XXII, figg. 1, 2)
Nucula (Nucula) nucleus (L.), 1758 - Caprotti E. 1967:
CastelVArquato, p. 282, t. I, f. 4.
Nucula (Nucula) nucleus (Linné) - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico seti., p. 124, t. I, ff. 1-2 (cum syn.).
Nucula (Nucula) nucleus (Linné, 1768) - Malatesta A.
1974; Umbria, p. 6, t. I, f. 11 (cum syn.).
Distribuzione : Oligocene ( ?) - Attuale.
Oligocene : Paesi Bassi (?) - Miocene : in tutta
Europa - Pliocene : Mediterraneo e Atlantico (dalla
Danimarca al Marocco). - Pleistocene : Inghilterra,
Francia, Italia, Grecia, Rodi - Attuale : Atlantico
(dalla Groenlandia al Capo di Buona Speranza),
Mediterraneo, Oc. Indiano.
Vive su fondi grossolani di sabbia e ghiaia fan¬
gosa a —■ 150 m (Malatesta). Diffusa a profondità
superiori ai 15 m anche prossima a zone di foce,
su fondali pelitici e sabbioso-pelitici, frequentis¬
sima in Adriatico.
Frequentissima a Villalvernia : « non rara nel Pia-
cenziano (Villalvernia); e frequentissima nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Non è sicura la segnalazione per
rOligocene dei Paesi Bassi ; Sacco ed Altri la se¬
gnalano dal Miocene medio (Elveziano).
Nucula (Lamellmucula) jeffreysi Bell.
(Tav. XXII, figg. 3, 4)
Nucula jeffreysi Bell. - Sacco F. 1898: Piemonte, parte
XXVI, p. 49, t. XI, ff. 20-23.
Nucula jeffreysi Bell. - Cossmann & Pevrot 1914: Aqui-
taine, p. 95, t. V, ff. 43-45 (cum syn.).
Nucula (Lamellincula) jeffreysi Bellardi, 1876 - Gli-
bert M., Van db Poel L. 1966: Cénoz. étrang., p. 16
(cum syn.).
Distribuzione : Miocene ? - Pleistocene.
? Miocene : Francia (Aquitania) - Pliocene : Italia
sett. (Astigiano, Bolognese) - Pleistocene : Italia
centrale e meridionale.
Frequentissima a Villalvernia : « rara nell’Astiano
e frequentissima nel Piacenziano ».
Osservazioni: Forma di piccolissime dimensioni,
dalla tipica ornamentazione concentrica regolare.
Gli esemplari a forma triangolare più aperta rac¬
colti potrebbero rappresentare, come già ricono¬
sciuto da Cerulli I. la forma giovanile. Questa
specie è poco citata in letteratura; secondo’ Gil¬
bert & Van de Poel dovrebbe essere limitata al-
l’Astiano.
Superfamiglia Nuculanacea Adams & Adams, 1858
Famiglia Nuculanidae Adams & Adams, 1858
Nuculana (lembulus) pelia (L.)
(Tav. XXII, figg. 5, 6)
Leda (Lembulus) pella (Linné), 1767 - Caprotti E. 1967:
CastelV Arquato, p. 287, t. I, f. 6 (cum syn.).
Nuculana (Lembulus) pella (Linné) - Stolpa Zucchi M. L.
1972; Adriatico sett., p. 127, t. I, ff. 3-4 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Bacino del Mediterraneo - Pliocene : Ita¬
lia e Francia - Pleistocene : Italia, Francia, Rodi,
Grecia - Attuale: Mediterraneo ed Atlantico (Spa¬
gna e Portogallo).
Vive dai 4-500 m nel Mediterraneo; su fondi sab-
bosi e pelitici, dai 10-150 m frequentissima in
Adriatico.
Frequentissima a Villalvernia: «frequente nel
Pliocene e Pleistocene italiano ».
Osservazioni : Di questa specie esiste una « va¬
rietà » anterotunda Sacco, più rigonfia anterior¬
mente e con carena meno marcata. Nel materiale
di Villalvernia, molto abbondante', è possibile os¬
servare una tale continuità nella variabilità di
questi due caratteri, da non risultare possibile la
separazione di tale forma.
Nucula (Saccella) bonellii (Bell.)
(Tav. XXII, figg. 7, 8)
Leda bonelli Bell. - Cerulli Irelli S. 1907; M. Mario,
p. 129, t. XII, f. 6.
Nuculana (Saccella) bonellii (Bell.) - Glibert M., Van DE
Poel L. 1965: Cénoz. étrang., p. 19 (cum syn.).
Nuculana (Saccella) bonellii (Bellardi) - Mastrorilli V. I.
1969: Pliocene ligure, p. 121, t. XII, f. 8.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
93
Distribuzione : Miocene m. - Pliocene.
Miocene m. e s.: Piemonte - Pliocene : Italia sett.
Rarissima a Villalvernia: « non rara nel Piacen-
ziano e alquanto rara nell’Astiano ».
Osservazioni-. Un’unica valva raccolta attribuibile
a questa specie, che secondo Cerulli I. potrebbe
anche essere una « varietà » di fragilis Chemn.,
dalla quale differisce quasi esclusivamente per la
mancanza di ornamentazione nella zona mediana
delle valve. Secondo Sacco e Glibert e Van de
Pòel tale forma è da considerarsi una entità a sè
stante, proposta che accetto pur avendo a dispo¬
sizione una sola valva. Ricordo anche che i due
A A belgi la segnalano solo per il Pliocene medio
e superiore.
Nuculana (Saccella) fragilis (Chemn.)
(Tav. XXII, figg. 9, 10)
Leda (Jupiteria) commutata (Philipp!), 1844 - Caprotti E.
1967; CastelVArquato, p. 288, t. I, f. 10.
Nuculana (Saccella) fragilis (Chemnitz 1784) - Stolpa
ZUCCHI M. L. 1972; Adriatico sett., p. 126, t. I, ff. 5-6
(cum syn.).
Nuculana (Saccella) commutata (Philipp!, 1844) - Mala-
testa a. 1974; Umbria, p. 12, t. II, f. 3 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Europa centrale e meridionale - Plio¬
cene : Mediterraneo e Atlantico (Portogallo, Ma¬
rocco) - Pleistocene : Italia centrale, Sicilia, Rodi,
Grecia - Attuale : Mediterraneo e Atlantico (Dal
Marocco alla Francia).
Vive su fondali politici, rara in Adriatico.
Poco mobile, preferisce sabbie e argille sabbiose;
nel Mediterraneo si trova sotto i 20 m, dai 30 m
ad oltre i 300 m neirAtlantico, anche in acque
basse (Malatesta).
Frequente a Villalvernia: «non rara nel Pia-
cenziano e straordinariamente abbondante nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Tutti i miei esemplari mostrano
una buona omogeneità, corrispondente alla forma
tipica.
Ricordo che la « var. » deltoidea Risso è stata
elevata dagli AA successivi a specie {Nuculana
(Jupiteria) deltoidea Risso), mentre la specie com¬
mutata Phil. è caduta in sinonimia di fragilis
Chmen. per questioni di priorità.
SOTTOCLASSE PTERIOMORPHIA Bourien, 1944
ORDINE ARCOIDA Stoliczka, 1871
Superfamiglia Arcacea Lamarck, 1809
Famiglia Arcidae Lamarck, 1809
Arca (Arca) noae L.
(Tav. XXII, figg. 11, 12)
Arca (Arca) noae L. 1768 - Caprotti E. 1968; CastelV Ar¬
quato, p. 87, t. I, f. 2.
Arca (Arca) noae Linné - Stolpa Zucchi M. L. 1972:
Adriatico sett., p. 129, t. I, ff. 7-8 (cum syn.).
Arca (Area) noae Linné, 1768 - Malatesta A. 1974: Um¬
bria, p. 16, t. I, f. 18 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa - Pliocene : Mediterra¬
neo - Pleistocene : Mediterraneo - Attuale : Mar
Nero, Mediterraneo, Atlantico (dal Portogallo al-
l’Angola).
Vive tra i 2-40 m su fondali sabbiosi : lontana
dai fiumi su fondali sabbiosi e rocciosi tra i
10-40 m, frequente in Adriatico. In acque tran¬
quille, attaccata col bisso alle cavità delle rocce
(Malatesta).
Comune a Villalvernia : « frequente nel Piacen-
ziano e frequentissima nell’Astiano ».
Osservazioni : I miei esemplari sono tutti di grandi
dimensioni e mostrano una certa variabilità mor¬
fologica tipica della specie : le « varietà » ripor¬
tate da Sacco non sono però identificabili. Un
solo campione si presenta alquanto diverso (mar¬
gine ventrale convesso ed ornamentazione più re¬
golare) ma ritengo che possa rientrare ugualmente
nell’ambito di variabilità della specie.
Barbatia (? Soldania] mytiloides (Br.)
(Tav. XXII, figg. 13, 14)
Barbatia (Soldania) mytiloides (Brocchi, 1814) - Palla P.
1969: Pedeappennino modenese, p. 28, t. I, f. 8.
Barbatia (Ambrogia) mytiloides (Brocchi, 1814) - MAL,^-
tbsta a. 1974: Umbria, p. 18, t. I, f. 14 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Pleistocene.
Miocene m. : Coste dell’Atlantico (Marocco, Por¬
togallo) e del Mediterraneo, Ungheria - Pliocene :
Mediterraneo e Portogallo - Pleistocene (Cala-
briano) : Italia centr. meridionale e Sicilia (rara
secondo Malatesta).
Comune a Villavernia : « abbondantissima nel-
rAstiano ».
!)4
G. BRAMBILLA
Osservazioni: A Villalvemia si ritrovano anche
esemplari completi: questi corrispondono bene a
quelli tipici, un po’ meno a quelli di Sacco, più
lisci.
Per questa specie Malatesta propone il nuovo sot¬
togenere Ambra già, mentre Moore, sia pure con
dubbio, mantiene il primitivo Soldania.
Infine secondo Palla, questa entità sarebbe tipica
per il Pliocene superiore.
Barbatia (Cucullearca) candida (Chemn.)
(Tav. XXII, figg. 15, 16, 17, 18)
Barhatia (Cucullearca) candida (Chemn.), 1784 - Ca-
PROTTi E. 1968; Castell’Arquato, p. 89, t. I, f. 1 (cum
syn.).
Distribuzione : Miocene medio' - Pliocene.
Miocene m. : Bacino ligure-piemontese - Pliocene :
App. piacentino-parmense (Piacenziano) - App.
piacentino. Astigiano (Astiano).
Comune a Villalvemia in esemplari di grandi di¬
mensioni : « alquanto rara nel Piacenziano e non
rara nell’Astiano ».
Osservazioni: Forma a grande variabilità indivi¬
duale soprattutto nel margine palleale e nell’or-
namentazione più o meno regolare. Per questo
motivo non è possibile prendere in considerazione
le « varietà » proposte dai primi Autori : posso
far notare che tra i miei esemplari (dieci) ne esi¬
stono due a forma più allungata.
Secondo diversi Autori questa specie potrebbe
corrispondere all’attuale nivea Chemn. : Abbot la
riporta vivente in Atlantico, dagli Stati Uniti al
Brasile.
Anadara (Anadara) diluvi! (Lk)
(Tav. XXII, figg. 19, 20)
Anadara (Anadara) diluvii (Lk), 1805 - Caprotti E. 1968:
Castell’Arquato, p. 96, t. II, ff. 1-4.
Anadara (Anadara) diluvii (Lamarck, 1805) - Malate-
STA A. 1974: Umbria, p. 21, t. I, f. 17 (cum syn.).
Diluvarca diluvii Lamk. - Parenzan P. 1974: Gonch. Me¬
diterraneo, p. 45, t. 4, f. 36.
Distribuzione : Oligocene - Attuale.
Oligocene : Olanda, Ungheria - Miocene : Europa
centr. e merid.. Nord Africa - Pliocene : Mediter¬
raneo e Atlantico (Marocco e Portogallo) - Plei¬
stocene: Italia - Attuale: Mediterraneo, M. Nero,
Atlantico (dal Portogallo alle Isole Capo Verde).
Vive in acque temperate sul piano circalitorale :
su fondali detritici tra 80 e 130 m (Malatesta),
tra i 10-1.000 (Palla), sino a —900 m (Nordsieck);
rara in Adriatico.
Comune a Villavernia : « straordinariamente ab¬
bondante nel Piacenziano e frequente nell’Astiano
(anche di Villalvemia) ».
Osservazioni: Forma a grande variabilità: Sacco
segnala quattro « varietà » oltre al tipo : subanti¬
quata d’Orb., compressogibba Sacco, gracilicosta
Sacco, pertransversa Sacco, di cui le prime due
sono riconoscibili anche a Villalvemia. Secondo
Palla questa specie sarebbe in via di rapida
estinzione.
Anadara (Anadara) pedinata (Br.)
(Tav. XXII, figg. 21, 22)
Barbatia (Granoarca) pedinata (Br.), 1814 - Caprotti E.
1988: Castell’Arquato, p. 91, t. I, f. 10.
Anadara (Anadara) pedinata (Brocchi, 1814) - Malate¬
sta A. 1974: Umbria, p. 23, t. I, f. 16 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pleistocene.
Miocene: Mediterraneo - Pliocene: Mediterraneo
e Atlantico (Marocco, Portogallo) - Pleistocene:
Lazio, Romagna (Calabriano), Sicilia (Siciliano).
Politerma (Malatesta).
Frequentissima a Villalvemia: « poco frequente
nel Piacenziano (anche di Villalvemia) e frequente
nell’Astiano ».
Osservazioni: Esemplari anche completi e di
grandi dimensioni, costituiscono il materiale da
me raccolto: molto omogenei tra di loro. Uno solo
corrisponderebbe alla « varietà » minor Font.,
forma quest’ultima che si differenzia dal tipo solo
per le sue minori dimensioni (max 36 X 21 mm).
Questa « varietà » risulta frequente nella Valle
del Rodano, in Toscana e nel Piacentino e sembra
persistere da sola nel Calabriano (Caprotti). A
Castell’Arquanto è stata segnalata esclusiva.
Striarca ladea (L.)
(Tav. XXII, fig. 23, 24)
Striarca lactea (L.), 1768 - Caprotti E. 1968: Castell’Ar¬
quato, p. 96, t. I, ff. 8-9.
Striarca lactea (Linné) - Stolfa Zucchi M. L. 1972:
Adriatico sett., p. 131, t. I, ff. 11-12 (cum syn.).
Striarca lactea (Linné, 1766) - Malatesta A. 1974: Um¬
bria, p. 24, t. I, f. 10 (cum syn.).
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
95
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : bacino del M. del Nord, Europa centr.,
Mediterraneo - Pliocene : Atlantico (Marocco, Por¬
togallo, Mediterraneo - Pleistocene : Italia, Olanda
- Attuale : Mediterraneo, M. Nero, M. Rosso, Atlan¬
tico (dairinghilterra al Capo di Buona Speranza).
Vive dai —4 ai —400 m di profondità ma è stata
raccolta anche sino a —2664 (Nordsieck), sempre
lontana dai fiumi, è rara in Adriatico. Isolata o
in gruppi si ritrova su fondali detritici sui 30 m
anche associata nelle colonie di Cladocora caespi-
tosa.
Rara a Villalvernia : « frequente sia nel Piacen-
ziano (anche in Villalvernia) che nell’Astiano ».
Osservazioni: Forma alquanto variabile nel con¬
torno che può essere più o meno allungato. I miei
esemplari sono tipici : manca pertanto la « var. »
Gaimarchi Payr. che Sacco cita presente con il
tipo.
Superfamiglia Limopsacea Dall, 1895
Famiglia Limopsidae Dall, 1895
Limopsis (Pectunculina) cf. minuta (Phil.)
(Tav. XXII, figg. 25, 26)
Limopsis (Limwrca) minuta (Philipp!, 1836) - Glibert M.,
Van de Pòel L. 1965 : Cénoz. étrang., p. 75.
Limopsis {Pectunculina) anomala (Eichwald) f. minuta
Phil. 1836 - Caprotti E. 1968: Castell’Arquato, p. 99,
t. II, ff. 8-9 (cum syn.).
Limopsis anomala (Eichwald, 1830) - Palla P. 1969: Pede-
appennino modenese, p. 34, t. II, f. 2.
Limopsis minuta, (Philipp), 1836) - Nordsieck P. 1969:
D. europ. Meers., p. 27, t. IV, f. 15.03.
Limopsis minuta (Philipp!) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, p. 52, t. 6, f. 46.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene m. : Italia sett., Germania, Belgio, Dani¬
marca, Olanda - Pliocene : Mediterraneo - Pleisto¬
cene : Algeria, Sicilia, Italia, Francia, Belgio, In¬
ghilterra - Attuale : Mediterraneo, Atlantico (dal¬
la Norvegia alle Canarie, coste dell’America, ecc.).
Vive dai 50-357 m (sino a —1.325 m, secondo
Nordsieck) su fango.
Rarissima a Villalvernia : « frequente nel Pliocene
dell’ Italia sett. ».
Osservazioni: Due piccole valve incomplete, sono
avvicinabili a questa forma per il tipo di cerniera
e di ornamentazione. Sacco aveva prospettato la
possibilità di riunire anomala Eich. nell’attuale
minuta Phil. come in seguito proposto da Palla
e Malatesta; mentre Caprotti considera quest’ul-
tima come forma di anomala Eich. Solamente Gli¬
bert & Van de Pòel tengono separate le due entità.
Famiglia Glycymerididae Newton, 1922
Glycymeris (Glycymeris) bimaculata (Poli)
(Tav. XXIII, figg. 1, 2)
Glycymeris (Glycymeris) bimaculata (Poli, 1795) - Mala-
TBSTA A. 1974: Umbria, p. 29, t. II, f. 7 (cum syn.).
Glycymeris bimaculata (Poli) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, p. 49, t. 6 f. 42.
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa - Pliocene : Spagna,
Francia, Italia, Albania, Cipro - Pleistocene : Me¬
diterraneo - Attuale : Mediterraneo e Atlantico
(dal Portogallo alle I. Canarie).
Vive a poca profondità, tra 25-35 m.
Tipica dei depositi sabbiosi litorali (Sacco).
Rarissima a Villalvernia : « poco frequente nel
Piacenziano e frequentissima nell’Astiano ».
Osservazioni: Due valve a contorno un po’ di¬
verso : la maggiore subcircolare corrisponde bene
all’esemplare attuale figurato da Malatesta 1963
per la specie bimaculata Poli, l’altra « alata » per
un maggiore sviluppo in lunghezza dell’area car¬
dinale, pur non trovando esatto riscontro in bi¬
bliografia, si accorda sufficientemente con l’esem-
plare della fig. 7 di Sacco (pag. 28 tav. VI, parte
XXVI), avvicinandosi anche a quello di Malatesta
1974.
Glycymeris (Glycymeris) glycymeris (L.)
(Tav. XXIII, figg. 3, 4)
Glycymeris (Glycymeris) glycymeris (Linné) - Stolfa Zuc-
CHI M. L. 1972: Adriatico sett., p. 132, t. I, ff. 13
e 14 (cum syn.).
Glycymeris glycym.eris (L.) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, p. 47, t. 5 f. 40.
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Francia, Italia, Belgio, Olanda, Ger¬
mania, Polonia - Pliocene : bacini anglo-belga-fran¬
cese, Atlantico (dalla Francia al Marocco), Medi-
terraneo (?) - Pleistocene : Mediterraneo - Attuale :
Mediterraneo, Atlantico (dalla Norvegia alle Ca¬
narie).
Vive in acque molto basse, segnalata però anche
a 1200 m ( ?) (Parenzan).
Frequente su fondali sabbiosi a sabbioso-pelitici,
distante dalle foci dei fiumi.
Rara a Villalvernia : « frequente nel Piacenziano,
poco frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: Questa forma ha creato notevoli
confusioni : per Malatesta, Caprotti ed Altri gly¬
cymeris L. pilosa L., dove glycymeris viene
però considerata esclusiva dell’Atlantico, mentre
G. BRAMBILLA
!H)
pìlosa, abbassata a livello di forma, del Mediter¬
raneo. Nordsieck, Parenzan ed Altri ritengono che
le due specie siano da tenere separate, accettando
però forme di passaggio dall’una all’altra. Per
Malatesta inoltre la forma pilosa comparirebbe
nel Miocene m. mentre glycymeris nel Pliocene
sup., solo nel bacino anglo-belga-olandese, per cui
nel Mediterraneo sarebbe presente solo dal Plei¬
stocene (tale A. ritiene erronee tutte le segnala¬
zioni di glycymeris per il Pliocene mediterraneo).
Glycymeris (Glycymeris) infiala (Br.)
(Tav. XXIII, figg. '5, 6)
Glycymeris (Glycymeris) infiala (Brocchi), 1814 - Ca-
PROTTI E. 1972: Strat. Piacenziano, Natura, p. 66,
t. Ili, f. 19.
Glycymeris (Glycymeris) infiala (Brocchi, 1814) - Mala¬
testa A. 1974: Umbria, p. 30, t. II, f. 2 (cum syn.).
Distribuzione-. Miocene m. - Pleistocene.
Miocene m. : Francia, bac. Piemonte, Austria, Tur¬
chia, Libia - Pliocene : Mediterraneo (Italia, Fran¬
cia, Spagna, Algeria, Libano, Siria) e Atlantico
(Marocco) - Pleistocene-. Italia centrale e meri¬
dionale, Egadi.
Si ritrova nei depositi più o meno argillosi di
mare profondo.
Frequente a Villalvernia, anche in individui com¬
pleti.
Osservazioni: Questa specie è ben caratterizzata
dalla forma inegualmente rigonfia delle valve, ca¬
rattere che si nota anche sui miei campioni, che
mostrano pure una certa variabilità nel contorno.
Solamente Glibert e Van de Pòel 1965 e Nordsieck
1969 non accettano questa entità specifica, rite¬
nendola il primo, una « varietà » della sottospecie
G. glycymeris pilosa (L.), il secondo, una sotto¬
specie di G. glycymeris (L.).
Glycymeris (Glycymeris) violacescens (Lk)
(Tav. XXIII, figg. 7, 8)
Glycymeris (Glycymeris) violacescens (Lamarck, 1819) -
Malatesta A. 1974: Umbria, p. 31, t. II, f. I (cum
syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Europa, Africa (Marocco, Algeria, Li¬
bia, Egitto) e Turchia - Pliocene: Mediterraneo
ed Atlantico (Portogallo, Marocco) - Pleistocene :
Mediterraneo - Attuale : Mediterraneo ed Atlan¬
tico (dal Portogallo alle Isole Capo Verde).
Caratteristica del piano infralitorale (da 2,5 a
25 m) vive su sabbie fini e substrati mobili.
Rara a Villalvernia.
Osservazioni: G. violacescens Lk = A. insubrica
Br. = P. cor Lk: cioè le due specie fossili sono
state riunite alla vivente violacescens Lk perché
riconosciute corrispondenti. Alcuni AA. però
(come Malatesta) usano ancora insubrica Br. e
cor Lk a livello di forma per distinguere gli esem¬
plari mediterranei da quelli atlantici.
ORDINE MYTILOIDA Férussac, 1822
Superfamiglia Mytilacea Rafinesque, 1815
Famìglia Mytilidae Rafinesque, 1815
Mytilus (Mytilus) edulis L.
(Tav. XXIII, figg. 9, 10)
Mytilus (Mytilus) edulis (Linné, 1758) - Malatesta A.
1963: Grammichele, p. 267, t. XIV, f. 6 (cum syn.).
Mytilus edulis Linnaeus - Tebble N. 1966: Brit. B. Seas.,
p. 40, t. 3, ff. a, b.
Mytilus edulis L. - Barsotti G., Meluzzi C. 1968: Oss.
su M. edulis-M. galloprovincialis. Conchiglie, p. 50,
ft. 1-5.
Mytilus edulis edulis Linné, 1758 - Nordsieck F. 1969 :
D. europ. Meers., p. 38, t. V, f. 26.00.
Distribuzione : Miocene (?) - Attuale.
Miocene : Belgio ( ?) - Pliocene : Mediterraneo
(Italia, Grecia), Atlantico (Portogallo, Inghilterra,
Belgio, Olanda, Islanda), Pacifico (dall’Alaska al-
rOregon) - Pleistocene : Mediterraneo, Atlantico
(dall’ Inghilterra alla Danimarca, America del
Nord) - Attuale : Mediterraneo e Mar Nero, Atlan¬
tico (Europa, America del Nord), Pacifico (dal-
l’Alaska alla California).
Vive nella zona intertidiale attaccata con il bisso
a rocce e pietre; non rifugge gli estuari. Nel Mar
Nero si trova sino a 60-70 m.
Comune a Villalvernia (anche se di difficile rac¬
colta perché molto fragile).
Osservazioni : A M. edulis L. fossile viene riunita
M. galloprovicialis Lk, un tempo considerata, la
prima, specie tipica dell’Atlantico, la seconda del
Mediterraneo: resistenza di numerosissime forme
intermedie (vedi Nordsieck che cita 19 forme tra
edulis L. e galloprovincialis Lk) rende impossibile
il mantenerle separate. Barsotti e Meluzzi, basan¬
dosi su accurati studi anatomici che hanno rico¬
nosciuto resistenza di differenze solo nelle parti
molli, propongono la inscindibilità delle due specie
almeno sino al Siciliano mentre col Tirreniano si
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
!)7
manifesterebbe l’inizio della differenziazione os¬
servata.
In questo panorama si può accettare forse anche
che alcuni malacologi (Nordsieck, Parenzan ecc.)
mantengano le due specie in questione tuttora se¬
parate ma non si vede come ciò possa venir pro¬
posto anche da Gilbert e Van de Pòel che le ten¬
gono valide entrambe : galloprovincialis Lk (Astia-
nO'-Siciliano) ed edulis L.
Mytiìus (Mytilus) scaphoides Brn.
(Tav. XXIII, figg-, 11, 12)
Mytilus scaphoides Brn. - Sacco P. 1898: Piemonte, parte
XXV, p. 35, t. X, ff. 12-14 (cum syn.)-
Mytilus (Mytilus) scaphoides Bronn, 1831 - Palla P. 1966:
Val d’Elsa, p. IIS.
Distribuzione : Miocene m ( ?) - Pliocene.
Miocene m. : Italia centrale ( ?) - Pliocene : Italia
settentrionale.
Comune a Villalvernia : « Piacenziano : non rara ;
Astiano: frequente».
Osservazioni: Gli esemplari raccolti, che per le
loro grandi dimensioni unite alla fragilità sono
ridotti alla zona umbonale, più robusta, corrispon¬
dono bene alle illustrazioni di Sacco.
Non è specie molto citata e figurata; secondo Palla
è « probabilmente presente nell’Elveziano ».
Gregariella opifex (Say)
(Tav. XXIII, figg. 13, 14)
Gregariella, Petagnae (Scacchi) - Sacco F. 1898: Piemonte,
parte XXV, p. 42, t. XIII, f. 6.
Modiolaria sidcata Risso - Cerulli Irelli S. 1907 : M. Ma¬
rio, p. 107, t. VII, ff. 16-18 (cum syn.).
Musoulus (Gregariella) opifex (Say, 1825) - Glibert M.,
Van de Pòel L. 1965: Cénoz. étr., p. 80 (cum syn.).
Gregariella barbatella (Cantraine) - Nordsieck F. 1969:
D. europ. Meeres., p. 37, t. V, f. 23.10.
Gregariella barbatella (Cantr.) - Parenzan P. 1974: Condì.
Mediterraneo, p. 65, t. 10, f. 69.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Inghilterra - Pliocene : Italia sett. e cen¬
trale - Pleistocene : Italia centrale - Attuale : Mar
Mediterraneo e M. Nero, Atlantico (dalla Francia
alle Isole Capo Verde).
Vive da 0-25 m su fondali detritici.
Rara a Villalvernia : « rara nel Piacenziano e nel-
l’Astiano ».
Osservazioni: Quattro valve frammentarie e di
piccolissime dimensioni (2-4 mm) sono ascrivibili
a questa entità nota con vari sinonimi. Sacco aveva
rifiutato sulcata Risso 1826 per resistenza di una
altra M. sulcata Lk, proponendo petagnae Scac¬
chi 1832 (1836 secondo Nordisieck), ma per con¬
suetudine si usò anche dai malacologi, barbatella
Cantraine 1835. Infine sia Glibert e Van de Pòel
che Moore, riconosciuta l’identità con opifex Say
1825 propongono quest’ultimo nome anche se poi
non sono in accordo con l’attribuzione generica
(Musculus per il primo e Gregariella per il se¬
condo).
Modiolus (Modiolus) adriaticus Lk
(Tav. XXIII, figg. 15, 16)
Modiolus (Modiolus) adriaticus Lamarck, 1819 - Mala-
TESTA A. 1974: Umbria, p. 33 (cum syn.).
Modiolus adriaticus (Lamarck) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, p. 66 t. 7, f. 66.
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Portogallo, Italia, Albania, Austria,
Egitto - Pliocene : Mediterraneo, Atlantico (Por¬
togallo, Marocco) - Pleistocene : Lazio ( ?), Sicilia
- Attuale : Mediterraneo e Mar Nero, Atlantico
(dal M. Baltico alle Canarie).
Vive su fondali fangoso-detritici e sabbioso-detri-
tici infissa nel bisso che costituisce una base sfe¬
roidale intrisa di fango. Si trova tra 14-50 m in
Ispagna, sino a —70 m in Inghilterra, tra 30-
100 m in Adriatico.
Frequentissima a Villalvernia : Sacco la segnala
solo per l’Astiano, frequentissima.
Osservazioni: L’estrema fragilità ne rende diffi¬
cile la raccolta: gli esemplari completi mostrano
una certa variabilità nel rapporto lunghezza-lar¬
ghezza riscontrabile anche sul materiale attuale.
L’esemplare di Venzo e Pelosio, accettato in sino¬
nimia da Malatesta 1974 (A che non figura i pro¬
pri campioni), potrebbe appartenere invece ad al¬
tra specie (forse modiolus L.).
Modiolus cf. barbatus (L.)
(Tav. XXIII, figg. 17, 18)
Modiola mytiloides Brn. - Sacco F. 1898 : Piemonte,
parte XXV, p. 38, t. XI, ff. 16-18 (cum syn.).
Modiolus mytiloides Bronn, 1931 - Glibert M., Van de
PÒEL L. 1966; Cénoz. étrang., p. 73 (cum syn.).
Modiolus barbatus (Linnaeus) - Tebble N. 1966: Brit.
B. Seas.„ p. 43, t. 3, ft. 21 b.
Modiolus barbatus (Linné) - Nordsieck F. 1969: D. Eu¬
rop. Meer., p. 32, t. V, ff. 21.01-03.
Modiolus barbatus (L.) - Parenzan P. 1974: Condì. Me¬
diterraneo, p. 57, t. 7, f. 56.
!»8
G. BRAMBILLA
Distribuzione: Pliocene - Attuale.
Pliocene : Italia sett. e centrale - Attuale : Medi-
terraneo, Atlantico (dall’Irlanda alle Azzorre),
Giappone (Nordsieck e Parenzan).
Vive nella zona litorale sotto le rocce e attaccata
alle Laminarie, sino a 110 m.
Rarissima a Villalvernia : «(Piacenziano) non
rara, (Astiano) frequente ».
Osservazioni : Una sola valva frammentaria rac¬
colta a Villalvernia è avvicinabile a mytiloides
Brn., che già Bronn 1831 aveva identificato con
la vivente e prioritaria harhaUis L.
A proposito di questa riunione invece Glibert &
Van de Pòel riportano distinte queste due entità,
citando barbata L. solamente per il Tirreniano
della Tunisia e mytiloides Brn. per il Pliocene
italiano.
Superfamiglia Pinnacea Leach, 1819
Famiglia Pinnidae Leach, 1819
Atrina pectinata (L.)
(Tav. XXIII, fig-g. 19, 20)
Atrina pectinata (Linné) - Mastrorilli V. I. 1969: Plioc.
ligure, p. 175, t. XIV, f. 1.
Pinna pectinata L. - Parenzan P. 1974: Conch. Mediter¬
raneo, p. 85, t. 15, f. 81.
Pinna (Atrina) pectinata Linneo, 1767 - Caretto P. G.
1975: Plioc. piemontese, p. 78, t. I, ff. 1-3; t. II,
ff. 1-2; ft. 1-2. (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa - Pliocene : Italia, Al¬
bania, Egitto, Portogallo, Belgio, Inghilterra -
Pleistocene : Italia, Marocco - Attuale : Mediter¬
raneo, Atlantico (Francia, Portogallo), Indopaci-
fico.
Vive da pochi metri sino a — 600 m di profondità.
Rara a Villalvernia forse anche per l’estrema fra¬
gilità : « frequente nel Piacenziano e frequentis¬
sima nell’Astiano ».
Osservazioni: Specie con grandissimo ambito di
variabilità (vedi Compagnoni 1964) tanto che
Sacco aveva proposto l’identità nobilis L. = pec-
tinata L., cioè la riunione della forma pacifica a
quella mediterraneo-atlantica ; tale identità viene
però limitata da Malatesta solo alle forme neoge¬
niche. Anche secondo Parenzan e Nordsieck no-
bilis L. e pectinata L. sono da tener distinte ; que¬
st’ultimo A. propone invece una differenziazione
a livello sottospecifico per la forma mediterranea,
pectinata truncata Phil. e per quella atlantica e
indopacifica pectinata pectinata L. Infine Capetto
1975 in uno studio dedicato al genere Pinna, con¬
ferma tale separazione.
ORDINE PTERIOIDA Newell, 1965
Superfamiglia Pteriacea Cray, 1847
Famiglia Pteriidae Cray, 1847
Pteria phalaenacea Lk
(Tav. XXIV, fig. 1)
Pteria (Pinctada) phalaenacea (Lamk.) - Venzo S. Pe-
Losio G. 1963: Vigoleno, p. 147, t. LI, f. 5.
Pteria cf. phalaenacea (Lamarck, 1819) - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 38, (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pliocene.
Miocene : in tutta Europa - Pliocene : Francia,
Italia, Marocco atlantico.
Frequentissima a Villalvernia : « frequente nel
Piacenizano, non rara nell’Astiano ».
Osservazioni: Estremamente fragile. Forma a
grande variabilità, così come l’attuale hirundo L.
del Mediterraneo per cui non è possibile decidere
se phalaenacea Lk = hirundo L. ; questione già
dibattuta da Sacco. Questo A. proponeva infatti
per queste forme o la riunione in hirundo L. o la
istituzione di due sottospecie, una per il Mediter¬
raneo ed una per l’Atlantico.
Tra il materiale raccolto abbondante ma purtrop¬
po frammentario, sono presenti alcuni esemplari
un poco rigonfi corrispondenti a quelli della
« var. » companioy Font, segnalata da Sacco pro¬
prio a Villalvernia, « varietà » che stando al ma¬
teriale raccolto ed alle caratteristiche di questa
specie, non ha ragione di essere distinta.
Pinctada margaritifera studeri (May.)
(Tav. XXIV, figg. 2, 3)
Pinctada margaritifera (Linné) - RansON G. 1961: Genre
Pinctada, p. 52, tt. XXIX-XXXVII, ft. 15-18 (cum
syn.}.
Pteria margaritifera studeri (Mayer) - Caretto P. G.
1975 : Pliocene piemontese, p. 46, t. I, ff. 1 e 2, t. II,
ff. 1 e 2, t. Ili, ff. 1, 2 e 3, t. IV ff. 1 e 2, t. V,
ff. 1 e 2 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Pliocene.
Miocene m. : Bacino di Vienna, Svizzera, Italia
sett., Francia, Madera - Pliocene : Italia sett.
Rara a Villalvernia, « rara per il Piacenziano ed
alquanto rara per l’Astiano ».
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
Osservazioni: Le tre valve, sia pure frammenta¬
rie, raccolte a Villalvernia, consentono di ricono¬
scere che si tratta della stessa forma descritta da
Sacco come studeri May. e recentemente da Ca-
retto come margaritifera studeri Mayer.
Quest’ultimo A. propone in uno studio dedicato
solamente a questo lamellibranco la sottospecie al-
locronica per la forma fossile, distinguendola in
tal modo daH’attuale P. margaritifera (L.). Se¬
condo Ranson, Moore ecc., quest’ultima specie
rientra nel genere Pinctada e non in Pteria.
Famiglia Isognomonidae Woodring, 1925
Isognomon (Hippochaeta) soldanii Desti.
(Tav. XXIV, figg. 4, B)
Isognomon {Hippochaeta) soldanii (Deshayes, 1836) - Gli-
BERT M., Van de Poel L. 19'66 : Cénoz. étrang., p. 4.
Isognomon soldanii (Deshayes, 1836) - Palla P. 1966: Val
d'Elsa, p. 416, t. 19, f. 2 (cum syn.).
Distribuzione : Oligocene ? - Pliocene.
Oligocene ? : Ovada (Al.) - Miocene m. : bacino di
Vienna, Italia sett. - Pliocene : Italia settentrio¬
nale e centrale.
Rarissima a Villalvernia: «frequente nel Piacen-
ziano e abbondantissima nell’Astiano ».
Osservazioni : Un esemplare completo anche se un
po’ frammentario di circa 70 mm corrisponde a
soldanii Desh. che Sacco considerava « varietà »
di maxillata Lk, quest’ultima tipica per il Miocene.
Questo A. è l’unico che la riporti nella sua distri¬
buzione anche per l’Oligocene (Tongriano) perché
gli AA. moderni la segnalano solamente dal Mio¬
cene medio.
Superfamiglia Pectinacea Rafinesque, 1815
Famiglia Pectinidae Rafinesque, 1815
Palliolum (Delectopecten) simile (Lask.)
(Tav. XXIV, figg. 6, 7)
Similipecten similis (Laskey, 1811) - Glibert M., Van de
Poel L. 1965: Cénoz. étrang., p. 38 {cum syn.}.
Similipecten similis (Laskey) - Tebble N. 1966: Brit. hiv.
seas., p. 63, ft. 26.
Palliolum {Similipecten) similis (Laskey, 1811) - Nord-
SIECK F. 1969 : D. europ. Meeres., p. 44, t. VII, f. 30.06.
Palliolum similis (Laskey) - Parbnzan P. 1974: Conch.
Meditrraneo, p. 90, t. 16, f. 86.
Disti'ibuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Polonia, Francia, Italia - Pliocene :
Mediterraneo, Atlantico (Belgio e Inghilterra). -
!»!»
Pleistocene : Italia, Inghilterra - Attuale : Medi-
terraneo e M. Nero, Atlantico (dalla Norvegia alle
Canarie).
Nel Mediterraneo vive su fondali sabbioso-detri-
tici e corallini fino a —100 m ; nei mari inglesi
in sabbia fangosa o detritica. Secondo Nordsieck
dai 27-157 m (1190 m).
Rarissima a Villalvernia: « non rara sia nel Pia-
cenziano che nell’Astiano ».
Osservazioni: Una sola valva con tracce della co¬
lorazione originaria, si accorda bene con quelle fi¬
gurate dagli AA. per questa specie. Secondo Moore
Similipecten è caduto a favore di Delectopecten.
Pallioiium (LissGchlamys) excisum [Brn.)
(Tav. XXIV, figg. 8, 9, 10, 11)
Palliolum {Lissochlamys) excisum (Bronn) - Moore R. C.
1969 : Treatise, part N, p. 354, f. C 76,6.
Palliolum {Lissochlamys) excisum (Bronn) - Raffi S.
1970: Emilia occ., p. 103, t. 25, f. 6 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene s. - Pliocene.
Miocene s. : Marocco - Pliocene : Italia, Sicilia, Al¬
geria, Marocco, Portogallpr
Comune a Villalvernia : « non raro nel Piacenzia-
no, frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: I miei esemplari ben corrispondono
a quelli di Sacco e di Roger per la forma tipica,
mentre neH’ornamentazione sono più lisci e meno
costolati di quelli di Raffi.
Secondo quest’ultimo A. che riprende Roger 1939,
in disaccordo con Sacco ed Altri, questa specie ar¬
riverebbe solamente sino al Piacenziano medio¬
superiore.
Chiamys (Chiamys) varia (L.)
(Tav. XXIV, figg. 12, 13, 14, 15)
Chlamys (Chlamys) varia (Linné) - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico seti., p. 135, t. II, ff. 17-18 {cum
syn.).
Chlamys (Chlamys) varia (Linné, 1758) - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 44, t. Ili, f. 11 (cum syn.).
Chlamys varia (L.) - Parenzan P. 1974: Conch. Mediter¬
raneo, p. 105, t. 20, f. 101.
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Portogallo, Azzorre, Mediterraneo,
Austria, Ungheria, Ucraina - Pliocene: Inghil¬
terra, Portogallo, Marocco, Mediterraneo - Plei¬
stocene: Atlantico (M. del Nord, Paesi Bassi,
Francia), Mediterraneo - Attuale : Atlantico (dalla
Norvegia alle Isole Capo Verde), Mediterraneo.
lOO
G. BRAMBILLA
In Adriatico vive su fondali sabbiosi e sabbioso-
pelitici, lontana dalle foci dei fiumi. Nel Mediter¬
raneo da 0-60 m (—1350 m) secondo Nordsieck;
sino a —82 m, libera o attaccata col bisso nei
mari inglesi.
Comune a Villalvernia : «frequentissima nell’Astia-
no e nel Piacenziano del bacino piemontese».
Osservazioni’, fra i miei esemplari ne sono rico¬
noscibili due che per essere più stretti ed allun¬
gati di quelli tipici, corrisponderebbero alla «var. »
strangulata Loc. ; un terzo, presentando alternate
irregolarmente alle coste primarie costicine secon¬
darie, si identificherebbe con la « var » alterni-
coshila Sacco.
Chiamys (Aequipecten) opercularis (L.)
(Tav. XXV, figg. 1, 2)
Chlamys (Aequipecten) opercularis (Linné) - Stolfa Zuc-
CHi M. L. 1972: Adriatico seti., p. 136, t. II, ff. 19-20.
Chlamys (Aequipecten) opercularis (Linné, 1758) - Ma-
LATESTA A. 1974: Umbria, p. 45, t. Ili, f. 3 (cum syn.).
Aequipecten opercularis (L.) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, p. 98, t. 18, f. 96.
Disti’ibuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa, Azzorre - Pliocene :
Mediterraneo, Atlantico (dall’ Inghilterra al Ma¬
rocco) - Pleistocene : Italia, Inghilterra, Svezia -
Attuale: Mediterraneo, Atlantico (dalla Norvegia
alle Isole Capo Verde).
Vive su ghiaia sabbiosa, fango sabbioso e depo¬
siti conchigliari fino a —190 m, in Adriatico è
rara e si trova tra 15-40 m, frequentissima lungo
le coste inglesi.
Da giovane sta attaccata col bisso.
Comune a Villalvernia : « frequente nel Piacen¬
ziano e non rara nell’Astiano ».
Osservazioni: tra il mio materiale, si possono ri¬
conoscere alcune valve delle due « var. » transver¬
sa Clém. e levigatoides Sacco : la prima è ripor¬
tata da Sacco solo per l’Astiano.
Chlamys (Aequipecten) seniensis (Lk)
(Tav. XXV, figg. 3, 4)
Chlamys (Aequipecten) seniensis (Lamarck, 1819) - Ma-
LATESTA A. 1974: Umbria, p. 47, t. Ili, f. 6 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pleistocene.
Miocene: in tutta Europa - Pliocene: Mediterra¬
neo (rara nel Nord) - Pleistocene: Italia {Cala-
briano).
Comune a Villalvernia : « frequentissima nel Pia¬
cenziano (anche di Villalvernia) e straordinaria¬
mente abbondante nell’Astiano ».
Osservazioni: Questa specie è molto nota anche
come scabrella Lk, nome caduto in sinonimia di
seniensis Lk (priorità). Le numerose varietà elen¬
cate da Sacco non sono peraltro riconoscibili tra
i miei campioni, anche per l’ampia variabilità
della specie stessa.
Attualmente vive tra 30-2600 m (Mediterraneo,
Marocco, Azzorre) C. (Argopecten) solidula (Rea¬
ve) comparsa nel Calabriano, probabile discendente
di seniensis Lk.
Chlamys (Flexopecten) flexuosa (Poli)
(Tav. XXV, figg. 5, 6)
Chlamys (Flexopecten) flexuosa (Poli) - Stolfa Zucchi
M. L. 1972 : Adriatico seti., p. 137, t. II, ff. 21-22
(cum syn.).
Chlamys (Flexopecten) flexuosa (Poli, 1795) - Malate-
STA A. 1974: Umbria, p. 49, t. Ili, f. 5 (cum syn.).
Flexopecten flexuosus (Poli) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, p. 112, t. 22, f. 109.
Distìùbuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Mediterraneo, Portogallo - Pleistocene :
Mediterraneo, Atlantico (Marocco) - Attuale: Me¬
diterraneo, Atlantico (dal Portogallo alle Isole
Capo Verde).
Vive su fondali fangosi e sabbiosi sino a —50 m,
frequente in Adriatico; sino a —30 m la forma
mediterranea (Nordsieck).
Rarissima a Villalvernia : « frequente sia nel Pia¬
cenziano (anche di Villalvernia) che nell’Astiano ».
Osservazioni: Un’unica valva reperita, che corri¬
sponde bene alla fig. 24 (tav. XIII, parte XXIV)
di Sacco.
Questo A. riporta numerose « varietà » ; perlae-
vis Sacco, plioparvula Sacco, inflata Loc., bira-
diata Tib. e percolligens Sacco, di cui le prime
due segnalate per il Piacenziano di Villalvernia
e che non ho ritrovato in questa località.
Chlamys (Flexopecten) inaequicostalis (Lk)
(Tav. XXV, figg. 7, 8)
Chlamys (Flexopecten) inaequicostalis (Lamarck, 1819) -
Malatesta a. 1974: Umbria, p. 50, t. Ili, f. 4 (cum
syn.).
Distribuzione : Pliocene - Pleistocene.
Pliocene : Siria, Cipro, Tunisia, Algeria, Marocco,
Italia - Pleistocene : Italia (Calabriano e Milaz-
ziano).
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
101
Si ritrova nelle facies sabbiose e argilloso-sab-
biose del Pliocene sup. e del Pleistocene (Mala-
testa).
Comune a Villalvernia : « non rara nel Piacenziano
e abbondantissima nell’Astiano ».
Osservazioni: La caratteristica variabilità orna¬
mentale di questa specie rende in certi casi diffi¬
coltoso il riconoscimento dagli altri Flexopecten,
come già notato dagli A A. precedenti e che qui
confermo disponendo di sufficiente materiale.
A questo proposito Malatesta giustifica la povertà
di segnalazioni proprio con questo fatto : cioè con
la confusione e quindi riunione, specialmente dei
termini di passaggio, in altre entità.
Questa specie è già stata segnalata in letteratura
anche come striatum Br. e discors d’Orb.
Chiamys (Flexopecten) glabra (L.)
(Tav. XXV, figg. 9, 10)
Chlamys (Flexopecten) glabra (Linné) - Raffi S. 1970:
Emilia occ., p. 119, t. 28, ff. 1, 8, 15 (eum syn.).
Chlamys (Flexopecten) glabra (Linné) - Stolfa Zucchi
M. L. 1972: Adriatico seti., p. 137, t. II, ff. 23-24
(ciim syn.)-
Proteopecten glaber (L.) - Parenzan P. 1974: Conch. Me¬
diterraneo, p. Ili, t. 21, f. 108.
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Mediterrneo - Pleistocene ; Mediterra¬
neo - Attuale: Mediterraneo, Atlantico (Marocco,
Portogallo).
In Adriatico vive sempre lontana dagli apporti
continentali, senza preferenze per la natura lito¬
logica dei fondali, rara.
Si trova dai 6-900 m di profondità (Nordsieck).
Rarissima a Villalvernia : « non rara nel Piacen¬
ziano, Astiano ». Secondo Raffi è frequente sola¬
mente nel Calabriano.
Osservazioni: Un’unica valva di colore nerastro,
molto regolare nel contorno e con l’ornamenta¬
zione molto incisa è ascrivibile a questa specie.
Chlamys (Macrochlamys) latissima (Br.)
(Tav. XXV, figg. 11, 12)
Chlamys (Gigantopecten) latissima (Brocchi, 1814) - Ma¬
latesta A. 1974: Umbria, p. 61, t. IV, f. 4 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pliocene.
Miocene : Francia, Portogallo, Mediterraneo, Au¬
stria, Ungheria, Polonia - Pliocene : Mediterraneo,
Marocco atlantico.
Specie di facies grossolane, secondo Maltesta do¬
veva vivere a bassa profondità e molto vicina alla
costa.
Rarissima a Villalvernia : « non rara nel Piacen¬
ziano e frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: Un frammento di una grossa valva,
mostrante la parte umbonale ornata da 4 coste
principali interessate da almeno quattro ordini di
nodosità, si può riferire a questa specie, essendo
l’unica con tali peculiarità.
Malatesta conferma la riunione ad essa di resti-
tuensis Font, del Miocene inf. (già « var. » di la¬
tissima Br.) perché rientrante nello stesso ambito
di variabilità.
Pecten (Pecten) jacobaeus (L.)
(Tav. XXV, figg. 13, 14)
Pecten jacobaeus (Linné, 1768) - Nordsieck P. 1969: D.
europ. Meeres., p. 66, t. IX, f. 34.01.
Pecten (Pecten) jacobaeus (Linné) - Raffi S. 1970: Emi¬
lia occ., p. 124, t. 31, ff. 3-4, t. 32, f. 4 (cum syn.).
Pecten jacobaeus (L.) - Parenzan P. 1974: Conch. Me¬
diterraneo, p. 113, t. 22, f. 110.
Distribuzione : Miocene m. (?) - Attuale.
Miocene m. (?) : Sardegna - Pliocene : Mediterra¬
neo e Marocco atlantico - Pleistocene: Mediterra¬
neo - Attuale : Mediterraneo, Atlantico (I. Capo
Verde e Canarie).
Vive tra i 18-180 m su fondali detritici.
Rarissima a Villalvernia : « non rara nel Piacen¬
ziano e frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: Un frammento appartiene a questa
specie molto nota : di essa si conoscono diverse
sottospecie {keppelianus Sow. di Madera, meri-
dionalis Tate della Tasmania, hyronensis Flem.
dell’Australia, intermedium Mont. dell’Adriatico)
alcune presenti già dal Pleistocene. La sottospe¬
cie intermedium Mont. (che Malatesta invece ri¬
tiene specie) riunisce le forme intermedie tra ja-
cobeus L. e maximus L.
L’incertezza espressa per il Miocene medio è do¬
vuta al fatto che non tutti gli AA. sono d’accordo
nel fissare la comparsa di questa entità.
Pecten (Flabellipecten) flabelliformis (Br.)
(Tav. XXV, figg. 15, 16, 17, 18)
Pecten (Flabellipecten) flabelliformis (Brocchi), 1874 -
Caprotti e. 1972: Stratotipo Piacenziano, p. 61, t. I,
f. 2.
Pecten (Flabellipecten) flabelliformis (Brocchi, 1814) -
Malatesta A. 1974: Umbria, p. 58, t. IV, f. 1 (cum
syn.).
G. BRAMBILLA
U)2
Distribuzione: Miocene - Pleistocene.
Miocene: Tunisia, Spagna, Francia, Sardegna,
Italia sett. - Pliocene : Mediterraneo - Pleistocene :
Tunisia, Italia meridionale.
Frequentissima a Villalvernia : « non rara nel Pia-
cenziano e straordinariamente abbondante nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Si ritrova anche in esemplari com¬
pleti ancora chiusi e di grandi dimensioni, spesso
raggruppati tra di loro, alcuni con colorazione ne¬
rastra, alle volte incrostati da Balanidi e da
Ostreidi. Accanto agli esemplari tipici si ricono¬
scono, più rari, quelli delle « var. » persimplex
Sacco e persulcata Sacco, i primi senza costicille
intermedie sulla valva sinistra, i secondi con qual¬
che costa bisoleata sempre sulla valva sinistra ; non
ritengo però che queste forme siano da proporre
perché tali caratteri variano in continuazione. Se¬
condo Sacco è specie caratteristica del Pliocene
medio e superiore; per Marche-Marchand la si
ritrova vivente lungo le coste del Senegai.
Famiglia Plicatulidae Watson, 1930
Plicatula mytilina Phil.
(Tav. XXVI, figg. 1, 2)
Plicatula mytilina Philipp! - Cossmann et Peyrot 1914:
Aquitania, p. 370, t. XX, ff. 39-42 (cum syn.).
Plicatula mytilina Philipp!, 1836 - Glibert M., Van de
POEL L. 1966 : Biv. Cénoz., p. 45.
Distribuzione: Miocene - Pleistocene.
Miocene : Francia, Italia, Bacino di Vienna - Plio¬
cene : Francia, Italia - Pleistocene : Italia centrale,
Sicilia.
Comune a Villalvernia : « frequente sia nel Pia-
cenziano che nell’Astiano ».
Osservazioni: Il materiale raccolto mostra una
certa variabilità nella forma, da triangolare ad ar¬
rotondata, e neirornamentazione che in alcune
valve è quasi assente: ciò nonostante rientra bene
in questa specie assai polimorfa.
Le valve più arrotondate si accorderebbero con
quelle della « var. » dilatata Micht. figurata da
Sacco (f. 18) ma non proponibile, come d’altra
parte ritiene lo stesso A., mentre quelle senza o
quasi ornamentazione potrebbero essere o troppo
giovani oppure anche mal conservate. Frequente¬
mente si ritrovano incrostanti Ostreidi.
Famiglia Spondylidae Cray, 1826
Spondylus (Spondylus) cf. gaederopus L.
(Tav. XXVI, figg. 3, 4)
Spondylus gaederopus Linné, 1758 - Malatesta A. 1963:
Grammichele, p. 249 (cum syn.).
Spodylus gaederopus L. - Ruggieri G., Greco A. 1966:
Capo Milazzo, p. 53, t. XI, f. 2.
Spondylus gaederopus Linné - Mastrorilli V. I. 1969 :
Plioc. Ligure, p. 169, t. XVI, f. 1.
Spondylus gaederopus Linné, 1758 - Nordsieck F. 1969:
D. europ. Meers., p. 65, t. IX, f. 36.00.
Spondylus gaederopus L. - Parenzan P. 1974: Conch. Me¬
diterraneo, p. 117, t. 25, f. 114.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Francia, Italia, Portogallo', bacino di
Vienna, Egitto, Madera - Pliocene : Mediterraneo
ed Atlantico (Marocco) - Pleistocene : Mediterra¬
neo ed Atlantico - Attuale : Mediterraneo, Atlan¬
tico (dal Portogallo al Senegai).
Vive in acque calde, litorale-sublitorale.
Rarissima a Villalvernia : « alquanto rara nel Pia-
cenziano e frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: Un piccolo esemplare completo ed
un secondo con la valva fissa molto frammenta¬
ria ad opera di spugne perforanti, sono stati rac¬
colti in questa località : sono avvicinabili a que¬
sta specie che mostra grande variabilità sia nella
forma che nell’ornamentazione, più o meno mar¬
cata, tanto che anche i malacologi ne riportano
diverse « varietà ».
Superfamiglia Anomiacea Rafinesque, 1815
Famiglia Anomiidae Rafinesque, 1815
Anomia (Anomia) ephippium L.
(Tav. XXVI, figg. 6, 6)
Anomia (Anomia) ephippium Linné - Stolpa Zucchi M. L.
1972: Adriatico sett., p. 140, t. II, ff. 27-28 (cum
syn.}.
Anomia (Anomia) ephippium Linné, 1758 - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 62, t. V, f. 2 (cum syn.).
Anomia ephippium (L.) - Parenzan P. 1974: Conch. Me¬
diterraneo, p. 125, t. 27, f. 126 e t. 28.
Distribuzione : Oligocene - Attuale.
Oligocene: Francia, Germania - Miocene: Medi-
terraneo, Atlantico (dal Belgio al Portogallo),
Caucaso, Russia. - Pliocene : Mediterraneo, Atlan¬
tico (Olanda, Belgio, Inghilterra, Marocco). - Plei¬
stocene : Mediterraneo, Atlantico (Olanda, Belgio,
Inghilterra, Marocco) - Attuale: M. Nero, Medi-
terraneo, Atlantico (dall’Islanda al Senegai).
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
Vive fino a 140 m (Inghilterra), —40 (Spagna),
da 0 a 150 (Mediterraneo); in Adriatico su fon¬
dali di peliti e sabbie pelitiche, lontana dalle foci,
rara.
Comune a Villalvemia : « frequente nel Piacen-
ziano e frequentissima nell’Astiano (anche a Vil¬
la! vernia) ».
Osservazioni: Specie a grande variabilità indivi¬
duale, dovuta al fatto che il guscio si modella sulla
forma del supporto a cui si fissa (ritrovata su
Ostreidi e Pettinidi). Il materiale raccolto con¬
ferma tale variabilità (Sacco cita ben 16 « varie¬
tà ») non solo per ciò che riguarda la forma, ma
anche rornamentazione.
Pododesmus (Monia) patelliformis (L.)
(Tav. XXVI, figg. 7, 8)
Monia patelliformis (Linnaeus) - Tebble N. 1966; Bìit.
Biv. Seas., p. 35, ft. 18 b.
Monia patelliformis (Linné) - Nobdsieck F. 1969; B. europ.
Meers-, p. 61, t. X, f. 37.20.
Anomia (Monia) patelliformis (L.) - Di Geronimo I. 1969;
M. Navone, p. 138, t. V, f. 2 (cum syn.).
Mania patelliformis (L.) - Parenzan P. 1974; Conch. Me-
diterr., p. 128, t. 29, f. 126.
Distribuzione : Miocene m. (?) - Attuale.
Miocene m. : Piemonte ( ?) - Pliocene : Italia sett.
e centrale, Francia - Pleistocene : Italia merid.,
Sicilia, Irlanda, Inghilterra, Svezia - Attuale : Me¬
diterraneo ,Atlantico (dalla Norvegia alle Az-
zorre).
Vive attaccata al substrato — anche su gusci di
molluschi — da 0 a 1400 m.
Rara a Villalvemia: « rara nel Piacenziano e non
rara nell’Astiano ».
Osservazioìii: Forma caratterizzata da una gran¬
de variabilità soprattutto neH’ornamentazione
(come ephippium L.) : resistenza di diverse « va¬
rietà » peraltro non facilmente distinguibili, se non
nella forma esterna, risultano pertanto impropo¬
nibili.
Superfamiglia Limacea Rafinesque, 1815
Famiglia Limidae Rafinesque, 1815
Limaria (Limaria) tubercolata (Olivi)
(Tav. XXVI, figg. 9, 10)
Radula (Mantellum) infiala (Chemn.) - CERULEI Irelli S.
1907; M. Mario, p. 85, t. IV, ff. 33-34.
Limaria (Limaria) tubercolata (Olivi, 1792) - Moore R. C.
1969; Treatise, pari N, p. 389, f. C 106, 10.
1 o;i
Lima (Lima) tubercolata (Olivi, 1815) - Malatesta A.
1974; Umbria, p. 64 (cum syn.).
Mantellum inflatum (Chemnitz) - Parenzan P. 1974; Conch.
Mediterraneo, p. 124, t. 26, f. 124.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Portogallo, Francia, Italia, Belgio, Au¬
stria, Asia M. - Pliocene : Mediterraneo (Francia,
Italia, Grecia, Egeo), Atlantico (dall’Inghilterra
alle Azzorre) - Pleistocene : Italia, Tunisia, Ma¬
rocco atlantico - Attuale : Mediterraneo, Atlantico
(dal Portogallo al Congo).
Vive su fondi detritici, algosi, in cavità scavatesi ;
anche su fondi fangosi, nella zona infraltorale (da
alcuni metri ad alcune centinaia, Parenzan) sino
a — 40 m.
Comune a Villalvemia: « non rara, nel Piacenzia¬
no della stessa località, e frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: Secondo Moore infiala Chemn. 1784
sebbene più antica cade in favore di tuberculata
Olivi 1792, perché Chemnitz non l’aveva descritta
secondo la nomenclatura binomia. Il materiale rac¬
colto a Villalvemia si accorda bene in partico¬
lare con gli esemplari figurati da Sacco.
Superfamiglia Ostreacea Rafinesque, 1815
Famiglia Gryphaeidae Vyalov, 1936
Hyotissa hyotis (L.)
(Tav. XXVI, figg. 11, 12)
Lopha hyotis (Linné) - Nordsieck P. 1969; D. europ.
Meers., p. 63, t. XI, f. 38.06.
Hyotissa hyotis (Linné, 1758) - Malatesta A. 1974; Um¬
bria, p. 66, t. VI, f. 1 (cum syn.).
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Italia, Algeria - Pleistocene : Italia me¬
ridionale, Sicilia e Sardegna - Attuale : Africa occ.
e orient., 0. Indiano e Pacifico.
Vive sulle scogliere e nei banchi di ostriche fino
ad oltre —300 m. Oltre i —20 m (Nordsieck).
Rara a Villalvemia: « alquanto rara nel Piacen¬
ziano e non rara nell’Astiano ».
Osservazioni : Troppo scarso il materiale raccolto
per poter dire qualcosa di particolare: esso co¬
munque si accorda bene con gli esemplari figu¬
rati per hyotis L.
Ricordo che questa specie, con Ostrea germanitala
De Greg. (secondo Sacco), rientra nell’ambito di
variabilità di Alectryionia plicatula var. germa¬
nitala (De Greg.).
104
G. BRAMBILLA
Famiglia Ostreidae Rafinesque, 1815
Ostrea (Ostrea) lamellosa Br.
(Tav. XXVI, figg. 13, 14, 15, 16)
‘Ì-Ostrea lamellosa lamellosa Brocchi, 1814 - Nordsieck P.
1969 : D. europ. Meers., p. 64, t. XI, f. 38.35.
Ostrea (Ostrea) lamellosa Brocchi, 1814 - Caprotti E.
1972: Casteli’Arquoto, p. 63, t. II, f. 3 (cum syn.).
Ostrea (Ostrea) lamellosa Brocchi, 1814) - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 65, t. VI, f. 2 (cum syn.).
Distribuzione ■. Miocene - Pleistocene.
Miocene: in tutta Europa - Pliocene: Mediterra¬
neo, Atlantico (Portogallo, Marocco) - Pleistocene :
Romagna (Calahriano), Calabria, Sicilia, Corinto,
Coo {Siciliano).
Viveva nella zona litorale a profondità maggiori
di edulis L. ; 2-40 m (Malatesta).
Frequentissima a Villalvernia: «frequente nel
Piacenziano, frequentissima nell’Astiano ».
Osservazioni: Specie già considerata da vari Au¬
tori (Sacco, Cerulli I., ecc.) « varietà » della vi¬
vente edulis L., ora ritenuta entità a sé stante
pur essendo note numerose forme di passaggio tra
le due, lamellosa Br. (più grande e robusta), ed
edulis L. (più piccola e fragile).
Secondo Ranson edulis L. avrebbe sostituito la¬
mellosa Br. nel Pleistocene. Nordsieck e Parenzan
sono gli unici AA. che riportano lamellosa Br. vi¬
vente (M. del Nord, Atlantico e Mediterraneo) as¬
sieme ad edulis L. : è per questo che ho accettato
con dubbio in sinonimia la loro citazione. Nel ma¬
teriale di Villalvernia sono presenti almeno due
gruppi di forme sufficientemente distinte, una ro¬
busta, da ovale a triangolare, di maggiori dimen¬
sioni — a individui isolati —, l’altra più fragile,
pressocché circolare, anche in gruppi di individui,
di dimensioni più ridotte. Cioè oltre a lamellosa
Br. sarebbe rappresentata anche se non la tipica
edulis L. per lo meno forme di passaggio molto
vicine a quest’ultima.
SOTTOCLASSE HETERODONTA Neumayr, 1884
ORDINE VENEROIDA Adams & Adams, 1856
Superfamiglia Lucinacea Fleming, 1828
Famiglia Lucinidae Fleming, 1828
Lucina (Lucina) orbicularis Desh.
(Tav. XXVII, figg. 1, 2)
Phacoides orbicularis (Deshayes, 1836) - Glibert M., Van
DE Poel L. 1967 : Cénoz. étrang., p. 21.
Lucina (Lucina) orbicularis Desh. - Malatesta A. 1974:
Umbria, p. 70, t. VII, f. 7 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene - Pliocene.
Miocene : Portogallo, Francia, Algeria, Italia sett.,
Sardegna, Ungheria - Pliocene : Mediterraneo
(dalla Siria, Tunisia, Francia, all’Italia sett.).
Si rinviene in depositi sabbiosi o argilloso-sab-
biosi di ambiente litorale.
Comune a Villalvernia: «frequente per il Pia¬
cenziano di questa stessa località e frequentissima
per rAstiano ».
Osservazioni : Il materiale reperito corrisponde
bene alla forma tipica.
Ctena (Ctena) decussata (Costa)
(Tav. XXVII, figg. 3, 4)
Ctena (C.) decussata (Costa) - Stolfa Zucchi M. L. 1972:
Adriatico sett., p. 143, t. Ili, ff. 37-38 (cum syn.).
Ctena decussata (O. G. Costa) - Parenzan P. 1974: Conch.
Meditrraneo, p. 168, t. 41, f. 187.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Austria, Italia, Francia, Madera ( ?) -
Pliocene : Mediterraneo, Atlantico - Pleistocene :
Italia, Sicilia, Cipro, Algeria - Attuale : Mediter¬
raneo, Atlantico (dalla Francia al Senegai).
Vive in acque litorali (fino a 30 m) su fondi fan¬
gosi detritici ; in Adriatico rarissima, su fondali
sabbiosi.
Rara a Villalvernia : « frequente sia per il Piacen¬
ziano (anche di Villalvernia) che per TAstiano ».
Osservazioni: Cinque valve di piccole dimensioni
sono state raccolte e riferite a questa specie già
nota in letteratura come Jagonia reticulata (Poli).
I campioni figurati dagli AA. mostrano una gran¬
de variabilità nel contorno (vedi ad es. Ruggieri-
Greco 1965) : i miei campioni corrispondono par¬
ticolarmente bene a quello illustrato da Stolf.4
Zucchi 1972.
Glibert e Van de Pòel 1967 propongono decussata
decussata Costa per il Pliocene-Pleistocene (Ita¬
lia, Francia, Tunisia, Cipro, Cos), decussata exi-
gua Eichwald per il Miocene (Italia, Francia) e
decussata decorata Wood per il Pliocene nordico,
giustificando tale suddivisione in base alla forma
del contorno ed al tipo di ornamentazione più o
meno marcata.
Parvifucìna (Microloripes) dentata (Defrance)
(Tav. XXVII, figg. 5, 6)
Loripes dentatus (Defr. Bast.) - Sacco P. 1901: Piemonte,
parte XXIX, p. 99, t. XXIX, ff. 7-13 (cum syn.).
Loripes (Microloripes) dentatus (Defrance, 1823) - Gli-
BERT M., Van de Poel L. 1967: 'Cénoz. étrang., p. 27
(cum syn.).
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
1(»5
Dist7'ibuzione : Oligocene ( ?) - Pliocene.
Oligocene : in tutta Europa - Miocene : Italia sett.
e Francia - Pliocene : Italia sett.
Rara a Villalvernia : « straordinariamente abbon¬
dante nel Piacenziano (solo di Villalvernia) e fre¬
quente nell’Astiano ».
Osservazioni: Quattro valve mostrano i caratteri
tipici di questa specie, sia pure con qualche va¬
riabilità nel contorno per cui Sacco aveva propo¬
sto la « var. » obliquatella Sacco.
Abbastanza vicina a lacteus L. = lucinalis Lk an¬
cora vivente, dentata Defr. se ne differenzia, per
la sua globosità, per la forma delle impronte mu¬
scolari, per la cerniera più robusta e la crenula-
tura marginale.
Discordanti sono le distribuzioni stratigrafiche
degli AA. : Sacco che ha ritrovato questa specie
in Italia dall’Elveziano all’Astiano la riporta dal¬
l’Oligocene (in Europa), invece Cossmann e Pey-
rot, Glibert & Van de Pòel e Moore che ignorano
gli AA. italiani, la citano solamente per il Miocene.
Myrtea (Myrtea) spinifera (Mont.)
(Tav. XXVII, figg. 7, 8)
Myrtea (Myrtea) spinifera (Montagu, 1803) - Caprotti E.
1972: CastelTArquato, p. 65, t. Ili, f. 4.
Myrtea (Myrtea) spinifera (Montagu) - Stolfa Zucchi
M. L. 1972: Adriat. sett., p. 145, t. Ili, ff. 41-42.
Myrtea (Myrtea) spinifera (Montagu, 1803) - Malate-
Sta a. 1974: Umbria, p. 78, t. VII, f. 6 (eum syn.).
Myrthea spinifera (Montagu) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, p. 165, t. 40, f. 182.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa - Pliocene : Mediterra¬
neo, Marocco atlant. - Pleistocene : Egitto, Sicilia,
M. Mario - Attuale: Mediterraneo, Atlantico
(dalla Norvegia alle Isole Capo Verde), Indiano
(Ceylon).
Nel Mediterraneo vive su fondi mobili e tra le
praterie a Posidonia. Sulle coste inglesi nel fango,
nelle sabbie e ghiaie fangose tra i 7-110 m; nel
Marocco atlantico tra i 43-237 m; in Adriatico è
rarissima, su sabbia politica. Nell’Oceano Indiano
a —^900 m.
Comune a Villalvernia : « abbondantissima nel
Piacenziano e abbondante nell’Astiano ».
Osservazioni : Le numerose « varietà » riportate dai
vecchi A A (Sacco ne cita sette) ampliano notevol¬
mente l’ambito di variabilità di questa specie. Le
segnalazioni più recenti però, confermate anche
dal mio materiale, si riferiscono tutte alla forma
tipica (v. Tebble, Nordsieck e Stolfa Z.).
Anodontia (Loripinus) fragilis (Phil.)
(Tav. XXVII, figg. 9, 10)
Anodontia (Loripinus) fragilis (Philippi) - Stolfa ZuC-
CHi M. L. 1972: Adriatico sett., p. 147, t. Ili, ff. 43-44.
Anodontia (Loripinus) fragilis (Philippi, 1836) - Malate-
STA A. 1974: Umbria, p. 83, t. VII, f. 1 (cum syn.).
Loripinus fragilis (Phil.) - Parenzan P. 1974: Conch. Me¬
diterraneo, p. 168, t. 41, f. 186.
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : Europa - Pliocene : Mediterarneo (Siria,
Libano, Francia, Italia) - Pleistocene : M. Mario,
Calabria, Sicilia - Attuale : Mediterraneo, Atlan¬
tico (dal Portogallo alle Isole Capo Verde).
Vive su fondali a diversa granulometria, spesso
su sabbie medie. Da 70-148 m (Nordsieck).
Rara a Villalvernia: «frequentissima nel Pia¬
cenziano (anche di Villalvernia) e nell’Astiano ».
Osservazioni: Specie ben definita a ristretto am¬
bito di variabilità. La rarità dei ritrovamenti a
Villalvernia è dovuta in parte alla fragilità del
guscio degli esemplari di questa specie.
Lucinella divaricata (L.)
(Tav. XXVII, figg. 11, 12)
Lucinella divaricata (Linné) - Stolfa Zucchi M. L. 1972:
Adriatico sett., p. 147, t. IV, ff. 45-46 (cum syn.).
Lucinella divaricata (Linné, 1758) - Malatesta A. 1974:
Umbria, p. 84, t. VII, f. 4 (cum syn.).
Lucinella divaricata (L.) - Parenzan P. 1974: Conch. Me¬
diterraneo, p. 165, t. 40, f. 183.
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Italia sett., Francia, Spagna, Porto¬
gallo - Pliocene: Inghilterra, Olanda, Italia, Sici¬
lia, Spagna, Cipro, Egitto, Marocco - Pleistocene :
Inghilterra, Olanda, Italia, Egitto. - Attuale: Me¬
diterraneo e M. Nero, Atlantico (dall’ Inghilterra
alle Canarie).
Euriterma ed eurialina vive sino a —220 m. In
Adriatico è frequentissima su sabbie medie, nel
golfo di Taranto su sabbie conchigliari a —15 m,
nel M. Nero a —50 —60 m.
Comune a Villalvernia : « poco frequente nel Pia¬
cenziano (anche di Villalvernia) e frequente nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Nove valve di piccolissime dimen¬
sioni (max 2 mm) un po’ variabili neH’ornamen-
tazione più o meno marcata, corrispondono bene
a quelle figurate dagli Autori per questa specie.
Sacco ritiene che la forma fossile, più piccola e
meno ornata, sia da tenersi distinta (« var. » ro-
G. BRAMBILLA
1 ot)
tundoparva) da quella attuale che invece rappre¬
senterebbe la forma tipica : « varietà » che Pavia
eleva a sottospecie allocronica.
Famiglia Ungulinidae Adams & Adams, 1857
Diplodonta (Diplodonta) rotundata (Mont.)
(Tav. XXVII, figg. 13, 14)
Diplodonta {Diplodonta) rotundata (Montagu, 1799) - Ma-
LATESTA A. 1974; Umbria, p. 86, t. VII, f. 8 (cum
syn,)-
Diplodonta rotundata (Montagu) - Parenzan P. 1974:
Conch. Mediterraneo, p. 166, t. 38, f. 163.
Distribuzione : Oligocene - Attuale.
Oligocene: Ungheria - Miocene: in tutta Europa
- Pliocene: Mediterraneo, Atlantico (Inghilterra,
Paesi Bassi, Belgio, Portogallo). - Pleistocene :
M. del Nord, Mediterraneo (Italia, Egeo) - At¬
tuale: Atlantico (dalla Norvegia alla Liberia),
Mediterraneo, Mar Rosso.
Specie euritema e moderatamente eurialina, fos¬
soria in sabbia fangosa e ciottolosa. Vive dai
7-65 m in Inghilterra, dai 53-110 m in Marocco,
dagli 8-24 m nel Mediterraneo (Malatesta). Dai
20-3850 m secondo Nordsieck.
Comune a Villalvernia: «frequentissima sia nel
Piacenziano (anche di Villalvernia) che nel-
rAstiano ».
Osservazioni: I miei esemplari sono di piccole
dimensioni (max 12 mm): secondo Malatesta le
dimensioni massime varierebbero nel tempo e
precisamente da un massimo di 15 mm nel Mio¬
cene a 30 mm nel Pliocene ed a 25 mm attual¬
mente. Nordsieck ritiene che D. lupinus Br. sia
da tener distinta da rotundata Mont. contraria¬
mente al pensiero degli altri Autori che ricono¬
scono lupinus Br. solamente come una forma a
contorno e convessità delle valve differente. Nel
materiale di Villalvernia non ho reperito tale
forma.
Superfamiglia Chamacea Lamarck, 1809
Famiglia Chamidae Lamarck, 1809
Chama (Chama) piacentina Defr.
(Tav. XXVII, figg. 15, 16)
Chama piacentina Defrance, 1817 - Caprotti E. 1972: Ca-
stelVArquoto, p. 66, t. II, f. 12.
Chama (Chama) piacentina (Defrance, 1817) - Malate¬
sta A. 1974: Umbria, p. 89, t. VII, f. 14 (cum syn.).
Distribuzione : Pliocene - Pleistocene.
Pliocene : Mediterraneo (Francia, Italia, Sarde¬
gna, Rodi, Cipro) - Pleistocene: Italia, Sicilia,
Cipro {Siciliano).
Forma sessile anche di grandi dimensioni: pro¬
babilmente di mare caldo (Malatesta).
Rarissima a Villalvernia ; « frequente sia nel
Piacenziano (anche di questa località) che nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Un’unica valva (fissa) reperita, è
ascrivibile alla forma unicornaria Lk (v. Caprotti
1972 e Sacco 1899) che è rara nel Piacenziano di
Villalvernia, secondo Sacco.
Chama (Psilopus) gryphoides (L.)
(Tav. XXVII, figg. 17, 18, 19, 20)
Chama gryphoides Linneo, 1758 - Caprotti E. 1972: Ca-
stell’Arquoto, p. 64, t. II, ff. 10-11.
Chama (Chama) gryphoides Linné - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico sett., p. 150, t. IV, ff. 49-50.
Chama (Chama) gryphoides Linné, 1758 - MALATESTA A.
1974: Umbria, p. 88, t. Vili, f. 1 (cum syn.).
Chama gryphoides L. - Parenzan P. 1974: Conch. Medi-
terraneo, p. 182, t. 44, f. 217.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa - Pliocene : Mediterra¬
neo (dalla Francia alla Grecia), Marocco atl. -
Pleistocene : Mediterraneo - Attuale : Mediterra¬
neo, M. Rosso, Atlantico (dal Portogallo alle Isole
Capo Verde).
Forma fissa su rocce e conchiglie. Nel Mediter¬
raneo si trova sino a —30 m, nell’Atlantico (Ma¬
rocco) sino a —175 m nella zona coralligena. In
Adriatico dai 15-20 m, ma è rarissima.
Frequentissima a Villalvernia (quasi esclusiva-
mente valve libere) : « straordinariamente abbon¬
dante nel Piacenziano e poco frequente nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Specie molto variabile nella forma
a secondo del modo in cui si fissa al substrato:
Sacco cita quattro « varietà » che risultano im¬
possibili da individuare nel pur numeroso mate¬
riale di Villalvernia.
Moore ascrive questa specie al sottogenere Psilo¬
pus ignorato dagli altri AA. : solo Caprotti men¬
zionandolo ritiene troppo scarsa la documenta¬
zione per considerarlo valido.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
107
Pseudochama (Pseudochama) gryphina Lk
(Tav. XXVII, figg. 21, 22, 23, 24)
Chama gryphina Lamarck, 1819 - Capeotti E. 1972 ; Ca-
steirArguato, p. 64, t. II, f. 9 {cum syn.).
Pseudochama (Pseudochama) gryphina (Lamarck) - Stol-
FA ZuccHi M. L. 19'72: Adriatico seti., p. 161, t. IV,
ff. 61-52 (cum syn.}.
Pseudochama gryphina (Lamarck) - Parenzan P. 1974:
Conch. Mediterraneo, p. 184, t. 44, f. 218.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Europa centro-meridionale - Pliocene :
Mediterraneo, Atlantico (Inghilterra, Portogallo)
- Pleistocene : Italia, Marocco. - Attuale : Medi-
terraneo, Atlantico (dal Portogallo al Congo).
Vive dalla zona litorale sino a —150 m in Adria¬
tico. Tra 15-20 m rarissima.
Esclusivamente litorale secondo Sacco.
Comune a Villalvernia : « alquanto rara nel Pia-
cenziano e frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: A Villalvernia sono state raccolte
diverse valve di grandi dimensioni, spesso fissate
su gusci di altri lamellibranchi (Ostrea, Pecten)
e un solo esemplare completo di valva libera.
Questa specie è dotata di grande variabilità in¬
dividuale dovuta alla forma dell’oggetto su cui si
fissa: differisce da gryphoides L. per l’anda¬
mento sinistrorso, l’ornamentazione a lamelle e
le dimensioni maggiori.
Superfamiglia Leptonacea Cray, 1847
Famiglia Kelliidae Forbes & Hanley, 1848
Bornia (Bornia) sebetia (Costa)
(Tav. XXVII, figg. 26, 26)
Bornia cf. sebetia (Costa) - Sacco F. 1899: Piemonte,
parte XXVII, p. 33, t. Vili, f. 6.
Bornia sebetia (G. 0. Costa 1829) - NordsieCK P. 1969:
D. europ. Meeres.,, p. 86, t. XIII, f. 60.20.
Bornia (B.) sebetia (Costa) - Moore R. C. 1969: Treatise,
part N, p. 623, f. 27,6.
Bornia sebetia (O. G. Costa 1829) - Della Bella G. 1971:
Punta Ala (GR), Conchiglie, p. 163, ft.
Bornia sebetia (G. O. Costa) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, p. 170, t. 41, f. 192.
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene: Italia sett. ; Pleistocene: Sicilia; At¬
tuale: Mediterraneo e M. Nero, Atlantico (Por¬
togallo).
Forma litorale (dalla zona di marea sino ad 1 m
di profondità), vive affondata nella sabbia e at¬
taccata col bisso a pietre; in associazione con
Ostrea, Chama e Anomia, o nelle cavità del po¬
rifero Geodia.
Rara a Villalvernia : « rara nel Piacenziano » (an¬
che di Villalvernia).
Osservazioni : Specie poco segnalata allo stato
fossile: i miei esemplari mancano per usura della
crenulazione al margine interno. Secondo Nord-
sieck esisterebbe l’identità sebetia Costa = cor-
buloides Phil. = crenulata Scacchi. Per Della
Bella questa entità sarebbe da ascriversi alla fa¬
miglia Leptonidae e non Kellidae secondo Moore.
Famiglia Leptonidae Cray, 1847
Lepton (Lepton) nitidum (Turton)
(Tav. XXVII, figg. 27, 28)
Hemilepton nitidum (Turton 1822) - Glibert M., Van de
POEL L. 1967 : Cénoz. étrang., p. 66.
Lepton (Lepton) nitidum (Turton) - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico sett., p. 163, t. IV, ff. 53-64 (cum
syn.).
Lepton nitidum Turton - Parenzan P. 1974: Conch. Me¬
diterraneo, p. 174, t. 42, f. 199.
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Danimarca (bacino del Mare del
Nord) - Pliocene: Sicilia - Pleistocene: Italia cen¬
tro-meridionale, Sicilia - Attuale : Mediterraneo,
Mar Nero e Atlantico (dalla Norvegia alla Spagna).
Vive su sabbia grossolana detritica tra i 14-200 m
di profondità. In Adriatico su sabbia politica, ra¬
rissima.
Rarissima a Villalvernia.
Osservazioni: Specie poco segnalata allo stato fos¬
sile. L’unica valva raccolta si accorda bene con
gli esemplari figurati da Cerulli I. (f. 1) e da
Buccheri.
Lepton (Lepton) squamosum (Montagu)
(Tav. XXVII, figg. 29, 30)
Lepton squamosum (Montg.) - Sacco P. 1899: Piemonte,
p. XXVII, p. 34, t. Vili, ff. 6-7.
Lepton squamosum (Montagu, 1803) - Glibert M., Van de
PoEL L. 1967: Cénoz. étrang., p. 70 (cum syn.).
Lepton (Ijepton) squamosum (Montagu) - Stolfa ZuC-
CHi M. L. 1972: Adriatico sett., p. 163, t. IV, ff. 57-58
(cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Francia - Pliocene : Francia, Italia
- Pleistocene : Italia centr. - Attuale : Mediterra¬
neo, Atlantico (dal Mar Baltico al Marocco).
Vive in sabbie fangose e ghiaie conchigliari, com¬
mensale di Upogebia deltaura e U. stellata da 0
a pochi metri di profondità (coste inglesi). In
Adriatico in sabbie politiche, rarissima. Da 15 m
a 126 m secondo Nordsieck.
Rarissima a Villalvernia: « rara nel Piacenziano ».
1(»8
G. BRAMBILLA
Osservazioni: Forma a guscio sottilissimo, appiat¬
tito, molto fragile e di piccole dimensioni, ben ca¬
ratterizzata anche se un po’ variabile nel contorno.
Rare le segnalazioni allo stato fossile. Secon¬
do Nordsieck squamosum Mont. == 'puncturiim
Brown.
Famìglia Montacutidae Clark, 1855
Mysella (Mysella) bidentata (Montagu)
(Tav. XXVII, figg. 31, 32)
Rochefortia bidentata (Montagu, 1803) - Glibert M., Van
DE PoEL L. 1967: Cénoz. étrang., p. 70 (cum syn.).
Mysella (Mysella) bidentata (Montagu) - Stolfa Zuc-
CHI M. L. 1972: Adriatico sett. p. 154, t. IV, ff. 59-60
(cum syn.}.
Mysella bidentata (Montagu) - Parenzan P. 1974: Condì.
Mediterraneo, p. 179, t. 43, f. 209.
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Inghilterra, Belgio, Italia - Pleistocene :
Italia centr. e merid., Sicilia, Irlanda - Attuale :
Mediterraneo e M. Nero, Atlantico (dalla Norve¬
gia alla Guinea).
Vive in sabbie fangose e ciottolose da 0-120 m, an¬
che in fori già presenti nei gusci di Ostrea, com¬
mensale su Sipunculidi ed associata ad Ofiure
(Acrocnida brachiata). Secondo Parenzan si ri¬
trova da 0-25 m.
Rara a Villalvernia.
Osservazioni: Tre valve piccolissime sono state
raccolte per questa specie scarsamente citata allo
stato fossile, soprattutto in Italia.
Mysella (Rochefortia?) fontemaggii (Conti)
(Tav. XXVII, figg. 33, 34)
Rochefortia Fontemaggii (Conti) - Cerulli Irelli S. 1908:
M. Mario, p. 11, t. 1, ff. 27-28 (cum syn.).
Distribuzione: Pliocene - Pleistocene.
Plio-Pleistocene : Italia centrale.
Rara a Villalvernia : Secondo Cerulli I. è rara an¬
che a M. Mario.
Osservazioni: Non ho più ritrovata citata questa
entità dopo Cerulli I. e non mi risulta segnalata
nemmeno tra le forme viventi. Le quattro valve
di piccolissime dimensioni raccolte corrispondono
a quelle illustrate per questa specie, anche se due
di esse hanno contorno ancor più troncato. La
forma che indubbiamente si avvicina meglio è
M. bidentata (Mont.), che però ha un contorno
totalmente diverso, molto più arrotondato.
Superfamiglia Cymiacea Philìppi, 1845
Famiglia Neoleptonidae Thiele, 1934
Epilepton clarkiae (Clark)
(Tav. XXVII, figg. 35, 36)
Lepton (Epilepton) clarckiae Clarck - Cerulli Irelli 3.
1908: M. Mario, p. 4, t. I, ff. 9-12 (cum syn.).
Epilepton clarckiae (Clark) - Tebble N. 1966: Brit. Biv.
Seash., p. 87, ft. 41.
Epilepton clarkiae (Jeffreys, 1852) - Nordsieck F. 1969:
D. europ. Meeres., p. 89, t. XIV, f. 60.70.
Epilepton clarkiae (Clark) - Moorb R. C. 1969: Treatise,
pari N, voi. 2, p. 542, f. 43,2.
Epilepton clarkiae (Clark) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterraneo, voi. 2, pari I, p. 176, t. 42, f. 202.
Distribuzione: Pliocene m.-s. - Attuale.
Pliocene m.-s. : Villalvernia - Pleistocene : Italia
centrale e Sicilia - Attuale : Mediterraneo, Atlan¬
tico (Inghilterra).
Vive da 0 m sino a considerevole profondità.
Rarissima a Villalvernia.
Osservazioni: Forma di piccole dimensioni (at¬
tualmente nel Mediterraneo raggiunge i 2 mm)
fragilissima, quasi trasparente, raramente citata
come fossile. Secondo Moore il genere Epilepton
è solamente attuale, mentre la famiglia è nota dal
Pliocene: la mia segnalazione estende quindi a
questa età la sicura presenza di tale specie.
Superfamiglia Carditacea Fleming, 1820
Famiglia Carditidae Fleming, 1828
Cardila (Cardila) eiongala (Brn.)
(Tav. XXVII, figg. 37, 38)
Candita elongata Brn. - Cossmann & Peyrot 1912: Aqui-
tania, p. 32, t. II, ff. 7-8 e 13-14 (cum syn.).
Cardila elongata Brn. - Glibert M., Van de Poel L. 1970:
Biv. cénoz., p. 133.
? Cardila (Cardila) calyculata (Linné, 1758) - Malate-
STA A. 1974: Umbria, p. 90.
Distribuzione : Miocene - Pliocene.
Miocene : Francia, Portogallo, Paratethys - Plio¬
cene: Italia, Francia, Portogallo, Egitto, Algeria,
Marocco.
L’attuale calyculata L. vive nel piano infralito-
rale da 0-40 m, annidata in cavità della roccia. In
Marocco è stata trovata dai 53-154 m.
Rara a Villalvernia : « poco frequente per il Pia-
cenziano e frequente per l’Astiano » anche per
questa stessa località.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA).
109
Osservazioni: Le tre valve raccolte corrispondono
bene ad elongata Brn., specie che per il notevole
polimorfismo viene da Malatesta riunita alla pur
molto variabile ed ancora attuale calyculata L.
(Nordsieck e Parenzan considerano elongata Brn.
« varietà » di calyculata). Però la maggior parte
degli AA., anche recenti come Glibert & Van de
Pòel, riprendendo Cossmann & Peyrot, ritengono
che le differenze nel contorno della valva, nella
cerniera più arcuata e nella ornamentazione con
minor numero di coste spinose siano sufficienti
per distinguere elongata Bm. da calyculata L.,
cioè la forma fossile da quella ancora attuale, pen¬
siero al quale mi associo.
Cyclocardia (Scalaricardita) scalaris (Sow.)
(Tav. XXVII, figg. 39, 40)
Miodon scalaris (Sow.) - Sacco F. 1899: Piemonte, parte
XXVII, p. 22, t. VI, ff. 17-21 (cum syn.).
1 Pteromeris unidentata Bast. - Cossmann & Peyrot 1914:
Aquitania, p. 80, t. V, ff. 11-14.
Cyclocardia scalaris (Sowerby, 1825) - Glibert M., Van
DE POEL L. 1970: Cénoz. étrang., p. 112.
Distribuzione : Miocene - Pliocene.
Miocene : Bacino di Vienna, Inghilterra, Francia,
Italia sett. - Pliocene : Italia sett. (Liguria).
Rara a Villalvernia.
Osservazioni: Un esemplare ed una valva sono
riferibili a questa specie ed in particolare acco¬
stabili agli esemplari di Sacco della fig. 21, che
però tale Autore indica come « var. » exproducta
Sacco : in questa forma egli fa rientrare prociucia
Micht. ed unidentata Bast. così come aveva pre¬
cedentemente proposto anche Benoist. Invece Coss¬
mann & Peyrot e Glibert & Van de Pòel ritengono
che esistano caratteri sufficienti per distinguere
scalaris Sow. da unidentata Bast., che quindi man¬
tengono valide. Solo Sacco « fide Della Campana »
la cita per il Piacenziano ligure (Borzoli).
Glans (Glans) intermedia (Br.)
(Tav. XXVII, figg. 41, 42)
Glans (Centrocardita) intermedia (Brocchi, 1814) - Ca-
PROTTI E. 1972: CastelVArquato, p 67, t. Ili, f. 7.
Glans (Glans) intermedia (Brocchi, 1814) - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 91, t. Vili, f. 2 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Pleistocene.
Miocene m. : Sardegna, Algeria - Pliocene : Me¬
diterraneo - Pleistocene (Calabriano) : Italia cen¬
tro-meridionale, Sicilia.
Caratteristica delle facies sabbiose e argilloso-sab-
biose della zona neritica. Forma endemica medi-
terranea, temperato-calda.
Frequentissima a Villalvernia: «frequente nel
Piacenziano e straordinariamente abbondante nel-
l’Astiano ».
Osservazioni: Una trentina di valve (anche esem¬
plari completi e ancora chiusi) mostrano una
grande variabilità nel rapporto h/1 pur conser¬
vando tutte le caratteristiche morfologiche di que¬
sta specie. A tale proposito Sacco cita quattro « va¬
rietà » (rotundula Sacco, cornucopiae Sacco, den¬
tifera Cocc. e quadrilatera Mich.) : ma il mate¬
riale raccolto mostra una tale continuità di pas¬
saggi tra le forme estreme da non consentire una
loro separazione.
Glans (Centrocardita) rudista (Lk)
(Tav. XXVII, figg. 43, 44)
Glans (Centrocardita) rudista (Lamarck, 1819) - Caprot-
Tl E. 1972: CasteirArquato, p. 68, t. Ili, f. 10.
Glans (Centrocardita) aculeata rhomboidea (Brocchi, 1814)
- Malatesta A. 1974: Umbria, p. 68, t. Vili, f. 4
(cum syn. ex parte).
Distribuzione : Miocene m. - Pleistocene.
Miocene m. : Mediterraneo e Paratethys - Plio¬
cene : Italia, Sicilia, Rodi, Cipro, Algeria, Maroc¬
co - Pleistocene : M. Mario, Agrigento.
Si ritrova più frequentemente nelle facies argil¬
lose o argilloso-sabbiose. (La sottospecie attuale
aculeata aculeata Poli vive tra rocce e alghe lito¬
rali, raggiungendo i polipai).
Rarissima a Villalvernia : « frequente nel Piacen¬
ziano (anche Villalvernia) e poco frequente nel-
rAstiano ».
Osservazioni : Sebbene Malatesta dica : « l’unità
tassonomica delle forme neogeniche e viventi del
gruppo di G. aculeata Poli è stata generalmente
accettata », egli stesso preferisce usare la sotto¬
specie rhomboidea Br. per la forma fossile, se¬
guendo Glibert & Van de Pòel 1970 che hanno
proposto rudista Lk = rhomboidea Br. = acu¬
leata rhomboidea Br., riservando per la forma at¬
tuale, presente dal Calabriano, il nome di aculeata
aculeata Poli.
La maggior parte degli A A. invece (da Sacco a
Caprotti) mantengono valide e quindi separate le
due specie rhomboidea Br. e rudista Lk. L’unica
valva raccolta (frammentaria) corrisponde bene a
quelle fossili figurate dagli AA. sia come rudista
Lk che come aculeata rhomboidea Br., ma si dif-
G. BRAMBILLA
1 IO
ferenzia notevolmente da quelle dell’attuale acii-
leata Poli : per questo motivo preferisco attri¬
buirla a mdista Lk senza entrare in merito a que¬
stioni tassonomiche sottospecifiche, vista l’esiguità
del materiale raccolto.
Cardites antiquatus pectinatus (Br.)
(Tov. XXVII, figg. 46, 46)
Cardites antiquatus pectinatus (Brocchi, 1814) - Malate-
STA A. 1974: Umbria, p. 94, t. Vili, f. 3 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene m. - Pleistocene?
Miocene m. : Modenese - Pliocene : Mediterraneo,
Atlantico (Portogallo e Marocco) - ? Pleistocene :
M. Mario, Grammichele (forma intermedia?).
La specie antiquatus L, attualmente vive in sabbie
grossolane e ciottoli fini sino a —75 m.
Frequente a Villalvernia : « frequente nel Piacen-
ziano (anche di Villalvernia) e abbondantissima
nell’Astiano ».
Osservazioni: Due esemplari completi e cinque
valve, molto omogenei tra di loro, mostrano i ca¬
ratteri tipici della forma fossile (dimensioni 37-39
X 38-41 coste n° 22-25) che la maggior parte de¬
gli AA. tiene separata a livello sottospecifico {pec¬
tinatus Br.) da quella attuale.
Superfamiglia Cardiacea Lamarck, 1809
Famiglia Cardiidae Lamarck, 1809
Cardium (Bucardium) hians Br.
(Tav. XXVIII, figg. 1, 2)
“l Cardium ringens (Bruguiere 1789) - Nordsieck F. 1969:
D. eiirop. Meeres., p. 104, t. XV, f. 58.10.
Cardium [Bucardium) hians Brocchi - Ghisotti F. 1971:
Mediterraneo, p. 73, ft. 1-6.
Cardium (Bucardium) hians Brocchi, 1814 - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 97 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa, Tunisia, Algeria - Plio¬
cene : Spagna, Italia, Francia, Cipro, Siria, Alge¬
ria, Marocco - Pleistocene: Italia, Sicilia - At¬
tuale : coste africane del Mediterraneo.
Vive su fondali fangosi della costa algerina da
30-200 m, molto rara.
Comune a Villalvernia : « non raro nel Piacen-
ziano e frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: Gli esemplari raccolti corrispondono
molto bene a quelli tipici di Sacco. Nordsieck ri¬
tiene che hians Br. rientri in ringens Brug., ma
l’esemplare da lui figurato non si accorda comple¬
tamente (dimensioni e spinosità diverse) con quelli
degli altri AA.
Esistono invece le identità hians Br. = darwini
May. = indicum Lk come ben dimostra Ghisotti.
Acanthocardia (Acanthocardia) echinata (L.)
(Tav. XXVIII, figg. 3, 4)
Acanthocardia (Acanthocardia) echinata (Ldnné) v. mu-
cronata (Poli) - Stolfa Zucchi M. L. 1972: Adriat.
seti., p. 159, t. V, ff. 66-66.
Acanthocardia (Acanthocardia) echinata (Linnaeus, 1758) -
Pavia M., Dem.agistris L. 1971: Plioc. Astig., p. 97,
t. I, f. 4.
Acanthocardia (Acanthocardia) echinata (Linné, 1758) -
Malatesta A. 1974: Umbria, p. 99, t. Vili, f. 9 (cum
syn.).
Acanthocardia echinata (L.) - Parenzan P. 1974: Conch.
Mediterr., p. 217, t. 48, f. 230.
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Albania, Marocco atl. - Pliocene : Me¬
diterraneo, Atlantico (Inghilterra e Olanda) -
Pleistocene: Italia e Sicilia - Attuale: Mediter¬
raneo, Atlantico (dall’Islanda alle Canarie).
Vive su sabbia fine, sabbia fangosa, ciottoli e
fango oltre i — 4 m (Inghilterra), fino ai — 150 m
(Mediterraneo), dai 43-360 m (Marocco).
Comune a Villalvernia : Sacco la segnala nella
« var. » mucronata Poli, non rara per il Piacen-
ziano (anche di Villalvernia) e frequente nel-
l’Astiano.
Osservazioni: La specie venne ritenuta tipica del¬
l’Atlantico dai vecchi AA. che indicarono con
« var. » mucronata Poli la forma mediterranea,
sinché non si riconobbe la coesistenza, nel Medi-
terraneo, di ambedue le forme con i relativi ter¬
mini di passaggio. Gli esemplari raccolti, un po’
variabili nel contorno, mostrano un’ornamenta¬
zione costituita da sottili spine, abbastanza ele¬
vate, che interessano tutte le coste, senza che sia
posibile notare una loro trasformazione spatoli-
forme, più caratteristica della forma mucronata
Poli.
Acanthocardia (Acanthocardia) spinosa (Solander)
(Tav. XXVIII, figg. 5, 6)
Cardium (Acantochardia) spinosum Solander 1786 - Gli-
BERT M., Van de Poel L. 1970: Cénoz. étrang., p. 66.
Acanthocardia (Acanthocardia) spinosa (Solander, 1786) -
Pavia G., Demagistris L. 1971: Plioc. Astig., p. 98,
t. 2, ff. 1-6.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
111
Acanthocardia (Acanthocardia) erinacea (Lamarck, 1819)
- Malatesta a. 1974: Umbria, p. 101, t. IX, f. 1
(cum syn.).
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Italia, Cipro, Rodi - Pleistocene : Italia,
Sicilia - Attuale : Mediterraneo, Atlantico (Por¬
togallo).
Vive nella zona delle Laminarie.
Comune a Villalvernia : « non rara nel Piacenzia-
no, frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: Una delle valve raccolte si mostra
più lunga che alta (45 X 40 mm) al contrario delle
altre più tipiche a cui per cerniera e ornamenta¬
zione corrispondono perfettamente ; per cui ri¬
tengo che possa far parte ugualmente dell’ambito
di variabilità di questa specie. Secondo Malatesta
gli esemplari fossili raggiungerebbero dimensioni
maggiori di quelli attuali.
Essendo erinacea Lk 1819 = spinosa Solander
1786 è quest’ultima che ha diritto alla priorità,
anche se erinacea Lk è stata forse la dizione più
usata; alcuni AA. recenti (Ruggieri, Malatesta) in¬
fatti non accettano tale diritto.
Acanthocardia (Acanthocardia) paucicostata (Sow.)
(Tav. XXVIII, figg-. 7, 8)
Acanthocardia (Acanthocardia) paucicostata (Sowerby,
1893) - Pavia G., Demagistris L., 1971: Plioc. Astig.,
p. 96', t. I, f. 2 (cum syn.).
Acanthocardia (Acanthocardia) paucicostata (Sowerby) -
Stolfa Zucchi M. L. 1972: Adriat. sett., p. 160, t. V,
ff. 67-68 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : Italia sett. - Pliocene : Bacino del Me¬
diterraneo, Europa centrale - Pleistocene : Bacino
del Mediterraneo - Attuale : Mediterraneo, Mar
Nero, Atlantico (dall’Inghilterra alle Canarie).
Nel Mediterraneo vive tra i 10-30 m; in Adria¬
tico sembra rifuggire gli apporti continentali ; se¬
condo Nordsieck si spinge sino a — 292 m.
Comune a Villalvernia : « Frequente nel Piacen-
zianO', abbondantissima nell’Astiano ».
Osservazioni: Molto fragili e spesso di grandi di¬
mensioni gli esemplari di Villalvernia sono di dif¬
ficile raccolta ; fra di essi è presente la « var. »
bianconiana Cocc. (forma più allungata e con co-
sticine crestiformi posteriormente) che secondo gli
AA. non risulta più vivente.
Plagiocardium (Papillocardium) papillosum (Poli)
(Tav. XXVIII, figg. 9, 10)
Plagiocardium (Papillocardium) papillosum (Poli) - Stol¬
fa Zucchi M. L. 1972: Adriatico sett., p. 161, t. V,
ff. 71-72.
Plagiocardium (Papillocardium) papillosum (Poli, 1791) -
Malatesta A. 1974: Umbria, p. 10'5, t. Vili, f. b
(cum syn.).
Papillocardium papillosum (Poli) - Parenzan P. 1974:
Condì. Mediterr., p. 213, t. 47, f. 226.
Distribtizione : Miocene - Attuale.
Miocene : Olanda, Germania, Francia, Italia, Por¬
togallo, Algeria, Egitto, Svizzera, Austria, Ceco¬
slovacchia, Polonia, Ungheria, Bulgaria - Plio¬
cene : bacino anglo-belga-olandese, Portogallo, Ma¬
rocco mediterraneo - Pleistocene : Danimarca, Ma¬
rocco atl.. Mediterraneo - Attuale: Mediterraneo
e M. Nero, Atlantico (dall’Inghilterra all’Angola).
Vive nei polipai tra i 60-80 m (Mediterraneo), tra
i 12-126 m in Marocco, dragata fino ai 1500 m. In
Adriatico è frequente e non tollera le acque dolci.
Rara a Villalvernia : « frequente nel Piacenzia-
no (anche di Villalvernia), frequentissimo nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Cinque valve (piccole) sono state
raccolte: mostrano i caratteri tipici della specie.
Gli AA. citano diverse forme per questa entità
(ben nove) : solo una però, simile Mil., è stata ele¬
vata a sottospecie, con significato allopatrico (Mar
Nero). Tutte sono state istituite sulla forma del
contorno, molto variabile, o sulla dispersione delle
papille che ornano le coste.
Trachycardium (Dallocardìa) multicostatum (Br.)
(Tav. XXVIII, figg. 11-12)
Traehycardium (Trachycardium) multicostatum (Brocchi),
1814 - Caprotti e. 1972 : Castell’Arguato, p. 71, t. IH,
f. 2.
Traehycardium (Trachycardium) multicostatum (Brocchi,
1814) - Pavia G., Demagistris L. 1971: Plioc. Astig.,
p. 101, t. 2, ff. 2, 7.
Trachycardium (Dallocardia) multicostatum (Brocchi, 1814)
- Malatesta A. 1974: Umbria, p. 106, t. IX, f. 6
(cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pleistocene.
Miocene : in tutta Europa, Egitto, Asia min., Turk-
menia, Kazakistan - Pliocene : Mediterraneo e Ma¬
rocco atl. - Pleistocene : Toscana, Lazio, Sicilia.
Specie diffusa nelle facies sabbiose litorali.
Le specie attuali di questo genere vivono tra i
—10 e —120 m (Malatesta).
Comune a Villalvernia: « frequente nel Pliocene ».
G. BRAMBILLA
1 12
Osservazioni ■. Nove valve di buone dimensioni, a
contorno variabile, anche molto inequilaterali, rien¬
trano bene in questa specie ben definita da tutti
gli AA.
Laevicardium (Laevicardium) crassum (Gmel.)
(Tav. XXVni, figg. 13, 14)
Laevicardium norvcgicum (Spengler 1799) - Pavia G., De-
MAGISTRIS L. 1971: Plioc. Asti, p. 103, t. 1, ff. 5, 6.
Laevicardium {Laevicardium} crassum (Gmelin, 1790) -
Malatbsta a. 1974: Umbria, p. 108, t. IX, f. 4 (cum
syn.).
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Mediterraneo, Marocco atlant. - Plei¬
stocene : Italia e isole - Attuale : Mediterraneo,
Atlantico (dalla Norvegia al Sengal).
Vive su fondi mobili sino a — 40 m nel Mediter¬
raneo (sottospecie mediterraneum Dall) su fondi
a ciottoli, conchiglie, sabbie fangose o sabbie sino
a —190 m (il tipo).
Frequente a Villalvernia : « frequente per il Plio¬
cene italiano ».
Osservazioni: Un esemplare e 16 valve raccolti
(nonostante la fragilità del guscio) in vari stadi
di sviluppo mostrano la variabilità di questa spe¬
cie che con l’accrescimento passa da subcircolare
ad ellittica allungata. Sacco cita le « varietà »
gibba Jeffr. e dertogibba Sacco per distinguere
le forme più arrotondate da quelle più allungate;
tali forme però non hanno ragione d’essere ap¬
punto perché rappresentano solo stadi diversi di
sviluppo.
Questa specie è nota in letteratura anche come
L. norvegicum Splenger, nome però caduto per
questioni di priorità: attualmente la forma ti¬
pica vive nell’Atlantico, mentre nel Mediterraneo
si trova la sottospecie mediterraneum Dall.
Superfamiglia Mactracea Lamarck, 1809
Famiglia Mactridae Lamarck, 1809
Spisula (Spìsula) subtruncata (Da Costa)
(Tav. XXVIII, figg. 15, 16)
Spisula (Spisula) subtruncata (Da Costa), 1778 - Caprot-
Ti E. 1972: CastelVArquato, p. 74, t. Ili, f. 17.
Spisula (Spisula) subtruncata (Da Costa) v. triangula
(Renier) - Stolfa Zucchi M. L. 1972: Adriatico seti.,
p. 166, t. V, ff. 77-78.
Spisula (Spisula) subtruncata (Da Costa, 1778) - Mala-
TESTA A. 1974: Umbria, p. 109, t. IX, f. 2 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa (sottospecie triangula
(Ren.) - Pliocene : Mediterraneo, Atlantico (Por¬
togallo e Marocco) - Pleistocene : Mediterraneo,
Atlantico (dalla Svezia all’Inghilterra) - Attuale:
Mediterraneo e M. Nero, Atlantico (dalla Norve¬
gia alle Canarie).
Eurialina ed euriterma: nel Mediterraneo vive
sulle sabbie fini a 2-20 m di profondità; nel¬
l’Atlantico sett. su sabbie fangose a — 36 m, nel¬
l’Atlantico merid. dai 12-126 m; lontana dalla li¬
nea di costa, rara (Stolfa Z.).
Frequentissima a Villalvernia: frequentissima se¬
condo Sacco che la cita anche per questa località.
Osservazioni: Una ventina di valve (lunghezza
massima 13 mm) molto variabili nel contorno, ren¬
dono impossibile la delimitazione delle diverse
« vrietà » istituite per questa specie.
Ricordo la « var. » triangula Renieri, che oltre ad
essere la più citata è ritenuta da Glibert & Van
de Pòel sottospecie esclusiva per il Miocene, men¬
tre attualmente vive sia nel Mediterraneo che nel¬
l’Atlantico ed è esclusiva del M. Nero.
Spisula (Hemimactra) cf. hyalina (Br.)
(Tav. XXVIII, figg. 17, 18)
Mactra hyalina Br. - SACCO F. 1901 : Piemonte, parte XXIX,
p. 24, t. V, ff. 26, 27 (cum syn.).
Spisula (Hemimactra) hyalina (Brocchi) 1814 - Rossi
Ronchetti C. 1952: / tipi, p. 80, f. 32.
Distribuzione : Pliocene.
Pliocene (Astiano): Astigiano (rara). Valle An-
dona.
Rarissima a Villalvernia.
Osservazioni: Forma fragilissima (tanto da ri¬
sultare trasparente alla luce) per cui è quasi im¬
possibile raccoglierla. Non è stato possibile ritro¬
vare in bibliografia una specie a cui attribuire
con sicurezza il mio materiale : però la definizione
originale di hyoAina Br. e quella della « var. » bi¬
carinata Bon. si accordano sufficientemente con
le caratteristiche morfologico-dimensionali dei miei
campioni. Purtroppo questa specie è mal figurata
da Sacco e non mi risulta più citata dagli AA.
seguenti per cui non ho potuto eseguire altri con¬
fronti.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
113
Lutraria (Lutraria) latrarla (L.)
(Tav. XXVIII, figg. 19, 20)
"ì Lutraria angustiar Philipp! - Tebble N. 1966: Brit. B.
Seas, p. 136, ft. 71-72.
1 Lutraria angustiar Philipp! 1844 - Nordsieck F. 1969-
D eurap. Meeres., p. 143, t. XX, f. 81.61.
Lutraria (Lutraria) lutraria (Linné, 1758) - MalAteta A.
1974: Umbria, p. Ili, t. IX. f. 8 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa - Pliocene : Mediterra¬
neo, Atlantico (Inghilterra, Belgio) - Pleistocene :
Mediterraneo, Atlantico (Inghilterra, Olanda, Bel¬
gio) - Attuale : Mediterraneo, Atlantico (dalla Nor¬
vegia al Sud Africa).
Eurialina, euriterma, fossoria in sabbia, sabbia
fangosa e ghiaiosa, sino a — 55 m nel Mediter¬
raneo, a — 90 m sulle coste inglesi.
Comune a Villalvernia nonostante la notevole fra¬
gilità : « frequente sia nel Piacenziano che nel-
l’Astiano la forma tipica; frequente nel Piacen¬
ziano e abbondantissima nell’Astiano la var. an-
gustior Phil. ».
Osservazioni : Le valve raccolte corrispondono
bene alla forma tipica, mentre Tesemplare com¬
pleto si identifica con la « var. » angustiar Phil.,
riportata da Sacco. Questo A., dopo aver ricono¬
sciuto che intermedia Sow. = lutraria L., dichiara
che la « varietà » angustiar Phil. non può esser
elevata al rango specifico per aver egli osservato
direttamente e su materiale molto abbondante
tutti i termini di passaggio con la forma tipica,
tanto da riuscirgli difficile in alcuni casi la di¬
stinzione di tale forma. Anche il materiale Vil¬
lalvernia sembra confermare tale opinione.
Invece AA. recenti (Glibert & Van de Pòel, Tebble
e Nordsieck) separano le due forme addirittura a
livello specifico : lutraria L. e angustiar Phil. (Teb¬
ble riporta anche come limite di profondità due
dati diversi : — 90 m per la prima e — 55 m per
la seconda).
Lutraria (Psammophila) oblonga (Chemn.)
(Tav. XXVIII, figg. 21, 22)
Lutraria (Psammophila) oblanga (Chemn.) - Venzo S.,
Pelosio G. 1963: Vigolena, p. 188, t. XLVIII, f. 6
(cum syn.).
Lutraria oblonga (Gmelin, 1790) - Glibert M., Van de
P oELL L. 1970 : Cénoz. étrang., p. 27.
i Lutraria magna (da Costa) - Tebble N. 1866 : Brit. B.
SeaS; p. 134, ft. 70.
? Psammophila magna (da Costa, 1778) - Nordsieck F.
1969: D. europ. Meers., p. 144, t. XXI, f. 81.70.
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene: Italia sett., Francia, Romania, Unghe¬
ria, Turchia - Pliocene : Italia sett. e centr. - Plei¬
stocene : Italia centrale e merid., Inghilterra - At¬
tuale : Mediterraneo, Atlantico (dall’Inghilterra al
Sud Africa).
Vive su fondi sabbiosi e fangosi. In Atlantico si
trova lontana dalla costa tra i detriti conchigliari.
Rarissima a Villalvernia : « alquanto rara nel Pia¬
cenziano e frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: L’unica valva raccolta corrisponde
bene a quelle della forma tipica figurata da Sacco.
Secondo Nordsieck oblonga Gmelin 1791 (perché
non Chemnitz 1782?) cade in sinonimia, con sele-
noides Lamarck 1801, di magna Da Costa 1778,
nome quest’ultimo valido per priorità. Però gli
esemplari attuali figurati da questo A. come
quelli di Tebble, differiscono un po’ nel contorno
(sono più ellittici ed incurvati) da quelli tipici di
Sacco ed anche da quello raccolto a Villalvernia,
per i quali propongono di mantenere ancora il
nome di oblonga usato per la forma fossile dalla
maggior parte degli AA.
Superfamigila Solenacea Lamarck, 1809
Famiglia Solenidae Lamarck, 1809
Soien marginatus Pulteney
(Tav. XXIX, fig. 1)
Soien vagina L. - Moore R. C. 1969 : Treatise, part N,
p. 610, ft. E 102,2.
Soien marginatus Pulteney, 1799 - Malatesta A. 1974 :
Umbria, p. 112 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Austria, Ungheria - Pliocene : Spagna,
Francia, Italia, Albania - Pleistocene : Mediterra¬
neo e M. Nero, Atlantico (dalla Norvegia al Sud
Africa).
Specie euriterma, eurialina, fossoria in sabbie finì
del piano infralitorale (Mediterraneo); in sabbie
fini melmose superficiali, ed anche nelle praterie
a zoostera (Atlantico).
Rara a Villalvernia: « poco frequente nel Piacen¬
ziano e frequente nell’Astiano ».
Osservazioni: L’unico esemplare raccolto quasi
completo corrisponde molto bene alla forma ti¬
pica. Ricordo che il primitivo nome vagina L.
1758 viene ora riferito alla forma indo-pacifica,
mentre quella mediterranea viene indicata come
marginatus Pult. 1799.
1 u
G. BRAMBILLA
Famiglia Cultellidae Davies, 1935
Ensis ensis (L.)
(Tav. XXIX, fig. 2)
Ensis ensis (Linné) - Stolfa Zucchi M. L. 1972: Adria¬
tico seti., p. 169, t. VI, ff. 81-82 {cum syn.).
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Mediterraneo - Pleistocene : Italia cen¬
trale e merid. - Attuale : Mediterraneo, Atlantico
(dalla Norvegia al Marocco, coste dell’America
occ.).
Vive nelle sabbie tra i 13-80 m (Mediterraneo),
in Adriatico nelle sabbie fini e siltose della zona
intertidale a poca profondità. (Rarissima).
Comune a Villalvernia: «non rara nel Piacen-
ziano, frequente nell’Astiano ».
Osservazioni-, L’estrema fragilità del guscio rende
quasi impossibile la raccolta degli esemplari di
questa specie. A Villalvernia sono stati trovati
un solo esemplare completo e numerosi fram¬
menti, pure determinabili, tipici di questa entità.
Phaxas (Phaxas) tenuis (Phil.)
(Tav. XXIX, figg. 3, 4)
Cultellus (Phaxas) tenuis Phil. - Cerulli Irelli S. 1909;
M. Mario, p. 135, t. XIII, f. 43 (cum syn.).
? Phaxas pellucidus var. tenuis (Philipp!, 1836) - Nord-
SIECK F. 1969: D. europ. Meeres., p. 145.
Distribuzione: Pliocene m. e s. - Attuale.
Pliocene m. e s.: Italia, Belgio?, Inghilterra? -
Pleistocene : Italia centrale, Sicilia - Attuale : Me¬
diterraneo, Atlantico (Spagna, Portogallo).
Vive nelle sabbie fini, sabbie fangose, ghiaie fan¬
gose tra i 64-110 m di profondità.
Rarissima a Villalvernia.
Osservazioni: Specie scarsamente citata in lette¬
ratura : la grandissima fragilità del guscio quasi
trasparente è sicuramente l’ostacolo maggiore alla
sua conservazione e alla sua raccolta. Il mio unico
esemplare quasi completo corrisponde molto bene
sia nelle descrizioni che nella raffigurazione al¬
l’esemplare di tenuis Phil. di Cerulli Irelli e per
le stesse ragioni (forma generale rettangolare a
margine rettilineo e tipo di cerniera rettangolare
anteriormente più ristretta con margini rettilinei)
differisce da ■pellucidus Penn. specie con cui spes¬
so è stata confusa.
Considerando i suddetti caratteri differenziali ri¬
spetto a pellucidus, in accordo anche con Glibert
& Van de Pòel, le due entità sembrano veramente
distinte anche se Nordsieck cita (senza figurarla)
tenuis « varietà » di pellucidus Penn. giustifican¬
dola come più arrotondata del tipo.
Superfamiglia Tellinacea de Blainville, 1814
Famiglia Tellinidae de Blainville, 1814
Tellina (Arcopagia) corbis (Brn.)
(Tav. XXIX, figg. 6, 6)
Tellina (Arcopagia) corbis (Bronn, 1831) - Malatesta A.
1974: Umbì-ia, p. 114 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pleistocene.
Miocene : Francia, Italia - Pliocene : Italia - Plei¬
stocene : Italia centro-meridionale (Calabriano) ;
Palermo {Siciliano).
Si ritrova nei depositi ciottolosi e sabbiosi della
zona neritica.
Comune a Villalvernia: «non rara nel Piacen-
ziano (anche di Villalvernia) e frequentissima nel¬
l’Astiano ».
Osservazioni: Specie poco segnalata e poco figu¬
rata. I campioni raccolti mostrano una lieve va¬
riabilità che però rientra nell’ambito specifico,
rendendo impossibile il riconoscimento della
« var. » transiens Sacco.
Secondo gli AA. la specie in questione avrebbe
progressivamente aumentato la propria taglia
(da 43 X 47 a 52 X 62 a 66 X 75) fino al Plei¬
stocene.
Solo Cerulli I. la segnala ancora vivente nell’ Indo-
Pacifico.
Tellina (Arcopagia) villalverniensis Sacco
(Tav. XXIX, figg. 7, 8)
Tellina villalverniensis Sacco - Sacco F. 1901: Piemonte,
parte XXIX, p. 114, t. XXIV, f. 17.
Distribuzione : Pliocene.
Rarissima a Villalvernia: « rarissima nel Piacen-
ziano di Villalvernia ».
Osservazioni: Due valve raccolte di cui una molto
piccola corrispondono bene a quella figurata da
Sacco, per la quale tale A. propone questa specie,
che non mi risulta essere stata più segnalata. Lo
stesso Sacco, disponendo di una sola valva, rico¬
nosce la necessità di ulteriore materiale per me¬
glio definire questa entità che mostra una certa
affinità con A. corbis Brn. e somiglianza anche
con specie del genere Myrtea.
Purtroppo anche il mio- materiale è troppo scarso
per poter discutere sulla validità di questa specie
ed eventualmente per consentirmi di delineare
l’ambito di variabilità di villalverniensis Sacco :
resta la nuova segnalazione a dare maggior con¬
sistenza a questa forma ora ritrovata anche in
facies sabbiose.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
Tellina (Moerella) pulchella Lk
(Tav. XXIX, figg. 9, 10)
Angulus (Moerella) pulchellus (Lamarck, 1818) - Gli-
BERT M., Van DE PoEL L. 1987: Cénoz. étrang., p. 96
(cum syn.).
Tellina (Tellinella) pulchella Lamarck - Stolfa Zucchi
M. L. 1972: Adriat. seti., p. 172, t. VI, f. 91,92.
Tellina (Moerella) pulchella Lamarck, 1818 - Malate-
STA A. 1974: Umbria, p. 115, t. IX, f. 3 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : Portogallo - Pliocene : Spagna, Fran¬
cia, Italia, Grecia - Pleistocene: Mediterraneo -
Attuale: Mediterraneo, Spagna atlantica.
Vive esclusivamente nelle sabibe fini terrigene
della zona infralitorale ; in Adriatico lontana dalle
foci su fondali a granulometria fine, frequentis¬
sima.
Frequentissima a Villalvernia : « alquanto rara
nel Piacenziano (anche di Villalvernia) e non rara
nell’Astiano ».
Osservazioni: Nel materiale di Villalvernia si può
riconoscere la « var. » transversa B. D. D., più
corta e tozza, che Sacco cita come più frequente
del tipo. Tale forma però passa gradualmente a
quella tipica, per cui non ritengo di doverle attri¬
buire particolare significato.
Tellina (Oudardia) compressa Br.
(Tav. XXIX, figg. 11, 12)
Angulus (Oudardia) compressus (Br.) - Venzo S., Pelo-
sio G. 1963: Vigoleno, p. 194, t. LVII, f. 16 (cum
syn.).
Angulus (Oudardia) compressus (Brocchi, 1814) - Gli-
BEET M., Van db Pòel L. 1967 : Cénoz. étrang., p. 93.
Tellina (Oudardia) compressa Brocchi - Moore R. C. 1969:
Treatise, part N, p. 619, f. E 107, 4.
Fahulina (Oudardia) compressa (Brocchi, 1814) - Nord-
SiECK F. 1969: D. europ. Meeres., p. 132, t. XIX,
ff. 72, 73.
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : Francia, Germania, Austria, Ungheria
- Pliocene: Italia, Germania, Austria, Ungheria -
Pliocene : Italia, Sicilia - Pleistocene : Italia - At¬
tuale: Mediterraneo, Atlantico (Portogallo, Gibil¬
terra).
Vive nelle sabbie della zona a coralline, fino a
—110 mt.
Comune a Villalvernia : « non rara nel Piacen¬
ziano e abbondantissima nell’Astiano ».
I 15
Osservazioni: Le valve raccolte sono tipiche: la
« var. » obliquecostata For. non è individuabile
perché la sua caratteristica ornamentazione è
molto variabile ed in parte presente già sulla
forma tipica.
Secondo Nordsieck in compressa Br. rientra stri¬
gilata Phil. che Sacco avvicinava alla suddetta
« var. » obliquecostata For.
Tellina (Peronaea) planata L.
(Tav. XXIX, figg. 13, 14)
Tellina (Peronaea) planata Linné - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico sett., p. 172, t. VI, ff. 91-92 (cum
syn.).
Tellina (Peronaea) planata Linné, 1758 - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 116, t. IX, f. 5 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Egitto, Libia, Marocco, Portogallo, Fran¬
cia, Italia, Svizzera, Baviera, Austria, Ungheria,
Polonia. - Pliocene : Mediterraneo, Atlantico (Ma¬
rocco, Portogallo). - Pleistocene : Mediterraneo -
Attuale : Mediterraneo, Atlantico (dal Portogallo
al Congo).
Specie esclusiva del piano infralitorale (sabbie).
Rarissima, in Adriatico su fondali a peliti e a
sabbie politiche.
Frequentissima a Villalvernia, anche in individui
completi e ancora chiusi : « una delle Telline più
frequenti del Pliocene (Astigiano, Piacentino) ».
Osservazioni : La « varietà » anterotunda Sacco,
presente nel rapporto di circa il 25%, è ricono¬
scibile però solo nei termini estremi, notandosi
graduali passaggi con l’espressione tipica: quindi
non ritengo che possa essere proposta nemmeno
a livello di forma.
Ricordo che Glibert & Van de Pòel hanno propo¬
sto la sottospecie Angulus {Peronaea) planatus
lamellosus (Dollfuss, Berk-Cott. e Gomez) per il
Miocene inferiore del Bacino di Vienna.
Tellina (Peronidìa) albicans Gmel.
(Tav. XXIX, figg. 15, 16)
Tellina (Peronida) albicans Gmelin, 1790 - Malatesta A.
1963: Grammichele, p. 302 (cum syn.).
Angulus (Peronidia) albicans (Gmelin, 1790) - Glibert M.,
Van de Pòel L. 1967 : Cénoz. étrang., p. 101.
Tellina (Peronidia) albicans Gmelin - Moore R. C. 1969:
Treatise, part N, p. 619, f. E 107, 3.
Angulus (Peronidia) albicans (Gmelin, 1790) - Nord¬
sieck F. 1969 : D. europ. Meeres., p. 134, t. XIX, f. 72, 85.
? Tellina (Peronaea) cf. T. nitida Poli - Stolfa ZuCChi
M. L. 1972: Adriatico sett., p. 171, t. VI, ff. 87-88.
IKi
G. BRAMBILLA
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Aquitania - Pliocene : Italia, Spagna,
Marocco - Pleistocene : Italia centr. e merid., Si¬
cilia - Attuale : Mediterraneo, Atlantico (Porto¬
gallo e Spagna).
Infralitorale.
Comune a Villalvernia : Sacco la cita solo per
l’Astiano, non rara.
Osservazioni: Gli esemplari di Villalvernia cor¬
rispondono bene a quelli figurati per nitida Poli,
specie ora caduta in sinonimia di albicans Gmel.
Un po’ diverso risulta l’esemplare attuale figu¬
rato da Moore per il suo aspetto più globoso
(h/1: 0,57 contro 0,50-0,52) : notevolmente di¬
verso, tanto da giustificare il dubbio, è quello di
Stolfa Zucchi, il cui rapporto h/1 = 0,73 è troppo
lontano da quello medio di albicans perché possa
rientrarvi.
La « var. » ellipsoidea Sacco non è presente nel
materiale raccolto.
Macoma (Macoma) cumana (Costa)
(Tav. XXIX, figg-, 17, 18)
Macoma (Macoma) cumana (Costa, 1829) - Compagnoni B.
1984; Frosinone, p. 270 (cum syn.).
Macoma cumana (O. G. Costa 1829) - Nordsieck F. 1969:
D. europ. Meeres., p. 129, t. XIX, f. 72.21.
Distribuzione: Pliocene-- Attuale.
Pliocene : Italia - Pleistocene : Italia - Attuale :
Mediterraneo, Atlantico (Portogallo).
Vive su fondali fangosi a bassa profondità. Spe¬
cie litorale.
Comune a Villalvernia: « nell’Astiano, non rara ».
Osservazioni: Il materiale raccolto mostra una
certa variabilità nella forma delle valve (h/1 =
0,68-0,75) che però è tipica di questa specie poco
citata ed ancor meno figurata. Le due « var. »
ovatella Sacco e tauroparva Sacco non sono di¬
stinguibili dalla forma tipica. Secondo Nordsieck
in cumana Costa rientrano costae Phil. e senega-
lensis Bertin.
Macoma (Psammacoma) elliptica (Br.)
(Tav. XXIX, figg. 19, 20)
Macoma (Psammacoma) elliptica (Brocchi, 1814) - Mala-
TESTA A. 1974; Umbria, p. 119 (cum syn.).
Distribuzione : Oligocene - Pleistocene.
Oligocene : Piemonte, Ungheria, Egitto - Miocene :
in tutta Europa, Marocco atl. - Pliocene : Mediter¬
raneo (Spagna, Francia, Italia, Sicilia, Algeria),
Atlantico (Belgio, Olanda, Marocco). - Pleistocene :
Italia merid., Sicilia.
Frequente nelle facies argillose e sabbiose.
Comune a Villalvernia : « frequentissima sia nel
Piacenziano (anche di Villalvernia) che nello
Astiano ».
Osservazioni: Specie con contorno delle valve al¬
quanto variabile (h/1 = 0,60-0,65) : tale variabilità
è stata sottolineata da Sacco con quattro « va¬
rietà » antisa De Greg., pomella De Greg., parvo-
vata Sacco e parvobrevis Sacco, l’ultima delle
quali istituita a Villalvernia con l’indicazione di
frequente.
Uno solo dei miei campioni sembra possedere le
caratteristiche di questa « varietà » che però, come
le altre, risulta riconoscibile solo nei termini
estremi.
Attualmente vive melo Sow. che Sacco, Dautzen-
berg, Dollfuss ritengono corrispondere ad ellip¬
tica Br. : è assai rara, ma Nordsieck, che la de¬
scrive vivente lungo le coste del Portogallo (da
10-12 m di profondità) e dell’Oceano Indiano, non
riconosce tale identità.
Gastrana fragilis (L.)
(Tav. XXIX, figg. 21, 22)
Gastrana fragilis (L.) - SACCO F. 1901: Piemonte, p. 116,
t. XXV, ff. 9-11 (cum syn.).
Gastrana fragilis (Linné, 1758) - Glibert M., Van DE
Poel L. 1967: Cénoz. étrang., p. 115 (cum syn.).
Gastrana fragilis (Linné) - Stolfa Zucchi M. L. 1972:
Adriatico sett., p. 173, t. VI, ff. 93-94 (cum syn.)
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Francia, Bacino di Vienna, Russia -
Pliocene : Italia sett. e centrale, Francia - Pleisto¬
cene : Tunisia, Cipro, Grecia , Olanda, Italia - At-
tuale : Mediterraneo e M. Nero, M. Caspio, Atlan¬
tico (dalla Groenlandia al Marocco).
Vive sui fondali sabbiosi anche di fronte alle foci
dei fiumi, rarissima in Adriatico. Su fango e
ghiaie fangose. Litorale.
Rarissima a Villalvernia : « alquanto rara nel Pia¬
cenziano e non rara neH’Astiano ».
Osservazioni: Una sola valva raccolta, molto ar¬
rotondata anteriormente sì da corrispondere alla
« var. » ovatella Sacco che questo A. segnala fre¬
quente per il Piacenziano di Villalvernia e frequen¬
tissima per l’Astiano piemontese.
Questa specie risulta poco citata e poco figurata
soprattutto a livello fossile.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVEIINIA (ALESSANDRIA). I
UT
Leporimetis papyracea (Gmelin)
(Tav. XXIX, figg. 23, 24)
Gastrana (Leporimetis) papyracea (Gmelin 1791) - Ma-
LATESTA A. 1974: Umbria, p. 120, t. X, f. 11 (cum
syn.).
Distribuzione : Oligocene - Attuale.
Oligocene : Ungheria - Miocene : in tutta Europa,
Turchia, Egitto, Libia, Marocco - Pliocene ; Me¬
diterraneo (Italia, Egitto), Marocco atl. - Pleisto¬
cene : Mediterraneo - Attuale : Marocco, Atlantico
(dalla Norvegia all’Angola).
Specie subtropicale (Malatesta).
Comune a Villalvernia : Sacco la cita solo per
l’Astiano, rara nella forma tipica, abbondantissi¬
ma nelle « varietà ».
Osservazioni : Questa specie, Capsa lacunosa
Chemn., è stata recentemente riconosciuta da Gli-
bert & Van de Pòel, corrispondere alla vivente
(nei mari subtropicali) Gastrana {Leporimetis)
papyracea (Gmelin), riservando tali AA. la sotto¬
specie minor per la forma miocenica. Gli AA. pre¬
cedenti invece pur avendola via via attribuita a
generi diversi {Tellina, Capsa, Apolymetis, Iphi-
genia) hanno sempre mantenuto la dizione di la¬
cunosa Chemn.
I miei esemplari corrispondono iier la maggior
parte alla « var. » tumida Br. di lacunosa che
Sacco riconosce essere più comune del tipo: una
sola valva (76 mm di lunghezza) farebbe pensare
alla « var. » h^'onniana De Greg.
Per ciò che riguarda la questione generica, se¬
condo Moore 1969, Capsa Lk deve essere sosti¬
tuito con Tellina {Tellinella) Morch e quindi non
corrisponderebbe a Gastrana, mentre Leporimetis
deve essere elevato a livello generico e non con¬
siderato sottogenere di Gastrana.
Famiglia Psammobiidae Fleming, 1828
Cari (Gobraeus) depressa (Penn.)
(Tav. XXIX, figg. 25, 26)
Gari (Gobraeus) depressa (Pennant 1777) - Malatesta A.
1963: Grammichele, p. 318 (cum syn.).
Gari (Psammocola) depressa (Pennant) - Tebble N. 1966:
Brit. B. Seas., p. 156, ft. 80.
Psammocola depressa (Pennant 1777) - Nordsieck F. 1969:
D. europ. Meeres., p. 125, t. XVIII, f. 71.10.
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Olanda, Inghilterra, Portogallo, Italia,
Grecia - Pleistocene : Italia centr. e merid., Sici¬
lia, Sardegna - Attuale : Mediterraneo, Atlantico
(dalla Norvegia al Senegai).
Vive su sabbia e sabbia grossolana, fino a — 46 m,
occasionalmente nella zona intertidiale. Litorale
(Nordsieck).
Rarissima a Villalvernia : « alquanto rara nel-
l’Astiano » (a Villalvernia la « var. » pliominoi-).
Osservazioni: Una sola valva è stata raccolta e
corrisponde al tipo. Secondo gli AA. in depressa
Penn. rientrano gari Poli e vespertina Chemn. :
quest’ultimo nome era infatti usato anche da
Sacco, il quale però avverte che con vespertina
Chemn. si designò spesso affinis « var. » maior
Brn. forma molto vicina effettivamente a quella
in questione.
Gari (Psammobella) costolata (Turton)
(Tav. XXIX, figg. 27, 28)
Psammobia costulata (Turt.) - Sacco P. 1901: Piemonte,
parte XXIX, p. 9.
Psammobia costulata (Turt.) - Cerulei Irelli S. 1909:
M. Mario, p. 129, t. XIII, ff. 25-26 (cum syn.).
? Gari (Psammobella) costulata (Turton) - Stolfa ZuC-
CHI M. L. 1972: p. 176, t. VII, ff. 97-98 (cum syn.).
Distribuzione : Pliocene - Attuale.
Pliocene : Liguria (Piacenziano), Emilia, Calabria
- Pleistocene : Italia centrale, Sicilia - Attuale :
Mediterraneo, Atlantico (dal Mar del Nord al Sud
Africa).
Infra e circa-litorale (15-555 m). Vive nelle sab¬
bie fangose fino a — 55 m ; lontana dagli apporti
continentali e dalla linea di costa, rarissima in
Adriatico.
Rara a Villalvernia : fossile abbastanza raro se¬
condo Cerulli I.
Osservazioni: Tre piccole valve raccolte per que¬
sta specie rara allo stato fossile: Sacco non la
figura neppure ed anzi avanza l’ipotesi che possa
essere una «varietà» di uniradiata Br. e precisa-
mente collingens Sacco. Cerulli I. invece, ripren¬
dendo Wood, parla di lievi differenze tra la forma
attuale e quella fossile, e propone per quest’ulti-
ma eventualmente il nuovo nome di pseiido-co-
stulata.
Numerose invece sono le citazioni per le forme
attuali, tutte a livello di entità specifica ben di¬
stinta ed il mio campione si accorda bene con le
relative illustrazioni, ad eccezione di quello figu¬
rato da Stolfa Zucchi. Questo esemplare non mi
pare corrispondere nemmeno a quelli degli altri
AA. : a mio avviso è molto vicino a fervensis Gmel.
US
G. BRAMBILLA
Infine ricordo che Moore cita costulata Turton
1822, specie tipo per il sottogenere Gari {Psam-
nwbella), solamente attuale, ignorando così tutte
le segnalazioni plio-pleistoceniche.
Gari (Psammobia) fervensis (Gmel.)
(Tav. XXIX, figg. 29, 30)
Psammobia (Psammobia) fdròensis (Chemn.) - Venzo S.,
Pelosio G. 1963: Vigoleno, p. 189, t. LVII, ff. 10-11
(cum syn.).
Gari (Gari) feì'vensis (Gmelin 1791) - Compagnoni B.
1964: Frosinone, p. 270 (cum syn.).
Gari (Gari) fervensis (Gmelin) - Tebble N. 1966: Brit.
B. Seas., p. 165, t. 10, f.c.
Gari fervensis (Gmelin 1791) - Glibekt M., Van de
Poel L. 1967: Cénoz. étrang., p. 123 (cum syn.).
Gali fervensis (Gmelin, 1791) - Nordsieck F. 1969: D.
europ. Meeres., p. 124, t. XVIII, f. 71.00.
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Italia, Francia - Pliocene ; Mediter¬
raneo (Italia, Francia, Spagna, Sicilia, Rodi, Ma¬
rocco), Atlantico (M. del Nord) - Pleistocene : Ita¬
lia, Sicilia - Attuale : Mediterraneo, Atlantico (dal-
rislanda al Senegai).
Vive da 7-80 m (Nordsieck) ; da 0-200 m su ghiaia
sabbiosa e conchigliare, ma anche in sabbia e sab¬
bia fangosa (Tebble) ; nel Marocco dai 12-64 m,
più a Sud dai 32-78 m.
Frequente a Villalvernia : la forma tipica è « al¬
quanto rara per l’Astiano e non rara per il Pia-
cenziano ; frequentissima la “ var. ” pyrenaica
Font. ».
Osservazioni : Gli esemplari raccolti, fortemente
ornati e carenati, corrispondono bene alla « var. »
pyrenaica Font, riportata da Sacco (ad esclusione
della fig. 20) e da Venzo e Pelosio: ritengo però
di non dover separare tale forma da quella tipica
visto l’ambito di variabilità di questa specie per
quanto riguarda i caratteri ornamentali.
Gari (Psammobia) uniradìata (Br.)
(Tav. XXIX, figg. 31, 32)
Gari (Psammobia) uniradiata (Brocchi 1814) - Caprotti P.
1972: Castell’Arguato, p. 75, t. Ili, f. 14 (cum syn.).
Gari (Psammobia) uniradiata (Brocchi 1814) - Malate-
STA A. 1974: Umbria, p. 123, t. X, f. 3 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Pliocene.
Miocene m. : Bulgaria, Ungheria, Austria, Italia
merid., Sardegna, Portogallo, Marocco atl. - Plio¬
cene : Italia, Spagna, Marocco.
Doveva avere lo stesso habitat di fervensis Gmel.
(Malatesta).
Comune a Villalvernia : « frequente nel Piacenzia-
no e straordinariamente abbondante nell’Astiano ».
Osservazioni: I campioni raccolti sono omogenei
tra di loro: rispetto al tipo di Brocchi sono in
media un po’ più allungati, ma rientrano sicura¬
mente nell’ambito di variabilità di questa specie.
Come già notato da diversi AA. questa entità è
molto vicina a fervensis Gmel. (v. Glibert & Van
de Pòel 1967, p. 123) ma da tutti è ritenuta spe¬
cie a sé stante.
Famiglia Semelidae Stoliczka, 1870
Abra (Syndosmya) alba (Wood)
(Tav. XXIX, figg. 33, 34, 36, 36)
Syndosmya alba Wood - Cerulei Irelli S. 1909: M. Ma¬
rio, p. 177, t. XXI, ff. 8-17 (cum syn.).
Abra (Syndosmya) alba (Wood) - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriat. seti., p. 199, t. VII, ff. 99-100 (cum
syn.).
Abra (Abra) alba alba (Wood 1802) - Glibert M., Van
DE Poel L. 1967: Cénoz. étrang., p. 83 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Italia sett., Russia - Pliocene : Italia
sett. e centr., Francia, Marocco - Pleistocene : Ita¬
lia centr., Sicilia, Inghilterra, Olanda, Irlanda -
Attuale : Mediterraneo, Atlantico (dalla Norvegia
al Senegai).
In Adriatico vive su fondali politici e sabbioso-
pelitici, rarissima. In Atlantico (Inghilterra) su
fango, sabbia fangosa, ghiaia fangosa fino a
— 66 m ed è considerata indicatrice di acque
basse. Secondo Nordsieck la si ritrova tra 2-600 m.
Frequentissima a Villalvernia : « non rara nel Pia-
cenziano (anche di Villalvernia), frequentissima
nell’Astiano ».
Osservazioni: Forma a notevole variabilità sia
nel contorno che nella posizione deU’umbone, così
da giustificare le diverse « varietà » istituite da¬
gli AA. Anche il materiale raccolto mostra questa
caratteristica ma con una tale gradualità di pas¬
saggi per cui non è possibile accettare nessuna di
queste forme. Posso solamente riconoscere le due
forme estreme, una più triangolare e l’altra più
ovale: per la prima, Cerulli I. aveva proposto la
« var. » subtriangularis Cerul. in cui faceva rien¬
trare anche la specie pellucida Br. (che invece
Sacco abbassava, quest’ultima, a « varietà ») per
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
11!»
la seconda, apesa De Greg. (corrispondente poi
alla « var. » ootrigona Sacco) segnalata anche per
Villalvernia. Secondo Nordsieck invece pellucida
Br. è un’entità a sé stante in cui rientrerebbe la
« var. » apesa De Greg.
Abra (Syndosmya) prismatica (Montagu)
(Tav. XXIX, figg. 37, 38)
Syndesmya (Abra) prisviatica (Lask.) - Cerulli Irelli S.
1909: M. Mario, p. 179, t. XXI, ff. 27-36 (cum syn.).
Abra prismatica (Montagu) - Tebble N. 1966: Brit. B.
Seas., p. 153, ft. 78.
Abra prismatica (Laskey 1803) - Nordsieck P. 1969: D.
europ. Meeres., p. 137, t. XIX, f. 73.05.
Abra (Abra) prismatica strieta (Brocchi 1814) - Glibert
M., Van de Poel L. 1967 : Cénoz. étrang., p. 75 (cum
syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Italia sett. - Pliocene : Italia sett.,
Francia - Pleistocene: Italia centr., Sicilia, Inghil¬
terra - Attuale : Mediterraneo, Atlantico (dalla
Islanda al Senegai).
Vive in sabbie coralline sino a —80 m; in sabbie
pulite, fini e in sabbie fangose sino a —55 m ; in¬
dicatrice di acque basse (Tebble).
Frequente a Villalvernia: «non rara nel Piacen-
ziano (anche di Villalvernia), straordinariamente
abbondante nell’Astiano ».
Osservazioni: Forma a notevolissima variabilità
nel contorno che determina individui più o meno
allungati. Come già riconosciuto da Cerulli I. non
è possibile prendere in considerazione le numerose
« varietà » per l’impossibilità di una loro delimi¬
tazione. Questo A. suddivide tuttavia il suo ma¬
teriale in quattro forme che indica con A, B, C,
D e nello stesso tempo propone di riunire defini¬
tivamente strieta Br. in prismatica Mont. : Gli¬
bert & Van de Pòel invece propongono come sot¬
tospecie allocroniche sia strida Br. (Pliocene) che
prismatica Montagu (Pleistocene).
Anche il mio materiale presenta una certa varia¬
bilità, con predominanza di una forma non molto
allungata, che corrisponde bene agli esemplari che
Sacco segnala solo per Villalvernia (Piacenziano).
A proposito poi dell’Autore a cui attribuire pri¬
smatica, Laskey o Montagu, mentre Sacco riporta
entrambi contemporaneamente (Laskey 1808 e
Montagu 1803), Cerulli che accetta Laskey, in¬
verte erroneamente le due date, seguito poi da
Nordsieck, mentre per la legge di priorità è Mon¬
tagu che deve essere indicato.
Famiglia Solecurtidae d'Orbigny, 1846
Solecurtus dilatatus (Bon.)
(Tav. XXX, figg. 1, 2)
Solenocurtus dilatatus (Bon.) - Sacco F. 1901: Piemonte,
parte XXIX, p. 13, t. Ili, ff. 6-9 (cum syn.).
Distribuzione : Pliocene.
Pliocene (Piacenziano): Villalvernia («var.» mi¬
nima Sacco), (Astiano) Piemonte, Emilia.
Rarissima a Villalvernia : « non rara neH’Astiano
ed alquanto rara nel Piacenziano ».
Osservazioni: Una sola valva raccolta caratteriz¬
zata da umbone subcentrale e rapporto h i = 0,53
è ascrivibile a questa rarissima specie che non mi
risulta essere stata più segnalata dopo Sacco; la
vicina scopulus Turt. = candidus Desh. oltre ad
avere l’umbone spostato anteriormente mostra un
rapporto h/1 = 0,45. La valva in questione si ac¬
corda bene in particolare con quella figurata da
Sacco per la « var. » minima Sacco e segnalata
solo e proprio per Villalvernia.
Solecurtus scopulus (Turi.)
(Tav. XXX,.figg. 3, 4)
Solecurtus (Solecurtus) candidus (Renieri in Deshayes,
1839) - Caprotti E. 1972: Castell’Arquato, p. 75, t. Ili,
f. 15 (cum syn.).
Solecurtus scopulus (Turton, 1822) - Malatesta A. 1974:
Umbria, p. 125, t. X, f. 8 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : in tutta Europa - Pliocene : Mediter¬
raneo (Italia, Francia, Sicilia, Rodi, Algeria, Ma¬
rocco), Atlantico (Inghilterra, Belgio, Olanda) -
Pleistocene : Mediterraneo - Attuale : Mediterra¬
neo, Atlantico (dall’Inghilterra alle Canarie).
Specie eurialina ed euriterma : vive su fondali
sabbiosi e conchigliari, infralitorale. Dai 30-80 m
(Mediterraneo) ; fino ai —30 m in ghiaie sabbiose
pulite (Atlantico).
Comune a Villalvernia: « frequente nel Piacenzia¬
no e straordinariamente abbondante nell’Astiano ».
Osservazioni : I campioni raccolti si accordano
bene con quelli figurati dagli AA. per la forma
mediterranea. Il problema relativo a questa en¬
tità è nell’interpretare le differenze esistenti tra
la forma fossile mediterranea e quella atlantica
(umbone più centrale e scultura più diritta) : Gli¬
bert & Van de Pòel elevano queste due forme ad
entità specifiche {candidus Ren. per il Mediterra¬
neo e scopulus Turt. per l’Atlantico); Nordsieck
invece pone per gli esemplari attuali la separa¬
zione a livello sottospecifico {scopulus multistria-
120
G. BRAMBILLA
tiis Scacchi = candidiis Ren. per il Mediterraneo
e scoptdus scopidus Turt. per l’Atlantico). Mala-
testa infine propone un’unica specie, la prima,
scolopus Turt., pur riconoscendo la presenza delle
due forme diverse : proposta alla quale anch’ io
mi adeguo.
Azorinus (Azorinus) chamasoien [Da Costa)
(Tav. XXX, figg. 5, 6)
Azorinus (Azorinus) chamasoien (Da Costa) - Stolfa
ZuccHi M. L. 1972: Adriat. seti., p. 179, t. VII, ff.
103-104 (cum syn.).
Azorhms (Azorinus) chamasoien (Da Costa, 1778) - Ma-
LATESTA A. 1974: Umbria, p. 126, t. X, f. 7 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa - Pliocene : Mediterra¬
neo (Italia, Sicilia, Francia, Spagna, Algeria, Ci¬
pro), Marocco atl. - Pleistocene : Mediterraneo -
Attuale: Mediterraneo, Atlantico (dalla Norvegia
all’Angola).
Specie euriterma ed eurialina, vive su fondali a
sabbie fangose e ghiaie fangose oltre i — 5 m
(Atlantico); non oltre i —20 m, rara (Adriatico);
su fango dai —64-410 m (Nordsieck).
Frequente a Villalvernia : « frequentisima nel
Pliocene ».
Osservazioni: Forma molto ben caratterizzata,
nota anche come antiquatus Pultney. I campioni
raccolti mostrano una leggera variabilità nella po¬
sizione dell’umbone e nel valore h/1 (0,42-0,47) ti¬
pica di questa specie.
Superfamiglia Veneracea Rafinesque, 1815
Famiglia Veneridae Rafinesque, 1815
Venus (Venus) excentrica Agass.
(Tav. XXX, figg. 7, 8)
Venus (Venus) excentrica Agassiz, 1845 - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 132, t. X, f. 9 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pliocene.
Miocene : Aquitania, M. Gibbio - Pliocene : Italia,
Francia, Spagna, Marocco medit. e atlantico.
Specie caratteristica delle facies sabbiose.
Rarissima a Villalvernia: Sacco la segnala solo
per l’Astiano, abbondante.
Osservazioni : Un’ unica valva frammentaria è
stata raccolta e attribuita a questa specie, con¬
fusa in passato con verrucosa L., ancora attuale
(euriterma ed eurialina, infralitorale, vive sino
ai — 100 m).
Venus (Ventricoloidea) multilamella [Lk]
(Tav. XXX, figg. 9, 10)
Venus (Dosinia) multilamella Lamarck - Mastrorilli V. I.
1969: Genova, p. 124, t. XIX, ff. 8-9.
Venus (Ventricoloidea) multilamella (Lamarck, 1818) -
Caprotti F. 1972: CastelVArquato, p. 77, t. II, ff. 13-14.
Venus (Ventricoloidea) multilamella (Lamarck, 1818) -
Malatesta A. 1974: Umbria, p. 133, t. X, f. 1 (cum
syn.).
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa, Marocco atl. - Pliocene :
Belgio, Mediterraneo, Marocco atl. - Pleistocene:
Mediterraneo - Attuale : Mediterraneo, Atlantico
(dal Portogallo alle Isole Capo Verde).
Vive nella zona a coralline, da 43-140 m (anche
— 700).
Frequentissima a Villalvernia : « frequente nel
Piacenziano e straordinariamente abbondante nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Specie comune e abbondante, della
quale si rinvengono anche esemplari completi e
chiusi, con piccola variabilità individuale. Attual¬
mente nel Mediterraneo è segnalata come rara.
Circomphalus foliaceolamellosus [Dillwyn)
(Tav. XXX, figg. 11, 12)
Circomphalus foliaceolamellosus (Dillwyn, 1817) - Mala¬
testa A. 1974: Umbria, p. 135, t. X, f. 6; t. XI, f. 1
(cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : in tutta Europa, Marocco atl. (sot¬
tospecie) - Pliocene : Mediterraneo, Atlantico (Por¬
togallo, Marocco) - Pleistocene : Marocco atl., Ga¬
bon - Attuale : Atlantico (dal Marocco al Congo).
Infralitorale, vive su fondi sabbiosi e fangosi.
Comune a Villalvernia : « poco frequente nel Pia¬
cenziano e straordinariamente abbondante nel-
rAstiano ».
Osservazioni: Una sola valva adulta e 10 di pic¬
cole dimensioni, corrispondono bene agli esemplari
di Sacco per plicata « var. » pliocenica De Ste¬
fani. Questa forma che fu sempre indicata come
plicata Gmel. risulta attualmente vivente sulle co¬
ste atlantiche dell’Africa centro-sett. col nome di
C. foliaceolamellosus Dillwyn. Numerosissime sono
le « varietà » a giustificare una certa variabilità
sia nel contorno che nell’ornamentazione, ma come
già notato da Malatesta, non sempre delimitabili.
Nel Miocene m. è segnalata a livello sottospecifico
(sei sottospecie allopatriche).
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
121
Callista (Callista) chione (L.)
(Tav. XXX, figg-. 13, 14)
Callista (Callista) chione (Linné) - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico seti., p. 186, t. Vili, ff. 113-114.
Callista (Callista) chione (Linné, 1758) - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 137, t. XI, f. 3 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : in tutta Europa, Siria, Egitto, Algeria,
Marocco - Pliocene : Mediterraneo, Atlantico (In¬
ghilterra, Belgio, Olanda, Portogallo) - Pleistoce¬
ne : Mediterraneo, Atlantico (dall’Olanda al Ma¬
rocco) - Attuale ■. Mediterraneo, Atlantico (dall’In¬
ghilterra alle Azzorre).
Infralitorale, vive nelle sabbie fino a —150 m;
da 8-182 m (Nordsiech) ; sino a — 128 m su sab¬
bie pulite (Tebble); su sabbie medie, medio-grosse
politiche, lontana dalla linea di costa, anche se tol¬
lera r influenza del Po, frequente in Adriatico.
Comune a Villalvernia anche se spesso frattu¬
rata : secondo Sacco che la riporta anche per que¬
sta stessa località, è frequente in tutto il Pliocene.
Osservazioni: Il materiale raccolto è molto omo¬
geneo e tipico : le due « varietà » citate e mal
figurate da Sacco — subalpina Sacco e neglecta
Ron. — non sono presenti.
Callista (Callista) puella (Phil.)
(Tav. XXX, figg. 16, 16)
Callista puella (Phil.) - SACCO F. 1900: Piemonte, parte
XXVIII, p. 13, t. II, ff. 12-14 (cum syn.).
Callista puella (Philippi, 1814) - Glibert M., Van de
Poel L. 1966: Biv. étrang., p. 66.
Distribuzione : Pliocene.
Pliocene : Villalvernia, Astigiano, Piacentino, Pi¬
sano.
Comune a Villalvernia: « non rara per il Piacen-
ziano (anche di questa località) e frequente per
l’Astiano ».
Osservazioni: Scarsissime le segnalazioni di que¬
sta specie che, pur presentando una certa somi¬
glianza con chione L., se ne differenzia bene per
la forma allungata e appuntita posteriormente.
Secondo Sacco ad essa deve riunirsi subappenni¬
nica Mgh.
Pelecyora (Pelecyora) brocchii (Desh.)
(Tav. XXX, figg. 17, 18)
Filaria (Amiantis) islandicoides (Lamk) - Venzo S., Pe-
LOSIO G. 1963: Vigoleno, p. 176, t. LIV, f. 6.
Pelecyora (Pelecyora) islandicoides (Lamarck, 1818) - Ca-
PROTTi F. 1972 : CasteWArquato, p. 77, t. II, f. 15
(cum syn. ex parte).
Sinodia brocchii (Deshayes, 1836) - Malatesta A. 1974:
Umbria, p. 140, t. XII, f. 1 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Pliocene.
Miocene m. : Italia, Algeria, Portogallo, Marocco
atl., Paratethys - Pliocene : Italia, Albania, Fran¬
cia, Marocco.
Si ritrova nelle facies sabbiose o fangose.
Comune a Villalvernia: « non rara nel Pliocene ».
Osservazioni: Il materiale raccolto corrisponde
bene a quello figurato da Sacco per la sua « var. »
suborbicularis Desh. Venzo e Pelosio, a cui suc¬
cessivamente si è adeguato Caprotti, hanno pro¬
posto di riunire questa specie alla vicina e spesso
confusa islandicoides Lk. Mi sembra invece di
ravvisare una somma di caratteri tali da giusti¬
ficare una distinzione tra le due specie: infatti
le differenze riscontrate a livello della cerniera
(dente anteriore sulla valva sinistra presente solo
in islandicoides Lk), contorno generale, posizione
e dimensione dell’umbone, mi sembrano piena¬
mente valide. Faccio d’altra parte notare che
anche la maggioranza degli AA. si è espressa in
questo senso. Secondo Moore Sinodia cade in si¬
nonimia di Pelecyora: Glibert & Van de Pòel
mantengono invece Sinodia esprimendo dubbi su
questa sinonimia.
Pelecyora (Pelecyora) gigas (Lk)
(Tav. XXX, figg. 19, 20)
Sinodia gigas (Lamarck) - Mastrorilli V. 1. 1969: Ge¬
nova, p. 169, t. XX, f. 3.
Sinodia. gigas (Lamarck, 1818) - Malatesta A. 1974: Um¬
bria, p. 141, t. XII, f. 9 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pliocene.
Miocene : Mediterraneo, Marocco atl., Paratethys
- Pliocene : Italia, Francia, Spagna, Portogallo,
Marocco atl.
Si ritrova nelle facies sabbiose e ciottolose.
Rarissima a Villalvernia : « poco frequente nel
Piacenziano e frequentissima nell’Astiano ».
Osservazioni: Un solo esemplare completo e an¬
cora chiuso è stato raccolto: corrisponde alla for¬
ma tipica (le sue dimensioni sono 110 X 117 mm).
Dosinia (Asa) lupinus (L.)
(Tav. XXXI, figg. 1, 2)
Dosinia (Asa) lupinus (Linné) - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico seti., p. 181, t. VII, ff. 107-108.
Dosinia (Asa) lupinus (Linné, 1768) - Malatesta A. 1974:
Umbria, p. 144 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Mediterraneo, Marocco atl., Paratethys
- Pliocene : Mediterraneo, Inghilterra, Belgio,
122
G. BRAMBILLA
Olanda - Pleistocene : Mediterraneo, M. Nero -
Attuale: Mediterraneo, Atlantico (dall’Islanda
alla C. d’Avorio).
Specie euriterma stenoalina, vive in fondali sab¬
biosi o fangosi e conchigliari a —130 m (Inghil¬
terra) e a maggiori profondità (Africa). Fre¬
quente lontana dalla costa e dagli apporti conti¬
nentali, in Adriatico; da 0-160 m secondo Nord-
sieck.
Frequente a Villalvernia : « non rara sia per il
Piacenziano (citata anche per Villalvernia) che
per rAstiano ».
Osservazioni: Forma molto fragile; il materiale
raccolto, spesso di piccole dimensioni, mostra una
leggera variabilità sia morfologica (h/1 = 0,90-
0,96) che ornamentale, caratteristica di questa
specie e corrispondente a quello figurato da Sacco
e Cerulli I. per la « var. » lincta Pult. ora sotto¬
specie vivente nell’Atlantico.
Secondo gli AA. questa forma era più frequente
nel Pliocene che non il tipo.
Dosinia (Pectunculus) exoleta (L.)
(Tav. XXXI, figg. 3, 4)
Dosinia (Dosinia) exoleta (L.) - MalatESTA A. 1963:
Grantmichele, p. 292, t. XVI, f. 3 (cum syn.).
Dosinia (Pectunculus) exoleta (Linné, 1758) - Glibert M.,
Van de Poel L. 1966: Cénoz. étrang., p. 75.
Dosinia (Orbiculus) exoleta (Linné 1758) - Nordsieck F.
1989: D. europ. Meeres., p. 110, t. XVI, f. 62.00.
Distribuzione : Oligocene - Attuale.
Oligocene : Italia merid. - Miocene : Polonia, Au¬
stria, Svizzera, Francia, Corsica, Italia merid.,
Sicilia, Libia, Algeria, Portogallo - Pliocene : Me¬
diterraneo, Atlantico (dal M. Nord al Portogallo)
- Pleistocene : Mediterraneo - Attuale : Mediter¬
raneo, Atlantico (dalla Norvegia al Senegai).
Vive su fondali ghiaiosi dai 0-66 m.
Rarissima a Villalvernia : Sacco la riporta solo
per l’Astiano, frequente.
Osservazioni : Una sola valva frammentaria pre¬
senta i caratteri morfologici di questa specie e
della vicina orhictdaris Agass. Secondo Sacco però
quest’ultima specie potrebbe rientrare come « va¬
rietà » in exoleta L. dalla quale si differenzie¬
rebbe unicamente per le grandi dimensioni (pre¬
senti nel mio campione).
Di parere diverso sono Glibert & Van de Pòel che
accettano entrambe le entità, restringendo nel
tempo orhicularis Agass. (Pliocene-Pleistocene).
Paphia (Callistotapes) vetula (Basi.)
(Tav. XXXI, fig. 5, 6)
Paphia (Callistotapes) vetula (Basterot, 1825) - Malate-
sta a. 1974: Umbria, p. 146, t. X, f. 5 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Mediterraneo, Atlantico (dalla Francia
al Marocco), Paratethys - Pliocene : Mediterraneo,
Atlantico (Portogallo, Marocco).
Specie di facies fangose e sabbiose, litorali.
Rara a Villalvernia forse anche per la sua fra¬
gilità : « non rara nel Piacenziano, frequente nel-
l’Astiano » (« var. » genei Mich.).
Osservazioni: Una valva in parte decorticata e
vari frammenti mostrano i caratteri della « var. »
genei Mich. riportata da Sacco : recentemente que¬
sta forma è stata elevata a sottospecie allocro-
nica (Pliocene) da Glibert & Van de Pòel. I due
AA. belgi hanno voluto evidenziare così la note¬
vole variabilità di vetula Bast. smembrandola an¬
che in altre sottospecie, oltre alla suddetta, pre¬
valentemente con significato allocronico.
Tale operato non trova però d’accordo tutti gli
AA., ad incominciare da Malatesta, al pensiero
del quale mi associo.
Chamelea gallina (L.)
(Tav. XXXI, figg. 7, 8)
Chamelea gallina (Linné) - Stolpa Zucchi M. L. 1972:
Adriatico seti., p. 190, t. Vili, ff. 119-120.
Chamelea gallina (Linné, 1758) - Malatesta A. 1974:
Umbria, p. 147, t. XII, f. 3 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : Europa orientale - Pliocene : Mediter¬
raneo (Italia, Francia, Sicilia, Albania, Grecia,
Cipro, Algeria), Atlantico (Olanda, Marocco). -
Pleistocene : Mediterraneo, Atlantico (dalla Nor¬
vegia al Marocco) - Attuale: Mediterraneo, Mar
Nero, Atlantico (dalla Norvegia al Marocco).
Vive su sabbie fini terrigene, sino a —60 m (In¬
ghilterra) e a —180 (Mediterraneo).
Le « comunità a C. gallina (L.) » sono caratteri¬
stiche di fondi bassi, lungo le coste e le baie senza
vegetali e con predominanza di lamellibranchi.
Frequente a Villalvernia ma solo in esemplari di
piccole dimensioni : 3-5 mm. « Frequente nel Plio¬
cene ».
Osservazioni: Questa specie presenta notevole va¬
riabilità nel contorno e nell’ornamentazione, tanto
che Sacco ne riporta otto « varietà ». Una di que¬
ste forme, striatula Da Costa, rappresenta per
gli AA. recenti la sottospecie vivente nell’Atlan-
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVERNIA (ALESSANDRIA). I
123
tico, distinta da quella mediterranea {gallina gal¬
lina L.); per Nordsieck invece sono addirittura
due entità specifiche differenti.
Tra i miei esemplari sono rappresentati sia quelli
tipici che quelli corrispondenti a striatula Da Co¬
sta: non sono invece riconoscibili quelli di minor
BDD e laminosa Lask, che Sacco segnala proprio
per Villalvernia.
Clausinella fasciata (Da Costa)
(Tav. XXXI, fig-g-, 9, 10)
Clausinella fasciata (Da Costa) - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico seti., p. 191, t. Vili, ff. 121-122.
Clausinella fasciata (Da Costa, 1778) - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 149, t. XII, f. 4 [cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Italia, Portogallo, Algeria, Libia - Plio¬
cene : Mediterraneo, Atlantico (dall’Olanda al Ma¬
rocco) - Pleistocene : Mediterraneo, Atlantico (dal¬
l’Olanda al Marocco) - Attuale : Mediterraneo,
Atlantico (dalla Norvegia al Marocco).
Vive tra i 6-60 m (Mediterraneo), tra i 4-400 m
(Atlantico), su fondi sabbiosi e ciottolosi in cor¬
renti di fondo. In Atlantico costituisce la « comu¬
nità a C. fasciata ». In Adriatico è rarissima, su
sabbie pelitiche.
Rara a Villalvernia : « rara sia nel Piacenziano
che nell’Astiano ».
Osservazioni: Questa specie è vicina a scalaris
Bronn da cui però si differenzia bene per mo¬
strare cerniera delle valva sinistra con tre denti
invece di quattro ed ornamentazione secondaria
a costicine concentriche negli spazi delle coste
primarie. Le « varietà » riportate da Sacco (A. se¬
condo cui queste ultime sono più frequenti della
forma tipica) non sono a mio avviso delimi¬
tabili nel loro ambito di variabilità: questo in¬
fatti è legato aH’ornamentazione (forma e distanza
delle coste) che in questa specie risulta già tipi¬
camente variabile.
Timoclea (Timoclea) ovata (Penn.)
(Tav. XXXI, figg. 11, 12)
Timoclea (Timoclea) ovata (Pennant), 1777 - Caprotti E.
1972: CastelVArquato, p. 78, t. II, f. 19.
Timoclea (Timoclea) ovata (Pennant) - Stolfa Zucchi
M. L. 1972: Adriat. seti., p. 191, t. Vili, ff. 123-124.
Timoclea (Timoclea) ovata (Pennant, 1777) - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 161, t. Xll, f. 8 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Attuale.
Miocene : Mediterraneo (Italia, Sardegna, Cire¬
naica); Atlantico (dall’Olanda al Marocco), Para-
tethys - Pliocene : Mediterraneo, Bacino anglo-
belga-olandese. - Pleistocene : Mediterraneo, Atlan¬
tico (dalla Svezia all’ Inghilterra) - Attuale : Me¬
diterraneo e M. Nero, Atlantico (dall’ Islanda alle
Azzorre).
Specie euriterma, vive sino a -—700 m (Mediter¬
raneo) e —2000 m (Atlantico) secondo Malatesta;
dai —4 —182m secondo Tebble e dai —5 —320m
(—2489 m) secondo Nordsieck. Nell’Adriatico si
rinviene su fango, sabbia fangosa, detriti conchi-
gliari e ghiaie, costantemente lontana dalla linea
di costa (frequente).
Frequentissima a Villalvernia : « straordinaria¬
mente abbondante nel Piacenziano e nell’Astiano ».
Osservazioni: Tra il materiale raccolto (tutto di
piccole dimensioni) è presente anche la forma più
arrotondata, riportata da Sacco come « var. »
suhrotonda Sacco; ritengo però che questa carat¬
teristica possa far parte del normale ambito di
variabilità individuale di questa specie.
Famiglia Petricolidae Deshayes, 1839
Petricola (Lajonkairia) rupestris (Br.)
(Tav. XXXI, figg. 13, 14)
Lajonkaireia rupestris (Br. - Sacco F. 1900: Piemonte,
parte , p. 51, t. XI, ff. 21-23.
Lajonkairia rupestris (Brocchi, 1814) - Glibert M., Van
de Poel L. 1966: Cénoz. étrang., p. 89 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene - Pliocene.
Miocene : Francia, Austria - Pliocene : Italia sett.,
Francia (Nizza).
Rarissima a Villalvernia : «non rara nel Pliocene».
Osservazioni: Forma cavicola (l’unico esemplare
raccolto è stato trovato in una valva di 0. lamel-
losa Br.) : la sua fragilità ed il suo modo di vita
spiegano la rarità dei ritrovamenti.
Sacco cita la possibilità che rupestris Br. corri¬
sponda a substriata Montg. data la grande varia¬
bilità di questo lamellibranco : per Glibert & Van
de Pòel rupestris Br. = lajonkairii Payr. ; per
Nordsieck substriata Montg. = decussata Phil. ;
infine Cossman & Peyrot si chiedono se substriata
Montg., decussata Phil. e lajonkairei Payr. non
siano la stessa cosa di rupestris Br. Quest’ultimi
Autori separano poi le loro forme riunendole in
due specie: rupestris Br., nella cui sinonimia in¬
cludono sia pure dubitativamente decussata Phil.
a livello di « varietà », e lajonkairei Payr. tut¬
tora vivente.
124
G. BRAMBILLA
In questo contesto, disponendo di un solo esem¬
plare, non mi è possibile risolvere la questione.
Infine, per concludere, la storia di questa forma,
ricordo che Glibert & Van de Pòel ascrivono ru-
pestris Br. alla famiglia Cooperellidae e non Pe-
tricolidae secondo Moore.
ORDINE MYOIDA Stoliczka, 1870
Superfamiglia Myacea Lamarck, 1809
Famiglia Myidae Lamarck, 1809
Sphenia testarum (Bon.l
(Tav. XXXI, figg. 46, 16)
Sphenia Binghami var. testarum (Bon.) - SACCO F. 1901;
Piemonte, parte XXIX, p. 33, t. V, ff. 31-34 (cum syn.).
Sphenia testarum Bon. - Cerulli Irelli S. 1909 : M. Ma¬
rio, p. 146, t. XVI, f. 9-11 (cum syn).
Sphenia testarum Bonelli in Michelotti, 1839 - Glibert M.,
Van de Pòel L. 1966: Cénoz. étrang., p. 37.
Distribuzione : Pliocene m. - Pleistocene.
Pliocene m. e s.: Italia, Francia - Pleistocene :
Italia centrale e Sicilia.
Rara a Villalvernia: «non rara nell’Astiano ».
Osservazioni: I tre esemplari raccolti per questa
specie poco segnalata, sono stati ritrovati perfo¬
ranti una valva di 0. lamellosa Br. : essi si ac¬
cordano molto bene con quelli della fig. 9 di Ge-
rulli I. Sebbene Sacco abbia considerato testarum
Bon. « varietà » di binghami Turt. tuttora viven¬
te, tutti gli altri AA., ai quali anch’io mi associo,
sono d’accordo nel considerarla specie a sé stante
sia per la notevole differenza nella forma, ante¬
riormente più arrotondata, sia soprattutto perché
la conchiglia è equivalve e manca di quella ca¬
rena posteriore caratteristica di binghami Turt.
Famiglia Corbulidae Lamarck, 1818
Corbula (Varicorbula) gibba (Olivi]
(Tav. XXXI, figg. 17, 18>
Corbula {Varicorbula) gibba (Olivi) - Caprotti E. 1972;
Castell’Arquato, p. 80, t. II, f. 5.
Corbula (Varicorbula) gibba (Olivi) - Stolfa Zucchi
M. L. 1972: Adriatico sett., p. 193, t. Vili, ff. 125-126;
t. IX, ff. 127-128.
Corbula (Varicorbula) gibba (Olivi, 1972) - Malatesta A.
1974: Umbria, p. 153 (cum syn.).
Distribuzione: Eocene s. - Attuale.
Eocene s. : bacino di Parigi (sottospecie) - Oligo¬
cene : Europa centrale, settentrionale ed orientale
- Miocene : in tutta Europa, Marocco, Algeria, Tu¬
nisia - Pliocene : Mediterraneo, Atlantico (dall’In¬
ghilterra al Marocco) - Pleistocene : Mediterraneo
e M. Nero, Atlantico (dalla Svezia al Gabon) - At¬
tuale: Mediterraneo e M. Nero, Atlantico (dalla
Norvegia all’AngoIa).
Vive sino a — 2200 m, su fondali di sabbia e sab¬
bia e ghiaia fangosa. Nell’Atlantico sono noti i
« fondi a C. gibba » nel piano infralitorale.
Frequentissima a Villalvernia: « straordinaria¬
mente abbondante nel Pliocene ».
Osservazioni: Specie a grande ambito di variabi¬
lità: per gli esemplari più stretti e rigonfi Sacco
cita la « var. » curia Loc. pure presente nel ma¬
teriale raccolto anche se in via del tutto subor¬
dinata.
Non mi pare però possibile stabilirne i limiti di
separazione dal tipo, vista la caratteristica di que¬
sta specie.
Superfamiglia Gastrochaenacea Gray, 1840
Famiglia Gastrochaenidae Gray, 1840
Gastrochaena (Gastrochaena) dubia (Pennant]
(Tav. XXXI, figg. 19, 20, 21)
Gastrochaena dubia (Pennant, 1777) - Glibert M., Van
DE Pòel L., 1966: Cénoz. étrang., p. 22.
Gastrochaena (Gastrochaena) dubia (Pennant) - Stolfa
Zucchi M. L. 1972 : Adriatico sett., p. 196, t. IX,
ff. 131-132 (cum syn.).
Distribuzione : Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Francia, Italia - Pliocene : Francia,
Italia - Pleistocene : Italia, Sicilia, Inghilterra -
Attuale : Mediterraneo e M. Nero, Atlantico (dal¬
l’Inghilterra al Sud Africa).
Vive in astucci di sabbia cementata, forando rocce
e gusci di molluschi. Su fondi politici e sabbioso-
pelitici, rarissima in Adriatico. Da 2-180 m (Nord-
sieck).
Comune a Villalvernia : « non rara nel Piacen
ziano (anche di Villalvernia) e frequente nel-
rAstiano ».
Osservazioni: A Villalvernia si ritrovano esem¬
plari ancora completi e racchiusi nei loro astucci
sabbiosi, oppure perforanti gusci di altri mollu¬
schi {Glycymeris, Ostrea, Callista, Dosinia, Mu-
rex, Conus, Strombus ecc.). Questa specie pre¬
senta un grande ambito di variabilità: Sacco cita
la « var. » angustior Brn. per le forme più strette
ed allungate — presente anche tra il mio mate¬
riale — che però non mi risulta delimitabile. Se¬
condo Nordsieck dubia Penn. = parva Da Costa
= modiolina Lk ~ cuneiformis Ch. = hians FI.
= poli Phil.
I MOLLUSCHI PLIOCENICI DI VILLALVEENIA (ALESSANDRIA). I
125
Superfamiglia Hiatellacea Cray, 1824
Famiglia Hiatellidae Cray, 1824
Hiatella (Hiateila) arctica [L.]
(Tav. XXXI, figg. 22, 23)
Hiatella {Hiatella) arctica (Linné) - Stolfa Zucchi M. L.
1972: Adriatico sett., p. 179, t. IX, ff. 133-134.
Hiatella arctica (Lirnié, 1767) - Malatesta A. 1974: Um¬
bria, p. 165 (cum ~syn).
Distribuzione : Oligocene - Attuale.
Oligocene : Germania sett., Olanda - Miocene : ba¬
cini mediterranei e atlantici, Paratethis - Plioce¬
ne: bacino anglo-belga-olandese, Mediterraneo,
Portogallo - Pleistocene : Mediterraneo e M. Nero,
Atlantico (M. del Nord) - Attuale : Mediterraneo,
Atlantico, Indo-pacifico.
Vive fino a — 3000 m, attaccata col bisso nelle ca¬
vità delle rocce e può forare substrati teneri. In
Adriatico è frequente lontana dalla costa su fon¬
dali sabbiosi e sabbioso-pelitici.
Rara a Villa!vernia : la forma tipica è frequentis¬
sima nel Piacenziano, secondo Sacco.
Osservazioni: Le valve raccolte di piccolissime di¬
mensioni e con scarsa ornamentazione, sono rife¬
ribili alla « var. » minuta L. riportata da Sacco.
Questo A. cita altre quattro « varietà » per questa
specie estremamente variabile, oltre a ricordare
che la specie rugosa Penn. è stata considerata
essa stessa « var. » di arctica L. Indubbiamente
se i termini estremi sono ben differenziabili (gli
AA. moderni però accettano entrambe le entità)
ne esistono di intermedi indistinguibili, in pratica.
SOTTOCLASSE ANOMALODESMATA Dall, 1889
ORDINE PHOLADOMYOIDA Newell, 1965
Superfamiglia Poromyacea Dall, 1886
Famiglia Cuspidariìdae Dall, 1886
Panopea (Panopea) glycimeris (Borni
(Tav. XXXI, fig. 24)
Panopea (Panopea) glycimeris (Born, 1778) - Malate¬
sta A. 1974: Umbria, p. 157, t. XII, f. 7 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene - Attuale.
Miocene : Italia, Egeo, Turchia, Tunisia, Marocco
atl. e Portogallo - Pliocene : Mediterraneo, Atlan¬
tico (Inghilterra-Belgio-Olanda, Portogallo, Maroc¬
co) - Pleistocene : Mediterraneo - Attuale : Medi-
terraneo occ.. Atlantico (dal Portogallo al Se¬
negai).
Vive infossata in fondi fangosi del piano infrali-
torale, nell’Atlantico sino a — 200 m, nel Mediter¬
raneo sino a —75 m (Nords.).
Rara a Villalvernia : « frequente nel Piacenziano
e frequentissima nell’Astiano ».
Osservazioni: Forma variabilissima nel contorno
e quindi nel rapporto h/1 ; recentemente è stata
dimostrata l’identità glycimeris Born. = aldo-
vrandi Ménard = faujasi Ménard. L’unico esem¬
plare completo raccolto è di grandi dimensioni
(180 mm) ed ancor chiuso.
La rarità dei ritrovamenti attuali sarebbe spiegata
secondo Malatesta con il modo di vita di questa
specie.
Cuspidaria (Cuspidaria) cuspidata (Olivi)
(Tav. XXXI, figg. 25, 26)
Cuspidaria (Cuspidaria) cuspidata (Olivi), 1972 - Caprot-
Tl E. 1972: CastelVArquato, p. 84, t. Ili, f. 16 (cum
syn.).
Cuspidaria (Cuspidaria) cuspidata (Olivi) - Stolfa Zuc-
CHi M. L. 1972 : Adriatico sett., p. 201, t. IX, ff. 139-
140 (cum syn.).
Distribuzione: Miocene m. - Attuale.
Miocene m. : Italia sett., Marocco - Pliocene : Ita¬
lia sett. - Pleistocene : Italia centrale e Sicilia -
Attuale : Mediterraneo, Atlantico (dall’Artide alle
Isole Capo Verde).
Vive su fondali sabbioso-fangosi e ghiaioso-fan-
gosi oltre i 20 m di profondità: secondo Nord-
sieck da 30 m a 1630 m. In Adriatico su fon¬
dali a granulometria fine, rarissima.
Rarissima a Villalvernia : « alquanto rara nel Pia¬
cenziano e non rara nell’Astiano ».
Osservazioni: I campioni corrispondono bene alla
forma tipica. Secondo Nordsieck nel Mediterra¬
neo vivrebbe la sottospecie cuspidata cuspidata
Olivi, mentre nelTAtlantico la cuspidata breviro-
stris Brown.
126
G. BRAMBILLA
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medio e superiore dell’Astigiano - Conchiglie, Milano,
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Pelosio G., Raffi S., 1973 - Considerazioni sul limite Plio-
Pleistocene nella serie del T. Crostolo (Preappennino
reggiano) - Aten. Parmense - Aeta Naturalia, Parma,
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Pelosio G., Raffi S., 1974 - Osservazioni su Arctica islan-
dica ed altri lamellibranchi del Calabriano dell’Emi¬
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dell’Emilia occidentale (Piacentino e Parmense) -
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Pliocene ligure. I. Testimonianza di predazione sui
Molluschi pliocenici di Albenga - Riv. It. Paleont.,
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Sacco P., 1897-1898 - I molluschi dei terreni terziari del
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Spada G., Spada L., Sabelli B., 1970 - Note sulla fami¬
glia Spondylidae (parte II) - Conchiglie, Milano, VI,
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Spada G., Sabelli B., Morandi V., 1973 - Contributo alla
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Lampedusa - Conchiglie, IX, 3-4, pp. 29-67.
Stolfa Zucchi . L., 1972-73 - Lamellibranchi recenti del¬
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Thielb J., 1963 - Handbuch der systematischen Weichtier-
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Zaccaria M., 1968 - Fauna calabriana dell’Isola di Rodi -
Riv. It. Paleont. Strat., Milano, LXXIV, 1, pp. 275-306.
TAVOLA XXII
Nuculidae - Nueulanidae - Arcidae - Limopsidae
Pigg. 1, 2. — Nueula (N.) nucleus (L.) x 4. Pag. 92
Figg. 3, 4. — Nueula (Lamellinucula) jeffreysi (Bell.) x 4 . . . » 92
Pigg. 5, 6. — Nuculana (Lembulus) pella (L.) x 4.» 92
Figg. 7, 8. — Nuculana (Saccella) honellii (Bell.) x 4 . . . . » 92
Figg. 9, 10. — Nuculana (Saccella) fragilis (Chemn.) X 4 . . . . » 93
Figg. 11, 12. — Arca (A.) noae L. x 1.» 93
Pigg. 13, 14. — Barhatia (ISoldania) mytiloides (Br.) X 1 . . . . » 93
Figg. 15, 16, 17, 18. — Barhatia (Cucullearca) candida (Chemn.) X 1 • . » 94
Figg. 19, 20. — Anadara (A.) diluvii (Lk) X 1 . . . . . . » 94
Pigg. 21, 22. — Anadara (A.) pectinata (Br.) x 1.» 94
Pigg. 23, 24. — Striarca lactea (L.) X 2 . . . . . . . » 94
Figg. 25, 26. — Limopsis (Pectunculina) cf. minuta (Phil.) x 5 . . » 95
Direttore responsabile: Prof. Cesare Conci — Registrato al Tribunale di Milano al N. 6694
.v'À.4Ìi
TAVOLA XXIII
Glycymerididae - Mytilidae - Pinnidae
Figg.
1,
2.
Figg-
3,
4.
Figg.
5,
6.
Figg.
7,
8.
Figg.
9,
10.
Figg.
11,
12.
Figg.
13,
14.
Figg.
15,
16.
Figg.
17,
18.
Figg.
19,
20.
— Glycynieris (G.) bimaculata (Poli) x 1
— Glycymeris (G.) glycymeris (L.) X 1
— Glycymeris (G.) infiala (Br.) x 1
— Glycymeris (G.) violacescens (Lk) x 1
— Mytilus (M.) edulis L. X 1 .
— Mytilus (M.) scaphoides Brn. x 1
— Gregariella opifex (Say) X 3
— Modiolus (M.) adriaticus (Lk) x 1
— Modiolus (M.) cf. barbatus (L.) X 1
— Atrina pectinata (L.) x 1 .
TAVOLA XXIV
Pteriidae - Isognomonidae - Pectinidae
Fig. 1. — Pteria phalaenacea (Lk) X 1 ...... Pag.
Figg. 2, 3. — Pinctada ma7-garitifera studeri (May) X 1 . . . . »
Figg. 4, 5. — Isognomon (Hippochaeta) soldanii (Desh.) X 1 . . . »
Figg. 6, 7. — Palliolum (Delectopecten) simile (Lask.) x 5 . . . »
Figg. 8, 9, 10, 11. — Palliolum (Lissochlam.ys) excisum (Brn.) x 1 . »
Figg. 12, 13, 14, 15. — Chlamys (C.) varia (L.) X 1 . . . . . »
98
98
99
99
99
99
TAVOLA XXV
Pectinidae
Figg.
1,
2.
Pigg.
3,
4.
Figg-
5,
6.
Pigg-
7,
8.
Figg.
9,
10.
Figg.
11,
12.
Pigg-
13,
14.
Figg.
15,
16,
— Chlamys (Aequipecten) opercularis (L.) X 1
— Chlamys (Aequipecten) seniensis (Lk) X 1
— Chlamys (Flexopecten) flexuosa (Poli) X 1
— Chlamys (Flexopecten) inaequicostalis (Lk) X 1
— Chlamys (Flexopecten) glabra (L.) x 1 .
— Chlamys (Macroohlamys) latissima (Br.) x 1
— Pecten (Peeten) jacobaeus (L.) X 1 .
17, 18. — Pecten (Flabellipecten) flabelliformis (Br.)
Pag. 100
» 100
» 100
» 100
» 101
» 101
» 101
» 101
TAVOLA XXVI
Plicatulidae - Spondylidae - Anomiidae - Limidae - Gryphaeidae - Ostreidae
Figg. 1, 2. — Plicatula (P.) mytilina Phil. x 3
Figg. 3, 4. — Spondylus (S.) cf. gaederopus L. x 0,8
Figg. 5, 6. — Anomia (A.) ephippium L. x 1 .
Figg. 7, 8. — Pododesmus (Monia) patelUformis (L.) X 1
Figg. 9, 10. — Limaria (L.) tubercolata (Chemn.) x 1
Figg. 11, 12. — Hyotissa hyotis (L.) x 1 .
Figg. 13, 14, 15, 16. — Ostrea (O.) lamellosa Br. x 0,8
Pag. 102
» 102
» 102
» 103
» 103
» 103
» 104
'mH-
TAVOLA XXVII
Lucinidac - Ungulinidae - Chamidae - Kclliidae - Leptonidae - Montacutidae - Neuleptomdae - Carditidae
Figg.
1,
2.
—
Lucina (L.) orbicularis Desh. X 2 .
■ Pag.
104
Figg.
3,
4.
—
Ctena (C.) decussata (Costa) X 2 .
. »
104
Figg.
5,
6.
—
Parvilucina (Microloripes) dentata (Defr.) X 2
»
104
Figg.
7,
8.
—
Myrtea (M.) spinifera (Mont.) x 2 .
»
105
Figg.
9,
10.
—
Anodontia (Loripinus) fragiiis (Phil.) X 2
»
105
Figg.
11,
12.
—
Lucinella divaricata (L.) x 2 .
. »
105
Figg.
13,
14.
—
Diplodonta {D.) rotundata (Mont.) X 2 .
. »
106
Figg.
16,
16.
—
Chania (C.) piacentina Defr. X 1
. »
106
Figg.
17,
18,
19
20. — Chama (Psilopus) gryphoides (L.) X 1 .
. »
106
Figg.
21,
22,
23
24. — Pseudochama (P.) gryphina (Lk) X 1 .
. »
107
Figg.
25,
26.
Bornia (B.) sebetia (Costa) X 4
. »
107
Figg.
27,
28.
—
Lepton (L.) nitidum. (Turton) x 4 .
. »
107
Figg.
29,
30.
—
Lepton (L.) squamosiim (Mont.) X 4 .
»
107
Figg.
31,
32.
—
Mysella (M.) hidentata (Mont.) X 4 .
. »
108
Figg.
33,
34.
—
Mysella (Rochefortia?) fontemaggii (Conti) X 4
. »
108
Figg.
35,
36.
—
Epilepton clarkiae (Clark) X 4 .
»
108
Figg.
37.
38.
—
Candita (C.) elongata (Brn) X 1
. »
108
Figg.
39,
40.
—
Cyclocardia {Scalaricardita) scalaris (Sow.) X 1
. »
109
Figg.
41,
42.
—
Glans (G.) intermedia (Br.) X 1 .
. »
109
Figg.
43,
44.
—
Glans (Centrocandita) nudista (Lk) X 1 .
. »
109
Figg.
45,
46.
—
Cardites antiguatus pectinatus (Br.) X 1 .
»
110
TAVOLA XXVIII
Cardiidae - Mactridae
Figg.
1,
2.
— Cardium (Bucardiwm) hians Br. x 0,8
. Pag.
110
Figg.
3,
4.
— Acanthocardia (A.) echinata (L.) x 1
»
110
Figg.
5,
6.
— Acanthocardia (A.) spinosa (Sol.) x 1 .
»
110
Figg.
7,
8.
— Acanthocardia (A.) paucicostata (Sow.) X 1 .
»
111
Figg.
9,
10.
— Plagiocardium (Papillocardium) papillosum (Poli) X 3
»
111
Figg.
11,
12.
— Trachycardium (Dallocardia) multicostatum (Br.) X 1
. »
111
Figg.
13,
14.
— Laevicardium (L.) crassum (Gmel.) x 1 .
»
112
Figg.
15,
16.
— Spisula (S.) subtruncata (Da Costa) X 1 .
. »
112
Figg.
17,
18.
— Spisula (PIemimactra) cf. hyalina (Br.) x 1
. »
112
Figg.
19,
20.
— Lutraria (L.) lutraria (L.) X 1 .
»
113
Figg.
21,
22.
— Lutraria (Psammophila) ohlonga (Chemn.) x 1
»
113
TAVOLA XXIX
Solenidae - Cultellidae - Tellinidae - Psammobiidae - Semelidae
Fig.
1.
Pig.
2.
Pigg.
3,
4.
Figg-
5)
6.
Pigg.
7,
8.
Pigg.
9,
10.
Pigg.
11,
12.
Pigg.
13,
14.
Pigg-
16,
34.
Pigg-
17,
18.
Pigg.
19,
20.
Pigg-
21,
22.
Pigg.
23,
24.
Pigg.
25,
26.
Pigg-
27,
28.
Figg-
29,
30.
Pigg.
31,
32.
Pigg.
15,
33,
Pigg-
37,
38.
— Solen marginatus Pulteney x 1 .
— Ensis ensis (L.) x 1 .
— Pìiaxaa (P.) tenuis (Phil.) X 1 .
— Tellina. (Arcopagia) corbis (Brn.) X 2
— Tellina (Arcopagia) villalverniensis Sacco X 2
— Tellina (Moerella) pulchella Lk X 1 .
— Tellina (Oudardia) compressa Br. x 1
— Tellina (Peronea) planata L. x 1
— Tellina (Peronidia) albicans Gmel. x 1
— Macoma (M.) cumana (Costa) x 1
— Macoma (Psammacoma) elliptica (Br.) x
— Gastrana fragilis (L.) X 1 -
—■ Leporimetis papyracea (Gmel.) X 1
— Gari (Gobraeus) depressa (Penn.) x 1
— Gari (Psammobella) costulata (Turton) x 3
— Gari (Psammobia) fcrvensis (Gmel.) X 1
— Gari (Psammobia) uniradiata (Br.) X 3
35, 36. — Abra (Syndosmya) alba (Wood) x 4
— Abra (Syndosmya) prismatica (Mont.) x 4
Pag. 113
» 114
» 114
» 114
» 114
» 115
» 115
» 115
» 116
» 116
» 116
» 116
» 117
» 117
» 117
» 118
» 118
» 118
» 119
TAVOLA XXX
(Solecurtidae - Veneridae)
Pigg. 1, 2. — Solecurtus dilatus (Bon.) x 1 • • • • . ■ Pa-D- 119
Figg. 3, 4. — Solecurtus scolopus (Turt.) X 1 • . • . . . » 119
Figg. 6, 6. — Azorinus (A.) chamasolen (De Costa) x 1 • . . » 120
Figg. 7, 8. — Venus (F.) excentrica Agass. X 1 ■ ■ • . . » 120
Figg. 9, 10. — Venus {Ventricoloidea) multilamella (Lk) X 1 . • • » 120
Figg. 11, 12. — Circomphalus foliaceolamellosus (Dill.) X 1 • • . » 120
Figg. 13, 14. — Callista (C.) chiane (L.) X 1 ■ . • • • . » 121
Figg. 15, 16. — Callista (C.) puella (Phil.) X 1 . . . . . . » 121
Figg. 17, 18. — Pelecyora (P.) brocchii (Desh.) X 1.» 121
Figg. 19, 20. — Pelecyora (P.) gigas (Lk) X 0,8.» 121
TAVOLA XXXI
Veneridae - Petricolidae - Myidae - Corbulidae - Gastrochaenidae - HiateUidae - Cuspidarridae
Figg. 1, 2. — Dosinia (Asa) lupinus (L.) X 1 • ■ • • • • Po.9- 121
Pigg. 3, 4. — Dosinia (Pectunculus) exoleta (L.) X 1 . ■ • ■ » 122
Pigg. 6, 6. — Paphia (Callistotapes) vetula (Basi.) X 1 • ■ • • » 122
Figg. 7, 8. — Chamelea gallina (L.) X 3 . . . . . . . » 122
Pigg. 9, 10. — Clausinella. fasciata (Da Costa) X 4 . . . . . » 123
Figg. 11, 12. — Timoclea (T.) ovata (Perni.) x 4.» 123
Figg. 13, 14. — Petricola {Lajonkairia) rupestris (Br.) X 2 . . . » 123
Figg. 15, 16. — Sphenia testarum Bon. X 2 ....... 124
Pigg. 17, 18. — Corbula (Varicorbula) gibba (Olivi) x 2 . . . . » 124
Figg. 19, 20, 21. — Gastroehaena (G.) dubia (Perni.) X 3 . . . . » 124
Figg. 22, 23. — Hiatella (H.) arctica (L.) x 3 . . . . . . » 125
Fig. 24. — Panopea (P.) glycimeris (Brn) X 0,8 .... » 125
Figg. 25, 26. — Cuspidaria (C.) cuspidata- (Olivi) x 3 . . . . » 125
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VOLUME XII.
I - VlALLi V., 195'6 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli
superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo).
pp. 1-70, U figg-, 6 tavv.
II - Venzo S., 1967 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte I: Tratto occidentale
Gardone-Desenzano. pp. 71-lAO, H figg., 6 tavv.,
1 carta.
Ili - VlALLi V., 1969 - Ammoniti sinemuriane del Monte
Albenza (Bergamo), pp. Hl-188, 2 figg-, 5 tavv.
VOLUME XIII.
I - Venzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte II. Tratto orientale
Garda-Adige e anfiteatro atesino di Rivoli veronese.
pp. 1-64-, 25 figg., 9 tavv., 1 carta.
II - Pinna G., 1963 - Ammoniti del Gias superiore (Toar-
ciano) delTAlpe Turati (Erba, Como). Generi Merca-
ticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia. pp. 65-98,
2 figg-, 4 tavv.
Ili - Zanzucchi G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) di Entratico in Val Cavallina (Berga¬
masco orientale), pp. 99-146, 2 figg., 8 tavv.
VOLUME XIV.
I - Venzo S., 1966 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all’Adige.
pp. 1-82, 11 figg., 4 tavv., 1 carta.
II - Pinna G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia
Dactylioceratidae. pp. 83-136, 4 . tavv.
Ili - Dieni I., Massari P. e Montanari L., 1966 - Il Paleo¬
gene dei dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 137-184,
5 figg., 8 tavv.
VOLUME XV.
I - Caretto P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni
Briozoi pliocenici, precedentemente determinati quali
Idrozoi del genere Hydractinia Van Beneden. pp. 1 -
88 , 27 figg., 9 tavv.
II - Dieni I. e Massari P., 1966 - Il Neogene e il Quater¬
nario dei dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 89-142,
S figg-, 7 tavv.
III - Barbieri F. - Iaccarino S. - Barbieri P. & Petrucci P.,
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-
Parmense-Reggiano. pp. 143-188, 20 figg., 3 tavv.
VOLUME XVI.
I - Caretto P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio
del metodo statistico e nuova classificazione dei Ga¬
steropodi pliocenici attribuibili al Murex brandaris
Linneo, pp. 1-60, 1 fig., 7 tabh., 10 tavv.
II - Sacchi Vialli G. e Cantaluppi G., 1967 - I nuovi fos¬
sili di Gozzano (Pralpi piemontesi), pp. 61-128,
30 figg., 8 tavv.
Ili - PIGORINI B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare
Adriatico, pp. 129-200, 13 figg., 4 tabb., 7 tavv.
VOLUME XVII.
I - Pinna G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie Ly-
toceratidae, Nannolytaceratidae, Hammatoceratidae
(excl. Phymatoceratinae), Hildoceratidae (excl. Hil-
doceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 tavv. n.t.,
5 figg-, 6 tavv.
II - Venzo S. & Pelosio G., 1968 - Nuova fauna a Ammo-
noidi dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brem-
bana (Bergamo), pp. 71-142, 5 figg., 11 tavv.
Ili - Pl^OSlO G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar¬
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildo-
ceras, Phymatoceras, Paroniceras e Frechiella. Con¬
clusioni generali, pp. 143-204, 2 figg., 6 tavv.
VOLUME XVIII.
I - Pinna G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate
da Giuseppe Meneghini nelle Taw. 1-22 della «Afo-
nographie des fossiles du calcaire rouge ammoni-
tique » (1867-1881). pp. 5-22, 2 figg., 6 tavv.
II - Montanari L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Goz¬
zano (Lago d’Orta). pp. 23-92, 42 figg., 4 tavv. n.t.
Ili - Petrucci F., Bortolami G. C. & Dal Piaz G. V.,
1970 - Ricerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-
Avigliana (Prov. Torino) e sul suo substrato cri¬
stallino. pp. 93-169, con carta a colori al 1 :40.000,
14 figg-, 4 tavv. a colori e 2 b.n.
VOLUME XIX.
I - Cantaluppi G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio
delle regioni mediterranee - Loro successione e mo¬
dificazioni nel tempo. Riflessi biostratigrafici e si¬
stematici. pp. 5-46, con 2 tabelle nel testo.
II - Pinna G. & Lbvi-Setti P., 1971 - I Dactylioceratidae
della Provincia Mediterranea (Cephalopoda Ammo-
noidea). pp. 47-136, 21 figg., 12 tavv.
Ili - Pelosio G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di
Asklepieion (Argolide, Grecia) - I. Fauna del « cal¬
care a Ptychites» (Anisico sup.), pp. 137-168,
5 figg-, 9 tavv.
VOLUME XX.
I - CORNAGGIA Castiglioni 0., 1971 - La cultura di Reme-
delio. Problematica ed ergologia di una facies del¬
l’Eneolitico Padano, pp. 5-80, 2 figg., 20 tavv.
II - Petrucci F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio
(Prov. Parma). Studio sulla stabilità dei versanti
e conservazione del suolo, pp. 81-127, 37 figg-, 6
carte tematiche.
Ili - Ceretti E. & Poluzzi A., 1973 - Briozoi della bio-
calcarenite del Posso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi).
pp. 129-169, 18 figg., 2 tavv.
VOLUME XXL
I - Pinna G., 1974 - I crostacei della fauna triassica di
Cene in Val Soriana (Bergamo), pp. 5-34, 16 figg.,
16 tavv.
II - Poluzzi A., 1976 - I Briozoi Cheilostomi del Pliocene
della Val d’Arda (Piacenza, Italia), pp. 35-78, 6 figg.,
5 tavv.
Ili - Brambilla G., 1976 - I Molluschi Pliocenici di Vil-
lalvernia (Alessandria). - I. Lamellibranchi, pp. 79-
128, 4 figg., 10 tavv.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)