HARVARD UNIVERSITY
LIBRARY
OF THE
Museum of Comparative Zoology
<
MEMORIE
DELLA
SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
DI MILANO
Volume XVII
CON 23 TAVOLE
MILANO
1968
MUS. COMP. ZOOL.
LIBRARY
JUL 25 1969
HARVARD
UNIVERSITY
EDITRICE SUCC. FUSI • PAVIA
INDICE DEL VOLUME XVII
Fascicolo I (1968)
Pinna G. - Ammoniti del Lias superiore (Toareiano) dell’Alpe Turati
(Erba, Como). Parte III: famiglie Lytoceratidae, Nannolytoceratidae,
Hammatoceratidae (exel. Phymatoceratinae), Hildoceratidae (exd. Ilil-
doceratinae e Bouleiceratinae). ( Con 6 figg., 2 tavv. n. t. e 6 tavv.)
Fascicolo II (1968)
Venzo S. & Pelosio G. - Nuova fauna a Ammonoidi dell’Anisieo supe¬
riore di Lenna in Val Brembana (Bergamo). ( Con 5 figg. e 11 tavv.) .
Fascicolo III (1968)
Pelosio G. - Ammoniti del Lias superiore (Toareiano) dell’Alpe Turati
(Erba, Como). Parte IV ed ultima: generi Hildoceras, Phymatoceras,
Paroniceras e FrechieUa - Conclusioni generali. ( Con 2 figg. e 6 tavv.)
CONTENTS
Number 1 (1968)
Pinna G. - Upper Liassie (Toarcian) Ammonites from Alpe Turati
(Erba, Como). Part III: Families Lytoceratidae , Nannolytoceratidae ,
Hammatoceratidae (exel. Phymatoceratinae), Hildoceratidae (exel. Hil-
doceratinae and Bouleiceratinae). ( With 6 fig. 2 t. pi. and 6 pi.) .
Number 2 (1968)
Venzo S. & Pelosio G. - New Upper Anisic fauna with Ammonoids
from Lenna, Brembana Valley (Bergamo). ( With 5 fig. and 11 pi.)
Number 3 (1968)
Pelosio G. - Upper Liassie (Toarcian) Ammonites from Alpe Turati
(Erba, Como). Part IV and last: Genera Hildoceras, Phymatoceras.
Paroniceras and FrechieUa - General conelusions. ( With 2 fig. and 6 pi.)
à
d • v
•V
. i -
.
V\'‘
r.V
'
L
mmmm
LIBRARY
Uti i
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATlMffi
E DEL
Harvard
AANìVErsjt-y
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XVII - Fase. I
GIOVANNI PINNA
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (Toarcìano)
DELL’ALPE TURATI (Erba, Como)
Parte III : famiglie Lytoceratidae, N annolytoceratidae, Hammatoceratidae
(excl. Phymatocer atinaé), Hildoceratidae (excl. Hildoceratinae e Bouleiceratinae)
Con 2 tavole e 6 figure nel testo ; 6 tavole fuori testo
Sezione di Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
« Comitato per le Scienze Geologiche e Minerarie »
MILANO
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME I.
I - Cornalia E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis: Felis jacobita (Corn.). 9 PP-, 1 tav.
II - Magni-Griffi F., 1865 - Di una specie d ’ Hippolais
nuova per l’ Italia. 6 pp., 1 tav.
Ili - Gastaldi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini la¬
custri per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp.,
: 2 figg., 2 tavv.
IV - Seguenza G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziarii del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tavv.
V - Gibelli G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Vcrrucaria. 16 pp., 1 tav.
VI - Beggiato F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di
Monteviale nel Vicentino. 10 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I.-, 1865 - Di alcuni resti umani e degli og¬
getti di umana industria dei tempi preistorici raccolti
in Toscana. 32 pp., 1 tavv.
Vili - Targioni-Tozzetti A., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen¬
trale ( Luciola italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavv.
IX - Maggi L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tavv.
X - Cornalia E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici of¬
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a
confondersi con esse. 10 pp., 1 tavv.
VOLUME II.
I - Issel A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa. 38 pp.
II - Gentilli A., 1866 - Quelques considérations sur l’ori¬
gine des bassins lacustres, à propos des sondages du
Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
III - Molon F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. HO pp.
IV - D’Achiardi A., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico delle Alpi venete. 51 pp., 5 tavv.
V - Cocchi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra.
18 pp., 1 tav.
VI - Seguenza G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleon¬
tologiche di talune rocce cretacee della Calabria con
alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa settentrionale.
18 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1867 - L’ uomo fossile nell’ Italia centrale.
82 pp., 21 figg-, 1 tavv.
Vili - Garovaglio S., 1866 - Manzonia cantiana, novum
Lichenum Angiocarporum genus propositum atque
descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - Seguenza G., 1867 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - Durer B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ece. 1.8 pp., 11 tavv.
VOLUME III.
I - Emery C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii.
16 pp., 1 tav.
II - Garovaglio S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum ge¬
nera recognita iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
III - Targioni-Tozzetti A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie.
88 pp., 7 tavv. '
IV - Claparède E. R. e Panceri P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp.,
1 tav.
V - Garovaglio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae
commentatio. 10 pp., 1 tavv.
VOLUME IV.
I - D’Achiardi A., 1868 - Corallarj fossili del terreno num¬
mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
II - Garovaglio S., 1868 - Octona Lichenum genera vel
adhuc controversa, vel sedis prorsus incertae in si¬
stemate, novis descriptionibus iconibusque accuratis¬
simi illustrata. 18 pp., 2 tavv.
III - Marinoni C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavv.
IV - (Non pubblicato).
V - Marinoni C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom¬
bardia. 28 pp., 3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - Martorelli G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli
di rapina in Italia. 216 pp., 16 figg., 1 tavv.
(Del voi. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I - De Alessandri G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo¬
gici. 101 PP-, 2 tavv., 1 carta.
II - Martorelli G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
63 figg., 1 tav.
Ili - Pavesi P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp.,
11 figg-, 1 tav.
VOLUME VII.
I - De Alessandri G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 161 PP-, 9 tavv.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME Vili.
I - Repossi E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-16, 5 figg-,
3 tavv.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi petrografici e geologici. Parte II. pp. 17-186,
5 figg., 9 tavv.
Ili - Airaghi C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu¬
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati. pp. 187-212, 1 figg.,
3 tavv.
VOLUME IX.
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane, pp. 1-161, 7 figg., 2 tavv.
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XVII - Fase. I
GIOVANNI PINNA
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (Toarciano)
DELL’ALPE TURATI (Erba, Como)
Parte III : famiglie Lytoceratidae, N annolytoceratidae, Hammatoceratidae
(excl. Phymatoceratinae), Hildoceratidae (excl. Hildoceratinae e Bouleiceratinae )
Con 2 tavole e 6 figure nel testo ; 6 tavole fuori testo
Sezione di Paleontologia del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
« Comitato per le Scienze Geologiche e Minerarie »
MILANO
1968
MUS. COMP. ZOQL.
UBRARY
QUI 161968
HARVARD
UNIVERSITÀ
EDITRICE SUCC. FUSI • PAVIA
PREMESSA
La presente memoria è la continuazione dello studio della fauna ad ammoniti toarciane
dell’Alpe Turati (o Alpe del Viceré), iniziato da S. Venzo (’) nel 1952 con l’elenco delle specie
delle varie « zone » del Toarciano rosso. Essa segue i due lavori pubblicati da me, uno nel
1963 (2), eseguito all’ Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università di Parma, ed un
altro nel 1966 (3), eseguito al Museo di Storia Naturale di Milano. Inoltre un esemplare di
Leukadiella venne da me illustrato nel 1964 (4), mentre alcune rare ammoniti del Pliensbachiano
dell’Alpe Turati, vennero descritte in apposita nota nel 1966 (5). Una quarta ed ultima me¬
moria sull’argomento è di prossima pubblicazione su queste stesse Memorie, da parte del
Dr. G. Pelosio (6), Assistente e Docente di Paleontologia dell’Università di Parma. Essa, trat¬
tando i generi Hildoceras, Phymatoceras, Paroniceras e Frechiella, concluderà il ciclo di ri¬
cerche sulla fauna Toarciana dell’Alpe Turati.-- -
Ricordo infine che l’« Ammonitico Rosso » è stato da me seguito anche più ad est della
località in esame, nella zona di Canzo, dove ho illustrato una .sezione stratigrafica ed ho rico-
’
nosciuto la medesima successione zonale ad ammoniti dell’Alpe Turati (7).
Il presente studio è stato effettuato su un centinaio di ottimi esemplari, ripartiti nei
generi Lytoceras, Alocolytoceras della famiglia Lytoceratidae ; Nannolytoceras della famiglia
N annolytoceratidae ; Harpoceras, Pseudogrammoceras, Poìyplectus, Dumortieria della fami¬
glia Hildoceratidae ; Hammatoceras, Erycites della famiglia Hammatoceratidae.
Il materiale studiato proviene in massima parte dalla Collezione S. Venzo e C. Mavi-
GLIA, raccolta dal 1936 al 1950, che ora S. Venzo ha donato al Museo di Milano. Pochi esem¬
plari costituiscono il residuo della vecchia « Collezione Turati », andata quasi totalmente di¬
strutta nell’ incendio bellico del Museo, avvenuto nell’agosto 1943. Diverso materiale raccolsi
io stesso, in varie escursioni sui giacimenti della zona, ora vieppiù impoveriti. Alcuni interes¬
si Venzo S. (1952): Nuove faune ad ammoniti del Domeriano-Aleniano dell'Alpe Turati e dintorni ( Alta
Brianza). Atti Soc. It. Se. Nat. Museo Milano, 51.
(■) Pinna G. (1963): Ammoniti del Lias superiore ( Toarciano ) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi
Mercaticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia. Mem. Soc. It. Se. Nat. Museo Milano, 13, 2.
(3) Pinna G. (1966): Ammoniti del Lias superiore ( Toarciano ) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia
Dactylioceratidae. Mem. Soc. It. Se. Nat. Museo Milano, 14, 2.
(') Pinna G. (1964): Nuove specie di Ammoniti del gen. Leukadiella del Toarciano inferiore delle Foci
del Barano (Umbria) e dell’Alpe Turati (Lombardia). Boll. Soc. Geol. It., 83.
(E) Pinna G. (1966): Nota su alcune ammoniti pliensbachiane dell’Alpe Turati (Como). Atti Soc. It. Se.
Nat. Museo Milano, 105, 4.
(”) Pelosio G. (1968): Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Parte IV:
Generi Hildoceras, Phymatoceras , Paroniceras e Frechiella. In corso.
(7) Pinna G. (1967): La serie del « Ceppo Rosso » ad Ammoniti toarciane ad est di Canzo. Atti Soc. It.
Se. Nat. Museo Milano, 106, 2.
4
G. PINNA
santi esemplari sono stati donati (1964-67) al Museo dal Sig. Luciano Menghi, socio della
Società Italiana di Scienze Naturali. Oltre a questo materiale, che verrà conservato nelle colle¬
zioni del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, ho avuto in esame alcuni rari campioni
recentemente raccolti dal Prof. Franco Levi-Setti. A tutti questi appassionati raccoglitori
vanno i più calorosi ringraziamenti miei e della Direzione del Museo.
Ricordo che il vecchio materiale illustrato da Meneghini nella sua classica memoria
(1867-1881), proveniente dai giacimenti lombardi, è pure andato completamente distrutto nel-
P incendio del Museo (1943).
Voglio infine ringraziare il Prof. S. Venzo, Direttore dell’ Istituto di Geologia e Paleon¬
tologia dell’ Università di Parma, per avermi affidato il suo materiale, nonché per l’aiuto ed i
preziosi consigli fornitimi durante la classificazione paleontologica e l’esecuzione delle tavole; il
Prof. C. Conci, Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, per aver incoraggiato
il mio studio ed averlo accolto sulle presenti « Memorie » ; il « Comitato per le Scienze Geolo¬
giche e Minerarie » del Consiglio Nazionale delle Ricerche, per aver facilitato le mie ricerche
sul terreno e questa pubblicazione, con speciali contributi.
Milano, Museo Civico di Storia Naturale - Sezione di Paleontologia - Corso Venezia 55, febbraio 1968.
OSSERVAZIONI PALEONTOLOGICHE GENERALI
Fig. 1. — Misure eseguite
sugli esemplari studiati.
Nella stesura del lavoro le descrizioni specifiche sono pre¬
cedute da una discussione sul genere, mentre ogni specie è
ampiamente descritta e figurata; vengono portate e di¬
scusse le principali differenze con le consimili specie della
mia fauna e ciascun esemplare, salvo rare eccezioni, è fi¬
gurato in grandezza naturale, in modo da facilitarne il
riconoscimento. L’asterisco posto a fianco di ciascun
gruppo di dimensioni indica esemplare deformato. Quattro
sono le dimensioni misurate su ciascun esemplare: dia¬
metro massimo della conchiglia (d), diametro dell’umbi-
lico (do) rilevato sulla medesima direttrice, altezza dell’ul¬
timo giro ( h ), spessore massimo dell’ultimo giro(I). In base
a queste misure sono stati effettuati rapporti dimensionali:
do/d rapporto di avvolgimento, che indica il grado d’ invo¬
luzione della conchiglia e fornisce l’ indice di avvol¬
gimento.
l/h rapporto di compressione laterale, che indica il
grado di appiattimento della conchiglia e fornisce
l’ indice di appiattimento.
Grande importanza è stata data alla linea lobale per quanto riguarda la classificazione
generica (soprattutto per la distinzione Hammatoceras - Erycites). Tale carattere è tuttavia di
scarsa utilità per la classificazione specifica, variando nei suoi elementi accessori da esemplare
ad esemplare della stessa specie. La linea lobale presenta molto spesso variazioni dovute al¬
l’usura dei fianchi, molto comune in queste forme, fossilizzate in tenero calcare marnoso rosso.
Breve descrizione della linea lobale precede, in ciascun genere, la descrizione delle singole
specie.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
Nella classificazione sistematica si sono sempre tenuti presenti i concetti che regolano
le classificazioni zoologiche. Sono così state abolite numerose sottospecie (o elevate al rango di
specie) non allocrone e non allopatiche, istituite da vari autori su materiale della medesima
località e dello stesso livello. Infatti in una zona del medesimo giacimento non è possi¬
bile la presenza di sottospecie della stessa specie, dato che essa non avrebbe gli indispensabili
caratteri di allocronia e di allopatia. Le lievi differenze che si possono riscontrare in nume¬
rosi esemplari di una stessa specie, vanno ascritte a semplici variazioni individuali.
Nuove sottospecie allopatiche sono state invece istituite sul mio materiale della Pro¬
vincia Mediterranea, che è un po’ diverso da quello della Provincia Europea Nord-occidentale.
Ciascun esemplare porta il numero di catalogo degli invertebrati fossili delle collezioni
del Museo Civico di Storia Naturale di Milano (Cat. Inv. n" ... .), di recente istituzione. Gli
esemplari della collezione del Prof. F. Levi-Setti, non numerati, portano la sigla C.L.S. (Col¬
lezione Levi Setti).
Tutta la collezione di ammoniti toarciane conservata in questo Museo è a completa di¬
sposizione degli specialisti per ogni possibile confronto.
DESCRIZIONE PALEONTOLOGICA
Famiglia LYTOCERATIDAE Neumayr, 1875
Sottofamiglia LYTOCERATINAE Neumayr, 1875
Genere Lytoceras SUESS, 1865
Il genere fu istituito da Suess nel 1865 per forme del gruppo dell ’Ammonites fim-
briatus Sowerby. Nel 1867 Hyatt riunì nella famiglia Thysanoidae i Fimbriati, i Ligati e gli
Heterophylli per il comune carattere fogliaceo della linea di sutura, cioè i Lytoceras s. 1. ed i
Phylloceras s. 1. . Il suo genere Thysanoceras (specie tipo Thysanoceras fimbriatum) cade in
sinonimia del genere di Suess che ha priorità di data, mentre la famiglia Thysanoidae venne
in seguito smembrata in numerose altre famiglie.
Nel 1905 Buckman, in una pubblicazione su alcuni Lytoceras aaleniani, restringe il
genere Lytoceras alle specie del gruppo dell ’Ammonites fimbriatus Sow., mentre tiene valido il
genere di Hyatt per il gruppo de\V Ammonites coryiucopia d’Orbigny. Il nuove genere Thysano-
lytoceras Buckman, 1905, istituito sull’ Ammonites eudesianus d’Orb. cade in sinonimia di
Lytoceras.
Risultano inoltre sinonimi di Lytoceras, i generi Ophiceras Suess, 1865, Fimbrilytoceras
Buckman, 1918, Kallilytoceras Buckman, 1921, Crenilytoceras Buckman, 1926.
In sostanza il genere Lytoceras comprende specie evolute con giri a sezione arrotondata
o leggermente compressa, ornamentati da sottili costicine o strie di accrescimento che general¬
mente non si conservano sul modello interno e da strozzature non sempre presenti.
Variazioni nella forma della conchiglia e nella ornamentazione, che può a volte accen¬
tuarsi molto, hanno portato alla istituzione di numerosi generi distribuiti stratigraficamente
dal Pliensbachiano al Cenomaniano. Di questi solo Trachylytoceras Buckman, 1913, Ptycholy-
toceras Spath, 1927 della sottofamiglia Lytoceratinae Neumayr, 1875, Asapholytoceras Spath,
1927 della sottofamiglia Magaloceratinae Spath, 1927, Alocolytoceras Hyatt, 1900, Pleurolyto-
ceras Hyatt, 1900, Pachy lytoceras Buckman, 1905, Lobolytoceras Buckman, 1923 della sotto-
famiglia Alocolytoceratinae Spath, 1927, sono presenti nel Toarciano.
G. PINNA
6
Nella descrizione delle specie ho chiamato « strozzature » i solchi che ad intervalli rego¬
lari restringono la sezione del giro di molte specie dei generi Lytoceras, Audaxlytoceras ed
Alocolytoceras, traducendo così il termine « constrictions » di Buckman ed Arkell. Fucini in¬
dicava tali strozzature col termine « solchi peristomatici ».
Ricordo che fuori dalla zona in esame sono stati segnalati per l’Italia rappresentanti del
genere Trachylytoceras nel Lias superiore della Bicicola di Suello ( Trachylytoceras polidorii
(Bonarelli, 1899) ). Inoltre le specie descritte come Alocolytoceras dal Fucini (1920), prove¬
nienti dal Domeriano di Taormina, probabilmente non appartengono a tale genere perchè
prive delle marcate ed abbondanti strozzature che ne sono la caratteristica peculiare. Li attri¬
buirei piuttosto al genere Lytoceras anche riguardo all’ornamentazione a coste che per numero
e forma (sono infatti poco marcate e piuttosto fitte) si distinguono nettamente dai tipici
Alocolytoceras.
Gli esemplari attribuiti al genere Lytoceras, provenienti dall’Alpe Turati, qui descritti
sono in totale 27; distribuiti nelle seguenti specie:
Lytoceras cornucopia (Young e Bird, 1822)
Lytoceras sepositum Meneghini, 1875
Lytoceras francisci (Oppel, 1856)
Lytoceras cereris MENEGHINI, 1875
Lytoceras kténasi Mitzopoulos, 1930
Lytoceras cf. ruhescens (Dumortier, 1867)
Lytoceras cornucopia (Young e Bird, 1822)
(Tav. I, fig. 20 - tav. 2 n. t., fig. 1)
1822 - Ammonites cornucopia - Young e Bird, p. 255, t. 12, f. 6.
1830 - Ammonites fimbriatus Sow. - Zieten, t. 12, f. 1.
1842 - Ammonites cornucopia Y. e B. - d’ Orbigny, p. 316, t. 99, f. 1, 2, 3.
1856 - Ammonites cornucopiae Y. e B. - Oppel, p. 253.
1856 - Ammonites sublineatus - Oppel, p. 253.
1858 - Ammonites fimbriatus Sow. - Quensted, p. 353, t. 36, f. 6.
1858 - Ammonites ceratophagus - Quensted, fig. 7.
1867 - Thysanoceras cornucopia - Hyatt, p. 96.
1874 - Ammonites cornucopiae Y. e B. - Dumortier, p. Ili, t. 29, f. 1, 2, 3.
1874 - Ammonites sublineatus (Opp.) - Dumortier, p. 113, t. 30, f. 1, 2.
1880 - Lytoceras comiucopiae Y. e B. - Taramelli, p. 75, t. 3, f. 7, 8.
1881 - Ammonites ( Lytoceras ) cornucopiae Y. e B. - Meneghini, p. 103, t. 22, f. 1.
1885 - Ammonites fimbriatus Sow. - Quensted, p. 364, t. 43, f. 8-12.
1886 - Lytoceras cornucopiae Y. e B. - Wright, p. 410, t. 73, f. 3.
1887 - Ammonites ( Lytoceras ) sublineatus - Oppel, p. 43, t. 1, f. 4; t. 10, f. 20.
1893 - Lytoceras cornucopia (Y. e B.) - Bonarelli, p. 209.
1899 - Lytoceras cornucopia (Y. e B.) - Bonarelli, p. 216.
1905 - Thysanoceras cornucopia (Young) - Buckman, p. 149.
1908 - Lytoceras cornucopia Y. e B. - Principi, p. 207.
1909 - Lytoceras cornucopia Y. e B. - Principi, p. 257 (nom. nud.).
1915 - Lytoceras cornucopia Y. e B. - Principi, p. 441, t. 17, f. 1.
1923 - Thysanoceras cornucopia Young e Bird. - Buckman, t. 391 a, b, c.
1930 - Lytoceras cornucopiae Young e Bird. - Monestier, p. 5, t. 6, f. 3, 12, 13, 14, 15, 20, 22, 24, 26. 27, 28.
1939 - Lytoceras cfr. cornucopia Y. e B. - Ramaccioni, p. 163.
1943 - Lytoceras cornucopiae Y. e B. - Maxia, p. 93, t. 1, f. 6.
1947 - Lytoceras cornucopiae (Y. e B.) - Lippi-Boncambi, p. 128.
1953 - Lytoceras cornucopiae (Y. e B.) - Donovan, p. 48.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III 7
1962 - Lytoccras comucopiae (Young e Bird) - Sturani, p. 42.
1963 - Lytoceras comucopiae (Young e Bird) - Zanzucchi, p. 113, t. 14, f. 3.
1964 - Lytoceras (Thysanolytoceras) comucopiae (Young e Bird) - Barbera, p. 258
1967 - Lytoceras ci. cornucopia (Young e Bird, 1822) - Géczy, p. 72, t. 19, f. 1; t. 64, f. 26.
Ascrivo alla specie un solo esemplare (C.L.S.) privo di guscio con le seguenti dimensioni:
Conchiglia evoluta a giri poco abbraccianti, umbilico ampio e piuttosto profondo. Giri a
veloce accrescimento in altezza, sezione sub-circolare, depressa, leggermente più larga che alta ;
fianchi convessi, dorso arrotondato e leggermente depresso.
L’assoluta assenza di sottili costicine radiali nel mio esemplare è dovuta alla mancanza
totale del guscio ed all’usura dei fianchi. L’ornamentazione estremamente sottile non lascia in¬
fatti traccia sul modello interno.
La linea lobale è purtroppo rilevabile solo parzialmente a causa della leggera usura dei
fianchi della conchiglia.
Osservazioni. - La specie fu istituita da Young e Bird nel 1822. Buckman la attribuì
nel 1905 al genere Thysanoceras Hyatt, 1867, sinonimo di Lytoceras, mentre considerò specie
distinta, con nome specifico di Thysanoceras orbignyi, l’esemplare figurato da d’Orbigny a
tav. 99. Questo tuttavia presenta tutti i caratteri della specie in esame e deve venir considerato
sinonimo.
Sono pure sinonimi della specie VAmmonites fimbriatus figurata da Zieten (1830) e
da Quensted (1858, 1885), nonché VAmmonites sublineatus Oppel (1856) e VAmmonites cera-
tophagus Quensted (1858).
La presenza di una notevole variabilità infraspecifica dei caratteri morfologici della
specie, i cui limiti non sono perfettamente conosciuti, ha portato all’esistenza dei citati casi di
sinonimia ed alla istituzione di numerose varietà.
Ho potuto inoltre osservare che nei Lytoceras toarciani esiste una ben maggiore varia¬
bilità nella forma del giro e nell’accrescimento della conchiglia che nell’ornamentazione e pre¬
senza delle strozzature, legate più strettamente alla specie. La linea lobale poi è soggetta an-
ch’essa a variazioni, sebbene queste implichino gli elementi accessori e mai i principali che per¬
mangono piuttosto costanti nell’ambito del genere e a volte della sottofamiglia.
Per contro nel caso del Lytoceras cornucopia (Young e Bird), specie tipica del Toar-
ciano, ho osservato che fra le 5 varietà istituite da Monestier (1931) esistono caratteri di dif¬
ferenziazione ad un tale livello da giustificare una suddivisione specifica ed a volte persino ge¬
nerica ; mentre entro ciascuna varietà esiste un grado di variabilità piuttosto sensibile, ma
non tale da permettere una ulteriore suddivisione. Ho quindi così tentato di riclassificare le va¬
rietà di Monestier, basandomi sulle ottime figure da lui portate:
var. siemesi . = Lobolytoceras siemesi (Denkmann)
var. rhodanica . = Lytoceras onychograptum (Bukman)
var. guihlomardensis \
var. montpanoensis > . . = Lytoceras cornucopia (Young e Bird)
var. sublineata )
8
G. PINNA
Per quanto riguarda gli autori italiani la specie in esame fu spesso confusa con Lyto-
ceras fimbriatum (Sow.) che, specie tipica del Lias medio (Pliensbachiano), non si rinviene mai
nel Toarciano. Principi (1915) scrive che il cornucopia ha fortissima analogia con il fim¬
briatum e la distinzione non è sempre possibile ove manchi la linea lobale. Ricordo invece che
carattere primario di distinzione risulta il diverso accrescimento del giro nelle due specie,
molto veloce nel cornucopia, e la presenza nel fimbriatum di profonde strozzature, del tutto as¬
senti invece nella specie toarciana.
Specie molto più affine risulta invece il Lytoceras francisci (Oppel), che si distingue
per un più rapido accrescimento in altezza del giro, che diviene molto più alto che largo.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare in esame proviene dal Toarciano inferiore
« zona a mercati ».
Distribuzione. - La specie è molto diffusa nel Toarciano europeo. L’olotipo proviene
dalla « zona a variabilis » dello Yorkshire. In Italia è stata citata nel Toarciano di Cagli, Cesi,
Porcarella, Foci del Burano, Monte Subasio, Monte Cucco, Monti Martani, Monti Cornicolani,
Monti Lucretili, Monte Bulgheria, Argenterà ( zona a bifrons), Entratico ( zona a bifrons), Alpe
Turati.
Lytoceras sepositum Meneghini, 1875
(Tav. I, figg. 1, 2, 3, 4, 5, 13, 14 - tav. 2 n. t., figg. 2, 3)
1875 - Lytoceras sepositum n. sp. Meneghini, p. 107.
1881 - Ammonites ( Lytoceras ) sepositum n. sp. - Meneghini, p. 109, t. 22, f. 3, 4.
1881 - Lytoceras sepositum n. sp. - Meneghini, p. 192.
1893 - Lytoceras sepositum Mgh. - Bonarelli, p. 196.
1899 - Lytoceras sepositum Mgh. - Bonarelli, p. 217.
1900 - Lytoceras sepositum Meneghini - Bellini, p. 131, f. 4.
1904 - Lytoceras sepositum Menegh. - Prinz, p. 57, t. 31, f. 2.
1909 - Lytoceras sepositum Mgh. - Principi, p. 257 (nom. nud.).
1919 - Lytoceras sepositum Mgh. - Fucini, p. 180, t. 16, f. 13.
1930 - Lytoceras sepositum Meneghini - Mitzopoulos, p. 34, t. 3, f. 5 ab.
1931 - Lytoceras sepositum Meneghini - Monestier, p. 7, t. 7, f. 26, 28, 29, 30.
1939 - Lytoceras sepositum Mgh. - Ramaccioni, p. 164.
1943 - Lytoceras cfr. sepositum Mgh. - Maxia, p. 93.
1952 - Lytoceras sepositum Mgh. - Venzo, p. 115 (nom. nud.).
1963 - Lytoceras sepositum (Meneghini) - Zanzucchi, p. 114, t. 14, f. 1, 1 a.
1967 - Trachylytoceras ? sepositum (Meneghini, 1867-1881) - Géczy, p. 78 t. 24, f. 3.
Ascrivo a questa specie 12 esemplari (Cat. Inv. n° 160, 161, 162, 163, 164, 165, 166,
167, 4CLS), per lo più in buon stato di conservazione. I migliori presentano le seguenti
dimensioni :
Conchiglia estremamente evoluta, con indice di avvolgimento variabile da un minimo
di 0,33 ad un massimo di 0,40, umbilico ampio e profondo. Giri a piccolo ricoprimento, a lento
accrescimento in altezza, a sezione subcircolare con rapporto l/h variabile da 1,24 a 0,92,
fianchi e dorso fortemente arrotondati in modo regolare.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III «»
Spira del tutto liscia nei giri più interni, sulla camera di abitazione è spesso presente
una fine ornamentazione data da sottilissime strie radiali; la linea lobale, molto complessa, non
è interamente rilevabile.
Osservazioni. - I valori do/d e l/h misurati sugli esemplari indicano per questa specie
una variabilità morfologica esterna abbastanza sensibile. Si può ritenere tuttavia come carat¬
teristica (oltre alla ornamentazione a piccole strie radiali che appare in corrispondenza della
camera di abitazione), la sezione del giro che tende a deprimersi rispetto alle altre specie af¬
fini, il lento accrescimento del giro in altezza e la mancanza assoluta di strozzature sui fianchi
e sul dorso della spira.
La specie, istituita da Meneghini (l’olotipo proveniente da Cesi è figurato alla sua
tav. 22, fig. 4), e citata da Bonarelli, Fucini e Mitzopoulos per il Toarciano inferiore ita¬
liano, fu ampiamente discussa da Monestier nel 1931. Egli figurò ben 12 esemplari del Toar¬
ciano inferiore dell’Aveyron, considerando sinonimi della specie in esame V Ammonite s funi-
culus Dumortier, il Lytoceras corrugatum Bonarelli, il Lytoceras polidorii Bonarelli, il Tra-
chylytoceras fasciatum (Simpson) ed il Trachy lytoceras nitidum (Young e Bird). Per la prima
specie istituisce la var. funicula, mentre riunisce le altre nella var. plicata e nella var. laevis,
comprendenti i tipici sepositum di Meneghini ed alcuni Trachylytoceras.
Per i caratteri di differenziazione esistenti fra le specie su menzionate non posso tut¬
tavia ritenere valida tale classificazione. Per quanto riguarda V Ammonites funiculus Dumor¬
tier (sua tav. 31, fig. 4, 5 non 6, 7) essa deve venir considerata distinta per i caratteri di av¬
volgimento, crescita del giro e di ornamentazione che la pongono nel genere Trachylytoceras
Buckman, 1913, analogamente al Trachylytoceras nitidum e Trachylytoceras fasciatum, tuttora
valide. Delle due specie di Bonarelli la prima è un tipico Lytoceras mentre Lytoceras poli¬
dorii va considerata nel genere Trachylytoceras per i caratteri di ornamentazione a marcate
coste (di questa nessun esemplare fu figurato da Monestier). Classificherei quindi gli esem¬
plari figurati da Monestier nel seguente modo ; basandomi sulle sole figure :
tav. 7 fig. 26, 28, 29, 30 . . . . = Lytoceras sepositum Meneghini
tav. 7 figg. 27, 23 . . . . . = Trachylytoceras nitidum (Young e Bird)
tav. 7 figg. 24, 25 . = Trachylytoceras fasciatum (Simpson)
t o r,
tav. 7 figg. 31, 32, 33, 34 . . . = Lytoceras corrugatum Bonarelli
Géczy (1967, pag. 78) attribuisce dubitativamente la specie al genere Trachylytoceras
Buckman, 1913 pur non conoscendo l’ornamentazione della conchiglia. Per quanto mi consta,
nessun esemplare mediterraneo fu sinora rinvenuto completo di guscio per la qual cosa è sco¬
nosciuta l’ornamentazione esterna della conchiglia nella nostra provincia. Preferisco perciò at¬
tribuire ancora la specie al gener e Lytoceras, avendo constatato nella fauna di Monestier
(unica a presentare esemplari con guscio) diversi tipi di ornamentazione che permettono la
netta suddivisione, effettuata più sopra, in Lytoceras (senza ornamentazione o a coste molto
evanescenti) e Trachylytoceras (fortemente costati).
Posizione stratigrafica. - Gli esemplari descritti provengono dalla « zona a mercati »
del Toarciano inferiore.
Distribuzione. - La specie è citata nel Toarciano inferiore di Cesi, Cagli, M. Catria,
Val d’Urbia, M. Cucco, M. Subasio; nel Lias superiore della Montagna di Bakony, nel Lias su¬
periore di Fontanelle (Taormina), nella « zona a bifrons » dell’Alta Brianza, nel Toarciano
medio dell’Aveyron, nel Toarciano inferiore di Entratico, e nella « zona a bifrons » dei Monti
Cornicolani.
10
G. PINNA
Lytoceras francisci (Oppel, 1856)
(Tav. I, figg. 9, 16, 18, 19 - tav. 1 n. t., fig. 1 - tav. 2 n. t., fig. 4)
1856 - Ammonites Francisci - Oppel, p. 551.
1881 - Ammonites ( Lytoceras ) Cereris n. sp. - Meneghini, p. 105 (pars), t. 21, f. 2.
1881 - Lytoceras Francisci Opp. - Meneghini, p. 191 (pars).
1899 - Lytoceras Francisci (Opp.) - Bonarelli, p. 216.
1900 - Lytoceras Francisci Oppel - Bellini, p. 130.
1904 - Lytoceras Francisci Oppel - Prinz, p. 54, t. 37, f. 1, 2, 3, 6, 7.
1930 - Lytoceras Francisci Oppel - Mitzopoulos, p. 29, t. 3, f. 1, 2.
1937 - Lytoceras Francisci (Oppel) - Vialli, p. 106.
1939 - Lytoceras francisci (Oppel) - Ramaccioni, p. 164.
1942 - Lytoceras francisci Oppel nov. mut? - Magnani, p. 102, t. 1, f. 4.
1943 - Lytoceras Francisci Oppel - Maxia, p. 94.
1952 - Lytoceras francisci Opp. - Venzo, p. Ili, 105 (nom. nud.).
Ascrivo alla specie tre frammenti (Cat. Inv. n. 170, 171, 1CLS) e quattro ottimi esem¬
plari completi (Cat. Inv. n. 168, 169, 2CLS) con le seguenti dimensioni:
Conchiglia molto evoluta a giri che si toccano appena, e di conseguenza umbilico ampio
e poco profondo. Sezione dei giri ovale molto più alta che larga con massimo spessore circa a
metà dei fianchi, che si presentano fortemente convessi. Dorso arrotondato, con tendenza però
a restringersi ed acuminarsi col crescere della spira. Caratteristico della specie è il veloce ac¬
crescimento in altezza del giro, costante lungo tutta la spira. Il rapporto do/d non varia in¬
fatti con la crescita ed indica che l’altezza del giro è poco meno della metà del diametro totale
della conchiglia.
I giri, completamente lisci, non presentano nei miei esemplari tracce di strie di accre¬
scimento a causa dell’assenza totale del guscio,
‘La linea lobale, tipicamente lytoceratina, corrisponde appieno a quella figurata da Me¬
neghini a tav. 21, fig. 2c, con L sviluppatissimo, ampiamente inciso ed asimmetrico, con il
ramo esterno più sviluppato dell’ interno
Osservazioni. - Dei due esemplari figurati da Meneghini come Ammonites ( Lytoceras )
cereris quello di tav. 21, fig. 2 corrisponde appieno alla specie di Oppel qui descritta. L’esem¬
plare di tav. 21, fig. 3, già considerato da Bonarelli specie distinta col nome di Lytoceras ce¬
reris, viene a corrispondere aW Ammonites fimbriatus (Sow), descritto e figurato da Hauer
nel 1856 a pag. 62, tav. 22, fig. 1, 2, sul quale PRINZ nel 1904 istituì la nuova var. compressa
di Lytoceras francisci. Per le caratteristiche differenziali che questa varietà presenta, rispetto
alla specie originale, preferisco elevarla al rango di specie conservando tuttavia il nome Lyto-
ceras cereris Meneghini che ha priorità di data rispetto al nome della varietà ungherese di
Prinz.
La specie in esame, molto diffusa nel Toarciano italiano, è simile al Lytoceras cornu¬
copia (Young e Bird), dal quale si differenzia per il velocissimo accrescimento del giro in al¬
tezza, la sezione molto più alta che larga e 1’ umbilico meno profondo.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
11
In seno alla specie è stato possibile notare una certa variabilità soprattutto per quanto
riguarda l’accrescimento del giro in altezza e la sezione, che si presenta più o meno lateral¬
mente compressa, ma comunque mai depressa come nel Lytoceras cornucopia. Non è inoltre co¬
nosciuta alcuna ornamentazione negli esemplari fino ad ora descritti, ad esclusione del tipo
descritto da V. Vialli che presenta « coste radiali festonate con intercalate coste radiali lisce
ed entrambe intersecate da deboli coste longitudinali » (pag. 106).
Distribuzione. - La specie è stata citata per il Toarciano della Brianza, della Montagna
di Bakony, dell’Albania, Monte Cucco, Cagli, Monte Subasio, Monte Malbe. Ricordo che un ot¬
timo esemplare di Lytoceras francisci fu rinvenuto da S. Venzo (1952, pag. Ili) nel Dome-
riano superiore dell’Alpe Turati e da V. Vialli (1937, pag. 106) nella « zona a opalinum » di
Monte Peller.
Lytoceras cereris Meneghini, 1875
(Tav. I, fig. 12 - tav. 2 n. t., fig. 5)
1856 - Ammovites Fimbriatus Sow. - Hauer, p. 62, t. 22, f. 1, 2.
1875 - Lytoceras cereris n. sp. - Meneghini, p. 107.
1881 - Ammovites (Lytoceras) cereris n. sp. - Meneghini, p. 105 (pars), t. 21, f. 3.
1881 - Lytoceras Francisci Opp. - Meneghini, p. 191 (pars).
1899 - Lytoceras cereris (Mgh.) - Bonarelli, p. 216.
1904 - Lytoceras Francisci Oppel, Nov. mut. compressa, - Hantken Prinz, p. 55.
1967 - Lytoceras cereris (Meneghini, 1867-1881) - Géczy, p. 67, t. 19, f. 4; t. 64, f. 21.
Unico esemplare piuttosto usurato (Cat. Inv. n. 172), con le seguenti dimensioni:
d mm 33
do mm 11
h mm 14
l mm 7
L’evoluzione della spira leggermente minore che in Lytoceras francisci e l’estrema com¬
pressione laterale della conchiglia sono le principali caratteristiche della specie di Meneghini.
Tali caratteristiche non sono tuttavia messe ben in luce nella figura delPautore, leggermente
falsata soprattutto per quanto riguarda la sezione del giro che non risulta essere così depressa.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare in esame proviene dal Toarciano inferiore.
Distribuzione. - La specie è stata citata nel Toarciano di Cagli e della Montagna di
Bakony.
Lytoceras kténasi MiTZOPOULOS, 1930
(Tav. I, fig. 17 - tav. 1 n. t., fig. 8 - tav. 2 n. t., fig. 6)
1930 - Lytoceras Kténasi Mitzopoulos, p. 31, t. 3, f. 3 a, b.
1952 - Lytoceras kténasi Mitz. - Venzo, p. 115 (noni. nud.).
1967 - Lytoceras kténasi Mitzopoulos 1930 - Géczy, p. 66, t. 18, f. 2.
Unico esemplare (Cat. Inv. n. 173) piuttosto usurato, con le seguenti dimensioni:
d mm 62
do mm 21
h mm 25
l mm 29
1 2
G. PINNA
Conchiglia medioevoluta ad umbilico profondo, giri poco abbraccianti, a veloce accresci¬
mento in altezza. Sezione dei giri subcircolare depressa, con altezza minore della larghezza,
fianchi e dorso molto convessi.
Ornamentazione completamente assente.
Linea lobale con L profondo asimmetrico e molto finemente inciso, E profondo.
Osservazioni. - La specie è abbastanza simile al Lytoceras cornucopia (Young e Bird)
dal quale differisce per la sezione del giro subcircolare depressa e meno alta, l’avvolgimento
maggiore, l’umbilico molto più profondo, ed infine per la linea lobale meno complicata e meno
finemente incisa.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inferiore.
Distribuzione. - La specie è stata citata nel Toarciano inferiore « zona a bifrons » del¬
l’Alta Brianza e della montagna di Bakony.
Lytoceras cf. rubescens (Dumortier, 1874)
(Tav. I, fig. 11 - tav. 2 n. t., fig. 7)
1874 - Ammonites rubescens (Nov. sp.) - Dumortier, p. 114, t. 29, f. 4, 5.
1886 - Lytoceras rubescens Dumort. - Vacek, p. 8, t. 1, f. 6, 7.
1893 - Lytoceras rubescens Dumort. - Bonarelli, p. 200.
1967 - Lytoceras rubescens (Dumortier, 1874) - Géczy, p. 66, t. 19, f. 3; t. 64, f. 19.
Confronto con questa rarissima specie un solo esemplare (C.L.S.) leggermente deformato
e piuttosto usurato. Esso presenta le seguenti dimensioni :
d mm 40°
do mm 26
h mm 14
l mm 11
La conchiglia lateralmente compressa, i giri a lento accrescimento in altezza a sezione
subovale più larga che alta, i fianchi ed il dorso convessi, 1’ umbilico ampio e poco profondo
sono le caratteristiche principali della specie che per queste differisce dal pur molto simile
Lytoceras sepositum Meneghini.
Dalla descrizione originaria risulta la presenza di piccole coste radiali, appena visibili,
formanti un leggero arco con convessità rivolta verso la parte anteriore. Tale ornamentazione
è tuttavia completamente assente sul mio esemplare. Secondo Dumortier la specie sarebbe
provvista di un umbilico molto profondo, il che non risulta dall’esame della figura originale e
del mio tipo dell’Alpe Turati.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare descritto è stato rinvenuto nella serie dell’Alpe
Turati poco al di sopra di un livello molto ricco di Phymatoceras, attribuito al Toarciano
superiore.
Sottofamiglia ALGCOLYTOCERATINAE Spath, 1927
Genere Alocoìytoceras Hyatt, 1900
Il genere fu stabilito da Hyatt nel 1900 su \Y Ammonites Gerrnaini d’ORB. (d’ORBiGNY
pag. 320, tav. 101, fig. 4, 5), esso è caratterizzato da numerose strozzature, dall’ornamentazione
a sottili coste acuminate e dalla linea lobale semplificata rispetto ai tipici Lytoceras.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
13
Alocolytoceras dorcadis (MENEGHINI, 1875)
(Tav. I, figg. 7, 10, 15 - tav. 1 n. t., fig. 2 - tav. 2 n. t., fig 8)
1875 - Lytoccras Dorcadis n. sp. - Meneghini, p. 107.
1881 - Ammonites ( Lytoceras ) Dorcadis n. sp. - Meneghini, p. 107 (pars), t. 21, f. 1.
1881 - Lytoceras Dorcadis n. sp. - Meneghini, p. 191.
1893 - Lytoceras Dorcadis Mgh. - Bonarelli, p. 189.
1896 - Lytoceras dorcadis ? Mgh. - Greco, p. 108.
1899 - Lytoceras dorcadis Mgh. - Bonarelli, p. 216.
1900 - Lytoceras Dorcadis Meneghini - Bellini p. 128, f. 1.
1904 - Lytoceras dorcadis Mgh. - Mariani, p. 156.
1906 - Lytoceras dorcadis Mgh. - Parish e Viale, p. 145, t. 7, f. 3, 4.
1908 - Lytoceras dorcadis Mgh. - Principi, p. 207, t. 7, f. 14 a b.
1919 - Lytoceras Dorcadis Men. - Fucini, p. 180.
1931 - Lytoceras Dorcadis Meneghini - Monestier, p. 10, t. 7, f. 1, 3, 4, 6, 7; t. 9, f. 10.
1939 - Lytoceras Dorcadis Mgh. - Ramaccioni, p. 163, t. 11, f. 7.
1942 - Lytoceras dorcadis Meneghini - Magnani, p. 100, t. 1, f. 3.
1943 - Lytoceras Dorcadis Mgh. - Maxia, p. 92.
1952 - Lytoceras dorcade Mgh. - Venzo, p. Ili, 115 (nom. nud.).
1964 - Lytoceras dorcadis (Meneghini) - Barbera, p. 257, tav. test. 1, f. 2.
1967 - Alocolytoceras dorcadis (Meneghini, 1867-1881) - Géczy, p. 79, t. 22, f. 1; t. 64, f. 32.
Ascrivo alla specie tre esemplari (Cat. Inv. n. 174, 175, 176) perfettamente conservati,
che presentano le seguenti dimensioni :
Conchiglia evoluta, a giri poco abbraccianti, umbilico ampio e profondo nella parte più
interna. Giri ad accrescimento in altezza abbastanza veloce, a sezione ovale compressa lateral¬
mente, più alta che larga, fianchi appiattiti e dorso poco arrotondato.
La spira, priva di guscio, si presenta del tutto liscia ed interessata da strozzature nume¬
rose, se ne contano infatti 8 sull’ ultimo giro, radiali e rettilinee, poste ad intervalli regolar¬
mente crescenti con l’aumentare del giro.
La linea lobale, meno finemente incisa e complessa che nei classici Lytoceras, corri¬
sponde perfettamente a quella figurata da Meneghini, tratta dall’olotipo.
Osservazioni. - Per la presenza di strozzature e l’assenza totale di ornamentazione la
specie potrebbe essere avvicinata al genere Nannolytoceras, sottogenere Audaxlytoceras ; tut¬
tavia il veloce accrescimento in altezza del giro e la linea lobale molto complicata mi inducono
a classificarla nel genere Alocolytoceras pur non conoscendo l’ornamentazione per l’assenza
totale del guscio in tutti gli esemplari.
Ho notato tuttavia che Monestier figurò nel 1931 diversi esemplari della specie dalla
medesima località. In particolare quelli di tav. 7, fig. 6, 7 mi hanno particolarmente colpito
per essere gli unici che conservano ancora buona parte del guscio. Su questi esemplari si può
così notare la tipica ornamentazione a sottili coste che manca assolutamente nei modelli in¬
terni figurati nella medesima tavola (fig. 1, 3, 4).
La specie è molto vicina all’ Ammonites Ger maini d’ORB. (= Ammonites interruptus
Zieten, 1830), specie tipo del genere, differenziandosene soprattutto per la linea lobale più
complessa.
14
G. PINNA
Ricordo infine che Meneghini aveva stabilito sull’esemplare di pag. 108, 192, tav. 20,
f. 4ab la nuova varietà catriense di Amm. ( Lyt .) dorcadis. Tale varietà fu considerata specie
distinta da Bonarelli col nome di Lytoceras catriense (Mgh.) « per le sue dimensioni assai
minori, per la minore involuzione e larghezza dei suoi giri » (1899, pag. 216).
Posizione stratigrafica. - Gli esemplari in esame provengono dal Toarciano inferiore
« zona a mercati ».
Distribuzione. - La specie è stata segnalata nel Toarciano di Cesi(olotipo), nel Toar¬
ciano inferiore « zona a bifrons » dei Monti Cornicolani e Lucretili, Monte Motette, Monte Ca-
tria, Monte Malbe, Val d’Urbia, Aveyron, nel Toarciano inferiore di Monte Bulgheria e nel
Lias superiore di Taormina, nella « zona a erbaense » di Csernya. Dodici esemplari furono
rinvenuti da S. Venzo (1952, pag. Ili) nel Domeriano superiore dell’Alpe Turati.
Famiglia NANNOLYTOCERATIDAE Spath, 1927
Genere Audaxlytoceras Fucini, 1920
Nel 1905 Buckman istituì il nuovo genere Nannolytoceras sull 'Ammonites pygmaeus
d’Orb. (pag. 391, t. 129, f. 12, 13) dell’Oolite inferiore di Calvados, con la seguente descrizione:
« A primitive Lytoceratoid genus; whorls smooth, evolute compresse d, with distant, ill-norked
periodic constrictions ». Nel 1927 Spath istituì per forme del Lias inferiore-Dogger superiore
la famiglia Nannolytoceratidae, caratterizzata da linea lobale meno complicata che nella fami¬
glia Lytoceratidae con lobo esterno lungo e due lobi laterali principali. Egli attribuì alla fami¬
glia i due generi Nannolytoceras Buckman, 1905 e Polystomiceras Spath, 1924, ora conside¬
rato sinonimo del primo.
Nel 1920 Fucini (pag. 105) istituì il sottogenere Audaxlytoceras sull’ Ammonites ( Lyto¬
ceras ) audax Meneghini, figurata alla tav. 5, fig. 6 a b dell’appendice al lavoro di Meneghini
(Fossiles du Medolo), attribuendolo però ancora al genere Lytoceras.
Audaxlytoceras, pur avvicinandosi al genere Nannolytoceras per la linea lobale piut¬
tosto semplificata, se ne allontana tuttavia per le strozzature meno profonde e non così mar¬
catamente sigmoidi e per la sezione del giro che mostra tendenza verso una maggiore conves¬
sità dei fianchi (cfr. Audaxlytoceras grandonense (Meneghini) ). Per queste ragioni, oltre che
per quelle stratigrafiche (GÉCZY 1967, pag. 85), ritengo possibile tener distinti i due generi.
Audaxlytoceras spirorbis (Meneghini, 1875)
(Tav. I, figg. 6, 8 - tav. 1 n. t., fig. 11 - tav. 2 n. t., fig. 9)
1875 - Lytoceras spirorbis - Meneghini, p. 108.
1881 - Ammonites ( Lytoceras ) spirorbis n. sp. - Meneghini, p. Ili, t. 21, f. 4.
1881 - Lytoceras spirorbis n. sp. - Meneghini, p. 192.
1881 - Ammonites (Lytoceras) Dorcadis Mgh. - Meneghini, p. 37, t. 5, f. 5.
1883 - Lytoceras spirorbis Mgii. - Parona, p. 111.
1893 - Lytoceras spirorbis Mgh. - Bonaelli, p. 200.
1899 - Lytoceras spirorbe Mgh. - Bonarelli, p. 216.
1900 - Lytoceras spirorbis Meneghini - Bellini, p. 129, f. 2.
1901 - Lytoceras spirorbis Mgh. - Fucini, p. 84, t. 13, f. 6.
1903 - Lytoceras spirorbis Meng. - De Alessandri, p. 27.
1904 - Lytoceras spirorbe Mgh. - Mariani, p. 156.
1908 - Lytoceras spirorbis Mgh. - Principi, p. 209.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
15
1914 - Lytoceras spirorbis Mgh. - Zuffardi, p. 582, t. 10, f. 5.
1915 - Lytoceras spirorbis Mgh. - Principi, p. 445 (pars).
1939 - Lytoceras spirorbis Mgh. - Ramaccioni, p. 162, t. 11, f. 6.
1943 - Lytoceras spirorbis Mgh. - Maxia, p. 91.
1952 - Lytoceras spirorbe Mgh. - Venzo, p. 115 (nom. nud.).
1967 - Alocolytoceras spirorbis (Meneghini, 1867-1881) - Géczy, p. 82, t. 23, f. 5; t. 64, f. 36.
Ascrivo alla specie quattro esemplari (Cat. Inv. n° 177, 178, 179, 180) ben conservati,
con le seguenti dimensioni :
Conchiglia molto evoluta con indice di avvolgimento di 0,50 - 0,45 variabile nei diversi
esemplari, umbilico ampio, poco profondo, giri a lentissimo accrescimento in altezza che si ri¬
coprono appena di 1/10, a sezione regolarmente circolare e fianchi e dorso arrotondati. L’orna¬
mentazione è del tutto assente, i giri completamente lisci sono interessati da strozzature poste
a regolare distanza lungo tutto lo sviluppo della spira. Gli intervalli fra le strozzature aumen¬
tano progressivamente col crescere della conchiglia. Sui miei esemplari se ne contano quattro
sull’ultimo giro. Queste, ad andamento radiale o leggermente proverso e privo di flessuosità
nei giri interni degli esemplari più grandi, sono ben marcate mentre si presentano appena ac¬
cennate nei giri interni o negli esemplari di più piccole dimensioni.
Nell’unico esemplare completo (Cat. Inv. n° 177) in mio possesso la camera di abita¬
zione occupa poco più della metà dell’ultimo giro.
La linea lobale, rilevabile parzialmente solo su un esemplare (Cat. Inv. n° 177), mostra
notevoli analogie con quella figurata da Meneghini alla sua tav. 21, fig. 4c che presenta come
carattere fondamentale il lobo esterno approfondito ed i lobi laterali particolarmente svilup¬
pati e bifidi. Nel suo complesso questa linea lobale differisce notevolmente da quella dei tipici
Lytoceras per la semplicità dei suoi elementi.
Osservazioni. - Negli esemplari esaminati non ho rilevato la fine ornamentazione che
Fucini dice di aver osservato sulla camera di abitazione, e che è invece presente sui tipi di
Zuffardi e di Meneghini. Questo è dovuto probabilmente sia alle piccole dimensioni degli
esemplari, sia all’usura che essi hanno subito soprattutto in corrispondenza della camera di
abitazione.
Non ascrivo alla specie l’esemplare di Mitzopoulos (tav. 3, f. 4) a causa dell’assenza
totale delle strozzature.
Per la linea lobale molto semplificata rispetto ai classici Lytoceras, per la presenza di
frequenti strozzature, per il tipico avvolgimento della conchiglia e la sezione del giro, attri¬
buisco la specie al genere Audaxlytoceras Fucini, 1920.
Non penso si possa attribuire la specie in esame al genere Alocolytoceras Hyatt, 1900
(Géczy, 1967, pag. 82) a causa del diverso accrescimento del giro che caratterizza gli esemplari,
fino ad ora noti, di quest’ultimo genere.
Distribuzione. - La specie è stata citata nel Toarciano di Cesi, Cagli (olotipo), Alpe Tu¬
rati, Monte Malbe, Monte di Cetona, Foci del Burano, Val d’Urbia, Val Caldena, Passo della
Porraia, nel Toarciano inferiore « zona a bifrons » dei Monti Cornicolani e Lucretili.
1G
G. PINNA
Famiglia HAMMATOCERATIDAE BUCKMAN, 1887
Sottofamiglia HAMMATOCERATINAE Buckman, 1887
La famiglia Hammatoceratidae fu trattata ultimamente in modo egregio da GÉCZY
(1966) che esaminò la fauna della Montagna di Bakony in Ungheria, già studiata da Hantken
e Prinz, accresciuta di moltissimo nuovo materiale raccolto dallo stesso autore.
Dal confronto di questa abbondante fauna con quella pressappoco coeva dell’Alpe Tu¬
rati, che ho qui allo studio, possono trarsi alcune considerazioni di ordine generale. Possiamo
notare subito come la fauna ungherese sia composta dai rappresentanti delle due sottofamiglie
Phymatoceratinae ed H animato ceratinae in percentuali assai diverse. Ed infatti sui 623 esem¬
plari esaminati da Géczy, solo una minima parte rientrano nel gruppo Phymatoceras-Brodieia-
Pseudomercaticeras, mentre la percentuale maggiore è composta da specie del gruppo Ham-
matoceras-Erycites in percentuali pressocchè uguali.
Per contro all’Alpe Turati queste percentuali vengono ad essere capovolte e la massa
maggiore degli esemplari rientra nei generi Phymatoceras-Brodieia, mentre divengono scarsi i
rappresentanti di Erycites ed ancor più di Hammatoceras. Tutta la sottofamiglia Hammato-
ceratinae dell’Alpe Turati (Toarciano e Aaleniano) comprende infatti non più di 20 esemplari.
Analogamente per l’ Appennino centrale, la fauna descritta da Merla (1933) consta solo di una
ventina di Hammatoceras e non più di una decina di Erycites; eppure l’autore prese in consi¬
derazione varie collezioni fra le quali i tipi di Meneghini e di Fossa Mancini, questi ultimi
mai figurati prima.
A causa della povertà della fauna ad H ammato ceratinae dell’Alpe Turati limitata al
Toarciano superiore-Aaleniano inferiore, non mi è stato possibile eseguire una studio detta¬
gliato della sottofamiglia. Mi limito quindi a rimandare al completo lavoro di Géczy ed a for¬
nire una breve descrizione delle specie presenti ed una localizzazione stratigrafica più accu¬
rata possibile; lavoro, quest’ultimo, piuttosto arduo sia perchè durante anni di ricerche mi fu
possibile rinvenire solo rari esemplari in loco, sia perchè quelli già in mio possesso non fu¬
rono raccolti con precisi criteri stratigrafici.
Hyatt (1867) stabilì il genere Hammatoceras (= Ammatoceras Hyatt, pag. 98) sul-
Y Ammonites insignis Schl. ed Ammonites variabilis d’Orb. Nel 1878 il genere fu ristretto da
Neumayr alle sole forme affini all ’ Ammonites insignis, mentre nel 1885 Haug lo suddivise in
tre gruppi corrispondenti all’ Hammatoceras insigne (comprendente H. fallax, H. gonionotus,
H. reussi), all’ Hammatoceras sowerby ed all’ Hammatoceras ogerieni.
Già nel 1878 Bayle aveva giustamente proposto il nome generico di Sonninia(ex. Waa-
genia), per il gruppo dell’ Hammatoceras sowerby, la cui descrizione si trova in Douvillé
(1885). Sonninia si differenzia infatti da Hammatoceras per un primo stadio a coste falci¬
formi e poco marcate, seguite dall’apparire di tubercoli o spine al punto di biforcazione delle
coste, posizione del tutto differente da quella dei tubercoli di Hammatoceras. Nel 1886 Gem-
mellaro istituì per l’ Hammatoceras fallax ed Hammatoceras gonionotus, del gruppo dell’i7am-
matoceras insignis, il genere Erycites, astenendosi dal descriverne i caratteri generici.
Nel 1888 Buckman stabilì sull’ Ammonites variabilis, il genere Haugia, differenziato
dall’area sifonale ristretta con forte ed alta carena, ornamentazione a coste sigmoidi biforcate
nei giri interni da un giro di piccoli nodi periumbilicali, negli esterni da coste singole falcoidi.
Lo stesso Buckman negli anni fra il 1910 ed il 1925, in una revisione della famiglia istituì
numerosi generi: Pachammatoceras (1921), Par ammatoceras (1925), Euaptetoceras (1922), Am-
bersites (1921), Planammatoceras (1922), Eudmetoceras (1920), Abbasites (1921), Bredyia
(1910), la maggior parte ora considerati sinonimi.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
17
In Italia primo a trattare in dettaglio il gruppo fu Fossa Mancini in una breve nota
presentata nel 1914 alla Società Toscana di Scienze Naturali, premessa di una più ampia mo¬
nografia, mai più eseguita. Lo studio che egli effettuò su materiale di varie località dell’Appen-
nino centrale, ora conservato nel Museo Geologico dell’Università di Pisa, fu ripreso e comple¬
tato da Merla che nel 1933 pubblicò un’opera notevole sulla sottofamiglia, attribuendo nume¬
rose specie nuove, ritrovate in schedis, allo stesso Fossa-Mancini. In questo lavoro, fondamen¬
tale per il Toarciano italiano, l’autore restrinse i generi ai soli Hammatoceras ed Erycites,
ignorando, o fingendo di ignorare, la polverizzazione effettuata da Buckman pochi anni prima.
Nel 1963 Elmy istituisce il nuovo genere Pseudammatoceras e Rhodniceras, sottogenere
di Eudmetoceras ; tiene validi i generi di Buckman Parammatoceras ed Euaptetoceras, già
considerati da Arkell (1957) sinonimi rispettivamente di Planammatoceras Buckman, 1922
ed Eudmetoceras Buckman, 1920.
Nel 1964 Westermann istituisce il genere Erycitoides « morfologically intermediate
betiveen Erycites Gemmellaro 1886, which it resembles in thè costation, and Hammatoceras
Hyatt 1865 which it resembles in thè septal suture (Westermann p. 358) », innalza al rango
di genere il sottogenere Abbasites Buckman, 1921, e considera valido il genere Eudmetoceras
Buckman, 1920 ed il genere Euaptetoceras Bukman, 1922 come sottogenere del primo.
Per quanto riguarda la classificazione degli Hammatoceratidi, e soprattutto le suddi¬
visioni generiche Hammatoceras-Erycites, seguo in questo lavoro il criterio adottato da Géczy.
L’abbondantissima fauna della Montagna di Bakony ha permesso infatti un approfondito
studio delle differenze generiche. Ne è derivata la conclusione che una vera distinzione gene¬
rica non deve basarsi sull’esame dei caratteri morfologici esterni della conchiglia, estrema-
mente variabili entro la sottofamiglia, ma sulla linea lobate ed in particolare sullo sviluppo del
lobo esterno (E) in rapporto al lobo laterale (L). E poco sviluppato in Erycites, molto svilup¬
pato in Hammatoceras è il carattere costante di differenziazione dei due generi (Fig. 2).
Fig. 2. — Linea lobale di A) Erycites elaphus, B) Hammatoceras meneghina, (da
Meneghini).
jg G. PINNA
Anteriormente al lavoro sulla fauna di Bakony la classificazione sui caratteri morfolo¬
gici esterni conduceva a notevole confusione soprattutto per le specie toarciane, periodo nel
quale le affinità fra i due generi sono grandissime con presenza di termini di passaggio fra
l’uno e l’altro. A questo si aggiunga 1’esistenza di fenomeni di convergenza come nel caso di
Hammatoceras personatum (Fossa Mancini) ed Erycites per sonati? ormis Géczy indistingui¬
bili morfologicamente, ma attribuiti a generi diversi in base allo sviluppo della linea lobale.
Donovan (1958), pur osservando che in linea generale i due generi differiscono per
avere Hammatoceras giri più compressi ed evoluti, Erycites giri a sezione circolare ed umbi-
lico aperto, si accorse che era impossibile basare una valida distinzione solo su questi carat¬
teri. Assunse pertanto come carattere distintivo la lunghezza e l’ornamentazione della camera
di abitazione : lunga e priva di ornamenti negli Hammatoceras, corta ed ornamentata negli
Erycites.
Una tale classificazione è tuttavia estremamente difficile da adottare per forme, quali
quelle dell’Alpe Turati, fossilizzate in calcari marnosi teneri e prive di guscio e sovente con
camera di abitazione non conservata. Inoltre sulla camera di abitazione di Hammatoceras può
essere presente una certa ornamentazione che può invece attenuarsi fino a sparire in Erycites.
Elenco qui le maggiori differenze morfologiche fra i due generi, da usarsi, per quanto
già detto, con una certa cautela:
Per quanto riguarda la fauna dell’Alpe Turati, essa è scarsa di rappresentanti, relegati
nella parte superiore della serie corrispondente al Toarciano superiore - Aaleniano. Si rinven¬
gono numerosi Erycites ben conservati, mentre è raro trovare Hammatoceras completi.
Questi sono presenti sotto forma di frammenti anche di notevoli dimensioni, difficili da libe¬
rare e per lo più notevolmente usurati.
Pochi esemplari dell’Alpe Turati furono descritti da Meneghini, nessuno da Mitzo-
poulos e Parish e Viale. La prima comunicazione di un certo numero di esemplari si deve a
S. VENZO (1952), che raccolse e classificò preliminarmente quelli qui figurati e descritti.
Genere Hammatoceras Hyatt, 1867
La polverizzazione del genere Hammatoceras, effettuata da diversi autori, da Buckman
(1910) ad Elmy (1963) è stata ultimamente riportata entro i suoi giusti limiti da GÉCZY (1966)
la cui opinione non posso che condividere.
Le suddivisioni generiche che diedero origine a Euaptetoceras, Eudmetoceras, Breydia,
Pachammatoceras, Planammatoceras, Parammatoceras , Pseudammatoceras si basano infatti,
per la maggior parte dei casi, su differenze di forma ed ornamentazione che a mio avviso
vanno ritenute a livello specifico o tuttalpiù sottogenerico:
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
19
— Pachammatoceras si distinguerebbe da Hammatoceras per la conchiglia più evoluta e l’or¬
namentazione a coste arcuate e larghe.
— Planammatoceras per l’assenza di tubercoli e per la presenza di coste primarie sigmoidi,
carattere quest’ultimo che non ho riscontrato nel genotipo di Buckman.
— Par animato cer as per la forte involuzione, il dorso arrotondato, fianchi appiattiti ed alti,
giri a veloce accrescimento in altezza, presenza di tubercoli nei giri interni.
— Euaptetoceras per linea lobale con L molto asimmetrico (Géczy, 1966, pag. 30).
— Eudmetoceras per caratteri morfologici simili a Euaptetoceras ma linea lobale con L sim¬
metrico.
— Pseudammatoceras per tubercoli molto accentuati spostati verso il margine esterno del
fianco.
— Breydia per ornamentazione più accentuata e linea lobale meno complicata.
In base a quanto schematicamente riportato, se consideriamo la scala dei valori nelle
suddivisioni generiche, sottogeneriche e specifiche, dobbiamo osservare che la divisione di Ham¬
matoceras da Erycites è stata basata su importanti caratteri differenziali della linea lobale,
quali riduzione di E rispetto ad L. Inoltre è stata osservata un’ampia variabilità, ormai gene¬
ralmente ammessa, entro i due generi. Ne consegue che, alla stessa scala di valori, suddivisioni
basate su caratteri poco accentuati di ornamentazione ed avvolgimento debbono essere ripor¬
tate a livello specifico o tuttalpiù sottogenerico.
E’ questo il caso di Pachammatoceras, Planammatoceras, Parammatoceras, Pseudam¬
matoceras e Breydia.
Per Eudmetoceras ed Euaptetoceras il discorso è diverso; la presenza in Euaptetoceras
di un L fortemente asimmetrico (l’asimmetria di L è presente in minor misura anche in Ham¬
matoceras ed Erycites) può essere considerato carattere sottogenerico, mentre Eudmetoceras
può, per l’assenza di tale carattere spiccato, considerarsi sinonimo di Hammatoceras.
Se usiamo la medesima scala di valori, già usata nella distinzione Hammatoceras-Ery-
cites, dobbiamo portare alcune variazioni alla chiave di GÉCZY e cioè basare le suddivisioni
generiche della sottofamiglia Hammatoceratinae sullo sviluppo relativo di E ed L nella linea
lobale, cioè elevare al rango di genere il sottogenere Csernyeiceras ; avremo cioè il seguente
schema (Da Géczy (1966) con alcune modifiche):
20
G. PINNA
La fauna dell’Alpe Turati è scarsissima di Hammatoceras, sono state rinvenute solo le
seguenti specie:
Hammatoceras planinsigne Vacek, 1886
Hammatoceras porcarellense Bonarelli, 1897
Hammatoceras victorii Bonarelli, 1897
Hammatoceras cf. mediterraneum Géczy, 1966
Hammatoceras gr. dumortieri (Prinz 1904)
Hammatoceras cf. vadaszi Géczy 1966
Hammatoceras sp. ind.
Hammatoceras planinsigne Vacek, 1886
(Tav. II, fig. 7; tav. 1 n. t., fig. 3; tav. 2 n. t., fig. 10)
1886 - Hammatoceras planinsigne n. sp. - Vacek, p. 89, t. 13, f. 1-6.
1904 - Hammatoceras planinsigne Vacek - Prinz, p. 72.
1904 - Hammatoceras insigne Schùbl. - Prinz, p. 77.
1904 - Hammatoceras dispansum Lycett - Prinz, p. 82, t. 22, f. 2.
1937 - Hammatoceras planinsigne Vacek - Vialli, p. 126, t. 3; f. 3.
1949 - H ammatoceras Gérardi n. sp. - Maubeuge, p. 156.
1949 - Hammatoceras Dubari n. sp. - Maubeuge, p. 156.
1963 - Hammatoceras aff. planinsigne Vacek - Rieber, p. 68, t. 8, f. 1.
1966 - Hammatoceras planinsigne Vacek- Géczy, p. 58, t. 11, f. 1-3; t. 39, f. 3, 4; t. 41, f. 7.
Ascrivo alla specie un unico esemplare (Cat. Inv. n. Il) frammentario in mediocre stato
di conservazione.
Conchiglia medioevoluta ad umbilico ampio e poco profondo, margine umbilicale arro¬
tondato. Giri compressi lateralmente a sezione ovale-lanceolata molto più alti che larghi, fianchi
da leggermente convessi a subplani, declivi all’esterno, con massimo spessore circa al quarto
interno. Dorso ristretto ed acuto. La carena non è conservata.
Ornamentazione a grossi tubercoli umbilicali marcati ed allungati radialmente, che co¬
stituiscono il manico dei fasci di coste secondarie generalmente biforcate dai tubercoli stessi.
Queste coste secondarie, larghe e poco accentuate, piegano in avanti alla loro estremità esterna
prendendo un aspetto arcuato. Sono presenti, sui 3/4 esterni del fianco, coste intercalari sem¬
plici che svaniscono gradatamente all’altezza delle biforcazioni delle coste secondarie.
Line a lobale molto frastagliata con E abbastanza sviluppato, L profondo con due rami
laterali leggermente asimmetrici, U interno allungato obliquamente verso L.
Osservazioni. - Il mio frammento è del tutto simile per forma, ornamentazione e linea
lobale all’esemplare figurato da Géczy a tav. 11, fig. 3.
Nella descrizione originale Vacek prese in considerazione dieci esemplari e ne figurò
quattro che differiscono tra loro per l’ornamentazione: soprattutto per la posizione dei tuber¬
coli, la forma delle coste e la loro densità.
Géczy figura a sua volta tre esemplari anch’essi differenti fra loro per ornamentazione
affermando che « il nous parait qu’ il n’y a aucune raison de subdiviser H. planinsigne en
trois espèces indépendantes sur la base des figures publiées par Vacek ».
Devo ammettere perciò una notevole variabilità morfologica della specie, controllabile
solo su di un numero notevole di esemplari, cosa impossibile all’Alpe Turati, fauna poverissima
di Hammatoceratidi.
Ricordo che Merla nel 1933 aveva accennato al fatto che il tipo di Meneghini di tav. 12,
fig. 2, riportato da Vacek come Hammatoceras planinsigne, non fosse tipico a causa del giro
meno alto, la sezione ellittica e non lanceolata e le coste più rettilinee. Tale esemplare viene
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
21
considerato da Géczy come rappresentante della sottospecie Hammatoceras planinsigne merlai,
che si differenzia dalla specie tipica per i caratteri menzionati.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - La specie è stata già segnalata in Italia nel Toarciano superiore del¬
l’Alta Brianza (Mitzopoulos), nella « zona a opalinum » di Rossano (Greco), nella « zona a
opalinnm e murchisonae » di Val Formiga (Vialli).
Hammatoceras porcarellense BONARELLI, 1899
(Tav. Ili, fig. 9; tav. 2 n. t., fig. 11)
1881 - Ammonites insignis Schubl. - Meneghini p. 58, t. 14, f. 3.
1881 - Ammonites insigne Schubl. - Meneghini, p. 208.
1899 - Hammatoceras 'porcarellense n. sp. - Bonarelli, p. 209.
1915 - Hammatoceras porcarellense Bon. - Fossa Mancini, p. 13.
1933 - Hammatoceras porcarellense Bon. - Merla, p. 13, t. 1, f. 5-9.
1952 - Hammatoceras porcarellense Bon. - Venzo, p. 116 (noni. nud.).
Ascrivo a questa specie un esemplare (Cat. Inv. n. 12) leggermente usurato, con le se¬
guenti dimensioni :
d mm 74
do mm 21
h mm 29
l mm 21
Conchiglia discoidale, involuta, con rapporto do/d = 0,27, giri ricoprenti per circa 1/3
ed umbilico ristretto. Giri a veloce accrescimento in altezza, a sezione ellittico-lanceolata molto
più alta che larga, con massimo spessore circa al terzo interno e fianchi subplani e declivi al¬
l’esterno. I fianchi scendono verso 1’ umbilico con un marcato gradino a netta parete verticale.
Area sifonale arrotondata e ristretta con larga carena conservata a tratti, ove essa
manchi la zona di inserzione è segnata da una striscia priva di ornamenti.
Ornamentazione a coste sottili, in numero di circa 70 all’ ultimo giro, leggermente pro¬
verse, con concavità verso l’apertura appena accennata al terzo esterno del loro decorso; esse
si originano, bi-triforcandosi, da un giro di ben marcati tubercoli periumbilicali emisferici,
di piccole dimensioni, molto ravvicinati.
La linea lobale, sebbene frammentaria ed usurata, è di tipo Hammatoceratino con E
abbastanza sviluppato, L profondo e molto intagliato.
Osservazioni: La specie fu creata nel 1899 da Bonarelli sull’esemplare figurato da
Meneghini a tav. 14, fig. 3a, b e da lui attribuito a\Y Ammonites insignis Schlub. Meneghini
tuttavia già distingueva l’esemplare in questione dal classico insignis a causa della forma com¬
pressa, a piccoli nodi regolari e numerosi (pag. 58) e lo poneva come forma transizionale al-
V Ammonites reicssi (Hauer).
Il tipo della specie è quindi l’esemplare proveniente dalla Porcarella nell’Appennino Cen¬
trale; esso presenta forma ed ornamentazione della conchiglia del tutto analoghe all’esemplare
in mio possesso.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - La specie è stata citata per il Toarciano superiore-Aaleniano di Monte
Purino, Porcarella, Cagli, Monte dei fiori, Montagna della Rossa.
9‘>
G. PINNA
Hammatoceras victorii Bonarelli, 1899
(Tav. II, fig. 4; tav. 2 n. t., fig. 12)
1881 - Ammonitea insignis Schììbl. - Meneghini, p. 56, t. 14, f. 2.
1899 - Hammatoceras victorii n. sp. - Bonarelli, p. 209.
1904 - Hammatoceras strictum nov. sp. - Prinz, p. 73.
1914 - Hammatoceras victorii Bon. - Fossa Mancini, p. 71.
1952 - Hammatoceras victorii Bon. - Venzo, p. 116 (nom. nud.).
1962 - Hammatoceras victorii Bonarelli, 1897 - Géczy, p. 20, t. 2, fig. tes. 2.
Unico frammento (Cat. Inv. n. 13) ad ornamentazione ben conservata in cui sono pre¬
senti parte dell’ ultimo e penultimo giro. Esso presenta le seguenti dimensioni :
lunghezza massima del frammento mm 95
altezza ultimo giro mm. 29
spessore mm 25
Specie a conchiglia evoluta, umbilico ampio, giri abbraccianti per circa 1/3, lentamente
crescenti in altezza a sezione ellittica più alta che larga con massimo spessore a metà dei
fianchi notevolmente convessi. L’ ultimo giro forma sul precedente un marcato gradino a pa¬
rete subverticale. Area esterna ristretta, fortemente convessa, solcata da una leggera carena
larga e bassa.
Ornamentazione a forti coste primarie rilevate ed ingrossate a formare rilievi pseudo-
tubercolari allungati radialmente. Al terzo interno esse si biforcano regolarmente in coste se¬
condarie larghe e meno rilevate che si attenuano verso il margine esterno del fianco ove as¬
sumono andamento proverso. Sono presenti rare coste intercalari sulla metà esterna del fianco.
La linea lobale, molto usurata, è estremamente complicata con L profondo ed E non ec¬
cessivamente sviluppato.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare dell’Alpe Turati proviene dalla parte più alta
della serie toarciana.
Distribuzione. - La specie è stata segnalata in Ungheria (Prinz, Géczy), a Suello, Val-
dorbia e Montagna della Rossa (Meneghini) sempre nel Toarciano superiore.
Hammatoceras cf. mediterraneum Géczy, 1966
(Tav. II, figg. 11; tav. 2 n. t., fig. 13)
1966 - Hammatoceras mediterraneum n. sp. - Géczy, p. 52, t. 10, f. 1; t. 38, f. 13.
Unico frammento (Cat. Inv. n. 14) che consiste per due terzi di una camera di abitazione.
La conservazione mediocre di questo frammento ha permesso solo un confronto con la
nuova specie di Géczy alla quale lo avvicino per la sezione del giro ovale, molto più alta che
larga, con massimo spessore circa al terzo interno dei fianchi, subplani e leggermente declivi
all’esterno; per la forte evoluzione della conchiglia e per l’ornamentazione a coste larghe, pro¬
verse, biforcate circa a metà dei fianchi.
La linea lobale, piuttosto semplice, conservata solo in parte, è leggermente diversa pur
conservando il carattere hammatoceratino, con E abbastanza sviluppato, mentre L è profondo,
asimmetrico ed a tronco sottile.
Distribuzione. - La specie è stata citata nell’Aaleniano inferiore dell’Ungheria, livello
da cui proviene con tutta probabilità anche il mio esemplare.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
23
Hammatoceras gr. dumortieri (Prinz, 1904)
(Tav. II, fig. 3; tav. 2 n. t., fig. 14)
Piccolo esemplare (Cat. Inv. n. 15) perfettamente conservato con le seguenti dimen¬
sioni :
d mm 22
do mm 7
h mm 11
l mm 13
Attribuisco il mio piccolo esemplare ai giri interni di una specie del gruppo deWHam-
maitoceras dumortieri (Prinz pag. 74) per i caratteri dell’ornamentazione a coste bi-triforcate
da un giro di acuti tubercoli emisferici periumbilicali e per la presenza di una sottile e regolare
carena.
Nel 1874 Dumortier (pag. 261, t. 53, f. 1-5) descrisse e figurò alcuni Ammonites subin-
signis, che risultarono differenti dall 'Ammonites subinsignis descritta da Oppel (1856) a
pag. 487. Nel 1904 Prinz definì sui tipi di Dumortier la varietà Hammatoceras subinsigne
dumortieri (pag. 74) della « zona a Lioceras opalinum » del Baiociano, elevata poi al rango di
specie, che fu da ultimo attribuita da Elmy (1963, pag. 23) al genere Pseudammatoceras.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare in esame proviene dal Toarciano superiore.
Hammatoceras cf. vadaszi GÉczy, 1966
(Tav. II, fig. 6; tav. 2 n. t., fig. 15)
1966 - Hammatoceras diadematoides vadaszi n. subsp. - GÉczy, p. 45, t. 6, f. 3; t. 38, f. 6.
Confronto con la specie un solo esemplare (Cat. Inv. n. 16) molto malconcio di 120 mm
di diametro.
La tipica ornamentazione a coste primarie ingrossate in tubercoli allungati e molto rile¬
vati, la forma della conchiglia estremamente evoluta ad umbilico ampio e la sezione del giro
subcircolare sono i caratteri che avvicinano l’esemplare in questione alla nuova sottospecie
di Géczy.
L’assenza della linea lobale non ha permesso un controllo dell’attribuzione generica
della sottospecie.
La specie Hammatoceras diadematoides (Mayer) 1871 fu rinvenuta da Géczy nel Baio-
ciano inferiore della serie di Bakony. Su forme rinvenute nel medesimo livello l’autore istituì
la sottospecie Hammatoceras diadematoides vadaszi, differenziandola per i tubercoli più alti
ed appuntiti, più radialmente allungati sulla camera di abitazione, coste più evanescenti, meno
arcuate e più larghe degli intervalli intercostali. Poiché due sottospecie di una medesima specie
non possono coesistere nella medesima località allo stesso livello stratigrafico, credo oppor¬
tuno, per i caratteri di differenziazione su esposti, elevare la sottospecie al rango di specie.
Il mio esemplare proviene dubitativamente dal Toarciano superiore-Aaleniano.
Hammatoceras sp. ind.
(Tav. II, fig. 1; tav. 2 n. t., fig. 16)
Descrivo un frammento (Cat. Inv. n. 17) di camera di abitazione della lunghezza di
140 mm, piuttosto usurato.
24
G. PINNA
Si tratta di un ammonite a conchiglia medioevoluta, umbilico abbastanza ampio e pre¬
sumibilmente poco profondo. La sezione del giro è lanceolata molto più alta che larga, fianchi
da subplani a leggermente convessi, dorso acuto, solcato da una marcata carena. L’ornamenta¬
zione, piuttosto caratteristica, consta di una serie di nodi periumbilicali, posti subito presso il
margine umbilicale, emisferici e regolari ; da questi partono coste primarie larghe e flessuose
che si biforcano circa al terzo interno del fianco in coste secondarie proverse nella parte più
esterno del loro decorso ; ad intervalli irregolari sono intercalate coste semplici.
Osservazioni : Ho attribuito il frammento al genere Hammatoceras in base alle caratte¬
ristiche della sezione del giro e della ornamentazione ; una classificazione generica precisa non
è stata tuttavia possibile a causa della mancanza della linea lobale. Non ho potuto inoltre for¬
nire una classificazione specifica adeguata a causa incompletezza del frammento. Infatti, come
già accennato, sulla camera di abitazione avvengono variazioni morfologiche di ornamentazione
e forma di notevole intensità. Faccio presente tuttavia che il frammento si distingue per una
ornamentazione molto caratteristica che non ha riscontro nella bibliografia in mio possesso.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare proviene dagli strati del Toarciano superiore.
Genere Erycites Gemmellaro, 1886
Il nome fu impiegato da Gemmellaro nel 1886 (*) per un sottogenere stabilito sul
gruppo deWAmmonites fallax Benecke 1865, senza alcuna descrizione. Ottima descrizione del
genere si trova in Prinz (1904). Come specie tipo fu scelta YAmmonites fallax Benecke, 1865,
ma poiché questa era omonima deWAmmonites fallax Guéranger, 1865, Arkell(1957, pag. 267)
propose il nome di Erycites fallifax.
Il genere è molto vicino ad Hammatoceras, soprattutto nelle forme toarciane, e quindi
una distinzione appare spesso molto difficile. In linea generale si può essere d’accordo con
Donovan (1958) e Merla (1933) nel considerare le maggiori differenze generiche la forma
del giro, compressa, subtriangolare (più rigonfia nei giri interni) in Hammatoceras e circolare
e rigonfia in Erycites, e l’ involuzione più marcata in Hammatoceras. L’analisi dell’ornamen¬
tazione, eseguita da Merla, ammette la presenza di tubercoli periumbilicali nel solo genere
Hammatoceras mentre questi sarebbero sostituiti negli Erycites da ingrossamenti allungati alla
base di ciascun fascio di coste.
Tuttavia, come già discusso nell’ introduzione alla sottofamiglia, queste suddivisioni
morfologiche non sono strettamente costanti, per la qual cosa un’analisi della linea lobale è
senz’altro il miglior criterio di distinzione. « Lo sviluppo del lobo esterno (E), ridotto rispetto
al lobo laterale (L) è una caratteristica costante utilizzabile per la separazione del genere Ham¬
matoceras » (GÉczy 1966, pag. 87).
Caratteri generici di Erycites sono conchiglia evoluta ad umbilico ampio, giri a lento
accrescimento in altezza a sezione da subcircolare depressa ad ovale con fianchi fortemente
convessi. Giri rigonfi all’ inizio che tendono a comprimersi lateralmente con l’aumentare della
spira. Area esterna ampia con la zona mediana di inserzione della carena priva di ornamenta¬
zione. Carena bassa e larga, appena accennata. Ornamentazione a coste primarie ingrossate
in rilievi allungati che si bi-triforcano in coste secondarie che assumono a volte andamento
leggermente proverso. Non sono presenti veri tubercoli ma rilievi tubercolari allungati. Nella
linea lobale è caratteristico E poco sviluppato rispetto ad L, ed U obliquo.
(8) Già nel 1885 Haug aveva espresso il dubbio che V Ammonites fallax e YAmmonites reussi non aves¬
sero tanta affinità con YHammatoceras insigne.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
All’Alpe Turati sono presenti le seguenti specie:
Erycites mouterdei Géczy, 1966
Erycites intcrmedius (Hantken in Prinz, 1904)
Erycites cf. clavatus (Fossa Mancini), 1915
Erycites elaphus Merla, 1933
Erycites personatif ormis Géczy, 1966
Erycites costulosus (Merla), 1933
Erycites rotundiformis Merla, 1933
Erycites baconicus Hantken in Prinz, 1904
Erycites involutus Prinz, 1904
Erycites géczyi n. sp.
Erycites cfr. ovatus Géczy, 1966
Erycites mouterdei GÉCZY, 1966
(Tav. II, fig. 8; tav. 2 n. t., fig. 17)
1966 - Erycites mouterdei n. sp. - Géczy, p. 91, t. 25, f. 2; t. 41, f. 16.
Unico frammento (Cat. Inv. n. 18) di mm 71 di lunghezza massima, altezza del giro
mm 20, larghezza del giro mm 21.
Conchiglia crassa, evoluta, a giri poco abbraccianti, a lento accrescimento in altezza.
Umbilico ampio, abbastanza profondo, margine umbilicale subverticale privo di ornamenti. Se¬
zione dei giri sub circolare depressa, poco più larga che alta, fianchi fortemente arrotondati,
dorso ampio e molto convesso. La carena non è conservata ma sulla metà del dorso esiste la
larga traccia di inserzione priva di ornamenti.
Ornamentazione accentuata a corte coste primarie, che si ingrossano subito dopo il mar¬
gine umbilicale liscio a formare rilievi allungati leggermente proversi ; circa al terzo interno
si biforcano in coste secondarie più sottili e proverse che si affievoliscono verso la regione
dorsale fino a sparire lasciando una zona priva di ornamenti, ove si inserisce la carena. Sono
spesso presenti coste intercalari semplici alternate non regolarmente con le coppie di coste bi¬
forcate. Esse si affievoliscono gradatamente dal dorso verso 1’ umbilico, fino a sparire all’al¬
tezza delle biforcazioni.
La linea lobale, visibile solo a tratti, è del tutto frammentaria e non permette un’ade¬
guata diagnosi.
Osservazioni. - Nell’ambito della fauna dell’Alpe Turati la specie si avvicina all’ Ery¬
cites intermedius sia per ornamentazione, sia per forma della conchiglia. Si distingue però per
la sezione del giro più depressa e la minor evoluzione. Per quanto riguarda l’ornamentazione
la maggior differenza fra il mouterdei e 1’ intermedius è la presenza, in quest’ ultimo, di fre¬
quenti triforcazioni delle coste primarie, assolutamente assenti nel primo. Analoga forma della
conchiglia e modalità di ornamentazione presenta VErycites clavatus dal quale la specie in
esame differisce per assenza di triforcazioni delle coste primarie e per sezione del giro più de¬
pressa. La specie può da ultimo essere avvicinata aWErycites elaphus anche se notevoli sono
le differenze fra le due soprattutto per l’ornamentazione ben più marcata e la minor evolu¬
zione che caratterizza quest’ ultima specie.
Distribuzione. - Il tipo di Géczy proviene dall’Aaleniano superiore. Il tipo dell’Alpe
Turati è stato rinvenuto con tutta probabilità nel Toarciano superiore.
26
G. PINNA
Erycites intermedius (Hantken in Prinz, 1904)
(Tav. Ili, fig. 3; tav. 2 n. t., fig. 18)
1904 - Erycites Schafarziki nov. sp. - Prinz, p. 93, t. 17, f. 2.
1904 - Erycites intermedius nov. sp. - Hantk. msc. Prinz, p. 94, t. 16, f. 1 ; t. 38, f. 3, 8.
1904 - Erycites Bòkhi - Prinz, p. 94.
1921 - Erycites Partschi Prinz - Buckman, t. 246.
1925 - Erycites intermedius Hantken v. Prinz - Renz, p. 195, t. 3, f. 4.
1947 - Erycites cfr. intermedius Hantken e Prinz - Lippi - Boncambi, p. 141.
1966 - Erycites intermedius Hantken in Prinz - Géczy, p. 92, t. 25, f. 1, 4; t. 26, f. 1; t. 41, f. 13, 14, 15.
Unico esemplare frammentario (Cat. Inv. n. 19) con diametro massimo di mm 88, al¬
tezza del giro mm 26, spessore mm 19.
Conchiglia evoluta, a giri poco abbraccianti, umbilico ampio e poco profondo con mar¬
gine umbilicale verticale e privo di ornamenti. Sezione del giro ovale lanceolata a fianchi leg¬
germente convessi con massimo spessore poco al di sopra del margine umbilicale. Dorso acuto,
solcato da una carena bassa e larga, o, ove essa manchi, da una larga zona priva di ornamenti.
Ornamentazione accentuata a coste primarie corte, molto rilevate quasi a formare ri¬
lievi tubercolari allungati ; queste al quarto interno si triforcano o più raramente biforcano in
coste secondarie meno rilevate ma pur sempre larghe, che sul dorso in prossimità della zona di
inserzione della carena si inclinano verso la parte anteriore affievolendosi bruscamente fino a
scomparire. La serie coste primarie-secondarie è leggermente proversa. Fra i fasci di coste
bi-triforcate sono presenti con una certa irregolarità, sulla metà esterna del fianco, coste in¬
tercalari che si affievoliscono fino a scomparire nel procedere verso l’ombelico.
La linea lobale è molto usurata e frammentaria, unico elemento visibile è L molto più
sviluppato di E.
Osservazioni. - Nella specie descritta furono comprese da Géczy Erycites schafarziki,
Erycites bóckhi, Erycites partschi descritti da Prinz nel 1904. L 'Erycites schfarziki avrebbe
priorità di pagina rispetto ad E. intermedius che fu tuttavia scelto come tipo perchè corredato
da migliore descrizione e figura e di cui era riportata la linea lobale.
L’ intermedius è molto simile ad E. elaphus Merla. Donovan è propenso a ritenerli si¬
nonimi ed a conservare il nome di Merla perchè meglio figurato e descritto. Le due specie
tuttavia sono ben distinguibili per l’ornamentazione a coste primarie più tubercolate ed il minor
avvolgimento della conchiglia deWelaphus. Differiscono inoltre per la linea lobale (Géczy, 1966,
pag. 93) che non ho potuto purtroppo confrontare direttamente.
L 'Erycites intermedius inoltre può essere avvicinato aWErycites mouterdei e clavatus
con i quali presenta notevoli caratteristiche comuni, soprattutto per quanto riguarda il grado
di avvolgimento della conchiglia e la forma delle coste primarie.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare descritto proviene dagli strati più alti del rosso
ammonitico, probabilmente Toarciano superiore.
Distribuzione. - La specie è stata segnalata in Inghilterra ( Aaleniano ), Epiro (Dogger
inferiore), Csernya (Aaleniano superiore), Monti Martani (Toarciano).
Erycites cf. clavatus (Fossa Mancini, 1915)
(Tav. Ili, fig. 11; tav. 2 n. t., fig. 19)
1915 - Hammatoceras clavatum n. f. - Fossa Mancini, p. 11 (pars)
1933 - Hammatoceras clavatum Fossa Mancini - Merla, p. 20, t. 3, f. 3, 4.
Unico esemplare frammentario (Cat. Inv. n. 110) a conchiglia evoluta, giri poco ab¬
braccianti, umbilico ampio, poco profondo con margine umbilicale liscio e smussato. Lento ac-
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
crescimento dei giri in altezza nella parte interna, ove presentano sezione ovale poco più alta
che larga e fianchi convessi con massimo spessore circa al terzo interno. All’ ultimo giro, in
corrispondenza della camera di abitazione, parzialmente conservata, la velocità di accresci¬
mento aumenta e la sezione diviene molto più alta che larga, sublanceolata ed acuta. Dorso ar¬
rotondato nel giro interno, con una larga zona priva di ornamenti e senza evidente traccia di
carena. All’ ultimo giro il dorso si restringe, diviene più acuto e porta una netta carena che di¬
viene più alta ed acuta sulla camera di abitazione.
Nel giro interno l’ornamentazione è formata da coste primarie radiali, che alla metà
circa del fianco si bi o triforcano originando coste secondarie più deboli che svaniscono sulla
metà del dorso. Sul giro esterno le coste primarie divengono leggermente proverse, meno mar¬
catamente tubercolate, relativamente più larghe, le coste secondarie assumono il medesimo
aspetto delle secondarie mentre scompaiono le triforcazioni. L’ornamentazione si conserva tale
anche sulla camera di abitazione.
La linea lobale, molto frammentaria, non è perfettamente identificabile.
Osservazioni. - Nel 1904 Prinz stabilì una nuova mutazione ( Hammatoceras insigne
(Schubl.) mut nov. perplana) sull’esemplare figurato da Meneghini alla tav. 12, fig. 3 come
Ammonites insignis. Nel 1915 Fossa Mancini stabilì sul medesimo esemplare e su alcuni altri
campioni provenienti dalla Montagna della Rossa la specie Hammatoceras clavatum. Tuttavia
poiché il tipo di Meneghini differisce dagli esemplari della Montagna della Rossa, Merla nel
1933 separò la mutazione di Prinz con il nome di Hammatoceras perplanum Prinz e stabilì
una nuova specie, conservando il nome Hammatoceras clavatum Fossa Mancini, sugli altri
esemplari e riportando alla sua pag. 21 le differenze fra le due specie.
Nel 1958 Donovan non considerò la specie Hammatoceras clavatum Fossa stabilita da
Merla e la incluse n e\V Erycites perplanus, mentre Géczy nel 1966 non fa neppure menzione
de\Y Hammatoceras clavatum di Merla. Ritengo da parte mia di dover tenere separate le due
specie per le differenze messe in luce da Merla, scegliendo inoltre come lecto-olotipo di Ham¬
matoceras clavatum (ora Erycites ) l’esemplare figurato da lui a tav. 3, fig. 3.
Ho attribuito la specie in questione al genere Erycites, pur non potendone esaminare la
linea lobale, per il tipo di ornamentazione priva di tubercoli, a coste primarie rilevate, corte ed
ingrossate, affine a quella presente nelle forme del gruppo elaphus-intermedius-mouterdei ;
e per la forma della conchiglia evoluta a giri globosi e tondeggianti.
La variazione dell’ornamentazione e della sezione del giro con l’accrescimento, l’appari¬
zione e lo sviluppo progressivo della carena sulla camera di abilitazione mi inducono a pensare
ad un progressivo sviluppo della conchiglia da erycitoide ad hammatoceratoide nel corso del¬
l’ontogenesi (nei pochi esemplari con camera di abitazione conservata vedremo analoga carat¬
teristica) da cui si potrebbe dedurre un generale fenomeno di convergenza.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - La specie è stata segnalata alla Montagna della Rossa (Toarciano e
Aaleniano ( ?) ).
Erycites elaphus Merla, 1933
(Tav. Ili, fig. 12; tav. 2 n. t., fig. 20)
1881 - Ammonites insignis Schubl. - Meneghini, p. 56.
1881 - Ammonites Reussi Hauer - Meneghini, p. 60 (pars), t. 15, f. 1, 2.
1933 - Erycites elaphus n. sp. - Merla, p. 25, t. 4, f. 5.
1952 - Erycites elaphus Merla -Venzo, p. 116 (nom. nud.).
1958 - Erycites elaphus Merla - Donovan, p. 58.
1966 - Erycites elaphus Merla - Géczy, p. 96, t. 28, f. 4; t. 42, f. 3.
28
G. PINNA
Unico esemplare (Cat. Inv. n° 111) con parte dell’ultimo giro asportata, con le seguenti
dimensioni :
Conchiglia evoluta, con rapporto do/d = 0,45, giri appena ricoprentisi, umbilico ampio,
poco profondo, margine umbilicale arrotondato. Lento accrescimento in altezza dei giri interni
che presentano sezione subcircolare rigonfia a fianchi molto convessi e dorso arrotondato. Col
crescere della spira i giri si appiattiscono lateralmente e sulla camera di abitazione la sezione
diviene molto più alta che larga, i fianchi si fanno meno convessi, il dorso, ove appare una
larga carena, più acuto.
Ornamentazione molto accenutata. Nei giri interni sono presenti coste primarie, appena
proverse, ingrossate a formare rilievi pseudotubercolari allungati fino a metà del fianco ove si
biforcano in coste secondarie più sottili che vanno attenuandosi verso il centro del dorso ove è
presente la larga linea di inserzione della carena priva di ornamenti. All’ultimo giro le coste
primarie divengono più marcatamente tubercolate, la zona di biforcazione si sposta legger¬
mente verso il margine umbilicale e la proversità aumenta progressivamente.
La linea lobale è tipicamente erycitoide con E corto, L ben sviluppato (almeno il doppio
di E) e spostato all’esterno.
Osservazioni. - La variazione di forma ed ornamentazione con la crescita verso un tipo
hammatoceratoide, già osservata in E. clavatum, si fa qui più marcata, ed indica per i rappre¬
sentanti di questo periodo un contatto piuttosto stretto fra i due generi.
La specie, per il tipo di ornamentazione, soprattutto forma e disposizione delle coste pri¬
marie, per l’avvolgimento e sezione del giro si colloca nel gruppo mouterdei-clavatum-
intermedius.
Posizione STRATiGRAFiCA. - Il tipo dell’Alpe Turati proviene dal Toarciano superiore.
Distribuzione. - Il tipo di Merla proviene dal Toarciano superiore ( zona a jurense) di
Val d’Urbia. L’esemplare ungherese è attribuito problematicamente al Toarciano superiore o
Aaleniano. Donovan infine pone YErycites elapkus nell’Aaleniano della serie di Valdorbia.
Erycites personatiformis Géczy, 1966
(Tav. II, fig. 2; tav. 1 n. t., fig. 9; tav. 2 n. t., fig. 21)
1966 - Erycites personatiformis n. sp. - GÉCZY, p. 88, t. 24, f. 2; t. 41, f. 9.
Unico esemplare (Cat. Inv. n° 112) parzialmente usurato, con le seguenti dimensioni:
d mm 40
do mm 15
h mm 15
l mm 15
Conchiglia medioevoluta, con indice di avvolgimento di 0,37, giri abbraccianti per circa
1 6, umbilico relativamente ampio e poco profondo, margine periumbilicale arrotondato. Giri
ad accrescimento in altezza relativamente veloce, a sezione circolare con larghezza uguale ad
altezza, massimo spessore circa a metà dei fianchi che si presentano notevolmente convessi.
Dorso ampio e convesso.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
Ornamentazione poco accentuata. Coste primarie radiali e corte, leggermente ingros¬
sate, biforcate al terzo interno in coste secondarie evanescenti, proverse all’estremità esterna.
Esse scompaiono sulla metà del dorso per far posto alla zona di inserzione della carena, non
conservata, priva di ornamenti.
La linea lobale, pur fortemente usurata, permette di attribuire l’esemplare al genere
Erycites per la caratteristica riduzione di E rispetto ad L.
Osservazioni. - Il carattere erycitoide della linea lobale ha indotto Géczy a creare la
nuova specie E. personatiformis del tutto simile per le caratteristiche morfologiche esterne ad
H. personatum (Fossa Mancini) a linea lobale hammatoceratoide. Considerando la linea lobale
carattere costante di separazione fra i due generi potremmo intendere la morfologia esterna,
identica nelle due specie, come un caso di convergenza.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare descritto è attribuibile problematicamente al-
l’Aaleniano inferiore.
Distribuzione. - Il tipo ungherese proviene dall’Aaleniano.
Erycites costulosus (Merla, 1933)
(Tav. II, fig. 5; tav. 1 n. t., fig. 5; tav. 2 n. t., fig. 22)
1933 - H ammatoceras costulosus n. sp. - Merla, p. 13, t. 1, f. 3, 4.
1943 - H ammatoceras costulosus Merla - Maxia, p. 97.
1952 - Hammatoceras costulosus Merla - Venzo, p. 116 (noni, nud.).
1966 - Erycites costulosus (Merla) - Géczy, p. 160.
Unico esemplare (Cat. Inv. n° 113) ben conservato, con le seguenti dimensioni:
d mm 41
do mm 17
h mm 15
l mm 15
Conchiglia medioevoluta, con rapporto do/d = 0,41, giri abbraccianti per circa 1/3, um-
bilico di media ampiezza e poco profondo, margine umbilicale arrotondato. Giri a veloce ac¬
crescimento in altezza a sezione sub circolare, fianchi nettamente convessi con massimo spes¬
sore circa a metà. Dorso convesso ma più ristretto ed acuto che nelle altre specie esaminate.
Ornamentazione a brevi coste primarie, se ne contano 23 sull’ultimo giro, ingrossate
presso il margine umbilicale ove formano delle marcate protuberanze pseudotubercolari, non
del tutto assimilabili a veri e propri tubercoli come si sviluppano in Hammatoceras. Al terzo
interno le coste primarie si biforcano originando coste secondarie leggermente proverse che si
attenuano progressivamente verso la metà del dorso fino a sparire in corrispondenza dell’area
di inserzione della carena. Sono spesso presenti coste intercalari semplici sulla metà esterna
del fianco. E’ visibile a tratti una carena evanescente.
Linea lobale di tipo erycitoide con E poco sviluppato, L profondo e molto ramificato.
Osservazioni. - La specie, descritta originariamente da Merla come Hammatoceras,
viene ora attribuita, in accordo con Géczy, al genere Erycites per i caratteri della linea lobale.
L’alto grado di avvolgimento, l’ornamentazione a pseudotubercoli, il dorso che tende a divenire
acuto, mostrano una chiara tendenza ad un tipo hammatoceratoide. Sono propenso a con-
30
G. PINNA
siderarla perciò, assieme ad E. personatiformis, una specie trasizionale fra i due generi
(Géczy 1966).
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - I tipi di Merla e di Maxia provengono dal Toarciano superiore « zona
a jurense ».
Erycites rotundiformis Merla, 1933
(Tav. IH, fig. 1; tav. 2 n. t., fig. 23)
1881 - Ammonites reussi - Meneghini, p. 60.
1933 - Erycites rotundiformis n. sp. - Merla, p. 24, t. 3, f. 6.
1952 - Erycites robustus Merla -Venzo, p. 116.
1966 - Erycites cf. rotundiformis Merla - Géczy, p. 99, t. 28, f. 2; t. 42, f. 5.
Unico esemplare (Cat. Inv. n. 114) in discreto stato di conservazione, solo leggermente
usurato, con le seguenti dimensioni:
d mm 61
do mm 24
h mm 22
l mm 25
Conchiglia crassa, medievoluta, a giri poco abbraccianti, con rapporto do /do = 0,39, um-
bilico ampio e profondo ; lento accrescimento in altezza dei giri, a sezione depressa più larga
che alta con massimo spessore circa a metà dei fianchi che si presetano molto convessi. Dorso
ampio e fortemente convesso, solcato da una leggera e bassa carena, visibile solo a tratti e
quasi obliterata.
Ornamentazione a rade coste primarie in numero di 15 sulla seconda metà dell’ultimo
giro; queste, tenui al margine umbilicale, si ingrossano progressivamente procedendo verso la
metà del fianco ove formano marcate protuberanze pseudotubercolari allungate radiamente;
dagli pseudotubercoli, al terzo esterno del fianco, si dipartono numerose coste secondarie tenui
ed evanescenti che solcano l’area esterna interrompendosi all’altezza della carena.
Le non buone condizioni di conservazione dell’esemplare, non permettono un’osserva¬
zione diretta dei punti di partizione delle coste secondarie dalle primarie; né d’altra parte è
possibile constatare la presenza di coste intercalari semplici sul fianco e sul dorso della
conchiglia.
La linea di sutura, solo parzialmente visibile, è leggermente usurata. Essa presenta L
largo e profondo trilaciniato, U esterno fortemente intagliato da lobi accessori profondi. E non
visibile.
Osservazioni. - La specie fu istituita da Merla nel 1933 su esemplari descritti prece¬
dentemente da Meneghini come Amm. reussi Hauer, conservati al Museo Paleontologico del¬
l’Università di Pisa, dove si trovano tuttora.
Il tipo di Merla (sua tav. Ili, fig. 6) è molto simile all’esemplare dell’Alpe Turati per
la forma, con identici rapporti di appiattimento ed avvolgimento, e per ornamentazione, con
identico numero di coste.
Merla pone la sua nuova specie in posizione molto vicina ad Erycites reussi distin¬
guendo quest’ultimo per la sezione del giro meno depressa, coste meno pronunciate e linea
lobale con primo lobo laterale asimmetrico. Géczy pone in risalto come Merla nella descri¬
zione della fauna ponga il rotundiformis fra reussi ed elaphus, posizione che mi sembra invece
del tutto casuale.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
31
Le differenze fra rotundiformis ed elaphus infatti non si limitano, come secondo Géczy,
solo ad una differente forma delle coste primarie ed ad una diversa partizione delle secon¬
darie; credo che una differente forma della conchiglia sia invece alla base della distinzione dei
due generi.
L ’E. ritundiformis mi pare dunque rientrare in un gruppo abbastanza ampio di specie
che fanno capo ad E. reussi, gruppo che comprenderebbe anche VE. baconicus, e VE. robustus,
caratterizzate tutte da analoga forma della conchiglia.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare proviene con tutta probabilità dagli strati su¬
periori del Toarciano « zona a meneghina ».
Distribuzione. - Merla descrive il suo tipo come proveniente dal Toarciano « zona a
jurense » (Val d’Urbia, Cagli). L’esemplare di Géczy proviene invece dagli strati a Dumor-
tieria (Csernya).
Erycites baconicus Hantken in Prinz, 1904
(Tav. Ili, fig. 2; tav. 2 n. t., fig. 24)
1904 - Erycites baconicus nov. sp. - Hantk. msc. Prinz, p. 89, t. 14, f. 2 a b c.
1946 - Erycites cfr. baconicus Hantken - Gardet et Gerard, p. 27.
1963 - Pseudammatoceras baconicus (Prinz) - Elmi, p. 27.
1966 - Erycites baconicus Hantken in Prinz - Géczy, p. 98, t. 26, f. 2; t. 42, f. 4.
Unico esemplare <Cat. Inv. n. 115) completo, molto usurato, con le seguenti dimensioni:
d mm 58
do mm 19
fi mm 22
l mm 22
Conchiglia crassa, involuta, con indice di avvolgimento di 0,32, giri abbraccianti a se¬
zione sub ovale con larghezza uguale all’altezza e massimo spessore al terzo interno dei fianchi
che si presentano leggermente convessi nei giri interni, subplani nei più esterni. Umbilico ri¬
stretto e profondo. Dorso ampio e molto convesso.
Ornamentazione a numerose coste primarie leggermente proverse ; poco marcate al mar¬
gine umbilicale, esse divengono via via più forti verso il terzo esterno del fianco ove si parti-
scono in numerose coste secondarie, leggermente proverse, più sottili, inclinate in avanti al
limite della zona di inserzione della carena, ove si interrompono.
La linea lobale è conservata solo parzialmente, si può tuttavia distinguere un U esterno
molto frastagliato.
Osservazioni .- Come osservato da Géczy (1966) nella figura di Prinz il tipo di baco¬
nicus sembra avere le coste più sottili e meno numerose, ciò deve essere attribuito con tutta pro¬
babilità alla errata interpretazione del disegnatore.
Per la forma ed il tipo di ornamentazione la specie va avvicinata al gruppo deWEry-
cites reussi Hauer, infatti non avvicinerei la specie al gruppo del falli fax e gonionotus che
presentano caratteristiche di forma (avvolgimento e sezione dei giri) alquanto differenti ed
una ornamentazione più grossolana.
La specie più vicina è VE. involutus Prinz che si distingue per avvolgimento ben più
marcato ed umbilico imbutiforme. Molto simile è VE. rotundiformis Merla caratterizzato però
da giri più crassi ed ornamentazione a coste primarie più marcate. Dall’#. reussi differisce
inoltre per coste primarie più fitte, meno marcate e leggermente proverse, per umbilico più ri¬
stretto, profondo, quasi imbutiforme.
32
G. PINNA
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - La specie fu attribuita da Prinz al Dogger inferiore. Géczy ritiene
che il tipo provenga con tutta probabilità dall’Aaleniano (strati a Dumortieria e Pleydellia).
Gardet e Gérard la citano per il Toarciano superiore di Francia.
Erycites involutus Prinz, 1904
(Tav. Ili, fig. 4; tav. 1 n. t., fig. 10; tav. 2 n. t., fig. 25)
1904 - Erycites involutus n. sp. - Prinz, p. 90, t. 32-33, f. 7.
1966 - Erycites involutus Prinz - Géczy, p. 103, t. 25, f. 5; t. 42, f. 9.
Unico esemplare (Cat. Inv. n. 116) piuttosto usurato, che presenta le seguenti dimen¬
sioni :
Conchiglia crassa, involuta con indice di avvolgimento di 0,26, giri molto abbraccianti
a sezione sub circolare con larghezza uguale all’altezza, fianchi convessi nei giri interni che
divengono subplani nel giro più esterno, massima larghezza circa a metà, umbilico ristretto,
profondo ed imbutiforme. Dorso ampio e molto convesso.
L’ornamentazione, leggermente asportata per usura, è costituita da coste primarie ra¬
diali che al terzo esterno si partiscono in costicine secondarie proverse sul dorso, ove si inter¬
rompono in corrispondenza della zona di inserzione della carena, priva di ornamenti.
Linea lobale leggermente usurata. L ben sviluppato, asimmetrico, riccamente ramifi¬
cato. E molto ridotto.
Osservazioni. - L 'Erycites involutus si avvicina per l’ornamentazione ad Erycites ba-
conicus, distinguendosene per la ben più marcata involuzione. La linea lobale del mio esem¬
plare, per quanto usurata, mostra alcune analogie con quelle di E. fallifax riportate da GÉCZY.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - Il tipo di Prinz è stato datato al Dogger inferiore.
Erycites géczyi n. sp.
(Tav. II, fig. 9, 9a; tav. 1 n. t., fig. 6; tav. 2 n. t., fig. 26)
Esemplare completo (Cat. Tipi n. T45), con parte della camera di abitazione conservata.
Dimensioni :
Conchiglia crassa, evoluta, giri abbraccianti per circa 1/4, raporto di avvolgimepto
do/d = 0,40, umbilico ampio e profondo, imbutiforme nei giri interni. Margine umbilicale ar¬
rotondato e privo di ornamenti. Lento accrescimento dei giri in altezza; questi, depressi, arro¬
tondati, a fianchi convessi con massimo spessore al terzo interno, tendono col crescere della
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
33
spira ad appiattirsi lateralmente in corrispondenza della camera di abitazione ove divengono
subcircolari con larghezza uguale all’altezza. Il Dorso, ampio e convesso nei giri interni, tende
a divenire più acuto sulla camera di abitazione ; esso è percorso da una larga zona priva di or¬
namenti ove si inserisce la carena, non conservata nell’esemplare.
Ornamentazione a cortissime coste primarie radiali, in numero di 22 all’ ultimo giro,
che formano un corto ed acuto rilievo pseudo-tubercolare nella loro parte centrale. Circa al
terzo interno le coste primarie si bi-triforcano in coste secondarie sottili e proverse, ben mar¬
cate nei giri interni, evanescenti sull’ ultimo giro ove spariscono in corrispondenza della camera
di abitazione pur permanendo i rilievi pseudotubercolari delle coste primarie.
La linea lobale permette di osservare il carattere erycitoide della riduzione di E ed ES
rispetto ad Le l’obliquità di U.
Osservazioni. - Ho dedicato la specie al Dr. B. Géczy, dell’ Istituto di Paleontologia
dell’Università di Budapest, autore di un’opera sulla famiglia Hammatoceratidae, per il pre¬
zioso consiglio avuto proprio riguardo a questo esemplare.
Egli infatti, in perfetto accordo con quanto io stesso pensavo, mi scrisse : « La forme
Alpe-Turatienne est pour moi aussi inconnue; une forme pareille n’ est pas trouvable ni dans le
matèrici hongrois ni dans la littérature connue par moi. C’est surement un taxon nouveau, son
appartenance au genre Erycites est justifié par la réduction du E e du ES ».
La riduzione di E ed ES nella linea lobale e la obliquità di U rispetto ad L inducono
quindi a classificare l’esemplare nel genere Erycites.
All’interno della fauna dell’Alpe Turati, così povera di rappresentanti della sottofami¬
glia Hammatoceratinae, la nuova specie si distingue nettamente. Dal gruppo Erycites elaphus-
intermedius-clavatum-mouterdei si differenzia per l’avvolgimento della conchiglia più mar¬
cato, l’ornamentazione a coste primarie molto corte con netti ed acuti pseudotubercoli, per una
minor tendenza del giro verso una forma hammatoceratina sulla camera di abitazione.
Dal personatiformis e costulosus si differenzia per il carattere più erycitoide della con¬
chiglia e l’ornamentazione.
La specie è simile ad Erycites rotundiformis, col quale presenta però differenze di
ornamentazione per quanto riguarda la forma e la lunghezza delle coste primarie.
Al di fuori dello stretto ambito dell’Alpe Turati, la nuova specie può essere avvicinata
ad Erycites reussi (Hauer) con il quale presenta analogie di avvolgimento, sezione del giro
(meno depresso), ed ornamentazione con tendenza alla formazione di più distinti tubercoli
periumbilicali.
Caratteristiche proprie della nuova specie sono la presenza di pseudotubercoli in via di
trasformazione a veri tubercoli periumbilicali, coste primarie cortissime, 1/4 circa della lun¬
ghezza totale costa primaria-costa secondaria, attenuazione progressiva delle coste secondarie
che spariscono sulla camera di abitazione.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare proviene dagli strati più alti della serie, riferi¬
bili al Toarciano superiore.
Erycites cf. ovatus Géczy, 1966
(Tav. 2 n. t., fig. 27)
1966 - Erycites ovatus n. sp. - Géczy, p. 104, t. 30, f. 1; t. 42, f. 10.
Piccolo frammento (Cat. Inv. n. 117) di parte dell’ ultimo giro e della camera di abi¬
tazione. La sezione del giro ovale, poco più alta che larga con massimo spessore circa al terzo
interno, il margine umbilicale arrotondato, i fianchi convessi, il dorso arrotondato e solcato da
3
34
G. PINNA
una fascia priva di ornamenti, l’ornamentazione a rade coste primarie corte ed ingrossate in
rilievi pseudotubercolari, biforcate al terzo interno in coste secondarie rettilinee ed evane¬
scenti, sono i caratteri che mi permettono il confronto del mio esemplare con la nuova specie
di Géczy, proveniente dall’Aaleniano e dal Dogger inferiore dell’Ungheria.
Posizione stratigrafica. - Il mio esemplare proviene probabilmente dagli strati a Du-
mortieria.
Famiglia HILDOCERATIDAE Hyatt, 1867
Sottofamiglia HARPOCERATINAE Neumayr, 1875
Genere Harpoceras Waagen, 1869
Sinonimi : Falciferites Breistroffer, 1947 ; Tardarpoceras, Buckman, 1927 ; Phaularpites
Buckman, 1928.
Il genere appartiene alla sottofamiglia Harpoceratinae Neumayr, 1875, con specie stret¬
tamente legate ad Arieticeratinae ed Hildoceratinae ma differenziate da fianchi più compressi
ed appiattiti ed ornamentazione a coste più sottili e numerose (Arkell 1957). Specie tipo è
Harpoceras ( Harpoceras ) falcifer (Sowerby) (non falci ferum): olotipo rifigurato da Buckman
a tav. 764 (1928), da Arkell a tav. 33, fig. 5ab (1956), da Dean, DonovaN, Howarth a tav. 72,
fig. 3ab (1961) ed alla mia tav. IV fig. 1, la.
Il genere presenta le seguenti caratteristiche principali : conchiglia involuta ad umbilico
ristretto e profondo, giri a veloce accrescimento in altezza, sezione ellittica o lanceolata, fianchi
da subplani a leggermente convessi, a volte declivi all’esterno. Area sifonale con forte ed alta
carena e due solchi laterali ben marcati nelle specie mediterranee, evanescenti invece nelle
specie centro europee in cui l’area sifonale è più ristretta.
La presenza di profondi solchi sifonali differenzianti le specie mediterranee da quelle
centro europee fu messa in luce da molti autori, fra i quali ultimamente DONOVAN (1958) e
Zanzucchi (1963) per la specie Harpoceras ( Harpoceras ) falcifer (Sow.). Il primo notò inoltre
anche una diversità nell’ornamentazione dei primi giri che nel nostro materiale non si pre¬
senta così grossolana come in quello inglese. Tali diversità furono poi attribuite problematica¬
mente da Zanzucchi a differenze subspecifiche « giustificate anche dal diverso bacino paleo-
grafico ». Faccio subito notare che tali differenze si possono riscontrare anche in altre specie,
come vedremo nella trattazione di Harpoceras ( Harpoceras ) exaratum XYOUNG e Bird); e giu¬
stificano a mio avviso suddivisioni subspecifiche dovute a differente bacino di deposizione.
Il genere presenta una tipica ornamentazione a numerose coste, falcoidi, sottili e poco
marcate. La linea lobale, di tipo hildoceratino, poco si differenzia da quella dei classici Hildo-
ceras. Elemento principale è il lobo laterale (L) profondo, largo, finemente inciso. La linea
lobale di Harpoceras si differenzia poi da quella di Pseudogrammoceras per L più ristretto,
con lacinie più sottili ed allungate.
Nella Fig. 3 sono state messe a confronto linee lobali di esemplari appartenenti ai ge¬
neri Harpoceras, Pseudogrammoceras, Polyplectus. Dalla comparazione risultano evidenti no¬
tevoli caratteri di distinzione:
LOBO ESTERNO (E): il lobo esterno si presenta non eccessivamente sviluppato e
con medesimo andamento in Harpoceras e Pseudogrammoceras. Diviene invece molto sviluppato
in Polyplectus ove assume andamento nettamente obliquo.
I SELLA LATERALE ( LS ) : la prima sella laterale è interessata da un lobo accessorio
ben sviluppato in Harpoceras, enorme in Polyplectus, molto ridotto in Pseudogrammoceras.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
LOBO LATERALE (L): Il lobo laterale si differenzia nettamente nei tre generi;
largo e poco inciso lateralmente in Pseudogrammoceras, più ristretto e complicato in Harpo-
ceras diviene ancor più sottile e profondo in Polyplectus ove è interessato da un gran numero
di lacinie molto regolari.
LOBI UMBILICALI (U): Il primo lobo umbilicale (LL) rispecchia nei tre generi l’an¬
damento del lobo laterale. Il numero dei lobi umbilicali, ridotto in Pseudogrammoceras, au¬
menta in Harpoceras (I7_. Z73 U-, £/,,) ed ancor più in Polyplectus (LL f/:t f/5 U0 U-, Un) ove de¬
crescono di lunghezza molto regolarmente verso il margine umbilicale.
Fig. 3. — Linea lobale di A) Harpoceras, B) Pseudogrammoceras, C) Polyplectus
(da Meneghini).
Da quanto detto risulta chiaro che la linea lobale può essere considerata in questo caso
ottimo carattere di distinzione generica mentre all’ interno dei generi una suddivisione speci¬
fica in questa base diviene impossibile, variando solamente gli elementi accessori nel loro
complesso.
Il genere comprende quattro sottogeneri :
Harpoceras Waagen, 1869.
Harpoceratoides Buckman, 1909 che si differenzia per la conchiglia marcatamente più evoluta,
l’ornamentazione a coste più nettamente divise in primarie e secondarie. Le primarie
36
G. PINNA
si riuniscono in fasci che nei giri interni possono dar luogo a rilievi pseudotubercolari
allungati sul terzo interno dei fianchi.
Eleganticeras Buckman, 1913 con ornamentazione a sottili coste molto numerose, area esterna
più ristretta ed acuta.
Ovaticeras Buckman, 1918 più evoluto di Eleganticeras, a fianchi più convessi ed ornamentati
da sottili coste falcoidi che divengono evanescenti sulla camera di abitazione.
Dal punto di vista stratigrafico il genere Harpoceras dovrebbe essere limitato alla « zona
a falcifer » del Toarciano inferiore ove appunto il genoolotipo Harpoceras ( Harpoceras ) fal¬
cifer e la sua sottospecie mediterranea costituiscono indice zonale sia nella Provincia Europea
Nord occidentale, sia nella Provincia Mediterranea. Nella Provincia Europea nessun Harpoceras
è stato rinvenuto al di fuori di tale zona se si eccettuano la segnalazione di Mouterde (1933)
ed altre più recenti di H. falcifer nella « zona a bifrons » della Francia orientale, dovuto pro¬
babilmente a fenomeni di condensazione paleontologica (Dean, Donovan, Howarth, 1961,
pag. 478).
Più complessa appare la distribuzione verticale di Harpoceras nella Provincia Mediter¬
ranea, complicata anche da fenomeni di condensazione molto più frequenti che nella Provincia
Europea Nord Occidentale.
Nella Provincia Mediterranea infatti numerosi rappresentanti del genere sono stati rin¬
venuti a livelli più alti, spesso associati ad Hildoceras e Mercaticeras. In Italia esemplari di
Harpoceras ( Harpoceras ) exaratum subexaratum furono rinvenuti nella « zona a bifrons » della
Brianza (Mitzopoulos 1930) e dell’Alpe Turati (ove io stesso li rinvenni associati al Merca¬
ticeras mercati) ; Harpoceras ( Harpoceras ) bicarinatum è stato segnalato nella « zona a bi¬
frons » del Monte Albenza (Desio 1929). Nell’ambito della Provincia Mediterranea, fuori dal
territorio italiano, Harpoceras ( Harpoceras ) bicarinatum è stato rinvenuto nella « zona a bi-
frons » del Toarciano Albanese (Magnani 1942), mentre nel Toarciano Greco sembra che il
genere Harpoceras si rinvenga fino alla sommità della « zona a bayani » (Kottek 1966), cioè
per tutto il Toarciano superiore.
Già nel 1958 Donovan ha messo in luce il fatto che nel Bacino Mediterraneo il genere
Harpoceras ha un’ampia distribuzione verticale, mentre Harpoceras falcifer (ora Harpoceras
{Harpoceras) falcifer mediterraneum) si trova a volte associato con Hildoceras nella « zona a
mercati » (Valdorbia) o addirittura nella « zona ad erbaense » (Breggia) e non può quindi
venir usato quale indice zonale. All’Alpe Turati tuttavia i numerosi rinvenimenti di falcifer
mediterraneum sono stati effettuati, se si eccettuano locali fenomeni di condensazione, in una
zona più bassa da quella segnata dall’apparire del genere Hildoceras e Mercaticeras, corrispon¬
dente cioè alla « unnamed zone » di Donovan (1958, pag. 43) per la quale propongo appunto di
usare il termine « zom a falcifer mediterraneum » (Pinna 1963, pag. 73), poiché tale specie
conserva anche nei limiti della Provincia Mediterranea il suo alto valore stratigrafico.
La fauna dell’Alpe Turati comprende 22 esemplari, ripartiti nelle seguenti specie:
Harpoceras ( Harpoceras ) falcifer (Sow., 1820), mediterraneum n. subsp.
Harpoceras ( Harpoceras ) exaratum (Young e Bird, 1822), subexaratum Bonarelli, 1899.
Harpoceras ( Harpoceras ) cf. subplanatum (Oppel, 1856).
Harpoceras ( Harpoceras ) f aleuta Buckman, 1926.
Harpoceras ( Harpoceras ) concinnum Buckman, 1927.
Harpoceras ( Harpoceras ) cf. mulgravium (Young e Bird, 1822)
Harpoceras (Harpoceras) cf. bicarinatum (ZlETEN, 1830)
Harpoceras sp.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
37
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow., 1820) mediterraneum n. subsp.
(Tav. II, fig. 10; tav. Ili, fig. 5, 5a, 7, 8 10; tav. IV, fig. 7; tav. V, fig. 1, la;
tav. VI, fig. 2, 3; tav. 1 n. t., fig. 7, 12, 14; tav. 2 n. t., fig. 28)
1857 - Harpoceras falcifer Sow. - Meneghini, p. 629.
1881 - Ammonites falcifer Sow. - Meneghini, p. 14, t. 3, f. 2 abc.
1881 - Harpoceras falcifer Sow. - Meneghini, p. 198.
1893 - Harpoceras falciferum Sow. - Bonarelli, p. 196, 208, 209, 211.
1896 - Harpoceras falciferum ? Sow. sp. - Greco, p. 116.
1899 - Harpoceras falciferum (Sow.) - Bonarelli, p. 200.
1900 - Harpoceras falciferum Sow. sp. - Bellini, p. 139, f. 9.
1908 - Harpoceras falcifer Sow. - Principi, p. 218, t. 7, f. 15 ab.
1911 - Harpoceras falciferum Sow. - Renz, p. 474 (nom. nud.).
1939 - Harpoceras falcifer Sow. - Ramaccioni, p. 175.
1942 - Harpoceras falciferum (Sow.) - Magnani, p. 108.
1942 - Harpoceras subplanatum (Opp.) var. scutarensis n. var. - Magnani, p. 107, t. 1, f. 2 ab.
1943 - Harpoceras subplanatum Opp. var. scutarensis Magnani - Maxia, p. 109, t. 3, f. 1.
1947 - Harpoceras falcifer (Sow.)-Lippi Boncambi, p. 140.
1952 - Harpoceras falciferum (Sow.) - Venzo, p. 120, t. B, f. 9 ab.
1958 - Harpoceras cf. falcifer (J. Sowerby) - Donovan, p. 48.
1963 - Harpoceras cf. falcifer (Sow.) - Zanzucchi, p. 130, t. 19, f. 3 8, 8 a.
1964 - Harpoceras falciferum (Sowerby) - Barbera, p. 266 (pars), t. 4, f. 4.
1966 - Harpoceras ( Harpoceras ) cf. falcifer (Sowerby 1820) - Kottek, p. 99, t. 9, f. 6.
Ascrivo alla specie 15 modelli interni. I migliori presentano le seguenti dimensioni :
Conchiglia lateralmente compressa, involuta con rapporto do/d variabile da 0.26 a 0,35.
umbilico generalmente ristretto, giri avvolgenti per circa 1/4 a veloce accrescimento in altezza.
Sezione dei giri ovale a fianchi debolmente convessi con massimo spessore al terzo interno ed
altezza molto maggiore della larghezza. Area esterna percorsa da alta carena mediana fian¬
cheggiata da due solchi sifonali ben marcati che per la presenza dei margini esterni rilevati
danno all’ insieme l’aspetto di un’area sifonale tricarinata.
Ornamentazione a numerose coste tipicamente falcoidi, esse presentano la parte pri¬
maria diritta con andamento proverso (manico della falce), al terzo interno piegano brusca¬
mente all’ indietro per formare nella parte secondaria un’ampia curva con concavità verso
l’apertura (arco della falce), ridivenendo infine molto proverse in corrispondenza del margine
sifonale. Il numero delle coste cresce progressivamente con l’aumentare della conchiglia, pas¬
sando da circa 40 per giro a 40 mm di diametrro a circa 50 a 60 mm di diametro.
Linea lobale di tipo hildoceratino, con lobo laterale profondo e finemente inciso, lobo
umbilicale esterno obliquo verso il margine interno del fianco.
Osservazioni. - In questi ultimi anni il rinvenimento di numerosi esemplari di Harpo¬
ceras del gruppo falcifer all’Alpe Turati, ad Entratico e nei giacimenti dell’Appennino centrale
ha dato modo di riunire una discreta quantità di materiale, che ha permesso finalmente un
confronto fra i tipi inglesi ed i tipi mediterranei. Già da parecchio tempo infatti erano state
notate differenze fra gli esemplari rinvenuti entro la Provincia Mediterranea ed il tipo inglese
G. PINNA
38
di Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) di Ilminster, differenze ora chiaramente messe in
luce dalla comparazione dei tipi dell’Alpe Turati con l’olotipo. Ho in esame a questo riguardo
un ottimo calco dell’olotipo di Sowerby, preparato ed inviatomi dal Dr. M. K. Howarth (k)
del British Museum, che figuro per confronto a tav. IV, fig. 1, la.
Già nel 1942 Magnani metteva in luce nel suo esemplare albanese, caratteristiche cor¬
rispondenti appieno a quelle date alla specie dagli autori italiani mentre «... gli individui
designati come H. falciferum ed appartenenti a forme mediterranee hanno in genere caratte¬
ristiche diverse » (pag. 108). Il vero dialogo sulla non identità dei tipi mediterranei ed inglesi
si è aperto alcuni anni fa quando Donovan nel 1958 scrisse : « The Swiss and Italian material
wich is compared with species is probably not identical with thè English form », I quell’occa¬
sione l’autore notò che negli esemplari italiani e svizzeri gli ornamenti del giro più interno
sono più fini, la transizione alle coste falciformi avviene prima e più gradualmente che nei
tipi inglesi ed infine che nei tipi mediterranei vi è una tendenza all’apparizione di solchi sifo-
nali ai due lati della carena, anche sul modello interno.
Nel 1963 Zanzucchi fece a sua volta notare che la presenza di una variazione precoce
delle coste ad uno stadio falciforme e la presenza di deboli solchi sifonali possono far pensare
a differenze di valore sottospecifico, giustificate dal differente bacino geografico.
Osservando quindi i tipi italiani, svizzeri, greci ed albanesi ho potuto confermare le
due principali differenze già notate da Donovan e Zanzucchi, l’una riguardo l’ornamenta¬
zione, l’altra riguardo l’area sifonale.
Per quanto concerne l’ornamentazione ho potuto constatare che nei tipi mediterranei le
coste, che si presenano più rade e grossolanamente sigmoidi nel giro interno, a cominciare da
23 mm di diametro della conchiglia prendono gradualmente una forma più nettamente fal-
coide con punto di retroflessione circa al terzo interno del fianco, fino ad assumere l’aspetto
di una falce a circa 30 mm di diametro. Sul tipo inglese una simile trasformazione verso coste
falcoidi è meno graduale ed ha luogo a circa 36, 38 mm di diametro ; qui le coste si retroflet-
tono di colpo originando subito una costa falcoide ben formata. Allo stadio finale di sviluppo
le coste, nelle forme mediterranee, si discostano alquanto dall’olotipo di Sowerby, assumendo
aspetto meno nettamente falcoide con angolo di retroflessione meno acuto (fig. 4).
Fig. 4. — Andamento delle coste rispetto alla linea radiale di A) Harpoceras falcifer
(olotipo di Sowerby), B) Harpoceras falcifer mediterraneum.
Differenza ancor maggiore si può notare nella forma dell’area esterna. L’olotipo pre¬
senta un’area ventrale fortemente arrotondata, interessata da aita ed acuta carena, mentre sui
miei tipi, alle stesse dimensioni si osserva un’area esterna con carena fiancheggiata da due
solchi laterali abbastanza marcati.
Ho osservato che tali differenze si mantengono costanti nei giacimenti della Provincia
Mediterranea (ad esclusione della Spagna le cui faune ad ammoniti mostrano maggiore affinità
(") Colgo l’occasione per ringraziare il Dr. M. K. Howarth, Collega paleontologo per i cefalopodi fossili
del British Museum, per avermi gentilmente preparato ed inviato il calco dell’olotipo permettendomi così un
diretto confronto con la mia sottospecie.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
39
con le faune centro-europee), cosicché sono indotto a considerare i tipi mediterranei come sot¬
tospecie allopatica. Infatti la distinzione della nuova sottospecie mi pare giustificata dal dif¬
ferente bacino di provenienza rispetto ai tipi inglesi del Bacino Nord-occidentale.
Alla specie Harpoceras latifalcatum, descritta da Prinz (1904, pag. 109, tav. 32-33,
fig. 6) e recentemente da GÉCZY (1967, pag. 123, tav. 29, fig. 6; tav. 64, fig. 43), furono da lui
attribuiti dubitativamente gli esemplari di Harpoceras falcifer di Meneghini (tav. 3, fig. 2) e
di Venzo (tav. B, fig. 9a - rifigurato alla mia tav. Ili, fig. 8). Su questi esemplari, assieme
a molti altri, alcuni dei quali rinvenni io stesso all’Alpe Turati, ho istituito la sottospecie Harp.
( Harp .) falcifer viediterraneum. Questa mia sottospecie differisce dall’ Harpoceras latifalcatum
per la diversa sezione dei giri, molto più crassi, a fianchi fortemente declivi all’esterno e pa¬
rete umbilicale verticale.
Posizione stratigrafica. - I miei esemplari provengono dal Toarciano inferiore « zona
a falcifer mediterraneum ».
Distribuzione. - La sottospecie è stata citata nel Toarciano inf. di Val d’Urbia e delle
Foci del Burano, Toarciano di Monte Bulgheria, Monte Malbe e Monte Tezio, nel Toarciano
inf. dei Monti Martani, Monte Subasio, Passo della Porraia, Porcarella, Alpe Turati, Entra-
tico, nel Toarciano inferiore di Gomsique (Albania), Breggia (Svizzera), Itaca e Grecia in
generale.
Harpoceras (Harpoceras) cf. mulgravium (Young e Bird, 1822)
(Tav. V, fig. 9; tav. 1 n. t., fig. 15; tav. 2 n. t., fig. 33)
1822 - Ammonites mulgravius - Young e Bird, p. 251, t. 13, f. 8.
1828 - Ammonites mulgravius - Young e Bird, p. 266, t. 13, f. 8.
1822 - Harpoceras serpentinus - Wright, p. 433, t. 58, f. 1-3.
1909 - Harpoceras mulgravium Young e Bird - Buckman, t. 4 A, 4 B.
1954 - Harpoceras mulgravium (Young e Bird) - Donovan, p. 45.
1962 - Harpoceras mulgravium (Young e Bird) - Howarth, p. 119.
1963 - Harpoceras mulgravium (Young e Bird) - Zanzucchi, p. 132, t. 19, f. 13.
Ascrivo alla specie un solo esemplare (Cat. Inv. n. I 37) piuttosto usurato che presenta le
seguenti dimensioni :
d mm 118
do mm 36
h mm 50
l mm 25
Conchiglia lateralmente compressa, medioevoluta con rapporto do/d = 0,30, giri abbrac¬
ciane per circa 1/6 a veloce accrescimento in altezza, da leggermente convessi a subplani e
poco declivi all’esterno. Sezione dei giri ovale-lanceolata molto più alta che larga con rapporto
l/h — 0,50. Area esterna piuttosto ampia percorsa da una larga carena mediana fiancheg¬
giata da due ampi solchi sifonali.
Ornamentazione a sottili coste falcoidi molto numerose.
Linea lobale frammentaria con L profondo ed ampio.
Osservazioni. - A causa della forte usura dei fianchi l’ornamentazione è stata quasi
completamente asportata e non è quindi possibile alcuna diagnosi al riguardo. Per questa ra¬
gione ho preferito solo confrontare l’esemplare con la specie di Young e Bird con la quale
sembra avere forti analogie di forma della conchiglia.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inferiore.
Distribuzione. - La specie è stata citata nel Toarciano inferiore italiano da Zanzucchi
nel Giacimento di Entratico in Val Cavallina.
40
G. PINNA
Harpoceras (Harpoceras) cf. concinnimi Buckman, 1927
(Tav. Ili, fig. 6; tav. 2 n. t., fig. 32)
1927 - Harpoceras concinnum Buckman, t. 742.
1963 - Harpoceras concbinum Buckman - Zanzucchi, p. 132, t. 19, f. 10, 10 a, 14.
Ascrivo alla specie un solo esemplare (Cat. Inv. n. I 39) molto usurato, con le seguenti
dimensioni :
d mm 80
do mm 19
h mm 33
l mm 17
Conchiglia lateralmente compressa, involuta, a giri abbraccianti, umbilico ristretto. Giri
a sezione ovale molto più alta che larga con massimo spessore circa al terzo interno, fianchi da
leggermente convessi a subplani e nella metà interna declivi verso l’umbilico. Area esterna
percorsa da una larga carena fiancheggiata da ben marcati solchi sifonali.
Ornamentazione poco discernibile a numerose e sottili coste falcoidi.
La linea lobale non è rilevabile.
Osservazioni. - Ho solo confrontato l’esemplare con la specie di Buckman in quanto le
imperfette condizioni di conservazione non permettono di distinguere adeguatamente l’orna¬
mentazione e la linea lobale. Ho riscontrato tuttavia grande analogia nella forma e nell’avvol¬
gimento della conchiglia.
Recentemente Howarth (1962, Jet Rock Series, pag. 411) ha stabilito 1’ identità di
H. falcifer, H. mulgravium ed H. concinnum basandosi su studi comparativi effettuati su un
gran numero di topotipi. Sebbene queste due ultime specie differiscano da H. falcifer per la
maggiore evoluzione e per le coste più sottili e numerose, l’autore sostiene che queste diffe¬
renze sono dovute principalmente alle diverse dimensioni degli olotipi che non permettono
un confronto diretto, mentre dallo studio di numerosi esemplari si può notare come il limite
di variazioni nelle proporzioni del giro e nella densità delle coste sono gli stessi in ciascun caso.
Dal canto mio ho preferito tener ancora distinte le tre specie non essendo in possesso di ma¬
teriale così numeroso da permettere tale tipo di analisi.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inferiore.
Distribuzione. - La specie è stata citata in Italia nel Toarciano inferiore di Entratico.
Harpoceras (Harpoceras) exaratum (YouNG e Bird, 1822) subexaratum Bonarelli, 1899
(Tav. IV, fig. 2; tav. V, fig. 2, 2a, 5, 10; tav. VI, fig. 1; tav. 1 n. t., fig. 4, 13, 16, 19;
tav. 2 n. t., fig. 29).
1881 - Ammonites complanatus Brug. - Meneghini, p. 16 (pars), t. 4, f. 1 abc.
1881 - Harpoceras complanatum Brug. - Meneghini, p. 119 (pars).
1899 - Harpoceras subexaratum n. f. - Bonarelli, p. 201.
1930 - Harpoceras cf. subexaratum Bonarelli - Mitzopoulos, p. 77, t. 7, f. 1.
1952 - Harpoceratoides subxaratum (Bon.) - Venzo, p. 120 (nom. nud.).
1954 - Harpoceras subexaratum Bonar. - Venzo, p. 106 (nom. nud.).
1963 - Harpoceras cfr. subexaratum Bon. - Zanzucchi, p. 131, t. 18, f. 9, 9 a.
1966 - Harpoceras (Harpoceras) subexaratum subexaratum Bonarelli 1899 - Kottek, p. 93, t. 8, f. 2, 3.
1966 - Harpoceras ( Harpoceras ) subexaratum cf. subexaratum Bonarelli 1899 - Kottek, p. 94, t. 8, f. 4.
1966 - Harpoceras ( Harpoceras ) subexaratum cirrilobatum nov. subsp. - Kottek, p. 95, t. 9, f. 1.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
41
Ascrivo alla specie 5 esemplari (Cat. Inv. n. I 31, I 30, I 33, 2 CLS) ben conservati con
le seguenti dimensioni :
Conchiglia discoidale, compressa, involuta con rapporto do/d variabile da 0,20 a 0,26,
umbilico ristretto e profondo. Giri avvolgenti per circa 1/3 a veloce accrescimento in altezza,
sezione ovale lanceolata molto più alta che larga, fianchi debolmente convessi con massimo
spessore circa al terzo interno. L’ultimo giro forma sui precedenti un marcato e profondo gra¬
dino a parete verticale. Area esterna ristretta, percorsa da debole carena, non sempre conser¬
vata negli esemplari in esame, accompagnata da due solchi sifonali poco marcati.
Ornamentazione, evanescente sul modello interno, costituita da circa 70 sottili coste
falcoidi per giro. Esse, più marcate fino alla prima metà dell’ultimo giro, tendono ad attenuarsi
col crescere della spira ed a divenire più larghe e meno rilevate. Il loro andamento è meno
nettamente falcoide di quello delle coste del classico H. falcifer perchè meno accentuato l’an¬
golo formato fra il manico e l’arco della falce.
La linea lobale, identica a quella figurata da Meneghini per il suo esemplare della
Porcarella ,non differisce sostanzialmente dall ’H. Falcifer se non per una maggiore complica¬
zione degli elementi accessori.
Oservazioni. - La specie fu istituita da Bonarelli nel 1899 che la differenziò d&W Har¬
poceras exaratum (Young e Bird) per « la sezione dei giri più sagittale e la teniola ombilicale
meno distinta ». Maggiore diversità può osservarsi nell’area sifonale con alta carena sprovvista
di solchi nel tipo inglese, con solchi ben marcati invece nel tipo italiano. La sezione del giro
differisce poco nelle due specie per un maggiore appiattimento laterale nel tipo inglese, mentre
la diversità di ornamentazione è solo apparente, dovuta alla presenza del guscio nell’olotipo
di Young e Bird (Buckman 1909, t. 5). Usando la stessa scala di valori già in atto nella dif-
ferenzianzione della sottospecie geografica H. ( H .) falcifer mediterraneum, riduco la specie
di Bonarelli al rango di sottospecie, chiamando in causa le ragioni già esposte in precedenza.
In seno alla sottospecie qui definita ho potuto notare una certa variabilità morfologica
per quanto riguarda l’avvolgimento, l’appiattimento laterale e la linea lobale, la qual cosa non
giustifica però, sussistendo una graduale scala di variazioni, la sottospecie istituita da Kottek
Harpoceras ( Harpoceras ) subexaratum cirrilobatum per tipi morfologici poco distinti dello
stesso livello stratigrafico e del medesimo ambiente, quindi senza alcuna giustificazione di
allopatria o allocronia.
La specie si differenzia dall’ Harpoceras ( Harpoceras ) falcifer mediterraneum per ac¬
crescimento in altezza più veloce, ornamentazione a coste molto numerose (circa 70 per giro),
più sottili e meno marcatamente falcoidi.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inferiore.
Distribuzione. - La sottospecie è stata citata per il Toarciano della Porcarella e di En-
tratico, per il Toarciano inf. dell’Alpe Turati, per la « zona a bifrons » della Brianza in ge¬
nerale, per il Toarciano sup. « subzona a Pseudomercaticeras latum » della Grecia.
42
G. PINNA
Harpoceras (Harpoceras) cf. subplanatum (OPPEL, 1856)
(Tav. V, fig. 3; tav. VI, fig. 4; tav. 2 n. t., fig. 30)
1846 - Ammonites complanatus Bruguiére - cPOrbigny, p. 353 (pars), t. 114, f. 1, 2, 4.
1856 - Ammonites subplanatus - Oppel, p. 244.
1874 - Ammonites subplanatus (Oppel) - Dumortier, p. 51, t. 10, t. 11, f. 1, 2, 8.
1885 - Harpoceras subplanatum Opp. - Haug, p. 619 (pars).
1948 - Polyplectus ( Harpoceras ) aff. subplanatus Oppel - Deleau, p. 107, t. 2, f. 24.
1958 - Polyplectus cf. subplanatus (Oppel) - Donovan, p. 49.
1966 - Harpoceras ( Harpoceras ) subplanatum pervinquieri (Monestier 1921) - Kottek, p. 96, t. 9, f. 3.
Confronto con la specie di Oppel un solo esemplare (CLS), rotto ed usurato, con le se¬
guenti dimensioni :
d mm 41
do mm 8
fi mm 20
l mm 11
L 'Harpoceras ( Harpoceras ) subplanatum (Oppel) è molto simile a XV Harpoceras ( Harpo¬
ceras ) bicarinatum (Zieten), del quale è stato spesso posto in sinonimia: si distingue tuttavia
per la forma dell’area esterna più ristretta, con solchi sifonali quasi totalmente scomparsi,
priva della doppia carena formata dall’ incontro dei fianchi con il margine rilevato della re¬
gione sifonale stessa che caratterizza la specie di Zieten (fig. 8).
La specie è pure molto simile all’ Harpoceras ( Harpoceras ) exaratum subexaratum Bo-
NARELLI, dal quale si distingue per umbilico più ristretto, fianchi meno convessi, area esterna
ridotta e quasi totalmente priva di solchi sifonali.
Ricordo che numerosi esemplari di questa specie, assai rara all’Alpe Turati, sono stati
rinvenuti, completi di guscio, nel Toarciano di Selva di Zandobbio (Bergamasco orientale).
A
Fig. 5. — Confronto fra le sezioni di A) Harpoceras exaratum subexaratum (da Me¬
neghini), B) Harpoceras bicarinatum (da d’ Orbigny), C) Harpoceras subplanatum
(da d’ Orbigny).
L 'Harpoceras subplanatum (Opp.) var. scutarensi Magnani del Toarciano albanese, fi¬
gurato da Magnani (1942, tav. 1, fig. 2 ab) e da Maxia (1943, tav. 3, fig. 1) corrisponde ap¬
pieno alle forme a coste più rade che rientrano nella specie Harpoceras ( Harpoceras ) falcifer
mediterraneum, descritta in precedenza.
Buona corrispondenza vi è tra il mio esemplare e 1’ Harpoceras ( Harpoceras ) subpla¬
natum pervinquieri (Monestier 1921), figurato da Kottek (1966, tav. 9, fig. 3). Questo diffe-
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
43
risce tuttavia dal VHarpoceras pervinquieri di Monestier (1921), tav. 1, fig. 31) per vari ca¬
ratteri morfologici.
Un piccolo esemplare completo (Cat. Inv. n. I 36) con le seguenti dimensioni :
diametro mm 31
umbilico mm 7
alt. giro mm 15
spessore mm 9
corrisponde appieno alla forma giovanile figurata da Dumortier (1874, tav. 11, fig. 1, 2).
Le coste infatti, non ancora marcatamente falcoidi, hanno andamento piuttosto irregolare che
si regolarizzerà col crescere del giro parallelamente ad un aumento del numero, mentre il
chiuso umbilico rappresenta una chiara caratteristica specifica (tav. V, fig. 3).
Ricordo che l’esemplare deformato di Ammonites complanatus Brug., proveniente da
Cagli, figurato da Meneghini a tav. 4, fig. 3abcd, considerato da Haug come appartenente alla
specie Harpoceras ( Harpoceras ) subplanatum (Oppel), per la forma dell’area esterna ridottis¬
sima ed assolutamente priva di solchi e per la caratteristica linea lobale a lobo esterno obliquo
e lobi umbilicali regolarmente decrescenti verso il margine interno, deve venir classificato nel
genere Polyplectus.
Questo esemplare, assieme ad altri provenienti dal Domeriano Greco, fu attribuito da
Kottek (1966, pag. 109) all 'Harpoceras subplanatum var. epirotica Renz, elevato al rango di
specie come Polyplectus epiroticus (Renz 1925).
Posizione stratigrafica. - I due esemplari descritti provengono dal Toarciano inferiore
dove sono stati rinvenuti associati a numerosi Mercaticeras.
Harpoceras (Harpoceras) falcula Buckman, 1926
(Tav. V, fig. 7; tav. 2 n. t., fig. 31)
1926 - Harpoceras falcula - Buckman, t. 682.
1966 - Harpoceras ( Harp .) falcifer falcula (Buckman 1926) - Kottek, p. 100.
Unico esemplare in buone condizioni di conservazione (Cat. Inv. n. I 40), con le seguenti
dimensioni :
d mm 36
do mm 12
h mm 12
l mm 9
Conchiglia lateralmente compressa, involuta, con rapporto di avvolgimento di 0,33, giri
ad accrescimento in altezza poco veloce, a sezione ovale lanceolata molto più alta che larga,
fianchi da poco convessi a subplani, declivi all’esterno. Regione sifonale acuta e ristretta con
alta carena e solchi sifonali poco profondi.
Ornamentazione, nei giri interni, a 20 larghe e basse coste sigmoidi ; queste a circa
27 mm di diametro assumono andamento falcoide e divengono più numerose (circa 39 sull’ ul¬
timo giro) e più sottili.
Osservazioni: La specie viene considerata da Howarth (1962, pag. 411) sinonimo di
Harpoceras ( H .) falcifer (Sow.). Tuttavia l’andamento diverso delle coste, il loro numero mi¬
nore, il maggiore appiattimento laterale della conchiglia, la minor velocità di crescita del giro
e quindi l’umbilico più ampio sono sufficienti caratteri di differenziazione che permettono di
tener distinta la specie di Buckman.
44
G. PINNA
Ottima corrispondenza vi è fra la regione sifonale del mio esemplare e quella dell’olo-
tipo.
Posizione stratigrafica. - L’esemplare proviene dal Toarciano inferiore, associato ad
una ricchissima fauna a Mercaticeras.
Distribuzione. - La specie è stata citata nel Toarciano inferiore inglese e greco.
Harpoceras (Harpoceras) cf. bicarinatum (Zieten, 1830)
(Tav. VI, fig. 9)
1830 - Ammonites bicarinatus - Zieten, p. 21, tav. 15, f. 9.
1849 - Ammonites complanatus Bruguiere - cI’Orbigny, p. 353 (pars), t. 114, f. 3.
1867 - Lexoceras annulatum - Hyatt, p. 102.
1874 - Ammonites bicarinatus - Dumortier, p. 55 (pars), t. 11, f. 3, 4.
1884 - Harpoceras bicarinatum Mùnster - Wright, p. 462, t. 82, f. 9, 10, 10 a, 11.
1885 - Harpoceras bicarinatum Ziet. - Haug, p. 627.
1887 - Ammonites ( Harpoceras ) bicarinatus Ziet. - Denckmann, p. 64, t. 4, f. 4.
1893 - Harpoceras bicarinatum Ziet. - Bonarelli, p. 202.
1909 - Harpoceras bicarinatum Ziet. - Principi, p. 258.
1929 - Harpoceras cfr. bicarinatum Ziet. - Desio, p. 148.
1942 - Harpoceras bicarinatum (Zieten) - Magnani, p. 109.
1954 - Polyplectus elegans ( J. Sowerby) - Donovan, p. 51.
1954 - ? Polyplectus sp. - Donovan, p. 51.
1954 - Polyplectus sp. indet. - Donovan, p. 51.
1958 - Polyplectus cf. bicarinatus (Munster in Zieten) - Donovan, p. 49.
1966 - Harpoceras ( Harpoceras ) cf. bicarinatum (Zieten 1830) - Kottek, p. 98, t. 9, f. 5.
La specie è ben caratterizzata da forte involuzione, umbilico molto ristretto, margine
umbilicale netto a parete verticale e soprattutto dalla regione sifonale ampia con forte ed alta
carena mediana e due larghi solchi laterali a margini esterni rilevati che si raccordano ai
fianchi con un netto angolo così da formare una doppia carena marginale (fig. 8).
Per la regione sifonale la specie si differenzia nettamente dal genere Polyplectus con il
quale presenta una certa analogia di involuzione ed ornamentazione. Un esame della linea lo-
bale ben diversa nei due generi (fig. 5) può togliere ogni dubbio di classificazione.
La specie è caratteristica del Toarciano inferiore « zona a falcifer » dei bacini centro
europei. E’ stata invece rinvenuta nella « zona a bifrons » in Albania ed in Italia a Monte Al-
benza ed a Valdorbia.
Harpoceras sp.
(Tav. IV, fig. 3; tav. 2 n. t., fig. 34)
Unico frammento molto usurato (Cat. Inv. n. I 38) con 103 mm di diametro, che non ha
riscontro nella letteratura in mio possesso.
La specie molto simile ad Harpoceras mulgravium ma se ne differenzia per la presenza
di un’area sifonale molto ampia che si raccorda ai fianchi facendo un netto angolo. Questo
aspetto, unito all’estremo appiattimento dei fianchi, rende la sezione del giro pseudorettango¬
lare compressa. Sull’area sifonale è inoltre presente una larga carena priva di solchi laterali.
L’ornamentazione, visibile solo in parte a causa della forte usura, sembra corrispondere
appieno a quella del mulgravium.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inferiore.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
4ò
Genere Polyplectus Buckman, 1890
Il genere fu istituito da Buckman che, pur considerandolo discendente da Harpoceras,
rispetto al quale mostra una maggiore accentuazione dei caratteri, gli attribuì individualità
propria per le notevoli differenze che presenta : assenza della carena e di un’area esterna defi¬
nita, conchiglia estremamente involuta, coste meno nettamente falcoidi, linea lobale complessa
con lobo esterno (E) obliquo e lobi umbilicali (U) numerosi e di lunghezza decrescente regolar¬
mente verso il margine umbilicale.
Il genere fu considerato da Meneghini assai raro all’Alpe Turati, piuttosto abbon¬
dante invece nei giacimenti Toarciani dell’Umbria. Ricerche effettuate in questi ultimi anni
hanno portato tuttavia al ritrovamento di numerosi esemplari di Polyplectus nella serie Toar-
ciana dell’Alpe Turati e dimostrano che il genere è quivi assai diffuso, al pari di tutti gli af¬
fioramenti dell’Appennino centrale.
Specie tipo del genere, già considerato monotipico da diversi autori, è Y Ammonites di¬
scoides descritta e figurata da Zieten (1830, pag. 21, tav. 16, fig. 1) nel Lias del Wurtemberg.
Tuttavia d’ORBlGNY nel 1842 figurò due esemplari (tav. 115), dei quali quello di fig. 3, conside¬
rato « varieté à còtes rapprochées », si dimostrò inseguito molto più abbondante della specie
tipica. Su questo esemplare e sui tipi del Lias medio di Ballino Haas nel 1913 stabilii la sua
varietà pluricostata.
Tale varietà, abbondantissima nei giacimenti italiani, si distingue dal tipico discoides
unicamente per il maggior numero di coste che si presentano quindi più sottili e ravvicinate.
Nel 1881 Meneghini (pag. 21) citò, senza figurarla, una seconda varietà a coste ancor
più numerose e ravvicinate e caratterizzata da ondulazioni della superficie del fianco che
danno una disposizione fascicolata alle coste falcoidi. Nel 1906 Parish e Viale figurarono
(tav. 8, fig. 1, 2, 3) un grosso esemplare ed un frammento provenienti dalla cava S. Anna
presso il Passo del Furio, che corrispondono appieno alla descrizione del Meneghini. Haas
istituì per questi nel 1913 la varietà apenninica.
Il genere quindi, considerato dapprima monotipico, non si presenta omogeneo per quanto
riguarda l’ornamentazione, poiché i tre tipi diversi di costulazione ora descritti non presen¬
tano passaggi graduali dall’ uno all’altra e permettono quindi una suddivisione del genere in
tre specie differenti per ornamentazione, sebbene molto simili nella linea lobale e nella forma
della conchiglia. Poiché infine i tre differenti tipi si rinvengono spesso nel medesimo giaci¬
mento e nello stesso livello stratigrafico, posso escludere che si tratti di variazioni di ordine
sottospecifico: sono quindi propenso a mantenerle distinte come specie :
Polyplectus discoides (Zieten, 1830)
Polyplectus pluricostatus (Haas, 1913)
Polyplectus apenninicus (Haas, 1913)
Non sono d’accordo con Donovan nell’attribuire al genere Polyplectus 1 ’ Ammonites
elegans (Sow.), V Ammonites subplanatus (Oppel), Y Ammonites bicarinatus (Zieten) che, per
la presenza di un’area esterna definita e per la linea lobale di tipo harpoceratide — compieta-
mente differente da quella tipica ed inconfondibile di Polyplectus — debbono venir inclusi nel
genere Harpoceras.
E’ da escludere inoltre che il genere sia tipico del Bacino Mediterraneo. Fu infatti se¬
gnalato in abbondanza nei giacimenti della Francia (Lozère, Ain, Sèvre, Basso Reno, Giura),
dell’ Inghilterra (Gloucestershire, Somerset) e della Germania (Wurtemberg).
Dal punto di vista stratigrafico il genere è diffuso dal Lias medio, ove fu rinvenuto
da Haas nella fauna di Ballino, all’Aaleniano, ove fu citato da Vialli nel Monte Peller. La mas-
G. PINNA
4
sima diffusione si riscontra però nel Toarciano superiore, ove il Polyplectus discoides fu usato
da Monestier quale indice zonale per la parte più alta del Toarciano superiore, assieme ad
Hammatoceras insigne, al di sotto degli strati a Phlyseogrammoceras dispansum. Una localiz¬
zazione stratigrafica del genere Polyplectus in Italia non è purtroppo possibile per le impre¬
cisioni dei dati sui rinvenimenti. All’Alpe Turati sembra che Polyplectus sia comune nel Toar¬
ciano superiore come nell’ inferiore, ove io stesso lo rinvenni in abbondanza, associato con una
ricca fauna ad Hildocevas bifvons e Mercaticercis mercati, dilatum ecc.
Polyplectus pluricostatus (Haas, 1913)
(Tav. VI, fig. 5, 8, 11; tav. 1 n. t., fig. 23; tav. 2 n. t., fig. 37)
1842 - Ammonites discoides Zieten - cI’Orbigny, p. 356, t. 115, f. 3.
1884 - Harpoceras discoides Zieten - Wright, p. 467, t. 82, f. 12, 13.
1858 - Ammonites discoides Zieten - Quensted, p. 283, t. 40, f. 7.
1906 - Harpoceras ( Plyplectus ) discoide Zieten - Parisch e Viale, p. 149 (pars), t. 8, f. 4.
1911 - Harpoceras discoides Zieten - Renz, p. 399, f. 7.
1912 - Polyplectus discoides Zieten - Renz, p. 76, t. 4, f. 3.
1913 - Harpoceras ( Polyplectus ) discoides (Zieten) var. pluricostata nov. nom. - Haas, p. 117, t. 6, f. 3.
1930 - Polyplectus discoides Zieten var. pluricostata Haas - Mitzopoulos, p. 80, t. 7, f. 3 a, b.
1939 - Polyplectus discoides (Zieten) var. pluricostata Haas - Ramaccioni, p. 176, t. 11, f. 23.
1942 - Harpoceras ( Polyplectus ) discoide Ziet. var. pluricostata Haas - Magnani, p. 105, f. 1.
1943 - Polyplectus discoides Ziet. var. pluricostata Haas - Maxia, p. 110.
1947 - Polyplectus discoides (Zieten) var. pluricostata Haas - Lippi-Boncambi, p. 139.
1948 - Polyplectus cf. discoides Zieten - Deleau, p. 108.
1952 - Polyplectus discoide (Zieten) var. pluricostata Haas - Venzo, p. 120 (noni. nud.).
1954 - Polyplectus discoide (Zieten) var. pluricostata Haas - Venzo, p. 106 (nom. nud.).
1958 - Polyplectus cf. capellinus (Quensted) - Donovan, p. 49.
1963 - Polyplectus discoides (Zieten) f. pluricostata H aas - Zanzucchi, p. 133, t. 19, f. 16.
1964 - Polyplectus pluricostatus Haas - Mouterde, Rugst, Moitinho, p. 76, 77.
1966 - Polyplectus discoides pluricostatus Haas, 1913 - Kottek, p. 108, t. 11, f. 5.
1967 - Polyplectus pluricostatus (Haas, 1913)-Géczy, p. 125, t. 64, f. 44.
Ho escluso dalle sinonimie gli autori italiani che riportavano la forma tipica o dei quali
non è stato possibile un controllo per mancanza di figure o per difficoltà nel rintracciare il
materiale originale. Tuttavia i rappresentanti del genere Polyplectus rinvenuti nei giacimenti
italiani citati ma non figurati da Principi, Bellini, Zuffardi ecc. possono venir assegnati pro¬
babilmente a questa specie.
Ascrivo alla specie 12 esemplari (Cat. Inv. n. I 49-1 58, 2CLS). I migliori presentano le
seguenti dimensioni :
Conchiglia discoidale lenticolare, lateralmente molto compressa; a giri molto involuti
con umbilico ristretto e profondo; l’ultimo giro ricopre i precedenti per circa 7/8. Accresci¬
mento in altezza del giro molto veloce. Sezione lanceolata molto più alta che larga. Regione
ventrale ad angolo acuto ed estremamente angusta, quasi a coltello.
Ornamentazione a numerosissime e sottili coste falcoidi, in numero di circa 70 nel¬
l’esemplare di 50 mm di diametro, separate da spazi intercostali più angusti.
Linea lobale, tipica del genere, caratterizzata da E obliquo, L e U regolarmente decre¬
scenti verso il margine umbilicale.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - 111
47
Osservazioni. - La specie si differenzia da Polyplectus discoides (Zieten) (ex forma
tipica) per l’ornamentazione a coste più numerose e quindi più sottili e ravvicinate. Perfetta
analogia ho invece riscontrato nella forma della conchiglia e nella linea lobale.
Dal Polyplectus apenninicus (Haas) seguentemente descritto si distingue per le coste
meno fitte e l’assenza delle ampie ondulazioni a metà fianco.
Posizione stratigrafica. - I miei esemplari sono stati rinvenuti associati in parte a
numerosi Mercaticeras mercati (Toarciano inferiore), ed in parte a Phymatoceras (Toarciano
superiore).
Distribuzione. - La specie è nota in Italia nel Toarciano di Piobbico (Monte Nerone),
Montecelio, Entratico; nel Toarciano inferiore dei Monti Martani e di Monte Cucco. Fuori
d’ Italia è stata segnalata nel Toarciano inferiore e medio di Condeixa (Portogallo), nel Toar¬
ciano di Gomsique (Albania), in Francia ed Ungheria.
Polyplectus apenninicus (Haas, 1913)
(Tav. V, fig. 4)
1881 - Ammonite» discoides Ziet. - Meneghini, p. 21 (pars).
1890 - Polyplectus discoides (Zieten) - Buckman, p. 215, t. 37, f. 1-5.
1906 - Harpoceras ( Polyplectus ) discoide Zieten - Parisch e Viale, p. 149 (pars), t. 8, f. 1, 2, 3.
1913 - Polyplectus discoides (Zieten) var. apenninica - Haas, p. 118.
1966 - Polyplectus discoides apenninicus Haas 1913-Kottek, p. 107, t. 11, f. 4.
1967 - Polyplectus apenninicus (Haas, 1913) - Géczy, p. 126, t. 30, f. 1.
Unico esemplare (Cat. Inv. n. I 59), in perfette condizioni di conservazione, con le se¬
guenti dimensioni :
d mm 70
do mm 7
h mm 31
l mm 13
L’unica differenza col Polyplectus discoides (Zieten) ed il Polyplectus pluricostatus
(Haas) è data dall’ornamentazione. Nella specie in esame le coste diventano fini, fitte e nume¬
rosissime (108 invece di 70), a metà fianco sono evidenti ampie ondulazioni subregolari sulle
quali le coste falcoidi costituiscono debolissimo rilievo pseudofascicolato, evanescente sia nella
zona periumbilicale che nella esterna.
La specie, piuttosto rara, è citata da Meneghini nel rosso ammonitico (senza indica¬
zione di provenienza), da Parish e Viale nel Toarciano di Sant’Anna (Passo del Furio), da
Buckman nell’Aveyron, da Haas nel Lias medio di Ballino, da Kottek nel Toarciano supe¬
riore dell’Argolide e da Géczy nel Toarciano medio ungherese.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inferiore « zoìm a mercati ».
Sottofamiglia GRAMMOCERATINAE BUCKMAN, 1904
Genere Pseudogrammoceras Buckman, 1901
Il genere fu istituito da Buckman nel 1901 per specie in precedenza attribuite al genere
Grammoceras. Sebbene Akell (1957) li considerasse sinonimi, la distinzione dei due generi fu
confermata da Donovan (1958), che considerò la diversa costulazione come carattere distin¬
tivo: « Grammoceras typically has sharp ribs, with concave interspaces, while Pseudogram¬
moceras has fiat, rounded ribs, with angular interspaces ». Tale autore ammette tuttavia
48
G. PINNA
che, basandosi su questo carattere, non può essere fatta una valida suddivisione generica,
poiché i due gruppi mostrano a questo riguardo un passaggio graduale dall’uno all’altro. Nella
impossibilità di una suddivisione generica in base alla morfologia, egli ritiene conveniente
mantenerla in rapporto alla stratigrafia.
Dallo studio della fauna dell’Alpe Turati ho notato che sono tuttavia presenti altre dif¬
ferenze che mi inducono a considerare distinti i due gruppi; l’avvolgimento della conchiglia,
più evoluta in Grammoceras anche nei giri interni, e la sezione del giro, a fianchi marcata-
mente convessi in Grammoceras, subplani in Pseudo grammoceras. A questi tre caratteri diffe¬
renziali (ornamentazione, evoluzione della conchiglia e sezione del giro), tutti gradualmente
sfumanti fra un genere e l’altro, si aggiunge la posizione stratigrafica di sottozona diversa
che occupano Grammoceras e P seudo grammoceras nella Provincia Europea Nord-occidentale.
Il primo appare all’ inizio della « subzona a striatulum », il secondo nella superiore « subzona
a struckmanni », ambedue del Toarciano superiore.
Tale seriazione, persitendo una gradualità di caratteri fra i due generi, può testimo¬
niare, a mio avviso, una derivazione di Pseudo grammoceras da Grammoceras, attraverso
forme di passaggio tipo Pseudogrammoceras subfallaciosum.
Numerosi Grammoceras e Pseudogrammoceras sono stati recentemente (1964) illustrati
per il Toarciano superiore da E. S. Stankevic.
Pseudogrammoceras è genere abbastanza diffuso all’Alpe Turati, contrariamente a
Grammoceras di cui non è stato rinvenuto, fino ad ora, alcun esemplare.
Da Harpoceras il genere si differenzia per minor flessura laterale delle coste, divenute
da falcoidi nettamente sigmoidi e per la linea lobale semplificata nei caratteri accessori (fig. 5).
Come caratteri principali del genere possiamo quindi assumere, conchiglia lateralmente
compressa, medioevoluta, a giri di mediocre accrescimento in altezza, umbilico relativamente
ampio e poco profondo, sezione dei giri ovale lanceolata, area esterna ristretta con acuta ca¬
rena accompagnata da leggeri solchi sinfonali. Ornamentazione a numerose coste sigmoidi,
larghe ed arrotondate, separate da spazi intercostali ampi, linea lobale di tipo hildoceratide,
meno complessa di Harpoceras, con lobi meno frastagliati, lobo laterale più largo e lateral¬
mente meno finemente inciso e lobi umbilicali meno sviluppati.
Nella fauna dell’Alpe Turati sono presenti le seguenti specie:
Pseudogrammoceras subfallaciosum Buckman, 1902
Pseudogrammoceras subregale n. sp.
Pseudogrammoceras cotteswoldiae (Buckman, 1890)
Pseudogrammoceras subfallaciosum Buckman, 1901
(Tav. IV, fig. 4, 5, 6, 8; tav. V, fig. 8; tav. 1 n. t., fig. 17, 21, 22; tav. 2 n. t., fig. 35)
1881 - Ammonites radians Rein. - Meneghini, p. 33 (pars), t. 9, f. 3, 4.
1881 - Harpoceras radians Rein. - Meneghini, p. 203 (pars).
1885 - Harpoceras fallaciosum Bayle - Haug, p. 616 (pars).
1890 - Grammoceras fallaciosum - Buckman, p. 204 (pars), t. 33, f. 17, 18.
1893 - Harpoceras fallaciosum Bayle - Bonarelli, p. 201 (pars).
1899 - Grammoceras fallaciosum Bayle - Bonarelli, p. 204.
1900 - Grammoceras fallaciosum Bayle - Bellini, p. 155.
1901 - Pseudogrammoceras subfallaciosum - Buckman, p. 5.
1904 - Pseudogrammoceras subfallaciosum Buckman - Buckman, p. cxlvii.
1915 - Harpoceras fallaciosum Bayle - Principi, p. 450, t. 16, f. 6.
1952 - Pseudogrammoceras fallaciosum (Bayle) - Venzo, p. 120 (nom. nud.).
1952 - Pseudogrammoceras radians (Rein.) - Venzo, p. 120, t. B, f. 11 a, b.
1964 - Pseudogrammoceras subfallaciosum Buckman - Stankevic, p. 27, t. 7, f. 5.
1964 - Pseudogrammoceras cf. subfallaciosum S. Buck. - Mouterde, Ruget, Moitinho, p. 80.
1967 - Pseudogrammoceras fallaciosum (Bayle) - Karem Seyed, p. 36, t. 1, f. 3; t. 5, f. 5.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III 49
Ascrivo alla specie quattro esemplari (Cat. Inv. n. I 39, I 40, I 41, I 42) in perfette con¬
dizioni di conservazione, con le seguenti dimensioni :
Conchiglia relativamente compressa, medioevoluta, giri ad accrescimento in altezza non
troppo veloce a sezione ovale più alta che larga con massimo spessore circa al terzo interno,
fianchi leggermente convessi. Area esterna ristretta con marcata carena e due solchi sifonali
profondi.
Ornamentazione a 53 larghe coste sigmoidi ad andamento leggermente proverso.
Un esemplare (tav. IV, fig. 5) si presenta leggermente più evoluto con accrescimento in
altezza del giro un po’ meno veloce ed un maggior numero di coste (63). Lo ascrivo tuttavia
alla medesima specie ammettendo una certa variabilità morfologica del guscio, già riscontrata
in altre specie.
Ascrivo dubitativamente alla specie un quinto esemplare (tav. IV, fig. 6) molto defor¬
mato, lateralmente compresso e schiacciato.
Osservazioni. - La specie fu istituita da Buckman nel 1901 per distinguere un gruppo
di esemplari riuniti in precedenza al Grammoceras fallaciosum (Bayle). Questi si differen¬
ziano soprattutto per una leggera flessura laterale delle coste, che si presentano invece diritte
nei due terzi interni del .fianco nella specie di Bayle, e per evoluzione un po’ maggiore.
Devo qui introdurre una breve nota sulla sfortunata specie Nautilus radians Reinecke
1818, che riguarda da vicino la trattazione dei generi Pseudo grammoceras e Grammoceras.
La specie di Reinecke fu discussa ampiamente da Buckman (1889, pag. 184-190) ma pare
che molti non ne fossero al corrente poiché nella letteratura si osservano, anche dopo tale data,
citazioni di numerosi Grammoceras radians (Rein.) rinvenuti nel Toarciano. In breve Buckman
si accorse che, nel figurare il suo Nautilus radians, Reinecke riportò le coste in modo errato,
l’umbilico troppo ampio e con troppi giri per cui fece assomigliare il Grammoceras ad una
Dumortieria, oppure riportò correttamente queste particolarità del fossile fornendolo però di
una prominente carena. Ora Buckman è più incline a pensare ad un errore nella carena, per
cui la figura di Reinecke verrebbe a rappresentare una Dumortieria, che, appunto per errata
interpretazione della carena, era stata considerata un Grammoceras.
Proprio questa incertezza nel classificare l’esemplare di Reinecke portò ad attribuire
alla specie « radians » numerose specie, delle quali cito qui (da Buckman) solo alcune:
Grammoceras toarcense (d’ Orbigny).
Grammoceras orbignyi (Buckman).
Haugia eseri (Oppel).
Dumortieria manieri Haug.
Grammoceras normanianum (d’ Orbigny).
Cycloceras statili (Oppel).
Pseudograynmoceras fallaciosum (Bayle).
Pseudogrammoceras saemanni (Dumortier).
Pseudogrammoceras sub fallaciosum Buckman.
Dumortieria radiosa (Seebach).
Grammoceras struckmanni (Denckmann).
Pseudogrammoceras quadratum (Haug).
G. PINNA
.'>0
L 'Ammonites radians Reinecke va quindi attribuita al genere Dumortieria in accordo
con Buckman, che ne figurò nel 1890 numerosi esemplari.
Tornando alla specie in esame, Buckman attribuisce a Pseudogrammoceras subfalla-
ciosum i due tipi dell’Umbria di Meneghini (tav. 9, fig. 3, 4), identici agli esemplari qui de¬
scritti e figurati. Essi tuttavia si differenziano dall’olotipo inglese per ornamentazione a coste
leggermente più rade e per maggior evoluzione.
Riscontro infine una notevole corrispondenza col grande esemplare del Toarciano supe¬
riore del Caucaso, ben figurato da Stankevic a tav. 7, fig. 5.
Nella sinonimia ho incluso il Pseudogrammoceras fallaciosum Krimh. del Toarciano del
Caucaso, figurato a tav. 4, fig. 3, 4. Infatti per i rapporti dimensionali e specialmente per le
43-44 coste sigmoidi — mai diritte nei giri interni, come evidente invece nel tipo di falla¬
ciosum di Buckman (1904, pag. dii, fig. 150) — esso sembra rientrare nel sub fallaciosum di
Buckman benché il numero delle coste dei miei esemplari (oscillanti tra 46 e 62) e di quelli
del Caucaso (46-47) risulti minore di quello del tipo inglese (75). Il numero delle coste risulta
d’altronde notevolmente variabile nei miei stessi esemplari : nel mio tjpo di tav. IV, fig. 8
(n. 142) le coste sono 46-47, in quello della mia fig. 4 (n. 140) esse risultano 55 ; mentre in quello
della mia fig. 5 (n. 139) le coste sono in numero di 62.
Ascrivo alla specie anche l’esemplare figurato da Fucini nel 1896, tav. 3, fig. 11, Ila:
Harpoceras ( Grammoceras ) fallaciosum.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione .- La specie è stata segnalata nel Toarciano superiore inglese, francese,
portoghese e tedesco, del Caucaso, della Persia. In Italia è stata rinvenuta nell’Appennino cen¬
trale a Monticelli, Monte dei Fiori, Val d’Urbia, Monte Subasio, Monti Martani, Monte Malbe,
la Spezia ed in Sicilia.
Pseudogrammoceras cotteswoldiae (Buckman, 1890)
(Tav. V, fig. 6)
1890 - Grammoceras fallaciosum var. Cotteswoldiae - Buckman, p. 206, 207 (pars), t. 35, f. 4-6.
1902 - Pseudogrammoceras cotteswoldiae - Buckman, p. 5.
1904 - Pseudogrammoceras cotteswoldiae (S. Buckman)- Buckman, p. cxlix.
1959 - Grammoceras fallaciosum cotteswoldiae Buckman - Theobald-Cheviet, p. 51, t. 3, f. 1, 5.
1962 - Pseudogrammoceras fallaciosum Bayle - Krimholz, p. 63, t. 4, f. 4 ab.
1964 - Pseudogrammoceras cotteswoldiae Buckman - Stankevic, p. 28, t. 7, f. 2-4.
1967 - Pseudogrammoceras cotteswoldiae (Buckman) - Karem Seyed, p. 37, t. 1, f. 6; t. 5, f. 8.
Esemplare quasi completo (Cat. Inv. n. 148), costituito da modello interno non perfet¬
tamente conservato.
La specie presenta caratteri molto affini al gruppo Pseudogrammoceras pachu-
struckmanni, differenziandosi per una maggiore involuzione, il giro di accrescimento un poco
più veloce e le coste, in numero di 62, meno marcate e con spazi intercostali più ristretti.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
Distribuzione. - La specie è citata nel Toarciano superiore inglese e francese, del Cau¬
caso e della Persia.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
r>i
Pseudogrammocras subregale n. sp.
(Tav. IV, fig. 9, 9a, 10, IOa, 11; tav. 1 n. t., fig. 20; tav. 2 n. t., fig. 36)
Due frammenti (Cat. tipi n. T46, T47) e due grossi esemplari quasi completi, non defor¬
mati ma alquanto usurati sulla faccia opposta (Cat. tipi n. T48, T49). Essi presentano le se¬
guenti dimensioni:
Descrizione dell’olotipo (n. T48): conchiglia compressa discoidale (l/h = 0,58), relativa¬
mente evoluta (do/d = 0,37), con giri poco abbraccianti, declivi all’esterno, umbilico ampio e
poco profondo. Giri di lento accrescimento in altezza, a sezione ellittica, a fianchi appiattiti ap¬
pena convessi, con massimo spessore circa al terzo interno. L’ultimo giro forma sul precedente
un marcato gradino a parete subverticale. Area esterna assai ristretta, percorsa da una carena
accompagnata da accenno a solchi laterali evanescenti sulla camera di abitazione.
Ornamentazione a 70 robuste coste marcatamente sigmoidi, separate da ampi spazi in¬
tercostali. Esse, evanescenti al margine umbilicale, divengono ben marcate al terzo interno,
accentuandosi fortemente verso il margine sifonale. Sono presenti rarissime coste biforcate.
La linea lobale, da me preparata, è l’ultima del giro, cosicché delimita all’ interno la
camera d’abitazione che risulta non del tutto completa; essa è caratterizzata da L ampio ed al¬
lungato con lacinie divaricate (tav. 1 n. t., fig. 20).
Il paratipo 1 (es. n. T49) è piuttosto usurato e presenta minor numero di coste (65) e
linea lobale con L leggermente più largo.
Il paratipo 2 (es. n. T46) presenta ancora il guscio, cosa estremamente rara per l’Alpe
Turati.
Paratipo 3 (es. n. T47) piuttosto usurato.
Osservazioni. - L’olotipo in esame risulta particolarmente affine al Pseudogrammo-
ceras regale Buckman (u) del Toarciano inglese, dal quale differisce per i giri ancor più com¬
pressi, più declivi all’esterno, per la parete dell’umbilico subverticale invece che obliqua,
nonché per le coste meno fitte: 65-70 invece di 87. Le stesse differenze riscontro rispetto al
tipo del Caucaso, recentemente figurato da Stankevic (”). Una certa affinità noto con
Pseudogrammoceras pachu (Buckman) (12), del Toarciano inglese, dal quale si distingue per i
giri molto più compressi e declivi e la regione ventrale ristretta, la sezione dell’umbilico a giri
ellissoidali invece che quadrangolari, ed inoltre per la costulazione più fitta e minuta (65-70
invece di 61).
Per la notevole affinità con la specie di Buckman, indico la mia nuova specie con il
nome di subregale.
Posizione stratigrafica. - Toarciano superiore.
(!n) 1904, pag. cxlv, fig. 138.
(“) 1964, pag. 30, tav. 9, f. 7.
(1!) 1889, pag. 203, tav. 34, fig. 1, 2.
G. PINNA
52
Sottofamiglia DUMORTIERINAE Maubeuge, 1950
Genere Dumortieria HauG, 1885
La posizione sistematica del genere Dumortieria è basata sui caratteri dell’ornamenta¬
zione e della linea lobale. Nell’ornamentazione il genere presenta analogie con i rappresentanti
della famiglia Hildoceratidae. Per la linea lobale (obliquità dei lobi umbilicali), già specializ¬
zata, le affinità sono maggiori con la famiglia Hammatoceratidae. Considerando l’ insieme dei
caratteri sono propenso a considerare il genere entro la famiglia Hildoceratidae, condividendo
appieno l’opinione di Géczy (1967, pag. 136).
Il genere Catulloceras Gemmellaro, 1886, viene qui considerato sinonimo di Dumortieria
Haug, 1885.
Fig. 6. — Linea lobale e sezione di Dumortieria meneghina : A) es. 181, B) es. 183
(linea lobale x 1,5).
Dumortieria meneghinii (Zittel in Haug, 1887)
(Tav. VI, fig. 7, 11, Ila, llb; fig. 6 A, 6 B)
1881 - Ammonites Levesquei d’ORB. - Meneghini, p. 48, t. 10, f. 4, 5.
1897 - Dumortieria Meneghinii Zitt. in Haug - Bonarelli, p. 205.
1914 - Dumortieria meneghinii Zitt. - Zuffardi, p. 587, t. 10, f. 7.
1947 - Dumortieria meneghinii Zitt. - Lippi-Boncampi, p. 147, t. 2, f. 24.
1952 - Dumortieria meneghinii Zitt. in Haug - Venzo, p. 122, f. 4.
1958 - Durmotieria meneghinii (Zittel M. S.) Haug - Donovan, p. 53.
1967 - Durmotieria meneghina (Zittel M. S.) in Haug - Géczy, p. 143, t. 32, f. 2.
1967 - Durmotieria meneghinii longilobata n. subsp. - GÉCZY, p. 144, t. 33, f. 3; t. 64, f. 56.
Un grosso esemplare non del tutto completo (Cat. Inv. n. 181), già figurato da Venzo
nel 1952, ed un campione completo, molto setacciato (Cat. Inv. n. 183) con le seguenti di¬
mensioni :
Conchiglia evoluta a giri a lento accrescimento in altezza, umbilico ampio e poco pro¬
fondo. Sezione dei giri ovale più alta che larga con massimo spessore circa al margine umbi-
licale sulla camera di abitazione. Area esterna solcata da una leggerissima carena che sembra
mancare nei giri più interni. Solchi sifonali assenti.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
53
Ornamentazione a coste fitte e sottili nei giri interni (67 nel mio piccolo esemplare) che
divengono più rade sull’ultimo giro in corrispondenza della camera di abitazione.
Linea lobale con marcata obliquità dei lobi umbilicali, caratteristica del genere.
Osservazioni. - Il mio grosso esemplare corrisponde bene al tipo di Trescore Balneario
figurato da Meneghini. Il mio secondo esemplare (183) di mm 78 di diametro, è notevolmente
schiacciato ma presenta costulazione e linea lobale ben evidenti. Le coste, molto fitte e sottili,
sono 67. La conchiglia risulta mancante di 3 cm come da diretto confronto con l’ esem¬
plare completo di labbro, raccolto di recente al Passo del Furio, oltreché ai giri interni dell’olo-
tipo di M. Petrano del Meneghini (tav. 10, fig. 4a) e dal tipo ungherese figurato da Géczy
(tav. 32, fig. 2), delle stesse dimensioni. Il mio esemplare corrisponde bene ai giri interni dei
nuovi tipi del Passo del Furio, qui allo studio.
La Dumortieria meneghina longilobata del Toarciano sup. ungherese stabilita da Géczy
(1967, pag. 144) sarebbe distinta da « . . .lobes plus court et rameaux latéraux du L largement
étalés ... ». La linea lobale della sottospecie risulta tuttavia ben corrispondere a quelle pre¬
senti sui miei esemplari e sui tipi di Meneghini dimodocchè non pare che L sia caratterizzato
da maggiore (come dal nome della sottospecie) o minore lunghezza. Inoltre la sottospecie pro¬
venendo dallo stesso banco a Dumortieria dello stesso giacimento non ha valore ne allocromo
ne allopatico.
Distribuzione. - La specie fu rinvenua nel Toarciano superiore di Monte Petrano, di
Trescore Balneario (Bergamo), del Monte di Cetona, Catri, Cagli, Fonte Grossa, Monti Martani,
Valdorbia, della Montagna di Bakony.
Dumortieria cf. levesquei (D’Orbigny, 1842)
(Tav. VI, fig. 6)
1952 - Dumortieria levesquei d.ORB. - Venzo, p. 123.
Unico esemplare compresso (Cat. Inv. n. 182) che presenta le seguenti dimensioni :
d mm 72°
do mm 38
h mm 14
l mm 20
Confronto il mio esemplare con la specie di d’Orbigny per i rapporti dimensionali che
rientrano nei limiti di variabilità della specie suddetta. Tali limiti vengono attualmente stu¬
diati in questo Museo dal Prof. F. Levi-Setti che ha in esame un’abbondante fauna a Du¬
mortieria recentemente raccolta al Passo del Furio (Marche).
Il mio esemplare mostra 57 coste all’ultimo giro, radiali al margine umbilicale, esse ten¬
dono a divenire più proverse verso la fine della camera di abitazione. Per la costulazione piut¬
tosto fitta, esso corrisponde al tipo della Lorena illustrato da Gerard e Bichelonne a tav. 2,
fig. 2; mentre l’olotipo di d’ORBiGNY (tav. 60) sotto il falso nome di Ammonites Solaris Phil¬
lips), risulta a coste più rade (46 invece di 57).
Posizione stratigrafica. - La specie fu rinvenuta negli strati più alti della serie toar-
ciana dell’Alpe Turati assieme ai due esemplari di D. meneghina descritti in precedenza.
54
G. PINNA
TAVOLA 1 N. T.
(*) Si noti l’obliquità del lobo umbilicale esterno e la non identicità della linea
lobale sui due fianchi dell’esemplare.
4
G. PINNA
50
TAVOLA 2 N. T.
— Lytoceras cornucopia (Young e Bird).
— Lytoceras sepositum Meneghini.
— Lytoceras sepositum Meneghini.
— Lytoceras francìsci (Oppel).
— Lytoceras cereris Meneghini.
— Lytoceras kténasi Mitzopoulos.
— Lytoceras cf. rubescens (Dumortier).
— Alocolytoceras dorcadis (Meneghini).
— Audaxlytoceras spirorbis (Meneghini).
— Hammatoceras planinsigne Vacek.
— Hammatoceras porcarellense Bonarelli.
— Hammatoceras victorii Bonarelli.
— Hammatoceras cf. mediterraneum Géczy.
— Hammatoceras gr. dumortieri (Prinz).
— Hammatoceras cfr. vadaszy Géczy.
— Hammatoceras sp. ind.
— Erycites mouterdei Géczy.
— Erycites intermedius (Hantken in Prinz).
— Erycites cf. clavatus (Fossa Mancini).
— Erycites elaphus Merla.
— Erycites personatiformis GÉCZY.
— Erycites costulosus (Merla).
— Erycites rotundif ormis Merla.
— Erycites baconicus Hantken in Prinz.
— Erycites involutus Prinz.
— Erycites gèczyi n. sp.
— Erycites cf. ovatus GÉCZY.
— Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sowerby) mediterraneum n. subsp.
— Harpoceras ( Harpoceras ) exaratum (Young e Bird) subexaratum Bona-
RELLI.
— Harpoceras ( Harpoceras ) cf. subplanatum (Oppel).
— Harpoceras ( Harpoceras ) f aleuta BuCKMAN.
— Harpoceras ( Harpoceras ) cfr. concinnum Buckman.
— Harpoceras (Harpoceras) cfr. mulgravium (Young e Bird).
— Harpoceras sp.
— Pseudogrammoceras subfallaciosum Buckman.
— Pseudogrammoceras subregale n. sp.
— Polyplectus pluricostatus Haas.
TAVOLA ‘2 N. T.
58
G. PINNA
* CONCLUSIONI
Lo studio sistematico della fauna toarciana ad ammoniti dell’Alpe Turati mi permette
interessanti confronti fra le diverse Provincie Geografiche del Toarciano ed in particolare
fra la Provincia Mediterranea, a cui appartiene il giacimento in questione, e la Provincia Eu¬
ropea Nord-occidentale, studiata a fondo dal punto di vista stratigrafico da numerosi autori, i
cui dati sono stati recentemente (1961) raccolti e coordinati da Dean, Donovan e Howarth, in
un ottimo lavoro di sintesi che mette a punto la successione delle faune ad ammoniti.
Per quanto concerne la stratigrafia del Lias superiore mediterraneo, che più da vicino
ci riguarda, essa fu studiata in Grecia, Ungheria ed in Italia; mentre quella dell’Aveyron nel
Bacino del Rodano sembra transizionale alla Provincia Europea Nord-occidentale. Tuttavia
sino ad ora non è stata eseguita una esatta stratigrafia del Toarciano mediterraneo che abbia
valore generale per tutta la Provincia e permetta così esatte correlazioni fra i lontani punti di
questa vasta zona. Numerosi sono gli autori che proposero schemi validi per un solo giaci¬
mento o per zone ristrette, senza ricercare indici zonali di valore universale e quindi correla¬
gli a distanza. Ottimi al riguardo sono i lavori di Merla (1932) per l’ Appennino centrale, di
VENZO (1952) per l’Alpe Turati e di Donovan (1958), che si basò soprattutto sul giacimento
di Valdorbia. La zonatura di S. Venzo è stata ritrovata e seguita da G. Zanzucchi nel 1963
per il giacimento di Entratico in Val Cavallina, che illustrò con sezione stratigrafica e tetto¬
nica (pag. 105). Quest’ ultima appare però incompleta verso l’alto per elisione tettonica, co¬
sicché furono stabilite dall’autore solo le zone dall’ Hildaites serpentinum sino a quella ad
Haugia variabilis, Pseudogrammoceras doerntense.
Un confronto fra i diversi schemi mette in evidenza per l’ Italia le differenze riscon¬
trate dagli autori in località non troppo distanti e di litofacies molto simile se non identica:
Dallo schema riportato, si nota, che le tre zonature del Toarciano proposte non differi¬
scono sensibilmente fra di loro, ma che gli autori non sono tutti d’accordo sugli indici zonali da
utilizzare, essendo alcune specie più abbondanti di altre, in alcuni giacimenti : mentre in altri
possono anche mancare. Lo schema di Donovan propone inoltre una suddivisione in sottozone,
estremamente difficile da seguire sul terreno, per i motivi che saranno esposti in seguito;
mentre propone di lasciare innominata la zona inferiore per mancanza di un adeguato indice
zonale, non essendo ancora a conoscenza dei numerosi esemplari di Harpoceras ( Harpoceras )
falcifer mediterraneum (e di Hildaites serpentinum ) rinvenuti nei giacimenti dell’Alpe Turati,
di Entratico e dell’Appennino centrale (Pinna 1963, pag. 73). Lo schema di S. Venzo intro-
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
59
duce come indici zonali aggiuntivi al Mercaticeras mercati ed all’ H ildoceras bifrons, già di per
sè probativi, i suoi Coeloceras ed i Dactylioceras : la maggior parte di questi all’Alpe Turati
si rinvengono al bivio per il buco del Piombo assieme al bifrons; mentre altri si ritrovano
anche nelle zone più alte e più basse, cosicché i due generi da soli non sono sufficientemente
probativi della « zona a bifrons » (Pinna 1966, pag. 129).
Le cause di tali deboli discordanze nella stratigrafia del Toarciano mediterraneo pos¬
sono riportarsi forse alla presenza di fenomeni di condensazione paleontologica, con parziale
sovrapposizione delle successive zone. A questo supposto fenomeno di condensazione si può ag¬
giungere forse una probabile erosione sottomarina, tuttavia non ancora provata, con relativa
asportazione di qualche livello ed il rimaneggiamento dei fossili ivi contenuti.
Alla base del mio Toarciano risultano abbondanti i rappresentanti del genere Harpoceras.
Nel Toarciano superiore appaiono gli Pseudogrammoceras ed ancor più in alto rari Erycites ed
Hammatoceras, presenti negli strati più alti della serie toarciana. La serie della Valletta sotto
l’albergo La Salute si chiude con circa due metri di calcari marnosi rosati nei quali furono
rinvenuti da S. Venzo (1952, pag. 121, 122, 123) i tre esemplari di Dumortieria, ora illustrati
a tav. 6, figg. 6, 7, 10, che testimoniano la presenza di un Toarciano superiore, piuttosto che
di un Aaleniano inferiore: ciò seguendo i risultati del « II Colloquio sul Giurassico » tenutosi
a Lussemburgo nel Luglio 1967.
Per concludere posso indicare per ora il seguente schema stratigrafico per il Toarciano
dell’Alpe Turati, avendo riconosciute le seguenti zone dall’alto in basso, distinte solo in base ai
dati paleontologici :
Zona a Dumortieria meneghina.
Zona a Phymatoceras erbaense.
Zona a Mercaticeras mercati.
Zona ad Harpoceras falcifer mediterraneum.
La « zona a Denckmannia rudis, Brodieia, Phymatoceras » di S. Venzo viene compresa
nella « zotia a Phymatoceras erbaense ».
La « zona a Dumortieria meneghina », corrisponde alla « zona a Dumortieria levesquei ».
Lo studio della fauna toarciana dell’Alpe Turati mi ha permesso inoltre alcuni con¬
fronti, di ordine sistematico, fra i rappresentanti della fauna della Provincia Mediterranea con
quelli della Provincia Europea Nord-occidentale. Oltre alle differenze già note nella composi¬
zione generale della fauna delle due Provincie (abbondanza di Brodieia, Phylloceras, Lytoceras,
assenza di Pseudolioceras, scarsezza di Hammatoceratinae ed abbondanza di Phymatoceratinae
nella Provincia Mediterranea), sono state messe in luce differenze sottospecifiche, giustificate
dal differente bacino geografico. Così all’ interno del genere Harpoceras le sottospecie medi-
terranee sono caratterizzate tutte da un maggior sviluppo dell’area sifonale, con apparizione
di profondi solchi laterali e dal carattere meno falcoide delle coste; differenze queste che giu¬
stificano la loro attribuzione a sottospecie diverse.
Nella presente Memoria vengono illustrati: 5 Lytoceras, 1 Alocolytoceras, 1 Audaxlyto-
ceras, 7 Hammatoceras, 11 Erycites, fra i quali la nuova specie Erycites gèczyi; 8 Harpoceras,
tra i quali le nuove sottospecie Harpoceras falcifer mediterraneum ed Harpoceras exaratum
subexaratum, allopatiche rispetto alle specie inglesi; 2 Polyplectus; ^Pseudogrammoceras, tra
1 quali Pseudo/jrammoceras subregale del gruppo struckmanni-regale è nuova per la scienza;
2 Dumortieria.
Nel seguente quadro viene illustrata la distribuzione delle varie specie.
00
G. PINNA
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
(il
Riassunto
In questa terza memoria sulla fauna toarciana dell’Alpe Turati, l’Autore descrive, illustra e discute i
generi Lytoceras, Alocolytoceras, N annolytoccras, Hammatoceras, Erycites, Harpoceras, Pseudogrammoceras,
Polyplectus, Dumortieria. Viene descritta la nuova specie Erycites géczyi e le nuove sottospecie Harpoceras
(Harpoceras) falcifer mediterraneum ed Harpoceras ( Harpoceras ) exaratum subexaratum.
Sono inoltre brevemente discusse le differenze fra la fauna ad Ammoniti toarciane della Provincia Medi-
terranea e quella della Provincia Europea Nord occidentale, che vengono attribuite al diverso ambiente geo¬
grafico.
Da ultimo l’autore discute sulla stratigrafia del Toarciano, accennando brevemente ai diffusi fenomeni
di condensazione paleontologica, e sottolinea che nella sezione dell’Alpe Turati possono individuarsi, in via pre¬
liminare, le seguenti Zone Paleontologiche:
Zona a Durmotieria meneghina.
Zona a Phymatoceras erbaense.
Zona a Mercaticeras mercati.
Zona ad Harpoceras falcifer mediterraneum.
Si ricorda infine che uno studio stratigrafico dettagliato della sezione è in corso di esame; da questo
risulterebbe anche la presenza del Bajociano inferiore (Aaleniano medio) in facies di Ammonitico Rosso con
rare Ludwigia.
Résumé
Dans cette troisième étude sur la faune toarcienne de l’Alpe Turati, TAuteur décrit et discute les genres
Lytoceras, Alocolytoceras, Erycites, Harpoceras, Pseudogrammoceras, Polyplectus, Dumorteria. On décrit éga-
lement la nouvelle espèce Erycites géczyi et les nouvelles sous-espèces Harpoceras ( Harpoceras ) falcifer mediter¬
raneum et Harpoceras (Harpoceras) exaratum subexaratum.
Les différences entre la faune d’Ammonites toarciennes de la Province Méditérrannéenne et de la Pro¬
vince Nord-Occidentale qui sont attribuées au différent milieu géographique, sont également brèvement traitées.
En dernier lieu Tauteur discute sur la stratigraphie du Toarcien, en parlant des phénomènes diffus de
condensation paléontologiques, et souligne le fait que dans le section de l’Alpe Turati on peut individuer, de
fagon préliminaire, les Zones Paléontologiques que voici:
Zone à Dumortieria meneghina
Zone à Phymatoceras erbaense
Zone à Mercaticeras mercati
Zone à Harpoceras falcifer mediterraneum
Nous tenons à faire remarquer enfin qu’un examen stratigraphique détaillé de la section est en cours
d’étude. Il résulterait de cela la présence du Bajocien inférieur (Aalénien moyen) en faciès d’Ammonitique
rouge avec quelques rares Ludwigia.
Summary
In this third study on thè Toarcian Fauna of thè Alpe Turati, thè author describes and discusses thè
genus: Lytoceras, Alocolytoceras, Nannolytoceras, Hammatoceras, Erycites, Harpoceras, Pseudogrammoceras,
Polyplectus and Dumortieria. The new species Erycites géczyi and thè news sub-species Harpoceras (Harpo¬
ceras) falcifer mediterraneum and Harpoceras (Harpoceras) exaratum subexaratum are also described.
Besides thè author describes briefly thè differences between thè Fauna of Toarcian Ammonites of thè
Mediterranean Region and those of thè north-occidental Europe which are ascribed to thè different geografie
situation.
At last thè author discusses on thè stratigraphy of thè Toarcian, mentioning thè frequent phenomenons
of paleontologie condensation, and remarks that in thè section of thè Alpe Turati one can notice thè following
Paleontological Zones:
Dumortieria meneghina Zone
Phymatoceras erbaense Zone
Mercaticeras mercati Zone
Harpoceras falcifer mediterraneum Zone
At last it is said that a detailed stratigraphie study of thè section is being examined; it could result
from this thè presence of thè Lower Bajocian (middle Aalenian) in facies Ammonitico Rosso with some rare
Ludwigia.
62
G. PINNA
BIBLIOGRAFIA
Arkell W. J. (1950): A classification of thè Jurassic Ammonites. Journ. Pai., 24, n. 3. London.
Arkell W. J. (1956): Jurassic Geology of thè World. Oliver and Boyd. Edinbourgh.
Arkell W. J. (1957): Entries in Cephalopoda : Ammonoidea. Tret. Inv. Pai., L, moli. 4. University of Kansas
Press.
Aubouin J. (1964): Réflexion sur le facies « ammoniti co rosso-». Bull. Soc. Geol. France (7) 6. Paris.
Barbera C. (1963): La fauna ad ammoniti di M. Bulgheria (Salerno). Boll. Soc. Nat. Napoli, 72. Napoli.
Bellini R. (1900): Le s ammonites du Calcaire Rouge Ammonitique ( Toarcien ) de V Ombrie. Journ. Conch., 48.
Paris.
Benecke E. W. (1865): Ueber Trias und dura in der Sudalpen. 1.
Benecke E. W. (1901): Ueberblick uber die palae ontologiche Gliederung der Eisenzformation in Deutsch-Loth-
ringen und Luxemburg. Mitt. Geol. Land. Els. Loth., 5. Strasbourg.
Bettoni A. (1899): Affioramenti « toarciani» delle Prealpi Bresciane. Boll. Soc. Geol. It., 18, n. 3, Roma.
Bonarelli G. (1893): Osservazioni sul Toarciano e l’Alzniano dell’ Appennino Centrale. Boll. Soc. Geol. It., 12.
Roma.
Bonarelli G. (1899): Le Ammoniti del «Rosso Ammonitico » descritte e figurate da Giuseppe Meneghini.
Bull. Soc. Malac. It., 20. Modena.
Breistroffer M. (1947): Sur les zones d’ Ammonites dans l’Albien de France et d’Angleterre. Trav. Lab. Geol.
Grenoble, 26. Grenoble.
Buch L. von (1831): Recueil de Planches de Pétrification remarquables. Berlin.
Buch L. von (1893): Explication de troi Planches d’ Ammonites. Testo e tavole.
Buckman S. S. (1889): The Descent of Sonninia and Hammatoceras. Quart. Journ. Geol. Soc., 45, n. 4. London.
Buckman S. S. (1905): On certaìn Genera and Species of Lytoceratidae. Quart. Journ. Geol. Soc., 61. London.
Buckman S. S. (1887-1907): A Monograph of thè Ammonites of thè lnferior Oolite Serie s. Pai. Soc. London.
Buckman S. S. (1909-1930): Yorkshire Type Ammonites, continued as Type Ammonites. London and Thame.
Cacciamali G. B. (1930): Morfogenesi delle Prealpi Lombarde. Brescia.
Corroy G., Gerard C. (1933): Le Toarcien de Lorraine et du Bassigny. Bull. Soc. Geol. France (5) 3. Paris.
Dal Piaz G. (1907): Le Alpi Feltrine. Mem. R. Ist. Ven. Se. Lett. Arti, 58. Venezia.
De Alessadri G. (1903): Il gruppo del Monte Misma ( Prealpi Bergamasche). Atti Soc. It. Se. Nat., 42. Milano.
Dean W. T., Donovan D. T., Howarth M. K. (1961): The liassic ammonite zones and subzones of thè North¬
west European Province. Bull. Brit. Mus. Geol., 4, n. 10. London.
Del Campana D. (1900): 1 cefalopodi del Medolo in Valtroynpia. Boll. Soc. Geol. It., 19. Roma.
Deleau P. (1948): Le D febei Nador. Etudes stratigraphique et paléontologique. Bull. Serv. Cart. Geol. Al¬
gerie, (2) 17. Alger.
Denckmann A. (1887): Ueber die geognostischen Verhàltnisse der Umgegend von Dórnten nòrdlich Goslar mit
besonderer Beriicksichtigung der Fauna des Oberen Lias. Abh. Geol. Spec. Preus. Thùr. Staat., 8, n. 2.
Berlin.
Desio A. (1929): Studi Geologici sulla regione dell’ Albenza (Prealpi Bergamasche). Mem. Soc. It. Se. Nat.
Mus. Milano, 10, n. 1. Milano.
Donovan D. T. (1954): Synoptic Supplement to T. Wright’s « Monograph on thè Lias Ammonites of thè British
Islands» (1878-86). Pai. Soc., 107, London.
Donovan D. T. (1955): Révision des espèces décrites dans la « Monographie des Ammonites » (Lias inferieur)
de P. Reynés. Mem. Soc. Geol. France, NS 73. Paris.
Donovan D. T. (1958): The Ammonite Zones of thè Toarcian (Ammonitico Rosso Facies) of Southern Swit-
zerland and Italy. Ecl. Geol. Helv., 51, n. 1. Basel.
Donovan D. T. (1967): The geographical distribution of Lower Jurassic Ammonites in Europe and adjacent
areas. Sys. Ass. Pubi. n. 7. London.
D’Orbigny A. (1842): Paléontologie Frangaise. Terrains oolitiques ou Jurassiques, 1. Paris.
Douvillé H. (1885): Sur quelques fossiles de la zone à Amm. Sowerby des environs de Toulon. Bull. Soc.
Geol. France, (3) 13. Paris.
Dubar G. (1961): Les Hildoceratidae du Domérien des Pyrénées et l’apparition de cette famille au Pliens-
bachien en Afrique du Nord. Coll. Lias Frane. Mem. B.R.G.M., 4. Paris.
Dubar G., Mouterde R. (1961): Les faunes d’ Ammonites du Lias moye?i et supérieur. Coll. Lias. Frane. Mem.
B.R.G.M., 4. Paris.
Dumortier E. (1867): Etudes paléontologiques sur les dépòts jurassiques du Bassin du Rhòne. 4. Lias sup.
Paris.
Elmi S. (1962): Stratigraphie du Lias supérieur du sud-ovest de V Ile Crémìeu (Jura meridional tabulaire).
Mem. Coll. Jur. Luxembourg.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
Gli
Elmi S. (1963): Les Hammatoceratinae ( Ammonitimi ) dans le Dogger inférieur du Bassin Rhodanien. Tr.
Lab. Géol. Lyon, NS 10. Lyon.
Elmi S. (1965): La questioni de l’àge des minerais ferrugineux de Privas ( Ardèche ). C.R. Somm. séan. Soc.
Geol. France, 1. Paris.
Enay R., Elmi S. (1961): Observations novelles sur le Lias Supérieur e la limite Lias-Bajocien dans Vile
Crémieu ( Jura meridional tabulane). Coll. Lias Frane. Mem. B.R.G.M., 4. Paris.
Ernst W. (1924): Zur Stratigraphie und Fauna des Lias im nordwestlichen Deutschland. Palaeontographica,
66. Stuttgart.
Fischer R. (1965): Der Wert der Berippung als Art-Charakteristikum bei Grammoceraten (Ammonoidea ;
Toarcien). Mitt. Bayer. Staat. Pai. Hist. Geol., 5. Miinchen.
Fischer R. (1966): Die Dactylioceratidae ( Ammonoidea ) der Kamerker ( Nordtirol ) und die Zonengliederung
des alpinen Toarcien. Verh. Bayer. Akad. Wiss. Abh., 126. Miinchen.
Fossa Mancini E. (1924): Appunti sulla geologia di una parte del circondario di Varese. Boll. R. Uff. Geol.
It., 50, n. 8. Roma.
Fossa Mancini E. (1915): Osservazioni critiche sugli Ilammatoceras. Proc. Verb. Soc. Tose. Se. Nat., 23. Pisa.
Fossa Mancini E. (1915): Lias e Giura della Montagna della Rossa. Mem. Soc. Tose. Se. Nat., 30. Pisa.
Frebold H. (1964): Lower Jurassic and Bajocian ammonoid faunas of north-westem British Columbia and
Southern Yukon. Bull. Geol. Surv. Canada, 116. Ottawa.
Fucini A. (1896): Faunula del Lias medio di Spezia. Boll. Soc. Geol. It., 15. Roma.
Fucini A. (1900): Ammoniti del Lias medio dell’ Appennino centrale esistenti nel Museo di Pisa. Pai. It., 6.
Pisa.
Fucini A. (1901-1905): Cefalopodi liassici del Monte di Cetonia. Pai. It., 7-11. Pisa.
Fucini A. (1919): Il Lias superiore di Taormina ed i suoi fossili. Pai. It., 25. Pisa.
Fucini A. (1920): Fossili domeriani dei dintorni di Taormina. Parte I. Pai. It., 26. Pisa.
Gabilly J. (1961): Le Toarcien de Thouars. A. Etude Stratigraphique du Stratotype. Coll. Lias Frane. Mem.
B.R.G.M., 4. Paris.
Gabilly J. (1962): Stratigraphie et limites de l’étage Toarcien à Thouars et dans les régions voisines. Mem.
Coll. Jur. Luxembourg.
Gabilly J. (1964): Le Jurassique inférieur et moyen sur le littoral Vendéen. Tr. Inst. Geol. Antr. Preh. Fac.
Se. Poitiers, 5. Poitiers.
Gallitelli M. F. (1963): Ritrovamento di un ammonite del Gen. Bouleiceras Thevenin nel T oarciano dell’ Ap¬
pennino centrale. Boll. Soc. Pai. It., 2, n. 2. Modena.
Géczy B. (1961): Problèmes biostratigraphiques du Bakony septentrional. Coll. Lias Frane. Mem. B.R.G.M.,
4. Paris.
Géczy B. (1960): Die Jurassische Schichtreihe des Tuzkòvesgrabens von Bakonycsemye. Ann. Inst. Geol. Pubi.
Hong., 49, n. 2. Budapest.
Géczy B. (1962): Contribution au problème de la limite Lias/ Dogger dans la Montagne Bakony. Mem. Coll.
Jur. Luxembourg.
Géczy B. (1965): Hammatoceraten und Eryciten ( Ceph .) aus dem Oberlias von Urkut. Ann. Univ. Se. Budap.
Sec. Geol., 8. Budapest.
Géczy B. (1966): Pathologische Jurassische Ammoniten aus dem Bakony-Gebirge. Ann. Univ. Se. Budap. Se.
Geol., 9. Budapest.
Géczy B. (1966): Ammonoides Jurassiques de Csemye, Montagne Bakony, Hongrie-Part. I ( Hammatocera -
tidae). Geol. Hung. Ser. Pai., 34. Budapest.
Géczy B. (1966): Le problème de la limite Lias/ Dogger en Hongrie. Act. Geol. Hung., 10. Budapest.
Géczy B. (1967): Ammonoides Jurassiques de Csemye, Montagne Bakony, Hongrie-Part. II ( excl . Hammatoce-
ratidae). Geol. Hung. Ser. Pai., 35. Budapest.
Gemmellaro G. G. (1885): Monografia sui fossili del Lias superiore delle Provincie di Palermo e Messina.
Bull. Soc. Se. Nat. Palermo. Palermo.
Gemmellaro G. G. (1886): Sugli strati a Leptaena nel Lias superiore di Sicilia. Bull. R. Uff. Geol. It., 17.
Roma.
Gemmellaro G. G. (1886): Sul Dogger inferiore di Monte San Giuliano (Erice). Bull. Soc. Se. Nat. Palermo.
Seduta del 29 Gennaio 1886.
Geyer O. F. (1965): Einige Funde der arabo-madagassischen Ammoniten-Gattung Bouleiceras in Unterjura
der Iberischen Halbinsel. Palàont. Z., 39. Stuttgart.
Geyer O. F. (1966): Beitrdge zur Stratigraphie und Palàontologie des Juras von Ostspanien. N. Jb. Geol. Pa¬
làont. Abh., 124, n. 1. Stuttgart.
Greco B. (1896): Il Lias superiore nel circondario di Rossano Calabro. Boll. Soc. Geol. It., 15. Roma.
Haas O. (1913): Fauna des mittleren Lias von Ballino in Sudtirol. Beitr. Palàont. Geol. Osterr. Ung. Orients,
26. Budapest.
64
G. PINNA
Hauer F. von (1856): Ueber die Cephalopoden aus dem Lias nordòstlichen Alpen. Denkschr. K. Akad. Wiss.
Wien.
Haug E. (1884): Amvionites nouvelle du Lias sup. Bull. Soc. Geol. France, 12. Paris.
Haug E. (1884): Note sur quelques espèces d’Ammonites nouvelles ou peu connues du Lias supérieur. Bull.
Soc. Geol. France, 12. Paris.
Haug E. (1885): Beitràge zu einer Monographie der Ammonitengattung Harpoceras. N. Jahb. Min. Geol. Pai.,
3. Stuttgart.
Haug E. (1893): Etudes sur le s ammonites des étages moyens du Sy stéme Jurassique: I et II, genres Sonninia
et Witchellia. Bull. Soc. Geol. France, 20. Paris.
Howarth M. K. (1962): The Yorkshire type Ammonites and Nautiloids of Young and Bird, Phillips and
Martin Simpson. Paleontology, 5, n. 1. London.
Howarth M. K. (1962): The Jet Rock Series and thè Alum shale Series of thè Yorkshire Coast. Proc. York.
Geol. Soc., 33, n. 4. Hull.
Howarth M. K. (1962): Whitbian and Yeovilian Substages. Mem. Coll. Jur. Luxembourg.
Howarth M. K. (1964): The Jurassic period. Quart. Journ. Geol. Soc., 120. London.
Howarth M. K., Rawson P. F. (1965): The Liassic Successioyi in a Clay Pit at Kirton in Lindsey, North Lin-
colnshire. Geol. Mag., 102, n. 3. London.
Hug 0. (1899): Beitràge zur Kenntnis der Lias-und Dogger-Ammoniten aus der Zone der Freiburger Alpen.
Schw. Palàont. Gesell., 26. Ziirich.
Hyatt A. (1867): The Fossils Cephalopods of thè Museum of Comparative Zoology. Bull. Mus. Comp. Zool., 1.
Cambridge, Mass., U.S.A.
Hyatt A. (1900): Cephalopoda. In Zittel: Textbook of Paleontology. Ed. Eastman. London.
Kottek A. V. (1966): Die Ammonitenabfolge des Griechischen Toarcium. Ann. Geol. pays Hell., 17. Atene.
Krimholz G. (1961): Ammoniti del Giurassico inferiore e medio del Caucaso settentrionale. (Istituto della
Università di Leningrado). (In russo).
Krimholz G. (1962): Sur la subdivision du Jurassique marin adopteé en U.R.S.S. Mem. Coll. Jur. Luxembourg.
Lippi-Boncampi C. (1947): Ammoniti del Lias superiore dell’Umbria centrale. Riv. It. Pai., 53. Milano.
Magnani M. (1942): Ammoniti Massiche di Gomsiqe (Albania). Atti Soc. It. Se. Nat. Mus. Milano, 81. Milano.
Mariani E. (1904): Appunti geologici sul secondario della Lombardia occidentale. Atti Soc. It. Se. Nat. Mus.
Milano, 43. Milano.
Maubeuge P. L. (1957): Les Ammonites de la zone a Dactylioceras semicelatum-tenuicostatum dans l’Est de
la France et plus spécialement dans le Grand-Duché de Luxembourg. Arch. Hist. Nat. Luxembourg,
NS 24. Luxembourg.
Maubeuge P. L. (1959): Les méthodes de la Stratigraphie du Jurassique : ses buts, ses problèmes. Bull. Soc.
Belge Geol., 68, n. 1. Bruxelles.
Maubeuge P. L. (1960): Description de quelques Ammonites jurassiques nouvelles de l’est du bassin de
Paris. Bull. Acad. r. Belgique (Cl. Se.). Bruxelles.
Maubeuge P. L. (1961): Ammonites caractéristiques de l’Aalenien Lorrain. Bull. Tech. Min. Fer. France, 62.
Maubeuge P. L. (1962): Quelques considérations sur la question des faunes cosmopolites et spécialement mé-
diterranéennes dans le Bassin de Paris. Mem. Coll. Jur. Luxembourg.
Maubeuge P. L. (1963): La classification en Stratigraphie et plus spécialement à la lumière du Jurassique
meso-européen. Centr. Nat. Belg. Rech. Log.
Maubeuge P. L. (1963): La position stratigraphique du gisement ferrifere Lorrain (Le problème de l’Aalé-
nien). Bull. Tech. Min. Fer. France, 72.
Maubeuge P. L. (1964): Sur la valeur de l’étage Aalénien et le problème de la coupure Jurassique inférieur
et moyen. C.R. Acad. Se. Paris, 258. Paris.
Maubeuge P. L. (1967): Catalogue des Ammonites du Jtirassique inférieur et moyen (Hettangien à Bathonien)
du Musée Cantonal de Baie-Campagne. Part. 2°. Tàt. Naturf. Gesell. Baselland, 25.
Maviglia C. (1940): Le località fossilifere nei dintorni dell’Alpe Turati (Lombardia). Natura, 31. Milano.
Maxia C. (1943): La serie liasica nei Monti Cornicolani e Lucretili (Preappemiino Romano). Boll. Soc. Geol.
It., 62. Roma.
Meneghini G. (1875): Paragone paleontologico dei varii lembi di Lias superiore in Lombardia. Atti R. Acad.
Lincei, 2. Roma.
Meneghini G. (1875): Nuove specie di Phylloceras e Lytoccras del Liasse superiore d’ Italia. Atti Soc. Tose.
Se. Nat., 1. Pisa.
Meneghini G. (1876): Nota sulle Ammoniti del Lias superiore descritte dal Sig. Eug. Dumortier. Atti Soc.
Tose. Se. Nat., 2. Pisa.
Meneghini G. (1867-1881): Monographie des Fossiles du Calcaire Rouge Ammonitique (Lias supérieur) de
Lombardie et de V Apennin Central. Paleontologia Lombarda. Milano.
Meneghini G. (1883): Nuove Ammoniti dell’ Appennino centrale raccolte dal Rev. D. Aìitonio Monconi. Atti
Soc. Tose. Se. Nat., 6. Pisa.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
Gr>
Merla G. (1932-1933): Ammoniti giuresi dell’ Appennino centrale. Pai. It., 33, 34. Pisa.
Merla G. (1933): Osservazioni sugli Stefanoceratinae dell’ Appennino centrale. Atti Soc. Tose. Se. Nat. Proc.
Verb., 42, n. 4. Pisa.
Mihajlovic M., Ramov A. (1965): Liedna Cefalopodna Fauna na Begunj&dci u Karavankah. Acad. Se. Art.
Slovenica, 8. Ljubljana.
Mitzopoulos M. K. (1930): Beitrdge zur Cephalopoden fauna des Oberen Lias der Alta B riama. Prag. tis.
Akad. Atinan, 2. Atene.
Monestier J. (1920): Le Toarcien supérieur dans la région sud-est de l’Aveyron. Bull. Soc. Geol. France, (4)
20. Paris.
Monestier J. (1921): Sur la stratigraphie paléontologique du Toarcien inférier et du Toarcien moyen dans la
région SE de V Aveyron. Bull. Soc. Geol. France, (4) 21. Paris.
Monestier J. (1921): Ammonites rares ou peu connues et ammonites nouvelles du Toarcien supérieur du
Sud-Est de T Aveyron. Mem. Soc. Geol. France, 23. Paris.
Monestier J. (1931): Ammonites rares ou peu connues et ammonites nouvelles du Toarcien moyen de la
région Sud-Est de V Aveyron. Mem. Soc. Geol. France, NS 7. Paris.
Mouterde R. (1964): Le Lias de Peniche. Com. Serv. Geol. Portugal, 48. Lisboa.
Mouterde R., Ruget C., Moitinho de Almeida F. (1964): Coupé du Lias au Sud de Condeixa. Coni. Serv.
Geol. Portugal, 48. Lisboa.
Neumayr M. (1875): Die Ammoniten der Kreide und die Systcmatik der Ammonitiden. Zeitsch. Deutsch. Geol.
Ges., 27. Berlin.
Neumayr M. (1878): Ueber unvermittel auftrende Cephalopodentype in dura Mittel-Europa’s. Jahrb. K. K.
Geol. Reich., 28, n. 1. Wien.
Nicotra F. (1952): Ammoniti toarciane del Monte Canto Alto (Bergamo). Riv. It. Pai., 53, n. 3. Milano.
Nicklès R. (1907): La sèrie liasique dans la région de Tournemire (Aveyron). Bull. Soc. Geol. France, (4) 7.
Paris.
Noutsoubidze K. (1962): Les zones du Lias dans la Géorgie et les régions adjacentes du Caucaso. Mem. Coll.
Jur. Luxembourg.
Noutsoubidze K. (1966): Nuova fauna caucasico. Academia Nauk Grusniskoi SSR Institut. NS, voi. 8 (in
Russo).
Oppel A. (1856-1858): Die Juraformation Englands, Frankreichs und des Sud-westlichen Deutschlands. Wiirt.
Naturw. Jahr. Jg., 12-14.
Parish C., Viale C. (1906): Contribuzione allo -Audio delle Ammoniti del Lias superiore. Riv. It. Pai., 12.
Milano.
Parona C. F. (1879): Contribuzione allo studio della fauna liasica di Lombardia. Rend. R. Ist. Lomb., 12, n. 15.
Milano.
Perrin J., Theobald N. (1961): Etude biometrique de l’especc Grammoceras fallaciosum Bayle (Toarcien su-
perieur). Ann. Se. Univ. Besangon, 2° ser., Geol., 14. Besan^on.
Phillips J. (1829): Illustration of thè Geology of Yorkshire Coast. York.
Phillips J. (1835): Ibidem. II ed. London.
Phillips J. (1875): Ibidem. Ili ed. by Etheridge. London.
Pinna G. (1963): Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Mercati-
ceras, Pseudomercaticeras e Brodieia. Mem. Soc. It. Se. Nat. Mus. Milano, 13, n. 2. Milano.
Pinna G. (1964): Nuove specie di ammoniti del genere Leukadiella nel Toarciano inferiore delle Foci del Ba¬
rano ( Umbria ) e dell’Alpe Turati (Lombardia). Boll. Soc. Geol. It., 83. Roma.
Pinna G. (1966): Ammoniti del Lias superiore ( Toarciano ) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia Dacty-
lioceratidae. Mem. Soc. It. Se. Nat. Museo Milano, 14, n. 2. Milano.
Pinna G. (1966): Nota su alcune ammoniti pliensbachiane dell’ Alpe Turati (Como). Atti Soc. It. Se. Nat. Mus.
Milano, 105, n. 4. Milano.
Pinna G. (1967): La serie del « Ceppo Rosso» ad Ammoniti toarciane ad est di Ganzo (Alta Brianza-Como).
Atti Soc. It. Se. Nat. Mus. Milano, 106, n. 2. Milano.
Pollini A., Cuzzi G. (1960): Cronostratigrafia del Giura medio-superiore e della Creta inferiore lombardi e
significato delle faune ad aptici. Ass. Sed. It. Milano.
Principi P. (1908): Studio geologico sul M. Malbe e M. Tezio. Boll. Soc. Geol. It., 27. Roma.
Principi P. (1909): Osservazioni geologiche sul Monte Subasio. Boll. Soc. Geol. It., 28. Roma.
Principi P. (1915): Ammoniti del Lias superiore dei Monti Martani (Umbria). Boll. Soc. Geol. It., 34. Roma.
Prinz G. (1904): Die Fauna der dlteren Jurabildungen in nordostlichen Bakony. Mitt. Jh. Kòn. Ung. Geol. Anst.,
15. Budapest.
Quensted F. A. (1845-1849): Pctrefactenkunde Deutschlands. Die Cephalopoden. Tiibingen.
Quensted F. A. (1856-1858): Der Jura. Tiibingen.
Quensted F. A. (1882-1885): Die Ammoniten des Schwàbischen Jura, l der Schwarze Jura (Lias). Tiibingen.
Ramaccioni G. (1939): Fauna giuraliassica e cretacea di Monte Cucco e dintorni (Appennino centrale). Pai.
It., 39. Pisa.
G. PINNA
OC
Ramovs A. (1964): Der Jura Jugoslawiens. Hadb. Strat. Geol., 4. Stuttgart.
Rangheard Y., Theobald N. (1961): Signification bìologique de la coquille des ammonites. Ann. Se. Univ.
Besangon, 14. Besangon.
Reynés P. (1868): Essai de geologie et de paleontologie aveyrronaises. Paris.
Reynés P. (1879): Mònographie des Ammonites. Lias superieur. Marseille et Paris.
Renz C. (1906): Ueber die mesozoiche F ormationsg ruppe der sudwestlichen Balkanhalbinsel. Neues Jah. Min.
Geol. Pai., 21. Stuttgart.
Renz C. (1911): Geologische Forschungen in Akarnanìen. Neues Jah. Min. Geol. Pah, 32. Stuttgart.
Renz C. (1925): Beitrdge zur Geologie der Kustenregion von Epirus gegenuber der Insel Korfu. Verh. Naturf.
Ges., 36. Basel.
Rieber H. (1962): Beobachtung on Ammoniten aus dem Ober-Aalénien (Sistematik und Ontogenie). Ecl. Geol.
Helv., 55, n. 2. Basel.
Rieber H. (1963): Ammoniten und stratigraphie des Braunjura B der Schwàbischen Alb. Palaeontographica,
122. Stuttgart.
Roman F. (1938): Les ammonites jurassiques et crétacées, Masson. Paris.
Sapunov I. (1959): Statigraphic and Paleontological Studies of thè Toarcian in thè vicinity of thè town of
Teteven ( Central Balkan Range). Trav. Geol. Bulgaria Ser. Pah, 1. Sofia.
Sapunov I., Stephanov J. (1962): The stages, substages, ammonite zones and subzones of thè Lower and Middle
Jurassic in thè Western and Central Balkan Range (Bulgaria). Mem. Coll. Jur. Luxembourg.
Sapunov I. (1963): Toarcian Ammonites of thè family Dactylioceratidae from Western Bulgaria. Trav. Geol.
Bulgarie Ser. Pah, 5. Sofia.
Sapunov I. (1964): A revision of several Bajocian Ammonites from thè Iron-bearing Jurassic in thè Troyan
Region (Central Balkan Range). Trav. Geol. Bulgarie Ser. Pah, 6. Sofia.
Sato T. (1962): Le Jurassique du Japon-Zones d’ Ammonites. Mem. Coll. Jur. Luxembourg.
Schindewolf O. H. (196ò): Studien zur Stammesgeschichte der Ammoniten. Akad. Wiss. Abh. Math. Naturf.
K., 6. Mainz.
Schròder J. (1927): Die Ammoniten der Jurassischen Fleckenmergel in dem Bayrischen Alpen. Palaeontogra¬
phica, 69. Stuttgart.
Seguenza L. (1886): Il Lias superiore del territorio di Taormina. Atti R. Ist. Ven. Se. Lett. Arti, adunanza
del 20 giugno. Venezia.
Seyed-Emami K. (1967): Zur Ammoniten-F auna und Stratigraphie der Badamn-Kalke bei Kerman, Iran (Jura,
oberes Untertoarcium bis mittleres Bajocium). Inaug. Dissert. Univ. Miinchen.
SlMPSON M. (1843): A monograph of thè Ammonites of thè Yorkshire Lias. London.
Simpson M. (1855): The fossils of thè Yorkshire Lias, described from nature. London and Whitby.
Simpson M. (1884): Ibidem, II ed. London and Whitby.
Sowerby J. (1815-1823): The Minerai Conchology of Creai Britain. London.
Spath L. F. (1924): The ammonites of thè Blue Lias. Proc. Geol. Ass., 35. London.
Spath L. F. (1925): Notes on Yorkshire ammonites. Naturalist. London.
Spath L. F. (1927): Revision of thè Jurassic Cephalopod Fauna of Kachh (Cutch). Mem. Geol. Surv. India,
NS 9, n. 2. Calcutta.
Spath L. F. (1945): Problema of Ammonite Nomenclature. X The noming of Pathological Specimens. Geol.
Mag., 82, n. 6. London.
Stankevic E. S. (1964): Ammonity Juraskikh P escano-Glinistykh Otlozenij Severo-Zapadanogo Kavkaza. Akad.
Nauk SSSR. Izdat Nauka Moskva Leningrad.
Sturani C. (1962): Il complesso sedimentario autoctono all’estremo nord-occidentale del Massiccio dell’ Argen¬
terà (Alpi Marittime ). Mem. Ist. Geol. Univ. Padova, 22. Padova.
Sturani C. (1964): La successione delle faune ad Ammoniti nelle formazioni mediogiurassiche delle Prealpi
Venete occidentali (regione tra il Lago di Garda e la Valle del Brenta). Mem. Ist. Geol. Univ. Padova,
24. Padova.
Suess E. (1865): Ueber Ammoniten. Sitz. K. Akad. Wiss. Wien, 32. Wien.
Taramelo T. (1880): Monografia stratigrafica e paleontologica del Lias nelle Provincie venete. Atti R. Ist.
Ven., 5. Venezia.
Thevenin A. (1906): Sur un gerire d’ Ammonites du Lias de Madagascar. Bull. Soc. Geol. France (4) 6. Paris.
Vacek M. (1886): Ueber die Fauna der Olithe von Capo S. Vigilio. Abh. k. k. Geol. Reichs., 12, n. 3. Wien.
Venzo S. (1952): Nuove faune ad ammoniti del Domeriano-Aleniano dell’Alpe Turati e dintorni) Alta Brianza).
Atti Soc. It. Se. Nat. Mus. Milano, 91. Milano.
Venzo S. (1954): Stratigrafia e tettonica del Flysch (Cretacico-Eocene) del Bergamasco e della Brianza orien¬
tale Mem. Descr. Cart. Geol. It., 31. Roma.
Vialli V. (1937): Ammoniti giurassiche del Monte Peller. Mem. Mus. St. Nat. Ven. Trid., 4. n. 2. Trento.
Waagen W. (1869): Die Formenreihe des Ammonites subradiatus. Geogn. Palàont. Beitr., 2, n. 2.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
l»7
Wendt J. (1966): Revision der Ammoniten-Gatturig Leukadiella Renz aus dem mediterranen Oberlias. N. Jh.
Geol. Palàont. Abh., 125. Stuttgart.
Westermann G. E. G. (1964): El Hammatoceratido Podagrosiceras athleticum Maubeuge y Lambert, del Bajo-
ciano inferior (Aaleniano) del Neuquén Central, Argentina ( Ammonitina , Juràsico). Ameghiniana, 3,
n. 6. Buenos Ayres.
Westermann G. E. G. (1964): The Ammonite Fauna of thè Kialagvik F ormation at Wide Bay, Alaska Penin-
sula. Part. I. Lower Bajocian ( Aalenian ). Bull. Am. Pai., 47 n. 216. Ithaca.
Wright T. (1878-1886): Monograph ori thè Lias Ammonites of thè British Islands. Pai. Soc. London.
Young G. M., Bird J. (1822): A geological Survey of thè Yorkshire Coast; describing thè strato and fossils
occurring between thè Humber and thè Tees, from German Ocean to thè Plain of York. Whitby.
Young G. M., Bird J. (1882): Ibidem II ed. Whitby.
Zanzucchi G. (1963): Le ammoniti del Lias superiore ( Toarciano ) di Eutrofico in Val Cavallina ( Bergamasco
orientale). Mem. Soc. It. Se. Nat. Mus. Milano, 13, n. 3. Milano.
Ziegler B. (1963): Ammoniten als Faziesfossilien. Palàont. Z., 37, n. 1/2. Stuttgart.
Zieten C. H. (1830): Die versteinerungen Wiirttembergs. Stuttgart.
Zucher M. (1885): Note sur la zone à Ammonites Sowerby daris le SO. du département du Var. Bull. Soc.
Geol. France (3) 13. Paris.
Zuffardi P. (1914): Ammoniti Massiche dell’ Aquilano. Boll. Soc. Geol. It., 33. Roma.
Direttore responsabile: Prof. Cesare Conci — Registrato al Tribunale di Milano al N. 6694
G. PINNA
INDICE
Premessa ........
Osservazioni paleontologiche generali .
Descrizione paleontologica .....
Famiglia Lytoceratidae .....
Sottofamiglia Lytoceratinae ....
Genere Lytoceras .....
Lytoceras cornucopia .
Lytoceras sepositum .
Lytoceras francisci
Lytoceras cereris
Lytoceras kténasi
Lytoceras cf. rubescens
Sottofamiglia Alocolytoceratinae .
Genere Alocolytaceras ....
Alocolytoceras dorcadis
Famiglia Nannolytoceratidae ....
Genere Audaxlytoceras ....
Audaxlytoceras spirorbis
Famiglia Hammatoceratidae .....
Sottofamiglia H ammatoceratinae .
Genere Hammatoceras ....
Hammatoceras planìnsigne .
Hammatoceras porcarellense
Hammatoceras victorìi
Hammatoceras cf. mediterraneum
Hammatoceras gr. dumortieri
Hammatoceras cf. vadaszi .
Hammatoceras sp. ind.
Genere Erycites .....
Erycites mouterdei
Erycites intermedius .
Erycites cf. clavatus .
Erycites elaphus ....
Erycites personatiformis
Erycites costulosus
Erycites rotundif ormis
Erycites baconicus
Erycites involutus
Erycites géczyi ....
Erycites cf. ovatus
Famiglia Hildoceratidae .....
Sottofamiglia Harpoceratinae
Genere Harpoceras .....
Harpoceras falcifer mediterraneum
Harpoceras cf. mulgravium
Harpoceras cf. concinnum .
Harpoceras exaratum subexaratum
Harpoceras cf. subplanatum
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA) - III
Harpoceras falcala . pag. 43
Harpoceras cf. bicarinatum ....... » 44
Harpoceras sp. .......... . » 44
Genere Polyplectus ........... » 45
Polyplectus pluricostatus ........ » 46
Polyplectus apenninicus ........ » 47
Sottofamiglia Grammoceratinae ......... » 47
Genere Pseudogrammoceras ......... » 47
Pseudogrammoceras subfallaciosum ...... » 48
Pseudogrammoceras cotteswoldiae ...... » 50
Pseudogrammoceras subregale n. sp . . . . . . » 51
Sottofamiglia Dumortierinae . » 52
Genere Dumortìeria .......... » 52
Dumortieria meneghina ........ » 52
Dumortieria cf. levesquei ........ » 53
Conclusioni .............. » 58
Riassunti .............. » 61
Bibliografia . » 62
Finito di stampare nel giugno 1968
con i tipi della
k
Editrice Succ. Fusi - Pavia
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA I
. . . . Coll. Levi-Setti.
Coll. Levi-Setti.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 61.
. . . . Coll. Levi-Setti.
Coll. S. Venzo: MM, I 66, (x3).
. . Coll. S. Venzo: MM, I 77.
Coll. S. Venzo: MM, I 76, (x2)
Coll. S. Venzo: MM, I 80, (x2).
. .Coll. S. Venzo: MM, I 69.
Coll. S. Venzo: MM, I 74, (x2).
. . . . Coll. Levi-Setti.
. .Coll. S. Venzo: MM, I 72.
. .Coll. S. Venzo: MM, I 62.
. . . . Coll. Levi-Setti.
Coll. S. Venzo: MM, I 75, (x2).
. .Coll. S. Venzo: MM, I 68.
. .Coll. S. Venzo: MM, I 73.
. . . . Coll. Levi-Setti.
. . . . Coll. Levi-Setti.
. . . . Coll. Levi-Setti.
Gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale.
Coll. S. Venzo MM = Collegit S. Venzo, Collezione Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. PINNA - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Mem, Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. I
Fototipia 1TALGRAKICA SKGaLK • Milano
.» i
-à . . .
«J ' . ,
J > . ....
. •-> ••
• • • • . . . .
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA II
Hammatoceras sp. ind .
Erycites per sonati formis Géczy .
Hammatoceras gr. dumortieri (Prinz) .
Hammatoceras victorii Bonarelli .
Erycites costulosus (Merla) .
Hammatoceras cf. vadaszi Géczy .
Hammatoceras planinsigne Vacek .
Erycites mouterdei Géczy .
Erycites géczyi n. sp., olotipo (norma laterale) .
Erycites géczyi n. sp., olotipo (norma ventrale) .
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp. .
Hammatoceras cf. mediterraneum Géczy .
. . Coll. S. Venzo: MM, I 7.
. . Coll. S. Venzo: MM, 1 12.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 5.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 3.
. . Coll. S. Venzo: MM, 1 13.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 6.
. . Coll. S. Venzo: MM, 1 1,
. . Coll. S. Venzo: MM, I 8.
. . CoU. S. Venzo: MM, T 45.
. Coll. S. Venzo: MM, T 45.
CoU. S. Venzo: MM, T 57, olotipo.
. . CoU. S. Venzo: MM, I 4.
Gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale.
Coll. S. Venzo MM = Collegit S. Venzo, Collezione Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. PINNA - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Mem, Soc. II. Se. Nat. c Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. II
Fototipia ITaLGRaPICA SEGALE • Milano
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA III
Erycites rotundiformis Merla .
Erycites baconicus Hantken in Prinz .
Erycites intermedius (Hantken) in Prinz .
Erycites involutus Prinz .
Harpoceras (Harpoceras) jalcijer (Sow.) mediterraneum n. subsp., norma laterale
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp., norma ventrale
Harpoceras (Harpoceras) ci. concinnum Buckman .
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp .
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp .
Hammatoceras porcarellense Bonarelli .
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp .
Erycites cf. clavatus (Fossa Mancini) .
Erycites elaphus Merla .
Coll. S. Venzo: MM, I 14.
Coll. S. Venzo: MM, 115.
Coll. S. Venzo: MM, I 9.
Coll. S. Venzo: MM, 1 16.
Coll. S. Venzo: MM,I21.
Coll. S. Venzo: MM, I 21.
Coll. S. Venzo: MM, I 39.
Coll. S. Venzo: MM 1 19.
Coll. S. Venzo: MM I 32.
Coll. S. Venzo: MM,I2.
Coll. S. Venzo: MM, I 22.
Coll. S. Venzo: MM, I 10.
Coll. S. Venzo: MM,I11.
Gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale.
Coll. S. Venzo MM = Collegit S. Venzo, Collezione Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. PINNA - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. Ili
Fototipia 1 TAf .GRAFICA SEGALE - Milano
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IV
Gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale.
Coll. S. Venzo MM = Collegit S. Venzo, Collezione Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. PINNA
Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Meni. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. IV
Fototipia 1 1 Al-URAl-lCA SUGAI,*
Milano
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA V
Fig. 1. —
Fig. la. —
Fig. 2. —
Fig. 2a. —
Fig. 3. —
Fig. 4. —
Fig. 5. —
Fig. 6. —
Fig. 7. —
Fig. 8. —
Fig. 9. —
Fig. 9a. —
Fig. 10 — >
Harpoceras ( Harpoceras ) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp., norma laterale
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp., norma ventrale
Harpoceras (Harpoceras) exaratum (Y. e B.) subexaratum Bonarelli, norma laterale .
Harpoceras (Harpoceras) exaratum (Y. e B.) subexaratum Bonarelli, norma ventrale .
Harpoceras (Harpoceras) subplanatum (Oppel), juv .
Polyplectus apenninicus Haas .
Harpoceras (Harpoceras) exaratum (Y. e B.) subexaratum Bonarelli .
Pseudogrammoceras cotteswoldiae (Buckman) .
Harpoceras (Harpoceras) falcula Buckman .
Pseudogrammoceras subfallaciosum Buckman .
Harpoceras (Harpoceras) ci. mulgravium (Y. e B.), normale laterale .
Harpoceras (Harpoceras) ci. mulgravium (Y. e B.), norma ventrale .
Harpoceras (Harpoceras) exaratum (Y. e B.) subexaratum Bouarelli .
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
. . Coll.
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
MM, I 81.
MM, I 81.
MM, I 31.
MM, I 31.
MM, I 36.
MM, I 59.
Levi-Setti.
MM, I 48.
MM, I 40.
MM, I 41.
MM, I 37.
MM, I 37.
MM, I 34.
Gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale.
Coll. S. Venzo MM = Collegit S. Venzo, Collezione Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
G. PINNA - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. V
,4
Fotol p la ITAl.ORM'ICA SEGALE Milano
' • : ■
■
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA VI
Harpoceras (Harpoceras) exaratum (Y. e B.) subexaratum Bonarelli .
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp.
Harpoceras (Harpoceras) falcifer (Sow.) mediterraneum n. subsp.
Harpoceras (Harpoceras) ci. subplanatum (Oppel) .
Polyplectus pluricostatus Haas .
Dumortieria cf. levesquei (d'Orb.) .
Dumortieria meneghinii (Zittel) in Haug .
Polyplectus pluricostatus Haas .
Harpoceras (Harpoceras) cf. bicarinatum (Zieten) .
Polyplectus pluricostatus Haas .
Dumortieria meneghinii (Zittel) in Haug, norma laterale
Dumortieria meneghinii (Zittel) in Haug, linea lobate .
Dumortieria meneghinii (Zittel) in Haug, norma ventrale
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
. . CoU.
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Coll. S. Venzo:
Gli esemplari figurati, salvo indicazione contraria, sono in grandezza naturale.
MM, I 30.
MM, 1 18.
MM, I 26.
Levi-Setti
MM, I 54.
MM, I 82.
MM, I 83.
MM, I 49.
MM, I 35.
MM, I 58.
MM, I 81.
MM, I 81.
MM, I 81.
Coll. S. Venzo MM = Collegit S. Venzo, Collezione Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
f i i.y*r*
G. PINNA - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell" Alpe Turati
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. VI
Fototipia ITAI.GR AFICA SB'tALE ,Ui Inno
ìs
1-I3f<ARY
UCi i
6 sbg
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATO»®;
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XVII - Fase. II
SERGIO VENZO & GIUSEPPE PELOSIO
t
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI
DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA
IN VAL BREMBANA (Bergamo)
Con 5 figure nel testo e 11 tavole fuori testo
•*
Laboratorio di Paleontologia dell’ Istituto di Geologia dell’ Università di Parma
Col contributo del « Comitato per le Scienze Geologiche e Minerarie »
del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Ricerche Alpi
MILANO
1968
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME i.
I - Cornalia E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis : Felis jacobita (Corn.). 9 pp., 1 tav.
II - Magni-Griffi F., 1865 - Di una specie d’ Hippolais
nuova per l’ Italia. 6 pp., 1 tav.
Ili - Gastaldi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini la¬
custri per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp.,
2 figg., 2 tavv.
IV - Seguenza G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziarii del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tavv.
V - Gibelli G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Verrucaria. 16 pp., 1 tav.
VI - Beggiato F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di
Monteviale nel Vicentino. 10 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli og¬
getti di umana industria dei tempi preistorici raccolti
in Toscana. 32 pp., 4 tavv.
Vili - Targioni-Tozzetti A., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen¬
trale ( Lucida italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavv.
IX - Maggi L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tavv.
X - Cornalia E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici of¬
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a
confondersi con esse. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME II.
I - Issel A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa. 38 pp.
II - Gentilli A., 1866 - Quelques considérations sur l’ori¬
gine des bassins lacustres, à propos des sondages du
Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
Ili - Molon F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. 140 pp.
IV - D’Achiardi A., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico delle Alpi venete. 54 PP-, 5 tavv.
V - Cocchi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra.
18 pp., 1 tav.
VI - Seguenza G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleon¬
tologiche di talune rocce cretacee della Calabria con
alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa settentrionale.
18 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1867 - L’ uomo fossile nell’ Italia centrale.
82 pp., 21 figg., 4 tavv.
Vili - Garovaglio S., 1866 - Manzonia cantiana, novum
Lichenum Angiocarporum genus propositum atque
descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - Seguenza G., 1867 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - Durer B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ecc. 48 pp., 11 tavv.
VOLUME HI.
I - Emery C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii.
16 pp., 1 tav.
II - Garovaglio S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum ge¬
nera recognita iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
Ili - Targioni-Tozzetti A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie.
88 pp., 7 tavv.
IV - Claparède E. R. e Panceri P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp.,
1 tav.
V - Garovaglio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae
commentatio. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME IV.
I - D’Aciiiardi A., 1868 - Corallarj fossili del terreno num¬
mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
II - Garovaglio S., 1868 - Octojia Lichenum genera vel
adhuc controversa, vel sedis prorsus incertae in sy-
stemate, novis descriptionibus iconibusque accuratis-
simis illustrata. 18 pp., 2 tavv.
Ili - Marinoni C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavv.
IV - (Non pubblicato).
V - Marinoni C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom¬
bardia. 28 pp., 3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - Martorelli G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli
di rapina in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 tavv.
(Del voi. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I - De Alessandri G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo¬
gici. 104 PP-, 2 tavv., 1 carta.
II - Martorelli G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
83 figg., 1 tav.
Ili - Pavesi P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp.,
14 f igg-, l tav.
VOLUME VII.
I - De Alessandri G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 164 PP-, 9 tavv.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
\
VOLUME Vili.
I - Repossi E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 figg.,
3 tavv.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi petrografici e geologici. Parte II. pp. 47-186,
5 figg., 9 tavv.
Ili - Airaghi C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu¬
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati. pp. 187-242, 4 figg-,
3 tavv.
VOLUME IX.
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane, pp. 1-164, 7 figg., 2 tavv.
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XVII - Fase. II
SERGIO VENZO & GIUSEPPE PELOSIO
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI
DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA
IN VAL BREMBANA (Bergamo)
Con 5 figure nel testo e 11 tavole fuori testo
Laboratorio di Paleontologia dell’ Istituto di Geologia dell’ Università di Parma
Col contributo del « Comitato per le Scienze Geologiche e Minerarie »
del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Ricerche Alpi
MILANO
1968
qci 1 e *
HARVARD
UNIVERSITY
EDITRICE SUCC. FUSI - PAVIA
INTRODUZIONE
In questa memoria (’) descriviamo ed illustriamo gli Ammonoidi, da noi in parte rac¬
colti, mentre in altri lavori verranno illustrati i numerosi Lamellibranchi, Gasteropodi ed i rari
Brachiopodi.
Provenienza del materiale
(S. Venzo)
Nell’estate 1951 ebbi a compiere, assieme al sig. Luigi Torri di Caprino Bergamasco,
Socio della Società Italiana di Scienze Naturali di Milano ed appassionato raccoglitore di fossili,
una prima escursione nel Canalone" di Lenna, raccogliendo gran copia di materiale, nel giaci¬
mento ancor vergine. Infatti allora esso era sconosciuto & straordinariamente ricco di fossili ;
mentre ora, dopo 17 anni di ricerche, è->quasi esaurito.^/
Il Canalone è situato sul versante isud -orientale *lla Val Brembana, alle più basse pro¬
paggini rocciose del Monte Ortighera (zona Corunghelli), meno di un chilometro in linea d’aria
a ESE dell’abitato di Lenna. La posizione del nuovo giacimento fossilifero è chiarita nella Car¬
tina della fig. 1, mentre le condizioni stratigrafiche vengono illustrate in apposito capitolo e
nella fig. 2 (p. 81).
Altro piccolo valloncello (foto a fig. 5), in basso sospeso e subverticale, si trova una
cinquantina di metri più ad est del Canalone. Esso interessa sempre l’Anisico superiore a cal¬
cari carboniosi neri e marne, ricco di « Trinodosi » (fig. 2).
Nel 1952, quando ero ancora Conservatore geologo al Museo Civico di Storia Naturale
di Milano, feci nuove ricche raccolte di fossili assieme all’ ing. Luciano Malanchini di Ber¬
gamo, pure Socio della Società di Scienze Naturali, assieme ad altri appassionati. Sino al 1954,
10 ero impegnato ai rilievi del Flysch cretacico-eocenico e del Quaternario del Bergamasco, per
11 Foglio geologico Bergamo. Pertanto mi trovavo spesso sul posto, anche per le raccolte nel
nuovo giacimento dell’Anisico superiore. Nel 1954, il Foglio venne pubblicato dal Servizio Geo¬
logico d’ Italia (Desio A. e Venzo S.). Nel contempo io ero passato dal Museo di Milano a diri¬
gere l’ Istituto di Geologia, Paleontologia e Geografia dell’Università di Parma, dove portai
tutto il materiale in mio possesso.
Le raccolte di fossili nel Canalone vennero continuate dal 1954 in poi da parte di gio¬
vani ed appassionati ricercatori bergamaschi, Soci della Società Italiana di Scienze Naturali,
oppure incoraggiati dal nuovo Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Bergamo,
prof. Antonio Valle. Egli, già Assistente e Docente all’ Univeristà di Parma, fu l’animatore
ed il promotore delle nuove ricerche paleontologiche nel Bergamasco. I numerosi fossili da lui
inviatimi per lo studio nel 1966, fanno parte della collezione del Museo di Bergamo (sigla MB,
pezzi 190) e di varie ricche collezioni private. I principali raccoglitori sono : signor Daniele
Donadoni di Alzano Lombardo, che ebbe anche a preparare parte della sua ricca e bella colle¬
zione (sigla D, pezzi 97 + 227 + 54 + 50) ; signor Rocco Zambelli, Conservatore paleontologo
del Museo di Bergamo (sigla BG, pezzi, generalmente frammentari, 925), che donerà la sua
collezione al Museo stesso; signor Franco Frigeni (sigla F. F., pezzi 21); signor Paolo Sal-
vaneschi (sigla SA, pezzi 24); signor Claudio Brissoni (sigla Br, pezzi 132); signor Attilio
Toriani (sigla AT.A, pezzi 60); signor Franco Innocenti (sigla IF, pezzi 13).
(’) Il Riassunto, anche in tedesco, inglese e francese, viene portato a fine lavoro.
74
S. VENZO - G. PELOSIO
Il materiale del Museo di Bergamo e quello della collezione Rocco Zambelli, dopo la
pubblicazione della presente Memoria, verranno esposti nelle vetrine del Museo di Bergamo, ad
uso del pubblico e degli studiosi.
A tutti loro vadano pubblicamente le espressioni della nostra più viva riconoscenza.
Tra i raccoglitori più appassionati di questi ultimi anni, devo infine ricordare e ringraziare in
modo speciale il signor Enrico Pezzoli, Socio della Società di Scienze Naturali di Milano, che
dopo averci ceduto in istudio la sua collezione (sigla E), la volle generosamente donare al Museo
Civico di Storia Naturale di Milano.
Nella primavera 1966, assieme al dott. G. Pelosio, mio Assistente di Paleontologia a
Parma e valoroso docente, potei riprendere e completare le ricerche nei due canaloni, purtroppo
ormai impoveriti ; i dati stratigrafici vennero completati colle tre foto, eseguite da PELOSIO
nell’autunno 1967. Nella primavera 1966, tutto il ricchissimo materiale raccolto dal 1951 in
poi, ormai allo studio da tempo da parte di Venzo e Pelosio in stretta collaborazione, venne
accuratamente preparato. Questa preparazione, molto laboriosa e difficile, mi occupò per di¬
versi mesi. Di tale lavoro ebbi a dare breve notizia nella mia relazione su « 1 Molluschi fossili »,
nella seduta inaugurale del Convegno Internazionale della Società Malacologica Italiana a Ver-
bania-Pallanza, 17-19 settembre 1966 (S. Venzo, 1966, p. 144). Anche la mia collezione, con¬
trassegnata colla sigla V 135-221 (tipi figurati), viene donata al Museo Civico di Storia Natu¬
rale di Milano, che è specialmente regionale.
Le precedenti conoscenze sull’Anisico della Val Brembana
(S. Venzo e G. Pelosio)
Nel 1865, D. Stur fece all’ Istituto geologico di Vienna una comunicazione sulla sco¬
perta di varie località fossilifere del Muschelkalk lombardo. Tra le altre cita i dintorni di
Piazza Brembana, dove V Escher von der Linih aveva trovato in un calcare nero una serie
di fossili, fra i quali dei cefalopodi del Muschelkalk ( Ammonites Studeri Hauer, Ceratites
binodosus Hauer).
Mojsisovics (1880) porta l’elenco dei fossili del Muschelkalk superiore, raccolti dal
Dr. Bittner e da lui stesso, tra Lenna e Piazza:
Nautilus quadrangulus Beyr.
Orthoceras sp. ind.
Ptychites gibbus Ben.
Ceratites trinodosus Mojs.
Ceratites brembanus MOJS.
Ceratites Beyrichi Mojs.
Ceratites Lennanus Mojs.
Ceratites Comottii Mojs.
Ceratites Varisci Mojs.
e inoltre Pecten discites Schloth., Daonella nov. sp. ind. ex aff. D. obliquae Mojs., Rhyncho-
nella nov. sp. (cf. semiplecta Stur.).
Successivamente, nella monumentale opera sui Cefalopodi della Provincia triassica me¬
diterranea (1882), Mojsisovics descrive ed illustra su scarsissimo materiale le sue seguenti
specie della « zona a trinodosus » di Lenna-Piazza :
Ceratites lennanus Mojs. (Tav. XXXVIII, fig. 10-12)
Ceratites Varisci Mojs. (Tav. XXXIX, fig. 4)
Ceratites Comottii Mojs. (Tav. XXXIX, fig. 2)
Ceratites brembanus Mojs. (Tav. X, fig. 1-4)
NUOVA FAUNA A AM MONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
< .)
Autorizzazione I. G.M. n. 315, 17/5/68.
Fig. 1. — Cartina della Val Brembana di Piazza-Lenna, coi due piccoli canaloni (**), che incidono l’Ani-
sico sup. a « Trinodosi » e colla posizione dello schizzo stratigrafico del Canalone occidentale, che è il più
ricco di fossili (fig. 2 a p. 81 e 4 a p. 83).
7G
S. VENZO - G. PELOSIO
limitandosi a citare le seguenti :
Ceratites aviticus Mojs.
Ceratites trinodosus Mojs.
Ceratites Bey richi MOJS.
Ptychites gibbus (Benecke) Mojs.
Nautilus quadrangulus Beyrich
Nel 1894 A. Tom masi, nella Fauna del calcare conchigliare ( Muschelkalk ) di Lombar¬
dia ('), porta una lista di fossili dell’area compresa tra Piazza Brembana, Lenna ed il Brembo.
Per quanto riguarda Lenna, egli specifica : « che se poi si rifà la strada per recarsi a Piazza,
al di là del ponte sulla Stabina, inferiori ai calcari dolomitici di Wengen, si scorgono degli
scisti neri, fissili, bituminosi, che s’accompagnano fino alle prime case di Lenna e che sono
senza dubbio gli strati più alti della formazione del Muschelkalk, onde risultano costituiti i
due rilievi a destra e a manca della via, che passa tra il Cimitero e la chiesa di Piazza ». Il Tom-
masi porta un lungo elenco di fossili, tra i quali una quindicina di Ceratitidi e Ptychites, nes¬
suno dei quali è figurato. Essi risultano mescolati e provengono evidentemente da ambedue le
*
zone dell’Anisico.
Nel 1913, lo stesso Tommasi dà notizia della nuova « Faunetta anisica di Vaisecca in
Val Brembana », proveniente da blocchi sparsi nel detrito di falda a vari livelli della mede¬
sima Vaisecca, ma principalmente sulla manca del torrente omonimo, di fronte all’ Hotel Ron¬
cobello, sia a pochi metri sopra il fondo della valle, sia più in alto in Foppagà, sul sentiero che
mena in Ghegna. La roccia contenente i fossili è un calcare nero tenace e duro, non diverso
da quello che affiora per un’area molto ristretta al cimitero di Lenna. Fra le 12 specie della
« zona a trinodosus », il Tommasi descrive brevemente:
Ceratites trinodosus Mojs. (1 es. frammentario)
Cer. sp. cfr. subnodosus MOJS. (4 frammenti)
Cer. sp. cfr. C. aviticus Mojs. (frammento camera d’abit.)
Ptychites opulentus Mojs.
Quest’ultima specie è illustrata dalla piccola fig. Illa, b. nel testo (p. 784).
Anche questo materiale, conservato nel Museo dell’ Istituto di Geologia e Paleontologia
dell’Università di Pavia, ci venne gentilmente prestato per confronto dalla prof. Sacchi Vialli.
Nel 1928, J. COSJIN, in nota sulla « Geologia delle Valli di Olmo al Brembo », illustra
anche con Cartina colori 25.000 e serie di spaccati tettonici, la zona di Olmo al Brembo-Piazza.
Il nostro nuovo giacimento a SSE di Lenna, rimane in bianco fuori Carta. In grigio, è segnato
il Muschelkalk indistinto ed estesamente sviluppato nelle valli a nord di Lenna per oltre 7 km.
Per la zona di Lenna (p. 281), Cosijn riporta la fauna precedentemente illustrata da
Mojsisovics ed elencata da Tommasi. Per la località dei Sosseni a nord di Piazza, porta un
elenco di 24 specie, tra le quali 13 Ammonoidi :
Balatonites prezzanus Mojs.
Balatonites Meneghina Mojs.
Balatonites stradanus Mojs.
Ceratites binodosus Hauer
Ceratites cf. suavis Mojs.
Ceratites elegans Mojs.
(') La collezione di ammonoidi della zona di Lenna, studiata da Annibale Tommasi e conservata nel
Museo dell’ Istituto di Geologia e di Paleontologia dell’Università di Pavia, è costituita da una trentina di
pezzi, in genere incompleti. Questa collezione ci venne gentilmente ceduta per studio e confronto dalla profes¬
soressa Giulia Sacchi Vialli, che qui ringraziamo vivamente.
NUOVA FAUNA A AM MONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECO.
Ptychites flexuosus Mojs.
Ptychites acutus Mojs.
Ptychites evolvens Mojs.
Ptychites megalodiscus Beyrich
Meekoceras Ragazzami Mojs.
Longobardites cf. Zsigmondyi Bòckh
Longobardites cf. breguzzanus MOJS.
comprovanti il Muschelkalk. Essendo il lavoro di rilevamento geologico, nessuna specie viene
descritta o illustrata.
L. U. De Sitter (1949), nella Geologica! Map of thè Bergamasc Alps-Scheet I, 1:50.000
colori, comprende anche la zona di Piazza Brembana - Lenna, segnando a sud del Brembo la
fascia in verdone dell’Anisico, distinto superiormente a puntini rossi per l’orizzonte a trino¬
dosus. Il suo elenco di fossili dell’Anisico è ripreso da quello di Cosjin.
Nel Foglio geologico Bergamo 1 : 100.000, rilevato per il Pre-Cretacico da A. Desio(1954),
viene distinto l’Anisico (tari): l’asterisco in corrispondenza del nostro nuovo giacimento fossili¬
fero a trinodosus (con Ceratites e Ptychites), venne indicato da S. Venzo — rilevatore del
quarto meridionale del Foglio — durante la correzione delle ultime bozze, nel 1953; quando già
erano state da lui iniziate le presenti ricerche. Invece non vennero distinte sul Foglio le varie
località fossilifere note dalla letteratura; anche perchè nel frattempo esse erano impoverite
od esaurite.
Nel 1967, Casati e Gnaccolini nella « Geologia delle Alpi Orobie occidentali », illustrata
con Carta 25.000 colori, descrivono una decina di Ammonoidi del « Calcare di Prezzo », della
zona Valenzana alle propaggini orientali del M. Pegherolo, che si trova nell’alta Val Brembana,
oltre 40 km a NNE di Lenna. Essi illustrano con una tavola le seguenti specie del « Calcare
di Prezzo » (« Orizzonte a trinodosus »):
Paraceratites brembanus (Mojs.) (es. incompleto)
Paraceratites trinodosus (Mojs.) (1 es. e 2 incompleti)
Semiornites aviticus (Mojs.) (4 es.)
Semiomites cordevolicus (1 es. e 2 frammentari)
Semioryiites lennanus (Mojs.) (2 es.)
Longobardites ( Longobardites ) zsigmondyi (BÒCKH) (2 es.)
Longobardites (Longobarditoides) brembanus Assereto & Casati (1 es.)
Ptychites opulentus MOJS. (1 es. frammentario)
Flexoptychites acutus (Mojs.) (2 es. incompleti)
Flexoptychites flexuosus (Mojs.) (parecchi es. framment.)
Il Longobardites brembanus sp. n. dell’Anisico superiore della Lombardia era stato sta¬
bilito ed illustrato da R. Assereto e P. Casati su esemplari del M. Pegherolo (Valenzana), nel
1966. In questo stesso anno R. Assereto aveva pubblicato « Note tassonomiche sul genere Lon¬
gobardites Mojs. con revisione delle specie italiane », illustrate con 5 tavole (’)•
Le principali conoscenze sull’Anisico delle altre valli lombarde
(S. Venzo e G. Pelosio)
Già Airaghi (1912) aveva illustrato con 4 tavole di Ammoniti gli Scisti bituminosi di
Besano (Varese) e di Tre Fontane, che si trova subito al di là del confine, sul M. S. Giorgio
(Canton Ticino). Tra esse una ventina di Ceratites binodosi e trinodosi, dell’Anisico, mescolati
(9 Tale materiale, conservato presso l’ Istituto di Paleontologia dell’Università di Milano, ci venne gen¬
tilmente ceduto per confronto dal dott. P. Casati, che lo raccolse sul terreno; mentre R. Assereto ci prestò i
suoi Longobardites.
S. VENZO - G. PELOSIO
78
a Celtites e Trachyceras (sub Balatonites), che salgono nella « zona a reitzi » del Ladinico infe¬
riore (Formazione di Livinallongo). Il materiale, già conservato al Museo Civico di Storia Na¬
turale di Milano, rimase distrutto nell’incendio bellico del 1943.
Anche H. Rieber (1965, pp. 1083-91), in base al riesame del materiale di Monte San
Giorgio di A. Frauenfelder (1916), ritiene che il limite superiore del livello bituminoso di
Besano-Tre Fontane, entri nella zona a reitzi del Ladinico inferiore: risultando più giovane
delle faune conosciute nella « trino do sus-zona » delle Alpi meridionali.
Nel gruppo delle Grigne, l’Anisico superiore fossilifero affiora in varie località, come:
Val dell’Acqua Fredda, Val Meria, Canalone Porta ecc., dove Philippi (1896, p. 731), e poi
Stolz (1927) e Trumpy (1930, p. 428), citarono:
Ceratites trinodosus Mojs.
Ceratites subnodosus Mojs.
Ceratites Beyrichi MOJS.
Ceratites brembanus Mojs.
Ceratites vindelicus Mojs.
Ptychites evolvens Mojs.
ed inoltre Ceratites binodosus MOJS. della bassa Val Meria.
Nel 1960 Rossi Ronchetti illustrò 17 specie di Cefalopodi ladinici delle Grigne: si
tratta di fauna ad Arcestes consimile a quelle del Ladinico superiore di Valdepena in Cadore
e di M. Clapsavon in Friuli.
Nel 1958, G. Sacchi Vialli e A. Vai ebbero a compiere la Revisione della fauna del-
V Anisico bresciano C), raccolta dal prof. A. Boni e dal sign. G. Carini, e conservata rispetti¬
vamente nel Museo dell’ Istituto di Geologia-Paleontologia dell’Università di Pavia ed in quello
di Brescia. La fauna proviene dai seguenti livelli :
2° - Livello di Prezzo e Dosso Alto. Zona del Ceratites trinodosus e del Balatonites euryomphalus.
1° - Livello del Ponte di Cimego. Zona a Rhynchonella decurtata.
a - Orizzonte di Recoaro. Zona del Dadocrinus gracilis.
Il lavoro è corredato da 4 Quadri stratigrafici, colla distribuzione della ricca fauna, e
con un elenco di 40 Ceratites, diversi Balatonites, Ptychites, Cuccoceras, Judicarites e Beyri-
chites. Tredici di essi sono brevemente descritti ; mentre Judicarites prezzanus (3 es. incom¬
pleti), Ceratites trinodosus, Ceratites brembanus, nonché 2 esemplari di Ptychites flexuosus,
vengono illustrati alla tav. IV.
Nel 1963, R. Assereto ebbe ad illustrare i « Fossili dell’ Anisico superiore della Val Ca-
monica», descrivendo 37 specie di Ammonoidi, che illustrò in 9 tavole; tra esse fotografa
6 tipi di Mojsisovics e di Arthaber, provenienti dalla Schreyer Alpe e da Reifling, che sono
conservati al Museo del Geol. Bundesanstalt ed all’ Istituto di Geologia dell’ Università di
Vienna. Assereto illustra le condizioni stratigrafiche delle varie località fossilifere, con parti¬
colare riguardo al suo giacimento della Contrada Gobbia, dove la serie affiorante è costituita
dall’Anisico superiore ricco di fossili, da filone-strato di porfirite, ed al tetto dalla Formazione
di Buchenstein (= Livinallongo).
Per quanto riguarda il problema della suddivisione biostratigrafica dell’Anisico, R. As¬
sereto (pp. 21-22) accenna come: « nella sua raccolta siano presenti insieme forme caratteri¬
stiche sia della « zona a trinodosus » che della « zona a binodosus », il chè verrebbe a confer¬
ei Il materiale della Val Trompia, conservato nel Museo di Geologia e Paleontologia dell’Università di
Pavia, costituito da una ventina di pezzi, ci venne gentilmente ceduto in prestito per gli opportuni confronti
dalla prof. Giulia Sacchi Vialli, che qui nuovamente ringraziamo.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
79
mare le conclusioni di Riedel (1948), secondo cui non esisterebbero nell’Anisico due faune di¬
stinte ad Ammoniti, bensì una sola. Si tratta ora di stabilire quale significato stratigrafico
venga ad assumere la « fauna ad Ammoniti », considerata in questo nuovo senso. Allo stato
attuale delle conoscenze — secondo Assereto — non è ancora possibile dare una risposta
soddisfacente a questo quesito. Con ogni probabilità vi sono in questa fauna specie a distribu¬
zione più ampia, che compaiono fin dall’Anisico medio ed altre invece limitate all’Anisico
superiore ».
La fauna dell’Anisico superiore della Val Camonica era sinora la più ricca e meglio illu¬
strata delle vallate lombarde. Essa era stata raccolta da R. Assereto e P. Casati, specialmente
alla Contrada Gobbia; altri esemplari vennero raccolti a Bienno, Rago, Margole, Via Mala,
Qualino ed al Cimitero di Cividate. La collezione tipica, conservata all’ Istituto di Geologia-
Paleontologia dell’ Università di Milano, ci venne gentilmente prestata per i confronti dal
dott. Riccardo Assereto, ivi assistente, che qui ringraziamo vivamente. I confronti diretti colle
specie da lui studiate, che sono ben conservate e mostrano spesso la linea lobale, furono del
massimo interesse. Infatti le figure delle sue tavole risultano spesso scure e talora di difficile
riconoscimento, anche per la fossilizzazione in calcare nero.
Nel marzo 1967, uscì la Memoria sulla Geologia delle Alpi Orobie occidentali di P. Casati
& M. Gnaccolini. Casati illustra nella tav. 10, un Pleuronautilus e 6 specie di Ammonoidi del-
l’Anisico superiore a trinodosus ( Calcare di Prezzo), da lui raccolte nella Valenzana (Brembo
di Valleve), sul versante orientale del M. Pegherolo. Sulla Carta geologica colori 1:25.000, è
chiaramente indicata la lente del Calcare di Prezzo, coll’asterisco della località fossilifera.
Questa viene a trovarsi una quarantina di chilometri in linea d’aria a NE di Lenna, ormai a
nord del Foglio Bergamo, entro il Foglio Sondrio (’).
La ventina di Ammonoidi della Valenzana, in massima parte frammentarie, si ritro¬
vano tutte nella nostra fauna del Canalone di Lenna, ed anche la facies è consimile. Tale col¬
lezione ci venne gentilmente prestata, per i confronti, dal dott. Pompeo Casati, assistente al-
P Istituto di Geologia dell’Università di Milano (-).
Rieber (1967), porta breve comunicazione a carattere stratigrafico sul limite Anisico-
Ladinico nelle Alpi meridionali, senza ricordare alcuna fauna ad Ammonoidi.
In nuovo lavoro dell’aprile 1968, Rieber illustra le Daonella gr. elongata Mojs. del li¬
vello bituminoso Anisico-Ladinico del M. San Giorgio (Canton Ticino), continuazione oltrecon¬
fine degli scisti ittiolitici di Besano (Varesotto).
La nostra fauna, proveniente da una sola località e da unico livello (fig. 2), con oltre 230
Trinodosi completi ( P . trinodosus, brembanus, rotili, elegans, donadonii), risulta la più ricca
e la più illustrata fra quelle sinora note nelle Alpi meridionali ; non tanto come numero di
specie, ma soprattutto perchè esse sono rappresentate da molte decine di esemplari ottimamente
conservati, che permettono anche di rendersi conto delle notevoli condizioni di variabilità, con¬
nesse colla speciale facies carboniosa ad alternanze un po’ asfittiche.
Le affinità colle faune note nelle valli lombarde e venete, oltreché dalle sinonimie, ri¬
sultano dal Quadro colla distribuzione stratigrafica a fine lavoro.
(') Il Foglio geologico Sondrio per la nuova Carta geologica d’ Italia, venne dal 1961 in poi, rilevato
nella metà settentrionale (a nord dell’Adda\ da G. Schiavinato - S. Venzo - R. Crespi e A. Montrasio: mentre
il tratto meridionale, che raggiunge l’alta Val Brembana e l’alta Val Seriana, venne rilevato da équipe del
prof. G. Schiavinato per il cristallino e da équipe del prof. A. Desio per il sedimentario. Tale F" è in corso
di stampa da parte del Servizio Geologico d’ Italia.
O Assieme ai dottori R. Assereto e P. Casati, che raccolsero le Ammonoidi sul terreno e le studiarono,
ringraziamo qui pubblicamente la prof. Carla Rossi Ronchetti, Direttore dell’ Istituto di Paleontologia del-
1’ Università di Milano, che pure si interessò per il gentile prestito delle due collezioni.
80
S. VENZO - G. PELOSIO
Cenno alle principali e più recenti conoscenze sulle faune anisiche del Veneto e Trentino (’)
(S. Venzo e G. Pelosio)
Nel 1912 G. v. Arthaber dell’ Università di Vienna, illustrò la fauna a Cuccoceras del
M. Cucco in Carnia, con due buone tavole. Una faunetta della medesima località, fossilizzata
in calcare dolomitico bianco — già raccolta dal prof. M. Gortani — è conservata nel Museo
dell’ Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università di Bologna. Essa ci venne gentilmente
prestata per confronto dal prof. Vittorio Vialli, titolare della Cattedra di Paleontologia, che
qui ringraziamo pubblicamente. Egli ci mandò inoltre in visione la corrispondente tesi inedita:
M. Adelaide Clerici - La fauna anisica dei Monti Cucco e Tersadia nelle Alpi Carnicine, illu¬
strata da belle tavole di foto e discussa nel 1955 col prof. M. Gortani. Le analogie colla nostra
fauna risultano però assai scarse, nonostante la presenza dei Ceratites trinodosus ed elegans.
Nel 1916, lo stesso Arthaber descrisse la fauna anisica dei dintorni di Trento (Passo
della Fricca in Val Centa, Val Gola a sud di Trento), illustrando le Ammonoidi in tre belle ta¬
vole. Diversi esemplari di tali località, fossilizzati in marna grigia, sono conservati al Museo di
Storia Naturale di Trento, dove nel 1934-35 erano stati ordinati in vetrina da S. Venzo. I Ce¬
ratites illustrati da Arthaber sono specialmente binodosi, tuttavia vengono descritti anche il
Ceratites trinodosus in rari esemplari, il Cer. cfr. subnodosus MOJS., l’affine Cer. friccensis
Arth., oltre a tre specie di Semiornites. La fauna, prevalentemente dell’Anisico inferiore,
sembra mescolata, e comunque non presenta affinità colla nostra. Anche i Semiornites sono di
specie diversa. Il fatto è comprensibile se si pensa che sia nel Vallone del Ponte della Fricca
che in Val Gola, gli Ammonoidi si trovano spesso nei detriti.
Nel 1949, R. Riedel in monografia sui « Cefalopodi anisici delle Alpi meridionali ed il
loro significato stratigrafico », descrive 18 specie del Veneto (Zoldano, Val Talagona, Cadore,
Agordino) e del Trentino (Val di Centa, Val Gola). Tra esse, nove sono presenti anche in
Val Camonica. Gli esemplari migliori, del Museo dell’ Istituto di Geologia dell’Università di
Padova, vengono illustrati in tre grandi tavole.
Dal punto di vista stratigrafico, RiEDEL scrive di aver riscontrato a Dont e M. Rite, che
elementi caratteristici della fauna a binodoSus e di quella a trinodosus sono riuniti nella mede¬
sima località (sic). Non esiste neppure una separazione stratigrafica tra le due zone, in quanto
nell’Anisico superiore sono stati rinvenuti indifferentemente forme riferibili ad ambedue le
faune (M. Rite, Dont, Braies). Riedel conclude: « quindi, mentre il nome di fauna a trino¬
dosus 1. s. può avere un significato paleontologico ben preciso, quello di zona a trinodosus 1. s.
ne ha uno piuttosto incerto e valevole solamente come prima approssimazione in attesa di sud-
divisioni più minute ed esatte da istituirsi sulla base di altri fossili che non siano i cefalo¬
podi ». Riedel tuttavia ricorda in nota, come nello Zoldano tutte le faune a trinodosus si tro¬
vino effettivamente solo negli strati superiori dell’Anisico. Come risulta dalle condizioni strati¬
grafiche del Canalone di Lenna (fig. 2), tutta la fauna ora studiata proviene soltanto dai 18 metri
superiori dell’Anisico: sia il trinodosus s. s. sia i Trinodosi vi si trovano in centinaia di esem¬
plari, mentre il binodosus manca ; al tetto, una decina di metri sopra gli strati calcarei più
ricchi di Trmodosi, si trovano i calcari bianchi a Gasteropodi della Formazione di Livinal-
longo (foto 3). La questione verrà discussa nelle conclusioni paleontologiche e stratigrafiche a
fine lavoro.
Leonardi nella sua magnifica monografia sulle Dolomiti (1967, I, pp. 143-145, ta¬
vola XXIV), pur riconoscendo la validità delle argomentazioni di Riedel dal punto di vista
generale, non ritiene opportuno abbandonare la denominazione « strati a trmodosus » per la
regione dolomitica, dato che essi presentano un andamento pressoché costante e sono sempre
riferibili all’Anisico superiore — o tutt’al più al medio — quando mancano le formazioni di
scogliera.
(’) Apposito Capitolo dedichiamo alla Val Giudicarie, e alla « Formazione del calcare di Prezzo » (p. 88).
NUOVA FAUNA A AM MONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
81
Nel 1966, Assereto trovò nuova faunetta a Cuccoceras, Semiornites e Balatonites ba-
latonicus (Mojs.), complessivamente di una decina di esemplari, nella Val Romana (Alpi
Giulie occidentali); attribuendola all’Anisico superiore, sottopiano Pelsonico (pag. 595). Essa,
illustrata in una tavola, non mostra affinità colla nostra.
CONDIZIONI STRATIGRAFICHE DEL CANALONE DI LENNA COLLA NUOVA FAUNA
AD AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE A « TRINODOSI »
(S. Venzo e G. Pelosio)
Il piccolo Canalone a calcari neri fossiliferi (fig. 2), da noi scoperti sin dal 1951, si
trova, come vedemmo, sul versante sud-orientale della Valle Brembana di Lenna, alle più basse
propaggini rocciose del M. Ortighera, nella zona Corunghelli. Come appare anche dalla Car-
SSE
1 1S\
-fervore
Ladini /LÌVinallonff°
calcare “ ■ /calie) j:
Jc.ri^-ag
prezzo
, CalcS7~e alterT,arl ° •/
520 circa
uet a 771
C 4
o.
e 7 n&rr>t deL
calcai nere erborante
traCio di sere
situato una 1
metre f>eu *
fu)1
S 1A
M
. ^tdeo-ònj-
NNO
F firembo
di Lenna
m L 70
S. Verno 1J67
. » . O • » . .P ■ => O o 0 0 ♦ •
\ v ■ . .0 - o . r, O?
O OC
• O*
Fig. 2. — Schizzo stratigrafico del Canalone ad ESE di Lenna: i calcari neri a «Trinodosi », affiorano per
15 m sopra il detrito. Nel valloncello sito 50 m a est, sono visibili anche i 3 m sottostanti, sempre colla stessa
fauna. Gli strati calcarei più fossiliferi sono indicati con asterisco. Nella sottostante serie, affiorante più ad
est, è presente il Calcare di Angolo, sviluppato in basso sino a tutto l’Anisieo inferiore.
S. VENZO - G. PELOSIO
82
tina a fig. 1, esso è antistante all’abitato di Lenna colla grande Chiesa di S. Martino (m 537)
e la piccola Stazione ferroviaria (m 482). Il livello nero dell’Anisico superiore, con fronte incli¬
nata a SO, è chiaramente visibile guardando ad est dell’abitato, verso il basso della costa roc¬
ciosa biancastro-grigiastra.
Attraversati i prati di fondovalle ad est della Stazione ed i due meandri del Brembo
coll’ isolotto, si risale tra abeti sparsi il ripido detrito di falda del Canalone. Nei detriti si tro¬
vavano numerosi Trinodosi, spesso di modello esterno, provenienti dalle sovrastanti paretine ;
assieme a più rari elementi di calcari bianchi a Gasteropodi del soprastante « Livinallongo ».
Fig. 3. Sopì a il Canalone, parete di calcari bianchi a gasteropodi del Livinallongo inf., debolmente incli¬
nati a reggipoggio, al tetto dei 18 m di Anisico sup. a « Trinoclosi » delle figg, 2 e 4 (foto G. Pelosio, 1967).
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
s:$
Superato il ripido detrito, si trovano le paretine della foto 4, potenti complessivamente una quin¬
dicina di metri, come illustrato nello schizzo della fig. 2. La serie inclinata di 15-20° SSO, è co¬
stituita da strati di calcari neri (biomicrudite carboniosa), dello spessore di 15-30 cm, com¬
patti e talora riccamente fossiliferi, alternanti con marne nere fogliettate o lastriformi, più
tenere e generalmente sterili. L’alternanza è marcatamente ritmica.
Fig. 4. — Canalone di Lenna: 1) paretine a calcari carboniosi neri (micriti con silt sparso e biomicruditi) a
« Trinodosi », alternati a marne (calcare di Prezzo ); i calcari più ricchi di Ammonoidi, situati una decina
di metri sotto al Livinallovgo di tetto, sono distinti con asterisco, ma ora sono esauriti; 2) calcari bianchi a
Gasteropodi del Livinallongo inf. (cfr. figg. 2 e 3; foto G. Pelosio, 1967).
84
S. VENZO - G. PELOSIO
Della serie risultavano fortemente fossilifere le due alternanze di calcari neri, indicate
con asterischi nella foto a fig. 4 e nello schizzo della fig. 2. I due strati, sulla crestina poco a
sinistra di tale foto, erano costituiti da lumachella a Trinodosi (tav. IX) ed a Ptychites
(tav. XV). Essi vengono a trovarsi una decina di metri al di sotto del limite calcari neri ani-
sici-calcari bianchi stratificati a Gasteropodi del Livinallongo inferiore (= Buchenstein inf. (’)),
come risulta anche dalla fig. 2.
Dal 1951 al 1954, uno di noi (S. Venzo) ebbe a raccogliere, nei due strati di calcari neri
più massicci, gran copia di Paraceratites trinodosi ( P . trinodosus, P. brembanus, P. rothi,
P. elegans, P. donadonii n. sp.): particolarmente comuni erano i primi tre, mentre Yelegans
ed il donadonii sono rari. Notevolmente comuni erano i Ptychites (specialmente il Discopty-
chites suttneri (Mojs.)), meno comuni i Semiornites ed assai rari soprattutto i Longobardites.
Essi costituivano lenti a lumachella con concentrazione in corrispondenza della faccia inferiore
degli strati ; i Lamellibranchi ed i Gasteropodi erano meno comuni, mentre i Brachiopodi erano
rari. Assai rari anche i Pleuronautilus.
Gli Ammonoidi, sempre fossilizzati nel calcare nero compatto di sedimento tranquillo e
piuttosto profondo, presentano guscio in genere conservato con nucleo calcitico, e talora con
piccoli cristalli di pirite. Alla spaccatura ed alla percussione, il calcare nero carbonioso sa
odore di idrogeno solforato, più sensibile nelle alternanze marnose sterili. La povertà di fos¬
sili in queste ultime, fa pensare che il sedimento ritmico fosse qui debolmente sapropelitico
ed un po’ asfittico, dimodoché la facies diventava disadatta alla vita degli Ammonoidi di
mare aperto.
La rarità dei Brachiopodi, ridotti ad un paio di specie nei livelli ricchi di Ammonoidi,
testimonia che l’ambiente era per loro disadatto; mentre nell’Anisico inferiore della zona di
Lenna, i Brachiopodi, fossilizzati in calcare grigio compatto, sono comuni.
Al tetto dell’Anisico superiore nero, si trova la parete di calcari bianchi a Gasteropodi
del Livinallongo inf., illustrata nella foto 3 e nello schizzo stratigrafico della fig. 2 (p. 81);
come pure nella foto 4.
L’analisi petrografia dei calcari neri fossiliferi a Trinodosi del Canalone, viene com¬
piuta dal dott. Giovanni Mezzadri (-), assistente all’ Istituto di Petrografia dell’Università di
Parma, diretto dal prof. M. Deriu, e Docente in Sedimentologia:
La roccia nera esaminata è costituita da calcite microcristallina, nella quale sono im¬
mersi i componenti detritici, i fossili ed i minerali neogenici. Non mancano i microstiloliti e le
linee di frattura, queste ultime sono generalmente disposte normalmente o con leggera incli¬
nazione rispetto al piano di stratificazione e sono ricementate da calcite euedrica. La roccia,
che macroscopicamente è nera, in sezione sottile ed a luce trasmessa appare colorata in bruno
più o meno intenso da un pigmento diffuso. Questo pigmento organico quando si presenta con¬
centrato o lungo le linee di frattura o lungo i microstiloliti o lungo i piani di laminazione è
opaco e di colóre nero. Molto spesso le zone di concentrazione corrispondono ai dettagli strut¬
turali dei resti fossili che vengono così messi in maggiore evidenza.
La calcite microcristallina (le dimensioni dei singoli individui non superano i 4 micron)
(’) Il vecchio nome di « Calcari di Buchenstein », stabilito dai geologi austriaci per il Ladinico inferiore
e tuttora usato da alcuni autori lombardi, è stato dal 1918 abbandonato dai geologi delle Tre Venezie. Bu¬
chenstein non è altro che Livinallongo, nell’alto Cordevole (Prov. di Belluno), dove gli abitanti, che sono ve¬
neti, non ricordano nemmeno più il vecchio nome tedesco. Sul F" Pieve di Cadore della Carta Geologica delle
Tre Venezie 1940, Castiglioni B. indica la zona di Pieve di Livinallongo in verde li: Ladinico inferiore - Strati
di Livinallongo (Buchenstein); e con An distingue l’Anisico in generale, a strati calcareo-marnosi a C. trino¬
dosus, comprendenti anche il « Dontkalk ». Gli Strati di Livinallongo vengono distinti ed indicati nei contigui
Fogli Marmolada e Feltre (1943), quest’ultimo rilevato da S. Venzo per la metà meridionale.
Anche Leonardi nella sua recentissima monografia sulle Dolomiti (1967, I, p. 135) dedica apposito capi¬
tolo agli « Strati di Livinallongo » ( Buchensteiner Schichten, F. von Richthofen 1860) (Ladinico inferiore).
(2) Ringraziamo il dott. G. Mezzadri per la sua analisi e la collaborazione tra l’ Istituto di Petrografia
ed il nostro di Geologia, dell’ Università di Parma.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
85
presenta qua e là plaghe di ricristallizzazione dove le dimensioni dei singoli cristalli non supe¬
rano quasi mai i 30-40 micron. La calcite spatica è limitata quasi esclusivamente ai fossili, di
cui costituisce sia il guscio sia le zone interne, specie nei cefalopodi e nei gasteropodi.
I minerali detritici, riconosciuti con le normali osservazioni ottiche, sono il quarzo in in¬
dividui di piccole dimensioni, con abito irregolare e bordi frequentemente corrosi, la musco-
vite con abito allungato e vivaci colori di interferenza ; rarissimi sono i frammenti di feldspati.
Gli studi ottici sono stati integrati, per il riconoscimento dei minerali argillosi, con ana¬
lisi roentgenografiche, che hanno permesso di identificare nell’ illite il fillosilicato più frequente.
La pirite (probabilmente accompagnata da pirrotina) è il minerale di neoformazione più
diffuso; si presenta generalmente in cubi e la sua frequenza sembra essere legata a quella
delle sostanze organiche, infatti con l’aumentare di queste la pirite diminuisce e viceversa.
Nella roccia i fossili e gli intraclasti hanno una percentuale volumetrica che è superiore
al 10%, il rapporto fossili/pellets è superiore a 3:1 e la dimensione media dei fossili è supe¬
riore a 1 mm.
Sulla roccia è stata eseguita inoltre una analisi chimica parziale che ha dato i seguenti
risultati: il residuo insolubile in HC1 diluito (1:10) è uguale a 10.8%; su di esso, dopo che le
varie estrazioni con solventi organici hanno dato esito negativo, escludendo così la presenza di
sostanze bituminose, è stato determinato, per combustione in ambiente ossidante, il carbonio
la cui percentuale, considerando uguale a cento il residuo insolubile, è del 4.03%. Anche la ri¬
cerca dell’ idrogeno, effettuata per controllo, è risultata negativa. La porzione solubile è costi¬
tuita per il 47.84% da CaO e per 1.07% da MgO; a questi valori corrisponde 1’ 85.39% di
CaCO, e 2.224% di MgCO, .
Possiamo quindi concludere, in base alle determinazioni ottiche e chimiche, che la roccia
può essere attribuita ad una biomicrudite (Folk) carboniosa, la cui origine è probabilmente
legata a sedimenti sapropelitici.
Dal Canalone, un sentierino in lungo strato permette di raggiungere il secondo ripido
valloncello, che si trova una cinquantina di metri più ad est. Esso incide la stessa serie del-
l’ Anisico superiore, con debole arresto di pendio (foto a fig. 5) ; ma, data la generale inclina¬
zione degli strati a SSO, l’affioramento viene ad interessare i calcari neri per circa tre metri
al di sotto della serie del Canalone. Complessivamente, la serie fossilifera affiorante dell’Ani-
sico superiore viene a raggiungere i 18 metri. Al di sotto, il valloncello, sempre a calcari e
marne neri, a strati più sottili, è a strapiombo ed impraticabile, cosicché non sappiamo se
l’Anisico a Trinodosi si sviluppa più in basso dei 18 metri.
Ad est dei due canaloni descritti, si trovano altri valloncelli, che vengono ad incidere la
serie via via più antica del Calcare di Angolo (') (fig. 2), con binodosus e talora con facies
nodulare ( bernoccoluto Auct.). Del binodosus abbiamo in esame alcuni esemplari, fossilizzati in
calcari grigi, assieme a vari altri Ammonoidi. Però questa fauna non venne da noi raccolta
e gli esemplari del Museo di Bergamo, con indicazione « zona di Lenna » sono di varie prove¬
nienze (p. 88). Sotto all’Anisico, alquanto più ad est, viene ad affiorare il « Servino », che è
delimitato anche sul Foglio geologico Bergamo, 1954. Esso affiora estesamente nella zona di
Loro (con cava di pietra simona) Valnegra-Foppo (Cartina fig. 1).
La fauna a binodosus, in posizione sottostante di alcune decine di metri alla nostra a
Trinodosi, caratterizza l’Anisico medio-inferiore (= Calcare di Angolo). Data la non continuità
(') La Formazione del Calcare di Angolo (Anisico inferiore = Hydaspico; e medio = Pelsonico), venne
istituita da R. Assereto e P. Casati (1965, pp. 1019-1026) in Val d’Angolo nella bassa Val Camonica, e suddi¬
visa in due membri: quello inferiore di Monti e quello superiore di Erbanno(loro fig. 10 a pag. 1023). Al tetto
di essa, si trova il Calcare di Prezzo, equivalente dell’Anisico sup. a Trinodosi (— Illirico).
Il Calcare di Angolo, sottostante al Calcare di Prezzo, venne riconosciuto da Casati e Gnaccolini
(1967, pag. 72, figg.20 e 21) nel gruppo del M. Pegherolo, nelle Alpi Orobie occidentali (alta Val Brembana),
dove presenta una potenza di 282-300 metri ; questa non sembra essere molto superiore a quella della zona di
Lenna, che dista una quarantina di chilometri e presenta facies consimili.
86
S. VENZO - G. PELOSIO
della serie del nostro Canalone e del Valloncello orientale con quella inferiore, non conosciamo
per ora un possibile Anisico medio (Pelsonico); pur essendo la serie dei calcari neri anisici del
tutto continua. Nuovi e dettagliati rilievi stratigrafici nella zona di Lenna e dintorni, se porte¬
ranno alla scoperta di banchi fossiliferi al di sotto dell’Anisico superiore, entro alla serie più
alta dei Calcari di Angolo, potrebbero forse stabilire la presenza di livello di transizione tra gli
strati a binodosus e quelli a trinodosus ; dove è anche possibile che la fauna transizionale
possa contenere mescolanza degli ultimi binodosi coi primi trinodosi, come osservò Riedel
(1949) per lo Zoldano.
Portiamo ora l’elenco della nuova fauna a Trinodosi dei nostri due canaloni, illustrata
nelle XI Tavole ; oltre ai Nautiloidi, che sono assai scarsi :
Ordine AMMONOIDEA
Sottord. CERATITINA
Superfam. CERATITACEAE
Fam. BEYRICHITIDAE Spath, 1934.
Gen. Beyrichites Waagen, 1895.
Sottogen. Beyrichites s. s.
Beyrichites ( Beyrichites ) cfr. reuttensis (Beyrich)
Beyrichites (Beyrichites) beneckei (MoJS.)
Sottogen. Gangadharites Diener, 1916.
Beyrichites (Gangadharites?) ubichi (Mois.)
Beyrichites (Gangadharites?) ubichi (Mois.)
forma gerontica
Beyrichites (Gangadharites?) orobicus n. sp.
Beyrichites (Gangadharites?) ragazzonii (Mojs.)
Beyrichites (Gangadharites?) cfr. petersi (Mojs.)
Fam. CERATITIDAE Mojsisovics, 1879.
Gen. Paraceratites FIyatt, 1900.
Paraceratites elegans (Mojs.)
Paraceratites trinodosus (Mojs.)
Paraceratites trmodosus (Mojs.)
forma ad ornamentazione attenuata
forma a rapido accrescimento
forma anomala a doppia fila di tubercoli laterali
Paraceratites brembanus (Mojs.)
Paraceratites brembanus (Mojs.)
forma a ombelico angusto
forma transizionale
forma anomala
Paraceratites donadonii n. sp.
Paraceratites rothi (Mojs.)
Paraceratites rothi (Mojs.)
forma a ombelico largo
Paraceratites subnoclosus (Mojs.)
Gen. Semiomites Arthaber, 1912.
Semiornites cordevolicus (Mojs.)
Semiomites lennanus (Mojs.)
Semiornites lennanus (Mojs.)
forma a costulazione attenuata
forma a coste fitte, meno marcate nel giro giovanile
Semiornites aviticus (Mojs.)
Semiornites aviticus (Mojs.)
forma a ombelico largo
forma gerontica
Semiornites cfr. variscoi (Mojs.)
Semiornites riccardii (Mojs.)
Fam. HUNGARITIDAE Waagen, 1895.
Gen. Longobardites Mojsisovics, 1882.
Sottogen. Longobardites s. s.
Longobardites (Longobardites) cfr. zsigmondyi (Bockh)
Superfam. PTYCHITACEAE
Fam. PTYCHITIDAE Mojsisovics, 1882.
Gen. Ptychites MOJSISOVICS, 1875.
Ptychites oppeli Mojs.
Ptychites oppeli Mojs.
forma ad ornamentazione attenuata
forma appiattita
Ptychites opulentus Mojs.
Ptychites progressus Mojs.
Ptychites cfr. breunigi Mojs.
Gen. Discoptychites Diener, 1916.
Discoptychites suttneri (Mojs.)
Discoptychites suttneri (Mojs.)
forma crassa
forma a ombelico largo
Discoptychites cfr. evolvens (Mojs.)
Gen. Flexoptychites Spath, 1951.
Flexoptychites flexuosus (Mojs.)
Flexoptychites gibbus (Benecke)
Flexoptychites gibbus (Benecke)
forma a coste più fitte
Flexoptychites angusto-umbilicatus (BÒCKh)
Flexoptychites angusto-umbilicatus (BÒCKH)
forma gerontica anomala
Tra i Nautiloidi, rari e scarsamente rappresentati, abbiamo classificato:
Pleuronautilus cfr. crassescens Arthaber
Mojsvaroceras cfr. neummjri (Mojs.)
Germanonautilus quadrayigulus (Beyr.)
Germanonautilus cfr. privatiti (MOJS.)
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECO.
«Si
nonché un Ortoceratide : Michelinoceras campanile (Mojs.); quest’ultimo, raccolto da E. Pez-
zoli, verrà conservato al Museo di Milano. Invece gli altri esemplari, in genere incompleti,
vennero raccolti da D. Donadoni e da altri.
Tra i Lamellibranchi ricordiamo lastrine nere a Daonella ( Daonella ) sturi (Benecke),
specie sociale presente anche nell’Anisico sup. della Contrada Gobbia, in Val Camonica.
Fig. 5. — Valloncello situato 50 metri ad est del Canalone: calcari carboniosi neri alternati a marne, del-
l’Anisico sup. a « Trinodosi »; i due strati più ricchi di fossili sono indicati con asterisco. I detriti sotto la
persona (S. Venzo), sono dovuti ai raccoglitori. La serie sotto alla foto, risulta sottostante di 3 m rispetto a
quella del Canalone (v. fig. 2; foto G. Pelosio, 1967).
2
88
S. VENZO - G. PELOSIÒ
Classifichiamo infine i « Binodosi », qualcuno di proprietà del Museo di Bergamo e di
provenienza incerta (Lenna); altri, raccolti in calcari neri o grigi di valloncelli più orientali ri¬
spetto al Canalone o nei detriti. Il numero degli esemplari è assai scarso. Essi provengono da
livello più basso di quello dell’Anisico superiore a « Trinodosi » del nostro Canalone:
Paraceratites binodosus (Hauer) - coll. D. Donadoni; D-1202, 1203.
Paraceratites binodosus (Hauer) forma a ombelico stretto - coll. E. Pezzoli (E. 38).
Paraceratites cimeganus (Mojs.) - MB 41 coll. C. Brissoni; Br 38.
Balatonites cfr. balatonicus (Mojs.) - MB 37.
Nicomedites cfr. barbarossae (Toula) - F. Innocenti ; IF. 6.
Cuccoceras sp. (frammento di camera d’abitazione un po’ fluitato nel Brembo di Lenna) - MB. 40.
Beyrichites ? aff. loretzi (Mojs.) - P. Salvaneschi; SA 862.
Questa faunetta sembra indicare il Pelsonico, cioè il tratto superiore del « Calcare di An¬
golo » (fig. 2); ma nessuno di questi esemplari venne da noi direttamente raccolto, cosicché
non conosciamo il livello di provenienza e manchiamo di dati stratigrafici. Noi riteniamo che
nuove e pazienti ricerche nei canaloni orientali, dove la serie è più antica e sempre continua,
potrebbero permettere di completare anche nell’Anisico medio e inferiore la successione delle
faune ad Ammonoidi.
CORRELAZIONE TRA I CALCARI NERI A « TRINODOSI » DEL CANALONE DI LENNA
E LA « FORMAZIONE DEL CALCARE DI PREZZO » DELLA LOCALITÀ’ TIPICA, IN
VAL GIUDICARIE (TRENTINO MERIDIONALE OCCIDENTALE)
(S. Venzo e G. Pelosio)
Il nome di Calcare di Prezzo fu introdotto dal Bittner nel 1881 per i calcari neri am¬
monitiferi a trinodosus della zona di Prezzo. MOJSISOVICS nella monografia sui Cefalopodi
triassici della Provincia mediterranea (1882), cita con qualche figura le seguenti specie della
« zona a trinodosus » di Prezzo, Strada, Dos dei Morti, Stablel e Malga La Vaiino. Esse ven¬
gono elencate colla nomenclatura aggiornata :
Paraceratites beyrichi (Mojs.)
* Paraceratites trinodosus (Mojs.)
* Paraceratites brembayms (MOJS.)
* Semiornites aviticus (Mojs.)
* Semiornites riccardii (Mojs.)
* Semioì-nites variscoi (Mojs.)
Balatonites prezzanus Mojs.
Balatonites stradanus MOJS.
Balatonites meneghina MOJS.
Norites gondola Mojs.
Longobardites breguzzanus MOJS.
* Beyrichites beneckei (Mojs.)
* Bexjrichites reuttensis (Beyr.)
* Beyrichites ragazzonii (Mojs.)
* Discoptychites evolvens (Mojs.)
* Flexoptychites gibbus (Benecke)
Le 10 specie contrassegnate con asterisco sono in comune col nostro Canalone. Mojsi-
SOVICS estende la formazione dei Calcari di Prezzo alle valli della Lombardia orientale (1882,
pag. 314), elencando una fauna complessiva di 22 Ammonoidi e 2 Nautili.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
89
Nel 1896, Arthaber descrive brevemente senza portare figure le seguenti specie del
« Prezzokalk », zona a Ceratites trinodosus. Nella zona di Prezzo-Strada, gli Ammonoidi prove¬
nivano specialmente dai muretti a secco dei campi e dei vigneti, tuttavia la provenienza origi¬
naria gli sembrò sicura. Esse sono elencate con nomenclatura aggiornata:
Paraceratites beyrichi (Mojs.)
* Beyrichites abichi (Mojs.)
* Beyrichites petersi (Mojs.)
* Paraceratites trinodosus (Mojs.)
* Semiornites riccardii (Mojs.)
Balatonites arietiformis (Mojs.)
Balatonites euryomphalus Benecke
Balatonites stradanus Mojs.
Balatonites prezzanus Mojs.
Balatonites meneghina Mojs.
Longobardites breguzzanus Mojs.
* Beyrichites beneckei (Mojs.)
Beyrichites ? corvarense (Laube)
* Discoptychites suttneri (Mojs.)
Disco ptychites megalodiscus (Beyr.)
* Ptychites progressus Mojs. (?)
Le 7 specie contrassegnate, su 16, risultano in comune coll’Anisico superiore a trinodosus
del nostro Canalone (fig. 2).
Nel 1906, Arthaber in Frech illustra a tav. 35, fig. 20, un ottimo esemplare di Beyri¬
chites abichi (Mojs.) di Prezzo.
Sulla fauna di 24 specie, ben 14 sono in comune col nostro Canalone. Riscontriamo tut¬
tavia che nel nostro giacimento, limitato a soli 18 metri di potenza (fig. 2), mancano i Balato¬
nites, genere rappresentato nel calcare di Prezzo da 5 specie. Non sappiamo se queste diffe¬
renze faunistiche sono effettive, o se invece in Val Giudicarie i Balatonites non possano pro¬
venire invece dalla sottostante zona a binodosus, che affiora non solo al Ponte di Cimego ma,
come seguentemente osservato da Rosemberg, ricompare anche tra le località classiche a trino¬
dosus. Questa ipotesi sarebbe suffragata dalla mancanza del gen. Balatonites anche nell’Ani-
sico sup. della Val Camonica (Assereto, 1963) e delle Alpi Orobie occidentali (Casati & Gnac-
COLiNi, 1967). Ricordiamo che noi abbiamo classificato un Balatonites cfr. balatonicus Mojs.
del Museo di Bergamo, proveniente dalla zona di Lenna che, essendo fossilizzato in calcare
grigio, è stato probabilmente raccolto nella sottostante zona a binodosus (Pelsonico).
La revisione della fauna di Prezzo-Strada, studiata da MOJSISOVICS e soprattutto da
Arthaber, e conservata nei Musei di Vienna, porterebbe indubbiamente a far aumentare la
corrispondenza colla nostra fauna. Essa potrebbe aumentare ancor più, se lunghe e pazienti
ricerche, nella zona di Prezzo-Strada-Doss dei Morti-Mga La Vaiino ecc., portassero al rinve¬
nimento di nuova e ricca fauna. Noi pensiamo che in tal caso la maggior parte delle specie
del Canalone di Lenna, di facies pressoché identica, potrebbe risultare in comune.
Rosemberg, nel 1962 (pp. 65-70), dà notizia di sue escursioni nella zona di Prezzo, Strada,
Praso e del Ponte di Cimego; portando Cartina colle tipiche località fossilifere, che risultano
numerate col loro riferimento stratigrafico. Così al Ponte di Cimego è indicato il « Cimego-
kalk Loc. typ. » ; sopra la piccola chiesa di Prezzo, che si trova sul Buchenstein, sulla mulat¬
tiera a tornanti, è indicato con 3 il « Prezzokalk Loc. typ. » ; mentre l’abitato di Prezzo colla
grande Chiesa, si trova sul Wengen.
A nord di Strada, viene indicata altra località fossilifera del calcare di Prezzo, mentre
poco a SO, altra località fossilifera interessa il calcare di Cimego. 11 calcare di Prezzo, a Pa¬
raceratites trinodosus, viene da lui attribuito all’ Illirico (ora Anisico sup.).
S. VENZO - G. PELOSIO
90
Rosemberg osserva, che presso Prezzo si vedevano grandi Ptychites; che in una delle
sezioni lungo la via Strada-Capellaro, si trovano ammoniti, tra le quali egli raccolse bell’esem¬
plare di Ceratites cfr. superbus Mojs., della zona a trinodosus; mentre il Calcare di Cimego
(Pelsonico), affiora anche alla Cappella rotonda, fra Creto e Bersone.
Rosemberg ritiene che il calcare dolomitico cariato a cellette, attribuito sul Foglio geo¬
logico Riva al Werfeniano sup., sia invece l’Anisico inferiore, a facies lagunare gessosa, del-
l’Hydaspico. Però Assereto e Casati (1965, p. 1023, fig. 10), nello stabilire per la Val Ca-
monica inferiore la « Formazione del Calcare di Angolo » (Anisico inf. = Hydaspico, e
medio = Pelsonico), considerano la carniola di Bovegno, al di sotto dell’Anisico inferiore, al
tetto del Servino. Per le Alpi Orobie occidentali, Casati e Gnaccolini (1967, pag. 66), consi¬
derando la parziale eteropia con il Calcare di Angolo, in assenza di reperti fossili, propendono
ad attribuire dubitativamente la Carniola di Bovegno allo Scitico superiore ed all’Anisico in¬
feriore. Essa viene a mancare nella Val Brembana di Lenna, dove la formazione di Angolo
è inferiormente a contatto col Servino.
Nel calcare a binodosus del Ponte di Cimego, Rosemberg, oltre a Brachiopodi rinvenne
Cefalopodi, fra i quali un Nautilus ed un Paraceratites del gr. binodosus.
Il calcare di Prezzo non potrebbe in base ai dati attuali venir considerato una forma¬
zione valida. Non se ne conosce bene la serie, la stratimetria e la potenza; la base stessa ri¬
sulta ancora incerta. Nella faunetta ad Ammonoidi di Mojsisovics, qualche specie sembra di
provenienza diversa da quella indicata (Rosemberg, p. 73, nota 16); la faunetta di Arthaber
— oltreché un po’ mista — proviene per la maggior parte dai muretti a secco, ed in base alle
osservazioni di Rosemberg, la provenienza non sembra più tanto sicura C). Noi tuttavia adot¬
tiamo anche per la Val Brembana di Lenna tale formazione, perchè recentemente tornata di
uso comune per le valli del Bresciano e del Bergamasco (Assereto, Casati, Gnaccolini ecc.).
Dal Quadro stratigrafico a fine lavoro, risultano le 14 specie in Comune tra la nuova
fauna ad Ammonoidi del Canalone di Lenna e quella della località tipo di Prezzo-Strada, nota
nella letteratura. Ciò testimonia trattarsi sempre della medesima formazione, sviluppata per
un’ottantina di chilometri ad ovest delle Giudicarle meridionali, sino alla Val Brembana; in
accordo colle recenti attribuzioni alla « Formazione del calcare di Prezzo » dell’Anisico supe¬
riore della Val Trompia (Sacchi-Vialli e Vai, 1958), della Val Camonica (Assereto, 1963 e
Assereto-Casati, 1965), nonché delle Alpi Orobie occidentali (Casati & Gnaccolini, 1967).
Come constatato da Assereto e Casati (1965, pag. 1027), il Calcare di Prezzo nella Val Camo¬
nica varia da 60 a 80 metri, mentre più a nord nei dintorni di Colere- Azzone e nell’alta Val di
Scalve, esso aumenta, aggirandosi sui 100-120 metri di potenza. Nella Valenzana di Valleve
(Alpi Orobie occidentali), Casati & Gnaccolini (1967, pag. 72, fig. 20), riscontrarono che il
Calcare di Prezzo (cP), a calcari marnosi neri e marne nere carboniose in alternanza talora
ritmica, a trinodosus, è ridotto a soli 18 metri e talora scompare ; copre il Calcare di Angolo
(m. 300), ed è a sua volta seguito dalla Formazione di Buchenstein (= Livinallongo). Ivi per¬
tanto la potenza della serie dell’Anisico superiore, di identica facies, risulta consimile a quella
affiorante nei due canaloni di Lenna (fig. 2).
(') La Formazione del calcare di Prezzo meriterebbe pertanto di essere oggetto di ricerche stratigrafiche
di grande dettaglio, unite a nuove pazienti ed accurate ricerche paleontologiche nelle località fossilifere indi¬
cate da Rosenberg, dove gli Ammonoidi si trovano tuttora; permettendo una distinzione sicura tra la zona a
trinodosus e quella a binodosus, confortata inoltre dalla presenza delle Daonella e dei Brachiopodi.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
91
STATO DI CONSERVAZIONE DEGLI AMMONOIDI, PREPARAZIONE E ICONOGRAFIA
(S. Venzo e G. Pelosio)
Gli Ammonoidi, come si vide, provengono specialmente dai due strati di calcari neri
carboniosi, indicati con asterisco nelle fig. 2, 4 e 5, ed alternati nelle marne più tenere, in
genere sterili. La distribuzione dei fossili non era uniforme, poiché si trovavano concentrati
in lenti a lumachella ; mentre al proseguimento del medesimo strato, essi diminuivano diven¬
tando isolati e rari. In genere gli Ammonoidi risultavano più abbondanti sulla faccia inferiore
dello strato, dove era di gran lunga prevalente l’orientazione suborizzontale di sedimento di
fondo tranquillo (Tavv. IX e XV). Per la generale presenza di guscio, la calcinazione non era
vantaggiosa, dimodoché la preparazione dei fossili dovè essere meccanica, con ausilio di scal¬
pelli, sega diamantata e specialmente di trapano elettrico con varie punte, trapani e special-
mente di rotellme diamantate (diametro 10 mm - 3 mm). L’acido cloridrico diluito al 6c/< si
potè usare pochissimo, perchè scioglieva il già sottile guscio.
Il tipo di conservazione del modello interno, anche asportando meccanicamente il gu¬
scio, era spesso tale da rendere difficile la preparazione e lo studio della linea lobale. Questo
particolarmente per quanto riguarda le specie più ornate, con file di nodi subspinulosi come i
Paraceratites trinodosi, i Beyrichites ed i Semiornites (giri interni). Invece gli Ptychitidi, a su¬
perficie subliscia o comunque poco ornati, permisero talora un’ottima preparazione. Potemmo
così fotografare direttamente la linea lobale, come appare dalle tavole; invece di limitarci a
lucidarla con disegni nel testo, talora incerti o manomessi, come si osserva anche in recenti
pubblicazioni.
Per lo studio e la classificazione dei modelli esterni, quasi sempre molto ben conser¬
vati, si fecero modelli in plastica, con ottimo risultato.
Fu così possibile preparare, in parecchi mesi di lavoro, quasi 400 esemplari di Ammo¬
noidi, generalmente completi anche di guscio, ed appartenenti a 25 specie note, con numerose
forme.
Per l’iconografia, data la difficoltà di ottenere fotografie con ricchezza di dettagli orna¬
mentali, spesso decisivi, per la conservazione in calcare nero, si preferì imbiancare i fossili con
vapore di cloruro d’ammonio. Lavoro che permise di ottenere le chiare foto che compongono le
tavole. Per uniformarne il tono, fu necessario eseguire 4-5 foto per esemplare, dimodoché il
numero complessivo delle foto eseguite si aggira su 1500. Per le foto, eseguite da uno di noi
(G. Pelosio), nel Laboratorio fotografico del nostro Istituto, venne usato apparecchio Linhof
6x9, con obiettivo Symar 105 mm e lastre Tensi-Vinci ortocromatiche. L’ ingranditore usato,
dato che tutte le foto vennero originariamente ingrandite di un terzo, è il nuovo Durst La-
borator 138 S.
I pezzi, direttamente raccolti da S. Venzo nel Canalone, vengono — come già si vide —
donati al Museo Civico di Storia Naturale di Milano, che è « regionale » per la Lombardia; e
così pure quelli raccolti da E. Pezzoli. I numerosi e spesso rari campioni dei vari ricercatori
bergamaschi, che ci prestarono il materiale per lo studio, devono invece venir restituiti. Per
questo il Museo di Milano, secondo nostro desiderio, cura l’esecuzione di perfetti modelli in
plastica nera, in modo da poter esporre tutta la collezione dell’Anisico superiore del Canalone
nelle vetrine sulla Stratigrafia lombarda. Gli specialisti ed i nuovi ricercatori potranno così
avere una visione completa della fauna da noi illustrata.
02
S. VENZO - G. PELOSIO
DESCRIZIONE PALEONTOLOGICA
(S. Venzo & G. Pelosio)
Superfam. CERATITACEAE
Farri. BEYRICHITIDAE Spath, 1934.
Gen. BEYRICHITES Waagen, 1895.
Sottogen. BEYRICHITES s. str.
Beyrichites ( Beyrichites ) cfr. reuttensis (Beyrich)
(Tav. VII, fig. la-d)
1867 - Ammonites reuttensis Beyrich, Cephal. Muschelkalk Alpen, p. 113, tav. I, fig. 4a-c.
1869 - Ammonites reuttensis Mojsisovics, Cephalopoden-F auna alp. Muschelkalkes, p. 583.
1882 - Meekoceras reuttense Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 215, tav. IX, figg. 1-3.
1898 - Beyrichites reuttense Tornquist, Recoaro II, p. 658.
1901 - Beyrichites reuttensis Reis, Fauna Wettersteinkalkes I, p. 99 (non tav. VII, fig. 33).
1904 - Meekoceras reuttense Martelli, Cefal. trias. Boljevici, p. 88, tav. VI, fig. 2.
1905 - Beyrichites reuttensis Noetling, Asiat. Trias, tav. XVI, fig. 3.
1907 - Beyrichites reuttensis Reis, Fauna Wettersteinkalkes II, p. 134, tav. II, fig. 9; tav. Ili, fig. 1; fig. 11
1915 - Beyrichites reuttensis Diener, Cephal. triadica I, p. 69. nel testo.
1926 - Beyrichites reuttensis Alma, Wettersteinkalkes, p. 113.
1932 - Beyrichites reuttensis Kutassy, Cephal. triadica II, p. 437.
1963 - Beyrichites (Beyrichites) reuttensis Assereto, Anisico sup. Val Camonica, p. 31, tav. II, figg. 2a-c;
fig. 8 nel testo.
Esemplare incompleto, raccolto da S. Venzo (V 135) costituito da modello interno piut¬
tosto compresso, con le seguenti dimensioni : diametro mm 43; alt. ultimo giro mm 24 (0.56);
ombelico mm 4 (0.09); spessore mm 13.
Giro quasi completamente abbracciale, con ombelico oltremodo angusto e sezione ellis¬
soidale. I fianchi, notevolmente declivi all’esterno, sono ornati da radi fascetti di ampie coste
sigmoidi retroverse, che a metà fianco appaiono debolmente rilevate e rigonfie. Di questi fa¬
scetti assai distanziati ed alquanto irregolari, se ne contano 7 sul semigiro. Nella parte più
giovanile del giro, le coste appaiono più fitte e meno marcate. Verso l’esterno esse sono vieppiù
sigmoidi, ad ampi fasci attenuati, formando cenno a nodosità allungate. Regione ventrale an¬
gusta, con cenno a debole carena mediana, delimitata dalle angolosità laterali.
Il nostro esemplare risulta corrispondente, anche per dimensioni, al tipo della « zona
a trinodosus » dei calcari neri di Reutte, illustrato da Mojsisovics (1882, tav. IX, fig. la, b).
Buona corrispondenza esso presenta anche col tipo della Val Camonica, di minori dimensioni,
figurato da Assereto.
Il B. reuttensis, specie tipo dei Beyrichites s. str., si distingue dal B. beneckei (Mojs.),
seguentemente descritto, per i fianchi più marcatamente declivi all’esterno, per i fascetti di
coste più radi e rilevati, con più accentuato rigonfiamento submediano, e soprattutto per la
regione ventrale più angusta e carenata, invece che regolarmente arrotondata.
Distribuzione. - La specie è citata nell’ Anisico superiore delle Alpi meridionali : Lenna
in Val Brembana, Prezzo, Cividate Camuno, Contrada Gobbia (Val Camonica); e inoltre delle
Alpi settentrionali, Bosnia, Himalaya. La citazione di Tornquist sembrerebbe riferirsi al La-
dinico di S. Rocco (Vicentino).
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
93
Beyrichites (Beyrichites) beneckei (Mojs.)
(Tav. VII, figg. 2-5; 12)
1882 - Meekoceras Beneckei Mojsisovics. Cephul. medit. Triasprov., p. 216, tav. XXVIII, fig. 1; tav. XXXIX,
1894 - Meekoceras Beneckei Tommasi, Fauna cale, conch. Lomb., p. 136. ^av- LXI, figg. 2-4.
1896 - Meekoceras Beneckei Arthaber, Vorlàufige Mittheilung ecc., p. 270.
1898 - Ceratites Beneckei Tornquist, Recoaro II, p. 643, tav. XX, fig. 2.
1901 - Beyrichites cf. Beneckei Reis, Fauna Wettersteinkalkes I, p. 100, tav. VII, fig. 34.
1911 - Beyrichites Beneckei Salopek, Siiddalmatien und Montenegro, p. 35.
1915 - Beyrichites Beneckei Diener, Cephal. triadica I, p. 67.
1916 - Beyrichites Beneckei Kraus, Cephal. Gacko, p. 297.
1926 - Beyrichites Beneckei Alma, Wettersteinkalkes, p. 113
1932 - Beyrichites beneckei Kutassy, Cephal. triadica II, p. 436.
1958 - Beyrichites beneckei Sacchi Vialli & Vai, Rev. fauna triass. bresciana, p. 69.
1963 - Beyrichites ( Beyrichites ) cf. beneckei Assereto, Anisico sup. Val. Camonica, p. 29, tav. I, fig. 8; fig. 7
nel testo.
Esemplare (IF 12 ; tav. VII, fig. 2a-d) quasi completo anche di guscio, discoidale, colle
seguenti dimensioni: diametro mm 35; alt. ultimo giro mm 19 (0.54); ombelico mm 4.5 (0.13);
spessore mm 12.
Giro quasi completamente abbracciante e con ombelico di conseguenza assai ristretto, a
pareti verticali, delimitate da marcata angolosità. Giro a sezione subellittica, con fianchi debol¬
mente convessi e sensibilmente declivi all’esterno. Ornamentazione costituita da fitte coste sig¬
moidi, attenuate, ed in numero di 19 sull’ultimo semigiro, con strie di accrescimento evidenti.
Verso l’esterno le coste formano altrettante deboli nodosità, che tendono ad attenuarsi verso la
fine giro. Regione ventrale ristretta, arrotondata, raccordata indistintamente coi fianchi,
senza cenno ad angolosità.
L’esemplare di Breguzzo (Giudicane) figurato da Mojsisovics (sua tav. LXI, fig. 3a, b),
del diametro di mm 57, nella parte giovanile presenta regione ventrale arrotondata,, mentre
alla fine tende a diventare subquadrangolare. Il tipo vicentino di B. beneckei, illustrato da
Tornquist, risulta identico ai tipi di Mojsisovics; l’esemplare della Val Camonica, figurato
da Assereto, alquanto malandato, presenta conchiglia più compressa e costulazione non ben
chiara, cosicché non possiamo stabilire un confronto col tipo in esame.
Abbiamo inoltre preparato 3 esemplari, di dimensioni sempre piuttosto ridotte, che fi¬
guriamo. Essi corrispondono appieno al tipo testé descritto. Le differenze col B. (B.) reuttensis
(Beyrich), qui pure presente ed assai raro, sono già portate nella descrizione di tale specie.
Ricordiamo infine che il B. beneckei è specie rara nel nostro giacimento, tanto che i
quattro esemplari esaminati sono gli unici presenti in tutta la nostra ricchissima fauna.
Distribuzione. - Anisico superiore delle Alpi meridionali: Lenna in Val Brembana,
Prezzo, Strada, Dos dei Morti, Malga la Vaiino, Breguzzo, S. Rocco, Marmentino (Val Trompia),
Cividate Camuno, Contrada Gobbia (Val Camonica); delle Alpi settentrionali e delle Dinaridi.
Beyrichites (Gangadharites?) abichi (Mojs.)
(Tav. VII, figg. 6-11; 13-15)
1882 - Ceratites Abichi Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 21, tav. XI, fig. 8; tav. XXII, fig. 6; tav.
1896 - Ceratites Abichi Arthaber, Vorlàufige Mittheilung ecc., p. 268. XXXIII, fig. 7.
1900 - Ceratites Abichi Diener, Schiechlinghóhe, p. 9.
1905 - Ceratites Abichi Noetling, Asiatische Trias, fig. 5; tav. 16 (Fussnote).
1906 - Ceratites Abichi Arthaber, Alp. Trias d. Medit. Gebietes, p. 265, tav. 35, fig. 20.
94
S. VENZO - G. PELOSIO
Abbiamo preparato 8 esemplari, tra i quali 4 giovanili :
sezione del giro trapezoidale-subellittica, sensibilmente declive alPesterno, con regione ventrale
fortemente arrotondata. Fianchi declivi verso l’ombelico all’ interno dei tubercoli laterali, che
sono piuttosto piccoli ed in numero di 12-14, situati ai 2/5 interni. Sull’esemplare della tav. VII,
fig. IOa-e, i deboli ispessimenti subnodosi periombelicali, molto ben conservati, risultano 12 :
da essi si dipartono 14 coste, delle quali qualcuna si biforca, che tendono a reclinarsi vieppiù
in avanti. All’esterno dei tubercolini laterali le coste diventano ampie e attenuate; qualcuna è
intercalare e qualcun’altra sembra biforcarsi dai nodi laterali, sicché il numero complessivo
risulta di 26. Nel complesso esse sono tipicamente sigmoidi, depresse ed ampiamente subcla-
vate all’esterno, dove formano 26 ottusi rilievi nodiformi.
Figuriamo anche due esemplari giovanili, dato che talora possono confondersi con specie
affini.
I nostri due esemplari completi della tav. VII, figg. 6 e 7 corrispondono particolarmente
al tipo della Schreyer Alpe, figurato da MOJSISOVICS a tav. XXII, fig. 6a, b. Osserviamo tut¬
tavia che nel nostro esemplare d. 2182 (Tav. VII, fig. IOa-e), la costulazione interna è un po’ più
marcata, cosicché le deboli nodosità periombelicali appaiono più evidenti.
II modello interno figurato da Mojsisovics a Tav. XXXIII, fig. 7a, b, proveniente dalla
stessa località, presenta linea lobale dolicofilla, con lobi e selle seghettate, e tipica del gen.
Beyrichites Waagen 1895 (Kummel 1957, p. L 150, fig. 182/4c). Purtroppo sui nostri esem¬
plari non fu possibile metter ben in evidenza la linea lobale.
L’esemplare di semigiro sezionato diametralmente (diam. mm 53.5), della Tav. VII,
fig. 8a, b, presenta rari tubercoli laterali irregolari, con 13-14 coste sigmoidi, ampie ed atte¬
nuate, che alla fine giro diventano evanescenti. Anche per i fianchi medialmente rigonfi, la re¬
gione ventrale arrotondata e la sezione, esso risulta individuo adulto di B. abichi, e transizio-
nale pure per dimensioni al tipo gerontico seguentemente descritto.
L’esemplare degli « strati a trinodosus » di Prezzo (Giudicarie), figurato da Arthaber
(1906), appare ornato da tubercolini laterali più attenuati, tendendo per tale carattere ai tipi
adulti di B. ragazzonii (MOJS.), i cui esemplari giovanili sono però del tutto diversi. Esso, pre¬
sente nel nostro Canalone, viene in seguito illustrato.
Discussione sull’attribuzione generica e sottogenerica. - Arkell, Kummel e
Wright (1957, pag. L 150), avvertono che i Beyrichites (Beyrichites) tipo reuttensis (Beyrich),
qui presente, non hanno tubercoli; mentre soltanto il Beyrichites ( Gangadharites ) (Diener,
1916), è tubercolato alla metà dei fianchi. Subgenotipo è il B. ( G .) gangadhara (Diener, 1895;
p. 49, Tav. IX, fig. 4a-c), a linea lobale dolicofilla e selle ausiliarie seghettate, con ornamenta¬
zione attenuatissima e scarsi, deboli ed irregolari tubercoli submediani, al diametro di mm 86.
Il sottogenere Gangadharites sarebbe ritenuto da Spath (1934, pag. 425), esclusivo dell’Ani-
sico dell’Himalaya, e per la presenza di tubercoli sulla camera d’abitazione ricorderebbe i Para-
ceratites. Però il nostro tipo gerontico di abichi (diam. mm 63), che viene seguentemente de¬
scritto, per i radi e piccoli tubercoli e le coste obsolete a fine giro, sembra ben rientrare nel sot¬
togenere Gangadharites. Del resto Y abichi della Tav. XXXIII, fig. 7a di MOJSISOVICS, per l’om-
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’aNISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
95
belico ristretto, le coste, i tubercoli attenuati a fine giro e la linea lobale frastagliata, sembra
poter rientrare in tal sottogenere; tanto più se si pensa che, mancando oltre un terzo dell’ul¬
timo giro, come dimostrato dalla posizione dell’ultima linea lobale, il suo diametro poteva rag¬
giungere anche gli 8 cm.
Arthaber (1914, pag. 115), nel trattare del gen. Beyrichites Waagen (emend. Ar-
thaber), discute le differenze fra Beyrichites e Ceratites; osservando che, in genere, nei primi
l’ornamentazione è più debole, subliscia o con semplici coste (senza tubercoli) e ombelico preva¬
lentemente stretto. Coi tubercoli laterali può avvenire la biforcazione delle coste, come per es.
nel B. ragazzonii (MoJS.), che è qui presente; oppure si osservano fitte coste, con nodi marginali,
come nel B. beneckei (Mojs.), pure da noi illustrato.
Secondo Arthaber, crescendo, essi diventano simili ai Paraceratites, tanto che l’unica
distinzione rimarrebbe la linea lobale; questa in Beyrichites è caratterizzata dalla lunghezza e
frastagliatura dei lobi ausiliari. Arthaber conclude : « Wenn man in Betracht sieht, dass
Beyrichites und Ceratites gleichaltig sind, dann begreifen wir die Konvergenz ihrer Formen,
die systematisch oft nur schwer auseinander zu halten sind ».
Nella nostra fauna la massima convergenza si riscontra nell 'orobicus nobis (seguente¬
mente descritto), che pur presentando forma generale consimile ai Beyrichites abichi e ragaz¬
zonii, mostra marcata ornamentazione a coste e forti tubercoli come in Paraceratites.
Distribuzione. - I tipi di Mojsisovics provengono dai calcari rossi della Schreyer Alpe
(Gosau), zona a trinodosus; Diener descrive la specie, al medesimo livello, per Schiechlinghòhe
presso Hallstatt; Arthaber illustra bell’esemplare dell’Anisico superiore di Prezzo in Val Giu¬
dicane (Trento) e Noetling cita la specie nel Tibet. Non risultava sinora citata nelle valli
lombarde.
Beyrichites (Gangadharites?) abichi (MOJS.) forma gerontica
(Tav. VII, fig. 15a-c)
1906 - Ceratites abichi Arthaber, Lethaea geognostica, II Mesozoicum, 1 Trias, Tav. 35, fig. 20 a, b.
Abbiamo preparato un grande esemplare, pressoché completo di guscio, raccolto dal
signor Paolo Salvaneschi (SA 290). Esso misura: diametro mm 64, alt. ult. giro mm 31, om¬
belico mm 13 (0.20), spessore mm 19.
Nel tratto giovanile, il giro è ornato da attenuate coste sigmoidi retroverse, interessate
quasi a metà da fila di 7-8 piccoli tubercoli. Verso la fine del giro, le coste diventano vieppiù
ampie ed attenuate, quasi evanescenti, ed i tubercoli mancano. La regione ventrale è molto ar¬
rotondata. Esso viene pertanto a corrispondere, anche per dimensioni e sezione, al tipo del-
l’Anisico superiore di Prezzo (Giudicarie), ben illustrato da Arthaber. Il nostro esemplare dif¬
ferisce un po’ per l’ombelico meno angusto (0.20 invece di 0.16) e l’accrescimento appena meno
veloce del giro. Osserviamo però che tra i nostri tipi di abichi — testé illustrati — qualcuno
presenta rapporto ombelicale di 0.20 e 0.21 : riteniamo pertanto che anche il tipo gerontico in
esame possa rientrare nella specie.
La linea lobale, delimitante la camera d’abitazione ed interessata da grossa rottura, ri¬
sulta dolicofilla con selle e lobi seghettati. La presenza di tubercoli laterali piccoli e radi, che
scompaiono a fine giro, con coste sigmoidi evanescenti, sembra giustificare l’attribuzione sot¬
togenerica a Gangadharites ; il cui subgenotipo è il B. (G.) gangadhara (Diener, 1895, pag. 49,
Tav. IX, fig. 4a-c) dell’Anisico dell’ Himalaya. Osserviamo inoltre che, data la posizione sul no¬
stro esemplare dell’ultima linea lobale, la camera d’abitazione è incompleta e poteva ben rag¬
giungere gli 8 cm del tipo himalaiano. Il nostro dubbio sull’attribuzione sottogenerica è dovuto
solo al fatto che Gangadharites non era sinora stato classificato nella Provincia mediterranea.
96
S. VENZO - G. PELOSIO
Beyrichites (Gangadharites?) orobicus n. sp.
(Tav. Vili, figg. 6, 7; 9-12; 14)
Abbiamo preparato 10 esemplari, in genere completi anche di guscio e di ridotte dimen¬
sioni, ed 1 di medie dimensioni :
Nel maggior esemplare (D-1280), che consideriamo olotipo (Tav. Vili, fig. 9a-e), all’ in¬
terno dei tubercoli laterali, si osservano 13 coste molto rilevate, che, nella zona periombelicale,
danno luogo a piccoli ingrossamenti subnodosi. I tubercoli laterali, subspinulosi e forti, sono in
numero di 13. All’esterno di essi, il fianco è fortemente declive ed ornato da 28 coste — fra le
quali qualcuna intercalare — marcatamente sigmoidi e retroverse. All’esterno, esse terminano
in altrettanti ingrossamenti nodiformi marcatamente proversi. Regione ventrale fortemente
arrotondata. Linea lobale non visibile.
Per l’ombelico e 1’ involuzione dei giri, esso corrisponde al Beyrichites ( Gangadharites ?)
abichi (Mojs.), testé descritto, che illustriamo nella precedente tavola per diretto confronto.
Ne differisce però per il maggior spessore del giro e per l’ornamentazione assai più forte e mar¬
cata : caratteri che si riscontrano costantemente anche negli esemplari giovanili, ben diversi
dai tipi giovanili d eWabichi.
Abbiamo inoltre preparato un esemplare raccolto da S. VENZO (Tav. XIV, fig. 12a-b;
V 192), adulto ed un po’ incompleto, colle seguenti dimensioni: diametro mm 55 (circa), alt.
ult. giro mm 25 (0.45), ombelico mm 13 (0.23), spessore mm 18.
Esso risulta un po’ usurato nella regione ventrale della fine giro, che è più massiccio ri¬
spetto al tipo di abichi della zona a trinodosus della Schreyer Alpe, figurato da MOJSISOVICS a
tav. XI, fig. 8b; proprio come nel caso della nuova specie.
La costulazione, marcata nel primo tratto del giro, tende poi ad attenuarsi. I 12 tuber¬
coli, un po’ allungati radialmente, a fine giro diventano alquanto radi ed irregolari. I nostri
abichi, alle medesime dimensioni, presentano camera d’abitazione con coste molto più attenuate
e tubercoli molto meno forti, quasi obsoleti (confronta col nostro esemplare gerontico della
tav. VII, fig. 15).
Per tali differenze, che si riscontrano costantemente su tutti i nostri 10 esemplari,
siamo indotti a stabilire una nuova specie.
Specie consimili del gruppo d eWabichi, sono: il B. (G.) ragazzonii (MOJS.), qui presente,
caratterizzato da ornamentazione molto attenuata allo stato adulto; l’affine B. bittneri Arth. di
Reifling, a guscio compresso ed ornamentazione assai attenuata.
Arthaber (1896, p. 267-68), per la zona di Prezzo, Strada e Praso in Val Giudicarle
(Trentino occ.), fà cenno a tre specie affini alba bichi (Mojs.), raccolte nei muri, che non fi¬
gurò. Pertanto esse non sono riconoscibili. Invece, nel 1906 Arthaber ( Lethaea geognostica,
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
!»7
p. 265, tav. 35, fig. 20), figura un bell’esemplare adulto di abichi, proveniente da Prezzo, che noi
abbiamo già considerato in sinonimia. Ricordiamo inoltre che i nostri tipi più giovanili risul¬
tano ben distinti anche dal B. (G.) petersi (Mojs,), della Sc-hreyer Alpe- qui seguentemente
descritto.
La nuova specie, per l’ornamentazione molto marcata ed i forti tubercoli laterali subspi-
nulosi, oltreché per i fianchi fortemente declivi, ricorda gli individui giovanili di Paracera-
tites bniodosus (Hauer), ben figurati da Mojsisovics (1882, Tav. XI, fig. 2a, b) e da Arthaber
(1896b, Tav. IV, fig. 3a-c), che differiscono per le coste subrette invece che sigmoidi e per i
distinti nodi esterni subspinulosi di tipo marcatamente paraceratitico ; mentre nella nuova
specie le attenuate nodosità esterne derivano dall’ ingrossamento claviforme delle coste e risul¬
tano tipicamente proverse. Nel binodosus inoltre, sono meno evidenti gli ingrossamenti subno¬
dosi periombelicali nel tratto giovanile, che nell’adulto scompaiono completamente, dimodoché la
specie risulta tipicamente binosoda (olotipo di Hauer, 1850, Tav. XIX, fig. 1, 4; Mojsisovics,
Tav. XI, fig. 1, 3, 4, 5 var. a nguste-umbilicata). Noi abbiamo in diretto confronto alcuni esem¬
plari di binodosus della zona di Lenna ; sia allo stato giovanile, sia allo stato adulto, sia della
forma a ombelico angusto (p. 88).
Le affinità nei riguardi dell’ornamentazione del B. (G. ?) orobicus n. sp. col P. bino¬
dosus, stanno a confermare il fenomeno di convergenza tra Beyrichites ( Gangadharites ) e Pa-
raceratites, già osservato da Arthaber (1914, p. 115) e da noi riscontrato, trattando del
B. (G. ?) abichi (Mojs.).
Beyrichites (Gangadharites ?) ragazzonii (Mojs.)
(Tav. Vili, figg. 1-5; 8)
1880 - Ceratites Ragazzonii Mojsisovics, Heteropische Verhàltnisse lomb. Alpen, p. 703.
1882 - Meekoceras Ragazzonii Mojsisovics, Medit. Triaiprovinz, p. 217. Tav. XXXIX, fig. 3; Tav. LXI, fig. 5.
1915 - Beyrichites Ragazzonii Diener, Cephalopoda triadica I, pag. 69.
1928 - Beyrichites Ragazzonii Cosijn, Geol. van de Valli di Olmo al Brembo, pag. 281 ( nom . nud.).
Abbiamo preparato 7 ottimi esemplari completi di guscio, in modo da osservare lo svi¬
luppo dai tipi giovanili a quelli adulti:
diametro alt. ult. giro ombelico spessore
Conchiglia involuta a giri di rapido accrescimento, che abbracciano per 3/4 il giro pre¬
cedente, e con ombelico angusto. Essa è piuttosto crassa e massiccia, a sezione subtrapezoidale,
con fianchi notevolmente declivi all’esterno.
L’ombelico è sempre molto ristretto, assai profondo, con pareti verticali, e delimitato da
marcata angolosità. La zona periombelicale è interessata da strie di accrescimento, riunite in
fascetti attenuati, che nell’adulto non formano vero tubercolo; mentre negli esemplari giova¬
nili, il giro interno nella zona periombelicale risulta ornato da una quindicina di tubercolini,
dovuti ad ingrossamento delle coste, interne ai tubercoli laterali. Queste coste, nell’adulto, sono
invece molto attenuate e quasi evanescenti. Ai due quinti interni del giro, si trovano i tuber¬
coli laterali, che appaiono alquanto attenuati, di sviluppo irregolare e diverso : essi si atte-
S. VENZO - G. PELOSIO
98
nuano, sino quasi a mancare o ad essere estremamente rari e poco rilevati, nei giri giovanili.
Negli adulti, sull’ultimo giro se ne contano una dozzina; mentre negli individui giovanili essi
sono ridotti a 7-8, e mancano verso la parte iniziale del giro, proprio come si osserva nel tipo
di M. Stablel della tav. LXI, fig. 5 di Mojsisovics.
Nell’adulto, all’esterno dei tubercoli laterali, il fianco è ornato da 27-28 coste piuttosto
irregolari, talora intercalate e talora biforcate, molto appiattite, allargate ed attenuate, che ten¬
dono a diventare sigmoidi e nell’ insieme debolmente retroverse. Nei giri giovanili, le coste si
infittiscono e diventano più minute e rilevate, con debole cenno quà e là a piccoli tubercolini ; ri¬
sultando identici al tipo della fig. 5 di MOJSISOVICS.
All’esterno dei fianchi, le coste si ispessiscono, formando 28-30 nodosità attenuate. La re¬
gione ventrale è abbastanza ampia e fortemente arrotondata. La linea lobale non è visibile in
nessun esemplare, e non potè nemmeno venir preparata.
Nel nostro tipo a diametro mm 50 (tav. Vili, fig. 4a, b), le coste diventano vieppiù at¬
tenuate, con marcate strie di accrescimento, tendendo al Ceratites abichi di Prezzo (Giudicarie),
figurato da Arthaber (1906, tav. 35, fig. 20), che risulta di ornamentazione più marcata,
meno crasso e più discoidale. Tale nostro tipo differisce daWabichi figurato da MOJSISOVICS
a tav. XI, fig. 8, che — seppur di dimensioni maggiori (diam. mm 60) — presenta ornamenta-
zioen molto meno attenuata, proprio come già riscontrato per i nostri esemplari del B. abichi.
Ricordiamo infine, che gli esemplari giovanili del ragazzonii sono ben diversi, come appare
dalle nostre figure, da quelli deW abichi.
Tra le specie molto affini al ragazzonii, si trova il Beyrichites bittneri Arth. 0), di
Reifling, che si distingue per la conchiglia più discoidale, piatta e compressa.
Discussione sull’attribuzione generica e sottogenerica. - Arkell, Kummel e
Wright (1957, pag. L 142), considerano il gen. Meekoceras HYATT/in C. A. White 1879, esclu¬
sivo dello Scitico (Owenitan) della California, Nevada, Idaho, Utah e Timor; mentre i Mee¬
koceras della Provincia mediterranea, « zona a trinodosus » di MOJSISOVICS, vengono attribuiti
a Beyrichites. Già Diener, nel 1915, aveva incluso il ragazzonii Mojs. nel gen. Beyrichites.
Nei riguardi dell’attribuzione sottogenerica, la specie in esame, come già da noi discusso per
l’affine B. ( G .) abichi, dovrebbe rientrare nei Gangadharites (Diener, 1916). Lo provano so¬
prattutto i tubercoli laterali, che a fine giro diventano radi, tendendo a scomparire, come pure
le coste che diventano evanescenti.
Distribuzione. - 1 tipi di Mojsisovics provengono dalla « zona a trinodosus » di Strada
e di Monte Stablel in Val Giudicarie (Trento); tale autore cita inoltre la specie a Prezzo (Giu¬
dicarie) ed in Val Trompia, dove essa è ricordata anche da Sacchi-Vialli e Vai; Cosijn la cita
( nom . nud.) ai Sosseni, a nord di Piazza Brembana.
Beyrichites (Gangadharites?) cfr. petersi (Mojs.)
(Tav. Vili, fig. 13a-c)
1882 - Ceratites Petersi Mojsisovics, Cephal. medit. T riasprov., p. 27, tav. XI, fig. 10; tav. XL, fig. 14.
1896 - Ceratites Petersi Mojs.? Arthaber, Vorlàufige Mittheilung, p. 268.
Esemplare piuttosto crasso, debolmente deformato per compressione verso la fine giro,
colle seguenti dimensioni : diametro mm 27 ; alt. ultimo giro mm 14; ombelico mm 5 (0.18);
spessore massimo in corrispondenza dei tubercoli mm 10. Ultimo giro di veloce accrescimento,
che abbraccia completamente il precedente, cosicché l’ombelico rimane angusto. La regione pe¬
riombelicale è interessata da 15-16 nodosità, dalle quali si originano coste rilevate, un po’ ano-
(') Arthaber v. G. - Reiflinger Kalke 1896, pag. 230, Tav. XXVI, fig. 1 a-c.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
male, che si attenuano verso la fine giro. Circa al terzo interno dei fianchi si trovano i tuber¬
coli subspinulosi, assai forti, un po’ irregolari ed in numero di 12. All’esterno il fianco, note¬
volmente declive, è ornato da 24-25 coste diritte, talora anomale e intercalari, che all’esterno
formano nodosità non del tutto regolari. Regione ventrale fortemente arrotondata.
Per tali caratteri esso risulta confrontabile col B. petersi (Mojs.) dei calcari rossi della
Schreyer Alpe, « zona a trinodosus », e particolarmente col tipo giovanile della sua tav. XI,
fig. 10, che presenta tuttavia costulazione ancor più irregolare. Il suo tipo adulto della mede¬
sima provenienza, illustrato a tav. XL, fig. 14a, b, mostra coste debolmente sigmoidi, rade, de¬
presse, attenuate ed irregolari, nonché linea lobale di Beyrichites.
Il raro esemplare in esame, per l’ornamentazione marcata ed i forti tubercoli, risulta no¬
tevolmente affine ai nostri tipi di piccole dimensioni, testé attribuiti al Beyrichites ( Ganga -
dharites?) abichi (MOJS.), dal quale differisce soprattutto per le coste subrette invece che sig¬
moidi. Il nostro piccolo campione differisce inoltre dai paratipi giovanili di Beyrichites oro-
bicus nobis, precedentemente descritto, per il giro di più veloce accrescimento, completamente
abbracciante, e per le coste diritte invece che sigmoidi.
Distribuzione. - Specie assai rara, istituita da Mojsisovics su esemplari della « zona
a trinodosus » della Schreyer Alpe e della Selva Baconia. Arthaber la cita sopra Strada, in
Val Giudicarie.
Paraceratites elegans (Mojs.)
(Tav. Vili, figg. 15-17)
1867 - Ammonites binodosus Beyrich, Cephal. Muschelkalk Alpen, p. 107 (pars), Tav. I, fig. 1.
1882 - Ceratites elegans Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 31, tav, IX, figg. 5 a-c (non 6); tavola
1896 - Ceratites elegans Hauer, Cephal. Haliluci, p. 253. XXVIII, figg. 9 a, b (?).
? 1904 - Ceratites cf. elegans Martelli, Cefal. trias. Boljevici, p. 86, tav. V, fig. 3.
? 1905 - Ceratites elegans Airaghi, M. Rite, p. 246.
1910 - Ceratites cf. elegans Renz, Triad. Faunen Argolis, p. 20.
1928 - Ceratites elegans Cosijn, Geol. Valli Olmo al Brembo, p. 281 (n. nud.).
1957 - Paraceratites elegans Arkell, Kummel & Wright, Treatise Inv. Palcont., p. L151, figg. 184/2 a-c.
? 1963 - Paraceratites cf. elegans Assereto, Anis. sup. Val Camonica, p. 34, tav. II, figg. 5 a, b.
Di questa rara specie possediamo soltanto i tre esemplari figurati.
Il migliore (Coll. Venzo, Tav. Vili, figg. 17a-d), preparato su ambedue i lati, è incom¬
pleto nella camera di abitazione e misura: diametro mm 43.5; altezza ult. giro mm 18.5;
ombelico mm 12 (0.28); spessore mm 14. Esso appare appiattito, discoidale, con fianchi debol¬
mente inclinati all’esterno. I tubercoli periombelicali sono in numero di 14, mentre quelli late¬
rali, subspinulosi, raggiungono i due quinti del fianco, e risultano in numero di 20. Le coste
esterne assai attenuate, con intercalari e talora biforcate, sono debolmente sigmoidi, proverse,
ed all’esterno danno luogo a tubercoli subspinulosi assai fitti, in numero di 33-34. Regione ven¬
trale molto stretta, con cenno a carena arrotondata, che tende ad attenuarsi verso la camera
di abitazione.
Quello della Tav. Vili, figg. 16 a, b (M.B. 35) è ridotto quasi a modello sul fianco dell’ul¬
timo semigiro e risulta fortemente usurato sul lato opposto: diametro mm 46; altezza ult. giro
mm 20; ombelico mm 11.3 (0.25); spessore mm 13. I tubercoli periombelicali, in parte usurati,
sono 13-14; quelli laterali 20-21, mentre quelli esterni — assai fitti — risultano 35. Le coste
appaiono attenuate, anche per 1’ usura del guscio. Regione ventrale sempre molto stretta.
Tali campioni risultano ben corrispondenti, anche per dimensioni, al tipo di Reutte (Ti-
rolo), genotipo di Paraceratites e lectotipo della specie, illustrato da Mojsisovics a tav. IX,
figg. 5a-c. Il suo frammento di camera di abitazione della fig. 6, molto crasso e di spessore rapi¬
damente crescente, solo dubbiosamente incluso nell’ elegans, spetta evidentemente ad altra
100
S. VENZO - G. PELOSIO
specie. Il piccolo esemplare della Schreyer Alpe, figurato da Moisisovics a tav. XXVIII, fig. 9,
col quale Assereto confronta dubbiosamente il suo esemplare giovanile della Val Camonica,
ci sembra pure di attribuzione non sicura.
Il nostro terzo esemplare, preparato su di un lato, è di dimensioni alquanto minori : dia¬
metro mm 31, altezza ult. giro mm 14, ombelico mm 8.5 (0.27), spessore mm 9.2. L’elegante
ornamentazione, conservata sul semigiro finale, è fitta e minuta, e costituita da 15-16 tuberco-
lini periombelicali, da 24 tubercoli laterali e da 34-35 tubercoli esterni. Le coste, minute e con
intercalari, risultano debolmente sigmoidi. Regione ventrale ristretta, come dalla nostra figura
a tav. Vili, fig. 15b.
Il piccolo esemplare di Boljevici, figurato da Martelli e confrontato col piccolo tipo della
tav. XXVIII, fig. 9 di Mojsisovics, non sembra rientrare nella specie in esame. Il Ceratites
elegans di Monte Rite in Cadore, al quale fà cenno Airaghi, in base alla descrizione sembre¬
rebbe risultare un grosso Bulogites del gruppo superbus (Mojs.). Riedel (1949, p. 13) accenna
per Monte Rite a un Ceratites ( Paraceratìtes ) elegans var. rittianus, detto « senza alcun tuber¬
colo laterale sensibile », che non viene figurato. Esso non sembra, per tale ragione, poter spet¬
tare al genere Paraceratìtes.
L’ elegans risulta particolarmente affine al trinodosus, dal quale si distingue per il gu¬
scio più appiattito, per i tubercoli laterali più subcentrali verso la fine giro dell’adulto ed in
numero molto superiore a quello degli ombelicali. Quest’ ultimo carattere lo differenzia anche
dai P. brembanus e donadonii, che si rinvengono assieme. L’ornamentazione a coste e tuber¬
coli n e\Y elegans risulta inoltre più minuta e più fitta che in queste due ultime specie.
Distribuzione. - Rara specie istituita da Mojsisovics su unico tipo della « zona a tri¬
nodosus » di Reutte (Tirolo). La citazione della Schreyer Alpe si riferisce ad altra specie: lo
stesso dicasi per le citazioni di Airaghi e Riedel nell’Anisico superiore di M. Rite. Assereto cita
un esemplare giovanile dubbioso per l’Anisico sup. della Val Camonica. La specie non è nota
nel Trentino: Cosjin la cita ai Sosseni, a N di Piazza Brembana; Hauer la cita a Haliluci,
presso Serajevo.
Paraceratìtes trinodosus (Mojs.)
(Tav. IX, figg. 1-10; Tav. X, figg. 1, 2; Tav. XII, fig. 1)
1882 - Ceratites trinodosus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 29, tav. Vili, figg. 5-7, 9 a-b; tav.
1894 - Ceratites trinodosus Tommasi, Fauna cale, conch. Lomb., p. 128. XXXVII, figg. 6-7 a, b.
1896 - Ceratites binodosus Hauer, Arthaber, Reiflinger Kalke, p. 197 (pars), tav. XXIII, fig. 1.
1904 - Ceratites trinodosus Martelli, Cefal. Trias Boljevici, p. 80, tav. V, figg. 1 a, b.
1905 - Ceratites trinodosus Airaghi, Ammoniti M. Rite, p. 242.
1906 - Ceratites trinodosus Arthaber, Alpine Trias, tav. 35, figg. 17 a-d.
1906 - Ceratites trinodosus ReNZ, Trias Jura Argolis, p. 385, fig. di p. 386 nel testo.
1910 - Ceratites trinodosus Renz, Strat. griech. Mesozoikum, p. 527, tav. XIX, fig. 5.
1910 - Ceratites trinodosus Renz, Triad. Faunen Argolis, p. 19 ,tav. I, fig. 7.
1912 - Ceratites trinodosus Airaghi, Moli. Besano, p. 8.
1913 - Ceratites trinodosus Tommasi, Faunetta Anis. Vaisecca, p. 780.
1916 - Ceratites trinodosus Arthaber, Foss. Anis. Trient, p. 253.
1928 - Ceratites trinodosus Cosijn, Geol. Valli di Olmo al Brembo, p. 281 (n. nud.).
1934 - Paraceratìtes trinodosus Spath, Ammonoidea Trias I, p. 436, fig. 146.
1934 - Ceratites trinodosus Schnetzer, Muschelkalkfauna b. Saalfelden, p. 78 (pars), tav. Ili, fig. 5 (non 4).
1949 - Ceratites (Paraceratìtes) binodosus cf. var. trinodosus Riedel, Cefal. anis. Alpi merid., p. 12.
1949 - Ceratites trinodosus De Sitter, Geol. Bergamasc Alps, p. 138 (n. nud.).
1955 - Ceratites trinodosus Zlebnik, Cephalopod. Pece, p. 216, tav. I, figg. 1-3.
1958 - Ceratites ( Paraceratìtes ) trinodosus Sacchi Vialli & Vai, Rev. fauna triass., bresciana, p. 470, tav. IV,
* fig. 33.
1963 - Paraceratìtes trinodosus Assereto, Anisico sup. V alcamonica, p. 35, tav. II, fig. 3, 4; fig. 10 nel testo.
1967 - Paraceratìtes trinodosus Casati & Gnaccolini, Geol. Alpi Orobie, p. 135, tav. 10, fig. 8 a, b.
nuova fauna a ammonoidi dell'anisico superiore di lenna ecc.
101
Questa risulta una specie assai comune nel Canalone di Lenna. Preparammo una set¬
tantina di esemplari, in genere completi di guscio:
Figuriamo 14 campioni, sia giovanili che adulti, colle loro variazioni, essendo i pochi tipi
italiani sinora illustrati dagli Autori per le Alpi meridionali, in genere incompleti e di non
agevole riconoscimento dalle iconografie.
La conchiglia è compressa, di veloce accrescimento, con giri piuttosto appiattiti e sensi¬
bilmente declivi verso l’esterno; i tubercoli ombelicali, in numero di una quindicina, risultano
marcati e proporzionalmente più sviluppati nei giri interni. I tubercoli subspinulosi laterali,
situati ai due quinti del giro, risultano dello stesso numero, mentre quelli esterni, debolmente
allungati nel senso dell’accrescimento, sono in numero di 32-33, cioè almeno il doppio dei late¬
rali. Le coste, attenuate ed ampie, sono semplici o si originano in coppia a fascetto dai tuber¬
coli ombelicali : pertanto qualcuna sembra intercalare, specialmente sui modelli interni. Le coste
si allargano ed appaiono subclavate all’esterno, dove finiscono con tubercolo, diventando recli¬
nate in avanti e debolmente falciformi sull’ ultimo giro. La regione ventrale, ristretta, ad an¬
goli laterali acuti e con tubercoli retroversi assai fitti, è costantemente convessa, con debole
cenno a subcarena arrotondata nella parte giovanile.
I nostri esemplari s’ identificano particolarmente col lectotipo di Mojsisovics, prove¬
niente dalla Selva Baconia, e da lui figurato a tav. Vili, fig. 6 a, b. Il suo esemplare del Dosso
Alto in Val Trompia (sua tav. XXXVII, fig. 6), presenta soltanto 12 tubercoli laterali invece
di 15, mentre i tubercoli interni — detti più debolmente sviluppati — appaiono invece più mar¬
cati sul disegno.
Alcuni nostri esemplari, come quello gerontico della tav. IX, fig. 8, per la maggior
parte col suo guscio, il modello interno gerontico di tav. IX, fig. 7a-c e quello di tav. X,
fig. 2, presentano coste a tubercoli attenuati, con tendenza semiornitica a fine giro, giustifi¬
cando una forma acl ornamentazione attenuata. In quest’ ultima può rientrare anche il nostro
modello della tav. IX, fig. 10, nonché altro nostro esemplare. Nel modello della fig. 10, venne
preparata 1’ ultima linea lobale, debolmente usurata, che delimita camera di abitazione eviden¬
temente incompleta. La linea lobale risulta corrispondente a quella del tipo di Reutte in Tirolo,
della fig. 9a di MOJSISOVICS.
Nel tipo adulto di diametro mm 48, della tav. IX, fig. 5, con 15 nodi laterali e 32 mar¬
ginali, si osserva che a fine giro l’ornamentazione tende ad attenuarsi. Nel semigiro gerontico
di diametro mm 55 della tav. IX, fig. 6, che è figurato vicino per osservare il passaggio transi-
zionale col precedente, la camera di abitazione si appiattisce, i fianchi appaiono meno incli¬
nati all’esterno, dimodoché la sezione è subquadrangolare. Per l’attenuazione dei tubercoli, ta¬
lora irregolari, che alla fine mancano, e specialmente delle coste, ridotte a fascetti di strie di
accrescimento debolmente falciformi, esso assume aspetto semiornitico.
II semigiro gerontico dell’esemplare fotografato a tav. IX, fig. 4 (diametro mm 56), mo¬
stra ornamentazione ancora piuttosto marcata, con 10 tubercoli ombelicali, 7 laterali subme¬
diani alquanto irregolari, e 16 marginali, la cui posizione risulta evidente sulla stretta regione
ventrale.
102
S. VENZO - G. PELOSIO
In tutti i nostri tipi gerontici, alquanto variabili, la sezione permane subrettangolare,
con lati debolmente declivi all’esterno, cosicché la regione ventrale rimane piuttosto stretta e
sensibilmente arcuata, senza traccia di acuta carena.
L’esemplare della tav. XII, figg. 1 a, b (Coll. Venzo), è illustrato vicino al P. brembarus
ed al P. rothi, in modo che si possano osservarne le differenze.
Riedel (1949, p. 12) considerò il trinodosus (Mojs.) come varietà del binodosus (Hauer),
avvertendo che nella sua fauna furono rinvenuti esemplari in cattivo stato di conservazione,
probabilmente riferibili a tali due forme. Il suo migliore esemplare — impronta e controim-
pronta — della tav. I, figg. 4, 5, proveniente da Dont-Cercenà, è tuttavia pessimo, nè sembra
affatto probativo.
I due esemplari della Contrada Gobbia in Val Camonica, illustrati da Assereto, sono
alquanto infelici, ma presentando i caratteri del trinodosus vengono tenuti distinti come specie,
in accordo con la classificazione tradizionale. I nostri numerosi esemplari sono tipici trinodosi.
Essi, in parte direttamente raccolti da S. Venzo, provengono dagli ultimi 10-11 metri del-
l’Anisico (v. condizioni stratigrafiche a fig. 2 nel testo). Gli asterischi della fig. 4 nel testo, in¬
dicano il punto di raccolta del maggior numero di esemplari S. Venzo, in strati a soli 10 metri
dal tetto dei calcari neri dell’Anisico superiore.
Distribuzione. - Il P. trinodosus caratterizza l’Anisico superiore. Nelle Alpi meridionali
è citato a Besano (Varesotto); Val d’Uva e Canalone Porta nel gruppo delle Grigne; Lenna
in Val Brembana, nelle Alpi Orobie occidentali; in Val Camonica, Valsabbia, Marmentino Val
Trompia, Val Giudicane; M. Rite (Cadore), Zoldano ecc. . Nei dintorni di Trento è citato,
presso il Passo della Fricca in Val Centa, ed in Val Gola. La specie è diffusa a Reutte in Ti-
rolo, Ungheria, Bosnia, Montenegro, Serbia, Grecia, Asia Minore; ed è stata segnalata nel-
P Himalaya, nella Malacca e nel Nevada.
Paraceratites trinodosus (Mojs.)
forma a rapido accrescimento
(Tav. XII, fig. 4 a-c)
Abbiamo preparato su ambedue i lati un esemplare adulto (D-2246), un po’ deformato e
compresso nel giro giovanile. Esso misura : diametro mm 54, altezza ultimo giro mm 26.5, om¬
belico mm 12.5 (0.23), spessore mm 19.
L’ombelico è più angusto della media, cosicché il giro risulta di rapido accrescimento e
molto abbracciante (circa 4/5). I nodi periombelicali, visibili su una faccia, risultano 7 sul se¬
migiro: quelli laterali sono complessivamente 17 e gli esterni, subclavati, sono in numero di 17
sul semigiro. La regione ventrale è ristretta. Esso risulta pertanto un trinodosus, ma per l’om¬
belico agusto ed il giro di più rapido accrescimento, deve venir considerato come forma di¬
stinta. Ciò comprova la considerevole variabilità della specie, precedentemente messa in
evidenza.
Paraceratites trinodosus (MOJS.)
forma anomala a doppia fila di tubercoli latei'ali
(Tav. X, fig. 6)
Unico buon esemplare con sigla D-1091, preparato su una sola faccia e di medie dimen¬
sioni : diametro mm 41; alt. ultimo giro mm 19 (0.46); ombelico mm 11 (0.27).
Esso corrisponde appieno, come rapporti dimensionali e costulazione, al trinodosus, as¬
sieme al quale venne rinvenuto. Il numero dei tubercoli ombelicali è di 15 ; i tubercoli laterali,
sempre nella medesima posizione di quelli del tipico trinodosus, presentano invece la caratteri-
NUOVA FAUNA A AM MONOICI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
Kl.t
stica di essere geminati e più piccoli, in modo da formare una doppia fila di tubercolini molto
ravvicinati. Gli ultimi 4 tubercoli a fine giro, risultano semplici e più forti, come nella forma
tipica. Il numero dei tubercoli esterni è di 28-29, non tutti ben conservati ; anche la regione
ventrale, piuttosto angusta ed arcuata, risulta identica a quella della specie.
Riteniamo pertanto trattarsi solo di anomalia di ornamentazione nell’accrescimento, tanto
più che alla fine del giro i tubercoli tornano ad essere del tutto normali.
Paraceratites brembanus (MOJS.)
(Tav. X, figg. 3, 4; 7-13; 16-20; Tav. XI, figg. 1-3; Tav. XII, fig. 2; Tav. XIV, fig. 2)
1882 - Ceratites brembanus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 38, tav. X, figg. 1-4.
1894 - Ceratites brembanus Tommasi, Fauna cale, condì. Lomb., p. 130.
1895 - Ceratites brembanus Philippi, Grignagebirge, p. 732.
1912 - Ceratites brembanus Airaghi, Moli. Besano, p. 30.
1915 - Ceratites brembanus Diener, Cephal. triadica I, p. 79.
1927 - Ceratites brembanus Stolz, Appunti gruppo Grigne, p. 143 (n. nud.).
1927 - Ceratites brembanus Gucenbekger, Cephal. Stabljana-Alpe, p. 136.
1932 - Ceratites brembanus Kutassy, Cephal. triadica II, p. 144.
1934 - Paraceratites brembanus Spatii, Ammonoidea Trias, p. 437.
1958 - Ceratites brembanus Sacchi Vialli & Vai, Rev. fauna triass. bresciana, p. 72, tav. IV, fig. 35.
1963 - Paraceratites brembanus Assereto, Anisico sup. Val Camonica, p. 32, tav. II, fig. 1 a-c; fig. 9 nel testo.
1967 - Paraceratites brembanus Casati & Gnaccolini, Geol. Alpi Orobie, p. 134, tav. 9, fig. 11 a, b.
Questa risulta la specie più comune del nostro giacimento; ne possediamo almeno un
centinaio di esemplari. Di essi 45 vennero da noi preparati e 16 sono figurati, sì da illustrare
tipi di medie dimensioni, tipi giovanili, qualche adulto, ed un paio con tendenza gerontica.
La maggior parte dei nostri esemplari è completa di guscio, con forte ornamentazione, mentre
qualche modello interno mostra ornamentazione più attenuata. Le dimensioni medie sono le
seguenti :
Conchiglia piuttosto crassa, abbastanza evoluta, con ombelico mediocremente ampio. Giri
a lento accrescimento, alquanto spessi, a fianchi abbastanza convessi e debolmente declivi al¬
l’esterno, con massimo spessore in corrispondenza dei tubercoli laterali. Regione ventrale piut¬
tosto larga, arrotondata e con cenno a debole carena ottusa. Coste ampie e crasse, che si ori¬
ginano dai 13-14 tubercoli ombelicali; all’altezza dei tubercoli subspinulosi laterali, in numero
di 13-14 e molto forti, appaiono coste intercalari, oppure le coste si biforcano talora dai tuber¬
coli stessi. All’esterno di essi le coste diventano più ampie, subrette, davate, reclinate in
avanti e debolmente falciformi verso la fine della camera di abitazione. All’esterno, esse termi¬
nano coi tubercoli marginali, piuttosto grossi, in numero di 26-27, allungati longitudinalmente
e retroversi.
Nell’ ultimo semigiro della camera d’abitazione dell’ individuo gerontico della tav. X,
fig. 18 a, b, completa di guscio, le coste alquanto attenuate, sono più marcatamente falciformi
e via via più proverse e ribaltate in avanti ; anche i tubercoli esterni si attenuano, mentre la
superficie appare interessata da fascetti di marcate strie d’accrescimento. Analoga caratteri-
104
S. VENZO - G. PELOSIO
stica appare già nel tipo adulto della tav. X, fig. 20 a, b. Tale tendenza è ancor più accentuata
sui modelli interni adulti, come quello della tav. X, fig. 12. Infatti, verso la fine del giro, le
coste ed i tubercoli laterali si attenuano, sino a svanire, passando a fini strie d’accrescimento
senza nodi. L’ornamentazione risulta generalmente attenuata su tutti i modelli interni.
Consimili variazioni vennero osservate da MOJSISOVICS nei suoi 4 tipi incompleti, pro¬
venienti da località poste tra Lenna e Piazza Brembana. Egli riscontrò inoltre una notevole
variabilità nei riguardi dell’ampiezza dell’ombelico : nel suo esemplare della fig. la — da Spath
considerato lectotipo della specie — il diametro risulta di mm 31, mentre quello dell’ombelico è
di mm 11, con rapporto pertanto di 0.35. Nel sintipo della fig. 3a, il diametro è di mm 33,
mentre quello dell’ombelico è di mm 10, con rapporto di 0.30.
Il nostro esemplare della tav. X, fig. 3 a, b (diametro mm 38; altezza ultimo giro
mm 15 (0.39); ombelico mm 12 (0.32)), presenta ombelico un po’ più largo della media dei no¬
stri numerosi esemplari, e giro di accrescimento di conseguenza un po’ più lento, similmente
al lectotipo di Mojsisovics. Per il valore ancor più grande del rapporto ombelico/diametro,
lo distinguiamo come forma evoluta a ombelico largo. Ad essa spetta anche il nostro esemplare
giovanile della tav. X, fig. 13 a, b.
Altri nostri esemplari presentano variazione opposta, cioè ombelico estremamente an¬
gusto. Questa forma viene seguentemente descritta.
Il P. brembanus si distingue dal trinodosus per la sezione dei giri, che sono più spessi e
crassi ; per il debole rigonfiamento careniforme della zona ventrale, che è più ampia ; per
l’ombelico più largo e giri più lentamente crescenti, nonché per l’ornamentazione più marcata,
a coste più ampie, tubercoli più grossi e meno numerosi.
Il P. rotili (Mojs.), seguentemente descritto, si distingue soprattutto per la conchiglia
molto più spessa e crassa, con regione ventrale subplana molto più larga e senza cenno a
carena ; nonché per la più forte ornamentazione, a coste più ribaltate in avanti.
L’ottimo esemplare IF 10 della tav. XII, figg. 2 a, b, viene figurato tra il P. trinodosus
ed il P. rotili, in modo che risultino evidenti le differenze.
Riedel (1949, tav. I, fig. 3) attribuì al brembanus un buon esemplare — ingrandito due
volte — di Cividate Val Camonica. Dalla sua ottima figura, risulta però trattarsi di tipo a lar¬
ghissimo ombelico, e di conseguenza a lentissimo accrescimento, che nulla ha a che vedere colla
specie in esame. Assereto (1963, p. 33) considerò tale tipo come nuova sottospecie — opimus —
del Bulogites reiflingensis (Arthaber), da lui stesso rinvenuta in più esemplari nella Contrada
Gobbia.
L’esemplare frammentario di brembanus, rinvenuto da Assereto nella Contrada Gobbia
assieme al precedente, e da lui figurato, seppur scuro e di difficile riconoscimento, presenta
carena più accentuata che non i nostri esemplari. Tale suo tipo, che abbiamo in diretto con¬
fronto, si identifica col lectotipo della fig. lb di Mojsisovics.
Distribuzione. - Specie diffusa nell’Anisico superiore delle Alpi meridionali ; citata alla
Rasa e a Besano, presso Varese, nelle Grigne, a Lenna in Val Brembana, nelle Alpi Orobie
occidentali, in Val Camonica, in Val Trompia, in Val Giudicarie e nelle Dinaridi (Alpe
Stabljana).
Paraceratites brembanus (MOJS.)
forma a ombelico angusto
(Tav. XI, figg. 4-7)
forma transizionale , tendente alla forma a ombelico angusto
(Tav. X, figg. 14, 15; Tav. XI fig. 8)
Abbiamo preparato otto esemplari completi, che differiscono costantemente dal brem¬
banus tipico, per l’ombelico molto angusto ed i giri di conseguenza a veloce accrescimento
Essi misurano;
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’aN'ISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
1 05
Consimile ombelico angusto con giri a velocissimo accrescimento, venne riscontrato da
Schnetzer (1934, tav. Ili, fig. 6) nella specie affine P. trinodosus (Mojs.) dell’Anisico supe¬
riore di Saalfelden (Salisburgo) e da lui pertanto distinta come var. angusta.
Paraceratites brembanus (Mojs.)
forma anomala
(Tav. XIV, figg. 4, 6, 8)
Tra i numerosi esemplari di questa specie ne abbiamo preparati tre della coll. Venzo.
Essi differiscono sensibilmente dalla specie tipica, che è notevolmente variabile, come pro¬
vato dalle forme già distinte: /. evoluta a ombelico largo; f. a ombelico angusto; f. transizio-
nale. I tre esemplari in esame non presentano anomalie identiche fra loro, ed inoltre differi¬
scono per i caratteri ornamentali da una faccia all’altra del medesimo esemplare.
1) Campione della tav. XIV, figg. 4a-c (diam. mm 36.5): sul lato della fig. 4a, esso
corrisponde alla specie tipica, mentre la regione ventrale a fine giro, invece di essere arro¬
tondata e subliscia, appare attraversata da forti coste, che uniscono tra loro con marcata con¬
vessità in avanti ed in modo dissimmetrico, i tubercoli esterni. Questi appaiono a loro volta più
acuti, più subspinulosi e più fortemente obliquati in avanti della norma.
La faccia opposta, della fig. 4c, presenta uno schiacciamento per compressione in cor¬
rispondenza della zona ventrale anomala, con rottura del guscio ricementata. Ciò sembra con¬
seguenza di rottura in vita, piuttosto che di successiva compressione nella fossilizzazione. Per¬
tanto, anche la speciale ornamentazione ventrale, successiva alla rottura e compressione del
guscio, non sarebbe che un adattamento di sopravvivenza.
2) Campione della tav. XIV, fig. 6a-c (diam. mm 36): su di un lato, le coste, con tu¬
bercoli periombelicali ed esterni tipici del brembanus, sono interessate ai due quinti interni da
bulle laterali rade ed allungate radialmente, invece dei consueti tubercoli subspinulosi.
Sulla faccia opposta (fig. 6b), le coste presentano bulle più spostate all’ interno ed al¬
quanto anomale. L’ombelico, l’accrescimento del giro, i tubercoli esterni in numero di 23-24,
nonché la norma ventrale, corrispondono appieno alla specie.
3) Il terzo campione, di minori dimensioni (diam. mm 29), è illustrato a fig. 8. Su di
una faccia (fig. 8b), la metà giovanile del giro è normalmente ornata dai tubercoli laterali, ma
in seguito essi mancano del tutto. Le coste, rade ed anomale, risultano ornate da regolari tu-
S. VENZO - G. PELOSIO
100
bercoli periombelicali, mentre verso l’esterno, i tubercoli diventano bullaeformi ed invece di
mantenersi al margine, tendono a spostarsi al terzo esterno delle coste. La regione ventrale,
dapprima subcordonata come nel tipo di MOJSISOVICS della tav. X, fig. lb, per lo spostamento
dei tubercoli laterali, diventa fortemente arrotondata.
Queste anomalie possono connettersi col subentrare della facies più argilloso-bitumi-
nosa, forse un po’ asfittica, che determinava in alto agli strati più calcarei alternanti un am¬
biente sfavorevole ; e di conseguenza i più vari tentativi di adattamento, che si riscontrano anche
in altre specie. Nelle alternanze a marne nere argillose fogliettate, intercalate agli strati cal¬
carei, la malacofauna è addirittura assente.
Paraceratites donadonii n. sp.
(Tav. X, fig. 5a-d)
Ottimo esemplare completo (D-2256), preparato su ambedue i lati e di medie dimensioni :
diametro mm 46, alt. ult. giro mm 22 (0.48), ombelico mm 10.5 (0.23), spessore mm 14.
Conchiglia spessa e crassa, con ornamentazione marcata specialmente all’ interno dei
grossi tubercoli laterali. Gli ingrossamenti subnodulosi periombelicali sono 13, molto marcati,
che diventano attenuati a fine giro: non si tratta di veri nodi, come nel caso del trinodosus e
del brembanus.
Dai primi 11 subnodi ombelicali, iniziano le coste laterali, che risultano molto rilevate,
forti, arrotondate e pressoché radiali. Ai due quinti interni dei fianchi, si trova la fila di tuber¬
coli laterali subspinulosi : questi sono 11, molto più forti nei primi due terzi del giro, mentre
poi rapidamente si attenuano — assieme alle coste — sino a scomparire verso la fine della ca¬
mera d’abitazione.
All’esterno dei tubercoli laterali, i fianchi diventano declivi ed appaiono forti coste in¬
tercalari o biforcate. Esse diventano subclavate all’esterno e terminano in 33 tubercoli allun¬
gati nel senso dell’accrescimento. Alla fine della camera d’abitazione, le coste diventano de¬
bolmente falciformi, e sia esse che i tubercoli si attenuano fortemente: le coste passano a
fascetti di strie d’accrescimento, cosicché l’ornamentazione assume aspetto semiornitico (fig. 5a).
La regione ventrale è più larga di quella del trinodosus, con debole cenno a carena sin
quando persiste l’ornamentazione marcata, mentre nel tratto finale semiornitico essa risulta
appena convessa, senza alcuna traccia di carena e con strie d’accrescimento arcuate in avanti.
L’esemplare in esame risulta notevolmente affine al trinodosus, col quale viene figurato
assieme per facilitare il diretto confronto : a parte le dimensioni leggermente superiori, esso
deve anzitutto confrontarsi col tipo della nostra tav. IX, fig. la-c. Da quest’ultimo differisce
per la conchiglia più spessa e crassa, con ornamentazione più marcata specialmente nella
metà interna del giro, nonché per la regione ventrale più larga.
Tra le forme più crasse e più ornate del trinodosus , ricordiamo quella dell’Anisico supe¬
riore di Boljevici nel Montenegro, figurata da Martelli (1904, tav. V, fig. la, b): ma anche
essa risulta più compressa, con regione ventrale ristretta e carenata, con coste forti, diritte,
radiali, sviluppate sino a fine giro, senza cenno a tendenza semiornitica. Per quest’ultima ca¬
ratteristica il nostro tipo presenta affinità con quello della nostra tav. X, fig. 2b, all’ incirca
delle medesime dimensioni, la cui ornamentazione risulta attenuata, sia all’ interno che nella
parte giovanile del giro.
L’olotipo in esame si distingue dall’affine P. brembanus, assieme al quale viene figu¬
rato allo scopo di facilitare il confronto, per le coste più fitte e meno ampie, meno subclavate
al margine ventrale, dove terminano con 33 tubercoli invece di 23-24.
Dopo lungo esame e laboriosi confronti coi tipi dei trinodosi del MOJSISOVICS e degli
Autori, nonché coi 200 e più esemplari del nostro giacimento, riteniamo trattarsi di nuova rara
specie: la dedichiamo al sign. Daniele Donadoni, che la raccolse nel Canalone di Lenna, as¬
sieme al trinodosus.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’aNISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
107
Paraceratites rothi (MOJS.)
(Tav. XI, figg. 9-19)
1882 - Ceratites Rothi Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 25, tav. IX, fig. 7.
1906 - Ceratites Rothi Mariani, Alcune osserv. geol. dintorni Bagolino, p. 8.
1912 - Ceratites Rothi Airaghi, Molluschi Bcsano, p. 12.
1934 - Ceratites trinodosus Schnetzer, Muschelkalk fauna b. Saalfelden, Tav. Ili, figg. 4 a, b (non aliae).
1958 - Ceratites rothi Sacchi Vialli-Vai, Revis. fauna triass. bresc., n. 279.
Abbiamo preparato una quarantina di campioni completi, in genere anche di guscio. Tra
essi, i seguenti cinque esemplari misurano:
di modello interno
Questi cinque esemplari sono caratterizzati da conchiglia molto crassa e spessa, con
fianchi debolmente convessi, poco declivi verso l’esterno, con giri di veloce accrescimento a
sezione subrettangolare ed ombelico di conseguenza angusto. L’ornamentazione, quando il gu¬
scio è conservato, risulta forte e crassa, con 12-13 tubercoli ombelicali ed altrettanti nodi sub-
spinulosi laterali, situati circa al terzo interno dei fianchi. All’ interno dei nodi laterali, le
coste sono abbastanza forti e subradiali. All’esterno, esse diventano più ampie, crasse, subcla-
vate, più sensibilmente reclinate in avanti, tendendo ad assumere aspetto debolmente falci¬
forme verso la fine del giro dei tipi adulti. All’altezza dei tubercoli laterali appaiono coste in¬
tercalari, che talvolta si originano per biforcazione. Il numero dei tubercoli esterni è di 24-26.
pertanto il doppio di quelli interni e laterali. Regione ventrale tipicamente molto larga, appena
convessa e quasi piatta, specialmente negli adulti.
Questi nostri esemplari si identificano col tipo di P. rothi della Selva Baconia, figurato
da Mojsisovics e caratterizzato da ombelico alquanto stretto.
Nei tipi gerontici, come quello della tav. XI, fig. 15a, b, a fine giro, le coste più marcata-
mente falciformi tendono a biforcarsi sin dai tubercoli ombelicali, e si attenuano vieppiù sino a
passare a fascetti di strie d’accrescimento.
Nei modelli interni, come quelli della tav. XI, fig. 14 e 19, l’ornamentazione appare più
attenuata e rada verso la porzione terminale del giro, proprio come nel tipo di Mojsisovics.
Sul nostro modello interno della fig. 19, fu possibile preparare la linea lobale, sinora sco¬
nosciuta, al limite della camera di abitazione, che è sviluppata per almeno 3/5 del giro finale.
Il P. rothi, come già osservato da Mojsisovics, si distingue dal trinodosus, col quale si
rinviene assieme, per l’ornamentazione più marcata e crassa, per il maggior spessore, per l’ap¬
piattimento e la conseguente grande larghezza della regione ventrale, nonché per il minor
numero delle coste e dei tubercoli esterni (26 invece di 33).
Molto più affine è il P. brembanus (Mojs.), che pure si rinviene assieme, dal quale dif¬
ferisce sopratutto per la conchiglia molto più crassa e spessa, oltreché per l’ornamentazione
più forte e marcata.
Il P. donadonii nobis, più affine al P. trinodosus che non al P. rothi, si distingue per la
conchiglia meno crassa, con coste e tubercoli più fitti: tanto che gli esterni sono 33 invece
di 24-26.
108
S. VENZO - G. PELOSIO
Nella sinonimia abbiamo incluso il P. trinodosus di Saalfelden (Salisburgo), figurato da
SCHNETZER a tav. Ili, fig. 4, che risulta molto crasso e con regione ventrale molto larga. Per
l’ampio ombelico, esso s’ identifica colla nostra forma a ombelico largo seguentemente de¬
scritte, e più particolarmente col nostro tipo di tav. XI, fig. 10.
Distribuzione. - Specie, ritenuta rara, citata nella « zona a trinodosus » della Selva
Baconia ; campioni frammentari provengono dagli scisti bituminosi della « zona a trinodosus »
di Besano e di Bagolino, in valle del Caffaro. L’esemplare di Saalfelden, è pure della « zona a
trinodosus ».
Paraceratites rothi (MOJS.)
forma a ombelico largo
(Tav. XI, figg. 9-12; Tav. XII, fig. 3)
Numerosi nostri esemplari differiscono dal tipo di Mojsisovics per l’ombelico più ampio
ed il giro un po’ più evoluto. Diamo le dimensioni dei cinque tipi figurati:
Essi sono caratterizzati da giri di più lento accrescimento, con rapporto ombelico/dia¬
metro oscillante tra 0.27 e 0.29, invece che 0.21-0.24 come nella forma tipica. La regione ven¬
trale è sempre molto larga e l’ornamentazione è del tutto identica a quella degli esemplari pre¬
cedentemente descritti e dell’olotipo di Mojsisovics.
Li distinguiamo pertanto come forma a ombelico largo, tantopiù che osserviamo tipi
transizionali tra i due gruppi.
Paraceratites subnodosus (MoJS.)
(Tav. XII, figg. 6, 7)
1882 - Ceratites subnodosus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 33, tav. X, figg. 9, 10 (non 11).
1895 - Ceratites subnososus Philippi, Beitrag z. Kenntniss ecc., p. 731.
1896 - Ceratites cfr. subnodosus Hauer, Trias v. Bosnien, p. 254.
1900 - Ceratites subnodosus Diener, Schiechlinghóhe, p. 6.
1927 - Ceratites subnodosus Stolz, Anis. Grigne, p. 143 ( nom . nudi).
1931 - Ceratites subnodosus Renz, Bulogkalke d. Insel Hydra, p. 55 ( n . nudi).
1932 - Ceratites subnodosus Kutassy, Cephalopoda triadica II, p. 359.
1934 - Paraceratites subnodosus Spath, Ammonoidea Trias, p. 438.
1934 - Ceratites subnodosus Schnetzer, Muschelkalk fauna b. Saalfelden, p. 73.
1949 - Ceratites subnodosus Riedel, Cefal. Anis. Alpi Merid., p. 11 (non tav. II, fig. 10).
71949 - Ceratites subnodosus Mojs., var. a rthaberi Riedel, Ibid., p. 11, tav. I, fig. 2.
L’esemplare BG 362, fotografato a Tav. XII, fig. 6, è rappresentato da grande modello
interno gerontico, un po’ compresso per deformazione, incassato nella roccia grigio-scura, e
visibile su di un solo lato. Esso presenta le seguenti dimensioni : diametro mm 84 ; alt. ult. giro
mm 35; ombelico mm 22 (0.26); semispessore maggiore di mm 9.
Sezione subtrapezoidale crassa, con massimo spessore in corrispondenza della serie late¬
rale di tubercoli, che sono situati al terzo interno del fianco. Questo risulta piuttosto appiattito
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
1 DÌI
e declive sia all’ interno che all’esterno dei tubercoli laterali. I tubercoli periombelicali sono
attenuati sull’ultimo giro, mentre quelli laterali risultano forti, subspinulosi, talora allungati
radiamente lungo le coste, ed in numero di 18. Sull’ultimo semigiro, le coste rade e grosse, in
numero di 13, appaiono ampie, subclavate verso l’esterno e debolmente reclinate in avanti
verso la fine del giro. I nodi marginali sono grossi ma un po’ depressi, e pure in numero di 13
sul semigiro finale. Il loro maggior numero rispetto ai laterali è dovuto alla presenza di
coste intercalari.
Il nostro esemplare corrisponde appieno al tipo della fig. 9 ed al lectotipo della fig. 10
di Mojsisovics (Spath, 1934, p. 348). Invece il tipo della fig. 11 di Mojsisovics, costituito
da frammento di camera d’abitazione a coste rade, acute, robuste e senza cenno a nodi laterali
— seppur di dimensioni minori di quelle del nostro tipo — non rientra nella specie in esame.
Difatti R. Schnetzer (1934, p. 77, Tav. Ili, fig. 2, 3), stabilì per esso la nuova specie Ceratites
haideni, pure della « zona a trinodosus » di Saalfelden (Salisburgo).
Abbiamo inoltre preparato su ambedue le faccie, un secondo esemplare (D-2244; Ta¬
vola XII, figg. 7a, b), di piccole dimensioni: diametro mm 44, alt. ult. giro mm 19, ombelico
mm 11 (0.24), spessore mm 15. Si tratta di modello interno giovanile, piuttosto appiattito, ad
ombelico con parete quasi verticale. I tubercoli periombelicali, alquanto attenuati ed in parte
usurati, sono 12-13 ; i laterali, allungati radialmente, sono 15. All’esterno, i fianchi appaiono
sensibilmente declivi, con 23-24 ampie coste, piuttosto attenuate, che diventano crasse, rade e
più rilevate verso la fine del giro : qualcuna è intercalare. Esse terminano con 24 tubercoli
ottusi e crassi. La regione ventrale è stretta e debolmente arcuata.
Sulla faccia opposta sono ben evidenti le linee lobali, tra le quali è preparata l’ultima:
la camera d’abitazione risulta pertanto molto incompleta e mancante di oltre un semigiro.
Anche questo esemplare, seppur di dimensioni ridotte, rientra indubbiamente nella
specie in esame, della quale veniamo pertanto a conoscere i giri interni, prima non noti.
La presenza dei deboli tubercoli periombelicali, visibili su ambedue le faccie, testimonia trat¬
tarsi di un trinodoso, come già ben osservato da Mojsisovics per i suoi tipi della Schreyer
Alpe (figg. 9 e 10).
Tornquist nel 1898 (p. 214), osservò che Munster nel 1831 aveva usato il nome di
subnodosus per altra Ammonite binodosa del Muschelkalk tedesco. Pertanto egli propose per il
C. subnodosus Mojs. il nuovo nome di Ceratites Mojsisovicsi.
Invece il Ceratites subnodosus (emend. Munster) Tornquist (non v. Mojs.), illustrato
da Tornquist per PAnisico inferiore di S. Ulderico presso Tretto (Vicenza), a tav. Vili,
fig. la-d, è specie del tutto diversa che spetta a Progonoceratites.
Nel 1900, Diener ritrovò il C. subnodosus Mojs. nell’Anisico superiore di Schichlinghohe
presso Hallstatt, portando un acuto esame critico sulla questione di nomenclatura, sollevata da
Tornquist. Diener (pag. 8) concluse che la specie subnodosus di Munster, pur avendo la
priorità non era valida, perchè insufficientemente descritta ed inoltre non ben distinguibile
daWAmm. nodosus Schloth. dello stesso Munster. Pertanto Diener restituì alla specie ca¬
ratteristica del Trias superiore alpino, il nome dato da Mojsisovics, e propose per la diversa
specie vicentina e quella identica del Muschelkalk tedesco il nome di Ceratites Miinsteri.
Wenger (1957, p. 79), considera in sinonimia del C. ( Progonoceratites ) armatus miinsteri
(Philippi) del Muschelkalk tedesco (parte sup. della « zona a spinosus » e « zona a enodis -
laevigatus »), solo la specie di Berlklingen della fig. 2 di Tornquist: mentre non include nella
sua sinonimia il diverso tipo di Tretto, illustrato da Tornquist a tav. Vili, fig. 1, che per la
regione ventrale arrotondata e rigonfia invece di piatta, può spettare ad altra specie di Pro¬
gonoceratites.
Il subnodosus Mojs. var. arthaberi Riedel della Val di Centa (Trento), per le coste
fitte, sottili e le nodosità potrebbe rientrare nella specie in esame.
I frammenti di camera d’abitazione del Ceratites sp. cfr. C. subnodosus rinvenuti da
Tommasi (1913, p. 781) in Vaisecca (V. Brembana), che noi abbiamo in diretto esame, ven-
S. VENZO - G. PELOSIO
1 10
nero da lui confrontati colla fig. Ila di Mojsisovics. Essi differiscono dal nostro grande tipo
della tav. XII, fig. 6 e dai tipi delle figure 9 e 10 della Schreyer Alpe, perchè alle stesse
dimensioni presentano coste molto più fitte, senza cenno alla fila di forti tubercoli spinulosi
situati al terzo interno del fianco. Pertanto la citazione di Tommasi non è considerata in sino¬
nimia. Come sopra da noi ricordato, il tipo della fig. 11 di MOJSISOVICS — a coste d’altronde
molto più rade — venne considerato da Schnetzer olotipo del suo Ceratites haideni.
Il cattivo modello dell’Anisico di Besano (Varese), figurato da Airaghi (1912, p. 19,
tav. Ili, fig. 3), alle stesse dimensioni, mostra costulazione più rada e crassa dei nostri esem¬
plari, e sembra più corrispondente al tipo della Val di Centa, ottimamente figurato da Ar-
thaber (1915, p. 250, tav. Ili, fig. 1), che Riedel includerebbe nella sua var. artìmberi. Tut¬
tavia il tipo di Arthaber e quello di Riedel, alle medesime dimensioni, presentano costula¬
zione ben diversa sulla camera di abitazione, tanto da spettare probabilmente a specie distinte.
Il buon frammento di Cercenà-Dont, fotografato da Riedel a tav. Ili, fig. 10, sembra invece un
Bulogites, e per questo lo escludiamo dalla nostra sinonimia.
Distribuzione. - La specie alquanto rara, è considerata da Diener come caratteristica
dell’ Anisico superiore alpino : la sua citazione và ora ristretta alla « zona a trinodosus » della
Schreyer Alpe (Gosau), di Schichlinghohe presso Halstatt, di Saalfelden (Salisburgo), del
Passo della Fricca presso Centa (Trento) (f. arthaberi Riedel). Le citazioni del Varesotto si
riferiscono probabilmente ad altra specie e così pure quelle delle Grigne. Le citazioni di Bu-
kowski nel Muschelkalk di Braic e della Bosnia (Iugoslavia), vennero già ritenute dubbiose
da Diener.
Genere SEMIORNITES Arthaber, 1912.
Semiornites cordevolicus (MOJS.)
(Tav. XII, figg. 8-10; 12, 13)
1882 - Ceratites cordevolicus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 26, tav. XII, figg. 5-7.
1915 - Ceratites ( Semiornites ) cordevolicus Diener, Cephal. triadica I, p. 100.
1934 - Semioryiites cordevolicus Spath, Ammonoidea Trias I, p. 455, fig. 149, 150 a nel testo.
1957 - Semiornites cordevolicus Arkell, Kummel, Wright, Treat. Inv. P ale ont.- Ammonoidea, p. L152, figg.
184/5 a, b nel testo.
? 1963 - Semiornites cordevolicus Assereto, Anisico sup. Val Camonica, p. 40, tav. Ili, fig. 3.
1967 - Semiopiites cordevolicus Casati & Gnaccolini, Geol. Alpi Orobie, p. 135, tav. 10, fig. 4 a, b.
Questa specie è rara nel nostro giacimento: in tutto il materiale abbiamo trovato e pre¬
parato solo 4 esemplari adulti e tre giovanili, generalmente con guscio conservato. Le dimen¬
sioni sono:
Conchiglia discoidale, appiattita, molto involuta, con giri di veloce accrescimento, quasi
completamente abbraccianti, a sezione subrettangolare, con lati subplani debolmente declivi
all’esterno. Ombelico angusto e profondo, a pareti ripide. Regione ventrale molto convessa, con
carena ottusa nei giri interni ; in corrispondenza della camera di abitazione, la zona ventrale
si allarga notevolmente e diventa appena convessa. Essa risulta delimitata lateralmente da
angoli subacuti ; nell’esemplare della tav. XII, fig. 9 appaiono nel tratto giovanile deboli e fitti
tubercolini retroversi, che diventano evanescenti sulla camera di abitazione, sino a scomparire
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
Ili
del tutto. Nei tre esemplari minori, benché ottimamente conservati, non si osserva alcun cenno
ai tubercoli esterni.
Gli individui giovanili mostrano deboli ed attenuate coste falciformi, rursiradiate. Nel¬
l’adulto le coste mancano, passando a fini strie di accrescimento, che tendono a raggrupparsi in
fascetti, identificandosi particolarmente per tale carattere al tipo della fig. 5 di Mojsisovics
(lectotipo degli AA.).
Nell’esemplare maggiore fu possibile preparare la terzultima sutura, che risulta uguale
a quella della fig. 6 di Mojsisovics.
Possediamo inoltre un frammento di camera d’abitazione di esemplare gerontico(BG375),
a sezione subrettangolare, di diametro stimabile sugli 280 mm e grosso circa 25 mm: esso è
ornato da attenuate strie d’accrescimento falciformi, che attraversano quasi diritte la piatta
area ventrale, che è molto larga. Invece nei nostri tipi di minori dimensioni, sulla regione ven¬
trale, le strie d’accrescimento sono marcatamente convesse verso l’avanti ; carattere che tende
ad attenuarsi nell’adulto.
L’esemplare della Val Camonica, illustrato da Assereto, che abbiamo in diretto con¬
fronto, risulta di modello interno molto deformato ed incompleto. Esso, nella zona periombeli¬
cale come pure al margine esterno del fianco, mostra attenuate nodosità, notevolmente più
sensibili di quelle del nostro tipo della tav. XII, fig. 9, munito di guscio e che è inoltre di di¬
mensioni minori.
Il tipo di Valenzana, figurato da Casati & Gnaccolini, del diametro di mm 43, ma leg¬
germente ingrandito nella tavola, risulta invece identico ai nostri esemplari.
Distribuzione. - La specie è rara nella « zona a trmodosus » di Ruaz nell’alta Val Cor-
devole (Belluno), mentre la forma più ornata della fig. 7 di Mojsisovics proviene dalla « zona
a trinodosus » della Selva Baconia in Ungheria. L’esemplare di Assereto — alquanto incerto —
venne raccolto in Val Camonica, mentre i tre esemplari di Casati & Gnaccolini provengono
dal Calcare di Prezzo di Valenzana (Alpi Orobie occ.).
Semiornites lennanus (MoJS.)
(Tav. XII, figg. 11, 14; Tav. XIII, figg. 1-3; 5; 11)
1880 - Ceratites lennanus Mojsisovics, Ueber heterop. Verhaltn. Triasgeb. lomb. Alpen, p. 710.
1882 - Ceratites lennanus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 22, tav. XXXVIII, figg. 10-12; tav. XL,
1896 - Ceratites nov. sp. indet. Arthaber, Reifling. Kalke, p. 44, tav. IV, figg. 1 a, b. fig. 15.
? 1904 - Ceratites lennanus Martelli, Cefal. Trias Boljevici, p. 85, tav. V, fig. 5.
1913 - Ceratites cf. lennanus Toula, Westbosnien, p. 653, tav. XXIII, fig. 8.
1915 - Ceratites lennanus Diener, Cephalopoda triadica I, p. 84.
1958 - Ceratites cf. lennanus Pilger & Schònenberg, Mitteltrias. Tuffe Gailtaler Alpen, p. 207, tav. 9, fig. 4.
1963 - Semiornites cf. lennanus Assereto, Anis. sup. Val Camonica, p. 43.
? 1967 - Semiornites lennanus Casati & Gnaccolini, Geol. Alpi Orobie, p. 136, tav. 10, figg. 5, 6.
Ottimo esemplare adulto della tav. XIII, fig. 5 (D-1080), quasi completo di guscio,
che misura: diametro mm 57; alt. ultimo giro mm 27 (0.47); ombelico mm 12 (0.21); spes¬
sore mm 17. Esso presenta una quindicina di nodi periombelicali, 15 tubercoli laterali, che si
attenuano sino a quasi scomparire verso la fine giro, e 20-21 tubercoli esterni sul semigiro,
vieppiù fitti ed attenuati verso la fine della camera di abitazione. L’ultima linea lobale mostra
che la camera di abitazione è ridotta solo all’ultimo semigiro, dimodoché circa un terzo di esso
manca. Le coste falciformi ed i tubercoli risultano identici a quelli del lectotipo della fig. 10
di Mojsisovics, che è pure di Lenna. Il giro è subquadrangolare, con massimo spessore in
corrispondenza dei tubercoli ; la regione ventrale risulta arquata e larga.
112
S. VENZO - G. PELOSIO
La linea lobale figurata, è ceratitica, e ben corrispondente a quella del modello interno
della Schreyer Alpe, disegnato da Mojsisovics a tav. XL, fig. 15a.
Abbiamo preparato altri 8 esemplari di questa rara specie, caratterizzati da « costula¬
zione attenuata » sulla camera d’abitazione e pertanto più spiccatamente semiornitici. I mi¬
gliori, completi anche di guscio, presentano le seguenti dimensioni :
diametro alt. ult. giro ombelico spessore
es. tav. XII, fig. 14a-c mm 57 mm 27 (0.47) mm 13(0.23) mm 18
es. tav. XIII, fig. 2a-d mm 56 mm 26.5(0.47) mm 12(0.22) mm 18
Essi, entrambi della Coll. VENZO, identici tra loro, sono caratterizzati da conchiglia al¬
quanto crassa ed appiattita, con giri quadrangolari di veloce accrescimento e con camera di
abitazione che abbraccia per circa 3/4 il giro precedente. I fianchi sono appena rigonfi, de¬
bolmente declivi verso 1’ esterno, ed interessati da coste ampie, subrette, marcate nella prima
metà del giro, fortemente proverse e ribaltate in avanti ; qualcuna è bipartita e qualcuna inter¬
calare. Alla metà giro le coste si attenuano rapidamente, diventano depresse, marcatamente
falciformi, risultando costituite da fascetti di strie di accrescimento, vieppiù fitte e quasi eva¬
nescenti verso la bocca. I tubercoli ombelicali sono pure marcati nella prima metà del giro, ed
in numero di 8-9 ; quindi si attenuano. Quelli laterali, situati al terzo interno, subspinulosi ed
in numero di 8-9 sul penultimo semigiro, svaniscono del tutto in corrispondenza della camera
di abitazione, che pertanto risulta tipicamente semiornitica. Le coste, subclavate all’ esterno,
terminano in tubercoli marginali che risultano marcati sulla prima metà del giro ed in nu¬
mero di 19, mentre poi diventano più piccoli e fitti (in numero di 25-26). La regione ventrale,
abbastanza ampia, data la debole inclinazione dei fianchi, risulta convessa allo stadio giovanile
e con cenno a debole carena arrotondata, in seguito arcuata. Essa è delimitata dalle due ango¬
losità laterali coi fitti tubercoli debolmente retroversi. Per l’ornamentazione sensibilmente più
attenuata in corrispondenza della camera di abitazione, rispetto al lectotipo di Lenna della
tav. XXXVIII, figg. IOa, b di Mojsisovics, essi possono venir distinti come forma a costata¬
zione attenuata. A questa forma spettano anche altri 6 nostri esemplari : quello della tav. XIII,
figg. la-c, di notevoli dimensioni, corrisponde particolarmente al tipo della tav. XL, fig. 15
di Mojsisovics. Infatti esso, per la posizione dell’ultima linea lobale — visibile solo sul fianco
opposto — risulta mancante di quasi metà camera di abitazione. A riprova della nostra attri¬
buzione di tali esemplari a semplice forma della specie, sta il fatto che il frammento di camera
di abitazione della tav. XII, fig. 11, con guscio ben conservato, per costulazione è transizionale
al tipo.
Alla forma a costulazione attenuata spetta pure il nostro modello in plastica della
tav. XIII, fig. 11, preparato su impronta esterna raccolta da S. VENZO.
Possediamo infine due esemplari incompleti dei giri interni, marcatamente trinodosi,
ma caratterizzati da coste sempre fortemente proverse (tav. XIII, figg. 3a, b) ; risulta pertanto
agevole la loro distinzione dal trinodosus. Inoltre, verso la fine giro, le coste tendono subito
ad attenuarsi, ed i tubercoli a scomparire.
Gli esemplari piuttosto giovanili del « Calcare di Prezzo » della Valenzana (M. Peghe-
rolo), figurati da Casati & Gnaccolini, per il cattivo stato di conservazione non permettono
un sicuro confronto, e comunque non sembrano corrispondere appieno nè alla fig. 11 — con
forti coste — di Mojsisovics; nè ai giri più interni e molto ornati dei nostri campioni.
Il Semiornites cf. lennanus citato da Assereto nell’Anisico superiore della contrada
Gobbia in Val Camonica, è ridotto a frammento di giro, senza dimensioni e di incerta deter¬
minazione.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
113
Il Ceratites n. sp. ind. Arthaber del calcare di Reifling (Gratz), costituito da camera di
abitazione incompleta, può rientrare nella specie in esame per la tipica ornamentazione semior-
nitica, con coste attenuatissime a fascetti di strie di accrescimento, falciformi, che all’esterno
formano piccoli nodi; mentre al terzo interno presentano talora deboli nodi laterali. Anche
per la sezione subquadrangolare compressa e la regione ventrale arcuata, esso viene consi¬
derato in sinonimia.
Distribuzione. - La specie, stabilita da Mojsisovics su 4 esemplari, due dei quali pro¬
venienti dalla « zona a trinodosus » di Lenna, è nota nella Schreyer Alpe, a Reifling, in Jugo¬
slavia ed in Bosnia; Assereto la cita per l’Anisico sup. della Val Camonica; Casati & Gnac-
COLINI la rinvennero nel corrispondente livello del M. Pegherolo (Alpi Orobie occidentali).
Semiornites lennanus (MOJS.)
forma a coste fitte e meno marcate nel giro giovanile
(Tav. XIII, fig. 7; Tav. XIV, figg. 1, 3)
Tre buoni esemplari della coll. Donadoni, di medie dimensioni :
Il tipo meglio conservato e con guscio, è quello della tav. XIV, fig. la, b (D-2240). Esso
presenta conchiglia discoidale, con fianchi debolmente declivi all’esterno della fila di tubercoli
laterali. I nodi periombelicali, alquanto usurati, sono una quindicina; si vedono meglio negli
altri due esemplari. I tubercoli subspinulosi laterali, forti e ben conservati, sono complessiva¬
mente 16-17 ; ma gli ultimi 3-4, sulla camera d’abitazione risultano già attenuati ed irregolari.
All’ interno dei tubercoli, le coste sono attenuate e sensibilmente reclinate in avanti : allo
esterno, esse, biforcate dai tubercoli e talora intercalari, appaiono debolmente falciformi, atte¬
nuate e subclavate, con piccoli e fitti tubercoli esterni. Questi risultano in numero di 21 sul¬
l’ultimo semigiro. La regione ventrale, ben conservata (tav. XIV, fig. lb), ma per la massima
parte senza guscio, è arrotondata e crescendo diventa arquata.
Gli esemplari della tav. XIII, fig. 7 (D-1165) e della tav. XIV, fig. 3a-c (D-2574), con
camera d’abitazione più completa ma debolmente schiacciati, mostrano più chiaramente le ca¬
ratteristiche semiornitiche : fine giro senza Tubercoli, con coste obliterate e ridotte a fascetti
di strie di accrescimento (fig. 3a-c), o addirittura subliscio (tav. XIII, fig. 7). Anche- i tuber¬
coli esterni diventano vieppiù attenuati, sino ad obliterarsi.
La forma in esame rientra nel Semiornites lennanus (Mojs.), che noi riscontriamo no¬
tevolmente variabile, dal quale differisce per la parte giovanile del giro con coste più fitte e
meno marcate. Il nostro tipo della fig. 3, presenta tipo di costulazione transizionale a quello
della forma a costulazione attenuata. Ciò appare evidente anche consultando i nostri tipi delle
tavv. XIII e XIV. Fra i numerosi Semiornites lennanus del Canalone, riscontriamo — oltre
ad una forte variabilità — forme transizionali al S. aviticus. Osserviamo inoltre convergenze
nei riguardi dei caratteri ornamentali col genere Paraceratites ; come nel caso di forme geron-
tiche del P. trinodosus (Mojs.), rispettivamente del P. brcmbanus (Mojs.), che tuttavia mo¬
strano caratteristiche semiornitiche solo nell’ ultimo breve tratto della camera d’abitazione
di esemplari già adulti (vedi figg. alle tavv. IX e X).
114
S. VENZO - G. PELOSIO
Semiornites lennanus (MOJS.)
modello interno gerontico
(Tav. XIII, fig. 13a, b)
Esemplare della coll. S. Venzo, costituito da modello interno, con tratto di guscio in cor¬
rispondenza della fine del giro. Esso si è potuto preparare solo sulla faccia figurata, e pre¬
senta le seguenti dimensioni: diametro mm 58 circa, alt. ult. giro mm 29 (0.50), ombelico
mm 12 (0.21), spessore mm 17.5.
Esso mostra forma discoidale, ombelico piuttosto ristretto, forte accrescimento del giro
a sezione subrettangolare, con massimo spessore in corrispondenza dei due quinti interni
(tav. XIII, fig. 13b). Anche le 23-24 coste ampie, attenuate e talora biforcate, debolmente
sigmoidi, con debole cenno a tubercoli nel tratto giovanile del giro, come pure la camera d’abi¬
tazione subliscia con strie di accrescimento a fascetti, inducono ad includerlo nella specie, che
è assai variabile.
La costulazione ed i tubercoli più attenuati sono conseguenza del fatto che si tratta di
modello interno. Invece tutti gli altri nostri esemplari, di minori dimensioni e con guscio con¬
servato, presentano ornamentazione più marcata e con forti tubercoli all’ interno del giro.
11 tipo in esame risulta intermedio fra il lectotipo di lennanus della fig. IOa di Mojsi-
SOVICS (di Lenna), ed il modello interno gerontico della Schreyer Alpe, da lui illustrato a
tav. XL, fig. 15 a, b, che appare di maggiori dimensioni (diam. mm 72). Su di esso è ben evi¬
dente la linea lobale, a selle integre, che risulta ben corrispondente a quella che siamo riusciti
a preparare sul nostro esemplare.
Per tipo di costulazione il campione in esame ricorda certi Beyrichites, come il B. de¬
tersi, qui presente, figurato da MOJSISOVICS a tav. XL, fig. 14 : ma l’ombelico è più ristretto, la
sezione dei giri è ellissoidale invece che subrettangolare e la linea lobale risulta dolicofilla, con
lobi frastagliati e selle seghettate.
Semiornites aviticus (MoJS.)
(Tav. XIII, fig. 4; 10; 14-16)
1882 - Ceratites aviticus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 24, tav. XII, fig. 2-4.
1896 - Ceratites aviticus Hauer, Cephal. Haliluci, p. 251.
1905 - Ceratites aviticus Noetlixg, Asiatische Trias, tav. XVI, fig. 4b.
1913 - Ceratites cf. aviticus Tommasi, Faunetta anis. Vaisecca, p. 782.
1915 - Ceratites aviticus DlENER, Cephal. triadica I, p. 78.
1931 - Ceratites aviticus Voelker, Triasfossil. Adamellog ruppe, p. 456.
1958 - Ceratites aviticus Sacchi Vialli & Vai, Rev. fauna triass. bresciana, p. 70.
1963 - Semiornites aviticus Assereto, Anis. sup. Val Camonica, p. 37 (non figg.).
1967 - Semiornites aviticus Casati & Gnaccolini, Geologia Alpi Orobie, p. 135, tav. 10, fagg. 3, 9.
Di questa rara specie abbiamo preparato 7 esemplari dei quali 4 giovanili. I migliori,
che sono figurati, misurano:
diametro alt. ult. giro ombelico spessore
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECO. 115
Conchiglia discoidale, compressa ed appiattita, a fianchi appena convessi, ombelico ri¬
stretto e veloce accrescimento dei giri, che risultano abbraccianti per circa un terzo. I tubercoli
ombelicali, piuttosto attenuati, sono una quindicina; quelli laterali, pure attenuati e talora irre¬
golari, sull’ ultimo giro dell’esemplare maggiore risultano 19, mancando verso la porzione finale
del giro. Le coste, ampie e molto attenuate, a fascetti, si dipartono dai tubercoli ombelicali.
Negli esemplari giovanili esse si biforcano talora all’esterno dei tubercoli laterali, mentre qual¬
cuna è intercalare. Nell’accrescimento le coste si attenuano vieppiù, tanto che nell’ ultimo terzo
di giro visibile esse, quasi evanescenti ed appena falciformi, passano a fascetti di strie di ac¬
crescimento. All’esterno le coste terminano con deboli tubercoli marginali assai fitti, che oscil¬
lano da 30 negli esemplari giovanili, sino a 42 in quelli maggiori. Zona ventrale stretta, con¬
vessa nei giovani, arcuata negli esemplari più adulti, delimitata da angoli subretti con fitti tu¬
bercoli retroversi.
I nostri esemplari corrispondono ai tipi di MOJSISOVICS: quello della sua fig. 3 presenta
tuttavia ornamentazione più marcatamente semiornitica, a coste evanescenti e più fitte. Però
MOJSISOVICS avverte che la suddivisione delle coste della fig. 3 non è disegnata correttamente,
poiché esse si biforcano dai nodi laterali. I nostri ottimi esemplari giovanili delle figg. 14 e 16,
s’ identificano alla fig. 2 di MOJSISOVICS per l’ombelico ristretto, i tubercoli laterali alquanto
irregolari che tendono a scomparire a fine giro, coste interne rilevate e ribaltate in avanti.
Il generale attenuarsi dell’ornamentazione, già alle piccole dimensioni, come nel tipo giovanile
di Mojsisovics, comprova trattarsi di Semiornites.
Sul nostro esemplare di modello interno incompleto della tav. XIII, fig. 4 a, b, fu possibile
preparare la linea lobale, di tipo ceratitico : essa corrisponde a quella del tipo di Plattensee,
figurata da Noetling. La grande attenuazione dei tubercoli laterali è dovuta allo stato di con¬
servazione, e comunque viene a corrispondere a quella del tipo della fig. 3 di Mojsisovics, che
presenta all’ incirca le stesse dimensioni.
II tipo di Rago Val Camonica, illustrato da Assereto a tav. Ili, figg. 1 a, b (che ab¬
biamo in diretto confronto), non rientra nella specie in esame. Al diametro di mm 52 esso pre¬
senta coste e tubercoli laterali via via più marcati, sino alla fine del giro visibile, mentre già
al diametro di mm 41 il tipo di Mojsisovics (tav. XII, figg. 3 a, b) ed i nostri, risultano con
ultima camera tipicamente semiornitica, con coste attenuate e senza tubercoli laterali. Il tipo
di Rago, per la conchiglia molto compressa, le coste ed i tubercoli laterali forti e sviluppati
per tutto il giro, nonché per i numerosissimi tubercoli marginali ben rilevati e la zona ventrale
subcarenata, rientra piuttosto nel Paraceratites elegans (Mojs.), già qui descritto.
Il piccolo esemplare giovanile di Valenzana, illustrato da Casati & Gnaccolini a tav. 10,
fig. 9, può venir confrontato col nostro tipo giovanile della fig. 4 a, b.
Distribuzione. - La specie è assai rara: i tipi di Mojsisovics sono della « zona a tri-
nodo sus » della Selva Baconia, 1 esemplare è da lui citato a Lenna, 1 a SE di Prezzo nelle Giu¬
dicarle, 1 a M.te Stablel eia Malga la Vaiino, sempre nei calcari neri dell’Anisico superiore.
Tommasi cita un esemplare dubbioso in Vaisecca, laterale della Val Brembana; Casati & Gnac-
colini lo rinvennero nell’Anisico sup. (« Calcare di Prezzo ») della Valenzana (Alpi Orobie occ.).
La specie, tuttavia non illustrata, viene inoltre citata in Val Trompia e in Bosnia.
Semiornites aviticus (MOJS.)
forma a ombelico largo
(Tav. XIII, fig. 12; Tav. XIV, fig. 9)
L’esemplare maggiore, raccolto da S. VENZO, a conchiglia discoidale, compressa, debol¬
mente deformata per schiacciamento sul lato opposto a quello figurato, presenta le seguenti
dimensioni: diametro mm 49.5, alt. ult. giro mm 22 (0.45), ombelico mm 11.5 (0.23), spessore
circa mm 12.5.
S. VENZO - G. PELOSIO
116
Questo tipo si distingue dalla specie per l’ombelico più largo (0.23 invece di 0.19-0.21),
nonché per le coste un po’ meno fitte. I tubercoli sul tratto giovanile del giro sembrano in parte
obliterati nella difficile preparazione.
L’esemplare giovanile della tav. XIV, fig. 9 (D-2426), che è debolmente schiacciato nella
fossilizzazione, risulta discoidale, compresso e colle seguenti dimensioni : diametro mm 28, alt.
ult. giro mm 12.5 (0.43), ombelico mm 8 (0.25), spessore mm 7.5.
Per le coste attenuate, con tubercoli laterali deboli ed addirittura mancanti nel tratto
giovanile, con 27-28 tubercoli esterni attenuati ed allungati, per la regione ventrale assai ri¬
stretta, esso sembra esemplare giovanile della forma in questione: anzi l’ombelico è ancora
più largo.
Rispetto agli esemplari giovanili di aviticus, testé descritti (tav. XIII, figg. 14 e 16),
esso differisce per il guscio più appiattito e l’ombelico sensibilmente più largo. La forma gio¬
vanile della nostra fig. 15 presenta coste più attenuate a fine giro ed ornamentazione già tipi¬
camente semiornitica ; oltreché, naturalmente, l’ombelico più ristretto.
Ciò sta a dimostrare la notevole variabilità anche tra forme giovanili della medesima
specie. I trinodosus alle medesime dimensioni, che noi possediamo in numerosi esemplari, diffe¬
riscono per i nodi laterali ed esterni più forti.
Abbiamo in diretto confronto i giovani tipi di aviticus della Valenzana figurati da Ca¬
sati & Gnaccolini (1966> alla tav. 10, figg. 3 e 9, forme compresse che presentano tubercoli
laterali ancora più attenuati del tipo ora da noi figurato.
Semiornites aviticus (MOJS.) forma gerontica
(Tav. XIII, fig. 17a-c)
Modello interno incompleto di grandi dimensioni: diametro mm 81; alt. ultimo giro
mm 39 (0.48); ombelico mm 16 (0.20); spessore mm 21. Conchiglia discoidale appiattita, con
giro notevolmente involuto, che ricopre fortemente il precedente, a fianchi assai più sfuggenti.
Fianchi appiattiti e debolmente declivi all’esterno, con zona periombelicale interessata da una
ventina di tubercoli, dai quali si dipartono le coste, che sono attenuate, dapprima subrette e
debolmente sigmoidi all’esterno: esse si presentano talora biforcate e talora intercalari e co¬
stituite da fascetti di strie, vieppiù evidenti e sigmoidi verso la fine della camera di abitazione.
Questa è delimitata chiaramente dall’ ultima linea lobale, non completamente visibile, brachi-
f illa e di tipo ceratitico. Verso l’esterno, le coste tendono a formare attenuati tubercoli. Regione
ventrale ristretta, con marcata carena mediana, e delimitata dalle due angolosità laterali.
Il nostro esemplare si identifica, a parte le dimensioni ancora maggiori, col grande
tipo della Selva Baconia, figurato da MOJSISOVICS a tav. XII, fig. 4a-c; dalla fig. 4c sembra
dapprima differire per i tubercoli esterni ancor più attenuati e quasi mancanti, ma ciò è
connesso colle dimensioni alquanto maggiori del nostro tipo, che presenta inoltre carena più
marcata.
Semiornites cfr. variscoi (Mojs.)
(Tav. XIII, figg. 8 e 9)
1880 - Ceratites Varisci MOJSISOVICS, Hcterop. Verhdltn. in Triasgcbiet lomb. Alpen, p. 710 ( n . nud.).
1882 - Ceratites Varisci MOJSISOVICS, Cephal. medit. Triasprov., p. 22, tav. XXXIX, fig. 4.
1958 - Ceratites varisci Sacchi Vialli & Vai, Rev. fauna triass. bresciana, p. 73.
Possediamo due piccoli esemplari di questa rarissima specie, della coll. Donadoni
(D-1143, D-1144). Il migliore di essi — per la maggior parte col suo guscio — presenta le se¬
guenti dimensioni: diametro mm 25; alt. ultimo giro mm 11.5 (0.46); ombelico mm 5.5 (0.22);
spessore mm 8.5.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
117
Conchiglia discoidale, con giri ad accrescimento abbastanza veloce ed ombelico discreta¬
mente ampio, a pareti subverticali. Fianchi debolmente convessi, appena declivi verso l’esterno,
ornati sul semigiro da una quindicina di coste depresse, con tendenza ad attenuarsi verso la
fine giro, appena sigmoidi, alcune intercalari o biforcate al margine periombelicale, dove si
contano 7-8 tubercoli ottusi ; mancano i tubercoli laterali. All’esterno le coste terminano in
deboli e fitti tubercolini marginali. Area ventrale piuttosto ampia, con cenno a debole sub¬
carena delimitata lateralmente dalle angolosità nodose.
Il secondo esemplare incompleto della fig. 9 (d-1144), all’ incirca delle stesse dimen¬
sioni, è del tutto corrispondente.
La specie presenta notevoli affinità col Ceratites comottii Mojs. (op. cit., tav. XXXIX,
fig. 2), che tuttavia è distinto per la maggiore involuzione, per la sezione a fianchi più declivi
all’esterno, per le coste più rade e subrette. Per il tipo di ornamentazione, senza tubercoli la¬
terali e con coste che tendono rapidamente ad attenuarsi nell’accrescimento, sia la specie in
esame che l’affine comottii rientrano nel gen. Semiomites Arthaber.
Il tipo della zona di Lenna, classificato da Tom masi (1894, p. 126) come Ceratites Fa¬
risei Mojs., che abbiamo in esame, corrisponde bene al S. riccardii (Mojs.), testé descritto.
In confronto diretto abbiamo anche il piccolo esemplare di Marmentino (Val Trompia), clas¬
sificato da Sacchi Vialli & Vai, che risulta corrispondente ai nostri tipi.
L’esemplare giovanile di Semiomites lennanus, figurato da Mojsisovics a tav. XXXVIII,
fig. 12, presenta ombelico molto ampio, con rade coste notevolmente più marcate e giro più
crasso, risultando del tutto diverso.
Distribuzione. - La specie è assai rara, citata da Mojsisovics per la « zona a trino-
dosus » di Lenna (1 esemplare) e di Strada nelle Giudicarle (1 esemplare). Sacchi Vialli & Vai
la citano, in unico esemplare, nell’Anisico superiore di Marmentino (Val Trompia).
Semiomites riccardii (Mojs.)
(Tav. XIII, fig. 6 a, b)
1865 - Ceratites binodosus var. Hauer, Cephalop. der unt. Trias d. Alpen, p. 625.
1870 - Ammonites ci. Voiti (Oppel) Mojsisovics, Beitràge z. Kentn. Cephal. - Fauna des alp. Muschelkalkes,
1878 - Trachyceras Riccardi Mojsisovics, Dolomitriffe von Siidtirol und Venetien, p. 48. p. 582.
1882 - Ceratites Riccardi Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 28, tav. XI, fig. 9; tav. LXXX, figg. 7, 8.
1894 - Ceratites Varisci Tommasi. Fauna cale, conch. Lombardia, p. 126.
1896 - Ceratites Ricardi Arthaber, Vorldufige Mittheilung ecc., p. 269.
1906 - Ceratites Riccardi Martelli, Muschelkalk sup. Montenegro, p. 124, tav. V, fig. 20.
1938 - Ceratites Riccardi Leonardi, Geol.monti di Zoldo, p. 16 (n. nud.).
1958 - Ceratites riccardi Sacchi Vialli & Vai, Rev. fauna triass. bresciana, p. 73.
Buon esemplare quasi completo di guscio, piuttosto crasso e di piccole dimensioni:
diametro mm 28; alt. ultimo giro mm 13.5 (0.48); ombelico mm 7 (0.25); spessore mm 10.
Giri notevolmente abbraccianti, con ombelico a pareti verticali. Fianchi debolmente
convessi, con massimo spessore in corrispondenza della fila di tubercoli laterali, e declivi al¬
l’esterno degli stessi. All’ interno dei tubercolini laterali si osservano sul semigiro 7 coste
rilevate, che nella zona periombelicale danno luogo a deboli nodi. All’esterno dei tubercoli, le
coste talora si biforcano, tendendo ad attenuarsi verso la regione ventrale, dove diventano de¬
bolmente sigmoidi, senza dar luogo a nodosità. Verso la fine del giro, le coste si attenuano
vieppiù, nonostante la piccola dimensione dell’esemplare, e così pure i tubercolini, testimo¬
niando l’appartenenza della specie al gen. Semiomites Arthaber. La regione ventrale è piut¬
tosto ampia, arrotondata, e con debole cenno a subcarena.
Il nostro esemplare, per sezione, numero dei tubercoli, regione ventrale liscia ed as-
S. VENZO - G. PELOSIO
118
senza di nodi esterni, corrisponde al tipo della Selva Baconia, illustrato da Mojsisovics a
tav. XI, fig. 9, che è alquanto incompleto. I suoi esemplari di tav. LXXX„ figg. 7, 8, prove¬
nienti da Strada (Giudicane), risultano di accrescimento un po’ più veloce, e quello della fig. 8
mostra coste interne e tubercolini più fitti, alquanto irregolari, mentre la seconda metà del
giro presenta coste e tubercoli obsoleti. Ciò comprova trattarsi del gen. Semiornites, come
pure la linea lobale della tav. XI, fig. 9c di MOJSISOVICS.
Fra i tipi di Lenna, studiati da Tom MASI nel 1894, troviamo anche un discreto esem¬
plare, da lui schedato « Ceratites Varisci MoJS.? », che risulta identico al nostro tipo in esame.
Il vero Semiornites variscoi (Mojs.), che viene precedentemente descritto ed illustrato, diffe¬
risce per le coste attenuate molto più fitte, con numerosi tubercolini marginali, e senza tuber¬
coli al terzo interno dei fianchi ; esso manca inoltre delle coste rilevate e rade all’ interno dei
tubercoli laterali.
Il Ceratites potersi Mojs. (1882, tav. XI, fig. 10; tav. X, fig. 14), che rientra nel gen.
Beyrichites, presenta nello stadio giovanile superficiali somiglianze con le specie in esame, da
cui si differenzia facilmente per ombelico notevolmente più stretto, maggiore involuzione, di¬
stinte nodosità marginali, area esterna più arrotondata, senza cenno a subcarena; come da noi
direttamente constatato sul piccolo esemplare del Canalone, già descritto.
Distribuzione. - Rara specie dell’Anisico superiore, citata per le Alpi meridionali (Strada
nelle Giudicarie, Val Trompia e Val Sabbia nel Bresciano, nello Zoldano, a Fucina in Val Di-
gnone), per la Selva Baconia e per il Montenegro.
Gen. LONGOBARDITES MOJSISOVICS, 1882.
Sottogen. LONGOBARDITES s. str.
Longobardites (Longobardites) cfr. zsigmondyi (BÒCKh)
(Tav. XIV, figg. 5, 7, 11)
1874 - Ammonites ( Sageceras ) Zsigmondyi Bòckh. Verhalt. Bakony II, p. 177 tav. IV, fig. 14.
1882 - Longobardites Zsigmondyi Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 185, tav. LII, figg. 4 a-c.
? 1895 - Longobardites avisianus Tommasi, Contr. fauna Latemar p. 3.
1901 - Longobardites parvulus Reis, Fauna Wettersteinkalkes I, p. 92, tav. IV, figg. 28-31, tav. VII, fig. 15.
1907 - Loìigobardites parvulus Reis, Fauna W ettersteinkalkes II, p. I, figg. 5-8.
1915 - Longobardites Zsigmondyi Diener, Cephalopoda triadica I, p. 187.
1915 - Longobardites parvulus Diener, Ibid., p. 187.
1963 - Longobardites zsigmondyi Assereto, Cephal. Anis. sup. Val Camonica, p. 71, tav. Vili, figg. 2 a-d;
fig. 27 nel testo.
1966 - Longobardites (Longobardites) zsigmondyi Assereto, Gen. Longobardites, p. 974, tav. 68, figg. 2-6;
fig. 6c, 9, IOa-e nel testo.
Di questa rara specie noi possediamo 4 esemplari, fra i quali un buon modello esterno
adulto e un esemplare giovanile (diametro mm 14). Conchiglia di medie dimensioni (dia¬
metro mm 39 ; mm 33 ; mm 22) con guscio sottilissimo, lenticolare, oxicona, con ombelico pic¬
colissimo, quasi puntiforme. Giri molto compressi, con sezione lanceolata e di spessore molto
ridotto (mm 7 nell’esemplare maggiore di mm 39 di diametro, della tav. XIV, fig. Ila, b).
Fianchi appena convessi, con regione ventrale ad angolo acuto, senza traccia di spalle. L’or¬
namentazione dei fianchi è ridotta a strie di accrescimento debolmente falciformi, con 6-7 at-
tenuatissime costoline rade ed alternanti, visibili solo nell’esemplare maggiore. La sezione, acu¬
tamente lanceolata di quest’ultimo, che è laterale e non diametrale, corrisponde al tipo del
L. zsigmondyi (Bòckh), figurato da Mojsisovics e proveniente dalla zona a Trachyceras reitzi
della Selva Baconia. Il brutto olotipo di Bòckh è rifigurato da Assereto (1966, tav. 68, fig. 2),
che illustrò inoltre un plesiotipoide dell’Anisico sup. della Contrada Gobbia in Val Camonica
e due altri plesiotipoidi dell’Anisico sup. di Baita Grassello in alta Val Brembana, presso il
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
119
M. Pegherolo. Questi esemplari, che abbiamo in diretto confronto, risultano identici ai nostri.
Lo stesso dicasi per i piccoli L. parvulus di Reis, di incerta posizione stratigrafica, perchè as¬
sociati ad elementi faunistici di livelli diversi. Assereto (1966) li considera giustamente in
sinonimia della specie di Bòckh.
Sul nostro esemplare di modello esterno della tav. XIV, fig. 7, si intravede abbastanza
la linea lobale, con due lobi ristretti e profondi, debolmente seghettati, e selle integre un po’
più larghe.
Possediamo per confronto il modello del tipo di L. breguzzanus Mojs., dell’Anisico sup.
di Breguzzo (Giudicarie), gentilmente prestatoci da Assereto. che figurò il lectotipo originale
a tav. 67, figg. la-c. Tali figure non risultano tuttavia ben chiare, per cui rifiguriamo il mo¬
dello a tav. XIV, figg. IOa-c. Le analogie tra le due specie ci sembrano molto più forti di
quanto sinora ritenuto. Il maggior spessore del breguzzanus, che appare dalla tav. LII, fig. lb
di Mojsisovics, è dovuto anche al fatto che la conchiglia si allarga e la sezione si ingrossa
nella zona peristomale; facendo invece una sezione diametrale più all’ interno, essa appare già
più acutamente lanceolata. La difficoltà di distinzione è evidente anche dalle figure di Mojsi-
sovics: il suo tipo della fig. 3a, b confrontato col zsigmondyi, proveniente da Forno in Val di
Fiemme, venne giustamente incluso da Kittl (1894) e Assereto (1966, p. 969) nel breguz¬
zanus, benché le strie di accrescimento, trattandosi di esemplare di più ridotte dimensioni, ri¬
sultino debolmente falciformi, invece che a doppia convessità, come nel tipo di Breguzzo da
noi figurato in modello.
Il L. ( Longobarditoides ) brembanus, stabilito da Assereto & Casati nel 1966 su esem¬
plare della Baita Grassello, presenta sezione del guscio molto più grossa e massiccia, con spalle
arrotondate.
Distribuzione. - Il L. zsigmondyi è spec:e assai rara, citata nel Ladinico inferiore a
Protrachyceras reitzi di Felso-órs, nella catena del Balaton; nella catena di Wetterstein (Nord
Tirolo); nell’Anisico sup. della Contrada Gobbia, in Val Camonica, e di Baita Grassello, presso
il M. Pegherolo.
1882 - Ptychites
1887 - Ptychites
1892 - Ptychites
1896 - Ptychites
1900 - Ptychites
1904 - Ptychites
1911 - Ptychites
1911 - Ptychites
1912 - Ptychites
1912 - Ptychites
1915 - Ptychites
1916 - Ptychites
1927 - Ptychites
1927 - Ptychites
1931 - Ptychites
1933 - Ptychites
1934 - Ptychites
1965 - Ptychites
Superfam. PTYCHITACEAE MOJSISOVICS, 1882.
Fam. PTYCHITIDAE MOJSISOVICS, 1882.
Gen. PTYCHITES MOJSISOVICS, 1875.
Ptychites oppeli (MOJS.)
(Tav. XIV, figg. 14 e 17)
Oppeli Mojsisovics, Cephal. medit. T riasprov., p. 248, tav. LXXI, figg. 1, 3; tav. LXXII,
Oppeli Hauer, Cephal. Han Bulog, p. 39. figg- 1, 2.
Oppeli Hauer, Beitrdge. Kenntniss Cephal. Trias v. Bosnien, p. 285.
Oppeli Arthaber, Cephal. -Fauna der Reiflinger Kalke, p. 94.
Oppeli Diener, Triadische Cephal. -Fauna bei Hallstatt, p. 27.
Oppeli Martelli, Cefal. triass. Boljevici, p. 114, tav. IX, figg. 1-3.
Oppeli Renz, Triad. Faunen d. Argolis, p. 28, fig. 2, 2a nel testo.
Oppeli Salopek, Cephal. Faunen Suddalmatien, p. 28.
Oppeli Turina, Ein neuer Fundort ecc., p. 679.
Oppeli Renz, Neue Fortschr. ecc., p. 561.
Oppeli Diener, Cephalopoda triadica 1, p. 243.
Oppeli Krausj Cephal. v. Gacko, p. 260.
Oppeli Gugenberger, Cephal. d. herzegow. Ptych. Kalkes, p. 109.
Oppeli Broili, Eine Muschelkalk fauna v. Saalfcldcn, p. 234.
Oppeli Renz, Bulogkalke d. Insel Hydra, p. 56.
Oppeli Kutassy, Cephalopoda triadica II, p. 639.
Oppeli e var. Schnetzer, Muschelkalk fauna b. Saalfelden, p. 91, tav. 3, figg. 11, 12; tav. 4,
oppeli Kuhn & Ramovs, Novo Mesto, p. 23. figg. 1-5.
4
120
S. VENZO - G. PELOSIO
Possediamo due esemplari, colle seguenti dimensioni :
L’esemplare maggiore, quasi completo di guscio (D-1272), presenta conchiglia subdiscoi¬
dale alquanto crassa, molto involuta, che abbraccia quasi completamente il giro precedente.
Ombelico ristretto con margine arrotondato; fianchi sensibilmente convessi e declivi verso la
regione ventrale, a spalle regolarmente arrotondate, sì che la sezione del giro risulta ellissoi¬
dale. Ornamentazione costituita da una ventina di coste rectiradiate, crasse ed espanse, evane¬
scenti verso la regione ventrale, dove si osserva cenno ad attenuate coste trasversali. Dove il
guscio è conservato, si intravedono fitte e sottili strie di accrescimento, più evidenti negli in¬
tervalli intercostali.
Per sezione, il tipo descritto viene a corrispondere in particolar modo all’ esemplare
della zona a trinodosus della Schreyer Alpe, figurato da MOJSISOVICS a tav. LXXII, fig. la, b,
che viene distinto come forma più crassa; mentre il suo tipo della tav. LXXI è considerato da
lui stesso, da Salopek (1911, p. 28) e Schnetzer come forma più magra. Tali differenze di
spessore sono però connesse anche colle dimensioni, in quanto accrescendosi, la specie tende
ad appiattirsi, mentre aumenta corrispondentemente l’altezza del giro. Ciò risulta evidente
anche dal tipo di esemplare giovanile della fig. 3a, b di MOJSISOVICS (diametro mm 44), che
come spessore è già quasi superiore al nostro esemplare maggiore.
L’esemplare di diametro mm 35 (tav. XIV, fig. 14a), mostra una ventina di coste princi¬
pali, un po’ irregolari, con costicille secondarie filiformi intercalate.
Ben corrispondenti ai nostri esemplari sono quelli di Boljevici, figurati da Martelli, e
particolarmente quelli di dimensioni più consimili (sua tav. IX, fig. 2). Schnetzer, disponendo
di ben 14 esemplari della specie provenienti da Saalfelden (Salisburghese), mostra la variabi¬
lità della specie, sia nei confronti dello spessore, che in quello del rapporto ombelicale; dalle
sue buone inconografie, appare una considerevole variabilità anche nei riguardi dell’orna¬
mentazione.
La specie in esame spetta al gruppo del Pt. rugifer Oppel dell’ Himalaya, ivi rappresen¬
tato da sei specie (Diener, 1895). In tale gruppo MOJSISOVICS (p. 246 e seg.) distinse inoltre
per l’Anisico superiore della provincia mediterranea le specie: eusomus, stachei, breunigi, see-
bachi. Hauer ritenne che Ptychites breunigi e Pt. seebachi descritti da MOJSISOVICS potes¬
sero rientrare neWoppeli; tuttavia il grande Ptychites breunigi della tav. LXXI di MOJSISOVICS
risulta ben diverso dal grande oppeli della sua tav. LXXII, che colle stesse dimensioni presenta
coste fitte, subrette e sensibili sin verso la fine giro. Così pure sembra diverso dal nostro
oppeli il grande esemplare di seebachi della tav. LXX, fig. 2 di Mojsisovics. Bisogna osser¬
vare tuttavia che i confronti tra esemplari di dimensioni molto diverse, risultano ardui ed
incerti, poiché sia la sezione, sia le caratteristiche ornamentali si modificano nell’accresci¬
mento, anche della medesima specie.
Distribuzione. - La specie non risulta sinora citata nelle Alpi italiane. Abbastanza co¬
mune nella « zona a trinodosus » della Schreyer Alpe, a Schiechlinghohe presso Hallstatt, a
Reifling, a Saalfelden (Salisburghese). Nelle Dinaridi venne rinvenuta a Han Bulog, Haliluci,
Serajevo, Boljevici, Volujak Alpe, Novo Mesto (Slovenia), ed inoltre nel sud Dalmazia, a Ba-
kony, nell’Argolis e nell’ isola di Hydra.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
121
Ptychites oppeli Mojs. forma a ornamentazione attenuata
(Tav. XIV, figg. 13, 15; Tav. XV, figg. 1; 3-5)
Abbiamo in esame 6 esemplari colle seguenti dimesnioni :
diametro
alt. ult. giro
ombelico
spessore
es. tav. XIV, fig. 15
es. tav. XV, fig. 1
mm 54 mm 27(0.50) mm 9.5(0.17) mm 25 (0.46)
mm 51 mm 27(0.53) mm 9 (0.18) mm 23.5(0.46)
mm 40 mm 20(0.50) mm 9 (0.22) mm 19 (0.47)
mm 35 mm 17(0.49) mm 7 (0.20) mm 18 (0.50)
mm 27 mm 14(0.52) mm 5 (0.19) mm 15 (0.55)
mm 23 mm 11(0.48) mm 5 (0.21) mm 15 (0.65)
es. tav. XIV, fig. 13a, b
es. tav. XV, fig. 3a, b
es. tav. XV, fig. 4
es. tav. XV, fig. 5a, b
L’esemplare della tav. XIV, fig. 15 (D-2403) di mm 51 di diametro, è caratterizzato da
coste subrette, rade, ampie e depresse alla fine del giro, mentre verso la parte giovanile esse si
attenuano fortemente, passando a deboli rughe e poi riducendosi quasi a sole strie di accresci¬
mento. Giri ellissoidali, quasi completamente abbraccianti, a sezione consimile a quella della
specie tipica, testé descritta. Questa forma differisce perciò più che altro per i caratteri della
costulazione, d’altronde notoriamente variabile nella specie. I tipi giovanili di mm 27 e mm 23
appaiono sublisci. Il nostro tipo di diametro mm 23 (D-1105), mostra giro proporzionalmente
più basso e largo, come di regola in tutti i Ptychites di questo gruppo. L’esemplare di dia¬
metro mm 35, ha ombelico appena più largo (rapporto 0.20); carattere ancora più accentuato
nel semigiro di diametro mm 40, con rapporto ombelicale di 0.22.
Ptychites oppeli Mojs. forma appiattita
(Tav. XVI, figg. la-c)
Esemplare incompleto, da noi sezionato diametralmente, che misura : diametro mm 68 ;
altezza ult. giro mm 36 (0.53); ombelico mm 12 (0.18); spessore mm 23 (0.34). Esso è caratte¬
rizzato da giri più appiattiti della specie tipica (rapporto spessore/diametro 0.34 invece di 0.48),
come risulta dalla sezione diametrale della tav. XVI, fig. lb. Le ampie rughe sono rette, ed in
numero di 11 sul semigiro.
Per la sezione più appiattita esso rientra nella « flache Form » distinta da Schnetzer
tra i suoi 140 esemplari di P. oppeli et var. di Saalfelden (1934, p. 91 pars, tav. Ili, figg. Ile 12),
già denominata da Mojsisovics « schmalere Form » (sua tav. LXXI, figg. 1 e 3). Schnetzer
contrappone ad essa una « diche Form » (tav. IV, figg. 1 e 2), alquanto più crassa dei tipi
della tav. LXXII di Mojsisovics.
Ptychites opulentus MOJS.
(Tav. XV, figg. 7 e 9)
1869 - Arcestes cf. everesti Mojsisovics, Cephal. -F auna alpinen Muschelk., p. 575.
1882 - Ptychites opulentus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 259, tav. LXXIII, figg. 1-4.
1892 - Ptychites opulentus Hauer, Cephal. Han Bulog, p. 288.
1896 - Ptychites opulentus Arthaber, Reiflingerkalke I, p. 100, tav. Vili, figg. 9a-c.
1904 - Ptychites opulentus Martelli, Cefal. triass. Boljevici, p. 119.
1907 - Ptychites opulentus Frech, H allstàtter Kalke, p. 6, tav. I, fig. 3.
1911 - Ptychites opulentus Renz, Trias. Faunen d. Argolis, p. 27.
1911 - Ptychites cf. opulentus Salopek, Cephal. Faunen Siiddalmatien, p. 34.
1912 - Ptychites opulentus Turina, Han Bulog-Ptychitenkalkes, p. 683.
? 1913 - Ptychites opulentus Tommasi, Faunetta anis. Vaisecca, p. 783, non figg. 3 a, b nel testo.
S. VENZO - G. PELOSIO
1 22
1913 - Ptychites opulentus Toula, Westbosnien, p. 661, tav. XXII, fig. 3.
1914 - Ptychites opulentus Arthaber, Trias Bithynien, p. 146.
1915 - Ptychites opulentus Diener, Cephalopoda triadica I, p. 243.
1916 - Ptychites opulentus Kraus, Cephal. Gacko, p. 271.
1922 - Ptychites opulentus Renz, Neue Griech. Trias-Amm., p. 229, tav. Vili, figg. 3, 3a.
1926 - Ptychites opulentus Alma, Fauna Wettersteinkalkes, p. 114.
1927 - Ptychites opulentus Gugenberger, Cephalopoden Stabi j aria- Alpe, p. 119.
1931 - Ptychites opulentus Renz, Bulogkalke d. Insel Hydra, p. 56 (n. nud.).
1932 - Ptychites opulentus Kutassy, Cephalopoda triadica II, p. 639.
1934 - Ptychites opulentus Mojs.? Schnetzer, Muschelkalk fauna b. Saalfelden, p. 102.
? 1963 - Ptychites opulentus Assereto, Anis. sup. Val Camonica, p. 76 (non fig.).
1967 - Ptychites opulentus Casati & Gnaccolini, Geol. Alpi Orobie occ., p. 137.
L’esemplare della tav. XV, fig. 7 presenta le seguenti dimensioni: diametro mm 32.5;
alt. ultimo giro mm 14 (0.43); ombelico mm 7 (0.22); spessore mm 20 (0.61). Conchiglia sub¬
globosa, crassa, con ombelico moderatamente ristretto a margini arrotondati e giri quasi com¬
pletamente abbraccianti, molto più larghi che alti. Ventre liscio e regolarmente arrotondato.
Ornamentazione dei fianchi costituita da nove deboli ondulazioni sul semigiro finale, che si
attenuano fino a svanire completamente nella regione ventrale. Questo tipo di ornamentazione
viene a corrispondere a quello della fig. 4a di MOJSISOVICS, la quale presenta 3 strozzature, che
non osserviamo sul nostro esemplare. Quest’ultimo carattere tuttavia non è costante, nè dia¬
gnostico dal punto di vista specifico, essendo legato ad arresti nell’accrescimento, con forma¬
zione di costrizioni peristomali. Così ad esempio, osserviamo tra i nostri numerosissimi
esemplari di Pt. suttneri, seguentemente descritto, due gruppi di individui del tutto identici per
dimensioni e caratteri diagnostici, che si differenziano soltanto per la presenza di strozzature
sul giro.
I tipi giovanili di opulentus dell’Anisico superiore della Val Camonica, illustrati da As¬
sereto, presentano in effetti le costrizioni peristomali già riscontrate da Mojsisovics, ma
— come risulta dagli esemplari che abbiamo in diretto confronto della sua fig. 4b — per i giri
più alti e la regione ventrale subangolosa, essi si identificano con gli esemplari giovanili di
Pt. suttneri ; lo stesso dicasi per V opulentus figurato da Tommasi per la Vaisecca.
Possediamo parecchi esemplari giovanili di diametro inferiore a mm 20, di forma glo¬
bosa, sublisci, con giri assai bassi e larghi; non è possibile tuttavia stabilire a tali dimensioni,
se si tratti di forma giovanile di oppeli, di opulentus o di suttneri, in quanto i caratteri dia¬
gnostici di tali specie non sono a questo stadio sufficientemente differenziati.
Distribuzione. - La specie è citata da Mojsisovics per la « zona a trinodosus » della
Schreyer Alpe; venne rinvenuta inoltre a Reifling, Bakony e Bithynia, Herzegowina, Grecia,
sud Dalmazia. Schnetzer la classifica dubitativamente per il Muschelkalk di Saalfelden (Sa-
lisburghese) ; Tommasi e Assereto citano la specie rispettivamente nell’Anisico sup. della Val
Brembana e della Val Camonica, ma come si è visto, i loro esemplari sembrano piuttosto rife¬
ribili a tipi giovanili di Pt. suttneri.
Ptychites progressus Mojs.
(Tav. XV, fig. 2 e 6)
1882 - Ptychites progressus MOJSISOVICS, Cephal. medib. Triasprov., p. 259, tav. LXVII, figg. 4, 6.
1892 - Ptychites progressus Hauer, Beitrage Kenntniss Cephal. Trias v. Bosnien, p. 288.
1896 - Ptychites progressus Mojs. (?) Arthaber, Vorlàufige Mittheilung ecc., p. 272.
1911 - Ptychites progressus Renz, Triad. Faunen d. Argolis, p. 27.
1912 - Ptychites progressus Turina, Ein neuer Fundort ecc., p. 684.
1915 - Ptychites progressus Diener, Cephalopoda triadica I, p. 244.
1931 - Ptychites progressus Renz, Bulogkalke d. Insel Hydra, p. 56 (n. nud.).
1932 - Ptychites progressus Kutassy, Cephalopoda triadica II, p. 641,
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’aNISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
123
Abbiamo preparato due esemplari colle seguenti dimensioni:
diametro
alt. ult. giro
ombelico
spessore
es. tav. XV, fig. 2a-c
es. tav. XV, fig. 6a-c
mm 49 mm 25(0.51) mm 7.5(0.15) mm 38 (0,78)
mm 19 mm 8(0.42) mm 5 (0.26) mm 15.2(0.80)
L’esemplare maggiore (D-2213), debolmente schiacciato su di un fianco nella regione
finale del giro, è caratterizzato da conchiglia globosa, con giri molto larghi e bassi, ombelico
molto ristretto, imbutiforme, profondo, a margine arrotondato e con cenno ad attenuata suban¬
golosità. Ornamentazione attenuata, costituita da deboli ed ampie ondulazioni, rade, a loro
volta interessate da evanescenti rugosità e da strie di accrescimento.
Per tali caratteri esso si identifica al lectotipo della Schreyer Alpe, illustrato da Mojsi-
SOVICS a fig. 4a, b, che è di dimensioni alquanto superiori.
Il nostro esemplare giovanile della fig. 6 (D-2236) corrisponde bene al suo tipo della
fig. 6a, b, che presentando diametro più che doppio, mostra i giri proporzionalmente un po’
più alti.
Questa specie del gruppo del Pt. opulentus, testé descritto, si distingue facilmente dalle
specie congeneri qui presenti per il guscio subgloboso con giri larghi ed assai bassi : carattere
ancor più evidente negli esemplari giovanili.
Forma affine del gruppo è il Pt. everesti Oppel del Muschelkalk dell’Himalaya (Diener
1895, tav. XX, fig. 1 e 4), che si distingue per l’ombelico più ampio, i fianchi più declivi al¬
l’esterno e la regione ventrale conseguentemente subangolosa, nonché per le ondulazioni più
marcate. Diener (190, p. 32), descrisse per Schiechlinghohe un Ptychites sp. ind. aff. everesti
Oppel, che non figura: confrontandolo anche col progressus Mojs. .
Distribuzione. Specie molto rara, citata nella zona a trinodosus della Schreyer Alpe, in
Bosnia ed in Grecia; essa venne citata — dubitativamente — da Arthaber a Malga La Vaiino
in Val Giudicarle.
Ptychites cfr. breunigi MOJS.
(Tav. XVI, figg. 2a, b; 3)
1882 - Ptychites Breunigi Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 248, tav. LXXI, figg. 2 a, b.
1915 - Ptychites Breunigi Diener, Cephalopoda triadica I, p. 238.
1931 - Ptychites Breunigi Renz, Bulogkalke d. Insel Hydra, p. 56 ( n . nud.).
1932 - Ptychites breunigi Kutassy, Cephalopoda triadica II, p. 632.
1963 - Ptychites breunigi Assereto, Anisico sup. Val Camonica, p. 75, tav. Vili, figg. 3 a-c.
Abbiamo preparato due piccoli esemplari di diametro mm 24 e mm 22.5 (BR 9 e SA 169),
a conchiglia subdiscoidale, piuttosto compressa, con giri a sezione ellissoidale, quasi compieta-
mente abbraccianti ed ombelico molto ristretto. Ornamentazione attenuata, a deboli coste rec-
tiradiate, passanti a strie di accrescimento. Angolo ombelicale arrotondato e regione ventrale
pure arrotondata e ristretta. Su uno di essi è preparata la linea lobale (tav. XVI, fig. 3). Essi
sono ben corrispondenti al tipo dell’Anisico sup. della Val Camonica, figurato da Assereto in¬
grandito una volta e mezzo, che presenta diametro di mm 23.5 e che abbiamo in diretto con¬
fronto. Tuttavia 1’ identificazione di esemplari a dimensioni così ridotte coi grandi tipi di
breunigi di Mojsisovics, ci sembra alquanto incerta. Pertanto ci limitiamo al semplice
confronto.
Distribuzione. - Rarissima specie dell’Amsico superiore della Schreyer Alpe, dell’ isola
di Hydra e della Val Camonica.
124
S. VENZO - G. PELOSIO
Gen. DISCOPTYCHITES Diener, 1916.
Discoptychites suttneri (MoJS.)
(Tav. XV, figg. 8; 10-15; Tav. XVI, figg. 4; 7-9; 11; 13)
1882 - Ptychites Suttneri Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 251, tav. LXXIV, figg. 1-4; tav. LXXV,
1887 - Ptychites Suttneri Hauer, Cephal. Han Bulog., p. 41. figg. 2, 3.
1896 - Ptychites Suttneri Arthaber, Vorldufige Mitteilung ecc., p. 271.
1896 - Ptychites Suttneri Arthaber, Reiflingerkalke, p. 96.
1900 - Ptychites Suttneri Diener, Schiechlinghòhe, p. 29.
? 1905 - Ptychites Suttneri Reis, Fauna d. W ettersteinkalkes II, p. 137, tav. II, fig. 11.
1911 - Ptychites Suttneri Renz, Triacl. Faunen d. Argolis, p. 28.
1915 - Ptychites Suttneri Diener, Cephalopoda triadica I, p. 246.
1927 - Ptychites (?) Suttneri Broili, Saalfelden, p. 234.
1931 - Ptychites Suttneri Renz, Bulogkalke d. Insel Hydra, p. 56 ( nom . nud.).
1932 - Ptychites suttneri KuTASSY, Cephalopoda triadica II, p. 644.
1934 - Ptychites suttneri Schnetzer, Muschelkalk fauna b. Saalfelden, p. 100.
Abbiamo preparato una quarantina di ottimi esmeplari, tra i quali prevalgono di gran
lunga quelli di dimensioni medio-piccole:
diametro alt. ult. giro ombelico spessore
L’esemplare maggiore (tav. XV, fig. 14), raccolto da S. Venzo, è caratterizzato da con¬
chiglia discoidale rigonfia, a giri subangolosi con fianchi notevolmente declivi all’esterno, di¬
modoché la regione ventrale rimase assai ristretta e subacuta. Ombelico ristretto, a margine
subangoloso ; ornamentazione costituita da rughe attenuate, un po’ irregolari, subrette e talora
appena sigmoidi. Su questo esemplare appare in più punti la complicata e frastagliata linea
lobale, che non si può seguire al completo : essa risulta corrispondente a quella della fig. 3 di
Mojsisovics.
Diminuendo le dimensioni, i giri diventano proporzionalmente più crassi, meno acuti e
le rughe appaiono più marcate : sull’esemplare D-2237 di diametro mm 48 (tav. XV, fig. 8), se
ne contano una quindicina, che si attenuano e diventano evanescenti sino a scomparire nella
regione ventrale, ormai più ampia e arrotondata.
Gli esemplari di 39-36 mm di diametro, sono vieppiù crassi e mostrano giri più bassi e
larghi : verso il tratto giovanile, appaiono rade costrizioni irregolarmente distanziate. Sul¬
l’esemplare di diametro mm 29, le costrizioni risultano 3-4: su certi esemplari del tutto corri¬
spondenti per gli altri caratteri, esse sono molto attenuate o mancano.
Le sezioni diametrali degli esemplari di tav. XV, figg. 10 e 13, mostrano come i giri in¬
terni diventino sempre più larghi, bassi, e la conchiglia di conseguenza subglobosa; il chè
vien confermato dal nostro esemplare di mm 20 di diametro.
I numerosi nostri campioni di dimensioni ancora più ridotte, diventano difficilmente di¬
stinguibili dagli esemplari giovanili degli altri Ptychites o Discoptychites, qui presenti.
II piccolo esemplare frammentario, di diametro mm 16, del Wetterstein, illustrato da
Reiss a tav. II, fig. 11, Ila, è di attribuzione oltremodo incerta. Ne consegue che le figure di
Mojsisovics erano le sole conosciute della specie.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
125
L’esemplare dell’Anisico superiore della Val Camonica, figurato da Assereto 1963,
tav. XI, fig. 4a-c; x 1.5), che presenta diametro di 18, è attribuito al D. pernii (Mojs.). Noi, che
lo abbiamo in diretto esame, riscontriamo che è identico ai nostri esemplari più giovanili di
suttneri : mentre il pauli della Schreyer Alpe (Tav. LXII, fig. 2-a-d, di Mojsisovics), risulta
notevolmente diverso.
Possediamo infine diversi frammenti di grandi camere d’abitazione, a sezione subango¬
losa, che sembrano rapportabili a questa specie : ed infine un grande frammento concamerato
del diametro stimabile attorno a 220 mm e di spessore sui 65 mm, piuttosto malandato: di
esso abbiamo preparato la linea lobale, che è estremamente complessa, molto frastagliata,
ma non tutta ben seguibile. Essa risulta corrispondere a quella della fig. 2 di Mojsisovics.
Disco ptychites suttneri, del gruppo dei D. megalodisci, differisce dal D. evolvens
(Mojs.), seguentemente descritto, che presenta giri più acuti, con regione ventrale molto an¬
gusta e fianchi ornati da rade e marcate rughe appena sigmoidi.
Distribuzione. - Mojsisovics stabilì la specie su 10 esemplari della zona a trinodosus
della Schreyer Alpe. Essa, alquanto rara, è citata nel calcare di Reifling, a Schiechlinghòhe, a
Saalfelden (Salisburghese), nei calcari del Wetterstein, in Bosnia ed in Grecia (Argolis, Isola
d’ Hydra). Schnetzer la cita nel Calcare di Prezzo, in Val Giudicare.
Discoptychites suttneri (Mojs.)
forma crassa
(Tav. XVI, figg. 5, 6, 10, 12)
Abbiamo preparato 6 esemplari completi :
diametro alt. ult. giro ombelico spessore
es. tav. XVI, fig. 5a, b mm 35 mm 19 (0.53) mm 8 (0.23) mm 20(0.57)
es. tav. XVI, fig. 6a, b mm 31 mm 16 (0.52) mm 7 (0.23) mm 18(0.58)
es. tav. XVI, fig. 12a, c mm 30 mm 14.5(0.48) mm 7.2(0.24) mm 18(0.60)
Essi si differenziano dalla specie tipica per la conchiglia più crassa e la sezione del giro
proporzionalmente un po’ più bassa della media, ma con fianchi sempre sensibilmente declivi
all’esterno, verso la fine giro. Come nei tipi più adulti, alcuni di essi presentano deboli stroz¬
zature, mentre altri ne sono quasi privi.
Crediamo attribuire a questa forma anche il frammento di maggiori dimensioni, sezio¬
nato diametralmente, che è figurato a fig. 10. Esso è costituito dalla parte iniziale della camera
d’abitazione, delimitata da setto fratturato con 4 lobi sul fianco, oltre al lobo sifonale, e 5 selle.
L’ ultimo tratto del giro, alto mm 32, presenta spessore di mm 26 ; mentre il giro interno, spa-
tizzato, presenta altezza di mm 15 e spessore di mm 18.5, risultando basso e crasso, quasi sub¬
globoso.
Discoptychites suttneri (Mojs.)
forma a ombelico largo
(Tav. XVI, figg. 14 a, b; 15 a-c)
Abbiamo preparato due buoni esemplari :
diametro alt. ult. giro ombelico spessore
es. tav. XVI, fig. 15a-c
es. tav. XVI, fig. 14a, b
mm 30
mm 29
mm 14.5(0.48)
mm 15 (0.51)
mm 9(0.30)
mm 9(0.31)
mm 16(0.53)
mm 12(0.41)
126
S. VENZO - G. PELOSIO
Essi sono caratterizzati da ombelico più largo della media, al medesimo diametro; come
appare confrontando il rapporto ombelicale dei campioni del suttneri tipico, al diametro di
mm 36 (0.19) e di mm 29 (0.21).
Nell’esemplare raccolto da S. Venzo della fig. 15a-c, l’ombelico non è identico sulle due
faccie. Infatti nella faccia opposta, esso — seppur completamente preparato e non deformato —
presenta rapporto ombelico/diametro di 0.27, invece di 0.30. Fra gli esemplari tipici soltanto
quello di più ridotte dimensioni, con diametro mm 20, presenta rapporto ombelicale di 0.30.
Nonostante l’ombelico più largo, essi rientrano nella specie, come dimostrano forme transi-
zionali e come appare dal piccolo tipo della Schreyer Alpe, illustrato da Mojsisovics a
Tav. LXXIV, fig. 4a.
I nostri due campioni ricordano la norma laterale del D. domatus (Hauer) della zona
a binodosus di Dont (Val di Zoldo) e della Selva Baconia, illustrato da Mojsisovics a Tav. LXII,
figg. 5 a, b: ma la sua sezione della fig. 5b è già più globosa, con giri molto più bassi e larghi.
II piccolo esemplare dell’Anisico superiore della Val Camonica, attribuito da Assereto
(1963, p. 77, tav. XI, figg. 2a-c; x 1.5) al domatus, che abbiamo in diretto confronto, è identico
ad una ventina di nostri tipi giovanili di suttneri.
Come già osservato, gli esemplari giovanili di questo genere si assomigliano tra loro,
tanto che ogni tentativo di classificazione è assai incerto.
Discoptychites cfr. evolvens (MOJS.)
(Tav. XVI, fig. 16a-c; 17a-c)
1882 - Ptychites evolvens Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 254, tav .LXXV, figg. 1, 4; tav. LXXVI,
1887 - Ptychites evolvens Hauer, Cephal. Pian Bulog, p. 42. fig. 1.
1900 - Ptychites evolvens Diener, Schiechlinghòhe, p. 29.
1904 - Ptychites evolvens Martelli, Cefal. trias. Boljevici, p. 121.
1912 - Ptychites evolvens Turina, Han Bulog-Ptychitenkalkes, p. 681.
1915 - Ptychites evolvens Diener, Cephalopoda triadica I, p. 240.
1916 - Ptychites evolvens Kraus, Cephal. Gacko, p. 269.
1927 - Ptychites evolvens Stolz, Anis. Grigne, p. 143 ( nom . nud.).
1927 - Ptychites evolvens Broili, Saalfelden, p. 234.
1927 - Ptychites evolvens Gugenberger, Cephalopoden Stabljana-Aìpe, p. 113.
1928 - Ptychites evolvens Cosijn, Geol. Valli Olmo al Brembo, p. 281 ( n . nud.).
1931 - Ptychites evolvens Renz, Bulogkalke d. Insel Hydra, p. 56 (n. nud.).
1932 - Ptychites evolvens Kutassy, Cephalopoda triadica II, p. 635.
1934 - Ptychites evolvens Schnetzer, Muschelkalkfauna b. Saalfelden, p. 99.
1958 - Ptychites evolvens Sacchi Vialli & Vai, Rev. Fauna Triass. Bresciana, p. 74.
1967 - Flexoptychites acutus Casati & Gnaccolini, Geol. Alpi Orobie, p. 137, tav. 10, fig. 7 a, b.
Frammento di camera d’abitazione della coll. S. Venzo: diametro approssimativo sui
60 mm, alt. ult. giro mm 31.5, spessore mm 2.5.
Esso è caratterizzato da fianchi appena convessi e fortemente declivi all’esterno, dimo¬
doché la regione ventrale risulta molto ristretta ed acuta.
Fianchi ornati da coste rade ed irregolari, dapprima subrette e poi appena subflessuose,
con alla fine coste secondarie interposte. Angolo ombelicale subacuto, appena arrotondato e nu¬
cleo interno subgloboso, ma eccentrico per deformazione. Nella sezione della tav. XVI, fig. 16a,
risulta che — come di regola — i giri interni si abbassano, diventano vieppiù crassi e con re¬
gione ventrale arrotondata. La sezione risulta pertanto identica a quello del tipo della Schreyer
Alpe, illustrata da MOJSISOVICS a tav. LXXV, fig. le, che è di dimensioni alquanto superiori e
che mostra ombelico molto ristretto; mentre poi nell’accrescimento l’ombelico si allarga rapi¬
damente (sua tav. LXXVI, fig. 1). Questo carattere non si osserva sul nostro campione, di di¬
mensioni ridotte e rotto nell’ombelico, ma che risulta appartenere a Discoptychites', anche per
la stretta analogia col nostro maggiore esemplare di suttneri.
NUOVA FAUNA A AMMONQIDI DELL’aNISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
127
Il campione in esame risulta identico al tipo di Valenzana figurato da Casati e Gnac-
COLINI a tav. 10, figg. 7 a, b, classificato Flexoptychites acutus, che noi abbiamo in diretto
confronto e che rifiguriamo (nostra tav. XVI, fig. 17).
Esso, ben conservato, per le deboli coste, fitte ed appena subflessuose, e la sezione dei
giri molto acuta, spetta a Discoptychites, rientrando n eWevolvens di Mojsisovics. L’attribu¬
zione generica del tipo dell’Anisico superiore di Valenzana a Discoptychites, invece che a
Flexoptychites, è comprovata dall’analogia coi tipi adulti di D. suttneri, già descritti, che si di¬
stinguono essenzialmente per i giri più tozzi e meno acuti alle stesse dimensioni.
D’altronde anche le belle sezioni di D. acutus portate da Mojsisovics che stabilì la specie
(tav. LXIV, fig. 4; LXV, fig. 1; LXVI, figg. 4 e 5), sono molto meno acute ed i fianchi, debol¬
mente arcuati, risultano ornati da coste rade e fortemente flessuose ; spettando pertanto a
Flexoptychites, genere seguentemente trattato.
Il grosso esemplare di Flexoptychites acutus (Mojs.), incompleto ma ben conservato,
rinvenuto da Assereto (1963, tav. IX, fig. 3 a, b) nell’Anisico superiore della Val Camonica,
che noi abbiamo in diretto confronto, è veramente tipico e particolarmente identico anche per
dimensioni a quello illustrato da Mojsisovics a tav. LXIV, fig. 4. Esso risulta ben diverso
dal tipo di Valenzana, di cui sopra. Nostro esemplare confrontato col F. acutus, viene seguen¬
temente descritto.
Distribuzione. - I tipi di Mojsisovics provengono dalla « zona a trinodosus » della
Schreyer Alpe e di Prezzo-Malga La Vaiino (Val Giudicarie); la specie è nota inoltre a Nord
delle Alpi e Schiechlinghohe presso Hallstatt, nell’« Hauptfossilbank » del Muschelkalk di Saal-
felden (Salisburgo), nonché in varie località delle Dinaridi e della Grecia. Il tipo di Casati e
Gnaccolini è dell’Anisico superiore (« calcare di Prezzo ») della Valenzana (Alpi Orobie occ.),
mentre la citazione di Cosijn si riferisce alle Valli Olmo al Brembo, 6-7 Km a NW di Lenna;
un esemplare frammentario è citato da SECCHI Vialli & Vai per la Val Trompia.
Gen. FLEXOPTYCHITES SPATH, 1951.
Flexoptychites flexuosus (MOJS.)
(Tav. XVI, figg. 18a, b; Tav. XVII, fig. 9a, b)
1865 - Ammonites Studeri Hauer, Cephal. unteren Trias, p. 629 (pars).
1867 - Ammonites Studeri Beyrich, Cephal. Muschelkalk Alpen, p. 123 (pars), tav. 1, figg. 5a-c.
1869 - Arcestes Studeri Mojsisovics, Cephal.-Fauna alpinen Muschelkalkes, p. 570 (pars).
1882 - Ptychites flexuosus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 261, tav. LXIII, figg. 2-8; tav. LXIV,
1887 - Ptychites Studeri Hauer, Cephal. Han Bulog, p. 43 (pars). fig. 1-3; tav. 66, figg. 2-3.
1899 - Ptychites flexuosus Mariani, App. geol. paleont. Schilpario, p. 1244.
1900 - Ptychites flexuosus Diener, Schiechlinghohe, p. 33.
1904 - Ptychites flexuosus Martelli, Cefal. trias. Bolijevici, p. 125, tav. X, figg. 2-7.
1906 - Ptychites flexuosus Arthaber, Alpine Trias, tav. XXXVI, figg. 5a-c.
1911 - Ptychites flexuosus Renz, Triad. Faunen Argolis, p. 25, fig. 1 nel testo.
1913 - Ptychites flexuosus Simionescu, Ammonites Hagighiol. p. 342, tav. VIII, fig. 7.
1913 - Ptychites flexuosus ToULA, Westbosnien, p. 663, tav. XXIV, fig. 9; figg. 22, 23 nel testo.
1914 - Ptychites flexuosus Arthaber, Trias Bithynien, p. 144, tav. XIII, fig. lOb.
1915 - Ptychites Studeri-flexuosus Diener, Cephal. triadica 1, p. 246 (pars).
1916 - Ptychites flexuosus Kraus, Cephal. Gacko, p. 274.
1925 - Ptychites flexuosus (studeri) Diener, Leitfoss. Trias, p. 71, tav. XIII, fig. 20c.
1927 - Ptychites flexuosus Gugenberger, Cephal. Stabi jana- Alpe, p. 120.
1927 - Ptychites flexuosus Broili, Muschelkalk fauna Saalfelden, p. 234.
1931 - Ptychites flexuosus Zivkovic, Trias moy. Zlatar, p. 90, tav. V, figg. 1 a, b.
1931 - Ptychites flexuosus Voelker, Triasfoss. Adamellogruppe, p. 449, tav. XIV, fig. 4.
1931 - Ptychites flexuosus Kutassy, Cephal. triadica II, p. 635.
1934 - Ptychites studeri-flexuosus Schnetzer, Muschelkalk fauna b. Saalfelden, p. 105 (pars), tav. 5, figg. 5, 6;
tav. 6, fig. 1.
128
S. VENZO - G. PELOSIO
1949 - Ptychites flexuosus Riedel, Cefal. Anis. Alpi Merid., tav. Ili, fig. 9.
1958 - Ptychites flexuosus Sacchi Vialli & Vai. Rev. fauna triass. bresciana, p. 75, tav. IV, fig. 34.
1958 - Ptychites flexuosus Pilger & Schònenberg, Mitteltriad. Tuffe Gailtaler Alpen, p. 207, tav. II, fig. 9.
1963 - Flexoptychites flexuosus Assereto, Anis. sup. Val Camonica, p. 82, tav. IX, figg. 1, 2; fig. 29 nel testo.
1967 - Flexoptychites flexuosus Casati & Gnaccolini, Geol. Alpi Orobie, p. 137.
Modello interno, piuttosto malandato ed incompleto, della coll. S. Venzo. Esso misura:
diametro mm 41, alt. ult. giro mm 21 (0.51), ombelico mm 6 (0.15), spessore mm 16 circa.
Forma discoidale, piuttosto appiattita, con fianco appena convesso e regione ventrale
regolarmente arrotondata. Ombelico imbutiforme, ristretto, poco profondo, con margine sub-
angoloso-arrotondato. Il fianco è ornato da una dozzina di coste falciformi, alquanto irregolari,
ampie e rade, che verso la fine del giro attraversano assai attenuate la regione ventrale;
qualche costa secondaria appare intercalata.
Esso s’ identifica in modo particolare, ed anche per dimensioni, col tipo della Schreyer
Alpe, illustrato da Mojsisovics a tav. LXIII, fig. 3.
Il nostro tipo giovanile della coll. E. Pezzoli (diam. mm 36, alt. ult. giro mm 17.5
(0.49), ombelico mm 5 (0.14), spessore mm 15 (0.42), illustrato a tav. XVII, fig. 9a,b, risulta un
po’ più crasso. Esso è ornato da 14 coste, piuttosto rade, appena flessuose, corrispondendo al
tipo della « zona a trinodosus » della Schreyer Alpe, illustrato da Mojsisovics a tav. LXIV,
fig. 2a-c.
Il tipo dell’ Anisico superiore della Contrada Gobbia, in Val Camonica, illustrato a
fig. la-d da Assereto, risulta un po’ più crasso e con coste meno flessuose.
F. studeri (Hauer) differisce per l’ombelico scalarato invece che imbutiforme: il chè
risulta ben evidente anche dalla sezione illustrata da Assereto (1963, p. 86) a fig. 31 nel testo.
F. gibbus (Benecke), seguentemente descritto, differisce per le coste dapprima recti-
radiate e poi debolmente sigmoidi, alquanto più fitte.
Distribuzione. - Citato da Mojsisovics « nella « zona a trinodosus » della Schreyer
Alpe (Gosau), nel calcare nero di Reutte, nei calcari gialli e grigi della zona di Bakony. La
specie sale anche nel Ladinico. Presente nel calcare di Reifling, nel banco fossilifero princi¬
pale di Saalfelden (Salisburghese) ; nelle Alpi meridionali, è citata nell’Anisico superiore della
Val Trompia, della Val Camonica, di Valenzana (Orobie occ.), della zona di Lenna in Val
Brembana.
Flexoptychites gibbus (Benecke)
(Tav. XVII, figg. 1-4, 6, 7, 12)
1865 - Ammonites Studeri Hauer, Cephal. unteren Trias, p. 629 (pars).
1866 - Ammonites gibbus Benecke, Trias dura Siidalpen, p. 154, tav. II, fig. 2.
1867 - Ammonites Studeri Beyrich, Cephal. Muschelkalk Alpen, p. 123 (pars).
1869 - Arcestes studeri MOJSISOVICS, Cephalopoden-Fauna alpinen Muschelkalkes, p. 570.
1878 - Ptychites gibbus Mojsisovics, Dolomitriffe, p. 48.
1882 - Ptychites gibbus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 255, tav. LXV, fig. 2a-c, 3a, b, 4.
1894 - Ptychites gibbus Tommasi, Fauna cale, conch. Lomb., p. 139.
1899 - Ptychites gibbus Mariani, App. geol. paleont. Schilpario, p. 1244.
1900 - Ptychites gibbus Diener, Cephal. Schiechlinghbhe, p. 30.
1904 - Ptychites gibbus Martelli, Cefal. Trias Boljevici, p. 122.
1907 - Ptychites gibbus Frech. Halstàtter Kalke, p. 6, tav. I, fig. 5.
1910 - Ptychites gibbus Renz, Triad. Faunen Argolis, p. 28.
1911 - Ptychites cfr. gibbus Salopek, Cephalopodenfaunen Suddalmatien, p. 37.
1912 - Ptychites gibbus Renz, Geol. Palaeont. Griechenlands, p. 561.
1915 - Ptychites gibbus Diener, Cephal. triadica, p. 241.
1932 - Ptychites gibbus Kutassy, Cephal. triadica li, p. 636.
1958 - Ptychites gibbus Sacchi-Vialli e Vai, Revis. fauna triass. bresciana : Anisico, Quadro, n. 331 (nom. nud.)
1963 - Flexoptychites gibbus Assereto, Anisico sup. Val Camonica, p. 84, tav. X, fig. 1 ; tav. XI, fig. 1 e fig. 30
nel testo.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
129
Abbiamo preparato 5 esemplari pressoché adulti, prevalentemente ridotti a modello, e
7 esemplari giovanili. Essi vengono misurati dai maggiori ai minori, sino ai più giovanili:
Conchiglia discoidale piuttosto depressa, molto involuta e di conseguenza con ombelico
ristretto, fianchi debolmente convessi e fortemente declivi all’esterno, cosicché la regione ven¬
trale risulta piuttosto ristretta e fortemente arrotondata. Le coste, rectiradiate nella prima
metà del giro e poi sensibilmente sigmoidi, con massimo rilievo nella zona mediana, sono una
quindicina, con secondarie intercalate ed alquanto irregolari.
Sull’esemplare della coll. S. Venzo, illustrato a tav. XVII, fig. la-e, si potè preparare
la linea lobale (fig. la), con un lungo primo lobo laterale stretto e profondo e lobo sospensivo,
ben corrispondenti a quella della tav. LXV, fig. 2 di MOJSISOVICS. Risulta identico anche il
tipo dell’Anisico superiore rinvenuto da Assereto alla Contrada Gobbia (Val Camonica), e
da lui illustrato a tav. 10, fig. 2 ; tipo che noi abbiamo in diretto confronto. Invece il suo tipo
della tav. 9, fig. la-b, risulta alquanto più crasso.
I nostri esemplari giovanili appaiono proporzionalmente più crassi, con giri più bassi e
con minor numero di coste.
Abbiamo in esame anche il brutto modello interno di Ptychites gibbus dei dintorni di
Lenna, classificato e descritto da Tommasi: esso, fossilizzato in calcare grigio, incompleto ed
alquanto malandato, risulta ben corrispondente alla specie di Benecke ed ai nostri tipi.
L’attribuzione della specie al gen. Flexoptychites Spath, 1951, in accordo con Assereto,
è basata sulla conchiglia compressa, l’ombelico relativamente ampio con parete bassa, e l’orna¬
mentazione a coste sigmoidi a fine giro.
Distribuzione. - La specie è abbastanza diffusa nell’Anisico superiore delle Alpi meri¬
dionali (Val Camonica, Giudicarie, Val Trompia, Val Brembana). Essa è nota nella zona a
trinodosus della Schreyer Alpe, di Schiechlinghohe, in varie località a sud di Bakony, in Monte-
negro, nella Dalmazia meridionale ed in Grecia.
Flexoptychites gibbus (Benecke)
forma, a coste più fìtte
(Tav. XVII, figg. 3a-c; 5a, b)
Sul semigiro interno della coll. S. Venzo, illustrato a tav. XVII, fig. 3, si contano 9 coste,
alquanto più fitte della media, con intercalari: esso è quasi tutto di camera d’abitazione. Si¬
milmente, nell’esemplare giovanile della coll. S. Venzo, fotografato a fig. 5, il numero delle
coste è di 15-16 invece di una dozzina o meno, come si osserva negli esemplari giovanili della
specie tipica, alle medesime dimensioni,
130
S. VENZO - G. PELOSIO
Flexoptychites angusto-umbilicatus (BÒCKH)
(Tav. XVII, figg. 8a, b; 10; Ila, b)
1873 - Arcestes angusto-umbilicatus Bòckh. Geol. Verhàltn. sudi. Tciles Bakony, p. 160, tav. Vili, figg. 7, 8;
tav. IX, fig. 9.
1882 - Ptychites angusto-umbilicatus Mojsisovics, Cephal. medit. Triasprov., p. 257, tav. LXV, figg. 5, 6;
tav. LXVI, fig. 10.
1900 - Ptychites angusto-umbilicatus BÒCKH var. (?) Reis, Fauna Wettersteinkalkes I, p. 92, tav. V, figg. 1, 2.
1904 - Ptychites angusto-umbilicatus Martelli, Cefal. trias. Boljevici, p. 123, tav. XII, fig. 4.
1915 - Ptychites angusto-umbilicatus Diener, Cephal. triadica, p. 238.
1931 - Ptychites angusto-umbilicatus Renz, Bulogkalke d. Insci Hydra, p. 56 ( nom . nud.)
1932 - Ptychites angusto-umbilicatus Kutassy, Cephal. triadica II, p. 632.
Abbiamo preparato tre esemplari di dimensioni piuttosto ridotte :
diametro alt. ult. giro ombelico spessore
es. tav. XVII, fig. Ila, b mm 43,5 mm 24 (0.55) mm 6.5(0.15) mm 15(0.35)
es. tav. XVII, fig. 8a, b mm 35 mm 18.5(0.53) mm 5.5(0.16) mm 12(0.34)
es. tav. XVII, fig. 10 mm 34.5 mm 17 (0.50) mm 5.5(0.16) mm 12(0.35)
L’esemplare maggiore, della coll. S. Venzo, presenta guscio discoidale molto compresso,
con giri subellittici, fianchi appena convessi, debolmente declivi all’esterno e con regione ven¬
trale angusta, dapprima regolarmente arrotondata e poi subacuta. Ombelico molto ristretto,
che risulta un po’ allargato nella preparazione: esso risulta imbutiforme. Ornamentazione co¬
stituita da 16 rughe sigmoidi principali, più rilevate circa a metà dei fianchi, con 2-3 e talora
4 coste secondarie intercalate tra esse.
Dove il guscio è conservato, la superficie appare interessata da strie d’accrescimento.
La regione ventrale è attraversata da coste assai attenuate.
Sugli esemplari minori e specialmente su quello della fig. 8 a, b, costituito da conchiglia
incompleta e sezionata diametralmente, le coste principali risultano più accentuate; mentre
nell’esemplare gerontico seguentemente descritto, esse tendono ad attenuarsi vieppiù.
Per tali caratteri essi si identificano specialmente col tipo di Bakony (zona a Trachy-
ceras reitzi), illustrato da Mojsisovics a tav. LXVI, fig. 1 a, b. Seguentemente descriviamo un
esemplare gerontico anomalo di questa specie.
Distribuzione. - I tipi di Bòckh e Mojsisovics sono della zona a Trachyceras reitzi
di Bakony. Martelli e Renz citano la specie nell’Anisico superiore di Boljevici (Montenegro)
e dell’ Isola di Hydra. Essa è nota inoltre nell’Anisico del Dosso Alto in Val Trompia, e
nei calcari grigio-chiari del Wettersteinkalk (Wetterschroffenhalden an der Ehrwalder Alm;
Reis, 1900).
Flexoptychites angusto-umbilicatus (BÒCKH)
forma gerontica anomala
(Tav. XVII, figg. 13a-e)
Modello interno raccolto da R. Zambelli del Museo di Bergamo, costituito da esem¬
plare incompleto sezionato diametralmente: diametro massimo sui mm 95, senza la crestina
anomala visibile nelle figg. 13 b, c; diametro massimo della conchiglia interna (fig. 13d)
mm 69.5; altezza ultimo giro mm 51 (0.54); ombelico relativo al diametro 69.5, mm 8.5 (0.12);
spessore mm 26.5 (0.28).
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
131
La sezione dei giri si è ulteriormente appiattita nello sviluppo ed all’esterno dell’ultimo
giro la regione ventrale, angolosa, è interessata da acuta carena leggermente deviata (fig. 13a):
questa, in corrispondenza della sezione, presenta locale crestina anomala.
Fianchi appena convessi e sensibilmente declivi all’esterno, dimodoché anche sul penul¬
timo giro la regione ventrale è già angolosa. Sul penultico giro i fianchi sono ornati da atte¬
nuate rughe principali, con 2-3 secondarie intercalate, come già osservato per i tipici piccoli
esemplari già descritti. Anche la sezione dei giri interni, visibile a fig. 13d, sta a provare la
corrispondenza colla sezione della fig. llb e l’identità della specie. La carena ventrale sub¬
arcuata del giro interno è attraversata dalle rughe quasi evanescenti. Sulla camera di abita¬
zione la costulazione si attenua vieppiù; all’esterno e nella regione ventrale, delimitata da debole
spalla subangolosa, le coste sono più fitte (fig. 13a). Anche le due spalle sono disuguali, poiché
quella della fig. 13c è notevolmente più marcata.
Sul penultimo giro è ben evidente la linea lobale (figg. 13 b, e), caratterizzata da pro¬
fondo primo lobo laterale, piuttosto tozzo e terminalmente tripartito, ed inoltre più profondo
del lobo esterno, ventrale; prima sella laterale bassa, mentre la seconda risulta molto alta ed
oltrepassa notevolmente il primo lobo laterale; secondo lobo laterale che giunge all’altezza di
circa 2/3 del primo, mentre il terzo ed il quarto sono ridottissimi.
La linea lobale, seppur di esemplare notevolmente più adulto, si identifica con quella
della tav. LXV, fig. 6 di Mojsisovics, confermando trattarsi sempre della medesima specie.
Questa è vicina al F. gibbus qui presente, nonché al F. acutus (Mojs.), che si distingue per le
rade coste, marcatamente sigmoidi, senza intercalari evidenti.
CONCLUSIONI PALEONTOLOGICHE
(S. Venzo e G. Pelosio)
Oltre alle 25 specie note, altre due risultano nuove per la Scienza: Paraceratites dona-
donii, stabilita su ottimo esemplare affine al P. trinodosus e con caratteri transizionali al
P. brembanus, che proviene dal livello ricco di Trinodosi; Beyrichites (Gangadharites?) orobicus,
rappresentato da 10 esemplari, in serie, dagli adulti ai giovanili, che risulta affine al
B. (G?) abichi, al B. (Gì) ragazzonii, e con caratteri ornamentali di convergenza col P. bino-
dosus. Nella nostra fauna è interessante la presenza del sottogenere Gangadharites Diener
1895, sinora ritenuto esclusivo dell’Anisico dell’Himalaia. Tale sottogenere di Beyrichites (tipo
Beyrichites ( Gangadharites ) gangadhara Diener), caratterizzato dalla presenza sulla camera
d’abitazione di esemplari adulti, di radi tubercoli e di coste evanescenti, ricorda i Paraceratites
adulti: fenomeno di convergenza già osservato da Arthaber nello studio della sua fauna del-
l’Anatolia ( Bythinien , 1914, p. 115).
Le specie sono raggruppate in 7 generi e precisamente: 6 Beyrichites, 6 Paraceratites,
5 Semiornites, 1 Loyigobardites, 4 Ptychites, 2 Discopty cìnte s e 3 Flexoptychites. Gli esem¬
plari di Beyrichites, piuttosto poco comuni, sono 32; i Paraceratites trinodosi sono comunis¬
simi, talora concentrati in lenti, ed assommano a 237 esemplari. Questo numero è infatti quello
dei soli esemplari preparati. Tra essi il trinodostis è rappresentato da 70 esemplari, il brem¬
banus da 120, il rotili — sinora non citato nella « Formazione del calcare di Prezzo » — da
40: pertanto essi rappresentano il 59% dell’ intera fauna. Invece Yelegans, il subnodosus ed il
donadonii, risultano rari. L’enorme sviluppo dei Trinodosi, mentre i Binodosi mancano, induce
a mantenere la « zona a trinodosus », che caratterizza l’Anisico superiore ( Calcare di Prezzo;
Illirico ). Il gen. Semiornites è abbastanza comune e rappresentato da 7 esemplari del corde -
volicus, 15 del lennanus, 10 dell’ aviticus; mentre il variscoi ed il riccardii, risultano assai rari.
S. VENZÓ - G. PELOSIO
132
I Longobardites sono rarissimi e rappresentati da soli 4 esemplari di zsigmondyi. Assai
comuni gli Ptychitidi, talora concentrati in lenti, con Trinodosi invece rari, pur trovandosi nei
medesimi strati. Il gen. Ptychites è rappresentato da 23 esemplari; Discoptychites da 51, fra
i quali 50 sono di suttneri (13%), specie sinora citata solo nel calcare della località tipica di
Prezzo (Val Giudicarie) e non nota nelle valli lombarde.
II gen. Flexoptychites, di solito raro, è rappresentato da 20 esemplari, di cui 14 di
gibbus.
La presenza di varie forme anomale del P. trinodosus, del P. brembanus e del Flexopty¬
chites angusto-umbilicatus, fà pensare a speciali adattamenti in ambiente sfavorevole, di sedi¬
mento un po’ sapropelitico: carattere quest’ultimo che si accentua nelle alternanze marnoso-
argillose sterili.
Le dimensioni medie degli Ammonoidi sono piuttosto ridotte; ad eccezione di alcuni
esemplari frammentari di giganteschi Discoptychites del gruppo megalodisci, che raggiungono
il diametro di una trentina di centimetri : la linea lobale, complicatissima, sino a fine giro, te¬
stimonia la mancanza di tutta la camera d’abitazione, dimodoché le dimensioni erano assai
maggiori.
Caratteristica della nostra fauna è la mancanza dei generi Bulogites e Reiflingites, ben
rappresentati invece nell’Anisico superiore della Val Camonica, illustrato da Assereto (1963).
Noi abbiamo in diretto esame i suoi tipi. Essi presentano facies analoga a quella del nostro
Canalone. Mancano inoltre i Cuccoceras, che caratterizzano i calcari di M. Cucco in Carnia,
e i calcari neri della Val Romana, che ora vengono riferiti al Pelsonico (Assereto, 1966). Un
esemplare frammentario di Cuccoceras fluitato, del Museo di Bergamo, fossilizzato in calcare
grigio, proviene dalla zona di Lenna, da livello probabilmente un po’ inferiore al nostro.
La classificazione paleontologica seguita è quella del recente ed ottimo Treatise on inver¬
tebrate Paleontology , diretto da R. C. Moore (1957). La classificazione degli Ammonoidi trias¬
sici, con particolare riguardo alla Superf amiglia Ceratitaceae Mojs. è dovuta a B. Kummel
(1957, pp. 147-156), che seguì quella di Spath 1951.
La classificazione di Kummel venne già seguita da Assereto per la Val Camonica
(1963) e da Casati-Gnaccolini per le Alpi Orobie occidentali (1967) ; nonché da Assereto per
la Val Romana nelle Alpi Giulie occidentali (1966).
In complesso la nostra fauna, seppur molto ricca di esemplari, risulta piuttosto uniforme.
Il gran numero di campioni in alcune specie ha permesso di studiarne le condizioni di varia¬
bilità, con forme transizionali, distinguendo diversi morfotipi che considerati a sé potrebbero
far pensare anche a specie distinte. Non venne introdotta la nomenclatura sottospecifica, trat¬
tandosi di esemplari della stessa località e del medesimo livello: cosicché mancano le condizioni
di allopatria e allocronia, indispensabili per l’ istituzione di sottospecie.
Segue il quadro coll’elenco degli Ammonoidi del Canalone di Lenna, la loro distribu¬
zione nell’Ansico superiore della Provincia mediterranea e del Tibet-Himalaya : con L sono
indicate le 2 specie, che salgono anche nel Livinallongo.
Buuaq ip auopuBQ
pp u^idiuesa
o o
<M ^
O
IO
(N
<
£
55
W
»-}
HH
Q
W
Z
o
p
c
z
o
p
w
p
w
HH
u
w
Pn
in
w
p
p
w
Q
o
u
z
w
p
w
JS
u
-
a
©
CQ
*2
©
*r«»
-
©
CQ
©
©
«
«©
-sì
©
£
a
©
cq
.©
£
*%
©
CQ
CN>.
co
V.
e
•sì
"©
e
?
tì
o
S£
.©
E
©
cq
©
M
**
e
C3i
©
©
CV>.
co
_©
©
•sì
"©
«
C3S
£
«
e>
*<
.©
£
s*
©
CQ
©
©
U
«H
o
OS».
co
©
*S
e
©
a
5=
«
O
co
©
-5
«
•<*»
K
©•.
©
CQ
X
»
o
:0
03
>5
*©
-
©
sì
<+H
©
•tì
e
sì
o
^3
Sì
©
t5
V.
«
Si
©
a
Sì
©
co
*■*
o
s
©
A
A
©
-e
©
co
©
©
S
A
©
m
•"3
O
s
00
§
co
QQ
©
©
©5
©
©
A
CO
©
•SÌ -Sì
© ©
a a
O
s
*«p
a
*r«»
JS
©
-
-©
©
<4H
a
co
©
-S
©
©ì
OT
•“S
O
©
co
co
©
**p
•S
©
©5
4P
A
©
©
c n
*-d
o
s
©
©
©
<*H
a
30
©
**P
-S
©
©3
a
©
©
©
co
►“3
o
s
co
s
co
©
3
**
©
©
-5
©
©3
•**.
a
©
4
©
w
*
u
H
2
w
PQ
©
-c
©
©-.
4P
a
:
H
©
X
o
:0
CQ
co
©
©
©
oo
©
©ù
©
©3
a
©
K
©
^ Q Q k k ^
134
S. VENZO - G. PELOSIO
CONSIDERAZIONI SUL QUADRO DELLA DISTRIBUZIONE DEGLI AMMONOIDI
Nella prima colonna del Quadro è indicato il numero di esemplari preparati per ciascuna
specie, tralasciando numerosi altri campioni non completi, frammentari, o comunque non ben
conservati. Nel numero sono incluse anche le forme, che nella monografia vengono trattate a
parte e che figurano nell’elenco delle specie del capitolo sulle « Condizioni stratigrafiche del
Canalone di Lenna colla nuova fauna ecc. », all’inizio del lavoro (pag. 86).
Tutte le colonne prendono in considerazione solo gli Ammonoidi dell’Anisico superiore a
trinodosus, ma che raramente possono salire nel Livinallongo (L).
Nella seconda colonna sono elencate le 13 specie della zona di Lenna-Piazza, già note
dalla letteratura, ma in genere non descritte ne figurate. Nella terza colonna vengono conside¬
rate le 9 specie in comune colla Valenzana (Alpi Orobie occidentali), su fauna di 10 Ammo¬
noidi ; studiata ed illustrata da Casati e Gnaccolini nel 1967. Ricordiamo che tale località si
trova una quarantina di chilometri a monte di Lenna, nel Brembo di Valleve.
L’Anisico superiore della Val Camonica, colla nuova fauna raccolta e studiata da As-
SERETO (1963), presenta 12 Ammonoidi in comune su 35. La percentuale notevolmente bassa
della specie in comune, nonostante l’ identica facies, è dovuta al notevole sviluppo dei Bulogites
(7 specie) e dei Reiflingites (2 specie, fra le quali una nuova); generi che mancano nel nostro
giacimento.
Nella fauna dell’Anisico superiore della Val Trompia, recentemente revisionata da
Sacchi Vialli e Vai (1958), 11 sono le specie in comune colla nostra, su un elenco complessivo
di una ventina di specie.
Nella fauna della « Formazione del calcare di Prezzo » in Val Giudicarle, si riscontrano
ben 14 specie in comune su 24. Per la correlazione fra la fauna dei calcari neri a trinodosi
del Canalone di Lenna ed il « calcare di Prezzo » della località tipica, rimandiamo all’apposito
capitolo a p. 88.
La scarsa analogia colla fauna delle Grigne, revisionata da Stolz (1927), con sole
4 specie in comune, è dovuta alla speciale facies dei calcari neri di Varenna, oltreché alla
mancanza di monografia paleontologica illustrativa.
Anche le analogie colla fauna di Besano-M. S. Giorgio studiata da Airaghi (1912), sono
scarse e ridptte a sole 3 specie (P. trinodosus , rothi e brembanus). Ciò è dovuto al fatto che i
suoi Ammonoidi sono mescolati e provengono da livelli diversi, sviluppati dalla zona a Progo-
noceratites (zone a spinosus ed enodis-laevigatus ; Pelsonico ?) sino alla zona a Trachyceras reitzi
del Livinallongo. Ricordiamo che dallo stesso tratto di serie cogli scisti ittiolitici neri di Besano
(Varesotto) e del vicino M. S. Giorgio (Canton Ticino), proviene la magnifica fauna a pesci
( Colobodus ) e rettili ( Mixosaurus , Ceresiosaurus, Pachypleurosaurus ecc.), magistralmente stu¬
diati a Zurigo da C. P. Peyer e dalla sua Scuola negli ultimi 30 anni; fauna che in parte è
conservata al Museo Civico di Storia Naturale di Milano e che sale anche nel Livinallongo
(Rieber 1965, p. 1090-91).
Le analogie colla Val Centa (Passo della Fricca) e la Val Gola (Ravina), presso Trento,
sono ridotte a sole due specie su 10 : Paraceratites trinodosus e P. subnodosus. Ciò, perchè la
faunetta, ben illustrata da Arthaber (1916) è costituita essenzialmente da specie provenienti
da livello inferiore, come testimoniato dai Binodosi e dai Progonoceratites.
Nel Quadro, non abbiamo distinto colonna per il Cadore e la Carnia, poiché le analogie
sono minime ; sia per la facies diversa, sia perchè si tratta di faune provenienti talora da li¬
velli diversi (Pelsonico, Illirico, Livinallongo).
Anche le 18 specie descritte ed illustrate da Riedel (1949) per lo Zoldano, Val Talagona,
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
1 35
Cadore, Agordino, risultano provenire specialmente dalla «zona a binodosus » (Pelsonico);
mentre solo qualcuna proviene dalla « zona a trinodosus » (Illirico). Riedel non distinse le
due zone, ché anzi considerò il trinodosus semplice varietà del binodosus; infirmando la « zona
a trinodosus », tipica invece dell’Anisico superiore del nostro Canalone (fig. 2), e così costante
e caratteristica nella « formazione del calcare di Prezzo », nonché in tutta la Provincia medi-
terranea.
Le faune a Cuccoceras di M. Cucco (Arthaber 1912b) e dei Monti Cucco e Tersadia nelle
Alpi Carniche (Clerici A. 1955, Tesi di Laurea), provano la presenza dell’orizzonte a Cera-
tites binodosus e di quello a C. trmodosus. Secondo Clerici rimane invece aperto il problema
dell’esistenza, come formazione distinta, del Ladinico inferiore ( Livinallongo ).
La questione della successione delle zone ad Ammonoidi del Ladinico nell’alta valle del
Tagliamento, è recentemente oggetto di monografia di G. Pisa (1966), con 8 buone tavole.
La sua bella fauna proviene dalla zona a Trachyceras recubariense del Ladinico inferiore
(= Fassanico Auct.), e da quella a Trachyceras archelaus del Ladinico superiore (Longobar¬
dico Auct.). Trattandosi di livello superiore al nostro a trinodosus, non si osserva natural¬
mente alcuna analogia faunistica.
La nuova faunetta a Cuccoceras, Semiornites e Balatonites balatonicus, complessiva¬
mente di una decina di esemplari, della Val Romana nelle Alpi Giulie occidentali (Assereto,
1966, p .595), viene ora attribuita al Pelsonico. Pertanto essa non presenta alcuna affinità
colla nostra, che è dell’ Illirico ( calcare di Prezzo ).
Seguono le colonne inerenti le classiche e ben illustrate faune a nord delle Alpi. I cal¬
cari rossi a tHnodosus della Schreyer Alp (Gosau), presentano ben 13 specie in comune: la
fauna, meno ricca, di Schiechlinghohe (Hallstadt), ne presenta 7 ; quella di Reutte (Tirolo) 3.
Nella ricca fauna di Reifling (Gratz), ben illustrata da Arthaber (1896), riscon¬
triamo 6 specie in comune ; benché manchino nel nostro Canalone i Reiflingites ed i Bulo-
gites, comuni anche nell’Anisico superiore della Val Camonica (Assereto 1963). La fauna ad
Ammonoidi di Saalfelden (Salisburgo), illustrata da Schnetzer sulla Palaeontographica 1934,
ricca anche come numero di esemplari con varie forme (varietà di Schnetzer), consimili o iden¬
tiche alle nostre, presenta 7 specie in comune.
Col Wettersteinkalk (Alpi Tirolesi settentrionali al confine colla Baviera), illustrato da
Reis nel 1901 e 1907, riscontriamo 6 specie in comune; ciò anche perchè la fauna è mescolata
e sembra interessare i livelli dalla « zona a binodosus » sino alla « zona a Trachyceras reitzi »
{Livinallongo).
Le varie località della « zona a trinodosus » della Selva Baconia (Ungheria), meravi¬
gliosamente illustrate per gli Ammonoidi da MOJSISOVICS (1882), presentano 12 specie in co¬
mune : due di esse, Longobardites zsigmondyi e Flexoptychites angusto-umbilicatus, salgono
ivi nel Ladinico.
Tra le ricche faune del Muschelkalk delle Dinaridi, colla tipica « zona a trinodosus »
(Illirico), ben 16 risultano le specie in comune col nostro giacimento: forte è anche la corri¬
spondenza colla Grecia (Argolis, Isola di Hydra), con 12 specie in comune: particolarmente
per quanto riguarda la fauna a Ptychitidi.
Col Tibet - Hymalaya, le analogie tra gli Ammonoidi sono scarse e ridotte a 3 specie.
Ricordiamo infine, che tutte le 25 specie classificate nei 18 metri superiori dell’Anisico, nel
nostro Canalone (fig. 2), vennero da Mojsisovics illustrate ed in gran parte da lui stesso isti¬
tuite per altri giacimenti della « zona a trinodosus » della Provincia mediterranea.
S. VENZO - G. PELOSIO
136
Riassunto
La nuova fauna ad Ammonoidi dell’Anisico sup. a trinodosus (calcare di Prezzo = Illirico) del Canalone
di Lenna, consta di 27 specie raccolte nei 18 metri superiori della serie, a calcari neri (biomicruditi carbo¬
niose). La fauna, ben conservata, è ricca di 391 esemplari preparati; sono rappresentati i geperi Beyrichites
(G specie), Paraceratites (6 specie), Semiornites (5 specie), Longobardites (1 specie), Ptychifes (4 specie),
Discoptychites (2 specie), Flexoptychit.es (3 specie). Due specie sono proposte come nuove: Beyrichites (Gan-
gadharit.es ?) orobiciis — gruppo del B. abichi (Mojs.), e Paraceratites donadonii — gruppo del P. trinodosus
(Mojs.). Il gran numero di esemplari di alcune specie ha permesso la distinzione di vari morfotipi (forme).
Caratteristica è la grande abbondanza dei Paraceratites trinodosi, che talora costituiscono lumachella. I P. tri¬
nodosus, brembanus, rothi — provenienti prevalentemente da strati a 10-11 metri sotto al tetto dell’Anisico
(calcari di Livinallongo) — sono rappresentati da 230 esemplari: essi equivalgono al 59% degli Ammonoidi
preparati. Invece P. elegans, subnodosus e donadonii n. sp., che si rinvengono assieme, sono pari. Nella fam.
Ptychitidae risulta particolarmente abbondante Discoptychites suttneri, con 50 ottimi esemplari (13%). Man¬
cano i generi Bulogites e Reiflingites, presenti nell’Anisico superiore della Val Camonica. La fauna è illu¬
strata da 11 grandi Tavole in fototipia. L’ubicazione del giacimento e le sue condizioni stratigrafiche sono
chiarite da Cartina, profilo geologico e 3 fotografie nel testo, mentre la distribuzione delle specie nella « pro¬
vincia mediterranea » è riassunta in Quadro a fine lavoro.
Zusammenfassung
Die neue Ammonoideen-Fauna der trinodosus- Zone des Ober-Anis (calcare di Prezzo = Illyrium) vom
Canalone di Lenna besteht aus 27 Arten, die in den 18 oberen Metern der aus schwarzen Kalken (bituminose
Biomicrudite) aufgebauten Serie aufgesammenlt wurde.
Die gut erhaltene Fauna ist mit 391 praparierten Exemplaren belegt: es sind vertreten die Gattungen
Beyrichites (6 Arten), Paraceratites (6 Arten), Semiornites (5 Arten), Longobardites (1 Art), Ptychites (4
Arten), Discoptychites (2 Arten), Flexoptychites (3 Arten). Zwei. Arten sind neue fiir die Wissenschaft: Beyri¬
chites (Gangadharites ?) orobicus — Artengruppe von B. abichi (Mojs.) — , und Paraceratites donadonii —
Artengruppe von P. trinodosus (Mojs.). Die grosse Anzahl an Exemplaren erlaubte die Unterscheidung ver-
schiedener Morphotypen («formae»). Die weite Verbreitung von Paraceratites trinodosus, der gelegentlich Lu-
machellen bildet, ist charakteristisch. P. trinodosus, brembanus, rothi — die vorwiegend aus Schichten 10-11 m
unter der Oberkante des Anis (calcari di Livinallongo) stammen- sind in 230 Exemplaren vertreten; das
entspricht 59% der praparierten Ammonoideen. P. elegans, subnodosus und donadonii n. sp., die mit den ersten
zusammen vorkommen, sind dagegen selten. In der Familie dei* Ptychiden ist Discoptychites suttneri mit 50
sehr guten Exemplaren (13%) bensonders reichich vertreten. Es fehlen die Gattungen Bulogites und Reiflin¬
gites, die im Val Camonica im gleichen Niveau anzutreffen sind. Die Fauna wird auf 11 grosse Fototafeln dar-
gestellt; die Lage des Fossilfundpunktes und seine stratigraphische Einordnung werden durch kleine Karte,
Profil und drei Photographien im Text dargestellt; die Verteilung der Arten in der mediterranen Triasprovinz
ist in einer Uebersichstabelle am Ende der Arbeit veranschaulicht.
Abstract
The new upper Anisian Ammonoids fauna « trinodosus » zone (« Prezzo limestone », Illyrian in age),
from thè Lenna gully, includes 27 species. They were collected in thè uppermost 18mts of thè black limestone
(carbonaceous biomicrudites) section. The well preserved fauna is represented by 391 separated and prepared
specimens, belonging to thè following genera: Beyrichites (6 species), Paraceratites (6 species), Semiornites
(5 species), Longobardites (1 species), Ptychites (4 species), Discoptychites (2 species), Flexoptychites (3 spe¬
cies). Two species are proposed as new: Beyrichites (Gangadharites ?) orobicus — gr. B. abichi (Mojs.) —
and Paraceratites donadonii — gr. P. trinodosus (Mojs.). The frequence in specimens of some species, has al-
lowed thè recognition of several morphotypes (forms). The abundance of Paraceratites trinodosi, somewhere
making coquina, is remarkable. The 230 specimens of P. trinodosus, brembanus, rothi, equivalent thè 59% of
prepared Ammonoids, are prevailingly from limestone beds 10-llmts under thè Anisian top (Livinallongo li-
mestone)-, associated are few specimens of P. elegans, subnodosus and donadonii n. sp. . Among thè species of
Ptychitidae family is very frequent Discoptychites suttneri, with 50 well preserved specimens (13%).
The genera Bulogites and Reiflingites, which are occurriug in Valcamonica upper Anisian, have not
been found.
The fauna is illustrated by 11 phototypical Plates. The location of thè new fossiliferous outerop and
thè stratigraphy are shown by text-figures : vertical range and thè distribution of thè species in thè « mediter-
ranean province » are summarized in one Table.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC.
137
Sommaire
On va décrire pour la prémière fois l’association faunistique à Ammono'ides de l’Anisien supérieur
(«couches à trinodosus »: niveau des calcaires de Prezzo — Illyrien) du couloir de Lenna. Elle est constituée
par 27 espèces qu’on a recueillies entre les calcaires noirs (biomicrudites carbonatées) au bout de la sèrie sur
une épaisseur de 18 mètres: les exemplaires sont bien conservés, c’est pourquoi on en a pu préparer 391 et
distinguer plusieurs morphotypes (formes).
On a reconnu six espèces du genre Beyrichites, six de Paraceratites, cinq de Semiornites, une de Lon-
gobardites, quatre de Ptychites, deux de Discoptychites et enfin trois de Flexoptychites : deux d’entre elles
— c’est à dire Beyrichites (Gangadharites ?) orobicus, du groupe de B. abichi (Mojs.) et Paraceratites dona-
donii du groupe de P. trinodosus (Mojs.) — vont étre proposées comme nouvelles pour le Paléontologistes.
Le plus caractéristiques et le plus répandues dans cette gite sont les Paraceratites trinoveux, dont on
trouve parfois des lits lumachelliques.
Le 59% des Ammono'ides préparés et étudiés — c’est à dire 230 exemplaires — est répresenté par P. tri¬
nodosus, brembanus, rothi — recueillies pour la plupart entre les couches placées 10-11 mètres au-dessous du
toit de l’Anisien ( calcaires de Livinallongo). Par contre P. elengans, subnodosus et donadonii n. sp., qu’on
trouv ensemble — sont rares.
Pour la famille des Ptychitidae, est particulièrement répandu Discoptychites suttneri, dont on a pré-
paré 50 exemplaires très bien conservés (13%).
Les genres Bulogites et Reiflingites sont ici absents, tandis qu’ ils sont fréquents en Val Camonica au
mème niveau.
Ce travail est complété par 11 tables en phototypie pour l’ illustration de la faune, par la carte et le
profil géologique ainsi que par trois photos dans le texte, pour la localisation de la gite et pour la représen-
tation de ses conditions stratigraphiques, et enfin par un tableau, qui éclaire la distribution des espèces dans
la « province méditerranéenne ».
BIBLIOGRAFIA
Airaghi C. (1905) - Ammoniti triassici ( Muschelkak ) del M. Rite in Cadore. Boll. Soc. Geol. It., voi. 24,
pp. 237-255, 1 tav., Roma.
Airaghi C. (1912) - I Molluschi degli scisti bituminosi di Besano in Lombardia. Atti Soc. It. Se. Nat. Milano,
voi. 51, pp. 1-30, 1 fig. nel testo, 4 tav., Milano.
Alma H. (1926) - Eine Fauna des Wettersteinkalkes bei Innsbruch. Ann. Naturh. Mus. Wien, voi. 40, pp. 111-
128, 1 tav. Wien.
Arabu N. (1932) - Essai d’une nouvelle classification des Ammonoidés triasiques; vue generale sur leurs ori-
gines. Bull. Soc. Géol. de France, V ser., voi. 2, pp. 237-274, 17 figg. nel testo, Paris.
Arkell W. J., Kummel B. & Wright C. W. (1957) - Mesozoic Ammonoidea. In Moore R. - Treatise on In¬
vertebrate Paleontology. Part L, pp. L80-L490, 434 figg. nel testo, Lawrence.
Arthaber G. (1896 a) - Vorlàufige Mittheilung iiber neue Aufsammlungen in Judicarien und Berichtigung,
den « Ceratites nodosus » aus dem Pretto betreffend. Verhandl. k. k. Geol. Reichsanst., Jahrg. 1896,
pp. 265-274, Wien.
Arthaber G. (1896 b) - Die Cephalopodenfauna der Reiflinger Kalke, Abtheil. 1 und II. Beitr. Palàont. Geol.
Òsterr.-Ungarns, voi. 10, pp. 1-112 e pp. 192-242, 12 figg. nel testo, 15 tav., Wien und Leipzig.
Arthaber G. (1906) - Die alpine Trias des Mediterran- Gebietes. In Frech F. - Lethaea geognostica, Theil IL
Das Mesozoicum, I, Trias, pp. 223-391 e 417-472, 26 tav., Wien, 1903-1908.
Arthaber G. (1912 a) - Grundziige einer Systematik der triadischen Ammoneen. Centr. f. Miner. Geol. Pa¬
làont., Jahrb. 1912, pp. 245-256, 3 figg. nel testo, Stuttgart.
Arthaber G. (1912 b) - Ueber die H orizontierung der Fossilfunde am Monte Cucco ( italienische Carnia) und
iiber die systematische Stellung von Cuccoceras Dien. . Jahrb. k. k. Geol. Reichsanst., voi. 62, pp. 333-358,
2 figg. nel testo, 2 tav., Wien.
Arthaber G. (1914) - Die Trias von Bithynien ( Anatolien ). Beitr. Palàont. Geol. Òsterr.-Ung. u. Orients,
voi. 27 pp. 85-206, 19 figg. nel testo, 8 tav., Wien.
Arthaber G. (1916) - Die F ossilfuhrung der anisischen Stufe in der Umgebung von Trient. Jahrb. k. k. Geol.
Reichsanst., voi. 65, pp. 239-260, 3 figg. nel testo, 3 tav., Wien, 1915.
Assereto R. (1963) - Il Trias in Lombardia ( Studi geologici e paleontologici). IV. Fossili dell’ Anisico superiore
della Val Camonica. Riv. Ital. Paleont. Strat., voi. 69, n. 1, pp. 3-123, 33 figg. nel testo, 11 tav., Milano.
Assereto R. (1966 a) - Sul ritrovamento di Cefalopodi anisici nella Val Romana (Alpi Giulie occidentali). Riv.
Ital. Paleont. Strat., voi. 72, n. 3, pp. 591-606, 4 figg. nel testo, 1 tav., Milano.
138
S. VENZO - G. PELOSIO
Assereto R. (1966 b) - Note tassonomiche sul genere Longobardites Mojsisovics con revisione delle specie ita¬
liane. Riv. Ital. Paleont. Strat., voi. 72, n. 4, pp. 933-998, 10 figg. nel testo, 5 tav., Milano.
Assereto R. & Casati P. (1965) - Revisione della stratigrafia permo-triassica della Val Camonica meridionale
(Lombardia). Riv. Ital. Paleont. Strat., voi. 71, n. 4, pp. 999-1097, 31 figg. nel testo, Milano.
Assereto R. & Casati P. (1966) - Il Trias in Lombardia ( Studi geologici e paleontologici). XVII. Longobardites
brembanus sp. n. dell’ Anisico superiore della Lombardia. Riv. Ital. Paleont. Strat., voi. 72, n. 2, pp. 359-
366, 1 fig. nel testo, 1 tav., Milano.
Benecke E. W. (1866) - Ueber Trias und dura in den Siidalpen. Geogn.-Palàont. Beitr. Benecke, voi. 1, pp.
1-204, 11 tav., Miinchen.
Beyrich E. (1867) - Ueber einig e Cephalopoden aus dem Muschelkalk der Alpen und uber verwandte Arten.
Abhandl. Akad. Wiss. Berlin, pp. 103-149, 5 tav., Berlin, 1866.
Bittner A. (1881) - Ueber die geologischen Aufnahmen in Judicarien und Val Sabbia. Jahrb. k. k. Geol.
Reichsanst., voi. 31, pp. 219-370, 3 tav., Wien.
Bòckh J. (1873) - Die geologischen Verhàltnisse des sudlichen Teiles des Bakony. I Teil. Mitt. Jahrb. Ung.
Geol. Anst., voi. 2, fase. 2, pp. 25-180, 5 tav., Budapest, 1872.
Boni A. (1939) - Fauna anisica pigmea scoperta nelle Prealpi Bresciane. Boll. Soc. Geol. It., voi. 58, fase. 2-3,
pp. 321-428, 6 tav., Roma.
Broili F. (1927) - Eine Muschelkalk f amia aus der Ndhe von Saalfelden. Abt. Sitzungsb. Bayer. Akad. Wiss.
Math. Naturwiss. CL, pp. 232-236, Mùnchen.
Bukowski G. (1895) - Cephalopoden funde in dem Muschelkalk von Braic in Siiddalmatien. Verhandl. k. k.
Geol. Reichsanst., Jahrg. 1895, n. 12, pp. 319-324, Wien.
Casati P. & Gnaccolini M. (1967) - Geologia delle Alpi Orobie occidentali. Riv. Ital. Paleont. Strat., voi. 73,
n. 1, pp. 25-162, 34 figg. nel testo, 9 tav., 1 carta geol., Milano.
Castiglioni B., Leonardi P. ecc. (1940) - Carta geologica delle Tre Venezie, Foglio Pieve di Cadore. Mag.
Acque Venezia.
Chierici M. A. (1954-55) - La fauna anisica dei Monti Cucco e Tersadia nelle Alpi Carniche. Tesi di laurea
inedita, Università di Bologna.
Cosijn J. (1928) - De geologie van de Valli di Olmo al Brembo. Leidsche Geol. Mededelingen, vai. 2, p. 251-324,
4 tav., Leiden, 1926-28.
Curioni G. (1855) - Sulla successione normale dei diversi membri del terreno Triasico nella Lombardia. Giorn.
R. Ist. Lomb. Se. Lett. voi. 7, pp. 204-236, 3 tav., Milano.
De Lorenzo G. (1897) - Fossili del Trias medio di Lagonegro. Palaeont. Ital., voi. 2, pp. 113-148, 5 tav., Pisa,
1896.
Desio A. & Venzo S. (1954) - Foglio n. 33 ( Bergamo ) della Carta Geologica d’ Italia. Serv. Geol., Roma.
De Sitter L. U. and De Sitter-Koomans C. M. (1949) - The Geology of thè Bergamasc Alps, Lombardia, Italy.
Leidse Geol. Mededelingen, voi. 14, pp. 1-257, 38 figg. nel testo, 36 tqv., Leiden.
Diener C. (1895a) - Leitfossilien der Trias. Leitfossilien von G. Giirich, Lief. IV, 118 pp., 27 figg. nel testo,
28 tav., Berlin.
Diener C. (1895b) - Himalayan Fossils. Trias. The Cephalopoda of thè Muschelkalk. Palaeont. Indica, ser. 15,
voi. 2, pt. 2, pp. 1-118, 31 tav., Calcutta.
Diener C. (1899) - Mitteilungen uber einige Cephalopodensuite aus der Trias des Sudlichen Bakony. Res. Wiss.
Erforsch. Balatonsees, Anh. III, pp. 5-22, 1 tav., Wien, 1911.
Diener C. (1900a) - Die triadische Cephalopodenfauna der Schiechlinghòhe bei Hallstatt. Beitr. Palàont. Geol.
Osterr.-Ungarn u. Orients, voi. 13, pp. 1-42, 3 tav., Wien.
Diener C. (1900b) - Neue Beobachtungen uber Muschelkalk Cephalopoden des sudlichen Bakony. Res. Wiss.
Erforsch. Balatonsees, Anh. III, pp. 23-32, 1 tav., Wien.
Diener C. (1901) - Mitteilungen uber einige Cephalopodensuite aus der Trias der Siidalpen. N. Jahrb. Min.
Geol. Palàont., voi. 2, pp. 23-36, 1 tav., Stuttgart.
Diener C. (1905) - Entwurf einer Systematik der Ceratìtiden des Muschelkalkes. S. B. Akad. Wiss. Wien,
voi. 114, pp. 765-806, Wien.
Diener C. (1907) - Fauna of thè Himalayan Muschelkalk. Palaeont. Indica, ser. 15, voi. 5, n. 2, pp. 1-140,
7 tav., Calcutta.
Diener C. (1915) - Cephalopoda triadica. F ossilium Catalogus, I : Ammalia, pars. 8, 369 pp., Berlin.
Frauenfelder A. (1916) - Beitrdge zur Geologie der Tessiner Kalkalpen. Ecl. Geol. Helv., voi. 14, pp. 247-367,
5 figg. nel testo, 5 tav., Lausanne, 1916-1918.
Frech F. (1906) - Ueber die Ammoniten des von Herrn Dr. Rem bei Epidaurus entdeckten unteren alpinen
Muschelkalkes ( Zone des Ceratites trinodosus). Centr. f. Min. Geol. Palàont., Jahrg. 1906, pp. 271-275,
6 figg. nel testo, Stuttgart.
Frech F. (1907) - Die Hallstdtter Kalke bei Epidaurus ( Argolis ) und ihre Cephalopoden. N. Jahrb. Min.
Geol. Palàont., Festbd., pp. 1-32, 6 tav., Stuttgart.
NUOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL’ANISICO SUPERIORE DI LENNA ECC. 1
Gugenberger O. (1925) - Neue Beitràge zur Cephalopoden-Fauna des Muschelkalkes des Volujak-Alpe bei
Gacko in der Herzegowina. Ann. Naturh. Mus. Wien, voi. 38, pp. 121-122, Wien.
Gugenberger O. (1927) - Die Cephalopoden des hcrzegowinischen Ptychitenkalkes des Stabljana-Alpe in Vo-
lujak-Gebirge. Ann. Naturh. Mus. Wien, voi. 41, pp. 97-149, 5 tav., Wien.
Hauer F. (1851) - Ueber die vom Herrn Bergrath W. Fuchs in den Venetianer Alpen gesammelten Fossilien.
Denkschr. k. Akad. Wissensch., voi. 2, pp. 109-126, 4 tav., Wien.
Hauer F. (1855) - Beitràge zur Kenntniss der Cephalopoden-Fauna der Hallstatter Schichten. Denkschr. Akad.
Wiss. Math.-Naturwiss. Kl., voi. 9, pp. 1-26, 5 tav., Wien.
Hauer F. (1865) - Die Cephalopoden der unteren Triai der Alpen. Sitzungsb. Math.-Nat. Cl. Akad. Wiss.,
voi. 52, pp. 605-640, 3 tav., Wien, 1866.
Hauer F. (1887) - Die Cephalopoden des bosnischen Muschelkalkes von Han Bulog bei Sarajevo. Denkschr.
Akad. Wiss. Math.-Naturwiss. Kl., voi. 54, pp. 1-50, 8 tav., Wien, 1888.
Hauer F. (1892) - Beitràge zur Kenntniss der Cephalopoden aus der Trias von Bosnien. I.-Neue Funde aus
dem Muschelkalk von Han Bulog bei Sarajevo. Denkschr. Akad. Wiss. Nath.-Naturwiss. Kl., voi. 59,
pp. 251-296* 15 tav., Wien.
Hauer F. (1896) - Beitràge zur Kenntniss der Cephalopoden aus der Trias von Bosnien. II. - Nautileen und
Ammoniten mit ceratitischen Loben aus dem Muschelkalk von Haliluci bei Sarajevo. Denkschr. Akad.
Wiss. Math.-Naturwiss. Kl., voi. 63, pp. 237-276, 13 tav., Wien.
Kittl E. (1894) - Die triadischen Gastropoden der Marmolada und verwandter Fundstellen in den weissen
Riffkalken Siidtirols. Jahrb. k. k. Geol. Reichsanst., voi. 44, pp. 99-182, 12 figg. nel testo, 6 tav., Wien.
Kraus R. (1916) - Die Cephalopodenfauna der Muschelkalkes der Volujak-Alpe bei Gacko in der Hercegowina.
Wiss. Mitt. Bosn. Herz., voi. 13, pp. 1-103, 3 tav., Wien.
Kuhn O. & Ramovs A. (1965) - Zwei neue Trias-Ammonitenfauncn der Umgebung von Novo Mesto. Jugosl.
Akad., Acta geologica, voi. 5, pp. 13-41, 5 figg. nel testo, 3 tav., Zagreb.
Kummel B. (Arkell W. J., Wright C. W.) (1957): vedi Arkell W. J. ecc. (1957).
Kummel, Bernhard and Erben H. K. (1968) - Lower and middle Triassic Cephalopods from Afghanistan.
Palaeontographica, voi. 129, Abt. A, pp. 95-148, 20 figg nel testo, 1 tab., 6 tav., Stuttgart.
Kutassy A. (1932) - Cephalopoda triadica II. Fossilium Catalogus. I : Ammalia, pars 51, pp. 261-477. Berlin.
Leonardi P. (1938) - Geologia dei monti di Zoldo e territori circostanti ( Dolomiti Orientali). Mem. Ist. Geol.
Univ. Padova, voi. 12, 76 pp., 7 figg. nel testo, 11 tav., 1 carta geologica 1 : 25.000, Padova, 1937-38.
Leonardi P. (1967) - Le Dolomiti. Geologia dei monti tra Isarco e Piave. I e II volume, a cura del C.N.R. e
della Giunta Provinciale di Trento, 1019 pp., 519 figg. nel testo, 62 tav. nel testo, 12 tav. fuori testo,
Carte geologiche e profili colori. Arti Grafiche R. Manfrini, Rovereto, 1967.
Mariani E. (1899) - Appunti geologici e paleontologici sui dintorni di Schilpario e sul gruppo della Presolana.
Rend. R. Ist. Lomb. Se. Lett., ser. II, voi. 32, fase. 17, pp. 1241-1255, 4 figg. nel testo, Milano.
Mariani E. (1906) - Alcune osservazioni geologiche sui dintorni di Bagolino nella Valle di Caffaro. Rend. Ist.
Lomb. Se. Lett., ser. II, voi. 39, 8 pp., 2 figg. nel testo, Milano.
Martelli A. (1904) - Cefalopodi triasici di Bolijevici presso Vir nel Montenegro. Palaeont. Ital., voi. 10, pp. 75-
140, 10 figg. nel testo, 10 tav., Pisa.
Martelli A. (1906) - Contributo al Muschelkalk superiore del Montenegro. Palaeont. Ital., voi. 12, pp. 97-154,
11 figg. nel testo, 5 tav., Pisa.
Mojsisovics E. v. (1869) - Beitràge zur Kenntniss der Cephalopoden-Fauna des alpinen Muschelkalkes (Zone
des Arcestes Studeri). Jahrb. k. k. Geol. Reichsanst., n. 4, pp. 567-594, 5 tav., Wien.
Mojsisovics E. v. (1873-75, 1902) - Die Cephalopoden der Hallstatter Kalke. Abhandl. k. k. Geol. Reichsanst.,
voi. 6, p. 1, pp. 1-82, 32 tav.; p. 2, pp. 83-174, 37 tav.; voi. 1, Suppl., pp. 175-356, 23 tav., Wien.
Mojsisovics S. v. (1878) - Die Dolomitriffe von Siidtirol und Venetien. Beitràge zur Bildungsgeschichte der
Alpen. Mit einer geologischen Karte des Tirol-Venetianischen. 552 pp., Wien, 1879.
Mojsisovics E. v. (1880) - XJeber heteropische Verhàltnisse im Triasgebiete der lombardischen Alpen. Jahrb.
k. k. Geol. Reichsanst., voi. 30, p. 4, pp. 695-718, Wien.
Mojsisovics E. v. (1882) - Die Cephalopoden der mediterranen Triasprovinz. Abhandl. k. k. Geol. Reichsanst.,
voi. 10, pp. 1-322, 94 tav., Wien.
Mojsisovics E. v. (1886) - Arktische Triasfaunen. Beitràge zur palaeontologischen Charakteristik der arktisch-
pacifischen Triasprovinz. Mém. Imp. Se. St. Pétersbourg, Vile Sér., voi. 33, n. 6, pp. 1-159, 20 tav.,
St. Pétersbourg.
Mojsisovics E. v., Waagen W., Diener C. (1895) - Entwurf einer Gliederung der pelagischen Sedimente der
Trias System. Sitz. Math. Nat. Akad. Wiss., voi. 104, 32 pp., Wien.
Noetling F. (1905) - Die asiatische Trias. In Frech F. - Lethaea geognostica, II. Mesozoicum, 1/2, pp. 107-221,
25 tav., Wien.
Parnes A. (1962) - Triassic Ammonites from Israel. Geol. Survey of Israel, Bull. n. 33, p. 1-59, 11 figg. nel
testo, 9 tav., Jerusalem.
140
S. VENZO - G. PELOSIO
Pavlovic P. (1960) - Fundort einer Hanbulog -Faune im Hàmatit aus smreka bei Vares, in Bosnien. Ann.
Géol. Pénins. Balkan., voi. 27, pp. 195-220, 7 figg. nel testo, 2 tav., Beograd.
Philippi E. (1895) - Beitrag zur Kenntniss des Aufbaues und der Schichtenfolge im Grignagebirge. Zeitschr.
d. d. Geol. Gesell., voi. 47, pp. 665-734, 3 tav., Bei'lin.
PlLGER A. & SchoenenberG R. (1958) - Der erste Fund mitteltriadischer Tuff e in den Gailtaler Alpen(Kdrnten).
Zeitschr. d. d. geol. Gesell., voi. 110, pp. 205-215, 3 figg. nel testo, 3 tav., Hannover, 1958-59.
Pisa G. (1966) - Ammoniti ladiniche dell’ alta valle del Tagliamento ( Alpi Camiche). Giorn. di Geol., Ann.
Museo Geol. Bologna, ser. 2a, voi. 33, pp. 617-685, 4 figg. e 1 tav. nel testo, 8 tav., Bologna, 1965.
Reis O. M. (1901) - Fine Fauna des Wettersteinkalkes. I. Cephalopoden. Geogn. Jahres., voi. 13, pp. 71-107,
6 tav., Miinchen, 1900.
Reis O. M. (1907) - Eine Fauna des Wettersteinkalkes. 2 Nachtrag. Geogn. Jahres., voi. 18, pp. 113-152,
4 tav., Miinchen, 1905.
Renz C. (1906) - Trias und Jura in der Argolis. Zeit. Deutsch. Geol. Gesell., voi. 58, fase. 3, pp. 379-395, 4 figg.
nel testo, 1 tav. Berlin.
Renz C. (1910) - Stratigraphische Untersuchungen im griechischen Mesozcnkum und Palaeozoicum. Jahrb.
k. k. Geol. Reichsanst., voi. 60, pp. 421-636, 38 figg. nel testo, 5 tav., Wien.
Renz C. (1911) - Die mesozoiche Faunen Griechenlands. I Teil: Die triadischen Faunen der Argolis. Pa-
laeontogr., voi. 58, pp. 1-104, 15 figg. nel testo, 7 tav., Stuttgart.
Renz C. (1912) - Neuere Fortschritte in der Geologie und Palàontologie Griechenlands. Zeitschr. d. d. Geol.
Gesellsch., Abhandl. A, voi. 64, pp. 530-630, 28 figg. nel testo, 5 tav., Berlin.
Renz C. (1931) - Die Bulogkalke der Insel Hydra ( Ostpeloponnes ). Ecl. Geol. Helv., voi. 24, n. 1, pp. 53-60,
Bàie.
Rieber H. (1965) - Zur Wirbellosen-Faunen der Grenzbitumenzone der mittleren Trias des Monte San Giorgio
( Kt . Tessin, Schweiz). Ecl. Geol. Helv., voi. 58, n. 2, pp. 1083-1092, Basel.
Rieber H. (1967) - Ueber die Grenze Anis-Ladin in den Siidalpen. Ecl. Geol. Helv., voi. 60, n. 2, pp. 611-614,
Basel.
Rieber H. (1968) - Die Artengruppe der Daonella elongata Mojs. aus der Grenzbitumenzone der mittleren
Trias des Monte San Giorgio (Kt. Tessin, Schweiz). Palàont. Zeitschr., voi. 42, n. 1/2, pp. 33-61, 12 figg.
nel testo, 2 tav., Stuttgart.
Riedel A. (1949) - I Cefalopodi anisici delle Alpi meridionali ed il loro significato stratigrafico. Mem. Ist.
Geol. Univ. Padova, voi. 16, 22 pp., 3 tav., Padova.
Rosenberg G. (1959) - Geleitworte zu den Tabellen der Nord und Siidalpinen Trias der Ostalpen. Jahrb. d.
geol. Bundesanst., voi. 102, pp. 477-479, 3 tab., Wien.
Rosemberg G. (1962) - Bericht aus Judicarien. Verhandl. Geol. Bundesanst., 1-3, pp. 63-76, 1 fig. nel testo,
Wien.
Rossi Ronchetti C. (1960) - Il Trias in Lombardia ( Studi geologici e paleontologici). II. Cefalopodi ladinici
del gruppo delle Grigne. Riv. Ital. Paleont. Strat., voi. 66, n. 11, pp. 1-64, 8 tav., Milano.
Rothe H. W. (1956) - Die Ceratiten und die Ceratitenzonen des oberen Muschelkalks (Trias) im Thiiringer
Becken. 69 pp., 3 figg. nel testo, 10 tav., Verlag H. W. Rothe, Frankfurt/M, 1955.
Sacchi Vialli G. - Vai A. (1958) - Revisione della fauna triassica bresciana. La fauna dell’ Anisico. Atti Ist.
Geol. Univ. Pavia, voi. 8, pp. 41-91, 1 tav., 4 tabelle, Pavia.
Salomon W. (1895) - Geologiche und palàontologische Studien uber die Marmolada. Palaeontogr., voi. 42,
pp. 1-210, 13 figg. nel testo, 8 tav., Stuttgart.
Salopek M. (1911) - Ueber die Cephalopoden faunen der mittleren Trias von Siiddalmatien und Montenegro.
Abhandl. k. k. Geol. Reichsanst., voi. 16, pp. 1-44, 4 figg. nel testo, 3 tav., Wien.
Salopek M. (1918) - Monografie der triadischen Cephalopodenfauna von Kuna-gora. Bull. Acad. Se. Arts Za-
greb, Cl. Math. Nat., voi. 9-10, pp. 56-61, 2 tav., Zagreb.
Salopek M. (1919) - Monografie der triadischen Cephalopodenfauna von Kuna-gora II. Bull. Acad. Se. Arts
Zagreb, Cl. Math. Nat., voi. 11-12, pp. 39-48, 5 tav., Zagreb.
Salopek M. (1936) - Ueber die Zephalopodenkalke des Greguricbrijeg in der Samorska gora. Bull. Int. Acad.
Jugoslav, Se. neux Arts, 29, 30, pp. 173-182, Zagrabu.
Schmidt M. (1935) - F ossilien der spanischen Trias (mit einem Beitrag von J. v. Pia). Abhandl. Heidelb. Akad.
Wissensch., Math.-Nathurwiss. Kb, 22 Abhandl., pp. 1-140, 66 figg. nel testo, 6 tav., Heidelberg.
Schnetzer R. (1934) - Die Muschelkalkfauna des Ófenbachgraben bei Saalfelden. Palaeontogr., voi. 81, Abt. A,
pp. 1-160, 15 figg. nel testo, 6 tav., 1 tabella, Stuttgart.
Senn A. (1924) - Beitrdge zur Geologie des Alpensudrandes zwischen Mendrisio und Varese. Ecl. Geol. Helv.,
voi. 18, n. 3, pp. 550-632, 9 figg. nel testo, 3 tav., Lausanne, 1923-24.
Simionescu J. (1913) - Studii Geol. Paleont. Dobrogea. VI. Les Ammonites triasiques de Hagighiol (Dobrogea).
Acad. Romana Pubi. Fondul. Vas. Adamachi, n. 34, pp. 1-100, 78 figg. nel testo, 9 tav., Bucuresti.
Smith J. P. (1914) - The Middle Triassic Invertebrate Faunas of North America. U. S. Geol. Sprv. Prof. Pa¬
per, n. 83, pp. 1-254, 99 tav., Washington,
ktJOVA FAUNA A AMMONOIDI DELL*ANISICO SUPERIORE DI LENNA EC6.
141
Spath L. F. (1934) - The Ammonoidea of thè Trias. Catal. Foss. Cephal. Brit. Mus., part. V, 521 pp., 160 figg.
nel testo, London.
Spath L. F. (1951) - The Ammonoidea of thè Trias (//). Catal. Foss. Cephal. Brit. Mus., part. XV, 228 pp.,
London.
Stolz R. (1927) - Appunti sulTAnisico del gruppo delle Grigne ( Lombardia ). Riv. Se. Nat. « Natura», voi. 17,
pp. 133-145, Pavia.
Sweet W. C. (1964) - Nautiloidea - Orthocerida. In Moore R. - Treatise on Invertebrate Paleontology. Part. K,
pp. K216-K457, 185 figg. nel testo, Lawrence.
Tommasi A. (1894) - La fauna del calcare conchigliare (Muschelkalk) di Lombardia. Memoria premiata dal
R. Ist. Lomb. Se. Lett. al concorso ordin. Cagnola, 168 pp., 2 tav., Pavia.
Tommasi A. (1913) - La faunetta anisica di Vaisecca in Val Brembana. Rend. R. Ist. Lomb. Se. Lett., voi. 46,
fase. 15, pp. 767-786, 4 figg. nel testo, Pavia.
Tornquist A. (1898) - Neue Beitràge zur Geologie und Palàontologie der Umgebung von Recoaro und Schio
( im Vicentin). I Beitrag. Die nodosen Ceratiten. Zeitschr. d. geol. Gesellsch., voi. 50, pp. 209-233, 3 tavv.;
II Beitrag. Die Subnodosus-Schichten. Ibid., pp. 637-649, 4 tavv., Berlin.
Toula F. (1896 a) - Ueber die Muschelkalk fauna am Golfe von Ismid. N. Jahrb. Min. Geol. Palàont., voi. 2,
pp. 137-139, Stuttgart.
Toula F. (1896 b) - E in e Muschelkalk fauna am Golfe von Ismid in Kleinasien. Beitr. Palàont. Geol. Òsterr.-
Ung. u. Orients, voi. 10, p. 3, pp. 153-191, 12 figg. nel testo, 5 tav., Wien u. Leipzig.
Toula F. (1913) - Geologisch-palàontologische Beobachtungen aus der Gegend von Drvar, Peci und Duler in
We8tbosnien. Jahrb. k. k. Geol. Reichsanst., voi. 63, pp. 621-694, 25 figg. nel testo, 3 tav., Wien.
Trumpy E. (1930) - Beitrag zur Geologie der Grignagruppe am Comersee (Lombarde!). Ecl. Geol. Helv., voi. 23,
n. 2, pp. 379-487, Bàie.
Turina J. (1912) - Ein neuer Fundort des roten Han Bulog-Ptychitenkalkes bei Sarajevo. Wiss. Mitt. Bosn.
Herzeg., voi. 12, pp. 667-694, 5 tav., Wien.
Varisco A. (1881) - Note illustrative alla Carta Geologica della provincia di Bergamo. 180 pp., Ed. Goffuri
& Gatti, Bergamo.
Venzo S. (1966) - I Molluschi fossili. Lavori Soc. Malac. Ital., voi. 3, pp. 143-152, Milano.
Voelcker J. (1931) - Trias-fossilien der AdameUogruppe. Cephalopoden. Jahrb. Geol. Bundesanst., voi. 81,
pp. 446-465, 1 tav., Wien.
Wenger R. (1957) - Die germanischen Ceratiten. Palaeontogr., Abt. A, voi. 108, pp. 57-129, 44 figg. nel testo,
13 tav., Stuttgart.
Zivkovic M. (1931) - Le Trias moyen de la montagne de Zlatar. Ann. Géol. Pénins. Balkan., voi. 10, pp. 84-103,
3 tavv., Beograd.
Zlebnik L. (1955) - Triadni cephalopodi izpod Pece. Geo^gija, voi. 3, pp. 216-219, 1 tav., Ljubljana.
Direttore responsabile: Prof. Cesare Conci
Registrato al Tribunale di Milano al N. 6694
Finito di stampare il 15 luglio 1968
con i tipi della
Editrice Succ. Fusi - Pavia
e registrazione
dell’Ufficio Stampa della Questura di Pavia
in data 18 luglio 1968
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA VII
(Beyrichites) cfr. reuttensis (Beyrich) .
(Beyrichites) beneckei (Mojs.)
(Beyrichites) beneckei (Mojs.)
(Beyrichites) beneckei (Mojs.)
(Beyrichites) beneckei (Mojs.)
(Gangadharites?) abichi (Mojs.)
( Gangadharites? ) abichi (Mojs.)
(Gangadharites? ) abichi (Mojs.)
(Gangadharites?) abichi (Mojs.)
(Gangadharites?) abichi (Mojs.)
(Gangadharites?) abichi (Mojs.) juv. .
(Beyrichites) beneckei (Mojs.)
(Gangadharites?) abichi (Mojs.) juv. .
(Gangadharites?) abichi (Mojs.) juv. .
(Gangadharites?) abichi (Mojs.) es. gerontico .
. . . Coll. Venzo: V 135.
. . Coll. Innocenti: IF. 12.
. . Coll. Donadoni: D 1075.
Coll. Museo Bergamo: B.G. 38.
. . . Coll. Venzo: V 136.
. . Coll. Toriani: AT. A 17.
. . Coll. Toriani: AT. A 13.
. . . Coll. Venzo: V 137.
. . Coll. Donadoni: D 1126.
. Coll. Donadoni: D 2182.
. . . Coll. Venzo: V 138.
. . . Coll. Venzo: V 140.
. . . Coll. Venzo: V 139.
. . . Coll. Venzo: V 141.
. Coll. Salvaneschi: SA 290.
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Collezione S. Venzo vengono donati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. Donadoni vengono conservati nella sua collezione privata, ad Alzano
Lombardo (Bergamo).
S. VENZO & G. PELOSIO - Ammonoidi delVAnisico sup. di Lenita
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. VII
Fototipia ITALGRaPICA SEGALE - Milano
(ì. l'BI.OSIO photoff.
.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA Vili
Fig. 1. —
Fig. 2a-c. —
Fig. 3a-d. —
Fig. 4a, b. —
Fig. 5a-d. —
Fig. 6a, b. —
Fig. 7a-c. —
Fig. 8a-d. —
Fig. 9a-e. —
Fig. 10. —
Fig. lla-d. —
Fig. 12a-d. —
Fig. 13a-c. —
Fig. 14a-c. —
Fig. 15a, b. —
Fig. 16a, b. —
Fig. 17a-d. —
Beyrichites ( Gangadharites ? )
Beyrichites ( Gangadharites? )
Beyrichites ( Gangadharites ? )
Beyrichites ( Gangadharites? )
Beyrichites ( Gangadharites? )
Beyrichites ( Gangadharites ? )
Beyrichites ( Gangadharites ?)
Beyrichites ( Gangadharites? )
Beyrichites (Gangadharites?)
Beyrichites ( Gangadharites? )
Beyrichites (Gangadharites?)
Beyrichites ( Gangadharites? )
Beyrichites ( Gangadharites ?)
Beyrichites ( Gangadharites ? )
Paraceratites elegans (Mojs.)
Paraceratites elegans (Mojs.)
Paraceratites elegans (Mojs.)
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Collezione S. Venzo vengono donati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. Donadoni vengono conservati nella sua collezione privata, ad Alzano
Lombardo (Bergamo).
S. VENZO & G. PELOSIO - Ammonoidi dell' Anisico sup. di Lentia
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Musco
St. Nat. Milano - XVII - Tav. Vili
Fototipia II'aLGRaKICA SEGALE - Milano
O. l'Kl.uSIO photmj.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IX
. . . . Coll. Venzo: V 148.
. . . Coll. Donadoni: D 2202.
. . . . Coll. Venzo: V 149.
Coll. Museo Bergamo: M.B. 2452.
. . . . Coll. Venzo: V 150.
Coll. Venzo: V 151.
. . Coll. Venzo: V 153.
Coll. Venzo: V 154.
Fig. 11-13. — Facies a lumachella di trinodosi e lamellibranchi dei calcari neri marnosi del Canalone di Lenna (10-11 m dal
tetto dell’Anisico: v. schizzo stratigrafico fig. 2 nel testo) . Coll. Venzo: V 155.
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Collezione S. Venzo vengono donati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. Donadoni vengono conservati nella sua collezione privata, ad Alzano
Lombardo (Bergamo).
S. VENZO & G. PELOSIO - Ammonoidi dell' Anisico sup. di Lentia
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. IX
Fototipia IfAUiRAHCA SEG4LB - Milano
O. HELOSIO photo/j.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA X
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
trinodosus (Mojs.) .
trinodosus (Mojs.) f. ad ornamentazione attenuata
brembanus (Mojs.) f. evoluta a ombelico largo
brembanus (Mojs.) .
donadonii n. sp .
trinodosus (Mojs.) f. anomala a doppia fila di tubercoli lateral
brembanus (Mojs.) es. giovanile ....
brembanus (Mojs.) .
brembanus (Mojs.) es. giovanile ....
brembanus (Mojs.) .
brembanus (Mojs.) .
brembanus (Mojs.) modello interno
brembanus (Mojs.) f. evoluta a ombelico largo
brembanus (Mojs.) tendente alla f. a ombelico angusto
brembanus (Mojs.) tendente alla f. a ombelico angusto
brembanus (Mojs.) .
brembanus (Mojs.) .
brembanus (Mojs.) es. gerontico .
brembanus (Mojs.) .
brembanus (Mojs.) .
. Coll. Venzo: V 156.
. Coll. Venzo: V 157.
. Coll. Venzo: V 158.
Coll. Donadoni: D 1145.
Coll. Donadoni: D 2256.
Coll. Donadoni: D 1091.
. Coll. Pezzoli: E. 12.
. Coll. Venzo: V 159.
. Coll. Venzo: V 160.
. Coll. Venzo: V 161.
. Coll. Venzo: V 162.
. Coll. Venzo: V 163.
Coll. Donadoni: D 1265.
Coll. Toriani: AT. A 3.
Coll. Donadoni: D 2249.
Coll. Toriani: AT. A 16.
Coll. Pezzoli: E. 13.
. Coll. Venzo: V 164.
. Coll. Venzo: V 165.
Coll. Donadoni: D 2229.
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Coll. S. Venzo e quelli della Coll. E. Pezzoli ven¬
gono donati al Museo Civico di Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. Donadoni vengono conservati nella
sua collezione privata, ad Alzano Lombardo (Bergamo).
5, VENZO & G. PELOSIO - Amrnonoidi dell' Anisico sup. di Lentia
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. X
Fototipia ITALGRAKICA SEGALE • Milano
G. PELOSIO photog.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XI
Fig. la, b. —
Fig. 2a, b. —
Fig. 3. —
Fig. 4a-c. —
Fig. 5. —
Fig. 6,7. —
Fig. 8a, b. —
Fig. 9a, b. —
Fig. IOa-d. —
Fig. 11. —
Fig. 12a, b. —
Fig. 13a, b. —
Fig. 14a, b. —
fi
Fig. 15a, b. —
Fig. 16a, b. —
Fig. 17. —
Fig. 18a, b. —
Fig. 19a-d. —
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
Paraceratites
rothi (Mojs.) f. a ombelico largo
rothi (Mojs.) f. a ombelico largo
rothi (Mojs.) f. a ombelico largo
rothi (Mojs.) ....
rothi (Mojs.) ....
rothi (Mojs.) es. gerontico
rothi (Mojs.) ....
rothi (Mojs.) ....
rothi (Mojs.) ....
rothi (Mojs.) ....
Coll. Donadoni: D 2259.
. Coll. Pezzoli: E. 20.
Coll. Toriani: AT. A 6.
. Coll. Venzo: V 166.
Coll. Brissoni: BR 2.
Coll. Donadoni: D 1150, D 2190.
. . . Coll. Venzo: V 167.
. . . Coll. Venzo: V 168.
. Coll. Zambelli: BG 1572.
. Coll. Venzo: V 169.
. . Coll. Brissoni: BR 12.
. . . Coll. Venzo: V 170.
. . Coll. Toriani: AT. A 1.
. . Coll. Donadoni: D 1062.
. . . Coll. Venzo: V 171.
. . Coll. Donadoni: D 1063.
. . Coll. Donadoni: D 2238.
. . . Coll. Venzo: V 172.
brembanus (Mojs.) .
brembanus (Mojs.) .
brembanus (Mojs.) tendente alla f. a ombelico angusto
brembanus (Mojs.) f. a ombelico angusto . . . .
brembanus (Mojs.) f. a ombelico angusto . . . .
brembanus (Mojs.) f. a ombelico angusto . . . .
brembanus (Mojs.) tendente alla f. a ombelico angusto
rothi (Mojs.) f. a ombelico largo .
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Coll. S. Venzo e quelli della Coll. E. Pezzoli vengono
donati al Museo di Storia Naturale di Milano. Gli esemplari della Coll. Zambelli vengono conservati al Museo Civico
di Scienze Naturali di Bergamo
S. V ENZO & G. PELOSIO - Ammonoidi dell' A nisico sup. di Lentia
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XI
5 a
Fototipia l T AMìKAKICA SEGALE • Milano
G. PELOSIO photo, j
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XII
Paraceratites trinodosus (Mojs.) .
Paraceratites brembanus (Mojs.) .
Paraceratites rotili (Mojs.) forma gerontica a ombelico largo ....
Paraceratites trinodosus (Mojs.) forma a rapido accrescimento ....
Paraceratites brembanus (Mojs.) forma a ombelico angusto .
Paraceratites subnodosus (Mojs.) .
Paraceratites subnodosus (Mojs.) juv .
Semiornites cordevolicus (Mojs.) juv .
Semiornites cordevolicus (Mojs.) .
Semiornites cordevolicus (Mojs.) juv .
Semiornites lennanus (Mojs.) forma a costulazione attenuata, transizionale al tipo
Semiornites cordevolicus (Mojs.) juv .
Semiornites cordevolicus (Mojs.) .
Semiornites lennanus (Mojs.) forma a costulazione attenuata .
. . Coll. Venzo: V 173.
. Coll. Innocenti: IF 10.
Coll. Zambelli: BG 1045.
. Coll. Donadoni: D 2246.
. Coll. Toriani: AT. A 7.
. Coll. Zambelli: BG 362.
. Coll. Donadoni: D 2244.
. Coll. Donadoni: D 1200.
. . Coll. Venzo: V 174.
. . Coll. Venzo: V 175.
Coll. Zambelli: BG 1051.
. Coll. Donadoni: D 1200.
Coll. Salvaneschi: SA 294.
. . Coll. Venzo: V 176.
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Coll. S. Venzo vengono donati al Museo Civico di
Storia Naturale di Milano. Gli esemplari della Coll. Zambelli vengono conservati al Museo Civico di Scienze Naturali
di Bergamo.
S. VENZO & G. PELOSIO
A in monoidi dell' Anisico sup. di Lenita
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XII
Fototipìa ITALURAPICA SBUALB • Milano
(1 l’KLOSKl phnl.„j
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIII
lennanus (Mojs.) forma a costulazione attenuata . Coll. Venzo: V 177.
lennanus (Mojs.) . Coll. Venzo: V 178.
lennanus (Mojs.) giro interno . Coll. Venzo: V 179.
aviticus (Mojs.) modello interno . Coll. Venzo: V 180.
lennanus (Mojs.) . Coll. Donadoni: D 1080.
riccardii (Mojs.) . Coll. Venzo: V 181.
lennanus (Mojs.) forma a coste fitte e meno marcate nel giro giovanile . Coll. Donadoni: D 1165.
cfr. variscoi (Mojs.) . Coll. Donadoni D 1143, D 1144.
aviticus (Mojs.) . Coll. Venzo: V 182.
lennanus (Mojs.) forma a costulazione attenuata; modello in plastica Coll. Venzo: V 183.
aviticus (Mojs.) forma a ombelico largo (vedi anche Tav. XIV, figg. 9a, b) Coll. Venzo: V 184.
lennanus (Mojs.) modello interno gerontico . Coll. Venzo: V 185.
aviticus (Mojs.) juv . Coll. Venzo: V 186.
aviticus (Mojs.) juv . Coll. Donadoni: D 1170.
aviticus (Mojs.) juv . Coll. Venzo: V 187.
aviticus (Mojs.) forma gerontica . Coll. Venzo: V 188.
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Coll. S. Venzo vengono conservati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. Donadoni vengono conservati nella sua collezione privata, ad Alzano
Lombardo (Bergamo).
S. VENZO & G. PELOSIO - Ammonoidi dell' Anisico sup. di Lentia
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XIII
Fototipia ITAIX3RAKICA SEGALE • Milano
G. PELOSIO photof
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIV
Fig. 16a, b. — Ptychites oppeli Mojs. forma a ornamentazione attenuata . Coll. Venzo: V 194.
Fig. 17a-d. — Ptychites oppeli Mojs . Coll. Donadoni: D 1272.
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Coll. S. Venzo vengono conservati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. Donadoni vengono conservati nella sua collezione privata, ad Alzano
Lombardo (Bergamo).
S. VENZO & G. PELOSIO - Ammonoidi dell'Anisico sup. di Lama
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XIV
Fototipia [TALORA PICA SEQ4LB . Milano
O. PELOSIO photog
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XV
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Coll. S. Venzo vengono donati al Museo Civico di
Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. Donadoni vengono conservati nella sua collezione privata, ad Alzano
Lombardo (Bergamo).
S. VENZO & G. PELOSIO
Ammonoidi delVAnisico sup. di Lentia
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XV
12a
12b
13a
IOa
fototipia ITAUiRAKICA SEGALE - Milano
O PEI .OSIO photog.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XVI
Fig. 18a, b. — Flexoptychites cfr. flexuosus (Mojs.)
(1967, tav. 10, fig. 7a, b) Museo Istituto Geol. Milano.
. Coll. Venzo: V 211.
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Coll. S. Venzo vengono conservati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. Donadoni vengono conservati nella sua collezione privata, ad Alzano
Lombardo (Bergamo).
S. V ENZO & G. PELOSIO - Ammonoidi dell'Anisico sup. di Lenna
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XVI
14b
18a
14a
Fototipia ITALGRAKiCA SEGALE • Milano
0 PELOSIO pholog.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XVII
N.B. - Tutti gli esemplari figurati sono in grandezza naturale: quelli della Coll. S. Venzo vengono conservati al Museo Civico
di Storia Naturale di Milano; quelli della Coll. D. Donadoni vengono conservati nella sua raccolta privata ad Alzano
Lombardo (Bergamo); quello della Coll. R. Zambelli viene conservato nel Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo.
S. VENZO & G. PELOSIO - Ammonoidi dell' Anisico sup. di Lenna
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XVII
Fototipia ITALURAFICA SEGALE • Milano
O. PELOSIO phoUn f.
/VI 3Z" i U n \ LIBRARY
OCT 17 1969
HARVARD
UNIVERSITÀ
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XVII - Fase. Ili
GIUSEPPE PELOSIO
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (Toarciano)
DELL’ALPE TURATI (Erba, Como)
Parte IV ed ultima : generi Hildoceras, Phymatoceras, Paroniceras
e Frechiella - Conclusioni generali.
Con 2 figure nel testo e 6 tavole fuori testo
Laboratorio di Paleontologia dell’ Istituto di Geologia dell’ Università di Parma
Col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
« Comitato per le Scienze Geologiche e Minerarie »
MILANO
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
VOLUME i.
I - Cornalia E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del
genere Felis : Felis jacobita (Corn.). 9 pp., 1 tav.
II - Magni-Griffi F., 1865 - Di una specie d’ Hippolais
nuova per l’ Italia. 6 pp., 1 tav.
Ili - Gastaldi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini la¬
custri per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp.,
2 figo-, 2 tavv.
IV - Seguenza G., 1865 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziarii del distretto di Messina. 88 pp.,
8 tavv.
V - Gibelli G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere
Verrucaria. 16 pp., 1 tav.
VI - Beggiato F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di
Monteviale nel Vicentino. 10 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli og¬
getti di umana industria dei tempi preistorici raccolti
in Toscana. 32 pp., 4 tavv.
Vili - Targioni-Tozzetti A., 1866 - Come sia fatto l’organo
che fa lume nella lucciola volante dell’ Italia cen¬
trale ( Luciola italica) e come le fibre muscolari in
questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 tavv.
IX - Maggi L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp.,
2 tavv.
X - Cornalia E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici of¬
ferti dalle Cantaridi e da altri Coleotteri facili a
confondersi con esse. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME II.
I - Issel A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia
di Pisa. 38 pp.
II - Gentilli A., 1866 - Quelques considérations sur l’ori¬
gine des bassins lacustres, à propos des sondages du
Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
Ili - Molon F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi
venete. HO pp.
IV - D’Achiardi A., 1866 - Corallarj fossili del terreno
nummulitico delle Alpi venete. 54 pp., 5 tavv.
V - Cocchi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra.
18 pp., 1 tav.
VI - Seguenza G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleon¬
tologiche di talune rocce cretacee della Calabria con
alcuni terreni di Sicilia e dell’Africa settentrionale.
18 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1867 - L’ uomo fossile nell’ Italia centrale.
82 pp., 21 figg., 4 tavv.
Vili - Garovaglio S., 1866 - Manzonia cantiana, novum
Lichenum Angiocarporum genus propositum atque
descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - Seguenza G., 1867 - Paleontologia malacologica dei
terreni terziari del distretto di Messina (Pteropodi
ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - Durer B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla
Villa Carlotta sul lago di Como, ecc. 4 8 pp., 11 tavv.
VOLUME III.
I - Emery C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii.
16 pp., 1 tav.
II - Garovaglio S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera
et Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum ge¬
nera recognita iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
Ili - Targioni-Tozzetti A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie.
88 pp., 7 tavv.
IV - Claparède E. R. e Panceri P., 1867 - Nota sopra un
Alciopide parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp.,
1 tav.
V - Garovaglio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae
commentatio. 40 pp., 4 tavv.
VOLUME IV.
I - D’Achiardi A., 1868 - Corallarj fossili del terreno num¬
mulitico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
II - Garovaglio S., 1868 - Octona Lichenum genera vel
adhuc controversa, vel sedis prorsus incertae in sy-
stemate, novis descriptionibus iconibusque accuratis-
simis illustrata. 18 pp., 2 tavv.
Ili - Marinoni C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi
di umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg.,
7 tavv.
IV - (Non pubblicato).
V - Marinoni C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lom¬
bardia. 28 pp., 3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
VOLUME V.
I - Martorelli G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli
di rapina in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 tavv.
(Del voi. V non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME VI.
I - De Alessandri G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosi-
gnano e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontolo¬
gici. 104 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - Martorelli G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
93 figg., 1 tav.
III - Pavesi P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp.,
ih figg-, i tav.
VOLUME VII.
I - De Alessandri G., 1910 - Studi sui pesci triasici della
Lombardia. 16 4 pp., 9 tavv.
(Del voi. VII non furono pubblicati altri fascicoli).
VOLUME Vili.
I - Repossi E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 figg.,
3 tavv.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera.
Studi petrografici e geologici. Parte II. pp. 47-186,
3 figg •, 9 tavv.
Ili - Airaghi C., 1917 - Sui molari d’elefante delle allu¬
vioni lombarde, con osservazioni sulla filogenia e
scomparsa di alcuni Proboscidati. pp. 187-242, 4 figg->
3 tavv.
VOLUME IX.
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle
Alpi italiane, pp. 1-164, 7 figg., 2 tavv.
MEMORIE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE NATURALI
E DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI MILANO
Volume XVII - Fase. Ili
GIUSEPPE PELOSIO
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (Toarciano)
DELL’ALPE TURATI (Erba, Como)
Parte IV ed ultima : generi Hildoceras, Phymatoceras, Paroniceras
e Frechiella - Conclusioni generali.
Con 2 figure nel testo e 6 tavole fuori testo
Laboratorio di Paleontologia dell’ Istituto di Geologia dell’ Università di Parma
Col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche
« Comitato per le Scienze Geologiche e Minerarie »
MILANO
1968
G. PELOSIO
140
delle specie dei vari livelli dal Pliensbachiano sup. « zona a bechei » sino all’Aleniano inf.
« zona a Dumortieria », colla corrispondente successione stratigrafica, le località fossilifere,
ed un paio di tavole colle ammoniti più caratteristiche.
Dal 1960 qualche nuova raccolta ebbe a fare G. Pinna, ora Conservatore geologo-pa¬
leontologo al Museo di Milano, al quale il prof. VENZO aveva affidato a Parma, quale Tesi di
Laurea, lo studio dei generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia, oggetto della prima
Memoria, con 3 grandi Tavole, e Cartina geologica 1/20.000 con l’ indicazione delle varie lo¬
calità fossilifere già descritte da Venzo (Pinna, 1963). In nota del 1965, Pinna ebbe ad illu¬
strare due nuove specie del gen. Leukadiella (Fam. Hildoceratidae, Sottofam. Bouleiceratinae),
una (L. gallitellii ) proveniente dal Toarciano inf. delle Foci del Burano; l’altra (L. lombardica)
dalla « zona a mercati » dell’Alpe Turati, dove era stata raccolta da S. Venzo. L’olotipo della
L. lombardica, risulta a tutt’oggi 1’ unico rappresentante del rarissimo genere in Lombardia.
La fam. Dactylioceratidae fu argomento di seconda Memoria di G. Pinna, illustrata con 3 Ta¬
vole (1966). La terza Memoria Pinna — sempre pubblicata sulle Memorie della Società Ita¬
liana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Milano — è del 1968, ed illustra con 6 Tavole
le famiglie Lytoceratidae, Nannolytoceratidae, Fiammato ceratidae (excl. Phymatoceratinae),
Hildoceratidae (excl. Hildoceratinae e Bouleiceratinae). La presente Memoria, che è la quarta
e la conclusiva del ciclo, illustra con 6 Tavole i generi Hildoceras , Phymatoceras, Paroniceras
e Frechiella. La fauna ad ammoniti dell’Alpe Turati, oggetto di ricerche S. Venzo fin dal 1936,
risulta così una delle più ricche ed illustrate di tutto il Bacino Mediterraneo.
La famiglia Phylloceratidae non venne considerata nel presente ciclo di ricerche, poiché
essa era stata illustrata da L. Negri nella « Revisione delle ammoniti liassiche della Lombardia
occidentale » (1934, 1936). Il materiale proveniva dalle collezioni del Museo Civico di Storia
Naturale di Milano, cosicché anch’esso andò distrutto nell’ incendio del 1943. Altri campioni
il Negri ebbe in prestito dal Museo di Paleontologia dell’ Università di Torino. Risulta per¬
tanto trattarsi soltanto di materiale collezionato nei vari Musei, e non oggetto di nuove rac¬
colte sul terreno. Il materiale era indicato solo in parte come proveniente dall’Alpe Turati,
mentre varie citazioni si riferivano alle « classiche località » (sic) : del Pian d’ Erba, piana a
Sud dell’abitato di Erba, dovuta al grande conoide-delta del Lambro, che nelPAlluvium an¬
tico separò il Lago di Alserio da quello di Pusiano; Albavilla (Villa Albese), che si trova su
potente morenico wurmiano, con ridotti affioramenti di calcari grigi del Lias inferiore; Buco
del Piombo, che si trova nella maiolica. Queste erronee citazioni, basate sui vecchi cartellini
dei Musei, sono relative a materiale, che poteva provenire solo dalla soprastante Alpe Turati
(v. S. Venzo, 1952).
La Bicicola di Suello, più volte citata, è del Domeriano e non del Toarciano, come testi¬
moniato dal comune Meneghiniceras lariense (Menegh.), raccolto anche da S. Venzo.
Tutte le ammoniti illustrate, dopo congrua preparazione, anche della linea suturale, fu¬
rono da me fotografate nel Laboratorio dell’ Istituto di Geologia di Parma: esse sono figurate
tutte in grandezza naturale.
Esprimo la più profonda riconoscenza al mio Maestro, prof. Sergio Venzo, per avermi
riservato lo studio di materiale così raro e interessante, e per avermi costantemente incorag¬
giato e seguito nella stesura della presente Memoria.
Ringrazio la Società italiana di Scienze Naturali, presieduta dal prof. G. Nangeroni ed
il prof. C. Conci, Direttore del Museo di Storia Naturale di Milano, per aver accolto il mio la¬
voro nella presente serie di Memorie. Ringrazio infine il Consiglio Nazionale delle Ricerche,
« Comitato per le Scienze Geologiche e Minerarie », per il Contributo che ha reso possibile la
pubblicazione del presente lavoro, colle 6 Tavole in fototipia.
Istituto di Geologia e Paleontologia dell’ Università.
Parma, 15 ottobre 1968.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
147
Superfamiglia HILDGCERATACEAE Hyatt, 1867.
Famiglia HILDOCERATIDAE Hyatt, 1867.
Sottofamiglia HILDOCERATINAE Hyatt, 1867.
Genere Hildoceras Hyatt, 1867.
Hildoceras sublevisoni FUCINI
(Tav. XVIII, figg. 5, 7, 9, 10, 12; Tav. XXIII, fig. 9)
1874 - Ammonites Levisoni Dumortier. Bassin du R Itone, p. 49, tav. 9, figg. 3, 4 (non Simpson).
1867-81 - Ammonites bifrons Meneghini. Monographie, p. 10, 11, 198 (pars), tav. 2, figg. 1, 2, 4.
1887 - Hildoceras Levisoni Haug. Monogr. Harpoceras, p. 641, tav. 12, figg. 7a-c.
1899 - Hildoceras Levisoni Bonarelli. Rosso amm., p. 200 (pars).
1904 - Hildoceras Levisoni Prinz. Bakony, p. 127 (pars).
1905 - Hildoceras Levisoni Fucini. M.te di Cetona, p 113, tav. 6, figg. 3a, b (?).
1911 - Hildoceras bifrons Renz. Leukas, p. 283, fig. 2 (non 1, 3).
1919 - Hildoceras sublevisoni Fucini. Taormina, p. 182 (pars).
1929 - Hildoceras sublevisoni Desio. Albenza, p. 146.
1930 - Hildoceras sublevisoni var. raricostata Mitzopoulos. Cephal. Alta B riama, p. 48, tav. 4, figg. 9a, b.
Hildoceras sublevisoni var. sulcosa Mitzopoulos. Ibid., p. 50, tav. 5, figg. la-c.
1933 - Hildoceras sublevisoni Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 51, tav. 7, figg. 1, 10.
Hildoceras sublevisoni var. raricostata Merla. Ibid., p. 51, tav. 7, fig. 4.
1939 - Hildoceras sublevisoni Ramaccioni. M. Cucco, p. 173, tav. 11, fig. 20.
Hildoceras sublevisoni var. raricostata Ramaccioni. Ibid., p. 173, tav. 11, fig. 21.
1942 - Hildoceras sublevisoni var. raricostata Magnani. Gomsiqe, p. 109, fig. 2 (nel testo).
1947 - Hildoceras sublevisoni var. raricostata Lippi-Boncambi. Lias sup. Umbria, p. 139, tav. 6, fig. 15, 16.
1952 - Hildoceras sublevisoni Venzo. Alpe Turati, p. 120 (nom. nud.).
1954 - Hildoceras sublevisoni Venzo. Flysch bergamasco, p. 105 (nom. nud.).
1958 - Hildoceras sublevisoni Donovan. Amm. zones, p. 50.
? 1959 - Hildoceras sublevisoni Sapunov. Teteven, p. 29, tav. 2, figg. 7, 8.
1962 - Hildoceras sublevisoni Howarth. Jet Rock Series, p. 410.
1963 - Hildoceras sublevisoni Zanzucchi. Entratico, p. 124, tav. 14, fig. 12; tav. 17, figg. 1, 2, 5.
Hildoceras sublevisoni (forme varie) Zanzucchi. Ibid., tav. 15, figg. 1, 6, 7; tav. 16, figg. 1, 5, 5a, b;
1964 - Hildoceras sublevisoni Gabilly. Jurass. litt. vendéen, p. 77. 7, 12, 13, 13a; tav. 17, fig. 3.
1966 - Hildoceras graecum sublevisoni Kottek. Griech. Toarcium, p. 67, tav. 4, fig. 2 e fig. 24 nel testo.
Hildoceras graecum graecum Kottek (non Renz). Ibid, p. 66 (pars), tav. 3, fig. 8; tav. 4, fig. 1;
fig. 23 nel testo.
1966 - Hildoceras (Orthildaites) sublevisoni Behmel-Geyer. Ostspanien III, p. 23, tav. 2, fig. 3; tav. 6, fig. 9.
1967 - Hildoceras sublevisoni Géczy. Urkut, p. 127, tav. 2, fig. 5; tav. 3, fig. 4.
Hildoceras sublevisoni raricostatum Géczy. Ibid., p. 128, tav. 3, fig. 3.
Hildoceras sublevisoni involutum Géczy. Ibid., p. 129, tav. 3, fig. 1.
Ho in esame una decina di esemplari, a diversi stadi di accrescimento, e vari altri
frammenti; la conservazione dei modelli è soddisfacente, salvo che per la linea lobale, piut¬
tosto usurata.
diametro
ombelico
alt. ultimo giro
spessore
n. delle coste
do/d
s/a
Conchiglia discoidale, evoluta, con ampio ombelico; ornamentazione costituita da 30-32
coste semplici, sigmoidi e retroverse nei giri giovanili, quindi meno retroverse e con curvatura
attenuata, però mai diritte, come è tipico del genere Orthildaites Buckmann, cui la specie è
148
G. PELOSIO
stata di recente riferita da alcuni Autori. Le coste sono rilevate e subacute sui fianchi, depri¬
mendosi in prossimità dell’area ventrale e divenendo obsolete. Esse si interrompono netta¬
mente in corrispondenza della superficie periombelicale, liscia e fortemente declive. La se¬
zione del giro è subrettangolare, con area esterna interessata da forte carena mediana fian¬
cheggiata da ampi solchi poco profondi. La linea lobale è visibile solo parzialmente nei due
esemplari migliori : essa mostra come carattere costante la prima sella laterale con profondo
lobulo accessorio, e primo lobo laterale generalmente trilaciniato. L’ottimo esemplare di
Tav. XVIII, fig. 10, è caratterizzato da sezione del giro subquadrata e da minor numero di
coste (26, invece di 30-32); esso presenta le seguenti dimensioni: diametro mm 68, ombelico
mm 32, alt. ultimo giro mm 20, spessore mm 18, ed inoltre do/d=0.47, s/a = 0.90. Esso ben
corrisponde alla forma raricostata Mitzopoulos.
Dai rapporti dimensiometrici appare evidente che i piccoli esemplari, oltre alle coste
più sigmoidi e retroverse, presentano involuzione maggiore, con notevole somiglianza a certe
forme non tipiche di bifrons (v. Zanzucchi, 1963, H. sublevisoni f. di transizione al bifrons,
Tav. 16, figg. 1, 7, 12; tav. 17, fig. 3). La specie è pertanto notevolmente variabile, in parti¬
colare riguardo al numero delle coste, al loro andamento più o meno sigmoide, ed alla sezione
dei giri. Caratteri costanti (e differenziali rispetto all’affine bifrons) sono invece: il lento
accrescimento, il largo ombelico, e la mancanza di solco laterale evidente. Nell’ insieme poli¬
morfo della specie è quindi difficile isolare un gruppo di individui « tipici », tanto più che
anche gli Autori hanno sempre interpretato piuttosto ampiamente la specie stessa. Nella sino¬
nimia portata dall’Autore della specie (Fucini, 1919, p. 182) troviamo forme con coste relati¬
vamente rade, appena retroverse, ad avvolgimento evoluto, come i tipi di Dumortier, Haug e
Meneghini, insieme a forme ben più prossime al bifrons (o già spettanti ad esso) per la mar¬
cata involuzione, coste fortemente retroverse e sub-bifrontidi, con evidente solco laterale quasi
al terzo ombelicale dei fianchi (tipo di Fucini, 1905, tav. 6, fig. 3; Parisch e Viale, 1912,
tav. 11, figg. 7, 8). Anche Merla, pur figurando esemplare tipico, accosta nella sua sinonimia
le forme di Meneghini e Dumortier alla fig. 8 di tav. 4 di Mitzopoulos, che per l’ involu¬
zione e l’accrescimento in altezza dei giri appartiene a specie ben distinta, nonché alla tav. 12
di Buckman (1910), raffigurante V Ammonites Levisoni SiMPSON, ora riferita al gen. Hildaites
Buckman. Donovan (1958, p. 50) sottolinea il polimorfismo della specie, da lui riscontrato nel
gruppo di esemplari di Valdorbia, e propone come tipo della specie l’esemplare già figurato
da Merla ( sub var. raricostata Mitz.), che maggiormente corrisponde alle figure di Dumor¬
tier e Meneghini. Come si è visto tuttavia, il numero delle coste è carattere assai variabile,
mentre la specie rimane meglio determinata per l’evoluzione dell’avvolgimento e l’assenza di
vero solco laterale. Howarth (1962, p. 410) accosta il tipico esemplare di Dumortier alle
figure di Reynes, Fucini e Merla. In particolare gli esemplari illustrati da Reynes (1879,
tav. 7, figg. 1, 4-6), mostrano coste fortemente sigmoidi anche negli adulti, e resta il dubbio
possa trattarsi di forme non tipiche, estreme, di bifrons (come è certo il caso delle sue
figg. 2, 3). Zanzucchi osserva una serie graduale di forme, che sembrano collegare gli indi¬
vidui corrispondenti alla var. raricostata Mitz. alle forme estreme, di transizione al bifrons,
cui si giunge tramite esemplari sempre più involuti e con coste vieppiù retroverse, numerose
e sub-falciformi. Due miei piccoli esemplari corrispondono a tale morfotipo : il migliore pre¬
senta, al diametro di mm 44, 35 coste falcoidi, e rapporto do/d = 0,41 (già tipico di bifrons).
Alla stessa forma corrisponde il tipo di Merla di Tav. 7, fig. 10.
Secondo Kottek (1966, p. 66) il sublevisoni non sarebbe specie a sé, ma rientrerebbe
a titolo di sottospecie nell’ Hildoceras graecum Renz = Hildoceras bifrons var. graeca Renz
(olotipo figurato da Renz, 1911, p. 283, fig. 3). Tale forma, qui pure presente e considerata
semplice morfotipo del bifrons, appare caratterizzata da una sessantina di coste marcata-
mente retroverse, sub-bifrontidi, sensibile involuzione e rapido accrescimento del giro. Kottek
conforta la sua avventata affermazione con due figure (tav. 3, fig. 8 ; tav. 4, fig. 1), che
rappresentano esemplari del tutto diversi dal tipo di Renz, e che spettano al sublevisoni, dif-
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO) 14!)
ferenziandosene solo per il numero delle coste, un po’ maggiore. Il tipo di Renz (1911, p. 283,
fig. 2 - sub. H. bifrons), che Kottek include nella sinonimia del suo graecum graecum è in¬
vece un esemplare giovanile di sublevisoni, del tutto corrispondente all’ individuo di pari di¬
mensioni, da me figurato per l’Alpe Turati (Tav. XVIII, fig. 5). Da tale banale accostamento
di figure, illustranti tipi fondamentalmente diversi, nascono le paradossali considerazioni di
Kottek e la sua zonatura, che assume quale specie-indice della seconda zona del Toarciano
inferiore YH. graecum graecum così male interpretato. Inoltre (fig. 5 di Kottek, p. 28) il
« graecum graecum » e il « graecum sublevisoni » coesistono nei suoi orizzonti VI (pars) e
VII (pars), dimostrando vieppiù 1’ infondatezza della distinzione sottospecifica.
Il tipo di sublevisoni di Merla (sua tav. 7, fig. 1), che ho in diretto confronto, viene
da Kottek incluso nella sinonimia dell’//, graecum graecum, come anche VH. sublevisoni var.
sulcosa Mitzopoulos, che. presenta ben tipici i caratteri di un vero sublevisoni. Anche le pos¬
sibili relazioni filogenetiche (v. in seguito discussione a proposito dell’//, bifrons e dell’//, se-
mipolitum), stanno concordi ad indicare che il sublevisoni tipico (derivato direttamente da
Orthildaites del Toarciano più basso), si evolve gradualmente verso il bifrons, con comparsa
del solco laterale, involuzione maggiore, costulazione sub-bifrontide. A sua volta dal bifrons
per l’accentuazione dell’ involuzione, spostamento del solco e appiattimento dei fianchi, si passa
ancora gradualmente al tipico semipolitum. Anche i dati stratigrafici, ove rilevati in dettaglio,
confermano tale ordine di comparsa delle specie (Gabilly, 1964; Elmi, 1967).
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. (« zona a serpentinus » - « sottozona a fal-
cifer mediterraneum »).
Distribuzione. - Specie diffusa nel Bacino del Rodano, Normandia, Yorkshire, Al¬
bania, Bulgaria, Bakony, Grecia, Corfu, Spagna occ. ; Luera, Albenza, Breggia (Canton Ti¬
cino), Entratico; Appennino Centrale (Cagli, Monticelli, Catria, Marconessa, Monte Subasio,
P.sso della Porraia, M.ti Martani, Valdorbia; P.sso del Furio - Coll. Pinna); Sicilia.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, 1 222-230; Coll. Turati (1 esemplare: n. 3425).
Hildoceras bifrons (BruguiÈRE) s. 1.
(Tav. XVIII, figg. 1, 13; Tav. XXIII, fig. 3)
(Tav. XVIII, figg. 3, 4; Tav. XXIII, figg. 10a,b=f. graeca Renz)
1678 - Cornu Ammonis Lister. Hist. Animai. Angliae, tav. 6, fig. 2.
1792 - Ammonites bifrons Bruguière. Encycl. Méthod., I, p. 40.
1815 - Ammonites Walcotti Sowerby. Min. Conch., II, p. 7, tav. 106.
1874 - Ammonites bifrons Dumortier. Bassin du Rhom, p. 48, tav. 9, figg. 1, 2.
1879 - Ammonites bifrons Reynes. Monogr. Lias sup., tav. 7, figg. 8-10 (?), 13-15, 19-23.
1880 - Harpoceras bifrons Taramelli. Lias prov. venete, p. 75 (pars), tav. 5, figg. 3-5 (forme).
1867-81 - Ammonites bifrons Meneghini. Monographie, p. 8 (pars), tav. 1, figg. 1, 2; 3, 4 (?); 6-8; tav. 2,
1882-83 - Harpoceras bifrons Wright. Lias Amm., p. 436, tav. 59, figg. 1-4. fig. 5 (tipo).
1900 - Hildoceras bifrons Bellini. Ombrie, p. 144 (pars), figg. 10, 11 nel testo.
1905 - Hildoceras bifrons Fucini. M. di Cetona, p. 113, tav. 5, figg. 13-15.
1906 - Hildoceras Levisoni Parisch e Viale. Amm. Lias sup., tav. 11, figg. 7-9.
1907 - Hildoceras bifrons Prinz. Bakony, p. 124.
1909 - Hildoceras bifrons Renz. Lias Argolis, p. 213, tav. 4, fig. 1 e 5 (var.).
1911 - Hildoceras bifrons Renz. Leukas, fig. 3 nel testo (var.) (non 1, 2).
1912 - Hildoceras bifrons var. graeca Renz. Neuere F ortschr., p. 615.
1914 - Hildoceras bifrons Zuffardi. Amm. liass. Aquilano, p. 613, tav. 11, fig. 12.
1915 - Hildoceras bifrons Principi. M.ti Martani, p. 453, tav. 17, fig. 2.
1918 - Hildoceras bifrons Buckman. Tip e Amm., tav. 114.
1919 - Hildoceras bifrons Fucini. Taormina, p. 181, tav. 16, fig. 2.
1928 - Hildoceras walcotti Buckman. Tipe Amm., tav. 773; tav. 773a, figg. 1, 3.
150
G. PELOSIO
1930 - Hildoceras
Hildoceras
Hildoceras
Hildoceras
1933 - Hildoceras
1939 - Hildoceras
1947 - Hildoceras
1952 - Hi’doceras
1954 - Hildoceras
1956 - Hildoceras
1961 - Hildoceras
1958 - Hildoceras
1959 - Hildoceras
1959 - Hildoceras
1962 - Hildoceras
1963 - Hildoceras
Hildoceras
1964 - Hildoceras
1965 - Hildoceras
1966 - Hildoceras
Hildoceras
1966 - Hildoceras
1967 - Hildoceras
1967 - Hildoceras
1968 - Hildoceras
bifrons Mitzopoulos. Alta Brianza, p. 40, tav. 3, figg. 6a, b; 7.
bifrons var. quadrata Mitzopoulos. Ibid., p. 41, tav. 4, figg. la-c.
bifrons var. acarnanica Mitzopoulos. Ibid., p. 43, tav. 4, fig. 5.
bifrons var. lombardica Mitzopoulos. Ibid., p. 44, tav. 4, fig. 6.
bifrons Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 52, tav. 7, fig. 9 (var.).
bifrons Ramaccioni. M. Cucco, p. 171, tav. 11, fig. 18.
bifrons Lippi-Boncambi. Lias sup. U mbria, p. 137, tav. 6, fig. 12.
bifrons Venzo. Alpe Turati, p. 177 (e var.).
bifrons Donovan. Synopt. suppl., p. 17.
bifrons Arkell. Jurassic Geol., tav. 33, fig. 3.
bifrons Dean, Donovan, Howarth. Liass. Amm. zones, tav. 72, fig. 4.
bifrons Donovan. Amm. zones, p. 50.
bifrons Sapunov. Teteven, p. 28, tav. 4, figg. 9, ? 10.
bifrons Sapunov and Nachev. Amm. fauna Balkan Range, p. 55, tav. 3, figg. 7, 8.
bifrons Howarth. Jet Rock Series, p. 410.
bifrons Zanzucchi. Entratico, p. 12 0, tav. 14, figg. 10, IOa; tav. 15, figg. 1, 9, 9a-b.
bifrons (forme varie) Zanzucchi. Ibid., pp. 122, 123, tav. 15, figg. 2, 4, 10; tav. 16,
bifrons Gabilly. Jurass. lit. vendéen, p. 78. figg- 3, 3a; tav. 17, figg. 8, 9, 11.
bifrons Mihajlovic. Lias Karawanken, p. 426, tav. 2, fig. 1.
bifrons bifrons Kottek. Griech. Toarcium, p. 63, tav. 3, fig. 6 e fig. 21 nel testo.
bifrons walcoti Kottek. Ibid., p. 65, tav. 3, fig. 2 e fig. 22 nel testo.
bifrons Behmel-Geyer. Ostspanien III, p. 23, tav. 2, fig. 4.
bifrons tethysi Géczy. Upper Liass. Amm. Urkùt, p. 126, tav. 4, fig. 6.
bifrons Elmi. Lias sup. de V Ardèche , fig. 45 (3a, b).
bifrons Sapunov. Amm. zones Toarc. Bulg., p. 161, tav. 2, figg. la, b.
Una ventina di modelli interni, per lo più di individui giovanili.
I tre esemplari misurati corrispondono bene alla forma tipica, come pure quello di
Tav. XXII, fig. 3, non misurato perchè deformato. Dall’esame dei miei numerosi campioni
non posso che condividere 1’ unanime opinione degli Autori sulla grande variabilità di questa
notissima e diffusissima specie. Mitzopoulos ricorda ben dieci varietà; Zanzucchi osserva,
accanto a rare forme corrispondenti al tipo della specie, numerose altre che se ne discostano
per involuzione più o meno marcata, per sezione dei giri, per numero ed andamento delle
coste, per la posizione e lo sviluppo del solco sui fianchi. Egli distingue 4 variazioni princi¬
pali, che denomina forma a coste rade, forma a coste fitte, forma crassa, forma evoluta (con
tendenza al sublevisoni). E’ chiaro tuttavia che, trovandoci in presenza di un gruppo alta¬
mente polimorfo, è praticamente impossibile separare e denominare tutte le diverse variazioni
morfologiche, transizionali tra loro. Un ottimo studio biometrico è stato condotto di recente
da R. David-Henriet (1962) su 280 esemplari di H. bifrons, provenienti dalla località di Tour-
nadous (Aveyron). Il gruppo degli esemplari è stato suddiviso in 4 lotti, ciascuno dei quali
proveniente da strati successivi, con potenza complessiva dei livelli a « bifrons » di m 5-6.
I dati della ricerca mostrano interessanti conclusioni, confermando che pure nell’Aveyron, la
specie è oltremodo variabile, anche per quanto riguarda gli individui provenienti dal medesimo
strato. In particolare alcuni caratteri variano già durante l’ontogenesi, come ad es. la diminu¬
zione dello spessore relativo (rapporto s/d) con l’aumentare delle dimensioni (i giri tendono
a diventare proporzionalmente più magri). Come tendenza più generale di evoluzione, lo studio
comparato dei 4 lotti di età via via più recente, mostra che V avvolgimento diviene meno evo-
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO) 1 1
luto, che per contro aumenta il valore dell’altezza relativa (rapporto a d) e diminuisce il va¬
lore del rapporto s/d. In altre parole il giro diviene più alto e compresso, tendendo alla se¬
zione tipica del semipolitum, caratterizzato tra l’altro anche da involuzione maggiore.
I miei esemplari sono, come già osservato, prevalentemente di piccole dimensioni e per¬
tanto questi ultimi non sono caratteristici dal punto di vista dei rapporti dimensiometrici e
dell’ornamentazione. Tuttavia si osserva una notevole variabilità nel numero delle coste e nel
loro disegno: in alcuni esemplari esse mostrano il tipico andamento bifrontide; in altri la
proversione interna è appena visibile o manca del tutto, ed il debole rilievo periombelicale li¬
mitato dal solco laterale è del tutto liscio. Alcuni individui, per costulazione assai fitta e
porzione interna subliscia, tendono al semipolitum, da cui tuttavia differiscono per la minore
involuzione e la sezione meno depressa. A tale forma di transizione al semipolitum spettano
gli esemplari figurati da Meneghini a tav. 1, figg. 3, 4 (si confrontino nella stessa tavola
involuzione e sezione del giro con quelli del vero semipolitum di fig. 5a, b). Riscontrando nel
mio materiale graduale transizione rispetto alla maggiore o minore evidenza del solco late¬
rale e del numero delle coste, non ritengo giustificata una separazione a livello specifico,
anche delle variazioni meglio definite. Questo è il caso della var. graeca Renz (1911, p. 283,
fig. 3), recentemente elevata a specie distinta da Kottek. Tale varietà differisce dal tipo per
l’ornamentazione più fitta e minuta, la notevole retroversione delle coste, con « manico » del
falcetto appena accennato in corrispondenza del solco laterale assai debole e con rilievo pe¬
riombelicale ad ornamentazione del tutto obsoleta. L’ « Hildoceras graecum graecum » di
Kottek rientra nell’//, sublevisioni (si vedano le mie osservazioni a proposito di quest’ultima
specie).
Alla forma graeca Renz spettano alcuni miei esemplari (Tav. XVIII, figg. 3, 4;
Tav. XXII, figg. IOa, b) e ad essa sono anche riferibili alcune iconografie degli Autori (es. Ta-
ramelli, Fucini 1905, ed altri). UH. bifrons var. meneghina (Venzo, 1952, p. 120 e in
schedis), figurato alla mia Tav. XVIII, fig. 4 è identico al tipo del Pian d’Erba (Alpe Turati)
illustrato da Meneghini a tav. 7, figg. 7a-c, e rientra pure nella f. graeca.
Géczy (1967, p. 126), riprendendo l’osservazione di Donovan (1958, p. 507) secondo il
quale il vero bifrons (olotipo (?) di Whitby, Yorkshire, rifigurato da Buckman, 1918, tav. 114,
figg. 2a-d), insieme al protografo di Lister, fig. 1) sarebbe assai raro nella Tetide, distingue
per i tipi mediterranei la sua sottospecie tethysi. Essa sarebbe caratterizzata, secondo la dia¬
gnosi originale da « wide umbilicus; narrow, tali whorl with well-developed ventral furrows »,
e presenta i seguenti rapporti dimensiometrici: do/d = 0.50; a/d = 0.30; s/d = 0.205. Se-
nonchè l’olotipo della nuova specie proviene proprio dall’area di Whitby (p. 126, ultimo capo¬
verso), quindi da diverso Bacino rispetto alla Tetide, mescolato neWhemera a subcarinatum
col tipico bifrons. La distinzione sottospecifica per allopatria di GÉCZY viene quindi a cadere,
trattandosi evidentemente di semplice mortoti po di bifrons, specie altamente polimorfa, come
già ripetutamente osservato da svariati Autori, e come sopra ricordato.
In quanto alla affermazione di GÉCZY, secondo il quale il tipo del bifrons non sarebbe
presente nel Bacino mediterraneo, riporto per confronto alcuni rapporti dimensiometrici, re¬
lativi a forma di bifrons ad ornamentazione tipica, sia del Bacino europeo nord-occidentale,
che del Bacino mediterraneo:
Bacino dell’Europa nord-occidentale (anglo-parigino)
olotipo ? (secondo Buckman, 1918) (x) do/d = 0.45 h d = 0.32 s d == 0.27
topotipo di Wright (1882, tav. 59, figg. 1-4) do/d = 0.51 h d = 0.25 s d = 0.20
tipo del Museo di Parma, della oolite ferrugi¬
nosa della Lorena (diametro mm 150, con guscio) do/d = 0.46 h d = 0.29 s d = 0.18
(') Neotipo (v. Arkell, 1956, spiegazione della tav. 33, fig. 3).
152
G. PELOSIO
Bacino mediterraneo
Alpe Turati: mia Tav. XVIII, fig. 13 do/d = 0.46 h/d= 0.28 s/d = 0.21
Entratico (Zanzucchi, 1963, tav. 15, fig. 1) do/d = 0.51 h/d = 0.27 s/d ==0.18
Entratico (Zanzucchi, 1963, tav. 15, fig. 9) do/d = 0.41 h/d = 0.33 s/d = 0.20
Già per quanto riguarda i tipi anglo-parigini, atlantici, è bene evidente la variabilità,
sia dell’ involuzione, che dell’altezza relativa dei giri, che nel neotipo sono crassi, mentre nel
topotipo di Wright appaiono ben più alti e compressi. Ancor maggiore variabilità spetta ai
tipi mediterranei, come già ripetutamente osservato (si ricordi l’ottimo lavoro statistico di
DaviD-Henriet), ma in tale campo di variabilità più esteso, rientrano anche i tipi atlantici,
se si eccettua l’elevato valore dello spessore relativo del neotipo. Esemplari con giri così crassi
non vennero più figurati dagli Autori, e sembra evidente che in una nuova definizione stati¬
stica della specie, esso non rappresenterebbe che un morfotipo estremo, abbastanza discosto
dal tipo medio della specie.
In conclusione la maggiore variabilità degli esemplari mediterranei dimostra che il
vero « bifrons », identico ai tipi atlantici (e morfotipi) è presente in buon numero anche da
noi, come confermato dal materiale dell’Alpe Turati, di Entratico, e da copioso materiale ine¬
dito dell’Appennino Centrale, raccolto sul terreno da G. PìNNA al Passo del Furio, e che ebbi
modo di confrontare direttamente.
In considerazione della maggiore variabilità dei tipi mediterranei, e delle soggettive,
diverse interpretazioni che gli Autori possono dare a tale polimorfismo di tipi a caratteri tas¬
sonomici transizionali, penso sia pienamente da condividere la proposta di Donovan di sosti¬
tuire il Mercaticeras mercati all’//, bifrons, quale indice di zona.
Géczy (op. cit., p. 133) eleva a valore specifico YH. bifrons var. lombardica di MiTZO-
POULOS (1930, tav. 4, fig. 6), e figura due esemplari alla sua tav. 4, figg. 3, 5; tuttavia essi non
corrispondono alla iconografia di Mitzopoulos, ma se ne differenziano in modo sensibile per
P involuzione molto maggiore, e di conseguenza per il giro che si accresce in modo assai più
rapido. Col nome opportunamente mutato {Hildoceras géczyi ?), in quanto non corrispondenti
alla distinzione di Mitzopoulos, essi possono rappresentare specie distinta dal bifrons.
Gabilly, trattando della stratigrafia del Giurassico inferiore della zona dell’ Anse Saint-
Nicolas (Vandea) (p. 76 e sgg.), esamina in dettaglio la controversa questione della succes¬
sione delle varie specie di Hildoceras del Toarciano, in base alla comparsa e alle modificazioni
del solco laterale. Partendo dalle forme più antiche, del tutto prive di solco ed a coste diritte,
rientranti ancora nel gen. Orthildaites (orizzonte a Orthildaites, Dactylioceras, Peronoceras,
Harpoceras cf. falcifeium), si passa a forme con solco appena accennato nei giri giovanili,
successivamente obsoleto, e con coste nettamente inflesse ( sublevisoni tipico). Quest’ultimo
compare subito sopra l’orizzonte precedente, ed è immediatamente sottostante ad una nuova
serie di forme, a coste falciformi e solco persistente anche nell’adulto, ma non intersecante
nettamente la costulazione. Secondo Gabilly, tale gruppo potrebbe costituire una nuova
specie (non denominata) e non semplici variazioni di sublevisoni o di bifrons, come in prece¬
denza interpretato da vari Autori, tra cui Fucini, Mitzopoulos e Zanzucchi. Sul litorale
vandeano tale tipo è accompagnato da Harpoceras cf. mulgravium. Compare quindi il tipico
bifrons, con solco laterale assai netto, che interrompe le coste ; e infine il semipolitum, a solco
netto, ma più discosto dall’ombelico rispetto al bifrons.
In ottimo lavoro stratigrafico, Elmi (1967, p. 233 e sgg.) suddivide il suo Toarciano
medio (= zona a bifrons ) dell’Ardéche (Bacino del Rodano) in tre orizzonti, in base alla serie
f 'letica degli Hildoceras : inferiormente egli distingue un orizzonte a H. lusitanicum Meister
(sua fig. 45.1), caratterizzato da solco spirale poco marcato e coste alquanto sigmoidi, rite¬
nuto sovente inseparabile dal bifrons ; viene quindi l’orizzonte a bifrans tipico, ed infine l’oriz-
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
15.5
zonte a semipolitum. L’H. sublevisoni è associato nella vallata dell’Ardéche con Harpoceras
falcifer e Orthildaites orthus, e caratterizza la parte più alta del Toarciano inferiore (se¬
condo Elmi = zona a serpentinus, sottozona a falcifer). Si ripete quindi, anche in tale località,
la successione delle specie già rilevata in Vandea, con l’unica variante che le forme di Hildo-
ceras a solco poco evidente e coste sigmoidi vengono riferite da Elmi all ’H. lusitanicurn ; esse,
occupando nella serie una posizione transizionale tra sublevisoni e bifrons, potrebbero corri¬
spondere alla specie non denominata da Gabilly. Per quanto riguarda le serie italiane, una
analoga, minuziosa analisi sulla successione delle specie di Hildoceras è ancora possibile nelle
magnifiche serie esposte dell’Appennino Centrale.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. («zona a mercati » (= « zona a bifrons»
Auct.) ).
Distribuzione. - Specie diffusissima in tutta Europa, sia nel Bacino atlantico che in
quello mediterraneo, e comunque sempre notevolmente variabile.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 231-251; Coll. R. Levi Setti (1 esemplare).
Hildoceras semipolitum Buckman
(Tav. XVIII, figg. 2, 6, 8, 11; Tav. XXIII, figg. 5, 6a,b; 8)
1879 - Ammonites bifrons Reynes. Amm. Lias sup., tav. 7, figg. 16-18.
1867-81 - Ammonites bifrons Meneghini. Monographie, p. 9 (pars), tav. 1, fig. 5.
1889 - Hildoceras bifrons var. Buckman. Inf. Oolite Amm., p. 112, tav. 22, figg. 30, 31; tav. A, fig. 28.
1902 - Hildoceras semipolitum Buckman. Emend. Amm. Nom., p. 4.
1904 - Hildoceras semipolitum Buckman. Inf. Ool. Amm., Suppl., p. clvi.
1904 - Hildoceras bifrons var. angustisiphonata Prinz. Bakony, p. 126.
1906 - Hildoceras bifrons Parisch e Viale. Amm. Lias sup., p. 155, tav. 8, figg. 5, 6.
1930 - Hildoceras bifrons var. angustisiphonata Mitzopoulos. Alta Brianza, p. 41, tav. 4, figg. 2a, b.
Hildoceras bifrons var. graeca Mitzopoulos. Ibid., p. 42, tav. 4, figg. 3a, b. (non Renz).
1933 - Hildoceras semipolitum Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 52, tav. 7, fig. 3.
1939 - Hildoceras semipolitum Ramaccioni. M. Cucco, p. 172, tav. 11, fig. 19.
1947 - Hildoceras sem'politum Lippi-Boncambi. Amm. Lias cup. Umbria, p. 138, tav. 5, fig. 10.
1952 - Hildoceras semipolitum Nicotra. Canto Alto, p. 73 (pars).
Hildoceras bifrons var. angustisiphonata Nicotra. Ibid., p. 72, tav. 3, figg. 4a, b.
1952 - Hildoceras semipolitum Venzo. Alpe Turati, p. 120, tav. B, fig. 13.
Hildoceras semipolitum var. compressum Venzo. Ibid., p. 120 (nom. nud.).
1958 - Hildoceras semipolitum Donovan. Amm. zones, p. 50.
1962 - Hildoceras semipolitum Howarth. Jet Rock Series, p. 410.
1964 - Hildoceras semipolitum Gabilly. Jurass. Ut. vendéen, p. 78.
1966 - Hildoceras semipolitum Behmel-Geyer. Ostspanien III, p. 23, tav. 2, fig. 3; tav. 6, fig. 9.
1966 - Hildoceras semipolitum Kottek. Griech. Toarcium, p. 61, tav. 3, figg. 4, 5.
1967 - Hildoceras semipolitum Géczy. Urkut, p. 130, tav. 3, fig. 2.
Assai numerosi esemplari, prevalentemente di piccole dimensioni.
I caratteri distintivi tra semipolitum e bifrons consistono sopratutto nella maggiore in¬
voluzione del guscio, nella sezione dei giri più compressa, nel più rapido accrescimento del
154
G. PELOSIO
giro, nell’ornamentazione più minuta, a coste fitte e numerose, e nell’ombelico liscio, re¬
stando la parte costata dei giri quasi del tutto ricoperta. Il solco laterale è assai marcato, e
più discosto dall’ombelico rispetto al bifrons ;esso segna nettamente l’arresto delle coste al
terzo interno dei giri. Tuttavia nel gruppo di esemplari esaminati, 1’ insieme di tali caratteri
non è costante, poiché essi variano notevolmente, e talora in modo indipendente tra loro.
Come già si è notato a proposito del bifrons, precedentemente trattato, possiedo un buon
numero di individui che per i caratteri ornamentali si avvicinano al semipolitum, differen¬
done tuttavia per la minore involuzione e per la sezione dei giri meno compressa ; tale forma
venne considerata transizionale nella serie bifr ons-semipolitum. Géczy distingue a titolo di sot¬
tospecie alcuni individui caratterizzati da sezione subquadrata del giro, da costulazione più
rada e da ombelico più ampio rispetto al tipico semipolitum (suo H. semipolitum subquadra-
tum). Tali differenze a mio avviso fanno rientrare le variazione distinta da GÉCZY nella
specie bifrons, f. di transizione al semipolitum, piuttosto che in quest’ultima. UH. semipo¬
litum pannonicum Géczy (tav. 4, fig. 2) è invece caratterizzato da numerosissime e finissime
coste, estese anche al di sotto del solco laterale; pur osservando notevoli variazioni nel nu¬
mero delle coste, tale tipo di ornamentazione non è presente nei miei esemplari. In ogni caso
non sembra valida dal punto di vista tassonomico la distinzione di Géczy a livello sottospeci¬
fico, in quanto l’Autore non potè osservare la successione delle ammoniti strato per strato
(p. 116), ma la maggior parte del materiale venne raccolto nei cumuli dei detriti di scavo della
miniera di manganese di Urkut: non è quindi possibile escludere la coesistenza nello stesso
livello del tipico semipolitum e delle due supposte « sottospecie ».
Il tipo originale di Buckman venne distinto dal bifrons per il guscio molto più com¬
presso e per la maggiore involuzione; il ricoprimento — esemplare col guscio — interessa in¬
fatti tutta la parte costata del giro precedente, cosicché l’ombelico appare del tutto liscio.
Buckman osservò inoltre che la costulazione è generalmente assai fine, pur sottolineando note¬
voli variazioni di tale carattere. Mitzopoulos ritenne invece che la specie non fosse separa¬
bile dal bifrons, e riferì gli esemplari dell’Alta Brianza alla var. angustisiphonata Prinz e alla
var. graeca (non Renz), la quale ultima rientra come si è visto, nella variabilità del bifrons.
Le iconografie di Mitzopoulos non sono di buona qualità: tuttavia appaiono i caratteristici
tratti distintivi del semipolitum, pur con un minore appiattimento laterale della sezione ed una
involuzione un po’ minore. Non tipico è anche l’esemplare delle fig. 6, 7 di tav. 7 di Merla,
che presenta la rada e vigorosa ornamentazione dei giovani bifrons s. str. Lo stesso Autore
ritenne che il semipolitum altro non fosse che una mutazione involuta del bifrons, « stando
alla morfologia e alle relazioni cronologiche » (p. 53). Venzo distinse su alcuni esemplari del¬
l’Alpe Turati una var. compressum (sic), sulla base di un maggiore appiattimento dei fianchi
rispetto al tipo da lui figurato; stando alla originaria definizione di Buckman sono invece i
tipi un po’ più crassi quelli da separare a titolo di « forma », anche se nel materiale italiano
figurato dagli Autori essi sono i più frequenti. Il più tipico tra gli esemplari italiani figu¬
rati è certamente la « Ammonites bifrons » di Meneghini (sua tav. 1, fig. 5), proveniente dalla
Val d’Urbia, che non ho purtroppo rinvenuto nel materiale originario conservato al Museo
di Pisa. Le fig. 3, 4 dello stesso Autore, già considerate nella sinonimia del semipolitum da
Merla e altri (non da Buckman !), sembrano invece rientrare in forma estrema di bifrons
(f. di transizione al semipolitum), per la minore involuzione, la sezione meno compressa e
per il caratteristico andamento falciforme delle coste, nonché per la posizione del solco più
prossimo all’ombelico.
Per quanto riguarda la distribuzione statigrafica della specie, Donovan lo considera
indice di sottozona, ponendolo al di sopra della « sottozona a sublevisoni », nella « zona a mer¬
cati ». Venzo lo elenca tra le specie della « zon a a bifrons »; Merla considera invece il semi¬
politum tra le specie della sua « zona a Lilliae », osservando che i bifrons del Toarciano supe¬
riore debbono essere riferiti a tale specie. E’ probabile che il tipico semipolitum sia caratteri-
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
i ùò
stico di orizzonte superiore al bifrons s. s., come del resto confermato dalle dettagliate osserva¬
zioni e dalle relazioni filetiche prospettate nella serie degli Hildoceras da Gabilly (1964,
p. 76 e sgg. ; Elmi, 1967, p. 233 e sgg.). Purtroppo le forme « ibride », tanto comuni nelle serie
italiane, nonché la doverosa constatazione che molto spesso i bellissimi campioni figurati e
studiati dagli Autori non vennero direttamente raccolti sul terreno, non permettono sicure
conclusioni.
L’esemplare della mia Tav. XVIII, figg. 2, 2a, presenta quasi a fine giro una netta
cicatrice del guscio, conseguente a rottura in vita causata da probabile predatore. Seguendo
la recente distinzione di Guex (1967, p. 2), la cicatrice sembra rientrare nel suo primo gruppo,
tipo a. La fig. 2a è ripetuta con altra illuminazione, per evidenziare il decorso della cicatrice.
Posizione stratigrafICA. - Toarciano inf. (« zona a mercati » - « sottozona a semipo-
litum » ?).
Distribuzione. - Cotteswold Sands, Bakony, Grecia, Spagna occidentale; Alta Brianza,
Canto Alto, Appennino Centrale.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 252-281.
Famiglia HAMMATOCERATIDAE BUCKMAN, 1887.
Sottofamiglia PHYMATOCERATINAE Hyatt, 1900.
Genere Phymatoceras Hyatt, 1867.
Il genere Phymatoceras (= Phymatoceras s. str.) venne istituito da Hyatt nel 1867
su due genosintipi: Ph. enervatum Hyatt e Ph. robustum Hyatt; nessuna delle due specie
fu tuttavia da lui figurata. Nel 1897 lo stesso Autore, in lettera indirizzata a Buckman
(v. Buckman, 1898, p. xxx), riconosceva che la sua specie Ph. robustum altro non era
che individuo giovanile di Ph. tirolense (non Hauer), figurato da Dumortier (1874, tav. 24,
figg. 1, 2). Il Ph. tirolense (Dumortier) venne pertanto indicato da Hyatt quale tipo del ge¬
nere Phymatoceras (in Zittel, 1900, ed. inglese). Per le regole di nomenclatura il logotipo
deve essere scelto tra uno dei genosintipi, e pertanto Ph. robustum ha precedenza nominale
rispetto a Ph. tirolense di Dumortier; specie che Hauer (1856, tav. 7, figg. 1-3) stabilì su
esemplare ben diverso e che resta tutt’oggi valida. Tipo del genere Phymatoceras deve quindi
essere considerato il Ph. robustum Hyatt. Il Ph. robustum (Denckman, 1887), è una evidente
omonimia secondaria.
Secondo Arkell, Kummel e Wright (1957, p. L265) il gen. Phymatoceras Hyatt 1867
comprenderebbe come sinonimi Lillia Bayle, 1878; Loryella Breistroffer, 1947; Chartronia
Buckman, 1898 e Denckmannia Buckman, 1898. In accordo con Donovan (1958, pp. 54 e 55),
preferisco comprendere nel gen. Phymatoceras i due sottogen. Phymatoceras s. str. e Char¬
tronia, anche se i caratteri distintivi si presentano talora transizionali e possono rendere per¬
plessi sull’attribuzione sottogenerica di alcune specie.
Caratteri distintivi dei veri Phymatoceras sono la presenza di strozzature peristomali
del giro, sempre visibili, almeno sui giri interni; nodi periombelicali irregolarmente disposti,
da cui si originano fascetti di 2-3 coste, una delle quali è generalmente più rilevata delle altre
e seguita da restringimento del giro ; linea suturale generalmente semplice, con elementi tozzi
e poco frastagliati, e setti alquanto distanziati.
Il sottogen. Chartronia è invece caratterizzato da ornamentazione più regolare per la pre¬
senza di serie continua di tubercoli periombelicali, da cui si originano le coste subeguali, a
fascetti di 2-3, ed assenza di restringimenti peristomali. Tuttavia in entrambe i sottogeneri
l’ornamentazione è assai variabile nell’ontogenesi, e le forme gerontiche di Phymatoceras s. str.,
156
G. PELOSIO
per l’attenuarsi dei restringimenti e per l’aumento dei fascetti di coste coniugate, tendono
alla tipica ornamentazione delle Chartronia.
La linea suturale di quest’ ultime è generalmente più complessa e frastagliata, ed i setti
sono notevolmente più ravvicinati e talora compenetrati.
Così interpretato, Phymatoceras ( Phymatoceras ) ha come sinonimo Denckmannia
Buckman (pars), Lillia Bayle (pars); il sottogen. Chartronia, anch’esso Denckmannia (pars)
e Lillia (pars), e inoltre Loryella Breistroffer.
Sottogenere Phymatoceras s. str.
Phymatoceras (Phymatoceras) cfr. robustum Hyatt
(Tav. XXI, fig. la-c)
1867 -• Phymatoceras robustum Hyatt. Fossil Cephalopods, p. 88.
1874 - Ammonites Tirolensis Dumortier. Bassin du Rhone, p. 86, tav. 24, figg. 1, 2.
1898 - Phymatoceras tirolense Buckman. Inf. Ool. Amm., p. xxx.
1904 - Hildoceras Tirolense nov. var. pannonica Prinz. Bakony, p. 120, tav. 34, 35, fig. 8; tav. 37, fig. 12.
1931 - Lillia tirolensis Monestier. Aveyron, p. 22, tav. 4, figg. 3, 5, 6.
1933 - Denckmannia erbaensis Merla. Amm. giur. App. Centr., tav. 1, fig. 11.
Denckmannia elegans Merla. Ibid., tav. 1, fig. 5.
1957 - Phymatoceras robustum Arkell. Treatise, p. L265, fig. 302.
1966 - Phymatoceras robustum GÉCZY. Csernye, p. 16, tav. 1, fig. 2; tav. 37, fig. 1.
Possiedo un unico buon esemplare, costituito da modello interno con stadi giovanili al¬
quanto usurati.
Dimensioni e rapporti: d = mm 57; do ----- mm 28; a = mm 18; s — mm 18;
do/d -- 0.49; s/a = 1.00.
Esso è caratterizzato da spira evoluta, con giri a lento accrescimento, sezione subro-
tonda-trapezoidale, tanto alta che larga, e fianchi convessi. Regione ventrale ampia e arro¬
tondata, con carena acuta, delimitata da solchi angusti. Ultimo giro ornato da 43 coste sensi¬
bilmente retroverse, che verso la fine del giro tendono a diventare sigmoidi. La zona periombe¬
licale è interessata da 6-7 tubercoli, dai quali si dipartono fascetti di 2-3 coste, 1’ ultima delle
quali più forte e seguita da marcato restringimento peristomale. All’esterno le coste appaiono
subclavate, fortemente proverse, e terminano bruscamente in corrispondenza dei solchi peri-
carinali. Giri interni e linea suturale non visibili.
Per i caratteri generali l’esemplare presenta notevole somiglianza coi giri interni del
grande tipo del Bacino del Rodano, figurato da Dumortier. Da esso differisce tuttavia per i
tubercoli molto radi e meno evidenti, oltre che per le strozzature più forti. La sezione dei giri
può invece essere corrispondente, in quanto la fig. 2 di Dumortier si riferisce ad esemplare
di mm 146, gerontico, i cui giri pure arrotondati nella regione ventrale, diventano vieppiù
alti nell’accrescimento, come è tendenza generale nei Phymatoceras. Il tipo in esame, anche per
dimensioni, risulta confrontabile col Ph. robustum di Bakony, figurato da GÉCZY, che al dia¬
metro di mm 74 presenta rapporto s/a = 0,93, con sezione quindi di poco più alta che larga.
Invece il Ph. robustum muelleri Géczy, figurato alla sua tav. 1, fig. 1, qui pure presente, per
le coste più rade, crasse e più marcatamente sigmoidi e davate, e soprattutto per la diversa
linea suturale, può essere considerato specie distinta : essa viene in seguito descritta.
Il Ph. erbaense (Hauer) differisce per i giri quadrangolari a fianchi subplani, con
coste subradiali, invece che retroverse, anche alle medesime dimensioni.
Kottek (1966, p. 41, tav. 1, fig. 1) descrive e figura un Ph. robustum, che non si
identifica col tipo di Dumortier, ma per i caratteri ornamentali sembra ben corrispondente
al Ph. muelleri Géczy, seguentemente descritto.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMI») l.-,7
La Denckmannia erbaensis figurata da Merla a tav. 1, fig. 11, che ho in diretto con¬
fronto, presenta la tipica ornamentazione del robustum, anche se per anomalia verso l’ inizio
dell’ ultimo giro e su un solo fianco, 3 coste simulano i marcati restringimenti anulari del-
Verbaense. Kottek (p. 41), inserì nella sinonimia del suo robustum (che come si è visto non
rappresenta la specie di Hyatt) anche la Denckmannia elegans di Merla (1933, tav. 1,
figg. 3, 5, 12). Quest’ ultima tuttavia, qui pure rappresentata da alcuni esemplari, è a mio
avviso buona specie. Il materiale originale su cui infatti Merla la istituì presenta caratteri
differenziali costanti e validi rispetto al robustum Hyatt (e a maggior ragione al muelleri
GÉCZY): ornamentazione assai più regolare, con mancanza sui giri interni di tubercoli e
coste accoppiate; inoltre le coste sono poco retroverse, rette, non sigmoidi, i setti sono forte¬
mente distanziati e la linea suturale è diversa. Invece l’esemplare della fig. 5 di Merla (ed
esso soltanto) mostra buona corrispondenza con analoghi stadi di accrescimento di robustum.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Bacino del Rodano, Csernye (Bakony), Aveyron; Appennino Centrale
(Merla, sub. D. erbaensis - pars e D. elegans - pars).
Provenienza. - Coll. Museo Geologico di Torino.
Phymatoceras (Phymatoceras) merlai n. sp.
(Tav. XIX, fig. 11; Tav. XXI, figg. 2a, b; 4a, b)
Modello interno ben conservato, con ultimo giro costituito da camera di abitazione.
Dimensioni e rapporti: d = mm 66; do = mm 34; a = mm 18; s = mm 18;
do/d — 0.52; s/a = 1.00.
Spira evoluta, a lento accrescimento ed ampio ombelico ; sezione del giro tondeggiante-
subtrapezoidale, con fianchi arrotondati, sfuggenti verso l’area esterna, e massima larghezza
al terzo interno. L’area esterna è ampia e depressa, con forte ed acuta carena mediana e due
profondi solchi. Ornamentazione dei giri interni costituita da una quarantina di coste retro¬
verse, che si originano saltuariamente a fascetti di 2-3 da radi e rilevati tubercoli periombe¬
licali. Essi sono di regola seguiti da una marcata strozzatura del giro, ed alternano a gruppi
di 6-8 coste semplici, più marcatamente retro verse. Tale stadio di ornamentazione è molto
simile a quello di esemplari giovanili di Ph. iserense. L’ornamentazione dell’ultimo giro è più
regolare, perchè i tubercoli periombelicali si attenuano e scompaiono (ultimo semigiro), e le
rade coste coniugate si biforcano semplicemente al margine periombelicale, senza dar luogo a
rilievi. Le coste (in numero di 54) sono vieppiù retroverse, rette o appena ondulate, debolmente
subclavate, e presentano debole proversione solo al raccordo con l’ampia area esterna, arre¬
standosi bruscamente all’ inizio dei solchi. La linea suturale (quella disegnata sul modello è la
penultima) è visibile solo parzialmente, semplice, con elementi laterali poco profondi e seconda
sella laterale ancora assai ampia. I setti sono notevolmente distanziati (4-5 sull’ ultimo semi¬
giro concamerato), carattere che suggerisce affinità di gruppo col Ph. elegans (Merla), come
pure l’evoluzione dei giri e la loro sezione. Ne differisce tuttavia per l’ornamentazione, che
nella specie di Merla è assai più regolare, con stadio giovanile a coste quasi tutte semplici.
Tra il materiale dell’Appennino Centrale, studiato da Merla, due esemplari (di cui
1 modello in gesso) presentano ottima corrispondenza col mio olotipo. Essi vennero etichettati
da Merla come « Lillia aff. narbonensis » (1932, p. 14 - pars), ma con analoga classificazione
nel materiale originale sono indicati altri 4 tipi, notevolmente diversi, anche dalla specie di
Buckman. I due esemplari, che ritengo appartenenti alla nuova specie, presentano le seguenti
dimensioni e rapporti: d = 59-56; do = 29-27 ; a = 17.5-17 ; s = 17.7-17 ; do/d = 0.50-0.48;
s/a = 1.00-1.00; il numero delle coste è rispettivamente di 52 e 50.
158
C. PELOSIO
Gli esemplari in esame risultano notevolmente affini al Ph. cf. robustum qui figurato a
Tav. XXI, figg. 1, che differisce per giri ancor più crassi, regione ventrale di conseguenza
più ampia, nonché per le coste più rade e forti (43 invece di 54).
Il Ph. narbonense (Buckman) presenta superficiali somiglianze ornamentali, limitate però
agli stadi più giovanili, ma è assai diverso per la sezione dei giri e per la linea suturale, di
tipo già prossimo alle Chartronia.
Dedico la nuova specie al prof. G. Merla che già ebbe in esame il tipo (sub Lillia aff.
narbonensis ) dell’Appennino Centrale (Catria), qui illustrato a Tav. XXI, figg. 2a, b.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »). I due tipi di Merla
recano indicazione « Toarciano sup. », e provengono da Scheggia e Catria Ovest.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 284 (olotipo); Coll. Museo Geologico dell’Univer¬
sità di Pisa, n. 5 e n. 69.
Phymatoceras ( Phymatoceras ) cfr. muelleri GÉCZY
(Tav. XIX, fig. 1)
? 1913 - Hildoceras erbaense Renz. Neuere Fortschr., tav. 15, fig. 9.
? Hildoceras erbaense var. acarnanica Renz. Ibid., tav. 15, fig. 8.
1966 - Phymatoceras ( Phymatoceras ) robustum Kottek. Griech. Toarcium, p. 41 (pars), tav. 1, fig. 1;
fig. 9 nel testo.
1966 - Phymatoceras robustum muelleri GÉCZY. Csernye, p. 17, tav. 1, fig. 1; tav. 37, fig. 2.
Unico grande modello interno, incompleto dei giri interni e alquanto usurato; un fram¬
mento di camera di abitazione.
Dimensioni e rapporti : d = mm 87 ; do = mm 41 ; a = mm 23 ; s = mm 19 ;
do/d = 0.47 ; s/a = 0.83.
Spira evoluta, con giri appena abbraccianti, sezione subrettangolare a fianchi subplani
e debolmente declivi verso l’area esterna, piuttosto angusta, fornita di forte carena — al¬
quanto usurata — e deboli solchi. Ornamentazione costituita da una quarantina di coste crasse,
alcune semplici, altre unite in fascetti di 2-3 in corrispondenza di grossi tubercoli periombeli¬
cali. Tutte le coste sono fortemente retroverse e marcatamente sigmoidi, accentuandosi tale
carattere nell’accrescimento. Verso l’esterno esse diventano fortemente davate e vieppiù crasse.
Linea suturale non visibile.
Géczy considerò la forma in esame come sottospecie del robustum Hyatt per le coste
più rade, l’ombelico più stretto e il primo lobo laterale più corto. Il tipico robustum tuttavia
(v. Dumortier, 1874, tav. 24, figg. 1, 2 - sub. A. tirolensis) differisce ancor più marcatamente
per le coste più fitte, più minute, e conseguentemente per i tubercoli più piccoli e numerosi,
nonché per il tipo di avvolgimento. Le differenze notevoli nella linea suturale riscontrate da
Géczy tra il suo muelleri e il robustum (sua tav. 1, fig. 2) e ben visibili a tav. 37, figg. 1 e 2,
tolgono infine ogni dubbio sull’attribuzione a specie diverse.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Grecia, Csernye (Bakony); P.sso del Furio (Coll. Pinna).
Provenienza, - Coll. S. Venzo : MM, I 282, 283.
Phymatoceras (Phymatoceras) erbaense (Hauer)
(Tav. XIX, figg. 2, 9; tav. XXII, fig. 2; Tav. XXIII, figg. 2a, b)
1856 - Ammonites erbaensis Hauer. Cephal. nordòstl. Alpen, p. 42, tav. 11, figg. 10-14.
1900 - Lillia erbaensis Bellini. Ombrie, p. 150, fig. 15 ( ?) nel testo.
1906 - Hildoceras ( Lillia ) erbaense Parisch e Viale. Amm. Lias sup., p. 158, tav. 9, fig. 4.
1930 - Hildoceras ( Lillia ) erbaense Mitzopoulos. Alta Brianza, p. 64, tav. 5, figg. 9a, b.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
159
1931 - Denckmannia erbaensis Monestier. Aveyron, p. 23, tav. 5, figg. 6, 7, 8 (?), 18, 22, 25.
1933 - Denckmannia erbaensis Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 19, tav. 1, figg. 10a, b (non 11); tav. 8,
1939 - Denckmannia erbaensis Ramaccioni. M. Cucco, p. 166. fip. 3.
1952 - Denckmannia erbaensis Venzo. Alpe Turati, p. 116 ( nom . nud.).
1958 - Phymatoceras erbaense Donovan. Amm. zones, p. 55.
1963 - Phymatoceras erbaense Zanzucchi. Entratico, p. 136, tav. 20, fig. 5 (non 6).
1963 - Phymatoceras (Phymatoceras) erbaense Kottek. Griech. Toarcium, p. 42, tav. 1, fig. 2 e fig. 10
nel testo.
? 1966 - Phymatoceras erbaense Behmel-Geyer. Ostspanien III, p. 25, tav. 2, fig. 6; tav. 4, fig. 1 ; tav. 6, fig. 22.
7 modelli interni, a diversi stadi di sviluppo, e alcuni frammenti.
Dimensioni e rapporti.
Spira evoluta, con giri a sezione subquadrata negli esemplari giovanili, quindi sub¬
rettangolare, con fianchi leggermente sfuggenti negli esemplari adulti. Area esterna ampia e
piana, con carena ben rilevata e solchi larghi e profondi ; i fianchi, subplani o appena con¬
vessi, sono internamente delimitati da gradino periombelicale netto e fortemente declive. Orna¬
mentazione degli individui adulti costituita da 44 coste rilevate, che si dipartono frequente¬
mente, ma senza regolare periodicità, a fascetti di 2-3 da ottuse tubercolosità periombelicali ;
una di esse risulta in genere più marcata. Le coste semplici, intercalate ai fascetti, sono un po’
meno rilevate e debolmente retroverse, mentre quelle coniugate sono più crasse e subradiali.
La riunione delle coste è seguita di regola da un restringimento del giro, più o meno marcato.
Tale" tipo di ornamentazione è tuttavia probabilmente legato — come in tutti i Phymatoceras —
a fattori ambientali e ontogenetici, presentandosi assai variabile nei diversi individui. Così
ad esempio, il tipo di Parisch e Viale, che ho in diretto confronto, mostra restringimenti
assai forti, frequenti e nell’ insieme abbastanza regolari. Invece il tipo della fig. IOa, b di
Merla (anch’esso in diretto confronto), ed i miei esemplari, presentano strozzature più deboli,
rade e irregolari.
Le coste, in prossimità dell’area esterna, divengono claviformi, flettendosi in avanti, e
terminano bruscamente in corrispondenza dei solchi pericarinali. I setti sono distanziati ; la
linea suturale comprende primo lobo laterale assai sviluppato e profondo, trilaciniato; sella
esterna bipartita, assai larga, circa il doppio della prima sella laterale.
Specie affine è il Ph. iserense (Oppel), che differisce per l’ornamentazione a coste forte¬
mente retroverse e tubercoli più acuti, con sezione dei giri subtondeggiante. Il Ph. armatum
(Merla), qui pure presente, ha tubercoli assai sviluppati e coste retroverse, nonché linea sutu¬
rale del tutto diversa.
La Denckmannia erbaensis illustrata da Monestier a fig. 8, per la marcata involuzione
e il tipo di ornamentazione, sembra piuttosto riferibile a piccolo esemplare di Ph. fabaie.
L’esemplare di fig. 11 di Merla, che ho in confronto diretto, non appartiene alla specie in
esame, ma è attribuibile al Ph. robnstum Hyatt, precedentemente descritto, per le coste forte¬
mente retroverse e regolari (tranne un’anomalia di accrescimento sull’ ultimo giro), e per il
160
6. PELÒSIÒ
loro andamento distintamente sigmoide. Di incerta classificazione sono i frammenti di grandi
esemplari illustrati da Behmel-Geyer, mentre il frammento della fig. 6 di Zanzucchi risulta
riferibile al Ph. iserense.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Alpe Baldovana, Entratico; Monte Purino, Porcarella, Cagli, Catria,
Pian dei Giugoli, P.sso del Furio (Coll. Pinna); Aveyron, Spagna occidentale, Grecia.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, 1 285-289; Coll. R. Levi Setti (1 esemplare); Coll.
Museo Geologico Università di Torino (1 esemplare).
Phymatoceras (Phymatoceras) iserense (Oppel)
(Tav. XIX, fig. 8)
1856 - Ammonites iserensis Oppel. Juraformation, p. 249.
1868 - Ammonites erbaensis Reynès. Pai. aveyronn., p. 103, tav. 5, fig. 5.
1874 - Ammonites erbaensis Dumortier. Bassin du Rhone, p. 84, tav. 23, figg. J, 2.
1867-81 - Ammonites Comensis Meneghini. Monographie, p. 21 (pars), tav. 8, figg. 6a, b.
1898 - Denckmannia ? iserensis Buckman. Inf. Ool. Amm., Suppl., p. xvii, tav 2, figg. 1, 2.
1931 - Denckmannia iserensis Monestier. Aveyron, p. 24, tav. 5, figg. 13-17.
1933 - Denckmannia iserensis Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 18, tav. 1, figg. 7-9, tav. 8, fig. 2.
1939 - Denckmannia iserensis Ramaccioni. M. Cucco, p. 167, tav. 11, figg. IOa, b.
1947 - Denckmannia iserensis Lippi-Boncambi. Lias sup. Umbria, p. 130, tav. 5, fig. 6 ?
1952 - Denckmannia iserensis Venzo. Alpe Turati, p. 116 (nom. nud.).
1959 - Denckmannia iserensis Sapunov e Nachev. Amm. fauna Balkan Range, p. 57, tav. 5, figg. 3, 4.
1963 - Phymatoceras iserense Zanzucchi. Entratico, p. 136, tav. 20, fig. 9 (?).
Phymatoceras erbaense Zanzucchi. Ibid., tav. 2 0, fig. 6.
1966 - Phymatoceras iserense ? Géczy. Csernye, p. 22, tav. 2, fig. 1 (?).
Cinque esemplari giovanili e alcuni frammenti.
Dimensioni e rapporti.
La specie venne istituita senza illustrazione da Oppel, che la separò dalla Ammonites
comensis per le grandi dimensioni, la sezione quadratica dei giri e la forte ornamentazione;
in base a tale sommaria distinzione, è molto diffìcile dare una precisa individualità alla specie,
e tale problema è recentemente sottolineato da Géczy (op. cit., p. 23), che classifica dubitati¬
vamente un grande esemplare malandato, riferendosi sopratutto alla iconografia di Dumortier.
Tranne il frammento di grande camera di abitazione figurato da Buckman, tutte le altre fi¬
gure della specie si riferiscono ad esemplari immaturi, confrontabili coi giri interni del grande
tipo di Dumortier, che tuttavia non sono del tutto probanti, in quanto nel genere è caratteri¬
stica una grande variabilità ontogenetica. Merla sottolinea le differenze tra i suoi piccoli
esemplari di iserensis e quelli di erbaensis, ma a parte la marcata retroversione delle coste
nella prima specie, gli altri caratteri distintivi lasciano alquanto perplessi, tanto più che assai
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
ni 1
simili sono anche i giri giovanili di altri Phymatoceras s. str. . Il grande tipo figurato da Zan-
ZUCCHI non corrisponde appieno alla specie intesa in senso restrittivo, per le coste più fitte e
sigmoidi e per la sezione subrettangolare, un pò compressa.
I miei piccoli esemplari presentano spira evoluta, con giri crassi, a sezione subqua¬
drata e fianchi arrotondati ; area esterna abbastanza ampia, percorsa da carena e solchi poco
profondi. L’ornamentazione è costituita da coste fortemente retroverse, quasi rette o appena
sigmoidi, che si originano saltuariamente a fascetti di 2-3 nella zona periombelicale, da distinti
e grossi tubercoli irregolari e allungati. Linea suturale non visibile.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Bacino del Rodano, Aveyron, Northamptonshire, Bakony; Entratico,
Cesi, Pian dei Giugoli, Porcarella, M. Cucco, M.ti Martani; P.sso del Furio (Coll. Pinna).
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 289-294.
Phymatoceras (Phymatoceras) elegans (Merla)
(Tav. XIX, fig. 4)
1933 - Denckmannia elegans Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 17, tav. 1, figg. 3, 12 (non 5); tav. 8, fig. 1).
1952 - Denckmannia elegans Venzo. Alpe Turati, p. 116 ( nom . nud.).
1958 - Phymatoceras elegans Donovan. Amm. zones, p. 55.
1963 - Phymatoceras elegans Zanzucchi. Entratico, p. 137, tav. 20, figg. 1, la; 8, 8a.
1967 - Phymatoceras elegans Géczy. Upper Liass. Amm. Urkùt, p. 143, tav. 9, fig. 10.
Quattro modelli interni, uno dei quali incompleto e due giovanili.
Dimensioni e rapporti.
Spira evoluta, con giri a lentissimo accrescimento, a sezione subquadrata nei primi giri,
quindi poco più alta che larga. Area esterna stretta, con carena rilevata e deboli solchi.
Fianchi arrotondati, con ornamentazione costituita da coste un po’ retroverse, prevalente¬
mente semplici, che tuttavia nell’accrescimento mostrano tendenza a dipartirsi saltuariamente
a coppie, partendo da ottusa e allungata « bulla » periombelicale, seguita di regola da stroz¬
zatura peristomale distinta. I setti sono radi (8 sul giro esterno concamerato dell’esemplare
maggiore), e la linea suturale è caratterizzata da forte riduzione del 2" lobo laterale. Per tale
carattere la specie è facilmente distinguibile dalle congeneri, oltre che per 1’ ornamentazione
più « elegante » e regolare, con coste prevalentemente semplici nei giri interni. Coll’aumen-
tare delle dimensioni, come si è visto e come osservò anche Merla ( Osservazioni , p. 18), au¬
menta il numero delle coste coniugate, caso alquanto singolare nel genere, dove di norma, lo
stadio a coste appaiate precede quello a coste semplici.
Donovan avanza l’ ipotesi che gli esemplari di Merla (che ho in diretto confronto) e
dei quali egli considera lectotipo quello della fig. 3, possano essere soltanto stadi giovanili di
Ph. robustum Hyatt, per le notevoli somiglianze coi giri interni di tale specie. Tale parere
viene decisamente sostenuto da Kottek (1966) che include la specie di Merla nella sinonimia
102
G. PELOSIO
del robustum. L’esemplare di fig. 5 di Merla — che ho in diretto esame — altro non è che
un giovane Ph. robustum, mentre per i caratteri ornamentali, a coste poco retroverse e mai
sigmoidi, gli esemplari di fig. 3 e 12 ben possono essere mantenuti distinti a titolo specifico.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Entratico; M. Gemmo, Mitola, Cagli, Porcarella, Valdorbia; P.sso del
Furio (Coll. Pinna); Bakony.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: M.M. 297-300.
Phymatoceras ( Phymatoceras ) armatum (Merla)
(Tav. XIX, fig. 7; Tav. XXII, figg. 5a, b)
1933 - Denckmannia armata Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 20, tav. 1, fig. 6; tav. 2, figg. 1-3; tav. 8,
1952 - Denckmannia armata Venzo. Alpe Turati, p. 116 (nom. nud.). fig. 4.
Due ottimi esemplari (modelli interni).
Dimensioni e rapporti.
Spira leggermente involuta, con giri rapidamente crescenti, a sezione subquadrangolare,
o appena più alta che larga; fianchi pianeggianti e area esterna ampia e fornita di carena
marcata e di solchi distinti..
Ornamentazione costituita sull’ultimo giro da una cinquantina di coste subradiali, ap¬
pena flessuose, nettamente proverse solo in prossimità dell’area esterna, ove esse mostrano
inoltre lieve ingrossamento. Le coste si originano frequentemente a gruppi di 2-3 da grossi
tubercoli irregolarmente disposti al margine periombelicale, in numero di 8 e 12 sui due
esemplari in esame. I tubercoli principali sono seguiti da marcati restringimenti peristomali.
L’ornamentazione è più regolare nei giri interni, dove la maggior parte delle coste è riunita
a gruppi di 2-3 nella regione periombelicale, ed i numerosi tubercoli si presentano allungati e
subspinulosi.
Setti radi (8 nel giro più esterno dell’esemplare di mm 39, non comprendente la ca¬
mera di abitazione), con linea suturale ben conservata. Il primo lobo laterale è stretto e trila¬
ciniato, appena più profondo dell’ampio lobo sifonale ; secondo lobo laterale assai stretto e ri¬
dotto. Tale linea suturale ben corrisponde alla figura di Merla (sua tav. 8, fig. 4). I miei
esemplari risultano pertanto identici ai 4 tipi figurati da Merla, che ho in diretto confronto.
Riscontro notevoli affinità con simili stadi di accrescimento del Ph. erbaense, da cui
tuttavia la specie differisce per il tipo di ornamentazione, a coste più numerose, con tubercoli
più fitti e rilevati, per la lieve involuzione e per i caratteri della linea suturale. Il Ph. iserense
resta a sua volta ben distinto per la forte e costante retroversione delle coste, anche sui giri
più esterni, nonché per i tubercoli meno sviluppati.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Appennino Centrale (M.te Purino, Porcarella; P.sso del Furio - Coll.
Pinna).
Provenienza. - 1 esemplare: Coll. Museo Geologico Torino; 1 esemplare: coll. Levi
Setti.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
1 G3
Phymatoceras (Phymatoceras) masciadrii n. sp.
(Tav. XIX, figg. 10, 12a-c ; Tav. XXI, fig. 10)
Modello interno, assai ben conservato su entrambi i fianchi, ed altro esemplare di mi¬
nori dimensioni, alquanto compresso.
Dimensioni e rapporti: d = mm 85; do = mm 38; a = mm 26; s = mm 21;
do/d = 0.45; s/a = 0.81.
Spira debolmente abbracciante, con giri a lento accrescimento, a sezione subrettangolare
e fianchi quasi piani, appena declivi verso la ristretta area esterna. Essa è fornita di forte
carena, con solchi piuttosto ampi, ma poco profondi. L’ornamentazione varia con l’accresci¬
mento: sui giri interni è costituita da una quarantina di sottili coste subacute e retroverse,
appena sigmoidi, semplici o più frequentemente coniugate a fascetti di 2-3 nella regione pe¬
riombelicale, in corrispondenza di deboli tubercoli allungati, inizialmente proversi. Coli’au-
mentare del diametro, le coste diventano meno retroverse, tendendo ad un elegante anda¬
mento sigmoide, per netta proversione della porzione terminale, subclavata. Sull’ultimo giro
conservato, per oltre metà occupato da camera di abitazione, tutte le coste — tranne due riu¬
nite per anomalia a metà del fianco — sono semplici. Il loro numero varia anch’esso coll’au-
mentare delle dimensioni: i primi giri, che presentano anche 3-4 deboli strozzature anulari,
hanno 35-36 coste; sul penultimo giro se ne contano invece 38, di cui una quindicina semplici;
sull’ultimo infine, esse sono 43, tutte semplici.
La linea suturale (disegnata quella relativa al penultimo setto) è caratterizzata da largo
e poco profondo lobo esterno, sella esterna ampia e bipartita, con lobulo divisorio circa 1 3
della sua altezza ; lobo laterale tozzo, a base assai ampia, trilaciniato ; sella laterale estesa in
larghezza quasi quanto il lobo; secondo lobo laterale profondo circa 1/2 del primo. Tutti gli
elementi sono relativamente semplici e poco frastagliati.
L’esemplare più piccolo presenta le seguenti dimensioni e rapporti: d = mm 62.5;
do = mm 28; a = mm 19; s — 16.5; do/d = 0.45; s/a = 0.85.
A parte la sezione, un po’ più bassa, trattandosi di esemplare minore, esso ben corrisponde al
tipo descritto, anche per linea suturale.
Il Ph. masciadrii si differenzia notevolmente per i caratteri di avvolgimento e di or¬
namentazione dell’ultimo giro dalle altre specie note del genere. L’ornamentazione dei giri gio¬
vanili è ancora abbastanza simile a quella di vari Phymatoceras, che poi differiscono pro¬
fondamente nell’ulteriore accrescimento. Il Ph. narbonense (Buckman), qui illustrato, al dia¬
metro di mm 85, presenta coste ampie e arrotondate, più retroverse, quasi tutte regolar¬
mente appaiate a partire dai regolari tubercoli periombelicali ; inoltre la linea suturale è assai
diversa, appartenendo già, come del resto i caratteri ornamentali, al sottogen. Chartronia.
Il Ph. ( Ch .) fabaie (Simpson) nello stadio giovanile (= Denkmannia cornucopia Merla), pre¬
senta ornamentazione abbastanza simile, ma con tubercoli assai deboli e più regolari, senza
strozzature peristomali, e inoltre con giri più abbraccianti e di più veloce accrescimento.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Provenienza. - Coll. Masciadri (Canzo) (2 esemplari).
1G4
6. PELOSIÒ
Phymatoceras (Phymatoceras) mavigliai n. sp.
(Tav. XXII, figg. 1, 16a,b)
1954 - Phymatoceras mavigliai n. f. Venzo. Alpe Turati, p. 116; e in schedis.
Ottimo modello interno, mancante solo parzialmente dei giri interni ; altro discreto
esemplare giovanile.
Dimensioni e rapporti: diametro mm 96; ombelico mm 47; alt. ultimo giro mm 27.5;
spessore mm 21; do/d = 0.49; s/a = 0.76.
Spira evoluta, a sezione subellittica, con spalle arrotondate e massimo spessore al terzo
ombelicale dei fianchi, sfuggenti verso l’area ventrale, stretta, con rilevata carena e deboli
solchi. Ornamentazione costituita da coste minute, retroverse, semplici o più frequentemente
coniugate in fascetti di 2-3 al margine periombelicale, in corrispondenza di ottusi rilievi tu-
berculiformi. In tale stadio si notano frequenti restringimenti peristomali, che di regola se¬
guono le coste coniugate. Oltre i 60 mm di diametro, sull’ultimo giro, qui costituito per i 3/4
da camera di abitazione, le coste diventano tutte semplici, mantenendosi distintamente retro¬
verse, ed infittendosi progressivamente, in modo da raggiungere il numero di 67. Esse diven¬
gono inoltre meno rilevate e vieppiù esili. Verso la regione ventrale le coste provergono dol¬
cemente, interrompendosi in corrispondenza dei solchi pericarenali.
Ultima linea suturale con stretto e profondo lobo esterno, primo lobo laterale termi¬
nante con 3 forti lacinie; sella esterna bipartita asimmetricamente, con porzione esterna più
ampia.
L’esemplare mostra grande affinità col Ph. tirolense (Hauer), illustrato dall’Autore
(1865, p. 41, tav. 7, figg. 1-3), da non confondersi col Ph. tirolense figurato da Dumortier
(1874, tav. 24, figg. 1, 2), appartenente ad altra specie (Ph. robustum Hyatt). Il tipo di
Hauer differisce per la sezione marcatamente rettangolare, crassa, e con area esterna ampia,
carenata e fornita di solchi marcati e profondi. L’ornamentazione è consimile come anda¬
mento delle coste, presenza dei tubercoli periombelicali e dei restringimenti peristomali nei
giri interni ; il numero delle coste è — pari diametro — superiore (a mm 96 il mio esemplare
ne presenta 67, quello di Hauer 58). Tuttavia tale carattere varia alquanto nei diversi stadi
ontogenetici : nel semigiro interno della nuova specie se ne contano 28, mentre nel mio cam¬
pione più piccolo il giro presenta 43 coste. L’aumento del numero delle coste con le dimen¬
sioni, è del resto caratteristica generale dei Phymatoceras.
La linea suturale del mio tipo non è del tutto corrispondente a quella figurata da
Hauer, mancando del lobulo più esterno, che determina la tripartizione della sella esterna.
Il Ph. tirolense figurato da Géczy (1967, p. 141, tav. 8), pur presentando solo 58 coste
al diametro di mm 107, sembra invece corrispondente al tipo del Tirolo.
Il Ph. narbonense (Buckman) differisce per la sezione subtrapezoidale, per il minor
numero di coste, assai rilevate e crasse, regolarmente coniugate a fascetti di 2-3 fino al dia¬
metro di mm 90; il Ph. robustum- Hyatt presenta coste a marcato andamento sigmoide, con
forti tubercoli periombelicali, talora subspinulosi, e spira più involuta.
Il mio secondo esemplare, illustrato a Tav. XXII, fig. 1, risulta identico ai giri interni,
incompleti, dell’olotipo.
Già Venzo aveva classificato e dedicato in schedis la presente nuova specie all’amico
prof. C. Maviglia.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Provenienza. - Coll. Turati: MM, I 301 (olotipo); Coll. S. Venzo: MM, I 302.
AMMANITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
1 65
Phymatoceras ( Phymatoceras) n. sp. ?
(Tav. XX, fig. 3)
Possiedo il solo esemplare incompleto figurato, con giro esterno di camera di abita¬
zione, ad accrescimento in altezza abbastanza veloce. La sezione risulta tipicamente subret¬
tangolare (altezza mm 25; spessore mm 19; s/a = 0.76), con spalle assai poco arrotondate,
anche nei giri interni. Ornamentazione costituita da coste fitte, debolmente sigmoidi e retro¬
verse nella porzione giovanile, mentre sulla camera di abitazione la retroversione delle coste
è assai attenuata. Sul semigiro interno si contano 25 coste; esse si originano per la maggior
parte a fascetti di 2-3 da tubercoli periombelicali, irregolarmente distanziati. Si osservano
inoltre marcate strozzature del giro, che di norma seguono i fascetti di coste coniugate.
Anche nel tratto di camera di abitazione persistono marcatissime strozzature, ed i tubercoli,
più crassi, sono ancor più irregolarmente disposti. La linea suturale è parzialmente visibile
sul giro interno: essa risulta tipica di Phymatoceras, e presenta lobo laterale piuttosto corto
e tozzo, poco frastagliato.
Riscontro le maggiori affinità coll’esemplare di A. Comensis dell’Alpe Turati (sub
Pian d’Erba), figurato da Meneghini (1867-81, tav. 6, figg. 2a, b) e da lui detto « avec les
caractères du type associés à ceux de V Am. Erbaensis H. ». Esso andò purtroppo distrutto
nell’ incendio bellico del Museo di Milano. Per l’ornamentazione, l’avvolgimento e la sezione
del giro, l’esemplare in esame è ben corrispondente al tipo di Meneghini, ma ne differisce
per la linea suturale : infatti essa presenta lobo laterale relativamente tozzo e semplice, mentre
il tipo di Meneghini mostra lobo laterale più esile, lungo, trilaciniato e frastagliato. Questo
carattere è distintivo di specie e non di semplice morfotipo.
Il Ph. erbaense (Hauer) differisce sensibilmente per il lento accrescimento del giro, per
la sezione subquadratica e non rettangolare, per l’ornamentazione, a coste più rade, diritte e
subradiali. Il Ph. iserense (Oppel) allo stadio adulto (v. il grande esemplare de La Verpilliére,
figurato da Dumortier, 1874, tav. 23), è assai diverso per le coste più rade, grossolane e più
retroverse, e soprattutto per la sezione dei giri, crassa e subrotonda. Anche i miei piccoli
esemplari di iserense differiscono dal giro interno del tipo in esame, per il lento accresci¬
mento, la sezione subtondeggiante e la marcatissima retroversione delle coste.
Il Phymatoceras n. sp. ?, illustrato da Zanzucchi per Entratico (1963, tav. 20, fig. 10),
che ho in diretto confronto, si differenzia per le coste ed i tubercoli più radi, per la sezione a
spalle distintamente arrotondate e per l’accrescimento più lento. Nessun altro Phymatoceras
risulta confrontabile al mio tipo; trattasi con ogni probabilità di specie nuova, che non è pos¬
sibile stabilire trattandosi di esemplare incompleto.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 295.
Sottogenere Chartronia Buckman, 1898.
Phymatoceras (Chartronia?) turatii n. sp.
(Tav. XX, fig. 9; Tav. XXI, fig. 6; Tav. XXIII, fig. 14)
? 1930 - Lillia. sp. aff. Escheri Mitzopoulos. Alta Brianza, p. 68.
Modello interno, in mediocre stato di conservazione, eroso sulla faccia opposta a quella
figurata e per metà costituito da camera di abitazione.
Dimensioni e rapporti: diametro mm 74; ombelico mm 33; alt. ultimo giro mm 24;
spessore mm 18; do/d = 0.45; s/a = 0.75.
G. PELOSIO
166
Spira appena involuta, crescente abbastanza rapidamente, con giri a sezione subrettan¬
golare e fianchi subplani, a spalla debolmente arrotondata. Area esterna piana, con carena
mal conservata, ma a base ampia, con larghi solchi poco profondi. Ornamentazione costituita
da 40 coste falciformi, retroverse specialmente nei giri interni ; esse per la maggior parte si
originano a fascetti di 2-3, da crassi ed ottusi tubercoli periombelicali, un po’ allungati in senso
radiale. Sull’ultimo giro si contano 14 ampi nodi; circa al terzo interno dei fianchi, esterna¬
mente alla fila di nodi, si osserva traccia di una lieve depressione con decorso spirale, che
delimita all’ interno le rade coste semplici.
La linea suturale presenta lobo esterno corto e tozzo, terminalmente tetra-pentalaciniato ;
secondo lobo laterale ridotto circa alla metà del precedente. La sella esterna è ampia e pro¬
fondamente bipartita da angusto lobulo (v. Tav. XXIII, fig. 14).
L’esemplare presenta notevole affinità col Ph. escheri (Hauer) (1856, p. 39, tav. 10,
figg. 1-3), da cui differisce per la mancanza di depressione spirale continua e subliscia, e so¬
prattutto per l’ornamentazione più rada e crassa. Infatti l 'escheri presenta a pari diametro
52 coste invece di 40, e 17 nodi subrotondi e regolari, invece di 14, che sono inoltre più ampi,
crassi, e sviluppati anche radialmente.
Il tipo dell’Alpe Turati (sub Pian d’Erba), figurato da Meneghini come Ammonites Co-
mensis I forma (1867-81, tav. 6, fig. 1), venne riferito da Bonarelli (1899, p. 202) all 'escheri,
nonostante « il maggiore frastagliamento della sua linea lobale e l’assenza di una superficie
liscia lungo il 3° interno ». Esso spetta infatti, anche per il tipo di costulazione, al Ph. ( Char -
tronia) speciosum (Merla), qui pure presente.
Mitzopoulos descrive senza figurarli, 4 esemplari dell’Alpe Turati, due dei quali (mi¬
surati) di piccole dimensioni, e gli altri due frammentari, considerandoli affini all’ escheri',
anch’essi mancano della depressione spirale continua. Per le dimensioni ridotte, essi risultano
difficilmente confrontabili col mio esemplare sul piano dei rapporti, per la ben nota variabi¬
lità di tali valori nei diversi stadi ontogenetici dei Phymatoceras.
La rara specie in esame presenta affinità anche col tipo di Cagli, illustrato da Mene¬
ghini (tav. 8, figg. 7a, b - sub Ammonites Comensis VI f or-ma), e già da Bonarelli pure
riferito all’ Hildoceras ( Lillia ) Escheri (Hauer). Tale tipo venne da Merla (1933, p. 39) consi¬
derato nella sinonimia del Pseudomercaticeras frantzi. Tuttavia Monestier (1931, p. 18) non
aveva considerato il tipo di Cagli nella sua sinonimia del frantzi. In seguito Pinna (1963, p. 84)
riconsiderò (in accordo con Merla), il tipo di Meneghini in sinonimia del frantzi. I quattro
tipi dell’Alpe Turati, illustrati da Pinna, che ho in diretto confronto, si differenziano più mar¬
catamente dal mio esemplare per l’ involuzione maggiore, le coste appena sigmoidi, non fal¬
ciformi e non fortemente retroverse, nonché per la sezione più crassa. Essi spettano perciò
al gen. Pseudomercaticeras, mentre l’analogia del mio tipo col Ph. escheri è indubbiamente
molto maggiore.
Per quanto riguarda l’attribuzione sottogenerica, penso maggiormente probabile il rife¬
rimento della nuova specie alle Chartronia, per l’assenza di strozzature peristomali e per il
tipo di ornamentazione, nell’ insieme più regolare rispetto a quella dei Phymatoceras s. str.
Come già osservato da Hauer (1856, p. 40) a proposito della sua escheri, anche la nuova
specie mostra un curioso fenomeno di convergenza nei riguardi della costulazione, della se¬
zione e della linea suturale, col gruppo degli Hildoceras bifrons (e sublevisoni) ; questi tuttavia
mancano costantemente di veri tubercoli periombelicali, caratteristici invece nei Phymatoceras.
Dedico la nuova specie al Conte Vittorio Turati, che lasciò al Museo di Milano la sua
vecchia Collezione.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup.
Provenienza. - Coll. Turati : MM, I 337.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
HIT
Phymatoceras (Chartronia) narbonense (BUCKMAN)
(Tav. XX, figg. 12a, b)
1874 - Ammonites Lilli Dumortier. Lias sup., p. 82 (pars), tav. 21, figg. 1, 2.
1898 - Lillia narbonensis Buckman. Inf. Ool. Amm., Suppl., p. xiv, tav. 2, figg. 3, 4.
1914 - Lillia narbonensis Schirardin. Der Oberlias, p. 376.
1931 - Lillia narbonensis Monestier. Aveyron, p. 21, tav. 4, figg. 1, 2, 4, 10, 12.
? 1959 - Lillia narbonensis Sapunov-Nachev. Amm. fauna Balkan Range, p. 57, tav. 5, figg. 1, 2.
1967 - Phymatoceras narbonense acquale Géczy. Urkut, p. 142, tav. 7, fig. 1; fig. 24 nel testo.
Ottimo grande modello interno, che mostra tuttavia il guscio parzialmente conservato
sulla camera di abitazione.
Dimensioni e rapporti: diametro = 123; ombelico = mm 60; alt. ult. giro = mm 38;
spessore = mm 30; do/d = 0.49; s/a = 0.79.
Spira a lento accrescimento, con ampio ombelico ; sezione dei giri subtrapezoidale, con
massimo spessore verso il margine periombelicale e fianchi subplani, debolmente arrotondati,
declivi verso la stretta ed arcuata area esterna. L’ornamentazione è costituita da 50 coste
arrotondate e fortemente retroverse, quasi tutte appaiate, sui giri interni, in corrispondenza
di ridotti tubercoli periombelicali, ottusi e regolari. In seguito i tubercoli si attenuano e scom¬
paiono, ed a partire dal diametro di mm 90 le coste diventano semplici, ispessite, quasi clavi-
formi verso il margine esterno, scomparendo prima di raggiungere la zona carinale.
La linea suturale (relativa al penultimo setto) è caratterizzata da lobo esterno stretto e
profondo, con marcata selletta sifonale; primo lobo laterale tozzo, trilaciniato; secondo lobo la¬
terale ridotto, terminante con acuta lacinia ; sella esterna bipartita.
L’esemplare in esame è ben corrispondente alla iconografia di Dumortier, che raffi¬
gura individuo ancor maggiore (diametro mm 262). Il disegno della tavola di Dumortier pre¬
senta tuttavia alcune gravi imprecisioni per quanto riguarda in particolare la sezione del giro.
Esso infatti appare eccessivamente depresso, mentre lo stesso Autore parla di giri un po’ più
alti che spessi, ed il rapporto s/a (dedotto dalle misure a p. 82 di Dumortier) risulta di 0.84
(invece di 0.75, come risulterebbe dalla figura!). Il maggior valore del rapporto do/d rispetto
al mio esemplare (0.54 invece di 0.49) può essere invece imputabile alla tendenza generale
dei Phymatoceras a divenire più evoluti nell’accrescimento. La linea suturale non venne figu¬
rata da Dumortier, ma la descrizione che ne fornisce Monestier è del tutto corrispondente a
quella del mio campione. Gli esemplari dell’Aveyron sono tutti di minori dimensioni, ma i
giri interni dell’ individuo in esame sono corrispondenti.
Géczy distingue a titolo sottospecifico un esemplare di Urkut, sulla base di una mag¬
giore regolarità di ornamentazione ; anche sul mio tipo riscontro una certa regolarità rispetto
all’esemplare di Dumortier, ma, anche se non si tratta di imprecisione grafica, tale diffe¬
renza non sembra giustificare distinzione sottospecifica.
La Lillia aff. narbonensis di Merla (1933, p. 14) appartiene ad altra specie, anzi ad
altre specie, essendo riuniti sotto la stessa designazione esemplari solo superficialmente acco¬
stabili ; due di essi — come si vide — rientrano nella nuova specie Ph. merlai, precedente-
mente descritta.
Per la tendenza alla regolarità dell’ornamentazione, nonché per la linea suturale, la
specie rientra nel sottogen. Chartronia.
Il Ph. robustum Hyatt, che in stadi giovanili presenta qualche affinità con la specie in
esame (v. Monestier, 1931, tav. 4, figg. 3, 5, 6 - sub Lillia tirolensis ) differisce principalmente
per la sezione subrettangolare dei giri nell’adulto, con area esterna depressa e solcata, costu-
168
G. PELOSIO
lazione più rada, con tendenza sigmoide. Il Pii. chelussii (Parisch e Viale), che rientra nel
sottogen. Chartronia, presenta ornamentazione simile, ma è ben diverso per gli altri caratteri,
ed in particolare per la linea suturale e sezione dei giri appiattita, rettangolare.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Bacino del Rodano, N orthamptonshire, Aveyron; Bakony, Balcani;
1 ottimo esemplare inedito del P.sso del Furio (Appennino Centrale - Coll. Pinna).
Provenienza. - Coll. F. Levi Setti.
Phymatoceras (Chartronia) cf. rude (SlMPSON)
(Tav. XXI, fig. 7)
1843 - Ammonites rudis Simpson. Yorkshire Lias, p. 44.
1910 - Denckmannia rudis Buckman. Yorkshire, tav. 14.
1933 - Denckmannia rudis Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 21, tav. 2, figg. 5, 14; tav. 8, fig. 5.
1952 - Denckmannia rudis Venzo. Alpe Turati, p. 116 (nom. nud.).
1962 - Phymatoceras rude Howarth. Yorkshire tipe, p. 123.
1966 - Phymatoceras cf. rude Behmel-Geyer. Ostspanien III, p. 25.
Unico esemplare deformato, con linea suturale non visibile. Esso viene confrontato con
la specie di Simpson (olotipo figurato da Buckman) per la sezione assai rigonfia, subtrape¬
zoidale, dei giri, per il notevole grado di involuzione e per l’ornamentazione, costituita da
35 coste crasse, debolmente proverse o subradiali, quasi tutte riunite a coppie (sul giro esterno),
in corrispondenza di rilevati tubercoli periombelicali. L’area esterna è ampia, interessata da
debole carena e solchi quasi obsoleti.
L’olotipo presenta coste ancor più crasse e tubercoli più rilevati, ma trattasi di esem¬
plare assai meglio conservato.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Yorkshire, Spagna occidentale; Appennino Centrale (Porcarella, Mon¬
ticelli, Cagli).
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 303.
Phymatoceras (Chartronia) fabaie (SlMPSON)
(Tav. XX, figg. 10, 11; Tav. XXIII, fig. 7a, b)
1855 - Ammonites fabalis SlMPSON. Yorkshire Lias, p. 77.
1867-81 - Aynmonites Comensis IV forma Meneghini. Monographie, p. 26 (pars), tav. 7, fig. 3.
1898 - Brodieia sp. Buckman. Inf. Ool. Amm., Suppl., p. xii.
1899 - Hildoceras ( Lillia ) Comensis Bonarelli. Rosso Amm., p. 202.
1921 - Phymatoceras fabaie Buckman. Yorkshire, tav. 244.
1933 - Denckmannia cornucopia Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 22, tav. 2, figg. 4, 6-8; tav. 8, fig. 6.
1952 - Denckmannia cornucopia Venzo. Alpe Turati, p. 116 (nom.nud.).
Denckmannia erbaensis Venzo. Ibid., tav. B, fig. 10.
1952 - Denckmannia cf. cornucopia Nicotra. Canto Alto, p. 78, tav. 3, fig. 9.
1958 - Phymatoceras ( Chartronia ) fabaie Donovan. Amm. zones, p. 56.
1962 - Phymatoceras ( Chartronia ) fabaie Zanzucchi. Entratico, p. 138, tav. 20, fig. 11.
1962 - Phymatoceras fabaie Howarth. Yorkshire tipe Amm., p. 123.
1966 - Phymatoceras (Chartronia) fabaie fabule Kottek. Griech. Toarcium, p. 53, tav. 1, fig. 5 e fig. 14
nel testo.
AMMONITI del lias superiore (toarciano) dell'alpe turati (erba, COMO)
Kii*
Otto esemplari di modeste dimensioni.
Dimensioni e rapporti.
Spira un po’ involuta, ricoprente circa 1/5, a rapido accrescimento. Sezione dei giri
subquadratica nei giovani, quindi subrettangolare, a fianchi debolmente declivi all’esterno,
con gradino arrotondato verso l’ombelico. Area esterna ampia e depressa, con deboli solchi e
marcata carena. L’ornamentazione è costituita da coste piuttosto rade, debolmente sigmoidi e
retroverse nello stadio più giovanile; in seguito più fitte (37 nell’esemplare maggiore), sub¬
radiali. Esse sono quasi tutte accoppiate al margine periombelicale, in corrispondenza di di¬
stinti tubercoli, leggermente allungati in direzione radiale; sul giro finale dell’esemplare mag¬
giore (Tav. XX, fig. 11) sono presenti solo 5 coste semplici. Tutte le coste divengono debol¬
mente claviformi al margine ventrale, con cenno a proversione finale. Merla (p. 22) distinse
per i suoi esemplari (che ho in diretto confronto) due gruppi di forme, in base alla sezione del
giro, « interpretabili come varietà » : nel primo gruppo essa è subtondeggiante, nel secondo
rettangolare, a fianchi piani, con gradino periombelicale e area esterna anch’essa piana. Gli
esemplari in esame appartengono tutti a questa seconda categoria, e anche tra il materiale
di Merla non mi è stato possibile rinvenire esemplari con sezione del primo tipo, tranne quello
della sua fig. 4 (già figurato da Meneghini). Anche per quanto riguarda la linea suturale, i
miei tipi sono del tutto corrispondenti al materiale di Merla; caratteristico a questo riguardo
è il grande sviluppo in profondità del primo lobo laterale.
Secondo Donovan, la Denckmannia cornucopia Merla rappresenta soltanto la forma
giovanile del Ph. fabaie (Simpson). In base alla illustrazione dell’olotipo portata da Buckman,
non è facile stabilire la corrispondenza specifica, in quanto il grande esemplare dello York-
shire manca praticamente dei giri più interni, che avrebbero permesso il confronto diretto
col materiale italiano di piccole dimensioni. Tuttavia il maggior numero di coste dell’esemplare
figurato da Buckman può ben essere giustificato dalla tendenza già osservata nella specie
al loro aumento col crescere del diametro; esse sono comunque tipicamente appaiate al mar¬
gine periombelicale, e presentano andamento consimile a quello degli esemplari giovanili, con
retroversione un po’ meno sensibile. La sezione finale della camera di abitazione dell’olotipo,
presenta fianchi assai declivi all’esterno, ma ciò è chiaramente dovuto a schiacciamento, in
quanto il penultimo semigiro presenta sezione già consimile a quella degli esemplari italiani.
L’esemplare figurato da Hauer (1856, tav. 11, fi gg. 1-3) (sub A. Comensis ) presenta
superficiali somiglianze con la specie in esame, da cui differisce sensibilmente per le coste
subradiali-proverse, assai regolarmente appaiate, mostrando invece affinità maggiore col
Ph. anomalum Merla (v. mia Tav. XIX, figg. 3, 5). La Denckmannia cornucopia figurata da
Ramaccioni (1939, tav. 11, figg. 9a, b), appartiene a specie diversa, probabilmente a giovane
esemplare di Ph. anomalum.
Il Ph. ( Chartronia ) rude (Simpson) presenta superficiali somiglianze con il Ph. fabaie
nello stadio giovanile, ma si distingue facilmente per maggior crassezza dei giri, ornamenta¬
zione più vigorosa, a coste proverse e tubercoli fortemente rilevati.
Kottek (1966, pp. 46 e sgg.) pone nella sinonimia del Ph. fabaie fabaie la Denck¬
mannia cornucopia Merla, mentre considera il Ph. pulchrum Merla sottospecie del fabaie;
170
G. PELOSIO
egli inoltre considera sinonima di quest’ ultima anche il Ph. anomalum (Merla). Avendo a
mia disposizione i tipi di Merla e materiale dell’Alpe Turati appartenente al Ph. anomalum,
non posso che attestare la validità delle distinzioni specifiche introdotte da Merla. Kottek
correda le sue affermazioni con alcuni grafici biometrici di scarso significato: dal loro esame
appare anzi sottolineata una certa eterogeneità nell’ insieme « specifico » considerato, ricono¬
sciuta anche da Kottek che deve ammettere tre gruppi di forme (vedi in seguito, osservazioni
a proposito di Ph. anomalum, a p. 171). Per quanto riguarda la linea suturale, lo stesso Autore
deve osservare che essa è nel Ph. fabaie (così ampiamente inteso!) notevolmente variabile, ma
basta confrontare la fig. 6 e la fig. 15 di tav. 8 di Merla (raffiguranti le linee suturali di
Ph. fabaie e di Ph. pulchrum) per escludere dipendenze sottospecifiche, e tanto meno morfo-
tipiche.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Entratico, Canto Alto (Bergamo), Appennino Centrale; Yorkshire,
Pagania (Grecia).
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, 1 296; 304-306; 308-310; Coll. R. Levi Setti
(1 esemplare).
Phymatoceras (Chartronia) anomalum Merla
(Tav. XIX, figg. 3, 5; Tav. XXIII, fig. la, b)
1933 - Phymatoceras anomalum Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 31, tav. 3, figg. IOa, b, non 5; tav. 8,
7 1939 - Denckmannia cornucopia Ramaccioni. M. Cucco, tav. 11, figg. 9a, b. fig.18.
1958 - Phymatoceras (Chartronia) anomalum Donovan. Amm. zones, p. 56.
L’esemplare maggiore presenta spira evoluta, appena abbracciante, con sezione dei giri
subrettangolare-arrotondata, e massima larghezza al terzo interno dei fianchi. Nei giri gio¬
vanili (v. anche rapporto s/a dei due esemplari minori) la sezione è ancora tipicamente sub¬
quadrangolare, a fianchi arrotondati : la tendenza all’appiattimento della sezione nell’ontoge¬
nesi è, come si è visto già altrove, caratteristica comune del genere.
Area esterna piana, fornita di acuta carena e distinti solchi. Ornamentazione costi¬
tuita da una quarantina di coste sigmoidi, che si originano quasi tutte a fascetti di 2-3 da
rilievi periombelicali tuberculiformi e subregolari, fortemente allungati e proversi nei giri in¬
terni, quindi più ispessiti, subradiali. Le coste sono assai retroverse nei giri interni, ma in
seguito tendono a divenire subradiali, mantenendo tuttavia un elegante andamento sigmoide
per netta proversione della porzione terminale, in prossimità dell’area esterna, dove inoltre
esse si ispessiscono, divenendo claviformi. Tutte si interrompono bruscamente al margine dei
solchi pericarinali. Sull’ ultimo giro dell’esemplare maggiore (per metà camera di abitazione)
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
171
si contano sole 6 coste semplici e 16 tubercoli. Nei giri interni (e sugli esemplari minori) si
osservano radi e debolissimi restringimenti pe ristornali.
Linea suturale caratterizzata dal forte sviluppo del primo lobo laterale, che tuttavia è
tozzo, poco frastagliato, a margini subparalleli ; esso ricorda molto quello di certi Phymato-
ceras s. str. come pure i setti molto radi; il secondo lobo laterale è ridotto, circa la metà del
primo, e termina con acuta lacinia. L’esemplare di mm 29, e quello di mm 25, corrispondono
appieno ai giri interni del campione descritto, differendo — come si è visto — solo per sezione
dei giri più bassa.
Per il tipo di ornamentazione, la specie spetta al sottogen. Chartronia, mentre per i
sia pur debolissimi restringimenti peristomali, per i setti radi e per la linea lobale, essa ri¬
corda i Phymatoceras s. str. . Come si è visto la suddivisione sottogenerica del gruppo è al¬
quanto discutibile, e non mancano specie di dubbia sistemazione.
I tipi in esame sono del tutto corrispondenti all’esemplare figurato da Merla a tav. 3,
figg. IOa, b, lectotipo secondo Donovan, e che ho in diretto confronto. Le dimensioni che porta
Merla non sono esatte, e pertanto esso è stato rimisurato: diametro = mm 51; ombe¬
lico = mm 22; alt. ultimo giro = mm 17 ; spessore = mm 13; do/d = 0.43; s/a = mm 0.77.
Il tipo è notevolmente usurato su di un fianco, come del resto ben risulta dalla sua fig. IOa;
le coste sono 44. L’esemplare di fig. 5 di Merla è invece molto diverso, e per l’ornamenta¬
zione costituita da una sessantina di sottili coste sigmoidi, tutte regolarmente appaiate al
margine periombelicale, nonché per la marcata involuzione, è identificabile col Ph. caroli
Merla (v. sua tav. 3, figg. 3, 4), che giustamente Kottek (1966, p. 59) fa rientrare nel ge¬
nere Brodieia. Trattasi evidentemente di un banale errore di numerazione della figura.
Kottek (1966, p. 46 e sgg.) considera il Ph. anomalum (figg. IOa, b, non 5) come fa¬
cente parte del gruppo del Ph. fabaie (Simpson). L’Autore riunisce a titolo di sottospecie il
Ph. pulchrum Merla al Ph. fabaie, e nella sinonimia del Ph. fabaie pulchrum include anche
il Ph. anomalum. Il grande numero di esemplari a disposizione di Kottek incoraggiò 1 Au¬
tore ad intraprendere studi biometrici, che tuttavia egli limitò a diagrammi di correlazione
relativamente banali dei gruppi che ritenne di aver distinto nell’ambito del Ph. fabaie l.s. . il
primo gruppo corrisponderebbe al tipico fabaie ( fabaie fabaie) (ampio ombelico, costulazione
grossolana, fianchi appiattiti) ; il terzo gruppo sarebbe invece identificabile col Ph. fabaie pul¬
chrum (ombelico più stretto, costulazione fine, con marcata tendenza delle coste a diventale
sigmoidali, sezione arrotondata). Il secondo gruppo non è denominato, e sarebbe carattei ìz-
zato da ombelico intermedio, costulazione ancora grossolana e fianchi appiattiti e poti ebbe
corrispondere a\V anomalum. I diagrammi di correlazione portati da Kottek (fig. 12a-c) (om¬
belico-diametro; altezza-diametro; n. coste ultimo giro-diametro) mostrano effettivamente la
esistenza di tre gruppi ben distinti, arbitrariamente considerati da Kottek riunibili speeiti-
camente. D’altra parte i tre gruppi così distinti coesistono e si mescolano negli stessi livelli
(secondo lo stesso Autore); o quindi sono specie diverse, o fabaie, pulchrum e anomalum sono
semplici morfotipi, e allora non darebbero (su semplice base dimensiometrica) diagiammi di
correlazione così distinti.
Il Ph. fabaie, qui pure presente, è invece specie ben diversa come già si è visto, pei 1 oi-
namentazione più rada, a coste retroverse nei giri interni, quindi subradiali, non sigmoidi ,
sezione del giro più crassa, area esterna arcuata, con solchi appena distinti; tubeicoli pe¬
riombelicali nei giri interni assai irregolari, con frequenti coste semplici, mentre qualche costa
semplice appare nell’ anomalum solo in stadio avanzato di accrescimento. La linea lobale è ab¬
bastanza simile, ma nel fabaie il primo lobo laterale è tipicamente profondo.
II Ph. pulchrum è invece caratterizzato da ornamentazione fitta, sottile ed elegante,
assai regolare, con una sessantina di coste e 30 tubercoli periombelicali sull ultimo giio (lec-
G. PELOSIO
172
totipo di Merla, tav. 3, fig. 1, in diretto confronto), e linea suturale abbastanza simile, ma
con setti fittissimi, mentre r\e\Y anomalum 1’ ultimo giro concamerato ne possiede solo 7.
Queste considerazioni suggeriscono estrema prudenza nella critica di specie di altri
Autori, se non si dispone del materiale originale.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Cesi; Grecia (?).
Provenienza. - L’esemplare di mm 47 di diametro, appartiene alla Coll. Museo Geolo¬
gico Torino (n. 1125); coll. S. Venzo: MM, 1311-314.
Phymatoceras (Chartronia) venustulum (Merla)
(Tav. XIX fig. 6; Tav. XX, figg. 2, 4, 5, 7, 8; Tav. XXI, figg. 5, 8; Tav. XXII, figg. 3, 17)
1933 - Chartronia venustula Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 25, tav. 2, figg. 9-12.
1952 - Chartronia venustula Venzo. Alpe Turati, p. 116, tav. B, fig. 4.
1966 - Phymatoceras ( Chartronia ) chelussii Kottek. Griech. Toarcium, p. 54 (pars), tav. 2, fig. 2 e fig. 16
nel teste.
Venti modelli interni, in diversi stadi di accrescimento, tra cui uno gerontico (Tav. XXII,
fig. 17) assai compresso per schiacciamento della camera di abitazione.
Dimensioni e rapporti.
Spira un po’ involuta, con giri a rapido accrescimento, a sezione subrettangolare piut¬
tosto compressa a fianchi piani ed area esterna arrotondata. La sezione del giro diventa nel¬
l’accrescimento vieppiù alta e compressa, come appare evidente dalla serie dei rapporti s/a
coll’alimentare del diametro. Area esterna angusta, con carena settata, e pertanto poco mar¬
cata sui modelli ; solchi laterali poco profondi e ridotti, con tendenza a diventare obsoleti.
Ornamentazione costituita da numerose e minute coste retroverse, che si originano a fascetti
di 2-3 partendo da allungati tubercoli periombelicali subregolari, inizialmente proversi. Ac¬
canto a coste quasi rette, alcune si presentano più o meno sigmoidi, particolarmente sui giri
esterni. Anche il loro numero è variabile, perchè esse tendono a diventare più frequenti con
l’aumentare delle dimensioni, come appare dalla serie delle misure. Alcuni esemplari tuttavia,
a parità di dimensioni, mostrano costulazione più fine e fitta, pur corrispondendo in tutti gli
altri caratteri alla forma tipica : essi vengono distinti come f. a coste fitte (Tav. XX, fig. 2 :
diametro mm 58; ombelico mm 22; alt. ultimo giro mm 21.5; spessore mm 14; n. coste 63;
do/d = 0.38; s/a = 0.65). Altro esemplare della stessa forma è quello figurato a Tav. XXII,
fig. 3.
Sia nella forma tipica, che in quella a coste fitte, tutte le coste si flettono in avanti in
prossimità dell’area esterna, diventando subclaviformi.
La linea suturale, non figurata da Merla, è caratterizzata dal notevole sviluppo del
primo lobo laterale, profondo, ristretto e plurilaciniato, che appare tipicamente inclinato verso
ammoniti del lias superiore (toarciano) dell'alpe turati (erba, como) 17;{
1’ interno; il secondo lobo laterale è profondo 2/3 del primo, mentre le selle sono relativamente
strette.
Merla riscontra le maggiori affinità tra i suoi esemplari (di dimensioni alquanto ri¬
dotte e che ho in diretto confronto), e la sua Ch. speciosa, specie stabilita su unico grande
esemplare, alquanto malandato. Le differenze consisterebbero nelle « dimensioni mii ri, la
forma più compressa lateralmente, e soprattutto la linea suturale meno complicata, e i setti
meno ravvicinati nell’ ultimo giro concamerato ». E’ strano che Merla non faccia cenno alla
ornamentazione, che nella speciosa è più grossolana e rada, con marcati e crassi tubercoli
periombelicali, anche su esemplari giovanili.
Il Ph. pulchrum Merla, del quale ho in diretto confronto i tipi, presenta notevoli
somiglianze ornamentali con la mia f. a coste fitte, ma ne differisce soprattutto per la linea
suturale, con primo lobo laterale corto e tozzo. In particolare il mio tipo di Tav. XXII, fig. 17
(diametro mm 100) che per caratteri ornamentali sembrerebbe rientrare nel pulchrum, pre¬
senta linea suturale con lobo laterale assai lungo ed angusto, quasi strozzato, togliendo ogni
dubbio su tale corrispondenza.
Il Ph. chelussii (Parisch e Viale), seguentemente descritto, presenta notevoli somi¬
glianze ornamentali, ma differisce costantemente per la spira più evoluta, a lento accresci¬
mento, e linea suturale con primo lobo laterale tozzo e poco profondo. Kottek, in base so¬
prattutto alla ornamentazione, considera il Ph. venustulum (e il Ph. speciosum) nella sino¬
nimia del chelussii. Il tipo che egli figura corrisponde bene ad esemplari di venustulum di ana¬
loghe dimensioni. Anche secondo Géczy (1966, p. 20), chelussii e venustulum sono assai simili,
al punto che l’Autore propone di considerare la specie di Merla come sottospecie della che¬
lussii, o addirittura nella sua sinonimia. Per le differenze sottolineate precedentemente, e che
sono sostanziali in quanto riguardano carattere ben poco variabile, quale la linea suturale,
non mi pare possibile mantenere tale identità, avendo in diretto esame anche Polotipo di
Parisch e Viale, e i sintipi di Merla.
Posizione STRATIGRAFICA. - Toarciano superiore (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Appennino Centrale (Montagna della Rossa, Cagli); Grecia occiden¬
tale (sub Ph. chelussi - Kottek, 1966, tav. 2, fig. 2). Merla (p. 26) prospetta l’ ipotesi che i
tipi di venustulum della coll. Fossa-Mancini da lui esaminati, fossilizzati in calcare marnoso
giallognolo con macchie ferruginose, possano provenire dall’Aaleniano. Ciò perchè Fossa-Man-
CiNi (1915) studiando la serie giurassica della Montagna della Rossa, rinvenne due livelli lito¬
logicamente simili, a calcari marnosi giallognoli, con macchie ferruginose: il primo presenta
ricca fauna toarciana (con « zone » mescolate); il secondo invece ha come fossile più tipico la
Ludwigia murchisonae, dell’Aaleniano sup. .
All’Alpe Turati il Ph. venustulum (come del resto tutti i Phymatoceras), non sale nella
« zona a meneghina », confermando che anche i tipi della Montagna della Rossa debbono pro¬
venire dalla « zona a erbaense ».
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, 1315-331.
Phymatoceras (Chartronia) speciosum (Merla)
(Tav. XX, figg. 1, 6; Tav. XXII, fig. 4; Tav. XXIII, fig. 13a-c)
1867-81 - Ammonites Comensis l.a forma Meneghini. Monographie , p. 23, tav. 6, fig. 1.
1933 - Chartronia speciosa Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 24, tav. 2, fig. 13; tav. 8, fig. 7.
1952 - Chartronia speciosa Venzo. Alpe Turati, p. 116 ( nom . nud.).
1966 - Phymatoceras speciosum Géczy. Csernye, p. 18, tav. 1, fig. 4; tav. 37, fig. 3.
174
G. PELOSIO
Quattro esemplari a diversi stadi di accrescimento ; un grande esemplare gerontico (dia¬
metro mm 105), alquanto malandato.
Dimensioni e rapporti.
N.B. Gli esemplari di mm 70 e mm. 61 (Tav. XX, fig. 1; Tav. XXII, fig. 4) sono leggermente
deformati in senso diametrale.
Spira evoluta, crescente abbastanza rapidamente; sezione dei giri alta e piuttosto com¬
pressa, con rapporto s/a che tende a ridursi nell’accrescimento. Area esterna angusta, arro¬
tondata, con carena poco evidente, probabilmente settata, e solchi appena marcati. Ornamen¬
tazione vigorosa, costituita da coste robuste, retroverse nei giri interni, quindi subradiali, in
numero variabile con l’accrescimento: sull’esemplare di mm 105 di diametro se ne contano
una cinquantina, come nell’olotipo di Merla, che ho in diretto confronto, e che ha un diametro
di mm 90; mentre gli esemplari misurati, di minori dimensioni, presentano 42 coste. Esse si
originano a coppie (raramente a fascetti di 3) da forti tubercoli, appena radialmente allun¬
gati, ed in prossimità dell’area ventrale si ispessiscono notevolmente, divenendo claviformi e
proverse. La linea suturale mostra il caratteristico sviluppo del primo lobo laterale, assai pro¬
fondo e plurilaciniato. Lolotipo di Merla presenta sulla faccia non figurata tuoercoli più
ridotti ed acuti, dipendendo tale carattere dal grado di conservazione. Pertanto ho rifigurato
qui l’olotipo da ambedue le facce e in sezione (Tav. XXIII, figg. 13a-c). L’ottimo esemplare di
mm 44.5, appartenente alla Coll. R. Levi Setti (Tav. XX, fig. 6) corrisponde appieno ai giri
interni mal conservati dell’olotipo di Cesi (Terni). Gli esemplari della Tav. XX, fig. 1 e di
Tav. XXII, fig. 4, entrambi appartenenti alla Coll, del Museo Geologico di Torino, sono del
tutto identici tra loro, e si identificano particolarmente alla faccia non figurata del tipo di
Merla. Il grande esemplare di Csernye (ottimamente figurato da Géczy), corrisponde ap¬
pieno alla faccia già nota dell’olotipo di Merla, con identica linea suturale.
La specie si differenzia dal vicino Ph. ( Chartronia ) venustulum (Merla) — qui pure
presente con notevole numero di esemplari — per l’ornamentazione a coste più rade e forti,
anche nei giri interni, tubercoli periombelicali assai più sviluppati e crassi, nonché per la
sezione, un po’ più massiccia.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Cesi (Terni), P.sso del Furio; Csernye (Bakony, Ungheria).
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, 1 332; Coll. R. Levi Setti (1 esemplare); Coll.
Museo Geologico Università di Torino (3 esemplari).
Phymatoceras (Chartronia) chelussii (Parisch e Viale)
(Tav. XXI, figg. 3a, b; 9a-c; Tav. XXII, fig. 12; Tav. XXIII, fig. 12)
1906 - Hildoceras ( Lillia ) Chelussii Parisch e Viale. Amm. Lias sup., p. 156, tav. 11, figg. 10, 11.
1931 - Lillia Chelussii Monestier. Aveyron, p. 23, tav. 6, fig. 2.
1933 - Lillia Chelussii Merla. Amm. giur. App. Centr., p. 15, tav. 1, fig. 2; tav. 8, fig. 9.
1939 - Lillia Chelussii Ramaccioni. M. Cucco, p. 165, tav. 11, fig. 8.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
17"»
1958 - Phymatoceras ( Chartronia ) chelussii Donovan. Amm. zones, p. 56.
1959 - Lillia chelussii Sapunov e Nachev. Amm. fauna Balkan Ravge, p. 56, tav. 4, fig. 3.
1966 - Phymatoceras ( Chartronia ) chelussii Kottek. Griech. Toarcium, p. 54 (pars).
Ho riferito alla specie un grande modello interno in buone condizioni, un altro minore,
alquanto malandato, due frammenti di camera di abitazione, ed un esemplare giovani!*
Dimensioni E rapporti : diametro mm 112; ombelico mm 52.5; alt. ultimo giro mm 33;
spessore mm 22 ; do/d = 0.47 ; s/a = 0.67.
Ho in diretto confronto l’olotipo di Parisch e Viale dei M.ti del Furio, fossilizzato in
calcare marnoso bianco; esso è alquanto schiacciato, e presenta pertanto sezione più depressa.
Caratteri distintivi di questa rara e bella specie, oltre alla spira evoluta, sono il lento
accrescimento dei giri, la sezione subtrapezoidale a fianchi declivi all’ interno, l’area esterna
alquanto ristretta, subplana, con acuta e rilevata carena e solchi poco marcati, l’ornamen¬
tazione costituita da 54 coste retroverse, subflessuose. La maggior parte di esse si origina a
coppie al margine periombelicale, in corrispondenza di ottusi tubercoli poco rilevati. Riguardo
a tale carattere l’olotipo è mal conservato nella porzione finale dell’ ultimo giro, mentre i
tubercoli sono ben evidenti nei giri interni. Le coste, debolmente concave verso l’avanti, pro¬
vergono in prossimità dell’area esterna, divenendo subclaviformi.
La linea suturale sul mio grande esemplare è alquanto malandata, ma corrisponde a
quella dell’olotipo. A tale riguardo debbo osservare che la linea suturale messa in evidenza da
Parisch e Viale non è corretta, e pertanto l’olotipo viene qui rifigurato (Tav. XXI, figg. 3a, b)
con altra linea lobale (quint’ ultima). Il grande esemplare di Merla (in diretto confronto) è
ben corrispondente anch’esso al mio esemplare, e presenta ottima linea suturale, già figurata
dall’Autore (tav. 8, fig. 9).
Il Ph. pulchrum (Merla) (op. cit., tav. 3, figg. 1, 2, 6) mostra particolari somiglianze
con la specie in esame, ma ne resta distinto per il più rapido accrescimento della spira, la
maggiore involuzione, le coste meno retroverse, regolari, assai più numerose e sottili.
Il Ph. chelussii di Kottek (1966, tav. 2, fig. 2) è riferibile al Ph. ( Chartronia ) venu-
stulum (Merla), che invece l’Autore non ritiene separabile specificamente dal chelussii (e dal
Ph. speciosum (Merla)). Rimando al riguardo alla discussione già fatta a proposito del Ph. ve-
nustulum, qui pure presente.
Il mio piccolo esemplare giovanile (diametro mm 29) corrisponde ai giri interni della
specie in esame per il tipo di ornamentazione, l’accrescimento e la sezione del giro, che anche
alle piccole dimensioni, è già alquanto compresso ; esso inoltre si differenzia nettamente da
analoghi stadi di accrescimento di altre forme del gruppo ( pulchrum , venustulum, speciosum,
anomalum, fabaie).
Ho inoltre in esame il grosso frammento concamerato del Museo di Torino, che illustro
a Tav. XXIII, fig. 11; esso risulta ornato da minute coste subflessuose, alquanto fitte, con
cenno a deboli tubercoli periombelìcali. Anche per i fianchi pianeggianti, declivi all’esterno, e
la regione ventrale, esso è confrontabile colla specie in esame. Ben corrispondente risulta la
linea suturale, con lobo esterno assai sviluppato e tozzo, similmente a quanto riscontro a pari
dimensioni, sul grande esemplare di Merla. Ambedue mostrano inoltre setti molto ravvici¬
nati. L’ornamentazione del frammento in esame è tuttavia alquanto diversa, con coste più
fitte e minute.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Val d’ Interno (M.ti del Furio), M. Subasio, P.sso del Furio (Coll.
Pinna), Valdorbia, P.sso della Porraia; Aveyron, Bulgaria.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, 1 333-335; Coll. Museo Geologico Università di
Torino (1 esemplare); Coll. Masciadri (Canzo) (1 frammento).
3
176
G. PELOSIO
Sottofamiglia BOULEICERATINAE Arkell, 1950.
Genere Paroniceras Bonarelli, 1893.
Paroniceras sternale (Buch in d’Orbigny)
(Tav. XXII figg. 6; 7a, b; 8a, b)
1844 - Ammonites stemalis d’Oorbigny. Ceph. jurass., p. 345 (pars), tav. Ili, figg. 1, 2, 3 (?); non 4-7.
1867-81 - Ammonites (Harpoceras) stemalis Meneghini. Monographie, p. 65 e p. 206 (pars).
1893 - Paroniceras (n. gen.) sternale Bonarelli. Osserv. Toarc. Aalen. App. centr., p. 202.
1895 - Paroniceras sternale Bonarelli. Il gen. Paroniceras, p. 234, tav. IV, fig. 3.
1906 - Paroniceras sternale Parisch e Viale. Amm. Lias sup., p. 146, tav. 7, figg. 8, 9.
1912 - Paroniceras sternale Renz. Neuere Fortschr., p. 601, tav. 14, figg. 7, 8; figg. 20, 21 nel testo.
1922 - Paroniceras sternale Renz. Tessiner Oberlias Amm., p. 139, tav. 6, figg. 1, la; 3, 3a; 7, 10, IOa.
1923 - Paroniceras sternale Renz. Vergleiche ecc., p. 283, tav. 12, fig. 11.
1925 - Paroniceras sternale Renz. Epirotische Paroniceraten, p. 374, tav. 14, figg. 5, 5a.
1925 - Paroniceras sternale Renz. Paroniceraten, Frechiellen u. Leukadiellen d. óst. Alpen, p. 202, tav. 4,
. fig. 3 e fig. 1 nel testo.
1925 - Paroniceras sternale Renz. Frechiellen und Paroniceraten aus d. Brianza, p. 410, tav. 19, figg. 3, 3a, 5.
1927 - Paroniceras sternale Renz. Frechiellen, Leukadiellen und Paroniceraten im westgriech. Oberlias, p. 432,
tav. 13, figg. 5, 5a; figg. 1-4 nel testo.
1931 - Paroniceras sternale Monestier. Aveyron, p. 12, tav. 7, figg. 5, 12, 13, 22; tav. 9, fig. 8.
1932 - Paroniceras sternale Renz. Neue Vorkommen v. Paroniceraten, p. 5, tav. 1, figg. 1, la; 6, 6a; 8, 8a.
1933 - Paroniceras sternale Renz. Paroniceras u. Frechiella im Zentralap., p. 160, tav. 7, figg. 6, 6a.
1954 - Paroniceras sternale Venzo. Alpe Turati, p. 120 (nom. nud.).
1959 - Paroniceras sternale Theobald et Cheviet. Toarc. sup. Jura Franc-Comtois, p. 48, tav. 2, figg. 1,
la, lb; 2, 2a, 2b.
1966 - Paroniceras ci. sternale Kottek. Griech. Toarcium, p. 121, tav. 13, fig. 8; fig. 61 nel testo.
Vari esemplari, in discreto stato di conservazione, che per dimensioni e caratteri ben
corrispondono sopratutto alle ottime iconografie di Renz. Spira assai involuta, con giri quasi
completamente ricoprentisi, ed ombelico stretto, con tendenza in alcuni esemplari ad aprirsi
in modo anomalo nell’ultimo giro. Renz distinse tale variazione come /. umbra e secondo l’Au¬
tore ad essa andrebbero riferiti i tipi di Parisch e Viale (1906 ,tav. 7, figg. 8, 9), oltre a suoi
vari esemplari figurati (1912, tav. 15, fig. 5 e figg. 18, 18a, 19 nel testo; 1923, tav. 12,
fig. 2, 2a, 9, 9a, 12, 12a; 1933, tav. 7, figg. 1, la, lb). I fianchi, notevolmente convessi, si rac¬
cordano regolarmente con l’ampia area esterna arcuata, mentre nella zona periombelicale,
essi terminano piuttosto bruscamente in corrispondenza di marcato gradino subverticale.
Linea suturale costituita da elementi radi e poco frastagliati : lobo esterno stretto,
sella esterna ampia e profonda quanto il lobo ; lobo laterale di poco più piccolo, con denticola-
zioni rade, ma acute, mentre quelle delle selle sono più ampie e arrotondate. I setti sono
sempre assai fittamente addossati gli uni agli altri.
Alcuni esemplari, per il sensibile appiattimento dei fianchi e bocca più alta, con area
ventrale ristretta, meglio si identificano con la f. levaìitina Renz (si veda per il materiale
della Brianza: Renz, 1925, p. 412, tav. 19, figg. 1, la; tav. 20, figg. 1, la). A questa forma
corrispondono i miei esemplari di tav. XXII, figg. 7, 8.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »); Theobald et Cheviet
(1959, p. 48) la rinvennero negli strati terminali del Toarciano di Corcondray (Besanqon),
con Hammatoceras insigne e Polyplectus discus.
Distribuzione. - Valmadrera, Camnago (?), Breggia, Cragno (M. Generoso), Luera,
Val d’Urbia, M. Subasio, Burano, Val Tenetra, Belfiore, Porcarella; Aveyron, Corcondray
(Besanqon), Portogallo, Grecia.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 338-347,
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
ITT
Paroniceras substernale n. sp.
(Tav. XXII, figg. 15a, b)
Unico esemplare ben conservato solo sul fianco figurato, debolmente eroso n* ’a re¬
gione ventrale, verso fine giro. Esso presenta le seguenti dimensioni: diametro mm 41; om¬
belico mm 9 (in corrispondenza della carena periombelicale mm 15); alt. ultimo giro mm 21
circa; spessore mm 26.
Giri bassi e larghi, relativamente poco abbraccianti. I fianchi sono poco convessi e for¬
temente declivi all’esterno. Regione ventrale arrotondata. L’ombelico risulta ampio, profondo
e imbutiforme, con parete debolmente convessa, delimitata da acuta carena.
Linea suturale con lobo laterale moderatamente ampio e profondo, tetralaciniato ; selle
relativamente semplici.
Esso appartiene al gruppo del P. sternale (Buch), col quale è stato rinvenuto insieme
nella « zona a erbaense » ; dallo sternale si distingue per l’ampio ombelico imbutiforme, deli¬
mitato da acuta carena angolosa, per i fianchi meno convessi e più declivi all’esterno, per la
sezione del giro più bassa e larga, nonché per la linea suturale, che presenta elementi più ri¬
stretti e profondi. Tali differenze, anche se attenuate, sono già evidenti confrontando col mio
esemplare i tipi giovanili di sternale, quale quelli illustrati da Renz nel 1927 a tav. 13, figg. 5,
5a, e a p. 434 ( textfigur ), sopratutto nei riguardi dell’ombelico, che negli esemplari di Renz
non è imbutiforme, nè presenta cenno a carena. La sezione dei tipi giovanili di sternale è in¬
vece ancora bassa, carattere questo che si modifica nel corso dell’ontogenesi in tutti i Paroni¬
ceras, divenendo nell’adulto la sezione più alta; tuttavia nei giovani P. sternale, i fianchi sono
sempre assai convessi.
Renz (1925, p. 388) elenca per l’Alpe Turati-Buco del Piombo (« zona a erbaense ») le
seguenti specie e varietà di Paroniceras : P. sternale Buch typus, P. sternale Buch var.,
P. sternale Buch var. levantina Renz, P. helveticum Renz, P. helveticum Renz var., P. helve-
ticum Renz var. Sabinae Renz (nov. var.), P. turaticum Renz (nov. spec.), P. Buckmani Bo-
NARELLI. Tutte si differenziano sensibilmente dalla specie in esame, che risulta nuova e che
denomino substernale per ricordare la specie più vicina. Già Venzo (in schedis), aveva rite¬
nuto l’esemplare in esame appartenente a specie nuova.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 354.
Paroniceras cfr. helveticum Renz
(Tav. XXII figg. Ila, b)
1922 - Paroniceras helveticum Renz. Tessiner Oberlias Amm., p. 139, tav. 6, figg. 8, 8a; 9, 11; tav. 7, fig. 4;
fig. 1 nel testo.
1925 - Paroniceras helveticum Renz. Frechiellen und Paroniceraten aus d. Brianza, p. 413, tav. 20, figg. 4,
4a; 6, 6a.
1932 - Paroniceras helveticum Renz. Neue Vorkommen v. Paroniceraten, p. 6, tav. 1, figg. 5, 5a.
1933 - Paroniceras helveticum Renz. Paroniceras u. Frechiella im Zentralapp., p. 166.
Unico piccolo modello interno (diametro mm 19.5; ombelico mm 5; alt. ultimo giro
mm 8; spessore mm 9.3; do/d = 0.25; s/a = 1.11). Esso è caratterizzato da spira meno invo¬
luta di quella del P. sternale, con ombelico relativamente ampio, e sopratutto da sezione dei
giri subrotonda, con fianchi poco convessi ed area esterna più ristretta e subarcuata. La linea
suturale, alquanto usurata e non del tutto caratteristica, trattandosi di esemplare giovanile,
178
G. PELOSIO
presenta gli elementi distintivi del genere. In considerazione della grande variabilità nel
gruppo stemale-helveticum, già sottolineata da Renz, e possedendo un solo piccolo esemplare,
mi limito a semplice confronto.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense »).
Distribuzione. - Breggia, Cragno (M. Generoso), Luera (Corni di Canzo), Buco del
Piombo, Val d’Urbia, Burano; Grecia.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, 1351.
Genere Frechiella Prinz, 1904.
Frechiella subcarinata (Young and Bird)
(Tav. XXII, figg. 10; 13a, b)
1822 - Nautilus subcarinatus Young and Bird. Yorkshire Coast, p. 255, tav. 12, fig. 7.
1880 - Harpoceras subcarinatum Taramelli. Monogr. Lias prov. venete, p. 77, tav. 5, figg. 10, 11.
1883 - Phylloceras subcarinatum Wrigt. Lias Amm., p. 428, tav. 81, figg. 1-3.
1895 - Ammonites (?) subcarinatus Bonarelli. Il gen. Paroniceras, p. 233, tav. 4, fig. 9.
1900 - P oecilomorphus subcarinatus Bellini. Amm. Cale. roug. Ombr., p. 143.
1904 - Frechiella subcarinata Prinz. Bakony, p. 63, tav. 37, fig. 19.
1910 - Frechiella subcarinata Buckman. Yorkshire, tav. 23.
1931 - Paroniceras ( Frechiella ) subcarinatum Monestier. Aveyron, p. 14, tav. 7, fig. 2; tav. 9, fig. 3.
1952 - Frechiella subcarinata Venzo. Alpe Turati, p. 120, tav. B, fig. 1.
1954 - Frechiella subcarinata Donovan. Synoptic suppl., p. 51.
1954 - Frechiella subcarinata Venzo. Flysch Bergam., p. 1C6 ( nom . rud.).
1958 - Frechiella subcarinata Donovan. Amm. zones., p. 52.
1962 - Frechiella subcarinata Howarth. Yorkshire tip e amm., p. 123.
1963 - Frechiella subcarinata Zanzucchi. Eìitratico, p. 135, tav. 20, figg. 2-4.
Due esemplari (modelli interni), uno dei quali notevolmente usurato.
Dimensioni e rapporti : diametro mm 34 ; ombelico mm 5 ; alt. ultimo giro mm 19 ;
spessore mm 18; do/d = 0.15; s/a = 0.95.
Spira fortemente involuta, a fianchi convessi, delimitati verso l’ombelico molto ristretto,
da distinto gradino subverticale. Area esterna ampia, arcuata, con rilevata carena e solchi
larghi, poco profondi. Ornamentazione costituita da una dozzina di rughe principali, limitate
alla metà interna dei fianchi, e da numerose strie, fitte e quasi obsolete che, leggermente fles¬
suose, giungono fino all’area esterna.
Linea suturale relativamente semplice, con selle molto ampie, lobo esterno stretto e pro¬
fondo e lobo laterale largo e poco profondo, terminante in tre smussate lacinie.
Renz (1925, p. 391 e sgg.) distingue nel genere 5 gruppi, soprattutto in base ai carat¬
teri ornamentali. Secondo tale Autore la F. subcarinata di Parisch e Viale (1906, p. 145,
tav. 7, figg. 5-7) spetterebbe in parte (figg. 5, 6) alla F. kammerkarensis (Stolley), ed in
parte (fig. 7) alla F. fulviae Renz. E’ tuttavia molto probabile che una revisione dal genere possa
portare a ridurre il numero delle specie, che lo stesso Renz moltiplicò considerevolmente.
Zanzucchi distinse per Entratico una f. evoluta in base all’ ombelico relativamente più ampio
(sue figg. 2 e 4), che non riscontro nel mio materiale.
La F. achillei Renz, già citata da Venzo per l’Alpe Turati, è ben distinta per fianchi
privi di ornamentazione.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. (« zona a mercati »).
Distribuzione. - Entratico, Induno; Scheggia, Val d’Urbia; Canton Ticino, Yorkshire,
Aveyron, Bakony.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, I 349, 350.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
1 7!»
Frechiella kam. ierkarensis (Stolley)
(Tav. XXII, figg. 14a-c)
1862 - Ammonites subcarinatus Oppel. Ueber jurass. Cephalop., p. 140, tav. 44, fig. 2.
1903 - Ammonites kammerkarensìs Stolley. Ueber eine neue Ammononitengattung , p. 55.
1906 - Frechiella kammerkarensis Prinz. Neue Beitrage z. Kenntnis G. Frechiella , p. 155.
1912 - Frechiella kammerkarensis Renz. Stratigr. Unter&uch. im portug. Lias, p. 84, tav. 6, fig. 1.
1912 - Frechiella kammerkarensis Renz. Neuere Fortschr. Geol. Paldont. Griech., p. 596, tav. 15, fig. 4.
1922 - Frechiella kammerkarensis Renz. Einige tessiner Oberlias Amm., p. 155, tav. 7, figg. 3, 10, 12, 12a.
1925 - Frechiella kammerkarensis Renz. Paroniceraten, Frechiellen u. Leukadiellen òsterr. Alpen, p. 221,
tav. 5, figg. 1, la, b.
1925 - Frechiella kammerkarensis Renz. Frechiellen u. Paroniceraten Brianza, p. 402.
Un esemplare giovanile, discretamente conservato; esso presenta le seguenti dimen¬
sioni: diametro mm 31; ombelico mm 5.5; alt. ultimo giro mm 16; spessore mm 16.
Spira involuta, a fianchi notevolmente convessi e sfuggenti verso l’area esterna, sub¬
plana, delimitata da spalla distinta, con carena e solchi ben sviluppati. Ornamentazione costi¬
tuita da 8-9 rughe crasse, subradiali, più acute e rilevate al margine periombelicale, quindi
più depresse ed ampie, attenuate ma non obsolete, verso l’area esterna. Linea suturale con
lobo esterno a margini subparalleli, con debole selletta sifonale ; lobo laterale profondo quanto
il precedente, a base assai ampia, terminante con 4-5 corte lacinie. Le selle sono ampie, rela¬
tivamente semplici.
L’esemplare è particolarmente corrispondente al tipo di dimensioni circa identiche, pro¬
veniente dalla Breggia (Canton Ticino), illustrato da Renz (1922, tav. 7, fig. 3), che presenta
anch’esso ornamentazione piuttosto rada, con ampie rughe, subacute solo in prossimità del¬
l’ombelico. La sezione dell’esemplare di fig. 3 di Renz, non è rappresentata, ma quella del¬
l’esemplare di fig. 12 (di dimensioni alquanto superiori), è del tutto simile a quella del tipo
in esame.
f. helvetica Renz
(figg. nel testo)
1906 - Frechiella subcarinata Parisch e Viale. Amm. Lias sup., p. 145 (pars), tav. 7, figg. 5, 6 (non 7).
1922 - Frechiella kammerkarensis (Stolley) var. helvetica Renz (nov. var.). Einige Tessiner Oberlias Amm.,
p. 158, tav. 7, figg. 13, 13a, (cf. fig. 11).
1925 - Frechiella kammerkarensis (Stolley) var. helvetica Renz. Frechiellen u. Paroniceraten Brianza,
p. 402, tav. 15, figg. 3, 3a; cf. tav. 18, figg. 4, 4a.
1949 - Frechiella kammerkarensis (Stolley) var. helvetica Lippi-Boncambi. Amm. Lias sup. Umbria, p. 148.
Un esemplare giovanile, con le seguenti dimensioni: diametro mm 18; ombelico mm 2.5;
alt. ultimo giro mm 10.5; spessore mm 11.
Esso differisce dall’esemplare precedentemente descritto solo per l’ornamentazione a
rughe subradiali più minute e numerose (11-12), ben corrispondendo per tale carattere al
morfotipo distinto da Renz come var. helvetica, che presenta inoltre sezione un po’ più alta.
La sezione del mio esemplare appare ancora alquanto depressa, ma trattasi di esemplare assai
giovanile.
Ho in esame un ottimo e grande campione, un po’ deformato, del Museo Geologico di
Pisa, proveniente da Entratico, schedato col n. 270, sub Ammonites Venantii Catullo. Esso
180
G. PELOSIO
è del tutto corrispondente ai tipi di Renz, e presenta le seguenti dimensioni : diametro mm 47 ;
ombelico mm 9; alt. ultimo giro mm 25; spessore mm 24. L’ornamentazione è più fine e fitta
che nel tipo di kammerkarensis, ed i fianchi sono più sfuggenti all’esterno, proprio come nella
bella illustrazione di Renz di Tav. 7, fig. 13a. Anche le linea suturale, ottimamente conservata,
è identica. L’esemplare di Entratico viene qui figurato nel testo, trattandosi di specie rara, in¬
sieme al tipo giovanile dell’Alpe Turati.
Il tipo di Parisch e Viale proveniente dalla Val d’Urbia (tav. 7, figg. 5, 6), venne già
da Renz (1925, p. 402) riferito probabilmente alla var. helvetica; il tipo di fig. 7 spetta invece
— secondo Renz — alla sua F. Fulviae (1925, p. 401), sopratutto per le rughe minute, fitte
e subflessuose.
Frechiella kammerkarensis (Stolley) f. helvetica Renz. la-d. - Esemplare di Entra¬
tico (Coll. Museo Geologico Università di Pisa, n. 270); 2. - Esemplare giovanile
dell’Alpe Turati (Coll. S. Venzo: MM, I 353), (1 x).
Renz istituì (oltre alla var. helvetica ) altre varietà della specie (var. buranensis,
vaj\ italica, var. Laviniae) in base soprattutto alle caratteristiche ornamentali, comunque
sempre molto variabili.
La F. subcarinata (Young and Bird), qui pure presente, pur spettando al gruppo delle
Frechiella ornate, è specie facilmente distinguibile dalla F. kammerkarensis e suoi morfotipi
per la sezione del giro, assai più alta e depressa, nonché per la maggiore involuzione. La
F. venantii (Catullo), stabilita su tipo di Entratico (v. l’ottima riproduzione della figura
originale in Renz, 1925, p. 394), simile per involuzione e sezione, è ben diversa per l’orna¬
mentazione, che non raggiunge mai l’area esterna, ed è inoltre assai più rada, anche a notevoli
dimensioni.
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. (« zona a mercati »).
Distribuzione. - Kammerker, presso Waidring (Salisburgo), Silvan (Portogallo), Grecia;
Alpe Turati (Renz, 1925), Canton Ticino; Appennino Centrale (Renz, 1933, p. 173, sub
var. buranensis n. var.). La forma helvetica è stata rinvenuta in Canton Ticino, Val Varea,
Suello (Brianza), Entratico; M.ti Martani.
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM, 1 3 52, 353; Coll. Museo Geologico Pisa, n. 270
(sub F. venantii Catullo).
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
1S1
Frechiella achillei Renz f. lariensis Renz
(Tav. XXII, figg. 9a, b)
1912 - Frechiella (Achilleia) Achillei Renz. Neuere Fortschr., p. 594, tav. 14, figg. 5, 6.
1922 - Frechiella (Achilleia) Achillei Renz. Tessincr Oberlias Amm., p. 161, tav. 7, figg. 2, 8.
1922 - Frechiella lariensis Renz. Ibid., p. 162.
1923 - Frechiella Achillei Renz. Frechiellen und Paroniceraten aus d. Brianza, p. 391, tav. 16, figg. 3, 3a.
1925 - Frechiella Achillei Renz. Paroniceraten, Frechiellen u. Leukadiellen d. òst. Alpen, p. 208, tav. 4,
figg. 8, 8a.
1927 - Frechiella Achillei Renz. Frechiellen, Leukadiellen und Paroniceraten in westgriech. Oberlias, p. 426,
tav. 13, figg. 1-3.
1932 - Frechiella Achillei Renz. Neue Vorkommen v. Paroniceraten, p. 8, tav. 1, figg. 2, 3.
1952 - Frechiella achillei Venzo. Alpe Turati, p. 120 ( nom . nud.).
Unico esemplare giovanile, con carena alquanto usurata, che presenta le seguenti di¬
mensioni : diametro mm 24; ombelico mm 4; alt. ultimo giro mm 11.5; spessore mm 11. Spira
notevolmente involuta, con giri quasi tanto alti che larghi, a fianchi moderatamente convessi,
sfuggenti verso l’area esterna, arrotondata e fornita di carena e solchi larghi, ma poco pro¬
fondi. L’ornamentazione è quasi del tutto mancante, essendo solo visibili debolissime rughe
subflessuose sulla regione ombelicale dei fianchi. La linea suturale, trattandosi di esemplare
giovanile, non è del tutto sviluppata; essa presenta tuttavia lobo laterale a base piuttosto
ampia, ma poco profondo.
Il tipo in esame è particolarmente corrispondente all’esemplare di pari dimensioni il¬
lustrato da Renz (1922, tav. 7, fig. 8), che presenta anche linea suturale giovanile del tutto
consimile. Esso non mostra tuttavia traccia di ornamentazione. Al riguardo bisogna osservare
che Renz (1912, p. 594) contraddistingue la sua nuova specie dalle congeneri per la mancanza
di ornamentazione; lo stesso Autore tuttavia nel 1922 (p. 162) ricorda che nella «zona a bi-
frons » della Breggia (Canton Ticino) egli rinvenne assieme a tipi del tutto lisci, anche alcuni
esemplari transizionali alle vere Frechiella ornate ( F . subcarinata, F. kammerkarensis). Per
il cattivo stato di conservazione di tale materiale, Renz rinunziò a separare tale gruppo de¬
bolmente ornato a titolo di specie distinta, che egli avrebbe avuto intenzione di chiamare
F. lariensis.
In considerazione del notevole grado di polimorfismo che caratterizza le poche specie
note del genere Frechiella, penso che i tipi, simili alla achillei, ma da essa distinti solo per
tracce di ornamentazione, possano rientrare a titolo di semplici morfotipi nella specie (forma
lariensis Renz).
Posizione stratigrafica. - Toarciano inf. (« zona a mercati »).
Distribuzione. - Alta Brianza, Canton Ticino, Umbria; Kammerker (Salisburgo); Al¬
bania meridionale, Epiro, isola di Leukas.
Provenienza. - Coll. S. Venzo : MM, I 348.
182
G. PELOSIO
APPENDICE
Per completare l’illustrazione delle specie presenti nel Toarciano dell’Alpe Turati, prendo
in considerazione anche una nuova, rarissima specie, appartenente al gen. Brodieia, già stu¬
diato insieme ai Mercaticeras ed ai P seudovier caticeras da Pinna (1963), in questo stesso Isti¬
tuto. L’ unico tipo della nuova specie era stato incluso nel materiale da me ora studiato, in
quanto assai affine al gen. Phymatoceras, sottogen. Chartronia, e come Phymatoceras caroli
già illustrato da Venzo (1952).
Le caratteristiche generiche delle Brodieia vennero già ampiamente discusse da Pinna
(op. cit , p. 84); con la nuova specie, salgono a 11 le specie del genere illustrate per l’Alpe
Turati.
Genere Brodieia Buckman, 1898.
Brodieia venzoi n. sp.
(Tav. XXIII, figg. 4a-c)
1952 - Phymatoceras caroli Venzo. Alpe Turati, p. 116, tav. B, fig. 12.
Unico buon esemplare, interamente concamerato, appena deformato per compressione;
esso presenta le seguenti dimensioni : diametro mm 55 ; ombelico mm 18 ; alt. ult. giro mm 23 ;
spessore mm 13.
Spira alquanto involuta (ricoprimento 1/4 circa), con giri rapidamente crescenti in al¬
tezza, a sezione subrettangolare, compressa, con fianchi debolmente sfuggenti verso la ri¬
stretta area esterna ; essa presenta acuta carena e marcati solchi. Ornamentazione costituita
da 62 esili coste falciformi, che si originano a coppie (raramente a fascetti di tre) da de¬
pressi ed allungati tubercoli periombelicali ( bullae ), fortemente proversi, costituenti i « ma¬
nici » dei falcetti bigeminati.
Linea suturale tipica del gen. Brodieia, con primo lobo laterale stretto, profondo, situato
sulla metà del fianco e terminalmente bilaciniato; secondo lobo laterale sviluppato in profon¬
dità quanto il lobulo che bipartisce l’ampia sella esterna, la cui porzione sul fianco è subeguale
alla sella laterale.
La specie presenta qualche affinità con la B. caroli (Merla) (1933, p. 32, tav. 3,
figg. 3, 4 - sub Phymatoceras caroli, e fig. 5 - sub Ph. anomalum), i cui tipi ho in diretto con¬
fronto. La caroli differisce per l’ornamentazione a coste inflesse, ma non tipicamente falci¬
formi, con tubercoli periombelicali assai meno allungati ; anche la sezione del giro è meno de¬
pressa. La linea suturale, illustrata da Merla a tav. 8, fig. 17, presenta primo lobo laterale
più corto e tozzo, e lobulo divisorio della sella esterna assai meno sviluppato.
Secondo Kottek (1966, p. 59) il lectotipo della B. caroli dovrebbe essere quello della
tav. 3, fig. 3 (non 4, lapsus calami) di Merla, in quanto il tipo di fig. 4 apparterrebbe al Ph.
pulchrum Merla. Disponendo del materiale originale di Merla posso confermare che il tipo di
fig. 4 è un Ph. pulchrum, le cui differenze colla B. caroli sono piuttosto lievi, consistendo so¬
pratutto nella minore involuzione e nella ornamentazione a coste più fini e numerose. Trat¬
tasi in ogni caso di specie al limite tra i Phymatoceras ( Chartronia ) e le Brodieia.
Il tipo in esame si distingue dalla B. gradata di Merla (tav. 4, figg. 6-8) per la forma
più compressa, l’ombelico più ampio, il giro più evoluto e a più lento accrescimento. Le coste
sono inoltre più fitte (62 invece di 50), più marcatamente falciformi, con più forte angolosità.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
183
La B. retrograda (Merla) (tav. 4, figg. 9, 10) è specie più crassa, a costulazione gros¬
solana e rada, ad andamento assai meno falciforme, e con tubercoli periombelicali assai meno
allungati.
Tra le 10 specie di Brodieia dell’Alpe Turati già illustrate da Pinna (1963), e i cui tipi
ho in diretto esame, nessuna merita di essere confrontata col mio esemplare, se si eccettuano
i piccoli esemplari di B. gradata e di B. retrograda, del tutto corrispondenti ai tipi di Ierla.
Esso pertanto risulta di specie nuova, che dedico al prof. S. Venzo, che già lo illustrò ( sub
Ph. caroli ) nel 1952.
Con la nuova specie e con l’attribuzione del caroli a Brodieia, invece che a Phymato-
ceras, il genere Brodieia, prevalentemente tetico, viene così a comprendere 16 specie, delle
quali 11 presenti all’Alpe Turati.
Posizione stratigrafica. - Toarciano sup. (« zona a erbaense » - « sottozona a bayani »).
Provenienza. - Coll. S. Venzo: MM. I 336.
CONCLUSIONI PALEONTOLOGICHE
La fauna studiata comprende 26 specie, raggruppate in quattro generi: Hildoceras
(3 specie), Phymatoceras s. s. (9 specie), Phymatoceras ( Chartronia ) (8 specie), Paroniceras
(3 specie), Frechiella (3 specie). Cinque specie vengono proposte come nuove, e precisamente:
Phymatoceras (Ph.) merlai, stabilita su due esemplari, che presenta affinità col Ph. robustum
Hyatt; Phymatoceras (Ph.) masciadrii, stabilita su due ottimi esemplari che si differenzia
sensibilmente dalle specie congeneriche; Phymatoceras (Ph.) mavigliai, stabilita su due esem¬
plari in ottimo stato di conservazione, appartenente al gruppo del Ph. tirolense (Hauer);
Phymatoceras (Chartronia ?) turatii, in unico buon esemplare, che presenta affinità col Ph.
escheri (Hauer), e singolare fenomeno di convergenza di alcuni caratteri ornamentali e di
accrescimento con Hildoceras del gruppo bifrons ; Paroniceras substernale, in unico buon
esemplare, affine al P. sternale (Buch). In appendice ho illustrato inoltre una nuova specie
proposta di Brodieia (Brodieia venzoi), transizionale ai Phymatoceras del gruppo pulchrum
Merla e affine alla B. caroli (Merla), già ritenuta appartenente ai Phymatoceras.
La distribuzione delle 21 specie già note è riportata in apposito quadro a p. 184. Da esso
risulta la perfetta corrispondenza tra la fauna studiata e quella dell’Appennino Centrale, illu¬
strata da Merla: tutte le specie sono infatti in comune, tranne il Ph. narbonense, non ancora
illustrato dagli Autori italiani, ma rinvenuto recentemente da G. Pinna al P.sso del Furio in
ottimo esemplare, che mi venne gentilmente prestato per i confronti, insieme a copioso altro
materiale della stessa località. A parte gli Hildoceras (sublevisoni-bifrons - semipolitum), citati
per la stragrande maggioranza delle varie località europee, speciale considerazione meritano i
Phymatoceras ; genere finora poco studiato e ancor meno figurato, se si eccettuano le belle
Tavole di Merla (sub Denckmannia spp., Chartronia spp., Phymatoceras spp.) ed alcuni re¬
centi lavori (GÉCZY, 1966; Kottek, 1966), che tuttavia illustrano poche specie.
Le maggiori analogie per quanto riguarda il genere, si riscontrano con la fauna di Ba-
kony (Ungheria), con 6 specie su 13; segue il Tirolo, con 5 specie; la Grecia, con 4 specie (+ 2
incerte); l’Aveyron, con 5 specie; il Bacino del Rodano, con 4 specie. Le località sin qui citate
appartengono tutte alla Provincia mediterranea. Per quanto riguarda la Provincia europea
nord-occidentale, si osserva una notevole riduzione nelle specie di Phymatoceras, ripetendosi
quanto già osservato da Pinna per i Pseudome rcaticeras e le Brodieia. Infatti per l’Inghilterra
(Yorkshire) si trovano 4 specie di Phymatoceras in comune, e 2 per la Spagna occidentale; lo
studio dettagliato del Toarciano di Thouars, nel Bacino parigino, ha mostrato recentemente
che i Phymatoceras vi sono rarissimi : « Lillia cf. lilli » e Ph. robustum Denckmann, diversi
comunque anch’essi dalle specie dell’Alpe Turati.
G. PELOSIO
1*4
Le Bouleiceratinae (excl. gen. Leukadiella, tipicamente tetico-meridionale) sono rappre¬
sentate saltuariamente nelle varie località considerate, eccezion fatta per la Frechiella subca-
rinata, specie cosmopolita e tipica accompagnatrice di zona del bifrons s. s. .
Dallo studio testé terminato risulta vieppiù accentuata la differenza già sottolineata da
Pinna (1968, p. 59) tra la Provincia mediterranea e la Provincia europea nord-occidentale.
La prima risulta caratterizzata dall’abbondanza di Mercaticeras, Pseudomercaticeras,
Phymatoceras, Brodieia, Phylloceras, Lytoceras ; caratteri negativi sono invece la scarsezza di
Haugia, H ammetto ceratinae e Pseudolioceras.
Per la seconda Provincia si invertono i caratteri. I Dactylioceratidae (Pinna, 1966)
sono invece ben rappresentati in entrambe le Provincie, con tendenza alla rarefazione delle
specie verso l’area tetica sud-orientale.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
1 85
CONCLUSIONI SULLA DISTRIBUZIONE DELLE AMMONITI DELL’ALPE TURATI
NELLE VARIE ZONE DEL TOARCIANO E CORRELAZIONI
Merla (1933, p. 4) aveva proposto per il Toarciano dell’ Appennino Centrale la se¬
guente zonatura:
Toarciano sup. (pars) \ rudis zona (= variabili s di Monestier)
( jurense zona) ( Lilliae sp. zona
Toarciano inf. ( bifrons ( Mercati ) zona
( falciferum zona) j serpentinum zona (= falciferum di Monestìer)
Venzo (1952, p. 114) a sua volta propose per l’Alpe Turati la seguente suddivisione in
zone, basata — oltreché sulle ammoniti da lui raccolte — anche su quelle illustrate da Mene¬
ghini per la stessa località, già conservate al Museo di Milano; ed inoltre sui suoi nuovi dati di
Entratico, in Val Cavallina (1954, p. 105). Queit’ultima fauna, col profilo stratigrafico, è
stata illustrata in seguito nella Memoria di Zanzucchi (1963), di questo stesso Istituto. Ecco
zona a Denckmannia rudis, Brodiceras, Phymatoceras (pars)
zona a Lilliae e Denckmannia erbaensis
zona a Hildoceras bifrons-semipolitum, Mercaticeras mercati, Coe-
loceras, Dactylioceras . . .
zona a Harpoceras falciferum - Hildaites serpentinum
la zonatura di Venzo:
Toarciano sup.
(« Lyt . jurense zona»
con Denckmannia e
Brodiceras)
Toarciano inf.
(« Harp. falciferum
zona » con H. subexa-
ratum (Bon.)
La zona inferiore include entrambe le specie-indice H. falciferum (ora H. falcifer medi-
terraneum Pinna), e H. serpentinus C), poiché la prima è comune all’Alpe Turati, mentre la
seconda — non ritrovata da Venzo — era già stata illustrata in ottimo grande esemplare
tipico del Pian d’Erba (= Alpe Turati), da Meneghini (1867-81, tav. 3, figg. la, b).
La zonatura di Venzo era inoltre basata sulla diffusione del serpentinus ad Entratico,
dove esso si trova in serie, subito sopra al Domeriano superiore grigio a Protogrammoceras :
Zanzucchi, nella Memoria sulle ammoniti di Entratico (1963), illustrò cinque esemplari della
specie (tav. 18, figg. 1, la, 3, 3a, 6, 6a, 7, 8).
Donovan (1958, p. 43) propose il seguente schema di zone e sottozone, generale per
(') Il gen. Hildaites venne istituito da Buckman nel 1921, con genotipo VHildaites subscrpentinus
Buckm. (1921, Type amm., tav. 217). Per designazione originale quindi, il genere è «maschile» e non neutro;
analogamente per il gen. Orthildaites Buckman, 1923.
180
G. PELOSIO
Egli lasciò innominata la zona inferiore, ricordando tuttavia che nell’area Inghilterra-
Francia-Germania, la « zona a falcifer » e la « zona a serpentinus » sono usualmente riguar¬
date come sinonimi, ed usate per la « zona » sopra al tenuicostatum e sotto la «zona a bifrons».
Dalla tabella di correlazioni biostratigrafiche riportata da Elmi (1967, pp. 238-239), appare
che la « zona a tenuicostatum » è caratteristica del Toarciano basale di tutta Europa, tranne
1’ Italia (zonatura Donovan, 1958).
Donovan (p. 43), per giustificare la non denominazione della sua zona inferiore, pro¬
segue : « The Serpentinum Zone must be rejected . . . because thè index species has never been
satisfactorily defined, apart from any other considerations. In fact, thè records do not suggest
that any species to which thè name serpentinum has been applied occurs in thè lowest part of
thè Italian Toarcian ». L’Autore aggiunge che il serpentinum non venne ricordato da VENZO
(1952) nella sua lista comprensiva delle ammoniti dell’Alta Brianza; però — come già ricor¬
dato da Venzo stesso in nota a p. 114 — un tipico H. serpentinus dell’Alpe Turati era stato
illustrato da Meneghini (tav. 3, figg. la, b). Donovan prosegue: «Harpoceras falciferi. So-
werby), whether or not it is a suitable zonal index in southern France (thè writer is not
qualified to express an opinion), cannot be used in Italy. The detailed studies of thè sections
at Valdorbia and Breggiagorge have shown that, at thè former locality, H. ci. falcifer occurs
associated with Hilcloceras in thè Mercati Zone and related species of Harpoceras are found as
high as thè Erbaense Zone ; while at Breggiagorge H. cf. falcifer occurs in thè Erbaense
Zone, above thè highest Hildoceras ».
Elmi (1967, p. 230) discute in dettaglio l’estensione verticale dell’//, falcifer, e riporta
alcune citazioni di rinvenimenti della specie in associazione con « Hildoceras a solchi », già ri¬
feriti al bifrons, da lui invece identificati con H. lusitanicum Meìster, che nella serie file-
tica precede il tipico bifrons. Anche in Francia quindi, il falcifer sale nella « zona a bifrons »
1. s. (ile Crémieu-alto bacino del Rodano, Dipartimento di Cher, Giura). Per quanto riguarda
la comparsa del falcifer, Dean, Donovan e Howarth (1961, p. 479) la pongono dopo la scom¬
parsa di H. exaratum, suddividendo pertanto la « zona a falcifer » nelle sottozone a ex aratum
(inferiore) e a falcifer (superiore). Howarth (1964) modifica leggermente tale sottozonatura,
sostituendo 1 ’H. strangwaysi all’#, exaratum, quale indice della sottozona inferiore. Analoga
successione osserva Elmi (1967, p. 229) nell’Ardeche (Bacino del Rodano): dove è possibile se¬
guire in dettaglio la successione ad ammoniti della zona inferiore del Toarciano, il falcifer
compare solo in alto alla zona.
Pinna, nella sua Memoria del 1968, propone per l’Alpe Turati la seguente zonatura:
Zona a Dumortieria meneghina
Zona a Phymatoceras erbaense
Zona a Mercaticeras mercati
Zona ad Harpoceras falcifer mediterraneum
Egli non riscontra nella località il serpentinus e, considerata la diffusione dell’#, fal¬
cifer 1. s., propone per la zona inferiore (« unnamed » di Donovan) 1’ indice H. falcifer medi¬
terraneum (= H. cf. falcifer di Donovan), nuova sottospecie allopatrica, tetica della specie
anglo-parigina.
Zanzucchi (1963) illustrò con 8 grandi tavole la ricca fauna toarciana di Entratico
(Bergamasco orientale), portando spaccato colle zone di provenienza delle Ammoniti, per la
maggior parte raccolte da S. Venzo (1954). Questo giacimento è costituito da ridotta lente di
Toarciano, che si trova 56 km in linea d’aria ad ESE dell’Alpe Turati. La potenza risulta di
soli m 4.50, essendo essa fagliata in alto contro il « Rosso ad Aptici » ; pertanto con elisione
tettonica del Toarciano superiore (pars)-Aaleniano-Radiolariti.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
1*7
Il Toarciano, nella vecchia cava della Val della Colta di Entratico, risulta continuo sul
Domeriano superiore e distinto da ZANZUCCHI (p. 105, spaccato), dal basso verso l’alto in:
a) Zona a Hildaites serpentinum (m 2.30).
b) Zona a Hildoceras bif rons-levisoni (m. 1.20).
c) Zona a Denckmannia (= Phymatoceras erbaense) (m 0.80).
d) Zona a Haugia variabilis - Pseudogrammoceras doerntense (m 0.20), che è ridotta ed elisa
tettonicamente.
Le zonature seguentemente proposte, sono basate sulla ricca fauna illustrata nelle 4
Memorie, nonché sulle correlazioni colle « zone » recentemente distinte dai francesi e dagli
inglesi nelle loro località classiche.
Discussione sulle zonature ora proposte per il Toarciano dell’Alpe Turati
(vedi Quadro a fine paragrafo)
zona a semicelatum ( = zona a tenuicostatum)
Per quanto riguarda la « zona » basale del Toarciano (= zona a tenuicostatum), Pinna
— nella sua Memoria sui Dactylioceratidae dell’Alpe Turati (1966) — non rinvenne la specie-
-indice, ma l’affine Dactylioceras semicelatum, in unico buon esemplare (tav. 7, fig. 19 e fig. 3
nel testo), anch’esso caratteristico della base del Toarciano (Dean-Donovan-Howarth, 1961,
p. 476; Maubeuge, 1957, p. 191; Sapunov, 1963, p. 117). Gabilly (1964, p. 77 e tabella di
fig. 1 bis) riconosce, nella parte superiore della « zona a tenuicostatum », un orizzonte a semi¬
celatum; questa specie è considerata da Elmi (1967, p. 228) equivalente zonale del tenuico¬
statum. In Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Portogallo, la base del Toarciano è sempre
caratterizzata dalla « zona a tenuicostatum ».
zona a serpentinus
Pinna (1968, p. 40, tav. 4, fig. 2; tav. 5, figg. 2, 2a, 5, 10; tav. 6, fig. 1; tav. 1 n. t.,
figg. 4, 13, 16, 19) illustra vari esemplari di Harpoceras exaratum subexaratum Bonarelli,
sottospecie tetica deWexaratum (Young and Bird), testimonianti la presenza all’Alpe Turati
della zottozona inferiore della « zona a serpentinus » (= sottozona a strangwaysi, Gabilly,
1964). La « zona a falci/ er mediterraneum » di Pinna deve a mio avviso essere considerata
« sottozona » — quella superiore — della « zona a serpentinus » ; ciò in accordo con la tar¬
diva comparsa del falcifer rispetto all’ exaratum nelle diverse serie europee (vedi osservazioni
già riportate di Elmi, Dean-Donovan-Howarth, Gabilly, . . .).
Per quanto riguarda la denominazione della zona inferiore del Toarciano, sovrastante
quella basale a semicelatum ( tenuicostatum ), YH. serpentinus — presente all’Alpe Turati e ad
Entratico — può ben essere utilizzato come specie-indice ; in accordo con la maggior parte
delle zonature europee (v. Elmi, 1967, p. 228, 4" capoverso; e fig. 46).
zona a mercati
Donovan (1958, p. 44) osserva che il tipico bifrons è assai raro o assente in Canton Ti¬
cino e in Italia e, rifacendosi alla designazione zonale di Merla, propone di sostituire al bi¬
frons il Mercaticeras mercati quale specie-indice; egli suddivide la «zona a mercati» nelle
due sottozone a Hildoceras sublevisoni (inferiore) e a Hildoceras semipolitum (superiore).
188
G. PELOSIO
La « sottozona a sublevisoni » sarebbe definita « as thè range of H. sublevisoni up to thè first
appearance of H. semipolitum » (p. 45). Tale definizione, alla luce delle più recenti conoscenze
sulla distribuzione degli Hildoceras (Gabilly, 1964, p. 76 e sgg. ; Elmi, 1967, p. 233 e sgg.),
non è soddisfacente, in quanto viene trascurata da Donovan la presenza dei bifrons tipici, assai
meno rari in Italia di quanto l’Autore non fosse a conoscenza (’). Inoltre, dalle serie di det¬
taglio riportate da Gabilly ed Elmi, il sublevisoni (-) è costantemente associato al falcifer,
caratterizzando così la sottozona superiore della zona a serpentinus ».
Nella zonatura che ora propongo per l’Alpe Turati, penso sia preferibile mantenere
quale specie-indice il mercati, ovunque molto comune ed a caratteri costanti; anche per la
grande variabilità del gruppo bifrons (si veda la mia discussione a proposito dell’//, bifrons,
a p. 150), che può portare a valutazioni soggettive dei caratteri tassonomici, sempre transizio-
nali. UH. sublevisoni tipico, che all’Alpe Turati si rinviene in notevole abbondanza, è ora
considerato specie caratteristica della « zona a serpentinus », « sottozona a falcifer mediterra-
neum » ; in accordo coi dati biostratigrafici e con le più recenti zonature europee. UH. semi¬
politum compare anche all’Alpe Turati nei livelli superiori della « zona a mercati » : tuttavia
per il marcato polimorfismo già osservato nel bifrons, esistono graduali termini transizionali,
che possono rendere perplessi sull’univoca interpretazione delle specie (si vedano al riguardo
le mie osservazioni all’//, semipolitum, p. 154). In mancanza di dettagliate ricerche sulla suc¬
cessione degli Hildoceras della « zona a mercati » in Italia, penso non sia ancora sicura una
suddivisione in sottozone, che provvisoriamente potrebbero essere denominate « sottozona a
bifrons s. s. » (inferiore) e « sottozona a semipolitum » (superiore).
zona a erbaense
La « zona a erbaense » risulta univocamente definita dalla specie-indice, tipica ed abba¬
stanza comune all’Alpe Turati (Erba); nonché dalla associazione a Phymatoceras s. str ,-Phy-
matoceras ( Chartronia ), qui illustrati. Come osservato da Donovan (p. 45), il gen. Pseudomer-
caticeras compare alla base della zona, mentre il gen. Brodieia ne caratterizza la parte supe¬
riore, come già osservato da Venzo (1952). Il mantenimento di entrambe le sottozone(a Pseudo-
mercaticeras (= Crassiceras) latum, inferiore, e a Brodieia bayani, superiore), distinte da Do¬
novan nell’Appennino Centrale, richiederebbe per l’Alpe Turati osservazioni stratigrafiche
di dettaglio, non effettuabili per le infelici condizioni di affioramento della serie. Riscontro
tuttavia che le Brodieia, tra le quali la bayani, sono comuni all’Alpe Turati (3). Pinna (1963)
illustrò 10 specie di Brodieia sulle 14 note del genere ; tra esse la bayani — specie indice —
è rappresentata da 7 esemplari, alcuni dei quali da lui figurati (tav. 11, figg. 14-16, 20). Ciò
mi induce a mantenere la « sottozona a bayani » nel mio Quadro.
Zanzucchi (1963, tav. 20, fig. 13), illustrò per la serie di Entratico, il Crassiceras
latum Merla, su unico esemplare raccolto da S. Venzo; esso non venne sinora rinvenuto al¬
l’Alpe Turati. Per questo indico nel mio Quadro la « sottozona a latum » col punto interroga¬
tivo, ricordando inoltre la diffusione all’Alpe Turati dei Pseudomercaticeras (Pinna, 1963),
evoluti dai Mercaticeras e con tendenza verso le Brodieia.
(’) Per l’Alpe Turati ho ora illustrato tre bifrons tipici (Tav. XVIII, figg. 1, 13; Tav. XXIII, fig. 3);
mentre Zanzucchi ha illustrato per Entratico i due della sua tav. 15, figg. 1, 9, ed inoltre la sua f. crassa
(tav. 15, fig. 10), che può essere inclusa nei bifrons s. s. .
C) Si tratta della specie tipica, e non delle sue forme prossime al bifrons, che Gabilly distinse come
n. sp. aff. sublevisoni, e che Elmi riporta all ’H. lusitanicum ; esse entrano invece nella « zona a bifrons »
Auct., inferiore.
C) S. Venzo (comunicazione verbale) ne raccolse, assieme a C. Maviglia, una quarantina di esem¬
plari; essi vennero studiati in seguito da Pinna (1963). Altri esemplari vennero recentemente trovati da gio¬
vani raccoglitori.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
l.H'.l
zona a meneghini!
La zona terminale del Toarciano dell’Alpe Turati è caratterizzata dalla specie-indice
Dumortieria meneghina (Donovan, 1958; Pinna, 1968). Venzo (1952, p. 121), in accordo con
vari Autori, la considerava già nell’Aaleniano (Aaleniano inf., « zona a Dumortieria > Oltre
alle specie ricordate da Venzo (p. 123), tra il materiale dell’Alpe Turati conservato al Museo
di Torino — che ebbi in diretto esame — sono presenti tre buoni esemplari di tipica Pleydellia
aalensis, testimoniante la sottozona superiore della « zona a Dumortieria meneghina » (Do¬
novan, 1958). La sottozona a Pleydellia aalensis, nonostante il nome, è oggi concordemente
considerata al tetto del Toarciano (Elmi, 1967, fig. 46).
Ricordo che al Colloquio del Giurassico - Lussemburgo 1967, Pinna (') citò la presenza
di un esemplare di Ludwig ia murchisonae (Sowerby) al limite superiore dell’ Ammonitico
Rosso dell’Alpe Turati, subito sotto alle radiolariti, considerate da Pasquarè (1965) del Cal-
loviano-Oxfordiano ; ciò per la presenza altrove in Lombardia (torrente Clivio nel Varesotto;
Albenza e Canto Alto nel Bergamasco), alla loro base, di Laevilamellaptychus xestus e berno-
jurensis del Calloviano. Risulterebbe così, sopra l’Ammonitico rosso toarciano, localmente te¬
stimoniata anche la presenza dell’Aaleniano, che viene a trovarsi subito sotto alle radiolariti
calloviane. Pertanto esisterebbe uno hyatus tra l’Aaleniano medio ed il Calloviano, probabil¬
mente dovuto — come prospettato da Pasquarè — a fenomeni tettonici sinsedimentari.
Porto ora il Quadro delle zonature, che propongo per il Toarciano dell’Alpe Turati, in
base ai nuovi dati su tutta la fauna illustrata nelle 4 Memorie del ciclo:
Toarciano sup.
Toarciano inf.
LE LOCALITÀ’ FOSSILIFERE DELL’ALPE TURATI E LA LORO ATTRIBUZIONE ALLE
« ZONE »
zona a meneghina (= zona a levesquei )
l s. zona a aalensis
zona a erbaense
( s. zona a meneghina
( s. zona a bayani
I s. zona a latum ( ?)
zona a mercati {— zona a bifrons s. 1.)
^ s. zona a semipolitum ( ?)
I s. zona a bifrons s. s. ( ?)
^ s. zona a falcifer mediterraneum (e sublevisoni)
\ s. zona a exaratum subexaratum
zona a semicelatum (= zona a tenuicostatum')
\ zona a serpentinus
All’Alpe Turati gli affioramenti di marne rosse, spesso nodulari, del Toarciano, sono
ora molto ridotti per l’estesa copertura detriti ca con fitto bosco ceduo. I principali sono tre,
che io stesso ebbi a visitare nel settembre 1968, assieme a S. Venzo. Questi vi raccolse dal 1936
al 1950 la maggior parte dalla fauna studiata. Essi sono: « i Muretti », il « bivio per il Buco
del Piombo », e la « valletta sotto l’Alpe Turati », che vengono descritti in seguito, colle
zonature riconoscibili. I primi due sono ridotti ed interessano solo tratti della serie toar-
ciana: il terzo, già illustrato da Venzo nel 1952 (p. 99), interessa serie sub-orizzontale sui 20
metri, con strati molto regolari e spesso nodulosi, e continua dal Domeriano superiore — a
(') Pinna G. (1968): Présence du Dogger inférieur en facies d’« Ammonitico Rosso » dans la sèrie de
l'Alpe Turati ( Como - Italie), Luxembourg, in corso di stampa.
G. PELOSIO
190
« lariense-spinatum » — sino alle radiolariti. Questo affioramento colle due cascate selettive
(la più bassa sul Domeriano, la superiore sul Toarciano), essendo molto conosciuto dopo la
nota Venzo, fu oggetto di continue e minuziose ricerche; cosicché ora vi si rinviene ben poco,
rendendo difficile l’esatta distinzione delle « zone », un tempo abbastanza ricche di fossili. Di¬
verse sono le specie della Valletta illustrate anche nella presente Memoria.
Recentemente, la serie dell’Alpe Turati di S. Venzo, colle sue zonature, è ripresa da
D. Bernoulli ( Geo! . M. Generoso 1964, profili p. 63), che la correla con quelle del Varesotto
(T. Clivio), della Breggia-M. Generoso e di Val Varea(Suello) ; tutte con ammoniti toarciane,
ma con faune molto scarse e talora mescolate, che non permettono sicure correlazioni.
Località « i Muretti » (Venzo, 1952, p. 100). - La serie toarciana, che immerge local¬
mente di una ventina di gradi a SSO, è quasi interamente interessata dalla strada camionabile
(ora asfaltata), che salendo da Albavilla porta all’Alpe Turati (Alpe del Viceré) e all’Albergo
La Salute. La sene comincia ad affiorare in corrispondenza del primo stretto tornante che si
incontra salendo, rinforzato a valle da un esteso muro di sostegno. Il muro ricopre oggi la
parte inferiore e basale della serie, che Venzo ebbe invece modo di osservare durante la costru¬
zione della strada, e che presentava allora più felici condizioni di affioramento. Sulla base di
uno schizzo inedito di S. Venzo e di recenti comuni osservazioni sul terreno (settembre 1968),
ho ricostruito nelhumta figura, la serie schematica de « i Muretti ». Proprio in corrispon¬
denza della curva, all’esterno, affiora ancor oggi un ridotto banco di marne rosse, dove VENZO
e Maviglia raccolsero la maggior parte degli Hildoceras sublevisoni da me studiati. A par¬
tire da tale orizzonte (il primo affiorante), la serie misura complessivamente una quindicina
di metri, ma il tetto è mascherato da copertura detritica, che nasconde parte della serie.
A ciò si aggiunge una fitta vegetazione a bosco ceduo e rovi, che complica ulteriormente
l’esame della successione. Oggi il giacimento è pressocchè sterile, e già nel 1952 Venzo osser¬
vava quanto esso fosse impoverito dai tempi della costruzione della strada. Egli ebbe modo di
riconoscere le sue «zone a bifrons; a erbaensis e a Brodieia ». Mancano localmente dati pa¬
leontologici sulla presenza della « zona a Dumortieria meneghina » e del Dogger inferiore
(Aaleniano). La serie è litologicamente costituita da marne rossastre, inferiormente poco o
niente affatto nodulari; la parte medio-alta della sezione affiorante è invece più ricca di livelli
distintamente nodulari. I noduli hanno andamento discontinuo, sono di colore biancastro e mo¬
strano forma prevalentemente subtondeggiante-amigdaloide, ma talora anche spigoli vivi. Li¬
velli subcontinui biancastri si osservano talora al nucleo degli strati marnosi rossi. Il conte¬
nuto carbonatico medio dei noduli è più elevato rispetto a quello della matrice marnosa che
li include (85% invece di 65%). Non di rado alcuni strati superiori presentano evidenti
tracce di modesti « slumping », con assestamento subfluidale della matrice marnosa e sottilis¬
simo velo argilloso al contatto coi noduli calcarei, similmente a quanto osservato da Ber-
NOULLI (1964, p. 73, fig. 30) per la Breggia (Mendrisio, Canton Ticino).
Come schematizzato nella figura a p. 191, al tetto della serie marnosa ammonitica, affiora
un banco di circa un metro di breccia grossolana, a cemento marnoso-calcareo varicolore (bian¬
castro, rosato, rosso vinato). Gli elementi della breccia, che raggiungono anche i 30 cm, sono spi¬
golosi, in prevalenza costituiti da selci e calcari grigi del Lias medio o inferiore. Nel « ce¬
mento » spiccano evidenti disordinati « noduli » calcarei, simili a quelli già riscontrati nella
parte sottostante di serie. Questo banco testimonia ridotto slittamento sottomarino gravita-
tivo, di tipo olistostromico, conseguenza di attenuato sollevamento tettonico sinsedimentario.
Al tetto del Toarciano di Val Varea — una decina di chilometri a Est — Bernoulli (1964,
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO) UH
p. 86) osservò una breccia assai grossolana, potente circa 7 m, con caratteri di « pebbly mud-
stone », e con elementi persino di qualche metro di calcari marnosi del Domeriano, ricchi di
nodulari e con al tetto banco di breccia di tipo olistostromico, dovuta a ridotto slitta¬
mento sottomarino, conseguenza di attenuato sollevamento tettonico. Sono indicati i
livelli di provenienza delle più comuni ammoniti, raccolte in passato da S. Venzo.
Gli strati sono inclinati di una ventina di gradi SSO.
ammoniti. Tale breccia, già studiata da Renz (1925, p. 386), contiene anche faune del Toar-
ciano inferiore e superiore ( Erycites ) (’).
(b Sulle cause che possono aver provocato tali fenomeni, Pasquarè (1965, p. 128-129) così scrive: « La
sostituzione delle direzioni paleogeografiche alpine SO-NE con quelle appenninico-dinariche NNO-SSE si
compie nel Giurassico medio per la zona dal Verbano a Brescia, dove è attestata da un attivo tettonismo
sinsedimentario. A questo fenomeno vanno infatti ricollegate le forti lacune stratigrafiche pre-radiolaritiche
(messe in luce specialmente da Grunau (1959) e da Bernoulli (1960) ed a cui si sono aggiunte prove anche
nel presente lavoro), nonché i fenomeni di brecciazione intraformazionale, di « slumping » e « sliding » con¬
statabili nel Dogger della Lombardia centrale ed occidentale ».
4
G. PELOSIO
192
A « i Muretti », sopra al banco brecciato, la copertura detritica impedisce di osservare
direttamente la continuazione della serie e le modalità del passaggio dall’Ammonitico rosso
alle radiolariti rosso-brune, che affiorano subito sopra nella grande Cava.
Dal punto di vista paleontologico, l’affioramento toarciano è pressoché esaurito. Alcuni
recenti scavi eseguiti da cercatori, hanno portato al rinvenimento di alcuni Phymatoceras e
Brodieia verso la parte superiore.
Un altro ridotto affioramento di marne rosse si trova a 500 m a NNE in linea d’aria,
lungo sentiero tra il bosco. In esso i fratelli Levi Setti raccolsero — con scavi — il loro ma¬
teriale; tra il quale anche i tipi qui figurati. F. Levi Setti mi comunica gentilmente di
avervi recentemente raccolto i bifrons s. s. (anche il tipo della Tav. XVIII, fig. 13) con nume¬
rosi morfotipi, abbondanti Mercaticeras (tra cui M. mercati) e, poco sopra, i rari Phymato¬
ceras, tra i quali il grande Ph. narbonense (Buckman) qui figurato a Tav. XX, figg. 12a, b.
In alto alla ridotta serie, G. Pinna rinvenne recentemente (1967) l’esemplare di Ludwigia
murchisonae (Sow.), fossilizzato in calcare rosa e testimoniante l’Aaleniano superiore; esso
è ora conservato al Museo Civico di Storia Naturale di Milano. Egli ne diede notizia nella
breve nota, presentata al II Colloquio sul Giurassico, tenutosi a Lussemburgo nel luglio 1967.
Verso l’alto, le marne rosse nodulari testimoniano ridotti slittamenti sottomarini, similmente
a quanto osservato in alto alla serie de « i Muretti ».
Località « Valletta sotto l’Alpe Turati » (Venzo, 1952, p. 98). - E’ qui che la serie
dell’Ammonitico rosso presenta la migliore esposizione, comprendendo in affioramento il Do-
meriano con le sue varie zone, il Toarciano — potente una ventina di metri — e probabil¬
mente parte dell’Aaleniano, sovrastato a sua volta dalle radiolariti. La serie venne già figu¬
rata da Venzo (1952, p. 99) e recentemente integrata per la sua parte superiore da osserva¬
zioni di dettaglio di Bernoulli (1964, p. 80 e fig. 21 nel testo). Purtroppo il bellissimo af¬
fioramento risulta oggi estremamente impoverito dalla sistematica, pressoché quotidiana rac¬
colta dei cercatori di fossili. La serie toarciana presenta analoghe caratteristiche litologiche
già osservate a « i Muretti », mostrando tuttavia maggiore sviluppo degli strati di marne
rosse a noduli biancastri, che possono raggiungere la dozzina di metri. I livelletti nodulari,
biancastri, talora subcontinui, si trovano prevalentemente a metà degli strati rossi, che sono
sottili e fitti. Bernoulli estende la descrizione di Venzo alla porzione terminale della serie
toarciana, con alcune osservazioni di dettaglio sul contatto con le radiolariti. Secondo Ber-
NOULLI, il tetto deH’Ammonitico rosso è localmente costituito da un banco di 60 cm di marne
nodulari brune, ricche di ammoniti, appartenenti a diverse « zone » del Toarciano:
Phylloceras bockhi Prinz
Calliphylloceras ?iilssoni (Hébert)
Calliphylloceras truffii (Negri)
Lytoceras ktenasi Mitzopoulos
Dactylioceras crassum (Young and Bird) var. depressa (Dumortier)
Peronoceras subarmatum (Young and Bird)
Peronoceras n. sp. aff. subarmatum (Y. and B.)
Hildoceras bifroyis (Bruguière)
Paroniceras sternale (von Buch)
Mercaticeras mercati (Hauer)
Mercaticeras dilatum (Meneghini)
Phymatoceras tirolense (Hauer)
Phymatoceras sp. ind.
Brodieia gradata (Merla)
Brodieia alticarinata (Merla)
Hammatoceras sp.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO) ] ((;}
Tale « fauna mescolata » contiene specie della « zona a mercati », della « zona a er-
baense » e della « zona a meneghina ». Sopra, seguono 15 cm di calcari verdi-violacei con rari
piccoli Aptici, quindi 15 cm di calcari marnosi bruni e 40 cm di marne brune, con chiazze
verdastre. Infine la serie è chiusa da 5-8 cm di argille verdi, assai glauconitiche. Iniziano su¬
bito sopra le radiolariti, che presentano alla base 4 cm di marne nerastre.
La posizione stratigrafica del livello a « faune mescolate » di Bernoulli, può corre¬
larsi con quella del livello brecciato, olistostromico, della località « i Muretti ». E’ verosimile
che il « mescolamento » della fauna sia stato provocato dalle stesse cause tettoniche sinsedi-
mentarie, con « slumping » locale, che ha interessato il materiale bioclastico pelagico dell’Am-
monitico rosso (Toarciano inf.-pars; Toarciano sup.) colle ammoniti in esso contenute. Invece
a « i Muretti » il fenomeno provocò ridotto olistostroma, anche con componenti litici di rocce
già consolidate e di età più antica (Lias inf. o medio).
Il livello glauconitico osservato da Bernoulli alla base delle radiolariti della Vailetta
(indizio di « hard ground » ?) sembra testimoniare lacuna sedimentaria tra l’Ammonitico
rosso e le radiolariti (Aeleniano sup.-Calloviano).
Località - « Bivio mulattiera Buco del Piombo ». - Le marne rosse del Toarciano af¬
fiorano per poco in continuità sul Domeriano superiore. Gli strati domeriani a « lariense »,
affiorano con debole inclinazione a SO sulla mulattiera principale, al bivio, e per il primo
tratto del piccolo sentiero (già mulattiera) per il Buco del Piombo. Questo, in debole salita,
risale gradualmente gli strati calcarei subnodulari, rosa-vinati, duri e compatti, che poi pas¬
sano alle marne rosse. Il contatto non è ora evidente sullo stretto sentiero.
A circa un centinaio di metri dal bivio ed un metro e mezzo, o poco più, di spessore,
sopra il contatto, affiorano per poco le marne del Toarciano inferiore, ove raccolsi : Dactylio-
ceratidi, Hildoceras gr. bifrons e Mercaticeras nani, Polyplectus cfr. apenninicus, Harpoceras
gr. falcifer ecc. in brutti esemplari. Poi il sentiero diventa quasi pianeggiante e la roccia è
coperta, sinché vengono interessate le radiolariti.
La vecchia mulattiera, che — interessando il Toarciano — saliva alla Colonia, (citata
da VENZO a p. 98), essendo la palazzina della Colonia stessa andata distrutta durante la
guerra, è rimasta abbandonata ed ora è coperta da fitto bosco. Già nel 1952, il ridotto affiora¬
mento a Mercaticeras e bifrons s. 1. era molto impoverito.
194
G. PELOSIO
Famiglia DACTYLIOCERA TIDAE Hyatt, 1867.
Genere DACTYLIOCERAS, Hyatt, 1867.
S. gen. DACTYLIOCERAS s. s.
Dactylioceras (D.) anulatum (Sowerby) . . I —
Dactylioceras ( D .) gracile (Simpson) . [ _
Dactylioceras ( D .) semicelatum (Simpson) .
Dactylioceras (D.) crassiusculosum (Simpson) .
S. gen. ZUGODACTYLITES Buckman, 1926.
Dactylioceras ( Z .) braunianum (cI’Orbigny) . | _
Dactylioceras (Z.) incertum (Fucini) . i ?
Genere CATACOELOCERAS Buckman, 1923.
Catacoeloceras crassum (Young and Biro) . .
Catacoeloceras crosbeyi (Simpson) .
Catacoeloceras cf. fonticulum (Simpson) . .
Catacoeloceras broili (Mitzopoulos) . .
Catacoeloceras ghinii (Mitzopoulos) . .
Catacoeloceras freboldi (Monestier) . _
Catacoeloceras prorsiradiatum Pinna . .
Catacoeloceras confectum Buckman . _
Catacoeloceras cf. puteolum (Simpson) . .
Catacoeloceras lobatum (Buckman) . _
Genere PERONOCERAS Hyatt, 1867.
Peronoceras subarmatum (Young and Bird) .
Peronoceras semiarmatum (Simpson) .
Peronoceras perarmatum (Young and Bird) .
Peronoceras cf. fibulatum (Sowerby) .
Peronoceras aculeatum (Parisch e Viale) .
Peronoceras tuberculatum Pinna .
Peronoceras desplacei (d’ORBiGNY) .
Peronoceras millavense (Monestier) .
Peronoceras vortex (Simpson) . .
Peronoceras cf. verticosum BUCKMAN .
Genere COLLINA Bonarelli, 1893.
Collina gemma Bonarelli . .
Collina linae Parisch e Viale . _
Collina nummularia (Ramaccioni) . _
Collina meneghina Bonarelli . .
Collina aegoceroides (Ramaccioni) . .
Collina costicillata (Ramaccioni) . .
Genere TRANSICOELOCERAS Pinna, 1966.
Transicoeloceras angustum Pinna .
Transicoeloceras ramaccionii Pinna .
Transicoeloceras viallii Pinna .
semicelatum
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
I 95
ELENCO COMPLESSIVO DELLE AMMONITI TOARCIANE
DELL’ALPE TURATI COLL’ATTRIBUZIONE ALLE VARIE ZONE
(Pinna, 1963, 1966, 1968; Pelosio, 1968)
Famiglia HILDOCERATIDAE Hyatt, 1867.
S. fam. HARPOCERATINAE Neumayr, 1875.
Genere HARPOCERAS Waagen, 1869.
Harpoceras falcifer (Sowerby) mediterraneum Pinna .
Harpoceras cf. mulgravium (Young and Bird) .
Harpoceras cf. concinnum Buckman .
Harpoceras exaratum (Young and Bird) subexaratum Bonarelli .
Harpoceras cf. subplanatum (Oppel) . —
Harpoceras falcula Buckman . _
Harpoceras cf. bicarinatum (Zieten) . y>
Genere POLYPLECTUS Buckman.
Polyplectus pluricostatus (Haas) . | _ _
Polyplectus apenninicus (Haas) . .
S. fam. GRAMMOCERATINAE Buckman, 1904.
Genere PSEUDOGRAMMOCERAS Buckman, 1901.
Pseudogrammoceras subfallaciosum Buckman . j —
Pseudogrammoceras cotteswoldiae (Buckman) .
Pseudogrammoceras subregale Pinna .
S. fam. DUMORTIERINAE Maubeuge, 1950.
Genere DUMORTIERI A Haug, 1885.
Dumortieria cf. levesquei (d’ORBiGNY) . .
Dumortieria meneghini! (Zittel in Haug) . .
S. fam. HILDOCERATINAE Hyatt, 1867.
Genere HILDOCERAS Hyatt, 1867.
Hildoceras sublevisoni Fucini .
Hildoceras bifrons (Bruguière) . _
Hildoceras semipolitum Buckman . j ! _
Genere MERCATICERAS Buckman, 1913.
Mercaticeras umbilicatum Buckman .
Mercaticeras mercati (Hauer) .
Mercaticeras hellenicum (Renz) .
Mercaticeras stefaninii Merla .
Mercaticeras thyrrenicum (Fucini) .
Mercaticeras dilatum (Meneghini) .
S. fam. BOULEICERATINAE Arkell, 1950.
Genere PARONICERAS Bonarelli, 1893.
Paroniceras sternale (Buch in d’ORBiGNY) . .
Paroniceras substernale n. sp . .
Paroniceras cf. helveticum Renz . .
Genere FRECHIELLA Prinz, 1904.
Frechiella subcarinata (Young and Bird) .
Frechiella kammerkarensis (Stolley) .
Frechiella achillei Renz . _
Genere LEUKADIELLA Renz, 1913.
Leukadiella lombardica Pinna . _
Aaleniano
G. PELOSIO
196
ELENCO COMPLESSIVO DELLE AMMONITI TOARCIANE
DELL’ALPE TURATI COLL’ATTRIBUZIONE ALLE VARIE ZONE
(Pinna, 1963, 1966, 1968; Pelosio, 1968)
<
Famiglia HAMMATOCERATIDAE Buckman, 1887.
S. fam. PHYMATOCERATINAE Hyatt, 1900.
Genere PHYMATOCERAS Hyatt, 1867.
S. gen. PHYMATOCERAS s. s.
Phymatoceras ( Ph .) ef. robustum Hyatt
Phymatoceras (Ph.) merlai n. sp .
Phymatoceras (Ph.) cf. muelleri Géczy
Phymatoceras (Ph.) erbaense (Hauer) .
Phymatoceras (Ph.) iserense (Oppel)
Phymatoceras (Ph.) elegans (Merla)
Phymatoceras (Ph.) armatum (Merla) .
Phymatoceras (Ph.) masciadrii n. sp.
Phymatoceras (Ph.) mavigliai n. sp.
S. gen. CHARTRONIA Buckman, 1898.
Phymatoceras (Ch.l) turatii n. sp .
Phymatoceras (Ch.) narbonense (Buckman)
Phymatoceras (Ch.) cf. rude (SlMPSON)
Phymatoceras (Ch.) fabaie (Simpson) .
Phymatoceras (Ch.) anomalum Merla .
Phymatoceras (Ch.) venustulum (Merla) .
Phymatoceras (Ch.) speciosum (Merla)
Phymatoceras (Ch.) chelussii (Parisch e Viale)
Genere PSEUDOMERCATICERAS Merla, 1933.
Pseudomercaticeras rotaries Merla ....
Pseudomercaticeras venzoi Pinna ....
Pseudomercaticeras frantzi (ReynÈs)
Genere BRODIEIA Buckman, 1898.
Brodieia bay ani (Dumortier) . . . .
Brodieia gradata (Merla) .
Brodieia clausa (Merla) .
Brodieia anonyma (Meneghini) . . . .
Brodieia viallii Pinna .
Brodieia marchetta (Ramaccioni) .
Brodieia alticarinata (Merla) . . . .
Brodieia mavigliai Pinna .
Brodieia retrograda (Merla) . . . .
Brodieia moltonii Pinna .
Brodieia venzoi n. sp .
S. fam. HAMMATOCERATINAE Buckman, 1887.
Genere HAMMATOCERAS Hyatt, 1867.
Hammatoceras playùnsigne Vacek .
Hammatoceras porcarellense Bonarelli .
Hammatoceras victorii Bonarelli .
Hammatoceras cf. mediterraneum Géczy
Hammatoceras gr. dumortieri (Prinz) .
Hammatoceras cf. vadaszi Géczy
semicelatum
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
l!lT
ELENCO COMPLESSIVO DELLE AMMONITI TOARCIANE
DELL’ALPE TURATI COLL’ATTRIBUZIONE ALLE VARIE ZONE
(Pinna, 1963, 1966, 1968; Pelosio, 1968)
Genere ERYCITES Gemmellaro, 1886.
Erycites mouterdei Géczy .
Erycites intermedius (Hantken in Prinz) .
Erycites cf. clavatus (Fossa Mancini) .
Erycites elaphus Merla .
Erycites personatif ormis Géczy ....
Erycites costulosus (Merla) ....
Erycites rotundif ormis Merla ....
Erycites baconicus Hantken in Prinz .
Erycites invotutus Prinz .
Erycites géczyi Pinna .
Erycites cf. ovatus GÉCZY .
Famiglia LYTOCERATIDAE Neumayr, 1875.
S. fam. LYTOCERATINAE Neumayr, 1875.
Genere LYTOCERAS Suess, 1865.
Lytoceras cornucopia (Young and Bifd)
Lytoceras sepositum Meneghini
Lytoceras francisci (Oppel) ....
Lytoceras cereris Meneghini ....
Lytoceras kténasi Mitzopoulos ....
Lytoceras cf. rubescens (Dumortier)
S. fam. ALOCOLYTOCERATINAE Spath, 1927.
Genere ALOCOLYTOCERAS Hyatt, 1900.
Alocolytoceras dorcadis (Meneghini)
Famiglia NANNOLYTOCERATIDAE Spath, 1927.
Genere AUDAXLYTOCERAS Fucini, 1920.
Audaxlytoceras spirorbis (Meneghini) .
semicelatum
198
G. PELOSIO
Riassunto
La presente Memoria è la quarta e conclusiva del ciclo sulla fauna toarciana dell’Alpe Turati; in essa
l’Autore descrive ed illustra in sei Tavole, 26 specie di ammoniti, appartenenti ai seguenti generi: Hildoceras
(3 specie), Phymatoceras s. s. (9 specie), Phymatoceras ( Chartronia ) (8 specie), Paroniceras (3 specie), Fre-
chiella (3 specie). Cinque specie sono proposte come nuove: Phymatoceras (Ph.) merlai, Phymatoceras (Ph.)
masciadrii, Phymatoceras (Ph.) mavigliai, Phymatoceras ( Chartronia ?) turata e Paroniceras substernale. In
appendice viene proposta inoltre una nuova specie di Brodicia ( B . venzoi), transizionale ai Phymatoceras.
In premessa l’Autore ricorda brevemente la provenienza del materiale, oggetto degli studi Venzo-Pinna-
Pelosio (1952-1968). A fine lavoro viene portato Quadro di distribuzione delle specie studiate, con breve com¬
mento; è quindi discussa e proposta una nuova zonatura del Toarciano dell’Alpe Turati, in base ai dati
paleontologici complessivi delle 121 specie illustrate nelle 4 Memorie del ciclo. Seguono alcune osservazioni
stratigrafico-paleontologiche sulle principali località fossilifere dell’Alpe Turati, ed infine l’elenco complessivo
delle specie e la loro ripartizione nelle varie « zone ».
Résumé
Dans ce quatrième mémoire complétant le cycle sur la faune toarcienne de l’Alpe Turati, l’Auteur dé-
crit et illustre, par six Planches, 26 espèces d’ammoni tes appartenant aux genres suivants: Hildoceras
(3 espèces), Phymatoceras s. s. (9 espèces), Phymatoceras (Chartronia) (8 espèces), Paroniceras (3 espèces),
Frechiella (3 espèces). On signale cinq nouvelles espèces: Phymatoceras (Ph.) merlai, Phymatoceras (Ph.)
masciadrii, Phymatoceras (Ph.) mavigliai, Phymatoceras ( Chartronia ?) turatii et Paroniceras substernale.
En appendice, on propose encore une nouvelle espèce de Brodieia (B. venzoi) de transition aux Phymatoceras.
Dans l’avant-propos, l’Auteur rappelle brièvement la provenance des matériaux des études Venzo-
Pinna-Pelosio (1952-1968). Ou bout de cet étude l’Auteur illustre un tableau de distribution des espèces étu-
diées et propose une nouvelle subdivision en zones du Toareien de l’Alpe Turati d’après les données paléonto-
logiques des 121 espèces illustrées dans les quatre mémoires du cycle. Le mémoire se termine par quelques
observations stratigraphiques et paléontologiques sur les principales localités fossilifères de l’Alpe Turati, et
par la liste des espèces avec leur répartition dans les différentes « zones ».
Zusammenfassung
Die vorliegende Arbeit stellt die vierte und abschliessende Publikation eines Zyklus uber die Fauna dea
Toarcium der Alpe Turati dar. Der Verfasser beschreibt und illustriert auf sechs Tafeln, 26 Ammoniten-Ar-
ten, die den folgenden Gattungen angehòren: Hildoceras (3 Arten), Phymatoceras s. s. (9 Arten), Phymato¬
ceras (Chartronia) (8 Arten), Paroniceras (3 Arten), Frechiella (3 Arten). Funf Arten werden neu vor-
geschlagen: Phymatoceras (Ph.) merlai, Phymatoceras (Ph.) masciadrii, Phymatoceras (Ph.) mavigliai, Phy¬
matoceras (Chartronia ?) turatii und Paroniceras substernale. Im Anhang wird ausserdem eine neue Art der
Gattung Brodieia (B. venzoi) vorgeschlagen, welche zu Phymatoceras iiberleitet.
Im Vorwort erinnert der Verfasser kurz an die Herkunft des Materials, Objekt der Untersuchungen
von Venzo, Pinna, Pelosio (1952-1968). Am Schluss der Arbeit wird eine Ubersichtstabelle iiber die Ver-
teilung der untersuchten Arten, sowie ein kurzer Kommentar dazu gegeben. Schliesslich wird eine neue Zonen-
einteilung des Toarcium der Alpe Turati vorgeschlagen und diskutiert, die sich auf die palàontologischen
Daten aller 121 Arten stiitzt, welche in den vier Publikationen des Zyklus dargestellt worden sind. Es folgen
dann noch einige stratigraphisch-palàontologische Beobachtungen der wichtigsten Fossil - Fundpunkte in der
Alpe Turati und zum Schluss wird ein Gesamt-Verzeiehnis der Arten und ihrer Verteilung auf die einzelnen
« Zonen » gegeben.
Summary
This study is thè fourth and thè last of thè cycle on thè Toarcian fauna of thè Alpe Turati. The
author describes and illustrates in six plates, 26 species of Ammonites, which belong to thè following ge¬
nera: Hildoceras (3 species), Phymatoceras s. s. (9 species), Phymatoceras (Chartronia) (8 species), Paro¬
niceras (3 species), Frechiella (3 species). Five species are suggested as new: Phymatoceras (Ph.) merlai,
Phymatoceras (Ph.) masciadrii, Phymatoceras (Ph.) mavigliai, Phymatoceras (Chartronia ?) turatii, Paroni¬
ceras substernale. Besides, in thè appendix, thè author suggests a new species of Brodieia (B. venzoi), transi-
tional to Phymatoceras.
In thè preface thè author recalls briefly thè source of thè material, subjeet of thè studies by Venzo,
Pinna, Pelosio (1952-1968). A Table showing thè distribution of thè species, with a short comment, appears
at thè end. Then, on thè ground of thè generai paleontologie data of thè 121 species illustrated in thè 4
papers of thè cycle, a new zonal division of thè Toarcian of thè Alpe Turati is suggested and discussed.
Then follow some stratigraphic-paleontologic remarks on thè main fossiliferous outerops of thè Alpe Turati,
and at last a generai list of thè species and distribution in thè «zones».
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
190
BIBLIOGRAFIA
Arkell W. J. (1950): A classification of thè Jurassic Ammonites. Journ. of Paleont., voi. 24, n. 3, London.
Arkell W. J. (1956): Jurassic Geology of thè World. Oliver and Boyd, Edimbourgh.
Arkell W. J., Kummel B. and Wright C. W. (1957): Mesozoic Ammonoidea, in Treat. on Invert. Paleont.,
Part. L, Mollusca 4, Cephalopoda. Geol. Soc. Amer., Univ. of Kansas Press.
Aubouin J. (1964): Réflexion sur le facies « ammonitico rosso». Bull. Soc. Géol. France, sér. 7, voi. 6, Paris.
Barbera C. (1964): La fauna ad ammoniti di M. Bulgheria (Salerno). Boll. Soc. Natur. Napoli, voi. 72,
Napoli, 1963.
Bellini R. (1900): Les Ammonites du calcaire rouge ammonitique de l’Ombrie. Journ. Conch., voi. 48, Paris.
Behmel H. und Geyer 0. F. (1966): Beitrdge zur Stratigraphie und Paldontologie des Juras von Ostspanien.
III. Stratigraphie und Fossilfiihrung im Untenjura von Albarracin (Provinz Teruel). N. Jahrb. f.
Geol. u. Palàont., Abhandl., voi. 124, Stuttgart.
Benecke E. W. (1866): Ueber Trias und Jura in den Siidalpen, Geogn. -Palàont. Beitr. Benecke, voi. 1,
Miinchen.
Benecke E. W. (1901): Ueberblick ùber die palàontolo gische Gliederung der E isenzf ormation in Deutsch-Lo-
thringen und Luxemborg. Mitt. Geol. Land. Els. Loth., voi. 5, Strasbourg.
Bernoulli D. (1964): Zur Geologie des Monte Generoso (Lombardische Alpen). Ein Beitrag zur Kenntnis der
siidalpinen Sedimente. Beitr. z. Geol. Karte Schweiz, Lief. 118, Bern.
Bettoni A. (1899): Affioramenti « toarciani » delle Prealpi Bresciane. Boll. Soc. Geol. It., voi. 18, fase. 3,
Roma.
Bonarelli G. (1893): Osservazioni sul Toarciano e l’Aleniano dell’ Appennino Centrale. Boll. Soc. Geol. It.,
voi. 12, Roma.
Bonarelli G. (1894): Contribuzione alla conoscenza del Giura-Lias lombardo. Atti R. Acc. Se. Torino, voi. 30,
Torino.
Bonarelli G. (1895): Il Genere Paroniceras Bonar. (1893). Bull. Soc. Malac. It., voi. 19, Pisa.
Bonarelli G. (1899): Le ammoniti del € Rosso Ammonitico » descritte e figurate da Giuseppe Meneghini. Boll.
Soc. Malac. It., voi. 20, Modena.
Bruguiere J. G. (1792): Ammonite, in Enzyclopédie méthodique. Histoire naturelle des Vers, voi. 1, Paris.
Buch L. von (1831): Recueil de Planches de Pétrification remarquables, Berlin.
Buch L. von (1893): Explication de troi Planches d’ Ammonites. Testo e tavole.
Buckman S. S. (1887): On Ammonites serpentinus Reinecke, Am. falcifer Sowb., Am. elegans Sowb., Am. ele-
gans Young, ecc. . Geol. Mag., Dee. Ili, voi. 4, London. <
Buckman S. S. (1898): On thè grouping of some divisions of so-called «Jurassic » time. Quart. Journ. Geol.
Soc., voi. 54, London.
Buckman S. S. (1887-1907): A Monograph on thè Inferior Oolite Ammonites of thè British Islands. Pa-
laeontogr. Soc., London.
Buckman S. S. (1909-1930): Yorkshire type Ammonites, continued as type Ammonites. Norman Sawyer
and Co., Cheltenham.
Cantaluppi G. (1968): Il limite paleontologico D omeri ano-Toar ciano a Molvina ( Est di Brescia). Atti Soc. It.
Se. Nat., voi. 107, n. 2, Milano.
Catullo T. (1846): Memoria geognostico-paleozoica sulle Alpi Venete. Mem. Soc. It. Scienze, voi. 24, Modena.
Chapuis F. (1858): Nouvelles recherches sur les fossiles des terrains secondaires de la province de Luxem-
bourg. Mém. Acad. Roy. Belgique, voi. 33, Bruxelles.
Chapuis et Dewalque (1853): Description des fossiles des terrains secondaires de la province de Luxcmbourg.
Mém. Acad. Roy. Belgique, voi. 25, Biuxelles.
Choffat P. (1880): Etude stratigraphique et paléontologique des terrains jurassiques du Portugal. Lisbonne.
1880.
Colloque (1961): Colloque sur le Lias Franqais. Mém. Bur. Rech. Géol. Min., n. 4, Paris.
Colloque (1964): Colloque du Jurassique à Luxembourg 1962. Inst. Grand-Duca], Luxembourg.
Conci C. (1957): Il metodo e la terminologia dei «tipi» usati nella sistematica zoologica. Mem. Soc. Entom.
It., voi. 36, Genova.
Corroy G., Gerard C. (1933): Le toarcien de Lorraine et du Bassigny. Bull. Soc. Géol. France, voi. 3, sér. 5,
Paris.
200
G. PELOSIO
Dal Piaz G. (1907): Le Alpi Feltrine. Mem. R. Ist. Ven. Se. Lett. Arti, voi. 58, Venezia.
David-Henriet R. (1962): Etude biometrique de l’espece Hildoceras bifrons Bruguière ( Toarcien ). Ann. scient.
Univ. Besangon, 2 sér. Géologie, fase. 16, Besangon.
Dean W. T. (1954): Notes on a pari of thè Upper Lias succession at Bica Wylce, Yorkshire. Proc. Yorksh.
Geol. Soc., voi. 29, Hull.
Dean W. 1?., Donovan D. T. and Howarth M. K. (1961): The liassic Ammonite zones and subzones of thè
north-west european province. Bull. Brith. Museum (Nat. Hyst.), Geology, voi. 4, n. 10, London.
Denckmann A. (1887): Uebcr die geognostischen Verhàltnisse der Umgegend von Dòrnten nordlich Goslar,
mit besonderer Berucksichtigung der Fauna des oberer Lias. Abhandl. geol. Specialkarte v. Preuss. u.
Thuring. Staaten, voi. 8, n. 2, Berlin.
Desio A. (1929): Studi geologici sulla regione dell’ Albenza. Mem. Soc. It. Se. Nat., voi. 10, fase. 1, Milano.
Donovan D. T. (1954): Synoptic supplement to T. Wright’s «Lias Ammonitesi. Palaeontogr. Soc., voi. 107,
London.
Donovan D. T. (1958): The Ammonites zones of thè Toarcian ( Ammonitico Rosso facies) of Southern Swit-
zerland and Italy. Ecl. Geol. Helv., voi. 51, Basel.
Donovan D. T. (1967): The geographical distribution of Lower Jurassic Ammonites in Europe and adjacent
areas. Sys. Ass. Pubi. n. 7, London.
D’Orbigny A. (1842): Paléontologie frangaise. Terrains oolitiques ou jurassiques, voi. 1 et Atlas, Masson,
Paris.
Dubar G. (1961): Les Hildoceratidae du Domérien des Pyrénées et l’apparition de cette famille au Pliensba-
chien en Afrique du Nord. Coll. Lias Frang. Mém. B.R.G.M., n. 4, Paris.
Dubar G., Mouterde R. (1961): Les faunes d’ Ammonites du Lias moyen et supérieur. Vus d’ensemble et bi-
bliographie. Coll. Lias Frang., Mém. B.R.G.M., n. 4, Paris.
Dumortier E. (1874): Etudes paléontologiques sur les dépots jurassiques du Bassin du Rhone. Quatrième
partie. Lias supérieur. Savy ed., Paris.
Elmi S. (1964): Stratigraphie du Lias supérieur du sud-ovest de T Ile Crémieu {dura méridional tabulaire).
Mém. Coll. Jurass., Luxembourg 1962.
Elmi S. (1965): La question de l’àge des minerais ferrugineux de Privas ( Ardèche ). C.R. Somm. Soc. Géol.
France, n. 1, Paris.
Elmi S. (1967): Le Lias supérieur et le Jurassique moyen de l’ Ardèche. Doc. Lab. Géol. Fac. Se. Lyon, n. 19
(fase. 1), Lyon.
Enay R., Elmi S. (1961): Observations nouvelles sur le Lias supérieur et la limite Lias-Bajocien dans l’ Ile
Crémieu (Jura Méridional tabulaire). Coll. Lias Frang., Mém. B.R.G.M., n. 4, Paris.
Ernst W. (1924): Zur Stratigraphie und Fauna des Lias im nordwestlichen Deutschland. Palaeontographica,
voi. 66, Stuttgart.
Ferretti A. (1967): Il limite Domeriano-Toarciano alla Colma di Domavo ( Brescia ) stratotipo del Domeriano.
Riv. It. Paleont., voi. 73, n. 3, Milano.
Fischer R. (1966): Die Dactylioceratidae ( Ammonoidea ) der Kammerker ( Nordtirol ) und die Zonengliederung
des alpinen Toarcien. Bayer. Akad. d. Wissensch., Math.-Naturwiss. Klasse, Abhandl. (n. F.), n. 126,
Miinchen.
Fossa Mancini E. (1915): Lias e Giura nella Montagna della Rossa. Atti Soc. Tose. Se. Nat., Mem., voi. 30,
Pisa.
Fossa Mancini E. (1915): Note di Ammonitologia. 1. Le ammoniti dell’Alta Brianza descritte e figurate da
H. Rassmuss. Riv. It. Paleont., Anno XXI, fase. 3, Parma.
Frebold H. (1964): Lower Jurassic and Bajocian ammonoid faunas of north-western British Columbia and
southern Yukon. Bull. Geol. Surv. Canada, voi. 116, Ottawa.
Fucini A. (1905): Cefalopodi liassici del Monte di Cetona. Parte quinta ed ultima. Palaeontogr. Ital., voi. 11,
Pisa.
1
Fucini A. (1919): Il Lias superiore di Taormina ed i suoi fossili. Palaeontogr. Ital., voi. 25, Pisa.
Gabilly J. (1961): Le Toarcien de Thouars. A. Etude stratigraphique du Stratotype. Coll. Lias Frang., Mém.
B.R.G.M., n. 4, Paris.
Gabilly J. (1961): Stratigraphie et Paléogéographie du Lias dans le détroit poitevin. Coll. Lias Frang., Mém.
B.R.G.M., n. 4, Paris.
Gabilly J. (1964): Stratigraphie et limites de l’étage toarcien à Thouars et dans les régions voisines. Mém.
Coll. Jurass., Luxembourg 1962.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
201
Gabilly J. (1964): Le Jurassique inférieur et moyen sur le Httoral vendéen. Trav. Inst. Géol. Fac. Se. Poiters,
voi. 5, Poiters.
Gallitelli M. F. (1963): Ritrovamento di un ammonite del gen. Douleiccras Thcvenin nel Toarciano dell’Ap-
pennino Centrale. Boll. Soc. Paleont. It., voi. 2, n. 2, Modena.
Géczy B. (1961): Problèmes biostratigraphiques du Bakony septentrional. Coll. Lias Fran?., Mém. B.R.G.M.,
n. 4, Paris.
Géczy B. (1964): Contribution au problème de la limite Lias/Dogger dans la Montagne Bakony. Mém. Coll.
Jurass., Luxembourg 1962.
Géczy B. (1965): Hammatoceraten und Eryciten ( Ceph .) aus dem Obcrlias von Urkut. Ann. Univ. Se. Buda¬
pest. Sec. Geol., voi. 8, Budapest.
Géczy B. (1966): Pathologische jurassische Ammonite n aus dem Bakony-Gebirge. Ann. Univ. Se. Budapest.
Sec. Geol., voi. 9, Budapest.
Géczy B. (1966): Ammonoides jurassiques de Csernye, Montagne Bakony, Hongrie. Part I. (Hammatocera-
tidae). Geol. Hungar., sér. Paleont., voi. 34, Budapest.
Géczy B. (1966): Le problème de la limite Lias/Dogger en Hongrie. Act. Geol. Hung., voi 10, Budapest.
Géczy B. (1966): Upper Liassic Dactylioceratids of Urkut. Acta Geol. Hung., voi. 10, Budapest.
Géczy B. (1967): Upper liassic ammonites from Urkut, Bakony Moutains, Transdanubia, Hungary, Ann.
Univ. Se. Budapest., Sect. Geol., voi. 10, Budapest.
Géczy B. (1967): Ammonoides jurassiques de Csernye, Montagne Bakony, Hongrie. Part. 11 ( exel . Hummato-
ceratidae). Geol. Hungar., Sér. Paleont., voi. 35, Budapest.
GÉCZY B. (1967): Biozones et chronozones dans le Jurassique de Csernye ( Montagne Bakony). Coll. Jurass.
Luxembourg 1967.
Gemmellaro G. G. (1885): Monografia sui fossili del Lias superiore delle Provincie di Palermo e Messina. Bull.
Soc. Se. Nat. Palermo.
Greco B. (1913): Il Lias superiore nel circondario di Rossano Calabro. Boll. Soc. Geol. It., voi. 15, Roma.
Guex J. (1967): Contribution à l’étude des blessures chez les ammonites. Bull. Lab. Géol. Univ. Lausanne,
n. 165, Lausanne.
Guex J. (1968): Note Préliminaire sur le Dimorphisme sexuel des Hildocerataceae du Toarcien moyen et su-
périeur de l’ Aveyron ( F rance ), Bull. Labor. Géol. Univ. Lausanne, n. 173, Lausanne.
Hauer F. R. von (1856): Ueber die Cephalopoden aus dem Lias der nordòstlichen Alpen. Denkschr. k. Akad.
Wissensch., Math.-Natur Classe, voi. 11, Wien.
Haug E. (1884): Ammonites nouvelle du Lias sup. Bull. Soc. Géol. France, voi. 12, Paris.
Haug E. (1884): Note sur quelques espèces d’ Ammonites nouvelles ou peu connues du Lias supérieur. Bull.
Soc. Géol. France, voi. 12, Paris.
Haug E. (1885): Beitrage zu einer Monographie der Ammonitengattung Harpoceras. N. Jarhb. f. Miner. Geol.
u. Palàont., voi. 3, Stuttgart.
Howarth M. K. (1962): The Jet Rock series and thè Alum series of thè Yorkshire Coast. Pro?eed. of thè
Yorksh. Geol. Soc., voi. 33, n. 4, Hull.
Howarth M. K. (1962): The Yorkshire type ammonites and nautiloids of Young and Bird, Phillips, and
Martin Simpson. Palaeontology, voi. 5, n. 1, London.
Howarth M. K. (1964): The Jurassic period. Quart. Journ. Geol. Soc., voi. 120, London.
Howarth M. K. (1964): Whitbian and Yeovilian Substages. Coll, du Jurassique, Luxembourg 1962, C. R. Mém.
Inst. Gr. Due., Luxembourg.
Hug O. (1899): Beitrage zur Kenntnis der Lias und Dogger Ammoniten aus der Zon$ der Freiburger Alpen.
Schw. Palàont. Gesell., voi. 26, Ziirich.
Hyatt A. (1867): The fossil Cephalopods of thè Museum of comparative Zoology. Bull. Mus. Comp. Zool.,
voi. 1, Cambridge (U.S.A.).
Hyatt A. (1900): Cephalopoda. In Zittel: Textbook of Paleontology, Ed. Eastman, London.
Kottek A. V. (1966): Die Ammonitenabfolge des griechischen Toarcium. Ann. géol. pays Hellén., voi. 17,
Atene.
Kovacs L. (1942): Monographie der liassischen Ammoniten des nórdlichen Bakony. Geol. Hungar., Ser. Pa¬
leont., fase. 17, Budapestini.
Krimholz G. (1961): Ammoniti del Giurassico inferiore e medio del Caucaso settentrionale. Ist. Geol. Univ.
Leningrado (in russo).
202
G. PELOSIO
Lippi-Boncambi C. (1947): Ammoniti del Lias superiore dell’ Umbria centrale. Riv. It. Paleont., voi. 53,
Milano.
Magnani M. (1942): Ammoniti liassiche di Gomsiqe (Albania). Atti Soc. It. Se. Nat. ,vol. 81, Milano.
Magne J., Malmoustier J. e Seronie-Vivien R. M. (1961): Le Toarcien de Thouars ( Deux-Sèvres ). Coll. Lias
Fran^., Mém. B.R.G.M., n. 4, Paris.
Mariani E. (1904): Appunti geologici sul Secoyidario della Lombardia occidentale. Atti Soc. It. Se. Nat., voi. 43,
Milano.
Maubeuge P. L. (1957): Les Ammonites de la zone à Dactylioceras semicelatum-tenuicostatum dans l’Est de
la France et plus spécialement dans le Grand-Duché de Luxembourg. Arch. Sect. Se. Inst. Grand-Ducal,
Nouv. Sér., voi. 24, Luxembourg.
Maubeuge P. L. (1959): Les méthodes de la Stratigraphie du Jurassique : ses buts, ses problèmes. Bull. Soc.
Belge Géol., voi. 68, n. 1, Bruxelles.
Maubeuge P. L. (1960): Description de quelques Ammonites jurassiques nouvelles de l’est du bassin de
Paris. Bull. Aead. R. Belgique, Bruxelles.
Maubeuge P. L. (1963): La classification en Stratigraphie et plus spécialement à la lumière du Jurassique
meso-européen. Centr. Nat. Belg. Rech.
Maubeuge P. L. (1964): Sur la valeur de l’étage Aalénien et le problème de la coupure Jurassique inférieur
et moyen. C. R. Aead. Se., voi. 258, Paris.
Maubeuge P. L. (1967): Catalogue des Ammonites du Jurassique inférieur ed moyen (Hettangien à Batho-
nien) du Musée Cantonal de Baie-Campagne. Part. 2, Tàt. Naturf. Gesellsch. Baselland, voi. 25.
Maviglia C. (1940): Le località fossilifere nei dintorni dell’Alpe Turati (Lombardia). Natura, voi. 31, fase. 1,
Milano.
Maxia C. (1943): La serie liassica nei Monti Cornicolani e Lucretili ( Preappennino Romano). Boll. Soc. Geol.
It., voi. 62, Roma.
Meister E. (1914): Zur Kenntnis der Ammoniten fauna des portugiesischen Lias. Zeitschr. Deutsch. Geol.,
Gesell., voi. 65, Berlin 1913.
Meneghini J. (1867-1881): Monographie des fossiles appartenant au calcaire rouge ammonitique (Lias su-
périeur) de Lombardie et de V Italie Centrale. Impr. Bernardoni, Milano.
Meneghini G. (1815): Paragone paleontologico dei varii lembi di Lias superiore in Lombardia. Atti R. Acc.
Lincei, voi. 2, Roma.
Meneghini G. (18'. 6). Nota sulle Ammoniti del Lias superiore descritte dal Sig. E. Dumortier. Atti Soc. Tose.
Se. Nat., voi. 2, Pisa.
Meneghini G. (1883): Nuove ammoniti dell’ Appennino Centrale raccolte dal Rev. D. Antonio Moriconi. Atti
Soc. Tose. Se. Nat., voi. 6, Pisa.
Merla G. (1933): Ammoniti giuresi dell’ Appennino Centrale. I. Hildoceratidae. Palaeontogr. Ital., voi. 33,
Pisa, 1932.
Mihajlovic M., Ramov A. (1965): Liedna Cefalopodna Fauna na BegunjéHci u Karavankah. Aead. Se. Art.
Slovenica, voi. 8, Ljubljana.
Mitzopoulos M. K. (1930): Beitràge zur Cephalopodenfauna des oberen Lias der Alta Brianza. Pragm. tis
Akadim. Atinan, voi. 2, Atene.
Monestier J. (1920): Le Toarcien supérieur dans la région sud-est de l’Aveyron. Bull. Soc. Géol. France,
sér. 4, voi. 20, Paris.
Monestier J. (1921): Sur la stratigraphie paléontologique du Toarcien inférieur et du Toarcien moyen dans
la région SE de V Aveyron. Bull. Soc. Géol. France, Sér. 4, voi. 21, Paris.
Monestier J. (1921): Ammonites rares ou peu connues et ammonites nouvetles du Toarcien supérieur du Sud-
Est de l’Aveyron. Mém. Soc. Géol. France, voi. 23, Paris.
Monestier J. (1931): Ammonites rares ou peu connues et ammonites nouvelles du Toarcien moyen de la ré¬
gion sud-est de l’Aveyron. Mém. Soc. Géol. France, voi. 7 (N. S.), Paris.
Mouterde R. (1955): Le Lias de Peniche. Com. Serv. Geol. Portugal, voi. 36, Lisbonne.
Negri L. (1934): Revisione delle ammoniti liassiche della Lombardia occidentale, Parte I. Palaeontogr. Ital.,
voi. 34, Siena, 1933.
Negri L. (1936): Revisione delle ammoniti liassiche della Lombardia occidentale, Parte IL Palaeontogr. Ital.,
voi. 36, Pisa.
Nicotra F. (1952): Ammoniti toarciane del Monte Canto Alto (Bergamo). Riv. It. Paleont., voi. 58, Milano.
Noutsoubidze K. (1964): Les zones du Lias dans la Geòrgie et les régions adjacentes du Caucase. Mém. Coll.
Jurass. Luxembourg 1962.
AMMONITI DEL LIAS SUPERIORE (TOARCIANO) DELL’ALPE TURATI (ERBA, COMO)
203
Noutsoubidze K. (1966): Nuova fauna caucasico. Acad. Nauk. Grusniskoi SSR Inst., voi. 8 (N.S.)(in Russo).
Parisch C., Viale C. (1906): Contribuzione allo studio delle ammoniti del Lias superiore. Riv. It. Paleont..
voi. 12, Perugia.
Parona C. F. (1879): Contribuzione allo studio della fauna Massica di Lombardia. Rend. R. Ist. Lomb., voi. 12,
n. 15, Milano.
PasquarÈ G. (1965): Il Giurassico superiore nelle Prealpi Lombarde. Riv. It. Paleont. Strat., Meni. 11 Milano.
Pinna G. (1963): Ammoniti del Lias superiore ( Toarciano ) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi M< rcati-
ceras, Pseudomercaticeras e Brodieia. Mem. Soc. It. Se. Nat., voi. 13, Milano.
Pinna G. (1964): Nuove specie di ammoniti del genere Leukadiella nel Toarciano inferiore delle Foci del Bu-
rano ( Umbria ) e dell’Alpe Turati ( Lombardia ). Boll. Soc. Geol. It., voi. 83, Roma.
Pinna G. (1966): Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia Dacty-
lioceratidae. Mem. Soc. It. Se. Nat., voi. 14, Milano.
Pinna G. (1966): Nota su alcune ammoniti pliensbachiane dell’Alpe Turati (Como). Atti Soc. It. Se. Nat.,
voi. 105, Milano.
Pinna G. (1967): La serie del « Ceppo Rosso» ad Ammoniti toarciane ad est di Canzo (Alta Brianza-Como).
Atti Soc. It. Se. Nat., voi. 106, Milano.
Pinna G. (1968): Ammoniti del Lias superiore ( Toarciano ) dell’Alpe Turati (Erba, Como). Parte III : fami¬
glie Lytoceratidae, Nannolytoceratidae, Hammatoceratidae ( exel . Phymatoceratinae), Hildoceratidae
(excl. Hildocergtinae e Bouleiceratinae). Mem. Soc. It. Se. Nat., voi. 17, Milano.
Pinna G. (1968): Présence du Dogger inférieur en faciés d’« Ammonitico Rosso» dans la sèrie de l’Alpe Tu¬
rati (Como-Italie). Coll. Jurass. Luxembourg 1967 (in corso di stampa).
Principi P. (1915): Ammoniti del Lias superiore dei Monti Martani (Umbria). Boll. Soc. Geol. It., voi. 34,
Roma.
Prinz G. (1904): Die Fauna der àlteren Jurabildungen im nordostlichen Bakony. Mitteil. Jahrb. Kòn. Ungar.
Geol. Anstalt, voi. 15, Budapest.
Ramaccioni G. (1939): Fauna giura-liassica e cretacea di Monte Cucco e dintorni (Appennino centrale). Pa-
laeontogr. Ital., voi. 39, Pisa.
Ramovs A. (1964): Der Jura Jugoslawiens, in Holder H.: Jura. F. Enke Verlag, Stuttgart.
Rassmuss H. (1912): Beitrdge zur Stratigraphie und Tektonik der Sudòstlichen Alta Brianza, Geol. Palàont.
Abhandl., voi. 14.
Renz C. (1911): Geologische Forschungen in Akamanien. N. Jahrb. f. Miner. Geol. Palàont., voi. 32, Stuttgart.
Renz C. (1912): Neuere Fortschritte in der Geologie und Palàontologie Griechenlands. Zeitschr. d. d. Geol.
Gesellsch., voi. 64, Berlin.
Renz C. (1922): Einige Tessiner Oberlias-Ammoniten. Ecl. Geol. Helv., voi. 17, Bàie.
Renz C. (1923): Vergleiche zwischen dem siidschweizerischen, apenninischen und ivestgriechischen Jura. Ver-
handl. d. Naturforsch. Gesell., voi. 34, Basel.
Renz C. (1925): Epirotische Paroniceraten. Ecl. Geol. Helv., voi. 19, Bàie.
Renz C. (1925): Beitrdge zur Geologie der Kixnstenregion von Epirus gegenuber der Insel Korfu. Verh. Na-
turf. Gesellsch., voi. 36, Basel.
Renz C. (1925): Frechiellen und Paroniceraten aus der Brianza und dem Tessin. Ecl. Geol. Helv., voi. 19,
Bàie.
Renz C. (1927): Frechiellen, Leukadiellen und Paroniceraten im westgriechischen Oberlias mit tessinischeìi
V ergleisstucken. Ecl. Geol. Helv., voi. 20, Bàie.
Renz C. (1932): Neue Vorkommen von Paroniceraten und Frechiellen im westgriechischen Oberlias. Abhandl.
Schweitz. Palaeont. Gesellsch., voi. 52.
Renz C. (1933): Paroniceras und Frechiella im Z entrai apennin. Ecl. Geol. Helv., voi. 26, Bàie.
Repossi E. (1926): La tectonica dei terreni secondari tra Como ed Erba. Boll. R. Uff. Geol. d’ It., voi. 51,
Roma.
Reynés P. (1868): Essai de Geologie et de Paleontologie aveyrronaises, Bailliere ed., Paris.
Reyneés P. (1879): Monographie des Ammonites. Atlas. Lias cupérieur, Marseille et Paris.
Roman F. (1938): Les Ammonites jurassiques et crétacées. Essai de genera. Masson et C.ie, Paris.
Sapunov I. (1959): Stratigraphie and paleontological studtts of thè Toarcian in thè vicinity of thè town of
Teteven (Central Balkan Range). Trav. Géol. Bulgarie, sér. Paléont., voi. 1, Sofia.
Sapunov I. (1968): The Ammonite zones of thè Toarcian in Bulgaria. Bull. Geol. Inst., Bulg. Acad. Se.,
voi. 17, Sofia.
204
G. PELOSIO
Sapunov I., Nachev Iv. (1959): Ammonite fauna of thè Jurassic in thè southern part of thè western section
of thè Balkan range. Trav. Géol. Bulgarie, sér. Paléont., voi. 1, Sofia.
Sapunov I., Stephanov J. (1964): The stages, substages, ammonite zones and subzones of thè Lower and
Middle Jurassic in thè Western and Central Balkan Range (Bulgaria). Mém. Coll. Jurass. Luxembourg
1962.
Sato T. (1964): Le Jurassique du Japon - Zones d’Ammonites. Mém. Coll. Jurass. Luxembourg 1962.
Schindewolf 0. H. (1964): Studien zur Stammesgeschichte der Ammoniten. Akad. Wissenschaft. u. Liter.,
Abhandl. Math.-Naturwiss. Klasse, 1963, n. 6, Wiesbaden.
Schroeder J. (1927): Die Ammoniten der jurassischen Fleckenmergel in den Bayrischen Alpen, Palaeonto-
graphica, voi. 69, Stuttgart.
Seguenza G. (1886): Il Lias superiore del territorio di Taormina. Atti R. Ist. Veneto Se. Lett. Art., Adun. 20
giugno, Venezia.
Seyed-Emami K. (1967): Zur Ammoniten-F auna und Stratigraphie der Badamn-Kalke bei Kerman, Iran
(Jura, oberes Untertoarcium bis mittleres Bajocium). Inaug. Dissert., Univ. Miinchen.
Simpson M. (1843): A Monograph of thè Ammonites of thè Yorkshire Lias, London.
Simpson M. (1855): The fossil of thè Yorkshire Lias,described from nature. London and Whitby.
Spath L. F. (1924): The ammonites of thè Blue Lias. Proc. Geol. Ass., voi. 35, London.
Spath L. F. (1925): Notes on Yorkshire ammonites, Naturalist. London.
Taramelli T. (1880): Monografia stratigrafica e paleontologica del Lias nelle provincie venete. Atti Ist. Ven.
Se. Lett. Arti, voi. 5, Venezia.
Theobald N., Cheviet M. T. (1959): Les Ammonites du Toarcien superieur du Jura franc-comptois. Ann.
Scient. Univ. Besan^on, Sér. 2, Géologie, n. 9, Besan^on.
Vecchia O. (1948): Il Liassico subalpino lombardo (Studi stratigrafici). Riv. It. Paleont., voi. 54, Milano.
Vecchia 0. (1949): Il Liassico subalpino lombardo. Studi stratigrafici. II. Regione tra il Sebino e la Val Ca¬
vallina. Riv. It. Paleont., voi. 55, Milano.
Venzo S. (1952): Nuove faune ad Ammoniti del Domeriano-Aleniano dell'Alpe Turati e dintorni(Alta Brianza).
La successione stratigrafica. Atti Soc. It. Se. Nat,, voi. 91, Milano.
Venzo S. (1954): Stratigrafia e tettonica del Flysch (Cretacico-Eocene) del Bergamasco e della Brianza orien¬
tale. Mem. Descr. Carta Geol. d’ It., voi. 31, Roma.
Wendt J. (1966): Revision der Ammoniten-Gattung Leukadiella Renz aus dem mediterranen Oberlias. N.
Jarhb. Palàont. Abhandl., voi. 125, Stuttgart.
Wright Y. (1878-1886): The Lias Ammonites of thè British Islands, Palaeontogr. Soc., London.
Young G. M., Bird J. (1822): A geological Survey of thè Yorkshire Coast; describing thè strafa and fossils
occurring between thè Humber and thè Tees, from thè German Ocean to thè Plain of York, Whitby.
Zanzucchi G. (1963): Le ammoniti del Lias superiore (Toarciano) di Entratico in Val Cavallina (Bergamasco
orientale). Mem. Soc. It. Se. Nat., voi. 13, Milano.
Zittel K. A. (1900): Textbook of Paleontology, translated an dedited by Ch. R. Eastman, voi. 1, London.
Zuffardi P. (1914): Ammoniti Massiche dell’Aquilano. Boll. Soc. Geol. It., voi. 33, Roma.
Direttore responsabile: Prof. Cesare Conci — Registrato al Tribunale di Milano al N. 6694
Finito di stampare il 20 dicembre 1068
con i tipi della
k
Editrice Succ. Fusi - Pavia
e registrazione
dell’Ufficio Stampa della Questura di Pav
in data 22 dicembre 1968
TAVOLA XVIII
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XVIII
bifrons (Brug) .
semipolitum Buckman, esemplare con cicatrice vulneraria
bifrons (Brug.) f. graeca Renz. .
sublevisoni Fucini, juv. .
semipolitum Buckman .
sublevisoni Fucini .
semipolitum Buckman .
sublevisoni Fucini .
sublevisoni Fucini f. raricostata Mitzopoulos
semipolitum Buckman .
sublevisoni Fucini .
bifrons (Brug) .
. Coll. S. Venzo: MM, I 231.
. Coll. S. Venzo: MM, I 252.
Coll. S. Venzo: MM, I 238, 239.
. Coll. S. Venzo: MM, I 227.
. Coll. S. Venzo: MM, I 256.
Coll. S. Venzo: MM, I 227 bis.
Coll. S. Venzo: MM, I 257.
Coll. S. Venzo: MM, I 222.
. Coll. S. Venzo: MM, I 228.
Coll. S. Venzo: MM, I 258.
Coll. S. Venzo: MM, I 223.
. . . Coll. R. Levi Setti.
N. B. - Tutti i tipi figurati sono in grandezza naturale. I tipi della Coll. S. Venzo vengono donati al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano: la sigla MM ~ Museo Milano, I = Invertebrati, e la numerazione sono quelle del Museo stesso.
Anche gli esemplari della Coll. Levi Setti vengono ora donati al Museo stesso.
G. PELOSIO - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Mcm. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XVIII
r, pei
HO photog.
fototipia ITAI.GR ‘FICA SEGAI. E • Milano
TAVOLA XIX
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XIX
(Phymatoceras) ci. muelleri Géczy .
(Phymatoceras) erbaense (Hauer) .
( Chartronia ) anomalum Merla . Coll.
(Phymatoceras) elegans (Merla) .
(Chartronia) anomalum Merla .
(Chartronia) venustulum (Merla) f. a coste fitte .
(Phymatoceras) armatum (Merla) .
(Phymatoceras) iserense (Oppel) .
(Phymatoceras) erbaense (Hauer) .
(Phymatoceras) masciadrii n. sp .
(Phymatoceras) merlai n. sp., olotipo .
(Phymatoceras) masciadrii n. sp., olotipo .
Coll. S. Venzo: MM, I 282.
Coll. S. Venzo: MM, I 285.
Museo Geol. Torino, n. 1125.
Coll. S. Venzo: MM, I 297.
Coll. S. Venzo: MM, I 311.
Coll. S. Venzo: MM, I 331.
Coll. Museo Geol. Torino.
Coll. S. Venzo: MM, I 290.
Coll. S. Venzo: MM, I 286.
. . Coll. V. Masciadri.
Coll. S. Venzo: MM, I 284.
. . Coll. V. Masciadri.
N. B. - Tutti i tipi figurati sono in grandezza naturale. I tipi della Coll. S. Venzo vengono donati al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano.
G. PELOSIO - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Mem, Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XIX
O. HKLOSIO ph
rotolipia ITALGRAFICA SEGALE • Milano
TAVOLA XX
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XX
(Chartronia) speciosum (Merla) .
(Chartronia) venustulum (Merla) f. a coste fitte
(Phymatoceras) n. sp. ? .
(Chartronia) venustulum (Merla) .
(Chartronia) venustulum (Merla) .
(Chartronia) speciosum (Merla) .
(Chartronia) venustulum (Merla) .
(Chartronia) venustulum (Merla) .
(Chartronia?) turatii n. sp., olotipo .
(Chartronia) fabaie (Simpson) .
( Chartronia ) fabaie ( Simpson ) .
(Chartronia) narbonense (Buckman)
Coll. Museo Geol. Torino.
Coll. S. Venzo: MM, I 327.
Coll. S. Venzo: MM, I 295.
Coll. S. Venzo: MM, I 317.
Coll. S. Venzo: MM, I 318.
. . Coll. R. Levi Setti.
Coll. S. Venzo: MM, I 320.
Coll. S. Venzo: MM, I 316.
Coll. Turati: MM, I 337.
Coll. S. Venzo: MM, I 304.
. . Coll. R. Levi Setti.
. . Coll. F. Levi Setti.
N. B. - Tutti i tipi figurati sono in grandezza naturale. I tipi della Coll. S. Venzo vengono donati al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano. Anche gli esemplari della Coll. Levi Setti vengono ora donati al Museo stesso; così pure rimane al
Museo l’olotipo della Coll. Turati.
G. PELOSIO - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XX
Fototipia ITALGRAKICA SEGALE • Milano
G PELOSIO photog.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XXI
(Phymatoceras) cf. robuslum Hyatt .
( Phymatoceras) merlai n. sp .
(Chartronia) chelussii (Pariseli e Viale), olotipo .
(Phymatoceras) merlai n. sp., olotipo
(Chartronia) venustulum (Merla) .
(Chartronia?) turatii n. sp., olotipo .
( Chartronia ) cf. rude (Simpson) . . . .
(Chartronia) venustulum (Merla) .
( Chartronia ) chelussii (Pariseli e Viale)
(Phymatoceras) masciadrii n. sp., olotipo
Coll. Museo Geol. Torino.
Coll. Merla, Museo Geol. Pisa.
. Coll. Museo Geol. Torino.
. Coll. S. Venzo: MM, I 284.
. Coll. S. Venzo: MM, I 322.
. Coll. Turati: MM, I 337.
. Coll. S. Venzo: MM, I 303.
. Coll. S. Venzo: MM, I 324.
Coll. Museo Geol. Torino.
. Coll. V. Masciadri (Canzo).
N. B. - Tutti i tipi figurati sono in grandezza naturale. I tipi della Coll. S. Venzo vengono donati al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano. Anche l'olotipo della Coll. Turati rimane conservato nel Museo stesso.
G. PELOSIO - Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Meni. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XXI
Fototipia ITAIjGRAFICA SEGALE • Milano
li. PELOSIO • photoff.
%
TAVOLA XXII
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XXII
N. B. - Tutti i tipi figurati sono in grandezza naturale. I tipi della Coll. S. Venzo vengono donati al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano. Anche gli esemplari della Coll. Levi Setti vengono ora donati al Museo stesso; così pure rimane al
Museo l’olotipo della Coll. Turati.
G. PhLOSIO - Ammoniti del Lias sup. ( Toarciano ) dell'Alpe Turati
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XXII
Fototipia ITALGRAKICA SKGALK • Milano
G. PBLOSIO - photog.
>.«* •
4 ,
.
■t
-
H
jr'~
f.
-c
v*
V.
h
"
* '
. At
TAVOLA
XXIII
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XXIII
Pliymatuceras (Cliartronia) anomalum Merla .
Phymatoceras ( Phymatoceras) erbaense (Hauer) .
Hildoceras bifrons (Brug.) .
Brodieia venzoi n. sp., olotipo .
Hildoceras semipolitum Buckman .
Hildoceras semipolitum Buckman .
Phymatoceras (Chartronia) cf. fabaie (Simpson) .
Hildoceras semipolitum Buckman .
Hildoceras sublevisoni Fucini .
Hildoceras bifrons (Brug.) f. graeca Renz .
Phymatoceras (Chartronia) cf. chelussii (Parisch e Viale) .
Phymatoceras (Chartronia) chelussii (Parisch e Viale), juv. .
Phymatoceras (Chartronia) speciosum (Merla), olotipo
Phymatoceras (Chartronia? ) turatii n. sp., linea suturale dell’olotipo
. Coll. Museo Geol. Torino, n. 1125.
. . Coll. Museo Geol. Torino.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 232.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 336.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 259.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 261.
. . Coll. S, Venzo: MM, I 296.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 260.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 223.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 240.
. . Coll. Museo Geol. Torino.
. . Coll. S. Venzo: MM, I 335.
Coll. Merla, Museo Geol. Pisa.
. . Coll. Turati: MM, I 337.
N. B. - Tutti i tipi figurati sono in grandezza naturale. I tipi della Coll. S. Venzo vengono donati al Museo Civico di Storia
Naturale di Milano.
G. PELOSIO . Ammoniti del Lias sup. (Toarciano) dell'Alpe Turati
Mem. Soc. It. Se. Nat. e Museo
St. Nat. Milano - XVII - Tav. XXIII
fototipia ITALGRAFICA SEGAI. E • Milano
O. PELOSIO - photog.
BOUND 197071
3 2044 148
58 993
Date Due