MEMORIE
DELLA
SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
DI MILANO
Volume XXHI
CON 37 TAVOLE
Con il contributo finanziario del C.N.R.
e della Regione Lombardia, Settore Cultura e Informazione
MILANO
1982 -1984.
SOCIETA’ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
CONSIGLIO DIRETTIVO PER IL 1983
Presidente:
Vice-Presidenti :
Segretario :
Vice-Segretario :
Cassiere :
Consiglieri :
(1982-1983)
Bibliotecario :
NanceronI Prof. Gruseppe (1982-1983)
Conci Prof. CesarE (1983-1984)
Ramazzotti Prof..Ing. Giuseppe (1982-1983)
BanFI Dr. EngICO (1982-1983)
Tognoni Sig. CarLo (1983-1984)
Taccani Avv. CarLo (1982-1983)
CaLeGaRI Arch. GiuLIO
Pinna Prof. GIOVANNI
ScHiavinato Prof. GIUSEPPE
TagLiaBuE Dr. EIpIo
TorcHio Prof. MenIcO
VIoLANI Dr. CARLO
ScHiavone Dr. MARIO
COMITATO DI REDAZIONE DELLE « MEMORIE »:
coincide con il Consiglio Direttivo
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
PERSONALE SCIENTIFICO
Pinna Prof. GIOVANNI
PinnA Prof. GIOVANNI
CagenoLaro Dr. Luci
De MicHELE Dr. VINCENZO
LeonarDI Dr. CARLO
MicHeLANGELI Dr. MARCELLO
BanFI Dr. ENRICO
PeSsARINI Dr. CARLO
ARDUINI Dr. PaoLO
Teruzzi Dr. GIorgGIO
Direttore (f.f.)
Vice-Direttore (Paleontologia e Geologia)
Vice-Direttore (Teriologia ed Ornitologia)
Conservatore (Mineralogia e Petrografia)
Conservatore (Entomologia)
Conservatore (Collezioni)
Conservatore (Siloteca e Botanica)
Conservatore (Zoologia, Invertebrati)
Consulente (Paleontologia)
Consulente (Paleontologia)
INDICE DEL VOLUME XXIII
Fascicolo I (1982)
Gracosini G., CaLegari G. & Pinna G. - I resti umani fossili della
zona di Arena Po (Pavia). Descrizione e problematica di una serie
di reperti di probabile età paleolitica. (Con 4 figg. e 16 tavv. f.t.)
Fascicolo II (1982)
PoLuzzi A. - I Radiolari quaternari di un ambiente idrotermale del
Mar Tirreno. (Con 3 figg., 1 tab. e 13 tavv. ft.) .
Fascicolo III (1984)
Rossi F. - Ammoniti del Kimmeridgiano superiore-Berriasiano infe-
riore del Passo del Furlo (Appennino Umbro-Marchigiano). (Con 9 figg.,
2 tabb. e 8 tavv. f.t.) Sea ere DR SNC?
CONTENTS
Number I (1982)
Gracosini G., CaLegari G. & Pinna G. - Fossilized human remains
from the region around Arena Po (Pavia). Description and problems
concerning a series of probably palaeolithie finds. (With 4 figs. and
HO GIL) -
Number II (1982)
PoLuzzi A. - Quaternary Radiolaria from a- hydrothermal environment
of the Tyrrhenian Sea. (With 8 figs., 1 tab. and 13 pl.)
Number III (1984)
Rossi F. - Upper Kimmeridgian-Lower Berriasian Ammonites Fauna
from Passo del Furlo (Appennino Umbro-Marchigiano). (With 9 figs.,
2 tab. and 8 pl.)
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TIPOGRAFIA FUSI - PAVIA
7 [1984
ISSN , 0376-2726
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXIII - Fasc. I
GIACOMO GIACOBINI, GIULIO CALEGARI & GIOVANNI PINNA
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (Pavia)
Descrizione e problematica di una serie
di reperti di probabile età paleolitica
Con 4 figure e 16 tavole fuori testo
Istituto di Anatomia Umana Normale dell’ Unni di Torino
Sezioni di Paletnologia e di Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Pubblicato col contributo della Regione Lombardia
Assessorato agli Enti Locali e ‘alla Cultura
MILANO
10 giugno 1982
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME I.
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis: Felis jacobita (Corn.), 9 pp., 1 tav.
II - MAGNI-GRIFFI F., 1865 - Di una specie d’ Hippolais
‘ nuova per l’Italia, 6 pp., 1 tav.
III - Gastanpi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini
lacustri per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp.,
2 figg., 2 tavv.
IV - SEGUENZA G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziarii del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tavv.
V - GIBELLI G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Verrucaria, 16 pp., 1 tav.
VI - BegciaTo F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e >
di Monteviale nel Vicentino. 10 pp., 1 tav.
VII - CoccHi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli og-
getti di umana industria dei tempi preistorici rac-
colti in Toscana. 82 pp., 4 tavv. i ;
VIII - TARGIONI-TOZZETTI A., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen-
trale (Luciola italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavv.
TX - MagGI L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tavv.
X - CorNALIA E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a
confondersi con esse. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME II.
I - IssEL A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa. 88 pp.
II - GENTILLI A., 1866 - Quelques considérations sur l’ori-
gine des bassins lacustres, è propos des sondages .
du Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
III - MoLon F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. 140 pp.
IV - D’AcHIarpI A., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico ‘delle Alpi venete. 54 pp., 5 tav.
V - CoccHi I, 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di
Magra. 18 pp., 1 tav. nt 3 :
VI - SEGUENZA -G., 1866 - Sulle importanti relazioni pa-
leontologiche di talune rocce cretacee della Cala-
bria con alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa set-
tentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - CoccHi I., 1867 - L’uomo fossile nell’ Italia centrale.
82 pp., 21 figg., 4 tavv. Si
VIII - GAROVAGLIO S., 1866 - Manzonia cantiana, novum
Lichenum Angiocarporum genus propositum atque
descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - SEGUENZA G., 1867 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav. j
X - DiRER B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ecc. 48 pp., 11 tavv.
; VOLUME III.
I - EmeRy C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redi.
i 16 pp., 1 tav. ;
II - GAROVAGLIO S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum ge-
nera recognita iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
III - TARGIONI-TOZZETTI A., 1867 - Studii sulle Coccini-
glie: (88 pp. 7 tav.
IV - CLAPARÈDE E. R. e PANCERI P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp., .
O,
V - GarovaGLIo S., 1871 - De Pertusartis Europae mediae
commentatio. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME IV.
I - D’ACHIARDI A., 1868 - Corallarj fossili del terreno num-.
mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
TI - GaRovagLIo S., 1868 - Octona Lichenum genera vel
adhue controversa, vel sedis prorsus incertae in sy-
stemate, novis descriptionibus iconibusque accuratis-
‘ ‘simis ‘illustrata, 18 pp., 2 tavv. LE
TII - MARINONI C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavo. ;
IV - (Non pubblicato). 3 È
V- MARINONI C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom-
‘bardia. 28 pp., 3 figg., 2 tav.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - MartorELLI G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli
di rapina in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 tavv.
(Del vol. V non furono pubblicati altri fascicoli).
‘ . VOLUME VI.
I - DE ALESSANDRI G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo-
gici. 104 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - MARTORELLI G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
63 figg., 1 tav.
. III - PAvESI P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp.,
4 egg Li 00.
VOLUME. VII.,
I - De ALrssanprI G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 164 pp., 9 tavv.
(Del vol. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VIII.
I - Repossi E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 figg:
3 tav.
II - RepossI E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi. petrografici e geologici. Parte II. pp. 47-186,
Sogni tO.
III - AtRAGHI C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu-
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati..pp. 187-242, 4 figg.
3 tavv. ;
VOLUME IX.
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane. pp. 1-164, 7 figg., 2 tavv.
TI - Sera G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione
della base del cranio colle forme craniensi e colle
strutture della faccia nelle razze umane. - (Saggio
di una nuova dottrina craniologica con particolare
riguardo dei ‘principali cranii fossili). pp. 165-262,
7? figg., 2 tav».
“III - De BEAUX O. e FrstA E., 1927 - La ricomparsa del Cin-
ghiale nell’Italia settentrionale-occidentale. pp. 263-
320, 13) figg.; 7 tav.
‘VOLUME X.
I - Desio A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’AL
benza (Prealpi Bergamasche). pp. 1-156, 27 figg.,
1 tav., 1 carta.
II - SCORTECCI G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli
Agamidi. pp. 157-208, 39 figg., 2 tavv.
III - ScoRTECCI G., 1941 - I recettori degli Agamidi. pp. 209-
326, 80 figg.
VOLUME XI.
I - GuigLIA D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Mi-
. lano (Hymen.). pp. 1-44, 4 figg., 5 ‘tavv. dI
II-III - GIACOMINI V. e PIGNATTI S., 1955 - Flora e Vegeta-
zione dell’Alta Valle del Braulio. Con speciale riferi-
mento ai pascoli di altitudine. pp. 45-288, 31 figg.,
1 carta.
ISSN, 0376-2726
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
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Volume XXIII - Fasc. I
GIACOMO GIACOBINI, GIULIO CALEGARI & GIOVANNI PINNA
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (Pavia)
Descrizione e problematica di una serie
di reperti di probabile età paleolitica
Con 4 figure e 16 tavole fuori testo
Istituto di Anatomia Umana Normale dell’ Università di Torino
Sezioni di Paletnologia e di Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Pubblicato col contributo della Regione Lombardia
Assessorato agli Enti Locali e alla Cultura
MILANO
10 giugno 1982
TIPOGRAFIA FUSI -
6/1982
PAVIA
_ È
GIACOMO GIACORBINI (*), GIULIO CALEGARI (*) & GIOVANNI PINNA (*)
I resti umani fossili della zona di Arena Po (Pavia)
Descrizione e problematica di una serie di reperti di probabile età paleolitica
Riassunto. — La zona di Arena Po (Pavia) è nota
nella letteratura paleontologica per i resti di Mammiferi
pleistocenici che frequentemente vi vengono raccolti, allo
stato erratico, lungo la riva del Po.
Tra i reperti sono stati identificati anche resti umani;
questi rivestono un particolare interesse per l’avanzato
grado di fossilizzazione, analogo a quello dei resti fauni-
stici pleistocenici, e per alcune caratteristiche antropo-
logiche.
I resti umani fossilizzati sinora raccolti, e descritti
nella presente monografia, sono tredici e provengono da
Arena Po e da località vicine; nel testo sono indicati come
segue: Mezzana Corti (un cranio incompleto), Arena Po I
(una mandibola), Arena Po II (un femore destro), Arena
Po III (un frontale), Arena Po IV (due parietali in con-
nessione), Spessa I (un frontale), Spessa II (un frontale),
Spessa III (un cranio incompleto), Parpanese (un fron-
tale), Portalbera I (un cranio incompleto), Portalbera II
(un parietale sinistro), San Cipriano I (un frontale), San
Cipriano II (una mandibola). Alcuni di essi (Mezzana
Corti, Arena Po I e II, Spessa I, II e III) sono già stati
descritti in passato, gli altri sono inediti.
In essi si notano, con frequenza più o meno alta, al-
cuni caratteri che delineano un quadro antropologico fram-
mentario ma sostanzialmente significativo: cranio per lo
più allungato, tendenza trapezoide in norma laterale, linee
temporali che formano una cresta a livello frontale, iper-
parietalizzazione, orbite spesso subquadrangolari, bascula
occipitale non ancora completata, posizione arretrata del
diametro trasverso massimo, mandibola con corpo corto e
largo, con estroversione goniaca e con denti robusti. Sin-
goli reperti sono caratteristici per particolari aspetti: il
frontale di Parpanese per un abbozzo di torus, i frontali
di San Cipriano I e Parpanese per la carena sagittale, il
cranio di Spessa III per la cresta sopramastoidea mar-
cata, la mandibola di Arena Po I per la mancanza di
processo mentoniero distinto e per l’altezza del processo
coronoideo. Il femore (Arena Po II) ha poi caratteri par-
ticolarmente arcaici, con forte curvatura mediana diafisa-
ria, elevata robustezza del collo e del corpo, forte pilastro
morfologico, scarsa torsione; per alcuni di questi aspetti
è addirittura confrontabile con femori neandertaliani.
In conclusione, la mancanza di riferimenti stratigra-
fici non permette un’interpretazione precisa dei reperti;
il quadro antropologico da essi tracciato risulta tuttavia
particolare per la concomitanza di caratteri arcaici. L’ana-
logia del grado di fossilizzazione dei resti umani con quello
di resti faunistici per lo più tardo-pleistocenici, ed il fatto
che il reperto di Mezzana Corti, l’unico scoperto in strato,
fosse in relativa associazione con palchi di Cervo mega-
cero, sono in accordo con il quadro antropologico sopra
delineato e rendono attendibile l’attribuzione a popolazioni
umane del Paleolitico superiore o, tutt'al più, dell’Epipa-
leolitico.
Abstract. — Fossilized human remains from the region
around Arena Po (Pavia). Description and problems con-
cerning a series of probably palaeolithie finds.
This work takes into consideration a series of fossi-
lized human remains discovered from the past century on
the banks of the Po in the district of Pavia. These are
especially interesting because of their advanced degree of
fossilization resembling that of faunistic samples from
late Pleistocene which have been found in the same ter-
ritory and in the same situation. The remains are some
incomplete skulls, some minor cranial pieces, two jaws and
a femur. The anthropologic finds draw a substantially
modern outline in which are yet common some characters
of populations from the upper Palaeolithic. The lack of
precise stratigraphic data prevents a correct interpreta-
tion of the finds; it seems nevertheless likely that they
belong to human populations from the upper Palaeolithie
or at the most from the Epipalaeolithic age.
Summary. — Fossilized human remains from the region
around Arena Po (Pavia). Description and problems con-
cerning a series of probably paleolithic finds.
The region around Arena Po (Pavia) is known in pa-
leontological literature for the erratic remains of pleisto-
cenie mammals which can frequently be found on the
banks of the Po.
Among the finds also human remains were identi-
(*) Istituto di Anatomia Umana Normale dell’Università, Corso Massimo D'Azeglio 52, 10126 Torino.
S G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
fied; these are especially interesting because of their
advanced degree of fossilization, akin to that of the plei-
stocenie fauna and because of certain anthropological cha-
racteristics.
The human remains gathered so far are described in
this paper and come from Arena Po and its neighbourhood.
They are identified as follows in the text: Mezzana Corti
(an incomplete skull), Arena Po I (a mandible), Arena Po
II (a right femur), Arena Po III (a frontal bone), Arena
Po IV (two parietal bones, connected), Spessa I (a frontal
bone), Spessa II (a frontal bone), Spessa III (an incom-
plete skull), Parpanese (a frontal bone), Portalbera I (an
incomplete skull), Portalbera II (a left parietal), San Ci-
priano I (a frontal bone), San Cipriano II (a mandible).
Some of them (Mezzana Corti, Arena Po I and II, Spessa
I, II, and III) were previously described; the others are
unpublished.
Certain characters which hint at a fragmentary but
substantially meaningful anthropological picture occur
more or less frequently in them: the skull is mostly elon-
gated with lateral norm trapezoidal tendency, temporal
lines forming a crest at forehead level, hyperparietaliza-
tion, mostly subquadrangular eye-sockets, incomplete occi-
pital bascule, arretrated position of the max. transverse
diameter, mandible with short, broad body, gonial extro-
version and strong teeth. Certain finds have characteristic
features: the Parpanese frontal bone shows the outline of a
torus, the San Cpriano I and Parpanese frontal bones
show a sagittal carina; the Spessa III skull has a marked
supramastoid crest and the Arena Po I mandible lacks
a distinguished chin process and has a high coronoid pro-
cess. The femur (Arena Po II) exhibits markedly archaic
characters, with a pronounced diaphyseal median curva-
ture, strong neck and body, strong morphological pilaster,
slight torsion: from a certain viewpoint it could be com-
pared to Neanderthalian femurs. È
In conclusion, the lack of .stratigraphic reference
points does not permit a precise interpretation of these
finds;; the anthropological outline they draw is however
peculiar because of their concurrent archaic characters.
The degree of fossilization of the human remains, similar
to the animal remains — mostly late-pleistocenic — and the
fact that the Mezzana Corti find — the only one found
in a layer — was relatively associated with megacerus
deer antlers, agree with the anthropological picture out-
lined above. It appears therefore that these finds could
be attributed to human populations from the upper Pa-
laeolithic or at the most to the Epipalaeolithic age.
RINGRAZIAMENTI
Questa memoria è stata progettata in collaborazione
con il prof. Ottavio Cornaggia Castiglioni e realizzata
dopo la sua scomparsa con il rimpianto di non poterne
discutere con lui il contenuto.
Molte persone hanno permesso la realizzazione di
questo studio segnalando i reperti fossili; desideriamo
ringraziare per questo i sigg. E. de Michele, F. Lombardi,
A. Gruppi, G. Cignatta, G. Baratta, P. Zetti e tutti i
membri della Società Archeopaleontologica di Stradella
« Cameliomagus >.
Il prof. G. Anfossi, Conservatore del Museo Geologico
di Pavia ed il sig. A. Repetto, Direttore del Civico Museo
Archeologico di Gropello Cairoli, hanno concesso lo studio,
rispettivamente, della mandibola di Arena Po (I) e del
cranio di Spessa (III). Le fotografie del reperto di
Spessa I, distrutto durante l’ultima guerra, sono state
riprodotte per concessione del prof. C. Corrain. Le radio-
grafie panoramiche delle mandibole sono state eseguite
per interessamento del prof. M. Sacco.
Un particolare ringraziamento al sig. P. Nasillo per
l'impegno con cui ha eseguito le fotografie riprodotte nel
testo e al Sig. E. Pezzoli per le discussioni dei problemi
del Quaternario dell’area prealpina.
INDICE
SOIA O SA I A E I
Pant PAMIETIUTOIZION RS NE » 9
AYMRremessaggenerale:ss, e. 60 Ie o » 9
B) RI CCHNISSGOLICINAE CRM I I Sandi
C) Caratteristiche generali dei resti ossei
dell'agzonalidiaArena te NS o yo dl
DECENNI SULETE SURE UST CI I pr
Parte seconda - Descrizione dei reperti . . . . SAMIsl3
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5) MBIMICTO LOIOSI AME RFI IE SR ANI Fa 1133
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H) Spessa I MITRA PPS ATI PR i » 124
TS POSSA: II PEA MARINE AIAR MERI a DENZA
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Mi) Parpanesenie ka 36 0% MIR LI > (28
NILE Ore E >» 29
O) AMPortalbera: Ita: an sora DI: IE DIMMI
RP) esane Cipriano Er Aletti ni Dia32
QI 0 OR o SI 132
RITA Resbi ti let aller, tit) ad DINN35
IRAN ZORRO SIONI O » 35
A) Caratteristiche generali dei resti umani SIM235
B) Interpretazione dei resti umani . . . > 80
C) . Il Pleistocene medio-superiore e l’inizio
dei tempi olocenici nell’alto e medio ba-
cino del Po. Considerazioni sulla pre-
SCAZIZUMIANANE NA clan e ole >». 38
urine alienante, shoe So cal
Parte quinta - Documentazione iconografica Tavv. I-XVÎ
|
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I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 9
PARTE I - INTRODUZIONE
A) Premessa generale
Il rinvenimento sporadico di resti di Mammi-
feri pleistocenici è fatto relativamente frequente
lungo le rive di molti corsi d’acqua della Pianura
Padana. Una notevole concentrazione di reperti
si ha, come da tempo è noto, lungo -le rive del
Po nel tratto compreso tra gli abitati di San Ci-
priano ed Arena Po, a valle della confluenza con
il Ticino. Si tratta di un fenomeno di tanatoce-
nosi alluvionale, con resti faunistici di varia an-
tichità ma certamente in massima parte pleisto-
cenici (v., ad esempio, BATTAGLIA, 1918; PATRINI,
1926; ANELLI, 1947; SACCHI VIALLI, 1950 e 1954;
CADEO, 1958). Le ossa, ben fossilizzate, vengono
raccolte allo stato erratico sull’arenile, in partico-
lare dopo periodi di piena; finora non è stato pos-
sibile identificare il deposito — o i depositi — di
origine dei resti, che non sembrano in molti casi
aver subito un trasporto rilevante: le tracce di
fluitazione sono infatti spesso leggere e non è in-
frequente la scoperta di resti ossei fragili che cer-
tamente sarebbero stati danneggiati da un tra-
sporto prolungato.
Tra le ossa di Mammiferi raccolte nella zona
sono stati identificati anche resti umani. Il loro
interesse sta nel fatto che presentano condizioni di
avanzata fossilizzazione, molto simili a quelle dei
resti faunistici citati. Per questo e per altri mo-
tivi, sembra lecito supporre che anche i resti
umani siano pleistocenici (CORRAIN & CORNAGGIA
CASTIGLIONI, 1963; GIACOBINI, 1974); in favore di
questa ipotesi sta anche il fatto che uno di essi (il
cranio di Mezzana Corti) sia stato scoperto. in
strato, in relativa associazione con palchi di Cervo
megacero. Un’attribuzione a popolazioni del Pa-
leolitico superiore o dell’Epipaleolitico, avvalorata
anche da caratteristiche morfologiche e morfome-
triche, è stata proposta (GIACOBINI & al., 1976).
Nella presente monografia intendiamo riprendere
l'esame dei reperti già descritti — aggiungendovi
la descrizione degli ultimi ritrovamenti — e pro-
porne un’ interpretazione sulla scorta dei pochi
dati disponibili.
Fig. 1. — Carta del corso del Po e del Ticino presso Pavia. Sono indicati i punti di
ritrovamento dei reperti di Mezzana Corti (MC), San Cipriano I e II (SC I e SC II),
Arenas Po BA e IVA ARIA PEA RAIN A SPV IR orta lbera RESET Cane
PT II), Spessa I, II e III (SP I, SP II e SP III) e Parpanese (PA).
10 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
B) Cenni storici
Le prime descrizioni di resti di grandi Mam-
miferi fossili provenienti dalla zona di Arena Po
risalgono alla prima metà del secolo scorso. Agli
iniziali scritti sommari sull'argomento (BREISLAK,
1825-1848; BoRSON, 1831) seguì la trattazione ap-
profondita di CORNALIA (1858-1871) che attirò l’at-
tenzione, in Italia ed all’estero, sull’ importanza di
questo complesso di fossili. La località di Arena
Po divenne famosa nella letteratura paleontolo-
gica, tanto da essere spesso citata come uno dei
più importanti giacimenti italiani di resti di Mam-
miferi quaternari.
Fu in questo periodo che venne alla luce nella
zona il primo resto umano fossilizzato di cui si
abbia notizia. Si tratta. di un cranio incompleto
che fu raccolto, intorno al 1865, dall’ ing. Hainsse-
lin, direttore dei lavori di costruzione del ponte
sul Po per la ferrovia che avrebbe collegato Pavia
a Voghera. Durante gli scavi per i piloni sulla riva
sinistra del fiume, in territorio di Mezzana Corti,
alla profondità di circa 6 metri, fu scoperto il
cranio ('; dallo stesso strato ghiaioso-sabbioso
(la stratigrafia ci è stata trasmessa, v. Fig. 3)
vennero resti di fauna-pleistocenica tra cui, par-
ticolarmente rappresentativo, un eccezionale paio
di palchi di Cervo megacero, quasi completi, di
m 1,65 di apertura, con parte del cranio. I reperti
furono affidati per lo studio a Bartolomeo Ga-
staldi, allora il più autorevole geologo e paleonto-
logo piemontese, che li descrisse in una sua nota
« Intorno ad alcuni fossili del Piemonte e della
Toscana » (GASTALDI, 1866-a, b) (v. Figg. 2, 3, 4
e Tav. I). Di esso si interessò anche l’antropologo
C. Vogt, che ebbe occasione di esaminarlo durante
una sua visita a Torino e lo fece rientrare nel
gruppo « ligure » (?) (v. lettera a B. Gastaldi, in
GASTALDI, 1866-a: 8 e GASTALDI, 1866-b: 298).
E’ degno di nota il fatto che la scoperta del
cranio di Mezzana Corti avvenne nel tempo in cui,
per la prima volta in Italia, le idee darwiniane ve-
nivano introdotte a Torino da Filippo De Filippi
(a proposito delle polemiche che ne sorsero, cfr.
GIACOBINI, 1977: 80). Così scriveva Gastaldi nel
1866 a proposito del cranio di Mezzana Corti:
« In altri miei lavori io già mi dichiarai poco pro-
clive ad ammettere la esistenza dell’uomo fossile,
epperciò, conseguente a me stesso, non volentieri
mi decideva a discorrere, in questa nota destinata
(1) Così riferisce GASTALDI (1866-a; cfr. anche sche-
ma della stratigrafia in Tav. II). Altrove (GASTALDI,
1866-b) viene riferita una profondità di m 7,30.
(2) Vogt classificava i crani umani «antichi » ita-
liani in due gruppi: ligure ed etrusco.
a descrivere fossili, dei resti umani scoperti nei
lavori di costruzione del ponte di Mezzana Corti »
(GASTALDI, 1866-a: 4). E ancora: « Si può con-
chiuderne che nella valle del Po l’uomo visse con-
temporaneamente ad un animale la cui specie più
non esiste » (GASTALDI, 1866-b: 39). Sono frasi
che qualche anno prima non sarebbero state
scritte, ma gradualmente i concetti di un’alta an-
tichità e di un’evoluzione del genere umano veni-
INTORNO
ALCUNI FOSSILI DEL PIEMONTE E DELLA TOSCANA |
| BREVE NOTA
B. GASTALDI
PROFESSORE DI MINERALOGIA
TORINO
STAMPERIA REALE
4866
Fig. 2. — Frontespizio dell’opera di Bartolomeo GASTALDI
(1866 a) in cui viene fornita la prima descrizione del cra-
nio umano di Mezzana Corti.
vano accettati anche in Italia. Il cranio di Mez-
zana Corti ottenne così una certa fama, tanto da
essere citato nei testi di preistoria dell’epoca come
uno dei pochi crani italiani « antichi » allora noti
(cfr., ad esempio, FIGUIER, 1873); per i suoi ca-
ratteri moderni, giudicati in seguito incompati-
bili con una forte antichità, fu poi dimenticato;
conservato nella sede dell’Accademia di Medicina
di Torino, venne in seguito ceduto, con tutta la
: collezione di crani « antichi », al Museo dell’Isti-
tuto di Anatomia Umana Normale di Torino, ove
è tuttora conservato (i palchi del Cervo megacero
sono ora presso l’Istituto di Geologia e Paleonto-
logia della stessa Università).
Negli anni successivi, abbondanti resti fauni-
stici continuarono ad essere raccolti e descritti
(per la bibliografia, v. PATRINI, 1926); solo nel
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 11
1927 si ebbe però notizia di un nuovo resto umano:
si trattava di una mandibola, scoperta qualche
anno prima presso Arena Po ed acquistata dal
prof. Leopoldo Maggi per l’allora Istituto Geo-
mineralogico di Pavia, insieme ad un bacino di
4 Sable tres-argileux
4, Sable fin un pes |
terreux.
Sable fin pur.
GA Sable pur, rognons
d’argile.
| Crdne humain.
Sable et gravier,
trones d’arbres et
rognons d’argile.
Corne de daim.
Sable argileux fin.
Sable pur et ‘fin.
Sable et gravier.
Sondage du terrain, en correspondance de lu culee gauche du pont sur le Po près de Mezzana-Corti
23 Sable et gravier.
A Fiche.
Fig. 3. — Stratigrafia del deposito di Mezzana Corti,
tracciata dall’ing. Hainsselin e pubblicata da GASTALDI
(1866 a).
Elefante, alcune ossa di Cervo e due crani di Ca-
vallo provenienti « dallo stesso giacimento ». La
mandibola, ora conservata presso l’Istituto di Geo-
logia dell’Università di Pavia, fu descritta da
PUCCIONI (1927), che già fece notare come essa
per un complesso di caratteri (che d’altra parte
si possono osservare, almeno singolarmente, an-
cora in Europei attuali) si avvicini a taluni resti
del Paleolitico superiore (Combe Capelle, Laugerie
Basse, Crò-Magnon).
Negli anni immediatamente precedenti la se-
conda guerra mondiale e nel primo periodo post-
bellico vi fu in tutta Italia un notevole incremento
degli siudi di preistoria regionale; anche nel me-
dio ed alto bacino del Po cominciarono così ad
essere segnalate località con industrie paleolitiche
o supposte tali: in Lombardia al Buco del Piombo
(MAVIGLIA, 1939), al Tanun (Fusco, 1958) ed a
Lambrinia (MAVIGLIA, 1944); in Piemonte sul
Monte Fenera (Lo PoRTO, 1957; CONTI, 1960) e,
forse, a Sambughetto Valstrona (MAVIGLIA, 1950).
A queste ricerche corrispose una generale ripresa
di interesse per depositi con fauna pleistocenica e,
soprattutto, per resti umani coevi o supposti tali.
Vecchi e nuovi reperti umani della zona di Arena
Po furono così descritti in una trattazione com-
plessiva (CORRAIN & CORNAGGIA CASTIGLIONI, 1963);
negli ultimi anni altri resti sono venuti alla luce
(v. GIACOBINI & al., 1976), così da giustificare un
riesame complessivo del materiale, insieme alla
descrizione di ciò che è ancora inedito.
C) Caratteristiche generali dei resti ossei della
zona di Arena Po
L’aspetto delle ossa fossilizzate di Mammiferi
raccolte ad Arena Po e nelle località vicine è re-
lativamente disomogeneo. Esaminando i reperti
conservati presso varie collezioni e musei (Musei
Geologici di Torino e di Pavia, Museo Paleonto-
logico di Asti, Museo Civico di Storia Naturale
di Milano) e controllando i dati riferiti in lettera-
tura (cfr. a proposito soprattutto PATRINI, 1926),
sembra di poter individuare essenzialmente due
gruppi di resti.
— Al primo gruppo appartengono resti in ap-
parenza subfossili, in genere di colore grigio-
bruno variegato. Si tratta di ossa non molto pe-
santi, con sostanza spugnosa friabile, spesso otti-
mamente conservate (nei crani, per esempio, sono
di solito presenti anche parti molto delicate: ossa
lacrimali, turbinati, processi pterigoidei). Di que-
sto gruppo, che sembra lecito ritenere relativa-
mente recente — e, comunque, postpleistocenico
(PATRINI, 1926, parla di « stato di fossilizzazione
iniziato ») — fanno anche parte resti umani che
non saranno presi in considerazione in questa mo-
nografia.
— Al secondo gruppo sono riferibili resti ca-
ratterizzati da una bella forma di fossilizzazione
che presenta, da reperto a reperto, limitate va-
riazioni di grado e colore. Si tratta di ossa forte-
mente fossilizzate, pesanti, di colore variabile dal
grigio ferro al bruno (PATRINI, 1926, parla di
12 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
« fossilizzazione completa »); la maggior parte dei
resti di questo tipo presenta un caratteristico co-
lor nocciola intenso, di solito riferito come color
« tabacco ». La superficie è lucente, con tracce di
fluitazione spesso limitate e talvolta quasi assenti
(alcuni reperti presentano però superfici piutto-
sto erose e le ossa craniche sono per lo più disso-
ciate); le ossa sono quindi in genere ben conser-
vate, ma mancano di regola parti laminari sottili,
come i turbinati; la sostanza spugnosa è consi-
stente e poco friabile. Si tratta certo di resti di
antichità diversa, riferibili però a fauna indub-
biamente — almeno in massima ‘parte — pleisto-
cenica (v. oltre: Cenni sui resti faunistici).
I reperti umani trattati nella monografia hanno
tutti un aspetto sovrapponibile a quello descritto
per il secondo gruppo di resti; in altre parole, i
resti umani si presentano nelle stesse condizioni
di fossilizzazione tipiche dei resti faunistici della
zona, classificabili genericamente come pleisto-
cenici.
D) Cenni sui resti faunistici
I resti di Mammiferi quaternari rinvenuti ad
Arena Po e località vicine sono stati oggetto di
studio o di citazione, come già riferito, da parte
di vari Autori (v., ad esempio, BATTAGLIA, 1918;
PATRINI, 1926; ANELLI, 1947; SACCHI VIALLI, 1950
e 1954; CADEO, 1958); molti resti rimasti inediti
giacciono inoltre presso varie collezioni e musei
della zona, oltre che presso i sopra citati musei
di Pavia, Milano, Torino ed Asti. Il quadro gene-
rale della fauna corrisponde sostanzialmente, co-
munque, a quello tracciato da PATRINI (1926), il cui
lavoro rappresenta a tutt'oggi l’unica fonte sinte-
tica di informazioni sull’argomento.
Fig, 4. — Palchi di Megacero
scoperti a Mezzana Corti (dal-
la Tav. I del lavoro di GA-
STALDI, 1866 a; riduzione a 1/2
della tavola originale).
Tra le specie rappresentate da resti ben fossi-
lizzati vengono segnalate:
Dicerorhinus mercki Jaeger
Rhinoceros sp. Linnaeus
Hippopotamus amphibius Linnaeus
Elephas meridionalis Nesti
Elephas antiquus Falconer & Cautley
Elephas primigemnius Blumenbach
Bison priscus Bojanus
Bos primigenius Bojanus
Equus caballus Linnaeus
Cervus claphus Linnaeus
Cervus megaceros Owen
Alces alces Linnaeus
Canis sp. Linnaeus
Risulta chiaramente, da questo elenco, che si
tratta di un complesso faunistico eterogeneo; ac-
canto a specie di non preciso significato paleoeco-
logico, ve ne sono infatti alcune indicative di clima
caldo ed altre indicative di clima freddo-tempe-
rato; molte di esse sono, comunque, certamente
ed esclusivamente pleistoceniche. Occorre sottoli-
neare il fatto che questo elenco non può aver si-
gnificato, se non molto vago, di associazione fauni-
stica, trattandosi di reperti rinvenuti allo stato er-
ratico lungo le rive di un corso d’acqua. Si tratta,
tuttavia, di resti caratterizzati da avanzato grado
di fossilizzazione, molto diversi dalle altre ossa,
indubbiamente più recenti, che si rinvengono di
frequente nella stessa situazione (v. sopra). Anche
se sono rappresentati reperti di varia antichità,
sembra lecito ritenere che quelli ben fossilizzati
siano da riferire, con l’eccezione di alcune spe-
cie, essenzialmente ad un complesso faunistico
tardo-pleistocenico.
Come già accennato, non è stato possibile fi-
nora identificare i depositi di origine dei reperti.
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) k3
Riguardo a questo problema, sono state proposte
varie teorie (PATRINI, 1926; CORRAIN & CORNAGGIA
CASTIGLIONI, 1963); è comunque molto probabile
che i depositi di origine, di natura alluvionale o
torbosa, siano sparsi su un territorio molto esteso
e che i resti faunistici ne vengano asportati dalle
acque in piena e siano rideposti poco a valle sulla
riva, ove possono anche venire inglobati in giaci-
tura secondaria. Le ossa subirebbero quindi da
parte del corso d’acqua un trasporto più o meno
rilevante, influenzato da fattori come la forma e
la densità delle ossa stesse, il cui ruolo in questi
fenomeni è in parte noto; si spiegherebbe così
anche l’esistenza di una selezione di parti schele-
triche, evidente nel ‘caso dei resti umani, che è
in accordo con la dinamica dei fenomeni di tafo-
nomia (Boaz & BEHRENSMEYER, 1976).
Il fenomeno, non così imponente, investe anche
il basso corso del Ticino, del Lambro e dell'Adda;
resti di fauna pleistocenica sono inoltre stati rac-
colti, soprattutto nel secolo scorso, in vari punti
lungo il corso del Po, fino a monte di Torino.
Sembra quindi probabile che esistano depositi
contenenti resti di fauna pleistocenica in varie lo-
calità situate lungo il medio e l’alto corso del Po
e di alcuni suoi affluenti. Questi depositi verreb-
bero continuamente intaccati dall’azione erosiva
delle acque ed i resti ossei sarebbero trasportati
a valle ed in parte rideposti sulla riva. La mag-
gior concentrazione di reperti in alcune zone po-
trebbe essere dovuta quindi non soltanto all’esi-
stenza, a monte, di giacimenti particolarmente
ricchi, ma anche al verificarsi di condizioni locali
(direzione ed intensità delle correnti, morfologia
dell’alveo e delle rive del fiume) più favorevoli al
trasporto ed alla rideposizione sulla riva delle ossa.
PARTE II - DESCRIZIONE DEI REPERTI
A) Premessa
Per quanto è a noi noto, i resti umani di pre-
sumibile età pleistocenica finora ritrovati nella
zona presa in considerazione sono tredici (v. elenco
in Tabella 1). I reperti provengono dalle località
di Mezzana Corti (un cranio incompleto), Arena
Po (una mandibola, un femore, un frontale, due
parietali in connessione), Spessa (due frontali ed
un cranio incompleto), Parpanese (un frontale),
Portalbera (un cranio incompleto ed un parietale)
e San Cipriano (un frontale ed una mandibola);
le località di rinvenimento sono indicate in Fig. 1.
Di questi tredici reperti, sei (Mezzana Corti, Are-
na Po I e II, Spessa I, II e III) sono già stati
descritti in passato (v. riferimenti bibliografici
in Tabella 1 e nei singoli capitoli); gli altri sette
(Arena Po III e IV, Parpanese, Portalbera I e II
e San Cipriano I e II), ancora inediti, saranno
qui descritti per la prima volta.
B) Metodologia
La descrizione dei resti già noti è basata in
parte sui dati riferiti nelle seguenti pubblicazioni :
PUCCIONI, 1927 (Arena Po I), CORRAIN e CORNAG-
GIA CASTIGLIONI, 1963 (Arena Po I e II, Spessa I),
GIACOBINI, 1974 (Mezzana Corti), GIACOBINI & al.,
1976 (Spessa II e III); ci è stato possibile riesa-
minare tutti questi reperti, eccetto Spessa I an-
dato distrutto per eventi bellici.
Le misure relative ai singoli reperti sono rac-
colte in tabelle; in queste, l'indicazione di ogni mi-
sura è preceduta dal numero che la contraddistin-
gue nel trattato di MARTIN & SALLER (1957-59).
L'indicazione di alcune misure è posta tra paren-
tesi: ciò significa che il valore è stato ottenuto
in modo approssimativo, per incompletezza del re-
perto e mancanza di punti esatti di riferimento;
alcune misure sono state ottenute per raddoppio
dell’emidimensione. Gli indici ricavati da misure
di questo tipo sono posti tra parentesi ed appros-
simati alla prima cifra decimale.
Le fotografie dei singoli reperti (v. parte
quinta, Documentazione iconografica) sono ripro-
dotte a 2/3 (riduzione lineare) delle dimensioni
reali, ad eccezione del femore (Arena Po II), ri-
dotto ad 1/2.
La metodologia seguita per la valutazione del
sesso e dell’età individuale è basata su criteri de-
finiti da vari Autori ed analizzati in OLIVIER
(1960), KROGMAN (1973) e FEREMBACH & al.
(1977-79).
Il volume endocranico è stato calcolato, a se-
conda dei casi, utilizzando le formule di LEE &
PEARSON (1901) e di JORGENSEN & QUAADE (1956)
(formula II); nel caso di parietali e frontali iso-
lati, sono state impiegate le formule di FENART
(1970) e di DELATTRE & al. (1978). I modelli endo-
cranici sono stati ottenuti con calco in latice (Re-
vultex S-602, Sochima); nel caso dei reperti di
Mezzana Corti, Spessa III e Portalbera I, il mo-
dello è stato completato con ricostruzione delle
parti mancanti, per permettere una valutazione
diretta (pur con un ampio margine di errore) del
14 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G: PINNA
TABELLA 1. — Elenco dei resti umani fossilizzati scoperti nei dintorni di Pavia.
Provenienza Natura del reperto Scopritore Conservato presso Letteratura
Mezzana Corti Cranio incompleto (frontale, Hainsselin Ist. Anatomia Umana GASTALDI (1866-a)
parietale d., occipitale) (1865) Normale, Torino GASTALDI (1866-b)
Arena Po (I)
Arena Po (II)
Arena Po (III)
Arena Po (IV)
Spessa (I)
Spessa (II)
Spessa (III)
Parpanese
Portalbera (I)
Portalbera (II)
San Cipriano (I)
San Cipriano (II)
Mandibola con Pm»,
M, e M: (d. e s.)
Femore d.
Frontale
Parietali d. e s.
Frontale
Frontale
Cranio incompleto (frontale,
parietali d. e s., occipitale,
temporale s.)
Frontale
Cranio incompleto (frontale,
parietali d. e s., occipitale)
Parietale s.
Frontale
Mandibola con C (d. e s.),
M, d. e M; (d. e s.)
E. de Michele
(1963)
A. Gruppi
(1980)
G. Cignatta
(1979)
A. Sartorio
(1943)
(1967)
PE Zietti
(1975)
F. Lombardi
(1978)
F. Lombardi
(1978)
F. Lombardi
(1978)
G. Baratta
(1980)
(1981)
Museo Ist. Geologia,
Pavia
Museo Civico Storia
Naturale, Milano
Museo Civico Storia
Naturale, Milano
Museo Civico Storia
Naturale, Milano
Distrutto per eventi
bellici
Museo Civico Storia
Naturale, Milano
Museo Archeologico,
Gropello Cairoli (PV)
Museo Civico Storia
Naturale, Milano
Museo Civico Storia
Naturale, Milano
Museo Civico Storia
Naturale, Milano
Museo Civico Storia
Naturale, Milano
Tuseo Civico Storia
Naturale, Milano
GIACOBINI (1974)
PUCCIONI (1927)
CORRAIN & CORNAGGIA
CASTIGLIONI (1963)
CORRAIN & CORNAGGIA
CASTIGLIONI (1963)
CORRAIN & CORNAGGIA
CASTIGLIONI (1963)
GiacoBINI & al. (1976)
GIacoBINI & al. (1976)
volume endocranico, da confrontare con il valore
ottenuto dall’elaborazione dei dati metrici del neu-
rocranio. Lo schema di ramificazione dei vasi me-
ningei medi è stato descritto secondo la classifi-
cazione di GIUFFRIDA RUGGERI (1912).
Per lo studio comparativo dei denti è stato
utilizzato il modello di WHEELER (1978) per l' Eu-
ropeo moderno, tenendo conto delle indicazioni di
WAJEMAN e LEVvY (1977). Il grado di usura dei mo-
lari è stato valutato per mezzo della scala 4-40 di
ScoTT (1979). La classificazione morfologica dei
condili mandibolari è stata fatta seguendo lo sche-
ma di MONGINI (1975).
Il calcolo dell’altezza dell’individuo a partire
dalle dimensioni del femore (caso di Arena Po II)
è stato eseguito secondo le indicazioni di MA-
NOUVRIER (1893), DUPERTUIS & HADDEN (1951),
TROTTER & GLESER (1958), valutate criticamente
in KROGMAN (1973).
C) Mezzana Corti
Il reperto di Mezzana Corti consiste in un
cranio incompleto (calva) che, come: già riferito
(v. Cenni storici), fu scoperto intorno al 1865 dal-
l’ing. Hainsselin durante lo scavo per la fonda-
zione di un pilone del ponte sul Po per la linea
ferroviaria Pavia-Voghera (v. Fig. 3). Il cranio
fu estratto alla profondità di 6-7 metri da uno
strato ghiaioso-sabbioso (della potenza di circa
m 3,5) da cui venne anche un paio di palchi quasi
completi di Cervus megaceros, di grandi dimen-
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 15
sioni; il primo studio fu effettuato dal GASTALDI
(1866 a, b), con la consulenza dell’antropologo
C. Vogt (v. anche GIACOBINI, 1974). Il reperto è
ora conservato presso l’Istituto di Anatomia Uma-
na di Torino.
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
Il cranio di Mezzana Corti è rappresentato dal
frontale, dal parietale destro, dall’occipitale e da
un piccolo frammento dell’etmoide. Il frontale è
quasi completo: manca solo parte della lamina
orbitaria sinistra; l’ incisura etmoidale è parzial-
mente colmata dal frammento di etmoide, con la
crista galli. Al parietale (destro) manca un pic-
colo frammento dell’angolo corrispondente allo
pterion. L’occipitale è rappresentato dalla squama,
essendo spezzato all’origine delle parti laterali; è
presente il tratto posteriore del bordo del gran
forame occipitale.
Le ossa, ben fossilizzate e di color « tabacco »
sono pesanti, con superfici ottimamente conser-
vate, non fluitate, con margini suturali a spigoli
integri; alcune superfici di rottura hanno un
aspetto recente; appare evidente che solo parte
del cranio deve essere stata recuperata durante i
lavori nel deposito alluvionale: il parietale sini-
stro, in particolare, è andato verosimilmente per-
duto in tale occasione (e, comunque, non succes-
sivamente, in quanto risulta mancante anche nelle
illustrazioni pubblicate da GASTALDI, 1866, qui ri-
prodotte in Tav. I).
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
a) Esame esocranico. Benché il reperto sia
rappresentato solo da tre ossa (il frammento di
etmoide è insignificante), queste sono tuttavia
sufficienti per calcolare i più importanti dati me-
trici del neurocranio (Tabella 2); alcune misure
sono state calcolate considerando il parietale si-
nistro, mancante, simmetrico al destro. Il cranio
è raffigurato in cinque norme in Tav. II.
Norma superiore. In norma superiore il reperto
di Mezzana Corti presenta un contorno di forma
tra l’ovoide e la pentagonoide. L’indice cranico
orizzontale (76,1) è di mesocrania al limite con
la dolicocrania ; la posizione del diametro trasverso
massimo è arcaica (HUIZINGA, 1958), cioè spostata
verso l’opistocranion (v. Tabella 16). La fronte è
media rispetto alla larghezza massima; vi è un di-
screto restringimento postorbitario (indice fron-
tale trasverso = 77,12). Vi è foro parietale, di
normali dimensioni ed in sede tipica.
Norma laterale. L'indice di altezza-lunghezza della
calotta (57,59) corrisponde ad una volta bassa,
mentre quello di altezza-larghezza (67,9) rientra
nella normale variabilità attuale. La curva sagit-
tale (arco nasion-opistion) misura mm 353; gli
archi che la compongono (frontale — mm 117;
parietale — mm 122; occipitale — mm 114) stan-
no tra loro, rispettivamente, in rapporto 33,14% :
34,56% : 32,30%, indicando una discreta tendenza
ad una estensione maggiore della curva parietale
rispetto alla frontale (carattere primitivo).
Il profilo sagittale inizia con una glabella poco
rilevata (grado 2 di Broca) e con una curvatura
frontale accentuata in corrispondenza delle bozze
laterali. Il profilo frontale è cioè quasi verticale
nella parte bassa, per inclinarsi poi fortemente
indietro; l’indice frontale sagittale (91,45) indica,
comunque, una curvatura frontale normale. Segue
un appiattimento della volta che si estende fino
a livello obelico; qui la curva è nuovamente pro-
nunciata ed è seguita da un nuovo appiattimento,
fino in corrispondenza dell’opistocranion. Il pro-
filo dell’occipitale presenta una visibile angolatura
con abbozzo di chignon; la protuberanza occipi-
tale esterna è poco rilevata (grado 1 di Broca).
L’inion pare essere situato a livello del piano di
Francoforte; il profilo sottoiniaco è lungo. Nel
complesso, il profilo in norma laterale ha netta
tendenza trapezoide, con marcati appiattimenti
postbregmatico e postobelico; le bozze frontali e
parietali sono pronunciate. Come già accennato, la
curvatura sagittale frontale è normale; il parie-
tale ha curvatura medio-elevata (indice sagit-
tale — 87,70) e l’occipitale è molto incurvato (in-
dice sagittale — 78,95). Le linee temporali non
sono ben individuabili, eccetto che a livello fron-
tale, ove si forma una cresta.
Norma anteriore. Gli indici fronto-parietale tra-
sverso (frontale minimo) (67,9) e frontale tra-
sverso (77,12) corrispondono ad un reperto con
fronte media e creste divergenti. Come già accen-
nato, la glabella è modesta; le arcate sopracciliari
sono poco rilevate e poco estese lateralmente (for-
ma II di Cunningham-Schwalbe). Il margine so-
praorbitario è acuto ed incurvato a raggio molto
ampio. La sutura metopica è completamente obli-
terata e, in corrispondenza della primitiva sutura,
la parte alta della squama è visibilmente depressa
sul piano sagittale.
Norma posteriore. In norma posteriore il cranio
presenta un profilo subpentagonoide con piani pa-
rietali paralleli al di sotto delle bozze, che sono
pronunciate ed in posizione elevata.
16 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
I rapporti tra la parte alta della squama occi-
pitale ed il parietale dimostrano che in quella sede
era presente un osso accessorio, preinterparietale,
andato perduto. A livello degli angoli laterali della
squama occipitale, una discontinuità indica una
fusione non ancora completa tra la parte interpa-
rietale e quella sovraoccipitale dell’osso. La pro-
tuberanza occipitale esterna e le linee nucali (so-
prattutto quella superiore) sono male identificabili.
bd) Esame endocranico. La faccia endocranica
delle ossa componenti il reperto di Mezzana Corti
è ben conservata. Il frontale è caratterizzato da
cresta sagittale sporgente e da fosse frontali (cor-
rispondenti alle bozze esterne) piuttosto incavate;
ad entrambi i lati del solco sagittale vi sono alcune
fossette granulari non molto profonde; sul fondo
delle fosse frontali si osservano depressioni che
ricordano le fossette granulari, ma che sono più
ampie e presentano una fitta serie di fori vasco-
lari. Il parietale è solcato da nette impronte va-
scolari, ottimamente apprezzabili sul calco endo-
eranico (v. sotto); presso il solco sagittale sono
visibili alcune fossette granulari. A livello dell’oc-
cipitale si osserva protuberanza occipitale interna
pronunciata; le fosse cerebellari sono poco pro-
fonde; il solco sagittale si continua con il solco
trasverso di sinistra.
Calco endocranico. Grazie alla ottima conserva-
zione della superficie endocranica delle ossa, sul
calco relativo sono evidenti grosse parti encefali-
che, circonvoluzioni cerebrali, vasi, granulazioni
aracnoidali (Tav. XV). La forma generale del mo-
dello endocranico ripete quella del cranio, allun-
gato (meso-dolicoencefalo) e con lobi parietali al-
largati e schiacciati dall’alto in basso. La fessura
interemisferica è profonda all’ inizio, poi, dalla”
parte alta del frontale all’occipitale, è indicata
solo dalla leggera impronta del seno longitudinale
superiore; riappare profonda sull’occipitale. Gli
emisferi sembrano simmetrici, forse con leggera
predominanza del destro (per quanto si può de-
durre dalla lunghezza dei due emisferi e dalle di-
mensioni dei lobi frontali; praticamente completi
sul calco). Sono ben visibili i rami dei vasi menin-
gei medi, con una disposizione di tipo sostanzial-
mente moderno (v. SABAN, 1976), nonostante qual-
che carattere arcaico, come la discreta ramifica-
zione lambdoidea e la presenza di due rami obe-
lici, uno proveniente da quello lambdoideo ed uno
da quello bregmatico (tipo IV di GIUFFRIDA-RUG-
GERI, 1912). Il ramo bregmatico manda ramifica-
zioni anche a livello frontale; il suo tronco prin-
cipale ha un aspetto inconsueto, ectasico (con dia-
metro almeno doppio di quello degli altri rami),
forse riferibile a processi di sclerosi arteriosa.
Volume endocramico. Il volume endocranico, cal-
colato sulla base dei dati metrici della calotta (v.
sopra, Metodologia), è di ml 1330. Le formule di
FENART (1970) e di DELATTRE & al. (1978), appli-
cate al parietale ed al frontale separatamente, for-
niscono volumi di ml 1345 (formula per il parie-
tale) e di ml 1325 e 1339 (formule F.A. e F.B.
per il frontale). La media di tutti questi valori
(ml 1335) indica una capacità cranica che rientra
in valori medi (euencefalia secondo Sarasin), so-
prattutto tenendo conto della probabile attribu-
zione del reperto al sesso femminile. Il volume del
modello endocranico, dopo ricostruzione quanto più
possibile accurata delle parti mancanti (base e re-
gione parietale sinistra) è di ml 1280 circa, in ac-
cordo con quanto sopra indicato.
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO.
Le suture apprezzabili sul reperto di Mezzana
Corti sono ben conservate: quelle dentate sono a
spigoli vivi, senza segni di sinostosi, nemmeno a
livello endocranico, tra ossa contigue. Questa man-
canza di segni di fusione, in particolare nel terzo
segmento sagittale, indicherebbe un’età dell’ indi-
viduo inferiore. ai 20-25 anni. Inoltre, la sutura
lambdoidea presenta dentellature profonde, di tipo
giovanile; la fusione tra le componenti interpa-
rietale e sovraoccipitale dell’occipitale non è ancora
completa lateralmente; le linee temporali e nucali
sono appena accennate; le fossette granulari sono
poco profonde.
Per quanto riguarda la diagnosi di sesso, lo
aspetto è sostanzialmente quello di un cranio fem-
minile: glabella e rilievi sopracciliari ridotti, mar-
gine sovraorbitale sottile (soprattutto lateralmen-
te), bozze frontali e parietali pronunciate, protu-
beranza occipitale esterna e linee nucali poco ac-
centuate; la capacità è di valore medio per il sesso
femminile.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE.
Da quanto sopra esposto risulta che il reperto
di Mezzana Corti è rappresentato da un cranio
incompleto (calotta), ovoide-pentagonoide in norma
superiore, trapezoide in norma laterale, con carat-
teri di mesocrania (tendente alla dolicocrania), a
volta relativamente bassa, con fronte media e cre-
ste divergenti e con volume endocranico medio. Il
reperto è riferibile con buona probabilità ad un
individuo di sesso femminile e dell’età di circa
20 anni.
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 17
TABELLA 2. — Cranio di Mezzana Corti.
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
1 - lunghezza massima 176
2 - lunghezza glabella-inion 158
3. - lunghezza glabella-lambda 168
8 - larghezza massima (134)
9 - larghezza frontale minima E 91
10 - larghezza frontale massima 118
10b - larghezza frontale massima
(stephanion) Li
12 - diametro biasterico (104)
22a - altezza della calotta
(saetta curva g-i) 91
-— - circonferenza orizzontale (g-i) (493)
25. - arco nasion-opistion 353
26 - arco nasion-bregma 117
7 - arco bregma-lambda 22)
28. - arco lambda-opistion 114
29 - corda nasion-bregma 107
30. - corda bregma-lambda 107
31 - corda lambda-opistion 90
43 - biorbitario (fmt-fmt) 94
50 - larghezza interorbitaria 24
spessori: alla bozza frontale d. 4,0 SESTO
alla bozza parietale d. 4,5 —-
in regione obelica d. 8,7 _
in regione asterica d#b;8 _
sull’occipitale, presso
il lambda 6,5
Indici :
8/1 - cranico orizzontale ST6S1O)
9/10 - frontale trasverso MIO,
9/10b - frontale trasverso (stephanion) nodo
9/8. - fronto-parietale trasverso
(front. min.) (67,9)
10/8. - fronto-parietale trasverso
(front. max.) (88,1)
12/8. - biasterico (77,6)
22a/2 - di altezza-lunghezza della
calotta (g-i) 57,59
22a/8 - di altezza-larghezza della
calotta (67,9)
27/26 - parieto-frontale sagittale 104,27
28/26 - occipito-frontale sagittale 97,43
28/27 - occipito-parietale sagittale 93,44
29/26 - frontale sagittale 91,45
30/27 - parietale sagittale 87,70
31/28 - occipitale sagittale 78,95
Alla forma sostanzialmente moderna del cra-
nio si contrappongono alcuni caratteri arcaici,
come la posizione arretrata del diametro trasver-
so massimo, il discreto sviluppo della curva pa-
rietale rispetto alla frontale, le caratteristiche del
profilo sagittale (soprattutto per la forte curva-
tura occipitale, con abbozzo di chignon), l'assenza
del solco sigmoideo sul parietale. Lo spessore delle
ossa è forte, in alcuni punti al limite massimo
della variabilità nell’Uomo attuale.
D) Arena Po I
Il primo resto umano fossilizzato scoperto nel
territorio del comune di Arena Po consiste, come
già riferito (v. Cenni storici), in una mandibola
acquistata insieme a varie ossa fossili di grossi
Mammiferi per l’Istituto Geo-mineralogico di Pa-
via. Non vi sono notizie precise sul rinvenimento,
che comunque avvenne precedentemente al 1927,
anno in cui fu pubblicata la prima descrizione del
reperto (PUCCIONI, 1927). Lo studio che segue è
basato su un esame diretto della mandibola, oggi
conservata presso l’Istituto di Geologia e Paleon-
tologia di Pavia, e sulle descrizioni pubblicate da
PUCCIONI (1927) e da CORRAIN & CORNAGGIA CA-
STIGLIONI (1963).
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
La mandibola appare fossilizzata, pesante, di
colore bruno-grigiastro, con superficie lucida nei
tratti non erosi. Mancano i due condili, spezzati
a livello del collo, e le estremità dei processi coro-
noidei, soprattutto di quello destro (con superficie
di rottura di aspetto recente); inoltre, ad entrambi
i lati ed in modo simmetrico, l’angolo e le parti
marginali contigue sono profondamente erosi, se-
condo le modalità di fluitazione tipiche delle man-
dibole che hanno subito un trasporto prolungato
in un corso d’acqua.
Sono: presenti, ad entrambi i lati, il secondo
premolare ed i primi due molari, la cui superficie
è ben conservata; lo smalto è biancastro con va-
riegature brune e la dentina, che appare a livello
del colletto e dei punti di abrasione della corona,
è bruno-nerastra. Sono inoltre presenti frammenti
di radici dei primi premolari e degli incisivi. Tutti
i denti mancanti appaiono caduti post-mortem.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA DELLA MANDIBOLA
Le caratteristiche morfologiche della mandibola
di Arena Po (I) sono osservabili in Tav. III; in Ta-
bella 3 sono elencate le principali misure e gli in-
dici relativi. Sezioni a vari livelli sono visibili in
Tav. XIV.
La mandibola è piccola ed è relativamente
larga e poco profonda (indice mandibolare — 66,1).
Il corpo è basso; in esso, la regione anteriore pre-
senta altezza maggiore rispetto a quella poste-
riore.
18 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
L’ indice di robustezza al foro mentoniero (me-
dia = 48,9) rientra nella normale variabilità at-
tuale. Il foro mentoniero è circolare e, ad entrambi
i lati, è situato, a metà altezza, a livello del setto
interalveolare tra i due premolari.
La forma della regione sinfisiana rivela un
mento ben delineato ma non un processo mento-
niero distinto; il triangolo mentoniero è cioè leg-
germente infossato e delimitato ai lati dal tratto
iniziale piuttosto rilevato della linea obliqua ester-
na. Il profilo della regione sinfisiana (infraden-
tale-pogonion) appare rettilineo in norma laterale
(v. anche Tav. XIV). L’angolo del mento è di 70°
circa rispetto al piano d’appoggio, indicando una
sporgenza molto bassa rispetto alla media dei va-
lori attuali. i
L’erosione a livello goniaco non permette di
accertare la forma degli angoli, che però pare fos-
sero leggermente eversi; la larghezza bigoniaca è
elevata, date le dimensioni della mandibola. Il
ramo è snello, con indice relativo (media — 50,83)
che rientra nei valori medi attuali per il sesso fem-
minile. L'angolo mandibolare appare molto aperto
nelle fotografie, a causa della particolare erosione
del reperto; in realtà il suo valore è di 125-127°.
I due rami appaiono leggermente divergenti tra
loro verso l’alto (indice trasverso posteriore = 80).
L’apofisi coronoide è molto sviluppata, non eversa,
e pare raggiungere un livello più alto di quello
del condilo rispetto al piano alveolare (morfologia
arcaica); l’incisura sigmoidea è relativamente
larga e poco profonda. Nulla si può dire sulla
forma dei condili, che mancano completamente.
L’arcata dentaria è parabolica e 1’ indice rela-
tivo (143,90) è elevato, corrisponde cioè ad un’ar-
cata larga. Lo spazio retromolare è ridotto.
Sulla faccia postero-mediale della mandibola,
le apofisi geni sono fuse in un’unica spina poco
sviluppata; le fossette digastriche non sono net-
tamente delineate, sono estese lateralmente e sono
in posizione piuttosto bassa. La linea obliqua in-
terna è marcata, mentre le fossette sottolinguale
e sottomascellare non sono ben individuabili. Il
foro mandibolare è ampio, svasato e con lingula
rudimentale. Ò
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA DEI DENTI
I denti presenti sul reperto di Arena Po I
sono, come già riferito, i seguenti: P. d. e s., M
d. e s., M» d. e s.; sono inoltre ancora ritenuti ne-
gli alveoli frammenti di radici di I,, Is e P,, ad
entrambi i lati, M;, manca, come confermato ra-
diologicamente, per agenesia bilaterale dei suoi
germi (lo spazio retromolare è inoltre molto ri-
dotto).
Morfologia delle superfici occlusali. Le super-
fici occlusali dei denti giugali appaiono, ad en-
trambi i lati, usurate in maggior misura a carico
dei tubercoli vestibolari. Il grado di usura dei mo-
lari, calcolato secondo SCOTT (1979) è il seguente:
M, d. 19, M, s. 18, M, d. 10, M, s. 14. Entrambi i
P. presentano il tubercolo linguale più piccolo e
più basso rispetto al vestibolare. Gli M; seguono
un modello cruciforme pentacuspidato (+ 5), con
contatto puntiforme tra protoconide, ipoconide,
metaconide ed entoconide. Negli M., più piccoli
degli M,, si osserva uno schema cruciforme
« + 4 >, con scomparsa di ipoconulide.
Misure di robustezza ed indici di forma. In Ta-
bella 4 sono indicati i valori di robustezza con-
venzionali (prodotto tra i diametri vestibolo-lin-
guale e mesio-distale) dei singoli denti del reperto
di Arena Po I, misurati alla corona ed espressi
come percentuale rispetto allo standard europeo
moderno (WHEELER, 1978). Nella stessa Tabella
sono riportati i corrispondenti valori ottenuti su
reperti di antichità compresa tra il Paleolitico su-
periore ed il Mesolitico, i quali mostrano una evi-
dente, anche se non costante, tendenza ad un mag-
gior valore della superficie masticatoria rispetto
alle medie europee attuali. Nel reperto di Arena
Po I, M, e, soprattutto, P. seguono questa ten-
denza; M» invece è più piccolo rispetto al valore
di confronto attuale. .
In Tabella 5 sono esposti i valori di indice di
sezione orizzontale (rapporto percentuale tra i
diametri vestibolo-linguale e mesio-distale della
corona o del colletto) dei denti di Arena Po I pa-
ragonati con lo standard europeo moderno e con
gli altri reperti già citati in Tabella 4. Un indice
elevato indica la tendenza ad una forma più espan-
sa in senso vestibolo-linguale, generalmente inter-
pretata come carattere di arcaicità. Questa ten-
denza non si osserva in Arena Po I.
ESAME RADIOLOGICO
La radiografia panoramica riprodotta in Ta-
vola III f dimostra che la trabecolatura ossea della
mandibola è ben conservata, soprattutto anterior-
mente. Appaiono alcune linee di rottura, di ori-
gine postmortale. Gli alveoli dei denti mancanti,
alcuni dei quali contengono frammenti di radici,
sono molto svasati. Ad entrambi i lati P. ha ca-
vità pulpare di normali dimensioni per un adulto;
è visibile la radice, piuttosto lunga. In M; la ca-
vità pulpare è regolare e le due radici sono ben
sviluppate. La cavità pulpare di Ms è piuttosto
grande; le due radici sono distinte, ma con evi-
dente tendenza alla convergenza. Come già rife-
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) JL9
rito,, M; manca bilateralmente per agenesia ger-
minale.
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
Le caratteristiche morfologiche generali della
mandibola, la conformazione delle superfici masti-
catorie con usura di medio grado, l’aspetto radio-
logico delle cavità pulpari e dei canali radicolari
TABELLA 3. — Mandibola di Arena Po (I).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm o gradi):
65 - larghezza bicondiloidea (115)
65(1) - larghezza bicoronoidea (92)
66 - larghezza bigoniaca (92)
67 - larghezza ai fori mentonieri 46
68(1) - profondità mandibolare
(totale) (106)
68 - profondità mandibolare (76)
69 - altezza infradentale-gnation 247
69(1) - altezza al foro mentoniero 02,9) s. 28
69(3) - spessore al foro mentoniero d.12 s. 13
70 - altezza del ramo ascendente d. (60) s. (62)
70(3) - profondità dell’ incisura
sigmoidea d. — SAU)
71 - larghezza del ramo
ascendente di. — s. (40)
Tla - larghezza minima del ramo
ascendente d. 131 s.31
79 - angolo mandibolare CRC Zo) SG)
#9(1a) - angolo infradentale-pogonion
su base i 70
79(1b) - angolo infradentale-pogonion
su piano alveolare Ho
80(1) - larghezza arcata alveolare 59
80 - profondità arcata alveolare 4l
Indici:
66/65 - trasverso posteriore (80,0)
68/65 - mandibolare (66,1)
68/66 - di profondità-larghezza
del corpo (82,6)
69(3)/69(1) - di spessore al foro È
mentoniero d. 41,38 s. 46,42
69(1)/69 - di altezza del corpo d.107,41 s.103,70
T1a/T70 - del ramo ascendente dee S(5070)
80(1)/80 - dell’arcata alveolare 143,90
Dimensioni dei denti (in mm):
Psd P.s Mid Ms Md Mos
diametro mesio-distale
al colletto DADI TORNINO! OI RISI
diametro mesio-distale
alla corona TERE AL IAS 0
diametro vestibolo-linguale
al colletto 60 00:29:30 (859aa 8 ASH
diametro vestibolo-linguale
alla corona SLOTS GRES MARIO] ARTO RAMO O)
altezza della corona TINI 00 e 00
indicano un’età adulta. La presenza del foro men-
toniero a livello del setto interalveolare tra P; e
P. è carattere giovanile. Nel complesso, la mandi-
bola pare riferibile ad un individuo di età com-
presa tra i 20 ed i 25 anni.
I dati morfologici e morfometrici indicano il
sesso femminile: la mandibola è gracile, con corpo
lungo e poco alto; il ramo è snello; l’angolo man-
dibolare è piuttosto aperto. L’indice delle larghezze
e le dimensioni assolute (profondità mandibolare,
larghezze bigoniaca e bicondiloidea) rientrano nei
valori medi per il sesso femminile delle serie eu-
ropee attuali.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il reperto di Arena Po I è una mandibola fos-
silizzata riferibile ad una femmina in età giova-
nile-adulta. La mandibola è piccola, relativamente
corta e larga; il ramo è snello e l’angolo piuttosto
aperto. L’arcata dentaria, parabolica, è larga e
provvista bilateralmente di P., M; e M.; gli altri
denti appaiono caduti post mortem, ad eccezione
di M; mancante per agenesia.
Nel reperto spiccano alcuni caratteri arcaici,
come la forma della regione sinfisiana priva di
processo mentoniero distinto (come in alcuni cro-
magnonoidi), la scarsa profondità dell’incisura
sigmoidea, lo sviluppo del processo coronoideo e
la sua posizione elevata rispetto al condilo, la mor-
fologia e la situazione della fossetta digastrica, la
larghezza bigoniaca elevata (con estroversione go-
niaca) nonostante le piccole dimensioni della man-
dibola. Anche a livello dei denti si possono indivi-
duare caratteri di primitività, come le dimensioni
notevoli di P. e M, (soprattutto tenendo conto del-
l'attribuzione al sesso femminile). Non vi è però
tendenza ad una maggiore espansione dei denti in
senso vestibolo-linguale.
E) Arena Po II
Si tratta di un femore destro che rappresenta
per il momento l’unica porzione di scheletro post-
craniale facente parte di questo gruppo di reperti.
Fu scoperto all’inizio degli anni ’60 dal dr. E. de
Michele, che lo consegnò al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano, delle cui collezioni fa ora
parte. Venne raccolto sulla sponda destra del Po,
poco a valle rispetto al ponte (allora di barche)
della statale per Stradella (v. Fig. 1); il fatto che
giacesse nella sabbia a poca distanza da un osso
lungo di Ippopotamo può non avere alcun signi-
ficato, trattandosi di reperti raccolti allo stato
erratico; va però notato che le due ossa presen-
20 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
tano le stesse condizioni di fossilizzazione, colore
compreso.
La descrizione che segue è basata su un riesa-
me del reperto e sui dati pubblicati da CORRAIN &
CORNAGGIA CASTIGLIONI (1963).
delle zone erose, la superficie dell’osso è ben con-
servata, con scarse tracce di fluitazione. Entram-
be le epifisi sono incomplete. ‘A livello dell’epifisi
prossimale, la testa è erosa, tanto che non è più
presente alcun tratto integro di superficie artico-
x
lare; il piccolo trocantere è danneggiato ed il
grande, con la cresta intertrocanterica, è quasi del
tutto mancante. A livello dell’epifisi distale, sono
profondamente erose le superfici mediale e late-
rale della massa condiloidea.
STATO DI CONSERVAZIONE E. CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
Il femore è fortemente fossilizzato, pesante
(g 450), di color «tabacco » scuro; al di fuori
TABELLA 4. — Robustezza dei denti presenti sulle mandibole di Arena Po I e di S. Cipriano II. La robustezza è indicata
come valore percentuale (media tra emiarcata destra e sinistra, se entrambe rappresentate) rispetto alla robustezza conven-
zionale (prodotto dei diametri vestibolo-linguale e mesio-distale della corona o del colletto) dello standard europeo moderno
(WHEELER, 1978). Sono riportati per confronto i dati relativi ad alcuni reperti del Paleolitico superiore e del Mesolitico.
Arena Po S. Cipriano Vatte di Grotta Ortucchio La Punta * Maritza Combe
Tae ING Zambana * Paglicci * ta 10055 Capelle **
I ts _ 101,6 107,1 -- 129,4 — 126,7
2 — = 89,2 119,0 Jel251 125,0 — 96,4
E —_ L02761 92,0 100,0 142,5 124,7 _ 113,4
Pi — — 108,9 120,0 150,0 123,4 148,0 91,4
Pa 114,5 — 123,4 110,9 151,1 25 85,7 109,5
Mi; 103,2 125,5 131,3 111,9 151,6 151758 (126,4) 119,5
M: 97,6 114,7 135,5 111,0 118,9 104,8 (95,4) 126,0
M; ts — 98,7 —_ - 116,3
# A] colletto; ** Alla corona.
I valori convenzionali di robustezza. misurati a livello del colletto o della corona di un singolo dente sono sensibilmente
diversi. I corrispondenti indici percentuali (rispetto allo standard di Wheeler) non differiscono però significativamente.
I riferimenti bibliografici per i valori indicati in tabella sono i seguenti: Vatte di Zambana (CORRAIN et al., 1976); Grotta
Paglicci (MALLEGNI e PARENTI, 1972-38); Ortucchio II e La Punta (PARENTI, 1960 e 1961); Maritza II (BORGOGNINI TARLI,
1969); Combe Capelle (KLAATSCH, 1910).
TABELLA 5. — Valori dell'indice di sezione orizzontale dei denti dei reperti di Arena Po I e di S. Cipriano II. L’ indice
è espresso dal rapporto percentuale (media dei valori delle emiarcate destra e sinistra, se entrambe rappresentate) tra
il diametro vestibolo-linguale e quello mesio-distale della corona o del colletto. Sono riportati per confronto i dati rela-
tivi allo standard europeo moderno (WHEELER, 1978) e ad alcuni reperti del Paleolitico superiore e del Mesolitico.
Modello di Arena Po S.Cipriano Vatte di Grotta Ortucchio La Punta* Maritza Combe
Wheeler ** Ts Mesa Zambana * Paglicci ** THS x II * Capelle **
I 120,0 —_ —_ 174,2 123,6 —_ 150,0 136,4 120,0
2 118,2 — — 185,1 118,4 162,5 136,9 si dalizo
C 114,3 — 113,4 13655 114,3 147,5 133,3 — 114,3
Pi MON — — 130,8 128,6 130,0 121,3 RP4250i 133,4
Pa erA53, 114,0 - 158,7 130,5 126,6 141,8 166,7 125,0
Mi 95,5 9255 913 118,5 93,7 105,7 101,8 (122,2) 95,9
M. 95,3 95,6 97,8 112,9 103,8 102,8 100,0 (94,1) 95,8
Mi 95,0 — — 121,6 —_ - 100,0
Nella tabella sono riportati, per i diversi reperti, indici di sezione orizzontale ottenuti a livello sia della corona (**) sia
del colletto (*). Pur con qualche approssimazione, i due tipi di valori sono. sostanzialmente paragonabili tra loro. Per i
riferimenti bibliografici, v. nota alla Tabella 4.
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) DA
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
Le dimensioni e gli indici ricavabili dal re-
perto di Arena Po II sono esposti in Tabella 6;
le fotografie in norma anteriore, laterale, mediale
e posteriore sono raffigurate in Tav. IV. Sezioni
a vari livelli sono riprodotte in Tav. XIV.
Il femore è di grandi dimensioni, con lun-
ghezza in posizione fisiologica di mm 446 (dato
approssimativo a causa dell’ incompletezza delle
epifisi). Appare inoltre decisamente robusto: l’in-
dice di robustezza (Anthony) è di 14,1, valore vi-
cino al limite massimo della variabilità attuale
(14,6), i cui valori medi oscillano intorno a 12,5.
L’epifisi prossimale, come già detto, è incom-
pleta. Nulla si può dire sulle caratteristiche della
testa e dei trocanteri, che appaiono quasi comple-
tamente erosi. Il collo è robusto (indice di spes-
sore — 86,67), con sezione a forma subtrapezoi-
dale (Tav. XIV), e presenta indice di lunghezza
(rispetto alla lunghezza fisiologica dell’osso) di
medio valore (16,4); è inclinato di 180° rispetto
all’asse diafisario (valore piuttosto elevato). La
linea intertrocanterica è poco rilevata e la cresta
omonima è completamente erosa. Non si osser-
vano formazioni ipotrocanteriche.
La diafisi ha sezione quasi circolare a livello
subtrocanterico (Tav. XIV) e l'indice platimerico
(96,67) esprime assenza di platimeria (femore eu-
rimerico). A livelli più bassi appare un forte pi-
lastro morfologico (Tav. XIV) cui però, a causa
dell’elevato diametro trasverso a metà diafisi
(mm 30), corrisponde un indice pilastrico medio,
al limite con il debole (110,00).
Come è stato rilevato da CORRAIN & CORNAG-
GIA CASTIGLIONI (1963), la caratteristica più appa-
riscente della diafisi è rappresentata dalla forte
curvatura longitudinale. Calcolando l’indice di cur-
vatura anteriore (v. GENNA, 1930-32), si ottiene
un valore (5,0) che è al di fuori del campo di va-
riabilità delle popolazioni attuali (2,8-4,1 per il
sesso maschile) e praticamente coincide con i
valori dei Neandertaliani (Neandertal = 5,0;
Spy I = 5,5). Anche il raggio di curvatura dia-
fisaria (mm 840) ha un valore che si avvicina
decisamente più ai Neandertaliani (Neandertal —
mm 772-782; Spy I= mm 658) che ai valori medi
delle popolazioni attuali (mm 1100 circa). L’indice
di posizione percentuale del punto di massima
curvatura rispetto alla tangente condiloidea infe-
riore (51,8 — punto a media altezza) esprime un
femore campilomorfo (a curvatura mediana).
Oltre al foro nutritizio diafisario principale,
in posizione tipica, se ne osserva uno secondario
in posizione più alta e mediale.
L’epifisi distale è incompleta, per erosione
delle facce mediale e laterale. La fossa intercon-
diloidea è di media profondità ed il piano popliteo
è mal delimitato, allungato e piano-convesso, come
spesso segnalato per i Neandertaliani ma rara-
mente su femori moderni.
L’angolo di torsione (5°) è estremamente basso,
pur rientrando nel campo di variabilità attuale.
ETÀ, SESSO ED ALTEZZA DELL’INDIVIDUO
Poiché le epifisi sono completamente unite alla
diafisi, senza che più siano visibili tracce di sal-
datura, il femore si può riferire ad individuo
adulto (di età superiore ai 20 anni). L’aspetto ge-
nerale dell’osso, le notevoli dimensioni, la robu-
stezza, la sporgenza dei rilievi da inserzione mu-
scolare (in particolare, la linea aspra), l’angolo
collo-diafisario elevato, sono tipici di un femore
maschile.
Applicando alla lunghezza del femore le for-
mule di MANOUVRIER (1893), di DUPERTUIS & HAD-
DEN (1951) e di TROTTER & GLESER (1958) per il
calcolo della statura dell’individuo, si ottengono,
rispettivamente, valori di cm 166, 169 e 169 (per
il sesso maschile). La media di questi valori è di
cm 168 ed indica una statura media dell’individuo.
TABELLA 6. — Femore di Arena Po (II).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm o gradi):
1 - lunghezza massima (450)
2 - lunghezza in posizione naturale (446)
6 - diametro antero-posteriore a metà. diafisi 33
7 - diametro trasverso a metà diafisi 30
8 - circonferenza a metà diafisi 98
9 - diametro trasverso subtrocanterico 30
10 - diametro antero-posteriore subtrocanterico 29
11 - diametro antero-posteriore regione poplitea (33)
12 - diametro trasverso regione poplitea (46)
14 - lunghezza del collo TE
15 - diametro verticale del collo 30
16 - diametro antero-posteriore del collo 26
17 - circonferenza del collo (minima) 96
28 - angolo di torsione (5)
29 - angolo collo-diafisi 130
Indici:
8/2 - di robustezza (Frassetto) (22,0)
(6-+7)/2 - di robustezza (Anthony) (14,1)
6/7 - pilastrico 110,00
10/9 - platimerico 96,67
14/2 - di lunghezza del. collo (16,4)
16/15 - di spessore del collo 86,67
UA - popliteo (TT)
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
In conclusione, il reperto di Arena Po II è un
femore destro riferibile ad un maschio adulto di
statura media (cm 168 circa). Il femore è carat-
terizzato da notevole robustezza, indice pilastrico
medio-basso, assenza di platimeria, scarsa torsio-
ne, angolo del collo discretamente aperto, rile-
vante spessore del collo, fortissima curvatura dia-
fisaria e piano popliteo mal delimitato, allungato
e piano-convesso. Alcune di queste caratteristiche
sono arcaiche e pongono il reperto agli estremi 0,
in certi casi, addirittura al di fuori, della varia-
bilità attuale. In particolare, l’ indice ed il raggio
di curvatura della diafisi, la robustezza del collo
e la morfologia del piano popliteo avvicinano il
reperto ai femori neandertaliani. Anche l’indice di
robustezza è elevato e corrisponde al valore di
molti femori neandertaliani e, tra l’altro, a quello
del reperto epipaleolitico di Vatte di Zambana
(CORRAIN & al., 1976).
Trattandosi di un reperto isolato, alcuni dei
dati sopra esposti — che in certi casi presentano
una notevole variabilità individuale — possono
avere scarso significato. bisogna però notare che
la loro concomitanza è singolare e che l'aspetto
dell’osso ne risulta nel complesso molto arcaico.
F) Arena Po III
Il reperto di Arena Po III, inedito, è un fron-
tale scoperto sull’arenile del Po in località Frega
di Arena Po (Fig. 1). Il rinvenimento risale al
1980 ed è dovuto al sig. A. Gruppi; il frontale è
ora conservato presso il Museo Civico di Storia
Naturale di Milano.
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
Il reperto è fossilizzato in modo analogo alla
maggior parte dei resti umani descritti in questa
memoria; è pesante e di color « tabacco ». L’osso
si presenta in cattive condizioni di conservazione:
è molto fluitato, soprattutto sulla faccia esocra-
nica e lungo i margini, ove la sostanza spugnosa .
è esposta. I margini sopraorbitari sono danneg-
giati, in particolare il destro; la faccia nasale è
deteriorata ed i seni frontali sono largamente
esposti ad entrambi i lati; le lamine orbitarie sono
del tutto mancanti. La faccia endocranica, pur es-
sendo meglio conservata, presenta discreti segni
di fluitazione.
29 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
Il frontale di Arena Po (III) è raffigurato in
Tav. VI; i pochi dati morfometrici ottenibili con
una certa attendibilità sono indicati in Tabella 7.
In norma frontale il margine sopraorbitario
sinistro, relativamente ben conservato, appare in-
curvato a raggio molto ampio, tanto da suggerire
la possibilità di una forma subquadrangolare delle
orbite. Le arcate sopracciliari e la glabella paiono
mediamente sviluppate. Non vi è persistenza di
sutura metopica.
In norma laterale non si osservano bozze fron-
tali evidenti. Sul piano mediano l’arco sagittale
appare quasi regolarmente incurvato; la curva
frontale sagittale (indice = 84,4) è relativamente
accentuata.
Sulla faccia endocranica si notano la cresta
frontale, poche fossette granulari di medie dimen-
sioni ed impressioni digitate visibili soprattutto
a livello della parte bassa della squama.
Lo stato di conservazione è tale da non ren-
dere attendibile la misura della capacità cranica
con le formule di DELATTRE & al. (1978).
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
Per mancanza di bozze frontali pronunciate,
per il discreto sviluppo della glabella e dei rilievi
sopracciliari e per la curvatura sagittale quasi
regolare, il frontale è verosimilmente riferibile
ad individuo di sesso maschile. Si tratta inoltre
certamente di un frontale di individuo adulto, ma
le condizioni del reperto non permettono di preci-
sare ulteriormente questa affermazione.
TABELLA 7. — Frontale di Arena Po (III).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
10 - larghezza massima (122)
26 - arco nasion-bregma (135)
29 - corda nasion-bregma (114)
spessori: alla bozza frontale d.(4,5) s.(4,5)
sul piano mediano,
presso il bregma : (5)
Indici:
29/26 - frontale sagittale (84,4)
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il reperto di Arena Po III è un frontale rife-
ribile ad un maschio adulto. Lo stato di conser-
e en LL ————EEEEEOeHW
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 25
vazione limita le possibilità di studio del reperto,
la cui caratteristica più di rilievo consiste comun-
que nell’andamento del margine sopraorbitario,
che suggerisce la possibilità di una forma sub-
quadrangolare delle orbite.
G) Arena Po IV
Si tratta di due parietali in connessione ana-
tomica, raccolti sulla riva destra del fiume, presso
Arena Po, dal sig. Cignatta nel 1979. I parie-
tali, ancora inediti, sono conservati presso il Museo
Civico di Storia Naturale di Milano.
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
Le ossa sono piuttosto fluitate, soprattutto in
corrispondenza delle bozze e dei margini; l’angolo
pterico manca bilateralmente. La superficie endo-
cranica è relativamente ben conservata.
Il grado di fossilizzazione è avanzato, con ossa
pesanti, di color « tabacco » chiaro (più scuro a
livello endocranico), con superficie lucente nei
tratti non erosi.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
a) Esame esocranico. Il reperto è raffigurato
in Tav. V ed i dati morfometrici principali sono
indicati in Tabella 8.
Norma superiore. La limitatezza del reperto non
permette di definire con precisione il contorno
del cranio, che comunque pare fosse di forma tra
l’ovoide e la pentagonoide. Le bozze parietali sono
pronunciate ed in posizione asimmetrica (la destra
è spostata in avanti), forse per deformazione
postmortale.
La sutura sagittale presenta dentellature pro-
fondamente ingranate tra loro, caratteristica che
ha permesso ai due parietali di mantenersi in con-
nessione anche in assenza di significativi tratti si-
nostosati. Solo a sinistra è presente il foro parie-
tale, di normali dimensioni.
Norma laterale. Il profilo sagittale mediano non
è uniforme, ma presenta un’accentuazione della
curvatura a livello obelico. Ne risulta un discreto
indice sagittale (88,98). Le linee temporali non
sono individuabili, forse anche a causa dello stato
di conservazione del reperto.
Norma posteriore. In norma posteriore il profilo
è subpentagonoide, con piani parietali leggermente
convergenti verso il basso al di sotto delle bozze.
b) Esame endocranico. Come già accennato,
la superficie endocranica è relativamente ben con-
servata e permette di rilevare con sufficiente pre-
cisione le impronte vascolari.
Calco endocranico. La ramificazione dei vasi me-
ningei medi pare asimmetrica: a sinistra (v.
Tav. XV) è riconoscibile un tipo II di GIUFFRIDA
RUGGERI (1912), mentre a destra la ramificazione
pare del tipo III (con ramo obelico proveniente
dalla parte bassa di quello bregmatico). Ad en-
trambi i lati, il ramo bregmatico risulta di grande
diametro. Le granulazioni aracnoidali sono poche
e scarsamente sviluppate. Il seno sagittale supe-
riore è ben delimitato solo a livello obelico; 1’ im-
pronta del seno siemoideo appare solo a destra.
Volume endocranico. A causa della mancanza bi-
laterale di un ampio tratto dell’angolo pterico, la
formula di FENART (1970) può essere applicata solo
con molta approssimazione al reperto di Arena
Po IV; il volume endocranico doveva essere, co-
munque, di circa ml 1330.
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
La sutura sagittale rivela piccoli punti di si-
nostosi, solo a livello endocranico ed in posizione
anteriore. Gli altri margini suturali sono troppo
danneggiati per poter fornire qualche indicazione.
Sulla base di quanto sopra, si potrebbe suggerire
un’età dell’ individuo di 20-25 anni; questo dato
è in accordo con lo scarso sviluppo delle granula-
zioni aracnoidali.
Le bozze parietali discretamente sviluppate ed
il volume endocranico relativamente piccolo indi-
cano l'appartenenza al sesso femminile.
TABELLA 8. — Parietali (destro e sinistro) di Arena Po (IV).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
8 - larghezza massima 139
10 - larghezza frontale massima (128)
12 - diametro biasterico (114)
27 - arco bregma-lambda 118
30 - corda bregma-lambda 105
spessori: alla bozza parietale Eos? SEO),
in regione obelica GLIE: S.SD
in regione asterica Gb((5)5)) SAID)
presso il bregma CIAla s. 6,0
Indici:
10/8 - fronto-parietale trasverso
(front. max.) , (92,1)
12/8 - biasterico (82,0)
30/27 - parietale sagittale 88,98
24 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il parietale doppio di Arena Po (IV) pare cor-
rispondere ad un cranio a contorno ovoide-penta-
gonoide riferibile ad individuo adulto (20-25 anni)
di sesso femminile. Il volume endocranico è di
circa ml 1330, valore medio per il sesso femminile.
L’aspetto del reperto è sostanzialmente moderno.
H) Spessa I
Questo reperto, andato perduto per eventi bel-
lici, consisteva unicamente del frontale, la cui de-
scrizione (v. CORRAIN & CORNAGGIA CASTIGLIONI,
1963) è stata possibile solo in base alle fotografie
effettuate da Carlo Maviglia, cui l’osso era stato
affidato per lo studio. La scoperta risale al 1943;
secondo quanto riferito dallo scopritore (il dr. Ar-
naldo Sartorio), l’osso giaceva nelle acque del Po
a pochi metri dalla riva, all’altezza dell’abitato di
Spessa. Il reperto era ben fossilizzato, molto pe-
sante, di colore bruno scuro e presentava un forte
spessore.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
Le fotografie pubblicate da CORRAIN & CoR-
NAGGIA CASTIGLIONI (1963) (Tav. VI) mostrano un
frontale quasi completo (mancano le lamine orbi-
tarie), piuttosto fluitato, di aspetto sostanzialmente
moderno. Sulla faccia esocranica, le arcate soprac-
ciliari sono discretamente. sviluppate, soprattutto
medialmente. Il margine sopraorbitario è incur-
vato e smusso. Pare non vi siano tratti persistenti
di sutura metopica. In norma laterale il profilo
presenta, oltre al livello della glabella, una curva-
tura regolare. Non si riconoscono bozze frontali.
La scala centimetrata sovrapposta alle fotogra-.
fie originali permette di valutare, anche se in mode
molto approssimativo, le seguenti misure: lar-
ghezza frontale minima (mm 104) e massima
(mm 128), arco nasion-bregma (mm 130), corda
nasion-bregma (mm 110), larghezza interorbita-
ria (mm 27). Sembra quindi di poter affermare
che il frontale presentava creste intermedie (in-
dice frontale trasverso = 81 circa) e curvatura
sagittale relativamente accentuata (indice frontale
sagittale = 85 circa). Lo spessore è forte: fino
ad almeno mm 8 lungo il margine coronale.
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
Si tratta di un frontale riferibile ad individuo
di età adulta, ma nulla di più preciso si può ag-
giungere, non essendone più possibile, tra l’altro,
un esame diretto. Le caratteristiche sono chiara-
mente maschili, dato lo sviluppo dei rilievi, la re-
golarità del profilo laterale, l'assenza di bozze ed
il forte spessore.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il reperto di Spessa I è un frontale maschile
riferibile ad individuo adulto. L’aspetto del fron-
tale è moderno, nonostante lo spessore elevato; il
fatto che il reperto sia andato dstrutto ne impedi-
sce un’analisi più approfondita.
I) Spessa II
Si tratta di un frontale rinvenuto nel 1967 sul-
l’arenile del Po, nel territorio del comune di Spessa
(non si conosce il nome dello scopritore). Il reperto
fa ora parte delle collezioni del Museo Civico di
Storia Naturale di Milano, ed è già stato oggetto
di studio (GIACOBINI & al., 1976).
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
L’osso è ben fossilizzato e di color « tabacco » ;
presenta tracce di fluitazione piuttosto marcate
sulla faccia esocranica; anche sulla faccia endo-
cranica vi sono erosioni, con assottigliamento del
tavolato interno. La squama è praticamente com-
pleta; mancano quasi del tutto le lamine orbitarie.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
Il frontale di Spessa (II) è raffigurato in
Ale DIES i principali dati metrici ed indici sono
riassunti in Tabella 9. Il reperto risulta simile,
morfologicamente e morfometricamente, al fron-
tale del cranio di Spessa (III).
In norma frontale, il margine sopraorbitario
appare incurvato e smusso (in parte, forse, per
fluitazione); l’ incisura sopraorbitaria è poco pro-
fonda, ad entrambi i lati; a destra vi è un foro
sopraorbitario accessorio, situato molto lateral-
mente (forame frontale). Le arcate sopracciliari
sono pronunciate (con aspetto del tipo II di Cun-
ningham e Schwalbe) e la glabella è ben segnata
(grado 3 di Broca). Non vi sono tratti persistenti
di sutura metopica. È
In norma laterale, non si identificano bozze
frontali; sul piano sagittale mediano, l’arco fron-
tale appare più appiattito verso il bregma. La
curva sagittale è medio-elevata (indice = 83,72).
L’ indice frontale trasverso esprime creste diver-
genti (78,69).
Sulla faccia endocranica non sono riconoscibili
caratteristiche particolari. A causa delle erosioni
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) ‘
del tavolato interno, il calco endocranico non può
fornire indicazioni utili; si intravedono ramifica-
zioni meningee sottili ed impronte di circonvolu-
zioni frontali inferiori. Il volume endocranico, cal-
colato secondo DELATTRE & al. (1978), corrisponde
a ml 1470 (formula F.A. e a ml 1490 (formula
RSBOL
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
Il margine coronale presenta sinostosi all’estre-
mità destra, ove è presente un piccolo frammento
di parietale. Nei tratti rimanenti non si notano
tracce di sinostosi, né a livello endocranico, né a
livello esocranico. In base a queste osservazioni si
potrebbe ipotizzare un’età adulta non avanzata
(30 anni circa); la valutazione è solo orientativa,
data la limitatezza del reperto.
Le caratteristiche generali sembrano essere
quelle di un frontale maschile, anche per l’ana-
logia con il frontale del cranio di Spessa (III), che
quasi certamente è maschile; la capacità cranica
(media di ml 1480) è in accordo con questa dia-
gnosi.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il reperto di Spessa II è un frontale caratte-
rizzato da curva sagittale medio-elevata, creste di-
vergenti, glabella e rilievi sopracciliari medio-
grandi, margine sopraorbitario arcuato; il frontale
è riferibile al cranio di un maschio di età adulta,
con probabile volume endocranico di ml 1480.
TABELLA 9. — Frontale di Spessa (II).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
9 - larghezza frontale minima 96
10 - larghezza frontale massima 122,
10b - larghezza frontale massima
(stephanion) 118
Z6 - arco nasion-bregma 129
29 - corda nasion-bregma 108
43 - biorbitario (fmt-fmt) 101
50 - larghezza interorbitaria 28
spessori: alla bozza frontale d.(5,1) s.(4,8)
sul piano mediano,
presso il bregma 4,9
Indici:
9/10 - frontale trasverso 78,69
9/10b - frontale trasverso (stephanion) 81,70
29/26 - frontale sagittale 83,72
IS
ii
L) Spessa III
Il reperto di Spessa III è rappresentato da un
cranio incompleto, rinvenuto nel 1975 dal signor
P. Zetti sulla riva sinistra del Po, circa 3 Km a
valle dell’abitato di Spessa (v. Fig. 1). Il cranio è
già stato descritto (GIACOBINI & al., 1976) ed è ora
conservato presso il Museo Archeologico di Gro-
pello Cairoli (Pavia).
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
Il cranio è fortemente fossilizzato, pesante, di
color « tabacco » ; la faccia esocranica delle ossa
presenta modeste tracce di fluitazione su quasi
tutta la superficie; in certi punti vi sono erosioni
più profonde del tavolato esterno; la superficie en-
docranica è ottimamente conservata. Il reperto è
rappresentato dal frontale, dal temporale sinistro,
dai due parietali, dall’occipitale e da piccoli fram-
menti di sfenoide. Il frontale è quasi integro, ad
eccezione di parti delle lamine orbitarie. I parietali
sono entrambi completi, con sutura sagittale sino-
stosata per tutta la lunghezza. L’occipitale è spez-
zato all’origine delle parti laterali; è quindi pre-
sente solo la squama, con parte del relativo tratto
del contorno del gran forame occipitale. Il tempo-
rale (sinistro) è danneggiato a livello della ma-
stoide, del processo zigomatico e della rocca pe-
trosa; il processo stiloideo è spezzato alla base.
I frammenti di sfenoide corrispondono alla parte
pterica delle grandi ali.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
a) Esame esocranico. La Tabella 10 riassume
le principali misure ed indici del reperto di Spessa
(III). Le fotografie, nelle sei norme, sono raffi-
gurate in Tav..VII e in Tav. VIII.
Norma superiore. Il contorno è ovoide tendente
al romboide. Il cranio è piuttosto corto: 1 indice
cranico orizzontale (80,89) è di brachicrania al li-
mite con la mesocrania. La sutura sagittale è com-
pletamente obliterata, e così la coronale (ad ecce-
zione del suo tratto II, ad entrambi i lati); poiché,
nell’ insieme, il quadro delle suture sembra abnor-
me, la relativa brachicrania potrebbe essere conse-
guenza di una precoce evoluzione delle suture della
volta. La posizione del diametro trasverso massimo
è leggermente spostata verso l’opistocranion (v.
Tabella 16).
Il basso valore dell’ indice frontale trasverso
(78,86) corrisponde ad un discreto restringimento
retroorbitario, con divergenza delle pareti laterali
del frontale. Mancano i fori parietali.
26 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
Norma laterale. La presenza del temporale sini-
stro permette di valutare l’altezza porion-bregma
(mm 109) e quindi i relativi indici vertico-longitu-
dinale (61,23) e vertico-trasversale (75,69), che
sono di ortocrania e tapeinocrania. La curva sagit-
tale (nasion-opistion) è di mm 336, suddivisa in
un arco frontale di mm 102, uno parietale di mm
122 ed uno occipitale di mm 111, tra loro nel rap-
porto 30,5% :36,4% :33,1%, con netta iperparie-
talizzazione (carattere arcaico). Il profilo sagittale
mediano ha tendenza trapezoide; inizia con gla-
bella di grado 2-3 di Broca e con una curva fron-
tale regolare, costituita da un unico arco di cer-
chio; seguono una leggera depressione postbreg-
matica, una curvatura accentuata a livello obelico
ed un deciso appiattimento fino all’opistocranion.
La protuberanza occipitale esterna è ben evidente
(grado 2 di Broca) e, nell’ insieme, il profilo sa-
gittale occipitale risulta bombato, con presenza di
un discreto chignon: Vl inion è a livello più alto del
piano di Francoforte ed il profilo sottoiniaco del-’
l’occipitale è molto lungo. Gli indici sagittali fron-
tale, parietale ed occipitale valgono rispettiva-
mente (92,2), 91,80 e 82,88; la curva dell’arco fron-
tale è quindi normale, mentre quelle degli archi
parietale ed occipitale sono accentuate.
Le bozze frontali non sono evidenti, contraria-
mente a quelle parietali; le linee temporali non
sono ben riconoscibili se non a livello frontale (ove
sì forma una cresta). Lo pterion ha forma ad H.
Il temporale è molto basso, con squama poco svi-
luppata e con profonda incisura parietale. La ma-
stoide è piccola, con marcata incisura digastrica;
il foro sopramastoideo è suturale; la cresta sopra-
mastoidea è marcata.
Norma anteriore. Il reperto presenta fronte me-
dia e creste divergenti, avendo un indice fronto-
parietale trasverso (frontale minimo) di 67,36 ed
un indice frontale trasverso di 78,86. La glabella
ha, come già detto, sviluppo di grado 2-3 di Broca,;
le arcate sopracciliari sono modeste, poco estese
lateralmente e corrispondono al tipo II di Cunnin-
gham e Schwalbe. Il margine sopraorbitario è
acuto ed incurvato in senso medio-laterale (in
modo più regolare a destra). La sutura metopica
è completamente obliterata.
Norma posteriore. Il profilo posteriore ha leggera
tendenza pentagonoide, con piani parietali paral-
leli al di sotto delle bozze, che sono poco evidenti.
Lungo la sutura lambdoidea sono visibili ampi
tratti di sinostosi esocranica; non sono presenti
ossa wormiane.
La protuberanza occipitale esterna è accen-
tuata (grado 2) e ben visibili sono le linee nucali,
soprattutto la superiore. Il tratto integro del bor-
do posteriore del foro grande occipitale appare più
basso dell’apice dell’apofisi mastoide (sinistra); è
quindi verosimile che il cranio toccasse un piano
d’appoggio con i condili occipitali e non con le
mastoidi.
b) Esame endocranico. La faccia endocranica
delle ossa componenti il reperto di Spessa III non
presenta caratteristiche particolari. Sono presenti
fossette granulari profonde, in sede tipica, ed im-
pronte vascolari che saranno descritte a proposito
del modello endocranico.
Calco endocranico. Il calco (Tav. XVI) ha carat-
teri di brachi-mesoencefalo, con maggiore sviluppo
dell'emisfero sinistro (la fossa cerebrale sinistra
dell’occipitale è più profonda). Le fossette granu-
lari, presenti in sede parasagittale frontale e pa-
rietale sono numerose. Il seno sagittale superiore
è ben visibile, grazie anche alla completa sinostosi
sagittale; il seno trasverso risulta evidente solo a
sinistra. E’ identificabile un tratto della scissura
di Silvio.
I vasi meningei medi presentano ben svilup-
pati i rami bregmatico e lambdoideo; un ramo
obelico si diparte da quello bregmatico, con ori-
gine relativamente bassa, secondo il tipo III di
GIUFFRIDA RUGGERI (1912); non si notano diffe-
renze significative tra lato destro e sinistro. Il
tipo di ramificazione, fitto anche a livello fron-
tale, è nettamente neantropico (SABAN, 1976).
Volume endocranico. Il volume .endocranico, cal-
colato secondo LEE & PEARSON (1901) corrisponde
a ml 1379 (formula per il sesso maschile) o a
ml 1344 (formula per il sesso femminile). I cal-
coli dal frontale (formule F.A. e F.B.) e dal parie-
tale isolati, secondo DELATTRE & al. (1978) e
FENART (1970) forniscono rispettivamente valori
di ml 1365, 1368 ‘e 1359. Il volume endocranico
sembra essere stato quindi di circa ml 1368 (me-
dia di tutti i valori sopra riferiti, con l’eccezione
di quello ottenuto con la formula per. il sesso fem-
minile, in quanto il reperto sembra riferibile ad
un maschio). Il volume del modello endocranico
ricostruito è di ml 1330 circa, in sostanziale ac-
cordo con la valutazione sopra indicata.
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
Per quanto riguarda la valutazione dell’età del-
l'individuo, bisogna notare che la sutura sagittale
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA)
è completamente obliterata a livello eso- ed endo-
cranico, così come la coronale (salvo tratti molto
limitati del suo settore II e verso le due estre-
mità); la sutura lamboidea presenta ampi tratti
di sinostosi anche-endocranica, mentre la sutura
squamosa è completamente libera. Queste caratte-
ristiche, difficili da valutare, indicherebbero co-
munque un’età adulta avanzata (50 anni circa).
In accordo con questa valutazione sono le fossette
granulari, numerose e relativamente profonde. Bi-
sogna però notare che la leggera scafocrania fa
supporre una precoce obliterazione della sutura
sagittale (e quindi un’abnorme evoluzione delle
suture), fatto che suggerirebbe di attribuire al-
l'individuo un’età minore.
Il cranio ha caratteristiche essenzialmente ma-
schili, anche se alcuni dati contrastano con questa
osservazione. Come già riferito, le arcate soprac-
ciliari sono ben rilevate, le linee nucali marcate
e la protuberanza occipitale esterna particolar-
mente pronunciata. Lo spessore delle ossa è note-
vole. Mancano bozze frontali, anche se le parie-
tali sono abbastanza evidenti (a questo contribui-
sce la morfologia brachicranica); la mastoide è
piccola, ma con incisura digastrica marcata. La
capacità è piuttosto bassa per il sesso maschile.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il reperto di Spessa III consiste in un cranio
incompleto, a contorno ovoide-romboide in norma
superiore ed a profilo con tendenza trapezoide in
norma laterale.
I dati morfometrici indicano brachicrania (vi-
cina alla mesocrania), ortocrania, tapeinocrania,
fronte media e creste divergenti.
Il volume endocranico probabile (ml 1368 cir-
ca) ha valore relativamente basso per il sesso ma-
schile, cui deve verosimilmente essere riferito il
reperto. L’età biologica è adulta avanzata, con pos-
sibilità di una sopravalutazione dovuta ad evolu-
zione suturale apparentemente abnorme; a questo
proposito occorre rilevare che una precoce sinosto-
sizzazione delle suture potrebbe essere responsa-
bile di alcune caratteristiche del cranio, soprat-
tutto della brachicrania e della leggera scafo-
crania.
L’aspetto del cranio si può definire moderno,
a parte alcuni aspetti del profilo sagittale, soprat-
tutto a livello dell’occipitale che appare bombato,
con curvatura accentuata e con discreto chignon.
S
Inoltre, il parietale è nettamente più sviluppato
del frontale sul piano sagittale mediano.
TABELLA 10. — Cranio di Spessa (III).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
- lunghezza massima
lunghezza glabella-inion
lunghezza glabella lambda
- larghezza massima
o 0 0 DD H
'
- larghezza frontale minima
10 - larghezza frontale massima
10b - larghezza frontale massima
(stephanion)
12 - diametro biasterico
20 - altezza porion-bregma
22a - altezza della calotta
(saetta curva g-i)
— - circonferenza orizzontale (g-i)
25 - arco nasion opistion
26 - arco nasion-bregma
27 - arco bregma-lambda
28. - arco lambda-opistion
29 - corda nasion-bregma
30. - corda bregma-lambda
31. - corda lambda-opistion
38d - capacità cranica (auric.)
43 - biorbitario (fmt-fmt)
50 - larghezza interorbitaria
spessori: alla bozza frontale
alla bozza parietale
in regione obelica
in regione asterica
sull’occipitale,
presso il lambda
Indici:
8/1. - cranico orizzontale
9/10 - frontale trasverso
9/10b - frontale trasverso
(stephanion)
9/8. - fronto-parietale trasverso
(front. min.)
10/8. - fronto parietale trasverso
(front. max.)
12/8 - biasterico
20/1 - vertico-longitudinale (auric.)
20/8 - vertico-trasversale (auric.)
22a/2 - di altezza-lunghezza della
calotta (g-i)
22a/8 - di altezza-larghezza della
calotta
27/26 - parieto-frontale sagittale
28/26 - occipito-frontale sagittale
28/27 - occipito-parietale sagittale
29/26 - frontale sagittale
30/27
31/28
parietale sagittale À
'
occipitale sagittale
6,6
80,89
78,86
82,20
67,36
85,42
72,92
61,23
75,69
52,84
64,58
(119,6)
(108,8)
109,90
(92,2)
91,80
82,88
4 1379
28 . G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
M) Parpanese
Il reperto di Parpanese consiste in un fron-
tale rinvenuto nel 1978 dal sig. F. Lombardi; la
località di rinvenimento, situata sulla riva destra
del Po, è indicata in Fig. 1. Il frontale, sinora ine-
dito, è conservato presso il Museo Civico di Storia
Naturale di Milano.
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
L’osso è fortemente fossilizzato, pesante, di co-
lore bruno-rossiccio con variegature nerastre; al
di fuori delle parti erose, la superficie è lucente.
La faccia esocranica è fluitata, con erosioni ed
esposizione della sostanza spugnosa a livello dei
rilievi sopracciliari, della bozza frontale sinistra
e della parte mediana della squama, presso la su-
tura coronale. Il reperto è largamente incompleto,
per mancanza delle lamine orbitarie e di buona
parte del margine sopraorbitario e dell’arcata so-
pracciliare sinistra; anche il margine sopraorbi-
tario destro è danneggiato medialmente ed en-
trambi i seni frontali sono largamente esposti.
Il margine coronale è profondamente eroso per
tutta la lunghezza ed il processo zigomatico di si-
nistra manca completamente (quello di destra è
solo leggermente eroso).
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
Il reperto di Parpanese è raffigurato in Ta-
vola IX e le poche misure ed indici ottenibili sono
elencati in Tabella 11.
La caratteristica più appariscente dell’osso
consiste nel notevole sviluppo delle arcate soprac-
ciliari, che si fondono in basso con il margine
sopraorbitario e tra loro a livello della glabella,
che è rilevata (grado 4-5 di Broca); lateralmente,
l’arco sopracciliare si unisce al trigono secondo il
tipo I di Cunningham e Schwalbe. L’aspetto è
quello di un abbozzo di torus, anche per la pre-
senza di un solco sopracciliare e di un solco so-
praglabellare, quindi di un solco sopratoriale, pro-
fondo mm 1,7 sopra la glabella e mm 2,4 sopra
l’arcata sopracciliare destra. L’esame radiologico
(Tav. XIV) dimostra un grande sviluppo dei seni:
frontali in corrispondenza dei rilievi citati.
Il margine sopraorbitario (visibile solo a de-
stra) è costituito da due segmenti rettilinei, di cui
il laterale è più lungo, che si incontrano ad angolo
ottuso. Sembra quindi che la base delle orbite
fosse subquadrangolare e con asse principale in-
clinato lateralmente e verso il basso.
Non vi sono tratti persistenti di sutura meto-
pica e non si osservano bozze frontali; sul piano
mediano vi è, soprattutto a- metà altezza della
squama, una visibile sporgenza, o carena, sa-
gittale.
In norma laterale, oltre la sporgenza della gla-
bella e delle arcate sopracciliari, si nota che la
curva del profilo sagittale tende ad appiattirsi
verso il bregma ed è comunque relativamente ac-
centuata.
L’incompletezza del reperto non permette di
analizzare dati morfometrici.
La faccia endocranica non presenta caratteri-
stiche particolari; nei tratti di superficie meglio
conservati si notano sottili impronte di vasi me-
ningei medi, la parte iniziale del solco sagittale e
poche fossette granulari, molto superficiali. L’ap-
plicazione della formula F. A. di DELATTRE & al.
(1978) permette, pur con un ampio margine di
errore, di risalire ad un volume endocranico di
ml 1440 circa.
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
Data l’incompletezza del reperto, non è possi-
bile ottenere informazioni precise sulla probabile
età e sesso dell’individuo. Il frontale sembra co-
munque genericamente riferibile ad individuo in
età adulta non avanzata (dato lo scarso sviluppo
delle fossette granulari ed il discreto spessore del-
l’osso)e di sesso maschile (dato il forte sviluppo
dei rilievi sopracciliari e la presenza della carena
sagittale).
TABELLA 11. — Frontale di Parpanese.
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
9 - larghezza frontale minima 104
26 - arco nasion-bregma (138)
29 - corda nasion-bregma (114)
43 - biorbitario (fmt-fmt) 106)
50 - larghezza: interorbitaria (31)
spessori: alla bozza frontale d. (6) s. (6)
sul piano mediano,
presso il bregma (6)
Indici:
29/26 - frontale sagittale (82,6)
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il frontale di Parpanese è riferibile ad un ma-
schio adulto con probabile volume endocranico di
ml 1440. A causa del forte sviluppo delle arcate
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 29
sopracciliari e della glabella, della carena sagit-
tale, della forma subquadrangolare delle orbite e
della loro probabile inclinazione, l’aspetto del re-
perto risulta arcaico.
N) Portalbera I
Il reperto, ancora inedito, consiste in un cra-
nio incompleto (calva) scoperto nel 1978 dal
sig. F. Lombardi sulla riva destra del Po, in lo-
calità Ortone, presso Portalbera (v. Fig. 1) ed
ora conservato presso. il Museo Civico di Storia
Naturale di Milano.
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
Il cranio è rappresentato dal frontale, dai pa-
rietali destro e sinistro e dall’occipitale. Lo stato
di fossilizzazione è avanzato, come, e forse più,
dei resti umani precedentemente descritti; le ossa
sono molto pesanti, lucenti, di color « tabacco »
con sfumature grigiastre, più scuro sulla faccia
endocranica. Il tavolato interno è conservato otti-
mamente, con evidenti impronte di vasi e di cir-
convoluzioni cerebrali. La superficie esocranica
presenta modeste tracce di fluitazione, più mar-
cate (con erosioni) in regione frontale sinistra.
A livello del frontale mancano in parte le la-
mine orbitarie; la porzione nasale dell’osso è in-
completa, con i seni frontali ben visibili per rot-
tura della loro parete inferiore (orbito-nasale).
I parietali sono integri, ad eccezione del margine
temporale, che in entrambi è leggermente danneg-
giato. L’occipitale è rappresentato solo dalla por-
zione squamosa, spezzata presso il gran forame
occipitale (non è presente alcun tratto del con-
torno del foro).
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
a) Esame esocranico. I dati metrici e gli in-
dici più importanti ricavabili dal reperto di Por-
talbera I sono elencati in Tabella 12; le fotogra-
fie nelle sei norme sono raffigurate in Tav. X
e XI.
Norma superiore. Il cranio presenta contorno
ovoide in norma superiore. L’indice cranico oriz-
zontale (76,24) è di mesocrania tendente alla doli-
cocrania, ed il diametro trasverso massimo pre-
senta posizione arcaica (secondo HUIZINGA, 1958)
(Tabella 16), cioè spostato verso l’opistocranion.
La caratteristica più evidente in norma superiore
è rappresentata dalla persistenza della sutura me-
topica. I parietali sono uniti da ampie aree di si-
nostosi sagittale; i fori parietali sono molto pic-
coli, appena identificabili.
Norma laterale. L’indice di altezza-lunghezza della
calotta (53,93) indica una volta bassa; l'indice di
altezza-larghezza (59,56) rientra nei valori medi
attuali. La curva nasion-opistion è valutabile (non
con sicurezza, a causa dell’incompletezza del bordo
posteriore del gran forame occipitale) a mm 371;
il rapporto tra i suoi tre archi: frontale, mm 125;
parietale, mm 127; occipitale, mm 119 equivale a
33,7%: 34,2%: 32,1%, con una tendenza ad una
maggiore estensione del parietale rispetto al fron-
tale (indice parieto-frontale sagittale = 101,60).
‘ Seguendo il profilo sagittale mediano, che è
ellittico con leggera tendenza trapezoide, si os-
serva una glabella poco pronunciata (grado 2 di
Broca); il profilo frontale è quasi verticale al di
sotto del livello delle bozze, poi si inclina netta-
mente indietro. Le bozze frontali sono evidenti,
anche se non particolarmente sviluppate. La cur-
vatura sagittale si mantiene regolare fino a li-
vello obelico, ove appare più accentuata; la protu-
beranza occipitale esterna è pronunciata (grado 3
di Broca). L’inion pare essere situato a livello del
piano di Francoforte, o poco al di sopra; il pro-
filo sottoiniaco dell’occipitale è lungo. -La curva-
tura sagittale del frontale è normale (indice sa-
gittale = 87,20), mentre quelle di parietale ed oc-
cipitale (indici sagittali = 89,76 e 80,67) sono
piuttosto accentuate.
Norma anteriore. Gli indici fronto-parietale tra-
sverso (76,81) e frontale trasverso (85,48) corri-
spondono a reperto con fronte larga e creste in-
termedie. La glabella, come già detto, è poco svi-
luppata (grado 2), ma le arcate sopracciliari sono
evidenti, soprattutto a destra, anche se poco estese
lateralmente (grado II di Cunningham e Schwalbe).
Una caratteristica importante è rappresentata dal
margine sopraorbitario, netto ed acuto, che è lun-
go e rettilineo; il cranio deve quindi aver posse-
duto orbite rettangolari. A sinistra è presente in-
cisura sopraorbitaria, che a destra è trasformata
in foro. Vi è persistenza della sutura metopica,
che non presenta sulla faccia esocranica alcun
tratto di sinostosi.
Norma posteriore. Il profilo in norma posteriore
è subpentagonoide, con piani parietali paralleli o
leggermente convergenti verso il basso al di sotto
delle bozze, che sono di medio sviluppo. La parte
terminale della sutura sagittale appare ampia-
mente sinostosata, mentre la sutura lambdoidea è
30 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
completamente libera, con profonde dentellature;
nel suo tratto asterico sinistro era presente un
piccolo osso wormiano, ora mancante. La protube-
ranza occipitale esterna è pronunciata ed evidenti
sono le linee nucali, soprattutto la superiore.
b) Esame endocranico. I solchi vascolari e le
impronte di parti encefaliche e meningee sono ben
visibili sulla superficie endocranica del reperto di
Portalbera I. A livello frontale manca la cresta,
caratteristica che probabilmente è in relazione
alla mancata obliterazione della sutura metopica.
Le fossette granulari sono scarse e poco profonde,
tanto a livello frontale, quanto a livello parietale.
Il solco sagittale appare evidente soprattutto
nella sua metà posteriore; il solco trasverso è ‘più
profondo a destra.
Calco endocranico. In accordo con la forma del
cranio, il modello encefalico ha caratteri di meso-
dolicoencefalia ; l'emisfero sinistro appare più svi-
luppato. A causa della mancanza della cresta fron-
tale, la fessura interemisferica è indicata solo dal
seno sagittale superiore, visibile nel modello nel
suo tratto iniziale e nella sua metà posteriore.
Sono particolarmente ben visibili i rami dei vasi
meningei medi; lo schema di ramificazione è di
tipo neantropico, benché la ramificazione sia scar-
sa a livello frontale. Il ramo obelico origina da
quello bregmatico, molto in basso a sinistra e più
in alto a destra, secondo i tipi III e I di GIUF-
FRIDA RUGGERI (1912).
Volume endocranico. Le dimensioni della calotta
(v. Metodologia) permettono di risalire ad un pro-
babile volume endocranico di circa ml 1478. Le
formule di FENART (1970) e di DELATTRE & al.
(1978) danno valori di ml 1450 (formula per il
parietale) e di ml 1425 e 1465 (formule F.A. e
F.B. per il frontale). Il valore di ml 1455 (risul
tante dalla media dei quattro precedenti) indica
un volume endocranico piuttosto elevato (aristen-
cefalia secondo SARASIN). Il volume del modello
endocranico ricostruito (ml 1440) concorda con i
dati di cui sopra. 5
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
La sutura coronale presenta sinostosi solo nella
parte pterica, a livello esocranico, mentre sulla
superficie endocranica è quasi completamente obli-
terata; nella sutura sagittale, completamente sino-
stosata a livello endocranico, vi sono tratti di si-
nostosi esocranica limitati alla parte obelica; la
sutura lambdoidea è completamente libera. Sulla
base di questi dati si può valutare l’età della morte
dell’ individuo intorno ai 30-35 anni. La presenza
di sutura metopica non ha significato ai fini della ©
valutazione dell’età ; costituisce infatti varietà pre-
sente nel 5% circa degli adulti (in popolazioni at-
tuali). Le caratteristiche delle fossette granulari
sono in accordo con l’età sopra indicata.
TABELLA 12. — Cranio di Portalbera (I).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
1 - lunghezza massima 181
2. - lunghezza glabella-inion 178
3. - lunghezza glabella-lambda 175
8 - larghezza massima 138
9 - larghezza frontale minima 106
10 - larghezza frontale massima 124
10b - larghezza frontale massima
(stephanion) 125
12 - diametro biasterico 104
22a - altezza della calotta (saetta
curva g-i) 96
— - circonferenza orizzontale (g-i) 520
25. - arco nasion-opistion (371)
26 - arco nasion-bregma 12.5
27 - arco bregma-lambda 12}
28 - arco lambda-opistion (119)
29 - corda nasion-bregma . 109
30 - corda bregma-lambda 114
31 - corda lambda-opistion (96)
43 - biorbitario (fmt-fmt) (CI52))
50 - larghezza interorbitaria 30
spessori: alla bozza frontale d. 4,0 s.4,2
alla bozza parietale d. 6,5 SU60D,
in regione obelica GIRETTO) St00,D
in regione asterica d. 7,3 SCO
sull’occipitale, presso
il lambda 6,9
Indici:
8/1. - cranico orizzontale | 76,24
9/10 - frontale trasverso 85,48
9/10b - frontale trasverso
(stephanion) 87,60
9/8 - fronto-parietale. trasverso
(front. min.) 76,81
10/8 - fronto-parietale trasverso
(front. max.) 89,85
12/8. - biasterico 75,36
22a/2. - di altezza-lunghezza della
‘calotta (g-i). 53,93
22a/8 - di altezza-larghezza della
calotta 69,56
27/26 - parieto-frontale sagittale 101,60
28/26 - occipito-frontale sagittale (95,2)
28/27 - occipito-parietale sagittale (93,7)
29/26 - frontale sagittale 87,20
30/27 - parietale sagittale 89,76
31/28 - occipitale sagittale 80,67
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 31
x
L'aspetto generale del reperto è quello di un
cranio femminile (bozze frontali e parietali evi-
denti, margine sopraorbitale acuto), benché alcune
caratteristiche siano di tipo maschile (protube-
ranza occipitale esterna pronunciata, rilievi. so-
pracciliari evidenti, volume endocranico elevato,
spessore delle ossa relativamente forte); una at-
tribuzione al sesso femminile sembra comunque la
più probabile.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Sulla base dell’esame morfologico e morfome-
trico, il cranio incompleto di Portalbera I risulta
essere a contorno ovoide in norma superiore ed
ellittico-trapezoide in norma laterale, con carat-
teri di mesocrania (tendente alla dolicocrania), a
volta di media altezza, con fronte larga e creste
intermedie. Il volume endocranico è elevato. Il re-
perto è riferibile ad individuo di 30-35 anni e di
probabile sesso femminile.
Il reperto presenta alcuni caratteri arcaici, so-
prattutto l'andamento del margine sopraorbitario
che suggerisce una forma rettangolare delle or-
bite. Inoltre, la posizione del diametro trasverso
massimo risulta essere leggermente spostata verso
l’opistocranion.
O) Portalbera II
Si tratta di un parietale sinistro scoperto nel
1978 dal sig. F. Lombardi lungo l’arenile del Po
in località Ortone, presso Portalbera. Il reperto è
inedito ed è ora conservato presso il Museo Civico
di Storia Naturale di Milano.
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
Il parietale è profondamente fossilizzato, pe-
sante, di color « tabacco » scuro (più sulla faccia
endocranica), con superficie lucente. E’ ottima-
mente conservato: solo sulla faccia esocranica si
notano modestissime tracce di fluitazione; l’an-
golo pterico è lievemente danneggiato.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
Il reperto è raffigurato in Tav. XII e le mi-
sure e gli indici principali sono elencati in Ta-
bella 13.
Il parietale pare riferibile ad un cranio con
tendenza alla forma pentagonoide in norma supe-
riore; le bozze parietali sono discretamente pro-
nunciate.
Il profilo sagittale mediano presenta un’accen-
tuazione della curvatura a livello obelico; nel com-
plesso, l’ indice di curvatura sagittale è discreto
(386,82).
Sulla faccia esocranica le linee temporali sono
appena identificabili; il foro parietale non è vi-
sibile.
Sulla faccia endocranica sono visibili poche
fossette granulari di media profondità ed accen-
tuate impressioni di circonvoluzioni cerebrali;
inoltre, si osservano solchi vascolari: il solco sa-
gittale è poco marcato, mentre i solchi dei vasi me-
ningei medi sono profondi, con ramo obelico che
potrebbe originare sia indipendentemente da quello
lambdoideo, sia direttamente da esso. La capacità
endocranica, valutata con la formula di FENART
(1970), corrisponde a ml 1320 circa.
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
La morfologia dei margini suturali ed in par-
ticolare di quello sagittale, a livello del quale non
si riconoscono significativi tratti di sinostosi, sem-
bra indicare un’età adulta non avanzata (proba-
bilmente giovanile). L’evidenza delle bozze parie-
tali e lo scarso rilievo delle linee temporali sono
caratteristiche del sesso femminile; ciò è in ac-
cordo con la probabile capacità cranica di ml 1320.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il parietale di Portalbera (II) è probabilmente
riferibile ad un cranio di femmina giovane-adulta.
Il volume endocranico di ml 1320 circa è normale
per il sesso femminile. L’aspetto del reperto è so-
stanzialmente moderno.
TABELLA 13. — Parietale sinistro di Portalbera (II).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
8 - larghezza massima (122)
10 - larghezza frontale massima (114)
12 - diametro biasterico (128)
27 - arco bregma-lambda 129
30 - corda bregma-lambda 112
spessori: alla bozza parietale 6,2
in regione obelica 5,0
presso il bregma 4,0
in regione asterica 4,5
Indici:
10/8 - fronto-parietale trasverso (front. max.) (93,4)
12/8 - biasterico (104,9)
30/27 - parietale sagittale 86,82
Sd G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
P) San Cipriano I
Il reperto di S. Cipriano I è un frontale sco-
perto nel 1980 dal sig. G. Baratta lungo la riva
destra del Po, in territorio di S. Cipriano (Fig. 1).
Viene qui descritto per la prima volta e fa ora
parte delle collezioni del Museo Civico di Storia
Naturale di Milano.
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
L’osso appare fossilizzato, ma in grado legger-
mente minore rispetto agli altri resti umani qui
descritti. Il colore è « tabacco » con sfumature gri-
giastre o grigio-giallastre; la superficie non è lu-
cente come, in genere, quella degli altri reperti.
Le tracce di fluitazione sono marcate, soprattutto
sulla superficie esocranica, ove il tavolato esterno
è quasi completamente eroso; la sostanza spugnosa
appare in superficie ai lati del piano mediano e
sui rilievi sopraorbitari; i margini suturali sono
erosi. Le lamine orbitarie sono quasi del tutto man-
canti, specialmente a destra; la parte nasale del-
l’osso è molto danneggiata ed i seni frontali sono
esposti.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA
La Tav. XII raffigura il frontale di S. Cipriano
(I), le cui misure ed indici principali sono esposti
in Tabella 14.
In norma frontale il margine sopraorbitario
appare incurvato a largo raggio a destra, mentre
a sinistra presenta un tratto rettilineo nella sua
parte intermedia; ad entrambi i lati vi è una leg-
gera incisura sopraorbitaria. La glabella è media-
mente sviluppata (grado 2); le arcate sopracciliari
sono leggermente rilevate in direzione mediale.
Non si osservano tracce di sutura metopica e non
vi sono bozze frontali;; sul piano mediano vi è un
rilievo sagittale, corrispondente ad un’angolatura
tra i due originari emifrontali, che costituisce una
specie di carena smussa. i
In norma laterale il profilo sagittale dell’osso
è rappresentato, al di sopra della glabella, da un
unico arco di cerchio a curvatura costante. La cur-
vatura sagittale è normale (indice frontale sagit-
tale — 87,4). L’ indice frontale trasverso esprime
creste intermedie (86,8).
La superficie endocranica, meglio conservata
rispetto alla esocranica, permette di riconoscere
alcune fossette granulari poco profonde, impres-
sioni digitate da circonvoluzioni frontali ed im-
pronte di rami di vasi meningei medi (più visi-
bili a destra); la cresta frontale è sdoppiata su-
bito dopo la sua origine, per cui il solco sagittale
appare già nella parte bassa della squama.
Il volume endocranico, calcolato secondo DE-
LATTRE & al. (1978) corrisponde a ml 1400 (for-
mula F.A.) e a ml 1395 (formula F.B.).
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
La cattiva conservazione dei margini suturali
non permette di individuare eventuali tratti sino-
stosati. Il reperto può essere comunque riferito ad
età adulta, verosimilmente non avanzata in quanto
le fossette .sranulari sono poco numerose e poco
profonde.
Il reperto sembra da attribuire al sesso ma-
schile per l’assenza di bozze frontali e per l’ab-
bozzo di carena sagittale.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il reperto di San Cipriano I è un frontale rife-
ribile ad un maschio adulto con probabile volume
endocranico di ml 1400 circa. Sono da rilevare la
presenza di carena sagittale e la probabile forma
subquadrangolare della base delle orbite.
TABELLA 14. — Frontale di San Cipriano (I).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm):
9 - larghezza frontale minima 99
10 - larghezza frontale massima (114)
10b - larghezza frontale massima (
(stephanion) (CIRIE)
26. - arco nasion bregma (27)
29 - corda nasion-bregma (GIEINIO)
43 - biorbitario (fmt-fmt) 104
50 - larghezza interorbitaria (29)
spessori: alla bozza frontale d. (6) s. (5)
sul piano mediano,
presso il bregma (10)
Indici:
9/10 - frontale trasverso (86,8)
9/10b - frontale trasverso (stephanion) (89,2)
29/26 - frontale sagittale (87,4)
Q) San Cipriano II
Il reperto di San Cipriano II, ancora inedito,
è una mandibola scoperta nel maggio 1981, ora al
Museo Civico di Storia Naturale di Milano. Il luogo
della scoperta, avvenuta sulla riva destra del Po,
è indicato in Fig. 1.
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) DI
STATO DI CONSERVAZIONE E CONSISTENZA DEL RE-
PERTO
La mandibola si presenta in stato di fossiliz-
zazione leggermente meno avanzato rispetto agl'
altri resti umani descritti in questa: memoria; è
comunque pesante, di colore bruno-grigiastro, più
chiaro a livello delle parti erose, e con superficie
lucente. La mandibola è quasi completa; sono par-
zialmente danneggiati i due condili e, soprattutto,
le due regioni goniache con un tratto dei margini
posteriori (caratteristica comune alle mandibole
che hanno subito un trasporto in un corso d’acqua;
v. anche descrizione del reperto Arena Po I). A li-
vello delle parti non erose, la superficie è ottima-
mente conservata.
Per quanto riguarda i denti, sono presenti, ad
entrambi i lati, il canino ed il secondo molare; è
inoltre presente, solo a destra, il primo molare.
Gli altri denti appaiono caduti post-mortem, ad ec-
cezione del primo molare sinistro, il cui alveolo
rivela processi estesi di rimaneggiamento. I denti
sono ben conservati, con radice di colore bruno e
corona bianco-giallastra; la dentina che appare
nei punti di erosione dello smalto ha colore
bruno-nero.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA DELLA MANDIBOLA
La mandibola di S. Cipriano (II) è raffigurata
in Tav. XIII: le misure e gli indici principali sono
riprodotti in Tabella 15. Sezioni a vari livelli sono
visibili in Tav. XIV.
La mandibola è di dimensioni discrete (lun-
ghezza totale — mm 118, larghezza bicondiloidea
== mm 122 circa), relativamente corta e larga (in-
dice mandibolare = 67,21). Il corpo presenta un
notevole spessore, che determina una robustezza
medio-elevata a livello del foro mentoniero (indice
= 40,3 in media). Il foro mentoniero è di forma
ovale e situato, ad entrambi i lati, in corrispon-
denza di P,, in posizione bassa. L’altezza del corpo
è sensibilmente maggiore a livello sinfisiano che
posteriormente.
La protuberanza mentoniera è pronunciata e
sollevata rispetto al piano d’appoggio mandibolare.
L’angolo del mento (rispetto alla base) indica una
sporgenza pronunciata (58°); a causa della confor-
mazione a dondolo del margine inferiore e della
elevata altezza della parte anteriore del corpo, lo
stesso angolo, misurato rispetto al piano alveolare,
corrisponde invece a 80°. La linea obliqua esterna
è evidente, soprattutto a sinistra.
Gli angoli, benché erosi, appaiono nettamente
eversi; nella regione dell’angolo le rugosità di in-
serzione del massetere e dello pterigoideo interno
sono marcate. Il valore medio dell’angolo mandi-
bolare è di 131°, valore leggermente più elevato
rispetto alla media degli Europei attuali (128°).
I rami paiono quasi paralleli tra loro e l’ indice
trasverso posteriore ha valore medio-alto per il
sesso maschile (87,7). L’ indice del ramo ha valore
normale (media = 57,03). L’apofisi coronoide è
piccola e robusta, non eversa; l’incisura sigmoidea
è di normale profondità. I condili sono, come già
detto, in parte danneggiati; appaiono quasi sim-
metrici, con forma ellittica riferibile al tipo 7 di
MONGINI (1975). Il collo del condilo è molto lungo
ed inclinato verso l’ indietro, causando una disar-
monia tra la profondità del corpo e quella totale
della mandibola.
L’arcata dentaria è parabolica e l’ indice rela-
tivo è elevato (139,13). Lo spazio retromolare è
ridotto.
La faccia postero-mediale della mandibola pre-
senta apofisi geni fuse tra loro e poco sviluppate;
le fossette digastriche sono nette, espanse lateral-
mente e molto inclinate verso il basso. Le fossette
sottolinguale e sottomascellare e la linea obliqua
interna sono evidenti, soprattutto a destra; il foro
mandibolare è ampio, sdoppiato a destra, e con
lingula poco sviluppata.
MORFOLOGIA E MORFOMETRIA DEI DENTI
Come già accennato, sono presenti: C d. e s.,
M, d., M, d. e s.; in corrispondenza dei denti man-
canti, gli alveoli non contengono frammenti di
radici.
Morfologia delle superfici occlusali. La superficie
masticatoria di tutti i denti presenti appare usu-
rata con esposizione limitata della dentina a li-
vello delle cuspidi; l'usura è marcata a livello dei
canini, ove è di tipo orizzontale, così da suggerire
una occlusione di tipo ortodonte. A livello dei mo-
lari (soprattutto di M,;), Pusura appare più evi-
dente a carico delle cuspidi vestibolari; l’usura dei
molari, calcolata secondo le indicazioni di SCOTT
(1979) è la seguente: M, d. 16, M. d. 16, M. s. 16.
I canini presentano la caratteristica di una fac-
cia linguale della corona visibilmente scavata; M,
presenta cinque tubercoli, disposti secondo un mo-
dello driopitecino (y5); inoltre, tra le due cuspidi
linguali di M; vi è una cresta di smalto; M. ha,
bilateralmente, quattro cuspidi separate da un
solco sulla croce (modello « + 4»). Sulle facce
mesiali di M, d. e di M, s. si notano piccole carie
interdentali.
Misure di robustezza- ed indici di forma. I valori
convenzionali di robustezza dei denti del reperto
34 È G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
San Cipriano II (misurati alla corona) sono indi-
cati in Tabella 4 e confrontati con quelli del re-
perto Arena Po I e con quelli di alcuni individui
di antichità compresa tra il Paleolitico superiore
ed il Mesolitico. Risulta evidente come tutti i denti
di San Cipriano II siano di dimensioni maggiori
rispetto allo standard europeo attuale (WHEELER,
1978); questa osservazione vale soprattutto per M,.
I valori dell’ indice di sezione orizzontale (Ta-
bella 5) non rivelano una tendenza a forma più
espansa della corona in senso vestibolo-linguale.
ESAME RADIOLOGICO
La radiografia panoramica (Tav. XIII f) evi-
denzia una trabecolatura ossea mandibolare otti-
mamente conservata. A livello del punto corrispon-
dente a M; s., mancante, si osserva un marcato
rimaneggiamento alveolare, verosimilmente suc-
cessivo ad un fenomeno infiammatorio; è proba-
bile che vi sia stata espulsione delle radici in se-
guito a carie destruente di M,. Ad entrambi i lati
M. manca per agenesia germinale.
Sono visibili le radici, doppie in tutti i molari
presenti; le cavità pulpari sono di normali dimen-
sioni in tutti i denti, con l’eccezione di M, (d.) in
cui vi è cavità leggermente dilatata.
ETÀ E SESSO DELL'INDIVIDUO
La mandibola è riferibile ad un individuo
adulto, ma non è possibile individuare una precisa
classe di età; le caratteristiche del processo alveo-
lare permettono comunque di escludere l’apparte-
nenza ad un individuo di età avanzata.
Benché alcune caratteristiche morfometriche
siano al limite tra l’attuale variabilità maschile e
quella femminile, la maggior parte dei dati (di-
mensioni medio-grandi, robustezza elevata, forti
impressioni muscolari, sviluppo del processo men-
toniero) permette il riferimento al sesso maschile.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il reperto di San Cipriano II consiste in una
mandibola quasi completa riferibile ad un maschio
adulto.
La mandibola è di dimensioni discrete con in-
dice mandibolare di valore medio e piuttosto ro-
busta. L’arcata dentaria è parabolica e provvista
di C d. e s., M; d. e M. d. e s.; gli altri denti ap-
paiono caduti post mortem ad eccezione di M, s.,
il cui alveolo mostra processi di rimaneggiamento,
e di M,; mancante per agenesia germinale bila-
terale.
L’aspetto dll’osso è sostanzialmente moderno,
nonostante alcuni caratteri arcaici come la posi-
zione bassa del foro mentoniero, la morfologia
delle fossette digastriche, espanse lateralmente e
rivolte verso il basso e l’ indietro, la notevole ro-
bustezza dei denti e la probabile occlusione orto-
donte suggerita dal tipo di usura dei canini.
TABELLA 15. — Mandibola di San Cipriano (II).
Dati metrici ed indici.
Misure assolute (in mm 0 gradi):
65 - larghezza bicondiloidea (02:29)
65(1) - larghezza bicoronoidea 91
66 - larghezza bigoniaca (107)
67 - larghezza ai fori mentonieri 46
68(1) - profondità mandibolare
(totale) 118
68 - profondità mandibolare
(del corpo) (82)
69 - altezza infradentale-gnation (35)
69(1) - altezza al foro mentoniero d.(36) s.(36)
69(3) - spessore al foro mentoniero d. 14 Stio,
70 - altezza del ramo ascendente d. 60 s. 61
70(3) - profondità dell’ incisura
siemoidea desto SED
Tal! - larghezza del ramo
ascendente Lust Sped
7la - larghezza minima del ramo
ascendente d.. 35 Ss. 94
79 - angolo mandibolare d.(130) s.(132)
79(1a) - angolo infradentale-pogonion
su base 58
79(1b) - angolo infradentale-pogonion
su piano alveolare 80
80(1) - larghezza dell’arcata alveolare 64
80 - profondità dell’arcata alveolare 46
Indici:
66/65 - trasverso posteriore (87,7)
68/65 - mandibolare (67,2)
68/66 - di profondità-larghezza
del corpo î (76,6)
69(3)/69(1) - di spessore al foro
mentoniero id (38:9) Rs (87)
69(1)/69 - di altezza del corpo d.(102,9) s.(102,9)
T1a/70 - del ramo ascendente db: 3a DTA
80(1)/80 - dell’arcata alveolare 139,13
Dimensioni dei denti (in mm):
Cd Cs_ Mid M:»d M»s
diametro mesio-distale
al colletto DO 5A 074 02861056
diametro mesio-distale
alla corona RD TE0N 1210661003
diametro vestibolo-linguale
al colletto TATTO IO 8 SAGO
diametro vestibolo-linguale
alla corona ass 0TI0,0
altezza della corona OI ONTO 05 58
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) d9
R) Altri resti
Oltre a quelli sopra descritti, altri resti umani
relativamente fossilizzati sono stati raccolti nella
zona presa in considerazione. Si tratta, per quanto
ci risulta, di pochi reperti, conservati presso il
Museo Civico di Storia Naturale di Milano. Tra
essi si possono citare: un frammento di squama
occipitale (da Arena Po), un parietale destro in-
completo molto fluitato (da Portalbera), un parie-
PARTE III
A) Caratteristiche generali dei resti umani
Nonostante l’esistenza di alcuni dettagli mor-
fologici e morfometrici contrastanti, possiamo ri-
tenere, almeno come ipotesi di lavoro, che tutti
i resti sopra descritti appartengano allo stesso
gruppo umano. Il grado di fossilizzazione dei re-
perti, che è per lo più piuttosto omogeneo, non
pare in contrasto con questa ipotesi.
Il gruppo in questione sarebbe così definibile,
per il momento, in base all'esame di tre crani
incompleti, alcune ossa craniche isolate (cinque
frontali e tre parietali, due dei quali in connes-
sione anatomica), due mandibole ed un femore.
La Tabella 16 riassume i principali caratteri
morfologici e morfometrici dei dieci reperti rap-
presentanti parti craniche. Ne risulta il quadro
di un cranio di forma ovoide, per lo più tendente
alla pentagonoide o anche alla romboide in norma
superiore; in norma laterale il profilo è più o
meno nettamente trapezoide ed in norma poste-
riore è subpentagonoide, con piani parietali paral-
leli o leggermente rientranti al di sotto delle bozze.
L’indice cranico orizzontale è di mesocrania ten-
dente alla dolicocrania, con l’eccezione di Spes-
sa III, brachicranico al limite con la mesocrania
(in questo caso però, come già detto, la forma po-
trebbe essere stata determinata da un’evoluzione
abnorme delle suture della volta). Gli indici di al-
tezza rivelano crani medio-bassi. Il diametro tra-
sverso massimo è spostato verso l’opistocranion.
La fronte è media o larga rispetto al diametro
trasverso massimo e le creste temporali del fron-
tale sono intermedie o divergenti. La glabella e le
arcate sopracciliari sono mediamente sviluppate,
con l’eccezione del frontale di Parpanese in cui si
forma un abbozzo di torus. Le orbite, per quanto
deducibile dalla forma del margine sopraorbitario,
sono in almeno metà dei casi subquadrangolari o
rettangolari. In alcuni casi si nota carena fron-
tale sagittale, più o meno evidente. La curvatura
tale sinistro fluitato e privo delle porzioni margi-
nali (da Portalbera).
A causa della limitatezza e del cattivo stato di
conservazione dei reperti non sono possibili osser-
vazioni morfologiche e morfometriche di qualche
significato. Non crediamo quindi opportuno pub-
blicarne una descrizione; inoltre, il loro grado di
fossilizzazione pare leggermente meno avanzato di
quello dei reperti descritti in questa memoria.
- CONCLUSIONI
sagittale delle ossa della volta è media o medio-
forte; in un caso (Mezzana Corti) l’occipitale è
particolarmente incurvato. In due calotte su tre
vi è chignon occipitale, più o meno evidente.
L’inion ha sviluppo scarso o medio ed è situato
a livello o al di sopra del piano di Francoforte.
Si osserva tendenza alla iperparietalizzazione, ap-
pena accennata (Mezzana Corti, Portalbera I) o
netta (Spessa III). Nell’unico caso osservabile
(Spessa III) la cresta sopramastoidea è forte. Lo
spessore delle ossa della volta è medio-elevato ed
il volume endocranico medio: è per le femmine di
ml 1360 (media di 4 casi), per i maschi di ml 1423
(media di 4 casi).
Per quanto riguarda la mandibola, i reperti di-
sponibili sono solo due (Arena Po I e San Cipria-
no II). Le due mandibole mostrano alcuni carat-
teri comuni: sono larghe e poco profonde, con ar-
cata alveolare larga, angoli eversi, angolo mandi-
bolare medio (Arena Po I) o medio-elevato (San
Cipriano II), impronta digastrica relativamente
bassa ed espansa lateralmente, ipodontia per age-
nesia di M.. Altri caratteri significativi sono però
discordanti, soprattutto la forma del mento, senza
processo mentoniero distinto e con angolo di 70°
in Arena Po I, con mento ben delineato ed an-
golo di 58° in San Cipriano II; inoltre, in Arena
Po I, contrariamente a San Cipriano II, l’incisura
sigmoidea è larga e poco profonda ed il processo
coronoideo raggiunge un livello più alto di quello
probabile del condilo rispetto al piano alveolare.
Altre differenze sono probabilmente imputabili
alla differenza di sesso, femminile in Arena Po I
e maschile in San Cipriano II: differenze di ro-
bustezza al foro mentoniero, di forma del ramo,
dell’indice trasverso posteriore, delle dimensioni
assolute della mandibola.
I denti paragonabili sui due reperti sono M, e
M.; la morfologia è relativamente confrontabile,
salvo la differente posizione dell’ipoconulide di M,
30 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. ‘PINNA
e la presenza, sempre in M;, di un ponte di
smalto solo in San Cipriano II. In entrambi i re-
perti, i denti non presentano espansione della for-
ma in senso vestibolo-linguale; le dimensioni, tan-
to in Arena Po I (nel caso di P. e M;) quanto in
San Cipriano II (in tutti i denti, ma soprattutto
in M;) sono maggiori di quelle del modello di
WHEELER (1978) per l'Europeo moderno.
Per quanto riguarda lo scheletro postcraniale,
esso è rappresentato solo da un femore (Arena Po
II), che non trova quindi, per il momento, termini
di confronto all’interno della serie; per la descri-
zione delle sue caratteristiche principali, si riman-
da al capitolo relativo.
Valutando tutti i dati sopra sintetizzati, si ot-
tiene un quadro antropologico caratteristico per il
sommarsi di parecchi caratteri primitivi che paio-
no allontanare la serie descritta da quelle attuali.
Lo scarso numero dei resti da un lato risulta limi-
tativo nei confronti di questa conclusione, dall’al-
tro, per la frequenza dei suddetti caratteri arcaici,
contribuisce a confermare l’aspetto peculiare della
serie descritta.
B) Interpretazione dei.resti umani
L’interpretazione dei resti umani oggetto di
questa monografia presenta notevoli difficoltà, che
derivano essenzialmente dalla mancanza di dati
stratigrafici; l’unico riferimento stratigrafico, di
portata limitata, è relativo al cranio di Mezzana
Corti (v. oltre).
D'altra parte, l’avanzato grado di fossilizza-
zione depone per una forte antichità dei resti.
E’ già stato fatto notare che, date le particolari
condizioni di rinvenimento, l’associazione dei re-
perti umani fossilizzati con resti faunistici per
lo più tardo-pleistocenici potrebbe essere casuale
ed irrilevante; di rilievo è però il fatto che lo
stato di fossilizzazione di entrambi i gruppi .sia
sovrapponibile.
Un dato che si accorda con l’attribuzione di
un’età pleistocenica a questi resti umani è fornito
dalle condizioni di rinvenimento del cranio di Mez-
zana Corti. Questo reperto fu infatti recuperato
dal medesimo strato ghiaioso-sabbioso, di aspetto
omogeneo, in cui era un paio di palchi di Cervus
megaceros che presenta condizioni di fossilizzazio-
ne del tutto simili. Si può presumere che entrambi
i. reperti fossero in strato in giacitura primaria,
data l’assenza su di essi di tracce di fluitazione
e date soprattutto la relativa completezza e le di-
mensioni dei palchi del Megacero, che certamente
sarebbero stati danneggiati o si sarebbero sepa-
rati per rottura del frontale a seguito di un tra-
sporto anche poco prolungato. L’associazione è di
significato limitato, data la potenza dello strato
(v. Fig. 3). E° comunque da notare che Cervus
megaceros può essere considerato indicativo di età
pleistocenica, in quanto in Italia non sembra aver
superato l’Oscillazione di Allergd.
L’analisi comparativa dei semplici dati antro-
pologici risente molto della mancanza, nei resti
cranici, dello scheletro faciale. Alcune osservazioni
morfologiche e morfometriche riferite nella de-
scrizione dei singoli reperti e riassunte nel para-
grafo precedente, pur tenendo conto dell’ampia
variabilità delle popolazioni europee attuali, ten-
dono comunque ad avvicinare i reperti in que-
stione ad alcune serie del Paleolitico superiore e
dell’Epipaleolitico. E’ necessario tuttavia notare
che questa affermazione è basata su termini di
confronto molto generali, se non altro per man-
canza di una conoscenza precisa e basata su un
campione consistente della morfologia scheletrica
di uno o più «tipi » umani vissuti in Italia set-
tentrionale tra la fine del Wirm e l'inizio del
Postglaciale (per notizie a proposito, v. CORRAIN
& al., 1976; v. anche NEWELL et al., 1979).
Molte delle caratteristiche sopra ricordate po-
trebbero comunque ben definire un tipo umano
del Paleolitico superiore, genericamente parlando,
con alta frequenza di particolari aspetti, quali la
morfologia allungata del cranio, la tendenza tra-
pezoide in norma laterale, le linee temporali che
formano una cresta a livello frontale, una certa
iperparietalizzazione, le orbite spesso subquadran-
golari, la posizione relativamente alta dell’inion,
con bascula occipitale non ancora completata, e
quella arretrata del diametro trasverso massimo,
la mandibela con corpo corto e largo, con estro-
versione goniaca e con denti di discreta robu-
stezza. Singoli reperti si segnalano inoltre per
aspetti particolarmente caratteristici: il cranio di
Mezzana Corti per la netta forma trapezoide con
marcati appiattimenti postbregmatico e postobe-
lico e leggero chignon occipitale; il frontale di
Parpanese per i forti rilievi sopracciliari e della
glabella, con abbozzo di torus; i frontali di San
Cipriano I e, ancora, di Parpanese, per la pre-
senza di carena sagittale; il cranio di Spessa III
per la cresta sopramastoidea marcata; il cranio di
Portalbera I per il margine sopraorbitario decisa-
mente rettilineo; la mandibola di Arena Po I per
la mancanza di processo mentoniero distinto e per
l’altezza del processo coronoideo.
Il femore (Arena Po II) rappresenta uno dei
reperti di maggior spicco della serie. L'aspetto è
decisamente arcaico e si distacca nettamente da
termini di confronto attuali, soprattutto per la
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38 G. GIACOBINI, G. CALEGARI & G. PINNA
notevole curvatura mediana diafisaria, per l’ele-
vata robustezza del corpo e del collo, per il forte
pilastro morfologico, per la scarsa torsione; per
alcune di queste caratteristiche il reperto di Arena
Po II risulta addirittura più facilmente parago-
nabile a femori neandertaliani.
In conclusione quindi, il quadro antropologico
delineato dall'esame dei resti umani fossilizzati
scoperti nella zona di Arena Po risulta particolare
per la concomitanza di un discreto numero di ca-
ratteristiche arcaiche che tendono a differenziare
i resti in questione dalle serie attuali, ponendoli
spesso ai limiti o addirittura al di fuori della va-
riabilità delle popolazioni europee moderne, e per
il sommarsi di parecchi dettagli che genericamente
caratterizzano popolazioni del Paleolitico superio-
re e dell’Epipaleolitico.
Un preciso confronto con serie o con singoli
individui tardo-wirmiani o del primo Postglaciale
non pare opportuno, a causa soprattutto delle in-
certezze interpretative che circondano i reperti
qui descritti. Occorre d’altra parte ricordare quan-
to, verso la fine del Glaciale e successivamente,
il quadro antropologico sia venuto complicandosi,
almeno in Italia, dal sommarsi o dall’attenuarsi
di èaratteristiche cromagnonoidi e di tendenze
verso varianti di tipo Obercassel e di tipo epi-
paleolitico nordafricano (per discussione, v.. BOR-
GOGNINI TARLI, 1969). La discreta eredità di ca-
ratteri antropologici mesolitici evidente in alcuni
neolitici (liguri, per esempio; v. SCARSINI & MES-
SERI, 1974; MESSERI & al., 1977) complica ulte-
riormente il quadro ed aumenta le incertezze in-
terpretative.
Occorre infine sottolineare che i vari resti
umani oggetto di questo studio, pur presentando
un grado di fossilizzazione piuttosto omogeneo,
potrebbero anche non essere coevi ma apparte-
nere a serie di antichità diversa, in analogia con
quanto è indubbio per i resti faunistici. Tenendo
conto solo dei reperti più significativi, si potreb-
bero tentativamente individuare almeno due serie,
una di aspetto più arcaico (Arena Po II e Parpa-
nese), l’altra successiva (Mezzana Corti, Arena
Po I, Portalbera I, San Cipriano 1).
Tenuto conto dei dati antropologici e di altra
natura sopra riferiti, nonostante tutte le incertez-
ze interpretative, un’attribuzione dei resti umani
a popolazioni del Paleolitico superiore — o, tutt’al
più, dell’Epipaleolitico — non pare improbabile
allo stato attuale delle nostre conoscenze sui re-
perti in questione.
C) Il Pleistocene medio-superiore e l’inizio dei
tempi olocenici nell'Alto e Medio Bacino del
Po. Considerazioni sulla presenza umana
Il rinvenimento in Lombardia di nuovi resti
umani di probabile età pleistocenica, avulsi da
ogni contesto stratigrafico e privi di qualsiasi ele-
mento culturale ad essi associato, ripropone, an-
cora una volta, la discussione su quelle che sono
le attuali conoscenze sulla presenza umana e sul
suo inquadramento in un ecosistema, in tempi plei-
stocenici o immediatamente successivi, nell’alto e
medio bacino del Po.
Il territorio preso in considerazione corrispon-
de al bacino idrografico padano dalla sua origine
fino alla confluenza con il Mincio a destra e con
il Taro a sinistra. Questo limite orientale è stato
fissato convenzionalmente per escludere territori
corrispondenti alle aree paleolitiche veneta ed emi-
liana, che paiono possedere connotati loro propri,
differenti da quelli dell’area lombardo-piemontese
(v. anche FEDELE, 1966). Il territorio in questione,
in altre parole, corrisponde alle regioni lombarda
e piemontese e ad una limitata parte di quella
emiliana. La zona di Arena Po ne è quasi al centro.
Occorre innanzitutto precisare che lo stato at-
tuale delle conoscenze non permette di tracciare
un quadro sintetico significativo del popolamento
umano di questa area geografica in età paleoli-
tica ed epipaleolitica. Pertanto eviteremo di trarre
affrettate conclusioni dagli elementi, spesso di ca-
rattere episodico, oggi a disposizione, laddove sa-
rebbe più costruttivo tentare di identificare i pro-
blemi e le mosse per una futura metodologia.
In un lavoro del 1966 Francesco Fedele, de-
scrivendo la stazione paleolitica del Monfenera in
Valsesia, dedicò un’ampia parte della sua mono-
grafia alla revisione critica di quelle che allora
erano le conoscenze sul Paleolitico dell’Italia nord-
occidentale extraligure. In tale scritto egli ebbe a
riconfermare per sicuramente paleolitiche le sole
stazioni in grotta del Buco del Piombo e del Tanun
nel Comasco, oltre a quelle del Monfenera, evi-
tando una semplicistica attribuzione al Paleolitico
di quei reperti (i manufatti litici di Castelceriolo,
Lambrinia, Alba, Palude Brabbia) la cui defini-
zione si affidava all’aspetto tipologico ma per i
quali l'ambito del rinvenimento — occasionale o
estraneo ad un contesto stratigrafico — suggeriva
una certa prudenza (*).
(3) I principali riferimenti bibliografici sono i se-
guenti: MAvIGLIA (1989 a e b) e DE MINERBI & MAVIGLIA
(1954) (Buco del Piombo); Fusco (1958) (Tanun); FEDELE
(1966) (Monfenera). Per le località di Castelceriolo, Lam-
brinia, Alba, Palude Brabbia, v. FEDELE (1966).
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 39
Attualmente, anche se nuove scoperte hanno
ampliato il quadro di conoscenza delle industrie
paleolitiche individuate, sostanzialmente permane
nella zona quel grave stato di sconnessione gene-
rale tra i manufatti, i resti umani ed il contesto
ecologico coevo (*). Pertanto, chi si accingesse a
voler definire l immagine del Paleolitico medio e,
soprattutto, superiore, in quest’area, sarebbe co-
stretto a basarsi in buona parte su rinvenimenti
isolati che, se anche allargano il quadro distribu-
tivo, rimangono segnalazioni di fatto poco utili
alla reale comprensione del problema.
Analizzando le informazioni disponibili appare
un quadro disarmonico del territorio, che se da
un lato privilegia relativamente la conoscenza di
un Paleolitico medio in genere documentato in ca-
vità, d’altro canto ci presenta un Paleolitico supe-
riore la cui esistenza è ormai certa, ma che non
trova ancora una collocazione paleoecologica e cul-
turale precisa. Queste differenze trovano una loro
giustificazione certamente anche in una effettiva
diversa frequentazione del territorio da parte dei
(4) Ricerche sviluppate in alcuni depositi di recente
scoperta e condotte con intenti interdisciplinari hanno tut-
tavia permesso di definire singoli paleoecosistemi. In que-
sto ambito si collocano i ritrovamenti relativi al Paleolitico
inferiore o medio-inferiore di Trino-Vercellese (FEDELE,
1965), di Monte Rotondo, di Monte Netto nel Bresciano
(CoLTORTI & CREMASCHI, 1978; CREMASCHI, 1974) e di Me-
rate (Como) (CREMASCHI, 1980). Per quanto riguarda il
Paleolitico superiore va ricordata la stazione preistorica
di Salto in Valle d’Orco (FEDELE, in preparazione) e quella
di Merate (Como) (CREMASCHI, 1980).
Altre località probabilmente importanti ma tuttora
scarsamente documentate sono il Buco del Corno di Vigano
nel Bergamasco (FUSCO, 1971) e l’Altipiano di Cariadeghe
nel Bresciano (CREMASCHI, 1979 e 1980) per il Musteriano,
e l’Antro Mitriaco di Angera (Fusco & POGGIANI KELLER,
1976) per il Paleolitico superiore. Il Buco di Costa Caval-
lina, con industria attribuibile al Paleolitico superiore ar-
caico (CREMASCHI, 1980), meriterebbe una più prudente in-
terpretazione, meglio se considerato in un più serio pro-
gramma di indagine nelle Prealpi Bergamasche.
Reperti sporadici, la cui definizione di paleolitici è
basata solamente sull’esame tipologico, provengono da Mas-
serano nel Vercellese (GIACOBINI & al., 1975) e dalla Ca-
vernetta Ca’ dei Grii nel Bresciano (BIAGI e MARCHELLO,
1970) per il Musteriano, e dal Biis dei Lader nel Bre-
sciano (BIAGI, 1976b), dai Lagazzi di Vho nel Cremonese
(BacoLINI & al., 1976) e da Monte Netto nel Bresciano
(CREMASCHI, 1979) per il Paleolitico superiore. Altre pre-
senze paleolitiche, segnalate nelle Prealpi Bergamasche da
gruppi grotte locali, meriterebbero di essere verificate con
più attenzione. i
Per quanto riguarda segnalazioni relative a sequenze
epipaleolitiche o mesolitiche, molte località, alcune delle
quali studiate a fondo, sono state segnalate negli ultimi
anni, per lo più su base solo tipologica, ed elencate in
BROGLIO (1973) e BIAGI (1976a,c). Altre, di scoperta più re-
cente, sono elencate da BIAGI (1980).
vari gruppi umani che si sono succeduti lungo un
arco di tempo di qualche decina di migliaia di
anni. La differenza di frequentazione potrebbe
essere genericamente correlata ad eventi geologici
e climatici; bisogna però ricordare che l’area geo-
grafica in questione presenta una evidente e spic-
cata variabilità morfologica, da paesaggi di pia-
nura ad ambienti di alta montagna, e che l’atteg-
giamento culturale dei diversi gruppi umani può
averli indirizzati preferenzialmente verso distinte
parti del territorio, che sappiamo essere stato pro-
fondamente alterato in tempi olocenici dalla dina-
mica alluvionale della pianura padana.
Se si ipotizza un’economia di tipo paleolitico
superiore che sia legata alla frequentazione prefe-
renziale della pianura che, considerando anche le
faune presenti, pare aver rappresentato un am-
biente favorevole ad una presenza umana conti-
nuata, possiamo ritenere che buona parte della do-
cumentazione sia stata dispersa da fenomeni di di-
lavamento o ricoperta da potenti depositi allu-
vionali.
D’altra parte, per tradizione, per semplicità e
per una effettiva concentrazione di reperti, la ri-
cerca è stata sinora prevalentemente orientata
verso depositi in cavità della fascia prealpina (9).
E’ verosimile ed auspicabile che una più accurata
e sistematica indagine della pianura fino ai rilievi
prealpini, indirizzata da informazioni di geografia
fisica e di geologia del Quaternario, permetta di
identificare lembi di territorio con ampa documen-
tazione del Paleolitico superiore.
Le caratteristiche favorevoli del territorio di
pianura nel tardo Pleistocene sono documentate,
come già accennato, dalla concentrazione di resti
faunistici, di antichità certo disomogenea ma forse
rappresentativi di una sequenza continua, nella
zona di Arena Po. La presenza di resti umani in
un tale insieme è suggestiva, se se ne ammette la
contemporaneità.
La relativa abbondanza di resti umani, per cui
abbiamo proposto un’età tardo-wirmiana o al più
olocenica iniziale, può parere in contrasto da un
(5) Come è noto, molti depositi in cavità hanno for-
nito in area lombardo-piemontese resti di fauna pleisto-
cenica. In alcuni di essi (v. sopra) è stata documentata
un’associazione con industria paleolitica; in altri — la
maggior parte — tracce di presenza umana coeva non
sono state finora individuate. Per quanto riguarda i depo-
siti medio- o tardo-pleistocenici piemontesi di esclusivo in-
teresse paleontologico, v. FEDELE (1966) e GIACOBINI et al.
(1980). Le varie grotte «a Orso » e breccie ossifere del-
l’arco prealpino lombardo sono elencate in diversi lavori
riassuntivi (AIRAGHI, 1927; VIALLI, 1957; Rossi RONCHETTI,
1958; CADEO, 1961).
40 ME: GIACOBINI, G. CALEGARI & G.° PINNA
lato con la scarsa documentazione del Paleolitico
superiore o dell’Epipaleolitico nell’Italia nord-occi-
dentale, dall’altro con la mancanza nella zona spe-
cifica di sicuri reperti di industrie coeve (5°). E°
chiaro d’altra parte che i resti umani e faunistici
sono stati deposti sulla riva dopo aver subito un
trasporto fluviale; i depositi originari, non identi-
ficati, sono verosimilmente situati a discreta pro-
fondità, come lascia supporre la situazione a Mez-
zana Corti; ciò che ne viene asportato dalle acque
— resti ossei e, forse, testimonianze di industrie —
deve subire una discriminazione ad opera della di-
namica fluviale. Non a caso i resti cranici, che più
facilmente sono trasportati, sono i più frequenti.
Eventuali testimonianze di industrie non si pre-
sterebbero ad un trasporto del medesimo tipo e,
(5) E’ tuttavia da ricordare la scoperta di un manu-
fatto, riferito da MAVIGLIA (1944) al Paleolitico superiore,
nelle alluvioni tardo-pleistoceniche di Lambrinia, a pochi
chilometri da Arena Po.
comunque, non sarebbero facilmente identificabili
qualora fossero deposte sulla riva (7).
La presenza di resti umani di presumibile età
pleistocenica ribadisce, nonostante 1’ impossibilità
di un loro inquadramento preciso, la grande impor-
tanza del complesso di rinvenimenti della zona di
Arena Po, che, pur con tutte le incertezze crono-
logiche ed interpretative, merita di essere oggetto
di un accurato ed ampio programma di revisione
delle faune e di ricerca dei depositi di origine dei
reperti.
(7) I mancati ritrovamenti di industrie paleolitiche
sono forse in parte imputabili al fatto che, a causa della
rarità della selce nell’alto e medio bacino del Po, molti
manufatti possono essere stati realizzati su materiali di-
versi e più difficilmente si prestano ad un facile ed im-
mediato riconoscimento quando siano dispersi sulle rive
di corsi d’acqua. Fa testo l’esempio del Monfenera, ove
per molto tempo sono passati inosservati manufatti su
quarzo, spongolite, porfirite ed altre rocce locali. ;
I RESTI UMANI FOSSILI DELLA ZONA DI ARENA PO (PAVIA) 41
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PARTE V - DOCUMENTAZIONE ICONOGRAFICA
Avvertenza. - Le fotografie raffigurano le norme
o gli aspetti più significativi dei singoli reperti;
questi sono riprodotti a 2/83 (riduzione lineare)
delle dimensioni reali, con l'eccezione del femore
di Arena Po (II) (Tav. IV) che è raffigurato a
1/2 del reale. Le ossa craniche isolate non sempre
sono orientate secondo le proiezioni antropologi-
che classiche.
Nelle didascalie relative alle Tavole che se-
guono, le indicazioni concernenti le collezioni cui
si riferiscono i reperti sono state abbreviate come
segue:
Gropello Cairoli == Collezioni del Museo Civico
Archeologico di Gropello Cairoli (Pavia).
Milano — Collezioni del Museo Civico di Storia
| Naturale di Milano.
Pavia — Collezioni del Museo di Geologia e Pa-
leontologia dell’Università di Pavia.
Torino — Collezioni dell’Istituto di Anatomia
Umana Normale dell’Università di Torino.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. I
|
|
TAV. I. — Riproduzione delle Tavole II e III dell’opera di GASTALDI (1866 a),
raffiguranti il cranio di Mezzana Corti visto dal lato destro (a) e dall’avanti
(b) (riduzione a 1/2 delle litografie originali).
Tav II. — Reperto di Mezzana Corti (cranio incompleto) in norma anteriore (a), superiore (b), posteriore
(c), inferiore (d) e laterale destra (e); riduzione a 2/3 circa. Collezione: Torino.
G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
GIACOBINI G., CALEGARI
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. II
i
i
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. III
Tav. III. — Reperto di Arena Po I (mandibola con P» d. e s., M; d. e s., M» d. e s.) in norma superiore (a),
inferiore (b), laterale sinistra (c), anteriore (d) e posteriore (e); riduzione a 2/3 circa. In basso sono raf-
figurati una radiografia panoramica della mandibola (f, riduzione a 1/2) ed un particolare dei denti pre-
senti sull’emiarcata destra (8). Collezione: Pavia.
| GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. IV
È
TAV. IV. — Reperto di Arena Po II (femore destro) in norma anteriore (a), laterale (b), mediale (c) e po-
steriore (d); riduzione a 1/2 circa. Collezione: Milano.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital.
Storia nat. Milano
Sci. nat. e Museo civ.
Vo RRXO SIRIA VANNVI
Tav. V. — Reperto di Arena Po IV (parietali d. e s. in connessione anatomica) in norma anteriore (a), po-
steriore (b), superiore (c), inferiore (d) e laterale destra (e); riduzione a 2/83 circa. Collezione: Milano.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. VI
TAV. VI. — Reperto di Arena Po III (frontale) in norma anteriore (a), visto dalla faccia endocranica (b)
ed in norma laterale sinistra (c); riduzione a 2/3 circa. Collezione: Milano.
Reperto di Spessa I (frontale) visto dal basso e dall’avanti (d), dalla faccia endocranica (e) ed in norma
laterale sinistra (f); riduzione a 2/3 circa. (Da CORRAIN e CORNAGGIA CASTIGLIONI, 1963); distrutto per eventi
bellici.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAV. VII |
TAV. VII. — Reperto di Spessa III (cranio incompleto) in norma laterale destra (a) e sinistra (b); ridu-
zione a 2/83 circa. Collezione: Gropello Cairoli.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAv. VIII
Tav. VIII. — Reperto di Spessa III (cranio incompleto) in norma anteriore (a), posteriore (b), superiore
(c) e inferiore (d); riduzione a 2/3 circa Collezione: Gropello Cairoli.
Tav. IX. — Reperto»=di Spessa II (frontale) in norma anteriore (a), visto dalla faccia endocranica (b) ed in
norma laterale sinistra (c); riduzione a 2/3 circa. Collezione: Milano.
Reperto di Parpanese (frontale) in norma anteriore (d), visto dalla faccia endocranica (e) ed in norma
laterale destra (f); riduzione a 2/3 circa. Collezione: Milano.
Hola
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G.
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAV. IX
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ. :
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. X i
Tav. X. — Reperto di Portalbera I (cranio incompleto) in norma laterale destra (a) e sinistra (b); riduzione
a 2/3 linea Collezione: Milano.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
È Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XI
TAV. XI. — Reperto di Portalbera I (cranio incompleto) in norma anteriore (a), posteriore (b), superiore (c)
e inferiore (d); riduzione a 2/3 circa. Collezione: Milano.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ. È
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XII
LI III
TAV. XII. — Reperto di Portalbera II (parietale sinistro) visto dalle faccie esocranica (a) ed endocranica (b)
ed in norma posteriore (c) ed anteriore (d); riduzione a 2/83 circa. Collezione: Milano.
Reperto di San Cipriano I (frontale) in norma anteriore (e), visto dalla faccia endocranica (f) ed in norma
laterale sinistra (g); riduzione a 2/3 circa. Collezione: Milano.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAv. XIII
TAV. XIII. — Reperto di San Cipriano II (mandibola con C d. e s., M;d., M. d. e s.) in norma superiore (a),
inferiore (b), laterale destra (c), anteriore (d) e posteriore (e); riduzione a 2/3 circa. In basso sono raffi-
gurati una radiografia panoramica della mandibola (f, riduzione a 1/2) ed un particolare dei denti presenti
sull’emiarcata destra (g). Collezione: Milano.
Tav. XIV. — Profili di sezioni trasverse del femore di Arena Po II (AP II) a livello del collo (A), sub-
trocanterico .(B), a metà diafisi (C) ed al piano popliteo (D); pi = pilastro. Le sezioni sono in grandezza
naturale.
Profili di sezioni delle mandibole di Arena Po I (AP I) e di San Cipriano II (SC II) a livello del piano
sagittale mediano (A), del setto interalveolare I-C (B), del foro mentoniero (C) e di M, (D); gn = apofisi
geni, fg = fossetta digastrica, fm = foro mentoniero.Le sezioni sono in grandezza naturale.
Profilo radiografico del frontale di Parpanese (PA) in proiezione latero-laterale (a sinistra) ed eso-endocra-
nica (a destra); è indicata l’estensione dei seni frontali.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAV. XIV
Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XV
TAv. XV. — Figure semischematiche dei modelli endocranici dei reperti di Mezzana Corti (MC) e di Arena
= seno sagit-
rami bregmatico, obelico e lambdoideo dei vasi meningei medi; ss
emissaria parietale, ft = fessura trasversa del cervello,
P_ORIIVAN CAVEANIVa) SONE
= granulazioni di Pacchioni, ep =
tale superiore; g =
cb = cervelletto. Riduzione a 2/3 circa.
GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAv. XVI
—
$$
TAV. XVI. — Figure semischematiche dei modelli endocranici dei reperti di Spessa III (SP III) e di Portal-
bera I (PT I); st = seno trasverso (per le altre indicazioni, v. TAv. XV). Riduzione a 2/3 circa.
Direttore responsabile: Prof. Cesare Conci — Registrato al Tribunale di Milano al N. 6694
TR
VOLUME XII.
I - VIALLI V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli
superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo).
pp. 1-70, 4 figg., 6 tavv.
II - VENZO S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte I: Tratto occidentale
Gardone-Desenzano.' pp. 71-140, 14 figg., 6 tavv.,
1 carta.
III - ViaLLI V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte.
Albenza (Bergamo). pp. 141-188, 2 figg., 5 tavv.
VOLUME XIII.
I - Venzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico : del Garda. Parte II. Tratto orientale
Garda-Adige e anfiteatro atesino di Rivoli veronese.
pp. 1-64, 25 figg., 9 tavv., 1 carta.
II - PINNA G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Merca-
ticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia. pp. 65-98,
2 figg:,4 tavv.
III - ZANZUCCHI G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) ‘di Entratico in Val Cavallina (Berga-
masco orientale). pp. 99-146, 2 figg., 8 tavo.
. VOLUME XIV.
I - Venzo S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all'Adige.
Epp ds, Io aggio NL carta
II - PINNA G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell’ Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia
Dactylioceratidae. pp. 838-186, 4 tavv.
INI - DIENI I., MASSARI F. e MONTANARI L., 1966 - Il Paleo-
gene dei dintorni di Orosei (Sardegna). pp. 137-184,
5 figg., 8 tavov.
VOLUME XV.
I - CARETTO P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni
Briozoi pliocenici, precedentemente determinati quali
Idrozoi del genere Hydractinia Van Beneden. pp. 1-
88, 27 figg., 9 tavv.
II - DIENI I. e MASSARI F., 1966 - Il Neogene e il Quater-
nario dei dintorni di Orosei (Sardegna). PP. 89-142,
8 figg., 7 tavv.
III - BARBIERI F. - ITACCARINO S. - BARBIERI F. & PETRUCCI F.,
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino:
Parmense-Reggiano. pp. 148-188, 20 figg., 8 tavv.
VOLUME XVI.
I - CARETTO P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio
del metodo statistico e nuova classificazione dei Ga-
steropodi pliocenici attribuibili al Murex brandaris
Linneo. pp. 1-60, 1 fig., 7 tabb., 10 tavv.
II - SACCHI VIALLI G. e CANTALUPPI G., 1967 - I nuovi fos-
è sili di Gozzano (Pralpi piemontesi). pp. 61-128,
30 figg., 8 tavv.
III - PIGORINI B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare
Adriatico. pp. 129-200, 18 figg., 4 tabb., 7 tavv.
VOLUME XVII.
I - PINNA.G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell'Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie Ly-
toceratidae, Nannolytoceratidae, Hammatoceratidae
(excel. Phymatoceratinae), Hildoceratidae Da Hil-
‘doceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 tavv. n.t.,
6 figg., 6 tav.
II - VENZO S. & PrLOSIO G., 1968 - Nuova fauna a Ammo-
noidi dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brem-
bana (Bergamo). pp. 71-142, 5 figg., 11 tavv.
TII - PeELOSIO G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell'Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hi/do-
ceras, Phymatoceras, Paroniceras e Frechiella. Con-
clusioni generali. pp. 148-204, 2 figg., 6 tavv.
VOLUME XVIII.
I - PINNA G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate
da Giuseppe Meneghini nelle Tavv. 1-22 della « Mo-
nographie des fossiles du calcaire rouge ammoni-
> tique > (1867-1881). pp. 5-22, 2 figg., 6 tavv.
II - MONTANARI L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Goz-
zano (Lago d’Orta). pp. 23-92, 42 figg., 4 tavv. n.t.
III - PETRUCCI F., BORTOLAMI G. C. & DAL PIAZ G. V.,
1970 - Ricerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli.
Avigliana (Prov. Torino) e sul suo substrato cri-
stallino. pp. 983-169, con carta a colori al 1:40.000,
14 figg., 4 tavv. a ‘colori e 2 b.n.
VOLUME XIX.
I - CANTALUPPI G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio
delle regioni mediterranee - Loro successione e mo-
dificazioni nel tempo. Riflessi biostratigrafici e si-
stematici. pp. 5-46, con 2 tabelle nel testo.
II - PINNA G. & LEVI-SETTI F., 1971 - I Dactylioceratidae
della Provincia Mediterranea (Cephalopoda Ammo-
noîdea). pp. 47-186, 21 figg., 12 tavv.
III - PeLOSIO G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di
‘. Asklepieion (Argolide, Grecia) - I. Fauna del « cal-
care a Ptychites» (Anisico sup.), pp. 187-168,
3 figg:, 9 tavv.
VOLUME XX.
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O., 1971 - La cultura di Reme-
dello. Problematica ed ergologia di una facies del-
l’Eneolitico Padano. pp. 5-80, 2 figg., 20 tavv.
I PETRUCCI F.,19720- 1 bacino del Torrente Cinghio
(Prov. Parma). Studio sulla stabilità dei versanti
.\e conservazione del suolo. pp. 81-127, 37 figg., 6
carte tematiche. ;
III - CERETTI E. & PoLuzzi A., 1973 - Briozoi della bio-
calcarenite del Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi),
pp. 129-169, 18 figg., 2 tavv.
VOLUME XXI.
I - PINNA G., 1974 - I crostacei della fauna triassica di
.Cene in Val Seriana (Bergamo). pp. 5-24, 16 figg.
16 tavv.
II - PoLuzzi A., 1975 - I Briozoi Cheilostomi del Pliocene
\l della Val d'Arda (Piacenza, Italia). pp. 25-78, 6 figg.,
5 tavv.
III - BRAMBILLA G., 1976 - I Molluschi pliocenici di Vil-
lalvernia (Alessandria). I. Lamellibranchi. pp. 79-
128, 4 figg., 10 tavv.
VOLUME XXII..
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O. & CALEGARI G., 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica,
schede, iconografia. pp. 5-30, 6 figg., 13 tavv.
II - PINNA G., 1979 - Osteologia dello scheletro di Krito-
SAUTUS notabilis (Lambe, 1914) del Museo Civico di
Storia Naturale di Milano (Ornithischia Hadrosau-
ridae). pp. 81-56, 8 figg., 9 tavv.
III - BIANCOTTI A., 1981 - Geomorfologia dell'Alta Langa
(Piemonte meridionale). PP. 57-104, 28 figg., 12 tabb.,
1 carta f.t.
VOLUME XXIII.
I - GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G., 1982 - I resti
umani fossili della zona di Arena Po (Pavia). De-
scrizione, e problematica di una serie di reperti di
probabile età paleolitica. pp. 5-44, 4 figg., 16 tavv.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)
"
MNECAA Tale
ii L14009
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FFARVATRD
LINIVEMSITYV
ISSN, 0376-2726
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
| MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXIII - Fasc. II
| ANGELO POLUZZI
| I RADIOLARI QUATERNARI
DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO
i Con 3 figure nel testo, 1 tabella e. 13 tavole fuori testo
Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università di Bologna
Con il contributo del C.N.R. (Gruppo di ricerca per la Paleontologia) e del Ministero P.I.,
I)
Ù MILANO
i 30 luglio 1982
Elenco delle Memorie della Sucketi Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME I.
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis: Felis jacobita (Corn.), 9 pp., 1 tav.
II - MacnNI-GRIFFI F., 1865 - Di una specie d’ Hippolais
nuova per l’Italia, 6 pp., 1 tav.
III - GastALDI B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini
lacustri per ‘opera degli antichi ghiacciai. 30 pp., |
2 figg., 2 tavv.
IV - SEGUENZA G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tav.
V - GIBELLI G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Verrucaria, 16 pp., 1 tav.
VI - Beggiato F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e
di Monteviale nel Vicentino. 10 pp., 1 tav.
VII - CoccHÙi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli og-
getti di umana industria dei tempi preistorici rac- .
colti in Toscana. 32 pp., 4 tavv. di
VIII - TARGIONI-TOZZETTI A., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen-
trale (Luciola italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavv.
IX - MaAcgcI L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tav. ;
X - CorNALIA E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a ‘
confondersi con esse. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME II.
I - IssEL A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa. 38 pp. ma È
II - GentTILLI A., 1866 - Quelques considérations sur l’ori-
gine des bassins lacustres, à propos des sondages
du Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
III - Motron F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. 140 pp. î
IV - D’AcHIarpI A., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico delle Alpi venete. 54 pp., 5 tavv.
V - CoccHi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di
Magra. 18 pp., 1 tav.
VI - SEGUENZA G., 1866 - Sulle importanti relazioni pa-
leontologiche di talune rocce cretacee della Cala-
bria con alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa set-
tentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - CoccHI I, 1867 - L’uomo fossile nell’ Italia centrale.
82 pp., 21 figg., 4 tavv.
VIII - GaRovagLIo S., 1866 - Manzonia cantiana, novum
Lichenum Angiocarporum genus propositum atque
deseriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - SEGUENZA G., 1867 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav. ì
X - DiuRER B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ecc. 48 pp., 11 tavv.
N
VOLUME II.
I - EmeRyY C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redui.
16 pp., 1 tav. È
II - GAROVAGLIO S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum, ge-
nera recognita iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
III - TaRgiIonI-TozzETTI A., 1867 - Studii sulle Coccini-
glie. 88 pp., 7 tavv.
IV - CLAPARÈDE E. R. e PANCERI P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp.,
1 tav.
V -:GarovacLio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae
commentatio. 40 pp.;} 4 tavv.
VOLUME IV.
I - D’ACHIARDI A., 1868 - Corallarj fossili del terreno num-
. mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavo.
II - GarovagLio S., 1868 - Octona Lichenum genera vel
adhuc controversa, vel sedis prorsus incertae în sy-
stemate, novis descriptionibus iconibusque accuratis-
simis illustrata, 18 pp., 2 tavo..
III - MARINONI C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavv. fi
IV - (Non pubblicato).
V - MARINONI C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom-
bardia. 28 pp., 3 figg., 2 tavo.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - MARTORELLI G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli
di rapina in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 tavv.
(Del vol: V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I - DE ALESSANDRI G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo-
gici. 1/04 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - MARTORELLI G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
63:figg., Litav..
III - PAVESI P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp.,
14 figg., 1 tav.
VOLUME VII.
I - DE ALESSANDRI G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 164 pp., 9 tavv.
(Del vol. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VIII.
I - Repossi E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 figg,
3 tavo.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi petrografici e geologici. Parte II. pp. 47-186,
Sg IVI. S ;
III - AIRAGHI C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu-
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati. pp. 187-242, 4 figg,.
3 tav. )
VOLUME IX.
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane. pp. 1-164, 7 figg., 2 tavv.
II - Sera G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione
della base del cranio colle forme craniensi e colle
strutture della faccia nelle razze umane. - (Saggio
di una nuova dottrina craniologica con particolare
riguardo dei principali cranii fossili). pp. 165-262,
7 figg., 2 tavv. ;
III - DE BEAUX O. e FESTA E., 1927 - La ricomparsa del Cin-
ghiale nell’Italia settentrionale-occidentale. pp. 263-
820,13 figgi. 7 avv. i
VOLUME X.
I - DEsIo A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Al
benza (Prealpi Bergamasche). pp. 1-156, 27. figg.
1 tav.; 1 carta. i
II - SCORTECCI G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli
Agamidi. pp. 157-208, 89 figg., 2 tavv.
III - SCORTECCI G., 1941 - I recettori degli Agamidi. pp. 209- .
326, 80 figg.
VOLUME XI.
I - GuigLia D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Mi-
lano (Hymen.). pp. 1-44, 4 figg., 5 tavo.
II-ITI - GIACOMINI V. e PIGNATTI S., 1955 - Flora e Vegeta-
zione dell’Alta Valle del Braulio. Con speciale riferi-
| mento ai pascoli di altitudine. pp. 45-288, 31 figg.,
1 carta. ;
ISSN , 0376-2726
4MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXIII - Fasc. II
ANGELO POLUZZI
| I RADIOLARI QUATERNARI
DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO
Con 3 figure nel testo, 1 tabella e 13 tavole fuori testo
Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università di Bologna
Con il contributo del C.N.R. (Gruppo di ricerca per la Paleontologia) e del Ministero P.I.,
MILANO
30 luglio 1982
El
dei
TIPOGRAFIA FUSI - PAVIA
7/1982
|
ANGELO POLUZZI (*)
I Radiolari quaternari di un ambiente idrotermale del Mar Tirreno
Riassunto. — Un dragaggio effettuato al largo di Na-
poli a circa 1000m di profondità, ha portato alla luce
una ricca tanatocenosi a Radiolari costituita da una no-
vantina tra specie e sottospecie dei sottordini Spumellaria
e Nassellaria. Gran parte della presente Memoria è stata
dedicata alla sistematica e alla descrizione dei caratteri
morfologici di tali forme. L’argilla contenente i Radiolari
ricopre un basamento di dolomie intensamente fratturate
e può considerarsi il risultato dell’ interazione di convogli
idrotermali con i sedimenti del fondo. Gli elevati valori
di diversità tassonomica e di densità riscontrati nella fauna
a Policistini, fanno pensare all’esistenza di un ambiente
deposizionale in grado di accumulare e conservare nel
tempo i gusci opalini degli organismi planetonici e bento-
nici. Infatti le impregnazioni idrotermali, la lisciviazione
dei tephra e degli altri materiali piroclastici del bacino,
aumentano la concentrazione di silice ed attenuano l’ag-
gressività della colonna d’acqua e delle acque interstiziali
nei confronti della silice biogena. Altri fattori secondari,
quali la dissoluzione dei gusci calcarei causata dall’acidi-
ficazione idrotermale dell’ambiente e la scarsità degli ap-
porti terrigeni, concorrono ad elevare la densità relativa
dei Radiolari nel sedimento. I dati sulle popolazioni vi-
venti del Tirreno, infine, tendono a confermare l’ ipotesi
secondo cui le tanatocenosi a Radiolari sono arricchite prin-
cipalmente da specie planctoniche profonde. Tali forme
possono entrare vantaggiosamente nelle catene trofiche in-
nescate localmente dalle emanazioni idrotermali.
Abstract. — Quaternary Radiolaria from a hydro-
thermal environment of the Tyrrhenian Sea.
A dredging haul recovered near Naples at some 1000 m
depth, yielded a rich radiolarian assemblage composed of
more than 86 spumellarian and nassellarian species and
subspecies. Most of this paper deals with the systematics
and morphologic descriptions of these taxa. The Radio-
laria-bearing clay overlyes a heavy fractured dolomite
basement and results from the interaction between sub-
marine hydrothermal emanations and deep-sea sediments.
High values of diversity and of density in studied Poly-
cystine fauna, put forth the environmental capability to
preserve biogenic siliceous materials (both planktonie and
benthonic) progressively accumulated in the sediment. This
pattern fits with a rapid release in waters of silica from
hydrothermal vents, from tephra layers and other pyro-
clastic debris. The consequent increase in silica concentra-
tion reduces the aggressiveness of water column and of
interstitial waters towards opaline radiolarian skeletons.
Two secondary features may further enhance the relative
density of Polycystine in sediment. They are the selective
leaching of calcareous microfossils via hydrothermal aci-
dification and the paucity of detrital input. Recent data
on living populations in the Tyrrhenian Sea tend to cor-
roborate the hypothesis that the studied radiolarian tha-
nathocenoses are mainly enriched in deep planktonic forms.
Deep-waters Radiolaria may be locally integrated in a tro-
phic chain triggered by hydrothermal emanations.
(*) Istituto di Geologia e Paleontologia, Via Zamboni 67, 40127 Bologna, Italy.
48 A. POLUZZI
INTRODUZIONE:
I RADIOLARI DEL PLANCTON E DEI SEDIMENTI PELAGICI DEL MEDITERRANEO
I Radiolari sono in potenza degli eccellenti in-
dicatori biostratigrafici e paleoecologici. Infatti
sono una componente costante, anche se nume-
ricamente ridotta, del zooplaneton batipelagico
(PETRUSHEVSKAYA, 1966, 1971a) e superficiale
(GoLL & BISRKLUND, 1974) e seguono gli sposta-
menti delle masse d’acqua nei grandi circuiti ocea-
nici (KLING, 1966; CASEY, 1971). Alla morte del-
l'individuo il guscio opalino subisce una dissolu-
zione selettiva ad opera delle acque sottosature in
silice (BERGER, 1968), in funzione principalmente
del suo spessore e della sua conformazione (CAU-
LET, 1972). In tal modo la distribuzione dei Radio-
lari nel sedimento è alterata e non riflette cor-
rettamente la biocenosi d’origine (RIEDEL, 1959;
PETRUSHEVSKAYA, 1971 a; GoLL & BJIgRKLUND,
TOT).
Nel bacino mediterraneo gli effetti della dis-
soluzione sono particolarmente evidenti: faune a
Radiolari sono state segnalate esclusivamente :
1) nei sedimenti pelagici delle isole Baleari (Ba-
cino Algero-Provenzale) in presenza di acque di
fondo ricche d’ossigeno (quindi più fertili) e con
una concentrazione di silicati superiore ai valori
convenzionali del Mediterraneo (CAULET, 1974); 2)
nei livelli sapropelitici della Hellenic trench, della
Strabo trench (leg 13, D.S.D.P., DUMITRICA, 1972)
e della Florence rise (leg 42 A, D.S.D.P., bacino di
Levante, SANFILIPPO et al., 1978) ove l’ambinte
anaerobico consente al corpo protoplasmatico dei
Policistini un’azione protettiva a favore della silice
opale dei gusci. Inoltre le biocenosi dei Radiolari
di superficie, attentamente studiate da ricercatori
del secolo scorso (EHRENBERG, MUÙLLER, HAECKEL)
e da PETRUSHEVSKAYA (1971 b), hanno composi-
zione specifica diversa dalle tanatocenosi dei sedi-
menti pelagici. Il fatto, oltre che accentuare il ca-
rattere aggressivo delle acque mediterranee, fa
pensare all'esistenza di un planeton profondo,
quasi sconosciuto dal punto di vista tassonomico
e biologico (CAULET, 1974).
In questo contesto lo studio di una « Argilla
14°
100 14°
40° 40°
® 175-20
1200 3
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2000
Fig. 1. — Ubicazione del dragaggio T 75-20. A-B indica la traccia della sezione mentre la riga nera con apici (7) rappre-
senta l’estensione del dragaggio sul fianco orientale del bacino. La successione stratigrafica è indicata da: 1 - Basa-
mento dolomitico (Mesozoico?); 2 - Livelli pre-evaporitici (Miocene?); 3 - Rocce evaporitiche (Messiniano); 4 - Se-
dimenti detritici (Pliocene-Quaternario p.p.); 3 - Fanghi recenti (Quaternario); 6 - Formazioni non differenziate (da
CASTELLARIN & SARTORI (1978), leggermente modificato).
REA
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO 49
a Radiolari » ad elevata concentrazione di indivi-
dui, dragata in un’area idrotermale del Tirreno
sud-orientale (v. descrizione del campione) riveste
carattere di novità, integra le informazioni sui mo-
delli genetici e deposizionali dei Radiolari e può
portare dati utili alla storia del Mediterraneo.
IL CAMPIONE: UBICAZIONE, STRATIGRAFIA, ETA’
I materiali oggetto del presente studio proven-
gono da un dragaggio effettuato al largo di Na-
poli, sulla scarpata orientale di un bacino adia-
cente al Canyon di Salerno (Fig. 1):
Provenienza: M. Tirreno sud-orientale.
Denominazione: T 75-20.
Campionatore: Draga.
Posizione: 40°03’-14°11’ — 40°03’/-14°087.
Profondità: 1450-1100 (m).
Sedimento: Argille a Radiolari.
L’assetto strutturale della scarpata risulta da
un block-faulting distensivo con rigetto variabile
attorno ai 1000 m. L’acclività del pendio non con-
sente un accumulo troppo elevato di materiali. Dai
profili sismici e dai campioni di draga effettuati
nella stessa area (Crociere T 71/3-16; T 75-20;
T 75-22; T 75-23) si è cercato di ricostruire la suc-
cessione stratigrafica della scarpata che risulta
formata dalle seguenti unità:
1) Basamento dolomitico. D’età presumibil-
mente mesozoica, ha subito processi di dolomitiz-
zazione molto spinta; strutture relitte indicano un
ambiente deposizionale di piattaforma carbonatica
in facies tidalica.
2) Evaporiti messiniane. Sono in contatto di-
retto col basamento o con livelli pre-evaporitici in-
terposti.
8) Coltri di sedimenti ricoprenti | intera
scarpata. Di età quaternaria, sono caratterizzate
da una intensa attività idrotermale e dalla pre-
senza ubiquitaria di materiali piroclastici (pomici,
ossidiane, vetri talora diagenizzati-analcime). Le
litofacies identificate nella copertura sono:
a) Deposùti ocracei finemente laminati. Com-
posti in prevalenza di ossidi e idrossidi di ferro,
sono il prodotto dell’attività termale sottomarina.
I convogli idrici, carichi di cationi metallici, pene-
trano il basamento dolomitico intensamente frat-
turato e giungono a livello dell’ interfaccia acqua-
sedimento; qui, al prevalere delle condizioni ossi-
danti i cationi precipitano come idrossidi, liberano
Joni H* e spostano la reazione del mezzo verso un
pH acido.
b) Argille manganosideritiche. Hanno colore
grigio e contengono noduli manganosideritici av-
volti in gusci limonitici di ossidazione secondaria.
Di genesi idrotermale, richiedono un ambiente de-
posizionale acido e debolmente riducente. Suppo-
sti coevi al sedimento, i noduli hanno fornito una
età radiometrica di ca. 20,3.10* a. B.P.
c) Argille a Radiolari. Hanno fornito i ma-
teriali studiati nelle pagine successive. Presentano
un’elevata concentrazione di gusci di Radiolari
Spumellari e Nassellari e una quantità subordinata
di Diatomee, spicole di Spugna, Foraminiferi. Alle
varie costituenti biotiche si associano argille ocra-
cee, fango scuro molto plastico, e corpi litoidi mil-
limetrici con impronte di dissoluzione di Globige-
rina e Globorotalia. In buone proporzioni anche i
feldspati, quarzo, quarzo eolico ed otoliti. La ta-
natocenosi dei Radiolari, esaminata dal punto di
vista stratigrafico da RIEDEL (im litt., 4.8.1977) è
stata riferita al Pliocene superiore-Quaternario.
d) Argille a Foraminiferi e Pteropodi. Sono
ricche in gasteropodi pelagici, bentos e plancton
calcareo. Nella litofacies è segnalata Globorotalia
truncatulinoides eaxcelsa, che segna l’ inizio del Si-
ciliano (SPROVIERI et al., 1981).
e) Incrostazioni di silice opale biogena (?)
su calcari di calcite altomagnesifera.
A titolo di chiusura si sottolinea come l’attività
idrotermale 1) sia favorita dall’esile copertura di
materiali terrigeni, evaporitici o di precipitazione
chimica; 2) non paia associata ad apparati vulca-
nici marini o subaerei, ma rientri piuttosto nel
quadro di evoluzione tettonica del bacino, di tipo
prevalentemente distensivo, iniziata dal Miocene
superiore e tuttora in corso.
Quanto riferito è stato liberamente trascritto
da CASTELLARIN & SARTORI (1978), a cui si rimanda
per una trattazione più approfondita dell’argo-
mento in oggetto.
50 3 A. POLUZZI 1 |
Coefficiente di correlazione (r)
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tie 2 E (4nalizi quantitativa! delle relalioni air 26 Soltocamioni della dgga "DISIS0' (Qumdao elise aNamgnia), del
finiti da 9 variabili (argille ocracee - spicole di spugna, v. didascalia). Il dendrogramma è ottenuto applicando il Weighted
paw-group method ad una matrice di similarità di 325 elementi calcolata col Coefficiente di Correlazione. Accanto ad ogni
campione figurano 4 delle 9 variabili in ordine di dominanza decrescente (componenti principali). La classificazione se-
para un primo gruppo di campioni (2 A-10 B) costituito da organismi calcarei da un secondo gruppo (Apice draga - 14 C)
a composizione mista (gusci calcarei e gusci silicei). Il fatto è riferibile all'estensione puntiforme e al carattere di discon-
tinuità delle impregnazioni idrotermali (v. testo).
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO 51
PREPARAZIONE DEL CAMPIONE E DENSITA’ RELATIVA DEI RADIOLARI
La stima della densità relativa, cioè il numero
di esemplari per grammo di residuo secco di la-
vaggio, è alla base di ogni analisi faunistica e
serve per un eventuale bilancio della silice bio-
gena sedimentaria. Per rendere comparabili i dati
di frequenza riportati dai vari specialisti, è oppor-
tuno adottare delle tecniche di preparazione dei
campioni il più possibile oggettive e standardiz-
zate. Molti AA. non mancano di esporre detta-
gliatamente i propri metodi di laboratorio; tra
questi è stato prescelto quello illustrato da GOLL
& BJgRKLUND (1974) (setacci da 44 u e preleva-
menti da sospensione omogenea con pipetta di pre-
cisione) tendente a ridurre al minimo gli errori
casuali.
I valori di densità rilevati su 26 sotto-campioni
separati dalla draga T 75-20 passano da minimi di
116 rad./g (s.-c. 12 B) a massimi di 16.164 rad./g
(s.-c. 3 A). A queste cifre possono seguire alcuni
commenti :
— In provincie biogeografiche del sud-Atlan-
tico, particolarmente favorevoli allo sviluppo e alla
conservazione dei Radiolari, densità variabili tra
i 10.000 e 50.000 individui rappresentano valori
ottimali per un esame faunistico di dettaglio; con-
centrazioni inferiori ai 1000 esemplari/g sono da
considerarsi del tutto inutili per fini pratici
(COPI
— In generale, una elevata concentrazione di
materiali clastici, riduce proporzionalmente la com-
ponente di silice biogena nel sedimento (RIEDEL,
1959). Nella litofacies in esame viene segnalato
quarzo eolico ed otoliti che indicano apporti terri-
geni molto limitati; tale condizione concorre quindi
ad arricchire indirettamente il sedimento di Ra-
diolari.
— Nei 26 sotto-campioni della draga T 75-20,
per valutare quantitativamente le relazioni tra
faune a Radiolari e ambiente deposizionale, sono
state isolate 9 componenti (argille ocracee, fora-
miniferi planetonici, foraminiferi bentonici, mol-
luschi pelagici, quarzo eolico, prodotti vulcanici,
radiolari, diatomee, spicole di spugna), con le ri-
spettive percentuali. Espressi i dati in forma ma-
triciale (26 sotto-campioni descritti da 9 variabili),
col coefficiente di correlazione (r), si è passati al
calcolo in Q-mode di una matrice di similarità
di di i 325 elementi. Tale matrice è stata ela-
borata con la Cluster analysis e con il Weighted
pair-group method. I risultati sono espressi gra-
ficamente nel dendrogramma di Fig. 2. E’ ab-
bastanza chiaro che il flusso di convogli idroter-
mali attraverso le fratture del basamento dolomi-
tico, genera nella copertura sedimentaria un mo-
salco di microambienti estremamente variabili nel
tempo e nello spazio. Infatti ai più bassi livelli di
correlazione (» = 0,2) si individuano 2 clusters
principali: uno a composizione mista carbonati-
silicati (Apice draga-14 C) e l’altro costituito
quasi esclusivamente da gusci calcarei (2 A-10 B).
CASTELLARIN & SARTORI (1978) ritengono che la
CO. idrotermale, la reazione del mezzo spostata
verso un pH acido, l'aumento di calore, favori-
scano la dissoluzione dei gusci carbonatici ed
arricchiscano la silice opale biogena del deposito.
Le impronte di dissoluzione dei foraminiferi al-
Y interno delle argille ocracee, la solubilità della
silice, praticamente uguale per 2 < pH < 9,5
(ALEXANDER et al., 1954; SIEVER, 1962) sono prove
a favore di tale ipotesi. Nel gruppo Apice draga-
14 C figurano campioni ad elevata densità relativa
di Radiolari (3 A-14 C) che sfumano a campioni
con un minor numero di individui opalini asso-
ciati a foraminiferi planetonici (1 A-14 A). Que-
ste tanatocenosi di transizione sulla scarpata hanno
distribuzione puntiforme ed indicano quiescenza,
ripresa o migrazione delle attività termali con ri-
pristino delle condizioni geochimiche caratteristi-
che dei sedimenti del Tirreno. La presenza di rima-
neggiamenti intraformazionali, testimoniati dai fo-
raminiferi bentonici di bassa profondità (D’ONo-
FRIO, com. pers.), può alterare localmente le pro-
porzioni relative dei vari costituenti il sedimento.
Forti concentrazioni di microfossili silicei sono
infine possibili in piccole depressioni del substrato
(JOHNSON, 1976). In tali aree migliora anche la
conservazione della silice opale biogena rispetto
agli alti topografici adiacenti.
FATTORI CHE CONTRIBUISCONO ALLA CONSERVAZIONE DELLA SILICE OPALE BIOGENA
Come accennato nell’ introduzione e messo in
chiaro da CAULET (1974), in Mediterraneo la for.
mazione di depositi di silice biogena, è fondamen-
talmente un problema di conservazione. Pur non
essendo in possesso di dati specifici sul Tirreno,
x
non è azzardato affermare che i Radiolari sospesi
n
N
nella colonna d’acqua subiscono una dissoluzione
più rapida nei primi metri superficiali (cf. BERGER,
1968); infatti colla profondità, al diminuire della
temperatura, aumenta la concentrazione in silice
delle acque (HURD, 1972) che divengono in tal
modo meno aggressive. Una volta incorporate nel
sedimento, le spoglie degli individui opalini sono
attaccate dalle acque interstiziali; in Mediterra-
neo a profondità di 20-30 cm dall’ interfaccia
sono scomparsi praticamente tutti i frammenti di
silice opale biogena (CHAMLEY, 1971; CAULET,
1974).
Tutte le litofacies dell’area idrotermale in esa-
me (T 75-20) hanno un’alta percentuale di mate-
riali piroclastici (v. descrizione del campione). Dal-
la letteratura si ha che a) la concentrazione in si-
lice delle acque interstiziali può essere innalzata
dalla devetrificazione dei vetri vulcanici (fino 700
ppm, MCKENZIE & GARREL, 1966) o dalla presenza
di convogli idrotermali (ZELENOV, 1966); bd) i te-
phra più fini dei distretti vulcanici adiacenti sono
mantenuti in sospensione dai circuiti di corrente
per tempi indeterminati e lisciviati dalle acque
FATTORI DI SVILUPPO DELLE
Tra i fattori primari che contribuiscono ad
elevare la concentrazione dei Radiolari del. sedi-
mento argilloso del Tirreno sud-orientale CASTEL-
LARIN & SARTORI (1978) ammettono un water-
blooming del plancton siliceo, innescato nella co-
lonna d’acqua dalle emanazioni idrotermali e dal-
l’elevata concentrazione della silice d’origine vul-
canica. Per verificare questa circostanza, su 800
individui policistini dello stesso sotto-campione
(T 75-20, 3 A; frazione > 44 u), sono stati calco-
lati il numero di specie (S), l indice di diversità
di SHANNON H(S) e la funzione detta « equitabi-
lity >» (E= e#©/S) (v. Gisson & Buzas, 1973). I
valori cumulativi stimati per ogni 50 individui
prelevati in successione continua, sono riportatì
in Fig. 3. Dalle curve si nota che a) la diversità
raggiunge valori molto elevati, mai riscontrati in
un deposito pelagico mediterraneo ; b) l'andamento
di H(S) ed E indicano nella tanatocenosi una forte
presenza di specie dominanti e la continua entrata
di specie subordinate. Una struttura popolazioni-
stica di questo tipo è in contrasto con una bioce-
nosi «a fioritura », costituita da moltissimi indi-
vidui appartenenti ad una sola specie dominante
e da pochi individui appartenenti a poche specie
accessorie (cf. MASSERA-BOTTAZZI & ANDREOLI,
1978 a), e fa pensare all’accumulo nel tempo di
A. POLUZZI
marine (LISITZIN, 1972). Si può quindi pensare ad
una situazione di equilibrio chimico tra gusci opa-
lini, acque di superficie, intermedie e interstiziali
e riferire ad essa la conservazione nel tempo delle
tanatocenosi a Radiolari.
Inoltre:
1) GoLL & BJgRKLUND (1974) notano che la
allumina può preservare la silice opale dalla disso-
luzione essendo facilmente assorbita dal guscio.
A1,.0; è ceduta all'ambiente dall’alterazione dei
feldspati, particolarmente accentuata in ambiente
idrotermale (DEER et al., 1967), oppure da mine-
rali argillosi autigeni formati diageneticamente da
vetri vulcanici (HONNOREZ, 1962);
2) la dissoluzione della silice opale è più at-
tiva nei sedimenti ove prevale la stagnazione delle
acque (RICHARDS, 1958; METCALF et al., 1964); la
micrite della litofacies « e » (v. pag. precedenti) è
costituita da calcite altomagnesifera, geneticamen-
te legata a substrati in corrente (CASTELLARIN &
SARTORI, 1978). Anche sotto il profilo idrodinamico
l’ambiente è favorevole al mantenimento della si-
lice amorfa.
BIOCENOSI A RADIOLARI
numerose faunule a Radiolari, provenienti forse
da livelli batimetrici diversi.
Un altro fattore di sviluppo dei Radiolari può
essere la fertilizzazione delle acque operata dai
circuiti di correnti superficiali ed intermedie (fino
1000 m) che nel Tirreno si sviluppano lungo le
coste in senso ciclonico (LACOMBE & TCHERNIA,
1972). Ricerche attuali sulla produttività del Tir-
reno (parte meridionale, coste calabre), forniscono
valori stagionali di 128,6 mgC/m?/giorno (MA-
GAZZU et al., 1975), che a scala globale possono
considerarsi di buon livello. I Radiolari di super-
ficie, come microerbivori sono generalmente legati
all’abbondanza del fitoplancton (CASEY, 1977;
RIEDEL & SANFILIPPO, 1977); nel Tirreno centro-
meridionale, prelievi stagionali effettuati nei pri-
mi 200 m di superficie, portano a densità del tutto
irrilevanti, valutabili attorno all’ordine del centi-
naio di individui/m* (MASSERA-BOTTAZZI & AN-
DREOLI, 1978 b). Questo indica l’assenza di correla-
zioni positive tra disponibilità di nutrienti e svi-
luppo di popolazioni specifiche di Policistini di
superficie (cf. RENZ, 1976).
Lo studio autoecologico e biogeografico dei
vari Radiolari componenti la tanatocenosi della
draga T 75-20, mette in luce la coesistenza di spe-
cie superficiali endemiche all’area mediterranea
Ordine Sottordine Famiglia Genere Specie
Polysolenia gr. spinosa
rActinomma mediana
Actinomma mediterranensis
Actinomma sp.A
Actinomma spp.
Thecosphaera radians
Hexalonche octahedra
Hexalonche aff. phaenaxonia
Hexalonche anaximandri
Hexalonche heracliti
Hexalonche sp.
Echinomma antarctica
Stylosphaera sp.
Ommatartus ceratospyris
-— Ommatartus sp.
DIGLI arte asteriscus
Rhacodiscidae Heliodiscus echiniscus
[ Amphi rhopalum ypsilon
Amphirhopalum wirchowii
Rhopalastrum gr. angulatum
Rhopalastrum gr. profundum
Amphibrachium aff. dilatatum
Ommatogramma cylindricus
Spongodiscidae -—- Porodiscus spp.
Stylochlamydium aff. asteriscus
- © | Perichlamydium sp.
Spongodiscus mediterraneus
Spongotrochus sp.A
| Spongotrochus sp.B
| L Spongotrochus (?) sp.C
Tholoniidae ——__ Cubotholus regularis
Tetrapyle octacantha
-Pyloniidae — tetrapyie pluteus
Phorticium:clevei
rr Clathrocanium coarctatum
Lophophaena sp.
Lophophaenoma witjazii
Lophophaenoma sp.
Arachnocorys sp.
Peromelissa sp.
Dimelissa apis
Dimelissa sp.
Pseudodictyophimus gracilipes
Plagoniidae gen. et sp. indet.
Polycistina — i Lampromitra aff. erosa
Lampromitra schultzei
Lampromitra tiara
lLampromitra sp.
Clathrocyclas sp.
Eucecryphalus elizabethae
Carpocanistrum sp.
fr Cornute la profunda
Litharachnium aff. tentorium
Calocyclas monumentum
Pterocanium praetextum euco]lpum
Pterocanium sp.
Lithopera bacca
Eucyrtidium acuminatum acuminatum
Eucyrtidium acuminatum tropezianum
. Eucyrtidium anomalum
rOyrtida, Eucyrtidium hexastichum
Eucyrtidium heptacolum
LStichopilium variabile
r Anthocyrtidium cinerarium
Theocorythium trachelium dianae
Theocorythium sp.
Pterocorys zancleus
Pterocorys macroceras
Pterocorys sp.
Pterocoryidae gen. et sp. indet.
Lamprocyclas gamphonycha
Lamprocyclas saltatricis
-Nassellaria- Lamprocyclas maritalis maritalis
Lamprocyclas maritalis ventricosa
Lipmanella tribranchiata
Lipmanella aff. wirchowii
Lipmanella (?) dogieli
rBotryostrobus gr. auritus-australis
Botryostrobus seriatus
Botryostrubus sp.
Spirocyrtis sp.
-Spirocyrtis cf. subscalaris
? Acanthodesmia vinculata
rAcanthodesmiidae-—4 Lophospyris pentagona
LCeratospyris sp.
Desmospyris sp.
|
Actinommi dae
Spumellaria
rPlagoniidae
Neosciadiocapsidae |
Carpocaniidae
Theoperidae
Pterocoryidae
LArtostrobiidae
FPRARFPI FPIAPPIADIIPIAOO0 DO PINAIACPPPPPOAOAIFOBIAOO0ICAIAAO0AICIAO FI FO FAO0OOPLIOPCOMNNOPIZZAZIOCOMOnPODIOMnA
Spyrida
(siii
TABELLA 1. — Schema generale di classificazione delle varie specie studiate nella presente Memoria. La colonna a destra
indica l'abbondanza (numero di individui conteggiati sui sottocampioni 3 A, 9.C, 9 A). U = esemplare unico; R = raro
(fino a 5 esemplari); C = comune (fino a 10 esemplari); A = abbondante (più di 10 esemplari).
54 A. POLUZZI
(Actinomma mediterranensis, Lampromitra tiara,
Lipmanella tribranchiata ...) con specie segnalate
nelle varie provincie oceaniche a grande profon-
9,81 3,8) 80
06 3,6! 601
051 3,5} 50
04° 3,44 40
S= Numero di specie
034 3,3; 30
| H(S)= Indice di diversità”
Î
H(S)
n i ESC
02 3,21 20 i Ss
h
i
0,1: 31} 10
0,0 3,07 e) a — DELI = sa ” :
(0) 100 200 300 400 500 600 700 800
N° INDIVIDUI
Fig. 3. — Analisi della diversità tassonomica nella tana-
tocenosi a Radiolari del sottocampione T 71-20, 3 A. Per ogni
50 individui (fino ad un totale di 800 individui) sono stati
calcolati i valori cumulativi di S (numero di specie), H(S)
(indice di diversità, funzione di SHANNON), ed E (funzione
detta « Equitability »).
dità (Calocyclas monumentum, RENZ (1976), Cor-
nutella profunda, EHRENBERG (1858), CASEY (1971),
Botryostrobus seriatus, CAULET (1971) ...). L’ipo-
tesi che nella colonna d’acqua parte delle forme
viventi siano membri di una Fauna Cosmopolita
Profonda, trova credito presso molti AA. (RIEDEL,
1958; PETRUSHEVSKAYA, 1966, 1971; CASEY, 1971)
ed è stata recentemente documentata da CAULET
(1974) nel bacino Algero-Provenzale con popola-
zioni batipelagiche ad affinità prevalentemente
tropicale. Con ogni probabilità anche nel nostro
caso i Radiolari profondi concorrono in maniera
determinante alla formazione dei depositi di gusci
silicei ed innalzano i valori di diversità biotica e
di densità osservati nel sedimento.
Lo stesso ambiente idrotermale può favorire la
proliferazione di tali organismi; la concentrazione
di solfuri e l’alta temperatura delle acque inne-
scano i processi di chemiosintesi ed incrementano
la biomassa dei batteri eterotrofi (BALLARD, 1977).
Dalle ricerche di RUSSsEL-HUNTER (1970) si ha
che con la profondità la densità dei Radiolari
tende ad aumentare in maniera proporzionale a
quella dei batteri decompositori. Effetti di questo
tipo, anche se a piccola scala, possono condizio-
nare positivamente lo sviluppo degli organismi a
guscio opalino.
SISTEMATICA
SOTTOCLASSE RADIOLARIA Muller, 1858
ORDINE POLYCYSTINA Ehrenberg, 1838,
emend. Riedel, 1967
SOTTORDINE SPUMELLARIA Ehrenberg, 1875
Famiglia Collosphaeridae Muller, 1858
Genere Polysolenia Ehrenberg, emend. Nigrini
Polysolenia: EHRENBERG, 1872 a, p. 318; NIGRINI, 1967, p. 13.
Polysolenia gr. spinosa (Haeckel)
(Tavo 419)
Collosphaera spinosa HAECKEL, 1862, p. 536, t. 34, f. 12-13.
Polysolenia spinosa (Haeckel): NIGRINI, 1967, p. 14, t. 1,
flo DUMITRICA, DI0972: 4908325608; 2 IL INGH LOI5
Prata alata ale
Note. Le piccole spine acuminate del guscio cor-
ticale sono fenestrate e provviste di 1-4 pori di
dimensioni variabili. Nel gruppo sono inclusi esem-
plari a diametro corticale inferiore a quello medio
(81-128 «, cf. NIGRINI, ibid.) e con un numero di
spine molto ridotto.
Il taxon è segnalato da BRANDT (1881, 1885)
nelle acque del Golfo di Napoli.
Famiglia Actinommidae Haeckel, 1862,
emend. Riedel, 1967
Genere Actinomma Haeckel, emend. Nigrini
Actinomma: HAECKEL, 1862, p. 440; NIGRINI, 1967, p. 26.
Actinomma mediana Nigrini
(RaviSSViri ep 923 4:05)
Actinomma medianum NIGRINI, 1967, p. 27, t. 2, f. 2a-2 b.
Morfologia. Guscio corticale sferico variamente
deformato, talora sdoppiato per la presenza di un
guscio extracorticale. Perforazioni passanti da sub-
circolari e subangolari a seconda dei vari esem-
plari. Numerose barre radiali trilaminate prolun-
gate sulla superficie esterna in piccole spine. Gu-
scio midollare costituito da un graticciato con 4-5
pori nella semicirconferenza equatoriale.
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO
‘Actinomma mediterranensis Hollande & Enjumet
(CavaDeviHio tieni)
Actinomma mediterranensis HOLLANDE & ENJUMET, 1960,
p. 110-111, t. 54, f. 2-4; DUMITRICA, 1972, p. 832, t. 20,
TS 9 CAVE OA 22 SAM ARE,
Actinomma sp. A
(Tav. XVIII, fig. 2)
Morfologia. Minuscolo guscio corticale costituito
da un gratticciato a pori irregolari armato di sot-
tili spine setiformi. Barre radiali protruse dal gu-
scio esterno in corte spine subpiramidali trilami-
nate. Spine secondarie di lunghezza e disposizione
variabile.
Actinomma spp.
(Clauva Sava e::70003)
Note. Il taxon accoglie esemplari in cui il gratic-
ciato midollare e i gusci corticali sono accresciuti
caoticamente e senza soluzione di continuità. Lo
spessore delle varie barre e il diametro dei pori
è suscettibile di forti variazioni.
Per alcuni esemplari del taxon si riscontrano
strette affinità con Spongoplegma (= Actinomma)
antareticum Haeckel, 1887, che inizia dal Pliocene
e viene considerata come indicatrice della Con-
vergenza Atlantica (KEANY, 1979).
Genere Thecosphaera Haeckel,
emend. Hollande & Enjumet
Thecosphaera: HAECKEL, 1881, p. 452; HOLLANDE & ENJU-
MET, 1960, p. 111.
Thecosphaera radians Hollande & Enjumet
(Tav. XVIII, fig. 3)
Thecosphaera radians HOLLANDE & ENJUMET, 1960, p. 111,
Cerea e OT 00 RN Ri
UICOLIZ, PE SSZAUon e ut o CA LOT
TO 220) i dii
Note. Lievi deformazioni del guscio corticale che
raramente può assumere forma ellittica. Eccellente
la conservazione della microsfera e delle sottili
spine ai vertici delle barre aperturali (cf. la nota
sugli effetti di dissoluzione del guscio di CAULET,
16/72).
Genere Hexalonche Haeckel
Hexalonche: HAECKEL, 1887, p. 179 (prodr. p. 449, 451);
RENZ, 1976, p. 103.
ul
QI
Hexalonche octahedra Haeckel
(Tav. XVIII, figg. 6, 9)
Hexalonche octahedra HAECKEL, 1887, p. 181, t. 22, f. 8-8a.
Note. Il guscio corticale esterno, se non affetto da
processi di dissoluzione, presenta pori subcircolari
circondati da barre esagonali agli angoli delle
quali si sviluppano piccole spine.
Hexalonche aff. phaenaxonia Haeckel
(Tav. XVIII, fig. 10)
Hexalonche phaenaxonia HAECKEL, 1887, p. 180.
Note. Permangono dubbi sul preciso riferimento
alla specie di HAECKEL per i pori del guscio cor-
ticale che in questo caso sono complessivamente
di minor dimensione (3-8 « contro 10-15 « di
HAECKEL).
Hexalonche anaximandri Haeckel
(RIV ROSVITIRRETO RT a ve IX 1)
Hexalonche anaximandri HAECKEL, 1887, p. 182, t. 22, f. 5;
TUCCHESH,, «li9217, pill, t..4, f..7; RENZ, 1976, .p. 103,
2 ACRANSI
Morfologia. Guscio midollare perforato da piccoli
pori irregolari e armato di spine setiformi. Barre
radiali congiungenti la sfera midollare al guscio
corticale più sottili delle spine principali esterne.
Hexalonche heracliti Haeckel
(Tav. XVIII, fig. 4)
Hexalonche heracliti HAECKEL, 1887, p. 187, t. 22, f. 7.
Note. Le spinule presenti agli angoli del reticolo
corticale variano in numero (da 3 a 7-8) ed in al-
tezza. In alcuni casi le spinule di due cespi con-
tigui si anastomizzano per formare un guscio
extracorticale.
Hexalonche sp.
(Tav. XVIII, fig. 8)
Morfologia. Guscio corticale a piccole perforazioni
ovali o circolari, separate da un reticolo esagonale
poco pronunciato. Minuscole spine coniche agli an-
goli degli esagoni. Sei forti spine esterne trilami-
nate o cruciformi lunghe circa quanto il raggio
del guscio esterno.
Genere Echinomma Haeckel
L'chinomma: HAECKEL, 1881, p. 452; DUMITRICA, 1972,
p. 832; CROMYECHINUS: HAECKEL, 1881, p. 453.
A. POLUZZI
Echinomma antarctica (Dreyer)?
(Tav, VIII fig itRav XD 2)
?Prunopyle antarctica DREYER, 1889, p. 24, t. 5, f. 75.
Cromyechinus antaretica (Dreyer): PETRUSHEVSKAYA, 1967,
105 VA, sie (ICID:O)
Echinomma antarctica (Dreyer)?: DUMITRICA, 1972, p. 832,
t120, fd tai i.
Note. La variazione morfologica degli esemplari
inclusi nel presente taxon riguarda essenzialmente
la forma, la lunghezza delle spine radiali esterne
e il loro numero, suscettibili di differente sviluppo
a seconda dell’ontogenesi dell’individuo. Nelle spi-
ne distali si possono notare lembi relitti di guscio
corticale.
Genere Stylosphaera Ehrenberg
Stylosphaera: EHRENBERG, 1847, p. 54; PETRUSHEVSKAYA &
KozLova, 1972, p. 520; PETRUSHEVSKAYA, 1975, p. 569.
Stylosphaera sp.
(Tav. XVII, figg. 3, 6)
Morfologia. Actinommidae con il terzo guscio cor-
ticale pseudocubico; pori poligonali, spinosità se-
condarie inserite sui punti nodali delle: creste;
spine polari esterne trilaminate di lunghezza su-
periore all’asse meridiano del guscio; 2-4 piccole
spine addizionali sul piano equatoriale.
Genere Ommatartus Haeckel
Ommatartus: HAECKEL, 1881, p. 463; PETRUSHEVSKAYA &
KozLova, 1972, p. 522 (cum syn.).
Ommatartus ceratospyris (Haeckel)
(Tav. XVIII, figg. 5, 12)
?Haliomma didymocyrtis HAECKEL, 1860, p. 816.
Didymocyrtis ceratospyris HAECKEL, 1862, p. 445, t. 22,
f. 14-16.
Cyphonium ceratospyris Haeckel, 1887, p. 366 (fide PE-
TRUSHEVSKAYA & KozLova, 1972, p. 522).
?Ommatartus sp. aff. ceratospyris (Haeckel): PETRUSHEV-
SKAYA & KoZLoVA, 1972, p-.522, t. 12, f. 15-17.
Morfologia. Gusci corticali accoppiati e collegati
all’altezza del guscio midollare. Pori da circolari
a subangolari diposti irregolarmente ed incorni-
ciati da una struttura esagonale; spine ai punti
nodali delle barre, più nettamente pronunciate alle
due estremità polari. Da due a sei raggi diagonali
congiungenti internamente il guscio midollare con
gli archi distali del guscio corticale. Rivestimenti
polari (polar caps) assenti.
Ommatartus sp.
(Tav. XVII, fig. 9)
Note. La presenza di spine trilaminate alle estre-
mità polari, le piccole dimensioni della coppia di
gusci corticali (asse maggiore — 90-95 «) sugge-
riscono affinità con O. tetrathalamus coronatus,
istituita da NIGRINI (1970, p. 168, t. 1, f. 13-14).
Quest'ultima sottospecie è tuttavia caratterizzata
da spine più massicce, più lunghe e più numerose
(9-10 ad ogni stremità).
Famiglia Phacodiscidae Haeckel, 1881
Genere Heliodiscus Haeckel, emend. Nigrini
Heliodiscus: HAECKEL, 1862, p. 436; HAECKEL, 1887, p. 444;
NIGRINI 1967, p. 32.
Heliodiscus asteriscus Haeckel
(Tav. XVII, fig. 10)
Heliodiscus asteriscus HAECKEL, 1887, p. 445, t. 33, f. 8;
NIGRINI, 1967, p. 32, t. 3, f. la-1b; DUMITRICA, 1972,
PSA SRINDBI e ITA 0 TA
Morfologia. Guscio corticale a lente discoidale bi-
convessa con grandi spine radiali coniche (da 8 a
13 o più) sul margine equatoriale, e piccole spine
secondarie sull’intera superficie. Pori subcircolari
circondati aa un reticolo esagonale. Guscio midol-
lare doppio, lievemente eccentrico a circa 1/3 del
guscio corticale.
Heliodiscus echiniscus Haeckel
(Mila SOVAIE aa)
Heliodiscus echiniscus HAECKEL, 1887, p. 448, t. 34, f. 5;
NIGRINI, 1967, p. 34, t. 3, f. 2a-b; RiepEL et al., 1974,
p. 707, t. 56, f. 5.
Morfologia. Come H. asteriscus, salvo che le spine
primarie sono in numero maggiore e più corte;
le spine secondarie sono più pronunciate, più nu-
merose e derivano in parte dalla proiezione ester-
na delle barre radiali.
Note. DUMITRICA (1972) segnala la specie come
occasionalmente presente nei depositi Quaternari
del Mediterraneo (p. 834).
Famiglia Spongodiscidae Haeckel, 1862,
emend. Riedel, 1967
Genere Amphirhopalum Haeckel, emend. Nigrini
Amphirhopalum: HAECKEL, 1881, p. 460; HAECKEL, 1887,
p. 521; CAMPBELL, 1954, p. D. 86; NIGRINI, 1967, p. 35.
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO
Amphirhopalum ypsilon Haeckel
(Tav. XX, figg. 1-3)
Amphicraspedum wyvilleanum HAECKEL, 1887, p. 523, t. 45,
it IL
Amphirhopalum ypsilon HAECKEL, 1887, p. 522; NIGRINI,
TOGA Se i ea
Morfologia. Guscio formato da due bracci di cui
uno di maggior lunghezza ed uno dicotomico. Ogni
braccio porta fino 6-8 camere arcuate a sezione
trasversale subellittica ed è rastremato da una
struttura distale di tipo spugnoso. Le camere si
originano da un disco centrale contenente due gu-
sci sferici imperforati ed una camera sferoide pe-
riferica. Il guscio corticale porta una spinosità
debole e irregolare e può presentare il patagium
nella parte centrale.
Note. Strette affinità con A. wirchowt come de-
scritto e figurato da DUMITRICA (1972, p. 835).
In A. ypsîilon si riscontrano camere generalmente
più compresse e in numero maggiore ed un nu-
mero più alto di camere (cinque) che precedono
la biforcazione delle branche.
Amphirhopalum wirchowii (Haeckel)
(NAV SET)
Euchitonia wirchowii HAECKEL, 1862, p. 503, t. 30, f. 1-4.
Amphirhopalum wirchowii (Haeckel): DUMITRICA, 1972,
porto aly deo 25168,
Note. V. affinità con A. ypsilon.
Genere Rhopalastrum Ehrenberg, 1847
Rhopalastrum: EHRENBERG, 1847, p. 54; PETRUSHEVSKAYA &
KozLova, 1972, p. 528 (cum syn.).
Rhopalastrum gr. angulatum (Ehrenbera)
(Tav. XX, fig. 8)
Dictyastrum angulatum EHRENBERG, 1872a, p. 289.
Rhopalastrum gr. angulatum (Ehrenberg): PETRUSHEV-
SKAYA & KozLova, 1972, p. 529, t. 17, f. 7-9.
Morfologia. Guscio corticale a struttura spugnosa.
Bracci espansi nella metà superiore fino ad assu-
mere il caratteristico aspetto a spigoli subacuti.
Guscio centrale sferico, provvisto di una calotta
liscia e imperforata.
Rhopalastrum gr. profundum (Ehrenberg)
(Tav. XX, fig. 4)
Dictyocoryne profunda EHRENBERG, 1860, p. 767; Line &
ANIKOUCHINE, 1967, p. 1489, t. 191-192, f. 6; RENZ,
OCT SE, 8 id
Rhopalastrum abyssorum (Ehrenberg): DUMITRICA, 1972,
PRESSE
Rhopalastrum gr. profunda (Ehrenberg): PETRUSHEVSKAYA
GIKOZIOVA 192 pe 5 ZIA AN ON EZO I
Note. In accordo con PETRUSHEVSKAYA & KOZLOVA
(ibid.), riferiamo i ns. esemplari ad R. gr. profun-
dum, che se rapportato ad R. miilleri (HAECKEL),
presenta una maggior dilatazione delle termina-
zioni distali dei 3 bracci.
Genere Amphibrachium Haeckel
Amphibrachium: HAECKEL, 1887, p. 516.
Amphibrachium aff. dilatatum Haeckel
(ClavaexoXetos7)
Amphibrachium dilatatum HAECKEL, 1887, p. 517, t. 44,
f106:
Morfologia. Area centrale di forma anulare con
guscio microsferico a calotta superiore ed infe-
riore imperforate. Due bracci trapezoidali oppo-
sti, di egual raggio, con terminazioni distali for-
manti archi di differente lunghezza. Camere sub-
ellittiche in numero di 7-9 per braccio.
Note. A. dilatatum HAECKEL ha bracci equidimen-
sionali e 4-6 setti.
Genere Ommatogramma Ehrenberg
Ommatogramma: EHRENBERG, 1860; PETRUSHEVSKAYA, 1975,
p. DTT (cum syn.).
Ommatogramma cylindricus (Haeckel)
(Tav. XX, figg. 6, 9)
Spongurus cylindricus HAECKEL, 1862, p. 465, t. 27, f. 1;
DURARE 172/08 e 2 RR? 8
(cum syn.).
Spongocore puella (Haeckel): MOoLINA-CRUZ, 1977, p. 334,
t. 5, f. 4; Mac MILLEN & Casey, 1978, p. 141, t. 3, f. 2.
Morfologia. Guscio corticale leggermente compres-
so al terzo superiore di entrambi i bracci. Nella
parte mediana è spesso presente una tunica fine-
mente perforata, collegata al guscio da deboli
spine.
Note. Viene accolta la diagnosi che PETRUSHEV-
SKAYA (1975) formula per il genere Ommatogram-
ma, a.cui tocca la priorità cronologica sui sino-
nimi Spongurus e Spongocore.
Genere Porodiscus Haeckel,
emend. Petrushevskaya & Kozlova
Porodiscus: HAECKEL, 1887, p. 491; PETRUSHEVSKAYA &
KozLova, 1972, p. 525.
Porodiscus spp.
(NEVOSO: ea)
Morfologia. Scheletro discoidale ispessito al cen-
tro e terminato da una lamina periferica minuta-
58 A. POLUZZI
mente perforata. Spine radiali in numero elevato
(30-40) emergenti dalla cintura equatoriale. Gu-
scio corticale con 3-4 camere anulari concentriche
a struttura interna ordinata e marcate esterna-
mente da una doppia fila di pori. Guscio midol-
lare con calottina esterna imperforata.
Note. Sotto il nome di Porodiscus spp. vengono
inclusi numerosi esemplari in cui varia il numero
di spine radiali, il numero dei pori del muro ester-
no per ogni camera anulare, e lo spessore dell’area
ombelicale.
Genere Stylochlamydium Haeckel, emend. Nigrini
Stylochlamydium: HAECKEL, 1881, p. 460; HAECKEL, 1887,
p. 514; PETRUSHEVSKAYA, 1967, p. 37; NIGRINI & MOORE,
NOTO PASZ LE ;
Stylochlamydium aff. asteriscus Haeckel
(Cava SIE 910: 192)
Stylochlamydium asteriscus HAECKEL, 1887, p. 514, t. 41,
f. 10; RENZ, 1976, p. 109, t. 3, f. 12; NIGRINI & MOORE,
IO. T9 REDS AG CORSE
Morfologia. Guscio discoidale costituito da camere
anulari concentriche ad ampiezza progressiva-
mente crescente, compartimentate da 7-11 spine
radiali prolungate oltre il bordo equatoriale. Pori
del muro in numero di 2-3 per ogni camera, di-
sposti a spirale nel centro e in file alternanti al-
trove. Banda marginale a pori: più fini del guscio
corticale.
Genere Perichiamydium Ehrenberg
Perichlamydium: EHRENBERG, 1847, p. 54; HAECKEL, 1887,
p. 498; PETRUSHEVSKAYA, 1975, p. 575.
Perichlamydium sp.
(Tav. XXI, figg. 3-8)
Morfologia. Morfotipo del guscio ad « anello di
Saturno » (carattere del genere Schizodiscus,
cf. PETRUSHEVSKAYA, <bid.). Guscio corticale con
camere anulari concentriche e struttura interna
spugnosa. Margine periferico arrotondato portan-
te una tunica (9g0wn) porosa lievemente deformata
dalle intumescenze delle spine radiali. Guscio mi-
dollare esternamente ricoperto da vari strati av- -
volti a trocoide e con pori a « rosetta » (sei pori
attorno ad ogni tubercolo, v. ad es. PESSAGNO
1977, t. 6, f. 6). Apertura del piloma con una o due
o del tutto priva di spine radiali.
Note. Il muro del guscio midollare può venire to-
talmente ricoperto da una piastra a piccole perfo-
razioni irregolari (seconda tunica).
Genere Spongodiscus Ehrenberg
Spongodiscus: EHRENBERG, 1854, p. 237; PETRUSHEVSKAYA,
1975, p. 574 (cum syn.).
Spongodiscus mediterraneus Haeckel
(Tav. XXI, fig. 9)
Spongodiscus mediterraneus HAECKEL, 1862, p. 461, t. 12,
iis Aol: Datini dle 9, ES i ea O
f. 5-6.
Morfologia. Guscio corticale di forma discoidale,
internamente a struttura spugnosa. Zona centrale
ad estensione variabile (circa 1/2 diametro) e a
rigonfiamento più o meno pronunciato. Presenza
di robuste spine radiali talora emergenti dalla cin-
tura equatoriale. Spinosità marginale piuttosto
diffusa.
Note. Il rigonfiamento centrale può essere accen-
tuato da uno strato secondario a pori irregolari,
più larghi di quelli del guscio corticale.
Affinità con Schizodiscus favus maximus, come
riportato in PETRUSHEVSKAYA, 1967, p. 39, t. 20,
if. 99 ICIPRTRUSHEVSKAYA, GOT. DIS LO, 621;
t. 34, f. 1-2, che tuttavia non presenta spine radiali
percorrenti l’ intero guscio corticale.
Genere Spongotrochus Haeckel
Spongotrochus: HAECKEL, 1860, p. 844; PETRUSHEVSKAYA,
1975, p. D74 (cum syn.).
Spongotrochus sp. A
(Tav. XXI, fig. 11)
Morfologia. Guscio discoidale con camere a strut-
tura spugnosa. Zona centrale leggermente ispes-
sita e a pori più piccoli. Bordo equatoriale provvi-
sto di spine radiali cilindriche lunghe fino ad 1/2
diametro. Spine corticali di minor lunghezza,
estese sull’ intera superficie. Piloma presente.
Spongotrochus sp. B
(Tav. XXI, fig. 10)
Morfologia. 3-4 grandi spine radiali di lunghezza
pari al diametro corticale, prolungate oltre il bordo
equatoriale secondo angoli più o meno uguali tra
di loro. Pori del muro maggiori che nella Specie A.
Area centrale leegermente depressa.
Spongotrochus (?) sp. C
(av. DX fig 112)
Morfologia. Guscio corticale costituito da tre pia-
stre semidiscoidali disposte ad angoli di circa 120°.
Nucleo centrale appiattito con muri esterni a per-
— sa
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO 59
forazione minuta. Camere irregolari a struttura
spugnosa. Spine cilindriche emergenti alla perife-
ria e spine corticali estese a tutta la superficie del
guscio.
Note. Sussistono dubbi sulla precisa attribuzione
generica degli esemplari descritti per la forma del
guscio che, nella diagnosi che PETRUSHEVSKAYA
formula per Spongotrochus, viene semplicemente
indicato come lenticolare più o meno ispessito al
centro.
Famiglia Tholoniidae Haeckel, 1887
Genere Cubotholus Haeckel
Cubotholus: HAECKEL, 1887, p. 680; RENZ, 1976, p. 113.
Cubotholus regularis Haeckel
(Tav. XVII, fig. 12)
Cubotholus regularis HAECKEL, 1887, p. 680, t. 10, f. 14;
RENZ, 1976, p. 113, t. 1, f. 18.
Note. Analogamente a quanto segnalato da RENZ
(ibid.), gli esemplari del Tirreno portano spine
radiali prolungate oltre il bordo delle sei cupole
emisferiche. Inoltre numerose spine murali figu-
rano nei punti nodali delle barre costituenti il re-
ticolo esagonale del guscio corticale.
Famiglia Pyloniidae Haeckel, 1881
Genere Tetrapyle Muller
Tetrapyle: MULLER, 1858, p. 154; HAECKEL, 1887, p. 644.
Tetrapyle octacantha Muller
(Tav. XIX, figg. 3-6, fig. 10)
Tetrapyle octacantha MULLER, 1858, p. 33, t. 2, f. 12-13,
t. 3, f. 1-12; BENSON, 1966, p. 245, t. 15, f. 3-10, t. 16,
FATE MORINI CRUZ ATTRA RI ORE
NIGRINI & MooRE, 1979, p. S 125, t. 16, f. 3 a-b.
Morfologia. Guscio corticale a profilo subellittico
o subcircolare, costituito da un sistema di due cin-
ture (trasversale e laterale) ortogonali tra loro.
Cintura trasversale con 3-4 file di pori meridiani
di dimensioni maggiori di quelli del guscio mi-
dollare. Cintura laterale lievemente inflessa sui
poli dell’asse verticale e saldata al guscio midol-
lare da 1-3 raggi cilindrici giacenti sul piano sa-
gittale o diagonale. Finestre reniformi con lumen
diviso circa a metà dai 3 raggi sagittali. Spine gra-
ticciate estese a tutti i muri esterni e tendenti a
formare un terzo guscio extracorticale.
Note. Sensibili differenze nella disposizione e nel
numero dei raggi interni alle finestre rispetto la
descrizione di BENSON (ibid.). Questo rientra pro-
babilmente nella variazione ecofenotipica dell’ in-
dividuo in relazione a differenti condizioni micro-
ecologiche.
Tetrapyle pluteus Haeckel
(Tav. XIX, figg. 7-9)
Tetrapyle octacantha, var. MULLER, 1858, p. 33, t. 3, f. 7-12
‘ (fide HAECKEL, 1887).
Tetrapyle pluteus HAECKEL, 1887, p. 649.
Morfologia. Guscio corticale a profilo subrettan-
golare (asse Principale > asse Trasversale). Fine-
stre reniformi, l’arco superiore proiettato verso
l'esterno in forma di un graticcio subtriangolare e
rinforzato ai lati da due raggi diagonali (« angu-
lar spines » di HAECKEL, ibid., p. 648). Lumen
della finestra occupato da 3-5 raggi ad orienta-
zione variabile e con apice distale strutturato.
Processi spiniformi su tutti i muri esterni, più
pronunciati a livello dell’asse trasversale ove pos-
sono formare un guscio addizionale.
Note. T. pluteus è istituito da HAECKEL che eleva
al rango di specie la forma designata originaria-
mente da MÙLLER come T. octacantha var. Viene
accolta tale interpretazione pur ritenendo che la
variazione dei sistemi di spine esterne e dei raggi
delle finestre sia più estesa di quanto indicato dallo
stesso HAECKEL.
Genere Phorticium Haeckel
Phorticium: HAECKEL, 1881, p. 964; HAECKEL, 1887, p. 709;
PETRUSHEVSKAYA, 1975, p. 587.
Phorticium clevei (Jorgensen)
(Tav. XIX, figg. 11-12)
Tetrapylonium clevei JORGENSEN, 1900, p. 64.
Phorticium clevei (Jorgensen): PETRUSHEVSKAYA, 1967,
p. 98262, 6. 182, dE2.Vt 88508 23, td fe o (cum
syn.); PETRUSHEVSKAYA, 1975, p. 573; BIg@RKLUND, 1976,
o Sh ato Mao:
Note. Riferiamo i ns. esemplari alla specie di JÒR-
GENSEN principalmente sulla base delle illustra-
zioni di PETRUSHEVSKAYA (1967).
60 A. POLUZZI
SOTTORDINE NASSELLARIA Ehrenberg, 1875
CYRTIDA Haeckel, 1862,
emend. Petrushevskaya, 1971
Famiglia Plagoniidae Haeckel, 1881,
emend. Riedel, 1967
Genere Clathrocanium Ehrenberg,
emend. Petrushevskaya
Clathrocanium: EHRENBERG, 1860, p. 829; HAECKEL, 1887,
p. 1210; PETRUSHEVSKAYA, 1971, p. 80.
Clathrocanium coarctatum Ehrenberg,
emend. Petrushevskaya
(Tav. XXIX, figg. 1-2)
Clathrocanium coarctatum EHòRENBERG, 1860, p. 1860;
EHRENBERG, 1872, p. 287, t. 7, f. 6; PETRUSHEVSKAYA,
1971, p. 81, f. 39 (I-IV) (cum sym...
?Cathrocanium coronatum Popofsky: MAc MILLEN & CASEY,
1978, t. 5, f. 6a-b.
Note. Rispetto gli esemplari figurati da PETRU-
SHEVSKAYA, quelli del Tirreno hanno la base del
torax (3 pannelli strutturali che congiungono le
apofisi frontali con quelle laterali primarie) più
sviluppata in altezza e perforata da un numero
maggiore di file di pori.
Genere Lophophaena Ehrenberg,
emend. Petrushevskaya
Lophophaena: EHRENBERG, 1847, p. 54; PETRUSHEVSKAYA,
1971, p. 105.
Lophophaena sp.
(Tav. XXII, figg. 5-6)
Note. Affinità con Lithomelissa macrencephala
CLARK & CAMPBELL (1945) e con alcuni esemplari
di questo taxon figurati da PETRUSHEVSKAYA, 1971
(f. 56, X-XV). Anche l’esemplare di t. 59, f. 7 dei
«Trubi » di Capo Rossello (RIEDEL et al., 1974)
mostra caratteri comuni con Lophophaena sp. del
Tirreno.
Genere Lophophaenoma Haeckel,
emend. Petrushevskaya
Lophophaenoma: HAECKEL, 1887, p. 1304; PETRUSHEVSKAYA,
IGTA 96 Slilge
Lophophaenoma witjazii Petrushevskaya
(Tav. XXII, figg. 1-3)
Lophophaenoma witjazii PETRUSHEVSKAYA, 1971, p. 118,
f. 62 (III-VI)..
?Lophophaenoma aff. witjazii Petrushevskaya: RENZ, 1976,
PARLO ITALIRO
Lophophaenoma sp.
Tav. XXII, fig. 9)
Note. Affinità con Lithomelissa horrida PoPOFSKY
(1917), riferita da PETRUSHEVSKAYA (p. 110, f. 57
VII) al genere Lophophaenoma. Gli esemplari del
Tirreno mostrano la spinosità cefalica meno pro-
nunciata e un segmento toracico più ampio e cam-
panulato.
Genere Arachnocorys Haeckel
Arachnocorys: HAECKEL, 1862, p. 304; HAECKEL, 1887,
p. 1265; DUMITRICA, 1972, p. 836.
Arachnocorys sp.
(Tav. XXIX, fig. 3, 6)
Note. Caratteristiche della specie la piccola loggia
cefalica e i numerosi ponti (7-8) nella parte alta
del torax. Questi ultimi sono formati dalla coale-
scenza delle spine laterali toraciche con le apofisi
emergenti dalla base del segmento cefalico.
Genere Peromelissa Haeckel, emend. Petrushevskaya
Peromelissa: HAECKEL, 1881, p. 443; HAECKEL, 1887,
p. 1234; PETRUSHEVSKAYA, 1971, p. 131.
Peromelissa sp.
(Mavi XXI: 7)
Note. Affinità con P. phalacra (HAECKEL), emend.
PETRUSHEVSKAYA (1971, p. 131). Facendo riferi-
mento alle figure 72 (XIV-XVII) dell’Autrice rus-
sa, sì nota una loggia cefalica più espansa all’apice
ed un torax subcilindrico e di minori dimensioni.
Genere Dimelissa Campbell, emend. Petrushevskaya
Dimelissa: CAMPBELL, 1951, p. 528; PETRUSHEVSKAYA, 1971,
p. 133.
Dimelissa apis (Haeckel)
(Tav. XXII, figg. 10-12)
?Micromelissa apis HAECKEL, 1887, p. 1235.
Micromelissa apis Haeckel: PoPoFSKy, 1913, p. 357, f.n.t.
67, 69 (non 68, 70, fide PETRUSHEVSKAYA).
Dimelissa apîs (Haeckel): PETRUSHEVSKAYA, 1971, p. 134,
f. 69 (I-IV).
Note. Gli esemplari del Mar Tirreno presentano
forti scissure toraciche e il peristoma occluso da
una lamina trasversale porosa.
Dimelissa sp.
(Tav. XXII, fig. 8)
Note. I caratteri più salienti del taxon sono le
forti nervature a livello del restringimento collare
e il torax allungato e provvisto di pori apparte-
nenti a due diferenti ordini di dimensioni.
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO 61
Genere Pseudodictyophimus Petrushevskaya
Pseudodictyophimus: PETRUSHEVSKAYA, 1971, p. 91.
Pseudodictyophimus gracilipes (Bailey)
(Tav. XXIV, figg. 8-9)
Dictyophimus gracilipes Bailey, 1856, p. 4, t. 1, f. 8; PE-
TRUSHEVSKAYA, 1967, p. 67, f. 38 (I-VII), f. 39 (I-III).
Pseudodictyophimus gracilipes (Bailey): PETRUSHEVSKAYA,
1971, p. 93, f. 47-49; BIgRKLUND, 1976, p. 1124, t. 9,
Te, Teo) to da 96
Pseudodictyophimus gracilipes (Bailey) group: PETRUSHEV-
SKAYATEKOZLOVA 19120 p 984 e e ZIE
Plagoniidae gen. et sp. indet.
(Tav. XXII, fig. 4)
Morfologia. Loggia cefalica globosa con minuscolo
corno apicale laminato e spina verticale di piccole
dimensioni. Torax campanulato a larghi pori. Spi-
nosità irregolare diffusa sulle pareti del guscio.
Genere Lampromitra Haeckel, emend. Petrushevskaya
Lampromitra: HAECKEL, 1881, p. 431; PETRUSHEVSKAYA,
1971, p. 103-105.
Lampromitra aff. erosa Cleve
(Tav. XXIII, fig. 1)
Lampromitra erosa CLEVE, 1900, p. 10, t. 4, f. 2-3; DUMI-
IERICARIINO 2A RSI ZA 305
Note. Rispetto all’esemplare figurato da DUMI-
TRICA (‘bid.), si osserva un maggior numero di
pori nelle file longitudinali del torax e denti più
numerosi sulla corona peristomale.
Lampromitra schultzei (Haeckel)
(Tav. XXIII, figg. 2-4)
Eucecryphalus schultzei HAECKEL, 1862, p. 309, t. 5, f. 16,
9),
Lampromitra schultzei Haeckel: HAECKEL, 1887, p. 1216.
Lampromitra petrushevskae DUMITRICA, 1972, p. 837, t. 23,
f. 6-7 (fide CAULET, 1974).
Lampromitra schultzei (Haeckel): CAULET, 1974, p. 231,
Und Opi Ia
Note. Il muro toracico della specie è suscettibile
di forti ispessimenti, mentre le spine coronali pos-
sono rinforzarsi alla base e ridursi notevolmente
in numero. In accordo con CAULET, L. petrushev-
skae, viene considerata sinonima di L. schultzei.
Lampromitra tiara Dumitrica
(Tav. XXIII, figg. 5-7)
Lampromitra tiara DUMITRICA, 1972, p. 888, t. 23, f. 9-10.
Note. Il segmento cefalico può risultare compresso
lateralmente, poco rilevato sul torax e con pori e
spinule in disposizione notevolmente disordinata.
Lampromitra sp.
(Tav. XXIII, figg. 8-10)
Morfologia. Loggia cefalica emisferica, a piccoli
pori irregolari, armata di una minuscola spina
apicale. Torax conico deformato da solchi longitu-
dinali in corrispondenza della proiezione delle spi-
ne vericali e laterali. Peristoma con doppia corona
di spine talvolta fenestrate alla base. Pori del
torax subangolari allineati in file radiali irrego-
larmente alternanti.
Famiglia Neosciadiocapsidae Pessagno, 1969
Genere Clathrocyclas Haeckel
Clathrocyclas: HAECKEL, 1881, p. 434; HAECKEL, 1887,
p. 1385; PETRUSHEVSKAYA, 1975, p. 586.
Clathrocyclas sp.
(Tav. XXIII, figg. 12-13)
Morfologia. Loggia cefalica trilobata, a perfora-
zioni minute, armata di un corno apicale e di uno
verticale trilaminato al di sopra della scissura ce-
falica. Torax tronco-conico terminato da un velum
graticciato, con 7-8 file di pori esagonali a dimen-
sioni crescenti dall’apice alla base. Abdomen in-
completo, talora mancante.
Note. Affinità con C. humerus PETRUSHEVSKAYA
(1975, p. 586), che tuttavia non ha il doppio corno
apicale ed è provvisto di un numero maggiore di
pori (circa 13), allineati in file trasversali sulla
parete del torax.
Genere Eucecryphalus Haeckel, emend. Petrushevskaya
Eucecryphalus: HAECKEL, 1860, p. 836; HAECKEL, 1862,
p. 307; HAECKEL, 1887, p. 1220-1221; PETRUSHEVSKAYA,
1971, p. 222 (cum syn.). Cecryphalium: HAECKEL,
1881, p. 434; HAECKEL, 1887, p. 1898.
Eucecryphalus elizabethae (Haeckel),
emend. Petrushevskaya
(Rav SS eetioai)
Corocalyptra elizabethae HAECKEL, 1887, p. 1323, t. 59,
if LO,
Eucecryphalus elizabethae (Haeckel): emend. PETRUSHEV-
SECAVACRAL9 ep 0220005 (TOVA) ERTIEDERe NS NOTZI
p. 710, t. 59, f. 10; RIEDEL & SANFILIPPO, 1978, p. 114,
CIA 9)
Note. Gli esemplari portano il caratteristico corno
cefalico trilaminato, talora accompagnato da un
corno verticale divergente, ed una costrizione al
terzo superiore del torax con pori circolari di pic-
cola dimensione, 9-10 file di pori trasversali sul-
l’intera superficie del torax.
62 A. POLUZZI
Famiglia Carpocaniidae Haeckel, 1881,
emend. Riedel, 1967
Genere Carpocanistrum Haeckel
Carpocanistrum: HAECKEL, 1887, p. 1170.
Carpocanistrum Sp.
(Tav. XXVI, figg. 10-12)
Carpocanistrum spp. DUMITRICA, 1972, p. 888, t. 14, f. 4,
t.: 15, f. 12; RiebEL & SANFILIPPO, 1978, p. 119, t. 6, f. 7.
Morfologia. Carpocantidae a guscio ovale, lieve-
mente deformato dalla proiezione toracica delle
spine laterali primarie. Loggia cefalica immersa
nel torax e armata occasionalmente di un minu-
scolo corno apicale. Perforazioni circolari disposte
in quiconce e separate da lievi costolature longi-
tudinali. Peristoma provvisto di denti ialini a di-
mensione e numero variabile (da 9 a 13).
Note. Nei carpocanidi in generale riesce difficile
stabilire se i cambi morfologici nel numero di file
dei pori longitudinali, nelle deformazioni toraci-
che ecc., abbiano un valore sistematico o siano
semplici variazioni a livello individuale. Accoglien-
do la seconda ipotesi, nel taxon Carpocanistrum sp.
sono inclusi vari esemplari ritenuti sinonimi di
parte di quelli menzionati da DUMITRICA e da
RIEDEL & SANFILIPPO (ibid.) in tanatocenosi del-
l’area mediterranea.
Famiglia Theoperidae Haeckel, 1881,
i emend. Riedel, 1967
Genere Cornutella Ehrenberg,
emend. Petrushevskaya & Kozlova
Cornutela: EHRENBERG, 1838, p. 128; HAECKEL, 1881,
p. 427; PETRUSHEVSKAVA & KozLovA, 1972, p. 550.
Cornutella profunda Ehrenberg
(Tav. XXV, fig. 1)
Cornutella profunda EHRENBERG, 1854 a, p. 241; EHREN-
BERSANI IVA 21 CASIO 2305
CauLET, 1974, p. 244, t. 7, f. 1-5 (cum sym); Luna,
MON5PT2 895 -8: EBIIREIUND AGLIO LO
RENZO 109 SAM E RING SION PZ)
Corlhafsalo:
Note. In alcuni esemplari la parte distale del torax
appare svasata. Il velo siliceo, inoltre, occlude i
pori nella parte mediana del guscio (cf. CAULET,
ibid., p. 245).
Genere Litharachnium Haeckel,
emend. Petrushevskaya
Litharachmum: HAECKEL, 1860, p. 835; HAECKEL, 1862,
p. 281; HAECKEL, 1887, p. 1163; PETRUSHEVSKAYA, 1971,
p. 226.
Litharachnium aff. tentorium Haeckel,
emend. Petrushevskaya
(Mav SXV eee 12)
Litharachnium tentorium HAECKEL, 1862, p. 281, t. 4, f. 7-
T0;® PETRUSHEVSICAVA,E MOTAN pi 82217, ENI:0 878. 3109
(I-IV); BJIgRKLUND, 1976, p. 1124, t. 9, f. 6.
Litharachnium sp.: RIEDEL et al., 1974, p. 710, t. 59, f. 14,
i 62 di Gal
Note. Gli esemplari presenti in Collezione (che
costituiscono solo la parte superiore dell’ intero
guscio, cf. PETRUSHEVSKAYA, ‘bid., f. 108), hanno
una loggia cefalica parzialmente immersa nel
torax e ricoperta esternamente da numerose pa-
pille. RIEDEL et al. (*bid.), ritengono che il genere
sia sinonimo di Bathropyramis HAECKEL (1881).
Genere Calocyclas Ehrenberg
Calocyclas: EHRENBERG, 1847, p. 54; HAECKEL, 1887,
p. 1381;-RYEDEL & SANFILIPPO, 1977, p.-871.
Calocyclas monumentum Haeckel
(Tav. XXIV, fig. 10)
Calocyclas monumentum HAECKEL, 1887, p. 1385, t. 73, f. 9;
RENZ, 1976, p. 128, t. 5, f. 1; RINDEL& SANFILIPPO,
OTT, ea 2
Morfologia. Loggia cefalica a superficie spinosa e
perforazione minuta, armata di un robusto corno
apicale. Torax subconico o leggermente rigonfio, a
pori subcircolari irregolari, separato dall’abdomen
da un sottile anello interno. Setto addominale bom-
bato, terminato da una corona di denti graticciati
subtriangolari. Spine secondarie diffuse sull’intero
guscio, più pronunciate sul setto addominale.
Genere Pterocanium Ehrenberg
Pterocanium: EHRENBERG, 1847, p. 54; HAECKEL, 1877,
p. 1328; PETRUSHEVSKAYA & KozLova, 1972, p. 552.
Prerocanium praetextum (Ehrenberg) eucolpum Haeckel
(Tav. XXIV, figg. 1-4)
Pterocanium eucolpum HAECKEL, 1887, p. 1322, t. 73, f. 4.
Pterocanium practextum eucolpum Haeckel: NIGRINI, 1967,
PATO RATE E2NIGRINISL970 ip ALTO 8
Morfologia. L'apparato di spine cefaliche si svi-
luppa esternamente con un robusto corno apicale
trilaminato o cruciforme ed una sottile spina ver-
ticale divergente; il torax presenta file diagonali
di pori e una delle tre pareti meno rigonfia alla
base.
Note. Le maggiori affinità si riscontrano con
P. trilobum (HAECKEL), particolarmente per quel
che riguarda la forma del torax (tetraedro a pa-
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO 68
reti rigonfie). La specie menzionata porta tuttavia
un corno apicale tozzo di forma cilindrica e non
laminato come in P. praetextum eucolpum (v. NI-
CRINIMILO (doi)
Pterocanium sp.
(Tav. XXIV, figg. 5-6)
Noie. Rispetto la specie precedente si osserva:
una loggia cefalica di piccola taglia, emisferica,
con rari pori irregolari; un robusto corno apicale
trilaminato, affiancato da un corno verticale e da
7-8 spine a livello del restringimento collare; un
torax subcilindrico compresso, a muro ispessito e
solcato da una depressione longitudinale in conti-
nuità con le spine del tripode basale.
Genere Lithopera Ehrenberg, emend. Nigrini
Lithopera: EHRENBERG, 1847, p. 54; HAECKEL, 1887,
p. 1233; NIGRINI, 1967, p. 54.
Lithopera bacca Ehrenberg
(CNayvEx VARI orni0)
Lithopera bacca EBRENBERG, 1872 a, p. 314; NIGRINI, 1967,
DOOR GRES ISIN CALO TO MORONI
Lithopera (Lithopera) bacca Ehrenberg: SANFILIPPO &
RIEDEL, 1970, p. 455, t. 1, f. 29 (cum syn.); DUMITRICA,
NOTZERA E SISMI 2 ZIA
Genere Eucyrtidium Ehrenberg
Eucyrtidium: EHRENBERG, 1847 a, p. 54; HAECKEL, 1887,
p. 1487; NIGRINI, 1967, p. 81; PETRUSHEVSKAYA, 1971,
p. 215 (part.); PETRUSHEVSKAYA & KozLova, 1972,
p. 548.
Eucyrtidium acuminatum (Ehrenberg)
(Tav. XXV, figg. 5-8)
Lithocampe acuminata EHRENBERG, 1844 a, p. 84.
Eucyrtidium acuminatum: EHRENBERG, 1847 a, p. 43; EH-
RENBERG, 1856, t. 22, f. 27; NIGRINI, 1967, p. 81, t. 8,
f. 3; PETRUSHEVSKAYA, 1971, p. 217, f. 94 (I-IV) (cum
syn.); MOLINA-CRUZ, 1977, p. 886, t. 7, f. 3; MAC MIL-
LEN & CASEY, 1977 t. 4, f. 4a-b.
Morfologia. Guscio ogivale o fusiforme con seg-
menti a contorni poco pronunciati e separati in-
ternamente da suture anulari o sinuose. Loggia
cefalica punticolata, immersa nel torax, con corno
apicale obliquo e poro anulare alla base. Torax
piccolo, subconico, deformato da leggere intume-
scenze o solchi longitudinali, occasionalmente prov-
visto di una breve espansione alare. Muro posto-
racico a file di pori longitudinali più o meno ser-
rate tra loro. Segmenti postaddominali in numero
di 3-5, l’ultimo dei quali rastremato alla base e
terminato da un peristoma tubolare.
Note. Tra i numerosi esemplari riferiti ad E. acu-
minatum, si possono distinguere le due sottospe-
cie: E. acuminatum acuminatum (EHRENBERG)
(cf. PETRUSHEVSKAYA, 1971, f. 94 (V-VIII)) ed
E. acuminatum tropezianum (MULLER) (cf. ibid.,
PRO (RNC Op AZ e 2)
Nella seconda sottospecie, le file longitudinali di
pori postoracici appaiono meno serrate, mentre
il torax-abdomen porta quasi sempre una netta
espansione alare (t. XXV, f. 7).
Eucyrtidium anomalum (Haeckel)
(Tav. XXV, figg. 2-4)
Lithocampe anomala HAECKEL, 1860, p. 839.
Eucyrtidium anomalum Haeckel: HAECKEL, 1862, p. 323,
DES RETIRUSARVSAVA SNO Pea
(I-IV); CAULET, 1974, t. 11, f. 3-6.
Stichopterygium anomalum (Haeckel): DUMITRICA, 1972,
DSS SZ
Morfologia. Guscio subcilindrico, con 1-2 segmenti
postaddominali e muro piuttosto sottile. Loggia
cefalica ialina, finemente picchiettata, ben indivi-
duata sul torax, terminata da una spina apicale
obliqua. Torax ampio, alto, subpiramidale, provvi-
sto di forti espansioni alari talora infossate nella
parte prossimale. Abdomen con evidente anello in-
tersettale, ma privo di un vero e proprio restrin-
gimento lombare.
Note. Secondo DUMITRICA (bid.) il taxon deve es-
sere assegnato al genere Stichopterygium piutto-
sto che ad Eucyrtidium per la particolare posi-
zione della loggia cefalica. La presenza in Colle-
zione di forme di transizione con segmento cefa-
lico variamente incassato nel torax fa pensare che
tale carattere non sia determinante per la scelta
di un genere nuovo. Gli stessi esemplari nel Tir-
reno indicano inoltre una forte variabilità del-
l’area toracica e delle sue nervature, come già se-
gnalato da CAULET (?bid.).
Eucyrtidium hexastichum (Haeckel),
emend. Petrushevskaya
(Tav. XXV, figg. 10, 11)
Lithostrobus hexastichum HAECKEL, 1887, p. 1470, t. 80,
ito I
Eucyrtidium hexastichum (Haeckel): emend. PETRUSHEV-
SKAYA, 1971, p. 220, f. 99 (III-X); CAULET, 1974,
PAZ STRA
Morfologia. Guscio conico o subcilindrico con
segmenti post-toracici perforati dalle caratteristi-
che file di pori trasversali (7-9); torax con scis-
sura longitudinale ed intumescenze uni-bilaterali ;
(e A. POLUZZI
restringimento lombare marcato da 2 file di pori
irregolari; segmenti post-addominali (quarto e
quinto) non in asse con i precedenti.
Eucyrtidium heptacolum (Haeckel)
(Tav. XXV, figg. 9, 12(2))
Lithocampe heptacola HAECKEL, 1887, p. 1508, t. 79, f. 8;
DUMITRICA, 1972, p. 839, t. 24, f. 10-11.
Eucyrtidium heptacolum (Haeckel): PETRUSHEVSKAYA, 1971,
cpes2zde
Note. In molti esemplari si accentua la disposi-
zione irregolare dei pori nei segmenti postaddo-
minali.
Genere Stichopilium Haeckel
Stichopilium: HAECKEL, 1881, prodr., p. 439; HAECKEL,
1887, p. 1436.
Stichopilium variabile Popofsky
(lava OXOXAVAERER 85)
Stichopilium variabile PoPoFSKY, 1908, p. 290, t. 35, f. 4-7;
RIBDERARS5 Spi 240 eta Ae Die
Stichopilium variabile Popofsky var. davisianoides: PE-
TRUSHEVSKAYA, 1967, p. 118, f. 68 (V.-VI).
Note. Tra le due « varietà » (spinosum e davisia-
noîdes) istituite dalla PETRUSHEVSKAYA i ns. esem-
plari paiono più vicini alla seconda per la carat-
teristica espansione alare e le due spine cefaliche
prolungate nel torax.
Famiglia Pterocoryidae Haeckel, 1881,
emend. Riedel, 1967
Genere Anthocyrtidium Haeckel,
emend. Petrushevskaya & Kozlova
Anthocyrtidium: HAECKEL, 1881, p. 431; PETRUSHEVSKAYA
& KozLova, 1972, p. 545; RIEDEL & SANFILIPPO, 1977,
p. 876.
Anthocyrtidium cinerarium Haeckel
(Tav. XXVI, fig. 6)
Anthocyrtidium cineraria HAECKEL, 1887, p. 1278, t. 62,
f. 16; RIEDEL, 1957, p. 84, t.. 2; f. 6-9, f.n.t. 4; MAC
MILLEN & CASEY, 1978, t. 4, f. 16.
Morfologia. Loggia cefalica trilobata a pori sub-
circolari irregolari. Corno apicale trilaminato lun-
go 1,5 volte il setto cefalico. Restringimento col-
lare poco pronunciato. Torax campanulato a pori
esagonali e parete distale inflessa all’interno. Co-
rona subterminale e peristomale a denticolazione
minuta.
Genere Theocorythium Haeckel
Theocorys (Theocorythium) HAECKEL, 1887, p. 1416.
Theocorythium trachelium (Ehrenberg) dianae (Haeckel)
(Tav. XXVII, figg. 9-11)
Theocorys dianae HAECKEL, 1887, p. 1416, t. 69, f. 11.
Theocorythium trachelium (Ehrenberg) dianae (Haeckel):
NIGRINIIO CHASE ERO AI
Note. Rispetto la descrizione originale della NI-
GRINI si riscontra che l’abdomen è cilindrico e
allungato e più espanso del torax; nella metà
antapicale tende a rastremarsi, fino a raggiun-
gere in alcuni casi una vera e propria strozzatura
(t. XXVII, f. 11). Il peristoma è inoltre provvisto
di una corona ialina di 6-8 denti triangolari oc-
casionalmente fenestrati da pori a diametro va-
riabile.
Theocorythium sp.
(Tav. XXVII, fig. 8)
Note. Caratteristico il restringimento collare piut-
tosto pronunciato, e l’abdomen di forma cilindrica
con pori circolari a diametro maggiore di quelli
del torax. Affinità con T. trachelium trachelium
come in NIGRINI (1967, p. 79).
Genere Pterocorys Haeckel, 1881
Pterocorys: HAECKEL, 1881, p. 435; PETRUSHEVSKAYA, 1971,
p. 232; PETRUSHEVSKAYa & KozLova, 1972, p. 545.
Pterocorys zancleus (Muller)
(Tav. XXVI, figg. 1(?)-4)
Eucyrtidium zancleum MULLER, 1855, p. 492; MUÙLLER, 1858,
pP.41 000 A SETARCKREL AMI 862- Mp2
Theoconus zancleus Miller: HAECKEL, 1887, p. 1399.
Pterocorys zancleus (Muller): PETRUSHEVSKAYA, 1971,
DIZIONE (ISVOE
Morfologia. Setto cefalico trilobato portante nella
scissura mediana una costola saldata alla sottile
spina apicale. Torax con espansioni alari gratic-
ciate terminate da una spina ialina e con solchi
o carene longitudinali. Abdomen di lunghezza va-
riabile, subcilindrico, ovoidale, tendente a chiu-
dersi a sacco. i
Note. PETRUSHEVSKAYA (1971) riconosce la prio-
rità cronologica del genere Pterocorys HAECKEL
(1881) sui due generi sinonimi Theoconus HAECKEL
(1887) e Lithopilium PoPOFSKY (1913). La specie
P. zancleus, inoltre, ha strette affinità con Theo-
conus carinatus ed Eucyrtidium herwigi, che sono
considerate da molti autori come sinonime (cf. DU-
MITRICA, 1972).
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO
Pterocorys macroceras (Popofsky)
(Mavi XVI too 0/03)
Lithopilium macroceras PoPorsKky, 1913, p. 337, f. 91-93,
95 (non 94, fide PETRUSHEVSKAYA, 1971).
Pterocorys macroceras (Popofsky): PETRUSHEVSKAYA, 1971,
P23 4 20(SVU))
Note. La specie si differenzia da Theoconus cari
natus per la presenza di una protuberanza tora-
cica terminata da una sottile spina ialina e per
l’abdomen breve, incompleto e campanulato.
Pterocorys sp.
(Tav. XXV, fig. 16)
Morfologia. Esemplari a guscio subcilindrico, pri-
vo di restringimento lombare. Chiusura peristo-
male a sacco, irregolarmente perforata. Spinosità
occasionali sulla superficie addominale.
Pterocoryidae gen. et sp. indet.
(Tav. XXV, figg. 13-15)
Note. Le caratteristiche che accomunano gli esem-
plari sono le seguenti. Corno apicale corto, a
grandi lamine, occupante l’intera estremità distale
della loggia cefalica. Segmento cefalico minuscolo,
incassato nel torax, privo di restringimento col-
lare. Torax poco espanso, deformato dalla proie-
zione delle spine laterali primarie. Abdomen cilin-
drico-allungato, separato dal torax da un restrin-
gimento lombare poco pronunciato; parte distale
chiusa a sacco, con peristoma costituito da una
banda parzialmente mineralizzata o perforata ir-
regolarmente. Pori del muro circolari, disposti in
file longitudinali alternanti, circondate da un reti-
colo esagonale molto esile.
Genere Lamprocyclas Haeckel, emend. Nigrini
Lamprocyclas FAECKEL, 1881, p. 434; NIGRINI, 1967, p. 74.
Lamprocyclas gamphonycha (Jorgensen)
(Mavi)
Pterocorys gamphonichos J6RGENSEN, 1899, p. 86.
Androcyclas gamphonyxos: JIRGENSEN, 1905, p. 17, f. 92-97;
BJgRKLUND, 1976, p. 1124, t. 10, f. 2-6.
Lamprocyclas gamphonycha (Jgérgensen): PETRUSHEVSKAYA,
LOT 2 28
Theoconus atf. gamphonycha (Jorgensen): DUMITRICA,
LO. TRA IRINA 26
Note. In ordine alla morfologia valgono le stesse
annotazioni che .DUMITRICA (1972) formula per
T. aff. gamphonycha. Solo l’addome che negli
esemplari della Fossa Ellenica è descritto come
cilindrico, nel nostro caso passa estensivamente
da forma tronco-conica a forma cilindrico-ovoidale.
rastremata a livello del peristoma.
Lamprocyclas saltatricis Haeckel
(Dave XXV tig)
Lamprocyclas saltatricis HAECKEL, 1887, p. 1391, t. 74,
cn LS, ”
Morfologia. Guscio conico ispessito; pori subcirco-
lari a contorno esagonale, disposti in file longitu-
dinali alternanti e a diametro progressivamente
crescente verso la base. Segmento cefalico cilin-
drico, triloculare; lobi secondari deformati, alla
base del lobo principale; corno apicale a lamine
prominenti, lungo una volta e mezzo la loggia ce-
falica. Torax ovato con brevi solchi in corrispon-
denza delle spine laterali e dorsali; restringimento
lombare piuttosto netto, marcato internamente da
un anello settale. Abdomen tronco-conico con 14(?)
file di pori longitudinali alla metà equatoriale e
6 pori in serie verticale; spine subterminali, irre-
golari, divergenti, laminate; peristoma ialino, irre-
golarmente perforato, armato di denti lamellari
spesso saldati tra di loro.
Lamprocyclas maritalis maritalis Haeckel
(Tav. XXVII, figg. 4-6)
Lamprocyclas maritalis HAECKEL, 1887, p. 1390, t. 74,
fo
Lamprocyclas maritalis maritalis Haeckel: NIGRINI, 1967,
DARNE RD)
Lamprocyclas aegles (Ehrenberg): DUMITRICA, 1972, p. 839,
AEREO fede DELA) ;
Morfologia. Guscio campanulato, variamente ispes-
sito; pori subcircolari, a contorno esagonale, di-
sposti in file longitudinali alternanti e a diametro
progressivamente crescente verso la base; minu-
scole spine ai vertici degli esagoni. Segmento ce-
falico allungato, triloculare; lobi secondari intu-
mescenti, alla base del lobo primario; corno api-
cale tozzo, costituito da un fascio di spine coale-
scenti, lungo circa due volte il setto cefalico. Torax
cupuliforme, con brevi solchi e proiezioni alari in
corrispondenza delle spine laterali e dorsali; re-
stringimento lombare piuttosto netto, marcato in-
ternamente da un anello settale. Abdomen cilin-
drico-rigonfio, breve; 10-11 file di pori alla metà
equatoriale; 4 pori in serie verticale; corona di
spine subterminali, irregolari, laminate, diver-
genti; peristoma differenziato, ialino, armato di
una decina di forti denti triangolari, presenti solo
in maniera rudimentale negli esemplari più deli-
cati.
Note. DUMITRICA ammette la priorità cronologica
della specie di EHRENBERG su quella sinonima di
HAECKEL. Pur non volendo entrare nel merito del-
la questione ci si limita ad osservare che gli esem-
plari della fossa Ellenica presentano gli stessi ca-
ratteri morfologici di quelli del Tirreno.
66 A. POLUZZI
Lamprocyclas maritalis Haeckel ventricosa Nigrini
(Tav. XXVII, fig. 7)
Lamprocyclas maritalis Haeckel ventricosa, NIGRINI, 1968,
p. ST, t.1,f. 9.
Morfologia. Guscio robusto, campanulato, rastre-
mato all'estremità distale; pori subcircolari, alli-
neati irregolarmente in file longitudinali; contor-
ni esaginali con spinosità ai vertici. Loggia cefa-
lica globosa, triloculare, con pori infossati a livel-
lo del restringimento collare; corno apicale forte,
lungo circa due volte il setto cefalico. Torax co-
nico, ovato, con brevi solchi e proiezioni alari in
corrispondenza delle spine laterali e dorsali. Abdo-
men schiacciato e rigonfio, debordante dalla linea
del torax; 11 file di pori alla metà equatoriale;
6 pori in serie verticale; spine subterminali diver-
genti e irregolari; peristoma netto, imperforato,
terminato da una corona di 10 spine convergenti
al centro dell’apertura.
Note. Confrontando la descrizione originale della
NIGRINI, si riscontrano alcune differenze (es. l’ab-
domen negli esemplari del Mar Tirreno appare
più compresso mentre le spine terminali del pe-
ristoma sono più forti) che possono tuttavia rien-
trare nella variabilità della sottospecie. Gli esem-
plari presenti in Collezione hanno una larghezza
addominale > 170 « (cf. ibid., p. 58).
Genere Lipmanelia Loeblich & Tappan,
emend. Petrushevskaya
Lipmanella: LoEBLICH & TAPPAN, 1961, p. 119; PETRUSHEV-
SKAYAS! 4971, pi 0198,7220.
Lipmanella tribranchiata Dumitrica
(Tav. XXVII, figg. 12, 13)
Lipmanella tribranchiata DUMITRICA, 1972, p. 840, t. 25,
95,
Note. Le perforazioni delle pareti toraciche sono
piccole ed allineate secondo file regolari alternanti,
talora convergenti verso il setto collare. Le pareti
stesse presentano una leggera depressione centrale.
Lipmanelia aff. virchowii (Haeckel)
(Tav. XXVII, fig. 14)
Dictyoceras virchowii HAECKEL, 1862, p. 100; HAECKEL,
1887, p. 1325.
Lipmanella virchowii (Haeckel): PETRUSHEVSKAYA, 1971,
p. 2205 E 1000CEV7IER1):
Note. La forma mostra affinità con L. virchowi
come figurata da PETRUSHEVSKAYA, 1971 (f. 100
(I-VIII), p. 184), se si eccettua la conformazione
del torax, in questo caso notevolmente più slan-
ciato. KLING (1977) considera la L. virchowii men-
zionata come sinonima di L. dictoyoceras.
Lipmanella (?) dogieli (Petrushevskaya)
(Rav SXV to)
Sethoconias (?) dogieli PETRUSHEVSKAYA, 1967, p. 95, t. 53,
fo e2 EDU MEIRICA L02101 837 a 23 2
Lipmanella (?) dogieli (Petrushevskaya): PETRUSHEVSKAYA
VEOZIOVARINO 2 AZIO]
Lithomelissa campanulaeformis Campbell & Clark: RIEDEL
CORO Tee 202 DINI
Morfologia. Loggia cefalica di forma sferica, fi-
nemente perforata. Corno apicale di piccole di-
mensioni accompagnato da 3-4 spine verticali (?)
o latero-apicali. Torax subcilindrico a larghe ma-
glie subesagonali (circa 7 per ogni semicirconfe-
renza, cf. PETRUSHEVSKAYA & KOzLova, 1972) di
dimensioni crescenti dall’apice alla base. Numero-
se spine secondarie diffuse nella parte prossimale
del torax.
Note. Gli esemplari del Tirreno hanno un nume-
ro di spine cefaliche maggiore e un restringi-
mento collare pù pronunciato di quelli figurati da
PETRUSHEVSKAYA.
Famiglia Artostrobiidae Riedel, 1967,
emend. Foreman, 1973
Genere Botryostrobus Haeckel, emend. Nigrini
Botryostrobus: HAECKEL, 1887, p. 1475; NIGRINI, 1977,
PIIZA3E
Botryostrobus gr. auritus-australis (Ehrenberg)
(Tav. XXVIII, figg. 5-8, figg. 11, 12)
Lithocampe aurita EHRENBERG, 1844 a, p. 84.
Eucyrtidium auritum Ehrenberg: EHRENBERG, 1854, t. 22,
1 ZO)
Lithocampe australe EHRENBERG, 1844 b, p. 187.
Eucyrtidium australe Ehrenberg: EHRENBERG, 1854, t. 35 A,
Zaleirali88
Botryostrobus auritus-australis (Ehrenberg) group: NIGRI-
NIGRSlO Ep 24:62 DICO SUN)!
Morfologia. Guscio ispessito, finemente scolpito da
un reticolo superficiale, formato da 5 segmenti,
l’ultimo dei quali più espanso o più rastremato
degli altri. Segmenti cefalici e toracici indistinti,
complessivamente di forma ogivale, armati di una
spina apicale aciculare e di un tubo verticale di-
retto obliquamente a circa 45°. Restringimenti
lombari e post-lombari ben pronunciati, formati
da bande imperforate ad altezza variabile, per-
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO 607
corse da sottili strie longitudinali. Peristoma ter-
minato occasionalmente da una corona di 14-16
denticoli subtriangolari. Segmenti post-toracici
portanti 4-5 file trasversali di pori circolari o
allungati; complesso cefalo-toracico a perforazioni
maggiori del restante guscio.
Note. Le ragioni che hanno condotto all’erezione
del gruppo « auritus-autralis » figurano in NIGRINI
(ibid.).
Botryostrobus seriatus (Jorgensen)
(Tav. XXVIII, figg. 1-4)
Eucyrtidium seriatum J$RGENSEN (in) Gran, 1902, p. 150.
Stichocorys seriata Jorgensen: J$RGENSEN, 1905, p. 140,
t.-18, f. 102-104.
Siphocampe seriatum (Jgrgensen): CAULET, 1971, p. 4,
aa Ca eZ,
Botryostrobus seriatus (Jgrgensen): CAULET, 1974, p. 236,
to AO E,
Morfologia. Guscio ispessito, fusiforme, composto
di 7 segmenti, dei quali il 4° o il 5° più larghi e
l’ultimo di forma cilindrica. Loggia cefalica pic-
cola, trilobata, subsferica, con sottile corno api-
cale e robusto tubo verticale in posizione obliqua.
Setto collare indistinto e torax a grossi pori. Seg-
menti post-toracici ben marcati, con 7-8 file tra-
sversali di pori. Paristoma denticolato, costituito
da una banda mineralizzata a larghe perforazioni
irregolari. i
Note. I caratteri diagnostici enunciati da CAULET
(1971) per B. seriatus delle Baleari sono facil-
mente riscontrabili anche negli esemplari del Tir-
reno. Questo, oltre che l’ampia diffusione areale,
conferma l'autonomia sistematica della specie, ri-
tenuta da alcuni AA. molto vicina a B. gr. auritus-
australis (v. NIGRINI, 1977).
Boiryostrobus sp.
(Rave SSViA Ito 2080)
Morfologia. Guscio a muri lisci, fusiforme, for-
mato da 5 o più segmenti a contorni molto sinuo-
si. Loggia cefalica subsferica con spina apicale e
grosso tubo verticale occupante gran parte del lato
ventrale. Restringimento collare indistinto. Torax
lievemente deformato dalla proiezione esterna del-
le spine laterali primarie (L; e L»). Restringimenti
lombari e post-lombari ben pronunciati e percorsi
da numerose strie longitudinali. Pori circolari in
file trasversali regolari e ben distanziate. Peri-
stoma costituito da una banda imperforata ristret-
ta verso la bocca del guscio.
Note. Affinità con Lithostrobus (= Botryostrobus)
botryocyrtis HAECKEL (1887, t. 79, f. 18) che tut-
tavia ha muri più scabri e la spina dorsale emer-
gente dal torax (cf. PETRUSHEVSKAYA, 1967, f. 73
(V-VI)). Lo stato di conservazione degli esemplari
non consente di osservare il caratteristico tubo
verticale a forma di palloncino, terminato da una
spina ventrale molto prominente (HAECKEL, ‘bid.,
nli9))
Genere Spirocyrtis Haeckel, emend. Nigrini
Spirocytis: HAECKEL, 1881, p. 438; HAECKEL, 1887, p. 1508;
NIGRINI, 1977, p. 258.
Spirocyrtis sp.
(Tav. XXVIII, fig. 14(?)-16)
Morfologia. Guscio a muri sottili e pori subcirco-
lari larghi e in file trasversali molto serrate. 7 o
più segmenti a diametro progressivamente cre-
scente e contorno arrotondato. Loggia cefalica emi-
sfrica e torax deformato da solchi in corrispon-
denza delle spine laterali primarie. Restringimento
collare indefinito ; restringimenti post-collari ester-
namente ben marcati e formati da fascie imper-
forate.
Note. Lo stato di conservazione dei materiali non
consente di definire con precisione la forma del
tubo verticale e della spina apicale.
Spirocyrtis cf. subscalaris
(Tav. XXVIII, fig. 13)
Spirocyrtis subscalaris NIGRINI, 1977, p. 259, t. 3, f. 1-2
(cum symn.).
Morfologia. Guscio ispessito con 50 più segmenti
a diametro progressivamente crescente. Loggia ce-
falica subsferica, trilobata, armata alla sommità
di una spina apicale trilaminata. Restringimento
collare indistinto. Torax deformato da profondi
solchi in corrispondenza delle spine laterali pri-
marie. Tubo verticale di grandi dimensioni esteso
alla parte alta del torax. Restringimenti lombari
e post-lombari chiaramente visibili e spesso mar-
cati da bande imperforate. Abdomen e segmenti
post-addominali provvisti di numerose file di pori
trasversali (6-7).
Note. I segmenti post-toracici provvisti di 6-7 file
trasverse di pori (contro le 4 o più della descri-
zione originale di S. subscalaris) e le sovrastrut-
ture cefaliche parzialmente o totalmente aspor-
tate, non consentono un più preciso riferimento
alla specie della NIGRINI.
A. POLUZZI
SPYRIDA Ehrenberg, 1874 a,
emend. Petrushevskaya, 1971
Famiglia Acanthodesmiidae Haeckel, 1862,
emend. Riedel, 1967
Genere Acanthodesmia Muller, emend. Petrushevskaya
Acanthodesmia: MUÙLLER, 1856, p. 485; PETRUSHEVSKAYA,
1971, p. 274, CAULET, 1974, p. 250.
? Acanthodesmia vinculata (Muller),
emend. Petrushevskaya
(Tav. XXIX, fig. 9)
Lithocircus vinculatus MULLER, 1856, p. 484.
Acanthodesmia vinculata (Miller): MULLER, 1858, p. 30,
ti dl, fi 4°75 PETRUSHEVSKAYA, diodi p. (278, de d43
(I-VII), f. 144 (I-VI); DUMITRICA, 1972, p. 841, t. 28,
FMI GAUDITIARL9 A 825.0) cb AFRO,
Note. La povertà e il cattivo stato di conserva-
zione degli esemplari non consentono una precisa
determinazione generica e specifica. L’esemplare
figurato porta sui tre anelli (sagittale, basale e
frontale) delle grosse barre cruciformi, forse tron-
cate trasversalmente, che fanno pensare all’esi-
stenza di strutture più complesse.
Genere Lophospyris Haeckel, emend. Petrushevskaya
Lophospyris: HAECKEL, 1881, p. 443; PETRUSHEVSKAYA,
dora pt25,18
Lophospyris pentagona (Ehrenberg),
emend. Petrushevskaya
(Tav. XXIX, figg. 7, 8, 12)
Ceratospyris pentagona EHRENBERG, 1872, p. 287, t. 10,
RAID
Dorcadospyris pentagona (Ehrenberg): GOLL, 1969, p. 338,
DAD:97 FAME, ED SRGOLL, 972 pi 045 SONO)
PISA IEEE 151
Lophospyris pentagona Ehrenberg: PETRUSHEVSKAYA, 1971,
p. 254, f. 182 (I-V); CAULET,. 1974; p..248, t.19, fi 12.
?Ceratospyris muelleri Stohr: DUMITRICA, 1972, p. 841,
Tie A
Note. Con ogni probabilità l'esemplare mediterra-
neo figuarto da DUMITRICA è da riferire al taxon.
di EHRENBERG, emendato da PETRUSHEVSKAYA
(1971). Un commento sulla priorità del nome ge-
nerico figura in CAULET (ibid., p. 249).
Genere Ceratospyris Ehrenberg
Ceratospyris: EHRENBERG, 1847, p. 54.
Ceratospyris sp.
(Tav. XXIX, figg. 4, 5)
Morfologia. Guscio bilobato con sei grandi pori ai
lati del semianello sagittale e due in quello basale.
Perforazioni di diametro minore sulla restante
area cefalica. Spine basali divergenti, variabili
in numero (6-8) e cruciformi in sezione trasversale.
Note. Tra gli esemplari figurati da DUMITRICA
(1972) e dubitativamente assegnati al genere Ce-
ratospyris, le affinità maggiori si riscontrano con
quello dit. 22, 6.
Famiglia Triospyrididae Haeckel, 1881
Genere Desmospyris Haeckel
Desmospyris: HAECKEL, 1881, p. 448; HAECKEL, 1887,
p. 1089; PETRUSHEVSKAYA, 1975, p. 593.
Desmospyris sp.
(Tav. XXIX, figg. 10, 11)
Morfologia. Loggia cefalica con due lobi subglo-
bosi. Anello sagittale armato di una minuscola
spina apicale e marcato alla base da pori sternali
e frontali. Torax breve, subcilindrico, ben indivi-
duato dal restringimento dell’anello basale, con
grossi pori a diametro crescente verso la base del
guscio.
Affinità piuttosto marcate con Phormospyris
stabilis stabilis (Eocene superiore - Miocene me-
dio), come descritta e figurata da GOLL (1976)
nella revisione della famiglia Trissocyclidae. Non è
da escludere che ad un più attento esame, basato
su esemplari più numerosi, anche la Despospyris
sp. del Tirreno possa essere riferita alle specie
menzionata sopra.
Ringraziamenti. Agli amici Renzo Sartori ed Alberto
Castellarin per le discussioni sul tema trattato e la revi-
sione di parte del manoscritto. A Paolino Ferrieri per le
foto al microscopio a scansione. A Gino Zini per i disegni e
i grafici. Al prof. Vittorio Vialli per il finanziamento
della ricerca e i suggerimenti sull’impostazione generale
del lavoro.
I RADIOLARI QUATERNARI DI UN AMBIENTE IDROTERMALE DEL MAR TIRRENO
OPERE CITATE
ALEXANDER G. B., HESsTON W. M. & ILER R. K., 1954 - The
solubility of amorphous silica in waters - Jour. Phis.
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Acanthodesmia vinculata
Actinomma mediana
Actinomma mediterranensis
Actinomma sp.
Actinomma spp.
acuminatum (Eucyrtidium)
Amphibrachium aff. dilatatum
Amphirhopalum ypsilon
Amphirhopalum virchowii
anaximandri (Hexalonche)
angulatum (Rhopalastrum gr.)
anomalum (Eucyrtidium)
antarctica (Echinomma)
Anthocyrtidium cinerarium
apis (Dimelissa)
Arachnocoris sp.
asteriscus (Heliodiscus)
asteriscus (Stylochlamidium At)
auritus-australis
(Botryostrobus gr.)
bacca (Lithopera)
Botryostrobus gr. auritus-
australis
Botryostrobus seriatus
Botryostrobus sp.
Calocyclas monumentum
Carpocanistrum sp.
Ceratospyris (Ommatartus)
Ceratospyris sp.
cinerarium (Anthocyrtidium)
Clathrocanium coarctatum
Clathrocyclas: sp.
clevei (Phorticium)
coarctatum (Clathrocanium)
cornutella profunda
Cubotholus regularis
eylindricus (Ommatogramma)
Desmospyris sp.
dianae (Theocorythium
trachelium)
dilatatum (Amphibrachium aff.)
Dimelissa apis
Dimelissa sp.
dogieli (Lipmanella aff.)
echiniscus (Heliodiscus)
Echinomma antarctica
elizabethae (Eucecryphalus)
erosa (Lampromitra aff.)
Eucecryphalus alizabethae
eucolpum (Pterocanium
praetextum)
Eucyrtidium acuminatum
Euceyrtidium acuminatum
tropezianum
A. POLUZZI
INDICE DEI GENERI E DELLE SPECIE
Eucyrtidium anomalum
Eucyrtidium heptaculum
Eucyrtidium hexastichum
gamphonica (Lamprocyclas)
gracilipes (Pseudodictyophimus)
Heliodiscus asteriscus
Heliodiscus echiniscus
heptaculum (Eucyrtidium)
heracliti (Hexalonche)
Hexalonche aff. phaenaxonia
Hexalonche anaximandri
Hexalonche heracliti
Hexalonche octaedra
Hexalonche sp.
hexastichum (Eucyrtidium)
Lamprocyclas gamphonycha
Lamproceyclas maritalis
maritalis
Lamprocyclas maritalis
ventricosa
Lamprocyclas saltatricis
Lampromitra aff. erosa
Lampromitra shultzei
Lampromitra sp.
Lampromitra tiara
Lipmanella aff. virchowii
Lipmanella (?) dogieli
Lipmanella tribranchiata
Litharachnium aff. tentorium
Lithopera bacca
Lophophaena sp.
Lophophaenoma sp.
Lophophaenoma witjazii
Lophospiris pentagona
macroceras (Pterocorys)
maritalis (Lamprocyclas
maritalis)
maritalis (Lamprocyclas
m. ventricosa)
mediana (Actinomma)
mediterranensis (Actinomma)
mediterraneus (Spongodiscus)
monumentum (Calocyclas)
octacantha (Tetrapyle)
octahedra (Hexalonche)
Ommatartus ceratospyris
Ommatartus sp.
Ommatogramma cylindricus
pentagona (Lophospyris)
Perichlamidium sp.
Peromelissa sp. i
phaenaxonia (Hexalonche aff.)
Phorticium clevei
Plagoniidae gen. et sp. indet.
pluteus (Tetrapyle)
Polysolenia gr. spinosa
Porodiscus spp.
praetextum (Pterocanium
p. eucolpum)
profunda (Cornutella)
profundum (Rhopalastrum gr.)
Pseudodictyophimus gracilipes
Pterocanium praetextum
eucolpum
Pterocanium sp.
Pterocorydae gen. et sp. indet.
Pterocorys macroceras
Pterocorys sp.
Pterocorys zancleus
radians (Thecoshaera)
regularis (Cubotholus)
Rhopalastrum gr. profundum
Rhopalastrum gr. angulatum
saltatricis (Lamprocyclas)
schultzei (Lampromitra)
seriatus (Botryostrobus)
spinosa (Polysolenia gr.)
Spirocyrtis cf. subscalaris
Spirocyrtis sp.
Spogodiscus mediterraneus
Spogotrochus sp. A
Spogotrochus sp. B
Spongotrochus (?) sp. C
Stichopilium variabile
Stylochlamidium aff. asteriscus
Stylosphaera sp.
subscalaris (Spirocyrtis cf.)
Tetrapyle octacantha
Tetrapyle pluteus
tentorium (Litharachnium aff.)
Thecospaera radians
Theocorythium sp.
Theocorythium trachelium dianae
tiara (Lampromitra)
trachelium (Theocorythium
t. dianae)
tribranchiata (Lipmanella)
tropezianum (Eucyrtidium
acuminatum)
variabile (Stichopilium)
ventricosa (Lamprocyclas
maritalis)
vinculata (Acanthodesmia)
virchowii (Amphirhopalum)
virchowii (Lipmanella aff.)
witjazii (Lophophaenoma)
ypsilon (Amphirhopalum)
zancleus (Pterocorys)
TAVOLE
TAVOLA XVII
— Polysolenia er. spinosa. Spinule del guscio corticale fenestrate alla base.
(Xx 285).
Actinomma mediana. In evidenza il guscio midollare e le barre di con-
giunzione trilaminate. (Xx 215).
Stylospaera sp. Grandi spine polari e spine addizionali sul piano equa-
toriale. (Xx 290).
Actinomma mediana. Guscio corticale integro e piuttosto ispessito con
perforazioni irregolari. (Xx 215).
Actinomma mediana. Piccole spine sul guscio midollare. (% 215).
Stylospaera sp. Spinosità diffusa sul terzo guscio corticale. (Xx 285).
Actinomma spp. Guscio corticale e pori subangolari. (Xx 215).
Actinomma spp. Esemplari (Fig. 7 e 8) con progressiva caoticizzazione
dei gusci corticali e midollari. (x 360).
Omatartus sp. Coppia di gusci corticali reniformi con spine polari. (X 290).
Heliodiscus asteriscus. Spine equatoriali primarie trilaminate alla base e
coniche all’estremità distale. (Xx 215).
Heliodiscus echiniscus. Numerose spine primarie occupanti l’area equato-
riale. (x 215).
Cubotholus regularis. Pori corticali sdoppiati alla base delle cupole. (Xx 285).
Tav. XVII
Museo civ.
e
Sci. nat.
ital. Sci
Milano - Vol. XXIII -
Soc.
Memorie
Storia nat.
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TAVOLA XVIII
Actinomma mediterranensis. (Xx 285).
Actinomma sp. A. Visibile il minuscolo guscio midollare con numerose spine
setiformi. (Xx 360).
Thecospaera radians. Guscio corticale subellittico piuttosto ispessito.
(Xx 360).
Hexalonche heracliti. Guscio midollare + guscio corticale con cespi di
spinule sui lati degli esagoni. (X 360).
Ommatartus ceratospyris. In evidenza il guscio midollare con perfora-
zioni di piccolo diametro. (Xx 215).
Hexalonche octhaedra. Particolare ingrandito di Fig. 9. Minuscole spine
ai vertici degli esagoni dei pori del guscio corticale. Guscio midollare
a muro sottile. (x 575).
Hexalonche anarimandri (4 Tav. XIX, Fig. 1). Spine principali subconiche
laminate alla base. (x 285).
Hexalonche sp. Spinosità secondarie ampiamente diffuse sul guscio cor-
ticale. (x 360).
Hexalonche octahedra. Spine primarie trilaminate. (Xx 215).
Hexalonche aff. phaenaronia. Guscio corticale a piccoli pori poligonali
(16 file nel semidiametro). (X ZI)
Echinomma antarctica (+ Tav. XIX, Fig. 2). Primo guscio corticale a
spine radiali irregolari. (Xx 360).
Ommatartus ceratospyris. Raggi diagonali proiettati internamente verso
gli archi distali del guscio corticale. (x 215).
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAv. XVIII
TAVOLA XIX
Hexalonche anarimandri. Minuscolo guscio midollare a spine aciculari
(nav VIISSRISZ) (6360)
Echinomma antaretica. Residui di un guscio midollare attorno alle spine
maggiori. (Xx 215).
Tetrapyle octacantha. Guscio corticale subellittico compresso. (Xx 285).
Tetrapyle octacantha. Finestre con raggi sagittali congiungenti il guscio
midollare e la cintura laterale. (Xx 285).
Tetrapyle octacantha. Particolare che evidenzia il guscio midollare e le
sue strutture. (Xx 715).
Tetrapyle octacantha. Esemplare con 2 raggi ai poli del guscio midol-
lare.. (Xx 295).
Tetrapyle pluteus. Particolare di Fig. 9. Coalescenza dei processi spini-
formi esterni. (Xx 715).
Tetrapyle pluteus. Arco esterno delle finestre rinforzato da raggi dia-
gonali. (x 285).
Tetrapyle pluteus. Numerosi raggi all’interno delle finestre. (Xx 285).
Tetrapyle actacantha. Unica spina laterale di. grosse dimensioni (x 285).
Phorticium clevei. Vista frontale. (x 285).
Phorticium clevei. Vista laterale. (Xx 285).
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XIX
TAVOLA XX
Amphirhopatum ypsilon. Forma bacillare provvista di patagium nella parte
centrale i@eiziioni
Amphirhopalum ypsilon. Incipiente biforcazione sul secondo braccio.
(STI):
Amphirhopalum ypsilon. Secondo braccio nettamente dicotomico. (% 250).
Rhopalastrum gr. profundum. Camere anulari concentriche (quattro) nella
zona centrale. (x 215).
Amphirhopalum wirchowii. Bracci fortemente espansi. (Xx 180).
Ommatogramma cylindricus. Presenza di tunica perforata. (Xx 215).
Amphibrachium aff. dilatatum. Due bracci con archi distali di differente
lunghezza. (Xx 215).
Rhopalastrum gr. angulatum. Calottina centrale e bracci triangolari in
sezione trasversale. (%X 180).
Ommatogramma cylindrieus. Spine di collegamento della tunica al guscio.
(©2105):
Porodiscus spp. Pori del muro esterno talora sdoppiati, basso numero di
camere anulari, numerose spine radiali. (% 360).
Porodiscus spp. Camere anulari compatte e lamina periferica a pori mi-
nuti. (Xx 285).
Porodiscus spp. Vista laterale con doppia fila di pori in disposizione ordi-
nata. (Xx 285).
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TAV. XX
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TAVOLA XXI
Stylochlamydium aff. asteriscus. In evidenza parte delle camere anulari
compartimentate dalle spine radiali. (Xx 210).
Stylochlamydium aff. asteriscus. Bordo esterno a pori molto fini. Spine
radiali prominenti. (x 210).
Perichiamydium sp. Tunica primaria (gown) sul margine periferico e
tunica secondaria ricoprente parte dell’area mediana. (Xx 280).
Perichlamydium sp. Presenza di piloma + spine radiali sul margine
esterno. (x 280).
Perichlamydium sp. Piloma provvisto di una sola spina. (X 280).
Perichlamydium sp. Muro esterno in disposizione spiralata. (X 210).
Perichlamydium sp. Tunica secondaria parzialmente erosa. (XX 280).
Perichlamydium sp. Struttura delle camere interne di tipo spugnoso.
(Xx 210).
Spongodiscus mediterraneus. Parte centrale del guscio corticale a forte
rigonfiamento. (Xx 210).
Spongotrochus sp. B. Grandi spine radiali emergenti dal bordo equatoriale.
(©2100)?
Spongotrochus sp. A. Spine radiali e corticali. (X 210).
Spongotrochus (?) sp. C. Guscio corticale a 3 piastre semidiscoidali di-
sposte ad angoli di — 120°. (Xx 175).
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXI
0 0,
.* Sleco
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig. 11. —
Inf i —
TAVOLA XXII
Lophophaenoma witjazii. Pori del muro a diametro crescente verso la base
del torax. (Xx 430).
Lophophaenoma witjazii. Vista basale dell'esemplare di Fig. 1 con strut-
ture cefaliche (Xx 430).
Lophophaenoma witjazii. Complesso delle spine cefaliche in evidenza.
(Xx 430).
Plagoniidae gen. et sp. indet. Corno apicale e spina verticale prominenti.
(GCIlOTo),
Lophophaena sp. Esemplare a grossi pori toracici. (X 430).
Lophophaena sp. Torax con forti nervature. (X 360).
Peromelissa sp. Pori sdoppiati sul restringimento collare e spina dorsale.
(Xx 430).
Dimelissa sp. Ponti di connessione a livello del restringimento collare.
(Xx 576).
Lophophaenoma sp. Torax campanulato con solco mediano. (x 285).
Dimelissa apis. Setto cefalico subsferico a minute perforazioni crescenti
progressivamente verso la base. (Xx TOLS)L
Dimelissa apis. Vista basale dell'esemplare di Fig. 10 con strutture cefa-
liche. (Xx 715).
Dimelissa apîis. Torax con proiezioni alari e spina emergente alla base.
(Xx 430).
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXII
TAVOLA XXIII
.- Lampromitra: aff. erosa. Corona del peristoma con numerosi denti, spesso
biforcati. (x 210).
Lampromitra schultzei. Torax con muro ispessito e larhi pori (Xx 3560).
Lampromitra schultzei. Vista basale con strutture cefaliche e spine tora-
cieche. (Xx 210).
Lampromitra schultzei. Esemplare a muri sottili e spine coronali molto
ridotte. (Xx 210).
Lampromitra tiara. Loggia cefalica compressa di lato. (> 280).
Lampromitra tiara. Spine cefaliche irregolari. (Xx 210).
Lampromitra tiara. Solchi. nel torax in corrispondenza della proiezione
delle spine laterali e verticali. (Xx 210).
Lampromitra sp .Vista laterale dell'esemplare di Fig. 9. (Xx 210).
Lampromitra sp. Vista apicale. Loggia cefalica regolarmente picchiettata.
(©2110),
Lampromitra sp. Esemplare a muri sottili e pori subangolari irregolar-
mente alternanti. (Xx 210)
Eucecryphalus elizabethae. Loggia cefalica armata di corno apicale tri
laminato. (x 280). i
. — Clathrocyclas sp. Doppio corno cefalico e lembi del muro addominale alla
base del velum. (Xx 280).
. — Clathrocyels sp. Vista basale dell'esemplare di Fig. 12 con strutture ce-
faliche. (x 280).
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/ Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXIII
TAVOLA XXIV
Pterocanium praetextum eucolpum. Setto cefalico con intumescenze alla
base. (x 280).
Pterocanium practextum eucolpum. Tripode basale con spine divaricate.
(Xx 280).
Pterocanium praetextum eucolpum. Vista apicale con una delle tre pareti
meno rigonfia alla base. (x 350).
Pterocanium praetextum eucolpum. Corno apicale affiancato da una sot-
tile spina verticale. (Xx 280).
Pterocanium sp. Torax compresso con depressione longitudinale in conti-
nuità con la spina basale. (x 210).
Pterocanium sp. Particolare della Fig. 5. Spinosità a livello del restrin-
gimento collare. Corno verticale trilaminato di piccole dimensioni. (Xx 700).
Litharachnium aff. tentorium. Torax con pori sdoppiati. (Xx 560).
Pseudodictyophimus gracilipes. Torax-abdomen irregolarmente sviluppato
entro il tripode basale. (x 350). i
Pseudodictyophimus gracilipes. Vista basale dell’esemplare di Fig. 9.
(Xx 700).
Calocyclas monumentum. Denti distali graticciati. (Xx 210)..
Litharachnium aff. tentorium. Complesso cefalo-toracico. (Xx 560).
Litharachnium aff. tentorium. Particolare di Fig. 11 con setto cefalico
incassato nel torax e provvisto di pori e papille. (Xx 2100).
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXIV
TAVOLA XXV
Cornutella profunda. Velum siliceo esteso a buona parte del torax. (Xx 350).
Eucyrtidium anomalum. Torax subpiramidale con forti espansioni alari.
(x 420).
Eucyrtidium anomalum. Abdomen e postabdomen di grande diametro.
(SI)
Eucyrtidium anomalum. Esemplare a forma ogivale slanciata. (Xx 315).
Eucyrtidium acuminatum acuminatum. Ultimo segmento post-addominale
fortemente rastremato alla base. (Xx 280).
Eucyrtidium acuminatum acuminatum. Torax deformato dalla protezione
delle spine cefaliche. (Xx 315).
Eucyrtidium acuminatum tropezianum. Espansione alare sul fianco destro
dei segmenti toracico-addominali. Anelli intersettali ravvicinati. (x 280).
Eucyrtidium acuminatum tropezianum. Esemplare troncato a livello del 4°
segmento post-addominale. (Xx 315).
Eucyrtidium heptacolum. Disposizione irregolare dei pori nei segmenti
post-addominali. (Xx 350).
Eucyrtidium hexastichum. Torax a file di pori verticali; abdomen a file
trasversali. (Xx 280).
Eucyrtidium hexastichum. Abdomen e post-abdomen campanulati. (x 280).
Eucyrtidium heptacolum (?). Segmento cefalico fortemente incassato nel
toraxz (350)!
Figg. 13,14,15. — Pterocoryidae gen. et sp. indet. Grosso corno apicale eruciforme
in sezione trasversale. Chiusura a sacco della part antapicale. (Tutte le
figure Xx 280).
Fig. 16. — Pterocorys sp. Setto cefalico triloculare ed abdomen cilindrico con chiu-
sura a sacco. (x 280).
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXV
TAVOLA XXVI
Pterocorys zancleus (?). Grosso corno apicale laminato. (Xx 245).
Pterocorys zancleus. Espansione alare strutturata. Setto cefalico trilobato.
(Xx 315).
Pterocorys zancleus. Abdomen ovoidale. (x 280).
Pterocorys zancleus. Vista laterale. (Xx 280).
Stichopilium variabile. Abdomen a grossi pori. (X 420).
Anthocyrtidium cinerarium. Spinule terminali e subterminali. (x 350).
Pterocorys macroceras. Torax asimmetricamente deformato dalla proie-
zione della spina laterale. (Xx 350).
Pterocorys macroceras. Corno cefalico trilaminato e forte solco toracico.
(C2350)
Lithopera bacca. Torax con solco terminato da minuscolo processo spini-
forme. (Xx 420).
ig. 10,11,12. — Carpocanistrum sp. Variazione su tre esemplari del diametro dei
pori, delle file longitudinali, e dei denti dei peristoma. (Xx 350), (x 560),
(X.350).
ig. 13, 14, 15,16. — Nassellaria Cyrtida indet. (Xx 490), (Xx 350), (x 350), (x 420).
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TAVOLA XXVII
Lamprocyclas gamphonycha. Corno apicale multilaminato. Abdomen cilin-
drico ovoidale con spine irregolari. (Xx 280).
Lamprocyclas gamphonycha. Abdomen subcilindrico. (x 245).
Lamprocyclas saltatricis. Guscio subconico svasato alla base. (Xx 210).
Lamprocyclas maritalis maritalis. Muro frontale a grossi pori e notevol-
mente ispessito. Doppia corona di spine distali. (Xx 280).
Lamprocyclas maritalis maritalis. Spina dorsale emergente. (Xx 210).
Lamprocyclas maritalis maritalis. Guscio sottile. Spine subterminali e pe-
ristomali rare e sottili. (X 280).
Lamprocyclas maritalis ventricosa. Processo spiniforme ialino a livello del
restringimento lombare. (x 280).
Theocorythium sp. Netto restringimento lombare. Abdomen cilindrico non
debordante dalla linea del torax. (x 350).
Theocorythium trachelium dianae. Spina laterale primaria sul torax.
(Xx 280).
Theocorythium trachelium dianae. (x 210).
Theocorythium trachelium dianae. Deformazione dei segmenti post-toracici.
(Xx 280).
Lipmanella tribranchiata. Abdomen a pori caotici e armato di spine strut-
turate. (Xx 280).
Lipmanella tribranchiata. Torax con pareti depresse nella parte centrale.
(Xx 280). Ò
Lipmanella aff. virchowii. Setto collare ben pronunciato e torax slanciato.
(Xx 280).
Lipmanella (?) dogieli. Segmento cefalico finemente perforato e grossì
pori toracici. (Xx 280).
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TAVOLA XXVIII
Botryostrobus seriatus. Segmento antapicale subcilindrico e parzialmente
mineralizzato. (Xx 285).
Botryostrobus seriatus. Segmenti post-toracici con 7-8 file di pori. (Xx 360).
Botryostrobus seriatus. Loggia cefalica di piccola taglia e trilobata. Forte
espansione dei segmenti postaddominali. (% 285).
Botryostrobus seriatus. Particolare di Fig. 3. Base del corno apicale e
tubo cefalico con spina ventrale emergente. (x 2100).
Botryostrobus gr. auritus-australis. Peristoma con corona denticolata.
(Xx 430).
Botryostrobus gr. auritus-australis. Tubo e spina cefalica + spina ialina
addominale. (x 360).
Botryostrobus gr. auritus-australis. Differente struttura dei muri cefalo-
toracici e post-toracici. Tubo cefalico con spina 4 corno apicale. (Xx 430).
Botryostrobus gr. auritus-australis. Scultura dei muri post-toracici e re-
stringimento post-lombare con strie longitudinali. Particolare di Fig. 7.
(X 1430).
Botryostrobus sp. Particolare di Fig. 10. Base del corno apicale, del tubo
cefalico e proiezione toracica di una spina laterale. (x 1430).
Botryostrobus sp. Segmenti a contorni sinuosi. (Xx 500).
Botryostrobus gr. auritus-australis. Ultimo segmento fortemente slargato.
(1430):
Botryostrobus gr. auritus-australis. Particolare di Fig. 11. Scultura del
muro cefalo-toracico. (Xx 1290).
Spirocyrtis cf. subscalaris. Deformazione toracica in relazione ai processi
spiniformi interni. (Xx 430).
Spirocyrtis sp. (?). Tubo cefalico asportato e spine interne in evidenza.
(Xx 430).
Spirocyrtis sp. Muri sottili e pori slargati. (Xx 430).
Spirocyrtis sp. Particolare di Fig. 15 con strutture endocefaliche. (Xx 1430).
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXVIII
TAVOLA XXIX
Clathrocaniuin coarctatum. Muri e corno apicale con spinosità irregolari
(attacchi dei filamenti cefalo-toracici). Base del torax perforata. (Xx 380).
Clathrocanium coaretatum. Vista basale. In evidenza la connessione delle
spine cefaliche con le tre strutture laterali del torax. Spina verticale ben
sviluppata entro la loggia cefalica. (x 780).
Arachnocorys sp. Ponti a livello del restringimento collare. (Xx 380).
Ceratospyris sp. Grandi pori del semianello sagittale e basale. (x 380).
Ceratospyris sp. Vista latero-basale. Pori cardinali e servicali (sei) in cop-
pia. Spine basali originate dalle spine cefaliche. (Xx 380).
Arachnocorys sp. Vista basale dell'esemplare di Fig. 3. (Xx 380).
Lophospyris pentagona. Pori principali strutturati; in coppia, e simme-
trici rispetto l’anello sagittale conformato a D. (Xx 460).
Lophospyris pentagona. Corno apicale e spinule all’ intersezione delle barre
del guscio. Poro secondario completamente occluso. (Xx 380).
? Acanthodesmia vinculata. Vista dorsale con barre sui tre anelli (Xx 220).
Desmospyris sp. Loggia cefalica glandiforme a pori radi. (Xx 540).
Desmospyris sp. Minuscola spina apicale. (Xx 540).
Lophospyris pentagona. (Xx 540).
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXIX
Direttore responsabile: Prof. CesARE Conci — Registrato al Tribunale di Milano al N. 6694
VOLUME XII.
I - ViALLI V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante Li livelli
superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo).
pp. 1-70, 4 figg., 6 tav.
II - VENZO S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte I: Tratto occidentale
Gardone-Desenzano. pp. 71-140, 14 figg., 6 tavv.,
1 carta.
III - VIALLI V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte
Albenza (Bergamo). pp. 141-188, 2 figg, 5 tavv.
VOLUME XIII.
I - Venzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte II. Tratto orientale
Garda-Adige e anfiteatro atesino di Rivoli “veronese.
pp. 1-64, 25 figg., 9 tavv., 1 carta.
II - PINNA G., 1963 - Ammoniti ‘del Lias superiore (Toar-
ciano) dell'Alpe Turati (Erba, Como). Generi Merca-
ticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia. pp. 65-98,
2 figg, 4 tavv.
III + ZANZUCCHI G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) di Entratico in Val Cavallina (Berga-
masco orientale). pp. 99-146, 2 figg., 8 tavov.
VOLUME XIV.
I - Venzo S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all'Adige.
pp. 1-82, 11 figg., 4 tavv., 1 carta.
II - PINNA G., "1966 - Ammoniti "del Lias superiore (Toar-
ciano) dell’ Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia
Dactylioceratidae. pp. 838-136, 4 tavv.
INI - DienI I., MASSARI F. e MONTANARI L., 1966 - Il Paleo-
gene dei dintorni di Orosei (Sardegna). pp. 137-184,
5 figg., 8 tavv.
| VOLUME XV.
I - CARETTO P. Gi 1966.- Nuova classificazione di alcuni
Briozoi pliocenici, precedentemente determinati quali
Idrozoi del genere Hydractinia Van Beneden. pp. 1-
; 88, 27 figg., 9 tav.
II - DIENI LL e MASSARI F., 1966 - Il Neogene e il Quater-
nario dei dintorni di Orosei (Sardegna). pp. 89-142, .
8 figg., 7 tavv.
III - BARBIERI F. - IACCARINO S. - BARBIERI F. & PETRUCCI ING
i É 1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-
Parmense-Reggiano. pp. 148-188, 20 figg., 8 tavv.
VOLUME XVI.
I - CARETTO P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio
del metodo statistico e nuova classificazione dei Ga-
steropodi pliocenici attribuibili al Murex brandaris
Linneo. pp. 1-60, 1 fig., 7 tabb., 10 tavv.
II - SAaccHI VIALLI G. e CANTALUPPI G., 1967 - I nuovi fos-
sili di Gozzano (Pralpi piemontesi). pp. 61-128,
30 figg., 8 tavv.
III - PicoRINI B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare
Adriatico. pp. 129-200, 18 figg., 4 tabb., 7 tav.
VOLUME XVIL
I - PINNA G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell'Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie Ly-
toceratidae, Nannolytoceratidae, Hammatoceratidae
(excel. Phymatoceratinae), Hildoceratidae (excel. Hil-
doceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 tavv. n.t.,
6 figg., 6 tavv.
II - VENZzO:S. & PrLOSIO G., 1968 - Nuova fauna a Ammo-
noidi dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brem-
bana (Bergamo). pp. 71-142, 5 figg., 11 tavo.
III - PeLOSIO G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-.
ciano) dell’ Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildo-
ceras, Phymatoceras, Paroniceras e Frechiella. Con-
clusioni generali. PP. 143-204, 2 figg., 6 tavv.
VOLUME XVIII.
I - PINNA G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate
da Giuseppe Meneghini nelle Tavv. 1-22 della « Mo-
nographie des fossiles du calcaire rouge ammoni-
tique > (1867-1881). pp. 5-22, 2 figg., 6 tavv.
II - MONTANARI L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Goz-
zano (Lago d’Orta). pp. 23-92, 42 figg., 4 tavv. n.t.
III - PerRUCCI F., BORTOLAMI G. C. & DAL PIaz G. V.,
1970 - Ricerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli.
Avigliana (Prov. Torino) e sul suo substrato cri-
stallino. pp. 98-169, con carta a colori al 1:40.000,
14 figg., 4 tavv. a colori e 2 b.n.
VOLUME XIX.
I- CANTALUPPI G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio
delle regioni mediterranee - Loro successione e mo-
dificazioni nel tempo. Riflessi biostratigrafici e si-
stematici. pp. 5-46, con 2 tabelle nel testo.
II - PINNA G. & LEVI-SETTI F., 1971 - I Dactylioceratidae
della Provincia Mediterranea (Cephalopoda Ammo-
noîdea). pp. 47-136, 21 figg., 12 tavv.
III - PeLOSIO G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di
Asklepieion (Argolide, Grecia) - I. Fauna del « cal-
care a Ptychites» (Anisico sup.), pp. 187-168,
3 figg., 9 tavv. È
VOLUME XX.
I - CoRNAGGIA CASTIGLIONI O., 1971 - La cultura di Reme-
dello. Problematica ed ergologia di una facies del-
. PEneolitico Padano. pp. 5-80, 2 figg., 20 tav.
II - PertRuCcCI F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio
(Prov. Parma). Studio sulla stabilità dei versanti
e conservazione del suolo. pp. 81-127, 87 figg., 6
carte tematiche.
III - CERETTI E. & PoOLUZZI A., 1973 - Briozoi della bio-
calcarenite del Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi),
pp. 129-169, 18 figg., 2 tavv.
VOLUME XXI.
I - PinNA G., 1974 - I crostacei della fauna triassica di
Cene.in Val Seriana (Bergamo). pp. 5-34, 16 figg.,
16 tavv.
II - PoLuUZzzi A., 1975 - I Briozoi Cheilostomi del Pliocene
della Val d’Arda (Piacenza, Italia). pp. 35-78, 6 figg.,
5 tavv.
III - BramBILLA G., 1976 - I Molluschi pliocenici di Vil-
lalvernia (Alessandria). I. Lamellibranchi. pp. 79-
128, 4 figg., 10 tav».
VOLUME XXII.
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O. & CALEGARI G., 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica,
schede, iconografia. pp. 5-30, 6 figg., 13 tavv.
II - PINNA G., 1979 - Osteologia dello scheletro di Krito-
saurus notabilis (Lambe, 1914) del Museo Civico. di
Storia Naturale di Milano (Ormithischia Hadrosau-
ridae). pp. 31-56, 3 figg., 9 tavv..
III - BIANCOTTI A., 1981 - Geomorfologia dell’Alta Langa
(Piemonte meridionale). pp. 57-104, 28 figg., 12 tabb.,
1'CArto. ft
VOLUME XXIII.
I - GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G., 1982 - I resti
umani' fossili della zona di Arena Po (Pavia). De-
scrizione e problematica di una serie di reperti di
probabile età paleolitica. pp. 5-44, 4 figg., 16 tavv.
II - PoLUZZI A., 1982 - I Radiolari quaternari di un am-
biente idretermale del Mar Tirreno. pp. 45-72, 3 figg.,
1 tab., 13 tavv;
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Wigù di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)
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note
ISSN, 0376-2726
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXIII - Fasc. HI
MIL
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DEC 51/194
‘VARVA
FRANCO ROSSI
| AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE-
BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO
(APPENNINO UMBRO -MARCHIGIANO)
Con 9 figure nel testo, 2 tabelle e 8 tavole fuori testo
Sezione di Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Istituto di Geologia dell’ Università di Genova
MILANO
10 maggio 1984
Elenco delle Memorie della Società Kealionia di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME I.
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis: Felis jacobita (Corn.), 9 pp., 1 tav.
II - MAGNI-GRIFFI F., 1865 - Di una specie d’Hippolais
nuova per l’ Italia, 6 pPp., 1 tav.
III - GastALDI B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini -
lacustri per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp.,
2 figg., 2 tavv.
IV - SEGuENZA G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziarii del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tavv.
V - GIBELLI G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Verrucaria, 16 pp., 1 tav.
VI - BecGgIATO F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e
di Monteviale "nel Vicentino, 10 pp., 1 tav.
VII - CoccHi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli og-
getti di ‘umana industria dei tempi preistorici rac-
colti in Toscana. 32 pp., 4 tavv.
VIII - TARGIONI-TOZZETTI A., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen-
trale (Luciola italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavo.
IX - MaAccI L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tavv.
X- CoRNALIA E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a’
confondersi con esse. 40: pp., £ tavv.
VOLUME II.
I - IssEL A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa, 88 pp. o
II - GENTILLI A., 1866 - Quelques considérations sur l’ori-
gine des bassins lacustres, è propos des sondages
du Lac de Come. 12 pp., 8 tav.
III - MoLon F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. 140 pp.
IV - D’ACHIARDI A., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico delle Alpi venete. 54 pp., 5 tav.
V - CoccHi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di
Magra. 18 pp., 1 tav.
VI - SEGUENZA G., 1866 - Sulle importanti relazioni pa-.
leontologiche di talune rocce cretacee della Cala-
bria con alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa set-
tentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - CoccHÙi I., 1866 - L’uomo fossile nell’Italia ui
82 Pp., 21 figg., 4 tavv.
VIII - GAROVAGLIO S., 1866 - Manzonia cantiama, novum
Lichenum Angiocarporum genus DIORORAI atque
descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - SEGUENZA G., 1867 - Paleontologia ia dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - DiuRER B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ecc. 48 pp., 11 tavv.
VOLUME III.
I - Emery C., 1878 - Studii anatomici sulla Vipera Redi.
16 pp., 1 tav.
II - GAROVAGLIO S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum ge-
nera recognita iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tav.
III - TARGIONI-TOZZETTI A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie.
88 pp., 7 tavv.
IV - CLAPAREDE E. R. e PANCERI P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp.,
1 tav.
V - GAROVAGLIO S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae
commentatio. 40 pPp., 4 tavv.
VOLUME IV.
- D’ACHIARDI A., 1868 - Corallarj fossili del terreno num-
mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
II - GARovagLIo S., 1868 - Octona Lichenum genera vel
adhue controversa, vel sedis prorsus incertae in sy-
stemate, novis descriptionibus iconibusque accuratis-
simis illustrata. 18 pp., 2 tavv.
III - MARINONI C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavv.
IV - (Non pubblicato).
‘V - MARINONI C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom-
bardia. 28 pp., 2 figg., 2 tav.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - MARTORELLI G., 1895 - Monografia illustrata degli uc-
celli di rapina in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 tavv.
(Del vol. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I - Dr ALESSANDRI G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo-
gici. 104 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - MARTORELLI G., 1898 - "Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
63 figg., 1 tav. i
III - PAVESI P., 1901 - L’abbate Spallanzani a dba 68 PP.,
14 figg., i tav.
VOLUME. VII.
I - De ALESSANDRI G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 164 pp., 9 tavv.
(Del vol. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VIII.
I - Repossi E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 figg.
3 tavv.
II - RePossI E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi petrografici e geologici. Parte II. pp. 47-186,
5 figg., 9 tav.
III - AIRAGHI C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu-
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati. pp. 187-242, 4 figg.,
3 tavv.
VOLUME IX.
I- Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane. pp. 1-164, 7 figg., 2 tavo.
II - SERA G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione
della base del cranio colle forme craniensi e colle ‘
strutture della faccia nelle razze umane. - (Saggio
di una nuova dottrina. craniologica con particolare
riguardo dei principali cranii fossili). pp. 165-262,
7 (992 avo:
III - De BEAUX O. e FESTA E., 1927 - La ricomparsa del Cin-
ghiale nell’Italia settentrionale-occidentale, pp. 263-
920% 13 figg. 7 tavv.
VOLUME X.
I - DESIO A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Al-
benza (Prealpi Bergamasche). pp. 1-156, 27 figg.,
1 tav., 1 carta. i
TI - ScortEccI G., 1987 - Gli organi di senso della pelle degli
Agamidi. PP. 157-208, 39 figg., 2 tavv.
III - Soa G., 1941 - I recettori degli AI pp: 209-
326, 80 figg.
VOLUME XI.
I - GuigLia D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di
Milano (Hymen.). pp. 1-44, 4 figg., 5 tavo.
II-III - GIACOMINI V. e PIGNATTI S., 1955 - Flora e Vegeta-
zione dell'Alta Valle del Braulio. Con speciale rife-
rimento ai pascoli di altitudine. PP. 45-238, 81 figg.
1 carta.
ISSN, 0376-2726
| MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XXIII - Fasc. III
FRANCO ROSSI
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE -
BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO
(APPENNINO UMBRO - MARCHIGIANO)
Con 9 figure nel testo, 2 tabelle e 8 tavole fuori testo
Sezione di Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Istituto di Geologia dell’ Università di Genova
MILANO
10 maggio 1984
TIPOGRAFIA FUSI - PAVIA
7/1984
FRANCO ROSSI
Ammoniti del Kimmeridgiano superiore -
Berriasiano inferiore del Passo del Furlo
(Appennino Umbro-Marchigiano)
Riassunto. — Viene presentata la descrizione siste-
matica di una nuova fauna ad Ammoniti di età compresa
tra il Kimmeridgiano superiore e il Berriasiano inferiore
proveniente dal Passo del Furlo (Appennino Umbro-Mar-
chigiano). All’interno della Fauna, che consta di 279 pezzi,
sono state identificate 65 specie di Ammoniti, divise in
34 generi; sono presenti inoltre due specie di Aptici ed
una sola specie di Brachiopode. Vengono descritte le nuove
specie Calliphylloceras leiokoclos, Katroliceras inornatum,
Djurjuriceras tuberculatum, Virgatosimoceras simplicico-
statum, Blanfordiceras uhligi, Neocosmoceras bituber-
culatum e la nuova sottospecie Phylloceras empedoclis
furlensis.
La fauna è caratteristica del Dominio Mesogeo, con
generi tipici sia della Provincia Mediterranea (Aspido-
ceras, Simoceras, Hybonoticeras), sia della Provincia Sub-
mediterranea (Lemencia, Paraberriasella, Djurjuriceras);
sono presenti inoltre quattro generi ed una specie non
ancora segnalati nel Dominio Mesogeo, ma tipici del Do-
minio Boreale (Pectinatites e Pavlowia) e del Dominio
Perigondwanico (Nothostephanus, Blanfordiceras, Hemi-
spiticeras con la specie H. steinmanni).
Abstract. — Upper Kimmeridgian - Lower Berriasian
Ammonites Fauna from Passo del Furlo (Appennino
Umbro-Marchigiano).
A new Ammonites Fauna from Passo del Furlo (Ap-
pennino Umbro-Marchigiano) is here described. This
Faune, whose age ranges from the Upper Kimmeridgian
to the. Lower Berriasian, includes 65 species, belonging
to 34 genera. Furthermore there are two species of Apty-
chus and only a single species of Brachiopoda. The new
species Calliphylloceras leiokoclos, Katroliceras inornatum,
Djurjuriceras tuberculatum, Virgatosimoceras simplicico-
statum, Blanfordiceras hligi, Neocosmoceras bitubercu-
latum and the new subspecies Phylloceras empedoclis fur-
lensis are also described.
This Ammonites Fauna is characteristic of the Te-
thyan Realm, with genera typical both of the Mediterra-
nean Province (Aspidoceras, Simoceras, Hybonoticeras)
and of the Submediterranean Province (Lemencia, Para-
berriasella, Djurjuriceras). Four genera and one species
not yet reported for the Tethyan Realm, but typical of
the Boreal Realm (Pectinatites e. Pavlowia) and of the
Perigondwanian Realm (Nothostephanus, Blanfordiceras,
Hemispiticeras, with the species H. steinmanni) are also
present.
76 F. ROSSI
INTRODUZIONE
Il presente lavoro è la descrizione sistematica
di una fauna ad Ammoniti del Kimmeridgiano
superiore - Berriasiano inferiore, proveniente dal
Passo del Furlo (Pesaro, Marche), prevalente-
mente raccolta dal Prof. Giovanni Pinna e dal
Prof. Franco Levi Setti negli anni compresi tra
il 1965 e il 1970, e recentemente anche dall’Au-
tore. La fauna si compone di 279 esemplari, la
maggior parte dei quali proveniente dalle colle-
zioni del Civico Museo di Storia Naturale di Mi-
lano, mentre una piccola parte proviene dalla
collezione del Sig. Fabio Lorenzi.
Desidero qui ringraziare il Museo Civico di
Storia Naturale di Milano per avermi concesso in
studio la ricca fauna ed aver accolto nelle Me-
morie la pubblicazione e l’Istituto di Geologia del-
l’Università di Genova. Desidero ringraziare in
modo particolare il Prof. G. Pinna, Direttore del
Museo Civico di Storia Naturale di Milano per
avermi dato un aiuto costante, per la revisione di
tutto il materiale studiato, per le lunghe discus-
sioni avute e per la lettura critica del manoserit-
to; il Prof. E. Andri, Docente di Paleontologia
presso l’Istituto di Geologia di Genova, per i con-
sigli datimi, per l’inquadramento geologico della
fauna e per l’analisi delle microfaune, nonché per
avermi messo a disposizione i suoi fondi C.N.R.
n° 1.CT.79.00011.05/115.4009 e n° 139.CT.80.02567.
05/115.4009 per escursioni di studio e ricerca; il
Prof. F. Oloriz del Dipartimento di Paleontologia
dell’Università di Granada, per le proficue discus-
sioni tassonomiche. Voglio inoltre esprimere la mia
gratitudine alla Prof. C. Pirini, Docente di Pa-
leontologia presso l’Istituto di Geologia di Geno-
va, per i preziosi consigli; al Prof. F. Levi-Setti
per le discussioni avute e per avermi trasmesso
le sue esperienze di lavoro, ed infine al Sig. F. Lo-
renzi per il materiale datomi in studio.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
La successione giurassica dell’area umbro-
marchigiana inizia con il Calcare Massiccio, po-
tente alcune centinaia di metri, nella cui parte
superiore sono state rinvenute Ammoniti del-
l’Hettangiano-Sinemuriano basale, oltre a più fre-
quenti Gasteropodi, Lamellibranchi e Alghe. Sul
Calcare Massiccio poggia una formazione di Cal-
cari pelagici di colore grigio o nocciola, con liste
di selce, indicati con il termine di Corniola, e po-
tente fino a 300 metri. Nella parte inferiore della
formazione, gli strati di Corniola si alternano fre-
quentemente con bancate di Calcareniti encrini-
tiche (« Marmarone»). In questo livello vengono
segnalate Ammoniti del Sinemuriano inferiore
(zona a Semicostatus) e del Lotharingiano. Supe-
riormente, dove scompaiono le intercalazioni di
« Marmarone », la Corniola contiene Brachiopodi
e Ammoniti, spesso limonitizzate, di età medio
liassica. Dalla Corniola si passa ad una forma-
zione poco potente (5-10 metri) di Marne e Cal-
cari marnosi, riccamente. ammonitiferi (Rosso
Ammmonitico Umbro), con faune del Toarciano-
Aaleniano; nella sua parte superiore, questa for-
mazione arriva a comprendere anche l’estrema
base del Bajociano. Il resto della serie del Dogger
è formata da un sottile orizzonte di Calcari micri-
tici biancastri e di Marne scistose a Bosiîstra
buchi (RoEM.). Ad essi segue la formazione del
Grigio Ammonitico, formata da Calcari micritici
grigio chiaro, riccamente fossilifera, a cui fa se-
guito la formazione della Maiolica (STURANI, BoR-
TOLOTTI, 1973; COLACICCHI, PASSERI, PIALLI, 1970).
La fauna studiata è stata rinvenuta in una
cava situata al Km. 247 della Strada Statale n. 3
« Flaminia », presso il paese di Furlo (Fig. 1).
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Fig. 1. — Carta schematica dell’area di affioramento.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO IT
Si tratta di una cava, da molti anni non più col-
tivata, nella quale gli strati presentano una incli-
nazione di circa 40° e direzione SW. Attualmente
nella cava è possibile osservare il Grigio Ammo-
nitico, che presenta una potenza di alcuni metri,
e disposizione degli strati a « franappoggio » ; al
di sopra di questo giaceva la Maiolica, ridotta
ora, a causa dell’intenso sfruttamento, a bran-
delli di scarsissima potenza (40-50 cm, circa).
(01002)
Fig. 2. — Particolare della cava ove affiorano gli strati fossiliferi.
STUDI PRECEDENTI DI FAUNE ITALIANE AD AMMONITI DEL GIURASSICO SUPERIORE
Le faune del Giurassico superiore del Passo
del Furlo non erano state studiate nella loro tota-
lità. Mentre infatti esistono numerosi lavori che
trattano delle faune del Toarciano e del Bajociano
(LEVI-SETTI, 1968; LEVI-SETTI, PINNA, 1971;
PINNA, LEVI-SETTI, 1971, 1973), ci è nota una sola
segnalazione (ZITTEL, 1869) per quanto riguarda
le Faune del Giurassico superiore. ‘
Faune italiane a Cefalopodi kimmeridgiane e
titoniche sono state studiate in altre località. Fra
i lavori più importanti ad esse relative, si possono
ricordare quelli di GEMMELLARO G. G. (1868/76,
1871, 1872/82) sulle ricche faune della Sicilia pro-
venienti da Burgilamuni presso Favara (Agri-
gento) Montagna di Ciancuzzo, presso Castella-
mare, Montagna Grande e Rocca di Parra, presso
Calatafimi (provincia di Trapani); gli studi di
CATULLO (1855) di PARONA (1880, 1881, 1896), di
N:icoLis (1882), di NIcoLIS e PARONA (1885), di
DEL CAMPANA (1904, 1905) sulle faune del Rosso
Ammonitico Superiore e della Maiolica del Ve-
neto; quelli di CANAVARI (1896/1903) sulle ammo-
niti provenienti dagli strati ad Aspidoceras acan-
thicum di Monte Serra presso Camerino ; di FOSSA-
MANCINI (1915) sulle faune a Cefalopodi prove-
nienti dalla « Montagna della Rossa », zona com-
presa fra Monte della Croce, Monte Murano e
Monte Sassone (Appennino Umbro-Marchigiano);
di RAMACCIONI (1939) sulla fauna Giuraliassica di
Monte Cucco nelle Marche.
DS)
(9°)
F. ROSSI
COMPOSIZIONE E DATAZIONE DELLA FAUNA
La fauna studiata è composta da 65 specie di
Ammoniti divise in 34 generi. Sono state descritte
9 specie di Phyllocerataceae, 8 specie di Lytocera-
taceae, 8 specie di Haplocerataceae e 44 specie di
Perisphinctaceae.
La fauna ad Ammoniti è costituita da esem-
plari generalmente in buono stato di conserva-
zione, che spesso hanno preservato, tutto o in
parte, il guscio. Quasi sempre è conservata la ca-
mera d’abitazione, ma solo talvolta è possibile ri-
scontrare il peristoma. Qualche volta la taglia
delle Ammoniti è superiore alla media della spe-
cie, anche se solo raramente si assiste a veri e
propri fenomeni di gigantismo, come, ad esempio,
in Dalmasiceras dalmasi (PICTET) o in Phanero-
stephanus dalmasiformis SPATH.
Oltre alle Ammoniti, la fauna del Passo del
Furlo è costituita da una sola specie di Brachio-
pode (Triangope triangulus) e da due specie di
Aptici, più alcuni esemplari non determinabili di
Brachiopodi e di Belemniti. Dalla stessa cava pro-
viene inoltre un Chetetide, Leiochaetetes furlensis,
già studiato in precedenza (ANDRI, ROSSI, 1980).
Le Ammoniti sono state raccolte da due livelli
differenti: dal Grigio Ammonitico e della sovra-
stante Maiolica.
Dal Grigio Ammonitico, costituito da Calcari
micritici di colore variante dal nocciola al grigio
chiaro, sono state raccolte 41 specie di Ammoniti
(vedi schema 1). La microfauna è caratterizzata
dalla « cenozona a Saccocoma », costituita preva-
lentemente da Saccocomidi, da Stomiosphaera
moluccana (WANNER), da Globochaete alpina LoMm-
BARD e da embrioni di Ammoniti, di Gasteropodi,
di Lamellibranchi e di Brachiopodi.
Djurjuriceras tuberculatum n. sp.
Pectinatites (Pectinatites) cfr. inconsuetus Cope, 1967
Pectinatites (Pectinatites) sp.
Paraberriasella cfr. blondeti Donze, 1948
Phanerostephanus subsenex Spath, 1950
Phanerostephanus hudsoni Spath , 1950
Phanerostephanus dalmasiformis Spath, 1950
Phanerostephanus sp.
Nothostephanus kurdistanensis Spath, 1950
Aspidoceras (Aspidoceras) acanthicum (Oppel, 1863)
Aspidoceras (Aspidoceras) diplodesmum Gemmellaro, 1872
Aspidoceras (Aspidoceras) cfr. zeuschneri Zittel, 1870
Aspidoceras (Pseudowaagenia) acanthomphalum acanthom-
phalum (Zittel, 1869)
Aspidoceras (Pseudowaagenia) cfr.
1863)
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1863) subsp. neoburgen-
se (Oppel, 1863)
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1863) subsp. cyclotum
(Oppel, 1863)
Physodoceras (?) cfr. montesprini (Canavari in Meneghi-
ni, 1879)
Pseudosimoceras cfr. stenonis (Gemmellaro, 1879)
Pseudosimoceras sp.
Virgatosimoceras etfr. rothpletzi (Schneid, 1915)
Virgatosimoceras simplicicostatum n. sp.
Virgatosimoceras albertinum (Catullo, 1855)
Simoceras (Simoceras) volanense (Oppel, 1863)
Simoceras (Simolytoceras) biruncinatum (Quenstedt, 1847)
Hybonoticeras (Hybonoticeras) hybonotum (Oppel, 1868)
Hybonoticeras (Hybonoticeras) pressulum verestoicum
(Herbich, 1878)
Dalmasiceras cfr. dalmasi (Pictet, 1867)
Hemispiticeras cfr. steinmanni (Steuer, 1897)
Aulacosphinctes cfr. rectefurcatus (Zittel, 1870)
Neocosmoceras bituberculatum n. sp.
microplum (Oppel,
La Maiolica, finissima, di colore bianco latteo,
ha fornito 38 specie di Ammoniti (vedi schema 2).
ELENCO DELLE SPECIE RACCOLTE
NEL GRIGIO AMMONITICO
Phylloceras empedoclis Gemmellaro, 1872 subsp. furlensis
n. subsp.
«Phylloceras » cfr. consanguineum Gemmellaro, 1876
Calliphylloceras kochi (Oppel, 1865)
Calliphylloceras cfr. canavarii (Meneghini, 1879)
Lytoceras montanum (Oppel, 1865)
Lytoceras orsini Gemmellaro, 1872
Protetragonites quadrisulcatum (d’Orbigny, 1810)
Haploceras elimatum (Oppel, 1865)
Haploceras verruciferum (Meneghini)
Taramelliceras (Metahaploceras) cfr. nodosiusculum (Fon-
tannes, 1879)
Katroliceras inornatum n. sp.
ELENCO DELLE SPECIE RACCOLTE
‘ NELLA MAIOLICA
Phylloceras empedoclis Gemmellaro, 1872 subsp. furlensis
n. subsp.
Phylloceras isotypum (Benecke, 1865) subsp. apenninica
(Canavari, 1896)
Phylloceras serum (Oppel, 1865)
Calliphylloceras leiokoclos n. sp.
Holcophylloceras zignodianum (d’Orbigny, 1844)
Ptychophylloceras ptychoicum (Quenstedt, 1845)
Lytoceras montanum. (Oppel, 1865)
Lytoceras orsini Gemmellaro, 1872
Lytoceras polycyclum Neumayr, 1872
Protetragonites quadrisulcatum (d’Orbigny, 1840)
Haploceras elimatum (Oppel, 1865)
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 79
Haploceras staszycti (Zeuschner, 1846)
Haploceras cfr. staszycii (Zeuschner, 1846)
« Haploceras » carachtheis (Zeuschner, 1846)
Neolissoceras grasi (d’Orbigny, 1841)
Strebilites plicodiscus (Waagen, 1875)
Substrebilites sp.
Aulacostephanus sp.
Parapallasiceras praecox (Schneid, 1915)
« Parapallasiceras » cfr. pseudocontiguus Donze & Enay,
1961
Paraberriasella cfr. pseudocallistoide Donze & Enay, 1961
Paraberriasella sp.
Lemencia cfr. parvula Donze & Enay, 1961
Pavlowia (Pavlowia) cfr. iastrensis primaria Iovaisky,
1924
Simoceras (Lytogyroceras) lytogyrus (Zittel, 1870)
Simoceras (Lytogyroceras) subbeticum Oloriz Saez, 1978
Spiticeras (Spiticeras) spitiense (Blanford, 1863)
Spiticeras (Spiticeras) speciosus (Uhlig, 1903)
Spiticeras (Spiticeras) cfr. speciosus (Uhlig, 1903)
Spiticeras (Spiticeras) bulliformis (Uhlig, 1903)
Spiticeras (Spiticeras) sp.
| Berriasella cfr. moravica (Oppel, 1868)
Berriasella cfr. garnieri Mazenot, 1939
Berriasella cfr. callisto (d’Orbigny, 1847)
Berriasella privasensis (Pictet, 1867)
Blanfordiceras uhligi n. sp.
Neocosmoceras ambiguum Masenot, 1939
Neocosmoceras bituberculatum n. sp.
La microfauna è costituita prevalentemente da
Calpionellidi, tra cui sono riconoscibili due asso-
ciazioni. La prima è caratterizzata da Crassicol-
laria gr. parvula-massutimiana, da Crassicollaria
gr. brevis-intermedia, da Calpionella alpina Lo-
RENZ e da Tintinnopsella carpathica (MURGEANU e
FILIPESCU); la seconda da Calpionella alpina Lo-
RENZ, da Calpionella elliptica CADISCH e da Tinti
nopsella carpathica (MORGEANU e FILIPESCU).
Sono pure riconoscibili Globochaete alpina LoM-
BARD, Stomiosphaera moluccana (WANNER), non-
chè radiolari calcitizzati.
La fauna proveniente da Grigio Ammonitico
non risulta cronologicamente unitaria, infatti spe-
cie come Aspidoceras (A.) acanthicum (OPPEL),
Physodoceras neoburgense (OPPEL), Haploceras
verruciferum (MENEGHINI) e generi come Pectina-
tites BUCKMAN e Phanerostephanus SPATH, indi-
cano una età compresa tra il Kimmeridgiano su-
peroire e il Titonico inferiore (CANAVARI 1896/
1903; DEL CAMPANA, 1904; ENAY, 1971a, 1971b,
1972; ENAY, GEYSSANT, 1973; OLORIZ SAEZ, 1978),
età confermata anche dalla microfauna (COLA-
CICCHI, PASSERI, PIALLI, 1970), mentre la pre-
senza di Dalmasiceras cfr. dalmasi (PICTET), spe-
cie tipicamente berriasiana (MAZENOT, 1939) de-
noterebbe una età più elevata.
La fauna proveniente dalla Maiolica appare
stratigraficamente più unitaria, attribuibile al Ti-
tonico superiore (ENAY, 1971b, 1972) e alla parte
inferiore del Berriasiano inferiore, come indica la
presenza di Neocosmoceras ambiguum (MAZENOT,
1939) e l’associazione a Tintinnidi Calpionella al-
pina, Calpionella elliptica, Tintinnopsella carpa-
thica (REMANE, 1963; LE HEGARAT, REMANE,
1968).
‘ Per quanto sopra esposto, nonostante l’ano-
mala presenza di Dalmasiceras cfr. dalmasi nel
Grigio Ammonitico, si può ritenere che global-
mente la fauna a Cefalopodi proveniente dal Pas-
so del Furlo abbia una età compresa tra il Kim-
meridgiano superiore e il Berriasiano inferiore.
OSSERVAZIONI PALEONTOLOGICHE GENERALI
Nella stesura del presente lavoro le descrizioni
specifiche sono precedute da una breve discus-
sione sul genere; ogni specie viene descritta e fi-
gurata, salvo eccezioni, a grandezza naturale.
Su ciascun esemplare sono state misurate le
seguenti dimensioni: diametro massimo della con-
chiglia (d), diametro dell’ombelico (0) rilevato
sulla medesima direttrice, altezza dell’ultimo giro
(h), spessore dell’ultimo giro (1). In base a queste
misure sono stati effettuati, quando possibile, i
seguenti rapporti dimensionali :
o/d = rapporto di avvolgimento
l/h = rapporto di compressione laterale.
Grande importanza è stata data alla linea lo-
bale riguardo alla classificazione generica; tale
carattere è stato tuttavia di scarsa utilità per la
classificazione a livello specifico, a causa della
variazione da esemplare a esemplare all’interno
della stessa specie. Ulteriori variazioni sono do-
vute all'usura dei fianchi, carattere comune a
molti esemplari della fauna.
Riguardo alla classificazione sistematica, si è
seguita essenzialmente quella introdotta da ARKELL
(1957), ad eccezione della sottofamiglia delle Hy-
bonoceratinae istituita da OLORIZ SAEZ nel 1978.
Ciascun esemplare porta il numero di catalogo
degli invertebrati fossili delle collezioni del Civico
Museo di Storia Naturale di Milano. Gli esem-
plari provenienti dalla collezione del Sig. Fabio
Lorenzi, non numerati, portano la sigla FLC.
s0 F. ROSSI
DESCRIZIONE SISTEMATICA
AMMONOIDEA
Famiglia Phyllocerataceae Zittel, 1884
Sottofamiglia Phylloceratinae Zittel, 1884
Genere Phylloceras Suess, 1865
Il genere fu istituito da Suess nel 1865 senza
una vera diagnosi; esso venne definito con le se-
guenti parole: « Un altro ceppo, che si può chia-
mare Phylloceras, può comprendere la maggior
parte degli Heterophylli e i Ceratiti della ‘Craie’;
Phylloceras heterophylIum è la forma tipica. Phyl-
loceras tatricum, zignodianum, zetes, velledae neo-
iurense, mimatense sono le principali specie co-
muni » (p. 76).
Il nuovo genere fu trattato con riserva per molto
tempo, senza essere mai realmente accettato; fu
ZITTEL nel 1868 ad usare per primo il genere di
Suess per la classificazione delle Ammoniti.
NEUMAYR (1871) suddivise le Phylloceras nei se-
guenti gruppi:
— gruppo di PhyUoceras heterophylum Sow.
(PhyUoceras s. st.);
— gruppo di Phylloceras tatricum Pusch. (Pty-
chophylloceras Spath, 1927);
— gruppo di PhyMoceras capitanei Catullo (Calli-
phyloceras Spath, 1927);
— gruppo di Phylloceras ultramontanum. Zittel
(Holcophyloceras Spath, 1927).
Il genere Phylloceras è conosciuto dal Sinemuriano
al Valanginiano. E’ cosmopolita.
Phylloceras empedoclis Gemmellaro, 1872
subsp. furlensis n. subsp.
(Tav. XXX, Figg. 2, 6, 10)
Quattro esemplari e cinque frammenti (n° 15624,
15625, 15678, 15679, 15680, i5681, i5685, 15686,
15687) in buono stato di conservazione. L’olotipo
(i5686) presenta le seguenti misure:
15686 1050 7 58 nr. 0,066
I tre paratipi presentano le seguenti misure:
d o h 1 o/d
15625 125 8 75 mere 0,064
15681 60 5 95) 19(?) 0,083
15680 57 a) 35(2) Tagli 0,052
Conchiglia involuta, lateralmente compressa con
fianchi leggermente tondeggianti, tendenti a dive-
nire appiattiti sulla camera d’abitazione; regione
ventrale stretta e arrotondata. Ombelico stretto
con pareti ombelicali ripide. La spira ha sezione
Fig. 3. — Phylloceras empedoclis subsp. furlensis.
ellissoidale con l’altezza generalmente il doppio
della larghezza. L’ornamentazione è costituita da
una serie di coste fini e ravvicinate. Esse sono
semplici e lievemente retroverse; prendono ori-
gine a circa metà del fianco, che attraversano
completamente senza interrompersi sulla regione
sifonale. L'ombelico e la zona periombelicale sono
lisce e prive di qualsiasi ornamentazione. La linea
lobale, non sempre perfettamente distinguibile, è
identificabile con quella di Phylloceras empedoclis.
Osservazioni - La nuova sottospecie, pur avendo
molti caratteri comuni con la specie di GEMMEL-
LARO, quali la linea lobale, la morfologia della con-
chiglia e il suo avvolgimento, se ne distacca per
la differente ornamentazione. L'Autore descrive
in Phylloceras empedoclis una ornamentazione
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 81
formata da « sottili costelle sigmoidali, le quali
partendo sottilissime dal contorno ombelicale si
vanno facendo più rilevate e distanti le une dalle
altre verso la parte esterna della conchiglia, ove
diventano alquanto frangiate e passano sulla re-
gione sifonale ». (1872, p. 180). L’ornamentazione
della sottospecie furlensis, pur conservando il ca-
rattere radiale presentano un andamento delle co-
ste completamente diverso, come già descritto.
Posizione stratigrafica - Titonico. I campioni esa-
minati provengono dal Grigio Ammonitico e dalla
Maiolica.
Phylloceras isotypum (Benecke, 1865),
subsp. apenninica Canavari, 1896
(Tav. XXX, Fig. 11)
1896 - Phylloceras isotypum (Ben.) var. apenninica. n. var,.
CANAVARI, p. 33, t. IV(I), figg. 4-6.
1906 - Phylloceras apenninicum Canavari - BURCKHARDT,
PARLO CH: ave M2 Sto
1915 - Phylloceras isotypum (Ben.) var. apenninica Cana-
vari - Fossa MANCINI, p. 25.
Ascrivo a questa sottospecie otto esemplari in
buono stato di conservazione e cinque frammenti
(n° 15747, 15748, 15749, 15750, 15751, 15752, 15753,
15754, 15755, 15756, 15757, i5759); gli esemplari
migliori presentano le seguenti dimensioni :
d O) h 1 o/d
15747 59 6 33 DRG 0,101
15748 DIT 4 36 Er 0,070
15749 70 5 43 n.r 0,071
15750 2 3 18 n.r 0,093
15751 41 3 24 n.r 0,073
15752 47 4 28,5 tolto 0,085
15758 54 4 31 n.r 0,074
15754 Da 4 15 10E 0,148
nea lobale si avvicina più a quella che NEUMAYR
(1871, t. XIII, fig. 3) illustra per Phylloceras iso-
typum che a quella dello stesso CANAVARI (pp. 33-
34, figg. 2-3), da cui si distacca per avere il primo
lobo laterale meno profondo.
Posizione stratigrafica - La sottospecie è stata se-
gnalata negli strati ad Aspidoceras acanthicum
(CANAVARI, 1896) e nel Titonico inferiore (BURCK-
HARDT, 1906; FossA MANCINI, 1915). Gli esemplari
studiati provengono dalla Maiolica.
Distribuzione areale - La sottospecie è stata se-
gnalata in giacimenti italiani (Montagna della
Rossa e Monte Serra) e in Messico.
Phylloceras serum (Oppel, 1865)
(Tav. XXX, Fig. 7)
1865 - Ammonites serus Oppel, p. 550.
1868/76 - Phylloceras serum (Oppel) - GEMMELLARO G. G.,
To Ze, eve IIa, a65
1880 - Phylloceras serum (Oppel) - PARONA, p. 861.
1882 - Phylloceras serum (Oppel) - NICOLIS, p. 420.
1885 - Phylloceras serum (Oppel) - NIicoLIS & PARONA,
Prali
1890 - Phylloceras serum (Oppel) - Toucas, p. 574,
LANZI
1899 - Phylloceras serum (Oppel) - MARIANI, p. 377.
1915 - Phylloceras serum (Oppel) - Fossa MANCINI, p. 26.
1920 - Phylloceras serum (Oppel) - GEMMELLARO M., p. 6.
NO 1939 - Phylloceras serum (Oppel) - RAMACCIONI, p. 194,
LA ven OX (dAVO) pio: 01
1967 - Phylloceras serum (Oppel) - MEMMI, p. 269.
Ascrivo a questa specie due esemplari ben con-
servati (n° 15650, 15651), con le seguenti dimen-
sioni:
d o h 1 o/d
15650 40 6 22 IE. 0,150
15651 47 6 81 Dr 0,127
Conchiglia involuta, con fianchi arcuati e ventre
largamente tondeggiante, l'ombelico è profondo
con bordi ombelicali arrotondati. La spira ha se-
zione ovoidale, con il massimo spessore a livello
della metà del fianco. Il guscio non si è conser-
vato. La linea lobale è uguale a quella citata in
letteratura.
Osservazioni - Gli esemplari in mio possesso coin-
cidono con la specie di BENECKE, nella varietà de-
scritta dal CANAVARI, che si allontana dalla forma
tipo per avere i fianchi più convessi e per uno
spessore maggiore. La mancanza del guscio non
mi permette di osservare l’ornamentazione. La li-
Conchiglia involuta, lateralmente depressa con
fianchi appiattiti e regione ventrale arrotondata.
Ombelico stretto, non molto profondo con bordi
ombelicali arrotondati. La spira, molto alta, ha
sezione vagamente quadrangolare, con il massimo
spessore a livello della regione latero-ventrale.
Il guscio non è conservato.
Posizione stratigrafica - Specie comune nel Tito-
nico, è stata anche segnalata da MEMMI (1967)
nel Berriasiano della Tunisia. Gli esemplari stu-
diati provengono dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
82 F. ROSSI
«Phylloceras » cfr. consaguineum Gemmellaro, 1876
(Tav. XXX, Fig. 1)
Un unico frammento (n° i5649), di circa 117 mm,
in buono stato di conservazione. Si tratta di circa
1/3 di spira concamerata con pareti lievemente
curvate e ventre tondeggiante; l’ombelico si pre-
senta relativamente ampio e profondo, con pareti
ombelicali ripide. L’ornamentazione è formata da
una serie di pieghe (nove nel frammento di spira
conservato) che si originano nella regione periom-
belicale, attraversano i fianchi e scompaiono pri-
ma di giungere alla regione ventrale. La regione
sifonale e la parte superiore delle pareti sono or-
nate da coste sottili, semplici e ravvicinate.
Per i caratteri morfologici appena descritti ho
avvicinato l’esemplare in studio alla specie di
GEMMELLARO, valendomi della descrizione e del-
l'iconografia dello stesso GEMMELLARO (1872, n° 7,
p. 177, tav. XV, figg. 2, 8) e di CANAVARI [1896,
p. 30, tav. IV (I), fig. 3]. Sebbene le affinità del-
l'individuo in mio possesso con « Phylloceras »
consaguineum siano molte e specifiche, ho prefe-
rito solo confrontarlo ad esso per la frammenta-
rietà del ritrovamento.
La specie è tipica del Kimmeridgiano superiore e
del Titonico; l’esemplare studiato proviene dal
Grigio Ammonitico.
Sottofamiglia CalliphyIloceratinae Spath, 1927
Genere Calliphylloceras Spath, 1927
Il genere fu istituito da SPATH nel 1927, con spe-
cie tipo del genere Phylloceras disputabile Zittel,
1869, con la seguente diagnosi: « Conchiglia li-
scia, involuta, compressa, con ventre tondeggiante
e costrizioni periodiche, sigmoidali sul modello in-
terno, con o senza corrispondenti creste sul (li-
neato) guscio, specialmente in periferia. La linea
di sutura con L generalmente più piccolo di E,
sella bifida esterna, sella laterale altamente tri-
fida, tendente a subquadratica nelle forme più re-
centi » (p. 49).
Questo genere iniziò la sua differenziazione nel
Lias inferiore (Hettangiano) distinguendosi dalle
Rhacophyllites e sviluppandosi parallelamente ed
indipendentemente dalle Phyloceras s. st. Rag-
giunse il massimo sviluppo nel Domeriano e nel
Toarciano, per estinguersi con la fine del Giuras-
sico (SPATH, 1927; ROMAN, 1938).
Calliphyiloceras leiokoclos n. sp.
(CRA vAP XXS Eb 19: pato 2 EIA Ia VARENOXEXST e HO or)
Derwatio nominis - Il nome deriva dalla caratte-
ristica della specie di avere il guscio liscio [dal
greco Zegioo = liscio e y6yZ00 (yxévyn) = con-
chiglia].
Materiale - Tredici esemplari in buono stato di
conservazione e cinque frammenti (n° i5627, 15628,
15629, 15630, i5631, i5632, i5652, 15653, 15654,
15655, 15656, 15657, 15658, 15659, 15660, i5661,
15662, 15663).
Olotipo - Esemplare n° i5662, con le seguenti di-
mensioni :
15662 38
(9,
D
(>)
15,5 00,130 10,775
Paratipi - Tra i paratipi, i migliori presentano
le seguenti dimensioni :
d o) h 1 o/d l/h
15658 63 5 35 24(?) 0,079 0,685(?)
15657 40 3 21 15 0,075 0,714
15655 24 3 17 9 0,182 0,529
15627 62 6 34 mero 0,096 -
15661 31 IT 14 12 ONG 07857
15653 57 5 n.r. n.r. 0,080 —
15660 22 4,5 16 12 0,204 0,750
15663 28 5 14 11(?) 0,178. 0,785(?)
Diagnosi - Conchiglia discoidale, involuta, con
fianchi lievemente convessi e regione sifonale ar-
rotondata; la spira, con sezione ovoidale, ha il
massimo spessore nella regione ombelicale. Ombe-
lico stretto e relativamente profondo con bordo
Fig. 4. — Calliphylloceras leiokoclos.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 83
ombelicale arrotondato e pareti ombelicali ripide.
Sul modello interno sono presenti delle forti co-
strizioni, larghe e lievemente sinuose, che, par-
tendo dall’ombelico attraversano i fianchi per con-
giungersi sul ventre con una leggera flessuosità
con la parte convessa verso l’apertura. Il guscio,
quando conservato, si presenta completamente li-
scio, privo di qualsiasi ornamentazione. Nessun
dato sul peristoma.
La linea lobale si presenta molto frastagliata, con
numerose selle, di cui la prima bifida, la seconda
trifida con tendenza a divenire quadrifida, le al-
tre bifide. Lobo sifonale allungato e appuntito.
Primo lobo laterale profondamente trifido, inta-
gliato da due piccole selle.
Osservazioni - Gli esemplari studiati, pur presen-
tando somiglianze con le specie Calliphylloceras
benacense (CATULLO, 1855) e Calliphyloceras ca-
navarti MENEGHINI, 1879, hanno alcuni caratteri
completamente nuovi, che consigliano l’istituzione
di una nuova specie.
Alla specie di CATULLO, Callimhyloceras leiokoclos
sì avvicina per la morfologia della conchiglia, per
la forma dell’ombelico e per l’evoluzione della
spira; se ne discosta nettamente per la totale
mancanza di ornamentazione del guscio, finemen-
te costato in Calliphylloceras benacense, e per l’as-
senza di « cercini » sulla conchiglia in corrispon-
denza dei solchi sul modello interno, evidenti nel-
l'esemplare di CATULLO. La linea lobale appare
meno frastagliata e più « morbida » di quella di
Calliphylloceras benacense, come raffigurata da
NEUMAYR (1871, tav. XV, fig. 3c) o da GEMMEL-
LARO (1877, tav. XVII, fig. 1).
Con Calliphylloceras canavarii, la nuova specie
presenta una netta somiglianza nella linea lobale,
come appare nella figura del MENEGHINI (tav. X,
fig. 3), mentre esistono delle divergenze con la
linea lobale illustrata da CANAVARI [1896, t. 37
(16), fig. 5], specie nella seconda sella laterale,
più alta e più stretta. La specie di MENEGHINI si
distacca completamente da quella istituita per
avere una diversa morfologia della conchiglia,
l'ombelico puntiforme, per una maggiore involu-
zione della spira, e per la presenza dell’ornamen-
tazione sul guscio (coste e « cercini >»).
Calliphylloceras leiokoclos presenta inoltre affinità
con il frammento descritto e illustrato da WAAGEN
(1873, tav. V, fig. 3a-c), soprattutto per quanto
riguarda la linea di sutura e l'andamento dei sol-
chi sul modello interno. WAAGEN aveva classifi-
cato il suo esemplare come Calliphylloceras be-
nacense Catullo, ritengo invece che esso sia molto
più vicino a Calliphylloceras canavarti Mgh che
non al tipo di CATULLO.
In base ai dati sopra esposti sono propenso a ri-
tenere la nuova specie intermedia tra Calliphyllo-
ceras benacense (Catullo) e Calliphylloceras cana-
varti Mgh.
Posizione stratigrafica - Gli esemplari studiati
provengono dalla Maiolica del Titonico superiore.
Calliphyiloceras kochi (Oppel, 1865)
(Tav. XXX, Fig. 18)
1865 - Ammonites kochi - Oppel, p. 550.
1868/76 - Phylloceras kochi (Oppel) - GEMMELLARO, p. 27,
Vea SING ded
Ascrivo alla specie di OPPEL un grosso frammento
(n° 15688) in buono stato di conservazione, con le
seguenti misure:
d o h 1 o/d
15688 117 11 66 nr. 0,094
(1602) (12)
La conchiglia ha forma discoidale, lateralmente
depressa, vagamente oxycona, con fianchi da con-
vessi ad appiattiti e ventre, dove conservato, ar-
rotondato. Ombelico piccolo con pareti ripide,
bordo ombelicale con curvatura modesta. La spira,
che ha il massimo spessore vicino alla regione
ombelicale, ha la sezione da ovale a lanceolata,
con l’altezza circa il triplo della larghezza. Il gu-
scio, parzialmente conservato, mostra tre netti
« cercini », lievemente falciformi, con la concavità
rivolta verso il peristoma, che attraversano i fian-
chi e la regione ventrale. Fra di essi è visibile
una leggera ornamentazione formata da sottili co-
ste distanziate tra di loro, con un andamento leg-
germente sinuoso. In corrispondenza dei « cerci-
ni >», sul modello interno, sono presenti dei leg-
geri solchi che ne seguono l’andamento.
Osservazioni - L’esemplare in esame si distacca
leggermente dai tipi di OPPEL e di GEMMELLARO
per un maggiore sviluppo della spira e per un
maggiore appiattimento delle pareti, che fanno si
che la spira presenti, nel suo ultimo tratto con-
servato, una sezione nettamente lanceolata.
Posizione stratigrafica - Titonico. L’esemplare
studiato proviene del Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - La' specie è stata segnalata
solo in giacimenti della Tetide.
84 F. ROSSI
Calliphylloceras cfr. canavarii (Meneghini, 1879)
(Tav. XXX, Fig. 4)
Avvicino alla specie di MENEGHINI un unico fram-
mento (n° i5691) di circa 61 mm di diametro, in
discreto stato di conservazione.
Conchiglia involuta con fianchi lievemente con-
vessi, ventre tondeggiante; l'ombelico, parzialmen-
te conservato, è imbutiforme. Il guscio, conservato
quasi per intero, mostra una ornamentazione co-
stituita da sottili coste flessuose e proverse e da
pieghe poco pronunciate, che seguono l'andamento
delle coste, più rilevate sulla regione ventrale e
sulla parte superiore dei fianchi, che sulla zona
periombelicale.
I caratteri morfologici descritti mi portano ad av-
vicinare l’esemplare in studio al Calliphylloceras
canavarti [MENEGHINI, 1879, p. 131, tav. X,
figg. 1-3; CANAVARI, 1896, p. 36, tav. VI (III),
figg. 1-2] con cui presenta notevoli affinità, spe-
cie nell’ornamentazione; la frammentarietà del
campione e il suo non perfetto stato di conser-
vazione, consigliano il solo confronto.
Calliphylloceras canavarii è conosciuto nel Tito-
nico dell'Appennino centrale. Al Passo del Furlo
è stato raccolto nel Grigio Ammonitico del Kim-
meridgiano superiore - Titonico inferiore.
Genere Holcophylloceras Spath, 1927
Il genere fu istituito da SPATH nel 1927 con la
seguente diagnosi: « Conchiglia depressa, involuta
con costrizioni sul modello interno, radiali o post-
radiali sulla metà interna dei fianchi generalmen-
te convessi. L’altra metà (della costrizione), ge-
neralmente con un processo linguiforme sull’an-
golo, è rursiradiata e continua attraverso la pe-
riferia, talvolta con uno spigolo d’accompagna-
mento. Costrizioni corrispondenti sul guscio. La
periferia tra le costrizioni generalmente costata;
selle bifide con eccezione della prima sella late-
rale che diviene trifida in forme recenti » (p. 56).
L’Autore include in questo genere la maggior
parte delle specie del gruppo PhyMoceras ultra-
montanum Zittel, escluso il gruppo di PhyMoceras -
guettardi Rasp. che SPATH considera a se stante,
e per il quale istituisce il nuovo genere Salfediella
sull'’Ammonites guettardi Raspail. SAYN e ROMAN
(1928/30) mettono in sinonimia il genere Salfe-
diella con Holcophylloceras.
Il genere è conosciuto dal Bajociano all’ Aptiano,
ed è considerato cosmopolita.
Holcophylloceras zignodianum (d’Orbigny, 1844)
(fav eXOXSS Et o OAV STEAL] OA)
1844 - Ammonites zignodianus - d’Orbigny, t. 182.
21870 - Phylloceras zignodianum d’Orb. - ZITTEL, p. 158,
tv i(29) feriale MI(260) 161)
1868/76 - Phylloceras zignodianum d’Orb. - GEMMELLARO,
PA Rino l2
Ascrivo a questa specie due modelli interni, un
nucleo e un frammento di camera d’abitazione
(n° 15636, 15637, 15638, 15639), tutti in buono stato
di conservazione. I due individui completi presen-
tano le seguenti misure:
d O) h 1 0/d
15636 46 4 24,5 TO 0,086
15639 67 6 37 n.r. 0,089
Conchiglia involuta,. appiattita, con ombelico pic-
colo, fianchi lievemente arcuati, ventre tondeg-
giante. La sezione della spira risulta in questo
modo ovalare. I fianchi sono attraversati da 4-5
solchi profondi; essi partono dall’ombelico e sono
inizialmente proversi fino a circa 2/3 del fianco,
qui diventano retroversi raggiungendo il ventre.
All’altezza del gomito che fa il solco piegandosi,
si distingue (specie nell’esemplare n° i5688) una
impressione linguiforme diretta verso il peristo-
ma. Il ventre è caratterizzato da una sottile in-
cisione che lo attraversa in corrispondenza dei
solchi. i
Sul frammento della camera d’abitazione (15638),
tra un solco e l’altro, si nota una leggera orna-
mentazione, formata da grosse coste. Il guscio,
quando conservato, si presenta liscio.
La linea lobale è confrontabile con quanto citato
in letteratura.
Osservazioni - Gli esemplari in mio possesso con-
cordano con quanto descritto ed illustrato da GEM-
MELLARO, da cui si distaccano per avere il primo
lobo laterale della linea di sutura molto più pro-
fondo di quanto il disegno di GEMMELLARO mostri.
Nel 1927 SPATH nella descrizione di Holcophyllo-
ceras aff. polyoleum (Ben.) riferisce gli esemplari
di GEMMELLARO alla specie di BENECKE, decisione
che non approvo considerate le differenze esi-
stenti tra le due specie, in particolare in Holco-
phylloceras polyoleum si ha una maggiore evolu-
zione della spira e un ombelico più largo (che la-
scia scorgere parte dei giri interni) e una linea
di sutura molto più complessa (1927, p. 62, tav. 6,
fig. 2e).
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 85
Posizione stratigrafica - Titonico. GEMMELLARO
(p. 48) riferisce i suoi campioni al Titonico in-
feriore della Sicilia (Calcare di Calatafimi) men-
tre gli esemplari studiati provengono dalla Maio-
lica del Titonico superiore.
Distribuzione areale - I ritrovamenti sono stati
fatti lungo tutta la Tetide Mesogea.
Genere Ptychophylloceras Spath, 1927
Il genere fu istituito da SPATH nel 1927 con specie
tipo del genere Phyloceras feddeni Waagen, 1875.
La diagnosi originale dello SPATH riporta: « Con-
chiglia liscia con una regione centrale largamente
arrotondata, ricoperta da pieghe labiali esistenti
generalmente anche sul modello. Ombelico talvolta
circondato da corte costrizioni fortemente incur-
vate in avanti, che non si estendono oltre la metà
dei fianchi molto convessi. Linea di sutura con L
generalmente più corta di E. Sella esterna tri-
fida, prima laterale subifida, tendente a una ter-
minazione tetrafilla >» (p. 41).
L’Autore osserva che, oltre alle sei specie men-
zionate da NEUMAYR nel 1871 e alle cinque ricor-
date dallo stesso SPATH, possono essere incluse
nel genere Ptychophylloceras sia le specie Phyllo-
ceras aff. euphy9um Neumayr, Phylloceras pty-
choicum var. inordinatum Toucas e Phylloceras
geminim Benecke, sia l'esemplare descritto e fi-
gurato da DACQUE nel 1910 come Phyloceras sp.
proveniente dai terreni calloviani del Tanganica
(ora Tanzania) (p. 42).
Il genere è conosciuto dal Bajociano al Neoco-
miano, con il suo massimo sviluppo nel Giuras-
sico superiore (SPATH, 1927, p. 36); probabil-
mente il genere è cosmopolita.
Ptychophylloceras ptychoicum (Quenstedt, 1845)
(Tav. XXX, Figg. 3, 8)
1845 - Ammonites ptychoicus Quenstedt, pag. 683.
21855 - Ammonîtes zignii - CATULLO, p. 220, tav. IV, fig. 3.
1868 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - ZITTEL, p. 59,
tav. 4, fig. 3-9.
1868/76 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - GEMMELLA-
RO, pag. 29.
1872 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - GEMMELLARO,
p. 184.
1873 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - NEUMAYR,
p. 158.
1875 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - WAAGEN, p. 30,
CAav.i9ha o 082%
1879 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - FONTANNES,
DO So Cena dh aio
1890 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - ToUCAS, p. 582,
CAVA RESI SIAE AVERI SI
1891 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - DI STEFANO,
p. 241.
1894 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - CORTI, p. 1894.
1899 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - MARIANI,
p. 416. ;
1905 - Phylloceras ptychoicum (Quenst.) - DEL CAMPA-
NAPi303
1927 - Ptychophylloceras ptychoicum (Quenst.) - SPATH,
p. 46.
1961 - Calliphylloceras (Ptychophylloceras) ptychoicum
(Quenst.) - DONZE & ENAY, p. 38.
1957 - Calliphylloceras (Ptychophylloceras) ptychoicum
(Quest.) - BACHMAYR, p. 659.
1970 - Ptychophylloceras ptychoicum (Quenst.) - BER-
NOULLI & RENZ, p. 594.
« Phylloceras ptychoicum » (Quenst.) - PISERA &
DZIKk, p. 826.
TIOIT9)
Ascrivo a questa specie nove esemplari e sei fram-
menti (n° i5633, 15634, 15635, 15664, 15665, 15666,
15667, 15668, 15674, 15675, 15676, i5677, i5798,
15799, 15800) per lo più in buono stato di conser-
vazione; gli esemplari migliori hanno le seguenti
misure:
15633 110 56 10 n.r 0,090
15664 86 45 8 DEI? 0,093
15665 53 22 5 n.r 0,094
15666 61 38 6 n.r. 0,098
15668 47 29 4 n.r 0,085
15676 78 43 6 n.r 0,076
15798 105) 44 7 nr 0,088
Conchiglia spessa, molto involuta, con fianchi con-
vessi e regione ventrale larga e arrotondata: la
sezione della spira è tondeggiante. Ombelico molto
stretto, talora puntiforme, con bordo ombelicale
non distinguibile. La conchiglia è priva di orna-
mentazione a parte delle periodiche pieghe nella
regione sifonale, più o meno pronunciate. In un
solo esemplare (n° i5664) si osservano delle di-
stinte coste larghe e basse, distanziate tra di loro,
tra una piega ventrale e l’altra. In alcuni fram-
menti è presente un leggerissimo solco ventrale,
con una carena centrale appena accennata.
La linea lobale, per quanto visibile, è uguale a
quanto citato in letteratura.
Osservazioni - La specie fu istituita da QUENSTEDT
nel 1845 per tutte quelle forme con conchiglia in-
voluta e pieghe sul dorso [dal greco 76 È (a1vy60)
= piega, ripiegamento]. Nello stesso anno CA-
TULLO pubblicava la descrizione di alcuni esem-
plari di questa specie ascrivendoli all’Ammonites
latidorsatus Michelin (p. 140), ma nel 1855 ribat-
86 F. ROSSI
tezzava questi stessi esemplari Ammonites zignii
ritenendoli affini, ma non identici alla specie di
QUENSTEDT. Identificazione che verrà fatta dal-
l’OMBONI nel 1884 (p. 1368). SPATH (1927) no-
tava l'estrema somiglianza tra le due specie so-
pracitate, ma concludeva che la differenza essen-
ziale tra l’Ammonites pthychoicus e VAmmonites
zigmi consiste nella maggiore taglia di quest’ul-
tima.
Alcuni degli esemplari studiati si discostano lie-
vemente da quelli citati in letteratura per il solco
ventrale carenato e per la mancanza delle inci-
sioni sinuose, caratteristiche della zona ombelicale
e periombelicale, descritte da molti Aa. (WAAGEN,
DEL CAMPANA, SPATH ecc.). Alcuni esemplari pri-
vi di tali solchi, definiti « non tipici », sono stati
citati da DONZE & ENAY (1961).
Posizione stratigrafica - Titonico. Secondo ZITTEL
(1868, 1869), PARONA (1880, 1881), DEL CAMPANA
(1905) è uno dei fossili-guida del Titonico. DEL
CAMPANA (1905) lo segnala quale elemento occa-
sionale negli strati ad Aspidoceras acanthicum.
Gli esemplari descritti sono stati raccolti nella
Maiolica.
Distribuzione areale - La specie è probabilmente
cosmopolita.
Famiglia Lytoceratidae Neumayr, 1875
Sottofamiglia Lytoceratinae Neumayr, 1875
Genere Lytoceras Suess, 1865
Il genere fu istituito da SuESss nel 1865 rife-
rendosi alle forme dell’Ammonites fimbriatus So-
werby, 1830.
Nel 1900 HyATT isolò il gruppo di Lytoceras arti-
culatum e istituì la famiglia Pleuroacanthidae. Nel
1905 BUCKMAN creò il genere Thysanolytoceras
sulla specie Ammonites eudesianus d’Orb. (il ge-
nere cadde successivamente in sinonimia con Lyto-
ceras) e restrinse il genere di SUESS al solo grup-
po dell’Ammonites fimbriatus.
Il genere Lytoceras comprende specie molto evo-
lute con giri a sezione arrotondata o leggermente
compressa, con ornamentazione costituita da sot- ‘
tili costicine o da strie di accrescimento, che ge-
neralmente non si conservano sul modello inter-
no, e da strozzature, non sempre presenti. Tal-
volta la variabilità individuale può portare a delle
modificazioni nella forma molto accentuate, su
cui, spesso, sono ‘state create nuove specie, se non
nuovi generi.
Il genere, cosmopolita, è conosciuto dal Sinemu-
riano al Cretacico terminale.
Lytoceras montanum (Oppel, 1865)
(Tav. XXXI, Fig. 1, 9)
71842 - Ammonites eudesianus d’Orbigny, p. 386, tav. 128.
1865 - Ammonites montanus Oppel, p. 551.
1870 - Lytoceras montanum (Oppel) - ZITTEL, t. 26,
filppi 3-4
Lytoceras montanus (Oppeì) - GEMMELLARO,
p. 33, tav. o, figg. 6-8.
1891 - Lytoceras montanum (Oppel) - Di STEFANO,
10 26 0lo
1915 - Lytoceras montanum (Oppel) - Fossa-MANCINI,
pp. 24, 25, 26.
1921 - Lytoceras montanum (Oppel) - PRINCIPI, pp. 67,
68.
1927 - Hemilytoceras montanum (Oppel) - SPATA, p. 70,
IU VARON ta OO
_
0
SI
(eni
1
1970 - Lytoceras montanus (Oppel) - GEYssant & MA-
SCLE, p. 213, fig. 6. i
Ascrivo a questa specie 54 esemplari (dal n° 15807
al n° i5861) per lo più in buono stato di conser-
vazione; i migliori presentano le seguenti dimen-
sioni:
15807 48 119) 16 n.r 0,396
15808 98 20 21 n.r 0,345
15809 57 22, 20 n.r 0,385
15814 153 63 52 IISRS 0,411
15818 142 63 50 Iorio) 0,443
15819 156 68 54 VOLL 0,430
15830 132 48 50 n.r 0,363
15842 54 24 20 n.r 0,444
15850 97 43 33 n.r 0,443
La conchiglia si presenta discoidale, largamente
ombelicata, con giri alti e tondeggianti. Il guscio,
quando conservato, mostra una ornamentazione
costituita da sottili costelle, non molto pronun-
ciate. Gli individui privi di guscio mostrano delle
leggere strozzature sul modello interno. Nessun
dato sulla linea di sutura.
Distribuzione stratigrafica - La specie è comu-
nissima in tutto il Titonico. Gli esemplari de-
scritti provengono dal Grigio Ammonitico e dalla
Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE
Lytoceras polycyclum Neumayr, 1871
(Tav. XXXI, Fig. 5)
1871 - Lytoceras polycyclum Neumayr, p. 24.
1873 - Lytoceras polycyclum Neumayr, p. 160, tav. 21,
fig. 4.
1876 - Lytoceras polycyclum Neumayr - GEMMELLARO G. G.,
piNo
1877 - Lytoceras polycyclum Neumayr - GEMMELLARO G. G.,
Tag MIE) vale DIVA bia bo
1939 - Lytoceras polycyclum —“Neumayr - RAMACCIONI,
piael9o eta SIT
Ascrivo a questa specie sei esemplari (n° i5862,
15863, 15864, 15865, 15866, i5367), per lo più in
buono stato di conservazione. Gli esemplari mi-
gliori hanno le seguenti dimensioni:
d o h l o/d
15862 30 15 10 Iagi 0,500
15863 65 30 21 n.r 0,461
Conchiglia evoluta, compressa lateralmente, l’om-
belico è ampio con parete ombelicale ripida. La
spira, con accrescimento lento, è tondeggiante, con
pareti e regione sifonale arrotondate.
Il guscio non si è conservato e i modelli interni
si presentano completamente lisci.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Posizione stratigrafica - La specie di NEUMAYR è
conosciuta dal Kimmeridgiano superiore al Tito-
nico. Gli esemplari studiati sono stati raccolti nel-
la Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide.
Lytoceras orsini Gemmellaro, 1872
(Tav. XXXI, Fig. 10)
1872 - Lytoceras orsini Gemmellaro G. G., p. 33, tav. VIII,
Lx AUDI, nata a)
1880 - Lytoceras orsini Gemmellaro G. G. - PARONA,
p. 862.
1881 - Lytoceras orsini Gemmellaro G. G. - TARAMELLI,
PPIZorEZIA
1879 - Lytoceras orsini Gemmellaro G. G. - FONTANNES,
paica vele o tnoni 8°
1915 - Lytoceras orsini Gemmellaro G. G. - Fossa-MANCI-
NIREDDN2000208
Lytoceras orsini Gemmellaro G. G. - CANAVARI,
19 BE) eno VALOUO), dala 8), di
1896
Ascrivo a questa specie cinque esemplari (n° i5899,
15900, i5901, i5902, 15803, i5804), generalmente
ben conservati. Gli esemplari migliori presentano
le seguenti dimensioni :
- BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 87
d o h 1 o/d
15899 97 34 40 Da 0,350
15900 118 47 43 Dori 0,398
Conchiglia evoluta, leggermente discoidale, ombe-
liceo molto ampio, spira ad accrescimento lento
con sezione appena più alta che larga. Ornamen-
tazione formata da sottili costelle.
Posizione stratigrafica - Kimmeridgiano superio-
re - Titonico. Gli esemplari studiati provengono
dal Grigio Ammonitico e dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide.
Famiglia Protetragonitidae Spath, 1927
Genere Protetragonites Hyatt, 1900
Il genere, istituito da HYATT nel 1900 sull’Ammo-
nites quadrisulcatum d’Orb., 1840, comprende am-
moniti molto evolute, con spira a sezione circo-
lare, caratterizzate da costrizioni sul modello in-
terno. Linea di sutura complessa con tendenza a
sviluppare uno o più lobi ausiliari.
Il genere è dal Titonico superiore al Valanginiano.
Protetragonites quadrisulcatum (d'Orbigny, 1840)
(Tav. XXXI, Figg. 13, 14, 15)
1840 - Ammonites quadrisulcatum d’Orbigny, V. 1, p. 151,
figg. 1-3.
1848 - Ammonites quadrisulcatus d’Orbigny - QUENSTEDT,
p. 269, tav. 20, figg. 6-7.
1870 - Lytoceras quadrisulcatum (d’Orbigny) - ZITTEL,
PIRA LAV N20e 02 ADI
1871 - Lytoceras quadrisulcatum (d’Orbigny) - GEMMEL-
LARO G. G., p. 32, tav. V, figg. 4-5.
1899 - Lytoceras quadrisulcatum (d’Orbigny) - MARIANI,
p. 416.
1939 - Lytoceras quadrisulcatum (d’Orbigny) - RAMACCIO-
NISEP 194 LAV IIp:0)
1975 - Lytoceras quadrisulcatum (d’Orbigny) - DODONA,
Meco & XHomo, p. 30.
1975 - Protetragonites quadrisulcatum {d'Orbigny) - OL0-
RIZ & TAVERA, p. 97.
Ascerivo a questa specie 30 esemplari (dal n° i5868
al n° i5898), generalmente in buono stato di con-
servazione. Gli esemplari migliori presentano le
seguenti dimensioni:
88 F. ROSSI
d o h 1 o/d
15868 68 33 20 i 0,485
15859 83 35 29 I, 0,421
15870 51 25 16 IA 0,490
15872 65 sl 21 TOSI, 0,476
15873 51 24 MELO, nori 0,470
Conchiglia molto evoluta, compressa, con ombe-
lico molto ampio. Sezione della spira tondeggiante,
con pareti e regione ventrale arrotondate. La spi-
ra, ad avvolgimento molto lento, non è ricoprente.
L’ornamentazione è costituita da fini strie paral-
lele. Si notano quattro strangolature per giro.
Posizione stratigrafica - Titonico superiore - Va-
langiniano. Gli esemplari studiati provengono dal
Grigio Ammonitico e dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide.
Famiglia Haploceratidae Zittel, 1884
Genere Haploceras Zittel, 1870
Il genere fu istituito da ZITTEL nel 1870 sull’Am-
monites elimatus Oppel, 1865 con la seguente de-
serizione: « Conchiglia poco evoluta ad ombelico
assai stretto, arrotondata sul dorso, liscia o sol-
cata da sottili linee di accrescimento falciformi
sui fianchi. L’ultima loggia occupa da 1/2 a 1/3
del giro. L'apertura è prolungata in un lobo ven-
trale arrotondato e prominente e da due orec-
chiette laterali larghe e corte. Dietro l’apertura,
l’ultima parte della loggia è qualche volta ornata
da pieghe o coste. Linea suturale finemente ra-
mificata; essa ha generalmente da 2 a 4 lobi au-
siliari sviluppati; tronco delle selle profondamente
intagliato. Lobo sifonale corto, Li, è molto spor-
gente, un po’ più spesso di Lo ».
Nel 1879 BAYLE, nell’istituire il genere Lissoceras,
con specie-tipo del genere Ammonites psilodiscus
Schloenbach, 1865, adducendo le regole della prio-
rità, mise in sinonimia con Lissoceras il genere
di ZITTEL e il genere Aploceras d’Orbigny (isti-
tuito per determinare un Nautiloide). ZITTEL man-
tenne la sua denominazione, prendendosi, però,
cura di specificare che egli considerava il suo ge-
nere in senso restrittivo; infatti esso è limitato
al Giurassico superiore e alla base del Cretacico
inferiore, non superando mai il Valanginiano,
mentre il genere Lissoceras, caratterizzato dal-
l'avere i fianchi più arcuati, è limitato al solo
Giurassico medio.
Haploceras elimatum (Oppel, 1865)
(Tav. XXXI, Figg. 11, 12)
1865 - Ammonites elimatus Oppel, pag. 549.
1870 - Haploceras elimatum (Oppel) - ZITTEL, p. 51,
va AH ITA
1885 - Haploceras elimatum (Oppel) - NICOLIS & PARONA,
p. 68.
1890 - Haploceras elimatum (Oppel) - Toucas, p. 593,
tav. XIII, fig. 4.
1899 - Haploceras elimatum (Oppel) - CARAPEZZA & SCHO-
PEN, p. 3.
1905 - Haploceras elimatum (Oppel) - DEL CAMPANA,
p. 45.
1906 - Haploceras elimatum (Oppel) - KILIAN, p. 681.
1909 - Lissoceras (Haploceras) elimatum (Oppel) - KILIAN,
PERA TO?
1915 - Lissoceras elimatum (Oppel) - FossA-MANCINI,
PPARZIONEZIE
1920 - Haploceras elimatum (Oppel) - GEMMELLARO M.,
pp. 5-6.
1939 - Lissoceras cfr. elimatum (Oppel) - RAMACCIONI,
p. 196.
1957 - Haploceras elimatum (Oppel) - BACHMAYR, p. 659.
1961 - Haploceras elimatum (Oppel) - DONZE, & ENAY,
p. 44.
1962 - Haploceras elimatum (Oppel) - BARTHEL, p. 11,
tav dd sfilop. (12-17)
1967 - Haploceras elimatum (Oppel) - MEMMI, p. 268.
1970 - Haploceras (Haploceras) elimatum (Oppel) - BER-
NOULLI & RENZ, p. 596.
1970 - Haploceras elimatum (Oppel) - GevssanT & MA-
SCLE, p. 26.
1975 - Haploceras elimatum (Oppel) - BADALUTA, p. 24.
1975 - Haploceras elimatum (Oppel) - Dopona, MEco &
XHOMO, p. 34.
1975 - Haploceras elimatum (Oppel) - MEMMI & SALAJ,
Pi 62
1978 - Haploceras elimatum (Oppel) - OLORIZ SAEZ, p. 12,
uao Ul adiag, IE,
Ascrivo a questa specie quattordici esemplari
(n° 15617, 15618, i5619, i5620, 15621, 15622, 15623,
15640, 15682, i5683, 15684, 15689, i5693, FLC),
per lo più in buono stato di conservazione. Gli
esemplari migliori hanno le seguenti dimensioni:
d o h Il o/d l/h
15619 29 si 14 TIA: 0,241 nr.
15693 64 13 30 ara, 0,203 TI
15684 68 12 30 24 0,176 0,800
15618 30 6 15 11 0,200 0,733
15617 65 Ia 30 TIE 0,184 NI.
15640 100 24 42 MErS 0,240 TUST":
15682 132 25 65 muri 0,189 Ders
FLC 100 16 59: nr. 0,160 Der
Conchiglia involuta con giro spesso, fianchi leg-
germente convessi, convergenti verso la regione
ventrale, la quale appare arrotondata e non molto
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 89
ampia. La sezione della spira è ovalata, con il
massimo spessore a circa 1/3 dei fianchi. Ombe-
lico piccolo, moderatamente profondo, con bordi
ombelicali arrotondati.
Quasi tutti i campioni conservano il guscio, so-
stanzialmente liscio, sul quale si possono osservare
delle coste sottili e flessuose, specie verso la re-
gione ombelicale.
La linea di sutura non mostra sostanziali diffe-
renze da quelle citate in letteratura.
Osservazioni - E° da considerare ormai classica
la comparazione della specie in esame con Haplo-
ceras staszycti (Zeuschner, 1846). Haploceras eli-
matum differisce dalla specie di ZEUSCHNER per
avere un minor spessore a livello del bordo ombe-
licale e per avere il diametro ombelicale maggiore
(Toucas, 1890; Donze & ENAY, 1961; OLORIZ
SAEZ, 1978). Gli Aa. convengono con ZITTEL (1868,
1870) che la distinzione tra le due specie può es-
sere dubbia. CHRIST (1960), nel suo contributo
sulla stratigrafia e paleontologia del Malm della
Sicilia, considera le due specie come i termini
estremi della variabilità intraspecifica di una uni-
ca specie, mentre BARTHEL (1962) propone che le
differenze esistenti tra Haploceras elimatum e
Haploceras staseycti vengano considerate come un
caso di dimorfismo sessuale.
In questo lavoro le due specie vengono descritte
ancora separatamente, benché si concordi con gli
Aa. precedenti che la distinzione tra di esse sia
molto sottile e talvolta soggettiva, anche se non
mi sento pienamente concorde nell’avvalorare le
tesi di BARTHEL o di DONOVAN et alii (1981, p. 120)
circa una variabilità sessuale che non mi pare
completamente provata.
Posizione stratigrafica - E’ un fossile comunis-
simo negli strati titonici, tanto che TOUCAS (1890)
lo considera, insieme a Ptychophyloceras ptychoi-
cum (Quenstedt), il fossile più caratteristico del
Titonico. DEL CAMPANA (1905) lo segnala negli
strati ad Aspidoceras acanthicum dei Sette Co-
muni, mentre OLGRIZ lo cita con qualche dubbio
nel Berriasiano spagnolo. MEMMI (1967) e MEMMI
& SALAJ (1975) lo segnalano nel Berriasiano della
Tunisia. Gli esemplari studiati provengono sia dal
Grigio Ammonitico, sia dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
Haploceras staszycii (Zeuschner, 1846)
(Tav. XXXI, Fig. 8)
1846 - Ammonites staszycii Zeuschner, tav. IV, fig. 3.
1865 - Ammonites staszycii Zeuschner - OPPEL, p. 598.
1868/76 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - GEMMELLA-
RO GG pis 4 0av. avg 812,3:
1870 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - ZITTEL, p. 50,
ave 2 ida Zoo, Sao
1880 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - PARONA, p. 863.
1881 - Haploceras staszycù (Zeuschner) - TARAMELLI,
PPSL2 OIREIZITE
1882 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - NICOLIS, p. 420.
1885 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - NICOLIS & PA-
RONA, p. 68.
1890 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - TOUCAS, p. 576.
1905 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - DEL CAMPANA,
p. 44.
1906 - Haploceras staszycti (Zeuschner) - KILIAN, pp. 675,
681.
1909 - Haploceras staszyciù (Zeuschner) - KILIAN, p. 479.
1905 - Lissoceras staszyci (Zeuschner) - FOSSA-MANCINI,
pp. 26, 27.
1920 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - GEMMELLARO M.,
pp. 5-6.
1921 - Lissoceras staszycii (Zeuschner) - PRINCIPI, pp. 68,
69.
1933 - Lissoceras staszycii (Zeuschner) - MARCHETTI & RA-
MACCIONI, p. 148.
1939 - Lissoceras staszycii (Zeuschner) - RAMACCIONI,
PERDO:
1957 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - BACHMAYER,
p. 659.
1961 - Haploceras staszyci (Zeuschner) - DONZE & ENAY,
p. 43.
1970 - Haploceras staszycii (Zeuschner) - GEYSSANT & MA-
SCLE, p. 26.
1978 - Haploceras staszyci (Zeuschner) - OLORIZ SAEZ,
ilo cenci di
Un solo esemplare (n° i5645) che consiste di circa
2/3 dell’individuo adulto, discretamente conser-
vato, con le seguenti dimensioni :
15645 4 14 36 Iabies 0,189
Conchiglia involuta con ombelico stretto e mode-
ratamente profondo, bordo ombelicale arrotondato
con parete ombelicale quasi verticale. Le pareti
della spira, che sono quasi parallele, con tendenza
ad una lieve convessità, si congiungono in una
regione ventrale liscia e convessa; la sezione della
spira risulta in questo modo subquadrata, con il
massimo spessore a livello del bordo ombelicale.
E° conservata solo parte del guscio, che si pre-
senta molto usurato. La linea di sutura è solo par-
zialmente visibile.
Osservazioni - L'Haploceras staszycii si avvicina
per molti caratteri all’Haploceras elimatum (Op-
pel), tanto che. talvolta la distinzione tra le due
specie può essere molto delicata (ZITTEL, 1870).
90 F. ROSSI
Se ne distacca per la sezione del giro meno gonfia
e per l'ombelico più stretto (ZITTEL, 1870; TouCcAS,
1890; DoNzE & ENAY, 1961; OLGRIZ SAEZ, 1978).
Secondo CHRIST (1960) e BARTHEL (1962) si trat-
terebbe di una sola specie. OLORIZ SAEZ (1978) de-
scrive una ornamentazione del guscio formata da
sottili coste flessuose localizzate sopra i fianchi.
Posizione stratigrafica - Specie tipica sia del Ti-
tonico inferiore, sia del Titonico superiore, ma
viene citata anche negli strati ad Aspidoceras
acanthicum (Del Campana, 1905; Ramaccioni,
1939). L’esemplare studiato proviene dalla Maio-
lica.
Distribuzione areale - Tutta la Tetide. In Italia
è conosciuto nell’ Appennino centrale (Monte Ne-
rone, Monte Catria), nel Veneto (zona dei Sette
Comuni), in Sicilia.
Haploceras cfr. staszycii (Zeuschner, 1846)
(Tav. XXXI, Fig. 6)
Un unico frammento (n° i5626) corrispondente a
circa 1/4 dell’ultima spira. La frammentarietà
del pezzo ha permesso solo un confronto con la
specie di ZEUSCHNER, a cui si avvicina per le pa-
reti quasi verticali; l'ombelico, per la parte con-
servata, sembra stretto e moderatamente profon-
do. Non presenta guscio, se non in minima parte
nella zona ombelicale.
L’esemplare proviene dalla Maiolica.
Haploceras verruciferum (Meneghini)
(Tav. XXXI, Fig. 7; Tav. XXXII, Fig. 7)
1870 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - ZIrTEL,
p. 52, tav. 27, figg. 8-10.
1871 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - GEMMEL-
LARO G. G., p. 150.
1881 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - TARAMEL-
TELI 1060 SEZIo
1884 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - VERRI,
DIE
1888 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - SECCO,
pi ali34ì
1890 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - Toucas,
O O ne SII ME
1891 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - Di STEFA-
NOP 241
1899 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - CARAPEZZA
& SCHOPEN, p. 3.
1905 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - DEL CAM-
PANA, p. 46, tav. 1, figg. 10, 11.
1915 - Lissoceras verruciferum (Meneghini) - FossA-MAN-
CINI, p. 26.
1920 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - GEMMELLA-
Ro M., p. 6.
1939 - Lissoceras verruciferum (Meneghini) - RAMACCIO-
ING OTO cene DAVE al SG
1965 - Lissoceras verruciferum (Meneghini) - PASQUARÈ,
PARLZDS
1970 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - GEYSSANT
& MASCLE, p. 26.
1971 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - PASSERI,
p. 104.
1978 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - OLORIZ
ISAWZANp: #28, tav. 0h fio, 600, 8°
1979 - Haploceras cfr. verruciferum (Meneghini) - KUTEK
& WZERZBOWSKI, p. 201.
1979 - Haploceras verruciferum (Meneghini) - OLORIZ &
TAVERA, p. 494.
Ascrivo a questa specie sei esemplari (n° 15669,
15670, i5671, i5672, 15673, i5905) in buono stato
di conservazione, con le seguenti dimensioni:
15669 62 18 25 18 0,403 0,720
15670 61 20 26 Tovia, 0,426 n.r.
15671 46 13 mE, 14 0,282 0,736
15672 57 DT 22 n.r. 0,298 n.r.
15673 65 22, 23 nr. 0,355 neri
15905 59 18 24 ica 0,305 n.r.
La conchiglia è involuta con ombelico general-
mente ampio (più ampio che in tutte le altre spe-
cie del genere) e variamente profondo, il quale
presenta una notevole variabilità a causa delle pa-
reti più o meno verticali e del bordo ombelicale
che è generalmente smussato. I fianchi sono ge-
neralmente convessi con la tendenza in alcuni
esemplari ad essere quasi paralleli. La sezione del
giro varia da rettangolare a subquadrata. Poco
prima dell’apertura boccale è chiaramente visibile
una grossa protuberanza retroversa. Il peristo-
ma, che si presenta completo solo nell’esemplare
n° i5669, è semplice e sinuoso, con una zona trian-
golare posta davanti alla protuberanza.
Il guscio, parzialmente conservato, mostra una or-
namentazione costituita da coste fini e sinuose.
Osservazioni - Si tratta di una delle specie più
caratteristiche del Titonico inferiore. Gli esempla-
ri studiati corrispondono perfettamente alle de-
serizioni ricavate dalla bibliografia.
OLORIZ SAEZ (1978) descrive delle ondulazioni po-
ste sulla camera d’abitazione, subito prima e su-
bito dopo la protuberanza peristomatica, che, se-
condo l'Autore spagnolo, sono somiglianti a quelle
che caratterizzano l’ultima loggia di « Haploce-
ras > carachtheis (Zeuschner); nei campioni esa-
minati, specie nell’esemplare n° i5669, e in minor
evidenza, nel campione n° i5670, esse sono chia-
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE
ramente visibili, specie prima della protuberan-
za, ma meno pronunciate da quelle descritte da
OLORIZ.
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore. La sua
abbondanza, specie nella parte superiore, ha de-
terminato l’istituzione della «zona a wverrucife-
rum >». Gli esemplari studiati provengono dal Gri-
gio Ammonitico, del Kimmeridgiano superiore -
Titonico inferiore.
Distribuzione areale - Tetide.
« Haploceras » carachtheis (Zeuschner, 1846)
(Tav. XXXI, Fig. 3)
1846 - Ammonites carachtheis Zeuschner, tav. IV, fig. 5.
1865 - Ammonites carachtheis Zeuschner - OPPEL, p. 549.
1870 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - ZITTEL, p. 53,
ave g2i06ti esula nb “ci
1879 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - FONTANNES,
p. 1846.
1881 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - TARAMELLI,
DARIZoI
1885 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - NIcoLIS &
PARONA, p. 70.
1890 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - TOUCAS,
Mppi DIATAr594, ib aveXVAREEIoAEE
1891 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - DI STEFANO,
p. 241.
1906 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - KILIAN,
p. 681.
1915 - Lissoceras carachtheis (Zeuschner) - FOSsA-MAN-
CINI, pp. 26, 27.
1921 - Lissoceras carachtheis (Zeuschner) - PRINCIPI,
pp. 68, 69. a
1933 - Lissoceras carachtheis (Zeuschner) - MARCHETTI &
RAMACCIONI, p. 146.
1989 - Lissoceras carachtheis (Zeuschner) - RAMACCIONI,
p. 196.
1961 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - DONZE &
ENAY, p. 42.
1962 - Glochiceras carachtheis (Zeuschner) - BARTHEL,
PIelAtavarti ol 4 Mavi o Ta
1965 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - LE HÉGARAT,
PIANIE2o
1967 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - MEMMI,
p. 268.
1970 - Haploceras (Haploceras) carachtheis (Zeuschner) -
BERNOULLI & RENZ, p. 597, tav. 5, fig. 2a,b.
1975 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - BADALUTA,
Pi 20
1975 - Haploceras carachtheis (Zeuschner) - MeEMMI &
SALAJ, p. 62.
1978 - Glochiceras (Linguaticeras) carachtheis (Zeuschner)
OLORIZ SAEZ, p. 124, tav. 10, figg. 6-8.
Neolissoceras carachtheis (Zeuschner) - PISERA &
DZIK, p. 826.
1979 - Glochiceras carachtheis (Zeuschner) - KUTEK &
WIERZBOWSKI, p. 201.
9119)
Ascrivo a questa specie due esemplari completi
e un nucleo (n° i5646, 15647, i5648), ben conser-
vati, con le seguenti dimensioni:
- BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 91
d o) h 1 o/d 1/h
15646 40 6 19 J2, 0,150 0,636
15648 29 4 14 10 0,137 0,714
Specie con conchiglia involuta e con ombelico
stretto; le pareti sono tendenzialmente piatte con
un leggero accenno a divenire concave nell’esem-
plare n° 5646. La regione ventrale è arrotondata;
la sezione della spira varia da subquadrata a tra-
pezoidale, con il massimo spessore a livello della
regione sifonale. La camera d’abitazione è carat-
terizzata dal possedere sulla regione ventrale del-
le pieghe trasversali, corte e poco profonde; esse
iniziano a circa metà dell’ultima camera e termi-
nano sul peristoma. Questo si presenta con due
strette alette laterali e una prominenza mediana.
Gli esemplari studiati presentano ancora parte del
guscio, su cui non si riscontra nessun tipo di or-
namentazione.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Posizione stratigrafica - Specie essenzialmente del
Giurassico superiore, è stata trovata anche nel
Berriasiano (ToUCAS, 1890; MEMMI, 1967; MEM-
MI & SALAJ, 1975). Gli esemplari esaminati pro-
vengono dalla Maiolica del Titonico superiore.
Distribuzione areale - Tetide mesogea. NICOLIS &
PARONA (1885) considerano la specie in esame
cosmopolita.
Genere Neolissoceras Spath, 1923
Nel 1923 SPATH istituì il genere Neolissoceras
sull’Ammonites grasianus d’Orbigny, 1841. Il ge-
nere comprende conchiglie involute di forma di-
scoidale con spira liscia, appiattita sui fianchi e
arrotondata sulla regione ventrale; sezione della
spira quadrata, con i bordi ombelicali arroton-
dati; l'ombelico è stretto. La linea di sutura ha
un lobo sifonale corto e stretto; L,, molto largo
e trifido, è più lungo del lobo sifonale, ed è se-
guito da quattro piccoli lobi obliqui; la sella ester-
na si presenta stretta e bifida, mentre la sella
laterale, molto sviluppata, è divisa in tre da duc
lobi accessori (SPATH, 1923; ROMAN, 1938).
Per molto tempo l’Ammonites grasianus d’Orbi-
gny, designata abitualmente più col nome di Làis-
soceras che di Neolissoceras, fu considerata di-
scendente del genere Haploceras. SPATH (1923)
non accettò questa interpretazione sulle origini del
genere; considerando il numero di selle bifide che
compaiono nella linea di sutura, l'Autore lo avvi-
Li
bo
cinò al genere Sowerbyceras Parona & Bonarelli,
1859, che possiede un gran numero di selle bifide
laterali molto sviluppate. E’ perciò possibile am-
mettere che questo genere si riallacciasse origina-
riamente ai Phylloceratidi o ai Lytoceratidi.
Il genere è conosciuto dal Titonico superiore allo
Hauteriviano della Tetide mesogea.
Neolissoceras grasi (d’Orbigny, 1841)
(Tav. XXXII, Fig. 8)
1841 - Ammonites grasianus d’Orbigny, p. 141, tav. 44.
1890 - Haploceras grasi (d’Orbigny) - Toucas, p. 593.
1906 - Lissoceras grasianum (d’Orbigny) - KILIAN, p. 298.
1909 - Lissoceras (Haploceras) grasianum (d’Orbigny) -
KILIAN, p. 479.
1919 - Lissoceras grasianum (d’Orbigny) - RODIGHIERO,
p. 82. )
1937 - Neolissoceras grasi (d’Orbigny) - ROMAN & MAZE-
NOT, pp. 183, 184.
1965 - Neolissoceras grasi (d’Orbigny) - LE HÉGARAT,
e a
1965 - Neolissoceras grasiì (d’Orbigny) - DEBELMAS & LaA-
MOINE, p. 727.
1967 - Neolissoceras grasi (d’Orbigny) - MEMMI, pp. 268,
269.
1975 - Neolissoceras grasi (d’Orbigny) - MEMMI & SALAY,
p. 58.
Ascrivo a questa specie un solo esemplare
(n° 15692), leggermente usurato, con le seguenti
dimensioni :
15692 81 18 39 Moni 05222
La conchiglia è involuta con ombelico relativa-
mente ampio e profondo. I giri hanno un accre-
scimento veloce, con fianchi paralleli e ventre ar-
rotondato; la sezione è quadrata, arrotondata, ol-
tre che sul ventre, anche sul bordo ombelicale.
La spira si presenta senza guscio e del tutto li-
scia. La linea di sutura è difficilmente rilevabile,
a causa dell’usura.
Osservazioni - La specie fu istituita da d’ORBIGNY
nel 1841 su esemplari neocomiani. TOUCAS (1890)
la ritrova nei giacimenti dell’Ardèche, in strati
che vanno dal Titonico superiore al Valanginiano,
ritrovamenti confermati da quelli di RODIGHIERO
(1919) nel Veneto.
Per lungo tempo questa specie fu inserita nei ge-
neri Lissoceras o Haploceras con cui ha alcune
rassomiglianze ma da cui si distingue per i fian-
chi più piatti e quasi paralleli e per la linea lo-
bale differente.
F. ROSSI
Posizione stratigrafica - Dal Titonico superiore
all’Hauteriviano, con il massimo della frequenza
nel Valanginiano, pur essendo comunissima anche
nel Titonico superiore. L’esemplare studiato pro- -
viene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide. In Italia è stata se-
gnalata da ROoDIGHIERO (1919) nel Biancone dei
Sette Comuni.
Famiglia Oppelliidae Bonarelli, 1894
Sottofamiglia Taramelliceratinae Spath, 1928
Genere Taramelliceras Del Campana, 1904
Il genere fu istituito da DEL CAMPANA nel 1904
sull’Ammonites trachinotus Oppel, 1863. Com-
prende conchiglie involute, robuste con ornamen-
tazione formata da coste di varia forma, clavi
o tubercoli.
Il genere è stato suddiviso nei seguenti sottoge-
neri:
— Proscaphites Rollier, 1909
— Fontamnestiella Spath, 1925
— Strebliticeras Holder, 1955
— Metahaploceras Spath, 1925.
Taramelliceras ha una distribuzione stratigrafica
dal Calloviano al Titonico.
Sottogenere Metahaploceras Spath, 1925
Istituito come genere da SPATH, con specie-tipo
del genere Metahaploceras affine Spath, è consi-
derato da ARKELL et alii (1957) sottogenere del
genere Taramelliceras. Si tratta di forme con tu-
bercoli medio-ventrali, di taglia media, con evo-
luzione della spira e ornamentazione variabili,
ventre liscio e tondeggiante. Linea di sutura con
appena tre lobi ausiliari sopra il fianco.
Il genere, probabilmente polifiletico (BASSE, 1952),
sì considera derivato da Proscaphites Rollier,
1909. É
Distribuzione stratigrafica ristretta al solo Kim-
meridgiano.
Taramelliceras (Metahaploceras) cfr. nodosiusculum
(Fontannes, 1879)
(Tav. XXXII, Fig. 10)
1879 - Oppleia karreri var. nodosiuscula Fontannes, p. 49.
21905 - Taramelliceras nodosiusculum (Fontannes) - DEL
CAMPANA, p. 55, tav. II, fig. 9.
1978 - Taramelliceras (Metahaploceras) nodosiusculum
(Fontannes) - OLORIZ SAEZ, p. 119, tav. 10,
info dl 5
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 93
Confronto con questa specie un solo esemplare
(n° 15694), mancante della camera d’abitazione,
con le seguenti dimensioni:
15694 80 19 BY 25 0,247 0,702
Conchiglia più o meno discoidale, involuta, con
giri mediamente ricoprenti, ombelico stretto e pro-
fondo. La spira, piuttosto alta, ha sezione ova-
lata, con fianchi leggermente bombati; regione
sifonale arcuata e regione ombelicale smussata.
Il guscio è solo parzialmente conservato. L’orna-
mentazione, non molto evidente a causa dell’usura
dei fianchi, è formata da coste rettilinee, che si
distanziano con l’evolversi della spira; esse sem-
brano prendere origine da ingrossamenti (« bul-
lae ») situati sui fianchi, verso la regione ombeli-
cale. Tali ingrossamenti sono presenti anche sulla
regione sifonale, ove sono però più radi.
La linea lobale, molto frammentaria, non è per-
fettamente distinguibile.
Osservazioni - Nonostante la somiglianza con la
specie di FONTANNES, come descritta e raffigurata
da OLORIZ SAEZ (1978), ho preferito il semplice
confronto con essa per alcune differenze riscon-
trate nell’ornamentazione e per la mancanza nel-
l'esemplare studiato della camera d’abitazione. In
Taramelliceras (Metahaploceras) nodosiusculum
l’ornamentazione è costituita da forti coste ri-
gide che terminano verso la metà del fianco e da
« bullae » margino-ombelicali; verso la camera
d’abitazione l’ornamentazione svanisce lasciando
l’ultima parte della conchiglia liscia. Nell’esem-
plare descritto l’ornamentazione è in parte usu-
rata e non è facilmente distinguibile l'andamento
delle coste, che appaiono semplici, rettilinee e ter-
minanti subito prima della regione sifonale. I tu-
bercoli, che sembrano degli ingrossamenti delle
coste, si trovano in posizione latero-ombelicale e,
molto distanziati tra loro, nella regione sifonale.
L’incompletezza del campione non consente l’os-
servazione della camera d’abitazione.
L’esemplare descritto e raffigurato da DEL CAM-
PANA si differenzia da quello fotografato da OL6-
RIZ, sia da quello del Passo del Furlo, per avere
le « bullae » in posizione ventrale e le coste falci-
formi; in definitiva l’individuo descritto da DEL
CAMPANA si avvicina più a Taramelliceras affine
Spath, che alla specie di FONTANNES.
Posizione stratigrafica - La specie è attribuita
alla « zona a strombecki » del Kimmeridgiano in-
feriore da OLORIZ SAEZ (1978). L’esemplare de-
scritto proviene dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - Crussol (Ardèche); Cordi-
gliera Gorda (Subbetica, Spagna).
Sottofamiglia Streblitinae Spath, 1925
Genere Streblites Hyatt, 1900
Il genere fu stabilito da HYATT, senza una dia-
gnosi originale, nel 1900 sull’Ammomnites tenuilo-
batus Oppel, 1862 (— Ammonites pictus costatus
Quenst., 1846).
Streblites è morfologicamente caratterizzato da
una conchiglia oxicona, appiattita, con la regione
sifonale occupata da una carena variamente pro-
nunciata. Ombelico più largo negli individui gio-
vani che negli adulti. Fianchi debolmente arro-
tondati, generalmente piani. Ornamentazione gio-
vanile costituita da coste falcoidi con tubercoli a
metà del fianco più o meno pronunciati; sulla ca-
mera d’abitazione c’è la tendenza alla scomparsa
dell’ornamentazione, sussistono solo alcune coste
‘più marcate nella zona periombelicale. Linea di
sutura molto complessa con lobo laterale molto
profondo e molto sviluppato; sono presenti quat-
tro o cinque lobi ausiliari.
UHLIG (1903, p. 39), descrivendo il genere Oppe-
lia Waagen, 1869, così conclude: « HYATT stabi-
lisce il nome Streblites specialmente da Ammoni-
tes tenwilobatus e, per evitare di sovracaricare la
nomenclatura di nuovi nomi, io impiego la desi-
gnazione di HyATT di Streblites per l’intero grup-
po dei tenuilobati. >» e poco dopo aggiunge: «...in-
cludo (in questo genere) non solo le forme india-
ne... ma anche le tenuilobate europee e lAmmo-
nites macroletus. Quest'ultima specie è chiamata
Cyrtosiceras da HYATT, che, perciò la separa da
Streblites; questo solo è sufficiente a mostrare
che il pensiero di HYATT sul genere Streblites non
è completamente d’accordo con il mio ».
Secondo DOUVILLE (1913) il genere di HYATT pro-
viene da Ochetoceras Haug, 1885, nel quale scom-
pare il solco spirale situato nel punto di tangenza
delle coste, tanto che il carattere della sezione ogi-
vale resta dominante. Le Streblites deriverebbero
così da forme kimmeridgiane come Ocketoceras
palyssyanum Fontannes, che si modificarono pro-
gressivamente passando a forme tipiche come
tenuilobatus.
94 F. ROSSI
SPATH (1925) non ammette una « filiazione » di-
retta di Streblites da Ochetoceras ma ritiene piut-
tosto che le forme di passaggio descritte da DOoU-
VILLE non siano altro che una convergenza mor-
fologica di forme diverse.
Il genere è esclusivo del Giurassico superiore del-
la Tetide. BURCKHARDT (1912) lo ha descritto in
Messico, SPATH (1925) ne segnala alcune specie
in Somalia.
Streblites plicodiscus (Waagen, 1875)
(Tav. XXXII, Fig. 11)
1870 - Oppelia folgarica Oppel - ZITTEL, tav. 28, fig. 20,
(non 19).
1875 - Oppelia plicodiscus Waagen, p. 56, tav. X, fig. 5, 5a.
1925 - Streblites plicodiscus (?) (Waagen) - SPATH, p. 116.
1928 - Streblites plicodiscus (Waagen) - SPATH, p. 146,
Lavarone
1978 - Streblites sp. gr. folgaricus (Oppel) - OLORIZ SAEZ,
palo 2 bava io)
Ascrivo a questa specie un grosso frammento con-
camerato (n° i5764) in discreto stato di conserva-
zione, di 47 mm di diametro. La conchiglia è oxi-
cona, con pareti debolmente arrotondate e. regio-
ne sifonale arcuata. Esiste una carena larga, ap-
piattita, debolmente rilevata. L'ombelico non è vi-
sibile. L’ornamentazione, alquanto usurata, è for-
mata da coste falcoidi-clavate, massiccie, ma poco
elevate; tra di esse ci sono sottili costolettature
falcoidi, più marcate nella seconda metà dei fian-
chi e nella zona perisifonale.
La linea di sutura, molto usurata, è assai com-
plessa.
Osservazioni - L’esemplare studiato, nonostante la
mancanza della camera d’abitazione, appartiene
indiscutibilmente alla specie istituita da WAAGEN.
L’Autore, nella diagnosi ne diede la seguente de-
scrizione: «...l’unico esemplare esistente di que-
sta specie è un individuo giovane... ma indiscu-
tibilmente esso rappresenta una specie differente
dalle altre fino adesso descritte, ma certamente
vicino a Oppelia tenwilobata ». Si deve altresì ri-
levare che la figura illustrata da WAAGEN non è
perfettamente aderente alla descrizione data, spe-
cie per l’eccessiva rotondità della spira vista in
sezione.
Nel 1870 ZITTEL, illustrò due esemplari di Oppe-
lia folgarica Oppel. Mentre il fossile da lui illu-
strato in figura 19 è effettivamente l’Oppelia fol-
garica, quello di figura 20 è, a mio avviso, un
esemplare di Streblites plicodiscus, sia per la mor-
fologia generale della conchiglia, sia per l’orna-
mentazione.
Posizione stratigrafica - Secondo WAAGEN « que-
sto tipo in Europa è molto significativo negli
strati del Giurassico superiore. Lo sviluppo della
specie inizia negli strati superiori del Calloviano .
e finisce nei gruppi titonici » (p. 56). Secondo
SPATH (1928) la specie è tipica del Kimmeridgia-
no superiore, «zona a exodus » ; OLORIZ SAEZ (1978)
la ritrova negli strati del Titonico inferiore, « zona
a hybonotum ». L’esemplare studiato proviene dal-
la Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide. SPATH (1928) com-
para a questa specie alcuni esemplari provenienti
dall’Est Africa.
Genere Substreblites Spath, 1925
Il genere fu istituito da SPATH nel 1925 sull’Am-
monites zonarius Oppel, e comprende conchiglie
oxicone, involute, con ombelico più largo negli in-
dividui giovani che in quelli adulti. La regione
ventrale è appiattita e percorsa da una banda li-
scia. L’ornamentazione è costituita da coste sot-
tili. La linea di sutura è estremamente complessa
e mostra un profondo incavo nella parte anteriore
della sella esterna; lobi molto stretti.
Substreblites è conosciuto nel Titonico della Mo-
ravia, della Crimea e della Spagna e nel Valan-
giniano della Francia, Austria e Salt Range
(ARKELL, 1957).
Substreblites sp.
(Tav. XXXII, Fig. 3)
Due frammenti (n° i5760, i5801) concamerati, di
circa 51 e 42 mm di lunghezza rispettivamente.
La conchiglia è appiattita, con la spira a sezione
strettamente ovalata. L’ombelico è stretto e poco
profondo, con bordo ombelicale quasi inesistente
e parete ombelicale ripida. I fianchi, appiattiti,
convergono dolcemente verso la regione ventrale,
piatta, percorsa da una larga banda liscia. L’or-
namentazione, piuttosto usurata, è costituita da
una serie di sottili coste proverse e da alcune co-
ste falcoidi spesse ma poco pronunciate. La linea
lobale, straordinariamente complessa, è simile a
quella di Substreblites zonarius (Oppel).
Lo stato frammentario e l’usura hanno sconsiglia-
to di dare una classificazione specifica agli indi-
vidui in studio, sebbene essi presentino notevoli
rassomiglianze con Substreblites zonarius.
Gli esemplari provengono dalla Maiolica.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 95
Famiglia Perisphinctidae Steinmann, 1890
Sottofamigliia Aulacostephaninae Spath, 1924
Genere Aulacostephanus Tornquist, 1896
Le Aulacostephaninae, annoverate a lungo tra le
Hoplites (per la comune interruzione delle coste
sulla regione sifonale), furono poste da POMPECKY
nella famiglia delle Reineckide. SPATH (1924,
p. 13) le divise in due famiglie separate: Aula-
costephanidae, comprendente Aulacostephanus, e
Pictonidae, comprendente Rasenia. SCHINDELWOLF
(1925, p. 338) criticò questa distinzione e man-
tenne l’uitimo genere nella sottofamiglia delle Ra-
seniainae, posta in sinonimia, successivamente da
ARKELL (1957) con Aulacostephaninae.
Il genere fu istituito da TORNQUIST nel 1896 sen-
za diagnosi originale, ma basandosi su una comu-
nicazione di POMPECKY; l'Autore considerò come
specie-tipo del genere Ammonites mutabilis d’Or-
bigny non Sow., mentre attualmente si è propensi
a ritenere valido come specie-tipo del genere Am-
monites pseudomutabilis de Loriol, 1874 (ARKELL,
ILSISIZO)
Morfologicamente il genere è caratterizzato da
una conchiglia di taglia media, involuta, con le
spire più alte che larghe negli individui adulti,
più spesse nei giovani. L’ornamentazione è forma-
ta da coste robuste, distanziate regolarmente, leg-
germente sinuose, che partono, in numero di tre
o quattro, da un tubercolo periombelicale arroton-
dato; esse terminano sulla regione sifonale la-
sciando una banda liscia, più ampia negli indi-
vidui adulti. Linea di sutura con sella primaria
molto larga, Sj e Ss discendenti lentamente verso
l’ombelico.
Aulacostephanus non è generalmente molto ab-
bondante; è conosciuto nel Kimmeridgiano del-
l'Inghilterra, della Francia, dell’U.R.S.S. e del
Kurdistan.
Aulacostephanus sp.
(Tav. XXXII, Fig. 4)
Un unico frammento (n° i5761) di 47 mm di dia-
metro. L'attribuzione al genere Aulacostephanus
è stata fatta sia in base alla morfologia generale
della conchiglia, involuta, con spira allungata, a
sezione vagamente triangolare, sia in base alla
ornamentazione, costituita da coste flessuose, spes-
se, regolarmente distanziate, che terminano sul
ventre, dove orlano una sottile banda liscia.
Nessun dato sulla linea lobale.
L’esemplare studiato proviene dalla Maiolica.
Sottofamiglia Virgatosphinetinae Spath, 1923
Genere Katroliceras Spath, 1924
Il genere fu istituito da Spath nel 1924 sull’Am-
monites pottingeri Sowerby 1840. Nel 1931 l’Au-
tore descrisse questo genere come tipicamente
evoluto, con spira a sezione depressa, con una or-
namentazione a coste caratteristicamente distan-
ziate, già nelle spire interne. Nelle spire medie
appaiono le coste bifide, con la parte inferiore
più larga della superiore, sulla camera d’abita-
zione l’ornamentazione diviene estremamente gros-
solana con proiezione laterale delle coste triplica-
te. SPATH considerò la specie-tipo di J. de C. So-
WERBY mal conservata e raffigurata troppo sche-
maticamente, mentre trovò che l'esemplare pub-
blicato da FUTTERER (1894, p. 7, tav. 1, figg. 1
e 2), degli strati del Giurassico superiore di Mom-
basa, rappresentasse la forma reale della specie,
quindi ne diede una nuova descrizione ed illustra-
zione (SPATH, 1931, pp. 470-471, p. 507, tav. 102,
OMO)
ENAY (1959), nella descrizione della fauna degli
strati a Perisphinetes crussoliensis del Giura me-
ridionale, riconcbbe l’esistenza di due gruppi di
.« Katroliceras », il primo del Kimmeridgiano in-
feriore, il secondo del Titonico inferiore. L’Auto-
re francese escluse ogni relazione filetica tra i
due gruppi e preferì parlare di una convergenza
morfologica tra i due gruppi di « Katroliceras »
e tra questi e i generi Crussoliceras, Guarnieri-
sphinctes e Badenia.
GEYGER (1961), nel suo lavoro sopra i Perisphinc-
tes del Kimmeridgiano inferiore, considerò il ge-
nere di SPATH nella sua concezione più ampia, in-
serendo Crussoliceras, Guarnierisphinetes, Pachy-
sphinetes, Torquatisphinetes e Subdichotomoceras
a livello di subgenere.
OLORIZ SAEZ (1978) ipotizzò delle differenze tra
le Katroliceras del Kimmeridgiano medio-inferio-
re e quelle del Kimmeridgiano superiore-Titonico
inferiore, e che queste differenze siano date dal
modo di biforcazione delle coste delle spire inter-
ne ed esterne, molto diverso tra i due gruppi, e
dalla non equivalenza delle ornamentazioni dell’ul-
tima spira, mentre esiste una convergenza sulla
depressione della spira. Secondo l’ Autore spagnolo
i due gruppi di Katroliceras non sono intimamen-
te collegati tra loro, ma uno di essi potrebbe es-
sersi sviluppato dal gruppo delle Crussoliceras.
Sebbene concordi pienamente con le tesi espresse
da OLGRIZ (pp. 417), non considero utile entrare
nel merito della questione sollevata dal paleonto-
96 F. ROSSI
logo spagnolo dato l’esiguo materiale in mio pos-
Sesso.
Katroliceras inornatum n. sp.
(Tav. XXXII, Fig. 6)
Derivatio nominis - Il nome si riferisce alla ca-
ratteristica del ventre privo di ornamentazione
(dal latino înornatus (a)(um) = disadorno).
Materiale - Un solo esemplare (n° 15784), olotipo,
assai ben conservato, con le seguenti dimensioni :
15784 pigli 35 Il9) nr. 0,492
Diagnosi - Conchiglia evoluta con spira mediamen-
te alta con sezione grossolanamente tondeggiante.
Ombelico largo, mà non molto profondo, con
bordo ombelicale arrotondato. L’ornamentazione è
costituita da forti coste molto rilevate e distan-
Fig. 5. — Katroliceras inornatum.
ziate le une dalle altre. La mancanza dei giri in-
terni non mi permette la descrizione della loro or-
namentazione; i giri centrali hanno una costola-
tura semplice e diritta. I giri esterni mostrano
una ornamentazione costituita da coste spesse e
distanziate che si biforcano appena sopra la metà
della spira; questa biforcazione avviene in due
modi distinti: quello più comune consiste in una
costa secondaria, leggermente proversa, che si di-
parte dalla principale diritta; occasionalmente è
presente una biforcazione ad « Y ». Nell'ultima
porzione della spira l’ornamentazione consiste in
grosse « bullae » in posizione latero-ombelicale da
cui si dipartono tre coste secondarie, tutte legger-
mente proverse. Il ventre presenta una progres-
siva sparizione delle coste, fino a diventare com-
pletamente liscio nell’ultima parte di spira con-
servata.
Nessun dato sul peristoma e sulla linea di sutura.
Osservazioni - Contrariamente alle specie cono-
sciute di Katroliceras, dove la regione sifonale è
attraversata da grosse coste, la nuova specie pre-
senta un ventre privo di qualsiasi ornamentazio-
ne, e solo leggermente ondulato sulla parte ter-
minale della camera d’abitazione conservata.
Contrariamente a quanto accade nella maggior
parte delle specie conosciute di Katroliceras, la
sezione della spira è tondeggiante, anziché depres-
sa. Solo Katroliceras katrolense (Waagen) e Ka-
troliceras subkatrolense Spath si avvicinano, come
sezione della spira alla nuova specie, ma se ne di-
scostano per la regione sifonale costata.
Posizione stratigrafica e distribuzione areale - La
nuove specie proviene dal Grigio Ammonitico del
Kimmeridgiano superiore - Titonico inferiore.
Genere Parapallasiceras Spath, 1925
emendato Olériz Sàez, 1978
Il genere fu istituito da SPATH nel 1925 con spe-
cie-tipo del genere Berriasella praecox (SCHNEID,
1915), senza una diagnosi originale. Questo ha
fatto si che l’interpretazione del genere sia va-
riata di volta in volta a seconda degli Autori.
Nel 1939 MAZENOT (pp. 41-42) rifiutò il nuovo ge-
nere, considerando privi di significato i presup-
posti su cui SPATH si era basato per la sua isti-
tuzione, e cioè la maggiore semplicità dei setti e
l'accostamento al gruppo delle Virgatitidae. Se-
condo l’ Autore francese « Berriasella praecox del
Titonico è la mutazione ascendente di Berriasella
picteti del Berriasiano » (p. 42).
Nel 1961 Donze & ENAY negarono la validità del
genere di SPATH in una interessante analisi del-
l’ornamentazione del genere Berriasella (p. 185),
dopo lo smembramento di quest’ultimo genere per
la creazione del genere Lemencia (p. 158). Lo stes-
so ENAY nel 1973 (p. 51, in ENAY & GEYSSANT)
ammise però l’esistenza del genere Parapallasice-
ras, ma con una interpretazione estremamente re-
strittiva, circoscritta alla sola specie-tipo.
ZEISS (1968) diede al genere di SPATH l’interpre-
tazione più ampia, inglobando da un lato quelle
forme piccole con l’ornamentazione costituita da
forti coste, come alcune specie di Subplanites, e
dall’altro forme di maggior dimensioni, che V Au-
tore riunì nella nuova sottospecie Danubisphinetes.
Nel 1978 OLGRIZ SAEZ emendò il genere dando
una nuova diagnosi, che ritengo valida quale de-
scrizione del genere (p. 545). All’interno della spe-
cie di SPATH, che l'Autore spagnolo considera po-
lifiletica, egli individuò tre direzioni preferenziali
di evoluzione; un primo gruppo comprendente
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 97
forme con sezione della spira tondeggiante e co-
ste quasi sempre bifide (gr. praecox-pseudocolo-
brinoides); un secondo gruppo con spira a sezione
subtrapezoidale-ovalata e coste virgatotome sulla
camera d’abitazione (gr. pseudocontiguus); un
terzo gruppo, infine, comprende forme intermedie
tra i due precedenti, cioè con ornamentazione
semplificata e sezione della spira ovale.
In questo lavoro ritengo valide le interpretazioni
date da ZEISS e da OLORIZ sul genere. Conside-
rata l’esiguità del materiale studiato, non conside-
ro utile discutere sulle relazioni filetiche che le-
gano il genere di SPATH con i generi Lemencia
DONZE & ENAY, 1961 e Berriasella UHLIG, 1905.
Parapallasiceras praecox (Schneid, 1915)
(Tav. XXXII, Fig. 2)
1915 - Berriasella (Aulacosphintes?) precox, Schneid,
DI 64°0tav ANI IST CIO aio
1939 - Berriasella praecox Schneid - MAZENOT, p. 41.
1961 - Berriasella praecox Schneid - Donze & ENAy,
p. 185, tav. 18, fig. 4.
1978 - Parapallasiceras efr. praecox (Schneid) - OLORIZ
SABZEID RODI EVA VARO Enio 027
Ascrivo a questa specie quattro esemplari (n° i5641,
15642, 15643, 15644), di cui uno molto frammenta-
rio, con le seguenti dimensioni :
d 0 h dfli o/d
15641 30 12 11 nr. 0,400
15642 26 9 9,5 nr. 0,346
15644 25 9 8 nr. 0,360
La conchiglia ha taglia piuttosto piccola, con spi-
ra evoluta, la cui sezione è grossolanamente ton-
deggiante. L'ombelico è ampio, ma poco profon-
do, il bordo ombelicale è arrotondato e la parete
ombelicale alquanto ripida. Fianchi e ventre sono
arrotondati.
L’ornamentazione è costituita da coste diritte o
debolmente proverse, che si biforcano a circa 2/3
dei fianchi, generalmente a « Y », ma talvolta con
il distacco di una costa secondaria proversa dalla
costa principale. In prossimità del peristoma, nel-
l'esemplare n° i5644, il distacco della costa secon-
x
daria è retroverso. Sono osservabili rare coste
semplici. Nello stesso esemplare n° i5644, le coste
divengono lievemente flessuose sulla camera d’abi-
tazione. Le costrizioni, presenti in tutti gli esem-
plari, eccettuato il n° i5642, sono strette e piut-
tosto profonde. Il peristoma, visibile solo nell’esem-
plare n° i5644, è preceduto da una profonda co-
strizione ed è costituito da una orecchietta trian-
golare, con la base molto maggiore rispetto al-
l’altezza.
La linea lobale non è osservabile.
Posizione stratigrafica - Titonico. Gli esemplari
studiati provengono dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide.
« Parapallasiceras » cfr. pseudocontiguus
(Donze & Enay, 1961)
(Tav. XXXII, Fig. 1)
Un solo esemplare (n° i5981) usurato e frammen-
tario, con le seguenti misure:
15981 44 15 15 meri 0,340
Conchiglia debolmente evoluta, con ombelico non
molto grande e profondo, pareti ombelicali ripide
e bordo ombelicale arrotondato. Spira con pareti
debolmente bombate. Ornamentazione costituita da
forti coste flessuose, quasi sempre biforcate, al-
cune virgatotome. Non sono visibili costrizioni.
Osservazioni - Ho avvicinato l'esemplare in stu-
dio alla specie di DONZE & ENAY (p. 110, tav. 16,
figg. 1-2), nonostante la sua incompletezza, per le
rassomiglianze morfologiche che presenta con
l'esemplare di tav. 16, fig. 2, illustrato da questi
Autori.
Posizione stratigrafica - La specie è conosciuta
nel Titonico inferiore della Francia e della Spa-
gna. L’esemplare descritto proviene dalla Maiolica.
Genere Djurjuriceras Roman, 1936
emendato Oloriz Saez, 1978
Il genere fu istituito da ROMAN nel 1936, con spe-
cie-tipo del genere Djurjuriceras djurjurense Ro-
man, su due esemplari provenienti dai giacimenti
titonici del Djurjura in Nord Africa.
L’Autore descrisse questo genere come costituito
da Ammoniti di grande taglia, con ombelico lar-
go, spira debolmente abbracciante, con sezione che
varia da quadrata a tondeggiante con l’accresci-
mento. L’ornamentazione dei giri interni è costi-
tuita da coste diritte, leggermente proverse, ser-
98 F. ROSSI
rate, semplici o biforcate, che non si interrompo-
no sulla regione ventrale. Successivamente le co-
ste tendono a distanziarsi e a biforcarsi regolar-
mente verso la metà della spira. Sulla camera
d’abitazione l’ornamentazione diventa irregolare,
le coste si ispessiscono e, per la maggior parte
divengono semplici (ROMAN, p. 16).
La posizione sistematica del genere non fu defi-
nita con certezza da ROMAN. Secondo quest’ Auto-
re Djurjuriceras deriverebbe dal grande tronco
dei Perisfintidi, per via dell’ornamentazione gio-
vanile; egli riconobbe però anche rapporti con
i Peltaceratidi, con i quali avrebbe in comune la
sezione rettangolare della spira. La disposizione
delle coste sull’ultima loggia di Djurjuriceras si
ritrova anche in una forma descritta da SPATH in
Somalia nel 1925 come Pseudovirgatites pseudo-
vigatoides, che però si distacca dal genere di
ROMAN per avere una doppia biforcazione vir-
gatoide.
ARKELL (1957) risolse l’attribuzione sistematica
inserendo Djurjuriceras nella sottofamiglia delle
Virgatosphinetinae SPATH, 1923 e riconoscendo a
questo genere delle affinità con forme molto spe-
cializzate di Subplanites inglesi.
Nel 1978 OLORIZ SAEZ, descrivendo una ricca fau-
na iberica, rivide completamente il genere, dan-
done una nuova diagnosi, più approfondita, e in-
tegrando gli studi di ROMAN con quelli di FALLOT
e THERMIER (1923). Secondo questa nuova inter-
pretazione, il genere acquista una nuova « vitali-
dad » (p. 645), e risulta composto da forme ben
definite stratigraficamente, facilmente riconosci-
bili (grazie alla caratteristica ornamentazione del-
l’ultima loggia), omogenee e differenziate dai ge-
neri affini. Secondo OL6RIZ SAEZ la variabilità
che si osserva nel genere di ROMAN è dovuta pro-
babilmente ad una sua origine polifiletica. L’Au-
tore collocò Djurjuriceras tra i gruppi perisfin-
tici e himalayitici; per fare ciò egli diede grande
importanza all’assenza di tubercoli.
Il genere era conosciuto solo negli strati titonici
dell'Algeria (Massiccio del Djurjura) e della Spa-
gna (Isole Baleari, Cordigliera Betica).
Djurjuriceras tuberculatum n. sp.
(Tav. XXXII, Fig. 9)
Derivatio nominis - Il nome deriva dalla presenza
di tubercoli che orlano la banda sifonale.
Materiale - Un esemplare (n° i5769), olotipo, che
presenta le seguenti misure:
15769 73 30 25 a 0,410
Diagnosi - Conchiglia evoluta, ombelico largo ma
non molto profondo; pareti della spira che varia-
no da debolmente arrotondate a convergenti verso
Fig. 6. — Djurjuriceras tuberculatum.
la zona sifonale, ventre da tondeggiante ad ap-
piattito. L’ornamentazione è composta da coste
diritte, il più delle volte semplici, ma spesso an-
che bifide, specie con l’avvicinarsi della camera
d’abitazione. Sono presenti coste accessorie che si
originano ad un terzo circa della spira e restano
parallele alle coste principali. Sulla camera d’abi-
tazione le coste si distanziano, si irrobustiscono,
ritornano prevalentemente semplici, esclusa una
unica grossa costa triforcata. Le costrizioni sono
numerose, strette e profonde verso la fine del
fragmocono e sull’inizio della camera di abitazio-
ne, più larghe sull’ultima loggia, e sono seguite,
talvolta anche precedute, da due coste semplici,
parallele tra loro, estremamente ravvicinate, o da
una unica costa bifida. Il ventre mostra, col pro-
cedere della spira, lo sviluppo di una larga banda
sifonale liscia; le coste terminano ai margini del-
la banda sifonale con tubercoli appuntiti.
Nessun dato sulla linea lobale.
Osservazioni - L’attribuzione dell'esemplare in
mio possesso al genere Djurjuriceras si basa sul-
l'andamento generale della conchiglia, sulla carat-
teristica ornamentazione, sul suo brusco modifi-
carsi sulla camera d’abitazione e sulla presenza
delle tipiche costrizioni. Particolarmente interes-
sante è la morfologia della regione sifonale, co-
stituita da una banda liscia che si sviluppa col
debutto della camera d’abitazione e va via via al-
largandosi con il procedere dell’ultima loggia. La
banda è contornata da due file di piccoli tuber-
coli formati dall’interruzione delle coste sul ven-
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 99
tre. La loro presenza è in contrasto con quanto
detto da OLORIZ SAEZ (1978) e da OLORIZ SAEZ
& TAVERA (1979).
Sulla base della presenza dei tubercoli e del solco
sifonale, e considerando l’ipotesi di una origine
polifiletica del genere e la sua possibile colloca-
zione tra i ceppi perisfintici e himalayitici, si
può ipotizzare per alcuni componenti di Djurjuri-
ceras una più stretta relazione con i gruppi delle
Himalayitinae. i,
Posizione stratigrafica e distribuzione - La specie
proviene dal Grigio Ammonitico del Kimmeridgia-
no superiore e Titonico inferiore del Passo del
Furlo.
Genere Pectinatites Buckman, 1922
Questo genere fu istituito senza diagnosi da BUCK-
MAN nel 1922. L'Autore raffigurò oltre alla specie-
tipo del genere, Ammonites pectinatus Phillips,
1871, anche Pectinatites aulacophorus Buckman e
Pectinatites scalariformis Buckman. Îl genere fu
originariamente proposto per le specie della « zo-
na a pectinatus » del Kimmeridgiano superiore
dell’Oxfordshire, corrispondente, secondo . ENAY
(1971b) alla «zona a penicillatum » dell'Europa
meridionale.
Il genere è caratterizzato da forme perisfinti-
che con spire interne e medie che possono ricor-
dare quelle di Pseudovirgatites Vetters, 1905, ma
le coste sono più ravvicinate e irregolari; sulla
camera d’abitazione le coste divengono più forti,
un po’ flessuose, generalmente biforcate, raramen-
te virgatotome, con qualche rara costa intercalata
che non parte dall’ombelico (ROMAN, 1939; AR-
KELL, 1957).
CoPE (1967), esaminò criticamente il genere, dan-
done la seguente diagnosi: « Dimorfica. Micro-
conca generalmente 65-110 mm di diametro, oc-
casionalmente più grande. Le spire interne con
forti coste triplicate che diventano grosse sulla
camera d’abitazione con coste occasionalmente
semplici o triforcate. Peristoma con un corno ven-
trale.. Camera d’abitazione generalmente lunga
metà spira. Macroconca generalmente 140-220 mm
di diametro, occasionalmente più larga, molto ra-
ramente più piccola. Spire interne con forti coste
biplicate. Altre spire molto variabili, generalmen-
te con forti coste primarie e da due a cinque co-
ste secondarie per ogni costa primaria. Peristoma
semplice. Camera d’abitazione generalmente lunga
metà della spira. Costrizioni presenti in alcune
specie ».
CoPE riconobbe tre sottogeneri: Pectinatites (s.st.),
Virgatosphinetoides Neaverson, 1925, che staccò
dal genere Subplanites, e Arkellites. L'Autore de-
scrisse anche le notevoli similitudini esistenti tra
Pectinatites, Pseudovirgatites Vetters, 1905, Li
thacoceras Hyatt, 1900, e Subplanites Spath, 1925.
Il genere Pectinatites è localizzato nel Kimmerid-
giano medio-superiore e nel Portlandiano dell’Eu-
ropa nord occidentale, equivalenti al Titonico me-
dio dell'Europa meridionale.
Il ritrovamento nel giacimento del Passo del Furlo
di due esemplari di Pectinatites, genere caratte-
ristico del dominio boreale, deve essere inteso co-
me puramente occasionale: si tratta di elementi
accessori non autoctoni, che rientrano nella defi-
nizione di « tipi idioxeni » (PINNA & LEVI SETTI,
1971, p. 86). Questo termine viene preferito a
quello zoologico di « tipi pionieri », perché il ri-
trovamento occasionale di individui idioxeni non
rappresenta il primo passo di un movimento di
popolamento.
Sottogenere Pectinatites Buckman, 1922
CoPE (1967) diede la seguente diagnosi del sotto-
genere: « Dimorfico. Microconca generalmente fi-
nemente costata nelle spire interne, camera d’abi-
tazione generalmente con forti coste. Peristoma
con corno ventrale spesso di grande misura. Ma-
ceroconca generalmente finemente costata nelle spi-
re interne. Altre spire variabili, coste primarie
tipicamente forti con numero variabile di coste
secondarie. Mai virgatotome. Sia la macroconca
che la microconca mostrano una tendenza per le
coste trifidi molto debole sulla parete della spira.
Costrizioni generalmente assenti ».
Pectinatites (Pectinatites) cfr. inconsuetus Cope, 1967
(Mavi STR o)
1967 - Pectinatites (Pectinatites) inconsuetus Cope, p. 59,
tav. 30, figg. 1, 2.
Confronto con questa specie un solo esemplare
(n° i5722), perfettamente conservato, con le se-
guenti misure:
15722 162 56 64 nta 0,346
La conchiglia è evoluta con un ombelico ampio e
profondo, il bordo ombelicale è netto. La spira si
100 F. ROSSI
presenta con fianchi leggermente convessi e re-
gione sifonale stretta e arrotondata; il massimo
spessore è all’altezza del bordo sifonale, la spira
ha sezione grossolanamente lanceolata. L’esempla-
re in esame conserva solo la parte iniziale della
camera d’abitazione.
L’ornamentazione è formata da forti coste bifide
e proverse nelle spire interne, non sempre ben vi-
sibili, con punto. di biforcazione delle coste verso
la metà del fianco; nell’ultima spira l’ornamenta-
zione si modifica con l’intercalazione di rare coste
trifide, che diventano successivamente più nume-
rose. Talvolta sono presenti coste secondarie che
attraversano la regione sifonale, senza però giun-
gere alla regione ombelicale. Sulla parte iniziale
della camera d’abitazione l’ornamentazione si fa
più forte, con numerose coste secondarie per ogni
primaria; l’ornamentazione tende a scomparire
verso la parte centrale della spira.
Il guscio è completamente conservato, rendendo
impossibile la rilevazione della linea lobale.
Osservazioni - L’esemplare in studio si distacca
dai tipi descritti da CoPE, differenziati in macro
e microconche, per avere una ornamentazione mi-
sta e intermedia: con la macroconca ha in comune
parte dell’ornamentazione e la graduale dissol-
venza delle coste sulla camera d’abitazione; con
la microconca ha in comune la modalità di tri-
forcazione delle coste.
Posizione stratigrafica - La specie è stata trovata
da CoPE nella « Middle White Stone Band » (parte
inferiore della « zona a pectiatus >») del Kimmerid-
giano superiore inglese, corrispondente al Tito-
nico medio-inferiore del dominio mesogeo (ENAY,
1971b).
Oistribuzione areale - La specie era conosciuta solo
a Kimmeridge, Dorset (Inghilterra meridionale).
Pectinatites (Pectinatites) sp. juv.
(Tav. XXXIII, Fig. 3)
Un unico frammento (n° 15723) con le seguenti
dimensioni : i
15723 116 38 47 38 0,328 0,838
Il campione è costituito solo dai giri interni e
medi, i quali si presentano ben conservati. L’or-
namentazione, talvolta danneggiata, è osservabile
bene solo sulla spira esterna. Essa è formata da
coste sottili, ravvicinate, proverse, leggermente
sinuose, inizialmente bifide, poi talvolta trifide.
Sono presenti rare coste accessorie.
L’esemplare in esame non è stato attribuito a nes-
suna specie del sottogenere Pectinatites (Pectina-
tites) data la totale mancanza della camera d’abi-
tazione.
L’esemplare studiato proviene dal Grigio Ammo-
nitico.
Genere Paraberriasella Donze, 1948
Nel 1948 DonzE istituì il genere Paraberriasella
su alcune ammoniti del Titonico inferiore di Saint-
Concours, prendendo come specie-tipo del genere
Paraberriasella blondeti. Egli ne da la seguente
diagnosi: « Ammonite di piccola taglia, fatta di
4-5 giri ad accrescimento regolare (...) fianchi
leggermente bombati, sia nell’adulto quanto nel
giovane. La sezione, il cui massimo spessore si
trova vicino all'ombelico, si comprime con l’età.
La regione esterna è occupata da una banda sifo-
nale leggermente incavata che sparisce dopo l’ini-
zio della camera di abitazione (...). L’ornamenta-
zione consiste di coste serrate, inclinate in avanti
e leggermente sinuose, esse si biforcano verso la
metà del fianco (p. 236) ».
L’Autore francese si rammaricò però dell’incom-
pletezza della sua descrizione, in quanto l’olotipo
mancava della parte finale della camera d’abita-
zione.
La descrizione completa dell'ultima loggia fu fat-
ta nel 1961: « Nella seconda parte della camera
d’abitazione l’ornamentazione diviene più densa e
più serrata; le coste, fini, diritte o flessuose, sem-
pre leggermente proverse, sviluppano frequente-
mente delle doppie biforcazioni (...) le costrizioni
sono larghe e profonde, sinuose, bordate in avanti
da un bordo flessuoso » (DONZE & ENAY, 1961,
p. 148).
Il carattere della doppia biforcazione delle coste
dell’ultima loggia è molto interessante per la ri-
cerca delle affinità di Paraberriasella. Già DONZE
(1948) aveva avvicinato il genere al gruppo delle
Paleohoplitidae nell’ambito della famiglia delle
Perisphinctidae, escludendo però contatti diretti
con i: gruppi delle Berriaselle. Secondo l’ Autore
francese, il genere Paraberriasella non si collo-
ca nell’ascendenza diretta del genere Berriasella
Uhlig, ma costituirebbe un ramo di sviluppo pa-
rallelo. DONZE & ENAY (1961) e OLORIZ SAEZ
(1978), considerando le affinità di Paraberriasella
con i generi Lemencia Donze & Enay, Richteria
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 101
Olòriz, Discosphinctes (Pseudodiscosphincetes) Olò-
riz, sono propensi a considerare che il genere in
esame abbia avuto origine dal tronco Lithacoce-
ras-Sublithacoceras, integrandosi così nel vasto
quadro evolutivo che ha condotto molti gruppi
perisfintici a realizzare, verso la fine del Giu-
rassico, quelle strutture proprie dei gruppi delle
Berriaselle.
ARKELL (1956, 1957) ha avvicinato Paraberria-
sella al genere Pectinatites del Kimmeridgiano in-
glese, ipotizzando che essa possa esserne un sot-
togenere.
Paraberriasella cfr. blondeti Donze, 1948
(Tav. XXXIII, Fig. 8)
1948a - Paraberriasella blondeti Donze, p. 237, tav. 9b,
Tago dl 2 8a
1948b - Paraberriasella blondeti Donze, pag. 183.
1961 - Paraberriasella blondeti Donze - DoNnze & ENAY,
PALlbO Nav SVI pei,
Confronto con questa specie un solo esemplare
(n° i5721) che presenta le seguenti dimensioni :
15721 130 40 38 27 0,307 0,710
L’esemplare è leggermente deformato in senso
verticale, per cui le misure date devono essere
considerate falsate dalla deformazione subita.
La conchiglia è debolmente involuta, con fianchi
lievemente bombati, tendenti a divenire appiattiti
verso la camera d’abitazione, di cui si conserva
poco più di 1/4. Lo spessore massimo della spira
è in vicinanza dell’ombelico, che mostra un bordo
ombelicale arrotondato e una parete verticale mo-
destamente elevata. Il guscio, conservato quasi in
tutto l’esemplare, presenta una ornamentazione
formata da coste sottili molto ravvicinate, debol-
mente proverse, che si biforcano verso la metà
del fianco, con uno dei due rami più pronunciato
in avanti dell’altro. La regione sifonale non pre-
senta nessun solco, al contrario di quanto descrit-
to e raffigurato da DONZE e da DONZE & ENAY,;
questo è l’unico particolare per cui l’esemplare
studiato si discosta dal tipo di DONZE.
La linea di sutura è simile a quella raffigurata
da DONZE.
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore. L’esem-
plare in studio proviene dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - La specie è conosciuta a
Saint-Concours (Francia).
Paraberriasella cfr. pseudocallistoide
Donze & Enay, 1961
(Tav. XXXII, Fig. 11)
Confronto con la specie di DONZE & ENAY un solo
esemplare (n° 5792), frammentario ed usurato,
che presenta le seguenti dimensioni:
d (o) h 1 o/d 1/h
15792 48 20 27 17 0,416 0,444
Conchiglia stretta, debolmente involuta, con om-
belico ampio; spira ovale con fianchi debolmente
bombati e regione sifonale stretta e percorsa da
un solco sifonale che si attenua con l’evolversi
della spira. L’ornamentazione è costituita da co-
ste sottili, serrate, proverse, generalmente bifor-
cate.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Osservazioni - Il nostro esemplare si distingue dal
tipo di DONZE & ENAY (1961, p. 156, tav. XX,
fig. 1) per avere la sezione della spira un poco
più stretta e le coste un poco più proverse.
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore. L’esem-
plare studiato proviene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Saint-Concours (Francia).
Paraberriasella sp.
(Tav. XXXII, Fig. 5)
Due esemplari (n° i5793, i5794) frammentari e
molto usurati, di cui il maggiore presenta le se-
guenti dimensioni:
15793 61 23 22 INSII 0,377
Conchiglia moderatamente involuta, con ombelico
piccolo e fianchi tondeggianti. Ornamentazione
formata da coste sottili, debolmente proverse, ge-
neralmente bifide.
Posizione stratigrafica - Gli esemplari studiati
provengono dalla Maiolica.
F. ROSSI
Genere Lemencia Donze & Enay, 1961
emendato Oloriz Saez, 1978
Il genere fu istituito da DONZE & ENAY nel 1961
su Lemencia pseudorichteri, per tutte quelle spe-
cie di piccola taglia, appiattite, con spire poco
ricoprenti e con rapido accrescimento. L’ornamen-
tazione consiste in numerose coste flessuose, ge-
neralmente proverse, regolarmente biforcate nelle
spire interne, spesso fascicolate o virgatotome
sulla camera d’abitazione. La linea lobale, poco
complicata, ricorda quella di Berriasella e Para-
berriasella.
Nel 1978 OLORIZ SAEZ (pp. 604-606) emendò il ge-
nere, dandone una nuova diagnosi, in cui mise in
evidenza alcuni aspetti quali l’accrescimento va-
riabile della spira, i fianchi praticamente paral-
leli in alcune specie, l’ornamentazione variabile,
l'origine polifiletica del genere.
Il genere è conosciuto nel Titonico inferiore di
Francia, Spagna, Germania.
Lemencia cfr. parvula Donze & Enay, 1961
(Tav. XXXIII, Fig. 9)
Confronto con la specie di DONZE & ENAY un solo
esemplare (n° 15795), frammentario e usurato,
con le seguenti dimensioni:
o/d
TARE 0,400(?)
Conchiglia appiattita, evoluta, con ombelico am-
pio e poco profondo. Spira ovale con fianchi leg-
germente bombati e convergenti verso una re-
gione sifonale larga e arrotondata; massimo spes-
sore a livello del bordo ombelicale. Ornamenta-
zione costituita da coste spesse, debolmente pro-
verse, diritte, bifide con punto di biforcazione
oltre la metà del fianco. Nessun dato sulla linea
di sutura.
Osservazioni - L’esemplare studiato si distacca .
dal tipo di DONZE & ENAY (1961, p. 177, tav. XXII,
fig. 5) per avere la sezione della spira più lanceo-
lata e le coste diritte.
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore.
L’esemplare in studio proviene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Saint-Concours (Francia).
Genere Phanerostephanus Spath, 1950
Il genere, istituito da SPATH nel 1950 con specie-
tipo del genere Phanerostephanus subsenex, è ca-.
ratterizzato da conchiglie più o meno involute,
con spira lanceolata e ventre arcuato. L’ornamen-
tazione dei giri interni può ricordare quella di
Virgatosphinetes, mentre sulle altre spire le coste
tendono a scomparire, sia sui fianchi, sia sulla
regione sifonale, mentre rimangono delle «bullae»
ombelicali. Le costrizioni, quando presenti, sono in
numero variabile e poco profonde. La camera
d’abitazione comprende circa 2/3 dell’ultimo giro
e termina con un peristoma caratterizzato da una
costrizione stretta e poco profonda e da <« orec-
chiette » ventrali. La linea di sutura, inizialmente
complessa ma con tendenza a semplificarsi, è for-
mata da una sella esterna bifida e asimmetrica,
mentre il primo lobo laterale si presenta irrego-
larmente trifido, profondo come il lobo esterno o
più profondo. Il secondo lobo laterale e i due lobi
ausiliari sono corti e obliqui come in Sublitha-
coceras, ma, secondo SPATH, semplificati.
Inizialmente l’ Autore era incline a comparare una
delle nuove specie incluse in questo genere (Pha-
nerostphanus hudsoni) ad un gruppo di ammoniti
del genere Pseudoclambites Spath, 1925 della So-
malia, per i caratteri comuni dell’obliterazione
delle coste sulle spire esterne e della camera d’abi-
tazione completamente liscia. Dopo un più attento
esame, che mostrò come in Phanerostephanus
non vi fossero solehi ventrali, al contrario di
quanto accade in Pseudoclambites, il paleontologo
inglese preferì tenere separati i due generi.
SPATH confrontò Phanerostephanus anche con i
generi Sublithacoceras SPATH, 1925 e con Virga-
tosphinctes UHLIG, 1910. Con il primo genere Pha-
nerostephanus ha in comune tre caratteri: le
spire interne con una ornamentazione virgato-
sfintoide, le spire esterne liscie e lo sviluppo di
tubercoli ombelicali. Le differenze riguardano la
diversa taglia e la linea di sutura, molto più com-
plicata in Sublithacoceras che in Phanerostepha-
nus, caratterizzata da un lobo principale simme-
trico e molto profondo e da un numero elevato di
lobi ausiliari. Le somiglianze, considerate molto
significative dal paleontologo inglese, esistenti tra
Phanerostephanus subsenex e Phanerostephanus
hudsoni e le Virgatosphinetes (emendate SPATH,
1931), sono la quasi totale assenza di un solco ven-
trale e la presenza di « bullae » ombelicali sulla
camera d’abitazione.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 103
SPATH avvicinò il genere in questione a Nothoste-
phanus. Considerando i caratteri morfologici dei
due generi, l’Autore li ritenne più vicini ai Vir-
gatosfintidi e ai Virgatitidi che non ai Berria-
sellidi, quali Dalmasiceras o Neocomites gr. occi-
tanicus. Secondo l'Autore inglese Phanerostepha-
nus è un perisfintide, appartenente a un ramo
modificatosi dallo stesso ceppo che produsse Vir-
gatosphinetes transitorius.
Il genere era conosciuto negli strati titonici del
Kurdistan, dell’ Anatolia e del S. E. della Francia.
Phanerostaphanus subsenex Spath, 1950
(Tav. XXXIII, Fig. 7)
1950 - Phanerostephanus subsenex Spath, p. 105, tav. 6,
ina db uao fade o ur
Un unico esemplare (n° i5774), in buono stato di
conservazione, con le seguenti misure:
La conchiglia si presenta abbastanza evoluta; la
spira, poco ricoprente, ha sezione allungata, con
il massimo spessore a livello delle « bullae » om-
belicali e il ventre arrotondato. L’ornamentazione
delle spire interne è formata da coste robuste, di-
ritte e proverse; nelle spire medie esse divengono
bifide e trifide con secondarie semplici intercalate.
Sulla camera d’abitazione le coste tendono a di-
stanziarsi e a scomparire sul ventre o sui fianchi,
mentre nella porzione ombelicale le coste prima-
rie si ingrossano a formare delle « bullae ». Non
sono visibili costrizioni. L'ultimo giro, che com-
prende parte della camera d’abitazione, è incom-
pleto; la regione ventrale, completamente liscia, è
visibile solo per un brevissimo tratto. La linea lo-
bale, molto frammentaria, è identificabile con
quella riprodotta da SPATH.
Osservazioni - La specie fu istituita da SPATH nel
1950 durante lo studio di una fauna ad Ammoniti
provenienti dagli strati titonici di Jebel Gara
(Kurdistan, Iraq).
L’esemplare studiato corrisponde alla descrizione
e alla fotografia dell’olotipo di SPATH (pp. 105-106,
tav. 7, fig. 5), da cui si differenzia, però per l’as-
senza delle costrizioni e per la taglia maggiore.
Una forma giovanile, attribuibile secondo SPATH
(p. 106) a Phanerostephanus subsena (tav. 9, fig
7a,b), con una ornamentazione formata da robu-
ste coste bifide e trifide, presenta il carattere ano-
malo di un solco ventrale netto, che scompare ad
un diametro di circa 20 mm. Questo esemplare può
rappresentare una interessante varietà o anche
una nuova specie. L'Autore lo paragona ad alcune
forme di Perisphinctes aff. transitorius (Oppel.),
come raffigurate da BURCKHARDT (1903, tav. V,
figg. 7, 8, 9), specificando che la specie di OPPEL,
come noto anche da esemplari provenienti dal gia-
cimento di Stamberg, può mancare del caratteri-
stico solco ventrale. La comparazione fatta da
SPATH non mi sembra pertinente, sia perché
l'esemplare di Jebel Gara presenta effettivamente
un solco ventrale, mentre quello di BURCKHARDT
no, sia perchè quest’ultimo ha una ornamentazione
molto diversa da quella caratteristica del genere
Phanerostephanus. Le coste in Perisphinetes aff.
transitorius sono forti, proverse, bifide e trifide,
simili perciò a quelle del genere di SPATH, ma si
differenziano nettamente per il modo di biforca-
zione -delle coste trifide. Nella specie descritta da
BURCKHARDT le due coste secondarie si staccano
dalla primaria una di seguito all’altra, ma distan-
ziate, mentre nella forma giovanile di Phaneroste-
phanus subsenex, figurata da SPATH, la costa pri-
.maria si divide in tre coste secondarie, che si ori-
ginano dallo stesso punto.
Posizione stratigrafica - Titonico medio-inferiore.
L’esemplare studiato proviene dal Grigio Ammo-
nitico.
Distribuzione areale - La specie era conosciuta
solo a Jebel Gara (Kurdistan, Iraq).
Phanerostephanus hudsoni Spath, 1950
(Tav. XXXIII, Fig. 12)
1950 - Phanerostephanus hudsoni Spath, p. 107, tav. 8,
faig:o:. CIMSDE
Ascrivo alla specie di SPATH un solo esemplare
n° 15796), con le seguenti dimensioni :
Conchiglia appiattita, evoluta; ombelico ampio e
profondo, con bordo ombelicale arrotondato e pa-
rete ombelicale ripida e profonda. Pareti della
spira lievemente bombate, regione ventrale ton-
deggiante. Ornamentazione costituita da una se-
104 F. ROSSI
rie di grossi tubercoli ombelicali e da una robusta
costolatura ventrale, concava verso la camera ini-
ziale, che svanisce col debutto dell’ultima loggia.
Linea lobale molto usurata.
Osservazioni - L’esemplare studiato si differenzia
dal tipo di SPATH per una maggiore evoluzione
della spira, per la mancanza delle costrizioni e
per una maggiore taglia.
Posizione stratigrafica - Titonico medio-inferiore.
Il campione esaminato proviene dal Grigio Am-
monitico.
Distribuzione areale - La specie era conosciuta
solo a Jebel Gara (Kurdistan, Iraq).
Phanerostephanus dalmasiformis Spath, 1950
(Tav. XXXIII, Fig. 1)
1950 - Phanerostephanus dalmasiformis Spath, p. 109,
LOVANSA OE
Ascrivo a questa specie un solo esemplare
(n° 15797), piuttosto usurato, con le seguenti di-
mensioni :
0,441 0,800
Conchiglia appiattita, evoluta; ombelico largo e
profondo con bordo ombelicale arrotondato e pa-
rete ombelicale alta e ripida. Pareti della spira da
poco tondeggianti a quasi appiattite, convergenti
verso una regione ventrale arrotondata. Sezione
della spira molto più alta che larga.
L’ornamentazione del fragmocono, molto usurata,
è costituita da sottili coste proverse, molto proba-
bilmente semplici, che attraversano completa-
mente la zona sifonale. Sulla camera d’abitazione
l’ornamentazione cambia, le coste si fanno più di-
stanziate, svaniscono sulle pareti e sul ventre, men-
tre la parte ombelicale si ingrossa fino a formare
dei piccoli tubercoli arcuati, con la concavità ri-
volta verso l’apertura. Poco prima del peristoma,
purtroppo mancante, sono visibili due nette co-
strizioni successive, proverse, arcuate, che inte-
ressano anche la zona ventrale. Altre costrizioni
sono presenti sulla camera d’abitazione.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Osservazioni - L’esemplare in studio si avvicina
al tipo di SPATH sia per l’andamento generale
della conchiglia, sia per l’ornamentazione, ma si
distacca da esso per la maggiore taglia.
Posizione stratigrafica - Titonico medio-inferiore.
L’esemplare in studio proviene dal Grigio Ammo-
nitico.
Distribuzione areale - La specie era conosciuta
solo a Jebel Gara (Kurdistan, Iraq).
Phanerostephanus sp.
(Tav. XXXIII, Fig. 10)
Un solo esemplare (n° i5775), ben conservato, con
le seguenti dimensioni :
15775
Conchiglia mediamente evoluta, con spira poco ri-
coprente, a sezione allungata e ventre tondeggian-
te. L’ornamentazione è formata da forti coste pro-
verse, semplici e biplicate nei giri interni e medi,
che divengono triplicate nell’ultima spira. Sulla
camera d’abitazione l’ornamentazione, che prima
era serrata, si fa più distanziata, la parte ombe-
licale delle coste primarie si ingrossa a bulbo, da
cui si dipartono tre coste, quasi a simulare una
struttura fascicolata; col procedere della spira le
coste si fanno meno rilevate e distinguibili ed in-
fine tendono a scomparire. La porzione che pre-
cede il peristoma è caratterizzata da fianchi lisci,
ornamentati da forti « bullae » ombelicali. Non
sono presenti costrizioni.
La linea di sutura è molto frammentaria.
L’esemplare studiato proviene dal Grigio Ammo-
nitico.
Genere Nothostephanus Spath, 1950
Nel 1950 SPATH istituì il genere Nothostephanus,
con specie-tipo del genere Nothostephanus kurdi-
stanensis, su alcune ammoniti provenienti dagli
strati del Titonico medio « zona a Pseudolissoceras
zitteli > del Kurdistan.
Il genere è caratterizzato da conchiglie involute,
platicone, con spira alta, ventre brevemente arro-
tondato, ombelico stretto con pareti ombelicali ri-
pide. L’ornamentazione è formata da coste sem-
plici biforcate nelle spire interne, con tendenza a
divenire irregolari nelle spire medie; nelle spire
esterne i fianchi divengono progressivamente li-
sci nella loro parte intermedia, mentre nella por-
zione ombelicale le coste primarie sono distinta-
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 105
mente in rilievo, fino a diventare, sulla camera
d’abitazione delle « bullae ». La zona sifonale si
presenta finemente costata. A intervalli regolari
ci sono deboli costrizioni precedute da una costa
in rilievo. Il peristoma, visibile parzialmente, è
marcato da una forte costrizione.
La linea di sutura è caratterizzata da una sella
esterna bifida e larga, da un lobo laterale trifido,
profondo quanto il lobo esterno.
Durante lo studio di questo genere, SPATH lo con-
frontò con Dalmasiceras Djanelidzè, 1922 e con
Psudoinvoluticeras Spath, 1925.
Con il genere di DJANELIDZÈ Nothostephanus ha
in comune la complessità della linea lobale (con
la differenza che in Nothostephanus vi è qualche
lobo ausiliario in meno); i due generi hanno in
comune anche i tubercoli ombelicali e parte della
costolatura, ma si differenziano nettamente per-
ché in Dalmasiceras la regione ventrale ha coste
discontinue nei giri interni, mentre nei giri ester-
ni sulla camera d’abitazione essa è liscia e ton-
deggiante; inoltre non compaiono le sottili costri-
zioni che caratterizzano Nothostephanus.
Una maggiore affinità c'è probabilmente con il
genere Pseudoinvoluticeras, sopratutto per quanto
riguarda la linea di sutura. Si può quindi ipotiz-
zare un’origine comune dei due generi dallo stesso
ceppo perisfintico, sebbene SPATH (p. 116) ri-
tenga dubbia l'appartenenza di Nothostephanus
alla famiglia delle Virgatitinae.
Il genere era conosciuto solo nel Titonico medio
del Kurdistan.
Nothostephanus kurdistanensis Spath, 1950
(Tav. XXXIV, Fig. 9)
1950 - Nothostephanus kurdistanensis Spath, p. 116, tav. 7,
do tl 2A 3A,
Ascrivo a questa specie due esemplari (n° 15766,
15767), di cui uno in buono stato di conservazione
e uno molto usurato, con le seguenti dimensioni :
124 30 DÒ
92 39(2) 28(2)
La conchiglia è platicona, mediamente involuta,
con spira alta e ventre arrotondato. La spira ha
sezione allungata, con fianchi debolmente arroton-
dati e con la larghezza massima a livello dei nodi
ombelicali; l'ombelico è profondo con margine om-
belicale arrotondato. L’ornamentazione, non osser-
vabile nelle spire interne, è visibile solo per un
brevissimo tratto nelle spire medie dell'esemplare
n° 15767: essa è formata da coste deboli, legger-
mente proverse, con tendenza a sparire progres-
sivamente sui fianchi. Nell’ultima spira i fianchi
sono pressoché lisci, a parte spesse coste primarie,
non molto rilevate, che si originano da « bullae »
ombelicali, e una fine costolettatura sifonale. Non
sono presenti costrizioni. La camera d’abitazione
è osservabile solo nella sua parte iniziale.
La linea di sutura non è visibile se non frammen-
tariamente.
Osservazioni - Nel descrivere la nuova specie,
SPATH rileva l’esistenza di una somiglianza tra
l’ornamentazione delle spire medie di Nothostepha-
nus kurdistanensis e Proniceras jimulcense Imlay,
1939 degli strati a Substeuroceras (Titonico infe-
riore) del Messico, somiglianza cui l'Autore non
attribuisce un significato evolutivo.
L’esemplare n° n.5766 è perfettamente confronta-
bile con quello raffigurato da SPATH come oloti-
po, se ne discosta solo per la mancanza di costri-
zioni (non visibili per altro nell’illustrazione del-
l’olotipo) e per avere le coste primarie della ca-
mera d’abitazione più rilevate.
Posizione stratigrafica - Titonico mediò. Gli esem-
plari studiati provengono dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - La specie era nota solo a
Jebel Gara (Kurdistan, Iraq).
Sottofamiglia Dorsoplanitinae Arkell, 1950
Genere Pavlowia Ilovaiskj, 1917
Il genere fu istituito da ILOVAISKJ nel 1924, con
specie-tipo del genere Pavlowia iastrensis, figura-
ta nel 1917 (tav. XXIII).
Il genere è caratterizzato da forme tipicamente
perisfintiche, con spira a sezione quadratica. L’or-
namentazione è costituita da coste bifide, negli
individui giovani, talvolta intervallate da coste
semplici; raramente sono presenti coste trifor-
cate. La camera d’abitazione occupa circa 1/2
spira. La linea di sutura è poco sviluppata (ILO-
VAÎSKJ, 1924; ROMAN, 1938).
Secondo ILOVAISKJ (1924, p. 330) i caratteri di-
stintivi di Pavlowia rispetto a Perisphinctes (s.1.)
sono tutti di carattere negativo: la totale man-
canza di tracce di apertura boccali successive, la
debolezza delle costrizioni, la semplicità della li-
nea lobale permettono di dividere i due generi. Le
coste generalmente biforcate e l’assenza di virga-
106 F.. ROSSI
totomia distinguono il genere di ILOVAÎSKJ da
Virgatites Pavlow, 1892.
Pavlowia, secondo l’ Autore, è molto vicina a Peri-
sphinetes, e tra i due generi esistono dei legami
filetici (p. 334); secondo ROMAN (1938, pp. 229-
230) il genere si differenzia dal ceppo perisfintico
attraverso Virgatosphinetes, dando origine succes-
sivamente a Simbirskites Pavlow. ARKELL (1957)
propone invece una probabile origine da Subdi-
chotomoceras Spath, 1925.
Il genere è conosciuto soprattutto nel Portlandia-
no della Russia centrale e della Siberia, equiva-
lenti al Titonico inferiore e medio dell'Europa me-
ridionale. Numerose specie sono state segnalate in
Groenlandia, nel nord della Francia (ILOVAÎSKJ,
1924; ROMAN, 1938; ARKELL, 1957). Ritrovamenti
fatti in Africa e in Argentina sono da attribuir-
si prevalentemente al genere Subdichotomoceras
Spath, 1925 che presenta una distribuzione andina-
malgascia-himalayana. durante il Titonico medio-
inferiore (LEANZA, 1980, p. 37).
Pavlowia (Pavlowia) cfr. iastrensis primaria
Ilovaiskj, 1924
(Tav. XXXVII, Fig. 7)
Confronto con questa specie un solo esemplare
(n° i5765), quasi completo, ma usurato, con le se-
guenti dimensioni:
15765 57 25 19) a 0,438
La conchiglia si presenta evoluta, con la spira a
sezione subquadratica con gli angoli arrotondati.
L’ombelico è ampio e profondo, con bordo ombe-
licale arrotondato e parete ombelicale ripida. L’or-
namentazione della spira esterna, la sola ben con-
servatasi, è formata da coste robuste e diritte, con
punto di biforcazione nella seconda metà del fian-
co. La costa secondaria, talvolta, si stacca da
quella primaria in modo retroverso.
La linea di sutura non è osservabile.
Osservazioni - Ho confrontato l'esemplare in stu-
dio con la. specie di ILOVAÎSKJ soprattutto per
alcune rassomiglianze morfologiche, quali l’avvol-
gimento della spira, l’ornamentazione e il mo-
do di biforcazione delle coste (ILOVAÎSKI, 1924,
tav. XXIII; fide RoMAN, 1938, tav. XXVIII,
fig. 271; fide ARKELL, 1957, fig. 345, 4). Esistono
anche delle rassomiglianze con Pavlowia (Pavlo-
wia) rotundum Sow., specialmente nell’ornamenta-
zione, ma l’esemplare studiato si distacca da esso
per avere le coste più ravvicinate e per la sezione
della spira meno tondeggiante.
La specie è conosciuta nel Kimmeridgiano supe-
riore-Portlandiano della provincia Boreale, equi-
valente al Titonico medio-superiore della Tetide
mesogea; l'esemplare descritto proviene dalla
Maiolica. A quanto mi risulta è il primo ritrova-
mento di Pavlowia nella Tetide mesogea.
Famiglia Aspidoceratidae Zittel, 1895
Sottofamiglia Aspidoceratinae Zittel, 1895
Genere Aspidoceras Zittel, 1868
Il genere fu istituito da ZiTTEL nel 1868 sull’Am-
monites rogoznicense Zeuschner, 1846, la diagnosi
fu data due anni dopo: « Conchiglia ad ombe-
lico stretto o largo. Camera d’abitazione di metà
o un terzo dell’ultimo giro. Regione ventrale lar-
ga, arrotondata o convessa. Ornamentazione for-
mata da fini linee strette o da spine e da coste
o solo da coste. Linea suturale generalmente sem-
plice; lobo ventrale largo, lobi laterali ad una
sola punta. Aptico calcareo, spesso, celluloso, in
due parti. » (ZitTEL, 1870, p. 74).
WAAGEN (1873/76, pp. 88-89) distinse all’interno
del gruppo delle Aspidoceras tre sezioni princi-
pali: i « Perarmati », di cui trasferì alcune spe-
cie nel genere Peltoceras, i « Cyeloti », compren-
denti le forme più tondeggianti, e gli « Hybono-
ti ». NEUMAYR (1875), nel suo lavoro sistematico
delle Ammoniti cretacee, pur approvando la sud-
divisione del WAAGEN, fece confluire il gruppo del-
l’Ammonites aurigerus nelle Aspidoceras s.l. e se-
parò la sezione degli « Hybonoti », proponendo
per essi l'istituzione del genere Waagenia. HYATT
(1900, p. 582) istituì per le Ammoniti del gruppo
dell’Ammonites circumspinosus, prima considera-
te nel genere Aspidoceras, il genere Physodoceras.
Nel 1909 ROoLLIER divise il genere di ZITTEL in
due distinti sottogeneri : $
1) Clambites Rollier, con specie-tipo Ammonites
clambus Oppel;
2) Achanthospaerites Rollier, con specie-tipo Am-
monites achanticus Oppel.
SPATH (1927/33) considerò valido il genere Phy-
sodoceras di HYATT, ma ritenne i generi di RoL-
LIER sinonimi di Aspidoceras. Egli smembrò il
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 107
gruppo delle Aspidoceras creando cinque nuovi
generi :
1) Aspidoceras s.s. Zittel, 1868, con specie-tipo
Ammonites rogoznicense Zeuschner, 1846 (Ar-
goviano superiore - Titonico superiore);
2) Pseudowaagenia Spath, 1931, con specie-tipo
Aspidoceras haynaldi Neumayr, 1873 (Kimme-
ridgiano);
3) Orthaspidoceras Spath, 1925, con specie-tipo
Ammonites orthocera d’Orbigny, 1850 (Kim-
meridgiano);
4) Simaspidoceras Spath, 1925, con specie-tipo
Aspidoceras argobbae Dacquè, 1905 (Kimme-
ridgiano);
5) Paraspidoceras Spath, 1925, con specie-tipo
Ammonites meriani Oppel, 1863 (Argoviano).
Nel 1957 ARKELL ritenne validi dei generi isti-
tuiti da SPATH solo Aspidoceras e Orthaspidoce-
ras, mentre considerò. Pseudowaagenia, Simaspi-
doceras e Paraspidoceras sottogeneri, rispettiva-
mente, di Aspidoceras, Physodoceras e Euaspido-
ceras.
Sottogenere Aspidoceras Zittel, 1868
Conchiglia con spira profonda a sezione quadrata
o depressa, con due serie di tubercoli laterali si-
tuati a metà, circa, della spira. Talvolta la serie
più esterna si affievolisce o sparisce. Talune spe-
cie hanno il ventre costato. (ZITTEL, 1868; ARKELL,
IISSITO)
Grazie alla morfologia globosa delle spire e alla
loro ornamentazione, il gruppo bdbinodum-longispi-
num è stato incorporato nel sottogenere Aspido-
ceras (Olbriz Saez, 1978).
Aspidoceras (Aspidoceras) acanthicum (Oppel, 1863)
(Tav. XXXIV, Fig. 5)
1863 - Ammonmites acanthicum Oppel, p. 219.
1872 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - GEMMELLARO G.G.,
0a CILENO aa e
1873 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - NEUMAYR, p. 195,
tav. XLI.
1875 - Ammonites acanthicus Oppel - FAVRE, p. 44, tav. 2,
mp: prio, STE
1876 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - GEMMELLARO G.G.,
ID NRL9,05
1880 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - PARONA, p. 889.
1881 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - PARONA, p. 652.
1881 - Aspidoceras, acanthicum (Oppel) - DI STEFANO,
PAR: i
1882 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - NICOLIS, p. 420.
1885 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - NicoLIS & PARO-
NA, p. 8.
1905 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - DEL CAMPANA,
jd Ila
1906 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - KILIAN, p. 675.
1906 - Aspidoceras acanthicum (Oppel) - BURCKHARDT,
p. 29, tav. 7, figg. 1-4.
1978 - Aspidoceras acanthicum acanthicum (Oppel) - OLO-
RIZ SAEZ, p. 301, tav. 23, fig. 3.
Ascrivo a questa specie tre esemplari in buono
stato di conservazione (n° i5707, 15708, FLC) e
un esemplare molto usurato (n° 15770), con le se-
guenti dimensioni :
d O) h 1 o/d l/h
FLC 121 43 41 TOI 0,355 iii,
15707 59 16 26 32/2) R0,271 303312029)
15708 13 18 34 Duk 0,246 n.r.
15770 60 15 26 nr. 0,250 nr.
La conchiglia si presenta mediamente evoluta con
una variazione del rapporto 0/d piuttosto ampia
(da 0,246 a 0,355). La spira ha una sezione da
rotondeggiante a ovalata, con il massimo spessore
presso il bordo ombelicale; fianchi e regione ven-
trale variano da convessi ad arrotondati. L’ombe-
lico è generalmente ampio, il bordo ombelicale è
arrotondato mentre la parete ombelicale ha gene-
ralmente una forte inclinazione, quasi verticale.
L’ornamentazione è costituita da due file di tu-
bercoli: la prima, più serrata, sul bordo ombeli-
cale, la seconda, con tubercoli più distanziati, nel-
la regione ventrale.
La linea di sutura, conservata parzialmente, cor-
risponde a quelle citate in letteratura.
Posizione stratigrafica - Kimmeridgiano. OLORIZ
SAEZ (1978) la segnala, sebbene dubbiosamente,
nel Titonico inferiore « zona a hybonotum » della
Spagna. Gli esemplari studiati provengono dal Gri-
gio Ammonitico.
Distribuzione areale - La specie è tipica della
Tetide.
Aspidoceras (Aspidoceras) diplodesmum
Gemmellaro, 1872
(Tav. XXXIV, Fig. 7)
1872 - Aspidoceras diplodesmum Gemmellaro G. G., p. 231,
tav. XII, fig. 8a,b.
Ascrivo a questa specie un solo esemplare
(n° i5771), piuttosto usurato, e composto dai soli
giri interni, cor le seguenti dimensioni:
d o h 1 0/d
15771 aa DZ 15 20 24(?) 0,288
108 F. ROSSI
L’esemplare esaminato concorda perfettamente con
il tipo di GEMMELLARO. La caratteristica principa-
le di questa specie è l’ornamentazione molto par-
ticolare, che l’Autore così descrive: «I giri sono
ornati da due vicinissime serie di tubercoli rela-
tivamente grossi e rotondati, dei quali gl’interni
stanno congiunti per la base a’ corrispondenti
della serie esterna, i giri sembrano essere muniti
di tubercoli appaiati, oppure di coste radiali, cor-
te, robuste e tubercolose all’estremità, le quali
lambendo il margine ombelicale si estendono fino
al terzo interno dei giri, in cui si arrestano com-
pletamente. ».
Sebbene usurate, le due file di tubercoli sono fa-
cilmente rilevabili e appaiono conformi alla de-
scrizione sopra riportata. :
Non è stato possibile rilevare la linea di sutura.
Posizione stratigrafica e distribuzione areale -
Aspidoceras diplodesmum è conosciuta negli strati
ad Aspidoceras acanthicum della Sicilia (Monta-
gna Grande presso Calatafimi). L’esemplare stu-
diato proviene dal Grigio Ammonitico.
Aspidoceras (Aspidoceras) cfr. zeuschneri Zittel, 1870
(Tav. XXXIV, Fig. 6, 10)
1870 - Aspidoceras zeuschneri Zittel, p. 87, tav. 77,
{al OO RNSINNO
1873 - Aspidoceras zeuschneri Zittel - NEUMAYR, p. 199.
1978 - Aspidoceras sp. cfr. Aspidoceras zeuschneri Zittel,
OLORIZ: SAEZ, p. 283.
Confronto con questa specie due esemplari
(n° i5716, 15717), composti dai giri interni e mol-
to usurati, con le seguenti dimensioni:
d O) h 1 o/d
15716 47 16 IL 28(2) 0,340
15717 70 25 31 n.r. 0,357
La conchiglia si presenta mediamente involuta.
La spira ha sezione depressa con il massimo spes-
sore a livello dei tubercoli. Il ventre è arroton-
dato e i fianchi sono arcuati. L’ornamentazione
è formata da una serie di tubercoli ravvicinati in.
posizione medio-parietale. La linea di sutura è
troppo frammentaria per essere riprodotta.
Osservazioni - Gli esemplari in mio possesso sono
stati solo confrontati con la specie di ZITTEL a
causa della loro incompletezza e delle imperfette
condizioni di conservazione. Si riscontra, però, una
grande analogia esistente tra gli esemplari de-
scritti e quello raffigurato da ZITTEL (alla sua
tavola 7, fig. 4). Una ampia concordanza si ri-
scontra anche con la descrizione fatta da OLORIZ.
Posizione stratigrafica - Kimmeridgiano superio-
re - Titonico inferiore. Gli esemplari descritti pro-
vengono dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - La specie è poco conosciuta,
vengono segnalati ritrovamenti in Europa centrale
e in Spagna.
Sottogenere Pseudowaagenia Spath, 1931
Conchiglia evoluta, con spira compressa, liscia a
sezione grossolanamente ovale; ventre arrotondato
e margine ombelicale tronco. L’ornamentazione è
costituita da una fila di tubercoli, arrotondati e
ben marcati, situati sul bordo ombelicale; occasio-
nalmente è presente una seconda fila in posizione
latero-ventrale. Sutura occasionalmente asimme-
trica.
Aspidoceras (Pseudowaagenia) acanthomphalum
acanthomphalum (Zittel, 1869)
1869 - Aspidoceras acanthomphalus Zittel, p. 149.
1870 - Aspidoceras acanthomphalus Zittel, p. 79, tav. 5,
fig. 4.
1903 - Aspidoceras acanthomphalothum Zittel - CANAVARI,
Di bre ip ie av ie 2 (ont)
Aspidoceras acanthomphalum Zittel - Fossa MAN-
CINI PuEzii
1978 - Aspidoceras (Pseudowaagenia) acanthomphalum
acanthomphalum (Zittelì - OLORIZ SAEZ, p. 316,
LAVARZiONit sig ASM5E
1915
Ascrivo a questa specie un esemplare (n° i5732),
in buono stato di conservazione, con le seguenti
misure:
Conchiglia evoluta, con ombelico ampio; la spira,
di media altezza, è grossolanamente trapezioidale,
con il massimo spessore a livello del bordo ombe-
licale; le pareti sono appiattite o lievemente con-
vesse. La regione ventrale è liscia e tondeggiante.
L’ornamentazione è costituita da una fila serrata
di tubercoli ombelicali, che tendono a distanziarsi
sulla camera d’abitazione.
Non è osservabile la linea di sutura.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 109
Osservazioni - La specie fu istituita da ZITTEL nel
1869. Nel 1903 CANAVARI, nel ridescrivere la spe-
cie, ne modificò il nome, e mise Aspidoceras mi-
croplum in sinonimia con essa; SPATH (1931) cri-
ticò il lavoro di CANAVARI, separando nuovamente
le due specie.
L’esemplare esaminato si discosta dall’individuo
illustrato da ZITTEL per la spira meno alta e
per l’ombelico più ampio, mentre -ha una netta
rassomiglianza con alcuni degli esemplari raf-
figurati da CANAVARI [Tav. 1 (XXVI), fig. 3;
tav. 7 (XXXII), fig. 1] per la morfologia e per
l'ampiezza dell’ombelico. Per gli stessi caratteri
l'esemplare del Passo del Furlo è avvicinabile alla
descrizione fatta da OLORIZ SAEZ.
Posizione stratigrafica - Specie caratteristica del
Kimmeridgiano superiore, raggiunge la massima
diffusione nelle zone « a cavouri » e « a beckeri ».
L’esemplare studiato proviene dal Grigio Ammo-
nitico.
Distribuzione - Tetide.
Aspidoceras (Pseudowaagenia) cfr. microplum
(Oppel, 1863)
(Tav. XXXIV, Fig. 2)
Confronto con la specie di OPPEL un solo fram-
mento delle spire interne (n° i5730), molto usura-
to, con le seguenti dimensioni :
d O) h l o/d l/h
0,956(?)
15730 48 13 22 23(2) 0,270
La spira è mediamente involuta, con sezione sub-
ovale, ventre arrotondato e fianchi che variano
da convessi ad appiattiti. L'ombelico è piuttosto
stretto e non molto profondo, con il bordo ombe-
licale arrotondato e le pareti ombelicali quasi ver-
ticali. L’ornamentazione è costituita da una serie
di tubercoli ombelicali ravvicinati gli uni agli al-
tri. La linea di sutura è frammentaria.
Osservazioni - Ho avvicinato l'esemplare in studio
alla specie di OPPEL in base alla raffigurazione
di GEMMELLARO G. G. (1877, tavv. 15, fig. 11), a
cui si avvicina per l'andamento generale della con-
chiglia e per l’evoluzione della spira, ma da cui si
stacca per la curvatura dei fianchi, più arroton-
dati nell’esemplare siciliano. L’esemplare esami-
nato corrisponde invece alla descrizione della spe-
cie fatta da OLORIZ SAEZ (1978, p. 314). L’esem-
plare illustrato da SPATH (1931, tav. CXXII, fig. 3)
si distacca da quello studiato per una più lenta
crescita della spira e per un ombelico più ampio.
L’usura dei fianchi non permette di rilevare una
possibile seconda serie di tubercoli in posizione
medio-ventrale.
Posizione stratigrafica - Kimmeridgiano superio-
re. L’esemplare del Passo del Furlo proviene dal
Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - I ritrovamenti sono stati
fatti nella Tetide.
Genere Physodoceras Hyatt, 1900
Il genere fu istituito da HYATT nel 1900 sull’Am-
monites circumspinosus Quenst., 1858, per tutti
quegli individui caratterizzati da forme sferiche,
con ombelico stretto, provvisti di un solo giro di
tubercoli spiniformi che si sviluppano sul bordo
ombelicale solamente nelle forme adulte o sulle ca-
mere d’abitazione. La linea di sutura è più com-
pleta che in Aspidoceras.
Nel genere viene incluso anche il gruppo cyclo-
tum-neoburgense formato da individui a struttu-
ra semplificata e sprovvisti di qualsiasi forma
di ornamentazione (SPATH, 1931; ROMAN, 1938;
OLORIZ SAEZ, 1978).
SCHINDELWOLF (1925, p. 329) non ritenne che il
genere Physodoceras facesse parte del gruppo del-
le « Aspidoceras s.l1. » e creò la famiglia delle
Physodoceratidae che egli considerò nettamente
separata dalla famiglia delle Aspidoceratidae; la
somiglianza morfologica esistente tra i due grup-
pi non sarebbe altro, secondo il paleontologo te-
desco, che una convergenza di forma.
Questa posizione fu criticata da SPATH (1925,
p. 117; 1931, pp. 617-618) che non ritenne valida
l’interpretazione di SCHINDELWOLF e riportò il ge-
nere di HyATT all’interno delle « Aspidoceras s.l. ».
SpATH incluse nel genere Physodoceras anche le
specie Physodoceras cyclotum (Oppel), Physodo-
ceras pipini (Oppel) e Physodoceras neoburgense
(Oppel).
Secondo OLORIZ SAEZ (1978, p. 250) la presenza
di forme prive di ornamentazione (gruppo cyclo-
tum-neoburgense) in orizzonti stratigraficamente
più alti di quelli in cui vengono generalmente ri-
trovati gli esemplari di Physodoceras, può essere
110 F. ROSSI
interpretato come il risultato di un processo di
neotenia.
Il genere è conosciuto dal Kimmeridgiano infe-
riore al Titonico inferiore.
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1868)
La distinzione tra le due specie di OPPEL, Ammo-
nites neoburgensis e Ammomnites cyclotus, è sem-
pre molto sottile, basandosi esclusivamente sulla
diversa altezza della sezione della spira (più ele-
vata in Ammonites neoburgensis) e per la diversa
ampiezza dell’ombelico (più largo in Ammoniîtes
neoburgensis).
BUCK (1958, pp. 25, 104-105) distingue le due spe-
cie solo a livello sottospecifico, considerando i cri-
teri distintivi insufficienti per due specie diverse.
Donze & ENAY (1961, pp. 190-191) descrivono le
due specie separatamente, considerando validi i
criteri di distinzione.
OLORIZ SAEZ (1978, p. 261), in accordo con quanto
proposto da BUCK, riferisce alla specie di OPPEL
sia Ammonites neoburgensis, sia Ammonites cyclo-
tus. Durante l’analisi. del suo abbondante mate-
riale l’Autore spagnolo, prendendo in esame di-
versi parametri, quali lo spessore, l’involuzione e
il rapporto tra l'altezza e lo spessore della spira,
mette in evidenza l’esistenza ‘di « termini inter-
medi » tra le due sottospecie, dimostrando come
una sottospecie sfumi gradatamente nell’altra.
OLORIZ conclude ritenendo che le due sottospecie
non siano altro che i termini estremi di una suc-
cessione continua di forme in una unica specie
(pp. 266-267).
In questo lavoro ritengo valide le idee espresse da
BUCK e da OLORIZ SAEZ, e considero valida una
sola specie, Physodoceras neoburgense Oppel, di-
visa in due sottospecie. L’esiguità del materiale
in mio possesso non mi permette una analisi det-
tagliata della specie di OPPEL, nè mi permette
stabilire se la variabilità messa in luce dagli Au-
tori può essere attribuita-ad un eventuale dimor-
fismo. Sarebbe interessante accertare la reale ap-
partenenza del gruppo « cyclotum-neoburgense »
al genere Physodoceras. I rappresentanti del grup-
po « cyclotum-neoburgense » si distinguono infatti
dai Physodoceras classici per la linea di sutura
‘molto più primitiva e per la totale mancanza di
ornamentazione. L’interpretazione di questo grup-
po come il risultato di un processo di neotenia,
proposta da OLGRIZ (p. 250), mi sembra interes-
sante, ma non sufficientemente dimostrabile.
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1863)
sottospecie neoburgense (Oppel, 1863)
(Tav. XXXIV, Fig. 8; Tav. XXXV, Fig. 13)
1863 - Ammonites neoburgensis Oppel, p. 223, tav. 58,
TR ONMNIDE
1870 - Aspidoceras cyclotum (Oppel) - ZITTEL, p. 83, tav. 6,
Mao:A2A
1961 - Aspidoceras cfr. neoburgense (Oppel) - DONZE &
ENAY, p. 190.
1958 - Aspidoceras neoburgense (Oppel) - BUCK, p. 104,
tav. 8, figg. 4-6.
1978 - Physodoceras neoburgense neoburgense (Oppel) -
OLORIZ SAEZ, p. 261, tav. 21, fig. 4.
Ascrivo a questa sottospecie cinque individui
completi, uno frammentario e un nucleo interno
(n° 15718, i5726, 15727, i5728, i5804, 15805, 15806).
Gli esemplari migliori presentano le seguenti mi-
sure:
d O) h Ii o/d
15718 109 19 DO. inga, 0,174
15728 98 25) 36 Dr: 0,254
15804 100 20 42 ILA 0,200
Conchiglia involuta di forma sferica; la spira ha
la sezione che varia da ovale a depressa con il
ventre e i fianchi convessi. L'ombelico è piuttosto
stretto, ma non molto profondo; i bordi ombeli-
cali sono arrotondati. Non esiste nessun tipo di or-
namentazione. La linea di sutura, per quanto ri-
levabile, è equivalente a quella illustrata da ZITTEL
(1870, tav. 6, fig. 2b).
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore. Gli
esemplari studiati sono stati raccolti nel Grigio
Ammonitico.
Distribuzione areale - La specie ‘è stata segnalata
in Baviera (Malm del Neuburg) in Francia (Croix-
de-Saint-Concours, Chambery - Savoie), in Spagna
(Cordigliera Betica).
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1863)
sottospecie cyclotum (Oppel, 1865)
(Tav. XXXIV, Figg. 3, 11)
21846 - Ammonites simplus Zeuschner, tav. 4, fig. 2,
Cavie Elo)
21863 - Ammonites latus Oppel, p. 256, tav. 72, fig. 1.
1865 - Ammonites cyclotus Oppel, p. 552.
1868 - Aspidoceras cyclotum (Oppel) - GEMMELLARO G.G.,
p. 38, tav. 7, figg. 10-12.
1869 - Aspidoceras cyclotum (Oppel) - ZITTEL, p. 149.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO Pet
1870 - Aspidoceras cyclotum (Oppel) - ZITTEL, p. 83,
tav. 6, figg. 3-4.
Aspidoceras cyclotum (Oppel) - NEUMAYR, p. 200.
Ammonites (Aspidoceras) cyclotum (Oppel) -
FAVRE, p. 68, tav. VIII, fig. 4.
1879 - Aspidoceras cyclotum (Oppel) - FONTANNES, p. 102,
Laveral's erro: alle
Aspidoceras eyclotum (Oppel) - BURCKHARDT,
p. 119, tav. 32, figg. 3-6.
1958 - Aspidoceras neoburgense cyclotum (Oppel) - BUCK,
Pr 06. tav Stia ù
1978 - Physodoceras neoburgense cyclotum (Oppel) -
OLORIZ SAEZ, p. 264.
1873
1877
1906
Ascrivo a questa sottospecie cinque esemplari, di
cui uno con parte della camera d’abitazione
(n° 15724, 15725, 15802, 15803, FLC). I tre esem-
plari migliori presentano le seguenti misure:
d o h l o/d
15724 69 9 33 nr. 0,144
15725 55(?) 6 n.r 39 0,109(?)
FLC 80 15 35 TORA 0,187
Conchiglia evoluta, di forma sferica, con spira
depressa, fianchi e regione sifonale convessi.
L'ombelico è stretto e alquanto profondo, il bor-
do ombelicale è arrotondato e la parete ombeli-
cale ripida. Nessun tipo di ornamentazione.
Posizione stratigrafica - Dal Kimmeridgiano su-
periore al Titonico inferiore (strati a verrucife-
rum). Secondo ZITTEL (fide FONTANNES, 1879,
p. 102) la sottospecie sarebbe presente nel Neoco-
miano di Chastellane d’Escragnalles. Gli esemplari
studiati provengono dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - La sottospecie è stata rin-
venuta nella maggior parte dei giacimenti del Giu-
rassico superiore d'Europa. BURCKHARDT (1906) la
cita nei giacimenti titonici messicani.
Physodoceras (?) cfr. montesprini
(Canavari, in Meneghini, 1879)
(Tav. XXXV, Fig. 9)
1879 - Aspidoceras montesprini Canavari - MENEGHINI,
PREDA RCAVA enti oi 0anoN e:
1903 - Aspidoceras montesprini Canavari - CANAVARI, p. 5,
LAvenii SSSVII)Eo
non 1978 - Physodoceras insulanum (Gemmellaro G. G.) -
OLORIZESAEZIAp eZ. LAV MaI
Confronto con la specie di CANAVARI un solo fram-
mento molto usurato (n° 15715), con le seguenti
misure:
L'individuo studiato è confrontabile con l’esem-
plare figurato da CANAVARI, proveniente da Mon-
te Serra (Camerino), sia per l'andamento generale
della conchiglia, sia per la presenza di una ondu-
lazione regolare, particolarmente visibile sulla re-
gione ventrale. Dall’esemplare raffigurato da ME-
NEGHINI, quello proveniente dal Passo del Furlo si
distingue per l'andamento più evoluto della spira.
OLORIZ SAEZ (1978, p. 255) mette in sinonimia la
specie di CANAVARI con Physodoceras insulanum
(GEMMELLARO, 1874); decisione che non mi sento
di approvare per alcune differenze morfologiche
esistenti tra le due specie, prima fra tutte la man-
canza di ondulazioni sulla regione sifonale e sui
fianchi, in Physodoceras insulanum caratteristica
che non viene citata nè da GEMMELLARO, nè dallo
stesso OLÒORIZ.
Distribuzione areale e posizione stratigrafica - La
specie è conosciuta negli strati ad Aspidoceras
acanthicum dell’Italia centrale. L’esemplare stu-
‘diato proviene dal Grigio Ammonitico del Kim-
meridgiano superiore e del Titonico inferiore.
Sottofamiglia Simoceratinae Spath, 1924
Genere Pseudosimoceras Spath, 1925
Il genere fu istituito da SPATH nel 1925 con spe-
cie-tipo del genere Olcostephanus stenonsis Gem-
mellaro, 1877, per forme involute, con spire tozze
caratterizzate da coste primarie smussate, che
vanno via via diradandosi con il procedere della
spira. Nei giri esterni le coste scompaiono sui
fianchi e sul ventre mentre la parte ombelicale si
ingrossa. Sono presenti forti costrizioni.
Il genere è conosciuto nel Kimmeridgiano dell’Ita-
lia centro insulare.
Pseudosimoceras cfr. stenonis (Gemmellaro, 1877)
(Tav. XXXV, Fig. 5)
Confronto con questa specie un solo esemplare
(n° i5762) in buono stato di conservazione, ma
frammentario, con le seguenti misure:
d to) h 1 o/d
15762 _ 7602) 36 222) Jai 0,480(?)
112 F. ROSSI
Conchiglia compressa, evoluta; ombelico largo e
profondo, con bordo ombelicale arrotondato e pa-
rete ombelicale ripida. La spira ha la sezione lie-
vemente compressa, con pareti che variano da ton-
deggianti a quasi appiattite, il ventre è arroton-
dato. L’ornamentazione delle spire interne e me-
die è andata perduta, mentre si è conservata quella
delle spire esterne. Essa è formata da delle coste
semplici e diritte che prendono origine da delle
« bullae » ombelicali che scendono fino nella pa-
rete ombelicale. Le coste svaniscono a circa metà
del fianco, lasciando la zona sifonale e perisifo-
nale completamente liscia. Nell’ultimo tratto di
spira conservata le coste scompaiono completa-
mente lasciando le sole « bullae » ombelicali. Sono
presenti delle costrizioni strette, profonde e pro-
verse, delimitate anteriormente da una costa sot-
tile e acuta.
La linea lobale non è osservabile, se non in modo
molto frammentario.
Osservazioni Ho solo confrontato l'esemplare in
studio con la specie di GEMMELLARO sia per la sua
frammentarietà, e quindi per l’impossibilità di
studiare le spire interne e medie, sia per alcune
differenze rispetto alle descrizioni date dallo
stesso GEMMELLARO (1877, p. 208, tav. XVI,
fig. 10) e da CANAVARI (1896, p. 49, tav. IX, fig.
2a, b, c). Nel campione studiato infatti le « bul-
lae » ombelicali iniziano lungo la parete ombeli-
cale, risalgono diritte fino al bordo ombelicale, ove
sì ingrossano. La linea di sutura, dove osservabile,
appare più frastagliata di quella illustrata da CA-
NAVARI (p. 49, fig. 13).
Posizione stratigrafica - I ritrovamenti citati in
letteratura sono avvenuti nella zona inferiore
degli strati ad Aspidoceras acanthicum (Kimme-
ridgiano superiore). Il campione studiato proviene
dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - Montagna Grande presso
Calatafimi (TR), Monte Serra presso Camerino.
Pseudosimoceras sp.
(Tav. XXXV, Fig. 7)
Un solo esemplare (n° i5768), in parte frammen-
tario, che presenta le seguenti misure:
d lo) h 1 o/d
15768 143(?) 36 22(2) mar 0,480(?)
Conchiglia evoluta, con ombelico largo e profondo,
bordo ombelicale arrotondato e parete ombelicale
ripida. Spira a sezione ovoidale, con pareti da
arrotondate a lievemente appiattite, convergenti
verso la regione sifonale, arrotondata. Il massimo
spessore è a livello del bordo ombelicale. L’orna-
mentazione delle spire esterne, le uniche conser-
vatesi, è costituita da una serie di tubercoli ombe-
licali posti a distanza variabile tra di loro. Sono
presenti quattro costrizioni. La linea lobale non è
osservabile, se non in modo molto frammentario.
La mancanza di una determinazione specifica del-
l'esemplare in studio, è dovuta, oltre che alla fram-
mentarietà del campione, anche, e soprattutto, ad
alcuni caratteri morfologici che non è stato pos-
sibile riscontrare nelle descrizioni degli Autori
precedenti. L’ornamentazione, che appare incon-
sueta anche all’interno dello stesso genere, è co-
stituita da una serie di tubercoli ombelicali ad an-
damento discontinuo, specie nella spira più in-
terna di quella conservatasi, dove la distanza che
intercorre tra un tubecolo e l’altro è almeno dop-
pia di quella che intercorre tra i tubercoli della
spira successiva. Inoltre, dai tubercoli non parte
una costa ben definita, ma solo un ingrossamento,
quasi un prolungamento del tubercolo stesso.
La linea di sutura, molto frammentaria, ha una
vaga rassomiglianza con quella del genere Nebro-
dites.
L’esemplare studiato proviene dal Grigio Ammo-
nitico.
Genere Virgatosimoceras Spath, 1925
Il genere fu istituito nel 1925 da SPATH con spe-
cie-tipo del genere Simoceras rothpletzi Schneid,
1915, con la seguente diagnosi: « Il nuovo genere
Virgatosimoceras è stato creato ‘per il gruppo di
Simoceras rothpletzi Schneid. Riguardo a Pe-
risphinetes albertinus (Catullo) in ZITTEL, Hol
costephanus virgatites steindchneri Blasche e Pe-
risphinetes achiardi Del Campana, l'appartenenza
a Virgatosimoceras è ancora incerta » (p. 131).
Il genere comprende conchiglie evolute, peri-
sfintiche, con coste bifide o trifide, prominenti
e distanziate; sono presenti costrizioni delimitate
da forti coste. La regione ventrale presenta un
solco mediano solo nelle spire interne e medie,
mentre in quelle esterne è liscia.
Il genere è conosciuto nel Kimmeridgiano medio
di Germania, Somalia, Persia e Cuba e nel Tito-
nico inferiore di Spagna e Italia.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO bd
‘ Virgatosimoceras cfr. rothpletzi (Schneid, 1915)
(Tav. XXXV, Fig. 8)
Un solo esemplare (n° i5763), frammentario e mal
conservato, con le seguenti dimensioni :
15763 120 65 29 3 TOS 0,541
La conchiglia si presenta evoluta, con ombelico
ampio e bordo ombelicale arrotondato. La sezione
della spira varia da arrotondata, nei giri più in-
terni, a subquadrata, nei giri più esterni; in que-
sti ultimi i fianchi, quasi appiattiti, convergono
dolcemente verso la regione ventrale. Massimo
spessore a livello del bordo ombelicale. L’orna-
mentazione è costituita da forti coste bifide, più
ravvicinate nelle spire interne che in quelle
esterne; esse sono intercalate a rare coste trifor-
cate e da una sola semplice. Nelle spire più in-
terne le coste attraversano completamente la re-
gione sifonale, mentre svaniscono nell’area perisi-
fonale lasciando una zona liscia centrale. Non è
visibile nessun solco sifonale. E’ presente una sola
costrizione, profonda, che non si interrompe sul
ventre.
Nessun dato sulla linea lobale.
Osservazioni - Tenendo conto della descrizione di
BARTHEL & GEYSSANT (1973, p. 31) e di OLORIZ
SAEZ (1978, pp. 205/6, tav. 17, fig. 1), ho avvici-
nato l’esemplare studiato a Virgatosimoceras
rothpletzi (Schneid), soprattutto per la caratteri-
stica ornamentazione delle spire esterne, anche se
BARTHEL & GEYSSANT non descrivono coste tri-
fide.
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore e me-
dio. L’esemplare in studio proviene dal Grigio
Ammonitico.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
Virgatosimoceras simplicicostatum n.sp.
(Tav. XXXV, Fig. 4)
Derivatio nominis - Il nome deriva dall’ornamen-
tazione dell’ultima loggia, formata da coste sem-
plici.
Materiale - Un solo esemplare ben conservato
(n° i5779), olotipo, con le seguenti dimensioni :
15779 120 65 29 nor, 0,541
Diagnosi - Conchiglia evoluta, ombelico ampio
con bordo ombelicale netto e pareti ombelicali ri-
pide. Le pareti della spira variano da tondeg-
gianti, nei giri interni, a quasi appiattite e con-
Fig. 7. — Virgatosimoceras simplicicostatum.
vergenti verso una regione sifonale arrotondata;
la sezione della spira è subquadrata, con il mas-
simo spessore a livello del bordo ombelicale.
L’ornamentazione delle spire interne e medie è co-
stituita da forti coste distanziate, bifide e lieve-
mente proverse, con punto di biforcazione oltre
la metà del fianco; nelle spire esterne le coste si
fanno più distanziate e più marcate, specie nella
regione ombelicale della camera d’ abitazione,
dove si ha la formazione di « bullae ». Sull’ultima
loggia le coste diventano semplici, diritte per i
primi 2/8 del fianco, proverse nella parte re-
stante. Le coste dell’ultima spira svaniscono nella
regione perisifonale, lasciando la regione sifonale
liscia. E’ presente una sola costa trifida. Le co-
strizioni sono rare, profonde e decisamente pro-
verse, delimitate da coste sottili e marcate.
La linea lobale non è osservabile.
Osservazioni - La caratteristica principale della
nuova specie è costituita dall’ornamentazione, che
presenta una serie continua e uniforme di coste
semplici e proverse nei 2/3 terminali della camera
d’abitazione, carattere questo che non mi risulta
essere, in base ai dati in mio possesso, presente in
nessuna delle specie del genere Virgatosimoceras.
La nuova specie è assai vicina a Virgatostmoceras
albertinum (Catullo, 1853), cui assomiglia per la
114 F. ROSSI
morfologia generale della conchiglia, per la re-
gione ventrale liscia e per il modo di biforcazione
delle coste, ma da cui si differenzia per la pre-
senza di coste semplici sulla camera d’abitazione.
Analogie esistono anche con Virgatosimoceras
rothpletzi (Schneid) sottospecie virgulifer Geys-
sant & Zeiss, che ha la conchiglia un poco più evo-
luta e un maggior numero di coste trifide.
Coste semplici sulla camera d’abitazione, ma al-
ternate a coste bifide, sono presenti anche in Vir-
gatosimoceras micrum Olòriz Saez, 1978.
Posizione stratigrafica - L’esemplare studiato pro-
viene dagli strati del Grigio Ammonitico del Passo
del Furlo, del Kimmeridgiano superiore e del Ti-
tonico inferiore.
Virgatosimoceras albertinum (Catullo, 1855)
(Mavi SCA ARI24010)
1855 - Ammonites albertinus Catullo, p. 208, tav. 2,
fig. 3 a,b.
1870 - Perisphinctes albertinum (Catullo) - ZITTEL, p. 222,
bavss945ghio dl
1905 - Perisphinetes albertinum (Catullo) - DEL CAMPA-
NA, p. 61.
1925 - Virgatosimoceras albertinus (Catullo) - SPATH,
Toe alga
1978 - Virgatosimoceras albertinum (Catullo) - OLGRIZ
SAEZ, p. 206, tav. 18, fig. 1.
Ascrivo a questa specie due esemplari (n° 15690,
15785) con le seguenti misure:
d o) h 1 o/d
15690 83 43 24 Der: 0,516
15785 65(?) 38 16 n.r. 0,584(?)
La conchiglia si presenta evoluta, con spira a se-
zione che varia da quasi tondeggiante a quasi qua-
dratica, ed ombelico largo e poco profondo. Il
bordo ombelicale è arrotondato e la parete ombe-
licale si presenta abbastanza ripida. I fianchi va-
riano da lievemente arrotondati a quasi appiat-
titi, mentre il ventre si presenta ampio e appena
convesso. L’ornamentazione è formata da grosse
coste bifide e, in minor numero, trifide, con costa
primaria diritta o lievemente proversa, e coste
secondarie diversamente proverse (cioè proverse
con diversa angolatura). Sono presenti: alcune
costrizioni.
Non è osservabile la linea di sutura.
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore (zona
«ad albertinum »). Gli esemplari studiati proven-
gono da Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
Genere Simoceras Zittel, 1870
Il genere fu istituito da ZITTEL nel 1870, senza
indicazione della specie-tipo, per ammoniti a con-
chiglia evoluta, largamente ombelicate, con sezione
della spira da rettangolare ad ovalata, ornamen-
tate da costrizioni ‘isolate, profonde, larghe, pro-
verse, accompagnate da pieghe. Peristoma con
una linguella ventrale a forma di naso. Linea di
sutura semplice: ornamentazione variabile, tal-
volta assente o costituita da tubercoli o coste.
ZITTEL avvicinò il nuovo genere alle Aspidoceras
e ai Perisphinetes da cui probabilmente si sono
evoluti.
Nel 1882 FIscHER designò quale probabile specie-
tipo Ammonites volanensis Oppel, 1863.
BURKHARDT (1912, p. 84) restringe il genere St
moceras alle sole forme titoniche, istituendo per
le specie kimmeridgiane, con morfologia più pe-
risfintica, il genere Nebrodites.
SPATH (1925, p. 131) suddivise il genere di ZITTEL
nei seguenti generi:
Stmoceras Zittel, 1870 - Titonico
Nebrodites Burkhardt, 1912 - Kimmeridgiano
Lytogyroceras Spath, 1925 - Titonico
Mesosimoceras Spath, 1925 - Titonico
Benacoceras Spath, 1925 - Titonico
Virgatosimoceras Spath, 1925 - Titonico
Pseudosimoceras Spath, 1925 - Titonico
Hemaisimoceras Spath, 1925 - Titonico
Alcuni di questi gruppi, non ben conosciuti, sono
stati ravvicinati al genere Simoceras in qualità
di sottogeneri.
OLORIZ SAEZ. (1978, p. 218) divide il genere in tre
sottogeneri distinti: Sîmoceras, Lytogyroceras e
Simolytoceras. In questo lavoro viene addottata
la suddivisione proposta da OLORIZ, specificando
di volta in volta le differenze tra i sottogeneri.
Il genere Simoceras è caratteristico del Titonico
dell'Europa mediterranea.
Sottogenere Simoceras Ziegler, 1959
Questo sottogenere comprende quelle forme che
presentano nelle spire interne una ornamentazione
perisfintica e nelle spire medie ed esterne, ca-
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE
mera d’abitazione inclusa, uno stadio bituberco-
lato, tipicamente simoceratide.
Simoceras (Simoceras) volanense (Oppel, 1863)
(Tav. XXXV, Fig. 12)
?1855 - Ammonites perarmatus Sow. - CATULLO, p. 204,
tav alito:
1862/63 - Ammonites volanensis Oppel, p. 231, tav. 58,
fig. 2a, b. È
1870 - Simoceras volanense (Oppel) - ZITTEL, p. 213,
tav. 32, figg. 7-9.
1871 - Simoceras volanense (Oppel) - NEUMAYR, p. 371.
1871 - Simoceras volanense (Oppel) - GEMMELLARO G. G.,
p. 40, tav. IX, fig. 5.
1873 - Simoceras volanense (Oppel) - NEUMAYR, p. 188.
1878 - Simoceras volanense (Oppel) - CANAVARI, p. 490.
1880 - Simoceras volanense (Oppel) - PARONA, p. 867.
1881 - Simoceras volanense (Oppel) - PARONA, p. 655.
1881 - Simoceras volanense (Oppel) - TARAMELLI, p. 426,
427.
1882 - Simoceras volanense (Oppel) - NICOLIS, p. 1882.
1884 - Simoceras volanense (Oppel) - OMBONI, p. 1360.
1885 - Simoceras volanense (Oppel) - NicoLIs & PARONA,
para
1894 - Simoceras volanense (Oppel) - CORTI, p. 383.
1899 - Simoceras volanense (Oppel) - MARIANI, p. 426.
1904 - Simoceras volanense (Oppel) - DEL CAMPANA,
Paszost
21905 - Simoceras volanense (Oppel) - DEL CAMPANA,
PASSIONE ta vASAVAE tto 97
1915 - Simoceras volanense (Oppel) - FOSssA-MANCINI,
PARI
1921 - Simoceras volanense (Oppel) - PRINCIPI, p. 68.
1939 - Simoceras volanense (Oppel) - RAMACCIONI, p. 231,
av 9) ale ao
1970 - Simoceras volanense (Oppel) - GEYSssANT & MA-
SCLE, p. 213.
1970 - Sîimoceras volanense (Oppel) - BERNOULLI & RENZ,
PAD9I9NtaVAoehro-102/a:
1978 - Simoceras (Simoceras) volanense (Oppel) - OLO-
RIZESANZ, pi 12.9, tav. 20; filo 5.
Ascrivo a questa specie cinque esemplari (n° 15737,
15738, 15739, 15741, i5745) che presentano le se-
guenti dimensioni:
d 0) h l o/d
15737 82 46(?) mor: IO NES 0,560(?)
15738 87 53 18 n.r. 0,609
15739 90 51 28 n.r. 0,566
15741 118 63 63 Tori 0,533
15745 95 58 22 noe 0,610
Conchiglia evoluta, con ombelico ampio, ma poco
profondo, pareti ombelicali ripide e bordo ombe-
licale quasi inesistente; spira da ovalata a subret-
tangolare, con pareti da arrotondate a quasi ap-
- BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO TL5
piattite; regione ventrale piatta. L’ornamenta-
zione delle spire interne è formata da coste sem-
plici e lievemente proverse, che vanno distanzian-
dosi nelle spire medie; spire esterne e camera
d’abitazione tipicamente simoceroidi, con orna-
mentazione formata da delle coppie di tubercoli,
uno ombelicale e uno al limite tra la parete e la
regione sifonale; inizialmente i tubercoli sono
uniti da una bassa costa, grossa e arrotondata, che
tende a scomparire con l'evoluzione della conchi-
glia. L’esemplare n° i5739 conserva parte del pe-
ristoma, che si presenta semplice e con una
espressione ventrale arrotondata.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Posizione stratigrafica - Titonico. La specie è
stata segnalata anche negli strati ad Aspidoceras
acanthicum (Taramelli, 1881). Gli esemplari stu-
diati provengono dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - Tetide mediterranea.
Sottogenere Lytogyroceras Spath, 1925
Il sottogenere fu istituito da SPATH nel 1925, sul-
lAmmonites fasciatus Quenstedt, per tutti i simo-
ceratidi che presentano due stadi ornamentali ben
definiti: perisfintoide nelle spire interne e me-
die; lytoceratoide nelle spire esterne. Viene rite-
nuta possibile una derivazione dalle Lytocerata-
ceae, ma Lytogyroceras presenta una linea lobale
molto semplificata; più probabile una sua origine
dal gruppo delle Mesosimoceras.
Il sottogenere è conosciuto nell’intervallo Kimme-
ridgiano - Titonico del sud Europa.
Simoceras (Lytogyroceras) lytogyrus (Zittel, 1870)
(ava DOO 11)
1870 - Simoceras lytogyrus Zittel, p. 209, tav. 33, fig. 1a,
pries
1868/76 - Simoceras lytogyrus Zittel - GEMMELLARO G. G.,
p. 53, tav. X, fig.5a,b,c.
1871 - Stmoceras lytogyrus Zittel - GEMMELLARO GRRGS
PISANA V SVI 04
1880 - Simoceras lytogyrus Zittel - PARONA, p. 869.
1881 - Simoceras lytogyrus Zittel - TARAMELLI, p. 427.
1882 - Simoceras lytogyrus Zittel - NICOLIS, p. 420.
1885 - Simoceras lytogyrus Zittel - NICOLIS & PARONA,
p- 72.
1915 - Simoceras lytogyrus Zittel - FOSSA-MANCINI, p. 27.
1975 - Simoceras lytogyrus Zittel - OLORIZ & TAVERA,
PIR99
Un solo esemplare (n° i5744), frammentario, di
circa 60mm di diametro, discretamente conser-
vato.
116 F. ROSSI
Conchiglia discoidale, evoluta, con ombelico am-
pio ma non molto profondo. Spira con fianchi con-
vessi e regione ventrale larga e tondeggiante;
bordo ombelicale arrotondato con pareti ombeli-
cali ripide. La spira ha sezione lievemente ovalata.
I giri interni presentano una ornamentazione for-
mata da coste semplici, diritte e robuste, che scom-
paiono rapidamente, lasciando i giri esterni com-
pletamente lisci. Sono presenti alcune costrizioni
larghe ma poco profonde.
La linea di sutura, a causa del non perfetto stato
di conservazione, non è osservabile.
Osservazioni - La specie fu istituita da ZITTEL nel
1870 su esemplari provenienti da Rave Cupa nel-
l'Appennino centrale. I
L’esemplare studiato si identifica perfettamente
con la specie di ZITTEL, da cui si distacca solo per
avere le costrizioni meno pronunciate.
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore. L’esem-
plare studiato proviene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - La specie è conosciuta pre-
valentemente in Italia. I ritrovamenti sono stati
fatti nelle Alpi meridionali (provincie venete) e
nell'Appennino centrale. GEMMELLARO G. G. ne se-
gnala un esemplare in Sicilia.
Simoceras (Lytogyroceras) subbeticum Olòriz Saez, 1978
(UNA AD: 00: VAI IT 3 0 07)
1978 - Simoceras (Lytogyroceras) subbeticum Oloriz Saez,
10 22 aa IC) ale ZIO 8%
Due esemplari (n° 15742, 15743), in buono stato
di conservazione, con le seguenti dimensioni:
d O) h 1 o/d
15742 36 367 d2 TALES 0,472
15743 37 1402) nr. nr. 0,878(2)
Conchiglia piccola, appiattita, evoluta, con fianchi
da tondeggianti, nei giri interni, a lievemente con-
vessi nei giri esterni; regione sifonale stretta e
arcuata; ombelico ampio e poco profondo. I giri
interni e medi sono ornati da piccole coste bifide,
lievemente proverse, con punto di biforcazione
nella metà inferiore della spira. L’ornamentazione
tende a sparire incominciando dalla regione om-
belicale e periombelicale; sul ventre persiste una
leggera ornamentazione formata da sottili coste
continue, prima di scomparire definitivamente la-
sciando la spira completamente liscia. Sono pre-
senti delle costrizioni strette, profonde e proverse
nelle spire medie, larghe e poco profonde nelle
spire esterne.
La linea lobale è formata da un lobo sifonale lar-
go e poco profondo, da due selle laterali tozze e
frastagliate, intervallate da un lobo largo e diviso
grossolanamente in tre da due piccole selle. Selle
accessorie basse e larghe, separate da piccoli lobi
poco profondi.
Osservazioni - Gli esemplari studiati sono perfet-
tamente identificabili con i tipi di OLORIZ, da cui
si distaccano per avere un numero minore di co-
strizioni.
Ho inoltre riscontrato una straordinaria rassomi-
glianza con il Stmoceras costacciarense che RA-
MACCIONI ha istituito nel 1939 per alcuni esem-
plari provenienti da Monte Cucco [p. 200, tav. XIV
(V), fig. 6]. Gli esemplari studiati si avvicinano
alla specie di RAMACCIONI per l’ornamentazione
dei giri interni, formata da coste bifide, e per la
presenza nell’ultimo giro di coste molto tenui che
interessano la metà superiore del fianco, ma se
ne distaccano per avere l’accrescimento della spi-
ra più veloce.
La linea di sutura è molto simile a quella di Sé
moceras (Lytogyroceras) lytogyrus (Zittel) (1870,
tav. 33, fig. 1c) pur con alcune differenze: la pri-
ma e la seconda sella laterale sono meno tozze e
più frastagliate, mentre il primo lobo laterale è
grossolanamente trifido, al contrario di quanto fi-
gurato da ZITTEL. Maggiori somiglianze esistono
con la linea lobale di Simoceras (Lytogyroceras)
lytogyrus illustrata da GEMMELLARO G. G. (1868/
76, tav. X, fig. 5c): analoga è la forma delle selle
laterali e del lobo laterale trifidi, diversa è invece
la prima sella laterale, meno tozza e più frasta-
gliata.
Posizione stratigrafica - Titonico inferiore (zona
a burkhardticeras). Gli esemplari descritti pro-
vengono dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Cordigliera Betica (zona
Subbetica).
Sottogenere Simolytoceras Oldriz Sàez, 1978
Il sottogenere fu istituito da OLORIZ SAEZ nel
1978, con specie-tipo del sottogenere Simoceras
(Simolytoceras) andaluciense, per tutti quei simo-
ceratidi con tre differenti stadi ornamentali e con
equivalenza morfologica con i generi Sîmoceras
Zittel e Lytoceras Suess.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 1 7A
Neilo sviluppo ontogenetico della conchiglia si as-
siste alla modificazione dell’ornamentazione, che
passa da uno stadio perisfintoide nelle spire in-
terne (coste bifide e semplici) a uno stadio simo-
ceratide nelle spire medie (coste semplici e una
fila di tubercoli sul bordo esterno del fianco), fino
a giungere ad uno stadio lytoceroide (spira liscia)
nei giri esterni.
Il sottogenere è conosciuto nella parte superiore
del Titonico inferiore (zone admirandum/birun-
cinatum e burckhardticeras) della Tetide mediter-
ranea.
Simoceras (Simolytoceras) biruncinatum
(Quenstedt, 1847)
(Tav. XXXV, Fig. 6)
1865 - Ammonites biruncinatus Qu. - OPPEL, p. 548.
1870 - Simoceras biruncinatum (Qu.) - ZITTEL, p. 92,
tav: 32, figg. 5, 6.
1880 - Simoceras biruncinatum (Qu.) - PARONA, p. 868.
1880 - Simoceras biruncinatum (Qu.) - NICOLIS, p. 420.
1881 - Simoceras biruncinatum (Qu.) - TARAMELLI, ».
1885 - Simoceras biruncinatum (Qu.) - NicoLis & PARO-
NA, vp. 72.
1899 - Simoceras biruncinatum (Qu.) - MARIANI, p. 426.
1978 - Simoceras (Simolytoceras) biruncinatum (Qu.) -
OLORIZISARZIOn nz bid cav 02 0A TI
Un solo esemplare di circa 60 mm di diametro
(n° 15746) in cattivo stato di conservazione. L’uni-
ca parte ben conservata è un tratto di spira
esterna, a sezione ovoidale, con fianchi convessi,
lisci e regione ventrale tondeggiante. L’ornamen-
tazione è costituita da piccoli tubercoli ombelicali
e da grossi tubercoli claviformi posti al limite tra
la regione sifonale e i fianchi. Questi ultimi si af-
facciano sulla regione sifonale con disposizione al-
ternata e non opposti. Questa alternanza dei tu-
bercoli ventrali è il carattere tipico della specie
di QUENSTEDT.
Posizione stratigrafica - Parte superiore del Ti-
tonico inferiore (zona ad admirandum/biruncina-
tum). L’esemplare studiato è stato raccolto nel
Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - I ritrovamenti sono stati
fatti nella Tetide mediterranea, principalmente in
Italia (Lombardia, zona dei Sette Comuni, Appen-
nino centrale).
Sottofamiglia Hybonoceratinae Oloriz Saez, 1978
x
La sottofamiglia è stata istituita da OLORIZ SAEZ
nel 1978, con la seguente diagnosi: « Conchiglie
evolute, di differente taglia, con solco ventrale
limitato da carena, con ornamentazione di coste e
tubercoli sui fianchi. Non mancano quelle in cui
questa ornamentazione è molto delicata o si ridu-
ce ad una serie di tubercoli ombelicali; inoltre si
osserva una tendenza alla sparizione (dell’orna-
mentazione). Sutura spiazzata sul piano sagittale
nelle forme più tipiche; nel complesso un certo
aspetto aspidoceratoide » (p. 332).
Le Hybonoceratinae appaiono come un gruppo
morfologicamente compatto, molto specializzato e
probabilmente polifiletico, del quale OLORIZ ritene
utile l’individualizzazione nel contesto delle Peri-
sphinctaceae, in attesa di una più esatta defini-
zione.
Genere Hybonoticeras Breistrofer, 1947
Il genere, piuttosto controverso, fu individuato da
NEUMAYR che in una nota manoscritta [1878,
p. 70 (34)], come citato da ROMAN (1939, p. 309),
riportò: « Il gruppo degli Hybonodonti, fino ades-
so riportato al genere Aspidoceras mostra nella
forma e nell’ornamentazione della sua conchiglia,
anche bene in quella dell’Aptico, dei caratteri così
specializzati, che è necessario distinguerlo sotto
un nome di genere nuovo, ed io darei il nome di
Waagenia ». Tutto ciò non fu mai pubblicato da
NEUMAYR.
ZITTEL diede una descrizione del genere Waage-
nia di NEUMAYR nel 1884 (p. 447), segnalando fra
l’altro la presenza di aptici calcarei, più lunghi e
stretti di quelli delle Aspidoceras. Secondo ZITTEL
il genere è caratterizzato da una conchiglia piatta
e discoidale, da una ornamentazione simile a quel-
la delle Aspidoceras; ma si distingue da queste
ultime per avere nella regione ventrale un solco
profondo, limitato da ciascun lato da una fila di
tubercoli. La linea di sutura, nell’insieme simile
a quelle delle Aspidoceras, o come dice ZITTEL
« praticamente equivalente », è sempre asimme-
trica; la sella sifonale è spinta verso i fianchi da
un angolo rientrante dal solco sifonale.
La posizione sistematica di Waagenia era rimasta
dubbia per molto tempo; HYATT incluse questo
genere, sebbene dubitativamente, nella famiglia
delle Reineckeidae, mentre SALFELD (1919, p. 23)
riconobbe Waagenia come un « germoglio di breve
vita » del ramo delle Aspidoceras. DIETRICH (1925,
p. 18) riferì il ritrovamento di alcuni esemplari
di questo genere nel Kimmeridgiano inferiore e
considerò che esso avesse avuto il massimo svi-
luppo nelle zone a beckeri e a steraspis del Kim-
meridgiano superiore. La stretta relazione esi-
stente tra Aspidoceras pressulum Neumayr, Aspi
118 F. ROSSI
doceras tietzei Neumayr e le forme descritte come
Pseudowaagenia haynaldi (Herbich), indussero
DIETRICH a ritenere che il genere Waagenia, come
Aspidoceras (s. st.) avesse le sue origini nel grup-
po delle Euaspidoceratinae.
SCHINDEWOLF (1925, p. 322) incluse il genere di
NEUMAYR, insieme ai generi di ZITTEL Simoceras
e Aspidoceras, nella sottofamiglia Aspidoceratinae
Zittel. Nello stesso anno SPATH separò il genere
Simoceras. dalla sottofamiglia di ZITTEL creando
la nuova famiglia Stmoceratidae ed avvicinò a que-
st’ultima Waagenia. Lo stesso Autore tuttavia, nel
1931 (pp. 642/44) tornò sia alle posizioni espresse
da SALFELD, sia a quelle espresse da DIETRICH.
BREISTROFER (1947), studiando nuovamente il ge-
nere, gli cambiò arbitrariamente il nome da Waa-
genia a Hybonoticeras, basandosi sulla identifica-
zione effettuata da OPPEL (1863) del gruppo de-
gli Hybobonodonti a partire dall’Ammonites hybo-
notus. ‘
BERCKHEMER & HOLDER (1959, p. 34) istituirono
il sottogenere Hybonotella che riunisce gli Hybo-
noceratidi di piccole dimensioni e con il peristoma
peduncolato.
OLORIZ SAEZ (1978, p. 332) istituì il sottogenere
Hybonopeltoceras per tutti gli individui a sutura
semplice e simmetrica, la cui morfologia presenta
un « abito peltoceratoide ».
Il genere è conosciuto nella Tetide, dal Kimme-
ridgiano al Titonico inferiore.
Hybonoticeras (Hybonoticeras) hybonotum
(Oppel, 1863)
(Tav. XXXVI, Fig. 13)
1863
Ammonites hybonotum @Oppel, p. 254, tav. 71,
flop 823103.
1881 - Aspidoceras hybonotum (Oppel) - TARAMELLI, p. 125.
1883 - Oppelia hybonota (Oppel) - Di STEFANO, p.. 26,
ava 2 EU
1888 - Waagenia hybonota (Oppel) - SECCO, p. 131.
1906 - Waagenia hybonota (Oppel) - KILIAN, pp. 675-677.
1920 - Waagenia hybonota (Oppel) - GEMMELLARO M.,
PS ci
1952 - Waagenia cfr. hybonota (Oppel) - VALDUGA, p. 27,
tavola edia nb:
1956 - Hybonoticeras hybonotum (Oppel) - ARKELL, p. 112,
VAVARI SRI PERE 8A
1959 - Hybonoticeras hybonotum (Oppel) - BARTHEL, p. 69.
1978 - Hybonoticeras (Hybonoticeras) hybonotum hybono-
tum (Oppel) - OLORIZ SAEZ, p. 386, tav. 33, fig. 2.
Ascrivo a questa specie un solo esemplare
(n° i5719), non ben conservato, con le seguenti
dimensioni :
d 0) h o/d l/h
15719 tati 33 26 18(?) 0,428 0,692(?)
Conchiglia mediamente involuta, con spira alta a
sezione grossolanamente rettangolare, fianchi lie-
vemente convessi e regione ventrale leggermente
arcuata. Ombelico ampio e poco profondo, con
bordo ombelicale arrotondato. L’ornamentazione è
costituita da due file di tubercoli sui fianchi, una
in posizione ombelicale e l’altra in posizione la-
tero-ventrale, unite. da coste semplici e proverse.
La zona sifonale è caratterizzata da un solco lar-
go e poco profondo, i cui bordi sono delimitati
da una carena costituita da piccoli tubercoli.
Date le cattive condizioni di conservazione del-
l'esemplare, non è visibile la linea lobale.
Osservazioni - Specie discussa, in quanto il tipo
di OPPEL fu raffigurato solo di norma ventrale.
Ciò portò molti Autori (ARKELL, BARTHEL, BE-
NECKE, BURCKHARDT, SPATH) a confrontare la spe-
cie con l’Ammonites autharis Oppel (1863, tav. 71,
figg. 4-6). Quest'ultima è molto prossima all’Am-
monites hybonotus, tanto che BERCKHEMER &
HOLDER (1959, p. 31) hanno proposto un grado
di parentela tra di loro. BARTHEL (1959, pp. 63-65,
fig. 7) descrisse e raffigurò un esemplare che mo-
stra fianchi di tipo « autharis » e ventre di tipo
« hybonotum » ; secondo questo Autore risulta evi-
dente una stretta relazione tra le due forme, a
livello probabilmente intraspecifico.
Posizione stratigrafica - Specie tipica del Tito-
nico inferiore « zona ad hybonotum », viene anche
segnalata negli strati ad Aspidoceras acanthicum
(Verri, 1884) e negli strati a Terebratula diphya
della Somalia (VALDUGA, 1952). L’esemplare de-
scritto proviene dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - Tetide.
Hybonoticeras (Hybonoticeras) pressulum verestoicum
(Herbich, 1878)
(Tav. XXXIV, Figg. 1, 4)
1878 - Aspidoceras verestoicum Herbich, p. 181, tavv. 14,
IS,
1884 - Waagenia hybonota Oppel - Di STEFANO, p. 32,
bava 92 rp: prali3ia vio
1959 - Hybonoticeras pressulum Neumayr - BERCKHEMER -
HOLDER, p. 28.
1978 - Hybonoticeras (Hybonoticeras) pressulum verestoi-
cum (Herbich) - OLORIZ SAEZ, p. 357, tav. 32,
fig. 4.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 119
Ascrivo a questa specie due esemplari (n° i5696,
15731) con le seguenti misure:
d ©) h o/d
15696 88 38 26 TOR, 0,431
15/81 67 24 27 TIRES 0,358
Conchiglia evoluta con ombelico ampio; la spira,
grossolanamente trapezoidale, ha pareti quasi ap-
piattite e convergenti verso la regione ventrale,
la quale mostra un netto solco sifonale. L’orna-
mentazione è costituita da una fila di tubercoli
ombelicali ravvicinati. Da ciascun tubercolo pren-
de origine una costa semplice, non molto mar-
cata, quasi una increspatura, ad andamento si-
nuoso, che nella regione perisifonale diviene net-
tamente proversa, specie nell’esemplare n° 15731.
Nessun dato nella linea di sutura.
Posizione stratigrafica - Kimmeridgiano superio-
re « zona a beckeri ». Gli esemplari studiati pro-
vengono dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
Sottofamiglia Spiticeratinae Spath, 1924
Genere Spiticeras Unhlig, 1903
Spiticeras fu istituito, quale sottogenere di Holco-
stephanus Neumayr, 1875, da UHLIG (1903, p. 85)
sull’Ammonaites spitiensis Blanford, 1863. Nella
diagnosi l’ Autore scrisse tra l’altro: « Conchiglia
discoidale, spessa nei giovani o a giri leggermente
compressi; più tardi l'accrescimento è più mar-
cato in altezza che in larghezza (...) ombelico a
bordo arrotondato; massimo spessore sul bordo
ombelicale. L’ornamentazione è formata da un nu-
mero variabile di tubercoli dai quali partono tre
o quattro coste diritte (...) due o tre costrizioni
(sono presenti) per ciascun giro (...) Linea di su-
tura con un lobo esterno più lungo di L; due lobi
laterali e un lobo ausiliario riuniti in un lobo
interno. Selle generalmente larghe, divise in parti
uguali da dei lobi secondari. L offre sovente delle
braccia a doppia biforcazione ».
Una importante revisione del genere fu effettuata
da KILIAN (1909, pp. 480-481), il quale lo suddi-
vise in due rami distinti: un primo ramo, con no-
tevoli affinità con il genere Himalayites, conte-
nente i gruppi delle Spiticeras conservans e delle
Spiticeras stanleyi, caratterizzato da due file di
tubercoli nei giri interni; un secondo ramo con
una sola fila di tubercoli, contenente i gruppi del-
le Spiticeras coutley, Spiticeras proteus e Spitice-
ras ducale-bilobatum (Spiticeras s. st.). I rappre-
sentanti del primo ramo hanno una distribuzione
stratigrafica che va dal Titonico al Valanginiano
superiore, mentre i rappresentanti del secondo
ramo sono esclusivi del Titonico e del Berriasiano.
Nel 1919 BURCKHARDT separò dal genere Spaitice-
ras le forme del gruppo dell’Ammonites pronus
Oppel, 1868, creando il genere Proniceras. DIANE-
LiDzÈ (1922), adottò il genere di BURCKHARDT
quale sottogenere di Spiticeras e creò due nuovi
sottogeneri: Kilianiceras, sulla specie Stephano-
ceras damesi Steuer, 1897, comprendente tutte le
forme bitubercolate (secondo ramo di KILIAN) e
Negreliceras sull’Ammonites negreli. Matheron,
1880, per le forme senza tubercoli laterali e ten-
denti a perdere completamente l’ornamentazione
sulla camera d’abitazione.
Sottogenere Spiticeras Uhlig, 1903
Conchiglia evoluta con spire interne e medie or-
nate da una serie di tubercoli medio-laterali, da
cui si dipartono le coste; le spire esterne hanno
i tubercoli in posizione laterale.
Il sottogenere è conosciuto dal Titonico superiore
al Berriasiano.
Spiticeras (Spiticeras) spitiense (Blanford, 1863)
(Lay SO GVISHio 0 R
1863 - Ammonites spitiensis Blanford, p. 131, tav. II,
fig. 4.
1903 - Holcostephanus (Spiticeras) spitiense (Blanford) -
UHTICEPp a s9 avi 23:
1909 - Spiticeras (Spiticeras) spitiense (Blanford) - KI-
LIAN, p. 485.
1970 - Spiticeras (Spiticeras) cfr. spitiense (Blanford) -
TAVERA JEREZ, p- 179.
Ascrivo a questa specie dieci esemplari in buono
stato di conservazione (n° i5697, 15698, 15699,
100015 (0106151026503 ROSTA)
tre frammenti. Gli esemplari presentano le se-
guenti dimensioni:
d O) h Î o/d l/h
15697 47 IT 16 TAI. Oo TALIA.
15698 63 24 2a] Tr 0,380 mori
15699 61 26 20 28 0,462 1,400
15700 63 26 20 DK OZ2 1,050(?)
15701 28 L0(Q) nb ner 0,357(?) Dr:
151102 67 32 20 Nori 0,477 mori
15703 99 38 33 DO 0,383 TGR
TONO4ONSI LG 47 35 TaIR, 0,405 n.r.
19099 55 35 39 0,462 1,114
15773 Sile IO 14 sab, 0,322 Mer:
120 F. ROSSI
Conchiglia evoluta con spira generalmente più
alta che larga, a volte depressa, con il massimo
spessore a livello dei tubercoli. Ombelico ampio
ma poco profondo, con bordo ombelicale arroton-
dato e parete ombelicale spesso molto ripida o
quasi verticale. Fianchi arrotondati e ventre da
tondeggiante a molto arcuato. L’ornamentazione
è costituita da una serie di tubercoli ombelicali,
che sulla camera d’abitazione divengono molto
pronunciati; da essi si dipartono tre, raramente
quattro, coste proverse, quasi sempre semplici,
talvolta dicotome, con la biforcazione prima della
metà. del fianco. Le coste attraversano i fianchi
e si congiungono sul ventre con le coste prove-
nienti dall’altro fianco, formando un angolo più
o meno marcato. Sono presenti forti costrizioni
caratterizzate da due coste più marcate e più
spesse delle altre.
La linea lobale è simile a quelle citate in lette-
ratura.
Osservazioni - Alcuni esemplari studiati si diffe-
renziano dalla specie di BLANFORD per alcuni ca-
ratteri che possono sembrare intermedi tra le spe-
cie Spiticeras (Spiticeras) spitiense e Spiticeras
(Spiticeras) grotei (Oppel, 1863).
Nell’esemplare n° i5697 la sezione della spira ap-
pare molto depressa. (la larghezza è circa il dop-
pio dell’altezza) mentre l'angolo formato dall’unio-
ne delle coste risulta minore agli altri esemplari :
caratteri .questi che avvicinano l’individuo in esa-
me alla specie di OPPEL (cfr. UHLIG, 1903, p. 93).
La linea lobale, per contro, è identica a quella di
Spiticeras (Spiticeras) spitiense.
Posizione stratigrafica - Dal Titonico superiore al
Berriasiano. Gli esemplari studiati provengono
dalla Maiolica.
Distribuzione stratigrafica - E’ una specie tipica
di tutta la Tetide.
Spiticeras (Spiticeras) speciosus (Uhlig, 1903)
(Tav. XXXVI, Fig. 9)
1903 - Holcostephanus (Spiticeras) speciosus Ubi asli27)
Lav. XI fig: 2a, b.
Ascrivo a questa specie un solo individuo (n° i5695)
che presenta le seguenti dimensioni:
d o h 1 o/d 1/h
15695 192 88 59 57 0,455 0,966
La conchiglia è evoluta, con giri mediamente ab-
braccianti; la sezione della spira varia da tondeg;-
giante a quasi ogivale nell’ultimo tratto di came-
ra d’abitazione conservato; lo spessore massimo è
a livello dei tubercoli ombelicali. L'ombelico è am-
pio ma moderatamente profondo, con bordo om-
belicale tondeggiante e parete ombelicale ripida.
I fianchi modificano la loro curvatura col proce-
dere della spira, variando da tondeggianti, nei giri
medi e nella prima parte della camera d’abita-
zione, fino a quasi appiattiti; il ventre varia da
tondeggiante a molto arcuato. L’ornamentazione
è costituita da una serie di tubercoli ventrali,
molto prominenti nelle spire medie, che divengono
meno rilevati sull’ultima loggia. Da ogni tuberco-
lo prendono origine quattro, raramente cinque, co-
ste semplici e proverse, che vanno ad unirsi nella
regione sifonale con le coste provenienti dall’altro
fianco. Sulla camera d’abitazione le coste svani-
scono sui fianchi, rimanendo evidenti solo sulla
regione ventrale. Sono visibili due costrizioni, la
prima, stretta e piuttosto profonda, è delimitata
da due coste molto robuste, la costa anteriore, più
robusta di quella posteriore, si diparte da un tu-
bercolo e da origine a tre coste secondarie sem-
plici; la seconda costrizione, più larga e meno pro-
fonda, è fiancheggiata da due spesse coste.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Osservazione - L’esemplare studiato si identifica
pienamente con il tipo di UHLIG, ad eccezione del
fatto che in quest’ultimo la sezione delle spire me-
die appaiono molto depresse (p. 128, fig. 10).
Posizione stratigrafica - Titonico superiore.
L’esemplare studiato proviene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Gli esemplari descritti da
UHLIG provengono da Kibber negli Spiti Shales
(India). Dalla bibliografia in mio possesso, si trat-
terebbe del primo ritrovamento al di fuori del-
l’area indiana.
Spiticeras (Spiticeras) cfr. speciosus (Uhlig, 1903)
(Tav. XXXVI, Fig. 10)
Confronto con Spiticeras (Spiticeras) speciosus
un solo frammento (n° i5713), piuttosto usurato,
di camera d’abitazione, che presenta forti analo-
gie con la specie di UHLIG.
Il frammento è composto da circa un quarto di
spira, con sezione più alta che larga, con fianchi
e ventre arrotondati, bordo ombelicale, per quanto
visibile, arrotondato, parete ombelicale ripida.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO PZA
L’ornamentazione è costituita da una serie di tu-
bercoli ombelicali piuttosto allungati e da deboli
coste semplici e proverse sulla regione ventrale;
i fianchi sono lisci.
L’esemplare proviene della Maiolica.
Spiticeras (Spiticeras) bulliformis (Uhlig, 1903)
(Tav. XXXVI, Fig. 5)
1903 - Holcostephanus (Spiticeras) bulliformis Uhlig,
PO tav AIR 2a bre:
Ascrivo a questa specie un solo esemplare (n°
15720), con le seguenti dimensioni:
d O) h l o/d
15720 57 25(2) nor: mor 0,438(?)
Conchigila piuttosto spessa con spira a sezione
molto depressa. Fianchi e regione sifonale ton-
deggiante. L'ombelico, non molto ampio, è solo
parzialmente visibile. L’ornamentazione è costi-
tuita da una serie di tubercoli ombelicali non
molto grandi, ma piuttosto elevati. Dai tubercoli
si dipartono due o tre coste robuste e leggermente
distanziate tra di loro, ad andamento sinuoso, ini-
zialmente retroverso, poi proverso.. Le coste, la
maggior parte delle quali si biforca in posizione
latero-ventrale, si uniscono sulla regione sifonale
con quelle provenienti dall’altro fianco, con un
debole angolo. Sono osservabili rarissime coste in-
termedie, che sembrano nascere dalla metà del
fianco. La linea lobale è costituita da un lobo si-
fonale elevato, da Sj e Ss massicci e piuttosto fra-
stagliati, da L, non molto ampia e divisa in tre
lobi secondari.
Osservazioni - L’esemplare in studio si discosta
dal tipo di UHLIG per la presenza di tubercoli om-
belicali dai quali si dipartono solo due, raramente
tre, coste, invece delle tre o quattro descritte da
UHLIG.
Posizione stratigrafica - Titonico superiore. L’e-
semplare studiato proviene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Gli esemplari descritti da
UHLIG provengono dalla Spiti Valley (India). A
quanto ho potuto accertare, si tratterebbe del
primo ritrovamento nell’area mesogea della Te-
tide.
Spiticeras (Spiticeras) sp.
(Tav. XXXVI, Fig. 7)
Descrivo un solo esemplare (n° i5714), in buono
stato di conservazione, con le seguenti dimensioni :
15714 67 29 n.r. DI 0,432
La conchiglia è moderatamente evoluta, con spira
crescente a sezione allungata. Ombelico ampio, non
molto profondo, con bordo ombelicale arrotondato
e. parete ombelicale ripida. L’ornamentazione è
costituita da una serie di piccoli tubercoli om-
belicali da cui si dipartono tre o quattro coste
semplici e proverse che attraversono i fianchi e
si congiungono sul ventre con le coste provenienti
dal fianco opposto. Nell’ultimo tratto della ca-
mera conservato, si nota che l’ornamentazione
tende a scomparire lungo i fianchi. Sono presenti
due costrizioni, situate una immediatamente pri-
ma e una subito dopo l’inizio della camera d’abi-
tazione.
La linea di sutura è parzialmente visibile e mostra
un lobo sifonale piuttosto alto e massiccio, con Li
stretto e inclinato da un lato.
Osservazioni - L’esemplare, pur avendo alcuni ca-
ratteri che lo avvicinano-a Spiticeras (Spiticeras)
speciosus (Uhlig), quali la sparizione dell’orna-
mentazione sulla camera d’abitazione e la forma
delle costrizioni, se ne discosta nettamente per
l'andamento della spira, la cui sezione appare sem-
pre leggermente allungata, e per la forma dei tu-
bercoli, molto piccoli nell’esemplare descritto, an-
che nei giri centrali.
Posizione stratigrafica - L’esemplare descritto è
stato raccolto dalla Maiolica.
Famiglia Berriasellidae Spath, 1922
Sottofamiglia Berriasellinae Spath, 1922
Genere Berriasella Uhlig, 1905
Il genere fu istituito da UHLIG nel 1905, sull’Am-
monites privasensis Pictet, 1867, descrivendolo
brevemente e poco approfonditamente. Secondo
l'Autore questo genere comprende ammoniti con
forma generale molto vièitia a quella delle. Pe-
risphinctidae ; il solco ventrale, quando presente,
122 F. ROSSI
è generalmente stretto. L’ornamentazione è costi-
tuita da coste ravvicinate, biplicate o semplici, tal-
volta triplicate. La linea di sutura presenta L,
stretto, L. obliquo e un lobo esterno molto lungo.
Nel 1909 KILIAN suddivise il genere Berriasella
in quattro gruppi:
1) gruppo dell’Hoplites (Berriasella) privasensis
Pictet;
2) gruppo dell’Hoplites chaperi Pictet;
3) gruppo dell’Hoplites ponticus Retow ;
4) gruppo dell’Hoplites (Berriasella) callisto
d’Orbigny.
KILIAN tracciò anche un breve quadro genetico di
Berriasella facendola discendere dal ceppo prin-
cipale delle Perisphinctes (s.l.). L'Autore rico-
nobbe in alcune forme del gruppo dell’ Hoplites
(Berriasella) privasensis, che presentano una mo-
dificazione delle coste, da diritte a falciformi, la
realizzazione del passaggio verso Hoplites (Kilia-
nella). Il gruppo dell’Hoplites chaperi fu collocato
da KILIAN provvisoriamente tra le Berriaselle,
perchè rappresenta probabilmente il capostipite di
una parte del genere Acanthodiseus Uhlig, 1905.
MAZENOT, nel 1939, propose un nuovo albero filo-
genetico del genere, in cui considera l’ipotesi di
una derivazione di Berriasella da Virgatosphine-
tes transitorius nel Titonico inferiore con i gruppi
primitivi di Berriasella ciliata Schneid e Berria-
sella picteti (Jacob), ma con una netta differen-
ziazione solo a partire dalla parte basale del Tito-
nico superiore.
Nel 1961 Donze & ENAY smembrano Berriasella,
istituendo il nuovo genere Lemencia per tutte
quelle forme con aspetto discoidale o compresso, a
spira poco ricoprente con ornamentazione a coste
proverse e flessuose, con distribuzione stratigra-
fica limitata al Titonico inferiore.
Il genere Berriasella è conosciuto nella Tetide dal
Titonico superiore al Valanginiano. Ì
Berriasella cfr. moravica (Oppel, 1865)
(Tav. XXXVI, Fig. 4)
Confronto con la specie di OPPEL, come raffigurata
da MAZENOT (1939, p. 71, tav. VI, figg. 16-18),
un solo frammento (n° i5786) di 46 mm di dia-
metro.
La spira è alta con fianchi lievemente convessi,
regione sifonale arrotondata, percorsa da un netto
soleo ventrale. Massimo spessore a livello del
bordo ombelicale. L’ornamentazione è costituita
da coste proverse, diritte, generalmente biforcate;
sono presenti coste accessorie con origine nel ter-
zo superiore della parete della spira.
La specie è conosciuta nel Titonico superiore della
Germania e della Francia. L’esemplare studiato
proviene dalla Maiolica.
Berriasella cfr. garnieri Mazenot, 1939
(Tav. XXXV, Fig. 3)
Confronto con la specie di MAZENOT (1939, p. 69,
tav. VI, fig. 13) un solo frammento (n° i5787) di
46 mm di diametro.
La spira si presenta alta, sottile con fianchi quasi
appiattiti e convergenti verso una regione sifo-
nale stretta e arrotondata, percorsa da un solco
ventrale. L’ornamentazione è costituita da coste
sottili, moderatamente proverse, generalmente bi-
fide.
La specie è conosciuta nel Titonico supériore della
Francia. L’esemplare descritto proviene dalla
Maiolica.
Berriasella cfr. callisto (d'Orbigny, 1847)
(Tav. XXXVII, Fig. 8)
Confronto con la specie di d’Orbigny un solo
frammento (n° i5791) di circa 34 mm di diametro.
Conchiglia piccola, moderatamente evoluta, con
ombelico non molto ampio, con bordi ombelicali
arrotondati e parete ombelicale ripida. La spira,
con l’altezza maggiore della larghezza, ha fianchi
e regione sifonale tondeggiante. L’ornamentazione
è costituita da coste flessuose, proverse, distan-
ziate, con tendenza ad una maggiore flessuosità
nell’ultimo tratto di spira conservata. Le coste
sono generalmente bifide, con punto di biforca-
zione oltre la metà del fianco. E’ presente una
leggera costrizione.
Nessun dato sulla linea di sutura.
La specie è conosciuta nel Titonico superiore-Ber-
riasiano della Tetide. L’esemplare studiato pro-
viene dalla Maiolica.
Berriasella privasensis (Pictet, 1867)
(Tav. XXXVII, Figg. 3, 6)
1867 - Ammomnites privasensis Pictet, p. 84, tav. XVIII,
in 0
1939 - Berriasella privasensis (Pictet) - MAZENOT, p. 45,
tav. II, figg. 3-6.
1968 - Berriasella privasensis (Pictet) - Le HÉGARAT &
REMANE, p. 27, tav. 4, fig. 3.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO ES
Ascrivo a questa specie due esemplari in buono
stato di conservazione (n° i5788, 15789) e un fram-
mento (n° i5790), gli esemplari migliori presen-
tano le seguenti dimensioni :
d o h l o/d
15788 64 21 24 TSE 0,328
15789 67 26 25 nr. 0,388
Conchiglia piccola, evoluta, con ombelico non mol-
to ampio; bordo ombelicale arrotondato e parete
ombelicale ripida. Spira allungata, con fianchi ap-
piattiti o poco convessi, convergenti verso una re-
gione sifonale arrotondata. Massimo spessore a
livello del bordo ombelicale. L’ornamentazione è
costituita da coste prevalentemente biforcate, pro-
verse, diritte. Alla fine del fragmocono e nella
parte di camera d’abitazione conservata, esse di-
ventono lievemente flessuose. E” presente un solco
sifonale che scompare prima dell’inizio dell’ulti-
ma loggia.
Posizione stratigrafica - Titonico superiore - Va-
langiniano, con massima diffusione nel Berria-
siano. Gli esemplari studiati provengono dalla
Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide.
Genere Dalmasiceras Djanelidzè, 1922
Il genere fu istituito da DJANELIDZE nel 1922 sul-
l’Ammonites dalmasi Pictet, 1867.
Questo genere comprende conchiglie di taglia va-
riabile, generalmente involute; spira inizialmente
depressa, che verso la camera d’abitazione divie-
ne ellittica, molto più alta che larga, con fianchi
paralleli o appena convergenti verso il ventre. La
camera d’abitazione occupa da 1/2 a 2/8 di spira;
il peristoma, generalmente munito di due apofisi
parallele, è preceduto da una costrizione.
L’ornamentazione è assai complessa, e varia con
lo sviluppo della conchiglia. Essa è caratterizzata
da alcuni tubercoli arcuati, da coste fascicolate,
più o meno ramificate e interrotte sulla regione
esterna. L’ornamentazione subisce nelle differenti
specie una evoluzione diversa, ma sempre impron-
tata sul seguente schema generale: inizialmente,
nella protoconca, la spira è liscia (stadio liscio
primario), segue, nel giro successivo, la comparsa
di coste semplici (stadio delle coste semplici) e,
successivamente, la comparsa di tubercoli laterali,
mentre le coste diventano bifide, con punto di bi-
forcazione verso la metà del fianco. Più tardi ap-
pare una seconda fila di tubercoli, detti ombeli-
cali, che portano ad un cambiamento radicale del-
l’ornamentazione, le coste diventano fascicolate, si
arricchiscono di coste intercalate e si interrom-
pono sulla regione ventrale. Sulla camera d’abita-
zione le coste diventano indistinte e svaniscono ad
iniziare dalla metà dei fianchi, infine non restano
che i tubercoli ombelicali (stadio liscio finale o
secondario) (DJANELIDZE, 1922; ROMAN, 1938;
MAZENOT, 1939).
Secondo DJANELIDZE Dalmasticeras avrebbe rap-
porti filetici sia con il genere Leopoldia Mayer-
Eymar, 1887, che con Sarasînella Uhlig, 1905,
ambedue con tubercoli ombelicali, ma da cui
si distacca per la differente linea di sutura e
per la diversa ornamentazione. MAZENOT (1939,
pp. 145-146) non accolse le idee di DJIANELIDZÈ,
ma ipotizzò una parentela con Berriasella Uhlig,
1905. I due generi, secondo l'Autore, sono « quasi
rigorosamente contemporanei » (p. 146); la loro
morfologia e l'evoluzione della morfologia, le linee
di sutura sono straordinariamente simili. Da tutto
ciò, conclude MAZENOT, si deduce che Dalmasice-
ras si è staccato molto precocemente da Berria-
sella, sviluppandosi parallelamente ad essa.
Il genere è conosciuto dal Titonico superiore al
Berriasiano in tutta la Tetide mesogea. Ritrova-
menti valanginiani di Dalmasîceras sono ancora
dubbi.
Dalmasiceras cfr. dalmasi (Pictet, 1867)
(Tav. XXXVII, Fig. 9)
1867 - Ammonites dalmasi Pictet, p. 73, tav. XII, fg. 4a, b.
1939 - Dalmasceras dalmasi (Pictet) - MAZENOT, p. 164,
tav.XXV, figg. 6-11.
1968 - Dalmasiceras dalmasi (Pictet) - Le HÉGARAT & RE-
IMI: goh ZITO, vana (8) dala
Un solo esemplare (n° 15781), formato dal solo
fragmocono, che presenta le seguenti dimensioni :
15781 238 72 81 DUE 0,302
Conchiglia piuttosto involuta, appiattita, con om-
belico piccolo e non molto profondo; bordo ombe-
licale arrotondato e parete ombelicale ripida. La
spira, ad accrescimento rapido, ha le pareti da
arrotondate a quasi appiattite, convergenti verso
una regione ventrale stretta e arcuata. La sezione
della spira è decisamente ellittica. L’ornamenta-
zione, alquanto usurata, è costituita da una serie
124 F. ROSSI
di tubercoli ombelicali, allungati, concavi verso
l'apertura, da cui si dipartono sottili coste, pro-
verse, ravvicinate, che verso la metà del fianco
tendono a scomparire. La regione sifonale è liscia.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Osservazioni - Ho avvicinato l'esemplare in stu-
dio a Dalmasiceras dalmasi, nonostante la totale
mancanza della camera d’abitazione e il suo non
perfetto stato di conservazione, per alcune affi-
nità riguardanti soprattutto la morfologia gene-
rale della conchiglia. Sebbene l’esemplare del Pas-
so del Furlo sia di taglia notevolmente superiore
allo standard della specie (MAZENOT parla di una
media di circa 50 mm di diametro, con un solo
esemplare superiore ai 120 mm), i suoi rapporti
dimensionali rientrano nei limiti della variabilità
della specie, come pure alcune differenze morfo-
logiche, quale il carattere arcuato dei tubercoli.
L’esemplare studiato assomiglia anche a Dalma-
siceras biplanum Mazenot 1939 (p. 170, tav. XXVI,
fig. 8a, b) del Titonico superiore, soprattutto per
la sua grande taglia e per la morfologia dell’om-
belico (bordo arrotondato e parete ombelicale ri-
pida); esso è tuttavia differente per l’ornamen-
tazione.
Posizione stratigrafica - La specie è tipicamente
berriasiana. Sono stati fatti alcuni ritrovamenti
nel Titonico superiore e nel Valanginiano, ma
MAZENOT (p. 166) li ritiene erronei. L’esemplare
studiato proviene dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
Genere Blanfordiceras Cossmann, 1907
Il genere fu istituito da COSsMANN nel 1907, sul-
l’Ammonites wallichi Gray, 1832.
Blanfordiceras è caratterizzato da forme compres-
se, ornamentate da coste che presentano una forte
proiezione sull’angolo ventrolaterale e sulla zona
sifonale, ove terminano minutamente tubercolate;
è presente un profondo solco ventrale. La spira,
ellittica negli individui giovani, diviene trapezoi-
dale o quadratica negli adulti. Sulla camera d’abi-
tazione le coste diventano più distanziate. Linea
lobale con L, massiccio e bifido, della stessa lun-
ghezza del lobo esterno; L» molto più corto di L,
e generalmente obliquo e asimmetrico.
UHLIG (1905/10, pp. 160-164) studiò attentamen-
te questo gruppo, da lui considerato come sotto-
genere di Hoplites. Nella descrizione della morfo-
logia, l’Autore evidenziò innanzitutto l’analogia
esistente fra lo stadio giovanile di Blanfordiceras
e quello di Berriasella callisto d’Orbigny, in par-
ticolar modo fra le coste sigmoidali, che si bifor-
cano in genere verso la metà del fianco e che sono
interrotte sulla regione ventrale da un solco sifo-
nale o da una banda liscia. In Blanfordiceras,
però, l’interruzione della costa porta alla forma-
zione di piccoli tubercoli ventrali, e il solco sifo-
nale spesso è più marcato di quello che talvolta
è presente in Berriasella.
Secondo UHLIG, Blanfordiceras è un genere asia-
tico caratteristico della provincia indiana, che si
è sviluppato parallelamente a Berriasella, con una
distribuzione verticale che va dalla parte supe-
riore del Giurassico superiore alla parte basale
del Cretacico inferiore. Le differenze tra i due ge-
neri « meriterebbero a mala pena di essere ci-
tate > (p. 163) se non fosse per il fatto che Blan-
fordiceras costituisce, secondo l'Autore, un gruppo
straordinariamente omogeneo, che si distacca da
Berriasella per le coste maggiormente inspessite,
per le coste primarie più tubercoliformi e per le
numerose coste secondarie, oltre che per l’anda-
mento generale della spira. Secondo UHLIG, Blan-
fordiceras costituisce un ramo separato, peculiare
e modificato di Berriasella (p. 164).
Il genere è conosciuto nel Titonico superiore e nel
Berriasiano dell’Himalaya, dell’Indonesia, della
Nuova Guinea, dell'America del Sud (Argentina
e Patagonia).
Blandfordiceras uhligi n. sp.
(Tav. XXXIII, Fig. 4)
1905 - Hoplites (Blanfordia) n. sp. aff. acuticosta n. sp.
UHLIG, p. 203, tav. XXIII, fig. 3a,b.
Dervatio nominis - In onore del Prof. Victor
Uhlig.
Materiale - Un solo esemplare (n° i5778), olotipo,
ben conservato, con le seguenti dimensioni :
Diagnosi - Conchiglia evoluta, ombelico ampio con
bordo ombelicale arrotondato e parete ombelicale
non molto ripida. La spira ha sezione ovalata, con
Fig. 8. — Blanfordiceras uhligi.
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 125
pareti arrotondate e ventre arcuato. L’ornamen-
tazione è formata da coste robuste, generalmente
bifide, interrotte sulla regione sifonale da un sol-
co profondo. Su entrambi i lati del solco le coste
terminano con piccoli tubercoli acuti. Nelle spire
più interne le coste sono diritte e ravvicinate tra
loro; col procedere dell’avvolgimento esse si di-
stanziano e, nell’ultimo tratto conservato, corri-
spondente forse a parte della camera d’abitazio-
ne, il loro andamento diviene leggermente fles-
suoso. La biforcazione avviene per distacco di una
costa secondaria retroversa dalla costa primaria,
oltre la metà del fianco.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Osservazioni - Ho attribuito l'esemplare in studio
alla specie descritta e non denominata da UHLIG
nel 1905, che egli basò su un piccolo frammento
proveniente dagli Spiti Shales (Himalaya). L’esem-
plare in oggetto concorda infatti con quello di
UHLIG per l’ornamentazione, formata da coste for-
ti, non molto flessuose, leggermente inspessite al
punto di biforcazione, da cui si diparte una costa
secondaria retroversa; per il ventre percorso da
un profondo solco che interrompe le coste, termi-
nanti in piccoli tubercoli acuti. L’unica differenza
consiste nel solco sifonale, che nell’individuo di
UHLIG (fig. 3b) appare molto più ampio.
La nuova specie si avvicina anche all’esemplare
di Blanfordiceras patagoniense (Favre, 1908) de-
scritto e illustrato da FERUGLIO (1932, pp. 62-63,
tav. VI, fig. 6), per la modalità di biforcazione
delle coste, per la presenza di coste semplici al-
ternate a quelle bifide, ma si distacca per una
maggiore flessuosità delle coste.
Posizione stratigrafica - L’esemplare studiato pro-
viene dalla Maiolica del Titonico superiore.
Distribuzione areale - Spiti Shales, Passo del
Furlo.
Sottofamiglia Himalayitinae Spath, 1925
Genere Hemispiticeras Spath, 1925
Il genere è stato istituito da SPATH nel 1925 sulla
Reineckeia steinmanni Steuer, 1897. Esso è carat-
terizzato da una conchiglia evoluta e da una orna-
mentazione fatta da coste debolmente proverse,
biforcate, con alti tubercoli al punto di biforca-
zione. Nello stadio giovanile le coste sono inter-
rotte da un solco sifonale, che si riduce progres-
sivamente con l’età, fino a divenire una leggera
concavità mediana che non interrompe più. l’or-
namentazione.
Il genere Hemispiticeras è conosciuto nel Titonico
dell'Argentina (Manga, Rodeo Vejo). Un esem-
plare indeterminato di Hemispiticeras è stato re-
centemente rinvenuto in Spagna (OLORIZ & TA-
VERA, 1979a, b).
Hemispiticeras cfr. steinmanni (Steuer, 1897)
(Tav. XXXIII, Fig. 2)
1897 - Reineckeia steinmanni Steuer, p. 28, tav. VIII,
figg. 1-4.
Confronto con la specie di STEUER un solo esem-
plare (n° 15777), discretamente conservatosi, con
le seguenti dimensioni :
Conchiglia evoluta, con ombelico ampio, sezione
della spira arrotondata; la regione sifonale, de-
bolmente arcuata, è percorsa da un netto solco
sifonale. L’ornamentazione è formata da coste
proverse, mediamente espanse, che si rigonfiano
in un tubercolo verso la metà del fianco; dal tu-
bercolo si dipartono due coste secondarie prover-
se, quasi parallele tra di loro, che raggiungono la
regione ventrale, dove si interrompono.
Nessun dato sulla linea di sutura.
Osservazioni - L’esemplare in esame dovrebbe es-
sere uno stadio giovanile della specie di STEUER,
come dimostra il persistere del solco sifonale. E’ il
primo ritrovamento della specie in Europa.
Posizione stratigrafica - Titonico. L’esemplare
studiato proviene dal Grigio Ammonitico.
Distribuzione areale - Argentina (Manga, Rodeo
Vejo).
Genere Aulacosphinctes Uhlig, 1910
emandato Oloriz Saez, 1978
x
Il genere è stato istituito da UHLIG nel 1910, sul-
l’Ammonites morikeanus Oppel, 1862. La diagnosi
originale riporta: « Questo genere comprende es-
senzialmente delle forme di Perisfintidi con sol-
co ventrale, ombelico largo, accrescimento lento,
spira arrotondata, subquadrangolare o oblunga
(...) Coste dicotome o semplici, raramente vir-
gatotome, disposte radialmente o debolmente in-
flecchiate verso l’avanti (...) Solco ventrale largo
e profondo nei giri interni, si attenua gradual-
mete e scompare sovente sulla camera d’abitazio-
126 F. ROSSI
ne. Linea di sutura debolmente ramificata, si di-
stingue per la grande lunghezza del lobo esterno
e per la larghezza dei lobi e delle selle » (p. 367).
Nel 1923 SPATH, considerando che l’interruzione
delle coste sul ventre non è un carattere suffi-
ciente per riunire tutte le specie descritte da UHLIG
nel genere Aulacosphinctes, istituì il genere Aula-
cosphinctoides sull’Ammonites infundibulus Uhlig.
Il nuovo genere comprende individui di taglia mi-
nore rispetto al genere di UHLIG e con spire in-
terne vicine a quelle di Virgatosphinetes.
OLORIZ SAEZ (1978) emendò il genere criticando
sia la diagnosi di UHLIG, troppo ampia, sia l’in-
terpretazione data da ARKELL nel 1957, troppo ri-
stretta. L'Autore ne diede una nuova diagnosi:
« Taglia piccola, evoluta, con spire subarrotonda-
te, ovalate o subquadratiche che portano un solco
ben sviluppato sulla regione ventrale. L’ornamen-
tazione è variabile, in maniera che si possono svi-
luppare tipi con maggiore o minore aspetto peri-
sfintoide, mentre in altro caso risulta un mar-
cato accento himalayitico. Esistono costrizioni (...)
Peristoma peduncolato. Non si sviluppano tuber-
coli » (p. 361). OLORIZ analizza anche le affinità
tra Aulacosphinetes e il suo nuovo genere Burek-
hardticeras, da cui il primo si distingue per una
maggiore frequenza di coste semplici e per il solco
sifonale ben sviluppato che interrompe l’ornamen-
tazione. Sempre secondo OLGRIZ Aulacosphinetes
si distacca da Parapallasiceras Spath per un mi-
nor sviluppo delle coste semplici e per non avere
la regione sifonale tabulata.
Il genere è conosciuto nel Titonico inferiore della
Tetide mesogea (Spagna, Francia, Italia, Somalia,
Algeria, Cutch, Himalaya) e in Sud America (Perù,
Argentina). In Italia è stato citato da PARONA
(1880) e da DEL CAMPANA (1905) nei Sette Comuni.
« Aulacosphinctes » aff. rectefurcatus (Zittel, 1870)
(Tav. XXXIII, Fig. 6)
1870 - Perisphinctes rectefurcatus Zittel, p. 109, tav. X,
fi pian:
1905 - Perisphinctes rectefurcatus Zittel - DEL CAMPANA,
PA OT ave dle oa
1978 - « Aulacosphinetes » rectefurcatus (Zittel) - OLORIZ
SAHZ, p. 685, tav. 54, fig. 7a,b.
Un unico frammento (n° i5776) di circa 30 mm di
diametro, composto da poco più di mezza spira.
La sezione è ovalata, con il massimo spessore
presso la regione ombelicale; il ventre è arroton-
dato ed è percorso da un sottile solco, poco pro-
fondo. L’ornamentazione è costituita da coste bi-
forcate, debolmente proverse, con punto di bifor-
cazione a circa metà del fianco. Le coste secon-
darie sono poco divergenti fra di loro e procedono
quasi radialmente verso la regione ventrale, dove
si interrompono. La linea di sutura non è visibile.
La specie è conosciuta negli strati ad Aspidoceras
acanthicum del Kimmeridgiano superiore e nel
Titonico inferiore della Tetide mesogea (ZITTEL,
1870; DEL CAMPANA, 1905; OLOÒRIZ SAEZ, 1978).
L’esemplare studiato proviene dalla Maiolica.
Sottofamiglia Neocomitinae Spath, 1924
Genere Neocosmoceras Blanchet, 1922
Il genere fu istituito da BLANCHET nel 1922, sul-
l’Hoplites sayni Simionescu, 1899/1900, per am-
moniti a sezione poligonale, ornate da coste ro-
buste e proverse, con tre serie di tubercoli; tra
le coste principali sono presenti coste secondarie
irregolari. Regione sifonale concava, liscia, con
grossi tubercoli che sulla camera d’abitazione pos-
sono divenire spinescenti. 5
Secondo l'Autore, Neocosmoceras deriverebbe
dal genere calloviano Kosmoceras Waagen, 1869
(= Cosmoceras NEUMAYR, 1869) per le evidenti
somiglianze morfologiche, fra cui la tritubercola-
zione dell’ornamentazione.
MAZENOT (1939, pp. 177-182) riesaminò il genere
di BLANCHET e ne diede una nuova diagnosi. Il
genere risulta così formato da ammoniti con con-
chiglie generalmente piccole, appiattite, discoidali,
dotate di ornamentazione molto caratteristica, for-
mata nell’adulto da coste larghe, diritte, poco pro-
verse, interrotte sulla regione esterna e munite,
ciascuna, di tre distinti tubercoli. Di questi, gli
ombelicali sono i più vigorosi, mentre i sifonali
possono avere anche grande sviluppo, fino a di-
venire spinosi. Linea di sutura generalmente
semplice.
Secondo MAZENOT, l'ipotesi. di BLANCHET di una
derivazione di Neocosmoceras dal genere di WAA-
GEN non è sostenibile; è vero infatti che tutti e
due i generi presentano il carattere dell’ornamen-
tazione tritubercolata, ma in Kosmoceras questi
tubercoli sono più vigorosi nell’individuo giovane
e si attenuano poi nell’adulto; esattamente il con-
trario di quanto avviene in Neocosmoceras, nel
quale i tubercoli sono più sviluppati nell’età adul-
ta. In Kosmoceras, inoltre, l’ornamentazione è più
fine e la linea lobale è priva dei lobuli in Ly e Lo,
come nel genere di BLANCHET. MAZENOT respinse
anche l’ipotesi di un fenomeno di convergenza, so-
stenuta da PERRIN SMITH (1927, in ZITTEL), egli
concorda invece con l’idea di ROMAN (1938, p. 333),
secondo cui Neocosmoceras deriverebbe dal grup-
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 327
po delle Berriasellinae e più precisamente da Ber-
riasella Uhlig, 1905, che ha la stessa linea lobale.
MAZENOT sostenne infatti che molti Neocosmoce-
ras ricordano, come ornamentazione, le Berria-
selle dei gruppi di Berriasella chaperi e Berria-
sella malbosi, pur possedendo una evoluzione on-
togenetica più rapida; inoltre i tubercoli delle
Neocosmoceras deriverebbero dall’ornamentazione
di Berriasella pouyannei (Pomel, 1899).
Il genere è conosciuto nel Berriasiano del Sud Eu-
ropa, del Nord Africa, della Crimea, dell'Himalaya
e dell'Argentina.
Neocosmoceras ambiguum Mazenot, 1939
(Tav. XXXVII, Fig. 4)
1939 - Neocosmoceras ambiguum Mazenot, p. 190, tav. XXX,
Lpd ava XXXI 1971
Ascrivo a questa specie un solo esemplare
(n° i5780), usurato e mancante di parte della ca-
mera d’abitazione, con le seguenti misure:
tinue d’allure sinusoidale » da parte dei tubercoli
ombelicali per fusione delle loro basi, caratteristi-
che non visibili nell’esemplare studiato, che si
distacca dal tipo di MAZENOT anche per le sue
dimensioni. i
Posizione stratigrafica - Berriasiano. L’esemplare
in studio proviene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - La specie è conosciuta nel-
la Tetide mesogea.
Neocosmoceras bituberculatum n.sp.
(Tav. XXXVII, Figg. 2, 5)
Derivatio nomimis - Il nome deriva dalla presenza
di sole due file di tubercoli.
Materiale - Due esemplari (n° 15782, 15783), in
buono stato di conservazione.
Olotipo - Esemplare n° i5782, con le seguenti mi-
sure:
15782 T4 29 28 DEri 0,391
15780 183 70 59 DJ 0,382
Conchiglia appiattita, moderatamente evoluta, con
ombelico ampio e poco profondo, bordo ombeli-
cale arrotondato e parete ombelicale molto ripida.
I fianchi della spira sono leggermente bombati e
convergono verso una regione sifonale stretta e
debolmente appiattita. Sezione della spira allun-
gata, con massimo spessore a livello del bordo om-
belicale. L’ornamentazione dei giri interni e medi
è formata da coste generalmente biforcate, pro-
verse, ad andamento debolmente falcoide. Sono
presenti coste accessorie che si originano a circa
metà del fianco, e rare coste trifide. La parte om-
belicale della costa è più pronunciata e forma un
piccolo tubercolo. Con l’avvento della camera d’abi-
tazione l’ornamentazione si modifica, con l’ingros-
samento dei tubercoli ombelicali e la comparsa di
grossi tubercoli laterali e ventrali. Le coste si
fanno più spesse e distanziate, biforcandosi all’al-
tezza del tubercolo laterale. Nell'ultima parte del-
l’ultima loggia conservata, le coste si distanziano
ulteriormente, diventando però più deboli e in-
distinte.
La linea lobale non è osservabile.
Osservazioni - MAZENOT, nella descrizione origina-
ria della specie parla della sparizione dei tuber-
coli laterali della formazione di una « chaîne con-
Paratipo - Esemplare n° i5783, che presenta le
seguenti misure:
15783 84 33 29 nr. 0,392
Diagnosi - L’olotipo presenta conchiglia evoluta,
ombelico ampio con bordo ombelicale arrotondato
e parete ombelicale ripida. La spira è alta, con
pareti debolmente arrotondate, convergenti verso
Fig. 9. — Neocosmoceras bituberculatum.
128 F. ROSSI
la regione ventrale appiattita. La sezione della
spira è allungata con il massimo spessore a li-
vello periombelicale. L’ornamentazione è caratte-
ristica e fortemente differenziata nello sviluppo.
Verso la fine della parte settata della conchi-
glia (i giri precedenti non sono visibili), essa ;
è formata da una serie di grossi tubercoli che
partono dal bordo ombelicale e terminano ‘a
metà della parete; da essi si dipartono due coste
radiali, più marcate nella regione ventrale; al-
cune di queste formano dei tubercoli ventrali. Tra
i tubercoli ombelico-laterali, ci sono da due a quat-
tro coste semplici, anche queste sono più marcate
nella regione ventrale. Tutte le coste sono inter-
rotte da una larga banda sifonale. La camera
d’abitazione presenta un distanziamento progres-
sivo dei tubercoli ombelico-laterali, da cui si di-
partono da una a tre coste radiali, terminanti con
un grosso tubercolo ventrale. Le coste intermedie
scompaiono. s
La linea lobale, conosciuta solo nella sua parte
ventrale, è formata da un corto lobo sifonale, dal-
la prima sella laterale tozza e molto grande, con
il lobo ausiliario centrale più profondo degli altri,
dal primo lobo ausiliario profondo e trifido.
Il secondo esemplare (n° i5783) differisce dall’olo-
tipo per avere le coste meno diritte, meno pro-
verse, meno marcate nella regione ventrale, non
interrotte da una larga banda sifonale.
Osservazioni - La nuova specie si differenzia net-
tamente dai Neocosmoceras conosciuti per l’orna-
mentazione costituita da due sole serie di tuber-
coli: una serie ombelico-laterale, molto sviluppata,
e una serie ventrale. I tubercoli ombelico-laterali
derivano, a mio parere, dalla fusione dei tuber-
coli ombelicali e dei tubercoli parietali dei Neo-
cosmoceras classici. Nella nuova specie, inoltre,
le coste che si originano dai tubercoli ombelico-
laterali sono sempre fascicolate, a gruppi di due
o di quattro, raramente a gruppi di tre.
Posizione stratigrafica - L’olotipo proviene dalla
Maiolica del Titonico superiore-Berriasiano infe-
riore, mentre il paratipo proviene dal Grigio Am-
monitico del Kimmeridgiano superiore-Titonico
inferiore.
Laevaptychus latus (Parkinson, 1811)
(Tav. XXXVII, Fig. 1)
1873 - Aptychus latus (Parkinson) - NEUMAYR, pp. 149,
152, .216, 217.
1875 - Aptychus latus (Parkinson) - FAVRE, p. 47,
tav. VII, figg d'-3;
1877 - Aptychus latus (Parkinson) - FAVRE, p. 70.
1881 - Aptychus latus (Parkinson) - PARONA, p. 8.
1905 - Aptychus latus (Parkinson) - DEL CAMPANA,
ZA
1931 - Laevaptychus latus (Parkinson) - TRAUTH, p. 66,
VALVE LIRE
Un solo esemplare (n° i5982) di 61mm di lun-
ghezza e di 41 mm di larghezza. Aptico con valva
larga e moderatamente spessa; superficie esterna
finemente coperta da pori.
Posizione stratigrafica - Titonico; spesso è stata
rinvenuta negli strati ad Aspidoceras acanthicum.
L’esemplare studiato proviene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
Punctaptychus punctatus (Voltz, 1837)
(lla ve eXeXSXGVEISEAL p-M06112))
1869 - Aptychus punctatus Voltz - ZIitTEL, p. 52, tav. I,
int 115),
1870 - Aptychus punctatus Voltz - GEMMELLARO G. G.,
PAZ ave ero lo(64
1875 - Aptychus punctatus Voltz - FAVRE, p. 49, tav. VII,
Ti CES
1905 - Aptychus punetatus Voltz - DEL CAMPANA, p. 127.
1962 - Punctaptychus punetatus (Voltz) - CUuzzi, p. 48,
ven IL sole il 2, 8
Un solo esemplare (n° i5983) di 42 mm di lun-
ghezza e di circa 16 mm di larghezza. Aptico con
valva percorsa da sottili pieghe oblique sovrap-
poste; nei solchi intermedi è grossolanamente
punteggiata.
Distribuzione stratigrafica - Titonico. L’esempla-
re studiato proviene dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
BRACHIOPODA
Famiglia Pygopidae Muir-Wood, 1965
emendata Dieni & Middlemiss, 1975
Sottofamigia Pygopinae Dieni & Middlemiss, 1975
Genere Triangope Dieni & Middlemiss, 1981
Il genere è stato istituito nel 1981 da DIENI e
MIDDLEMISS, con specie-tipo del genere Terebra-
tula triangulus Valenciennes in Lamark, 1819, con
la seguente diagnosi: « Pygopinae con umbone da
subretto a incurvato; foramen ovale; deltidium
molto piccolo o invisibile; spigoli moderatamente
AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE
acuti. Conchiglia triangolare, imperforata. Piano
della cerniera leggermente convesso; base della
crura emessa dorsalmente dalla estremità ante-
riore del piano della cerniera » (p. 39).
Il genere è conosciuto dal Kimmeridgiano supe-
riore (?) al Berriasiano inferiore.
Triangope iriangulus (Valenciennes, 1819)
(Tav. XXXV, Figg. 10, 11; Tav. XXXVI, Fig. 6)
1869 - Terebratula triangulus Lamark - ZITTEL, p. 149.
1870 - Terebratula triangulus Lamark - ZIiTTEL, p. 131.
1905 - Terebratula triangulus Lamark - DEL CAMPANA,
DARI
1966 - Pygope triangulus (Lamark) - GEYSSANT, p. 79,
CAVAMSIONER TORA
1981 - Triangope triangulus (Valenciennes) - DIENI & MIp-
DLEMISS, p. 40}/tav. diga bp ubav.nib, figg) 1e65
EAvagosgrioaeio
Ascrivo a questa specie un solo individuo com-
pleto (n° i5985) e dodici individui frammentari
- BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 129
(15984, i5986, i5987, 15988, 15989, 15990, 15991,
15992, i5993, 15994, i5995, 15996). L’esemplare mi-
gliore ha le seguenti dimensioni:
L W IL L/W L/T
15985 26 22 12,5 1,181 2,080
Conchiglia da triangolare a triangolare-tondeg-
giante, spessa, con commissura anteriore da di-
ritta a solcata e commissure laterali da diritte a
sigmoidali. Nei due esemplari (n° 15992 e i5995)
sono visibili le impronte dei canali del mantello.
Posizione stratigrafica - Titonico. DEL CAMPANA
(1905) lo cita negli strati ad Aspidoceras acanthi-
cum. Gli esemplari studiati provengono dal Grigio
Ammonitico e dalla Maiolica.
Distribuzione areale - Tetide mesogea.
CONCLUSIONI
x
Il Titonico è caratterizzato da una differen-
ziazione faunistica molto marcata, per cui le opi-
nioni dei paleontologi concernenti i dominii e le
provincie faunistiche sono sempre state varie e
spesso contradittorie.
Fra le molte ricostruzioni paleobiogeografiche
proposte, le più importanti sono state quelle di
UHLIG (1911) che ammetteva l’esistenza di quat-
tro dominii faunistici (boreale, mediterraneo-cau-
casico, himalayano, andino o sud-andino); ARKELL
(1956) che ne riconosceva solo tre (boreale, me-
sogeo, suddiviso nelle provincie mediterranea,
himalayana-maori, etiope; e pacifico); STEVENS
(1967) ne ammetteva solo due, boreale e meso-
geo, con l’ipotesi del dualismo paleobiogeografico;
ENAY (1972) propose l’esistenza di tre dominii
faunistici (boreale, mesogeo, perigondwanico), sud-
divisi in sette provincie.
Tra le ricostruzioni accennate, quella di ENAY
mi sembra la più completa e la più organica e
viene qui schematicamente riassunta.
Domimo boreale - Corrisponde alle attuali re-
gioni artiche. E’ suddiviso in due provincie di-
stinte.
— Provincia boreale s. st., limitata alle regio-
ni periartiche attuali (Canada artico, Siberia set-
tentrionale, bacino della Petchora, Spitzberg ecc.)
è caratterizzata dal genere Buchia e da una fauna
poco variata di Perisfintidi (Pavlowia, Dorsopla-
nites, Laugeites).
— Provincia sub-boreale, comprende la cordi-
gliera canadese, l'Europa del Nord Ovest, la piat-
taforma dell’Europa orientale (Polonia e Russia).
La fauna è sempre caratterizzata dal genere Bu-
chia, a cui è associata una fauna più ricca e più
variata. della provincia precedente, con Pectina-
tites, Virgatosphinetes, Wheatleyites, Zaraiskites
e Ilovaiskya (= Subplanites?) per il Titonico in- .
feriore; Laugeites, Virgatites, Dorsoplanites, Epi-
virgatites, Zaraiskites per il Titonico superiore.
Dominio mesogeo - Comprende essenzialmente
il mediterraneo attuale, con le terre che lo circon-
dano, spingendosi verso la Crimea e il Caucaso.
Vengono riconosciute due provincie faunistiche, la
provincia mediterranea che coincide con i terreni
interessati dall’orogenesi alpina (comprese le Alpi
Dinariche) e la provincia submediterranea, che
F. ROSSI
si estende a nord, sulla Francia del S.E., sulla
Germania meridionale, sui Prebalcani, sulla Cri-
mea, e a sud su tutto il Nord Africa e il Vicino
Oriente. Il Titonico inferiore è caratterizzato da
un grande sviluppo della famiglia delle Peri
sphinctidae, associata a Taramelliceras, Neoche-
toceras, Glochiceras, Haploceras, Aspidoceras, Hy-
bonoticeras e a quasi tutte le Simoceratinae. Le
faune del Titonico superiore sono molto ricche e
varie, formate da Berriasellinae, Proniceras, Spi
ticeras, accompagnate da Oppeliidae, Haploceras,
Phylloceras e Lytoceras quali membri accessori,
per le zone a nord del Mediterraneo; da Hima-
layitinae, associate a Tithopeltoceras, Djurjurice-
ras, Simoceras, Haploceras, Phylloceras, Lytoce-
ras, (Proniceras e Spiticeras come membri acces-
sori), per le zone a sud del Mediterraneo.
Verso Est gli elementi mesogei sono cono-
sciuti fino a Elbourz e al Kurdistan, dove sono
associati a faune tipicamente perigondwaniche.
Verso Ovest le faune mesogee si estendono fino
al Messico, con carattere decisamente submediter-
raneo. Specie di questo dominio sono state ritro-
vate anche in California, Perù, Argentina.
Il Kurdistan merita una citazione a parte; as-
sociate a forme tipicamente mesogee (Hybonoti-
ceras, Pseudolissoceras) sono presenti specie pro-
prie di questa regione, quali Nannostephanus,
Nothostephanus, Oxylenticeras, Cochlocrioceras;
Phanerostephanus, conosciuto inizialmente in que-
sta regione, è stato successivamente ritrovata an-
che nella provincia submediterranea e in quella
etiopica.
Dominio perigondwanico o australe - Questo
dominio viene definito dalle faune che popolavano
i bordi delle terre gondwaniche e i bracci di mare
che lo attraversavano. Queste faune hanno nume-
rosi caratteri comuni tra di loro, come ad esem-
pio alcuni generi perisfintici (Katroliceras, Tor-
quatisphinetes, Pachisphinetes, Virgatosphinctes)
e alcuni generi tipici del Titonico superiore (Ly-
tohoplites, Blanfordiceras, Paraboliceras). Questo
dominio è diviso in tre provincie.
— Provincia himalayana, comprende l’attuale
catena dell’Himalaya, l’Insuliandia, la Nuova Gui-
nea, l'Australia e la Nuova Zelanda. Può essere
definita dalle faune del Titonico superiore degli
« Spiti Shales ». Le faune di questa provincia si
impoveriscono progressivamente e certi generi
(Blanfordiceras, Haplophylloceras) non sono co-
nosciuti oltre la Nuova Guinea.
—— Provincia etiopica, comprende l’attuale Etio-
pia, la Somalia, il Madagascar, l'Arabia, la Persia
centrale, lo Afganistan. E’ caratterizzata da faune
estremamente ricche, che mostrano strette affinità
con le faune mesogee e con le.faune himalayane.
Tra gli elementi più caratteristici possiamo citare
Hybonoticeras accompagnato dai generi mediter-
ranei Taramelliceras, Aspidoceras, Neochetoceras,
Subplanites. Tra i generi himalayani sono pre-
senti Torquatisphinetes, Katroliceras, Lytohopli-
tes, Aulacosphinctes, Blanfordiceras. La provincia
etiope può essere considerata come una provincia
di transizione tra quella submediterranea e quella
himalayana.
— Provincia andina, comprende l’attuale Ame-
rica centrale e meridionale. Anche questa provin-
cia faunistica può essere distinta in base ai suoi
caratteri di « faune di transizione ». Associate alle
forme locali Dickersonia (Cuba), Windhausenice-
ras e Hemaispiticeras (Argentina), sono conosciute,
fino al nord della Patagonia, generi tipici delle
faune himalayane (Blanfordiceras, Lytohoplites),
mentre elementi mesogei (Pseudolissoceras, Simo-
ceras, Hybonoticeras, Aspidoceras gr. cyclotum-
neoburgense), che appaiono in Argentina, diven-
gono preponderanti in Perù.
La fauna proveniente dal Passo del Furlo è
una tipica fauna del dominio mesogeo, con ele-
menti caratteristici sia della provincia mediterra-
nea (Aspidoceras, Simoceras, Hybonoticeras, Vir-
gatosimoceras) sia della provincia submediterra-
nea (Lemencia, Paraberriasella, Djurjuriceras,
Spiticeras). Sono presenti inoltre generi tipici di
altri dominii, mai segnalati prima tra le faune
mesogee. Essi sono caratterizzati da un numero
limitatissimo di specie e di individui (spesso uno
solo) e la loro incidenza percentuale nel contesto
dell'intera fauna è pressochè irrilevante; la loro
presenza deve essere considerata come puramente
occasionale e non come la testimonianza di avve-
nute migrazioni (PINNA & LEVI-SETTI, 1971).
I generi in questione sono Pectinatites Buckman
e Pavlowia Iovaisky, tipici del dominio boreale;
Nothostephanus Spath e Blanfordiceras Cossmann,
caratteristici della provincia himalayana del do-
minio perigondwanico e Hemispiticeras Spath,
con la specie Hemispiticeras cfr. steinmanni
Steuer, tipica della provincia andina dello stesso
dominio perigondwanico. Al di fuori dell’ Argen-
tina esiste una sola citazione di quest’ultimo ge-
nere (OLORIZ & TAVERA, 1979a, b).
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AMMONITI DEL KIMMERIDGIANO SUPERIORE - BERRIASIANO INFERIORE DEL PASSO DEL FURLO 135
TABELLA 1.
E È
e d E
E2) Si S pa
Distribuzione delle specie È 5 È È E È sÈ 2 È
CA gg e SR
QE #3 G8 82 # 5
Phylloceras empedoclis subsp. furlensis ° °
Phylloceras isotypum subsp. apenninica o ° °
Phylloceras serum ° ° o
« Phylloceras » cfr. consaguineum o °
Calliphylloceras leiokoclos °
Calliphylloceras kochi ° °
Calliphylloceras cfr. canavarii o e
Holcophylloceras zignodianum ° °
Ptychophylloceras ptychoicum e ° °
Lytoceras montanum ° °
Lytoceras polycyclum O ° o
Lytoceras orsini ° o
Protetragonites quadrisulcatum o ° © e
Haploceras elimatum ° ° 0) °
Haploceras staszycii o ° °
Haploceras cfr. staszycii
Haploceras verruciferum °
« Haploceras » carachtheis ° ° °
Neolissoceras grasi o ° ° o
Taramelliceras (Metahaploceras) cfr. nodosiusculum ° °
Streblites plicodiscus ° ° °
Substreblites sp. °
Aulacostephanus sp. °
Katroliceras inornatum O) °
Parapallasiceras praecox ) o °
Parapallasiceras cfr. pseudocontiguus ° o
Djurjuriceras tuberculatum ° O
Pectinatites (Pectinatites) cfr. inconsuetus o
Pectinatites (Pectinatites) sp. O
Paraberriasella cfr. blondeti °
Paraberriasella cfr. pseudocallistoide © °
Paraberriasella sp. °
Lemencia cfr. parvula e °
136 F. ROSSI
TABELLA 2.
E S
& fc: z
ss Ci È c
Distribuzione delle specie È È È È È 5 s È È È
Gulli pi
QE &8 BE EE È S
Phanerostephanus subsenex ° °
Phanerostephanus hudsoni ° °
Phanerostephanus dalmasiformis 0) °
Phanerostephanus sp. °
Nothostephanus kurdistanensis ° °
Pavlowia (Pavlowia) iastrensis primaria ° °
Aspidoceras (Aspidoceras) acanthicum C) ° 0)
Aspidoceras (Aspidoceras) cfr. diplodesmum ©
Aspidoceras (Aspidoceras) cfr. zeuschneri o °
Aspidoceras (Pseudowaagenia) acanthomphalum acanthomphalum O - °
Aspidoceras (Pseudowaagenia) cfr. microplum ° °
Physodoceras neoburgense subsp. neoburgense o
Physodoceras neoburgense subsp. cyclotum o °
Physodoceras (?) cfr. montesprini ° 0) |
Pseudosimoceras cfr. stenonis o O |
Pseudosimoceras sp. ‘0 ° |
Virgatosimoceras cfr. rothpletzi ° |
Virgatosimoceras simplicicostatum . ° °
Virgatosimoceras albertinum |
Stmoceras (Simoceras) volanense O ° °
Simoceras (Lytogyroceras) lytogirus o
Simoceras (Lytogiroceras) subbeticum ° °
Simoceras (Simolytoceras) biruncinatum 0)
Hybonoticeras (Hybonoticeras) hybonotum ® o 0)
Hybonoticeras (Hybonoticeras) pressulum verestoicum
Spiticeras (Spiticeras) spitiense ° °
Spiticeras (Spiticeras) speciosus °
Spiticeras (Spiticeras) cfr. speciosus o
Spiticeras (Spiticeras) bulliformis o
Spiticeras (Spiticeras) sp. ì °
Berriasella cfr. moravica °
Berriasella cfr. garnieri °
Berriasella cfr. callisto ®
Berriasella privasensis i O O
Dalmassiceras cfr. dalmasi i e ° °
Blanfordiceras uhligi o ° ?
‘ Hemispiticeras cfr. steinmanni °
« Aulacosphintes » aff. rectefurcatus ° 0)
Neocosmoceras ambiguum ° ° ° o
Neocosmoceras bituberculatum ° °
TAVOLE
Fig.
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doi Do 8
TAVOLA XXX
«Phylloceras > cfr. consaguineum Gemmellaro, 1876. MM i5649 (Xx 0,65).
Phylloceras empedoclis Gemmellaro, 1872 subsp. furlensis n. subsp., para-
tipo. MM 15625 (x 0,60).
Ptychophylloceras ptychoicum (Quenstedt, 1845). MM i5666 (X 1).
Calliphylloceras cfr. canavari (Meneghini, 1879). MM i5691 (CC
Calliphylloceras leiokoclos n. sp., paratipo. MM 15661 (x 1).
Phylloceras empedoclis Gemmellaro, 1872 subsp. furlensis n. subsp., olotipo.
MM 15686 (x 0,65).
Phyloceras serum (Oppel, 1865). MM i5651 (x 1).
Ptychophylloceras ptychoicum (Quenstedt, 1845).
Holcophylloceras zignodianum (d’Orbigny, 1844). MM 15639 (x 0,50).
Phylloceras empedoclis Gemmellaro, 1872 subsp. furlensis n. subsp., para-
tipo. MM i5685 (x 0,60).
Phylloceras isotypum (Benecke, 1865) subsp. apenninica Canavari, 1896.
MM 15748 (x 1).
Calliphylloceras leiokoclos n.sp., paratipo. MM 15657 (x 1).
Calliphylloceras kochi (d’Orbigny, 1865). MM i5688 (Xx 0,50).
Calliphyloceras leiokoclos n.sp., paratipo. MM i5658 (x 1).
(Foto L. Spezia, stampa G. Calabria)
F. ROSSI - Ammoniti del Kimmeridgiano superiore -Berriasiano inferiore ecc. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ. |
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXX
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fS SO
TAVOLA XXXI
Lytoceras montanum (Oppel, 1865). MM i5809 (x 1).
Calliphylloceras leiokoclos n.sp., olotipo. MM i5662 (x 1).
« Haploceras » carachtheis TR 1846). MM 15646 (x 1).
Holcophylloceras zignodianum (d’Orbigny, 1844). MM i5638 (x 1).
Lytoceras polycyclum Neumayr, 1872. MM i5862 (x 1).
Haploceras cfr. staszycii (Zeuschner, 1846). MM i5626 (x 1).
Haploceras verruciferum (Meneghini). MM i5673 (x 1).
Haploceras staseyci (Zueschner, 1846). MM 15645 (x 1).
Lytoceras montanum (Oppel, 1865). MM 15808 (x 10%
Lytoceras orsini Gemmellaro, 1872. MM i5899 (x 0,65).
Haploceras elimatum (Oppel, 1865). MM 15682 (x 0,60).
Haploceras elimatum (Oppel, 1865). MM i5617 (x 1).
Protetragonites quadrisulcatum (d’Orbigny, 1810). MM 15868 (x 1).
Protetragonites quadrisulcatum (d’Orbigny, 1810). MM i5876 (x 1).
- Protetragonites quadrisulcatum (d’Orbigny, 1810). MM i5869 (x 1).
(Foto L. Spezia, stampa G. Calabria)
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAV. XXXI
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TAVOLA XXXII
. — « Parapallasiceras » cfr. pseudocontiguus Donze & Enay, 1961. MM 15981
(GALE
. — Parapallasiceras praecox (Schneid, 1915). MM 15644 (x 1).
. — Substreblites sp. MM 15760 (x 1).
Aulacostephanus sp. MM 15761 (x 1).
Paraberriasella sp. MM 15794 (x 1).
Katroliceras inornatum n.sp., olotipo. MM 15784 (x 1).
Haploceras verruciferum (Meneghini) MM i5669 (x 1).
Neolissoceras grasi (d’Orbigny, 1841). MM 15692 (x 1).
. — Djurjuriceras tuberculatum n. sp., olotipo MM 15769 (x 1).
. — Taramelliceras (Metahaploceras) cfr. nodosiusculum (Fontannes, 1879).
MM i5694 (x 1).
. — Streblites plicodiscus (Waagen, 1875). MM 16764 (x 1).
. — Virgatosimoceras albertium (Catullo, 1853). MM i5690 (x 1).
. — Virgatosimoceras albertium (Catullo, 1853).
(Foto L. Spezia, stampa G. Calabria)
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAV. XXXII |
TAVOLA XXXIII
_
Phanerostephanus dalmasiformis Spath, 1950. MM 15797 (x 0,45).
Hemispiticeras cfr. steinmamni (Steuer, 1897). MM 15777 (x 1).
Pectinatites (Pectinatites) sp. juv. MM 15723 (x 0,65).
Blanfordiceras uhligi n. sp., olotipo. MM i50778 (x 1).
Portia (Pectinatites) cfr. inconsuetus Cope, 1967. MM 15722 (x 0,50).
Aulacosphinetes cfr. rectefurcatus (Zittel, 1870). MM 15776 (x 1).
Phanerostephanus subsenex Spath, 1950. MM 15774 (x 0,52).
Paraberriasella cfr. blondeti Donze, 1948. MM i5721 (x 0,65).
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
E,
Lemencia cfr. parvula (Donze & Enay, 1961). MM 15795 (x 1).
-
S
Phanerostephanus sp. MM 15775 (x 0,65).
ig. 11. — Paraberriasella cfr. pseudocallistoide Donze & Enay, 1961 (x 1).
ig. 12. — Phanerostephanus hudsoni Spath, 1950. MM 15796 (x 0,50).
(Foto L. Spezia, stampa G. Calabria)
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i Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAv. XXXIII
TAVOLA XXXIV
. — Hybomnoticeras (Hybonoticeras) pressulum verestoicum (Herbich, 1878).
MM 15696 (x 0,50).
Aspidoceras (Pseudowaagenia) cfr. microplum (Oppel, 1863). MM i5780
(Xx 1).
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1863) subsp. cyclotum (Oppel, 1868).
MM 15724 (x 1).
Hybonoticeras (Hybonoticeras) pressulum verestoicum (Herbich, 1878).
MM 15731 (x 0,65).
Aspidoceras (Aspidoceras) acanthicum (Oppel, 1863). FLC (x 0,65).
Aspidoceras (Aspidoceras) cfr. zeuschneri Zittel, 1870. MM 15717 (x 1).
Aspidoceras (Aspidoceras) diplodesmum Gemmellaro, 1872 (Xx 1).
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1863) subsp. neoburgense (Oppel, 1868).
MM 15718 (x 0,70).
Nothostephanus kurdistanensis Spath, 1950. MM 15766 (x 0,60).
Aspidoceras (Aspidoceras) cfr. zeuschneri Zittel, 1870. MM 15716 (x 1).
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1863) subsp. cyclotum (Oppel, 1863).
DEGREE
(Foto L. Spezia, stampa G. Calabria)
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È Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAv. XXXIV
TAVOLA XXXV
Simoceras (Lytogyroceras) subbeticum Olbriz Séez, 1978. MM i5742 (x 1).
Simoceras (Lytogyroceras) subbeticum Olériz S&ez, 1978. MM 15743 (QCD
Berriasella cfr. garnieri Mazenot, 19389. MM i5787 (x 1).
Virgatosimoceras simplicicostatum n.sp., olotipo. MM i5779 (x 0,68).
Pseudosimoceras cfr. stenonis (Gemmellaro, 1879). MM i5762 (x 1).
Simoceras (Simolytoceras) biruncinatum (Quenstedt, 1847). MM i5746
©1)5
Pseudosimoceras sp. MM 15768 (x 1).
Virgatosimoceras cfr. rothpletzi (Schneid, 1915). MM i5763 (x 1).
Physodoceras (?) cfr. montesprini (Canavari in Meneghini, 1879). MM
10715 (Xx 1).
Triangope triangulus (Valenciennes, 1819). MM i5985 (x 1).
Triangope triangulus (Valenciennes, 1819). MM i5987 (x 1).
Simoceras (Simoceras) volanense (Oppel, 1863) MM i5789 (x 1).
Physodoceras neoburgense (Oppel, 1863) subsp. neoburgense (Oppel, 18683).
MM 15726 (x 1).
(Foto L. Spezia, stampa G. Calabria)
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAV. XXXV
TAVOLA XXXVI
. — Simoceras (Simolytoceras) lytogyrus (Zittel, 1870). MM i5744 (x 1).
. — Spiticeras (Spiticeras) spitiense (Blanford, 1863). MM 15700 (x 1).
.8. — Spiîticeras (Spiticeras) spitiense (Blanford, 1863). MM 15702 (x 1).
. — Berriasella cfr. moravica (Oppel, 1868). MM 15786 (x 1).
5. — Spiticeras (Spiticeras) bulliformis (Uhlig, 1908). MM 15720 (x 1).
. — Triangope triangulus (Valenciennes, 1819) MM 15992 (x 1).
..— Spiticeras (Spiticeras) sp. MM 15714 (x 1).
. — Spiîticeras (Spiticeras) spitiense (Blanford, 1863). MM i5709 (x 0,55).
9. — Spiticeras (Spiticeras) speciosus (Uhlig, 1903). MM 15695 (x 0,42).
Spîticeras (Spiticeras) cfr. speciosus (Uhlig, 1903). MM 15713 (x 1).
STRA (Spiticeras) spitiense (Uhlig, 1903). MM 15703 (x 1).
. — Punctaptychus punctatus (Voltz, 1837). MM 15983 (x 1).
. — Hybonoticeras (Hybonoticeras) hybonotum (Oppel, 1868). MM i5719' (x 1).
(Foto L. Spezia, stampa G. Calabria)
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Storia nat. Milano - Vol. XXIII - Tav. XXXVI
TAVOLA XXXVII
Laevaptychus latus (Parkinsons, 1811). MM 15982 (x 1).
Neocosmoceras bituberculatum n.sp., paratipo MM i5783 (x 0,65).
Berriasella privasensis (Pictet, 1867). MM 15790 (x 1).
Neocosmoceras ambiguum Mazenot, 1939. MM i5780 (x 0,45).
Neocosmoceras bituberculatum n.sp., olotipo MM i5782 (x 1).
Berriasella privasensis (Pictet, 1867). MM 15788 (x 1).
Pavlowia (Pavlowia) cfr. iastrensis primaria INovaisky, 1924. MM 15765
(EG)
Berriasella cfr. callisto (d’Orbigny, 1847). MM i5791 (x 1).
Dalmasiceras cfr. dalmasi (Pictet, 1867). MM 15781 (x 0,37).
(Foto L. Spezia, stampa G. Calabria)
F. ROSSI - Ammoniti del Kimmeridgiano superiore - Berriasiano inferiore ecc. Memorie Soc. ital. Sci. nat. e Museo civ.
Storia nat. Milano - Vol. XXIII - TAv. XXXVII
Direttore responsabile: Prof. CESARE Cowci — Registrato al Tribunale di Milano al N. 6694
VOLUME XII.
I - VIALLI V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli
superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo).
pp. 1-70, 4 figg., 6 tavv.
II - VENZO S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte I: Tratto occidentale
Gardone-Desenzano. pp. 71-140, 14 figg., 6 tavo.,
1 carta.
III - ViaLLI V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte
Albenza (Bergamo). pp. 141-188; 2 figg., 5 tavv.
‘VOLUME XIII.
I - VeNnzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte II. Tratto orientale
Garda-Adige e anfiteatro atesino di Rivoli veronese.
pp. 1-64, 25 figg., 9 tavv., 1 carta.
II - PINNA G., 1963 - Ammoniti ‘del Lias superiore (Toar-
ciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Merca-
ticeras, Pseudomercaticeras e Brodicia. pp. 65-98,
2 figg., 4 tav.
III - ZANZUCCHI G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) di Entratico in Val Cavallina (Berga-
masco orientale). pp. 99-146, 2 figg., 8 tav.
VOLUME XIV.
I- VeNzo S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all’ Adige.
pp. 1-82, 11 figg., 4 tavv., 1 carta.
II - PINNA G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano). dell’ Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia
Dactylioceratidae. pp. 838-136, 4 tav.
III - Dini I., MASSARI F. e MONTANARI L., 1966 - Il Paleo-
gene dei dintorni di Orosei (Sardegna). pp. 187-184,
5 figg., 8 tavv.
VOLUME XV.
I - CARETTO P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni
Briozoi pliocenici, precedentemente determinati quali
Idrozoi del genere Hydractinia Van Beneden. pp. 1-
88, 27 figg., 9 tavv.
Tre DIENI I. e MASSARI F., 1966 - Il Neogene e il Quater-
nario dei dintorni di Orosei (Sardegna). pp. 89-142,
8 figg., 7 tavv.
III - BARBIERI F. - TACCARINO S. - BARBIERI F. & PETRUCCI F.,
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-
Parmense-Reggiano. pp. 143-188, 20 figg., 8 tavv.
VOLUME XVI.
I - CarETTO P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio
del metodo statistico e nuova classificazione dei Ga-
steropodi pliocenici attribuibili al Murex brandaris
Linneo. pp. 1-60, 1 fig., 7 tabb., 10 tavv.
II - SACCHI VIALLI G. e CANTALUPPI G., 1967 - I nuovi fos-
sili di Gozzano (Prealpi piemontesi). pp. 61-128,
80 figg., 8 tavv.
TII - PIGORINI B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare
Adriatico. pp. 129-200, 18 figg., 4 tabb., 7 tavv.
VOLUME XVII.
I - PINNA G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell'Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie Ly-
toceratidae, Nannolytoceratidae, Hammatoceratidae
(excl. Phymotoceratinae), Hildoceratidae (excl. Hîil-
doceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 tavv. n.t.,
6 figg., 6 tavv.
TI - VENZO S. & PeLOSIO G., 1968 - Nuova fauna a Ammo-
noidi dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brem-
bana (Bergamo). pp. 71-142, 5 figg., 11 tavv.
III - PeLOSIO G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toar-
ciano) dell'Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildo-
ceras, Phymatoceras, Paroniceras e Frechiella. Con-
clusioni generali. pp. 148-204, 2 figg., 6 tavo.
VOLUME XVIII.
I - PINNA G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate
da Giuseppe Meneghini nelle Tavv. 1-22 della « Mo-
nographie des fossiles du calcaire rouge ammoni-
tique » (1867-1881). pp. 5-22, 2 figg., 6 tav.
TI - MONTANARI L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Goz-
zano (Lago d’Orta). pp. 23-92, 42 fgg., 4 tavv. nt.
III - PeTtRUCCI F., BORTOLAMI G. C. & Dar PIAaz G. V.,
1970 - Reerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-
Avigliana (Prov. Torino) e sul suo substrato cri-
stallino. pp. 98-169, con carta a colorì al 1:40.000,
14 figg., 4 tavv. a colori e 2 db. n.
VOLUME XIX.
I - CANTALUPPI G., 1970 - Le Hil/doceratidae del Lias medio
delle regioni mediterranee - Loro successione e mo-
dificazioni nel tempo. Riflessi biostratigrafici e si-
stematici. pp. 5-46, con 2 tabelle nel testo.
II - PINNA G. & LEVI-SETTI F., 1971 - I Dactylioceratidae
È. della Provincia Mediterranea (Cephalopoda Ammo-
noidea). pp. 47-136, 21 figg., 12 tavv. ‘’
III - PeLOSIO G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di
Asklepieion (Argolide, Grecia) - I. Fauna del « cal-
care a Piychites >» (Anisico sup.). pp. 187-168, 3 figg.,
9 tavv.
VOLUME XX.
I - CORNAGGIA CASTIGLIONE O., 1971 - La cultura di Reme-
dello. Problematica ed ergologia di una facies del-
l’Eneolitico Padano. pp. 5-80, 2 figg., 20 tavv.
II - PetRUCCI F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio
(Prov. Parma). Studio sulla stabilità dei versanti
e conservazione del suolo. pp. 81-127, 87 figg., 6
carte tematiche. i
III - CereTTI E. & PoLuzzi A., 1978 - Briozoi della bio-
calcarenite del Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi).
PP. 129-169, 18 figg., 2 tav.
VOLUME XXI.
I - PINNA G., 1974 - I crostacei della fauna triassica di
Cene in Val Seriana (Bergamo). pp. 5-84, 16 figg.,
16 tavv.
II - PoLuzzi A., 1975 - I Briozoi Cheilostomi del Pliocene
della Val d’Arda (Piacenza, Italia). pp. 35-78, 6 figg.,
5 tavv.
III - BRAMBILLA G., 1976 - I Molluschi pliocenici di Vil-
lalvernia (Alessandria). I. Lamellibranchi. pp. 79-
128, 4 figg., 10 tavv.
VOLUME XXII.
I - CornaggIA CASTIGLIONI O. & CALEGARI G., 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica,
schede, iconografia. pp. 5-30, 6 figg., 13 tavv.
II - PINNA Gi 1979 - Osteologia dello scheletro di Krito-
saurus notabilis (Lambe, 1914) del Museo Civico di
Storia Naturale di Milano (Ornithischia Hadrosau-
ridae). pp. 31-56, 8 figg., 9 tavv. i
III - BIANCOTTI A., 1981 - Geomorfologia dell'Alta Langa
(Piemonte meridionale). pp. 57-104, 28 figg., 12 tabb.,
1 carta f.t.
VOLUME XXIII.
I - GracoBINI G., CALEGARI G. & PINNA G., 1982 - I resti
umani fossili della zona di Arena Po (Pavia). De-
scrizione e problematica di una serie di reperti di
probabile età paleolitica. pp. 5-44, 4 figg., 16 tavv.
TI - PoLuzzi A., 1982 - I Radiolari quaternari di un am-
biente. idrotermale del Mar Tirreno. pp. 45-72, 3 figg.,
I'tab..\ 13 tavv.
III - Rossi F., 1984 - Ammoniti del Kimmeridgiano supe-
riore-Berriasiano inferiore del Passo del Furlo (Ap-
pennino Umbro-Marchigiano). pp. 738-188, 9 figg.
2 tabb., 8 tavv.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)