HARVARD UNIVERSITY
Library of thè
Museum of
Comparative Zoology
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MEMORIE
Volume XXV - Fascicolo I
della Società Italiana
di Scienze Naturali
e del Museo Civico
di Storia Naturale di Milano
GIULIO CALEGARI
LiSRARY
AUG 0 2 1989
HARVARD
UNIVERSITY
LE INCISIONI RUPESTRI
DI TAOUARDEI (GAO, MALI)
PROBLEMATICA
GENERALE
E REPERTORIO
ICONOGRAFICO
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MILANO 31 MARZO 1989
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume I
I - Cornalia E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del ge¬
nere Felis: Felis jacobita (Com.), 9 pp., 1 tav.
II - Magni-Griffi F., 1865 - Di una specie d 'Hippolais nuova per
l’Italia, 6 pp., 1 tav.
III - Gastaldi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini lacustri
per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp., 2 figg., 2 tavv.
IV - Seguenza G., 1865 - Paleontologia malacologica dei terreni
terziarii del distretto di Messina. 88 pp., 8 tavv.
V - Gibelli G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere Verru¬
caria, 16 pp., 1 tav.
VI - Beggiato F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di Mon-
teviale nel Vicentino, 10 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli oggetti di uma¬
na industria dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 32 pp.,
4 tavv.
Vili - Targioni-Tozzetti A., 1866 - Come sia fatto l’organo che fa
lume nella lucciola volante dell’Italia centrale ( Luciola itali¬
ca) e come le fibre muscolari in questo ed altri Insetti ed An¬
tropodi. 28 pp., 2 taw.
IX - Maggi L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp., 2 tavv.
X - Cornalia E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici offerti dal¬
le Cantaridi e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse.
40 pp., 4 tavv.
Volume II
I - Issel A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa,
38 pp.
II - Gentilli A., 1866 - Quelques considérations sur l’origine
des bassins lacustres, àpropos des sondages du Lac de Come.
12 pp., 8 tavv.
Ili - Molon F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi venete.
140 pp.
IV - D’Achiardi A., 1866 - Corollaij fossili del terreno nummuli-
tico delle Alpi venete. 54 pp., 5 tavv.
V - Cocchi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra.
18 pp., 1 tav.
VI - Seguenza G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleontologi¬
che di talune rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni
di Sicilia e dell’Africa settentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1866 - L’uomo fossile nell’Italia centrale. 82 pp.,
21 figg., 4 tavv.
Vili - Garovaglio S., 1866 - Manzonia cantiana, novum Lichenum
Angiocarporum genus propositum atque descriptum. 8 pp.,
1 tav.
IX - Seguenza G., 1867 - Paleontologia malacologica dei terreni
terziarii del distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi).
22 pp., 1 tav.
X - DOrer B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa
Carlotta sul lago di Como, ecc. 48 pp., 11 tavv.
Volume III
I - Emery C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii. 16 pp.,
1 tav.
II - Garovaglio S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera et
Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum genera recognita
iconibusque illustrata. 12 pp., 2 tavv.
Ili - Targioni-Tozzetti A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie. 88
pp., 7 taw.
IV - Claparède E. R. e Panceri P., 1867 - Nota sopra un Alciopi-
de parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp., 1 tavv.
V - Garovaglio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae com¬
mentano. 40 pp., 4 tavv.
Volume IV
I - D’Achiardi A., 1868 - Corollaij fossili del terreno nummuli-
tico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 tavv.
II - Garovaglio S., 1868 - Octona Lichenum genera vel adhuc
controversa, vel sedis prorsus incertae in systemate, novis
descriptionibus iconibusque accuratissimis illustrata. 18 pp.,
2 taw.
Ili - Marinoni C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi di
umana industria in Lombardia. <56 pp., 5 figg., 7 tavv
IV - (Non pubblicato).
V - Marinoni C, 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lombardia.
28 pp., 3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
Volume V
I - Martorelli G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli di
rapina in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 tavv.
Volume VI
I - De Alessandri G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosignano
e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontologici. 104 pp.,
2 tavv., 1 carta.
II - Martorelli G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
63 figg., 1 taw.
Ili - Pavesi P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp., 14 figg.,
1 tav.
Volume VII
I - De Alessandri G., 1910 - Studi sui pesci triasici della Lom¬
bardia. 164 pp., 9 tavv.
Volume Vili
I - Repossi E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi petrogra-
fici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 figg., 3 tavv.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografia e geologici. Parte IL pp. 47-186, 5 figg., 9 taw.
Ili - Airaghi C., 1917 - Sui molari d’elefante delle alluvioni lom¬
barde, con osservazioni sulla filogenia e scomparsa di alcuni
Proboscidati. pp. 187-242, 4 figg., 3 tavv.
Volume EX
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle Alpi
italiane, pp. 1-164, 7 figg., 2 taw.
II - Sera G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione della
base del cranio colle forme craniensi e colle strutture della
faccia nelle razze umane. - (Saggio di una nuova dottrina
craniologica con particolare riguardo dei principali cranii
fossili), pp. 165-262, 7 figg., 2 tavv.
Ili - De Beaux O. e Festa E., 1927 - La ricomparsa del Cinghiale
nell’Italia settentrionale-occidentale, pp. 263-320, 13 figg.,
7 tavv.
Volume X
I - Desio A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Albenza
(Prealpi Bergamasche), pp. 1-156, 27 figg., 1 tav., 1 carta.
II - Scortecci G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli
Agamidi./?p. 157-208, 39 figg., 2 taw.
Ili - Scortecci G., 1941 - 1 recettori degli Agamidi. pp. 209-326,
80 figg.
Volume XI
I - Guiglia D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Milano
( Hymen .). pp. 1-44, 4 figg., 5 taw.
II-III- Giacomini V. e Pignatti S., 1955 - Flora e Vegetazione
dell’Alta Valle del Braulio. Con speciale riferimento ai pa¬
scoli di altitudine, pp. 45-238, 31 figg., 1 carta.
Volume XII
I - Vl\lli V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli
superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo), pp. 1-70,
4 figg., 6 tavv.
II - Venzo S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte I: Tratto occidentale Gardone-
Desenzano. pp. 71-140, 14 figg., 6 taw., 1 carta.
III - Vialli V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte Albenza
(Bergamo), pp. 141-188, 2 figg., 5 tavv.
Giulio Calegari
Sezione di Paletnologia del Museo di Storia Naturale di Milano
Le incisioni rupestri di Taouardei (Gao, Mali)
Problematica generale
e repertorio iconografico
(con 9 figure e 24 tavole)
Volume XXV - Fascicolo I
31 marzo 1989
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
© Società Italiana di Scienze Naturali e
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
corso Venezia, 55 - 20121 Milano
Registrato al Tribunale di Milano al n. 6694
Direttore responsabile Giovanni Pinna
Segretaria di redazione Anna Alessandrello
Grafica editoriale Michela Mura
Stampa Tipografìa Fusi, Pavia - marzo 1989
ISSN 0376-2726
Giulio Calegari
Le incisioni rupestri di Taouardei (Gao, Mali)
Problematica generale e repertorio iconografico
Riassunto — La monografìa illustra il repertorio iconografico delle incisioni rupestri di Taouardei (Gao, Mali) rilevate nel
corso di due spedizioni scientifiche realizzate nel 1983 e nel 1987.
L’ambiente, ricco peraltro di documenti paletnologici riferibili soprattutto al Neolitico, presenta un cospicuo numero di fi¬
gure incise sulle rocce delle quali 388 sono state rilevate ed illustrate in questa sede.
Si tratta di incisioni rupestri del periodo libico-berbero nei quali l’immagine del cavallo compare in una percentuale vera¬
mente alta di casi, con due principali soluzioni figurative.
L’indagine si articola in tre sezioni:
la prima descrive l’ambiente ed i documenti di carattere archeologico presenti nel sito;
la seconda tratta la problematica generale delle incisioni rupestri, attraverso confronti delle immagini e loro interpretazione;
la terza sezione fornisce la documentazione delle figure, con l’illustrazione di tutte le immagini rilevate, le loro dimensioni e col-
locazione.
Abstract — Rock engravings of Taouardei (Gao, Mali). Fundamental problems and iconographical repertory.
Monograph illustrates thè iconographical repertory of rock engravings of Taourdei (Gao, Mali), gathered during two scien-
tific expeditions accomplished in 1983 and in 1987.
The environment, which is rich of palethnological documents referring in most cases to Neolithic, presents, furthermore, a
considerable amount of figures carved on thè surrounding rocks, among which 388 have been collected and illustrated in this
place.
It deals with rock engravings of lybian-berber period in which thè image of horse appears in a high percentage of cases with
two main figurative Solutions.
The survey is organised in three different sections:
thè first one describes thè environment and thè documents that have archaeological character;
thè second one deals with generai problems of rock engravings and, through comparisons, fournishes descriptions and interpre-
tations of thè images;
thè third section provides for thè documentation of figures, together with thè illustration of thè images collected, and informa-
tion about their dimension and placing.
Résumé — Les gravures rupestres de Taouardei (Gao, Mali). Problematique generale et repertoire iconographique.
La Monographie illustre le répertoire iconographique des gravures rupestres de Taouardei (Gao, Mali), rélevées au cours
de deux missions scientifìques de recherche réalisées pendant les années 1983 et 1987.
Le milieu, riche de documents palethnologiques réferables surtout à la période néolithique, présente plusieurs figurations
gravées sur les rochers entre lesquelles 388 ont été rélevées et illustrées en ce siège.
Il s’agit de gravures de la période lybico-berbère où l’image du chevai est prédominante et parait dans la pluspart des cas
avec deux principales Solutions figuratives.
L’investigation est organisée en trois sections:
la première décrit le milieu et les donnés de charactère archéologique présents au site;
la deuxième s’occupe de la problématique générale des gravures rupestres et, à travèrs des comparaisons fournit l’interpretation
et la description des images;
la troisième section porvoit la documentation des figures et l’illustration de toutes les images rélevées, leur dimension et place-
ment.
Premessa
Nel 1952, in uno studio nel quale venivano inventa¬
riate le manifestazioni d’arte rupestre presenti nelle
regioni di Kaouar, dell’ Air e dell’Adrar des Iforas,
Henri Lhote citava — in un ponderoso «Annexe» — il
sito di Taouardei.
Egli aveva potuto considerare le incisioni di questa
località da una limitata serie di fotografìe (25 per
l’esattezza) scattate tra il 1934 ed il 1937, nell’ambito
di una documentazione sulla zona, raccolta in quel
periodo dall’Amministrazione locale e, dalla stessa
fonte, aveva desunto le informazioni generali sulla
morfologia del luogo.
Risultò che, su uno dei massi di granito tondeggian¬
ti che caratterizzano il sito di Taouardei, era presente
un ristretto numero di incisioni attribuibili cronologi¬
camente a due gruppi distinti. (H. Lhote, 1952).
La località in questione non fu del resto mai visitata
da alcuno studioso d’arte rupestre e rimase pertanto
come un punto marginale a Sud del grande complesso
dell’Adrar des Iforas, praticamente dimenticato.
Nel 1980 un gruppo di appassionati, impegnati in
una campagna di ricerca a carattere fotografico, sui ru¬
pestri della regione Ioullimiden, ebbero modo di «ri¬
scoprire» le incisioni di Taouardei, rendendone nota
la reale entità.
Tra essi, Lidia Cicerale ed Elsa Martelli, favorirono
un progetto di studio che, con il patrocinio del Museo
Civico di Storia Naturale di Milano e del Centro Studi
Archeologia Africana, in base ad accordi presi con
l’Institut des Sciences Humaines da Bamako, si è
4
GIULIO CALEGARI
sinora concretizzato in due campagne di ricerca realiz¬
zate negli anni 1983 e 1987.
Le missioni, dirette dallo Scrivente erano costituite:
la prima dal Dott. Giorgio Teruzzi del Museo di Storia
Naturale di Milano e dalle Sig.re Lidia Cicerale ed El¬
sa Martelli del Centro Studi Archeologia Africana; la
seconda, oltre alle suddette persone, dal Prof. Giovan¬
ni Pinna e Dott.ssa Anna Alessandrello del Museo
di Storia Naturale di Milano, dalla Sig.na Cristina An¬
saioni del Centro Studi Archeologia Africana e dal
Dott. Mamadi Dembelé delflnstitut des Sciences Hu-
maines di Bamako (*).
Il presente lavoro vuole rendere noti i risultati di
queste due prime spedizioni, ponendo una base allo
studio delle problematiche che questo inedito sito
solleva.
L’ambiente
La località di Taouardei è posta a circa 180 Km a
Nord-Est di Gao, nella fascia del Sahel. Coordinate:
16° 56 N/l° 25 E (carta al 1.000.000 del Mali, foglio
«Kidal»).
L’ambiente estremamente suggestivo, è caratteriz¬
zato da un complesso granitico costituito da grandi
massi modellati dall’erosione nelle tipiche forme arro¬
tondate (Fig. A).
Le rocce disegnano sul territorio un grande labirin¬
to ellittico il cui asse maggiore (Sud-Est, Nord-Ovest)
è di oltre 2 Km.
Il letto asciutto di uno uadi descrive il suo corso ser¬
peggiando tra i massi per dirigersi verso il centro del
complesso roccioso.
La presenza di alcuni pozzi ha sempre reso la lo¬
calità un importante luogo di transito e di incontro
per i nomadi che, nella loro pratica tradizionale,
sono soliti condurvi il bestiame, dopo il periodo delle
piogge.
Taouardei è però oggi soprattutto un punto d’acqua
— non sempre generoso — cui riferirsi nell’attuale
drammatica siccità.
Il territorio è quello degli Ioullimiden, importante
confederazione dei Tuareg del Sud, ridotti ormai, nel
loro difficile rapporto con l’ambiente e la nuova realtà
del Paese, a sviluppare un’economia di sussistenza,
spesso troppo precaria, con sintomi di sedentarizza¬
zione spontanea ai margini dei centri urbani.
Documenti paletnologici
Ricerche preliminari di carattere paletnologico,
hanno permesso di identificare vaste aree di depositi
antropici, riferibili a differenti momenti culturali.
Si è trattato comunque di prime osservazioni sul
terreno, che hanno permesso di raccogliere alcune
campionature di materiali, così come la deflazione le
aveva evidenziate sulla superficie del suolo, senza es¬
sere intervenuti con il benché minimo saggio di scavo.
All’interno del complesso granitico, le tracce di do¬
cumenti archeologici appaiono piuttosto scarse, alme¬
no in superficie, anche se nella zona centrale, in pros¬
simità dello uadi, sono stati rinvenuti due bifacciali e
strumenti su scheggia riferibili al Paleolitico inferiore.
All’esterno del gruppo roccioso, verso Sud, è stato
possibile identificare numerose presenze di insedia¬
menti ed officine di lavorazione della pietra. Il mate¬
riale osservato in superfìcie è di diffìcile correlazione
cronologica.
Tipologicamente i reperti spaziano da manufatti at¬
tribuibili ad un Neolitico di Tradizione Capsiana, sen-
su lato, a elementi di un Neolitico di Tradizione Suda¬
nese, sino a reperti in ferro di epoca storica.
Il materiale considerato in queste prime prospezio¬
ni si compone di: lamelle e punte a dorso abbattuto,
triangoli, trapezi, segmenti di cerchio, grattatoi discoi¬
dali, perforatori, becchi.
Sono presenti punte foliate nelle varietà di forme ti¬
piche del N.T.S.: con peduncolo e alette o doppie e, in
un caso, di tipo asimmetrico a forma di arpone.
I minerali impiegati sono la selce, il calcedonio, il
quarzo e la quarzite.
In grande quantità è possibile rinvenire asce ed ac¬
cette di varie tipologie e dimensioni, con tallone ap¬
puntito o tronco; con taglio arcuato o rettilineo, in ge¬
nere levigate interamente, più raramente scheggiate,
del tipo tranchets. Non sono state osservate asce a
gola.
Sono state rinvenute macine — principalmente di
forma «a catino» — in frammenti o intere, anche di no¬
tevole dimensioni, realizzate in granito locale.
Abbondanti i macinelli, in genere quadrangolari, a
«biscotto» o sferoidali.
La ceramica raccolta in superfìcie è principalmente
rappresentata da frammenti che rivelano svariate solu¬
zioni decorative realizzate ad impressione.
Di particolare interesse è la presenza di un vasto
complesso per la lavorazione di perle in corniola, loca¬
lizzato a poche centinaia di metri a Sud dell’ambiente
roccioso. Un numero veramente cospicuo di reperti,
sparsi sul terreno, permette di identificare almeno tre
siti, prossimi uno all’altro, in cui veniva lavorata la
corniola.
Le diverse centinaia di manufatti rinvenuti, hanno
permesso di studiare le fasi di esecuzione di tali perle.
Si realizzava innanzitutto, con percussione diretta, un
dischetto lenticolare a sezione biconvessa; poi si pro¬
cedeva all’operazione di foratura che veniva praticata
a percussione, partendo da una prima faccia e utiliz¬
zando uno strumento appuntito impiegato come uno
scalpello.
La lavorazione continuava alternando questa ope¬
razione di foratura sulle due facce del semilavorato,
procedendo sempre a percussione, con ogni probabili¬
tà sino alla perforazione.
L’uso del trapano è ben leggibile su 3 perle che si
differenziano però dalle altre sia nella morfologia che
(*) Voglio rivolgere un vivo ringraziamento al Direttore dell’Institut des Sciences Humaines di Bamako, Dott. Kléna
Sanogo e al Dott. Samuel Sidibé, Direttore del Musée National du Mali, per il loro appoggio ed ai miei compagni di lavoro:
Sig.ra Lidia Cicerale, Sig.ra Elsa Martelli, Dott. Giorgio Teruzzi, Prof. Giovanni Pinna, Sig.na Cristina Ansaioni, Dott.sa Anna
Alessandrello, Dott. Mamadi Dembelé, grazie alla cui collaborazione è stato possibile portare a buon fine queste prime ricerche
a Taouardei.
Desidero ringraziare inoltre la Dott.sa Bianca Gibelli per l'assistenza medica e il Sig. Giancarlo Arcangioli incaricato con la
sua équipe di curare l’aspetto logistico delle missioni.
LE INCISIONI RUPESTRI DI TAOUARDEI (GAO, MALI) ECC.
5
Fig. A — Taouardei: particolare delle rocce, in primo piano una tomba attribuita ad un Marabutto.
per la presenza della levigatura esterna (levigatura che
poteva essere la fase terminale nel processo di realiz¬
zazione della perla).
Per il resto, la maggior parte dei dischetti si rivelano
spezzati per un’azione di percussione, anche in una fa¬
se ormai terminale della foratura.
Il trapano dunque quando impiegato, lo era solo in
un’ultimissima fase di lavorazione.
Abbiamo cercato di riprodurre in laboratorio ele¬
menti di collana come quelli di Taouardei, servendoci
di materia prima proveniente da questa località. I mi¬
gliori risultati sono stati ottenuti utilizzando un punte¬
ruolo in ferro con il quale si è riusciti a perforare (a
percussione) un dischetto di corniola, precedente-
mente realizzato, producendo un foro del tutto simile
ai campioni raccolti.
Questo risultato non verrebbe del resto a contrad¬
dirsi con le prove archeologiche, in quanto, la presen¬
za di manufatti in ferro (una punta di freccia e una sor¬
ta di punteruolo), è stata documentata sul terreno.
Associabili alla lavorazione delle perle ritengo siano
anche dei becchi multipli su scheggia litica piuttosto
spessa (rinvenibili abbondantemente) che a mio avvi¬
so servivano nella fase iniziale dell’operazione di fora¬
tura come materiale economico, facilmente reperibile,
adatto ad abbozzare il foro, prima di intervenire con
una punta più sottile e delicata.
Sarà opportuno comunque fornire alcuni dati me¬
trici riguardo le perle in corniola di Taouardei, anche
se un prossimo lavoro tratterà più dettagliatamente
questo argomento: la media di un dischetto in fase di
lavorazione è di 20 mm di diametro, con misure mas¬
sime intorno ai 25 mm e minime di 10 mm; gli spesso¬
ri sono in media di 7 mm con massimi di 11 m e mini¬
mi di 3-4 mm.
I fori (a sezione biconica) rilevati dalle poche perle
intere, sono in media di 1,5-2 mm di diametro.
La corniola, così come la selce, è sicuramente re¬
peribile sul posto, nel reg derivato dal disgregamento
delle rocce archeozoiche metamorfiche e intrusive
della zona. Nel reg si possono infatti rinvenire ciot¬
toli fortemente patinati di selce identica a quella di
alcuni manufatti e frammenti di corniola di probabi¬
le origine idrotermale. Non è neppure da escludere
che il materiale provenisse da affioramenti in posto,
che non sono però stati osservati nel corso delle no¬
stre missioni.
Ubicazione e orientamento delle figure
Le incisioni, nel loro complesso, si mostrano rap¬
presentate sul supporto roccioso, senza un apparente
piano distributivo, se non quello di sfruttare al meglio
la superficie più adatta della roccia.
Una certa ubicazione sul territorio è però legata alla
presenza dello uadi, intorno al cui percorso, paiono
organizzarsi le figure di maggiori dimensioni e miglior
fattura.
In generale, tranne pochi casi, le figure non si pre¬
sentano ad altezze rilevanti, sulle rocce; la loro collo¬
cazione, in rapporto all’attuale piano di calpestio, è ad
altezza d’uomo.
Talvolta, le dimensioni e la regolarità di una pa¬
rete, hanno favorito l’esecuzione di teorie di figure al¬
lineate.
6
GIULIO CALEGARI
Le iscrizioni si scorgono invece un po’ ovunque, an¬
che nelle parti più alte dei massi, con svariate inclina¬
zioni e andamenti.
Personalmente, dopo aver eseguito una ricognizio¬
ne sul territorio, ho preso in considerazione 30 rocce,
seguendo quel percorso intorno allo uadi che appara¬
va più ricco di figurazioni.
La Figura B illustra la posizione delle rocce prese in
esame, in un primo rilievo di massima.
Di ogni singola roccia ho documentato il maggior
numero di rupestri, senza privilegiare particolari im¬
magini ed ho considerato anche rocce che potevano
apparire di minor importanza o che presentavano po¬
chissime incisioni. Altre immagini, sparse nel com¬
plesso roccioso, sono state per il momento documen¬
tate fotograficamente senza aver numerato la roccia
che le ospitava.
Le immagini illustrate in questo lavoro rappresenta¬
no, in termini numerici, almeno la metà di quelle deci¬
frabili attualmente a Taouardei, considerando che
molte figure si leggono con difficoltà e molte altre so¬
no probabilmente scomparese.
Tecniche di esecuzione
La natura granulare della roccia ed il suo colore rosa
chiaro, coperto da una patina molto scura, hanno in
buona parte condizionato le tecniche di esecuzione
delle incisioni. È sufficiente infatti scalfire appena la
superficie rocciosa, per mettere in evidenza il colore
chiaro sottostante, con un effetto di netta bicromia.
Nel complesso, ad una picchiettatura o martellina-
tura cui mal si prestava la superfìcie granulare della
roccia, è stata preferita una tecnica di levigatura, a vol¬
te piuttosto accurata e relativamente profonda, più
spesso frettolosa e appena accennata.
È possibile così osservare, a volte un solco liscio e
uniforme, altre una traccia più superficiale che, intac¬
cando i grani più sporgenti della superfìcie, si presenta
come texture puntiforme.
Le singole figurazioni hanno dimensioni che varia¬
no da cm 10 a cm 265 e si può affermare che vi è una
tendenza a rappresentazioni di una certa grandezza,
alcune delle quali eseguite con discreta cura.
Le sovrapposizioni non sono frequenti e interessa¬
no in genere immagini di fattura più trascurata, spesso
appena leggibili.
Le figure di miglior esecuzione sono state rispar¬
miate da sovrapposizioni di altri disegni, tuttalpiù
sono state «ripassate» o integrate in nuovi contesti
narrativi, come la figura del grande leone colpito dai
dardi di due cavalieri aggiunti in momenti diversi
(Tav. I, Fig. 1, 2, 3).
In altri casi sono state aggiunte iscrizioni e, su certi
cavalli, è stata in seguito disegnata la figura del cava¬
liere. L’osservazione delle patine è stata considerata
solo in casi di assoluta certezza (estremamente rari!),
poiché ancora una volta è stato possibile verificare co¬
me la variabilità della patina, in relazione all’esposi¬
zione o all inclinazione della parete rocciosa, non ren¬
da affidabile tale metodo.
Cili esecutori delle nostre incisioni hanno pertanto
utilizzato quasi esclusivamente la levigatura in modo
più o meno superficiale e, solo raramente è stata im¬
piegata la tecnica di picchiettatura - ne sono esempio
alcune maculature del manto dei cavalli che, in certi
casi si presentano come coppelle ben levigate e fonde
quasi due centimetri (Tav. XV, Fig. 224), mentre in al¬
tri sono solo punti picchiettati (Tav. X, Fig. 138).
Anche nei rari casi in cui la superfìcie endoperi-
grafìca delle figure si presenta interamente campita,
ciò è realizzato per levigatura (Tav. VII, Figg. 88, 89;
Tav. XXIV, Figg. 381, 383).
Le dimensioni in genere piuttosto grandi delle figu¬
re sono, a mio avviso, legate alla natura della superfì¬
cie rocciosa, che mal si prestava ad esecuzioni di pic¬
cola taglia e a definizioni di dettagli e particolari. Ciò
non esclude però, specie nei cavalli di gusto «dinami¬
co», una vocazione ad una «maniera grande» che in¬
fluenzerà poi anche altre raffigurazioni, come i cam¬
melli dal collo estremamente allungato.
Voglio escludere, ad ogni buon conto e soprattutto
nel caso di Taouardei, uno stretto legame tra le tecni¬
che esecutive prima descritte ed un’interpretazione di
carattere cronologico-culturale: figure appartenenti
allo stesso contesto possono essere state realizzate
con accurata levigatura come con una superficiale
strofmatura. È evidente che un maggior impegno
nell’esecuzione può essere posto in relazione all’im¬
portanza che l’intervento figurativo investiva, al tem¬
po disponibile od alle capacità personali.
Mi atterrò pertanto ad una lettura dell’immagine
più di carattere fìlologica-comparativo che tecnico¬
esecutivo, cercando di enucleare i caratteri che identi¬
ficano gli eventuali contesti cronologico-culturali o
semplicemente stilistici.
I soggetti rappresentati
Nella tabella che segue sono indicati, con valori per¬
centuali (su un totale di 388 immagini), i soggetti figu¬
rati a Taouardei. Tale distribuzione mette in evidenza
la preponderante frequenza della figura del cavallo,
che compare — considerandolo con e senza cavaliere
— nel 48,71% dei casi illustrati.
PERCENTUALI DI FREQUENZA RELATIVA
Il cammello, nel totale delle sue rappresentazioni,
compare subito dopo, nel 26,29% delle immagini.
Sono presenti poi lo struzzo (9,28%) e la figura uma¬
na (6,70%), cui fanno seguito con frequenze molto mi¬
nori, rilevabili dalla tabella, tutte le altre immagini.
Nel complesso le rappresentazioni non riflettono
intenti narrativi ed i casi di associazione tra figure so¬
no piuttosto rari.
Le scene sono quelle della caccia allo struzzo o
all’antilope (Tav. VI, Figg. 86, 87; Tav. Vili, Figg. Ili,
112; Tav. XI, Figg. 158, 159; Tav. XV, Figg. 227,
18 guelfa
LE INCISIONI RUPESTRI DI TAOUARDEI (GAO, MALI) ECC.
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8
GIULIO CALEGARI
228, 229; Tav. XVI, Figg. 233, 234, 235; Tav. XXIII,
Figg. 356, 357), di gruppi famigliari (Tav. II, Fig. 6;
Tav. VII, Fig. 93; Tav. XX, Fig. 300), di rapporti ses¬
suali (Tav. XII, Fig. 184, Tav. XVI, Fig. 239), forse
immagini di partorienti (Tav. XII, Fig. 186; Tav. XIII,
Fig. 196).
Altri disegni illustrano animali trainati (Tav. XXIII,
Figg. 362, 363; Tav. XXIV, Figg. 382, 383) o figure
umane la cui associazione non lascia intendere il sen¬
so della rappresentazione.
Se si escludono i dardi che colpiscono gli animali
inseguiti, manca a Taouardei qualsiasi rappresentazio¬
ne di arma (Tav. I, Fig. 3; Tav. Ili, Fig. 27; Tav. XV,
Figg. 228, 229).
Un altro grande assente è il bovide, che non compa¬
re in alcuna immagine sin’ora identificata.
In alcune incisioni, anche se il riferimento è ad
un animale preciso, paiono assommarsi le figure di
diverse specie (Tav. IV, Fig. 45; Tav. XVI, Fig. 237;
Tav. XX, Figg. 292, 293; Tav. XXI, Fig. 301). Per quan¬
to concerne le immagini di cavalli maculati, con for¬
te allungamento del collo (Tav. X, Figg. 140, 146;
Tav. XII, Figg. 187, 188, 191, ecc.), voglio escludere
ogni dubbio che suggerisca trattarsi di immagini di
giraffe.
Anche se le figure sono risolte con astrazione, il tre¬
no posteriore degli animali raffigurati non è quello di
una giraffa, che del resto non è mai rappresentata in
immagini ipersessuate o con la linea di terra che uni¬
sce le zampe. Per contro, la coda fortemente arcuata è
tipica di moltissime figure di cavalli di questo momento.
Le iscrizioni sono molto abbondanti e spesso ap¬
paiono concentrate in zone «privilegiate» delle rocce.
L’esecuzione molte volte trascurata e l’estrema granu¬
losità delle pareti rendono sovente poco chiari i carat¬
teri raffigurati.
Si tratta di scritte tifìnagh, che i Tuareg del luogo di¬
cono di comprendere, leggendole come nomi propri
o affermazioni personali e che a volte, per la loro pati¬
na più chiara, si intendono accostate a figure prece¬
denti. Un secondo gruppo di iscrizioni libico-berbere
più antiche iniziano con i segni I :• che molti Autori
leggono come il berbero nek (io). Sono queste le iscri¬
zioni che appaiono più frequentemente sulle rocce.
Abbastanza frequenti le scritte in caratteri arabi che
in alcuni casi si possono associare ad immagini, come
quella del cavaliere della Tav. VI, Fig. 79 in cui compa¬
re la rappresentazione della sella.
Nelle illustrazioni delle Tavole le scritte sono state
accostate — senza numerazione — alle immagini che
erano loro vicine sulla roccia, senza per questo voler
affermare un rapporto intercorrente tra iscrizione e
figura. Altre scritte, rilevate isolatamente, sono illu¬
strate nella Figura C: a, b, f, g, h, sono state rilevate
dalla roccia n. 5; c, dalla roccia n. 4; e, i, dalla roccia
n. 3; d, da una roccia senza numero.
Dati metrici
I dati che seguono, permettono alcune considera¬
zioni sulle dimensioni (espresse in cm) delle incisioni
rupestri di Taouardei, considerate nei valori medi, mi¬
nimi e massimi per categorie di soggetti. I cavalli ed i
cammelli, sono stati visualizzati nel loro rapporto lun¬
ghezza-altezza, nelle Figure D ed E.
Taouardei. iscrizioni rupestri - a, b. 1, g, h, dalla roccia n. 5; c, dalla n. 4; e, i, dalla n. 3; d, da una roccia non numerata.
LE INCISIONI RUPESTRI DI TAOUARDEI (GAO, MALI) ECC.
9
VALORI MEDI, MINIMI E MASSIMI
PER CATEGORIE DI SOGGETTI
Altezza
Posizione cronologico-culturale e confronti
Nel già citato lavoro del 1952 H. Lhote, dai dati in
suo possesso, aveva identificato a Taouardei la pre¬
senza di due precisi gruppi, distinti cronologicamente:
— un primo, libico-berbero più antico, caratterizzato
da figure di grandi cavalli «a lignes brisées» riferibili
ad altri esempi presenti soprattutto a Tit, nell’Ahag-
gar; a Kidal e all’Oued Soufiat, nell’Adrar des
Iforas e, tra quest’ultimo e l’AYr, a Tazerzaì't Kebir.
Riferendosi a Tit come scuola di questo modello fi¬
gurativo e rapportandola a Taouardei egli afferma¬
va: «L’aire de cette école se trouve donc rapportée
plus au Sud laissant apparaitre des intrusions si-
non une occupation des populations cavalières
dans la steppe à une période déjà éloignée;
— un secondo gruppo, recente, con figure di cavalli,
cammelli, antilopi, struzzi e piccole figure umane,
di stile lineare e decadente.
In linea di massima, anche a favore di una visione
sintetica, questa periodizzazione resta valida ma, alla
luce dei nuovi dati raccolti a Taouardei, sono dovero¬
se alcune precisazioni.
Il gruppo più recente, che comprende le figure uma¬
ne filiformi, le scene di caccia allo struzzo ed all’anti¬
lope e la maggior parte dei cammelli con il collo estre¬
mamente allungato è, a mio avviso, collocabile in mo¬
menti riferibili alla presenza islamica.
Questa ipotesi trova conferma nelle iscrizioni arabe
associabili a certe immagini sia per le patine che per il
tipo d’esecuzione.
La sella e le briglie sono ben evidenti su alcune
figure di cavalieri (Tav. VI, Figg. 79, 86; Tav. Vili,
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TAOUARDEI - figure con cavalli
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TAOUARDEI - figure con cammelli
• CAMMELLO
+ CAMMELLO CON
CAMMELLIERE
: figure dei cavalli con e senza cavaliere.
Fig. E - Il grafico visualizza, nel loro rapporto lunghezza-altezza le
figure dei cammelli con e senza cavaliere.
GIULIO CALEGARI
Fig. Ili; Tav. IX, Fig. 137; Tav. XIII, Fig. 201; Tav. XVI,
Fig. 233; Tav. XVIII, Fig. 260; Tav. XXIII, Fig. 357).
Per quanto concerne il gruppo più antico, con i ca¬
valli di gusto dinamico (a linee spezzate) esso è senza
dubbio rapportabile alle località dell’Ahaggar e
dell’Adrar des Iforas già menzionate, a conferma di
una penetrazione da Nord di cavalieri libico-berberi,
in un momento che però non giudicherei eccessiva¬
mente lontano e di certo associabile alla presenza del
cammello.
A Taouardei le figure di questo gruppo sono quelle
di dimensioni maggiori e fattura piuttosto accurata (al¬
cuni esempi sono nelle: Tav. I, Fig. 3; Tav. II, Fig. 18;
Tav. IV, Fig. 33; Tav. X, Fig. 138; Tav. XIV, Fig. 207;
Tav. XVIII, Figg. 258 e 259).
Ciò che invece appare rilevante e che certo caratte¬
rizza il complesso figurativo di Taouardei, dando l’im¬
pressione di trovarsi di fronte a un momento global¬
mente uniforme, è la soluzione iconografica collocabi¬
le con ogni probabilità in un momento di passaggio tra
i due gruppi precedentemente menzionati. Mi riferi¬
sco soprattutto alle immagini di cavalli con il corpo
maculato.
Se, per un’interpretazione iconografica delle imma¬
gini, polarizziamo la nostra attenzione sul motivo fi¬
gurativo più rilevante del nostro complesso, cioè la fi¬
gura del cavallo (che rappresenta in percentuale la
maggioranza delle immagini) ci troviamo di fronte a
due momenti precisi.
E infatti possibile contrapporre nettamente un tipo
di figurazione dinamica ad un’altra più statica e deco¬
rativa che a mio avviso fa seguito alla prima, ma per la
quale preferirei operare confronti di carattere cultura¬
le piuttosto che cronologici.
Si tratta senza dubbio di due espressioni che riflet¬
tono una differente visione della vita e che pertan¬
to documentano due complessi culturali distinti.
(Figg. F e G).
Tale osservazione suggerisce differenti soluzioni: è
possibile intrawedere ondate successive di gruppi
portatori di differenti espressioni figurative ovvero
un’occupazione da parte di popolazioni di cavalieri
che, stanziati sul territorio evolvono i loro motivi ico¬
nografici in rapporto anche con le popolazioni locali.
Non è poi del tutto negabile l’ipotesi che certe solu¬
zioni siano interpretazioni locali di modelli portati da
Nord. Il cavallo, una volta giunto nei territori a Sud
del Sahara ebbe certo fortuna e fu probabilmente
subito acquisito dalle popolazioni locali, costituendo
poi in un’epoca storica, punto di forza per i regni
sudanesi.
La sua immagine è del resto ben documentata an¬
che dalle statuette in terracotta rinvenute in seno alle
culture archeologiche del delta interno del Niger, rife¬
ribili a momenti forse non troppo lontani dalla presen¬
za di cavalieri a Taouardei.
La Figura H mette a confronto alcune immagini ri¬
levate a Taouardei (A, B, C, D, E, F) con quelle di al¬
tre località: Tit nell’Ahaggar (G e H); Oued Soufìat
nell’Adrar des Iforas (I e P); Tagora nelPAi'r (L e M);
Hirafok nell’Ahaggar (N e O).
Esegesi iconografica
Alla luce di quanto anzi detto sarà il caso di ap¬
profondire in termini filologici quanto affermato ri¬
guardo le differenti soluzioni del motivo figurativo del
Iaouardei: cavallo di gusto dinamico e altre figure dalla rocia 5.
LE INCISIONI RUPESTRI DI TAOUARDEI (GAO, MALI) ECC.
11
Fig. G — Taouardei: cavalli maculati dalla roccia 21.
cavallo; in tale ambito possiamo distinguere esatta¬
mente due tendenze la cui soluzione espressiva è agli
antipodi.
Nella prima prevalgono linee che esprimono un di¬
namismo, sottolineato dalla curva del dorso e dei glu¬
tei in rapporto alle zampe, in cui talvolta è evidenziato
il garretto e la posizione piegata delle zampe anteriori.
La coda è fortemente arcuata, il collo robusto è prote¬
so in avanti.
L’opposta tendenza predilige l’immagine statica, ri¬
badita spesso dalla linea di terra che unisce le zampe.
È data particolare importanza all’aspetto decorativo
messo in mostra dalla maculatura sul corpo del caval¬
lo e da altri accessori quali: pendagli giugulari, punteg¬
giatura e linee esterne al corpo; elementi questi che
fanno pensare a bardature o coperte in luogo della
sella.
La curva dei glutei, anche se a volte ancora molto
accentuata, non si raccorda più in modo dinamico con
le zampe che scendono diritte.
Il collo si allunga e si assottiglia raggiungendo, nei
lavori migliori, effetti di sinuosa eleganza.
Tra queste due estreme tendenze si colloca una ca¬
sistica di derivazioni e di reciproci intrecci nei quali è
più facile cogliere stili personali di singoli esecutori
che precise linee di tendenze e di gusto (Fig. I).
Considerazioni conclusive
Esaminando la problematica ed i dati acquisiti sui
motivi figurativi presenti a Taouardei, e così possibile
fare il punto in merito ai risultati delle nostre indagini,
esponendoli come considerazioni conclusive:
1) Taouardei costituisce un importante centro
d’arte rupestre, ricco di numerose figure riferibili a
culture libico-berbere, con alta percentuale di raffigu¬
razioni di cavalieri.
2) È possibile accostare alcune soluzioni figura¬
tive di cavalli, ad altre simili presenti nell’Ahggar,
nell’Adrar des Iforas e nell’ Air, cogliendo così un mo¬
mento di penetrazione dal Nord, di popoli cavalieri.
3) In seno alle figure di cavalieri rappresentati a
Taouardei, si individuano due precise espressioni fi¬
gurative: l’una più dinamica e scattante, l’altra decisa¬
mente statica e decorativa, che lasciano intendere due
momenti culturali differenti.
Illustrazioni
Le figure e le tavole che illustrano il testo sono trat¬
te da fotografìe in bianco e nero, da diapositive e da ri¬
lievi in grandezza naturale eseguiti su acetati traspa¬
renti, che hanno permesso una estrema fedeltà nelle
riproduzioni. I disegni sono stati eseguiti da Giulio
Calegari; Cristina Ansaioni — che aveva curato nella
spedizione i rilievi grafici e che ha realizzato rimpagi¬
nazione delle tavole — ; da Giusi Grungo e Donatella
Gallione. L’elaborazione dei dati svolti al computer è
stata curata da Carlo Tognoni. Il rilievo di massima
delle 30 rocce considerate, è stato realizzato da Gior¬
gio Teruzzi ed Anna Alessandrello che ne avevano
eseguito sul posto il rilevamento topografico.
12
GIULIO CALEGARI
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Oued Soutìat (Adrar des If'oras); L, M, da Tagora (Air); N, 0, da Hirafok (Ahaggar).
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LE INCISIONI RUPESTRI DI TAOUARDEI (GAO, MALI) ECC.
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Fig. I - Taouardei: confronti, derivazioni ed incroci tra le due estreme soluzioni del motivo figurativo del cavallo.
14
GIULIO CALEGARI
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SCHEDARIO DELLE ILLUSTRAZIONI
E
TAVOLE
I dati seguenti descrivono le 388 figure rilevate nel
corso delle nostre ricerche.
Vengono indicati il numero della figura illustrata
nelle tavole, il numero della roccia che ospita le inci¬
sioni, il soggetto e le dimensioni. L’asterisco indica
che la figura è incompleta, il punto di domanda l’in¬
certezza interpretativa e la sigla s.n. la roccia senza nu¬
merazione.
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Volume Xin
I - Venzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro mo¬
renico del Garda. Parte II. Tratto orientale Garda-Adige e
anfiteatro atesino di Rivoli veronese, pp. 1-64, 25 figg., 9 tavv.,
1 carta.
II - Pinna G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Mercaticeras, Pseudo-
mercaticeras e Brodieia. pp. 65-98, 2 figg., 4 tavv.
Ili - Zanzucchi G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) di Éntratico in Val Cavallina (Bergamasco orien¬
tale). pp. 99-M6, 2 figg., 8 taw.
Volume XIV
I - Venzo S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all’Adige, pp. 1-82,
11 ftgg., 4 taw., 1 carta.
II - Pinna G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia Dactyìioceratidae.
pp. 83-136, 4 tavv.
Ili - Dieni I., Massari F. e Montanari L., 1966 - Il Paleogene dei
dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 137-184, 5 fìgg., 8 tavv.
Volume XV
I - Caretto P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni Brio-
zoi pliocenici, precedentemente determinati quali Idrozoi
del genere Hydractinia Van Beneden. pp. 1-88, 27 fìgg., 9 tavv.
II - Dieni I. e Massari F., 1966 - Il Neogene e il Quaternario dei
dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 89-142, 8 fìgg., 7 taw.
Ili - Barbieri F. - Iaccarino S. - Barbieri F. & Petrucci F.,
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-Parmense-
Reggiano. pp. 143-188, 20 fìgg., 3 tavv.
Volume XVI
I - Caretto P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio del
metodo statistico e nuova classificazione dei Gasteropodi
pliocenici attribuibili al Murex brandaris Linneo, pp. 1-60,
1 fìg., 7 tabb., 10 taw.
II - Sacchi Vialli G. e Cantaluppi G., 1967 - 1 nuovi fossili di
Gozzano (Prealpi piemontesi), pp. 61-128, 30 fìgg., 8 tavv.
Ili - Pigorini B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare Adriati¬
co. pp. 129-200, 13 fìgg., 4 tabb., 7 taw.
Volume XVII
I - Pinna G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie Lytoceratidae,
Nannoìytoceratidae, Hammatoceratidae (excl. Phy moto cerati -
naé), Hildoceratidae (excl. Hildoceratinae e Bouleiceratinae).
pp. 1-70, 2 tavv. n.t., 6 fìgg., 6 taw.
II - Venzo S. & Pelosio G., 1968 - Nuova fauna a Ammonoidi
dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brembana (Bergamo).
pp. 71-142, 5 fìgg., 11 taw.
Ili - Pelosio G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildoceras, Phymato-
ceras, Paroniceras e Frechiella. Conclusioni generali, pp. 143-
204, 2 fìgg., 6 tavv.
Volume XVIII
I - Pinna G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate da Giu¬
seppe Meneghini nelle Taw. 1-22 della « Monographie des
fossiles du calcaire rouge ammonitique » (1867-1881). pp. 5-22,
2 fìgg., 6 taw.
II - Montanari L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Gozzano
(Lago d’Orta). pp. 23-92, 42 fìgg., 4 tavv. n.t.
Ili - Petrucci F., Bortolami G. C. & Dal Piaz G. V., 1970 - Ri¬
cerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana (Prov.
Torino) e sul suo substrato cristallino, pp. 93-169, con carta a
colori al 1 : 40.000, 14 fìgg., 4 taw. a colori e 2 b.n.
Volume XIX
I - Cantaluppi G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio del¬
le regioni mediterranee - Loro successione e modificazioni
nel tempo. Riflessi biostratigrafici e sistematici, pp. 5-46, con
2 tabelle nel testo.
II - Pinna G. & Levi-Setti F., 1971-1 Dactyìioceratidae della
Provincia Mediterranea ( Cephalopoda Ammonoidea). pp. 47-
136, 21 fìgg., 12 tavv.
Ili - Pelosio G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di Askle-
pieion (Argolide, Grecia) - 1. Fauna del «calcare a Ptychites »
(Anisico sup.). pp. 137-168, 3 fìgg., 9 tavv.
Volume XX
I - Cornaggia Castiglioni O., 1971 - La cultura di Remedello.
Problematica ed ergologia di una facies dell’Eneolitico Pada¬
no. pp. 5-80, 2 fìgg., 20 tavv.
II - Petrucci F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio (Prov.
Parma). Studio sulla stabilità dei versanti e conservazione
del suolo, pp. 81-127, 37 fìgg., 6 carte tematiche.
Ili - Ceretti E. & Poluzzi A., 1973 - Briozoi della biocalcarenite
del Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi), pp. 129-169, 18 fìgg.,
2 tavv.
Volume XXI
I - Pinna G., 1974 - 1 crostacei della fauna triassica di Cene in
Val Seriana (Bergamo), pp. 5-34, 16 fìgg., 16 taw.
II - Poluzzi A., 1975 - 1 Briozoi Cheilostomi del Pliocene della
Val d’Arda (Piacenza, Italia), pp. 35-78, 6 fìgg-, 5 tavv.
Ili - Brambilla G., 1976 - 1 Molluschi pliocenici di Villalvernia
(Alessandria). I. Lamellibranchi. pp. 79-128, 4 fìgg., 10 tavv.
Volume XXII
I - Cornaggia Castiglioni O. & Calegari G., 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica, schede,
iconografia, pp. 5-30, 6 fìgg., 13 tavv.
II - Pinna G., 1979 - Osteologia dello scheletro di Kritosaurus no-
tabilis (Lambe, 1914) del Museo Civico di Storia Naturale di
Milano ( Ornithischia Hadrosauridae ). pp. 31-56, 3 fìgg., 9 tavv.
Ili - Biancotti A., 1981 - Geomorfologia dell’Alta Langa (Pie¬
monte meridionale), pp. 57-104, 28 fìgg., 12 tabb., 1 carta f.t.
Volume XXIII
I - Giacobini G., Calegari G. & Pinna G., 1982 - 1 resti umani
fossili della zona di Arena Po (Pavia). Descrizione e proble¬
matica di una serie di reperti di probabile età paleolitica.
pp. 5-44, 4 fìgg., 16 tavv.
II - Poluzzi A., 1982 - I Radiolari quaternari di un ambiente
idrotermale del Mar Tirreno, pp. 45-72, 3 fìgg., 1 tab., 13 taw.
Ili - Rossi F., 1984 - Ammoniti del Kimmeridgianosuperiore-
Berriasiano inferiore del Passo del Furio (Appennino Um¬
bro-Marchigiano). pp. 73-138, 9 fìgg., 2 tabb., 8 tavv.
Volume XXIV
I - Pinna G., 1984 - Osteologia di Drepanosaurus unguicaudatus,
lepidosauro triassico del sottordine Lacertilia. pp. 7-28, 12
fìgg., 2 tavv.
II - Nosotti S., Pinna G., 1989 - Storia delle ricerche e degli
studi sui rettili Placodonti. Parte prima 1830-1902. pp. 29-84,
24 fìgg., 12 tavv.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)
non
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Volume XXV - Fascicolo II
MCZ
LIBRARY
MAY 0 o 1991
della Società Italiana
di Scienze Naturali
e del Museo Civico
di Storia Naturale di Milano
-44ASVAaP-
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GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
i
ANATOMIA, MORFOLOGIA FUNZIONALE E
PALEOECOLOGIA DEL RETTILE PLACODONTE
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
© Società Italiana di Scienze Naturali e
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
corso Venezia, 55 - 20121 Milano
Registrato al Tribunale di Milano al n. 6694
Direttore responsabile Giovanni Pinna
Segretaria di redazione Anna Alessandrello
Grafica editoriale Michela Mura
Stampa Tipografia Fusi, Pavia - dicembre 1989
ISSN 0376-2726
Giovanni Pinna e Stefania Nosotti
Anatomia, morfologia funzionale e paleoecologia
dei rettile placodonte
Psephoderma alpinum Meyer, 1858
Riassunto — Nel presente lavoro viene descritto e ricostruito lo scheletro del rettile placodonte Psephoderma alpinum
Meyer, 1858, attraverso lo studio di diversi esemplari provenienti dalla formazione del Calcare di Zorzino (Norico superiore) af¬
fiorante nelle Prealpi Bergamasche. Alcuni di questi esemplari sono quasi completi ed hanno perciò consentito di effettuare det¬
tagliati confronti con i placodonti retici, i soli tradizionalmente riferiti alla specie di Meyer, e di stabilire che gli esemplari norici
del Calcare di Zorzino e quelli rinvenuti in varie formazioni retiche, nonostante la differente età geologica, sono ascrivibili ad
un’unica entità specifica.
Grazie ai nuovi esemplari rinvenuti, Psephoderma alpinum diviene uno dei placodonti corazzati meglio conosciuti, assieme
a Henodus chelyops. Psephoderma alpinum è un tipico esponente della famiglia Cyamodontidae. I rappresentanti della specie, che
potevano raggiungere la lunghezza massima di 125 cm, sono caratterizzati da corpo appiattito dorso-ventralmente, cranio de¬
presso e affilato, collo e tronco brevi e poco mobili, lunga coda a frusta e arti ridotti rispetto alle dimensioni generali del corpo.
Gli arti anteriori, meno sviluppati dei posteriori, sono posti sotto il corpo, in posizione molto anteriore e le articolazioni scapolo¬
omerali sono disposte in prossimità del piano mediano di simmetria. L’animale è potentemente corazzato: esso porta dorsal¬
mente un compatto e robusto carapace formato da osteodermi esagonali che copre completamente il tronco e gli arti anteriori e,
posteriormente a questo, una piastra caudale che ricopre parte del bacino e la porzione anteriore della coda; tra il carapace e la
piastra caudale sono situati il bacino e gli arti posteriori. La superficie ventrale del corpo non porta un piastrone continuo, ma è
protetta da un ben sviluppato scheletro gastrale.
L’interpretazione morfofunzionale dello scheletro ha permesso di risalire all’adattamento dell’animale : Psephoderma alpi¬
num era un rettile adattato alla vita nelle acque marine poco profonde, poco mobile e lento nel nuoto, impacciato nei movimenti
sulla terraferma, alla quale restava presumibilmente legato solo per la posa delle uova. L’adattamento acquatico è evidente negli
arti, non completamente ossificati e contraddistinti da una diminuita funzionalità dei giunti articolari, il che indica scarsa capaci¬
tà di mantenere il corpo sollevato da terra; alcuni tratti anatomici ancora terrestri, quali lo sviluppo in altezza della scapola e
dell’ilio e la presenza di unghie sulle falangi distali del pes, suggeriscono tuttavia la possibilità dell’utilizzo degli arti per sposta¬
menti sulla terraferma, limitati però ad un lento trascinamento del corpo.
Gli arti anteriori, poco sviluppati, non dovevano svolgere un ruolo essenziale nella locomozione acquatica. La spinta pro¬
pulsiva principale nel mezzo liquido era fornita invece dagli arti posteriori: il dispositivo osteo-articolare dell’arto posteriore in¬
dica infatti che l’arto stesso, al di sotto dell’articolazione del crus con il femore, funzionava come un’unica unità flessibile: l’arto
veniva retratto in estensione nella fase di spinta, muovendosi come una paletta semirigida, e veniva protratto in flessione per
non opporre resistenza all’acqua. Il movimento degli arti posteriori avveniva in modo alterno. L’analisi delle possibilità di movi¬
mento delle diverse porzioni della colonna vertebrale esclude la possibilità di un nuoto assiale.
Nelle acque marine poco profonde delle piattaforme carbonatiche Psephoderma alpinum conduceva una vita legata al fon¬
do, occupando una nicchia ecologica simile a quella che occupano oggi alcuni batoidei: spostandosi lentamente sui fondali mel¬
mosi, l’animale si nutriva di organismi endobionti che estraeva dal fondo con il lungo muso affilato. La potente corazzatura dor¬
sale costituiva, in relazione alla scarsa mobilità dell’animale, una struttura di protezione.
Il ritrovamento di esemplari a diversi stadi di crescita ha permesso infine di effettuare alcune osservazioni sulle modifica¬
zioni che gli individui subivano nel corso dell’ontogenesi, modificazioni che interessavano soprattutto il cranio e la dentatura, e
sulle modalità di ossificazione della corazza dermica.
Abstract — Anatomy, functional morphology and paleoecology of thè Placodont Reptile Psephoderma alpinum Meyer, 1858.
In this paper we describe and reconstruct thè skeleton of thè placodont reptile Psephoderma alpinum Meyer, 1858, through
thè studies on several specimens found in thè Formation of thè Zorzino Limestone (Upper Norian) outcropping in thè Bergamo
Prealps (Italy). Some of these specimens are almost complete and therefore it was possible to make detailed comparisons with
Rhaetian placodonts — that are thè only ones being traditionally ascribed to Meyer’s species — and also to ascertain that thè No¬
rian specimens from thè Zorzino Limestone and those found in numerous Rhaetian formations are to be assigned, in spite of
their distinct geological age, to thè same species.
Thanks to thè recently found fossils, Psephoderma alpinum can be considered now as one ofthe best known armoured pla¬
codonts along with Henodus chelyops. Psephoderma alpinum is a typical representative of thè family Cyamodontidae. The ani-
mais belonging to this species reached a maximum length of 125 cm. They feature a flattened body, a depressed and pointed
skull, a short and scarcely mobile neck and trunk, a long whip-like tail and limbs that can be regarded as short if compared to thè
size of thè body. The forelimbs are less developed than thè hind ones and are placed under thè body, very much in thè front,
with thè scapulo-humeral joints situated dose to thè median piane of thè body. The animai is strongly armoured: dorsally a
compact and tough carapace, consisting of hexagonal osteoderms, covers completely thè forelimbs and thè trunk. In thè poste-
rior part of thè body a caudal piate covers a part of thè pelvis and thè forepart of thè tail. Between thè carapace and thè caudal
piate there are thè pelvis and thè forelimbs. The abdominal surface of thè body does not feature a continuous piate, but it is
protected by a well-developed gastral skeleton.
The morphofunctional interpretation of thè skeleton enables us to make speculations about thè adaptation of this animai.
Psephoderma alpinum was a reptile adapted to thè life in shallow seas, it was a slow swimmer, hampered in its movements on dry
land, where it was likely to move only to layeggs. The adaptation to aquatic life is evident in thè limbs, which are not completely
ossified and characterized by a decreased functionality of thè articular joints: this indicates a limited capability of carrying thè
body clear of thè ground. Yet, some typical terrestrial anatomical features — such as thè vertical development ofthe scapula and
thè ilium as well as thè presence of nails on thè distai phalanxes of thè pes — suggest that thè animai may have used its limbs to
move around on land, even if it dragged its body very slowly.
The scarcely developed forelimbs probably did not perform an important role in aquatic l'ocomotion. The propulsive thrust
in thè liquid medium was indeed provided by thè hind limbs. The osteo-articular mechanism ofthe hind limbs indicates that thè
limb itself, beneath thè articular joint of thè crus and thè femur, worked as a flexible unit: thè limb was retracted in extension in
18
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
thè thrust phase — and therefore it moved like a semi-rigid spade — and was protracted in a bending attitude in order not to offer
resistance to thè water. The hind limbs could move with an alternating gait. The analysis of all thè possible movements of thè
difTerent sections of thè vertebral column rules out thè possibility of axial swimming.
In thè shallow waters of carbonatic platforms, thè lifestyle of Psephoderma alpinum was closely connected with thè sea
bottom depth, where it occupied an environmental niche similar to that occupied today by some rays. The animai could move
slowly on thè muddy shoals and fed on endobiont organisms that it could extract from thè bottom by digging with its long
pointed snout. Its strong dorsal armour represented a good protection for this scarcely mobile animai.
Thanks to thè finding of specimens at different stages of growth, it was possible to examine thè modifications experienced
by individuai animals during ontogeny, that particularly affected thè skull and thè teeth, and thè ossification pattems of thè
dermal armour.
INTRODUZIONE
Nel 1858, nel descrivere il nuovo genere e nuova
specie Psephoderma alpinum , Meyer si basò su una co¬
razza dorsale quasi completa, di circa 37 cm di lun¬
ghezza, rinvenuta nei terreni retici affioranti nei din¬
torni di Rhupolding in Baviera (Nosotti e Pinna, 1989
pag. 48).
Per alcuni anni la specie in questione fu conosciuta
solo in base a questo reperto: una corazza pressappo¬
co ovale composta da osteodermi esagonali piuttosto
regolari, uniti fra loro a formare un compatto mosaico,
una corazza percorsa dorsalmente in senso antero-po-
steriore da due rilevate carene laterali e da una carena
centrale molto più evanescente.
Nel 1867 lo stesso Meyer descrisse alcuni osteoder¬
mi isolati del Retico inglese che attribuì alla nuova
specie Psephoderma ang/icum , mentre altri autori, fra i
quali Curioni (1863), attribuirono alla specie del 1858
alcuni frammenti di corazza provenienti dai terreni re¬
tici affioranti in diverse località (Nosotti e Pinna 1989,
pag. 50-52).
Il genere Psephoderma non era a quel tempo consi¬
derato un placodonte e non lo fu sino al 1902, quando
cioè la descrizione della specie Placochelys placodonta
ad opera di Jaekel, conservante sia parte della corazza,
sia il cranio e varie ossa dello scheletro postcraniale,
non permise a Huene (1902, pag 16) di comprendere
che esistevano placodonti dotati di una robusta coraz¬
za dorsale. La presenza di una corazza dorsale in Pla¬
cochelys , simile a quella di Psephoderma , permise dun¬
que di classificare, per analogia, il genere di Meyer fra
i placodonti, genere di cui restavano tuttavia ignoti il
cranio e lo scheletro postcraniale.
Placochelys e Psephoderma furono in seguito classi¬
ficati assieme, proprio per le analogie delle rispettive
corazze, nella famiglia Placochelyidae Jaekel, 1907
(= Psephodermatidae Nopcsa, 1923).
Dall’inizio di questo secolo ad oggi i resti di placo¬
donti venuti alla luce nei terreni del Triassico superio¬
re sono divenuti assai numerosi. Per quanto riguarda
la famiglia Placochelyidae si venne così delineando
l’idea dell’esistenza nel Triassico superiore di due dif¬
ferenti gruppi di forme, provenienti da livelli stratigra¬
fici differenti (Pinna 1978):
a) dal Carnico: placochelidi a tre denti mascellari e a
corazza costituita da grosse placche piramidali rile¬
vate, circondate da placchette più piccole e più de¬
presse (tipo Placochelys placodonta );
b) dal Retico: placochelidi a due denti mascellari (tipo
Placochelyanus stoppanti e Macroplacus raeticus) e
placochelidi a corazza compatta formata da piastre
esagonali più o meno regolari (tipo Psephoderma
alpinum).
Mentre per Placochelys placodonta non esistettero
dubbi, fin dalla sua prima descrizione, circa l’accoppia¬
mento scheletro-corazza, per quanto riguarda invece
le specie del Retico non fu possibile pervenire ad una
tale associazione fino al 1978, poiché fino a quella data
non erano venuti alla luce reperti nei quali la corazza
fosse associata a resti del cranio o dello scheletro post¬
craniale. Per tale ragione furono descritti dagli autori
con nomi generici differenti {Placochelyanus, Macro¬
placus o anche Placochelys) alcuni crani, o parti del
cranio, o denti isolati rinvenuti in rocce retiche di varie
località, mentre i frammenti di corazza a osteodermi
esagonali furono sempre attribuiti al genere di Meyer.
Nel 1978 nelle rocce del Retico medio-superiore
(Formazione del Calcare di Zu), affioranti sul Monte
Rena nelle Prealpi Bergamasche, fu rinvenuto un pla-
cochelide che conservava sia buona parte del cranio,
sia alcuni frammenti della corazza dorsale (Pinna
1978). Il cranio di questo esemplare era praticamente
identico a quello della specie retica Placochelyanus
stoppami di cui erano conosciuti due esemplari in otti¬
mo stato di conservazione (Boni 1948, Pinna 1976),
mentre la corazza era identica a quella dello Psepho¬
derma alpinum di Meyer, seppure frammentaria.
Grazie all’esemplare di Monte Rena fu perciò stabi¬
lita la sinonimia Placochelyanus-Psephoderma\ si com¬
prese cioè che i crani descritti sotto il nome specifico
di Placochelyanus stoppami altro non erano se non cra¬
ni della specie Psephoderma alpinum : della specie di
Meyer fu così conosciuto il cranio.
La specie Psephoderma alpinum divenne così il retti¬
le placodonte più abbondante nei terreni retici: alla
specie vanno infatti attribuiti non solo i crani e le co¬
razze cui sopra si è accennato, ma anche un grande
numero di denti isolati rinvenuti in varie località italia¬
ne, tedesche e austriache (Pinna 1976, 1978). Appare
inoltre probabile che la famiglia Placochelyidae fos¬
se rappresentata durante il Retico dal solo genere
Psephoderma , in quanto in questo genere sembrano
poter essere incluse specie, quali Macroplacus raeticus
Schubert-Klempnauer, 1975 e Placochelys alpis-sordi-
dae Brodi, 1921, che hanno una osteologia del cranio
analoga, almeno a livello generico, a quella presentata
dagli esemplari attribuiti con certezza alla specie
di Meyer (Pinna 1978). Sicuri sinonimi della specie
Psephoderma alpinum sono Placodus zitteli Ammon,
1878, Placochelys malanchinii Boni, 1948 e Placochelys
stoppanii Osswald, 1930 (Pinna 1980).
Fra il 1978 e il 1985 numerosi resti di placodonti so¬
no stati rinvenuti entro le rocce della Formazione del
Calcare di Zorzino del Norico superiore affioranti nel¬
le località di Endenna (Comune di Zogno) e di Cene
nelle Prealpi Bergamasche. Alcuni di questi esemplari
sono stati già pubblicati: il cranio di un giovane esem¬
plare (Pinna 1979), un frammento di corazza (Pinna
1980), alcuni denti isolati (Nosotti 1986, 1987); tutti fu¬
rono attribuiti dubitativamente alla specie di Meyer in
mancanza di reperti migliori che permettessero un
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
19
confronto più preciso. Altri esemplari più completi
vengono ora descritti: essi permettono di stabilire che
tutti i placodonti del Calcare di Zorzino sono attribui¬
bili alla specie Psephoderma alpinum , nonostante l’età
geologica leggermente più antica (Norico superiore in¬
vece che Retico). La completezza di alcuni di questi
esemplari permette una ricostruzione dettagliata dello
scheletro della specie di Meyer ed una discussione sul
modo di vita di questo placodonte corazzato.
Grazie a questi esemplari, Psephoderma alpinum di¬
viene oggi, assieme a Henodus chelyops , uno dei placo¬
donti corazzati meglio conosciuti.
GEOLOGIA DEL GIACIMENTO E ETÀ DEI REPERTI
La formazione del Calcare di Zorzino (Casati 1964,
1968) è una formazione eteropica, in facies bitumino¬
sa, della Dolomia Principale del Norico. Essa affiora in
diverse località dell’Italia settentrionale, dalle Prealpi
Bergamasche (Jadoul 1986) e Bresciane (Rossetti
1966, Lualdi 1982), fino alla provincia di Udine, ove
prende il nome di Dolomia di Forni (Mattavelli e Riz-
zini 1974).
La formazione mantiene in tutte queste località una
notevole costanza litologica; essa è costituita in linea
generale da calcari micritici in strati di spessore varia¬
bile da qualche centimetro a circa mezzo metro, spes¬
so separati da interstrati argillosi e intercalati a dolo¬
mie e a marne nerastre. La formazione, complessiva¬
mente povera di fossili, racchiude alcuni livelli molto
fossiliferi di limitato spessore: è da questi livelli, affio¬
ranti in diverse località (Cene, Endenna e Val Brem-
billa nel Bergamasco; Val Vestino e Val Garza nei
Bresciano; Val Preone in provincia di Udine), che pro¬
viene una fauna assai abbondante di crostacei (Pinna
1973, 1974, 1976), di pesci (Tintori 1980, 1981, 1982;
Tintori e Renesto 1983; Zambelli 1975, 1977, 1980) e
di rettili (Calzavara, Muscio e Wild 1981; Padian 1981;
Pinna 1980, 1984, 1986, 1987; Renesto 1984; Wild
1978, 1980, 1984; Zambelli 1973), fra i quali i placo¬
donti esaminati in questo e in precedenti lavori (Pinna
1979, 1980, 1982; Nosotti 1986, 1987).
Si è detto che la formazione del Calcare di Zorzino
è eteropica della Dolomia Principale; essa inoltre non
costituisce un continuum nello spazio, ma è fraziona¬
ta in bacini di sedimentazione separati che nelle Preal¬
pi Bergamasche corrispondono alla porzione sommi¬
tale della Dolomia Principale, nelle Prealpi Bresciane
alla porzione mediana e nelle Alpi Venete ai livelli in¬
feriori. Ciò fa ritenere che il Calcare di Zorzino sia il ri¬
sultato della sedimentazione in bacini ristretti che si
formavano in tempi e luoghi differenti, soprattutto per
. cause tettoniche (Jadoul 1986), alfinterno della piatta¬
forma carbonatica della Dolomia Principale. In alcuni
punti della piattaforma, a causa della diversa velocità
di subsidenza delle varie parti della piattaforma stessa,
si creavano così bacini interni, più profondi, subsiden-
ti, attivi lungo scarpate di faglia, sui fondi dei quali si
alternavano fasi di sedimentazione tranquilla, con de¬
cantazione di fanghi micritici e di argille, e fasi di mag¬
gior apporto clastico, dovuto allo scivolamento lungo i
fianchi dei bacini e alla deposizione di torbiditi. Le di¬
mensioni di questi bacini erano molto varie. Nelle
Prealpi Bresciane si può stimare per tre diversi bacini
un’ampiezza variabile da 3 a 5 km, con una potenza di
sedimenti accumulati variabile da 250 a 600 m (Ros¬
setti 1966); nel Bergamasco è stato recentemente
studiato (Jadoul 1986) un bacino di 12-15 km di lar¬
ghezza che doveva raggiungere la profondità di 260 m
ed era circondato da pendìi con una inclinazione me¬
dia di 4°.
Questi bacini, nei quali si depositava il Calcare di
Zorzino, erano bacini ristretti, poco profondi, con ac¬
que stagnanti al fondo, anossici e probabilmente so-
vrasalati, che si aprivano in una vasta piattaforma a se¬
dimentazione carbonatica ciclica, caratterizzata cioè
dall’alternanaza di fasi sopratidali erosive, di fasi inter-
tidali trasgressive, di fasi subtidali e di fasi intertidali
regressive, documentate dall’alternanza di livelli di
erosione, di dolomie stromatolitiche e micritiche e di
dolomie massicce a macrofossili.
La presenza di fossili nel Calcare di Zorzino è di¬
scontinua, i fossili sono limitati — come si è detto — a
livelli ben definiti di limitato spessore, separati da stra¬
ti poco o affatto fossiliferi: nella cava di Cene è presen¬
te un solo livello fossilifero della potenza di 6-7 cm;
nella cava di Endenna, da cui provengono quasi tutti i
placodonti qui allo studio, sono stati segnalati in una
sequenza di 3 m di potenza tre livelli fossiliferi, rispet¬
tivamente di 37, di 56 e di 35 cm di spessore, separati
da strati privi di fossili (Tintori, Muscio e Nardon
1985).
Poiché nell’area delle Prealpi Bergamasche i bacini
di deposizione del Calcare di Zorzino corrispondono
alla porzione terminale della Dolomia Principale, ri¬
sulta che i livelli fossiliferi di Cene e di Endenna sono
attribuibili al Norico superiore: tale età è dunque da
attribuire anche ai resti di Psephoderma alpinum che
da questi livelli provengono.
MATERIALE ESAMINATO
Il materiale preso in esame per lo studio della specie
consiste in 8 esemplari, tutti provenienti dalla forma¬
zione del Calcare di Zorzino del Norico superiore:
Esemplare n. 1.
Scheletro completo della lunghezza totale di
90,2 cm, fossilizzato in norma ventrale, rinvenuto a
J Endenna. Museo Civico di Storia Naturale di Milano,
‘ cat. n. V527 (tav. XXV).
Esemplare n. 2.
Corazza dorsale completa della piastra caudale e
della porzione anteriore della coda, conservata in nor¬
ma dorsale, rinvenuta a Endenna. Museo di Scienze
Naturali di Bergamo, cat. n. 8358 (tav. XXIX).
Esemplare n. 3.
Coda e porzione pelvica di un esemplare di me¬
die dimensioni rinvenuto a Endenna. Museo di Scien¬
ze Naturali di Bergamo, cat. n. 8359 (tav. XXXI).
Esemplare n. 4.
Frammento di corazza dorsale di un esemplare di
medie dimensioni rinvenuto a Endenna. Museo
Brembano di Scienze Naturali, San Pellegrino, cat.
n. MBSN1 (tav. XXXIII) (Pinna 1980).
20
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
Esemplare n. 5.
Cranio di un giovanissimo esemplare rinvenuto a
Endenna. Museo di Scienze Naturali di Bergamo, cat.
n. 4884 (fìg. 16) (Pinna 1979).
Esemplare n. 6.
Dente isolato rinvenuto a Endenna. Museo di
Storia Naturale di Milano, cat. n. V467 (fìg. 3a) (No-
sotti 1986, fig. le).
Esemplare n. 7.
Dente isolato rinvenuto a Endenna. Museo di
Scienze Naturali di Bergamo, cat. n. S699 (fìg. 3b)
(Nosotti 1987, fìg. le).
Esemplare n. 8.
Dente isolato rinvenuto a Cene. Museo di Scien¬
ze Naturali di Bergamo, cat. n. 5114 (fìg. 3c) (Nosotti
1987, fìg lb).
CLASSE REPTILIA
SOTTOCLASSE PLACODONTOMORPHA (')
ORDINE PLACODONTIA
FAMIGLIA CYAMODONTIDAE Q
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
OSTEOLOGIA
L’osteologia del cranio della specie Psephoderma al-
pinum, ad eccezione della mandibola, è già nota: essa
fu studiata sull’esemplare del Retico del Monte Cor-
nizzolo (Pinna 1976, 1980).
La descrizione osteologica della mandibola e dello
scheletro postcraniale che viene qui effettuata si basa
soprattutto sull’esemplare n. 1.
La descrizione della corazza dorsale si basa invece
soprattutto sull’esemplare n. 2.
Nel corso della descrizione sono segnalati di volta
in volta gli eventuali riferimenti agli altri esemplari
esaminati.
Cranio
Per quanto concerne l’osteologia del cranio viene
qui riportata (fìg. 1) la ricostruzione effettuata
sull’esemplare del Retico del Monte Cornizzolo, iden¬
tico al cranio dell’esemplare n. 1.
Il cranio è conservato nell’esemplare n. 1 in modo
completo, ma in norma ventrale, il che permette la de¬
scrizione parziale della mandibola; nell’esemplare n. 2
in norma dorsale, ma in modo frammentario. L’esem¬
plare n. 5 consiste in un cranio di soli 28 mm di lun¬
ghezza che permette alcune osservazioni sulle modifi¬
cazioni subite dai rappresentanti della specie durante
la crescita (Pinna 1979, 1980) (vedi pagg. 39-40).
Il cranio dell’esemplare n. 1 (fìg. 2) è stato parzial¬
mente compresso e distorto durante la fossilizzazio¬
ne, cosicché alcune ossa sono leggermente dislocate,
altre fratturate. In particolare nella mandibola i dentali
sono stati schiacciati e separati lungo la sinfisi, gli sple-
niali si sono abbassati rispetto ai dentali lungo la nor¬
male sutura ossea; lo stesso è avvenuto per la porzio¬
ne anteriore degli angolari. I soprangolari e i coronoidi
sono in posto, pur essendo separati dalle ossa conti¬
gue lungo le suture originali. Per quanto riguarda il
cranio è visibile parte del palato, mentre la regione oc¬
cipitale è fortemente compressa e in essa non è possi¬
bile identificare le diverse ossa.
Il cranio ha la forma di un triangolo a base larga, è
allungato infatti in senso antero-posteriore per la
proiezione in avanti dei dentali e dei premascellari
(non visibili) e per la accentuata proiezione all’indie-
tro degli squamosi, ma è nello stesso tempo assai
largo in corrispondenza dell’articolazione con la
mandibola.
Quest’ultima non è ricostruibile nei dettagli. Ambe¬
due i dentali sono proiettati in avanti e formano buo¬
na parte della superfìcie inferiore della mandibola. Po¬
steriormente sono in contatto con gli spleniali, che si
presentano fratturati, con la proiezione anteriore degli
angolari e, lateralmente, con i soprangolari.
La sinfisi mandibolare è molto allungata in direzio¬
ne antero-posteriore e ad essa prendono parte sia i
dentali, sia gli spleniali.
Sul margine interno dei due rami mandibolari affio¬
rano per breve tratto i coronoidi (o complementari).
Gli articolari non sono visibili. Gli angolari si spingo¬
no all’indietro rispetto all’articolazione della mandi¬
bola con il cranio, formando un processo retroartico¬
lare poco esteso.
La mandibola è fossilizzata nella posizione natura¬
le, ancora connessa con il cranio e lascia libera solo
una porzione ridotta di quest’ultimo: parte del palato,
la regione occipitale e le proiezioni posteriori degli
squamosi.
Del palato sono visibili parte delle ossa palatine con
la porzione posteriore dei due denti palatini posteriori
che sporge dal limite posteriore degli spleniali. Si trat¬
ta certamente dei denti palatini e non dei due denti
mandibolari posteriori: nei ciamodonti infatti la so¬
vrapposizione della mandibola al cranio è tale che i
denti mandibolari posteriori non si sovrappongono
esattamente ai palatini posteriori ma sono situati più
anteriormente, in modo da esercitare la pressione
(') L’attribuzione dei placodonti a una sottoclasse separata è controversa. Mazin (1982) sostiene che Sauropterygia, Placo-
dontia e Ichthyopterygia costituiscono «Finsieme naturale degli Euryapsida», mentre Sues (1987) e Carrol (1988) sono dei parere
che i placodonti vadano inseriti nella sottoclasse Diapsida sensu Carrol 1988.
(2) Placochelidi ( Placochelys e Psephoderma) e ciamodontidi ( Cyamodus s. str. e Cyamodus hildegardis) presentano forti affi¬
nità ed è probabile che appartengano ad una stessa linea di sviluppo filetico: in tal caso sarebbe inutile una distinzione fra le due
famiglie Cyamodontidae e Placochelyidae (Kuhn 1969).
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
21
Fig. 1 — Osteologia del cranio di Psephoderma alpinum basata sull’esemplare del Retico del Monte Cornizzolo (Pinna 1976 e
1980): A - norma palatina, B - norma dorsale, C - norma laterale.
ec - ectopterigoideo, f - frontale, fp - finestra palatino-pterigoidea, j - jugale, 1 - lacrimale, m - mascellare, n - nasale, P - parietale,
pm - premascellare, pi - palatino, po - postorbitale, pof - postfrontale, prf - prefrontale, pt - pterigoideo, q - quadrato, qj - quadra-
to-jugale, sq - squamoso, t - tabulare, v - vomere.
principale in corrispondenza dell’interspazio fra i
palatini posteriori, i palatini anteriori e i mascellari po¬
steriori (Nosotti 1986, fig. 2). Nella mandibola di P/a-
cochelys placodonta i denti mandibolari posteriori
sporgono all’indietro e alfinterno rispetto al limite in¬
terno della mandibola. Ciò non sembra avvenire in
Psephoderma alpinum poiché tali denti non sono visi¬
bili. Nella specie in studio infatti i dentali sono molto
J più allungati posteriormente che nella specie di Jae-
kel, il che da un lato rende la mandibola più massiccia,
dall’altro permette un alloggiamento più ampio per i
denti mandibolari.
Posteriormente ai due denti palatini posteriori sono
situate le finestre palatino-pterigoidee, al limite fra i
palatini e gli pterigoidei. Lateralmente, al limite con il
margine interno della fossa temporale (qui appena vi¬
sibile sul lato destro del cranio) gli pterigoidei forma¬
no una cresta accentuata, sottile e arcuata che limita
internamente i rami mandibolari. Sul lato destro del
cranio, sotto l’angolare della mandibola, affiora parte
del ramo articolare del quadrato.
Poiché la regione occipitale del cranio è mal conser¬
vata, non è possibile ricostruire l’articolazione fra il
cranio e il collo, articolazione che non ha subito dislo¬
cazioni.
Posteriormente il cranio è caratterizzato dagli squa¬
mosi che si estendono all’indietro, formando due ac¬
centuate ed acute proiezioni posteriori. Tali proiezioni
22
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
si estendono ben al di là del limite posteriore dei rami
mandibolari e convergono verso il collo. La distanza
fra le due estremità posteriori di queste proiezioni è
minore della larghezza dell’emarginazione cervicale
del margine anteriore della corazza dorsale sotto cui
passa il collo, cosicché si può ritenere che le proiezioni
trovassero alloggiamento entro tale emarginazione, al
di sotto della corazza, durante i movimenti laterali
della testa e del collo.
La mandibola non porta tubercoli dermici: due tu¬
bercoli sporgono dal margine esterno delle ossa ango¬
lari, ma appartengono probabilmente al cranio.
Il cranio di Psephoderma alpinum è infatti debol¬
mente corazzato: alcuni tubercoli dermici sono pre-
Fig. 2 — Esemplare n. 1, cranio in norma ventrale (leggermente rim¬
picciolito). ag-angolare, cp-complementare, d-dentale, dt-dente pa¬
latino posteriore, fp-finestra palatino-pterigoidea, pl-palatino, pt-
pterigoideo, sag-soprangolare, sp-spleniale, sq-squamoso.
Fig. 3 — Psephoderna alpinium, denti palatini posteriori rinvenuti
isolatamente (grandezza naturale). a-Museo di Storia Naturale di
Milano cat. n. V467 (Endenna); b-Museo di Scienze Naturali di Ber¬
gamo cat. n. S699 (Endenna); c-Museo di Scienze Naturali di Berga¬
mo cat. n. 5114 (Cene).
senti sul margine laterale del cranio, impostati sul
quadrato-jugale e sullo squamoso, e sul margine inter¬
no delle proiezioni posteriori de(lo squamoso. Tali tu¬
bercoli sono tuttavia meno numerosi e meno svilup¬
pati che in Placochelys placodonta (Huene 1931, tav. I),
come è dimostrato dall’esemplare del Monte Comiz-
zolo (fig. 1).
Dimensioni del cranio
(misure in cm)
Lunghezza totale del cranio
dall’estremità anteriore dei dentali
alla proiezione posteriore degli squamosi. . 11,95
Lunghezza della mandibola
dall’estremità anteriore dei dentali
alla estremità posteriore degli angolari. . . . 9,05
Lunghezza della sinfisi mandibolare . 5,59
Larghezza del cranio
in corrispondenza dell’articolazione
cranio-mandibola . 7,32
Distanza fra le estremità posteriori
degli squamosi . 4,68
A parte le estremità dei due denti palatini posterio¬
ri, nessun altro elemento della dentatura è visibile
nell’esemplare n. 1.
Dalla stessa formazione del Calcare di Zorzino da
cui proviene tale esemplare sono stati estratti tre denti
isolati, uno rinvenuto a Cene (Nosotti 1987, fig. lb)
(fig. 3c), due a Endenna (Nosotti 1986 fig. le, 1987 fig.
le) (fig. 3ab). Tutti e tre questi denti sono stati classifi¬
cati come palatini posteriori e vanno attribuiti con tut¬
ta probabilità alla medesima specie dell’esemplare
completo.
Il cranio dell’esemplare n. 1 corrisponde per struttu¬
ra anatomica al cranio privo di mandibola, di dimen¬
sioni maggiori, di Psephoderma alpinum del Monte
Cornizzolo (Pinna 1976, 1978, 1980). In particolare si
nota una perfetta identità nella forma generale, nella
struttura del palato, nelle suture fra palatini e pterigoi-
dei, nella posizione dei denti e delle finestre palatino
pterigoidee.
Il cranio del Monte Cornizzolo è incompleto; esso
manca delle estremità posteriori degli squamosi che
nel nostro esemplare sono invece completi. Tali estre¬
mità sembrano più sottili e più estese posteriormente
di quanto non furono ricostruite a suo tempo (Pinna
1976, fìgg. 4, 5) e non sembrano portare i tubercoli
dermici terminali che sono stati disegnati nella rico¬
struzione del cranio.
Nello Psephoderma alpinum di Endenna il rostro an¬
teriore della mandibola sembra più largo di quello del
cranio del Monte Cornizzolo: ciò è dovuto con tutta
probabilità alla separazione dei due dentali.
Colonna vertebrale
Nell’esemplare n. 1 la colonna vertebrale è conser¬
vata quasi completamente: sono presenti infatti 76
vertebre delle 84 che costituivano la serie completa.
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
23
Complessivamente la colonna è composta da 5 cer¬
vicali, 15 dorsali, 3 sacrali e 61 caudali.
Esemplare n. 1: lunghezza della colonna vertebrale
(misure in cm)
Lunghezza totale della colonna . 81,2
Lunghezza della serie cervicale . 4,7
Lunghezza della serie dorsale . 24,9
Lunghezza della serie sacrale . 2,2 (?)
Lunghezza della serie caudale . 49,4
A seguito della posizione di fossilizzazione dello
scheletro le vertebre sono di solito conservate in nor¬
ma ventrale: fanno eccezione la seconda vertebra sa¬
crale e buona parte delle caudali. La coda ha infatti
subito durante la fossilizzazione una rotazione in sen¬
so orario. Questa ha prodotto la frattura degli archi
neurali delle prime 8 vertebre caudali, che erano colle¬
gate con la piastra caudale della corazza, ha fatto ruo¬
tare parzialmente le caudali 3a-8a (vertebre 26-31) ed
ha adagiato in norma laterale tutte le restanti vertebre
della coda.
Se si escludono limitate dislocazioni, gli elementi
della colonna vertebrale sono conservati in connes¬
sione anatomica. Fanno eccezione le vertebre sacrali e
le prime otto caudali. Lo spostamento di queste verte¬
bre dipende dal fatto che le prime erano collegate al
cinto pelvico tramite le coste sacrali, le seconde alla
piastra caudale attraverso le spine neurali; tali connes¬
sioni subirono notevoli tensioni durante lo schiaccia¬
mento cui fu sottoposto l’esemplare durante la fossi¬
lizzazione.
Nella regione dorsale la colonna vertebrale è sotto¬
posta allo scheletro gastrale che nasconde parzialmen¬
te molti elementi vertebrali. Nella regione caudale la
sequenza delle vertebre è interrotta in due punti da
fratture della lastra rocciosa: una prima frattura inter¬
rompe la serie fra la 43a e la 45a vertebra, ambedue
conservate solo in parte; una seconda frattura inter¬
rompe la colonna dalla 61a alla 68a vertebra.
Nella regione dorsale sono visibili processi trasversi
enormemente svilupppati, spesso di poco dislocati ri¬
spetto ai centra corrispondenti. Nella regione cervicale
le coste non sono conservate, fatta eccezione per la
costa destra della 5a vertebra. Ben visibili sono le coste
sacrali.
La colonna vertebrale dei placodonti è conosciuta
quasi completamente solo in Placodus gigas, in Para-
pìacodus broilii e in Helveticosaurus zodingeri. L’esem¬
plare allo studio è quindi uno dei pochi placodonti, e
l’unico placodonte corazzato, in cui la colonna verte¬
brale è conservata integralmente.
Psephoderma alpinum possiede 20 vertebre presa¬
crali, un numero assai prossimo a quello degli altri pla¬
codonti corazzati, Henodus (19 presacrali) e Placoche¬
lys (da 16 a 19 presacrali), ed assai minore di quello dei
placodonti non corazzati Placodus (28 presacrali), Pa-
raplacodus (più di 26 presacrali) e Helveticosaurus (3)
(38-44 presacrali). Saurosphargis (4) , forma priva di co¬
razza continua, ma con caratteri dello scheletro che ri¬
chiamano i ciamodonti (Peyer e Kuhn-Schnyder
1955), ha un numero di presacrali intermedio (più di
22 presacrali) fra quello dei placodonti corazzati e
quello dei placodonti non corazzati.
Vertebre e coste cervicali
Le vertebre cervicali sono state probabilmente com¬
presse in Senso antero-posteriore e non sono perciò ri¬
costruibili. Anche la distinzione dei singoli elementi è
difficile; questa è stata effettuata sulla base della pre¬
senza di sviluppate parapofìsi situate verso la superfì¬
cie inferiore del centrum presso il margine craniale,
grosso modo come avviene nelle cervicali di Placodus
gigas (Drevermann 1933). La presenza di quattro cop¬
pie di parapofìsi ha permesso di stabilire l’esistenza di
quattro cervicali, la prima delle quali è probabilmente
l’epistrofeo, anch’esso dotato di parapofìsi sviluppate
atte a sostenere l’articolazione capitolare della prima
costa cervicale.
Le cervicali dell’esemplare n. 1 sono caratterizzate
da centra anficeli brevi (lunghezza media mm 8) e lar¬
ghi (larghezza media mm 22), debolmente concavi sul
(3) Sull’attribuzione di Helveticosaurus ai placodonti esistono notevoli dubbi. Recentemente Carrol (1988) ha considerato il
genere come un placodonte primitivo.
(4) Questa specie del Muschelkalk inferiore è stata attribuita alla famiglia Placochelyidae (Kuhn 1969) ma la mancanza di
una corazza completa esclude una affinità così marcata con i rappresentanti di questa famiglia ( Placochelys e Psephoderma).
Potrebbe rappresentare invece uno stadio primitivo dei Cyamodontidae privo di corazza ossificata.
24
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
lato ventrale e dotati di prominenti parapofìsi. Queste
sono situate sul margine anteriore del centrum, da cui
sporgono per breve tratto, e sono proiettate verso il
basso; hanno forma cilindrica; la superficie di articola¬
zione capitolare è incisa da una fossetta.
Anteriormente alla prima cervicale dotata di para-
pofisi (epistrofeo), e fra questa vertebra e il condilo oc¬
cipitale del cranio, è situato un corpo vertebrale di dif¬
ficile ricostruzione, privo di parapofìsi. Si tratta verosi¬
milmente dell’atlante, la cui presenza porta a 5 il nu¬
mero totale delle cervicali (vertebre 1-5).
Le cervicali del nostro esemplare sembrano molto
simili a quelle di Henodus. Le cervicali di questo, 6
di numero, hanno centrum corto e largo, dotato di
parapofìsi ben sviluppate, situate inferiormente sul
margine anteriore e incise da una profonda fossetta.
Tali vertebre possiedono zigapofìsi sviluppate con
faccette articolari molto inclinate che dovevano
permettere, secondo Huene (1936) e Vogt (1983),
maggiore movimento sul piano verticale che su quel¬
lo orizzontale.
Diverse sono le cervicali dei placodonti non coraz¬
zati. Parapofìsi sviluppate e proiettate più lateralmente
hanno le cervicali di Placodus gigas. Queste hanno
centra più allungati in senso antero-posteriore e porta¬
no archi neurali molto sviluppati in altezza con ziga-
pofìsi dotate di faccette articolari piane formanti un
angolo di circa 110°.
Cervicali analoghe a quelle di Placodus gigas, dotate
di zigapofìsi a faccette articolari piane e poco inclinate,
doveva avere Paraplacodus broiliì (Kuhn-Schnyder
1943).
Placodus gigas e, presumibilmente, tutte le forme
non corazzate, possedevano un collo più allungato e
più mobile di quello delle forme corazzate.
La presenza di parapofìsi molto sviluppate nel no¬
stro esemplare indica che ad iniziare dall’epistrofeo le
vertebre cervicali erano dotate di coste robuste. Una
sola di tali coste è conservata, seppure visibile in mo¬
do incompleto poiché coperta all’estremità prossimale
dalla scapola destra. Si tratta della costa destra della 5a
cervicale, la cui forma ricorda quella delle coste cervi¬
cali di Placodus gigas. È infatti dicocefala ed è costitui¬
ta da un lungo corpo robusto e diritto che verso
l’estremità prossimale si divide nei due rami capitolare
e tubercolare.
Vertebre e coste dorsali
Il limite fra le regioni cervicale e dorsale della colon¬
na vertebrale è segnato dalla sparizione delle pronun¬
ciate parapofìsi, tipiche delle vertebre cervicali, e dalla
comparsa di sviluppati processi trasversi che costitui¬
scono la principale caratteristica delle vertebre dorsali
in tutti i placodonti corazzati.
La serie dorsale è composta da 15 vertebre (vertebre
6-20); tali vertebre posseggono centra anficeli tozzi e
corti, a fianchi e superfìcie ventrale concavi, privi di
parapofìsi. Le dimensioni dei centra, tutti (ad eccezio¬
ne della 8a vertebra) nascosti alla vista parzialmente o
totalmente dalla sovrapposizione delle gastralia, non
sono misurabili. Si può stimare che essi abbiano una
lunghezza media di 14 mm, per una larghezza media
di 16 mm. Le dimensioni dei centra variano tuttavia
lungo la colonna: la lunghezza cresce gradualmente
dalla L alla IL dorsale (vertebre 6-16), per poi decre¬
scere assai lentamente fino alla 15a (vertebra 20). Nelle
ultime dorsali una carena percorre in posizione me¬
diana la superfìcie ventrale del centrum per tutta la
sua lunghezza.
La caratteristica più evidente delle vertebre dorsali
è la presenza di processi trasversi molto larghi e enor¬
memente sviluppati in lunghezza e l’assenza di coste
in tutte le vertebre ad eccezione delle ultime due della
serie.
I processi trasversi sono separati dai rispettivi cen¬
tra. Probabilmente la sutura neuro-centrale, ben netta
in tutte le vertebre dei placodonti, era una zona di mi¬
nor resistenza, facile a separarsi a seguito di azioni
meccaniche quali lo schiacciamento avvenuto durante
la fossilizzazione.
La quasi costante separazione dei processi trasversi
dai centra è stata notata anche in Cyamodus hildegar-
dis, sia nell’esemplare giovanile (Pinna 1980), ove po¬
teva essere attribuita a scarsa ossificazione, sia
nell’esemplare adulto (esemplare T 58 dell’Università
di Zurigo). In quest’ultimo in particolare si può notare
che, mentre le vertebre fossilizzate in norma ventrale
hanno processi trasversi separati dai centra, quelle
conservate in norma caudale o craniale mantengono
una perfetta connessione, il che farebbe pensare a una
separazione di tipo meccanico.
È probabile dunque che l’apertura della sutura neu¬
ro-centrale nelle dorsali del nostro esemplare sia do¬
vuta alla pressione subita dall’animale durante la fos¬
silizzazione, pressione che agì su processi trasversi so¬
lo debolmente arcuati e non strettamente connessi
con i rispettivi centra.
Visto in norma ventrale il processo trasverso inizia
con una estremità prossimale allargata, incisa da una
fossetta che corrisponde alla superfìcie di connessione
con l’arco neurale (e in parte con il fianco del
centrum). Procedendo verso l’esterno il processo tra¬
sverso si assottiglia prima bruscamente e si espande
poi divenendo un osso largo. Circa a metà della
distanza fra la colonna vertebrale e il margine del
carapace il processo trasverso raggiunge la sua massi¬
ma larghezza. Con il procedere verso il margine del
carapace l’osso si assottiglia nuovamente fino
all’estremità distale, ingrossata e limitata all’esterno
da una superfìcie appiattita che si connette con gli
osteodermi marginali del carapace piegati ad angolo
retto verso il basso. È probabile che la porzione distale
dei processi piegasse verso il basso prima di connetter¬
si con il carapace.
Sulla superfìcie ventrale il processo trasverso è per¬
corso da una carena molto sviluppata nella zona pros¬
simale; tale carena doveva conferire all’osso una se¬
zione triangolare e doveva impostarsi in parte sul cen¬
trum, analogamente a quanto avviene nelle dorsali di
Henodus chelyops (Huene 1958) e di Cyamodus hilde-
gardis (es. T58). La carena in questione non sembra
percorrere il processo trasverso per tutta la sua
lunghezza.
II forte schiacciamento subito dall’esemplare non
permette di valutare né lo spessore, né la curvatura,
né l’esatto decorso dei processi trasversi e rende
impossibile valutare l’eventuale inclinazione della
loro superfìcie superiore rispetto al piano orizzontale.
È probabile che i processi trasversi fossero debolmen¬
te arcuati inferiormente nella regione prossimale e su¬
periormente piani, analogamente a quanto avviene in
Henodus e, probabilmente, in Placochelys. Essi corre¬
vano poi pressoché orizzontalmente, paralleli alla su-
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
25
perficie interna della corazza estremamente piatta,
piegando forse debolmente verso il basso in corri¬
spondenza delle due rilevate carene laterali del cara¬
pace, cui corrispondono sulla superficie interna del ca¬
rapace stesso due serie di fossette.
La forma delle vertebre dorsali e la loro posizione al
di sotto del carapace erano tali che ben poco spazio
era presente sui fianchi delle neurapofisi per la musco¬
latura epiassiale.
I processi trasversi percorrono perpendicolarmente
tutta la larghezza del corpo dell’animale, dalla colon¬
na al margine del carapace, la loro lunghezza varia
quindi secondo la posizione da essi occupata nella
colonna.
Essi erano connessi al carapace con le loro estremi¬
tà distali. È probabile che queste non fossero le uniche
connessioni fra endoscheletro e esoscheletro, ma che
anche le spine neurali si connettessero con la superfì¬
cie inferiore della corazza, ciò che tuttavia non è possi¬
bile osservare. A giudicare dal nostro esemplare le
connessioni fra i processi trasversi e la corazza dorsale
non erano saldature dovute alla fusione di centri di
ossificazione come Westphal (1976) ha stabilito per
Henodus, ma connessioni più deboli e elastiche, carti¬
laginee o legamentose.
I processi trasversi sono l’unica porzione dell’arco
neurale visibile nel nostro esemplare; per analogia
con gli altri placodonti corazzati si può supporre
che l’arco neurale fosse assai basso, dotato di un
corto processo spinoso appiattito superiormente. Il
processo spinoso era probabilmente espanso supe¬
riormente per analogia con quanto avviene nelle
caudali anteriori, sottoposte alla piastra caudale della
corazza.
Tutti i placodonti corazzati di cui è conosciuto lo
scheletro postcraniale sono caratterizzati da una
struttura delle vertebre dorsali analoga a quella
dell’esemplare in studio, con processi trasversi larghi,
profondi e sviluppati in lunghezza (Nosotti 1987).
Cyamodus hildegardis (Pinna 1980) si distingue dal
nostro esemplare per possedere in tutta la serie
dorsale vere e proprie coste olocefale articolate con i
processi trasversi: ciò rende la gabbia toracica di
questa specie ben più ampia e profonda di quella di
Psephoderma alpinum. In Cyamodus hildegardis le
superfìci articolari delle prezigapofìsi sono formate
da una proiezione in avanti del processo trasverso
(Pinna 1980 pag. 283), le faccette di articolazione
sono di tipo ad arco di cerchio inclinate di 45° (esem¬
plare T 58).
IpììIpS
Fig. 4 — Ricostruzione schematica del tronco di Psephoderma alpinum in norma ventrale, basata sull’esemplare n. 1 (X 0,5).
26
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTT1
Secondo Reiff (1942) in Henodus chelyops sono pre¬
senti coste dorsali che costituiscono una continuazio¬
ne dei processi trasversi con cui sono perfettamente
fuse. In Henodus tuttavia i complessi processo trasver¬
so-costa non sono connessi con i margini del carapa¬
ce, come si è detto in precedenza, ma sono in contatto
con questo nel punto ove essi curvano decisamente
verso il basso seguendo la curvatura del carapace stes¬
so. Una tale curvatura dei processi non è presente in
Psephoderma alpinum, caratterizzato da un carapace
a superficie quasi piana. In Henodus le superfici ar¬
ticolari delle zigapofisi sono piane e « giacciono su
un piano perfettamente orizzontale » (Huene 1958,
pag. 165, fìg. 1).
Vi è una certa contraddizione per quanto riguarda
forientamento delle faccette articolari delle zigapofisi
delle vertebre dorsali dei placodonti. Tali faccette arti¬
colari sono infatti piane e più o meno fortemente incli¬
nate rispetto al piano mediano in Placodus (Drever-
mann 1933), in Cyamodus (es. T 58) e in Saurosphargis
(Huene 1936), ove divengono quasi verticali. Esse so¬
no assai meno inclinate in Paraplacodus (Peyer 1935)
ed orizzontali in Henodus (Huene 1958). In base a ciò
è difficile giudicare per analogia quali articolazioni ca¬
ratterizzassero il nostro esemplare.
Nell’esemplare allo studio le due ultime vertebre
dorsali (vertebre 19 e 20) differiscono da tutte le prece¬
denti. I processi trasversi di tali vertebre sono lunghi e
larghi come i precedenti, ma sono articolati con vere e
proprie coste olocefale. Nella 19a vertebra il processo,
lungo circa 28 mm, si articola con una costa che rag¬
giunge i 38 mm di lunghezza; nella 20a vertebra il pro¬
cesso è più corto (22 mm) e si articola con una costa
più breve, lunga 25 mm. Le due coste sono ossa allun¬
gate, più sottili del corrispondente processo trasverso,
espanse debolmente alle due estremità e leggermente
ricurve.
La debole curvatura di tali coste fa ritenere che esse
non piegassero bruscamente e sensibilmente verso il
basso dopo la loro inserzione sul processo trasverso.
La presenza di tali coste libere faceva tuttavia sì che il
corpo dell’animale si approfondisse subito prima del
cinto pelvico e tale approfondimento è seguito da un
analogo approfondimento del margine laterale del ca¬
rapace.
Una differente struttura delle due ultime vertebre
dorsali e delle relative coste, rispetto alle dorsali che
precedono, è stata riscontrata in altre specie di placo¬
donti. Huene (1958) ha segnalato l’assenza di coste
nelle ultime due presacrali di Henodus ed ha messo ciò
in relazione alla necessità di un aumento di mobilità
del bacino. Kuhn-Schnyder (1943) ha messo in evi¬
denza in Paraplacodus l’apparizione improvvisa di co¬
ste più brevi nelle ultime 5 vertebre dorsali; egli ha
considerato tali coste come lombari, le ultime due del¬
le quali rudimentali.
Vertebre e coste sacrali
Le vertebre sacrali sono tre (vertebre 21-23), come
in tutti i placodonti. Esse sono molto mal conservate
nell’esemplare n. 1 nel quale sono parzialmente rico¬
perte dalle ossa del bacino.
Nell’esemplare n. 2 il sacro è visibile solo in parte in
norma dorsale, nello spazio libero fra il margine poste¬
riore del carapace e il margine anteriore della pia¬
stra caudale: la 2a vertebra sacrale è situata al limite an¬
teriore di tale piastra, è dotata di spina neurale bassa e
di corti e robusti processi trasversi cui si applicano le
coste sacrali. L’esemplare conserva anche la costa sini¬
stra della prima sacrale; distalmente essa è in connes¬
sione naturale con la superfìcie interna dell’ilio.
Nell’esemplare n. 1 le tre coste sacrali sono visibili
sul lato destro dell’animale, mentre sul lato sinistro
sono presenti uno o due elementi, forse la prima e la
seconda costa sacrale. Le tre coste destre sono addos¬
sate le une alle altre in posizione naturale, esse sono
però dislocate rispetto alle vertebre corrispondenti e
sono spostate all’indietro sotto la piastra caudale.
Le prime due coste hanno pressappoco le stesse di¬
mensioni e sono espanse alle due estremità. All’estre¬
mità distale presentano un’ampia superfìcie di artico¬
lazione con l’ilio. Notevole è l’espansione distale della
prima costa: essa forma una superfìcie articolare si¬
nuosa, debolmente concava. La terza costa, infine, è
più corta delle precedenti e decisamente poco espansa
distalmente.
Da quanto si può osservare, almeno le due prime
vertebre sacrali si connettevano all’ilio attraverso le
coste. Ciò è in contrasto con quanto osservato in Cya¬
modus hildegardis (Pinna 1980, fìg. 6) nel quale solo la
prima sacrale sembra possedere coste mentre la se¬
conda e la terza sembrano connettersi con l’ilio diret¬
tamente attraverso i processi trasversi. È possibile tut¬
tavia che il sacro di Cyamodus hildegardis sia stato er¬
roneamente interpretato a causa della dissociazione
dello scheletro che rendeva diffìcile l’identificazione
dei vari elementi.
Parte del sacro è visibile nell’esemplare n. 3, nel
quale tuttavia l’interpretazione dei diversi elementi è
complessa.
Le articolazioni fra le vertebre sacrali non sono visi¬
bili in Psephoderma alpinum; esse sono state osservate
in Placodus gigas nel quale le faccette articolari delle
zigapofìsi sono piane e quasi orizzontali. È presumibi¬
le che un tale tipo di articolazione caratterizzasse le sa¬
crali di tutti i placodonti.
In Placodus gigas la prima caudale possiede preziga-
pofìsi pressoché orizzontali, adatte ad articolarsi con
le postzigapofisi orizzontali dell’ultima sacrale, e post-
zigapofìsi inclinate analoghe a quelle di tutte le cauda¬
li (Kuhn-Schnyder 1943). L’articolazione fra la terza
sacrale e la prima caudale costituiva quindi un punto
di flessione laterale della coda. Poiché in Psephoderma
alpinum le faccette articolari delle zigapofìsi delle pri¬
me otto caudali sono disposte orizzontalmente, è pre¬
sumibile che anche le zigapofìsi delle sacrali avessero
tale disposizione.
Vertebre e coste caudali
Nell’esemplare n. 1 la coda è conservata quasi com¬
pletamente, mancano infatti solo sette elementi: le
vertebre 44 e 62-67. La coda in origine era composta
da un totale di 61 vertebre (vertebre 24-84), costituite
da centra anfìceli, nel complesso piuttosto corti, e da
archi neurali poco sviluppati in altezza. I centra e gli
archi neurali sono separati nelle caudali anteriori e
quando, nelle altre caudali, sono ancora in connessio¬
ne, la sutura neuro-centrale rimane ben evidente: si¬
tuazione primitiva che oggi persiste in alcuni cheioni
acquatici e nei coccodrilli.
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
27
La la caudale (vertebra 24), visibile in norma ventra¬
le, ha centrum corto e largo, concavo sui fianchi e sul¬
la superfìcie ventrale. L’arco neurale, conservato solo
in parte, è piuttosto basso, dotato di una spina neurale
allungata in senso antero-posteriore. Superiormente
la spina neurale è fortemente espansa e forma un’am¬
pia superfìcie debolmente concava. È probabile che
attraverso tale superfìcie la spina neurale fosse con¬
nessa con gli osteodermi della sovrastante piastra cau¬
dale. Le zigapofìsi sono appuntite con superfìci di arti-
colazione orizzontali. Le prezigapofisi si proiettano in
avanti orizzontalmente al di là del margine anteriore
del centrum e posteriormente si connettono attraver¬
so un’ampia curva con la spina neurale, il cui profilo
superiore è allungato in direzione antero-posteriore e
regolarmente curvo. Posteriormente la spina neurale
forma una concavità dalla cui base partono le postzi-
gapofìsi. L’arco neurale è dotato di processi trasversi
impostati sulla metà anteriore della vertebra e proiet¬
tati all’esterno perpendicolarmente all’asse della co¬
lonna.
Fig. 5 — Esemplare n. 1, ricostruzione della 5a vertebra caudale (ver¬
tebra 28) (X 3).
Le successive sette caudali (fìg. 5) (vertebre 25-31)
hanno analoga struttura del centrum e dell’arco neu¬
rale, sono sottoposte, come la la, alla piastra caudale e
sono a questa connesse attraverso le spine neurali. In
tali vertebre il centrum è percorso sulla superfìcie ven¬
trale da due carene, separate da una doccia. Dalla 3a
caudale tali carene si allargano in prossimità del mar¬
gine posteriore formando due superfìci piane inclinate
per l’attacco delle emapofisi, che iniziano quindi dalla
3a caudale.
È probabile che alcune delle prime caudali portasse¬
ro coste, a giudicare dagli scarsi resti visibili e da quan¬
to osservato negli altri placodonti corazzati.
La 5a e la 6a caudale (vertebre 28 e 29) sono ancora
dotate di robusti processi trasversi. Questi si riducono
drasticamente a partire dalla 7a caudale, persistendo
come semplici tubercoli laterali situati alla connessio¬
ne dell’arco neurale con il centrum fino alla 15a cauda¬
le (vertebra 36).
Fig. 6 — Esemplare n. 1, ricostruzione della lla vertebra caudale
(vertebra 34) (X 3).
Dalla 9a caudale (vertebra 32) (fìg. 6) vi è un progres¬
sivo assottigliamento dei centra che divengono meno
alti e, quindi, più allungati con il procedere verso
l’estremità della coda ed una progressiva riduzione
dell’arco neurale. Già nella 9a caudale la spina neurale
non è più espansa superiormente (ciò in ragione del
fatto che questa vertebra non è sottoposta alla coraz¬
za) e le zigapofìsi hanno faccette di articolazione pres¬
soché verticali. Con il procedere in direzione caudale
la spina neurale diviene sempre più bassa e tende a
fondersi posteriormente con la postzigapofìsi. Tale fu¬
sione è realizzata verso la 18a caudale (vertebra 41).
Questa vertebra è ben visibile nell’esemplare n. 3
(fìg. 7): le prezigapofisi sono divenute molto robuste,
si proiettano in avanti e debolmente verso l’alto, pos¬
siedono faccette articolari prossime alla verticale e si
inseriscono sulla vertebra precedente in una concavità
situata sotto un’espansione posteriore formata dalla
fusione della spina neurale con la postzigapofìsi, con¬
cavità su cui è presente la superfìcie di articolazione
postzigapofìsaria.
Questo tipo di articolazione persiste dalla 9a alla 22a
caudale (vertebra 45) nell’esemplare completo e fino
alla 25a nell’esemplare n. 3 che è di minori dimensioni.
Fig. 7 — Esemplare n. 3, ricostruzione della 18a vertebra caudale
(vertebra 41) (x 3).
Procedendo ancora in direzione caudale l’arco
neurale diviene sempre più basso. Nell’esemplare
completo dopo la 22a caudale non vi è più connessione
fra archi neurali successivi. Nell’esemplare n. 3 invece
le connessioni persistono fino alla 28a caudale (verte¬
bra 51).
28
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
Fig. 8 — Esemplare n. 1, ricostruzione della 28a vertebra caudale
(vertebra 51) (x 3).
Nella 27a caudale (vertebra 50) l’arco neurale è ri¬
dotto ad una proiezione anteriore (prezigapofisi) e
ad una proiezione posteriore (postzigapofìsi + spina
neurale) di dimensioni pressoché identiche (fig. 8).
L’arco neurale sparisce infine nella 53a caudale (verte¬
bra 76). A parte le prime due, tutte le emapofisi sono
conservate. Esse compaiono, come si è detto, nella 3a
caudale.
Le emapofìsi non sono in posizione intercentrale.
Si tratta di chevrons dalla tipica forma a Y senza con¬
nessione intercentrale fra i due rami. Questi sono toz¬
zi e corti, sono cioè formati da due rami strettamente
uniti all’estremità distale. Le estremità prossimali dei
due rami sono espanse. Le emapofìsi si connettono
con le vertebre in posizione caudale, in corrisponden¬
za delle superfìci articolari formate dalfallargamento
posteriore delle due carene ventrali dei centra. Tali ca¬
rene sono presenti in tutte le vertebre dotate di ema-
pofìsi; esse si allargano in prossimità del margine po¬
steriore del centrum e si proiettano verso il basso e
all’indietro, così che le emapofìsi, una volta connesse
con il centrum, risultano disposte verso il basso, incli¬
nate nettamente all’indietro (fìgg. 5 e 6).
Le emapofìsi diminuiscono progressivamente di
lunghezza con il procedere verso l’estremità della co¬
da; fra la 19a e la 22a caudale le dimensioni delle ema¬
pofìsi si riducono bruscamente; esse spariscono poi in
corrispondenza della 36a caudale (vertebra 59).
Nell’esemplare n. 1 la coda è debolmente corazzata
solo per una parte del suo decorso: il tratto della coda
posteriore alla piastra caudale compreso fra la 9a e la
19a caudale è accompagnato infatti da osteodermi di
piccole dimensioni in posizione ventrale e dorsale. La
porzione anteriore della coda dell’esemplare n. 2 mo¬
stra per contro una corazzatura più robusta (pag. 38).
La regione caudale della colonna vertebrale è poco
nota nei placodonti corazzati.
Di Henodus chelyops si conoscono solo le prime 16
caudali (Huene 1936, tav. 10, es. II). Huene (1936,
fìg. 14) ha figurato le caudali 7-16 e ne ha ricostruita
una. Questa ha un centrum debolmente anfìcele a se¬
zione triangolare, arco neurale basso con lunghe pre-
zigapofìsi a faccette articolari molto inclinate e spina
neurale allungata in direzione antero-posteriore e
proiettata all’indietro oltre il margine posteriore del
centrum. Tale spina neurale porta alla base una legge¬
ra proiezione posteriore che corrisponde probabil¬
mente alla postzigapofìsi. A giudicare dalla ricostru¬
zione, l’articolazione pre-postzigapofisi avveniva su
un piano verticale. Le emapofìsi in Henodus sono mol¬
to inclinate all’indietro e si articolano con il margine
posteriore del centrum; le coste sono robuste e si inse¬
riscono sul processo trasverso alla giunzione fra cen¬
trum e arco neurale.
Vogt (1983) ha descritto nuovamente le caudali di
Henodus. Tale autore asserisce che le prime quattro
caudali sono ancora sottoposte alla corazza dorsale e
che dalla 5a gli archi neurali aumentano bruscamente
in altezza e posseggono faccette articolari delle ziga-
pofìsi disposte orizzontalmente.
Complessivamente la caudale di Henodus ricostrui¬
ta da Huene è simile alle caudali 9-19 di Psephoderma
alpinum, nelle quali le faccette articolari delle zigapofì-
si si affrontano su un piano quasi perfettamente verti¬
cale e nelle quali abbiamo notato la fusione fra la spi¬
na neurale proiettata all’indietro e la postzigapofìsi.
È probabile che in Henodus si avesse la stessa dispo¬
sizione delle articolazioni zigapofìsarie osservata
nell’esemplare allo studio: è probabile cioè che le pri¬
me caudali avessero faccette orizzontali e che le cau¬
dali successive possedessero invece faccette più o me¬
no verticali.
In Placochelys le caudali sono poco conservate e, so¬
prattutto, mancano dell’arco neurale.
La porzione anteriore della coda è conservata
nell’esemplare giovanile di Cyamodus hi/degardis
(Pinna 1980). In questo non sono conservati gli archi
neurali delle vertebre, mentre si nota che le prime
quattro caudali portano coste e le emapofìsi iniziano
dalla 3a caudale. Nell’olotipo della specie (Peyer 1935)
è visibile una sola vertebra caudale in norma laterale:
essa sembra assai simile alle caudali 9-1 1 di Psephoder¬
ma. Mentre nell’esemplare giovanile di questa specie
la coda è debolmente corazzata, nell’olotipo essa por¬
ta una corazzatura assai robusta (pag. 38).
Per quanto riguarda i placodonti non corazzati la
coda è conosciuta abbastanza bene in Placodus gigas e
in Paraplacodus broilii.
In Placodus la struttura delle caudali anteriori è net¬
tamente diversa dalla struttura delle stesse vertebre
nei placodonti corazzati: l’arco neurale è sviluppato in
altezza, la spina neurale è alta e non espansa in dire¬
zione antero-posteriore. Le postzigapofìsi, ben con¬
formate, si staccano dalla base della spina neurale, dal¬
la quale si mantengono nettamente distinte, mentre le
prezigapofìsi sono nettamente più ridotte che nelle
caudali anteriori di Psephoderma alpinum. A parte le
zigapofìsi della la caudale che hanno faccette articolari
orizzontali, tutte le zigapofìsi delle caudali di Placodus
gigas hanno faccette con una inclinazione molto forte,
spesso prossima alla verticale.
La coda di Paraplacodus broilii (Peyer 1935, Kuhn-
Schnyder 1943) è composta da 54 vertebre. Le caudali
anteriori sono analoghe, per quanto riguarda la con¬
formazione generale e lo sviluppo dell’arco neurale, a
quelle di Placodus gigas. Con il procedere verso
l’estremità della coda gli archi neurali si modificano
gradualmente, fino a perdere la reciproca connessione
verso la 16a vertebra. Le coste caudali sono presenti
forse nelle prime nove vertebre. Le emapofìsi sono
presenti dalla 4a caudale: esse si collegano inizialmen¬
te con il centrum che precede, nella parte mediana
della coda hanno posizione intercentrale e dalla 30a
vertebra sono collegate con il centrum della vertebra
che segue, una caratteristica — questa — che non si ri¬
scontra nella specie in studio. Le emapofìsi mancano
infine nelle ultime sei caudali.
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
29
Cinto scapolare
Nell’esemplare n. 1 quasi tutte le ossa del cinto sca¬
polare sono conservate. Esse tuttavia non sono fra lo¬
ro in connessione anatomica (se si eccettua il rapporto
fra le clavicole e fra queste e l’interclavicola) e molte
sono erose, compresse e distorte. Nel fossile il cinto
occupa la posizione naturale al limite anteriore del ca¬
rapace, con l’interclavicola all’altezza della 5a vertebra
cervicale in corrispondenza dell’emarginazione ante¬
riore della corazza.
Le due clavicole sono fossilizzate in norma ventrale
e, seppur compresse sul piano di fossilizzazione, man¬
tengono più o meno la posizione originaria rispetto al
collo e al margine anteriore della corazza. Si tratta di
ossa relativamente robuste rispetto al cinto nel suo
complesso, allungate, a forma di bastoncino, ricurve
all’indietro nel tratto compreso fra le due scapole. La
porzione distale delle clavicole piega dorsalmente, ap¬
plicandosi al margine interno della scapola in posizio¬
ne anteriore. Questo tratto dorsale non è visibile
nell’esemplare, nel quale si osserva solo il contatto fra
clavicola e scapola nella metà sinistra del cinto.
La lunghezza delle due clavicole non è ben valuta¬
bile poiché le loro porzioni distali sono ricoperte su
ambo i lati dalle scapole. Il tratto visibile, dalla sinfisi
mediale al punto in cui le clavicole si immergono sotto
le scapole, è di mm 8,5 da ciascun lato. Tale tratto cor¬
risponde alla porzione ventrale della clavicola; si può
così calcolare che la distanza fra le due scapole doveva
essere all’incirca 17 o 18 mm. Lo spessore delle due
ossa è di circa mm 3,5, quasi costante.
La sinfisi mediale fra le due clavicole è coperta
dall’interclavicola, un osso ridotto (lunghezza antero-
posteriore mm 4,1; larghezza mm 6) la cui forma non
è ben definibile, ma che comunque non raggiunge lo
sviluppo dell’interclavicola di Pìacodus gigas e non
mostra, apparentemente, di possedere alcuna apofisi
posteriore.
Gli elementi dermali del cinto scapolare del nostro
esemplare sono assai simili per forma e per dimensio¬
ni reciproche a quelli del cinto di Cyamodus hildegar-
dis (Pinna 1980, pagg. 293-294, fìg. 4), con la sola diffe¬
renza di una minor curvatura delle due clavicole nel
tratto ventrale compreso fra le due scapole.
In Henodus chelyops le due clavicole sono molto ro¬
buste, esse si ingrossano ventralmente formando da
ciascun lato un processo anteriore che si fonde con le
«corna» anteriori della corazza ventrale (Huene 1936,
Vogt 1983). Ciò non avviene nel nostro esemplare in
ragione dell’assenza del piastrone.
A parte Henodus chelyops, e a parte Pìacodus gigas
nel quale queste ossa hanno struttura più complessa e
non si uniscono in una sinfisi mediale, le clavicole
hanno andamento simile in tutti i placodonti (5). L’in¬
terclavicola è invece un osso di forma variabile: quella
di Cyamodus hildegardis e quella di Psephoderma alpi-
num differiscono da quelle di tutti gli altri placodonti.
Esse sono infatti più ridotte, non sono espanse in dire¬
zione antero-posteriore come in Pìacodus gigas, in Pa-
rapìacodus broda e in Helveticosaurus zollingeri, non
posseggono un’apofìsi posteriore sviluppata come in
Paraplacodus e Helveticosaurus e non sono conforma¬
te a bastoncino come in Henodus.
Gli elementi endocondrali del cinto sono assai me¬
no ben conservati che le clavicole e l’interclavicola: di¬
screta conservazione ha solo la scapola destra; la sca¬
pola sinistra è invece molto erosa, del coracoide de¬
stro è conservato solo il contorno, mentre il coracoide
sinistro è quasi completamente cancellato.
La scapola destra è conservata in norma laterale
esterna. E un osso robusto e ben sviluppato in altezza,
di forma quasi rettangolare. Alla base la lama scapola¬
re si espande in senso antero-posteriore e diviene con¬
temporaneamente più spessa. La cavità glenoidea non
è ben identificabile, essa sembra essere allungata e
sembra occupare una posizione arretrata; è presente
però la tuberosità sopraglenoidea perforata dal forame
omonimo. Partendo dalla base la lama scapolare si re¬
stringe in direzione dorsale per poi proseguire con lar¬
ghezza costante fino all’estremità superiore.
Fig. 9 — Esemplare n. 1, ricostruzione della scapola destra in norma
esterna (X 2).
Del coracoide ben poco si può dire: solo che ha
forma quasi circolare con diametro minore di circa
18,7 mm diretto antero-posteriormente e diametro
maggiore ortogonale al precedente di circa 20,6 mm.
Anche per quanto riguarda la scapola e il coracoide
le maggiori analogie si riscontrano con Cyamodus
hildegardis.
Il cinto scapolare di Psephoderma alpinum è decisa¬
mente debole e ridotto, non solo rispetto alle dimen¬
sioni generali dell’animale, ma anche rispetto al baci¬
no. La distanza fra le cavità glenoideee destra e sini¬
stra è infatti minore della distanza fra gli acetaboli de¬
stro e sinistro, ambedue misurate su assi ortogonali al¬
la colonna vertebrale. La superfìcie degli elementi
ventrali del cinto scapolare è inoltre molto minore del¬
la superficie della placca pubo-ischiatica. Relativa¬
mente sviluppata in altezza è invece la scapola che
nell’animale in vita doveva essere disposta pressoché
verticalmente.
(5) I placodonti sono gli unici rettili, assieme ai saurotterigi, in cui gli elementi dermici del cinto scapolare si trovano all’in-
terno degli elementi endocondrali. Questa paradossale relazione fra le ossa del cinto non è facile da spiegare e non è chiaro al¬
tresì se essa possa indicare una relazione di parentela fra placodonti e saurotterigi. Riguardo al cinto scapolare dei saurotterigi
Carroll (1985) scrive: «... è molto difficile capire come l’ossificazione dermica normale del margine posteriore della clavicola
possa avvenire quando quest’osso giace internamente al margine anteriore della scapola. Sembra più plausibile che la clavicola
si sia formata, almeno parzialmente, come osso endocondrale».
30
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
Originariamente non vi erano saldature ossee fra
scapola e coracoide e i coracoidi non erano uniti lungo
la sinfisi mediale ossificata; una normale connessione
esisteva fra clavicola e scapola e la cavità glenoidea era
una tacca allungata fra scapola e coracoide, rivolta
all’esterno.
La mancanza di strette connessioni fra alcuni ele¬
menti e la riduzione del cinto scapolare, in particolare
dell’interclavicola, delle clavicole e dei coracoidi, sono
indicative di una debole muscolatura dell’arto anterio¬
re. Il relativo sviluppo in altezza della scapola può in¬
vece essere messo in relazione con la necessità di of¬
frire un forte collegamento fra il cinto e il tronco e con
10 sviluppo di una muscolatura atta a permettere un li¬
mitato uso degli arti sul terreno duro (pag. 43).
La posizione molto anteriore del cinto scapolare, al
margine anteriore della corazza, è l’unica che permet¬
ta l’alloggiamento delle scapole. Poiché queste sono
relativamente alte non possono infatti collocarsi più
indietro per la presenza, già nella prima vertebra dor¬
sale, dei grandi processi trasversi estesi orizzontal¬
mente e fusi con le coste. Come in Henodus (Vogt
1983) il cinto scapolare si trova perciò davanti alla gab¬
bia toracica e forma un arco attorno all’apertura ante¬
riore della corazza.
Questa posizione avanzata del cinto scapolare e le
sue ridotte dimensioni fanno sì che le cavità glenoi-
dee, e quindi le articolazioni con l’omero, siano spo¬
state in avanti e assai accostate al piano mediano di
simmetria. Questa disposizione del cinto scapolare e
degli arti, e la debole muscolatura, permettono di es¬
cludere che gli arti stessi avessero un ruolo essenziale
nella locomozione.
Il cinto scapolare è conosciuto in Placodus gigas
(Drevermann 1933, taw. 14, 15; Peyer 1955 fìg. 4D), in
Paraplacodus broilii (Huene 1956 fìg. 409c), in Helveti-
cosaurus zollingeri (Peyer 1955 fìg. 4 A-C), in Cyamo-
dus hildegardis (Pinna 1980 fìg. 5). In Henodus chelyops
11 cinto scapolare è poco conosciuto (Huene 1939 fìg.
3; Vogt 1983 fìg. 7ab). In tutti i placodonti il cinto sca¬
polare ha una morfologia molto omogenea, se si es¬
cludono piccole differenze nella forma e nelle dimen¬
sioni reciproche delle varie ossa. Questa costanza di
struttura è probabilmente correiabile con il tipo di mo¬
vimento che caratterizzava questi animali, movimen¬
to al quale gli arti anteriori davano scarso apporto
(pagg. 31 e 42).
Arti anteriori
Gli arti anteriori sono conservati parzialmente solo
nell’esemplare n. 1. Il destro è fossilizzato in posizione
completamente flessa, così che l’omero è visibile in
norma ventrale, parzialmente coperto dall’ulna, rove¬
sciata all’indietro e disposta in norma dorsale. Il radio
manca e della mano sono conservati al di sotto della
corazza solo pochi elementi non in connessione fra
loro.
Dell’arto anteriore sinistro sono conservate solo
l’ulna e l’estremità prossimale del radio, probabilmen¬
te in norma dorsale.
L’omero è un osso piuttosto tozzo con diafìsi diritta
e cilindrica; è espanso in senso pre-postassiale alle due
estremità e complessivamente poco appiattito in sen¬
so dorso- ventrale, se non in corrispondenza della por¬
zione distale. L’epifisi prossimale dell’omero è debol¬
mente appiattita dorso-ventralmente; la superfìcie ar¬
ticolare ha sezione ovale, è convessa e allungata in
senso pre-postassiale ed è interessata da un’ampia
concavità. Assai più espansa un senso pre-postassiale
è l’estremità distale. Qui l’osso è molto appiattito e
forma una superfìcie articolare di debole spessore,
ampiamente convessa e quasi continua, con cui si arti¬
colavano direttamente con una articolazione testa a
testa il radio e l’ulna. Tale superficie è interessata a cir¬
ca metà del suo decorso da una debole incisura che di¬
videva probabilmente l’area di articolazione dell’ulna
da quella del radio. La cresta deltopettorale è assente
e non vi è traccia dei foramina.
Fig. 10 — Esemplare n. 1, ricostruzione ipotetica dell’omero destro
in norma ventrale (x 2).
L’ulna e il radio sono molto simili fra loro, hanno
pressappoco la medesima lunghezza e robustezza.
Sono ossa corte (sono lunghe circa la metà dell’ome¬
ro) e tozze con diafìsi cilindrica che si espande alle due
estremità in direzione pre-postassiale. In ambedue le
ossa le superfìci articolari prossimali sono debolmente
concave e quelle distali debolmente convesse o quasi
piane.
La mano non è ricostruibile: i sei elementi conser¬
vati indicano tuttavia una scarsa ossificazione del
carpo, la presenza di falangi ben formate e di falangi
ungueali analoghe a quelle presenti nelle dita del pie¬
de. Complessivamente la struttura della mano non
doveva essere molto differente da quella del piede
(pagg. 33-34).
Dimensioni degli arti anteriori
(misure in mm)
Lunghezza totale stimata dell’arto . 95
Lunghezza dell’omero destro . 41,6
Larghezza dell’epifisi distale dell’omero
(pre-postassiale) . 15,5
Lunghezza dell’ulna destra . 21
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
31
La mano è conosciuta solo in Henodus (Vogt 1983)
e in Placodus (Drevermann 1933). In Henodus il carpo
è poco ossificato ed è formato da due elementi (l’ulna¬
re e il radiale), i metacarpali sono lunghi, slanciati e
sottili, le falangi lunghe e ristrette nella parte centrale.
La formula delle falangi è 2 3 4 5 3 (4).
Placodus ha la mano relativamente corta con la me¬
desima formula delle falangi e una morfologia appa¬
rentemente non molto dissimile da quella di Henodus.
L’omero del nostro esemplare è molto simile a
quello degli altri placodonti corazzati e differisce
dall’omero dei placodonti non corazzati in maniera
abbastanza sensibile. Questi ultimi posseggono infatti
un omero «notosauroide» ricurvo, con margine longi¬
tudinale radiale regolarmente e debolmente convesso
e margine longitudinale ulnare fortemente concavo.
L’osso si espande debolmente all’estremità distale ove
si appiattisce in misura ridotta, così che le superfìci ar¬
ticolari non risultano ristrette pur mantenendosi quasi
indistinte. Per contro i placodonti corazzati
possiedono un omero con diafìsi quasi diritta, con
margini radiale e ulnare concavi, il secondo più pro¬
fondamente del primo. In queste forme l’omero è
espanso alle due estremità: all’estremità prossimale
forma una larga superfìcie di articolazione convessa di
sezione ovale, mentre l’estremità distale è fortemente
appiattita ed espansa cosicché la superfìcie di artico¬
lazione risulta molto ridotta in spessore, ma molto
estesa.
È da notare che un omero di questo tipo è presente
anche in Cyamodus hildegardis (Pinna 1980 fig. 4;
es. T58 Univ. di Zurigo) che ci risulta essere l’unico
ciamodontide s. str. di cui esistono esemplari che con¬
servano assieme al cranio, la corazza e elementi dello
scheletro postcraniale. Gli omeri rinvenuti isolati nel
Muschelkalk tedesco e attribuiti al genere Cyamodus
differiscono da quelli dei placodonti corazzati e si av¬
vicinano notevolmente agli omeri delle specie non co¬
razzate. È perciò legittimo chiedersi se l’attribuzione
di questi omeri isolati al genere Cyamodus s. str. sia
corretta o, addirittura, se i Cyamodus s. str. del
Muschelkalk tedesco (tipo C. rostratus e C. munsteri ),
di cui non sono mai stati trovati frammenti di corazza,
fossero realmente placodonti con corazza dorsale
completa.
La differenza nella forma degli omeri doveva in¬
fluenzare naturalmente la funzionalità dell’arto. Co¬
me è stato messo in luce da Vogt (1983) per il genere
Henodus, la superfìcie articolare distale dell’omero dei
placodonti corazzati, estesa e appiattita con condili
non separati, dovrebbe indicare un irrigidimento
dell’articolazione del gomito e quindi una limitazione
nella capacità di sollevare il corpo da terra, una limita¬
zione che non dovrebbe essere presente, almeno in ta¬
le misura, nei placodonti non corazzati. Ciò potrebbe
allora far ipotizzare una maggiore capacità di locomo¬
zione terrestre delle forme non corazzate rispetto alle
forme corazzate (e, forse, una maggiore dipendenza
dalle terre emerse).
In Psephoderma alpinum, e in generale nei placo¬
donti corazzati, a giudicare dalla superfìcie articolare
distale dell’omero, l’articolazione con il radio e con
l’ulna avveniva su uno stesso piano, queste ossa giace¬
vano perciò su un medesimo piano e l’avambraccio ri¬
sultava quindi assai largo.
Questa disposizione delle ossa, analoga a quella che
si osserva nell’arto posteriore (pag. 33), indica un arto
con scarse capacità di sostegno del corpo. Nello stesso
tempo l’arto anteriore non pare adatto ad un nuoto a
colpi di remo analogo a quello delle tartarughe mari¬
ne, sia per la struttura ancora terrestre della mano, sia
per la posizione dell’articolazione scapolo-omerale
che invece che all’esterno risulta posizionata verso il
piano mediano, ben al di sotto della corazza. Ciò fa sì
che l’arto anteriore sia situato al di sotto della corazza,
il che comporta l’impossibilità di ampi movimenti
dell’omero e soprattutto dei movimenti verso l’alto
necessari ad un nuoto a colpi di remo; ciò nonostante
la capacità teorica di un ampio movimento dell’omero
nella cavità glenoidea è documentata dalla struttura
della sua testa articolare.
Come vedremo (pag. 42) è dunque possibile ritene¬
re, anche in relazione alle dimensioni reciproche degli
arti anteriori e posteriori e al diverso sviluppo dei cinti,
che l’arto anteriore desse uno scarso apporto al movi¬
mento complessivo dell’animale.
Cinto pelvico
Nell’esemplare n. 1 il cinto pelvico non è in buone
condizioni di conservazione: non tutte le ossa che lo
compongono sono infatti ben conservate e solo alcu¬
ne sono ricostruibili.
Nella porzione sinistra del cinto è ben visibile in
norma ventrale l’ischio con tutti i suoi contorni intatti;
esso è in parte sovrapposto all’ilio, visibile in norma
esterna, distorto parzialmente e fratturato. Ricostrui¬
bile, almeno nella forma generale, è il pube, sebbene
la sua conservazione, in norma ventrale, sia lontana
dall’essere perfetta.
Della metà destra del bacino si conserva in modo
egregio solo l’ilio, visibile in norma laterale esterna,
l’ischio è invece molto frammentario e il pube è molto
corroso e ridotto a un semplice rilievo circolare.
Se si fa eccezione per l’ischio e l’ilio sinistri, gli altri
elementi del cinto non sono fra loro in connessione
anatomica, ma sono debolmente dislocati l’uno rispet¬
to all’altro, seppure per breve tratto. Il cinto non
mantiene le connessioni con le coste sacrali ed è nel
suo complesso spostato in direzione craniale rispetto
alla posizione originaria, fra il carapace e la piastra
caudale.
Le dislocazioni subite dalle ossa del bacino e la per¬
dita delle connessioni fra cinto e vertebre sacrali in
uno scheletro che mantiene invece molte delle con-
Fig. 11 — Ricostruzione del cinto pelvico in norma ventrale, il-ilio,
is-ischio, p-pube.
32
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
nessioni anatomiche fra le ossa, sono dovute eviden¬
temente al fatto che i diversi elementi erano connessi
in vita da cartilagine, come peraltro avviene in tutti i
placodonti nei quali il bacino è conosciuto.
Nonostante le precarie condizioni di conservazione
di molte ossa, il bacino è ricostruibile.
È da notare infine che, a causa dello schiacciamento
subito durante la fossilizzazione e a causa della non
buona conservazione, è difficile valutare gli spessori
originali delle varie ossa del bacino.
L’ilio è un osso robusto, particolarmente ben svi¬
luppato in altezza, formato da una lama iliaca dorsale
piuttosto alta ed espansa superiormente in senso ante-
ro-posteriore e da una robusta regione acetabolare
anch’essa allungata nella stessa direzione.
Fig. 12 — Esemplare n. 1, ilio destro in norma laterale esterna (X 2).
La regione acetabolare è limitata verso il basso da
un margine debolmente convesso di notevole spesso¬
re che si proietta in avanti in un corto processo, defini¬
bile come proiezione pubica dell’ilio. La cavità aceta¬
bolare iliaca è una concavità ovale ben marcata situata
ventro-lateralmente nella metà posteriore della regio¬
ne; essa è limitata superiormente da una debole cresta
acetabolare.
Procedendo dorsalmente, al di sopra della regione
acetabolare l’osso si restringe per espandersi poi nuo¬
vamente in una lama iliaca appiattita, alta, che rag¬
giunge la massima lunghezza poco al di sotto del mar¬
gine superiore dell’osso. Tale margine è regolarmente
ricurvo, mantiene per tutto il suo decorso un certo
spessore ed è segnato da incisioni radiali che indicano
forti inserzioni muscolari.
L’esemplare n. 2 conserva le due ossa iliache in po¬
sizione naturale, con le due lame iliache verticali. Ciò
mostra che sul lato interno la lama iliaca formava una
superfìcie concava a regolare curvatura cui si connet¬
tevano le estremità distali delle coste sacrali. Inferior¬
mente la superficie interna dell’ilio curvava verso l’in¬
terno.
Complessivamente la lama iliaca è inclinata debol¬
mente all’indietro, 17° rispetto alla verticale relativa al
margine inferiore della regione acetabolare.
L’ilio di Psephoderma alpinum è differente da quello
di Placodus gigas : è molto più sviluppato in altezza ed
è dotato di una lama iliaca più alta, più appiattita late¬
ralmente e superiormente molto espansa in direzione
antero-posteriore, il che indica un buon sviluppo dei
muscoli iliofemorale e iliofibulare. Esso è invece più
simile all’ilio di Helv etico saurus, di Paraplacodus, nei
quali l’ilio è particolarmente sviluppato in altezza, e
soprattutto di Cyamodus hildegardis, di Henodus che-
lyops e di Placochelys placodonta.
L’ilio di Cyamodus hildegardis, ben conservato
nell’es. T58 Univ. di Zurigo (fig. 13) è solo meno alto,
ha una lama iliaca più espansa superiormente in senso
antero-posteriore e porta una concavità acetabolare
più ampia, più profonda, delimitata da una cresta ace¬
tabolare ben marcata.
Anche l’ilio di Henodus chelyops (Huene 1936 pag.
118, fig. 16a) è molto simile a quello della specie in
studio. La sua cavità acetabolare è tuttavia più ampia e
sembra occupare tutta la regione acetabolare e non so¬
lo la metà posteriore; la lama iliaca è più fortemente
espansa superiormente.
Fig. 13 — Cyamodus hildegardis es. T58, ilio sinistro, norma laterale
esterna (grandezza naturale).
Nell’ilio sinistro di Placochelys placodonta (Jaekel
1907 tav. VII, fìgg. 2a, 2b), l’unico conservato, la regio¬
ne acetabolare ha un margine costituito da due super-
fici inclinate (le superfìci articolari dell’ischio e del pu¬
be) che si uniscono a formare un netto angolo, mentre
la cavità acetabolare, ben netta, è situata in posizione
mediana. La lama iliaca, alta, sottile e espansa supe¬
riormente, appare molto simile a quella dell’ilio del
nostro esemplare.
L’ischio è del tutto simile a quello di Cyamodus hil¬
degardis (Pinna 1980 pag. 300, fig. 6). Esso ha la forma
di una lama d’ascia; è costituito cioè da un processo
iliaco stretto, allungato, che termina verso l’ilio in un
margine netto, quasi diritto, o appena debolmente
convesso. Procedendo in direzione distale i due mar¬
gini del processo curvano bruscamente all’esterno e
l’osso si espande a formare una piastra larga e sottile
di forma quasi semicircolare a margini regolarmente
curvi. A giudicare da quanto resta dell’ischio destro, il
processo iliaco aveva un notevole spessore e formava
sulla superfìcie affacciantesi verso l’ilio una netta con¬
cavità che doveva concorrere, assieme alla cavità pre¬
sente sull’ilio, alla formazione di un’ampia e relativa¬
mente profonda cavità acetabolare, dalla cui forma¬
zione era invece escluso il pube.
Il contatto fra ischio e pube esisteva probabilmente
in Placodus gigas (visibile soprattutto nelle ossa della
metà destra del bacino: Drevermann 1933, tav. 13).
Anche in Paraplacodus broilii, che ha un ischio molto
simile a quello dell’esemplare qui allo studio, sembra
possibile che ischio e pube entrassero in contatto. Il
margine del processo iliaco (in questo caso pubo-ilia-
co) dell’ischio è infatti formato in questa specie da due
superfìci inclinate a formare un netto angolo, superfìci
che dovevano corrispondere probabilmente alle con¬
nessioni con ilio e pube. L’ischio di Henodus chelyops
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
33
(Huene 1936 pag. 118, fìg. 16b) è diverso da quello di
tutti i placodonti conosciuti: in esso il processo iliaco è
poco differenziato e l’osso presenta due concavità po¬
steriori che formano un prolungato processo caudale.
Il pube è un osso di forma quasi perfettamente cir¬
colare, il cui margine postero-laterale esterno è inte¬
ressato da un’incisura che corrisponde al forame ottu¬
ratore e che si affacciava verso l’ilio, a giudicare da
quanto avviene in Placodus gigas. Il pube sembra esse¬
re un osso di un certo spessore e tale spessore aumen¬
ta sul margine antero-laterale ove il margine stesso si
proietta ventralmente.
Il pube di Psephoderma alpinum è molto simile, sep¬
pur meno allargato trasversalmente, a quello di Cya-
modus hildegardis (Pinna 1980 pag. 300, fig. 6).
La ricostruzione delle pelvi che riportiamo in fìg. 11
è in parte ipotetica: l’ilio è in contatto posteriormente
con l’ischio con il quale forma la cavità acetabolare e
anteriormente appoggia sul pube, esternamente ri¬
spetto all’incisura corrispondente al forame otturato¬
re. Rispetto alla sinfisi pelvica l’asse dell’ilio diverge
posteriormente all’esterno, il che è in contrasto con
quanto avviene in Cyamodus hildegardis (Pinna 1980).
Le due placche pubo-ischiatiche non vengono in con¬
tatto lungo la sinfisi pelvica e nessun contatto è pre¬
sente fra pube e ischio. Fra queste due ossa è presente
un’apertura tiroidea entro cui si apre il forame ottura¬
tore. La connessione fra le ossa del bacino doveva es¬
sere completamente cartilaginea, come chiusa da car¬
tilagine doveva essere la finestra tiroidea. Complessi¬
vamente sembra probabile che la cavità acetabolare
del bacino fosse costituita dall’ilio e dall’ischio e che il
pube ne fosse escluso o ne fosse interessato solo mar¬
ginalmente. Tale cavità era molto ampia e aperta, atta
ad accogliere la testa femorale molto espansa. Sembra
che il diametro maggiore della cavità acetabolare fosse
inclinato anteriormente verso l’alto rispetto alla sutura
pubo-ischiatica. Ciò tuttavia non è certo. È probabile
che parte della cavità acetabolare fosse cartilaginea.
L’esemplare n. 2 mostra con chiarezza la posizione
naturale del bacino, non ricostruibile sulla base
dell’esemplare n. 1. Nell’esemplare n. 2 infatti i due ilei
si trovano nello spazio scoperto esistente fra il margi¬
ne posteriore della corazza dorsale e il margine ante¬
riore della piastra caudale. Lo stesso esemplare con¬
serva anche i due femori, dei quali il destro in posizio¬
ne naturale, inserito nell’acetabolo che era situato
proprio nella zona fra le due porzioni della corazza
dorsale.
Arti posteriori
Nell’esemplare n. 1 ambedue gli arti posteriori sono
conservati in modo egregio, con gli elementi che man¬
tengono le connessioni originali.
Nell’arto destro il femore è ruotato in direzione an¬
teriore attorno al suo asse di circa 45°, così che l’asse
maggiore dell’estremità prossimale risulta perpendi¬
colare al piano di fossilizzazione e l’asse maggiore
dell’estremità distale giace su questo piano. Il margine
distale dell’osso è in parte sottoposto alla fibula che è
quindi in connessione anatomica con il femore. Tibia
' e fibula sono fra loro in connessione e sono ambedue
fossilizzate in norma ventrale. Gli unici elementi ossi¬
ficati, e quindi conservati, del basipodio sono l’astra¬
galo, il calcagno e il 4° tarsale distale. Tutte le ossa del
metapodio e dell’acropodio sono conservate. Le ossa
del basipodio, del metapodio e dell’acropodio sono
fossilizzate in norma ventrale.
Nell’arto sinistro il femore è ruotato di circa 45° at¬
torno al suo asse in direzione posteriore, l’asse mag¬
giore dell’estremità prossimale giace infatti sul piano
orizzontale, mentre l’estremità distale ha ricoperto in
parte la tibia e la fibula che sono fossilizzate in norma
ventrale, un po’ divaricate distalmente. Nell’arto sini¬
stro gli elementi del tarso non sono conservati e il I
metatarso è andato perduto. Tutte le altre ossa del
metapodio e dell’acropodio sono invece ben conser¬
vate in norma ventrale.
Il femore è un osso diritto, piuttosto tozzo e relati¬
vamente corto rispetto agli elementi epipodiali. Esso è
formato da una corta diafisi cilindrica che si espande
fortemente alle due estremità. Le epifisi prossimale e
distale hanno gli assi maggiori ortogonali l’uno rispet¬
to all’altro. La superfìcie articolare prossimale non è
ben visibile, essa doveva essere all’incirca ovale in se¬
zione, decisamente convessa e priva di particolari ca¬
ratteristiche, analogamente a quanto avviene nel fe¬
more di Placochelys placodonta. L’estremità distale per
contro doveva avere sezione subrettangolare con su¬
perfìcie convessa nella direzione dell’asse maggiore. Il
femore non mostra particolari caratteristiche, né su di
esso è possibile individuare le aree di attacco dei mu¬
scoli; ciò è dovuto sia alla non perfetta conservazione,
sia alla stessa semplicità dell’osso. È possibile che sul
lato anteriore, dal margine della superfìcie articolare
prossimale, partisse una debole cresta, interpretabile
forse come il trocantere interno.
Nel complesso il femore di Psephoderma alpinum è
molto simile ai femori di Henodus e di Placochelys ;
questi sono, soprattutto quello di Placochelys, più
slanciati e meno espansi alle due estremità.
Come osservato per l’omero, anche il femore dei
placodonti corazzati differisce da quello dei placodon¬
ti privi di corazza: Placodus ha per esempio un femore
più «terrestre», più slanciato, con diafìsi ricurva, testa
femorale emisferica poco espansa e marcato trocante¬
re interno.
Tibia e fìbula sono ossa diritte, robuste e nello stes¬
so tempo piuttosto lunghe. La tibia è fortemente
espansa antero-posteriormente nel terzo prossimale e
debolmente espansa all’estremità distale. La faccia
ventrale, subito sotto il limite della superfìcie articola¬
re prossimale, porta un ampio incavo allungato paral¬
lelamente all’asse della diafìsi, destinato probabilmen¬
te a contenere l’inserzione del M. flexor tibialis inter-
nus e del M. puboischiotibialis. La fìbula è meno robu¬
sta della tibia, poco più corta e meno espansa alle due
estremità. Le superfìci prossimali di articolazione con
il femore sembrano oblique in ambedue le ossa; le su-
perfìci di articolazione distali con il tarso sembrano in¬
vece debolmente concave. Prossimalmente tibia e fì¬
bula sono a contatto e si articolano con il femore testa
a testa restando su uno stesso piano parallelo al piano
dell’asse maggiore dell’epifisi distale del femore, il che
implica una scarsa capacità di torsione del crus rispet¬
to al femore; esse divergono invece distalmente e tale
divaricazione corrisponde all’estensione del tarso.
Il piede mostra un netto adattamento acquatico nel¬
la modificazione di alcune ossa.
Il tarso era per buona parte cartilagineo con solo tre
elementi parzialmente ossificati: l’astragalo, il calca¬
gno e, in posizione centrale rispetto ai primi due, un
piccolo elemento identificabile come 4° tarsale distale.
Astragalo e calcagno hanno le medesime dimensio-
34
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
ni, sono ossa perfettamente circolari, di un certo spes¬
sore, ma appiattite dorso-ventralmente, che mostrano,
soprattutto l’astragalo, segni di connessioni cartilagi¬
nee tutt’attorno alla loro superfìcie laterale. Il 4° tarsa¬
le distale è assai più piccolo dei precedenti e ha forma
più irregolare. Il tarso era molto esteso sia in lunghez¬
za, sia in larghezza, come si può desumere dalla posi¬
zione delle ossa nel fossile. Il complesso metapodio-
acropodio in ambedue gli arti non è infatti dislocato ri¬
spetto alle ossa del tarso e, soprattutto, rispetto agli
elementi epipodiali. Tale estensione del tarso indica
una scarsa possibilità di torsione rispetto al crus.
I metatarsali 2°-5° sono simili fra loro: sono ossa ci¬
lindriche, espanse alle due estremità. Sia il margine
prossimale, sia quello distale hanno andamento con¬
vesso in direzione pre-postassiale. Le superfìci artico¬
lari per il tarso e le falangi sono convesse. Il 1° metatar¬
sale è molto modificato: è un osso appiattito dorso-
ventralmente molto sviluppato in superfìcie, a margi¬
ne esterno semicircolare. La superfìcie articolare pros¬
simale è meno sviluppata che negli altri metatarsali,
mentre quella distale è ampia e allungata in direzione
pre-postassiale (un’analoga modificazione dei meta¬
tarsali è presente in Eretmochelys, Walker 1973 pag. 57,
fìg. 21c). Tutta la metà distale e disto-laterale esterna
della superfìcie del 1° metatarsale porta evidenti tracce
di inserzioni muscolari.
Fig. 14 — Esemplare n. 1, arto posteriore destro, norma ventrale
(grandezza naturale).
a-astragalo, ca-calcagno, f-fibula, fe-femore, t-tibia, td-4a tarsale di¬
stale.
La formula delle falangi è 1 2 3 3 1. Alcune delle fa¬
langi sono modificate: la la falange del 2° dito, la 2a fa¬
lange del 3° e del 4° dito sono appiattite dorso-ventral¬
mente ed hanno la forma di un disco; la la falange del
5° dito è anch’essa appiattita, ma ha contorno a forma
di fagiolo. Si può notare che l’appiattimento dorso¬
ventrale e l’arrotondamento degli elementi del piede
segue una linea curva che delimita il contorno esterno
del piede stesso (fig. 14).
Tutte le dita, ad eccezione del 5°, terminano con fa¬
langi ungueali che conservano la caratteristica forma
appuntita di molti rettili terrestri. All’estremità tutte le
falangi ungueali portano segni dell’inserzione di un¬
ghie cornee.
Tutte le articolazioni delle falangi avvengono trami¬
te superfìci convesse.
Nel suo complesso il piede è lungo e largo. A giudi¬
care dai contorni convessi delle ossa, prive quindi di
superfìci articolari ossificate, e dalla scarsa ossificazio¬
ne del tarso, era un piede adatto a movimenti nell’ac¬
qua più che sulla terraferma. Il 1° dito, assai corto, do¬
veva avere la possibilità di proiettarsi molto all’ester¬
no, ampliando così la superfìcie complessiva del pie¬
de, il che fa presupporre 1’esistenza di una membrana
interdigitale. Il 3° e il 4° dito sono molto più lunghi del¬
le altre dita. Il 5° dito, anch’esso assai corto e dotato di
un’ultima falange non conformata come le altre falan¬
gi ungueali, non poteva avere alcuna influenza in una
eventuale marcia su terreno duro. A giudicare dalla
conformazione delle articolazioni, le dita dovevano
avere una notevole capacità di divaricazione, ma scar¬
sa possibilità di flessione sul palmo. L’articolazione
fra il tarso e i metatarsali avveniva lungo una linea
obliqua rispetto all’asse del crus e l’intera parte meta¬
tarsale e falangeale del piede era perciò proiettata ver¬
so l’esterno. Poiché, a giudicare dalla forma delle
estremità prossimali e distali, non vi erano superfìci
articolari ossificate fra metatarsali e falangi, le articola¬
zioni fra i diversi elementi del piede dovevano essere
piuttosto deboli, contrarie ed un adattamento alla
marcia su terreno duro.
Mentre la scarsa ossificazione del tarso è una carat¬
teristica di molti vertebrati acquatici, la grande esten¬
sione del tarso in Psephoderma alpinum rappresenta
un adattamento acquatico che non ha riscontro in altri
rettili. Il piede di questo animale non si è modificato
infatti per l’ambiente acquatico sviluppando il numero
delle falangi, aumentando il numero delle dita o tra¬
sformando tutte le ossa in elementi corti e appiattiti,
ma semplicemente modificando alcuni elementi e so¬
prattutto aumentando grandemente la superfìcie del
piede stesso. Un tarso di questo tipo, poco ossificato e
molto ampio, fa presupporre una buona capacità di
flessione durante il nuoto, ma non esclude una capaci¬
tà di articolazione del piede durante la marcia. Tutta¬
via, poiché il tarso è quasi completamente cartilagi¬
neo, è difficile stabilire di quale tipo di articolazione si
trattasse.
Il piede non è conosciuto completamente in nessun
altro placodonte. Del piede di Henodus sono cono¬
sciuti il tarso, composto da due elementi tondeggianti
(il fibulare e l’astragalo secondo Vogt), alcuni metatar¬
sali di forma analoga ai metacarpali, ma più robusti e
tre falangi. Di Placodus si conoscono due tarsali pros¬
simali (il fibulare e un elemento costituito dalla fusio¬
ne del tibiale e dell’intermedio secondo Drevermann),
tre metatarsali e poche falangi. Del piede di Paraplaco-
dus sono conosciuti i due tarsali prossimali (fibulare e
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
35
intermedio), 5 metatarsali e una falange (Kuhn-Sch-
nyder 1943). Le ossa del piede sono infine conosciute
quasi completamente in Helveticosaurus (Peyer 1955).
Placodus, Paraplacodus e Helveticosaurus mostrano di
possedere un piede meno specializzato, molto diffe¬
rente da quello del nostro esemplare.
Dimensioni degli arti posteriori delfesemplare n. 1
(misure in mm)
Lunghezza totale delfarto . 125
destro sinistro
Lunghezza del femore . 40,4 40,4
Larghezza della testa del femore
(dorso-ventrale) . — 15,5?
Larghezza dell’epifisi distale del fe¬
more (pre-postassiale) . 19,9 —
Lunghezza della tibia . — 35,1
Larghezza della tibia all’estremità
prossimale . 10,5 10,5
Larghezza della tibia all’estremità
distale . — 6,7
Lunghezza della fìbula . 30? 30,9
Larghezza della fìbula all’estremità
prossimale . 6,3 6,3?
Larghezza della fibula all’estremità
distale . — 7,8
diametro dell’astragalo . 5,4 —
diametro del calcagno . . 5,2 —
Lunghezza I metatarsale . 7,8 —
Lunghezza II metatarsale . 12,6 12,6
Lunghezza III metatarsale . 14,4 14,4
Lunghezza IV metatarsale . 14,4 14,4
Lunghezza V metatarsale . 11,1 10,9
Lunghezza delle falangi
I dito: I falange . 2? —
II falange . 4,8 —
II dito: I falange . 5 5
II falange . 4? 4,6
III dito: I falange . 6,3 6,3
II falange . 3,6 3,7
III falange . 4,5 4,5
IV dito: I falange . 8,4 8,4
II falange . 4,6 4,6
III falange . 3,4? 3,5
V dito: I falange . 4,7? 5,5
Corazza dorsale
La specie Psephoderma alpinum è caratterizzata dal¬
la presenza di una corazza dorsale completa composta
da un carapace e da una piastra dermica caudale in
rapporto sia con la porzione anteriore della coda, sia
con parte del sacro. La connessione fra carapace e pia¬
stra caudale non consiste in una articolazione: i due
elementi sono separati da un breve intervallo e dove¬
vano essere connessi nell’animale in vita da tessuto
molle. Sia il carapace, sia la piastra caudale sono costi¬
tuiti da osteodermi di forma esagonale più o meno re¬
golare.
Il carapace della specie è già noto: il tipo (Meyer
1858) consiste infatti in un carapace completo, rinve¬
nuto isolato nel Retico di Rhupolding in Baviera.
Il carapace e la piastra caudale sono conservati
integralmente nell’esemplare n. 2 in norma dorsale e
nell’esemplare n. 1 in norma ventrale . In quest’ultimo
la porzione inferiore della parete laterale del carapace
si è staccata dalla parete stessa e si è spostata senza de¬
formarsi verso la parte posteriore del corpo, andando
a coprire parte della regione addominale e gli arti po¬
steriori. Un tratto di tale porzione è stata asportata per
permettere l’analisi degli arti.
Fra il materiale rinvenuto nel Calcare di Zorzino è
presente inoltre un frammento di corazza appartenen¬
te ad un esemplare di medie dimensioni (esemplare
n. 4) (Pinna 1980).
Dimensioni del carapace e della piastra caudale
(misure in cm)
Carapace
Il carapace è una struttura dermica compatta che ri¬
copre il corpo dell’animale dal cinto scapolare al cinto
pelvico ed è formata da un insieme di osteodermi poli¬
gonali uniti strettamente fra loro lungo suture dentel¬
late. L’insieme degli osteodermi forma dorsalmente
una corazza a superfìcie quasi piana; questa piega ai
bordi verso il basso formando una bassa parete latera¬
le che circonda tutto il corpo con l’esclusione della
porzione posteriore, ove la parete laterale manca, e di
un breve tratto anteriore, ove la parete laterale è incisa
da una emarginazione in corrispondenza della regione
cervicale.
La superficie dorsale del carapace (fig. 15) è costitui¬
ta da un insieme ordinato di 177 osteodermi per lo più
esagonali, disposti in 17 serie antero-posteriori (com¬
presa la serie marginale). Tali serie sono diritte nella
porzione mediana della corazza e divengono sempre
più convesse verso l’esterno, con il procedere in dire¬
zione dei margini laterali.
In particolare, da ciascun lato di una serie mediana
diritta, composta da 12 osteodermi di grandi dimen¬
sioni (serie I), sono disposte tre serie principali,
anch’esse diritte, che dal margine anteriore raggiungo-
36
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
no il posteriore (serie II-IV), cui sono intercalate alcu¬
ne placche isolate o disposte in brevi serie. Lungo il
margine è presente una serie marginale di osteodermi
(serie Vili) che parte dalla emarginazione cervicale e
giunge ove inizia il margine posteriore privo di parete
laterale. Fra le serie principali e la serie marginale so¬
no presenti tre serie secondarie (serie V-VII) legger¬
mente ricurve che iniziano e terminano contro gli
osteodermi della serie marginale. La presenza di que¬
ste serie permette l’allargamento laterale della struttu¬
ra (fig. 15).
La superfìcie dorsale del carapace è percorsa in sen¬
so antero-posteriore da una carena mediana e da due
carene laterali più rilevate di quella mediana, formate,
la prima da osteodermi carenati della serie I, le secon¬
de da osteodermi carenati delle due serie IV disposti
in successione (Pinna 1980). La carena mediana non
raggiunge i margini anteriore e posteriore del carapa¬
ce; le due carene laterali iniziano invece dal margine
anteriore con due tubercoli e terminano prima di rag¬
giungere il margine posteriore. Lungo i margini ante¬
riore e posteriore, in posizione simmetrica rispetto
Fig. 15 — Esemplare n. 2, carapace e piastra caudale in norma dorsale (X 0,7).
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER. 1858
37
al piano mediano, è presente una coppia di tubercoli,
ciascuno dei quali è formato da un osteoderma conico
della serie IL
Gli osteodermi della serie marginale sono differenti
da quelli che compongono la superfìcie del carapace:
sono di grandi dimensioni, hanno forma esagonale
molto regolare e sono ripiegati ad angolo retto, in mo¬
do da formare con la metà orizzontale il margine della
superfìcie dorsale e con la metà verticale la porzione
superiore della parete laterale. In corrispondenza della
piegatura, gli osteodermi che formano i margini late¬
rali del carapace portano ciascuno una proiezione sub¬
conica diretta verso l’alto e all’esterno; ciò dà luogo ad
una carena festonata che circonda dai due lati il cara¬
pace e che manca invece lungo il margine posteriore e
parte del margine anteriore (vedi anche Pinna 1980
pag. 310).
Il margine anteriore è breve e concavo. In corri¬
spondenza di questo margine gli osteodermi della se¬
rie I e II si appiattiscono e si arcuano formando
un’emarginazione che permette il passaggio del collo
dell’animale. Il margine posteriore è diritto e più este¬
so dell’anteriore, formato dagli osteodermi delle serie
I-IV.
La parete laterale del carapace, discretamente con¬
servata nell’es. n. 2 e molto danneggiata nell’es. n. 1, è
costituita dalla metà inferiore degli osteodermi della
serie marginale e da una serie inferiore di osteodermi
esagonali molto regolari e fortemente allungati. A giu¬
dicare dalla porzione dislocata della parete laterale
dell’es. n. 1, è probabile che il margine inferiore di det¬
ta parete non fosse costituito da quest’ultima serie di
osteodermi esagonali allungati, ma da un’ulteriore se¬
rie di osteodermi irregolari: questi formavano un mar¬
gine acuto continuo e non festonato, cui, nell’animale
in vita, si connetteva il tessuto molle della superfìcie
ventrale del corpo.
La parete laterale è complessivamente molto bassa:
nell’es. n. 2 raggiunge appena i 35 mm di altezza nella
regione antero-laterale. Essa è verticale o debolmente
inclinata all’interno per tutto il suo decorso, ad ecce¬
zione della porzione anteriore, ai due lati dell’emargi¬
nazione cervicale, ove è inclinata all’infuori.
La parete laterale manca in corrispondenza del¬
l’emarginazione cervicale e del margine posteriore del
carapace; la parete diminuisce regolarmente in altezza
verso queste due zone marginali e si raccorda quindi
gradualmente con esse. L’assenza della parete laterale
in questi due tratti permette, anteriormente il passag¬
gio del collo dell’animale, posteriormente la colloca¬
zione del bacino e il libero movimento laterale degli
arti posteriori. È probabile che l’inclinazione in avanti
della parete laterale nel tratto anteriore facilitasse il
movimento degli arti anteriori.
Il modello costruttivo della corazza dorsale di Pse-
phoderma alpinum è molto costante in tutti gli esem¬
plari conosciuti, indipendentemente dalle dimensio¬
ni: le serie principali di osteodermi (serie IV e Vili, le
altre non sono confrontabili) descritte nell’es. n. 2 so¬
no identiche per numero e per disposizione degli
osteodermi alle stesse serie presenti nell’olotipo e
sembrano analoghe a quelle descritte nell’esemplare
di minori dimensioni (Pinna 1980). Analoga disposi¬
zione hanno anche le serie secondarie.
Si può dire perciò che, a parte piccole variazioni in¬
dividuali, l’ossificazione della corazza dorsale iniziava
da centri di ossificazione isolati non disposti casual¬
mente e che il reticolo degli osteodermi manteneva la
sua struttura con la crescita.
Le irregolarità presenti nel reticolo esagonale pos¬
sono venir spiegate considerando (Westphal 1975,
1976) che il carapace degli Psephoderma alpinum adulti
fosse il risultato di una crescita individuale e libera di
ciascun osteoderma, un tipo di crescita questo che, se
indisturbata, tende ad imporre una forma esagonale
regolare ai diversi elementi. La differente velocità di
ossificazione degli osteodermi e le loro interazioni du¬
rante la crescita sono le cause della non perfetta rego¬
larità del reticolo, mentre ad una ossificazione precoce
degli osteodermi carenati, rispetto agli altri elementi,
si deve attribuire il loro maggiore sviluppo. Comun¬
que, a giudicare dalla corazza ben ossificata dell’esem¬
plare di medie dimensioni (es. n. 4), l’ossificazione
completa del carapace avveniva prima di giungere alle
dimensioni medie della specie, contrariamente a
quanto osservato in altri placodonti corazzati, per es.
Cyamodus hi/degardis (Pinna 1980).
Nonostante le regolarità osservate non è stato pos¬
sibile mettere in relazione i centri di ossificazione
principali del carapace con l’endoscheletro.
Esistono differenze nella forma del contorno della
corazza dorsale fra gli es. n. 1 e n. 2. Mentre il secondo
esemplare ha una corazza del tutto analoga per forma
a quella dell’olotipo, la corazza dell’esemplare n. 1 (vi¬
sibile però solo in norma ventrale) è più ovale, più al¬
lungata antero-posteriormente e, quindi, meno allar¬
gata lateralmente. Tali differenze non modificano tut¬
tavia la struttura generale della corazza.
Piastra caudale
La piastra dermica caudale è conservata nell’es. n. 1
in norma ventrale, nell’es. n. 2 in norma dorsale e
nell’es. n. 3, nel quale tuttavia gli osteodermi che la
compongono sono dissociati e dislocati.
Contrariamente a quanto avviene nel carapace, lo
schema costruttivo della piastra caudale non è perfet¬
tamente ordinato. Essa è composta da osteodermi ir¬
regolarmente esagonali, strettamente uniti fra loro e
disposti in serie antero-posteriori non perfettamente
regolari: una o due serie in corrispondenza del piano
mediano e tre da ciascun lato di queste. Dorsalmente
sono presenti due carene paramediane formate da
osteodermi carenati e tre tubercoli, due dei quali si¬
tuati presso il margine anteriore ed uno presso il mar¬
gine posteriore in posizione mediana. Come avviene
nel carapace, i rilievi dorsali corrispondono a fossette
sulla superfìcie ventrale degli osteodermi.
Complessivamente la piastra ha forma subrettango¬
lare e i suoi margini laterali si piegano verso il basso a
formare una parete laterale molto breve.
Nell’es. n. 1 la piastra è più estesa in senso antero-
posteriore che nell’es. n. 2 ed è sovrapposta alle prime
8 vertebre caudali. Nell’es. n. 2 è impossibile stabilire
con precisione il numero di caudali sottoposte alla pia¬
stra, ma a giudicare dalla sua estensione non potevano
essere più di 5.
Anche la larghezza della piastra caudale rispetto al¬
le dimensioni del carapace è maggiore nell’es. n. 1 che
nell’es. n. 2. Il margine anteriore, che nell’es. n. 2 è di¬
ritto e netto, nell’es. n. 1 è irregolare e curvo. Il margi¬
ne posteriore è invece in ambedue gli esemplari diritto
nella porzione mediale, mentre lateralmente si proiet-
38
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
ta all’indietro in corrispondenza della terminazione
posteriore delle due carene.
È da notare infine che l’ossificazione della piastra
dell’es. n. 1 non è completa: gli osteodermi hanno
contorno tondeggiante e non sono sempre saldati per¬
fettamente fra loro. Ciò fa ritenere che l’ossificazione
della piastra caudale avvenisse tardivamente rispetto
all’ossificazione del carapace, sia perchè nello stesso
esemplare il carapace è perfettamente ossificato, sia
perchè nell’es. n. 3, di dimensioni nettamente minori,
gli osteodermi della piastra sono dissociati e non do¬
vevano quindi essere saldamente connessi fra loro.
Il margine posteriore del carapace e il margine ante¬
riore della piastra caudale non erano uniti o incernie¬
rati fra loro. A giudicare dall’es. n. 2, nel quale carapa¬
ce e piastra mantengono i reciproci rapporti originali,
nell’animale in vita la piastra era separata dal carapace
da un intervallo che nell’esemplare citato è di circa
19 mm. La piastra era dunque connessa dorsalmente
al carapace tramite tessuti molli. Questa connessione
permetteva probabilmente una certa mobilità laterale
della piastra caudale rispetto al carapace; inoltre la se¬
parazione fra carapace e piastra, posta in corrispon¬
denza del bacino, permetteva l’alloggiamento del fe¬
more: ambedue queste caratteristiche dovevano facili¬
tare il movimento degli arti posteriori.
Sia il carapace, sia la piastra caudale erano ricoperti
nell’animale in vita da una corazza cornea, composta
da scudi cornei che hanno lasciato le tracce delle loro
inserzioni. Come già osservato nell’es. n. 4 (Pinna
1980, pag. 311) tali tracce consistono in solchi relativa¬
mente larghi e molto netti che nella maggior parte dei
casi seguono le linee di sutura fra gli osteodermi, men¬
tre più raramente sono spostati rispetto alle suture,
sebbene rimangano sempre paralleli ad esse. Le tracce
dell’inserzione degli scudi cornei non tagliano perciò
le suture, né diagonalmente, né ortogonalmente come
in Henodus chelyops (Reiff 1942, Westphal 1976), se
non quando la non perfetta coincidenza del reticolo
delle suture con il reticolo delle inserzioni lo richiede,
e comunque sempre in prossimità degli angoli fra le
suture. Le tracce di inserzione formano perciò un reti¬
colo a maglie esagonali molto regolare, in alcuni tratti
più regolare del reticolo dei sottostanti osteodermi.
Armatura della coda
La coda di Psephoderma a/pinum è poco corazzata.
Nell’es. n. 1 la porzione della coda che fuoriesce dalla
piastra caudale è accompagnata da osteodermi isolati.
Fra la 9a e la 19a caudale tali osteodermi si conservano
sia sul lato dorsale (sul quale ne sono stati contati 5),
sia su quello ventrale (ove ne sono presenti 7). Gli
osteodermi dorsali sono in connessione con le spine
neurali delle vertebre, mentre quelli ventrali sono
connessi con le emapofisi. Ciò corrisponde a quanto
osservato nell’olotipo di Cyamodus hildegardis (Peyer
1933, tav. 15) nel quale ogni vertebra della porzione
prossimale della coda è accompagnata da un osteoder-
ma dorsale subrettangolare in connessione con la spi¬
na neurale e da un osteoderma ventrale triangolare
che si appoggia alla faccia anteriore dell’emapofisi.
Tuttavia la coda della specie in studio è molto meno
corazzata della coda di Cyamodus hildegardis e sia la
serie dorsale, sia quella ventrale di osteodermi dove¬
vano essere discontinue.
Nell’es. n. 2 la porzione della coda prossima alla pia¬
stra caudale porta una corazzatura più robusta: in tale
esemplare si conservano, posteriormente a tale pia¬
stra, 13 o 14 vertebre, ciascuna delle quali porta in po¬
sizione dorsale un osteoderma ben sviluppato in con¬
tatto con l’arco neurale della vertebra. È inoltre con¬
servato in norma dorsale, poco distante dal margine
posteriore della piastra, un osteoderma carenato di
forma romboidale, certamente caudale.
Da questi due esemplari, di dimensioni pressappo¬
co uguali, si deduce che la corazzatura caudale era
piuttosto variabile da individuo a individuo: alcuni
Psephoderma a/pinum possedevano una corazzatura
continua costituita da una singola serie di osteodermi
carenati di dimensioni decrescenti che ricopriva alme¬
no le prime 5 vertebre caudali fuoriuscenti dalla pia¬
stra caudale.
Poiché nell’es. n. 3, di dimensioni minori dei due
precedenti, mancano gli osteodermi caudali (ne è pre¬
sente uno solo molto piccolo sull’arco neurale della
18a caudale), si deduce che l’ossificazione della coda
aumentava con la crescita.
Piastrone
Non tutti i placodonti corazzati posseggono un pia¬
strone ventrale completo. Questo è presente infatti so¬
lo in alcune forme mediorientali secondo l’interpreta¬
zione di Haas (1959) e di Westphal (1975 e 1976). In
Cyamodus hildegardis e in Placochelys pìacodonta il
piastrone consiste in osteodermi isolati che si trovano
sottoposti alle gastralia nello spessore della copertura
dermica ventrale. In Henodus chelyops il piastrone è
ben formato nella porzione anteriore e ai margini del¬
la superficie ventrale. In Psephoderma la situazione è
analoga a quanto si osserva in Cyamodus hildegardis e
in Placochelys pìacodonta: non esiste un piastrone ven¬
trale continuo e ben formato mentre le gastralia, mol¬
to sviluppate, formano un robusto scheletro ventrale.
Le ossificazioni dermiche corrispondenti al piastrone
si limitano a rari e piccoli osteodermi irregolarmente
dispersi sulla superfìcie ventrale e originariamente in¬
globati nello spessore del derma.
Nelle forme mediorientali dotate di piastrone soli¬
do si nota la regressione parziale dello scheletro ga-
strale. In queste forme le gastralia divengono estrema-
mente sottili e spaziate e si appoggiano direttamente
sulla superfìcie interna del piastrone (Haas 1959 tav. 3,
fìgg. 11 e 12; Westphal 1976 fìg. 3D).
Gastralia
Lo scheletro gastrale è ben conservato nell’es. n. 1,
anche se molte gastralia hanno subito dislocazioni di
varia portata durante la fossilizzazione. Nel complesso
si contano 24 gastralia mediane, 20 gastralia laterali sul
lato destro e 18 gastralia laterali sul lato sinistro. Pro¬
babilmente lo scheletro gastrale era perciò costituito
da almeno 24 archi gastrali, ciascuno dei quali era
formato da tre elementi: un elemento mediano (ga¬
stralia mediane) e due elementi laterali (gastralia late¬
rali), questi ultimi in contatto, ma non fusi, con le
estremità distali dell’elemento mediano lungo il suo
margine anteriore. Tale scheletro gastrale, piuttosto
regolare, era situato fra la metà della 10a vertebra
(5a dorsale) e l’estremità posteriore della 17a vertebra
(12a dorsale); esso copriva la parte centrale del corpo e
lasciava libere anteriormente un’ampia area dietro il
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
39
cinto scapolare e posteriormente l’area lombo-sacrale.
Le gastralia mediane sono elementi sottili, allunga¬
ti, appuntiti alle due estremità. Nella porzione anterio¬
re dello scheletro gastrale tali elementi hanno le estre¬
mità distali rivolte debolmente in avanti, nella porzio¬
ne mediana sono diritte e posteriormente le estremità
curvano debolmente all’indietro. Nella porzione cen¬
trale dello scheletro 6 gastralia mediane sono fuse e
formano una robusta placca ossea.
Le gastralia laterali sono più sviluppate delle media¬
ne. Sono elementi robusti, larghi e allungati che entra¬
no in contatto con le gastralia mediane e ne continua¬
no la direzione proiettandosi verso il margine laterale
del carapace, senza tuttavia raggiungerlo.
Complessivamente gli archi gastrali sono disposti a
formare una specie di raggiera il cui centro sembra si¬
tuato più o meno nella parte centrale del tronco
dell’animale fra la 13a e la 14a vertebra, raggiera entro
cui i singoli archi non sono strettamente uniti, ma se¬
parati da intervalli non perfettamente regolari.
Le dimensioni delle singole gastralia variano in ba¬
se alla loro posizione nell’ambito della serie: le gastra¬
lia mediane sono lunghe da un minimo di mm 34,5
per gli elementi più posteriori, ad un massimo di mm
84,5 per gli elementi centrali; la lunghezza delle ga¬
stralia laterali varia invece da un minimo di mm 0,7
per gli elementi più arretrati, ad un massimo di mm
74,8 per gli elementi centrali e anteriori.
Le variazioni nella curvatura degli archi gastrali e le
variazioni della lunghezza delle singole gastralia in
rapporto alla loro posizione nella serie fanno sì che lo
scheletro gastrale copra uniformemente la superficie
ventrale dell’animale fra la 10a e la 17a vertebra, dal
centro fin quasi ai margine laterale del carapace.
Lo scheletro gastrale di Psephoderma alpinum si dif¬
ferenzia da quello di tutti i placodonti conosciuti.
Nei placodonti non corazzati (. Placodus e Parap/aco-
dus) lo scheletro gastrale è costituito da una serie di
robusti archi gastrali pressoché diritti, disposti perpen¬
dicolarmente al piano mediano del corpo fra il cinto
scapolare e il cinto pelvico e costituiti, ciascuno, da
5 elementi: una lunga gastrale mediana, due corte e
diritte gastralia intermedie che si applicano anterior¬
mente alla gastrale mediana e due gastralia laterali che
si applicano anteriormente alle gastralia intermedie.
Queste ultime sono piegate a L con un angolo di circa
90° in Placodus (Drevermann 1933 fig. 7) e minore di
90° in Paraplacodus (Peyer 1935 fìg. 4), cosicché la loro
metà esterna è proiettata dorsalmente. In questi ani¬
mali lo scheletro gastrale forma dunque una gabbia
ventrale i cui margini laterali giungono quasi a contat¬
to con le estremità delle coste.
In Henodus, in Cyamodus hildegardis e nei placo¬
donti corazzati dotati di piastrone ventrale completo
(« Psephosaurus » mediorientali) lo scheletro gastrale è
molto più debole che nelle forme non corazzate. Esso
consiste in una serie di archi gastrali, ciascuno dei qua¬
li è composto da tre soli elementi (mancano le gastra¬
lia intermedie) (6), di spessore pressoché uguale, sottili
e allungati.
In questi animali le gastralia laterali non sono piega¬
te dorsalmente e formano quindi, con le gastralia
mediane, archi gastrali diritti che solcano trasver¬
salmente la regione ventrale, appoggiandosi sulla su¬
perfìcie interna del piastrone ove questo esiste ( Pse¬
phosaurus sinaiticus Haas 1959, es. T.S.3424), ovvero
sono solo debolmente ricurve ( Cyamodus hildegardis
es. T 58).
Uno scheletro gastrale simile a quello della nostra
specie sembra essere stato presente solo in Placochelys
placodonta. Jaekel ha figurato infatti sia gastralia sottili
(1907 tav. VI, fìgg. 2 e 3), probabilmente gastralia me¬
diane, sia gastralia molto più larghe e robuste, proba¬
bilmente gastralia laterali (1907 tav. VI, fìgg. 6 e 7), fu¬
se con osteodermi ventrali isolati che interpretò come
coste, considerando invece gli osteodermi ventrali co¬
me gastralia allargate (Westphal 1975 pagg. 113, 114,
fìg, 11).
E probabile che la diversa e più potente struttura
dello scheletro gastrale di Psephoderma e di Placoche¬
lys sia da collegare ad una minore ossificazione del
piastrone o alla mancanza del piastrone.
VARIAZIONI ONTOGENETICHE IN PSEPHODERMA ALPINUM
Il ritrovamento di esemplari a stadi di crescita diver¬
si ha permesso di effettuare alcune osservazioni sulle
variazioni che gli individui di Psephoderma alpinum
subivano durante l’ontogenesi. Assieme agli esempla¬
ri adulti (es. n. 1 e 2), attorno ai 90 cm di lunghezza,
dal giacimento provengono infatti due esemplari di
dimensioni leggermente minori (es. n. 3 e 4), il secon¬
do dei quali consiste in un frammento di corazza e un
minuscolo cranio di appena 28 mm di lunghezza (es.
n. 5) appartenente ad un esemplare di età estrema-
mente giovane. Tutti questi esemplari dimostrano che
la specie subiva durante la crescita alcune modifica¬
zioni nella morfologia del cranio e nella dentatura e
sembrano indicare che la specie fosse caratterizzata da
ossificazione precoce del carapace e da ossificazione
più tardiva della piastra caudale e della corazzatura
della coda. Il confronto fra il piccolo cranio lungo ap¬
pena 28 mm e il cranio adulto di Psephoderma alpinum
proveniente da Monte Cornizzolo di 136 mm di lun¬
ghezza ha permesso di scoprire che la specie subiva
con la crescita alcune modificazioni nella morfologia
del cranio e nella dentatura (Pinna 1979 e 1980).
L’esemplare giovanile in questione (fìg. 16) consiste in
un cranio di dimensioni estremamente ridotte, di for¬
ma triangolare, piuttosto affilata. In esso i premascel¬
lari si proiettano in avanti, assottigliandosi in un rostro
del tutto simile a quello presente negli esemplari adul¬
ti della specie.
(6) Nell’esemplare giovanile di Cyamodus hildegardis (Pinna 1980 fig. 2) le gastralia laterali sono quasi diritte. Tali elementi
erano stati denominati gastralia intermedie, ritenendo che fossero omologhe delle gastralia intermedie di Placodus. In realtà in
Cyamodus, come in tutti i placodonti corazzati, le gastralia intermedie mancano e quelle più esterne sono quindi gastralia
laterali.
40
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
La dentatura, conservata solo parzialmente, sembra
costituita da un paio di denti premascellari, da un paio
di denti mascellari e da due paia di denti palatini ed
avrebbe quindi la formula (1, 1, 2) contro la formula
dentaria (2, 2) degli esemplari adulti che posseggono
due paia di denti mascellari e due paia di palatini. Sul¬
la mandibola dell’esemplare giovanile sono presenti
due coppie di denti mandibolari. L’esemplare mostra
che durante la crescita si aveva un restringimento del¬
la superficie del palato, la modificazione della curvatu¬
ra del margine esterno dei mascellari e una notevole
modificazione della dentatura. Con la crescita i rap¬
presentanti della specie perdevano infatti la coppia di
denti premascellari; i denti mascellari anteriori, che
nel giovane erano situati molto in avanti sul margine
del cranio, in prossimità dell’unione fra i mascellari e i
premascellari, arretravano notevolmente; appariva
un’altra coppia di denti mascellari; i denti palatini po¬
steriori, assai obliqui rispetto all’asse centrale del cra-
7“Sq
Fig. 16 — Esemplare n. 5, ricostruzione in norma palatina del cranio
(x 3). j-jugale; m-mascellare; pm-premascellare; sq-squamoso.
nio nel giovane, si raddrizzavano nell’adulto, permet¬
tendo così il restringimento della superfìcie del palato.
Gli stessi palatini posteriori passavano poi da sezione
subrettangolare a sezione ellittica.
Gli esemplari n. 3 e 4 sono interessanti ai fini
dell’analisi delle modificazioni ontogenetiche poiché,
pur non potendosi definire esemplari giovanili, hanno
tuttavia dimensioni decisamente minori degli esem¬
plari n. 1 e 2 e permettono di ottenere alcune indica¬
zioni sulle modalità di ossificazione della corazza dor¬
sale.
L’es. n. 4 consiste in un frammento di corazza com¬
pletamente ossificata costituita da osteodermi esago¬
nali perfettamente uniti fra loro. Il frammento è lungo
132 mm e proviene quindi da un carapace che non do¬
veva essere più lungo di 140-145 mm e cioè assai me¬
no della metà della lunghezza del carapace dell’oloti-
po. La completa ossificazione di questo frammento di
carapace indica che il carapace stesso era ben formato
già prima di raggiungere le dimensioni medie della
specie (circa 200-250 mm di lunghezza del carapace),
contrariamente a quanto è stato osservato in altri pla-
codonti corazzati ed in particolare in Cyamodus hilde-
gardis (Pinna 1980).
L’es. n. 3 dal canto suo non conserva il carapace ma
la piastra caudale. Questa è tuttavia non compieta-
mente ossificata poiché i diversi osteodermi che la
compongono sono dissociati e dislocati gli uni rispetto
agli altri. Da questo esemplare si può dunque dedurre
che la piastra caudale ossificava più tardivamente ri-,
spetto al carapace. Ciò risulta evidente anche dall’ana¬
lisi dei due esemplari di maggiori dimensioni: in que¬
sti (specialmente nell’es. n. 1) gli osteodermi che com¬
pongono la piastra caudale non sono completamente
formati, hanno margini arrotondati che lasciano spes¬
so dei vuoti fra osteodermi contigui e rendono i mar¬
gini della piastra stessa piuttosto irregolari.
Anche l’armatura della porzione anteriore della co¬
da ossificava tardivamente rispetto al carapace: ciò
sembra dimostrato dall’assenza di osteodermi caudali
nell’es. n. 3.
Dalla ornamentazione presente sull’es. n. 4 e dal
confronto con gli altri esemplari e con l’olotipo, si può
infine dedurre che la scultura del carapace si riduceva
progressivamente con la crescita: le carene longitudi¬
nali si appiattivano e la carena festonata marginale di¬
veniva assai meno alta e evidente.
MORFOLOGIA FUNZIONALE
Forma generale del corpo
Psephoderma alpinum è un placodonte corazzato dal
corpo molto appiattito dorso-ventralmente (fig. 17), le
cui principali caratteristiche sono cranio relativamente
depresso e affilato, collo corto, tronco largo e piutto¬
sto accorciato (circa un terzo della lunghezza totale
dell’animale), coda estremamente allungata (poco più
della metà della lunghezza totale) e arti ridotti rispetto
alla massa generale del corpo, dei quali gli anteriori
decisamente meno sviluppati dei posteriori.
L’animale poteva raggiungere notevoli dimensioni,
dai 90 cm ai 125 cm allo stato adulto ed era potente-
mente corazzato. Un largo e solido carapace dorsale
copre infatti completamente il tronco e gli arti anterio¬
ri. Questi, grazie alle dimensioni ridotte del cinto sca¬
polare e alla sua posizione avanzata, sono posti infe¬
riormente al corpo e non sporgono dal limite laterale
del carapace se non con le estremità delle dita della
mano, quando l’arto è disteso lateralmente. Posterior¬
mente una piastra dermica caudale copre parte del ba¬
cino e la porzione anteriore della coda. Fra il carapace
e la piastra caudale vi è un breve tratto non corazzato,
in corrispondenza del quale è situata la porzione cen¬
trale del bacino. L’articolazione fra il bacino e i femori
è situata quindi in corrispondenza di questo intervallo
privo di corazza, cosicché gli arti posteriori, con il
femore non retratto, non sono situati al di sotto della
corazza. Il cranio è debolmente corazzato grazie alla
presenza di piccoli tubercoli dermici disposti lungo
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER. 1858
41
la porzione posteriore del margine superiore del cra¬
nio stesso. Protetto da una serie di osteodermi è anche
un breve tratto della coda, posteriormente alla piastra
caudale.
Anche la superfìcie ventrale del corpo è appiattita:
qui non vi è un piastrone continuo, ma uno scheletro
gastrale formato da gastralia pressoché orizzontali nel¬
la parte centrale e posteriore del tronco e debolmente
arcuate anteriormente.
Dalle caratteristiche generali che abbiamo enuncia¬
to e dalla struttura dello scheletro si deduce che Pse-
phoderma alpinum doveva essere un rettile adattato al¬
la vita acquatica, poco mobile, inadatto al nuoto velo¬
ce e poco adatto a muoversi sulla terraferma, sebbene
non si possa escludere che si avventurasse raramente,
seppure periodicamente, fuori dall’acqua.
i;
Fig. 17 — Profilo del corpo di Psephoderma alpinum che mostra la
posizione dei cinti e degli arti.
Poiché l’unico esemplare completo esistente di
questa specie (es. n. 1) è compresso e disteso ventral¬
mente su un piano orizzontale l’interpretazione fun¬
zionale dell’anatomia dell’animale non è facile. Esi¬
stono tuttavia elementi sufficienti per ricostruire alcu¬
ne caratteristiche funzionali fondamentali, quelle che
permettono di ricavare informazioni sul tipo di loco¬
mozione che caratterizzava l’animale nell’acqua e sul¬
la terraferma, sulla funzione della corazza e sulla mo¬
dalità della ricerca del cibo, e di giungere quindi, con¬
siderando anche l’ambiente sedimentario in cui i fos¬
sili sono stati rinvenuti, alla ricostruzione del modo e
dell’ambiente di vita dell’animale.
Locomozione
Ai fini della ricostruzione del tipo di locomozione
che caratterizzava Psephoderma alpinum è necessario
considerare diversi aspetti dello scheletro: la possibili¬
tà di mobilità delle diverse porzioni della colonna ver¬
tebrale, anche in relazione alla presenza della corazza
dorsale, lo sviluppo e la posizione dei cinti e la struttu¬
ra e le dimensioni degli arti.
La colonna vertebrale di Psephoderma alpinum per¬
mette di escludere, anche indipendentemente dalle al¬
tre caratteristiche dello scheletro, che l’animale fosse
caratterizzato da nuoto assiale. La colonna è infatti ca¬
ratterizzata dalla immobilità di quasi tutta la regione
dorsale e della porzione anteriore della coda e dalla
difficoltà di movimenti sul piano orizzontale della
porzione mediana della coda.
Le prime 13 dorsali (vertebre 6-18) costituiscono in¬
fatti un tratto della colonna privo di mobilità. Sebbene
i centra non siano fusi fra loro, come invece osservato
in altri placodonti (Vogt 1983), e sebbene conservino
fra loro una certa distanza a significare la presenza di
dischi intervertebrali normali, l’immobilità di questo
tratto della colonna risulta evidente dal fatto che tali
vertebre sono connesse con il margine interno della
corazza dorsale attraverso le estremità distali dei pro¬
cessi trasversi e, probabilmente, anche attraverso le
spine neurali (pag. 25). Inoltre la conformazione di tali
vertebre e la loro posizione rispetto alla corazza lascia¬
no ben poco spazio per lo sviluppo di una normale
muscolatura epiassiale.
Di un certo grado di mobilità dovevano invece esse¬
re dotate le due ultime dorsali (vertebre 19 e 20) che
portano coste, le cui estremità distali, rivolte verso il
basso non entrano in contatto con il margine interno
della corazza (fig. 4), come sembra avvenire anche in
altri placodonti corazzati (pag. 26). È probabile che
queste due ultime presacrali costituissero un punto di
elasticità fra la porzione dorsale immobile della colon¬
na e il sacro, punto di elasticità che aveva la funzione
di assorbire le tensioni esercitate sul bacino e di forni¬
re al bacino stesso un certo grado di mobilità rispetto
alla colonna, il che aveva una sua funzione per la
deambulazione sul suolo duro.
Il sacro di Psephoderma alpinum è posto fra il cara¬
pace e la piastra caudale, in modo tale che la prima sa¬
crale è situata sotto il carapace e la terza sacrale sotto
la piastra, mentre il margine superiore della lama iliaca
attraversa in direzione sagittale l’intervallo libero fra
queste due porzioni della corazza (pag. 33). Le verte¬
bre sacrali 1 e 3 non erano probabilmente connesse
con la corazza attraverso le loro spine neurali, mentre
l’ilio doveva essere collegato alla corazza da muscoli
le cui inserzioni sono ben visibili (fig. 12) nella parte
superiore della lama (muscolo omologo del testoilia-
cus dei cheioni). Posteriormente l’ultima sacrale si ar¬
ticola con la prima caudale attraverso zigapofisi oriz-
42
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
zontali (pag. 26). Tutto ciò fa presupporre che fra il sa¬
cro e la base della coda vi fosse la possibilità di flessio¬
ne sul piano orizzontale. Tuttavia, poiché le prime ot¬
to caudali, sottoposte alla piastra caudale, sono ad es¬
sa connesse attraverso le superfici superiori espanse
delle spine neurali (pagg. 23 e 27) e sono quindi inca¬
paci di movimenti reciproci, i movimenti fra il sacro e
la base della coda si risolvevano in movimenti di tutta
la piastra caudale rispetto al sacro. Sebbene l’estensio¬
ne laterale di questo movimento fosse limitata dal
breve intervallo esistente fra il carapace e la piastra
caudale, essa tuttavia doveva facilitare il movimento
degli arti posteriori.
Nel punto in cui la coda fuoriesce dal margine
posteriore della piastra caudale, e cioè in corrispon¬
denza dell’articolazione fra l’8a e la 9a caudale, le fac¬
cette delle zigapofìsi divengono pressoché verticali.
Ciò significa che il movimento sul piano orizzontale
della piastra caudale non poteva essere trasmesso
dall’8a alle successive vertebre della coda che erano li¬
mitate nei movimenti orizzontali e libere invece di
muoversi sul piano verticale. Fra la 9a e la 22a caudale,
punto nel quale spariscono i contatti con le zigapofìsi,
la coda aveva dunque scarsissima capacità di flessione
laterale.
La limitazione dei movimenti orizzontali del tratto
anteriore della coda, dovuta alla connessione delle
prime 8 caudali alla piastra e al gioco limitato di tale
piastra e la difficoltà nei movimenti orizzontali del
tratto centrale, sono tali da escludere che la coda costi¬
tuisse l’organo principale di propulsione. Essa infatti
era poco flessibile, con corpi vertebrali addensati che
lasciano poco spazio ai dischi intervertebrali e dotata
di una debole muscolatura, a giudicare dalle dimen¬
sioni dei processi trasversi, degli archi neurali e delle
emapofìsi.
La coda dunque non era capace di quei movimenti
ondulatori sul piano orizzontale indispensabili a forni¬
re la spinta necessaria nel nuoto assiale.
La possibilità di movimento della coda sul piano
verticale dalla 9a vertebra caudale ha probabilmente
un preciso significato adattativo, legato alla necessità
dell’animale di infossarsi nei sedimenti del fondo ma¬
rino (pag. 46).
L’adattamento acquatico di Psephoderma alpìnum e
l’incapacità di nuoto assiale risultano evidenti anche
nella conformazione dei cinti e degli arti.
Nei cinti, come avviene in tutti i placodonti, gli ele¬
menti orizzontali sono più sviluppati dei verticali.
Il cinto scapolare è debole e molto meno sviluppato
del cinto pelvico (pag. 29): i coracoidi in particolare so¬
no ridotti, il che fa presupporre la presenza di deboli
muscoli propulsori delle estremità anteriori. Le picco¬
le dimensioni del cinto fanno sì inoltre che l’articola¬
zione glenoidea con l’omero avvenga in una posizione
prossima al piano mediano (fig. 17); ciò fa sì che gli ar¬
ti anteriori si trovino situati nella parte inferiore
dell’animale e non si proiettino all’esterno, al di là del
limite della corazza, come avviene nelle forme in cui
essi sono utilizzati per il nuoto.
Per contro il cinto pelvico (fig. 11) ha gli elementi
orizzontali — ischio e pube — più estesi e doveva porta¬
re quindi una muscolatura più potente. Le articolazio¬
ni con il femore sono inoltre situate al di fuori della
corazza, dietro il suo limite posteriore, nell’area priva
di corazza compresa fra tale limite e la piastra caudale;
tale posizione permette ai femori, e quindi agli arti po¬
steriori, maggiore libertà di movimento rispetto agli
arti anteriori.
Per quanto riguarda gli arti, il posteriore è più svi¬
luppato dell’anteriore: esso ha una lunghezza totale di
12,5 cm, contro la lunghezza dell’arto anteriore stima¬
ta a circa 9 cm. Questo poteva tuttavia essere anche più
ridotto poiché la sua lunghezza è stata calcolata sulla
base delle dimensioni dell’omero e dell’ulna, conside¬
rando che la mano avesse lo stesso sviluppo del piede.
Tale differenza di dimensioni significa che la spinta
principale nel nuoto era fornita dagli arti posteriori.
Questi mostrano uno spiccato adattamento acquati¬
co soprattutto nell’allargamento e nell’allungamento
del piede rispetto ai primi due segmenti delfarto, nella
forma del femore, nella sua ampia articolazione testa a
testa con gli elementi epipodiali, nella scarsa ossifica¬
zione del tarso, nelle articolazioni fra le varie ossa e
nell’assenza di superfìci articolari ossificate negli ele¬
menti del tarso e del pes.
Tali caratteristiche inducono a ritenere che l’arto
posteriore agisse, almeno in parte, come un unico
complesso. In particolare la divaricazione della tibia e
della fìbula al contatto con il tarso, la scarsa ossifica¬
zione e l’ampiezza di questo, l’assenza di ossificazioni
nelle articolazioni fra gli elementi del piede indicano
che l’arto al di sotto dell’articolazione del crus con il
femore agiva durante il nuoto come una unità flessibi¬
le, senza usare le articolazioni.
L’articolazione testa a testa fra le ossa del crus e il
femore è tale da permettere di ipotizzare una buona'
capacità di piegamento al ginocchio, ma incapacità di
torsione. È probabile perciò che durante il nuoto Pse¬
phoderma alpinum usasse l’arto posteriore come una
paletta semirigida nella fase di spinta retraendolo in
posizione estesa, mentre nella fase di protrazione l’ar¬
to fletteva al ginocchio in modo da offrire la minor re¬
sistenza possibile all’acqua. Questo movimento era re¬
so possibile dalla buona capacità di movimento del fe¬
more nell’acetabolo, deducibile dalla conformazione
della sua superfìcie articolare prossimale, dalla dispo¬
sizione su piani ortogonali delle epifisi e dalla confor¬
mazione dell’articolazione del ginocchio. Infatti, a
giudicare dall’andamento della cavità acetabolare, al¬
lungata in senso antero-posteriore con l’asse maggiore
inclinato all’indietro e verso il basso (Jaekel 1907, tav.
VII, fig. 2a), è probabile che in posizione estesa lateral¬
mente il femore fosse situato in modo da avere l’asse
maggiore dell’epifisi prossimale parallela all’inclina¬
zione dell’acetabolo.
Ciò portava l’asse maggiore dell’epifisi distale, orto¬
gonale alla precedente, ad essere inclinato verso il bas¬
so in avanti. Poiché tibia e fibula giacevano su uno
stesso piano, articolandosi la prima su gran parte della
superfìcie articolare femorale in posizione anteriore,
la seconda in posizione posteriore, il piano formato da
queste ossa e dal piede veniva ad essere parallelo
all’asse principale dell’epifisi distale del femore ed era
quindi inclinato in avanti e verso il basso, una posizio¬
ne ideale per forzare l’acqua con il movimento di re¬
trazione della gamba.
Poiché è ipotizzabile che il femore avesse scarsa ca¬
pacità di rotazione attorno al suo asse a causa dell’arti¬
colazione con l’acetabolo e poiché vi era certamente
una scarsa capacità di torsione della tibia e della fìbula
rispetto al femore e del tarso rispetto al crus, l’unico
modo di non offrire resistenza all’acqua durante la
protrazione era quello di flettere l’arto al ginocchio
durante il movimento in avanti del femore.
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER. 1858
43
È probabile che il movimento degli arti posteriori
avvenisse con moto alternato. Ciò è deducibile da vari
aspetti generali dell’animale. Innanzi tutto dalla strut¬
tura degli arti, dal fatto che essi mantengono in parte
ancora una struttura di tipo «terrestre», dalle loro di¬
mensioni ridotte rispetto alla massa generale del cor¬
po e dal maggior sviluppo degli arti posteriori rispetto
agli anteriori. Nelle forme che nuotano con movimen¬
ti simultanei dei due arti posteriori lo sviluppo di que¬
sti è collegato infatti a modificazioni molto profonde,
ciò che non avviene in Psephoderma alpinum. I movi¬
menti alternati delle zampe posteriori sono deducibili
anche dalla stessa struttura generale dell’animale, poi¬
ché un nuoto con movimenti sincroni degli arti sem¬
bra in contrasto con una corazzatura così potente e so¬
prattutto con la forma fortemente appiattita del corpo.
Anche la lunga coda sembra in contrasto con un tal ti¬
po di movimento degli arti. Questa, come si è visto,
non era utilizzata per il nuoto: essa trova forse la sua
ragion d’essere, in ragione della sua scarsa capacità di
flessione laterale alla base, come organo di infossa¬
mento o, per quanto riguarda il movimento, come or¬
gano di bilanciamento ad un movimento alternato de¬
gli arti posteriori e, grazie alla sua capacità di flessione
verticale, come organo di stabilizzazione sul piano
verticale durante il nuoto.
Il nuoto di Psephoderma alpinum era dunque un
nuoto parassiale discontinuo (Braun e Reiff 1982), al
quale scarso apporto davano gli arti anteriori, un nuo¬
to lento a giudicare dallo sviluppo degli arti rispetto al¬
le dimensioni generali del corpo.
La struttura generale del corpo dell’animale e il tipo
di alimentazione (pag. 45) inducono a non escludere
che esso fosse capace anche di spostamenti con movi¬
mento a marcia sul fondo, durante i quali gli arti ante¬
riori e posteriori venivano utilizzati alla stessa stregua
di arti terrestri, dovendo sopportare un peso reso mi¬
nore dalla spinta idrostatica.
La struttura dei cinti e degli arti induce inoltre a ri¬
tenere che Psephoderma alpinum fosse capace di com¬
piere spostamenti sulla terraferma, limitati probabil¬
mente a periodiche uscite dall’acqua per la posa delle
uova.
Lo sviluppo in altezza della scapola e dell’ilio
(fìgg. 9, 12) sono infatti da mettere in relazione con la
capacità di utilizzare gli arti per movimenti sul terreno
duro. L’arto posteriore inoltre ha elementi epipodiali
non accorciati ed ha il piede conformato in parte anco¬
ra come un piede terrestre, con le falangi ungueali del¬
le prime 4 dita che dovevano portare unghie cornee
(pag. 34). È perciò probabile che le dita non fossero
collegate a formare una paletta natatoria, ma fossero
invece libere e dotate di membrana interdigitale. An¬
che la mobilità del sacro rispetto alla colonna, garanti¬
ta dalle due ultime presacrali non collegate alla coraz¬
za, può essere considerato un indizio della capacità di
effettuare spostamenti su terreno duro. Tuttavia la
mole dell’animale in rapporto alle dimensioni degli
arti, le articolazioni poco ossificate dei vari elementi
della gamba e la scarsa ossificazione del tarso, pur non
escludendo la capacità di articolazione dell’arto per la
marcia su terreno duro, fanno ritenere che gli sposta¬
menti subaerei non fossero altro che un lento trasci¬
namento con scarsa possibilità di sollevare il corpo da
terra.
Funzione della corazza
Westphal (1976, p. 32), riferendosi alla corazza di
Psephoderma alpinum, ha sostenuto che il perfetto
modello esagonale, secondo il quale dovrebbe essere
costruita un’armatura che abbia funzioni esclusiva-
mente protettive, è alterato in questo animale dalla
presenza delle basse carene longitudinali che «eviden¬
temente avevano funzione idrodinamica». Come si è vi¬
sto (pagg. 36-37) l’ornamentazione del carapace è co¬
stituita da tre carene longitudinali formate dalla suc¬
cessione di osteodermi carenati (Pinna 1980 pag. 310),
da una carena marginale festonata e da tubercoli di¬
sposti simmetricamente, in prossimità dei margini an¬
teriore e posteriore. Tale ornamentazione diminuisce
con la crescita (pag. 40) nel senso che con l’aumentare
delle dimensioni sia le carene, sia i tubercoli divengo¬
no meno accentuati rispetto alla superficie di base del
carapace. Considerando l’ornamentazione nel suo
complesso e le modificazioni che essa subisce durante
la crescita, considerando la forma generale dell’anima¬
le e la sua scarsa mobilità, è difficile ritenere che l’or¬
namentazione, ed in particolare le basse carene longi¬
tudinali, avessero una qualche funzione legata al mo¬
vimento nella massa liquida. Psephoderma alpinum è
infatti un animale fortemente corazzato, dal tronco
largo e appiattito dorso-ventralmente, dotato di scarsa
mobilità. In questo quadro generale la corazza dorsale
(carapace, piastra caudale, armatura della coda e del
cranio) e la corazzatura ventrale (scheletro gastrale) si
accordano perfettamente con un genere di vita legato
44
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
ai fondali poco profondi e inducono a ritenere, in rela¬
zione soprattutto alla scarsa mobilità, che la corazza
avesse esclusivamente una funzione protettiva, come
esclusivamente protettiva era probabilmente la fun¬
zione della piastra caudale, dell’armatura della coda e
del cranio.
Se consideriamo infatti Psephoderma alpinum un
animale adattato alla vita sul fondo marino, la coraz¬
zatura assume un significato ben preciso: essa serviva
a proteggere l’animale quando esso giaceva sul fondo
o durante i lenti spostamenti che effettuava alla ricer¬
ca del cibo.
Contrariamente a quanto avviene nei cheioni (ad
esclusione dei nuotatori marini), Psephoderma alpi¬
num non aveva la possibilità di ritrarre il cranio e gli ar¬
ti all’interno della corazza. Esso aveva perciò realizza¬
to un sistema protettivo differente ma dall’analogo ri¬
sultato, nel quale, come vedremo (pag. 46), l’appiatti¬
mento del corpo giocava un ruolo assai importante.
Dal cinto scapolare al cinto pelvico l’animale era pro¬
tetto dal largo carapace; il cranio, che non poteva esse¬
re retratto, era, grazie al collo corto, assai vicino al
margine anteriore della corazza e portava una corazza¬
tura costituita da tubercoli dermici; gli arti anteriori,
grazie alla posizione del cinto scapolare (pag. 31), era¬
no situati quasi completamente al di sotto del carapa¬
ce e gli arti posteriori, più sviluppati, avevano la possi¬
bilità di essere sistemati sotto la piastra caudale quan¬
do l’animale era fermo sul fondo. In tale posizione
l’animale risultava difficilmente attaccabile da even¬
tuali predatori; faceva eccezione la lunga coda che per
buona parte non era né protetta, né corazzata. L’orna¬
mentazione e la struttura della corazza vanno dunque
considerate in questo quadro, tenendo conto però an¬
che del quadro generale fornitoci da tutti i placodonti
corazzati conosciuti.
Da quanto si può arguire dal materiale fino ad ora
noto, la corazza dorsale dei placodonti corazzati varia
sensibilmente da specie a specie, sia per quanto ri¬
guarda il reticolo degli osteodermi, sia per quanto ri¬
guarda l’ornamentazione ed ogni specie è perciò iden¬
tificabile dal tipo di corazza che presenta. Il materiale
fossile del Trias medio di Wadi Raman e di Araif en
Naqa suggerisce per l’intervallo compreso fra l’Anisi-
co inferiore e il Ladinico superiore (Brotzen 1957,
Mazin 1988) l’esistenza di numerose forme distingui¬
bili per la struttura della corazza e non confrontabili
con le specie europee, la maggior parte delle quali
{Psephosaurus suevicus, Henodus chelyops, Placochelys
placodonta e Psephoderma alpinum ) appartengono a li¬
velli stratigrafici più recenti, compresi fra il Ladinico
medio ( Psephosaurus suevicus) e il Retico ( Psephoder¬
ma alpinum).
Fra le forme mediorientali ci pare che una sola spe¬
cie sia paragonabile con una specie europea: si tratta
di Psephosaurus mosis che sembra possedere una co¬
razza dorsale paragonabile per disposizione degli
osteodermi a quella di Cyamodus hildegardis. Le due
specie tuttavia non dovrebbero coincidere stratigrafi-
camente poiché Psephosaurus mosis, secondo l’ap¬
prossimata stratigrafia della regione, è attribuito
all'Anisico inferiore, mentre Cyamodus hildegardis
proviene dalla Grenzbitumenzone datata fra l’Anisico
superiore e il Ladinico inferiore. Per quanto riguarda
le forme europee, ciascuna di esse è caratterizzata da
una corazza con caratteri ben precisi, a tal punto che il
rinvenimento di osteodermi isolati può essere indica¬
tivo sia dal punto di vista sistematico, sia da quello
stratigrafico. Il fatto che ciascuna specie sia caratteriz¬
zata da un tipo di corazza dorsale ben definito e la
grande variabilità della corazza fra specie diverse, indi¬
cano a nostro parere che la corazza stessa doveva esse¬
re un elemento estremamente plastico dal punto di vi¬
sta adattativo e che le sue ornamentazioni, variabili da
specie a specie, non potevano avere una funzione ge¬
nerale valida per tutte le forme, come quella idrodina¬
mica prospettata da Westphal. Lo scheletro postcra¬
niale di alcune specie caratterizzate da corazze ben di¬
verse fra loro ( Cyamodus hildegardis, Placochelys pla¬
codonta e Psephoderma alpinum) mostra infatti una
notevole uniformità di struttura, il che sta a significare
che queste specie erano caratterizzate da modi di vita
e adattamenti analoghi: le differenze nella corazza
non possono perciò essere interpretate come il risulta¬
to di fondamentali differenze adattative (tipo di loco¬
mozione, maggiore o minore mobilità, maggiore o mi¬
nore capacità di nuoto, ecc.), ma devono essere consi¬
derate come la risposta di una struttura plastica ad
adattamenti secondari peculiari di ciascuna specie
(adattamento al substrato, alla maggiore o minore
mobilità dell’ambiente liquido ecc.). Tali variazioni
della struttura della corazza, che contrastano con
l’uniformità dell’organizzazione dello scheletro post¬
craniale, sono facilmente spiegabili se si considera che
la corazza dei placodonti non era collegata stretta-
mente allo scheletro postcraniale e che perciò le sue
modificazioni non presupponevano analoghe varia¬
zioni della struttura scheletrica.
Per concludere riteniamo che le carene del carapace
di Psephoderma alpinum non avessero alcuna funzione
idrodinamica: sia la marcata carena festonata margi¬
nale, sia le carene longitudinali, sia i tubercoli isolati
erano probabilmente strutture atte a rendere più resi¬
stente un carapace.
È anche possibile che le carenature della corazza di
Psephoderma alpinum siano vestigiali, siano cioè linee
di maggior resistenza formate da osteodermi a ossifi¬
cazione più precoce e più veloce, derivate dalle serie di
osteodermi liberi esistenti in forme più antiche prive
di corazza dorsale completa, quali Saurosphargis. È in¬
fatti molto probabile che i placodonti corazzati euro¬
pei del gruppo dei ciamodontoidei costituiscano una
linea filetica diretta, caratterizzata — fra le altre cose —
dall’apparizione progressiva di corazze dorsali sempre
più compatte e geometricamente costruite.
Tale linea filetica potrebbe comprendere in sequen¬
za: Saurosphargis (Muschelkalk inferiore) privo di co¬
razza completa ossificata, ma dotato di serie longitudi¬
nali di osteodermi (Huene 1936); Cyamodus hildegar¬
dis (Muschelkalk medio) con corazza dorsale comple¬
ta solo allo stato adulto (Pinna 1980); Placochelys
(Keuper inferiore) con corazza dorsale completa, ma
di costruzione irregolare (Jaekel 1907) e Psephoderma
(Keuper superiore) con corazza completa di costruzio¬
ne estremamente regolare.
Funzione dello scheletro gastrale
Se, come si è detto, Psephoderma alpinum era un
animale adattato alla vita sui bassi fondali marini, con
scarsa capacità di spostamenti sulla terraferma, la fun¬
zione dello scheletro gastrale risulta evidente: esso
serviva come protezione ventrale sia quando l’anima¬
le nuotava presso il fondo o vi giaceva, rimanendo
probabilmente semisommerso nei sedimenti, sia negli
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER, 1858
45
spostamenti sulla terraferma durante i quali la superfì¬
cie ventrale del corpo strisciava sul terreno.
Alimentazione
La struttura e la mobilità del collo, la forma del cra¬
nio e la dentatura di Psephoderma alpinum sono indi¬
cative delle abitudini alimentari e del modo di vita
dell’animale.
Le vertebre cervicali, molto mal conservate solo in
norma ventrale, non forniscono indicazioni dirette
sufficienti a stabilire la mobilità del collo. Si può tutta¬
via ipotizzare che esso avesse la stessa mobilità del
collo di Henodus chelyops. Huene (1936) e Vogt (1983)
hanno dedotto dall’analisi delle vertebre cervicali che
il collo di Henodus avesse buona mobilità verticale e li¬
mitata mobilità orizzontale.
Il collo, tozzo e non particolarmente lungo di Pse¬
phoderma alpinum, doveva avere buona capacità di
movimento sul piano verticale, mentre era fortemente
limitato nei piegamenti sul piano orizzontale dalla
presenza della corazza e dalle proiezioni posteriori del
cranio formate, su ambo i lati, dallo squamoso.
Al centro del margine anteriore la corazza, incur¬
vandosi verso l’alto, forma un’emarginazione ad arco
attraverso cui passa il collo. L’ampiezza di tale emargi¬
nazione è limitata, non permette il passaggio degli arti
anteriori che sono perciò situati sotto il corpo, limita il
movimento del collo verso l’alto e permette un limita¬
to movimento laterale. Inoltre, poiché il cranio è mol¬
to vicino al margine anteriore della corazza, le proie¬
zioni posteriori degli squamosi limiterebbero forte¬
mente il movimento se l’emarginazione non fosse
conformata in modo da permettere l’alloggiamento di
tali proiezioni sotto la corazza durante il movimento
laterale del cranio.
La scarsa capacità di movimento laterale del collo è
dunque in parte collegata alla sua ridotta lunghezza
che fa sì che il cranio si trovi ad una piccola distanza
dal margine anteriore della corazza, a tal punto che le
proiezioni posteriori degli squamosi dovevano allog¬
giarsi entro l’emarginazione anteriore del carapace du¬
rante i movimenti laterali della testa. Tutto ciò ha una
precisa funzione difensiva: il cranio, non potendo es¬
sere retratto sotto la corazza, grazie alla sua corazzatu¬
ra dermica costituiva con la corazza stessa quasi un
unico complesso quando l’animale era immobile sul
fondo.
Per contro la mobilità verticale del collo è da colle¬
garsi con le abitudini alimentari dell’animale, che ri¬
sultano assai evidenti anche dalla particolare confor¬
mazione del cranio.
Come è noto, i placodonti sono dotati (con l’unica
eccezione di Henodus chelyops) di denti a placche che
servivano a rompere le dure conchiglie dei brachiopo-
di e dei molluschi o gli scheletri chitinosi dei crostacei
di cui questi animali si nutrivano (Owen 1858, Sacchi
Vialli 1947). Il cranio dei placodonti è perciò caratte¬
rizzato da estrema robustezza della mandibola dotata
di un largo processo coronoide che doveva portare
muscoli potenti (Vogt 1983).
Per ciò che riguarda Psephoderma alpinum, ciò che
interessa non è tanto la dentatura di cui molto si è
scritto, quanto la particolare forma del muso nel quale
i premascellari, stretti, estremamente allungati e privi
di denti allo stadio adulto, formano una sorta di rostro
affusolato (Pinna 1976, 1980), ancor più allungato e ri¬
stretto di quanto non avvenga in Placochelys placodon-
ta (Huene 1931).
Da questo punto di vista i crani di Placochelys e di
Psephoderma si differenziano da quelli degli altri
placodonti corazzati e sono indicativi di abitudini
alimentari peculiari dei placochelidi rispetto agli altri
placodonti corazzati: i ciamodontidi e gli henodontidi,
i primi dotati di denti premascellari e di muso poco
pronunciato, i secondi con denti ridotti e muso tronco
anteriormente.
Riteniamo che il muso allungato dei placochelidi
sia da mettere in relazione con una dieta a base di
molluschi o altri organismi endobionti. L’allungamen¬
to dei premascellari (che probabilmente erano ricoper¬
ti da un becco corneo) è cioè da collegarsi con la capa¬
cità di procurarsi il cibo scavando entro i fondi fangosi
con movimenti verticali del collo e del cranio.
Un tal tipo di nutrizione non richiede movimenti
veloci, ma lenti spostamenti, il che si accorda a sua
volta con il tipo di locomozione di cui era capace Pse¬
phoderma alpinum e probabilmente anche Placochelys
placodonta.
Infestazione da parassiti
Sia il carapace dell’olotipo, sia le corazze di Psepho¬
derma alpinum rinvenute nel Calcare di Zorzino han¬
no la superfìcie interessata da lesioni. Si tratta di ero¬
sioni più o meno profonde, di forma irregolarmente
circolare, a margini inclinati, che incidono gli osteo-
dermi e che giungono a volte a perforare compieta-
mente la corazza. Tali erosioni furono messe ben in
evidenza da Meyer nell’illustrazione dell’olotipo e si
ripetono con la medesima forma anche negli esempla¬
ri in studio. La forma di tali erosioni permette di esclu¬
dere che esse siano il frutto di eventi legati alla fossi¬
lizzazione. Esse sono invece confrontabili con le ero¬
sioni che incidono il carapace delle tartarughe marine
e che sono dovute ad attacco di parassiti (Zangerl
1953) e sono perciò da attribuire all’attività di organis¬
mi parassiti, la cui natura è però difficile da stabilire.
HABITAT E MODO DI VITA DI PSEPHODERMA ALPINUM
;
Gli scheletri di Psephoderma alpinum descritti in
questo lavoro provengono dalla formazione del Calca¬
re di Zorzino attribuita al Norico superiore, essi pro¬
vengono cioè da sedimenti depositatisi in bacini ri¬
stretti, poco profondi, con acque stagnanti al fondo,
anossici e probabilmente sovrasalati che si aprivano in
una vasta piattaforma a sedimentazione carbonatica
ciclica, sulla quala si depositava quella che oggi è la
formazione della Dolomia Principale (pag. 19).
Date le caratteristiche dell’ambiente di deposizione
del Calcare di Zorzino, è evidente che i fossili che in
esso si rinvengono sono alloctoni, sono cioè il risulta¬
to di trasporto post mortem delle spoglie organiche en¬
tro bacini stagnanti dal circostante ambiente di piatta¬
forma.
La piattaforma carbonatica della Dolomia Principa¬
le era un ambiente mutevole, caratterizzato da movi¬
menti verticali del livello del mare che facevano sì che
46
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
si alternassero fasi subtidali, fasi intertidali e fasi so-
pratidali. A giudicare dalla veloce e ciclica alternanza
di queste fasi e dal contenuto faunistico, durante le fa¬
si subtidali la piattaforma non doveva superare la pro¬
fondità di 10 o 15 metri. Su questi bassifondi a sedi¬
mentazione carbonatica, caratterizzati perciò da fon¬
dali melmosi, viveva una fauna piuttosto povera, ca¬
ratterizzata da una diversità tassonomica relativamen¬
te bassa.
La fauna marina che abitava la piattaforma carbona¬
tica è ricostruibile sia attraverso la documentazione
fossile racchiusa entro i livelli di Dolomia Principale
depositatisi durante le fasi subtidali, sia attraverso gli
organismi fossili rinvenuti entro il Calcare di Zorzino
poiché, come si è detto, questi provenivano dall’am¬
biente di piattaforma (Pinna 1987).
I livelli della Dolomia Principale formatisi durante
le fasi subtidali, quando cioè la piattaforma era som¬
mersa, contengono relativamente poche specie di la-
mellibranchi, fra cui i megalodontidi, pochi gasteropo¬
di, qualche brachiopode e qualche celenterato indivi¬
duale: tale povertà di macrofossili della Dolomia Prin¬
cipale viene messa in relazione con la distruzione dei
resti organici che sarebbe stata operata dalla dolomi¬
tizzazione di un originale sedimento calcareo.
La fauna contenuta nel Calcare di Zorzino mostra
anch’essa una bassa diversità tassonomica e inoltre
una notevole povertà di organismi bentonici, scarsità
di grandi predatori e mescolanza di organismi marini e
di organismi francamente terrestri.
Tutto ciò starebbe ad indicare che durante le fasi
subtidali la piattaforma carbonatica era un ambiente
non particolarmente favorevole, ma prossimo piutto¬
sto a condizioni estreme, probabilmente per alta sali¬
nità e alta temperatura.
II quadro generale che ne deriva è che si trattasse di
bassi fondali a fango calcareo, ad alta salinità, ben illu¬
minati come dimostra la presenza di alghe calcaree,
con scarsa vegetazione e con radi e discontinui banchi
a molluschi e accumuli di alghe calcaree, bassi fondali
lontani dal mare aperto sui quali raramente si avven¬
turavano animali di grandi dimensioni (mancano per
esempio gli ittiotterigi presenti in abbondanza in altri
giacimenti triassici) e sul quale viveva invece una fau¬
na relativamente monotona di piccoli pesci e di piccoli
crostacei, assieme ad alcuni rettili, fra i quali i placo-
donti. La presenza di vegetali e di rettili dalle abitudini
anfìbie e francamente terrestri entro il Calcare di Zor¬
zino indica infine che, anche durante le fasi subtidali,
dovevano essere presenti terre emerse di una certa
estensione e ricche di vegetazione.
Psephoderma alpinum viveva dunque sui bassi fon¬
dali fangosi della piattaforma carbonatica, a profondi¬
tà non superiore ai 10 o 15 metri. Tutte le sue caratteri¬
stiche anatomiche e funzionali concordano con un
ambiente di questo tipo.
Il corpo appiattito dorso-ventralmente è tipico di un
animale adattato a passare la maggior parte del pro¬
prio tempo presso i fondali, mentre la struttura del
corpo indica che Psephoderma alpinum era dotato di
un nuoto lento e debole. È evidente perciò che l’ani¬
male non poteva spingersi in mare aperto e che dove¬
va invece abitare acque poco profonde per poter perio¬
dicamente raggiungere la superfìcie dell’acqua per re¬
spirare.
La forte corazza dorsale e la forma appiattita del
corpo sono tipici di un animale potenzialmente ogget¬
to di predazione. Queste caratteristiche, assieme alla
particolare forma del cranio, fanno ritenere che l’ani¬
male vivesse su fondali melmosi, tranquilli, privi di
forti correnti o di acque turbolente. Su questi fondali
l’animale «pascolava»; esso stanava gli organismi en-
dobionti di cui si cibava, scavando il sedimento soffice
del fondo con i lunghi premascellari dotati probabil¬
mente di un becco corneo.
Psephoderma alpinum doveva avere la capacità di in¬
fossarsi almeno parzialmente entro i sedimenti del
fondo marino. È probabile che nella capacità di infos¬
samento avesse un ruolo notevole la lunga coda dota¬
ta, dalla 9a caudale, di capacità di movimento sul piano
verticale. Si ritiene cioè che l’animale potesse infossar¬
si rapidamente entro i sedimenti a scopo difensivo con
rapidi movimenti verticali della parte medio-posterio¬
re della coda.
Se non fosse stato dotato di strutture e habitus di¬
fensivi, la lentezza di movimenti avrebbe reso Psepho¬
derma alpinum facile preda dei predatori acquatici o
semi acquatici, relativamente abbondanti nell’am¬
biente di piattaforma. Fra questi vi erano certamente i
fìtosauri del genere Mystriosuchus (7), di cui è stato rin¬
venuto a Endenna un cranio completo (Pinna 1987) e
forse alcuni pesci carnivori di grandi dimensioni, quali
Saurichthys e Birgeria. Tutti questi animali sono carat¬
terizzati da dieta ittiofaga, ma non si può escludere
che potessero predare anche i placodonti. Da questi
potenziali predatori Psephoderma alpinum si difendeva
sia grazie alla forma appiattita del corpo che gli per¬
metteva di acquattarsi sul fondo, dove probabilmente
poteva rimanere semisommerso nei sedimenti, sia
grazie alla potente corazzatura dorsale. Attraverso
questa armatura Psephoderma alpinum aveva assunto
un adattamento difensivo analogo a quello di alcuni
cheioni attuali viventi su fondali poco profondi (in ac¬
que dolci), con la differenza che, non potendo retrarre
il capo e gli arti alfinterno della corazza, aveva assun¬
to una forma generale atta a proteggere queste parti
del corpo: quando era fermo sul fondo infatti esso do¬
veva offrire agli eventuali predatori una superfìcie co¬
razzata compatta e difficilmente aggredibile, grazie al
cranio corazzato posto assai vicino al margine anterio¬
re del carapace, grazie agli arti anteriori situati comple¬
tamente al di sotto del corpo e grazie alla possibilità di
nascondere gli arti posteriori al di sotto della piastra
caudale.
È possibile ipotizzare che Psephoderma alpinum po¬
tesse costituire oggetto di predazione anche da parte
(7) Il cranio di Mystriosuchus rinvenuto a Endenna è l’unico resto di fitosauro conservatosi in terreni francamenti marini, se
si fa eccezione per il frammento di mandibola rinvenuto nei sedimenti marino-salmastri del Carnico austriaco ( Francosuchus
trauthi Huene, 1939) (Westphal 1976, pagg. 108, 109) ritenuto però alloctono. È probabile che il fitosauro di Endenna vivesse in
regioni costiere e predasse in mare, poiché non possono ipotizzarsi per la regione terre emerse così estese e così stabili da sop¬
portare specchi d’acqua dolce tali da permettere la vita a predatori esclusivamente dulciacquicoli delle dimensioni dei fitosauri.
Inoltre se tali terre emerse ricche di ampi specchi d’acqua dolce fossero state presenti nella regione vi sarebbero frequenti rinve¬
nimenti di organismi d’acqua dolce entro il Calcare di Zorzino, ciò che fino ad ora non è avvenuto, almeno a giudicare dai dati in
nostro possesso.
PSEPHODERMA ALPINUM MEYER. 1858
47
degli pterosauri carnivori, quali Eudimorphodon, ab¬
bondanti nella regione e capaci di predare, soprattut¬
to piccoli folidoforidi, planando sull’acqua (Wild
1978) (8).
Tutti questi potenziali predatori giustificano la pre¬
senza di una completa ossificazione della corazza an¬
che in esemplari di età non avanzata.
La forma generale del corpo, l’estremo appiattimen¬
to dorso-ventrale, il nuoto poco veloce e l’adattamen¬
to ad una dieta a base di organismi endobionti per¬
mettono di confrontare l’adattamento acquatico di
Psephoderma alpinum al modo di vita di alcuni batoi-
dei attuali.
Già nel 1967 (pag. 106) Halstead ipotizzò che i pla-
codonti occupassero nel Trias la nicchia ecologica la¬
sciata libera dalla scomparsa degli squali mangiatori di
molluschi del Permo-Carbonifero e che fossero stati
soppiantati alla fine del periodo dall’apparire di olostei
durofagi e dallo sviluppo delle razze, anch’esse adatta¬
te ad una dieta durofaga, due gruppi con i quali i pla-
codonti non potevano competere in quanto animali a
respirazione aerea.
Sulla base di quanto oggi si conosce sull’evoluzione
dei batoidei, sembra improbabile che la scomparsa dei
placodonti si possa attribuire ad un gruppo la cui ra¬
diazione evolutiva ebbe luogo a partire soprattutto dal
Giurassico superiore e cioè molti milioni di anni dopo
la scomparsa dei nostri rettili dai denti a placche (9).
Nonostante ciò appare molto verosimile che alcuni
placodonti occupassero durante il Triassico una nic¬
chia ecologica del tutto simile a quelle che oggi occu¬
pano alcuni rappresentanti dell’ordine dei batoidei:
Psephoderma alpinum e alcuni batoidei in particolare
mostrano infatti analogie di struttura e di probabile
comportamento realmente stupefacenti.
A questo riguardo si pensi che molti batoidei attuali
vivono in acque costiere poco profonde su fondali
sabbiosi (Rinobatoidei, Dasiatidi, Miliobatidi e Raji-
di), sono caratterizzati da corpo molto appiattito dorso
ventralmente e molto allargato, sono dotati di una
dentatura atta ad una dieta durofaga, predano crosta¬
cei e molluschi e sono caratterizzati da un nuoto so¬
stanzialmente lento, tutte caratteristiche che abbiamo
visto presenti anche in Psephoderma alpinum.
I Miliobatidi in particolare frequentano ambienti
littorali e lagune e cercano cibo sul fondo: con il muso
forgiato a rostro scavano nella sabbia, portando in
superficie bivalvi e gasteropodi di cui frantumano le
conchiglie con le piastre trituranti della loro den¬
tatura.
Sembra dunque probabile che Psephoderma alpi¬
num sia più facilmente paragonabile, per quanto
concerne habitat e modo di vita, a questi batoidei
durofagi attuali che ai cheioni, con i quali tuttavia con¬
divide, pur con le differenze che abbiamo citato, la
struttura difensiva generale, indispensabile peraltro a
animali caratterizzati da nuoto più lento dei moderni
batoidei.
II paragone per quanto concerne habitat e modo di
vita con alcuni batoidei attuali non è certamente vali¬
do per tutti i placodonti, non per Henodus, per esem¬
pio, il cui cranio e la cui forma generale del carapace
sembrano indicare un adattamento ben diverso da
quello di Psephoderma e non per le forme non coraz¬
zate che sotto questo punto di vista sono state giusta¬
mente comparate da vari autori alle iguane marine at¬
tuali (Vogt 1983). Se la comparazione con il modo di
vita e l’habitat di alcuni batoidei è certamente valida
per Psephoderma alpinum in ragione delle sue caratte¬
ristiche del tutto particolari e per l’ambiente sedimen¬
tario nel quale i suoi resti sono stati rinvenuti, è tutta¬
via probabile che altri placodonti corazzati, oggi anco¬
ra non sufficientemente conosciuti ( Placochelys placo-
donta e «Psephosaurus» mediorientali), potranno in
futuro essere attribuiti a un ambiente di vita di questo
tipo.
L’esistenza di basse terre emerse permette di ipotiz¬
zare infine, in accordo con la capacità limitata di spo¬
stamenti sulla terraferma, che Psephoderma uscisse
dall’acqua per la posa delle uova, limitandosi probabil¬
mente a raggiungere e a non superare le basse linee di
spiaggia.
(8) I placodonti venivano predati anche dai notosauri, come è dimostrato dal rinvenimento di frammenti di ossa con denti di
piccoli Cyamodus hildegardis entro il contenuto stomacale di Lariosaurus buzzi i del Triassico medio di Monte San Giorgio. (In
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f) È molto improbabile inoltre che l’estinzione di un gruppo di organismi dotato di una distribuzione areale discretamente
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48
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
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Sues H. D., 1987 - On thè skull of Placodus gigas and thè relation-
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(Sykes, 1971) from thè Noriam (Upper Triassic) of Lombardy.
Riv. hai. Paleont., 86: 19-30.
Tintori A., 1981 - Two new pycnodonts (Pisces, Actynopterygii)
from thè Upper Triassic of Lombardy (N. Italy). Riv. Ital. Pa¬
leont., 86: 795-824.
Tintori A., 1982 - Hypsisomatic Semionotidae (pisces, Actinopte-
rygii) from thè upper Triassic of Lombardy (N. Italy). Riv. Ital.
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Tintori A. - The genus Prohalecites (Pisces, Actinopterygii) from
thè Upper Triassic of N. Italy (In stampa).
Tintori A., Muscio G., Nardon S., 1985 - The Triassic fossil fishes
localities in Italy. Riv. Ital. Paleont., 91: 197-201.
Tintori A., Renesto S., 1983 - The macrosemiidae (Pisces, Acti¬
nopterygii) from thè Upper Triassic of Lombardy. Riv. Ital. Pa¬
leont., 89: 209-222.
Tintori A., Sassi D., 1987 - Pesci volanti del gen. Thoracopterus
nel Norico Lombardo. Nota Preliminare Riv. Ital. Paleont., 93:
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Vogt C., 1983 - Evolutive Palòkologie der Placodontier (Placo¬
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Vialli G., 1947 - Contributo allo studio della dentatura e della ma¬
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Westphal F., 1975 - Bauprinzipien im Panzer der Placodonten
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Westphal F., 1976 - The dermal armour of some Triassic placodont
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Westphal F., 1976 - Phytosauria. In O. Kuhn: Handbuch der Palào-
herpetologie, 13: 99-120.
Wild R., 1978 - Die flugsaurier (Reptilia, Pterosauria) aus der
oberen Trias von Cene bei Bergamo, Italien. Boll. Soc. Pai. It.,
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Wild R., 1980 - Neue Funde von Tanystropheus (Reptilia, Squama¬
ta). Schweiz. Palàont. Abh., 102: 4-31.
Wild R., 1984 - A new pterosaur (Reptilia, Pterosaura) from thè
Upper Triassic (Norian) of Friuli, Italy. Gortania, 5: 45-62.
Wild R., 1984 - Fligsaurier aus der Obertrias von Italien. Naturwis-
senschaften, 71: 1-11.
Zambelli R., 1973 - Eudimorphodon ranzii gen. nov., sp. nov., uno
pterosauro triassico (nota preliminare). Rend. Ist. Lomb. Sci.
Lett., 107: 27-32.
Zambelli R., 1975 - Note sui Pholidophoriformes. I. Parapholidop-
horus nybelini gen. n. sp. n.. Rend. Ist. Lomb. Sci. Lett. Arti, B,
109: 3-49.
Zambelli R., 1977 - Note sui Pholidophoriformes. II. Pholidocte-
nus serianus gen. n. sp. n.. Rend. Acad. Naz. Lincei, ser. V, 3:
101-124.
Zambelli R., 1980 - Note sui Pholidophoriphormes. IV contributo:
Pholidorhynchodon malzanii gen. nov. sp. nov. . Riv. Mus. Sci.
Nat. Bergamo, 2: 129-159.
Zambelli R., 1980 - Note sui Pholidophoriformes. V contributo: i
Pholidophoridae dell’Alta Valvestino (Brescia Italia). Natura
Bresciana, 17: 77-88.
Zangerl R., 1953 - The vertebrate fauna of thè Selma Formation of
Alabama. Part. IV. The turtles of thè family toxochelydae. Fiel-
diana Geology, mem. 3.
50
GIOVANNI PINNA e STEFANIA NOSOTTI
INDICE
Introduzione . pag. 18
Geologia del giacimento e età dei reperti pag. 19
Materiale esaminato . pag. 19
Osteologia . pag. 20
Cranio . pag. 20
Colonna vertebrale . pag. 22
Vertebre e coste cervicali . pag. 23
Vertebre e coste dorsali . pag. 24
Vertebre e coste sacrali . pag. 26
Vertebre e coste caudali . pag. 26
Cinto scapolare . pag. 29
Arti anteriori . pag. 30
Cinto pelvico . pag. 31
Arti posteriori . pag. 33
Corazza dorsale . pag. 35
Carapace . pag. 35
Piastra caudale . pag. 37
Armatura della coda . pag. 38
Piastrone . pag. 38
Gastralia . pag. 38
Variazioni ontogenetiche in Psephoderma
alpinum . pag. 39
Morfologia funzionale . pag. 40
Forma generale del corpo . pag. 40
Locomozione . pag. 41
Funzione della corazza . pag. 43
Funzione dello scheletro gastrale .... pag. 44
Alimentazione . pag. 45
Infestazione da parassiti . pag. 45
Habitat e modo di vita . pag. 45
Bibliografia . pag. 48
I disegni delle figure 1-18 e delle tavole XXVI, XXVII e XXVIII sono di Massimo Demma; i disegni delle ta¬
vole XXX, XXXII e XXXIII sono di Annalisa Durante. Le fotografìe sono di Luciano Spezia.
Tavola XXV
Psephoderma alpinum, esemplare n. 1, Norico superiore di Endenna (Bergamo). Museo di Storia Natu¬
rale di Milano Cat. n. V527 (x 0,4).
G. PINNA e S. NOSOTTI - Psephoderma alpinum Meyer, 1858
Memorie Soc. It. Se. Nat. e Museo Civ.
St. Nat. Milano - Voi. XXV - Tav. XXV
Tavola XXVI
Psephoderma alpinum, esemplare n. 1, disegno dello scheletro (x 0,
G. PINNA e S. NOSOTTI - Psephoderma alpinum Meyer, 1858
Memorie Soc. It. Se. Nat. e Museo Civ.
St. Nat. Milano - Voi. XXV - Tav. XXVI
Tavola XXVII
Psephoderma alpinum, esemplare n. 1, anatomia dello scheletro. Verde scuro: vertebre e coste cervica¬
li; verde chiaro: vertebre e coste sacrali; rosso: cinto scapolare e cinto pelvico; rosa: arti anteriori e
posteriori; blu: vertebre dorsali; azzurro: coste libere delle due ultime vertebre dorsali; arancione: ga-
stralia mediane; giallo: gastralia laterali.
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G. PINNA e S. NOSOTTI - Psephoderma alpinum Meyer, 1858
Memorie Soc. It. Se. Nat. e Museo Civ.
St. Nat. Milano - Voi. XXV - Tav. XXVII
Tavola XXVIII
Psephoderma alpinum, ricostruzione dello scheletro (x 0,35).
G. PINNA e S. NOSOTTI - Psephoderma alpinum Meyer, 1858
Memorie Soc. It. Se. Nat. e Museo Civ.
St. Nat. Milano - Voi. XXV - Tav. XXVIII
Tavola XXIX
Psephoderma alpinum, esemplare n. 2, Norico superiore di Endenna (Bergamo). Museo Civico di
Scienze Naturali di Bergamo Cat. n. 8358 (x 0,75).
G. PINNA e S. NOSOTTI - Psephoderma alpinum Meyer. 1858
Memorie Soc. It. Se. Nat. e Museo Civ.
St. Nat. Milano - Voi. XXV - Tav. XXIX
Tavola XXX
Psephoderma alpinum, esemplare n. 2, disegno dello scheletro (x 0,75).
G. PINNA e S. NOSOTTI - Psephoderma alpinum Meyer, 1858
Memorie Soc. It. Se. Nat. e Museo Civ.
St. Nat. Milano - Voi. XXV - Tav. XXX
Tavola XXXII
Psephoderma alpìnum, esemplare n. 3, disegno dello scheletro (grandezza naturale).
G. PINNA e S. NOSOTTI - Psephoderma alpinum Meyer, 1858
Memorie Soc. It. Se. Nat. e Museo Civ.
St. Nat. Milano - Voi. XXV - Tav. XXXII
Tavola XXXIII
Psephoderma alpinum, esemplare n. 4, Norico superiore di Endenna (Bergamo). Museo Brembano di
Scienze Naturali Cat. n. MBSN 1 (grandezza naturale).
G. PINNA e S. NOSOTTI - Psephoderma alpinum Meyer, 1858
Memorie Soc. It. Se. Nat. e Museo Civ.
St. Nat. Milano - Voi. XXV - Tav. XXXIII
Volume XIII
Volume XIX
I - Venzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro mo¬
renico del Garda. Parte II. Tratto orientale Garda-Adige e
anfiteatro atesino di Rivoli veronese, pp. 1-64, 25 figg., 9 tavv.,
1 carta.
II - Pinna G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Mercaticeras, Pseudo-
mercaticeras e Brodieia. pp. 65-98, 2 figg., 4 tavv.
Ili - Zanzucchi G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) di Éntratico in Val Cavallina (Bergamasco orien¬
tale). pp. 99-146. 2 figg., 8 taw.
I - Cantaluppi G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio del¬
le regioni mediterranee - Loro successione e modificazioni
nel tempo. Riflessi biostratigrafici e sistematici, pp. 5-46, con
2 tabelle nel testo.
II - Pinna G. & Levi-Setti F., 1971 - I Dactylioceratidae della
Provincia Mediterranea ( Cephalopoda Ammonoidea). pp. 47-
136, 21 fìgg., 12 tavv.
Ili - Pelosio G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di Askle-
pieion (Argolide, Grecia) - 1. Fauna del «calcare a Ptychites »
(Anisico sup.). pp. 137-168, 3 fìgg., 9 tavv.
Volume XIV
I - Venzo S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all’Adige, pp. 1-82,
11 fìgg., 4 taw., 1 carta.
II - Pinna G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia Dactylioceratidae.
pp. 83-136, 4 taw.
Ili - Dieni I., Massari F. e Montanari L., 1966 - Il Paleogene dei
dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 137-184, 5 fìgg., 8 taw.
Volume XV
I - Caretto P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni Brio-
zoi pliocenici, precedentemente determinati quali Idrozoi
del genere Hydractinia Van Beneden. pp. 1-88, 27 fìgg., 9 taw.
II - Dieni I. e Massari F., 1966 - Il Neogene e il Quaternario dei
dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 89-142, 8 fìgg., 7 taw.
Ili - Barbieri F. - Iaccarino S. - Barbieri F. & Petrucci F.,
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-Parmense-
Reggiano. pp. 143-188, 20 fìgg., 3 tavv.
Volume XVI
Volume XX
I - Cornaggia Castiglioni O., 1971 - La cultura di Remedello.
Problematica ed ergologia di una facies dell’Eneolitico Pada¬
no. pp. 5-80, 2 fìgg., 20 taw.
II - Petrucci F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio (Prov.
Parma). Studio sulla stabilità dei versanti e conservazione
del suolo, pp. 81-127, 37 fìgg., 6 carte tematiche.
Ili - Ceretti E. & Poluzzi A., 1973 - Briozoi della biocalcarenite
del Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi), pp. 129-169, 18 fìgg.,
2 tavv.
Volume XXI
I - Pinna G., 1974 - 1 crostacei della fauna triassica di Cene in
Val Seriana (Bergamo), pp. 5-34, 16 fìgg., 16 taw.
II - Poluzzi A., 1975 - 1 Briozoi Cheilostomi del Pliocene della
Val d’Arda (Piacenza, Italia), pp. 35-78, 6 fìgg., 5 tavv.
Ili - Brambilla G., 1976 - 1 Molluschi pliocenici di Villalvernia
(Alessandria). I. Lamellibranchi. pp. 79-128, 4 fìgg., 10 taw.
Volume XXII
I - Caretto P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio del
metodo statistico e nuova classificazione dei Gasteropodi
pliocenici attribuibili al Murex brandaris Linneo, pp. 1-60,
1 fìg., 7 tabb., 10 taw.
II - Sacchi Vlalli G. e Cantaluppi G., 1967 - 1 nuovi fossili di
Gozzano (Prealpi piemontesi), pp. 61-128, 30 fìgg., 8 tavv.
Ili - Pigorini B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare Adriati¬
co. pp. 129-200, 13 fìgg., 4 tabb., 7 taw.
I - Cornaggia Castiglioni O. & Calegari G., 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica, schede,
iconografia, pp. 5-30, 6 fìgg., 13 tavv.
II - Pinna G., 1979 - Osteologia dello scheletro di Kritosaurus no¬
tabile (Lambe, 1914) del Museo Civico di Storia Naturale di
Milano ( Ornithischia Hadrosauridae). pp. 31-56, 3 fìgg., 9 taw.
Ili - Biancotti A., 1981 - Geomorfologia dell’Alta Langa (Pie¬
monte meridionale), pp. 57-104, 28 fìgg., 12 tabb., 1 carta ft.
51
II
li
HI
Volume XVII
Pinna G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie Lytoceratidae,
Nannolytoceratidae, Hammatoceratidae (excl. Phymatocerati-
nae), Hildoceratidae (excl. Hildoceratinae e Bouleiceratinaé).
pp. 1-70, 2 taw. n.t., 6 fìgg., 6 tavv.
Venzo S. & Pelosio G., 1968 - Nuova fauna a Ammonoidi
dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brembana (Bergamo).
pp. 71-142, 5 fìgg., 11 tavv.
Pelosio G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildoceras, Phymato-
ceras, Paroniceras e Frechiella. Conclusioni generali, pp. 143-
204, 2 fìgg., 6 taw.
Volume XVIII
Pinna G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate da Giu¬
seppe Meneghini nelle Tavv. 1-22 della « Monographie des
fossiles du calcaire rouge ammonitique » (1867-1881). pp. 5-22,
2 fìgg., 6 taw.
Montanari L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Gozzano
(Lago d’Orta). pp. 23-92, 42 fìgg., 4 taw. n.t.
Petrucci F., Bortolami G. C. & Dal Piaz G. V., 1970 - Ri¬
cerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana (Prov.
Torino) e sul suo substrato cristallino, pp. 93-169, con carta a
colori al 1:40.000, 14 fìgg., 4 taw. a colori e 2 b.n.
Volume XXIII
I - Giacobini G., Calegari G. & Pinna G., 1982 - 1 resti umani
fossili della zona di Arena Po (Pavia). Descrizione e proble¬
matica di una serie di reperti di probabile età paleolitica.
pp. 5-44, 4 fìgg., 16 taw.
II - Poluzzi A., 1982 - I Radiolari quaternari di un ambiente
idrotermale del Mar Tirreno, pp. 45-72, 3 fìgg., 1 tab., 13 tavv.
Ili - Rossi F., 1984 - Ammoniti del Kimmeridgianosuperiore-
Berriasiano inferiore del Passo del Furio (Appennino Um¬
bro-Marchigiano). pp. 73-138, 9 fìgg., 2 tabb., 8 taw.
Volume XXIV
I - Pinna G., 1984 - Osteologia di Drepanosaurus unguicaudatus,
lepidosauro triassico del sottordine Lacertilia. pp. 7-28, 12
fìgg., 2 taw.
II - Nosotti S., Pinna G., 1989 - Storia delle ricerche e degli
studi sui rettili Placodonti. Parte prima 1830-1902. pp. 29-86,
24 fìgg., 12 taw.
Volume XXV
Calegari G., 1989 - Le incisioni rupestri di Taouardei (Gao,
Mali) - Problematica generale e repertorio iconografico.
pp. 1-14, 9 fìgg., 24 tavv.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)
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della Società Italiana
! . ..; 1 2 1991 di Scienze Naturali
e del Museo Civico
Volume XXV - Fascicolo III di Storia Naturale di Milano
UNì'ìvF^ity
ROBERTO CALDARA
REVISIONE TASSONOMICA
DELLE SPECIE PALEARTICHE
DEL GENERE TYCHIUS GERMAR
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume I
I - Cornalia E., 1865 - Descrizione di una nuova specie del ge¬
nere Felis: Felis jacobita (Corn.), 9 pp., 1 tav.
II - Magni-Griffi F., 1865 - Di una specie d 'Hippolais nuova per
l’Italia, 6 pp., 1 tav.
Ili - Gastaldi B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini lacustri
per opera degli antichi ghiacciai. 30 pp., 2 fìgg., 2 taw.
IV - Seguenza G., 1865 - Paleontologia malacologica dei terreni
terziarii del distretto di Messina. 88 pp., 8 taw.
V - Gibelli G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere Verru¬
caria, 16 pp., 1 tav.
VI - Beggiato F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di Mon-
teviale nel Vicentino, 10 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli oggetti di uma¬
na industria dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 32 pp.,
4 taw.
Vili - Targioni-Tozzetti A., 1866 - Come sia fatto l’organo che fa
lume nella lucciola volante dell’Italia centrale ( Luciola itali¬
ca) e come le fibre muscolari in questo ed altri Insetti ed An¬
tropodi. 28 pp., 2 taw.
IX - Maggi L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp., 2 taw.
X - Cornalia E., 1865 - Sopra i caratteri microscopici offerti dal¬
le Cantaridi e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse.
40 pp., 4 taw.
Volume II
I - Issel A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa,
38 pp.
II - Gentilli A., 1866 - Quelques considérations sur l’origine
des bassins lacustres, àpropos des sondages du Lac de Come.
12 pp., 8 taw.
Ili - Molon F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi venete.
140 pp.
IV - D’Achiardi A., 1866 - Corollari fossili del terreno nummuli-
tico delle Alpi venete. 54 pp., 5 taw.
V - Cocchi I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra.
18 pp., 1 tav.
VI - Seguenza G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleontologi¬
che di talune rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni
di Sicilia e dell’Africa settentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - Cocchi I., 1866 - L’uomo fossile nell’Italia centrale. 82 pp.,
21 fìgg., 4 taw.
Vili - Garo vaglio S., 1866 - Manzonia cantiana, novum Lichenum
Angiocarporum genus propositum atque descriptum. 8 pp.,
1 tav.
IX - Seguenza G., 1867 - Paleontologia malacologica dei terreni
terziarii del distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi).
22 pp., 1 tav.
X - Durer B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa
Carlotta sul lago di Como, ecc. 48 pp., 11 taw.
Volume III
I - Emery C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii. 16 pp.,
1 tav.
II - Garovaglio S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera et
Limboria, quatuor Lichenum Angiocarpeorum genera recognita
iconibusque illustrata. 12 pp., 2 taw.
Ili - Targioni-Tozzetti A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie. 88
pp., 7 taw.
IV - Claparède E. R. e Panceri P., 1867 - Nota sopra un Alciopi-
de parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp., 1 taw.
V - Garovaglio S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae com-
mentatio. 40 pp., 4 taw.
Volume IV
I - D’Achiardi A., 1868 - Corollari fossili del terreno nummuli-
tico dell’Alpi venete. Parte II. 32 pp., 8 taw.
II - Garovaglio S., 1868 - Octona Lichenum genera vel adhuc
controversa, vel sedis prorsus incertae in systemate, novis
descriptionibus iconibusque accuratissimis illustrata. 18 pp.,
2 taw.
III - Marinoni C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi di
umana industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg., 7 taw.
IV - (Non pubblicato).
V - Marinoni C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lombardia.
28 pp., 3 figg., 2 taw.
NUOVA SERIE
Volume V
I - Martorelli G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli di
rapina in Italia. 216 pp., 46 fìgg., 4 taw.
Volume VI
I - De Alessandri G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosignano
e di Vignale. Studi stratigrafici e paleontologici. 104 pp.,
2 taw., 1 carta.
II - Martorelli G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle
macchie nel piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.,
63 fìgg., 1 taw.
Ili - Pavesi P., 1901 - L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp., 14 fìgg.,
1 tav.
Volume VII
I - De Alessandri G., 1910 - Studi sui pesci triasici della Lom¬
bardia. 164 pp., 9 taw.
Volume Vili
I - Repossi E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi petrogra-
fici e geologici. Parte I. pp. 1-46, 5 fìgg., 3 taw.
II - Repossi E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera. Studi
petrografici e geologici. Parte IL pp. 47-186, 5 fìgg., 9 t,aw.
Ili - Airaghi C., 1917 - Sui molari d’elefante delle alluvioni lom¬
barde, con osservazioni sulla filogenia e scomparsa di alcuni
Proboscidati. pp. 187-242, 4 fìgg., 3 taw.
Volume IX
I - Bezzi M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle Alpi
italiane, pp. 1-164, 7 fìgg., 2 taw.
II - Sera G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione della
base del cranio colle forme craniensi e colle strutture della
faccia nelle razze umane. - (Saggio di una nuova dottrina
craniologica con particolare riguardo dei principali cranii
fossili), pp. 165-262, 7 fìgg., 2 taw.
Ili - De Beaux O. e Festa E., 1927 - La ricomparsa del Cinghiale
nell’Italia settentrionale-occidentale, pp. 263-320, 13 fìgg.,
7 taw.
Volume X
I - Desio A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Albenza
(Prealpi Bergamasche), pp. 1-156, 27 fìgg., 1 tav., 1 carta.
II - Scortecci G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli
Agamidi. pp. 157-208, 39 fìgg., 2 taw.
Ili - Scortecci G., 1941 - 1 recettori degli Agamidi. pp. 209-326,
80 fìgg.
Volume XI
I - Guiglia D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Milano
(Hymen.). pp. 1-44, 4 fìgg., 5 taw.
II-III- Giacomini V. e Pignatti S., 1955 - Flora e Vegetazione
dell’Alta Valle del Braulio. Con speciale riferimento ai pa¬
scoli di altitudine, pp. 45-238, 31 fìgg., 1 carta.
Volume XII
I - Vialli V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli
superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo), pp. 1-70,
4 fìgg., 6 taw.
II - Venzo S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico del Garda. Parte I: Tratto occidentale Gardone-
Desenzano. pp. 71-140, 14 fìgg., 6 taw., 1 carta.
Ili - Vialli V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte Albenza
(Bergamo), pp. 141-188, 2 fìgg., 5 taw.
Roberto Caldara
Collaboratore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, Sezione di Entomologia
Revisione tassonomica delle specie paleartiche
del genere Tychius Germar
(Coleoptera Curculionidae)
(con 575 figure)
Volume XXV - Fascicolo III
30 settembre 1990
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
a Elda e ad Elena
presenze insostituibili
nella vita e nel lavoro
© Società Italiana di Scienze Naturali e
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
corso Venezia, 55 - 20121 Milano
Registrato al Tribunale di Milano al n. 6694
Direttore responsabile Giovanni Pinna
Segretaria di redazione Anna Alessandrello
Grafica editoriale Michela Mura
Stampa Tipografìa Fusi, Pavia - settembre 1990
ISSN 0376-2726
Roberto Caldara
Revisione tassonomica delle specie paleartiche
del genere Tychius Germar (Coleoptera Curculionidae)
È esperienza comune a tutti gli entomologi attivi oggi nel campo della ricerca sistematica la troppa facilità con cui molti au¬
tori del passato descrivevano nuovi taxa senza preoccuparsi eccessivamente né di suggerire il loro inquadramento all’interno del
genere di appartenenza né di valutare il reale ‘peso’ dei caratteri di discriminazione utilizzati. Il risultato di questo modo di ope¬
rare è resistenza, nei gruppi più critici, di un elevato numero di specie, che in pratica però nessuno riesce a identificare per la
mancanza di un’opera sintetica e di un’iconografìa adeguata. In questo contesto si colloca il genere Tychius, uno dei più difficili
della famiglia Curculionidae non solo per le numerosissime specie che vi sono incluse ma anche per l’obiettiva difficoltà dei ca¬
ratteri che servono a differenziarle; in sostanza uno di quei generi formati da specie apparentemente molto simili fra loro, che di¬
sorientano non solo gli entomologi generici ma anche gli specialisti più agguerriti.
Questa monografia rappresenta quindi un evento scientifico di notevole rilievo: il dr. Roberto Caldara, che in passato si è
già cimentato nello studio di altri diffìcili generi di Curculionidae, ha condotto un paziente lavoro che è durato molti anni e che
ha comportato l’esame di abbondantissimo materiale, fra cui i sintipi di quasi tutti i taxa della fauna paleartica. Ne è risultata una
revisione ricca di dati inediti, in cui tutte le specie, collocate per la prima volta in gruppi verosimilmente naturali, sono descritte
accuratamente e accompagnate da un’iconografia esemplare. Le 171 specie trattate (tenuto conto che vengono stabilite circa 100
nuove sinonimie e descritte 10 entità nuove per la scienza) fanno di quest’opera uno strumento di consultazione indispensabile
per i sistematici ma utile anche per gli entomologi applicati, che vi troveranno specie infeudate ad alcune importanti leguminose
foraggere.
Carlo Leonardi
Riassunto — Nel presente lavoro vengono presi in esame i taxa del genere Tychius descritti nella regione paleartica, con
esclusione del subgen. Apeltarius e dei gruppi del T. morawitzi, bajtenovi e heydeni già sottoposti a revisione in precedenza. In
complesso sono trattate 171 specie valide con i loro relativi sinonimi, molti dei quali stabiliti per la prima volta. Dieci taxa sono
risultati nuovi per la scienza: callidus (Armenia), fremuthi (Iran, Egitto), whiteheadi (Iran), hiekei (Armenia, Iran), khnzoriani
(Tadzikistan), thompsoni (Tibet), perrinae (E-Cina, N-Vietnam), eldae (Asia anteriore), vossi (Mongolia), mitis (Libano, Anato¬
lia); inoltre, per omonimia secondaria il nome dalmatinus (Penecke) (non Pie) viene sostituito con balcanicus n. nom.. Per ogni
specie sono fomiti: bibliografia essenziale, diagnosi in inglese, notizie sulla serie tipica e sui sinonimi, descrizione con particola¬
re riguardo alla variabilità intraspecifica, note comparative e geonemia; inoltre, sono riportati il catalogo e le tabelle dicotomiche
delle specie in italiano e in inglese. Viene infine proposta una preliminare suddivisione dei taxa in gruppi, sulla base di possibili
correlazioni filogenetiche derivate dall’analisi di alcuni caratteri morfologici (in primo luogo forma degli organi genitali) e biolo¬
gici (essenzialmente piante ospiti).
Abstract — A taxonomic review of thè Palearctic species of thè weevil genus Tychius Germar ( Coleoptera Curculionidae).
The taxonomy of thè Palearctic species of thè genus Tychius (with thè exception of subgen. Apeltarius and of T. morawitzi -,
T. bajtenovi- and T. heydeni- groups, already previously reviewed) is studied. The 171 recognized taxa are described, illustrated
and keyed; their synonymies, their geographic distribution and their host plants, if known, are reported. Lectotypes are designa-
ted as appropriate. The following ten taxa are new for Science: callidus (Armenia), fremuthi (Iran, Egypt), whiteheadi (Iran), hiekei
(Armenia, Iran), khnzoriani (Tadzikistan), thompsoni (Tibet), perrinae (E-Cina, N-Vietnam), eldae (Anterior Asia), vossi (Mon¬
golia), mitis (Lebanon, Anatolia); moreover, due to secondary homonymy, thè name dalmatinus (Penecke) (non Pie) is replaced
with balcanicus n. nom.. Finally, after thè examination of some morphological and biological characters, a preliminary subdivi-
sion of thè species into groups on thè ground of possible phylogenetic correlations is proposed. Key and diagnosis ofthe species
are given also in English.
Storia del genere
Il genere Tychius è creato da Germar nel 1817 per le
specie Curculio quinquepunctatus Linnaeus, C. venu-
stus Fabricius e C. picirostris Fabricius. Schònherr
(1825) designa come specie tipo del genere il C. quin¬
quepunctatus e contemporaneamente crea il sottoge¬
nere Miccotrogus, caratterizzato da funicolo antennale
di 6 articoli invece che 7, stabilendo come specie tipo il
Curculio cuprifer Panzer; in seguito Stephens (1829)
eleva il taxon Miccotrogus a genere distinto. Lo stesso
Stephens, Gyllenhal, Boheman e Ch. Brisout sono i
primi Autori a descrivere numerose specie del genere
e Ch. Brisout è il primo che fornisce una tabella dico¬
tomica per i taxa della Francia. Il più grossolano incre¬
mento al numero delle specie è però dovuto a quattro
successivi Autori, Toumier, Desbrochers, Faust e Pie,
che fra gli ultimi anni deH’800 e i primi del ’900 descri¬
vono circa i due terzi dei taxa attualmente noti. Fra
questi solo Desbrochers cerca di trattare in modo cri¬
tico le specie e a lui si devono delle tabelle dicoto¬
miche riguardanti piccoli gruppi di specie e più det¬
tagliatamente le specie francesi. Se si eccettua però
questo pregio, è sicuramente Desbrochers che porta
una grande confusione nella sistematica del genere
Tychius per un impressionante numero di descrizioni,
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ROBERTO CALDARA
il più delle volte molto approssimative, con paragoni
con le specie vicine molto superficiali, con numerosi
errori di nomenclatura e con duplici descrizioni della
stessa specie in anni diversi o con nomi modificati
senza motivo. Tournier e Faust sono invece gli Autori
più precisi e attendibili di questo periodo, mentre Pie
si limita a descrizioni estremamente generiche e in¬
complete con la creazione di inutili varietà, sebbene
nel complesso, alla mia verifica, numerose sue specie
siano risultate del tutto valide.
Intorno al 1920, comunque, la tassonomia del gene¬
re è nel caos più completo, essendo impossibile effet¬
tuare raggruppamenti e fare paragoni con specie vicine
basandosi solo sulle descrizioni. Nel 1916 Reitter e nel
1922 Penecke prendono in esame le specie centro-eu¬
ropee, mentre Hustache (1931) fa la stessa cosa per
quelle gallo-renane. Questi lavori sono nel complesso
precisi, ma il numero di specie trattate è troppo esiguo
rispetto al totale di quelle descritte. Si deve arrivare
agli anni ’40, però, per vederci un po’ più chiaro nella
complessa ed intricata sistematica del genere, quando
Franz inizia ad occuparsi dei Tychiini. Dopo i primi la¬
vori sui generi Aoromius, Xenotychius e Lepidotychius,
l’Autore austriaco prende finalmente in esame un co¬
spicuo numero di specie di Tychius (circa la metà di
quelle descritte), basandosi innanzitutto sull’esame
dei tipi custoditi nei Musei dell’Europa centrale; sono
escluse dal lavoro la maggior parte delle specie africa¬
ne e molte specie anche sud-europee ed asiatiche de¬
gli Autori francesi. A Franz si devono numerosi chia¬
rimenti e sinonimie di specie critiche, anche a larga
diffusione paleartica, ed è sicuramente il suo l’unico
lavoro fondamentale per la sistematica di questo ge¬
nere. In seguito sono da segnalare solamente una
nuova trattazione delle specie francesi di Hoffmann,
di quelle polacche di Smreczynski e di quelle centro-
europee di Lohse e, per quanto riguarda i taxa a livello
generico della tribù, i recenti ottimi lavori di Clark.
Scopi e limiti dello studio
Da circa 15 anni mi dedico allo studio della tribù Ty¬
chiini e, dopo essermi occupato di problemi sinonimi¬
ci riguardanti varie specie di Tychius dell’areale medi-
terraneo e dopo aver completato la complessa revisio¬
ne delle Sibinia paleartiche, ho iniziato la programma¬
zione della revisione delle specie paleartiche del gene¬
re Tychius. Il lavoro mi si è presentato subito molto
critico proprio per l’elevato numero di taxa da studiare
e per la mancanza di precedenti divisioni delle specie
in gruppi. Obiettivo fondamentale per intraprendere
tale revisione è stato quello di esaminare tutti i sintipi
disponibili, non essendovi nel maggior numero di casi
altra possibilità per venire a capo della reale posizione
sistematica dei taxa studiati.
Da quanto detto sopra, risulta chiaro che la sistema¬
tica delle specie paleartiche del genere Tychius è anco¬
ra ad un livello embrionale, dove l’intendimento pri¬
mario è quello di caratterizzare i vari taxa. Pertanto,
ho dovuto stabilire come scopo del mio studio quello
di individuare in modo sicuro tutti i taxa, ridescriver¬
li, segnalare le eventuali sinonimie, illustrarne le ca¬
ratteristiche più significative nel tentativo di dare agli
studiosi che si occuperanno in seguito del genere un
ordinamento di base indispensabile per intraprendere
successive tappe di studio più dettagliate e più appro¬
fondite.
A parte questa impronta indispensabile ma essen¬
zialmente ancora morfologica, è noto che l’entomolo¬
gia moderna, come le altre branche della zoologia, è
imperniata sempre di più sul tentativo di trattare i vari
taxa come specie biologiche formate da «gruppi di po¬
polazioni interfeconde e riproduttivamente isolate da
altri gruppi analoghi» (Mayr, 1969) e quindi con parti¬
colari caratteristiche genetiche, ecologiche e geografi¬
che. Lo scopo precipuo della sistematica moderna è
diventato inoltre non solo quello di definire ogni ta-
xon per mezzo di particolari caratteri, ma di individua¬
re quei caratteri che siano in grado di ordinare le varie
specie in gruppi naturali derivanti da un comune ante¬
nato. Alla base di questa possibilità, che si può realiz¬
zare alla fine con la costruzione di ipotetici alberi fìle-
tici impostati in modo differente a seconda del meto¬
do di sistematica adottato (evoluzionistica o cladisti-
ca), sta ovviamente la conoscenza di numerose impor¬
tanti caratteristiche delle specie, che devono necessa¬
riamente sorpassare la sola analisi morfologica, come
quelle genetiche, ecologiche, corologiche e paleonto¬
logiche.
Non essendo mai stato fatto in precedenza nelle
specie da me studiate, ho dedicato perciò un particola¬
re impegno nel tentativo di individuare quei caratteri
che nel genere Tychius possono essere considerati co¬
me ancestrali e come derivati e, pertanto, come indica¬
tori di comuni origini filetiche. Purtroppo però, come
detto, per tale obiettivo ho dovuto basarmi principal¬
mente sulle caratteristiche morfologiche esterne o de¬
gli organi genitali e, solo per alcune specie, su esigui
dati biologici disponibili (essenzialmente conoscenza
della pianta ospite) e sulla distribuzione geografica. Il
risultato non è stato molto soddisfacente, dato che so¬
lo per un numero limitato di specie ritengo di aver tro¬
vato correlazioni ragionevolmente sostenibili e tali
quindi da permettere la formazione di gruppi con buo¬
na attendibilità monofiletici. Molte specie per il mo¬
mento rimangono raggruppabili solo sulla base di sot¬
tili caratteristiche generali, mal esprimibili all’atto pra¬
tico e dubbie perchè possibile risultato di parallelismi
o convergenze. Infatti, le specie sono nel complesso
estremamente uniformi e differenziabili per mezzo di
pochi caratteri, di massima difficilmente indicativi di
correlazioni (forma di rostro, protorace ed elitre). Per¬
tanto, non mi sento attualmente in grado di dare a
questo mio studio una spiccata impronta di tipo filo¬
genetico, come invece fatto da Clark nella sua eccel¬
lente revisione delle Sibinia americane (1977), sebbe¬
ne ritenga estremamente interessante per il futuro
una analoga impostazione di lavoro anche per i Ty¬
chius paleartici.
Per quanto riguarda inoltre il concetto di specie
biologica, sono perfettamente d’accordo con questo:
purtroppo il suo fondamentale presupposto è basato
sull’isolamento riproduttivo, cosa attualmente non
studiata per nessuna delle specie in questione. Pertan¬
to, la base per la separazione di due specie rimane
quella di consistenti differenze morfologiche; ovvia¬
mente un grosso problema si pone quando ci si trova
di fronte a due forme allopatiche, con scarse ma co¬
stanti differenze morfologiche, e si deve stabilire se
esse siano due specie distinte o solamente sottospecie
geografiche, soprattutto se si aggiunge a questo, spes¬
so, l’impossibilità di esaminare un adeguato numero
di esemplari di una singola popolazione e quindi l’im¬
possibilità di dare un giusto peso alle eventuali varia¬
zioni morfologiche riscontrate. Pertanto, al pari di
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
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quanto affermato da Clark (1977) per le Sibinia ameri¬
cane, ritengo attualmente insostenibile la trattazione
di eventuali entità subspecifiche e continuo a conside¬
rare per il momento come specie separate diverse for¬
me già descritte, che ad una più approfondita analisi
potrebbero entrare in una categoria sottospecifica; vi¬
ceversa, mi sono astenuto dal dare nuovi nomi a tutte
quelle forme che non raggiungono un soddisfacente
grado di separazione morfologica. Con questa revisio¬
ne spero, comunque, di stimolare altri Autori allo stu¬
dio di questo interessante e complesso insieme di spe¬
cie per un sostanziale aumento delle nostre conoscen¬
ze in campo genetico, ecologico e zoogeografico, in
modo da rendere possibile un inquadramento filoge¬
netico più naturale di tutto il genere.
Materiali e metodi
Per questa revisione ho potuto studiare diverse mi¬
gliaia di esemplari custoditi in tutti i più importanti
Musei europei ed in alcuni Istituti del Nord America,
come risulta nella Sezione dei Ringraziamenti. Ho
cercato innanzitutto di esaminare il maggior numero
di esemplari delle serie tipiche disponibili e di designa¬
re, ove necessario, il lectotypus della specie. Non ho
considerato validi, secondo le normative del Codice
Internazionale di Nomenclatura Zoologica, 1985 (Art.
74 d), le arbitrarie designazioni di holotypus effettuate
in passato da alcuni conservatori di Musei (vedi per es.
Museo di Budapest e di Stoccolma). Nella revisione
ho nominato per completezza anche le entità espres¬
samente considerate come infraspecifìche (varietà de¬
scritte dopo il 1960 e tutte le aberrazioni) i cui nomi so¬
no privi di validità, sempre secondo il Codice di No¬
menclatura (Art. 1 b, 16, 45 e), mentre ho considerato
come subspecifiche tutte le entità descritte come va¬
rietà e forme prima del 1961 (Art. 45 g). Per la biblio¬
grafìa di ogni specie mi sono limitato a quella essen¬
ziale che ho potuto controllare personalmente, con
esclusione di quei Cataloghi che si limitano alla lista
acritica delle specie. Ho riportato la ridescrizione det¬
tagliata di quasi tutte le specie (si eccettuano quelle
estremamente simili ad un’altra specie presa come pa¬
ragone), con esclusione comunque di quei particolari
comuni a tutto il genere; ho intenzionalmente evita¬
to, in linea di massima, che la descrizione si riferisse
esclusivamente al typus, ma ho voluto dare l’idea della
specie in senso lato, soffermandomi alla fine sulle più
importanti variazioni riscontrate. Alla descrizione ho
fatto precedere una succinta diagnosi in inglese, con
lo scopo di fornire sinteticamente al più vasto numero
possibile di specialisti un’adeguata idea della specie.
Ho effettuato le misurazioni di almeno 20 esempla¬
ri per sesso (fra cui il più piccolo e il più grande studia¬
ti) per le specie comuni e di tutti quelli a disposizione
per le specie esaminate in un numero inferiore di
esemplari. Per lunghezza degli es. ho inteso la distan¬
za fra il margine anteriore del pronoto e l’apice delle
elitre (al contrario di molti altri Autori, ho preferito
escludere da tale misura la testa, perchè variabile per
sporgenza e angolatura sui vari es.; la sua lunghezza
dal margine anteriore degli occhi comunque corri¬
sponde a circa 1/10 della lunghezza da me riportata).
Ho abbreviato l’indicazione delle misurazioni come
segue: Rlu: lunghezza del rostro, visto di lato, dal mar¬
gine anteriore degli occhi all’apice, con esclusione
della mandibola; Piu: lunghezza del pronoto, visto
dall’alto, dal bordo anteriore a quello posteriore lungo
la linea mediana; Pia: larghezza del pronoto al punto
più largo; Elu: lunghezza delle elitre, viste dall’alto,
dalla linea ideale congiungente gli omeri all’apice lun¬
go la linea mediana; Eia: larghezza delle elitre al pun¬
to più largo. Non ho riportato le misurazioni in valore
assoluto, ma in rapporti che ho potuto constatare
spesso significativi per la determinazione dei taxa, per¬
chè soggetti entro la stessa specie a contenute varia¬
zioni (range e deviazione standard non elevati); per ta¬
le motivo ho scartato il rapporto Elu/Plu, da me ripor¬
tato in altri lavori e soggetto invece a notevoli varia¬
zioni (rapporto direttamente proporzionale alla lun¬
ghezza assoluta dell’esemplare).
Per la stesura della corologia ho avuto molte diffi¬
coltà per decifrare e poi individuare numerose località
di vecchi esemplari, in special modo delle Repubbli¬
che sovietiche; il mio testo base è stato l’Atlante Inter¬
nazionale del Touring Club Italiano (1968), con l’ag¬
giunta dell’Atlante Internazionale (Rand Me Nally &
Company, 1983) per le recenti modificazioni dei confi¬
ni politici.
Per le note biologiche mi sono basato, oltre che sui
dati della letteratura, su osservazioni personali e su
eventuali indicazioni portate sui cartellini insieme alle
località di cattura, specificando in questo caso anche il
nome del raccoglitore.
Per l’iconografia ho riportato la fotografia delle spe¬
cie con buone possibilità di riconoscimento immedia¬
to attraverso la visione dell’insieme (forma e tipo di ri-
vestimento) e i disegni schematici di quasi tutti i rostri
e degli organi genitali. Per quanto riguarda lo spicu-
lum ventrale della 9, ho usato tratto di minor spessore
per le parti solo debolmente chitinizzate e linee ondu¬
late per quelle mal delimitabili dalla restante porzio¬
ne; ugualmente con tratto più sottile ho disegnato le
parti interne più chitinizzate del lobo mediano visibili
per trasparenza. Sempre a proposito del lobo media¬
no, esso è stato da me disegnato in visione dorsale
perpendicolarmente al punto più alto e, data la sua so¬
litamente marcata curvatura, ho inoltre fornito, sem¬
pre in visione perpendicolare, il particolare dell’apice
non ben visibile nel disegno d’insieme (fig. 104).
Genere Tychius Germar
— Tychius Germar, 1817, Mag. Ent., 2, p. 340 (Specie tipo:
Curculio quinquepunctatus Linnaeus da susseguente designazione
di Schònherr, 1825, p. 583). Schònherr, 1836, p. 400; 1843, p. 298.
Stephens, 1831, p. 54. Ch. Brisout, 1862, p. 765. Toumier, 1873,
p. 461. Bedel, 1885, p. 149; 1887, p. 312; 1923, p. 73. Desbrochers, 1907,
p. 109, 146. Reitter, 1912, p. 83; 1916, p. 214, 215. Penecke, 1922, p. 1.
Hustache, 1931, p. 283. Porta, 1932, p. 264, 265. Hoffmann, 1954,
p. 1132, 1153. Voss, 1959, p. 128. Clark, 1971, p. 1; 1976, p. 92. Clark
& Burke, 1977, p. 106. Clark et al., 1977, p. 1; 1978, p. 626.
- Miccotrogus Schònherr, 1825, p. 583 (Specie tipo: Curculio
cuprifer Panzer); 1836, p. 421; 1843, p. 312. Desbrochers, 1907, p. 141.
Reitter, 1912, p. 83; 1916, p. 214, 217. Penecke, 1922, p. 2. Hustache,
1931, p. 283, 314. Porta, 1932, p. 264, 273. Hoffmann, 1954, p. 1132,
1198. Smreczynski, 1972, p. 91, 109. Clark, 1976, p. 92; et al., 1978,
p. 649. Caldara, 1977, p. 143.
- Henonia Pie, 1897, Mise, ent., 5, p. 43 (Specie tipo: Henonia
auricollis Pie). Clark, 1976, p. 94. Caldara, 1977, p. 144.
- Aoromius Desbrochers, 1907, p. Ili, 145 (Specie tipo: Curcu¬
lio quinquepunctatus Linnaeus). Penecke, 1922, p. 14 ( Oosomius err.).
Porta, 1932, p. 265 ( Oosomius err.). Franz, 1940, p. 341. Hoffmann,
1954, p. 1154. Voss, 1959, p. 128. Clark, 1976, p. 93.
- Hypactus Desbrochers, 1907, p. 191 (Specie tipo: Tychius de-
pressus Desbrochers). Penecke, 1922, p. 3. Porta, 1932, p. 269. Clark,
1976, p. 93.
56
ROBERTO CALDARA
— Paratychius Casey, 1910, Can. Ent., 42, p. 135 (Specie tipo:
Tychius prolixus Casey). Clark, 1971, p. 6.
— Lepidotychius Penecke, 1922, p. 3 (Specie tipo: Tychius mora-
witzi Becker). Franz, 1940 b, p. 4. Voss, 1959, p. 128. Clark, 1976,
p. 94. Caldara, 1977, p. 141; 1986, p. 141.
— Elleschidius Penecke, 1938, Kol. Rund, 24, p. 109 (Specie ti¬
po: Elleschidius moderi Penecke). Smreczynski, 1972, p. 10.
— Tychius subgen. Heliotychius Franz, 1943, p. 78 (Specie tipo:
Tychius dalmatinus Penecke). Clark, 1976, p. 94. Caldara, 1977, p. 141
(n. syn.).
— Tychius subgen. Neotychius Hustache, 1945, Bull. Soc. ent.
Fr., 50, p. 67 (Specie tipo: Tychius grenieri Ch. Brisout). HofTmann,
1954, p. 1154. Voss. 1959, p. 128. Smreczynski, 1972, p. 95, 96. Clark,
1976, p. 94. Caldara, 1977, p. 141 (n. syn.).
Sinonimi — Nulla è da aggiungere sulle già esau¬
rientemente discusse sinonimie fra Tychius e Miccotro-
gus (Clark, 1976; Clark et al, 1978; Caldara, 1977), He-
nonia (Clark, 1976; Caldara, 1977), Aoromius (Voss,
1959; Clark, 1976), Hypactus (Penecke, 1922; Clark,
1976), Paratychius (Clark, 1971) e Lepidotychius (Calda¬
ra, 1986). La sinonimia di Elleschidius con Tychius, ri¬
portata sinteticamente da Smreczynski (1972), mi è
stata confermata da Dieckmann (in litt, 1985). Per
quanto riguarda la posizione rispetto a Tychius dei due
sottogeneri Heliotychius e Neotychius, nè Clark (1976)
nè io (Caldara, 1977) avevamo preso una decisione de¬
finitiva, ma avevamo espresso seri dubbi sulla loro ori¬
gine monofiletica. Ora, con il proseguimento dei miei
studi sul genere, ritengo ulteriormente avvalorati i
dubbi espressi precedentemente e posso confermare
l’eterogeneità delle specie che compongono sia Neoty¬
chius che Heliotychius sulla base dei caratteri distintivi
dei due sottogeneri e, pertanto, li pongo definitiva¬
mente fra i sinonimi di Tychius.
Descrizione del genere — Lunghezza: da 1,2 a 6
mm (solitamente intorno a 2-3 mm).
Tegumenti: da ferruginei a neri, solitamente alme¬
no la parte apicale del rostro, le antenne e i tarsi ferru¬
ginei; rivestiti da squame più o meno dense, solita¬
mente coricate (solo raramente un poco sollevate), di
forma differente da specie a specie e spesso di più for¬
me anche nella stessa specie: sul dorso da piliformi a
rotonde, queste ultime se presenti disposte sulle inter-
strie elitrali in modo più o meno uniforme, a volte in
serie regolari, di vario colore, sull’addome di forma
larga, solitamente biancastre.
Capo: occhi da piani a molto convessi. Fronte soli¬
tamente della larghezza del rostro alla base, ricoperta
fittamente da squame che, viste di profilo, a volte for¬
mano una piccola cresta. Rostro di forma molto varia,
solitamente differente nei due sessi (più esile nella Q)
e almeno un poco più lungo nella o che nel d, ricoper¬
to di squame fino all’inserzione delle antenne, indi lu¬
cido e quasi liscio. Scrobe non visibili dall’alto, viste di
lato oblique e convergenti ventralmente alla base del
rostro. Funicolo antennale di 6 o 7 articoli, il 1° allun¬
gato, in modo evidente più lungo e più grosso del 2°
ancora un poco più lungo che largo, gli altri via via più
trasversi.
Protorace: di forma variabile, da così largo che lun¬
go a decisamente trasverso, sempre ristretto all’apice,
spesso in modo molto brusco tanto da formare un cor¬
to collo; pronoto solitamente poco convesso e regolar¬
mente punteggiato (solo raramente striato-puntato).
Scutello: sempre ben evidente, di forma subtriangola¬
re. Elitre: da corte, ovali o subglobose, a lunghe, sub¬
ellittiche o rettangolari, interstrie elitrali piane o un
poco convesse, sempre più larghe delle strie che sono
formate da punti profondi e regolari, più o meno visi¬
bili fra il rivestimento. Ali membranose: non si hanno
dati in letteratura su questo carattere nelle varie specie
del genere. Ho esaminato la conformazione delle ali
solo negli es. ai quali ho effettuato l’estrazione degli
organi genitali e ho potuto constatare che esse sem¬
brano normalmente sviluppate nella maggior parte
delle specie, mentre in alcuni taxa sono corte — quin-
quepunctatus, palaestinus, pardalis (anche normali),
russicus, depressus, argentatus, rufìpennis, lineatulus,
krausei, crassirostris, ochraceus, exiguus, monticola, cy-
lindricollìs — ed in altri pressoché mancanti — subgen.
Apeltarius, pumilus, atlasicus, elegans, elegantulus (in
queste ultime due specie anche corte o normali). Il ca¬
rattere necessita ovviamente di una più approfondita
indagine e non è preso in considerazione per la sepa¬
razione delle singole specie.
Addome: lati del 2° segmento decisamente angolo¬
si, ricoprenti completamente i lati del 3° segmento e
parzialmente quelli del 4°; 5° segmento solitamente
con una fossetta di regola più profonda e larga nella 9,
ma a volte poco visibile perchè nascosta dal rivesti¬
mento; pigidio nel ó con una carena trasversale, che
manca solo nelle specie del gruppo del bajtenovi (Cal¬
dara, 1986), nascosto in massima parte dalle elitre e
circa perpendicolare all’asse longitudinale del corpo,
mentre nella 9 è senza carena ed è obliquo rispetto
all’asse longitudinale. Zampe: femori inermi o con
dente più 0 meno pronunciato (soprattutto i posterio¬
ri), gli anteriori nel ó a volte con frangia ventrale di
squame chiare; tibie all’apice mucronate e con un
dentino sul bordo interno, le anteriori nel ó a volte
con un aguzzo dentino nel mezzo lungo il margine in¬
terno. Tarsi con articoli più 0 meno allungati, il 3° da
debolmente a fortemente bilobato, unghie con due
appendici mediali più o meno lunghe, assenti solo nel
gruppo deWheydeni (Caldara, 1986).
Organi genitali: ó: lobo mediano di forma molto va¬
ria, più o meno chitinizzato sul dorso, solitamente
simmetrico con peli lunghi all’apice sulla parte ventra¬
le; sacco interno solo raramente con piccoli pezzi chi-
tinizzati a forma di spina; apofisi circa della lunghezza
del lobo mediano (lunghe il doppio in ovalis ); spicu-
lum gastrale a forma di bastoncino terminante all’api¬
ce ad Y, anche il tegmen a forma di forcella senza pez¬
zi dorsali chitinizzati. 9: spermateca di varia forma,
ma sempre con l’uscita del ductus posta più in basso
(alla stessa altezza in capucinus) del punto di origine
della ghiandola spermatecale; spiculum ventrale con
parte apicale più 0 meno chitinizzata, lineare o a for¬
ma di forcella.
Posizione sistematica — Il genere Tychius forma in¬
sieme al genere Sibinia la grossa tribù Tychiini della
sottofamiglia Tychiinae. Tutti gli altri generi riportati
dai Cataloghi Junk e Winkler come facenti parte dello
stesso raggruppamento sono considerati attualmente
come sinonimi di uno 0 dell’altro dei due generi sud¬
detti (Clark, 1976; Caldara, 1986). I due generi si distin¬
guono da tutti gli altri Tychiinae per i lati del 2° seg¬
mento addominale fortemente ricurvi e angolosi po¬
steriormente, ricoprenti i lati di 3° e parzialmente 4°
segmento addominale, e differiscono fra loro in modo
netto principalmente per i caratteri dello spiculum ga¬
strale che in Tychius è a forma di bastoncino con l’api¬
ce che, allargato a forcella, si aggancia al lobo media¬
no, mentre in Sibinia è ridotto a 3 sottili pezzi chiti¬
nizzati con verosimile perdita della sua funzione; nel
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
57
genere Tychius, inoltre, il pigidio è di morfologia diffe¬
rente nei due sessi e quasi completamente ricoperto
dalle elitre, che terminano alla sutura ad apice acuto
senza soluzione di continuità fra le emielitre, mentre
in Sibinia il pigidio è scoperto in gran parte e le elitre
terminano ad apice interno arrotondato. Infine, im¬
portante dato biologico, a differenza delle Sibinia, tut¬
te le specie di Tychius sembrano vivere su piante della
famiglia Fabaceae, mentre le Sibinia vivono su piante
della famiglia Mimosaceae (subgen. Microtychius
dell’ America) e su piante della famiglia Caryophylla-
ceae, Paronychiaceae, Plumbaginaceae e Thyme/aeaceae
(subgen. Sibinia s. str.). Il naturale gruppo di deriva¬
zione dei Tychiini (sister group) sembra essere forma¬
to dai Lignyodini ( Lignyodes e Plocetes ), che hanno i la¬
ti del 2° segmento addominale ugualmente ricurvi, ma
ricoprenti solo in parte i lati del 3°, e la forma dell’arti¬
colo tarsale simile (Clark et al., 1977).
.
Caratteri tassonomici e loro variabilità intraspecifi-
ca — Data la marcata uniformità del genere, sono deci¬
samente pochi i caratteri che si riescono ad usare nella
stesura di una tabella dicotomica per la separazione
dei gruppi o delle singole specie. Un posto fondamen¬
tale lo occupa sicuramente il tipo di rivestimento dor¬
sale, unito alla forma del rostro e a quella degli organi
genitali (per ordine d’importanza lobo mediano, sper-
mateca e spiculum ventrale). Anche questi caratteri,
comunque, sono soggetti a discreta variabilità intra-
specifica; per esempio, il rostro varia spesso di lun¬
ghezza soprattutto nelle diverse popolazioni (proba¬
bilmente in diretta correlazione con la struttura delle
piante ospiti), la stessa cosa avviene per il colore e la
densità del rivestimento (oltre che per il rapporto fra
squame larghe e strette nelle specie che le possiedono
entrambe) e per gli organi genitali (la maggiore difficol¬
tà di interpretazione la si incontra nelle parti a volte più
o meno chitinizzate dello spiculum ventrale). Altri ca¬
ratteri come la forma generale, quella di protorace, eli¬
tre e zampe, oltre alle variazioni intraspecifiche, mo¬
strano tutti i possibili passaggi nelle varie specie, per
cui il loro uso è solitamente di difficile applicazione.
Note biologiche — Non sono certamente molte le
specie di Tychius di cui si abbiano attendibili e appro¬
fonditi dati biologici, nonostante le specie parassitate
abbiano a volte una notevole importanza agraria. In-
. fatti, sembra molto verosimile che tutte le specie del
genere siano legate a specie della famiglia Fabaceae,
della quale parassitano principalmente i legumi. Re¬
centemente Clark & Burke (1977) hanno riassunto tut¬
te le notizie disponibili sulla biologia delle specie di
Tychius, sia paleartici che nord-americani, in una pub¬
blicazione alla quale rimando. In questi anni, comun¬
que, ho raccolto circa una ventina di specie di Tychius,
i cui immaturi non erano noti in precedenza, e ne ho
potuto studiare le modalità di sviluppo oltre che iden¬
tificare le specie vegetali parassitate. La morfologia di
larve e pupe è attualmente in studio (quando verran¬
no pubblicati tali dati, saranno forniti contemporanea¬
mente in modo particolareggiato i tempi di sviluppo
per ogni fase e per ogni singola specie), ma la notizia
della raccolta e il nome delle specie vegetali sulle quali
sono state trovate sono segnalate nelle note biologi¬
che delle singole specie.
Per quanto riguarda lo sviluppo, ho riscontrato una
completa uniformità fra tutte le specie da me raccol¬
te e quelle già note in precedenza. In sintesi, le uova
vengono deposte attraverso il calice sulfovario in svi¬
luppo o dentro di esso. Le larve, in seguito, si nutrono
dei semi dentro i baccelli (solo raramente è stata se¬
gnalata la formazione di galle sulle foglie, ma perso¬
nalmente non ho mai potuto verificare tale eventuali¬
tà) e alla fine dello sviluppo, che dura da 7 a 30 giorni a
seconda della specie, producono un foro nel baccello e
cadono al suolo. Almeno in condizioni di laboratorio
esse, con rapidi movimenti, si interrano per pochi cen¬
timetri e, una volta raggiunto un posto adeguato, inco¬
minciano a costruirsi una cella unendo granelli di terra
per mezzo di una secrezione viscida. Finita la costru¬
zione della cella, la larva entra in un periodo di quie¬
scenza per qualche giorno, dopo di che inizia la tra¬
sformazione in pupa. È riportato che il tempo che in¬
tercorre dal momento in cui la larva esce dal baccello a
quando avviene la trasformazione in pupa varia da 5 a
30 giorni; le specie da me raccolte si sono trasformate
in pupa in un massimo di 10 giorni, con la sola eccezio¬
ne del quinquepunctatus che ha impiegato 15-20 giorni.
La durata del periodo pupale varia da 7 a 20 giorni a
seconda della specie. Una volta che la pupa si è tra¬
sformata in adulto, questo può rimanere nella cella
per parecchi giorni (anche per tutto l’inverno) oppure
bucarla e uscire in superfìcie.
A proposito del significato del dentino situato nel
mezzo delle tibie anteriori lungo il margine mediale
nei ó di numerose specie del genere, esso potrebbe di¬
mostrare la sua utilità durante l’accoppiamento. Infat¬
ti, ho osservato su una stessa pianta di Melilotus alba ,
dove convivevano meliloti e breviusculus, la copula di
entrambe le specie ed ho potuto constatare che in me¬
liloti il dentino viene posto dal ó sotto il corpo della 9,
al punto di passaggio fra protorace ed elitre, e costitui¬
sce un solido mezzo di ancoraggio. Infatti, se si scuo¬
tono energicamente gli esemplari in copula, l’accop¬
piamento viene interrotto molto più facilmente in bre¬
viusculus che in meliloti.
Appunti per uno studio filogenetico del genere —
Ritengo che attualmente il metodo di studio, con il
quale si possono ottenere i maggiori risultati nel tenta¬
tivo di sistemazione naturale dei gruppi zoologici a va¬
rio livello, sia quello cladistico (Hennig, 1950). Si tratta
sicuramente di un metodo scientifico di diffìcile attua¬
zione, meno semplice e inattaccabile di quanto asseri¬
to dai sostenitori, a volte troppo intransigenti, di que¬
sto sistema, ma d’altro canto con prospettive future
teoriche e pratiche molto solide e promettenti, tali da
non poter essere ignorato solo per partito preso alla
stregua di una astrusa innovazione nella tradizionale
sistematica. In particolar modo in entomologia, per le
enormi lacune conoscitive di numerosi gruppi e per
l’elevato numero di taxa da considerare, il metodo cla¬
distico risulta ulteriormente più complesso, se rappor¬
tato alla sua applicazione in gruppi ristretti di animali
superiori ben più studiati e conosciuti sotto tutti i pun¬
ti di vista. Numerosi Autori, in massima parte ameri¬
cani, applicano correntemente tale metodo nelle loro
revisioni di vari gruppi di insetti e, per quel che più
strettamente mi riguarda, Clark ha proposto un’ipote¬
si filogenetica di diversi generi di Tychiinae, comprese
le Sibinia del Nuovo Mondo. In sintesi, essenziale per
la costruzione di uno o più proponibili cladogrammi è
l’esame del maggior numero disponibile di caratteri
morfologici, genetici, ecologici e zoogeografici e la
possibilità di stabilire, probabilisticamente, se questi si
possano considerare nel gruppo in questione ancestra¬
li (plesiomorfìsmi) 0 derivati (apomorfìsmi): per que¬
sta decisione è necessaria un’approfondita analisi dei
58
ROBERTO CALDARA
caratteri sia entro le specie del gruppo che fra queste e
le specie dei gruppi vicini (sister groups). Come già ac¬
cennato, però, il mio approccio in tal senso per le spe¬
cie paleartiche del genere Tychius è risultato estrema-
mente deludente per la scarsità di elementi da prende¬
re in considerazione, data la grande uniformità morfo¬
logica delle circa 200 specie del genere, abbinata alla
frammentarietà delle altre nozioni disponibili. Riten¬
go comunque utile accennare alle seppure parziali ac¬
quisizioni che ho accumulato, nel tentativo di dividere
le specie in gruppi naturali, e ai criteri a mio avviso da
seguire per la valutazione del grado di importanza dei
vari caratteri:
1) Forma generale: senza particolari caratteristiche
nella maggior parte delle specie e, pertanto, solita¬
mente di scarsa importanza nella formazione dei
gruppi. Presenti numerosi stadi di passaggio anche fra
specie per il resto sicuramente affini. E comunque
uniforme entro alcuni gruppi, ma mai di per se stessa
sufficiente per la diagnosi.
2) Elitre: la forma tende, ovviamente, ad essere in
stretto rapporto con la forma generale; esse sono nella
maggior parte delle specie rettangolari più o meno al¬
lungate, più raramente di forma ellittica od ovale. Vale
in complesso quanto detto per la forma generale.
3) Protorace: la forma va da molto trasversa a così
lunga che larga in specie per il resto strettamente cor¬
relate; fra l’altro mostra notevole variabilità intraspeci-
fica (vedi polylineatus, tibialis ecc.). Come già detto
(vedi discussione del subgen. Heliotychius ), le poche
specie, in cui i punti che formano la scultura regola¬
re del pronoto confluiscono almeno parzialmente in
strie, con sicurezza non sono fra loro correlate.
4) Rostro: estremamente differente per forma e ri-
vestimento nelle varie specie, è molto utile per la se¬
parazione dei singoli taxa, mentre è caratteristico e
diagnostico sicuramente nel gruppo dello striatulus
(fig. 14, 15), meno nettamente nei gruppi del thoraci-
cus, siculus e cuprifer.
5) Antenne: come già detto a proposito della sino¬
nimia di Miccotrogus con Tychius, la riduzione a 6 arti¬
coli rispetto ai consueti 7 del funicolo antennale è si¬
curamente avvenuta nelle varie linee evolutive del ge¬
nere. A tale proposito, molto interessante è la presen¬
za da me constatata in turanensis (ed eccezionalmente
in consputus) di es. sia con 6 (forma dominante) che
con 7 articoli, apparentemente appartenenti anche ad
una stessa popolazione. Sebbene ritenga che le prove
di tale evenienza in mio possesso siano elevate, il fe¬
nomeno è sicuramente da confermare con raccolte
mirate a tale scopo (vedi variabilità delle due suddette
specie). Nei gruppi del morawitzi q del bajtenovi gli arti¬
coli antennali sono cilindrici invece che conici e rive¬
stiti da squame invece che da peli.
6) Occhi: da piani a molto prominenti solitamente
anche entro lo stesso gruppo. Abbastanza caratteristi¬
ci per essere più piccoli che nella norma nel gruppo
dello chevrolati, molto globosi e con margine posterio¬
re bruscamente angoloso rispetto al piano della testa
nel gruppo dello striatulus (fig. 16) e in alcune specie
dei gruppi del maynei e del sorosius e in dieckmanni
(gruppo del morawitzi ) (Caldara, 1986).
7) Pigidio: con carena trasversale in tutti i Tychius
ad eccezione che nel gruppo del bajtenovi (Caldara,
1986).
8) Zampe: a) femori: in alcune specie i posteriori
sono provvisti di un dente aguzzo e, in un numero più
consistente, di un dente minuto; molte sono anche le
specie con femori inermi. Rarissime le specie in cui
anche i femori anteriori e medi sono provvisti di un
piccolo dentino. Comunque, come ben documentato,
esistono specie strettamente correlate fra loro (per
esempio, squamulatus e kulzeri, maximus e splendens )
in cui la differenza più evidente sta proprio nella pre¬
senza o assenza del dente femorale (anche su questo è
basata la sinonimia fra Tychius s. str. e Neotychius). Nei
óó di numerose specie i femori anteriori sono provvi¬
sti di una frangia di squame (a volte vera e propria pe¬
luria) più o meno folta. Tale carattere è verosimilmen¬
te ancestrale, dato che è presente in specie apparte¬
nenti a gruppi molto distanti fra loro, b) Tibie: nei óó
di numerose specie le tibie anteriori sono provviste,
lungo il margine mediale, di un aguzzo dentino (in al¬
cune di queste specie anche nella 9 è visibile un ab¬
bozzo di dentino) nel terzo medio o fra terzo prossi¬
male e terzo medio. Anche questo carattere sembra di
antica origine perchè vale quanto detto per la frangia
dei femori anteriori, c) Tarsi: il terzo articolo tarsale è
solitamente bilobato e più largo del secondo, in alcu¬
ne specie è più stretto e meno bilobato. Tale particola¬
rità è diagnostica per alcune specie, ma non ha valore
a livello di gruppo. Infine tutti i Tychius, ad eccezione
di quelli del gruppo dell ’heydeni (Caldara, 1986) hanno
unghie provviste di un dentino mediale più 0 meno
sviluppato.
9) Rivestimento dorsale: è uno dei caratteri che va¬
ria di più nelle diverse specie sia per disegno e colore
che per forma e disposizione delle squame che lo
compongono. Vi sono tre grosse categorie di specie:
quelle in cui le squame sono quasi tutte della stessa
forma, quelle in cui in linea di massima solo le squa¬
me che ricoprono l’interstria suturale sono più larghe
delle altre, e quelle in cui sono presenti due tipi di
squame decisamente differenti, setoliformi e subova¬
li frammiste fra di loro. Alle prime due categorie ap¬
partengono tutte le specie dei gruppi dello chevrola¬
ti, striatulus, quinquepunctatus, rufirostris, thoracicus,
depressus, siculus (eccetto capucinus ), argentatus, ste-
phensi e cuprifer. Alla terza categoria appartengono le
specie dei gruppi del gigas, eldae, ovalis e fdirostris, e la
maggior parte dei componenti i gruppi del parallelus,
morawitzi, maynei ed heydeni, la maggior parte delle
specie deW intrusus ed alcune specie dei gruppi del baj¬
tenovi, squamulatus e seriepilosus. Il tipo e la disposi¬
zione delle squame sono però diagnostici esclusiva-
mente nei gruppi del gigas, morawitzi, maynei, heydeni
e bajtenovi. Se si tiene per buono il fatto che le specie
legate a Trifolium (per es., gruppo dello stephensi) sono
di origine più recente rispetto a quelle legate ad Astra-
galus (per es., gruppo dell 'intrusus) si potrebbe ipotiz¬
zare che il tipo di rivestimento ancestrale sia quello ca¬
ratterizzato da squame larghe, via via sostituite in par¬
te o completamente dalle squame setoliformi in modo
indipendente nei vari gruppi.
10) Rivestimento addominale: solitamente fìtto e
formato da squame larghe. È caratteristico nei gruppi
dello chevrolati e dello striatulus, dove esso è compo¬
sto da squame ad apice frastagliato.
11) Lobo mediano dell’edeago: di varia forma, seb¬
bene in linea di massima abbastanza simile nelle spe¬
cie che per gli altri caratteri sembrano correlate. È de¬
cisamente caratteristico nei gruppi dello striatulus, pa¬
rallelus, gigas, intrusus subgr. trivialis, argentatus, mo¬
rawitzi e bajtenovi. Tale forma mi ha portato ad inse¬
rire nei gruppi del parallelus, del V intrusus subgr. tri-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
59
vialis e dell’ argentatu s specie come farinosus per il pri¬
mo gruppo, come laticollis efocarilei per il secondo e
come flavus per il terzo, altrimenti correiabili ad essi
con una certa difficoltà; infatti ho ritenuto in tali casi
poco probabile un fenomeno di convergenza. Seppur
meno caratteristico, il lobo mediano è estremamente
uniforme nei gruppi dello chevrolati, quinquepuncta¬
tus, rufirostris, intrusus subgr. astragali, thoracicus,
depressus, siculus, squamulatus e cuprifer, tutti gruppi
la cui formazione sarebbe stata possibile anche in
base ad altri caratteri. Il lobo mediano è pure caratte¬
ristico in numerose specie dei gruppi del maynei e del¬
lo stephensi per la presenza nel sacco interno di fini
strutture chitinizzate. Tale caratteristica è insorta indi¬
pendentemente nei due suddetti gruppi per il resto
marcatamente distanti fra loro.
12) Spermateca: simile in gruppi di specie sicura¬
mente formati anche in base ad altri numerosi partico¬
lari, ma solitamente non sufficientemente differenziata
fra i vari gruppi. Sembra caratteristica nei gruppi del mo-
rawitzi, del bajtenovi e dzìYeldae, probabilmente correlati
in base anche ad altri caratteri, per la presenza di una cor¬
ta parte chitinizzata a livello dell’origine del ductus.
13) Spiculum ventrale: molto utile a volte nella se¬
parazione di specie critiche in base agli altri caratteri per
le marcate differenze (vedi per es. aureolus e medicagi-
nis ) e di forma analoga in specie per il resto non correla¬
te. Non sembra utilizzabile nella separazione dei gruppi.
14) Immaturi: troppo poche le specie studiate per
poter dare un giudizio sull’eventuale utilità in senso fi¬
logenetico dell’esame delle larve e delle pupe. I primi
dati di Clark et al. (1978) non sono molto incoraggianti
per l’apparente uniformità della morfologia soprattut¬
to larvale, sebbene si possano intravedere alcune affi¬
nità fra specie simili anche allo stadio adulto.
15) Biologia: anche la biologia delle poche specie
note sembra estremamente uniforme entro tutto il ge¬
nere (vedi apposito paragrafo).
16) Piante ospiti: sicuramente ancora insufficienti i
dati a disposizione su questo punto molto importante
per la definizione delle correlazioni. Quello che si può
ipotizzare in via preliminare è solo che sia la maggior
parte delle specie legate ad Astragaleae che quelle le¬
gate a Trifoleae potrebbero dare origine verosimilmen¬
te a gruppi monofiletici, a differenza di quanto avvie¬
ne per le specie legate a Loteae, come squamulatus, ar-
gentatus e capucinus, apparentemente molto lontane
filogeneticamente. Fuori di dubbio comunque, anche
per quanto riguarda la pianta ospite, l’omogeneità dei
gruppi dello striatulus ( Ononis ), squamulatus ( Loteae ),
morawitzi ( Alhagi ).
In conclusione, ho provvisoriamente diviso i Tychii-
ni paleartici in 21 gruppi. Se si escludono i 3 formati da
una singola specie, degli altri solo 15 hanno, a mio av¬
viso, buone probabilità di risultare monofiletici anche
in base a successive nuove informazioni e cioè: che¬
vrolati, striatulus, parallelus, quinquepunctatus, gigas,
rufirostris, thoracicus, depressus, siculus, squamulatus,
argentatus, cuprifer, morawitzi, bajtenovi ed heydeni (è
da sottolineare che i gruppi di quinquepunctatus e rufi¬
rostris sono formati da entità che necessitano di ulte¬
riori studi e che potrebbero appartenere ad un unico
taxon). Per quanto riguarda i grandi gruppi <\z\Y intru¬
sus, del seriepilosus e dello stephensi, accanto alla mag¬
gior parte delle specie che sicuramente derivano da un
unico antenato ne esistono alcune che potrebbero es¬
sere in seguito enucleate da essi. Se si esaminano co¬
munque le diagnosi dei gruppi, ci si accorge che rara¬
mente anche quelli da me sopra considerati con buo¬
na probabilità monofiletici sono differenziabili dagli
altri in base a caratteri unici nel genere; è solo la som¬
ma di diverse particolarità che permette la loro distin¬
zione. Sempre per la suddetta combinazione «a mo¬
saico» dei caratteri morfologici considerati nei vari
gruppi mi è risultata infine molto difficoltosa la ricerca
di correlazioni fra di essi.
60
ROBERTO CALDARA
Catalogo delle specie trattate
Genere Tychius Germar
Sottogenere Tychius Germar
Gruppo del Tychius parallelus
1. T. parallelus (Panzer)
= pegaso (Herbst)
= vernalis (Reich)
= cnemerythrus (Marsham)
= nervosus (Marsham)
= venustus Auctorum (non Fab.)
= genistae Boheman
= genistaecola Chevrolat
= alternatus (Desbrochers)
= alternus (Wagner)
= venustus var. icosiensis Peyer.
= venustus ab. pseudogenistae Pen.
= venustus var. spartii Hoffmann
2. T. albilaterus Stierlin
3. T. hueti Tournier
4. T. bivittatus Perris
5. T. farinosus Rosenhauer
= auricollis (Pie)
= schatzmayri Pie
Diffusione (*)
E., Afr. oc.
R. m.
Cai.
C., S.
Ib., Afr. oc.
Gruppo del Tychius striatulus
6. T. striatulus Gyllenhal E. m., Afr., Pai., Syr.
= fuscolineatus Lucas
= decoratus Rosenhauer
= deliciosus Perris
= bellus Kirsch
= italicus Tournier
= convexiusculus Desbr., 1875
= areatus Rey
= fallens Desbrochers
= var. berytensis Pie
= henoni Pie
= diversicolor H. Lindberg
= var. pseudonigricollis Hoffmann
Gruppo del Tychius quinquepunctatus
17. T. quinquepunctatus (Linnaeus) E., Asm., Pai., Sib., Alg.
= quadrimaculatus (Miiller)
= fasciatus (Geoffroy)
= quinquenotatus (Mannerheim)
= quinquemaculatus (Panzer)
= modestus Tournier
= tauni Fricken
= smyrnensis (Desbrochers)
Piante ospiti
Cytisus
Chamaecytisus
Teline
Genista
Chamaespar-
tium
Spartium
Ulex
Cytisus
Genista
Lupinus
Ononis
Ononis
Ononis
Ononis
Teline
Vicia
Pisum
Lathyrus
(*) Abbreviazioni delle regioni geografiche come in Winkler, 1932.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
61
= ab. laterelineatus Ragusa
= var. ininterruptus Fuente
= ab. connexus Reitter
= stredai Penecke
= ab. inapicalis Roubal
= ab. dieneri Hajoss
= ab. conjunctus Franz
= ssp. senilis Franz
62
ROBERTO CALDARA
= suavis Ch. Brisout
= gentilis Rottenberg
= parallelogrammus Desbrochers
= subparallelus Pie
= beloni Pie
= albosuturalis Pie
79. T. focarilei Solari
Apen. c. m.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
63
64
ROBERTO CALDARA
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
65
123. T. flavus Becker
= difficilis Toumier
Gruppo del Tychius stephensi
124. T. aureolus Kiesenwetter
= albovittatus Ch. Brisout
= femoralis Ch. Brisout
= albovittis Gemminger
= subpiligerus (Desbrochers)
= brevipennis Pie
125. T. aurichalceus Gyllenhal
126. T. turkestanicus Pie
127. T. medicaginis Ch. Brisout
= aureolus var. argentellus Desbr.
= freudei Hoffmann
128. I junceus (Reich)
= flavicollis Stephens
= haematopus Gyllenhal
= curtus Ch. Brisout
= acosmus Toumier
= brunnensis Formanek
129. T. cras siro s tris Kirsch
= sericatus Toumier, 1873 p. 488
= sericans Gozis
= kirschi Faust
= denominandus Faust
= sericatus Desbrochers
= auliensis Pie
= therondi Hustache
130. I bicolor Ch. Brisout
= aureomicans Toumier
= sericellus Faust
= medius Desbrochers
= flavicornis Desbrochers
= latiusculus Desbrochers
= suturatus Desbrochers
= suturaalba Desbrochers
= var. subpilosus Desbrochers
= balearicus Desbrochers
= contemptus Desbrochers
= gossypii Marshall
= var. femoratus Tempère
131. T. meliloti Stephens
= sorex Gyllenhal
= litigiosus Toumier
= dimidiatiro stris Desbrochers
= j off rei Hoffmann
132. T. naxiae Faust
= sericans Faust
133. T. vossi n. sp.
134. T. kerulensis (Bajtenov)
135. T. breviusculus Desbrochers
= obscurus Toumier
= haematopus Auctomm (non Gyll.)
= micaceus Rey
= sericeus v. opaculus Desbrochers
= nasutus Desbrochers
= fulvoaureus (Desbrochers)
= jacqueti Pie
= glaucus Desbrochers
= alpensis Hoffmann
= subflavicollis Hoffmann
136. T. arcirostris Normand
137. T. oedemerus Penecke
138. T. polylineatus (Germar)
= globithorax Desbrochers
= lineolatus Desbrochers
= arietatus Toumier
= rectinasus Desbrochers
E. c. m.-or., As. m. oc. Medicago
Astragalus
E., As. c. m., Afr. Melilotus
Baie., Asm. oc., I. m.
Mong.
Mong., Ch.
E., As. c. m., Afr. Melilotus
Alg., Tun., Cai. Melilotus
Ib.
E., Asm., Ca., Pai., Afr. oc. Trifolium
66
ROBERTO CALDARA
= sublineatus Desbrochers
= desbrochersi Klima
= brevitarsis Hustache
= indictus Hoffmann
= tapirus Caldara
139. T. lineatulus Stephens
= paganettii Franz
140. T. rufipennis Ch. Brisout
141. T. krausei Caldara
= semisquamosus Faust
142. T. tibialis Boheman
= nigriro stris Waterhouse
= comptus Toumier
143. T. grandicollis Desbrochers
= armatus Toumier
144. T. hebes Desbrochers
= discicollis Faust
= oertzeni Faust
145. T. pusillus Germar
= melarhynchus Chevrolat
= pygmaeus H. Brisout
= brevicornis Waterhouse
146. T. reduncus Toumier
147. T. ruficornis Toumier
148. T. curtiro stris Desbrochers
= neapolitanus Toumier
149. T. cylindricollis Solari
150. T. decretus Toumier
= sericatus Toumier, 1873 p. 498
= junior Gozis
= metallifer Rey
= alluaudi Hoffmann
151. T. curvirostris Ch. Brisout
= temperei Hoffmann
152. T. montico la Hustache
153. T. exiguus Faust
154. T. rufipes Toumier
155. T. longicollis Ch. Brisout
= ellipsiformis Desbrochers
= subellipticus Desbrochers
156. T. longinasus Desbrochers
157. T. perpendus Toumier
= rufofemoratus Pie
158. T. pumilus Ch. Brisout
= gabrieli Penecke
159. T. similaris Toumier
= oleesianus Desbrochers
= peneckei Franz
160. T. sharpi Toumier
161. T. stephensi Schònherr
= tomentosus (Herbst)
= bertolinii Stierlin
= brevicollis Rey
= clavipes Rey
= mixtus Rey
= griseus Schaeffer
= schneideri v. poussielguei Hfm.
162. T. pellitus Desbrochers
163. T. mitis n. sp.
164. T. ochraceus Toumier
= spiniger Desbrochers
= reitterianus Penecke
165. T. picirostris (Fabricius)
= cinerascens (Marsham)
= posticus Gyllenhal
= var. rubripes Rey
= var. fuscirostris Rey
= seniculus Desbrochers
E. c. m., Asm. oc., Pai.
E. c. m., Alg.
Sib., Uss.
E. c. m., Asm. c. oc., Afr. oc.
E. m. oc., Afr. oc.
Baie., Asm., Syr., Pai.
E. c. m., Afr. oc.
Mar.
Bulg., Asm., Syr., Pai.
E. m., Asm. oc.
Hi. c.
E. m. oc., Afr.
Ga., Hi. m.
Mar.
Baie. m. oc.
Ib., Afr. oc.
E. m., Tun.
Asm.
Pai.
E. c. m., Br.
Afr. oc., Hi. m., S.
E. c.
E., As. oc., America b.
Syr.
Asm., Pai.
Baie, oc., As. m. oc., Alg.
E., As. m. oc., America b.
Trifolium
Trifolium
Trifolium
Trifolium
Trifolium
Trifolium
Trifolium
Ornithopus
Trifolium
Ononis
Trifolium
Trifolium
Trifolium
Trifolium
Trifolium
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
67
166. T. pyrenaeus (Ch. Brisout)
167. T. hirtellus Toumier
Gruppo del Tychius cuprifer
168. T. cuprifer (Panzer)
= procerulus Kiesenwetter
= maderi (Penecke)
= lineaticollis (Pie)
169. T. cupriferoides Ragusa
= parallelus (Kiesenwetter)
170. T. suturatus (Perris)
= lostiae (Desbrochers)
171. T. doderoi (Solari)
P. Trifolium
Creta, Asm., Pai.
E. c. m., As. m. oc., Afr. oc. Trifolium
Teline
Si., Cai., Gr. m., Mar.
C., S. Genista
Si., S.
Specie incertae sedis
adspersus Desbrochers
albolineatus Motschulsky
argenteosquamosus Desbrochers
auroillitus Pie
barcelonicus Desbrochers
beckeri Toumier
brisouti Tournier
cilicensis Pie
circulatus Hustache
conspersus Rosenhauer
curticollis Rey
dentitibia (Bajtenov)
depressicollis Tournier
dimidiatipennis Desbrochers
edentatus Desbrochers
fanalesi Ragusa
ginsuji Kòno
griseus Petri
humeralis Desbrochers
ifranensis Hustache
iwatensis Kòno
kambulini (Bajtenov)
karkaralensis Bajtenov
kocheri Hustache
longitarsis Desbrochers
obductus Hochhut
orbiculatus Hustache
pallidicornis Desbrochers
parvulus Stephens
pubicollis Petri
pulcher Pie
pusillus var. inermis Hoffmann
schereri (Bajtenov)
seductor Desbrochers
sparsus Hustache
strigosus Reiche
taukumicus (Bajtenov)
teluetensis Hustache
terrò sus Toumier
tuberculiro stris Hustache
tychioides (Bajtenov)
varieoi or Fairmaire
Hi.
Sib. m.
Alg.
Tun.
Hi. m.
R. m.
Jura
Mti. Tauri
Mar.
Hi. m.
Alg.
Mong.
Alg.
Alg.
Alg.
Si.
Jap.
Turk.
Libano
Mar.
Jap.
Kazakhstan
Kazakhstan
Mar.
Alg.
Arm.
Mar.
Syr.
Br.
Trcp.
Alg.
Ga.
Kazakhstan
Mar.
Mar.
Gr.
Kazakhstan
Mar.
Cai.
Mar.
Kazakhstan
Alg.
Lathyrus
Astragalus
68
ROBERTO CALDARA
Tabella delle specie (*)
A Tibie con margine esterno all’apice sporgente
aH’infuori. Rostro visto di lato cilindrico fino
all’apice, di solito lievemente concavo in prossi¬
mità della base lungo il margine superiore. Spe¬
cie di forma robusta e larga. Protorace spesso
bruscamente ristretto a forma di collo in prossi¬
mità dell’apice, trasverso, circa della larghezza
delle elitre, che sono corte, cordiformi, convesse,
con tutte le interstrie dispari o almeno parte di
esse rivestite da squame più chiare delle pari. Re¬
gione sud-mediterranea . subgen. Apeltarius
(Caldara, 1978)
— Tibie con margine esterno all’apice smussato o
tutt’al più ad angolo retto. In nessuna specie pre¬
senza contemporanea di tutte le altre caratteristi¬
che sopra riportate . . . subgen. Tychius 1
1. Articoli del funicolo antennale cilindrici, ricoper¬
ti da squame coricate, da subellittiche a subarro¬
tondate. Pronoto di solito completamente rico¬
perto da squame larghe, subarrotondate, embri¬
cate, fra le quali possono spuntare qua e là squa¬
me setoliformi. Rep. Russe meridionali, Asia an¬
teriore, Mongolia, Nord Africa .
gruppi del morawitzi, del bajtenovi e dell ’heydeni
(Caldara, 1986)
— Articoli del funicolo antennale subglobosi, rico¬
perti da squame setoliformi suberette. Rivesti¬
mento del pronoto mai come sopra ... 2
2. Squame delle interstrie elitrali (con esclusione di
quella suturale) di due forme ben differenti:
strette, setoliformi o rettangolari, e larghe, roton¬
de, ovali o ellittiche (fìg. 1-9) . 3
— Squame delle interstrie elitrali (con esclusione di
quella suturale) di un’unica forma: piliformi, ret¬
tangolari, ellittiche od ovali . 73
3. Specie di grosse dimensioni (mm 3,5-6). Rivesti¬
mento delle interstrie elitrali formato da squame
fitte, embricate (tali da nascondere compieta-
mente i tegumenti), per la maggior parte larghe
di forma ovale, ellittica o lanceolata, non dispo¬
ste in serie, piccole rispetto alla larghezza dell’in-
terstria (ne servono da 4 a 7 per ricoprirla in lar¬
ghezza); frammiste a queste uno scarso numero
di squame strette, lanceolate, a volte lievemente
sollevate, non disposte in serie (fig. 1). Squame
che ricoprono l’addome in parte con estremità
frastagliata. Specie asiatiche . 4
— Specie di medie e piccole dimensioni (< 4 mm).
Rivestimento elitrale con altre caratteristiche: se
composto quasi interamente da squame larghe,
queste più grosse, disposte in 2-3 serie su ogni in-
terstria. Squame che ricoprono l’addome tronche
od arrotondate all’estremità, ma non frastagliate
. 8
4. Femori, soprattutto i posteriori, con un grosso
dente triangolare aguzzo . 5
— Femori subdentati o inermi . 7
5. Rostro della 9 molto lungo, visto di lato quasi di¬
ritto (fig. 25). Protorace molto trasverso . . .
. 23 gigas
— Rostro della 9 più corto, visto di lato decisamen¬
te arcuato (fìg. 24) . 6
6. Lunghezza mm 4,5-6. Protorace di forma subco¬
nica, a lati subrettilinei .... 25 maximus
— Lunghezza mm 3,5-4. Protorace a lati arrotondati
. 24 valens
7. Rostro nel ó corto, tozzo (fig. 21). Elitre più lar¬
ghe, subquadrate, viste di lato più convesse. Pro¬
noto sprovvisto di squame con riflessi metallici.
Squame dei lati del protorace e delle interstrie
elitrali di forma più allungata, piatta . . . .
. 27 herculeanus
— Rostro nel ó più lungo (come in maximus,
fig. 23). Elitre più allungate, subrettangolari, viste
di lato più piane. Sul pronoto squame con riflessi
metallici formano due evidenti fasce longitudi¬
nali. Squame dei lati del protorace e delle inter¬
strie elitrali più larghe, un poco concave . .
. 26 splendens
8. Elitre allungate, subrettangolari 0 subellittiche
. 9
— Elitre corte, subglobose, ovali od oblungo-ovali
. 52
9. Rostro tozzo e poco differente per forma nei due
sessi (fìg. 252, 253), con numerosi lunghi peli sol¬
levati obliquamente, ben visibili con l’osserva¬
zione laterale lungo il lato inferiore, in prossimità
della parte terminale delle scrobe. Le squame più
larghe delle elitre sono di forma ellittico-allunga-
ta o lanceolata, almeno 2 volte più lunghe che
larghe . 10
— Rostro più snello, con evidente dimorfismo ses¬
suale, solitamente solo con qualche peluzzo a li¬
vello dell’inserzione delle antenne (solo hiekei
possiede un maggior numero di setole sollevate).
Le squame elitrali sono spesso decisamente arro¬
tondate . 14
10. Funicolo antennale di 6 articoli .... 11
— Funicolo antennale di 7 articoli .... 13
11. Interstrie elitrali completamente ricoperte dal ri-
vestimento fittissimo, formato da squame subel¬
littiche e lanceolate, tutte coricate, disposte in 2-3
serie molto confuse e irregolari, ampiamente so¬
vrapposte ed embricate tali da nascondere le
strie, con una serie centrale di squame setolifor¬
mi un poco sollevate. Le squame più larghe rico¬
prono completamente anche il pronoto . . .
. 97 mozabitus
— Interstrie elitrali con rivestimento meno fitto, ta¬
le da lasciar intravedere i tegumenti, formato da
squame larghe, lanceolate, disposte su tutte le in¬
terstrie 0 almeno sulle interstrie laterali in due
serie abbastanza regolari, e da squame setolifor¬
mi, lievemente sollevate, in una serie mediana.
Squame sottili, piliformi, ben visibili nelle strie.
Le squame più larghe ricoprono solo in parte il
pronoto . 12
12. Protorace a lati più arrotondati. Sul pronoto, che
è più convesso, le squame larghe sono spesso
frammiste alle setoliformi su tutta la superfìcie.
A volte parte delle interstrie elitrali ricoperta da
squame piliformi . 96 festivus
(*) Nel tentativo di semplificare la tabella mi sono basato in essa esclusivamente su caratteri di morfologia esterna. Per la
conferma diagnostica di molte specie estremamente simili fra loro risulta necessario, comunque, l’esame degli organi genitali
tutti da me raffigurati.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
69
— Protorace a lati debolmente curvilinei. Sul pro¬
noto, che è poco convesso, le squame larghe si
trovano concentrate ai lati e alla base lungo la li¬
nea mediana, ma non sono sparse sulla restante
superfìcie. Interstrie elitrali ricoperte sempre in¬
teramente da squame larghe. . 95 oschianus
13. Forma generale esile. Pronoto con squame lar¬
ghe frammiste alle strette anche sul disco. Le
squame larghe sulle interstrie elitrali disposte in
due serie abbastanza regolari. Zampe lunghe, fe¬
mori posteriori subdentati, gli anteriori nel ó sen¬
za frangia di squame .... 94 seriepilosus
— Forma generale robusta. Pronoto con squame lar¬
ghe solo ai lati e alla base lungo la linea mediana.
Le squame larghe sulle interstrie elitrali molto ar¬
ruffate, disposte in 2-3 serie molto irregolari. Zam¬
pe corte, femori posteriori con un dente triangolare
grosso, gli anteriori nel ó con una corta frangia di
squame selliformi bianche . 98 depauperatus
14. Interstrie elitrali coperte uniformemente da
squame larghe, disposte in modo irregolare o in
duplice serie, e da squame strette di varia forma,
a volte un poco sollevate, spesso disposte in una
serie centrale (fig. 5-8) . 15
— Le squame larghe sulle interstrie elitrali sono più
o meno numerose: o frammiste alle strette senza
alcun ordine, oppure disposte in duplice serie,
ma non uniformemente su tutta la superfìcie eli-
trale (fig. 2-4) . 24
15. Interstrie elitrali con 2-3 serie abbastanza regolari
di squame larghe, subarrotondate, e con una se¬
rie centrale di squame setoliformi (in sefrensis so¬
lo sulle interstrie dispari) (fig. 5, 8) . . . 16
— Interstrie elitrali uniformemente e fittamente rico¬
perte da squame larghe, ovali, ellittiche o trapezoi¬
dali, e da squame più strette, subrettangolari o ellit¬
tiche, disposte in modo disordinato (fìg. 6, 7) . 23
16. Funicolo antennale di 6 articoli .... 17
— Funicolo antennale di 7 articoli .... 19
17. Rivestimento della parte superiore unicolore,
nocciola. Sulle interstrie elitrali pari mancano le
squame setoliformi centrali (fìg. 5). Tarsi molto
allungati: 1° e 2° articolo decisamente più lunghi
che larghi e molto più stretti del 3°, che è forte¬
mente bilobato. Articolo ungueale anch’esso
molto lungo. Rostro fig. 32, 33 . 34 sefrensis
— Rivestimento della parte superiore bicolore. Sul¬
le elitre le squame setoliformi formano una serie
centrale su ogni interstria (fìg. 8). Articoli tarsali
di normale lunghezza . 18
18. Appendici ungueali lunghe circa 2/3 dell’unghia.
Occhi prominenti, bruscamente sollevati lungo il
margine posteriore rispetto al piano della testa. Le
squame del pronoto sono di due colori: le più lar¬
ghe, bianche, coprono la base e la metà basale dei
lati, le rimanenti, un poco più strette, sono più scu¬
re (giallastre, arancioni, bruno-nerastre). Rostro fig.
244, 245. Regione mediterranea. 113 capucinus
— Appendici ungueali piccole, lunghe circa 1/3
dell’unghia. Occhi non debordanti dalla conves¬
sità del capo. Pronoto con squame larghe, sub¬
arrotondate, bianche, mescolate anche sul disco
alle strette, setoliformi, di colore bruno. Rostro
fig. 49, 50. Armenia, Iran .... 43 hiekei
19. Squame rotonde sono sparse e frammiste alle se¬
toliformi su tutta la superfìcie del pronoto. Ro¬
stro come in intrusus (fig. 28, 29), ma un poco più
curvo . 33 pierrei
— Sul pronoto le squame larghe o mancano del tut¬
to o si trovano solo ai lati. Rostro di altra
forma . 20
20. Lati del pronoto ricoperti da squame ellittiche
larghe, solitamente più larghe di quelle del di¬
sco . 21
— Lati del pronoto con squame rettangolari stret¬
te come quelle che ricoprono il disco. Rostro
fig. 246, 247 . 104 fuscipes
21. Squame della parte superiore di due colori
ben distinti, bruno-nerastre e grigiastre. Rostro
fìg. 81, 82 . 57 pristinus
— Squame della parte superiore unicolori, grigia¬
stre o nocciola. Rostro di altra forma . . 22
22. Rostro fìg. 61, 62. Tegumenti della testa e del di¬
sco del pronoto un poco visibili fra le squame,
che sono per la massima parte strette, setolifor¬
mi. Anche le squame larghe delle interstrie eli¬
trali sono poco sovrapposte, non embricate, di¬
sposte in 2 serie regolari, mentre quelle strette,
che formano una serie centrale, sono lunghe, pi-
liformi. Femori anteriori nel ó con una corta
frangia di squame . 42 reitteri
— Rostro fig. 51, 52. Tegumenti della testa e del di¬
sco del pronoto completamente nascosti dalle
squame, che sono più larghe, subellittiche. An¬
che le interstrie elitrali sono fittamente coperte
da squame larghe, in parte sovrapposte ed embri¬
cate, disposte in serie meno regolari, quelle più
strette centrali sono rettangolari o subellittiche,
ma non piliformi. Femori anteriori nel ó senza
frangia di squame . 35 fremuthi
23. Funicolo antennale di 6 articoli. 3° articolo tarsa¬
le solo un poco più largo del 2°; appendici un¬
gueali piccolissime. Protorace subconico. Elitre
gibbose in regione periscutellare; strie elitrali
quasi invisibili. Squame delle interstrie di due co¬
lori, grigiastre e nocciola, subtrapezoidali, ad apice
solitamente largamente tronco (fìg. 7). Nel ó fe¬
mori anteriori con una corta frangia di squame e ti¬
bie anteriori con dentino aguzzo . 50 afflatus
— Funicolo antennale di 7 articoli. 3° articolo tarsa¬
le più largo del 2° in modo evidente; appendici
ungueali lunghe la metà dell’unghia. Protorace
trasverso. Elitre senza particolari gibbosità. Strie
elitrali ben visibili. Squame unicolori, nocciola o
grigiastre, subellittiche (fìg. 6). Femori e tibie
senza particolari caratteri sessuali (*) . . .
. 28 subsulcatus
24. Le squame larghe sulle interstrie elitrali (esclu¬
dendo quella suturale) sono molto numerose e
ricoprono per ampi tratti, o per intero, almeno al¬
cune interstrie, spesso le laterali (fig. 2, 3) . 25
— Le squame larghe sulle interstrie elitrali (esclu¬
dendo quella suturale) sono scarse e si trovano
sparse su tutte le interstrie, frammiste ad un nu¬
mero molto più elevato di squame strette (fìg. 4)
. 42
25. Funicolo antennale di 7 articoli .... 26
— Funicolo antennale di 6 articoli .... 41
(*) Vedi anche tridentinus in rari casi, ma protorace circa cosi largo che lungo e femori posteriori dentati.
70
ROBERTO CALDARA
26. Protorace poco più largo che lungo, subquadrato
o subsferico . 27
— Protorace trasverso, rettangolare o a lati decisa¬
mente curvilinei . 35
27. Primi tre articoli tarsali più esili, il 3° un poco più
largo del 2° . 28
— Tarsi più robusti, con il 3° articolo più largo del 2°
in modo evidente . 31
28. Rostro fìg. 30, 31. Solitamente, squame larghe si
trovano sul disco del pronoto frammiste confusa-
mente alle strette ... 31 kuschakewitschi
— Rostro di altra forma . 29
29. Rostro come in intrusus (fìg. 28, 29). Protorace
subsferico . 49 vicinus
— Rostro fìg. 65-67, 69. Protorace subquadrato. 30
30. Disco del pronoto ricoperto solo da squame
strette. Sulle elitre le squame larghe, che sono
più piccole, piatte e poco sovrapposte, ricoprono
prevalentemente le interstrie dispari (fìg. 3). Ro¬
stro fìg. 65, 66 . 45 amabilis
— Squame larghe, seppure in scarso numero, si tro¬
vano frammiste alle strette anche sul disco del
pronoto. Sulle elitre le squame larghe sono più
grandi (come in consputus, fìg. 4), lievemente con¬
cave e sovrapposte, più numerose, e le strette rico¬
prono in parte solamente la 2a 3a e 4a interstria. Ro¬
stro del ó come in consputus (fìg. 67), della 9 fìg. 69
. 46 turanensis
31. Articolo ungueale lungo come i primi 3 articoli
tarsali, il 2° articolo più lungo che largo. Rostro
fìg. 77-80 . 32
— Articolo ungueale lungo come 2° e 3° articolo tar¬
sale, il 2° articolo più largo che lungo. Rostro di
altra forma . 33
32. Rostro nella 9 molto lungo (fìg. 80), nel ó fìg. 79
. 55 klapperichi
— Rostro nella 9 decisamente più corto (fìg. 78), nel
Ó fìg. 77 . 56 khnzoriani
33. Occhi non debordanti dalla convessità del capo.
Le squame più strette di pronoto ed elitre sono
rettangolari (lu/la 3-4). Rostro fìg. 59, 60. Femori
anteriori con abbozzo di frangia di squame nel ó
. . 41 longulus
— Occhi debordanti dalla convessità del capo. Le
squame più strette di pronoto ed elitre sono seto-
liformi, lunghe (lu/la 5-7). Femori anteriori nel Ó
con una grossa frangia di squame bianche . 34
34. Femori nerastri, pressoché inermi. Rostro fìg. 89,
90 . 54 bisquamosus
— Femori rossastri, i posteriori dentati 0 subdenta¬
ti. Rostro nella 9 più bruscamente arcuato alla
base . 53 tridentinus
35. Protorace a lati subrettilinei nella metà basale. 36
— Protorace a lati curvilinei fin dalla base . 38
36. Rostro fìg. 57, 58. Elitre rivestite da squame mar¬
roni e bianche, queste ultime sono di due forme:
strette come le marroni ai lati, e larghe, subellitti¬
che, più numerose alla base e sulla metà apicale.
Elitre alla base più larghe del protorace in modo
evidente, di forma oblungo-ovale . 39 uralensis
— Rostro simile o uguale a fìg. 55, 56. Elitre rivestite
da squame strette, tutte marroni, e più larghe,
bianche. Elitre alla base solo poco più larghe del
protorace, di forma subrettangolare ... 37
37. Sulle interstrie elitrali dispari le squame più lar¬
ghe sono più numerose e più piccole (la larghez¬
za di una interstria è coperta da 4-5 squame), di¬
sposte in serie molto confuse. Rostro più corto e
più arcuato (fìg. 55, 56). Francia e Spagna meri¬
dionali . 37 galloprovincialis
— Sulle interstrie elitrali dispari le squame più lar¬
ghe sono meno numerose e più grosse, disposte
solo in 2-3 serie a tratti abbastanza regolari. Ro¬
stro un poco più lungo e meno arcuato. Caucaso
. 38 procerus
38. Tibie anteriori nel ó con aguzzo dentino nel
mezzo. Rostro fìg. 70 .... 40 whiteheadi
— Tibie anteriori nel (3 inermi. Rostro fìg. 28, 29 e
63, 64 . 39
39. Rostro fìg. 63, 64. Squame strette del rivesti¬
mento dorsale con evidenti riflessi argentati .
. 44 amandus
— Rostro di altra forma. Squame strette del rivesti¬
mento dorsale senza riflessi metallici o con debo¬
li riflessi ramati 0 dorati . 40
40. Elitre strette (Elu/Ela 1,47-1,63), subrettangolari.
Rostro fìg. 28, 29 (*) . 29 intrusus
— Elitre un poco più larghe (Elu/Ela 1,34-1,48), sub¬
ellittiche. Rostro nel Ó come in galloprovincialis
(fìg. 55) . 32 callidus
4L Protorace poco più largo che lungo, a lati poco ar¬
rotondati, subpiano sul disco. Femori inermi.
Rostro del ó come in consputus (fìg. 67), della 9
fìg. 69 . 46 turanensis
— Protorace trasverso, a lati decisamente curvilinei,
convesso sul disco. Femori subdentati. Rostro
come in intrusus (fìg. 28, 29). . 30 versicolor
42. Protorace trasverso a lati arrotondati fin dalla
base . 43
— Protorace subquadrato . 46
43. Tutti i femori dentati. Tibie anteriori nel ó senza
dentino nel mezzo. Protorace fortemente dilata¬
to, poco convesso sul dorso, largo come le elitre
che sono rettangolari . 78 laticollis
— Femori inermi 0 solo i posteriori con un piccolo
dentino. Tibie anteriori nel ó con 0 senza un
aguzzo dentino nel mezzo lungo il margine in¬
terno . 44
44. Rostro, visto di lato, circa di uguale calibro dalla
base all’apice (fìg. 101, 102) ... 79 focarilei
— Rostro, visto di lato, sempre più sottile nella me¬
tà apicale . 45
45. Rostro fìg. 83, 84. Tibie anteriori nel ó con un
dentino aguzzo nel mezzo lungo il margine in¬
terno. Protorace più o meno trasverso. Le squa¬
me strette sono in prevalenza di colore grigiastro
0 bruno-rossastro; chiazza biancastra basale cen¬
trale di squame larghe sul pronoto poco evidente
0 assente . 58 grenieri
— Rostro fìg. 87, 88. Tibie anteriori nel ó senza den¬
tino nel mezzo. Protorace a lati fortemente dila¬
tati. Le squame strette sono di colore bruno scu¬
ro sul pronoto, dove le squame larghe formano
una chiazza basale centrale molto evidente. .
. 61 lacteoguttatus
46. Funicolo antennale di 6 articoli. Rostro fìg. 67, 68
. 47 consputus
— Funicolo antennale di 7 articoli .... 47
(*) Vedi anche reitteri in rari casi (rostro fig. 61, 62).
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
71
47. Le squame larghe sulle elitre sono concentrate
su la, 5a, T e 9a interstria. Rostro fig. 71, 72. Lun¬
ghezza mm 1,55-2,3 . 48 cuprinus
— Le squame larghe sulle elitre sono concentrate
sulla la interstria e sparse sulle altre. Rostro di
forma differente. Specie di piccole e grandi di¬
mensioni . 48
48. Elitre subrettangolari o subellittiche, corte (Elu/
Eia 1,34-1,41). Occhi piatti o solo di poco debor¬
danti dalla convessità del capo. Rostro fig. 91-94.
Squame piliformi o tutte di identico colore o di
colore più chiaro su alcune interstrie e più scuro
su altre; le squame più larghe sulle interstrie eli-
trali piccole (larghe solo 1/4-1/5 della larghezza di
una interstria), piane . 49
— Elitre allungate (Elu/Ela 1,42-1,63). Occhi debor¬
danti in modo evidente dalla convessità del capo.
Rostro di forma differente. Squame strette elitra-
li disposte a macchie grigiastre e marroni, le lar¬
ghe più grosse (1/2-1/3 della larghezza di una in¬
terstria) e solitamente concave .... 50
49. Rostro fig. 93, 94. Occhi completamente piani
. 71 oriens
— Rostro come in astragali (fig. 91, 92). Occhi de¬
bolmente convessi . 69 tectus
50. Rostro fig. 83, 84. Tibie anteriori nel ó con un
aguzzo dentino nel mezzo . 51
— Rostro fig. 85, 86. Tibie anteriori nel ó senza den¬
tino nel mezzo . 60 mixtus
51. Pronoto con tre chiazze basali di squame bian¬
che, una centrale e due laterali, molto contrasta¬
te rispetto al colore bruno scuro della parte re¬
stante. Anche la fronte ricoperta da squame bian¬
che . 59 antoinei
— Pronoto senza chiazze o con due chiazze laterali
basali e una fascia longitudinale centrale di squa¬
me grigio-giallastre poco evidenti rispetto al colo¬
re rossastro della parte restante. Anche la fronte
ricoperta da squame grigio-giallastre . . . .
. . 58 grenieri
52. Funicolo antennale di 6 articoli .... 53
— Funicolo antennale di 7 articoli .... 55
53. Rostro tozzo e poco differente per forma nei due
sessi, con numerosi lunghi peli sollevati obliqua¬
mente e ben visibili con l’osservazione laterale
lungo il lato inferiore in prossimità dell’inserzio¬
ne delle antenne (come in seriepilosus, fig. 252,
253) . 96 festivus
— Rostro con evidente dimorfismo sessuale, senza
peli in prossimità dell’inserzione delle antenne
. 54
54. 3° articolo dei tarsi debolmente più largo del 2°.
Le squame elitrali sono di due forme molto diffe¬
renti: larghe, concave, e strette, setoliformi. Ro¬
stro fig. 73, 74 . 51 alhagi
— 3° articolo dei tarsi bilobato e decisamente più
largo del 2°. Le squame elitrali sono di due forme
meno differenti fra di loro anche per larghezza:
ellittiche e rettangolari. Rostro fig. 75, 76 . .
. 52 praescutellaris
55. Le squame larghe sulle elitre, ad eccezione a vol¬
te che sull’interstria suturale, sono molto scarse
oppure occupano solo in parte alcune interstrie
. 56
— Le squame larghe sulle elitre sono molto nume¬
rose e uniformemente disposte su tutte le inter¬
strie . 62
56. Rostro come in astragali (fig. 91, 92). Protorace
molto trasverso, a lati arrotondati. Le squame
larghe sono sparse su tutte le interstrie compresa
quella suturale . 77 molestus
— Rostro di forma differente. Protorace poco tra¬
sverso, rettangolare o subquadrato, ma sempre a
lati subrettilinei nella metà basale. Le squame
larghe ricoprono interamente l’interstria suturale
e sono sparse sulle altre interstrie ... 57
57. Occhi grandi, globosi e molto convessi. Rostro
fig. 10, 11 . 1 parallelus
— Occhi piccoli, poco convessi o piatti. Rostro di
forma differente . 58
58. 3° articolo dei tarsi solo poco più largo del 2°. Eli¬
tre di forma subovale, omeri poco marcati. Pro¬
noto piano sul disco .... 72 thompsonì
— 3° articolo dei tarsi decisamente più largo del 2°
. 59
59. Tegumenti ben visibili fra il rivestimento dorsale
formato in prevalenza da squame subpiliformi
poco fìtte, che sulle elitre sono disposte in parte a
chiazze (di colore biancastro e rosso-bruno) .
. 73 perrinae
— Rivestimento dorsale più fìtto, formato in preva¬
lenza da squame rettangolari, non piliformi, o
unicolori o di due colori, ma non disposte a
chiazze . 60
60. Rostro fig. 57, 58. Le squame strette del rivesti¬
mento dorsale di due colori ben contrastati: mar¬
roni e bianche . 39 uralensis
— Rostro più tozzo, di forma differente. Le squame
strette del rivestimento dorsale o unicolori o di
due colori di tonalità poco differenti . . 61
61. Occhi piani. Rostro fig. 93, 94 . . 71 oriens
— Occhi debolmente convessi. Rostro come in
astragali (fig. 91, 92) . 69 tectus
62. Rostro robusto, poco diverso per forma nei due
sessi (fig. 10-13) . 63
— Rostro di altra forma, più esile e a volte distinta-
mente differente nei due sessi . 66
63. Rostro fortemente ricurvo alla base (fig. 12, 13).
Sulle interstrie elitrali le squame larghe sono più
arrotondate e disposte per ampi tratti in doppia
serie su tutte le interstrie, mentre le strette for¬
mano una serie centrale .... 4 bivittatus
— Rostro a curvatura più dolce alla base (fig. 10, 11).
Sulle interstrie elitrali le squame larghe sono più
allungate e disposte in 3-4 serie molto irregolari
spesso solo su parte delle interstrie, dato che sul¬
le altre sono più numerose le strette . . 64
64. Rivestimento dorsale molto fìtto, ricoprente inte¬
ramente i tegumenti, sul disco del pronoto for¬
mato da squame rettangolari, non setoliformi
. 2 albilaterus
— Rivestimento dorsale meno fìtto, tegumenti un
poco visibili sia sul disco del pronoto che su alcu¬
ne interstrie elitrali . 65
65. Rostro, visto di lato, restringentesi soprattutto
dall’inserzione delle antenne all’apice. Protorace
a lati subparalleli nella metà basale, coperto da
squame strette, setoliformi ... 1 parallelus
— Rostro, visto di lato, a lati subparalleli anche
dall’inserzione delle antenne all’apice. Protorace
a lati un poco curvilinei fin dalla base, coperto da
squame rettangolari, non piliformi. . 3 hueti
66. Interstrie elitrali con due serie di squame larghe
divise da una serie di squame più strette . 67
72
ROBERTO CALDARA
— Interstrie elitrali con più serie molto irregolari di
squame larghe frammiste a squame più strette
. 70
67. Squame delle elitre unicolori, cretacee o grigia¬
stre . 68
— Squame delle elitre bicolori, grigiastre o nocciola
e bruno-rossastre . 69
68. La serie mediana di squame setoliformi delle in¬
terstrie elitrali sollevata obliquamente. Protorace
trasverso. Rostro con scarso dimorfismo sessuale
(9 fig. 285). Tibie anteriori nel ó senza dentino
nel mezzo. Spagna . 120 cretaceus
— La serie mediana di squame setoliformi delle
interstrie elitrali coricata. Protorace poco più lar¬
go che lungo. Rostro fìg. 232, 233. Tibie anteriori
nel ó con dentino nel mezzo. Asia anteriore .
. 80 eldae
69. Strie elitrali con una serie di squame piliformi
molto più sottili di quelle setoliformi delle prime
5 interstrie elitrali (le altre laterali ne sono sprov¬
viste). Rostro nella 9 più tozzo, arcuato (fìg. 235).
Occhi sporgenti dalla convessità del capo. Forma
più tozza. Asia centro-orientale . . 81 ovalis
— Strie elitrali con una serie di squame larghe come
quelle che formano una serie centrale su tutte le
interstrie elitrali (fìg. 9). Rostro nella 9 esile, dirit¬
to (fìg. 98). Occhi solo debolmente debordanti
dalla convessità del capo. Forma più slanciata.
Madera . 82 filirostris
70. Femori globosi, i posteriori inermi. Rostro, visto
di lato, debolmente arcuato . . 116 kulzeri
— Femori posteriori dentati. Rostro, visto di lato,
decisamente arcuato . 71
71. Forma sempre robusta (lunghezza mm 2, 7-3,1).
Grecia, Anatolia . 119 graecus
— Dimensioni solitamente minori (lunghezza
mm 2-3) . 72
72. Rostro molto esile (fìg. 283, 284). Dimensioni in
media maggiori (lunghezza mm 2,45-3). Elitre di
forma subrettangolare. Europa sud-occidentale
. 117 cinnamomeus
— Rostro un poco più robusto. Dimensioni in me¬
dia minori (lunghezza mm. 2-2,7). Elitre a lati più
curvilinei. Europa centrale e sud-orientale . .
. 118 caldarai
73. Margine superiore delle scrobe carenato nella
metà basale del rostro e bruscamente interrotto
un poco prima degli occhi (fìg. 14, 15). Progena
(base del rostro lungo la faccia inferiore) con un
ciuffo di squame giallo-biancastre ... 74
— Margine superiore delle scrobe non carenato e
non bruscamente interrotto in prossimità degli
occhi. Progena senza ciuffo di squame . 77
74. Elitre alla base solo debolmente più larghe del
protorace, omeri poco prominenti. Elitre e pro¬
noto con squame setoliformi e lunghi peli decisa¬
mente sollevati . 7 olcesei
— Elitre con omeri molto evidenti, decisamente più
larghe alla base del protorace. Elitre e pronoto
con squame e peli coricati 0 lievemente sollevati
. 75
75. Pronoto con una fascia basale di squame bianche
un poco più estesa ai lati . 76
— Pronoto alla base senza squame bianche o con
una chiazza centrale rotondeggiante . . . .
. 6 striatulus
76. Protorace subconico, con il punto più largo nel
terzo basale . 8 peyerimhoffi
— Protorace con il punto più largo verso la metà, ri¬
stretto sia alla base che all’apice . 9 leprieuri
77. Funicolo antennale di 6 articoli .... 78
— Funicolo antennale di 7 articoli .... 84
78. Rivestimento dorsale unicolore, formato intera¬
mente da squame subpiliformi (qualche squama
larga si trova solo alla base del pronoto e sull’in-
terstria elitrale suturale). Tibie anteriori nel ó
senza particolari caratteri sessuali. Antenne di
normale lunghezza . 79
— Rivestimento dorsale formato da squame subpi¬
liformi brunastre e da squame larghe biancastre
formanti tre piccole chiazze, una centrale e due
laterali alla base del pronoto, e ricoprenti sulle
elitre gli omeri e l’interstria suturale almeno nella
parte basale periscutellare. Tibie anteriori nel ó
con un dente nel mezzo lungo il margine interno
e con una fìtta frangia di lunghe setole nella metà
distale. Antenne molto corte (articoli 3-6 forte¬
mente trasversi) . 81
79. Femori e tibie fino in prossimità dell’apice nera¬
stri. Elitre di forma subrettangolare, rivestite da
squame scarse disposte in 1-2 serie per ogni inter-
stria . 167 hirtellus
— Zampe brune, tutt’al più con i femori un poco
più scuri delle parti restanti. Elitre subellittiche,
rivestite da squame più numerose disposte alme¬
no in 3 serie poco regolari per ogni interstria .
. 80
80. Lunghezza mm 1,75-2,15. Elitre e protorace più
stretti. Tegumenti delle elitre spesso bruni, rive¬
stimento meno fìtto con 3-4 serie confuse di
squame per ogni interstria . . 165 picirostris
— Lunghezza mm 2, 2-2, 4. Elitre e protorace più lar¬
ghi. Tegumenti elitrali sempre neri, rivestiti da
squame più numerose disposte in 4-5 serie con¬
fuse sulle interstrie .... 166 pyrenaeus
81. Tibie nere almeno nei 2/3 basali. ... 82
— Tibie interamente rossastre . . 168 cuprìfer
82. Pronoto alla base, in prossimità della linea me¬
diana, con una evidente gobbetta. Antenne mol¬
to corte. Elitre in modo evidente più larghe del
protorace . 171 doderoì
— Pronoto senza traccia di gobba alla base. Anten¬
ne con articoli del funicolo meno fortemente
trasversi. Elitre solo un poco più larghe del pro¬
torace . 83
83. Interstria suturale elitrale completamente rico¬
perta da squame larghe, bianche. Tegumenti eli¬
trali interamente bruno-nerastri. 170 suturatus
— Interstria suturale elitrale ricoperta da squame
larghe, biancastre solo nella zona periscutellare.
Tegumenti elitrali almeno in parte ferruginei .
. 169 cuprifero ides
84. Rivestimento addominale formato da squame
larghe, distintamente frastagliate all’apice, e da
lunghi peli frammisti ad esse. Rivestimento dor¬
sale formato esclusivamente da squame subpili¬
formi, quelle sul disco del pronoto disposte in
gran parte trasversalmente . 85
— Rivestimento addominale con altre caratteristi¬
che. Rivestimento dorsale di vario tipo . 91
85. Grosse dimensioni (lunghezza mm 3,1-4). Occhi
distintamente sporgenti dalla convessità del ca¬
po. Squame del rivestimento dorsale unicolori,
grigio-giallastre. Femori posteriori fortemente
dentati. Rostro fìg. 17, 18 . . . 10 chevrolati
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
73
— Medie dimensioni (lunghezza < mm 3,15). Occhi
subpiani. Squame del rivestimento dorsale soli¬
tamente di due colori (grigio-giallastre e brune).
Femori posteriori inermi o subdentati. Rostro
fìg. 19, 20 . 86
86. Tegumenti sul dorso bruni, solo poco visibili fra
il rivestimento abbastanza fitto sia sul pronoto
che sulle elitre . 87
— Tegumenti sul dorso nerastri, largamente visibili
fra lo scarso rivestimento . 89
87. Rivestimento dorsale formato prevalentemente
da squame brune. Spagna . . 16 tessellatus
— Rivestimento dorsale formato prevalentemente
da squame grigio-giallastre . 88
88. Elitre a lati distintamente curvilinei fin dalla ba¬
se. Squame del rivestimento dorsale piliformi.
Marocco . 15 pardalis
— Elitre a lati debolmente curvilinei. Squame del ri-
vestimento dorsale meno lunghe, subrettangola¬
ri. Vicino Oriente .... 14 hierosolymus
89. Squame delle interstrie elitrali molto sottili, di¬
sposte in tre serie abbastanza regolari; strie elitra-
li molto ben demarcate. Algeria . 12 crassior
— Squame delle interstrie elitrali più robuste, di¬
sposte in modo meno ordinato; strie elitrali visi¬
bili, ma meno distintamente demarcate . 90
90. Pronoto più convesso, a lati meno curvilinei nel¬
la metà basale. Baleari . 13 lopezi
— Pronoto meno convesso, a lati più curvilinei fin
dalla base. Vicino Oriente . . 11 palaestinus
91. Pronoto sul disco striato-punteggiato . . 92
— Pronoto sul disco regolarmente punteggiato 96
92. Rostro tozzo e corto in entrambi i sessi, come in
thoracicus (fìg. 236, 237). Rivestimento delle eli¬
tre bruno con riflessi ramati, ad eccezione dell’in-
terstria suturale bianca .... 85 oppositus
— Rostro più lungo ed esile. Rivestimento delle eli¬
tre in parte o interamente biancastro anche sulle
altre interstrie, soprattutto quelle laterali . 93
93. Rostro nella 9 lunghissimo e debolmente arcua¬
to (fìg. 240). Elitre subrettangolari ....
. 91 longicrus
— Rostro nella 9 più corto e arcuato. Elitre a lati un
poco curvilinei fin dalla base . 94
94. Rivestimento dorsale formato da squame grigia¬
stre. Rostro, visto di lato, quasi diritto (come in
tibialis, fig. 382, 383) . 144 hebes
— Rivestimento dorsale in parte da giallastro a bru¬
no, con linea mediana del pronoto e interstria su¬
turale elitrale ricoperta da squame bianche. Ro¬
stro, visto di lato, decisamente arcuato alla base
. 95
95. Dimensioni solitamente maggiori (lunghezza
mm 2,5-3). Rivestimento un poco più fìtto sia sul
pronoto che sulle interstrie elitrali; squame gros¬
se, non piliformi, senza 0 al massimo con lievi ri¬
flessi ramati. Nord Africa ... 90 africanus
— Dimensioni un poco più piccole (lunghezza
mm 1,95-2,4). Rivestimento dorsale meno fìtto,
formato da squame subpiliformi con evidenti ri¬
flessi metallici. Penisola balcanica, Anatolia
. 89 balcanicus
96. Rostro molto corto e tozzo in entrambi i sessi
(fìg. 236, 237) . 97
— Rostro più o meno allungato, solitamente in mo¬
do maggiore nella o . 100
97. Medie dimensioni (lunghezza mm 1,9-2, 8). Pro¬
torace a lati distintamente curvilinei . . 98
— Piccole dimensioni (lunghezza mm 1,5-1, 9). Pro¬
torace a lati debolmente curvilinei ... 99
98. Protorace fortemente trasverso e dilatato, piano
superiormente. Europa sud-orientale . . . .
. 83 thoracicus
— Protorace meno trasverso, un poco convesso
superiormente. Europa sud-occidentale, Nord
Africa . 84 funicularis
99. Squame del pronoto con evidenti riflessi metalli¬
ci. Protorace a lati un poco curvilinei fin dalla ba¬
se. Asia anteriore . 86 cupricolor
— Squame del pronoto grigiastre, senza riflessi me¬
tallici. Protorace a lati rettilinei nella metà basale.
Italia meridionale . 87 dispar
100. Rostro, visto di lato, con alcune setole sollevate a
livello dell’inserzione delle antenne e lungo la
faccia inferiore (come in seriepilosus, fìg. 252,
253) . 101
— Rostro, visto di lato, senza setole sollevate. .
. 103
101. Squame delle strie elitrali tutte bianche, ben con¬
trastate da quelle delle interstrie che sono marro¬
ni; parte di queste ultime, che ricoprono pronoto
e base di 2a, 3a e 4a interstria elitrale, con evidenti
riflessi ramati. Elitre di forma rettangolare allun¬
gata, piane sul disco. . . . 101 elongatulus
— Squame delle strie elitrali solo in parte bian¬
che, ma comunque poco distinguibili da quelle
delle interstrie in parte anch’esse biancastre.
Elitre un poco più corte, un poco convesse sul
disco . 102
102. Occhi poco prominenti. Elitre rettangolari. Rive¬
stimento dorsale formato da squame brune e
bianche ben contrastate; queste ultime formano
una evidente stretta fascia longitudinale mediana
sul pronoto e rivestono particolarmente le inter¬
strie dispari . 99 elegans
— Occhi decisamente convessi. Elitre oblunghe,
più corte. Rivestimento dorsale di colore più uni¬
forme, grigiastro 0 nocciola con lievi riflessi me¬
tallici, con una fascia longitudinale mediana chia¬
ra larga, ma mal definita, sul pronoto . . .
. 100 atlasicus
103. Rivestimento dorsale formato da squame di due
colori ben contrastati . 104
— Rivestimento dorsale pressoché unicolore (an¬
che se le squame dell’interstria suturale sono
biancastre esse sono poco contrastate dal colore
chiaro, grigio o giallastro, delle restanti squame)
. . 129
104. Rostro, visto di lato, molto arcuato alla base, indi
quasi diritto (fig. 242, 243) . 105
— Rostro di altra forma . 108
105. Rivestimento dorsale molto fìtto, formato da
squame larghe che nascondono completamente i
tegumenti . 106
— Rivestimento dorsale poco fìtto, formato in gran
parte da squame subpiliformi che lasciano vede¬
re in modo distinto i tegumenti .
. 102 elegantulus
106. Rivestimento elitrale formato da squame giallo
dorate e bianche, queste ultime, fra l’altro, fram¬
miste alle gialle sulle prime interstrie. . . .
. 110 recognitus
— Rivestimento elitrale formato da squame scure
(nerastre e brune di varia tonalità) senza riflessi
metallici e bianche non frammiste alle scure sulle
prime interstrie . 107
74
ROBERTO CALDARA
107. Rivestimento del pronoto nerastro con tre chiaz¬
ze basali di squame bianche . Ili nigricollis
— Rivestimento del pronoto marrone o nerastro con
due fasce complete laterali ed a volte anche con
una stretta fascia centrale bianche. 112 bruleriei
108. Rivestimento elitrale fitto, formato da squame
subarrotondate disposte in tre serie poco regolari
su ogni interstria, scure e biancastre; queste ulti¬
me formano fra l’altro un disegno a T capovolta.
3° articolo dei tarsi largo come il 2° e debolmente
bilobato. Rostro poco arcuato (fig. 53, 54). Protora¬
ce circa così lungo che largo . 36 albocruciatus
— Rivestimento elitrale formato da squame non arro¬
tondate e diversamente disposte. 3° articolo dei tar¬
si bilobato e decisamente più largo del 2°. 109
109. Occhi completamente piani, non debordanti dal¬
la convessità del capo. ... 66 orchonicus
— Occhi più o meno debordanti dalla convessità del
capo, mai completamente piani .... 110
110. Rivestimento dorsale molto fìtto, tanto da na¬
scondere completamente i tegumenti; strie eli-
trali non o solo scarsamente distinguibili . Ili
— Rivestimento dorsale meno fitto, tale da lasciar
intravedere i tegumenti; strie elitrali solitamente
ben distinguibili . 114
111. Rivestimento del pronoto formato da squame
brune con evidenti riflessi dorati e biancastre;
queste ultime formanti due larghe fasce laterali.
Elitre di forma allungata, piane sul disco . .
. 5 farinosus
— Rivestimento del pronoto senza fasce laterali di
squame biancastre. Elitre più corte, subovali,
convesse . 112
112. Occhi decisamente debordanti dalla convessità
del capo. Rostro visto di lato subrettilineo. Corsi¬
ca, Sardegna . 115 spinicrus
— Occhi debolmente debordanti dalla convessità del
capo. Rostro visto di lato arcuato. Asia. . 113
113. Elitre con la maggior larghezza nella metà ante¬
riore o alla metà. Protorace trasverso. Squame del
rivestimento dorsale larghe, subovali. Appendici
ungueali lunghe 1/2 dell’unghia . . 74 affìnis
— Elitre con la maggior larghezza nella metà poste¬
riore. Protorace debolmente trasverso. Squame
del rivestimento dorsale un poco più lunghe,
subellittiche. Appendici ungueali molto piccole,
lunghe 1/3 dell’unghia ... 67 semiauratus
114. Protorace a lati arrotondati fin dalla base, solo
poco più stretto delle elitre alla base . . 115
— Protorace a lati debolmente curvilinei o subretti¬
linei nella metà basale . 123
115. Femori posteriori inermi o con un debole denti¬
no. Tibie anteriori nel ó con un aguzzo dentino
nel mezzo . 116
— Femori posteriori distintamente dentati. Tibie
anteriori nel ó senza particolari caratteri sessuali
. 117
116. Rostro fìg. 95, 96. Tibie anteriori anche nella 9
con un’evidente sinuosità nel mezzo lungo il
margine interno. Femori posteriori con un picco¬
lo dente . 68 russicus
— Rostro fìg. 299, 300. Tibie anteriori nella 9 non si¬
nuose lungo il margine interno. Femori posterio¬
ri inermi . 139 lineatulus
117. Occhi globosi, fortemente debordanti dalla conves¬
sità del capo. Femori, soprattutto gli anteriori nel ó1,
con una frangia di lunghi peli biancastri . 118
— Occhi solo un poco debordanti dalla convessità
del capo. Femori anteriori nel ó con una corta
frangia di squame . 122
118. Protorace fortemente dilatato, piano sul dorso. Eli¬
tre di forma rettangolare, poco convesse . 119
— Protorace meno dilatato, convesso sul dorso. Elitre
subovali o subellittiche, molto convesse . 120
119. Lunghezza mm 2,7-3, 3 .... 92 aurarius
— Lunghezza mm 2,25-2,6 .... 93 lautus
120. Rostro visto di lato decisamente schiacciato nella
parte apicale . 17 quinquepunctatus
— Rostro visto di lato solo ristretto nella parte api-
cale . 121
121. Protorace solo poco più largo che lungo. Elitre di
forma allungata . 18 irregularis
— Protorace evidentemente più largo che lungo.
Elitre corte, più globose . . . . 19 rusticus
122. Protorace fortemente ristretto a forma di collo in
prossimità dell’apice, con il punto più largo oltre
la metà. Rivestimento elitrale quasi unicolore
grigio-brunastro con evidenti riflessi metallici (a
parte le squame dell’interstria suturale bianche)
. 88 depressus
— Protorace ristretto in modo meno brusco in pros¬
simità dell’apice, con il punto più largo alla metà.
Rivestimento elitrale formato da squame di due
colori, quelle più chiare sulle interstrie dispari
senza riflessi metallici . . . 138 polylineatus
123. Rostro sul dorso decisamente striato-carenato .
. 124
— Rostro sul dorso debolmente scolpito . 126
124. Elitre corte, solo poco più lunghe che larghe,
omeri molto sporgenti, lati paralleli nei 2/3 ante¬
riori . 65 magnificus
— Elitre, anche se con omeri evidenti, di forma più
allungata . 125
125. Rostro nero fino all’apice. Disegno elitrale molto
contrastato, formato da squame nerastre e da
squame bianco-giallastre su la, 5a, 6a e T interstria
. 64 lodosi
— Rostro bruno. Disegno elitrale formato da squa¬
me brune e da squame grigiastre, meno contra¬
state fra di loro . 63 hauseri
126. Elitre di forma larga, alla base distintamente più
larghe del protorace. Rostro regolarmente arcua¬
to . 127
— Elitre di forma allungata, alla base solo poco più
larghe del protorace. Rostro bruscamente ricurvo
alla base (fìg. 248, 249) . . . 103 schneideri
127. Protorace trasverso, a lati un poco curvilinei fin
dalla base . 62 astragali
— Protorace poco più largo che lungo, a lati subpa¬
ralleli nella metà basale . 128
128. Rivestimento dorsale formato da squame sottili,
poco fìtte. Alpi francesi .... 70 schuleri
— Rivestimento dorsale formato da squame più lar¬
ghe, più fìtte. Asia . 69 tectus
129. Grosse dimensioni (lunghezza mm 2,8-3, 7) (*).
Rostro fìg. 26, 27. Specie asiatiche . . . 130
— Specie non presentanti contemporaneamente le
suddette caratteristiche . 132
(*) Vedi anche rari es. di quinquepunctatus subito distinguibili per i femori posteriori fortemente dentati.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
75
130. Elitre di forma rettangolare allungata ....
. 21 fausti
— Elitre larghe, di forma rettangolare corta . 131
131. Occhi grandi, piani. Protorace subconico. .
. 20 rufirostris
— Occhi globosi, meno grandi, lievemente promi¬
nenti. Protorace più trasverso, a lati subparalleli
nella metà basale . 22 retusus
132. Occhi completamente appiattiti. Rostro visto di
lato distintamente arcuato fin dalla base. 133
— Occhi più o meno convessi (in alcune specie sub¬
piani, ma in tal caso testa vista dall’alto di forma
subconica e rostro visto di lato debolmente ar¬
cuato alla base) . 134
133. Rostro, visto di lato, fortemente ricurvo alla ba¬
se e fortemente assottigliato nella metà apicale
(fìg. 293, 294). Tegumenti un poco visibili sul
dorso fra il rivestimento dorsale meno fìtto, for¬
mato da squame subpiliformi. Tibie anteriori nel
ó con un aguzzo dente nel mezzo . . . .
. 131 meli loti
— Rostro, visto di lato, regolarmente arcuato alla
base e regolarmente ristretto nella parte apicale
(fìg. 295, 296). Tegumenti sul dorso nascosti qua¬
si completamente dalle squame, che sulle inter-
strie elitrali sono larghe, subellittiche, non pili-
formi. Tibie anteriori nel ó inermi nel mezzo
. 135 breviusculus
134. Rostro fortemente ricurvo alla base, indi diritto
(come in nigricollis, fìg. 242, 243). Elitre di forma
allungata . 135
— Rostro di altra forma . 139
135. Occhi decisamente convessi . 136
— Occhi debolmente convessi . . 107 sanctus
136. Lunghezza mm 2,85-3,3 . . 109 pauperculus
— Lunghezza < mm 2,7 . 137
137. Femori nerastri . . . . 108 parallelìpennis
— Femori bruni . 138
138. Squame del rivestimento dorsale più fìtte. Rostro
nella 9 un poco più lungo, più bruscamente ricur¬
vo alla base. Nord Africa, Sicilia . 105 siculus
— Squame del rivestimento dorsale un poco meno
fitte. Rostro nella 9 un poco meno lungo, meno
bruscamente ricurvo alla base. Francia nord-oc¬
cidentale . 106 hoffmanni
139. Rivestimento delle interstrie elitrali formato da
squame tutte circa della stessa larghezza, ovali,
ellittiche, spesso allungate ma mai piliformi, rico¬
prenti anche in massima parte le strie che sono
poco visibili e con una serie di squame della stessa
forma 0 più lunghe di quelle delle interstrie, ma ra¬
ramente esili. Specie di medie dimensioni. 140
— Rivestimento delle interstrie elitrali formato da
squame strette, spesso subpiliformi e spesso più
larghe sull’interstria suturale, che lasciano co¬
munque intravedere i tegumenti e soprattutto le
strie, le quali sono rivestite da una serie di squa¬
me esili, subpiliformi, solitamente più sottili di
quelle delle interstrie. Specie di piccole e medie
dimensioni . 154
140. Rostro molto corto e tozzo in entrambi i sessi
(fìg. 309, 310). Elitre di forma allungata . . .
. 129 crassirostris
— Rostro di forma più allungata . . . . 141
141. Rostro, visto di profilo, schiacciato in modo eviden¬
te dall’inserzione delle antenne all’apice . 142
— Rostro, visto di profilo, regolarmente cilindrico o ri¬
stretto in modo graduale nella parte apicale. 148
142. Elitre corto-ovali . 143
— Elitre lungo-ovali 0 di altra forma, sempre più al¬
lungata . 144
143. Squame sul dorso larghe, ellittiche, ricoprenti fit¬
tamente i tegumenti che non sono visibili . .
. 123 flavus
— Squame sul dorso allungate, subrettangolari, po¬
co fitte, tali da lasciare vedere in modo distinto i
tegumenti . 128 junceus
144. Elitre di forma allungata, subellittica 0 subtrian¬
golare. Squame delle strie perfettamente uguali
per forma e larghezza a quelle delle interstrie,
tutte con forti riflessi metallici .... 145
— Elitre di forma lungo-ovale. Squame delle strie
sempre un poco più lunghe di quelle delle inter¬
strie, tutte solitamente senza riflessi metallici .
. 146
145. Rostro fortemente allungato, nella 9 decisamen¬
te più lungo del protorace (Rlu/Plu 1,47-1,67).
Elitre di forma subtriangolare-allungata . . .
. 122 longitubus
— Rostro meno lungo nella 9 (Rlu/Plu 0,93-0,98).
Elitre di forma subellittica . . 121 argentatus
146. Dimensioni maggiori (lunghezza mm 2,8-3). 147
— Dimensioni minori (lunghezza mm 1,8-2, 7). .
. 124 aureo lus
147. Rivestimento dorsale molto fìtto, con riflessi me¬
tallici. Spagna . 125 aurichalceus
— Rivestimento dorsale meno fìtto, senza riflessi me¬
tallici. Russia meridionale . 126 turkestanicus
148. Elitre di forma allungata. Rivestimento dorsale
con evidenti riflessi metallici . 136 arcirostris
— Elitre di forma più corta, subellittica o subovale.
Rivestimento dorsale solitamente senza riflessi
metallici . 149
149. Squame delle interstrie elitrali larghe, subovali
. . . .150
— Squame delle interstrie elitrali più lunghe, ellitti¬
che 0 sub rettangolari . 152
150. Occhi solo debolmente debordanti dalla convessità
del capo. Tibie anteriori nel ó con un dente nel
mezzo lungo il margine interno . 164 ochraceus
— Occhi globosi, fortemente convessi. Tibie ante¬
riori nel ó senza dente nel mezzo. . . 151
151. Rostro, visto di lato, evidentemente arcuato.
Lunghezza mm 2,7-3, 1 .... 119 graecus
— Rostro, visto di lato, subrettilineo. Lunghezza
mm 1,75-2,65 . 114 squamulatus
152. Lunghezza mm 2,05-2,4. Rostro più esile, più
bruscamente arcuato alla base (fìg. 307, 308) .
. 127 medicaginis
— Dimensioni maggiori (lunghezza mm 2,35-3,3).
Rostro più robusto, meno arcuato ... 153
153. Rostro come in astragali (fìg. 91, 92) . . . .
. 75 trivialis
— Rostro di struttura simile, ma più allungato nella
9. Alpi Marittime francesi . . 76 longiclava
154. Òmeri distintamente rilevati, cosicché le elitre al¬
la base appaiono evidentemente più larghe del
protorace, che è poco più largo che lungo . 155
— Omeri più sfuggenti, elitre alla base poco più lar¬
ghe del protorace . 157
155. Elitre, femori e tibie nerastri. Tibie anteriori nel
ó con un aguzzo dentino nel mezzo. Regione
mediterranea . 132 naxiae
— Elitre e zampe completamente rossastre. Tibie
anteriori senza particolari caratteri sessuali.
Mongolia, Cina . 156
76
ROBERTO CALDARA
156. Rostro, visto di lato, distintamente schiacciato
nella parte apicale. Rivestimento delle interstrie
elitrali più scarso . . . . 134 kerulensis
— Rostro, visto di lato, gradatamente ristretto nella
parte apicale (fig. 286). Rivestimento delle inter¬
strie elitrali più fitte . 133 vossi
157. Squame delle elitre (interamente o con esclusio¬
ne deirinterstria suturale) molto sottili, disposte
uniformemente, quelle delle strie non distingui¬
bili dalle squame che ricoprono le interstrie .
. 158
— Squame delle elitre più spesse, più fìtte o dispo¬
ste in serie sulle interstrie. Strie solitamente con
una serie di squame ben distinguibili e un poco
più sottili di quelle delle interstrie . . . 160
158. Rostro più robusto in entrambi i sessi (fìg. 299,
300). Tibie di colore rossastro. Europa, Asia ante¬
riore, Nord Africa . 159
— Rostro più esile (fig. 301, 302). Tibie nere con api¬
ce rossastro. Siberia . 141 krausei
159. Squame larghe, biancastre, ricoprono l’interstria
suturale elitrale. Protorace meno dilatato, più
convesso sul dorso. Tibie anteriori nel (5 dentate
nel mezzo . 139 lineatulus
— Squame elitrali tutte piliformi. Protorace molto
trasverso, poco convesso sul dorso. Tibie ante¬
riori nel ó senza particolari caratteri sessuali .
. 140 nifipennis
160. Zampe interamente rossastre (*)... 161
— Femori bruno-nerastri, evidentemente più scuri
delle parti restanti (*) . 171
161. Femori anteriori con un piccolo dentino, nel ó
senza particolari caratteri sessuali così come le ti¬
bie anteriori. Rostro fìg. 297, 298 ....
. 137 oedemerus
— Femori anteriori inermi . 162
162. Rostro fig. 291, 292, con scarso dimorfismo ses¬
suale. Elitre di forma allungata, rettangolare. Fe¬
mori e tibie anteriori nel Ó senza particolari carat¬
teri sessuali . 130 bicolor
— Rostro di altra forma e con evidente dimorfismo
sessuale. Elitre di forma subellittica . . 163
163. Rivestimento elitrale formato da squame dispo¬
ste in 2-3 serie discretamente regolari su ogni in-
terstria . 164
— Rivestimento elitrale più fìtto, formato da squa¬
me disposte in 3-5 serie molto confuse su ogni in-
terstria . 166
164. Occhi subpiani, testa di forma subconica, rostro
di forma allungata (fig. 384-387). Squame delle
interstrie elitrali disposte in massima parte in 2
serie. Vicino Oriente, Penisola balcanica . 165
— Occhi un poco più convessi, testa non subconica,
rostro più corto e di forma differente (come in
pumilus, fìg. 370). Squame delle interstrie elitrali
disposte in massima parte in un’unica serie. Nord
Africa . 154 rufìpes
165. Rostro decisamente più lungo del protorace nella
9 (come in longinasus, fìg. 387). Dimensioni soli¬
tamente maggiori (lunghezza mm 1,7-2). Femori
anteriori nel ó senza squame larghe sulla faccia
anteriore nella metà distale . 157 perpendus
— Rostro più corto soprattutto nella 9 (fìg. 384,
385). Dimensioni più piccole (lunghezza mm 1,5-
1,7). Femori anteriori nel ó con alcune squame
larghe sulla faccia anteriore nella metà distale
. 153 exiguus
166. Antenne con gli ultimi articoli del funicolo e la
clava più scuri della parte restante . . . 167
— Antenne completamente rossastre . . . 168
167. Protorace più lungo che largo. Rostro visto di la¬
to debolmente curvilineo (fìg. 368, 369). Tibie
anteriori nel ó con un aguzzo dentino nel mezzo
lungo il margine interno . . 155 longicollis
— Protorace un poco più largo che lungo. Rostro vi¬
sto di lato regolarmente arcuato (9 fìg. 370). Ti¬
bie anteriori nel ó senza particolari caratteri ses¬
suali . 158 pumilus
168. Forma robusta. Rostro tozzo (fig. 364, 365) . 169
— Forma snella. Rostro esile . 170
169. Protorace decisamente trasverso. Tibie anteriori
nel ó con un aguzzo dentino nel mezzo . .
. 160 sharpi
— Protorace solo un poco più largo che lungo. Tibie
anteriori nel ó senza dentino nel mezzo . .
. 161 stephensi
170. Rostro, visto di lato, subrettilineo, molto lungo
soprattutto nella 9 (fìg. 386, 387). Femori anterio¬
ri nel ó senza frangia di squame .
. 156 longinasus
— Rostro, visto di lato, arcuato (9 fìg. 371). Femori
anteriori nel ó con frangia di squame . . .
. 159 similaris
171. Tibie nerastre alla base . 172
— Tibie rossastre . 173
172. Rostro fig. 382, 383. Elitre allungate . 142 tibialis
— Rostro fig. 366, 367. Elitre corte . 163 mitis
173. Protorace sempre più largo che lungo, a lati cur¬
vilinei fin dalla base . 174
— Protorace circa così lungo che largo, a lati subret¬
tilinei . 181
174. Rostro, visto di lato, fortemente arcuato (9 fig. 373).
Squame del rivestimento dorsale più fitte, dispo¬
ste sulle elitre in modo uniforme in 3-4 serie mol¬
to confuse su ogni interstria. Forma robusta. Fe¬
mori e tibie anteriori nel Ó senza particolari carat¬
teri sessuali . 151 curvirostris
— Rostro, visto di lato, meno arcuato. Squame del
rivestimento dorsale più scarse, disposte sulle in¬
terstrie elitrali in 1-3 serie più regolari . 175
175. Antenne con gli ultimi articoli del funicolo e la
clava più scuri della parte restante . . . 176
— Antenne completamente rossastre (al massimo
clava più scura) . 178
176. Rostro più robusto in entrambi i sessi (fìg. 374,
375) . 148 curtirostris
— Rostro più esile . 177
177. Rostro fìg. 376, 377 . 145 pusillus
— Rostro un poco più curvo, come in ruficornis
(fìg. 378, 379) . 146 reduncus
178. Specie molto piccola (lunghezza mm 1,3-1, 7). Ro¬
stro esile (fìg. 378, 379), arcuato. Rivestimento
elitrale scarso, formato da squame disposte sulle
interstrie in 1-2 serie confuse . 147 ruficornis
(*) Vedi anche rari es. di astragali (zampe rosse, rostro fig. 91, 92) e di polylineatus (femori scuri) a rivestimento quasi
grigiastro unicolore, che si distinguono a prima vista per le maggiori dimensioni (lunghezza rispettivamente mm 2,4-3 e
mm 2,3 -3,4).
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCH1US
77
— Specie un poco più grandi. Rostro più robusto,
poco arcuato. Rivestimento elitrale più abbon¬
dante, formato da squame disposte sulle inter-
strie in 2-3 serie poco regolari .... 179
179. Forma generale e rostro come in stephensi (fig.
364, 365). Rivestimento elitrale formato da squa¬
me piliformi molto lunghe. Zampe anteriori nel
(3 senza particolari caratteri sessuali . . . .
. 162 pellitus
— Rostro di altra forma. Rivestimento elitrale for¬
mato da squame subpiliformi, più corte. Nel Ó fe¬
mori anteriori con evidente frangia di squame, ti¬
bie anteriori dentate nel mezzo . . . . 180
180. Rostro, visto di lato, subrettilineo (fig. 380, 381).
Forma più larga; elitre corte, subovali. Frangia di
squame dei femori anteriori del ó posta nella me¬
tà distale della faccia anteriore .
. 143 grandicollis
— Rostro, visto di lato, arcuato alla base (9 fig. 372).
Forma più allungata; elitre subellittiche. Frangia
di squame dei femori anteriori del ó posta sulla
faccia inferiore . 150 decretus
181. Rostro come in ruficornis (fig. 378, 379) . . .
. 149 cylindrìcollis
— Rostro come in longicollis (fig. 368, 369). . .
. 152 monticola
Key to thè species (*)
A Outer margin of tibia prominent at apex. Ro-
strum, in lateral view, cylindrical to apex, usually
slightly sinuous at base along upper margin. Bo¬
dy robust and large. Prothorax often strongly
narrowed at apex, transverse, about as wide as
elytra, which are short, heart-shaped, convex,
with odd elytral interspaces completely or partly
covered with pale scales. South-Mediterranean
Region . . subgen. Apeltarius (Caldara, 1978)
— Outer margin of tibia rounded to straight at apex.
Above-mentioned characters not contempora-
neously present .... subgen. Tychius 1
1. Articles of antennal funicle cylindrical, covered
with recumbent, subelliptical to subrounded sca¬
les. Pronotum usually completely covered with
broad, subrounded, imbricated scales and seta-
like scales intermixed. Southern Russia, Ante-
rior Asia, Mongolia, North Africa .
. . morawitzi, bajtenovi and heydeni groups
(Caldara, 1986)
— Articles of antennal funicle subglobose, covered
with suberect setalike scales. Vestiture of prono¬
tum otherwise . 2
2. Scales of elytral interspaces (except interspace 1)
both narrow, setalike to rectangular, and broad,
elliptical to ovai to rounded (fig. 1-9) . . 3
— Scales of elytral interspaces (except interspace 1)
uniform, hairlike to rectangular or elliptical to
ovai . 73
3. Body robust (length mm 3.5-6). Elytral interspa¬
ces completely concealed by dense, imbricated,
broad, ovai to elliptical or lanceolate scales, une-
venly arranged (one interspace is covered in
width by 4 to 7 scales) with sparse narrow, lan¬
ceolate scales, partly feebly raised (fig. 1). Scales
on abdomen partly indented at apex. Asiatic spe¬
cies . 4
— Length < 4 mm. Elytral vestiture otherwise. Sca¬
les on abdomen truncated to rounded at apex . 8
4. Metafemur with a large tooth . 5
— Metafemur either with a small tooth or unarmed
. 7
5. Rostrum in female very long, nearly straight in
lateral view (fig. 25). Prothorax strongly transver¬
se . 23 gigas
— Rostrum in female shorter, in lateral view di-
stinctly curved . 6
6. Length mm 4.5-6. Prothorax subconical, subrec-
tilinear laterally . 25 maximus
— Length mm 3.5-4. Prothorax curved laterally .
. 24 valens
7. Rostrum in male short, stout (fig. 21). Elytra lar-
ger, subquadrate, in lateral view more convex.
Pronotum with scales without metallic reflec-
tion. Scales on sides of prothorax and on elytral
interspaces longer, flattened . 27 herculeanus
— Rostrum in male elongate (as in maximus, fig 23).
Elytra longer, subrectangular, in lateral view mo¬
re flattened. Scales with metallic reflection for-
ming two distinct longitudinal vittae on prono¬
tum. Scales on sides of pronotum and on elytral in¬
terspaces wider, slightly concave . 26 splendens
8. Elytra elongate, subrectangular to subelliptical
. 9
— Elytra short, subglobose, ovai to oval-oblong .
. 52
9. Rostrum stout, scarcely sexually dimorphic
(fig. 252, 253), with suberect elongate setae well
visible in lateral aspect along lower side near an¬
tennal insertion. Wider elytral scales elongate-el-
liptical to lanceolate, at least twice longer than
wide . 10
— Rostrum thinner, distinctly sexually dimorphic,
usually with only a few setae near antennal inser¬
tion (more numerous in hiekei). Elytral scales of¬
ten rounded . 14
10. Antennal funicle with six articles ... 11
— Antennal funicle with seven articles . . 13
11. Elytral interspaces completely covered with den¬
se, recumbent, subelliptical to lanceolate scales,
which are arranged in 2-3 uneven rows and di¬
stinctly imbricated, and with feebly raised setali¬
ke scales arranged in a median row; striae not vi¬
sible. The wide scales covering pronotum too.
. 97 mozabitus
— Integument of elytral interspaces slightly expo-
sed between broad, lanceolate scales, arranged
on all interspaces, or at least on lateral interspa¬
ces, in 2 nearly regular rows with a median row of
setalike scales; striae visible. The wide scales co¬
vering part of pronotum only . 12
(*) In an attempt of simplification and manageability, I have based thè key only on characters of external morphology.
However, thè examination of thè genitalia (that I have drawn) is needed for a diagnostic confìrmation of several closely related
species.
78
ROBERTO CALDARA
12. Prothorax distinctly curved at sides; pronotum
more convex, with broad scales sparsely inter-
spersed throughout. Sometimes part of elytral in-
terspaces covered with hairlike scales .96 festivus
— Prothorax slightly curved at sides; pronotum
slightly convex, with broad scales only on sides
and on mediobasal portion. Elytral interspaces
always completely covered with broad scales .
. 95 oschianus
13. Body thin. Pronotum with broad scales sparcely
interspersed throughout. Wide scales on elytral
interspaces arranged in 2 nearly regular rows. Leg
elongate, metafemur subdentate, profemur in male
without fringe of scales ... 94 seriepilosus
— Body robust. Pronotum with broad scales only
on sides and on mediobasal portion. Wide scales
on elytral interspaces ruffled, arranged in 2-3
uneven rows. Leg short, metafemur with a large
tooth, profemur in male with a short fringe of
white scales . 98 depauperatus
14. Elytral interspaces uniformly covered with broad
scales, arranged either unevenly or in doublé
rows, and with narrow, rectangular to hairlike
scales, sometimes slightly raised and arranged in
a median row (fig. 5-8) . 15
— Broad scales on elytral interspaces either sparsely
interspersed throughout or partially arranged in
doublé rows (fig. 2-4) . 24
15. Elytral interspaces with broad, subrounded sca¬
les, arranged in 2-3 nearly regular rows, and with
setalike scales, arranged in a median row (in se-
frensis thè latter present on odd elytral interspa¬
ces only) (fig. 5, 8) . 16
— Elytral interspaces uniformly and densely cove-
ree! with broad, ovai to elliptical or trapezoidal
scales, and with narrow, subrectangular to ellipti¬
cal scales unevenly arranged (fìg. 6, 7). . 23
16. Antennal funicle with six articles ... 17
— Antennal funicle with seven articles . . 19
17. Vestiture on dorsum uniformly light brown.
Even elytral interspaces without setalike scales
(fìg. 5). Tarsi elongate: articles 1 and 2 distinctly
longer than wide, much narrower than article 3,
which is strongly bilobate. Rostrum as in fìg. 32,
33 . 34 sefrensis
— Vestiture on dorsum bicoloured. Setalike scales
arranged in a median row on each elytral interspace
(fìg. 8). Tarsal articles of standard shape. . 18
18. Claw process with length of 2/3 of claw. Eye pro-
minent, with hind margin abruptly raised from
surface of head. Scales on pronotum bicoloured:
white, covering base and basai half of sides, and
darker, yellowish to orange or dark brown, cove-
ring remaining portion. Rostrum as in fìg. 244,
245. Mediterranean Region . . 113 capucinus
— Claw process small, with length of 1/3 of claw.
Eye not prominent. Pronotum with setalike,
brown scales, and with broad, subrounded, white
scales sparsely interspersed throughout. Rostrum
as in fìg. 49, 50. Armenia, Iran . . 43 hiekei
19. Rounded scales on pronotum sparsely intersper¬
sed throughout. Rostrum in lateral view as in in-
trusus (fìg. 28, 29), but slightly more curved .
. 33 pierrei
— Pronotum either without or with broad scales on
sides only. Rostrum otherwise ... 20
20. Pronotum covered with elliptical scales wider on
sides than on disc . 21
— Pronotum uniformly covered with narrow, rec¬
tangular scales. Rostrum as in fìg. 246, 247. .
. 104 fuscipes
21. Vestiture on dorsum dark brown and grayish.
Rostrum as in fìg. 81, 82 ... 57 pristinus
— Vestiture on dorsum uniformly grayish to light
brown. Rostrum otherwise . 22
22. Rostrum as in fìg. 61, 62. Integument of head and
pronotai disc narrowly exposed between general-
ly setalike scales. Scales on elytral interspaces
broad, not imbricated, arranged in doublé regu¬
lar rows, and narrow, elongate, hairlike. Profe¬
mur in male with a short fringe of scales . .
. 42 reitteri
— Rostrum as in fìg. 51, 52. Broader, subelliptical
scales completely concealing integument of head
and pronotai disc. Scales on elytral interspaces
broad, dense, partly imbricated, arranged in less
regular rows, and narrow, rectangular to subel¬
liptical. Profemur in male without fringe of sca¬
les . 35 fremutili
23. Antennal funicle with six articles. Tarsal article 3
slightly wider than article 2; claw process very
small. Prothorax subconical. Elytra gibbous in
periscutellar portion, with scarcely visible striae;
scales on interspaces grayish and light brown,'
subtrapezoidal (fìg. 7). In male profemur with
short fringe of scales, protibia with sharp tooth in
middle . 50 afflatus
— Antennal funicle with seven articles. Tarsal arti¬
cle 3 distinctly wider than article 2; claw process
with length of 1/2 of claw. Prothorax transverse.
Elytra regularly convex, with visible striae. Scales
uniformly grayish to light brown, subelliptical
(fìg. 6). Leg scarcely sexually dimorphic (*)
. 28 subsulcatus
24. Broad scales on elytral interspaces (except inter¬
space 1) more numerous, either largely or entire-
ly covering some interspaces at least, lateral ones
especially (fìg. 2, 3) . 25
— Broad scales on elytral interspaces (except in¬
terspace 1) sparsely interspersed throughout
(fìg. 4) . 42
25. Antennal funicle with seven articles . . 26
— Antennal funicle with six articles ... 41
26. Prothorax either subquadrate or subspherical. 27
— Prothorax transverse, either rectangular or distinct¬
ly curved laterally 35
27. First three tarsal articles thinner, article 3 slightly
wider than article 2 . 28
— Tarsi more robust, article 3 distinctly wider than ar¬
ticle 2 31
28. Rostrum as in fìg. 30, 31. Usually broad scales on
pronotum sparsely interspersed throughout . .
. 3 1 kuschakewitschi
— Rostrum otherwise . 29
29. Rostrum as in intrusus (fìg. 28, 29). Prothorax
subspherical . 49 vicinus
— Rostrum as in fìg. 65-67 and 69. Prothorax sub¬
quadrate . 30
(*) See also tridentinus (rarely), but prothorax nearly as wide as long and metafemur toothed.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
79
30. Pronotum on disc covered with narrow scales
only. Wide scales on elytra smaller, fìat, feebly
imbricated and especially covering odd interspaces
(fig. 3). Rostrum as in fig. 65, 66 . . 45 amabilis
— Pronotum on disc partly covered with broad sca¬
les also. Wide scales on elytra larger (as in con-
sputus, fig 4), slightly concave, more abundant
and imbricated, with narrow scales covering part
of interspaces 2, 3 and 4 only. Rostrum of female
fig. 69, rostrum of male as in consputus (fìg. 67)
. 46 turanensis
31. Tarsi with ungueal article of same length as arti-
cles 1-3, article 2 longer than wide. Rostrum as in
fìg. 77-80 . 32
— Tarsi with ungueal article of same length as arti-
cles 2-3, article 2 wider than long. Rostrum other-
wise . 33
32. Rostrum in female very long (fìg. 80), in male as
in fig. 79 . 55 klapperichi
— Rostrum in female distinctly shorter (fìg. 78), in
male as in fìg. 77 . 56 khnzoriani
33. Eye not prominent. Narrow scales on pronotum
and elytra rectangular (length /width 3-4) Ro¬
strum as in fìg 59, 60. Profemur in male with fee-
ble fringe of scales . 41 longulus
— Eye prominent. Narrow scales on pronotum and
elytra elongate, setalike (length/width 5-7). Pro¬
femur in male with distinct fringe of white sca¬
les . 34
34. Femur blackish, nearly unarmed. Rostrum as in
fìg. 89, 90 . 54 bisquamosus
— Femur reddish, metafemur more or less toothed.
Rostrum in female more markedly curved at ba¬
se . 53 tridentinus
35. Prothorax subrectilinear at sides in basai half. 36
— Prothorax curved at sides . 38
36. Rostrum as in fig. 57, 58. Elytra covered with
brown and white scales, thè latter both as narrow
as thè brown ones at sides and wide, subellipti-
cal, especially at base and at apical half. Elytra
oval-elongate, at base distinctly wider than pro¬
thorax . 39 uralensis
— Rostrum similar or equal to fìg. 55, 56. Elytra co¬
vered with brown narrow scales and white broad
scales. Elytra subrectangular, at base slightly wider
than prothorax . 37
37. Broad scales on odd elytral interspaces more
abundant and smaller, arranged in 4-5 confused
rows. Rostrum shorter and more curved (fìg. 55,
56). Southern France and Southern Spain . .
. 37 galloprovincialis
— Broad scales on odd elytral interspaces less abun¬
dant and larger, arranged in 2-3 partially regular
rows. Rostrum slightly more elongate and less
curved. Caucasus . 38 procerus
38. Protibia in male with a sharp tooth in middle.
Rostrum as in fìg. 70 .... 40 whiteheadi
— Protibia in male unarmed. Rostrum as in fig. 28,
29 and 63, 64 39
39. Rostrum as in fìg. 63, 64. Narrow scales on dor-
sum silvery gray . 44 amandus
— Rostrum otherwise. Narrow scales on dorsum
without or with slight cupreous to golden reflec-
tion . 40
40. Elytra narrow (length/width 1.47-1.63), subrec¬
tangular. Rostrum as in fìg. 28, 29 (*)...
. 29 intrusus
— Elytra slightly wider (length/width 1.34-1.48),
subelliptical. Rostrum in male as in galloprovin¬
cialis (fìg. 55) . 32 callidus
41. Prothorax slightly wider than long, slightly cur¬
ved at sides, subflat on dorsum. Femur unarmed.
Rostrum in male as in consputus (fìg. 67), in fe¬
male as in fig. 69 . 46 turanensis
— Prothorax transverse, distinctly curved at sides,
convex on dorsum. Femur subdentate. Rostrum
as in intrusus (fìg. 28, 29) ... 30 versicolor
42. Prothorax transverse, curved at sides from base
. 43
— Prothorax subquadrate . 46
43. Femora toothed. Protibia in male without tooth
in middle. Prothorax strongly expanded, slightly
convex on dorsum, as wide as elytra which are
rectangular . 78 laticollis
— Femora either all unarmed or metafemur with a
small tooth. Protibia in male either toothed in
middle or unarmed . 44
44. Rostrum in lateral aspect about thè same thickness
from base to apex (fìg. 101, 102) . 79 focarilei
— Rostrum in lateral aspect tapered in apical half
. 45
45. Rostrum as in fìg. 83, 84. Protibia in male toot¬
hed in middle. Prothorax more or less transverse.
Scales on pronotum narrow, mostly grayish to
brown-reddish in colour and broad, at most for-
ming a slightly distinct mediobasal macula . .
. 58 grenieri
— Rostrum as in fìg. 87, 88. Protibia in male unar¬
med in middle. Prothorax strongly expanded.
Scales on pronotum narrow, dark brown in co¬
lour and broad, forming a distinct mediobasal
macula . 61 lacteoguttatus
46. Antennal funicle with six articles. Rostrum as in
fig. 67, 68 . 47 consputus
— Antennal funicle with seven articles . . 47
47. Broad scales on elytra assembled on interspaces
1, 5, 7 and 9. Rostrum as in fìg. 71, 72. Body small
(length mm 1.55-2.3) . 48 cuprinus
— Broad scales on elytra assembled on interspace 1
and interspersed throughout. Rostrum otherwi¬
se. Body either small or robust .... 48
48. Elytra short, subrectangular to subelliptical
(length/width 1.34-1.41). Eye fìat to slightly pro¬
minent. Rostrum as in fìg. 91-94. Narrow scales
either unicolorous or lighter on some interspa¬
ces; broad scales on elytral interspaces small (as
wide as 1/4-1/5 interspace width), fìat . . 49
— Elytra elongate (length/width 1.42-1.62). Eye di¬
stinctly prominent. Rostrum otherwise. Elytra
with narrow scales arranged in greyish to brown
maculae, broad scales larger (as wide as 1/2-1/3
interspace width), usually concave ... 50
49. Rostrum as in fìg. 93, 94. Eye completely fìat
. . 71 oriens
— Rostrum as in astragali (fig. 91, 92). Eye slightly
prominent . 69 tectus
50. Rostrum as in fìg. 83, 84. Protibia in male with a
tooth in middle . 51
(*) See also reitterì (rarely), but rostrum as in fig. 61, 62.
80
ROBERTO CALDARA
— Rostrum as in fig. 85, 86. Protibia in male unar-
med in middle . 60 mixtus
51. Pronotum with distinct mediobasal and lateroba-
sal white maculae. Frons covered with white sca-
les . 59 antoinei
— Pronotum either without maculae or with confu-
sed laterobasal maculae and irregular median vit-
ta of gray-yellowish scales. Frons covered with
gray-yellowish scales . 58 grenieri
52. Antennal funicle with six articles ... .53
— Antennal funicle with seven articles . . 55
53. Rostrum stout and scarcely sexually dimorphic,
with suberect elongate setae well visible in lateral
aspect along lower side near antennal insertion.
(as in seriepilosus, fig. 252, 253) . 96 festivus
— Rostrum evidently sexually dimorphic, without
setae near antennal insertion . 54
54. Tarsal article 3 slightly wider than article 2. Ely-
tral scales both broad, concave, and narrow, seta-
like. Rostrum as in fìg. 73, 74 . . 51 alhagi
— Tarsal article 3 distinctly wider than article 2. Ely-
tral scales more uniform in shape: elliptical to
rectangular. Rostrum as in fìg. 75, 76. . . .
. 52 praescutellaris
55. Broad scales on elytra (generally except on inter¬
space 1) either very sparse or covering only a por-
tion of interspace . 56
— Broad scales on elytra abundant and uniformly
arranged throughout . 62
56. Rostrum as in astragali (fìg. 91, 92). Prothorax di¬
stinctly transverse, curved at sides. Broad scales
on elytra sparsely interspersed throughout . .
. 77 molestus
— Rostrum otherwise. Prothorax slightly transver¬
se, rectangular to subquadrate, rectilinear lateral-
ly in basai half. Broad scales on elytra completely
covering interspace 1 and sparsely interspersed
throughout . 57
57. Eye large, globose and distinctly prominent. Ro¬
strum as in fìg. 10, 11 .... 1 paralle/us
— Eye small, slightly prominent to fìat. Rostrum
otherwise . 58
58. Tarsal article 3 slightly wider than article 2. Elytra
subovai, humeri slightly prominent. Pronotum
subflat on disc . 72 thompsoni
— Tarsal article 3 distinctly wider than article 2
. 59
59. Integument broadly exposed between scales, that
are mostly hairlike and partly arranged in whitish
and red-brown maculae on elytra . 73 perrinae
— Scales on dorsum denser, mostly rectangular, eit¬
her unicolorous or bicoloured, but not arranged
in maculae . 60
60. Rostrum as in fìg. 57, 58. Narrow scales on dor¬
sum distinctly bicoloured: brown and white .
. 39 uralensis
— Rostrum otherwise. Narrow scales on dorsum
either unicolorous or feebly bicoloured . 61
61. Eye fìat. Rostrum as in fìg. 93, 94 . 71 oriens
— Eye slightly prominent. Rostrum as in astragali
(fìg. 91, 92) . 69 tectus
62. Rostrum robust, scarcely sexually dimorphic
(fìg. 10-13) . 63
— Rostrum otherwise . 66
63. Rostrum strongly curved at base (fìg. 12, 13). Ely-
tral interspaces with broad scales more rounded
and largely arranged in doublé rows and a me¬
dian row of narrow scales ... 4 bivittatus
— Rostrum regularly curved at base (fìg. 10, 11). Ely-
tral interspaces with broad scales more elongate
and arranged in 3-4 confused rows often only on
some interspaces, and narrow scales more abun¬
dant on remaining interspaces . 64
64. Scales on dorsum very dense, completely con-
cealing integument, rectangular on disc of prono¬
tum . 2 albilaterus
— Integument slightly exposed between scales on
dorsum . 65
65. Rostrum in lateral view tapered from antennal
insertion to apex. Prothorax subparallel sided in
basai half, covered with setalike scales . . .
. 1 parallelus
— Rostrum in lateral view subparallel sided to apex.
Prothorax slightly curved at sides from base, co¬
vered with rectangular scales ... 3 hueti
66. Elytral interspaces covered with broad scales, ar¬
ranged in doublé rows, and narrow scales arran¬
ged in median rows . 67
— Elytral interspaces covered with broad scales, ar¬
ranged in irregular rows, intermingled with nar-
rower scales . 70
67. Elytral vestiture uniformly light brown to grayish
. 68
— Elytral vestiture bicoloured, grayish to light
brown and brown-reddish . 69
68. Median row of setalike scales on each elytral in¬
terspace slightly raised. Prothorax transverse.
Rostrum scarcely sexually dimorphic (9 fìg. 285).
Protibia in male without tooth in middle. Spain
. 120 cretaceus
— Median row of setalike scales on each elytral in¬
terspace recumbent. Prothorax slightly wider
than long. Rostrum as in fìg. 232, 233. Protibia in
male with a median tooth. Anterior Asia .
. 80 eldae
69. Elytral striae with hairlike scales distinctly narro-
wer than thè setalike scales covering interspaces
1-5. Rostrum in female stout, in lateral view cur¬
ved (fìg. 235). Eye distinctly prominent. Central
and Eastem Asia . 81 ovalis
— Elytral striae with scales as wide as thè scales for-
ming a median row on each interspace (fìg. 9).
Rostrum in female slender, in lateral view
straight (fìg. 98). Eye feebly prominent. Madera.
. 82 filirostris
70. Metafemur unarmed. Rostrum in lateral aspect
slightly curved . 116 kulzeri
— Metafemur toothed. Rostrum in lateral aspect di¬
stinctly curved . 71
71. Body robust (length mm 2. 7-3.1). Greece, Turkey
. 119 graecus
— Body usually smaller (length mm 2-3) . . 72
72. Rostrum very slender (fìg. 283, 284). Body
usually larger (length mm. 2.45-3). Elytra sub-
rectangular. South-Western Europe . . . .
. 117 cinnamomeus
— Rostrum more robust. Body usually smaller
(length mm 2-2.7). Elytra curved at sides. Central
and South-Eastern Europe . . 118 caldarai
73. Upper margin of scroba in basai half of rostrum
with carina abruptly broken just before eye (fìg.
14,15). Progena with a spot of yellow-whitish sca¬
les . 74
— Upper margin of scroba normally conformed.
Progena without spot of scales .... 77
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
81
74. Elytra at base slightly wider than prothorax, hu-
meri slightly prominent. Elytra and pronotum
with elongate, setalike to hairlike scales distinctly
raised . 7 olcesei
— Elytra distinctly wider than prothorax, humeri
prominent. Elytra and pronotum with scales and
pili recumbent to slightly raised .... 75
75. Pronotum at base with transversai vitta of white
scales . 76
— Pronotum at base either without or with a median
rounded macula of white scales. . 6 striatulus
76. Prothorax subconical, with thè largest point at
basai third . 8 peyerimhoffì
— Prothorax with thè largest point at median third
. 9 leprieuri
77. Antennal funicle with six articles ... 78
— Antennal funicle with seven articles . . 84
78. Vestiture on dorsum of unicolorous hairlike sca¬
les (a few broad scales only at base of pronotum
and on elytral interspace 1). Protibia in male and
antennae of usuai shape . 79
— Vestiture on dorsum of brownish hairlike scales
and whitish broad scales, forming three small
maculae at mediobasal and laterobasal portions
of pronotum and covering humeri and elytral in¬
terspace 1 at least in basai portion. Protibia in ma¬
le with a tooth in middle and with a fringe of
elongate setae in distai portion. Antennae very
short, funicle articles 3-6 strongly transverse. 81
79. Femur and tibia blackish to apex proximity. Ely¬
tra subrectangular, covered with scales which
are sparse and arranged in 1-2 rows on each inter¬
space . 167 hirtellus
— Leg brown. Elytra subelliptical, covered with mo¬
re abundant scales, arranged in at least 3 uneven
rows on each interspace . 80
80. Length mm 1.75-2.15. Body slender. Elytral inte-
gument often brown-reddish, covered with sca¬
les arranged in 3-4 confused rows on each inter¬
space . 165 picirostris
— Length mm 2.2-2. 4. Body robust. Elytral integu-
ment black, covered with more abundant scales
arranged in 4-5 confused rows on each interspace
. 166 pyrenaeus
81. Tibia black at least in basai two thirds . 82
— Tibia reddish . 168 cuprifer
82. Pronotum at mediobasal portion distinctly gib-
bous. Antennae very short. Elytra distinctly wi¬
der than prothorax . 171 doderoi
— Pronotum normally shaped. Articles of antennal
funicle less strongly transverse. Elytra slightly wi¬
der than prothorax . 83
83. Elytral interspace 1 uniformly covered with white
broad scales. Elytral integument brown-blackish
. 170 suturatus
— Elytral interspace 1 covered with white broad sca¬
les only on basai portion. Elytral integument at
least in part reddish . . . 169 cupriferoides
84. Abdominal vestiture of broad scales, which are
distinctly indented at apex, and elongate pili
intermixed. Vestiture on dorsum of hairlike
scales, partly transversally arranged on prono¬
tum . 85
— Abdominal vestiture otherwise .... 91
85. Length mm 3.1-4. Eye distintly prominent. Vesti¬
ture on dorsum uniformly gray-yellowish. Meta-
femur with robust tooth. Rostrum as in fig. 17, 18
. 10 chev rotati
— Length < mm 3.15. Eye flattened. Vestiture on
dorsum usually bicoloured, gray-yellowish and
brown. Metafemur either unarmed or with a
small tooth. Rostrum as in fig. 19, 20 . . 86
86. Integument on dorsum brown, slightly exposed
between scales . 87
— Integument on dorsum blackish, broadly expo¬
sed between sparse scales . 89
87. Vestiture on dorsum mostly of brown scales.
Spain . 16 tessei latus
— Vestiture on dorsum mostly of gray-yellowish
scales . 88
88. Elytra distinctly curved laterally from base. Sca¬
les on dorsum hairlike. Morocco. 15 pardalis
— Elytra slightly curved laterally. Scales on dorsum
less elongate, subrectangular. Near East . . .
. 14 hierosolymus
89. Scales of elitral interspaces very thin, arranged in
triple nearly regular rows; elytral striae well de-
marcated. Algeria . 12 crassior
— Scales of elytral interspaces more robust, une-
venly arranged; elytral striae slightly demarcated
. 90
90. Pronotum convex, slightly curved at sides in ba¬
sai half. Balearic Islands .... 13 lopezi
— Pronotum less convex, more curved at sides
from base. Near East. ... 11 palaestinus
91. Pronotum on disc with grooves and punctures
. 92
— Pronotum on disc uniformly punctured . 96
92. Rostrum stout and short, scarcely sexually di-
morphic (fig. 236, 237). Elytral vestiture white on
interspace 1 and coppery brown on remaining
surface . 85 oppositus
— Rostrum slender and elongate. Elytral vestiture
either uniformly or partly whitish on elytral inter¬
spaces . 93
93. Rostrum in female very elongate and slightly cur¬
ved (fig. 240). Elytra subrectangular . . . .
. 91 longicrus
— Rostrum in female shorter and curved. Elytra
slightly curved at sides from base ... 94
94. Vestiture on dorsum of grayish scales. Rostrum
in lateral aspect straight (as in tibialis, fig. 382,
383) . 144 hebes
— Vestiture on dorsum distinctly bicoloured. Ro¬
strum in lateral aspect markedly curved at base
. 95
95. Length mm 2.5-3. Vestiture on dorsum slightly
denser; scales wider, subelliptical, either without
or with feeble cupreous reflection. North Africa
. 90 africanus
— Length mm 1.95-2.4. Vestiture on dorsum less
dense; scales hairlike with distinct metallic re¬
flection. Balkans, Turkey. . . 89 balcanicus
96. Rostrum very short and stout, scarcely sexually
dimorphic (fig. 236, 237) . 97
— Rostrum more elongate, usually especially in fe¬
male . 100
97. Length mm 1.9-2. 8. Prothorax distinctly curved
at sides . 98
— Length mm 1.5-1.9. Prothorax feebly curved at si¬
des . 99
98. Prothorax strongly enlarged, flattened on dor¬
sum. South-Eastem Europe . . 83 thoracicus
— Prothorax less transverse, slightly convex on dor¬
sum. South-Western Europe, North Africa . .
. 84 funicularis
82
ROBERTO CALDARA
99. Scales on pronotum with distinct metallic reflec-
tion. Prothorax slightly curved laterally from ba¬
se. Anterior Asia . 86 cupricolor
— Scales on pronotum grayish, without metallic re-
flection. Prothorax with sides rectilinear in basai
half. Southern Italy . 87 dispar
100. Rostrum in lateral view with some suberect elon-
gate setae along lower side near antennal inser-
tion (as in seriepilosus, fig. 252, 253) . . 101
— Rostrum in lateral view without raised setae .
. 103
101. Marked contrast between thè white scales of ely-
tral striae and thè brown scales of interspaces;
thè brown scales covering pronotum and basai
portion of interspaces 2-4 with distinct cupreous
reflection. Elytra elongate, rectangular, flattened
on disc . 101 elongatulus
— Scales of elytral striae slightly distinguishable
from thè scales of interspaces because both part-
ly whitish. Elytra slightly shorter, slightly convex
on disc . 102
102. Eye slightly prominent. Elytra rectangular. Vesti¬
ture on dorsum of brown and white scales; thè
white scales forming a narrow longitudinal me-
dian vitta on pronotum and especially covering
odd interspaces . 99 elegans
— Eye distinctly prominent. Elytra shorter, oblong.
Vestiture on dorsum nearly unicolorous, grayish
to light brown with feeble metallic reflection,
pronotum with a whitish ill-defmed broad longi¬
tudinal median vitta . 100 atlasicus
103. Vestiture on dorsum distinctly bicoloured. 104
— Vestiture on dorsum nearly unicolorous . 129
104. Rostrum in lateral view markedly curved at base,
then nearly straight (fig. 242, 243) . . . 105
— Rostrum otherwise . 108
105. Vestiture on dorsum very dense, of broad scales
completely concealing integument . . . 106
— Integument on dorsum distinctly exposed bet¬
ween hairlike scales . . . . 102 elegantulus
106. Elytral vestiture of white scales intermixed with
golden yellow scales on fìrst interspaces. . .
. 110 recognitus
— Elytral vestiture of dark scales, which are black to
brown without metallic reflection, and white sca¬
les differently arranged . 107
107. Vestiture on pronotum blackish, with 3 white ba¬
sai maculae . Ili nigricollis
— Vestiture on pronotum brown to blackish, with
2-3 white longitudinal vittae . . 112 bruleriei
108. Elytral vestiture dense, of both dark and whitish
subrounded scales arranged in triple irregular
rows on each interspace; thè whitish scales for¬
ming a more or less distinct pattern at reversed T.
Tarsal article 3 slightly bilobate, as wide as article
2. Rostrum slightly curved (fig. 53, 54). Prothorax
nearly as long as wide. . . 36 albocruciatus
— Elytral vestiture otherwise. Tarsal article 3 bilo¬
bate, distinctly wider than article 2 . . .109
109. Eye fiat . 66 orchonicus
— Eye more or less prominent . 110
110. Integument on dorsum completely concealed by
dense vestiture; elytral striae feebly visible . Ili
— Integument on dorsum exposed between scales;
elytral striae usually distinctly visible . . 114
111. Pronotai vestiture of both golden brown and
white scales; thè latter forming two broad lateral
vittae. Elytra elongate, flattened . 5 farinosus
— Pronotai vestiture without white lateral vittae.
Elytra shorter, subovai, convex .... 112
112. Eye markedly prominent. Rostrum in lateral
aspect nearly straight. Corsica, Sardinia . . .
. 115 spinicrus
— Eye slightly prominent. Rostrum in lateral aspect
curved. Asia . 113
1 13. Elytra with thè widest point either at basai half or
at middle. Prothorax transverse. Vestiture on
dorsum of broad, subovai scales. Claw process as
long as 1/2 claw length . 74 affìnis
— Elytra with thè widest point at apical half. Protho¬
rax slightly transverse. Vestiture on dorsum with
elongate, subelliptical scales. Claw process small, as
long as 1/3 claw length ... 67 semiauratus
114. Prothorax distinctly curved at sides, slightly nar¬
ro wer than elytra at base . 115
— Prothorax nearly subrectilinear at sides in basai
half . 123
115. Metafemur either unarmed or subdentate. Pro¬
tibia of male with a sharp tooth in middle .
. 116
— Metafemur distinctly dentate. Protibia of male
unarmed in middle . 117
116. Rostrum as in fig. 95, 96. Protibia of female sub¬
dentate in middle. Metafemur subdentate . .
. . 68 russicus
— Rostrum as in fig. 299, 300. Protibia of female unar¬
med. Metafemur without tooth . 139 lineatulus
117. Eye strongly prominent. Profemur of male with a
fringe of long white pili . 118
— Eye slightly prominent. Profemur of male with a
short fringe of scales . 122
118. Prothorax strongly expanded, flattened on dor¬
sum. Elytra rectangular, slightly convex . 119
— Prothorax less transverse, convex on dorsum. Ely¬
tra subovai to subelliptical, strongly convex . 120
119. Length mm 2. 7-3. 3 . 92 aurarius
— Length mm 2.25-2.6 . 93 lautus
120. Rostrum in lateral view markedly flattened in
apical portion . . . . 17 quinquepunctatus
— Rostrum in lateral view regularly tapered in api¬
cal portion . 121
121. Prothorax slightly wider than long. Elytra elon¬
gate . 18 irregularis
— Prothorax distinctly wider than long. Elytra
short, more globose . 19 rusticus
122. Prothorax strongly constricted at apex, with thè
widest point in apical half. Scales of elytral vesti¬
ture nearly unicolorous, gray-brownish with me¬
tallic reflection (except for thè white ones on in¬
terspace 1) . 88 depressus
— Prothorax less markedly constricted at apex, with
thè widest point in middle. Scales of elytral vesti¬
ture elongate, hairlike, usually bicoloured, thè
paler ones covering odd interspaces without me¬
tallic reflection . 138 polylineatus
123. Rostrum on dorsum distinctly with striae and ca-
rinae . 124
— Rostrum on dorsum feebly sculptured . 126
124. Elytra short, only slightly longer than wide, paral-
lel sided in anterior two thirds; humeri markedly
prominent . 65 magnifìcus
— Elytra elongate, with more or less prominent hu¬
meri . 125
125. Rostrum black to apex. Elytral vestiture of blac¬
kish scales and white-yellowish scales, thè latter
covering interspaces 1, 5, 6 and 7. . 64 lodosi
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
83
— Rostrum brown. Elytral vestiture of brown scales
and grayish scales . 63 hauseri
126. Elytra broad, at base distinctly wider than protho-
rax. Rostrum regularly curved .... 127
— Elytra elongate, at base slightly wider than prot-
horax. Rostrum strongly curved at base (fig. 248,
249) . 103 schneideri
127. Prothorax transverse, slightly curved at sides
from base . 62 astragali
— Prothorax slightly wider than long, subparallel si-
ded in basai half . 128
128. Vestiture on dorsum of hairlike scales. French
Alps . 70 schuleri
— Vestiture on dorsum of denser and wider scales.
Asia . 69 tectus
129. Body robust (length mm 2.8-3.7) (*). Rostrum as
in fig. 26, 27. Asia . 130
— Above-mentioned characters not contempora-
neously present . 132
130. Elytra elongate . 21 fausti
— Elytra short . 131
131. Eye fiat. Prothorax subconical . 20 rufìrostris
— Eye slightly prominent. Prothorax subparallel si-
ded in basai half . 22 retusus
132. Eye completely flattened. Rostrum in lateral
aspect distinctly curved at base .... 133
— Eye more or less convex (subflat in a few species,
but in this case head in dorsal aspect subconical
and rostrum in lateral aspect slightly curved at
base) . 134
133. Rostrum in lateral aspect strongly curved at base
and markedly tapered in apical half (fig. 293,
294). Integument on dorsum slightly visible bet-
ween hairlike scales. Protibia of male with a
tooth in middle . 131 meliloti
— Rostrum in lateral aspect regularly curved at base
and gradually tapered in apical portion (fig. 295,
296). Integument on dorsum concealed by wider,
subelliptical scales. Protibia of male unarmed in
middle . 135 breviusculus
134. Rostrum strongly curved at base, then straight (as
in nigri collis, fig. 242, 243). Elytra elongate . 135
— Rostrum otherwise . 139
135. Eye strongly prominent . 136
— Eye slightly prominent . . . . 107 sanctus
136. Length mm 2.85-3.3 . . . 109 pauperculus
— Length < mm 2.7 . 137
137. Femur blackish .... 108 parallelipennis
— Femur brown . 138
138. Vestiture on dorsum dense. Rostrum of female
slightly longer, more strongly curved at base.
North Africa, Sicily . 105 siculus
— Vestiture on dorsum less dense. Rostrum of fe¬
male less elongate, less markedly curved at base.
North-Western France . . . 106 hoffmanni
139. Scales of elytral interpaces nearly uniform in
width, ovai to subelliptical, often elongate but
never hairlike, concealing striae also: scales of
striae about as long as or longer than those of inter-
spaces, but rarely fine. Body of medium size. 140
— Vestiture of elytral interspaces of narro w, often
hairlike scales, leaving thè integument, striae
especially, slightly visible; scales of striae hair¬
like. Body of medium to small size . . 154
140. Rostrum short and stout (fig. 309, 310). Elytra
elongate . 129 crassirostris
— Rostrum more elongate . 141
141. Rostrum in lateral aspect distinctly flattened in
apical portion . 142
— Rostrum in lateral aspect either regularly cylindri-
cal or gradually tapered in apical portion . 148
142. Elytra short-ovai . 143
— Elytra more elongate . 144
143. Scales on dorsum broad, elliptical, dense, con¬
cealing integument . 123 flavus
— Scales on dorsum elongate, subrectangular, lea¬
ving thè integument broadly visible ....
. 128 junceus
144. Elytra elongate, elliptical to subtriangular. Scales
of striae similar to those covering interspaces, all
scales with marked metallic reflection. . 145
— Elytra oval-elongate. Scales of striae slightly lon¬
ger than those covering interspaces, generally all
scales without metallic reflection . . . 146
145. Rostrum of female markedly elongate, distinctly
longer than prothorax (Rlu/Plu 1.47-1.67). Elytra
subtriangular-elongate . . . 122 longitubus
— Rostrum of female distinctly less elongate
(Rlu/ Piu 0.93-0.98). Elytra subelliptical . . .
. 121 argentatus
146. Length mm 2.8-3 . 147
— Length mm 1.8-2. 7 . 124 aureolus
147. Vestiture on dorsum dense, with metallic reflec¬
tion. Spain . 125 aurichalceus
— Vestiture on dorsum less dense, without metallic
reflection. Southern Russia. 126 turkestanicus
148. Elytra elongate. Vestiture on dorsum with di-
stinct metallic reflection . . . 136 arcirostris
— Elytra shorter, subelliptical to subovai. Vestiture
on dorsum generally without metallic reflection
. 149
149. Scales of elytral interspaces broad, subovai . 150
— Scales of elytral interspaces elongate, elliptical to
subrectangular . 152
150. Eye slightly prominent. Protibia of male with a
tooth in middle . 164 ochraceus
— Eye markedly prominent. Protibia of male unar¬
med . 151
151. Rostrum in lateral aspect distinctly curved.
Length mm 2. 7-3.1 . 119 graecus
— Rostrum in lateral aspect nearly straight. Length
mm 1.75-2.65 . 114 squamulatus
152. Length mm 2.05-2.4. Rostrum thinner, more
strongly curved at base (fìg. 307, 308) . . .
. 127 medicaginis
— Length mm 2.35-3.3. Rostrum robust, less cur¬
ved . 153
153. Rostrum as in astragali (fìg. 91, 92) . 75 trivialis
— Rostrum more elongate in female. France (Mari-
time Alps) . 76 longiclava
154. Humeri distinctly prominent. Prothorax slightly
wider than long, distinctly narrower than elytra
at base . 155
— Humeri slightly prominent. Prothorax slightly
narrower than elytra . 157
155. Elytra, femur and tibia blackish. Protibia of male
with a sharp tooth in middle. Mediterranean Re-
gion . 132 naxiae
(*) See also rare quinquepunctatus specimens, easily distinguishable for thè strongly toothed metafemur.
84
ROBERTO CALDARA
— Elytra and legs completely reddish. Protibia
of male without tooth in middle. Mongolia,
Cina . 156
156. Rostrum in lateral aspect distinctly flattened in
apical portion. Vestiture of elytral interspaces
sparse . 134 kerulensis
— Rostrum in lateral aspect gradually tapered in
apical portion (fig. 286). Vestiture of elytral inter¬
spaces dense . 133 vossi
157. Scales of elytra (entirely or with exclusion of in-
terspace 1) very thin, uniformly arranged. Striai
scales undistinguishable from those covering in¬
terspaces . 158
— Elytral scales slightly wider, thicker or arranged
in rows on interspaces. Striai scales well distin-
guishable and finer than those covering interspa¬
ces . 160
158. Rostrum robust (fìg. 299, 300). Tibia reddish. Eu¬
rope, Anterior Asia, North Africa . . . 159
— Rostrum thin (fìg. 301, 302). Tibia black, reddish
at apex only. Siberia . 141 krausei
159. Broad whitish scales covering elytral interspace 1.
Pronotum less enlarged, more convex. Protibia
of male with a tooth in middle .
. 139 lineatulus
— All elytral scales hairlike. Pronotum very tran¬
sverse, less convex. Protibia of male without
tooth in middle . 140 rufìpennis
160. Leg completely reddish (*) . 161
— Femur dark brown (*) . 171
161. Profemur with a small tooth. Rostrum as in fìg.
297, 298 . 137 oedemerus
— Profemur unarmed . 162
162. Rostrum scarcely sexually dimorphic (fìg. 291, 292).
Elytra elongate, subrectangular . 130 bicolor
— Rostrum otherwise and distinctly sexually di¬
morphic. Elytra subelliptical . 163
163. Elytral vestiture of scales arranged in 1-2 nearly
even rows on each interspace . . . . 164
— Elytral vestiture of scales denser and arranged in
3-5 confused rows on each interspace . 166
164. Eye nearly fiat, head subconical, rostrum elonga¬
te (fìg. 384-387). Scales of elytral interspaces
mostly arranged in doublé rows. Near East, Bal-
kans . 165
— Eye slightly more convex, head not subconical,
rostrum shorter (as in pumilus, fìg. 370). Scales of
elytral interspaces mostly arranged in single
rows. North Africa . 154 rufipes
165. Rostrum of female markedly longer than protho-
rax (as in longinasus, fìg. 387). Body length mm
1.7-2. Profemur of male without wide scales on
distai half of anterior face . . 157 perpendus
— Rostrum shorter especially in female (fìg. 384,
385). Body length mm 1.5-1. 7. Profemur of male
with some wide scales on distai half of anterior
face . 153 exiguus
166. Last articles and club of antennae darker in co-
lour than remaining portion . 167
— Antennae completely reddish .... 168
167. Prothorax longer than wide. Rostrum in lateral
aspect feebly curved (fìg. 368, 369). Protibia of ma¬
le with a tooth in middle. . . 155 longicollis
— Prothorax slightly wider than long. Rostrum
in lateral aspect regularly curved (female fìg.
370). Protibia of male without tooth in mid¬
dle . 158 pumilus
168. Body robust. Rostrum stout (fìg. 364, 365) . 169
— Body slender. Rostrum thin . 170
169. Prothorax distinctly transverse. Protibia of male
with a tooth in middle . 160 sharpi
— Prothorax slightly wider than long. Protibia
of male without tooth in middle .
. 161 stephensi
170. Rostrum in lateral aspect subrectilinear, very
elongate especially in female (fìg. 386, 387). Pro¬
femur of male without fringe of scales . . .
. 156 longinasus
— Rostrum in lateral aspect curved (female fìg. 371).
Profemur of male with fringe of scales . . .
. 159 similaris
171. Tibia blackish at base . 172
— Tibia completely reddish . 173
172. Rostrum as in fìg. 382, 383. Elytra elongate .
. 142 tibialis
— Rostrum as in fìg. 366, 367. Elytra short . .
. 163 mitis
173. Prothorax wider than long, curvilinear at sides
from base . 174
— Prothorax nearly as wide as long, subrectilinear
at sides . 181
174. Rostrum in lateral aspect strongly curved (female
fìg. 373). Scales on dorsum dense, uniformly ar¬
ranged in 3-4 confused rows on each elytral inter¬
space. Body robust. In male profemur without
fringe and protibia without tooth in middle .
. 151 curvirostris
— Rostrum in lateral aspect less curved. Scales on
dorsum less dense, arranged in 1-3 nearly regular
rows on each elytral interspace .... 175
175. Last articles and club of antennae darker in co-
lour than remaining portion . 176
— Antennae completely reddish (sometimes club
darker) . 178
176. Rostrum robust (fìg. 374, 375) . 148 curtirostris
— Rostrum slender . 177
177. Rostrum as in fìg. 376, 377 . . 145 pusillus
— Rostrum slightly more curved, as in ruficornis
(fìg. 378, 379) . 146 reduncus
178. Length mm 1.3-1. 7. Rostrum slender (fìg. 378,
379), curved. Elytral vestiture of scanty scales ar¬
ranged in 1-2 confused rows on each interspace
. 147 ruficornis
— Body slightly longer. Rostrum more robust,
sligthly curved. Elytral vestiture of denser scales
arranged in 2-3 confused rows on each interspace
. 179
179. Body and rostrum as in stephensi (fìg. 364, 365).
Elytral scales hairlike, very long. In male profe¬
mur without fringe of scales and protibia without
tooth in middle . 162 pellitus
— Rostrum otherwise. Elytral scales shorter and
slightly thicker. In male profemur with distinct
fringe of scales and protibia with a tooth in mid¬
dle . 180
(*) See also rare specimens of astragali (legs reddish, rostrum as in fig. 91, 92) and polylineatus (femora dark) with
nearly greyish unicolorous dorsal vestiture. They are easily distinguishable by thè larger size (length mm 2.4-3 and mm 2.3-3. 4
respectively).
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
85
180. Rostrum in lateral aspect subrectilinear (fig. 380,
381). Body larger; elytra short, subovai. Profemur
of male with fringe of scales on distai half of an-
terior face . 143 grandìcoUis
— Rostrum in lateral aspect curved at base (female
fig. 372). Body more elongate; elytra subellipti-
cal. Profemur of male with fringe of scales on lo-
wer face . 150 decretus
181. Rostrum as in rufìcomis (fig. 378, 379) . . .
. 149 cylindricollis
— Rostrum as in longicollis (fig. 368, 369) . . .
. 152 monticoìa
Gruppo del Tychius parallelus
Diagnosis — Body robust. Elytra broad, distinctly
wider at base than prothorax, which is subrectilinear
at sides in basai half. Elytral vestiture at least partly of
broad scales. Median lobe very elongate, in lateral
view markedly curved beyond middle.
Discussione — Gruppo naturale di specie ben carat¬
terizzate dalla forma delle elitre larga ed in modo evi¬
dente più larga del protorace alla base. È comunque la
forma del tutto particolare del lobo mediano il caratte¬
re che accomuna con sicurezza questi taxa. Le piante
ospiti appartengono a tribù di Fabaceae abbastanza
primitive e correlate fra di loro ( Cytiseae , Genisteae,
Lupineaé). Mi è difficile dire a quale altro gruppo di Ty¬
chius le specie in questione siano correlate. Sembra di
apprezzare alcune affinità con le specie del gruppo
dello striatulus (aspetto generale, forma del rostro e
degli organi genitali), così come con alcune specie del
gruppo delYintrusus (tipo di rivestimento).
1. Tychius parailelus (Panzer) (Fig. io, il, 34, 35, 169, 198)
— parallelus (Panzer, 1794), Fauna germ. 18, p. 5 ( Curculio ). Blair,
1935, Ent. month. Mag., 71, p. 250. Caldara, 1983, p. 86.
— pegaso (Herbst, 1795), Natursyst. Ins. Kàfer, 6, p. 103 {Curculio).
— vernalis (Reich, 1797), Mantissa Ins., p. 8 {Curculio). Marsham,
1802, Col. Brit., 1, p. 272 {Curculio).
— cnemerythrus (Marsham, 1802), Col. Brit., 1, p. 268 {Curculio).
Blair, 1935, Ent. month. Mag., 71, p. 250. Caldara, 1983, p. 86.
— nervosus (Marsham, 1802), Col. Brit., 1, p. 282 {Curculio). Caldara,
1983, p. 87.
— venustus (Fabricius) sensu Auctorum (non Curculio venustus Fa-
bricius, 1787). Gyllenhal, 1813, Ins. Suec., 3, p. 199 ( Rhynchaenus );
, 1836, p. 402. Ch. Brisout, 1862, p. 767. Redtenbacher, 1874, p. 318.
Bedel, 1885, p. 151; 1887, p. 313 {Sibinia); 1923, p. 73. Desbrochers,
1907, p. 151, 157, 166. Reitter, 1916, p. 215. Penecke, 1922, p. 22. Husta-
che, 1931, p. 285, 300. Porta, 1932, p. 266. Hoffmann, 1954, p. 1155,
1165. Smreczynski, 1972, p. 96. Lohse, 1983, p. 85.
— genistae Boheman, 1843, p. 301. Ch. Brisout, 1862, p. 767. Desbro¬
chers, 1873, p. 98; 1907, p. 167. Penecke, 1922, p. 16. Bedel, 1923, p. 74.
Hustache, 1931, p. 285, 301. Franz, 1942, p. 255. Hoffmann, 1954,
p. 1155, 1Ì67. Smreczynski, 1972, p. 105. Caldara, 1985c, p. 341.
— genistaecola Chevrolat, 1866, Mag. Zool., (2) 18, p. 29. Desbro¬
chers, 1907, p. 167. Porta, 1932, p. 266.
— alternatus (Desbrochers, 1902), Frelon, 10, p. 108 {Apioir, non Fall,
1898) (n. syn.).
— alternus (Wagner, 1909), Deut. ent. Zeit., p. 766 {Apiorì).
— venustus var. icosiensis Peyerimhoff, 1919, Ann. Soc. ent. Fr., 88,
p. 243 (n. syn.).
— venustus ab. pseudogenistae Penecke, 1922, p. 23. Hustache, 1931,
p. 301. Hoffmann, 1954, p. 1166. Smreczynski, 1972, p. 105.
— venustus var. spartii Hoffmann, 1954, p. 1166 (n. syn.).
Diagnosis — Broad scales on elytra at least uniformly
• covering lateral interspaces. Eyes markedly convex, pro-
minent. Rostrum fig. 10, 11. Prothorax subquadrate. Ely¬
tra subovai.
Serie tipica — Lectotypus in coll. Museo di Berlino
(des. Caldara, 1983); località tipica: Berlino.
Sinonimi — Per la questione del Curculio venustus Fa¬
bricius, 1787 = Hypera trilineata (Marsham, 1802), così
come per le sinonimie di nervosus e cnemerythrus vedi
Caldara, 1983. Senza dubbi sono le sinonimie di Pega¬
so e vernalis; di quest’ultima specie ho reperito 1 syn-
typus ó etichettato « vernalis Reich/Reich’schen Coty-
pe» (lectotypus qui designato; MB). Anche del genistae
mi sono già occupato recentemente (Caldara, 1985c).
Il genistaecola è descritto su es. della Spagna (Esco¬
riai), dei quali ne ho esaminati 4 (ME) etichettati: 1 ó
«Escorial/coll. Kvaatz/genistaecola/Syntypus» (lecto¬
typus qui designato) e 3 90 «Escorial/coll. Stierlin/
Syntypus» (una delle tre anche «I genistaecola »). Co¬
me già riportato dagli altri Autori non esistono sostan¬
ziali differenze dagli es. tipici di parallelus.
Desbrochers descrive YApion alternatum su 1 Ó del
Turkestan dicendo che si tratta della più grossa specie
del gruppo dell’A genistae (mm 4,5) e ne sottolinea
bene la particolare forma del rostro e del rivestimento
elitrale (a strisce alterne bianche e bruno dorate). Il
nome di Desbrochers viene in seguito cambiato da
Wagner (1909) con quello di alternum per l’omonimia
primaria con VA. alternatum Fall, 1898 del Nord Ame¬
rica. Avendomi Alonso Zarazaga (in litt., 1983) riferito
di aver constatato che nella coll. Desbrochers il tipo
dellM. alternatum era a suo avviso un Tychius , ho ri¬
chiesto in esame tale es. presente nella coll. Desbro¬
chers sotto il nome di «subalternans ( alternatum olim
Db.)». Si tratta in effetti di 1 9 di T. parallelus che porta
esclusivamente un piccolo cartellino rosso e nient’al-
tro. Sebbene vi siano alcune lacune rispetto a quanto
detto da Desbrochers — differente sesso e mancanza
del cartellino di località tipica (è da notare comunque
che numerosi altri es. della Russia meridionale in coll.
Desbrochers portano un analogo cartellino rosso) —
esso corrisponde inequivocabilmente alla descrizione
originale di alternatum e pertanto lo ritengo holotypus
della specie.
Della sottospecie icosiensis ho esaminato 7 es., 2 óó
e 5 90, della serie tipica (coll. Peyerimhoff), tutti etichet¬
tati «Zeralda dune 26-Ì-Ì9ÌS/ Cytisus caudicans / Tychius
venustus Boh. (sic!) icosiensis Peyer. Type» (nomino uno
dei due óó lectotypus). Non ho riscontrato differenze
morfologiche significative che attualmente giustifichino
la separazione tassonomica dagli es. europei. La stessa
cosa vale per l’ab. pseudogenistae creata per gli es. chiari
unicolori di parallelus e per la var. spartii creata come
razza biologica vivente su Spartium junceum.
Descrizione — Lunghezza: mm 3-3,3.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione del terzo apicale
del rostro, antenne e zampe ferruginei; sul dorso un
poco visibili fra il rivestimento formato da squame co¬
ricate, di due forme e colori differenti: larghe (lu/la
1,5-3), subellitiche, biancastre e in minima parte noc¬
ciola, prevalenti, ricoprenti i lati del protorace e tutte
le interstrie elitrali, e setoliformi (lu/la 7-9), che rive¬
stono il disco del pronoto e sono frammiste alle larghe
sulle elitre, di colore bruno e biancastro (queste ulti¬
me fra l’altro formano una fascia longitudinale media¬
na sul pronoto). Strie un poco visibili con una serie di
sottili squame bianche. Parte inferiore rivestita fitta¬
mente da squame larghe ovali, biancastre e nocciola.
Capo: occhi globosi, debordanti in modo evidente
dalla sua convessità. Fronte della larghezza del rostro
alla base. Rostro (fig. 10, 11), visto dall’alto, a lati lieve¬
mente convergenti dalla base all’apice (Rlu/Plu ó
0,79-0,83; 9 0,8-0, 9). Funicolo antennale di 7 articoli,
il 1° più grosso e circa 2 volte più lungo del 2°.
86
ROBERTO CALDARA
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,12-1,18), a lati
subrettilinei nei due terzi basali, ristretti nel terzo api-
cale, più bruscamente in prossimità dell’apice, con¬
vesso sul dorso. Elitre: di forma ovale-oblunga, alla
base decisamente più larghe del protorace, a lati su¬
brettilinei un poco divergenti fino oltre la metà (Elu/
Eia 1,3-1, 4; Ela/Pla 1,33-1,42), convesse. Zampe: fe¬
mori posteriori subdentati; gli anteriori così come le
tibie senza particolari caratteri nel ó; articoli tarsali
tozzi, 3° articolo decisamente più largo del 2°, appendi¬
ci ungueali grosse, lunghe come i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 34, 35, 169, 198.
Variabilità: elevata per quanto riguarda il colore e
la disposizione delle squame del rivestimento e la
forma generale. La descrizione si adatta bene al lecto-
typus in cui il rivestimento elitrale è quasi unicolore,
solo lievemente più scuro su 2a, 3a, 4a e 5a interstria, ma
in molti es. queste interstrie sono decisamente più
scure, rivestite da squame marrone scuro ben contra¬
state dalle altre bianche che ricoprono i lati (con
l’estremo come in albilaterus). In tali es. queste inter¬
strie sono ricoperte in prevalenza da squame sellifor¬
mi. In alcuni es., infine, squame setoliformi brune e
biancastre sono frammiste fra di loro sul disco del pro¬
noto e sulle prime interstrie elitrali. In alcuni casi le
elitre e il protorace hanno i lati più curvilinei con il
punto più largo più verso la metà. Il rostro può variare
per lunghezza in entrambi i sessi. Il lobo mediano
dell’edeago, visto dorsalmente, può essere ancora più
asimmetrico di quanto riportato nel disegno fra terzo
medio e terzo apicale.Le suddette differenze si riscon¬
trano in gran parte già in es. di una medesima popola¬
zione, mentre non sembra che vi siano grossolane e
costanti differenze in rapporto alla distribuzione; la
lunghezza del rostro, come probabilmente avviene
per numerose specie del genere, potrebbe variare in¬
vece in rapporto al variare della pianta ospite. Sarebbe
comunque interessante un più accurato studio bio-
geografico ed ecologico per una valutazione più preci¬
sa di tutte le differenze riscontrate. Un discorso a par¬
te merita 1 ó della Spagna (Sierra Guadarrama, Valle
della Fuenfria) raccolto da Franz insieme a 4 qq tipi¬
che di parallelus. Esso ha protorace trasverso (Pla/Plu
1,2), a lati curvilinei, solo poco più stretto delle elitre
(Ela/Pla 1,3) che sono lunghe (Elu/Ela 1,35) a lati sub-
paralleli; l’edeago è di forma identica, ma più lungo
che in parallelus e kueti. Le differenze da parallelus so¬
no marcate, tali da far pensare che si sia di fronte a due
specie diverse, ma il dubbio che si possa trattare di un
semplice es. aberrante rende necessario l’esame di ulte¬
riore materiale prima di trarre delle giuste conclusioni.
Note comparative — È strettamente correlato con al¬
bilaterus e hueti (vedi note comparative di queste specie).
Geonemia — Europa centrale e meridionale (preva¬
lentemente parte occidentale), Danimarca, Inghilter¬
ra, Turkestan (tipo deWApion a/ternatum; dato da con¬
fermare), Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato: 350 es. circa provenienti da
varie località di Cecoslovacchia, Germania, Austria,
Svizzera, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Jugosla¬
via, Romania, Bulgaria, Algeria.
Note biologiche — Hoffmann, 1954, p. 1166. Specie
polifaga segnalata su numerose specie di Genisteae :
Cytisus scoparius L., C. arboreus Desf. (Algeria, Peye-
rimhofìf), Chamaecytisus austriacus (L.) Link (Slovac¬
chia, Dieckmann), Teline monspessulana (L.) C. Koch
(Algeria, Peyerimhoff), Genista tinctoria L., Chamae-
spartium sagittale L., Spartium junceum L., VI ex baeti-
cus Boiss. (Spagna, Alonso Zarazaga), U. parviflorus
Pour. (Spagna, Alonso Zarazaga).
2. Tychius albilaterus Stierlin (Fig. 513)
— albilaterus Stierlin, 1863, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 36 (4),
p. 497. Becker, 1862, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 35 (4), p. 346.
Franz, 1942, p. 260.
Diagnosis — Similar to parallelus, except vestiture
on dorsum very dense, completely concealing integu-
ment, elongate scales on pronotum rectangular, not
setalike, on each elytral interspace arranged in a single
uneven median row.
Serie tipica — Specie nominata da Becker che però
non ne dà neppure una minima descrizione come usa¬
to per le sue altre specie. L’autore della specie è per¬
tanto effettivamente Stierlin che la descrive l’anno
successivo sempre su es. di Sarepta. Di questi ho esa¬
minato 5 es., 3 óó e 1 o in coll. Stierlin tutti etichettati
«Sarepta» (nomino il o meglio conservato lectotypus)
e 1 Q in coll. Heyden etichettata «73 St./ albilaterus
Stri. Sarept (Stri)».
Descrizione — Lunghezza: mm 2,8-3,25.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di metà apicale
del rostro, antenne e zampe brune; nascosti compieta-
mente dal rivestimento che sul dorso è composto da
squame coricate di due forme differenti: rettangolari,
più lunghe (lu/la 3-4), e subellittiche (lu/la 2-3). Testa
e metà basale del rostro ricoperte da quelle rettangola¬
ri, brune con riflessi metallici e bianche frammiste;
pronoto con squame rettangolari prevalentemente
brune, solo alcune in mezzo a loro bianche, e subelli-
tiche bianche che si trovano solo sui lati dove formano
due bande; interstrie elitrali con squame rettangolari,
che sono soprattutto prevalenti sulla metà basale di 2a,
3a e 4a interstria, mentre sulle altre interstrie sono in
maggior numero le squame più larghe: il loro colore è
nocciola sull’interstria suturale, sulla metà posteriore
di 2a, 3a e 8a, 9a e 10a interstria, bruno più scuro con ri¬
flessi ramati sulla metà basale di 2a, 3a e 4a interstria,
bianche su 5a, 6a e 7a interstria; strie visibili, con una se¬
rie di squame sottili piliformi bianche. Femori e parte
inferiore fittamente ricoperti da squame larghe, ellitti¬
che, prevalentemente bianche, solo in piccola parte
nocciola.
Capo: occhi debordanti in modo evidente dalla sua
convessità. Fronte della larghezza del rostro alla ba¬
se. Rostro come in parallelus (fig. 10, 11) (Rlu/Plu (3
0,68-0,79; 9 0,73-0,8). Funicolo antennale di 7 articoli,
1° articolo più grosso e circa una volta e mezzo più lun¬
go del 2°.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,12-1,2), a lati sub¬
rettilinei nella metà basale, con il punto più largo nel
terzo basale da dove si restringono lievemente fino ol¬
tre la metà e da qui più bruscamente fino all’apice,
convesso sul dorso. Elitre: di forma ovale-oblunga,
alla base decisamente più larghe del protorace, a lati
subrettilinei, un poco divergenti fino oltre la metà
dove diventano curvilinei restringendosi bruscamente
(Elu/Ela 1,23-1,35; Ela/Pla 1,37-1,47), globose. Zampe:
femori inermi; tibie senza particolari caratteri sessuali;
articoli tarsali corti, 3° articolo decisamente più largo
del 2°, appendici delle unghie grosse, lunghe come i
2/3 dell’unghia stessa.
Organi genitali: come in parallelus (fig. 34, 35, 169,
198).
Variabilità: il tipo di rivestimento descritto è quello
più comune, ma la sua variabilità è abbastanza marca-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
87
ta. A volte mancano le squame bruno scure che sono
sostituite da quelle nocciola, in altri es. invece squame
bruno scure lievemente sollevate formano una serie
nel mezzo di ogni interstria, anche di quelle coperte
dalle squame nocciola e bianche. A volte le squame
larghe sono prevalenti sulle strette anche su 2a, 3a e 4a
interstria. Molto costante è invece nel complesso la
forma generale.
Note comparative — Specie strettamente imparenta¬
ta con parallelus, dal quale differisce esclusivamente
per il diverso tipo di rivestimento dorsale che nelYalbi-
laterus è più fitto, ricoprente completamente i tegu¬
menti, e sul disco del pronoto è formato da squame
rettangolari più strette di quelle dei lati, ma mai setoli-
formi. La colorazione, invece, data la sua variabilità
soprattutto in parallelus, non è utile per separare le
due specie: in ogni caso in parallelus sono molto fre¬
quenti gli es. con una larga banda mediana longitudi¬
nale sul pronoto al contrario di quanto avviene in albi-
laterus; inoltre in parecchi es. di parallelus soprattutto
2a, 3a e 4a interstria sono ricoperte in prevalenza da
squame setoliformi. Le elitre sono di solito più globo¬
se in albìlaterus.
Geonemia — Russia meridionale: Sarepta (MB,
ME, MMi, MP).
Materiale esaminato: 21 es..
Note biologiche — Becker (1862) segnala la specie su
Cytisus biflorus L’Herit..
3. Tychius hueti Toumier
— hueti Tournier, 1873, p. 472. Franz, 1942, p. 249. Caldara, 1975a,
p. 54.
Diagnosis — Similar to parallelus, except prothorax
more transverse, rostrum in lateral view parallel sided
from antennal insertion to apex, median lobe narro-
wer and more elongate.
Serie tipica — Loc. tipica: Calabria, lectotypus in
coll. Tournier (des. Caldara, 1975). Tale es. rimane
l’unico della specie da me esaminato.
Descrizione e note comparative — Differisce da pa¬
rallelus esclusivamente per il protorace più trasverso, a
lati più curvilinei, per il rostro visto di lato pressoché
parallelo anche dall’inserzione delle antenne all’apice
e per il lobo mediano dell’edeago più stretto e più lun¬
go sebbene di forma identica. E da notare che il rive¬
stimento dorsale è piuttosto incompleto, ma sembra
comunque composto sulle interstrie elitrali da squa¬
me in prevalenza larghe non disposte in serie. Misura¬
zioni: lunghezza mm 2,7. Rlu/Plu 0,93. Pla/Plu 1,21.
Elu/Ela 1,39. Ela/Pla 1,31.
Geonemia — Calabria.
4. Tychius bivittatus Perris (Fig. 12, 13, 514)
— bivittatus Perris, 1866, Ann. Soc. ent. Fr., (4) 6, p. 191. Desbro-
chers, 1907, p. 150, 157, 171. Hustache, 1931, p. 287, 304. Porta, 1932,
p. 267. Franz, 1942, p. 249. Hoffmann, 1954, p. 1156, 1183. Caldara,
1983, p. 87.
Diagnosis — Broad scales on each elytral interspace
arranged in doublé rows with a median row of setalike
scales. Eyes convex, prominent. Rostrum fig. 12, 13.
Prothorax subquadrate. Elytra subovai.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Corsica
(senza più precisa località, leg. Revelière) che non so¬
no riuscito a trovare. Il taxon non presenta, comun¬
que, nessun problema di identificazione. Ho già parla¬
to (Caldara, 1983) della possibilità di omonimia secon¬
daria con Curculio bivittatus Marsham, 1802 (specie in-
certae sedis) se venisse stabilito, come riportato nel
Figg. 1-9 — Particolare del rivestimento elitrale di: 1) T. gigas; 2) T. intrusus ; 3) T. amabilis; 4) T. consputus; 5) T. sefrensis\
6) T. subsulcatus ; 7) T. afflatus\ 8) T. capucinus\ 9) T. fìlirostris (s: stria; i: interstria). Non in scala.
88
ROBERTO CALDARA
Cat. Junk, che quest’ ultima specie appartiene al gene¬
re Tychius (cosa che comunque ritengo molto impro¬
babile).
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 4-2, 7.
Tegumenti: bruno scuri, metà apicale del rostro e
antenne ferruginee; quasi completamente nascosti dal
rivestimento che sul dorso è formato da squame di
due forme e colori: strette, setoliformi (lu/la 5-8), e
larghe, ovali o subellittiche (lu/la 1,5-2, 5). Le setolifor¬
mi ricoprono testa e metà basale del rostro (dove sono
bianche e bruno rossastre), il disco del pronoto (dove
sono di colore bruno), mentre sulle elitre (anche qui
di colore bruno) sono disposte in un’unica serie lieve¬
mente sollevata al centro di ogni interstria e sulle strie
(che sono poco visibili). Le squame larghe si trova¬
no fitte ai lati del pronoto (di colore bianco nei 2/3
basali e nocciola nel terzo apicale) e sulle interstrie
elitrali, dove sono disposte in due serie abbastanza
regolari ed in parte sovrapposte (nocciola ad ecce¬
zione che sulla 5a, 6a e T interstria dove sono bian¬
che). Parte inferiore ricoperta fittamente da squame
larghe ellittiche, quasi tutte biancastre, solo alcune
nocciola.
Capo: occhi sporgenti in modo evidente dalla sua
convessità. Fronte della larghezza del rostro alla base.
Rostro (fig. 12,13), visto dall’alto, a lati lievemente con¬
vergenti dalla base all’apice (Rlu/Plu ó 0,75-0,85; 9
0,82-0,9). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° circa 1
volta e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: stretto, subquadrato (Pla/Plu 1,05-1,12), a
lati molto debolmente curvilinei nella metà basale,
con il punto più largo nel mezzo, da dove si restringe
in modo evidente fino all’apice, convesso sul dorso.
Elitre: alla base in modo evidente più larghe del proto¬
race, di forma ovale-oblunga (Elu/Ela 1,27-1,37; Eia/
Pia 1,3-1,39), a lati subrettilinei un poco divergenti dal¬
la base nei 2/3 anteriori, indi rapidamente restringen-
tisi fino all’apice, poco convesse sul disco. Zampe: fe¬
mori inermi senza particolari caratteri sessuali come
pure le tibie; articoli tarsali corti, il 3° decisamente più
largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa 2/3
dell’unghia stessa.
Organi genitali: come in parallelus (fig. 34, 35, 169,
198), ma lobo mediano più lungo e stretto.
Variabilità: per quanto riguarda il colore del rive¬
stimento, alcuni es. sono quasi completamente gri¬
giastri con le squame strette solo un poco più scure
delle larghe e con riflessi argentati. I tegumenti, ad
eccezione del protorace e della base delle elitre, so¬
no a volte più chiari, rossastri. Costante, invece, è
nel complesso la forma generale, se si eccettua a
volte una maggior curvatura sia di protorace che di
elitre, che presentano il punto di maggior larghezza al¬
la metà.
Note comparative — Si distingue dalle altre specie
del gruppo per il tipo di rivestimento elitrale con
due serie di squame larghe su ogni interstria divise
da una serie di squame setoliformi e per la forma del
rostro.
Geonemia — Corsica, Sardegna.
Materiale esaminato: 95 es. — Corsica: Aiaccio
(MB, MP), Stagno di Biguglia (ME), Bocognano (ME,
MMi), Folelli (MB), Olmi-Cappella (CC, CT). Sarde¬
gna: Aritzo (ME, MMi), Desulo (CB, CC), Seui (MG),
Monte Cresia (MG).
Note biologiche — Perris, 1877, Larves Col., p. 403.
Pianta ospite segnalata: Genista Corsica (Laisel) D.C.
(Revelière, Bartoli).
5. Tychius farinosus Rosenhauer (Fig. 36, 515)
— farinosus Rosenhauer, 1856, p. 274. Franz, 1942, p. 255.
— auricollis (Pie, 1897), Mise, ent., 5, p. 43 ( Henonia ). Caldara, 1977,
p. 144.
— schatzmayri Pie, 1910, Echange, 35, p. 14.
Diagnosis — Vestiture on dorsum very dense, com-
pletely concealing integument. Elytra uniformly cove-
red with broad imbricated scales, striae not visible.
Eyes slightly prominent. Prothorax subquadrate. Ely¬
tra subparallel sided in basai two thirds, flattened. Me-
dian lobe with a tooth in apical half along right side
(fig. 36).
Serie tipica — Specie descritta su es. di Cadice, dei
quali ho trovato 1 Ó (coll. Desbrochers) etichettato
« farinosus Rosh. Càdiz/Thiere Andalusiens Rosen¬
hauer» (lectotypus qui designato).
Sinonimi — Nulla è da aggiungere a quanto detto da
Franz (1942) per schatzmayri e da me (Caldara, 1977)
per auricollis del quale stabilisco il lectotypus, una 9
etichettata «La Calle/20/n. sp. près Elleschus/ Tychius
n. sp.?/x x/Henonia auricollis Pie» (coll. Pie. ex Tour-
nier), e due paraleoctotypi 99 (coll. Toumier) etichet¬
tati rispettivamente «La Calle/42/sp? xx/20/type///e-
nonia auricollis Pie n. g. n. sp.» e «La Calle/n. sp. près
Acalyptus/fumcìe 7 art./ongles appendiculés/type».
Descrizione — Lunghezza: mm 2,7-3,45.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di metà api-
cale del rostro, antenne e tarsi ferruginei; compieta-
mente nascosti sul dorso dal rivestimento estrema-
mente fitto e compatto formato da squame coricate
subellittiche e subrettangolari (lu/la 2,5-3), bruno do¬
rate, sul disco del pronoto, e da squame lanceolate e
subovali (lu/la 1,5-2), largamente embricate, sulla par¬
te restante; esse sono brune e biancastre, queste ulti¬
me formanti due fasce longitudinali laterali sul prono¬
to e ricoprenti parte di 7a, 8a e 9a interstria elitrale, strie
non visibili. Parte inferiore ricoperta fittamente da
squame subellittiche, biancastre e brune.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte della larghezza del rostro alla base. Ro¬
stro di forma simile a quello di parallelus (fig. 10, 11)
(Rlu/Plu ó 0,75-0,8; 9 0,77-0,83). Funicolo antennale
di 7 articoli, il 1° lungo 2 volte il 2°.
Protorace: poco più largo che lungo (Pla/Plu 1,05-
1,12), a lati subrettilinei e subparalleli nella metà basa¬
le, indi ristretti fino all’apice in prossimità del quale
formano una breve sinuosità, debolmente convesso
sul dorso. Elitre: di forma larga, subrettangolare (Elu/
Eia 1,36-1,47), decisamente più larghe del protorace al¬
la base (Ela/Pla 1,34-1,41), subpiane. Zampe: corte, ro¬
buste; femori posteriori dentati, gli anteriori senza
particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3° arti¬
colo dei tarsi fortemente bilobato, decisamente più
largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa 2/3
dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano visto dall’alto simile
a parallelus per forma (fig. 34, 35), ma decisamente più
lungo, visto dal lato destro con un evidente uncino
nella metà apicale (fig. 36); spermateca e spiculum
ventrale come in parallelus (fig. 169, 198).
Variabilità: specie decisamente costante per forma
generale e tipo di rivestimento. Piccole differenze si
hanno nel colore delle squame (che a volte hanno scar¬
si riflessi metallici sul disco del pronoto e sono intera¬
mente biancastre sulle elitre) e nella curvatura, sempre
debole comunque, dei lati di protorace ed elitre.
Note comparative — Il particolare tipo di rivesti¬
mento non ha paragone in nessun’altra specie del ge-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
89
nere. Come risulta dalla morfologia degli organi geni¬
tali, appare fuori di dubbio la stretta correlazione con
le altre specie del gruppo del parallelus, dalle quali dif¬
ferisce anche per gli occhi solo debolmente prominen¬
ti e per la caratteristica uncinatura del lobo mediano
nella metà apicale lungo il margine destro.
Geonemia — Penisola Iberica, Africa nord-occiden¬
tale.
Materiale esaminato: 37 es. — Spagna: Algeciras
(ME, MMi, MP), Cordoba (ME), León-Almanza
(CZ). Portogallo: Monchique (ME, MP), S. Martinho
(CFre, MP), Faro (ME, MMi), Elvas (MP). Marocco:
Ain-Jorra (MP), Mamora (MP), Casablanca (MP). Al¬
geria: La Calle (MP), Bou Berak (MP).
Note biologiche — Gli es. di Almanza (leg. Prado)
sono stati raccolti senza dubbio su Lupinus sp..
Gruppo del Tychius striatulus
Diagnosis — Rostrum attenuate from antennal in-
sertion to apex with suberect bristles well visible in la-
teral aspect; upper side of scroba carinate and trunca-
ted near anterior side of eye; progena with a tuft of
yellowish scales. Eyes markedly prominent, their hind
margin as well as frons abruptly raised from vertex of
head. Frons with dense tuft of scales longitudinally di-
vided in middle near posterior margin. Scales of pro-
notum and elytra either unicolorous or of various con-
trasted colours. Abdomen covered with broad scales
and elongate bristles. Outer margin of protibia slightly
prominent at apex. Median lobe markedly elongate
with two more or less pronounced lateral prominen-
ces at apex. Species associated to Ononis.
Discussione — Gruppo molto omogeneo e decisa¬
mente caratterizzato dalle particolarità del rostro
(margine superiore delle scrobe carenato e ciuffo di
squame ricoprenti la progena) e del lobo mediano non
possedute da nessun’altra specie del genere. Ugual¬
mente distintivo è il fatto che il ciclo biologico si svol¬
ga su Ononis. Un’altra specie assolutamente non
correlata — longicollis — è stata segnalata su Ononis
(Hoffmann, 1954), ma tale osservazione necessita di
conferma, dato che ho raccolto la specie più volte su
Trifolium sp. (genere sul quale vivono anche le specie
ad essa affini). Anche la forma del margine posteriore
degli occhi, sollevato bruscamente rispetto al piano
della testa, è un particolare abbastanza caratteristico,
sebbene mostrato, apparentemente per analogia, an¬
che da altre specie non correlate ( capucinus , dieckman-
ni , specie dei gruppi del soriosus e del maynei ) (Calda-
ra, 1986). La forma di rostro, elitre e protorace porta a
correlare il gruppo dello striatulus con quello del pa¬
rallelus, la forma degli occhi, delle tibie e degli organi
genitali con il gruppo dello chevrolati.
6. Tychius striatulus Gyllenhal (Fig. 14-16, 37, 38, 167, 197,
|. 516, 517)
— striatulus Gyllenhal, 1836, p. 405. Ch. Brisout, 1862, p. 766 ( stria -
tellus err.). Tournier, 1873, p. 481. Desbrochers, 1895, p. 79 ( striatei -
lus err.); 1898, p. 26; 1907, p. 148, 157, 163. Penecke, 1922, p. 15. Hu-
stache, 1931, p. 284, 300. Porta, 1932, p. 265. Franz, 1942, p. 247; 1949,
) p. 265. Hoffmann, 1954, p. 1155, 1179. Lohse, 1983, p. 84.
— fuscolineatus Lucas, 1849, Explor. alger., p. 448. Tournier, 1873,
p. 482. Desbrochers, 1895, p. 79; 1898, p. 27; 1907, p. 164 [fuscomacu -
latus err.). Penecke, 1922, p. 15. Porta, 1932, p. 265. Franz, 1942,
p. 248. Hoffmann, Ì954, p. 1180.
— decoratus Rosenhauer, 1856, p. 275. Tournier, 1873, p. 482. De¬
sbrochers, 1895, p. 79; 1907, p. 164. Penecke, 1922, p. 15. Porta, 1932,
p. 265. Hoffmann, 1954, p. 1180.
— deliciosus Perris, 1870, Abeille, 7, p. 26. Desbrochers, 1898, p. 26;
1907, p. 165. Porta, 1932, p. 265. Hoffmann, 1954, p. 1180.
— bellus Kirsch, 1870, Beri. ent. Zeit., 14, p. 174. Tournier, 1873,
p. 482; 1895, Bull. Soc. ent. Fr., p. 159. Desbrochers, 1895, p. 79; 1898,
p. 27. Penecke, 1922, p. 15. Franz. 1942, p. 243, 264.
— italicus Tournier, 1873, p. 479. Porta, 1932, p. 269. Caldara, 1974,
p. 178.
— convexiusculus Desbrochers, 1875, p. 23 (n. syn.).
— areatus Rey, 1895, p. 3. Hustache, 1931, p. 300. Hoffmann, 1954,
p. 1180.
— fallens Desbrochers, 1908, Frelon, 16, p. 37 (n. syn.).
— var. berytensis Pie, 1917, Echange, 33, p. 9.
— henoni Pie, 1917, Echange, 33, p. 10 (n. syn.).
— diversicolor H. Lindberg, 1950, Comment. biol. Helsing., 10, p. 18
(n. syn.).
— var. pseudonigricollis Hoffmann, 1954, p. 1180; 1961, Entomologi-
ste, 17, p. 10. Caldara, 1979b, p. 90.
Diagnosis — Vestiture on dorsum either uniformly
yellowish or of various contrasted colours: white on
frons, pronotum at mediobasal portion, and usually
elytral interspaces 1, 3, 5, 6 and 7, brown to blackish on
remaining portions. Prothorax usually slightly transver¬
se, laterally subrectilinear in basai half, distinctly narro-
wer than elytra at base.
Serie tipica — 2 es. della coll. Schònherr (loc. tip.:
Gallia meridionale) già esaminati da Franz (1949) e
che non ho ritenuto necessario ricontrollare.
Sinonimi — Specie con marcato poliformismo per
quanto riguarda il colore e la disposizione del rivesti¬
mento della parte superiore, la qual cosa spiega l’ele¬
vato numero di taxa originariamente descritti come
specie distinte e successivamente inglobate in striatu¬
lus come sue semplici varietà. Per fuscolineatus (*), de¬
coratus (*), deliciosus , bellus , areatus vedi Franz (1942),
Hoffmann (1954) e discussione della variabilità. Per
italicus e pseudonigricollis vedi Caldara (1974, 1979b).
Il convexiusculus è descritto su es. della Siria (Dama¬
sco) e paragonato a striatulus. Ho esaminato 1 Ó di
questi etichettato «Damas / Convexiusculus m. / Con¬
vexiusculus Db. 2 esp. décrits sous ce nom, Damasce-
nus à décr.» (lectotypus qui designato). Ritengo che il
taxon debba essere posto fra i sinonimi di striatulus
sebbene differisca dai tipici striatulus, dei quali ha la
colorazione del rivestimento dorsale, per le squame
più spesse come in oleesei (ma esse sono solo debol¬
mente sollevate come in striatulus ); anche l’edeago
tende ad essere, per lunghezza e forma della parte api-
cale, intermedio fra quello di striatulus e quello di ol¬
eesei (la stessa cosa avviene in un altro es. ò di Israele,
per il resto perfettamente identico ai tipici striatu¬
lus). È da notare che la scritta di Desbrochers, a pro¬
posito del nome convexiusculus facente doppio uso,
si riferisce ad un’altra specie (syn. di festivus) de¬
scritta con lo stesso nome sempre dallo stesso Auto¬
re nel 1908.
Fallens è descritto su es., secondo Desbrochers 99,
della Spagna (Valencia, leg. Moroder); ho esaminato
nella coll. dell’Autore 1 es., in realta Ó, etichettato
«Torrente (piccola località in prossimità di Valencia),
Moroder / fallens , Fr. 08/ type» che corrisponde per¬
fettamente alla descrizione originale (lectotypus qui
(*) Ho stabilito il lectotypus di fuscolineatus (d1, coll, generale MP) etichettato «Oran L.V. / Tychius fuscolineatus Lucas»
e di decoratus (d, coll. Desbrochers) etichettato « decoratus Rosh., Granada / Thiere Andalusiens, Rosenhauer».
90
ROBERTO CALDARA
designato). È identico alla var. areatus e pertanto si de¬
ve riportare anch’esso fra i sinonimi di striatulus.
Pie descrive la var. berytensis di striatulus per es. del
Libano (Beyrouth) con tegumenti rossastri; ho esami¬
nato uno di questi (coll. Tournier), un d, etichettato
«Beyrouth / 14 / striatulus minor var. / v. berytensis Pie
/ Type» (lectotypus qui designato) che non mostra
nessuna significativa differenza dai tipici striatulus.
Vhenoni è descritto su es. delPAlgeria (Bòne) e pa¬
ragonato ad italicus ; ho esaminato 1 d (coll. Tournier)
etichettato «Bòne (Hénon), coll, de Vauloger / Type /
T. Henoni Pie / Type» (lectotypus qui designato). E da
porsi fra i sinonimi di striatulus , dato che differisce da¬
gli es. tipici solo per il protorace più trasverso, simile a
quello di oleesei, mentre la forma delle elitre con ome¬
ri ben evidenti, il tipo di rivestimento con squame
pressoché coricate e la forma dell’edeago sono come
in striatulus.
Il diversicolor è descritto su es. delle Canarie (Gran
Canaria: Las Palmas), dei quali ho esaminato l’holoty-
pus d e un paratypus 9, che differisce dal primo per il
pronoto rivestito da squame bruno-nerastre invece
che nocciola. Anche tale taxon deve essere posto fra le
varietà cromatiche di striatulus e il tipo di rivestimento
lo pone fra le forme fuscolineatus e deliciosus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,3-3,35.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di parte api-
cale del rostro, antenne e zampe ferruginee; un poco
visibili sul dorso fra il rivestimento abbastanza fitto,
formato da squame subellittiche di differente lun¬
ghezza (lu/la 3-7), le più larghe sono concentrate alla
base del pronoto lungo la linea mediana e sull’inter-
stria suturale, le più strette e lunghe formano una se¬
rie confusa e un poco sollevata su ogni interstria entra¬
le; strie ben distinguibili, con una serie di sottili squa¬
me. Il colore delle squame è grigio-giallastro (le più
larghe un poco più chiare delle altre, biancastre). Parte
inferiore fittamente rivestita da squame grigio-bianca¬
stre larghe, subellittiche e subovali, e da lunghe squa¬
me subpiliformi un poco sollevate.
Capo: occhi globosi (fìg. 16). Fronte un poco più
larga del rostro alla base. Rostro visto dall’alto lieve¬
mente ristretto dall’inserzione delle antenne all’api¬
ce, visto di lato poco arcuato, decisamente schiacciato
nella parte apicale (fìg. 14, 15) (Rlu/Plu Ó 0,77-0,8; 9
0,79-0,83). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° articolo
grosso, solo un poco meno di 1,5 volte più lungo del 2°.
Protorace: poco trasverso (Pla/Plu 1,08-1,14), a lati
poco curvilinei nella metà basale dove è situato il pun¬
to più largo e ristretti con una evidente sinuosità all’api¬
ce, abbastanza convesso sul dorso. Elitre: oblunghe
(Elu/Ela 1,31-1,42; Ela/Pla 1,21-1,33), a lati subparalleli
nella metà basale, convesse. Zampe: femori inermi, gli
anteriori con una corta frangia di squame in entrambi
i sessi; tibie senza particolari caratteri sessuali; 3° arti¬
colo dei tarsi bilobato, evidentemente più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe circa i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 37, 38, 167, 197.
Variabilità: come ho detto nella discussione dei si¬
nonimi molto elevata per quanto riguarda il colore del
rivestimento dorsale (fìg. 516, 517). Dalla forma de¬
scritta grigiastra unicolore si passa a quella in cui le
squame di alcune interstrie elitrali (solitamente la, 3a,
5a, 6a e 7a) sono più chiare fino a diventare bianche,
ben contrastate dalle altre, così come bianca è una
chiazza di squame al centro della base del pronoto (a
volte vi sono altre due piccole chiazze nella parte apicale
verso i lati). Le squame scure, a loro volta, passano dal
bruno fino al nero (a volte quelle del pronoto decisa¬
mente più scure di quelle delle elitre). Può mancare la
serie di squame un poco sollevate sulle interstrie eli¬
trali, mentre le squame di 5a, 6a e 7a interstria possono
essere un poco più larghe di quelle delle altre inter¬
strie, uguali a quelle dell’interstria suturale. Il rostro
varia decisamente per l’evidenza della schiacciatura
della parte apicale, così come un poco variabili per cur¬
vatura dei lati sono il protorace e le elitre.
Le variazioni del rivestimento sono in linea di mas¬
sima scarse nella stessa popolazione e con una certa
distribuzione geografica. La forma tipica è pratica-
mente l’unica presente nelle località più settentrionali,
mentre nell’Europa meridionale e nella Regione siria-
co-palestinese si trovano frequentemente es. in cui il
colore del rivestimento è già un poco contrastato
(squame bianche e brune), infine in Sicilia e Nord
Africa la forma più frequente è quella con squame ne¬
re e bianche ben contrastate. In Sardegna è esclusiva-
mente presente la forma con squame nere e bianche
sul pronoto e brune e bianche sulle elitre; intermedia
fra questa e quella del Nord Africa è la forma delle
Isole Canarie. Qua e là comunque è possibile trovare
es. con rivestimento tipico nelle aree dove prevalgono
le forme a disegno contrastato e viceversa: Ritengo in¬
teressante un successivo dettagliato studio di queste
variazioni in rapporto ad una eventuale suddivisione
della specie in razze geografiche, cosa che, come det¬
to, esula dallo scopo del presente studio.
Note comparative — A volte può mostrare qualche
problema di separazione con oleesei (vedi note compa¬
rative di questa specie).
Geonemia — Europa meridionale (prevalentemente
settore occidentale), Nord Africa, Vicino Oriente, Re¬
gione siriaco-palestinese.
Materiale esaminato: 600 es. circa, provenienti da
varie località di: Austria (Sud Tirolo), Grecia, Italia,
Francia, Penisola Iberica, isole del Tirreno, Isole Ca¬
narie, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Israele, Liba¬
no, Siria.
Note biologiche — La larva si sviluppa entro i legu¬
mi di varie specie di Ononis , principalmente O. natrix
L. (Italia, Francia, Spagna, Sardegna); segnalata anche
su O. fruticosa L. (Alpi francesi; Hustache), O. ramo¬
sissima Desf. (Tunisia; Normand), O. euphrasiefolia
Desfi, O. diffusa Coss., O. glabrescens Hochr., O. arga-
nietorum Maire (Algeria; Peyerimhofi).
7. Tychius oleesei Tournier
— oleesei Tournier, 1873, p. 483. Desbrochers, 1895, p. 79; 1898,
p. 27. Franz, 1942, p. 248.
Diagnosis — Vestiture on dorsum of partly suberect
greyish and brown scales, thè greyish scales forming
three vittae on pronotum and covering odd elytral in-
terspaces. Prothorax transverse, slightly curved late-
rally from base, nearly as wide as elytra.
Serie tipica — Specie descritta su es. del Portogallo,
dell’Algeria e del Marocco (Tangeri), dei quali ho esa¬
minato 1 <3 e 3 99 (coll. Tournier) etichettati «Tanger,
Oleóse / Type» (designo 1 ó lectotypus).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,5-3,15.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di metà apicale
del rostro, antenne e zampe brune; un poco visibili sul
dorso fra il rivestimento abbastanza fìtto, formato da
squame strette, ellittiche e subrettangolari (lu/la 3-6),
alcune molto lunghe (lu/la 8-10), semierette e disposte
in una serie su ogni interstria elitrale; dall’alto altre
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
91
squame un poco sollevate sono visibili ai lati del pro¬
torace. Le squame sono di colore bruno e grigiastro,
queste ultime formano tre fasce mal definite sul pro¬
noto, una centrale e due laterali, e rivestono le inter-
strie elitrali dispari. Rivestimento della parte inferiore
come in striatulus.
Capo: come in striatulus , ad eccezione del rostro
che, visto di lato, è solo ristretto e non schiacciato nel¬
la parte apicale (Rlu/Plu ó 0,62-0,73; o 0,72-0,76).
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,08-1,16), a lati curvili¬
nei fin dalla base, con il punto più largo circa alla me¬
tà, convesso superiormente. Elitre: di forma allungata
(Elu/Ela 1,35-1,5), subrettangolari, solo debolmente
più larghe del protorace (Ela/Pla 1,08-1,18). Zampe:
come in striatulus.
Organi genitali: lobo mediano come in striatulus
(fig. 37, 38), ma più lungo e più stretto nella metà api-
cale. Spermateca e spiculum ventrale come in striatu¬
lus (fig. 167, 197).
Variabilità: molto scarsa; piccole variazioni si han¬
no nei colori del rivestimento, a volte poco contrastati,
e nella larghezza del protorace.
Note comparative — Specie strettamente correlata
con striatulus ; ne differisce in modo abbastanza evi¬
dente per il colore e la disposizione delle squame del
rivestimento dorsale, alcune delle quali semierette sia
sul pronoto che sulle interstrie elitrali (solo debol¬
mente sollevate sulle elitre in striatulus ), per il proto¬
race più trasverso, di forma differente (lati curvi fin
dalla base), solo poco più stretto delle elitre, per il ro¬
stro visto di lato solo un poco ristretto nella metà api-
cale (solitamente schiacciato in striatulus ) e per l’edea-
go che, seppure di forma molto simile, è più lungo e
più stretto nella parte apicale.
Geonemia — Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato: 44 es. — Marocco: Rabat
(MP), Talmest-Ibibam m 1600-2600 (MP), Tanger
(CF, MB, ME, MMi, MP, MW). Tunisia: Le Kef (MP),
Teboursouk (MP). Algeria: Larache (MP), Marnia
(MP), Salda (MP).
Note biologiche — Segnalato in Tunisia su Ononis
biflora Duf. (Normand, 1937).
8. Tychius peyerimhoffi Pie (Fig. 168)
— peyerimhoffi Pie, 1917, Echange, 33, p. 9.
Diagnosis — Integument on dorsum not completely
concealed by vestiture of white and pale brown elon-
gate scales, thè brown scales arranged in four to five
uneven rows on each elytral interspace, thè white sca¬
les partly slightly broader and covering frons, base
of pronotum, base and interspace 1 of elytra. Protho-
rax subconical. Elytra oblong, curvilinear at sides from
base.
Serie tipica — Descritta su es. dell’Algeria (litorale di
Algeri), dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Tournier) eti¬
chettata «littoral d’Alger / peyerimhoffi Pie, type / Ty-
pe» (lectotypus qui designato) e 1 ó e 3 99 (coll. Peye-
rimhoff) etichettati «dune de Corso, 16 mai 1916, Ono¬
nis variegata » (paralectotypi).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,45-2,65.
Tegumenti: rossastri, ad eccezione di fronte e metà
basale del rostro, ultimi articoli del funicolo antennale
e clava, protorace, base delle elitre e addome bruno
scuri; sul dorso abbastanza visibili fra il rivestimento
formato da squame nocciola, strette (lu/la 7-9), setoli-
formi, prevalenti, disposte sulle interstrie elitrali in 4-5
serie poco regolari (alcune di esse un poco sollevate),
e bianche, concentrate sulla fronte, dove sono setoli-
formi, alla base del pronoto e alla base e lungo l’inter-
stria suturale elitrale, dove sono più larghe, subellitti¬
che (lu/la 4-7) e fitte; strie ben visibili, con una serie di
esili squame piliformi. Zampe con squame in massima
parte bianche, poco fìtte. Parte inferiore rivestita come
in striatulus.
Capo: come in striatulus , ma rostro un poco più al¬
lungato dall’inserzione delle antenne (Rlu/Plu ó 0,78-
0,84; 9 0,86-0,96). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1°
2 volte più lungo del 2°.
Protorace: subconico, con il punto più largo in pros¬
simità della base (Pla/Plu 1,07-1,11), a lati debolmente
curvilinei, con una sinuosità evidente in prossimità
dell’apice, debolmente convesso superiormente. Eli¬
tre: oblunghe, alla base in modo evidente più larghe
del protorace (Elu/Ela 1,32-1,36; Ela/Pla 1,33-1,4), a lati
arrotondati fin dalla base, con il punto più largo nella
metà basale, abbastanza convesse. Zampe: lunghe; fe¬
mori inermi, gli anteriori con una corta frangia di
squame bianche nel ó; 3° articolo dei tarsi in modo
evidente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe i
2/3 dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano e spiculum ventrale
come in striatulus (fig. 37, 38, 197), ma più stretti e più
allungati; spermateca fig. 168.
Variabilità: gli es. da me esaminati, che provengono
tutti dalla località tipica, sono praticamente costanti; il
punto di massima larghezza elitrale può trovarsi an¬
che alla metà.
Note comparative — Specie facilmente distinguibile
da striatulus per la caratteristica forma di protorace
(subconico) ed elitre (larghe, a lati arrotondati), oltre
che per il rostro più allungato, per la colorazione del
rivestimento del protorace e per la forma dell’edeago
più allungata e più stretta nella metà apicale. Per le dif¬
ferenze da leprieuri vedi tabella e note comparative di
questa specie.
Geonemia — Algeria: Algeri, spiaggia di Corso
(MP).
Materiale esaminato: 7 es..
Note biologiche — Gli es. della spiaggia di Corso ri¬
sultano raccolti su Ononis variegata L..
9. Tychius leprieuri Pie (Fig. 518)
— leprieuri Pie, 1904, Echange, 20, p. 82.
— var. pelissieri Pie, 1905, Echange, 21, p. 162 (n. syn.).
Diagnosis — Small size. Scales on dorsum white
and black, thè white scales arranged at base of prono¬
tum and elytra and uniformly on elytral interspace 1
and partly on other elytral interspaces (usually poste-
rior two third of interspaces 5, 6, 7, 8 and 9). Prothorax
slightly transverse, laterally subrectilinear in basai
half.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Algeria
(Bòne), dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Pie ex Tour¬
nier) etichettata «Bòne / type / Tychius Leprieuri Pie»
(lectotypus qui designato).
Sinonimi — La var. pelissieri è descritta per es. sem¬
pre dell’Algeria (Pelissier, près Mostaganem), diffe¬
renti dalla forma tipica per i tegumenti elitrali più este¬
samente rossastri e per i lati delle elitre più paralleli.
Ho esaminato 1 ó (coll. Pie ex Reitter) etichettato «Al-
gérie / Pelissier, 16 mai / Leprieuri v. Pelissieri Pie /
Franz vid. 1939» (lectotypus qui designato). Non esi¬
stono caratteristiche morfologiche che giustifichino la
sua separazione dalla forma tipica.
92
ROBERTO CALDARA
Descrizione — Lunghezza: mm 2-2,7.
Tegumenti: neri, ad eccezione dell’apice del ro¬
stro, dello scapo e del 1° articolo del funicolo anten-
nale, dei 2/3 posteriori delle elitre, di tibie e tarsi
bruno-nerastri; superiormente ben visibili fra il ri-
vestimento formato da uno scarso numero di squa¬
me di due colori, bruno scuro e bianco: sulla fronte
bianche, sul rostro fino all’inserzione delle antenne
brune, sul pronoto brune (un poco sollevate ai lati)
ad eccezione che alla base dove sono bianche, sulle
elitre in prevalenza brune, in parte un poco solleva¬
te (le bianche sono concentrate alla base, lungo l’in-
terstria suturale, sul terzo medio di 5a, 6a, 7a e 8a in-
terstria), su femori e tibie bianche e brune frammi¬
ste. La forma delle squame è ellittica-lanceolata, le
brune strette (lu/la 6-9), le bianche in parte più lar¬
ghe (lu/la 4-6). Strie ben visibili, con una serie di
esili squame piliformi. Parte inferiore ricoperta co¬
me in striatulus.
Capo: come in striatulus , ma con occhi con il mar¬
gine posteriore più lievemente troncato e sollevato
e rostro visto di lato diritto e meno schiacciato
all’apice (Rlu/Plu ó 0,83-0,89; 9 0,85-0,94). Funicolo
antennale di 7 articoli, 1° articolo circa 2 volte più lun¬
go del 2°.
Protorace: poco più largo che lungo (Pla/Plu 1,07-
1,13), a lati un poco curvilinei Fin dalla base, con il pun¬
to più largo alla metà, con un brusco restringimento in
prossimità dell’apice, convesso superiormente. Elitre:
oblunghe (Elu/Ela 1,38-1,44; Ela/Pla 1,27-1,32), a lati
un poco convergenti fin dalla base, subrettilinei nel¬
la metà basale indi curvilinei Fino all’apice, poco con¬
vesse. Zampe: femori con un dente appena abbozza¬
to, gli anteriori nel ó un poco più squamosi che nella
9; 3° articolo dei tarsi decisamente più largo del 2°, ap¬
pendici ungueali grosse, lunghe quasi come l’unghia
stessa.
Organi genitali: lobo mediano di forma simile a
striatulus (Fig. 37, 38), ma più stretto e con apice con
deboli espansioni laterali; spermateca come in peye-
rimhoffì (flg. 168), spiculum ventrale come in striatulus
(Fig. 197).
Variabilità: l’unica variabilità degna di nota negli
es. da me esaminati sta nel numero delle squame
bianche del rivestimento elitrale. Infatti, a parte la
base e l’interstria suturale sempre bianche, sul resto
delle elitre si va da es. come il lectotypus, in cui le
squame bianche ricoprono solo la parte centrale di
alcune interstrie dalla 5a alla 9\ ad altri in cui le
squame bianche sono prevalenti su tutte le inter¬
strie.
Note comparative — È sufficientemente distinguibi¬
le da striatulus per il tipo di rivestimento della parte
superiore, per le minori dimensioni e per la forma
dell’edeago (con apice del lobo mediano stretto e con
deboli espansioni laterali) che è più vicino a quello di
olcesei e peyerimhoffi. Da quest’ultima specie, con la
quale ha in comune il caratteristico disegno del rivesti¬
mento del pronoto, differisce in modo evidente per la
forma di protorace ed elitre e per il rostro meno
schiacciato all’apice.
Geonemia — Algeria.
Materiale esaminato: 17 es. — Algeria: Bòne (MP),
Mostaganem - Pelissier (MP), Edough (MP), Oran -
dune de la Stidia (CRo).
Note biologiche — Gli es. delle dune della Stidia ri¬
sultano raccolti su Ononis variegata L. (Barbier).
Gruppo del Tychius chevrolati
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate sca-
les, mostly transversally arranged on pronotum. Vesti¬
ture on abdomen of broad scales., distinctly indented
at apex, and long bristles intermixed. Eye small with
hind margin feebly raised from vertex of head. Protho-
rax transverse, laterally curved from base. Profemur in
male with fringe of scales. Outer margin of protibia in
right angle at apex.
Discussione — Gruppo omogeneo formato da spe¬
cie estremamente simili fra di loro anche nella forma
degli organi genitali. A parte chevrolati, gli altri taxa si
distinguono con difficoltà e la posizione sistematica di
alcuni di essi, a causa dell’esiguità del materiale esami¬
nato, necessita ancora di chiarimenti. Esistono ragio¬
nevoli dubbi che crassioro lopezi da una parte e parda-
lis e tessellatus dall’altra non possano essere altro che
semplici razze geografiche rispettivamente di palaesti-
nus e hierosolymus. Il tipo di rivestimento (formato sul
dorso da squame strette, disposte in parte trasversal¬
mente sul pronoto, e sull’addome da squame larghe,
distintamente frangiate all’apice, in mezzo alle quali
spuntano lunghe setole) e la forma degli occhi (piccoli
e con il margine posteriore lievemente sollevato ri¬
spetto al vertice della testa) sono i più importanti ca¬
ratteri distintivi del gruppo, che apparentemente sem¬
bra mostrare correlazioni con il gruppo dello striatulus
(forma di occhi, tibie e organi genitali). Le specie po¬
trebbero vivere su Cytiseae, ma le notizie biologiche,
sono pressoché nulle.
10. Tychius chevrolati Tournier (Fig. 17, 18, 39, 40, 170, 199,
519)
— chevrolati Tournier, 1873, p. 484. Franz, 1942, p. 191, 249.
— antennalis Hustache, 1944, p. 67 (n. syn.).
— rungsi Hoffmann, 1962, Bull. Soc. ent. Fr., 67, p. 123 (n. syn.).
Diagnosis — Large size (length mm 3.1-4). Scales on
dorsum dense, hairlike, uniformly greyish. Eye promi-
nent. Rostrum Fig. 17, 18. Prothorax markedly tran¬
sverse. Metafemur strongly toothed.
Serie tipica — Descritto su es. del Portogallo, dei
quali ho esaminato 1 9 (coll. Chevrolat) etichettata
«Portugal / Tychius Chevrolati Tourn. / T. Chevrolati
Tourn. aureolus Ksw., Lusit. Tournier / Typus» (lecto¬
typus qui designato). Si tratta di un es. che ha perso
gran parte del rivestimento dorsale ed è lo stesso esa¬
minato da Franz. Al Museo di Parigi nella coll. Tour¬
nier non sono presenti sintipi della specie, mentre nel¬
la coll. Ch. Brisout ho trovato un’altra 9 etichettata
« Tychius chevrolati mihi, Portugal» (paralectotypus).
Sinonimi — Hustache descrive l’ antennalis su 1 Ó
del Marocco (Casablanca) che non sono riuscito a tro¬
vare, ma dalla descrizione e dalle note comparative
con pardalis non ho dubbi che tale specie sia sinoni¬
mo di chevrolati.
Il rungsi è descritto su 4 es. sempre del Marocco
(Mamora), dei quali ho esaminato 1 ó e 1 9 in coll.
Hoffmann. Essi sono perfettamente uguali al lectoty¬
pus di chevrolati.
Descrizione — Lunghezza: mm 3,1-4.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di parte
apicale del rostro, scapo antennale, tibie e tarsi bruno
ferruginei; poco visibili sul dorso perchè ricoperti ab¬
bastanza Fittamente da squame strette, subpiliformi
(più larghe solo sullo scutello), coricate, unicolori (gri-
giastro-nocciola), sulle interstrie elitrali disposte in 5-7
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
93
Figg. 10-33 — Rostro di: 10-11) 7 parallelus d e 9; 12-13) 7 bivittatus d e 9; 14-15) 7. striatulus <3 e 9; 16) idem, particolare di
testa e base del rostro; 17-18) 7 chevrolati d e 9; 19-20) T. palaestinus d e 9; 21-22) T. herculeanus d e 9; 23-24) T. maximus
d e 9; 25) T. gigas 9; 26-27) 71 rufirostris de 9; 28-29) T. intrususd e 9; 30-31) 7. kuschakewitschid e 9; 32-33) 7. sefrensisd e 9.
94
ROBERTO CALDARA
serie molto confuse; strie ben visibili, con una serie di
squame molto sottili e più corte. Squame larghe rico¬
prenti la parte inferiore del corpo fitte, subellittiche e
subovali, anch’esse grigio-nocciola.
Capo: occhi globosi, debordanti in modo eviden¬
te dalla sua convessità. Fronte circa della larghezza
del rostro alla base. Rostro (fig. 17, 18), visto dall’al¬
to, a lati lievemente convergenti dalla base all’apice
(Rlu/Plu Ó 0,81-0,89; 9 0,96-1). Funicolo antennale
di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°, clava
globosa.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,23-1,3), a lati arro¬
tondati fin dalla base, con il punto più largo alla metà,
superiormente convesso soprattutto sul disco. Elitre:
oblunghe (Elu/Ela 1,41-1,47; Ela/Pla 1,27-1,34), a lati
un poco curvilinei fin dalla base, con il punto più largo
alla metà, convesse. Zampe: femori posteriori dentati,
gli anteriori con frangia di squame soprattutto eviden¬
te nel ó; tibie senza particolari caratteri sessuali; 3° ar¬
ticolo dei tarsi bilobato, più largo del 2°, appendici un¬
gueali lunghe circa come l’unghia.
Organi genitali: fig. 39, 40, 170, 199.
Variabilità: gli es. della specie da me esaminati non
hanno mostrato differenze degne di segnalazione.
Note comparative — È la specie più grande del grup¬
po (le altre specie non superano i 3,15 mm), si differen¬
zia inoltre per i femori posteriori decisamente dentati,
per il rostro della 9 con la parte apicale dall’inserzio¬
ne delle antenne all’apice, vista di lato, un poco
schiacciata, per gli occhi più convessi, per il rivesti¬
mento sempre completamente unicolore grigio¬
nocciola.
Geonemia — Portogallo, Marocco.
Materiale esaminato: 12 es. — Portogallo, senza più
precisa indicazione (MP, MS). Marocco: Mamora
(MP), Melilla (MP), Rabat (ME), Sidi Slimane (ME),
Tanger (MP). ? Italia: Calabria (MMo) (si tratta di
1 9 già esaminata e segnalata da Franz e classificata
come « brevicollis Tourn.», nome in litteris; ritengo
che tale indicazione geografica sia meritevole di
conferma).
Note biologiche — Hoffmann segnala che la specie è
stata probabilmente raccolta su Teline linifolia (L.)
Webb & Berth. nella foresta di Mamora.
11. Tychius palaestinus Desbrochers (Fig. 19, 20)
— palaestinus Desbrochers, 1875, p. 23. Franz, 1942, p. 191, 249.
Diagnosis — Medium size (length mm 2.5-2.85). In-
tegument blackish, broadly exposed on dorsum bet-
ween scales of two colours (greyish and brown). Eye
nearly fiat. Prothorax transverse. Sides of elytra slightly
curved from base. Femora unarmed.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Siria (sen¬
za più precise indicazioni), dei quali ne ho esaminati 7
etichettati nel seguente modo: 1. «Syrie / palaestinus
Db. / Type» (c5, lectotypus qui designato; coll. De¬
sbrochers); 2. e 3. «Syrie» (99, coll. Desbrochers);
4. «I palaestinus m. Syrie / type» (c5, coll. Pie ex Tour-
nier); 5. «Syrie (cotype ex Desbr.) / palaestinus De-
sbr. / T. palaestinus, Syrie» (9, coll. Pie); 6. «20 Db. /
Tychius palaestinus Desbr., Syrie Desbrochers» (ó,
coll. Pie ex Reitter); 7. «Syria Dbr. / palaestinus Dbr. /
coll. v. Heyden» (9, ME).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,5-2,85.
Tegumenti: neri, ad eccezione di parte apicale del
rostro, tibie e tarsi bruno ferruginei; sul dorso ben
visibili fra il rivestimento poco fìtto composto quasi
esclusivamente da squame strette, setoliformi, cori¬
cate, di colore bruno e grigiastro (solo alcune più
larghe si trovano alla base del pronoto e ricoprono
lo scutello), sulle interstrie elitrali disposte in 3-4
serie molto irregolari; strie un poco visibili, con una
serie di esili squame piliformi. Squame larghe rico¬
prenti la parte inferiore del corpo fìtte e subovali,
grigio-giallastre.
Capo: occhi molto debolmente debordanti dalla
sua convessità. Fronte della larghezza del rostro alla
base. Rostro visto di lato quasi diritto (fig. 19, 20), vi¬
sto dall’alto a lati subparalleli (Rlu/Plu ó 0,69-0,74;
9 0,83-0,87). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° lun¬
go 2 volte il 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,17-1,25), a lati evi¬
dentemente curvilinei fin dalla base, con il punto più
largo alla metà, poco convesso superiormente. Elitre:
oblunghe (Elu/Ela 1,37-1,43; Ela/Pla 1,16-1,21), a lati
un poco curvilinei fin dalla base, con il punto più largo
nella metà anteriore, abbastanza convesse. Zampe: fe¬
mori inermi, gli anteriori con una evidente frangia di
squame biancastre nel ó; tibie senza particolari carat¬
teri sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato, un poco più
largo del 2°, appendici ungueali lunghe solo un poco
meno dell’unghia.
Organi genitali: come in chevrolati (fig. 39, 40, 170,
199).
Variabilità: gli es. esaminati hanno mostrato varia¬
zioni poco significative.
Note comparative — Ha notevoli punti di contatto
soprattutto con crassior e lopezi, che ho lasciato per il
momento separati da palaestinus soprattutto per il fat¬
to di aver esaminato di queste due specie solo un sin¬
golo esemplare e per la distanza della località di rac¬
colta (rispettivamente Algeria e Isole Baleari), essen¬
do le differenze fra questi taxa veramente esigue (vedi
note comparative di queste specie).
Geonemia — Regione siriaco-palestinese.
Materiale esaminato: 13 es. — Siria (ME, MP):
Amchit (CP), Akbés (MP). Libano: Zghorta-Eliden
m 1450 (CO), Beyrouth (CP).
12. Tychius crassior Desbrochers
— crassior Desbrochers, 1908, p. 54.
Diagnosis — Similar to palaestinus but scales on
dorsum thinner, arranged in triple rows on each ely-
tral interspace, prothorax less curved laterally in basai
half.
Serie tipica — Specie descritta su un unico Ó di
Medjez-Amar (Algeria), da me esaminato nella coll.
Desbrochers. Si tratta di un es. discretamente conser¬
vato, sebbene abbia il rostro quasi completamente
spezzato alla metà, e rimane l’unico della specie da me
esaminato.
Descrizione e note comparative — Estremamente
simile a palaestinus, ne differisce esclusivamente per il
rivestimento dorsale formato da squame più fini, di¬
sposte sulle interstrie elitrali in 3 serie abbastanza re¬
golari, per le strie più visibili e per il protorace a lati
meno arrotondati soprattutto nella metà basale. Mor¬
fologia edeagica come nelle altre specie del gruppo
(fig. 39, 40). E comunque necessario l’esame di altri
es. prima di poter dare un giudizio definitivo sulla
reale posizione sistematica del taxon, che potrebbe
essere solamente una sottospecie 0 anche una sem¬
plice varietà di palaestinus. Misurazioni: lunghezza
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
95
Figg. 34-48 — Lobo mediano, in visione dorsale e laterale e particolare dell’apice di: 34-35) T. parallelus\ 36) T. farinosus;
37-38) T. striatulus ; 39-40) T. chevrolati; 41-42) T. quinquepunctatus; 43-44) T. rufìrostris; 45-46) T. maximus\ 47-48) T. herculeanus.
mm 2,75. Rlu/Plu 0,7. Pla/Plu 1,22. Elu/Ela 1,37. Eia /
Pia 1,18.
Geonemia — Algeria.
13. Tychius lopezi Hoffmann
— lopezi Hoffmann, 1957, p. 53.
Diagnosis — Similar to paìaestinus except pronotum
more convex, less curved laterally.
Serie tipica — Descritto su un unico ó di Palma di
Maiorca, presente in coll. Hoffmann. È rimasto il solo
es. della specie da me esaminato.
Descrizione e note comparative — Mostra notevo¬
lissimi punti di contatto con paìaestinus, dal quale dif¬
ferisce praticamente solo per il protorace più convesso
superiormente e a lati meno arrotondati. Anche
fedeago è completamente identico. Solo la località di
raccolta, così distante rispetto all’area della quale mi è
noto almeno per il momento il paìaestinus, mi ha
indotto attualmente a tenere separati i due taxa
e, come detto per crassior, anche per lopezi sarà
l’esame di altro materiale che ne chiarirà la sua
reale posizione sistematica. Misurazioni: lunghez¬
za mm 3. Rlu/Plu 0,78. Pla/Plu 1,19. Elu/Ela 1,38.
Ela/Pla 1,22.
Geonemia — Isole Baleari (Palma di Maiorca).
14. Tychius hierosolymus (Desbrochers)
— hierosolymus (Desbrochers, 1900), Frelon, 8, p. 84 ( Pachytychius ).
Caldara, 1978, p. 209.
Diagnosis — Medium size (length mm 2.65-2.9). In-
tegument brownish, scarcely exposed on dorsum bet-
ween scales of two colours (yellowish and brown).
Eye nearly fiat. Prothorax in basai half and elytra
slightly curved laterally. Femora unarmed.
96
ROBERTO CALDARA
Serie tipica — Lectotypus già da me designato (1978)
ed etichettato «Jerusalem, hierosolymus m., type»
(coll. Desbrochers).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,65-2,9.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di parte api-
cale del rostro, antenne e tarsi un poco più chiari; un
poco visibili sul dorso fra il rivestimento formato da
squame coricate, strette (lu/la 4-6), subellittiche (un
poco più larghe alla base del pronoto, lungo la linea
mediana e sullo saltello), di colore nocciola e bruno,
senza formare particolari disegni, sulle interstrie en¬
trali non disposte in serie; strie poco visibili, con una
serie di esili squame. Squame larghe ricoprenti la par¬
te inferiore fìtte, subellittiche e subovali, nocciola e
grigiastre.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fonte della larghezza del rostro alla base. Ro¬
stro come in palaestinus (fìg. 19, 20) (Rlu/Plu Ó 0,69-
0,79; 9 0,8-0,86). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1°
circa due volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,15-1,24), a lati debol¬
mente curvilinei nei 2/3 basali, poco convesso sul dor¬
so. Elitre: oblunghe (Elu/Ela 1,36-1,46; Ela/Pla 1,19-
1,27), a lati debolmente arrotondati fin dalla base, con
il punto più largo nella metà basale, poco conves¬
se. Zampe: femori inermi, gli anteriori con evidente
frangia di squame nel ò1; tibie senza particolari caratte¬
ri sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato, un poco più
largo del 2°, appendici ungueali lunghe quasi quanto
l’unghia.
Organi genitali: come in chevrolati (fìg. 39, 40, 170,
199).
Variabilità: gli es. da me esaminati, provenienti solo
da due località molto vicine fra loro, non presentano
significative variazioni neanche dall’holotypus (che è
solo meno ben conservato e ha perso parte delle squame
del rivestimento elitrale). È da notare che in alcuni es. le
squame brune sul dorso tendono a formare chiazzette,
sebbene poco evidenti, e le antenne sono nerastre.
Note comparative — Anche per hierosolymus succe¬
de quanto detto a proposito di palaestinus, e cioè che il
taxon ha notevolissimi punti di contatto con altri due
taxa, pardalis del Marocco e tessellatus della Spagna,
che potrebbero risultare ad un esame più approfondi¬
to semplici sottospecie geografiche (in tal caso sareb¬
be tessellatus il nome con la priorità). Per le differenze
da queste specie vedi loro note comparative. Hieroso¬
lymus è in ogni caso molto simile anche a palaestinus :
sembra differirne in modo costante per i tegumenti
bruni e non neri, per il rivestimento dorsale più fìtto e
per il protorace a lati meno curvilinei.
Geonemia — Regione siriaco-palestinese.
Materiale esaminato: 25 es. — Israele: Bat-Jam
(MW), Bet-Dagan (MW), Gerusalemme (MP), Holon
(MW). Giordania: Petra (CFri).
15. Tychius pardalis Escalera
— pardalis Escalera, 1914, p. 465.
Diagnosis — Similar to hierosolymus except size ge-
nerally smaller (length mm 2.5-2.75), scales on dor-
sum narrower, hairlike, elytra more curved at sides.
Serie tipica — Specie descritta su es. del Marocco
(Marrakesh, Mogador), dei quali ne ho esaminati 2
(coll. Hoffmann) indicati come cotypi, etichettati ri¬
spettivamente «Marruecos, Mogador, III-1906, Escale¬
ra» (ó, lectotypus qui designato) e «Marruecos, Marra¬
kesh, 1-1907, Escalera» (9, paralectotypus).
Descrizione e note comparative — Taxon stretta-
mente correlato con hierosolymus , dal quale sembra
differire per le dimensioni in media minori, per il rive¬
stimento dorsale formato da squame più strette, sub-
piliformi (lu/la 6-8), e per le elitre un poco più arroton¬
date. Organi genitali come nelle altre specie del gruppo.
Misurazioni: lunghezza mm 2,5-2,75. Rlu/Plu Ó 0,76-
0,8; 9 0,82-0,94. Pla/Plu 1,13-1,27. Elu/Ela 1,36-1,49. Eia /
Pia 1,21-1,33. Per quanto riguarda la variabilità, i femori
posteriori a volte sono subdentati, il rivestimento elitra¬
le può presentare chiazzette di squame bruno scure.
Geonemia — Marocco.
Materiale esaminato: 43 es. — Marocco: Marrakesh
(MP), Mogador (MB, MMi, MP), Mamora (MP).
16. Tychius tessellatus Tournier
— tessellatus Tournier, 1873, p. 464. Franz, 1942, p. 193, 250.
Diagnosis — Integument brown, distinctly exposed
on dorsum between scales which are maculated on
elytra (yellowish and brown). Eye nearly fiat. Protho-
rax transverse.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Andalusia,
non rintracciabili nella coll. Tournier. Franz classifica
con tale nome una 9 della coll. Seidlitz (MMo)
dell’Andalusia, che anch’io ho esaminato. Concordo
con l’opinione di Franz, dato che l’es. è completamen¬
te corrispondente alla descrizione originale, così come
corrisponde un’altra 9 della coll. Hoffmann di Grana-
da classificata come tessellatus probabilmente da Pie.
Descrizione e note comparative — Le 2 99 suddette
sono gli unici es. della specie da me esaminati. Esse si
pongono in una posizione intermedia fra palaestinus (e a
maggior ragione lopezi, data la vicinanza della località di
raccolta) e hierosolymus. Del primo hanno la forma gene¬
rale, del secondo il colore bruno dei tegumenti e il tipo
di rivestimento con squame di due colori, nocciola e bru¬
ne, ma in questo caso sono le brune ad essere prevalenti.
Le due 99 hanno inoltre una corta ma evidente frangia
di squame sui femori anteriori, sicuramente non presen¬
te nelle 99 di hierosolymus ; ho invece qualche riserva su
questo carattere per quanto riguarda palaestinus, dato
che ho esaminato solo 99 in stato di conservazione non
soddisfacente. Misurazioni: lunghezza mm 3,05-3,15.
Rlu/Plu 0,78-0,87. Pla/Plu 1,14-1,19. Elu/Ela 1,39-1,48.
Ela/Pla 1,22-1,25.
Geonemia — Spagna meridionale.
Materiale esaminato: 2 es. — Spagna: Andalusia
(MMo): Granada (MP).
Gruppo del Tychius quinquepunctatus
Diagnosis — Body robust. Rostrum in lateral view tape-
red from antennal insertion to apex. Eye globose, promi-
nent. Prothorax generally transverse and markedly nar-
rowed at apex. Elytra oblong, convex. Metafemur espe-
cially with large tooth. Scales on elytra dense, uniformly
subelliptical, usually forming white vittae or maculae.
Discussione — Nessuno dei caratteri diagnostici è
esclusivo del gruppo, ma presi nel loro insieme rendo¬
no le specie di appartenenza inconfondibili. Il ciclo
biologico si svolge su varie specie di Vicieae. Mi è diffi¬
cile dire con quali altri gruppi quello del quinquepunc¬
tatus abbia rapporti fìletici. Per quanto riguarda la for¬
ma del lobo mediano, essa è simile a quella delle spe¬
cie vicine a gigas, astragali e anche a sorosius (gruppo
quest’ultimo dell’Africa meridionale) ed alle specie
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
97
del subgen. Apeltarius (vedi discussione del genere e
Caldara, 1978); non direttamente risulta la forma della
spermateca. La morfologia generale, la forma del ro¬
stro e il tipo di rivestimento lo rendono apparente¬
mente affine ad aureolus e specie vicine.
17. Tychius quinquepunctatus (Linnaeus) (Fig. 41, 42, 171,
200)
— quinquepunctatus (Linnaeus, 1758), Syst. Nat., 10, p. 383 ( Curcu -
Ho); Fauna Suec., 1761, n. 618 ( Curculio ). Gyllenhal, 1813, Ins. Suec.,
3, p. 197 ( Rhynchaenus ); 1836, p. 401. Ch. Brisout, 1862, p. 765 {Sibi-
nia). Tournier, 1873, p. 462. Bedel , 1885, p. 150; 1887, p. 313 ( Sibinia );
1923, p. 73. Desbrochers, 1907, p. 145. Ragusa, 1908, p. 156. Edwards,
1910, p. 81. Reitter, 1916, p. 215. Grandi, 1916, Boll. Lab. zool. Portici,
p. 103. Penecke, 1922, p. 14. Hustache, 1931, p. 284, 291. Porta, 1932,
p. 265. Franz, 1939, p. 346; 1940a, p. 17 ( Aoromius ). Hoffmann, 1954,
p. 1154, 1162. Smreczynski, 1972, p. 95. Caldara, 1977, p. 144; 1978,
p. 24. Clark et al., 1978, p. 640. Lohse, 1983, p. 84.
— quadrimaculatus (Mùìler, 1776), Zool. Dan. Prodr., p. 89 ( Curcu¬
lio ). Hustache, 1931, p. 292. Franz, 1939, p. 347; 1940a, p. 18. Hoff¬
mann, 1954, p. 1163.
— fasciatus (Geoffroy, 1785), Ent. par., 2, p. 133 {Curculio).
— quinquemaculatus (Panzer, 1794), Fauna germ., 84, n. 8 {Curculio).
— quinquenotatus (Mannerheim, 1825) in Hummel, Essais ent., 4,
p. 25 {Sibinia).
— modestus Tournier, 1873, p. 462. Franz, 1939, p. 346; 1940a, p. 21.
Caldara, 1977, p. 144.
— tauni Fricken, 1888, Deut. ent. Zeit., p. 324. Reitter, 1916, p. 215.
Porta, 1932, p. 265. Franz, 1939, p. 347.
— smyrnensis (Desbrochers, 1891), Frelon, 1, p. 30 {Pachy tychius).
Caldara, 1978, p. 209.
— ab. laterelineatus Ragusa, 1908, p. 156. Porta, 1932, p. 265. Fraz,
1940a, p. 21.
— var. ininterruptus Fuente, 1912, Boi. Soc. esp. Hist. nat., p. 364.
Franz, 1939, p. 347; 1940a, p. 19. Hoffmann, 1954, p. 1163.
— ab. connexus Reitter, 1916, p. 215. Hustache, 1931, p. 292.
— stredai Penecke, 1926, Wien. ent. Zeit., 43, p. 41. Franz, 1939, p.
347; 1940a, p. 17.
— ab. inapicalis Roubal, 1928, Ent. Blatt., 24, p. 68. Franz, 1939,
p. 347; 1940a, p. 18. Hoffmann, 1954, p. 1154.
— ab. dieneri Hajoss, 1938, Festschr. E. Strand, 4, p. 655.
— ab. conjunctus Franz, 1940a, p. 19.
— ssp. senilis Franz, 1949, p. 264. Caldara, 1977, p. 144.
Diagnosis — See diagnosis of thè group.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Svezia che
non ho ritenuto necessario esaminare.
Sinonimi — A parte le più antiche, che riporto inte¬
gralmente dal Cat. Junk, ma che non ho verificato nel¬
la loro esattezza, le altre sinonimie, legate il più delle
volte alla descrizione di variazioni di disegno del rive¬
stimento dorsale, sono già state esaurientemente di¬
scusse (Franz. 1939, 1940a; Caldara, 1977) e nulla ho
da aggiungere a tale proposito.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 7-4, 3.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di metà basale
del rostro, antenne e zampe ferruginee; quasi comple¬
tamente nascosti sul dorso dal rivestimento fìtto e for¬
mato da squame coricate, subellittiche (lu/la 3-5), di¬
sposte sulle interstrie elitrali in modo uniforme ma
senza alcun ordine; strie quasi indistinguibili, con una
serie di squame solo lievemente più sottili di quelle
delle interstrie. Le squame sono di due colori: brune,
con riflessi ramati, e bianche; queste ultime ricoprono
testa, metà basale del rostro e zampe, formano una
chiazza centrale allungata alla base del pronoto, e sul¬
le elitre una chiazza basale in regione omerale (5a-8a
interstria) ed una oltre la metà (5a-6a interstria) rico¬
prendo inoltre quasi interamente finterstria suturale.
Parte inferiore ricoperta fittamente da squame bian¬
che, subellittiche e subovali.
Capo: occhi grossi, globosi, debordanti dalla sua
convessità. Fronte un poco più stretta del rostro alla
base. Rostro visto dall’alto a lati subparalleli fino in
prossimità dell’apice dove divergono lievemente, visto
di lato poco arcuato, decisamente schiacciato dall’in¬
serzione delle antenne all’apice (Rlu/Plu ó 0,75-0,8;
0,76-0,84). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° circa
volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,15-1,24), a lati decisa¬
mente curvilinei fin dalla base, con il punto più largo
fra terzo basale e terzo medio, fortemente ristretto a
forma di collo in prossimità dell’apice, convesso supe¬
riormente. Elitre: di forma oblunga (Elu/Ela 1,3-1,37;
Ela/Pla 1,1-1, 2), a lati un poco curvilinei fin dalla base,
con il punto più largo nella metà basale, convesse so¬
prattutto anteriormente in prossimità della sutura.
Zampe: femori dentati, i posteriori fortemente, i
medi e gli anteriori debolmente; femori anteriori
nel ó con una folta frangia di squame subpiliformi
biancastre; tibie anteriori senza particolari caratteri
sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato, decisamente più
largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa la metà
dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 41, 42, 171, 200.
Variabilità: marcata per quanto riguarda il colore
e il disegno del rivestimento dorsale. Dalla classica
forma descritta con 5 chiazze bianche si passa a quel¬
la in cui le due chiazze elitrali si uniscono a forma¬
re un’unica fascia longitudinale; inoltre, le squame
bianche possono invadere gradatamente anche la 4a,
3a e 2a interstria fino ad arrivare a rivestire interamen¬
te tutte le elitre, la stessa cosa avviene anche sul pro¬
noto. Il colore delle squame più scure può variare dal
giallastro al nocciola e al bruno, con o senza riflessi
metallici argentati, dorati o ramati. Dal punto di vista
geografico tutte queste variazioni cromatiche si ri¬
scontrano sparse qua e là e, anche se le varie popola¬
zioni locali tendono ad essere discretamente costanti,
parte di esse sono presenti anche entro una stessa po¬
polazione, sebbene non si trovino mai uniti i due
estremi di variazione. Per quanto riguarda le dimen¬
sioni e la forma generale, ho già segnalato (Caldara,
1977) come gli es. più meridionali siano in linea di
massima più robusti e con protorace più trasverso di
quelli settentrionali.
Note comparative — Per le differenze da irregularis e
rusticus vedi a proposito di queste specie.
Geonemia — Tutta Europa, Asia anteriore, Siberia,
Giappone, Algeria.
Materiale esaminato: 1000 es. circa.
Note biologiche — Per revisione vedi Clark & Bur-
ke, 1977. La larva è segnalata come parassita di diverse
specie di Vicia (V. sepium L., V. faba L., V. sativa L.,
V. cracca L., V. angustifolia Koch, V. orobus D. C.,
V. tenuifolia Roth), di Lathyrus ( L . pratensis L., L. syl-
vestris L., L. vernus L., L. latifolius L.) e di Pisum {P. ar-
vense L., P. sativum L.).
18. Tychius irregularis Faust
— irregularis Faust, 1890, Oefv. finska Fòrh., 32, p. 93. Franz, 1939,
p. 345; 1940a, p. 25. Hoifmann, 1954, p. 1155, 1164. Caldara & Pesari-
ni, 1977, Mem. Soc. ent. ital., 55, p. 171.
— oberti Faust, 1890, Oefv. finska Fòrh., 32, p. 95. Franz, 1940a,
p. 25.
— fagniezi Hoffmann, 1936, Bull. Soc. ent. Fr., 41, p. 101; 1954,
p. 1165. Franz, 1940a, p. 25.
Diagnosis — Similar to quinquepunctatus except
prothorax less large and less markedly narrowed at
apex, rostrum less tapered at apical portion.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Russia
meridionale (Samara) custoditi nella coll. Faust e già
esaminati da Franz (1940a); non ho ritenuto necessa-
98
ROBERTO CALDARA
rio riesaminarli dato che ho potuto studiare alcuni es.
classificati con tale nome dall’Autore austriaco.
Sinonimi — Le due sinonimie stabilite da Franz
(1940a) non necessitano di ulteriore discussione.
Descrizione e note comparative — Taxon estrema-
mente simile a quinquepunctatus, dal quale differisce
esclusivamente per il protorace meno trasverso e me¬
no bruscamente ristretto a forma di collo in prossimità
dell’apice e per il rostro meno schiacciato dall’inser¬
zione delle antenne all’apice in entrambi i sessi. Il ri-
vestimento dorsale, come in quinquepunctatus, è com¬
posto da squame bianche e squame scure. Solitamen¬
te le squame bianche sulle elitre ricoprono l’interstria
suturale e la 5a, 6a e 7a interstria per intero. Il lobo me¬
diano dell’edeago è di forma molto simile, ma un po¬
co più largo ai lati nella parte apicale. Misurazioni:
lunghezza mm 3-3,5. Rlu/Plu ó 0,7-0,74; o 0,73-0,76.
Pla/Plu 1,11-1,16. Elu/Ela 1,32-1,37. Ela/Pla 1,26-1,3.
Variabilità: il disegno e il colore del rivestimento
dorsale sembrano soggetti a minori variazioni che nel
quinquepunctatus. Il colore delle squame più scure va¬
ria dal rosso-bruno al giallo-grigiastro (soprattutto ne¬
gli es. francesi e italiani) con più o meno evidenti ri¬
flessi metallici, mentre le squame bianche sulle elitre
possono rivestire anche una parte di 2a, 3a e 4a inter¬
stria. Non conosco irregularis con le 4 chiazze elitrali
di squame bianche così caratteristiche nel quinque¬
punctatus. Piccole differenze si hanno nella lunghezza
e nello spessore della parte apicale del rostro e nella
curvatura dei lati di protorace ed elitre. Non si apprez¬
zano sostanziali differenze fra gli es. francesi e quelli
asiatici. Ritengo comunque che il taxon, così come ru-
sticus, necessiti di ulteriori verifiche biologiche per un
miglior chiarimento dei reali rapporti con quinque¬
punctatus.
Geonemia — Diffuso prevalentemente nella regio¬
ne paleartica orientale dalla Siberia alla Russia meri¬
dionale, apparentemente relitto in Italia settentrionale
e Francia meridionale.
Materiale esaminato: 20 es. — URSS: Siberia: Amur
(MP). Italia: Veneto: Lignago (CO), Verona (CF, CO,
MMi); Piemonte: Ghislarengo (CPes), Rovasenda
(CC). Francia: Avignone (MBu), Bouches-du-Rhòne -
Arles (MLo), St-Gilles-du-Gard (MP), Vaucluse - La
Bond (MP).
Note biologiche — La specie è segnalata su Vida te¬
nui/ olia Roth in Francia (Hoffmann).
19. Tychius rusticus Faust
— rusticus Faust, 1890, Oefv. finska Fòrh., 32, p. 93. Franz, 1939,
p. 345; 1940a, p. 28.
— irritans Faust, 1890, Oefv. finska Fòrh., 32, p. 93. Franz, 1940a,
p. 28.
— oberti var. sibiricus Faust, 1890, Oefv. finska Fòrh., 32, p. 96.
Franz, 1940a, p. 28.
— f. mandschuricus Voss, 1952, Ent. Blàtt., 10, p. 198 (n. syn.).
Diagnosis — Similar to quinquepunctatus except ro-
strum shorter and less tapered at apical portion, elytra
shorter and more globose.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Siberia
(Krasnojarsk, Sujetuk), dei quali ho esaminato 2 óó
(coll. Faust) etichettati rispettivamente «Ó1, Krasno¬
jarsk, Obert / rusticus Faust / type / Aoromius rusticus
Fst., det. Dr. H. Franz» (lectotypus qui designato) e
«Ó1, Sujetuk... / rusticus Faust / Type» (paralectotypus).
Sinonimi — Sempre delle stesse località Faust de¬
scrive sia Y irritans che la var. sibiricus ódV oberti, en¬
trambi messi successivamente in sinonimia con rusticus
da Franz (1940a) dopo l’esame con alcuni sintipi.
Anch’io ho esaminato (coll. Faust) 3 sintipi dell 'irri¬
tans etichettati: 1 ó (lectotypus qui designato) e 1 9
portati sullo stesso spillo «Sujetuk, Hamenk. / irritans
Faust / Type / Tychius irritans Fst. / Aoromius rusticus
Fst., det. Dr. H. Franz» e 1 9 «Krasnojarsk, . . . / irritans
Faust / type», ed inoltre 3 sintipi dell 'oberti var. sibiri¬
cus etichettati: 1 Ó (lectotypus qui designato) «U, Kras-
noja., Obert / sibiricus Faust / type / T. oberti var. sibi¬
ricus Fst. / Aoromius v. sibiricus Fst., det. Dr. H.
Franz» e 1 ó e 1 Q portati sullo stesso spillo «Krasnoja.
Obert / sibiricus Faust / type». Concordo con l’opinio¬
ne di Franz.
La forma mandschuricus Voss è descritta per 3 es. di
rusticus di Chardin con protorace più trasverso e a lati
più arrotondati; di essa ho esaminato 1 es., topotipico.
Non esiste nessun motivo per separarla dalla forma
tipica.
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente correlata con quinquepunctatus e soprattutto
con irregularis. Da entrambi differisce per le elitre più
corte e globose, mentre da irregularis, del quale ha la
forma del rostro e il disegno del rivestimento elitrale, dif¬
ferisce anche per il protorace più trasverso. Il lobo me¬
diano è di forma simile, ma decisamente più dilatato (an¬
cor più che in irregularis ) nella parte apicale. Misurazio¬
ni: lunghezza mm 2, 8-3,9. Rlu/Plu ó 0,65-0,71; 9 0,77-
0,81. Pla/Plu 1,16-1,25. Elu/Ela 1,2-1, 3. Ela/Pla 1,25-1,32.
Variabilità: per il colore e il disegno del rivestimento
dorsale vale quanto detto per irregularis. Discrete difTe-
renze si hanno nella lunghezza e nello spessore della
parte apicale del rostro e nella larghezza di protorace
ed elitre.
Geonemia — Regione paleartica orientale.
Materiale esaminato: 24 es. — Giappone: Yokoha¬
ma (MLo). Cina: Hoyeping chang (MP), Charbin
(MLo). Mongolia: Tosgoni ovoo, Ulan-Baatar m 1900
(MBu), Delgerchangaj ul m 1650 (MBu), Are Bogd ul,
Samon Chovd m 1760 (MBu), Zuum-Chara (MBu),
Ulaan chodag, Samon Òndòrschireet m 1500 (MBu).
URSS: Siberia (MMi): Irkutsk (MP), Krasnojarsk
(MD), Sujetuk (MD).
Grappo del Tychius rufirostris
Diagnosis — Large size. Scales on elytra elongate,
subelliptical to subrectangular, uniformly arranged,
unicolorous grayish to yellow. Rostrum in lateral view
distinctly attenuate in apical half. Prothorax distinctly
narrower than elytra at base, with subrectilinear and
more or less convergent sides in basai half.
Discussione — I tre taxa paleartici che formano il
gruppo sono estremamente simili fra di loro e ben due
di essi, noti solo per il tipo, necessitano di ulteriori
precisazioni tassonomiche.
Nessuno dei caratteri posti in diagnosi è esclusivo
del gruppo; nell’insieme le specie hanno un aspetto
caratteristico che permette di separarle con facilità, ma
nello stesso tempo rende estremamente difficoltoso
stabilire rapporti filogenetici con gli altri Tychius. Solo
per la forma generale mostrano somiglianze con le
specie del gruppo del parallelus e dello striatulus. Po¬
trebbero vivere su Glycyrrhiza. Tre specie del Nord
America, lineellus, sordidus e caesius (conosco in natu¬
ra solo le prime due), mostrano apparentemente mar¬
cate affinità con le specie del gruppo del rufirostris (ti¬
po di rivestimento, forma generale e forma del rostro)
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
99
che necessitano sicuramente di un più approfondito
esame; lineellus e sordidus parassitano rispettivamente
specie del genere Baptisia e del genere Lupinus (Clark,
1971).
20. Tychius rufirostris Schònherr (Fig. 26, 27, 43, 44, 172,
201, 520)
— rufirostris Schònherr, 1832, Cat. rais. Objets Zool., p. 223. Gyllen-
hal, 1836, p. 407. Franz, 1942, p. 260; 1949, p. 265.
— glycyrrhizae Becker, 1864, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 37, p. 486.
Desbrochers, 1873, p. 121.
Diagnosis — Eye large, fiat. Prothorax subconical.
Elytra large, robust.
Serie tipica — Gli Autori che si sono occupati del ru-
firostris hanno sempre considerato la specie come de¬
scritta da Gyllenhal nel 1836. In realtà, come mi ha fat¬
to giustamente notare Persson (in litt., 1983), la descri¬
zione della specie era già stata riportata nel 1832 nel
catalogo di Ménétriés a nome di Schònherr ed è valida
a tutti gli effetti.
Franz (1949) riferisce di aver esaminato in coll.
Schònherr 1 syntypus o di rufirostris che, a suo avviso,
non sembra corrispondere alla specie chiamata con ta¬
le nome sia da lui che dagli altri Autori e ne riporta al¬
cune differenze nel tipo di rivestimento e nella forma
di protorace e zampe. Ho esaminato anch’io tale es.
etichettato «Type / Caucasus, Ménétriés» (lectoty-
pus qui designato) e, a parte il protorace di forma
meno conica di quanto avviene nella maggior parte
dei casi, non ho trovato altre differenze dagli es.
comunemente classificati con tale nome nelle varie
collezioni.
Sinonimi — Il glycyrrhizae è descritto in modo estre¬
mamente sintetico su es. di Sarepta, dei quali ne ho
esaminati 14, tutti etichettati «Sarepta, Becker»; 2 in
coll. Heyden (nomino uno di questi, un 3, lectoty-
pus), 5 in coll. Stierlin, 4 in coll. Toumier e 3 in coll.
Solari; non ho dubbi sulla loro uguaglianza con il lec-
totypus di rufirostris.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 8-3, 7.
Tegumenti; bruni (rostro per intero, antenne e
zampe rossastre), un poco visibili sul dorso fra il rive¬
stimento formato da strette squame subrettangolari e
subellittiche (lu/la 4-6), tutte di colore nocciola, per la
maggior parte coricate (solo qualcuna di esse un poco
sollevata sulle interstrie elitrali), disposte in modo ir¬
regolare sulle interstrie elitrali e un poco più concen¬
trate e sovrapposte sulfinterstria suturale (la larghez¬
za di un’interstria è occupata da 4-5 squame); strie vi¬
sibili, con sottili squame subpiliformi. Parte inferiore
ricoperta fittamente da squame biancastre, subellitti¬
che, un poco più larghe di quelle del dorso.
Capo; testa conica, occhi grandi, piatti, non debor¬
danti dalla sua convessità. Fronte un poco più stretta
del rostro alla base. Rostro (fig. 26, 27), visto dall’alto,
a lati un poco convergenti fino all’inserzione delle
antenne da dove divergono lievemente (Rlu/Plu 3
0,69-0,73; Q 0,8-0,84), lucido, scarsamente punteggia-
to-striato fino all’inserzione delle antenne indi liscio.
Funicolo antennale di 7 articoli di forma allungata, il
1° solo poco più lungo del 2°.
Protorace: Pla/Plu 1,14-1,18, di forma subconica,
con il punto più largo alla base, a lati debolmente cur¬
vilinei, un poco più convesso sul dorso. Elitre: tozze,
corte, globose (Elu/Ela 1,19-1,3; Ela/Pla 1,3-1,34), con
il punto più largo nel terzo basale, a lati subrettilinei fi¬
no alla metà da dove diventano decisamente curvili¬
nei. Zampe: femori subdentati, gli anteriori nel 3 con
una corta frangia di squame; tibie nel 3 con un denti¬
no triangolare nel mezzo lungo il margine interno;
terzo articolo tarsale decisamente bilobato, appendici
ungueali lunghe circa 2/3 la lunghezza dell’unghia
stessa.
Organi genitali: fig. 43, 44, 172, 201.
Variabilità: specie nel complesso abbastanza co¬
stante; i lati di protorace ed elitre possono essere più
curvilinei di come descritto, senza peraltro modificare
in modo sostanziale la loro forma. A volte i tegumenti
sono completamente ferruginei e sulle interstrie di¬
spari le squame sono un poco più chiare che sulle pari.
Note comparative — Per le differenze da retusus e
fausti vedi tabella e note comparative di queste specie.
Geonemia — Russia meridionale, Iran.
Materiale esaminato: 32 es. — URSS: Sarepta (MB,
ME, MMi); Caucaso: Elisavetpol (CK, MBu, ME), Se-
van (CK). Iran: Fahrs-Shahr-e-takhr (Qader abad)
(CCo).
Note biologiche — Becker riferisce di aver raccolto
la specie su Glycyrrhiza glandulifera W. & K..
21. Tychius fausti (Reitter)
— fausti (Reitter, 1896), Deut. ent. Zeit., p. 46 ( Sibinia ). Pie, 1902,
p. 147. Caldara, 1985a, p. 91.
Diagnosis — Similar to rufirostris except elytra more
elongate and prothorax distinctly conical.
Serie tipica — Specie descritta come Sibinia su un
unico <3 del Turkestan, da me esaminato (coll. Pie) ed
etichettato «Turkestan, Reitter / Sib. Fausti m. 1895 /
Tychius / Type». L’holotypus rimane l’unico es. della
specie da me reperito.
Descrizione e note comparative — Lunghezza:
mm 3,35. Rlu/Plu 0,76; Pla/Plu 1,13; Elu/Ela 1,43; Eia/
Pia 1,33. Ha notevolissimi punti in comune con rufiro¬
stris, dal quale differisce esclusivamente per la forma
più allungata, soprattutto delle elitre, e per il protorace
ancora più decisamente conico, a lati subrettilinei.
Tali particolari mi hanno portato per il momento a
tenere separate le due specie. Sarà comunque neces¬
saria la visione di altri es. per confermare questa mia
opinione.
Geonemia — Turkestan.
22. Tychius retusus Faust
— retusus Faust, 1885, p. 181. Franz, 1942, p. 113, 262.
Diagnosis — Similar to rufirostris except scales on
dorsum uniformly arranged and recumbent, not ruf-
fled, prothorax subparallel sided in basai half.
Serie tipica — Specie descritta su un es., secondo
Faust 3, di Taschkent (leg. Balassoglo) e comparato
con rufirostris. Franz riferisce che tale es. è in realta
una 9 e che retusus è da collocarsi vicino a kiesenwette-
ri (syn. di trivialis). Ho esaminato anch’io il suddetto
es. etichettato «Taschkent, Akinin / type / Tychius re¬
tusus Fst.» (coll Faust). Esso corrisponde perfetta¬
mente alla descrizione, ma non concorda il nome del
raccoglitore, come per altre specie descritte nella stes¬
sa pubblicazione ( conformis , mixtus ecc.). Ritengo per¬
tanto che si tratti di un lapsus calami di Faust e che tali
es. appartengano a tutti gli effetti alle serie tipiche, co¬
me anche confermatomi da Krause (in litt., 1984). Do¬
po aver esaminato l’holotypus di retusus , concordo
maggiormente con l’opinione di Faust, poiché ritengo
che tale es. debba essere posto in stretto contatto con
rufirostris , dal quale differisce per esigui particolari.
100
ROBERTO CALDARA
Descrizione e note comparative — L’holotypus ha il
rivestimento della parte superiore analogo a quello di
rufìrostris, ma più uniforme, non arruffato, formato da
squame tutte coricate. Il rostro è più curvo a livello
dell’inserzione delle antenne. Gli occhi sono lieve¬
mente globosi (e non piatti), meno grossi, un poco de¬
bordanti dalla convessità del capo. Il protorace ha lati
più paralleli nella metà basale; elitre e zampe sono co¬
me in rufìrostris. Come retusus ho classificato inoltre
1 ó (Wernyl, Turkest., MPr) uguale all’holotypus se si
eccetua che occhi e rostro sono come in rufìrostris ; il
lobo mediano è invece un poco più corto e con orifizio
apicale più stretto che in quest’ultima specie. Risulta
ovvio quindi che i rapporti fra i due taxa necessitano
di ulteriori indagini.
Geonemia — Turkmenistan.
Gruppo del Tychius gigas
Diagnosis — Large size (length mm 3.5-6). Scales on
elytral interspaces very dense, completely concealing
integument, imbricated, mostly broad (ovai, elliptical
or lanceolate) but small (as wide as 1/4 to 1/7 thè
width of each interpace), with sparse narrower lanceo¬
late scales, partly slightly raised, intermixed (fìg. 1).
Scales on abdomen partly indented at apex.
Discussione — Per la scarsità del materiale esamina¬
to non mi è stato possibile definire in modo soddisfa¬
cente la validità sistematica dei taxa (gigas, maximus ,
valens, splendens ed herculeanus) che compongono ta¬
le gruppo, sicuramente monofìletico e ben differen¬
ziabile da tutti gli altri Tychius per il particolare tipo di
rivestimento elitrale; per il momento, inoltre, non co¬
nosco il Ó nè di gigas nè di valens. Ad eccezione di her¬
culeanus, sufficientemente distinto, le altre specie
sembrano separabili fra di loro per particolari che
potrebbero risultare inattendibili dopo l’analisi di
più numeroso materiale. Attualmente, comunque,
le mie conclusioni non concordano con quelle di
Franz, che considera maximus ed herculeanus sinoni¬
mi di gigas. Pressoché nulla è noto sulla biologia delle
specie del gruppo; lo splendens è stato raccolto su una
specie del genere Astragalus. Mi è estremamente dif¬
ficile dire con quali altri gruppi si correli il gruppo
del gigas, che sembra mostrare solo deboli affinità
con i gruppi del quinquepunctatus, del rufìrostris e
del Yintrusus.
23. Tychius gigas Faust (Fig. 1, 25)
— gigas Faust, 1885, p. 181. Franz, 1942, p. 106, 248.
Diagnosis — Body very robust. Rostrum in female
very long, in lateral aspect nearly straight (fìg. 25).
Prothorax transverse. Odd elytral interspaces marked-
ly convex. Metafemur with large tooth.
Serie tipica — Specie descritta su un’unica 9 di
Taschkent, da me esaminata in coll. Faust ed etichet¬
tata «Taschkent, Balassoglo / gigas Faust / Type».
Descrizione della 9 — Lunghezza: mm 4,4-4,75.
Tegumenti: ferruginei, ad eccezione di protorace e
addome nerastri, nascosti dalle squame del rivesti¬
mento. Testa e metà basale del rostro con squame
strette subpiliformi, pronoto ricoperto sul disco da
squame strette subrettangolari (lu/la 4-6), di colore
nocciola con riflessi dorati, un poco più larghe e bian¬
castre lungo la linea mediana, e ai lati da squame lar¬
ghe di forma lanceolata, più fitte, giallo-biancastre
senza riflessi metallici; scutello ricoperto da squame
bianche, fitte, di forma lanceolata. interstrie elitrali
coperte da squame fìtte, un poco embricate, corica¬
te, larghe (lu/la 2-3) (ne servono 4 0 5 per ricoprire
un’interstria in larghezza), di forma lanceolata, lie¬
vemente solcate longitudinalmente, e da uno scarso
numero di squame strette, un poco appuntite
all’apice, lievemente sollevate, sparse senza ordine
(squame di forma analoga ricoprono le strie); le
squame sono di colore giallastro cretaceo sul disco,
più chiare ai lati. Parte inferiore ricoperta fittamen¬
te da squame lanceolate, un poco più lunghe di
quelle elitrali, in parte impresse longitudinalmente,
più 0 meno evidentemente frastagliate all’apice, di
colore biancastro con lievi riflessi sericei. Zampe
con squame biancastre lanceolate e strette subret¬
tangolari.
Capo: occhi convessi. Fronte un poco più larga del
rostro alla base. Rostro molto lungo (Rlu/Plu 1,41-
1,44), visto di lato quasi diritto (fig. 25), solo lievemen¬
te più largo alla base che all’apice. Antenne lunghe;
funicolo antennale di 7 articoli, il 1° meno di 1 volta e
mezzo più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,3-1,32), a lati ar¬
rotondati fin dalla base, con il punto di maggior
larghezza fra terzo basale e terzo medio, un poco
sinuoso in prossimità dell’apice, poco convesso
superiormente. Elitre: Elu/Ela 1,33-1,37, Ela/Pla
1,26-1,29, a lati subrettilinei fino al terzo posterio¬
re, con il punto di maggior larghezza al terzo an¬
teriore, interstrie impari un poco più convesse
delle pari. Zampe: femori tutti dentati, soprattutto i
posteriori con un grosso dente triangolare; 3° artico¬
lo dei tarsi decisamente più largo del 2°; appendici
ungueali grosse, lunghe circa la metà dell’unghia
stessa.
Variabilità: i due es. da me esaminati non mostra¬
no significative differenze.
Note comparative — Franz pone maximus in sino¬
nimia con gigas, ma le 99, come risulta dalla lettura
delle descrizioni, hanno rostro decisamente differente
(fìg. 24, 25) e non conosco per il momento es. che pos¬
siedano caratteristiche intermedie; inoltre il protorace
in gigas è più trasverso e a lati più dilatati. Per il resto
le specie sono perfettamente identiche e per giunta si
reperiscono nelle stesse località. Ancora più complessi
sono i rapporti fra maximus e valens che possiedono
forme del rostro uguali e variano esclusivamente per
la diversa forma del protorace, che in valens ha lati
più arrotondati, e per le dimensioni minori in valens.
Le differenze sono quindi esigue ed inoltre alcuni
es. tendono ad avere caratteri intermedi. Splendens
sembra differire da maximus esclusivamente per l’as¬
senza del grosso dente femorale e per le squame eli¬
trali larghe in media meno appuntite all’apice e me¬
no solcate longitudinalmente e per le interstrie meno
convesse.
Geonemia — Turkmenistan: Taschkent (MD, MB).
Materiale esaminato: 2 es..
24. Tychius valens Faust
— valens Faust, 1889, p. 131. Franz, 1942, p. 106, 248.
Diagnosis — The smallest species in thè group. Ro¬
strum in female curved. Prothorax transverse. Elytral
interspaces slightly convex. Metafemur with large
tooth.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
101
Serie tipica — Specie descritta su 2 99 (non 1 ó e 1 0
come erroneamente riportato da Faust) di Alka-Kul,
da me esaminate nella coll, dell’ Autore ed etichettate
rispettivamente: «ó, Alka-Kul, Hauser / valens Faust /
Type» (lectotypus qui designato) e «Alka-Kul, Hauser
/ valens Faust / Type» (paralectotypus). Non appartie¬
ne alla serie tipica 1 9 della coll. Hauser (Turkestan,
Steppe Keles), contrariamente a quanto riportato da
Franz.
Descrizione — Differisce da gigas esclusivamente
per le minori dimensioni (mm 3-3,45), per il rostro del¬
la 9 decisamente più arcuato e più corto come in maxi-
mus (Fig. 24) (Rlu/Plu 0,9-1,05), per il protorace meno
trasverso (Pla/Plu 1,21-1,27).
Variabilità: i 2 sintipi sono piuttosto deteriorati (co¬
sa già ricordata da Faust), ma tuttavia ancora suffi¬
cientemente validi per la sistematica, e variano fra di
loro per la forma del protorace che nel paralectotypus
presenta lati più arrotondati, così come nel terzo es.
della specie da me esaminato.
Note comparative — La specie è molto simile a ma-
ximus con cui può essere facilmente confusa (vedi no¬
te comparative di questa specie).
Geonemia — Turkmenistan: Alka-Kul (MD), Step¬
pe Keles (MVi).
Materiale esaminato: 3 es..
25. Tychius maximus Petri (Fig. 23, 24, 45, 46, 173, 202)
— maximus Petri, 1915, Wien. ent. Zeit., 34, p. 341. Franz, 1942,
p. 107.
Diagnosis — Prothorax subconical, feebly curved la-
terally. Rostrum in female curved. Odd elytral inter-
spaces usually very convex. Metafemur with large and
sharp tooth.
Serie tipica — Specie descritta su 1 ó e 1 9 di Merw
(Turkmenistan), che al pari di Franz non sono riuscito
ad esaminare. Franz pone la specie, dopo la lettura
della descrizione, in sinonimia con gigas e con
quest’ultimo nome ha determinato alcuni es. dei due
sessi da me esaminati. Ho potuto constatare, però, che
le 00 hanno rostro decisamente differente da quello
dell’nolotypus di gigas, sia per lunghezza che per cur¬
vatura, a mio avviso corrispondente a quanto detto da
Petri per il maximus. I <3(3 inoltre non mostrano diffe¬
renze degne di nota dalle 99, se si eccettuano gli owii
caratteri sessuali. Pertanto, per il momento classifico
tali es. come maximus.
Descrizione — Lunghezza: mm 3,65-4,35. Differisce
da gigas esclusivamente per la forma del rostro della 9
decisamente più corto e più arcuato (fig. 24) (Rlu/Plu
ó 0,85-1,04; 9 1,06-1,25) e per quella del protorace che
è subconica, a lati poco curvilinei, con il punto di mag¬
gior larghezza nel terzo basale. Pla/Plu 1,19-1,29. Elu/
Eia 1,26-1,39. Ela/Pla 1,33-1,37.
Organi genitali: fig. 45, 46, 173, 202.
Variabilità: un poco variabile per curvatura e lun¬
ghezza il rostro della 9, sebbene non si possa mai pa¬
ragonare con quello di gigas. In alcuni es. le squame ai
lati delle elitre sono decisamente bianche, ben contra¬
state dalle altre; inoltre, le interstrie impari a volte pos¬
sono essere quasi costiformi, decisamente più conves¬
se delle pari. Un poco variabile la curvatura del proto¬
race e delle elitre. Il lobo mediano dell’edeago varia
discretamente per la curvatura dei lati più 0 meno
marcata nella metà prossimale: nell’es. di Kuruk-Kel i
lati sono addirittura paralleli per tutta la loro lunghez¬
za (tale es. non mostra comunque altre differenze de¬
gne di nota); la parte apicale è invece decisamente co¬
stante.
Note comparative — Esiste la probabilità che maxi¬
mus sia solo una forma di valens caratterizzata dalle
maggiori dimensioni. Infatti le due specie sono per il
resto estremamente simili ed anche la forma del pro¬
torace, riportata come carattere di separazione in ta¬
bella, è soggetta a discrete variazioni in maximus tali
da renderne incerta la sua utilizzazione sistematica.
Per le differenze da gigas vedi la trattazione di questa
specie.
Geonemia — Turkmenistan, Kazakhstan.
Materiale esaminato: 20 es. — Turkmenistan (MBu,
MP): Ala-Tau (MP, MVi), Steppe Kuruk-Kel (MP),
Kyndir-Tau (MVi), Taschkent (MBu, MMo, MP,
MVi), Tschinas (MBu). Kazakhstan: Kirgiz chreb-
Magbal (MPr).
26. Tychius splendens Khnzorian
— splendens Khnzorian, 1959, Zool. Sb. Akad. Arm., 11, p. 76.
Diagnosis — Rostrum curved. Prothorax transverse,
curved laterally. Elytral interspaces flattened, with fiat
scales slightly pointed at apex. Metafemur subdented.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Armenia
(Areni, Shatin) e del Nakhicevan (Monte Ilanludag) e
della quale ho esaminato esclusivamente 1 paratipo ó
di quest’ultima località (CK).
Descrizione e note comparative — Rostro come in
maximus ; differisce da gigas e maximus per la forma
generale più snella (Elu/Ela 1,48; Ela/Pla 1,24), per le
interstrie elitrali piane e per le squame elitrali un poco
più larghe, meno concave e ad apice meno appuntito,
e soprattutto per l’assenza del grosso dente femorale,
ridotto ad un abbozzo.
Geonemia — Armenia, Nakhicevan.
Note biologiche — Khnzorian riferisce di aver rac¬
colto la specie su Astragalus fabaceus Bieb..
27. Tychius herculeanus Reitter (Fig. 21, 22, 47, 48, 521)
— herculeanus Reitter, 1901, Deut. ent. Zeit., p. 185. Franz, 1942,
p. 106.
Diagnosis — Elytral interspaces fiat, with scales
smaller than in thè other species of thè group. Ro¬
strum stout especially in male, curved in female. Me¬
tafemur subdented.
Serie tipica — Specie descritta su es. del Thian-
Schan della coll. Hauser, di cui Reitter non specifica
nè il numero nè il sesso. Franz, dopo l’esame di 1 ó
della coll. Hauser che considera dubitativamente co¬
me syntypus, poiché a suo avviso non corrisponde alla
descrizione originale (dove è scritto, a proposito delle
differenze da gigas, che esso è «. . . viel feinere, àussert
dicht, weissliche schuppenhartige Behaarung»), con¬
clude che la specie deve essere considerata sinonimo
di gigas. Ho esaminato anch’io tale es. etichettato
«Thian-Schan, Musart, 6. 1894, Coll. Hauser / Sibinia
herculeana Rtt. n. sp., Type» e sono di opinione diver¬
sa da quella di Franz. Innanzitutto, ritengo l’es. sicura¬
mente syntypus e perciò lo nomino lectotypus della
specie; l’unica differenza dalla descrizione originale
sta nel fatto che le squame del rivestimento della parte
superiore non sono biancastre, ma grigio-giallastre
(comunque più chiare che nel lectotypus di gigas), ma,
come riportato da Reitter, esse sono effettivamente
più strette e più piccole di quelle di gigas ed inoltre
102
ROBERTO CALDARA
non solcate longitudinalmente. Questo particolare as¬
sociato ad altri di maggiore importanza, come la forma
del rostro, del dente dei femori (solo abbozzato come
già segnalato da Reitter) e delfedeago, rendono senza
dubbio sicura la validità sistematica della specie. È da
notare che di herculeanus ho esaminato anche 1 9
(coll. Hoffmann) etichettata «Nepal, coll. Lucians (ve-
risim.) / Ape/tarius herculeanus Reit., A Hoffmann
det., comp. au type» perfettamente identica al lectoty-
pus, se si eccettua che le squame del rivestimento del¬
la parte superiore sono bianche (come segnalato da
Reitter nella descrizione originale).
Descrizione e note comparative — Differisce da gi-
gas per il protorace meno trasverso, a lati meno arro¬
tondati, per le interstrie piane e per le squame elitrali
più piccole e più strette, non solcate longitudinalmen¬
te, e più chiare. Il rostro è tozzo in entrambi i sessi (fìg.
21, 22). Lobo mediano delfedeago fìg. 47, 48. Spermate-
ca e 8° stemite della 9 come in maximus (fìg. 173, 202).
Misurazioni: lunghezza mm 4,2. Rlu/Plu ó 0,82, 9
0,85; Pla/Plu 1,23-1,26; Elu/Ela 1,3-1,32; Ela/Pla 1,29-1,32.
Geonemia — Kirgizstan (Thian-Schan; MVi), Nepal
(MP).
Materiale esaminato: 2 es..
Gruppo del Tychius intrusus
Diagnosis — Vestiture on dorsum generally of nar-
row scales as well as of broad scales (rarely only of
elongate scales), thè broad scales more or less nume-
rous on elytral interspaces, where are often arranged
in doublé rows with single median rows of setalike
scales. Elytra generally elongate, subrectangular. Spe-
cies generally associated to Astragaleae.
Discussione — Gruppo di specie molto numeroso
ed apparentemente eterogeneo, ma probabilmente
monofìletico, comprendente fra l’altro la maggior par¬
te delle specie con rivestimento formato sul dorso da
squame strette e da squame larghe, più 0 meno ab¬
bondanti, frammiste. Esso corrisponde grosso modo
al gruppo che Clark et al. (1978) chiamano «Astraga-
feflc-associated species» e dovrebbe comprendere per¬
tanto anche i taxa nord-americani del gruppo del se-
misquamosus (Clark, 1971, 1977). Nessun carattere ac¬
comuna tutte queste specie, ma esse sono collegate
fra di loro per forma generale, tipo di rivestimento e
morfologia degli organi genitali. Entro il gruppo si in¬
travedono deboli soluzioni di continuità, soprattutto
negli organi genitali, che ritengo utile sottolineare con
la separazione, seppure difficoltosa, delle specie in que¬
stione in tre sottogruppi ( intrusus , astragali e trivialis).
Sottogruppo del Tychius intrusus
Diagnosis — Median lobe elongate. Spermatheca
with large prominence at base of ductus. Rostrum di-
stinctly sexually dimorphic. Elytra slightly wider than
prothorax, clothed at least partly with broad scales.
Discussione — Quasi tutte le specie hanno in comu¬
ne la forma rettangolare allungata delle elitre e le po¬
che con elitre di diversa forma (subellittica) come ura-
lensis, callidus e lacteoguttatus, sono sicuramente cor¬
relate ad altre con l’usuale forma elitrale. Tutte le spe¬
cie di cui si hanno accurate notizie biologiche vivono
su Astragaleae ; tre specie, callidus , sefrensis e vicinus,
risultano raccolte rispettivamente su Onobrychis ( He -
dysareae), su Retama e Genista ( Genisteae ), e su Loto-
nonis ( Lotononideae ). Il sottogruppo così inteso ha
probabili correlazioni con i sottogruppi (più omogenei
almeno per quanto riguarda gli organi genitali)
dell 'astragali e del trivialis , composti però in massima
parte da specie con elitre di forma più larga e rivestite
solamente da squame strette.
28. Tychius subsulcatus Tournier (Fig. 6, 106. 107, 175, 203,
522)
— subsulcatus Tournier, 1873, p. 470. Penecke, 1922, p. 20. Franz,
1942, p. 261. Smreczynski, 1972, p. 106. Lohse, 1983, p. 90.
— longus Desbrochers, 1895, p. 65 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on dorsum uniformly pale
brown, dense, concealing integument. Scales of va-
rious form: on pronotum rectangular to subelliptical,
broader and denser at sides, on elytral interspaces
broad, subelliptical, arranged in 3-4 confused rows,
and elongate, subrectangular, unevenly arranged. Ely¬
tra subelliptical.
Serie tipica — Descritto su es. dell’Ungheria, dei
quali ho esaminato 1 ó e 1 o (coll. Pie ex Tournier) eti¬
chettati rispettivamente «Hongrie ó / type» (lectoty-
pus qui designato) e «Hongrie 9 / haematopus S. sec.
Frivalds. / type» (paralectotypus).
Sinonimi — Il longus è descritto su es. della Russia
meridionale senza più precisa indicazione, dei quali
ho esaminato 1 ó (coll. Desbrochers) etichettato «R.
m. / type» (lectotypus qui designato), del tutto identi¬
co agli es. tipici di subsulcatus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,2-3.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di metà api-
cale del rostro, antenne e zampe rossastre, quasi com¬
pletamente nascosti da squame coricate, uniforme-
mente di colore cretaceo. Su testa, metà basale del ro¬
stro e disco del pronoto la loro forma è rettangolare 0
subellittica (lu/la 3-5), ai lati del pronoto sono più lar¬
ghe, subovali. Sulle interstrie elitrali le squame sono
fitte, di 2 forme: larghe, ellittiche 0 subovali (lu/la
2-3), e strette, lineari (lu/la 5-6), meno numerose, di¬
sposte in modo disordinato; le squame delle strie so¬
no ancora più sottili e poco numerose. Femori rico¬
perti da squame ovali e sublineari, tibie da squame su¬
blineari. Parte inferiore ricoperta fittamente da squa¬
me larghe, subovali e subellittiche, biancastre.
Capo: occhi un poco convessi. Rostro come in intru¬
sus (fìg. 28, 29) (Rlu/Plu ó 0,82-0,9; 9 0,88-1). Funicolo
antennale di 7 articoli, 1° articolo 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,16-1,29), a lati un po¬
co arrotondati fin dalla base, con il punto più largo alla
metà, abbastanza convesso superiormente. Elitre: di
forma allungata (Elu/Ela 1,33-1,48; Ela/Pla 1,2-1, 3), a
lati debolmente curvilinei nei 2/3 anteriori, abbastan¬
za convesse. Zampe: femori inermi, senza particolari
caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo dei tarsi
più largo del 2° in modo evidente, appendici ungueali
lunghe circa la metà dell’unghia.
Organi genitali: fig. 106, 107, 175, 203.
Variabilità: specie discretamente costante per tipo
di rivestimento (piccole variazioni si hanno nell’inten¬
sità del rivestimento delle elitre). Discrete differenze
si hanno nella curvatura dei lati del protorace e, in mi¬
nor misura, anche delle elitre e nella convessità della
parte superiore.
Note comparative — Il tipo di rivestimento, unito al¬
la forma allungata e a quella del rostro, sono caratteri
sufficienti per distinguere subsulcatus dalle altre spe-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
103
eie del gruppo e anche del genere. Gli organi genitali
hanno marcate affinità con quelli di intrusus, kuscha-
kewitschi e callidus.
Geonemia — Europa centro-orientale.
Materiale esaminato: 78 es. — Austria: Bisamberg
(MB, ME), Krems (MMi), Mòdling (ME), Mònchhof
(ME), Neusiedl (MB), Steiermark (ME), Ubrichs Kir-
chen (CM). Cecoslovacchia: Beiina (CKo), Camovce
(CKo), Devinazi Kobyla (ME), Hajnacka (CKo),
Pouzdrany (MBr). Ungheria: Acs (ME), Budapest
(MBr), Hajós (MMi), Òrkény (MB), Vàc (ME). URSS:
Ucraina: Podole (MMi); Rep. Russa: Eupatoria (CK),
Voronez (MB); Armenia: Sisian-Us (CK). Bulgaria:
Liaskovo (ME), Melnik (CBo), Sandanski (CFr).
Note biologiche — Vive su Astragalus onobrychis L.
(Kostàl, Lohse).
29. Tychius intrusus Faust (Fig. 2, 28, 29, 103-105, 174, 204,
523)
— intrusus Faust, 1889, p. 132. Franz, 1942, p. 132, 244, 257.
— albonotatus Pie, 1902, p. 143 (n. syn.).
— vaulogeri Pie, 1905, Echange, 21, p. 107 (n. syn.).
— vaulogeri var. diversepubens Pie, 1908, Echange, 24, p. 74 (n. syn.).
— mekalinensis Pie, 1915, Echange, 31, p. 27 (n. syn.).
— baldshuanus Penecke, 1935, p. 225. Franz, 1942, p. 132, 243.
Diagnosis — Setalike scales pale brown to red-
brown. Subrounded, whitish scales especially densely
covering elytral interspace 1 and lateral interspace's
from interspace 5, where they are arranged in doublé
rows with setalike scales in single median rows. Pro-
notum wide. Elytra rectangular.
Serie tipica — Descritto su 1 9 di Alka-Kul da me
esaminata (coll. Faust) ed etichettata «Alka-Kul, Hau¬
ser / Type / Tychius intrusus Fst. / neu pràpariert,
Dieckmann 1973». L’es. ha perso una parte delle squa¬
me del rivestimento elitrale, ma quelle che rimangono
sono più che sufficienti per capirne la disposizione.
Sinonimi — V albonotatus è descritto su es. del Cau¬
caso (Araxesthal), dei quali ho esaminato 1 ó (coll.
Pie) etichettato «Caucasus, Araxesthal, Leder Reitter
/ type / T. albonotatus Pie / type» (lectotypus qui desi¬
gnato). Oltre che per i caratteri sessuali, differisce dal
lectotypus di intrusus esclusivamente per le minori di¬
mensioni (mm 2,15 vs. 3), per il protorace meno dilata¬
to e per il fatto che le squame piliformi della parte su¬
periore sono brune con riflessi ramati invece che gri¬
giastre con riflessi dorati, particolari che rientrano nel¬
la variabilità della specie.
Il vaulogeri è descritto su es. dell’Algeria (Chellala),
dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Pie) etichettata «Chel¬
lala, 4.95, de Vauloger / 703 / type / Tychius Vaulogeri
Pie / Type» (lectotypus qui designato), e paragonato
ad albonotatus. Ha dimensioni intermedie fra quelle
dei tipi di intrusus e albonotatus , le squame piliformi
della parte superiore sono in questo caso di colore
bruno cretaceo senza riflessi metallici; anch’esso è si¬
curamente sinonimo di intrusus.
La varietà diversepubens di vaulogeri è descritta su
es. della Tunisia (Gafsa) e separata dalla forma tipica
per alcune particolarità del rivestimento che la rendo¬
no ancora più simile all’holotypus di intrusus , come ho
potuto constatare dopo l’esame di 1 Ó (coll. Pie) eti¬
chettato «Gafsa / type / Vaulogeri var. diversepubens
Pie / Voisin de conspersus Ros. / type» (lectotypus qui
designato).
Il mekalinensis è descritto su es. dell’Algeria (Meka-
lia), dei quali ho esaminato 2 ÓÓ (coll. Pie) etichettati
rispettivamente «Mekalia, 31 mai / type / mekalinensis
Pie / Type» (lectotypus qui designato) e «Mekalia, Al-
gérie / type / Tychius mekalinensis Pie / coll. Pie / co-
muniqué a H. Franz / Type» (paralectotypus). I due
es. sono identici fra di loro (il paralectotypus ha perso
però gran parte delle squame del rivestimento della
parte superiore) ed identici al lectotypus di albonota¬
tus ; pertanto vale quanto detto per questa specie.
Il baldshuanus è già posto in sinonimia con intrusus
da Franz dopo l’esame di un sintipo della coll. Penecke.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,15-3,4.
Tegumenti: bruno ferruginei, più scuri su capo, pro¬
noto, disco delle elitre e parte inferiore; parte superiore
ricoperta abbastanza fittamente da squame pressoché
coricate di due forme ben differenti: strette, subrettan¬
golari (lu/la 5-7), e larghe, ellittiche 0 subarrotondate
(lu/la 1,25-2), un poco impresse; queste ultime sul pro¬
noto ricoprono i lati e la base lungo la linea mediana, sul¬
le elitre ricoprono fittamente l’interstria suturale e i lati
dalla 5a interstria, dove sono un poco sovrapposte e
formano due serie confuse divise da una serie di squa¬
me strette (squame ancora più strette sono sulle strie
elitrali), mentre si trovano sparse su 2a, 3a e 4a interstria
mescolate a quelle strette; ricoprono inoltre in gran
parte i femori. Le squame strette sono di colore bruno
più 0 meno scuro solitamente con riflessi metallici,
mentre quelle larghe sono di colore biancastro. Parte
inferiore ricoperta fittamente da squame larghe subel¬
littiche di colore biancastro.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Rostro (fig. 28, 29) visto superiormente lievemente
più largo alla base che all’apice (Rlu/Plu Ó 0,71-0,85; 9
0,89-1,05). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo
decisamente più grosso e 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: Pla/Plu 1,11-1,25, a lati arrotondati fin
dalla base, con il punto più largo alla metà, ristretto
bruscamente all’apice dove forma un piccolo collo, ab¬
bastanza convesso superiormente. Elitre: allungate, di
forma rettangolare (Elu/Ela 1,47-1,63; Ela/Pla 1,13-
1,29), a lati subparalleli nei 2/3 anteriori, subpiane sul
disco. Zampe: femori inermi, gli anteriori nel ó con
corta frangia di squame; tibie senza particolari caratte¬
ri sessuali; 3° articolo tarsale più largo del 2°, appendici
ungueali piccole, lunghe 1/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 103, 104, 105, 174, 204.
Variabilità: la descrizione si addice abbastanza be¬
ne al lectotypus. I tegumenti della parte superiore pos¬
sono essere anche più intensamente bruno-nerastri
(con eccezione di antenne, apice del rostro, tibie e tar¬
si). Le maggiori variazioni si hanno nel tipo e colore
del rivestimento; infatti, a volte le squame larghe sono
molto numerose anche su 2a, 3a e 4a interstria, cosicché
il rivestimento elitrale diventa uniforme come nel ca-
pucinus. Per quanto riguarda il colore, le squame lar¬
ghe possono essere in minima parte brunastre, soprat¬
tutto ai lati del protorace e sulle prime 4 interstrie eli¬
trali. Il colore delle squame strette, a sua volta, varia
dal nocciola al bruno-rossastro con più 0 meno evi¬
denti riflessi metallici dorati o ramati. Il rostro della 9
può essere più lungo di come riportato nel disegno. Il
protorace varia in modo evidente per la curvatura dei
lati che è a volte molto lieve. Non esistono comunque
differenze particolari fra gli es. africani e quelli asiatici.
Note comparative — Ha i maggiori punti di contatto
con versicolore kuschakewitschi e amandus (vedi tabella
e note comparative di queste specie). Da callidus è già
stato differenziato in tabella e i caratteri di separazio¬
ne sono molto netti, sebbene scarsi per numero.
Geonemia — Nord Africa, Asia anteriore.
104
ROBERTO CALDARA
Materiale esaminato: 38 es. — Algeria: Batna (MP),
Biskra (MP), Bou Saàda (MP), Chellala (MP), E1 On-
taya (MMi), Méchéria (MP), Mekalia (MP), Oran
(MP), Teniet el Haad (MP). Tunisia: Gafsa (MP), To-
zeur (MP). Libia: Tripoli (MMi). Egitto: Nord Sinai:
Wadi Arefet el Naga’a (MW). Iran: Tehran-Evin, Al-
borz m 1700-2000 (MPr). URSS: Caucaso: Araxestal
(MP); Turkmenistan: Dshisak (MVi); Tadzikistan: Al-
ka-Kul (MD), Monte Karategin-Baldshuan (MD),
Gulsha-Àlai m 1600 (CK).
30. Tychius versicolor (Faust) n. comb.
— versicolor (Faust, 1887), Stett. ent. Zeit., 48, p. 184 ( Miccotrogus ).
Diagnosis — Similar to intrusus, except antennal fu-
nicle of six articles, pronotum more convex on disc in
basai half, eyes wider.
Serie tipica — Descritto su 1 ó e 1 9 del Turkestan
(Kyndyr-Tau). Ho esaminato il ó (coll. Faust) etichet¬
tato «ó1, Kyndyr-Tau, Hauser / Type» (lectotypus qui
designato), che rimane l’unico es. della specie a me
noto. Infatti nella coll. Hauser (MVi) 1 Ó etichettato
«Turkestan, Dshisak / Miccotrogus versicolor Fst. n.
sp., type» è un es. di intrusus.
Descrizione del lectotypus — Lunghezza: mm 2,6.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di metà
apicale del rostro, antenne e zampe ferruginee. Parte
superiore ricoperta da squame coricate di due forme e
colori: strette, setoliformi (lu/la 6-8), e larghe, subellit¬
tiche (lu/la 1,5-2, 5). Le strette ricoprono capo e rostro
fino all’inserzione delle antenne (di colore nocciola e
biancastro), pronoto soprattutto sul disco (in preva¬
lenza nocciola con lievi riflessi metallici e biancastre
lungo la linea mediana) ed elitre, ove sono più nume¬
rose su 2a, 3a e 4a interstria (di colore nocciola e bian¬
castro). Le larghe, che sono di colore biancastro, ri¬
coprono i lati del pronoto, mentre si trovano sparse
sulle elitre ma più concentrate sull’interstria sutura¬
le e sui lati a partire dalla 5a interstria, dove sono di¬
sposte in due serie poco regolari. Parte inferiore ri¬
coperta fittamente da squame larghe, subellittiche,
biancastre.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte un poco più larga del rostro alla base. Ro¬
stro come in intrusus (fig. 28) (Rlu/Plu 0,8). Antenne
corte, funicolo antennale di 6 articoli, il 1° circa due
volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso, a lati molto arrotondati
(Pla/Plu 1,25), con il punto più largo alla metà, pro¬
noto decisamente convesso sul disco nella metà
basale. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,43;
Ela/Pla 1,17), a lati subparalleli nei 2/3 anteriori.
Zampe: femori posteriori subdentati (non è possibi¬
le dare un sicuro giudizio sulla presenza di una
eventuale frangia di squame sugli anteriori, dato
che le zampe sono in parte desquamate; anche se
presente, comunque, la frangia dovrebbe essere
molto corta); tibie senza particolari caratteri ses¬
suali; 3° articolo dei tarsi più largo del 2° in modo
evidente, appendici ungueali lunghe circa la metà
dell’unghia stessa.
Note comparative — Specie estremamente vicina
a intrusus , dal quale differisce essenzialmente per il fu¬
nicolo antennale di 6 articoli, per il pronoto più con¬
vesso, soprattutto sul disco nella metà basale, e per gli
occhi più grossi. Sarà molto interessante esaminare al¬
tri es. e gli organi genitali di versicolor per una ulteriore
precisazione sistematica (non ho effettuato l’estrazio¬
ne dell’edeago del lectotypus).
Geonemia — Turkmenistan: Kyndyr-Tau (MD).
31. Tychius kuschakewitschi Faust (Fig. 30, 31)
— kuschakewitschi Faust, 1885, p. 182. Franz, 1942, p. 183, 257.
Diagnosis — Setalike scales light brown. Broad,
subelliptical, white scales partly covering thè disc of
pronotum also and more numerous on elytra on inter-
space 1 and from interspace 5 to sides. Pronotum
subspherical. Elytra subrectangular.
Serie tipica — Specie descritta su 2 es. del Turkestan
(Andidjan) che Faust ritiene ó e 9, ma già Franz ripor¬
ta che in realtà sono 2 99. Ho esaminato anch’io que¬
sti 2 es. (coll. Faust) etichettati entrambi «Andidjan,
Kuschakew. / Type» (lectotypus e paralectotypus qui
designati).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,2-2,95.
Tegumenti: brunastri, testa e metà basale del ro¬
stro, protorace e addome più scuri della parte restan¬
te. Testa e rostro fino all’inserzione delle antenne
ricoperti in massima parte da squame strette subret¬
tangolari, alcune di esse un poco sollevate, cretacee
e biancastre. Rivestimento di pronoto ed elitre for¬
mato da squame coricate, abbastanza fìtte, di due for¬
me ben differenti: strette subrettangolari (lu/la 5-7), di
colore nocciola a riflessi dorati, larghe subellittiche
(lu/la 1,5-2, 5), di colore bianco, mescolate fra di loro
su tutta la superfìcie; quelle larghe, sempre numerose,
più fìtte ai lati e lungo la linea mediana del pronoto e
sull’interstria suturale e ai lati delle elitre; strie con
squame piliformi più sottili di quelle delle interstrie.
Femori con squame di forma analoga a quelle delle
elitre, tibie solo con squame strette. Parte inferiore ri¬
coperta fittamente da squame subellittiche bianche e
nocciola.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Rostro (fìg. 30, 31) visto dall’alto solo debolmente
più largo alla base che all’apice (Rlu/Plu ó 0,68-0,79;
9 0,78-0,83). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° artico¬
lo più grosso e circa due volte più lungo del 2°.
Protorace: Pla/Plu 1,09-1,21, a lati arrotondati, con il
punto più largo alla metà, decisamente ristretto sia alla
base che all’apice dove forma una lieve sinuosità, con¬
vesso superiormente. Elitre: di forma allungata, a lati
subparalleli nei due terzi anteriori, subpiane sul disco
(Elu/Ela 1,53-1,66; Ela/Pla 1,21-1,31). Zampe: femori
con un abbozzo di dente; tibie senza particolari carat¬
teri sessuali; 3° articolo dei tarsi poco più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe circa la metà dell’unghia
stessa.
Organi genitali: come in intrusus (fìg. 103-105, 174,
204).
Variabilità: specie nel complesso costante; piccole
differenze si hanno nella proporzione fra squame
larghe e strette della parte superiore e nella curva¬
tura dei lati del protorace più 0 meno marcata. L’es.
di Alai è sprovvisto di squame larghe sul disco del
pronoto.
Note comparative — Si distingue dalle specie vici¬
ne con funicolo antennale a 7 articoli (in primo luo¬
go da intrusus , con il quale ha in comune la forma
degli organi genitali sia del ó che della 9) per la for¬
ma del rostro e solitamente per la presenza di squa¬
me larghe frammiste alle strette anche sul disco del
pronoto.
Geonemia - Repubbliche Sovietiche meridionali.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
105
Materiale esaminato: 15 es. — Turkestan (CF, MMi, MP): Andid-
jan (MD); Uzbekistan: Dzarkurgan-Termez (CK); Kirgizstan: Alai
(ME).
Geonemia — Armenia.
Note biologiche — Come indicato, 1 es. è stato rac¬
colto da Khnzorian su Onobrychis cornuta Desv..
32. Tychius callidus n. sp. (Fig. 524)
Diagnosis — Vestiture on dorsum of brown elonga-
te scales and subovai scales, thè large scales covering
sides of pronotum and elytral interspaces either enti-
rely (arranged in doublé rows with a single median
row of setalike scales) or only partially (interspaces 2
and 4). Prothorax transverse, laterally curved. Elytra
subelliptical.
Serie tipica — Holotypus: ó «Erevan, Djrvezh,
ASSR 9.6.52» (CK). 7 Paratypi: 1 o «idem, 31.5.48»
(CK), 1 o «idem, 6.6.48» (CK), 1 o «idem, 12.6.50»
(CK), 1 9 «idem, 21.5.52» (MMi), 1 ó «idem, 9.6.64»
(CK), 1 9 «Shatin, Eghegnadzor, ASSR, 16.7.50 / Ono¬
brychis cornuta » (CK), 1 9 «Sisian, Us, ASSR, 21.6.50»
(CK) (tutti i cartellini sono scritti in cirillico).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,15-2,8.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione della metà apica-
le del rostro, antenne e zampe bruno ferruginee; sul
dorso poco visibili fra il rivestimento abbastanza fìtto
formato da squame coricate di due forme: strette (lu/
la 5-8), di colore bruno ad eccezione che lungo la linea
mediana del pronoto dove sono biancastre, e larghe,
subovali (lu/la 1,5-2, 5), bianche, ricoprenti i lati del
pronoto e la maggior parte delle interstrie elitrali per
intero (dove sono disposte in due serie divise da una
serie di squame strette) e solo parzialmente 2a e 4a in-
terstria (dove prevalgono le squame strette). Strie po¬
co visibili, con una serie di sottili squame piliformi.
Addome ricoperto fittamente da squame larghe, sub¬
ovali e subellittiche, di colore biancastro.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua conves¬
sità. Fronte un poco più larga del rostro alla base. Rostro,
visto di lato, come in galloprovincialis nel ó (fig. 55) e co¬
me in inttvsus nella 9 (fig. 29), visto dall’alto a lati sub-
paralleli (Rlu/Plu (3 0,73-0,8; o 0,81-0,85). Funicolo an-
tennale di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,12-1,24), a lati un po¬
co curvilinei fin dalla base, con il punto più largo alla
metà e lievemente sinuosi in prossimità dell’apice, un
poco convesso sul dorso. Elitre: subellittiche, a lati
curvilinei fin dalla base, con il punto più largo nella
metà anteriore (Elu/Ela 1,34-1,48; Ela/Pla 1,17-1,23),
convesse. Zampe: femori inermi, gli anteriori senza
particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3° arti¬
colo dei tarsi evidentemente più largo del 2°, appendici
ungueali piccole, lunghe circa la metà dell’unghia.
Organi genitali: come in intrusus (fig. 103-105, 174,
204).
Variabilità: un poco variabili si sono dimostrate la
curvatura e la convessità sia del protorace che delle
elitre.
Note comparative — Ha notevoli punti di contatto
con intrusus e kuschakewitschi, con i quali ha in comu¬
ne la forma degli organi genitali; da entrambi differi¬
sce essenzialmente per la forma delle elitre, più corte e
a lati un poco curvilinei fin dalla base, e per la forma
del rostro nel ó. Sembra altrettanto strettamente im¬
parentato con galloprovincialis e procerus per la forma
delle elitre, per quella degli organi genitali e per la di¬
sposizione e il colore delle squame del rivestimento;
ne differisce in modo evidente per la forma del rostro
della 9 e inoltre per le minori dimensioni e per il pro¬
torace a lati più arrotondati.
33. Tychius pierrei Roudier (Fig. 176, 205)
— pierrei Roudier, 1954, Rev. fr. Ent., 21, p. 58.
Diagnosis — Pronotum on disc with wide, rounded
scales as well as with elongate scales. Elytral interspa¬
ces with both slightly imbricated wide, rounded scales,
in doublé rows, and with elongate scales in a single
median row. Elytra rectangular. Tarsal article 3 slight¬
ly wider than article 2, claw with short basai process.
Serie tipica — Descritto su 11 es. del Sahara algerino,
da me esaminati (CRo, MP).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,8-3,15.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di metà
apicale del rostro, antenne e zampe ferruginee. Parte
superiore ricoperta da squame di 2 forme e colori:
strette, setoliformi (lu/la 6-8), nocciola e grigiastre, e
larghe, subellittiche od ovali (lu/la 1,5-2), concave,
bianche. Capo e rostro fino all’inserzione delle anten¬
ne sono ricoperti dalle squame strette. Il pronoto è ri¬
coperto in prevalenza da squame strette frammiste ad
un minor numero di squame larghe più numerose ver¬
so i lati. Sulle elitre invece le larghe, in parte sovrappo¬
ste fra di loro, ricoprono fittamente tutte le interstrie,
ordinate in due serie abbastanza regolari divise da una
serie di squame setoliformi lievemente sollevate; an¬
che le strie poco visibili sono coperte da squame seto¬
liformi un poco più sottili. Parte inferiore ricoperta fit¬
tamente da squame subovali biancastre.
Capo: occhi lievemente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte un poco più larga del rostro alla base.
Rostro visto di lato di forma simile ad intrusus (fig. 28,
29), ma un poco più curvo, visto dall’alto a lati lieve¬
mente convergenti fino all’inserzione delle antenne,
indi paralleli (Rlu/Plu Ó 0,75-0,8; 9 0,82-0,87). Funico¬
lo antennale di 7 articoli, 1° articolo circa 2 volte più
lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,16-1,23), a lati arro¬
tondati fin dalla base e formanti una lieve sinuosità
all’apice, punto più largo nel mezzo, pronoto abba¬
stanza convesso. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela
1,48-1,53; Ela/Pla 1,28-1,35), a lati paralleli nei 2/3 ante¬
riori, subpiane sul disco. Zampe: femori inermi, senza
particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3° arti¬
colo tarsale debolmente bilobato, un poco più largo
del 2°, appendici ungueali piccole, lunghe meno della
metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano di forma simile ad in¬
trusus (fig. 103-105), ma un poco più lungo; spermateca
fig. 176, spiculum ventrale fig. 205.
Variabilità: non ho riscontrato variazioni degne di
nota fra gli es. esaminati.
Note comparative — Specie estremamente simile a
hiekei per tipo di rivestimento e forma di protorace ed
elitre, ne differisce però decisamente per la forma del
rostro e per il funicolo antennale di 7 articoli. Per la
forma degli organi genitali la specie sembra anche im¬
parentata con intrusus , dal quale differisce per il tipo di
rivestimento elitrale (vedi tabella).
Geonemia — Africa nord-occidentale (regione saha¬
riana).
Materiale esaminato: 17 es. — Sahara occidentale:
penisola Rio d’Oro (MB). Algeria: Tadjine meridiona¬
le (MP), Djebel d’Ougarta - Foum el Tlai'a (CRo, MP),
106
ROBERTO CALDARA
Erg Iguidi - Ouhila (MP), Boubout (MP). Chad: Tibe-
sti - Ouour (MP).
Note biologiche — Le piante sulle quali Pierre se¬
gnala di aver catturato la specie e cioè Aristida pungens
Desf. ( Poaceae ) e Neurada procumbens Del. ( Rosacene )
sono sicuramente solo piante di rifugio.
34. Tychius sefrensis Pie (Fig. 5, 32, 33, 108, 109, 177, 206, 525)
— sefrensis Pie, 1896, Mise, ent., 4, p. 93. Roudier, 1954, Rev. fr. Ent.,
21, p. 59 ( Miccotrogus ).
Diagnosis — Vestiture on dorsum uniformly pale
brown. Pronotum with elongate, rectangular scales on
disc and with wider, elliptical scales on sides. Elytra with
dense, rounded scale in 2-3 rows on each interspace and
with elongate, setalike scales in single median rows on
odd interspaces only (fig. 5). Femora as well as tibiae
partly with rounded scales. Antennal funicle of six arti-
cles. Tarsi elongate, articles 1 and 2 very long, article 3
strongly bilobate and definitely wider than article 2, claw
article very long; claw with very short basai process.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Algeria
(Ai'n-Sefra), dei quali ne ho esaminati 4: 1 ó e 1 9 (coll.
Pie) attaccati sullo stesso cartellino ed etichettati «ty-
pe / A. Sefra, mai 96 / Ain Sefra, Algérie / Tychius se¬
frensis Pie / Franz vid. 1939 / type» (nomino il ó lecto-
typus) e 1 (5 e 1 9, anch’essi attaccati su uno stesso car¬
tellino (coll. Tournier), etichettati «A. Sefra / Tychius
n. sp. / type / M’est inconnu / type».
Descrizione — Lunghezza: mm 2,65-3,35.
Tegumenti: solitamente bruno-rossastri, ad ecce¬
zione del protorace nerastro, completamente nascosti
dal rivestimento formato da squame molto fitte, cori¬
cate, tutte di colore cretaceo con lievi riflessi sericei,
che su testa, metà basale del rostro e disco del pronoto
sono di forma rettangolare 0 subellittica (lu/la 3-5) e ai
lati del pronoto più larghe, subellittiche, ancora più fìt¬
te (embricate) e impresse. Sulle interstrie elitrali, inve¬
ce, le squame sono di due forme differenti: larghe, sub¬
arrotondate od ovali (lu/la 1,25-1,5), coricate ed embri¬
cate, disposte in 2-3 serie abbastanza regolari con una
serie centrale di squame strette setoliformi presenti
però solo sulle interstrie dispari, lievemente sollevate,
poco numerose (fig. 5); strie rivestite da sottili squame
piliformi rade. Femori e tibie coperti da squame ovali
e setoliformi. Parte inferiore uniformemente ricoperta
da squame biancastre embricate e da alcune squame
strette, setoliformi (che si trovano solo sui segmenti
addominali), un poco sollevate.
Capo: occhi non debordanti dalla sua convessità.
Rostro (fig. 32, 33), visto dall’alto, a lati un poco con¬
vergenti dalla base all’apice soprattutto nella 9 (Rlu/
Piu ó 0,67-0,76; 9 0,74-0,82). Funicolo antennale di 6
articoli, il 1° circa 1 volta e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: di forma subconica (Pla/Plu 1,1-1,23), a
lati solo lievemente curvilinei, con il punto di maggior
larghezza nel terzo basale, subpiano sul disco. Elitre:
di forma allungata (Elu/Ela 1,42-1,54; Ela/Pla 1,31-
1,36), a lati subparalleli nei primi due terzi, modica¬
mente convesse. Zampe: femori inermi, senza partico¬
lari caratteri sessuali come pure le tibie; tarsi di forma
allungata, fortemente bilobati, i primi due articoli
molto lunghi, il 3" decisamente più largo del 2°, artico¬
lo ungueale molto lungo, appendici ungueali molto
piccole, circa 1/3 della lunghezza dell’unghia.
Organi genitali: fig. 108, 109, 177, 206.
Variabilità: specie nel complesso costante. I tegu¬
menti delle elitre a volte possono essere nerastri; il
protorace e le elitre possono presentare lati un poco
curvilinei alla metà.
Note comparative — Specie inconfondibile per il
particolare tipo di rivestimento elitrale, formato da
squame larghe, fìtte, compatte e da squame setolifor¬
mi presenti solo sulle interstrie dispari, e per la forma
particolarmente slanciata dei tarsi. Apparentemente le
affinità con le altre specie del gruppo sono scarse; la
inserisco vicino a intrusus e pierrei per le discrete somi¬
glianze nella forma degli organi genitali.
Geonemia — Algeria, Tunisia.
Materiale esaminato: 58 es. — Algeria: A'in Sefra
(CD, ME, MMi, MP); Grand Erg occidentale: Beni
Abbès (MP). Tunisia: Nefta (MP).
Note biologiche — Gli es. di Beni Abbès risultano
raccolti su Retama raetam (Forsk.) Webb. (Pierre) e
quelli di Nefta su Genista saharae Coss. & Dur. (Peye-
rimhoff).
35. Tychius fremuthi n. sp. (Fig. 51, 52, 110, 111, 178, 207, 526)
Diagnosis — Vestiture on dorsum very dense, com-
pletely concealing integument, uniformly pale brown.
Pronotum with subelliptical scales wider on sides. Ely-
tral interspaces with rounded scales in 2-3 confused
rows and with setalike scales, which are slightly rai-
sed, in single median rows. Claw with short basai
process.
Serie tipica — Holotypus: ó «S. Iran, 15.5.1977, 17
Km NE Rudau, road tunnel no. 7 / Loc. no. 331, Ex-
ped. Nat. Mus. Praha» (MPr). 10 Paratypi: 3 ÓÓ e 3 99
«SE Iran, Rask vali r. Sarbaz, 3-4.4.1973 / Loc. no. I4ò,
Exp. Nat. Mus. Praha» (MPr, MMi); 1 9 «SE Iran, 30
Km N Bampur 12-13.4.1973 / Exp. Nat. Mus. Praha»
(MPr); 1 ó e 1 9 «SE Iran, 25 Km W Ghasre-ghand,
9-10.4.1973 / Loc. no. 153, Exp. Mus. Nat. Praha»
(MPr); 1 à «Egypt, Sakkara, 29.V.1966, J. Maldonado
C.» (MW).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,35-2,9.
Tegumenti: bruno ferruginei, ricoperti sul dorso fit¬
tamente da squame unicolori nocciola, di forme diffe¬
renti: su testa e metà basale del rostro, su pronoto, ad¬
dome e zampe subellittiche di varia larghezza (lu/la
2,5-6) frammiste fra loro, coricate, sulle interstrie eli¬
trali subellittiche 0 subarrotondate (lu/la 1,5-2), par¬
zialmente sovrapposte, disposte in due serie un poco
irregolari divise da una serie di squame in parte della
stessa forma, coricate, ed in parte più strette, setolifor¬
mi (lu/la 4-6), un poco sollevate; strie visibili, con una
serie di strette squame piliformi. Parte inferiore fitta¬
mente ricoperta da squame larghe, ovali, e da alcune
più strette lievemente sollevate.
Capo: occhi non debordanti dalla sua convessità.
Fronte lievemente più stretta del rostro alla base. Ro¬
stro (fig. 51, 52), visto dall’alto, a lati un poco conver¬
genti dalla base all’apice (Rlu/Plu ó 0,78-0,89; 9 0,85-
0,93). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo più
grosso e decisamente più lungo (un poco più di 2 vol¬
te) del 2°.
Protorace: un poco più largo che lungo (Pla/Plu
1,07-1,17), a lati un poco arrotondati fin dalla base, con
il punto più largo verso la metà, subpiano sul dorso.
Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,49-1,57; Ela/Pla
1,25-1,33), a lati subrettilinei dalla base fino al terzo po¬
steriore, subpiane sul dorso. Zampe: femori inermi,
senza particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3°
articolo tarsale bilobato, più largo del 2°, appendici un¬
gueali lunghe circa la metà dell’unghia.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
107
Organi genitali: fig. 110, 111, 178, 207.
Variabilità: piccole differenze si hanno nella lar¬
ghezza delle squame, soprattutto del pronoto, e nella
curvatura dei lati del protorace. L’es. dell’Egitto è pra¬
ticamente identico a quelli iraniani, sia per morfologia
esterna che per forma dell’edeago.
Derivatio nominis — Dedico con piacere la specie al
Collega Jan Fremuth, che mi ha inviato in studio mol¬
ti interessanti es. della sua collezione.
Note comparative — Specie caratteristica per il parti¬
colare tipo di rivestimento elitrale molto compatto che
ricorda quello di kaszabi, specie comunque di tutt’al-
tro gruppo (gruppo del T. bajtenovi; Caldara, 1986). Ha
alcune similarità con albocruciatus e reitteri (per le dif¬
ferenze vedi tabella e disegni), ma è difficile dire con
quale specie sia realmente imparentata.
Geonemia — Iran, Egitto.
36. Tychius albocruciatus Reitter (Fig. 53, 54, 112, 113, 527)
— albocruciatus Reitter, 1897, Wien. ent. Zeit., 16, p. 126.
— subimparis Voss, 1959, p. 129, 131 (n. syn.).
Diagnosis — Scales on dorsum very dense, rounded,
completely concealing integument. White scales for-
ming 2-3 patchs at base of pronotum and an inverse
T-shaped pattern on elytra. Rostrum in lateral view
subrectilinear. Prothorax nearly as wide as long. Third
tarsal article as wide as second one.
Serie tipica — Descritto su 1 unico es. del Caucaso
orientale senza più precisa indicazione (coll. Reit¬
ter), che non sono riuscito a reperire. Ho trovato in¬
vece 1 es., sempre del Caucaso (Kami vas), in coll.
Hoffmann con un cartellino con scritto « Tychius al¬
bocruciatus Reitt., Hoffmann det., comp. au type
1962», perfettamente corrispondente alla descrizione
originale.
Sinonimi — Voss descrive il subimparis su 2 es.
dell’Afghanistan (dintorni di Kabul, 1740 m, 17.XI.1952,
leg. Klapperich) e ne riporta un accurato disegno che,
senza ombra di dubbio, si adatta perfettamente all’es.
di albocruciatus del Caucaso sopracitato, così come la
descrizione. Ho potuto, comunque, confermare la si¬
nonimia con l’esame di 1 ó topotipico sempre raccolto
da Klapperich il 22.V.1952 (MB).
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 5-2, 9.
Tegumenti: bruni, completamente nascosti dal ri-
vestimento formato da squame più strette, subellitti¬
che, su testa e metà basale del rostro (lu/la 2-2,5), più
larghe, subarrotondate, su pronoto ed elitre dove so¬
no disposte in 3 serie poco regolari in parte sovrappo¬
ste; il loro colore sul dorso è in prevalenza bruno,
biancastro sulla metà basale del rostro, alla base del
pronoto dove esse formano tre chiazze, alla base e
all’apice delle elitre, lungo l’interstria suturale nei due
terzi basali e su 2a e 3a interstria nel terzo medio, e sul¬
le zampe. Strie elitrali con esili squame piliformi bian¬
che. Parte inferiore ricoperta altrettanto fittamente da
squame bianche subovali.
Capo: occhi non debordanti dalla sua convessità.
Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro, vi¬
sto di lato, quasi diritto (fig. 53, 54) (Rlu/Plu ó 0,84; o
0,92-1,02). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° circa 2
volte più lungo del 2°, clava stretta allungata.
Protorace: solo poco più lungo che largo (Pla/Plu
1,02-1,11), a lati debolmente curvilinei, con il punto più
largo alla metà, subpiano sul dorso. Elitre: allungate
(Elu/Ela 1,42-1,55; Ela/Pla 1,21-1,3), a lati subrettilinei
nei due terzi anteriori, con il punto più largo nel terzo
anteriore, subpiane sul disco. Zampe: allungate, fe¬
mori inermi nel Ó con evidente frangia di squame
bianche; tibie nel Ó con un piccolo dentino nel terzo
medio; articoli tarsali tutti circa della stessa larghezza,
il 3° di forma quadrata, non bilobato ma solo incavato
all’apice, appendici ungueali lunghe circa la metà
dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 112, 113 (non ho
esaminato i genitali della 9).
Variabilità: la descrizione del rivestimento da me ri¬
portata è quella dell’holotypus desunta dalla descri¬
zione di Reitter, ma i 4 es. da me esaminati variano de¬
cisamente per il colore delle squame che ricoprono il
dorso: in 1 es. (identico al subimparis disegnato da
Voss) le squame bianche sulle elitre sono presenti nel
terzo medio anche sulla 4a e 5a interstria ( di quest’ulti-
ma rivestono anche il terzo apicale), in 2 es. le squame
prevalenti sono di colore nocciola (e non bruno scuro)
e, mentre in uno manca solo la chiazza bianca centrale
sul pronoto (es. riportato in fotografia, fig. 527), nell’al¬
tro mancano quasi completamente anche le squame
bianche sulla metà di 2a e 3a interstria elitrale; nel
quarto, che ha caratteristiche intermedie, le squame
sono di tre tinte con le bruno scure prevalenti e le noc¬
ciola che formano la chiazza basale centrale sul prono¬
to e ricoprono i lati delle elitre. Non esistono invece
sostanziali differenze negli altri caratteri.
Note comparative — Specie inconfondibile per il di¬
segno elitrale a forma di T capovolta e difficilmente
paragonabile con altre specie del genere. La forma e la
disposizione delle squame su pronoto ed elitre ricorda
quella di fremuthi (squame nocciola unicolori), in cui
però la serie centrale di squame sulle interstrie elitrali
è di forma più allungata e decisamente diversa dalle
altre. I tarsi delle due specie differiscono comunque in
modo evidente: in fremuthi il 3° articolo è solo poco
più largo del 2°, ma decisamente bilobato.
Geonemia — Caucaso, Tadzikistan, Afghanistan.
Materiale esaminato: 4 es. — Armenia: Erevan
(CK). Caucaso: Kami vas (MP). Tadzikistan: Darvaz
(CK). Afghanistan: Kabul (MB).
37. Tychius galloprovincialis Hustache (Fig. 55, 56, 114,
115, 179, 208, 528)
— galloprovincialis Hustache, 1924, Bull. Soc. ent. Fr., p. 247; 1931,
p. 290, 297. Franz, 1942, p. 130, 257. Hoffmann, 1954, p. 1160, 1175.
Caldara, 1979b, p. 91.
— vauclusianus Hoffmann, 1936, Bull. Soc. ent. Fr., 41, p. 104. Franz,
1942, p. 130.
— nemausensis Hoffmann, 1939, Bull. Soc. ent. Fr., 44, p. 81; 1954,
p. 1160, 1176. Franz, 1942, p. 257. Caldara, 1979b, p. 91.
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, sub-
rectangular, grayish to light brown scales and of
broad, subelliptical, white scales, thè wide scales on
elytra especially covering odd interspaces. Body shape
large, pronotum transverse, subrectangular, elytra
subrectangular.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Provenza
(Vaucluse). Ho esaminato l’holotypus (coll. Husta¬
che), una 9 etichettata «La Bonde Vse., VI, Fagniez /
Type».
Sinonimi — La sinonimia fra vauclusianus e gallo¬
provincialis è già stata stabilita da Franz e poi riportata
anche dallo stesso Hoffmann. L’holotypus di vauclu¬
sianus (8) e due paratypi (ó e 9) sono presenti nella
coll. Hoffmann ed etichettati anch’essi «La Bonde
Vse., V, Fagniez / sur Astragalus monspessulanus /
vauclusianus A. Hoffmann, Bull. Soc. Ent. Fr. 1936,
!
108 ROBERTO CALDARA
p. 104». Un altro paratypus g con identiche indicazio¬
ni si trova nella coll. Solari. La sinonimia con nemau-
sensis è invece già stata da me stabilita dopo l’esame
dei 2 tipi.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 6-3, 2.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di apice
del rostro, antenne e zampe ferruginei. Rivestimento
della parte superiore fitto, formato da squame coricate
di 2 forme e di 2 colori: rostro ricoperto fino all’inser¬
zione delle antenne da squame strette, rettangolari,
cretacee, pronoto ricoperto in prevalenza da squame
rettangolari strette (lu/la 4-6), cretacee con riflessi do¬
rati ad eccezione che sulla linea mediana dove sono
biancastre, e da squame più larghe, subellittiche (lu/la
2,5-4), bianche, formanti due fasce ai lati; anche le in-
terstrie elitrali con squame di analogo colore, subret¬
tangolari e larghe, ellittiche, queste ultime condensate
soprattutto sulle interstrie impari in serie molto confu¬
se (la larghezza di un’interstria è ricoperta da 4-5 squa¬
me), sparse sebbene abbastanza numerose sulle pari;
strie poco visibili, con squame sottili biancastre. Fe¬
mori con squame subellittiche biancastre e strette cre¬
tacee, queste ultime ricoprono anche le tibie. Parte
inferiore rivestita fittamente da squame biancastre
subellittiche.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Rostro (fig. 55, 56), visto dall’alto, lievemente più
largo alla base che all’apice (Rlu/Plu ó 0,79-0,84; 9
0,94-0,98). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo
più grosso e circa 1 volta e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: largo (Pla/Plu 1,14-1,2), con il punto più
largo nel terzo basale, a lati subrettilinei lievemente
restringentesi nei 2/3 basali e più bruscamente all’api¬
ce dove formano una lieve sinuosità, abbastanza con¬
vesso superiormente. Elitre: di forma allungata, sub¬
rettangolari (Elu/Ela 1,34-1,47; Ela/Pla 1,21-1,31), a lati
poco curvilinei nei 2/3 anteriori, un poco convesse sul
disco. Zampe: femori inermi, gli anteriori nel ó con
corta frangia di squame bianche; tibie senza particola¬
ri caratteri sessuali; 3° articolo tarsale più largo del 2° in
modo evidente, appendici ungueali piccole e lunghe
meno della metà dell’unghia.
Organi genitali: fig. 114, 115, 179, 208.
Variabilità: le squame rettangolari variano per colo¬
re (grigiastro, cretaceo con lievi riflessi dorati, bruno
con riflessi ramati) e un poco per lunghezza, quelle
larghe per numero soprattutto sulle interstrie elitrali.
Alcuni es. hanno protorace ed elitre a lati un poco più
curvi. I femori a volte possono essere nerastri.
Note comparative — Per le differenze da procerus,
uralensis, tridentinus e callidus vedi tabelle e note com¬
parative di queste specie.
Geonemia — Parte meridionale di Spagna e Francia.
Materiale esaminato: 37 es. — Spagna: Granada: Ba-
za (CF). Francia: Aude: Pouzols (CT); Vaucluse: La
Bonde (MMi, MP); Gard: NTmes (MMi, MP), Garons
(CC, CT); Alpes-Maritimes: la Bastide (MP).
Note biologiche — Parassita Astragalus monspessu-
lanus L. (Hoflmann, Tempère). Spesso convive con
tridentinus.
38. Tychius procerus Khnzorian
- procerus Khnzorian, 1960, Zool. Sb. Akad. Arm., 12, p. 122.
Diagnosis — Similar to galloprovincialis , except whi-
te scales broader and partly arranged in 2-3 uneven
rows on odd elytral interspaces.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Armenia
(Leivaz) dei quali ho esaminato 2 óó e 1 9 (CK).
Descrizione e note comparative — Sembra specie
strettamente imparentata con galloprovincialis , nono¬
stante le distribuzioni geografiche notevolmente dif¬
ferenti (aree relitte?). Le diversità, infatti, sono mini¬
me e consistono nelle squame ellittiche delle elitre,
che sono di analoga forma ma più larghe e disposte,
almeno in parte, grosso modo in 2-3 serie solo a tratti
regolari sulle interstrie, per il rostro un poco più lungo
e meno arcuato soprattutto nella 9, per il protorace a
lati un poco curvi dalla base con il punto più largo ver¬
so la metà.
Geonemia — Armenia.
39. Tychius uralensis Pie (Fig. 57, 58, 116, 117, 180, 209, 529)
— uralensis Pie, 1902, p. 142. Franz, 1942, p. 261.
— var. semiobliteratus Pie, 1902, p. 143 (n. syn).
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, sub-
rectangular scales and of wide, subelliptical scales.
Elongate scales on elytra brown (on sides white also)
and wide scales white and more abundant at base and
in apical half of odd interspaces. Body shape broad.
Serie tipica — Specie descritta su es. degli Urali che
non sono riuscito a rintracciare. Franz riporta di aver
esaminato un sintipo della specie della coll. Pie, ma
probabilmente si tratta invece dell’es. della var. semio¬
bliteratus sottoindicato. Ho esaminato comunque
l’es. che Franz chiama «plesiotype» della coll. Reitter
etichettato «Gul, Coll. Reitter / mit der type vergli-
chen! / Tychius uralensis Pie, det. Dr. H. Franz».
Sinonimi — La varietà semiobliteratus viene descrit¬
ta su es. della stessa serie d q\Y uralensis, ma differenti
per «cuisses inermes, bandes blanches moins distinc-
tes ou plus régulières, élytres teintés de roux sur le dis-
que». Ho esaminato 1 9 di questi (coll. Pie) etichettata
«Ural (ex Reitter) / type / v. semiobliteratus Pie / ura¬
lensis Pie n. sp. / Type» (lectotypus qui designato). In
effetti differisce dall’es. della coll. Reitter esclusiva-
mente per avere il dente dei femori posteriori solo ab¬
bozzato e per i tegumenti elitrali bruni e non nerastri.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,9-3,15.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione della metà api-
cale del rostro, antenne, tibie e tarsi ferruginei. Rive¬
stimento della parte superiore abbastanza fìtto, forma¬
to da squame coricate di 2 forme e di 2 colori: strette,
subrettangolari o subellittiche (lu/la 3-4 sul pronoto,
4-6 sulle interstrie elitrali, ancora più strette piliformi e
bianche sulle strie), prevalenti, brune con riflessi ra¬
mati e biancastre, queste ultime evidenti su testa, ro¬
stro e zampe (dove sono mescolate alle brune), lungo
la linea mediana del pronoto e ai lati delle elitre; più
larghe, subovali e subellittiche (lu/la 2,5-4), concentra¬
te ai lati del protorace (soprattutto nella metà basale),
sullo scutello, sulle elitre alla base, lungo l’interstria
suturale e sparse sulle altre interstrie, soprattutto le di¬
spari, e sui femori. Parte inferiore ricoperta fittamente
da squame subellittiche, biancastre.
Capo: occhi solo debolmente debordanti dalla sua
convessità. Rostro (fig. 57, 58), visto superiormente,
lievemente più largo alla base che all’apice (Rlu/Plu
ó 0,85-0,89; 9 0,92). Funicolo antennale di 7 articoli,
1° articolo più grosso e circa 1,5 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,19-1,25), a lati subret¬
tilinei nella metà basale, con il punto più largo nel ter¬
zo basale, ristretto con una lieve sinuosità all’apice, un
poco convesso superiormente. Elitre: oblungo-ovali,
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
109
evidentemente più larghe del protorace (Elu/Ela 1,4-
1,51; Ela/Pla 1,31-1,37), a lati subrettilinei nel terzo ba¬
sale indi curvilinei e restringentisi fino all’apice, con il
punto di maggior larghezza nel terzo anteriore, discre¬
tamente convesse. Zampe: femori posteriori dentati,
medi e anteriori subdentati, gli anteriori nel Ó con una
corta frangia di squame bianche; tibie senza particola¬
ri caratteri sessuali; 3° articolo tarsale più largo del 2° in
modo evidente, appendici ungueali fine, lunghe circa
la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 116, 117, 180, 209.
Variabilità: come detto, il lectotypus della var. se-
miobliteratus varia dagli altri es. per i femori posteriori
con dente solo abbozzato, mentre i medi e gli anterio¬
ri sono decisamente inermi. Nei 5 es. della specie da
me esaminati (compreso l’es. dell’Afghanistan) le uni¬
che variazioni si hanno nel numero delle squame
bianche larghe presenti sulle elitre.
Note comparative — A mio avviso potrebbe essere
specie imparentata con galloprovincialis e procerus.
Franz la colloca in stretto contatto con hauseri (sotto¬
gruppo 6q\V astragali), dubitando perfino della sua va¬
lidità specifica. In realtà, le differenze fra uralensis ed
hauseri sono molto marcate ad iniziare dal tipo di rive¬
stimento dorsale (in hauseri formato da un unico tipo
di squame strette) e dalla forma del rostro per finire a
quella degli organi genitali.
Geonemia - URSS: Monti Urali (MP), Gul (MBu).
Afghanistan (MP).
Materiale esaminato: 5 es..
40. Tychius whiteheadi n. sp. (Fig. 70, 118, 119)
Diagnosis — Elongate scales pale brown and whitish
(thè latter along midiine of pronotum and on elytral
striae). Subovai white scales covering sides of prono¬
tum and elytral interspaces. Rostrum stout (fig. 70).
Prothorax markedly transverse, distinctly curved late-
rally. Protibia of male with a sharp median tooth.
Serie tipica — Holotypus: ó «Iran, 10 Km E. Hama-
dan, 8.6.1962, L. A. Andres» (MW).
Descrizione — Lunghezza: mm 3,2.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione della metà apica-
le del rostro ferruginea e di antenne e zampe brune;
sul dorso un poco visibili fra il rivestimento abbastan¬
za fitto, formato da squame coricate di due forme e
colori: strette, subrettangolari (lu/la 3,5-5), che rico¬
prono testa e metà basale del rostro (dove sono di co¬
lore nocciola), pronoto (di colore nocciola ad eccezio¬
ne che sulla linea mediana, dove sono biancastre e un
poco più larghe delle altre), strie (dove sono più sottili
e di colore biancastro) ed interstrie elitrali, soprattutto
2a e 4a (in parte di colore nocciola con lievi riflessi me¬
tallici ed in parte biancastre). Sulle altre interstrie sono
invece decisamente prevalenti squame larghe (lu/la
1,5-2, 5), subovali ed ellittiche, lievemente impresse, di
colore bianco, in parte embricate e disposte in modo
disordinato; squame analoghe ricoprono anche i lati
del pronoto, i femori e l’addome.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte più larga del rostro alla base. Rostro
tozzo (fig. 70), visto dall’alto a lati convergenti in mo¬
do evidente dalla base all’apice (Rlu/Plu 0,7). Funico¬
lo antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e del doppio
più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,24), a lati molto arro¬
tondati e lievemente sinuosi in prossimità dell’apice,
con il punto più largo alla metà, convesso sul dorso.
Elitre: larghe, rettangolari (Elu/Ela 1,38; Ela/Pla 1,17),
a lati subparalleli nei 2/3 anteriori, poco convesse.
Zampe: femori posteriori con un abbozzo di dentino,
gli anteriori senza frangia; tibie anteriori con un aguz¬
zo dentino nel mezzo; 3° articolo tarsale più largo del
2° in modo evidente, appendici ungueali piccole e lun¬
ghe solo 1/3 della lunghezza dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 118, 119.
Derivatio nominis — Specie dedicata al Collega Do¬
nald R. Whitehead, che mi ha inviato in esame tutti i
Tychiini che è riuscito a reperire nelle collezioni del
National Museum di Washington.
Note comparative — Il tipo di rivestimento ricorda
quello di galloprovincialis , procerus e callidus, ma la
forma più robusta del protorace con i lati decisamente
curvilinei, quella del rostro e la presenza del dente alla
metà delle tibie anteriori sono particolari sufficienti
per distinguere con facilità whiteheadi dalle suddette
specie.
Geonemia — Iran.
41. Tychius longulus Desbrochers (Fig. 59, 60, 120, 121, 182,
210, 530)
— longulus Desbrochers, 1873, p. 103.
— confusus Desbrochers, 1873, p. 103, 122; 1888, Ann. Soc. ent. Fr.,
(6) 8, Bull. p. 194. Tournier, 1873, p. 477 (n. syn.).
— longiusculus Tournier, 1873, p. 474.
— mongolicus Csiki, 1901, Ergebn. Reise Zichy, 2, p. 114. Voss, 1967,
p. 321. Bajtenov, 1977, p. 159 (n. syn).
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, rec-
tangular, light brown to red brown scales and of wide,
subelliptical, white scales. The wide scales especially
abundant on interspaces 1, 5, 6 and 7. Prothorax nar-
row, subparallel sided in basai two thirds. Elytra
subrectangular, wider than prothorax at base.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Russia
meridionale (Sarepta), dei quali ho esaminato 5 óó: 4
in coll. Desbrochers etichettati 1. «Sarepta / type» (lec¬
totypus qui designato), 2. « longulus m. = longiusculus
Trn. / typ. Db.», 3. «Sarepta, Becker / longulus Db.,
longiusculus Tourn. / type», 4. «Sarepta, Becker / lon¬
gulus m., type» e 1 in coll. Heyden « longiusculus Desb.,
longulus Tourn., Sarepta, Desbroch.» (l’inversione di
autore è un lapsus calami di Heyden che ha scritto il
cartellino).
Sinonimi — Il confusus è descritto subito dopo il lon¬
gulus sempre su es. di Sarepta (p. 103) e paragonato a
statices Becker. Nell’appendice alla sua pubblicazione
(p. 122) Desbrochers riferisce di aver male interpretato
la specie di Becker, in realtà una Sibinia, e che il confu¬
sus è invece molto vicino a longulus , dal quale differi¬
rebbe per diversi particolari (forma del rostro, elitre e
tipo di rivestimento elitrale). Ho esaminato 1 sintipo 9
di confusus (coll. Desbrochers) etichettato «Sarepta /
Tychius confusus Db.» (lectotypus qui designato). A
parte le ovvie differenze sessuali, non ne esistono al¬
tre degne di nota dagli es. della serie tipica di longulus
(un altro es. di longulus sempre nella coll. Desbro¬
chers, senza indicazioni di località, è etichettato « meri -
dionalis (Tourn.) in ms. Chevr. = confusus m.»). Risul¬
ta quindi erronea l’interpretazione di Tournier (1873),
che ritiene la specie sinonimo di morawitzi.
Anche il longiusculus è descritto nello stesso anno
di longulus , sempre su es. di Sarepta di Becker, e la si¬
nonimia fra le due specie è evidenziata in seguito dagli
stessi Autori. Ho esaminato 5 sintipi, 3 dò1 e 1 9 della
coll. Tournier (1 ó e 1 9 incollati sullo stesso cartelli-
110
ROBERTO CALDARA
no) tutti etichettati «Sarepta, Becker / type» (nomino 1
ó lectotypus) e 1 ó (coll. Heyden) «Sarepta, Becker /
Tychius longiusculus Tourn., Tournier»; confermo la
sinonimia.
Del mongolicus ho esaminato il lectotypus ( Ó ) desi¬
gnato da Voss (1967) ed etichettato «Mongolia, Urga,
7.IX.98 / Exp. Zichy, leg Csiki / Lectotypus, Tychius
mongolicus Csiki, E. Voss». Esso differisce dal lectoty¬
pus di longulus esclusivamente per le squame rettan¬
golari di pronoto ed elitre, che sono di colore ramato
invece che marrone con lievi riflessi dorati, e per un
numero maggiore di squame ovali bianche su 2a, 3a, e
4a interstria elitrale, differenze del resto rientranti nel¬
la variabilità della specie.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,2-3,05.
Tegumenti: bruno scuri, parte apicale del rostro, an¬
tenne e zampe ferruginei e ricoperti abbastanza fitta¬
mente da squame di due forme ben differenti: su testa
e rostro fino all’inserzione delle antenne subrettango¬
lari (lu/la 4-5), di colore biancastro e cretaceo, sul di¬
sco del pronoto subrettangolari o subellittiche, più
grosse di quelle del rostro (lu/la 3-4), di colore creta¬
ceo con lievi riflessi dorati ad eccezione di una stretta
fascia longitudinale mediana bianca, ai lati del prono¬
to larghe, subovali (lu/la 2-3), bianche. Sulle elitre pre¬
valgono le squame subrettangolari (un poco più picco¬
le di quelle del pronoto) cretacee, mentre quelle ovali
bianche ricoprono fittamente la la, 5a, 6a e 7a interstria,
e si trovano sparse sulle altre interstrie; strie abbastan¬
za visibili, con piccole e strette squame piliformi bian¬
castre. Femori e tibie ricoperti da squame subrettan¬
golari e ovali. Parte inferiore ricoperta fittamente da
squame ovali biancastre.
Capo: occhi non debordanti dalla sua convessità.
Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro (fig.
59, 60) visto dall’alto a lati subparalleli nel Ó, evidente¬
mente convergenti dalla base all’apice nella o (Rlu/
Piu ó 0,75-0,85; 9 0,8-0,87). Funicolo antennale di 7
articoli, 1° articolo circa due volte più lungo del 2°.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,03-1,12), a lati
subparalleli fino al terzo anteriore dove si restringono
con una lieve sinuosità, poco convesso superiormen¬
te. Elitre: alla base più larghe del protorace, subret¬
tangolari (Elu/Ela 1,39-1,49; Ela/Pla 1,26-1,4), a lati
subrettilinei nei 2/3 anteriori, un poco convesse sul di¬
sco. Zampe: femori anteriori nel ó con una frangia di
squame appena abbozzata; tibie senza particolari ca¬
ratteri sessuali; 3° articolo dei tarsi più largo del 2° in
modo evidente, appendici ungueali lunghe circa 1/2
dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 120, 121, 182, 210.
Variabilità: per quanto riguarda il rivestimento del¬
la parte superiore, le squame subrettangolari variano
sia per lunghezza che per colore, che va dal grigiastro
al bruno con più 0 meno evidenti riflessi metallici do¬
rati 0 ramati; le squame ovali variano decisamente per
numero sulle elitre. Un poco variabili sono anche il ro¬
stro per curvatura e lunghezza (soprattutto nella 9) e il
protorace che, sebbene nella maggior parte dei casi sia
di forma subquadrata e più stretto delle elitre, in alcu¬
ni es. può essere più largo con lati un poco arrotonda¬
ti. Tutte le variazioni riportate sono in massima parte
già presenti nella numerosa serie di es. di Sarepta che
ho esaminato e questo vale anche per gli es. della
Mongolia; in modo più marcato varia invece l’unico
es. (una 9) della Cina da me visto, che ho per il mo¬
mento associato a longulus , sebbene in modo alquan¬
to dubitativo.
Note comparative — Sebbene abbastanza variabili, al¬
cune caratteristiche, quali il tipo di disposizione del rive¬
stimento della parte superiore e la forma del protorace e
del rostro soprattutto della 9, rimangono buoni caratteri
per distinguere la specie. Sembra nel complesso correla¬
ta a reitteri e tridentinus, ma da queste differisce in modo
evidente per i particolari riportati in tabella.
Geonemia — Russia meridionale, Mongolia, Cina
nord-orientale.
Materiale esaminato: 64 es. — Russia meridionale:
Sarepta (CP, MB, MBru, ME, MMi, MP). Mongolia:
Chovd aimak, Mongol Aitai Geb., Somon Uenc im
Tal Uenc gol (MPr), Urga (MBu). Cina: Shantung,
Tsinan (MW).
42. Tychius reitteri Faust (Fig. 61, 62, 122, 123, 183, 211, 531)
— reitteri Faust, 1889, Wien. ent. Zeit., 8, p. 206. Franz, 1940b, p. 22.
Voss, 1959, p. 130, 131. Caldara, 1986, p. 142.
Diagnosis — Vestiture on dorsum gray-yellowish.
Pronotum with elongate scales on disc and with wide,
rounded scales on sides. Elytral interspaces with wide,
rounded scales in doublé rows and with elongate, se-
talike scales in single median rows. Elytra subrectan-
gular. Profemur in male with short fringe of scales.
Serie tipica — Descritto su es. del Caucaso (Araxest-
hal), dei quali ne ho esaminati 4: 1 ó e 1 9 (coll. Faust)
portati sullo stesso spillo ed etichettati «Araxes, Reit-
ter / Reitteri Faust / type» (nomino il ó lectotypus), 1 9
(coll. Reitter, MBu) etichettata «Caucasus, Araxest-
hal. Leder Reitter / Holotypus (*) 1889, Tychius Reitteri
Faust» ed 1 ó (coll. Tournier) «Caucasus, Araxesthal,
Leder Reitter / Reitteri n. sp.» (scritto da Faust).
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 3-2, 7.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di parte
inferiore della testa, metà apicale del rostro, antenne,
tibie e tarsi ferruginei; parte superiore ricoperta fitta¬
mente da squame di varia forma, di colore grigio-noc¬
ciola: rettangolari e subellittiche (lu/la 4-6) su testa e
rostro fino all’inserzione delle antenne e sul pronoto,
più larghe (lu/la 2-4), ellittiche o subovali, ai lati del
pronoto e lungo la linea mediana nella metà basale.
Sulle elitre squame larghe, subarrotondate od ovali
(lu/la 1,25-2), sono un poco embricate, più fitte lungo
l’interstria suturale, lievemente impresse longitudinal¬
mente e disposte in due serie regolari divise da una se¬
rie di squame setoliformi un poco sollevate (lu/la 6-8).
Femori ricoperti da squame larghe, subellittiche, e da
alcune strette, setoliformi, queste ultime ricoprono le
tibie. Parte inferiore rivestita fittamente da squame
biancastre subellittiche (lu/la 2-4).
Capo: occhi lievemente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte circa della stessa larghezza del rostro
alla base. Rostro (fig. 61, 62), visto superiormente, a
lati un poco convergenti dalla base all’apice (Rlu/Plu
ó 0,73-0,84; 9 0,8-0,87). Funicolo antennale di 7 artico¬
li, 1° articolo più grosso e circa 1 volta e mezzo più lun¬
go del 2°.
(*) Designazione arbitraria perchè non effettuata dall’Autore della specie come avviene per molti sintipi di Tychius delle
coll, del Museo di Budapest.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
111
Protorace: modicamente trasverso (Pla/Plu 1,12-
1,21), a lati curvilinei fin dalla base, con il punto più lar¬
go alla metà, restringentesi con una lieve sinuosità
all’apice, superiormente un poco convesso. Elitre: di
forma allungata (Elu/Ela 1,4-1,55; Ela/Pla 1,2-1,28), a
lati subparalleli nei 2/3 anteriori, un poco convesse.
Zampe: femori inermi, gli anteriori nel ó con una cor¬
ta frangia di squame bianche; tibie senza particolari
caratteri sessuali; 3° articolo tarsale bilobato, decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe cir¬
ca la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: fìg. 122, 123, 183, 211.
Variabilità: modeste differenze si hanno nella con¬
vessità degli occhi, a volte molto lieve, e nella lun¬
ghezza del rostro, che è anche più tozzo di quanto rap¬
presentato nel disegno. Per quanto riguarda il rivesti¬
mento, abbastanza variabili sono il numero e le di¬
mensioni delle squame larghe che ricoprono le elitre
ed inoltre in alcuni es. la 2a, 3a, 4a, T e 8a interstria sono
ricoperte, in parte, solo da squame piliformi. In alcuni
es., infine, sul pronoto sono debolmente evidenti tre
bande, una centrale e due laterali, di squame grigiastre
un poco più chiare delle rimanenti che sono nocciola.
Non esiste, comunque, nessuna differenza significativa
fra gli es. del Caucaso e quelli della penisola balcanica.
Note comparative — Presenta discrete similarità con
fremuthi, con il quale è già stato comparato in tabella,
e con fuscipes (gruppo del seriepilosus ), dal quale diffe¬
risce in modo evidente, oltre che per il diverso tipo di
rivestimento del pronoto (vedi tabella), per la forma
del rostro e degli organi genitali, per i femori neri anzi¬
ché ferruginei, per il pronoto un poco convesso e non
appiattito. La sua collocazione naturale, stando alla
morfologia degli organi genitali, sembra comunque vi¬
cina a longulus, amandus, bisquamosus e tridentinus.
Geonemia — Caucaso, Balcani.
Materiale esaminato: 25 es. — URSS: Azerbajdzan:
Araxesthal (MBu, MD, MP); Armenia: Dilizan (CK),
Djrvezh (CK), Krasnoselsk (CK), Sevan (CK), Shatin
(CK), Sisian-Us (CK), Tshaikent (CK). Bulgaria: Bac-
kovo (CFre), Nessebar (ME), Rila pi. (CFre). Jugosla¬
via: Bela Palanka (CO).
43. Tychius hiekei n. sp. (Fig. 49, 50, 133, 134, 181, 212, 532)
Diagnosis — Pronotum on disc with white to yello-
, wish, rounded scales and brown, elongate scales. Ely-
tral interspaces with slightly imbricated, wide scales,
in doublé rows and elongate, setalike scales in single
median rows. Antennal funicle of six articles. Ro-
strum fìg. 49,50. Prothorax with sides slightly arcuate.
Elytra rectangular. Tarsal article 3 slightly wider than
article 2; claw with short basai process.
Serie tipica — Holotypus: ó «Armenia, Steppe pr.
Edmiadzin, 20.IV.1930» (CK). 5 Paratypi: 1 ó e 2 99
«S. Iran, Mian Jungal 30.5.-5.6.1973 / Loc. no. 223,
Exp. Nat. Mus. Praha» (MPr); 1 o «Persia, Astrabad
5.99. coll. Hauser» (MB); 1 o «Tscherwaen» (coll.
Pie, MP).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,1-2,95.
Tegumenti: bruni (tarsi, apice del rostro ed antenne
ferruginei), fittamente ricoperti da squame che sul
dorso sono di due forme decisamente differenti: lar¬
ghe (lu/la 1,25-1,5), ellittiche o subovali, in parte im¬
presse, coricate, di colore biancastro e grigio-gialla¬
stro, e strette (lu/la 5-8), setoliformi, coricate sul pro¬
noto e lievemente sollevate sulle interstrie elitrali, di
colore marrone con lievi riflessi metallici. Sul rostro
fino al terzo apicale sono presenti solo le squame
setoliformi; su testa, pronoto e zampe sono presenti
entrambi i tipi di squame frammisti, mentre sulle
interstrie elitrali le squame larghe sono disposte in
due serie divise da una serie centrale di squame
strette; queste ultime ricoprono anche le strie che
sono difficilmente distinguibili. Parte inferiore ri¬
coperta fittamente da squame larghe, bianche e bru-
nastre.
Capo: occhi non debordanti dalla sua convessità.
Fronte un poco più larga del rostro alla base. Rostro
(fig. 49, 50), visto dall’alto, a lati un poco convergen¬
ti dalla base all’apice con alcune setole sollevate a li¬
vello dell’inserzione delle antenne (Rlu/Plu ó 0,69-
0,71; 9 0,75-0,8). Funicolo antennale di 6 articoli, 1° ar¬
ticolo più grosso e circa 2 volte la lunghezza del 2°.
Protorace: un poco più largo che lungo (Pla/Plu
1,04-1,15), a lati debolmente curvilinei fin dalla base,
con il punto più largo alla metà, modicamente conves¬
so sul dorso. Elitre: di forma subrettangolare (Elu/Ela
1,52-1,57; Ela/Pla 1,16-1,33), subpiane sul disco. Zam¬
pe: femori posteriori con un piccolo dentino, gli ante¬
riori senza particolari caratteri nel ó1 così come le tibie;
3° articolo tarsale solo un poco più largo del 2°, appen¬
dici ungueali piccole, circa 1/3 della lunghezza dell’un¬
ghia stessa.
Organi genitali: fìg. 133, 134, 181, 212.
Variabilità: l’holotypus e 1 paratypus 9 sono deci¬
samente più piccoli degli altri es. (rispettivamente
mm 2,1 e 2,3). Per il resto esistono solo piccole diffe¬
renze nel numero più 0 meno abbondante delle squa¬
me larghe sul pronoto (*).
Derivatio nominis — Sono lieto di poter dedicare
questa specie al Collega Friedrich Hieke, che ha sem¬
pre prontamente esaudito le mie richieste di materiale
indispensabile per i miei studi.
Note comparative — Per alcune caratteristiche (tipo
di rivestimento e forma del rostro) sembra avvicinarsi
a seriepilosus e specie vicine (vedi tabella), ma la forma
dell’edeago è totalmente differente ed ha invece note¬
voli affinità con quello di turanensis e consputus , che
hanno però altro rivestimento elitrale. Da tutte queste
specie differisce, inoltre, per il 3° articolo dei tarsi mol¬
to ristretto, solo della larghezza del 2°, e molto debol¬
mente bilobato.
Geonemia — Armenia, Iran.
44. Tychius amandus Faust (Fig. 63, 64, 124, 125)
— amandus Faust, 1887, Stett. ent. Zeit., 48, p. 183. Franz, 1942,
p. 183, 243, 258.
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, seta¬
like, golden or silvery scales, and of wide, subelliptical,
whitish scales. Scales on elytra more numerous on
odd interspaces. Prothorax transverse, rounded at si¬
des. Elytra subrectangular.
(*) Ho esaminato 1 o (coll. Peyerimhoff, MP) etichettata «Oued Outoul, Hoggar, 14-1-1941» (Sahara algerino), che ho
classificato come specie affine a hiekei , dato che possiede il protorace a lati più arrotondati, i femori inermi e le squame ovali
sulle elitre più grosse.
112
ROBERTO CALDARA
Serie tipica — Specie descritta su un’unica 9 da me
esaminata (coll. Faust) ed etichettata «Kynair-Tau,
Hauser / Type». Sia Faust che Franz, che ha esamina¬
to in seguito la specie, non segnalano che l’holotypus
presenta un’evidente malformazione del protorace,
che è asimmetrico perchè decisamente più compresso
a destra, con la metà di questo lato quindi molto più
stretta della sinistra; tale deformazione accentua note¬
volmente la convessità del disco del pronoto, che di¬
venta quasi gibboso.
Descrizione dell’holotypus — Lunghezza: mm 2,4.
Tegumenti: bruno-nerastri, rostro dall’inserzione
delle antenne, antenne, tibie e tarsi ferruginei. Testa e
rostro fino all’inserzione delle antenne ricoperti da
squame grigiastre e nocciola rettangolari (lu/la 3-6).
Rivestimento di pronoto ed elitre formato da squame
coricate di due forme ben differenti: sul pronoto quel¬
le strette, subrettangolari (lu/la 3-6), ricoprono il disco
e sono di colore nocciola con lievi riflessi dorati e
biancastre lungo la linea mediana, le larghe, subellitti¬
che (lu/la 1,5-2, 5), bianche, ricoprono i lati e la base;
sulle interstrie elitrali sono prevalenti le squame stret¬
te, mentre le larghe sono fitte solo sulla la, 5a, T e 9a in-
terstria; strie ben visibili, con squame piliformi.
Parte inferiore ricoperta fittamente da squame su¬
bellittiche, bianche e nocciola. Femori rivestiti da
squame larghe e strette, solo queste ultime ricoprono
le tibie.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Rostro (fig. 64) visto dall’alto a lati subparalleli, so¬
lo un poco più largo alla base che all’apice (Rlu/Plu
0,78). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo più
grosso e circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: lato sinistro decisamente curvilineo, ri¬
stretto in modo evidente sia alla base che all’apice do¬
ve forma una lieve sinuosità. Elitre: subrettangolari
(Elu/Ela 1,49), a lati rettilinei fino al terzo apicale, un
poco convesse sul disco. Zampe: femori posteriori con
un piccolo dentino, gli anteriori senza particolari ca¬
ratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo dei tarsi
bilobato, più largo del 2°, appendici ungueali lunghe
circa la metà dell’unghia stessa.
Variabilità: l’unico es. che ho potuto associare
all’holotypus è 1 Ó (mm 2,65), che differisce per il rive¬
stimento della parte superiore più fìtto, sulle elitre con
un maggior numero di squame larghe, le quali sono più
abbondanti su tutte le interstrie ad eccezione della 4a e
dell’8a; le squame strette hanno inoltre evidenti riflessi
argentati. Il protorace è identico alla metà sinistra di
quello dell’holotypus (Pla/Plu 1,16) e il pronoto è deci¬
samente meno convesso. I femori anteriori sono sub¬
dentati. Per quanto riguarda i caratteri sessuali (rostro
fig. 63), i femori anteriori posseggono solo un abbozzo
di frangia, le tibie non sono dentate nel mezzo; lobo
mediano fìg. 124, 125. Rlu/Plu 0,73. Elu/Ela 1,5. Eia/
Pia 1,2.
Note comparative — È specie vicina dXYamabilis. I
due es. da me esaminati differiscono in effetti da que¬
sto, come riportato da Faust e da Franz, per il proto¬
race più trasverso a lati più arrotondati, per la forma
delle elitre più corta, per i femori bruno scuri e non
ferruginei, per la frangia dei femori anteriori del ó me¬
no sviluppata. Da U'intrusus e dal callidus è già stato
sufficientemente separato in tabella.
Geonemia — Turkmenistan: Kyndyr-Tau (MD).
Kazakhstan: Aulie-Ata (MP).
Materiale esaminato — 2 es..
45. Tychius amabilis Faust (Fig. 3, 65, 66, 126, 127, 185, 213,
533)
— amabilis Faust, 1894, Deut. ent. Zeit., p. 64. Franz, 1942, p. 183,
258.
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, seta-
like, light brown scales and of wide, subelliptical, white
scales, thè wide scales on elytra especially numerous
on odd interspaces. Body shape slender. Prothorax
narrow, subquadrate. Elytra subrectangular.
Serie tipica — Specie descritta su es. del Turkestan
(Margelan, Buchara), dei quali ho esaminato 1 ó (coll.
Faust) etichettato «Buchara, Hauser / Type» (lectoty-
pus qui designato) ed 1 9 (coll. Hauser) etichettata
«Ferganah, Margelan / Tychius amabilis Fst. n.s., ty¬
pe» (paralectotypus).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,15-2,5.
Tegumenti: ferruginei (protorace, testa, metà basa¬
le del rostro e addome più scuri). Testa e rostro fino
all’inserzione delle antenne ricoperti da squame ret¬
tangolari (lu/la 2-5). Pronoto ricoperto da squame co¬
ricate di due forme: strette, subrettangolari (lu/la 3-5),
nocciola con lievi riflessi dorati e bianche (queste ulti¬
me formanti una stretta fascia mediana), e larghe, sub¬
ellittiche (lu/la 1,5-2), bianche, ai lati. Elitre ricoperte
da squame subpiliformi (lu/la 5-7) nocciola e subellit¬
tiche (lu/la 1,5-2) bianche mescolate fra di loro, quelle
bianche più fìtte soprattutto sulle interstrie dispari;
strie con squame piliformi più sottili di quelle delle in¬
terstrie. Femori con squame larghe ellittiche e più
strette rettangolari, queste ultime ricoprono anche
le tibie. Parte inferiore ricoperta fittamente da squa¬
me bianche subellittiche più strette di quelle delle
elitre.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua
convessità. Rostro (fig. 65, 66) visto dall’alto restrin-
gentesi dalla base all’apice (Rlu/Plu (3 0,73-0,78; 9
0,75-0,86). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo
decisamente più grosso e 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,02-1,11), a lati
quasi rettilinei e un poco ristretti sia alla base che
all’apice dove formano una lieve sinuosità, subpiano
sul dorso. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,56,-
1,67; Ela/Pla 1,24-1,33), a lati subrettilinei fino al terzo
apicale, subpiane sul disco. Zampe: femori posteriori
subdentati, gli anteriori con una corta frangia di squa¬
me bianche nel ó1; tibie senza particolari caratteri ses¬
suali; 3° articolo tarsale solo poco più largo del 2°, ap¬
pendici ungueali piccole, lunghe meno della metà del¬
la lunghezza dell’unghia stessa.
Organi genitali: fìg. 126, 127, 185, 213.
Variabilità: specie nel complesso costante; il rostro
varia un poco per curvatura soprattutto nella o, i lati
del protorace e delle elitre possono essere debolmente
curvilinei; infine, un poco variabile è il numero delle
squame larghe sulle interstrie elitrali. L’unico es. della
Turchia da me esaminato non differisce sostanzial¬
mente dagli altri es. più orientali.
Note comparative — Sembra mostrare maggiori
punti di contatto con amandus, dal quale differisce pe¬
rò in modo evidente per la forma del rostro, per il pro¬
torace subquadrato (in amandus a lati decisamente
curvilinei), per la forma più esile e per i femori rossa¬
stri (in amandus neri). Per le differenze da turanensis
vedi note comparative di questa specie.
Geonemia — Rep. Russe meridionali, Afghanistan,
Anatolia.
Materiale esaminato: 20 es. — Turchia: Ankara
(MP). URSS: Armenia: Sisian-Us (CK); Turkmeni-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
113
Figg. 49-76 — Rostro di: 49-50) T. hiekei d e 9; 51-52) T.fremuthi Ó1 e 9; 53-54) T. albocruciatus d e 9; 55-56) T. galloprovincialis
d e 9 ; 57-58) T. uralensis d1 e 9 ; 59-60) T. longulus d e 9 ; 61-62) T. reitteri d e 9 ; 63-64) T. amandus d e 9 ; 65-66) T. amabilis d e 9 ;
67-68) T. consputus de 9; 69) T. turanensis 9; 70) T. whiteheadi d; 71-72) T. cuprinus d e 9; 73-74) T. alhagid e 9; 75-76) 71 prae-
scutellaris d e 9.
114
ROBERTO CALDARA
stan: Buchara (MD), Kopetdag-Fiijuza (CFre), Step¬
pe Kuruk-Kel (MVi), Kyndyr-Tau (MD, ME), Ferga-
nah-Margelan (MVi), Merw (MP), Sarykamys (CK);
Uzbekistan: Taskent (ME), Monte Ukam, m 800/1000,
70 Km NE di Taskent (CFo); Kirgizstan: Tokmak
(ME). Afghanistan: Bazarak, m 2200-Panchirtal (MBo),
Kabul, m 1740 (MBo, MB).
46. Tychius turanensis Faust (Fig. 69, 132)
— turanensis Faust, 1887, Stett. ent. Zeit., 48, p. 182. Franz, 1942,
p. 183 ( Miccotrogus ).
— mixtus Faust, 1885 (non Desbrochers, 1873), p. 185 (n. syn.).
— angustulus (Faust, 1889), p. 136 ( Miccotrogus ) (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, setal-
ke, light brown scales and of wide, subelliptical, con¬
cave, white scales. The wide scales partly covering disc
of pronotum also, and as numerous as thè elongate sca¬
les on elytral interspaces (abundant only on interspaces
2, 3 and 4). Antennal funicle of six (rarely seven) articles.
Prothorax subquadrate. Elytra subrectangular. Tarsal ar-
ticle 3 slightly wider than article 2.
Serie tipica — Descritto su es. di Kyndyr-Tau (Tur¬
kestan). Franz, dopo aver esaminato 2 syntypi della
coll. Faust ed altri es. delle coll. Faust e Hauser (che
egli chiama cotypi, ma provenienti da altre località
non nominate da Faust: Steppe Kuruk-Kel e Dshi-
sak), riferisce che questi appartengono a due specie di¬
stinte: una con funicolo antennale di 7 articoli identica
ad amabilis e l’altra di 6 articoli. Per non complicare la
nomenclatura, Franz decide saggiamente di conside¬
rare questi ultimi es. i veri syntypi della specie che per¬
tanto pone fra i Miccotrogus.
Anch’io ho esaminato parte di questi es. ed essendo
perfettamente d’accordo con Franz nomino il ó della
coll. Faust con funicolo antennale di 6 articoli lectoty-
pus di turanensis.
Sinonimi — Il mixtus è descritto da Faust nel 1885 su
un unico es. ó di Taschkent, da me esaminato (coll.
Faust) ed etichettato «d, Taschkt., Akinin / mixtus
Faust / Type». Tale specie è uguale a turanensis, dato
che differisce dal suo lectotypus esclusivamente per le
maggiori dimensioni e per il protorace a lati più arro¬
tondati, particolari soggetti a discreta variazione nella
specie. Ed è turanensis il nome da dare al taxon, seb¬
bene descritto più tardi, poiché il nome mixtus risulta
già occupato da mixtus Desbrochers, 1873.
L’ angustulus è descritto su un’unica 9 di Alka-Kul e
posto n stretta relazione con mixtus Faust. Ho esami¬
nato tale es. etichettato «Alka-Kul, Hauser / angustul.
Faust / Type». Esso differisce dal lectotypus di tura¬
nensis solo per il protorace un poco più stretto e con
mixtus forma i due estremi di variabilità di questo ca¬
rattere in turanensis , cosa che ho potuto appurare
dall’esame di una serietta di 12 es. del Monte Ugam
(Uzbekistan).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,85-2,7.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di metà api-
cale del rostro, antenne e zampe ferruginee. Parte su¬
periore ricoperta non molto Fittamente da squame di
due forme e colori: setoliformi (lu/la 6-8), di colore
grigiastro e nocciola (che ricoprono capo e rostro fino
all’inserzione delle antenne ed in parte pronoto ed eli¬
tre), e larghe, rotonde 0 subovali (lu/la 1,25-1,75), con¬
cave, biancastre (sparse sia sul pronoto, dove sono più
abbondanti ai lati e alla base, che sulle elitre, dove ri¬
vestono interamentp solo l’interstria suturale). Parte
inferiore ricoperta da squame larghe, ovali, bianche.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte un poco più larga del rostro alla base. Ro¬
stro nel ó come in consputus (fig. 67), nella 9 fig. 69, vi¬
sto dall’alto a lati convergenti soprattutto dalla base fi¬
no all’inserzione delle antenne (Rlu/Plu ó 0,65-0,75;
9 0,72-0,8). Funicolo antennale di 6 articoli, il 1° deci¬
samente più grosso e circa due volte più lungo del 2°.
Protorace: poco più lungo che largo (Pla/Plu 1,07-
1,11), a lati un poco arrotondati fin dalla base, con il
punto più largo alla metà, un poco convesso sul dorso.
Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,51-1,64; Ela/Pla
1,24-1,36), a lati paralleli nei 2/3 anteriori, poco conves¬
se sul disco. Zampe: femori inermi, senza particolari
caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo dei tarsi
più largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa la me¬
tà dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano come in consputus
per forma generale (fig. 130), ma un poco differente
all’apice (fig. 132); spermateca e spiculum ventrale co¬
me in consputus (fig. 184, 215).
Variabilità: il numero delle squame larghe sulle eli¬
tre è soggetto a variazioni, sebbene sia sempre elevato
e quasi uguale a quello delle squame strette. Variabile
è inoltre la forma del protorace per quanto riguarda la
curvatura dei lati, sebbene sempre poco marcata. Un
discorso a parte meritano 9 es. 99 (Merw, Repetek, Mti.
Nura-Tau, Mte. Ugam) che ritengo del tutto simili ai
tipici turanensis (anche gli organi genitali sono uguali),
sebbene possiedano il funicolo antennale di 7 articoli.
A rafforzare tale mia convinzione sta il fatto che ho
trovato alcuni di essi (Mti. Nura-Tau e Mte. Ugam) si¬
curamente raccolti insieme a turanensis con l’usuale
funicolo di 6 articoli e che tale carattere sembra sog¬
getto alla stessa variazione anche e per ora solamente
in consputus (sebbene in un unico es. 9), specie stret¬
tamente imparentata con turanensis (ipoteticamente
però anche versicolor potrebbe essere la forma a 6 arti-
eoi di intrusus). Dal confronto delle antenne di questi
es. con gli altri più comuni, ritengo che il passaggio da
7 a 6 articoli (l’evenienza opposta è ugualmente possi¬
bile, ma a mio avviso più improbabile, visto che la
maggior parte delle specie del genere ha 7 articoli), ca¬
rattere ora diventato dominante nelle 2 specie, sia sta¬
to causato in questo caso dalla fusione del 3° articolo
con il 4°. Risulta ovvio, comunque, che la risoluzione
definitiva di questo problema si avrà solo quando si
potrà disporre di altro materiale raccolto in modo mi¬
rato e di adeguate notizie biologiche.
Note comparative — Molto simile a consputus , del
quale sembra vicariante nella regione paleartica orien¬
tale. Ne differisce un poco per la forma del rostro della
9 e soprattutto per il maggior numero di squame lar¬
ghe sia ai lati del protorace nella metà apicale sia sulle
elitre (infatti in consputus esse rivestono prevalente¬
mente solo la metà basale dei lati del protorace e le
prime due interstrie, mentre sono molto scarse sulle
restanti parti). Infine, piccole differenze si hanno
nell’apice del lobo mediano e nei lati, più convergenti
dalla base all’apice in turanensis, sebbene esistano for¬
me intermedie che rendono tali differenze meno si¬
gnificative. Da amabilis differisce solitamente per il
numero degli articoli del funicolo antennale, per le
squame larghe che sono più grosse e sono presenti an¬
che sul disco del pronoto e più numerose sulle elitre,
dove sono poco abbondanti solo su 2a, 3a e 4a interstria
(in amabilis poco numerose sulle interstrie pari); infi¬
ne le elitre sono più larghe.
Geonemia — Asia anteriore, Rep. Russe meridionali.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
115
Figg. 77-102 - Rostro di: 77-78) 71 khnzoriani d e 9; 79-80) 71 klapperichi d e 9; 81-82) 71 pristinus d e 9; 83-84) 71 grenieri
deQ; 85-86) 71 mixtus d e 9; 87-88) 71 lacteoguttatus de 9; 89-90) 71 bisquamosus d e 9; 91-92) 71 astragali d e 9; 93-94) 71 oriens
de 9; 95-96) 71 russicus d e 9; 97) 71 thompsoni 9; 98) 71 filirostris 9; 99-100) 71 laticollis de 9; 101-102) 71 focarilei de 9.
116
ROBERTO CALDARA
Materiale esaminato: 47 es. — Turchia: Cukurca
(CL), Lice (CL). URSS: Armenia: Erevan (CK); Ka¬
zakistan: Alma Arasan (CFre); Uzbekistan: Mti. Nu-
ra-Tau, Farish (CBo), Mte. Ugam m 800/1000, Ak-
Tash (CFo), Taschkent (MD); Turkmenistan (MMo):
Alka-Kul (MD), Buchara (MP), Dshisak (MP, MVi),
Jolatan (CK), Kuruk-Kel (MD, MVi), Kyndyr-Tau
(MD, MVi), Merw (MP), Nauka (MVi), Repetek
(CK), Tedschen (MBu); Tadzikistan: Dushanbe
(CK); Kirgizstan: Tokmak (ME). Afghanistan: Goud-
gé Konti-Quaisar (MP), Kabul (MB). Iran: Birland
dint. m 2000 (MPr), Hessar (MPr). Israele: Haifa
(MMi, MP).
Note biologiche — Khnzorian segnala come raccolti
su Astragalus paucijugus Schrenk gli es. di Repetek.
47. Tychius consputus Kiesenwetter (Fig. 4, 67, 68, 130,
131, 184, 215, 534)
— consputus Kiesenwetter, 1864, p. 281.
— acuminirostris Ch. Brisout, 1866, Ann. Soc. ent. Fr., (4) 6, p. 415.
Hoffmann, 1935, Bull. Soc. ent. Fr., 40, p. 75 ( Miccotrogus ); 1954,
p. 1199, 1200 ( Miccotrogus ). Porta, 1949, p. 334 ( Miccotrogus ). Caldara,
1977, p. 143 (n. syn.).
— tenuirostris Toumier, 1873, p. 466. Franz, 1942, p. 246 (n. syn.).
— siculellus Ragusa, 1908, p. 159 (n. syn).
— algiricus Desbrochers, 1908, p. 54 (n. syn.).
— holdhausi Solari, 1932, Boll. Soc. ent. ital., 114, p. 163. Caldara,
1977, p. 143 (n. syn.).
— ponticus Franz, 1942 (pars), p. 202.
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, hair-
like, brown to grayish scales and wide, subelliptical,
slightly concave scales, thè wide scales sparse on ely-
tra. Antennal funicle of six articles. Prothorax subqua¬
drate. Elytra rectangular.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Grecia
(Creta, Syra, Nauplia) e paragonata al cuprifer, da cui
può essere separata, secondo Kiesenwetter, per il dif¬
ferente tipo di rivestimento elitrale composto da squa¬
me piliformi alle quali sono frammiste squame larghe,
ovali, bianche. In seguito, nessun autore si è più occu¬
pato della specie e per giunta nella coll. Kiesenwetter
non vi sono es. della serie tipica. Con questo nome,
comunque, è classificato un es. 9 della coll. Letzner di
Atene (ME) ben corrispondente alla descrizione origi¬
nale (scrittura di Kiesenwetter?).
Sinonimi — L’es. di Atene sopranominato è perfet¬
tamente identico agli es. della Spagna classificati dai
vari Autori come acuminirostris (tale specie è descritta
su 99 raccolte nei dintorni di Madrid, che non sono riu¬
scito a trovare). Inoltre, le due descrizioni originali corri¬
spondono decisamente fra di loro; pertanto, su tale base
ritengo giustificata la sinonimia fra queste due specie.
Il tenuirostris è descritto su soli es. 99 di Gerusa¬
lemme. Nella coll. Tournier non vi sono es. della serie
tipica. Franz ha reperito con questo nome es. dell’At¬
tica e di Tarsus (det. e coll. Faust e Daniel), che egli
considera «Historische Expl.» e che sono identici a
consputus come da me inteso. Mantengo l’opinione di
Franz, poiché la descrizione di Toumier si adatta
completamente a quest’ultima specie.
Il siculellus viene descritto su es. di varie località
della Sicilia e paragonato al grenieri. Ho esaminato 1 9
della serie tipica, etichettata «Sicilia, Madonie, E. Ra¬
gusa / siculellus , type / Typus» (lectotypus qui designa¬
to, MPr). Come era già chiaro dalla descrizione, anche
questa specie è sicuramente da riunire a consputus.
Valgiricus è descritto su un unico es., secondo
Desbrochers 9, dell’Algeria (Teniet, de me chasses
en 1889) da me esaminato. Si tratta in realtà di 1 ó eti¬
chettato «Teniet-el-Haad. Desbrochers 1889 / algiricus
m. / Fr. 08 / Type»; cosa non rilevata da Desbrochers,
l’es. ha funicolo antennale di 6 articoli ed è identico
all’es. di consputus della Grecia.
A consputus ovviamente deve essere associato
Y holdhausi, specie da me già posta in sinonimia di acu¬
minirostris.
Infine, a mio avviso, si deve riunire a consputus un
paratypus 9 di ponticus, il cui holotypus è sinonimo di
grenieri (vedi), che, come dice Franz, differisce dagli
altri 2 es. della serie tipica per la forma del rostro e per
il tipo di rivestimento. In realtà, tale es. possiede il fu¬
nicolo antennale di 7 articoli, caso unico in consputus
(vedi però a tale riguardo discussione della variabilità
di turanensis ), ma non mostra nessun’altra minima
differenza dai comuni consputus.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,9-2,65.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di rostro
dall’inserzione delle antenne all’apice, antenne, tibie e
tarsi ferruginei; ben evidenti sul dorso fra il rivesti¬
mento formato in prevalenza da squame coricate,
strette, lineari e piliformi, di colore brunastro e grigia¬
stro (biancastre e più sottili sulle strie elitrali); squame
larghe, subellittiche (lu/la 1,25-1,5), un poco concave,
bianche, formano tre chiazze poco evidenti alla base
del pronoto, una piccola centrale e due più estese late¬
rali, ricoprono lo saltello, l’interstria suturale elitrale
ed inoltre si trovano sparse, ma in numero sempre
scarso, sul restante ambito. Strie elitrali poco visibili.
Parte inferiore rivestita fittamente da squame larghe,
subellittiche, bianche.
Capo: occhi globosi, un poco debordanti dalla sua
convessità. Fronte più larga del rostro alla base. Ro¬
stro di forma decisamente differente nei due sessi (fig.
67, 68) (Rlu/Plu ó 0,72-0,78; 9 0,75-0,83), visto dall’al¬
to a lati un poco convergenti dalla base fino all’inser¬
zione delle antenne, indi di ugual larghezza fino
all’apice. Funicolo antennale di 6 articoli, 1° articolo
decisamente più grosso e circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,09-1,18), a lati po¬
co curvilinei, con il punto più largo alla metà, un poco
ristretto alla base e più decisamente all’apice con una
lieve sinuosità, abbastanza convesso sul dorso. Elitre:
rettangolari, di forma allungata (Elu/Ela 1,45-1,58;
Ela/Pla 1,17-1,28), a lati subparalleli nei 2/3 anteriori,
debolmente convesse sul disco. Zampe: femori poste¬
riori con un debole dentino, gli anteriori senza parti¬
colari caratteri sessuali come pure le tibie; 3° articolo
dei tarsi in modo evidente più largo del 2°, appendici
ungueali lunghe circa la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 130, 131, 184, 215.
Varabilità: specie nel complesso abbastanza costan¬
te. Le maggiori variazioni si hanno nel colore delle
squame piliformi del rivestimento dorsale, che vanno
dal grigiastro al bruno unicolore, a volte con forti ri¬
flessi metallici argentati 0 ramati; fra questi due estre¬
mi esistono molti es. dove le squame dei due colori si
trovano in varia proporzione fra loro, sebbene la for¬
ma con prevalenza di squame brunastre sia decisa¬
mente la più frequente. I tegumenti elitrali possono
essere in larga parte ferruginei. Un poco variabile è il
protorace per curvatura dei lati, a volte un poco più
marcata, e per convessità del dorso, a volte molto de¬
bole, mentre i femori posteriori possono essere anche
inermi. Non ho comunque riscontrato apparenti diffe¬
renze geografiche in tale variabilità.
Molto interessante infine è risultato l’es. di Tarsus
(paratypus di ponticus ) con funicolo antennale forma-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
117
to da 7 articoli; l’unica altra specie che per ora ritengo
sicuramente variabile nel numero degli articoli del fu¬
nicolo è turanensis, alla quale rimando per ulteriori
precisazioni.
Note comparative — Specie molto simile, soprattut¬
to per la forma del rostro, a grenieri (vedi note compa¬
rative di questa specie), con il quale si sovrappone co¬
me diffusione geografica, e questo fa capire come vari
suoi sinonimi siano stati descritti paragonandoli a gre¬
nieri. Può essere confusa con più facilità con turanen¬
sis (vedi sue note comparative), specie però diffusa
nella regione paleartica orientale e con la quale sem¬
bra venire in contatto solo nella penisola anatolica, ed
è con questa e con reitteri che mostra le maggiori affi¬
nità naturali, come starebbe a dimostrare la forma de¬
gli organi genitali.
Geonemia — Regione mediterranea.
Materiale esaminato: 55 es. — Spagna: Guadix
(MLo), Jaén (ME). Francia: Corsica: Sarrola (MP).
Italia: Campania: Mte. Faito (CMer, CO); Puglie:
Foggia (CO), Gargano-Fago S. Giovanni (MMi); Fu-
cania: Calciano-Matera (CPes), Mte. Vulture (MMi);
Sicilia: Cesarò (CO), Nebrodi-Mistretta (CO), Nicolo¬
si (ME). Jugoslavia: Skopie (CFre), Stip (ME). Grecia:
Atene (ME). Bulgaria: Nessebar (MB). Turchia: Ak-
Chehir (MB), Biledjik (MB), Kayasi-Erdemli (ME),
Narlidere (CE), Pinharisar (CF), Siirt-Sirvan (CF),
Smirne (CF, MB), Tarsus (MMo). Siria (MP). Algeria:
Teniet-el-Haad (ME, MMi, MP), Zaouì'a de Mouzaia
(MMi). Marocco: R. des Facs (MP).
48. Tychius cuprinus Rosenhauer (Fig. 71, 72, 128, 129, 186,
214, 535)
— cuprinus Rosenhauer, 1856, p. 271. Franz, 1942, p. 184, 258.
Diagnosis — Vestiture on dorsum sparse, of elonga-
te, hairlike, brown-cupreous (white along midiine of
pronotum) scales and wide, subelliptical scales forming
two vittae at sides of pronotum and especially cove-
ring elytral interspaces 1 and 5. Small size. Prothorax
subquadrate.
Serie tipica — Descritto su es. della Spagna (Sierra
Nevada), dei quali ne ho esaminati tre (coll. Desbro-
chers): 1 ó (lectotypus qui designato) e 2 99 (paralec-
totypi), tutti etichettati «Thiere Andalusiens, Rosen¬
hauer»; il ó porta inoltre un cartellino con scritto «cu¬
prinus Rosh., Sierra Nevada».
Descrizione — Funghezza: mm 1,55-2,3.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di metà apicale
del rostro, antenne, lati e metà apicale delle elitre, ti¬
bie e tarsi ferruginei; ben visibili fra il rivestimento
dorsale poco fitto, composto da squame di due forme:
le prevalenti sono piliformi, debolmente sollevate sul¬
le elitre, di colore bruno con riflessi ramati ad eccezio¬
ne che lungo la linea mediana del pronoto, dove sono
biancastre (e un poco più larghe), e sempre piliformi
ma ancora più sottili sulle strie elitrali; squame larghe,
subellittiche, bianche, si trovano alla base e ai lati del
pronoto, sui femori, ricoprono lo scutello, la la e la 5a
interstria elitrale e in parte la 7a, 9a e 10a, mentre sono
sparse, ma in numero molto scarso, sulle altre inter-
strie. Parte inferiore ricoperta abbastanza fittamente
da squame biancastre larghe, subellittiche.
Capo: occhi globosi, un poco debordanti dalla sua
convessità. Fronte un poco più larga del rostro alla ba¬
se. Rostro tozzo, lesiniforme (fig. 71, 72), visto dall’al¬
to restringentesi dalla base all’apice (Rlu/Plu Ó 0,7-
0,83; 9 0,82-0,88). Antenne corte, funicolo di 7 articoli,
1° articolo tozzo, decisamente più grosso degli altri e
circa 2,5 volte più lungo del 2°.
Protorace: di forma subquadrata (Pla/Plu 1,05-1,19),
a lati poco arrotondati, con il punto più largo alla me¬
tà, poco ristretto alla base e più evidentemente all’apice
dove forma una evidente sinuosità, debolmente conves¬
so sul dorso. Elitre: allungate, subrettangolari (Elu/Ela
1,5-1, 6; Ela/Pla 1,23-1,29), a lati subrettilinei nei 2/3 ante¬
riori, debolmente convesse sul disco. Zampe: femori
inermi, gli anteriori con una corta frangia di squame nel
ó; tibie senza particolari caratteri sessuali; 3° articolo dei
tarsi in modo evidente più largo del 2°, appendici un¬
gueali grosse e lunghe più della metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 128, 129, 186, 214.
Variabilità: sebbene la specie rimanga sempre carat¬
teristica, differenze fra i vari es. si osservano nel colore
dei tegumenti, a volte più largamente neri sulle elitre,
nel colore delle squame più larghe del rivestimento
dorsale, che ai lati delle elitre possono essere in parte
cretacee, e nella loro quantità a volte ancora più scarsa
sia sul protorace che sulle interstrie elitrali, ad eccezio¬
ne dell’interstria suturale. Un poco più marcata, inol¬
tre, può presentarsi la convessità del dorso e la curva¬
tura dei lati sia del protorace che delle elitre.
Note comparative — Specie caratteristica se si con¬
siderano insieme il tipo di rivestimento con squame
larghe non solo sull’interstria suturale ma anche sul¬
le altre interstrie, sebbene in numero scarso, e in mo¬
do molto caratteristico sulla 5a interstria per tutta la
sua lunghezza (particolare che la fa separare immedia¬
tamente dalle specie vicine aìYelegans per il resto abba¬
stanza simili), la forma del rostro, le piccole dimensio¬
ni, il protorace poco più largo che lungo. Per la forma
degli organi genitali mostra evidenti correlazioni con
consputus.
Geonemia — Spagna, Marocco.
Materiale esaminato: 44 es. — Spagna (MP): Algaida
(MFo), Astorga (ME), Caboalles (ME), E1 Pardo
(MMi), Escoriai (MP), Fuencaliente (MMi), Madrid
(MP), Manzanal (CFre), Ponferrada (ME, MMi, MP),
Pozuelo (CD), Robledo (MMi), Segovia (CZ), Sierra
Nevada (MP). Marocco: Casablanca (MB), Ifrane
m 1700 (MP), Sidi Slimane (ME), Tangeri (MW).
49. Tychius vicinus Roudier (Fig. 142, 143, 187, 216)
— vicinus Roudier, 1954, Rev. fr. Ent., 21, p. 59.
Diagnosis — Vestiture of elongate, setalike, light
brown scales and of wide, subelliptical, white scales.
The wide scales cover sides and median portion in
basai half of pronotum and are intermixed with thè
elongate scales on elytral interspaces. Pronotum
subspherical. Third tarsal article slightly wider than
thè second one.
Serie tipica — Descritto su 21 es. del Sahara algerino
(Tadine merid.: Djebel bet; Erg Iguidi: Ouahila-
Chouikhia) da me esaminati (MP, CRo).
Descrizione — Funghezza: mm 2, 3-2, 7.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione delle me¬
tà apicale del rostro, antenne e zampe ferruginee. Par¬
te superiore ricoperta da squame coricate di 2 forme e
colori differenti: strette, setoliformi (lu/la 6-8), e lar¬
ghe, subellittiche (lu/la 1,5-2, 5), lievemente impresse.
Fe squame strette rivestono capo, rostro (dove sono
in parte nocciola e in parte grigiastre), pronoto (bruna-
stre con forti riflessi metallici) ed elitre (brunastre e
118 ROBERTO CALDARA
grigiastre). Le squame larghe si trovano in scarso nu¬
mero sul pronoto (lati e linea mediana nella metà ba¬
sale), mentre sulle elitre ricoprono interamente l’in-
terstria suturale e si trovano frammiste alle setoliformi
sulle restanti interstrie. Strie poco distinguibili, con
una serie di squame piliformi. Parte inferiore ricoperta
fittamente da squame larghe, subovali, biancastre.
Capo: occhi lievemente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte un poco più larga del rostro alla base.
Rostro pressoché come in intrusus (fìg. 28, 29) (Rlu/
Piu ó 0,86-0,96; Q 0,94-0,98). Funicolo antennale di 7
articoli, 1° articolo lungo 2 volte il 2°.
Protorace: subsferico (Pla/Plu 1,09-1,15), a lati arro¬
tondati fin dalla base, con il punto più largo un poco
prima della metà e con una evidente sinuosità all’api¬
ce, abbastanza convesso superiormente. Elitre: di for¬
ma allungata (Elu/Ela 1,45-1,49; Ela/Pla 1,28-1,31), a
lati paralleli nei 2/3 anteriori, subpiane sul disco. Zam¬
pe: femori posteriori subdentati, gli anteriori senza
particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3° arti¬
colo dei tarsi debolmente bilobato, poco più largo del
2°, appendici ungueali lunghe un poco più della metà
dell’unghia stessa.
Organi genitali: fìg. 142, 143, 187, 216.
Variabilità: gli es. della serie tipica sono costanti per
forma generale. Variazioni si hanno nel rapporto fra
squame larghe e strette sulle elitre: da es. in cui le lar¬
ghe rivestono quasi esclusivamente l’interstria sutura¬
le si passa all’altro estremo dove queste ricoprono per
buona parte le altre interstrie. Oltre a questi, ho esami¬
nato un es. (coll. Peyerimhoff) etichettato «Tmorrot,
Rif espagnol / dans une gousse de Lotononis Bullona
Emb. et Mayre», che è uguale ad essi per la forma e il
rivestimento di protorace ed elitre e per la forma
dell’edeago. Ne differisce completamente per la forma
del rostro, più tozzo e più diritto, e per le antenne de¬
cisamente più corte con gli articoli del funicolo forte¬
mente trasversi. Ritengo però che tali differenze deb¬
bano essere confermate prima che si possa definire la
posizione sistematica di questo es.. Infatti, ho l’im¬
pressione che si tratti di un es. malformato (al pari di
alcuni es. di altre specie comuni che mi è capitato di
esaminare).
Note comparative — Differisce da\Y intrusus per la
forma grosso modo subsferica del protorace e per il 3°
articolo dei tarsi solo poco più largo del 2°. Proprio
questi due caratteri portano a paragonarlo con kuscha-
kewitschi, che però ha rostro di forma un poco diffe¬
rente e squame larghe frammiste alle setoliformi an¬
che sul disco del pronoto. Comunque, anche la forma
degli organi genitali permette di distinguere facilmen¬
te vicinus dalle due suddette specie.
Geonemia — Sahara algerino.
Note biologiche — Come per pierrei, anche in que¬
sto caso le piante indicate da Pierre - Catananche are¬
naria Coss. ( Compositae ), Aristida pungens Desf. (Poa-
ceae) e Neurada procumbens Del. ( Rosaceae ) - sono si¬
curamente solo piante di rifugio. La vera pianta ospi¬
te potrebbe essere invece Lotononis bullonii Emb.
& Mayre.
50. Tychius afflatus (Faust) n. comb. (Fig. 7, 536)
- afflatus (Faust, 1889), p. 134 ( Miccotrogus ).
Diagnosis — Vestiture on dorsum dense, of greyish
to pale brown scales; thè brown scales forming two
feebly visible vittae on disc of pronotum and mainly
covering fore half of elytral interspaces 1 and 2. Scales
on pronotum subelliptical, wider and denser on sides.
Scales on elytral interspaces of various form: wide,
rounded to trapezoid, and elongate, rectangular, ar-
ranged in 2-3 confuseci rows, partly imbricated (fìg. 7).
Antennal funicle of six articles. Prothorax subconi-
cal. Elytra slightly gibbose on periscutellar portion.
Tarsal article 3 slightly wider than article 2; claw
with very small basai process. Male: profemur with
short fringe of scales, protibia with sharp median
tooth.
Serie tipica — Specie descritta su 1 unico es. ó
(coll. Faust) da me esaminato ed etichettato «Alka-
Kul, Hauser / afflatus Faust / type».
Descrizione dell’holotypus — Lunghezza: mm 3,05.
Tegumenti: bruno ferruginei, il protorace e l’addo¬
me un poco più scuri delle altre parti; nascosti quasi
completamente dal rivestimento molto compatto for¬
mato sul dorso da squame coricate, in parte impresse
longitudinalmente, di colore grigiastro e bruno chiaro
(queste ultime formanti due bande poco evidenti sul
disco del pronoto e ricoprenti sulle elitre, in particolar
modo, la metà anteriore delle prime due interstrie), di
forma subellittica (lu/la 2,5-4) su testa, rostro fino
all’inserzione delle antenne, pronoto (più larghe e più
compatte ai lati) e femori; sulle elitre sono di varia
forma e grandezza: larghe, da quasi circolari a ellitti¬
che, in parte ad apice tronco, disposte grosso modo in
2-3 serie poco regolari per ogni interstria, più strette
(lu/la 4-5), subrettangolari, situate nelle parti centrali
delle interstrie, e piliformi che ricoprono le strie, le
quali sono poco visibili (fìg. 7). Parte inferiore ricoper¬
ta fittamente da larghe squame bianche, subovali e
subellittiche.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte più larga del rostro alla base, questo di for¬
ma simile a sefrensis (se si eccettua la gobba a livello
dell’inserzione delle antenne meno evidente), Rlu/
Piu 0,76. Funicolo antennale di 6 articoli, 1° articolo
più grosso e circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: subconico (Pla/Plu 1,27), a lati lievemen¬
te curvilinei fino all’apice in prossimità del quale for¬
mano una lieve sinuosità, sul dorso un poco convesso.
Elitre: allungate (Elu/Ela 1,48; Ela/Pla 1,26), a lati
subrettilinei lievemente convergenti nei 2/3 anteriori,
con il punto più largo verso la base, evidentemente
convesse sul disco soprattutto nella regione periscu-
tellare. Zampe: femori posteriori subdentati, gli an¬
teriori con una corta frangia di squame bianche; ti¬
bie con un aguzzo dente nel mezzo lungo il margine
interno; 3° articolo dei tarsi debolmente bilobato,
solo poco più largo del 2°, appendici ungueali molto
piccole.
Variabilità: i soli altri es. della specie da me esami¬
nati, 2 OQ, non mostrano nessuna sostanziale differen¬
za dalfholotypus, a parte le ovvie diversità sessuali
nella forma del rostro (come in sefrensis) e delle zam¬
pe anteriori (Rlu/Plu 0,82-0,83; Pla/Plu 1,12-1,17; Elu/
Eia 1,52-1,54; Ela/Pla 1,31-1,36).
Note comparative — Specie molto caratteristica e in¬
confondibile per il tipo di rivestimento dorsale e per la
gibbosità elitrale in regione periscutellare, uniti al fu¬
nicolo antennale di 6 articoli e ai caratteri sessuali di
femori e tibie anteriori. Specie di diffìcile collocazio¬
ne; per di più non ne ho esaminato gli organi genitali.
La pongo vicino ad alhagi per il tipo di rivestimento; la
forma generale e quella del rostro sono come in se-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
119
frensis, mentre la forma di tibie e tarsi è come in albo-
cruciatus.
Geonemia — Repubbliche Russe meridionali.
Materiale esaminato: 3 es. — Turkmenistan: Alka-
Kul (MD), Iolatan (CK). Uzbekistan: lago Ajdarkul
(CBo).
51. Tychius alhagi (Faust) (Fig. 73, 74, 144, 145, 188, 217)
— alhagi (Faust, 1884), Stett. ent. Zeit., 45, p. 462 ( Miccotrogus ).
Clark, 1976, p. 94. Caldara, 1986, p. 143.
— massageta (Faust, 1884), Stett. ent. Zeit., 45, p. 463 ( Sibinia ). Cal¬
dara, 1979, p. 97 (err. massagetus) (n. syn.).
— auctus (Faust, 1889), p. 135 ( Miccotrogus ) (n. syn.).
Diagnosis — Scales on dorsum grayish to pale
brown, elliptical, variable in width, thè widest (sub-
rounded) covering sides of prothorax and most of ely-
tral interspaces. Antennal funicle of six articles. Pro-
notum subquadrate or subconical. Elytra subrectan-
gular, evidently wider than prothorax. Tarsal article 3
slightly wider than article 2.
Serie tipica — Descritto su un unico es. ó di Krasno-
wodsk da me esaminato (coll. Faust).
Sinonimi — Il massageta (è sostantivo maschile co¬
me fattomi giustamente notare da Alonso Zarazaga,
in litt. 1986) è descritto come Sibinia su es. sempre di
Krasnovodsk subito dopo V alhagi. Dopo l’esame del
Figg. 103-119 — Lobo mediano, in visione dorsale e laterale e particolare dell’apice di: 103-105) T. intrusus; 106-107) T. subsul-
catus ; 108-109) T. sefrensis ; 110-111) T. fremuthi ; 112-113) T. albocruciatus; 114-115) T. galloprovincialis; 116-117) T. uralensis ;
118-119) T. whiteheadi.
120
ROBERTO CALDARA
lectotypus e del paralectotypus (coll. Faust), avevo già
segnalato (Caldara, 1979) che in realtà la specie era da
trasferire al genere Tychius, probabilmente in stretta
vicinanza ad alhagi che all’epoca conoscevo solo at¬
traverso la descrizione originale. Ora, dopo aver esa¬
minato l’holotypus, posso concludere che le due enti¬
tà appartengono ad un unico taxon, perchè non esisto¬
no differenze (compresa la forma del lobo mediano
dell’edeago) che non rientrino nella variabilità della
specie, che, come avevo riferito, era evidente soprat¬
tutto nella forma generale più o meno larga, nella di¬
sposizione delle squame sulle elitre e nel rapporto fra
squame ovali e squame lineari che compongono tale
rivestimento. Per questi particolari è soprattutto il pa¬
ralectotypus di massageta che si avvicina all’holotypus
di alhagi , che è invece più simile al lectotypus per
quanto riguarda la minore compattezza delle squame
strette sul pronoto.
Sempre Faust descrive Yauctus su un unico es. ó di
Alka-Kul, paragonandolo ad alhagi , dal quale differi¬
rebbe esclusivamente per la diversa composizione del
rivestimento della parte superiore. Ho esaminato tale
es. (coll. Faust) e sono convinto che si tratta di un si¬
nonimo di alhagi. Infatti, esso ha il rivestimento elitra-
le come il lectotypus di massageta e quello del prono¬
to come il paralectotypus. Ciò fa risaltare ancor di più
quanto detto sulla variabilità di alhagi. Identica è la
forma del lobo mediano dell’edeago.
Descrizione — Lunghezza: mm 2-2,6.
Tegumenti: ferruginei, poco visibili fra il rivesti¬
mento che sul dorso è formato da squame coricate di
colore grigio-giallastro, subellittiche, di varia larghez¬
za: sul capo (le squame sono anche molto numerose
lungo il margine posteriore degli occhi e sulla parte
ventrale) e sulla metà basale del rostro strette (lu/la 4-
6), sul pronoto più strette sul disco (lu/la 3-4) e più lar¬
ghe ai lati, dove sono anche impresse (lu/la 1,5-2), sul¬
le elitre in prevalenza larghe (lu/la 1,25-1,5), impresse
ed in parte sovrapposte, disposte a tratti in due serie
poco regolari; inframmezzate a queste alcune squame
decisamente più strette (lu/la 5-7); strie poco visibili,
con una serie di fini squame piliformi. Parte inferiore
del corpo fittamente rivestita da squame biancastre,
larghe, subovali ed ellittiche.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte un poco più larga del rostro alla base.
Rostro (fig. 73, 74), visto dall’alto, a lati un poco con¬
vergenti dalla base all’apice (Rlu/Plu ó 0,67-0,77; 9
0,88-0,96). Funicolo antennale di 6 articoli, il 1° artico¬
lo circa 1,5 volte più lungo del 2°.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,02-1,19; m 1,08), a
lati subrettilinei dalla base fino alla metà, dove è situa¬
to il punto più largo e da dove si restringono forman¬
do una lieve sinuosità apicale, un poco convesso sul
dorso. Elitre: subrettangolari, alla base evidentemente
più larghe del protorace (Elu/Ela 1,34-1,47; Ela/Pla
1,36-1,41), a lati subrettilinei nei 2/3 anteriori, abba¬
stanza convesse. Zampe: femori inermi, gli anteriori
senza particolari caratteri sessuali così come le ti¬
bie; 3° articolo tarsale poco più largo del 2°, appendi¬
ci ungueale piccoli, lunghe circa la metà dell’unghia
stessa.
Organi genitali: fig. 144, 145, 188, 217.
Variabilità: come già accennato nella discussione dei
sinonimi, la specie mostra discreta variabilità (anche ne¬
gli es. della medesima popolazione) nella forma generale
e nella disposizione e nel colore del rivestimento elitrale
(la descrizione si addice all’holotypus). Le elitre possono
essere più 0 meno larghe, con lati a volte un poco curvili¬
nei fin dalla base. Il protorace, invece, può essere anche
di forma subconica con la maggior larghezza nel terzo
basale. Le squame larghe sulle elitre possono essere
meno numerose, soprattutto sulle interstrie pari, e
quelle più strette a volte sono di colore nocciola.
Note comparative — Sembra avere alcune affinità
con turanensis per le evidenti similarità nella forma
degli organi genitali. Il tipo di rivestimento, la forma
generale e quella del rostro presi insieme sono caratte¬
ri più che sufficienti per la separazione.
Geonemia — Repubbliche Russe meridionali.
Materiale esaminato: 10 es. — URSS: Rep. Russa:
Sarepta (ME); Turkmenistan: Alka-Kul (MD), Dort-
kuju (MB), Krasnowodsk (MD); Uzbekistan: lago Aj-
darkul (CBo, CKo).
Note biologiche — Sia l’holotypus che gli es.
dell’Uzbekistan sono stati raccolti su Alhagi sp..
52. Tychius praescutellaris (Pie) n. comb. (Fig. 75, 76,
146, 147, 189, 218, 537)
— praescutellaris (Pie, 1902), p. 147 ( Miccotrogus ). Bajtenov, 1977,
p. 163 ( Miccotrogus ).
Diagnosis — Vestiture on dorsum gray-brownish,
scales variable in shape (subrectangular, elliptical) and
width, never setalike on disc of pronotum, widest sca¬
les on elytra always 2 x as long as wide. Antennal
funicle of six articles. Pronotum subquadrate. Elytra
distinctly wider than pronotum.
Serie tipica — Descritto su es. della Mongolia senza
più precisa località, dei quali ho esaminato 1 9 (coll.
Tournier) etichettata «Mongolia bor., Reitter / type /
Mie. praescutellaris Pie» (lectotypus qui designato).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,95-2,45.
Tegumenti: ferruginei ad eccezione di protorace,
base e ultime due interstrie delle elitre e addome nera¬
stri; sul dorso ben visibili fra il rivestimento formato
da squame coricate, grigiastre, in massima parte allun¬
gate, di forma subellittica 0 rettangolare (lu/la 3-5 sul
pronoto, 4-6 sulle elitre), solo un piccolo numero alla
base del pronoto e sulle interstrie elitrali sono di for¬
ma più larga, ellittica (lu/la 2, 5-3, 5); strie con una serie
di squame sottili, piliformi. Parte inferiore ricoperta da
squame larghe ellittiche.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte circa della larghezza del rostro alla ba¬
se. Rostro (fig. 75, 76), visto dall’alto, a lati un poco
convergenti dalla base all’apice (Rlu/Plu ó 0,73-0,78;
9 0,74-0,8). Funicolo antennale di 6 articoli, il 1° più
grosso e 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,07-1,13), a lati de¬
bolmente arrotondati fin dalla base, con il punto più
largo alla metà, debolmente convesso sul dorso. Eli¬
tre: subrettangolari (Elu/Ela 1,41-1,57; Ela/Pla 1,27-
1,44), alla base evidentemente più larghe del protora¬
ce, a lati subrettilinei e divergenti nel terzo basale indi
curvilinei, con il punto di maggior larghezza alla metà,
abbastanza convesse sul disco. Zampe: femori inermi,
senza particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3°
articolo dei tarsi decisamente più largo del 2°, appendi¬
ci ungueali piccole, sottili, lunghe poco meno della
metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 146, 147, 189, 218.
Variabilità: la descrizione si addice al lectotypus
che, sebbene in complesso sia in buone condizioni, ha
perso quasi sicuramente una parte delle squame del ri-
vestimento elitrale. Infatti altri es. della specie meglio
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
121
conservati e da me esaminati hanno il rivestimento
decisamente più fìtto ed i tegumenti sono solo lieve¬
mente visibili; le squame larghe sono molto numero¬
se, più concentrate sulfinterstria suturale e sulle inter-
strie laterali a partire dalla 4a. In media quelle rettan¬
golari sono un poco più larghe che nel lectotypus (lu/
la 2-3,5 sul pronoto, 3-5 sulle elitre) e a volte di colore
nocciola. Le elitre possono presentare il punto più lar¬
go nel terzo anteriore, con lati in tal caso un poco con¬
vergenti fin dalla base e più curvilinei. La fronte può
essere più stretta del rostro alla base. Ho classificato
dubitativamente come praescutellaris anche 1 es. del
Figg. 120-141 — Lobo mediano, in visione dorsale e laterale e particolare dell’apice di: 120-121) T. longulus', 122-123) T. reitteri;
124-125) T. amandus\ 126-127) T. amabilis; 128-129) T. cuprinus\ 130-131) T. consputus', 132) T. turanensis\ 133-134) T. hieker, 135-137)
T. pristinus; 138-139) T. klapperichi ; 140-141) T. khnzorianì.
122
ROBERTO CALDARA
Tibet che ha il rivestimento della parte superiore piut¬
tosto rovinato, ma che sembra differire dagli altri es.
solo per le maggiori dimensioni (mm 2,75).
Note comparative — Mostra alcune affinità con
alhagi (forma generale, forma del lobo mediano
dell’edeago), ma il rivestimento è differente, così co¬
me la forma del rostro; è, comunque, la forma del 3°
articolo dei tarsi la differenza più immediata e facile
da rilevare.
Geonemia — Mongolia, Cina.
Materiale esaminato: 13 es. — Mongolia (MP):
Chentej aimak, Candagan tal, m 1300 (MBu), Chuds-
hirt-Làrchenberg (MB), Cojbalsan aimak (MBu), Su-
chebaator aimak-Baruun uri, m 1050 (MBu), Suche-
baator aimak-Erdenezagan (MBu), Tereldsh Chentej
(MB). Cina: Piaine du Toumet - Su Tang Tchao (MP).
Tibet (MB).
53. Tychius tridentinus Penecke (Fig. 148-151, 191, 219)
— tridentinus Penecke, 1922, p. 6. Porta, 1932, p. 271. Franz, 1942,
p. 130, 256. Hoffmann, 1954, p. 1160, 1173. Smreczynski, 1972, p. 98.
Lohse, 1983, p. 85.
— alpinus Hustache, 1926, Ann. Soc. ent. Fr., 95, p. 318; 1931, p. 290,
299. Franz, 1942, p. 130. Hoffmann, 1954, p. 1175.
— afflictus Hustache, 1936, Bull. Soc. ent. Fr., 41, p. 143. Franz, 1942,
p. 130. Hoffmann, 1954, p. 1175.
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, seta-
like, light brown to grayish scales and of wide, subel-
liptical, grayish scales, thè wide scales on elytra espe-
cially numerous on interspaces 1, 5, 6 and 7. Prothorax
subquadrate. Elytra widest in basai third. Legs red-
dish, metafemur toothed, profemur in male with frin-
ge of white scales.
Serie tipica — Specie descritta su 4 es. 09 della Ve¬
nezia Tridentina (Rovereto) già studiati da Franz
(coll. Penecke e MVi) che non ho ritenuto necessario
riesaminare.
Sinonimi — Anch’essi già stabiliti da Franz e poi
confermati da Hoffmann.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,1-2,85.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di rostro
dall’inserzione delle antenne, antenne e zampe ferru¬
ginei. Rivestimento della parte superiore abbastanza
fìtto, composto da squame coricate di 2 forme e 2 co¬
lori: su testa e rostro fino all’inserzione delle antenne
strette, subrettangolari, grigio-giallastre, sul pronoto
in prevalenza subrettangolari (lu/la 3-5), cretacee con
lievi riflessi dorati, ad eccezione di quelle sulla linea
mediana che sono biancastre, solo alcune ai lati più
larghe, subellittiche (lu/la 2-3), biancastre. Squame di
analoghe forme e colori rivestono anche le interstrie
elitrali: quelle più larghe sono più concentrate su la, 5a,
6a e 7a interstria, dove sono disposte in serie confuse, e
si trovano sparse sulle altre; strie poco visibili, con
squame piliformi biancastre. Femori con squame gri¬
giastre, subellittiche e rettangolari, queste ultime rico¬
prono le tibie. Parte inferiore rivestita fittamente da
squame larghe, subellittiche, biancastre.
Capo: occhi debordanti dalla sua convessità. Rostro
simile a quello di bisquamosus (fig. 89, 90) ma più ar¬
cuato soprattutto alla base (Rlu/Plu 3 0,77-0,85; 9
0,85-0,91). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo
più grosso e circa 1 volta e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: poco più largo che lungo (Pla/Plu 1,05-
1,11), a lati un poco arrotondati fin dalla base, con il
punto più largo alla metà, ristretto con una lieve si¬
nuosità all’apice, convesso superiormente. Elitre: al¬
lungate (Elu/Ela 1,47-1,6; Ela/Pla 1, 2-1,3), a lati rettili¬
nei fino alla metà, un poco convergenti, per cui il pun¬
to più largo si trova nel terzo basale. Zampe: femori
posteriori dentati, gli anteriori nel 3 con una evidente
frangia di squame; tibie senza particolari caratteri ses¬
suali; 3° articolo dei tarsi decisamente più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: fìg. 148, 149, 191, 219.
Variabilità: nel complesso abbastanza marcata an¬
che entro la medesima popolazione. Come già indica¬
to da Franz e Hoffmann, il rivestimento varia decisa¬
mente per proporzione fra squame larghe e strette so¬
prattutto sulle elitre, dove quelle subellittiche posso¬
no ricoprire in buona parte quasi tutte le interstrie; le
squame strette variano per lunghezza e per colore, che
va dal grigio al cretaceo al marrone con più 0 meno
evidenti riflessi metallici; i tegumenti elitrali possono
essere ferruginei ad eccezione della parte basale. Il
protorace varia decisamente per curvatura dei lati più
0 meno marcata, la stessa cosa vale per le elitre, sebbe¬
ne il punto più largo sia sempre nella metà anteriore. Il
dente dei femori posteriori a volte è solo accennato,
mentre gli es. che lo possiedono grosso hanno anche
un abbozzo di dente ai mesofemori. Infine, alcuni es.
francesi possiedono il lobo mediano dell’edeago di
forma più allungata (fig. 150, 151). Questa particolarità
necessita sicuramente di ulteriore approfondimento
mediante l’esame di materiale più abbondante prove¬
niente dalle località più occidentali dell’areale di di¬
stribuzione della specie.
Note comparative — Per le differenze da bisquamo¬
sus e longulus vedi tabella e note comparative di que¬
ste specie. Il tridentinus presenta qualche rassomi¬
glianza anche con subsulcatus per la forma generale,
ma ne differisce in modo evidente per il rivestimento
elitrale meno fìtto con le squame larghe diversamente
disposte, per la forma del rostro soprattutto della 9,
per i femori anteriori nel 3 frangiati e per i posteriori
dentati. Oltre che per questi ultimi caratteri delle zam¬
pe, dal galloprovincialis , specie con la quale a volte
convive, si distingue per le dimensioni minori e per la
forma più snella sia di elitre che di protorace, per la
forma e la colorazione (più largamente rossastra) del
rostro, per i femori anteriori nel 3 con frangia di squa¬
me molto evidente. Da reitteri (specie anch’essa varia¬
bile per il numero di squame larghe che rivestono le
interstrie elitrali) differisce soprattutto per la forma del
rostro, per il protorace subquadrato, per i femori po¬
steriori dentati e per le squame larghe che sono più
piccole.
Geonemia — Francia meridionale, Italia settentrio¬
nale, Svizzera, Austria, Cecoslovacchia, Ungheria.
Materiale esaminato: 95 es. — Francia: Vaucluse: La
Bonde (MP); Hte.-Alpes: Névache, m 1600-1800 (MP);
Gard: Nìmes (MP); Hte.-Var (MMi, MP); Pyrénées
orient.: Usseja, m 1500-1600 (CC, CT). Italia: Val
d’Aosta: Aymavilles (CO), Gran Paradiso - Valnon-
tey, m 2000 (CO), S. Nicolas (CB); Piemonte: Lago di
Lavagnina (CB); Lombardia: Mte. Penice, m 1000
(CC); Emilia: Reno (MB); Alto Adige: Val Venosta -
Laces (CM), Naturno (CM), Silandro (CM). Svizzera:
Wallis Brig (ME). Austria: Neusiedl am See-Lehmg-
stàtten (ME), Nordtirol-Laudeck (ME). Cecoslovac¬
chia: Cejc (CFre, MBr), Kobyli (MBr), Kònigsberg
(MBr), Mikulov (ME), Pouzdiany (MBr).
Note biologiche — Hoffmann, 1954, p. 1175. Pian¬
te ospiti: Astragalus monspessulanus L., A. aristatus
L’Herit., A. austriacus Jacquin, A. onobrychis L..
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
123
54. Tychius bisquamosus Pie (Fig. 89, 90, 190, 220, 538)
— bisquamosus Pie, 1902, p. 144.
Diagnosis — Vestiture on dorsum uniformly grayish,
of elongate, setalike scales and wide, subelliptical sca-
les, thè wide scales covering sides of pronotum and
nearly completely elytral interspaces in doublé rows.
Eyes prominent. Prothorax subquadrate. Elytra rec-
tangular. Profemur in male with fringe of white seta¬
like scales.
Serie tipica — Specie descritta su es. del Caucaso
(Araxesthal) e paragonata a reitteri; ho eaminato 1 sin-
tipo ó (coll. Pie) etichettato «Caucasus, Araxesthal,
Leder. Reitter / type / sp. près Reitteri / T. bisquamosus
Pie / type», ben corrispondente alla descrizione origi¬
nale (lectotypus qui designato).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,75-3,1.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di metà
apicale del rostro, antenne, tibie e tarsi rossastri. Rive¬
stimento della parte superiore abbastanza fìtto, forma¬
to da squame unicolori grigiastre: sulla testa e sulla
metà basale del rostro sono strette, subrettangolari
(lu/la 5-7), squame identiche (un poco più larghe lun¬
go la linea mediana) ricoprono il disco del pronoto,
mentre ai lati vi sono squame larghe subellittiche (lu/
la 3-4). Le interstrie elitrali sono ricoperte in prevalen¬
za da squame larghe, subellittiche o subovali, in parte
disposte in duplice serie; frammiste a loro si trovano
squame decisamente più strette, subrettangolari; le
strie, ben visibili, portano una serie di fini squame
subpiliformi. Femori ricoperti da squame subellittiche
e rettangolari, queste ultime ricoprono anche le tibie.
Parte inferiore ricoperta fittamente da squame bianca¬
stre, subellittiche.
Capo: occhi prominenti, decisamente debordanti
dalla sua convessità. Rostro (fig. 89, 90), visto dall’alto,
nel Ó a lati un poco convergenti dalla base all’apice,
nella Q convergenti fino all’inserzione delle antenne
indi subparalleli (Rlu/Plu ó 0,72-0,78; 9 0,85). Funico¬
lo antennale di 7 articoli, 1° articolo piu grosso e circa
due volte più lungo del 2°.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,05-1,12), a lati sub¬
rettilinei nei 2/3 basali, ristretto decisamente nel terzo
anteriore dove forma una lieve sinuosità, subpiano supe¬
riormente. Elitre: allungate, subrettangolari (Elu/Ela
1,46-1,53; Ela/Pla 1,18-1,23), a lati subrettilinei nei 2/3 an¬
teriori, subpiane sul disco. Zampe: femori inermi, quelli
anteriori del ó1 con evidente frangia di squame setolifor-
mi biancastre; tibie senza particolari caratteristiche; 3° ar¬
ticolo dei tarsi decisamente più largo del 2°, appendici
ungueali lunghe circa la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano come in tridentinus
(fig. 148, 149); spermateca fig. 190, spiculum ventrale
fig. 220.
Variabilità: i pochi es. della specie da me esaminati
mostrano piccole differenze per quanto riguarda sia la
lunghezza delle squame rettangolari sia il numero di
quelle larghe, le quali, specialmente in 1 es., sono me¬
no abbondanti soprattutto su 2a, 3a e 4a interstria elitra-
le e sono bianche lungo l’interstria suturale.
Note comparative — Specie strettamente correlata
con tridentinus , con il quale ha in comune il tipo di
rivestimento, la frangia ai femori anteriori nel à e la
forma del lobo mediano dell’edeago. Alle differen¬
ze riportate in tabella si può aggiungere che gli es. di
bisquamosus da me esaminati hanno tutti il rivesti¬
mento grigiastro unicolore (in molti tridentinus il rive¬
stimento è formato da squame grigiastre e nocciola), il
protorace più piano sul dorso e meno stretto in rap¬
porto alle elitre. A prima vista può essere confuso con
reitteri , dal quale differisce però in modo evidente per
la forma del rostro, per il protorace subquadrato, per
la frangia ai femori anteriori del Ó più marcata e per gli
occhi più convessi.
Geonemia — Repubbliche Russe sud-occidentali.
Materiale esaminato: 4 es. — Rep. Russa: Astrachan
(MP); Armenia: Dzermuk, m 2000 (CK).
Note biologiche — Khnzorian segnala di aver raccol¬
to la specie su Astragalus sp..
55. Tychius klapperichi Voss (Fig. 79, 80, 138, 139)
— klapperichi Voss, 1959, p. 133; 1963, p. 408 ( Lepidotychius ). Calda-
ra, 1986, p. 143.
Diagnosis — Elongate scales pale brown to grey
(whitish along midiine of pronotum). Broad scales co¬
vering sides of pronotum and most of elytral interspa¬
ces (except interspaces 3, 4 and 8), where are arranged
in doublé rows with a single median row of setalike
scales. Rostrum in female very long, straight (fig. 80).
Prothorax subquadrate. Elytra subrectangular. Tarsal
article 3 only slightly wider than article 2.
Serie tipica — Descritto su 15 es. dell’Afghanistan (3
dei quali isolati dallo stesso Voss in seguito a formare
la specie pristinus ); ho esaminato l’holotypus (MBo),
una Q etichettata «Holotypus / E. Voss det. / J. Klap-
pericn, Bashgultal 1200 m, Nuristan 8.4.53 Afghani¬
stan / Tychius Klapperichi n. sp.» e 1 paratypus Ó (coll.
Voss) etichettato «Afghanistan, Nuristan / 8.4.1953
Klapperich leg. / Paratypus / Lepidotychius Klapperichi
m.». Essi sono gli unici due es. della specie da me esa¬
minati, dato che due altri paratypi, 1 ó (MBo) e 1 9
(MPr), di Kandahar-Kuna (S. Afghanistan 950 m,
7.3.53) appartengono in realtà alla specie pristinus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,95-3,5.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di 2/3 apicali
del rostro, antenne, tibie e tarsi bruno ferruginei; rive¬
stimento abbastanza fìtto, formato da squame di due
forme e colori: sulla testa e sul rostro nella parte basa¬
le di forma stretta, subrettangolare (lu/la 4-6), di colo¬
re nocciola e grigiastro, sul pronoto strette sul disco
(lu/la 6-8), di colore nocciola, ad eccezione che lungo
la linea mediana dove sono biancastre, e larghe (lu/la
2-3), subellittiche, lievemente impresse longitudinal¬
mente, di colore bianco, ai lati. Sulle interstrie elitrali
squame larghe, subarrotondate (lu/la 1,5-2), concave,
lievemente sovrapposte, di colore nocciola e bianca¬
stro, sono disposte in due serie abbastanza regolari di¬
vise da una serie centrale di strette squame setoliformi
di colore nocciola, ad eccezione che su parte di 3a, 4a e
8a interstria dove vi sono solo le squame più strette.
Strie visibili, con una serie di sottili squame piliformi.
Parte inferiore ricoperta da squame biancastre, subel¬
littiche, in massima parte larghe come quelle che co¬
prono i lati del protorace.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte un poco più larga del rostro alla base.
Rostro (fig. 79, 80), visto dall’alto, a lati subparalleli
nella 9, un poco convergenti dalla base all’apice nel ó
(Rlu/Plu ó 0,82; 9 1,08). Funicolo antennale di 7 arti¬
coli, il 1° circa 1 volta e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: poco più largo che lungo (Pla/Plu 1,09-
1,13), a lati debolmente curvilinei fin dalla base, con il
punto più largo verso la metà, restringentesi con una
lieve sinuosità all’apice, un poco convesso sul dorso.
124
ROBERTO CALDARA
Elitre: allungate, subrettangolari (Elu/Ela 1,39-1,48;
Ela/Pla 1,3-1,32), debolmente convesse. Zampe: femo¬
ri senza particolari caratteri sessuali così come le tibie;
3° articolo dei tarsi bilobato, un poco più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe circa la metà dell’unghia
stessa.
Organi genitali: lobo mediano fìg. 138, 139.
Variabilità: il paratypus ó da me esaminato varia
dall’holotypus (che ha il rivestimento un poco rovina¬
to) esclusivamente per i colori del rivestimento più
contrastati, con le squame larghe più bianche, e per
una parte maggiore di 3a, 4a e 8a interstria ricoperta solo
da squame strette. I femori anteriori hanno una breve
e poco evidente frangia di squame.
Note comparative — Specie molto caratteristica per
la forma del rostro nella 9 e strettamente imparentata
con khnzoriani e pristinus (vedi note comparative di
queste specie).
Geonemia — Afghanistan (Nuristan).
56. Tychius khnzoriani n. sp. (Fig. 77, 78, 140, 141)
Diagnosis — Elongate scales light brown to greyish.
Broad scales covering sides of pronotum and ely-
tral interspaces either partially or entirely (interspa-
ces 1, 2, 3 and 5, where are arranged in irregular dou¬
blé rows with a median row of setalike scales). Ro-
strum fìg. 77, 78. Prothorax subquadrate. Elytra sub-
rectangular. Tarsal arride 3 only slightly wider than ar¬
ride 2.
Serie tipica — Holotypus: ó «Bardani Mts., Tiana-
zar, Tdzk., 16.5.61, leg. Khnzorian». 4 paratypi: 2 99
con le stesse indicazioni (CK); 1 ó e 1 9 «Pachrobot,
1200 m, 20.V.1974 / Tadz. SSR, A. Pfeffer lgt.» (CFre,
MMi).
Descrizione dell’holotypus — Lunghezza: mm 2,9.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di rostro dall’in¬
serzione delle antenne, antenne, tibie e tarsi ferrugi¬
nei; rivestimento abbastanza fitto, formato da squame
di 2 forme e colori: sulla testa e rostro fino all’inserzio¬
ne delle antenne di forma stretta, subrettangolare (lu/
la 5-6), di colore nocciola e grigiastro, sul pronoto di
analogo tipo sul disco mentre ai lati sono in parte
biancastre, più larghe, subellittiche, impresse longitu¬
dinalmente (lu/la 2, 5-3,5). Anche sulle elitre vi sono
gli stessi due tipi di squame sempre coricate; le larghe
(lu/la 1,5-2, 5) occupano quasi interamente la la, 2a, 3a e
5a interstria, dove sono disposte in due serie poco re¬
golari divise da una serie di squame strette, e sono
sparse e frammiste alle setoliformi sulle altre inter-
strie. Parte inferiore ricoperta fittamente da squame
grigiastre, subellittiche.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte un poco più larga del rostro alla base. Ro¬
stro (fìg. 77), visto superiormente, a lati un poco con¬
vergenti dalla base all’apice (Rlu/Plu 0,79). Funicolo
antennale di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,1), a lati debol¬
mente curvilinei, con il punto più largo alla metà, re-
stringentesi con una lieve sinuosità all’apice, convesso
sul dorso. Elitre: allungate, subrettangolari (Elu/Ela
1,59; Ela/Pla 1,28), debolmente convesse. Zampe: fe¬
mori posteriori subdentati, gli anteriori senza partico¬
lari caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo tar¬
sale un poco più largo del 2°; articolo ungueale lungo
come i primi 3 articoli presi insieme, appendici un¬
gueali lunghe circa la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano fig. 140, 141.
Variabilità: le 09 (lunghezza mm 3, 3-3, 4; Rlu/Plu
0,83-0,85), identiche fra loro, differiscono dall’holoty-
pus solamente per le elitre con un maggior numero di
squame larghe soprattutto su 6a e 7a interstria (rostro
fig. 78).
Derivatio nominis — Dedico la specie al Collega
S. M. Iablokoff-Khnzorian che, oltre ad averla raccol¬
ta, mi ha inviato in studio numerosi rari es. di varie zo¬
ne della Russia meridionale.
Note comparative — Si pone a stretto contatto con
klapperichi, dal quale differisce in modo evidente per
la diversa forma del rostro, soprattutto nella 9, e
dell’edeago. Tali caratteri servono a separarlo facil¬
mente dalle altre specie con rivestimento simile (intru-
sus, pristinus ecc.).
Geonemia — Tadzikistan.
57. Tychius pristinus (Voss) (Fig. 81, 82, 135-137)
— pristinus (Voss, 1963), p. 407 ( Lepidotychius ). Caldara, 1986, p. 146.
Diagnosis — Scales on dorsum pale brown and whi-
te; thè white scales covering sides of pronotum and of
elytra. Broad scales hearing sides of pronotum and
elytral interspaces, where are uniformly arranged in
doublé rows with a single median row of setalike sca¬
les. Eyes prominent, rostrum markedly curved (fig. 81,
82). Prothorax feebly transverse. Elytra subrectangu-
lar. Profemur in male with fringe of scales. Tarsal arri¬
de 3 slightly wider than article 2.
Serie tipica — Descritto su 3 óó dell’Afghanistan
(Kandahar-Kuna) considerati in un primo tempo
(1959) come paratypi di klapperichi. Della specie ho
esaminato l’holotypus (coll. Voss) e 1 ó (MBo) e 1 9
(MPr) sempre della stessa località, ancora considerati
come paratypi di klapperichi.
Descrizione — Lunghezza: mm 3, 2-3, 3.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione del rostro
nella metà apicale, antenne, tibie e tarsi bruno ferrugi¬
nei; rivestiti sul dorso fittamente da squame di due
forme: larghe subellittiche e subovali (lu/la 1,5-2, 5),
coricate, lievemente concave, ricoprenti i lati del pro¬
noto e le interstrie elitrali dove sono disposte in dop¬
pia serie, strette (lu/la 5-8) ricoprenti il disco del pro¬
noto, le strie elitrali e disposte sulle interstrie in una
serie mediana lievemente sollevata. Le squame sono di
colore nocciola e bianco: queste ultime si trovano ai lati
del pronoto e delle elitre a partire dalla 5a interstria. Parte
inferiore ricoperta fittamente da squame in massima par¬
te larghe biancastre, solo alcune più strette nocciola.
Capo: occhi debordanti in modo evidente dalla sua
convessità. Fronte lievemente più larga del rostro al¬
la base. Rostro soprattutto nel Ó arcuato (fìg. 81, 82)
(Rlu/Plu ó1 0,75-0,78; 9 0,8), visto dall’alto a lati un poco
convergenti dalla base all’apice. Funicolo antennale di 7
articoli, il 1° circa 1 volta e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: poco trasverso (Pla/Plu 1,1-1,14), a lati
subrettilinei fino alla metà, dove si trova il punto più
largo e da dove si restringe in modo evidente fino
all’apice, poco convesso sul dorso. Elitre: subrettango¬
lari allungate (Elu/Ela 1,44-1,48; Ela/Pla 1,28-1,32), abba¬
stanza convesse. Zampe: femori inermi, gli anteriori con
frangia di squame nel ó1; tibie senza particolari caratteri
sessuali; 3" articolo dei tarsi bilobato, un poco più largo
del 2°, appendici ungueali lunghe circa 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fìg. 135-137.
Variabilità: i 3 es. da me esaminati sono risultati
identici fra loro.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
125
Note comparative — Ha i maggiori punti di contatto
con k/apperichi e khnzoriani, dai quali differisce princi¬
palmente per la forma del rostro e dell’edeago, per le
squame ovali sulle elitre, che sono in proporzione più
grandi e che rivestono completamente tutte le inter-
strie elitrali, per gli occhi più convessi.
Geonemia — Sud Afghanistan.
58. Tychius grenieri Ch. Brisout (Fig. 83, 84, 154, 155, 192,
222)
— grenieri Ch. Brisout, 1861, Ann. Soc. ent. Fr., (4) 1, p. 605; 1862,
p. 766. Desbrochers, 1898, p. 22; 1907, p. 148, 156, 157, 185. Penecke,
1922, p. 25. Hustache, 1931, p. 290, 296. Porta, 1932, p. 266. Hoff-
mann, 1954, p. 1161, 1172.
— dentipes Tournier, 1873, p. 493 (n. syn.).
— guttifer Desbrochers, 1875, p. 24 (n. syn.).
— rufovittatus Faust, 1884, Stett. ent. Zeit., 45, p. 455. Franz, 1942,
p. 182.
— maculosus Stierlin, 1894, Mitt. schweiz. ent. Ges., 9, p. 122. Pe¬
necke, 1922, p. 25. Franz, 1942, p. 182.
— ponticus Franz, 1942, p. 202, 257 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, seta-
like, grayish and light to dark brown scales, and wide,
subelliptical scales, thè wide scales abundant at base
of pronotum and on elytral interspaces 1, 9 and 10 and
sparse on remaining portion. Eyes very prominent.
Elytra rectangular. Protibia in male with a sharp me-
dian tooth.
Serie tipica - Descritto su es. della Provenza (Aix,
leg. Grenier), dei quali ho reperito 1 ó (coll. Hoff-
mann) etichettato «Aix en Provence, B. du Rhòne,
Grenier / type / Tychius grenieri Bris.» (lectotypus qui
designato).
Sinonimi — Il dentipes è descritto su un unico Ó
dell’Algeria (Boghari) da me esaminato (coll. Tour¬
nier). Si tratta di un es. che ha perso gran parte del ri-
vestimento elitrale, è etichettato «Boghari, n. 24,
Raffr. / type / Type» e non è altro che un ó di grenieri.
Il guttifer viene descritto su es. dell’Antilibano; sot¬
to questo nome nella coll. Desbrochers ho esaminato
1 9 etichettata «Antilib.» (lectotypus qui designato)
che bene corrisponde alla sintetica descrizione origi¬
nale, se si eccettua il fatto che i femori posteriori pos¬
siedono un piccolo dentino mentre l’Autore li defini¬
sce inermi. Rispetto alla media delle 99 di grenieri il
rostro è un poco più corto ma di analoga forma, come
pure identiche sono tutte le altre caratteristiche.
La sinonimia del maculosus con il grenieri è stabilita
da Penecke e poi confermata da Franz (che stabilisce
anche quella fra rufovittatus e grenieri ); ho esaminato
anch’io l’es. della coll. Stierlin, 1 9 etichettata «Dalma-
tien / T. maculosus Stl. / coll. Stierlin / Syntypus / Ty¬
chius Grenieri Bris., Penecke det. / Grenieri Bris., det.
Dr. H. Franz» (lectotypus des. Franz, il quale scrive
holotypus).
Franz descrive il ponticus su 3 es. rispettivamente
di Fluss Meandros in Asia Minore (type ó ), Caucaso
(type 9) e Tarsus (paratype 9) e lo paragona all 'intru-
sus e al tenuirostris (syn. di consputus ), col quale dice
che ha in comune la forma del rostro; riferisce inoltre
che il ó ha le tibie anteriori senza dentino nel mezzo.
Ho esaminato tutti e 3 gli es.: sia il primo (coll. Da¬
niel), etichettato «FI. Meandros / J. Sahlb / Samml.
; Daniel / Tychius ponticus m., Type Ó1, det. H. Franz»,
che il secondo (coll. Faust) «Caucas., Christoph / Ty¬
chius species 9 / Typus, ponticus Franz / Tychius ponti¬
cus m., Type 9, det. H. Franz» sono in realtà 99 per¬
fettamente identiche alle comuni 09 di grenieri. Il ter¬
zo es. (coll. Franz), etichettato «Tarsus / U. Sahlb. /
Cotypus / Tychius ponticus m. 9 det. H. Franz», appar¬
tiene alla specie consputus (vedi suoi sinonimi).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,25-3.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di metà api-
cale del rostro, antenne, tibie e tarsi ferruginei; abba¬
stanza visibili fra il rivestimento dorsale, che è forma¬
to da squame coricate di due forme e differenti colori:
strette (lu/la 5-7), subpiliformi, grigiastre, bruno-ros¬
sastre e bruno chiare, e larghe (lu/la 1,5-2, 5), subellitti¬
che 0 subovali, bianche. Le piliformi grigiastre sono
frammiste alle brune sul rostro, sulle interstrie elitrali
e sulle zampe, mentre formano tre fasce solitamente
poco evidenti, una centrale e due laterali, sul pronoto.
Le più larghe sono concentrate alla base del pronoto,
ai lati e lungo la linea mediana, sullo scutello, sull’in-
terstria suturale e a livello di 9a e 10a interstria nel terzo
medio, mentre si trovano sparse sulle restanti parti.
Strie elitrali debolmente visibili, con una serie di squa¬
me piliformi bianche. Parte inferiore ricoperta fitta¬
mente da squame larghe, subovali ed ellittiche, bian¬
castre e nocciola.
Capo: occhi grossi, globosi, evidentemente spor¬
genti dalla sua convessità. Fronte evidentemente più
larga del rostro alla base. Rostro (fig. 83, 84), visto
dall’alto, ristretto dalla base all’apice nel à e fino all’in¬
serzione delle antenne nella 9 (Rlu/Plu ó 0,67-0,8;
9 0,72-0,85). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo
più grosso e circa 1 volta e mezzo la lunghezza del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,17-1,34), a lati curvili¬
nei fin dalla base e lievemente sinuosi all’apice, con il
punto più largo verso la metà, abbastanza convesso
sul dorso. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,42-1,58;
Ela/Pla 1,16-1,25), a lati subparalleli nei 2/3 anteriori,
subpiane sul disco. Zampe: femori posteriori con un
piccolo dentino, gli anteriori con una corta frangia
nel ó1; tibie anteriori sempre nel Ó con un aguzzo
dentino nel mezzo; 3° articolo tarsale bilobato, in
modo evidente più largo del 2°, appendici ungueali
abbastanza sottili e lunghe circa la metà dell’unghia
stessa.
Organi genitali: fig. 154, 155, 192, 222.
Variabilità: il rivestimento dorsale può variare in¬
nanzitutto per colore, per la differente proporzione
che possono assumere le squame strette (che vanno
da piliformi a più larghe lineari) bianche, bruno chiare
e scure, le brune inoltre possono avere evidenti riflessi
metallici; a volte le squame bianche formano tre fasce
longitudinali molto evidenti sul pronoto; sulle elitre le
squame più chiare possono coprire prevalentemente
le interstrie dispari oppure sono più concentrate ai lati.
Un poco variabile è anche il numero delle squame lar¬
ghe (che possono essere lievemente concave) sulle in¬
terstrie elitrali. Il rostro, soprattutto della 9, varia per
lunghezza della metà apicale e un poco per curvatura
della metà basale. Il protorace varia in modo evidente
per larghezza e soprattutto per curvatura dei lati (da
es. dove questi sono molto arrotondati ad altri dove
sono subrettilinei nella metà basale). I femori poste¬
riori sono a volte solo subdentati. La maggior parte di
queste differenze sono già presenti in es. appartenenti
a una medesima popolazione, ma sono decisamente
più evidenti in alcuni es. di varie località dell’Algeria e
del Marocco, sia di pianura che di montagna, tutti ca¬
ratterizzati da grosse dimensioni (ai limiti superiori di
quelle presentate dai tipici es. di grenieri) e nel com¬
plesso più simili a mixtus. In un primo momento ero
intenzionato a separare tali es. da grenieri , ma la man¬
canza di un sicuro carattere morfologico di differen-
126
ROBERTO CALDARA
ziazione e l’eterogeneità del materiale esaminato mi
ha indotto per il momento a rimandare tale decisione.
Note comparative — Ha marcati punti di contatto
con antoinei, mixtus e lacteoguttatus. V antoinei varia
essenzialmente per il particolare tipo di rivestimento
del pronoto, caratterizzato da 3 evidenti chiazze basali
di squame bianche molto contrastate rispetto alle altre
di colore bruno scuro, e per il protorace meno trasver¬
so a lati debolmente curvilinei (tale carattere, comun¬
que, è poco utilizzabile, data la sua discreta variabilità
in grenieri ); anche gli organi genitali delle due specie
non mostrano significative variazioni. Il mixtus ha ro¬
stro di forma molto caratteristica, protorace subqua¬
drato o subconico e dimensioni maggiori. Come det¬
to, ad esso si avvicinano però notevolmente alcuni es.
da me classificati come grenieri , che differiscono co¬
munque sempre per la forma del rostro e per le tibie
anteriori del Ó dentate nel mezzo. Il lacteoguttatus è
già stato separato in tabella. Affinità sicuramente me¬
no strette le ha inoltre con consputus (vedi note com¬
parative di questa specie).
Geonemia — Regione mediterranea, Asia anteriore.
Materiale esaminato: 140 es. — Spagna: Asturia
(ME), Badajoz (MP), Guadix (MLo), Madrid (ME),
Palencia (MMi), Pozuelo (MMi). Francia: Aix
(MP), Brignoles (MP), La Bonde (MP). Italia: Um¬
bria: Torricella (MMi); Lazio: Roma (CC, CPes,
ME); Puglia: Cagnano (CO), Circ. Mar Piccolo
(CMon), Manfredonia (CO), Martina (CMon); Sici¬
lia: Palermo (ME); Sardegna: Dolianova (CC), Mte.
Sette Fratelli (ME). Jugoslavia: Dalmazia (ME);
Macedonia: Stip (ME). Bulgaria: Sozopol (CFre).
Turchia: Adana (CFre), Afuyon (CL), Ankara-Baraj
(CFre), Balcova (CL), FI. Meandros (MMo), Ter-
messos (ME). URSS: Armenia: Vashlavani (CK),
Caucaso (MP); Georgia: Shiraki (CK); Turkmeni¬
stan: Geok-Tepe (MP). Siria: Antilibano (MP). Israe¬
le: Mukraka (CPes), Haifa (MP). Egitto: Sinai (MP):
Wadi Arefet el Naga’a (MW). Libia: Tripolitania: Azi-
zia (MMi). Tunisia: Bou Hedma-Parco Nazionale
(CP), Gabès (CP, MP), Mahedia (MMi). Algeria:
Aflou (MP), Aurès Djebel Chelia (CO), Aurès-Sgag
(CO), Biskra (MLo), Boghari (MP), Boucharen (MW),
Bou Mad - Cherchell (MP), Chellala (MP), Daya
(MP), Djelfa (MP), Kebilie (MP), Mecheria (MP),
Teboursouk (MMi), Teniet-el-Haad (MB, MMi),
Timgad (MP). Marocco: Fès (MP), Ifrane (MP), Alto
Atlante - Oukaimeden (CMer), Tafert (MP), Tangeri
(ME, MP).
Note biologiche — Hoffmann, 1954, p. 1173. Piante
ospiti: Astragalus purpureus Lam., A. hamosus L..
59. Tychius antoinei Hustache (Fig. 539)
- antoinei Hustache, 1932, Bull. Soc. Se. nat. Maroc, 12, p. 51.
Diagnosis — Similar to grenieri except pronotum
with three distinct basai maculae of white scales.
Serie tipica — Specie descritta su es. di Casablanca,
che non ho trovato nella coll. Hustache, e caratterizza¬
ta dalla presenza di tre grandi macchie bianche alla ba¬
se del pronoto. Classificati con questo nome ho trova¬
to 1 es. nella coll. Hoffmann ben corrispondente alla
descrizione originale, oltre ad altri 4 es. sicuramente
uguali a questo nella coll. Ruter, fra cui 2 óó che han¬
no un evidente dentino alle tibie anteriori (mentre
Hustache riferisce che le tibie del ó sono solo bisinuo-
se ma non dentate).
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 2-2, 8.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di metà api-
cale del rostro, antenne, tibie e tarsi ferruginei; un
poco visibili fra il rivestimento dorsale formato da
squame coricate di due forme e differenti colori:
strette, subrettangolari (lu/la 5-7), biancastre, bruno
chiare e bruno scure con lievi riflessi ramati (le
bianche ricoprono la fronte e sono frammiste alle
brune sulla metà basale del rostro e sulle elitre, il
pronoto è ricoperto per la quasi totalità da quelle
bruno scure) e larghe (lu/la 1,5-2, 5), subellittiche,
lievemente concave, bianche, che formano tre evi¬
denti chiazze basali sul pronoto, una centrale e due
laterali più grosse, ricoprono lo scutello, l’interstria
suturale per intero ed inoltre sono sparse sulle altre
interstrie e sui femori. Strie elitrali poco visibili, con
una serie di sottili squame bianche. Parte inferiore ri¬
coperta fittamente da squame subellittiche, biancastre
e cretacee.
Capo: occhi grossi, globosi, evidentemente debor¬
danti dalla sua convessità. Fronte più larga del rostro
alla base. Rostro come in grenieri (fig. 83, 84) (Rlu/Plu
ó 0,76-0,78; Q 0,74-0,92). Funicolo antennale di 7 arti¬
coli, 1° articolo più grosso e 1 volta e mezzo più lungo
del 2°.
Pro torace: abbastanza trasverso (Pla/Plu 1,2-1,24), a
lati poco curvilinei fino alla metà dove è situato il pun¬
to più largo, indi più arrotondati e restringentesi con
una evidente sinuosità all’apice, debolmente convesso
sul dorso. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,51-1,58;
Ela/Pla 1,19-1,26), a lati subparalleli nei 2/3 anteriori,
poco convesse. Zampe: femori inermi senza particola¬
ri caratteri nel ó, il quale ha tibie anteriori con un den¬
tino nel mezzo; 3° articolo dei tarsi bilobato, decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe cir¬
ca la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: come in grenieri (fig. 154, 155, 192,
222).
Variabilità: le differenze maggiori le ho riscontrate
nella curvatura dei lati del protorace, che possono es¬
sere sia paralleli nella metà basale o evidentemente
curvilinei fin dalla base. Piccole differenze si hanno
nel rivestimento dorsale per quanto riguarda la densi¬
tà e la proporzione fra le varie tinte delle squame stret¬
te e il numero di squame larghe sparse sulle interstrie
elitrali.
Note comparative — Decisamente simile a grenieri ,
dal quale varia essenzialmente per le 3 chiazze di
squame bianche alla base del pronoto, mentre il pro¬
torace non è mai fortemente trasverso.
Geonemia — Marocco, Isole Canarie.
Materiale esaminato: 14 es. — Marocco: Casablanca
(MP), Marrakesh (MP), Mogador (MP), Rabat (MP).
Canarie: Fuerteventura (CF).
60. Tychius mixtus Desbrochers (Fig. 85, 86, 152, 153, 193,
223)
— mixtus Desbrochers, 1873, p. 120.
— approximatus Desbrochers, 1908, p. 40. Franz, 1942, p. 253.
— normandianus Hoffmann, 1957, p. 56 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate,
subrectangular, grayish and light to dark brown scales
and wide, subelliptical scales intermixed. Body form
elongate. Prothorax elongate, conical. Elytra rectan-
gular.
Serie tipica — Descritto su es. 99 del Marocco senza
più precisa indicazione, dei quali ne ho esaminato 1
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
127
(coll. Desbrochers) etichettato «Maroc / mixtus 9, ty-
pe» (lectotypus qui designato).
Sinonimi — Lo stesso Desbrochers nel 1908 rim¬
piazza il nome mixtus , che dice già occupato, con
quello di approximatus. Non mi risulta però che un
altro Tychius sia stato descritto con il nome di mix¬
tus prima del 1873, mentre posteriormente a questa
data mi è noto il Tychius mixtus Faust, 1885, il T.
mixtus Rey, 1895 e il T. mixtus Hatch, 1971. Pertanto,
il nome approximatus non ha nessuna validità siste¬
matica. È anche da notare che Franz nomina tale
specie nella sua monografia, ma le dà un senso sicu¬
ramente differente da quello reale, soprattutto per
quanto riguarda le dimensioni che indica decisa¬
mente minori.
Il normandianus è descritto su 1 ó e 1 9 della Tunisia
(Le Kef, leg. Normand), da me esaminati nella coll.
Hoffmann e perfettamente identici al lectotypus di
mixtus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,95-3,5.
Tegumenti: testa e metà basale del rostro, protora¬
ce, base delle elitre e femori nerastri, le parti rimanenti
ferruginee; un poco visibili fra il rivestimento dorsale,
che è formato da squame coricate di due forme e dif¬
ferenti colori: strette, subrettangolari (lu/la 4-6), gri¬
giastre e marroni di varia tonalità frammiste fra di lo¬
ro, e larghe, subellittiche (lu/la 1,5-2), bianche, con¬
centrate alla base del pronoto (lungo la linea mediana
e i lati), sullo scutello e sulla prima interstria elitrale, e
sparse sui lati del pronoto, sulle altre interstrie elitrali
e sui femori; strie elitrali poco visibili, con una serie di
squame sottili, piliformi, biancastre. Parte inferiore ri¬
coperta fittamente da squame subovali, bianche e cre¬
tacee.
Capo: occhi globosi, debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
(fig. 85, 86), visto dall’alto, restringentesi in modo evi¬
dente dalla base all’apice (Rlu/Plu <3 0,74-0,79; 9 0,85-
0,9). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo più
grosso e circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: allungato (Pla/Plu 1,03-1,1), di forma
subconica, a lati lievemente curvilinei fin dalla ba¬
se, con il punto più largo al terzo basale, subpiano sul
dorso. Elitre: rettangolari, allungate (Elu/Ela 1,53-
1,63; Ela/Pla 1,24-1,31), a lati subparalleli nel 2/3 ante¬
riori, poco convesse. Zampe: femori posteriori sub¬
dentati, senza particolari caratteri sessuali come pu¬
re le tibie; 3° articolo dei tarsi decisamente più largo
del 2°, appendici ungueali lunghe la metà dell’unghia
stessa.
Organi genitali: fig. 152, 153, 193, 223.
Variabilità: piuttosto variabile è la percentuale delle
squame strette per quanto riguarda il loro colore: si va
da es. dove sono decisamente prevalenti le grigiastre
ad altri dove invece prevalgono quelle marroni. I tegu¬
menti possono essere in gran parte nerastri. Il protora¬
ce, sempre stretto, varia un poco per la curvatura dei
lati a volte più marcata.
Note comparative — Specie strettamente correlata
con grenieri e molto caratteristica per la forma del ro¬
stro, che visto di lato è diritto, unita a quella del proto¬
race solitamente lungo, subconico, alle grosse dimen¬
sioni e alle tibie del ó non dentate nel mezzo (vedi an¬
che note comparative di grenieri ).
Geonemia — Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato: 9 es. — Marocco (MP): Tange-
ri (MP, MW). Algeria (ME): Constantine (MP). Tuni¬
sia: Le Kef (MP).
61. Tychius lacteoguttatus Desbrochers (Fig. 87, 88, 194,
221, 540)
— lacteoguttatus Desbrochers, 1875, p. 24.
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, seta-
like, white and light to dark brown scales and wide,
subelliptical, light brown and white scales; thè wide
scales forming a distinct mediobasal macula on prono-
tum and sparse on elytral interspaces. Eyes promi-
nent. Prothorax strongly transverse, expanded at si-
des. Elytra rectangular.
Serie tipica — Descritto su es. di Naplouse (Giorda¬
nia), dei quali ho esaminato 1 (3 (coll. Desbrochers) eti¬
chettato «Naplouse / type» (lectotypus qui designato).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,55-2,7.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione dell’apice del ro¬
stro, antenne (con eccezione della clava), tibie e tarsi
ferruginei; un poco visibili fra il rivestimento dorsale
formato da squame coricate di due forme e differenti
colori: piliformi (lu/la 7-9), biancastre e marroni di va¬
ria tonalità, e larghe (lu/la 1,5-2, 5), subellittiche, bian¬
che e nocciola. Le piliformi bianche sono frammiste
alle brune su testa e metà basale del rostro e in piccolo
numero si trovano sulle elitre, le squame scure con lie¬
vi riflessi ramati sono le prevalenti sia sul pronoto che
sulle elitre. Le squame larghe formano tre chiazze alla
base del pronoto, una centrale bianca più grossa e due la¬
terali (poco visibili) nocciola, coprono lo scutello e la la
interstria suturale per intero, si trovano inoltre sparse
sempre in numero scarso ai lati del pronoto e sulle altre
interstrie elitrali; strie elitrali abbastanza visibili, con una
serie di sottili squame piliformi bianche. Parte inferiore
ricoperta fittamente da squame subellittiche, bianche.
Capo: occhi grossi, globosi, evidentemente debordanti
dalla sua convessità. Fronte un poco più larga del rostro
alla base. Rostro (fig. 87, 88), visto dall’alto, a lati conver¬
genti dalla base all’apice (Rlu/Plu Ó 0,68; 9 0,75-0,78).
Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo decisamente
più grosso e poco meno di 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: fortemente trasverso (Pla/Plu 1,3-1,37), a
lati molto arrotondati, con il punto più largo alla metà,
sinuoso in prossimità dell’apice, abbastanza convesso
sul dorso ove è lievemente gibboso lungo la linea me¬
diana a livello del terzo anteriore. Elitre: di forma al¬
lungata, a lati subparalleli nei 2/3 anteriori (Elu/Ela
1,41-1,5; Ela/Pla 1,06-1,17), debolmente convesse.
Zampe: femori inermi, senza particolari caratteri ses¬
suali come pure le tibie; 3° articolo dei tarsi bilobato,
decisamente più largo del 2°, appendici ungueali lun¬
ghe un poco più della metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: spermateca fig. 194, spiculum ven¬
trale fig. 221.
Variabilità: i 4 es. (l’holotypus ó, al quale non ho
estratto gli organi genitali, e 3 99) da me esaminati
non mostrano differenze degne di nota.
Note comparative — Specie probabilmente correlata
con grenieri e molto caratteristica per il protorace for¬
temente trasverso come in laticolìis, che però è più
grande ed ha rostro di forma differente e altra colora¬
zione del rivestimento dorsale. Ugualmente caratteri¬
stica è la chiazza bianca alla base del pronoto, molto con¬
trastata dal resto del rivestimento formato da squame
bruno scure, che insieme alla forma del rostro è il ca¬
rattere che la fa facilmente separare dagli esemplari di
grenieri con protorace particolarmente trasverso.
Geonemia — Israele, Giordania.
Materiale esaminato: 4 es. — Israele: Haifa (MP),
Tel Aviv (CC). Giordania: Naplouse (MP).
128
ROBERTO CALDARA
Sottogruppo del Tychius astragali
Diagnosis — Median lobe short, with large apical
aperture and with scarcely sclerotized upper portion.
Spermatheca with large prominence at base of ductus.
Body robust, of medium and large size. Vestiture on
elytral interspaces mainly to completely of elongate
scales, in thè first case wide, subovai scales unevenly
intermixed. Rostrum in lateral view usually cylindri-
cal, regularly curved.
Discussione — Sebbene le specie che compongono
il sottogruppo non posseggano particolari caratteri di¬
stintivi, la loro origine monofiletica appare molto pro¬
babile per le evidenti somiglianze nel tipo di rivesti¬
mento, nella forma generale ed in quella degli organi
genitali. In questo sottogruppo, che contiene specie
con rivestimento elitrale formato sia esclusivamente
da squame strette sia da squame strette e larghe fram¬
miste, risulta quanto mai evidente il fatto che tali dif¬
ferenze di tipo di rivestimento, così utili per la diagno¬
si di molte specie, non sono un indice di monofìlia, ma
sono state acquisite per convergenza in diversi gruppi di
specie. Per di più, il tectus è l’unica specie che presenta
contemporaneamente entrambi i tipi suddetti di rivesti¬
mento. Per le poche specie di cui sono disponibili noti¬
zie, il ciclo biologico sembra svolgersi su Astragaleae.
62. Tychius astragali Becker (Fig. 91, 92, 157, 158, 195, 224,
541)
— astragali Becker, 1862, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 35, p. 346.
Stierlin, 1863, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 36, p. 498. Tournier,
1873, p. 463. Franz, 1942, p. 261.
— trivirgatus Desbrochers, 1873, p. 99; 1888, Ann. Soc. ent. Fr., (6) 8,
Bull., p. 194.
— armeniacus Pie, 1902, p. 141. Franz, 1942, p. 261 (n. syn.).
— silfverbergi (Bajtenov, 1982), Ann. ent. fenn., 48, p. 47 ( Neotychius )
(n. syn.).
Diagnosis — Subovai white scales on dorsum cove-
ring sides of pronotum and elytral interspace 1 only.
Elongate scales white to gray and pale to dark brown.
Eye slightly prominent. Prothorax transverse, laterally
curved from base. Median lobe fig. 157, 158.
Serie tipica — Specie descritta sinteticamente su es.
di Sarepta, dei quali ne ho esaminati 9: 4 in coll.
Kraatz, il primo etichettato «Sarepta, Becker / Tychius
astragali Beck.» (ò, lectotypus qui designato) e gli altri
3 portati su uno stesso spillo «Sarepta, Becker» (1 9 e
2 ÒÒ1, paralectotypi); 3 in coll. Stierlin tutti con l’indi¬
cazione «Sarepta» (dò1, paralectotypi); 1 in coll. Hey-
den «107 St. / Tychius astragali (Stri.) Sarepta / 37 T. /
D.» (9, paralectotypus); 1 in coll. Solari «Sarepta, Rus¬
sia mer., Becker, astragali , ex coll. Jekel» (ò, paralecto¬
typus). Ho considerato facente parte della serie tipica
anche il penultimo es., sebbene porti Stierlin come de¬
scrittore della specie, dato che questo Autore ha ride¬
scritto sugli stessi es. (1863) l’ astragali come «Becker
il», non ritenendo valida probabilmente la breve de¬
scrizione della specie dell’anno precedente.
Sinonimi — Desbrochers descrive il trivirgatus su es.
di Sarepta. Già Tournier, nello stesso anno, pone la
specie in sinonimia con astragali e tale parere è confer¬
mato da Desbrochers e poi seguito da tutti gli altri Au¬
tori. Ho esaminato 4 es. della serie tipica: 2 òò1 in coll.
Desbrochers etichettati entrambi «3 -virgatus Db., ty-
pe» (fìsso come lectotypus l’es. meglio conservato; il
paralectotypus, infatti, è piuttosto rovinato dalla muf¬
fa); 1 Ò1 in coll. Heyden etichettato «3 -virgatus Desb.,
Russ. m., Desbroch. / D.» e 1 ò in coll. Stierlin «35 Db. /
Russ. mer. / T. trivirgatus Dbr. = astragali / histor.
Exempl / Franz det.». Posso confermare la perfetta
uguaglianza della specie con astragali.
L’ armeniacus è descritto su es. dell’Armenia senza
più precise indicazioni. Nella coll. Pie (ex Reitter) ho
reperito 1 9 etichettata «Caucasus, Armen. Geb., Le¬
der Reitter / sp. près astragali / type / T. armeniacus
Pie» (lectotypus qui designato). Differisce dal lectotypus
di astragali esclusivamente per le squame marroni che
sono di tonalità più chiara (nocciola e non bruno scure).
Bajtenov descrive il silfverbergi su 6 es. del Kazakh-
stan (Wuste Betpakdala) paragonandolo ad amabilis.
Ho esaminato 2 paratypi, 1 ò e 1 9 (MHe), e non ho
trovato nessuna differenza dai syntypi di astragali nei
caratteri morfologici sia esterni che degli organi geni¬
tali maschili.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,4-3.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di rostro, an¬
tenne e zampe bruno ferruginei; pressoché compieta-
mente nascosti sul dorso dal fìtto rivestimento forma¬
to da squame coricate, che sulla fronte e sulla metà ba¬
sale del rostro sono subellittiche, abbastanza allunga¬
te (lu/la 4-5), biancastre; sul pronoto sono di analoga
forma, ma un poco più larghe (lu/la 3-4), sul disco e
subovali (lu/la 2-3) ai lati, di colore bruno sul disco e
biancastro lungo la linea mediana e ai lati soprattutto
nella metà basale; sulle elitre di forma e colore come
sul disco del pronoto su 2a, 3a, 4a, 8a, 9a e 10a interstria,
mentre sono uguali a quelle lungo la linea mediana
del pronoto su 5a, 6a e 7a interstria e a quelle dei lati del
pronoto sulfinterstria suturale. Strie elitrali con una
serie di sottili squamette biancastre. Parte inferiore
fittamente rivestita da squame larghe, subellittiche e
subovali.
Capo: occhi solo debolmente debordanti dalla sua
convessità. Fronte circa della larghezza del rostro alla
base. Rostro (fig. 91, 92), visto dall’alto, a lati subparal¬
leli (Rlu/Plu ò 0,83-0,9; 9 0,86-0,94). Funicolo anten-
nale di 7 articoli, il 1° più grosso e circa 2 volte più lun¬
go del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,18-1,24), a lati curvili¬
nei fin dalla base, con il punto più largo alla metà, de¬
cisamente ristretto in prossimità dell’apice, convesso
superiormente. Elitre: oblunghe (Elu/Ela 1,27-1,38;
Ela/Pla 1,23-1,29), a lati un poco curvilinei fin dalla ba¬
se, con il punto più largo nella metà anteriore, conves¬
se. Zampe: tutti i femori con un abbozzo di dente, gli
anteriori nel ò così come le tibie senza particolari ca¬
ratteri sessuali; tarsi tozzi, il 3° articolo bilobato e deci¬
samente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe
circa la metà dell’unghia.
Organi genitali: fig. 157, 158, 195, 224.
Variabilità: la maggiore variabilità la dimostrano le
squame del rivestimento dorsale per colore e forma;
per quanto riguarda il colore, le squame più scure
vanno dal bruno-nerastro al nocciola (in tal caso il
contrasto con le squame bianche è ovviamente poco
marcato) con riflessi metallici più 0 meno evidenti.
Negli es. in cui esse sono più scure, 5a e 6a interstria
possono essere ricoperte da squame nocciola invece
che biancastre; inoltre, le squame bianche ai lati del
pronoto possono occupare solo la metà basale come
detto, oppure estendersi fino all’apice. Per quanto ri¬
guarda la forma, a volte le squame subellittiche sia sul
pronoto che sulle elitre possono essere più larghe e
quasi subovali, simili a quelle delfinterstria suturale,
sebbene sempre un poco più strette. Infine, mentre il
protorace è di struttura pressoché costante, le elitre
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
129
variano discretamente per curvatura dei lati, cosicché
la loro forma passa da subrettangolare a subovale.
Note comparative — Taxon strettamente correlato
con hauseri e molto probabilmente anche con tectus
(specie solitamente con squame ovali frammiste alle
piliformi sulle interstrie elitrali), con i quali ha eviden¬
ti somiglianze nella forma degli organi genitali. Per
quanto riguarda la morfologia esterna, ha apparente¬
mente notevoli punti di contatto anche con affìnis, ma
in questo caso la forma del lobo mediano allontana
decisamente quest’ultima specie (vedi tabella e note
comparative di hauseri e affìnis ).
Figg. 142-166 — Lobo mediano in visione dorsale e particolare dell’apice di: 142-143) T. vicinus; 144-145) T. alhagi; 146-147)
T. praescutellaris; 148-149) T. tridentinus (Europa centrale); 150-151) T. tridentinus (Francia); 152-153) T. mixtus; 154-155) T. gre-
nieri; 156-156a) T. russicus; 157-158) T. astragali ; 159-160) T. hauseri', 161-162) T. tectus; 163-164) T. oriens; 165-166) T. perrinae.
130
ROBERTO CALDARA
Geonemia — Jugoslavia sud-orientale, parte sud-oc¬
cidentale dell’Unione Sovietica.
Materiale esaminato: 45 es. — Jugoslavia: Bela Pa-
lanka (CO). URSS: Rep. Russa: Sarepta (CD, ME,
MMi, MP); Armenia: Shorza (CK), Sisian-Us (CK),
Tshaikent (CK), Zod-Basargetshar (CK); Kazakhstan:
Batpakdala (MHe).
Note biologiche — Becker riferisce di aver raccolto
la specie su Astragalus albicaulis D.C., mentre Bajte-
nov l’ha raccolta su A. arbuscula Pali. (es. della serie ti¬
pica di silfverbergi).
63. Tychius hauseri Faust (Fig. 159, 160)
— hauseri Faust, 1889, p. 133. Franz, 1942, p. 261.
Diagnosis — Similar to astragali except prothorax
generally less transverse and more convex on dorsum,
rostrum markedly curved especially at antennal inser-
tion, striated on dorsum, vestiture on elytra less dense
and compact, median lobe fig. 159, 160.
Serie tipica — Specie descritta su es. di Alka-Kul, dei
quali ne ho esaminati 2 (coll. Faust) etichettati en¬
trambi «Alka-Kul, Hauser / Hauseri Faust» (nomino il
ó lectotypus e la 9 paralectotypus) e 1 9 (coll. Hauser)
con le indicazioni «Turkestan, Alka-Kul / Tychius hau¬
seri Fst. n. sp., type» (paralectotypus). Quest’ultimo
es. varia dall’altro paralectotypus per le elitre meno
curvilinee con omeri più evidenti.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 6-3, 7.
Tegumenti: bruno scuri, rostro, antenne e zampe
ferruginei; ricoperti abbastanza fittamente dal rivesti¬
mento, che su testa e rostro fino all’inserzione delle
antenne è formato da squame rettangolari bianco-gri¬
giastre (lu/la 3-4); sul pronoto le squame sono subret¬
tangolari (lu/la 4-5) e marroni con riflessi dorati sul di¬
sco e subellittiche, un poco più larghe, bianche, for¬
manti due fasce laterali ed una mediana più stretta;
sulle elitre squame rettangolari lievemente plurisolca-
te longitudinalmente, coricate, ricoprono le interstrie
ad eccezione delfinterstria suturale e sono in preva¬
lenza bruno dorate, bianche (lievemente più larghe)
solo lungo la 7a interstria; l’interstria suturale è coperta
fittamente da squame bianche, subovali, evidente¬
mente più larghe; strie abbastanza visibili, con squa¬
me decisamente più sottili, subpiliformi; zampe con
squame subrettangolari, bianche. Parte inferiore fitta¬
mente ricoperta da squame subellittiche, bianche.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Rostro visto di lato solitamente simile per forma a
quello di astragali (fig. 91, 92), ma più angolato e ri¬
stretto nella parte apicale, visto dall’alto a lati subpa¬
ralleli (Rlu/Plu ó 0,78-0,86; 9 0,92-0,97), striato-pun-
teggiato e carenato fino all’inserzione delle antenne.
Funicolo antennale con 7 articoli, 1° articolo circa due
volte più lungo del 2°.
Protorace: poco trasverso (Pla/Plu 1,15-1,18), a lati
arrotondati fin dalla base, con il punto più largo alla
metà, ristretto alla base e soprattutto all’apice dove
forma una evidente sinuosità, convesso superiormen¬
te. Elitre: subrettangolari (Elu/Ela 1,33-1,45; Ela/Pla
1,28-1,34), a lati subparalleli fino al terzo apicale, abba¬
stanza convesse. Zampe: come in astragali.
Organi genitali: lobo mediano fig. 159, 160. Sper-
mateca e spiculum ventrale come in galloprovincialis
(fig. 179, 208).
Variabilità: è abbastanza elevata. Per quanto riguar¬
da il colore del rivestimento della parte superiore, le
squame scure variano dal bruno al nocciola con più 0
meno marcati riflessi metallici, cosicché le squame
bianche risultano negli es. chiari poco contrastate dal¬
le altre; esse sulle elitre possono a volte ricoprire, oltre
alla la e 7a, anche le altre interstrie dispari 0 le interstrie
laterali dalla 6a in poi. Variabile è anche la larghezza e
la densità delle squame. Il rostro in un paralectotypus
9, come pure in altre 99 della specie da me esaminate,
è decisamente più sottile che nella norma. La curvatu¬
ra dei lati di protorace ed elitre può essere rispettiva¬
mente un poco meno marcata e un poco più evidente
di come descritto. L’insieme di queste variabilità ren¬
de, ovviamente, molto disomogenea la specie, tanto
che a volte mi è risultato assai arduo decidere se consi¬
derare alcuni es. (raccolti in varie località ma in nume¬
ro di 1-2 es.) popolazioni di hauseri o specie distinte;
in questi casi l’assenza di sostanziali differenze nel¬
la forma del rostro e degli organi genitali mi ha fat¬
to, per il momento, propendere per la prima ipotesi,
ma risulta chiaro che sarà molto utile un più approfon¬
dito esame sulla base di materiale più numeroso (co¬
me caso limite segnalo alcuni es. decisamente più pic¬
coli — mm 2,3 — con elitre più globose).
Note comparative — Specie strettamente imparenta¬
ta con astragali , dal quale si separa con difficoltà. La
differenza migliore è sicuramente la forma del lobo
mediano dell’edeago, data la variabilità di numerosi
caratteri importanti in hauseri. Comunque, hauseri so¬
litamente presenta protorace meno trasverso e più
convesso sul dorso, rostro in entrambi i sessi più bru¬
scamente arcuato, quasi angoloso a livello dell’inser¬
zione antennale, rivestimento meno fitto e meno
compatto sulle elitre.
Geonemia — Parte meridionale dell’Unione Sovietica.
Materiale esaminato: 28 es. — Georgia: Shiraki-Vash-
lavani (CK), Tblisi (CK); Armenia: Azizbekov (CK),
Gami (CK), Khosrov (CK), Meghri (CK), Sevan (CK),
Shatin (CK), Shorza-Sevan lake (CK), Sisian (CK);
Azerbajdzan: Bejugdag-Gobustan pr. Baku (CBo); Uz¬
bekistan: Mti. Tian-Shan-valle Chatkal, m 1500 (CBo);
Turkmenistan: Alka-Kul (MD, MVi); Tadzikistan: Kho-
rog (CK).
64. Tychius lodosi Hoffmann
— lodosi Hoffmann, 1957, p. 53.
Diagnosis — Similar to hauseri but rostrum black,
eye more convex, elytral pattern markedly contrasted,
formed by blackish and white-yellowish scales on in-
terspaces 1, 5, 6 and 7.
Serie tipica — Specie descritta su 2 99 della Turchia
(Ankara), delle quali ne ho esaminata una in coll.
Hoffmann. Si tratta di un es. che ha perso parte del ri-
vestimento elitrale e quasi tutto quello del pronoto, il
rostro manca inoltre della parte apicale. Rimane l’uni¬
co es. della specie da me esaminato;
Descrizione e note comparative — La descrizione di
Hoffmann è accurata e non ritengo utile ripeterla, tan¬
to più basandomi su un unico es.. La specie viene pa¬
ragonata a beckerianus (syn. di molestus), ma a mio av¬
viso avvicinerei piuttosto lodosi ad hauseri per la for¬
ma generale, per il rostro sul dorso striato-punteggiato
e carenato e in parte per il tipo di rivestimento. Da
questa specie sembra differire per il rostro nero, per gli
occhi più convessi e per il colore delle squame del rive¬
stimento elitrale, che sono bruno scure su 2a, 3a e 4a in¬
terstria e sulle interstrie laterali, gialle sulla metà ante-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
131
Figg. 167-196 — Spermateca di: 167) T. striatulus ; 168) T. peyerimhoffi; 169) T. parallelus; 170) T. chevrolati; 171) T. quinquepunc-
tatus; 172) T. rufirostris ; 173) T. maximus; 174) T. intrusus; 175) T. subsulcatus; 176) T. pierrei; 177) T. sefrensis\ 178) T. fremutili;
179) T. galloprovincialis; 180) T. uralensis; 181) T. hiekei; 182) T. longulus ; 183) T. reitteri; 184) T. consputus; 185) T. amabilis ;
186) T. cuprinus; 187) T. vicinus; 188) T. alhagi; 189) T. praescutellaris; 190) T. bisquamosus; 191) T. tridentinus; 192) T. grenieri;
193) T. mixtus; 194) T. lacteoguttatus; 195) T. astragali; 196) T. russicus.
132
ROBERTO CALDARA
riore di 5a e 6a interstria e bianche sull’interstria sutura¬
le, sulla metà posteriore di 5a e 6a interstria e sulla metà
anteriore della T (*).
Geonemia — Turchia (Ankara).
65. Tychius magnificus Pie
— magnificus Pie, 1902, p. 141.
Diagnosis — Similar to hauseri except size larger,
elytra short, nearly as long as wide, with markedly pro-
minent humeri and with parallel sides in anterior two
thirds.
Serie tipica — Descritto su es. di Buchara, dei quali
sono convinto di aver esaminato una o in coll. Hoff-
mann perfettamente corrispondente alla descrizione
originale. Essa porta un cartellino con scritto «Bucha¬
ra» e la scrittura mi sembra quella di Pie; inoltre, porta
i seguenti cartellini tutti scritti da Hoffmann: «Bucha¬
ra / Tychius magnificus Pie in litt. / Voisin de T. aman-
dus Fst. de Turquie. Rostre + arqué, moins aminci en
avant. Femur post, mutiques». Ritengo che questi car¬
tellini siano stati riscritti da Hoffmann per sostituire
quelli di Pie probabilmente molto rovinati; infatti, la
frase scritta da Hoffmann è praticamente identica nel
significato a quella di Pie che conclude la descrizione
originale (sicuramente Hoffmann ha letto Turquie in¬
vece che Turkestan, località tipica di amandus). Consi¬
dero pertanto l’es. in questione come lectotypus di
magnificus ; non ho esaminato altri es. attribuibili a ta¬
le taxon.
Descrizione e note comparative — Anche di questa
specie ritengo inutile dare una dettagliata descrizione,
che si sovrapporrebbe a quella originale di Pie. Come
detto, Pie paragona il magnificus ad amandus , ma non
so su quale base, dato che le specie sono totalmente dif¬
ferenti. Ritengo che tale es. di grosse dimensioni pos¬
sa collocarsi vicino ad hauseri e lodosi per il rostro sul
dorso striato-punteggiato e carenato: del primo ha la
disposizione e la colorazione del rivestimento dorsale,
mentre del secondo ha la forma del rostro e degli oc¬
chi. Da entrambi differisce per la forma particolar¬
mente larga e corta delle elitre. Risulta ovvio che la
posizione sistematica di tale specie necessita di con¬
ferma dopo l’esame di altro materiale.
Misurazioni: lunghezza mm 4,1. Rlu/Plu 1,1. Pia/
Piu 1,2. Elu/Ela 1,31. Ela/Pla 1,35.
Geonemia — Turkmenistan (Buchara).
66. Tychius orchonicus (Bajtenov) n. comb.
— orchonicus (Bajtenov, 1981), Ann. hist.-nat. Mus. nat. hung., p. 219
( Neotychius ).
Diagnosis — Vestiture on dorsum completely of
elongate, brown to pale brown and whitish scales, thè
light scales covering laterobasal portion of pronotum
and odd elytral interspaces. Eye fiat. Rostrum in late-
ral view slightly curved. Prothorax transverse. Elytra
ovai, very convex.
Serie tipica — Specie descritta su 33 es. della Mon¬
golia (Bulgan aimak-Somon Daschincilen) (MBu) non
ancora restituiti al Museo di Budapest al momento del
mio studio (1985). Sempre nello stesso Museo ho tro¬
vato comunque 1 9 (Mongolia: Ostgobi aimak, 60-70
Km NNW v. Sainschand, 1000 m/ Neotychius hauseri
sec. Voss) perfettamente corrispondente a quanto det¬
to da Bajtenov e su cui si basa la seguente descrizione.
Descrizione — Lunghezza: mm 3,15.
Tegumenti: bruno nerastri, ad eccezione di rostro,
antenne, tibie e tarsi ferruginei; sul dorso abbastanza
fittamente ricoperti da squame strette (lu/la 4-6, le più
larghe ai lati del pronoto e lungo l’interstria suturale),
rettangolari e subellittiche, coricate, di colore bruno e
nocciola-biancastro. Queste ultime concentrate ai lati
del pronoto nella metà basale e sulle interstrie elitrali
dispari. Parte inferiore fittamente ricoperta da squame
subellittiche, biancastre.
Capo: occhi grandi, piani. Fronte lievemente più
stretta del rostro alla base. Rostro lungo, visto di lato
ingrossato alla base indi più sottile e debolmente ar¬
cuato nei 2/3 apicali, visto dall’alto a lati subparalleli
(Rlu/Plu 0,97). Funicolo antennale di 7 articoli.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,21), a lati debolmen¬
te curvilinei nella metà basale, con il punto più largo
alla metà, ristretto con una evidente sinuosità in pros¬
simità dell’apice, abbastanza convesso sul dorso. Eli¬
tre: ovali (Elu/Ela 1,36; Ela/Pla 1,44), con il punto più
largo oltre la metà, decisamente convesse. Zampe: fe¬
mori posteriori dentati; 3° articolo tarsale bilobato,
evidentemente più largo del 2°, appendici ungueali
lunghe circa 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: nella 9 come in astragali (fig. 195,
224); per la forma del lobo mediano vedi Bajtenov, 1981.
Note comparative — Differisce a prima vista dalle al¬
tre specie del gruppo per gli occhi completamente pia¬
ni e per il rostro, visto di lato, pressoché diritto nei due
terzi apicali.
Geonemia — Mongolia.
67. Tychius semiauratus Pie
— semiauratus Pie, 1902, p. 142.
Diagnosis — Vestiture on dorsum dense, concealing
integument, mainly of subelliptical, coppery brown to
pale brown and whitish scales, thè pale brown scales
covering sides of pronotum and odd elytral interspa¬
ces, thè white scales forming a narrow median vitta on
pronotum. Wider, subovai scales sparsely covering la¬
terobasal portion of pronotum, humeri and elytral in-
terspace 1. Eye feebly prominent. Rostrum as in astra¬
gali , but more robust. Prothorax slightly transverse, si¬
des subrectilinear in basai half. Elytra subovai, widest
at posterior half, distinctly convex.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Mongolia
senza più precise indicazioni, dei quali ho esaminato
1 9 (coll. Pie ex Reitter) etichettata «Mongolia bor.,
Reitter / Tychius ? / type / T. semiauratus Pie / sp. près
mongolicus Csiki / Type» (lectotypus qui designato).
Non sono riuscito a reperire altri es. della specie.
Descrizione del lectotypus — Lunghezza: mm 2,6.
Tegumenti: bruno scuri, metà apicale del rostro, an¬
tenne, tibie e tarsi bruno-rossastri; pressoché comple¬
tamente nascosti sul dorso dal rivestimento fitto, cori¬
cato, formato per la massima parte da squame subel¬
littiche (lu/la 2,5-4), di colore bruno con riflessi ramati
(*) Ho classificato dubitativamente come lodosi 1 9 di Abant (Turchia; CO) caratterizzata da rivestimento formato da squa¬
me bruno-rossastre, in prevalenza, e bianche solo lungo la linea mediana e ai lati (metà basale) del pronoto e su la, 6a e in parte 5a
e T interstria elitrale. 11 rostro, che è decisamente striato-punteggiato e arcuato, è molto lungo (Rlu/Plu 1,17) e rossastro.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
133
frammiste ad altre nocciola più frequenti ai lati di pro¬
noto ed elitre e sulle interstrie elitrali dispari, alcune di
esse infine sono bianche e formano una stretta fascia
longitudinale mediana sul pronoto. Squame bianche
più larghe, subovali, in numero molto scarso, si trova¬
no alla base di pronoto (zona laterale) ed elitre (ome¬
ri), sullo scutello e sulfinterstria suturale. Strie elitrali
poco evidenti, con una serie di sottili squame. Parte
inferiore fittamente ricoperta da squame bianche, el¬
littiche e subovali.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte della larghezza del rostro alla base. Ro¬
stro di forma analoga ad astragali (fig. 92), ma più ro¬
busto (Rlu/Plu 0,84), visto dall’alto a lati un poco con¬
vergenti nella metà basale. Funicolo antennale di 7 ar¬
ticoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: debolmente trasverso (Pla/Plu 1,09), a
lati subrettilinei nella metà basale, indi restringente-
si più bruscamente in prossimità dell’apice, abbastan¬
za convesso sul dorso. Elitre: subovali (Elu/Ela 1,37;
Ela/Pla 1,38), con il punto più largo nella metà poste¬
riore, molto convesse. Zampe: femori inermi; 3° arti¬
colo dei tarsi bilobato, in modo evidente più largo del
2°, appendici ungueali molto piccole, lunghe solo 1/3
dell’unghia.
Note comparative — Non mi è possibile, sulla base
del solo lectotypus (di cui per giunta non ho esamina¬
to gli organi genitali), dare una collocazione sicura a
questa specie, che non presenta particolari caratteristi¬
che. Per il momento, la pongo in contatto con astraga¬
li , hauseri e orchonicus , ai quali si avvicina per la forma
generale e per il tipo di rivestimento.
Geonemia — Mongolia.
68. Tychius russicus Desbrochers (Fig. 95, 96, 156, l56a,
196, 225)
— russicus Desbrochers, 1908, p. 37.
— lateralis Penecke, 1922, p. 12. Franz, 1942, p. 194, 253 (n. syn.).
— danieli Franz, 1942, p. 200 (n. syn.).
Diagnosis — Subovai scales on dorsum only on ely-
tral interspace 1. Elongate scales brown and white, thè
white scales forming three vittae on pronotum and co-
vering interspaces 1 and 3 and lateral interspaces. Eyes
convex, prominent. Rostrum in female, in lateral
view, tapered in apical third (fig. 96). Elytra elongate.
Protibia in male with a sharp median tooth.
Serie tipica — Specie paragonata a depressus e de¬
scritta su es. della Russia (senza più precisa indicazio¬
ne), dei quali ho esaminato 1 ó (coll. Desbrochers) eti¬
chettato «Russia / n. sp. russicus pr. depressus » (lecto¬
typus qui designato).
Sinonimi — Il lateralis è descritto su es. della Roma¬
nia (Dobroudja), dei quali ho esaminato 6 es. (ME):
2 óà e 2 99 etichettati «Dobroudja, Macin-Iglitza, A.
L. Montandovi/ Tychius lateralis Pen., Penecke det./
Syntypus» (fisso 1 ó come lectotypus); 1 9 «Dobroudja,
Macin, A.L. Montandon/idem» e 1 9 «Dobroudja,
Hirsova, A. L. Montandon/idem». Non esistono diffe¬
renze degne di nota fra questi es. e il lectotypus di rus¬
sicus.
Franz descrive il danieli (che poi non cita nella sua
tabella dei Tychius) su 1 d della stessa località tipica
di lateralis (Dobroudja, Macin-Iglitza) e raccolto
anch’esso da Montandon. Egli riferisce che tale taxon
è l’unico fra i Tychius ad avere le tibie mediane con un
piccolo dentino nel mezzo, ma la stessa cosa è vera an¬
che per lateralis di cui ha visto stranamente anche i tipi
(è da notare, comunque, che si tratta di es. mal prepa¬
rati). Infine, entrambe le specie sono descritte su es.
che Daniel aveva denominato « moesiacus » in litteris.
Pertanto, anche danieli è da porre ovviamente fra i si¬
nonimi di russicus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2-2,5.
Tegumenti: bruni, ad eccezione solitamente di pro¬
torace e base delle elitre di colore nerastro; visibili sul
dorso fra il rivestimento non molto fìtto, formato da
squame coricate, strette, subellittiche, un poco più lar¬
ghe lungo la linea mediana del protorace e soprattutto
sulfinterstria suturale, dove sono in parte subovali. Il
colore delle squame è bruno con lievi riflessi ramati e
biancastro soprattutto sulla fronte, lungo la linea me¬
diana del pronoto, sulla la e 3a interstria e sulle inter¬
strie laterali elitrali; le squame sono disposte in modo
irregolare sulle interstrie elitrali, mentre le strie, che
sono un poco visibili, sono ricoperte da una serie di
sottili squame piliformi. Addome ricoperto abbastan¬
za fittamente da squame biancastre di forma e lar¬
ghezza analoga a quelle dell’interstria suturale.
Capo: occhi globosi, convessi. Fronte della larghez¬
za del rostro alla base. Rostro visto dall’alto a lati lie¬
vemente convergenti dalla base all’apice, visto di lato
un poco schiacciato nel terzo apicale nella 9 (fig. 95,
96) (Rlu/Plu ó 0,78-0,86; 9 0,83-0,88). Funicolo anten¬
nale di 7 articoli, il 1° più grosso e circa 2 volte più lun¬
go del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,16-1,22), a lati arro¬
tondati fin dalla base, con il punto più largo alla metà,
subpiano sul dorso. Elitre: allungate, di forma subel¬
littica (Elu/Ela 1,43-1,49; Ela/Pla 1,16-1,23), a lati lie¬
vemente curvilinei fin dalla base, poco convesse.
Zampe: femori posteriori con un piccolo dente, gli an¬
teriori nel ó con una frangia di squame biancastre; ti¬
bie anteriori nel mezzo lungo il margine interno den¬
tate nel c? , subdentate nella 9, le mediane con un pic¬
colo dentino nel (5; 3° articolo dei tarsi bilobato e più
largo del 2°, appendici ungueali piccole, lunghe la me¬
tà dell’unghia.
Organi genitali: fig. 156, 156a, 196, 225.
Variabilità: gli es. della specie da me esaminati si so¬
no dimostrati un poco variabili solo per larghezza e
curvatura dei lati sia del protorace che delle elitre.
Note comparative — Ha evidenti somiglianze per
morfologia esterna sia con astragali che con lineatulus
ed elegans, ma la forma degli organi genitali sembra
dimostrare una stretta correlazione solo con la prima
delle tre specie. Differisce, comunque, decisamente
da esse per la forma del rostro.
Geonemia — Penisola balcanica, Anatolia, Caucaso,
Iran.
Materiale esaminato: 37 es. - Jugoslavia: Skopje
(MB). Romania: Comana Vlasca (MMi), Hirsova
(ME, MMi), Macin (ME, MMi), Macin-Iglitza
(ME, MMi). Bulgaria: Sozopol (CFre). Turchia: Dur-
sunbey (CL), Eskisehir (CO), Igdir (CL), Mògan gòlu
(CFre), Uludere (CL). URSS: Armenia: Airgrlitch
(CK), Djrvezh (CK), Erevan (CK), Eupatoria (CK),
Gami (MBu), Meghri-Liskvas (CK), Shatin (CK), So-
vietashen (CK). Iran: Maku (MPr).
69. Tychius tectus Le Conte (Fig. 161, 162)
— tectus Le Conte, 1876, Proc. amer. philos. Soc., 15, p. 217. Clark,
1971, p. 20; 1977, p. 290. Caldara, 1985b, p. 87.
— facetus Faust, 1891, Hor. Soc. ent. ross., 25, p. 407. Franz, 1942, p.
262. Caldara, 1985b, p. 87.
134
ROBERTO CALDARA
- languidus Casey, 1910, Can. Ent., 42, p. 135. Clark, 1971, p. 20.
— mixtus Hatch, 1971, Univ. Wash. Press, p. 355. Clark, 1977, p. 290.
Diagnosis — Wide scales on dorsum densely cove-
ring base of pronotum and elytral interspace 1 only
and usually interspersed throughout thè other inter-
spaces. Eye feebly prominent. Prothorax subrectangu-
lar, slightly transverse. Elytra subrectangular, distinct-
ly wider than prothorax.
Serie tipica — Specie descritta su 1 9 del Kansas
(U.S.A.) esaminata da Clark (1971).
Sinonimi — Per le sinonimie di languidus e mixtus
(altre due specie descritte del Nord America) con tec-
tus vedi Clark, 1971 e 1977; per quella di facetus (de¬
scritta su es. della Siberia e della Rep. Russa) vedi Cal-
dara, 1985b.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 5-3, 5.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di rostro,
antenne e zampe ferruginei; sul dorso un poco visibili
fra il rivestimento formato da squame di due tipi e co¬
lori: strette, decisamente prevalenti, rettangolari (lu/la
3-5 sul pronoto, 4-6 sulle interstrie elitrali), di colore
bruno di varia tonalità (biancastre lungo la linea me¬
diana del pronoto), e larghe, subovali 0 subellittiche
(lu/la 2-3), che si trovano alla base del pronoto (zona
mediana e laterale), sulla la interstria elitrale, sul ter¬
zo medio di 9a e 10a interstria e sparse in numero
molto scarso sulle altre interstrie; strie abbastanza
visibili, con una serie di sottili squame bianche. Par¬
te inferiore coperta fittamente da squame subovali,
biancastre.
Capo: occhi poco debordanti dalla sua convessità.
Fronte larga come il rostro alla base. Rostro come in
astragali (fig. 91, 92) (Rlu/Plu <3 0,7-0, 8; Q 0,8-0,85).
Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° lungo 2 volte il 2°.
Protorace: subrettangolare, poco trasverso (Pla/Plu
1,05-1,16), a lati subrettilinei nella metà basale, restrin-
gentesi all’apice con una lieve sinuosità, poco conves¬
so superiormente. Elitre: subrettangolari, a lati debol¬
mente curvilinei (Elu/Ela 1,34 -1,4; Ela/Pla 1,29-1,4),
debolmente convesse sul disco. Zampe: femori iner¬
mi, senza particolari caratteri sessuali così come le ti¬
bie; 3° articolo dei tarsi decisamente più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe circa la metà dell’unghia
stessa.
Organi genitali: lobo mediano fig. 161, 162; sperma-
teca e spiculum ventrale come in astragali (fig. 195,
224).
Variabilità: decisamente elevata per quanto riguar¬
da il tipo e il colore del rivestimento dorsale e la forma
generale, come anche riferito da Clark (1971) dopo l’esa¬
me di circa un migliaio di es. degli Stati Uniti. Il colore
del rivestimento elitrale, se si eccettua l’interstria sutura¬
le sempre biancastra, varia dal grigio al nocciola al bruno
unicolore, oppure alcune interstrie, solitamente le pa¬
ri, sono più scure delle altre; la larghezza delle squame
rettangolari è piuttosto variabile soprattutto sul disco
del pronoto, così come varia il numero di squame lar¬
ghe sulle interstrie elitrali, che, sebbene sempre scar¬
se, a volte sono addirittura assenti. Il protorace varia
decisamente per larghezza ed un poco anche per cur¬
vatura dei lati; anche le elitre, solitamente subrettan¬
golari, possono essere a volte subellittiche od oblun¬
go -ovali. Come in precedenza riportato a proposito
dei sintipi di facetus (Caldara, 1985b), evidenti diffe¬
renze sono già presenti in es. della stessa serie, mentre
non mi è ancora possibile stabilire le eventuali varia¬
zioni geografiche, data l’esiguità e l’eterogeneità del
materiale esaminato.
Note comparative — Per le differenze da oriens e da
schuleri, specie alle quali più si avvicina, vedi tabella e
note comparative di queste ultime.
Geonemia — Asia centro-orientale, Siberia, Nord
America. Risulta, per il momento, l’unica specie di Ty-
chius per la quale si può seriamente ipotizzare la diffu¬
sione via Beringia dall’Asia al Nord America (Clark,
1977; Caldara, 1985b).
Materiale esaminato: 43 es. - URSS: Rep. Russa:
Samara (MD); Siberia: Irkut-tal, C. Sajan (ME),
Krasnojarsk (MD), Monda (ME), Tuva (MLe), Za-
padni Sajan (MLe). Mongolia: Central aimak,
Borulcin tala, m 1400 (MBu). Cina: Chansi me-
rid.: K’iau Cheu (MP), Chen pa (MP), Hoyèping
chan (MP); Kanson occ.: Lan Tcheou (MP); Ordos:
Hoang Kia hao (MP). Canada: Sask.-Prince Albert
(CF).
Note biologiche — Clark, 1971, p. 21; 1977, p. 289;
Clark & Burke, 1977, p. 112. Piante ospiti (Nord
America): Astragalus adsurgens Pallas, A. bisulcatus
(Hook) Gray, A. distortus Torr. & Gray, A. scopulo-
rum Port., A. tenellus Pursh, Oxytropis besseyi
(Rydb.) Blank., O. campestris (L.) D.C., O. lambertii
Pursh, O. sericea (D.C.) Simonkai, Hedysarum sp..
70. Tychius schuleri Tempère
— schuleri Tempère, 1970, Bull. mens. Soc. Lyon, 39, p. 65.
Diagnosis — Similar to tectus except vestiture on
elytral interspaces 2-10 uniformly of thinner elongate
scales.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Francia
(Hautes-Alpes, Col de la Croix, m 2270), dei quali ne
ho esaminati quattro (CC, MMi).
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente imparentata con tectus, con il quale ha in co¬
mune la forma generale (lunghezza mm 2, 5-3,3; Pia/
Piu 1,11-1,16; Elu/Ela 1,34-1,37; Ela/Pla 1,3-1,39),
quella del rostro (Rlu/Plu Ó 0,81-0,84; 9 0,83-0,89) e
degli organi genitali. Ne differisce esclusivamente per
le squame del rivestimento elitrale (con esclusione di
quelle delfinterstria suturale larghe in entrambe le
specie) più fini e tutte della stessa forma (in tectus so¬
litamente fra quelle strette sono frammiste, in nume¬
ro più 0 meno elevato, squame larghe, subellittiche 0
subovali).
Geonemia — Specie probabilmente relitta e distin¬
tamente isolata dalle altre del sottogruppo a diffusio¬
ne decisamente più orientale. È conosciuta per il mo¬
mento solo della località tipica.
Note biologiche — Tempère riferisce di aver raccol¬
to la specie su Oxytropis gaudini Bunge.
71. Tychius oriens Hoffmann (Fig. 93, 94, 163, 164, 226,
339, 542)
— oriens Hoffmann, 1964, Bull. Soc. ent. Fr., 69, p. 44.
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, seta-
like, light brown scales and wide, subelliptical, white
scales, thè white scales numerous on pronotum at ba¬
se and sides and on elytra at base and on interspace 1,
very sparse on thè other interspaces. Eyes nearly fiat.
Rostrum fig. 93, 94. Pronotum subquadrate. Elytra di-
stinctly short, rectangular, wider than prothorax.
Serie tipica — Specie descritta su 1 d e 1 9 dell’Asia
centrale (Tibet); ho esaminato il Ó (paratypus, coll.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
135
Figg. 197-231 — Parte chitinizzata dello spiculum ventrale (con tratto sottile sono indicate le zone meno sclerificate) di:
197) T. striatulus; 198) T. parallelus; 199) T. chevrolati ; 200) T. quinquepunctatus; 201) T. rufirostris; 202) T. maximum, 203) T. subsul-
catus ; 204) T. intrusus; 205) T. pierrei; 206) T. sefrensis; 207) T. fremuthi; 208) T. galloprovincialis; 209) T. uralensis; 210) T. longulus;
211) T. reitteri ; 212) T. hieker, 213) T. amabilis; 214) T. cuprinus; 215) T. consputus ; 216) T. vicinus; 217) T. alhagr, 218) T. praescutella-
ris; 219) T. tridentinus\ 220) T. bisquamosus; 221) T. lacteoguttatus\ 222) T. grenieri; 223) T. mixtus; 224) T. astragali, 225) T. russi-
cus; 226) T. oriens; 227) T. laticollis; 228) T. eldae; 229) T. ovalis; 230) T. thoracicus\ 231) T. depressus.
136
ROBERTO CALDARA
Hoffmann) etichettato «Central Asie, 27-IX-1906,
Zugmayer/7yc/?m' oriens n. sp. m., A. Hoffmann det./
Type». L’es. ha la testa staccata dal resto del corpo e
le antenne in parte rotte, ma nel complesso è più
che sufficientemente conservato per la sua determi¬
nazione.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,7-3.
Tegumenti: bruno ferruginei (protorace e parte in¬
feriore più nerastri); rivestimento della parte superiore
formato da squame coricate, abbastanza fìtte, di 2 for¬
me e 2 colori: strette, subrettangolari (lu/la 3-6, ancora
più strette, subpiliformi, sulle strie elitrali che sono
poco visibili), cretacee (più chiare, biancastre, ai lati
delle elitre e lungo la linea mediana del pronoto, su te¬
sta e metà basale del rostro e sulle zampe), che sono
prevalenti, e più larghe (lu/la 2,5-4), subellittiche,
bianche, concentrate alla base e lungo i lati e la linea
mediana del pronoto, sullo scutello, alla base delle eli¬
tre, lungo l’interstria suturale e in numero molto scar¬
so sparse sulle altre interstrie e sui femori. Parte infe¬
riore ricoperta fittamente da squame larghe, subellitti¬
che, biancastre.
Capo: occhi molto debolmente debordanti dalla
sua convessità. Fronte un poco più stretta del rostro
alla base. Rostro (fìg. 93, 94), visto superiormente, a
lati debolmente convergenti dalla base all’apice (Rlu/
Piu Ó 0,83-0,9; 9 0,9). Funicolo antennale di 7 artico¬
li, 1° articolo più grosso e circa 1,5 volte più lungo
del 2°.
Protorace: poco più largo che lungo (Pla/Plu
1,09-1,15), a lati subrettilinei nei 2/3 basali e de¬
cisamente convergenti nel terzo apicale, un poco
convesso superiormente. Elitre: subrettangolari, a lati
subrettilinei nei 2/3 basali, evidentemente più larghe
del protorace (Elu/Ela 1,25-1,41; Ela/Pla 1,3-1, 4).
Zampe: femori posteriori subdentati, senza partico¬
lari caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo
dei tarsi in modo evidente più largo del 2°, appendici
ungueali grosse, lunghe un poco più della metà
dell’unghia stessa.
Organi genitali: fìg. 163, 164, 226, 339.
Variabilità: i 4 es. della specie da me esaminati, tutti
sicuramente della stessa località di cattura, sono mol¬
to costanti per le caratteristiche del rivestimento, se si
eccettua che nell’holotypus le squame rettangolari so¬
no più piliformi che negli altri es.. In un es. il protorace
è più largo, a lati un poco curvilinei dalla base, e le eli¬
tre sono di forma oblungo-ovale.
Note comparative — Specie imparentata con tectus,
al quale si avvicina per tipo di rivestimento, forma ge¬
nerale e struttura del lobo mediano dell’edeago; da
questa specie differisce per gli occhi pressoché piani,
per la forma del rostro e, solitamente, per il protorace
più stretto.
Geonemia — Tibet.
Materiale esaminato: 4 es. (CF, MP).
72. Tychius thompsoni n. sp. (Fig. 97)
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, hair-
like, whitish and light brown scales (thè white scales
abundant along midiine of pronotum and at sides of
elytra) and wide, subelliptical, white scales, thè wide
scales covering interspace 1, interspersed at sides of
pronotum and on thè other interspaces and absent on
legs. Eye nearly fìat. Pronotum subquadrate. Elytra
subovai.
Serie tipica — Holotypus: o «Tibet: Kyishong.,
14,500 ft., 10-VII-1924, Maj. R. W. G. Hingston/Eve-
rest Exp., Brit. Mus., 1924-386» (MLo).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,8.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione dei 2/3
apicali del rostro, antenne e zampe ferruginei; sul dor¬
so un poco visibili fra il rivestimento formato da squa¬
me coricate di due forme ben differenti: strette (lu/la
6-9), subpiliformi, che sono decisamente prevalenti
(ricoprono fra l’altro interamente le zampe), di colore
biancastro e nocciola chiaro con lievi riflessi metallici
e poco contrastate fra di loro (le biancastre più con¬
centrate lungo la linea mediana del pronoto e ai lati
delle elitre), e larghe, bianche, subellittiche (lu/la
1,5-2), che ricoprono completamente l’interstria sutu¬
rale e si trovano sparse ai lati del pronoto e sulle altre
interstrie elitrali, sebbene in numero scarso; strie eli¬
trali poco visibili, con una serie di esili squame pilifor¬
mi biancastre. Parte inferiore ricoperta fittamente da
squame bianche larghe, subellittiche.
Capo: occhi solo lievemente debordanti dalla sua
convessità. Fronte circa della larghezza del rostro alla
base. Rostro (fìg. 97), visto dall’alto, lievemente ri¬
stretto nel terzo basale, indi a lati paralleli (Rlu/Plu
0,93). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo lun¬
go 1 volta e 3/4 il 2°.
Protorace: subrettangolare (Pla/Plu 1,17), a lati qua¬
si rettilinei, solo lievemente ristretto alla base, in mo¬
do più evidente all’apice, poco convesso sul dorso. Eli¬
tre: subovali (Elu/Ela 1,35; Ela/Pla 1,29), a lati un po¬
co curvilinei fin dalla base, con il punto di maggior lar¬
ghezza fra terzo anteriore e terzo medio, abbastanza
convesse. Zampe: femori inermi; 3° articolo dei tarsi
solo lievemente più largo del 2°, appendici ungueali
lunghe circa la metà dell’unghia stessa.
Derivatio nominis — Specie dedicata al Collega Ri¬
chard T. Thompson, a riconoscenza di tutto l’aiuto
fornitomi nei miei studi, sia durante una mia visita alle
collezioni entomologiche del British Museum sia at¬
traverso numerose lettere inviatemi in questi ultimi
anni e ricche di preziose notizie.
Note comparative — Può essere paragonato a perri-
nae (vedi note comparative di questa specie) e ad
oriens, dal quale differisce per il 3° articolo dei tarsi so¬
lo poco più largo del 2°, per il rostro più lungo, per le
elitre a lati più arrotondati con omeri poco evidenti,
per il rivestimento meno fitto, per le squame strette
delle elitre grigiastre invece che nocciola.
Geonemia — Tibet.
73. Tychius perrinae n. sp. (Fig. 165, 166)
Diagnosis — Integument on dorsum broadly expo-
sed between scales. Scales mainly elongate, white and
brown-reddish, thè remainder subovai, white, cove-
ring base of pronotum, elytral interspace 1 and inter¬
spersed throughout thè other interspaces. Prothorax
subquadrate, convex on dorsum. Elytra subovai, di-
stinctly wider at base than prothorax.
Serie tipica — Holotypus: ó «Muséum Paris, Tonkin
sept., Ha-Lang, Lamey 1898/199» (MP). 3 Paratypi 99:
1. «idem/201» (MMi); 2. «Heng Tchen, Tche Kiang,
Chine, Picard» (MP); 3. «Woosung, China, 111-27-1921/
F. R. Mason coll.» (MLo).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,7-3.
Tegumenti: ferruginei sulla parte dorsale, ben visi¬
bili fra il rivestimento poco fìtto e formato da squame
di due forme: strette, rettangolari, e più larghe, ovali 0
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
137
subellittiche, che sono di gran lunga prevalenti, di co¬
lore bruno-rossastro e biancastro; queste ultime for¬
mano sul pronoto una stretta banda longitudinale
centrale poco evidente, mentre sono frammiste alle
più scure sulle elitre e, in parte, riunite in piccole
chiazze poco evidenti. Le larghe di colore biancastro
formano tre piccole chiazzette alla base del pronoto,
ricoprono l’interstria suturale elitrale e sono sparse, in
numero molto scarso, sulle altre interstrie; parte infe¬
riore ricoperta fittamente da squame ovali, biancastre.
Capo: occhi convessi, un poco sporgenti. Fronte della
larghezza del rostro alla base. Rostro come in oriens (fig.
93, 94), ma visto di lato più arcuato e nella o decisamen¬
te più sottile (Rlu/Plu ó 0,87; 9 0,94-1). Funicolo an-
tennale di 7 articoli, 1° articolo lungo circa 2 volte il 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,19-1,28), a lati debol¬
mente curvilinei soprattutto nella metà basale, con il
punto più largo alla metà, discretamente convesso sul
dorso. Elitre: subrettangolari, a lati subparalleli nella
metà basale, decisamente più larghe del protorace
(Elu/Ela 1,33-1,41; Ela/Pla 1,33-1,44), abbastanza con¬
vesse. Zampe: femori posteriori con un abbozzo di
dentino, gli anteriori senza particolari caratteri sessua¬
li così come le tibie; tarsi corti, 3° articolo bilobato, de¬
cisamente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe
circa la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano fig. 165, 166. Sperma-
teca e spiculum ventrale come in oriens (fig. 226, 339).
Variabilità: a parte le ovvie differenze sessuali, i tre
paratipi 90 sono pressoché identici al lectotypus, se si
eccettua il colore dei tegumenti che è più scuro, in
gran parte nerastro (base del rostro, pronoto, elitre,
addome).
Derivatio nominis — Dedico la specie all’amica e
Collega Hélène Perrin, sempre a mia disposizione du¬
rante le numerose visite alle collezioni del Museo di
Storia Naturale di Parigi, principale fonte di materiale
senza l’esame del quale non avrei potuto attuare que¬
sta mia revisione.
Note comparative — Ricorda il grenieri come tipo e
colore del rivestimento (aspetto marezzato sulle eli¬
tre); la forma è invece del tutto differente ed il suo po¬
sto naturale dovrebbe essere vicino a oriens e thomp-
soni; da entrambi differisce in modo evidente per gli
occhi convessi e per la forma più arcuata del rostro so¬
prattutto della 9; da oriens, inoltre, per il rivestimento
più rado, non uniformemente cretaceo, e da thompso-
ni per la forma del protorace più trasverso e convesso
superiormente, per gli omeri più sporgenti, per il 3° ar¬
ticolo tarsale in modo evidente più largo del 2°.
Geonemia — Cina orientale, Nord Vietnam.
Sottogruppo del Tychius trivialis
Diagnosis — As in astragali subgroup except me-
dian lobe elongate, in lateral view strongly curved at
apical half.
Discussione — Sottogruppo strettamente correlato
con quelli dell 'astragali e dell 'intrusus. È diviso da essi
solo per la forma caratteristica e del tutto differente
del lobo mediano dell’edeago, che è invece estrema-
mente simile dentro il sottogruppo stesso. È per que¬
sto, a mio avviso, importante particolare che ho acco¬
munato alle altre specie anche laticollis e focarilei, per
il resto molto differenti per morfologia esterna e tipo
di rivestimento elitrale formato non solamente da
squame strette, ma anche da squame subovali ad esse
frammiste (per questo particolare vedi quanto detto
nella discussione del sottogruppo dell' astragali).
Anche queste specie sembrano svolgere il loro ciclo
biologico su Astragalus.
74. Tychius affinis Becker (Fig. 544)
— affìnis Becker, 1864, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 37, p. 483.
Tournier, 1873, p. 463. Franz, 1942, p. 261.
- fortirostris (Desbrochers, 1895), p. 68 (Sibinia). Caldara, 1987,
Boll. Soc. ent. ital., 119, p. 43.
Diagnosis — Vestiture on dorsum dense, concealing
integument, uniformly of broad, subovai, brown and
white scales. The white scales forming a wide median
vitta on pronotum and partly covering elytral interspa-
ces 6, 7, and 8. Eye not prominent. Prothorax transver¬
se, feebly curved laterally from base. Elytra subovai.
Serie tipica — Specie descritta su es. di Sarepta, dei
quali ne ho esaminati 16: 4 dò1 e 4 99 (coll. Kraatz),
tutti etichettati «Sarepta, Becker» (fìsso 1 ó come lec¬
totypus); 1 0 (coll. Heyden) « Tychius affìnis Becker,
Sarepta, Becker/T.»; 1 ó e I9 (coll. Stierlin) «Sarepta»;
3 óà (coll. Desbrochers) «Sarepta, Becker», uno di
questi anche « affìnis Beck. = astragali Tour., ex Beck.
/ affìnis Stierl.»; 1 ó (coll. Solari) «Sarepta, Becker,
coll. Jekel / affìnis Becker, Sarepta»; 1 ó (coll. Roelofs)
«Sarept., Beck. / A. Becker / Coll. Roelofs / 123 / Ty¬
chius affìnis Beck. / Type».
Sinonimi — Per la sinonimia fra affìnis e Sibinia for¬
tirostris vedi Caldara, 1987.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 3-2, 6.
Tegumenti: bruno scuri, rostro, antenne e zampe
bruno ferruginei; completamente nascosti sul dorso
dal rivestimento molto fitto e compatto, formato sul
pronoto e sulle interstrie elitrali da squame larghe,
subovali (lu/la 1,25-2), coricate, lievemente embricate,
di colore bruno in prevalenza e bianco; queste ultime
formano una larga fascia longitudinale mediana sul
pronoto e ricoprono lo saltello e parte di 6a, 7a e 8a in-
terstria elitrale; strie elitrali scarsamente visibili, con
una serie di squame strette subellittiche. Parte inferiore
ricoperta fittamente da squame subovali, biancastre.
Capo: occhi pressoché non debordanti dalla sua
convessità. Fronte della larghezza del rostro alla base.
Rostro come in astragali (fig. 91, 92) (Rlu/Plu Ó 0,85-
0,92; 9 0,9-0,98). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1°
lungo il doppio del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,17-1,26), a lati un po¬
co curvilinei fin dalla base, con il punto più largo alla
metà, ristretto con una lieve sinuosità in prossimità
dell’apice, poco convesso sul dorso. Elitre: subovali
(Elu/Ela 1,3-1,36; Ela/Pla 1,22-1,3), a lati un poco curvi¬
linei fin dalla base, con il punto più largo nella metà
anteriore, abbastanza convesse. Zampe: femori iner¬
mi, senza particolari caratteri sessuali così come le
tibie; tarsi tozzi, il 3° articolo bilobato e più largo del
2°, appendici ungueali piccole, lunghe circa la metà
dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano come in trivialis (fig.
254, 255); spermateca e spiculum ventrale come in
astragali (fig. 195, 224).
Variabilità: per quanto riguarda il rivestimento, il
colore delle squame brune varia dal nocciola al bruno
scuro a volte con lievi riflessi metallici, mentre squame
bianche si possono trovare anche ai lati del pronoto. Le
squame inoltre possono essere lievemente incavate lon¬
gitudinalmente. Discretamente variabili sono, infine, la
larghezza e la curvatura sia di protorace che di elitre.
138
ROBERTO CALDARA
Note comparative — È specie strettamente correlata
con molestus e trivialis con le quali ha in comune la
forma generale. Da queste specie differisce decisa¬
mente per il rivestimento dorsale formato interamen¬
te da squame larghe. Il colore del rivestimento e la for¬
ma generale portano a far paragonare affini s ad astra¬
gali, ma in quest’ultima specie le squame sono in pre¬
valenza subellittiche, meno larghe e meno compatte,
mentre le strie elitrali sono ben visibili.
Geonemia — Russia sud-occidentale.
Materiale esaminato: 22 es. - URSS: Rep. Russa: Sa-
repta (CP, ME, ML, MMi, MP); Armenia: Sevan (CK).
Note biologiche - Becker riferisce di aver raccolto la
specie su Astragalus virgatus Pallas.
75. Tychius trivialis Boheman (Fig. 254, 255, 543)
— trivialis Boheman, 1843, p. 306. Caldara, 1985b, p. 88.
— kiesenwetteri Tournier, 1873, p. 485. Penecke, 1922, p. 11. Franz,
1942, p. 113, 262. Smreczynski, 1972, p. 100. Caldara & Pesarmi, 1977,
Mem. Soc. ent. ital., 55, p. 172. Lohse, 1983, p. 91.
— irkutensis Faust, 1893, Deut. ent. Zeit., p. 203. Franz, 1942, p. 113.
Caldara, 1985b, p. 88.
— ciceris Penecke, 1922, p. 9. Franz, 1942, p. 113. Caldara, 1985b, p. 88.
— leonhardi Penecke, 1922, p. 8. Franz, 1942, p. 113, 262. Caldara &
Pesarmi, 1977, Mem. Soc. ent. ital., 55, p. 172.
Diagnosis — Vestiture on dorsum uniformly of
subelliptical, grayish to yellow scales. Eye globose,
slightly prominent. Prothorax transverse, slightly cur-
ved laterally from base. Elytra subovai.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Siberia oc¬
cidentale (lectotypus in coll. Schònherr, des. Caldara,
1985).
Sinonimi — Vedi Caldara, 1985b.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,35-3,3.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di rostro,
antenne e zampe bruno ferruginei; poco visibili sul
dorso fra il rivestimento abbastanza fìtto, formato da
squame coricate di colore nocciola con lievi riflessi
metallici e biancastre; queste ultime formano sul pro¬
noto tre fasce poco evidenti, una centrale e due latera¬
li, mentre sulle elitre sono più frequenti lungo l’inter-
stria suturale e ai lati. Le squame sono di forma ellitti¬
ca o subrettangolare (lu/la 3-7, le più larghe di solito
lungo la linea mediana e alla base del pronoto e
sull’interstria suturale elitrale). Strie poco visibili, con
una serie di esili squame. Parte inferiore ricoperta fit¬
tamente da squame subovali, biancastre.
Capo: occhi globosi, un poco debordanti dalla sua
convessità. Fronte lievemente più stretta del rostro al¬
la base. Rostro di forma analoga ad astragali (fig. 91,
92), ma più robusto nel Ó (Rlu/Plu ó 0,78-0,87; o 0,91-
0,95). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° 2 volte più
lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,21-1,28), a lati un po¬
co curvilinei fin dalla base e lievemente sinuosi in
prossimità dell’apice, con il punto più largo verso la
metà, convesso sul dorso. Elitre: subovali (Elu/Ela
1,3-1,37; Ela/Pla 1,18-1,28), a lati un poco curvilinei fin
dalla base, con il punto più largo nella metà anteriore,
convesse. Zampe: femori posteriori subdentati, gli an¬
teriori senza particolari caratteri sessuali così come le
tibie; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisamente più
largo del 2°, appendici ungueali grosse, lunghe circa i
2/3 dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 254, 255; sperma-
teca e spiculum ventrale come in astragali (fig. 195,
224).
Variabilità: un poco variabile è innanzitutto il colo¬
re del rivestimento: da es. bicolori, nocciola (con più o
meno evidenti riflessi dorati) e biancastri (i due colori
sono comunque sempre poco contrastati), si passa ad
es. completamente nocciola o grigiastri. Le squame
variano discretamente per larghezza, sia sul pronoto
che sulle interstrie elitrali (a volte le squame sono di
forma lanceolata e anche sulle altre interstrie larghe
come sull’interstria suturale). Gli occhi variano un po¬
co per convessità. I lati di protorace ed elitre variano,
infine, discretamente per curvatura, cosicché il punto
di maggior larghezza può trovarsi sia alla metà che pri¬
ma o dopo questa. Tutte queste differenze si riscon¬
trano anche in es. della medesima popolazione.
Note comparative — Specie strettamente correlata
con molestus , affinis e longiclava. Mentre dai primi due
differisce in modo evidente per il tipo di rivestimento
dorsale (in molestus anche con squame larghe sulle
elitre e in affìnis formato da squame ellittiche, non pi-
liformi), da longiclava differisce esclusivamente per il
rostro più corto. Il tipo di rivestimento formato da
squame strette, nocciola o grigiastre unicolori, porta a
paragonarla anche con medicaginis, aureolus e specie
vicine, ma da queste differisce per le maggiori dimen¬
sioni e per la forma del rostro, oltre che per quella de¬
gli organi genitali.
Geonemia — Specie non comune, ma a larga diffu¬
sione paleartica: dalla Mongolia e dalla Siberia occi¬
dentale al Caucaso fino all’Europa centrale e all’Italia
centro-settentrionale.
Materiale esaminato: 66 es. — Mongolia: Tereldsh-
Centey (MB). URSS: Siberia (MS): Irtkush (MD, ME,
MP); Ucraina: Czemowitz (MMi); Caucaso (MMo).
Polonia: Podola (MMi). Cecoslovacchia: Moravia
(MB), Pavlovske kopce (CFre). Ungheria: Bakoni
(ME), Budapest (MBr). Romania: Comana Vlasca
(MB, MP). Germania orientale: Frankenhausen
(ME). Austria: Marchfeld (MB), Steiermark (ME),
Weidlingbach (MMi). Italia: Piemonte: Lombardore
(CO), Rovasenda (CPes); Emilia: Barbiana (MB),
Mte. Cupra (MB), Sasso Marconi (MB); Toscana: Ca-
maldoli (CO), Cercina (CAb); Lazio: Camerata Nuo¬
va (ME), Genzano (MMi); Abruzzo: Castel di Sangro
(MMi). Jugoslavia: Serbia (MP).
Note biologiche — Citato su varie specie di Astraga¬
lus : A. cicer L., A. donicus Retz., A. glycyphillos L. (Pe¬
necke, Smreczynski), A. austriacus Jacquin (Dieck-
mann).
76. Tychius longiclava Hustache
— longiclava Hustache, 1937, Bull. Soc. ent. Fr., 42, p. 301; 1938,
idem, 43, p. 228. Franz, 1942, p. 261. Hoffmann, 1954, p. 1157, 1177.
Diagnosis — Similar to trivialis except rostrum espe-
cially in female distinctly longer.
Serie tipica — Descritto su es. delle Alpi Marittime
(Saint Dalmas-le-Salvage, 1800 m), che non ho trova¬
to. Ho comunque esaminato un es. topotipico (coll.
Ruter) ed altri es. della coll. Hoffmann.
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente imparentata con trivialis , da cui differisce esclu¬
sivamente per il rostro della 9 decisamente più allun¬
gato e per il protorace più stretto. Lunghezza mm
2,75-3,3. Rlu/Plu ó 0,82-0,86; 9 0,98-1,07. Pla/Plu 1,11-
1,14. Elu/Ela 1,33-1,4. Ela/Pla 1,16-1,23. Anche gli or¬
gani genitali sono come in trivialis , del quale potrebbe
essere una sottospecie estremamente localizzata.
Variabilità: vale quanto detto per trivialis.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
139
Geonemia — Alpi Marittime francesi.
Materiale esaminato: 8 es. — Francia: Saint Dalmas-
le-Salvage, col d’Anelles 1800 m (MP), St. Étienne-de-
Tinée (MP), Allos (MP).
Note biologiche — Il ciclo biologico si svolge su
Astragalus aristatus L’Herit. (Hoffmann).
77. Tychius molestus Faust
— molestus Faust, 1891, Hor. Soc. ent. ross., 25, p. 407. Franz, 1942,
p. 254, 260. Voss, 1967, p. 321.
— beckerianus Desbrochers, 1895, p. 64 (n. syn.).
Diagnosis — White broad scales sparsely intermixed
between pale brown and whitish elongate scales on
elytral interspaces (interspace 1 included). Eye nearly
fiat. Prothorax transverse, curved at sides from base.
Elytra subovai.
Serie tipica — Specie descritta su es. del Kirghizistan
e del Turkestan (coll. Faust) già esaminati da Franz (2
es.) e da Voss (3 es.), che Fissa anche il lectotypus. Ho
esaminato anch’io 3 es., due dei quali (le? e 1 Q) portati
sullo stesso spillo ed etichettati «Damdi, Akinin / mo¬
lestus Faust / Type». Il ó è il lectotypus di Voss; la 9
manca invece della testa, ma anche dalla forma allun¬
gata delle elitre, dal tipo di rivestimento e dal dente
dei femori posteriori più acuto risulta chiaro che ap¬
partiene ad un’altra specie a me sconosciuta e, pertan¬
to, è da escludere dalla serie tipica. Franz aveva già no¬
tato le differenze del rivestimento, che in questo es. è
formato da squame larghe e strette disposte come nel
galloprovincialis , al quale si avvicina anche per la for¬
ma elitrale. Il terzo es. (9) è etichettato «Kirgis, Bala-
soglo / molestus Faust / Type» ed è perfettamente
uguale al lectotypus.
Sinonimi — Desbrochers descrive il beckerianus su
es. della Russia meridionale senza più precisa indica¬
zione. Nella sua collezione ho esaminato 1 9 della se¬
rie tipica etichettata «Russie M. / Beckerianus m., Fr.
94 / type» (lectotypus qui designato) ed esattamente
identica al lectotypus di molestus.
Descrizione — Lunghezza: mm 3, 1-3, 3.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di rostro
nella metà apicale, antenne e zampe ferruginei; rive¬
stiti Fittamente da squame coricate, che sulla testa e
sul rostro Fino all’inserzione delle antenne sono stret¬
te, subrettangolari (lu/la 4-6), di colore nocciola a lievi
L riflessi dorati e biancastro. Pronoto e interstrie elitrali
ricoperti in prevalenza da squame subrettangolari (lu/
la 3-4), per la maggior parte nocciola con riflessi dorati
(più scure ai lati delle elitre) e biancastre solo lungo la
linea mediana e ai lati del pronoto e sulla 6a-7a inter-
stria. Squame bianche più larghe (lu/la 2-3), subellitti¬
che, si trovano alla base del pronoto (zona mediana e
lati) e sparse e poco numerose sulle interstrie elitrali;
strie poco visibili, con rare squame subpiliformi. Fe¬
mori e tibie con squame subrettangolari e subellitiche,
biancastre e nocciola. Parte inferiore ricoperta Fitta¬
mente da squame larghe, subellittiche, bianche e noc¬
ciola.
Capo: occhi lievemente debordanti dalla sua con¬
vessità. Rostro come in astragali (Fig. 91, 92) (Rlu/Plu
(3 0,74; 9 0,93-0,95). Funicolo antennale lungo, di 7 ar¬
ticoli; 1° articolo solo un poco più grosso e circa 2 volte
e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,12-1,21), a lati arro¬
tondati, con il punto più largo alla metà, ristretto alla
base e più marcatamente all’apice dove forma una lie¬
ve sinuosità, poco convesso sul dorso. Elitre: larghe, a
lati poco curvilinei dalla base Fino al terzo apicale, con
il punto più largo alla metà (Elu/Ela 1,3-1,33; Ela/Pla
1,25-1,28), discretamente convesse. Zampe: femori po¬
steriori con un piccolo dente, senza particolari caratte¬
ri nel <3 così come le tibie; 3° articolo dei tarsi decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe cir¬
ca la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano come in trivialis (Fig.
254, 255).
Variabilità: i 3 es. della specie da me esaminati so¬
no, nel complesso, identici; piccole variazioni si han¬
no nella tonalità delle squame nocciola, che presenta¬
no riflessi dorati più 0 meno marcati; nel lectotypus di
beckerianus sono quasi assenti le squame bianche ai
lati del protorace.
Note comparative - Il suo posto naturale è a stretto
contatto con trivialis e affinis. Ne differisce per il diver¬
so rivestimento elitrale (vedi note comparative di que¬
ste specie e tabella).
Geonemia — Parte meridionale dell’Unione Sovietica
(Russia m., MP; Turkestan-Damdi, MD; Kirgis, MD).
Materiale esaminato: 3 es..
78.Tychius laticollis Perris (Fig. 99, 100, 227, 256-258, 340,
545)
— laticollis Perris, 1864, Ann. Soc. ent. Fr., (4) 4, p. 298. Franz, 1942,
p. 189, 251. Caldara, 1975b, p. 50.
— suavis Ch. Brisout, 1866, Ann. Soc. ent. Fr., (4) 6, p. 414; idem,
Bull., p. 141. Desbrochers, 1873, p. 98. Franz, 1942, p. 189, 251.
— gentilis Rottenberg, 1871, Beri. ent. Zeit., 15, p. 234. Franz, 1942, p.
189, 250. Caldara, 1975b, p. 50.
— parallelogrammus Desbrochers, 1893, Frelon, 2, p. 100; 1908, p. 48,
51. Ragusa, 1908, p. 157. Caldara, 1975b, p. 50.
— subparallelus Pie, 1908, Echange, 24, p. 74.
— beloni Pie, 1908, Echange, 24, p. 74 (n. syn.).
— albosuturalis Pie, 1929, Boll. Soc. ent. ital., 61, p. 61 (n. syn.).
Diagnosis — Large size. Vestiture on dorsum of
elongate, hairlike scales and wide, elliptical to lanceo¬
late scales. The elongate scales light to dark brown
(white on midiine of pronotum only), thè wide scales
white, covering base of pronotum and most of elytral
interspaces 1, 9 and 10, and interspersed on thè other
interspaces. Eye prominent. Pronotum strongly ex-
panded at sides, as wide as elytra, which are elongate,
rectangular. Femur, especially metafemur, strongly
toothed.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Spagna
(Escoriai), che non sono riuscito a reperire. La descri¬
zione è, comunque, molto caratteristica e rende il ta-
xon inconfondibile.
Sinonimi — Brisout descrive il suavis su es. ó ó della
Spagna (Aranjuez), ma poi, sempre nello stesso anno,
pone senza alcun dubbio la sua specie in sinonimia con
laticollis , come riportato successivamente da Desbro¬
chers (1873) e dal Cat. Junk. Franz ritiene al contrario
che le due specie siano distinte in base ad 1 es. della
coll. Stierlin classificato come suavis e proveniente da
Haifa (Israele), che egli erroneamente considera loca¬
lità tipica della specie di Brisout. Franz dice che la dif¬
ferenza fra laticollis e suavis starebbe nell’assenza nel¬
la seconda specie di squame larghe sulle elitre, ma ciò
contrasta con la descrizione di Brisout che parla inve¬
ce chiaramente di squame larghe sparse sulle elitre co¬
me avviene nel laticollis. Non ho reperito nella coll.
Ch. Brisout sintipi della specie, ma penso che non esi¬
stano dubbi sulla sinonimia fra laticollis e suavis. La
specie suavis sensu Franz è in realtà aurarius.
Io stesso ho stabilito l’uguaglianza di gentilis e pa¬
rallelogrammus con laticollis (Caldara, 1975b). Devo
140
ROBERTO CALDARA
solo aggiungere che del parallelogrammus ho esamina¬
to un altro sintipo etichettato «Oran, de Vauloger /
1071 / parallelogrammus m. ( Pachyt .) / laticollis Perris,
vid. Brisout / Type» (ó1, coll. Toumier, paralectotypus).
Pie descrive il subparallelus come buona specie, ma
in una nota sotto la stessa descrizione dice che potreb¬
be trattarsi solamente di una semplice varietà di paral¬
lelogrammus e così è considerato nel Cat. Junk. Ho
esaminato l’holotypus della specie descritta su
quest’unico es., un <3 (coll. Pie) etichettato «Bòne /
CS34 / laticollis Perr. / type / subparallelus Pie / hyppo-
nensis Pie, type / Type», e posso confermare la sua
uguaglianza con laticollis.
Il beloni è descritto subito dopo il subparallelus su 1
es. della Mesopotamia (Mossoul) e paragonato a lati¬
collis. Anche questo es., sempre ó, da me esaminato
nella coll. Pie ed etichettato «Mossoul, Belon / type /
Beloni Pie, type / Type» non differisce per nessun par¬
ticolare da laticollis.
Valbosuturalis è descritto su es. della Libia (Ageda-
bia) e paragonato a beloni. Ho esaminato 1 sintipo 9
della specie (MG) etichettato «Cyrenaica, R.U. Agra¬
rio, Agedabia, Geo. C. Krùger / 447 / Tychius albosu-
turalis Pie» (lectotypus qui designato). Anche in questo
caso non esistono sostanziali differenze da laticollis.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 9-3, 6.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di metà api-
cale del rostro, antenne, tibie e tarsi ferruginei; un po¬
co visibili fra il rivestimento della parte superiore, che
è abbastanza fitto e formato da squame coricate di
due forme e colori: piliformi, bruno ramate e bruno
chiare, e larghe (lu/la 2-3), subellittiche o lonceolate,
bianche. Le piliformi bruno chiare si trovano me¬
scolate alle larghe su rostro e zampe, formano 3 fa¬
sce sul pronoto, una centrale più stretta e due latera¬
li, mentre sulle elitre ricoprono i lati dalla 4a inter-
stria. Le squame larghe si trovano ai lati e alla base
del pronoto e sullo scutello, mentre sulle elitre sono
concentrate lungo tutta l’interstria suturale e su 9a e
10a interstria verso la metà e sono frammiste (sem¬
pre in numero molto scarso) alle piliformi sulle re¬
stanti interstrie. Strie elitrali poco visibili, con sottili
squame piliformi biancastre. Parte inferiore ricoperta
fittamente da squame larghe, subellittiche, biancastre
e marroni.
Capo: occhi evidentemente debordanti dalla sua
convessità. Fronte un poco più larga del rostro alla ba¬
se. Rostro (fìg. 99, 100), visto dall’alto, a lati subparalle¬
li (Rlu/Plu ó 0,8-0,85; 9 0,83-0,94). Funicolo antenna-
le di 7 articoli, 1° articolo circa 1 volta e mezzo più lun¬
go del 2°.
Protorace: fortemente trasverso e dilatato (Pla/Plu
1,27-1,43), a lati fortemente curvilinei fin dalla base e
subcarenati, con il punto più largo verso la metà, con
una stretta sinuosità all’apice, debolmente convesso
superiormente. Elitre: di forma rettangolare allungata,
circa della larghezza del protorace al punto più largo
(Elu/Ela 1,42-1,5; Ela/Pla 1,08-1,13), a lati rettilinei pa¬
ralleli fino al terzo posteriore, subpiane sul disco.
Zampe: femori dentati, soprattutto i posteriori, senza
particolari caratteri sessuali come pure le tibie; 3° arti¬
colo dei tarsi bilobato in modo evidente più largo del
2°, appendici ungueali grosse, lunghe circa 2/3 della
lunghezza dell’unghia stessa.
Organi genitali: fìg. 227, 256-258, 340.
Variabilità: sebbene sia una specie nel complesso
molto caratteristica, si hanno discrete variazioni nel ri-
vestimento della parte superiore e nella forma del pro¬
torace. Le squame piliformi più chiare possono variare
dal cretaceo al grigio-biancastro e possono essere mol¬
to numerose, occupando anche il disco del pronoto e
le prime interstrie elitrali, in particolar modo la 3a (a
volte le interstrie impari risultano più chiare delle pari,
cosicché l’insetto assume una colorazione zebrata);
anche le più scure variano per tonalità e soprattutto
per l’intensità dei riflessi metallici, che possono essere
anche dorati 0 argentati. Variabile è, inoltre, il numero
delle squame larghe sia ai lati del pronoto che sulle in¬
terstrie elitrali, dove a volte sono estremamente scar¬
se, quasi assenti. Il protorace, sebbene sempre molto
dilatato, varia per curvatura dei lati, a volte con il pun¬
to di maggior larghezza nella metà apicale. Anche gli
occhi variano un poco per convessità. Infine, il dente
dei femori solitamente è molto acuto, ma in alcuni ca¬
si è meno pronunciato.
Note comparative — Specie decisamente caratteri¬
stica per le grosse dimensioni unite alla forma del pro¬
torace, fortemente trasverso e dilatato, alle elitre ret¬
tangolari, agli occhi convessi e ai femori dentati. È la
forma degli organi genitali che permette di porla a
stretto contatto con le altre specie del gruppo.
Geonemia — Parte meridionale della regione medi-
terranea.
Materiale esaminato: 29 es. — Spagna: Aranjuez
(MP), Guadix (MLo), Jaén (ME), Pozuelo (MP). Ita¬
lia: Sicilia: Iblei-Bosco Bauli (CO), Castelluccio (CO),
Melilli (CM), Pachino (MG), Palermo (ME). Algeria:
Bòne (MP), Medjez-Amar (MP), Misserghin (MP),
Oran (MP), Teniet-el-Haad (MP). Tunisia: Chellala
(MP), Gafsa (MP), Le Kef (MP). Libia: Cirenaica:
Agedabia (CD). Israele: Haifa (MP), Karmel (MP). Si¬
ria: Akbés (MP). Iraq: Mossoul-Mesopotamia (MP).
Turchia: Bolghar Dagh (MP), Tekir (CO).
79. Tychius focarilei Solari (Fig. 101, 102, 259-261, 546)
— focarilei Solari, 1950, p. 43.
Diagnosis — Large size. Vestiture on dorsum
mainly of elongate, hairlike, gray to brownish sca-
les. Wide, subellittical, white scales covering base
of pronotum and elytral interspace 1 and sparse on
thè other interspaces. Pronotum transverse, convex.
Elytra broad, subrectangular. Metafemur with small
tooth.
Serie tipica — Specie descritta su 3 es. dell’Italia
centrale (Molise), da me esaminati (coll. Solari) ed
etichettati «Molise, M. 1500, Altip. Matese, Campi-
tello, 24-8-43 / Focarilei m., olotipo ó»; «Molise, M.
1500, Altip. Matese, M. Miletto, 16-8-43 / Focarilei m.,
allotipo o»; «Molise, M. 1500, Altip. Matese, Campi-
tello, 24-8-43 / Grenieri 9, il ó1 nella coll. Focarile» (tali
dati sono confusamente riportati nella descrizione ori¬
ginale). È da notare che tutti e tre gli es. hanno i femo¬
ri, soprattutto i posteriori, debolmente dentati, mentre
Solari parla di femori inermi.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,85-3,15.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di parte apicale
del rostro, antenne, tibie e tarsi ferruginei; sulla parte
superiore ben visibili fra il rivestimento, che è formato
da squame coricate di due forme e differenti colori: le
prevalenti sono piliformi, biancastre e brune, quelle
biancastre più frequenti su testa e metà basale del ro¬
stro, ai lati e lungo la linea mediana del pronoto, men¬
tre sulle elitre sono frammiste alle brune. Squame lar¬
ghe (lu/la 2-3), subellittiche, bianche, si trovano
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
141
concentrate alla base del pronoto (centro e lati), sul¬
lo scutello e sull’interstria suturale elitrale, mentre
sono sparse in scarso numero ai lati del pronoto e
lungo le altre interstrie elitrali. Strie elitrali abba¬
stanza visibili, con sottili squame piliformi biancastre.
Parte inferiore ricoperta fittamente da squame subo¬
vali biancastre.
Capo: occhi debordanti dalla sua convessità. Fronte
della larghezza del rostro alla base. Rostro (fig. 101,
102), visto superiormente, a lati subparalleli (Rlu/Plu
<3 0,78-0,85; 9 0,9-0,95). Funicolo antennale di 7 artico¬
li, 1° articolo circa 1 volta e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,16-1,21), a lati arro¬
tondati fin dalla base, con il punto più largo un poco
prima della metà, ristretto all’apice dove forma un’evi¬
dente sinuosità, convesso superiormente. Elitre: lar¬
ghe, di forma subrettangolare (Elu/Ela 1,39-1,44; Eia /
Pia 1,2-1,26), a lati debolmente curvilinei fin dalla ba¬
se, abbastanza convesse. Zampe: femori posteriori
con un piccolo ma distinto dentino, anteriori e medi
subdentati, senza particolari caratteri sessuali come
pure le tibie; 3° articolo dei tarsi bilobato e in modo
evidente più largo del 2°, appendici ungueali grosse,
lunghe circa 2/3 della lunghezza dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 259-261; sperma-
teca come in laticollis (fig. 340), spiculum ventrale co¬
me in galloprovincialis (fig. 208).
Variabilità: gli es. da me esaminati sono risultati nel
complesso decisamente costanti. Ho riscontrato pic¬
cole variazioni solo nel rivestimento della parte supe¬
riore, dove le squame piliformi brune possono avere
evidenti riflessi ramati, mentre sulle elitre può variare
il rapporto fra queste e le più chiare. Infine, le squame
larghe sulle interstrie elitrali possono variare un poco
per numero, sebbene siano sempre scarse.
Note comparative — Specie abbastanza caratteristi¬
ca, può essere paragonata esclusivamente con laticol¬
lis , dal quale differisce in modo evidente per la forma
generale più larga, per il protorace meno dilatato e più
convesso sul dorso, per il dente dei femori posteriori
decisamente più piccolo.
Geonemia — Endemismo dell’Appennino centro¬
meridionale.
Materiale esaminato: 33 es. - Italia: Abruzzo: Alfe-
dena (MG), Monte Magnola, m 1800 (CC), Mti. della
Laga-Mte. Gorzano, m 2400 (CO); Molise: Campitel-
, lo, m 1500 (MMi), Monte Miletto, m 1500 (MMi); Lu¬
cania: Pollino (CB): Serra del Prete, m 2000 (CC,
CCo), Vaquarro, m 1600 (CC, CCo).
Gruppo del Tychius eldae
Diagnosis — Each elytral interspace with ovai, partly
imbricated scales, arranged in double-triple rather re-
gular rows, and elongate, setalike scales in a single
median row. Median lobe elongate, thin. Spermathe-
ca with basai portion of ductus sclerotized.
Discussione — La forma degli organi genitali mostra
evidenti somiglianze con quella del gruppo del mora-
witzi ed ugualmente simile è il rivestimento elitrale
(caratterizzato sulle interstrie da squame larghe, di¬
sposte in 2-3 serie abbastanza regolari, con una serie
centrale di squame strette, setoliformi), ma non quel¬
lo di pronoto, antenne e zampe (Caldara, 1986). Po¬
trebbe essere il gruppo di congiunzione fra quello
déìTintrusus e quello appunto del morawitzi.
80. Tychius eldae n. sp. (Fig. 228, 232, 233, 264, 265, 341,
547)
Diagnosis — See diagnosis of thè group and, moreo-
ver, eye slightly prominent, prothorax subquadrate,
elytra ovai, convex, distinctly wider than prothorax. In
male profemur with short fringe of scales and protibia
with a sharp median tooth.
Serie tipica — Holotypus: ó Armenia: «Erevan, Djr-
vezh, ASSR, 12.6.50» (CK). 3 paratypi: 1 ó Turchia:
«Tekirdag, Barboros, 1-6-1975» (CL); 1 9 «Turchia-vil.
Ankara, Kazan, m 1300 - 22.VI.75, Osella leg.» (CO);
1 9 Iran: «Kopet-Dag, Ahnger» (coll. Hoffmann; MP).
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 5-3, 5.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione della metà
distale del rostro, antenne e zampe ferruginee; testa e
metà basale del rostro ricoperti da squame strette, sub¬
ellittiche (lu/la 4-5), biancastre, pronoto ricoperto sul
disco da squame strette, subellittiche e rettangolari
(lu/la 3-6), poco fitte (tanto da fare intravedere i tegu¬
menti), nocciola e biancastre (lungo la linea mediana
dove sono più larghe), e sui lati e alla base (zona me¬
diana) da squame larghe, subellittiche ed ovali (lu/la
1,5-2, 5), un poco concave, grigiastre, molto fìtte. Que¬
ste ultime ricoprono fittamente anche le interstrie eli¬
trali, dove formano 2-3 serie abbastanza regolari, in
parte embricate fra di loro; nel mezzo di ogni inter-
stria una serie di squame setoliformi nocciola; strie vi¬
sibili, con una serie di squame sottili, piliformi, bian¬
castre. Parte inferiore ricoperta da squame fitte, lar¬
ghe, subovali, per la maggior parte biancastre, solo al¬
cune nocciola.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
(fig. 232, 233), visto dall’alto, a lati subparalleli (Rlu/
Piu ó 0,84-0,89; 9 0,93-1). Antenne lunghe, funicolo
antennale di 7 articoli, il 1° un poco più grosso e circa
1 volta e mezzo più lungo del 2°, che è ancora decisa¬
mente più lungo che largo.
Protorace: subquadrato (Pla/Plu 1,13-1,18), a lati
subparalleli fino alla metà, dove diventano curvilinei e
si restringono in modo evidente formando una lieve
sinuosità in prossimità dell’apice, convesso sul dorso.
Elitre: alla base in modo evidente più larghe del proto¬
race, subovali (Elu/Ela 1,28-1,36; Ela/Pla 1,3-1,33), a la¬
ti un poco curvilinei fin dalla base, convesse. Zampe:
femori posteriori subdentati, gli anteriori nel ó con
una corta frangia formata da squame bianche larghe;
tibie anteriori nel Ó con un aguzzo dente nel mezzo
del margine interno; 3° articolo dei tarsi in modo evi¬
dente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa
la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 228, 264, 265, 341.
Variabilità: la descrizione si addice all’holotypus. Il
paratypus ó manca di numerose squame sia sul pronoto
che sulla parte posteriore delle elitre, ma comunque
non mostra sostanziali differenze, così come il paraty¬
pus 9 della Turchia. Il paratypus 9 dell’Iran, anch’esso
non proprio ben conservato, differisce invece dall’ho-
lotypus per le squame del disco del pronoto più larghe
e più fitte, per le maggiori dimensioni e per le elitre
con il punto di maggior larghezza nel terzo anteriore.
Derivatio nominis — La specie è dedicata a mia mo¬
glie Elda, che in tutti questi anni ha sempre partecipa¬
to attivamente ai miei studi, aiutandomi in maniera
indispensabile durante tutte le laboriose ricerche di
materiale e di bibliografìa.
Note comparative — Specie caratteristica se si consi¬
derano, insieme ai particolari distintivi del gruppo, an-
142
ROBERTO CALDARA
che la forma del rostro, gli occhi poco convessi, il pro¬
torace subquadrato decisamente più stretto delle eli¬
tre, che sono ovali, ed i caratteri delle zampe nel ó.
Geonemia — Asia anteriore.
Grappo del Tychius ovalis
Diagnosis — Prothorax transverse. Elytra ovai; each
interspace clothed with wide, whitish to pale brown
scales, arranged in doublé to triple rows, and with se-
talike, brown scales in single median row. Median lo-
be very short, with very long apophysis.
Discussione — Gruppo monospecifico che a prima
vista sembrerebbe avere relazioni con il gruppo dello
squamulatus per la forma generale e quella di capo e
rostro, ma l’esame degli organi genitali non avvalora
assolutamente questa ipotesi.
81. Tychius ovalis Roelofs (Fig. 229, 234, 235, 262, 263, 342,
548)
— ovalis Roelofs, 1874, Ann. Soc. ent. Belg., 17, p. 171.
— kaszabi (Bajtenov, 1977), p. 159 ( Neotychius ) (n. syn.).
Diagnosis — See diagnosis of thè group.
Serie tipica — Descritto su es. del Giappone raccolti
da M. G. Lewis e dei quali ne ho esaminati 5 (1 ó e
4 99) in coll. Roelofs, ben corrispondenti alla descri¬
zione ed etichettati tutti «Coll. Roelofs / Type»; il Ó
porta inoltre un cartellino con scritto «T. ovalis R., Ja-
pan» (lectotypus qui designato). Sempre alla serie tipi¬
ca appartengono sicuramente 1 9 (MLo) etichettata
«Type H. T. / Japan, Coll. Lewis 1910-320» e 1 9 (MB)
etichettata «51 / 59335 / Roelofs, Lewis / Type».
Sinonimi — Bajtenov descrive il Neotychius kaszabi
su 88 es. della Mongolia (Suchebaator aimak, Cojbal-
san aimak), dei quali ne ho esaminati 10 (MBu), fra cui
l’holotypus, che non mostrano nessuna differenza dal
lectotypus di ovalis.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,7-2,25.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di metà
apicale del rostro, antenne e zampe ferruginee; sul
dorso quasi completamente nascosti dal rivestimento
fitto, formato da squame coricate di due forme e colo¬
ri: testa e metà basale del rostro con squame strette,
subrettangolari (lu/la 4-6), biancastre; pronoto sul di¬
sco con squame strette, subrettangolari e subellittiche
(lu-la 4-6), di colore bruno a lievi riflessi metallici
(biancastre lungo la linea mediana), e sui lati e alla ba¬
se (soprattutto lungo la linea mediana) con squame
più fitte, larghe (lu/la 2-3,5), subellittiche, biancastre;
queste ultime ricoprono fittamente le interstrie elitra-
li, ove sono disposte in 2-3 serie molto irregolari ed
embricate fra loro, e in mezzo ad esse si trovano alcu¬
ne squame strette, setoliformi, brune e biancastre;
strie visibili, con una serie di sottili squame piliformi.
Parte inferiore fittamente ricoperta da squame bian¬
che, larghe, ovali e subellittiche.
Capo: occhi debordanti in modo evidente dalla sua
convessità. Pronte della larghezza del rostro alla base.
Rostro (fig. 234, 235), visto dall’alto, a lati subparalleli
(Rlu/Plu Ó 0,78-0,87; Q 0,88-0,98). Antenne lunghe,
funicolo antennale di 7 articoli, il 1° lungo 1 volta e
mezzo il 2°.
Protorace: decisamente trasverso (Pla/Plu 1,19-
1,28), a lati debolmente arrotondati nella metà basale,
con il punto di maggior larghezza alla metà, da dove si
restringono in modo evidente fino all’apice, in prossi¬
mità del quale formano una lieve sinuosità. Elitre:
ovali (Elu/Ela 1,2-1,31; Ela/Pla 1,2-1,33), a lati curvili¬
nei fin dalla base, con il punto più largo nella metà an¬
teriore. Zampe: femori inermi, senza particolari carat¬
teri sessuali così come le tibie; 3° articolo dei tarsi deci¬
samente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe i
3/4 dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 229, 262, 263, 342.
Variabilità: specie nel complesso costante. Per
quanto riguarda il rivestimento, si trovano es. con
squame tutte biancastre 0 tutte nocciola; a volte, le
squame setoliformi sulle elitre sono più numerose
sulla metà anteriore della 2a e 4a interstria. Piccole dif¬
ferenze si hanno, inoltre, nella curvatura di protorace
ed elitre più 0 meno accentuata di quanto riportato
nella descrizione.
Note comparative — Oltre che per la forma degli or¬
gani genitali (notevole è la lunghezza delle apofìsi
dell’edeago, che è circa 2,5 volte quella del lobo me¬
diano, a differenza che in tutte le altre specie del gene¬
re dove essa è al massimo 1,5 volte la lunghezza del lo¬
bo mediano), differisce dalle specie del gruppo dello
squamulatus per la colorazione del rivestimento della
parte superiore, dove le squame strette sono di colore
bruno di varia tonalità ma comunque sempre più scu¬
re delle squame ovali, e per la forma del rostro.
Geonemia — Asia orientale.
Materiale esaminato: 91 es. — Mongolia (MW): Coj-
balsan aimak - Somon Bajan-uul (MBu), Suchebaator
aimak - Somon, Erdenecagan (MBu), Tchen Lang
Keou (MP), Tchenteh’eng (MP). Cina: Shensi-Yenan
(MLo), Shanhaikwan (MG), Hopei-Peitaiho (MLo,
MP), Tientsin (MLo), Chanhai Koar Tcheuly (MP),
Kelan (MLo). Corea: Lake Taesong-ho (MBu), Kae-
song-Mts. Pakyon (MBu), Chemulpo (MP). Giappone
(MB): Chansi merid.: Si Non Lou (MP), Sanchen Li
Pon-Kanson N.E. (MP).
Grappo del Tychius filirostris
Diagnosis — Elytral interspaces completely cove-
red either with whitish, wide scales in triple uneven
rows (lateral interspaces) or with both whitish, wide
scales in doublé rows and reddish, narrower scales
in single median rows (interspaces 1-5) (fig. 9). Ro-
strum thin, in lateral view nearly straight (fig. 98).
Elytra subelliptical.
Discussione — L’unica specie del gruppo non mo¬
stra apparenti similarità con altre specie del genere; la
forma generale ricorda quella di bicolor e meliloti, taxa
però molto differenti per il tipo di rivestimento. Molto
caratteristica è anche la forma del rostro. È, comun¬
que, indispensabile il ritrovamento di altro materiale,
e soprattutto del ó, e l’esame degli organi genitali
(non ho effettuato l’estrazione dell’holotypus) per po¬
tersi pronunciare sulle relazioni con le altre specie.
82. Tychius filirostris Wollaston (Fig. 9, 98, 549)
— filirostris Wollaston, 1854, Ins. mader., p. 346.
Diagnosis — See diagnosis of thè group.
Serie tipica — Descritto su 1 9 dell’isola di Madera
etichettata «type / Tychius filirostris Woll. type» (coll.
Wollaston), che è rimasta l’unico es. della specie da
me esaminato.
Descrizione dell’holotypus — Lunghezza: mm 2,1.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
143
Tegumenti: testa, protorace e base delle elitre bru¬
no scuri, la parte restante di colore ferrugineo; poco
visibili perchè nascosti dalle squame del rivestimento,
che sono di più forme e colori: pronoto ricoperto da
squame di forma rettangolare e subellittica (lu/la 2,5-
3,5), grigio-bianche e rossastre, queste ultime formanti
due fasce paramediane poco evidenti; elitre sulle prime 5
interstrie ricoperte da 3 serie confuse e poco regolari di
squame, sia biancastre e di forma come sul pronoto (se¬
rie esterne) che rossastre e di forma più allungata, ellitti¬
ca (lu/la 4,5-5, 5) (serie mediana), dalla 6a in poi solo dalle
squame biancastre (le squame sono coricate, fitte e in
parte embricate); strie ricoperte da una serie poco nume¬
rosa di squame bianche, di forma allungata (lu/la 4-6),
non sovrapposte. Parte inferiore ricoperta fittamente da
squame biancastre della stessa forma di quelle elitrali.
Capo: occhi lievemente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte circa della larghezza del rostro alla ba¬
se. Rostro, visto di lato, quasi diritto (fìg. 98), di forma
cilindrica fino all’apice (Rlu/Plu 1). Funicolo antenna-
le di 7 articoli, 1° articolo grosso, circa 2 volte la lun¬
ghezza del 2°.
Protorace: discretamente trasverso (Pla/Plu 1,22), a
lati debolmente curvilinei fino alla metà, dove si trova
il punto più largo, indi restringentesi fino all’apice do¬
ve formano una lieve sinuosità; pronoto regolarmente
convesso. Elitre: subellittiche (Elu/Ela 1,47; Ela/Pla
1,31), a lati lievemente curvilinei fin dalla base, con il
punto di maggior larghezza alla metà, regolarmente
convesse. Zampe: femori inermi; 3° articolo dei tarsi
decisamente più largo del 2°, appendici ungueali lun¬
ghe circa la metà dell’unghia.
Note comparative — Vedi discussione del gruppo.
Geonemia — Endemismo dell’isola di Madera, sulla
quale non sono state per ora segnalate altre specie del
genere.
Figg. 232-253 - Rostro di: 232-233) T. eldaede 9; 234-235) T. ovalis d e 9; 236-237) T. thoracicus de 9; 238-239) T. depressus
c? e 9; 240) T. longicrus 9; 241) T. aurarius d; 242-243) T. nigricollis d e Q; 244-245) T. capucinus (5 e 9; 246-247) T.fuscipes d
e 9; 248-249) T. schneideri d e 9; 250-251) T. elegantulus d e 9; 252-253) T. seriepilosus d e 9.
144
ROBERTO CALDARA
Gruppo del Tychius thoracicus
Diagnosis — Rostrum stout, scarcely sexually di-
morphic, in lateral view usually attenuate in apical
portion (fig. 236, 237). Eye large, globose. Integument
on dorsum well visible between sparse, elongate,
brownish to gray scales (wide and white at base of pro-
notum and on interspace 1 only). Elytra subrectangu-
lar. Genitalia fig. 230, 266, 267, 343.
Discussione — Gruppo molto omogeneo, formato
da specie strettamente correlate fra di loro e caratteriz¬
zato da poche particolarità (forma del rostro e del lobo
mediano, tipo di rivestimento) pressoché identiche
nei 5 taxa che lo compongono e che solo prese nel loro
insieme riescono a farlo distinguere dagli altri gruppi.
Sembra avvicinarsi al gruppo del seriepilosus per la for¬
ma del rostro e al gruppo del depressus per il tipo di ri-
vestimento. Le specie potrebbero vivere su Vicia spp..
83. Tychius thoracicus Boheman (Fig. 230, 236, 237, 266,
267, 343, 550)
— thoracicus Boheman, 1843, p. 302. Toumier, 1873, p. 469. Pene-
cke, 1922, p. 24. Porta, 1932, p. 269. Franz. 1942, p. 194, 251.
— reichei Faust, 1890, Deut. ent. Zeit., p. 325. Franz, 1942, p. 251.
— reichei var. moreanus Pie, 1917, Echange, 33, p. 9 (n. syn.).
— var. dalmatinus Pie, 1917, Echange, 33, p. 9.
Diagnosis — Prothorax strongly transverse, distin-
ctly curved laterally; pronotum fiat.
Serie tipica — Il thoracicus è descritto su es. della Si¬
cilia della coll. Germar, ora non più rintracciabili. La
descrizione è, comunque, sufficientemente chiara e
ben corrispondente alla specie chiamata dagli Autori
con questo nome.
Sinonimi — La sinonimia fra reichei e thoracicus è
già stata stabilita da Franz e non dà adito a dubbi. Pie
descrive sia la var. moreanus di reichei che la var. dal¬
matinus di thoracicus diverse, a detta dell’Autore, dalla
forma tipica per le elitre in parte rossastre e per il pro¬
noto coperto alla base da squame bianche. Tali diffe¬
renze non seguono nessuna particolare distribuzione
geografica, ma rientrano nella variabilità di thoracicus.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,9-2, 8.
Tegumenti: neri, ad eccezione di rostro dall’inser¬
zione delle antenne all’apice, antenne, tibie e tarsi
bruno ferruginei; ben visibili sul dorso fra le squame
del rivestimento che sono poco fìtte, coricate, subpili-
formi (lu/la 6-8) e grigio-brune, ad eccezione che alla
base del pronoto, agli omeri, lungo l’interstria suturale
e sull’addome dove sono più larghe (lu/la 3-4) e bian¬
che. Le squame sulle interstrie elitrali sono disposte in
2-3 serie confuse; strie elitrali ben visibili, con una se¬
rie di sottili squame grigiastre.
Capo: occhi globosi, decisamente debordanti dalla
sua convessità. Fronte della larghezza del rostro alla
base. Rostro tozzo e corto in entrambi i sessi, visto di
lato con apice schiacciato (fig. 236, 237) (Rlu/Plu ó
0,54-0,68; Q 0,67-0,73), visto dall’alto a lati subparalleli.
Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo più grosso
e circa due volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso, di forma subellittica (Pla/Plu
1,2-1, 3), a lati fortemente curvilinei fin dalla base, con
il punto più largo fra terzo basale e terzo medio, bru¬
scamente ristretto in prossimità dell’apice, piano sul
dorso, dove è regolarmente punteggiato, mentre è
striato-punteggiato ai lati. Elitre: di forma subrettan¬
golare (Elu/Ela 1,46-1,51; Ela/Pla 1, 1-1,2), poco conves¬
se. Zampe: femori posteriori subdentati, gli anteriori
così come le tibie senza particolari caratteri sessuali; 3°
articolo tarsale bilobato, decisamente più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe più dei 2/3 dell’unghia
stessa.
Organi genitali: fig. 230, 266, 267, 343.
Variabilità: specie nel complesso costante, soprat¬
tutto nei caratteri che servono a separarla dalle specie
vicine, come forma del rostro e del protorace, sebbene
quest’ultimo possa variare lievemente per ampiezza
dei lati e per convessità. Le elitre a volte sono in gran
parte rossastre e hanno lati lievemente curvilinei fin
dalla base, con il punto più largo nel terzo basale. Le
squame strette dorsali variano dal grigio al bruno-ros¬
sastro con riflessi metallici più o meno marcati.
Note comparative — Per le differenze da oppositus e
funicularis , specie alle quali è più strettamente correla¬
to, vedi note comparative di queste ultime.
Geonemia — Europa sud-orientale, Anatolia occi¬
dentale, Caucaso (da confermare).
Materiale esaminato: 94 es. — Italia: Venezia Giu¬
lia: Canale (MMi), Duino (MMi), Savina (MMi), Trie¬
ste (CC); Emilia: Pizzocalvo (MB); Liguria: Lerici
(CC) ; Toscana: Arcidosso (CCo, MMi), Firenze (CO),
Grosseto (CC), Mti. dell’Uccellina (CC), Moscona
(MMi); Lazio: Filettino (CD), Mandela (CCo), Mte.
Autore (CC), Saracinesco (CCo); Campania: Bagnoli
Irpino (CO); Puglia: Foresta Umbra (CAn), Francavil-
la (CPes), Martina (CMo), Mellitto (MMi), Mesagne
(CAn), Mte. Gargano (ME, MMi), Peschici (CAn),
San Basilio (MMi); Lucania: Pollino-Colloreto (CO),
Calciano (CPes); Calabria: Gerace (MMi); Sicilia: Fi-
cuzza (CD, ME, MMi), Fiumedinisi (CMer), Lentini
(ME), Madonie (CO), Mti. Iblei (CO), Nicolosi (ME),
Pachino (CD), Taormina (ME). Jugoslavia: Croa¬
zia: Konon (MB); Dalmazia: Castelnuovo (ME,
MMi), Meskovic (ME), Orebic (ME), Spalato (ME),
Zara (MMi); Erzegovina: Mostar (MB); Macedonia:
Aivaluebene (CD), Keretschkol (CD), Longasa-Gòll
(CD) . Grecia: Corfu (MBr, ME, MMi), Zante (ME),
Cefalonia (ME), Parnas (MMi), Rodi (MMi). Bulgaria:
Kresna-Struma valley (CFre). Turchia: Bomova (CL),
Narlidere (CL). Caucaso (MP).
Note biologiche — Da me raccolto su Vicia sp. (Lerici).
84. Tychius funicularis Ch. Brisout
— funicularis Ch. Brisout, 1862, p. 775. Toumier, 1873, p. 469. De-
sbrochers, 1907, p. 148, 158, 185. Penecke, 1922, p. 24. Hustache, 1931,
p. 289, 298. Porta, 1932, p. 266. Franz, 1942, p. 252, 259. Floffmann,
1954, p. 1161, 1177.
— auripilus Rey, 1895, p. 3. Pie, 1903, Echange, 19, p. 91. Flustache,
1931, p. 298.
— hipponensis Desbrochers, 1908, p. 53 (n. syn.).
Diagnosis — Prothorax slightly transverse, prono¬
tum slightly convex.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Francia
(Hyères, Aix), dei quali ho esaminato 1 Ó (lectotypus
qui designato) e 1 9 etichettati «Aix en Provence, ex
Grenier in coll. Deville / funicularis Ch. Bris. types»
(coll. Hoffmann).
Sinonimi — La sinonimia fra auripilus , anch’esso
descritto della Francia (Cette, Frejus), e funicularis è
stata stabilita da Hustache dopo l’esame dei tipi.
L’ hipponensis è descritto su óó dell’Algeria (Bòne),
dei quali ne ho esaminato uno etichettato «Bòne /
hipponensis m. à decr.» (lectotypus qui designato), e
paragonato a tibialis. L’es., ben corrispondente alla
descrizione originale, non mostra nessuna differenza
dal lectotypus di funicularis.
Figg. 254-277 — Lobo mediano, in visione dorsale e laterale e particolare dell’apice di: 254-255) T. trivialis; 256-258) T. laticollis;
259-261) T.focarilei; 262-263) T. ovalis ; 264-265) T. eldae\ 266-267) T. thoracicus; 268-269) T. depressus\ 270-271) T. balcanicus\ 272-
273) T. aurarius; 274-275) T. capucinus\ 276-277) T. nigricollis.
146
ROBERTO CALDARA
Descrizione e note comparative — Specie strettamente
imparentata con thoracicus, del quale è vicariante nella re¬
gione mediterranea occidentale. Differisce essenzialmen¬
te da esso per il protorace meno trasverso e un poco con¬
vesso sul dorso e per le squame delle elitre solitamente
più numerose e disposte in modo più confuso. È da no¬
tare, comunque, che negli es. più occidentali di thoraci¬
cus e in quelli più orientali di funicularis sembra apprez¬
zarsi una tendenza a caratteri di tipo intermedio, sicura¬
mente meritevole di ulteriori considerazioni. Misurazio¬
ni: lunghezza mm 1,95-2,8. Rlu/Plu Ó 0,58-0,64; o 0,63-
0,66. Pla/Plu 1,16-1,21. Elu/Ela 1,45-1,52. Ela/Pla 1,12-1,18.
Variabilità: sovrapponibile a quella di thoracicus.
Geonemia — Europa sud-occidentale, Africa nord-
occidentale.
Materiale esaminato: 53 es. — Francia: Pont du Gard
(MB), Aix (MP); Corsica (MMi). Spagna: Canales (MB),
Cartama (CZ), Granada (CZ), Jaén (ME), Palencia
(MMi), Pinar (MLo), Ponferrada (MMi), Ponzuelo de
Calatrava (ME, MMi). Italia: Sardegna: Aritzo (MG,
MMi), Banari (MG), Carloforte (MG), Dolianova (CC),
Fluminimaggiore (MG), Ittiri (CC), Lula (MG, MMi),
Macomer (MG), Oristano (CB), Sadali (MMi), Sant’ An¬
tioco (MG), Simaxis (CC), Terranova Pausania (MG).
Marocco: D. Ahoua m 1400 (MP). Algeria (MMi, MW):
Aurès-Djebel Chelia m 1800 (CO), Bone (MP).
Note biologiche — Hoffmann lo segnala su Vida ge¬
rarci i All..
85. Tychius oppositus Desbrochers
— oppositus Desbrochers, 1875, p. 23; 1907, p. 165; 1908, p. 51.
— phoeniceus Franz, 1942, p. 247; 1943, p. 82 (n. syn.).
Diagnosis — Prothorax strongly transverse, distinct-
ly curved laterally; pronotum fiat, with punctures and
grooves. Rostrum not attenuate at apex.
Serie tipica — V oppositus viene descritto su es. di
Nazareth subito dopo il cervicolor , al quale Desbro¬
chers lo paragona anche nel 1907 (erroneamente ripor¬
tato dai cataloghi come anno di descrizione). In segui¬
to (1908), l’Autore riferisce che Yoppositus non è
nient’altro che il ó di cervicolor. Ho esaminato 1 synty-
pus ó (coll. Desbrochers) etichettato «Nazareth / v.
oppositus m., Fr. 1910-11 / ó / type» (lectotypus qui de¬
signato) e ben corrispondente alla descrizione origina¬
le. Tale es. appartiene senza dubbio a una buona spe¬
cie diversa da cervicolor (syn. di aurarius).
Sinonimi — Franz descrive il phoeniceus su un’unica
9 raccolta a Beyrouth (MVi), da me esaminata. A par¬
te le ovvie differenze sessuali, tale es. è perfettamente
identico al lectotypus di oppositus.
Descrizione e note comparative — La specie, della
quale ho esaminato solamente i 2 suddetti es., differi¬
sce da thoracicus, con cui ha in comune la forma gene¬
rale e quella del protorace e degli organi genitali, per il
rostro ugualmente tozzo ma schiacciato all’apice, per
la scultura del pronoto formata anche sul disco in
massima parte da strie trasversali, e per il rivestimento
dorsale formato da squame più larghe, non piliformi,
soprattutto sul pronoto (lu/la 4-6), e più fitte sulle inter-
strie elitrali (sebbene identico per colore e disposizione).
Geonemia — Regione siriaco-palestinese.
86. Tychius cupricolor Penecke
— cupricolor Penecke, 1935, p. 222. Franz, 1942, p. 259.
Diagnosis — Small size. Eye feebly prominent. Pro¬
thorax slightly transverse, feebly curved laterally from
base; pronotum slightly convex.
Serie tipica — Specie descritta su alcuni es. dell’ Ana¬
tolia (Lychischen Taurus) e su 1 es. della Grecia (Tes-
salia), dei quali ne ho esaminati 3 (coll. Penecke) eti¬
chettati: 1. «Thessalien, Volo / Tychius cupricolor m. ó,
Penecke det. / Syntypus» (lectotypus qui designato);
2. «Lycien, Taurus / Tychius cupricolor m. ó, Penecke
det. / Syntypus» (è in realtà una 9); 3. «idem, 9».
Descrizione - Lunghezza: mm 1,75-1,9.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione della parte apica-
le del rostro, antenne, tibie e tarsi, 2/3 posteriori delle
elitre bruno ferruginei; ben visibili sul dorso fra il rive¬
stimento poco fìtto, formato da squame in massima
parte coricate (solo sulle interstrie elitrali alcune lieve¬
mente sollevate), piliformi (lu/la 6-9) e di colore bru¬
no-grigiastro con lievi riflessi metallici, ad eccezione
che sull’interstria suturale e alla base del pronoto, do¬
ve sono più larghe, subellittiche (lu/la 3-5) e di colore
bianco. Sulle interstrie elitrali le squame piliformi so¬
no disposte in 1-2 serie molto confuse, mentre le strie,
abbastanza visibili, sono ricoperte da una serie di
squame ancor più sottili. Parte inferiore ricoperta ab¬
bastanza fittamente da squame larghe, subellittiche,
bianche.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
come in thoracicus (fig. 236, 237), ma un poco più al¬
lungato (Rlu/Plu ó 0,7-0,73; 9 0,76-0,85). Antenne
corte, funicolo antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e
circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: poco trasverso (Pla/Plu 1,15-1,21), a lati
un poco curvilinei fin dalla base, con il punto più largo
fra terzo basale e terzo medio, un poco convesso sul
dorso. Elitre: subrettangolari (Elu/Ela 1,37-1,45; Eia/
Pia 1,15-1,27), a lati subparalleli nei 2/3 basali, poco
convesse. Zampe: come in thoracicus.
Organi genitali: come in thoracicus (fig. 230, 266,
267, 343).
Variabilità: i 5 es. da me esaminati sono risultati co¬
stanti.
Note comparative — Strettamente correlato con di¬
spar, al quale rimando per le differenze.
Geonemia — Grecia, Anatolia, Cipro.
Materiale esaminato: 5 es. — Grecia: Tessalia (MD)
(da Franz anche Aegina e Leonis). Turchia: Licia:
Tauro (MD), Manisa: Gòrdes (CL) (da Franz anche
Smime). Cipro: Akroteri (MLo).
87. Tychius dispar Toumier
— dispar Toumier, 1873, p. 467. Porta, 1932, p. 273.
Diagnosis — Small size. Prothorax nearly as wide as
long, with subrectilinear sides in basai half; scales of
pronotum devoid of metallic reflection.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Italia meri¬
dionale senza più precise indicazioni e dei quali riten¬
go di avere esaminato 1 ó, custodito in coll. Hoff¬
mann ma con il cartellino di località (Naples, Eme¬
ry) per tipo e scrittura identico a quelli della coll.
Tournier; esso porta, inoltre, un cartellino con scrit¬
to «Tychius dispar Tourn. 1873 = paganettii H. Franz
1942, A. Hoffmann det.». Probabilmente Hoffmann
ha preso in studio questo es. dalla coll. Toumier e non
lo ha poi restituito. Nomino pertanto tale es., che
corrisponde perfettamente alla descrizione origina¬
le, lectotypus.
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente imparentata con cupricolor, con il quale ha in
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
147
comune le dimensioni (mm 1,5-1, 9), la forma del ro¬
stro (Rlu/Plu ó 0,73-0,79; 9 0,76-0,81), delle elitre
(Elu/Ela 1,38-1,47) e degli organi genitali. Ne differi¬
sce esclusivamente per il protorace a lati subrettili¬
nei nella metà basale (Pla/Plu 1,1-1,22; Ela/Pla 1,22-
1,35) e per le squame del pronoto grigiastre senza ri¬
flessi metallici.
Geonemia — Italia centro-meridionale.
Materiale esaminato: 10 es. — Italia: Umbria: Ficulle
(CO); Campania: Napoli (MP); Calabria: S. Biase Val¬
lo Lucano (CB, MMi), S. Eufemia (CO, MMi).
Grappo del Tychius depressus (Fig. 278)
Diagnosis — Body robust. Prothorax strongly tran¬
sverse, distinctly curved laterally from base, strongly
narrowed at apex, only slightly narrower than elytra.
Metafemur toothed. Elytral interspaces (except inter-
space 1) clothed with elongate scales. Median lobe
wide, feebly sclerotized on dorsum. Spermatheca
hook-shaped, with a short prominence at base of
ductus.
Discussione — È sicuramente la forma degli organi
genitali il carattere che permette di accomunare con
sicurezza le specie del gruppo e di separarle dagli altri
taxa. Sebbene non unici nel genere, comunque, anche
la forma trasversa del protorace, il tipo di rivestimento
dorsale e la presenza di dente ai femori posteriori so¬
no caratteri comuni a tutte le specie che compongono
il gruppo. Per quanto riguarda la biologia, si hanno a
disposizione solo notizie sul depressus , che parassita
una specie di Medicago.
88. Tychius depressus Desbrochers (Fig. 231, 238, 239, 268,
269, 345)
— depressus Desbrochers, 1873, p. 108; 1907, p. 191. Porta, 1932, p.
269. Franz, 1942, p. 251. Péricart, 1958, Entomologiste, 14, p. 63.
Hoffmann, 1958, p. 1753.
— hypaetrus Toumier, 1873, p. 469.
— insularis (Chevrolat, 1875), Bull. Soc. ent. Fr., p. 58 ( Pachyty -
chius). Desbrochers, 1907, p. 192. Caldara, 1978, p. 209.
Diagnosis — Prothorax widest in apical half. Ro-
strum strongly curved at base.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Algeria (Al-
ger, Bòne) della coll. Desbrochers che non sono riu¬
scito a trovare. La descrizione è, comunque, ben corri¬
spondente al senso dato in seguito alla specie.
Sinonimi — Le sinonimie di hypaetrus e insularis
con depressus sono state stabilite da Desbrochers e
non danno adito a dubbi. Dell’ hypaetms, descritto su
es. di Sicilia, Sardegna e Algeria, ho esaminato 2 ÓÓ
etichettati rispettivamente «Paierme, Sicile / Type»
(coll. Toumier, lectotypus qui designato) e «Bòne,
Raffr. / type / T. hypaetrus Trn.» (coll. Pie ex Toumier,
paralectotypus).
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 1-2, 7.
Tegumenti: neri, ad eccezione di parte apicale del
rostro, antenne, tibie e tarsi bruno fermginei; un poco
visibili sul dorso fra il rivestimento formato da squa¬
me coricate, in massima parte strette, subellittiche (lu/
la 4-6 sul pronoto, 5-7 sulle elitre). Il loro colore è bru¬
no-grigiastro con riflessi metallici, ad eccezione che
lungo la linea mediana del pronoto dove è biancastro.
Alcune squame più larghe, di colore biancastro, si tro¬
vano alla base del pronoto e delle elitre, sulfinterstria
suturale e sull’addome (lu/la 2,5-4). Strie elitrali poco
visibili, con una serie di squame identiche per forma e
lunghezza a quelle delle interstrie.
Capo: occhi globosi, debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
fig. 238, 239 (Rlu/Plu ó 0,74-0,78; 9 0,75-0,82), visto
dall’alto a lati subparalleli. Funicolo antennale di 7 ar¬
ticoli, il 1° lungo 2 volte il 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,17-1,33), a lati decisa¬
mente curvilinei fin dalla base, con il punto più largo
fra terzo medio e terzo anteriore, molto ristretto in
prossimità dell’apice, subpiano sul dorso. Elitre: a lati
poco curvilinei nella metà anteriore, dove è situato il
punto più largo, circa della larghezza del protorace
(Elu/Ela 1,33-1,42; Ela/Pla 1,05-1,15), poco convesse.
Zampe: femori dentati, con il dente dei posteriori più
pronunciato, senza particolari caratteri sessuali così
come le tibie; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe cir¬
ca 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 231, 268, 269, 345.
Variabilità: specie nel complesso costante. Varia¬
zioni mediocri si hanno nella curvatura del protorace,
un poco più marcate nella curvatura delle elitre soprat¬
tutto nella metà basale. Il colore del rivestimento pas¬
sa dal grigio al brunastro, a volte con forti riflessi me¬
tallici argentei 0 dorati.
Note comparative — Specie molto caratteristica per
la forma subtrapezoidale del protorace, con il punto
più largo oltre la metà, che, insieme alla forma del ro¬
stro, permette di distinguerla da tutti gli altri taxa del
genere.
Geonemia — Parte centrale del Nord Africa, Italia
centro-meridionale e isole, Corsica.
Materiale esaminato: 85 es. — Italia: Emilia: Imola
(MP); Toscana: Firenze (MG, MMi), Lippiano (MG),
Lucca (MMi), Padule Fucecchio (CAb), Pisa (MB),
Traghi (CAb), Mti. dell’Uccellina (CC); Marche: Mte.
Conero (MMi); Lazio: Aniene (MB), Roma (MB,
MMi); Campania: Gaeta (MG); Lucania: Potenza
(CCo); Puglia: Mesagne (CAn), Otranto (CAn), Pe¬
schici (CAn), San Basilio (ME, MMi); Sicilia: Agrigen¬
to (ME), Ficuzza (MG), Mti. Iblei (CO), Manfria
(CO), Palermo (MG, MP); Sardegna: Asuni (ME),
Bauladu (CCo), Busachi (CC), Cagliari (MG), Stagno
di Calik (CC), Dolianova (CC), Fertilia (CC), Oristano
(CB, CC, CFre, ME), Posada (CC), Riola Sardo (CC),
San Sperate (MMi), Mte. Sette Fratelli (MG), Simaxis
(CC). Corsica: Aleria (CC, ME). Algeria: Bòne (MP),
Bou Berak (MP), Constantine (MP), D. Amimin (CP),
Oran (MP), Saint Charles (MMi). Tunisia: Le Kef
(MP), Medjez Amar (MP).
Note biologiche — La larva e l’adulto sono stati da
me raccolti costantemente su Medicago polymorpha L.
(Mti. dell’Uccellina, Fertilia, Posada).
89. Tychius balcanicus n. nom. (Fig. 270, 271, 344, 476)
— dalmatinus (Penecke, 1922) (non Pie, 1917), p. 4 ( Xenotychius ).
Franz, 1942, p. 247; 1943, p. 79. Caldara, 1977, p. 141.
Diagnosis — Pronotum with punctures and grooves.
Dark scales of dorsal vestiture with metallic reflection.
Length mm 1.95-2.4.
Serie tipica — Lo Xenotychius dalmatinus viene de¬
scritto da Penecke su 3 es. raccolti in Dalmazia ed 1
proveniente dubitativamente dalla Sicilia. Ho già sta¬
bilito in altra sede il lectotypus della specie (ME) (Cal¬
dara, 1977). Già Franz (1942) pone la specie nel genere
Tychius ed in seguito (1943) la designa specie tipo per il
148
ROBERTO CALDARA
suo nuovo sottogenere Heliotychius (da me ora posto
fra i sinonimi di Tychius).
Essendo però già stato impiegato nel genere Tychius
il nome dalmatinus da Pie (1917) per una varietà geo¬
grafica di thoracicus Boheman (vedi a proposito di
questa specie), entità pertanto subspecifica secondo
l’Art. 45 g del Codice di Nomenclatura Zoologica In¬
temazionale (1985), modifico il nome di Penecke con
quello di balcanicus n. nom..
Descrizione — Lunghezza: mm 1,95-2,4.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di parte api-
cale del rostro, antenne, tibie e tarsi bruno ferruginei;
ben visibili sul dorso fra il rivestimento poco fitto e
formato da squame coricate, strette (lu/la 5-8), un po¬
co più larghe sul pronoto e soprattutto sulfinterstria
suturale elitrale e sull’addome (lu/la 3-4); esse sono di
due colori: brune con riflessi dorati e bianche, queste
ultime si trovano lungo la linea mediana del pronoto,
sulfinterstria suturale, ai lati delle elitre e sull’addo¬
me. Strie elitrali un poco visibili, con una serie di sotti¬
li squame.
Capo: occhi globosi, debordanti dalla sua conves¬
sità. Fronte circa della larghezza del rostro alla ba¬
se. Rostro come in depressus (fìg. 238, 239) (Rlu/
Piu Ó 0,84-0,88; 9 0,93-0,97). Funicolo antennale di
7 articoli, il 1° piu grosso e circa 1,5 volte più lungo
del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,21-1,24), a lati forte¬
mente curvilinei fin dalla base, bruscamente ristretto
in prossimità dell’apice a forma di collo, punto più lar¬
go fra terzo basale e terzo medio; pronoto debolmen¬
te convesso sul disco, con scultura formata da strie tra¬
sversali. Elitre: di forma subellittica (Elu/Ela 1,4-1,47;
Ela/Pla 1,07-1,15), a lati lievemente curvilinei fin dalla
base, con il punto più largo nella metà anteriore, con¬
vesse. Zampe: femori posteriori dentati, gli anteriori
subdentati senza particolari caratteri sessuali così co¬
me le tibie; 3° articolo dei tarsi bilobato, decisamente
più largo del 2°, appendici ungueali lunghe i 2/3
dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 270, 271, 344, 476.
Variabilità: in alcuni es. le squame marroni sono so¬
stituite da squame grigiastre a volte con riflessi argen¬
tati, cosicché il rivestimento prende un aspetto più uni¬
forme. I tegumenti delle elitre possono essere rossastri.
Note comparative — Per la scultura striato-punteg-
giata del pronoto, unita alla forma del rostro, può es¬
sere confuso entro il gruppo solamente con afrìcanus
(vedi note comparative di questa specie).
Geonemia — Penisola balcanica, Anatolia centro¬
settentrionale.
Materiale esaminato: 24 es. — Jugoslavia: Dalmazia
(ME): Spalato (CF, MVi). Romania: Comana Vlasca
(MMi), Dobroudja: Mandalia (MMi). Bulgaria: Bac-
kovsky mon. (CFre). Albania: Valona (MBr). Grecia:
Peloponneso: Taigeto-Poliana m 1000-1600 (CO), Ce-
falonia (ME), Corfu (MP). Turchia: Eskisehir-Cukur-
bisar (CO), Merzifon (CL), Unye (CL).
90. Tychius afrìcanus Franz (Fig. 551)
— afrìcanus Franz, 1942, p. 247; 1943, p. 82.
Diagnosis — Pronotum with punctures and grooves.
Dark scales of dorsal vestiture devoid of metallic re-
flection. Length mm 2.5-3.
Serie tipica — Specie descritta su 2 99 dell’Africa del
Nord (Tunisia, Marocco), delle quali fio esaminato il
paratypus (Meknès, Mar. 9.4.33, coll. Franz).
Descrizione e note comparative — La specie, della
quale ho reperito anche il ó, è strettamente correlata
con balcanicus (razze geografiche?), con il quale ha in
comune la forma del rostro, del protorace, delle elitre
e degli organi genitali. Ne differisce per le maggiori di¬
mensioni e per il rivestimento più fìtto sia sul prono¬
to che sulle interstrie elitrali (sebbene analogo per
tipo). Le squame sono inoltre più grosse, non pili-
formi (le più lunghe lu/la 4-6), il colore delle più
scure può essere bruno con 0 senza lievi riflessi ra¬
mati. Misurazioni: lunghezza mm 2,5-3. Rlu/Plu O1
0,81-0,91; Q 0,95-1. Pla/Plu 1,25-1,3. Elu/Ela 1,36-1,44.
Ela/Pla 1,08-1,17.
Geonemia — Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato: 8 es. — Marocco: Dradck-Ra-
bat (MP), Meknès (CF). Algeria: Constantine (MP),
Daya (MP), Oran (MP).
91. Tychius longicrus Desbrochers (Fig. 240)
— longicrus Desbrochers, 1893, Frelon, 2, p. 99.
— cylindritubus Desbrochers, 1908, p. 49, 51 (n. syn.).
Diagnosis — Pronotum with punctures and grooves.
Rostrum in female very elongate.
Serie tipica — Specie descritta su es. 99 dell’Algeria
e della Tunisia e paragonata a polylineatus var. globi-
thorax e a cervicolor. Ho esaminato nella coll. Desbro¬
chers 1 9 etichettata «Tunisie / longicrus 9, Tunisie /
cylindrinasus m., Fr. 08 / type» (lectotypus qui desi¬
gnato) e perfettamente corrispondente alla descrizio¬
ne originale.
Sinonimi — Il cylindritubus è descritto anch’esso su
es. 99 della Tunisia e la descrizione è praticamente
identica a quella di longicrus , del quale lo ritengo sino¬
nimo. Ritengo, inoltre, molto probabile che le due
specie siano state descritte sugli stessi esemplari, co¬
me fa supporre il cartellino portato dal lectotypus di
longicrus ( cylindrinasus lapsus calami per cylindritu¬
bus ); la prova più convincente di quanto asserito sta
nel fatto che, contemporaneamente alle due specie
suddette, Desbrochers descrive per ben due volte an¬
che il parallelogrammus.
Descrizione del lectotypus — Lunghezza: mm 3,7.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione della metà
apicale del rostro, antenne, metà apicale delle elitre, ti¬
bie e tarsi bruno ferruginei; un poco visibili sul dorso
fra il rivestimento formato da squame coricate, strette,
in gran parte subpiliformi (lu/la 6-8), un poco più lar¬
ghe alla base del pronoto, agli omeri e soprattutto
sulfinterstria suturale e sull’addome (lu/la 4-5), ancor
più fini sulle strie (che sono poco visibili). Il loro colo¬
re è grigiastro e marrone, ad eccezione che lungo la li¬
nea mediana del pronoto, sulfinterstria suturale e
sull’addome dove sono bianche.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
molto lungo (Rlu/Plu 1,52) (fìg. 240). Funicolo anten¬
nale di 7 articoli, il 1° lungo 1,5 volte il 2°.
Protorace: trasverso, di forma subellittica (Pla/Plu
1,31), a lati fortemente curvilinei fin dalla base, con il
punto più largo fra terzo basale e terzo medio, forte¬
mente ristretto in prossimità dell’apice; pronoto sub¬
piano, striato-punteggiato. Elitre: subrettangolari, al¬
lungate (Elu/Ela 1,38; Ela/Pla 1,11), a lati subparalleli
nella metà anteriore, un poco convesse. Zampe: femo¬
ri medi e soprattutto posteriori dentati; 3° articolo dei
tarsi bilobato, decisamente più largo del 2°, appendici
ungueali lunghe circa i 2/3 dell’unghia.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
149
Variabilità: come longicrus ho classificato solamen¬
te 1 Ó etichettato «Teniet» (MP), con habitus del tutto
sovrapponibile a quello del lectotypus. Il rostro è, co¬
me ovvio, decisamente più corto, di forma analoga a
depressus ma più robusto, e i femori anteriori e le tibie
sono sprovvisti di particolari caratteri sessuali. L’edea-
go è molto simile a quello di africanus, ma è più lungo
e, visto di lato, decisamente meno arcuato. Rimane
chiaramente il dubbio che non si tratti della stessa
specie e sarà necessario esaminare es. dei due sessi
provenienti da una medesima località.
Note comparative — Differisce dalle altre due specie
del gruppo con pronoto striato-punteggiato per la for¬
ma completamente diversa del rostro, che è estrema-
mente lungo nella 9.
Geonemia — Tunisia, Algeria.
92. Tychius aurarius Boheman (Fig. 241, 272, 273, 346, 475,
552)
— aurarius Boheman, 1843, p. 300. Franz, 1942, p. 247; 1949, p. 265.
— cervicolor Desbrochers, 1875, p. 23; 1907, p. 51. Franz, 1942, p. 191
(n. syn.).
— hypaetrus var. akbesianus Pie, 1904, Echange, 20, p. 82 (n. syn.).
— cervinoaureus Desbrochers, 1907, p. 165; 1908, p. 50, 93 (n. syn.).
— mazurai Formanek, 1923, Wien. ent. Zeit., 40, p. 61. Franz, 1942,
p. 187 (n. syn.).
— suavis Ch. Brisout sensu Franz, 1942, p. 189, 251.
Diagnosis — Body elongate (length mm 2. 4-3.3).
Eye globose, strongly prominent. Scales on pronotum
transversally arranged. All femora toothed, with long
hairs on lower side forming a dense fringe on profe-
mur in male.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Anatolia
(Izmir), dei quali ho esaminato 1 es. (coll. Schònherr)
già visto da Franz (1949) ed etichettato «Smirne / Ty-
pus» (lectotypus qui designato). Franz ipotizza che la
specie possa essere una razza meridionale di polylinea¬
tus ed identica a globithorax , ma, come dimostrano
numerose particolarità fra cui la forma dell’edeago, il
taxon non ha nulla a che vedere con polylineatus.
Sinonimi — Desbrochers, che non conosceva l 'au¬
rarius, descrive il cervicolor nel 1875 (non nel 1908 co¬
me riportato nei Cataloghi) su es. di «Beyrouth e
Bethléem», dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Desbro¬
chers) etichettata «Beyrouth / Cervicolor 9 / type»
(lectotypus qui designato), che non mostra nessuna
sostanziale differenza dal lectotypus di aurarius.
Sempre Desbrochers nomina il cervinoaureus nel
1907 in una nota, dicendo che è sinonimo di polylinea¬
tus , ma non mi risulta che sia stato descritto in prece¬
denza. L’anno dopo, poi, mette tale specie in una ta¬
bella dicotomica delle specie vicine a polylineatus , se¬
parandola da quest’ ultima per la forma del protorace
(ed è il 1908 che considero anno di descrizione della spe¬
cie). Sotto tale nome in coll. Desbrochers ho esaminato
2 es. etichettati rispettivamente «Bethléem (scritto sotto
il cartellino dove è attaccato l’insetto) / Syrie / 9 / cervi-
no-aureus Db. / type» (è in realtà un Ó, lectotypus qui
designato) e «Syria / type» (9, paralectotypus). Anche ta¬
li es. non mostrano differenze dal lectotypus di aurarius.
DQÌYhypaetrus var. akbesianus ho esaminato 1 Ó
(coll. Pie ex Reitter) etichettato «Akbès / Tychius n.
sp.? / près hypaetrus Trn. / type / hypaetrus var. akbe¬
sianus Pie» (lectotypus qui designato). L’es. non ha
niente a che vedere con il depressus (di cui hypaetrus è
sinonimo), ma è del tutto identico al lectotypus di au¬
rarius.
Il mazurai è descritto su 2 es. del Caucaso (ó Baku e
Araxestal), esaminati in seguito da Franz (MPr).
’Autore conclude che i due es., caratterizzati princi¬
palmente dal protorace fortemente trasverso, sono
strettamente correlati con polylineatus : mentre il Ó po¬
trebbe essere una sua semplice varietà, la 9 potrebbe
anche appartenere ad un’altra specie da porre fra poly¬
lineatus e laticollis. Al Museo di Praga attualmente è
reperibile solamente la 9 (che designo lectotypus di
Fig. 278 — Distribuzione geografica di alcune specie del gruppo del T. depressus : • T. depressus ; ■ T. balcanicus; * T. africanus.
150
ROBERTO CALDARA
mazurai ), che non mostra nessuna differenza dai tipici
aurarius. Comunque, anche il d, stando alla descrizio¬
ne sia di Formanek che di Franz, dovrebbe essere au¬
rarius.
Franz (1942) classifica come suavis (specie descrit¬
ta su es. della Spagna caratterizzati, come detto da
Ch. Brisout, da squame larghe, ovali, frammiste sul¬
le elitre a squame piliformi e sinonimo di laticoìlis )
1 ó di Haifa (Israele) della coll. Stierlin, con rivesti¬
mento elitrale formato completamente da squame
piliformi. Ho esaminato tale es. che non è nienf al¬
tro che un aurarius , specie come detto studiata da
Franz solo in seguito (1949) e probabilmente in mo¬
do affrettato.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 7-3, 3.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di metà
apicale del rostro, antenne, tibie e tarsi bruno ferrugi¬
nei; visibili sul dorso fra il rivestimento formato da
squame strette, allungate, in massima parte subpilifor-
mi (lu/la 7-10), un poco più larghe sulfinterstria elitra¬
le e sull’addome (lu/la 6-8), ancora più fini sulle strie
(che sono poco visibili), coricate (solo alcune lieve¬
mente sollevate); sul pronoto esse sono disposte quasi
in senso trasversale, mentre sull’addome hanno l’api¬
ce sfrangiato. Il loro colore è grigiastro e marrone con
lievi riflessi metallici, ad eccezione che lungo la linea
mediana del pronoto, sulfinterstria suturale e sull’ad¬
dome, dove sono bianche.
Capo: occhi globosi, fortemente debordanti dalla
sua convessità. Fronte della larghezza del rostro alla
base. Rostro nel ó fìg. 241, nella Q di ugual forma ma
lievemente più lungo dall’inserzione delle antenne
all’apice, visto dall’alto a lati subparalleli (Rlu/Plu ó
0,77-0,9; 9 0,82-0,92). Funicolo antennale di 7 articoli,
il 1° lungo il doppio del 2°.
Protorace: trasverso, di forma subellittica (Pla/Plu
1,25-1,38), a lati fortemente curvilinei fin dalla base,
con il punto più largo fra terzo basale e terzo medio,
fortemente ristretto a forma di collo in prossimità
dell’apice, quasi piano sul dorso. Elitre: subrettangola¬
ri, allungate (Elu/Ela 1,39-1,46; Ela/Pla 1,06-1,17), a lati
subparalleli nei 2/3 basali, un poco convesse. Zampe:
tutti i femori dentati (i posteriori più acutamente), con
sottili e lunghi peli biancastri lungo la faccia inferiore
più evidenti sui femori anteriori del ó dove formano
una folta frangia; tibie inermi senza particolari caratte¬
ri sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato, decisamente
più largo del 2°, appendici ungueali grosse e lunghe
circa i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 272, 273, 346, 475.
Variabilità: a volte anche i tegumenti dei 2/3 poste¬
riori delle elitre sono rossastri. Il colore del rivesti¬
mento della parte superiore va dal grigio al marrone
unicolore, ferme restando le squame bianche sull’in-
terstria suturale, mentre la banda di squame bianche
sul pronoto può mancare. Di solito le squame del pro¬
noto sono un poco più scure di quelle elitrali, con più
o meno evidenti riflessi metallici; a volte, inoltre, sulle
interstrie dispari le squame sono più chiare che sulle
pari. Piuttosto variabile è anche il protorace per am¬
piezza dei lati, sebbene la forma rimanga costante.
Note comparative — Specie inconfondibile se si
considerano insieme le grosse dimensioni, gli occhi
fortemente globosi, la forma particolarmente trasver¬
sa del protorace con lati fortemente arrotondati e con
le squame del rivestimento dorsale disposte trasver¬
salmente, i femori dentati con lunghi peli sulla faccia
inferiore molto folti nel d, la caratteristica forma degli
organi genitali. A volte confuso nelle collezioni con il
laticoìlis , specie di altro gruppo, che possiede fra l’altro
alcune squame subovali frammiste alle strette sulle in¬
terstrie elitrali, cosa che non avviene in aurarius.
Geonemia — Grecia, Asia anteriore.
Materiale esaminato: 39 es. — Grecia: Macedonia:
Keretschkol (CD); Rodi: Fileremo (MMi). Turchia:
Bodrum (CL), Elazig-Gezin (CL), Eskisehir-Cukurbi-
sar (CO), Gedir (CL), Jamanhar (CL), Malatya (CL),
Namrun-Tarsus 1170 m (ME), Nigde (CL), Osmaniye-
Pass Gaziantep (MBa), Sucati (CL), Tekiz (CO).
URSS: Caucaso (MP); Armenia: Erevan-Djrvezh
(CK), Eupatoria (CK); Azerbajdzan: Lenkoran (MP);
Turkmenistan: Geok-Tepe (MP). Siria (MP): Akbés
(ME, MP), Aleppo (MP). Libano: Beyrouth (MP).
Israele: Haifa (ME).
93. Tychius lautus Gyllenhal
— lautus Gyllenhal, 1836, p. 403. Toumier, 1873, p. 267. Franz, 1942,
p. 194, 251; 1949, p. 264.
— ciliatus Gyllenhal, 1836, p. 405. Franz, 1949, p. 264.
— auricollis Gyllenhal, 1836, p. 420. Toumier, 1873, p. 459 (Pachy ty¬
chius). Caldara, 1978, p. 209 (n. syn.).
Diagnosis — Similar to aurarius except size smaller.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Tauria,
dei quali ho esaminato 3 99 (coll. Schònherr) etichet¬
tate «Tauria, Steven / Typus» (che designo rispettiva¬
mente lectotypus e paralectotypi). Un paralectotypus
differisce dagli altri 2 es. per i tegumenti tutti rossastri
e per il rostro un poco più corto.
Sinonimi — Anche ciliatus , come lautus , è descritto
su es. della Tauria (per l’esattezza «Tauria merid.»),
dei quali ho esaminato 2 dd (coll. Schònherr), senza
dubbio gli stessi già studiati da Franz (1949), perchè
ben corrispondenti a quello che tale Autore dice.
Franz, alla fine della sua analisi, pone dubitativamen¬
te la specie come sinonimo di lautus. In realtà, i due
es. non appartengono allo stesso taxon: infatti, mentre
l’es. indicato come «Paratypus» è sicuramente identi¬
co agli es. tipici di lautus , l’altro es. indicato come «Ty¬
pus» non è nient’altro che un quinquepunctatus e le
differenze fra i 2 es. riportate da Franz sono realmente
quelle che separano le due specie. Solo l’es. indicato
arbitrariamente come «Typus» porta un cartellino con
specificato «Tauria merid., Steven», come riportato da
Gyllenhal, mentre l’altro è etichettato unicamente
«Tauria, Steven», ma corrisponde meglio alla descri¬
zione originale e pertanto lo nomino lectotypus, cosa
che non modifica le conclusioni di Franz.
Di auricollis , descritto ancora su es. della Tauria, mi
sono già occupato in precedenza (Caldara, 1978) fis¬
sando il lectotypus e trasferendolo dal genere Pachyty-
chius , come considerato nei Cataloghi Junk e Winkler,
al genere Tychius , come descritto originariamente.
Gyllenhal riferisce che la specie è estremamente simi¬
le a lautus , ma ne differisce per la forma del rostro e
per i femori inermi. Ho riesaminato il lectotypus di au¬
ricollis e ho potuto constatare che esso non mostra
nessuna significativa differenza dal lectotypus di lau¬
tus. Probabilmente Gyllenhal ha paragonato i rostri
dei due sessi; inoltre, anche l’es. di auricollis ha i fe¬
mori posteriori con un dentino analogo a quello di
lautus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,25-2,6.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di parte apicale
del rostro, antenne, 2/3 posteriori delle elitre, tibie e
tarsi bruno ferruginei; ben visibili sul dorso fra il rive-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
151
stimento formato da squame coricate, in massima par¬
te strette (lu/la 5-7), grigio-brunastre con lievi riflessi
metallici, solo alcune alla base del pronoto, sullo sal¬
tello, sulfinterstria suturale e sull’addome sono più
larghe, subellittiche (lu/la 3-5), biancastre. Sul prono¬
to squame disposte in massima parte trasversalmente;
strie elitrali un poco visibili, con una serie di squame
più sottili di quelle delle interstrie.
Capo: occhi debordanti dalla sua convessità. Fronte
della larghezza del rostro alla base. Rostro come in au-
rarius (fìg. 241) (Rlu/Plu (5 0,86-0,9; 9 0,92-0,95). Funi¬
colo antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e lungo 2
volte il 2°.
Protorace: trasverso, subellittico (Pla/Plu 1,26-1,34),
a lati dilatati e curvilinei fin dalla base, con il punto
più largo fra terzo basale e terzo medio, ristretto bru¬
scamente in prossimità dell’apice, debolmente con¬
vesso superiormente. Elitre: solo lievemente più lar¬
ghe del protorace, poco allungate (Elu/Ela 1,35-1,44;
Ela/Pla 1,14-1,17), a lati subrettilinei nella metà basale
dove è situato il punto più largo, poco convesse. Zam¬
pe: femori posteriori dentati, gli anteriori nel ó con
una grossa frangia di peli; tibie senza particolari carat¬
teri sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato, decisamente
più largo del 2°, appendici ungueali lunghe i 2/3
dell’unghia.
Organi genitali: come in aurarius (fìg. 272, 273, 346,
475).
Variabilità: i pochi es. della specie da me esaminati
hanno mostrato lievi differenze nella curvatura delle
elitre, che possono avere il punto più largo alla metà.
Note comparative — Taxon strettamente imparenta¬
to con aurarius , dal quale, nel complesso (data la di¬
screta variabilità di quest’ultima specie), differisce es¬
senzialmente per le piccole dimensioni. È sicuramen¬
te necessario l’esame di altro materiale prima di poter¬
ne definire in modo soddisfacente la posizione sistema¬
tica. È da notare, inoltre, che di Geok-Tepe ho esamina¬
to un es. riferibile a lautus ed uno riferibile ad aurarius.
Geonemia — Repubbliche Russe sud-occidentali.
Materiale esaminato: 8 es. — Ucraina: Crimea
(ME); Sebastopoli (MP). Dagestan: Kisljar-Nowyi
Birjusjak (MB). Turkmenistan: Geok-Tepe (MP).
Tauria (MS, MVi).
Grappo del Tychius seriepilosus
Diagnosis — Spermatheca hook-shaped, prominen-
ce at base of ductus narrow or absent. Median lobe of-
ten short and asymmetrical at apex. Rostrum short,
slightly sexually dimorphic, often with suberect brist-
les around antennal insertion. Elytra elongate, usually
subrectangular, rarely elliptical.
Discussione — Nessuno dei suddetti caratteri è di¬
stintivo del gruppo e nessuna specie presenta contem¬
poraneamente tutti i caratteri esposti. Nonostante ciò,
le varie specie sembrano correlate l’una con l’altra in
una sequenza tale da non lasciare soluzione di conti¬
nuità. Per esempio, depauperatus è decisamente simile
a mozabitus per tipo di rivestimento e forma del rostro,
che ha in comune anche con seriepilosus , festivus e
oschianus, ma gli organi genitali sono decisamente dif¬
ferenti. D’altro lato, elegans, atlasicus ed elongatulus
hanno aspetto e forma del rostro identici a quelli delle
suddette specie e anche gli organi genitali sono simili,
ma il rivestimento dorsale è formato per la massima
parte da squame strette. Sono, comunque, le affinità
nella forma degli organi genitali che mi hanno convin¬
to a riunire, per il momento, le varie specie del gruppo,
che rimane difficile correlare con gli altri gruppi. La
forma degli organi genitali sembra affine a quella di bi¬
colore specie vicine (gruppo dello stephensi ), mentre il
rivestimento, per esempio di seriepilosus , è analogo a
quello di numerose specie del gruppo dell ’intrusus,
così come il rostro è simile (per forma e per la presen¬
za di setole corte) a quello di hiekei (sempre del grup¬
po del Yintrusus). Per quanto riguarda le piante ospiti,
le poche note con sicurezza appartengono alle tribù
Loteae e Coronilleae fra loro correlate. Si hanno poi le
segnalazioni, che necessitano di conferma, del moza¬
bitus raccolto su Retama ( Genisteae ) e del fuscipes rac¬
colto su Hedysarum ( Hedysareae ). Ritengo che in que¬
sto gruppo sarà proprio la maggiore conoscenza delle
piante ospiti che potrà permettere di chiarire la reale
origine monofiletica delle specie.
94. Tychius seriepilosus Toumier (Fig. 252, 253, 317, 318,
354, 479, 559)
— seriepilosus Tournier, 1873, p. 460.
— seriesquamosus Desbrochers, 1875, p. 24 (n. syn.).
— biskrensis Faust, 1885, Beri. ent. Zeit., 29, p. 240. Franz, 1942,
p. 243, 248 (n. syn.).
— indutus Desbrochers, 1898, p. 23; 1908, p. 46 (n. syn.).
— subpaleatus Desbrochers, 1908, p. 46. Franz, 1942, p. 253. (n. syn.).
— vestitipennis var. uniformis Pie, 1925, Echange, 41, p. 10 (n. syn.).
— immistus Hoffmann, 1957, p. 54 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, seta-
like, brownish scales and wide, elliptical, whitish sca-
les. The wide scales intermingled with narrow scales
also on disc of pronotum. Each elytral interspace uni-
formly covered with wide scales in doublé rows and
elongate scales in single median row. Rostrum with
suberect setae around antennal inserction. Claw with
short basai process.
Serie tipica — Descritto su es. dell’Egitto, dei quali
ho esaminato 1 9 (coll. Pie ex Tournier) etichettata
«Haute Egypte; type» (lectotypus qui designato).
Sinonimi — Il seriesquamosus viene descritto su es.
della Siria (Le Caire, M. de la Brulerie), dei quali ho
esaminato 1 ó (coll. Desbrochers) etichettato «Le Cai¬
re (sotto il cartellino su cui è attaccato l’insetto) / Syrie
/ seriesquamosus / type» (lectotypus qui designato).
Differisce dal lectotypus di seriepilosus esclusivamen¬
te per le maggiori dimensioni, che comunque rientra¬
no decisamente nei limiti della specie.
Del biskrensis ho esaminato 1 syntypus Ó (coll.
Faust) etichettato «Biskra, Bonnaire / biskrensis Faust
/ typus» (lectotypus qui designato). DoXY indutus , de¬
scritto una prima volta nel 1898 ( industus err.) e poi nel
1908 sempre su es. della Tunisia (Kebilli), ho esamina¬
to 1 <2 e 1 9 (coll. Desbrochers), portati sullo stesso
spillo, etichettati «Kebilli, Tunisie, ó 9, Normand / in¬
dutus m. / type» (ó lectotypus e 9 paralectotypus qui
designati). Per entrambe le specie vale quanto detto
per il seriesquamosus.
Il subpaleatus è descritto su es. óó della Tunisia, dei
quali ne ho esaminato uno (coll. Desbrochers) eti¬
chettato «Tunisie (sotto il cartellino sul quale è incol¬
lato l’insetto) / subpaleatus m.» (lectotypus qui desi¬
gnato). Anch’esso differisce dal lectotypus di seriepilo¬
sus solo per le maggiori dimensioni.
Pie descrive la var. uniformis del vestitipennis su es.
di Biskra con le parole «... quelques squamules jau-
nes mélangées aux squamules blanches propres à la
forme typique». L’incongruenza fra nome della varie-
152
ROBERTO CALDARA
tà e descrizione mi è stata chiarita dall’esame di un
sintipo ó (coll. Pie) etichettato «Algérie, Biskra / v.
inuniformis Pie / decrit sous le nom uniformisi (lecto-
typus qui designato). Anche in questo caso si tratta di
un es. identico ai tipici seriepilosus.
Vimmistus è descritto su 2 es. (secondo Hoffmann
ó e 9) della Tunisia, da me esaminati nella coll.
dell’Autore. In realtà, si tratta di 2 99 etichettate la la
«Ó1 / Zarzis (Tunisie), 6-44, R. Demoflys / 24 / Tychius
immistus m., A. Hoffmann det. / type» e la 2a «9 / T.
Gabès print. 1949, Demoflys / 24 / Tychius immistus
m., A. Hoffmann det. / Paratype». Il primo es. è per¬
fettamente identico al lectotypus del seriepilosus , il se¬
condo ne differisce solo per le maggiori dimensioni.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,65-2,4.
Tegumenti: ferruginei, ad eccezione di protorace,
parte superiore della testa, metà basale del rostro, ba¬
se delle elitre e addome nerastri; nascosti quasi com¬
pletamente da squame fitte, coricate, di varia forma e
colore: sulla testa e sul rostro fino all’inserzione delle
antenne subpiliformi (all’inserzione delle antenne al¬
cune squame setoliformi sollevate), cretacee e bian¬
castre; sul pronoto piliformi (lu/la 5-7), di colore ra¬
mato 0 dorato, più numerose sul disco, e larghe, ovali
o subellittiche (lu/la 2-3), di colore biancastro, più fìtte
ai lati e lungo la linea mediana; sulle elitre squame lar¬
ghe, di forma ellittica o subovale (lu/la 2-3), fìtte, cori¬
cate, in parte embricate, di colore cretaceo e bianca¬
stro, formano due serie abbastanza regolari divise da
una serie di squame piliformi (lu/la 5-8) di colore bru¬
no 0 cretaceo con lievi riflessi metallici, lievemente
sollevate; strie con una serie di squame piliformi anco¬
ra più strette e poco numerose. Parte inferiore del cor¬
po e femori ricoperti fittamente da squame ellittiche 0
subovali, biancastre.
Capo: occhi solo lievemente debordanti dalla sua
convessità. Rostro tozzo (fìg. 252, 253), visto dall’alto
un poco più largo alla base che all’apice (Rlu/Plu <3
0,7-0,75; 9 0,73-0,85). Funicolo antennale di 7 articoli,
1° articolo decisamente più grosso degli altri e circa 2
volte e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: poco trasverso (Pla/Plu 1,08-1,22), a lati
poco arrotondati soprattutto nella parte basale, con il
punto più largo alla metà, superiormente un poco con¬
vesso. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,45-1,6; Eia/
Pia 1,25-1,35), a lati subparalleli nei 2/3 anteriori, sub¬
piane sul disco. Zampe: femori anteriori con dentino
piccolissimo (più evidente ai femori posteriori), senza
particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3° arti¬
colo dei tarsi più largo del 2° in modo evidente, appen¬
dici ungueali piccole, solo 1/3 della lunghezza delle
unghie.
Organi genitali: fìg. 317, 318, 354, 479.
Variabilità: per quanto riguarda il rivestimento del¬
la parte superiore, si hanno variazioni nel colore delle
squame elitrali, che va da nocciola a grigiastro con
maggiori o minori riflessi metallici, a volte con le in-
terstrie elitrali dispari ricoperte da squame un poco
più chiare. Varia, inoltre, il numero delle squame lar¬
ghe sul disco del pronoto, le quali possono formare tre
fasce longitudinali, una centrale stretta e due laterali
più larghe, ben evidenti. A volte il protorace ha lati
subrettilinei nella metà basale 0 più curvilinei di come
descritto, la stessa cosa vale per la curvatura delle eli¬
tre seppure in modo meno evidente.
Note comparative — Molto simile a oschianus e fe-
stivus, con i quali ha in comune anche la forma
dell’edeago con lobo mediano a lati asimmetrici. Il fu¬
nicolo antennale con 7 articoli è la differenza più im¬
mediata da queste specie.
Geonemia — Nord Africa, Regione siriaco-palesti-
nese.
Materiale esaminato: 75 es. — Algeria: Biskra (CP,
MD, MMi, MP), E1 Milia (MP). Tunisia: Bou Hedma,
Parco Nazionale (CP), E1 Hamma du Djérid (CP), Ga¬
bès (CP, MP), Kairouan-Haffouz (CP), Kebili (MP),
Kebili-oued Radouane (CP), Radis (MP), Tamegza
(CO, MG), Tozeur (CP), Zarzis (MP). Libia: Bengasi
(MMi). Egitto (MP): Alessandria (MMi), Barrage
(MMi), E1 Borg-Mariat (MP), Hanamdieh (MW),
Heliopolis (MP), Heluan (MMi), Il Cairo (MG),
Kirdassah (MMi), Marg (MP), Mergheb (MP), Rou-
te Suez (MW). Israele: Sederot (MBa), Palestina-
Hammam Zara (MB). Giordania: Schaubak (CFri).
Siria (MP).
95. Tychius oschianus Faust (Fig. 319, 320, 480)
— oschianus Faust, 1885, p. 185.
— distans Faust, 1885, p. 186. Franz, 1942, p. 246 (n. syn.).
Diagnosis — Elytral interspaces with greyish, lan¬
ceolate scales in uneven doublé rows and brownish,
setalike scales in single median rows. The wide scales
covering mediobasal portion and sides of pronotum
only. Rostrum with suberect setae around antennal
insertion. Antennal funicle of six articles. Prothorax
slightly transverse, pronotum flattened.
Serie tipica — Specie descritta su un’unica o di Osch
(leg. Kuschakewitsch), da me esaminata (coll. Faust).
Sinonimi — Faust descrive il distans subito dopo
Yoschianus su óó sempre di Osch, sebbene esprima
molti dubbi sulle reali differenze fra le due specie oltre
a quelle ovvie sessuali. Ho esaminato 2 sintipi della spe¬
cie (coll. Faust), etichettati «d, Osch, Kuschak. / type»
(lectotypus qui designato) e «Osch, Kuschakew. / type»
(paralectotypus), ed in effetti non esiste nessuna dif¬
ferenza degna di nota fra questi e l’holotypus di
oschianus.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,95-2,5.
Tegumenti: neri, ad eccezione di rostro dall’inser¬
zione delle antenne, antenne, elitre almeno nei 2/3
apicali e zampe ferruginei; sul dorso ricoperti fitta¬
mente da squame di due forme e colori differenti:
strette, subrettangolari (lu/la 4-6), di colore nocciola
con lievi riflessi metallici, e più larghe, di forma lan¬
ceolata o subellittica (lu/la 2,5-4), grigiastre. Testa e
rostro sono rivestiti dalle squame strette; sul pronoto
le squame strette ricoprono il disco, mentre le larghe
formano due fasce laterali ed una centrale più stretta
(solitamente poco evidente); sulle elitre le squame lar¬
ghe sono coricate, parzialmente sovrapposte e siste¬
mate in due serie abbastanza regolari su ogni inter-
stria (di colore un poco più chiaro lungo l’interstria su¬
turale), divise da una serie di squame lievemente sol¬
levate, strette, setoliformi, queste ultime ricoprono
anche le strie. Parte inferiore fittamente ricoperta da
squame larghe, subellittiche, biancastre.
Capo: occhi lievemente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte della larghezza del rostro alla base. Ro¬
stro come in seriepilosus (fìg. 252, 253) (Rlu/Plu Ó
0,73-0,8; 9 0,75-0,92). Funicolo antennale di 6 articoli,
il 1° più grosso e circa una volta e mezzo più lungo del 2°.
Protorace: poco tasverso (Pla/Plu 1,1-1, 2), a lati un
poco curvilinei dalla base all’apice dove formano una
lieve sinuosità, con il punto più largo alla metà, poco
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
153
convesso sul dorso. Elitre: allungate, di forma subret¬
tangolare, con i lati subparalleli nei 2/3 basali, poco
convesse (Elu/Ela 1,4-1, 6; Ela/Pla 1,27-1,4). Zampe: fe¬
mori subdentati, soprattutto i posteriori, senza parti¬
colari caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo
dei tarsi più largo del 2° in modo evidente, appendici
ungueali piccole e sottili, lunghe circa 1/3 dell’unghia
stessa.
Organi genitali: lobo mediano fig. 319, 320; sper-
mateca come in festivus (fig. 355), spiculum ventrale
fìg. 480.
Variabilità: specie nel complesso abbastanza co¬
stante; le maggiori variazioni si hanno nella larghezza
delle squame più strette che rivestono soprattutto il
disco del pronoto e nella curvatura dei lati del protora¬
ce più o meno accentuata.
Note comparative — Strettamente imparentato con
festivus , dal quale a volte si separa con un po’ di diffi¬
coltà. Oltre ai caratteri riportati in tabella, è da tenere
presente che in oschianus le elitre sono sempre rettan¬
golari e piane sul disco (mentre in festivus spesso sono
ellittiche, con omeri poco sporgenti e convesse sul di¬
sco). La forma del lobo mediano dell’edeago e dell’80
segmento addominale della 9 sono sempre discrimi¬
nanti.
Geonemia — Turkmenistan.
Materiale esaminato: 14 es. — Turkmenistan (MBru,
ME, MMi, MP): Kashgar (MP), Margelan (ME), Osch
(MD).
96. Tychius festivus (Faust) n. comb. (Fig. 321, 322, 355,
561)
— festivus (Faust, 1884), Stett. ent. Zeit., p. 468 ( Miccotrogus ).
Desbrochers, 1898, p. 22 {Miccotrogus). Franz, 1942, p. 246 {Micco¬
trogus).
— paleolatus Desbrochers, 1895, p. 66. Franz, 1942, p. 245, 257
(n. syn.).
— lederi (Pie, 1902), p. 147 {Miccotrogus) (n. syn.).
— convexiusculus Desbrochers, 1908, p. 43 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on dorsum of elongate, seta-
like, brownish (white only along midiine of prono-
tum) scales and wide, subelliptical, white scales. The
wide scales often covering disc of pronotum also and
either uniformly all elytral interspaces or only inter-
spaces 1, 4, 5, 6 and 7 in doublé uneven rows with a
single median row of elongate scales. Rostrum with
suberect setae around antennal insertion. Antennal
funicle of six articles. Pronotum convex. Elytra elon¬
gate, elliptical or rectangular.
Serie tipica — Specie descritta su es. del Turkestan
(Astrachan) come avente funicolo antennale di 6 arti¬
coli e successivamente posta fra le specie a 7 articoli da
Desbrochers, sulla base di un es. ricevuto da Reitter.
Franz, dopo l’esame di 1 syntypus della coll. Stierlin,
conferma come esatta l’opinione originale di Faust,
cosa che ho potuto anch’io constatare, poiché, oltre a
tale es., una 9 etichettata «Astrachan, Faust / festivus
Faust / Syntypus / Miccotrogus festivus Faust, Penecke
det. / coll. Stierlin», ho esaminato altri 2 syntypi (coll.
Faust), rispettivamente 1 ó e 1 9 portati su uno stesso
spillo ed etichettati «Astrachan, Faust / festivus Faust
/ type» (nomino il ó lectotypus). L’es. della coll. Stier¬
lin varia a prima vista dagli altri due per una forma più
larga, per il pronoto con una banda mediana di squa¬
me bianche più larga e per un maggior numero di
squame larghe sulle elitre.
Sinonimi — Il paleolatus è descritto su es. della Rus¬
sia meridionale (senza più precisa indicazione), dei
quali ho esaminato 1 9 (coll. Desbrochers) etichettata
«Russie m. / paleolatus (m.), R.m.» (lectotypus qui de¬
signato); essa corrisponde perfettamente alla descri¬
zione di Desbrochers, se si eccettua il fatto che il funi¬
colo antennale ha 6 articoli e non 7, e differisce dal lec¬
totypus di festivus solo per un maggior numero di
squame larghe sia ai lati del protorace che sulle elitre.
È da notare che Franz riferisce di non aver reperito
sintipi di paleolatus nella coll. Faust, ma solo 1 es. in¬
determinato di Sarepta con funicolo antennale di 7 ar¬
ticoli, a suo avviso abbastanza corrispondente alla de¬
scrizione originale. Purtroppo non sono riuscito ad
esaminare tale es., ma sempre nella coll. Faust vi sono
2 es. 99 (una delle quali senza testa) di Astrachan con
un cartellino di Faust con scritto «Astrachan, Faust /
Tych. paleolatus von Desbr. determ. / type», anche que¬
sti perfettamente identici al lectotypus di festivus (in real¬
tà, visto il cartellino con scritto «type», potrebbero
anch’essi appartenere alla serie tipica di festivus ).
Il lederi è descritto su es. dell’Armenia senza più
precise indicazioni. Ho esaminato un syntypus 9 (coll.
Tournier) etichettato «Caucasus, Armen. Geb., Le¬
der. Reitter / type / Mie. lederi Pie / type» (lectotypus
qui designato). Tale es. è identico al paralectotypus di
festivus della coll. Stierlin.
Il convexiusculus è descritto su es., che Desbrochers
dice óó, del Caucaso (leg. Becker); l’es. che ho esami¬
nato (coll. Desbrochers), etichettato «Becker, Caucase
/ convexiusculus m., Fr. 08 / type» (lectotypus qui desi¬
gnato), è in realtà 1 9 e differisce dal paralectotypus di
festivus della coll. Stierlin solo per il protorace meno
trasverso e meno globoso. Il nome convexiusculus era
comunque già stato usato per un’altra specie dallo
stesso Desbrochers (1875) (syn. di striatulus).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,9-2, 5.
Tegumenti: ferruginei, un poco visibili sulla parte
dorsale ricoperta abbastanza fittamente da squame
coricate di due forme e colori differenti: strette, ret¬
tangolari o setoliformi, brune con riflessi ramati e
bianche (queste ultime frammiste alle brune su testa e
metà basale del rostro e formanti una fascia longitudi¬
nale mediana sul pronoto), prevalenti sul pronoto, e
più larghe, ellittiche 0 sublanceolate (lu/la 2-4), bian¬
che, ricoprenti la testa, i lati del pronoto (solo qualcu¬
na si trova isolata sul disco) e le interstrie elitrali (in
particolar modo la, 4a, 5a, 6a e T interstria), disposte per
la maggior parte in modo confuso, solo parzialmente
in 2 serie separate da una serie di squame piliformi;
strie non distinguibili, con una serie di squame pilifor¬
mi brune. Femori ricoperti da squame bianche sia su¬
bellittiche che subpiliformi. Parte inferiore ricoperta
da squame bianche, larghe, subellittiche.
Capo: occhi non debordanti dalla sua convessità.
Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro co¬
me in seriepilosus (fìg. 252, 253) (Rlu/Plu ó 0,67-0,76;
9 0,76-0,84). Funicolo antennale di 6 articoli, 1° artico¬
lo grosso e circa 2,5 volte più lungo del 2°.
Protorace: globoso (Pla/Plu 1,06-1,2), a lati distinta-
mente curvilinei dalla base, con il punto più largo alla
metà, ristretto con una lieve sinuosità all’apice, con¬
vesso sul dorso. Elitre: oblunghe (Elu/Ela 1,34-1,48;
Ela/Pla 1,16-1,3), a lati curvilinei fin dalla base, con
omeri poco salienti e con il punto più largo alla metà,
discretamente convesse. Zampe: femori posteriori
subdentati, gli altri inermi, senza particolari caratteri
sessuali come pure le tibie; 3° articolo dei tarsi più lar¬
go del 2° in modo evidente, appendici ungueali lunghe
circa la metà dell’unghia stessa.
154
ROBERTO CALDARA
Organi genitali: lobo mediano fìg. 321, 322; sperma-
teca fig. 355, spiculum ventrale come in seriepilosus
(fìg. 479).
Variabilità: la descrizione si addice al lectotypus
della specie, la quale mostra una variabilità marcata
(anche fra individui della stessa popolazione) per
quanto riguarda la forma generale, come già sottoli¬
neato nella trattazione degli es. della serie tipica e dei
sinonimi. Il protorace solitamente ha lati ben arroton¬
dati ed è convesso sul dorso, ma può anche presentar¬
si più quadrato con regione discale quasi appiattita.
Anche le elitre variano per convessità (nei casi ove
questa è più marcata ricordano quelle dello junceus ),
ma soprattutto per larghezza, e gli omeri a volte sono
più salienti. Variabile è anche il rivestimento: sul prono¬
to la fascia mediana bianca va da molto larga a solo ac¬
cennata e a volte è formata da squame larghe; sulle elitre
le squame larghe possono anche arrivare ad occupare in¬
teramente le interstrie elitrali, mentre più frequente¬
mente ne lasciano libero un largo tratto, soprattutto a li¬
vello della metà anteriore di 2a, 3a e 4a interstria. Molte
variazioni sono già presenti in individui di una stessa po¬
polazione, ma ovviamente diventano ancora più evidenti
fra le varie popolazioni esaminate (per lo più rappresen¬
tate da pochissimi individui) in complesso decisamente
eterogenee; per quanto riguarda la distribuzione geogra¬
fica, gli esemplari del Turkestan, Iran nord-orientale, Af¬
ghanistan e Pakistan hanno le elitre particolarmente al¬
lungate, a lati paralleli, le squame larghe sono molto nu¬
merose anche sul disco del pronoto, mentre edeago e ro¬
stro non mostrano differenze dagli altri es.. Si tratta, co¬
munque, di una specie che necessita di ulteriore studio,
per meglio definire il grado di polimorfismo.
Note comparative — Specie spesso difficile da deter¬
minare per la sua marcata variabilità, che mi ha co¬
stretto ad inserirla più volte in parti diverse della tabel¬
la dicotomica, alla quale rimando per le differenze con
le specie vicine.
Geonemia — Asia centro-occidentale.
Materiale esaminato: 56 es. — Turchia: Ankara-El-
mada, m 1600 (CC), Bos-Dagh (MMo), Eski-Tshehir
(MBu, MMo), Gumushane-Bayburt, m 1200 (CO),
Kayseri (CL), Mogan Golu (MPr), Tekir (CO), Yilan-
dag (CL). URSS: Rep. Russa: Astrachan (MD, ME),
Sarepta (MD); Armenia (MP): Araxesthal (MP),
Bakhtshalar (CK), Erevan (CK), Sovietashen (CK);
Azerbajdzan: Kirovabad (CK); Kazakhstan: Ala-Tau,
Alma Ata, Medeo m 2500 (CFo); Turkmenistan (MP).
Iran: Kazerun, m 1300 (MPr), Fariman-Nesched
(ME). Afghanistan: Maimana (MP). Pakistan: Rawal-
pindi-Kanatti Chak (MMo).
97. Tychius mozabitus Pie (Fig. 323, 324, 353, 481, 560)
— mozabitus Pie, 1898, Misceli, ent., 6, p. 4.
— chevrolati (Faust, 1885) (non Tournier, 1873), Beri. ent. Zeit. 29,
p. 241 ( Miccotrogus ) (n. syn.).
— mesopotamicus Desbrochers, 1908, p. 42 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on dorsum dense, complete-
ly concealing integument. Scales wide, elliptical, and
setalike. The wide scales are more numerous on pro-
notum, disc included, and on elytra, concealing striae
and arranged in doublé or triple confused rows on
each interspace. The setalike scales are evenly arran¬
ged in single median row on each interspace. Rostrum
with suberect setae around antennal insertion. Anten-
nal funicle of six articles. Tarsal article 3 slightly wider
than article 2, claw with very short basai process.
Serie tipica — Descritto su es. di Ghardaia (Algeria),
dei quali ho esaminato 1 Ó (coll. Pie) etichettato
«Ghardaia, 7 mai 95 / type / T. mozabitus Pie» (lectoty¬
pus qui designato).
Sinonimi — Faust descrive lo chevrolati come Micco¬
trogus ; data la sinonimia di questo genere con Tychius
ed esistendo già un Tychius chevrolati Tournier (1873),
il nome di Faust non può essere utilizzato. Pertanto,
poiché i 5 syntypi di questa specie da me esaminati,
1 ó e 3 99 (coll. Faust) etichettati «Biskra, Bonnaire /
chevrolati Faust / type» (nomino il ó lectotypus) e 1 ó
(coll. Heyden) etichettato « Miccotrogus chevrolati
Faust, Biskra, Faust / 31 / Syntypus», sono identici al
lectotypus di mozabitus , è questo il nome che la specie
deve assumere.
Il mesopotamicus è descritto su es. óó della Meso-
potamia, dei quali ne ho esaminato uno (coll. Desbro¬
chers) etichettato « mesopotamicus , Fr. 08 / type» (lec¬
totypus qui designato). Non esistono differenze degne
di nota dal lectotypus di mozabitus.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,5-2,25.
Tegumenti: bruno-rossastri (protorace e addome
un poco più scuri della parte rimanente), compieta-
mente nascosti dal rivestimento fittissimo: capo e ro¬
stro ricoperti da squame rettangolari e subellittiche
(lu/la 4-6) fino alfinserzione delle antenne, dove vi
sono alcune lunghe squame setoliformi sollevate ben
visibili guardando il rostro di lato; pronoto con squa¬
me coricate, larghe, subellittiche (lu/la 3-4), un poco
sovrapposte, e strette, piliformi (lu/la 6-8), meno nu¬
merose e frammiste alle altre; interstrie elitrali rico¬
perte da squame coricate e sovrapposte, larghe, subel¬
littiche (lu/la 3-5), disposte in serie molto irregolari e
ricoprenti completamente le strie, e in minor numero
setoliformi, più strette (lu/la 5-7), formanti una serie
centrale; parte inferiore e femori ricoperti da squame
larghe subellittiche, tibie da squame subpiliformi. Il
colore delle squame larghe è grigio-bruno sulla parte
superiore, più chiaro lungo la linea mediana e i lati di
pronoto ed elitre (biancastre agli omeri), e bianche
sullo scutello e inferiormente; quelle piliformi sono
rossastre con lievi riflessi metallici.
Capo: occhi piani, non debordanti dalla sua conves¬
sità. Rostro come in seriepilosus (fig. 252, 253) (Rlu/
Piu ó 0,67-0,75; 9 0,7-0, 8), con lunghe setole sollevate
a livello dell’inserzione delle antenne. Antenne corte,
funicolo di 6 articoli, T articolo molto più grosso degli
altri e circa 2,5 volte più lungo del 2°.
Protorace: poco trasverso, di forma rettangolare
(Pla/Plu 1,08-1,2), a lati solo lievemente curvilinei fin
dalla base, con il punto più largo alla metà, subpiano
superiormente. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela
1,45-1,6; Ela/Pla 1,2-1,32), a lati subparalleli nei 2/3
anteriori, subpiane sul disco. Zampe: femori poste¬
riori con un abbozzo di dente smussato, gli anterio¬
ri senza particolari caratteri sessuali così come le ti¬
bie; 3° articolo dei tarsi bilobato e più largo del 2°,
appendici ungueali molto piccole, attaccate all’un¬
ghia per ampio tratto e lunghe circa 1/3 dell’unghia
stessa.
Organi genitali: fìg. 323, 324, 353, 481.
Variabilità: specie nel complesso abbastanza co¬
stante per forma generale, tipo e colore del rivesti¬
mento; le squame larghe variano un poco per lun¬
ghezza e possono essere debolmente solcate longitu¬
dinalmente, il loro colore varia dal grigio-biancastro al
brunastro più 0 meno uniforme. Il protorace può ave¬
re lati più curvilinei di come descritto, la stessa cosa
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
155
vale per le elitre, che possono assumere una forma
subellittica.
Note comparative — Facilmente distinguibile dalle
specie vicine ( oschianus , festivus, seriepilosus ) per il
particolare rivestimento delle elitre, fittissimo (affine
solo a quello di depauperatus ), tale da nascondere
completamente le strie, e per la forma generale stretta.
L’edeago è molto simile a quello di festivus, ma il lobo
mediano ha la parte apicale simmetrica; molto caratte¬
ristica è anche la spermateca, sebbene risulti evidente
la sua similarità con quelle delle altre specie vicine so¬
pranominate.
Geonemia — Nord Africa, Asia anteriore.
Materiale esaminato: 61 es. — Algeria: Algeri (MP),
Amguid (MP), Biskra (MB, MD, ME, MMi, MP),
Ghardaia (MP), Laghouat (ME, MP), Tourha (MP).
Tunisia: Bou Hedma, Parco Nazionale (CP), Nefta
(MP). Egitto (ME, MP): Heluan (MMi), Meadi-Cairo
(MBa, MMi), Wadi el Ghedeirat-Nord Sinai (MW),
Wadi Hoff (MW). Israele: Negev (MBu). Giordania:
Wadi Schaib (CFri). Iraq: Mesopotamia (MP). Iran:
Ghasre-Ghand (MPr), Monti Kuh-e Geno, m 600-
1000 (MPr).
Note biologiche — L’es. di Nefta risulta raccolto su
Retama raetam (Forsk.) Webb. (Peyerimhoff).
98. Tychius depauperatus Wollaston (Fig. 315, 316, 359,
482, 562)
— depauperatus Wollaston, 1864, Cat. canar. Col., p. 303.
— chobauti Desbrochers, 1895, p. 61; 1908, p. 47 (n. syn.).
— fulvescens Desbrochers, 1898, p. 23 (n. syn.).
— subdentatus Pie, 1922, Bull. Soc. r. Ent. Egypte, 15, p. 103 (n. syn.).
— vestitipennis Pie, 1925, Echange, 41, p. 10. Franz, 1942, p. 249
(n. syn.).
Diagnosis — Pronotum without broad scales on
disc. Elytral interspaces uniformly covered with wide,
greyish-brown scales, which are broadly imbricated
and arranged in doublé or triple confused rows, and
with elongate, brownish scales in single median rows.
Rostrum with suberect setae around antennal inser-
tion. Prothorax transverse. Leg short, metafemur
toothed, profemur in male with short fringe of scales,
claw with short basai process. Median lobe elongate,
pointed at apex.
Serie tipica — Descritto su 1 Ó e 1 Q delle isole Cana¬
rie (Fuerteventura). Ho esaminato la 9 (coll. Wolla¬
ston) etichettata «Type / Tychius depauperatus Woll.,
type» (lectotypus qui designato). Si tratta di un es. con
rivestimento piuttosto rovinato, perchè mancano qua¬
si completamente le squame sul disco del pronoto e
sull’elitra destra; comunque, la parte che rimane è più
che sufficiente per un adeguato esame.
Sinonimi — Il chobauti è descritto una prima volta
nel 1895 e quindi nel 1908 su 2 óó di Biskra, da me esa¬
minati ed etichettati «Biskra, Mai 1894, Dr. A. Cho-
baut» e poi il primo (coll. Desbrochers) anche « cho¬
bauti m., type» (lectotypus qui designato) e l’altro
(coll. Chobaut) «chobauti m. / Tychius chobauti Db.,
Frelon XVI 1907 (sic!), p. 47, type» (paralectotypus).
Non esiste alcuna differenza dal lectotypus di depau¬
peratus.
Il fulvescens è descritto sempre su es. dell’Algeria
(Laghouat, Dr. Chobaut), dei quali ho esaminato 1 9
(coll. Desbrochers) etichettata «fulvescens Db. i.l. / ty¬
pe» (lectotypus qui designato). Anche in questo caso
non esiste nessuna differenza dal depauperatus. 1 ó
della coll. Pie etichettato «Ghardaia / type / fulvescens
m. ó (scritto da Desbrochers) / type» è in realtà un es.
di mozabitus Pie, il cui tipo proviene dalla medesima
località.
Pie descrive il subdentatus su es. dell’Egitto, dei
quali ho esaminato 1 ó nella coll. dell’Autore, etichet¬
tato «Flemming 19.5.14 / coll. Alfieri, Egypte / type /
Tychius subdentatus Pie / type» (lectotypus qui desi¬
gnato) e assolutamente identico al lectotypus di de¬
pauperatus.
Infine, il vestitipennis è descritto dell’Algeria (Tag-
dempt). Ho esaminato 1 sintipo ó (coll. Pie), che porta
l’etichetta della località scritta in modo quasi indeci¬
frabile (dovrebbe trattarsi, a mio parere, di Laghouat
letto in modo errato da Pie) ed inoltre «Tychius incon-
nu / type / Tychius vestitipennis n. sp. / type» (lectoty¬
pus qui designato). Franz stabilisce la sinonimia fra
questa specie e biskrensis in modo erroneo, ma non
per sua colpa; infatti, sicuramente ha ricevuto in esa¬
me da Pie non questo es., ma il tipo di vestitipennis var.
uniformis, che è giustamente identico a biskrensis (syn.
di seriepilosus ).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,3-2,65.
Tegumenti: ferruginei, ad eccezione di testa e base
del rostro, protorace e addome neri; interamente na¬
scosti dalle squame del rivestimento, che sono di varie
forme: su testa e rostro fino all’inserzione delle anten¬
ne sono subellittiche e piliformi, un poco sollevate
(all’inserzione delle antenne, il rostro è rivestito solo
da lunghi peli sollevati, ben evidenti anche lungo la
parte ventrale); sul pronoto sono rettangolari sul disco
(lu/la 4-7), ellittiche e sublanceolate ai lati e al centro
della base (lu/la 2-4); interstrie elitrali ricoperte da
squame ellittiche 0 sublanceolate (lu/la 2-4), in parte
lievemente solcate longitudinalmente, molto fitte ed
embricate fra di loro, disposte grosso modo in 2-3 se¬
rie confuse, divise da una serie di strette squame seto-
liformi lievemente sollevate, quasi identiche per for¬
ma a quelle che ricoprono le strie. Femori ricoperti da
squame subellittiche e setoliformi, tibie coperte da
squame piliformi. Le squame sono di due colori: quel¬
le piliformi per la massima parte brunastre con marcati
riflessi ramati, solo una piccola parte, sul rostro e sul
disco del pronoto lungo la linea mediana, biancastre;
al contrario, le più larghe sono per la maggior parte
bianco-grigiastre ed in minima parte marroni (ai lati
del pronoto). Squame biancastre, di forma ellittica e
sublanceolata, ricoprono fittamente la parte inferiore.
Capo: occhi non debordanti dalla sua convessità.
Rostro come in seriepilosus (fig. 252, 253) (Rlu/Plu ó
0,58-0,72; 9 0,65-0,75). Funicolo antennale con 7 arti¬
coli, 1° articolo decisamente più grosso e 2 volte più
lungo del 2°.
Protorace: robusto (Pla/Plu 1,14-1,24), a lati subpa¬
ralleli fino alla metà, dove si trova il punto più largo,
indi curvilinei decisamente restringentesi fino all’api¬
ce, dove formano una lieve sinuosità. Elitre: modica¬
mente allungate (Elu/Ela 1,4-1, 5; Ela/Pla 1,25-1,35), a
lati subrettilinei nei 2/3 anteriori, modicamente con¬
vesse. Zampe: femori posteriori distintamente denta¬
ti, femori medi subdentati, gli anteriori nel ó con una
corta frangia di squame setoliformi bianche; tibie an¬
teriori senza particolari caratteri sessuali; 3° articolo
dei tarsi più largo del 2° in modo evidente, appendici
ungueali piccole, lunghe solo 1/2 della lunghezza
dell’unghia.
Organi genitali: fig. 315, 316, 359, 482.
Variabilità: il colore dei tegumenti può essere inte¬
ramente ferrugineo 0, viceversa, anche le elitre posso¬
no essere completamente nerastre. Il rivestimento è
156
ROBERTO CALDARA
costantemente molto fitto; per quanto riguarda la di¬
sposizione delle squame, varia solo un poco quella
delle squame larghe elitrali, che possono formare due
serie molto regolari oppure essere disposte in modo
molto più confuso, in brevi tratti addirittura in tre se¬
rie. Variabili sono i riflessi metallici delle squame pili-
formi (oltre a ramati, anche dorati o argentati), mentre
le squame larghe sulle elitre possono essere anche
nocciola o brunastre. Infine, i lati del protorace, solita¬
mente rettilinei nella metà basale, possono a volte es¬
sere un po’ curvi.
Note comparative — È specie inconfondibile se si
considerano nell’insieme i caratteri riportati nella dia¬
gnosi. La forma del rostro e il tipo di rivestimento giu¬
stificano la correlazione di depauperatus con mozabi-
tus e specie vicine, ma la forma degli organi genitali è
decisamente differente. Il caratteristico lobo mediano
è molto simile a quello di crassirostris (gruppo dello
stephensi ), ma non esistono apparentemente altre cor¬
relazioni fra le due specie.
Geonemia — Nord Africa, Isole Canarie.
Materiale esaminato: 34 es. — Isole Canarie: Fuerte-
ventura (MLo). Marocco: Sahara occ.: Hi-Lahar-Ha-
mada (MP). Algeria: Biskra (CP, MB, MMi, MP),
Ghardaia (MP), Hammam-es-Salahin (MLo), La-
ghouat (MP), Tilrempt (MP), Touggourt (MP). Tuni¬
sia: Gabès (CP). Egitto: Aboukir (MP), Flemming
(MP), Heliopolis (MP), Marsa Matrouh (CFre), Mer-
gheb (MP, MW).
99. Tychius elegans Desbrochers (Fig. 325, 326, 357)
— elegans Desbrochers, 1896, Frelon, 5, p. 61; 1898, p. 25. Franz,
1942, p. 184, 256. Hoffmann, 1954, p. 1162, 1170.
— ìmmaculicollis Desbrochers, 1907, p. 151, 158, 168. Hustache, 1931,
p. 294. Franz, 1942, p. 258. Hoffmann, 1954, p. 1170 (n. syn.).
— bremondi Hoffmann, 1942, Rev. fr. Ent., 9, p. 15; 1954, p. 1162
(n. syn.).
Diagnosis — Pronotum and elytra covered with
mainly elongate, pale brown to dark brown and white
scales, thè white ones forming a median vitta on pro¬
notum and covering part of interspaces 3, 5, 6 and 7,
broad white scales covering interspace 1 only. Ro-
strum with suberect bristles around antennal inser-
tion. Eye slightly prominent.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Spagna
(Ciudad Reai), dei quali ho esaminato 1 <3 (coll. Des¬
brochers) etichettato «I elegans m., Fr. 96, 3 / type»
(lectotypus qui designato).
Sinonimi — Desbrochers descrive V Ìmmaculicollis
su un solo es. della Francia (Angles) e, fra i Tychius
della fauna francese, lo paragona zW elegantulus, dal
quale differisce per la mancanza delle chiazze di squa¬
me bianche larghe alla base del pronoto. Hustache
esamina in seguito tale es. e lo considera varietà di ele-
gantulus (ma non nomina Y elegans, che probabilmen¬
te non conosceva). Hoffmann riporta alla lettera le pa¬
role di Hustache e pone tale taxon come sottospecie
biologica di elegantulus dicendo che, sebbene possa
confondersi con elegans , ne differisce per la forma del
rostro e la disposizione delle squame del rivestimento.
Ho esaminato l’holotypus di Ìmmaculicollis (9) in coll.
Desbrochers e, senza alcun dubbio, posso affermare
che è sinonimo di elegans, come già intuibile dalla let¬
tura della descrizione originale. Non conosco per il
momento es. di elegantulus senza le caratteristiche
chiazze di squame larghe e bianche sul pronoto, as¬
senti anche nella coll. Hoffmann, nonostante che tale
Autore segnali di averne esaminati alcuni. È da nota¬
re, comunque, l’identica distribuzione geografica ri¬
portata da Hoffmann per Ìmmaculicollis ed elegans e
che la specie elegans è sempre rimasta misconosciuta
agli Autori francesi finché Franz non l’ha citata di
Francia. A conferma di ciò sta il fatto che anche bre¬
mondi è sinonimo di elegans. Questa specie è descrit¬
ta su es. del Marocco, dei quali ho esaminato l’holoty¬
pus ó (coll. Hoffmann), e in seguito segnalata sempre
da Hoffmann anche di Andorra. Le differenze da ele¬
gans sono riportate da Hoffmann solo nel 1954 e già
dalla lettura risultano esigue e di scarsa consistenza.
Descrizione — Lunghezza mm: 1,85-2,5.
Tegumenti: bruno scuri (metà apicale del rostro,
antenne e zampe bruno ferruginee); un poco visibili
sul dorso fra il rivestimento abbastanza fitto, formato
in massima parte da squame strette, non compieta-
mente coricate, di colore bruno (dal nocciola al bruno
scuro) e biancastro (queste ultime formano una evi¬
dente fascia centrale longitudinale sul pronoto, men¬
tre sulle elitre sono solitamente prevalenti su 3a, 5a, 6a e
7a interstria). Squame più larghe, subellittiche, si tro¬
vano in scarso numero alla base del pronoto (ove sono
di colore nocciola), mentre ricoprono lo saltello e in
parte l’interstria suturale elitrale (ove sono di colore
bianco); tali squame ricoprono, inoltre, anche l’addo¬
me. Sulle interstrie elitrali le squame non sono dispo¬
ste in serie; le strie sono scarsamente visibili, con una
serie di squame un poco più sottili.
Capo: occhi abbastanza convessi. Fronte della lar¬
ghezza del rostro alla base. Rostro come in seriepilosus
(fig. 252, 253), ma un poco più lungo (Rlu/Plu ó 0,74-
0,82; 9 0,81-0,85), visto di lato con alcune setole solle¬
vate a livello dell’inserzione delle antenne e lungo la
faccia inferiore. Funicolo antennale di 7 articoli, il 1°
lungo circa il doppio del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,1-1,15), a lati curvili¬
nei fin dalla base e un poco sinuosi in prossimità
dell’apice, con il punto più largo nel mezzo, un poco
convesso sul dorso. Elitre: oblunghe (Elu/Ela 1,43-
1,53; Ela/Pla 1,22-1,31), a lati lievemente curvilinei fin
dalla base, poco convesse. Zampe: femori inermi, sen¬
za particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3° ar¬
ticolo dei tarsi bilobato e decisamente più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 325, 326. Sperma-
teca fig. 357; parte chitinizzata dello spiculum ventrale
di forma come in elegantulus (fig. 483), ma più lunga.
Variabilità: varia discretamente il numero delle
squame strette di colore bianco, che possono mesco¬
larsi in differente rapporto a quelle brune sulle elitre.
Un poco variabile è pure la curvatura dei lati di proto¬
race ed elitre, le quali possono presentare il punto più
largo sia prima che dopo la metà.
Note comparative — Strettamente correlato con
atlasicus ed elongatulus, con i quali ha in comune la
forma degli organi genitali (per le differenze vedi note
comparative di queste specie).
Geonemia — Africa nord -occidentale, Spagna,
Francia meridionale.
Materiale esaminato: 25 es. — Marocco: Djebel
M’Goun, Canon Tessaout, m 3000-3200 (MP), Ifrane
(MP), Ougoud, m 1200 (MP), Taghzeft (MP), Telouet,
m 2000 (MP). Algeria: Bou Saàda (MP), Chellala (MP),
Oran (MP), Sebdou (MP). Tunisia: Haidra (MP). Spa¬
gna: Escoriai (MP), Los Genoveses-Cebo de Gada (CZ),
Palencia (MMi), Pozuelo de Calatrava (CD). Francia:
Garons (CC), Les Angles (MP), Pont du Gard (MB).
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
157
Note biologiche — Raccolto in Francia da Hoff-
mann su Coronilla varia L..
100. Tychius atlasicus Hustache
— atlasicus Hustache, 1944, p. 70.
Diagnosis — Similar to elegans except eye more pro-
minent, rostrum and elytra shorter, dorsal vestiture
usually uniform, grayish to pale brown, median vitta
on pronotum less distinct.
Serie tipica — Descritto su es. del Marocco (Ifrane,
ll-VII-37, leg. Bleton, e Immouzèr du Kandar) che
non ho trovato. Nella coll. Hoffmann, però, classifica¬
to con tale nome dallo stesso Hoffmann, ho esamina¬
to 1 9 con le indicazioni identiche a quelle riportate da
Hustache per fes. di Ifrane e completamente corri¬
spondente alla descrizione originale.
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente imparentata con elegans , con il quale ha in co¬
mune la forma degli organi genitali (lo spiculum ven¬
trale ha la parte basale ancora più stretta e più lunga ri¬
spetto a elegantulus). Ne differisce per alcuni piccoli ma
costanti particolari quali: occhi decisamente convessi e
più prominenti, rostro di ugual forma ma più corto in en¬
trambi i sessi, elitre oblunghe più corte e solitamente ri-
vestimento con le squame strette più piliformi, di colore
più uniforme, grigiastro o nocciola con lievi riflessi me¬
tallici, formanti sul pronoto una fascia longitudinale me¬
diana chiara più larga e meno definita (solo uno dei 12 es.
da me classificati come atlasicus ha il rivestimento entra¬
le più simile a elegans , con le squame strette elitrali di
due colori, sebbene poco contrastati fra di loro). Lun¬
ghezza mm 1,75-2,2. Rlu/Plu ó 0,75-0,8; 9 0,76-0,8. Pia /
Piu 1,13-1,16. Elu/Ela 1,36-1,44. Ela/Pla 1,19-1,26.
Geonemia — Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato: 12 es. — Marocco: D. Ahoua, m
1400 (MP), Ifrane (MP), Marrakesh (MLo, MP), Oued
Zad (MLo), Ras el Ma (MP). Algeria: Zaou'fa des Mou-
za'fa (MP).
101. Tychius elongatulus Desbrochers (Fig. 563)
— elongatulus Desbrochers, 1897, p. 22.
— longiusculus Desbrochers, 1898, p. 24. Pie, 1908, Echange, p. 74
(nomen nudum).
— elongatior Desbrochers, 1898, p. 24. Pie, 1908, Echange, p. 74 (no-
* men nudum).
— caroli Pie, 1898, Misceli, ent., 6, p. 3 (n. syn.).
— oblongiusculus Desbrochers, 1908, p. 47. Pie, 1908, Echange, p. 74.
Franz, 1942, p. 259 (n. syn.).
— tenuitarsis Desbrochers, 1908, p. 49 (n. syn.).
Diagnosis — Similar to elegans except elytra more
elongate and flattened, coppery brown scales covering
pronotum and base of elytral interspaces 2, 3 and 4, all
thè scales of striae white, median lobe more elongate,
less curved at apex.
Serie tipica — V elongatulus è sicuramente la specie
più confusa e più intricata creata da Desbrochers. Vie¬
ne descritta nel 1897 su es. dell’Algeria (Ghardaia, Dr.
Chobaut), ma non è mai più nominata dall’Autore in
seguito. Nel 1898 però Desbrochers, elencando i Ty¬
chius del Nord Africa, nomina un Tychius longiusculus
Db. (Ghardaia, Dr. Chobaut) mai descritto prima nè
in seguito (nomen nudum). Nelle varie collezioni del
Museo di Parigi (Desbrochers, Pie, Chobaut, Hoff¬
mann) ho trovato numerosi es. di Ghardaia, raccolti
da Chobaut, classificati come « Tychius longiusculus n.
sp. type» e perfettamente corrispondenti alla descri¬
zione di elongatulus , ma nessuno classificato con que¬
sto nome. Da ciò ritengo che tali es. si debbano consi¬
derare in realtà i tipi di elongatulus (designo come lec-
totypus 1 ó in coll. Pie ex Reitter) e che questo nome
sia stato usato da Desbrochers per errore, cosa del re¬
sto purtroppo non rara per l’Autore. L’ulteriore com¬
plicazione viene in seguito: Desbrochers (1898), dopo
aver nominato il longiusculus , dice in nota che tale no¬
me è già occupato da longiusculus Tournier, 1873 e che
quindi deve essere rimpiazzato da elongatior. Nel 1908
infine sempre Desbrochers descrive Y oblongiusculus
ancora su es. di Ghardaia raccolti da Chobaut; la de¬
scrizione è identica a quella di elongatulus e la ritengo
derivata sempre dagli stessi esemplari (è questa sicura¬
mente la pubblicazione più infelice di Desbrochers,
poiché dopo oblongiusculus l’Autore ridescrive per la
seconda volta sia il chobauti che il paralleìogrammus).
Concludo questa serie davvero unica di lapsus calami
riferendo che in coll. Hustache 2 es. di Ghardaia, della
stessa serie dei precedenti sunnominati, sono classi¬
ficati da Desbrochers come « oblongatulus m. type».
È da notare che anche il Cat. Junk considera longiu¬
sculus Db. uguale a elongatulus Db., ma sbaglia met¬
tendo come nome valido della specie elongatior. ; infi¬
ne, Pie (1908), che critica la grande confusione fatta da
Desbrochers, considera longiusculus ed elongatior —
oblongiusculus.
Anche il tenuitarsis è descritto su es. di Ghardaia
raccolti da Chobaut, dei quali ne ho esaminato 1 eti¬
chettato «Ó / Ghardaia, m. Zam, Alg. / tenuitarsis m.,
Fr. 08 / type» (lectotypus qui designato). È in realtà una
9 perfettamente identica al lectotypus di elongatulus.
Del caroli , descritto su es. dei dintorni di Bou-Saàda
(Algeria), ai bordi del torrente Cha'fr, ho esaminato
1 9 etichettata «Oued Cha'fr 1875 / 53 / sp? voisine de
meliloti et polylineatus XX / type / Caroli Pie» (lectoty¬
pus qui designato). Anche in questo caso non esiste
alcun dubbio sulla sinonimia con elongatulus.
Descrizione e note comparative — Specie per mor¬
fologia esterna estremamente simile a elegans , dal
quale differisce esclusivamente per le elitre di forma
più allungata, rettangolare, più piane sul disco, e per
piccoli ma costanti particolari nel tipo di rivestimento
della parte superiore. Infatti, squame brune più scure,
ben contrastate dalle altre e con riflessi ramati molto
marcati, ricoprono il pronoto, la base di 2a, 3a e 4a inter-
stria elitrale, dove viene così a formarsi una piccola
chiazza rettangolare, e le interstrie laterali; infine, le
squame elitrali sono in genere un poco più larghe, ret¬
tangolari 0 subellittiche, e quelle che ricoprono le strie
tutte di colore bianco, più facilmente evidenziabili da
quelle delle interstrie. La differenza maggiore sta nel
lobo mediano, decisamente più allungato (come in
elegantulus ) e meno bruscamente arcuato all’apice,
che è però di uguale forma; la spermateca è di ugual
forma, ma più tozza, la parte apicale dello spiculum
ventrale meno chitinizzata. Lunghezza: mm 2,05-2,65.
Rlu/Plu d 0,68-0,74; 9 0,74-0,78. Pla/Plu 1,06-1,14.
Elu/Ela 1,48-1,58. Ela/Pla 1,25-1,33.
Variabilità: tutti gli es. da me esaminati si sono di¬
mostrati decisamente costanti.
Geonemia — Africa nord-orientale, Iran.
Materiale esaminato: 66 es. — Algeria: Biskra (CP),
Bou-Saàda, Oued Chair (MP), Ghardaia (CP, ME,
MMi, MP), Laghouat (CP, MP). Tunisia: Gabès (CP),
Tamagza (MG). Libia: Tripolitania: Mizda (MMi).
Iran: Isin (MPr), Mohammadabad, m 1600 (MPr), Tiz-
Pish mantkowr riv. (MPr).
158
ROBERTO CALDARA
102. Tychius elegantulus Ch. Brisout (Fig. 250, 251, 327,
328, 356, 483, 565)
— elegantulus Ch. Brisout, 1862, p. 774. Bedel, 1885, p. 152; 1887,
p. 315; 1888, p. 426 ( Sibinia ); 1923, p. 76. Desbrochers, 1907, p. 150,
157, 167. Hustache, 1931, p. 290, 294. Franz, 1942, p. 184, 258. Hoff-
mann, 1954, p. 1162, 1169.
— maculifrons Desbrochers, 1896, Frelon, 5, p. 61 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on dorsum mainly of elonga-
te, white and brown scales, broad scales only forming
three distinct patches at base of pronotum and one
patch at humeri, and covering elytral interspace 1.
Eyes fiat. Rostrum robust, markedly curved at base
(fig. 250, 251). Prothorax transverse. Median lobe
elongate with broad and rounded orifice (fig. 328).
Spermatheca fig. 356.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Francia
(Bouray, près Paris) già esaminati da Hustache, ma
che io non sono riuscito a trovare (vedere, comunque,
il preciso disegno fornito da Hoffmann, 1954, p. 1169).
Sinonimi — Desbrochers descrive il maculifrons su 2
es. della Spagna (Ciudad Reai), dei quali ne ho esami¬
nato uno, etichettato « maculifrons m., Fr. 96,2 / type»
(9, lectotypus qui designato), ben corrispondente alla
descrizione originale. La specie, come dice il nome, è
secondo Desbrochers distinta dalle specie vicine per la
chiazza di squame bianche che ricopre la fronte, carat¬
teristica invece presente anche nei tipici es. francesi di
elegantulus, con i quali l’es. da me esaminato è da por¬
re in sinonimia anche per l’insieme degli altri caratteri
(rivestimento, forma generale e forma del rostro).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,8-2, 3.
Tegumenti: bruno scuri (metà apicale del rostro,
antenne e zampe bruno ferruginee), visibili sul dorso
fra il rivestimento formato in massima parte da squa¬
me strette, setoliformi, lievemente sollevate, brune a
lievi riflessi metallici e bianche (queste ultime ricopro¬
no la fronte e formano una fascia longitudinale media¬
na sul pronoto, mentre sulle elitre sono più concentra¬
te su 5a, 6a e 7a interstria); squame larghe, subellittiche,
bianche, si trovano nella metà posteriore del pronoto,
dove formano tre chiazze, una centrale e due laterali,
alla base delle elitre, dove formano due chiazze ome¬
rali, e ricoprono lo scutello e completamente l’inter-
stria suturale e l’addome. Sulle interstrie elitrali le
squame strette sono disposte in 2-3 serie molto confu¬
se; le strie sono larghe, abbastanza visibili, con una se¬
rie di squame più sottili di quelle delle interstrie.
Capo: occhi non debordanti dalla sua convessità.
Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro for¬
temente arcuato alla base, quindi quasi rettilineo (fig.
250, 251) (Rlu/Plu ó 0,74-0,78; 9 0,79-0,9). Funicolo
antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e circa 2,5 volte
più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,12-1,21), a lati un po¬
co curvilinei fin dalla base e sinuosi in prossimità
dell’apice, con il punto più largo alla metà, convesso
superiormente. Èlitre: oblunghe (Elu/Ela 1,36-1,5;
Ela/Pla 1,16-1,25), convesse. Zampe: femori inermi,
senza particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3°
articolo dei tarsi bilobato, evidentemente più largo del
2°, appendici ungueali piccole, lunghe circa la metà
dell’unghia.
Organi genitali: fig. 327, 328, 356, 483.
Variabilità: ferma restando la caratteristica disposi¬
zione delle squame larghe su pronoto ed elitre, varia
invece discretamente sulle elitre il numero delle squa¬
me strette di colore bianco, le quali a volte ricoprono
almeno in parte anche la 2a, 3a e 4a interstria e le inter¬
strie laterali, mentre all’opposto possono essere solo
presenti in scarso numero su T e 8a interstria. Un poco
variabile è anche il colore dei tegumenti, a volte tutti
bruno ferruginei ad eccezione del protorace; quest’ul¬
timo, così come le elitre, varia discretamente per cur¬
vatura dei lati (le elitre possono avere il punto più lar¬
go sia prima che dopo la metà).
Note comparative — Mostra apparentemente nume¬
rose affinità con elongatulus, elegans e atlasicus, dai
quali differisce a colpo d’occhio per le tre caratteristi¬
che chiazze di squame larghe bianche alla base del
pronoto ed inoltre per il rostro più bruscamente ricur¬
vo alla base e senza setole sollevate all’inserzione del¬
le antenne. Anche il lobo mediano, sebbene sia di for¬
ma allungata come in elongatulus, differisce da quello
delle altre tre specie per l’apice meno arcuato, con
l’orifizio più largo e arrotondato (a margine prossima¬
le non rettilineo). Differente è, infine, la forma della
spermateca.
Geonemia — Francia, Spagna, Africa nord-occiden¬
tale.
Materiale esaminato: 17 es. — Francia: Gironde-Ca-
rubes (CC), Paris (ME), Seine et Oise (CD), Var-Saint
Raphael (ME). Spagna: Andalusia (MÈ). Marocco: D.
Ahoua (MP), Ifrane (MLo), Melilla (MP).
Note biologiche — Hoffmann (1954) riferisce che la
larva si raccoglie in Francia nei legumi di Hyppocrepis
comosa L..
103. Tychius schneideri (Herbst) (Fig. 248, 249, 329, 330,
564)
— schneideri (Herbst, 1795), Natursyst. Ins. Kàfer, 6, p. 268 ( Curcu -
lio). Gyllenhal, 1836, p. 406. Ch. Brisout, 1862, p. 776. Tournier, 1873,
p. 466. Redtenbacher, 1874, p. 318. Bedel, 1885, p. 151; 1887, p. 315;
1888, p. 426 (Sibinia); 1923, p. 76. Desbrochers, 1898, p. 25; 1907,
p. 150, 163, 166. Edwards, 1910, p. 81. Reitter, 1916, p. 215. Penecke,
1922, p. 21. Hustache, 1931, p. 286, 293. Porta, 1932, p. 267. Franz,
1942, p. 263. Hoffmann, 1954, p. 1158, 1168. Smreczynski, 1972, p. 98.
Kushel, 1972, N.Z. J. Sci., 15, p. 280. Lohse, 1983, p. 85. Caldara,
1985c, p. 343.
— tychioides (Pascoe, 1887), Ann. Mag. nat. Hist., 18, p. 62 (Sibinia).
Broun, 1880, Man. N.Z. Col., 1, p. 478 (Sibinia). Marshall, 1938,
Trans. R. Soc. N.Z., 67, p. 340.
Diagnosis — Vestiture on dorsum uniformly of
brown and white elongate scales, thè white ones co¬
vering frons, rostrum at base, odd elytral interspaces
and forming three vittae on pronotum. Eye slightly
prominent. Rostrum robust, markedly curved at base.
Prothorax subquadrate. Metafemur feebly toothed.
Serie tipica — Per motivi di stabilità di nomenclatura
ho recentemente designato (Caldara, 1985c) il neoty-
pus della specie, 1 ó della Turingia settentrionale (Ko-
sakenberg, dintorni di Kyffhàuser) (MB).
Sinonimi — Pascoe descrive la Sibinia tychioides su
es. di Tairna (Nuova Zelanda). Marshall, dopo l’esame
di sintipi, ne stabilisce la sinonimia con schneideri sen¬
za ombra di dubbio.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,15-2,5.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di parte apicale
del rostro, antenne e zampe brune; un poco visibili sul
dorso fra il rivestimento abbastanza fitto, formato da
squame coricate, strette, subellittiche (lu/la 4-7), di
due colori, brune e bianche: queste ultime ricoprono
fronte e parte basale del rostro, formano tre fasce sul
pronoto, una centrale e due laterali, e ricoprono le in¬
terstrie elitrali dispari. Strie ben visibili, con una serie
di sottili squame grigiastre. Parte inferiore ricoperta
fittamente da squame larghe, subellittiche ed ovali,
bianche.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
159
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte della larghezza del rostro alla base. Ro¬
stro robusto, di forma poco differente nei due sessi
(Rlu/Plu ó 0,73-0,77; 9 0,76-0,79), visto di lato arcuato
(fìg. 248, 249), visto dall’alto a lati subparalleli. Funi¬
colo antennale di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo
del 2°.
Protorace: subrettangolare (Pla/Plu 1,08-1,17), a lati
debolmente curvilinei fin dalla base, con il punto più
largo alla metà, bruscamente ristretto in prossimità
dell’apice, debolmente convesso superiormente. Eli¬
tre: allungate (Elu/Ela 1,46-1,52; Ela/Pla 1,16-1,23), a
lati debolmente curvilinei nei 2/3 basali, con il punto
più largo in prossimità della metà, poco convesse.
Zampe: femori, soprattutto i posteriori, con un piccolo
dentino, gli anteriori così come le tibie senza partico¬
lari caratteri sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato, de¬
cisamente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe
circa 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 329, 330. Sperma-
teca come in elegans (fìg. 357), ma più tozza; spiculum
ventrale come in elegantulus (fìg. 483), ma parte apica-
le più allungata.
Variabilità: specie nel complesso costante. Medio¬
cri differenze si hanno nella colorazione, sempre di
due colori ma a volte poco contrastati fra di loro; le
squame bruno-giallastre hanno spesso evidenti ri¬
flessi ramati 0 dorati. Decisamente variabile è la
curvatura sia del protorace che delle elitre, che può
essere un poco più 0 meno accentuata di quanto de¬
scritto.
Note comparative — Specie caratteristica se si consi¬
derano insieme la forma di rostro, protorace ed elitre,
ed il tipo e colore del rivestimento dorsale; probabil¬
mente correlata con elegans , con il quale ha in comu¬
ne la forma degli organi genitali femminili. Alcuni es.
più robusti possono essere confusi con piccoli polyli-
neatus per il tipo di rivestimento, ma il rostro è molto
differente nelle due specie ed il protorace è decisa¬
mente più trasverso in polylineatus.
Geonemia — Europa centrale e sud-orientale; im¬
portato in Nuova Zelanda.
Materiale esaminato: circa 400 es. provenienti da
varie località di: Ungheria, Germania, Austria, Sviz¬
zera, Francia, Jugoslavia, Italia (esclusa solo la Sar¬
degna).
Note biologiche — Gli adulti e gli immaturi si reperi¬
scono costantemente su Anthyllis vulneraria L. sia in
Europa che in Nuova Zelanda, dove le due specie (ve¬
getale e animale) si sono naturalizzate.
104. Tychius fuscipes Chevrolat (Fig. 246, 247, 358, 484)
— fuscipes Chevrolat, 1859, p. 303. Desbrochers, 1873, p. 98.
— medius var. opaculus Desbrochers, 1898, p. 25. Hoffmann, 1956,
p. 172 (n. syn.).
— mathieui Desbrochers, 1897, p. 23. Hoffmann, 1956, p. 171 (n. syn.).
— rubidendus Hoffmann, 1957, p. 55 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture uniformly gray-yellowish.
Pronotum and legs uniformly covered with elongate
scales. Elytral interspaces covered with wide, ovai sca-
les in doublé rows and elongate, setalike scales in sin¬
gle median rows. Elytra elongate, subrectangular.
Legs uniformly reddish.
Serie tipica — Descritto su es. raccolti nei dintorni di
Algeri. Ho esaminato 2 99, una in coll. Chevrolat eti¬
chettata «291 / typus / T. fuscipes , Alger» (lectotypus
qui designato) e una in coll. Roelofs con le indicazioni
«Alger / Coll. Roelofs / T. fuscipes Ch., Alger, no. sp. /
type».
Sinonimi — Desbrochers descrive la varietà opacu¬
lus del medius su es. di Biskra. Il nome risulta, però,
già occupato dallo stesso Autore per una varietà di se-
riceus (1895) (vedi sinonimi di breviusculus ) e pertanto
non utilizzabile. Hoffmann, che ha esaminato 1 es. della
serie tipica, la pone in sinonimia con mathieui , taxon da
me ora messo in sinonimia con fuscipes (vedi seguito).
Del mathieui , descritto dell’Algeria (Oran, Kabylie)
ed erroneamente paragonato a medius Dbr. sinonimo
di bicolor , ho esaminato 4 sintipi: 3 in coll. Desbro¬
chers, etichettati rispettivamente 1. «Kabylie, Nékla /
Mathieui m.» (ó1, lectotypus qui designato), 2. «Kaby¬
lie: Bogui (Pie)» (9) e 3. « Mathieui , Oran» (9) e 1 ó in
coll. Heyden, etichettato «Mathieui, Oran / Algérie,
Desbroch. / Syntypus» (paralectotypi); essi non mostra¬
no significative differenze dal lectotypus di fuscipes.
Hoffmann descrive il rubidendus su un unico es.
della Spagna secondo l’Autore 9 e diverso da mathieui
per la forma del rostro e il tipo di rivestimento. Ho
esaminato tale es. (coll. Hoffmann), che è in realtà 1 ó,
etichettato «9 / Escoriai, Espagne, ex Traizet / Tychius
n. sp. voisin de Mathieui Dbr.... / Tychius rubibundus
(sic!) m., A. Hoffmann det. / type». Si tratta di un es.
che ha perso parte del rivestimento elitrale ed è per
questo forse che Hoffmann riporta che le interstrie en¬
trali sono ricoperte da un’unica serie di squame ovali;
in realtà la parte, del resto sufficiente, che rimane del
rivestimento sui lati e posteriormente ben mostra che
le serie di squame ovali sono due per ogni interstria
con una serie centrale di squame setoliformi. Comun¬
que, sia per l’aspetto esterno che per la morfologia
dell’edeago, non mostra significative differenze dai fu¬
scipes nordafricani.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 2-2, 6.
Tegumenti: neri, ad eccezione di terzo apicale del
rostro, antenne, zampe e metà apicale delle elitre ros¬
sastri; sul dorso un poco visibili sotto il rivestimento,
che non è molto fìtto ed è formato da squame grigio¬
giallastre, le quali sulla testa, sul pronoto e sulle zam¬
pe sono lineari, setoliformi (lu/la 6-9); le elitre sono,
invece, ricoperte sulle interstrie da due serie regolari
di squame subovali (lu/la 1,5-2), separate da una serie
di squame subpiliformi lievemente sollevate, e sulle
strie da squame ancor più sottili. Parte inferiore rico¬
perta fittamente da squame lanceolate e subellittiche.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
(fìg. 246, 247), visto superiormente, a lati subparalleli
(Rlu/Plu <3 0,8-0, 9; 9 0,85-1,05). Funicolo antennale di
7 articoli, 1° articolo circa 2 volte la lunghezza del 2°.
Protorace: di forma subarrotondata (Pla/Plu 1,12-
1,23), con lati curvilinei dalla base all’apice, con il pun¬
to di maggiore larghezza alla metà, superiormente ap¬
piattito. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,4-1,55;
Ela/Pla 1,19-1,28), a lati paralleli nei 2/3 basali, subpia¬
ne. Zampe: femori anteriori e posteriori con un picco¬
lo dentino, gli anteriori senza particolari caratteri ses¬
suali così come le tibie; 3° articolo tarsale bilobato e in
modo evidente più largo del 2°, unghie con appendici
lunghe circa la metà dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano come in capucinus
(fìg. 274, 275); spermateca fìg. 358, spiculum ventrale
fìg. 484.
Variabilità: specie nel complesso costante per tipo
di rivestimento; lievi variazioni si hanno nella grossez¬
za e inclinazione delle serie di squame piliformi delle
160
ROBERTO CALDARA
interstrie (in un es. il quarto anteriore di 2a, 3a e 4a in-
terstria è ricoperto solo da squame piliformi). I tegu¬
menti di testa ed elitre possono essere completamente
ferruginei oppure neri. Sicuramente più variabile è la
curvatura del rostro della 9; in particolare, 2 99 da me
esaminate possiedono rostro più corto e decisamente
più curvo di come riportato nel disegno, tanto da fare
pensare ad un’altra specie; comunque, non mostrano
nessun’altra differenza dai tipici fuscipes ed identici
sono anche spiculum ventrale e spermateca.
Note comparative — La sua collocazione non è del
tutto soddisfacente. Infatti, è difficile dire a quale altra
specie esso sia sicuramente correlato. La forma del ro¬
stro e della spermateca lo fanno avvicinare a schneide-
ri , ma da questo differisce decisamente per il rivesti¬
mento elitrale formato in gran parte da squame lar¬
ghe. In realtà, quest’ultimo particolare porta invece a
comparare la specie con capucinus (gruppo del sicu-
lus), con cui ha anche in comune la forma del lobo
mediano dell’edeago.
Geonemia — Algeria, Spagna.
Materiale esaminato: 52 es. — Algeria: Algeri (MP),
Ai'n el Hadjar (MP), Bòne (MMi), Bou-Berak (MP),
Kabylie-Bogui (MP), Kabylie-Nékla (MP), Misserghin
(MP), Oran (CF, CP, ME, MP), Teboursouk (MP),
Zaou'fa des Mouzai'a (MP). Spagna: Escoriai (holoty-
pus di rubidendus , MP).
Note biologiche — È di Peyerimhoffl’unica segnala¬
zione di pianta ospite: Hedysarum capitatimi Desf. (es.
di Zaouia des Mouza'fa).
Gruppo del Tychius siculus (Fig. 279)
Diagnosis — Elytra elongate, subrectangular. Eye
globose, usually distinctly prominent. Rostrum espe-
cially in female generally strongly curved at base, then
straight. Vestiture on dorsum dense; elytral interspa-
ces clothed with uniform, subelliptical scales (only in
capucinus arranged in rows). Prothorax transverse.
Metafemurtoothed (only in capucinus unarmed). Spe-
cies associated to Loteae.
Discussione — Se si eccettua capucinus (specie del
resto molto caratteristica), il gruppo è molto compatto
per forma di rostro e organi genitali, che, uniti alla for¬
ma allungata delle elitre e al tipo di rivestimento dor¬
sale, permettono di separarlo agevolmente dagli altri
gruppi, in particolar modo da quello dello squamula¬
tus, con il quale sembra mostrare i maggiori punti di
contatto. Come in quest’ultimo gruppo, le piante ospi¬
ti sembrano appartenere alla tribù Loteae , ma si hanno
dati disponibili solo per Yhoffmanni e per il capucinus.
105. Tychius siculus Boheman (Fig. 347, 553)
— siculus Boheman, 1843, p. 299. Porta, 1932, p. 273. Franz, 1949,
p. 264. Caldara, 1974, p. 179.
Diagnosis — Vestiture on dorsum uniformly grayish
to yellowish, devoid of metallic reflection.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Sicilia, dei
quali sia Franz che io abbiamo esaminato 1 9 della
coll. Schònherr (lectotypus qui designato).
Descrizione — Lunghezza: mm 2,25-2,6.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di zampe,
metà apicale del rostro e antenne bruno ferruginee;
quasi completamente nascosti dal rivestimento, che
sulla parte superiore è formato da squame abbastanza
larghe (lu/la 2,5-5; le più larghe sulle interstrie elitrali,
soprattutto quella suturale, dove non sono disposte in
serie; le più strette sulle strie che sono scarsamente vi¬
sibili), di forma subellittica, coricate, di colore creta¬
ceo (un poco più chiare, in piccola parte biancastre,
sulfinterstria suturale, lungo la linea mediana e ai lati
del pronoto e sulla parte inferiore del corpo).
Capo: occhi globosi, decisamente convessi. Fron¬
te della larghezza del rostro alla base. Rostro come
in nigricollis (Fig. 242, 243) (Rlu/Plu ó 0,74-0,83; 9
0,81-0,89).
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,15-1,24), a lati un po¬
co curvilinei fin dalla base e lievemente sinuosi all’api¬
ce, con il punto più largo alla metà, poco convesso su¬
periormente. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,47-
1,56; Ela/Pla 1,17-1,21), a lati subrettilinei nei 2/3 ante¬
riori e lievemente convergenti fin dalla base, abba¬
stanza convesse. Zampe: femori posteriori dentati, gli
anteriori, così come le tibie, senza particolari caratteri
sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisamente
più largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa i 2/3
dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano come in squamulatus
(fig. 311) per forma generale e curvatura dell’apice, che
è però a punta come in kulzeri (fig. 314). Anche lo spi¬
culum ventrale come in squamulatus (fig. 478), sper¬
mateca fig. 347.
Variabilità: il rivestimento varia un poco per densità
e per colore (dal biancastro unicolore al cretaceo). Va¬
riabile è, inoltre, la forma del protorace per quanto ri¬
guarda la curvatura dei lati (a volte molto lieve) e la
larghezza del rostro soprattutto nella 9.
Note comparative — Specie strettamente imparenta¬
ta soprattutto con hoffmanni , pauperculus e paralleli-
pennis (per le differenze vedi tabella e note comparati¬
ve di queste specie).
Geonemia — Nord Africa, Sicilia.
Materiale esaminato: 30 es. — Marocco: Tangeri
(ME, MW). Algeria: Algeri (MMi), Blida (MP). Tuni¬
sia: Kairouan-Haffouz (CP). Libia: Tagiura (MMi),
Tripoli (MMi). Sicilia: Palermo (MP).
106. Tychius hoffmanni Tempère
— hoffmanni Tempère, 1957, Bull. Soc. ent. Fr., 62, p. 88. Hoffmann,
1958, p. 1753.
Diagnosis — Similar to siculus except rostrum in fe¬
male less long, less strongly curved at base, scales of
dorsal vestiture slightly less dense.
Serie tipica — Specie descritta su 7 óó della Francia
(Gironde: dintorni di Bordeaux), della quale ho esa¬
minato numerosi es. raccolti e classificati dallo stesso
Tempère.
Descrizione e note comparative — La specie, para¬
gonata da Tempère ad argentatus , è ancor più stretta-
mente correlata con siculus , dal quale differisce per
esigui caratteri (squame del rivestimento dorsale un
poco meno fìtte, interstria suturale più ricca di squa¬
me bianche, rostro nella 9 meno bruscamente ricurvo
alla base) e di cui potrebbe essere una semplice sotto¬
specie geografica. Misurazioni: lunghezza mm 2-2,7.
Rlu/Plu Ó 0,79-0,84; 9 0,82-0,87. Pla/Plu 1,16-1,2. Elu/
Eia 1,48-1,57. Ela/Pla 1,15-1,21.
Geonemia — Francia (Gironde).
Materiale esaminato: 9 es. — Francia: Gironde: Le
Taillan-Médoc (CC, MMi, MP).
Note biologiche — La larva è stata raccolta da Tem¬
père su Lotus hispidus Desf..
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
161
107. Tychius sanctus Pie
— sanctus Pie, 1919, Echange, 35, p. 14. Franz, 1942, p. 205, 252.
Diagnosis — Similar to siculus except eye less pro-
minent, rostrum less strongly curved at base, protho-
rax more transverse.
Serie tipica — Specie descritta su es. di Gerusalem¬
me, dei quali he esaminato 1 9 (coll. Pie ex Tournier)
etichettata «Jerusalem / T. sanctus Pie / Coll. Pie /
communiqué à Franz» (lectotypus qui designato).
Della specie ho esaminato solo altri due es. (lc?el 9).
Descrizione e note comparative — Si colloca a stret¬
to contatto con siculus , dal quale sembra differire per
gli occhi solo debolmente prominenti, per il rostro
nella 9 meno bruscamente curvilineo alla base ma più
arcuato in prossimità dell’inserzione delle antenne,
per il protorace a lati più decisamente arrotondati, per
il lobo mediano ad apice più arrotondato. È sicura¬
mente necessario l’esame di altro materiale per defini¬
re in modo più soddisfacente la posizione sistematica
della specie. Misurazioni: lunghezza mm 2, 2-2, 4. Rlu/
Piu d 0,73; 9 0,74-0,8. Pla/Plu 1,19-1,23. Elu/Ela 1,44-
1,51. Ela/Pla 1,14-1,18.
Geonemia — Regione siriaco-palestinese.
Materiale esaminato: 3 es. — Israele: Gerusalemme
(MP). Libano: Beyrouth (MVi).
108. Tychius parallelipennis Desbrochers
— parallelipennis Desbrochers, 1873, p. 105.
— normandi Hoffmann, 1952, p. 142 (n. syn.).
Diagnosis — Similar to siculus except vestiture on
dorsum greyish, paler at sides, with slight silvery re-
flection, femura blackish, size usually smaller.
Serie tipica — Specie descritta su es. provenienti du¬
bitativamente dall’Algeria, dei quali ho esaminato 1 d
etichettato «Algérie? / parallelipennis Db. / type» (lec¬
totypus qui designato).
Sinonimi — Il normandi è descritto su 2 es. della Tu¬
nisia (Ai'n Draham). Hoffmann riferisce che l’holoty-
pus d è custodito nella sua collezione, mentre il para-
typus è nella coll. Normand; ma nella coll. Hoffmann,
da me esaminata, ho reperito 1 9 etichettata «Tunisie,
Ain-Draham, V. 1934, Dr. Normand / Tychius Nor¬
mandi m., A. Hoffmann / Type». Tale es. non mostra
nessuna significativa differenza dal lectotypus di pa¬
rallelipennis, a parte gli owii caratteri sessuali.
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente correlata con siculus , dal quale differisce per il
colore del rivestimento dorsale (che è grigiastro, più
chiaro verso i lati, con lievi riflessi argentati che ricor¬
dano un poco quelli àz\Y argentatus), per i femori nera¬
stri e per le dimensioni solitamente minori. Misura¬
zioni: lunghezza mm 1,75-2,3. Rlu/Plu d 0,82-0,9; 9
0,92-0,94. Pla/Plu 1,12-1,2. Elu/Ela 1,56-1,62. Ela/Pla
1,12-1,21.
Geonemia — Parte centrale del Nord Africa.
Materiale esaminato: 7 es. — Algeria (MP): Bòne
(MP), Tiaret (MP). Tunisia: Am Draham (MP), Cap.
Negro (CO).
109. Tychius pauperculus Tournier
— pauperculus Tournier, 1873, p. 470.
— indentipes Pie, 1925, Echange, 41, p. 10 ( identipes err.) (n. syn.).
Diagnosis — Similar to siculus except body more ro-
bust (length mm 2.85-3.3).
Serie tipica — Descritto su es. dell’Algeria senza più
precisa località, dei quali ho esaminato 1 d (coll. Tour¬
nier), etichettato «Algérie, Raffr. / type», perfettamen¬
te corrispondente alla descrizione originale (lectoty¬
pus qui designato).
Sinonimi — Pie descrive il taxon “ identipes ” su es.
dell’Algeria (Constantine) e lo paragona a dentipes, dal
quale dice che differisce per la mancanza di dente alle
tibie anteriori. Ciò fa comprendere come il giusto no¬
me della specie sia indentipes e che la mancanza della
“n” non sia altro che un errore di stampa. La conferma
di ciò me l’ha fornita l’esame di un sintipo d della spe-
Fig. 279 — Distribuzione geografica di alcune specie del gruppo del T. siculus : • T. siculus ; ■ T. parallelipennis ; * T. pauperculus ;
A T. sanctus ; A T. hojfmanni; □ T. recognitus.
162
ROBERTO CALDARA
eie (coll. Tournier) etichettato «Constantine / 56 / sp?
xx / Tychius indentipes Pie n. sp.» (lectotypus qui desi¬
gnato). L’es. non mostra nessuna sostanziale differen¬
za dal lectotypus di pauperculus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,85-3,3.
Tegumenti: bruno-nerastri (metà apicale del rostro,
antenne, tibie e tarsi bruno ferruginei); completamen¬
te nascosti dal rivestimento, che sul dorso è formato
da squame coricate, di forma allungata, subrettangola¬
ri o subellittiche (lu/la 4-6), in parte embricate, in pre¬
valenza di colore nocciola (bianco-grigiastre ai lati e
lungo la linea mediana del pronoto, alla sutura e ai lati
delle elitre); strie delle elitre un poco visibili, con una
serie di squame più sottili. Parte inferiore rivestita fit¬
tamente da squame larghe, subovali, biancastre.
Capo: occhi prominenti, decisamente debordanti
dalla sua convessità, tronchi a livello del margine po¬
steriore. Fronte della larghezza del rostro alla base.
Rostro come in nigricollis (fìg. 242, 243) (Rlu/Plu ó
0,8-0,84; o 0,82-0,89). Antenne di forma allungata; fu¬
nicolo antennale di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lun¬
go del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,12-1,22), a lati arro¬
tondati e formanti una lieve sinuosità in prossimità
dell’apice, con il punto più largo nel mezzo, modica¬
mente convesso sul dorso. Elitre: di forma allungata,
rettangolari (Elu/Ela 1,46-1,62; Ela/Pla 1,12-1,23), a lati
subparalleli nei due terzi anteriori, un poco convesse.
Zampe: femori posteriori con un dente triangolare
aguzzo, i medi e gli anteriori subdentati, senza parti¬
colari caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo
tarsale fortemente bilobato e decisamente più largo
del 2°, appendici ungueali grosse, lunghe circa i 2/3
dell’unghia stessa.
Organi genitali: come in siculus.
Variabilità: scarsa nei pochi es. della specie da me
esaminati. Le squame possono avere lievi riflessi seri¬
cei e le più chiare possono essere poco contrastate ri¬
spetto a quelle nocciola.
Note comparative — Differisce praticamente da si¬
culus e hoffmanni esclusivamente per le maggiori di¬
mensioni.
Geonemia — Algeria, Tunisia.
Materiale esaminato: 6 es. — Algeria: Bòne (MP),
Constantine (MP), Algeri-Mustapha (MP). Tunisia:
Mateur (MP).
110. Tychius recognitus Hoffmann
— recognitus Hoffmann, 1952, p. 141.
Diagnosis — Similar to siculus except scales on dor-
sum distinctly bicoloured, whitish and golden yellow,
slightly shorter and more imbricated, elytral striae
scarcely visible.
Serie tipica — Descritto su un’unica Q dell’Algeria
(Ai'n-Sefra) e paragonato a longulus. Ho esaminato
questo es. (coll. Hoffmann), che appartiene senza
dubbio al gruppo del siculus e sembra collocarsi fra si¬
culus e pauperculus , dai quali differisce per esigui parti¬
colari. Poiché esso è rimasto l’unico es. della specie da
me esaminato, non riporto la descrizione completa già
fatta da Hoffmann, ma solamente le note comparative
con le specie vicine, nell’attesa di reperire altri es. che
permettano di meglio definirne la reale posizione si¬
stematica.
Note comparative — È per dimensioni e per forma
generale intermedio fra siculus e pauperculus. La colo¬
razione del rivestimento è come in pauperculus , ma le
squame chiare del protorace e dei lati delle elitre sono
ancor più contrastate rispetto alle scure (che sono di
colore dorato). Alcune squame bianche si trovano
frammiste alle scure anche sulle prime interstrie; le
squame sono, inoltre, un poco più corte e ancor più
embricate, con le strie elitrali scarsamente visibili. Mi¬
surazioni: lunghezza mm 2,75. Rlu/Plu 0,83. Pla/Plu
1,19. Elu/Ela 1,52. Ela/Pla 1,16.
Geonemia — Algeria.
111. Tychius nigricollis (Chevrolat) (Fig. 242, 243, 276, 277,
348, 554)
— nigricollis (Chevrolat, 1859), p. 302 ( Miccotrogus ). Desbrochers,
1895, p. 78; 1898, p. 26; 1907, p. 193. Porta, 1932, p. 269. Franz, 1942,
p. 250; 1949, p. 267.
— mitratus Costa, 1862, Ann. Mus. zool. Napoli, 2, p. 128.
— bicolor Stierlin, 1864, Beri. ent. Zeit., 8, p. 15F
— schaumi Stierlin, 1866, Mitt. schweiz. ent. Ges., 2, p. 32.
— var. trilineatus Pie, 1904, Echange, 20, p. 50.
— conspersus Rosenhauer sensu Franz, 1949, p. 250. Caldara, 1979b,
p. 91.
Diagnosis — Scales on pronotum dark brown and
white, thè white scales forming three very distinct ma-
culae at base. Eye prominent. Prothorax transverse,
distinctly curved laterally.
Serie tipica — Descritto su es. di Algeri, 3 dei quali
custoditi nella coll. Chevrolat e già esaminati da Franz
(1949), che conferma il senso precedentemente dato
alla specie.
Sinonimi — Già riportate da tutti i Cataloghi le sino¬
nimie di mitratus , bicolore, ovviamente schaumi (nome
dato in seguito da Stierlin al suo bicolor , quando si è
accorto dell’omonimia con bicolor Ch. Bris.) con nigri¬
collis. Del bicolor, descritto della Sicilia, ho esaminato
7 syntypi: 5 della coll. Stierlin, portati su 2 spilli, 1 ó1 e
1 9 etichettati «Siede / coll. Stierlin / Franz rev. et det. /
Syntypus / T. bicolor Stl. / T. nigricollis Chevr., det. Dr.
H. Franz» (nomino il ó lectotypus) e 3 99 etichettate
«Sicilia / 59 ST. / coll. Stierlin / Syntypus», 1 0 della
coll. Heyden etichettata « bicolor Stri., Sicil. (Stri.) /
266 / T. / D. / Syntypus» e 1 ó della coll. Desbrochers
etichettato «Sicile / bicolor, Stierlin dedit / nigricollis ».
Pie descrive la var. trilineatus del nigricollis per es.
dell’Algeria appunto caratterizzati dalle elitre rivestite
da squame nerastre e da squame bianche, queste ulti¬
me formanti 3 evidenti fasce, una lungo la sutura e
due ai lati. Della varietà ho esaminato 1 9 (coll. Pie),
etichettata «Franchelte (?; Pie dice Francnetti) 1896 /
Nigricollis : v. trilineata Pie / Type» (lectotypus qui de¬
signato), ed in effetti, a parte la colorazione del rivesti¬
mento elitrale, non mostra altre differenze dai nigricol¬
lis tipici. A questa varietà deve riferirsi il conspersus
Rosenh. sensu Franz, del quale ho esaminato l’es. di
Palermo (ME) che Franz considera «Histor. Expl.».
Egli riporta che tale es. ha il corpo più appiattito rispet¬
to a nigricollis e ciò è vero, ma la stessa caratteristica la
possiedono altri es. da me esaminati ed aventi la colo¬
razione dei nigricollis tipici. Questa caratteristica deve
rientrare quindi nella variabilità della specie.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 2-3, 3.
Tegumenti: bruno ferruginei, ad eccezione di pro¬
torace e addome nerastri, completamente nascosti dal
rivestimento molto fitto e molto aderente ad essi. Le
squame su testa e metà basale del rostro sono allunga¬
te, subellittiche, di colore bianco e bruno, sul pronoto
più larghe, subovali (lu/la 1,25-2), in parte embricate,
bruno-nerastre e bianche (queste ultime formano 3
chiazze molto evidenti alla sua base), sulle interstrie
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
163
elitrali larghe, subellittiche (lu/la 2-3), in prevalenza
bianco-grigiastre, più bianche alla sutura e ai lati, in
parte embricate, non disposte in serie (la larghezza
deH’interstria equivale alla larghezza di 3-4 squame).
Strie poco evidenti, con una serie di squame di forma
più allungata. Parte inferiore ricoperta da squame lar¬
ghe, subellittiche, biancastre.
Capo: occhi prominenti, distintamente debordanti
dalla sua convessità, soprattutto elevati in modo bru¬
sco lungo il bordo posteriore. Fronte più larga del ro¬
stro alla base. Rostro (fig. 242, 243), visto superior¬
mente, a lati un poco convergenti dalla base fino
all’apice nel Ó1, fino all’inserzione delle antenne nella 9
da dove proseguono paralleli (Rlu/Plu ó 0,74-0,8; 9
0,8-0, 9). Funicolo antennale di 7 articoli, 1° articolo cir¬
ca 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: subsferico (Pla/Plu 1, 1-1,2), a lati molto
arrotondati dalla base all’apice dove formano una evi¬
dente sinuosità, con il punto più largo nel mezzo, po¬
co convesso sul dorso. Elitre: allungate (Elu/Ela 1,42-
1,54; Ela/Pla 1,12-1,16), a lati subrettilinei nel terzo an¬
teriore, dove si trova il punto più largo, indi un poco
curvilinei e convergenti fino all’apice, discretamente
convesse soprattutto in prossimità della sutura. Zam¬
pe: femori posteriori dentati, gli anteriori senza parti¬
colari caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo
dei tarsi in modo evidente più largo del 2°, appendici
ungueali grosse, lunghe circa 2/3 dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano fìg. 276, 277; sperma-
teca fìg. 348, spiculum ventrale come in squamulatus
(fìg. 478).
Variabilità: le più evidenti variazioni si hanno nel
colore del rivestimento elitrale. Infatti, mentre il dise¬
gno del pronoto è praticamente costante (è da segna¬
lare solo che a volte le squame bianche che compon¬
gono le chiazze laterali si spingono in avanti fino in
prossimità dell’apice), sulle elitre si passa da es. con ri-
vestimento biancastro unicolore ad altri in cui le squa¬
me bianche ricoprono solamente la la, 5a, 6a e 7a inter-
stria, mentre le altre interstrie sono ricoperte da squa¬
me bruno-nerastre (var. trilineatus ), con tutta una se¬
rie intermedia possibile, senza rapporti con la distribu¬
zione geografica. Discretamente variabili sono, inoltre,
le dimensioni, la lunghezza e la convessità delle elitre.
Note comparative — Molto caratteristico per il parti¬
colare tipo di rivestimento dorsale, soprattutto del
pronoto. L’apice del lobo mediano è come in bruleriei
e più acuto che nelle altre specie del gruppo (per le diffe¬
renze fra le due specie vedi a proposito di quest’ultima).
Geonemia — Sicilia, Algeria.
Materiale esaminato: 33 es. — Sicilia (CP, MB, ME,
MMi, MP, MVi): Caltagirone (CD), Palermo (ME),
Trapani, foce fiume Modione (CB). Algeria: Medjez-
Amar (MP), Philippeville (ME, MMi, MP, MVi), Te-
niet (MP).
112. Tychius bruleriei Desbrochers (Fig. 555)
— bruleriei Desbrochers, 1875, p. 24.
— florieni Pie, 1919, Echange, 35, p. 14 (n. syn.).
Diagnosis — White scales on pronotum forming
two complete lateral vittae and a short mediobasal vit-
ta. Eye feebly prominent. Prothorax slightly transver¬
se, feebly curved laterally.
Serie tipica — Descritto su es. della Siria; sotto que¬
sto nome nella coll. Desbrochers ho reperito 1 9 eti¬
chettata «Jaffa» (scritta posta sotto il cartellino su cui è
incollato l’insetto) (lectotypus qui designato).
Sinonimi — Il florieni è descritto su es. dell’Egitto
(Marg), dei quali ho esaminato 1 o (coll. Tournier) eti¬
chettata «Marg, avril 1909, coll. Alfieri, Egypte / type /
Tychius Florieni Pie / Type» e perfettamente corrispon¬
dente alla descrizione originale (lectotypus qui desi¬
gnato). Tale es. è identico al lectotypus di bruleriei (di¬
sposizione delle squame, disegno del rivestimento,
forma generale) a parte il colore del rivestimento eli¬
trale che è in prevalenza bruno-rossastro e non bruno¬
nerastro. Altri es. da me esaminati hanno questo colo¬
re di tonalità intermedia fra i due e pertanto ritengo le
due specie sinonime.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,35-2,9.
Tegumenti: bruno scuri, metà apicale del rostro, an¬
tenne e zampe bruno ferruginee; completamente na¬
scosti dal rivestimento formato sul dorso da squame
subellittiche 0 subovali (lu/la 2-4), brune di varia tona¬
lità, che sono prevalenti, e bianche; queste ultime ri¬
coprono fronte e base del rostro, formando sul prono¬
to due fasce longitudinali laterali, che vanno dalla ba¬
se all’apice, ed una chiazza centrale, che va dalla ba¬
se fino alla metà, mentre sulle elitre rivestono l’in-
terstria suturale e solitamente almeno 5a, 6a e 7a in-
terstria. Sulle interstrie elitrali le squame sono di¬
sposte in 3 serie molto confuse e in parte sovrappo¬
ste; strie elitrali poco visibili, con una serie di squa¬
me strette e allungate, brune e bianche. Parte infe¬
riore rivestita fittamente da squame subovali, bian¬
che e brune.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua conves¬
sità. Fronte circa della larghezza del rostro alla ba¬
se. Rostro come in nigricollis (fìg. 242, 243) (Rlu/Plu ó
0,68-0,75; 9 0,72-0,77). Funicolo antennale di 7 artico¬
li, 1° articolo circa 2 volte la lunghezza del 2°.
Protorace: poco trasverso (Pla/Plu 1,11-1,14), a lati
un poco arrotondati fin dalla base, con il punto più lar¬
go alla metà, lievemente sinuoso in prossimità
dell’apice, superiormente appiattito. Elitre: di forma
rettangolare, allungate (Elu/Ela 1,44-1,53; Ela/Pla 1,19-
1,27), a lati subrettilinei nei due terzi anteriori, subpia¬
ne sul disco. Zampe: femori posteriori con un piccolo
dentino, gli anteriori senza particolari caratteri nel U
così come le tibie; 3° articolo dei tarsi più largo del 2°
in modo evidente, appendici ungueali lunghe circa la
metà dell’unghia.
Organi genitali: come in nigricollis.
Variabilità: come già riferito nella discussione dei
sinonimi, le più evidenti variazioni si hanno nel colore
delle squame del rivestimento dorsale e nella loro di¬
sposizione. La tonalità delle squame brune va dal bru¬
no chiaro al bruno-nerastro, a volte quelle del pronoto
sono un poco più scure di quelle elitrali. Le squame
bianche possono essere anche più numerose di come
riportato: sul pronoto possono formare una stretta fa¬
scia longitudinale centrale completa, mentre sulle eli¬
tre possono ricoprire prevalentemente tutte le inter¬
strie dispari. Un poco variabili si sono dimostrate,
inoltre, la lunghezza del rostro, soprattutto nella 9, e
la larghezza del protorace.
Note comparative — Differisce dalle altre specie del
gruppo per il disegno del rivestimento dorsale, con le
squame bianche sul pronoto formanti due fasce late¬
rali longitudinali complete ed una centrale solitamen¬
te più corta che arriva fino alla metà. Dal nigricollis ,
che è la specie sicuramente più affine anche per il co¬
lore del rivestimento, differisce per il protorace meno
trasverso, a lati meno fortemente curvilinei, e per gli
occhi meno debordanti dalla convessità del capo.
164
ROBERTO CALDARA
Geonemia — Regione siriaco-palestinese, Egitto.
Materiale esaminato: 13 es. — Siria (CF). Libano:
Beyrouth (MP). Israele: Jaffa (MP). Egitto (MVi): Cai¬
ro (CC, MP), Choubra (MP), Erbet Nablé (MW),
Marg (MP).
113. Tychius capucinus Boheman (Fig. 8, 244, 245, 274, 275,
349, 477, 556)
— capucinus Boheman, 1843, p. 312. Desbrochers, 1895, p. 78; 1907;
p. 142, 143 ( Miccotrogus ). Hustache, 1931, p. 315 ( Miccotrogus ). Hoff-
mann, 1954, p. 1198, 1199 ( Miccotrogus ).
— monachus (Chevrolat, 1859), p. 300 ( Miccotrogus ). Desbrochers,
1873, p. 98; 1895, p. 77.
— signaticollis (Chevrolat, 1859), p. 301 (. Miccotrogus ); 1875, Ann.
Soc. ent. Fr., (5) 5, Bull. p. 59. Desbrochers, 1873, p. 98; 1895, p. 77.
— molitor (Chevrolat, 1859), p. 302 ( Miccotrogus ). Desbrochers,
1873, p. 98; 1895, p. 77. Hoffmann, 1954, p. 1200.
— discoideus (Desbrochers, 1873), p. 117 ( Miccotrogus ); 1895, p. 77.
— damryi Desbrochers, 1895, p. 77; 1907, p. 142, 144.
— var. auronotatus Pie, 1925, Echange, 41, p. 10 ( Miccotrogus ); 1932,
Echange, 48, p. 26 (n. syn.).
— meyeri Pie, 1932, Echange, 48, p. 25 (n. syn.).
— perceptus Hoffmann, 1952, p. 142 (n. syn.).
— var. concolor Hoffmann, 1954, p. 1200 (n. syn.).
Diagnosis — Pronotum covered with dark scales
and white scales; thè white scales arranged at base and
at basai half of sides (U-shaped pattern). Elytral inter-
spaces covered with wide scales in doublé rows and
elongate, setalike scales in single median rows. Eyes
prominent, with hind margin slightly raised from sur-
face of head. Antennal funicle of six articles. Claw
with elongate basai process.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Sardegna
e della Sicilia, dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Schòn-
herr) etichettata «type / Sicilia, Ménétries» (lectotypus
qui designato). Ho esaminato, inoltre, anche 1 es. del¬
la var. fi (Sardinia, Schuppel) nominata da Boheman,
differente dal lectotypus (che ha le elitre grigiastre con
una fascia di squame bianche verso i lati) per una fa¬
scia laterale di squame bruno scure.
Sinonimi — Dopo l’esame dei tipi di Chevrolat,
Desbrochers riporta nel 1873 la sinonimia fra mona¬
chus (loc. tip.: Algeria) e capucinus. L’Autore stabilisce
anche che molitor (Algeria) e discoideus (Algeria) sono
sinonimi di signaticollis (Algeria) considerata specie
distinta da capucinus. In seguito (1895), egli pone co¬
me sinonimi di capucinus le specie signaticollis , molitor
e discoideus , mentre considera monachus specie distin¬
ta della quale è sinonimo la var. fi di Boheman del ca¬
pucinus , e crea la nuova specie damryi della Sardegna.
Le differenze tra queste tre specie consistono esclusi¬
vamente nelle particolarità del rivestimento della par¬
te superiore (assenza o presenza delle squame scure,
bruno-nerastre o dorate, sul pronoto e sulle elitre).
Giustamente tutte queste specie vengono riportate
fra i sinonimi di capucinus già nel Cat. Junk, come ho
potuto verificare con l’esame nella coll. Chevrolat di
sintipi di 1) monachus (4 es.): 1 9 «Alger / 451 / type /
Miccotrogus monachus Ch., Rev. Mag. Z., 1859, p. 300»
(lectotypus qui designato), 1 9 «6 articulis / 309 / Para-
typus / Micc. capucinus S. ... (parola illeggibile) mona¬
chus Chevr., Alger», 1 9 « Micc . monachus Chevr. / Pa¬
ratypus», 1 à «264 / Paratypus» (paralectotypi); 2) si¬
gnaticollis (5 es.): 1 9 «Alger, Poup. / Paratypus» (lec¬
totypus qui designato), 2 ÓÓ e 2 99 sullo stesso spillo
«311 / Typus» (paralectotypi); 3) molitor (3 es.): 1 Ó
«Alger, Poup. / Paratypus» (lectotypus qui designato),
1 Ó «Paratypus», 1 Ó «Alger, .... (frase illeggibile) / 308
/ Typus» (paralectotypi) e nella coll. Desbrochers di
sintipi di 1) discoideus : 1 9 etichettata esclusivamente
« discoideus Db.» (lectotypus qui designato) e di 2)
damryi : 2 óó etichettati rispettivamente «Sardinia
Damryi / damryi Db. Sard. / type» (lectotypus qui desi¬
gnato) e «damryi m. n. sp. / type» (paralectotypus) (un
altro paralectotypus o è in coll. Stierlin, etichettato «39
Db. / Sardinien / Damryi Dbr. Syntypus»).
Ho potuto confermare anche la sinonimia fra la var.
auronotatus dell’Algeria e capucinus con l’esame di un
sintipo 9 (coll. Toumier), etichettato «Alger / aurono¬
tatus nov. var. / Miccotrogus capucinus var.» (lectoty¬
pus qui designato).
Il meyeri è descritto su es. del Marocco (Mogador,
Dr. Meyer, in coll. Meyer e Pie) e paragonato ad au¬
ro illitus. Non ho trovato sintipi nella coll. Pie, ma nella
coll. Hoffmann ho esaminato 2 es., etichettati «Moga¬
dor Maroc, 17-22-III-32, dr. R. Meyer», quasi sicura¬
mente appartenenti alla serie tipica sebbene non ne
portino una precisa indicazione, e nella coll, generale
del Museo di Storia Naturale di Milano una numerosa
serie di es. topotipici, tutti perfettamente corrispon¬
denti alla descrizione di Pie. Il loro rivestimento è
molto caratteristico, perchè formato sul pronoto da
squame bianche, larghe, ellittiche (che sono prevalen¬
ti), che dai lati, dove sono molto fìtte, vanno verso il
disco embricandosi con squame più strette, rettango¬
lari, arancioni. Pure arancioni sono le squame setoli-
formi che sulle interstrie elitrali formano la serie cen¬
trale, arancione può essere anche una minima parte
delle squame rotondeggianti elitrali; vari es. hanno,
inoltre, le elitre di forma più larga, ellittica e non ret¬
tangolare. La forma del rostro, degli occhi, delle elitre,
degli organi genitali e la disposizione del rivestimento
elitrale non mostrano nessuna differenza da quella dei
tipici capucinus ; per il momento ritengo pertanto
meyeri solamente una caratteristica popolazione di ca¬
pucinus, , che va ad arricchirne la schiera delle numero¬
se varietà di colorazione.
Per quanto riguarda il perceptus , Hoffmann lo de¬
scrive come specie con funicolo antennale di 7 articoli
su un unico Ó del Marocco (E1 Araich), paragonando¬
lo al mathieui. Ho esaminato tale es. (coll. Hoffmann),
in realtà 9, etichettato «Maroc, Larache / Tychius per¬
ceptus m. A. Hoffmann / Type», e ho potuto constata¬
re che non è nient’altro che un sinonimo di capucinus
(elitre biancastre, pronoto dorato sul disco). Infine,
come varietà concolor Hoffmann ha inteso la forma
con rivestimento della parte superiore costituita com¬
pletamente da squame chiare.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 4-3,1.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di terzo apicale
del rostro, antenne (la clava è nera), tibie e tarsi ferru¬
ginei; parte superiore ricoperta fittamente da squame
coricate, che su testa e metà basale del rostro sono
strette, subrettangolari (lu/la 4-6), di colore bianco, sul
pronoto sono in prevalenza marroni, di forma subret¬
tangolare (lu/la 3-5), e bianche, subellittiche (alla base
e nella metà basale dei lati); elitre rivestite da squame
biancastre, larghe, ovali, disposte in due serie regolari
su ogni interstria, con una serie centrale di squame se-
toliformi (lu/la 5-7); squame rade, ancora più fini, si
trovano sulle strie. Squame bianche, ellittiche 0 subo¬
vali, ricoprono fittamente la parte inferiore.
Capo: occhi convessi, evidentemente prominenti e
rilevati rispetto alla testa lungo il margine posteriore.
Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro (fig.
244, 245), visto superiormente, a lati subparalleli nel ó
e discretamente convergenti dalla base all’apice nella 9
(Rlu/Plu ó 0,7-0, 8; 9 0,75-0,85). Funicolo antennale di
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
165
6 articoli, 1° articolo decisamente più grosso e circa 1,5
volte più lungo del 2°.
Protorace: modicamente trasverso (Pla/Plu 1,1-
1,22), a lati poco curvilinei, con il punto di maggior lar¬
ghezza circa alla metà, ristretto bruscamente all’apice
dove forma una specie di corto collo, superiormente
lievemente convesso. Elitre: di forma allungata (Elu/
Eia 1,51-1,65; Ela/Pla 1,15-1,3), a lati subrettilinei nei 2/
3 anteriori, subpiane sul disco. Zampe: femori e tibie
senza particolari caratteri; 3° articolo dei tarsi più largo
del 2° in modo evidente, appendici ungueali lunghe
circa 2/3 della lunghezza dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 274, 275, 349, 477.
Variabilità: il numero elevato dei sinonimi dipende
dalla discreta variabilità del colore e del disegno del ri-
vestimento. La forma descritta è quella tipica; molto
frequente (Sardegna e Corsica) è anche la varietà che
presenta una banda longitudinale bruno scura ai lati
delle elitre, ugualmente comune (soprattutto in Nord
Africa) è la varietà dove scure, arancioni, giallastre o
dorate, sono solo le squame che ricoprono il disco del
pronoto e quelle lineari delle interstrie elitrali. Infine,
esiste una varietà in cui il rivestimento è del tutto chia¬
ro. Queste forme estreme sono collegate da numerosi
gradi di passaggio. Variazioni si hanno anche nella
lunghezza e curvatura del rostro, nella curvatura dei
lati di protorace ed elitre; a volte è molto marcata la si¬
nuosità verso il margine anteriore del protorace, che
prende la forma di collo. La stessa cosa avviene per la
particolare rilevatura del margine posteriore degli oc¬
chi. La clava antennale, la parte inferiore della testa, i
femori e i tegumenti della metà apicale delle elitre
possono essere rossastri.
Note comparative — Nonostante l’elevato numero
di varietà, il capucinus rimane inconfondibile per il
particolare tipo e disegno del rivestimento dorsale, as¬
sociato al numero degli articoli del funicolo antenna¬
le. La specie è comunque risultata di difficile colloca¬
zione, non presentando sicure affinità con nessun al¬
tro taxon. La forma generale e soprattutto quella de¬
gli occhi e del rostro, oltre ad alcune somiglianze
nella morfologia degli organi genitali, mi hanno alla
fine convinto a sistemare capucinus dopo bruleriei. In
un primo tempo avevo, comunque, correlato la specie
con fuscipes (gruppo del seriepilosus ) per il tipo di rive¬
stimento elitrale e la forma del lobo mediano identici.
Geonemia — Parte occidentale e meridionale della
Regione mediterranea.
Materiale esaminato: 620 es. — Spagna: Cadice
(ME), Trafalgar (CZ); Baleari (MMi): Mallorca-C’an
Picafort (ME). Francia: Corsica: Ajaccio (MP), Aleria
(CC), Bastia (MP), Bonifacio (MP), Porto Vecchio
(MP). Italia: Lazio: Lago di Caprolace (CAb); Puglia:
Torre Saturo-Taranto (CAn); Lucania: Policoro
(CPes); Calabria: Melito (CO), S. Maria di Ricadi-Ca-
tanzaro (CB); Sicilia: Balestrate (MB), Catania
(CMer); Sardegna: Alghero (CC), Lago Baratz (CC),
La Maddalena (CC), Capo Manno (CB), Olbia (CB),
Platamona (CB), Posada (CC), S. Teresa di Gallura
(CC), Siniscola (CC), Stintino (CC). Grecia: Zante:
Kalamaki (ME). Marocco: Agadir (CP), Asni-R. Re-
raia (MLo), Mamora (CP), Mogador (MMi, MP), Ra¬
bat (CP), Salò (CP), Sidi Slimane (ME), Tangeri (ME),
Taroundant (MMi). Algeria: Algeri (ME, MS), St. Char¬
les (CP). Tunisia: Sfax (CP). Libia: Tripolitania: En Ngila
(MMi), Tripoli (MMi). Egitto: Mansouria (MW).
Note biologiche — Le piante ospiti individuate so¬
no: Lotus creticus L. (Marocco e Corsica, Péricart), L.
ornithopodioides L. (Sardegna, Caldara), L. arenarius
Brot. e L. coliinus Murb. (Algeria, Peyerimhoff).
Gruppo del Tychius squamulatus (Fig. 280)
Diagnosis — Each elytral interspace covered with
wide, subelliptical scales concealing integument and
arranged either in confused or in 2-3 regular rows with
Fig. 280 — Distribuzione geografica di alcune specie del gruppo del T. squamulatus : * T. cretaceus; ■ T. cinnamomeus\ • T. cal-
darai; ▲ T. graecus.
166
ROBERTO CALDARA
a single median row of narrower scales. Rostrum elon-
gate. Eye globose, generally markedly prominent.
Prothorax transverse, usually slightly curved at sides
in basai half, convex on dorsum. Elytra subovai. Hosts
in Loteae.
Discussione — Gruppo omogeneo e ben distingui¬
bile dagli altri se si considerano nell’insieme i caratteri
diagnostici (occhi globosi solitamente prominenti, ro¬
stro di forma allungata, protorace trasverso debol¬
mente curvilineo nella metà basale, elitre subovali),
sebbene nessuno di essi sia esclusivo del gruppo. Per
quanto riguarda il rivestimento delle interstrie elitra-
li, si passa dallo squamulatus, dove le squame sono
subellittiche e confusamente disposte, al cinnamo-
meus ed infine al cretaceus, dove le squame sono subo¬
vali e disposte in due serie regolari con una serie centrale
di setole un poco sollevate. Quest’ Ultima specie differi¬
sce, inoltre, da tutte le altre per la forma della spermate-
ca, ma non per il lobo mediano dell’edeago. Tutte le spe¬
cie vivono probabilmente su Loteae. Il gruppo sembra
apparentemente correlato con quello del siculus.
114. Tychius squamulatus Gyllenhal (Fig. 281, 282, 311, 312,
350, 478)
— squamulatus Gyllenhal, 1836, p. 404. Toumier, 1873, p. 471. Red-
tenbacher, 1874, p. 318. Bedel, 1885, p. 151; 1887, p. 313 ( Sibinia );
1923, p. 74. Edwards, 1910, p. 82. Franz, 1949, p. 263. Caldara, 1983,
p. 88.
— flavicollis Stephens sensu Auctorum (non Stephens, 1831). Bohe-
man, 1843, p. 304. Desbrochers, 1908, p. 156, 160, 175. Reitter, 1916, p.
216. Penecke, 1922, p. 20. Hustache, 1931, p. 286, 304. Porta, 1932, p.
269. Franz, 1942, p. 107, 263. Hoffmann, 1958, p. 1157, 1182. Smrec-
zynski, 1972, p. 100. Clark et al., 1978, p. 641. Lohse, 1983, p. 91. Cal¬
dara, 1983, p. 88.
— kirbyi Waterhouse, 1862, p. 79. Tournier, 1873, p. 471. Caldara,
1983, p. 89.
— dentatus Rey, 1895, p. 3. Hustache, 1931, p. 304.
— starcki Pie, 1902, p. 146 (n. syn.).
— trapezithorax Desbrochers, 1908, p. 44 (n. syn.).
— flavicollis ab. mimulus Penecke, 1926, Wien. ent. Zeit., 43, p. 43.
Diagnosis — Rostrum in lateral view slightly curved
(fig. 281, 282). Scales of elytral interspaces confusedly
arranged. Metafemur toothed.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Tauria e
dell’Austria, 2 dei quali già esaminati da Franz nella
coll. Schònherr e che quindi non ho ritenuto necessa¬
rio rivedere.
Sinonimi — Per quanto riguarda la sinonimia di fla¬
vicollis Steph. con junceus e il conseguente riutilizzo
del nome squamulatus per flavicollis sensu Auctorum
vedi Caldara, 1983. In tale sede ho anche riconfermato
la sinonimia di kirbyi con squamulatus. La posizione
sistematica di dentatus è stata già sufficientemente in¬
dagata da Hustache dopo l’esame dei tipi di Rey.
Lo starcki è descritto da Pie su es. del Caucaso occi¬
dentale, dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Pie) etichet¬
tata «Caucas. occid., Novorossijsk, Starck / type / T.
starcki Pie / sp. près metallescens Kol. / Type» (lectoty-
pus qui designato). Si tratta di un es. al quale manca la
metà apicale del rostro, ma è ugualmente fuori di dub¬
bio che sia identico ai tipici squamulatus.
Il trapezithorax è descritto su es. dell’Algeria senza
più precisa indicazione. Ho esaminato in coll. Desbro¬
chers 1 Ó etichettato «Algérie / subtrapezicollis m., Fr.
08, Alg. / Type». Nonostante la differente classifica¬
zione, considero questo es. syntypus della specie tra¬
pezithorax e pertanto lo nomino lectotypus. L’es., in¬
fatti, corrisponde perfettamente alla descrizione origi¬
nale di questo taxon e sono convinto che per errore
Desbrochers abbia usato nella pubblicazione un no¬
me un poco differente da quello scritto sul cartellino,
cosa del resto successa diverse altre volte (vedi la gran¬
de confusione con i nomi longiusculus, oblongiusculus
ed elongatulus). Anche dopo l’esame degli organi geni¬
tali, ritengo trapezithorax sinonimo di squamulatus ;
l’unica differenza dalla maggior parte degli es. di
questa specie sta nelle dimensioni dei femori poste¬
riori, più grossi e con un dentino più piccolo che
nella media.
Dell’aberrazione mimulus ho esaminato 1 9 (coll.
Penecke), etichettata «Thuringen, Naumburg / Tych.
flavicollis a. mimulus m., Penecke det. / Typus». Come
giustamente riportato da Penecke, l’es. differisce dai
tipici squamulatus esclusivamente per il colore del ri-
vestimento, che è bruno con sutura elitrale bianca co¬
me nei cinnamomeus della Spagna.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,75-2,65.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di zampe,
metà apicale del rostro e antenne bruno ferruginee;
nascosti quasi completamente dal rivestimento, che
sulla parte superiore è formato da squame coricate, di
colore cretaceo (un poco più chiaro lungo l’interstria
suturale), di forma subellittica, abbastanza larghe (lu/
la 2,5-5); le più larghe si trovano lungo le interstrie eli-
trali (soprattutto quella suturale) dove sono disposte
in modo confuso, le più strette sulle strie, che sono
scarsamente visibili. Parte inferiore coperta fittamente
da squame larghe, subellittiche, di colore grigiastro.
Capo: occhi globosi, decisamente debordanti dalla
sua convessità. Fronte della larghezza del rostro alla
base. Rostro poco arcuato in entrambi i sessi, visto
dall’alto a lati subparalleli, visto di lato subrettilineo
(fig. 281, 282) (Rlu/Plu ó 0,85-0,94; 9 0,86-1). Funicolo
antennale di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,13-1,2), a lati debol¬
mente curvilinei nella metà basale, con il punto più
largo alla metà, ristretto all’apice, convesso superior¬
mente. Elitre: di forma subovale (Elu/Ela 1,32-1,41;
Ela/Pla 1,23-1,3), a lati debolmente curvilinei nella me¬
tà basale, dove si trova il punto più largo, convesse.
Zampe: femori posteriori con evidente dentino, gli
anteriori, così come le tibie, senza particolari caratte¬
ri sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisamen¬
te più largo del 2°, appendici ungueali lunghe i 2/3
dell’unghia.
Organi genitali: fig. 311, 312, 350, 478.
Variabilità: un poco variabile il rivestimento per
densità (in alcuni es. i tegumenti sono completamente
nascosti e le squame in parte embricate), per colore
(da bianco-grigiastro a bruno unicolore o con base del
pronoto, delle elitre e interstria suturale rivestite da
squame bianche) e per larghezza delle squame. Un
poco variabile è anche la larghezza e la curvatura di
protorace ed elitre.
Note comparative — Può essere separato dalle altre
specie del gruppo se si considerano insieme la caratte¬
ristica forma del rostro, seguita dal tipo di rivestimen¬
to e dalla presenza del dente ai femori posteriori.
Geonemia — Europa centrale e meridionale, Inghil¬
terra (la specie non sembra presente, invece, in Corsi¬
ca e Sardegna, dove appare sostituita da spinicrus ),
Asia anteriore (Iran, Caucaso, Anatolia), Algeria.
Materiale esaminato: circa 450 esemplari prove¬
nienti da varie località di: Cecoslovacchia, Ungheria,
Germania, Austria, Francia, Inghilterra, Spagna, Italia
(escluso isole), Jugoslavia, Albania, Grecia, Turchia,
Caucaso, Iran, Algeria.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
167
Note biologiche — Ho sempre raccolto la larva nei
legumi di Lotus cornicuìatus L., come già riportato da¬
gli altri Autori (Hoffmann, Smreczynski, ecc.).
115. Tychius spinicrus Desbrochers
— spinicrus Desbrochers, 1895, p. 63; 1907, p. 152, 158, 171. Hustache,
1931, p. 287, 303. Franz, 1942, p. 259. Hoffmann, 1954, p. 1157, 1182.
Diagnosis — Similar to squamulatus except scales
covering base of pronotum and elytral interspaces 1
and 8-10 white, markedly contrasted from thè brow-
nish ones.
Serie tipica — Descritto su un unico es. della Corsica
da me esaminato (coll. Desbrochers): si tratta di 1 9
etichettata «Corse / T. spinicrus m., Frel. 94 / A. Hu¬
stache vidit 1921».
Descrizione e note comparative — Hustache lo con¬
sidera semplice razza geografica di cinnamomeus,
mentre Hoffmann, viceversa, lo pone a contatto con
squamulatus , riportandone le differenze da cinnamo¬
meus. Sono d’accordo con l’opinione di Hoffmann. In¬
fatti lo spinicrus differisce da squamulatus , del quale è
probabilmente specie vicariante in Corsica e Sarde¬
gna, esclusivamente per il colore delle squame del ri-
vestimento dorsale, che sono per la maggior parte bru¬
ne, a volte con riflessi dorati, e bianche alla base del
pronoto e delle elitre, sulfinterstria suturale e su quel¬
le laterali, con un evidente contrasto di colore, cosa
che non avviene quasi mai in modo così netto in squa¬
mulatus. Hoffmann riporta come altre differenze: ro¬
stro diritto, interstrie elitrali piane e squame ovali in
spinicrus , rostro debolmente arcuato, interstrie sub¬
convesse e squame oblunghe in squamulatus , tutte
particolarità che non ho però riscontrato in modo co¬
stante. Infine, Hoffmann dice che l’edeago è diverso
da quello di cinnamomeus , ma in verità gli organi geni¬
tali risultano del tutto identici nelle due specie. Misu¬
razioni: lunghezza mm 2,2-2,45. Rlu/Plu ó 0,74-0,85;
9 0,87-0,94. Pla/Plu 1,18-1,22. Elu/Ela 1,28-1,35. Eia/
Pia 1,21-1,26.
Geonemia — Corsica, Sardegna.
Materiale esaminato: 25 es. — Corsica (MP): Boco-
gnano (ME, MP), Bonifacio (MP), Castagniccia-Ortale
(CC), Folelli (ME, MP), Vivario (ME, MP), Vizzavona
(MP). Sardegna: Terranova (MG).
Note biologiche — Raccolto su Lotus hispidus Desf.
(Hoffmann) e L. cornicuìatus L. (Tempère).
116. Tychius kulzeri Penecke (Fig. 313, 314)
— kulzeri Penecke, 1934, Ent. Blàtt., 30, p. 189. Franz, 1942, p. 107,
263. Hoffmann, 1954, p. 1183. Smreczynski, 1972, p. 101. Caldara,
1973, Boll. Soc. ent. ital., 105, p. 129. Lohse, 1983, p. 90.
Diagnosis — Similar to squamulatus except rostrum
slightly more curved, metafemur unarmed, vestiture
on dorsum less dense, median lobe pointed at apex.
Serie tipica — Specie descritta dei dintorni di Monaco
di Baviera. Come Franz, anch’io non ho esaminato
sintipi della specie, ma solo numerosi es. determinati
con tale nome dallo stesso Penecke.
Descrizione — Lunghezza: mm 2-2,25.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di zampe,
metà apicale del rostro ed antenne bruno ferruginee;
solo un poco visibili sul dorso fra il rivestimento for¬
mato da squame coricate, di colore cretaceo, in parte
più chiare (a volte biancastre) alla base del pronoto,
sulfinterstria elitrale suturale e sull’addome. Le squa¬
me sono di forma subellittica e di varia lunghezza (lu/
la da 2,5 a 6), le più larghe ricoprono in massima parte
le interstrie elitrali, dove non sono disposte in serie e
dove frammiste ad esse (soprattutto nella parte centra¬
le dell’interstria) si trovano alcune squame decisa¬
mente più strette. Strie visibili, con una serie di esili
squame piliformi.
Capo: occhi globosi, decisamente debordanti dalla
sua convessità. Fronte circa della larghezza del rostro
alla base. Rostro come in squamulatus (fig. 281, 282),
ma un poco arcuato (Rlu/Plu ó 0,88-0,95; 9 0,94-1), vi¬
sto dall’alto a lati subparalleli. Funicolo antennale di 7
articoli, il 1° circa 2 volte la lunghezza del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,14-1,23), a lati un po¬
co arrotondati fin dalla base, con il punto più largo alla
metà, bruscamente ristretto in prossimità dell’apice,
convesso sul dorso. Elitre: di forma subovale, a lati lie¬
vemente curvilinei fin dalla base, con il punto più lar¬
go nella metà anteriore, convesse (Elu/Ela 1,35-1,41;
Ela/Pla 1,2-1,26). Zampe: femori globosi, i posteriori
senza dentino, gli anteriori senza particolari caratteri
sessuali così come le tibie; 3° articolo dei tarsi bilobato
e decisamente più largo del 2°, appendici ungueali lun¬
ghe circa i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 313, 314; sperma-
teca e spiculum ventrale come in squamulatus (fig.
350, 478).
Variabilità: specie nel complesso costante per la for¬
ma generale e per quella del rostro. Piccole differenze
si hanno nella larghezza di pronoto ed elitre e in quel¬
la delle squame della parte superiore.
Note comparative — Specie con caratteristiche inter¬
medie fra squamulatus e cinnamomeus ; con il primo ha
in comune la forma del rostro (che è solo un poco più
arcuato), al secondo si avvicina di più per il tipo di ri-
vestimento elitrale. Da entrambi differisce per l’assen¬
za di dente ai femori posteriori e per la forma del lobo
mediano che, seppure molto sottile, visto di lato è me¬
no arcuato nella parte apicale che finisce a punta più
acuta.
Geonemia — Europa centrale e sud-orientale.
Materiale esaminato: 83 es. — Ungheria: Vizslàs,
Salgótaijàn (CKo). Austria: D. Altenburg (ME), Ba-
den (CF), Bad Vòslau-Nieder Donau (CF), Hund-
scheimer Berg (MB), Marchfeld (MB). Jugoslavia:
Istria: Klanec (MMi); Dalmazia: Castelnuovo (MB),
Lussino (MMi); Montenegro: Lipa-Cetinje (MB).
Grecia: Mesolongion (CF); Tessalia: Pelion (MB,
MBr). Italia: Ven. Giulia: Gorizia (MMi), Opicina
(MMi); Lombardia: Val Camonica-Cogno (ME); Li¬
guria: Moneglia (CPes), Piani di Creto (CB); Emilia e
Romagna: Bobbio (CC), Forlì (CD), Salsomaggiore
(MMi); Marche: Mte. Catria-Ancona (CPes), Monte-
monaco (MMi); Umbria: Foci Canapine (MMi); Moli¬
se: Isernia (CO); Calabria: San Biase (MMi); Lucania:
Mte. Pollino, m 1800 (MMi).
Note biologiche - L’adulto è stato raccolto insieme
a caldarai su Dorycnium pentaphyl/um Scop., sia da me
(Bobbio) che da Kostàl (Vizslàs).
117. Tychius cinnamomeus Kiesenwetter (Fig. 283, 284,
557)
— cinnamomeus Kiesenwetter, 1851, p. 639. Toumier, 1873, p. 471.
Desbrochers, 1907, p. 152, 159, 172. Reitter, 1916, p. 216. Penecke,
1922, p. 20. Hustache, 1931, p. 287, 303. Porta, 1932, p. 267. Franz,
1942, p. 107, 263. Hoffmann, 1954, p. 1157, 1181. Smreczynski, 1972,
p. 99.
— suturalis Ch. Brisout, 1861, Ann. Soc. ent. Fr., (4) 1, p. 605; 1862,
p. 769. Toumier, 1873, p. 471.
168
ROBERTO CALDARA
— var. denticrus Desbrochers, 1892, Frelon, 2, p. 100; 1907, p. 173.
— var. fallax Rey, 1895, p. 2. Hustache, 1931, p. 303.
— adspersulus Desbrochers, 1908, p. 43 (n. syn.).
Diagnosis — Rostrum long, thin, markedly curved.
Elytral interspaces covered with wide scales arranged
in confused rows and with single median rows of
slightly raised narrower scales. Metafemur toothed.
Serie tipica — Descritto su es. della Spagna (Cata¬
logna: Montserrat), dei quali Franz ne ha esaminati al¬
cuni in coll. Kiesenwetter. Personalmente ho esami¬
nato diversi es. di cinnamomeus della coll. Kiesenwet¬
ter, ma tutti sprovvisti di qualsiasi cartellino di prove¬
nienza.
Sinonimi — Il suturalis è descritto su es. della Fran¬
cia (Aix, Béziers, Collioures) e sempre considerato co¬
me sinonimo di cinnamomeus dopo l’esame dei tipi
(Hustache). La stessa cosa vale per la var. denticrus , di
cui ho esaminato 1 ó (coll. Desbrochers) etichettato
«Decines, B-30-5 / denticrus m. / type» (lectotypus qui
designato), e per la var .fallax, il cui tipo è stato esami¬
nato da Hustache (1931).
V adspersulus è descritto su es., secondo l’Auto¬
re 99, della Spagna meridionale; ho esaminato 1
sintipo (coll. Desbrochers), che è in realtà un ó, eti¬
chettato «Valencia, Hispania / adspersulus / adsper¬
sulus Fr. 08 / type» (lectotypus qui designato). Si
tratta solamente di una varietà di cinnamomeus carat¬
terizzata dalle squame elitrali bicolori su tutta la su¬
perfìcie, bianco e rosso-brune mescolate fra di loro
senza ordine.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,45-3.
Tegumenti: bruno scuri (bruno-rossastri le zampe,
il rostro nella metà apicale e le antenne); quasi com¬
pletamente nascosti dal rivestimento abbastanza fitto
e formato sulla parte superiore da squame di forma
subellittica o subovale, abbastanza larghe (lu/la 2,5-4),
di colore cretaceo e bianco (queste ultime si trovano
alla base di pronoto ed elitre, lungo l’interstria sutura¬
le e sull’addome); sulle interstrie elitrali sono disposte
in modo confuso (non in serie), alcune di esse un po¬
co più lunghe, che si trovano lungo la linea mediana,
sono lievemente sollevate. Strie visibili, con una serie
di sottili squame piliformi.
Capo: occhi globosi, sporgenti dalla sua convessità.
Fronte lievemente più larga della base del rostro. Ro¬
stro molto lungo e sottile in entrambi i sessi (Rlu/Plu
Ó 1-1,03; 9 1,04-1,1), fortemente e regolarmente arcua¬
to, visto di lato assotigliato, quasi schiacciato nella
metà apicale (fig. 283, 284), visto dall’alto a lati subpa¬
ralleli, un poco divergenti in prossimità dell’apice. An¬
tenne lunghe, funicolo di 7 articoli, il 1° circa 2 volte
più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,13-1,23), a lati debol¬
mente curvilinei nei 2/3 basali, con il punto più largo
alla metà, con un evidente restringimento in prossimi¬
tà dell’apice, convesso sul dorso. Elitre: subrettango¬
lari (Elu/Ela 1,25-1,4; Ela/Pla 1,21-1,28), a lati subretti¬
linei nella metà basale, abbastanza convesse. Zampe:
femori posteriori con un piccolo dentino, gli anteriori
senza particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3°
articolo dei tarsi bilobato e decisamente più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe circa 2/3 dell’unghia stessa.
Organi genitali: come in squamulatus (fig. 311, 312,
350, 478).
Variabilità: specie nel complesso decisamente co¬
stante.
Note comparative — Può mostrare qualche proble¬
ma di separazione con calda rai e graecus , che hanno
però differente distribuzione geografica (vedi a propo¬
sito di queste specie), e con squamulatus , dal quale dif¬
ferisce in modo evidente per la forma del rostro, ar¬
cuato, più lungo e sottile.
Geonemia — Spagna, Francia meridionale, Italia
nord-occidentale.
Materiale esaminato: 85 es. — Spagna: Andalusia
(ME, MMo), Castellon de la Plana (MMo), Escoriai
(MP), León-La Candamia (CZ), Montserrat (MB),
Ponferrada (MB, ME, MMi), Sierra Cazorla (CO), Va¬
lencia (MBr, MMi), Vemela-Moncajo (CO). Francia:
Béziers (ME), Canal s.l. Vésubie (CD), Carcassonne
(MMo), Draguignan (MLo), Frejus (ME), Le Sauvax
(MB, MBr), Montpellier (MMi), Tolone (MB, MMi),
Tolosa (ME), Vemet L. B. (MB). Italia: Liguria: Alas-
sio (MMi), Albenga (MG, MMi), Laigueglia (CC,
CPes).
Note biologiche — Raccolto su Dorycnium penta-
phyllum Scop. (Hoffmann), D. hirsutum Reich e D. rec-
tum L. (Tempère).
118. Tychius caldarai Dieckmann
— caldarai Dieckmann, 1986, Beitr. Ent., 36, p. 75.
Diagnosis — Similar to cinnamomeus except average
size smaller (length mm 2-2.7), rostrum less thin, ely-
tra slightly shorter, scales entirely recumbent, about
of same color on elytral interspace 1 as on other inter¬
spaces, elytral striae scarcely visible.
Serie tipica — Descritto su numerosi es. dell’Europa
centrale e sud-orientale, quasi tutti da me esaminati.
Holotypus: Vizslàs bei Salgótaijàn (Ungheria), leg.
Kostàl (ME).
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente correlata con cinnamomeus , del quale sembra
vicariante nell’Europa centrale e sud-orientale. Ne dif¬
ferisce per le dimensioni in media minori, per il rostro
meno esile, per le elitre in media un poco più corte,
per le squame che rivestono l’interstria suturale solo
lievemente più chiare o dello stesso colore delle altre
che sono grigio-giallastre (mai francamente brune).
Sempre sulle elitre, le squame più strette nel mezzo
delle interstrie sono tutte coricate e le strie sono meno
visibili. Misurazioni: lunghezza mm 2-2,7. Rlu/Plu d
0,94-0,98; 9 1,02-1,09. Pla/Plu 1,17-1,24. Elu/Ela 1,24-
1,35. Ela/Pla 1,23-1,3.
Geonemia — Europa centrale e sud-orientale.
Materiale esaminato: 52 es. — Italia: Liguria: Boglia-
sco (CB), Capo Mele (CB), Capo Noli (CB), Finale
(CD), Gattorna (CC), Moneglia (CPes), Nervi (CO),
Olivetta S. Michele (CMer), Piani di Creto (CB),
Quezzi (CB), Righi (CB), Uscio (CC); Lombardia: S.
Vigilio-Lago di Garda (CCo); Veneto: Alonte (CO),
Colli Euganei-Baone (CO); Friuli-Venezia Giulia: Ba-
sovizza (MMi), Canale (MMi), Dogna-Udine (MMi),
Trieste (MMi); Emilia: Bobbio (CC), Mte. Gibbio
(MB), S. Felice (MB); Marche: Mte. Conero (MMi);
Lucania: Marsico Nuovo (CAn), Rionero-Mte, Vultu¬
re, m 1100 (CAn), Terranova-Pollino (MMi); Calabria:
Maida (CB). Austria: Burgenland (ME), Mòdling
(ME), St. Margarethen-Ròmersteinhr. (ME), Steier-
mark (ME). Cecoslovacchia: Krupinska vrchovina-
Hontianske Tesare (CKo). Ungheria: Nozrad-Vizslàs
(CKo). Romania: Comana Vlasca (ME, MMi, MP).
Bulgaria: Trevna (ME). Jugoslavia: Zelenika (MMi).
Grecia: Corfu (MMi). Turchia: Bozkurt (CL), Efeso
(MMo).
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
169
Note biologiche — L’adulto è stato raccolto, sia da
me cha da Kostàl, su Dorycnium pentaphyllum Scop.
spesso in compagnia di kulzeri , del quale ha lo stesso
areale di distribuzione. Non sono riuscito, invece, a
reperire gli immaturi.
119. Tychius graecus Kiesenwetter
— graecus Kiesenwetter, 1864, p. 279. Franz, 1942, p. 112, 261.
Diagnosis — Similar to cinnamomeus except body
more robust, rostrum shorter especially in female.
Serie tipica — Descritto su es. di Patrasso non più
rintracciabili nella coll. Kiesenwetter, come già ricor¬
dato da Franz. Sono d’accordo sull’interpretazione
della specie data da questo Autore e ben corrispon¬
dente alla descrizione originale.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 7-3,1.
Tegumenti: bruno-nerastri, rostro, antenne e zam¬
pe bruni; sul dorso poco visibili fra il rivestimento fìt¬
to e formato da squame tutte di colore cretaceo: sul
pronoto rettangolari o subellittiche (lu/la 2,5-4), sulle
interstrie elitrali un poco embricate, disposte in modo
Figg. 281-310 — Rostro di: 281-282) T. squamulatus d e 9; 283-284) T. cinnamomeus d e 9; 285) T. cretaceus 9; 286) T. vossi d1;
287-288) T. argentatus d e 9; 289-290) T. Jlavus d e 9; 291-292) T. bicolord e 9; 293-294) T. melilo ti d e 9; 295-296) T. breviu-
sculus d e 9; 297-298) T. oedemerus d e 9; 299-300) T. lineatulus d e 9; 301-302) T. krausei d e 9; 303-304) T.junceus d e 9;
305-306) T. aureolus d e 9; 307-308) T. medicaginis d e 9; 309-310) T. crassirostris d e 9.
170
ROBERTO CALDARA
irregolare, per la maggior parte larghe (lu/la 2-3), solo
alcune più strette (lu/la 4-5) e in parte lievemente sol¬
levate. Strie visibili, con una serie di esili squame. Par¬
te inferiore fittamente ricoperta da squame larghe,
ovali, e un poco più lunghe, subellittiche.
Capo: occhi globosi, decisamente prominenti.
Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro co¬
me in cinnamomeus (fig. 283, 284), ma più corto nella
o (Rlu/Plu ó 0,87-0,98; 9 0,9-1,02). Antenne lunghe;
funicolo antennale di 7 articoli, eccetto il 7° tutti più
lunghi che larghi, il 1° circa due volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,14-1,23), a lati curvili¬
nei fin dalla base, con il punto più largo alla metà, con¬
vesso superiormente. Elitre: larghe, ovali (Elu/Ela
1,29-1,38; Ela/Pla 1,24-1,33), con il punto più largo nel
terzo anteriore, convesse. Zampe: femori posteriori
dentati, gli anteriori senza particolari caratteri sessuali
così come le tibie; 3° articolo dei tarsi decisamente più
largo del 2°, appendici ungueali grosse, lunghe circa i
2/3 dell’unghia stessa.
Organi genitali: come in squamulatus (fig. 311, 312,
350, 478).
Variabilità: discrete variazioni si hanno nella curva¬
tura dei lati e nella larghezza di protorace ed elitre. Per
quanto riguarda il rivestimento, esso può essere di co¬
lore grigiastro, le squame variano un poco per larghez¬
za da es. a es. sia sul pronoto che sulle elitre. Inoltre,
in alcuni es. della Turchia orientale le squame più
strette sulle interstrie elitrali sono tutte coricate e le
strie non sono visibili. Sarà, comunque, sicuramente
utile esaminare più numeroso materiale della penisola
anatolica per meglio comprendere l’importanza delle
variazioni della specie in questa parte dell’areale.
Note comparative — Si distingue dalle altre specie
del gruppo per la forma più robusta. Ha grossi punti di
contatto soprattutto con cinnamomeus e caldarai per il
tipo di rivestimento elitrale e per la forma del rostro,
sebbene sia più corto soprattutto nella 9.
Geonemia — Grecia, Turchia.
Materiale esaminato: 23 es. — Grecia: Corfu (CF, ME,
MMi, MMo, MP): Val di Ropa (ME), Pyrgos (MBa).
Turchia: Manisa (CL), Besni (CL), Beytul Sebab (CL).
120. Tychius cretaceus Kiesenwetter (Fig. 285, 351, 558)
— cretaceus Kiesenwetter, 1851, p. 638. Toumier, 1873, p. 471. Franz,
1942, p. 107, 249.
— ochroceras Desbrochers, 1908, p. 43 (n. syn.).
Diagnosis — Vestiture on each elytral interspace of
broad scales arranged in two regular rows and suberect
setalike scales in a single median row. Eye slightly promi-
nent. Rostrum markedly curved and gibbous at base (fig.
285), scarcely sexually dimorphic. Spermatheca fig. 351.
Serie tipica — Descritto su es. della Spagna (Catalo¬
gna: Montserrat), non rintracciabili nella coll. dell’Au¬
tore al Museo di Monaco. Franz considera dubitativa¬
mente come tipi alcuni es. della coll. Kiesenwetter eti¬
chettati «Andalusien» e 1 Ó della coll. Faust etichetta¬
to «Hispania, Kirsch / Type», ma nessuno di essi corri¬
sponde alle indicazioni riportate da Kiesenwetter nel¬
la descrizione originale. Nella coll. Kraatz ho trovato
un es. di Montserrat, ma anche in tal caso manca qual¬
siasi prova che esso sia della serie tipica. Tutti i sud¬
detti es., comunque, appartengono sicuramente allo
stesso taxon, ben corrispondente alla descrizione di
cretaceus. La specie, considerata per lungo tempo co¬
me sinonimo di cinnamomeus , è stata giustamente ri¬
portata da Franz al rango di taxon distinto.
Sinonimi — Anche V ochroceras viene descritto su es.
della Spagna (Valencia, leg. Moroder), dei quali ho
esaminato 5 es., 3 in coll. Desbrochers, 1 ó etichettato
«Torrente, Valencia, Moroder / ochroceras (m.)» (lec-
totypus qui designato) e 2 99 etichettate rispettiva¬
mente «Torrente, Valencia, Moroder» e «Torrente,
Moroder / 9 / ochroceras (m.)», e 2 óó in coll. Heyden
etichettati «Torrente, Valencia, Moroder / Tychius
ochroceras Desb., Valencia, Desbroch. / 81 Db. / Syn-
typus» e «Torrente, Valencia, Moroder / ochroceras
m., Valencia / ochroceras Desb., Desbroch. / Synty-
pus». La sinonimia con cretaceus era già stata ipotizza¬
ta da Franz; ora la posso confermare con certezza.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,25-2,7.
Tegumenti: bruno-nerastri, rostro dall’inserzione
delle antenne, tibie e tarsi bruni; nascosti dal rivesti¬
mento molto fitto, che sul dorso è uniformemente di
colore grigio-nocciola e composto da squame di più
forme: rettangolari 0 subellittiche (lu/la 4-5) su testa,
metà basale del rostro e pronoto, larghe, subovali (lu/
la 1,5-2, 5) ai lati del protorace e sulle interstrie elitrali,
dove sono in parte sovrapposte e disposte in due serie
abbastanza regolari, setoliformi (lu/la 6-8), obliqua¬
mente sollevate in una serie nel mezzo di ogni inter-
stria, esili, piliformi sulle strie che sono abbastanza vi¬
sibili. Femori con squame ovali e rettangolari, solo
queste ultime ricoprono le tibie. Parte inferiore fitta¬
mente ricoperta da squame biancastre, larghe, ovali, e
più lunghe, lanceolate.
Capo: occhi globosi, debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte lievemente più larga del rostro alla base.
Rostro con scarso dimorfismo sessuale (9 fig. 285), vi¬
sto dall’alto a lati convergenti dalla base all’apice (Rlu/
Piu Ó 0,91-0,96; 9 0,94-1,02). Funicolo antennale di 7
articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,18-1,25), a lati arro¬
tondati, con il punto più largo alla metà, ristretto con
una lieve sinuosità all’apice, convesso sul dorso. Eli¬
tre: larghe, ovali (Elu/Ela 1,24-1,33; Ela/Pla 1,24-1,31),
convesse. Zampe: femori inermi, senza particolari ca¬
ratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo tarsale in
modo evidente più largo del 2°, appendici ungueali
lunghe circa 2/3 dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano e spiculum ventrale
come in squamulatus (fig. 311, 312, 478); spermateca
fig. 351.
Variabilità: specie decisamente costante sia per tipo
di rivestimento che per forma generale. Lievi variazio¬
ni si hanno nella convessità del pronoto e nella curva¬
tura delle elitre, con il punto di maggior larghezza pri¬
ma, alla metà 0 dopo.
Note comparative — Specie probabilmente correlata
strettamente con cinnamomeus , ma da questa e dalle
altre del gruppo differisce per il tipo di rivestimento
delle interstrie elitrali, formato da due serie abbastan¬
za regolari di squame larghe ovali con una serie cen¬
trale di squame setoliformi un poco sollevate (questa
serie è presente anche in cinnamomeus , dove però le
altre squame non sono disposte in serie regolari), per
la forma del rostro, più bruscamente ricurvo alla base,
e per quella della spermateca. Il tipo di rivestimento
elitrale è analogo a quello di numerose altre specie,
con le quali però apparentemente non mostra alcuna
correlazione ( capucinus , hiekei, pierrei, ecc.).
Geonemia — Specie endemica della Spagna.
Materiale esaminato: 31 es. — Spagna: Algeciras
(MMo), Barcellona (MBu, MP), E1 Pardal (MP), Gre-
nada (ME), Guadalajara (MP), Liebana (MB), Malgrat
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
171
de Mar (ME), Màlaga (MP), Montserrat (ME), Tor¬
rente (MP), Valencia (CD, CF, MBr, MMi, MP), Ver-
nela (CO), Zaragoza (CZ).
Gruppo del Tychius argentatus
Diagnosis — Scales of elytral striae wide, subellipti-
cal, of same size and width as scales of interspaces.
Rostrum, in lateral view, attenuate distad of antennal
insertion. Upper side of median lobe feebly scleroti-
zed. Spermatheca fig. 352.
Discussione — La forma delle squame delle strie eli-
trali, larghe come quelle delle interstrie e non pilifor-
mi, è il carattere che immediatamente differenzia le
tre specie del gruppo. Apparentemente, flavus, per la
forma generale decisamente differente, non sembra
avere rapporti con argentatus e con longitubus, ma la
forma degli organi genitali non dà dubbi sulla stretta
correlazione filogenetica fra le tre specie. La posizione
Figg. 311-338 — Lobo mediano in visione dorsale e particolare dell’apice di: 311-312) T. squamulatus; 313-314) T. kulzeri ;
315-316) T. depauperatus\ 317-318) T. seriepilosus; 319-320) T. oschianus\ 321-322) T. festìvus\ 323-324) T. mozabitus\ 325-326)
T. elegans ; 327-328) T. elegantulus; 329-330) T. schneideri; 331-332) T. cuprifer, 333-334) T. argentatus ; 335-336) T. flavus; 337-338)
T. polylineatus.
172
ROBERTO CALDARA
naturale del gruppo dovrebbe essere fra quello dello
squamulatus (legato a Loteae come argentatus) e quel¬
lo dello stephensi (legato a Trifoleae come flavus ); an¬
che gli immaturi di flavus sono molto simili a quelli di
alcune specie del gruppo dello stephensi (Clark et al.,
1978).
121. Tychius argentatus Chevrolat (Fig. 287, 288, 333, 334,
352, 485, 566)
— argentatus Chevrolat, 1859, p. 302; 1864, Beri. ent. Zeit., p. 280.
Ch. Brisout, 1862, p. 766. Toumier, 1873, p. 470. Desbrochers, 1907,
p. 149, 159, 188. Penecke, 1922, p. 16. Hustache, 1931, p. 285, 302. Por¬
ta, 1932, p. 266. Franz, 1942, p. 259; 1949, p. 267. Hoffmann, 1954,
p. 1156, 1180. Smreczynski, 1972, p. 106. Lohse, 1983, p. 91.
— sericeus Desbrochers, 1873, p. 102; 1895, p. 62; 1908, p. 40 (n. syn.).
— aureolus var. nitidior Rey, 1895, p. 3. Hustache, 1931, p. 302.
— mollicomus Desbrochers, 1908, p. 40. Hustache, 1931, p. 302.
— simillimus Desbrochers, 1908, p. 41. Hustache, 1931, p. 302.
— zanoni Pie, 1928, Bull. Soc. ent. ital., 60, p. 105 (n. syn).
Diagnosis — Elytra elongate, distinctly narrower in
apical third only. Rostrum fig. 287, 288. Length mm
1.85-2.7. Scales of dorsal vestiture with distinct golden
to silvery reflection.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Algeria
(dintorni di Algeri), 5 dei quali esaminati da Franz in
coll. Chevrolat e che non ho ritenuto necessario riesa¬
minare.
Sinonimi — Il sericeus è una delle specie più confuse
di Desbrochers. Egli la descrive su es. dell’Algeria
(Bòne) paragonandola a \V argentatus e dicendo fra l’al¬
tro «elongatus, angustior... femoribus indistincte
dentatis». Nel 1895, sempre del sericeus, per differen¬
ziarlo da medius , dice «de forme plus corte, est bien
plus large et à les cuisses nettement dentées»; infine,
nel 1908, confermando quest’ ultima versione, lo pone
in sinonimia con breviusculus. È quindi fra i sinonimi
di breviusculus che troviamo sui cataloghi il sericeus.
La spiegazione di tale confusione è abbastanza sem¬
plice: nella coll. Desbrochers, sotto il nome sericeus, vi
sono 2 es. 99 di Bòne etichettati come «Type»; il pri¬
mo (Bòne è anche scritto sotto il cartellino su cui è at-
taccatto l’insetto) è un es. che corrisponde abbastanza
bene alla descrizione originale di sericeus per la forma
generale, quella del rostro e dei femori e il tipo di rive¬
stimento (lectotypus qui designato) ed è sinonimo di
argentatus', il secondo è, in effetti, un es. identico a bre¬
viusculus (vedi anche sinonimi di tale specie, a propo¬
sito di sericeus var. opaculus ) caratterizzato da una for¬
ma decisamente più larga e dai femori posteriori con
un evidente dentino. Deve essere, perciò, escluso dal¬
la serie tipica di sericeus.
Le successive tre sinonimie sopra riportate sono
state stabilite da Hustache dopo l’esame di es. delle
serie tipiche. Attualmente, i tipi di simillimus e molli¬
comus non sono più rintracciabili nella coll. Desbro¬
chers, ma comunque le sinonimie non danno adito a
dubbi.
Infine, lo zanoni viene descritto su es. della Libia
(Bengasi), dei quali ho esaminato 1 ó (MG), etichetta¬
to «Bengasi dint., V. Zanon / Tychius Zanoni n. sp.»
(lectotypus qui designato), e 1 o (coll. Toumier), eti¬
chettata «Bengasi, Cyrenaique / Tychius Zanoni n. sp.
/ rostre plus long que la... de Genes» (paralectoty-
pus). Non mostrano nessuna differenza dai tipici ar¬
gentatus.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,85-2,7.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di zampe,
metà apicale del rostro e antenne bruno-rossastre; so¬
lo un poco visibili fra il rivestimento, che sul dorso è
formato da squame coricate, subellittiche (lu/la 2,5-5),
di colore nocciola con evidenti riflessi metallici (dorati
o argentati), più chiare, biancastre, soprattutto ai lati
delle elitre e anche lungo la linea mediana del pronoto
e sull’interstria suturale. Le squame sulle interstrie eli-
trali sono lievemente sovrapposte e non disposte in
serie; strie poco visibili. Parte inferiore ricoperta fitta¬
mente da squame ellittiche 0 subovali biancastre.
Capo: occhi globosi, debordanti in modo evidente
dalla sua convessità. Fronte lievemente più stretta del
rostro alla base. Rostro visto di lato poco curvilineo,
schiacciato dall’inserzione delle antenne all’apice (fig.
287, 288), visto dall’alto a lati subparalleli nel ó, con¬
vergenti dalla base all’apice nella 9 (Rlu/Plu ó 0,79-
0,86; 9 0,93-0,98). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1°
più grosso e circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,13-1,18), a lati curvili¬
nei fin dalla base, con il punto più largo nel mezzo,
bruscamente ristretto in prossimità dell’apice, appiat¬
tito sul dorso. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,46-
1,53), poco più larghe del protorace (Ela/Pla 1,12-1,2), a
lati curvilinei fin dalla base e un poco convergenti, con
il punto più largo solitamente nel terzo basale, un po¬
co convesse. Zampe: femori posteriori con un dentino
appena abbozzato, gli anteriori, così come le tibie,
senza particolari caratteri sessuali; 3° articolo dei tarsi
bilobato e decisamente più largo del 2°, appendici un¬
gueali lunghe circa i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 333, 334, 352, 485.
Variabilità: sebbene risulti nel complesso specie ab¬
bastanza facilmente riconoscibile, la variabilità è di¬
screta e riguarda innanzitutto la densità e il colore del
rivestimento dorsale, che va dall’argentato al dorato
con fascia laterale bianca sulle elitre più 0 meno evi¬
dente. Il rostro nella 9 può variare decisamente per
lunghezza della parte apicale, sebbene la forma riman¬
ga abbastanza costante. La forma del corpo è sempre
allungata, ma variano per curvatura dei lati sia il proto¬
race (a volte con il punto più largo nella metà basale)
che le elitre (che possono essere di forma subellittica e
quindi più larghe alla metà).
Note comparative — Specie strettamente imparenta¬
ta con longitubus (vedi a proposito di questa specie),
con il quale ha in comune il colore delle squame del
rivestimento dorsale con forti riflessi metallici argen¬
tati 0 dorati.
Geonemia — Specie a distribuzione circummediter-
ranea.
Materiale esaminato: circa 300 es. provenienti da
tutti gli stati che si affacciano sul Mediterraneo e dalla
Bulgaria.
Note bilogiche — La larva si raccoglie nei legumi di
varie specie di Lotus: L. edulis L., L. tenuis Kit., L. creti-
cus L., L. ornithopodioides L. (su quest’ultima pianta
l’ho trovato in Sardegna, in compagnia di capucinus ).
122. Tychius longitubus Desbrochers
— longitubus Desbrochers, 1873, p. 104; 1888, Ann. Soc. ent. Fr., (6)
8, Bull. p. 194.
— raffrayi Toumier, 1873, p. 469. Desbrochers, 1888, Ann. Soc. ent.
Fr., (6) 8, Bull. p. 194. Bedel, idem, p. 287.
— ardea Faust, 1887, Wien. ent. Zeit., 6, p. 86. Franz, 1942, p. 243.
Diagnosis — Rostrum in female very long. Protho-
rax widest in basai half. Elytra elongate, subtriangular.
Length mm 2. 8-3. 3. Scales of dorsal vestiture with di¬
stinct golden to silvery reflection.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Algeria
senza più precisa località, dei quali ho esaminato 1 9
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
173
(coll. Desbrochers) etichettata «Algérie / longitubus
Db. / Type» (lectotypus qui designato).
Sinonimi — I due suddetti sinonimi non pongono
dubbi. Ho, comunque, esaminato 1 sintipo 9 sia di raf¬
freni (coll. Toumier), etichettato «Boghari, Raffi.»
(lectotypus qui designato), che di ardea (coll. Hey-
den), etichettato «Tunisi, Doria» (paralectotypus, es¬
sendo il lectotypus in coll. Faust, des. Franz, 1942).
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 8-3, 3.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di parte
apicale del rostro, antenne e zampe bruno ferruginee;
pressoché completamente nascosti dal rivestimento,
che è formato da squame fitte, in parte embricate, co¬
ricate, di forma subellittica (lu/la 2,5-4), di colore noc¬
ciola con forti riflessi metallici (dorati e argentati), più
chiare, biancastre, ai lati delle elitre, lungo l’interstria
suturale e sull’addome. Le squame sulle interstrie en¬
trali non sono disposte in serie; strie pressoché invisi¬
bili. Parte inferiore ricoperta fittamente da squame el¬
littiche 0 subovali biancastre.
Capo: occhi globosi, debordanti un poco dalla sua
convessità. Fronte lievemente più stretta del rostro al¬
la base. Rostro di forma simile ad argentatus , ma forte¬
mente allungato soprattutto nella 9 (Rlu/Plu ó 0,8-
0,85; o 1,47-1,67). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1°
circa 2 volte la lunghezza del 2°.
Protorace: debolmente trasverso (Pla/Plu 1,08-1,12),
a lati curvilinei fin dalla base, con il punto più largo
nella metà basale, da dove si restringe formando una
lieve sinuosità in prossimità dell’apice, appiattito sul
dorso. Elitre: di forma allungata (Elu/Ela 1,51-1,61),
poco più larghe del protorace (Ela/Pla 1,1-1,15), a lati
debolmente curvilinei e convergenti fin dalla base, do¬
ve si trova il punto più largo, appiattite. Zampe: come
in argentatus.
Organi genitali: molto simili a quelli di argentatus : il
lobo mediano differisce per l’apice più largamente chi-
tinizzato, mentre lo spiculum ventrale è decisamente
più lungo nella metà basale subrettilinea.
Variabilità: è degna di nota solo la differenza di lun¬
ghezza elitrale fra i vari es..
Note comparative — Ha marcati punti di contatto
con argentatus , dal quale differisce a prima vista per la
straordinaria lunghezza del rostro della 9; sono inol¬
tre da tenere presenti le maggiori dimensioni, il proto¬
race con il punto più largo prima della metà e le elitre
di forma allungata subtriangolare.
Geonemia — Parte centrale del Nord Africa.
Materiale esaminato: 24 es. — Algeria: Annaba (CO),
Bòne (ME, MMi, MP), Bou Berak (MP), Constantine
(MP), Dritka des Mouzaì'a (MP), Foud. Djedid (MP),
Medjez Amar (MP), Saint Germain (MP), Tebour-
souk (MP). Tunisia: Le Kef (MP), Tunisi (CC, MG).
123. Tychius flavus Becker (Fig. 289, 290, 335, 336, 486)
— flavus Becker, 1864, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 37, p. 488.
Franz, 1942, p. 117, 264. Smreczynski, 1972, p. 107. Clark et al., 1978,
p. 645. Lohse, 1983, p. 90. Caldara, 1985c, p. 344.
— difficilis Toumier, 1873, p. 490. Penecke, 1922, p. 16. Porta, 1932,
p. 273. Franz, 1942, p. 117.
Diagnosis — Elytra short, subovai, convex. Scales of
dorsal vestiture uniformly pale brown to yellowish,
devoid of metallic reflection.
Serie tipica — Lectotypus (Sarepta, Becker; coll.
Faust) da me fissato recentemente (Caldara, 1985c).
Sinonimi — Per la sinonimia con difficilis vedi
Franz, 1942 e Caldara, 1985c.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,85-2,6.
Tegumenti: bruno-rossastri (protorace, terzo basale
delle elitre e addome solitamente più scuri); quasi
completamente nascosti sul dorso da squame corica¬
te, nocciola unicolori, tutte grosso modo della stessa
forma e lunghezza (subellittiche, lu/la 3-4), disposte
sulle interstrie elitrali in modo uniforme, ma senza un
ordine preciso; strie non distinguibili. Parte inferiore
ricoperta fittamente da squame biancastre, ellittiche e
subovali.
Capo: occhi grossi, globosi, decisamente debordan¬
ti dalla sua convessità. Fronte solo debolmente più
stretta del rostro alla base. Rostro visto dall’alto a lati
subparalleli, visto di lato arcuato e decisamente schiac¬
ciato dall’inserzione delle antenne all’apice (fig. 289,
290) (Rlu/Plu ó 0,77-0,81; 9 0,78-0,83). Funicolo an¬
tennale di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,09-1,2), a lati poco
curvilinei nella metà basale, con il punto più largo fra
terzo basale e terzo medio, da dove si restringe in mo¬
do più brusco con una mediocre sinuosità in prossimi¬
tà dell’apice, abbastanza convesso sul dorso. Elitre:
subovali (Elu/Ela 1,35-1,44; Ela/Pla 1,21-1,26), a lati de¬
bolmente curvilinei e poco convergenti fin dalla base,
convesse. Zampe: femori con un piccolissimo dentino
nascosto dalle squame, gli anteriori senza particolari
caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo dei tarsi
bilobato e decisamente più largo del 2°, appendici un¬
gueali lunghe poco più della metà dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano dell’edeago fig. 335,
336. Spermateca come in argentatus (fig. 352), spicu¬
lum ventrale fig. 486.
Variabilità: specie nel complesso abbastanza co¬
stante nei caratteri che servono alla sua separazione.
Mediocri differenze si hanno nella densità delle squa¬
me dorsali e nel loro colore, che può essere anche gri¬
giastro (comunque, mancano sempre riflessi metalli¬
ci), nella curvatura del protorace nella metà basale e,
soprattutto, delle elitre con lati a volte decisamente
convergenti; anche la schiacciatura del rostro nella
parte apicale può essere più 0 meno brusca.
Note comparative — I caratteri del rivestimento co¬
muni al gruppo permettono di separarlo con una certa
facilità dalle specie simili per morfologia esterna come
aureolus, medicaginis , breviusculus, ecc.. La forma sub¬
ovale e convessa delle elitre e il rivestimento senza ri¬
flessi metallici sono i caratteri più immediati che lo
fanno distinguere da argentatus.
Geonemia — Europa centrale e sud-orientale, Rep.
Russe meridionali, Siberia.
Materiale esaminato: circa 330 es. provenienti da
Ungheria, Austria, Italia, Jugoslavia, Bulgaria, Tur¬
chia, Ucraina, Caucaso, Turkmenistan, Uzbekistan,
Kirghizstan, Siberia orientale (Naryn).
Note biologiche — La larva si sviluppa nei legumi di
Medicago sativa L. e di M. falcata L.. Ritengo che la ci¬
tazione di Melilotus officinalis L. come pianta ospite si
riferisca al breviusculus e meriti pertanto conferma.
Gruppo del Tychius stephensi
Diagnosis — Body of small to medium size. Vestitu¬
re on dorsum of light brown to greyish, elongate,
usually hairlike scales, generally wider at base of pro-
notum and elytra and on interspace 1. Internai sac of
median lobe often with sclerotized portions. Hosts ge¬
nerally in Trifoleae.
174
ROBERTO CALDARA
Discussione — Gruppo apparentemente naturale
formato dalle più piccole specie del genere, in massi¬
ma parte legate a Trifoleae. Oltre alle comuni caratteri¬
stiche nella forma del rivestimento, molto significativa
è la discreta somiglianza degli organi genitali e in par-
ticolar modo la presenza, nel sacco interno del lobo
mediano di numerose specie, di strutture chitinizzate
spiniformi apparentemente omologhe. Entro il grup¬
po, che sembra correlato con i gruppi dello squamula-
tus e deìVargentatus, è possibile intravedere sicure sot¬
todivisioni ( bicolor e specie vicine, e aureolus e specie
vicine) non ancora completamente chiare per l’assen¬
za di limiti precisi; le specie, infatti, sembrano fra loro
concatenate «a mosaico» in modo tale che non è pos¬
sibile scinderle, sebbene fra i due estremi le differenze
morfologiche esterne e interne sembrino molto consi¬
stenti. Anche la tribù Trifoleae potrebbe, infine, essere
stata parassitata in epoche differenti da varie linee
evolutive del genere Tychius, come avviene per Astra-
galeae e Loteae.
124. Tychius aureolus Kiesenwetter (Fig. 305, 306, 395, 396,
458, 497)
— aureolus Kiesenwetter, 1851, p. 640. Tournier, 1873, p. 489. Bedel,
1885, p. 151; 1887, p. 314 ( Sibinia)-, 1923, p. 75. Desbrochers, 1897, p.
27; 1907, p. 149, Ì59, 173. Reitter, 1916, p. 216. Penecke, 1922, p. 19.
Hustache, 1931, p. 288, 306. Porta, 1932, p. 266. Franz, 1942, p. 123,
263. Hoffmann, 1954, p. 1158, 1184. Lohse, 1983, p. 89.
— albovittatus Ch. Brisout, 1862, p. 768. Tournier, 1873, p. 489. Red-
tenbacher, 1874, p. 319.
— femoralis Ch. Brisout, 1862, p. 771. Tournier, 1873, p. 490. Desbro¬
chers, 1907, p. 156, 160, 174. Reitter, 1916, p. 216. Penecke, 1922, p. 17.
Bedel, 1923, p. 74. Hustache, 1931, p. 288, 308. Porta, 1932, p. 269.
Franz, 1942, p. 123. Hoffmann, 1954, p. 1185. Smreczynski, 1972,
p. 103, 106.
— albovittis Gemminger, 1871, Col. H., 8, p. 123.
— subpiligerus (Desbrochers, 1895), p. 72 ( Sibinia ). Caldara, 1985a,
p. 91.
— brevipennis Pie, 1902, p. 145. Franz, 1942, p. 123.
Diagnosis — Rostrum distinctly attenuate in distai
half (fig. 305, 306). Profemur of male with fringe of
scales.
Serie tipica — Specie descritta su 2 es. della Spagna
(Montserrat), dei quali Franz ha esaminato 1 à nella
coll. Kiesenwetter.
Sinonimi — Per le sinonimie nulla è da aggiungere a
quanto detto da Hustache (1931) per albovittatus (no¬
me cambiato da Gemminger con albovittis per omoni¬
mia primaria con albovittatus Blanchard, 1851 del Cile,
specie quest’ ultima trasferita in seguito al genere Sibi¬
nia), da Franz (1942) per femoralis e brevipennis e da
Caldara (1985a) per la Sibinia subpiligera.
Descrizione — Funghezza: mm 1,85-2,7.
Tegumenti; bruno-nerastri, ad eccezione di zampe,
metà apicale del rostro e antenne ferruginee; sulla par¬
te superiore solo poco visibili fra il rivestimento abba¬
stanza fitto, formato da squame coricate, strette, ret¬
tangolari o subellittiche (lu/la 4-7; le meno lunghe,
che sono rare, si trovano in parte sulfinterstria sutura¬
le e sono di colore biancastro), di colore giallastro e
grigiastro (queste ultime ai lati delle elitre). Strie eli-
trali scarsamente visibili, ricoperte da una serie di
squame della stessa forma di quelle delle interstrie.
Addome ricoperto da squame subellittiche (lu/la 3-4),
di colore grigio-biancastro.
Capo: occhi grossi, globosi, sporgenti in modo evi¬
dente dalla sua convessità. Fronte della larghezza del
rostro alla base. Rostro visto dall’alto a lati subparalle¬
li, visto di lato arcuato, schiacciato nella parte apicale
(fig. 305, 306) (Rlu/Plu ó 0,82-0,9; 9 0,84-0,94). Funi¬
colo antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e circa 1,5
volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,14-1,25), a lati un po¬
co arrotondati fin dalla base, con il punto più largo un
poco prima della metà, con una evidente sinuosità in
prossimità dell’apice, abbastanza convesso superior¬
mente. Elitre: larghe, subovali (Elu/Ela 1,32-1,38; Eia /
Pia 1,23-1,29), con il punto più largo nella metà basale,
molto convesse in prossimità della sutura. Zampe: fe¬
mori con un abbozzo di dentino, gli anteriori nel ó
con una frangia di squame biancastre; tibie senza par¬
ticolari caratteri sessuali; 3° articolo tarsale bilobato e
decisamente più largo del 2°, appendici ungueali lun¬
ghe i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 395, 396, 458, 497.
Variabilità: i tegumenti elitrali possono essere ros¬
sastri nei 2/3 posteriori. Fe squame del rivestimento
dorsale sono spesso unicolori, dal biancastro al gialla¬
stro, raramente con lievi riflessi metallici, e variano di¬
scretamente per larghezza da un es. all’altro. Abba¬
stanza variabili sono pure protorace ed elitre per lar¬
ghezza e curvatura dei lati.
Geonemia — Specie comune, a larga distribuzione
paleartica, prevalentemente nella fascia centrale, dalla
Cina al Portogallo. Noto per il Nord Africa di Algeria.
Materiale esaminato: circa 800 es..
Note biologiche — Per revisione vedi Clark & Bur-
ke, 1977. Parassita solitamente Medicago sativa F., sul¬
la quale ho più volte raccolto le larve; è segnalato an¬
che su M. falcata F., M. prostrata Jacq., Melilotus alba
Fam., M. elegans Salzm. e Trifolium pratense F..
125. Tychius aurìchalceus Gyllenhal
— aurichalceus Gyllenhal, 1836, p. 410. Franz, 1949, p. 266.
Diagnosis — Similar to aureolus except rostrum
slightly shorter from antennal insertion to apex, elytra
slightly wider, eye feebly less prominent, scales on
dorsum with marked golden reflection.
Serie tipica — Specie descritta su es. del Portogallo,
dei quali ho esaminato 1 o (coll. Schònherr) etichetta¬
ta «Fusitania, Gyllenhal / Type» (lectotypus qui desi¬
gnato). Si tratta di un es. spillato, piuttosto deteriora¬
to, ma ancora sufficientemente conservato per la de¬
terminazione, già esaminato da Franz e paragonato a
kiesenwetteri (syn. di trivialis). Identica a questo es. è
risultata un’altra o raccolta a Madrid (MP) e classifica¬
ta anche da Hoffmann come aurichalceus.
Discussione e note comparative — Piuttosto che a
trivialis (syn. di kiesenwetteri ), come riportato da
Franz, il lectotypus è estremamente simile ad un au¬
reolus di grosse dimensioni. Fa parte apicale del rostro,
dall’inserzione delle antenne all’apice, è un poco più cor¬
ta, le elitre sono un poco più larghe, a lati subrettilinei e
lievemente convergenti nei 2/3 basali gli occhi sono lie¬
vemente meno sporgenti e le squame gialle del rivesti¬
mento hanno evidenti riflessi dorati. Sono sostanzial¬
mente questi i caratteri di separazione fra i due taxa, che
necessitano sicuramente di conferma mediante l’esame
di altro materiale.
Geonemia — Penisola Iberica.
126. Tychius turkestanicus Pie
— turkestanicus Pie, 1902, p. 144. Franz, 1942, p. 115.
Diagnosis — Similar to aureolus except body longer,
scales on dorsum slightly sparser, spermatheca mar-
kedly more elongate in basai portion.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
175
Serie tipica — Specie descritta su es. del Turkestan
(Aunan), dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Pie) etichet¬
tata «Turkest., Aunan / kiesenwetteri ? / type / T. turke-
stanicus Pie / retusus sans doute voisin / Type» (lecto-
typus qui designato). È l’unico es. della specie da me
esaminato.
Descrizione e note comparative — Estremamente
simile ad aureolus, ne differisce esclusivamente per le
maggiori dimensioni (lunghezza mm 2,9), per il ri-
vestimento dorsale (grigio-giallastro unicolore) un
poco più rado, e per la spermateca di forma eviden¬
temente più allungata nella metà basale. Come per
aurichalceus, è sicuramente necessario l’esame di
altro materiale prima di stabilire l’esatta posizione
del taxon.
Geonemia — Turkestan.
Figg. 339-361 — Spermateca di: 339) T. oriens\ 340) T. laticollis] 341) T. eldae\ 342) T. ovalis\ 343) T. thoracicus\ 344) T. balca-
nicus; 345) T. depressus; 346) T. aurarius; 347) T. siculus; 348) T. nigricollis', 349) T. capucinus] 350) T. squamulatus; 351) T. creta-
ceus; 352) T. argentatus\ 353) T. mozabitus\ 354) T. seriepilosus ; 355) T.festivus; 356) T. elegantulus; 357) T. elegans; 358) T.fusci-
pes; 359) T. depauperatus\ 360) T. bicolor, 361) T. vossi.
176
ROBERTO CALDARA
127. Tychius medicaginis Ch. Brisout (Fig. 307, 308, 397,
398, 457, 498)
— medicaginis Ch. Brisout, 1862, p. 767. Tournier, 1873, p. 489. Red-
tenbacher, 1874, p. 319. Bedel, 1885, p. 151; 1887, p. 314 ( Sibiniag
1923, p. 75. Desbrochers, 1907, p. 173. Reitter, 1916, p. 216. Penecke,
1922, p. 18. Hustache, 1931, p. 287, 305. Porta, 1932, p. 266. Franz,
1942, p. 123, 264. Hoffmann, 1954, p. 1158, 1185. Smreczynski, 1972,
p. 104. Lohse, 1983, p. 89.
— aureolus var. argentellus Desbrochers, 1907, p. 149, 159, 174. Hu¬
stache, 1931, p. 304. Hoffmann, 1954, p. 1186.
— freudei Hoffmann, 1964, Bull. Soc. ent. Fr., 69, p. 43 (n. syn.).
Diagnosis — Similar to aureolus , but rostrum in late-
ral view slightly attenuate (fig. 307, 308), profemur of
male without fringe of scales, genitalia fig. 397, 398,
457, 498.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Francia
(Marly, Collioures, Bèziers) esaminati da Hustache,
ma ora introvabili. È comunque taxon con senso co¬
mune ben definito.
Sinonimi — La sinonimia fra la var. argentellus
dell’ aureolus (Francia: Lyon, Decines; Russia merid.:
Sarepta) e medicaginis è già ipotizzata da Hustache. La
posso confermare dopo l’esame di 1 o (coll. Desbro¬
chers) etichettata « argentellus m. Fr. 07 / Type» (lecto-
typus qui designato).
Il freudei è descritto su 2 es. di Travnik (Bosnia),
secondo Hoffmann cf e 9, e paragonato a numerose
specie ( tomentosus , micaceus, junceus, medicaginis).
Ho esaminato i 2 es., il 1° (MMo) etichettato «Trav¬
nik / Tychius Freudei m ó, A. Hoffmann det. / Holo-
type ó», il 2° (coll. Hoffmann) «Travnik / Bosnie, 1.
Freude / Paratype 9 / Tychius Freudei m. 9, A. Hoff¬
mann det.». Innanzitutto, ho potuto appurare che il
paratypus è in realtà un ó; quindi ho effettuato
l’estrazione degli organi genitali di entrambi gli
es. e, mediante il loro esame e quello degli altri
caratteri morfologici esterni, ritengo che la specie
debba essere posta fra i sinonimi di medicaginis.
Giuste sono le differenze fra i due es. riportate
da Hoffmann (che le ritiene erroneamente differen¬
ze sessuali) nella forma del rostro e in quella del
protorace, che rientrano però nella variabilità della
specie.
Descrizione e note comparative — Specie molto
simile per morfologia esterna ad aureolus , dal quale
differisce esclusivamente per il rostro che, visto di la¬
to, non è ristretto nella parte apicale (fig. 307, 308), per
l’assenza di frangia di squame ai femori anteriori del ó
per la forma degli organi genitali (fig. 397, 398, 457,
498). Molto interessanti sono risultati 2 óó di Comana
Vlasca (Romania; MMi) e 1 ó e 1 9 di Saramsakli
(Transcaspia; CF). Essi hanno la forma del rostro che
ricorda quello di medicaginis , ma i óó hanno i femori
anteriori con una folta frangia di peli; anche il lobo
mediano è molto simile a quello di medicaginis , ma è
in tutti e tre gli es. più allargato all’apice (non ho potu¬
to esaminare gli organi genitali femminili, dato che
l’unica 9 è priva di addome). Essi potrebbero apparte¬
nere pertanto ad una specie distinta {beckeri Tournier?
Vedi specie incertae sedis) da porre fra medicaginis e
aureolus , con i quali fra l’altro sembrerebbe convivere
nelle suddette località. Comunque, preferisco per il
momento aspettare a prendere una posizione definiti¬
va sull’argomento, nella speranza di riuscire ad esami¬
nare altri es. con le stesse caratteristiche. Misurazioni:
lunghezza mm 2,05-2,4. Rlu/Plu Ó 0,87-0,92; 9 0,93-
0,98. Pla/Plu 1,12-1,22. Elu/Ela 1,25-1,36. Ela/Pla 1,18-
1,31. Anche la variabilità è sovrapponibile a quella di
aureolus.
Geonemia — Uguale a quella di aureolus, con il qua¬
le spesso convive: dal Kazakhstan alla Penisola Iberi¬
ca; specie non nota del Nord Africa.
Materiale esaminato: circa 450 es..
Note biologiche — Per revisione vedi Clark & Bur-
ke, 1977. Parassita Medicago sativa L. e M. falcata L..
128. Tychius junceus (Reich) (Fig. 303, 304, 393, 394, 456,
496)
— junceus (Reich, 1797), Mant. Ins., 1, p. 15 ( Curculio ). Gyllenhal,
1836, p. 417. Boheman, 1843, p. 303. Tournier, 1873, p. 492. Redten-
bacher, 1874, p. 319. Bedel, 1885, p. 151; 1887, p. 313 ( Sibinia ); 1923,
p. 75. Desbrochers, 1907, p. 156, 160, 176. Edwards, 1910, p. 82. Reit¬
ter, 1916, p. 216. Penecke, 1922, p. 17. Hustache, 1931, p. 288, 307. Por¬
ta, 1932, p. 269. Franz, 1942, p. 117, 264. Hoffmann, 1954, p. 1158,
1187. Smreczynski, 1972, p. 106. Lohse, 1983, p. 90.
— flavicollis Stephens, 1831, p. 56. Caldara, Ì983, p. 88.
— haematopus Gyllenhal, 1836, p. 409. Tournier, 1873, p. 492. Franz,
1949, p. 266.
— curtus Ch. Brisout, 1862, p. 770. Redtenbacher, 1874, p. 320. Hu¬
stache, 1931, p. 307.
— acosmus Tournier, 1873, p. 486 (n. syn.).
— brunnensis Formanek, 1923, Wien. ent. Zeit., 40, p. 60. Franz,
1942, p. 117.
Diagnosis — Similar to aureolus except rostrum
markedly tapered in apical half, elytra usually shorter,
heart-shaped, very convex near suture, pronotum mo¬
re convex, profemur of male without distinct fringe of
scales.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Germania,
che non ho esaminato. Condivido il senso comune
dato da sempre alla specie.
Sinonimi — Senza problemi le seguenti sinonimie
già precedentemente stabilite: curtus (Hustache, 1931),
brunnensis (Franz, 1942), haematopus (Tournier, 1873;
Franz, 1949) e flavicollis (Caldara, 1983). Per quanto ri¬
guarda Yacosmus, Tournier lo descrive su es. della
Russia meridionale (Sarepta) mescolati a es. di flavus
Becker. Ho esaminato 1 syntypus 9 della specie (coll.
Tournier), etichettato «Sarept, Russ. m. / type» (lecto-
typus qui designato), che ritengo senza dubbio sinoni¬
mo di junceus.
Descrizione e note comparative — Specie molto si¬
mile per morfologia esterna ad aureolus, dal quale dif¬
ferisce per il rostro più bruscamente schiacciato nella
metà apicale (fig. 303, 304) (Rlu/Plu ó 0,7-0, 8; 9 0,75-
0,84), per le elitre solitamente più corte (Elu/Ela 1,26-
1,34), cordiformi, molto convesse in prossimità della
sutura, per il pronoto più convesso sul disco, per i femo¬
ri anteriori nel ó senza evidente frangia di squame (ma
solo con alcune squame piliformi in più che nella 9), per
la forma degli organi genitali (fig. 393, 394, 456, 496).
Lunghezza mm 1,8-2,25. Pla/Plu 1,1-1,19. Ela/Pla 1,21-1,3.
Variabilità: la forma del rostro è sicuramente il ca¬
rattere più costante che permette di separare la specie
dalle altre vicine; più soggetta a variazioni è la forma
delle elitre, a volte un poco più allungata, e la conves¬
sità sia del pronoto che delle elitre, che può essere me¬
no pronunciata.
Geonemia — Specie a larga diffusione paleartica
centro-occidentale, sebbene abbastanza sporadica: la
conosco dal Kazakhstan alla Penisola Iberica; dubbia
la sua presenza nel Nord Africa.
Materiale esaminato: circa 200 es..
Note biologiche — Specie a biologia scarsamente
nota, nonostante la larga distribuzione geografica.
L’adulto è citato su specie di Trifolium (T. arvense L.,
T. pratense L.) e di Melilotus ( M . officinali G. G.,
M. arvensis Wallb. e M. macrorhiza Pers.).
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
177
129. Tychius crassirostris Kirsch (Fig. 309, 310, 390-392, 462,
499)
— crassirostris Kirsch, 1871, Beri. ent. Zeit., 15, p. 48. Toumier, 1873,
p. 488. Redtenbacher, 1874, p. 319. Reitter, 1916, p. 216. Penecke,
1922, p. 19. Hustache, 1931, p. 288, 307. Franz, 1942, p. 127, 260. Hoff-
mann, 1954, p. 1157, 1186. Smreczynski, 1972, p. 102. Clark et al., 1978,
p. 646. Lohse, 1983, p. 88.
— sericatus Tournier, 1873, p. 488. Caldara, 1974, p. 178.
— sericans Gozis, 1875, Cat. Col. Fr. Faune gall.-rhen., p. 88; 1886,
Recherche, p. 31. Caldara, 1974, p. 178; 1975, p. 34.
— kirschi Faust, 1884, Stett. ent. Zeit., 45, p. 471. Franz, 1942, p. 127.
— denominandus Faust, 1889, Deut. ent. Zeit., p. 90. Caldara, 1974,
p. 178; 1975, p. 34.
— sericatus Desbrochers, 1897, p. 26 (n. syn.).
— auliensis Pie, 1902, p. 145 (n. syn.).
— therondi Hustache, 1933, Bull. Soc. ent. Fr., 38, p. 115. Franz, 1942,
p. 127. Hoffmann, 1954, p. 1187.
Diagnosis — Rostrum markedly stout (fig. 309, 310).
Elytra oblong. In male profemur with fringe of scales,
protibia with long setae.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Germania
(Liegnitz), dei quali Franz ha esaminato 1 ó e 1 9
(MMo) che non ho ritenuto necessario rivedere.
Sinonimi — La sinonimia fra kirschi , therondi e cras¬
sirostris è già stata stabilita da Franz. Per la sinonimia
fra sericatus Tm., sericans e denominandus (nomi dati
in seguito a sericatus Trn. per problemi di omonimie)
vedi Caldara, 1974.
Desbrochers descrive il sericatus su es. ÓÓ dell’Al¬
geria e della Russia meridionale, dei quali ne ho esa¬
minato uno (coll. Desbrochers) etichettato «Algérie
(scritto sotto il cartellino su cui è attaccato l’insetto) / se-
ricellus m. n. sp. / sericatus m., F. 97, 6 / type / disjuncta
(Db.), non sericatus occupò» (lectotypus qui designa¬
to). E sinonimo di crassirostris (non di junceus come ri¬
portato nei cataloghi).
L 'auliensis è descritto su es. di Aulie-Ata, dei quali
ho esaminato 1 o (coll. Pie ex Reitter) etichettata «Au-
lie / type / T. auliensis Pie / sp. près sericatus » (lectoty¬
pus qui designato). Tale es. non mostra nessuna signi¬
ficativa differenza dai comuni es. di crassirostris.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,1-2,45.
Tegumenti: bruni (più scuri protorace e addome,
più chiare, rossastre, metà apicale del rostro, antenne
e zampe); poco visibili sul dorso fra il rivestimento for¬
mato da squame strette, subellittiche e subrettangola¬
ri (lu/la 3-6), coricate, di colore grigio-brunastro, di¬
sposte fittamente ma senza ordine sulle interstrie en¬
trali; strie debolmente visibili, con una serie di squa¬
me solo lievemente più lunghe di quelle delle inter¬
strie. Parte inferiore ricoperta abbastanza fittamente
da squame più larghe, subellittiche e subovali, grigio¬
biancastre.
Capo: occhi grossi, poco debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte solo lievemente più stretta del rostro
alla base. Rostro molto tozzo (Rlu/Plu ó 0,73-0,78; 9
0,77-0,8), visto di lato schiacciato nella parte apicale
(fig. 309, 310), visto dall’alto a lati subparalleli. Funi-
Figg. 362-389 — Rostro di: 362-363) T. ochraceus 3 e 9; 364-365) T. stephensi 3 e 9; 366-367) T. mitis 3 e 9; 368-369) T. lon-
gicollis d e 9; 370) T. pumilus 9; 371) T. similaris 9; 372) T. decretus 9; 373) T. curvirostris 9; 374-375) T. curtirostris 3 e 9;
376-377) T. pusillus de 9; 378-379) T. ruficornis de 9; 380-381) T. grandicollis de 9; 382-383) T. tibialis de 9; 384-385) T. exi-
guus de 9; 386-387) T. longinasus de 9; 388-389) T. cuprifer 3 e 9.
178
ROBERTO CALDARA
colo antennale di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo
del 2°.
Protorace: poco trasverso (Pla/Plu 1,11-1,16), a lati
debolmente curvilinei fino alla metà, dove è situato il
punto più largo, lievemente sinuoso in prossimità
dell’apice, convesso superiormente. Elitre: oblunghe
(Elu/Ela 1,34-1,46; Ela/Pla 1,21-1,34), a lati debolmente
curvilinei fin dalla base, con il punto più largo nella
metà basale, abbastanza convesse. Zampe: femori
inermi, gli anteriori (e anche i medi in modo meno
evidente) con una frangia di squame nel Ó; tibie del ó,
soprattutto le anteriori, più cibate lungo il margine in¬
terno che nella 9; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe cir¬
ca la metà dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 390-392, 462, 499.
Variabilità: abbastanza marcata per quanto riguarda
la larghezza delle squame del rivestimento dorsale da
es. ad es.: il loro colore a volte è più chiaro, biancastro,
soprattutto sull’interstria suturale e verso i lati delle
elitre (fra 5a e 8a interstria), con evidenti riflessi metalli¬
ci. Gli occhi variano un poco per convessità. Discreta¬
mente variabile il protorace per curvatura dei lati: si pas¬
sa da es. in cui questi sono subparalleli nella metà basale
ad altri in cui la loro curvatura è evidente fin dalla base.
Anche le elitre variano per curvatura, a volte con lati
subrettilinei, convergenti verso l’apice nei 2/3 basali.
Note comparative — È difficile dire a quali altre spe¬
cie sia più strettamente correlato, dato che gli organi
genitali, soprattutto del ó, hanno una forma del tutto
differente dalle specie simili per morfologia esterna. Il
rostro particolarmente tozzo è sicuramente il carattere
più evidente per separarlo da aureolusjunceus e flavus
che, come crassirostris , hanno la parte apicale di que¬
sta struttura più 0 meno schiacciata.
Geonemia — Specie sporadica, ma a larga distribu¬
zione paleartica occidentale, appare diffusa dal Ka¬
zakistan alla Penisola Iberica. Non è segnalata più a
sud del Turkmenistan, del Caucaso, della Bosnia e
dell’Italia settentrionale; è sicuramente da confermare
la presenza della specie nell’Africa del Nord (Algeria,
lectotypus di sericatus Dbr.).
Materiale esaminato: 43 es. — Francia: Gironde: La
Sauve (CC, CT); Gard: Grau-du-Roi (MP). Italia: Pie¬
monte: Borgofranco di Ivrea (MG), Rovasenda (CC);
Veneto: San Pancrazio-Verona (CM). Svizzera: Pe-
ney-Ginevra (MP). Germania occidentale: Munchen
(MMi). Germania orientale: Klausdorf (MB), Lock-
nitz (MB). Cecoslovacchia: Moldavia: Lozova (CO).
Polonia: Liegnitz (MB). URSS: Ucraina: Berdjansk
(ME), Czemowitz (MMi); Rep. Russa: Sarepta (MMi,
MP); Nachicevan: Ordubad-Tshananab (CK); Ka¬
zakistan: Uli-Tau (ME), Aulie-Ata (MP); Uzbekistan:
Fergana (MPr). ? Algeria (MP).
Note bilogiche — Specie segnalata come parassita di
Melilotus (M. alba Lam., M. macrorhiza Pers., M. ojjici-
nalis G. G.) e di Medicago (M sativa L., M. falcata L.).
130. Tychius bicolor Ch. Brisout (Fig. 291, 292, 360, 405, 406,
487)
— bicolor Ch. Brisout, 1862, p. 772. Tournier, 1873, p. 468. Redtenba-
cher, 1874, p. 320. Desbrochers, 1907, p. 155, 161, 180. Penecke, 1922,
p. 23. Hustache, 1931, p. 291, 298. Porta, 1932, p. 268. Franz, 1942,
p. 186, 256. Hoffmann, 1954, p. 1162, 1178.
— aureomicans Tournier, 1873, p. 465. Franz, 1942, p. 186. Hoff-
mann, 1956, p. 171 (n. syn.).
— sericellus Faust, 1889, Deut. ent. Zeit., p. 88. Franz, 1942, p. 186.
— medius Desbrochers, 1895, p. 62; 1908, p. 94.
— Jlavicornis Desbrochers, 1897, p. 23 (n. syn.).
— latiusculus Desbrochers, 1897, p. 24 (n. syn.).
— suturatus Desbrochers, 1897, p. 25 (n. syn.).
— suturaalba Desbrochers, 1898, p. 25 (n. syn.).
— var. subpilosus Desbrochers, 1907, p. 181 (n. syn.).
— balearicus Desbrochers, 1908, p. 39 (n. syn.).
— contemptus Desbrochers, 1908, p. 40 (n. syn.).
— gossypii Marshall, 1914, Ent. Res., 5, p. 237 (n. syn.).
— var. femoratus Tempère, 1961, Bull. Soc. ent. Fr., 66, p. 57.
Diagnosis — Body elongate. Rostrum regularly atte¬
nuate from base to apex. Eye slightly prominent. An-
tennae and legs reddish (rarely femora darker).
Serie tipica — Specie descritta su es. di varie località
francesi (Hyères, Collioures, Béziers), che non sono
riuscito a trovare. Ho, comunque, esaminato diversi
es. topotipici, ben corrispondenti alla descrizione ori¬
ginale e al senso comune dato alla specie.
Sinonimi — La sinonimia fra bicolor e aureomicans
(descritto su es. di Malaga) è già stata stabilita da
Franz; ho esaminato 1 sintipo <3 etichettato «Màlaga,
Espag. / Type» (lectotypus qui designato), e posso
confermare l’opinione di Franz. Lo stesso Autore po¬
ne sericellus della Grecia (Nauplia) in sinonimia con
bicolor, non ho verificato tale sinonimia, ma non esi¬
stono dubbi al riguardo.
Il medius , descritto su numerosi es. dell’Algeria
(Biskra), è già riportato nel Cat. Junk come sinonimo
di aureomicans. Ho esaminato tre sintipi della specie
(coll. Desbrochers) tutti etichettati «Biskra, Mai 1894,
Dr. A. Chobaut», il 1° inoltre porta un cartellino con
scritto «medius n. sp. Chobaut Biskra» ( ó , lectotypus
qui designato), il 2° «medius Ó» e il 3° «medius / type»
(9). Così come aureomicans , non mostrano in effetti
nessuna differenza da bicolor.
Desbrochers descrive il Jlavicornis su es. dell’Egitto
(Ramlé), datigli da Pie e dei quali ho esaminato 1 ó
(coll. Pie ex Tournier) etichettato «Ramlé / Tychius - 5
/ Jlavicornis Dsbr.» (lectotypus qui designato). Non
esistono differenze degne di nota dai tipici bicolor.
Anche il suturatus è descritto da Desbrochers su es.
dell’Egitto (Le Caire) avuti da Pie e anche questo ta-
xon rientra sicuramente fra i sinonimi di bicolor , come
ho potuto verificare dopo l’esame di 2 syntypi (coll.
Pie ex Tournier), 1 ó etichettato «le Caire / Type / T.
suturatus m.» (lectotypus qui designato) e 1 9 con le
stesse indicazioni più «Tychius suturatus n. sp.». È da
notare che, un anno dopo la descrizione, Desbrochers
cambia il nome suturatus con suturaalba (forse perchè
già occupato da suturatus Perris, 1866, specie descritta
e considerata, anche in seguito, come Miccotrogus).
Un altro sicuro sinonimo di bicolor è latiusculus , de¬
scritto dell’Asia minore senza più precisa località e di
cui ho esaminato un syntypus 9 (coll. Desbrochers),
etichettato «Asie min. / 9 / latiusculus m., Fr 6 (97) /
type» (lectotypus qui designato).
Del balearicus , paragonato a sericellus , ho esamina¬
to 3 sintipi, 1 ó (coll. Heyden) etichettato «ó / baleari¬
cus Dsb., Baléares, Desbroch. / Syntypus» (lectotypus
qui designato) e 2 99 (coll. Desbrochers) etichettate
entrambe «Baléares», una delle due porta inoltre un
cartellino con stampato «9». Sono es. di bicolor con ri-
vestimento dorsale con evidenti riflessi dorati.
Il contemptus è descritto su es. dell’Algeria (Teniet,
Oran) subito dopo il balearicus e paragonato a questa
specie e al medius. Ho esaminato 2 sintipi 99 (coll.
Desbrochers), portati sullo stesso spillo ed etichettati
«Oran (scritta presente sotto il cartellino su cui è attac¬
cato uno dei due es.) / contemptus m., Fr. 08» (nomino
l’es. superiore lectotypus), e 1 syntypus Ó (coll. Hey¬
den), etichettato «contemptus m., Teniet / Algeria,
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
179
Desbroch.». Senza dubbio, anche questo taxon è da
porre fra i sinonimi di bicolor.
Desbrochers descrive la var. subpilosus di bicolor
per es., come dice il nome, caratterizzati da squame
elitrali piliformi, ma senza dare altre indicazioni. Nella
coll. Desbrochers non ho trovato es. classificati con ta¬
le nome e, pertanto, mi attengo all’opinione dello
stesso Autore.
Marshall descrive il gossypii su es. raccolti in Egitto
(Cairo) in un campo di cotone. Ho esaminato 6 synty-
pi 99 (MLo), tutti etichettati «Egypt, Cairo, C. Will-
cocks, V. 1907, on cotton» (non avendolo precisato
l’Autore, nomino l’es. che porta l’indicazione «Tychius
gossypii Mshl. type» lectotypus della specie): sono tut¬
ti es. di bicolor con rivestimento fitto ricoprente quasi
interamente i tegumenti.
Femoratus è una semplice varietà di bicolor , come
del resto già detto dallo stesso Tempére, caratterizzata
dai femori di colore bruno scuro, che si raccoglie insie¬
me ai tipici es. con femori rossastri. Di essa ho esami¬
nato l’holotypus (Gard: Le Grau-du Roi) e numerosi
paratypi, tutti in coll. Tempére. È da tener presente,
comunque, che secondo il Codice di Nomenclatura
Zoologica Intemazionale Art. 16 (1985) il nome di
Tempére non è valido, perchè proposto con il termine
di «varietà» dopo il 1960.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,7-2, 3.
Tegumenti: bruno ferruginei, ad eccezione di capo
e metà basale del rostro, protorace, base e lati delle eli¬
tre e addome di colore nerastro; abbastanza visibili sul
dorso fra il rivestimento, formato da squame coricate,
in massima parte strette, di forma subellittica (lu/la 4-
7), di colore grigio-nocciola; solo alcune squame più
larghe (lu/la 2,5-4), biancastre, si trovano alla base del
pronoto, sullo saltello e lungo l’interstria suturale. Le
squame strette sulle interstrie elitrali sono disposte in
modo confuso; strie poco visibili, con una serie di
squamette poco più sottili delle altre. Parte inferiore
ricoperta fittamente da squame larghe, ovali e subellit¬
tiche, biancastre.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Pronte della larghezza del rostro alla base. Ro¬
stro di forma e lunghezza poco differente nei due sessi
(fig. 291, 292), visto dall’alto a lati subparalleli (Rlu/Plu
ó 0,76-0,82; 9 0,83-0,88). Punicolo antennale di 7 arti¬
coli, il 1° più grosso e circa 2,5 volte più lungo del 2°,
che è solo un poco più lungo che largo.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,14-1,21), a lati un po¬
co curvilinei fin dalla base, con il punto più largo alla
metà, ristretto e lievemente sinuoso all’apice, poco
convesso sul dorso. Elitre: oblunghe (Elu/Ela 1,46-1,6;
Ela/Pla 1,23-1,34), a lati debolmente curvilinei, con il
punto più largo alla metà, poco convesse. Zampe: fe¬
mori posteriori con un abbozzo di piccolo dente, gli
anteriori, così come le tibie, senza particolari caratteri
sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisamente
più largo del 2°, appendici ungueali lunghe la metà
dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 360, 405, 406, 487.
Variabilità: numerosi sinonimi sono dovuti più che
alla variabilità della specie, nel complesso non elevata,
al grossolano esame dei vari taxa fatto soprattutto da
Desbrochers. È, comunque, lo stesso Autore a evi¬
denziare (1908, p. 181) la variabilità di bicolor per quan¬
to riguarda il rivestimento nel colore (che va da grigio¬
biancastro a nocciola, con scarsi 0 marcati riflessi me¬
tallici), nella compattezza (con i tegumenti a volte ben
visibili e a volte quasi completamente nascosti dalle
squame fitte) e nella larghezza delle squame che lo
compongono (da subpiliformi a più larghe, subellitti¬
che). I femori possono essere di colore nerastro. Un
poco variabile è, infine, la curvatura delle elitre. Nono¬
stante la larga distribuzione della specie, non ho rilevato
rimarchevoli differenze anche fra popolazioni situate a
notevole distanza. Cosa molto interessante, la specie è
segnalata come ospite sia di Astragalus che di Melilotus ,
generi appartenenti a tribù delle Fabaceae filogenetica¬
mente piuttosto distanti fra di loro. Ho raccolto la specie
su Melilotus , mentre ho esaminato es. della Trancia rac¬
colti su Astragalus , senza evidenziare significative diffe¬
renze morfologiche. A tale proposito sarà, comunque,
molto utile uno studio biologico più approfondito.
Note comparative — Specie sprovvista di particolari
caratteristiche, come già detto soggetta a discreta va¬
riabilità e mal conosciuta, nonostante la sua larga di¬
stribuzione geografica; lo dimostra, del resto, la lunga
serie dei sinonimi. La si può distinguere da meliloti , in¬
sieme al quale spesso la si trova, per il rostro più gra¬
dualmente ristretto dalla base all’apice, per gli occhi
un poco sporgenti dalla convessità del capo e per la
mancanza nel ó dell’aguzzo dente nel mezzo delle ti¬
bie anteriori. Questi particolari, considerati insieme al¬
la forma oblunga delle elitre e al colore rossastro di
zampe e antenne, servono a differenziare bicolor an¬
che da tutte le altre specie del gruppo dello stephensi.
Geonemia — Specie a larga diffusione paleartica
meridionale, dall’Afghanistan al Portogallo.
Materiale esaminato: circa 700 es. provenienti da:
Afghanistan, Iran, Iraq, Siria, Libano, Israele, Turchia,
Grecia, Albania, Italia centro-meridionale, Trancia meri¬
dionale, Spagna, Portogallo, Egitto, Algeria, Tunisia e
Marocco, tutte le principali isole del Mediterraneo.
Note biologiche — Ho sempre raccolto bicolor (To¬
scana, Sardegna) su Melilotus offìcinalis L. (spesso in
compagnia di meliloti). La specie in Trancia è, invece,
segnalata come parassita di Astragalus monspessula-
nus L. (Hoffmann, Tempére) (vedi a proposito discus¬
sione della variabilità della specie). In Algeria raccolto
su Melilotus leiosperma Pomel. (Peyerimhoff).
131. Tychius meliloti Stephens (Fig. 293, 294, 407, 407a, 454,
491, 567)
— meliloti Stephens, 1831, p. 55. Boheman, 1843, p. 304. Ch. Brisout,
1862, p. 774. Tournier, 1873, p. 492. Redtenbacher, 1874, p. 320. Be-
del, 1885, p. 152; 1887, p. 314 ( Sibinia ); 1923, p. 76. Desbrochers, 1907,
p. 149, 162, 186. Edwards, 1910, p. 82. Reitter, 1916, p. 217. Penecke,
1922, p. 25. Hustache, 1931, p. 291, 309. Porta, 1932, p. 266. Franz,
1942, p. 204, 253. Hoffmann, 1954, p. 1161, 1189. Smreczynski, 1972, p.
102. Clark et al., 1978, p. 646. Caldara, 1983, p. 88. Lohse, 1983, p. 87.
— sorex Gyllenhal, 1836, p. 411. Franz, 1949, p. 261 .
— litigiosus Tournier, 1873, p. 492. Hustache, 1931, p. 309. Porta,
1932, p. 266. Hoffmann, 1954, p. 1190.
— dimidiatirostris Desbrochers, 1907, p. 149, 162, 187. Hustache,
1931, p. 291, 310. Hoffmann, 1954, p. 1190, 1191.
— joffrei Hoffmann, 1958, p. 1754. Caldara, 1974, p. 180.
Diagnosis — Vestiture of wide, paler scales at base
of pronotum and on elytral interspace 1. Eye flattened,
rostrum strongly tapered in distai half especially in fe-
male, protibia of male toothed in middle.
Serie tipica — Lectotypus in coll. Kirby (MLo) (des.
Caldara, 1983). Loc. tip.: Inghilterra.
Sinonimi — La sinonimia fra sorex e meliloti è stata
stabilita da Lranz (1949) e non pone dubbi, così co¬
me quella fra dimidiatirostris e meliloti stabilita da
Hoffmann.
Tournier descrive il litigiosus su es. di Sicilia, Sarde¬
gna, Algeria e Malta, e lo paragona a meliloti , dal quale
180
ROBERTO CALDARA
differirebbe per esigui particolari e del quale potrebbe
costituire, secondo l’Autore, una razza meridionale.
In seguito, il taxon è sempre stato posto, a mio avviso
giustamente, in sinonimia con meliloti.
La sinonimia fra joffrei (loc. tip.: Basses Alpes, An-
not) e meliloti è stata da me stabilita dopo l’esame del
tipo unico (Caldara, 1974).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,7-2,55.
Tegumenti: bruno scuri, ad eccezione di parte api-
cale del rostro, antenne, 2/3 posteriori delle elitre, ti¬
bie e tarsi bruno ferruginei; abbastanza visibili sul
dorso fra il rivestimento formato da squame corica¬
te, per la massima parte strette, subellittiche (lu/la
5-7), di colore grigio-nocciola. Solo alcune di esse
sono più larghe, ellittiche o subovali (lu/la 2-4), di
colore biancastro, e ricoprono la base del pronoto, lo
saltello e l’interstria suturale. Sulle interstrie elitrali
le squame sono disposte in 3-4 serie molto confuse,
le strie sono abbastanza visibili, con una serie di
squame più sottili. Parte inferiore ricoperta abbastan¬
za fittamente da squame biancastre, larghe, ellittiche e
subovali.
Capo: occhi piani. Fronte della larghezza del ro¬
stro alla base. Rostro fortemente subulato, soprat¬
tutto nella o (fig. 293, 294), visto dall’alto a lati sub-
paralleli (Rlu/Plu ó 0,72-0,8; 9 0,77-0,86). Funicolo
antennale di 7 articoli, il 1° articolo lungo circa 1,5
volte il 2°.
Protorace: poco trasverso (Pla/Plu 1,08-1,17), a lati
subrettilinei e subparalleli fino alla metà, da dove si re¬
stringe gradatamente, superiormente abbastanza con¬
vesso. Elitre: oblunghe (Elu/Ela 1,38-1,53; Ela/Pla
1,25-1,33), a lati subparalleli nella metà basale, abba¬
stanza convesse. Zampe: femori inermi, gli anteriori
nel ó con una frangia di squame bianche; tibie nel ó
con un aguzzo dentino nel mezzo; 3° articolo tarsale
bilobato e decisamente più largo del 2°, appendici un¬
gueali lunghe circa 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 407, 407a, 454, 491.
Variabilità: nel complesso non elevata, nonostante
la vasta area di diffusione, e tale da non creare mai
problemi di classificazione. Il rivestimento può variare
un poco per colore, che va dal biancastro al nocciola
(in questo caso spesso spiccano le squame bianche
dell’interstria suturale) con più 0 meno evidenti rifles¬
si metallici, per compattezza e un poco per larghezza
delle squame. Un poco variabile è, inoltre, la lunghez¬
za del rostro, sebbene la forma rimanga nel complesso
costante, la lunghezza delle elitre e la curvatura sia di
protorace che di elitre, che possono presentare lati più
curvilinei di come descritto.
Note comparative — Specie ben caratterizzata se si
considerano insieme la forma del rostro brusca¬
mente ristretto nella metà apicale, soprattutto nella
9, gli occhi completamente piani, le tibie anteriori
nel Ó con aguzzo dente mediano, il rivestimento
dorsale poco fìtto e formato anche da alcune squa¬
me più larghe alla base del pronoto e lungo l’inter-
stria suturale.
Geonemia — Specie comune, a larga diffusione pa¬
leartica: dalla Cina e dalla Mongolia alla Penisola Ibe¬
rica e al Marocco; non mi è nota di Siberia.
Materiale esaminato: circa 2000 es..
Note biologiche — Compie il suo ciclo biologico su
diverse specie di Melilotus : M. officinalis G. G., M. al¬
tissima Thuill., M. alba Lam. (sulla quale l’ho osserva¬
to spesso in compagnia di bicolor 0 di breviuscu/us).
132. Tychius naxiae Faust
— naxiae Faust, 1889, Stett. ent. Zeit., 50, p. 229. Penecke, 1922,
p. 28. Franz, 1942, p. 204. FIofFmann, 1954, p. 1191.
— sericans Faust, 1889 (non Gozis, 1886), Deut. ent. Zeit., p. 97.
Diagnosis — Similar to meliloti except elytral integu-
ment black, eye slightly prominent, vestiture on dor-
sum of silvery white scales.
Serie tipica — Del sericans ho esaminato 3 sintipi in
coll. Faust: 1 ó e 1 9 portati sullo stesso spillo ed eti¬
chettati «Naxos, Oertzen / sericans Faust / Type» (no¬
mino il ó lectotypus) e 1 ó etichettato «Cycladen,
Oertzen / Tychius sericans Faust / Tychius Naxiae Fst,
sericans olim/ Type». Sempre nello stesso anno, Faust
cambia tale nome con quello di naxiae , dato che il no¬
me sericans era già stato usato da Gozis per un’altra
specie di Tychius.
Descrizione e note comparative — Differisce da me¬
liloti esclusivamente per le elitre completamente nere
e soprattutto per gli occhi un poco debordanti dalla
convessità del capo. Le squame del rivestimento dor¬
sale sono tutte bianco argentate. Franz considera na¬
xiae sottospecie sud-orientale di meliloti , mentre Hoff-
mann lo declassa a semplice varietà ad elitre nere di
meliloti. Sebbene ritenga molto verosimile l’opinione
di Franz (la specie apparentemente sembra allopatica
con meliloti ), come detto nella prefazione della mia re¬
visione, in questo lavoro non ho considerato per prin¬
cipio le entità subspecifiche, spesso per l’inadeguatez¬
za del materiale esaminato, ma soprattutto per la man¬
canza di precisi dati biologici e geografici che giustifi¬
chino una trattazione dei taxa a questo livello. Pertan¬
to naxiae , che è nel complesso solitamente ben distin¬
guibile dai meliloti tipici, sebbene per esigui particola¬
ri, viene da me trattato in questa sede come taxon di¬
stinto.
Geonemia — Balcani occidentali, isole greche adria-
tiche, Anatolia occidentale; sporadico in Italia meri¬
dionale, dove la distribuzione è da definire in modo
più adeguato.
Materiale esaminato: 87 es. — Jugoslavia: Dalma¬
zia: Ragusa (MB), Salona (MMi). Grecia: Cefalonia
(MMi), Corfu (MMi), Leukas (MMi), Naxos (MMi),
Vodena (MMi). Turchia: Bodrum (CL), Bornova
(CL), Narlidere (CL). Italia: Campania: Napoli-Paglia-
no (MMi); Lucania: Policoro (CAn).
133. Tychius vossi n. sp. (Fig. 286, 361, 403, 404, 490, 568)
Diagnosis — Eye globose, prominent. Rostrum
stout, scarcely sexually dimorphic. Prothorax slightly
transverse, distinctly narrower than elytra at base.
Serie tipica — Holotypus: Ó «Mongolia, Central ai-
mak Zuun-Chara, 850 m, Exp. Dr. Z. Kaszab, 1964 /
Nr. 281, 8.VII.1964 / Neotychius flavus Beck., det.
E. Voss, 965» (MBu). 13 paratypi: 5 óó e 6 90 stesse
indicazioni dell’holotypus (MBu, MMi); 1 9 «Mongo¬
lia, Central aimak Zuum-Chara, 1390 m. Exp. Dr.
Z. Kaszab, 1963 / Nr. 98, 8. VII. 63 / Neotychius mongoli¬
ca Csiki, det. E. Voss 965» (MBu); 1 9 «Mongolia
bor., Reitter» (coll. Pie ex Reitter; MP).
Descrizione — Lunghezza: mm 2-2,55.
Tegumenti: bruno ferruginei (protorace e addome
un poco più scuri); sul dorso un poco visibili fra il rive¬
stimento formato in massima parte da squame strette
(lu/la 4-6), coricate, bruno chiare, bruno scure e bian¬
castre, le prime più numerose ai lati del pronoto e sul¬
le elitre, le ultime formanti una fascia longitudinale
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
181
mediana poco evidente sul pronoto; alcune squame
più larghe, subovali, si trovano alla base e ai lati del
pronoto e lungo l’interstria suturale. Strie elitrali un
poco visibili, con una serie di sottili squamette. Addo¬
me ricoperto fittamente da squame larghe, subellitti¬
che, biancastre.
Capo: occhi globosi, debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
nel ó robusto, visto dall’alto a lati subparalleli, visto di
lato fortemente ricurvo alla base (fig. 286), nella 9 di
forma simile ma lievemente più lungo dall’inserzione
delle antenne all’apice e più schiacciato (Rlu/Plu ó
0,75-0,8; 9 0,82-0,86). Funicolo antennale di 7 articoli,
il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: un poco più largo che lungo (Pla/Plu 1,1-
1,2), a lati debolmente curvilinei nella metà basale,
con il punto più largo alla metà, abbastanza convesso.
Elitre: subovali (Elu/Ela 1,36-1,52), ad omeri promi¬
nenti, alla base distintamente più larghe del protorace
(Ela/Pla 1,3-1,39), a lati debolmente curvilinei nella
metà basale dove è situato il punto più largo, conves¬
se. Zampe: femori inermi, gli anteriori senza particola¬
ri caratteri sessuali così come le tibie; 3° articolo tarsa¬
le bilobato e distintamente più largo del 2°, appendici
ungueali lunghe circa la metà dell’unghia.
Organi genitali: fig. 361, 403, 404, 490.
Variabilità: gli es. della serie tipica non mostrano
differenze degne di nota.
Figg. 390-418 — Lobo mediano, in visione dorsale e laterale e particolare dell’apice di: 390-392) T. crassirostris; 393-394) T.jun-
ceus; 395-396) T. aureolus ; 397-398) T. medicaginis; 399-400) T. lineatulus; 401-402) T. krausei; 403-404) T. vossi; 405-406) T. bico-
lor, 407-407a) T. melilotr, 408-408a) T. oedemerus\ 409-410) T. breviusculus; 411-412) T. picirostris; 413-414) T. ochraceus\ 415-
416) T. stephensi ; 417-418) T. mitis.
182
ROBERTO CALDARA
Note comparative — Può collocarsi fra bicolore meli-
loti. Da entrambi differisce in modo evidente per gli
occhi più globosi e sporgenti e per la forma del rostro.
Da bicolor differisce, inoltre, per le elitre più corte e
decisamente più larghe del protorace alla base; da me-
liloti per le tibie anteriori del ó non dentate nel mezzo.
Evidenti sono, infine, le differenze nella morfologia
degli organi genitali.
Geonemia — Mongolia.
134. Tychius kerulensis (Bajtenov) n. comb.
— kerulensis (Bajtenov, 1981), Ann. hist.-nat. Mus. nat. hung., p. 219
( Neotychius ).
Diagnosis — Integument on dorsum largely reddish,
well visible between sparse elongate, whitish to gray
scales. Rostrum stout, in lateral view tapered at apex.
Prothorax feebly transverse. Elytra oblong.
Serie tipica — Specie descritta su 8 es. di varie locali¬
tà della Mongolia, che non sono riuscito ad esamina¬
re, perchè non ancora restituiti dall’Autore al Museo
di Budapest al momento del mio studio (1985). Come
kerulensis ho determinato, comunque, 1 Ò (Cina: Kan-
son occ.; MP) ben corrispondente alla descrizione origi¬
nale anche per quanto riguarda la morfologia edeagica.
Descrizione — Lunghezza: mm. 2,5.
Tegumenti: rossastri, ad eccezione di protorace e
addome bruno scuri; sul dorso ben visibili fra lo scar¬
so rivestimento formato da squame strette, setolifor-
mi (lu/la 5-7), un poco più larghe alla base di pronoto
ed elitre, sullo scutello e sull’interstria suturale, corica¬
te, di colore bianco-grigiastro. Parte inferiore ricoperta
da squame larghe, ovali e subellittiche, biancastre.
Capo: occhi un poco debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
robusto (Rlu/Plu 0,75), visto di lato schiacciato nella
parte apicale. Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° cir¬
ca 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: debolmente trasverso (Pla/Plu 1,17), a
lati poco curvilinei, con il punto più largo nella metà
basale, ristretto con una lieve sinuosità in prossimità
dell’apice, convesso sul dorso. Elitre: oblunghe (Elu/
Eia 1,38), con omeri prominenti, alla base distinta-
mente più larghe del protorace (Ela/Pla 1,3), a lati de¬
bolmente curvilinei, con il punto più largo nella metà
basale, abbastanza convesse. Zampe: femori, soprat¬
tutto i posteriori, subdentati, gli anteriori, così come le
tibie, senza particolari caratteri sessuali; 3° articolo tar¬
sale bilobato ed evidentemente più largo del 2°, appendi¬
ci ungueali lunghe un poco più della metà dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano vedi Bajtenov, 1981.
Note comparative — Specie probabilmente correlata
con vossi e caratteristica se si considerano insieme il
rostro tozzo e, visto di lato, schiacciato nella parte api-
cale, il protorace poco trasverso, i tegumenti delle eli¬
tre rossastri ben visibili fra lo scarso rivestimento.
Geonemia — Mongolia, Cina.
135. Tychius breviusculus Desbrochers (Fig. 295, 296, 409,
410, 455, 492)
— breviusculus Desbrochers, 1873, p. 106. Caldara, 1985c, p. 345.
— obscurus Tournier, 1873, p. 494 (n. syn.).
— haematopus Gyllenhal sensu Auctorum (non Gyllenhal, 1836).
Bedel, 1885, p. 151; 1887, p. 313 ( Sibinia ); 1923, p. 75. Desbrochers,
1908, p. 156, 160, 177. Edwards, 1910, p. 82. Hustache, 1931, p. 288,
308. Franz, 1942, p. 121, 262; 1949, p. 266. Smreczynski, 1972, p. 102.
— micaceus Rey, Ì895, p. 3. Hustache, 1931, p. 308. Hoffmann, 1950,
Rev. fr. Ent., 17, p. 198; 1954, p. 1157, 1188. Lohse, 1983, p. 88. Calda¬
ra, 1985c, p. 345.
— sericeus var. opaculus Desbrochers, 1895, p. 62 (n. syn.).
— nasutus Desbrochers, 1895, p. 65. Caldara, 1974, p. 179.
— fulvoaureus (Desbrochers, 1895), p. 72 (Sibinia). Caldara, 1979a,
p. 96; 1987, Boll. Soc. ent. ital., 1Ì9, p. 43.
— jacqueti Pie, 1903, Echange, 19, p. 140. Franz, 1942, p. 121; 1949,
p. 266.
— glaucus Desbrochers, 1908, p. 44 (n. syn.).
— alpensis Hoffmann, 1961, Entomologiste, 17, p. 10. Caldara, 1979b,
p. 90.
— subflavicollis Hoffmann, 1962, Entomologiste, 18, p. 96. Caldara,
1979b, p. 90.
Diagnosis — Eye flattened. Rostrum fig. 295, 296.
Vestiture on dorsum generally dense, whitish to
brownish unicolorous.
Serie tipica — Lectotypus (Algérie, coll. Desbro¬
chers) da me recentemente stabilito (Caldara, 1985c).
Sinonimi — Nulla è da aggiungere a quanto già ri¬
portato in precedenza per jacqueti (Franz, 1942), mica¬
ceus (Hoffmann, \950)jnasutus (Caldara, 1974), alpen¬
sis e subflavicollis (Caldara, 1979b ), fulvoaureus (Calda¬
ra, 1987).
L’ obscurus è descritto su es. del Marocco (Tangeri),
dei quali ho esaminato 1 Ó (coll. Toumier) etichettato
«Maroc, Fairm. / type / Type» (lectotypus qui desi¬
gnato) ed al quale manca gran parte del rivestimento e
la metà posteriore dell’elitra destra; comunque, anche
dopo l’esame degli organi genitali, non ho dubbi nel
porlo fra i sinonimi di breviusculus (come più volte ri¬
portato, la pubblicazione di Tournier è posteriore a
quella di Desbrochers dello stesso anno).
Desbrochers (1895), discutendo le differenze fra me-
dius (syn. di bicolor) e sericeus , descrive in nota la var.
opaculus del sericeus (senza specificare la località tipi¬
ca) per es. con rivestimento senza riflessi metallici.
Egli fa una grande confusione sia sul taxon sericeus
(come detto a proposito dei sinonimi ùqìY argentatus)
che su opaculus , dato che tre anni dopo (1898, p. 25), in
un’altra nota, ridescrive con lo stesso nome una varie¬
tà (loc. tip. Biskra) di medius , taxon elencato subito
dopo sericeus. Nella coll. Desbrochers ho trovato 1 Ó
senza il capo, etichettato «? Algérie / sericeus v. opa¬
culus / type» (lectotypus qui designato), identico a
breviusculus , come dimostrato anche dall’esame degli
organi genitali. Per medius var. opaculus vedi sinonimi
di fuscipes.
Il glaucus è descritto su es. di Sarepta e paragonato a
breviusculus ; ho esaminato un syntypus ó1 (coll. Desbro¬
chers), etichettato «Becker, Sarepta / glaucus m., Fr.
08 / type» (lectotypus qui designato), che non mostra
nessuna differenza, compresi gli organi genitali, dai
comuni breviusculus.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,85-2,4.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di metà
apicale del rostro, antenne e zampe ferruginee; poco
visibili sul dorso fra il rivestimento abbastanza fìtto,
formato da squame coricate, di colore nocciola, di for¬
ma subellittica (lu/la 3-5), disposte senza ordine sulle
interstrie elitrali; strie poco visibili, con una serie di
sottili squame subpiliformi. Parte inferiore ricoperta
da squame larghe, subellittiche ed ovali.
Capo: occhi piani. Fronte della larghezza del ro¬
stro alla base. Rostro dall’inserzione delle antenne
all’apice, visto dall’alto, a lati un poco convergenti,
visto di lato (fig. 295, 296) ristretto e nella Q un poco
schiacciato (Rlu/Plu ó 0,77-0,83; 9 0,74-0,85). Fu¬
nicolo antennale di 7 articoli, il 1° circa 1,5 volte più
lungo del 2°, che è in modo molto distinto più lungo
che largo.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,12-1,23), a lati curvili¬
nei fin dalla base, con il punto più largo alla metà, de-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
183
bolmente sinuoso in prossimità dell’apice, abbastanza
convesso sul dorso. Elitre: oblunghe (Elu/Ela 1,36-
1,47; Ela/Pla 1,17-1,26), a lati un poco curvilinei fin dal¬
la base, con il punto più largo nella metà basale, poco
convesse. Zampe: tutti i femori con un piccolo denti¬
no, gli anteriori senza particolari caratteri sessuali così
come le tibie; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe cir¬
ca la metà dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 409, 410, 455, 492.
Variabilità: marcata, soprattutto per quanto riguar¬
da la forma generale (larghezza e curvatura sia di pro¬
torace che di elitre) e densità, larghezza, forma e colo¬
re delle squame del rivestimento dorsale; queste ulti¬
me, infatti, a volte sono molto fìtte, tanto da nascon¬
dere del tutto i tegumenti, e di forma lanceolata (come
in ochraceus ), mentre il colore varia dal biancastro al
bruno a volte con lievi riflessi metallici. Decisamente
più costanti la forma degli occhi, completamente piani
nella quasi totalità degli es., il rostro per forma ma non
per lunghezza (in alcune popolazioni decisamente più
lungo di come disegnato) e la forma degli organi geni¬
tali. Sebbene nel complesso la variabilità sia più mar¬
cata fra differenti popolazioni, essa è evidente anche
all’interno di una singola popolazione. Non sono, in¬
fatti, riuscito a separare geograficamente forme diffe¬
renti: il lectotypus dell’Algeria, per esempio, è identi¬
co alla forma più comune che si riscontra in Europa e
anche gli es. dell’Estremo Oriente non mostrano si¬
gnificative differenze di questi. È più facile, invece,
Figg. 419-451 — Lobo mediano in visione dorsale e particolare dell’apice di: 419-420) T. hebes\ 421-422) T. tibialis; 423-
424) T. grandicollis ; 425-426) T. longicollis; 427) T. perpendus; 428-429) T. pumilus ; 430-431) T. exiguus ; 432-433) T. longinasus; 434-
435) T. sharpi; 436-437) T. cylindricollis; 438-439) I curtirostris; 440-441) T. pusillus; 442-443) T. reduncus; 444-445) T. rufìcornis\
446-447) T. decretus\ 448-449) T. monti cola', 450-451) T. curvirostris.
184
ROBERTO CALDARA
trovare differenze fra alcune popolazioni locali rac¬
colte a pochi chilometri di distanza. Saranno, ovvia¬
mente, successivi studi biologici a chiarire il motivo
e l’eventuale significato tassonomico di queste va¬
riazioni.
Note comparative — Nonostante l’elevata variabili¬
tà, è specie molto caratteristica per la forma piatta de¬
gli occhi unita a quella del rostro e degli organi genita¬
li. Per le differenze da meliloti (con il quale ha in co¬
mune la forma degli occhi) e oedemerus vedi note
comparative di queste specie.
Geonemia — Specie comune, a larga diffusione pa¬
leartica: dalla Corea alla Penisola Iberica e al Maroc¬
co; non la conosco di Siberia.
Materiale esaminato: circa 1000 es..
Note biologiche — La larva si sviluppa su varie spe¬
cie di Melilotus : M. alba Lam., M. officinalis L., M. al¬
tissima Thuill., M. arvensis Wallr. (Hoffmann, Smrec-
zynski, ecc.).
136. Tychius arcirostris Normand (Fig. 452, 488)
— arcirostris Normand, 1938, Bull. Soc. Hist. nat. Afr. n., 29, p. 370.
Diagnosis — Similar to bicolor , except body more
robust, elytra wider in comparison to prothorax, vesti¬
ture on dorsum nearly completely concealing integu-
ment, scales with distinct metallic reflection of same
shape on elytral interspace 1 as on other interspaces,
median lobe and spermatheca otherwise.
Serie tipica — Specie descritta su 14 es. dell’Algeria
(Le Kef, Radès, Teboursouk). Normand riferisce che
la specie è la stessa cosa di arcirostris Dbr. in litt.. Non
ho esaminato es. della serie tipica, ma nella coll. De-
sbrochers, sotto il nome arcirostris , ho trovato 1 9 eti¬
chettata «Algérie» ben corrispondente alla descrizio¬
ne di Normand ed identica a 3 es. di Le Kef (coll.
Hoffmann e coll. Solari) classificati erroneamente co¬
me breviusculus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,2-2,45.
Tegumenti: testa e terzo basale del rostro, protora¬
ce, terzo basale delle elitre e addome nerastri, la parte
rimanente ferruginea; sul dorso nascosti pressoché
completamente dal fìtto rivestimento formato da
squame coricate, subellittiche e lanceolate (lu/la 3-6),
disposte sulle interstrie elitrali in modo compatto ma
senza ordine; strie non distinguibili, con una serie di
squame un poco più lunghe di quelle delle interstrie.
Il loro colore è in parte giallastro con evidenti riflessi
dorati e in parte grigiastro con riflessi argentati; queste
ultime sono situate sul pronoto, lungo la linea media¬
na e i lati, sullo saltello e sulle interstrie laterali a par¬
tire dalla 4a. Parte inferiore ricoperta fittamente da
squame biancastre, subellittiche e subovali.
Capo: occhi solo debolmente debordanti dalla sua
convessità. Fronte della larghezza del rostro alla base.
Rostro come in bicolori fig. 291, 292), ma, visto di lato,
un poco più robusto e più ricurvo alla base (Rlu/Plu ó
0,69-0,75; 9 0,75-0,79). Funicolo antennale di 7 artico¬
li, il 1° più grosso e circa 2,5 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,12-1,21), a lati evi¬
dentemente curvilinei fin dalla base, con il punto più
largo alla metà, sinuoso in prossimità dell’apice, poco
convesso superiormente. Elitre: allungate (Elu/Ela
1,5-1,64; Ela/Pla 1,17-1,24), a lati molto debolmente
curvilinei nei 2/3 basali, poco convesse. Zampe: femo¬
ri posteriori con un fine dentino, gli anteriori nel Ó con
una corta frangia di squame bianche; tibie senza parti¬
colari caratteri sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato e
decisamente più largo del 2°, appendici ungueali lun¬
ghe circa la metà dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano come in polylineatus
(fig. 337, 338); spermateca fig. 452, spiculum ventrale
fig. 488.
Variabilità: i pochi es. della specie da me esaminati
non hanno mostrato variazioni di grado significativo:
devo solo segnalare piccole differenze nella convessità
degli occhi e nel colore del rivestimento dorsale, dove
il contrasto fra le squame dei due colori (giallastro e
grigiastro) può essere più 0 meno evidente.
Note comparative — Sebbene a prima vista per il ri-
vestimento dorsale con evidenti riflessi metallici ricor¬
di Yargentatus, la forma di rostro, protorace ed elitre lo
fanno porre a stretto contatto con bicolor. Il lobo me¬
diano, però, è pressoché identico a quello di polylinea¬
tus (con il quale non sembra mostrare altre relazioni);
molto caratteristica è, infine, la forma della spermateca.
Geonemia — Parte centrale del Nord Africa, Italia
meridionale.
Materiale esaminato: 7 es. — Algeria (MP): Maja-
fran (MP). Tunisia: Le Kef (CFre, MMi, MP). Italia:
Calabria (MP).
Note biologiche — Peyerimhoff ha raccolto la spe¬
cie, probabilmente insieme a bicolor , su Melilotus leio-
sperma Pomel. (Majafran).
137. Tychius oedemerus Penecke (Fig. 297, 298, 408, 408a,
453, 489)
— oedemerus Penecke, 1935, p. 224. Franz, 1942, p. 256.
Diagnosis — Body small. Integument on dorsum
slightly exposed between greyish to light brown, subel-
liptical scales, whichare larger and whitish on elytral in¬
terspace 1. Eye feebly prominent. Rostrum thin (fig. 297,
298). Pronotum transverse, distinctly curved at sides. Fe-
mora globose, each with small tooth.
Serie tipica — Specie descritta su 3 ÓÓ che Penecke
segnala raccolti ad Evora (Portogallo). Franz riferisce
di aver esaminato due sintipi (MD) etichettati, però,
uno «Alementejo, Evora» e l’altro «Valencia, Elche».
Ho esaminato anch’io questi due es., entrambi classi¬
ficati da Penecke come oedemerus ; il primo porta, inol¬
tre, un cartellino con scritto «type», il secondo un car¬
tellino con scritto «Paratypus» (questi cartellini sono
stati messi sicuramente a posteriori, dato che Penecke
non usava indicare in tal modo i suoi syntypi). I due
es., sebbene a prima vista molto simili, appartengono
a due taxa diversi: infatti, mentre il 1° è una buona spe¬
cie (lectotypus di oedemerus qui designato), il secondo
non è altro che 1 es. di breviusculus , come ho potuto
stabilire anche dopo l’esame degli organi genitali. Per¬
tanto, non lo ritengo appartenente alla serie tipica.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,6-2,05.
Tegumenti: testa e parte basale del rostro, protora¬
ce, terzo basale delle elitre e addome nerastri, la re¬
stante parte rossastra; un poco visibili sul dorso fra il
rivestimento abbastanza fitto, formato da squame in
massima parte di colore grigio-giallastro, subellittiche
(lu/la 3-6), le più larghe sono disposte sulle interstrie
elitrali in modo disordinato e frammiste a quelle più
strette, che sono un poco sollevate. Strie abbastanza
visibili, con una serie di esili squame piliformi. Addo¬
me ricoperto da squame larghe, subellittiche, biancastre.
Capo: occhi solo debolmente debordanti dalla sua
convessità. Fronte della larghezza del rostro alla base.
Rostro, visto dall’alto, a lati un poco convergenti dalla
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
185
base all’apice, visto di lato (fìg. 297, 298) arcuato so¬
prattutto alla base, esile e sottile nella 6 (Rlu/Plu ó
0,73-0,78; 9 0,75-0,79). Funicolo antennale di 7 artico¬
li, il 1° più grosso e circa 2,5 volte più lungo del 2°, che è
solo poco più lungo che largo, circa come il 3°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,15-1,22), a lati curvili¬
nei Fin dalla base, con il punto più largo alla metà, lie¬
vemente sinuoso in prossimità dell’apice, abbastanza
convesso sul dorso. Elitre: oblunghe (Elu/Ela 1,38-
1,49; Ela/Pla 1,13-1,21), a lati debolmente curvilinei fin
dalla base, con il punto più largo nella metà basale,
convesse. Zampe: femori globosi, tutti con un piccolo
dentino, senza particolari caratteri sessuali così come
le tibie; 3° articolo tarsale bilobato e decisamente
più largo del 2°, appendici ungueali lunghe i 2/3
dell’unghia.
Organi genitali: fìg. 408, 408a, 453, 489.
Variabilità: i pochi es. della specie da me esaminati
non hanno mostrato variazioni degne di nota.
Note comparative — È difficile dire con quale altra
specie abbia i più stretti rapporti. Mostra analogie nel¬
la forma generale e nel tipo di rivestimento (che è però
Figg. 452-474 — Spermateca di: 452) T. arcirostris\ 453) T. oedemerus; 454) T. meliloti\ 455) 7. breviusculus\ 456) T. junceus;
457) T. medicaginis ; 458) T. aureolus ; 459) T. lineatulus\ 460) T. polylineatus ; 461) T. krausei; 462) T. crassirostris; 463) T. picirostris;
464) T. stephensr, 465) T. mitis\ 466) T. ochraceus\ 467) T. cylìndrìcollis\ 468-469) T. pusillus\ 470) T. monticola\ 471) T. tibìalis\
472) T. grandicollis-, 473) T. curvirostris; 474) T. cuprifer.
186
ROBERTO CALDARA
un poco più rado) con breviusculus, dal quale si distin¬
gue facilmente per la forma completamente differente
del rostro e degli organi genitali, oltre che per gli occhi
lievemente convessi.
Geonemia — Parte sud-occidentale della Penisola
Iberica.
Materiale esaminato: 9 es. — Spagna: Sierra Berme-
ja-Estepona (CZ), Benalup de Sidonia-Càdiz (CZ).
Portogallo: Evora (MD).
138. Tychius polylineatus (Germar) (Fig. 337, 338, 460, 495,
569)
— polylineatus (Germar, 1824), Ins. Spec. nov., p. 294 ( Sibinia ). Gyl-
lenhal, 1836, p. 403. Ch. Brisout, 1862, p. 776. Tournier, 1873, p. 464.
Bedel, 1885, p. 152; 1887, p. 315 (Sibinia); 1923, p. 77. Desbrochers,
1907, p. 151, 163, 165; 1908, p. 51. Edwards, 1910, p. 81. Reitter, 1916,
p. 215. Penecke, 1922, p. 21. Hustache, 1931, p. 286, 292. Porta, 1932,
p. 267. Franz, 1942, p. 187, 251, 256. Hoffmann, 1954, p. 1158, 1167.
Smreczynski, 1972, p. 98. Caldara, 1975b, p. 52; 1985c, p. 342. Lohse,
1983, p. 85.
— globithorax Desbrochers, 1873, p. 99; 1907, p. 151, 158, 169; 1908,
p. 50, 93. Hustache, 1931, p. 293. Franz, 1942, p. 188. Hoffmann, 1954,
p. 1167.
— lineoìatus Desbrochers, 1873, p. 100; 1907, p. 152, 158, 170 (err. li-
neatulus). Hustache, 1931, p. 293. Hoffmann, 1954, p. 1168.
— arietatus Tournier, 1873, p. 465. Penecke, 1922, p. 27 (n. syn.).
— rectinasus Desbrochers, 1908, p. 49, 51. Ragusa, 1908, p. 158. Cal¬
dara, 1975b, p. 52 (n. syn.).
— sublineatus Desbrochers, 1908, p. 52 (n. syn.).
— desbrochersi Klima, 1934, p. 12 (n. syn.).
— brevitarsis Hustache, 1944, p. 62 (n. syn.).
— indictus Hoffmann, 1957, p. 51 (n. syn.).
— tapirus Caldara, 1975b, p. 53 (n. syn.).
Diagnosis — Body robust. Vestiture on dorsum of
elongate scales (larger on elytral interspace 1), general-
ly paler on odd elytral interspaces. Eye prominent.
Pronotum usually markedly transverse. Metafemur
toothed.
Serie tipica — Loc. tip.: Austria. Lectotypus des.
Caldara, 1985 (in coll. Germar, Museo di Halle).
Sinonimi — Il globithorax è descritto su es. della
Francia centrale, dei quali ho esaminato 1 9 (coll. De¬
sbrochers), ben corrispondente alla descrizione origi¬
nale, etichettata «globithorax Db. (scritto da Desbro¬
chers) / polylineatus Germ. var., Hust. / A. Hustache
vidit 1921» (lectotypus qui designato). Condivido il pa¬
rere di vari Autori che pongono la specie fra i sinonimi
di polylineatus. La stessa cosa vale per il lineoìatus , de¬
scritto subito dopo il globithorax su es. dei Pirenei
orientali e del quale ho esaminato 1 Q (coll. Desbro¬
chers) etichettata «Pyr. or. / lineoìatus Db. / A. Husta¬
che vidit 1921» (lectotypus qui designato).
L’ arietatus è descritto su es. della Svizzera (Peney,
près Genève) ed è considerato da Penecke sinonimo
di lineatulus sulla base della descrizione. Ho esamina¬
to due syntypi óó (coll. Tournier) etichettati «B. Greu-
be (?), Juin 73 / type» (fisso fes. al quale ho estratto gli
organi genitali come lectotypus) e, anche dopo l’esa¬
me dell’edeago, ho potuto constatare che la specie de¬
ve essere considerata sinonimo di polylineatus.
Del rectinasus , descritto su 99 della Sicilia, mi sono
già occupato in precedenza (Caldara, 1975b) con la de¬
signazione, fra l’altro, del lectotypus. Dato che al lec¬
totypus avevo potuto associare solo un altro es. 9 e
che le differenze da polylineatus consistevano solo
nella diversa curvatura del rostro, avevo concluso la
mia discussione dicendo che solo con l’esame di ma¬
teriale più numeroso si sarebbe potuta stabilire la rea¬
le validità del taxon. Ora, dopo aver esaminato alcune
centinaia di es. riferibili a polylineatus , ritengo di con¬
cludere che rectinasus si debba porre fra i sinonimi di
polylineatus , dato che il rostro, soprattutto nella 9, è
soggetto a decise variazioni di lunghezza e di curvatu¬
ra anche fra es. raccolti nella medesima località. Sem¬
pre nella stessa occasione avevo descritto il tapirus ,
basandomi su 1 9 della Sicilia (coll. Desbrochers) simi¬
le a polylineatus ad eccezione che per il rostro di forma
decisamente differente sia per lunghezza che per cur¬
vatura. Come detto per il rectinasus , il rostro della 9 di
polylineatus è estremamente variabile per lunghezza e,
sebbene i rostri più corti si abbiano nella maggior par¬
te degli es. più meridionali (Sicilia, Africa del Nord),
non ritengo che vi siano ancora sufficienti dati per se¬
parare tali es. dalla forma tipica e, pertanto, faccio
rientrare anche il tapirus fra i sinonimi di polylineatus
come da me considerato.
Il sublineatus Desbrochers è descritto su es. óó del¬
la Siria (senza più precisa indicazione) e paragonato a
schneideri. Klima (1934), accortosi dell’omonimia pri¬
maria con Tychius sublineatus Gyllenhal, 1836, ne cam¬
bia il nome con desbrochersi. Ho esaminato 1 syntypus
(3 della specie (coll. Desbrochers) etichettato «Yahou-
rem (?), 18 Juin 96 / sublineatus m., Fr. 08 / type» (lec¬
totypus qui designato). Anche dopo l’esame degli or¬
gani genitali, ritengo che tale es. non sia nient’altro
che un piccolo polylineatus.
Il brevitarsis è descritto su 1 (5 del Marocco (Timha-
dit) e, nonostante il nome, la principale caratteristica
che Hustache evidenzia, per separarlo dalle specie vi¬
cine con protorace trasverso di forma analoga ( cervico -
lor , cylindritubus, ecc.), è la brevità del rostro. Classifi¬
cato con tale nome ho esaminato nella coll. Hoffmann
1 ó del Marocco (Ifrane), ben corrispondente alla de¬
scrizione originale. Per il rostro vale quanto detto per
il tapirus. Per quanto riguarda il protorace, esso è real¬
mente più trasverso che negli es. centro-europei di po¬
lylineatus , ma sicuramente meno che in altri es. di Sici¬
lia, Sardegna ed Italia meridionale da me esaminati.
Anche per questo carattere vale quanto detto per il ro¬
stro e cioè, sebbene numerosi es. più meridionali ab¬
biano protorace più largo, non è possibile per il mo¬
mento la loro separazione in una sottospecie geografi¬
ca, poiché, sia per il rostro che per il protorace, sem¬
brano troppe le eccezioni a tale regola. Sebbene sia in¬
dispensabile esaminare serie più numerose di es. ed
avere qualche dato biologico supplementare ai pochi a
disposizione, la mia impressione è che la specie sia si¬
curamente formata da numerose popolazioni ben dif¬
ferenziate.
V indictus è descritto su 1 o della Sardegna (Caglia¬
ri) da me esaminata (coll. Hoffmann). Tale es. non
mostra nessuna significativa differenza dai tipici poly¬
lineatus dell’Europa centrale.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 3-3, 4.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione della par¬
te apicale del rostro, antenne, tibie e tarsi ferruginei;
un poco visibili sul dorso fra il rivestimento formato
da squame coricate, in massima parte subpiliformi
(lu/la 6-9), ad eccezione che sull’interstria suturale
e alla base di pronoto ed elitre, dove sono più larghe,
subellittiche (lu/la 3-5); solitamente il colore delle
squame è biancastro sulla base del rostro e sulla fron¬
te, lungo la linea mediana del pronoto e sulle inter-
strie elitrali dispari, bruno-grigiastro sulla parte restan¬
te. Strie elitrali solitamente profonde, ben visibili, con
una serie di squame molto sottili. Addome rivestito
fittamente da squame biancastre, subellittiche.
Capo: occhi globosi, debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte della larghezza del rostro alla base. Rostro
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
187
visto di lato lievemente arcuato, visto dall’alto a lati
subparalleli (Rlu/Plu ó 0,7-0,75; Q 0,76-0,89). Funicolo
antennale di 7 articoli, il 1° lungo circa 2 volte il 2°.
Protorace: subgloboso (Pla/Plu 1,15-1,29), a lati cur¬
vilinei fin dalla base, con il punto più largo alla metà,
convesso sul dorso. Elitre: subrettangolari (Elu/Ela
1,34-1,44; Ela/Pla 1,1-1,27), a lati subrettilinei nella me¬
tà anteriore dove si trova il punto più largo, abbastan¬
za convesse. Zampe: femori posteriori dentati, i medi
solo con un abbozzo di dente, gli anteriori con una
corta frangia di squame nel ó; tibie senza particolari
caratteri sessuali; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe cir¬
ca i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 337, 338, 460, 495.
Variabilità: molto elevata sia entro la stessa popola¬
zione che fra le varie popolazioni. I caratteri che sem¬
brano variare maggiormente, anche in una stessa po¬
polazione, sono la forma e soprattutto la lunghezza
del rostro della 9; in genere, negli es. più meridionali
(Sicilia, Africa del Nord) il rostro è più corto che negli
es. centro-europei. Anche il protorace è decisamente
variabile per larghezza fra le varie popolazioni ed an¬
che in questo caso raggiunge la maggiore larghezza in
es. meridionali, ma le eccezioni a questa regola sono
numerose e tali da impedire, per il momento, la rico¬
gnizione di sottospecie geografiche ben definite (vedi
anche discussione dei sinonimi). Anche il colore del
rivestimento varia molto: ponendo al centro gli es.
con le caratteristiche riportate nella descrizione (elitre
zebrate), si va da un estremo formato da es. quasi uni¬
colori, grigiastri, all’altro dove il colore è bruno-rossa¬
stro, ad eccezione della banda longitudinale bianca al
centro del pronoto e lungo l’interstria suturale. Le
strie elitrali possono essere più superficiali e meno evi¬
denti di quanto riportato.
Note comparative — Soprattutto gli es. con dise¬
gno elitrale zebrato (interstrie elitrali dispari chiare,
pari scure) possono essere confusi a prima vista con
schneideri e russicus , specie sicuramente appartenenti
ad altro gruppo. Schneideri ha la forma, soprattutto del
protorace, più stretta e il rostro decisamente più curvo
alla base; il rostro è il carattere più immediato di sepa¬
razione anche per russicus , il cui ó ha inoltre le tibie
anteriori dentate. Filogeneticamente dovrebbe porsi
vicino a lineatulus , dal quale differisce, però, in modo
altrettanto netto per le maggiori dimensioni, per la
forma del rostro, per la disposizione e la densità del ri-
vestimento dorsale, per le tibie anteriori nel <3 inermi.
Geonemia — Europa (compresa la Penisola Scandi¬
nava e la Gran Bretagna), Asia anteriore, Nord Africa.
Materiale esaminato: 330 es. di Polonia, Cecoslo¬
vacchia, Ungheria, Germania, Romania, Bulgaria, Ju¬
goslavia, Albania, Grecia, Italia, Francia, Spagna, Tur¬
chia, Caucaso, Israele, Algeria, Marocco.
Note biologiche — Segnalato come parassita di va¬
rie specie di Trifolium: T. pratense L., T. medium L.,
T. striatum L., T. arvense L., T. aureum Poli., T. agra-
rium L., T. alpestre L., T. subterraneum L.. Per revisio¬
ne vedi Clark & Burke, 1977.
139. Tychius lineatulus Stephens (Fig. 299, 300, 399, 400,
459, 494)
— lineatulus Stephens, 1831, p. 57. Germar, 1842, Stett. ent. Zeit., 3,
p. 106. Ch. Brisout, 1862, p. 773. Tournier, 1873, p. 465. Bedel, 1885,
p. 152; 1887, p. 315 ( Sibinia ); 1923, p. 76. Desbrochers, 1907, p. 151,
158, 168. Edwards, 1910, p. 81. Reitter, 1916, p. 215. Penecke, 1922,
p. 27. Hustache, 1931, p. 290, 295. Porta, 1932, p. 267. Franz, 1942,
p. 253. Hoffmann, 1954, p. 1161, 1171. Smreczynski, 1972, p. 104. Cal¬
cara, 1983, p. 89; 1985c, p. 343. Lohse, 1983, p. 86.
— paganettii Franz, 1942, p. 201, 253. Caldara, 1979b, p. 92.
Diagnosis — Body robust. Eye globose, rostrum
stout, scarcely sexually dimorphic. Prothorax globose.
Integument on dorsum broadly exposed between sca-
les, which are mainly hairlike, greyish to brown (larger
and white on elytral interspace 1). Femura unarmed.
Protibia of male toothed.
Serie tipica — Loc. tip.: Inghilterra, Devonshire.
Lectotypus des. Caldara, 1983 (MLo).
Sinonimi — Nulla ho da aggiungere a quanto già
detto (Caldara, 1979b) sulla sinonimia fra paganettii e
lineatulus.
Descrizione — Lunghezza: mm 2,1-2,55.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di apice del ro¬
stro, antenne, tibie e tarsi ferruginei; ben visibili sul
dorso fra il rivestimento scarso, formato da squame
coricate, in massima parte sottili, piliformi (della stes¬
sa forma sia sulle interstrie elitrali, dove sono disposte
in 3-4 serie molto confuse, che sulle strie, le quali sono
poco visibili), grigiastre (bianche solo lungo la linea
mediana del pronoto), ad eccezione che alla base del
pronoto, sullo scutello e sull’interstria suturale dove
sono più larghe, subellittiche, bianche. Parte inferiore
rivestita fittamente da squame biancastre, in massima
parte larghe, subellittiche e subovali, con frammiste
alcune squame piliformi.
Capo: occhi globosi, debordanti dalla sua convessi¬
tà. Fronte solo debolmente più stretta del rostro alla
base. Rostro molto robusto in entrambi i sessi (Rlu/
Piu ó 0,7-0,76; 9 0,74-0,8), visto dall’alto a lati subpa¬
ralleli, visto di lato decisamente ricurvo alla base (fig.
299, 300). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° circa 2
volte più lungo del 2°.
Protorace: subgloboso (Pla/Plu 1,1-1,24), a lati curvi¬
linei fin dalla base, con il punto più largo alla metà,
con una evidente sinuosità in prossimità dell’apice,
convesso sul dorso. Elitre: oblunghe, robuste (Elu/
Eia 1,4-1,51; Ela/Pla 1,19-1,25), a lati debolmente cur¬
vilinei nei 2/3 anteriori, con il punto più largo nella
metà basale, moderatamente convesse. Zampe: femo¬
ri inermi, gli anteriori nel ó con una corta frangia di
squame bianche; tibie anteriori nel <3 con un aguzzo
dente nel mezzo lungo il margine interno; tarsi corti, il
3° articolo bilobato e decisamente più largo del 2°, ap¬
pendici ungueali lunghe circa i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 399, 400, 459, 494.
Variabilità: i tegumenti possono essere anche com¬
pletamente brunastri. Il rivestimento varia dal grigio¬
biancastro al bruno, a volte con lievi riflessi metallici,
con le squame delle interstrie elitrali dispari evidente¬
mente più chiare di quelle delle pari. A volte la specie
ha una forma meno robusta, con le elitre con il punto
più largo alla metà od oltre questa.
Note comparative — Mostra alcuni punti di contatto
con rufipennis , polylineatus e schneideri. Dal primo,
con il quale ha in comune la forma degli organi genita¬
li e del rostro, varia in modo evidente per il protorace,
meno dilatato e più convesso superiormente, e per la
presenza di squame larghe sulfinterstria suturale; da
polylineatus differisce per le minori dimensioni e per la
forma robusta del rostro. Da schneideri differisce per la
forma del rostro, per la forma generale più robusta, so¬
prattutto con protorace più trasverso, per il rivesti¬
mento dorsale più rado e formato da squame più sotti¬
li. Da tutte e tre le specie differisce, inoltre, per le tibie
anteriori del ó dentate nel mezzo.
188
ROBERTO CALDARA
Geonemia — Europa centro-meridionale, Anatolia,
Regione siriaco-palestinese.
Materiale esaminato: 71 es. — Germania orientale:
Beutinerholz (ME). Germania occidentale: Wiesba-
den (MMi). Ungheria (ME). URSS: Kiev (MBr). Fran¬
cia: Parigi (ME), Lione (MMi), Seine-et-Marne
(MMi). Inghilterra (MLo). Italia: Piemonte: Quar-
gnento (CB); Lombardia: Pavia (MMi); Veneto: Mte.
Baldo (CO); Ven. Giulia: Duino (MMi); Liguria: Ruta
(CD), Genova (MMi); Toscana: Arcidosso (MG,
MMi), Viareggio (ME); Lazio: Arcinazzo (CD), Mac¬
carese (CCo), Mti. della Tolfa (CMer), Riofreddo
(MMi), Roma (MMi); Puglia: Cagnano Varano (CM,
CO), Mte. Gargano (ME); Sicilia: Nicolosi (ME). Ju¬
goslavia: Slovenia: B. Bistrika (MBr), Cierny Vah
(MBr), Jelowica (MB); Bosnia: Bjelasnica pi. (ME).
Grecia: Cefalonia (ME), Nisista-Xerovuni (MMi), Par-
nas (MMi). Turchia: Kuciikkuyu (CL). Giordania:
Betlemme (MP).
Note biologiche — Segnalato su varie specie di Trifo-
lium: T. fragiferum L., T. medium L., T. montanum L.,
T. pratense L. (HofFmann, Smreczynski).
140. Tychius ruflpennis Ch. Brisout (Fig. 570)
— rufipennis Ch. Brisout, 1862, p. 775. Toumier, 1873, p. 466. De-
sbrochers, 1907, p. 154, 161, 189. Penecke, 1922, p. 22. Hustache,
1931, p. 289, 296. Porta, 1932, p. 268. Franz, 1942, p. 204, 251. Hoff-
mann, 1954, p. 1161, 1171. Smreczynski, 1972, p. 108. Lohse, 1983, p. 86.
Diagnosis — Integument on dorsum brown-red-
dish, broadly exposed between sparse, hairlike (larger
only at base of pronotum and on scutellum), white-
greyish scales, which are uniformly arranged. Ro-
strum stout, scarcely sexually dimorphic. Prothorax
markedly transverse and curved at sides.
Serie tipica — Descritto su es. della Francia (Col-
lioures) dei quali ho trovato 1 9 (coll. Hoffmann) eti¬
chettata «rufipennis / type» (lectotypus qui designato).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,9-2, 2.
Tegumenti: bruno ferruginei (protorace e addome
più scuri della parte restante); ben visibili sul dorso fra
il rivestimento poco fìtto, formato quasi interamente
da squame coricate, piliformi, grigiastre (solo alcune
più larghe, bianche, si trovano alla base del pronoto e
ricoprono lo saltello), disposte in modo uniforme ma
senza ordine sulle interstrie elitrali; strie mal distin¬
guibili, con una serie di squame poco differenti da
quelle delle interstrie. Parte inferiore rivestita non
molto fittamente da squame larghe, ovali, e da squa¬
me piliformi.
Capo: occhi poco debordanti dalla sua convessità.
Fronte debolmente più stretta del rostro alla base. Ro¬
stro come in lineatulus (fig. 299, 300) (Rlu/Plu U 0,81-
0,85; Q 0,86-0,9). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1°
circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: fortemente trasverso (Pla/Plu 1,25-1,3), a
lati molto arrotondati fin dalla base, con il punto più
largo alla metà, bruscamente ristretto in prossimità
dell’apice, poco convesso sul dorso. Elitre: oblunghe
(Elu/Ela 1,37-1,47; Ela/Pla 1,18-1,22), a lati un poco
curvilinei fin dalla base, con il punto più largo nella
metà basale, poco convesse. Zampe: femori inermi, gli
anteriori nel ó solo con qualche squama bianca in più
che nella o; tibie anteriori senza particolari caratteri
sessuali; 3J articolo dei tarsi bilobato e decisamente
più largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa 2/3
dell’unghia.
Organi genitali: come in lineatulus (fig. 399, 400,
459, 494).
Variabilità: specie nel complesso costante.
Note comparative — Sembra avere punti di contatto
con lineatulus con il quale ha in comune la forma de¬
gli organi genitali; per le differenze vedi note compa¬
rative di lineatulus.
Geonemia — Europa centro-meridionale, Nord
Africa (Algeria).
Materiale esaminato: 40 es. — Romania: Dobroudja:
Macin (ME). Bulgaria: Burgas (MBr), Kuty (ME), Samo-
kov (ME). Jugoslavia: Erzegovina: Jablanica (ME). Un¬
gheria: Velencei (ME). Austria: Marchfeld (MB). Italia:
Emilia: Grizzana (MMi); Toscana: Lucca (MG); Lazio:
Capricchia (CO); Puglie: Mte. Gargano (ME, MMi); Ca¬
labria: Sila (CCa); Sicilia: Mte. Etna (CCo). Francia: Gi-
ronde: Tauriac (CC, CT, ME). Spagna: Hojo Manzana-
res (CZ), Ponferrada (MMi). Algeria: Algeri (MP).
Note biologiche — Raccolto su Trifolium arvense L.
(Dieckmann, Tempère), citato anche su Melilotus alba
Lam. (Hoffmann) e M. officinalis G. G. (Smreczynski).
141. Tychius krausei Caldara (Fig. 301, 302, 401, 402, 461, 493)
— krausei Caldara, 1985b, p. 87.
— semisquamosus Faust, 1893 (non Le Conte, 1876), Deut. ent.
Zeit., p. 204. Franz, 1942, p. 242, 258.
Diagnosis — Body subovai. Integument on dorsum
black, broadly exposed between scales, which are
mainly whitish, hairlike (larger only at base of prono¬
tum and on scutellum), uniformly arranged on elytra.
Tibia black with brownish apex. Protibia in male and
sometimes also in female toothed in middle.
Serie tipica — Specie descritta su es. di Irtkusk; lec¬
totypus in coll. Faust, des. Caldara, 1985.
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 4-2,6.
Tegumenti: neri, ad eccezione di apice del rostro,
antenne, apice delle tibie e tarsi bruno ferruginei; ben
visibili sul dorso fra il rivestimento poco fìtto, formato
da squamette coricate, biancastre, in massima parte
subpiliformi (solo alcune più larghe, subellittiche, ri¬
coprono la base del pronoto e lo scutello); esse sono
uniformemente disposte, senza formare serie, sulle
interstrie elitrali e tutte identiche anche sulle strie che
sono poco visibili. Parte inferiore ricoperta fittamente
da squame biancastre, larghe, di forma subovale 0 lan¬
ceolata, con frammiste ad esse rare squame piliformi.
Capo: occhi subpiani, solo debolmente debordanti
dalla sua convessità. Fronte della larghezza del rostro
alla base, piatta, senza cresta di squame. Rostro debol¬
mente arcuato (fig. 301, 302), visto dall’alto a lati sub-
paralleli (Rlu/Plu Ó 0,74-0,84; 9 0,87-0,94). Funicolo
antennale di 7 articoli, 1° articolo lungo 2 volte il 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,14-1,2), a lati un poco
curvilinei fin dalla base, con il punto più largo alla me¬
tà, sinuoso in prossimità dell’apice, convesso sul dor¬
so. Elitre: subovali (Elu/Ela 1,33-1,42; Ela/Pla 1,25-
1,33), curvilinee fin dalla base, con il punto più largo
verso la metà, convesse. Zampe: femori inermi, gli an¬
teriori con debole frangia di squame nel ó1; tibie ante¬
riori nel mezzo con aguzzo dente nel ó e subdentate
anche nella 9; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe i 2/3
dell’unghia stessa.
Organi genitali: fig. 401, 402, 461, 493.
Variabilità: i 5 es. da me esaminati non hanno mo¬
strato differenze degne di nota, se si eccettua che in
una delle 3 99 le tibie anteriori sono completamente
inermi, mentre in un’altra il rostro, visto di lato, si al¬
larga lievemente nella metà apicale.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
189
Figg. 475-512 — Parte chitinizzata apicale dello spiculum ventrale (in tratto sottile sono indicate le zone meno sclerificate) di:
475) T. aurarius; 476) T. balcanicus; 477) T. capucinus; 478) T. squamulatus\ 479) T. seriepilosus\ 480) T. oschianus; 481) T. mozabi-
tus; 482) T. depauperatus ; 483) T. elegantulus; 484) T. fuscipes ; 485) T. argentatus\ 486) T. flavus; 487) T. bicolor, 488) T. arcirostris;
489) T. oedemerus-, 490) T. vossr, 491) T. meliloti; 492) T. breviusculus; 493) T. krauser, 494) T. lineatulus; 495) T. poìylineatus\
496) T. junceus\ 497) T. aureolus ; 498) T. medicaginis; 499) T. crassirostris; 500) T. ochraceus; 501) T. stephensr, 502) T. mitis;
503) T. sharpi\ 504) T. curvirostris; 505) T. longicollis; 506) T. decretus; 507) T. monti col a\ 508) T. longinasus; 509) T. pusillus;
510) T. curtirostris\ 511) T. tibialis ; 512) T. cuprifer.
190
ROBERTO CALDARA
Note comparative — Specie facilmente distinguibile
da tutte le altre se si considerano insieme la forma
subovale, i tegumenti neri, il tipo di rivestimento della
parte superiore (scarso e formato quasi completamen¬
te da squame piliformi) e il colore delle tibie (rosse
all’apice) con le anteriori provviste di dente mediano
solitamente anche nella 9. Non mostra evidenti
strette correlazioni con le altre specie; apparente¬
mente sembra avere alcuni punti di contatto con //-
neatulus.
Geonemia — Siberia: Irtkusk (MD, MLe); Ussuri
(Franz).
Materiale esaminato: 5 es..
142. Tychius tibialis Boheman (Fig. 382, 383, 421, 422, 471,
511, 571)
— tibialis Boheman, 1843, p. 310. Ch. Brisout, 1862, p. 111. Tournier,
1873, p. 498. Bedel, 1885, p. 152; 1887, p. 314 ( Sibinia ); 1923, p. 76.
Desbrochers, 1907, p. 153, 161, 182. Edwards, 1910, p. 82. Reitter, 1916,
p. 217. Penecke, 1922, p. 28. Hustache, 1931, p. 289, 311. Porta, 1932,
p. 267. Franz, 1942, p. 205, 254. Hoffmann, 1954, p. 1159, 1194. Smrec-
zynski, 1972, p. 104. Caldara, 1977, p. 143. Lohse, 1983, p. 88.
— nigrirostris Waterhouse, 1862, Proc. ent. Soc. Lond., p. 80. Calda¬
ra, 1983, p. 89.
— comptus Tournier, 1873, p. 497. Bedel, 1891, Abeille, 27, p. 155.
Desbrochers, 1898, p. 25; 1907, p. 160, 181. Hoffmann, 1954, p. 1194.
Diagnosis — At least proximal third of tibia black.
Rostrum slightly curved (fig. 382, 383). Eye markedly
convex. Prothorax usually transverse. In male profe-
mur with dense fringe of scales and protibia toothed
in middle.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Francia
(Parigi) della coll. Aubé, che non sono riuscito a trova¬
re. La specie ha un senso comune che non dà adito a
dubbi.
Sinonimi — Del nigrirostris ho già stabilito in prece¬
denza il lectotypus (Caldara, 1983) e confermato la già
riportata sinonimia con tibialis. La stessa cosa la posso
dire di comptus , specie descritta di Italia meridionale,
Sicilia, Corsica e Algeria, e posta fra le varietà di tibia¬
lis per il protorace solo poco più largo che lungo e per
le tibie quasi interamente nerastre. Ne ho esaminato 1
9 (coll. Pie ex Tournier) etichettata «Sicile, Juin / ty-
pe» (lectotypus qui designato).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,8-2,45.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di anten¬
ne (solitamente scapo e primi articoli del funicolo),
2/3 distali delle tibie e tarsi ferruginei; ben visibili sul
dorso fra il rivestimento poco fìtto e formato da squa¬
me coricate, per la quasi totalità strette, setoliformi,
grigiastre (alcune larghe, subellittiche, bianche, si tro¬
vano alla base del pronoto e delle elitre, sullo scutello
e sull’interstria elitrale suturale), sulle interstrie elitrali
disposte in 2-3 serie molto confuse; strie con una serie
di squame rade e ancor più sottili. Parte inferiore rico¬
perta abbastanza fittamente da squame larghe, subo¬
vali o ellittiche, bianche.
Capo: occhi globosi, molto convessi. Fronte della
larghezza del rostro alla base. Rostro visto di lato de¬
bolmente arcuato, soprattutto nella 9, ristretto nella
parte apicale (fig. 382, 383), visto dall’alto a lati paralle¬
li (Rlu/Plu ó 0,8-0,89; 9 0,93-0,98). Funicolo antenna-
le di 7 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: solitamente trasverso (Pla/Plu 1,09-1,16),
a lati molto arrotondati, con il punto più largo alla
metà, bruscamente ristretto in prossimità dell’apice,
abbastanza convesso sul dorso. Elitre: subrettangolari
(Elu/Ela 1,4-1,55; Ela/Pla 1,11-1,26), con il punto più
largo nella metà anteriore, un poco convesse. Zampe:
femori inermi, gli anteriori nel ó con una grossa fran¬
gia di squame bianche; tibie anteriori nel Ó con un
aguzzo dente nel mezzo lungo il margine interno; 3°
articolo dei tarsi bilobato e decisamente più largo del
2°, appendici ungueali lunghe circa i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: fig. 421, 422, 471, 511.
Variabilità: decisamente marcata per quanto riguar¬
da la larghezza del protorace anche in es. della stessa
popolazione. Minori variazioni si hanno nella lun¬
ghezza e curvatura del rostro, nella convessità del
pronoto e nella curvatura dei lati di protorace ed eli¬
tre; a volte le tibie sono nerastre fino in prossimità
dell’apice.
Note comparative — Specie molto caratteristica se si
considera il particolare colore delle tibie (con almeno
la parte prossimale nerastra) unito alla forma generale
e a quella del rostro e degli occhi (molto convessi).
Geonemia — Europa centro-meridionale, Anatolia
centro-occidentale, Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato: circa 800 es. provenienti da
Spagna, Francia, Italia, Jugoslavia, Grecia, Cecoslo¬
vacchia, Romania, Bulgaria, Turchia, isole del Me¬
diterraneo (Sicilia, Sardegna, Elba, Corsica, Corfu,
Creta).
Note biologiche — Vive su varie specie di Trifolium :
T. campestre Schreb., T. arvenseL., T. striatumL ., T. in-
carnatum L.. Nei legumi di quest’ultima pianta ho rac¬
colto le larve a Levanto (Liguria).
143. Tychius grandicollis Desbrochers (Fig. 380, 381, 423,
424, 472, 572)
— grandicollis Desbrochers, 1873, p. 101. Solari, 1950, p. 44. Caldara,
1975a, p. 32.
— armatus Tournier, 1873, p. 495. Penecke, 1922, p. 28. Porta, 1932,
p. 272. Franz, 1942, p. 254. Solari, 1950, p. 44. Hoffmann, 1954,
p. 1159, 1193. Caldara, 1975a, p. 32.
Diagnosis — Rostrum nearly straight (fig. 380, 381).
Prothorax markedly transverse. Elytra short, subovai.
Antennae reddish. In male profemur with very dense
fringe of scales at distai half and protibia toothed in
middle.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Algeria
(Oran), dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Desbrochers)
che porta un’etichetta verde (presente in quasi tutti i
tipi di Tychiini descritti dall’Autore nel 1873) con una
parola indecifrabile (Balsn ?) ed inoltre «magnicollis
grandicollis Db. olim / type» (lectotypus qui designa¬
to). Ritengo che per il momento sia grandicollis il no¬
me da dare alla specie, nonostante la possibile omoni¬
mia secondaria con grandicollis (Waltl) descritto come
Sibinia (è forse proprio per questo che anche Desbro¬
chers usa sempre il nome magnicollis , sia sui cartellini
di determinazione che nella lista dei Curculionidi
dell’Africa del Nord, 1898, senza mai specificare però il
motivo di questo cambiamento) e secondo Voss
(1959) appartenente al genere Tychius perchè con funi¬
colo antennale di 7 articoli, come appare nella descri¬
zione originale. In realtà, non essendo disponibili i tipi
di Waltl, la descrizione può, a mio avviso, adattarsi an¬
che a un taxon non appartenente alla tribù Tychiini e,
pertanto, continuo a considerare la Sibinia grandicollis
Waltl specie incertae sedis.
Sinonimi - Dell 'armatus, descritto su es. dell’Italia
peninsulare, della Sicilia, di Algeria e Marocco, ho
esaminato 5 syntypi (coll. Pie ex Tournier): 1 9 etichet¬
tata «Algérie/type» (lectotypus qui designato) e 4 dò1
etichettati «Tanger, Oleóse /type» (paralectotypi).
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
191
Descrizione — Lunghezza: mm 1,75-2,15.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di apice del ro¬
stro, antenne, tibie e tarsi ferruginei; ben visibili sul
dorso fra lo scarso rivestimento formato da squame
coricate, grigiastre, in massima parte strette, subpili-
formi (alcune più larghe si trovano alla base del prono¬
to e sullo saltello), disposte sulle interstrie elitrali in
1- 3 serie confuse; strie con una serie rada di squame
ancor più sottili. Parte inferiore rivestita da squame
biancastre, larghe, subellittiche.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte lievemente meno larga del rostro alla
base. Rostro visto dalfalto a lati lievemente conver¬
genti dalla base all’apice, visto di lato quasi diritto (fìg.
380, 381) (Rlu/Plu ó 0,7-0,73; 9 0,74-0,84). Funicolo
antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e circa 2 volte
più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,1-1,22), a lati deci¬
samente curvilinei fin dalla base, con il punto più
largo alla metà, bruscamente ristretto in prossimità
dell’apice, subpiano sul dorso. Elitre: corte, subova¬
li (Elu/Ela 1,34-1,44; Ela/Pla 1,07-1,16), con il punto
più largo nella metà anteriore, subpiane. Zampe: fe¬
mori inermi, gli anteriori nel ó con un grosso ciuffo
di squame bianco-giallastre nella metà distale; tibie
anteriori nel <3 con un dente aguzzo nel mezzo; 3° arti¬
colo dei tarsi fortemente bilobato, in modo eviden¬
te più largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa
2/3 dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fìg. 423, 424; sper-
mateca fìg. 472, spiculum ventrale come in pusillus
(fìg. 509).
Variabilità: come in tibialis è il protorace la struttu¬
ra più variabile per larghezza (vedi a tale propo¬
sito il rapporto Ela/Pla) anche entro la stessa po¬
polazione. Discrete variazioni si hanno, inoltre,
nella lunghezza e nella curvatura dei lati delle eli¬
tre, a volte subellittiche, con il punto più largo al¬
la metà.
Note comparative — Specie ben caratterizzata se
si considerano insieme la forma del rostro, quella
del protorace, fortemente dilatato, e delle elitre,
corte e subovali, e la particolare forma della frangia
di squame dei femori anteriori del <3.
Geonemia — Europa sud-occidentale, Africa nord-
occidentale.
Materiale esaminato: 275 es. — Italia: Liguria: Lerici
(CC), Levanto (CC), Monterosso (CB); Romagna:
Forlì (CP1); Toscana: Caldine (MMi), Firenze (MMi),
Greve (MG), Grosseto (CC, MMi), Mte. Bene (MG),
Mte. Cetona (CMer), Mti. deH’Uccellina (CC), Piom¬
bino (CC), Ronta (CAb), S. Giminiano (CC), Troghi
(CAb); Marche: Mte. Catria (MMi); Umbria: Tuoro
sul Trasimeno (CB), Titignano (CAb); Lazio: Lago di
Bolsena (CAb), Roma (CC, CCo, MMi), Tivoli
(CFre); Abruzzo: Gran Sasso-Prato Selva (CAn);
Molise: Guardiaregia (CO); Puglie: Foresta Umbra
(CO); Lucania: Calciano (CPes), Ferrandina (CAb),
Policoro (CAn), Pollino (CCo); Calabria: Sambiase
(MMi); Sicilia: Palermo (MB). Francia: Alpi Marit¬
time: Mandelieu (MP). Spagna: Andalusia: Cadice
(CZ), Sierra de Ojén (CZ). Marocco: Tangeri (MB,
MP, MW, MMi). Tunisia: A'in Draham (CPes). Al¬
geria: Bòne (ME).
Note biologiche — Specie segnalata da Hoffmann
su Trifolium stellatimi L., pianta sulla quale l’ho sem¬
pre raccolta anch’io, sia allo stadio larvale che adulto.
144. Tychius hebes Desbrochers (Fig. 419, 420)
— hebes Desbrochers, 1875, p. 24. Caldara, 1977, p. 143.
— discicollis Faust, 1889, p. 89. Porta, 1932, p. 272. Franz, 1942,
p. 247; 1943, p. 79, 80. Caldara, 1977, p. 143.
— oertzeni Faust, 1889, p. 96. Franz, 1943, p. 80.
Diagnosis — Habitus and rostrum as in tibialis. Pro-
notum with punctures and grooves. Eye slightly con-
vex. Antennae reddish, tibiae reddish with black basai
portion. Median lobe fig. 419, 420.
Serie tipica — Lectotypus (Jerusalem, coll. Desbro¬
chers) già da me stabilito (Caldara, 1977).
Sinonimi — Franz (1942) ha stabilito la sinonimia fra
oertzeni e discicollis, io ho stabilito quella fra discicollis
e hebes (Caldara, 1977).
Descrizione e note comparative — Per forma gene¬
rale e forma del rostro, tipo e disposizione del rivesti¬
mento (anche le tibie hanno una piccola parte prossi¬
male nerastra) si avvicina al tibialis, dal quale differi¬
sce in modo evidente per il pronoto trasversalmente
striato-punteggiato (carattere che lo fa separare a pri¬
ma vista da tutte le altre specie del gruppo), per gli oc¬
chi debolmente convessi, per la metà apicale del ro¬
stro e le antenne ferruginee, per la forma dell’apice del
lobo mediano (fìg. 419, 420) e dello spiculum ventrale
(come in monticola , fig. 507). Lunghezza mm 1,75-2,3.
Rlu/Plu ó 0,77-0,84; 9 0,8-0, 9. Pla/Plu 1,1-1,21. Elu/Ela
1,38-1,47. Ela/Pla 1,14-1,23.
Variabilità: anche in questa specie le maggiori varia¬
zioni si osservano nella larghezza del protorace.
Geonemia — Europa sud-orientale, Anatolia, Re¬
gione siriaco-palestinese.
Materiale esaminato: 56 es. — Jugoslavia: Castel-
nuovo (MB), Sansego (CF), Sutorina (MB). Grecia:
Corfu (MP), Salonicco (CO), Samos (MB). Bulgaria:
Melnik (MB), Nessebar (CFre), Sandanski (CFre), So-
zopol (CFre). Turchia: Ankara (CFre, MPr), Antep
(CL), Bergama (CL), Bozdag (CL), D. Bakir (CL), Da-
laman (CL), Edirne (CFre), Ergedir (MP), Gòkceada
(CL), Inciralti (CL), Karamùrsel (CO), Kesan (CL),
Mardin (CL), Mus-Sahlan (CL), Sivas (CO), Tekir
(CO), Uludere (CL). Siria: Damasco (MP). Libano:
Beyrouth (MP), Zghorta (CO). Israele: Gerusalemme
(MP). Giordania: Naplouse (MP).
145. Tychius pusillus Germar (Fig. 376, 377, 440, 441, 468,
469, 509)
— pusillus Germar, 1842, Stett. ent. Zeit., 3, p. 107. Tournier, 1873,
p. 503. Bedel, 1885, p. 152; 1887, p. 314 ( Sibinia ). Desbrochers, 1907,
p. 154, 163, 184. Edwards, 1910, p. 82. Reitter, 1916, p. 217. Penecke,
1922, p. 29. Hustache, 1931, p. 289, 312. Porta, 1932, p. 268. Franz,
1942, p. 198, 254. Solari, 1950, p. 45. Hoffmann, 1954, p. 1159, 1192.
Smreczynski, 1972, p. 108. Caldara, 1975a, p. 31. Lohse, 1983, p. 88.
— melarhynchus Chevrolat, 1859, Rev. Mag. Zool., (2) 11, p. 304.
Franz, 1949, p. 268. Caldara, 1975a, p. 38; 1977, p. 143.
— pygmaeus H. Brisout, 1860, Rev. Mag. Zool., (2) 12, p. 167. Ch. Bri-
sout, 1862, p. 111. Fowler, Ì891, Col. brit. Isl., 5, p. 301.
— brevicornis Waterhouse, 1862, Proc. ent. Soc. Lond., p. 80. Rye,
1864, Ent. month. Mag., 1, p. 168, 237. Caldara, 1983, p. 89.
Diagnosis — Scales on elytral interspaces arranged
in 1-3 confused rows. Rostrum slightly curved (fìg.
376, 377). Last articles of antennal funicle and fe-
mora dark. In male profemur with fringe of scales
and protibia dentate in middle. Median lobe fìg. 440,
441.
Serie tipica — Lectotypus ó e paralectotypus <3 (loc.
tip.: Germania) conservati al Museo di Halle in coll.
Germar (des. Dieckmann, vedi Caldara 1975a).
Sinonimi — Nulla da aggiungere a quanto già detto
da Franz (1942) e da me (Caldara, 1977, 1983).
192
ROBERTO CALDARA
Descrizione — Lunghezza: mm 1,2-1, 8.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di parte
apicale del rostro, antenne (scapo e primi 4 articoli del
funicolo), tibie e tarsi ferruginei; sul dorso ben visibili
fra lo scarso rivestimento formato quasi interamente
da strette squame piliformi (solo alcune più larghe,
subellittiche, si trovano alla base del pronoto e sullo
scutello), di colore grigiastro, coricate, che sulle inter-
strie elitrali sono disposte in 1-3 serie molto confuse.
Strie con una serie di squame ancora più sottili. Parte
inferiore ricoperta non molto fittamente da squame
subellittiche, biancastre.
Capo: occhi lievemente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte della larghezza del rostro alla base. Ro¬
stro fig. 376, 377 (Rlu/Plu (5 0,77-0,81; 9 0,82-0,87). Fu¬
nicolo antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e circa 2
volte più lungo del 2°.
Protorace: discretamente trasverso (Pla/Plu 1,06-
1,21), a lati un poco arrotondati fin dalla base, con il
punto più largo alla metà, ristretto con una evidente
sinuosità in prossimità dell’apice, debolmente conves¬
so sul dorso. Elitre: di forma subrettangolare (Elu/Ela
1,5-1,55; Ela/Pla 1,12-1,25), con il punto più largo soli¬
tamente nella metà anteriore, un poco convesse. Zam¬
pe: femori inermi, gli anteriori nel ó con frangia di
squame biancastre; tibie anteriori nel ó dentate nel
mezzo lungo il margine interno; 3° articolo dei tarsi bi¬
lobato e decisamente più largo del 2°, appendici un¬
gueali lunghe circa 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 440, 441; sperma-
teca fig. 468, 469, spiculum ventrale fig. 509.
Variabilità: a volte i 2/3 posteriori delle elitre pos¬
sono essere di colore rossastro (forma molto fre¬
quente in Sardegna; Caldara, 1975a); discretamente
variabile è il numero delle squame sulle interstrie
elitrali (come detto da 1 a 3 serie confuse), esse pos¬
siedono a volte deboli riflessi metallici. Raramente,
squame larghe si trovano anche nella metà posterio¬
re dell’interstria suturale. Infine, un poco variabile è
la curvatura e la larghezza sia del protorace che del¬
le elitre.
Note comparative — A parte la forma degli organi
genitali, sicuramente diagnostica, è la forma del rostro
l’unico altro carattere che permette di distinguerlo dal¬
le diverse specie ad esso strettamente correlate.
Geonemia — Europa centrale e meridionale (dalla
Germania a sud-est fino alla Penisola balcanica e a
ovest fino alla Penisola Iberica e alla Gran Bretagna),
Africa nord-occidentale.
Materiale esaminato: 680 es. provenienti da: Ger¬
mania, Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Jugoslavia,
Grecia (comprese le Isole Sporadi e Creta), Bulgaria,
Marocco (fino all’Alto Atlante), Algeria.
Note biologiche — Hoffmann (1954) riferisce di aver
raccolto il pusi/lus, nei dintorni di Parigi, su Trifolium
fragiferum L., pianta sulla quale anch’io ho più volte
trovato la specie (Milano, Rovasenda). In Sardegna
(Posada) ho raccolto adulto, larva e pupa su T. resupi-
natum L., specie strettamente correlata a fragiferum.
Segnalato anche su T. montanum L., T. campestre L. e
T. dubium Sibth. (Dieckmann).
146. Tychius reduncus Tournier (Fig. 442, 443)
— reduncus Tournier, 1873, p. 499.
Diagnosis — Similar to pusillus except rostrum more
curved, especially in female, median lobe more robust
with distai half parallel sided and less curved.
Serie tipica e note comparative — Il reduncus è de¬
scritto su es. di Tangeri, dei quali ne ho esaminati 2
(coll. Pie ex Tournier) attaccati sullo stesso cartellino
ed etichettati «Tanger, Oleóse / Type». Secondo Tour¬
nier sono di sesso differente, ma in realtà sono en¬
trambi 99. Mentre l’es. considerato da Tournier ó è
perfettamente uguale alle tipiche 99 di pusillus , l’altro
(che designo lectotypus) ha in effetti il rostro un poco
più lungo e più arcuato, ma non mostra altre sostan¬
ziali differenze. Eseguendo però l’estrazione degli or¬
gani genitali di molti óó di Tangeri, collezionati anche
dallo stesso Oleóse e determinati come pusillus , ho
constatato che, mentre in alcuni di essi l’edeago è
completamente uguale a quello dei pusillus europei,
in altri mostra piccole ma costanti differenze nella me¬
tà apicale, un poco più robusta, a lati paralleli e meno
arcuata (fig. 442, 443). Ho potuto successivamente ri¬
levare che questi ultimi es. hanno spesso il rostro lie¬
vemente più curvo degli altri (come in ruficornis , fig.
378, 379). Pertanto, sebbene siano necessari ulteriori
studi, ritengo molto probabile che ci si trovi di fronte,
almeno in Marocco, a due specie simpatriche estrema-
mente simili (sibling species).
Geonemia — Marocco.
Materiale esaminato: 15 es. — Marocco: Azrou,
m 2000 (MP), Tangeri (MMi, MP).
147. Tychius ruficornis Tournier (Fig. 378, 379, 444, 445)
— ruficornis Tournier, 1873, p. 500.
Diagnosis — Similar to pusillus except rostrum more
curved (fig. 378, 379), antennae completely reddish,
median lobe elongate.
Serie tipica — Descritto su es. della Siria (senza
più precisa indicazione), dei quali ho esaminato 2
óó attaccati sullo stesso cartellino (coll. Pie ex
Tournier) ed etichettati «Syrie, Chevrol. / type».
Ho fatto l’estrazione degli organi genitali di uno
dei due es., che ho poi attaccato su un altro cartel¬
lino, ma sempre sullo stesso spillo (nomino tale es.
lectotypus).
Descrizione e note comparative — Estremamente
simile a pusillus , dal quale differisce essenzialmente per
il rostro più arcuato in entrambi i sessi (fig. 378, 379) e
nella metà apicale rossastro, così come le antenne per in¬
tero, e in modo netto per la forma del lobo mediano de¬
cisamente più lungo (fig. 444, 445). Misurazioni: lun¬
ghezza mm 1,3-1, 7. Rlu/Plu ó 0,77-0,82; 9 0,8-0,84.
Pla/Plu 1,1-1,17. Elu/Ela 1,55-1,58. Ela/Pla 1,2-1, 3.
Variabilità: non significativa nei pochi es. esamina¬
ti. Ho dubitativamente classificato con tale nome an¬
che 1 ó di Haifa (MP), caratterizzato da femori franca¬
mente rossastri.
Geonemia — Ancora da definire con accuratezza
(apparentemente Europa sud-orientale, Anatolia, Re¬
gione siriaco-palestinese).
Materiale esaminato: 15 es. — Bulgaria: Ropotamo
(CFre). Turchia: Akcakoyunlu-Gaziantep (CL, ME),
Ardicli-Niksar (CO), Balcova (CL), Bozdag (CL), D.
Bakir (CL), Hendek (CL). Libano: Hammana (CFre).
Siria (MP): W. Hama-Ghab W-Hang (ME). Giorda¬
nia: Amman (CFri).
148. Tychius curtirostris Desbrochers (Fig. 374, 375, 438,
439, 510)
— curtirostris Desbrochers, 1873, p. 107; 1907, p. 154, 163, 183. Husta-
che, 1931, p. 314. Porta, 1932, p. 268. HofFmann, 1934, Bull. Soc. ent.
Fr„ p. 46; 1954, p. 1159, 1193. Caldara, 1975a, p. 31.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
193
- neapolitanus Tournier, 1873, p. 502. Porta, 1932, p. 272. HofF-
mann, 1934, Bull. Soc. ent. Fr., p. 46; 1954, p. 1192. Franz, 1942,
p. 198. Solari, 1950, p. 45. Caldara, 1975a, p. 31.
Diagnosis — Similar to pusillus except rostrum more
robust, more curved at base and less attenuate at apex
(fig. 374, 375), profemur in male without fringe of sca-
les, median lobe larger (fig. 438, 439).
Serie tipica — Holotypus Ó in coll. Desbrochers
(Caldara, 1975a). Loc. tip.: Corsica.
Sinonimi (*) — Vedi Caldara, 1975a.
Descrizione e note comparative — Differisce da pu¬
sillus per le dimensioni in media superiori (lunghezza
mm 1,7-2, 2), per la forma del rostro, più robusto (Rlu/
Piu ó 0,76-0,83; 9 0,82-0,85), più curvo alla base e me¬
no attenuato all’apice (fig. 374, 375), per il rivestimen¬
to elitrale solitamente un poco più fitto (2-3 serie di
squame su ogni interstria, mai 1), per i femori anteriori
nel ó con frangia di squame appena abbozzata, per le
elitre in media più larghe rispetto al protorace (Pla/Plu
1,08-1,23; Elu/Ela 1,47-1,55; Ela/Pla 1,21-1,36), per la
forma del lobo mediano dell’edeago (fig. 438, 439) e
dello spiculum ventrale (fig. 510).
Variabilità: un poco variabile il rostro per lunghezza
e curvatura, così come la densità del rivestimento eli¬
trale e la curvatura dei lati di elitre e protorace. Le dif¬
ferenze sono presenti sia fra le varie popolazioni che
entro la stessa popolazione, ma a tale proposito, per
una maggior comprensione del taxon, ritengo neces¬
sari particolareggiati studi biologici. Infatti, devo sot¬
tolineare che personalmente (Levanto, Liguria: giu¬
gno/luglio 1982) ho raccolto immaturi e adulti (anche
ex larva) di curtirostris sia su Trifolium glomeratum che
su T. repens a pochi metri di distanza. Sebbene gli or¬
gani genitali di tutti gli es. siano identici, sono apprez¬
zabili piccole differenze nei due gruppi: gli es. raccolti su
T. repens hanno in media rostro più lungo e rivestimento
sia dorsale che ventrale più fitto (sibling species?).
Geonemia — Europa meridionale: Penisola Balcani¬
ca, Italia centro-meridionale, Francia meridionale,
isole del Mediterraneo (non mi è ancora nota della Pe¬
nisola Iberica), Anatolia occidentale.
Materiale esaminato: 590 es. provenienti da: Italia
(località più settentrionale: Appennino ligure per la
costa tirrenica, Abruzzo per il versante adriatico),
Francia (Pirenei- Vernes, Gard), Jugoslavia (Dalma¬
zia), Albania, Grecia, Bulgaria, isole del Mediterraneo
(Corsica, Sardegna, Elba, Sicilia, Corfu, Creta, Cicladi
e Sporadi), Turchia (Canakkale, Izmir, Mugla), ? Sa-
repta (CFre).
Note biologiche — Come detto nella discussione
della variabilità della specie, da me raccolto a Levanto
sia su Trifolium glomeratum L. che su T. repens L..
149. Tychius cylindricollis Solari n. stat. (Fig. 436, 437, 467)
— neapolitanus ssp. cylindricollis Solari, 1950, p. 46. HofFmann, 1954,
p. 1193. Caldara, 1975a, p. 39.
Diagnosis — Rostrum intermediate in shape bet-
ween those of pusillus and curtirostris , prothorax nar-
row, nearly as wide as long. Profemur of male with
fringe of scales. Median lobe fig. 436, 437.
Serie tipica — I 3 es. (holotypus, allotypus e paraty-
pus <3) di La Granjia (Spagna) (coll. Solari), sui quali è
stato descritto il taxon, rimangono ancora gli unici da
me esaminati. Come già detto nel 1975, ritenevo il ta¬
xon con tutta probabilità specie distinta, ma mi atten-
nevo all’opinione di Solari, non avendo in tale occa¬
sione studiato a fondo il problema. Ora, dopo più ap¬
profondito esame, ho definitivamente separato cylin¬
dricollis da curtirostris.
Descrizione e note comparative — Lunghezza:
mm 1,8-1, 9. Ha rostro di forma intermedia fra quello di
pusillus e quello di curtirostris , all’incirca come in rufi-
cornis (fig. 378, 379) (Rlu/Plu ó 0,76-0,78; 9 0,78). Dif¬
ferisce da entrambi per il protorace più stretto, circa
così lungo che largo (Pla/Plu 1-1,05), per le elitre più
strette (Elu/Ela 1,4-1,53 ; Ela/Pla 1,26-1,34) e per la for¬
ma del lobo mediano e della spermateca (fig. 436, 437,
467). Il ó ha femori anteriori frangiati; squame larghe
si trovano anche sull’interstria suturale elitrale (come
raramente avviene in pusillus , ma solo sulla parte po¬
steriore).
Variabilità: il paratypus ó ha le antenne compieta-
mente ferruginee.
Geonemia — Spagna centrale.
150. Tychius decretus Tournier (Fig. 372, 446, 447, 506)
- decretus Tournier, 1873, p. 496.
- sericatus Tournier, 1873, p. 498 (non Tournier, p. 488). Gozis,
1886, Recherche, p. 31. Faust, 1889, Deut. ent. Zeit., p. 90. Caldara,
1975a, p. 34 (n. syn.).
- junior Gozis, 1886, Recherche, p. 31. Caldara, 1975a, p. 34, 39;
1977, p. 143 (n. syn.).
- metallifer Rey, 1895, p. 4. Hustache, 1931, p. 312. HofFmann, 1954,
p. 1192; 1958, p. 1754. Caldara, 1975a, p. 36 (n. syn.).
- alluaudi HofFmann, 1952, Bull. Soc. ent. Fr., 57, p. 140. Caldara,
1977, p. 143 (n. syn.).
Diagnosis — Similar to pusillus except body longer,
scales of elytral interspaces silvery grey, denser, arran-
ged in three confused rows, rostrum longer, antennae
generally reddish, fringe of scales of male profemur
denser, median lobe elongate.
Serie tipica — Specie descritta su un es. dell’Algeria
che Tournier dice ó. Ho esaminato tale es. (coll. Pie ex
Tournier), etichettato «Blidah, Algérie / unique / ty-
pe», che è in realtà 1 9 ben corrispondente alla descri¬
zione originale.
Sinonimi — La descrizione di junior ( sericatus
Trn., p. 498, non Trn. p. 488), fatta su un unico es. ó,
è identica a quella di decretus , se si eccettuano le ov¬
vie differenze sessuali, e infatti anche i due holotypi
appartengono sicuramente alla stessa specie. Per¬
tanto, junior con tutti i suoi sinonimi (Caldara,
1975a) deve essere posto a sua volta in sinonimia
con decretus.
Descrizione e note comparative — Differisce da pu¬
sillus per le maggiori dimensioni (lunghezza: mm 1,6-
2,1), per il rivestimento più fitto (quasi sempre 3 serie
confuse per ogni interstria elitrale), grigiastro con mar¬
cati riflessi sericei, per il rostro un poco più lungo in
entrambi i sessi (9 fig. 372) (Rlu/Plu ó 0,7-0,76; 9 0,79-
0,84), per le antenne solitamente rossastre per intero,
(*) Nel Cat. Junk è riportata la var. rasus del curtirostris , mentre nel Cat. Winkler la stessa varietà è data a curvirostris.
Questo difFerente impiego è ben chiarito se si esamina la pubblicazione di Desbrochers (1907, p. 153), ove nella tabella dicoto¬
mica è riportato « curnrostr s (sic!) v. n. rasus». La varietà poi non è più nominata nella trattazione delle specie che segue nè in
altra occasione. Purtroppo, non ho trovato nella coll. Desbrochers es. classificati con tale nome, indispensabili per risolvere la
questione.
194
ROBERTO CALDARA
per i femori anteriori nel ó con frangia di squame più
grossa, per la forma del lobo mediano (fig. 446, 447) e
dello spiculum ventrale (fig. 506). Pla/Plu 1,1-1,31. Elu/
Eia 1,49-1,54. Ela/Pla 1,13-1,22.
Variabilità: piccole differenze si hanno nella curva¬
tura dei lati di protorace ed elitre; a volte, le antenne
hanno gli ultimi articoli del funicolo più scuri e squa¬
me larghe si trovano anche suH’interstria suturale
(metà posteriore).
Geonemia — Europa sud-occidentale, Nord Africa.
Materiale esaminato: 78 es. — Italia: Toscana: Li¬
vorno (ME), Mti. delPUccellina (CC); Umbria: Beva-
gna (MMi); Calabria: Gerace (MMi); Sicilia: Nicosia
(CP1), foce del fiume Simeto (CCa); Sardegna: Ales
(MMi), stagno di Calik (CC), Decimomannu (MMi),
Dorgali (MMi), Fertilia (CC), Flumentorgiu (MMi),
Fluminimaggiore (MMi), Gonnesa (MMi), Ittiri (CC),
Oristano (CB, MMi), Posada (CC), Mte. Sette Fratelli
(MMi), Siniscola (CC). Francia: Gironde: Le Terch
(CTe, MP). Spagna: Pozuelo de Calatrava (CD).
Marocco: Tangeri (MB). Tunisia: Ai'n Draham (CP),
Tunisi (MG, MW). Algeria: Bou Berak (MBo), Con¬
statine (MP), Kabylie (MP), Tlemcen (MP). Egitto:
Mauzoura (MW).
Note biologiche — Ho reperito gli immaturi e gli
adulti della specie su TrifoUum g/omeratum L. (Posa¬
da). Raccolto anche su T. fragiferum L. (Tempère).
151. Tychius curvirostris Ch. Brisout (Fig. 373, 450, 451,
473, 504)
— curvirostris Ch. Brisout, 1862, p. 111. Desbrochers, 1907, p. 154,
162, 183. Hustache, 1931, p. 289, 312. Porta, 1932, p. 268. Hoffmann,
1935, Bull. Soc. ent. Fr., p. 74; 1954, p. 1159, 1194. Franz, 1942, p. 259.
— temperei Hoffmann, 1954, p. 1196; 1958, p. 1754 (n. syn.).
Diagnosis — Habitus as in decretus. Rostrum stron-
gly curved (9 fig. 373). In male profemur without frin-
ge of scales and protibia unarmed. Median lobe fig.
450, 451.
Serie tipica — Specie descritta su es. 90 di Colliou-
res (Francia) esaminati da Hustache, ma che non sono
più riuscito a trovare.
Sinonimi — Hoffmann descrive il temperei su 1 <3 e
1 9 della Gironde (Soulac e St-Médard) e riporta alcu¬
ne sottili differenze da curvirostris. Tempère (in litt.,
1980) mi poneva le sue perplessità sul fatto che le due
specie potessero essere veramente distinte funa
dalfaltra. Anche nella stessa coll. Hoffmann gli es.
classificati come curvirostris e quelli come temperei ap¬
partengono alla stessa specie. Pertanto, ritengo suffi¬
cientemente giustificata la sinonimia fra temperei e
curvirostris.
Descrizione e note comparative — Specie simile a
decretus , dal quale differisce per il rostro decisamente
più curvo (9 fig. 373), per gli occhi appiattiti, per il rive¬
stimento grigiastro con riflessi metallici più deboli, per
l’assenza di particolari caratteri sessuali secondari sul¬
le zampe del ó (mancano la frangia di squame e il den¬
tino mediano rispettivamente sui femori e sulle tibie
anteriori) e per la forma degli organi genitali (fig. 450,
451, 473, 504). Misurazioni: lunghezza mm 1,75-2.
Rlu/Plu ó 0,76-0,8; 9 0,8-0,84. Pla/Plu 1,15-1,21. Elu/
Eia 1,42-1,47. Ela/Pla 1,12-1,19.
Variabilità: gli es. da me esaminati si sono mostrati
decisamente omogenei. Il colore del rostro nella parte
apicale dell’unico es. della Spagna da me esaminato è
rossastro invece che bruno scuro come in tutti gli es.
francesi; più 0 meno numerose possono essere le
squame larghe sulfinterstria suturale.
Geonemia — Francia (Hte. Vienne; Indre et Loire;
Pyrénées orientales; Gironde; Morbilian), Spagna
meridionale; da Hoffmann citato anche di Italia e
Tunisia.
Materiale esaminato: 15 es. — Francia: Gironde
(Médoc): Vendays (CC, MP); Haute Vienne: Ver-
neuil sur Vienne (MP). Spagna: Cordoba (ME).
Note biologiche — Raccolto da Tempère nella Gi¬
ronde su Ornithopus sp. ( Coronilleae ).
152. Tychius monticola Hustache (Fig. 448, 449, 470, 507,
573)
— monticola Hustache, 1944, p. 71.
Diagnosis — Similar to pusillus except rostrum more
robust and straight, eye fiat, prothorax narrow, nearly
as wide as long, profemur in male with dense fringe of
scales, median lobe elongate (fig. 448, 449).
Serie tipica — Specie descritta su 4 es. del Marocco
(Jbel Hebri m. 2000, Timhadit, Azrou, Ifrane), che
non sono riuscito a trovare. Ho esaminato, comun¬
que, 1 9 sicuramente della stessa serie di un syntypus
(quello di Timhadit, leg. Bleton), ben corrispondente
alla descrizione originale.
Descrizione e note comparative — Lunghezza: mm
1,7-2,05. Rivestimento come in pusillus , al quale è
strettamente imparentato e da cui differisce per il ro¬
stro più robusto e più rettilineo (come in longicollis ,
fig. 368, 369) (Rlu/Plu ó 0,85-0,9; 9 0,91-0,95), per gli
occhi subpiani (la testa vista dall’alto è di forma subco¬
nica), per il protorace più stretto, circa così largo che
lungo (Pla/Plu 0,97-1,06), per i femori anteriori nel Ó
con una grossa frangia di squame, per il lobo mediano
allungato e di altra forma all’apice (fig. 448, 449); pic¬
cole differenze vi sono anche nella forma della sper-
mateca e dello spiculum ventrale (fig. 470, 507). Può
essere confuso più facilmente con cylindricollis, che
ha il protorace con identiche caratteristiche; anche
da questa specie differisce, però, per la forma del ro¬
stro e per quella dell’edeago. Elu/Ela 1,5-1,57; Eia/
Pia 1,21-1,3.
Variabilità: la serie di 9 es. di Tizi n’Tichka è risulta¬
ta costante e non mostra significative differenze dagli
altri 3 es. esaminati.
Geonemia — Marocco (Haute-Atlas).
Materiale esaminato: 12 es. — Marocco: Ifrane
(MP), Timhadit (MP), Tizi n’Tichka, m 2500 (CP).
153. Tychius exiguus Faust (Fig. 384, 385, 430, 431)
— exiguus Faust, 1889, p. 95. Franz, 1942, p. 195, 254.
Diagnosis — Scales of elytral interspaces arranged in
2 irregular rows. Eye fiat. Rostrum elongate and
straight, especially in female (fig. 384, 385). Antennae
and legs completely reddish. Prothorax nearly as wide
as long. In male profemur without fringe of scales and
glabrous along lower side, protibia toothed in middle.
Median lobe fig. 430, 431.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Grecia
(Morea), dei quali ho esaminato 1 9 (coll. Faust) eti¬
chettata «Morea, Oertzen / exiguus Faust / Type» (lec-
totypus qui designato).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,5-1, 7.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di metà
apicale del rostro, antenne e zampe per intero rossa¬
stre; ben visibili sul dorso fra lo scarso rivestimento
formato per la quasi totalità da squame strette, subpi-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
195
liformi, coricate, grigiastre (solo alcune più larghe alla
base del pronoto e sullo scutello), disposte in 2 serie
confuse su ogni interstria elitrale; strie con una serie
rada di squame ancora più sottili. Parte inferiore rico¬
perta poco fittamente da squame biancastre, subovali
e piliformi.
Capo: occhi subpiani. Fronte della larghezza del ro¬
stro alla base. Rostro, visto di lato, diritto soprattutto
nella o (fìg. 384, 385) (Rlu/Plu c? 0,76-0,79; 9 0,85-
0,97). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e
circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: circa così largo che lungo (Pla/Plu 1,03-
1,08), a lati debolmente curvilinei, con il punto più lar¬
go nel mezzo, con una evidente sinuosità in prossimi¬
tà dell’apice, debolmente convesso sul dorso. Elitre:
allungate, subellittiche (Elu/Ela 1,55-1,67; Ela/Pla 1,1-
1,2), modicamente convesse. Zampe: femori inermi,
gli anteriori nel Ó senza frangia, ma con alcune squa¬
me larghe frammiste alle piliformi lungo la faccia
anteriore e pressoché glabri lungo la faccia inferio¬
re; tibie anteriori nel ó con un dentio nel mezzo;
3° articolo dei tarsi bilobato e decisamente più lar¬
go del 2°, appendici ungueali lunghe poco meno
dell’unghia stessa.
Organi genitali: lobo mediano fig. 430, 431; sperma-
teca e spiculum ventrale come in pusillus (fig. 468, 509).
Variabilità: nel complesso scarsa e riguardante la
convessità degli occhi e la curvatura dei lati e la lar¬
ghezza di protorace ed elitre; qualche es. ha i 2/3 po¬
steriori delle elitre di colore brunastro.
Note comparative — Le zampe interamente di colo¬
re rosso ed il tipo di rivestimento elitrale lo pongono a
stretto contatto con rufìpes (vedi a proposito di questa
specie). La forma del rostro e del lobo mediano sono i
caratteri migliori per la sua separazione dagli altri taxa
ad esso correlati.
Geonemia — Grecia, Albania.
Materiale esaminato: 76 es. — Grecia: Corfu: Hagi
Mathias (ME), Val di Ropa (ME); Cefalonia: Aposto¬
li (ME), Eleutherion (CFre, MB, ME, MMi, MVi);
Zante: Kalamàki (ME); Peloponneso: Krokée (CFre).
Albania: Kula Lums (MPr).
154. Tychius rufìpes Toumier
— rufìpes Tournier, 1873, p. 503. Franz, 1942, p. 195.
Diagnosis — Similar to exiguus except rostrum cur-
ved and shorter, scales of elytral interspaces mainly in
single rows, genitalia different in shape.
Serie tipica — Specie descritta su es. ÓÓ dell’Algeria
senza più precisa indicazione, dei quali ne ho esami¬
nati due (coll. Toumier) attaccati sullo stesso cartelli¬
no ed etichettati «Algérie, Raffray / type» (nomino
quello di sinistra lectotypus).
Descrizione — Specie molto simile ad exiguus per
forma generale (lunghezza mm 1,55-1,75; Pla/Plu 1,03-
1,09; Elu/Ela 1,52-1,63; Ela/Pla 1,14-1,22) e colore di
zampe e antenne (interamente rossastre), dal quale
differisce per le squame del rivestimento delle inter-
strie elitrali disposte in massima parte in un’unica se¬
rie, per la forma del rostro (Rlu/Plu ó 0,76-0,83; 9 0,8-
0,86), soprattutto della 9, che è come in pumilus (fìg.
370), per l’assenza di squame larghe sui femori ante¬
riori del Ó e per la forma dei genitali, che sono come in
monticola (fig. 448, 449, 470, 507).
Variabilità: vale quanto detto per Yexiguus.
Geonemia — Penisola Iberica, Africa nord-occi¬
dentale.
Materiale esaminato: 25 es. — Spagna: Algar-Jérez
(MLo), Astorga (MMi), Ponferrada (MMi). Marocco:
Meknès (MLo), Tangeri (MMi, MW). Algeria (MP):
Cherchell (ME), Bou Berak (MP), Constantine (MP),
Teniet-el-Haad (MP), Tlemcen (MP). Tunisia: Te-
boursouk-Thiba (CP).
155. Tychius longicollis Ch. Brisout (Fig. 368, 369, 425, 426,
505)
— longicollis Ch. Brisout, 1862, p. 778. Desbrochers, 1907, p. 155, 161,
178. Penecke, 1922, p. 27. Hustache, 1931, p. 289, 313. Porta, 1932, p.
268. Franz, 1942, p. 254. Hoffmann, 1954, p. 1160, 1197.
— ellipsiformis Desbrochers, 1895, p. 63; 1907, p. 155, 161, 178. Ste.
Claire Deville, 1914, Cat. Corse, p. 449.
— subellipticus Desbrochers, 1908, p. 53. Hustache, 1931, p. 313.
Hoffmann, 1954, p. 1197.
Diagnosis — Rostrum slightly curved (fig. 368, 369).
Eye flattened. Prothorax nearly as wide as long. Elytra
elongate, subelliptical. Scales of elytral interspaces
dense, arranged in 3-4 confused rows. Legs reddish. In
male profemur without fringe of scales, glabrous
along lower side, and protibia toothed in middle.
Serie tipica — Non ho trovato nessun es. della serie
tipica (loc. tip.: Nice, Francia), ma il senso comune da¬
to alla specie non pone dubbi.
Sinonimi — Ho potuto confermare i due sinonimi
già riportati dai vari Autori (Hustache, Hoffmann) do¬
po l’esame di 1 9 di ellipsiformis (loc. tip.: Corse), eti¬
chettata «T. ellipsiformis m., Corse» (lectotypus qui
designato, coll. Pie ex Toumier), e di 1 9 di subellipti¬
cus (loc. tip.: Var), etichettata «Dep. Var (sotto il car¬
tellino su cui è attaccato l’insetto) / subellipticus m. Fr.
08» (lectotypus qui designato, coll. Desbrochers).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,8-2, 2.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di rostro (dall’in¬
serzione delle antenne all’apice), antenne (scapo e pri¬
mi articoli del funicolo) e zampe per intero di colore
ferrugineo; rivestimento dorsale abbastanza fìtto, for¬
mato per la massima parte da squame coricate, grigia¬
stre, strette, setoliformi (più larghe solo alla base del
pronoto e sullo scutello), disposte sulle interstrie eli¬
trali in 3-4 serie molto confuse. Strie visibili, con una
serie di squame molto sottili. Parte inferiore ricoperta
da squame larghe, subellittiche e subovali, biancastre.
Capo: occhi molto debolmente debordanti dalla
sua convessità. Fronte circa della larghezza del rostro
alla base. Rostro visto dall’alto a lati lievemente con¬
vergenti dalla base all’apice, visto di lato (fig. 368, 369)
debolmente curvilineo (Rlu/Plu ó 0,72-0,79; 9 0,81-
0,89). Funicolo antennale di 7 articoli, il 1° più grosso e
circa 1,5 volte più lungo del 2°.
Protorace: circa così largo che lungo (Pla/Plu 1-1,06),
a lati un poco curvilinei dalla base all’apice, con il pun¬
to più largo alla metà, ristretto con una evidente si¬
nuosità in prossimità dell’apice, debolmente convesso
sul dorso. Elitre: di forma subellittica, allungate (Elu/
Eia 1,42-1,55; Ela/Pla 1,14-1,19), con il punto più largo
nella metà anteriore, poco convesse. Zampe: femori
inermi, gli anteriori nel ó glabri lungo la faccia infe¬
riore; tibie anteriori nel c7 con un dentino nel mez¬
zo; 3° articolo dei tarsi bilobato ed evidentemente
più largo del 2°, appendici ungueali lunghe circa 2/3
dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 425, 426; sperma-
teca come in pusillus (fig. 468, 469), spiculum ventrale
fìg. 505.
Variabilità: sebbene la specie abbia sempre forma
generale e del rostro caratteristica, la variabilità è di-
i
196
ROBERTO CALDARA
screta per quanto riguarda la larghezza e la curvatura
dei lati sia di protorace che di elitre, per cui a volte il
protorace ha il punto più largo alla metà o oltre questa
e le elitre nel terzo basale o alla metà. Il colore delle
squame varia dal biancastro al giallastro, a volte con
deboli riflessi metallici.
Note comparative — Specie caratteristica per la
forma del rostro, del protorace e degli organi genita¬
li, che permette di distinguerla dalle specie ad essa
strettamente correlate come pumilus, longinasus e
perpendus.
Geonemia — Europa meridionale (parte centro-oc¬
cidentale), Tunisia.
Materiale esaminato: 165 es. provenienti da: tutta
Italia (con esclusione della regione alpina e delle isole),
Francia meridionale e Corsica, Dalmazia, Tunisia (Kai-
rouan; MG). Citato da Hoffmann (1954) di Spagna.
Note biologiche — Hoffmann (1954) riferisce di aver
raccolto la specie in gran numero su Ononis repens L.;
personalmente l’ho raccolta su Trifolium sp. ( hybridum
L. verosimilmente).
156. Tychius longinasus Desbrochers (Fig. 386, 387, 432,
433, 508, 574)
— longinasus Desbrochers, 1907, Frelon, 15, p. 108.
Diagnosis — Similar to longicollis except rostrum
markedly longer, entirely reddish as well as antennae,
scale on dorsum wider, median lobe fig. 432, 433.
Serie tipica — Specie descritta su es. dell’Asia mino¬
re senza località più precisa. Non sono riuscito a repe¬
rire sicuri es. della serie tipica, ma in coll. Heyden e in
coll. Reitter ho trovato rispettivamente 1 d e 1 9 en¬
trambi di Adana (Turchia) con un cartellino con scrit¬
to dallo stesso Desbrochers « longinasus m.» e ben cor¬
rispondenti alla descrizione originale.
Descrizione e note comparative — Specie simile a
longicollis per forma generale (lunghezza mm 1, 8-2-1)
— protorace circa così largo che lungo (Pla/Plu 1,07-
1,14), elitre di forma subellittica (Elu/Ela 1,49-1,57;
Ela/Pla 1,14-1,18) -, colore delle zampe (completamen¬
te rossastre), caratteri sessuali secondari nel d; ne dif¬
ferisce per il rostro decisamente più lungo in entrambi
i sessi (Rlu/Plu d 0,91-0,93; 9 1,34-1,46) (fig. 386, 387),
per il rostro e le antenne completamente rosse, per le
squame del rivestimento più larghe e per la forma de¬
gli organi genitali (fig. 432, 433, 508; spermateca come
in cylindricollis , fig. 467).
Variabilità: gli unici 4 es. della specie da me esami¬
nati mostrano una discreta variabilità solo nella lar¬
ghezza e nella curvatura del protorace, con il punto
più largo alla metà o prima di questa.
Geonemia — Turchia.
Materiale esaminato: 4 es. — Turchia: Adana (MP),
Ankara (MP).
157. Tychius perpendus Tournier (Fig. 427)
— perpendus Tournier, 1873, p. 504.
— rufofemoratus Pie, 1902, p. 146 (n. syn.).
Diagnosis — Similar to longinasus , but scales on ely-
tral interspaces sparser, arranged in 2 confused rows,
silvery gray, apex of median lobe fig. 427.
Serie tipica — Specie descritta su es. dd del Libano
senza più precisa indicazione, dei quali ne ho esami¬
nato uno (coll. Tournier) etichettato «Liban, Mai / ty-
pe» (lectotypus qui designato).
Sinonimi — Pie descrive il rufofemoratus su es. di
Haifa, dei quali ho esaminato 1 d (coll. Pie ex Tour¬
nier) etichettato «Syrien, Haifa, Reitter / rufofemora¬
tus Pie / type» (lectotypus qui designato). Anche dopo
l’esame degli organi genitali, ho potuto stabilire la sua
uguaglianza con il lectotypus di perpendus.
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente correlata con longinasus per forma generale
(lunghezza mm 1,7-2. Pla/Plu 1,01-1,1. Elu/Ela 1,49-
1,55; Ela/Pla 1,15-1,25) e forma del rostro (Rlu/Plu d
0,77-0,85; 9 1,2-1,55). Ne differisce per il rivestimento
dorsale più rado (2 serie confuse di squame su ogni in-
terstria elitrale), formato da squame più sottili (come
in longicollis ) e solitamente grigiastre con evidenti ri¬
flessi metallici, e j>er la forma dell’apice del lobo me¬
diano (fig. 427). E anche molto simile ad exiguus , dal
quale varia per le maggiori dimensioni, per il rostro più
lungo in entrambi i sessi, per l’assenza nel d di squame
larghe nella metà distale della faccia anteriore dei profe¬
mori e per la forma dell’apice del lobo mediano (*).
Variabilità: il protorace ha lati più o meno curvili¬
nei, con il punto più largo alla metà 0 prima. Il rivesti¬
mento dorsale ha riflessi metallici più o meno marcati.
Geonemia — Regione siriaco-palestinese.
Materiale esaminato: 10 es. — Libano (MP): Bey-
routh (MP, MVi). Israele: Haifa (MP), Nazareth (MP).
158. Tychius pumilus Ch. Brisout (Fig. 370, 428, 429)
— pumilus Ch. Brisout, 1862, p. 779. Tournier, 1873, p. 505. Bedel,
1885, p. 152; 1887, p. 314 ( Sibiniag 1923, p. 76. Desbrochers, 1907,
p. 155, 161, 179. Reitter, 1916, p. 217. Penecke, 1922, p. 27. Hustache,
1931, p. 289, 313. Porta, 1932, p. 268. Franz, 1942, p. 195, 259. Hoff¬
mann, 1954, p. 1160, 1196. Smreczynski, 1972, p. 108. Lohse, 1983,
p. 87.
— gabrieli Penecke, 1927, Col. Centrbl., 1, p. 329. Franz, 1942, p. 195.
Diagnosis — Habitus as in longicollis , but prothorax
wider than long, elytra less elongate, rostrum curved,
eye slightly convex, protibia of male unarmed, median
lobe fig. 428, 429.
Serie tipica — Loc. tip.: Francia: Hyères, Saint-Ra-
phaèl. Vale quanto detto per longicollis.
Sinonimi — Senza dubbi la sinonimia fra gabrieli e
pumilus già stabilita da Franz (1942).
Descrizione e note comparative — Specie stretta-
mente imparentata con longicollis , dal quale differisce
per le dimensioni in media minori (lunghezza mm
1,35-1,95), per il protorace e le elitre di forma meno al¬
lungata (Pla/Plu 1,1-1,18; Elu/Ela 1,39-1,52; Ela/Pla
1,19-1,23), per il rostro più arcuato (Rlu/Plu d 0,77-0,8;
9 0, 8-0,9) (9 fig. 370), per gli occhi meno appiattiti (la
testa non è di forma subconica), per le tibie anteriori
inermi nel d, per la forma degli organi genitali (lobo
mediano fig. 428, 429; spermateca e spiculum ventrale
come in pusillus , fig. 468, 469, 509). Può essere anche
confuso con similaris , dal quale differisce per le elitre
più corte, per la quasi mancanza di squame larghe alla
base del pronoto, per la mancanza di frangia di squa¬
me ai femori anteriori e di dentino mediano alle tibie
anteriori nel d, per la forma del lobo mediano e per il
(*) Un es. 9, l’unico della Bulgaria (Harmanli; CFre) da me esaminato, ha in effetti caratteri intermedi fra le due specie
e necessita sicuramente di un più approfondito esame, anche sulla base di altro materiale proveniente dalla stessa zona.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
197
colore solitamente nerastro della metà basale del rostro,
delle antenne nella parte apicale e dei tegumenti elitrali
(in similaris rostro anche nella metà basale, antenne e al¬
meno 2/3 posteriori delle elitre rossastri). Per le differen¬
ze da sharpi vedi a proposito di questa specie.
Variabilità: le antenne possono essere compieta-
mente rossastre oppure con gli ultimi articoli del funi¬
colo e la clava più scuri. Piccole differenze si hanno nel¬
la larghezza e curvatura dei lati di protorace ed elitre.
Geonemia — Europa centrale, Inghilterra, sporadica
in alcune zone dell’Europa meridionale. Da confer¬
mare la sua presenza in Asia.
Materiale esaminato: 60 es. — Polonia: Neisse
(ME, MSF). Cecoslovacchia: Benedik (MBr), Brezni-
ca (MBr), Kl. Relken (MBr), Hajnacka (CKo), Podzam-
cok (CKo), S. Liegnitz (MBr), Somotor (MBr), Zvolen
(CKo). Germania orientale: Miltitz (MB). Francia:
Bouray (MP), Le Vésinet (MP). Inghilterra: Londra
(ME). Italia: Val d’Aosta: Introd (CC); Piemonte:
Cassano Spinola (CB), Stazzano (MG), Valle Susa
(CO); Liguria: Busalla (MG); Toscana: Lucca (MG),
Viareggio (MG). Jugoslavia: Serbia: Smederevo
(CO). Bulgaria: Harmanli (CFre). URSS: Transcauca¬
sia (MP).
Note biologiche — Segnalato su Trifolium arvense L.
(Eloffmann, Smreczynski, Dieckmann, Kostàl), T. mi-
nus Boiss. (Hoffmann) e T. campestre Schreb. (Kostàl).
159; Tychius similaris Tournier (Fig. 371)
— similaris Tournier, 1873, p. 504. Solari, 1950, p. 45. Hoffmann,
1956, p. 172. Caldara, 1979b, p. 92.
— olcesianus Desbrochers, 1908, p. 55 (n. syn.).
— peneckei Franz, 1942, p. 195. Caldara, 1979b, p. 92.
Diagnosis — Similar to pumilus except base of pro-
notum with several wide scales, basai half of rostrum,
antennae and distai two thinds of elytra reddish; in
male profemur with fringe of scales and protibia toot-
hed in middle, median lobe more elongate and less
curved at apex.
Serie tipica — Specie descritta su un’unica 9 (loc.
tip.: Blida, Algeria), già da me esaminata in preceden¬
za in coll. Tournier (Caldara, 1979b).
Sinonimi — V olcesianus è descritto su es. di Tange-
ri, dei quali ho esaminato 2 ÓÓ, attaccati sullo stesso
cartellino (coll. Desbrochers) ed etichettati «Tanger,
, Oleóse / Olcesianus , Fr. 08 / type» (nomino quello a
destra lectotypus), e 1 9 (coll. Heyden), etichettata
«Tanger, Oleóse / olcesianus Dsb., Desbroch. / Synty-
pus». Non esistono differenze, a parte le ovvie di ca¬
rattere sessuale, con l’holotypus di similaris. Il pene¬
ckei (loc. tip.: Pozuelo, Spagna) è già stata posta da me
in sinonimia con similaris dopo l’esame dei tipi (Cal¬
dara, 1979b).
Descrizione e note comparative — Specie molto si¬
mile a pumilus , dal quale differisce per piccoli ma
importanti particolari: base del pronoto rivestita da
una striscia evidente di squame larghe, metà basale
del rostro, antenne e 2/3 posteriori delle elitre ros¬
sastri, elitre più allungate (Elu/Ela 1,48-1,6), femori
anteriori nel ó con frangia di squame, tibie anteriori
nel (3 con un aguzzo dentino nel mezzo lungo il
margine interno, rostro un poco più arcuato (9 fig.
371), lobo mediano di forma più allungata e meno bru¬
scamente ricurvo all’apice (come in curvirostris , fig.
450, 451), spiculum ventrale come in decretus (fig.
506). Lunghezza: mm 1,6-1,85. Rlu/Plu Ó 0,74-0,8; 9
0,8-0,85. Pla/Plu 1,05-1,17. Ela/Pla 1,14-1,2.
Variabilità: specie nel complesso decisamente co¬
stante.
Geonemia — Africa nord-occidentale, parte meri¬
dionale della Penisola Iberica, Sardegna.
Materiale esaminato: 45 es. — Spagna: Pozuelo de
Calatrava (ME, MMi, MMo, MP). Italia: Sardegna:
Cagliari (CD), Oristano (CB, CC, MD), Teulada
(CD), Uta (MMi). Marocco: Melilla (MP), Safì
(MB), Tanger (MW). Algeria: Blida (MP). Tunisia:
Aìri Draham (CP), Le Kef (CF, MBr, MMi, MP).
160. Tychius sharpi Tournier (Fig. 434, 435, 503)
— sharpi Tournier, 1873, p. 506. Reitter, 1916, p. 217. Penecke, 1922,
p. 29. Hustache, 1931, p. 288, 311. Porta, 1932, p. 272. Hoffmann,
1934, Bull. Soc. ent. Fr, 39, p. 47; 1954, p. 1159, 1192; 1956, p. 172. So¬
lari, 1950, p. 45. Smreczynski, 1972, p. 108. Lohse, 1983, p. 87.
Diagnosis — Similar to pumilus , but body more ro-
bust, rostrum stout, antennae reddish, scales at base
of pronotum wide; in male profemur with fringe of
scales and protibia toothed in middle, median lobe fig.
434, 435.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Svizzera
(Genève), dei quali ho esaminato 1 ó (coll. Tournier)
etichettato «Peney, Genève / type» (lectotypus qui de¬
signato).
Descrizione e note comparative — Differisce da pu¬
milus per le maggiori dimensioni, per la forma chiara¬
mente più robusta in tutte le sue parti, per il rostro più
tozzo, per una evidente striscia di squame larghe alla
base del pronoto, per le squame elitrali solitamente al¬
meno in parte più larghe, non setoliformi, per le an¬
tenne completamente rossastre, per i femori anteriori
con frangia di squame e le tibie anteriori con un aguz¬
zo dentino nel mezzo nel ó e per la forma del lobo
mediano (fig. 434, 435). Da similaris differisce per la
forma decisamente più robusta, per quella del rostro e
del lobo mediano. E molto simile a stephensi per for¬
ma generale e forma del rostro: il ó lo si distingue a
prima vista per la presenza del dentino nel mezzo del¬
le tibie lungo il margine interno, la 9 pone maggiori
problemi di separazione, ma differisce per le tibie un
poco angolate nel mezzo a formare un abbozzo di
dente, per la forma generale un poco più larga, con il
protorace più trasverso e a lati più curvilinei, per gli oc¬
chi meno appiattiti e per la forma degli organi genitali
(è da ricordare, comunque, la corologia delle due spe¬
cie e che, mentre sharpi è specie decisamente rara,
stephensi è una delle specie più comuni del genere).
Misurazioni: lunghezza mm 1,8-2,15. Rlu/Plu <3 0,72-
0,77; 9 0,73-0,78. Pla/Plu 1,12-1,16. Elu/Ela 1,33-1,41.
Ela/Pla 1,16-1,23. Spiculum ventrale fig. 503.
Geonemia — Europa centrale.
Materiale esaminato: 18 es. — Ucraina: Czemowitz
(MB). Cecoslovacchia: Devin-Bratislava (ME). Austria:
Eichkogel (MVi), Krems (MBr, MP). Svizzera: Peney-
Genève (MP). Italia: Ven. Giulia: Trieste (CO, MMi),
Monfalcone (MVi); Trentino: Lago di Cei (CM). Jugos¬
lavia: Slovenia: Cosina (MMi). Citato anche di Francia:
Yonne, Isère (Hoffmann) e di Polonia (Smreczynski).
Note biologiche — L’es. della Slovacchia è stato rac¬
colto da Dieckmann su Trifolium montanum L..
161. Tychius stephensi Schònherr (Fig. 364, 365, 415, 416,
464, 501)
— stephensi Schònherr, 1836, Gen. Spec. Cure., 3, p. 412 ( stepheni
err.). Milliron, 1949, J. N.Y. ent. Soc., 57, p. 109. Clark, 1971, p. 8, 10;
1984, Bull. zool. Nom., 41, p. 45. Clark et al., 1978, p. 642.
198
ROBERTO CALDARA
— tomentosus (Herbst, 1795), Natursyst. Ins. Kàfer, 6, p. 278 ( Curcu -
lio; non Olivier, 1790). Boheman, 1843, p. 303. Ch. Brisout, 1862,
p. 777. Toumier, 1873, p. 507. Redtenbacher, 1874, p. 319. Bedel,
1885, p. 152; 1887, p. 314 ( Sibinia ); 1923, p. 77. Desbrochers, 1907, p.
153, 162, 181. Edwards, 1910, p. 82. Reitter, 1916, p. 217. Penecke, 1922,
p. 21. Hustache, 1931, p. 288, 310. Porta, 1932, p. 268. Franz, 1942, p.
264. Milliron, 1949, J. N.Y. ent. Soc., 5, p. 109. Hoffmann, 1954,
p. 1159, 1191. Smreczynski, 1972, p. 100. Lohse, 1983, p. 87. Clark,
1971, p. 10; 1984, Bull. zool. Nom., 41, p. 45. Clark et al., 1978, p. 642.
— bertolinii Stierlin, 1891, Mitt. schweiz. ent. Ges., p. 101, 122. Franz,
1942, p. 130.
— brevicollis Rey, 1895, p. 3. Hustache, 1931, p. 310.
— clavipes Rey, 1895, p. 3. Hustache, 1931, p. 310.
— mixtus Rey, 1895, p. 4. Hustache, 1931, p. 310.
— griseus Schaeffer, 1908, J. N.Y. ent. Soc., 16, p. 217. Milliron, 1949,
J. N.Y. ent. Soc., 57, p. 109. Clark, 1971, p. 10.
— schneideri var. poussielguei Hoffmann, 1954, p. 1168 (n. syn.).
Diagnosis — Body robust. Integument slightly expo-
sed between scales not arranged in rows on elytral in-
terspaces. Rostrum stout, slightly curved, eye subflat.
Antennae and legs reddish. In male profemur without
fringe of scales and protibia unarmed; median lobe
fig. 415, 416.
Serie tipica — Specie descritta da Schònherr come
stepheni su es. dell’Inghilterra, dei quali 7 sono custo¬
diti nella coll. Stephens, fra cui il lectotypus (des.
Clark, 1971). È Stephens che per primo corregge l’erra¬
ta dizione con quella di stephensi, per ulteriori notizie
a proposito vedi la dettagliata esposizione di Clark,
1971, 1984 e l’«Opinion 1387» della Commissione In¬
temazionale di Nomenclatura Zoologica (Bull. zool.
Nom., 1986, 43, p. 30).
Sinonimi — Il Curculio tomentosus è descritto su es.
della Germania (lectotypus in coll. Herbst, des. Clark,
1971); il nome viene sostituito con quello di stephensi
da Milliron (1949) per omonimia primaria con il C. to¬
mentosus Olivier, 1790. Per ulteriori precisazioni a ri¬
guardo vedi Clark, 1971, così come per la sinonimia di
griseus Schaeffer (loc. tip.: Ithaca, New York).
Del bertolinii se ne è già occupato Franz, il quale ha
evidenziato che i due tipi 90 appartengono a due spe¬
cie diverse ( stephensi e tibialis). Ho esaminato anch’io
i due suddetti es. (ME) e, concordando perfettamente
con quanto detto da Franz, designo come lectotypus
l’es. di stephensi etichettato «Italien / Coll. Stierlin /
Syntypus / T. Bertolinii Str. / Tychius tomentosus Hbst.
det. Dr. H. Franz», mentre escludo l’altro es., decisa¬
mente più deteriorato, dalla serie tipica. Per quanto ri¬
guarda le tre specie di Rey, le sinonimie sono state sta¬
bilite da Hustache (1931) dopo l’esame dei tipi.
Hoffmann descrive la var. poussielguei dello schnei¬
deri caratterizzata da rivestimento grigio unicolore
(Isère: Pariset); ho esaminato l’holotypus di tale taxon
(ó, coll. Hoffmann) e, anche mediante l’esame degli
organi genitali, ho potuto stabilire senza dubbio che è
da porre fra i sinonimi di stephensi.
Descrizione e note comparative — Molto simile a
sharpi , dal quale differisce per gli occhi non debordan¬
ti dalla convessità del capo, per il protorace meno tra¬
sverso a lati debolmente curvilinei nei 2/3 basali, per
la presenza di squame larghe (spesso bianche rispetto
al restante rivestimento grigio-giallastro) sulfinterstria
elitrale suturale, per la mancanza nel ó di frangia di
squame ai femori anteriori e di dente mediano alle ti¬
bie anteriori, per la forma degli organi genitali (fig.
415, 416, 464, 501). Misurazioni: lunghezza mm 1,8-2, 5.
Rlu/Plu ó 0,7-0,82; 9 0,8-0,85. Pla/Plu 1,08-1,13. Elu/
Eia 1,35-1,5. Ela/Pla 1,21-1,29.
Variabilità: nonostante la larga distribuzione ed il
grandissimo numero di es. esaminati della specie, la
variabilità non è molto marcata: forma e colore del ro¬
stro, forma degli occhi, colore delle antenne, forma
degli organi genitali sono pressoché costanti. Diffe¬
renze si possono avere (anche in es. della stessa popo¬
lazione) nella larghezza e curvatura di protorace ed
elitre (senza grossi cambiamenti nella robusta fisiono¬
mia della specie), nel colore del rivestimento (da bian¬
castro a grigio a giallastro) e nella densità e larghezza
delle squame.
Geonemia — Specie a larga distribuzione paleartica
occidentale. Molto comune in Europa centrale e meri¬
dionale. Sembra comune anche in Anatolia e la si tro¬
va pure nella Regione siriaco-palestinese (Libano). La
località più orientale da me esaminata è risultata Merw
(Turkmenistan; MB); non la conosco del Nord Africa. È
stata importata nel Nord America, dove ora è molto co¬
mune negli Stati della costa orientale (Clark, 1971).
Materiale esaminato: circa 2000 es..
Note biologiche — Per revisione vedi Clark & Bur-
ke, 1977. La specie è essenzialmente parassita di Trifo-
lium pratense L. (Hoffmann, Clark), sul quale anch’io
ho sempre raccolto le larve. Occasionalmente sembra
avere come piante ospiti anche T. arvense L. (Urban),
T. repens L. e T. campestre Schreb. (Hoffmann).
162. Tychius pellitus Desbrochers
— pellitus Desbrochers, 1908, p. 55.
Diagnosis — Similar to stephensi except femora blac-
kish, scales on dorsum larger, ruffled, imbricated,
slightly raised.
Serie tipica — Specie descritta su ÓÓ della Siria sen¬
za più precisa indicazione e paragonata a tomentosus
(= stephensi ). Ho esaminato uno di questi (coll. De¬
sbrochers) etichettato «Syrie, Baudu / pellitus m., Fr.
08 / type» (lectotypus qui designato), che rimane l’uni¬
co es. del taxon da me studiato.
Descrizione e note comparative — Si tratta in effetti
di un es. strettamente correlato con stephensi, con il
quale ha in comune anche la forma molto caratteristi¬
ca dell’edeago. L’unica differenza dai tipici stephensi
sta nel colore dei femori, che sono nerastri, e nel di¬
verso rivestimento della parte superiore costituito da
squame decisamente più lunghe (lu/la 7-10 vs. 4-7), ar¬
ruffate, lievemente sollevate, in parte embricate; esse
sono, invece, identiche per densità e colore. Potrebbe
trattarsi esclusivamente di un es. aberrante di stephen¬
si (sebbene sia un tipo di aberrazione che non ho mai
riscontrato nelle migliaia di stephensi da me esamina¬
ti). È comunque necessario l’esame di altro materiale
per definire in modo più attendibile la posizione siste¬
matica del taxon.
Geonemia — Siria.
163. Tychius mitis n. sp. (Fig. 366, 367, 417, 418, 465, 502)
Diagnosis — Similar to stephensi, but rostrum more
curved in basai half, elytra at base distinctly wider
than prothorax, median lobe fig. 417, 418, spiculum
ventrale fig. 502, spermatheca fig. 465.
Serie tipica — Holotypus: ó «Beyrouth, Syrie / Ty¬
chius sublineatus Dbr., A. Hoffmann det.» (coll. Hoff¬
mann). 4 Paratypi: 2 90, stesse indicazioni dell’holoty-
pus (coll. Hoffmann e MMi); 2 99 «Asia min.» (CFre).
Descrizione — Lunghezza: mm 1,75-2,1.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di parte apicale
del rostro, antenne, elitre (più scure alla base), tibie
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
199
(più scure alla base) e tarsi brunastri; ben visibili sul
dorso fra il rivestimento formato in massima parte da
squame coricate, subpiliformi, grigiastre (più larghe,
subellittiche, biancastre alla base del pronoto e lungo
l’interstria suturale), disposte sulle interstrie elitrali in
modo disordinato, pressoché della stessa larghezza
anche sulle strie, che sono poco evidenti. Parte infe¬
riore ricoperta abbastanza fittamente da squame bian¬
che, larghe, subellitiche e subovali.
Capo: occhi subpiani. Fronte lievemente più stretta
del rostro alla base. Rostro robusto, visto dall’alto a la¬
ti subparalleli, visto di lato curvo alla base (fig. 366,
367) ( Rlu/Plu Ó 0,67; 9 0,73-0,75). Funicolo antennale
di 7 articoli, il 1° robusto e circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,16-1,22), a lati curvili¬
nei fin dalla base, ristretto con una lieve sinuosità in
prossimità dell’apice, convesso sul dorso. Elitre: robu¬
ste (Elu/Ela 1,37-1,45), alla base distintamente più lar¬
ghe del protorace (Ela/Pla 1,25-1,31), con omeri evi¬
denti, a lati debolmente curvilinei nella metà basale,
convesse. Zampe: femori inermi, gli anteriori senza
particolari caratteri sessuali così come le tibie; 3° arti¬
colo dei tarsi bilobato e distintamente più largo del 2°,
appendici ungueali lunghe un poco più della metà
dell’unghia.
Organi genitali: fig. 417, 418, 465, 502.
Variabilità: la descrizione si addice bene all’holoty-
pus. Una delle 2 99 di Beyrouth ha tegumenti com¬
pletamente rossastri, perchè probabilmente imma¬
tura, ed elitre più robuste; l’altra ha elitre quasi
completamente nerastre, così come le 2 99 dell’Asia
minore che hanno anche le tibie in gran parte bruno¬
nerastre.
Note comparative — Può essere paragonato a ste¬
phensi, al quale si avvicina per la forma degli organi ge¬
nitali. Ne differisce per il rostro più curvo nella metà
basale e per le elitre alla base decisamente più larghe
del protorace.
Geonemia — Anatolia, Regione siriaco-palestinese.
164. Tychius ochraceus Toumier (Fig. 362, 363, 413, 414,
466, 500)
— ochraceus Toumier, 1873, p. 505. Franz, 1942, p. 121, 252.
— spiniger Desbrochers, 1908, p. 42 (n. syn.).
— reitterianus Penecke, 1922, p. 26. Franz, 1942, p. 121.
Diagnosis — Body robust. Scales on elytra wide,
subelliptical to lanceolate, dense, concealing integu-
ment. Rostrum stout, curved (fig. 362, 363). Antennae
and legs reddish. In male profemur without fringe of
scales and protibia toothed in middle. Median lobe
large (fig. 413, 414).
Serie tipica — Specie descritta su es. della Siria, dei
quali ho esaminato 1 ó (coll. Toumier) etichettato
«Syrie, Chevrol. / type» (lectotypus qui designato).
Sinonimi — Lo spiniger è descritto su es. dell’Algeria
senza più precisa indicazione e dei quali ho esaminato
1 ó (coll. Desbrochers) etichettato «Algérie / spiniger
m., Fr. 08 / type / tib. ant. dentatis» (lectotypus qui de¬
signato). Nonostante l’eccentricità della località di
provenienza, l’es. non mostra nessuna differenza dai
tipici ochraceus anche per quanto riguarda la morfolo¬
gia degli organi genitali. Senza problemi la sinonimia
fra reitterianus e ochraceus stabilita da Franz.
Descrizione — Lunghezza: mm 2-2,3.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione di metà
apicale del rostro, antenne e zampe rossastre; quasi
completamente nascosti sul dorso dal rivestimento
abbastanza fitto, formato da squame giallastre, cori¬
cate, subellittiche e lanceolate (con la parte più
stretta alla base), di larghezza variabile (lu/la 3-5),
disposte sulle elitre in modo compatto ma disordi¬
nato; strie pressoché non distinguibili, con una se¬
rie di sottili squame piliformi. Parte inferiore fitta¬
mente ricoperta da squame larghe, subovali e sub¬
ellittiche.
Capo: occhi solo debolmente debordanti dalla sua
convessità. Fronte circa della larghezza del rostro alla
base. Rostro robusto, visto di lato regolarmente arcua¬
to (fig. 362, 363) (Rlu/Plu ó 0,79-0,84; 9 0,82-0,89), vi¬
sto dall’alto a lati subparalleli. Funicolo antennale di 7
articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,16-1,26), a lati curvili¬
nei fin dalla base, con il punto più largo alla metà, de¬
bolmente sinuoso in prossimità dell’apice, convesso
superiormente. Elitre: larghe, subellittiche (Elu/Ela
1,42-1,51; Ela/Pla 1,22-1,27), a lati curvilinei fin dalla
base, con il punto più largo un poco prima della metà,
abbastanza convesse. Zampe: femori inermi, gli ante¬
riori senza particolari caratteri sessuali nel c5; tibie con
un aguzzo dentino nel mezzo lungo il margine inter¬
no; 3° articolo dei tarsi bilobato e decisamente più lar¬
go del 2°, appendici ungueali lunghe circa 2/3 dell’un¬
ghia.
Organi genitali: fig. 413, 414, 466, 500.
Variabilità: le squame del rivestimento superiore
variano discretamente per larghezza fra un es. e l’al¬
tro, senza mai essere comunque piliformi; la loro tinta
va dal grigio-biancastro al giallastro (in questo caso, a
volte, alcune squame dell’interstria suturale sono
bianche). I tegumenti elitrali sono frequentemente
rossastri nei 2/3 posteriori. Un poco variabile è la con¬
vessità degli occhi, a volte pressoché piani, così come
la larghezza e la curvatura di protorace ed elitre. L’uni¬
co es. dell’Algeria (tipo di spiniger) e l’unico dell’Af¬
ghanistan da me esaminati non mostrano differenze
degne di nota, nonostante l’apparente eccentricità dal¬
la zona dove la specie sembra più comune.
Note comparative — Specie apparentemente impa¬
rentata con sharpi e stephensi , con i quali ha in comu¬
ne la forma robusta sia generale che del rostro. Diffe¬
risce da entrambi per le squame del rivestimento, so¬
prattutto elitrale, più larghe (carattere che serve a farlo
separare agevolmente anche da tutte le altre specie del
gruppo che hanno squame setoliformi), inoltre il ó
differisce da sharpi per la mancanza di frangia di squa¬
me ai femori anteriori e da stephensi per il dentino me¬
diano alle tibie anteriori; infine, la forma dei genitali è
completamente differente.
Geonemia — Europa sud-orientale, Asia anteriore,
Nord Africa (Algeria).
Materiale esaminato: 38 es. — Jugoslavia: Erzego¬
vina: Mostar (CFre). Grecia: Morea: Kalavryta
(MB); Corfu (CD, MMi): Val di Ropa (ME, MMi),
Posamos (ME); Cefalonia (MMi); Zante: Kalamaki
(ME). Turchia: Alaca (CL), Alem Dagh (CF), Art-
vin (CL), Bozkir (CL), Cakalli (CO), Hissar-Bach
(CF), Marmaris (CL), Mus-Solhou (CL), Sinop
(CL). Siria (MP). Israele: Haifa (MP). URSS: Azer-
bajdzan: Lenkoran (MP); Turkmenistan: Sumbar
(MP). Iran (MW). Afghanistan: Khat (MP). Algeria
(MP): Achkout (MP).
Note biologiche — L’es. dell’Iran (senza più precisa
località) risulta uscito da legumi di Trifolium hyhridum
L.. Più dubbia risulta la veridicità della raccolta su
Alhagi dell’es. dell’Afghanistan.
200
ROBERTO CALDARA
165. Tychius picirostris (Fabricius) (Fig. 411, 412, 463)
— picirostris (Fabricius, 1787), Mant. Ins., 1, p. 101 ( Curculio ). Gyl-
lenhal, 1813, Ins. Suec., 3, p. 121 ( Rhynchaenus ); 1836, p. 422. Tour-
nier, 1873, p. 508. Redtenbacher, 1874, p. 319. Bedel, 1885, p. 153;
1887, p. 316 ( Sibinia ); 1923, p. 77. Desbrochers, 1907, p. 153, 162, 189.
Reitter, 1916, p. 217 ( Miccotrogus ). Hustache, 1931, p. 315, 317 ( Micco -
trogus). Porta, 1932, p. 274 ( Miccotrogus ). Milliron, 1949, J. N.Y. ent.
Soc., 57, p. 109 ( Miccotrogus ). Hoffmann, 1954, p. 1198, 1203 (Micco¬
trogus). Smreczynski, 1972, p. 109 ( Miccotrogus ). Clark et al., 1978,
p. 644. Lohse, 1983, p. 86. Clark, 1984, Bull. zool. Nom., 41, p. 45.
— cinerascens (Marsham, 1802), Col. Brit., p. 248 ( Curculio ; non Fa¬
bricius, 1792). Gyllenhal, 1827, Ins. Suec., 4, p. 573. Caldara, 1983,
p. 88. Clark, 1984, Bull. zool. Nom., 41, p. 45.
— posticus Gyllenhal, 1836, p. 423. Ch. Brisout, 1862, p. 780 (postici -
nus err.) ( Miccotrogus ). Tournier, 1873, p. 508 (posticinus err.). Hu¬
stache, 1931, p. 317 ( Miccotrogus ). Porta, 1932, p. 274 ( Miccotrogus ).
Hoffmann, 1954, p. 1203 (Miccotrogus).
— var. rubripes Rey, 1895, p. 4.
— var. fuscirostris Rey, 1895, p. 4.
— seniculus Desbrochers, 1907, p. 153, 163, 190. Hustache, 1931,
p. 318 (Miccotrogus). Hoffmann, 1954, p. 1203 (Miccotrogus).
Diagnosis — Similar to stephensi except body slen-
der, antennal funicle of six articles, last articles of an-
tennae and femora usually dark, rostrum distinctly
curved, median lobe fig. 411, 412.
Serie tipica — Nell’interesse della stabilità della no¬
menclatura, Clark (1984) ha risolto l’intricata situazio¬
ne tassonomica della specie fissando come neotypus
del taxon il lectotypus 9 di Curculio cinerascens (loc.
tip.: «Britain») custodito al British Museum di Lon¬
dra. Per più approfondite delucidazioni rimando al la¬
voro originale e all’«Opinion 1387» della Commissio¬
ne Internazionale di Nomenclatura Zoologica (Bull,
zool. Nom., 1986, 43, p. 30).
Sinonimi — La posizione sistematica del taxon Cur¬
culio cinerascens risulta chiara da quanto sopra espo¬
sto. Fuori di dubbio è la sinonimia fra picirostris e po¬
sticus , già riportata da Ch. Brisout (1862) e da tutti i suc¬
cessivi Autori. Di nessuna validità sistematica, infine,
sono da considerarsi le due varietà descritte da Rey.
Sia Hustache che Hoffmann pongono dubitativa¬
mente fra i sinonimi di picirostris il seniculus, descritto
su 1 9 dell’Haute-Vienne, sulla base della chiara de¬
scrizione originale. In coll. Desbrochers ho esaminato
1 9 di picirostris etichettata «Fr. mer. / seniculus » per¬
fettamente corrispondente a quanto detto da Desbro¬
chers. Ritengo pertanto abbondantemente giustificata
la sinonimia fra le due specie.
Descrizione — Lunghezza: mm 1,75-2,15.
Tegumenti: bruno-nerastri, ad eccezione dell’apice
del rostro, delle antenne (scapo e primi articoli del fu¬
nicolo), di tibie e tarsi ferruginei; abbastanza visibili
sul dorso fra il rivestimento formato per la quasi totali¬
tà da squame grigiastre, coricate, setoliformi (più lar¬
ghe solo alla base del pronoto e sullo scutello), dispo¬
ste sulle interstrie elitrali in 2-4 serie molto confuse.
Strie con una serie di squame ancor più sottili. Parte
inferiore completamente rivestita da squame grigia¬
stre, larghe, subellittiche e subovali.
Capo: occhi debolmente debordanti dalla sua con¬
vessità. Fronte della larghezza del rostro alla base. Ro¬
stro di forma all’incirca come in pumilus (9 fig. 370)
(Rlu/Plu ó 0,8-0,87; 9 0,87-0,91). Funicolo antennale
di 6 articoli, il 1° circa 2 volte più lungo del 2°.
Protorace: trasverso (Pla/Plu 1,15-1,21), a lati un po¬
co arrotondati fin dalla base e lievemente sinuosi in
prossimità dell’apice, con il punto più largo alla metà,
abbastanza convesso superiormente. Elitre: oblunghe
(Elu/Ela 1,5-1,55; Ela/Pla 1,22-1,26), con il punto più
largo nella metà basale, abbastanza convesse. Zampe:
femori inermi, gli anteriori con una corta frangia di
squame nel ó; tibie anteriori senza particolari carat¬
teri sessuali; 3° articolo tarsale bilobato e decisa¬
mente più largo del secondo, appendici ungueali
lunghe circa i 2/3 dell’unghia.
Organi genitali: lobo mediano fig. 411, 412; sperma-
teca fig. 463, spiculum ventrale all’incirca come in
sharpi (fig. 503).
Variabilità: per quanto riguarda i tegumenti, spesso
i 2/3 posteriori delle elitre, metà apicale del rostro, an¬
tenne e zampe per intero rossatri; al contrario, a volte
il terzo basale delle tibie è di colore nerastro. Il colore
delle squame varia dal bianco-grigiastro al giallastro,
mentre a volte squame larghe, biancastre, si trovano
anche suH’interstria suturale. Discrete differenze si
hanno nella curvatura dei lati sia del protorace che
delle elitre, che possono aver il punto più largo rispet¬
tivamente prima della metà e alla metà. Tutte le sud¬
dette variazioni si riscontrano anche entro la medesi¬
ma popolazione.
Note comparative — Il funicolo antennale di soli 6
articoli è il carattere più immediato per separarlo dalle
altre specie del gruppo, ad eccezione di hirtellus e pyre-
naeus ad esso fortemente correlati (vedi a proposito di
queste specie).
Geonemia — Specie a larga distribuzione paleartica:
dalla Penisola Iberica alla Mongolia, dalla Penisola
Scandinava all’Anatolia e Turkmenistan. Non la co¬
nosco più a sud di tali regioni asiatiche nè del Nord
Africa. Importata nel Nord America.
Note biologiche — Parassita essenzialmente Trifo-
lium repens L., su cui ho sempre raccolto la larva. È se¬
gnalato anche su T. pratense L. e T. hybridum L. (Ur-
ban, Hoffmann). Per revisione vedi Clark & Burke, 1977.
166. Tychius pyrenaeus (Ch. Brisout)
— pyrenaeus (Ch. Brisout, 1862), p. 780 (Miccotrogus). Hustache,
1931, p. 315, 317 (Miccotrogus). Hoffmann, 1954, p. 1204 (Miccotro¬
gus).
Diagnosis — Similar to picirostris except body more
robust, longer, integument on dorsum always dark.
Serie tipica e note comparative — Specie descritta su
es. dei Pirenei (Haute-Pyrénées: Cauterets), uno dei
quali esaminato da Hoffmann ma che io non sono riu¬
scito a ritrovare. Ho studiato, comunque, diversi es.
della coll. Hoffmann ben corrispondenti alla descri¬
zione originale. Hoffmann considera il taxon sotto¬
specie di picirostris ed è possibile che tale opinione sia
quella giusta. Come ho già detto più volte, però, anche
in questo caso non esistono precisi studi biologici e
biogeografìci che avvalorino tale ipotesi. Rispetto ai ti¬
pici picirostris , il taxon pyrenaeus è caratterizzato da di¬
mensioni che sembrano costantemente maggiori (mm
2, 2-2, 4 vs. mm 1,75-2,15) e da una forma più robusta in
tutte le sue parti (Rlu/Plu Ó 0,79-0,83; 9 0,8-0, 9. Pia/
Piu 1,18-1,24. Elu/Ela 1,43-1,49. Ela/Pla 1,2-1,26); i te¬
gumenti di pronoto ed elitre sono sempre scuri (i fe¬
mori possono essere neri 0 brunastri), il colore del ri-
vestimento è grigiastro. Al contrario, la forma del ro¬
stro e degli organi genitali sono identici nei due taxa.
Per quanto riguarda le piante ospiti, il tipico picirostris
si sviluppa solitamente su Trifolium repens, mentre il
taxon pyrenaeus è stato raccolto da Tempère su Trifo¬
lium alpinum. Non so infine se il picirostris si ritrovi sui
Pirenei assieme a pyrenaeus. Pertanto, per il momen¬
to tengo separati i due taxa, nell’attesa che studi più
approfonditi possano chiarire la loro reale posizio¬
ne sistematica.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
201
Geonemia — Pirenei.
Materiale esaminato: 18 es. — Francia: Hautes-Pyré-
nées: Gavamie, m 1700 (CT); Pyrénées-Orientales: Car-
litte-Les Bouillouses m 2500 (MP), Faurcques (MP), M.
Canigou (CD, MP), Saint-Jean-de-Luz (ME).
Note biologiche — Raccolto su Trifolium alpinum L.
(Tempère).
167. Tychius hirtellus Toumier
- hirtellus Tournier, 1873, p. 500. Franz, 1942, p. 198 ( Miccotrogus ).
Caldara, 1975a, p. 36 ( Miccotrogus ).
Diagnosis — Similar to picirostris except tibiae black
to apical proximity, elytra always black and subrectan-
gular, covered with sparse scales which are arranged in
1-2 rows on each interspace.
Serie tipica — Nel 1975 riferivo di aver esaminato
l’holotypus di hirtellus (loc. tip.: Creta; coll. Pie ex
Toumier), l’unico es. (una 9) sul quale era stata de¬
scritta la specie e a quell’epoca anche l’unico es. da me
conosciuto. In seguito, sono riuscito ad esaminare
una dozzina di es. della Turchia, fra cui anche óó, per¬
fettamente identici all’holotypus di hirtellus , che mi
hanno permesso di precisare meglio la posizione siste¬
matica del taxon e di confermare, nel complesso, l’im¬
pressione che avevo già avuto dopo l’esame dell’holo-
typus. Il taxon ha stretti rapporti con picirostris , con il
quale ha in comune la forma degli organi genitali e
quella del rostro (Rlu/Plu ó 0,74-0,82; 9 0,86-0,9) e del
protorace (Pla/Plu 1, 1-1,2). Ne differisce essenzialmen¬
te per le tibie nere fino in prossimità dell’apice, per le
dimensioni in media minori (1,5-1, 9 mm), per le elitre
sempre di colore nero e di forma più rettangolare
(Elu/Ela 1,46-1,54; Ela/Pla 1,2-1, 3), restringentesi deci¬
samente solo nel terzo distale, e con il rivestimento
formato da squame grigiastre disposte in 1-2 serie su
ogni interstria (grosso modo come in pusillus ). Come
detto per pyrenaeus, anche in questo caso sono indi¬
spensabili studi biologici e biogeografici approfonditi
per definire in modo più accurato i suoi rapporti con
picirostris.
Geonemia — Creta, Anatolia, Regione siriaco-pale-
stinese.
Materiale esaminato: 16 es. — Creta (MP). Turchia:
Inciralti (CL), Marmaris (CL), Mus-Solhan (CL).
Giordania: Dehbeen-Jerash (CFri), Schaubak (CFri).
Israele: Latroun (MW).
Grappo del Tychius cuprifer
Diagnosis — Protibia of male with dense fringe of
long setae in distai half and with tooth in proximal
third (at middle in doderoi ). Rostrum short, scarcely
sexually dimorphic. Antennal funicle of six articles.
Body elongate. Dorsal integument broadly exposed
between scales, which are mostly hairlike and only wi-
de and white at base of pronotum, on humeri, on scu-
tellum and at least on a portion of elytral interspace 1.
Genitalia fìg. 388, 389, 474, 512.
Discussione — Gruppo omogeneo ben distinguibi¬
le per l’aspetto generale, che ricorda quello dei Meci-
nus, e per gli altri caratteri diagnostici, sebbene l’unico
esclusivo del gruppo sia la particolare frangia di setole
lungo la tibia anteriore nel ó che, come in numerose
specie di altri gruppi, ha un robusto dente lungo il
margine interno. Il gruppo sembra apparentemente
correlato con quello dello stephensi. Per quanto ri¬
guarda la biologia delle specie, il cuprifer è segnalato
come vivente su Trifolium ma anche su Teline , genere
delle Cytiseae correlato con Genista , sul quale sembra
reperirsi il suturatus.
168. Tychius cuprifer (Panzer) (Fig. 331, 332, 388, 389, 474,
512)
— cuprifer (Panzer, 1799), Fauna germ., 41, p. 10 ( Curculio ). Gyllen-
hal, 1836, p. 422. Ch. Brisout, 1862, p. 780 ( Miccotrogus ). Toumier,
1873, p. 508. Redtenbacher, 1874, p. 319. Bedel, 1885, p. 153; 1887, p.
316 ( Sibinia ); 1923, p. 77. Desbrochers, 1907, p. 142 {Miccotrogus).
Reitter, 1916, p. 218 ( Miccotrogus ). Hustache, 1931, p. 315, 316 ( Micco¬
trogus ). Porta, 1932, p. 274 ( Miccotrogus ). Franz, 1942, p. 242 {Micco¬
trogus). Hoffmann, 1954, p. 1199, 1201 {Miccotrogus). Smreczynski,
1972, p. 110 {Miccotrogus). Lohse, 1983, p. 86.
— procerulus Kiesenwetter, 1851, p. 641. Tournier, 1873, p. 508.
— moderi (Penecke, 1938), Kol. Rund, 24, p. 110 {Elleschidius).
Smreczynski, 1972, p. 10.
— lineaticoliis (Pie, 1940), Echange, num. spec., p. 1 {Miccotrogus)
(n. syn.).
Diagnosis — The only species of thè group with
brown-reddish tibiae.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Germania,
con senso comune ben definito.
Sinonimi — Il procerulus è descritto su es. della Spa¬
gna (Montserrat), non rintracciabili nella coll. Kiesen¬
wetter. La specie è sempre stata posta fra i sinonimi di
cuprifer e dalla descrizione, che si addice alla 9, non vi
sono dubbi su questa interpretazione.
Del Miccotrogus lineaticoliis ho esaminato 1 ó (coll.
Tournier) etichettato «Syrie, Pie 1899 / Brumana (?) /
26 / M. n. sp. xx / lineaticoliis n. sp.» (lectotypus qui
designato). Si tratta soltanto di un es. del tutto identi¬
co ai comuni cuprifer.
La stessa cosa vale per Elleschidius maderi (loc. tip.:
Hainburg, Nieder-Donau) (vedi sinonimie del genere).
Descrizione — Lunghezza: mm 2, 2-2, 6.
Tegumenti: nerastri, ad eccezione di apice del ro¬
stro, antenne, lati delle elitre, tibie e tarsi bruno-rossa¬
stri; ben visibili sul dorso fra il rivestimento formato in
massima parte da squame strette, subpiliformi: corica¬
te, di colore grigiastro e bruno con lievi riflessi metalli¬
ci, di forma uguale sia sulle interstrie, ove non sono
disposte in serie, sia sulle strie, che sono ben visibili;
squame larghe, subovali, grigiastre, ricoprono la base
del pronoto, gli omeri, lo scutello, costantemente una
stretta parte basale e apicale dell’interstria suturale eli-
trale (solitamente si trovano sparse, ma in numero
scarso, sulla restante parte) e la parte inferiore del
corpo.
Capo: occhi grossi, un poco debordanti dalla sua
convessità. Fronte lievemente più stretta del rostro al¬
la base. Rostro corto, poco arcuato e di forma poco
differente nei due sessi (fig. 388, 389) (Rlu/Plu ó 0,68-
0,74; 9 0,66-0,77), visto dall’alto a lati subparalleli. An¬
tenne corte, funicolo antennale di 6 articoli.
Protorace: solo poco più largo che lungo (Pla/Plu
1,02-1,1), a lati un poco curvilinei fin dalla base, con il
punto più largo alla metà, bruscamente ristretto a for¬
ma di collo in prossimità dell’apice, convesso supe¬
riormente. Elitre: allungate, subrettangolari (Elu/Ela
1,62-1,78; Ela/Pla 1,1-1,23), convesse. Zampe: femori
inermi, senza particolari caratteri nei due sessi; tibie
anteriori nel ó con un aguzzo dente lungo il margine
esterno fra terzo basale e terzo medio, con una frangia
formata da fitte setole nella metà distale della faccia
anteriore; articoli tarsali corti, il 3° bilobato e decisa¬
mente più largo del 2°, appendici ungueali lunghe 2/3
dell’unghia.
202
ROBERTO CALDARA
Organi genitali: fìg. 331, 332, 474, 512.
Variabilità: le elitre variano discretamente per lun¬
ghezza, per colore, con la parte rossastra più o meno
estesa, e per la densità ed un poco per la larghezza del¬
le squame che le rivestono.
Note comparative — Specie strettamente correlata
alle altre del gruppo, alle quali rimando per le differen¬
ze (vedi anche tabella).
Geonemia — Europa centrale e meridionale, Asia
anteriore, Nord Africa.
Materiale esaminato: circa 600 es. provenienti da
varie località di: Cecoslovacchia, Ungheria, Germa¬
nia, Francia, Spagna, Italia e isole, Jugoslavia, Grecia,
Bulgaria, Turkmenistan, Armenia, Turchia, Libano,
Siria, Marocco, Algeria.
Note biologiche — L’adulto è segnalato da Hoff-
mann su Trifolium arvense L. e T. stellatimi L.. Alonso
Zarazaga ha raccolto numerosi es. della specie su Teli¬
ne monspessulana L. (Spagna, Sierra de Ojén).
169. Tychius cupriferoides Ragusa
— cuprifer var. cupriferoides Ragusa, 1922, Atti r. Acc. Sci. Lett. b.
Arti Palermo, 12, p. 14. Porta, 1932, p. 274 ( Miccotrogus ). Solari, 1950,
p. 47 ( Miccotrogus ).
— parallelus (Kiesenwetter, 1851) [non (Panzer, 1794)], p. 642 (Siby-
nes). Toumier, 1873, p. 509 ( Sibinia ).
Diagnosis — Similar to cuprifer ex cept tibiae black to
apical proximity.
Serie tipica — Taxon descritto come varietà di cupri¬
fer caratterizzata dalle tibie nere, che, secondo Ragu¬
sa, rimpiazza la forma tipica in Sicilia; in seguito è ele¬
vato da Solari a specie distinta. Nessuno degli es. da
me esaminati risulta determinato con sicurezza da Ra¬
gusa e tale, pertanto, da essere considerato come fa¬
cente parte della serie tipica.
Sinonimi — Kiesenwetter descrive il Sibynes paralle¬
lus su 1 9 della Sicilia paragonandolo al T. procerulus
(syn. di cuprifer) e non esistono dubbi, già leggendo la
descrizione, che si tratti della stessa cosa di cupriferoi¬
des. , come ho poi potuto confermare con l’esame di ta¬
le es. (coll. Kiesenwetter) etichettato «Sicil / Kiesen¬
wetter». Il nome di Kiesenwetter risulta, però, omoni¬
mo nel genere Tychius con parallelus (Panzer, 1794) e,
pertanto, non può essere usato.
Descrizione e note comparative — Differisce da cu¬
prifer essenzialmente per le tibie di colore nero fino in
prossimità dell’apice e non rossastro. Solari ritiene che
cupriferoides abbia una forma più robusta, il rostro più
largo alla base e la frangia di setole sulle tibie anteriori
nel Ó più lunga, ma questo è vero solo per una parte di
es., mentre nelle serie da me esaminate solo il colore
delle tibie si è mostrato decisamente costante. La specie
cupriferoides non è endemica della Sicilia e, al contrario
di quanto detto da Ragusa e Solari, anche cuprifer sì trova
nell’isola. Ritengo, comunque, per il momento conve¬
niente tenere i due taxa separati, in attesa di osservazioni
biologiche che aiutino a chiarire il problema. Misurazio¬
ni: lunghezza mm 2,35-2,75. Rlu/Plu <3 0,64-0,71; 9 0,69-
0,73. Pla/Plu 1,05-1,11. Elu/Ela 1,68-1,83. Ela/Pla 1,11-1,26.
Geonemia — Italia meridionale, Grecia meridiona¬
le, Marocco.
Materiale esaminato: 46 es. — Italia: Sicilia: Biviere
di Casaro (CAb), Castelbuono (CD), Ficuzza (ME,
MG, MMi), Fondachelli (MMi), Fonte Ciano-Siracu-
sa (CO), Giacalone (CB, CCo), Iblei-Castelluccio
(CO), Lentini (ME), Madonie-Isnello (CAb), Nebro-
di-Castellumberto (CO), Nebrodi-Femminamorta
(CO), Palermo (ME, MMi), Piano della Battaglia
(MMi), Trapani (CD); Calabria: Sila-Camigliatello
(CD). Grecia: Morea: Kalavryta (MB), Sudena (MB).
Marocco: Moyen Atlas-Archa (MP).
170. Tychius suturatus (Perris) n. comb. (Fig. 575)
— suturatus (Perris, 1866), Ann. Soc. ent. Fr., (4) 6, p. 192 ( Miccotro¬
gus ). Hustache, 1931, p. 315, 317 {Miccotrogus). Hoffmann, 1935, Bull.
Soc. ent. Fr., 40, p. 74; 1954, p. 1199, 1202 {Miccotrogus). Solari, 1950,
p. 46 {Miccotrogus).
— lostiae (Desbrochers, 1900), Frelon, 8, p. 1 ( Miccotrogus ); 1907,
p. 144 {Miccotrogus). Porta, 1932, p. 274 {Miccotrogus). Solari, 1950,
p. 46 {Miccotrogus).
Diagnosis — Body robust. Tibiae black to apical pro¬
ximity. White, broad scales completely covering ely-
tral interspace 1 and forming a large patch at sides of
pronotum in basai portion.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Corsica,
che non sono riuscito a reperire. La descrizione è, co¬
munque, sufficientemente chiara per l’identificazione
della specie.
Sinonimi — Il lostiae , descritto su es. della Sarde¬
gna, è già considerato comunemente come sinonimo
di suturatus. Comunque, posso confermare questa
opinione dopo l’esame di 3 syntypi 99: 2 in coll. Des¬
brochers, la prima etichettata « Tychius lostiae Db. de-
tritus inondationis, Decimo 11-11-1897 / Type» (lecto-
typus qui designato) e la seconda con l’unica indica¬
zione di «type», 1 in coll. Heyden etichettata «Mie. Lo¬
stiae m. Desbr. 9, Sard. / Syntypus».
Descrizione e note comparative — Lunghezza: mm
2, 6-3, 4. Rlu/Plu ó 0,63-0,7; 9 0,65-0,7. Pla/Plu 1,04-
1,09. Elu/Ela 1,57-1,64. Ela/Pla 1,2-1,26. Differisce da
cuprifer solitamente per le dimensioni maggiori e per i
tegumenti uniformemente bruno-nerastri, comprese
anche le tibie fino in prossimità dell’apice (solo apice
del rostro, antenne e tarsi sono di colore bruno ferru¬
gineo), per il rostro più attenuato nella parte apicale,
per le chiazze di squame larghe bianche più contrasta¬
te rispetto al restante rivestimento (soprattutto quelle
ai lati del pronoto sono un poco più grandi); le squa¬
me bianche ricoprono, inoltre, completamente l’inter-
stria suturale. Non esistono, invece, differenze negli
organi genitali maschili, al contrario di quanto riporta¬
to da Hoffmann. Per le differenze da cupriferoides e
doderoi vedi tabella.
Geonemia — Sardegna, Corsica.
Materiale esaminato: 28 es. — Sardegna (CD, ME,
MMi, MP): Ala dei Sardi (MG), Cagliari (MG), Deci¬
mo (MP), Ploaghe (MG), Serri (CD, MMi), Uta (MG).
Corsica (MP).
Note biologiche — L’adulto è stato segnalato su Ge¬
nista sp. (Kleine, Ent. Blàtt., 1910, p. 228).
171. Tychius doderoi (Solari) n. comb.
— doderoi (Solari, 1950), p. 47 ( Miccotrogus ).
Diagnosis — Pronotum distinctly gibbous at medio-
basal portion. Antennal funicle short, articles 3-6 mar-
kedly transverse, black. Tibia black, tooth of protibia
of male smaller and more distally located than in thè
other species of thè group.
Serie tipica — Specie descritta su es. della Sicilia (Fi¬
cuzza) e della Sardegna (Golfo Aranci), dei quali ho
esaminato l’holotypus Ó e l’allotypus (coll. Solari).
Descrizione e note comparative — Lunghezza: mm
2,4-2,75. Rlu/Plu (3 0,63-0,69; 9 0,6-0,73. Pla/Plu 1,04-
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
203
1,12. Elu/Ela 1,66-1,81. Ela/Pla 1,12-1,16. Differisce da
cuprifera le antenne di colore nero dal 3° articolo del
funicolo, più corte, con gli articoli del funicolo più tra¬
sversi, per il rostro più robusto in entrambi i sessi nella
metà apicale, per le tibie di colore nero, le anteriori nel
Ó con un dentino più debole e posto alla metà e non nel
terzo basale, per le elitre più corte e più larghe del proto¬
race in modo evidente e, infine, per la presenza di una
gobbetta ben distinta alla base del pronoto lungo la linea
mediana, particolarità costante non messa in evidenza
da Solari. Il lobo mediano dell’edeago ha la medesima
forma che in cuprifer, ma i lati all’apice sono più smus¬
sati. L’insieme di questi particolari la rendono sicura¬
mente una specie caratteristica sia nel gruppo che fuo¬
ri di esso.
Geonemia — Sicilia, Sardegna (Golfo Aranci; Solari).
Materiale esaminato: 12 es. — Sicilia: Ficuzza (CD,
MMi), Nicolosi (ME).
Specie da trasferire ad altro genere
Smicronyx metallescens (Kolenati) n. comb.
— metallescens (Kolenati, 1859), Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 32 (2),
p. 350 ( Tychius ).
Ho esaminato i 2 es. sui quali è stata descritta la spe¬
cie, entrambi etichettati «Caucasus / Kolenati»; il 1°
inoltre porta due cartellini con scritto rispettivamente
«986» e « Tychius metallescens Kol., Kolenati d.» (lecto-
typus qui designato) e il 2° «987» (paralectotypus). Essi
appartengono ad una specie del genere Smicronyx.
Sibinia motschulskyi (Tournier) n. comb.
— motschulskyi (Tournier, 1873), p. 509 (Tychius).
— suturella Motschulsky, 1858 (non Farhaeus, 1843), Etud. Ent.,
p. 78.
Tournier crea il nome motschulskyi in sostituzione
del nome suturellus dato, secondo lui, da Motschulsky
a un Tychius e già usato da Gyllenhal per una specie
del Sud Africa. In realtà, la specie di Motschulsky è
descritta come Sibinia per es. dell’Egitto raccolti su
Tamarix sp., ma, siccome anche in Sibinia esiste già
un’altra S. suturella Fahraeus (in Schònherr, 1843,
p. 322) il nome di Motschulsky non può essere ugual¬
mente usato. Comunque, la descrizione originale non
permette di stabilire se sia esatta l’assegnazione del
taxon al genere Sibinia.
Specie incertae sedis
Delle seguenti specie non sono riuscito ad esamina¬
re es. delle serie tipiche e la descrizione non è suffi¬
ciente per inquadrare con certezza i taxa, sebbene
sembri evidente che la maggior parte di essi potrebbe
risultare con grosse probabilità sinonimo di specie note.
Tychius adspersus Desbrochers
— adspersus Desbrochers, 1908, p. 45.
Specie descritta su 99 della Spagna (Cordoba) e ca¬
ratterizzata da rostro molto sottile e rivestimento eli-
trale con squame bianche frammiste ad altre brune
prevalenti. Tali particolarità lo rendono decisamente
simile ad aspersulus (syn. di cinnamomeus), sempre
della Spagna meridionale e descritto nello stesso
articolo. Potrebbe essere solo un’ennesima dupli¬
ce descrizione degli stessi es. da parte dell’Autore
francese.
Tychius albolineatus Motschulsky
— albolineatus Motschulsky, 1859, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 32
(2), p. 495.
Specie descritta su es. della Siberia meridionale
(Amur). La descrizione non permette nemmeno di
appurare se il taxon appartenga realmente al genere
Tychius (*).
Tychius argenteosquamosus Desbrochers
— argenteosquamosus Desbrochers, 1908, p. 39.
Specie descritta su óó dell’Algeria e paragonata al
medius (syn. di bicolor). Nella coll. Desbrochers l’eti¬
chetta con scritto « argenteosquamosus » è posta fra le
specie vicine a bicolor e breviusculus ed è a quest’ulti-
ma specie che la descrizione fa pensare.
Tychius auroillitus Pie
— auroillitus Pie, 1925, Echange, 41, p. 10.
Specie descritta su es. della Tunisia e paragonata a
hypaetrus (syn. di depressus). Nel Cat. Junk è proprio
riportata come varietà di depressus.
Tychius barcelonicus Desbrochers
— barcelonicus Desbrochers, 1908, p. 38.
Descritto su 99 della Spagna (dintorni di Barcel¬
lona) e paragonato ad aureolus e medicaginis. La de¬
scrizione (ove si dice fra l’altro «rostrum tenuissi-
mum, subfiliforme») fa pensare a cinnamomeus; ciò
è anche avvalorato dal fatto che in coll. Desbrochers
l’etichetta con scritto « barcelonicus » è posta do¬
po «denticrus» (syn. di cinnamomeus) e che in coll.
Hoffmann l’es. classificato come barcelonicus è cin¬
namomeus.
Tychius beckeri Tournier
— beckeri Tournier, 1873, p. 487.
La specie, paragonata ad acosmus (syn. di flavus ) e
descritta su 1 ó di Sarepta, è caratterizzata fra l’altro da
«cuissés antérieures densément gamies en dessous de
longues écaillettes piliformes». Ritengo molto proba¬
bile una stretta correlazione con aureolus.
Tychius brisouti Tournier
— brisouti Tournier, 1873, p. 471.
Descritto su es. della Svizzera (Jura: Saint-Imier) di
grosse dimensioni. Potrebbe essere sinonimo di paral-
lelus.
Tychius ciliciensis Pie
— ciliciensis Pie, 1905, Echange, 21, p. 162.
Pie descrive la specie su es. dei Monti Tauri caratte¬
rizzati da protorace fortemente dilatato, femori deci¬
samente dentati e rivestimento dorsale scarso e for¬
mato da squame subpiliformi con riflessi argentati.
Data anche la località tipica, ritengo quasi certa la sua
sinonimia con lautus.
(*) Il nome non risulta già occupato, dato che albolineatus Ziegler (in Dejan, 1837, Cat. Col., 3, p. 304) è un nomen nudum.
204
ROBERTO CALDARA
Tychius circulatus Hustache
— circulatus Hustache, 1944, p. 68.
Descritto su 1 ó di Mogador (Marocco). La descri¬
zione si addice perfettamente a pardalis , del quale ha
la stessa località tipica. Anche in coll. Hoffmann l’es.
di circulatus è uguale a pardalis.
Tychius conspersus Rosenhauer
— conspersus Rosenhauer, 1856, p. 273. Franz, 1942, p. 250.
La descrizione è basata su es. di Cadice, caratteriz¬
zati fra l’altro da «prothoracis basi maculis tribus cre-
taceis, elytris sutura et lateribus fusco-cinereis macu-
lisque albidis adspersis; .... femoribus posticis denta¬
ti — Long. 1 1/3 lin.». Franz classifica con tale nome
un es. di Palermo (ME), che considera «Histor. Expl.»
della specie. Ho esaminato anch’io tale es., che non
corrisponde assolutamente alla descrizione di Rosen¬
hauer e che non è nient’altro che una varietà cromati¬
ca di nigricollis (vedi a proposito di questa specie), fra
l’altro non presente in Spagna. Personalmente, dalla de¬
scrizione ritengo che conspersus potrebbe essere sinoni¬
mo di grenieri e tale opinione è stata rafforzata dal fatto
che nelle antiche coll, del Museo di Parigi alcuni es. di
grenieri della Spagna sono classificati come conspersus.
Tychius curticollis Rey
— curticollis Rey, 1895, p. 4.
Specie descritta su es. dell’Algeria (senza più preci¬
sa indicazione) e non riportata in seguito dai Catalo¬
ghi. Leonardi ha esaminato su mio invito un sintipo
della specie nella coll. Rey (Museo di Lione) e, stando
a quanto riferitomi, ipotizzo che curticollis possa esse¬
re sinonimo di bicolor.
Tychius dentitibia (Bajtenov) n. comb.
— dentitibia (Bajtenov, 1977), p. 160 ( Neotychius ).
Descritto su óó della Mongolia non presenti nelle
coll, del Museo di Budapest quando le ho esaminate
(1985). La specie è paragonata a meliloti , ma, dall’esa¬
me della descrizione e del disegno dell’edeago, riten¬
go che dentitibia possa essere strettamente correlato
con rufirostris.
Tychius depressicollis Tournier
— depressicollis Tournier, 1873, p. 468.
Specie descritta- su es. dell’Algeria (senza più precisa
indicazione) e paragonata a fuscipes , del quale potrebbe
essere, leggendo la descrizione, un semplice sinonimo.
Tychius dimidiatipennis Desbrochers
— dimidiatipennis Desbrochers, 1873, p. 106; 1908, Frelon, 16, p. 94.
Desbrochers descrive la specie su 1 es. dell’Algeria
(senza più precisa indicazione), caratterizzato fra l’al¬
tro da «squamules allongées d’un blanc argentò...
yeux assez saillants». In seguito (1908), la pone in si¬
nonimia con sericeus, taxon come già detto origine di
grande confusione da parte dell’Autore francese; a ri¬
prova sta anche il fatto che, sempre nel 1908 in un arti¬
colo precedente (p. 40), Desbrochers aveva posto a
sua volta sericeus in sinonimia con breviusculus. Come
detto (vedi sinonimi di argentatus ), come «tipi» di seri¬
ceus ho trovato sia 1 es. di breviusculus che 1 es. di ar¬
gentatus (quest’ultimo da me considerato lectotypus
della specie) e penso che a quest’ultimo si riferisse
Desbrochers. Ritengo, pertanto, quasi certa la sinoni¬
mia fra dimidiatipennis e argentatus.
Tychius edentatus Desbrochers
— edentatus Desbrochers, 1895, p. 61; 1908, p. 40.
Specie descritta su es. dell’Algeria (senza più preci¬
sa indicazione) e paragonata a sericeus , sinonimo di ar¬
gentatus ; è proprio a quest’ultimo taxon che la descri¬
zione fa pensare.
Tychius fanalesi Ragusa
— fonatesi Ragusa, 1908, p. 161.
Ragusa descrive il taxon su 2 es. della Sicilia
(Caltagirone, Madonna Via) paragonandolo a lati-
collis. Dovrebbe essere specie vicina a grenieri o
consputus.
Tychius ginsuji Kòno
— ginsuji Kóno, 1930, Ins. Matsum., 4, p. 145. Franz, 1940, p. 30 (Ao¬
ro mius)
Specie descritta su es. del Giappone (Honsku) e para¬
gonata a quinquepunctatus. Franz, sulla base della descri¬
zione, ritiene probabile che sia sinonimo di rusticus.
Tychius griseus Petri
— griseus Petri, 1915, Wien. ent. Zeit., 34, p. 341.
Descritto su 1 9 del Turkestan (Aulie Ata), deve
porsi probabilmente vicino ad aureolus. Il nome di Pe¬
tri, comunque, non può essere usato per l’omonimia
secondaria con griseus Schaeffer (syn. di stephensi ).
Tychius humeralis Desbrochers
— humeralis Desbrochers, 1908, p. 45.
Specie descritta su es. del Libano e paragonata a
glaucus (syn. di breviusculus). Dalla sola descrizione
non sono riuscito ad inquadrare il taxon.
Tychius ifranensis Hustache
— ifranensis Hustache, 1944, p. 66.
Descritto su 1 (3 di Ifrane (Marocco) e paragonato
a elegantulus. In coll. Hoffmann 1 es. di Ifrane (leg.
Bremond), classificato come ifranensis , è sinonimo di
elegans.
Tychius iwatensis Kòno
— iwatensis Kòno, 1930, Ins. Matsum., 4, p. 146. Franz, 1940, p. 30
(Aoromius).
Specie descritta su es. del Giappone (Honsu). La sola
descrizione non permette l’inquadramento del taxon.
Tychius kambulini (Bajtenov) n. comb.
— kambulini (Bajtenov, 1980), Trudy Inst. Zool. Alma Ata, 39, p. 128
(Neotychius).
Specie descritta su es. del Kazakhstan (dintorni di
Koktschetaw) e paragonata a genistae (syn. di paralle-
lus) e a facetus (syn. di tectus).
Tychius karkaralensis Bajtenov
— karkaralensis Bajtenov, 1974, Isv. KasSSR Ser. biol., p. 37.
Specie descritta su es. di grosse dimensioni (3,8-4
mm), raccolti a Karkaralinsk (Kazakhstan) su Lathyrus
tuberosus L., e paragonata a polylineatus.
Tychius kocheri Hustache
— kocheri Hustache, 1944, p. 64.
Hustache descrive il taxon su 1 ó raccolto nel Gran¬
de Atlante (Alt Anergui, m 2000) e lo paragona sia ad
antoinei che a bremondi (syn. di elegans).
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
205
Tychius longitarsis Desbrochers
— longitarsis Desbrochers, 1898, Frelon, 7, p. 24.
Specie descritta su 1 9 di Laghouat (leg. Chobaut).
Ritengo che si tratti di un ennesimo sinonimo di elon-
gatulus.
Tychius obductus Hochhut
— obductus Hochhut, 1851, Bull. Soc. imp. Nat. Moscou, 23 (1), p. 94.
Specie descitta su es. dell’Armenia, paragonata a
stephensi e schneideri e caratterizzata dalla scultura del
pronoto rugoso-puntata, dal rivestimento denso, gial¬
lastro, e dai femori posteriori dentati.
Tychius orbiculatus Hustache
— orbiculatus Hustache, 1944, p. 69.
Descritto su 1 ó del Grande Atlante (Alt Amergui,
m 2000). In coll. HofFmann con il nome orbiculatus so¬
no classificati es. unicolori di polylineatus.
Tychius pallidicornis Desbrochers
— pallidicornis Desbrochers, 1875, p. 25.
Descritto su es. di piccole dimensioni della Siria e
paragonato a hebes.
Tychius parvulus Stephens
— parvulus Stephens, 1831, p. 57. Caldara, 1983, p. 89.
Specie considerata per lungo tempo, a mio parere
in modo ingiustificato, sinonimo di Sibinia primita
(Herbst) e pertanto da me riportata recentemente nel
genere Tychius (vedi per notizie più dettagliate Calda¬
ra, 1983).
Tychius pubicollis Petri
— pubicollis Petri, 1915, Wien. ent. Zeit., 34, p. 342.
Specie con funicolo antennale di 6 articoli descritta
su es. della Transcaspia. Potrebbe essere correlata con
oschianus.
Tychius pulcher Pie
— pulcher Pie, 1925, Echange, 41, p. 9.
Specie descritta su es. dell’Algeria (Bouira, coll.
Peyerimhoff). La descrizione si addice molto bene a
elegantu/us e anche in coll. Hoffmann gli es. classificati
come pulcher sono tipici e/egantulus.
Tychius pusillus var. inermis Hoffmann
— pusillus var. inermis Hoffmann, 1954, p. 1192.
Varietà descritta per óó di pusillus con tibie anterio¬
ri non dentate nel mezzo, a detta di Hoffmann comu¬
ni nella Francia centrale frammisti alla forma tipica.
Non ho mai esaminato óó di pusillus con tibie anterio¬
ri inermi ed anche nella coll. Hoffmann non ne esistono.
Tychius schereri (Bajtenov) n. comb.
— schereri (Bajtenov, 1981), Ent. Arb. Mus. Frey, 29, p. 247 ( Neoty -
chius).
Specie descritta su es. del Kazakhstan (Sandwiiste
Taukumi) raccolti su Astragalus flexus Fisch.; appar¬
tiene probabilmente al gruppo deìYintrusus.
Tychius seductor Desbrochers
— seductor Desbrochers, 1908, p. 4L
Specie descritta su es. 90 del Marocco (senza più
precisa indicazione). Dovrebbe essere molto simile a
bicolor, come lo si intuisce anche dalla posizione in
coll. Desbrochers dell’etichetta con scritto « seducta »
(sic!), accanto alla quale però non vi sono es. apparte¬
nenti alla serie tipica.
Tychius sparsus Hustache
— sparsus Hustache, 1944, p. 65.
Specie descritta su 2 es. del Medio Atlante (Azrou,
m 2000) e paragonata ad antoinei.
Tychius strigosus Reiche & Saulcy
— strigosus Reiche & Saulcy, 1858, Ann. Soc. ent. Fr., 6 (3), p. 8;
1864, Beri. ent. Zeit., 8, p. 280.
Specie descritta su es. di Atene. Potrebbe essere la
stessa cosa di aurarius.
Tychius taukumicus (Bajtenov) n. comb.
— taukumicus (Bajtenov, 1981), Reichenbachia, 19, p. 124 ( Micco -
trogus).
Specie del Kazakhstan caratterizzata dal funicolo
antennale di 6 articoli e dal rivestimento delle inter-
strie elitrali composto da squame larghe in doppia se¬
rie, con una serie mediana di squame strette. E para¬
gonata a tychioides (Bajtenov), altra specie rimastami
sconosciuta.
Tychius teluetensis Hustache
— teluetensis Hustache, 1944, p. 66.
Il teluetensis è descritto su 1 ó del Grande Atlante
(Teluèt). In coll. Hoffmann, con tale nome è classifi¬
cato 1 es. di elegans ed in effetti è a questa specie che la
descrizione originale fa pensare.
Tychius terrosus Tournier
— terrosus Tournier, 1873, p. 475.
Specie descritta su óó della Calabria. La descrizio¬
ne, ove fra l’altro è detto «Prothorax . . . parallèle sur
les deux tiers postérieurs» e «Élytres totalement re-
courvertes de petits écaillettes . . . ovales, régulière-
ment imbriquées», porta a correlare terrosus con pa-
rallelus.
Tychius tuberculirostris Hustache
— tuberculirostris Hustache, 1944, p. 63.
Specie descritta su 1 ó di Azrou (Marocco) e parago¬
nata a schneideri. In coll. Hoffmann 1 es. di cuprinus di
Ifrane è classificato con tale nome.
Tychius tychioides (Bajtenov) n. comb.
— tychioides (Bajtenov, 1974), Isv. KasSSR Ser. biol., p. 37 ( Miccotro -
gus).
Specie descritta su 1 ó di Karzantau e paragonata ad
afflatus. Il nome nella nuova combinazione risulta
omonimo secondario di T. tychioides (Pascoe, 1887)
(vedi sinonimi di schneideri).
Tychius varicolor Fairmaire
— varicolor Fairmaire, 1881, Rev. Mag. Zool., p. 214. Bedel, 1887,
Ann. Soc. ent. Fr., 7 (6), p. 202.
Specie descritta su es. dell’Algeria (Tougourt). Be¬
del suppone che il taxon possa essere sinonimo di
Elasmobaris alboguttata H. Bris..
206
ROBERTO CALDARA
Ringraziamenti
La parte principale del mio studio si è svolta presso
il Museo Civico di Storia Naturale di Milano le cui im¬
portanti collezioni (in primo luogo la coll. Solari,
MMi)* sono state messe a mia completa disposizione
grazie alla preziosa assistenza e collaborazione di
G. Pinna e C. Leonardi, rispettivamente Direttore e
Conservatore del suddetto Museo. Inoltre, molti Col¬
leghi e Istituti mi hanno permesso di studiare tutti gli
es. delle serie tipiche presenti nelle loro collezioni,
oltre ad un’importante mole di materiale, estrema-
mente indispensabili per un lavoro di revisione. Per
tale motivo ringrazio: P. Abbazzi, Firenze (CAb);
M. A. Alonso Zarazaga, Malaga (CZ); F. Angelini,
Francavilla Fontana (CAn); C. Bartoli, Genova (CB);
R. Borovec, Nechanice (CBo); M. Brancucci, Naturhi-
storisches Museum, Basel (MBa); C. Canepari, Mila¬
no (CCa); L. Capocaccia, Museo Civico di Storia Na¬
turale, Genova (MG); W. E. Clark, Aubum Universi¬
ty, Auburn; E. Colonnelli, Istituto di Zoologia
dell’Università, Roma (CCo); P. Dessart, Institut
Royal des Sciences Naturelles, Bruxelles (coll. Roe-
lofs, MBru); L. Dieckmann, Institut fur Pflanzen-
schutzforschung, Eberswalde (coll. Heyden, Kraatz,
Stierlin, ME); B. Folwaczny, Bad Hersfeld (CFo);
H. Franz, Mòdling (CF); J. Fremuth, Hradec Kràlové
(CFre); R. Frieser, Miinchen (CFri); F. Hieke, Mu¬
seum fur Naturkunde, Berlin (MB); S. M. Iablokoff-
Khnzorian, Zoologica! Institut, Erevan (CK); J. Jeli-
nek, Nàrodni Muzeum, Praha (coll. Formanek, MPr);
D. H. Kavanaugh, California Academy of Sciences,
San Francisco (MSF); M. Kostàl, Bratislava (CKo);
R. Krause, Staatliches Museum fur Tierkunde, Dre-
sden (coll. Faust, Penecke, MD); N. Lodos, T. C. Ege
Universitesi Ziraat Fakùltesi, Izmir (CL); L. Magna¬
no, Verona (CM); O. Merckl, Természettudomànyi
Muzeum Àllattàra, Budapest (MBu); O. Martin, Zoo-
logisk Museum, Copenhagen (MC); M. Meregalli,
Torino, (CMer); F. Montemurro, Taranto (CMo);
J. Oka!i, Slovenské Nàrodni Muzeum, Bratislava
(MBr); G. Osella, Museo Civico di Storia Naturale,
Verona (CO); J. Péricart, Montereau (CP); H. Perrin,
Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris (coll.
Chobaut, Desbrochers, Grenier, Hoffmann, Husta-
che, Peyerimhoff, Pie, Toumier, MP); P. I. Persson,
Naturhistoriska Riksmuseet, Stockholm (coll. Che-
vrolat, Schònherr, MS); C. Pesarini, Museo Civico di
Storia Naturale, Milano (CPes); G. Platia, Gatteo
(CP1); R. Poggi, Museo Civico di Storia Naturale, Ge¬
nova (coll. Dodero della Società Entomologica Italia¬
na, CD); H. Roer, Zoologisches Forschungsinstitut
und Museum A. Kònig, Bonn (coll. Klapperich,
MBo); A. Roudier, Paris (CRo); G. Scherer, Zoolo-
gische Sammlung des Bayerischen Staates, Mùn-
chen (coll. Kiesenwetter, MMo); H. Schònmann, Na-
turhistorisches Museum, Wien (coll. Hauser, MVi);
H. Silfverberg, Universitetets Zoologiska Museum,
Helsinki (MHe); H. Striimpel, Zoologisches Museum
der Universitàt, Hamburg (coll. Voss, MHa); G. Tem-
père, Gradignan (CT); M. Ter-Minassian, Zoological
Institute, Leningrad (MLe); R. T. Thompson, British
Museum (Naturai History), London (coll. Marshall,
Stephens, Wollaston, MLo); D. R. Whitehead, U. S.
National Museum, Washington (MW).
Le eccellenti fotografìe che corredano il testo sono,
come al solito, del Collega e amico Valter Fogato, che
ringrazio sentitamente. Una grossa mole di lavoro ha
svolto anche mia moglie Elda, che ha attivamente se¬
guito il mio studio nel corso di tutti questi anni con un
indispensabile apporto morale di incoraggiamento e
con un prezioso aiuto nell’organizzazione del piano di
lavoro e nella stesura del manoscritto.
(*) Gli es. conservati nella mia collezione sono indicati con l’abbreviazione CC; più sotto ho indicato per esteso esclusiva-
mente quelle collezioni comprendenti materiale delle serie tipiche da me esaminate.
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208
ROBERTO CALDARA
Figg. 513-521 — 513) T. albilaterus; 514) T. bivittatus; 515) T. farinosus; 516-517) T. striatulus; 518) T. leprieuri; 519) T. chevrolatr,
520) T. rufirostris; 521) T. herculeanus. Non in scala.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
209
Figg. 522-530 — 522) T. subsulcatus; 523) T. intrusus ; 524) T. callidus; 525) T. sefrensis; 526) T. fremutili; 527) T. albocruciatus;
528) T. galloprovincialis; 529) T. uralensis; 530) T. longulus. Non in scala.
210
ROBERTO CALDARA
Figg. 531-539 - 531) T. reitteri ; 532) T. hiekei; 533) T. amabilis ; 534) T. consputus ; 535) T. cuprinus ; 536) F. afflatus\ 537) T. prae-
scutellaris; 538) F bisquamosus; 539) T. antoinei.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
211
Figg. 540-548 — 540) T. lacteoguttatus\ 541) T. astragali ; 542) T. oriens\ 543) T. trivialis ; 544) T. affinis; 545) T. laticollis ; 546) T.fo-
carilei; 547) T. eldae ; 548) T. ovalis. Non in scala.
212
ROBERTO CALDARA
Figg. 549-557 — 549) T. filirostris; 550) T. thoracicus\ 551) T. africanus\ 552) T. aurarius\ 553) T. siculus; 554) T. nigricollis',
555) T. brulerier, 556) T. capucinus; 557) T. citmamomeus. Non in scala.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
213
Figg. 558-566 - 558) T. cretaceus; 559) T. seriepilosus; 560) T. mozabitus; 561) T. festivus ; 562) T. depauperata; 563) T. elon-
gatulus; 564) T. schneideri ; 565) T. elegantulus; 566) T. argentatus. Non in scala.
214
ROBERTO CALDARA
Figg. 567-575 — 567) T. meliloti; 568) T. vossr, 569) T. polylineatus; 570) T. rujì permise 571) T. tibìalis\ SII) T. grandicollis\
573) T. monticola; 574) T. longinasus; 575) T. suturatus. Non in scala.
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
215
Indice analitico dei Tychius presi in esame
acosmus Toumier ....
acuminiro stris Ch. Brisout
adspersulus Desbrochers . .
adspersus Desbrochers . . .
affinis Becker . - .
afflatus (Faust) .
afflictus Hustache ....
africanus Franz .
akbesianus Pie .
albilaterus Stierlin ....
albocruciatus Reitter . . .
albolineatus Motschulsky . .
albolineatus Ziegler ....
albonotatus Pie .
albosuturalis Pie .
albovittatus Ch. Brisout . .
albovittis Gemminger . . .
algiricus Desbrochers . . .
alhagi (Faust) .
alluaudi HofFmann ....
alpensis HofFmann ....
alpinus Hustache .
alternatus (Desbrochers) . .
alternus (Wagner) ....
amabilis Faust .
amandus Faust .
angustulus (Faust) ....
antennalis Hustache. . . .
antoinei Hustache ....
approximatus Desbrochers .
arcirostris Normand. . . .
ardea Faust .
areatus Rey .
argentatus Chevrolat . . .
argentellus Desbrochers . .
argenteosquamosus Desbrochers
arietatus Toumier ....
armatus Tournier ....
armeniacus Pie .
astragali Becker .
atlasicus Hustache ....
auctus (Faust). .
auliensis Pie .
aurarius Boheman .
aureolus Kiesenwetter ...
aureomicans Tournier . . . .
aurichalceus Gyllenhal . . .
auricollis Gyllenhal . . . .
auricollis (Pie) .
auripilus Rey .
auroillitus Pie .
auronotatus Pie .
176
116
168
203
137
118
122
148
149
86
107
203
203
103
139
174
174
116
119
193
182
122
85
85
112
111
110
92
126
126
184
172
89
172
176
203
186
190
128
128
157
119
177
149
174
178
174
150
88
144
203
164
bisquamosus Pie .
bivittatus Perris .
bremondi HofFmann .
brevicollis Rey .
brevicornis Waterhouse .
brevipennis Pie .
brevitarsis Hustache .
breviusculus Desbrochers . . . .
brisouti Tournier .
bruleriei Desbrochers .
brunnensis Formanek .
caldarai Dieckmann .
callidus Caldara .
capucinus Boheman .
caroli Pie .
cervicolor Desbrochers .
cervinoaureus Desbrochers . . .
chevrolati (Faust) .
chevrolati Tournier .
chobauti Desbrochers .
ciceris Penecke .
ciliatus Gyllenhal .
cilicensis Pie .
cìnerascens (Marsham) .
cinnamomeus Kiesenwetter . . .
circulatus Hustache .
clavipes Rey .
cnemerythrus (Marsham) . . . .
comptus Toumier .
concolor HofFmann .
confusus Desbrochers .
conjunctus Franz .
connexus Reitter .
conspersus Rosenhauer .
consputus Kiesenwetter . . . .
contemptus Desbrochers . . . .
convexiusculus Desbrochers, 1875 .
convexiusculus Desbrochers, 1908 .
crassior Desbrochers .
crassirostris Kirsch .
cretaceus Kiesenwetter .
cupricolor Penecke .
cuprifer (Panzer) .
cupriferoides Ragusa .
cuprinus Rosenhauer .
curticollis Rey .
curtirostris Desbrochers . . . .
curtus Ch. Brisout .
curvirostris Ch. Brisout .
cylindricollis Solari .
cylindritubus Desbrochers . . . .
balcanicus Caldara . .
baldshuanus Penecke .
balearicus Desbrochers.
barcelonicus Desbrochers
beckeri Toumier . . .
beckerianus Desbrochers
bellus Kirsch ....
beloni Pie .
bertolinii Stierlin . . .
berytensis Pie ....
bicolor Ch. Brisout . .
bicolor Stierlin . . .
biskrensis Faust . . .
147 dalmatinus (Penecke) .
103 dalmatinus Pie . . .
178 damryi Desbrochers. .
203 danieli Franz . . . .
203 decoratus Rosenhauer .
139 decretus Toumier . .
89 deliciosus Perris . . .
139 denominandus Faust
198 dentatus Rey . . . .
89 denticrus Desbrochers .
178 dentipes Tournier . .
162 dentitibia (Bajtenov)
151 depauperatus Wollaston
. 123
. 87
. 156
. 198
. 191
. 174
. 186
. 182
. 203
. 163
. 176
. 168
. 105
. 164
. 157
. 149
. 149
. 154
. 92
. 155
. 138
. 150
. 203
. 200
. 167
. 204
. 198
. 85
. 190
. 164
. 109
. 97
. 97
162, 204
. 116
. 178
. 89
. 153
. 94
. 177
. 170
. 146
. 201
. 202
. 117
. 204
. 192
. 176
. 194
. 193
. 148
. 147
. 144
. 164
. 133
. 89
. 193
. 89
. 177
. 166
. 168
. 125
. 204
. 155
216
ROBERTO CALDARA
depressicollis Toumier . 204
depressus Desbrochers . 147
desbrochersi Klima . 186
dieneri Hajoss . 97
diffìcili Toumier . 173
dimidiatipennis Desbrochers . 204
dimidi atiro stris Desbrochers . 179
discicollis Faust . 191
discoideus (Desbrochers) . 164
dispar Toumier . 146
distans Faust . 152
diversepubens Pie . 103
diversicolor H. Lindberg . 89
doderoi (Solari) . 202
edentatus Desbrochers . 204
eldae Caldara . 141
elegans Desbrochers . 156
elegantulus Ch. Brisout . 158
ellipsiformis Desbrochers . 195
elongatior Desbrochers . 157
elongatu/us Desbrochers . 157
exiguus Faust . 194
facetus Faust . 133
fagniezi Hoffmann . 97
fa/lax Rey . 168
fallens Desbrochers . 89
fan alesi Ragusa . 204
farinosus Rosenhauer . 88
fasciatus (Geoffroy) . 97
fausti (Reitter) . 99
femoralis Ch. Brisout . 174
femoratus Tempère . 178
festivus (Faust) . 153
filirostris Wollaston . 142
flavicollis Auctorum (non Steph.) . 166
flavicollis Stephens . 176
flavicornis Desbrochers . 178
flavus Becker . 173
florieni Pie . 163
focarilei Solari . 140
fortirostris (Desbrochers) . 137
fremuthi Caldara . 106
freudei Hoffmann . 176
fulvescens Desbrochers . 155
fu/voaureus (Desbrochers) . 182
funicularis Ch. Brisout . 194
fuscipes Chevrolat . 159
fuscirostris Rey . 200
fuscolineatus Lucas . 89
gab rieli Penecke . 196
galloprovincialis Hustache . 107
genistae Boheman . 85
genistaecola Chevrolat . 85
genti lis Rottenberg . 139
gigas Faust . 100
ginsuji Kòno . 204
glaucus Desbrochers . 182
globithorax Desbrochers . 186
glycyrrhizae Becker . 99
gossypii Marshall . 178
graecus Kiesenwetter . 169
grandicoliis Desbrochers . 190
grenieri Ch. Brisout . 125
griseus Petri . 204
griseus Schaeffer . 198
guttifer Desbrochers . 125
haematopus Auctomm (non Gyll.) .... 182
haematopus Gyllenhal . 176
hauseri Faust . 130
hebes Desbrochers . 191
henoni Pie . 89
herculeanus Reitter . 101
hiekei Caldara . Ili
hierosolymus (Desbrochers) . 95
hipponensis Desbrochers . 144
hirtellus Toumier . 201
hoffmanni Tempère . 160
holdhausi Solari . 116
hueti Toumier . 87
humeralis Desbrochers . 204
hypaetrus Toumier . 147
icosiensis Peyerimhoff . 85
ifranensis Hustache . 204
immaculicoUis Desbrochers . 156
immistus Hoffmann . 151
inapicalis Roubal . 97
indentipes Pie . 161
indictus Hoffmann . 186
indutus Desbrochers . 151
inermis Hoffmann . 205
ininterruptus Fuente . 97
insularis (Chevrolat) . 147
intrusus Faust . 103
irkutensis Faust . 138
irregularis Faust . 97
irritans Faust . 98
italicus Toumier . 89
iwatensis Kòno . 204
j acqueti Pie . 182
joffrei Hoffmann . 179
junceus (Reich) . 176
junior Goeze . 193
kambulini (Bajtenov) . 204
karkaralensis Bajtenov . 204
kaszabi (Bajtenov) . 142
kerulensis (Bajtenov) . 182
khnzo riani Caldara . 124
kiesenwetteri Toumier . 138
kirbyi Waterhouse . 166
kirschi Faust . 177
klapperichi Voss . 123
kocheri Hustache . 204
krausei Caldara . 188
kulzeri Penecke . 167
kuschakewitschi Faust . 104
lacteoguttatus Desbrochers . 127
languidus Casey . 134
lateralis Penecke . 133
laterelineatus Ragusa . 97
laticollis Perris . 139
latiusculus Desbrochers . . . 178
lautus Gyllenhal . 150
lederi (Pie) . 153
leonhardi Penecke . 138
lep rieuri Pie . 91
lineaticollis (Pie) . 201
lineatulus Stephens . 187
lineolatus Desbrochers . 186
litigiosus Toumier . 179
lodosi Hoffmann . 130
REVISIONE TASSONOMICA DELLE SPECIE PALEARTICHE DI TYCHIUS
longiclava Hustache. . .
longicollis Ch. Brisout . .
longicrus Desbrochers . .
longinasus Desbrochers .
longitarsis Desbrochers
longitubus Desbrochers
longiusculus Desbrochers .
longiusculus Toumier . .
longulus Desbrochers . .
longus Desbrochers . . .
lopezi Hoffmann ....
lostiae (Desbrochers) . .
maculifrons Desbrochers .
maculosus Stierlin . . .
maderi (Penecke). . . .
magnificus Pie .
mandschuricus Voss. . .
massageta (Faust) . . .
mathieui Desbrochers . .
maximus Petri .
mazurai Formanek . . .
medicaginis Ch. Brisout .
medius Desbrochers. . .
mekalinensis Pie ....
melarhynchus Chevrolat .
meliloti Stephens. . . .
mesopotamicus Desbrochers
metallescens Kolenati . .
metallifer Rey .
meyeri Pie .
micaceus Rey .
mimulus Penecke. . . .
mitis Caldara .
mitratus Costa ....
mixtus Desbrochers . . .
mixtus Faust .
mixtus Hatch . . . ! .
mixtus Rey .
modestus Toumier . . .
molestus Faust ....
molitor (Chevrolat) . . .
mollicomus Desbrochers .
monachus (Chevrolat) . .
mongolicus Csiki ....
monticola Hustache . . .
moreanus Pie .
\ motschulskyi (Toumier) .
mozabitus Pie .
nasutus Desbrochers . .
naxiae Faust .
neapolitanus Tournier . .
nemausensis Hoffmann
nervosus (Marsham). . .
nigricollis (Chevrolat) . .
nigrirostris Waterhouse. .
nitidior Rey .
normandi Hoffmann . .
normandianus Hoffmann .
obductus Hochhut . . .
o berti Faust .
oblongiusculus Desbrochers
obscurus Tournier . . .
ochraceus Toumier . . .
ochroceras Desbrochers .
oedemerus Penecke . . .
oertzeni Faust .
217
oleesei Toumier . 90
oleesianus Desbrochers . 197
opaculus Desbrochers, 1895 . 182
opaculus Desbrochers, 1898 . 159
oppositus Desbrochers . 146
orbiculatus Hustache . 205
orchonicus (Bajtenov) . 132
oriens Hoffmann . 134
oschianus Faust . 152
ovalis Roelofs . 142
paganettii Faust . 187
palaestinus Desbrochers . 94
paleolatus Desbrochers . 153
pallidicornis Desbrochers . 205
parallelipennis Desbrochers . 161
parallelogrammus Desbrochers . 139
parallelus (Kiesenwetter) . 202
parallelus (Panzer) . 85
pardalis Escalera . 96
parvulus Stephens . 205
pauperculus Toumier . 161
pegaso (Herbst) . 85
pelissieri Pie . 91
pellitus Desbrochers . 198
peneckei Franz . 197
perceptus Hoffmann . 164
perpendus Tournier . 196
perrinae Caldara . 136
peyerimhoffì Pie . 91
phoeniceus Franz . 146
piciro stris (Fabricius) . 200
pierrei Roudier . 105
polylineatus (Germar) . 186
ponticus Franz . 116, 125
posticus Gyllenhal . 200
poussielguei Hoffmann . 198
praescutellaris (Pie) . 120
pristinus (Voss) . 174
procerulus Kiesenwetter . 201
procerus Khnzorian . 108
pseudogenistae Penecke . 85
pseudonigricollis Hoffmann . 89
pubicollis Petri . 205
pulcher Pie . 205
pumilus Ch. Brisout . 196
pusillus Germar . 191
pygmaeus H. Brisout . 191
pyrenaeus (Ch. Brisout) . 200
quadrimacuìatus (Miiller) . 97
quinquemaculatus (Panzer) . 97
quinquenotatus (Mannerheim) . 97
quinquepunctatus (Linnaeus) . 97
raffrayi Tournier . 172
rasus Desbrochers . 193
recognitus Hoffmann . 162
rectinasus Desbrochers . 186
reduncus Tournier . 192
reichei Faust . 144
reitteri Faust . 110
reitterianus Penecke . 199
retusus Faust . 99
rubidendus Hoffmann . 159
rubripes Rey . 200
ruficornis Toumier . 192
rufipennis Ch. Brisout . 188
rufipes Toumier . 195
138
195
148
196
205
172
157
109
109
102
95
202
158
125
201
132
98
119
159
101
149
176
178
103
191
179
154
203
193
164
182
166
198
162
126
110
134
198
97
139
164
172
164
109
194
144
203
154
182
180
193
107
85
162
190
172
161
126
205
97
157
182
199
170
184
191
218
ROBERTO CALDARA
rufirostris Schònherr . 99
rufofemoratus Pie . 196
rufovittatus Faust . 125
rungsi Hoffmann . 92
russìcus Desbrochers . 133
rusticus Faust . 98
sanctus Pie . 161
schatzmayri Pie . 88
schaumi Stierlin . 162
schereri (Bajtenov) . 205
schneideri (Herbst) . 158
schuleri Tempère . 134
seductor Desbrochers . 205
sefrensis Pie . 106
semiauratus Pie . 132
semiobliteratus Pie . 108
semisquamosus Faust . 188
seniculus Desbrochers . 200
senilis Franz . 97
sericans Faust . 180
sericans Gozis . 177
sericatus Desbrochers . 177
sericatus Tournier, 1873, p. 488 . 177
sericatus Tournier, 1873, p. 498 . 193
sericellus Faust . 178
sericeus Desbrochers . 172
seriepilosus Tournier . 151
seriesquamosus Desbrochers . 151
sharp i Tournier . 197
sibiricus Faust . 98
siculellus Ragusa . 116
siculus Boheman . 160
signaticollis (Chevrolat) . 164
siljverbergi (Bajtenov) . 128
similaris Tournier . 197
simillimus Desbrochers . 172
smyrnensis (Desbrochers) . 97
sor ex Gyllenhal . 179
sparsus Hustache . 205
spartii Hoffmann . 85
spinicrus Desbrochers . 167
spiniger Desbrochers . 199
splendens Khnzorian . 101
squamulatus Gyllenhal . 166
starcki Pie . 166
stephensi Schònherr . 197
stredai Penecke . 97
striatulus Gyllenhal . 89
strigosus Reiche & Saulcy . 205
suavis Ch. Brisout . 139, 149
subdentatus Pie . 155
subellipticus Desbrochers . 195
subflavicollis Hoffmann . 182
subimparis Voss . 107
sublineatus Desbrochers . 186
subpaleatus Desbrochers . 151
subparallelus Pie . 139
subpiligerus (Desbrochers) . 174
subpilosus Desbrochers . 178
subsulcatus Tournier . 102
suturaalba Desbrochers . 178
suturalis Ch. Brisout . 167
suturatus Desbrochers . 178
suturatus (Perris) . 202
suturellus (Motschulsky) . 203
tapirus Caldara . 186
taukumicus (Bajtenov) . 205
tauni Fricken . 97
tectus Le Conte . 133
teluetensis Hustache . 205
temperei Hoffmann . 194
tenuiro stris Tournier . 116
tenuitarsis Desbrochers . 157
terrosus Tournier . 205
tessellatus Tournier . 96
therondi Hustache . 177
thompsoni Caldara . 136
thoracicus Boheman . 144
tibialis Boheman . 190
tomentosus (Herbst) . 198
trapezithorax Desbrochers . 166
tridentinus Penecke . 122
trilineatus Pie . 162
trivialis Boheman . 138
trivirgatus Desbrochers . 128
tuberculirostris Hustache . 205
turanensis Faust . 114
turkestanicus Pie . 174
tychioides (Bajtenov) . 205
tychioides (Pascoe) . 158
uniformis Pie . 151
uralensis Pie . 108
valens Faust . 100
varicolor Fairmaire . 205
vauclusianus Hoffmann . 107
vaulogeri Pie . 103
venustus Auctorum (non Fab.) . 85
vernalis (Reich) . 85
versicolor (Faust) . 104
vestitipennis Pie . 155
vicinus Roudier . 117
vossi Caldara . 180
whiteheadi Caldara . 109
zanoni Pie . 172
Volume XIII
Volume XIX
I - Venzo S., 1961 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro mo¬
renico del Garda. Parte II. Tratto orientale Garda-Adige e
anfiteatro atesino di Rivoli veronese, pp. 1-64, 25 fìgg., 9 tavv.,
1 carta.
II - Pinna G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Mercaticeras, Pseudo-
mercaticeras e Brodieia. pp. 65-98, 2 fìgg., 4 tavv.
Ili - Zanzucchi G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore
(Toarciano) di Éntratico in Val Cavallina (Bergamasco orien¬
tale). pp. 99-146, 2 figg., 8 tavv.
Volume XIV
I - Venzo S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro
morenico frontale del Garda dal Chiese all’Adige, pp. 1-82,
11 fìgg., 4 tavv., 1 carta.
II - Pinna G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglia Dactylioceratidae.
pp. 83-136, 4 tavv.
Ili - Dieni I., Massari F. e Montanari L., 1966 - Il Paleogene dei
dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 137-184, 5 fìgg., 8 tavv.
Volume XV
I - Caretto P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni Brio-
zoi pliocenici, precedentemente determinati quali Idrozoi
del genere Hydractinia Van Beneden. pp. 1-88, 27 fìgg., 9 tavv.
II - Dieni I. e Massari F., 1966 - Il Neogene e il Quaternario dei
dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 89-142, 8 fìgg., 7 tavv.
Ili - Barbieri F. - Iaccarino S. - Barbieri F. & Petrucci F.,
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-Parmense-
Reggiano. pp. 143-188, 20 fìgg., 3 tavv.
Volume XVI
I - Caretto P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio del
metodo statistico e nuova classificazione dei Gasteropodi
pliocenici attribuibili al Murex brandaris Linneo, pp. 1-60,
1 fìg., 7 tabb., 10 tavv.
II - Sacchi Vialli G. e Cantaluppi G., 1967 - 1 nuovi fossili di
Gozzano (Prealpi piemontesi), pp. 61-128, 30 fìgg., 8 tavv.
Ili - Pigorini B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare Adriati¬
co. pp. 129-200, 13 fìgg., 4 tabb., 7 taw.
Volume XVII
I - Pinna G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Famiglie Lytoceratidae,
Nannolytoceratidae, Hammatoceratidae (excl. Phymatocerati-
nae), Hildoceratidae (excl. Hildoceratinae e Bouleiceratinae).
pp. 1-70, 2 taw. n.t., 6 fìgg., 6 tavv.
II - Venzo S. & Pelosio G., 1968 - Nuova fauna a Ammonoidi
dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brembana (Bergamo).
pp. 71-142, 5 fìgg., 11 taw.
Ili - Pelosio G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildoceras, Phymato-
ceras, Paroniceras e Frechiella. Conclusioni generali, pp. 143-
204, 2 fìgg., 6 taw.
Volume XVIII
I - Pinna G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate da Giu¬
seppe Meneghini nelle Taw. 1-22 della «Monographie des
fossiles du calcai re rouge ammonitique» (1867-1881). pp. 5-22,
2 fìgg., 6 taw.
II - Montanari L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Gozzano
(Lago d’Orta). pp. 23-92, 42 fìgg., 4 taw. n.t.
Ili - Petrucci F., Bortolami G. C. & Dal Piaz G. V., 1970 - Ri¬
cerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana (Prov.
Torino) e sul suo substrato cristallino.;?/?. 93-169, con carta a
colori al 1 : 40.000, 14 fìgg., 4 tavv. a colori e 2 b.n.
I - Cantaluppi G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio del¬
le regioni mediterranee - Loro successione e modificazioni
nel tempo. Riflessi biostratigrafici e sistematici, pp. 5-46, con
2 tabelle nel testo.
II - Pinna G. & Levi-Setti F., 1971 - I Dactylioceratidae della
Provincia Mediterranea ( Cephalopoda Ammonoideà). pp. 47-
136, 21 fìgg., 12 tavv.
Ili - Pelosio G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di Askle-
pieion (Argolide, Grecia) - 1. Fauna del «calcare a Ptychites »
(Anisico sup.). pp. 137-168, 3 fìgg., 9 taw.
Volume XX
I - Cornaggia Castiglioni 0., 1971 - La cultura di Remedello.
Problematica ed ergologia di una facies dell’Eneolitico Pada¬
no. pp. 5-80, 2 fìgg., 20 taw.
II - Petrucci F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio (Prov.
Parma). Studio sulla stabilità dei versanti e conservazione
del suolo, pp. 81-127, 37 fìgg., 6 carte tematiche.
Ili - Ceretti E. & Poluzzi A., 1973 - Briozoi della biocalcarenite
del Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi), pp. 129-169, 18 fìgg.,
2 tavv.
Volume XXI
I - Pinna G., 1974 - 1 crostacei della fauna triassica di Cene in
Val Seriana (Bergamo), pp. 5-34, 16 fìgg., 16 taw.
II - Poluzzi A., 1975 - 1 Briozoi Cheilostomi del Pliocene della
Val d’Arda (Piacenza, Italia), pp. 35-78, 6 fìgg., 5 taw.
Ili - Brambilla G., 1976 - 1 Molluschi pliocenici di Villalvemia
(Alessandria). I. Lamellibranchi. pp. 79-1 28, 4 fìgg., 10 tavv.
Volume XXII
I - Cornaggia Castiglioni O. & Calegari G., 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica, schede,
iconografia, pp. 5-30, 6 fìgg., 13 taw.
II - Pinna G., 1979 - Osteologia dello scheletro di Kritosaurus no¬
tabili (Lambe, 1914) del Museo Civico di Storia Naturale di
Milano ( Ornithischia Hadrosauridae). pp. 31-56, 3 fìgg., 9 taw.
Ili - Biancotti A., 1981 - Geomorfologia dell’Alta Langa (Pie¬
monte meridionale), pp. 57-104, 28 fìgg., 12 tabb., 1 carta f.t.
Volume XXIII
I - Giacobini G., Calegari G. & Pinna G., 1982-1 resti umani
fossili della zona di Arena Po (Pavia). Descrizione e proble¬
matica di una serie di reperti di probabile età paleolitica.
pp. 5-44, 4 fìgg., 16 tavv.
II - Poluzzi A., 1982 - I Radiolari quaternari di un ambiente
idrotermale del Mar Tirreno, pp. 45-72, 3 fìgg., 1 tab., 13 tavv.
Ili - Rossi F., 1984 - Ammoniti del Kimmeridgiano superiore-
Berriasiano inferiore del Passo del Furio (Appennino Um¬
bro-Marchigiano). pp. 73-138, 9 fìgg., 2 tabb., 8 taw.
Volume XXIV
I - Pinna G., 1984 - Osteologia di Drepanosaurus unguicaudatus,
lepidosauro triassico del sottordine Lacertilia. pp. 7-28, 12
fìgg., 2 taw.
II - Nosotti S., Pinna G., 1989 - Storia delle ricerche e degli
studi sui rettili Placodonti. Parte prima 1830-1902. pp. 29-84,
24 fìgg., 12 taw.
Volume XXV
I - Calegari G., 1989 - Le incisioni rupestri di Taouardei (Gao,
Mali) - Problematica generale e repertorio iconografico.
pp. 1-14, 9 fìgg., 24 taw.
II - Pinna G. & Nosotti S., 1989 - Anatomia, morfologia funzio¬
nale e paleoecologia del rettile placodonte Psephoderma alpi-
num Meyer, 1958. pp. 15-50, 18 fìgg., 9 tavv.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Milano, Palazzo del Museo Civico di Storia Naturale (Corso Venezia 55)
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