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HARVARD UNIVERSITY
Ernst Mayr Library
of thè Museum of
Comparative Zoology
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TO Q3o _
MEMORIE
della Società Italiana
di Scienze Naturali
e del Museo Civico
Volume XXXVI - Fascicolo I di Storia Naturale di Milano
MCZ
LIBRARY
Wm M I • FEB 0 2 2009
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA:
CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE university
Milano, 27-28 Novembre 2008
A cura di
MILANO NOVEMBRE 2008
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume I
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie dei genere
Felis: Felis jacobita (Com.). 9 pp., 1 tav.
II - MAGNI-GRIFFI F„ 1 865 - Di una specie d 'Hippolais nuova per
l’Italia. 6 pp., 1 tav.
III - GASTALDI B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini lacustri per
opera degli antichi ghiacciai. 30 pp., 2 figg., 2 taw.
IV - SEGUENZAG., 1865 - Paleontologia malaco logica dei terreni terzia-
rii del distretto di Messina. 88 pp., 8 taw.
V - GIBELLI G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere Verrucaria,
16 pp., 1 tav.
VI - BEGGIATO F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di Monteviale
nel Vicentino, 10 pp., 1 tav.
VII - COCCHI I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli oggetti di umana
industria dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 32 pp., 4 taw.
VIII - TARGIONI-TOZZETTI A., 1866 - Come sia fatto l’organo che fa
lume nella lucciola volante dell’Italia centrale (Luciola italica) e come
le fibre muscolari in questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 taw.
IX - MAGGI L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp., 2 taw.
X - CORNALIA E., 1 865 - Sopra i caratteri microscopici offerti dalle Canta¬
ridi e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse. 40 pp., 4 taw.
Volume II
I - ISSEL A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa, 38 pp.
II - GENTILLI A., 1866 - Quelques considérations sur l’origine des bas-
sins lacustres, àpropos des sondages du Lac de Come. 12 pp., 8 taw.
III - MOLON F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi venete. 140 pp.
IV - D’ACHIARDI A., 1866 - Corallaij fossili del terreno nummulitico
delle Alpi venete. 54 pp., 5 taw.
V - COCCHI I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra. 18 pp., 1 tav.
VI - SEGUENZA G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleontologiche
di talune rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni di Sicilia e
dell’Africa settentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - COCCHI I., 1866 - L’uomo fossile nell’Italia centrale. 82 pp., 21
figg., 4 taw.
Vili - GARO VAGLIO S., 1866 - Manzonia cantiana, novum Lichenum
Angiocarporum genus propositum atque descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - SEGUENZAG., 1867 - Paleontologia malacologica dei terreni terzia-
rii del distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - DÙRER B., 1 867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa Car¬
lotta sul lago di Como, ecc. 48 pp. 11 taw.
Volume III
I - EMERY C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii. 16 pp., 1 tav.
II - GARO VAGLIO S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera et Limbo¬
ria, quatuor Lichenum Angiocarporum genera recognita iconibusque
illustrata. 12 pp., 2 taw.
III - TARGIONI-TOZZETTI A., 1 867 - Studii sulle Cocciniglie. 88 pp., 7 taw.
IV - CLAPARÈDE E. R. e PANCERI P„ 1 867 - Nota sopra un Alciopide
parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp. 1 taw.
V - GARO VAGLIO S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae commenta¬
no . 40 pp., 4 taw.
Volume IV
I - D’ACHIARDI A., 1868 - Corallarj fossili del terreno nummulitico
dell’ Alpi venete. Parte 1 1 . 32 pp. 8 taw.
II - GARO VAGLIO S., 1868 - Octona Lichenum genera vel adhuc con¬
troversa, vel sedis prorsus incertae in systemate, novis descriptionibus
iconibusque accuratissimis illustrata. 18 pp., 2 taw.
III - MARINONI C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi di umana
industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg., 7 taw.
IV - (Non pubblicato).
V - MARINONI C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lombardia. 28 pp.,
3 figg., 2 taw.
NUOVA SERIE
Volume V
I - MARTORELLI G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli di rapina
in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 taw.
Volume VI
I - DE ALESSANDRI G., 1 897 - La pietra da cantoni di Rosignano e di
Vignale. Studi stratigrafici e paleontologici. 104 pp.. 2 taw., 1 carta.
II - MARTORELLI G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle macchie nel
piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp.. 63 figg., 1 taw.
Ili - PAVESI P., 1901- L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp., 14 figg., 1 tav.
Volume VII
1 - DE ALESSANDRI G., 1910 - Studi sui pesci triasici della Lombardia.
164 pp., 9 taw.
Volume Vili
I - REPOSSI E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi petrografici e
geologici. Parte 1 . pp. 1-46, 5 figg., 3 taw.
II - REPOSSI E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera. Studi petrogra¬
fici e geologici. Parte II .pp. 47-186, 5 figg. 9 taw.
III - AIRAGHI C., 1917 - Sui molari d’elefante delle alluvioni lombarde,
con osservazioni sulla filogenia e scomparsa di alcuni Proboscidati.
pp. 187-242, 4 figg., 3 taw.
Volume IX
I - BEZZI M., 1 9 1 8 - Studi sulla ditterofauna nivale delle Alpi italiane.
pp. 1-164, 7 figg. 2 taw.
II - SERA G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione della base del
cranio colle forme craniensi e colle strutture della faccia nelle razze
umane. (Saggio di una nuova dottrina craniologica con particolare
riguardo dei principali cranii fossili), pp. 165-262, 7 figg., 2 taw.
III - DE BEAUX O. e FESTA E., 1927 - La ricomparsa del Cinghiale
nell'Italia settentrionale-occidentale,/?/?. 263-320, 13 figg., 7 taw.
Volume X
I - DESIO A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Albenza (Prealpi
Bergamasche)./?/?. 1-156, 27 figg., 1 tav., 1 carta.
II - SCORTECCI G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli Agamidi.
pp. 157-208, 39 figg. 2 taw.
III - SCORTECCI G., 1941- 1 recettori degli Agamidi./?/?. 209-326, 80 figg.
Volume XI
I - GUIGLIA D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Milano (Hy-
men.). pp. 1-44, 4 figg., 5 taw.
II-III - GIACOMINI V. e PIGNATTI S„ 1955 - Flora e Vegetazione
dell’Alta Valle del Braulio. Con speciale riferimento ai pascoli di
altitudine./?/?. 45-238, 31 figg., 1 carta.
Volume XII
I - VLALLI V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli superiori
della serie lacustre di Leffe (Bergamo), pp. 1-70, 4 figg. 6 taw.
I - VENZO S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico del
Garda. Parte I: Tratto occidentale Gardone-Desenzano./?/?. 71-140, 14
figg-, 6 taw, 1 carta.
III - VIALLI V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte Albenza (Berga¬
mo)./?/?. 141-188, 2 figg., 5 taw.
Volume XIII
I - VENZO S., 1961- Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico del
Garda. Parte II. Tratto orientale Garda-Adige e anfiteatro atesino di
Rivoli veronese./?/?. 1-64, 25 figg., 9 taw., 1 carta.
II - PINNA G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe
Turati (Erba, Como). Generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e
Brodieia. pp. 65-98, 2 figg., 4 taw.
III - ZANZUCCHI G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
di Entratico in Val Cavallina (Bergamasco orientale)./?/?. 99-146, 2
figg., 8 taw.
Volume XIV
I - VENZO S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico
frontale del Garda dal Chiese all’Adige./?/?. 1-82, 11 figg., 4 taw., 1
carta.
II - PINNA G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe
Turati (Erba, Como). Famiglia Dactylioceratidae. pp. 83-136, 4 taw.
III - DIENI I., MASSARI F. e MONTANARI L„ 1966 - Il Paleogene dei
dintorni di Orosei (Sardegna)./?/?. 13-184, 5 figg., 8 taw.
Volume XV
I - CARETTO P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni Briozoi
pliocenici, precedentemente determinati quali Idrozoi del genere
Hydractinia Van Beneden. pp. 1-88, 27 figg. 9 taw.
II - DIENI I. e MASSARI F., 1966 - Il Neogene e il Quaternario dei din¬
torni di Orosei (Sardegna)./?/?. 89-142, 8 figg., 7 taw.
III - BARBIERI F., IACCARINO S„ BARBIERI F. & PETRUCCI F„
1967 - Il Pliocene del Subappennino Piacentino-Parmense-Reggiano.
pp. 143-188, 20 figg., 3 taw.
Volume XVI
I - CARETTO P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio del metodo
statistico e nuova classificazione dei Gasteropodi pliocenici attribuibili
al Murex brandaris Linneo, pp. 1-60, 1 fig., 7 tabb., 10 taw.
II - SACCHI VIALLI G. e CANTALUPPI G., 1967-1 nuovi fossili di
Gozzano (Prealpi piemontesi)./?/?. 61-128, 30 figg., 8 taw.
III - PIGORINI B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare Adriatico, pp.
129-200, 13 figg., 4 tabb. 7 taw.
Volume XVII
I - PINNA G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’ Alpe
Turati (Erba, Como). Famiglie Lytoceratidae, Nannolytoceratidae,
Hammatoceratidae (excl. Phymatoceratinae) Hildoceratidae (excl.
Hildoceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 taw. n.t.,6 figg.. 6 taw.
II - VENZO S. & PELOSIO G., 1968 - Nuova fauna a Ammonoidi
dell’Anisico superiore di Lenna in Val Brembana (Bergamo)./?/?. 71-
142, 5 figg.. 11 taw.
Le specie alloctone in Italia:
censimenti, invasività e piani di azione
Milano, 27-28 novembre 2008
A cura di
Gabriele Galasso
Sezione di Botanica, Museo di Storia Naturale di Milano
Giorgio Chiozzi
Sezione di Zoologia dei Vertebrati, Museo di Storia Naturale di Milano
Marni Azuma
Sezione di Botanica, Museo di Storia Naturale di Milano
Enrico Banfi
Direttore del Museo di Storia Naturale di Milano
MCZ
LIBRARY
FEB 0 2 2009
Harvard
university
*
RegioneLom bardia
Qualità dell Ambiente
Volume XXXVI - Fascicolo I
Novembre 2008
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Hanno contribuito a questa pubblicazione:
AREA PARCHI
Archivio Regionale Educazione Ambientale nei Parchi Lombardi
L’Archivio Regionale Educazione Ambientale nei Parchi
Lombardi è gestito dal Parco Nord Milano
Centro Fiora Autoctona
Il Centro Flora Autoctona della Regione Lombardia è
gestito dal Parco Monte Barro.
Al CFA collaborano le Università degli Studi
dell’Insubria e di Pavia e la Fondazione Minoprio
© 2008 Società Italiana di Scienze Naturali
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Corso Venezia, 55 -20121 Milano
In copertina: tarlo asiatico (Anoplophora chinensis) su quercia rossa ( Quercus rubra), disegno di Carlo Pesarini.
Registrato al Tribunale di Milano al n. 6694
Direttore responsabile : Anna Alessandrello
Responsabile di redazione: Stefania Nosotti
Grafica editoriale: Michela Mura
Stampa: Litografia Solari, Peschiera Borromeo - Novembre 2008
ISSN 0376-2726
Le invasioni di specie alloctone costituiscono attual¬
mente una delle principali emergenze ambientali e sono la
seconda causa di perdita della biodiversità a scala globale.
Oltre alle conseguenze di tipo ecologico, la diffusione in¬
controllata di specie introdotte dall’uomo al di fuori del
loro areale di distribuzione originario ha serie ripercus¬
sioni di carattere socio-economico e sanitario. Per questi
motivi in Italia, come in altri paesi europei, le ricerche
sui fattori che favoriscono le specie animali e vegetali nel
processo di invasione stanno ricevendo sempre maggiori
attenzioni da parte del mondo scientifico.
La Lombardia con la sua notevole estensione, cui
corrisponde una grande variabilità di ambienti naturali
ed antropici, costituisce una regione chiave per lo studio
delle invasioni in Italia. La capillare presenza dell’uo¬
mo, il grande numero di centri urbani di grandi e me¬
die dimensioni, il notevole sviluppo della rete stradale e
dell’agricoltura corrispondono ad un’elevata potenzialità
per l’espansione sul territorio delle specie invasive. Allo
stesso tempo, 1’esistenza di studi da tempi storici e di os¬
servazioni costanti a livello di specie offrono la base di
informazioni necessaria per la creazione di attività finaliz¬
zate al controllo del fenomeno nei suoi molteplici aspetti
e ad una scala più generale (nazionale e sopranazionale)
delle specie più invadenti.
La redazione di piani d’azione e la definizione di ef¬
ficaci strategie di monitoraggio e gestione si configurano
come passi fondamentali per affrontare un argomento che
non dovrebbe essere limitato alla dimensione accademica.
In quest’ottica, l’organizzazione di incontri e seminari sulla
situazione in ambito nazionale e sulle misure di conteni¬
mento finora attuate è di primaria importanza e ha l’obietti¬
vo di facilitare la discussione tra ricerca scientifica, ammi¬
nistrazioni locali ed enti che si occupano di conservazione
della natura, su una tematica della quale in Italia solo recen¬
temente si sta acquisendo piena consapevolezza.
Il Comitato scientifico
The invasion of alien species is one of thè most dra-
matic environmental issues of our times, being thè second
cause of biodiversity loss on a global scale. Beyond thè
enormous ecological consequences, thè uncontrolled
spreading of species introduced by humans, outside their
originai distributional range, has a serious social, econo¬
mie and health impact. These are thè reasons why in Italy,
as in other European countries, researches on thè factors
favouring thè invasion of animai and vegetai species
are drawing more and more attention from thè scientific
world.
Lombardy, with its vast territorial extension formed
by a mix of naturai and anthropogenic ecosystems, re-
presents a key area for thè study of thè phenomenon of
non-native species invasion in Italy. The pervasiveness
of man on thè territory, thè huge number of large and
medium urban centres, thè remarkable development of
thè road System and of agriculture are thè footholds for
thè expansion of invasive species on thè territory. At
thè same time, thè existence of long-term studies and
thè continuous monitoring at thè species scale provide
thè information basis necessary to coordinate actions
oriented to thè control of thè phenomenon in its multiple
facets and at a more generai scale (national and super-
national).
The development of action plans, thè definition of
effective monitoring strategies and management tura
out to be thè fundamental steps to face a topic which
should not be restricted to thè academic circle. From
this point of view, thè organization of national mee-
tings and seminars on this issue and on thè control me-
asures carried out so far, aims to favour thè dialogue
among scientific researchers, locai administrators and
institutions dealing with nature conservation, on a the-
me on which in Italy only recently we are getting fully
aware of.
The Meeting’s Scientific Committee
,
4
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Programma del convegno
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Milano, 27-28 novembre 2008
Centro Congressi Fondazione Cariplo, Via Romagnosi 6, Milano
27 novembre: Censimenti e invasività
9.00 - Caffè di benvenuto
9.30 - Registrazione dei partecipanti
Relazioni introduttive
Moderatore: Cinzia Secchi
10.00 - Saluti delle Autorità
10.30 - David B. Roy - Biological invasions in Europe:
DAISIE as a pan-European inventory of alien
species
11.00 - Carlo Blasi, Francesca Pretto & Laura Celesti-
Grapow - La watch-list della flora alloctona d’Ita¬
lia
Prima sessione
Moderatore: Gianni Ferrano
1 1 .30 - Cesare M. Puzzi, Gaetano Gentili & Pietro Angelo
Nardi - Status e problematiche delle specie ittiche
alloctone nel bacino del Po
11.50 - Fabrizio Martini, Enzo Bona, Germano Federici,
Franco Fenaroli & Giovanni Perico - Variazioni
nella componente alloctona della flora della Lom¬
bardia centro-orientale fra la metà del XIX e l’ini¬
zio del XXI secolo
12.10 - Dibattito
12.45 - Pranzo
14.00-14.30 - Sessione Poster
Seconda sessione
Moderatore: Mauro Mariani
14.30 - Stefano Scali - Il problema delle introduzioni di
anfibi e rettili in Italia e nel mondo
14.50 - Francesco Sartori & Silvia Assini - Osservazioni
su specie vegetali esotiche invasive lungo i fiumi
padani
15.10 - Camilla Gotti, Nicola Baccetti, Alessandro Andre-
otti, Giancarlo Fracasso, Maurizio Sighele &
Marco Zenatello - Banca dati degli uccelli alloc-
toni in Italia: motivazioni, criteri e analisi preli¬
minare
15.30 - Bruno E. L. Cerabolini, Guido Brusa & Daniela
Grande - Analisi dei fattori che inducono modi¬
ficazioni delle comunità forestali insubriche ad
opera di specie esotiche invasive
15.50 - Dibattito
Terza sessione
Moderatore: Pietro Lenna
16.20 - Dario Savini & Anna Occhipinti-Ambrogi - Bad
Moon Rising: il gambero rosso della Louisiana,
una minaccia per gli ecosistemi acquatici della
Lombardia
16.40 - Enrico Banfi & Gabriele Galasso - Diffusione e
invasività della palma Trachycarpus fortumi
17.00 - Danilo Baratelli, Maurizio Casiraghi, Claudio
Celada & Alessandra Gagliardi - Un nuovo pas-
seriforme naturalizzato in Lombardia: Parado-
xornis sp.
17.20 - Sandro Bertolino & Lucas Wauters - La problema¬
tica delle introduzioni di scoiattoli a livello mon¬
diale e italiano: impatti e strategie di prevenzione
17.40 - Dibattito
28 novembre: Piani di azione
9.00 - Caffè di benvenuto
i
Relazione introduttiva
Moderatore: Carlo Blasi
9.30 - Piero Genovesi - Quale politica per rispondere alle
invasioni biologiche?
Sessione unica
Moderatore: Carlo Blasi
10.00 - Bernardo Zilletti, Laura Capdevila-Arguelles &
Victor A. Suàrez Alvarez - Strategie e azioni per
il controllo delle specie alloctone in Spagna
10.25 - John Bailey - Special threats posed by thè Japa-
nese Knotweed invasion
10.50 - Paolo Alleva - Ambrosia artemisiifolia : indica¬
zioni pratiche per un miglior controllo
11.15 - Costanza Jucker, Matteo Maspero, Beniami¬
no Cavagna, Mariangela Ciampitti & Mario
Colombo - Biologia e gestione di Anoplophora
chinensis (Forster) in Lombardia
1 1 .40 - Fulvio Enrico Caronni - Il caso del ciliegio tardivo
(Prunus serotino Ehrh.) al Parco lombardo della
Valle del Ticino
12.00 - Dibattito e chiusura lavori
Enti organizzatori
Direzione Generale Qualità dell’Ambiente, Regione
Lombardia
Museo di Storia Naturale di Milano
Comitato scientifico
Cinzia Secchi, Gianni Ferrario, Pietro Lenna - Direzione
Generale Qualità dell’Ambiente, Regione Lombardia
Enrico Banfi, Gabriele Galasso, Giorgio Chiozzi, Carlo
Pesarini - Museo di Storia Naturale di Milano
Carlo Blasi - Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Bruno E. L. Cerabolini - Università degli Studi dell’Insu-
bria di Varese e Centro Flora Autoctona Lombardia
Piero Genovesi - Istituto Superiore per la Protezione e la
Ricerca Ambientale
Guido Tosi - Università degli Studi dell’Insubria di Varese
Pietro Angelo Nardi - Università degli Studi di Pavia
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
5
David B. Roy
Biological invasions in Europe: DAISIE as a pan-European inventory
of alien species
Invasioni biologiche in Europa: DAISIE, un catalogo pan-europeo
delle specie alloctone
This chapter describes thè approach and results
from thè “Delivering Alien Invasive Species Inven-
tories for Europe” (DAISIE) project. The full results
of thè project are published in thè Handbook of Alien
Species (DAISIE, in print) and via thè internet (www.
europe-aliens.org).
Background
Early waming and prevention of thè harmful impact of
alien species on ecosystems is a fundamental requirement
of thè European Biodiversity Strategy and thè EU Action
Pian to 2010 and Beyond (European Commission, 2006)
yet, in thè absence of reliable regional analyses, thè Euro¬
pean States have been unable to tackle this issue strategi-
cally (Miller et al., 2006).
Effective control of invasive alien species has been
hampered in Europe by thè lack of ( 1 ) monitoring for alien
species at frequent enough intervals in regions of concem;
(2) a means to report, verify thè identifications, and wam
of new sightings; and (3) risk assessments that predict thè
likelihood of a particular species becoming invasive. In¬
formation on thè invasive alien species present in Europe
is incomplete, and that which is available is scattered in a
variety of published and unpublished accounts and data-
bases. Anticipating invasions by alien species is difficult,
because access to information on their previous invasive
ability (one of thè best predictors of whether a new spe¬
cies will become invasive) is mostly unavailable. A key
recommendation of thè European Strategy on Invasive
Alien Species is thè development of a regional inventory
of alien species recorded in thè wild (Council of Europe,
2002).
In response to this requirement, thè European Com¬
mission, launched thè DAISIE project (2005-2008). The
generai objectives of thè project were:
1) to create an inventory of alien species that threaten
European terrestrial, fresh-water and marine environ-
ments;
2) to structure thè inventory to provide thè basis for
prevention and control of biological invasions through thè
understanding of thè environmental, social, economie and
other factors involved;
3) to assess and summarise thè ecological, economie
and health risks and impacts of thè most widespread and /
or invasive species in Europe;
4) to use distribution data and thè experiences of thè
individuai Member States as a framework for considering
indicators for early waming.
By achieving these objectives, DAISIE aimed to de-
liver a European “one-stop-shop” for information on bio¬
logical invasions in Europe.
Implementation
DAISIE focused on four major areas of information
gathering and dissemination:
1) thè European Alien Species Expertise Registry: a
directory of researchers and research (WP2);
2) European Alien Species Database: including all
known alien species in Europe (WP3);
3) European Invasive Alien Species Information Sys¬
tem: descriptions of key alien species known to be inva¬
sive in Europe that includes distribution maps of key inva¬
sive alien species in Europe known or suspected of having
environmental or economie impacts (WP4 and WP5).
Each of these activities is briefly described below and
they have been integrated together as a single internet
portai for information on European alien species (www.
europe-aliens.org) - (WP6), and supported by communi-
cation, data sharing and dissemination activities (WP7).
European Alien Species Expertise Registry
Current expertise in biological invasions is distribut-
ed across research organisations throughout Europe and
is funded mainly by national programmes. In response,
DAISIE established thè European Alien Species Expertise
Registry, representing a fundamental step towards linking
these organisations and individuate in ways that provide
added value at thè European level and builds thè criticai
mass of expertise in invasive alien species research to
meet European-scale requirements. The registry contains
information on thè field of expertise (distribution, conser-
vation, ecology, economy, genetics, legislation, manage¬
ment, pathways, physiology, risk assessment, and taxon-
omy) and on thè taxonomic and geographic structure of
thè expertise. As of October 2008, thè Registry contains
information on 1,737 experts from 92 countries for almost
3,400 higher taxa (family level or higher).
European Alien Species Database
An up-to-date inventory of all alien species known to
inhabit Europe is essential to building an early detection
and waming System for thè Europe’s environmental man-
agers. This criticai step represented thè major activity in
DAISIE and involved compiling and peer-reviewing na¬
tional lists of hundreds of species of fungi, plants, inver-
tebrates, fìsh, amphibians, reptiles, birds and mammals.
As of October 2008, thè number of alien taxa known to
be present somewhere within Europe is 11,494. The list
represents a broad taxonomic spectrum of terrestrial and
aquatic free living and parasitic organisms. The DAISIE
6
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
database (www.europe-aliens.org) also contains docu-
mented introduction records of thè alien taxa for 71 ter-
restrial and nine marine regions of Europe, thè Levantine
Basin and thè North African coast of thè Mediterranean
Sea. The total number of species-region records is 50,001,
including 46,173 records for terrestrial regions and 4,284
for aquatic regions.
Besides thè taxonomy and data on regional introduction
records for each alien species thè DAISIE database con¬
tains information on synonyms, ecofunctional grouping,
species status (native in some parts of Europe but alien in
other parts of Europe, alien to Europe, or cryptogenic, i.e.
origin is unknown and it cannot be distinguished whether
it is native or alien), introduction time, data on ecological
and economie impacts, invasion history, population status
as well as comments as free text. Sources of thè data can
be backtracked to originai references and contributors.
The DAISIE database is constantly growing due
to increased knowledge, arrivai of new alien species,
spread into new regions (i.e. addition of new introduction
records), changes in species taxonomy, etc. Therefore it
is advisable to visit thè DAISIE portai at www.europe-
aliens.org for thè most up-to-date information and use thè
database exploration tools presented therein.
European Invasive Alien Species Information System
One of thè primary tools for raising awareness on bio-
logical invasions has been thè publication of species ac-
counts of thè most prominent alien invaders. The species
accounts realised within thè DAISIE project have been
prepared with thè purpose of delivering a synthesis of
thè most relevant up-to-date information on thè ecology,
distribution and impact of 100 of thè most invasive spe¬
cies. The DAISIE species accounts include three terres¬
trial fungi species, 1 8 terrestrial plant species, 1 6 terres¬
trial invertebrate species, 1 5 terrestrial vertebrate species,
16 species found in inland waters and 32 species from
Coastal waters. These species invade European naturai
and semi-natural habitats and already cause or have thè
potential to cause severe environmental, economie and/or
health problems. The species were nominated to thè list
by experts working within thè DAISIE research project.
They are perhaps not thè 100 most invasive alien species
in Europe, but rather representatives of all main taxonom-
ic groups and all environments and were selected so as
to represent diverse impacts on ecology, socio-economie
values and human and animai health. The species ac¬
counts were written by experts in thè specific taxon and
are based on thè most up to date information available,
both published and unpublished.
Conclusions
It is hoped that thè inventory, accounts, and distribution
maps will provide a qualified reference System on inva¬
sive alien species in Europe, available Online for environ¬
mental managers, legislators, researchers, students and all
concemed. The current inventory highlights that thè rate
of new naturalizations has consistently declined for some
taxa most notably vertebrates such as inland fish, birds
and mammals, while consistent increases are found for
many invertebrates in both aquatic and terrestrial biomes.
However, even where rates of establishment are declining,
thè cumulative number of alien taxa is increasing and for
plants, marine invertebrates and terrestrial inseets, current
rates of increase are over 10 new taxa per year. The pan-Eu-
ropean inventory of alien species created through DAISIE
provides a platform for European reporting on biodiversity
indicators and highlights areas where Europe will need to
direct resources to manage biological invasions.
Acknowledgements - DAISIE was supported by thè
European Commission Sixth Framework Programme -
contract SSPI-CT-2003-5 11202. The project would not
have been possible without thè joint effort of thè consor-
tium of 83 partners and 99 collaborators, listed in DAISIE
(in print).
References
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alien species. Council of Europe Publishing, Stras¬
bourg.
DAISIE, in print - The Handbook of Alien Species in
Europe. Invading Nature. Springer Series in Invasion
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Miller C., Kettunen M. & Shine C., 2006 - Scope options
for EU action on invasive alien species (IAS). Final
report for thè European Commission. Institute for Eu¬
ropean Environmental Policy (IEEP), Brussels.
David B. Roy
NERC Centre for Ecology and Hydrology Wallingford, Maclean Building,
Benson Lane, Crowmarsh Gifford, Wallingford, Óxfordshire, 0X10 8BB, United Kingdom
e-mail: dbr@ceh.ac.uk
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
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Carlo Blasi, Francesca Pretto & Laura Celesti-Grapow
La watch-list della flora alloctona d’Italia
Watch-list of thè non-native flora of Italy
La diffusione non controllata di specie vegetali e ani¬
mali provenienti da altre aree geografiche e introdotte vo¬
lontariamente o accidentalmente dall’uomo è considerata
una delle più serie minacce alla conservazione della bio¬
diversità su scala mondiale ed è inoltre associata a note¬
voli ripercussioni sul piano socio-economico e sanitario.
In numerose occasioni, durante le Conferenze delle Parti
(COP), la Convenzione sulla Diversità Biologica (Rio de
Janeiro, 1992) si è occupata di questa tematica suggeren¬
do un approccio di tipo gerarchico costituito da tre livelli
successivi ovvero prevenzione, controllo ed eradicazio-
ne. Sono inoltre altamente raccomandati la costruzione di
sistemi che promuovano l’individuazione precoce delle
specie potenzialmente “pericolose” ( early detection and
warning system) nonché le attività in grado di favorire lo
scambio di comunicazioni tra Paesi adiacenti (principio
della cooperazione). A scala continentale, la Strategia Eu¬
ropea sulle Specie Esotiche Invasive (Genovesi & Shine,
2004), adottata nell’ambito della Convenzione di Berna,
incoraggia gli Stati membri a sviluppare Strategie Nazio¬
nali sulle invasioni biologiche e a produrre Piani d’Azio-
ne finalizzati ad affrontare specifiche problematiche, ad
esempio nei confronti delle entità più rilevanti, delle mo¬
dalità più frequenti di introduzione e diffusione delle spe¬
cie o degli ambienti ritenuti maggiormente vulnerabili.
In quest’ambito s’inserisce il progetto “Flora allocto¬
na d’Italia” che, su finanziamento del Ministero dell’Am¬
biente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha coin¬
volto negli anni 2005-2007 esperti per ciascuna regione
italiana nella costruzione di una banca dati delle specie
di piante vascolari alloctone presenti spontaneamente sul
territorio nazionale. L’utilizzo di una terminologia comu¬
ne ha permesso di raccogliere in maniera standardizzata
le informazioni disponibili su distribuzione, frequenza e
status di naturalizzazione di ciascuna entità nelle regioni
amministrative e biogeografiche d’Italia, nelle principali
tipologie di uso del suolo, lungo la costa, in 49 isole e nel¬
le cinque maggiori città (Torino, Milano, Roma, Napoli
e Palermo). Per ciascuna specie, la banca dati contiene
inoltre indicazioni su periodo e modalità di introduzio¬
ne, continente di origine, impatti (economici, sanitari ed
ecologici) ed alcuni caratteri biologici ed ecologici tra
quelli più noti in letteratura perché in grado di influenzare
il potenziale invasivo. Tale progetto costituisce un primo
tentativo concreto di raggiungere, anche a livello italiano,
l’obiettivo di una riduzione significativa della perdita di
biodiversità provocata dalle invasioni di specie non native
entro l’anno 2010.
Da tale censimento, la flora alloctona italiana risulta
costituita da 1.023 entità (specie e sottospecie) alle qua¬
li si aggiungono 40 di dubbio indigenato. All’interno del
contingente di specie esotiche, che rappresenta il 13,4%
della flora nazionale, si distinguono 438 entità presenti
allo stato casuale, ossia non stabilizzate, ma dipendenti
dal continuo apporto di propaguli per mantenere i propri
popolamenti, e 523 entità insediate stabilmente. In accor¬
do con la terminologia proposta da Pysek et al. (2004)
tra le entità stabilizzate sono state individuate 162 invasi¬
ve, ovvero specie vegetali alloctone caratterizzate da una
elevata velocità di diffusione sul territorio. Infine sono
state evidenziate 62 entità per le quali non esistono se¬
gnalazioni successive al 1950. Sulla base del periodo di
introduzione vengono distinte 920 neofite, importate do¬
po la scoperta del continente americano, e 1 03 archeofite
(Celesti-Grapow et al., in stampa a, b). La definizione di
queste ultime, spesso considerate parte integrante delle
flore locali, ha richiesto la costituzione di un gruppo ad
hoc di specialisti.
Le informazioni raccolte nel corso del progetto, vi¬
sualizzate sotto forma di mappe, aiutano a individuare le
modalità di distribuzione spaziale delle specie alloctone le
quali, successivamente, possono essere messe in relazio¬
ne con fattori di tipo economico, sociale ed ambientale in
grado di influenzare i processi di invasione biologica. In
termini numerici la maggiore ricchezza di specie esotiche
e invasive è concentrata nelle regioni settentrionali, indu¬
strializzate e urbanizzate. Le città si confermano quindi
come i principali centri di immissione e diffusione di pro¬
paguli di specie non native. Piuttosto cospicuo è anche il
contingente di specie vegetali alloctone nelle piccole isole
italiane, in massima parte legato ad introduzioni volonta¬
rie effettuate a scopo ornamentale. Sebbene la diffusione
di specie esotiche sia elevata soprattutto in contesti for¬
temente influenzati dalla presenza dell’uomo, come su-
perfici artificiali e agricole, esistono anche situazioni di
maggiore naturalità dove la presenza di specie introdotte
può costituire una minaccia. In modo particolare sono ri¬
sultate a rischio le aree umide interne, le zone perifluviali,
con speciale riferimento ai boschi a prevalenza di specie
igrofite, e le aree costiere sabbiose e rocciose.
Altro obiettivo dichiarato del progetto “Flora allocto¬
na d’Italia” è stata la definizione, a partire dalle 1 .023 spe¬
cie, di liste contenenti le entità più significative verso le
quali concentrare gli sforzi di ricerca scientifica, finaliz¬
zati alla migliore conoscenza dei meccanismi di invasione
e dell’ecologia delle singole specie, nonché le azioni di
monitoraggio e contenimento degli impatti. E noto infatti
come gli interventi di controllo ed eradicazione siano in
genere dispendiosi e possano non raggiungere gli obiet¬
tivi che si sono preposti. Per questo motivo è di cruciale
importanza la definizione di priorità d’azione.
In particolare sono state sviluppate 3 liste indicate ri¬
spettivamente come quarantine -, alert- e watch-list. Per la
loro redazione sono state considerate unicamente le neo¬
fite con segnalazioni successive al 1950. I dati su distri¬
buzione e status di naturalizzazione delle specie a livello
regionale sono stati integrati con informazioni sulle cate¬
gorie di uso del suolo dei siti di rinvenimento (CORINE
Land Cover II-III livello) e sul tipo d’impatto esercitato
dalle specie secondo le categorie socio-economico, sa¬
nitario ed ecologico. Per quanto riguarda gli impatti, in
Italia la documentazione si trova dispersa in una grande
8
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
quantità di fonti. Mentre numerosi lavori sono stati rea¬
lizzati sulla diffusione delle specie infestanti, che costi¬
tuiscono la maggior parte delle specie con impatto socio-
economico, gli studi italiani finalizzati a quantificare gli
effetti su struttura e funzionalità degli ecosistemi sono re¬
lativamente pochi. Inoltre si è ritenuto opportuno comple¬
tare e interpretare le informazioni nazionali con la valuta¬
zione della potenzialità di generare un impatto (o rischio)
rivolgendo particolare attenzione alle specie considerate
invasive in altri Paesi europei o in Paesi con condizioni
bioclimatiche simili a quelle italiane.
In quarantine-list sono state inserite le specie senza
alcun impatto reale in Italia ma per le quali esistono ri¬
ferimenti bibliografici intemazionali che attestano le po¬
tenzialità di un impatto ecologico. Spesso il passaggio tra
due fasi del processo di naturalizzazione-invasione richie¬
de periodi di latenza di durata variabile ( time lags) e per
questo motivo le specie introdotte possono manifestare le
loro capacità invasiva anche molti anni dopo la loro pri¬
ma segnalazione. Inoltre la quarantine-list include specie
che, sebbene conosciute per ora solo allo stato di casuali,
sono associate a un impatto sanitario dovuto principal¬
mente alla produzione di polline allergenico.
La alert-list contiene tutte le specie in grado di costi¬
tuire popolamenti stabili (naturalizzate e invasive) con
impatti socio-economici, sanitari ed ecologici riconosciu¬
ti a livello italiano. All’interno di questa lista un’analisi
di maggior dettaglio ha interessato le specie invasive con
impatto ecologico e ha riguardato l’informazione sulle
categorie di uso del suolo. Di conseguenza le specie più
significative perché maggiormente ricorrenti in ambienti
naturali e/o seminaturali sono state estratte e incluse nel¬
la watch-list. Quest’ultima è composta da circa 40 enti¬
tà, per la maggior parte piante perenni, molte delle quali
con possibilità di riprodursi anche per via vegetativa for¬
mando ampi popolamenti monospecifici ed entrando in
competizione con le comunità autoctone. Su queste specie
“chiave” sono state sviluppate schede di approfondimento
contenenti indicazioni su biologia, ecologia, impatto ge¬
nerato e interventi di gestione realizzati in Italia e all’este¬
ro. Tali schede possono fornire un contributo concreto a
chi si trova ad affrontare questa problematica sul campo e
nella sensibilizzazione del grande pubblico.
Bibliografìa
Celesti-Grapow L., Alessandrini A., Arrigoni P. V., As-
sini S., Banfi E., Bami E., Bovio M., Brundu G., Ca-
giotti M., Camarda I., Carli E., Conti F., Del Guacchio
E., Domina G., Fascetti S., Galasso G., Gubellini L.,
Lucchese F., Medagli P., Passalacqua N., Peccenini
S., Poldini L., Pretto F., Prosser F., Vidali M., Viegi
L., Villani M. C., Wilhalm T. & Blasi C., in stampa a -
Non-native flora of Italy: species distribution and th-
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Celesti-Grapow L., Alessandrini A., Arrigoni P. V., Banfi
E., Bernardo L., Bovio M., Brundu G., Cagiotti M.,
Camarda I., Carli E., Conti F., Fascetti S., Galasso
G., Gubellini L., La Valva V., Lucchese F., Marchio-
ri S., Mazzola P., Peccenini S., Poldini L., Pretto F.,
Prosser F., Siniscalco C., Viegi L., Villani M. C., Wil¬
halm T. & Blasi C., in stampa b - The inventory of
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Genovesi P. & Shine C., 2004 - European strategy on in¬
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Pysek P., Richardson D. M., Rejmànek M., Webster G.
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between taxonomists and ecologists. Taxon, 53 (1):
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Carlo Blasi, Francesca Pretto & Laura Celesti-Grapow
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma, Italia
Carlo Blasi e-mail: carlo.blasi@uniromal.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, 1NVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
9
Cesare M. Puzzi, Gaetano Gentili & Pietro Angelo Nardi
Status e problematiche delle specie ittiche alloctone nel bacino del Po
Status and threats of non-native fish species in thè Po River basin
Nell’ambito del bacino padano la comunità ittica ha
subito in pochissimi anni un vero e proprio stravolgimen¬
to nella sua composizione specifica. Le specie esotiche
sono state introdotte in ogni tipologia di ambiente acqua¬
tico, a partire dai remoti laghi alpini, passando per torrenti
di montagna, fiumi del fondovalle, laghi, risorgive e gran¬
di fiumi di pianura.
I laghi alpini, che nella loro grande maggioranza pre¬
sumibilmente non ospitavano naturalmente alcun pesce,
oggi sono diffusamente ripopolati con specie d’interesse
sportivo. Accanto alla classica trota fario {Salmo trutta
trutta ), nei laghi alpini sono state introdotte almeno altre
due specie ittiche di origine nordamericana della famiglia
dei salmonidi: la trota iridea {Oncorhynchus mykiss ) e il
salmerino di fontana ( Salvelinus fontinalis). Se da un la¬
to la trota iridea non dimostra capacità di attecchimento,
per cui una volta pescata di fatto scompare, dall’altro il
salmerino di fontana è in grado di adattarsi efficacemente
ai nostri laghi alpini, tanto che oggi numerosi ambienti di
questo tipo ospitano popolazioni ben acclimatate ed ab¬
bondanti di questa specie.
Nel basso corso del Fiume Po, le specie ittiche aliene,
che fino agli anni ’80 del secolo scorso erano rappresen¬
tate solo da qualche entità, sono oggi presenti più o me¬
no in pari numero rispetto alle specie autoctone e talora
anche più numerose. Accanto a pesci esotici acclimatati
da decenni, come il persico sole ( Lepomis gibbosus ) o il
persico-trota {Micropterus salmoides ), si assiste ad una
piena acclimatazione anche di specie fortemente invasi¬
ve, tra le quali spicca, per voracità e per le dimensioni
raggiunte, il siluro {Silurus glanis). Questa specie è pre¬
sente ed abbondante dal delta del Po al tratto alessan¬
drino, ma ormai si è diffusa anche in molti tributari e in
alcuni laghi tra i quali, per esempio, il Lago d’Endine
(BG), il Lago di Comabbio, il Lago di Monate e il Lago
di Varese (VA); è recente, inoltre, la sua comparsa nel
Lago di Pusiano (CO, LC). Per il siluro sono disponibili
molti dati relativi alla sua autoecologia, raccolti nell’am¬
bito di un Progetto Life-Natura realizzato sul Fiume Ti¬
cino (Puzzi et al., 2007). In questo studio, sono raccolti
numerosi dati sull’elevato potenziale invasivo del siluro
che, potendo avvalersi di un’elevata plasticità ecologica,
si situa in una posizione di netto vantaggio rispetto alle
specie originarie del bacino padano. Ad esempio, la sua
capacità di colonizzare ambienti molto diversi per ca¬
ratteristiche idro-morfologiche gli consente di trovarsi
a suo agio sia in un fiume a corrente veloce e substrato
grossolano, come è il Ticino nel suo tratto intermedio,
sia in un tratto potamale a substrato fine, come è il Po
nel suo basso corso, sia in acque lentiche, come le lanche
fluviali o i laghi briantei. Inoltre, le abitudini notturne
pongono il siluro, in quanto predatore, in una condizio¬
ne ecologica privilegiata rispetto ai pesci originari del
bacino padano che hanno abitudini diurne; per di più,
il raggiungimento in pochi anni di una taglia enorme lo
mette al sicuro, in quanto preda potenziale, dagli attac¬
chi di altri animali. Non ultimo, il vantaggio riproduttivo
datogli dal prestare cure parentali (il maschio “cura” il
nido) e di avere un periodo riproduttivo lungo (dalla fine
di maggio a tutto agosto) che, anche in caso di eventi
eccezionali di natura alluvionale o siccitosa, assicura la
possibilità che almeno qualche nidiata vada a buon fine,
con una probabilità maggiore rispetto ad altre specie it¬
tiche.
Un altro predatore invasivo, di recentissima comparsa
ed in rapida affermazione è T aspio {Aspius aspius ), un’al¬
tra specie di origine danubiana come il siluro. L’ aspio non
raggiunge le taglie enormi del siluro, ma dalla letteratu¬
ra si evince che, nell’areale originario, possa arrivare ai
10 kg di peso. Ciò significa che ai nostri climi potrebbe
anche superare questa dimensione o raggiungerla più in
fretta, esercitando quindi un forte impatto predatorio sui
pesci di taglia piccola e media.
Non solo i predatori alloctoni rappresentano una mi¬
naccia per le specie autoctone della fauna ittica e la biodi¬
versità acquatica in generale, ma anche altre specie ittiche
aliene sia di piccole dimensioni, come la pseudorasbora
{Pseudorasbora parva), il rodeo amaro {Rhodeus seri-
ceus) o il cobite di stagno orientale {Misgurnus anguilli-
caudatus ), sia di taglia media, come l’abramide {Abramis
brama ) o la blicca {Abramis bjoerkna). Sono anch’esse
infatti una fonte di profondo disturbo per la competizio¬
ne che innescano verso le specie autoctone con le quali
condividono la nicchia ecologica e, in particolare, le fonti
alimentari e i substrati riproduttivi.
Particolarmente interessante e preoccupante è poi un
altro aspetto conseguente all’introduzione delle specie
esotiche: la possibilità d’ibridazione con le specie au¬
toctone e il conseguente inquinamento genetico. Si ri¬
porta il caso del gardon {Rutilus rutilus ), ciprinide di
origine danubiana comparso da una quindicina d’anni
e oggi diffusissimo in molti ambienti acquatici del ba¬
cino e, in alcuni casi, dominante la comunità ittica (ad
esempio nel Lago di Lugano). Per questa specie è stata
osservata la possibilità di incrociarsi efficacemente con
11 pigo {Rutilus pigus) e con il triotto {Rutilus erythro-
phthalmus), facilitato in ciò dal fatto di appartenere al
medesimo genere (Bedani et al., 2007). Tale potenzialità
d’ibridazione, che potrebbe dare origine, laddove convi¬
vano le tre specie, a molteplici “gradazioni” nel frutto di
questi incroci, porterebbe ad un possibile rimescolamen¬
to completo del genere Rutilus in ambito padano, con
la conseguenza di perdere in un colpo solo due espres¬
sioni genetiche autoctone in favore di una nuova forma
di Rutilus non meglio definita. In altre parole il gardon
alieno funziona da “specie-ponte” fra pigo e triotto, due
specie autoctone del bacino padano, diversificatesi gene¬
ticamente in epoca remota, che hanno potuto convivere
separatamente e in equilibrio solo fino all’introduzione
di un elemento perturbante.
Si presentano i dati più recenti sulle specie ittiche
esotiche del bacino padano: distribuzione, status e mi-
10
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
naccia che esse rappresentano per la conservazione delle
specie autoctone e per la tutela della biodiversità. I dati
sono desunti dalle Carte Ittiche di molte province del
bacino padano, che si basano su attività di censimento
condotte in stazioni rappresentative del reticolo idrico di
superfìcie più significativo, e che di nonna riportano sin¬
teticamente i dati sulla distribuzione delle singole specie
campionate e sul loro status. Si riportano inoltre i dati
sulle specie ittiche esotiche relativi al Fiume Po, raccolti
nell’ambito della redazione della Carta Ittica del Fiume
Po, commissionata dall’Autorità di Bacino del Fiume Po
alla GRAIA S.r.l., già consegnata, ed ora in fase di ap¬
provazione.
Bibliografìa
Puzzi C. M., Trasforini S., Casoni A., Bardazzi M. A. &
Bedani A., 2007 - Il siluro ( Silurus glanis ). Ecologia
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contrasto alla sua espansione svolta dal Parco negli
anni 2001-2006. Consorzio del Parco Lombardo della
Valle del Ticino, Pontevecchio di Magenta (MI).
Bedani A., Puzzi C. M., Trasforini S., Montonati S. &
Bardazzi M. A., 2007 - Il pigo ( Rutilus pigus ). Stu¬
dio ded’autoecologia della specie nel Fiume Ticino.
Consorzio del Parco Lombardo della Valle del Ticino,
Pontevecchio di Magenta (MI).
Cesare M. Puzzi & Gaetano Gentili
G.R.A.I.A. S.r.l., Gestione e Ricerca Ambientale Ittica Acque, Via Repubblica 1, 21020 Varano Borghi (VA), Italia
Cesare M. Puzzi e-mail: cesare.puzzi@graia.eu - Gaetano Gentili e-mail: gaetano.gentili@graia.eu
Pietro Angelo Nardi
Dipartimento di Biologia Animale, Università degli Studi di Pavia, Viale Taramelli 24, 27100 Pavia, Italia
e-mail: pietroangelo.nardi@unipv.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
11
Fabrizio Martini, Enzo Bona, Germano Federici, Franco Fenaroli &
Giovanni Perico
Variazioni nella componente alloctona della flora della Lombardia
centro-orientale fra la metà del XIX e l’inizio del XXI secolo
Changes within thè allochthonous flora of central-eastem Lombardy (N. Italy)
between thè end of thè 19th and thè beginning of thè 21th Century
Il rilevamento cartografico connesso al progetto per la
realizzazione di una flora critica della Lombardia centro¬
orientale (Fenaroli & Martini, 1999; Ferlinghetti & Fede¬
rici, 1999), condotto secondo i metodi della Cartografia
Floristica dell’Europa Centrale (Ehrendorfer & Hamann,
1965), ha portato finora all’ implementazione, nel relativo
database, di quasi 500.000 record, ripartiti fra dati d’er¬
bario (storico e recente), di osservazione e di letteratura
(antica e moderna), per un territorio che comprende le
province di Bergamo (2.771 km2) e Brescia (4.784 km2) e
alcune aree limitrofe appartenenti alle province di Cremo¬
na, Milano, Lecco, Sondrio, Trento, Verona e Mantova.
Dal punto di vista floristico l’area maggiormente in¬
teressante risulta sicuramente quella montana, mentre la
pianura appare quasi ovunque profondamente alterata dal¬
le attività antropiche. La porzione settentrionale del com¬
parto montano rientra nel distretto alpico, mentre l’area
meridionale (prealpina) appartiene a quello insubrico ed è
caratterizzata dalla presenza di un ricco contingente ende¬
mico, che in senso lato comprende un’ottantina di specie.
Accanto al corotipo endemico, sul territorio si dispiegano
geoelementi di opposta matrice, quali ad esempio l’atlan¬
tico e l’alpico occidentale da un lato, l’illirico e il mediter¬
raneo dall’altro, il che rende questo territorio uno dei più
significativi delle Alpi meridionali.
Una prima, diretta ricaduta del progetto cartografico,
è rappresentata dall’atlante corologico degli alberi e degli
arbusti del Bresciano (De Carli et al., 1999), alla quale si
affianca il lavoro che qui presentiamo e che costituisce un
ulteriore tentativo di elaborazione sintetica tematica dei
dati raccolti in oltre un quindicennio di attività.
E noto che lo studio delle specie esotiche sta acqui¬
stando sempre maggiore rilevanza, in rapporto all’invasi-
vità dell’azione umana, espressa dalla dilatazione dell’ur¬
banizzazione, delle superfici coltivate e dell’aumento dei
flussi commerciali connessi allo sviluppo incalzante delle
vie di comunicazione. La quantità di specie esotiche in
seno alla flora spontanea di un territorio è perciò costan¬
temente in aumento, in particolare nelle aree planiziali o
collinari, dove più facilmente può esplicarsi l’azione di¬
retta dell’uomo, e può venire assunta quale indice di in¬
quinamento ambientale.
In quest’ottica s’inquadra anche la nostra analisi, nel¬
la quale ci è sembrato utile, per una serie di motivazioni
(origine, tempi e tipologie d’introduzione, rapporti con
le attività umane), mantenere distinte in seno alle specie
esotiche, che nel loro insieme rappresentano mediamen¬
te il 20% della flora complessiva, le archeofite (conside¬
rabili alla stregua di elementi naturalizzati) dalle neofite
(elementi alloctoni giunti nel territorio dopo il 1492).
Le archeofite rilevate costituiscono circa il 5% della
flora, mentre 17 specie, citate nella bibliografia storica e
non segnalate di recente, sono da ritenersi estinte. L’insie¬
me delle famiglie meglio rappresentate è piuttosto ampio
e comprende Asteraceae (10,9%), Poaceae (9,7%), Bras-
sicaceae (9,1%), Lamiaceae (7,9%), Apiaceae (6,1%), Pa-
paveraceae e Caryophyllaceae (5,5%).
Lo spettro biologico è dominato da terofite (87%) ed
emicriptofite (7%) scapose, prevalentemente originarie
del Bacino mediterraneo (45%), Eurasia (26%) ed Europa
(8,5%).
Sotto il profilo storico, la compagine archeofitica mo¬
stra un rapido incremento fino al 1900, in conseguenza
della pubblicazione delle flore basiche, allorché il loro
numero tocca il valore di 165; poi, per tutto il ‘900 e fino
ai nostri giorni l’andamento è in pratica appiattito su ac¬
crescimenti molto bassi, che portano il totale a 1 82, fra le
quali, lo ricordiamo, 17 (9,3%) scomparse.
Per ciò che riguarda queste ultime, nella maggior
parte dei casi si tratta di elementi segetali, che l’avvento
dell’agricoltura intensiva, sostenuta dal massiccio utilizzo
di trattamenti chimici, ha portato in pratica all’estinzione
in sede locale. Abbiamo in mente fra gli altri Adonis aesti-
valis, Bupleurum lancifolium, Conringia orientalis, Ga-
leopsis segetum, Galium spurium, Gladiolus communis,
Lappula squarrosa, Lathyrus inconspicuus, Lolium remo-
tum, Nigella arvensis, Polycnemum arvense, Turgenia la-
tifolia, non reperite durante il rilevamento cartografico.
La distribuzione delle archeofite nel territorio investe
prevalentemente l’alta pianura e la fascia pedecollinare,
penetrando lungo le valli principali, in particolare la Valle
Camonica centrale.
Le neofite costituiscono all’incirca il 15% della flora
attuale e sono rappresentate da 470 specie cui vanno sot¬
tratti 35 elementi, noti unicamente da fonti bibliografiche
storiche (cioè quelle antecedenti il 1968, scelto come an¬
no d’inizio della cartografia floristica in Italia) e che per¬
tanto, alla luce delle conoscenze finora acquisite, risultano
scomparsi, o quanto meno estremamente rarefatti.
Si tratta in massima parte di Asteraceae (12,4%), Po¬
aceae (9,2%), Brassicaceae (5,7%), Fabaceae (5,1%),
Rosaceae (4,1%), Solanaceae (3,2%) e Amaranthaceae
(2,8%).
Sul piano biologico prevalgono le forme scapose di
terofite (39,8%), fanerofite s.l. (20,9%) ed emicriptofite
(18,9%), seguite da geofite (11,5%), in particolare rizo¬
matose e bulbose, idrofìte (3,4%) e camefite (3%).
La maggior parte delle neofite ha origini americane
(30,8%), e in particolare nordamericane, mentre le asiati¬
che rappresentano circa il 22,3% del totale, seguite dagli
elementi provenienti dal bacino mediterraneo (19,1%) e
da quelli europei (8%).
La situazione storica mostra un netto aumento delle
neofite dalla metà del XIX secolo ai giorni nostri: se intor-
12
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
no al 1850 le neofite riportate in bibliografia assommava¬
no a una quarantina, con la pubblicazione delle flore sto¬
riche (Rota, 1843, 1853; Bergamaschi, 1853; Zersi, 1871;
Rodegher & Venanzi, 1 894) il numero sale bruscamente,
sicché agli inizi del ‘900 le neofite sono già più di 200.
Questa tendenza non mostra sostanziali variazioni e
appare in costante ascesa per tutto il ‘900 e nei primi anni
del nostro secolo: in buona sostanza, in circa 150 anni il
numero delle neofite è in pratica più che decuplicato. Ana¬
lizzando il fenomeno sotto il profilo corologico, per ciò
che riguarda la presenza sul territorio degli elementi mag¬
giormente rappresentativi, si nota che, dopo un periodo di
più rapido incremento delle specie di provenienza asiatica
e mediterranea, a partire dai primi anni ‘30 del XX secolo
la situazione muta, e le specie di origine americana pren¬
dono il sopravvento, dapprima in modo contenuto e poi,
dal 1980, con ritmi assai più marcati. Ciò è in linea con
quanto si è registrato dopo la fine del secondo conflitto
mondiale anche in altre parti d’Europa e in Italia setten¬
trionale, ad esempio in Friuli-Venezia Giulia (Martini &
Poldini, 1995).
La diffusione del contingente neofitico sul territorio
mostra evidenti disomogeneità e può essere assunto quale
indice d’inquinamento floristico, espresso come rappor¬
to fra le specie neofite e quelle autoctone. Sulla scorta di
questa premessa appare evidente che il territorio maggior¬
mente interessato dalla presenza delle neofite è la pianura,
sede della maggiore antropizzazione, e in seconda battuta
i fondi valle più aperti, in particolare delle valli Camoni-
ca, Brembana e Seriana.
Il rilevamento cartografico della flora basato su unità
geografiche operazionali (OGU) permette poi, sebbene
in modo approssimato, di evidenziare l’invasività delle
neofite attraverso la comparazione fra i quadranti in cui
attualmente una data specie è stata riscontrata e l’arco di
tempo nel quale essa figura presente sul territorio, appli¬
cando l’indice di diffusione riportato in Martini & Poldini
(1995). Se da un lato tale indice non tiene conto di spe¬
cifiche esigenze ecologiche che possono limitare la ca¬
pacità di espansione di una determinata entità (ad esem¬
pio le idrofite esotiche vedono la loro invasività limitata
dalla reale presenza di habitat favorevoli, che non sono
in genere omogeneamente diffusi all’ interno del reticolo
cartografico), dall’altro esso permette, attraverso un cal¬
colo elementare, di valutare la velocità di espansione di
una specie in un determinato periodo di tempo, oppure di
comparare la diffusione di una specie in diversi momenti
o in differenti territori.
In base a queste semplici considerazioni, nel territorio
considerato risultano particolarmente invasivi elemen¬
ti come Senecio inaequidens (203 quadranti in 39 anni)
o Galinsoga ciliata (221/51), mentre il contrario si può
dire per Hypericum calycinum (6/114), Ceiosia cristata
(6/137) o Isatis tinctoria (7/154).
Bibliografìa
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scia aggiunte le esotiche che hanno uso e nome volga¬
re disposte in famiglie naturali. Apollonio, Brescia.
Fabrizio Martini
Dipartimento di Scienze della Vita, Università degli Studi di Trieste, Via Giorgieri 10, 34127 Trieste, Italia
e-mail: martini@units.it
Enzo Bona & Franco Fenaroli
Centro Studi Naturalistici Bresciani, Via Ozanam 4, 25128 Brescia, Italia
Enzo Bona e-mail: enzo.bona@libero.it - Franco Fenaroli e-mail: ffenaroli@iol.it
Germano Federici & Giovanni Perico
Gruppo Flora Alpina Bergamasca, Via Crescenzi 82, 24123 Bergamo, Italia
Germano Federici e-mail: federgerma@libero.it - Giovanni Perico e-mail: mimmo.perico@tin.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
13
Stefano Scali
Il problema delle introduzioni di anfìbi e rettili in Italia e nel mondo
The amphibian and reptile introduction problem in Italy and in thè World
Gli anfibi e i rettili sono stati oggetto di numerosi casi
di introduzioni volontarie ed involontarie in Italia e nel
resto del mondo e ciò ha provocato talvolta problemi di
conservazione della fauna locale, come la riduzione della
biodiversità a livello locale o l’ estinzione di alcuni taxa
entrati in competizione o direttamente predati dalle specie
introdotte. Lo studio di queste invasioni biologiche è di¬
ventato quindi un argomento di primaria importanza per
la tutela della diversità biologica e risulta necessario per
la pianificazione delle strategie di conservazione (Ficetola
et al., 2008a).
In Italia sono frequenti i casi di abbandono o di fuga
dall’ allevamento di specie di anfìbi e di rettili, ma di solito
si tratta di singoli individui appartenenti a specie esotiche
con scarsa probabilità di sopravvivenza e di acclimatazio¬
ne nelle nostre regioni.
Tuttavia, alcune specie si sono dimostrate partico¬
larmente resistenti e stanno creando problemi alla fauna
locale, diffondendosi in ampi territori. Tra queste si pos¬
sono ricordare la rana toro americana (Lithobates cate-
sbeianus) e la testuggine dalle orecchie rosse ( Trachemys
scripta ). La prima è stata introdotta in Italia negli anni
’30 del secolo scorso in provincia di Mantova, subendo
un’espansione, dovuta anche a successive traslocazioni ad
opera di allevatori ed agricoltori motivate dalla volontà di
sfruttarle per scopi alimentari (Albertini & Lanza, 1987).
Nel 1987 erano note più di 160 località di presenza per la
specie, che si riproduce regolarmente in Lombardia, Vene¬
to, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. La sua
presenza è stata accertata anche in Belgio, Francia, Ger¬
mania, Grecia e in numerosi stati sud-americani e asiatici.
Questa rana è dannosa per gli altri anfibi a causa della sua
voracità e delle sue grandi dimensioni. Inoltre, si è rivela¬
ta un agente per la diffusione del fungo Batrachochytrium
dendrobatidis (Hanselmann et al., 2004), causa di declino
di numerosi anfibi nel mondo e, addirittura, di estinzioni
di massa. Studi recenti hanno dimostrato l’origine delle
popolazioni italiane da un numero molto limitato di fon¬
datori (meno di sei femmine) (Ficetola et al., 2008a), di¬
mostrando la capacità di espansione e di radicamento nel
territorio di questa specie alloctona.
L’introduzione di T. script a, testuggine originaria del
nord e centro America, allevata e venduta in tutto il mon¬
do come animale da compagnia, negli ambienti naturali
è frutto di rilasci di individui commercializzati; la specie
si è diffusa capillarmente tanto da diventare, con la rana
toro americana e il serpente gatto bruno ( Boiga irregula-
ris ), una delle 100 specie aliene più invasive del mondo,
secondo l’IUCN (Lowe et al., 2000). In Europa, T. scripta
è in competizione con l’autoctona Emys orbicularis, che
ha subito un drastico declino in molte zone. Studi in corso
stanno evidenziando la maggiore rapidità di termorego¬
lazione della specie alloctona rispetto a quella autoctona,
una possibile chiave di interpretazione per spiegarne la
competitività (Macchi et al., 2008). Negli ultimi anni è
stata dimostrata anche la capacità della prima di ripro¬
dursi in molte aree di introduzione, a testimonianza della
sua plasticità ecologica e della necessità di attuare serie
politiche di controllo delle popolazioni e del commercio
(Ficetola et al., 2008b).
Oltre a quelle già citate, alcune specie hanno crea¬
to gravi problemi di conservazione in diversi luoghi, in
particolare il rospo marino ( Rhinella marina ) e il ser¬
pente gatto bruno. Il rospo marino, originario del centro
e sud America, è stato usato per la lotta biologica agli in¬
festanti della canna da zucchero in molte isole tropicali,
risultando estremamente pericoloso per molti predatori,
non adattati alle potentissime tossine secrete per difesa
da uova, larve ed adulti. In particolare, in Australia si è
espanso dal 1935 alla velocità di circa 40 km all’anno,
causando il decremento numerico di varani, serpenti,
coccodrilli e piccoli mammiferi (Mayes et al., 2005).
Finora, l’unico limite alla sua espansione è dovuto alla
sua incapacità di penetrare nelle zone forestali, ma le
grandi superfici semidesertiche australiane costituiscono
un habitat decisamente favorevole per questa specie. At¬
tualmente è stato stimato un numero di circa 200 milioni
di individui nella sola Australia, ma la specie è presente
anche in Florida, Papua Nuova Guinea, Filippine, Giap¬
pone, in gran parte delle isole caraibiche e in molte isole
dell’Oceano Pacifico.
B. irregularis, originario del sud-est asiatico è stato,
invece oggetto di alcune introduzioni involontarie a cau¬
sa di individui trasportati dagli aerei militari in altre basi
del Pacifico. Particolarmente preoccupante è la situazione
dell’isola di Guam, dove questo serpente arboricolo ha
causato l’estinzione di 11 delle 12 specie di uccelli fore¬
stali endemici, oltre a due dei tre pipistrelli, a tre scinchi
e due gechi autoctoni (Rodda & Fritts, 1992; Rodda et
al., 2002). B. irregularis ha causato a Guam anche ingenti
danni economici (circa 4,5 milioni di dollari), dovuti ad
oltre 1.600 interruzioni delle linee elettriche in venti anni,
a causa di individui che entrano in contatto con le linee
elettriche (Fritts, 2002). La specie è stata già osservata
in numerosi altri stati, tra cui Texas, Giappone, Taiwan,
Hawaii e Spagna, oltre ad altre isole dell’Oceano Pacifico.
Grazie alla sua plasticità è in grado di adattarsi a condi¬
zioni molto variabili e può colonizzare nuove aree anche
a causa della capacità delle femmine di ritenzione dello
sperma. Già nel 1988 la stima del numero di individui
presenti a Guam era di circa 12.000, sicuramente aumen¬
tati negli ultimi anni.
Per entrambe le specie sono in atto campagne di con¬
tenimento e di eradicazione che stanno avendo discreti
risultati. Il rospo marino viene catturato in massa di notte
sotto i lampioni, dove sono attirati dall’elevato numero
di insetti. Per il controllo del serpente gatto bruno, inve¬
ce, è stata proposta la posa di barriere fisse o temporanee
che impediscano gli spostamenti degli animali, unita alla
cattura manuale o con trappole e all’ausilio di cani (En-
geman et al., 1998; Atkinson & Atkinson, 2000; Rodda et
al., 2002; Rodda et al., 2007).
14
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
A queste specie problematiche se ne aggiungono altre
che potrebbero assumere un ruolo nel declino della biodi¬
versità locale. Tra queste si può citare il varano del Nilo
( Varanus niloticus ) in Florida, presente con un migliaio di
individui già nel 2005 e in continua espansione territoriale
(Campbell, 2005), e le numerose specie introdotte sulle
isole, dove i danni risultano normalmente più evidenti. E,
ad esempio, il caso delle Hawaii, dove sono attualmente
presenti 28 specie di rettili, di cui solo sei autoctone (un
serpente marino e cinque tartarughe marine) a cui si sono
aggiunti numerosi sauri (camaleonti, gechi e scinchi), ser¬
penti (tra cui B. irregularis ) e tartarughe ( Trionyx sinensis
e T. steindachneri, importate come fonte di cibo nell’ 800
da emigranti cinesi e giapponesi).
Bibliografìa
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Stefano Scali
Sezione di Zoologia dei Vertebrati, Museo di Storia Naturale di Milano, Corso Venezia 55, 20121 Milano, Italia
e-mail : stefano.scali@comune.milano.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
15
Francesco Sartori & Silvia Assini
Osservazioni su specie vegetali esotiche invasive lungo i fiumi padani
Observations on alien invasive plant species along rivers of thè Po plain
Le situazioni ambientali caratterizzate da un costante di¬
sturbo naturale o antropico sono le più favorevoli all’espan¬
sione delle specie esotiche. Il fenomeno è particolarmente
diffuso nelle zone di pianura, ove il disturbo antropico è
rappresentato dagli insediamenti, dalle infrastrutture, dalle
cave e dalle attività agricole; mentre il disturbo naturale è
soprattutto concentrato lungo i grandi fiumi.
Nel complesso i corsi d’acqua sono eccellenti corri¬
doi ecologici, lungo i quali si spostano le specie vegetali
e animali di diversa provenienza geografica, compresa la
componente esotica. Alcune specie vegetali esotiche resta¬
no confinate lungo i greti e le sponde fluviali che sono facil¬
mente colonizzabili per la concomitanza di fattori favore¬
voli quali la ridotta concorrenza e la disponibilità di acqua e
sostanze nutritive (Montanari & Guido, 1991). Altre specie
esotiche si diffondono sul restante territorio, colonizzando
ambiti agricoli o urbani oppure aree marginali.
La capacità di diffusione delle specie esotiche è varia.
Secondo Richardson et al. (2000), sono considerate in¬
vasive le esotiche naturalizzate che possono diffondere i
propri propaguli riproduttivi a notevoli distanze dai siti di
introduzione e dalle piante madri (approssimativamente:
più di 100 m in meno di 50 anni, per i taxa che si ripro¬
ducono tramite semi; più di 6 m in meno di 3 anni, per
i taxa che si diffondono vegetativamente); sono definite
transformers le specie invasive che cambiano carattere,
condizione, forma o natura dell’ecosistema.
I valori che definiscono l’invasività delle esotiche e la
capacità di trasformazione degli ecosistemi da parte delle
stesse sono condizionati sia dalle caratteristiche autoeco¬
logiche delle specie, sia dalle condizioni ambientali.
Scopo del presente lavoro è verificare la validità di tali
valori e capacità in relazione a differenti situazioni am¬
bientali e vegetazionali, considerando alcune specie che
la letteratura cita come invasive e per le quali si hanno
dati sinecologici (Sicyos angui atas, Amorpha fruticosa,
Humulus scandens, Solidago gigantea, Oenothera bien-
nis s.l., Ambrosia artemisiifolia, Robinia pseudoacacia,
Quercus rubra, Prunus serotino ed eventualmente alcu¬
ne infestanti dei coltivi). Gli habitat considerati saranno
i saliceti a Salix alba , le ontanete ad Alnus glutinosa , le
formazioni forestali spontanee di esotiche (planiziali), i
querco-ulmeti, i pioppeti industriali ed eventualmente al¬
cuni ambiti agricoli (risaie, campi di mais).
Saranno utilizzati i valori di abbondanza-dominanza
delle specie considerate, desunti da rilievi fitosociologici
dei differenti habitat analizzati, anche al fine di determi¬
narne l’efficienza descrittiva della capacità invasiva delle
specie considerate. Molto spesso, infatti, negli studi sul¬
la diversità delle invasioni viene utilizzata come misura
dell’invasione la ricchezza in specie esotiche, trovando
che i tipi di vegetazione più suscettibili a essere invasi so¬
no quelli più ricchi in specie e quelli mesofili (Crall et al .,
2006). Considerando le foreste riparie, oggetto anche del
presente lavoro, Schnitzler et al. (2007) hanno analizzato
i dati relativi a quelle europee, per indagare quali specie
esotiche si sono stabilite con successo e quali caratteri¬
stiche di tali foreste le favoriscono, utilizzando proprio
la ricchezza in specie delle comunità e la percentuale di
esotiche.
La dominanza è però una importante misura di inva-
sività perché l’effetto delle specie invadenti su una co¬
munità vegetale nativa può essere proporzionale alla loro
copertura in relazione a quella delle specie native. Inol¬
tre la copertura assoluta (rispetto alla copertura relativa),
utilizzata nel presente lavoro, si presta per confrontare le
risposte di una specie invadente a siti di varia qualità am¬
bientale (Lundholm & Douglas, 2004).
Bibliografìa
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Francesco Sartori & Silvia Assini
Dipartimento di Ecologia del Territorio, Università degli Studi di Pavia, Via S. Epifanio 14, 27100 Pavia, Italia
Francesco Sartori e-mail: sartori@et.unipv.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
16
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Camilla Gotti, Nicola Baccetti, Alessandro Andreotti, Giancarlo Fracasso,
Maurizio Sighele & Marco Zenatello
Banca dati degli uccelli alloctoni in Italia: motivazioni, criteri e analisi preliminare
Data bank of alien bird species in Italy: reasons, criterions and preparatory analysis
La diffusione delle specie animali e vegetali al di fuo¬
ri del proprio areale naturale è, come noto, un problema
conservazionistico di crescente rilevanza a livello globa¬
le per il possibile impatto sulle comunità autoctone. Gli
uccelli, grazie soprattutto alla propria elevata vagilità in¬
dividuale, offrono ormai numerosi esempi di diffusione
irreparabilmente ampia. Nel contesto italiano l’attenzione
sull’argomento non è nuova: sono già state compilate al
riguardo alcune review sia generali, sia rivolte a singole
specie o gruppi di specie. L’evidente espansione del fe¬
nomeno rende necessario un continuo aggiornamento dei
dati. La costituzione di una banca dati degli uccelli alloc¬
toni in Italia si prefigge appunto lo scopo di fornire un
database che possa essere costantemente aggiornato, in
grado di rendere disponibili informazioni utili a quanti si
trovano nella necessità di effettuare scelte gestionali.
Nell’immediato futuro si dovrà tenere conto di una
nuova difficoltà operativa: sempre più numerose sono le
specie esotiche divenute relativamente abbondanti e dif¬
fuse sul territorio, oggetto di segnalazioni più o meno for¬
mali (ad esempio, tramite forum e mailing list, piuttosto
che su riviste del settore) e, talvolta, neppure più ritenute
meritevoli di essere segnalate. Non sempre, infatti, l’osser¬
vatore casuale è sufficientemente motivato a prendere nota
dell’osservazione, evidentemente considerandola di “serie
B” rispetto ad altre relative, per esempio, alla comparsa di
individui accidentali. Obiettive difficoltà di identificazio¬
ne, anche per mancanza di materiale bibliografico adegua¬
to o per la presenza di forme ibride, possono aggiungersi
alle cause di demotivazione di molti rilevatori. In molti
casi, inoltre, sussiste una preoccupante, oggettiva e non
facilmente risolvibile ambiguità interpretativa sul signifi¬
cato delle segnalazioni stesse: le presenze di uccelli esotici
sono dovute a spostamenti naturali dall’areale di origine, a
fenomeni di espansione degli areali di distribuzione “artifi¬
ciali” esterni al territorio considerato, o ancora sono frutto
di immissioni volontarie o fughe da allevamenti locali?
La costruzione della banca dati ha dovuto affrontare
innanzitutto la difficoltà di elaborare ex novo i dati già
considerati nelle precedenti review sull’argomento che,
per quanto accurate, erano state concepite ai soli fini della
produzione di testo e non uniformando i singoli dati in
vista di interrogazioni e usi futuri.
Nella disamina del panorama bibliografico, facilitato
dall’esistenza di sintesi preesistenti e da altre banche dati
non mirate, si è prescelto di privilegiare come soggetto
principale di ciascun record non la fonte consultata, ben¬
sì l’individuo (o gruppo di individui) di ciascuna specie
oggetto di segnalazione. Le segnalazioni individuali sono
state inserite nel database senza procedere alla valutazio¬
ne dell’attendibilità dei dati immessi (per esempio, alla
conferma della corretta identificazione da parte del rile¬
vatore), nonostante solo una minima parte di essi fossero
stati esaminati dalla COI (Commissione Ornitologica Ita¬
liana del CISO): un attento vaglio delle segnalazioni sarà
necessario per il futuro.
Per quanto riguarda l’avanzamento del progetto, l’ope¬
ra d’immissione dei dati ad oggi ha coperto per intero le
segnalazioni elencate nelle review precedentemente pub¬
blicate sulle principali riviste ornitologiche italiane, non¬
ché tutti i dati pubblicati dalle stesse riviste nelle annate
successive, fino a tutto il 2007. È ancora all’inizio, invece,
l’esame retroattivo di alcune delle principali mailing list.
I 3.600 record ad oggi inseriti si riferiscono a circa 200
specie, tenendo conto però che queste cifre comprendono
alcuni evidenti casi di duplicazione (stesse segnalazioni
riportate da fonti diverse). Ad una prima analisi, il qua¬
dro che emerge relativamente alle specie maggiormente
segnalate riconferma, ovviamente, quanto già descritto
nelle sintesi precedentemente elaborate.
Questo database, frutto di un finanziamento pubblico
(MATT-Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Ter¬
ritorio e del Mare) e conservato presso un ente pubblico
(ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricer¬
ca Ambientale, ex INFS-Istituto Nazionale per la Fauna
Selvatica), verrà messo a disposizione della collettività.
Ciò, tuttavia, non risolve il problema dell’incremento del¬
le informazioni future. Potrà, infatti, proseguire l’archi¬
viazione dei record in forma retroattiva, ma in assenza
della concreta possibilità da parte delle potenziali reti di
rilevamento di collaborare direttamente all’arricchimento
del database, è probabile che gran parte delle informa¬
zioni continuino a non essere registrate. Un sito web che
consenta ai rilevatori l’immissione diretta dei dati e la for¬
mulazione di semplici interrogazioni potrebbe potenziare
in futuro l’utenza dello strumento.
Camilla Gotti, Nicola Baccetti, Alessandro Andreotti & Marco Zenatello
ISPRA, ex INFS, Via Ca’ Fomacetta 9, 40064 Ozzano dell’Emilia (BO), Italia
Camilla Gotti e-mail: camilla.gotti@infs.it - Nicola Baccetti e-mail: nicola.baccetti@infs.it
Alessandro Andreotti e-mail: alessandro.andreotti@infs.it - Marco Zenatello e-mail: marco.zenatello@infs.it
Giancarlo Fracasso
Gruppo Nisoria, c/o Museo naturalistico ed archeologico, Chiostri di Santa Corona, Contrà Santa Corona 4, 36100 Vicenza, Italia
e-mail: giancarlo_fracasso@tin . i t
Maurizio Sighele - EBN-Italia, Via Lungolorì 5A, 37127 Verona, Italia
e-mail: maudoc@ebnitalia.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
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Bruno E. L. Cerabolini, Guido Brusa & Daniela Grande
Analisi dei fattori che inducono modificazioni delle comunità forestali
insubriche ad opera di specie esotiche invasive
Analysis of factors inducing alteration by invasive alien species in Insubrian
forest communities
Nella seconda metà del secolo scorso e in quello ap¬
pena iniziato si sono registrate una serie di anomalie nei
parametri meteo-climatici. In generale dal 1976 il trend
di riscaldamento del pianeta è stato approssimativamen¬
te tre volte maggiore di quello registrato nei cento anni
precedenti (WMO, 2002), e in particolare dal 1987 in
poi sono stati registrati i valori più elevati di temperatura
dall’inizio delle misurazioni meteorologiche. La causa di
questo riscaldamento è imputabile al greenhouse effect o
effetto serra (Spencer, 2003), fenomeno notevolmente
incrementato dalle emissioni di gas definiti “serra” (CO,,
CH4, ecc.) principalmente derivanti dall’utilizzo di com¬
bustibili fossili e da cambiamenti nell’uso del suolo.
I fattori climatici notoriamente influenzano il ciclo
biologico, il comportamento fisiologico e la produttività
delle piante (Shaver et al., 2000) e pertanto contribuisco¬
no alla definizione dei loro areali di distribuzione; per
questi motivi i fattori climatici condizionano composizio¬
ne e distribuzione dei biomi a livello mondiale (Holdrid-
ge, 1947; Box, 1996). Con i cambiamenti climatici in atto,
sono dunque attese variazioni su tutti i livelli della scala
biologica (Kappelle et al., 1999; Theurillat & Guisan,
2001). I fattori climatici, in concomitanza al trasporto an-
tropogeno dei propaguli, sono stati spesso invocati come
fattori che favoriscono l’insediamento e l’espansione del¬
le specie esotiche negli ambienti naturali. Il riscaldamento
globale in particolare è stato considerato responsabile di
importanti modificazioni ambientali, come nel processo
di “laurofillizzazione” dei boschi di latifoglie decidue ad
opera di specie sempreverdi termicamente esigenti, de¬
scritto per la Svizzera (Walther, 2000a) e più in generale
per il territorio Insubrico tra il Verbano e il Garda (Berger
& Walther, 2006). Ma i cambiamenti climatici possono
essere invocati come unica, o quantomeno principale,
causa di radicali trasformazioni ecologiche quale quella
della laurofillizzazione?
Per rispondere a questa domanda è stata impostata la
modellizzazione ambientale del processo di invasione dei
boschi di latifoglie ad opera di specie laurofille per il ter¬
ritorio della provincia di Varese (Lombardia occidentale).
Dopo aver esplorato l’intera area di studio, sono stati indi¬
viduati 72 siti con comunità forestali nei quali la presenza
di laurofille non fosse trascurabile; nello specifico i siti
prescelti dovevano presentare una copertura complessiva
di laurofille maggiore di 1/8 della superficie rilevata (pari
a 225 m2) ed almeno una pianta di laurofilla alta più di 1
m. Impiegando la cartografia della vegetazione dell’area
di studio (Tosi et al., 2002), sono stati inoltre individuati
casualmente altri 72 siti all’ interno di boschi di latifoglie;
per ciascuno di essi è stato verificato che il processo di
laurofillizzazione non fosse in atto, utilizzando gli stessi
criteri sopra esposti. Per ciascuno dei 144 siti sono state
considerate variabili climatiche (distanza dai laghi, radia¬
zione solare, temperatura e precipitazioni medie annuali),
bioclimatiche (valore degli indici di Gams, Lang e Kira),
ambientali (quota, tipo di substrato geologico) e infine le¬
gate al disturbo antropico (distanza dagli abitati e dalla
rete stradale principale). L’eventuale laurofillizzazione in
atto è stata quindi stimata utilizzando i GLM, tramite una
procedura backwise.
Il processo di laurofillizzazione è stato riscontrato in
modo generalizzato, ovvero ai danni di comunità forestali
termofile ( Quercetalia pubescentis), mesofile ( Fagetalia
sylvaticae, in particolare Carpinion betuli ) e acidofile
{Quercetalia roboris). La composizione floristica delle
formazioni forestali in esame sembra però essere stata già
fortemente alterata in passato, come dimostra la ricorren¬
te presenza di Robinia pseudoacacia nello strato arboreo
dominante; in altre parole, l’invasione della laurofille si
configurerebbe come un secondo ciclo di degrado.
Le specie responsabili della laurofillizzazione sono
risultate Ilex aquifolium e Taxus baccata tra le autocto¬
ne, Buxus sempervirens , Laurus nobilis, Quercus ilex e
Vìburnum tinus, tra le specie del bacino del mediterra¬
neo; tra le esotiche le specie maggiormente ricorrenti so¬
no state Aucuba japonica, Cinnamomum glanduliferum,
Elaeagnus pungens , Euonymus japonicus, Ligustrum
lucidum, Ligustrum ovalifolium, Ligustrum sinense , Ma-
honia aquifolium, Prunus laurocerasus e Trachycarpus
fortunei e in subordine Berberis bealei, Cephalotaxus
fortunei, Cotoneaster salicifolius, Eriobotrya japonica,
Euonymus lucidus, Hedera hibernica e Vìburnum rhyti-
dophyllum. Le diverse specie non sembrano comunque
essere legate a particolari condizioni ecologiche, tranne
che per singoli casi, come Ligustrum lucidum assente nei
boschi acidofili.
Il processo di laurofillizzazione dei boschi di latifoglie
della provincia di Varese è risultato statisticamente legato
alla maggior parte delle variabili considerate; ad esempio
il processo sembra arrestarsi a quote maggiori di 527 m
s.l.m. oppure a distanze dagli abitati superiori ai 182 m.
Il modello finale ha tuttavia ristretto le variabili signifi¬
cative alle precipitazioni medie annuali (con coefficien¬
te positivo), alla distanza dai laghi e alla distanza dagli
abitati (entrambi con coefficienti negativi). Sulla base del
modello analizzato è stato stimato che all 'incirca il 20%
dei boschi attualmente esistenti nella provincia di Varese
è potenzialmente minacciato dal processo di laurofillizza¬
zione con pesanti ripercussioni sul territorio sotto il profi¬
lo naturalistico, ecologico e paesaggistico. La laurofilliz¬
zazione infatti non comporta la sola sostituzione di specie
autoctone con specie esotiche, ma anche il passaggio dal
bioma delle foreste di latifoglie decidue a quello delle fo¬
reste di laurofille (oggi scarsamente presente sull’intero
territorio nazionale) con presumibili profonde modifica¬
zioni, ad esempio, dei cicli biogeochimici, dei processi
L
18
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAM1 AZUMA & ENRICO BANFI
pedogenetici e della disponibilità di habitat per organismi
ad ogni livello della scala evolutiva.
Occorre tuttavia sottolineare come la distanza dagli
abitati tra tutte sia risultata la variabile di maggior peso
relativo. Si tratta di una variabile complessa, che da una
parte racchiude la distanza dai centri di dispersione dei
propaguli (giardini, parchi ecc.), ovvero dai centri di fo-
raging deH’omitofauna principale responsabile della dif¬
fusione di quasi tutte le specie di laurofille, e dall’altra è
funzione inversa del grado di disturbo arrecato alla com¬
ponente forestale.
In ultima analisi i fattori antropici diretti appaiono del¬
lo stesso ordine di grandezza dei cambiamenti climatici
nel determinare il processo di laurofillizzazione del terri¬
torio insubrico. In effetti ciò può essere evidenziato anche
dal fatto che l’aumento della densità di popolazione sul
territorio della provincia di Varese o del Cantone Ticino,
oppure la crescita del PIL prò capite in Italia e in Svizzera,
sono di fatto largamente sovrapponibili alla diminuzione
del numero medio di giorni con gelate riscontrato nel ter¬
ritorio svizzero, fattore quest’ultimo invocato per spiega¬
re l’incremento di specie esotiche ivi riscontrato (Walther,
2000b). In definitiva la recente massiccia diffusione delle
specie esotiche è legata sia ai cambiamenti climatici ma
anche alla gestione forestale, come dimostrato da recenti
studi sempre condotti in provincia di Varese (Brusa et. al.,
in stampa), nonché all’urbanizzazione diffusa del territo¬
rio e agli stili di vita, che sono determinanti nell’ incre¬
mentare il pool di piante madri da cui parte l’invasione
degli ambienti naturali.
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Bruno E. L. Cerabolini, Guido Brusa & Daniela Grande
Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale, Università degli Studi dell’Insubria, Via Dunant 3, 21 100 Varese, Italia
Guido Brusa e-mail: guido.brusa@uninsubria.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
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Dario Savini & Anna Occhipinti-Ambrogi
Bad Moon Rising: il gambero rosso della Louisiana,
una minaccia per gli ecosistemi acquatici della Lombardia
Bad Moon Rising: thè Louisiana Red Swamp Crayfish,
a threat to freshwater ecosystems in Lombardy
Introduzione
Il gambero rosso della Louisiana ( Procambarus clarkii )
(Astacidea, Cambaridae), specie nativa del sud degli Stati
Uniti e del Messico settentrionale, è stato introdotto volon¬
tariamente a scopo di allevamento in quasi tutto il mondo.
Questo gambero è un ottimo esempio di specie r-stratega,
con prole numerosa, vita breve, maturità precoce e ciclo vi¬
tale polivoltino (Gherardi, 2006). Trattandosi di un vorace
predatore onnivoro opportunista, la sua presenza negli am¬
bienti acquatici è spesso causa di forte perdita di biodiversità
di fauna e flora native (Rodriguez et al., 2005). Le prime
segnalazioni e studi relativi a P. clarkii in Italia risalgono ai
primi anni ’90 del secolo scorso in Toscana (Gherardi, 2006)
mentre, in Lombardia, le scarse informazioni disponibili
(Groppali, 2003) individuano un primo focolaio di coloniz¬
zazione degli ambienti di risaia a partire dal 2000 nelle pro¬
vince di Milano, Pavia, Lodi e Cremona. Oggi, il gambero
alloctono è un componente stanziale delle risaie della Lom¬
bardia e delle aree naturali limitrofe. A dimostrazione della
pericolosità di questa specie si riportano in sintesi i risultati
di un’indagine svolta a partire da settembre 2005, e tuttora
in corso, nella Riserva Naturale Integrale Bosco Siro Negri,
area protetta del Parco del Ticino in provincia di Pavia.
Materiali e Metodi
Area di studio - Il Bosco Siro Negri è una riserva in¬
serita nel territorio del Parco Lombardo della Valle del Ti¬
cino, sito a Zerbolò (PV) e donato all’Università di Pavia
nel 1967 dall’allora proprietario Giuseppe Negri. Dal 1974,
con una legge regionale, il Bosco è stato classificato Zona
A, ovvero Riserva Naturale Integrale di particolare inte¬
resse scientifico. Il bosco, di soli 1 1 ettari di estensione, è
circondato da tre zone umide principali: il Fiume Ticino,
il Canale Mangialochino e una lanca. Gli studi di popo¬
lazione sul gambero invasivo sono stati svolti all’interno
di questa lanca. L’alveo del bacino è caratterizzato da una
forma a C, con un braccio disposto a nord-ovest lungo circa
70 m, ampio circa 50 m, con profondità massima di 170 cm
e un braccio disposto ad ovest di circa 50 m di lunghezza,
ampio circa 12 m, con profondità massima di 50 cm. Un
primo studio condotto nell’autunno 2005 (Savini, 2007)
aveva identificato un’elevata diversità floristica e faunistica
nel bacino. Si riportava la presenza di 5 idrofite sommerse
{Potamogeton natans , Potamogeton crispus, Lindernia sp.,
Lagarosiphon major, Myriophyllum spicatum ), di canneti
misti lungo le sponde ( Phragmites australis, Cyperas glo-
meratus, Typha latifolia, Polygonum minus, Schoenoplec-
tus tabernaemontani) e di una fauna ittica rappresentata da
8 specie: Esox lucius, lctalurus melas, Lepomis gibbosus,
Pseudorasbora parva, Rhodeus amarus, Gambusia affinis,
Cobitis taenia bilineata e Tinca tinca. Tra gli invertebra¬
ti acquatici le specie maggiormente rappresentate erano il
mollusco bivalve Unio sp., il coleottero acquatico Hydro-
philus piceus e il gasteropode Vìviparus contectus, oltre al
gambero invasivo P. clarkii, in quell’occasione da noi rin¬
venuto per la prima volta nell’area di studio.
Struttura di popolazione - Dall’autunno 2005 a fi¬
ne luglio 2006 si è provveduto alla cattura sistematica
di esemplari di P. clarkii mediante posizionamento di 1 8
nasse innescate con mangime umido (Savini, 2007). Le
nasse sono state controllate settimanalmente, rimuoven¬
do dall’ambiente gli esemplari catturati, i quali venivano
immediatamente trasportati in laboratorio e surgelati alla
temperatura di -18 °C, in attesa di successive analisi. Tutte
le catture accessorie delle nasse (pesci, macroinvertebrati
acquatici) erano registrate prima di liberare gli animali. I
gamberi raccolti sono stati sottoposti alle seguenti analisi
di laboratorio: misure biometriche (lunghezza totale, lun¬
ghezza cefalotorace, peso fresco sgocciolato), ripartizione
sessuale, conta uova (femmine fecondate) e ricerca della
componente fungina associata (Prof. Picco, Dr. Rodolfi -
Sez. Micologia, Dip. Ecologia del Territorio).
Tassi di erbivorismo - In primavera e autunno 2007
sono stati allestiti 12 mesocosmi (acquari) sperimentali per
la verifica dei tassi di erbivorismo di P clarkii nei confron¬
ti di due idrofite sommerse: L. major e P. natans. Ciascun
acquario è stato riempito di sedimento (circa 3 cm) con¬
tenente un’uguale biomassa (21 g, peso fresco) delle due
specie di idrofite. Sono state così realizzate quattro repli¬
che sperimentali contenenti piante e un gambero, quattro
contenenti piante e due gamberi e quattro, di controllo,
contenenti solo piante. I tassi di erbivorismo e la produ¬
zione di biomassa vegetale delle due specie di idrofite
nelle vasche di controllo sono stati valutati per differenza
di peso delle piante dopo 15 giorni. L’esperimento è stato
effettuato con esemplari maschi (maggio 2007) e replicato
con le femmine (settembre-ottobre 2007). I gamberi im¬
piegati per lo studio sono stati catturati nei mesi precedenti
gli esperimenti, selezionati in base alla taglia (lunghezza
totale: circa 10 cm; peso: circa 50 g) e mantenuti in sta¬
bulazione in loco in ampie gabbie. Quarantotto ore prima
dell’inizio deH’esperimento i gamberi sono stati privati del
cibo in modo da standardizzarne i livelli di fame.
Analisi del contenuto stomacale - Un sub campione
di 163 individui è stato sottoposto ad analisi del contenuto
stomacale con il metodo di Correia (2003) modificato. Le
classi di alimento ingerito dal gambero (animale, vegetale
e detrito) sono state valutate in percentuale rispetto al vo¬
lume medio degli stomaci, mediante identificazione allo
stereomicroscopio su piastre Petri (Garzoli, 2006).
Indagini sulla componente fungina - Un sub campione
di 36 esemplari è stato analizzato per la componente fungi¬
na (Oomycota) associata, facendo riferimento al protocollo
20
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZL MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
di Aldcrman & Polglase (1986), specifico per la diagnosi di
Aphanomyces astacii, ma favorevole anche all’identificazio¬
ne di altri taxa fungini potenzialmente patogeni e saprofiti.
Ricchezza florìstica e faunistica - Nel corso del trien¬
nio 2005-2008 sono stati raccolti stagionalmente dati quali¬
tativi sulle componenti floristiche e faunistiche del bacino.
Sono state disegnate in loco mappe di distribuzione della
flora acquatica e si è tenuto conto delle catture accessorie
di vertebrati e invertebrati nelle nasse per gamberi.
Risultati e discussione
I dati di struttura di popolazione hanno dimostrato una
completa acclimatazione della specie all’area di studio,
con due periodi riproduttivi (aprile e settembre). In media,
le femmine in questo ambiente producono 738 ±14 uova
(n=7 individui), più di quanto riportato in bibliografia per
l’Italia (circa 400 uova) (Gherardi, 2006). Le catture di
esemplari sono state massime in periodo post riproduttivo
(ottobre n=48; maggio n=68) in accordo con quanto ripor¬
tato da Dòrr et al. (2006). Le piccole dimensioni degli in¬
dividui catturati (moda della distribuzione delle frequenze
di taglia: 10,5 cm lunghezza totale), indicano la presenza
di una popolazione piuttosto giovane (circa 1 -2 anni) e in
espansione, ipotesi confermata dal primo rinvenimento
nell’agosto 2004 (Bogliani, com. pers.). A causa di un pro¬
babile elevato tasso di immigrazione dagli ambienti umidi
circostanti (canali, Fiume Ticino, risaie), favorito dalla ca¬
pacità del gambero a compiere lunghi percorsi sul terreno,
la continua rimozione di esemplari non ha inciso a lungo
termine sulla densità di popolazione. Gli esperimenti sui
tassi di erbivorismo hanno dimostrato come un singolo in¬
dividuo sia in grado di consumare da 10 g (maschi) a 30 g
(femmine) di idrofite in 15 giorni. Nonostante gli esperi¬
menti abbiano dimostrato una preferenza per L. major , un
impatto ancora maggiore è esercitato nei confronti di P.
natans , che ha mostrato un minor tasso di produzione nelle
vasche di controllo. Sul campo, il confronto tra mappe di
vegetazione compilate in autunno 2005 e 2007 mostra la
totale scomparsa dalla lanca dell’idrofita P. natans e di al¬
tre due idrofite un tempo presenti, Potamogeton crispus e
Myriophyllum spicatum. Dall’analisi delle catture accesso¬
rie, diminuite drasticamente già nel corso del primo anno
di indagine, risulta come la rimozione delle idrofite possa
aver determinato anche una forte riduzione della fauna ac¬
quatica. Le analisi del contenuto stomacale di P. clarkii
confermano l’onnivoria e l’opportunismo di questa specie.
1 dati indicano un elevato consumo di materiale vegetale
in primavera estate (47% della dieta) e di detrito/materia
organica in decomposizione nei mesi invernali (75%). Il
consumo d’invertebrati acquatici e giovani pesci risulta
quantitativamente inferiore (10-20%), ma costante in tutte
le stagioni. Le analisi sulla componente fimgina associata a
P. clarkii, sebbene non abbiano rilevato il lungo patogeno
Aphanomyces astacii , hanno evidenziato una ricchissima
comunità di funghi ubiquitari e polifagi (più di 25 taxa).
Tali funghi sono in studio presso la Sezione di Micologia
del Dipartimento di Ecologia del Territorio allo scopo di
identificarne ruolo ecologico ed eventuale patogenicità. In
conclusione, i dati raccolti in tre anni di studio, durante la
fase di espansione della popolazione di P clarkii a seguito
del suo ingresso nella riserva, dimostrano un forte impatto
ecologico nell’area. L’abbondanza di ambienti umidi arti¬
ficiali (canali irrigui, risaie), comunemente colonizzati dal
gambero, e d’importanti siti di conservazione della biodi¬
versità (parchi naturali, SIC, ecc...) fa della Lombardia una
delle regioni italiane a maggior rischio di invasione. Per
questo motivo il titolo della presente comunicazione ri¬
prende quello della canzone “Bad Moon Rising” del grup¬
po rock “Creedence Clearwater Revival”: “Si sta alzando
in cielo una luna che non promette nulla di buono!” Nume¬
rosi contributi scientifici nazionali ed intemazionali hanno
ormai chiarito e quantificato il forte impatto ecologico di
questa specie alloctona; risulta evidente come i “costi” del
non intervento potrebbero, a breve, superare abbondante¬
mente quelli di eventuali strategie di controllo.
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Dario Savini & Anna Occhipinti-Ambrogi
Dipartimento di Ecologia del Territorio, Università degli Studi di Pavia, Via S. Epifanio 14, 27100 Pavia, Italia
Dario Savini e-mail: dario.savini@unipv.it - Anna Occhipinti-Ambrogi e-mail: occhipin@unipv.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
21
Enrico Banfi & Gabriele Galasso
Diffusione e invasività della palma Trachycarpus fortumi
Spreading and invasiveness of thè palm Trachycarpus fortumi
Il contingente delle introduzioni vegetali che hanno
interessato l’area temperata con esito invasivo a breve
o lunga risposta, a partire dalla seconda metà del secolo
XVIII, include per massima parte provenienze tempera¬
te o euriterme e, in parte minore, estensioni secondarie
di areali all’origine tropicali. Specularmente, le aliene
interessate a questo processo afferiscono in modo larga¬
mente preponderante a famiglie “temperate”. La regione
mediterranea ospita un numero discreto di affermazioni
tropicali e subtropicali, che, pur non costituendo quota si¬
gnificativa dell’esotismo invasivo in Europa, attestano in
qualche modo la contiguità climatica fra area tropicale e
temperato-calda.
La maggioranza delle famiglie con esponenti tropicali
invasivi comprende generi e specie anche non strettamen¬
te tropicali (per es. Aizoaceae, Nyctaginaceae, Fabaceae,
Apocynaceae, Solanaceae, Boraginaceae s.l. ecc.) e fra
quelle tropicali in senso più stretto (Arecaceae), solo com¬
portamenti awentiziali e localizzati, diffìcili da ritenere
potenzialmente invasivi, si osservano in entità quali Wa-
shingtonia robusta (Sonora, Baja California), Phoenix ca-
nariensis (Canarie) e Butia capitata (S-Brasile, Uruguay,
NE-Argentina), tutte climaticamente ai margini dell’area
tropicale, se non addirittura attribuibili a clima temperato-
caldo. Proprio riguardo a questa famiglia, di per sé irrile¬
vante nel quadro xenofitico del nostro territorio, ricorde¬
remo che in ambito mediterraneo è l’autoctona palma na¬
na ( Chamaerops humilis ) ad assumere spesso, almeno su
scala locale, il ruolo di specie invasiva, con la diffusione
di ferals derivati dalla pianta in coltivazione, per altro in
aperto contatto e scambio con gli wild , ove questi ultimi
risultino sintopici (per es. tra Sassari e Alghero).
Ma le Arecaceae includono un piccolo ramo evoluti¬
vo diversificatosi in clima temperato-umido nel settore
subhimalayano orientale (India, Cina e territori adiacenti)
ed è bastato che una di queste discendenze, Trachycarpus
fortumi (Hook.) H.Wendl., venisse introdotta in Europa
per portare anche le palme alla ribalta dell’ invasività.
La posizione filogenetica di Trachycarpus è stata re¬
centemente chiarita attraverso sequenziazioni del DNA
plastidiale (Asmussen & Chase, 2001) e nella più recente
rielaborazione sistematica della famiglia, Dransfìeld et al.
(2005) riconoscono la sottotribù monofiletica Rhapidinae
(tribù Livistoneae, sottofamiglia Coryphoideae), inclu¬
dente, oltre a Chamaerops e Trachycarpus , altri 3 generi
asiatici e 1 nordamericano.
Nel 1830 T. fortumi venne introdotta dal Giappone
in Europa (Olanda) sotto il binomio Chamaerops ex-
celsa, poi seguì una seconda introduzione in Inghilterra
ad opera di Robert Fortune, che aveva raccolto semi da
esemplari coltivati nell’isola di Zhoushan, al largo della
costa orientale cinese. Questa specie non è nota allo sta¬
to wild , mentre in coltivazione e come feral essa mostra
una distribuzione primaria in Cina centrale ed orientale.
Caratterizzata da elevata variabilità dei tratti vegetativi,
T. fortumi è una delle 8 specie di Trachycarpus oggi ri¬
conosciute (Govaerts & Dransfìeld, 2005), alcune delle
quali scoperte e descritte negli ultimi 14 anni (Gibbons
& Spanner, 1997, 1998; Gibbons et al., 1995, 2003). At¬
tualmente, la chiave per svelare il mistero sull’origine del
culton sembra risiedere nella sister T. takil Becc. (India:
Uttar Pradesh), morfologicamente uniforme e all’appa¬
renza distinta da T. fortumi (sviluppo maggiore, feltro
guainale in parte caduco, lamine fogliari grandi e rigide,
ma soprattutto hastula ritorta anziché diritta), che forma
una piccola popolazione wild nel territorio di Kumaon
(Monte Thalkedar), del quale era considerata endemica.
Indagini genetico-molecolari in corso (M. Gibbons, in
litt.) mirano a definire il grado di conspecificità dei due
e, possibilmente, svelare l’esistenza di un rapporto diretto
di discendenza, via domesticazione, di T. fortumi da T.
takil. A rinforzare l’ipotesi sta la recente scoperta in Cina
di una piccola popolazione selvatica attribuibile a T. takil
(N. Kembrey, in litt.), possibile testimone di un antico e
più esteso areale E-himalayano della specie.
Se tutto ciò verrà dimostrato, si potrà pensare a una
pregressa domesticazione di T. takil in Cina, indirizzata
allo sfruttamento del feltro guainale, che in T. fortumi ri¬
veste permanentemente ed abbondantemente il tronco.
L’arrivo in Italia di T. fortumi non è documentato in
modo univoco ed è molto probabile - come sempre acca¬
deva nel passato - che la pianta sia pervenuta inizialmente
a uno o più orti botanici delle nostre università. Ancora
a decenni di distanza dall’originale approdo in Olanda e
in Inghilterra, si riteneva che questa specie non fosse in
grado di reggere gli inverni europei e che, alla pari delle
altre palme in generale, dovesse essere messa al riparo
durante la stagione critica; in ogni caso l’acclimatazione
era ritenuta indispensabile. Quando sperimentalmente si
accertò che non esistevano problemi di clima (ed è strano
che nessuno l’avesse previsto, tenuto conto della prove¬
nienza), fu dato subito il via alla diffusione della specie
nei parchi e nei giardini dell’Europa occidentale, centrale
e meridionale. Un’ampia letteratura testimonia come nel¬
la seconda metà dell’Ottocento imperversassero le mode
orientalistiche, che alimentavano la diffusione di una ric¬
ca flora, in gran parte cultigena, proveniente dall’Estremo
Oriente: ciliegi e meli da fiore, magnolie, camellie, orten¬
sie, viburni, forsizie, ligustri, weigele ecc. Anche T. fortu¬
mi, dunque, fu gratificata di questa attenzione, per emer¬
gere, quasi Symbol, nel contesto architettonico dei parchi
e dei giardini, in particolare quelli delle ville signorili che
orlano le sponde dei laghi prealpini.
Tale diffusione interessò principalmente l’Insubria
(intesa in senso ampio), cioè l’area includente Svizzera
meridionale (Ticino e Grigioni), Piemonte nord-orientale
(Verbano-Cusio-Ossola) e Lombardia prealpino-lacuale
(Varese, Como, Lecco, Monza e Brianza, Sondrio, Berga¬
mo, Brescia). Non che la pianta non raggiungesse anche
il resto d’Italia, ma il clima insubrico, con estate oceanica
e inverni miti (zona USDA 8: punte minime di gennaio
difficilmente inferiori a -10 °C), si dimostrò corrispondere
22
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
meglio degli altri all’area d’origine della palma. Per quan¬
to invece riguarda il territorio mediterraneo (regioni del
centro-sud e isole), l’aridità estiva abbinata alle alte tem¬
perature costituisce l’ostacolo principale alla crescita di T.
fortumi, che nonostante tutto viene spesso intercalata alle
classiche palme delle alberature lungomare, con risultato
disastroso; Licata (1993) al riguardo ricorda «è un genere
che teme più il caldo che il freddo».
Nell’area di introduzione T. fortumi fiorisce e fruttifi¬
ca normalmente, anche se non tutti gli anni, con l’impolli-
nazione degli individui femminili (la specie è dioica, rara¬
mente poligamo-dioica) da parte di coleotteri, imenotteri
e ditteri. Il frutto monospermo è allo stesso tempo disse-
minulo e presenta un pericarpo molto sottile, sebbene ric¬
co di zuccheri e fibra; la dispersione è mediata da uccel¬
li, ma avviene pure per caduta libera dalla pianta madre,
sortendo rispettivamente due risultati, disseminazione a
distanza e germinazione in situ.
Premesso che la specie è stata recentemente segnalata
anche per la collina di Torino (Rota & Cavallo, 2007),
in Svizzera, nell’Ossolano e in Lombardia occidentale
(ed anche in Nuova Zelanda) T. fortumi è stata capace
di superare le due ultime barriere di Pysek et al. (2004),
assumendo comportamento invasivo. Tale invasività è
stata rilevata per tre differenti livelli di sviluppo: il primo,
allo stadio di plantula dotata sia del solo eofillo sia delle
successive foglie giovanili, interessa la disseminazione in
situ, dove si osservano a volte veri e propri “prati” di pian¬
tale con oltre il 75% di copertura al suolo. È il risultato del
coincidere di un tasso di fertilità intrinsecamente elevato
e di condizioni eco-pedologiche ottimali, senza rilevanza
sulla successione degli eventi invasivi. Il secondo livello,
il più frequente, vede significative coperture della specie
negli strati arbustivi dei boschi secondari, per lo più in
compagnia di aliene a volte capaci persino di influenzare
lo strato arboreo, come Cinnamomum glanduliferum at¬
torno al lago di Varese. In casi limitati e nondimeno al¬
larmanti, T. fortumi è stata vista sconfinare all’ interno di
boschi “buoni”, a elevato grado di naturalità, inquadrabili
complessivamente nell’ordine Fagetalia. Nel bosco, la
palma cinese si comporta da sempreverde sciafila, svi¬
luppando con estrema lentezza un tronco breve ed esile e
una chioma di poche, grandi foglie verde scuro, in genere
senza raggiungere la maturità riproduttiva. Infine il terzo
livello è stato osservato dagli scriventi nel territorio a sud
di Crevoladossola (VB): in ambiente collinare aperto, con
substrato cristallino affiorante, si osservano gruppi di in¬
dividui (2-20 per gruppo) attestati sulle conche di suolo,
con l’aspetto di piccole oasi. Questi raggiungono diversi
metri d’altezza, sviluppando tronchi regolari, fiorendo e
producendo abbondanza di semi. Colpisce il fatto che i
componenti di ogni gruppo appaiono significativamente
coetanei e il pattern demografico ricorda quello di altre
specie legnose diffuse da uccelli con l’abitudine di ab¬
bandonare sul terreno “a macchie di leopardo” i semi non
consumati. In ogni caso l’interpretazione di situazioni
come questa richiede un adeguato piano di ricerca atto a
evidenziare le specificità e le interconnessioni fra le diver¬
se realtà coinvolte, fatto che diventa sempre più indispen¬
sabile nel quadro del monitoraggio e della prevenzione
dell’ invasività.
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i
Enrico Banfi & Gabriele Galasso
Sezione di Botanica, Museo di Storia Naturale di Milano, Corso Venezia 55, 20121 Milano, Italia
Enrico Banfi e-mail: parajubaea@gmail.com - Gabriele Galasso e-mail: gabriele.galasso@comune.milano.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
23
Danilo Baratelli, Maurizio Casiraghi, Claudio Celada & Alessandra Gagliardi
Un nuovo passeriforme naturalizzato in Lombardia: Paradoxornis sp.
Paradoxornis sp.: a new naturalized passerine for Lombardy
La presenza diffusa di specie esotiche detenute a sco¬
po amatoriale o per finalità commerciali è molto spesso la
causa di episodi d’introduzione intenzionali o accidentali.
È proprio questo il caso dell’introduzione dei panuri ( Pa¬
radoxornis sp.) in provincia di Varese, avvenuta verosi¬
milmente a seguito di un rilascio di circa 150 individui nel
1995 da parte di un commerciante locale di animali.
Nel mese di aprile del 1995 veniva segnalata per la
prima volta la presenza di questo passeriforme di origine
asiatica all’ interno della Riserva Naturale Orientata Palu¬
de Brabbia (Boto et al., 2000). Dalle diverse caratteristi¬
che morfologiche osservate negli individui catturati pres¬
so la Stazione Ornitologica Palude Brabbia, inizialmente
si pensò alla presenza di due specie distinte: panuro di
Webb (Paradoxornis webbianus ) e panuro golacenerina
(Paradoxornis alphonsianus), ma la presenza di indivi¬
dui con una colorazione intermedia spinse a intraprendere
studi più approfonditi per determinare l’esatta attribuzio¬
ne specifica degli esemplari presenti. Nel 1999 la specie
formava già all’interno della riserva colonie lasse duran¬
te il periodo riproduttivo e raggruppamenti in stormi di
alcune decine di individui nel periodo post-riproduttivo
(Boto et al., 2000). I primi segnali di espansione risalgono
a dicembre 1998, quando il panuro veniva osservato an¬
che in due località sul Lago di Varese. A partire dal 2003
frequenti avvistamenti hanno dimostrato la presenza di
panuri anche nelle località Bozza di Besozzo, sul Lago di
Comabbio e nella Valle Bagnoli (Comune di Vergiate).
A partire dal 2005 è stata intrapresa, da parte di un
gruppo di lavoro formato da Provincia di Varese, Stazione
Ornitologica Palude Brabbia, LIPU, Università degli Studi
di Milano-Bicocca e Università degli Studi deH’Insubria,
un’indagine, tuttora in corso, finalizzata a quantificare la
diffusione della popolazione sul territorio provinciale, ad
approfondire le caratteristiche eco-etologiche della specie,
ad indagare la complessa sistematica di questo gruppo di
specie e a valutare i potenziali fattori di rischio derivan¬
ti, ad esempio, dalla competizione con specie autoctone,
cercando di comprendere le motivazioni del successo di
questa immissione e di spiegarne le dinamiche attuali e
future.
Per valutare le differenze interspecifiche tra i Paradox¬
ornis presenti nell’area di rilascio, sono state effettuate
indagini molecolari (con i marcatori mitocondriali cyt-b
e coxl), affiancate a studi morfometrici sugli individui
catturati. I risultati di entrambe le indagini indicano una
profonda omogeneità della popolazione indagata: le se¬
quenze ottenute per entrambi i geni mitocondriali non
hanno evidenziato alcuna differenza tra le due presunte
specie e le forme intermedie; la stessa situazione è emersa
dalle analisi morfometriche, non essendo stato possibile
individuare alcuna correlazione significativa tra biometrie
e presunta specie di appartenenza (Galimberti, 2006).
Per poter capire se, in quale modo e con quali specie
autoctone il panuro possa entrare in competizione, è risul¬
tato di fondamentale importanza definire le caratteristiche
ecologiche della specie, in particolare andando ad appro¬
fondire le conoscenze sull’utilizzo dello spazio e delle ri¬
sorse trofiche nei diversi periodi dell’anno. Nell’ambito
delle consuete attività di cattura e inanellamento a scopo
scientifico, effettuate presso la Stazione Ornitologica Pa¬
lude Brabbia, una frazione della popolazione (19 indivi¬
dui) è stata marcata mediante l’applicazione di radiotra¬
smettitori e monitorata mediante radiotracking, utilizzan¬
do sia la tecnica dell 'homing in (in particolare nel periodo
riproduttivo, per l’individuazione dei siti di deposizione),
sia quella della triangolazione. Le localizzazioni sono sta¬
te utilizzate per elaborazioni riguardanti la dinamica degli
home range nelle diverse stagioni e per valutare l’utilizzo,
da parte della specie, delle tipologie di habitat disponibi¬
li.
Dai dati finora elaborati emerge che gli individui pos¬
siedono home range che raggiungono dimensioni massi¬
me in inverno (circa 1 8 ha), probabilmente per una carenza
di risorse alimentari, che portano gli animali ad esplorare
territori più ampi, e che si riducono in primavera (circa 1
ha), in concomitanza con la stagione riproduttiva (Luoni
et al., in stampa). La specie è risultata strettamente lega¬
ta alle zone umide con presenza di vegetazione erbacea
(canneto e cariceto), boscaglie e arbusteti ripariali (alneti,
saliceti arbustivi). Meno frequentemente utilizza boschi
umidi di latifoglie, incolti erbacei e altre aree aperte. I nidi
finora rinvenuti sono stati trovati in fitti cespugli di rovo,
in aree al margine di zone a canneto. Gli individui, al di
fuori della stagione riproduttiva, si riuniscono in gruppi
di un numero variabile tra 30 e un centinaio, utilizzando
per il riposo notturno posatoi su arbusti (salicone, salice
cenerino) posti al limitare delle zone umide. In periodo
invernale la frequentazione di zone boscate e di campi
coltivati diventa più frequente. La selezione dell’ habitat
rilevata, apparentemente stretta e orientata verso le aree
umide, non sembra essere presente nell’areale originario,
dove il passeriforme è stanziale e frequenta territori che
vanno dal livello del mare fino a 3.500 m di quota, oc¬
cupando svariate tipologie ambientali, dagli arbusteti, ai
campi coltivati, alle piantagioni, alle foreste mature.
Lo studio della dieta è stato effettuato mediante ana¬
lisi di 211 campioni fecali, prelevati durante le attività di
inanellamento e integrato con l’analisi di un campione di
23 contenuti stomacali di individui deceduti in rete du¬
rante le operazioni di cattura. Per valutare la possibilità di
sovrapposizione di nicchia trofica del Paradoxornis con
quella di specie autoctone che condividono le stesse tipo¬
logie di habitat, è stata indagata anche la dieta di 10 specie
autoctone che frequentano nei diversi periodi dell’anno
l’attuale area di presenza della specie. I risultati mostrano
una dieta prevalentemente insettivora durante le stagioni
primaverile e estiva, mentre durante l’ inverno l’apporto di
semi e bacche risulta predominante.
Per definire il quadro attuale di distribuzione della spe¬
cie sono state effettuate ogni anno, sia durante la stagione
primaverile, sia in periodo invernale, delle campagne di
24
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
monitoraggio attraverso censimenti su aree campione. In
particolare, è stata monitorata una frazione rappresentati¬
va del territorio limitrofo all’area di rilascio e potenzial¬
mente colonizzabile dalla specie. La distribuzione è per
il momento circoscritta alle sponde del Lago di Varese e
alla confinante Palude Brabbia, con piccoli nuclei in cor¬
rispondenza di due altre aree umide: in località Bozza di
Besozzo, lungo la porzione meridionale del Lago di Co-
mabbio (in continuità di habitat con la Palude Brabbia)
e, più a sud, nella località Valle Bagnoli, un’area umida
isolata rispetto alle precedenti, ad una distanza di circa 12
km rispetto al punto di rilascio.
L’analisi dei dati delle operazioni di cattura-marcatura-
ricattura, iniziate in seguito ai primi segnali di espansione
del nucleo immesso, è attualmente in corso e permette¬
rà di definire i parametri demografici e valutare il trend
della popolazione studiata. La consistenza numerica della
popolazione, a 12 anni dal rilascio, è attualmente stimata
in circa 2.000-4.000 individui. La dinamica di espansio¬
ne territoriale finora osservata (permanenza nell’area del
rilascio e colonizzazione di aree contigue dal punto di vi¬
sta ambientale fino al 2002, colonizzazione di un nuovo
territorio isolato nel 2003) lascia ipotizzare una capacità
di colonizzazione di nuovi territori da parte della specie
apparentemente lenta. L’espansione sembra avvenire più
facilmente lungo corridoi caratterizzati dalla presenza di
aree umide.
Un’analisi dei dati di presenza/assenza della specie
abbinata allo studio delle caratteristiche ambientali asso¬
ciate ai dati (tipologie di habitat preferite ed evitate, al-
timetria, presenza di aree urbanizzate, rete viaria, laghi
e fiumi, ecc.) rappresenta un utile strumento per indivi¬
duare la presenza e la distribuzione nel territorio indaga¬
to di possibili barriere o corridoi utilizzabili dalla specie
per una futura espansione geografica. Tali informazioni,
associate ad altri parametri derivanti dallo studio sulla
demografia e sul trend della popolazione e all’entità del
propagule pressure rappresentano le basi per lo svilup¬
po di un modello in grado di predire la futura espansione
della specie.
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Danilo Baratelli
Settore Ambiente, Ecologia ed Energia, Provincia di Varese, Via Pasubio 6, 21 100 Varese, Italia
e-mail: dbaratelli@provincia.va.it
Maurizio Casiraghi
Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Piazza della Scienza 2, 20126 Milano, Italia
e-mail: maurizio.casiraghi@unimib.it
Claudio Celada
Dipartimento Conservazione della Natura, Lega Italiana Protezione Uccelli, Via Trento 49, 43100 Parma, Italia
e-mail: claudio.celada@lipu.it
Alessandra Gagliardi
Dipartimento Ambiente-Salute-Sicurezza, Università degli Studi dellTnsubria, Via Dunant 3, 21 100 Varese, Italia
e-mail: alessandra.gagliardi@uninsubria.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
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Sandro Bertolino & Lucas Wauters
Worldwide and national Squirrel introductions: threats and strategies
of prevention
La problematica delle introduzioni di scoiattoli a livello mondiale e italiano:
impatti e strategie di prevenzione
Introduction Eradication and control
Human-mediated introduction of species into new
areas is considered one of thè most important threats to
biodiversity and a major cause of extinction of many taxa
(Olden et al., 2004). To reverse this trend thè best strat-
egy should be based on a hierarchical approach that com-
prises: prevention of new introduction; prompt eradication
of newly established species; spatial containment and/or a
population control campaign (Wittenberg & Cox, 2001).
Squirrels are amongst thè most frequently and widely
introduced mammals, for hunting or as ornamentai species.
Thus, they can be used as a model to (i) develop a preven¬
tion strategy through a retrospective analysis of previous
introductions; (ii) evaluate thè need for a rapid intervention
when species are already established; (iii) discuss problems
related to an effective strategy of species containment in
cases where thè alien has colonised large areas.
Prevention
Squirrels have been introduced worldwide and many
species represent a threat to biodiversity and produce a
serious impact on forestry (Long, 2003; Bertolino &
Genovesi, 2005). In a recent study, Bertolino (submit-
ted) analysed a dataset on worldwide Squirrel introduc¬
tions to locate thè relative pathways and determine thè
factors correlated with species establishment. Out of 245
introduction events with 20 species, 198 were successful.
Introductions reached their peak between 1900 and 1930,
but thè phenomenon is stili important, with 15-20 new
introductions every 10 years. The genera that were most
frequently introduced into other bio-geographical regions
were Sciurus, Tamias , and Callosciurus. Europe was thè
main recipient of species from other bio-geographical
regions. Nowadays thè most frequent vector of Squirrel
introductions is thè pet market and thè maintenance of
animals by private citizens and zoos.
The likelihood of Squirrel establishments sharply in-
creased with a low propagule pressure and species of thè gen¬
era Sciurus and Callosciurus established a new population
from one couple of animals in more than 50% of thè events.
Conversely, establishment success decreased when thè latitu-
dinal distance between thè recipient area and thè native range
of thè species increased and thè likelihood of establishment
was below 50% with a latitudinal distance > 35°.
IA risk analysis model for thè likelihood of establishment
of introduced Squirrel species could be carried out accord-
ing to thè results of this study. A preventive screening should
take into consideration that just few Squirrels are able to
originate new populations when thè latitude of thè area of
introduction is not too distant from that of thè native range.
In Italy three exotic Squirrel species have been intro¬
duced: thè American Grey Squirrel Sciurus carolinensis
(3 populations), thè Asiatic Siberian Chipmunk Eutamias
sibiricus (3 populations) and Finlayson Squirrel Callo¬
sciurus finlaysonii (2 populations) (Bertolino & Genove¬
si, 2005). The most harmful species is thè Grey Squirrel,
which was previously introduced in Europe also in Great
Britain and Ireland (Gumell & Pepper, 1993). In all these
countries thè rapid spread of thè alien species coincided
with a dramatic decline in range of thè native Red Squirrel
Sciurus vulgaris (Gumell, 1987; Wauters et al., 1997).
The Grey Squirrel uses thè same food resources and has
similar space use and activity pattems as thè Red Squirrel
(Wauters et al., 2002a). However, Grey Squirrels are able
to digest acoms more effìciently than Red Squirrels and
feed on these seeds more intensively than thè native spe¬
cies. Grey Squirrels could also pilfer seeds scatterhoard-
ed by thè congener that are important to overwinter in a
good condition (Wauters et al., 2002b). The competition
for food results in a reduced body growth, lower juvenile
recmitment and reproductive success, which cause a de¬
cline in thè population densities and locai extinctions of
Red Squirrels (Wauters et al. 2005). In Great Britain, thè
competitive exclusion between these two species is also
mediated by a Squirrel Poxvirus, which causes a lethal
disease in Red Squirrels while Grey Squirrels are resistant
and act as a vector (Gumell et al., 2006).
Considering thè risk for thè conservation of thè Red
Squirrel, an action pian for thè removai of thè Grey Squir¬
rel from Italy was proposed in 1997. However, a trial erad¬
ication started as a pilot-study was stopped by a recourse
to thè court from animai right groups and no other action
has been undertaken since (Bertolino & Genovesi, 2003).
A spread of thè species from Italy into other European
countries must be considered likely in thè absence of any
management activities. To illustrate this, models have been
used to predict thè potential expansion of thè Grey Squir¬
rel from Italy into neighbouring countries (Bertolino et
al., submitted). Simulations started with thè known Grey
Squirrel distributions in 1996 and modelled thè spread for
thè next 100 years. According to a worst case scenario, in
20 years (2016) thè Grey Squirrels are predicted to colonise
thè western Alps in thè provinces of Turin and Cuneo, and
in about 30 years (2026) they will reach France through thè
Alps. The population in Lombardy will take only 20 years
to colonise thè area along thè River Ticino and thè Lake
Maggiore, and first populations in Switzerland are predict¬
ed in 2031. Using simulations of different control strate¬
gies, thè rapid eradication of thè population in Lombardy
would remove thè risk of invasion of Switzerland for thè
next 100 years (Tattoni et al., 2006; Bertolino et al., submit-
26
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
ted). In 2006 a detailed action pian for thè eradication of thè
Grey Squirrel population along thè Ticino was proposed, to
eliminate thè risk for Switzerland and to evaluate thè possi-
bility to remove thè other populations in Italy. Simulations
suggested that an efficient control of thè Grey Squirrel is
possible and mainly determined by thè spatial distribution
and woodland size of thè target control areas (Tattoni et al.,
2005, 2006). However, immediate actions must be taken,
since delay in Grey Squirrel control will result in thè popu¬
lation increasing and spreading, which makes thè problems
of successful containment more difficult.
Toward a global strategy
The results of thè simulations presented suggest that
species introduced into one country can easily spread to
neighbouring States. Thus, facing thè threat posed by thè
introduction of species needs a intemational co-ordinated
policy; for this reason a European strategy on invasive al¬
ien species has been proposed (Genovesi & Shine, 2004).
Priority should be given to prevention, developing
screening systems of species that could enter Europe and
Italy. Among Squirrels, species already established in
thè continent, or that has a high probability to establish,
should be banned from thè animal-trade. In case that pre¬
vention fails, prompt eradication of thè introduced spe¬
cies should be considered. The experience gained with
thè Grey Squirrel could help in developing an appropriate
strategy, also in relation of thè social acceptance of thè in-
tervention (Bertolino & Genovesi, 2003). Priority should
be given to eradicate populations more likely to expand
into new countries, like thè Grey Squirrels along thè Ti¬
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DIVAPRA Entomologia e Zoologia, Università degli Studi di Torino, Via Leonardo da Vinci 44, 10095 Grugliasco (TO), Italia
e-mail: sandro.bertolino@unito.it
Lucas Wauters
Dipartmento Ambiente-Salute-Sicurezza, Università degli Studi dellTnsubria, Via Dunant 3, 21 100 Varese, Italia
e-mail: lucas.wauters@uninsubria.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
27
Piero Genovesi
Quale politica per rispondere alle invasioni biologiche?
What policy to respond to biological invasions?
L’introduzione di specie alloctone è un fenomeno in
rapida crescita in tutti i gruppi tassonomici ed in tutti gli
ecosistemi, a causa fondamentalmente della globalizza¬
zione delle economie, che ha determinato un aumento
esponenziale dei trasporti, del commercio e del turismo.
Questo fenomeno causa rilevanti impatti sia alla diver¬
sità biologica, sia all’economia ed alla qualità della vi¬
ta dell’uomo. I risultati del programma DAISIE (www.
europe-aliens.org) hanno confermato che le invasioni bio¬
logiche sono in rapido aumento in Europa in tutti i gruppi
tassonomici ed in tutti gli ecosistemi, con tassi di cresci¬
ta esponenziale del numero di nuove specie, e crescenti
impatti sia alla diversità biologica, sia all’economia ed al
benessere dell’Europa.
Molte specie endemiche europee sono, infatti, diret¬
tamente minacciate da specie alloctone (per esempio: il
gobbo rugginoso Oxyura leucocephala minacciato dal
gobbo della Giamaica O. jamaicensis per ibridazione, o
il raro visone europeo Mustela lutreola minacciato dal vi¬
sone americano M. visori). Gli effetti delle introduzioni
possono anche estendersi agli impatti sanitari, come nel
caso della zanzara tigre Aedes albopictus , vettore di di¬
verse gravi malattie.
Appare quindi evidente l’urgenza di intervenire per
mitigare gli impatti di questa minaccia, diminuendo il nu¬
mero di nuove introduzioni e mitigando gli effetti delle
specie alloctone già introdotte nel nostro continente.
Un’efficace politica in materia di specie alloctone,
come sottolineato dai principi guida adottati in ambito
Convenzione per la Diversità Biologica (CBD) (Decision
VI/23, The Hague, Aprii 2002), dovrebbe basarsi su un
approccio gerarchico: priorità alla prevenzione di ulteriori
introduzioni; eradicazione dei nuclei introdotti quando la
prevenzione fallisce, controllo e contenimento geografico
delle specie naturalizzate quando opportuno (Wittenberg
& Cock, 2001). Al fine di promuovere un’applicazione
organica e coordinata di questi principi a scala europea,
la Convenzione di Berna ha predisposto una strategia
pan-Europea (Genovesi & Shine, 2004), che è stata ap¬
provata formalmente dai paesi europei e dalla Commis¬
sione Europea nel dicembre 2003. La quinta Conferenza
Ministeriale Europea per l’ambiente (Kyiv Resolution on
Biodiversity) ha quindi chiamato i paesi Europei ad adot¬
tare piani d’azione nazionali basati sulla strategia pan-
Europea. Più recentemente la Commissione Europea ha
circolato una comunicazione ufficiale (Communication
from thè Commission on Halting thè Loss of Biodiversity
by 2010 and Beyond), dove si chiede ai paesi membri di
sviluppare strategie nazionali sulle specie alloctone inva¬
sive per il 2007, e di implementarle entro il 2010, tenendo
conto della già citata Strategia Europea. Recentemente, la
Commissione Europea ha anche preso il formale impegno
a sviluppare una politica regionale su questa materia, che
dovrà basarsi sui principi della Strategia Europea.
Purtroppo una analisi delle capacità di risposta attuale
dell’Europa evidenzia che la nostra regione è molto indie-
tro rispetto ad altre aree sviluppate del mondo in questo
settore. Ad esempio, nonostante l’elevato livello tecnico¬
scientifico dei paesi europei e le rilevanti risorse finan¬
ziarie disponibili in ambito europeo, nella nostra regio¬
ne sono stati realizzati meno programmi di eradicazione
rispetto ad altre aree del mondo, ed ai tempi di risposta
alle nuove invasioni, che spesso nei Paesi europei sono
talmente ritardati da rendere inefficaci le risposte (Geno¬
vesi, 2005a).
L’Europa deve quindi significativamente aumentare la
propria capacità di risposta, e per questo fine è necessario
sviluppare politiche nazionali e regionali, coordinate ed
integrate in un sistema regionale di azione.
Come tradurre gli impegni formali in misure concrete?
Va innanzitutto sottolineato che una efficace politica in
materia di invasioni biologiche richiede il coinvolgimento
dei diversi settori della società a diverso titolo collegati
allo spostamento di organismi viventi (es. turismo, tra¬
sporti, orticoltura, attività forestali, controllo biologico,
attività venatoria, ecc...). Inoltre, considerata la comples¬
sità delle misure necessarie, occorre adottare un approc¬
cio integrato, basato cioè su una combinazione di misure
regolamentative (quali alcune restrizioni del commercio)
e volontarie (come ad esempio codici di condotta respon¬
sabile delle attività a maggiore rischio, campagne di in¬
formazione di alcune categorie sociali, ecc...) (Genove¬
si, 2005b, 2007; Genovesi & Scalerà, 2007; Genovesi &
Shine, 2004).
Considerato comunque che nessuna politica di pre¬
venzione potrà arrestare completamente le introduzioni di
specie alloctone, appare evidente che un’efficace politica
in materia d’invasioni biologiche deve anche sviluppare
un sistema di rapida identificazione dei nuovi nuclei e di
risposta rapida alle invasioni. E, infatti, nelle prime fasi
delle invasioni che le risposte sono più efficaci ed appli¬
cabili, e molti casi confermano come uno dei principali
limiti dell’azione in materia di invasioni biologiche in
Europa è stato il ritardo nella segnalazione dei nuovi casi
di introduzione, e la lentezza nell’attivazione delle neces¬
sarie misure di intervento (Genovesi, 2007).
Va sottolineato che, poiché l’Europa è caratterizzata
da un sistema di libero mercato, è evidente che alcune
azioni (per esempio di regolamentazione del commercio
e dell’importazione di specie alloctone) possono essere
efficacemente affrontate solo a livello comunitario (Mil¬
ler et al., 2006). Tuttavia la scala delle problematiche
collegate alle invasioni biologiche non deve rappresen¬
tare una scusa per non agire a livello nazionale o locale,
ma al contrario deve rappresentare uno stimolo perché
tutti gli enti e le istituzioni a diverso titolo competenti in
materia (ministeri, altre istituzioni nazionali, enti loca¬
li, aree protette, ecc...) intervengano nei loro rispettivi
ambiti di responsabilità. Per questo andrà analizzato il
quadro di ripartizione dei ruoli e delle responsabilità dei
diversi organismi pubblici e privati italiani in materia di
specie alloctone, evidenziando e risolvendo i fattori che
28
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
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Le speciè alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
limitano la capacità d’intervento dei diversi enti.
Infine, il mondo della ricerca può e deve svolgere un
ruolo chiave in questa materia, raccogliendo informazioni
sempre più dettagliate sia sulle specie alloctone, ma anche
sui meccanismi delle invasioni biologiche, perché la base
di conoscenze rappresenta un elemento fondamentale per
mettere in atto risposte efficaci. In questo senso sono es¬
senziali strumenti di circolazione delle informazioni (ad
esempio con banche dati web based) che devono assicurare
la rapidità, affidabilità ed efficacia dello scambio di dati.
Appare oramai urgente ed inderogabile che tutti i di¬
versi settori tecnici, amministrativi e politici del nostro
Paese collaborino per sviluppare una politica nazionale su
questa materia, che permetta in futuro di assicurare una
risposta più efficace alle sfide poste dalle invasioni bio¬
logiche.
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LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PLANI DI AZIONE
29
r
Bernardo Zilletti, Laura Capdevila-Argiielles & Victor A. Suàrez Alvarez
Strategie e azioni per il controllo delle specie alloctone in Spagna
Strategies and actions for thè control of alien species in Spain
La preoccupazione per le invasioni biologiche in Spa¬
gna è abbastanza recente nonostante la ricchezza di bio¬
diversità autoctona e le conseguenze ambientali negative
causate dalle specie esotiche invasive (SEI). La mancanza
di percezione delle SEI come “fattore di rischio” ha con¬
dizionato seriamente la messa in pratica e il risultato delle
iniziative portate avanti nel passato per frenare il loro im¬
patto negativo, limitandosi unicamente ad azioni puntuali
contro alcune delle specie presenti (per esempio il con¬
trollo di Oxyura jamaicensis). Le iniziative intemazionali
dell’ultima decade, come quelle della Convenzione sulla
Diversità Biologica, della Convenzione di Berna, della
IUCN, ecc. e Eallarme, lanciato a livello nazionale da par¬
te di alcuni gruppi conservazionisti e ricercatori isolati, ha
promosso una maggiore implicazione delle autorità statali
e regionali per promuovere azioni dirette a far fronte al
problema delle SEI.
Gli studi e le pubblicazioni sulle invasioni biologiche
si sono moltiplicati negli ultimi anni. Le piante alloctone
sono state in generale il gruppo di organismi più studia¬
to e i lavori pubblicati, pur con differente livello di det¬
taglio, forniscono informazioni sulla loro distribuzione
nazionale e regionale (Sanz Elorza et al., 2004; Dana et
al., 2005; Sanz Elorza, 2006; Fagundez Diaz & Barrada
Beira, 2007).
L’informazione sui vertebrati, anche se abbondante, è
molto eterogenea ed è disponibile negli atlanti e libri ros¬
si pubblicati dal Ministero dell’Ambiente (pubblicazioni
non specifiche sulle SEI) (Doadrio, 2001; Pleguezuelo et
al., 2002; Palomo & Gisbert, 2002; Marti & del Moral,
2003), e in altri lavori specifici sulle SEI che trattano di¬
versi taxa di flora e fauna (GEIB, 2006; Junta de Extre-
madura, 2007). Al contrario, si deve segnalare la scarsa
quantità d’informazione sugli invertebrati esotici e invasi¬
vi, principalmente limitata alle piaghe agricole e forestali
o a quelle specie che hanno provocato impatti negativi
come Dreissena polymorpha, Procambarus clarkii o Ae-
des albopictus.
Sebbene questi dati costituiscano una base d’informa¬
zione di grande valore, il formato cartaceo di produzione
presenta certi svantaggi: è di più difficile accesso (è ne¬
cessaria l’acquisizione) e i dati diventano più rapidamente
obsoleti non potendo essere aggiornati in tempo reale.
L’urgenza di sviluppare un sistema nazionale d’infor¬
mazione è stata enfatizzata nel 2006 dai partecipanti al
2° Congresso Nazionale sulle Specie Esotiche Invasive
(GEIB, 2007) che «riconoscono, di fronte alla dispersio¬
ne dell’informazione esistente sulle SEI in Spagna e alla
proliferazione di basi di dati che duplicano in molti casi
lo sforzo, la necessità di riunire le medesime in un portale
di Internet, accessibile al pubblico e di libera consultazio¬
ne». Infatti, l’informazione accessibile attraverso Internet
(la base di dati delle specie di fauna esotica incontrata
nelle Canarie, la sezione di specie introdotte dell’Erbario
virtuale del Mediterraneo Occidentale e Invaslber) ha un
valore più documentale che operativo giacché apporta dati
approssimativi sulla distribuzione delle specie introdotte e
non è aggiornata con regolarità. Anche se attualmente al¬
cune Regioni, come Asturie e Galizia, stanno elaborando
basi di dati proprie, la creazione di un portale nazionale
sulle SEI continua ad essere una impellente necessità.
Questa situazione comporta difficoltà per la realizza¬
zione di una diagnosi precisa sulla situazione delle SEI
nel territorio nazionale (distribuzione, abbondanza relati¬
va, superficie occupata, ecc.) e rende difficile la messa in
atto di misure coordinate per fare fronte al problema.
Nonostante l’interesse delle autorità sia cresciuto re¬
pentinamente a causa dell’introduzione di Dreissena po¬
lymorpha , Aedes albopictus ed Eichhornia crassipes, le
cui conseguenze negative sono state poste in rilievo da in¬
sistenti campagne mediatiche, le misure messe in pratica
sono ben distanti dal rispondere a una visione strategica
del problema.
Lo sforzo realizzato per affrontare le SEI è stato diret¬
to quasi esclusivamente alle specie stabilizzate attraverso
campagne di mitigazione per le invasive più problemati¬
che o per mezzo della creazione di gruppi di lavoro (per
esempio su Dreissena polymorpha ) in risposta alla gravità
di certe invasioni.
Da anni il Ministero dell’Ambiente sta portando avanti
con successo un programma continuativo di eradicazione
di Oxyura jamaicensis i cui individui vengono sistema¬
ticamente eliminati per mezzo una rete di allarme rapi¬
do e una squadra di tiratori scelti. Molto meno successo
stanno ottenendo il Piano per la Conservazione del visone
europeo (Mustela lutreola ) per mezzo del quale vengono
rimossi gli individui di visone americano ( Mustela vison )
con l’obiettivo di evitare la sua stabilizzazione in natura,
e il programma di controllo per frenare l’espansione del
punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus). Le libe¬
razioni intermittenti di visoni americani dagli allevamenti
e l’importazione di palme infettate dal Rhynchophorus
ferrugineus stanno seriamente compromettendo i risultati
di questi programmi. Sempre nel contesto della mitigazio¬
ne, si devono segnalare i buoni risultati ottenuti in varie
regioni, eradicando Carpobrotus spp., Agave americana ,
Aloè spp., Aptenia cordifolia, Cortaderia selloana, Eu-
calyptus spp. così come Acridotheres tristis, Oryctolagus
cuniculus, Felis catus. Capra hircus e Rattus rattus da al¬
cune aree degli arcipelaghi spagnoli. Su scala regionale,
le iniziative per il controllo delle SEI si sono moltiplicate
negli ultimi anni. Come riportano Andreu & Vilà (2007)
109 specie vegetali sono state oggetto d’iniziative di ge¬
stione in 14 regioni con una spesa, sottostimata, di più
di 50 milioni di euro destinati maggiormente al controllo
delle relative popolazioni. Ciononostante, si tratta prin¬
cipalmente di azioni puntuali, dirette a specie concrete e
quasi esclusivamente nei luoghi dove esse creano mag¬
giori problemi. Attualmente solo la Regione Andalusia
porta avanti azioni integrate in un quadro strategico (il
Piano Andaluso per il controllo delle SEI) anche se dà
chiaramente priorità alla mitigazione sulla prevenzione.
30
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Solo poche Regioni hanno sviluppato, con diverso livello
di dettaglio, un’analisi della situazione come passo preli¬
minare all’elaborazione di un piano di gestione (Asturie,
Mursia, Galizia e Comunità Valenziana). Malgrado l’in¬
sistenza di ricercatori e conservazionisti (GEIB, 2007),
mancano al giorno d’oggi, politiche di prevenzione coor¬
dinate tra i differenti livelli amministrativi e fondate sul
principio gerarchico e il principio di precauzione.
L’unico passo rilevante dato dalle autorità statali in
materia di prevenzione dopo la publicazione di linee gui¬
da generiche sulle SEI (Capdevila-Argiielles et al., 2006),
è stato la promulgazione delle legge n. 42/2007 sul patri¬
monio naturale e la biodiversità, i cui elementi più impor¬
tanti sono:
a) la introduzione nella normativa di una definizione di
SEI;
b) la creazione di un catalogo nazionale di SEI che com¬
porta la proibizione generica di possedere, trasporta¬
re e commerciare le specie ivi incluse (BOE, 2007).
Malgrado ciò, il catalogo non è attualmente operativo
essendo in attesa di essere regolamentato.
La legislazione attuale è insufficiente per sostenere
la messa in atto di politiche orientate a lottare contro le
invasioni biologiche, necessitando una profonda revisio¬
ne e la unificazione della normativa su ambiente, sanità
vegetale e animale in un nuovo quadro legislativo sulla
biosicurezza.
A questo si aggiunge la necessità di coinvolgere l’opi¬
nione pubblica nella lotta alle invasioni biologiche, una
missione fino ad ora portata avanti principalmente dalle
organizzazioni non governative che hanno supplito, in
gran parte, alle amministrazioni operando nel campo della
sensibilizzazione pubblica, del volontariato e dello studio
e divulgazione scientifica.
In conclusione il problema delle SEI in Spagna richie¬
de l’attuazione urgente di azioni integrate in un quadro
strategico di ampio respiro.
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Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
31
John Bailey
Special threats posed by thè Japanese Knotweed invasion
Le particolari minacce causate dalla diffusione del poligono giapponese
Fallopia japonica var. japonica is nowadays viewed
as a persistant and noxious weed (Beerling et al., 1994)
but it was originally introduced to Europe in thè 1840’s
as an expensive and highly valued garden plant via thè
commercial nursery of Philipp Franz von Siebold in
Leiden. Historical research indicated that only male¬
sterile (female) plants of this gynodioecious taxon were
introduced (Bailey & Conolly, 2000). Molecular stud-
ies at Leicester confirmed that all thè material tested
from a survey of thè United Kingdom belonged to a
single clone (Hollingsworth & Bailey, 2000). The small
number of individuate tested from outside thè UK ateo
belonged to this clone. Lack of genetic diversity has had
little effect on this plant and due to its strong powers of
vegetative reproduction it has managed to spread exten-
sively throughout northem & western Europe and North
America, and to a lesser extent in southern Europe and
Australasia. Within 20 years of thè introduction of F.
japonica, thè arrivai of hermaphrodite individuate of its
congener F. sachalinensis (again with limited genetic di¬
versity: Pashley et al., 2007) allowed seed to be formed
via hybridisation to give thè hybrid F. x bohemica, which
has since tumed out to be a more persistent pest than ei-
ther of its parente, and is rapidly spreading through Eu¬
rope and North America (Bailey & Wisskirchen, 2006;
Bailey et al., 1996; Bimovà et al., 2001). By Crossing
with F. sachalinensis thè plants have regained much of
thè genetic diversity that they lacked in their founder
populations. Another important feature of these plants is
polyploidy, ranging from diploid to decaploid and with
all points in between. Even thè hybrid F. x bohemica
is commonly found at three different ploidy levels 4x,
6x and 8x, with different proportions of thè japonica
and sachalinensis genomes and important differences
in fertility. Polyploidy in perenniate with strong vegeta¬
tive reproduction mechanisms is in some measure a rec¬
ipe for evolution. Such high polyploids are shielded by
their multiple genomes from thè effects of aneuploidy,
are able to undergo wide hybridisations and thè result-
ant perennial offspring can maintain themselves almost
indefinitely until a rare event such as allopolyploidy or
thè chance meeting of two balanced stable gametes from
infertile parente, brings a return to fertility. Seed collect-
ed from open pollinated F. x bohemica plants can vary
enormously in chromosome number, yet most plants are
perfectly viable and indistinguishable from normal eu-
ploid hybrids in everything but chromosome number.
Given that thè two parents of F. x bohemica have differ¬
ent native distribution ranges (F. sachalinensis occurring
much further north and F. japonica much further south)
it seems highly likely that thè genome rearrangements
caused by such hybridisations could easily lead to thè
production of individuate much better suited to thè par-
ticular adventive climate that they happen to find them¬
selves in. In addition to these sorte of rearrangement is
thè question of thè restoration of sexual reproduction to
F. japonica var. japonica. Currently all seed produced is
hybridogenous, but some of thè hermaphrodite 8x F. x
bohemica plants are perfectly fertile and inter crossable
with F. japonica var. japonica. Spread of such plants
and thè possibility of a few generations of back-crossing
recreating thè missing hermaphrodite F. japonica var.
japonica are two outcomes best avoided.
The occurrence of thousands of hectares of male ster¬
ile flowers of F. japonica var. japonica around thè world,
without access to congeneric pollen has proved to be a
vast unintended breeding experiment - since any member
of thè Polygonaceae capable of pollinating it has done so.
Most notably thè ubiquitous hybrid between F. japonica
and F. baldschuanica (Bailey, 2001; Bailey & Spencer,
2003) which brings together two taxa that no one would
have previously regarded as even remotely dose enough
to hybridise, but is this just thè tip of thè iceberg? This
hybrid was only uncovered by a careful cytological study
of open-pollinated Fallopia seed, not something that
has been done outside thè UK thè Czech Republic and
Belgium. An important and relevant question to pose is -
how many more such ‘hopeful monsters’ await discovery
around thè world and what further consequences could
they have?
In thè UK we have a very interesting legislative situ-
ation regarding Japanese Knotweed. Section 14 of thè
farsighted 1981 Wildlife and Countryside Act made it an
offence for any person who “. . . plants or otherwise causes
to grow in thè wild ...” Japanese Knotweed or Giant Hog-
weed ( Heracleum mantegazzianum). Here thè situation
rested for many years and no convictions were ever made
under thè act for Japanese Knotweed. However move-
ment of soil contaminated with Japanese Knotweed rhi-
zome during construction work remained a major cause
of spread of thè plant. In thè 1 990 Environment Protection
Act such soil contaminated with Japanese Knotweed was
classified as controlled waste and its disposai was strictly
regulated. This has focussed much attention on Japanese
Knotweed and placed a monetary value on thè remedia-
tion of Knotweed infested redevelopment sites; Wembley
Stadium and thè London Olympic sites being two high
profile examples. This in tum has led to a proliferation of
firms specialising in J ovai and intense interest in de-
veloping more cost effective methods of dealing with
infestation. These vary from removai of all infested soil
(and a wide safety margin of non-infested soil) from thè
site in special covered vehicles, and deposition in regis-
tered deep land-fill sites, to excavation and on site burial
of material secured by geotextile membranes. It should be
noted that it is not in thè fìnancial interests of such com-
panies to quash exaggerated media claims of thè dangers
caused by this plant.
Outside of thè building industry UK control efforts
are fairly fragmented and often driven forward by partic-
ular highly motivated individuate operating at a regional
level, such as thè Comish Knotweed Forum founded in
32
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
1997. Even thè biological control program has depended
on thè determination of a single individuai to both forge
thè alliance of funding bodies and to superintend thè re-
search program. Funding for thè latter has come from
such disparate bodies as Network Rail, Comwall County
Council and thè Welsh Assembly. In October 2008 CABI
Bioscience announced that it had fìnished thè demanding
testing program on potential biocontrol agents imported
from Japan and were seeking govemment approvai for
thè release of thè Japanese Psyllid Aphaìara itadori. It is
estimated that a decision will not be made before 2010
and even then there is no certainty that permission will
be granted. Even if thè release is permitted it will not
act as a magic bullet, it will stili require public educa-
tion and conventional eradication programs to continue
if we are ever to halt thè relentless onward march of this
plant.
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Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXX VI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
33
Paolo Alleva
Ambrosia artemisiifolia : indicazioni pratiche per un miglior controllo
Ambrosia artemisiifolia : practices for a better control
Tra i fattori che hanno maggiormente contribuito al¬
la diffusione delTambrosia {Ambrosia artemisiifolia) in
Lombardia a partire dagli anni ‘80 in poi si possono con¬
siderare i seguenti:
- riduzione della zootecnia con abbandono dei terreni col¬
tivati a foraggio;
- “non-coltivazione” {set-aside) dei terreni, incentivata
dalla Comunità Europea;
- incremento delle superfici agricole coltivate con piante
oleaginose (girasole, soia);
- espansione delle aree urbane con conseguente incremen¬
to delle aree incolte;
- mancata pulizia delle aree di cantiere attive anche per
più anni;
- incuria dei bordi di strade, autostrade, ferrovie, ecc.
In Lombardia, la pianta può essere ritrovata come
infestante soprattutto nelle colture di girasole e di soia,
di mais (solitamente ai margini della coltura), in diverse
colture di cereali (frumento, orzo, avena) nelle quali la
pianta inizia a germinare e svilupparsi fin da maggio, a
coltura ancora in atto, per poi emergere successivamente
alla raccolta, a campo libero. Ancora, in ambito agricolo
l’ambrosia compare in grandi estensioni nei terreni incol¬
ti, preferibilmente quelli smossi da poco tempo in cui si
insedia e permane a lungo; e nei semi-incolti, ossia ter¬
reni non più coltivati dopo la raccolta dei cereali in tarda
primavera-estate.
Un altro ambito in cui si ritrova spesso la pianta è
quello urbano e periurbano, laddove i cantieri, con i ter¬
reni smossi ed i cumuli di materiali inerti lasciati come
tali per lunghi periodi di tempo, costituiscono substrati di
facile colonizzazione. Ai margini delle vie di comunica¬
zione (strade, autostrade, ferrovie) la pianta non solo può
trovare un ambiente idoneo in cui crescere ma può anche
diffondere la propria semente sfruttando le correnti d’aria
provocate dal passaggio dei veicoli. Anche i terreni rifore-
stati, gli alvei fluviali, le aree degradate in genere rappre¬
sentano un sito potenzialmente idoneo per la crescita e lo
sviluppo della pianta.
Per quanto riguarda il comportamento ecologico del¬
la specie, l’ambrosia cresce indifferentemente in terreni
secchi o freschi, ricchi o meno di sostanze nutritive. Spe¬
cie ruderale, sopporta il calpestio e tollera le situazioni di
stress ma ha il suo punto debole nella scarsa competitivi¬
tà: regredisce in presenza di coperture erbacee fitte e con
1 ’ ombreggiamento .
Per contrastare le allergie causate da questa pianta, la
Regione Lombardia ha emanato nel 1999 un’ordinanza
del Governatore (29 marzo 1999, n. 25.522) contro la dif¬
fusione di questa specie tramite l’obbligo di sfalcio. Per
un migliore controllo dell’ambrosia, i Comuni e gli Enti
che esercitano il controllo sul territorio hanno la necessità
di organizzarsi per adempiere al meglio ai compiti che
l’ordinanza regionale affida loro. Al fine di migliorare le
modalità d’intervento, si segnalano alcuni aspetti che si
considerano meritevoli di approfondimento.
Controllo e mappatura del territorio
La costituzione di un data base elettronico, aggior¬
nabile anno dopo anno, serve come punto di partenza
per generare un archivio in cui siano indicati gli estremi
catastali (foglio e mappale, ditta intestataria) attraverso
i quali risalire ai proprietari dei terreni incolti. A questi
si dovrà indirizzare ogni anno una comunicazione scrit¬
ta in cui si allega il testo dell’ordinanza sindacale con
sollecito ad intervenire con tempestività nel caso di aree
incolte. L’applicazione agli inadempienti della sanzione
prevista in ordinanza con addebito dei costi per il taglio
sono fattori che convincono i più ad intervenire in via
preventiva.
Il personale preposto al controllo diretto del territorio
(Vigilanza urbana, Ufficio tecnico comunale, volontari
di Protezione civile ed Associazioni diverse) deve essere
formato per il riconoscimento dell’ambrosia. Inoltre, deve
essere adeguatamente motivato, sensibilizzandolo sulla
gravità della problematica.
In tanti casi, peraltro, rimangono da sciogliere i nodi
relativi a terreni i cui proprietari sono sconosciuti o di dif¬
ficile reperibilità per motivi diversi (errori materiali sulla
documentazione, contenziosi in essere tra privati, irrepe¬
ribilità nel periodo dell’ordinanza, ecc.).
Comunicazione
Il ruolo della Regione e degli altri Enti locali preposti
al problema rimane fondamentale: occorre perseverare,
come già si sta facendo da molti anni ormai, nella dif¬
fusione di una corretta informazione. Dal punto di vista
pratico rimane quanto mai necessario agevolare l’esatto
riconoscimento della pianta dal momento che ogni an¬
no nuove persone diventano allergiche e solo a partire
da quel momento s’interessano in maniera più specifica
all’ambrosia. Ancora troppi poi tendono a confondere la
pianta con altre specie (soprattutto del genere Artemisia)
ed a fornire segnalazioni errate ed imprecise.
E anche necessario rendere consapevoli i cittadini
allergici che non si devono sentire minacciati nella lo¬
ro salute quando la pianta inizia a germinare (mese di
maggio) in quanto in quest’epoca è assente il polline. In
base all’esperienza di questi ultimi dieci anni, a seconda
dell’andamento stagionale la fioritura può iniziare a metà
luglio e proseguire fino a metà ottobre.
Posto che l’eradicazione totale della pianta dal nostro
territorio è ormai praticamente impossibile, è fondamenta¬
le perseverare per minimizzare i disagi agli allergici aven¬
do come obiettivo la riduzione della produzione di granuli
di polline e perciò della fioritura. Ogni pianta di ambrosia
è in grado di produrre milioni di granuli di polline. Questi,
a seconda del vento e delle condizioni meteorologiche,
percorrono distanze di alcune decine di chilometri (da 60
ad oltre 200 km).
i
34
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
In media una pianta è capace di produrre un numero
di semi variabile da 3.000 a 60.000 tra metà agosto e fi¬
ne ottobre. La principale forma di diffusione dei semi è
costituita dalle attività umane (macchinari ed attrezzature
agricole e da giardiniere, movimenti terra ed inerti, veico¬
li, ecc.). In bibliografia viene segnalata una persistenza di
germinabilità dei semi nel terreno di circa 40 anni.
Spesso i semi di ambrosia si trovano tra le granaglie
alimentari per uccelli ed altri animali. Questo perché tra
i semi del girasole, componente importante nelle miscele
di cibi per animali, si trovano anche quelli dell’ambrosia
cresciuta nello stesso campo (l’ambrosia è una pianta bo¬
tanicamente affine al girasole e, per tale ragione, non è
disturbata dai diserbanti). Di conseguenza, la diffusione
della pianta può avvenire anche tramite la dispersione del¬
le deiezioni animali contenenti i semi di ambrosia.
Interventi in ambito urbano
Lo sfalcio periodico delle aree infestate è il metodo
meccanico più utilizzato e probabilmente il più efficace.
Per limitare la diffusione dell’ambrosia l’ordinanza regio¬
nale impone l’esecuzione di almeno due tagli da eseguire
a fine luglio e fine agosto. Da sperimentazioni effettuate
in Canada, Cina, Francia ed Austria, risulta che la pianta
sottoposta a sfalcio basso (taglio a 2 cm da terra) non è
in grado di ricacciare. Peraltro, interventi ad altezze co¬
sì ridotte sono possibili a livello sperimentale ma in aree
pubbliche e private le altezze minime medie di sfalcio
non sono inferiori a 6-8 cm. Sul moncone di fusto rimasto
dopo il taglio, l’ambrosia cresce rapidamente ed in poco
tempo (8-10 giorni) è capace di originare una pianta più
bassa ma ricca di fiori e con un potere di dispersione del
polline sempre molto elevato.
Interventi in ambito agricolo
La sperimentazione di tecniche complementari allo
sfalcio quali la trinciatura, l’aratura con dischi, l’er¬
picatura, l’aratura, la fresatura e la pacciamatura ha
dimostrato che questi sono interventi efficaci nel di¬
struggere l’ambrosia ma sono anche in buona parte dei
casi costosi e non applicabili in ambiti diversi da quello
agricolo.
La semina di colture antagoniste vede come specie
preferite la semina di panico e di leguminose (erba
medica, trifoglio), soprattutto in aree agricole lasciate
incolte o coltivate per pochi mesi l’anno. Se le legu¬
minose sono destinate al sovescio, il terreno sarà più
fertile ed adatto alle successive colture di cereali. Se
invece sono destinate al raccolto, si otterrà un’aggiun¬
tiva produzione di foraggio ad elevato contenuto nu¬
trizionale. La semina di colture antagoniste è inserita
nel piano agricolo triennale della Provincia di Milano
come metodo per limitare la diffusione dell’ambro¬
sia.
La lotta chimica si può effettuare con principi attivi
diserbanti, tra questi il più utilizzato è il glifosate, con
un solo intervento da effettuare nel periodo della cre¬
scita. L’azione del glifosate non è selettiva (colpisce
indiscriminatamente tutte le piante) ed il metodo può
essere causa di inquinamento di terreni e falde super¬
ficiali.
Il pirodiserbo (distruzione delle malerbe con alte
temperature) sfrutta l’azione termica di una fiamma o
dei raggi infrarossi per danneggiare fusto e foglie che
vengono distrutti (“lessati”). Usato per bonificare i mar¬
gini di strade, campi e siepi, trova applicazione solo per
interventi puntuali e su piccole superfici.
L’estirpazione consiste nello sradicare manualmen¬
te l’ambrosia. E facilmente attuabile nella fase tardiva
della crescita, prima della fioritura, quando la pianta è
sufficientemente alta, agevole da afferrare e con poca
resistenza delle radici. Dopo pochi minuti la pianta es¬
sicca e muore. Anche questa pratica, per evidenti ragio¬
ni, è attuabile solo su piccole superfici. Va sicuramente
incentivata presso i privati, anche per evitare che i semi
giungano a maturazione.
Buona norma rimane quella di effettuare periodici
interventi di manutenzione e pulizia preventiva di tutte
le aree verdi.
Paolo Alleva
Via Cairoli 4, 20025 Legnano (MI), Italia
e-mail: allpaolo@tin.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
-
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
35
Costanza Jucker, Matteo Maspero, Beniamino Cavagna, Mariangela Ciampitti &
Mario Colombo
Biologia e gestione di Anoplophora chinensis (Forster) in Lombardia
Biology and management of Anoplophora chinensis (Forster) in Lombardy
Anoplophora chinensis (Forster) (Coleoptera: Ceram-
bycidae, Lamiinae), rappresenta uno dei più seri problemi
entomologici su piante arboree ed arbustive. Di origine
asiatica, in Giappone e Corea è diffusa la variante mor¬
fologica A. chinensis forma malasiaca , anch’essa parti¬
colarmente dannosa su Citrus e altre essenze arboree ed
arbustive.
Numerose sono state le segnalazioni del cerambicide
in Europa e in tutti i casi i ritrovamenti sono avvenuti in
ambiente urbano, in prossimità di attività commerciali che
importano bonsai e altro materiale vegetale dall’Oriente.
Le prime intercettazioni di A. chinensis in Euro¬
pa risalgono agli anni ’80 del secolo scorso in Olanda,
corrispondenti a importazioni di piante di Acer da Cina
e Giappone. Tuttavia, la prontezza nella distruzione del
materiale infestato, ha permesso in molti casi di evitare
l’insediamento dell’insetto. Nello stesso Paese, alla fine
del 2007, il servizio fitosanitario ha osservato due piante
attaccate dallo xilofago nelle vicinanze di un importatore
di aceri dalla Cina.
A partire dal 2000 numerosi rinvenimenti sono stati
effettuati in Gran Bretagna, anche in questo caso su esem¬
plari di Acer spp. provenienti dall’Asia. Ciononostante,
non si è avuta la diffusione sul territorio. In Italia, la spe¬
cie è stata segnalata nel 2001 in seguito ad un ritrovamen¬
to avvenuto nel 2000 a Parabiago, in provincia di Mila¬
no, nell’ambito di un progetto di monitoraggio di nuove
specie di artropodi, effettuato dall’Istituto di Entomologia
agraria dell’Università degli Studi di Milano, finanziato
dalla Regione Lombardia. Il cerambicide è stato raccolto
nelle vicinanze di un importatore di bonsai dall’ Oriente.
Altre segnalazioni di A. chinensis riguardano la Fran¬
cia (2003), dove sono stati catturati adulti in un vivaio con
bonsai di origine orientale, la Germania (2007), dove la
prima introduzione sembra essere avvenuta attraverso im¬
ballaggi in legno, e la Croazia (2007). In quest’ultimo Pa¬
ese sono stati osservati sia alcuni adulti, sia piante di acero
e Lagerstroemia indica in vaso provenienti dall’Asia con
sintomi della presenza dell’insetto. Di recente, nel luglio
2008, un grosso carico di 28.000 piante in vaso di Acer
palmatum è stato importato in Germania dalla Cina e il
10% risultava infestato da larve di A. chinensis.
Nel Paese di origine, A. chinensis predilige le piante
di Citrus , ma arreca danni anche ad altre ornamentali, tra
le quali specie dei generi Salix e Populus. In Lombardia
le essenze maggiormente colpite dal cerambicide appar¬
tengono ai generi Acer, Alnus, Betula, Carpinus, Fagus,
Lagerstroemia, Malus, Platanus e Ulmus, ma sono stati
trovati sintomi anche su altre latifoglie arboree ed arbu¬
stive.
Gli adulti di A. chinensis ( 17-39 mm ca.) sono di colore
nero brillante con riflessi metallici e caratterizzati da mac¬
chie, costituite da una bianca peluria. Possiedono antenne
anulate che nelle femmine risultano lunghe tanto quanto il
corpo, mentre nei maschi lo superano di un terzo.
Le uova, simili per forma e dimensione ad un chicco di
riso, sono biancastre e virano al giallo pallido dalla depo¬
sizione alla schiusura; vengono deposte singolarmente al
di sotto dalla corteccia dopo che la femmina ha praticato
un’incisione a T rovesciata con le mandibole. Sono visi¬
bili solo asportando la corteccia. Il periodo di incubazione
è di circa 15 giorni.
Le larve a maturità raggiungono i 50 mm e presentano
una colorazione biancastra. Caratteristica è la placca scle-
rificata che portano sul protorace, la quale richiama nella
forma una sorta di “W” capovolta.
A. chinensis è uno xilofago primario in grado di at¬
taccare piante in buone condizioni vegetative. Il ciclo di
sviluppo può essere annuale o biennale, a seconda delle
condizioni climatiche e del momento in cui avviene l’ovi-
deposizione (se è tardiva, si andrà incontro ad un ciclo
biennale).
Gli adulti sfarfallano in sequenza, prima i maschi e
poi le femmine, e sono presenti da fine maggio ad otto¬
bre inoltrato, a seconda del clima, con un picco eviden¬
te a metà giugno. Maschi e femmine si alimentano della
corteccia dei giovani rametti apicali che possono andare
incontro al disseccamento. Tuttavia, il danno da essi pro¬
vocato è di portata limitata, oltre che difficilmente visibi¬
le, soprattutto nel caso di piante di grandi dimensioni. Le
femmine depongono le uova sulle radici affioranti o sul
tronco entro i primi 80-100 cm dalla base.
Le larve, che possono superare le 1 0 età, scavano pro¬
fonde gallerie nelle radici o alla base del fusto, entro il
primo metro al di sopra del colletto. La loro attività trofi¬
ca è visibile all’esterno della pianta soprattutto durante le
prime età, quando compaiono dei cumuli di segatura alla
base della pianta.
I fori di sfarfallamento, perfettamente circolari e dal
diametro di circa 10-13 mm, sono il sintomo più eviden¬
te e permanente della presenza di A. chinensis. Anche in
questo caso si trovano prevalentemente nella zona del col¬
letto della pianta o sulle radici affioranti. Nel caso di forti
infestazioni, si possono rinvenire anche sul tronco (non
raramente) ad un’altezza di oltre 2 m.
In seguito all’attacco dell’insetto si possono osservare
ingiallimenti precoci della chioma e rallentamenti della
crescita, oltre ad una progressiva disgregazione della base
del tronco che può facilmente spezzarsi nel caso di eventi
meteorologici avversi. Le piante possono poi andare in¬
contro a morte se i tessuti legnosi vengono compromessi a
tal punto da non riuscire più a traslocare elementi nutritivi
all’interno del fusto e delle branche; generalmente questo
si verifica nel caso della presenza di più larve su uno stes¬
so esemplare e su vegetali di ridotte dimensioni.
A. chinensis è una specie la cui lotta è prevista obbliga¬
toria per legge. Infatti, la Direttiva Comunitaria 2000/29
prevede all’art. 16 che vengano messe in atto tutte le azio¬
ni volte all’eradicazione dell’insetto e al contenimento
della sua diffusione. La Regione Lombardia fin dal 2004
L
36
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
ha pubblicato propri decreti per contrastarne la diffusione;
nel novembre 2007 è stato emanato il decreto nazionale di
lotta obbligatoria.
Il controllo di A. chinensis ad oggi è basato sull’abbat¬
timento delle piante colpite e la distruzione di tutto l’ap¬
parato radicale.
Particolare importanza riveste l’obbligo di inceneri¬
mento del legname delle piante abbattute, in quanto l’in¬
setto riesce a completare il ciclo di sviluppo anche all’in¬
terno di pezzi di legno o di radice di piccole dimensioni.
Studi in corso finanziati dalla Regione Lombardia e
coordinati dall’Istituto di Entomologia agraria dell’Uni¬
versità degli Studi di Milano e dalla Fondazione Mino-
prio, hanno il compito di verificare l’efficacia di metodi di
controllo alternativi basati sull’utilizzo di mezzi chimici e
biologici; purtroppo al momento questi metodi non danno
ancora sufficienti garanzie di efficacia nella eradicazione
dello xilofago.
Per conoscere la reale diffusione di A. chinensis sul
territorio lombardo, la Regione Lombardia ha promosso
fin dal momento del ritrovamento dell’insetto delle azioni
di monitoraggio. Negli anni il controllo del territorio si è
via via esteso riguardando tutti i comuni in cui era stata
riscontrata la presenza del coleottero e i comuni situati nel
raggio di due chilometri; un impegno sempre più gravoso
in termini di risorse umane e finanziarie. A fine 2007 i co¬
muni con presenza di A. chinensis erano 26, appartenenti
alle province di Milano, Varese e Brescia.
Nel 2008, per accertarsi che A. chinensis non si fosse
diffusa ulteriormente sul territorio, la Regione Lombardia
ha avviato una massiccia campagna di informazione rivol¬
ta a tutti i cittadini. Sono state inviate lettere con materiale
informativo a tutte le scuole lombarde e a tutti i Comuni.
Sono stati affissi manifesti negli ospedali, negli ambula¬
tori e perfino nelle stazioni della metropolitana di Milano.
Locandine con i riferimenti a cui inviare le segnalazioni
dell’insetto, qui nominato tarlo asiatico per ricordarlo con
più facilità, sono state allegate alle edizioni lombarde dei
principali settimanali e mensili.
La campagna di informazione ha centrato l’obiettivo,
sensibilizzando al tema migliaia di cittadini, una parte dei
quali ha fatto pervenire centinaia di segnalazioni ai nume¬
ri di telefono dedicati e alla casella di posta.
Costanza Jucker & Mario Colombo
Istituto di Entomologia agraria, Università degli Studi di Milano, Via Celoria 2, 20133 Milano, Italia
Costanza Jucker e-mail: costanza.jucker@unimi.it - Mario Colombo e-mail: mario.colombo@unimi.it
Matteo Maspero
Fondazione Minoprio, Viale Raimondi 54, 20017 Vertemate con Minoprio (CO), Italia
Matteo Maspero e-mail: m.maspero@fondazioneminoprio.it
Beniamino Cavagna & Mariangela Ciampitti
Servizio Fitosanitario, Regione Lombardia, Via Pola 12, 20124 Milano, Italia
Beniamino Cavagna e-mail: beniamino_cavagna@regione.lombardia.it
Mariangela Ciampitti e-mail: mariangela_ciampitti@regione.lombardia.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
37
Fulvio Enrico Caronni
Il caso del ciliegio tardivo ( Prunus serotina Ehrh.) al
Parco lombardo della Valle del Ticino
The case of Black Cherry ( Prunus serotina Ehrh.) at
“Parco lombardo della Valle del Ticino”
Nel 1922 per motivi sperimentali, venne introdotto in
Lombardia il ciliegio tardivo ( Prunus serotina Ehrh.); dai
dati in nostro possesso, rimpianto dal quale ha avuto ori¬
gine l’areale principale di questa specie nel nostro Paese
è stato realizzato a Crenna di Gallarate (VA). Nonostante
i diversi tentativi effettuati, non è mai stato possibile rico¬
noscere i primi campi sperimentali, anche perché questi
vennero tagliati e messi a coltura dal proprietario-speri¬
mentatore, che li vendette agli agricoltori.
La causa dell’abbandono della sperimentazione derivò
dalla scadente qualità degli assortimenti legnosi prodotti
ma, dai margini boschivi di quei campi, ove il ciliegio
tardivo era sopravvissuto, è iniziata una portentosa espan¬
sione, che ha raggiunto un areale principale che nel 1986
era così descritto: “un rombo” che a nord ha superato il
confine svizzero, raggiungendo quasi Lugano, Locamo,
poi Chiasso, Como ed Erba verso est. La punta estrema
orientale era segnalata a Mezzago (MI), a pochi km dal
Fiume Adda. In corrispondenza delle aree urbane di Mila¬
no si spingeva sino ai pochi boschi esistenti nelle Groane
ed a Vanzago, aree pienamente invase. A sud raggiungeva
Abbiategrasso (MI) nel Parco del Ticino lombardo, con
una stazione isolata alla “Zelata”, nel comune di Bere-
guardo (PV). In destra idrografica del Ticino raggiungeva
Cerano (NO), spingendosi poi sino a Romagnano Sesia
(VC) e più a nord, ad Agrano (NO) sulla sponda occiden¬
tale del Lago d’Orta, che rappresentavano l’estremo ovest
dell’areale.
In tutte queste aree il ciliegio tardivo costituisce una
grave minaccia per la conservazione della biodiversità dei
popolamenti planiziali e per la stessa stabilità dell’ecosi¬
stema, in termini di struttura e composizione. Esso, infat¬
ti, è in grado di permanere a lungo negli strati bassi del
bosco, sopportando l’ombreggiamento e la concorrenza,
poi alla prima interruzione nella copertura, dovuta a tagli,
schianti o qualsiasi altro evento, prende il sopravvento su
tutte le altre specie. All’invasione del ciliegio tardivo cor¬
risponde una complessiva alterazione dell’ecosistema ed
un impoverimento estremo della biodiversità dei boschi.
Il numero delle specie vegetali per ettaro, può scendere
dalle 40-45 di un querceto originario a 5-7 specie in un
robinieto con prugnolo tardivo!
I boschi della Valle del Ticino presentano problemi a
livello ecologico e selvicolturale dovuti alla antropizza¬
zione, alla frammentazione del territorio ed alla gestione
forestale: le forti utilizzazioni passate, seguite spesso
dall'abbandono di qualsiasi cura ed attività, hanno fre¬
quentemente aperto la strada all’invasione delle specie
esotiche, in particolare robinia e ciliegio tardivo, ma an¬
che ailanto, quercia rossa ed altre. Negli ultimi 8-10 anni
a questo quadro già complesso, si è aggiunto il deperi¬
mento della tamia, che dagli studi effettuati sta colpendo
circa il 95% di tutte le stazioni con presenza di famia e
sta aprendo la strada, forse definitivamente, alle specie
esotiche sopradette, più aggressive e competitive delle
autoctone.
L’obiettivo del Parco del Ticino, ma anche della Rete
Natura 2000 dell’Unione Europea, di conservazione e tu¬
tela di habitat quali le foreste alluvionali residue e i boschi
misti di quercia, olmo e frassino, rischia di diventare un
miraggio.
Negli anni ’80 e ’90 fùrono proposti diversi approcci
per il contenimento della specie, quali il taglio ripetuto, la
creazione di “cordoni sanitari”, la conversione ad alto fu¬
sto, il taglio a raso contemporaneo di ciliegio tardivo e ro¬
binia, il taglio ad 1,5 m dal suolo, l’estirpazione manuale
dei semenzali ecc... Piuttosto che T “accettazione” della
presenza dell’esotica, puntando a migliorarne i caratteri
tecnologici.
Il Parco del Ticino il cui compito, se non per scelta per
legge, è quello di conservare flora ed ecosistemi origina¬
ri, optò per un tentativo di eliminazione, con i seguenti
metodi: taglio di tutte le piante e polloni, contestuale di¬
radamento sulla robinia, che non è altrettanto aggressiva
nei confronti delle altre specie soprattutto se la si lascia
invecchiare, conservazione di tutte le specie autoctone o
di altre esotiche non invasive.
Obiettivo centrale dell’intervento è l’eliminazione
delle portaseme di ciliegio tardivo, oltre al mantenimen¬
to, per quanto possibile della copertura, lasciando poi in¬
vecchiare il bosco, nella speranza che l’ombreggiamento
deprima il ricaccio dalle ceppaie, la germinazione e lo svi¬
luppo dei semenzali dell’esotica. Questo metodo di lotta
al ciliegio tardivo, pur efficace a breve termine, presuppo¬
ne una successiva manutenzione, con sfalcio dei ricacci,
ripetuto poi ogni 3-5 anni per evitare che le piante tornino
a fruttificare.
Al diradamento più o meno spinto sulle esotiche si
suggeriva di abbinare una sottopiantagione con specie
autoctone, generalmente sciafile od intermedie, al fine
di favorire la ricostituzione di vegetazione autoctona che
potesse contrastare i ricacci e la rinnovazione di specie
non desiderate e fornire, a maturità, una nuova sorgente
di semi.
Inoltre, tutti gli interventi richiesti dai privati di taglio
del ciliegio tardivo sono stati autorizzati, limitando vice¬
versa il taglio delle altre piante nelle aree infestate dal Pru-
nus serotina (es. matricinatura intensiva), pur rispettando il
diritto del proprietario di utilizzare il proprio bosco.
Il Parco del Ticino ha messo in pratica in numerosi
interventi la politica di contrasto al Prunus serotina so¬
pra descritta, forse più di qualsiasi altro ente: in 10 anni,
dalla stagione silvana 1997/98 alla stagione 2007/2008,
sono stati trattati circa 514 ha di bosco di proprietà o in
gestione al Parco, per una spesa complessiva che si aggira
intorno agli 830.000,00 €.
38
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Gli interventi compiuti su così larga scala hanno lo¬
calmente arrestato la diffusione dell’esotica, impedendo
la fruttificazione ma, soprattutto nei casi in cui il ciliegio
tardivo già prima del taglio era dominante, composizione
e struttura del bosco non sono migliorate: si osserva oggi
uno stuolo di polloni e di giovani piante di ciliegio tardivo
che, pur sfalciate diverse volte, sono lungi dall’essere sta¬
te riportate sotto controllo. Laddove la presenza di Prunus
serotino era comunque piuttosto contenuta o in alcuni casi
sperimentali, nei quali i ricacci sono stati oggetto di diser¬
bo chimico, si osserva tuttavia una netta ripresa delle altre
specie, soprattutto erbacee, che sembravano scomparse.
Per quanto concerne le sottopiantagioni, si può con¬
cludere che l’efficacia di questi interventi sia limitata
all’impiego di specie sciafile, quali carpino bianco, pado,
acero campestre, o di specie arbustive.
In conclusione questo tipo d’intervento, pur rallentan¬
do l’invasione e, quindi, la totale alterazione dei boschi e
la perdita di biodiversità, è risultata nei boschi più com¬
promessi insufficiente.
Ripetere l’intervento di sfalcio dei ricacci è inoltre
operazione difficile da organizzare, molto costosa (1.000-
2.000 € all’ettaro per volta, se non meccanizzabile) e che
comporta un continuo disturbo antropico e un certo inqui¬
namento dei boschi interessati.
La prescrizione di far sempre tagliare il ciliegio tar¬
divo in occasione dell’utilizzazione dei boschi, utile ma
relativamente poco efficace, è viceversa stata fatta propria
dalla Regione Lombardia con le ultime norme forestali
regionali (Regolamento Regionale 5/2007).
Nel lavoro di tesi di chi scrive, risalente al 1988, oltre
ad un aggiornamento dell’areale, si era anche proposta
una previsione sulla futura diffusione della specie, basata
sulla velocità di espansione a partire dal 1922, allora sti¬
mata in circa 5 km ogni 10 anni.
È quindi interessante oggi, esattamente a 20 anni di di¬
stanza, verificare se le previsioni di allora si sono avverate:
ebbene verso est ci sono segnalazioni di ciliegio tardivo ol¬
tre il Fiume Adda, di cui era previsto il raggiungimento per
il 2000, e di questo passo potrebbe davvero lambire Berga¬
mo per il 2022; sul settore nord occidentale è stato osserva¬
to all’imbocco della Val d’Ossola, presso Premosello (VB),
così verso ovest dove avrebbe già raggiunto Masserano e
la Val Sessera, tra Vercelli e Biella: in entrambi i casi si
prevedeva vi sarebbe arrivato solo nel 2022.
Molti più dati abbiamo lungo il Fiume Ticino ove in
destra idrografica l’estremo sud dell’areale è a Vigevano
(loc. Lanca Ajala), perfettamente in linea con le previsio¬
ni, pur in un nucleo per fortuna ancora limitato. Mentre in
sinistra idrografica arriva poco a sud di Morimondo (MI),
al “Dosso delle Ginestre”, quindi in “ritardo di circa 6
anni sulla “tabella di marcia”.
Un quadro di questo tipo suggerisce la definizione di
un piano d’azione più modesto, forse, ma più realistico.
1) Abbandono dell’idea di poter mettere in atto un
intervento generalizzato di controllo/eradicazione della
specie: più praticabile la soluzione di intervenire priorita¬
riamente sulle aree con un elevato valore di biodiversità,
per preservare i querceti planiziali ed in genere le foreste
alluvionali del Ticino (es. boschi di alto fusto di proprietà
pubblica).
2) In tali aree ed ai limiti dell’areale predisporre in¬
terventi intensivi all’inizio dell’invasione, quel cordone
sanitario di cui si parla da anni.
3) Quando si decide di intervenire si propone dopo il
taglio, il diserbo chimico dei ricacci, più efficace e meno
costoso degli sfalci ripetuti.
4) Altrove ci si limita ad un contenimento “blando”,
tagliando sempre il ciliegio tardivo in sede di utilizzazio¬
ne forestale o diradamenti, così da ridurre la produzione e
la diffusione del seme. Sempre auspicabile, ma raramente
praticabile, la conversione all’alto fusto.
Nel merito dell’impiego del diserbo in bosco propo¬
niamo una riflessione preliminare all’adozione su larga
scala del metodo. Sinora in selvicoltura, almeno nel no¬
stro continente, il diserbo non è utilizzato; si propone una
sorta di decalogo preliminare all’utilizzo:
- solo se si impiega per contenere una specie esoti¬
ca molto invadente, in grado di alterare completamente
l’equilibrio ecosistemico e portare alla scomparsa di mol¬
te delle specie originarie;
- solo se non esistono altri metodi economicamente e/o
tecnicamente praticabili;
- solo se il diserbo può venire impiegato una tantum
(anche se con più ripetizioni di trattamento) e poi viene
seguito dalla rinnovazione naturale o artificiale di altre
specie vegetali, che possono autonomamente contrastare
una nuova invasione della specie esotica;
- solo dopo aver valutato con adeguate ricerche il vero
impatto del diserbo sull’ecosistema.
Nel caso del Parco del Ticino è quello che vorremmo
apprestarci a fare in questi anni, con particolare riferimen¬
to alla fauna del suolo, avendo già valutato l’impatto su
flora erbacea ed insetti.
i
Fulvio Enrico Carolini
Parco Lombardo della Valle del Ticino, Via Isonzo 1, 20013 Pontevecchio di Magenta (MI), Italia
e-mail: boschi@parcoticino.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
39
Alicia T. R. Acosta, Marta Carboni, Maria L. Carranza, Silvia Del Vecchio,
Carmela F. Izzi, Irene Prisco, Riccardo Santoro & Angela Stanisci
Analisi delle specie vegetali esotiche negli ecosistemi sabbiosi costieri:
distribuzione e impatto
Analysis of alien plant species in Coastal dune ecosystems: distribution and impact
L’invasione degli habitat da parte delle specie esoti¬
che è un fenomeno globale con serie conseguenze per gli
aspetti economici, sociali ed ecologici. Diverse nazioni
hanno risposto a questa minaccia con varie ricerche svolte
per capire, prevenire e gestire l’invasione di queste specie.
Tuttavia non sono ancora ben conosciuti né i caratteri eco¬
logici che permettono alle piante invasive di occupare con
successo nuovi habitat, né le caratteristiche che rendono
un ambiente idoneo all’invasione. In questo contesto, gli
ecosistemi costieri vengono considerati tra gli ambienti
più colpiti dalle invasioni di specie alloctone. Il degrado
del paesaggio dunale ha interessato tutti i Paesi costieri
dell’Unione Europea ed è stato particolarmente intenso nel
bacino del Mediterraneo. Gli effetti dell’ antropizzazione
diretta delle spiagge e delle dune costiere hanno portato
non solo alla diminuzione ed estinzione locale di specie,
ma anche ad un’evidente diffusione di elementi esotici.
Questo lavoro presenta alcuni risultati di un progetto
di ricerca che ha come obiettivo generale di fornire un
contributo alla conoscenza dei meccanismi biologici ed
ecologici che influenzano le invasioni di piante esotiche
negli ecosistemi dunali mediterranei. In particolare, con¬
centriamo la nostra attenzione sui seguenti aspetti:
1) censimento della flora costiera psammofìla dell’Ita¬
lia centrale e allestimento di una banca-dati della distri¬
buzione della flora nativa ed esotica a scala regionale,
allo scopo di verificare come si distribuiscono le specie
esotiche lungo il litorale tirrenico ed adriatico (Izzi et al.,
2007b; Acosta et al. 2008a);
2) analisi della diversità e distribuzione delle specie ve¬
getali esotiche nei diversi aggruppamenti vegetazionali pre¬
senti sui sistemi dunali costieri attraverso un campionamento
floristico di dettaglio, allo scopo di individuare gli aggruppa¬
menti più colpiti da invasione (Acosta et al., 2008b);
3) esame della posizione delle specie esotiche presen¬
ti negli ecosistemi costieri dunali rispetto ai processi di
naturalizzazione-invasione ( invasion status) allo scopo di
identificare le principali specie esotiche invasive (Acosta
& Izzi, 2007; Acosta et al. 2007);
4) identificazione dei caratteri morfologici e funziona¬
li tipici delle specie esotiche invasive in ambiente duna¬
le mediterraneo, allo scopo di identificare precocemente
probabili invasive tra le nuove esotiche in arrivo (Acosta
et al., 2006);
5) individuazione a livello regionale e locale dei fattori
abiotici e socio-economici esterni associati alla presenza
di esotiche, allo scopo di prevedere aree e fasce più vul¬
nerabili all’invasione e progettare interventi di gestione
mirati;
6) studio del probabile impatto delle specie esotiche
invasive individuate sulla biodiversità e sugli ecosistemi
costieri dunali (Izzi et al., 2007a).
Bibliografìa
Acosta A., Carranza M. L., Ciaschetti G., Conti F., Di Martino L.,
D’Orazio G., Frattaroli A., Izzi C. F., Pirone G. & Stanisci A., 2007 -
Specie vegetali esotiche negli ambienti costieri sabbiosi di alcune
regioni dell’Italia Centrale. Webbia, 62 (1): 77-84.
Acosta A., Carranza M. L., Di Martino L., Frattaroli A., Izzi C. F. &
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Guzik B., Brock J. H., Brundu G., Child L., Daehler C. C. & Pysek
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Izzi C. F., Acosta A., Carranza M. L, Carboni M, Ciaschetti G., Conti F.,
Del Vecchio S., Di Martino L., Frattaroli A., Pirone G. & Stanisci
A., 2007a - Entità a rischio negli ambienti dunali costieri di alcune
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Izzi C. F., Acosta A., Carranza M. L., Ciaschetti G., Di Martino L.,
D’Orazio G., Frattaroli A., Pirone G. & Stanisci A., 2007b - Il cen¬
simento della flora vascolare degli ambienti dunali costieri dell’Ita¬
lia centrale. Fitosociologia, 44 (1): 129-137.
Alicia T. R. Acosta, Marta Carboni, Silvia Del Vecchio, Carmela F. Izzi, Irene Prisco & Riccardo Santoro
Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Roma TRE, Viale G. Marconi 446, 00146 Roma, Italia
Alicia T. R. Acosta e-mail: acosta@uniroma3.it
Maria L. Carranza & Angela Stanisci
Dipartimento STAT, Università degli Studi del Molise, Contrada Fonte Lappone, 86090 Pesche (IS), Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Flora Andreucci
Vegetazione infestante e specie esotiche nei vigneti
del Piemonte meridionale (Italia)
Invasive vegetation and exotic species of vineyards
in southern Piedmont (Italy)
che individuano la vegetazione primaverile-estiva domi¬
nata dall’alleanza Fumario-Euphorbion T.Miiller in Gòrs
1966 e quella estivo-autunnale rappresentata dall’alleanza
Panico-Setarion Sissingh in Westhoff et al. 1946. In parti¬
colare tutte le cenosi presentano alcune specie in comune,
molte esotiche appartenenti soprattutto alla classe Stella-
rietea mediae R.Tx.Lohm. & Preis. in R.Tx. 1950 (ad es.
Veronica persica, Erigeron annuus, Solidago gigantea,
Conyza canadensis, Ambrosia artemisiifolia, Amaranthus
retroflexus, Tulipa praecox ); questo a causa delle tecni¬
che agronomiche che favoriscono la diffusione uniforme
delle specie alloctone, in accordo anche con quanto os¬
servato da Poldini et al. (1998) per il Friuli-Venezia Giu¬
lia. Dall’analisi della flora si rileva un contingente di 196
specie, di cui il 12,8% cosmopolite e il 5,2% alloctone,
rispettivamente 25 e 10 entità.
Bibliografìa
Baldoni M., Biondi E. & Loiotile A., 2001 - La vegetazione infestante
i vigneti nelle Marche. Fitosociologia, 38 (2): 63-68.
Conti F., Abbate G., Alessandrini A. & Blasi C. (eds.), 2005 - An an-
notated Checklist of thè Italian vascular flora. Palombi edittori,
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data analysis in ecology and systematic. Version 5.0. User’s guide.
Scientia Publishing , Budapest.
Poldini L., Oriolo G. & Mazzolini G., 1998 - The segetal vegetation
of vineyards and crop fields in Friuli-Venezia Giulia (NE Italy).
Studia Geobotanica , 16: 5-32.
Flora Andreucci
DISAV, Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”, Via G. Bellini 25/G, 15100 Alessandria, Italia
e-mail: fandreuc@unipmn.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
Le comunità vegetali sono espressione delle caratteri¬
stiche geo-pedologiche e microclimatiche del territorio in
cui si sviluppano e si modificano nella composizione flo¬
ristica al variare dei diversi fattori ecologici. Analisi sulla
vegetazione spontanea dei vigneti in Italia sono state con¬
dotte in Friuli-Venezia Giulia (Poldini et al., 1998) e nelle
Marche (Baldoni et al., 2001). La vegetazione infestante
i vigneti è soggetta ad una elevata pressione antropica e
mostra significativi cambiamenti nella composizione flo¬
ristica anche a seconda delle diverse tecniche colturali
esercitate. L’utilizzo di nuove forme di coltivazione indu¬
striale e l’abbandono di quelle tradizionali hanno causato
spesso la scomparsa di specie storicamente legate ai vi¬
gneti e l’affermazione di numerose neofite che si sono sta¬
bilite in queste cenosi. Lo scopo di questa ricerca è lo stu¬
dio della vegetazione infestante dei vigneti del Piemonte
meridionale che variano con l’alternarsi delle stagioni pri¬
maverile, estiva ed autunnale. L’analisi della vegetazione
spontanea infestante è stata condotta attraverso 95 rilievi
fìtosociologici, secondo il metodo sigmatista della scuola
di Zurigo-Montpellier, realizzati dal 2002 al 2008, dalla
precoce primavera all’inizio dell’autunno. I dati ottenuti
sono stati elaborati con metodi statistici ( cluster analy¬
sis e PCoA), tramite il software Syntax 2000 (Podani,
1993), che consentono di identificare le diverse comu¬
nità vegetali e di visualizzarne i rapporti intercorrenti. È
stato inoltre compilato un elenco della flora ed analizzati
i tipi corologici e biologici secondo Pignatti (1982). La
nomenclatura floristica fa riferimento a Pignatti (1982) e
alla check-list di Conti et. al. (2005). La classificazione
dei rilievi ha messo in evidenza due cluster ben definiti
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
41
Gianluigi Bacchetta, Francesco Mascia, Olga Mayoral Garcia-Berlanga &
Lina Podda
Dati preliminari sulla flora aliena delle aree umide della Sardegna (Italia)
Preliminary data on thè alien flora in Sardinia wetlands (Italy)
Il presente lavoro illustra i risultati preliminari di
un’indagine mirata all’ identificazione delle specie vege¬
tali di origine alloctona che si instaurano negli ambienti
umidi della Sardegna, del loro status nell’Isola e degli
aspetti ecologici che caratterizzano i rapporti tra specie ed
ambienti colonizzati. Il territorio di indagine comprende i
seguenti ambienti naturali considerati come zone umide e
suddivisi in quattro categorie.
1) Zone umide ad acque di transizione: Coastal wetlan¬
ds (baie e sistemi estuarmi, stagni costieri e bacini laguna¬
ri, corpi idrici retrodunali ed ambienti ad acque iperaline)
e bacini endoreici.
2) Freshwater wetlands (zone umide ad acque dolci,
ferme o debolmente correnti): stagni, paludi, fossi, bassi
alvei dei corsi d’acqua, ambienti umidi effimeri ad acque
oligotrofe, mesotrofe, eutrofe.
3) Corpi idrici ad acque correnti: ambienti ripariali e
sistemi umidi legati ai corsi d’acqua, ad acque oligotrofe,
mesotrofe, eutrofe.
4) Ambienti umidi semi-naturali o strettamente legati
alle attività umane: aree adibite a colture idrofile (princi¬
palmente risaie), canali di irrigazione, fontanili e pozze
destinate all’abbeverata del bestiame, bacini artificiali per
la raccolta e accumulo di acque superficiali e meteoriche
(bacini collinari, dighe).
A seguito delle ricerche effettuate sul campo e in ac¬
cordo con il materiale bibliografico disponibile si è giunti
all’identificazione di 97 entità vegetali di origine allocto¬
na legate alle zone umide in Sardegna appartenenti a 40
famiglie diverse. Tra le famiglie con il maggior numero di
entità si segnalano le Poaceae (16), seguite dalle Cypera-
ceae (7), dalle Asteraceae (6) e dalle Salicaceae (5).
Per quanto concerne le forme biologiche, prevalgono
le terofite (31%) e secondariamente le fanerofite (28%),
seguono le geofite (16%), le emicriptofite (11%), le idro-
fìte (10%), le nanofanerofite (3%) e le camefite (1%).
Relativamente alla provenienza geografica risulta che
il maggior numero di entità è di origine tropicale (38%),
mentre quelle di origine mediterranea sono soltanto il
10%. A questo proposito è legata un’altra distinzione, che
è stata fatta tra le specie di questo elenco riguardante la lo¬
ro introduzione prima e dopo il 1492/1500, differenzian¬
do così le neofite (71%) dalle archeofite (29%). Questa è
un’importante considerazione da fare per le alloctone per¬
ché la maggior parte delle specie invasive sono neofite ed
introdotte dopo questo periodo da paesi tropicali. Infatti,
delle 97 specie alloctone considerate in questo elenco ben
il 10 % si riferisce a specie invasive di cui il 70% tropica¬
li, mentre il 30% sono di origine sud-africana. Dall’analisi
dello status risulta che la maggiore percentuale delle spe¬
cie appartiene alla categoria naturalizzate (58%), seguono
le casuali (28%), le invasive (10%) e le dubbie (4%).
Degli ambienti analizzati, ospitano un maggior nume¬
ro di specie quelli ad acque dolci, ferme o debolmente
correnti (30%), seguono i corpi idrici ad acque correnti
(18%).
La dispersione di specie alloctone che si inseriscono
preferenzialmente negli ambienti umidi della Sardegna
è strettamente legata a diverse attività umane. Le attività
produttive come la coltura del riso hanno incrementato un
numero considerevole di queste attraverso l’introduzione
passiva di semi dalle sementi. A conferma di ciò, 1’ 1 1 %
delle alloctone delle aree umide della Sardegna sono se¬
gnalate in ambiente di risaia.
Altri fattori antropici che favoriscono la naturalizza¬
zione di specie aliene negli ambienti umidi sardi sono le
attività di tipo ricreativo ed estetico. L’utilizzo indiscrimi¬
nato e non regolamentato di queste a scopo ornamentale
in giardini, acquari e laghetti urbani, ha portato non di
rado alla loro spontaneizzazione in zone umide ad acque
dolci, grazie alla elevata capacità di disseminazione e
propagazione per via vegetativa. Il 53% delle aliene pre¬
senti nelle zone umide della Sardegna sono comunemente
commercializzate ed utilizzate negli ambiti sopracitati.
Anche opere di riqualificazione ambientale, come le pra¬
tiche di fìtodepurazione di acque inquinate e a notevole
carico organico, hanno incrementato la diffusione di idro¬
file ed elofite non autoctone. In seguito s’intende conti¬
nuare lo studio delle specie aliene nelle zone umide della
Sardegna e approfondire le ricerche soprattutto per quelle
specie considerate invasive o potenzialmente tali, al fine
di elaborare strategie di controllo e/o eradicazione.
Gianluigi Bacchetta, Francesco Mascia & Lina Podda
Centro Conservazione Biodiversità (CCB), Dipartimento di Scienze Botaniche, Università degli Studi di Cagliari,
Viale S. Ignazio da Laconi 13, 09123 Cagliari, Italia
e-mail: info@ccb-sardegna.it
Olga Mayoral Garcia-Berlanga
Universidad Politècnica de Valencia (UPV), Carretera Nazaret-Oliva s/n, 46730 Grao de Gandia (Gandia), Espana
e-mail: olmagar@upvnet.upv.es
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
42
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Gianluigi Bacchetta, Olga Mayoral Garcia-Berlanga & Lina Podda
Comparazione della flora aliena della Sardegna e della Spagna insulare e peninsulare
Comparison between thè alien flora of Sardinia and Spain insular and peninsular tenitories
Viene presentato un primo contributo relativo alla flora
aliena della Sardegna e alla sua comparazione con le flore
esotiche delle Isole Baleari (Moragues & Rita, 2005; Vilà
& Munoz, 1999) e della Spagna peninsulare ed insulare
(Sanz Elorza et al., 2004). Le entità della checklist sar¬
da sono state ordinate in base allo schema terminologico
proposto da Richardson et al. (2000) e riadattato da Pysek
et al. (2004). Per consentire una ulteriore distinzione tra
le specie introdotte prima e dopo il 1492/1500, sono state
altresì differenziate le neofite dalle archeofite.
In base alle ricerche di campo, d’erbario e bibliografi-
che, la checklist della flora aliena dell’Isola conta ad oggi
481 unità tassonomiche, rispetto alle 304 delle Baleari e
alle 937 della Spagna s.l. 11 38% della flora aliena della Sar¬
degna risulta in comune con quella delle Baleari ed oltre il
60% con territori della Spagna continentale e insulare.
Le entità censite per la Sardegna risultano comprese
in 98 famiglie, di cui quelle maggiormente rappresentate
sono: Fabaceae (45 taxa ), Poaceae (32) e Asteraceae (30).
Significativi appaiono anche i dati delle specie riferite
a famiglie strettamente esotiche come Aizoaceae (12) e
Agavaceae (9). Per le Baleari le famiglie con maggior di¬
versità specifica sono le Asteraceae (30), cui seguono con
valori prossimi le Fabaceae (26) e le Poaceae (23); per la
Spagna si evidenzia invece la dominanza delle Poaceae
(97) e delle Asteraceae (95), seguite dalle Fabaceae (67).
In totale 288 unità tassonomiche aliene della Sardegna,
pari al 62% del totale, sono risultate neofite e 174, pari al
38%, archeofite. Delle neofite il 42% risultano naturalizzate,
il 38% casuali, il 3% dubbie e ben il 17% invasive. I dati
relativi a tale ultima categoria evidenziano che quasi la tota¬
lità delle specie invasive della Sardegna sono neofite, l’unica
archeofita risulta infatti Ricinus communis L. In totale la ca¬
tegoria delle invasive arriva al 10,4% della flora alloctona. I
dati sono sensibilmente inferiori a quelli dei territori compa¬
rati, infatti per le Baleari le invasive risultano pari al 13,8% e
per la Spagna al 13,1%.
Dall’analisi dello spettro biologico dei tre territori a
confronto (Sardegna, Baleari e Spagna s.l.) risulta che la
maggiore percentuale è data dalle fanerofite (40%, 34%,
36%) e secondariamente dalle terofite (31%, 30%, 26%);
seguono le emicriptofite ( 1 2%, 1 2%, 1 6%), le geofite (9%,
1 0%, 1 0%), le camefite (6%, 1 3%, 8%) e in ultimo le idro¬
file (2%, 1%, 4%). Questi dati sono molto simili tra loro
e assai discordanti con quelli relativi alle flore autoctone
di tutti i territori indagati, dove invece la maggior parte
delle unità tassonomiche sono di tipo terofitico. Il dato
appare spiegabile con una maggiore selezione volontaria
da parte dell’uomo delle specie legnose per usi specifici
quali quello ornamentale, vivaistico e forestale.
L’analisi dei dati riguardante l’origine geografica del¬
la flora alloctona della Sardegna, evidenzia la dominanza
dell’elemento americano s.l. (30%) rispetto a quello medi-
terraneo (17%), seguono con valori sensibilmente più bassi
le specie provenienti dall’Asia (11%), dalla regione Saharo-
Arabica (11%) e da quella Capense (8%). Per quanto riguar¬
da i dati delle Baleari e della Spagna s.l., i risultati non si
discostano da quelli del territorio sardo, dominano, infatti, le
specie americane s.l. (comprendenti anche le neotropicali)
sia per le Baleari (32%) che per la Spagna s.l. (38%).
Al fine di verificare l’impatto sugli ecosistemi, si è re¬
alizzata inoltre una analisi comparata degli habitat mag¬
giormente sensibili. Per la Sardegna risultano più soggetti
ai fenomeni di neocolonizzazione quelli agricoli (33%) e
ruderali (28%), seguono le zone umide (11%) e litorali
(10%). Anche per le Baleari e la Spagna s.l. gli habitat
maggiormente a rischio sono risultati quelli ruderali (52%,
70%) e secondariamente quelli agricoli (19%, 12%).
Le indagini che si stanno implementando hanno il fine di
definire in dettaglio l’incidenza della flora aliena sulle specie
e gli habitat presenti in Sardegna, di elaborare le necessarie
strategie di contenimento o eradicazione e le possibili azioni
di mitigazione degli impatti di tipo socio-economico.
Bibliografìa
Moragues Botey E. & Rita Larrucea J., 2005 - Els vegetals introdui'ts a
les Illes Balears. Documents tècnics de conservaciò. Govern de les
Illes Balears. Conselleria de Medi Ambient. II època, 11: 1-109.
Pysek P., Richardson D. M., Rejmànek M., Webster G. L., Williamson
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Taxon, 53 (1): 131-143.
Richardson D. M., Pysek R, Rejmànek M., Barbour M. G., Panetta F.
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Vilà M. & Munoz I., 1999 - Pattems and correlates of exotic and ende¬
mie plant taxa in thè Balearic islands. Ecologia mediterranea, 25
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Gianluigi Bacchetta & Lina Podda
Centro Conservazione Biodiversità (CCB), Dipartimento di Scienze Botaniche, Università degli Studi di Cagliari,
Viale S. Ignazio da Laconi 13, 09123 Cagliari, Italia
e-mail: info@ccb-sardegna.it
Olga Mayoral Garcia-Berlanga
Universidad Politècnica de Valencia (UPV), Carretera Nazaret-Oliva s/n, 46730 Grao de Gandia (Gandia), Espafia
e-mail: olmagar@upvnet.upv.es
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
Elena Bami, Simone Falzoi, Lucia Sitzia, Federico Spanna &
Consolata Siniscalco
43
Invasioni di piante esotiche lungo il gradiente altitudinale nelle Alpi:
individuazione di fattori climatici limitanti
Alien plant invasion along thè elevation gradient in thè Alps:
assessing climatic limiters
I sistemi montuosi sono considerati con crescente inte¬
resse da parte degli ecologi in quanto rappresentano aree
modello per lo studio degli effetti dei cambiamenti globali
sugli habitat naturali e, in particolare sulla componente
vegetale. Oltre a presentare flore ricche e ad elevato nu¬
mero di specie endemiche che contribuiscono a caratteriz¬
zare un mosaico di habitat naturali estremamente eteroge¬
neo, presentano gradienti ambientali marcati che variano,
su distanze relativamente brevi, in funzione della quota.
Inoltre, rispetto al problema delle invasioni biologiche,
sono ambienti minacciati, ma non ancora fortemente in¬
vasi. È possibile quindi seguire l’evoluzione dei processi
di invasione a partire dagli stadi iniziali ed analizzarne i
meccanismi in relazione a precisi gradienti ambientali. In¬
fine, con riferimento ai problemi gestionali, gli interventi
di controllo e di eradicazione possono attuarsi con mag¬
gior successo agendo su processi di invasione negli stadi
iniziali o in corso, rispetto ad interventi in zone di pianura
già pesantemente compromesse.
Studi che analizzino il fenomeno delle invasioni biolo¬
giche nei sistemi montuosi sono ancora scarsi e riguarda¬
no prevalentemente aree in regioni mediterranee o tropi¬
cali, nonostante il recente impulso derivante dal progetto
MIREN (www.miren.ethz.ch). La distribuzione altitudi¬
nale delle specie esotiche mostra una notevole variabilità
fra le diverse regioni, ma è generalmente influenzata dal
disturbo, dal tipo e dalla quantità di propaguli diffusi e da
barriere ambientali che, salendo in quota, sono principal¬
mente rappresentate dal clima piuttosto che dalla compe¬
tizione da parte di specie native.
Vengono quindi presentati i risultati di uno studio
condotto sulle Alpi con l’obiettivo di valutare l’attuale
distribuzione di piante esotiche nelle vallate alpine più
antropizzate e di individuarne il limite di risalita in quota
correlandolo a diverse variabili climatiche.
Sono state rilevate 69 specie esotiche in 279 plots
situati al margine del corso d’acqua principale, lungo il
gradiente altitudinale, in cinque valli alpine. Solidago gi-
gantea (33%), Conyza canadensis (29%), Reynoutria ja-
ponica (29%), Bidens frondosa (28%), Buddleja davidii
(25%) sono risultate le specie più frequenti e, ad eccezio¬
ne di S. gigantea, sono tutte capaci di raggiungere quote
superiori ai 900 m.
La presenza di specie esotiche diminuisce esponen¬
zialmente all’aumentare della quota: a partire da 1.830 m
la probabilità di trovare specie esotiche in zone riparali è
risultata inferiore all’ 1%. Questo limite altitudinale corri¬
sponde ad un valore di temperatura primaverile media (in¬
dice climatico che maggiormente spiega l’attuale pattern
di distribuzione delle specie esotiche rispetto alla quota)
di 2,4 °C.
La definizione dei fattori climatici che determinano
particolari limiti di distribuzione rappresenta uno stru¬
mento utile per individuare le aree non ancora invase, ma
potenzialmente vulnerabili, permettendo di intervenire
con piani di gestione finalizzati alla prevenzione.
Elena Bami, Simone Falzoi, Lucia Sitzia & Consolata Siniscalco
Dipartimento di Biologia Vegetale, CEBIOVEM, Università degli Studi di Torino, Viale Mattioli 25, 10125 Torino, Italia
Elena Bami e-mail: elena. bami @ unito.it
Federico Spanna
Settore Fitosanitario, Sezione di Agrometeorologia, Regione Piemonte, Via Livorno 60, 10144 Torino, Italia
e-mail: federico.spanna@regione.piemonte.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Giuseppe Brundu
La legislazione italiana in materia di specie vegetali alloctone
Italian legislation on alien plants
Le invasioni biologiche sono un processo ambientale che
richiederebbe di essere affrontato, in primo luogo, con ade¬
guate norme di diritto intemazionale dell’ambiente, disciplina
che nasce e si sviluppa in relazione all’estensione di diversi
problemi di natura globale, come i cambiamenti climatici,
l’inquinamento marino, la diminuzione della biodiversità, la
desertificazione (Lugaresi, 2008). Esiste però un’oggettiva dif¬
ficoltà nell’imposizione di obblighi rigorosi agli Stati ed alle
multinazionali, oltre alla necessità di non interferire con le re¬
gole dettate da organismi come la World Trade Organisation.
Si sono affermati soprattutto alcuni principi generali, come
l’obbligo di “cooperare per la tutela dell’ambiente” di cui alla
Dichiarazione di Stoccolma del 1972. Le diverse problemati¬
che sono state affrontate soprattutto attraverso strumenti così
detti di soft law, ossia per mezzo di risoluzioni e dichiarazioni
di natura non vincolante. Non è stata istituita alcuna procedura
giudiziale specifica per risolvere i casi di violazione delle nor¬
me, si è preferito invece istituire un certo numero di organismi
con funzioni di controllo e di prevenzione (Cassese, 2004).
In un periodo di tempo relativamente limitato, la comunità
intemazionale ha sperimentato la progressiva entrata in vigo¬
re di un imponente corpus di norme in materia ambientale,
molte delle quali trattano direttamente od indirettamente del¬
le invasioni biologiche (ad es., la International Convention
for thè control and management of ships ’ ballast water and
sediments, 13/02/2004). Uno dei primi riferimenti è presente
nella Convenzione di Berna. Le parti contraenti s’impegnano
a “controllare rigorosamente l’introduzione di specie non in¬
digene”. La Convezione sulla Biodiversità (CBD), ratificata
dall’Italia con la L. n. 124/1994, richiede ai Paesi firmatari
di impegnarsi quanto più possibile e con i sistemi più ido¬
nei, per “prevenire l’introduzione, promuovere il controllo e
l’eradicazione” di quelle specie esotiche che minacciano la
conservazione di ecosistemi, habitat od altre specie. La CBD
è senza dubbio il riferimento più importante, cui si rifanno di¬
verse fonti comunitarie e nazionali, come il DPR n. 357/1997
e succ. mod., recante l’attuazione in Italia della Dir. n. 92/43/
CEE del Consiglio del 21/05/1992. Nonostante lo sforzo del¬
la EU teso al perseguimento degli obbiettivi della CBD, per
quanto concerne le specie esotiche il Consiglio dell’Unione
Europea ha recentemente richiamato la Commissione sulla
necessità di “ assess gaps in thè current legai, policy and eco¬
nomie framework for thè prevention of introduction and for
thè control and eradication of invasive alien species ” (2773rd
Council Meeting - Environment, 16/12/2006). In effetti, coe¬
sistono tuttora a livello comunitario norme piuttosto contra¬
stanti in materia di IAS {Invasive Alien Species).
In Italia, le modifiche al Titolo V della costituzione (ex
L.C. n. 3/200 1 ) hanno dato ingresso esplicito nel testo costi¬
tuzionale alla “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema” (art.
117.2.S), materia rientrante nella potestà legislativa dello
Stato. Tuttavia è da rilevare che tra le materie di legislazio¬
ne concorrente delle regioni (art. 1 17.3) ve ne sono diverse
che hanno relazioni evidenti con le invasioni biologiche
(tutela della salute; governo del territorio; valorizzazione
dei beni culturali ed ambientali; produzione, trasporto e
distribuzione nazionale dell’energia). Inoltre nell’ambito
della potestà legislativa regionale residuale (art. 117.4) è
verosimilmente possibile ricomprendere “agricoltura e fo¬
reste, caccia e pesca” (De Marzo et al, 2005).
Nonostante le IAS costituiscano una minaccia per
“ambiente ed ecosistemi”, non esiste ancora un piano od
un quadro di riferimento nazionale unitario e non sono
note applicazioni di “strumenti” come il “danno am¬
bientale” (ex D.Lvo n. 152/2006) che sarebbero tutta¬
via applicabili in linea di principio anche alle invasioni
biologiche. Solo alcune norme regionali hanno prestato
particolare attenzione al problema e rivestono pertanto
portata innovativa (ad es. la L.R. 31/03/2008, n. 10, della
Regione Lombardia, od alcune norme del piano paesag¬
gistico della Regione Sardegna). Per il resto, si citano le
specie esotiche in diversi atti normativi, non sempre uti¬
lizzando una terminologia coerente (“specie estranee” ex
art. 11.3 L. n. 394/1991; “specie avventizie” ex DGR n.
1004, 30/06/2008, della Regione Emilia-Romagna) e con
punti di vista, talvolta, tra loro molto contrastanti. E del
tutto assente lo sforzo di adeguare gli strumenti normativi
nazionali a strategie globali ed integrate già condivise a
livello intemazionale (come la European Strategy on IAS
del 2003, o il Code of conduct on horticulture and inva¬
sive alien plants della EPPO), nonché lo studio di misure
adeguate anche a livello locale o secondo il principio della
sussidiarietà, per la prevenzione, la rimozione, il controllo
ed il monitoraggio. La normativa vigente risulta, infine,
altrettanto insufficiente sotto il profilo sanzionatorio.
Bibliografìa
Cassese A., 2004 - Diritto intemazionale. II. Problemi della comunità
intemazionale. Il Mutino , Bologna.
De Marzo G., Liguori A. & Mancuso G., 2005 - La tutela dell’ambiente
tra prevenzione e repressione. Esame degli illeciti civili e ammini¬
strativi. IPSOA, Milano.
Lugaresi N., 2008 - Diritto dell’ambiente. Ili Ed. CEDAM, Padova.
Giuseppe Brundu
Assessorato della Difesa dell’Ambiente, Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, Regione Autonoma della Sardegna,
Direzione Generale CFVA, Via Biasi 7, 09131 Cagliari, Italia
e-mail: gbmndu@regione.sardegna.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
45
Guido Brusa, Daniela Grande, Bruno E. L. Cerabolini, Fulvio Enrico Caronni &
Roberto Castrovinci
Robinia viscosa Vent., una neofita negletta della flora italiana
Robinia viscosa Vent., an overlooked neophyte of thè Italian flora
Al genere Robinia sono attribuite quattro specie (Isely
& Peabody, 1984), tre delle quali ( R . pseudoacacia L., R.
hispida L. e R. viscosa Vent.) originarie degli Stati Uniti
orientali ed una ( R . neomexicana A.Gray) di quelli sud¬
occidentali al confine con il Messico.
Otre a R. hispida , riportata come coltivata e spontaneiz-
zata nelle Marche (Viegi et al., 2003), eai?. neomexicana,
riportata come subspontanea per la sponda lombarda del La¬
go di Garda (Guarino, 1995), l’unica specie di questo gene¬
re segnalata come naturalizzata in Italia, per di più su tutto
il territorio nazionale (Conti et al, 2005), risulta essere R.
pseudoacacia. Tuttavia Stucchi (1972) segnalava come “na¬
turalizzata da tempo” ad ovest di Milano anche R. viscosa,
che “si distingue da R. pseudoacacia, con una certa evidenza
solo durante la fioritura oppure toccando intenzionalmente i
rami giovani”. A seguito di questa segnalazione non si trova
più menzione di R. viscosa, né in elenchi su scala nazionale
(viene indicata tra le “esotiche coltivate non spontaneizzate”
da Viegi et al., 1974), né tantomeno in flore locali.
Recenti indagini hanno però evidenziato come esem¬
plari R. viscosa var. viscosa siano diffusamente presenti
allo stato spontaneo tra le province di Milano e Varese. Di
fatto le difficoltà riscontrate nell’immediato riconoscimen¬
to da R. pseudoacacia condizionano le ricerche. Soltanto
nel periodo di fioritura, che avviene quando la congenere è
ormai quasi completamente sfiorita (seconda metà di mag¬
gio-inizio giugno, a cui si aggiunge un secondo periodo di
fioritura tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, in conco¬
mitanza con una fioritura secondaria di R. pseudoacacia ),
gli esemplari di R. viscosa risultano prontamente distingui¬
bili tra quelli assai più numerosi di R. pseudoacacia. Una
determinazione sicura è possibile considerando i caratteri
riportati nella seguente tabella, ricavata da Isely & Peabody
(1984) con l’aggiunta di osservazioni personali inedite.
I fiori di R. viscosa sono lievemente profumati, ma co¬
munque più vistosi di quelli di R. pseudoacacia. Essendo
ravvisabili caratteri vegetativi distintivi tra le due specie
(colore e soprattutto indumento dei giovani rami), il ri¬
conoscimento può avvenire anche durante la stagione di
riposo.
Nell’area esaminata R. viscosa si comporta come una
neofita a moderato carattere invasivo. Si rinviene in bo¬
scaglie pioniere e boschi degradati, spesso di modesta
superficie, dove cresce soprattutto al margine della ve¬
getazione forestale. In bosco, dove non è stata osservata
rinnovazione da seme ma soltanto da ceppaia, dominano
nel complesso le specie di Galio-Urticetea e più in ge¬
nerale le sinantropiche, mentre quelle di Querco-Fagetea
sono infrequenti e di solito con basse coperture. Ecologi¬
camente si comporta quindi come una specie pioniera (si
osservano di frequente giovani esemplari lungo le scar¬
pate stradali), similmente a R. pseudoacacia-, mostra co¬
munque una scarsa capacità di competizione nei confronti
di Prunus serotina Ehrh. e perfino della congenere.
Bibliografìa
Conti F., Abbate G., Alessandrini A. & Blasi C. (eds.), 2005 - An anno-
tated checklist of thè Italian vascular flora. Palombi Editore, Roma.
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Isely D. & Peabody F. J., 1984 - Robinia (Leguminosae: Papilionoi-
dea). Castanea, 49: 1 87-202.
Stucchi C., 1972 - Appunti di flora lombarda. Informatore Botanico
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Viegi L., Cela Renzoni G. & Garbari F., 1974 - Flora esotica d’ Italia.
Lavori della Società Italiana di Biogeografia, 4: 125-220.
Viegi L., Vangelisti R., D’Eugenio M. L., Rizzo A. M. & Brilli-Cattarini
A., 2003 - Contributo alla conoscenza della flora esotica d’Italia: le
specie presenti nelle Marche. Atti della Società Toscana di Scienze
Naturali. Memorie, Serie B, 110: 97-162.
Guido Brusa, Daniela Grande & Bruno E. L. Cerabolini
Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale, Università degli Studi dell’Insubria, Via Dunant 3, 21 100 Varese, Italia
Guido Brusa e-mail: guido.brusa@uninsubria.it
Fulvio Enrico Caronni & Roberto Castrovinci
Parco Lombardo della Valle del Ticino, Via Isonzo 1, 20013 Pontevecchio di Magenta (MI), Italia
e-mail: boschi@parcoticino.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
46
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Maura Brusoni & Roberta Negri
Valutazione della potenziale capacità invasiva di specie vegetali alloctone
nell’agroecosistema
Assessing thè invasion potential of exotic plants in agricultural ecosystem
Gli ambienti coltivati rappresentano degli ecosistemi
a mosaico nei quali gli aspetti di vegetazione naturale si
configurano come frammenti intervallati da campi colti¬
vati e insediamenti umani e il grado di disturbo crescente
determina variazioni della vegetazione naturale, semina¬
turale e “antropogena”, parallelamente alla riduzione del¬
la biodiversità.
La presa di coscienza dell’ importanza della salvaguar¬
dia della biodiversità ha fatto sì che la sua conservazione
venisse integrata nelle politiche ambientali, sia a livello
globale che locale, fino a scala regionale. In tale ambito
tra gli strumenti di tutela della biodiversità va segnalata
l’applicazione delle misure agroambientali previste dalla
normativa europea. Allo scopo di incentivare un miglio¬
ramento dell’ambiente agrario dal punto di vista naturali¬
stico e paesaggistico, la Regione Lombardia, nell’ambito
dei successivi Piani di Sviluppo Rurale, ha attuato le nor¬
mative CE. Sotto l’aspetto vegetazionale la progressiva
perdita di biodiversità non si manifesta solo quantitativa¬
mente come riduzione della ricchezza specifica, ma an¬
che sotto l’aspetto qualitativo come modificazione nella
composizione floristica delle comunità vegetali in cui si
assiste alla comparsa di una flora di sostituzione costituita
da specie nuove, per la maggior parte esotiche, che vanno
a competere con le autoctone. L’invasione degli ecosiste¬
mi naturali da parte delle specie esotiche rappresenta una
delle maggiori minacce per la biodiversità globale. È uni¬
versalmente riconosciuto che le specie invasive influen¬
zano la struttura e le funzioni dell’ecosistema riducendo
in particolare la ricchezza delle specie autoctone, oltre a
rappresentare un problema concreto per l’ambiente agri¬
colo in seguito alla loro elevata capacità di infestare le
coltivazioni.
Conseguentemente alla problematica esposta, è stato
intrapreso uno studio della biodiversità vegetale in habi¬
tat naturali, coltivati e marginali, nell’ecosistema agrico¬
lo, appartenenti ad aziende agricole che praticano diver¬
se tecniche di gestione al fine di disporre di elementi di
valutazione del raggiungimento o meno degli obiettivi
prefissati dalle direttive comunitarie. La valutazione della
biodiversità vegetale ha preso in considerazione la com¬
ponente quantitativa (ricchezza specifica, equitabilità,
dominanza) e l’aspetto qualitativo, ossia la modificazione
nella composizione floristica delle comunità vegetali, al
fine di valutare la percentuale di presenza di specie eso¬
tiche nelle comunità sinantropiche che occupano i coltivi
e le fasce non coltivate e la possibilità da parte di queste
ultime di rappresentare ambienti rifugio per potenziali
specie infestanti delle coltivazioni. Nell’ambito di azien¬
de agricole, in provincia di Pavia e Milano, che praticano
diversi tipi di gestione (convenzionale, biodinamica e con
applicazione delle misure agroambientali) sono stati ese¬
guiti i rilievi fitosociologici secondo il metodo di Braun-
Blanquet nei seguenti habitat: campi coltivati, ambienti
marginali, fasce di vegetazione spontanea inframmezzate
ai coltivi. La determinazione delle specie vascolari è stata
eseguita utilizzando la “Flora d’Italia” di Pignatti (1982).
È stato eseguito lo studio floristico della componente ve¬
getale vascolare ricavando gli spettri biologico e corolo¬
gico ponderati. Le specie esotiche presenti sono risultate
rispettivamente il 9,3% delle specie rilevate nell’azienda
biodinamica, il 6,5% nell’azienda che applica le misure
agroambientali e 1’ 1 1 ,6% nell’azienda convenzionale.
Nell’azienda biodinamica il 27,2% delle esotiche è rap¬
presentato da specie già incluse nella lista delle invasive
redatta dall’EPPO (European Plant Protection Organisa-
tion), nell’azienda con misure agroambientali il 12,5%
e nella convenzionale 14,2%. Successivamente per le
specie esotiche presenti nelle tre realtà gestionali e non
incluse tra le invasive è stato applicato un protocollo di
valutazione della potenziale capacità invasiva (Weber &
Gut, 2004) secondo il quale le specie vengono classifica¬
te in tre categorie di rischio potenziale (specie a elevato
rischio, specie che necessitano di ulteriori osservazioni e
controlli, specie a basso rischio) basandosi principalmen¬
te sulle caratteristiche biogeografiche ed ecologiche di
ogni singola specie. Tale approccio consente di valutare
la maggiore o minore capacità di una specie alloctona di
diventare invasiva e di rappresentare quindi un pericolo
per la biodiversità dell’ecosistema in cui si trova consen¬
tendo quindi di adottare misure preventive per contenerne
la diffusione.
Bibliografìa
Pignatti S., 1982 - Flora d’Italia. Edagricole, Bologna.
Weber E. & Gut D., 2004 - Assessing thè risk of potentially invasive
plant species in centrai Europe. Journal J'or Nature Conservation,
12: 171-179.
Maura Brusoni & Roberta Negri
Dipartimento di Ecologia del Territorio, Università degli Studi di Pavia, Via S. Epifanio 14, 27100 Pavia, Italia
Maura Brusoni e-mail: brusoni@et.unipv.it - Roberta Negri e-mail: Roberta.Negri@miapavia.com
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
47
Ignazio Camarda, Giuseppe Brundu, Luisa Carta & Manuela Manca
La flora esotica della Sardegna
The alien flora of Sardinia
Gli studi sulle specie esotiche della Sardegna, sino al
recente passato, sono stati per lo più costituiti da segnala¬
zioni di nuove entità come notazione floristica, piuttosto
che da indagini dedicate alle loro più diverse implicazio¬
ni. Mancava un’indagine organica sulla flora esotica della
Sardegna basata anche sull’uso di metodologie innovative
e standardizzate tali da consentire una comparazione con
il territorio nazionale e mediterraneo. Il risultato è stato
reso possibile da una serie di progetti nazionali ed intema¬
zionali, quali l’incarico affidato nel 2000 al Dipartimento
di Botanica dell’Università degli Studi di Sassari dal Ser¬
vizio Conservazione della Natura del Ministero dell’Am¬
biente (Camarda, 2001; Camarda & Brundu, 2004), la
partecipazione al progetto finanziato dall’Unione Euro¬
pea denominato EPIDEMIE ( Exotic Plant Invasioni De-
leterious Effects on Mediterranean Island Ecosystems)
(Brundu et al, 2003), la partecipazione al progetto EU
denominato DAISIE ( Delivering Alien Invasive Species
Inventories far Europe) (Lambdon et al., 2008), il proget¬
to di censimento della flora esotica d’Italia coordinato dal
Centro Interuniversitario “Biodiversità, Fitosociologia ed
Ecologia del Paesaggio” dell’Università degli Studi di
Roma “La Sapienza”, finanziato dal Dipartimento Pro¬
tezione della Natura del Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare. La presentazione descri¬
ve i lineamenti fondamentali della flora alloctona della
Sardegna acquisiti nel corso dei citati progetti.
L’insieme delle ricerche condotte in Sardegna ha con¬
sentito la compilazione di un elenco generale di oltre 900
specie esotiche (Camarda, 2001). Del totale generale, 236
specie possono essere considerate come casuali o natura-
lizzate negli ambienti naturali o seminaturali. Si tratta per
lo più di specie casuali (134, ossia il 56,8% del totale), ma
anche naturalizzate (60; 25,4%) ed invasive (42; 17,8%).
Vi è, infine, un gruppo di 20 entità criptogeniche, ossia sul
cui indigenato sussistono dei dubbi. La provenienza geo¬
grafica vede 84 specie (pari al 35,6%) dal continente ame¬
ricano, 48 (20,3%) dall’Asia e 31 (13,1%). Circa un terzo
(71 su 236) sono specie legnose introdotte per interventi
di rimboschimento o come ornamentali, 10 di queste pre¬
sentano caratteristiche di invasività anche in riferimento
alle definizioni IUCN e CBD, ovvero determinano impatti
negativi di vario tipo (quali, ad es., Acacia mearnsii, A.
saligna, Ailanthus altissima).
Nel complesso, il contingente esotico della Sardegna
è differenziato e caratteristico rispetto a quello delle al¬
tre regioni italiane, anche insulari, oltre che nei confronti
di molte altre isole del Mediterraneo (Lloret et al., 2004,
2005). Gli ambienti costieri, in particolare gli habitat delle
garighe e delle dune e gli ecosistemi ripari e delle zone
umide, sono quelli maggiormente sensibili e minacciati.
In molti casi si tratta anche di Siti di Interesse Comunita¬
rio (ex Dir. n. 43/92/CEE) o comunque di siti caratteriz¬
zati dalla presenza di un alto contingente di specie ende¬
miche o rare. A parte i casi citati, le specie invasive si in¬
seriscono soprattutto nelle aree coltivate e negli ambienti
rimaneggiati ad opera dell’uomo, mentre molti ecosistemi
naturali e seminaturali mostrano una resistenza maggiore
nei confronti delle specie esotiche attualmente presenti.
Tuttavia, il livello elevato di allodiversità costituisce un
elemento di rischio potenziale che merita adeguate azioni
di monitoraggio e mitigazione.
Bibliografìa
Brundu G., Camarda I. & Satta V., 2003 - A methodological approach
for mapping alien plants in Sardinia (Italy). In: Plant Invasions:
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li _ _ _
Ignazio Camarda, Giuseppe Brundu, Luisa Carta & Manuela Manca
Dipartimento di Botanica ed Ecologia vegetale. Università degli Studi di Sassari, Via F. Muroni 25, 07100 Sassari, Italia
Ignazio Camarda e-mail: camarda@uniss.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
48
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO GHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Massimo Cammarata, Tiziano Bo, Alessandro Candiotto, Massimo Pessino,
Stefano Fenoglio & Giorgio Malacarne
Analisi preliminare della dieta del barbo europeo ( Barbus barbus)
nel Fiume Bormida
Diet of thè Common Barbel (Barbus barbus) in thè River Bormida:
preliminary results
Da tempi ormai remoti i nostri ambienti acquatici sono
teatro di innumerevoli manipolazioni dei popolamenti ittici.
L’uomo, almeno in passato, trovava nella pesca una fonte di
sopravvivenza ed aveva imparato a favorire la diffusione di
certe specie di pesci che, più di altre, rispondevano alle sue
esigenze alimentari e ricreative. Negli ultimi decenni, paral¬
lelamente al sempre più marcato impoverimento della fauna
ittica, causato da varie forme di alterazioni ambientali, si è
assistito all’enorme diffusione di specie alloctone.
La presenza di specie esotiche, generalmente introdotte in
modo avventato, ha spesso favorito l’insorgere di gravi incon¬
venienti nell’ambiente d’immissione, con danni di rilievo nei
confronti dei pesci indigeni, con popolazioni già gravemente
alterate da situazioni ambientali negative. Tra le molteplici
specie esotiche introdotte negli ultimi anni il barbo europeo
Barbus barbus (Linnaeus, 1758), è una di quelle che ha attira¬
to su di se un’attenzione minore. Questa specie, recentemente
comparsa nei fiumi della nostra penisola a seguito di immis¬
sioni legate alla pesca sportiva, è stata segnalata per la prima
volta nel 1995 ed è ormai largamente diffusa in tutta l’area
padano-veneta e nel distretto tosco-laziale. L’areale di distri¬
buzione comprende l’intera Europa centrale e parte di quella
orientale, dalla Francia al Mar Nero. Questa specie, apparen¬
temente più robusta e tollerante alle alterazioni ambientali, sta
rapidamente sostituendo le popolazioni di barbi autoctoni - il
barbo comune, Barbus plebejus (Bonaparte, 1 839), ed il barbo
canino, Barbus meridionalis Risso, 1 827. Ecologicamente, il
barbo europeo è classificato come specie primaria, termofila
e principalmente limnofila, tuttavia scarse o nulle sono le in¬
formazioni relative al suo comportamento trofico nelle nostre
acque interne. In questo lavoro, vengono presentati i risultati
preliminari di uno studio condotto nell’autunno del 2007 nel
tratto planiziale del Fiume Bormida (provincia di Alessandria).
In questo tratto la Bormida è caratterizzata da un alveo con an¬
damento sinuoso, ricco di meandri e con una buona alternanza
di ambienti erosivi e ambienti deposizionali.
Lo studio è stato condotto in un tratto di circa 300 m,
caratterizzato da un fondo composto in modo prevalente da
ciottoli e ghiaia. Il Fiume Bonnida, nel tratto oggetto del pre¬
sente lavoro, nonostante scorra in un ambiente antropizzato
con presenza di numerosi centri abitati e intensivamente col¬
tivato, è caratterizzato da una densa e ben strutturata vegeta¬
zione riparia. In tutta la porzione planiziale il fiume non pre¬
senta grosse alterazioni della morfologia: sono presenti solo
piccole dighe o sbarramenti trasversali (senza scale di risalita
per l’ittiofauna). Il corso d’acqua è sottoposto, soprattutto nel
periodo estivo, a numerosi e puntuali prelievi ad uso irriguo.
Gli esemplari di barbo europeo sono stati catturati con
elettrostorditore in due stazioni del fiume nei pressi della
città di Alessandria (Casalcermelli e Spinetta Marengo).
Questi prelievi fanno parte di un progetto provinciale di ri¬
mozione di specie alloctone. La comunità ittica presente nel
fratto oggetto dello studio è pesantemente alterata e compo¬
sta per circa il 70% da specie alloctone, quali il siluro (Silu-
rus glanis), il pesce gatto (Ictalurus sp.), la pseudorasbora
(Pseudorasbora parva), il carassio ( Carassius carassius ),
il rodeo amaro ( Rhodeus sericeus ), il persico sole ( Lepomis
gibbosus ) e l’aspio ( Aspius aspius). Per conoscere e quanti¬
ficare la fauna bentonica invertebrata, durante il periodo di
studio, sono stati realizzati anche dei campionamenti quan¬
titativi di fauna macrobentonica, utilizzando un retino di ti¬
po Surber. In totale, sono stati effettuati 78 campionamenti
e sono stati raccolti e determinati 15.464 macroinvertebrati.
Gli organismi invertebrati sono stati trasportati in laborato¬
rio, dove sono stati determinati e conteggiati con l’ausilio di
un microscopio stereoscopico. Dove è stato possibile, si è
arrivati alla categoria sistematica del genere o della specie.
Per quanto riguarda la dieta del barbo europeo e la selezione
trofica delle prede sono stati analizzati i contenuti stomacali
di 38 esemplari appartenenti a più classi di età. L’analisi dei
dati raccolti in questo lavoro permette di evidenziare nu¬
merosi aspetti di notevole interesse: in primo luogo, è stato
riscontrato come questi ciprinidi mostrino una buona capa¬
cità di adattamento, nutrendosi sia di invertebrati bentonici
e detrito organico che di altri pesci, comportandosi quindi
da predatori ittiofagi. Tra i taxa invertebrati rinvenuti nei
contenuti stomacali i più abbondanti sono risultati essere i
ditteri (Chironomidae), i tricotteri (Hydropsychidae) e vari
molluschi gasteropodi, mentre tra le specie ittiche predate la
più frequente era l’alborella (Al burnus al burnus alborella).
In secondo luogo, la componente vegetale può avere nel¬
la dieta un’importanza maggiore di quanto sinora supposto.
Numerosi stomaci di barbo europeo contenevano, infatti,
grandi quantità di alghe e detrito vegetale. La nicchia ecolo¬
gica di questo alloctono si può quindi ampiamente sovrap¬
porre a quella del barbo comune, riducendone o isolandone
sensibilmente le popolazioni già pesantemente destrutturate,
soprattutto nei tratti planiziali dei corsi d’acqua padani.
Massimo Cammarata, Tiziano Bo, Massimo Pessino, Stefano Fenoglio & Giorgio Malacarne
Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Vita, Università degli Studi del Piemonte Orientale, Via Bellini 25, 15100 Alessandria, Italia
Massimo Cammarata e-mail: cammarata.massimo@libero.it
Alessandro Candiotto - Ufficio Tutela Fauna Ittica, Provincia di Alessandria, Via Galimberti 3a, 15100 Alessandria, Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
49
Pier Giorgio Campodonico
Diffusione di specie vegetali alloctone nella Riviera di Ponente
Spreading of exotic plant species in thè Ligurian “Riviera di Ponente”
Sulla Riviera ligure di ponente e sull’adiacente Co¬
sta Azzurra è stata particolarmente significativa nel XIX
secolo la presenza degli inglesi che, con la creazione di
giardini hanno iniziato ad introdurre ed acclimatare piante
di ogni provenienza. La realtà più famosa ed importante è
costituita dai Giardini Botanici Hanbury che, con la loro
storia e la quantità di specie introdotte hanno contribui¬
to non poco alla conoscenza ed alla diffusione di piante
provenienti da ogni regione del mondo. Dal 1867, anno
della loro nascita, i Giardini Botanici Hanbury hanno sti¬
molato una simpatica competizione con gli altri giardini
della zona, hanno instaurato una rete di scambi, hanno da¬
to origine alla nascita di vivai piccoli e grandi. Tra questi
ultimi non si può tralasciare di ricordare il nome di Ludo¬
vico Winter, fondatore del più grande vivaio della Rivie¬
ra, molto attivo dalTultimo ventennio del XIX secolo fino
all’inizio della prima guerra mondiale, che, a sua volta ha
generato una costellazione di vivai, alcuni dei quali attivi
ancora ai giorni nostri.
L’acclimatazione ha generato come effetto non voluto
la naturalizzazione di specie alloctone, sia di aree relati¬
vamente vicine, sia di paesi molto lontani.
Abbiamo proposto una suddivisione delle piante in¬
trodotte dal punto di vista del livello di acclimatazione
(Campodonico, 1998). Prendiamo in considerazione in
questo lavoro esclusivamente le specie definite nella ca¬
tegoria delle spontaneizzate, cioè di quelle specie capaci,
attraverso sistemi diversi di disseminazione, di colonizza¬
re spazi e territori più o meno distanti dalla pianta madre.
La spontaneizzazione di specie alloctone è ovviamente
legata alla produzione di seme fertile (spesso sono assenti
gli impollinatori dei luoghi di origine) e alla capacità di
disseminazione.
Il primo elemento ha bisogno di lunghe osservazioni,
soprattutto da parte di entomologi, per individuare specie
per specie gli insetti indigeni capaci di sostituire gli im¬
pollinatori dei luoghi d’origine delle piante esotiche.
I sistemi di disseminazione possono essere suddivisi
non soltanto nei due grandi gruppi, anemocoro e zoocoro,
ma devono anche essere tenute in considerazione le inter¬
ferenze dovute all’intervento umano, volontario o prete¬
rintenzionale, ed il trasporto dei semi da parte delle acque
di ruscellamento.
La disseminazione operata dal vento consente teori¬
camente la colonizzazione di qualsiasi spazio. In realtà la
diffusione delle piante esotiche tende ad occupare quasi
esclusivamente spazi ove la concorrenza con la vegeta¬
zione autoctona è ridotta: terreni agricoli abbandonati,
scarpate e bordi stradali, muri e marciapiedi. Sono in cor¬
so indagini sul territorio per definire l’areale di diffusio¬
ne di Senecio deltoideus Less., di Wigandia urens (Ruiz
& Pav.) Choisy subsp. urens e di Wigandia urens (Ruiz
& Pav.) Choisy subsp. caracasana (Humb., Bonpl. &
Kunth) Gibson.
Gli uccelli, nutrendosi di frutti più o meno succulen¬
ti, contribuiscono alla diffusione di Sollya heterophylla
Lindi., Pittosporum heterophyllum Franch., Pittosporum
tobira (Thunb. ex Murray) W.T.Aiton., Cotoneaster inte-
gerrimus Medik., Rosa banksiae R.Br. var. normalis Re¬
gel, Jasminum fruticans L., Enchylaena tomentosa R.Br.
e molte altre.
Anche i mammiferi contribuiscono all’operazione di
diffusione. La volpe ed il tasso, nutrendosi con i datteri
provvedono alla diffusione non solo di Chamaerops hu-
milis L., ma anche di Phoenix canariensis hort. ex Cha-
baud.
Semi pesanti e privi di frutti carnosi o appetibili non
avrebbero grandi possibilità di trasferimento se non ve¬
nissero trasportati dalle acque di ruscellamento: Mirabilis
jalapa L. è diffuso alla base dei muri lungo le canalette
di scolo.
Alcune specie, pur non producendo semi, si sono più
o meno abbondantemente diffuse per via vegetativa. La
diffusione di Oxalis pes-caprae L. è legata alle operazioni
di vangatura dei terreni agricoli che facilitano la separa¬
zione e la distribuzione dei bulbilli. Agave angustifolia
Haw. colonizza scogliere e falesie grazie alla grandissima
produzione di bulbilli.
L’elencazione delle piante spontaneizzate contenute
nel catalogo delle piante che crescono nei Giardini Bota¬
nici Hanbury (Campodonico et al. , 1 996) è incompleto in
quanto considera esclusivamente le specie presenti all’ in¬
terno dei Giardini Botanici Hanbury.
Bibliografia
Campodonico P. G., 1998 - Enumeratio plantarum in Horto Mortolen-
si cultarum vel sponte nascentium. Museologia scientifica, 14 (1),
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Campodonico P. G., Orsino F. & Cerkvenik C., 1996 - Alphabetical
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croart ’s, Recco.
Pier Giorgio Campodonico
Centro universitario di servizi Giardini Botanici Hanbury, Università degli Studi di Genova
Corso Montecarlo 43, 18039 Ventimiglia (IM), Italia
e-mail: gbhpgc@unige.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
50
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Sandra Casellato & Cristina Gonzalo Gòmez
Aquatic invasive alien invertebrate species in northern Italy
Invertebrati acquatici alloctoni invasivi in Italia settentrionale
Biological invasions are predicted to be a major biodi-
versity change driver in freshwater ecosystems in thè next
century. So far, Italian inland waters have been reached
by 112 non-indigenous species (NIS), 64 invertebrates
and 48 vertebrates, representing around 2% of thè Ital-
ian inland water fauna. NIS have generally colonized
northern Italy first and, from there they have spread else-
where. Thus, northern and centrai Italy are significantly
more affected than southern Italy and thè islands, by both
invertebrates and vertebrates NIS. Almost all of thè in¬
vertebrate introductions have been, directly or indirectly,
human-mediated, although generally unintentionally.
For invertebrates, thè most common introduction vectors
have been accidental transportation related to stock en-
hancement, aquaculture and shipping, as well as profes¬
sional or sport fishing, since some NIS are used as fish
food or fish bait. Currently, at least twelve invertebrate
invasive species are present in Veneto and Trentino-Alto
Adige fluvio-lacustrine basins: Brachiura sowerbyi (Bed-
dard, 1 892), Zebra Mussel Dreissena polymorpha (Pallas,
1771), Corbicula fluminea (Mùller, 1774), Corbicula flu-
minalis (Miiller,1774), Ferrissia wautieri (Mirolli, 1960),
Anodonta xvoodiana (Lea, 1834), New Zealand Mudsnail
Potamopyrgus antipodarum (Gray, 1843), Haitia acuta
(Drapamaud,1805), Gyraulus chinensis (Dunker,1848),
Killer Shrimp Dikerogammarus villosus (Sowisnky,
1894), Louisiana Red Swamp Crayfish Procambarus
clarkii (Girard, 1852) and American Spiny-Cheek Cray¬
fish Orconectes limosus (Rafinesque, 1817). However, thè
possibility that other NIS are dwelling in those water bod-
ies cannot be ruled out.
Lake Garda and River Po are undergoing several
changes as a consequence of these invasions. Their pres-
ence has caused various and severe impacts on lacustrine
and riparian ecosystems and on native fauna. In thè case
of thè cosmopolitan Dreissena polymorpha, even changes
on thè food web may occur.
Sandra Casellato
Laboratorio di Ecologia del Benthos, Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Padova
Via U. Bassi 58/B, 35121 Padova, Italia
e-mail: sandra.casellato@unipd.it
Cristina Gonzalo Gòmez
Departamento de Ecologia, Facultad de Biologia, Universidad de Alcalà
Plaza San Diego s/n, 28801 Alcalà de Henares (Madrid), Espana
e-mail: cristina.gonzalo@uah.es
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
51
Giorgio Chiozzi & Samuele Venturini
Sterilizzazione chirurgica della nutria ( Myocastor coypus ):
potrebbe essere un potenziale strumento di controllo?
Surgical sterilization in thè Coypu ( Myocastor coypus ):
could it be a potential control tool?
La nutria {Myocastor coypus ) è un roditore origina¬
rio delle zone subtropicali del Sud America meridionale.
In Argentina, in condizioni naturali, i gruppi sociali sono
formati da molte femmine adulte e subadulte, un maschio
dominante, numerosi maschi adulti e subadulti subordinati
e un numero variabile di giovani (Guichon et al, 2003). I
maschi dominanti difendono attivamente e marcano il terri¬
torio contro le intrusioni di altri maschi (Gosling & Wright,
1994). Mammifero bene adattato all’ambiente acquatico,
si è diffuso invasivamente a partire dagli anni 1950 negli
ambienti umidi dell’Italia peninsulare e insulare causan¬
do talvolta estesi danneggiamenti alle biocenosi acquati¬
che (Prigioni & Gariboldi, 2001). La nutria costituisce un
vettore secondario della leptospirosi e può provocare vasti
danni alle coltivazioni e ai manufatti, rispettivamente con il
pascolamento e lo scavo di tane (Cocchi & Riga, 2001).
Per il controllo numerico della nutria si utilizzano l’eu¬
tanasia, le armi da fuoco e le esche avvelenate. L’INFS
individua il primo quale metodo migliore per il controllo
della specie (Cocchi & Riga, 2001). Tuttavia, per altre spe¬
cie invasive di vertebrati terrestri, è stata valutata la pos¬
sibilità di impiegare per il contenimento la sterilizzazione
chimica o chirurgica, quest’ultima sperimentata con suc¬
cesso su canidi, felidi e roditori (De Liberto et al., 1998).
Viene qui presentato un progetto di controllo su colonie
urbane e suburbane di nutria nell’ipotesi che individui ripro¬
duttori sterilizzati, continuando a difendere il territorio in
competizione per il cibo e gli spazi con gli individui fertili,
impediscano fenomeni di immigrazione e riducano il tasso
riproduttivo della colonia. Questa sperimentazione si ripro¬
mette inoltre di trovare un’alternativa all’abbattimento con
armi da fuoco o alla soppressione eutanasica, metodi di con¬
tenimento della specie a forte impatto ambientale (disturbo
alla fauna) e impopolari presso il pubblico più sensibile.
Le aree campione prescelte per la sperimentazione
sono situate nell’area urbana e suburbana del comune di
Buccinasco (MI). La ricerca comporterà questa prassi:
- cattura di soggetti maschi e femmine secondo le seguen¬
ti classi di età: giovani (<6 mesi), subadulti (>6 me¬
si- 1 anno) e adulti (>1 anno) con trappole a gabbia
(100x45x45 cm) collocate alTintemo del loro territo¬
rio vitale e innescate con esche alimentari;
- trasporto dei soggetti catturati presso un ambulatorio do¬
ve un veterinario praticherà la sedazione intramuscola¬
re e prosecuzione gassosa in dosi conformi al peso e la
successiva operazione chirurgica di sterilizzazione;
- verifica della presenza di lesioni traumatiche e amputa¬
zioni da gelo;
- screening epidemiologico per accertare la presenza di
anticorpi per patologie infettive, endoparassiti, ecto¬
parassiti e dermatrofiti;
- verifica della presenza di embrioni, loro numero, grado
di sviluppo ed eventuale stato di riassorbimento;
- rilevamento delle principali misure biometriche;
- impianto sottocutaneo di microchip e applicazione di
marcature visive;
- rilascio degli animali nello stesso luogo di cattura dopo un
adeguato periodo di degenza sotto sorveglianza clinica.
Dal punto di vista ecologico, si procederà con:
- la valutazione dell’impatto della specie sulla biocenosi,
sulle coltivazioni e sui manufatti attraverso il rileva¬
mento delle tracce di presenza e di alimentazione;
- la valutazione della sopravvivenza dei giovani e del tas¬
so di migrazione/immigrazione attraverso la cattura/
ricattura degli esemplari marcati e periodici censimen¬
ti delle colonie.
La ricerca verrà condotta a partire dalla fine del 2008.
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Cantini M. & Zilio A. (eds.). Regione Lombardia. Università degli
Studi di Pavia, Milano.
Giorgio Chiozzi
Sezione di Zoologia dei Vertebrati, Museo di Storia Naturale di Milano, Corso Venezia 55, 20121 Milano, Italia
e-mail: giorgio.chiozzi@comune.milano.it
Samuele Venturini
Ufficio Diritti Animali, Comune di Buccinasco, Via Roma 2, 20090 Buccinasco (MI), Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Maria Laura Colombo, Tiziana Della Puppa, Francesca Assisi, Paola Moro & Franca Davanzo
Human health problems due to non-native plant species in Lombardy
Problemi per la salute umana dovuti a specie vegetali esotiche in Lombardia
Established ecosystems have developed their own naturai
balance and Controls over time, and plants and animals within
those systems fìnd this balance suitable for survival, or they
have been able to adapt in order to survive within those condi-
tions. When non-native species from other ecosystems are in-
troduced, they can upset that balance and bring harm to thè es¬
tablished plants and animals, and thè whole ecosystem. Many
plant species have been brought to North Italy in thè past
centuries. Some of these are well-behaved, other species have
no naturai Controls, and are able to compete and gradually dis¬
piace thè native plants. Variously called: alien, introduced, or
exotic, several non-native plants are highly invasive. Some of
these were brought here intentionally, for their medicinal or
ornamentai value, others hidden in soil or crop seed.
In this work we refer about health problems that may
arise from contact or ingestion of non-native plant spe¬
cies, either ornamentai or weeds.
We can start to take into consideration thè ruderal weed,
thè Common Ragweed, Ambrosia artemisiifolia, Asteraceae
family. It was introduced from North and Central America
into North Italy in 1 900s, mainly in open fields around thè in-
temational airport of Milano-Malpensa. At present Ragweed
is a common plant all over roadsides and disturbed habitats
throughout most of Lombardy and Piedmont in North Italy.
Because of its wide ecological tolerance, it readily becomes
thè dominant weed in many disturbed situations. However,
there is some concem about negative effects on human health
of its pollen, which is an allergen to human subjects and thè
control of this weedy ruderal species is necessary in thè pre-
flowering phase. A. artemisiifolia fiuits abundantly, produc-
ing about 1 50,000 seeds/plant annually, and germination ca-
pacity in thè soil is maintained for more than 40 years. With
regard to damage resulting from its spreading, its control is
actually obligatory and regulated by public acts. Ragweed
pollen is one of thè primary causes of seasonal pollen allergy
in late summer and autumn in northem Italy. Consequently,
ragweed pollen and specifìc allergens extracted from it have
been used in many clinical studies, and thè biochemistry and
genetics of ragweed allergens.
Another non-native species with remarkable productive
capacity in terms of biomass is Potenti/ la indica (= Duches-
nea /.), Rosaceae family, an alien species in thè flora of thè
North of Italy. It is characterized by perennial herbaceous
form, with epigeal rooting stolons. Due to its ecological
preferences, this species mostly occupies relatively moist,
nitrophilous and shaded habitats. At thè first sight it looks
native Strawberry, Fragaria species. This non-native plant,
Potentìlla indica , Indian Strawberry, is a typical example
of misidentifìcation with an edible plant species: Fragaria
species. Mainly thè children are attracted by thè red “fruif ’,
because it has appearance and texture of a Strawberry. Some
characters clearly distinguisi! these species: Native Straw¬
berry has white flowers, red “fiuits” are juicy, sweet and with
pleasant aroma, each red “fruif ’ has many black spots. Indi-
an Strawberry has yellow flowers, red “fiuits” are juicy, sour
and insipid, each red “fruif ’ has many stuck out red spots.
Pokeweed ( Phytolacca americana) is another plant that
causes intoxication if ingested as “Wild Asparagus”. The
Poison Control Centre of Milan, Niguarda Ca’ Granda Hos¬
pital, monitored 50 occurrences of intoxication during thè
last 10 years. P. americana is native to America, was im-
ported into southern Europe after thè mid 1 8th century, where
it became naturalized in regions with a Mediterranean cli-
mate. Pokeweed is an easily grown plant, succeeding in most
soils and full sun or partial shade. The stout erect stalk is tali,
growing to 10 feet or more, tuming deep red or purple as
thè berries ripen and thè plant matures. The root is conical,
large and fleshy, covered with a thin brown bark. Leaves are
about 5 inches long and 2 to 3 inches wide, simple, alternate,
ovate-lanceolate, and smooth. The flowers appear from July
to September, are long-stalked clusters and each has 5 whit-
ish petals with green centres. The fiuit is a rich deep purple
round berry, containing a crimson juice. The young shoots
are used as poke salad and thè leaves as a folk medicine
or tea. In both cases, thè plant material should be boiled at
least twice to get rid of thè toxin, according to literature re-
ports. The roots should never be eaten. Failure to do so has
caused poisoning in humans. Ingesting a few berries does
not cause problems, but larger quantities, if uncooked, can
be toxic to humans. Extracts of P. americana contain triter-
pene saponins, mitogenic glycoproteins, lectins (Pokeweed
mitogens PWM) and an antiviral acting protein PAP-R. The
PWM protein has hemagglutinating, leukoagglutinating, and
mitogenic properties, it is not blood group specifìc, but has
affinity for N-acetyl-P-D-glucosamine oligomers.
In conclusion we have to outline that thè Plant King-
dom can provide a large number of toxic compounds,
some of which very dangerous for thè human health.
Nevertheless toxic plants are also extremely important
because a great number of medicinal drugs (40% ca.) are
made up of compounds recovered from such plants. We
have to study, in order to identify thè stili unknown toxic
plant. Scientists are always searching for toxic plants, in
order to kill malignant cells or to defeat a disease.
Maria Laura Colombo
Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco, Università degli Studi di Torino, Via Pietro Giuria 9, 10125 Torino, Italia
e-mail: marialaura.colombo@unito.it
Tiziana Della Puppa, Francesca Assisi, Paola Moro & Franca Davanzo
Centro Antiveleni di Milano, A. O. Ospedale Niguarda Ca’Granda, Piazza Ospedale Maggiore 3, 20162 Milano, Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
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Roberto Crosti
Potenziale invasività delle specie utilizzate per biofuel.
Il caso dell’acacia e del cardo per biomassa
Biofuel species potential invasiveness. Acacia and cardoon alert
La non sostenibilità energetica dei paesi industrializ¬
zati, le instabilità geopolitiche dovute all’approvvigiona¬
mento di combustibili fossili e l’ inquinamento atmosferi¬
co prodotto dall’utilizzo di questi hanno favorito il sem¬
pre maggiore ricorso all’utilizzo di energia proveniente da
fonti rinnovabili come le biofuel.
Molte delle specie proposte per la produzione di bio¬
massa sono specie che per le loro caratteristiche fisiologi¬
che e riproduttive possono risultare invasive e potrebbero
arrecare danno alla biodiversità sia dei residui di vegetazio¬
ne, sia delle aree semi-naturali all’ interno delle aree agri¬
cole. Inoltre, negli ecosistemi agricoli, frammentazione,
abbandono dei coltivi, alterazione del ciclo idrogeologico
e dei nutrienti, mutamento del regime degli incendi, habitat
disturbati e terreni di riporto sono tutti fattori che concorro¬
no alla creazione di nuove nicchie ecologiche che possono
essere facilmente occupate da specie invasive.
A questo proposito l’ISPRA ha realizzato un adattamento
per l’Italia centrale a clima mediterraneo della valutazione
del rischio di invasività delle specie vegetali (WRA, Weed
Risk Assessment). L’adattamento è stato successivamente
applicato alle specie da biofuel ed i risultati hanno valutato
come potenzialmente invasive alcune specie attualmente già
coltivate ed altre per le quali al momento non esiste un regi¬
me colturale in Italia.
Scopo di questa investigazione è di sollevare alcuni dub¬
bi sull’utilizzo di alcune specie in coltivazioni intensive per
la produzione di biomassa e proporre possibili forme di mi¬
tigazione. In particolare in questo lavoro, a titolo di esem¬
pio, analizziamo due specie con diversa forma biologica e
corotipo, l’Acacia saligna ed il cardo o cardoon ( Cynara
cardunculus var. altilis). Entrambe le specie, quando sotto¬
poste al WRA, hanno ottenuto valori simili a specie di inva¬
sività nota (quali l’ailanto, la robinia e l’amaranto) e, di con¬
seguenza, la loro dispersione in ambienti naturali potrebbe
arrecare danno, rispettivamente, in habitat quali sistemi du-
nali e costieri, e steppe e pseudosteppe mediterranee.
L’acacia, originaria dell’Australia a clima mediterra¬
neo, ha un comportamento sia da resprouter che da see-
der, è tollerante ai disturbi ed in alcune aree può diventare
invasiva dominante. In regioni quali il Sud Africa medi-
terraneo è considerata una aliena invasiva dannosa per gli
ecosistemi naturali. In Italia è stata introdotta principal¬
mente per fini ornamentali e di consolidamento di terreni.
Viene proposta per la Short Foresi Rotation in quanto è
una specie molto efficiente nella produzione di biomassa,
sia per la presenza di fìllocladi sia per la presenza di azo¬
to-fissatori radicali. Produce molti semi che si conservano
a lungo nelle banche semi del suolo in quanto ben protetti
da coriacei tegumenti esterni. Al momento non si hanno
informazioni sui predatori ed in alcune aree costiere del
sud Italia compete efficacemente con le specie spontanee
negli habitat dunali.
Il cardo o cardoon si è evoluto da pool genetico “au¬
toctono” {wild relative), essendo stato domesticato dal
carciofo spontaneo {Cynara cardunculus var. sylvestris),
con il quale è completamente interfertile. La specie è ben
adattata all’ambiente mediterraneo in Italia e si riproduce
principalmente da seme. Le sue caratteristiche fisiologi¬
che e riproduttive ne fanno una potenziale specie invasi¬
va che potrebbe arrecare danno agli habitat ed alle specie
native delle comunità a cardi spontanei, delle praterie a
graminacee e piante annue, dei coltivi abbandonati do¬
ve processi di ri-naturalizzazione secondaria potrebbero
essere rallentati. Il cardo, infatti, è stato domesticato per
la grandezza del suo fusto ed ulteriormente selezionato
proprio per la produzione di biomassa da genotipi di ori¬
gine spagnola caratterizzati da rapida crescita, efficienza
nell’utilizzo delle risorse idriche e capacità riproduttive.
Sopralluoghi e rilievi in Italia in prossimità di aree utiliz¬
zate per coltivazioni sperimentali hanno accertato la “fuga
da coltivo” da parte del cardo. Conseguentemente esiste il
rischio di ibridazione con le diverse popolazioni di carcio¬
fo spontaneo e di competizione per le risorse con le altre
specie spontanee soprattutto in habitat disturbati.
Le caratteristiche delle specie analizzate, sommate alle
caratteristiche del cropping System (impianti annuali, col¬
tivazioni intensive in diverse zone pedoclimatiche, rischio
di raccolta di coltivi ad impollinazione e dispersione dei
semi già avvenuta, incentivi economici che potrebbero non
essere legati alla produzione -vedi il caso del decoupling
PAC-) ne fanno due specie potenzialmente invasive.
Per questo motivo per la loro coltivazione a fini ener¬
getici sono necessari alcuni procedimenti colturali che ne
limitino tali “aggressive” loro caratteristiche.
Nel caso dell’acacia si suggerisce il non utilizzo.
Nel caso del cardo l’utilizzo di cultivar poco invasive,
taglio dei capolini fiorali e stazioni di monitoraggio al di
fuori della aree di coltivo, pur rendendo meno efficiente
la resa energetica ed economica della specie sono azioni
di mitigazione necessarie al fine di ridurre e controllare
il potenziale impatto sugli habitat naturali, in particola¬
re all’ interno di aree agricole ad alto valore naturalistico
(HNV) o in prossimità di aree protette.
Roberto Crosti
ISPRA (già APAT- Dipartimento Difesa della Natura, Uso Sostenibile delle Risorse Naturali), Via Cullatone 3, 00185 Roma, Italia
e-mail: roberto.crosti@apat.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Roberto Crosti, Carmela Cascone & Salvatore Cipollaro
L’utilizzo di dati derivanti dalla letteratura scientifica per la valutazione del
rischio d’invasività di una specie vegetale.
Un caso applicativo per l’Italia centrale a clima mediterraneo
Weed risk assessment: using data from scientific literature to screen plant species
invasiveness. Validation process for Mediterranean region of Central Italy
La capacità di poter valutare l’ invasi vità di una specie ve¬
getale è fondamentale sia nella conservazione sia nella gestio¬
ne degli habitat naturali, soprattutto all’ interno degli agroeco¬
sistemi. In questi ultimi, infatti, la manipolazione antropica
ha modificato gli ecosistemi naturali producendo molti fattori
che favoriscono la creazione di nuove nicchie ecologiche
provvisoriamente disponibili, determinando radicazione di
specie aliene invasive che possono causare danni sia agli ha¬
bitat semi-naturali sia ai residui di vegetazione spontanea.
In particolare, il germoplasma di alcune specie coltiva¬
te può “sfuggire” dalla zona di coltivazione e accelerare il
flusso genico delle specie invasive; inoltre il pascolo e lo
spostamento di merci rappresentano veri e propri “vettori”
per la dispersione di propaguli. In questi ambienti l’espansio¬
ne della produzione intensiva di specie da biofuel in diverse
zone pedoclimatiche e con impianti annuali può favorire ul¬
teriormente il rischio di “fuga”. Nasce quindi l’esigenza di
creare uno strumento di screening iniziale per l’introduzione
di processi colturali nuovi nel sistema agricolo italiano.
Scopo di questo lavoro è la verifica di un WRA (Weed Ri¬
sk Assessment) (Pheloung et al. , 1 999) già adottato in diversi
paesi dove viene utilizzato anche per prevenire l’ingresso di
specie potenzialmente nocive. Il WRA è un metodo che va¬
luta il potenziale rischio di invasività delle piante mediante
analisi relative alla geografìa, alla storia ed alla ecofisiologia
delle specie. La valutazione determina l’assegnazione di un
punteggio secondo il quale a valori alti corrisponde elevata
invasività. In base al punteggio le specie possono essere clas¬
sificate in respinte (invasive) o accettate. Gli autori di questa
comunicazione lo hanno adattato alle condizioni biogeogra¬
fiche e climatiche (Blasi, 1994) per l’Italia centrale a clima
mediterraneo e sottoposto ad un caso applicativo.
Sono state scelte random 20 specie di piante aliene pre¬
senti nel Lazio (Conti et al., 2005). Tali specie sono state
sottoposte al WRA con informazioni ricavate da pubbli¬
cazioni tecniche e database di organizzazioni scientifiche.
I risultati ottenuti sono stati confrontati con l’opinione a
priori di 5 esperti del campo. L’analisi ROC (Receiver
Operating Characteristic) è stata utilizzata per testare l’ac¬
curatezza del WRA nel discriminare le specie invasive da
quelle non invasive. Single Sample Chi Square (x2) è stato
utilizzato per determinare se il numero di specie delle due
principali categorie a priori (invasive e non) ha frequenza
simile a quella delle categorie respinta o accettata ricavate
dal WRA. La correlazione tra il punteggio del WRA ed il
punteggio a priori è stata valutata attraverso il coefficien¬
te di Pearson. La validazione del WRA ha anche incluso
la valutazione della capacità dei livelli soglia nel differen¬
ziare le specie “respinte” da quelle “accettate”.
La procedura di valutazione ha identificato corretta-
mente gran parte delle specie invasive e gran parte delle
non invasive. L’analisi ROC ha evidenziato un’alta per¬
centuale di specie correttamente identificate come inva¬
sive e una bassa percentuale di specie ingiustamente con¬
siderate non invasive. Sia il x2 che la correlazione hanno
evidenziato l’uniformità tra la valutazione WRA e la va¬
lutazione degli esperti. I livelli soglia andrebbero elevati,
questo anche a conferma della resistenza degli ecosistemi
del bacino del Mediterraneo alle invasioni.
Pur basandosi su uno studio preliminare con un numero
limitato di specie, la nostra ricerca ha confermato l’efficacia
del processo di screening , che può essere dunque utilizzato
per la valutazione del rischio delle specie da biofuel. Si sug¬
gerisce, di conseguenza, l’utilizzo del WRA come strumento
operativo per la gestione di tutte quelle specie nuove nel siste¬
ma colturale italiano nonché di quelle invasive già presenti. Il
tutto all’ interno di un sistema di procedure conosciute come
post-border risk management (FAO, 2006), che prevede la
creazione di un network di stakeholders locali capaci di favo¬
rire il controllo e l’eradicazione di specie invasive.
La possibilità di poter individuare preventivamente
specie potenzialmente invasive, inoltre, favorirebbe il
processo di segnalazione e localizzazione della presen¬
za di specie aliene invasive (Early Waming System). In
aggiunta il WRA potrebbe essere utilizzato anche come
indicatore di gradienti di degrado e disturbo ambientale;
al suo punteggio, infatti, potrebbe essere associato sia il
tempo dal degrado che il grado di disturbo.
Bibliografìa
Blasi C., 1994 - Fitoclimatologia del Lazio. Regione Lazio, Assessora¬
to Agricoltura , Roma.
Conti F., Abbate G., Alessandrini A. & Blasi C. (eds.), 2005 - An an-
notated checklist of thè Italian vascular flora. Palombi Editore,
Roma.
FAO, 2006 - Procedures for post-border weed risk management. Plant
Production and Protection Division FAO, Rome.
Pheloung P. C., Williams P. A. & Halloy S. R., 1999 - A weed risk
assessment model for use as a biosecurity tool evaluating plant in- .
troductions. Journal of Environmental Management, 57: 239-251.
Roberto Crosti, Carmela Cascone & Salvatore Cipollaro
1SPRA (già APAT - Dipartimento Difesa della Natura, Uso Sostenibile delle Risorse Naturali), Via Curtatone 3, 00185 Roma, Italia
Roberto Crosti e-mail: roberto.crosti@apat.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
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Stefania D’Angelo, Eleonora Ferrante & Mario Lo Valvo
Primi risultati sull’attività di contenimento del gambero rosso della
Louisiana nella Riserva Naturale “Lago Preola e Gorghi tondi” (Sicilia)
Containment of thè Louisiana Red Swamp Crayfish in thè
“Lago Preola e Gorghi tondi” Naturai Reserve (Sicily): preliminary results
Gran parte degli ecosistemi presenti oggi nel Mediter¬
raneo sono il risultato di una lunga storia d’introduzioni
e invasioni di specie aliene, alcune avvenute in maniera
del tutto casuale, ma molte altre deliberatamente volute
dall’uomo. Negli ultimi decenni questo fenomeno ha su¬
bito una notevole accelerazione (Scott, 2001; Genovesi &
Shine, 2004), probabilmente dovuta anche ad una mag¬
giore facilità e velocità delle traslocazioni.
Anche la Sicilia non è rimasta esente da questo feno¬
meno; negli ultimi anni è stata segnalata la presenza di po¬
polazioni, capaci di autosostenersi, di nuove specie alie¬
ne, come lo xenopo liscio, Xenopus laevis (Daudin, 1 802)
(Lillo et al., 2005), un anfibio di origine sudafricana ed
in pericolosa espansione in un’area della Sicilia nordoc¬
cidentale (Faraone et al., 2008), e il gambero rosso della
Louisiana, Procambarus clarki (Girard, 1852), originario
degli Stati centro-meridionali degli USA ed il cui areale
siciliano ricade all’ interno della Riserva naturale “Lago
Preola e Gorghi tondi” (D’Angelo & Lo Valvo, 2003), una
fra le più interessanti zone umide dell’isola dal punto di
vista naturalistico.
Da qualche anno l’ente gestore di quest’area protetta ha
intrapreso delle iniziative rivolte alla conoscenza e al con¬
tenimento del fenomeno invasivo di questo gambero alloc-
tono, il cui comportamento alimentare può indurre pesanti
modificazioni nei sistemi trofici, che possono anche pro¬
vocare l’estinzione locale di altre specie animali e vegetali
(Souty-Grosset et al., 2006), ed in questo contributo vengo¬
no riportate le conoscenze ed i risultati finora raggiunti.
La Riserva naturale “Lago Preola e Gorghi tondi”, este¬
sa 335,62 ha, ricade nel comune di Mazara del Vallo (TP)
ed è una depressione carsica retrodunale lunga poco più di
un chilometro, nella quale insistono cinque bacini lacustri
in successione. Due di questi sono bacini temporanei, or¬
mai ad uno stadio senile, con una superficie rispettivamen¬
te di circa 25 e 2,5 ha, mentre i rimanenti sono ambienti
lacustri di stadio maturo, con un’estensione media di circa
2 ha ciascuno ed una profondità media di circa 7 m.
Per poter valutare la possibilità di un’azione di con¬
tenimento, sia dell’areale che della densità, è stato utiliz¬
zato, tra febbraio e luglio 2008, il metodo della cattura e
rimozione dei gamberi, con l’ausilio di 20 nasse cilindri¬
che, lunghe 70 cm, con un diametro di 25 cm e con una
sola apertura laterale ad imbuto di circa 10 cm, disposte
in maniera diversificata nei cinque invasi. Di tutti gli in¬
dividui rimossi è stata determinata l’età ed il sesso e con
un calibro digitale ed una bilancia di precisione sono state
raccolte rispettivamente le misure di alcune variabili mor-
fometriche (lunghezza totale del corpo, lunghezza totale
del carapace, lunghezza delle chele ed il peso).
In totale ad oggi sono stati catturati circa 500 gamberi.
Gli individui catturati, in maggioranza di sesso maschile,
presentano una lunghezza media di circa 50 mm ed un
peso medio di 10 g. Le femmine si presentano quasi tutte
mature. Poche sono state ad oggi le catture di giovani. I
gamberi catturati sono stati smaltiti come rifiuti speciali.
Sebbene le catture effettuate durante questi mesi non siano
state abbondanti, allo stato attuale, in attesa di mirati studi di
fattibilità finalizzati ad interventi più radicali (cfr. Holdich et
al., 1999), compatibili con l’azione di conservazione dell’area
protetta, e delle necessarie risorse economiche per la loro re¬
alizzazione, la rimozione coatta dei gamberi sembra essere
l’unica azione perseguibile a breve termine, intensificando lo
sforzo di cattura con un numero maggiore di trappole.
Bibliografia
D’Angelo S. & Lo Valvo M., 2003 - On thè presence of thè red swamp
crayfish Procambarus clarkii in Sicily. Naturalista siciliano, 27 (3-
4): 325-327.
Faraone F. P., Lillo F., Giacalone G. & Lo Valvo M., 2008 - The large
invasive population of Xenopus laevis in Sicily, Italy. Amphibia-
Reptilia, 29: 405-412.
Genovesi P. & Shine C., 2004 - European Strategy on Invasive Alien
Species. Nature and Environment, n. 137. Council of Europe publi-
shing, Strasbourg.
Holdich D. M. & Rogers W. D., 1999 - Native and alien crayfish in thè
British Isles. Crustacean Issue, 11: 221-236.
Lillo F., Marrone F., Sicilia A. & Castelli G., 2005 - An invasive popu¬
lation of Xenopus laevis (Daudin, 1802) in Italy. Herpetozoa, 18:
63-64.
Scott J. K., 2001 - Europe gears-up to fight invasive species. Trends in
Ecology & Evolution, 16: 171-172.
Souty-Grosset C., Holdich D. M., Noel P, Reynolds J. & Haffner P.
(eds.), 2006 - Atlas of Crayfish in Europe. Patrimoines Naturels,
Paris, 64.
Stefania D’Angelo
WWF Italia, Ente Gestore R.N.I., Via F. Maccagnone 2/b, 91026 Mazara del Vallo (TP), Italia
e-mail: s.dangelo@wwf.it
Eleonora Ferrante
Via Michele Titone 61, 90129 Palermo, Italia
Mario Lo Valvo
Dipartimento di Biologia animale “G. Reverberi”, Università degli Studi di Palermo, Via Archirafi 18, 90123 Palermo, Italia
e-mail: mlovalvo@unipa.it
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Franca Davanzo, Fabrizio Sesana, Tiziana Della Puppa, Giscardo Panzavolta, Rossella
Moroni, Marco Calori, Maurizio Bissoli, Marcello Ferruzzi, Rossana Borghini,
Tania Giarratana, Angelo Travaglia, Francesca Assisi, Paola Moro, Paolo Severgnini,
Ilaria Rebutti, Valeria Dimasi, Antonella Pirina & Maria Laura Colombo
Specie animali alloctone in Italia: è un problema tossicologico?
Non-native animai species in Italy: is it a human health problem?
Il contatto accidentale con animali autoctoni delle no¬
stre latitudini raramente esita in un grave avvelenamento.
Presso il Centro Antiveleni (CAV) di Milano viene uti¬
lizzata una procedura standard per la registrazione, classi¬
ficazione ed archiviazione delle consulenze tossicologiche
prestate. Nel periodo 1 gennaio 2005-3 1 dicembre 2007 so¬
no giunte al CAV 173.832 richieste di consulenza. Da que¬
sto archivio sono state estratte le richieste giunte dall’ intero
territorio nazionale relative all’esposizione a morsi, pun¬
ture e contatti con tossine animali, ammontanti al 2,05%
(n=3.568) degli avvelenamenti. Il 99,48% (n=2.691) dei
casi hanno coinvolto l’uomo e lo 0,52% (n=39) gli animali
domestici. Nell’uomo, il 59,01% (n=1.588) hanno riguar¬
dato maschi, con sintomi presenti nel 60,88% (n=1.295).
La terapia suggerita è stata eseguita in ambiente extra¬
ospedaliero nel 23,73% (n=642); in ambiente ospedaliero
nel 68,65% (n=1.857); nel 5,99% (n=162) non è stata ef¬
fettuata nessuna terapia; nell’ 1,63% (n=44) dei casi, non
essendovi relazione tra l’agente riferito e la sintomatologia
presentata dal paziente, non è stata applicata nessuna tera¬
pia in attesa di indagare altra causa.
Nella valutazione del rischio rispetto alla sua possibile
evoluzione in avvelenamento, è stato considerato l’anima¬
le implicato, il tempo intercorso dall’esposizione, l’età del
soggetto, i segni e i sintomi presentati. La non tossicità o
probabile non tossicità si è manifestata nel 26,36% (n=713);
l’intossicazione è stata accertata o non esclusa nel 69,94%
(n= 1.892); non è stata rilevata correlazione con l’agente
riferito o è stata considerata una reazione allergica o non è
stato possibile eseguire una valutazione nel restante 3,77%
(n=102). In questa casistica sono presenti: 4 soggetti esposti
a Boa constrictor (boa costrittore), 2 a Python regius (pitone
reale); 1 morsicatura da parte di Crotalus atrox (crotalo dia-
mantino occidentale); 1 morsicatura dovuta a Dendroaspis
viridis (mamba verde occidentale); 2 casi di esposizione ad
Iguana iguana (iguana dai tubercoli) fuggiti al proprieta¬
rio e ritrovati in aperta campagna; 2 casi di esposizione a
Lampropeltis triangulum (falso corallo o serpente del latte),
che ha terrorizzato due soggetti che lo avevano confuso con
i velenosissimi e morfologicamente assai simili Micrurus
spp. (serpenti corallo); 2 casi di esposizione, in Puglia e in
Sicilia a partire dal 2007, a Hermodice carunculata, anellide
polichete che vive sui fondali rocciosi dei mari tropicali. È
chiamato verme di fuoco o vermocane per il dolore provo¬
cato dal contatto con le sue setole urticanti. Tra gli animali
non identificati, 1 caso di morsicatura avvenuto in Toscana
da riferirsi a Bungarus fasciatus (bungaro fasciato), serpente
estremamente velenoso del sud-est asiatico, che ha interessa¬
to un soggetto maschio di 67 anni. L’animale non è mai stato
catturato. La diagnosi basata sui sintomi e il suggerimento
fornito dal disegno del nipotino dell’uomo, hanno contribui¬
to al buon esito dell’avvelenamento.
L’analisi della nostra casistica pone una serie di inter¬
rogativi soprattutto per quel che riguarda i rettili allocto-
ni per i quali è stata richiesta la nostra consulenza a fini
diagnostici e terapeutici. Ovviamente l’esposizione a Boa
constrictor e Python regius non presenta gravi rischi per i
soggetti esposti, data l’assenza di veleno in questi serpenti.
Diverse sono le problematiche per i morsi di Crotalus atrox
e Dendroaspis viridis , che sebbene avvenuti in un rettila¬
rio, pongono il problema della difficoltà di reperire in tempi
utili il siero specifico. La Legge permette il commercio e la
detenzione di rettili pericolosi, ma non obbliga il detentore
a munirsi del siero specifico all’atto dell’ importazione.
L’evento verificatosi in Toscana rappresenta un caso
limite, ma la presenza di un Bungarus fasciatus lontano
dal suo areale naturale può cogliere impreparati anche gli
escursionisti più esperti. Anche il mare, per effetto del ri-
scaldamento globale, presenta i suoi pericoli: dal 2007 vi
sono segnalazioni di esposizioni a Hermodice caruncu¬
lata che, pur segnalato nel sud del Mediterraneo, non era
mai rientrato nella nostra casistica. Si segnala inoltre un
aumento della frequenza dei contatti con meduse, quasi
mai identificate, con sintomi più gravi rispetto all’atteso.
In conclusione, è necessario porre molta attenzione a tali
avvenimenti che sono la spia o di comportamenti pericolosi
o di modificazioni ambientali. La comparsa di animali non
tipici delle nostre latitudini, con i quali il pubblico non ha
dimestichezza, può comportare gravi rischi alla salute. I dati
illustrati hanno evidenziato come nel nostro territorio vi sia¬
no concrete possibilità di incontrare specie animali alloctone
capaci di provocare rischi alla salute la cui gravità è legata
non solo alla specie, ma anche alla difficoltà di instaurare,
in tempi brevi, trattamenti idonei: infatti, gli antidoti speci¬
fici, solitamente sieri, non sono di facile reperimento come
richiederebbe il trattamento idoneo di tali esposizioni.
F. Davanzo, F.Sesana, T. Della Puppa, G. Panzavolta, R. Moroni, M. Calori, M. Bissoli, M. Ferruzzi, R. Borghini, T. Giarratana,
A. Travaglia, F. Assisi, P. Moro, P. Severgnini, I. Rebutti, V. Dimasi & A. Pirina
Centro Antiveleni di Milano, A. O. Ospedale Niguarda Ca’Granda, Piazza Ospedale Maggiore 3, 20162 Milano, Italia
Franca Davanzo e-mail: franca.davanzo@ospedaleniguarda.it
M. L. Colombo - Dipartimento Scienza e Tecnologia del Farmaco, Università degli Studi di Torino, Via P. Giuria 9, 10125 Torino, Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
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Ivan Ellena, Roberto Sindaco, Giulia Tessa & Marco Favelli
Le testuggini acquatiche alloctone in Piemonte:
distribuzione e proposte d’intervento
Non-native Freshwater Turtles in Piedmont: distribution and management
Il massiccio rilascio in natura di testuggini esotiche com¬
mercializzate come animali da appartamento ha portato al
rilascio delle specie negli ambienti naturali di tutta Europa.
In Italia i primi dati riferibili a tale fenomeno risalgo¬
no alEinizio degli anni ’70 del secolo scorso (Sindaco et
al., 2006) e si riferiscono a Trachemys scripta elegans,
mentre in Piemonte i primi dati a disposizione risalgono
al 1987; si è stimato che fino al 1997 ogni anno siano stati
importati in Italia circa 900.000 esemplari di questa entità
(Ferri & Di Cerbo, 2000).
L’introduzione di testuggini esotiche può essere con¬
siderata una minaccia alla biodiversità delle zone umide,
dato che l’impatto negativo non si limita solo alla com¬
petizione con l’autoctona Emys orbicularis (Cadi & Joly,
2004) ma si manifesta anche sulle comunità di macro-in¬
vertebrati acquatici, di anfibi e sulla vegetazione, special-
mente se le specie esotiche sono presenti con alte densità
(Teillac-Deschamps & Prevot-Julliard, 2006).
Il taxon più rilasciato sul territorio piemontese è Tra¬
chemys scripta elegans ma recentemente sono aumentate
le osservazioni delle sottospecie Trachemys scripta scripta
e Trachemys scripta troosti. La specie risulta diffusa lungo
tutti i principali fiumi piemontesi, in particolare lungo il Po,
ed è presente in una grande varietà di habitat, soprattutto
nei tratti di fiume a corrente lenta, lanche e laghetti semi¬
naturali, anche eutrofizzati, dove possono coesistere nume¬
rosi esemplari (15-40 es.). Le concentrazioni più alte si os¬
servano nei contesti urbani o periurbani, con conteggi fino
a 781 esemplari presenti nei laghetti di un parco urbano nel
comune di Torino (Petterino et al., 2001). L’altitudine dei
siti in cui la specie è stata osservata varia da 86 a 641 m
s.l.m., la sopravvivenza a quote più elevate probabilmente
è impedita dalle basse temperature raggiunte in inverno.
I dati di riproduzione in natura, basati su osservazio¬
ni estemporanee in mancanza di studi sulla biologia della
specie, si riferiscono finora a cinque siti “naturali” (Lago
Bonino, S. Gillio TO; Lanca di S. Michele, Carmagnola
TO; Lago dei Cigni, Venaria Reale TO; ex allevamento
ALMA, Crescentino VC; Stagni di Belangero, AT), nei
quali sono stati osservati individui giovani di 2-3 anni;
la specie si riproduce anche in due parchi pubblici (parco
Burcina, Pollone BI; parco Pellerina, TO).
In Piemonte è stata accertata la sporadica presenza di
altre testuggini esotiche ( Graptemys pseudogeographica
pseudogeographica, Mauremys sp., Trionyx triunguis)
che attualmente non sembrano acclimatate. Nei bacini dei
parchi urbani (laghetti nei parchi, fontane, ecc.) possono
inoltre incontrarsi più taxa contemporaneamente.
Al momento attuale Trachemys scripta elegans do¬
vrebbe essere oggetto di interventi di contenimento, data
la consistenza delle popolazioni naturalizzate. Il commer¬
cio di tale sottospecie è al momento vietato (Regolamen¬
to CEE n. 2551/97 della Commissione del 15 dicembre
1997) ma nel futuro prossimo potrebbero diffondersi sul
territorio altri taxa già presenti ora in numero esiguo se
continuerà il commercio di testuggini esotiche e la libera¬
zione illegale degli esemplari acquistati. La rapida natura¬
lizzazione sul territorio piemontese di T. s. elegans rende
necessari studi più approfonditi sui tassi di sopravvivenza
e riproduzione, al fine di pianificare nell’immediato fu¬
turo interventi di controllo e, dove possibile, di eradica-
zione. Sarebbe auspicabile inoltre T istituzione di centri
di accoglienza degli esemplari confiscati o abbandonati e,
parallelamente, per disincentivare l’acquisto e l’eventuale
rilascio degli esemplari, la pianificazione di una campa¬
gna di sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza, in parti¬
colare ai gruppi scolastici.
Bibliografia
Cadi A. & Joly P., 2004 - Impact of thè introduction of thè red-eared
slider ( Trachemys scripta elegans ) on survival rates of thè Europe-
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Sindaco R., Doria G., Razzetti E. & Bernini F. (eds.), 2006 - Atlante
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www.eccb2006.org/> (ultima consultazione 30 settembre 2008).
Ivan Ellena - Via Rivalta 38, 10092 Beinasco (TO), Italia
e-mail: ivanellenal@gmail.com
Roberto Sindaco - Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente, Corso Casale 476, 10132 Torino, Italia
e-mail: rsindaco@gmail.com
Giulia Tessa & Marco Favelli - Zirichiltaggi S.W.C., Strada Vicinale Filigheddu 62/C, 07100 Sassari, Italia
Giulia Tessa e-mail: tessagiu@libero.it - Marco Favelli e-mail: yattaran@libero.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXV! - Fascicolo I
58
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Vincenzo Ferri
Specie alloctone dulciacquicole di recente comparsa nella Riserva Naturale
“Monticchie” di Somaglia (Lodi): situazione e valutazione dei problemi gestionali
New freshwater alien species in thè Naturai Reserve of Lombardy “Monticchie”
of Somaglia (Lodi): situation and management
La Riserva Naturale “Monticchie”, Z.P.S. e S.I.C.
IT209000 1 , è situata nella bassa pianura lodigiana a ridos¬
so del terrazzo del Fiume Po e occupa un’area di circa 250
ha. Prevalentemente pianeggiante con dislivelli minimi che
consentono però, unitamente alla presenza di una falda fre¬
atica piuttosto superficiale e di tipiche risorgive di terrazzo,
il differenziarsi della vegetazione secondo il diverso grado
di igrofilia (Zavagno, 2003). L’area è oggetto dal 1987 di
monitoraggi a lungo termine riguardanti la vegetazione,
l’avifauna e l’erpetofauna (Ferri, 2006; Ferri & Soccini,
2005). Negli anni di studio non sono intervenute sostan¬
ziali modifiche della qualità delle acque, anche se per il
progressivo interrimento è stato necessario realizzare inter¬
venti di manutenzione straordinaria della rete idrica, l’ul¬
timo nel 2004 nell’ambito del finanziamento LIFE Natura
IT/03/000 112, e grazie a recenti finanziamenti della Regio¬
ne Lombardia e della Fondazione CARIPLO sono in corso
azioni per il miglioramento della situazione idrica generale
e per garantire la sopravvivenza della fauna dulciacquicola,
tra cui una importante popolazione di Rana latastei. Nel
2004 sono stati segnalati per la prima volta all’interno della
Riserva le seguenti specie acquatiche alloctone: il gambero
rosso della Louisiana, Procambarus clarkii (Girard, 1852)
(Occhipinti Ambrogi, 2002), l’anodonta cinese, Anodon-
ta woodiana (Lea, 1834) (Lodde et al., 2005), e il cobite
di stagno orientale, Misgurnus anguillicaudatus (Cantor,
1842) (Razzetti et al., 2001). Queste specie sono presenti
in provincia di Lodi a partire dagli anni Novanta, espan¬
dendo rapidamente il loro areale in acque già spopolate
faunisticamente per i profondi stravolgimenti ambientali
di questa provincia lombarda. Nella Riserva Monticchie è
peraltro possibile affermare che l’invasione di Procamba-
rus clarkii (dal 1999) è molto posteriore all’ultima osserva¬
zione certa (nel 1992) di Austropotamobius pallipes. Negli
stessi ambienti colonizzati da Misgurnus anguillicaudatus
e Anodonta woodiana risultano invece ancora sintopici a
Monticchie Cobitis bilineata e Unio elongatulus.
L’invasione di Procambarus clarkii è stata rapida e ge¬
nerale. Molto più localizzata la presenza di Anodonta wo¬
odiana, limitata alle rogge Monticchie e Serpa, sul limite
sud-orientale, e di Misgurnus angullicaudatus rinvenuto
esclusivamente con individui adulti sia nelle rogge sud¬
dette sia nella parte terminale delle aste di deflusso delle
risorgive. L’anodonta cinese ha avuto un picco di presenza
nella roggia Serpa nel 2005 con 0,3 individui adulti/m2 da
0,10 a 0,50 m di profondità. Il cobite di stagno orientale
è stato campionato all’ interno della Riserva con un mas¬
simo di 18 individui nel 2006, mentre il gambero rosso
è abbondantemente presente con individui di varia taglia
nella roggia Monticchie (massimo 8 individui/m2), ma so¬
lo con individui adulti nelle aste di deflusso (massimo 0,3
individui/m2, average total lenght 8,4 mm).
La presenza dei gamberi, notoriamente abili predatori e
di forte impatto per le popolazioni di Anfìbi indigeni (Cruz et
al., 2006), ha imposto a Monticchie una attenta valutazione
dello status delle specie più minacciate, tra cui Triturus car-
nifex, Lissotriton vulgaris e Hyla intermedia, e lo sviluppo di
proposte operative di gestione delle acque interne che possa¬
no limitare la diffusione delle specie alloctone in nuove aree
e per favorire la conservazione della biodiversità locale. Tra
le iniziative in realizzazione la verifica dell’efficienza delle
opere di regimazione idraulica attualmente esistenti in tutta
la Riserva naturale con l’eventuale ripristino e/o l’integra¬
zione, per consentire una regolazione dei deflussi e un più
accurato monitoraggio e controllo delle specie alloctone.
Bibliografia
Cruz M. J., Rebelo R. & Crespo E. G., 2006 - Effects of an introduced cray-
fish, Procambarus clarckii, on thè distribution of south-westem Iberian
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Ferri V., 2006 - Attività’ riproduttiva di Rana latastei nel pSIC
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Monticchie (LO). Pianura, 17: 15-39.
Vincenzo Ferri
Stazione Regionale per lo Studio e la Conservazione degli Anfibi in Lombardia “Monticchie”, Castello Gavazzi, 26867 Somaglia (LO), Italia
e-mail: vincenf@tin.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
59
Sara Filippini, Simone Rossi & Andrea Modesti
Ittiofauna alloctona in provincia di Lodi: distribuzione ed invasività
Alien fishes in thè Province of Lodi: distribution and invasi veness
Scopo del presente lavoro è l’aggiornamento delle
conoscenze sulla diffusione delle specie ittiche alloctone
non sporadiche presenti nel territorio provinciale di Lodi:
ad oggi si annoverano 5 1 specie, 29 delle quali autoctone;
di queste ultime, solo 11 possono ritenersi stabili o con
areale in leggera regressione, 1 5 sono in contrazione e 3
(temolo Thymallus thymallus, lasca Chondrostoma genei
e lampreda padana Lampetra zanandreai) sono a rischio
di estinzione locale.
La porzione superiore dell’Adda e il sistema dei fonta¬
nili mantengono un numero elevato di specie autoctone e
appaiono ad oggi come le uniche tipologie funzionali con
una presenza non sporadica di numerose specie di interes¬
se comunitario. Gli altri gruppi funzionali mostrano una
situazione di relativo degrado, con calo delle specie au¬
toctone e mantenimento di un elevato numero di esotici.
Dall’analisi comparata delle comunità ittiche, è pos¬
sibile classificare le specie esotiche non sporadiche in 4
tipologie: specie ubiquitarie, quali rodeo amaro ( Rho -
deus amarus ), carassio ( Carassius sp.), pseudorasbora
( Pseudorasbora parva ) e carpa ( Cyprinus carpio)', spe¬
cie ad ampia distribuzione, quali persico sole ( Lepomis
gibbosus) e gambusia ( Gambusia holbrooki ); specie in
espansione, quali siluro ( Silurus glanis), barbo d’oltralpe
( Barbus barbus), aspio ( Aspius aspius), abramide ( Abra -
mis brama), lucioperca (, Sander lucioperca), misgumo
(Misgurnus anguillicaudatus) e pesce gatto punteggiato
{Ictalurus punctatus); specie stabili o in regressione, quali
pesce gatto ( Ameiurus melas), persico trota ( Micropterus
salmoides), trota fario ( Salmo trutta trutta), trota iridea
( Oncorhynchus mykiss) e carpa erbivora ( Ctenopharyn -
godon idellus).
Analizzando nel dettaglio lo status attuale di alcune
specie alloctone invasive, è possibile evidenziare che
specie potamali ad elevata euriecìa come aspio, barbo
d’oltralpe e siluro raggiungono densità notevoli nel corso
principale del Po, sono presenti nel tratto terminale dei
suoi affluenti (Adda e Lambro) e mostrano una tendenza
ad espandersi verso monte, anche attraverso la rete cola-
tizia. Tale trend è estremamente preoccupante, e si ritie¬
ne che abbia un ruolo determinante nella rarefazione di
molte delle specie autoctone nelle porzioni potamali del
territorio provinciale.
Nello specifico, il barbo d’oltralpe ha probabilmen¬
te già determinato l’estinzione locale del barbo comune
{Barbus plebejus) nel Po, mentre il siluro sembrerebbe
costituire ad oggi una delle principali minacce per le spe¬
cie autoctone gregarie di media taglia e per specie pre¬
datrici di notevole interesse conservazionistico quali il
luccio {Esox lucius) e la trota marmorata {Salmo trutta
marmoratus).
Ciprinidi di piccola taglia come la pseudorasbora e il
rodeo amaro sono costantemente diffusi, a volte con den¬
sità notevoli, nel Po, nel Lambro, nella rete di bonifica
della bassa lodigiana, nelle acque lentiche e nel sistema
della Muzza, causando fenomeni di competizione diret¬
ta con specie autoctone gregarie quali il triotto {Rutilus
erythrophtalmus), la scardola {Scardinius erythrophtal-
mus) e l’alborella {Alburnus alburnus alborella). Il mi¬
sgumo, diffusosi a partire dal Po, trova le condizioni ide¬
ali di sviluppo nei corpi minori della rete di bonifica della
bassa lodigiana, e sembra avere tendenza all’espansione
verso monte, destando preoccupazione in relazione alla
competizione diretta con il cobite comune {Cobitis tae-
nia bilineata) e con il più raro cobite mascherato {Saba-
nejewia larvata).
L’analisi delle abbondanze relative medie mostra co¬
me la porzione superiore dell’Adda ospiti una comunità
ittica scarsamente contaminata, con oltre il 99% dei pesci
che appartiene a specie autoctone; valori elevati in tal sen¬
so si riscontrano anche nel sistema dei fontanili, nel siste¬
ma superiore della Muzza e nel tratto mediano e inferiore
dell’Adda. Gli altri gruppi funzionali mostrano viceversa
un importante declino delle cenosi, con circa la metà degli
individui presenti che appartiene a specie alloctone. Le
situazioni peggiori si registrano negli ambienti lentici, sul
Lambro, aH’intemo della rete dei canali di bonifica e nel
sistema del Po. L’area con le abbondanze maggiori di spe¬
cie esotiche è quella compresa tra il Po e i tratti terminali
dei principali affluenti: da qui è probabilmente partito il
rapido processo di espansione che oggi riguarda la gran
parte del territorio provinciale.
Sara Filippini
Settore Tutela Territoriale e Ambientale, Provincia di Lodi, Via T. Fanfulla 14, 26900 Lodi, Italia
e-mail: sara.filippini@provincia.lodi.it
Simone Rossi
Via dei Glicini 6, 26836 Montanaso Lombardo (LO), Italia
e-mail: rossi.simo@tiscali.it
Andrea Modesti
Via Lenin 2, 20080 Zibido San Giacomo (MI), Italia
e-mail: a.modesti2@virgilio.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
60
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Gabriele Galasso
Due specie di Rumex L. (Poiygonaceae) recentemente comparse in Italia
settentrionale: R . cristatus DC. e R. kerneri Borbàs
Two species of Rumex L. (Poiygonaceae) recently found in northem Italy:
R. cristatus DC. and R. kerneri Borbàs
In questi ultimi anni si stanno diffondendo in Italia
settentrionale due specie di Rumex. Rumex cristatus , dei
Balcani e della Sicilia, si sta espandendo sugli argini del
Po a partire dal Cremonese, nel Triestino e lungo la co¬
sta adriatica da Chioggia alle Marche (Gubellini & Pinzi,
2008). Inizialmente era stata confusa (es. Jogan, 1996;
Poldini, 2004; Conti et al., 2005) con la congenere R. ker¬
neri, originaria dei soli Balcani e per ora localizzata in
Trentino-Alto Adige. Entrambe sono simili a R. patientia
L., specie est-europeo-turanica divenuta circumboreale,
anticamente coltivata e naturalizzata o casuale in gran
parte d’Italia, oggi in via di scomparsa. Si ritiene utile evi¬
denziare i caratteri differenziali di queste entità, fornendo
anche i primi dati sulla loro distribuzione in Italia. Infine
si segnala che nell’ erbario del Museo di Bolzano (BOZ)
sono conservati alcuni campioni, ancora allo studio, che
sembrano corrispondere a R. stenophyllus Ledeb., con
valve intere verso l’apice e dentellate alla base.
1 Valve del fr. denticolate sul bordo; fg. con nervi lat.
inseriti sul centr. con angolo di 60°-90°
2 Valve del fr. con denti lunghi sino a 1 mm; pg. inf. del¬
le fg. minutam. papillosa; inflor. densa, spesso con
rami secondari; pianta alta fino a 2 m R. cristatus
2 Valve del fr. con denti lunghi sino a 0,5 mm; pg. inf.
delle fg. fortem. papillosa; inflor. interrotta e usualm.
senza rami secondari; pianta di minori dimensioni
(fino a 1 m) R. kerneri
1 Valve del fr. con bordo intero o debolm. eroso; nervi
facenti un angolo di 45°-60°(-80°) R. patientia
Rumex cristatus DC. (= R. graecus Boiss. & Heldr.) -
Romice cristato - H scap - Erba perenne robusta, fino a 2
m. Fg. grandi, minutam. papillose inferiorm., con nerv.
lat. formanti un angolo di 60°-90° col nervo princip. In-
flor. densa, spesso con rami secondari; valve con denti
lunghi sino a 1 mm, usualm. bruno-rossastre e spesso con
3 tubercoli, di cui uno maggiore.
Incolti, scarpate, margini stradali e argini fluviali. (0 -
1.500 m). - Fi. VI-VII - NE-Medit., divenuta Circumbor.
Pianura Pad.-Ven. (Po, L. di Garda, lit. adriatico sino
alle Mar), Fvg (TS), Sic. (Madonie e Ficuzza): R.
Specimina visa - Lombardia: Sermide (MN), 24 May 2003,
F.Prosser (ROV); Pieve d’Olmi (CR), 28 May 2003, F.Bonali (MSNM);
ibidem, 30 May 2003 (MSNM); ibidem, 15 Jun 2006 (MSNM); a metà
strada tra Felonica e Quattrelle (MN), 2 Jun 2003, F.Prosser (ROV).
Veneto: Tra Dolo e Mestre Ovest, 15 Jun 1996, L. Poldini (TSB); Chi¬
oggia (VE), 20 Apr 2001, L.Poldini (TSB); Mira (VE), 15 May 2001,
L. Poldini (TSB); Garda (VR), 1 Jun 2006, A.Bertolli & F.Prosser
(ROV). Friuli-Venezia Giulia: Trieste (TS), 20 May 1996, A. Strappo
(MFU); Muggia (TS), 31 May 1996, L.Poldini (TSB); Trieste (TS),
25 Jun 1996, A. Strappo (MFU); Trieste (TS), 3 Jun 1998, F.Martini
(MFU); Trieste (TS), 10 May 2000, L.Poldini (TSB); San Dorligo della
Valle (TS), 10 May 2000, L.Poldini (TSB); San Dorligo della Valle
(TS), 12 May 2000, L.Poldini (TSB). Emilia-Romagna: Luzzara (RE),
22 Aug 2006, A.Truzzi (MSNM). Marche: Fano (PU), 29 Jun 2008,
L. Gubellini (MSNM, PESA).
Rumex kerneri Borbàs (= R. cristatus DC. subsp. ker¬
neri (Borbàs) Akeroyd & D.A.Webb; = R. confertoides
Bihari) - Romice di Kemer - H scap - Simile alla pre¬
cedente, ma di minori dimensioni (fino a 1 m), pg. inf.
delle fg. fortem. papillosa, inflor. interrotta e usualm. sen¬
za rami secondari, valve con denti lunghi sino a 0,5 mm,
usualm. bruno scuro e spesso con un solo tubercolo.
Incolti, scarpate, margini stradali. (100 - 1.500 m). -
Fi. VI-VII - SE-Europ., divenuta Circumbor.
Taa: R; segnalato anche in Cai, ma molto probabilm.
per errore (Passalacqua, in verbis).
Specimina visa - Trentino-Alto Adige: Colle di Brenta (TN), 1 1
Jun 1994, F.Prosser (ROV); Vallarsa (TN), 18 Jun 1999, F.Prosser
(ROV); S. Ilario (TN), 19 Jun 1999, F.Festi (ROV); Valle di Cei (TN),
13 Jul 1999, F.Prosser (ROV); Valle del Fersina (TN), 1 Jun 2000,
F.Prosser (ROV); Val di Non (TN), 17 Jul 200 1 , F.Prosser (ROV); Cor¬
tina alTAdige-Kurtinig (BZ), 4 Jul 2006, F.Zemmer (BOZ); Salomo-
Salum (BZ), 18 Jul 2006, F.Zemmer (BOZ); Salomo-Salum (BZ), 19
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tore Botanico Italiano, 36 (1): 88.
i
Gabriele Galasso
Sezione di Botanica, Museo di Storia Naturale di Milano, Corso Venezia 55, 20121 Milano, Italia
e-mail: gabriele.galasso@comune.milano.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
61
Pietro Genoni, Andrea Fazzone & Alessandro Dal Mas
Diffusione di Corbicula fluminea (Bivalvia: Corbiculidae) nei corsi d’acqua
della provincia di Milano
Spread of Corbicula fluminea (Bivalvia: Corbiculidae) in freshwater streams of
thè Province of Milan
Corbicula fluminea (Miiller, 1774) è un bivalve origi¬
nario del sud-est asiatico, noto anche come vongola asia¬
tica (Asiatic Clam). All’ inizio del XX secolo la distribu¬
zione originaria del genere Corbicula comprendeva Asia,
Africa e Australia (Counts, 1980). Da allora ha raggiunto
una distribuzione pressoché mondiale. Agli inizi degli an¬
ni ’80 del secolo scorso la presenza di Corbicula veniva
segnalata per la prima volta nei fiumi europei (Francia e
Portogallo: Mouthon, 1981). Nei decenni successivi il suo
areale in Europa è andato progressivamente espandendosi
e le segnalazioni della sua presenza hanno riguardato Ger¬
mania, Olanda, Spagna, Regno Unito, Belgio, Ungheria,
Austria, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria. In Italia
Corbicula è stata segnalata per la prima volta nel Fiume
Po nel 1998 (Fabbri & Landi, 1999).
Gli effetti negativi legati all’espansione di questa spe¬
cie segnalati in letteratura riguardano l’occlusione dei ca¬
nali di alimentazione delle centrali nucleari, le alterazioni
ecosistemiche dovute alla elevata capacità di filtrazione,
le modificazioni del substrato e la competizione con le
specie native (Elliot & zu Ermgassen, 2008).
Dati raccolti dall’Agenzia Regionale per la Protezio¬
ne dell’Ambiente (ARPA) della Lombardia, a seguito di
campagne di monitoraggio biologico sui corsi d’acqua
della provincia di Milano, hanno permesso di verificare la
diffusione del bivalve in tale territorio.
Per quanto riguarda i corsi d’acqua principali, la spe¬
cie risulta presente solo nel Fiume Ticino, dove era già
stata rinvenuta nel 2003 (Bodon et al., 2005), mentre non
è mai stata raccolta in altri ambienti quali Adda, Lambro,
Seveso, Olona, Molgora. C. fluminea risulta inoltre pre¬
sente, con densità anche notevoli, in circa metà delle 33
stazioni di campionamento considerate sul reticolo idro¬
grafico minore (rogge, fontanili, cavi).
Allo stato attuale la possibilità di colonizzare nuovi
ambienti della provincia di Milano da parte di questa spe¬
cie sembrerebbe correlata principalmente alla connessio¬
ne con il reticolo idrografico del Fiume Ticino, soprattutto
attraverso il Naviglio Grande che alimenta una buona par¬
te dei corsi d’acqua irrigui. L’isolamento idraulico non¬
ché il cattivo stato qualitativo in cui versano molti corsi
d’acqua della provincia verosimilmente rappresentano i
principali ostacoli alla ulteriore diffusione di C. fluminea.
Bibliografia
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cula (Bivalvia, Corbiculidae) originaire d’Asie. Basteria, 45: 109-
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Pietro Genoni, Andrea Fazzone & Alessandro Dal Mas
Dipartimento di Milano, ARPA Lombardia, Via Spagliardi 19, 20015 Parabiago (MI), Italia
Pietro Genoni e-mail: p.genoni@arpalombardia.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
62
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Pietro Genoni, Andrea Fazzone & Alessandro Dal Mas
Presenza di Barbronia weberi (Hirudinea: Salifidae)
in due torrenti prealpini lombardi
Occurrence of Barbronia weberi (Hirudinea: Salifidae)
in two pedemontane streams of Lombardy
Barbronia weberi (R. Blanchard, 1 897) è una sangui¬
suga di origine asiatica appartenente alla famiglia Salifì-
dae, il cui areale di distribuzione originario si estende da
Afghanistan e Pakistan fino a Giava, Sumatra, Bomeo e
Cina meridionale. Si tratta della sanguisuga più diffusa
del subcontinente indiano (Nesemann & Neubert, 1999).
Questa specie è stata introdotta in Nuova Zelanda
(Mason, 1976), Inghilterra (Sawyer, 1986), Austria e
Germania (Nesemann & Neubert, 1999), Brasile (Pam-
plin & Rocha, 2000), USA (Rutter & Klemm, 2001) e
Australia (Govedich et al., 2002). La sua presenza è
stata segnalata per la prima volta in Italia da Genoni &
Fazzone (2008).
Nel suo areale di origine la specie vive in piccoli corsi
d’acqua, in stagni e laghi eutrofi, spesso associata alla ve¬
getazione acquatica che utilizza per attaccare i cocoon.
A partire dal 2006 B. weberi è stata regolarmente rac¬
colta nel corso di campagne di monitoraggio biologico
condotte sul Torrente Seveso e sul Torrente Lura in provin¬
cia di Como. Si tratta di corsi d’acqua che presentano un
livello qualitativo da scarso a moderato, dovuto alla pre¬
senza di scarichi di origine domestica ed industriale (pre¬
valentemente tessile). Nel dicembre 2007 la sanguisuga è
stata rinvenuta anche a Lentate sul Seveso, in provincia di
Milano, segno che la specie sta colonizzando i tratti più
a valle del torrente. I primi campionamenti eseguiti nel
2008 confermano che B. weberi è stabilmente presente
nella comunità macrobentonica di questi ambienti.
Le conseguenze dell’introduzione di questa specie non
sono tuttora chiare. Essendo un predatore a rapido svilup¬
po potrebbe competere con altri invertebrati e/o esercitare
una significativa predazione di altri invertebrati.
Allo stato attuale non risultano segnalazioni della pre¬
senza di B. weberi in altri corsi d’acqua della Lombardia.
Bibliografia
Genoni P. & Fazzone A., 2008 -Barbronia weberi (R. Blanchard, 1 897)
(Hirudinea: Salifidae), an Asian leech species new to Italy. Aquatic
Invasions, 3 (1): 77-79.
Govedich F. R., Bain B. A. & Davies R. W., 2002 - First record of thè
Asian freshwater leech Barbronia weberi (Blanchard, 1 897) (Euhi-
rudinea: Erpobdellidae) in Australia. The Victorian Naturalist, 119:
227-228.
Mason J., 1976 - Studies on thè freshwater and terrestrial leeches of
New Zealand. 2. Orders Gnathobdelliformes and Pharyngobdelli-
formes. Journal of thè Royal Society ofNew Zealand , 6: 255-276.
Nesemann H. & Neubert E., 1999-Annelida, Clitellata: Branchiobdel-
lida, Acanthobdellea, Hirudinea. SiiBwasserfauna von Mitteleuropa
6/2. Spektrum Akademischer Verlag, Heidelberg, Berlin.
Pamplin P. & Rocha O., 2000 - First report of Barbronia weberi (Hi¬
rudinea: Erpobdelliformes: Salifidae) from South America. Revista
de Biologia Tropical, 48: 723.
Rutter R. P. & Klemm D. J., 2001 - The presence of an Asian leech,
Barbronia weberi, in a home aquarium in South Florida (Hirudinea:
Salifidae). Florida Scientist, 64: 216-218.
Sawyer R. T., 1986 - Leach biology and behaviour. Clarendon Press,
Oxford.
Pietro Genoni, Andrea Fazzone & Alessandro Dal Mas
Dipartimento di Milano, ARPA Lombardia, Via Spagliardi 19, 20015 Parabiago (MI), Italia
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LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
63
Marco Giardini
Il Pozzo del Merro (Monti Cornicolani, Roma) a cinque anni
dalPinfestazione da Salvinia molesta D.S.Mitchell
The “Pozzo del Merro” sinkhole (Cornicolani Mountains, Rome) five years
after Salvinia molesta D.S.Mitchell infestation
La cavità carsica allagata del Pozzo del Merro è situata
in comune di Sant’Angelo Romano, nei Monti Comico-
lani, modesti rilievi carbonatici mesozoici posti nell’area
compresa tra Tevere e Aniene a circa 30 km a NE di Ro¬
ma. Questo imponente sinkhole (voragine da sprofon¬
damento) è incluso nella “Riserva Naturale Macchia di
Gattaceca e Macchia del Barco”, area protetta istituita nel
1997 e gestita dalla Provincia di Roma. La voragine si
apre sul piano campagna (quota 150 m s.l.m.) con una
bocca subcircolare di circa 150 m di diametro; la struttu¬
ra, imbutiforme, si approfondisce per circa 80 m fino alla
superficie del lago, il cui diametro, a causa del consistente
abbassamento del livello dell’acqua (circa 7 m negli ulti¬
mi 7 anni), risulta oggi ridotto a meno di 20 m. Una serie
di indagini effettuate a partire dal 1999, anche mediante
l’uso di particolari veicoli subacquei filoguidati messi a
disposizione dai Vigili del Fuoco, hanno portato ad esplo¬
rare la voragine fino alla profondità di 392 m senza loca¬
lizzarne con certezza il fondo. Queste esplorazioni hanno
consentito di attribuire al Pozzo del Merro il primato di
cavità allagata più profonda al mondo. Nelle sue acque
inoltre è stata scoperta una nuova specie di crostaceo antì¬
pode: Niphargus cornicolanus (Iannilli & Vigna Taglian-
ti, 2005).
La vegetazione naturale osservabile nei pressi della
voragine è costituita da una boscaglia formata da Quer-
cus pubescens Willd., Styrax officinali L. ed altre spe¬
cie termofile. Le pareti della cavità, rivestite da una ri¬
gogliosa vegetazione arborea dominata da Quercus ilex
L., ospitano ben sette specie di pteridofite. A queste si è
aggiunta Salvinia molesta D.S.Mitchell, specie acquatica
esotica fortemente invasiva rinvenuta al Pozzo del Merro
(seconda stazione italiana) nell’agosto del 2003 (Giardini,
2006). Questa felce ha coperto l’intera superficie lacustre
nel giro di circa 3 mesi, sostituendosi all’ originale tappeto
di Lemna minor L. Allo scopo di evitare danni alle bioce¬
nosi originariamente presenti (Giardini et al., 2001), si è
immediatamente suggerito all’ente gestore di rimuoverla
dalle acque del lago nel più breve tempo possibile, ma la
prevista rimozione non si è potuta realizzare. Il rinveni¬
mento di una testuggine acquatica esotica durante le ricer¬
che svolte nell’estate 2007 da Provincia, Università degli
Studi di Tor Vergata ed altri enti {Merro Scientifìc Project)
ha permesso di chiarire le modalità di introduzione della
felce (Palozzi, 2007).
Al Pozzo del Merro nella stagione invernale S. molesta
mostra segni di sofferenza e l’infestazione tende a regre¬
dire, ma le particolari condizioni microclimatiche della
cavità consentono a questa felce di superare agevolmente
la stagione avversa. Nel periodo estivo la specie toma a
svilupparsi con grande rigoglio, fatta eccezione per i bordi
del lago nei punti in cui i raggi del sole sono più schermati
dalla vegetazione, dove la salvinia tende a scomparire e
Lemna minor riprende il sopravvento. Nel corso di questi
cinque anni l’infestazione si è quindi mantenuta e conso¬
lidata, tanto che oggi questa felce forma un tappeto spesso
quanto basta per essere colonizzato da altre piante quali
Care x penduta Huds. e, soprattutto, Epilobium parviflo-
rum Schreb. La presenza di questo fitto intrico vegetale
impedisce il passaggio della luce e ostacola la diffusione
dell’ossigeno alterando il chimismo dell’acqua. La pre¬
senza di questa specie infestante in un ambiente confinato
come quello del Pozzo del Merro rappresenta sicuramente
un pericolo per l’ecosistema acquatico, ma studi scienti¬
fici seri e mirati sulla sua ecologia non sono mai stati ef¬
fettuati. Considerata la situazione attuale, e visto il modo
in cui l’infestazione si sta evolvendo, la rimozione imme¬
diata della felce è probabilmente l’intervento più sensato
che si possa realizzare in questo particolare ambiente di
eccezionale valore scientifico.
Bibliografìa
Giardini M., 2006 - Note sulla biologia, l’ecologia e le modalità di
controllo di Salvinia molesta D.S. Mitchell (Salviniaceae), spe¬
cie infestante nuova per il Lazio. Rivista di Idrobiologia , 42 (1-3)
(2003): 263-282.
Giardini M., Caramanna G. & Calamita U., 2001 - L’imponente sin¬
khole del Pozzo del Merro (Monti Cornicolani, Roma): stato attuale
delle conoscenze. Natura e Montagna, 48 (2): 12-27.
Iannilli V. & Vigna Taglianti A., 2005 - New data on genus Niphargus
(Amphipoda, Niphargidae) in Italy, with thè description of a new spe-
cies of thè oremus group. Crustaceana, 77 (10) (2004): 1253-1261.
Palozzi R., 2007 - Il Pozzo del Merro: immersioni con Jim Bowden e
Stefano Makula. Sottacqua, anno I, n° 5, luglio 2007. <http://www.
sottacqua. info/05_07/05_07_r03_primo_piano_palozzi.htm> (ulti¬
ma consultazione 18 agosto 2008).
Marco Giardini
Dipartimento di Biologia Vegetale, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma, Italia
e-mail: marco.giardini@uniromal .it
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZ1, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Cristina Gonzalo Gòmez & Sandra Casellato
Arrivai vectors of Dikerogammarus villosus in Italy:
viability of spread in thè Iberian Peninsula and Great Britain
Vettori di introduzione in Italia di Dikerogammarus villosus :
possibilità di diffusione nella Penisola Iberica e in Gran Bretagna
Ponto-Caspian amphipod Dikerogammarus villosus
(Sowinsky, 1894), thè Killer Shrimp, has spread through-
out Europe at a frantic pace, mainly via anthropogenic
navigable water systems, such as thè Main-Danube Canal.
Currently, it can be found in Central and Eastern Europe,
with thè exception of thè Iberian Peninsula and Great
Britain. Furthcrmore, its remarkable capacity for adapta-
tion, that includes wide tolerance to temperature, conduc-
tivity and salinity conditions, potentially enables D. villo¬
sus to survive a joumey in ballast water and reach distant
territories. It can also be introduced in new water bodies
attached to ship hulls and through aquaculture manage¬
ment, for instance in consignments of fìsh larvae coming
from Ponto-Caspian fìsh farms. These last two vectors are
pointed out as thè mode of introduction in Italy. D. villo¬
sus was found for thè first time in Lake Garda (Northern
Italy), a few years ago. This subalpine lake is not con-
nected to thè European fluvial-lacustrine network in any
way. In other words, its spread has overcome thè Alps
barrier. In addition to such high migrational capacity, D.
villosus exhibits a successful invader profile that ensures
its establishment, with features such as rapid population
increases due to a large reproductive capacity, along with
rapid growth to early sexual maturation (at 6 mm length),
rapid development of eggs, optimal timing to release thè
maximum number of neonates per female (Aprii/May),
short fife span, tolerance to a wide range of environmen-
tal conditions and exceptional predatory capabilities. In
summary, there is a good chance that Dikerogammarus
villosus will arrive and establish in both thè Iberian Penin¬
sula, overcoming thè Pyrenees barrier, and Great Britain,
surviving marine transportation. Moreover, some experts
claim that it could even reach transoceanic inland waters,
such as North American Great Lakes.
Cristina Gonzalo Gòmez
Departamento de Ecologia, Facultad de Biologia, Universidad de Alcalà
Plaza San Diego s/n, 28801 Alcalà de Henares (Madrid), Espafia
e-mail: cristina.gonzalo@uah.es
Sandra Casellato
Laboratorio di Ecologia del Benthos, Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Padova
Via IJ. Bassi 58/B, 35121 Padova, Italia
e-mail: sandra.casellato@unipd.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI. INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
65
Marcello Grussu
Gli uccelli alloctoni in Sardegna: una checklist aggiornata
The alien birds of Sardinia: an updated checklist
La prima segnalazione della presenza di una specie alloc-
tona in Sardegna si trova in Lilford (1887) e riguarda la pre¬
senza nell’isolotto di Caprera di fagiani introdotti. Tuttavia, la
prima specie introdotta in Sardegna potrebbe essere la pernice
sarda (Alectoris barbara) la cui presenza nell’isola secondo
alcuni autori è riconducibile a immissione artificiale in epoca
romana (Mocci Demartis, 1992; Andreotti et ai., 2001).
Il primo elenco delle specie alloctone in Sardegna si trova
in Grussu (1995, 1996) seguito da una successiva revisione
(Grussu, 2001). Nel presente lavoro, oltre ad un ulteriore
aggiornamento, si forniscono ulteriori dati sullo status, la
distribuzione, l’anno di immissione e quello di prima nidi¬
ficazione delle specie sino ad ora note come naturalizzate.
Per ulteriori dati (anno e località di avvistamento, numero
di individui, ecc...) sulle specie osservate in modo occasio¬
nale, si veda Grussu (2001). Le specie di uccelli alloctone
note per la Sardegna sono 38, di cui sette naturalizzate e due
acclimatate. I nomi italiani e quelli scientifici delle specie
seguono la “Check-list degli Uccelli (Aves) italiani” redatta
dal Centro Italiano Studi Ornitologici e dal Comitato di
Omologazione Italiano (CISO-COI, 2005).
Specie acclimatate nidificanti (specie presenti con una
o più popolazioni stabili che si autosostengono)
Cigno reale Cygnus olor. Prime introduzioni intorno al 1955. Nidi¬
fica in modo più o meno regolare in diversi siti. Pernice sarda Alectoris
barbara. Probabilmente introdotta in tempi storici. Nidificante in tutta
Pisola. Fagiano comune Phasianus colchicus. Introdotto alla fine del
1800 nell’Arcipelago della Maddalena e poi in altre aree. Nidificante
regolare. Colino della Virginia Colinus virginianus. Introdotto intorno
al 1980 nel Campidano dove ha nidificato; ora probabilmente estinto.
Parrocchetto dal collare Psittacula krameri. Prime introduzioni nel
periodo 1970-80 nel Golfo di Cagliari. Nidificazione accertata dal 2006
a Cagliari, ma probabilmente si riproduce anche in altre località. Par-
rocchetto monaco Myiopsitta monachus. Primi dati nel 1985 nel Golfo
di Cagliari con prime prove di nidificazione nel 2007. Gazza Pica pica.
Introdotto prima del 1915 nell’Isola dell’ Asinara, si è poi diffuso anche
nella Penisola di Stintino. Nidificante regolare.
Specie acclimatate non nidificanti
Tortora domestica Streptopelia roseogrisea. Presenza regolare
nel Golfo di Cagliari dove potrebbe nidificare. Bengalino comune
Amandava amandava. Presenze occasionali in più siti. Probabile ni¬
dificante a Sassari.
Specie presenti più o meno regolarmente e possibili nidificanti
Fenicottero minore Phoenicopterus minor. Singoli individui, anche
frammisti a P. roseus nidificanti in colonia, nel Golfo di Cagliari. Airone
schistaceo Egretta gnlaris. Diverse segnalazioni; indizi di nidificazione
nel Golfo di Oristano (1996). Cigno nero Cygnus atratus. Varie osserva¬
zioni nella Sardegna meridionale. Gobbo della Giamaica Oxyura jamai-
censis. Indizi di nidificazione nel Golfo di Cagliari (2000).
Specie occasionali non nidificanti
Fregata magnifica Fregata magnìficens. Cicogna collolanoso
Ciconia episcopus. Ibis sacro Threskiornis aethiopicus. Spatola rosa
Platalea ajaja. Fenicottero del Cile Phoenicopterus chilensis. Oca
facciabianca Branta leucopsis. Oca del Canada Branta canadensis.
Oca di Magellano Chloephaga pietà. Alzavola asiatica Anas formosa.
Marzaiola americana Anas discors. Dendrocigna facciabianca Den-
drocygna viduata. Anatra muta Cairina moschata. Anatra mandarina
Aix galericulata. Pernice rossa Alectoris rufa. Quaglia giapponese Co-
tur nix japonica. Fagiano versicolore Phasianus versicolor. Calopsitta
Nymphicus hollandicus. Pappagallo ecletto Eclectus roratus. Pappa¬
gallino ondulato Melopsittacus undulatus. Diamante mandarino Po-
ephila guttata. Storno delle Filippine Aplonis panayensis. Maina co¬
mune Acridotheres tristis. Canarino Serinus canaria. Astrilde comune
Estrilda astrild. Vescovo arancio Euplectes franciscanus.
Specie da confermare (dati dubbi o da verificare)
Starna Perdix perdix. Francolino Francolinus francolinus. Da¬
migella della Numidia Grus virgo. Zigolo testaranciata Ernberiza
bruniceps.
Ringraziamenti - Si ringraziano Piero Basoccu, Pasquale
Carroni, Egidio Trainito, Francesco Mascia, Mauro Sanna e
tutti gli altri ricercatori del GOS che hanno fornito dati.
Bibliografìa
Andreotti A., Baccetti N., Perfetti A., Besa M., Genovesi P. & Guberti
V., 2001 - Mammiferi ed Uccelli esotici in Italia: analisi del feno¬
meno, impatto sulla biodiversità e linee guida gestionali. Quaderni
Conservazione Natura, 2. Ministero Ambiente, Istituto Nazionale
Fauna Selvatica.
CISO-COI, 2005 - Check-list degli Uccelli (Aves) italiani. <http://
www.ciso-coi.org/COImateriale/ListaCISO-COI.pdf> (ultima con¬
sultazione 26 settembre 2008).
Grussu M., 1995 - Check-list of thè Birds of Sardinia (First part). Rivi¬
sta italiana di Ornitologia, 65: 113-122.
Grussu M., 1996 - Check-list of thè Birds of Sardinia (Second and last
part). Rivista italiana di Ornitologia, 66: 9-16.
Grussu M., 2001 - Checklist of thè birds of Sardinia. Aves Ichnusae,
4: 2-55.
Lilford L., 1887 - Notes on thè Mediterranean Omithology. The Ibis,
19: 261-283.
Mocci Demartis A., 1992 -Pernice sarda Alectoris barbara. In: Uccelli.
I. Gaviidae-Phasianidae. Fauna d’Italia, XXIX. Brichetti P, De
Franceschi P. & Baccetti N. (eds.). Calderini, Bologna: 787-791.
Marcello Grussu
Gruppo Ornitologico Sardo, C.P. 209/C, 09045 Quartu Sant’Elena (CA), Italia
e-mail: porphyrio@tiscali.it
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Marcello Grussu, Piero Basoccu, Mauro Sanna & Francesco Mascia
La popolazione alloctona di cigno reale ( Cygnus olor) in Sardegna
On thè introduced population of Mute Swan ( Cygnus olor) in Sardinia
Nel Mediterraneo occidentale la nidificazione del ci¬
gno reale si riscontra solamente in Italia, Francia e Spa¬
gna, quasi esclusivamente per opera di individui tenuti in
condizioni di semi-cattività o naturalizzati. L’areale ripro¬
duttivo, con esclusione di alcune aree della Francia me¬
ridionale, è frammentato e localizzato (Snow & Perrins,
1998). In Italia, la riproduzione si verifica nelle regioni
più settentrionali (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia
Romagna, ecc...), e occasionalmente più a sud sino alla
Puglia e alla Sardegna settentrionale (Brichetti & Fracas¬
so, 2003).
In Sardegna, la presenza di singoli individui e piccoli
gruppi (solitamente coppie) della specie come migratrice
e svernante irregolare, è stata rilevata in modo quasi rego¬
lare sin dall’800 (Cara, 1842). Tuttavia, da diversi decen¬
ni è presente anche una ridotta popolazione introdotta per
scopi ornamentali che in diversi siti si è anche naturaliz¬
zata, nidificando in modo più o meno regolare e allevando
i pulcini (Grussu, 1995a, 1995b, 1996a, 1996b, 2001).
La prima introduzione nell’isola è stata effettuata in¬
torno al 1955 in un piccolo lago artificiale della Sardegna
centro-occidentale, presso Villagrande/Nuoro. Nel sito, è
stata rilasciata una coppia di adulti importata dalla Sviz¬
zera, che ha nidificato con successo una volta allevando
11 giovani. Negli anni successivi, il gruppo di cigni è ri¬
masto nella zona umida, diventando per molto tempo una
attrazione per gli abitanti dell’area, ma la popolazione dei
cigni si è poi ridotta progressivamente per la morte de¬
gli individui per impatto sulle linee elettriche presenti in
prossimità del lago. Gli ultimi individui di Cigno reale
sono morti intorno al 1970 e la popolazione si è quindi
estinta (Basoccu, inedito).
Intorno al 1990, una piccolissima popolazione è stata
introdotta in alcuni siti della parte nord-orientale dell’iso¬
la, in Costa Smeralda. Per diversi anni, 1-2 coppie si sono
anche insediate e riprodotte nella vicina località di Liscia
di Vacca; ma l’esito riproduttivo non è noto. Attualmen¬
te, la riproduzione della specie, si verifica ancora con 2-3
coppie nella Costa Smeralda, ad opera di individui tenuti
in condizioni di semi-libertà (Sanna, inedito).
Sempre intorno al 1990, nel Golfo di Cagliari (sud
dell’isola), la riproduzione della specie si è verificata
all’interno del parco di un hotel presso Pula. Inoltre, sem¬
pre in quest’area, in località Poggio dei Pini, negli anni
compresi tra la fine del XX secolo e i primi del XXI, al¬
cune coppie di Cigno reale sono state rilasciate in alcune
aree umide artificiali. Da alcuni anni una coppia nidifica
in modo regolare nel sito con un esito riproduttivo soddi¬
sfacente, con 3-4 giovani allevati annualmente nel perio¬
do 2006-2008.
Inoltre, negli ultimi anni singoli individui e piccoli
gruppi (sino a 5 individui contemporaneamente) sono sta¬
ti introdotti in situazione di semi-libertà in parchi di ville
e hotel in diverse aree costiere dell’isola senza che siano
stati accertati altri casi di nidificazione.
In totale, in Sardegna al momento sono presenti alme¬
no 3-4 coppie nidificanti della specie su una popolazione
totale di 20-40 individui. Una buona parte degli individui
introdotti sono abili al volo e spesso si allontanano dai siti
d’introduzione o si disperdono definitivamente in natura
confondendosi con eventuali individui selvatici migratori
e svernanti.
La nidificazione in cattività del cigno reale in Sarde¬
gna, che si verifica seppur in modo irregolare da diversi
decenni, evidenzia la presenza nell’isola delle caratteri¬
stiche ambientali idonee alla riproduzione della specie.
Inoltre, il sito di nidificazione del Golfo di Cagliari co¬
stituisce il limite più meridionale dell’areale riproduttivo
in Italia (Brichetti & Fracasso, 2003) e, insieme a quelli
spagnoli, greci e turchi, anche uno dei più meridionale
dell’intera Regione Paleartica occidentale (cfr. Snow &
Perrins, 1998).
Ringraziamenti - Si ringraziano tutti i ricercatori del
GOS che hanno collaborato alla nostra inchiesta, in parti¬
colare Angelo Pani e Antonio Fadda.
Bibliografìa
Brichetti P. & Fracasso G., 2003 - Ornitologia Italiana 1. Perdisa, Oz-
zano Emilia (BO).
Cara G., 1842 - Elenco degli uccelli che trovansi nell’isola di Sardegna
od Ornitologia sarda. Fratelli Reycend & C., Torino.
Grussu M., 1995a - Check-list of thè Birds of Sardinia (First part).
Rivista italiana di Ornitologia, 65: 113-122.
Grussu M., 1995b - Status, distribuzione e popolazione degli uccel¬
li nidificanti in Sardegna (Italia) al 1995. Prima parte. Gli Uccelli
d'Italia, 20: 77-85.
Grussu M., 1 996a - Check-list of thè Birds of Sardinia (Second and last
part). Rivista italiana di Ornitologia, 66: 9-16.
Grussu M., 1996b - Status, distribuzione e popolazione degli uccelli
nidificanti in Sardegna (Italia) al 1995. Seconda e ultima parte. Gli
Uccelli d’Italia, 21:5-16.
Grussu M., 2001 - Checklist of thè birds of Sardinia. Aves Ichnusae,
4: 2-55.
Snow D. W. & Perrins C. M. (eds.), 1998 - The Birds of thè Western
Palearctic. Concise Edition. Oxford University Press, Oxford.
Marcello Grussu, Piero Basoccu, Mauro Sanna & Francesco Mascia
Gruppo Ornitologico Sardo, C.P. 209/C, 09045 Quartu Sant’Elena (CA), Italia
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LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
67
Leonardo Gubellini & Morena Pinzi
Osservazioni su alcune specie vegetali alloctone nelle Marche
Remarks on some alien plant species in thè Marche region
In base all’ aggiornamento delle conoscenze sulla flora
regionale, le entità esotiche italiane attualmente presenti
nelle Marche ammontano a 296, corrispondenti al 10,76%
di tutta la flora. Tuttavia se consideriamo tra le esotiche
anche le specie alloctone nelle Marche, ma indigene al¬
meno in una regione italiana, il numero sale a 346 entità,
corrispondenti a ben il 12,57% della flora regionale; tra
queste specie si possono indicare: Alnus cordata (Loisel.)
Loisel., Anemone coronaria L., Medicago arborea L., Al¬
bum neapolitanum Cirillo, Capparis spinosa L., ecc.
Recenti ricerche hanno permesso di individuare alcu¬
ne nuove specie esotiche per la regione e di ampliare le
conoscenze su ecologia e distribuzione di altre. Gran par¬
te dei dati qui riportati sono inseriti nel lavoro di prossima
pubblicazione relativo al Censimento della Flora Esotica
d’Italia (Celesti-Grapow et al., in stampa).
Rumex cristatus DC. è stata indicata per la Sicilia
(Conti et al., 2005) ed è diffusa in Lombardia, Veneto,
Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna (Galasso,
2008), dove era stata inizialmente confusa con R. kerneri
Borbàs (Conti et al., 2005); nel giugno 2008 è stata osser¬
vata in un ambiente ruderale ai margini della Superstrada
Fano-Grosseto in località Bellocchi. Successive ricerche
condotte nel territorio regionale non hanno consentito il
ritovamento di altre popolazioni.
Di recente comparsa è anche Amaranthus tuberculatus
(Moq.) J.D.Sauer, segnalato per Lombardia, Emilia-Ro¬
magna (Conti et al., 2005, sub A. rudis Sauer), Piemonte
e Veneto (Conti et al., 2007) e raccolto la prima volta nel
2006 e successivamente nel 2007 nell’alveo del Fiume
Metauro presso Fossombrone (PESA). Il buon numero di
esemplari osservati lascia immaginare che la specie abbia
la capacità di una rapida diffusione.
Carpobrotus acinaciformis (L.) L.Bolus è una specie
ampiamente coltivata soprattutto lungo la costa, ma an¬
cora non mostra una spiccata capacità di spontaneizzarsi,
tuttavia presso Porto Potenza Picena (MC) sta invadendo
una parte del cordone litoraneo.
Opuntia ficus-indica (L.) Mill. è frequentemente col¬
tivata a scopo ornamentale, ma solitamente non è in gra¬
do di affrancarsi dal luogo dell’impianto. Tuttavia è sta¬
ta osservata, certamente avventizia, a Fermo, in pendici
scoscese assieme ad Agave americana L. e presso Ascoli
Piceno in luoghi semirupestri. Specie esotica nuova per la
regione è anche Physalis peruviana L., raccolta nel 2007
sul greto del Fiume Chienti presso S. Claudio (Corridonia,
MC) ove sono stati osservati alcuni esemplari in un’area
di alcune centinaia di metri quadrati.
Oxalis pes-caprae L. è stata segnalata la prima volta
per Pietralacroce (AN) (Biondi & Allegrezza, 1996). Suc¬
cessivamente è stata raccolta in varie località delle provin¬
ce di Pesaro e Urbino, Ancona, Macerata e Ascoli Piceno
(PESA); la specie sembra pertanto in forte espansione in
ambienti retrodunali, scarpate stradali, luoghi ruderali del
settore costiero e basso collinare.
Ambrosia artemisiifolia L., indicata come pianta di
presenza generalmente effimera per varie località costie¬
re fra Pesaro e Falconara Marittima (Brilli-Cattarini &
Sialm, 1973, sub A. elatior L.; Viegi et al., 2003), negli ul¬
timi anni è stata raccolta anche lungo il Fiume Candiglia-
no presso Furio (2002) e lungo il Fiume Metauro presso
Fossombrone (2005), località in cui si stabilisce nei greti e
tende a diffondersi in modo significativo (PESA).
Bibliografia
Biondi E. & Allegrezza M., 1996 - Il paesaggio vegetale del territorio
collinare anconetano. Giornale Botanico Italiano, 130(1): 117-135.
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gale C., Gottschlich G., Griinanger P., Gubellini L., Iiriti G., Luca-
rini D., Marchetti D., Moraldo B., Peruzzi L., Poldini L., Prosser
F., Raffaelli M., Santangelo A., Scassellati E., Scortegagna S., Selvi
F., Soldano A., Tinti D., Ubaldi D., Uzunov D. & Vidali M., 2007 -
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Leonardo Gubellini & Morena Pinzi
Centro Ricerche Floristiche delle Marche, Via Barsanti 18, 61 100 Pesaro, Italia
e-mail: crflor@provincia.ps.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
I Volume XXXVI - Fascicolo I
1
I
68
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Duilio Iamonico
Invasività e problematiche tassonomiche relative al genere Amaranthus L.
in Italia
Invasiveness and taxonomic problems on thè genus Amaranthus L. in Italy
Gli studi sulle entità esotiche d’Italia, condotti dalla
Società Botanica Italiana, hanno evidenziato la presen¬
za di un significativo contingente di specie indicate tra le
più invasive a livello globale. Tra esse sono annoverati gli
amaranti (Viegi et al., 2005). Il genere Amaranthus L. è
rappresentato nella flora italiana da 20 specie (Conti et al.,
2005; 2007) e 21 entità (Iamonico, 2008a), delle quali 19
ritenute aliene, talora naturalizzate invasive. La capacità di
diffusione di queste piante erbacee è connessa all’elevata
plasticità ecologica delle varie specie, che permette loro di
occupare facilmente ambiti aperti a medio-bassa naturalità.
Le caratteristiche principali favorenti il processo di inva¬
sione sono: ciclo biologico breve, fenologia tardo-estiva,
strutture dei popolamenti diversificate, impollinazione au-
togama e anemogana (Costea & Tardif, 2003; Costea et al.,
2004). Gli effetti negativi che ne conseguono riguardano
sia la biodiversità, particolarmente negli ecosistemi urba¬
ni nei confronti delle specie indigene sinantropiche, sia le
attività agricole, trattandosi di specie infestanti i campi col¬
tivati che provocano ingenti danni economici (Camarda et
al., 2005). Dati bibliografici e osservazioni personali hanno
evidenziato la facilità di insediamento degli amaranti nelle
colture cerealicole, orticole e frutticole.
Per l’Italia la conoscenza di questo taxon è ancora assai
lacunosa. Complesse questioni di carattere tassonomico,
elevata variabilità fenotipica e notevole frequenza degli
ibridi sono i principali fattori che hanno portato ad errori
di determinazione e di distribuzione delle specie. Conse¬
guentemente si ha una sottostima (o sovrastima) dell’ab¬
bondanza delle entità, che riflette talora una valutazione
erronea dello status invasivo. Con lo scopo di sopperire a
tali mancanze e fornire, sia in termini scientifici che ap¬
plicativi, strumenti e informazioni utili per una corretta
definizione di strategie di monitoraggio degli amaranti, è
stata avviata da circa due anni una ricerca su tale genere,
la prima a livello nazionale. Le indagini sinora effettua¬
te hanno rilevato nuove segnalazioni, conferme storiche
ed esclusioni (Iamonico, 2008a, 2008b, in accettazione;
Iamonico & Wilhalm, 2008). La revisione dei materiali
d’erbario, in particolare, ha evidenziato numerose deter¬
minazioni errate anche per specie ben discriminabili mor¬
fologicamente. Le imprecisioni maggiori riguardano le
entità del subgen. Amaranthus sect. Amaranthus {sensu
Mosyakin & Robertson, 1996), gruppo che più degli altri
manifesta la variabilità fenotipica del genere (per l’Italia
comprende: A. caudatus L ., A. retroflexus L ., A. hybridus
L., A. cruentus L., A. powellii S. Watson s.L).
Risulta chiara dunque l’importanza di approfondire le
problematiche tassonomiche sul genere in Italia, in mo¬
do da favorire la corretta determinazione e distribuzione
delle varie specie. Si perverrà così alla redazione di piani
d’azione efficaci, tali da ridurre le ripercussioni socio-
economico-ambientali causate dalla diffusione incontrol¬
lata di queste infestanti.
Bibliografìa
Camarda I., Brundu G., Celesti Grapow L., Viegi L. & Blasi C., 2005 -
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notated checklist of thè italian vascular flora. Palombi & Partner,
Roma.
Conti F., Alessandrini A., Bacchetta G., Banfi E., Barberis G., Bartoluc-
ci F., Bernardo L., Bonacquisti S., Bouvet D., Bovio M., Brusa G.,
Del Guacchio E., Foggi B., Frattini S., Galasso G., Gallo L., Gan-
gale C., Gottschlich G., Griinanger R, Gubellini L., Iiriti G., Luca-
rini D., Marchetti D., Moraldo B., Peruzzi L., Poldini L., Prosser
F., Raffaelli M., Santangelo A., Scassellati E., Scortegagna S., Selvi
F., Soldano A., Tinti D., Ubaldi D., Uzunov D. & Vidali M., 2007 -
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Viegi L., Alessandrini A., Arrigoni P. V., Banfi E., Blasi C., Brundu G.,
Cagiotti M. R., Camarda I., Celesti-Grapow L., Cesca G., Conti F.,
Fascetti S., Gubellini L., La Valva V., Lucchese F., Mazzola P, Mar-
chiori S., Pignatti S., Poldini L., Peccenini S., Prosser F., Siniscalco
C., Tomadore N. & Wilhalm T., 2005 - Il censimento della flora
esotica d’Italia. Informatore Botanico Italiano, 37 (1/A): 388-389.
Duilio Iamonico
Via dei Colli Albani 170, 00179 Roma, Italia
e-mail: duilio76@yahoo.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
69
Alberto F. Inghilesi, Stefano Cannicci, Andrea Martini, Aldo Dal Prà,
Franco Corrias & Duccio Berzi
Gestione e controllo sanitario della nutria ( Myocastor coypus)
nell’Oasi WWF di Gabbianello (Barberino del Mugello)
Management and sanitary control of thè Coypu (. Myocastor coypus)
in thè Oasi WWF of Gabbianello (Barberino del Mugello)
È stata intrapresa una campagna di cattura della nu¬
tria {Myocastor coypus ) nell’oasi WWF di Gabbianel¬
lo (A.N.P.I.L. del sistema regionale delle aree protette
della Toscana), area umida artificiale ultimata nel 1999
nell’ambito della sistemazione delle sponde del lago di
Bilancino (Barberino del Mugello, Firenze), finalizzata
alla conservazione della fauna omitica. Le catture, ef¬
fettuate mediante dispositivi a pedana basculante, sono
state condotte da dicembre 2007 a febbraio 2008 per un
totale di 559 notti/trappola, in due zone del lago abitual¬
mente frequentate dalla nutrie (rinvenimento di escre¬
menti e osservazione diretta), disposte lungo un tratto
di canneto ( Phragmites australis). Il personale della
Polizia Provinciale ha poi provveduto alla soppressione
eutanasica degli esemplari catturati. In ognuna delle due
zone sono state installate 3 trappole a terra e 3 trappole
montate su zattere galleggianti, tutte aventi carote come
esca. Le 12 trappole sono quindi state controllate una
volta al giorno, al mattino. Sono stati catturati 30 indi¬
vidui, con una sex ratio sbilanciata verso le femmine di
1,73 (19F, 11M). L’età degli individui è stata stabilita
secondo la relazione proposta da Cossignani & Velatta
(1993). L’età media è risultata essere 6,75 mesi, con tutti
gli esemplari rientranti nei 12 mesi di età. Non si sono
registrate differenze significative per quanto riguarda
peso e misure morfometriche tra maschi e femmine. Per
la popolazione è stato calcolato un peso medio di 4,02
kg e un indice di condizione medio di 53,53.
Le trappole su zattera si sono rivelate 4 volte più effi¬
caci rispetto a quelle collocate a terra, anche a causa della
presenza di minilepri ( Sylvilagus floridanus) che le face¬
vano scattare. Il disturbo sull’avifauna presente è risultato
estremamente contenuto, soprattutto per quello che con¬
cerne il controllo delle trappole su zattera, che consento¬
no un ridotto accesso allo specchio d’acqua da parte di
addetti al controllo. La sessione di cattura è stata interrotta
dopo un periodo di 12 giorni trascorsi senza catture né
avvistamenti di esemplari.
Si è poi provveduto a eseguire le autopsie degli anima¬
li catturati (dopo lo stoccaggio in congelatore) per l’ac¬
quisizione di dati morfometrici. Sono state eseguiti dei
controlli su campioni di feci e sangue per la ricerca di
enteroparassiti e di positività a Salmonella spp. e Lepto-
spira spp. in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico
Sperimentale delle regioni Lazio e Toscana, Sezione di
Firenze. Un individuo è stato trovato parassitato da una
specie di Oxyuridae, nessuna positività è stata trovata per
Salmonella spp. mentre il 12% (3 positivi su 25 campioni
esaminati) degli individui presentava anticorpi di Lepto-
spira bratislava. Un individuo presentava il fegato con
noduli cistici di Capii laria sp.
Con la fine delle catture, sono state approntate due aree
chiuse 5X5 m con relative aree controllo, con l’intento di
monitorare l’evoluzione del canneto ed eventuale impatto
della nutria in ricolonizzazione. Negli ultimi anni, infatti,
si è notata una graduale regressione del canneto e, in pa¬
rallelo, un aumento della presenza della nutria. Un’analisi
sulle specie vegetali presenti ha posto poi le basi per even¬
tuale monitoraggio di alcune specie sensibili.
I risultati ottenuti sono stati discussi anche alla luce
delle campagne di cattura svolte nell’oasi durante i due
inverni precedenti.
Bibliografìa
Cossignani M. & Velatta F., 1993 - Proposai of a method to estimate thè
weight of dried eye lens in thè coypu ( Myocastor coypus). Hystrix,
4 (2): 61-64.
Alberto F. Inghilesi & Stefano Cannicci
Dipartimento di Biologia Evoluzionistica, Università degli Studi di Firenze, Via Romana 17, 50125 Firenze, Italia
Alberto F. Inghilesi e-mail: alberto.inghilesi@gmail.com
Andrea Martini & Aldo Dal Prà
Dipartimento di Scienze Zootecniche, Università degli Studi di Firenze, Via delle Cascine 5, 50144 Firenze, Italia
Franco Corrias
Sezione di Firenze, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana
Via Castelpulci 41, 50018 San Martino alla Palma (FI), Italia
Duccio Berzi
Ischetus seri, Viale Ugo Bassi 6r, 50137 Firenze, Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
:
70
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Lorenzo Lastrucci, Mauro Raffaelli, Bruno Foggi, Daniele Viciani,
Piero Bruschi, Enrico Della Giovampaola, Maria Adele Signorini
Contributo alla conoscenza della flora esotica della Toscana
Contribution to thè knowledge of thè alien flora of Tuscany
Durante le indagini degli ultimi anni riguardanti la flo¬
ra e la vegetazione degli ambienti umidi della Toscana e
delle isole dell’ arcipelago toscano sono emersi nuovi dati
relativi alla flora esotica presente nella regione.
Gli studi sulla flora igrofila si sono concentrati dappri¬
ma sulle aree umide planiziarie e collinari della provin¬
cia di Arezzo (Lastrucci & Raffaelli, 2006), mostrando la
presenza sul territorio, oltre che di un elevato numero di
entità di estremo interesse naturalistico, anche di un robu¬
sto contingente di esotiche, alcune delle quali molto ab¬
bondanti o addirittura con spiccata tendenza all’invasività
(es. Paspalum distichum L., Bidens frondosa L., Artemi¬
sia verlotiorum Lamotte, Amorpha fruticosa L., Reynou-
tria japonica Houtt. var. japonica, Symphyotrichum lan-
ceolatum (Willd.) G.L.Nesom, Cyperus eragrostis Lam.).
Sempre in provincia di Arezzo, lungo l’Amo nel basso
Casentino, è stata segnalata per la prima volta in Toscana
Vìtis riparia Michx. (Galasso et al., 2007). L’estensione
delle indagini sulle zone umide ad altre province della To¬
scana ha portato a nuove scoperte di specie esotiche ca¬
suali quali Eichhornia crassipes (Mart.) Solms lungo un
corso d’acqua che attraversa Firenze (Lastrucci & Foggi,
2007) o invasive, almeno localmente, quali Myriophyllum
aquaticum (Veli.) Verde., specie di origine sudamericana
abbondantissima lungo alcuni corsi d’acqua intorno al
Lago di Porta, nella Toscana nord-occidentale (Lastrucci
et al., 2006).
Un’indagine tassonomica e distributiva sul territorio
italiano, con la collaborazione del Museo di Storia Natu¬
rale di Milano e del Corpo Forestale dello Stato di Prato¬
vecchio (AR), è stata poi intrapresa sulle specie del ge¬
nere Reynoutria in seguito al ritrovamento di Reynoutria
x bohemica Chrtek & Chrtkovà, entità nuova per l’Italia
(Padula et al., 2008); attualmente è in fase di aggiorna¬
mento la distribuzione di tali specie in territorio toscano.
Ulteriori indagini sulle aree umide toscane, in special mo¬
do intorno al Padule di Fucecchio, evidenziano la forte
presenza di Amorpha fruticosa e di Cyperus strigosus L.,
abbondantissimo sui prati umidi del Padule e delle zone
limitrofe.
Parallelamente alle indagini sulle zone umide è in fa¬
se di ultimazione uno studio sulle esotiche dell’Arcipela¬
go Toscano. Su una griglia di 250*250 m per l’Elba e di
100*100 m per Giannutri, Giglio, Pianosa, Capraia, Gor-
gona è stata valutata la presenza quantitativa di 15 specie
utilizzando una scala da 1 a 10. Attraverso sistemi GIS è
stata poi verificata la relazione fra la presenza delle specie
e alcuni parametri geomorfici, climatici e ambientali in
generale. I primi risultati riguardanti 8 specie dell’Elba
mostrano che i fattori naturali (temperatura, indice om-
brotermico e altitudine) hanno la maggiore influenza nella
determinazione del tipo di distribuzione, mentre come se¬
condo fattore sono attivi due ulteriori parametri: lunghez¬
za delle strade ed eterogeneità ambientale (numero di tipi
di vegetazione per plot).
Uno studio di dettaglio è stato intrapreso su Oxalis
pes-caprae L. di cui viene indagata la diffusione lungo le
coste del Mediterraneo e in Italia, la presenza nell’Arcipe¬
lago Toscano e la biologia riproduttiva; sulle popolazioni
delle isole toscane saranno poi realizzate indagini cariolo-
giche e sarà valutata la variabilità genetica.
Infine nell’estate 2008 è stata intrapresa un’indagine
in collaborazione col Museo di Storia Naturale di Milano
per lo studio delle entità esotiche del genere Vìtis nell’Iso¬
la d’Elba.
Bibliografìa
Galasso G., Banfi E., Alessandrini A., Lastrucci L., Padula M. & Zoc¬
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Padula M., Lastrucci L., Fiorini G., Galasso G., Zoccola A. & Quil-
ghini G., 2008 - Prime segnalazioni di Reynoutria x bohemica
Chrtek & Chrtkovà (Polygonaceae) per l’Italia e analisi della di¬
stribuzione del genere Reynoutria Houtt. Atti della Società italia¬
na di Scienze naturali e del Museo civico di Storia naturale di
Milano, 149(1): 77-108.
Lorenzo Lastrucci, Mauro Raffaelli, Bruno Foggi & Daniele Viciani
Dipartimento di Biologia Vegetale, Università degli Studi di Firenze, Via La Pira 4, 50121 Firenze, Italia
Lorenzo Lastrucci e-mail: gqlast@tin.it - Bruno Foggi e-mail: bruno.foggi@unifi.it
Piero Bruschi, Enrico Della Giovampaola & Maria Adele Signorini
Dipartimento di Biologia Vegetale, Università degli Studi di Firenze, Piazzale delle Cascine 28, 50144 Firenze, Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
71
Francesco Lillo, Francesco Paolo Faraone & Mario Lo Valvo
Xenopus laevis in Sicilia: areale, invasività e impatto
Xenopus laevis in Sicily: range, invasiveness and impact
In Italia sono note tre specie di anfibi alloctoni natura-
lizzati: Lithobates catesbeianus, Pelophylax kurtmuelleri
e Xenopus laevis. Mentre le prime due specie sono state
introdotte per fini alimentari, è probabile che X laevis sia
stato introdotto in seguito all’uso di tale specie in ambito
medico e scientifico. Studi condotti a partire dal 2005 si
sono finora concentrati nel valutare l’areale della specie,
le capacità invasive, lo spettro trofico e il potenziale im¬
patto sugli ecosistemi ospiti.
Il primo ritrovamento di X. laevis in Sicilia è databile
al 1999 sebbene esso sia ufficialmente noto dal 2004 (Lil¬
lo et al, 2005). Nonostante la relativa recente introduzio¬
ne di questo pipide, l’areale della popolazione risulta par¬
ticolarmente ampia: i censimenti condotti nel 2005 hanno
evidenziato un’estensione di circa 225 km2 (Faraone et al,
2008a), ben più ampia di quella coperta dalla popolazione
francese (considerata fino ad allora la più estesa in Eu¬
ropa) che, dal rilascio avvenuto all’inizio degli anni ’80,
aveva raggiunto un’estensione di circa 100 km2 nel 2003.
Censimenti condotti tra il 2005 e il 2008 hanno evidenzia¬
to un notevole allargamento dell’areale, fatto che deno¬
ta una spiccata capacità di dispersione e colonizzazione.
L’areale di X laevis in Sicilia include le valli dei Fiumi
Jato e Belice Destro e la specie è rinvenibile, oltre che nel
primo dei due fiumi, in un grande invaso artificiale e in
numerosi stagni agricoli presenti sul territorio limitrofo.
Proprio in questi ultimi la specie trova le condizioni ideali
per instaurare popolazioni particolarmente numerose.
La dieta, analizzata tramite stornaci flushing in uno
stagno campione (Faraone et al., 2008b), si basa quasi
completamente sulla predazione di organismi acquatici.
Le prede quantitativamente più abbondanti sono costituite
da zooplancton (copepodi e cladoceri, 63,5%), invertebra¬
ti nectonici (efemerotteri, zigotteri e anisotteri, 22,1%),
e invertebrati bentonici (chironomidi e ceratopogonidi,
13,4%), mentre una quota inferiore della dieta deriva da
prede terrestri (probabilmente cadute accidentalmente in
acqua) e da eventi di cannibalismo nei confronti di uova,
larve e neometamorfosati (complessivamente 0,8%). Dal
punto di vista del contributo in massa, le categorie di pre¬
de più importanti risultano dagli invertebrati nectonici e
dal cannibalismo (48,7% e 47,2% rispettivamente).
La valutazione dell’impatto sugli ecosistemi ospiti da
parte di specie aliene è una procedura piuttosto complessa
e dai risultati spesso ambivalenti. Tra il 2006 e il 2008
è stata condotta un’indagine mirata a valutare l’effetto
di X. laevis sulle popolazioni autoctone di anfibi (Lillo
et al., 2008). Nell’area sono naturalmente presenti Bufo
bufo , Hyla intermedia, Discoglossus pictus e Pelophylax
sinklepton hispanicus. L’impatto è stato valutato tramite
confronti tra stagni dalle medesime caratteristiche ecolo¬
giche, occupati e non da X. laevis. Nei due gruppi di sta¬
gni è stato valutato il successo riproduttivo delle specie
autoctone tramite presenza/assenza di uova, larve e neo¬
metamorfosati (confronto statistico tramite x2-test). Diffe¬
renze altamente significative sono risultate tra i due grup¬
pi di stagni per il successo riproduttivo di tre specie (H.
intermedia, D. pictus e P. sinklepton hispanicus). Nessuna
differenza significativa è stata invece riscontrata per B.
bufo per il quale è stato anche effettuato il test U di Mann-
Whitney sulle densità dei girini ma, anche in questo caso,
senza differenze significative.
Le informazioni finora ottenute suscitano un giustifi¬
cato allarme sulle conseguenze attuali e future dell’intro¬
duzione di X. laevis. Esso risulta infatti, in Sicilia, una
specie ben adattata alle condizioni ambientali, con note¬
vole capacità invasive e con un verosimile effetto negati¬
vo sulle specie locali di anfibi. Gli sforzi futuri dovranno
essere concentrati, oltre che nel completamento delle in¬
formazioni sulle caratteristiche ecologiche e comporta¬
mentali, nel ricercare strategie compensative e metodi di
eradicazione e contenimento per i quali saranno necessari
notevoli risorse scientifiche ed economiche.
Bibliografìa
Faraone F. P., Lillo F., Giacalone G. & Lo Valvo M., 2008a - The large
invasive population of Xenopus laevis in Sicily, Italy. Amphibia-
Reptilia, 29:405-412.
Faraone F. R, Lillo F., Giacalone G. & Lo Valvo M., 2008b - Dieta
di una popolazione di Xenopo liscio introdotta in Sicilia. In: Her-
petologia Sardiniae. Corti C. (ed.). Societas Herpetologica Italica.
Edizioni Belvedere, Latina: 241-246.
Lillo F., Marrone F., Sicilia, A., Castelli G. & Zava B., 2005 - An in¬
vasive population of Xenopus laevis (Daudin, 1 802) in Italy. Her-
petozoa, 18: 63-64.
Lillo F., Faraone F. P. & Lo Valvo M., 2008 - Valutazione preliminare
dell’impatto di Xenopus laevis sulle popolazioni di anfibi siciliani.
In: Herpetologia Sardiniae. Corti C. (ed.). Societas Herpetologica
Italica. Edizioni Belvedere, Latina: 304-309.
Francesco Lillo, Francesco Paolo Faraone & Mario Lo Valvo
Dipartimento di Biologia Animale “G. Reverberi”, Università degli Studi di Palermo, Via Archirafi 18, 90123 Palermo, Italia
Francesco Lillo e-mail: francesco.lillo@unipa.it
RICERCA PARZIALMENTE FINANZIATA CON FONDI “EX 60%” MURST 2006
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
72
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Andrea Maria Longo, Irene Lisi & Marcello Zorzi
Prunus serotini Phytolacca americana , Ailanthus altissima : le principali
specie vegetali infestanti nella Riserva Naturale “Bosco WWF di Vanzago”
Prunus serotina , Phytolacca americana , Ailanthus altissima: thè main
invasive plant species in thè wildlife reserve “Bosco WWF di Vanzago”
La Riserva Naturale “Bosco WWF di Vanzago” rientra
nel sistema delle aree protette della Regione Lombardia.
Si trova situata nella porzione di pianura del pianalto pa¬
dano, tra le incisioni dei Fiumi Ticino ed Olona, al margine
estremo nord della fascia dei fontanili. È uno dei rari casi
di bosco di pianura ancora esistenti nella Pianura Padana,
con esemplari centenari di rovere e di famia. All’area bo-
scata si alternano terreni agricoli, specchi d’acqua e zone
umide occupate da canneto e altre specie vegetali. L’area
è riconosciuta come riserva naturale regionale a partire
dal 1985. Successivamente è stata identificata come Si¬
to di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione
Speciale (ZPS) (IT2050006).
Da diversi anni in numerosi boschi della Pianura Pa¬
dana vi è una massiccia diffusione del Prunus serotina
Ehrh. Introdotto presumibilmente nel 1922 in alcuni ter¬
reni privati presso Crenna di Gallarate (VA), la specie ha
allargato il proprio areale. Di origine nordamericana, ap¬
partiene alla sottofamiglia delle Prunoideae delle Rosace-
ae. È un albero che nel suo areale può raggiungere altezze
di 18-25 m e spesso anche 30; il diametro del tronco si
aggira sui 45-60 cm. I frutti del Prunus serotina matu¬
rano solo dopo la metà del mese di agosto e per questo è
anche detto prugnolo tardivo. È una pianta chiaramente
mesofila, ma dotata di notevole plasticità. Ha la capacità
di riprodursi sia per seme che agamicamente tramite pol¬
loni. La specie si è espansa con rapidità soprattutto nei
boschi cedui formando popolamenti di pessima struttura
ed impoverendo notevolmente la composizione specifica.
Ha capacità, inoltre, inibente a causa della produzione di
sostanze allelopatiche.
Il Prunus serotina è diffuso prevalentemente nell’area
del pianalto e nelle zone del Ticino, dove si rileva un’estre¬
ma rigogliosità e facilità di dispersione tale da competere
con tutte le altre specie presenti, robinia compresa, che
tende a sostituire.
Oltre al Prunus serotina, altre specie vegetali allocto-
ne sono presenti, seppur in maniera minore, presso l’area
protetta “Bosco WWF di Vanzago”: Ailanthus altissima
(Mill.) Swingle e Phytolacca americana L. e anche Robi¬
nia pseudoacacia L.
Ma è il Prunus serotina che rappresenta il maggior
fattore di disturbo ecologico forestale. Il sottobosco e la
composizione vegetale dello stato erbaceo sono forte¬
mente condizionati dalla presenza del Prunus serotina
che, resistente alla malattie e adattabile alle più dispa¬
rate condizioni ambientali, si è diffuso rapidamente nel
sottobosco, portando alla scomparsa, in talune aree, di
quasi tutte le specie erbacee ed arbustive ed impedendo
di fatto la rinnovazione naturale e spontanea delle specie
arboree indigene. Inoltre è meno appetibile al prelievo
degli erbivori per la presenza di sostanze tossiche nel
fogliame.
Dall’anno 2000 al 2003 sono stati effettuati degli in¬
terventi periodici di taglio del Prunus serotina, in alcune
aree boscate della riserva naturale, attraverso decespu-
gliazione manuale e con trincia forestale. Tale attività ha
permesso il mantenimento (solamente per i quattro anni)
di un sottobosco privo della specie infestante, ma anche
scarno delle altre specie autoctone. L’intervento è stato
accompagnato dalla messa a dimora di specie arbustive
e ad alto fusto, in maniera di aumentare, nel corso degli
anni, l’ombreggiamento.
La crescita del Prunus al termine degli interventi di
taglio è ripresa costantemente riportando le stesse condi¬
zioni trovate all’inizio dei quattro anni.
Risulta estremamente problematico il controllo delle
specie infestanti considerando anche gli alti costi per un
costante e continuo taglio in tutte le superfici interessate e
il non utilizzo di prodotti chimici all’interno della riserva
naturale.
<
Andrea Maria Longo, Irene Lisi & Marcello Zorzi
Riserva Naturale della Regione Lombardia “Bosco WWF di Vanzago”, Via Tre Campane 21, 20010 Vanzago (MI), Italia
e-mail: boscovanzago@wwf.it - sito web: www.boscowwfdivanzago.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
73
Maurizio Marrese
Quadro conoscitivo preliminare della flora vascolare alloctona della
provincia di Foggia
Preliminary checklist of thè alien vascular flora of thè Foggia Province (Italy)
L’area d’indagine comprende tutta la provincia di
Foggia, incluse le Isole Tremiti. Il territorio è solitamente
diviso in tre subregioni distinte: Tavoliere delle Puglie,
Promontorio del Gargano e Monti Dauni. Il Tavoliere è
delimitato dai confini naturali creati da tre corsi d’acqua:
il Fiume Fortore (e Torrente Saccione), che segna il con¬
fine con la regione Molise a nord; il Torrente Candelaro,
che lo separa a est dal Gargano; il Fiume Ofanto a sud,
che lo divide dalla provincia di Bari; a ovest il Tavoliere
è delimitato virtualmente dalle prime colline dell’Appen-
nino. L’area è una vasta pianura, lunga 80 km e larga 40
km circa, avente una superficie di oltre 3.000 km2, quasi
totalmente coltivata a cereali con rare apparizioni di vi¬
gneti, uliveti e coltivazioni di ortaggi. Poche sono le aree
naturali sopravvissute all’ agricoltura intensiva, ormai ri¬
dotte a “isole”, tra cui citiamo il Bosco dell’Incoronata
nel comune di Foggia e i rarefatti lembi di boschi riparia-
li dei corsi d’acqua, come quelli del Torrente Cervaro. Il
Gargano è un promontorio che per la varietà di ambienti
presenta un’elevatissima biovarietà. Oggi protetto quasi
totalmente dall’omonimo parco nazionale, è spesso con¬
siderato come un’isola biologica poiché è circondato per
tre lati dal Mare Adriatico e da distese coltivazioni cere¬
alicole al suo confine con il Tavoliere. Pochi sono i pos¬
sibili corridoi ecologici con l’Appennino, esclusivamente
riferibili ai corsi d’acqua, che a causa delle manomissioni
ambientali perpetrate nell’arco di decenni sono ridotti a
canali profondi e stretti spesso senza vegetazione riparia-
le. I Monti della Daunia confinano con le regioni Molise,
Campania e Basilicata, sono delimitati a nord-ovest dal
bacino del Fiume Fortore, a sud dal Fiume Ofanto e ad
est dalla pianura del Tavoliere. Nel complesso il territorio
risulta differente dal resto della provincia a causa di un
clima più “appenninico” e non mediterraneo come nelle
altre due subregioni; infatti, secondo una classificazione
altimetrica, per il 20% risulta essere montano e per 1 ’80%
collinare. L’altitudine massima si raggiunge con Monte
Cornacchia a 1.151 m s.l.m.
In questa indagine è stata presa in considerazione la
flora esotica della provincia di Foggia, sia sulla base di
analisi bibliografiche (Fenaroli, 1966-1974; Biscotti,
2002; Marrese, 2006) che di dati e rilevamenti raccolti
direttamente in campo dal 1998 al 2008. Tale campio¬
namento si è basato sul modello del progetto europeo di
cartografia floristica (CFCE/MTB) già ampiamente appli¬
cato dai paesi europei. Il quadrante è l’unità cartografica
utilizzata e a esso sono riferiti i dati di presenza/assenza di
ogni specie. Ogni quadrante è stato suddiviso in 4 settori
e ognuno di essi, a sua volta, in ulteriori sottosettori per
un maggior dettaglio. Per la determinazione dei singoli
taxa ci si è avvalsi di “Flora d’Italia” (Pignatti, 1982) e di
“Flora Europaea” (Tutin et al., 1964-1980, 1993) e come
confronto degli aggiornamenti della “An annotated chec¬
klist of thè italian vascular flora” (Conti et al., 2005). Il
trattamento informatico dei dati floristici è stato effettuato
mediante dei fogli di calcolo worksheet e software GIS
open source ( Quantum GIS).
La ricerca ha rinvenuto 82 entità; le specie sono state
suddivise e catalogate tra coltivate spontaneizzate (CS),
avventizie naturalizzate (AN), avventizie casuali (AC) ed
esotiche dubbie (ED); la tipologia più rappresentata sono
le specie coltivate spontaneizzate. Sono inoltre state rac¬
colte informazioni su origine, distribuzione, ecologia e
fenologia, habitat, capacità invasiva e trend. Si menziona
la rapida diffusione deWAmorpha fruticosa L. specie ame¬
ricana in rapida diffusione negli unitimi 8 anni nelle zone
umide del Golfo di Manfredonia, Fiume Ofanto e Fortore.
Possiamo concludere che i dati sulla flora esotica della
provincia di Foggia concordano con altri studi pubblicati a
livello nazionale salvo alcune eccezioni. E ben inteso che
tale contributo rappresenta un punto di partenza per futuri
approfondimenti. Il presente lavoro è parte integrante del
nascente progetto denominato “Atlante corologico della
flora vascolare della Provincia di Foggia”.
Bibliografìa
Biscotti N., 2002 - Botanica del Gargano. Gemi , San Severo (FG).
Conti F., Abbate G., Alessandrini A. & Blasi C. (eds.), 2005 - An an¬
notated checklist of thè Italian vascular flora. Palombi Editori, Ro¬
ma.
Fenaroli L., 1966-1974 - Florae Garganicae Prodromus. Webbia, 21:
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Marrese M., 2006 - La flora vascolare dei Monti Dauni: primo catalo¬
go. Atti 101° Congresso della Società Botanica Italiana, Caserta:
227.
Pignatti S., 1982 - Flora d’Italia. Edagricole, Bologna.
Tutin T. G. et alii (eds.), 1964-1980 - Flora Europaea. Cambridge Uni¬
versity Press, Cambridge, ed. 1, 1-5.
Tutin T. G. et alii (eds.), 1993 - Flora Europaea. Cambridge University
Press, Cambridge, ed. 2, 1 .
Maurizio Marrese
Centro Studi Naturalistici ONLUS, Via V. Civili 64, 71100 Foggia, Italia
e-mail: marrese@centrostudinatura.it - sito web: www.centrostudinatura.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
74
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Francesco Mascia
Espansione del picchio rosso maggiore Dendrocopos major negli eucalipteti
infestati da coleotteri cerambicidi del genere Phoracantha in Sardegna
Range expansion of thè Great Spotted Woodpecker Dendrocopos major in
Eucalyptus reforestations infested by Longhom Beetles
of thè genus Phoracantha in Sardinia
In Sardegna i rimboschimenti a specie arboree di ori¬
gine australiana appartenenti al genere Eucalyptus (Myr-
taceae), in particolare E. camaldulensis Dehnh., costitui¬
scono frequentemente vaste estensioni monospecifiche,
principalmente nei settori di pianura.
Negli ultimi 50 anni in tutto il bacino del Mediterraneo è
stata riscontrata la presenza di due specie di coleotteri alloctoni
appartenenti al genere Phoracantha (Cerambycidae) e stretta-
mente legate a tali unità forestali, essendo anch’essi di origine
australiana e xilofagi esclusivi su Eucalyptus (Wang, 1995).
Le due specie, P semipunctata (Fabricius, 1775) e P.
recurva Newman, 1840, sono state segnalate per la pri¬
ma volta in Sardegna rispettivamente nel 1969 e nel 2003
(Tassi, 1969; Cillo et al., 2006). Uno stretto legame ecolo¬
gico tra alcune specie di Picidae e P. semipunctata risulta
già noto per altre località del Mediterraneo: in Israele il
picchio rosso di Siria Dendrocopos syriacus (Hemprich &
Ehrenberg, 1833) rappresenta Tunico predatore abituale
di questa specie (Mendel et al., 1984) e la colonizzazione
degli eucalipteti infestati dalla stessa da parte del picchio
rosso maggiore Dendrocopos major L., 1758 era già stata
rilevata e analizzata in Sicilia (La Manda et al., 2002). In
Sardegna, il picchio rosso maggiore è una specie stanziale
(Grussu, 2001) la cui popolazione è stimata per 1.001-
10.000 coppie (Grussu, 1995; 1996) e il cui areale risulta
attualmente in espansione (M. Grussu & F. Mascia, dati
inediti). Nell’ estate 2006 è stata notata l’assidua frequen¬
tazione da parte di individui adulti di D. major in eucalip¬
teti situati in diverse località di pianura della Sardegna.
Negli anni seguenti sono state monitorate 30 aree fore-
state ad Eucalyptus selezionate tra le più distanti da unità
forestali autoctone o da vasti territori rimboscati a conife¬
re, dove la presenza abituale e la riproduzione del picchio
sono già confermate. In seguito a tali indagini è stato pos¬
sibile confermare la presenza regolare del picchio rosso
maggiore in diversi eucalipteti dell’isola.
Nel 70% delle stazioni si segnala la frequentazione
assidua (quotidiana per il 90% delle stazioni; ogni 2-4
giorni nel restante 10%); nel 40% di queste, la presenza è
limitata al periodo invernale mentre nelle restanti stazioni
è stata osservata regolarmente durante tutto l’anno, con
minore frequenza (ogni 6-7 giorni, raramente meno) nel
bimestre agosto-settembre.
Oltre il 70% degli individui sono stati sorpresi in at¬
tività trofica su tronchi, più del 50% in comportamento
territoriale durante il periodo riproduttivo ed in due casi è
stata riscontrata la nidificazione.
Contemporaneamente, nelle stesse stazioni è stata ve¬
rificata la presenza di eventuali infestazioni di Phoracan¬
tha spp. e, in seguito a tali verifiche, si conferma che tutti
i siti frequentati assiduamente dagli individui di picchio
rosso maggiore ospitano popolazioni di una o entrambe le
specie di Phoracantha.
In tutte le occasioni sono state rinvenute numerose
tracce di alimentazione di D. major su tronchi di piante
morenti e parassitate dai coleotteri. Nelle stazioni dove
non si è confermata la presenza (se non occasionale) del
picchio rosso maggiore, non sono state individuate popo¬
lazioni di coleotteri xilofagi.
In base a questi dati, come si evince anche dal con¬
fronto con altre località del Mediterraneo, si può ipotiz¬
zare che anche in Sardegna l’espansione territoriale del
picchio rosso maggiore nei settori di pianura, ed in parti¬
colare in corrispondenza di unità forestali alloctone quali
sono gli eucalipteti, sia strettamente legata alla comparsa
dei due Cerambycidae alloctoni infestanti Eucalyptus.
Bibliografia
Cillo D., Leo P. & Sechi D., 2006 - Segnalazioni Faunistiche Italiane.
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dae). Bollettino della Società Entomologica Italiana, 138: 77-78.
Grussu M., 1995 - Status, distribuzione e popolazione degli uccelli
nidificanti in Sardegna (Italia) al 1995 (Prima parte). Gli Uccelli
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Grussu M., 1996 - Status, distribuzione e popolazione degli uccelli ni¬
dificanti in Sardegna (Italia) al 1995 (Seconda e ultima parte). Gli
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Grussu M. 2001 - Checklist of thè birds of Sardinia. Updated to De-
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La Mantia T., Spoto M. & Massa B., 2002 - The colonization of thè Gre¬
at Spotted Woodpecker ( Picoides major L.) in Eucalypt woods and
Poplar cultivations in Sicily. Ecologia mediterranea, 28: 65-73.
Mendel Z., Golan Y. & Madar Z., 1984 - Naturai control of thè Eu¬
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rambycidae), by thè Syrian Woodpecker. Bulletin of Entomologie al
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Tassi F., 1969 - Un Longicome australiano per la prima volta in Italia.
Bollettino Associazione romana di Entomologia, 24: 69-71.
Wang Q., 1995 - A taxonomic Revision of thè Australian Genus Pho¬
racantha Newman (Coleoptera: Cerambycidae). Invertebrate Ta-
xonomy, 9: 865-958.
Francesco Mascia
Gruppo Ornitologico Sardo, Via Oreste Salomone 32, 09030 Elmas (CA), Italia
e-mail: hippolais@tiscali.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
75
Francesco Mascia & Marcello Grussu
Status e distribuzione del parrocchetto dal collare ( Psittacula kramerì)
e del parrocchetto monaco ( Myiopsitta monachus) in Sardegna
Status and distribution of thè Ring-necked Parakeet (Psittacula krameri)
and thè Monk Parakeet (Myiopsitta monachus ) in Sardinia
Il parrocchetto dal collare {Psittacula krameri) e il
parrocchetto monaco {Myiopsitta monachus) sono specie
naturalizzate nella Regione Paleartica occidentale da molti
decenni. In Italia, le prime nidificazioni sono state riscon¬
trate intorno al 1975 in Liguria per P. krameri e poco do¬
po il 1930 in Lombardia per M. monachus. Attualmente
il loro areale in Italia e nel resto della Regione Paleartica
occidentale è ancora discontinuo e puntiforme (Snow &
Perrins, 1998; Andreotti et al., 2001). In Sardegna, la pre¬
senza di queste due specie è nota da alcuni decenni (Spa¬
nò & Truffi, 1986; Grussu, dati inediti), con l’osservazio¬
ne di singoli individui o piccoli gruppi in differenti aree
dell’isola, evidentemente sfuggiti da condizioni di catti¬
vità. Nonostante le osservazioni dei due psittacidi si siano
rivelate numerose e periodiche e la nidificazione sia stata
più volte sospettata, solo di recente si è potuto accertare
la loro riproduzione. Alla luce di questi importanti eventi,
riteniamo quindi opportuno fornire i primi dati sulla loro
distribuzione e status nell’isola.
Parrocchetto dal collare
Le prime osservazioni della specie risalgono al periodo
1980-81, con l’avvistamento di alcuni individui nella città
di Cagliari, ma in considerazione della loro distribuzione e
numero, è presumibile che la presenza sia riconducibile ad
alcuni anni prima. A Cagliari, negli anni immediatamente
successivi, gli avvistamenti si fanno sempre più frequenti e
la specie viene notata anche in altre località dell’isola (Igle-
siente, Campidano settentrionale, costa orientale, ecc...),
con indizi di nidificazione raccolti soprattutto a Cagliari e
nellTglesiente nel periodo 1985-95. In seguito a questi da¬
ti, il parrocchetto dal collare viene quindi considerato co¬
me specie non ancora acclimatata nell’isola (Grussu, 1995;
1996; 2001). Più recentemente si è verificato un incremento
degli avvistamenti nell’area urbana di Cagliari di singoli in¬
dividui e piccoli gruppi (max. 1 8 individui) con prime prove
di nidificazione nel 2006. In considerazione della popola¬
zione presente nella città, presumibilmente le prime nidi¬
ficazioni devono essersi verificate perlomeno alla fine del
secolo scorso. La nidificazione è possibile anche a Sassari
e Olbia; ma la presenza della specie è nota anche in altre
località dell’isola. Solamente in pochi siti (Cagliari, Sassari,
Olbia, Porto Torres, Iglesias, ecc...) gli avvistamenti riguar¬
dano gruppi, mentre negli altri si tratta invece di singoli in¬
dividui. La riproduzione si verifica su alberi. Stimiamo la
presenza di 15-20 coppie e circa 100-130 individui, per il
70-80% distribuiti nell’area urbana e suburbana di Cagliari.
Parrocchetto monaco
Il primo avvistamento della specie nell’isola è del 1985
a Cagliari (Spanò & Truffi, 1986), ma le prime osservazioni
regolari si sono verificate solo nei primi anni di questo seco¬
lo, con la presenza a Cagliari di gruppetti (max. circa 30 indi¬
vidui) in diverse aree alberate della città e con le prime prove
di nidificazione raccolte nel 2007. Anche in questo caso, in
considerazione della popolazione presente, è presumibile
che la specie abbia iniziato a riprodursi almeno 4-5 anni pri¬
ma. La riproduzione si verifica su palme Phoenix canarien-
sis. Stimiamo sia presente una popolazione di 20-30 coppie e
circa 150 individui, interamente localizzata a Cagliari.
In considerazione della grande capacità adattativa di¬
mostrata negli altri contesti mediterranei dove le due specie
si sono naturalizzate (cfr. Snow & Perrins, 1 998) non è dif¬
fìcile prevedere un aumento della popolazione nel futuro.
Ringraziamenti - Si ringraziano P. Carroni, D. Contu,
A. Fadda, M. Medda, A. Secci, M. Sanna e tutti gli altri
ricercatori del GOS che hanno fornito dati inediti per que¬
sto lavoro.
Bibliografìa
Andreotti A., Baccetti N., Perfetti A., Besa M., Genovesi P. & Guberti
V., 2001 - Mammiferi ed Uccelli esotici in Italia: analisi del feno¬
meno, impatto sulla biodiversità e linee guida gestionali. Quaderni
Conservazione Natura, 2. Ministero Ambiente, Istituto Nazionale
Fauna Selvatica.
Grussu M., 1995 - Check-list of thè Birds of Sardinia (First part). Rivi¬
sta italiana di Ornitologia, 65: 113-122.
Grussu M., 1996 - Check-list of thè Birds of Sardinia (Second and last
part). Rivista italiana di Ornitologia, 66: 9-16.
Grussu M., 2001 - Checklist of thè birds of Sardinia. Aves Ichnusae,
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Snow D. W. & Perrins C. M. (eds.), 1998 - The Birds of thè Western
Palearctic. Oxford University Press, Oxford. Concise Edition, 1-11.
Spanò S. & Truffi G., 1986 - Il Parrocchetto dal collare, Psittacula
krameri, allo stato libero in Europa, con particolare riferimento alle
presenze in Italia, e primi dati sul Pappagallo monaco, Myiopsitta
monachus. Rivista italiana di Ornitologia, 56: 231-239.
Francesco Mascia & Marcello Grussu
Gruppo Ornitologico Sardo, C.P. 209/C, 09045 Quartu Sant’Elena (CA), Italia
Francesco Mascia e-mail: gos.it@tiscali.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
76
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Andrea Monaco, Dario Capizzi, Ivana Pizzol, Stefano Sarrocco, Marco Scalisi,
Iacopo Sinibaldi, Giuliano Tallone & Piero Genovesi
An integrateci approach on a regional level:
Project for an Alien Species Atlas of Latium (PASAL)
Un approccio integrato a livello regionale:
il Progetto Atlante Specie Alloctone Lazio (PASAL)
Also following thè recommendations of thè European
Strategy on Invasive Alien Species (Genovesi & Shine,
2004), in 2007 thè Regional Parks Agency of Latium
(ARP) launched a regional project (PASAL: “Project for
an Alien Species Atlas of Latium”, carried out under thè
scientific supervision of ISPRA) aimed at preventing or
mitigating thè impacts of alien wildlife species to thè bio-
diversity of Latium.
PASAL is based on an integrated and coordinated pro¬
gram of work, based on four major work packages:
1) implementing a geographically referenced invento-
ry of alien wildlife species, including all existing informa-
tion (excerpted from available literature, unpublished data
provided by experts, review of museum collections, etc...)
and data collected during field surveys; thè database will
be designed to allow data sharing with other existing Eu¬
ropean inventories (DAISIE);
2) defìning a coordinated overall strategy aimed at pre¬
venting further introductions of unwanted alien wildlife
species, and at controlling those already established; for
this aim, several data will be considered, including loca¬
tion of risky activities (aquaculture, horticulture, airports,
seaports, etc...), analysis of risks for main pathways and
vectors, a “black list” containing invasive alien species
not yet present but with a high likelihood of introduction;
3) defìning detailed action plans for managing thè
most relevant invasive alien species, setting priorities,
identifying key actions and defìning operating standards
and procedures;
4) implementing actions aimed at preventing further
introductions of unwanted alien species and at mitigat¬
ing impacts of already established alien species. This
work package will produce several specific outcomes,
ranging from research programs (i.e. a study on thè role
of Fiumicino International Airport as pathways for alien
species will be implemented), to planning tools (i.e. a
pian for early detection and rapid response to new in-
vasions), to feasibility studies for implementing further
actions in thè future (i.e. what is needed for establishing
a permanent monitoring network), and communication
tools (i.e. programmes and products for different target
audiences).
In this contribution thè very preliminary results of thè
regional inventory are showed, and some highlights on
presence and trends of biological invasions in Latium Re-
gion are presented as an example of thè expected PASAL
products.
Bibliografia
Genovesi P. & Shine C., 2004 - European Strategy on Invasive Alien
Species. Nature and Environment, n. 137. Council of Europe publi-
shing, Strasbourg.
Andrea Monaco, Dario Capizzi, Ivana Pizzol, Stefano Sarrocco, Marco Scalisi, Iacopo Sinibaldi & Giuliano Tallone
Agenzia Regionale per i Parchi, Regione Lazio, Via del Pescaccio 96, 00166 Roma, Italia
Andrea Monaco e-mail: monaco.arp@parchilazio.it
Piero Genovesi
ISPRA, ex-INFS, Via Cà Fomacetta 9, 40064 Ozzano dell’Emilia (BO), Italia
e-mail:piero. genovesi@infs.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
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Riccardo Motti & Adriano Stinca
Checklist della flora vascolare aliena della provincia di Napoli
Checklist of thè alien vascular flora of thè Province of Naples
L’intensificarsi degli scambi commerciali e della mo¬
bilità umana determina la diffusione, accidentale o inten¬
zionale, di entità al di fuori del loro areale di origine, con
possibili impatti negativi sulle biocenosi dei territori colo¬
nizzati. A scala globale proprio le “invasioni biologiche”
sono tra le principali minacce alla biodiversità. Scopo
della presente indagine, di cui vengono ora presentati i ri¬
sultati preliminari, è quello di fornire un quadro esaustivo
della flora vascolare aliena della provincia di Napoli. La
ricerca si inserisce nel più ampio studio volto a definire
la flora alloctona della Campania, regione per la quale ad
oggi non esiste un contributo specifico.
La provincia di Napoli ricopre una superfìcie di circa
117.100 ha, rappresentando l’8,6% dell’intero territorio
regionale, ma con una densità demografica elevatissima
(2.612 abitanti/km2). Dal punto di vista fisiografico il ter¬
ritorio appare molto diversificato e con quote comprese
tra 0 e 1.444 m s.l.m. Si osserva una notevole complessità
geologica cui fa riscontro un’elevata variabilità pedologi¬
ca influenzata soprattutto dall’attività vulcanica passata e
recente. Il clima presenta caratteri di mediterraneità che
diventano meno accentuati all’ aumentare delle elevazio¬
ni. Le precipitazioni annuali oscillano tra i circa 550 mm
di Capri ed i circa 1.200 mm della Penisola Sorrentina,
mentre le temperature medie annuali sono comprese tra
13,2 °C del Somma- Vesuvio ed i 16,6 °C di Capri.
La checklist prodotta è il risultato di erborizzazioni
iniziate nel 2006 e di indagini sulla più recente bibliogra¬
fia floristica inerente l’area in esame (Caputo, 1964-65;
Caputo et al., 1989-90; De Natale, 2003; De Natale & La
Valva, 2000; Motti, 1996; Motti & Ricciardi, 2005; Ric¬
ciardi, 1996; Ricciardi et al., 1986, 2004). Per ogni spe¬
cie viene specificato il relativo status invasivo, secondo
la terminologia proposta in recenti contributi (Richardson
et al, 2000; Pysek et al., 2004). La nomenclatura è ag¬
giornata secondo la checklist della flora vascolare italiana
(Conti et al., 2005) e le relative integrazioni (Conti et al.,
2007). L’elenco floristico al momento risulta costituito da
155 neofìte; dal censimento sono state dunque escluse le
archeofite. Tra le specie invasive, di nuovo ritrovamento,
viene segnalata per la prima volta in Campania Oxalis la-
tifolia Kunth, mentre la naturalizzazione di Chlorophytum
comosum (Thunb.) Jacques viene segnalata per la prima
volta in Italia. L’analisi dei dati mostra che le aliene ca¬
suali ammontano al 60,7%, le naturalizzate al 21,9% e le
invasive al 17,4%. Lo spettro biologico relativo alle 155
entità evidenzia una netta prevalenza delle fanerofite con
il 36,1% rispetto alle terofite (23,2%), geofite (16,8%),
camefite (13,6%), emicriptofite (9,7%) e idrofite (0,6%).
Per quanto concerne le aree di origine, le esotiche censite
provengono in massima parte dal continente americano,
distribuite tra centro-sud America (32,3%) e nord Ame¬
rica (13,5%), ed in minor misura dall’Africa (23,9%),
dall’Asia (20,6%) e dall’Australia (3,9%). Le entità di
origine ignota o dubbia costituiscono il 5,8% del totale.
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Riccardo Motti & Adriano Stinca
Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia Vegetale, Università degli Studi di Napoli “Federico II”,
Via Università 100, 80055 Portici (NA), Italia
Riccardo Motti e-mail: motti@unina.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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Volume XXXVI - Fascicolo I
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Paola Nola, Renzo Motta, Roberta Berretti & Silvia Assini
Dinamica di Robinia pseudoacacia L. nell’evoluzione delle foreste ripariali
del Parco del Ticino: l’esempio della Riserva “Bosco Siro Negri”
Dynamic of thè Black Locust ( Robinia pseudoacacia L.) in Ticino Park riparian
forests: thè example of “Bosco Siro Negri” Reserve
L’invasione da parte di specie aliene rappresenta una
delle maggiori minacce ecologiche alla biodiversità, se¬
conda per gravità soltanto alla distruzione degli habitat
naturali.
L’impatto negativo che le specie esotiche hanno sulla
struttura e sui processi degli ecosistemi assume particola¬
re rilevanza nelle riserve naturali o nei parchi finalizzati a
proteggere comunità di piccole dimensioni o relitti della
vegetazione naturale, quale il Parco Regionale del Tici¬
no.
Inoltre gli ecosistemi forestali alluvionali sono uno
degli ambienti naturali maggiormente minacciati dell’Eu¬
ropa meridionale poiché essi sono stati enormemente ri¬
dotti in dimensioni e sono attualmente rappresentati da
frammenti a rischio di estinzione. A questo si aggiunge
che il Parco del Ticino rappresenta un corridoio ecologico
estremamente importante nella Pianura Padana, altamen¬
te urbanizzata, legando le Alpi agli Appennini. A partire
dalla fine del XIX secolo, specie invasive quali il cilie¬
gio tardivo ( Prunus serotina Ehrh.), la robinia {Robinia
pseudoacacia L.), l’ailanto {Ailanthus altissima (Mill.)
Swingle) e la quercia rossa {Quercus rubra L.) sono state
introdotte in questa zona, diffondendosi poi ampiamente e
rappresentando ora un importante problema ecologico.
Nella parte meridionale del parco la specie esotica fo¬
restale più diffusa e aggressiva è la robinia. In questa zona
si trova il Bosco “Siro Negri”, oggetto del presente studio.
Si tratta di una Riserva Naturale Integrale, estesa per 1 1
ha, corrispondente a un querco-ulmeto, che rappresenta
uno dei relitti meglio conservati di foresta ripartale ori¬
ginaria.
Per studiare la dinamica della robinia all’ interno di
una foresta lasciata evolvere indisturbata, nel 2005 sono
state insediate due aree di studio permanenti (permanent
plots). Entrambi i plot hanno alta densità ed elevato nu¬
mero di specie arboree; sono pluristratificati e ricchi in
legno morto, attribuibile principalmente a famia {Quercus
robur L.) e robinia. Queste due specie sono presenti solo
nello strato dominante e in quello intermedio e rappresen¬
tano più dell’ 80% della biomassa vivente. Dalle analisi
dendroecologiche risulta che nel bosco si sono verificati
3 disturbi principali nell’ultimo secolo. La robinia si è in¬
sediata quasi esclusivamente nel ventennio successivo al
secondo disturbo (1940-1960).
La dinamica della robinia osservata nel “Bosco Siro
Negri” è molto simile a quella descritta nel suo territo¬
rio d’origine. Si è infatti individuata una prima fase di
massiccio insediamento nella quale la specie ha acquisi¬
to una notevole densità, seguita da una seconda fase in
cui gli individui si sono accresciuti, senza però riuscire a
rinnovare. In questi ultimi anni, infine, si è osservato un
forte insediamento di specie tolleranti l’ombreggiamento
ed una accentuata mortalità degli individui di robinia pre¬
senti nel piano dominante.
I risultati ottenuti inducono ad affermare che la mi¬
gliore strategia per controllare la diffusione della robinia
consista nell’ evitare disturbi e attenderne la regressione
spontanea.
Se questo semplice schema può essere applicato per
la dinamica passata e recente dei popolamenti forestali
studiati, restano comunque molte incertezze riguardo alla
loro futura evoluzione: l’ arricchimento in azoto apportato
dalla robinia e dalle deposizioni atmosferiche, l’aumento
di CO, ed i cambiamenti climatici, la scomparsa dell’ol¬
mo ed il deperimento della famia sono fattori che hanno
modificato, o stanno modificando, le condizioni stazionali
e le traiettorie delle dinamiche forestali.
Data la mancanza di riferimenti passati e le numerose
fonti di incertezza per il futuro, l’osservazione del dina¬
mismo in aree permanenti costituisce l’unico sistema di
riferimento attendibile.
Paola Nola & Silvia Assini
Dipartimanto di Ecologia del Territorio, Università degli Studi di Pavia, Via S. Epifanio 14, 27100 Pavia, Italia
Paola Nola e-mail: paola.nola@unipv.it
Renzo Motta & Roberta Berretti
Dipartimento AGROSELVITER, Università degli Studi di Torino, Via Leonardo Da Vinci 44, 10095 Grugliasco (TO), Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
79
Salvatore Pasta & Tommaso La Mantia
Le specie vegetali aliene in alcuni SIC siciliani:
analisi del grado di invasività e misure di controllo
Alien plant species in some Sicilian SCI:
checking invasive trend and control measures
In occasione del monitoraggio svolto per conto di
Legambiente nell’ambito della “Redazione dei piani di
gestione dei siti natura 2000” finanziato dal POR Sici¬
lia 2000-2006, in alcuni Siti di Importanza Comunitaria
(SIC) presenti in Sicilia (Macalube di Aragona, Comples¬
so dei Monti di Santa Ninfa-Gibellina e Grotta di Santa
Ninfa, Lago Sfondato, Rupe di Marianopoli, Isola di Li¬
nosa, Isola di Lampedusa e Lampione; Zona di Protezio¬
ne Speciale Arcipelago delle Pelagie-Area marina e terre¬
stre), sono state formulate delle ipotesi d’intervento sulle
specie aliene partendo da una valutazione del loro grado
di invasività.
Comune a tutti i SIC è Oxalis pes-caprae L., pianta
d’origine sudafricana che ha ormai colonizzato ogni am¬
biente disturbato e seminaturale di tutta la fascia infra- e
mesomediterranea di Sicilia e la cui eradicazione risulta
ormai impossibile. I substrati calanchivi delle Macalube
- mobili, argillosi, aridi e salini - mostrano di “resistere”
naturalmente alle invasioni. Negli ultimi anni tuttavia
Symphyotrichum squamatum (Sprengel) G.L.Nesom ha
colonizzato il SIC, dove tende a interferire con le specie
e le comunità igrofile. La cessazione dell’attività agricola
dovrebbe portare alla graduale scomparsa di Sulla coro¬
naria (L.) Medik., xenofita subspontanea che caratterizza
il paesaggio agrario delle colline argillose siciliane.
L’eterogeneità topografica e l’intensità del passato uso
antropico sembrano le cause principali dell’alto numero di
xenofite presenti nel SIC di Santa Ninfa. Oltre ad Oxalis
pes-caprae è presente Ailanthus altissima (Mill.) Swin-
gle, specie a crescita rapidissima che in Sicilia trova il suo
optimum negli aspetti di mantello, essendo tuttavia capace
di colonizzare anche le formazioni erbacee perenni subni-
tro-igrofile. I rimboschimenti presenti nel SIC ospitano
diverse specie potenzialmente invasive, come Eucalyp-
tus camaldulensis Dehnh., Acacia saligna (Labili.) H.L.
Wendl. e Pinus spp. All’interno di un invaso artificiale va
monitorato il trend demografico di Arundo donax L., che
potrebbe interferire con le locali cenosi igrofile. Symphyo¬
trichum squamatum ed Erigerò n bonariensis L. sembrano
aver colonizzato di recente il SIC: la prima interferisce
con le comunità igrofile, mentre la seconda attualmente
colonizza gli ambienti marginali legati all’attività foresta¬
le ma potrebbe ben presto invadere incolti ed aspetti di
prateria annua e perenne. Infine, va monitorato il trend
demografico di: Agave americana L., Myoporum tenuifo-
lium G. Forster e Lontana camara L.
Le pratiche agricolo-zootecniche tradizionali, l’assen¬
za di strade e di corsi d’acqua connessi a centri abitati
giustificano il bassissimo numero di aliene a Lago Sfon¬
dato ed a Marianopoli. In quest’ultimo SIC va monitorato
il trend e programmata la graduale sostituzione di alcune
specie impiantate nei rimboschimenti e talora subspon¬
tanee (E. camaldulensis , Pinus spp.) e vanno eradicati i
piccoli nuclei di Ailanthus altissima.
A proposito di Lampedusa non si può non rimarcare la
stretta correlazione tra il degrado diffuso dell’isola e l’ab¬
bondanza di xenofite: discariche, fabbricati abusivi, cave
ed altre zone di estrazione di pietrame, ecc. costituisco¬
no infatti la nicchia elettiva di gran parte delle esotiche.
L’elevato numero di specie introdotte spontaneizzate o
subspontanee e di avventizie casuali o naturalizzate con¬
corda con la vulnerabilità tipica degli ecosistemi insulari,
dove spesso il tasso di endemismo va di pari passo con il
tasso di xenofite e con il tasso di turnover. Risulta urgente
eradicare specie potenzialmente invasive come Ailanthus
altissima, Nicotiana glauca R.C. Graham, Malephora cro¬
cea (Jacq.) Schw. e Carpobrotus edulis (L.) N.E.Br., men¬
tre bisogna monitorare l’evoluzione demografica di altre
xenofite potenzialmente invasive quali Symphyotrichum
squamatum, Erigeron bonariensis, Opuntia ficus-indica
(L.) Mill. e Datura inoxia Mill.
Anche nel SIC di Linosa sono state censite diverse xe¬
nofite, facilitate dalla buona qualità dei suoli vulcanici.
Vanno eradicati Nicotiana glauca e Carpobrotus edulis,
va interrotta la piantumazione di Tamarix canariensis
Willd. e monitorato il trend demografico di altre potenzia¬
li invasive quali Erigeron sumatrensis Retz., E. bonarien¬
sis, Opuntia ficus-indica e Datura inoxia.
Alcune misure efficaci di prevenzione delle invasioni
sono: evitare l’introduzione di terreno vegetale provenien¬
te da aree esterne ai SIC, ridurre al minimo l’estensione e
l’intensità di manutenzione di ecotoni antropogeni come
la viabilità e le strisce parafuoco. Bisogna inoltre promuo¬
vere - soprattutto nelle isole - l’uso di specie arbustive lo¬
cali per le abitazioni private “di campagna” e scoraggiare,
al contempo, ulteriori introduzioni inappropriate.
Salvatore Pasta & Tommaso La Mantia
Dipartimento di Colture Arboree, Università degli Studi di Palermo, Viale delle Scienze, Ed. 4, Ingr. H, 90128 Palermo, Italia
Tommaso La Mantia e-mail: tommasolamantia@unipa.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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Volume XXXVI - Fascicolo I
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
4
Maurizio Pavesi
Sottostima delle minacce per la biodiversità da parte di specie aliene di insetti
Underestimated threats to biodiversity by alien insect species
Il problema dell’introduzione e naturalizzazione di
specie aliene, e dei loro possibili effetti negativi sia sul¬
l’ambiente naturale che sulle attività umane, è noto da
oltre un secolo, ma negli ultimi anni ha assunto un’impor¬
tanza cruciale a causa di un insieme di fattori. Nel caso
degli insetti alieni, naturalizzati o segnalati come a rischio
di naturalizzazione, l’attenzione si rivolge soprattutto alle
specie conosciute come infestanti, in quanto possono in¬
terferire con le attività umane arrecando danni economici
anche molto gravi. Le specie la cui invasività è limitata
all’ambiente naturale, con popolazioni di consistenza nu¬
merica spesso contenuta, vengono per lo più trascurate;
la loro presenza ed espansione costituisce oggetto di in¬
teresse soprattutto per gli studiosi di entomologia, ed il
loro impatto sulla biodiversità generalmente ritenuto non
significativo.
Vi sono attualmente motivi per dubitare della cor¬
rettezza di questo punto di vista. L’imenottero sfecide
Sceliphron caementarium , originario del Nordamerica, è
attualmente naturalizzato in un vasto areale che include
LAmerica tropicale e l’area pacifica dal Giappone all’Au¬
stralia. In Italia la prima segnalazione, per la Toscana,
risale al 1990; in seguito la specie si è ampiamente dif¬
fusa, divenendo localmente abbondante. Nel corso di uno
studio effettuato in Romagna, campionamenti eseguiti a
distanza di alcuni anni, nel 1987 e nel 1995, mediante
raccolta di nidi e successivo allevamento hanno mostrato
la scomparsa della preesistente popolazione di Sceliphron
destillatorium, totalmente soppiantata da S. caementa-
rium. Osservazioni compiute nell’anno in corso in siti
in Lombardia e in Emilia-Romagna hanno evidenziato
la presenza regolare di S. caementarium unitamente alla
totale assenza di altre specie di Sceliphron. Occorre tener
presente che, qualora l’insediamento di S. caementarium
ai danni delle altre specie significasse anche un aumento
consistente della popolazione totale di Sceliphron , trattan¬
dosi di un cacciatore estremamente generalista di ragni,
gli effetti sull’ecosistema di un’eccessiva pressione sulle
popolazioni di questi potrebbero essere ben più imponenti
della semplice scomparsa dei nostri Sceliphron indigeni.
Talora specie aliene di insetti vengono introdotte in un
territorio non accidentalmente, come clandestini indeside¬
rati alTintemo di carichi di merci, ma deliberatamente, in
vista di una loro possibile utilità a scopo di lotta biologica.
Tale procedura, per quanto encomiabili ne siano i proposi¬
ti, ossia quelli di limitare al minimo l’utilizzo di pesticidi
nella difesa delle colture, è tutt’altro che esente da rischi;
se lo stesso impiego di parassitoidi teoricamente monofa-
gi per contrastare T invasività di un Litofago alieno contie¬
ne un margine piccolo ma ineliminabile di rischio che il
parassitoide possa successivamente adattarsi alle specie
indigene, ben più pericolosa può rivelarsi l’introduzione
di predatori scarsamente specializzati per contrastare la
presenza di determinate categorie di Litofagi.
Il coleottero coccinellide Harmonia axyridis, di ori¬
gine centroasiatica, viene commercializzato ormai da di¬
versi anni a scopo di lotta biologica. Nella sua patria di
origine, la specie presenta una notevole varietà di forme
cromatiche. Per un certo tempo, la sua presenza negli am¬
bienti naturali in Italia è sembrata piuttosto contenuta e
limitata a individui di una singola forma cromatica. Molto
recentemente si sono verificati, in apparente concomitan¬
za, da un lato la comparsa di una variabilità cromatica che
si avvicina sempre più a quella delle popolazioni native,
probabile risultato delle ripetute introduzioni di individui
di diverse provenienze e quindi di una maggiore varia¬
bilità genetica all’interno delle popolazioni naturalizzate;
dall’altro, possibile conseguenza del precedente, una fase
di rapida espansione. Nel 2008, unitamente ad un aumen¬
to delle località conosciute, è stata osservata in diverse
stazioni lombarde una massiccia presenza di H. axyridis,
fino a oltre il 90% della popolazione globale di coccinelli-
di, unitamente a un vistoso declino delle altre specie.
In Nordamerica sono ormai ben documentati gli ef¬
fetti negativi di H. axyridis in particolare sulle popola¬
zioni native di coccinellidi, che a livello locale possono
andare dal declino all’estinzione. L’azione negativa di H.
axyridis sulle altre specie non si limita alla competizione
per le risorse alimentari (afidi), ma si estende alla preda¬
zione diretta di uova e larve. Qualora l’attuale tendenza
all’espansione dovesse essere confermata, le conseguenze
sui nostri ecosistemi e sulla biodiversità potrebbero essere
imprevedibili.
Maurizio Pavesi
Sezione di Entomologia, Museo di Storia Naturale di Milano, Corso Venezia 55, 20121 Milano, Italia
e-mail: maurizio_pavesi@yahoo.com
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
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Mauro Pellizzari, Filippo Piccoli & Alessandro Alessandrini
Variazioni della flora alloctona ferrarese neH’ultimo secolo
20th Century changes in thè alien flora of Ferrara Province
La flora del territorio ferrarese fu oggetto di approfon¬
dimento soprattutto nel secolo XIX, grazie a insigni bo¬
tanici quali Campana, Felisi, Bertoloni, Massalongo, fino
a Revedin. Quest’ultimo nel 1909 pubblicò un repertorio
delle tracheofite segnalate per il Ferrarese, completo de¬
gli autori delle segnalazioni. Tale elenco costituisce la più
recente “flora” ufficiale del territorio. Per colmare questa
lacuna temporale è in corso di realizzazione una Flora at¬
tuale, che terrà conto di aggiornamenti bibliografici, cam¬
pioni degli erbari dell’Università di Ferrara e segnalazioni
recenti.
I dati a disposizione, aggiornati al 2008, sono stati sot¬
toposti ad analisi relativamente alla presenza delle entità
alloctone; i risultati sono stati confrontati con i dati corri¬
spondenti del 1 909 per registrare le variazioni nella compo¬
sizione della flora alloctona ferrarese nell’ultimo secolo.
L’elenco delle entità alloctone segnalate, ottenuto dai
nostri dati, già confluiti nel Censimento della Flora Eso-
1 tica in Italia del 2006 (Celesti-Grapow et al., in stampa),
consta di 1 52 taxa : 52 hanno lo status di avventizie casuali
(CAS), 83 di naturalizzate (NAT) e 17 di invasive (INV).
Rispetto al totale della flora spontanea (circa 1 .200 entità)
i ; le alloctone ammontano al 12,7 %, un dato leggermente
• superiore alla media dell’Emilia-Romagna (12,1 %) ma
comunque inferiore alla media italiana (13,4 %).
II confronto con la Flora del 1909 non può essere
preciso: quest’ultima comprendeva anche le più comuni
: piante coltivate nel totale di 801 entità; di queste risultano
di origine alloctona 68, pari all’ 8,5 % circa. Anche con le
dovute cautele riguardo alla completezza dei dati di un
secolo fa, il peso della componente alloctona sulla flora
ferrarese è oggi notevolmente aumentato.
Accanto ad alcune alloctone “storiche”, quali robinia,
) amorfa ed ailanto, lo status di invasive riguarda oggi an¬
che specie di comparsa recente, almeno una delle quali
; ! ( Lemna minuta) mostra una buona “tracciabilità”, essen¬
do stata segnalata nel 1989 nel Canton Ticino e in Trenti¬
no, nel 1992 in Lombardia, nel 1997 in Emilia-Romagna,
; j nel 1998 in Veneto, nel 2006 in Puglia, nel 2007 in Lazio
e Abruzzo; nel frattempo ha superato il limite dell’invasi-
vità in almeno 3 regioni.
Le altre alloctone invasive caratterizzano gli ambien¬
ti umidi, in particolare fluviali ( Ambrosia artemisiifolia,
Bidens frondosa, Cyperus glomeratus, Humulus japoni-
cus, Sicyos angulatus, Solidago gigantea), le sabbie lito¬
rali ( Ambrosia psilostachya, Cenchrus incertus ), le vie di
comunicazione, strade e ferrovie ( Helianthus tuberosus,
Senecio inaequidens), o tutti questi habitat ( Erigeron ca-
nadensis, Oenothera stucchii, Xanthium orientale subsp.
italicum ).
Le alloctone di un secolo fa erano soprattutto infestanti
dei coltivi, o avventizie degli incolti e degli ambienti an-
tropizzati (39 su 68), mentre minori erano la componente
delle specie coltivate e rinselvatichite (17) e il contingente
delle piante alloctone di ambienti umidi (11).
Oggi dobbiamo registrare un forte calo delle infestanti
delle colture, anche per i progressi nella lotta alle maler¬
be, a fronte dell’aumento delle esotiche ornamentali che
si diffondono fuori dai giardini e di quelle che sfruttano
come via di diffusione la rete idrografica.
E infatti da ricordare che il Fiume Po, che con il suo
tratto terminale e i rami deltizi costituisce il confine set¬
tentrionale della provincia di Ferrara, è una sorta di “im¬
buto” del proprio bacino idrografico, una via d’ingresso
preferenziale per le alloctone, molte delle quali però ri¬
mangono legate agli habitat di greto o di golena, e solo
raramente superano le barriere rappresentate dagli argini
maestri. Limitate all’asta del Po, e quindi marginali per
il Ferrarese, sono ad esempio Apios americana, Bidens
connata, Cyperus squarrosus, Ludwigia peploides subsp.
montevidensis e Mollugo verticillata.
Altre specie sono più diffuse sul territorio, ma limita¬
tamente ad una coltura particolare come quella del riso, di
cui rappresentano alcune delle principali infestanti e da cui
non tendono a sfuggire: Cyperus difformis, Heteranthera
reniformis, H. rotundifolia, Limnophila * ludoviciana.
Bibliografìa
Celesti-Grapow L., Alessandrini A., Arrigoni P. V., Banfi E., Bernardo
L., Bovio M., Brundu G., Cagiotti M., Camarda I., Carli E., Conti
F., Fascetti S., Galasso G., Gubellini L., La Valva V., Lucchese
F., Marchiori S., Mazzola P., Peccenini S., Poldini L., Pretto F.,
Prosser F., Siniscalco C., Viegi L., Villani M. C., Wilhalm T. &
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Mauro Pellizzari & Filippo Piccoli
Dipartimento di Ecologia ed Evoluzione, Università degli Studi di Ferrara, Corso Ercole I d’Este 32, 44100 Ferrara, Italia
e-mail: pcf@unife.it
Alessandro Alessandrini
Istituto Beni Artistici, Culturali e Naturali, Regione Emilia-Romagna, Via Galliera 21, 40121 Bologna, Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Carlo Pesarini & Andrea Sabbadini
Coleotteri cerambicidi alloctoni in Italia
Alien Longhom Beetles in Italy
I coleotteri cerambicidi, nella maggior parte dei casi,
compiono il loro sviluppo larvale a spese di alberi morti o
deperienti, nel cui legno la larva vive per uno o più anni.
Per questo motivo, si prestano più di altri insetti ad essere
diffusi, anche a grande distanza dalle regioni di origine,
attraverso trasporto passivo. Ciò nonostante, in passato le
specie alloctone di questa famiglia acclimatate in Italia
erano molto poche. Un quadro d’insieme del vistoso in¬
cremento cui è andato incontro il numero di tali specie
in questi ultimi anni si può ricavare dai tre principali te¬
sti scientifici sulla fauna italiana di questa famiglia, cioè
la “Fauna Coleopterorum Italica” (Porta, 1934) e le più
recenti “Fauna d’Italia” (Sama, 1988) e “Checklist delle
specie della fauna italiana” (Sama, 1995).
La “Fauna Coleopterorum Italica” registrava una sola
specie alloctona ambientata in Italia: Neoclytus acumina-
tus (Fabricius, 1775). Questa specie americana della tribù
dei Clytini era già stata segnalata a Fiume alla metà del
XIX secolo, ed era stata osservata in Italia per la prima
volta negli anni ’20 del secolo scorso. Attualmente è am¬
piamente diffusa, e discretamente comune, in tutte le re¬
gioni settentrionali ed in parte di quelle centrali; polifaga,
si sviluppa a spese di svariate latifoglie.
La “Fauna d’Italia”, comparsa oltre mezzo secolo più
tardi, registrava solamente un’ulteriore specie alloctona:
Phoracantha semipunctata (Fabricius, 1775). Questa spe¬
cie australiana, a regime alimentare più specializzato (si
sviluppa, infatti, solo a spese di eucalipti) ed appartenente
ad una tribù estranea alla fauna europea (Phoracanthini),
fu osservata per la prima volta in Sardegna verso la fine
degli anni ’60 del secolo scorso.
Sebbene l’intervallo temporale fosse molto più ristret¬
to (solamente sette anni), nella checklist a queste specie
alloctone se ne erano già aggiunte altre due: Callidiellum
rufipenne (Motschulsky, 1860) e Xylotrechus stebbingi
Gahan, 1912. Il primo, appartenente alla tribù Callidiini
ed infeudato a conifere, è stato rinvenuto in Romagna, e
non sembra essersi, almeno finora, ulteriormente diffuso;
il secondo, appartenente alla tribù Clytini ed estrememen-
te polifago (si sviluppa infatti a spese delle più svariate
latifoglie), si è invece diffuso con estrema rapidità in nu¬
merose regioni, ed al tempo stesso anche in gran parte
dell’Europa centromeridionale.
DaH’ultimo quadro d’insieme reperibile in letteratura
sulla fauna italiana di cerambicidi, la situazione si è rapi¬
damente evoluta tanto che, alle quattro specie alloctone
fino ad allora registrate, se ne sono aggiunte altre quattro.
Una di queste, è una seconda specie di Phoracantha,
P recurva Newman, 1840, legata anch’essa agli eucalipti
e già precedentemente osservata in Grecia; per la nostra
fauna è stata rilevata per la prima volta in Puglia ed è at¬
tualmente in espansione.
Le altre tre specie, invece, provengono dalla Cina ed
appartengono ad una tribù (Lamiini) che in precedenza non
annoverava, per la nostra fauna, alcuna specie alloctona.
Due di queste sono state osservate solo in tempi recentis¬
simi in Lombardia: Anoplophora glabripennis (Motschul¬
sky, 1853), legata principalmente ai salici e già rinvenu¬
ta alcuni anni fa in Francia, e Psacothea hilaris (Pascoe,
1 857), che in Cina risulta particolarmente nociva a fichi e
gelsi (su fichi, peraltro, sono stati raccolti anche gli esem¬
plari italiani). In entrambi i casi, le popolazioni osservate
sembrerebbero a tutt’oggi circoscritte e di modesta entità.
Ben diverso è il caso della terza specie, la cui presenza
in Italia è stata segnalata già dall’inizio del secolo da Co¬
lombo & Limonta (2001), che la indicarono con il nome
di Anoplophora malasiaca (Thomson, 1 865), riconosciuta
come specie valida da diversi autori anche in tempi recen¬
tissimi, ma considerata da Lingafelter & Hoebeke (2002)
come sinonimo di A. chinensis (Forster, 1771), nome con
cui viene perciò abitualmente citata dagli autori italiani
più recenti. Si tratta in ogni caso di un insetto estrema-
mente dannoso (in Cina produce danni ingenti soprattutto
alle colture di agrumi), che attacca in modo distruttivo un
gran numero di specie di latifoglie. Per cercare di conte¬
nere la sua diffusione, sono attualmente in corso svariati
interventi, ed è stata addirittura lanciata una vasta cam¬
pagna di informazione per mezzo di manifesti in cui la
specie viene indicata col nome di “tarlo asiatico”.
Bibliografia
Colombo M. & Limonta L., 2001 - Anoplophora malasiaca Thomson
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Carlo Pesarini & Andrea Sabbadini
Sezione di Zoologia degli Invertebrati, Museo di Storia Naturale di Milano, Corso Venezia 55, 20121 Milano, Italia
Carlo Pesarini e-mail: carlo.pesarini@comune.milano.it - Andrea Sabbadini e-mail: andrea.sabbadini@comune.milano.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PLANI DI AZIONE
83
Anna Maria Picco & Marinella Rodolfi
Fusarium fujikuroi Nirenberg, specie fungina esotica emergente
nelle risaie italiane
Fusarium fujikuroi Nirenberg, emerging exotic fungal species
in thè Italian rice fìelds
Nel corso delPultimo secolo, oltre 100 specie di Fu¬
sarium sono state segnalate dai micologi tassonomisti di
tutto il mondo. L’importanza di tale genere fungino, dif¬
fuso in natura e negli agro-ecosistemi gestiti dall’uomo, è
principalmente reiazionabile alla sua elevata fitopatoge-
nicità: Fusarium rappresenta una delle principali cause di
danno economico per diversi tipi di coltivazioni, tipiche
sia di aree temperate che tropicali. Alcune specie possono
manifestare un’ampia distribuzione e varietà di ospiti; al¬
tre sono più circoscritte geograficamente e specifiche per
il vegetale. Fusarium si caratterizza anche per le sue spic¬
cate attività metaboliche, che permettono ad alcune specie
di produrre e rilasciare, sui loro ospiti, una complessa va¬
rietà di micotossine con implicazioni nocive per la salute
umana ed animale (Desjardins, 2003).
Da pochissimi anni, una malattia dal nome di chia¬
re origini orientali sta sempre più affliggendo le nostre
coltivazioni di riso: il “Bakanae”. Il bakanae fu una delle
prime patologie individuate nella storia del riso. Ricono¬
sciuta nel 1 828 in Giappone e ufficialmente descritta nel
1 898, essa fu ed è ancora oggi ampiamente diffusa in Asia,
terre in cui per anni è stata responsabile di perdite anche
pari al 50% della produzione. La parola stessa “bakanae”
è un termine giapponese che sta a significare “piantina
sciocca, ridicola”, in riferimento all’anomala crescita ve¬
getativa osservabile nelle giovani piante infette. Già nel
1917 a Formosa venne isolato il fungo responsabile del
danno, appartenente al genere Fusarium. Tuttavia, a causa
sia di un aspetto microscopico difficilmente discriminante
sia della mancanza di appropriate tecniche diagnostiche,
per decenni esso è stato confuso con altre temibili specie
fùngine, sempre appartenente al genere Fusarium ma al¬
tamente patogene per altre colture cerealicole. Solamente
una recente revisione scientifica di questo gruppo fungino
ha permesso di dichiarare la specie Fusarium fujikuroi Ni¬
renberg come agente causale del bakanae.
Fusarium fujikuroi , endemico di aree risicole
dell’Estremo Oriente e del sud-est asiatico, si sta rapida¬
mente espandendo: in California la specie è stata segnala¬
ta nel 1999 e oggi affligge la maggior parte delle risaie; in
Italia la malattia è visibile dalle annate 2001/2002, e anno
dopo anno si ripresenta con frequenza sempre maggiore,
tanto da dover oggi dichiarare il bakanae come una pato¬
logia emergente delle risaie italiane.
Il patogeno, trasmissibile via seme, sembrerebbe es¬
sere stato introdotto mediante materiale vegetale infetto
proveniente da aree geografiche in cui è originario. La
mancata attuazione di specifici programmi di selezione
varietale per il carattere di resistenza al patogeno avrebbe
comportato lo sviluppo di una sua sempre maggiore ag¬
gressività nei confronti delle varietà di riso locali.
La pianta affetta da bakanae è chiaramente individua¬
bile: sin dalle prime fasi della sua crescita, si evidenzia per
un anomalo e smodato allungamento dello stelo. All’avan-
zare delle fasi vegetative, il fusto continua ad allungarsi,
assottigliandosi e schiarendosi sempre più. Nei casi di in¬
fezione particolarmente forte, il germinello muore rapida¬
mente. Le giovani piante allungate sopravvissute, invece,
possono rimanere in vita più a lungo: esse generalmente
mostrano foglie di colore verde molto chiaro tendente al
giallo, e marciumi a livello di radice e alla base del fu¬
sto. Ad uno stadio più avanzato dell’infezione, la pianta
può produrre radici avventizie a livello dei nodi più bassi
del culmo, porzione che può anche ricoprirsi di un sottile
strato di muffa biancastra; le foglie tendono ad avvizzire.
Infine, le piante malate giunte sino allo stadio adulto sono
sterili o producono grani parzialmente vuoti.
Il danno causato dal bakanae è conseguente alla capa¬
cità del fùngo patogeno di produrre diversi metaboliti e,
in seguito, di rilasciarle nel tessuto vegetale in cui vive.
La gibberellina, in particolare, è causa del tipico allun¬
gamento dello stelo; l’acido fusarico sembrerebbe essere
responsabile della rapida morte dei germinelli infetti e dei
fenomeni di clorosi e avvizzimento delle foglie. Inoltre, tre
micotossine (moniliformina, fumonisina e beauvericina),
le cui conseguenze non si manifesterebbero a livello di
pianta ammalata ma sul chicco destinato all’ alimentazio¬
ne, potrebbero essere prodotte da F. fujikuroi. Recenti studi
stanno evidenziando come la loro quantità di produzione
non sia reiazionabile a condizioni agronomiche o ambien¬
tali, ma sia semplicemente un carattere variabile del singo¬
lo ceppo che sta infettando la pianta di riso.
Bibliografìa
Desjardins A. E., 2003 - Gibberella from A(venaceae) to Z(eae). An-
nual Review of Phytopathology, 4 1 : 177-197.
Anna Maria Picco & Marinella Rodolfi
Sezione di Micologia, Dipartimento di Ecologia del Territorio, Università degli Studi di Pavia, Via S. Epifanio 14, 27100 Pavia, Italia
Anna Maria Picco e-mail: apicco@et.unipv.it - Marinella Rodolfi e-mail: rodolfi@et.unipv.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
84
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Livio Poldini, Sonia Comin & Marisa Vidali
The alien flora at a regional landscape scale.
The case study of Friuli Venezia Giulia (NE Italy)
La flora alloctona a scala di paesaggio regionale.
Il caso studio del Friuli Venezia Giulia (NE Italia)
The alien flora of Friuli Venezia Giulia has been thè
object of detailed analysis since thè 1980s (Poldini, 1980,
1991; Poldini & Vidali, 1989; Poldini et al., 1991; Martini
& Poldini, 1995; Comin & Poldini, 2005; Comin, 2007;
Comin et al., 2008) and changes along thè diachronic axis
and as a function of territorial selection have been high-
lighted (Poldini et al., unpubbl.).
The regional checklist includes 596 alien species, of
which 369 are considered neophytes and 227 archaeo-
phytes. Neophytes make up 12.9% of thè Regional vas-
cular flora (Poldini et al., unpubbl.), a value very dose to
that found at a national level (13.4%) (Celesti-Grapow et
al., in press).
On this occasion we want to investigate thè relation-
ship between thè alien flora and thè ecological systems
of Friuli Venezia Giulia using thè map produced under
thè auspices of “Progetto Carta Natura” (Amadei et al.,
2003).
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Amadei M., Bagnaia R., Laureti L., Lugeri F., Lugeri N., Feoli E., Dra¬
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Celesti-Grapow L., Alessandrini A., Arrigoni P. V., Banfi E., Bernardo
L., Bovio M., Brundu G., Cagiotti M., Camarda I., Carli E., Conti
F., Fascetti S., Galasso G., Gubellini L., La Valva V., Lucchese
F., Marchiori S., Mazzola P., Peccenini S., Poldini L., Pretto F.,
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niversitario “Biodiversità, Fitosociologia ed Ecologia del Paesag¬
gio”: Primo contributo al censimento della flora esotica d’Italia e
caratterizzazione della sua invasività con particolare riferimento
alla fascia costiera e alle piccole isole.
t
Livio Poldini, Sonia Comin & Marisa Vidali
Dipartimento di Scienze della Vita (già Dipartimento di Biologia), Università degli Studi di Trieste
Via L. Giorgieri 10, 34127 Trieste, Italia
Livio Poldini e-mail: poldini@units.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
85
Francesca Pretto, Laura Celesti-Grapow, Emanuela Carli & Carlo Blasi
Specie vegetali alloctone nelle piccole isole italiane:
il caso dell’Arcipelago delle Ponziane
Non-native plant species in small Italian islands:
thè case of Ponziane Archipelago
L’introduzione da parte dell’uomo di specie non na¬
tive in grado di creare popolamenti stabili e diffondersi
rapidamente viene ritenuta la prima causa del declino e
dell’estinzione delle specie animali e vegetali all’intemo
delle comunità biologiche insulari (Reaser et al., 2007).
Lo studio dei processi di invasione biologica riveste parti¬
colare importanza nelle isole del bacino del Mediterraneo,
aree ad elevata densità di specie endemiche ma caratteriz¬
zate dalla presenza dell’uomo fin da tempi storici (Grò ve
& Rackam, 2001). In particolare nelle isole italiane il re¬
pentino cambiamento delle condizioni socio-economiche
ha portato, a partire dalla metà del XX secolo, all’abban¬
dono delle forme tradizionali di agricoltura e allo sviluppo
delle attività turistiche (Debussche et al., 1999). Queste
ultime sono state accompagnate da un notevole aumento
del tasso di introduzione delle entità alloctone (propagule
pressure).
La presente ricerca ha interessato l’Arcipelago delle
Ponziane con particolare riferimento a Ponza e Ventotene,
le isole più grandi e anche le uniche stabilmente abita¬
te. Il censimento delle specie vegetali alloctone presen¬
ti in maniera spontanea sul territorio è stato finalizzato
ad individuare le entità più significative e le tipologie di
vegetazione più interessate dalla loro presenza. Inoltre è
stato utilizzato uno schema di campionamento random
stratificato che ha preso in considerazione soprattutto le
categorie di uso del suolo riferibili a situazioni naturali e
seminaturali. All’intemo dei plot, con forma quadrata e
dimensioni pari a 1 00 m2, sono stati raccolti 3 tipi di dati
floristici per le specie autoctone e alloctone: presenza/as¬
senza, frequenza (4 subplot di 5><5 m) e copertura. Sulla
scheda di rilevamento sono state inoltre riportate informa¬
zioni sull’intero plot riguardanti quota, esposizione, incli¬
nazione, percentuale di suolo non coperto da vegetazione,
altezza degli strati erbaceo, arbustivo ed eventualmente
arboreo, prossimità a strade principali e secondarie, case
e campi ancora coltivati.
Nel complesso la flora esotica dell’Arcipelago del¬
le Isole Ponziane è risultata costituita da 35 esotiche di
introduzione posteriore al 1500 (neofite) e classificate,
coerentemente con le definizioni proposte da Richardson
et al. (2000), in 6 casuali, 1 8 naturalizzate e 1 1 con ten¬
denza invasiva. La maggior parte delle specie è stata
introdotta volontariamente: in molti casi si tratta infatti
di piante coltivate a scopo ornamentale delle quali però
solo una parte riesce a costituire popolamenti stabili. Si
nota una discreta percentuale di piante importate dalla
regione del Capo in Sudafrica: di queste le più impor¬
tanti sono Carpobrotus acinaciformis (L.) L.Bolus, C.
edulis (L.) N.E.Br. e Oxalis pes-caprae L. Infine gli
ambienti occupati di preferenza sono le zone ruderali
più prossime ai centri abitati, le rupi e le scarpate. La
scarsa presenza numerica di specie esotiche nei plot di
prato e macchia, soprattutto nell’isola di Ponza, porta
ad ipotizzare che il veloce recupero della vegetazione in
queste aree limita la diffusione di entità quali Opuntia
ficus-indica (L.) Mill. e Agave americana L., introdotte
nelle isole fin dal 1700 ed utilizzate per la recinzione dei
campi coltivati e come frangivento.
Bibliografìa
Debussche M., Lepart J. & Dervieux A., 1999 - Mediterranean land-
scape changes: evidence from old postcards. Global Ecology and
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Francesca Pretto, Laura Celesti-Grapow, Emanuela Carli & Carlo Blasi
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma, Italia
Francesca Pretto e-mail: ffancescapretto@hotmail.com
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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Volume XXXVI - Fascicolo I
86
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Fabrizio Rigato & Michele Zilioli
Formiche esotiche in Italia (Insecta, Hymenoptera, Formicidae)
Non-native Ant species in Italy (Insecta, Hymenoptera, Formicidae)
In Italia vivono circa 230 specie di formiche (Poldi et
al., 1994), includendo alcune specie esotiche quali Line-
pithema humile (la “formica argentina”) e Monomorium
pharaonis (chiamata anche “formica faraone”) che da
tempo si sono insediate stabilmente sul nostro territorio,
sebbene in ambienti per lo più fortemente antropizzati.
Gli scambi commerciali e il turismo intemazionale
creano i presupposti perché ulteriori invasori estendano il
loro areale fino al nostro paese. Negli ultimi anni diverse
segnalazioni di formiche potenzialmente infestanti, pre¬
valentemente di origine tropicale, hanno messo in allarme
gli entomologi per i rischi sanitari e le eventuali influenze
sull’ecologia locale. Trattandosi inoltre di animali di pic¬
cola taglia e dall’ aspetto spesso insignificante non attira¬
no l’attenzione come altri insetti più appariscenti.
Tra le varie formiche recentemente segnalate sul no¬
stro territorio (cfr. Jucker et al., 2008) va ricordato in
particolare Tapinoma melanocephalum, rinvenuto in una
cucina di un’abitazione in provincia di Milano. Si tratta di
una minuscola specie ben nota come infestante ormai in
quasi tutte le zone urbanizzate tropicali e subtropicali, ma
che nei paesi temperati vive soltanto in edifici o strutture
riscaldati d’inverno.
Gli aeroporti intemazionali si prestano molto a funge¬
re da punto di partenza per eventuali infestazione. Infatti
molte specie di formiche, alcune potenzialmente infestan¬
ti altre no, sono state trovate all’ Aeroporto di Malpensa
nella zona cargo. Sicuramente alcune di queste, come
Dolichoderus thoracicus e Pheidologeton spp., non han¬
no possibilità di diffondersi a causa della loro particolare
biologia. Altre, come Cardiocondyla wroughtonii e Pa-
ratrechina bourbonica, sebbene note per essere diventate
parte integrante di diverse faune tropicali, non sono da
considerare specie nocive perché hanno colonie piccole
e sono poco propense a diventare infestanti. Ma a queste
vanno aggiunte Tapinoma melanocephalum e, soprattutto,
Pheidole megacephala, quest’ultima famigerato invasore
di diverse aree tropicali.
Altre specie recentemente rinvenute in Italia sono
Tetramorium bicarinatum, Wasmannia auropunctata (in
questo caso la segnalazione è dubbia) e Technomyrmex
pallipes. Wasmannia auropunctata è conosciuta come
“piccola formica di fuoco” a causa delle dolorose pun¬
ture che infligge nonostante sia lunga appena 1 ,5 mm ed
è una delle principali specie ad ampia diffusione, quasi
esclusivamente tropicale, molto studiata per la sua inva-
sività. Technomyrmex pallipes è stata rinvenuta in un ap¬
partamento di Milano e insieme ad altre specie affini di
Technomyrmex, alcune delle quali relativamente moleste,
rappresenta un gruppo di formiche frequentemente veico¬
late dall’uomo in varie regioni del globo.
Una specie non tropicale, di probabile origine asiatica
occidentale, che si sta diffondendo in Italia e in Europa
è Lasius neglectus, la cui somiglianza morfologica con
alcune specie autoctone dello stesso genere la rende spes¬
so di difficile individuazione. Sembra che in determinate
circostanze sia in grado di soppiantare alcune specie lo¬
cali anche grazie alla prolificità e capacità di colonizzare
velocemente nuovi territori. Anch’essa comunque sembra
legata ad ambienti antropizzati, ma a differenza delle for¬
miche tropicali è in grado di vivere all’aperto e di supera¬
re i periodi freddi.
Nelle serre si rinvengono spesso formiche tropicali,
non necessariamente infestanti, spesso importate con le
piante e che talvolta formano popolazioni stabili in grado
di sopravvivere solo in questi ambienti artificiali sempre
riscaldati. Molte segnalazioni di formiche esotiche pro¬
vengono infatti da serre. Un esempio di specie insediata
in queste particolari strutture è Tetramorium lucayanum,
specie innocua rinvenuta anni fa in una serra in provincia
di Milano.
Fortunatamente, solo una minoranza di specie di for¬
micai esotici sono in grado di adattarsi ai nostri ambienti
e di soppiantare, eventualmente per competizione, specie
autoctone. Le prerogative delle specie potenzialmente in¬
festanti sono essenzialmente la modalità di propagazione
delle colonie, l’alta fecondità e l’adattabilità alimentare. Il
principale fattore limitante nella diffusione dei formicidi
esotici, famiglia essenzialmente tropicale, risiede comun¬
que soprattutto nelle condizioni climatiche avverse dei
nostri inverni.
Bibliografìa
Jucker C., Rigato F. & Regalin R., 2008 - Exotic ant records from Italy
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Poldi B., Mei M. & Rigato F., 1994 - Hymenoptera Formicidae. In:
Checklist delle specie della fauna italiana. Minelli A., Ruffo S. &
La Posta S. (eds.). Calderini, Bologna, 102.
Fabrizio Rigato & Michele Zilioli
Sezione di Entomologia, Museo di Storia Naturale di Milano, Corso Venezia 55, 20121 Milano, Italia
Fabrizio Rigato e-mail: fabrizio.rigato@comune.milano.it - Michele Zilioli e-mail: michzilioli@libero.it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
87
Cinzia Secchi, Umberto Bressan, Franco Bernini, Edoardo Razzetti,
Graziano Rossi, Gilberto Pardo, Bruno E. L. Cerabolini, Guido Brusa & Mauro Villa
La Legge Regionale 31 marzo 2008, n. 10 “Disposizioni per la tutela e la
conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea”
e il contenimento delle specie alloctone in Lombardia
The Regional Law March 31st, 2008, nr. 10 “Rules for thè protection and
conservation of lesser fauna, flora and spontaneous vegetation” and thè control
of alien species in Lombardy
La legge regionale della Lombardia 1 0/2008, nata dall’esi¬
genza di riscrivere la legge regionale n. 33 del 1977, “Provve¬
dimenti in materia di tutela ambientale ed ecologica”, oramai
superata dal contesto scientifico e legislativo, si presenta co¬
me un testo normativo piuttosto completo ed innovativo.
Nel campo zoologico, infatti, la nuova legge, rispetto
alla precedente l.r. 33/1977 che tutelava o regolamentava
la raccolta soltanto di alcuni generi o specie (gruppo “ For¬
mica rufcT, Astacus fluviatili, genere Helix, generi Bufo
e Rana), non solo ha notevolmente ampliato i gruppi tas¬
sonomici protetti, ma tutela gli habitat caratteristici dei
gruppi più minacciati, salvaguardando tali ambienti definiti
indispensabili alla sussistenza delle specie in questione. Gli
elenchi relativi a specie e habitat protetti sono stati succes¬
sivamente approvati con DGR 24 luglio 2008, n. 8/7736.
Per quanto riguarda gli invertebrati, sono state indivi¬
duate alcune comunità di notevole interesse scientifico,
tassonomico ed ecologico, minacciate di estinzione, che
sono ora tutelate integralmente dalla legge.
La nuova legge protegge inoltre tutte le specie di in¬
vertebrati comprese negli allegati II, IV e V della Direttiva
“Habitat” 92/43/CEE e aggiunge a tali elenchi 15 specie
di interesse regionale.
La nuova normativa modifica le modalità e i periodi della
raccolta a scopo alimentare per le rane verdi e le chioccio¬
le, adottando criteri che ne salvaguardano maggiormente gli
stadi giovanili, i periodi riproduttivi e la latenza invernale.
Sono inoltre tutelati tutti gli anfibi (18 specie) e i rettili
(16 specie) autoctoni della Lombardia, individuando in
particolare le specie di cui sono protetti tutti gli individui
a tutti gli stadi vitali e quelle da proteggere in modo rigo¬
roso per le quali sono anche tutelati i relativi habitat.
La legge prevede altresì la tutela della flora spontanea
minacciata di estinzione, distinguendo il grado di tutela tra
“assoluta” (per specie gravemente minacciate di estinzione) e
“regolamentata” per altre a minor rischio. Si tratta di un aspet¬
to innovativo rispetto la legge regionale precedente, nella
quale il divieto assoluto non era attuabile a livello regionale,
bensì soltanto per singole province, dietro emanazione di ap¬
posito decreto. Attualmente i taxa spontanei protetti in modo
rigoroso sono 343, quelli a raccolta regolamentata 147.
La legge indirizza e regolamenta inoltre la gestione di
alcuni ambienti di riferimento per la conservazione della
fauna quali brughiere, vegetazione delle zone umide, can¬
neti, fontanili, sorgenti, torbiere, eccetera e prevede anche
l’istituzione e la tutela degli alberi monumentali.
E prevista l’elaborazione e approvazione di linee guida
in tema di restocking e reintroduzione, interventi previsti
dall’art. 10 comma 7, nonché l’individuazione degli habi¬
tat prioritari per le specie di anfibi e di rettili da proteggere
in modo rigoroso.
Per quanto concerne la tutela della flora, vengono ripresi,
integrati e rivisti criticamente, i contenuti della l.r. 33/1977,
in particolare adeguando gli elenchi di flora protetta agli esi¬
ti delle più recenti conoscenze scientifiche. Anche le norme
circa le specie officinali sono state riviste e rese più attuali.
La legge contempla anche un argomento di estrema at¬
tualità e importanza, ovvero l’elenco delle specie animali
e vegetali alloctone (liste nere) che, a seconda del grado
di invasività ovvero di minaccia verso le specie autoctone,
dovranno essere oggetto di monitoraggio, contenimento o
eradicazione; inoltre, vieta l’immissione di queste specie
negli habitat naturali. Tali elenchi saranno aggiornati sulla
base delle conoscenze scientifiche, delle revisioni tassono¬
miche e degli eventuali nuovi arrivi. Oltre alla disamina di
alcuni casi particolarmente significativi (gamberi alloctoni,
tarlo asiatico, rana toro, ambrosia, prugnolo tardivo, ailan-
to, robinia), viene affrontato quindi per la prima volta in
modo organico il problema delle specie alloctone invasive.
Si tratta di una normativa moderna che, pur facen¬
do salvi i principi della rigorosa protezione delle specie
minacciate, non si riduce a semplice elenco di divieti e
vincoli, entrando invece nel merito di alcuni importanti
argomenti di gestione attiva dell’ambiente naturale.
Cinzia Secchi & Umberto Bressan - Direzione Generale Qualità dell’Ambiente, Regione Lombardia, Via Taramelli 12, 20124 Milano, Italia
Umberto Bressan e-mail: umberto_bressan@regione.lombardia.it
Franco Bernini - Dipartimento di Biologia Animale, Università degli Studi di Pavia, Piazza Botta 9, 27100 Pavia, Italia
Edoardo Razzetti - Museo di Storia Naturale, Università degli Studi di Pavia, Piazza Botta 9, 27100 Pavia, Italia
Graziano Rossi & Gilberto Parolo
Dipartimento di Ecologia del Territorio, Università degli Studi di Pavia, Via S. Epifanio 14, 27100 Pavia, Italia
Bruno E. L. Cerabolini & Guido Brusa
Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale, Università degli Studi dellTnsubria, Via Dunant 3, 21 100 Varese, Italia
Mauro Villa - Centro Flora Autoctona, c/o Parco Regionale Monte Barro, Via Bertarelli 11, 23851 Galbiate (LC), Italia
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo I
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A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Agnese Visconti
Piante esotiche e “benessere dei sudditi”:
gli esperimenti della Società Patriotica di Milano (1776-1796)
Exotic plants and “welfare of thè nation”:
thè experiments of thè Società Patriotica in Milan (1776-1796)
La Società Patriotica diretta all’ avanzamento della
Agricoltura, delle Arti e delle Manifatture venne fondata
a Milano nel dicembre del 1776 per iniziativa di Maria
Teresa d’Austria (1740-1780) sul modello di altre socie¬
tà già istituite nelle regioni economicamente più avanzate
dell’Impero austriaco. Come le sue sorelle, essa si inseriva
nell’ambito della politica centralizzatrice avviata da Ma¬
ria Teresa e continuata da Giuseppe II (1780-1790) con lo
scopo di riformare tutti i settori amministrativi, finanziari e
legislativi, nonché di estendere la presa dello Stato al cam¬
po dell’economia al fine di “garantire felicità e benessere ai
sudditi”. L’attività della Patriotica fu intensa e continuativa
per tutto il periodo della sua esistenza (Visconti, 1998).
Per quanto riguarda più specificatamente le piante
esotiche, è opportuno ricordare che il secolo poggiava le
sue basi economiche ancora e soprattutto sui vegetali: una
nuova pianta o un nuovo frutto potevano decretare per mi¬
lioni di uomini la ricchezza e l’abbondanza o, al contrario,
la carestia, la miseria e la fame, come testimoniano i rivol¬
gimenti economici e sociali portati dalla patata, dal mais,
dalla canna da zucchero, dal cotone e così via (Dagognet,
1970). Alla luce di queste considerazioni si comprende
meglio la profondità del legame tra il lavoro della Patrio¬
tica e gli scopi del potere pubblico.
Non sempre però lo Stato asburgico seppe venire in¬
contro alle esigenze della Società: esemplare in proposito
l’atteggiamento nei riguardi del terreno per gli esperimen¬
ti botanici che venne concesso solo nel 1790, a seguito
di continue, ripetute suppliche. La lentezza del potere
pubblico non scoraggiò tuttavia i soci che, in parecchi,
misero a disposizione i loro giardini privati per i primi
esperimenti botanici: tra i più magnanimi in tal senso ri¬
cordiamo Luigi Castiglioni, Ferdinando Cusani, Pietro
Secco Comneno, Alessandro Cicogna e Cesare Beccaria.
Il lavoro di sperimentazione potè così svolgersi sotto la
supervisione dei naturalisti della Patriotica: Gaetano Ha-
rasti, Francesco Molina, Eraclio Landi, Ermenegildo Pini
e Paolo Sangiorgio. Il governo e la Patriotica ottennero
inoltre che alcuni parroci delle comunità di montagna,
aderissero agli esperimenti sulle piante originarie dalle
zone fredde, sollecitando dal pulpito gli agricoltori locali
ad avviarne la coltivazione. All’attività dei soci e dei natu¬
ralisti si aggiunse infine quella dei diplomatici, in partico¬
lare Antonio Songa dall’Inghilterra e Luigi Lambertenghi
dall’Austria, che contribuirono sommamente, inviando
casse e barili di semi di piante esotiche già acclimatate in
quei paesi, semi che però non di rado si guastavano du¬
rante il viaggio o si perdevano nei naufragi, costringendo
la Patriotica a rinnovare più e più volte le proprie richieste
(BNB, Mss. AF XI 33-37).
La crescita demografica, congiunta al maggior benes¬
sere delle popolazioni, fu tra i principali motivi che indus¬
sero alla sperimentazione di nuove piante commestibili.
Particolare successo ebbe la patata, i cui semi furono in¬
viati da Londra nel 1786 e coltivati nel Lecchese prin¬
cipalmente per l’alimentazione del bestiame. Da Londra,
giunse pure (1789) un pacchetto di semi di Zizania aqua¬
tica, che vennero distribuiti tra gli orti dei soci, nonché un
bariletto di orzo della Siberia che fu recapitato ai parroci
della Valsassina e del Comasco (1783) (ASM, Studi p.a.,
16). A Songa si devono inoltre vari invii di cassette di rape
di diverse specie ( Brassica napus, B. oleracea e B. rapa),
utili per gli animali da foraggio, ai quali fu pure destinato
il lavoro compiuto per la sperimentazione di Helianthus
tuberosus. Ottimo successo ebbe infine la coltura di Cro-
cus sativus, iniziata nel 1794 e rivolta soprattutto alla pro¬
duzione casearia (BNB, Mss. AF XI 33-37).
Non meno intensa fu l’attività della Patriotica nell’am¬
bito manifatturiero, in particolare tessile. I primi a giungere
furono i semi di lino di Riga (1783) che, ritenuto più red¬
ditizio di quello lombardo, rivelò tuttavia più di un incon¬
veniente. Non diversa la situazione del cotone americano
che venne introdotto nel 1786, ma non riuscì a giungere a
maturazione. Fu quindi la volta delle sostanze tintoree che
arrivarono da Londra e da Vienna ( Indigofera tinctoria per
l’azzurro, Rubia tinctorum, Oldenlandia umbellata e Car-
thamus tinctorius per il rosso, Chlorophora tinctoria per il
giallo) (ASM, Studi p.a., 15) e di quelle oleose, fondamen¬
tali nel processo di filatura ( Raphanus sativus e Cannabis
saliva) (BNB, Mss. AF XI 33-37).
Molti dei suddetti esperimenti non poterono tuttavia
essere portati a termine a causa dell’improvvisa chiusura
della Società da parte dei francesi, al loro arrivo a Milano
nel 1796 (Visconti, 1998).
Bibliografìa
Archivio di Stato di Milano (ASM). Studi p.a., 15 e 16.
Biblioteca Nazionale Braidense (BNB), Mss. AF XI 33-37.
Dagognet F., 1970 - Le catalogue de la vie. PUF, Paris.
Visconti A., 1998 - Il Giardino botanico della Società Patriotica di Mi¬
lano (1776-1796). Museologia scientifica, 14 (1): 263-269.
Agnese Visconti
Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Pavia, Strada Nuova 65, 27100 Pavia, Italia
e -mai 1: agnesevisconti 1 @aliceposta. it
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione
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Volume XXXVI - Fascicolo I
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
89
INDICE DEI NOMI SCIENTIFICI E COMUNI DEI TAXA CITATI
abramide 9, 59
Abramis bjoerkna 9
Abramis brama 9, 59
acacia 53
Acacia 53
Acacia mearnsii 47
Acacia saligna 47, 53, 79
Acer 35
Acer palmatum 35
Acer spp. 35
aceri 35
acero campestre 38
Acridotheres tristis 29, 65
Adonis aestivalis 1 1
Aedes albopictus 27, 29
Agavaceae 42
Agave americana 29, 67, 79, 85
Agave angustifolia 49
agrumi 82
Ailanthus altissima 47, 72, 78, 79
ailanto 37, 53, 78, 81, 87
airone schistaceo 65
Aix galericulata 65
Aizoaceae 21, 42
alborella 48, 59
Alburnus alburnus alborella 48, 59
Alectoris barbara 65
Alectoris rufa 65
Allium neapolitanum 67
Alnus 35
Alnus cordata 67
Alnus glutinosa 15
Aloè spp. 29
alzavola asiatica 65
Amandava amandava 65
Amaranthaceae 11
Amaranthus 68
Amaranthus caudatus 68
Amaranthus cruentus 68
Amaranthus hybridus 68
Amaranthus powellii s.l. 68
Amaranthus retroflexus 40, 68
Amaranthus rudis 67
Amaranthus sect. Amaranthus 68
Amaranthus subgen. Amaranthus 68
Amaranthus tuberculatus 67
amaranti 53, 68
ambrosia 33, 34, 87
Ambrosia artemisiifolia 15, 33, 40, 52, 67, 81
Ambrosia elatior 67
Ambrosia psilostachya 81
Ameiurus melos 59
amorfa 8 1
Amorpha fruticosa 15, 70, 73
Anas discors 65
Anas formosa 65
anatra mandarina 65
anatra muta 65
Anemone coronaria 67
anodonta cinese 58
Anodonta woodiana 50, 58
Anoplophora chinensis 35, 36, 82
Anoplophora chinensis forma malasiaca 35
Anoplophora glabripennis 82
Anoplophora mal asiaca 82
Ants 86
Aphalora it adori 32
Aphanomyces astacii 20
Apiaceae 1 1
Apios americana 8 1
Aplonis panayensis 65
Apocynaceae 2 1
Aptenia cordifolia 29
Arecaceae 2 1
Artemisia 33
Artemisia verlotiorum 70
Arundo donax 79
Asiatic Clam 61
aspio 9, 48, 59
Aspius aspius 9, 48, 59
Astacus fluviatili 87
Asteraceae 11, 41, 42, 52
astrilde comune 65
Aucuba japonica 1 7
Austropotamobius pallipes 58
avena 33
bakanae 83
barbo canino 48
barbo comune 48, 59
barbo d’oltralpe 59
barbo europeo 48
Barbronia weberi 62
Barbus barbus 48, 59
Barbus meridionali 48
Barbus plebejus 48, 59
Batrachochytrium dendrobatidis 1 3
bengalino comune 65
Berberi bealei 1 7
Betula 35
Bidens connata 8 1
Bidens frondosa 43, 70, 81
Black Cherry 37
Black Locust 78
blicca 9
Boa constrictor 56
boa costrittore 56
Boiga irregularis 13, 14
Boraginaceae s.l. 21
Brachiura sowerbyi 50
Branta canadensis 65
Branta leucopsis 65
Bros sica napus 88
Bros sica oleracea 88
Bros sic a rapa 88
Brassicaceae 11
Buddleja davidii 43
Bufo 87
Bufo bufo 7 1
bungaro fasciato 56
Bungarus fasci atus 56
Bupleurum lancifolium 1 1
Buda capitata 2 1
Buxus sempervirens 1 7
Cairina moschata 65
Callidiellum rufipenne 82
Callidiini 82
Callosciurus 25
Callosciurus finlaysonii 25
calopsitta 65
camaleonti 14
Cambaridae 19
camellie 21
canarino 65
cani 13
canidi 51
canna da zucchero 88
Cannabis sativa 88
Capillaria sp. 69
Capparis spinosa 61
Capra hircus 29
carassio 48, 59
Carassius carassius 48
Carassius sp. 59
carciofo spontaneo 53
Cardiocondyla wroughtonii 86
cardi 53
cardo 53
cardoon 53
90
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Carex pendula 63
carpa 59
carpa erbivora 59
carpino bianco 38
Carpinus 35
Carpobrotus acinaciformis 67, 85
Carpobrotus edulis 79, 85
Carpobrotus spp. 29
Carthamus tinctorius 88
Caryophyllaceae 1 1
Ceiosia cristata 1 2
Cenchrus incertus 8 1
Cephalotaxus fortumi 1 7
cerambicidi 35, 74, 82
Cerambycidae 35, 74
ceratopogonidi 7 1
Chamaerops 2 1
Chamaerops excelsa 2 1
Chamaerops humilis 21, 49
chiocciole 87
Chironomidae 48
chironomidi 71
Chloephaga pietà 65
Chlorophora tinctoria 88
Chlorophytum comosum 11
Chondrostoma gemi 59
cicogna collolanoso 65
Ciconia episcopus 65
cigno nero 65
cigno reale 65, 66
ciliegi da fiore 21
ciliegio tardivo 37, 38, 78
Cinnamomum glanduliferum 17, 22
ciprinidi 9, 48, 59
Citrus 35
Clytini 82
cobite comune 59
cobite di stagno orientale 9, 58
cobite mascherato 59
Cobitis bilineata 58
Cobitis taenia bilineata 19, 59
coccinellidi 80
coccodrilli 13
colino della Virginia 65
Colinus virginianus 65
Common Barbel 48
Common Ragweed 52
Conringia orientalis 1 1
Conyza canadensis 40, 43
Corbicula 6 1
Corbicula fluminalis 50
Corbicula fluminea 50, 6 1
Corbiculidae 61
Cortaderia selloana 29
Coryphoideae 2 1
cotone 88
cotone americano 88
Cotoneaster integerrimus 49
Cotoneaster salicifolius 17
Coturnix japonica 65
Coypu 51, 69
Crocus sativus 88
crotalo diamantino occidentale 56
Crotalus atrox 56
Ctenopharyngodon idellus 59
Cygnus atratus 65
Cygnus olor 65, 66
Cynara cardunculus var. astilis 53
Cynara cardunculus var. sylvestris 53
Cyperaceae 41
Cyperus difformis 8 1
Cyperus eragrostis 70
Cyperus glomeratus 19,81
Cyperus squarrosus 8 1
Cyperus strigosus 70
Cyprinus carpio 59
damigella della Numidia 65
Datura inoxia 19
Dendroaspis viridis 56
dendrocigna facciabianca 65
Dendrocopos major 74
Dendrocopos syriacus 74
Dendrocygna viduata 65
diamante mandarino 65
Dikerogammarus villosus 50, 64
Discoglossus pictus 1 1
Dolichoderus thoracicus 86
Dreissena polymorpha 29, 50
Duchesnea indica 52
Eclectus roratus 65
Egretta gularis 65
Eichhornia crassipes 29, 70
Elaeagnus pungens 1 7
Emberiza bruniceps 65
Emys orbicularis 13, 57
Enchylaena tomentosa 49
Epilobium parvìflorum 63
erba medica 34
Erigeron annuus 40
Erigeron bonariensis 19
Erigeron canadensis 8 1
Erigeron sumatrensis 19
Eriobotrya japonica 1 7
Esox lucius 19, 59
Estrilda astrild 65
eucalipti 82
Eucalyptus 14
Eucalyptus camaldulensis 74, 79
Eucalyptus spp. 29
Euonymus japonicus 1 7
Euonymus lucidus 17
Euplectes franciscanus 65
Eutamias sibiricus 25
Fabaceae 42, 11,21
fagiano comune 65
fagiano versicolore 65
Fagus 35
Fallopia 3 1
Fallopia baldschuanica 3 1
Fallopia x bohemica 3 1
Fallopia japonica 3 1
Fallopia japonica var. japonica 3 1
Fallopia sachalinensis 3 1
falso corallo 56
famia 37, 72, 78
felidi 51
Felis catus 29
fenicottero del Cile 65
fenicottero minore 65
Ferrissia wautieri 50
fichi 82
formica argentina 86
formica faraone 86
Formica rufa (sensu lato) 87
formiche 86
Formicidae 86
formicidi 86
forsizie 2 1
Fragaria 52
francolino 65
Francolinus francolinus 65
frassino 37
fregata magnifica 65
Fregata magnificens 65
Freshwater Turtles 57
frumento 33
Fusarium 83
Fusarium fujikuroi 83
Finlayson Squirrel 25
Galeopsis segetum 1 1
Galinsoga ciliata 12
Galium spurium 1 1
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
91
gamberi 19, 20, 55, 58
gamberi alloctoni 87
gambero rosso 58
gambero rosso della Louisiana 19, 55, 58
gambusia 59
Gambusia ajfinis 1 9
Gambusia holbrooki 59
gardon 9
gazza 65
gechi 13, 14
gelso 82
Giant Hogweed 3 1
girasole 33, 34
Gladiolus communis 1 1
gobbo della Giamaica 27, 65
gobbo rugginoso 27
graminacee 53
Graptemys pseudogeographica pseudogeographica 57
Great Spotted Woodpecker 74
Grey Squirrel 25, 26
Grus virgo 65
Gyraulus chinensis 50
Haitia acuta 50
Harmonia axyridis 80
Hedera hibernica 1 7
Helianthus tuberosus 81, 88
Helix 87
Heracleum mantegazzianum 3 1
Hermodice carunculata 56
Heteranthera reniformis 8 1
Heterenthera rotundifolia 8 1
Humulus japonicus 8 1
Humulus scandens 15
Hydrophilus piceus 19
Hydropsychidae 48
Hyla intermedia 58, 71
Hypericum calycinum 1 2
ibis sacro 65
Ictalurus melas 1 9
Ictalurus punctatus 59
Ictalurus sp. 48
iguana dai tubercoli 56
Iguana iguana 56
Ilex aquifolium 17
Indian Strawberry 52
Indigofera t ine tori a 88
Isatis tinctoria 1 2
Japanese Knotweed 3 1
Jasminum fruticans 49
Killer Shrimp 50, 64
Lagarosiphon major 1 9, 20
Lagerstroemia 35
Lagerstroemia indica 35
Lamiaceae 11
Lamiinae 35
Lamiini 82
Lampe tra zanandreai 59
lampreda padana 59
Lampropeltis triangulum 56
Lontana camara 79
Lappula squarrosa 1 1
lasca 59
Lasius neglectus 86
Lathyrus inconspicuus 1 1
Laurus nobilis 1 7
Lemna minor 63
Lemna minuta 8 1
Lepomis gibbosus 9, 19, 48, 59
Leptospira bratislava 69
Leptospira spp. 69
ligustri 2 1
Ligustrum lucidum 1 7
Ligustrum ovalifolium 1 7
Ligustrum sinense 17
Limnophila * ludoviciana 81
Lindernia sp. 19
Linepithema humile 86
lino 88
Lissotriton vulgaris 58
Lithobates catesbeianus 13, 71
Livistoneae 2 1
Lolium remotum 1 1
Longhom Beetles 74, 82
Louisiana Red Swamp Crayfish 19, 50, 55
luccio 59
lucioperca 59
Ludwigia peploides subsp. montevidensis 8 1
magnolie 21
Mahonia aquifolium 1 7
maina comune 65
mais 15, 33, 88
Malephora crocea 79
Malus 35
mamba verde occidentale 56
marzaiola americana 65
Mauremys sp. 57
Medicago arborea 67
meduse 56
meli da fiore 2 1
Melopsittacus undulates 65
Micropterus salmoides 9, 59
Micrurus spp. 56
minilepre 69
Mirabilis jalapa 49
misgumo 59
Misgurnus anguillicaudatus 9, 58, 59
Mollugo verticillata 81
Monk Parakeet 75
Monomorium pharaonis 86
Mustela lutreola 27, 29
Mustela vison 27, 29
Mute Swan 66
Myiopsitta monachus 65, 75
Myocastor coypus 5 1 , 69
Myoporum tenuifolium 79
Myriophyllum aquaticum 70
Myriophyllum spicatum 19, 20
Myrtaceae 74
Neoclytus acuminatus 82
New Zealand Mudsnail 50
Nicotiana glauca 79
Nigella arvensis 1 1
Niphargus cornicolanus 63
nutria 51,69
Nyctaginaceae 21
Nymphicus hollandicus 65
oca del Canada 65
oca di Magellano 65
oca facciabianca 65
Oenothera biennis s.l. 15
Oenothera stucchii 8 1
Oldenlandia umbellata 88
olmo 37, 78
Oncorhynchus mykiss 9, 59
Opuntia ficus-indica 67, 79, 85
Orconectes limosus 50
ortensie 21
Oryctolagus cuniculus 29
orzo 33, 88
Oxalis latifolia 77
Oxalis pes-caprae 49, 67, 70, 79, 85
Oxyura jamaicensis 27, 29, 65
Oxyura leucocephala 27
Oxyuridae 69
pado 38
palma cinese 22
palma nana 2 1
palme 21, 22, 29, 75
Palms 2 1
panico 34
panuri 23
panuro di Webb 23
92
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
panuro golacenerina 23
Papaveraceae 1 1
pappagallino ondulato 65
pappagallo ecletto 65
Paradoxornis 23
Paradoxornis alphonsianus 23
Paradoxornis sp. 23
Paradoxornis webbianus 23
Paratrechina bourbonica 86
parrocchetto dal collare 65, 75
parrocchetto monaco 65, 75
Paspalum distichum 70
patata 88
Pelophylax kurtmuelleri 7 1
Pelophylax sinklepton hispanicus 7 1
Perdix perdix 65
pernice rossa 65
pernice sarda 65
persico sole 9, 48, 59
persico trota 9, 59
pesce gatto 48, 59
pesce gatto punteggiato 59
Phasianus colchicus 65
Phasianus versicolor 65
Pheidole megacephala 86
Pheidologeton spp. 86
Phoenicopterus chilensis 65
Phoenicopterus minor 65
Phoenicopterus roseus 65
Phoenix canariensis 21, 49, 75
Phoracantha 74, 82
Phoracantha recurva 74, 82
Phoracantha semipunctata 74, 82
Phoracanthini 82
Phragmites australis 19, 69
Physalis peruviana 67
Phytolacca americana 52, 72
Pica pica 65
picchio rosso di Siria 74
picchio rosso maggiore 74
piccola formica di fuoco 86
Picidae 74
pigo 9
Pinus spp. 79
pipidi 71
pipistrelli 13
pitone reale 56
Pittosporum heterophyllum 49
Pittosporum tobira 49
Pìatalea ajaja 65
Platanus 35
Poaceae 11, 41, 42
Poephila guttata 65
Pokeweed 52
poligono giapponese 3 1
Polycnemum arvense 1 1
Polygonaceae 31, 60
Polygonum minus 1 9
Populus 35
Potamogeton crispus 1 9, 20
Potamogeton natans 19, 20
Potamopyrgus antipodarum 50
Potentilla indica 52
Procambarus clarkii 19, 20, 29, 50, 55, 58
prugnolo tardivo 37, 72, 87
Prunoideae 72
Prunus laurocerasus 1 7
Prunus serotino 15, 37, 38, 45, 72, 78
Psacothea hilaris 82
pseudorasbora 9, 48, 59
Pseudorasbora par\’a 9, 19, 48, 59
Psittacidi 75
Psittacula kr ameri 65, 75
Psyllid 32
punteruolo rosso 29
Python regius 56
quaglia giapponese 65
quercia rossa 37, 78
quercia 37
Quercus ilex 17, 63
Quercus pubescens 63
Quercus robur 78
Quercus rubra 15, 78
Ragweed 52
rana toro 87
rana toro americana 1 3
rana verde 87
Rana 87
Rana latastei 58
rapa 88
Raphanus sativus 88
Rattus rattus 29
Red Squirrel 25
Reynoutria 70
Reynoutria x bohemica 70
Reynoutria japonica 43
Reynoutria japonica var. japonica 70
Rhapidinae 2 1
Rhinella marina 1 3
Rhodeus amarus 19, 59
Rhodeus sericeus 9, 48
Rhynchophorus ferrugineus 29
Ricinus communis 42
Ring-necked Parakeet 75
riso 83
robinia 37, 53, 72, 78, 81, 87
Robinia 45
Robinia hispida 45
Robinia neomexicana 45
Robinia pseudoacacia 15, 17, 45, 72, 78
Robinia viscosa 45
Robinia viscosa var. viscosa 45
rodeo amaro 9, 48, 59
romice cristato 60
romice di Kemer 60
Rosa banksiae var. normalis 49
Rosaceae 52, 1 1
rospo marino 13
rovere 72
rovi 23
Rubia tinctorum 88
Rumex 60
Rumex confertoides 60
Rumex cristatus 60, 67
Rumex cristatus subsp. kerneri 60
Rumex graecus 60
Rumex kerneri 60, 67
Rumex patientia 60
Rumex stenophyllus 60
Rutilus 9
Rutilus erythrophtalmus 9, 59
Rutilus pigus 9
Rutilus rutilus 9
Sabanejewia larvata 59
Salicaceae 41
salice cenerino 23
salici 82
salicone 23
Salifidae 62
Salix 35
Salix alba 15
salmerino di fontana 9
Salmo trutta marmoratus 59
Salmo trutta trutta 9, 59
Salmone Ila spp. 69
salmonidi 9
Salvelinus fontinalis 9
Salvinia molesta 63
Sander lucioperca 59
sanguisuga 62
Scardinius erythrophtalmus 59
scardola 59
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITÀ E PIANI DI AZIONE
93
Sceliphron 80
Sceliphron caementarium 80
Sceliphron destillatorium 80
Schoenoplectus tabernaemontani 1 9
scinchi 13, 14
Sciurus 25
Sciurus carolinenis 25
Sciurus vulgaris 25
scoiattoli 25
Senecio deltoideus 49
Senecio inaequidens 12,81
Serinus canaria 65
serpente del latte 56
serpente gatto bruno 1 3
serpenti 13, 14
serpenti corallo 56
serpenti marini 14
sfecidi 80
Siberian Chipmunk 25
Sicyos angui atus 15, 81
siluro 9, 48, 59
Silurus glanis 9, 48, 59
soia 33
Solanaceae 11,21
Solidago gigantea 15, 40, 43, 81
Sollya heterophylla 49
spatola rosa 65
Spiny-cheek Crayfish 50
Squirrel Poxvirus 25
Squirrels 25, 26
starna 65
storno delle Filippine 65
Strawberry 52
Streptopelia roseogrisea 65
Styrax officinali 63
Sulla coronaria 79
Sylvilagus floridanus 69
Symphyotrichum lanceolatum 70
Symphyotrichum squamatum 79
Tamar ix canariensis 79
Tamias 25
Tapinoma melanocephalum 86
tarlo asiatico 36, 82, 87
tartarughe 14
tartarughe marine 14
tasso 49
Taxus boccata 1 7
Technomyrmex 86
Technomyrmex pallipes 86
temolo 59
testuggine acquatica 57, 63
testuggine dalle orecchie rosse 13
testuggini 13, 57
Tetramorium bicarinatum 86
Tetramorium lucayanum 86
Threskiornis aethiopicus 65
Thymallus thymallus 59
Tinca tinca 1 9
tortora domestica 65
Trachemys scripta 1 3
Trachemys script a elegans 57
Trachemys scripta scripta 51
Trachemys scripta troosti 57
Trachycarpus 2 1
Trachycarpus fortunei 17,21,22
Trachycarpus takil 2 1
trifoglio 34
Trionyx sinensis 14
Trionyx steindachneri 1 4
Trionyx triunguis 57
triotto 9, 59
Triturus carnifex 58
trota fario 9, 59
trota iridea 9, 59
trota marmorata 59
Tulipa praecox 40
Turgenia latifolia 1 1
Typha latifolia 1 9
Ulmus 35
Unio elongatulus 58
Unio sp. 19
varani 13
varano del Nilo 14
Varanus niloticus 14
verme di fuoco 56
vermocane 56
Veronica persica 40
vescovo arancio 65
viburni 2 1
Vìburnum rhytidophyllum 17
Viburnum tinus 1 7
visone americano 27, 29
visone europeo 27, 29
Vìtis 70
Vìtis riparia 70
Vìviparus contectus 1 9
volpe 49
vongola asiatica 61
Washingtonia robusta 2 1
Wasmannia auropunctata 86
weigele 21
Wigandia urens subsp. caracasana 49
Wigandia urens subsp. urens 49
Wild Asparagus 52
Xanthium orientale subsp. italicum 81
xenopo liscio 55
Xenopus laevis 55, 71
Xylotrechus stebbingi 82
zanzara tigre 27
Zebra Mussel 50
zigolo testaranciata 65
Zizania aquatica 88
94
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI & MAMI AZUMA
Acosta Alicia T. R. 39
Alessandrini Alessandro 81
Alleva Paolo 33
Andreotti Alessandro 16
Andreucci Flora 40
Assini Silvia 15, 78
Assisi Francesca 52, 56
Baccetti Nicola 16
Bacchetta Gianluigi 41, 42
Bailey John 3 1
Banfi Enrico 2 1
Baratelli Danilo 23
Bami Elena 43
Basoccu Piero 66
Bernini Franco 87
Berretti Roberta 78
Bertolino Sandro 25
Berzi Duccio 69
Bissoli Maurizio 56
Blasi Carlo 7, 85
Bo Tiziano 48
Bona Enzo 1 1
Borghini Rossana 56
Bressan Umberto 87
Brundu Giuseppe 44, 47
Brusa Guido 17, 45, 87
Bruschi Piero 70
Brusoni Maura 46
Calori Marco 56
Camarda Ignazio 47
Cammarata Massimo 48
Campodonico Pier Giorgio 49
Candiotto Alessandro 48
Cannicci Stefano 69
Capdevila-Argiielles Laura 29
Capizzi Dario 76
Carboni Marta 39
Carli Emanuela 85
Caronni Fulvio Enrico 37, 45
Carranza Maria L. 39
Carta Luisa 47
Cascone Carmela 54
Casellato Sandra 50, 64
Casiraghi Maurizio 23
Castrovinci Roberto 45
Cavagna Beniamino 35
Celada Claudio 23
Celesti-Grapow Laura 7, 85
Cerabolini Bruno E. L. 17, 45, 87
Chiozzi Giorgio 5 1
Ciampitti Mariangela 35
Cipollaro Salvatore 54
Colombo Maria Laura 52, 56
Colombo Mario 35
Comin Sonia 84
Corrias Franco 69
Crosti Roberto 53, 54
Dal Mas Alessandro 61, 62
Dal Prà Aldo 69
D’Angelo Stefania 55
Davanzo Franca 52, 56
Della Giovampaola Enrico 70
INDICE DEGLI AUTORI
Della Puppa Tiziana 52, 56
Del Vecchio Silvia 39
Dimasi Valeria 56
Ellena Ivan 57
Falzoi Simone 43
Faraone Francesco Paolo 71
Favelli Marco 57
Fazzone Andrea 61, 62
Federici Germano 11
Fenaroli Franco 11
Fenoglio Stefano 48
Ferrante Eleonora 55
Ferri Vincenzo 58
Ferruzzi Marcello 56
Filippini Sara 59
Foggi Bruno 70
Fracasso Giancarlo 16
Gagliardi Alessandra 23
Galasso Gabriele 21, 60
Genoni Pietro 61, 62
Genovesi Piero 27, 76
Gentili Gaetano 9
Giardini Marco 63
Giarratana Tania 56
Gonzalo Gòmez Cristina 50, 64
Gotti Camilla 1 6
Grande Daniela 17, 45
Grussu Marcello 65, 66, 75
Gubellini Leonardo 67
Iamonico Duilio 68
Inghilesi Alberto F. 69
Izzi Carmela F. 39
Jucker Costanza 35
La Mantia Tommaso 79
Lastrucci Lorenzo 70
Lillo Francesco 71
Lisi Irene 72
Longo Andrea Maria 72
Lo Valvo Mario 55, 71
Malacarne Giorgio 48
Manca Manuela 47
Marrese Maurizio 73
Martini Andrea 69
Martini Fabrizio 11
Mascia Francesco 41, 66, 74, 75
Maspero Matteo 35
Mayoral Garcia-Berlanga Olga 4 1 , 42
Modesti Andrea 59
Monaco Andrea 76
Moro Paola 52, 56
Moroni Rossella 56
Motta Renzo 78
Motti Riccardo 77
Nardi Pietro Angelo 9
Negri Roberta 46
Nola Paola 78
Occhipinti-Ambrogi Anna 19
Panzavolta Giscardo 56
Pardo Gilberto 87
Pasta Salvatore 79
Pavesi Maurizio 80
Pellizzari Mauro 81
Perico Giovanni 1 1
Pesarini Carlo 82
Pessino Massimo 48
Picco Anna Maria 83
Piccoli Filippo 81
Pinzi Morena 67
Pirina Antonella 56
Pizzol Ivana 76
Podda Lina 41, 42
Poldini Livio 84
Pretto Francesca 7, 85
Prisco Irene 39
Puzzi Cesare M. 9
Raffaelli Mauro 70
Razzetti Edoardo 87
Rebutti Ilaria 56
Rigato Fabrizio 86
Rodolfi Marinella 83
Rossi Graziano 87
Rossi Simone 59
Roy David B. 5
Sabbadini Andrea 82
Sanna Mauro 66
Santoro Riccardo 39
Sarrocco Stefano 76
Sartori Francesco 15
Savini Dario 1 9
Scali Stefano 13
Scalisi Marco 76
Secchi Cinzia 87
Sesana Fabrizio 56
Severgnini Paolo 56
Sighele Maurizio 16
Signorini Maria Adele 70
Sindaco Roberto 57
Sinibaldi Iacopo 76
Siniscalco Consolata 43
Sitzia Lucia 43
Spanna Federico 43
Stanisci Angela 39
Stinca Adriano 77
Suàrez Alvarez Victor A. 29
Tallone Giuliano 76
Tessa Giulia 57
Travaglia Angelo 56
Venturini Samuele 5 1
Viciani Daniele 70
Vidali Marisa 84
Villa Mauro 87
Visconti Agnese 88
Wauters Lucas 25
Zenatello Marco 1 6
Zilioli Michele 86
Zibetti Bernardo 29
Zorzi Marcello 72
LE SPECIE ALLOCTONE IN ITALIA: CENSIMENTI, INVASIVITA E PIANI DI AZIONE
95
INDICE
Introduzione . Pag. 3
Programma del convegno . Pag. 4
Comunicazioni . Pag. 5
David B. Roy - Biological invasions in Europe:
DAISIE as a pan-European inventory of alien spe-
!cies . Pag. 5
Carlo Blasi, Francesca Pretto & Laura Celesti-
Grapow - La watch-list della flora alloctona d’Ita¬
lia . Pag. 7
Gaetano Gentili, Cesare M. Puzzi & Pietro Ange¬
lo Nardi - Status e problematiche delle specie itti¬
che alloctone nel bacino del Po . Pag. 9
Fabrizio Martini, Enzo Bona, Germano Federi¬
ci, Franco Fenaroli & Giovanni Perico - Varia¬
zioni nella componente alloctona della flora della
Lombardia centro-orientale fra la metà del XIX e
l’inizio del XXI secolo . Pag. 1 1
Stefano Scali - Il problema delle introduzioni di an¬
fibi e rettili in Italia e nel mondo . Pag. 1 3
Francesco Sartori & Silvia Assini - Osservazioni
su specie vegetali esotiche invasive lungo i fiumi
padani . Pag. 15
Camilla Gotti, Nicola Baccetti, Alessandro An-
dreotti, Giancarlo Fracasso, Maurizio Sighele &
Marco Zenatello - Banca dati degli uccelli allocto-
ni in Italia: motivazioni, criteri e analisi preliminare Pag. 16
Bruno E. L. Cerabolini, Guido Brusa & Daniela
Grande - Analisi dei fattori che inducono modifi¬
cazioni delle comunità forestali insubriche ad opera
di specie esotiche invasive . Pag. 17
Dario Savini & Anna Occhipinti-Ambrogi - Bad
Moon Rising: il gambero rosso della Louisiana, una
minaccia per gli ecosistemi acquatici della Lombar¬
dia . Pag. 19
Enrico Banfi & Gabriele Galasso - Diffusione e
invasività della palma Trachycarpus fortumi . Pag. 21
Danilo Baratelli, Maurizio Casiraghi, Claudio
Celada & Alessandra Gagliardi - Un nuovo pas-
seriforme naturalizzato in Lombardia: Paradoxor-
nis sp . Pag. 23
Sandro Bertolino & Lucas Wauters - Worldwi-
de and national Squirrel introductions: threats and
strategies of prevention . Pag. 25
Piero Genovesi - Quale politica per rispondere alle
invasioni biologiche? . Pag. 27
Bernardo Zilletti^Laura Capdevila-Arguelles &
Victor A. Suàrez Alvarez - Strategie e azioni per il
controllo delle specie alloctone in Spagna . Pag. 29
John Bailey - Special threats posed by thè Japanese
Knotweed invasion . Pag. 3 1
Paolo Alleva - Ambrosia artemisiifolia : indicazioni
pratiche per un miglior controllo . Pag. 33
Costanza Jucker, Matteo Maspero, Beniamino
Cavagna, Mariangela Ciampitti & Mario Co¬
lombo - Biologia e gestione di Anoplophora chi-
nensis (Forster) in Lombardia . Pag. 35
Fulvio Enrico Caronni - Il caso del ciliegio tardi¬
vo ( Prunus serotino Ehrh.) al Parco lombardo della
Valle del Ticino . Pag. 37
Poster . Pag. 39
Alicia T. R. Acosta, Marta Carboni, Maria L.
Carranza, Silvia Del Vecchio, Carmela F. Izzi,
Irene Prisco, Riccardo Santoro & Angela Sta-
nisci - Analisi delle specie vegetali esotiche negli
ecosistemi sabbiosi costieri: distribuzione e impat¬
to . Pag. 39
Flora Andreucci - Vegetazione infestante e specie
esotiche nei vigneti del Piemonte meridionale (Italia) Pag. 40
Gianluigi Bacchetta, Francesco Mascia, Olga
Mayoral Garcia-Berlanga & Lina Podda - Dati
preliminari sulla flora aliena delle aree umide della
Sardegna (Italia) . Pag. 41
Gianluigi Bacchetta, Olga Mayoral Garcia-Ber¬
langa & Lina Podda - Comparazione della flora
aliena della Sardegna e della Spagna insulare e pe¬
ninsulare . Pag. 42
Elena Barni, Simone Falzoi, Lucia Sitzia, Fede¬
rico Spanna & Consolata Siniscalco - Invasioni di
piante esotiche lungo il gradiente altitudinale nelle
Alpi: individuazione di fattori climatici limitanti ... Pag. 43
Giuseppe Brundu - La legislazione italiana in ma¬
teria di specie vegetali alloctone . Pag. 44
Guido Brusa, Daniela Grande, Bruno E. L. Ce¬
rabolini, Fulvio Enrico Caronni& Roberto Ca¬
stro vinci - Robinia viscosa Vent., una neofita ne¬
gletta della flora italiana . Pag. 45
Maura Brusoni & Roberta Negri - Valutazione
della potenziale capacità invasiva di specie vegetali
alloctone nell’agroecosistema . Pag. 46
Ignazio Camarda, Giuseppe Brundu, Luisa
Carta & Manuela Manca - La flora esotica della
Sardegna . Pag. 47
Massimo Cammarata, Tiziano Bo, Alessandro
Candiotto, Massimo Pessino, Stefano Fenoglio
& Giorgio Malacarne - Analisi preliminare della
dieta del barbo europeo (Bar bus barbus ) nel Fiume
Bormida . Pag. 48
Pier Giorgio Campodonico - Diffusione di specie
vegetali alloctone nella Riviera di Ponente . Pag. 49
Sandra Casellato & Cristina Gonzalo Gòmez -
Aquatic invasive alien invertebrate species in nor-
them Italy . Pag. 50
Giorgio Chiozzi & Samuele Venturini - Steriliz¬
zazione chirurgica della nutria (Myocastor coypus):
potrebbe essere un potenziale strumento di controllo? Pag. 51
Maria Laura Colombo, Tiziana Della Puppa,
Francesca Assisi, Paola Moro & Franca Davan¬
zo - Human health problems due to non-native plant
species in Lombardy . Pag. 52
Roberto Crosti - Potenziale invasività delle specie
utilizzate per biofuel. Il caso dell’acacia e del cardo
per biomassa . Pag. 53
Roberto Crosti, Carmela Cascone & Salvatore
Cipollaro - L’utilizzo di dati derivanti dalla let¬
teratura scientifica per la valutazione del rischio
d’ invasività di una specie vegetale. Un caso ap¬
plicativo per l’Italia centrale a clima mediterra¬
neo . Pag. 54
Stefania D’Angelo, Eleonora Ferrante & Mario
Lo Valvo - Primi risultati sull’attività di contenimen¬
to del gambero rosso della Louisiana nella Riserva
Naturale “Lago Preda e Gorghi tondi” (Sicilia) . Pag. 55
96
A CURA DI GABRIELE GALASSO, GIORGIO CHIOZZI, MAMI AZUMA & ENRICO BANFI
Franca Davanzo, Fabrizio Sesana, Tiziana Del¬
la Puppa, Giscardo Panzavolta, Rossella Mo-
roni, Marco Calori, Maurizio Bissoli, Marcello
Ferruzzi, Rossana Borghini, Tania Giarratana,
Angelo Travaglia, Francesca Assisi, Paola Moro,
Paolo Severgnini, Ilaria Rebutti, Valeria Dimasi,
Antonella Pirina & Maria Laura Colombo - Spe¬
cie animali alloctone in Italia: è un problema tos¬
sicologico? . Pag. 56
Ivan Ellena, Roberto Sindaco, Giulia Tessa &
Marco Favelli - Le testuggini acquatiche alloc¬
tone in Piemonte: distribuzione e proposte d’in¬
tervento . Pag. 57
Vincenzo Ferri - Specie alloctone dulciacquicole
di recente comparsa nella Riserva Naturale “Mon-
ticchie” di Somaglia (Lodi): situazione e valutazio¬
ne dei problemi gestionali . . . . Pag. 58
Sara Filippini, Simone Rossi & Andrea Modesti -
Ittiofauna alloctona in provincia di Lodi: distribu¬
zione ed invasività . . . Pag. 59
Gabriele Galasso - Due specie di Rumex L. (Poly-
gonaceae) recentemente comparse in Italia setten¬
trionale: R. cristatus DC. e R. kernerì Borbàs . . Pag. 60
Pietro Genoni, Andrea Fazzone & Alessandro
Dal Mas - Diffusione di Corbicula fluminea (Bi-
valvia: Corbiculidae) nei corsi d’acqua della pro¬
vincia di Milano . Pag. 61
Pietro Genoni, Andrea Fazzone & Alessandro
Dal Mas - Presenza di Barbronia weberi (Hiru-
dinea: Salifidae) in due torrenti prealpini lom¬
bardi . . . . . Pag. 62
Marco Giardini - Il Pozzo del Merro (Monti Cor-
nicolani, Roma) a cinque anni dall’infestazione da
Salvinia molesta D.S.Mitchell . . . Pag. 63
Cristina Gonzalo Gòmez & Sandra Casellato -
Arrivai vectors of Dikerogammarus villosus in
Italy: viability of spread in thè Iberian Peninsula
and Great Britain . Pag. 64
Marcello Grussu - Gli uccelli alloctoni in Sarde¬
gna: una checklist aggiornata . Pag. 65
Marcello Grussu, Piero Basoccu, Mauro Sanna
& Francesco Mascia - La popolazione alloctona di
cigno reale ( Cygnus olor) in Sardegna . Pag. 66
Leonardo Gubellini & Morena Pinzi - Osserva¬
zioni su alcune specie vegetali alloctone nelle Mar¬
che . Pag. 67
Duilio Iamonico - Invasività e problematiche tas¬
sonomiche relative al genere Amaranthus L. in Ita¬
lia . Pag. 68
Alberto F. Inghilesi, Stefano Cannicci, An¬
drea Martini, Aldo Dal Prà, Franco Cor-
rias & Duccio Berzi - Gestione e control¬
lo sanitario della nutria ( Myocastor coypus )
nell’Oasi WWF di Gabbianello (Barberino
del Mugello) . Pag. 69
Lorenzo Lastrucci, Mauro Raffaelli, Bruno
Foggi, Daniele Viciani, Piero Bruschi, Enrico
Della Giovampaola & Maria Adele Signorini -
Contributo alla conoscenza della flora esotica del¬
la Toscana . Pag. 70
Francesco Lillo, Francesco Paolo Faraone &
Mario Lo Valvo - Xenopus laevis in Sicilia: area¬
le, invasività e impatto . Pag. 71
Andrea Maria Longo, Irene Lisi & Marcello
Zorzi - Prunus serotino , Phytolacca americana ,
Ailanthus altissima: le principali specie vegetali
infestanti nella riserva naturale “Bosco WWF di
Vanzago” . Pag. 72
Maurizio Marrese - Quadro conoscitivo prelimi¬
nare sulla flora vascolare alloctona della provincia
di Foggia . Pag. 73
Francesco Mascia - Espansione del picchio rosso
maggiore Dendrocopos major negli eucalipteti in¬
festati da coleotteri cerambicidi del genere Phora-
cantha in Sardegna . Pag. 74
Francesco Mascia & Marcello Grussu - Status e
distribuzione del parrocchetto dal collare ( Psittacu -
la krameri) e del parrocchetto monaco ( Myiopsitta
monachus) in Sardegna . . Pag. 75
Andrea Monaco, Dario Capizzi, Ivana Pizzol,
Stefano Sarrocco, Marco Scalisi, Iacopo Sini-
baldi, Giuliano Tallone & Piero Genovesi - An
integrated approach on a regional level: Project for
an Alien Species Atlas of Latium (PASAL) . Pag. 76
Riccardo Motti & Adriano Stinca - Checklist del¬
la flora vascolare aliena della provincia di Napoli .. Pag. 77
Paola Nola, Renzo Motta, Roberta Berretti & Sil¬
via Assini - Dinamica di Robinia pseudoacacia L.
nell’evoluzione delle foreste ripariali del Parco del
Ticino: l’esempio della Riserva “Bosco Siro Negri” Pag. 78
Salvatore Pasta & Tommaso La Mantia - Le spe¬
cie vegetali aliene in alcuni SIC siciliani: analisi del
grado di invasività e misure di controllo . . Pag. 79
Maurizio Pavesi - Sottostima delle minacce per la
biodiversità da parte di specie aliene di insetti . Pag. 80
Mauro Pellizzari, Filippo Piccoli & Alessandro
Alessandrini - Variazioni della flora alloctona fer¬
rarese nell’ultimo secolo . Pag. 81
Carlo Pesarmi & Andrea Sabbadini - Coleotteri
cerambicidi alloctoni in Italia . Pag. 82
Anna Maria Picco & Marinella Rodolfi - Fusa-
rium fujikuroi Nirenberg, specie fungina esotica
emergente nelle risaie italiane . Pag. 83
Livio Poldini, Sonia Comin & Marisa Vidali -
The alien flora at a regional landscape scale. The
case study of Friuli Venezia Giulia (NE Italy) . Pag. 84
Francesca Pretto, Laura Celesti-Grapow, Ema¬
nuela Carli & Carlo Blasi - Specie vegetali allocto¬
ne nelle piccole isole italiane: il caso dell’Arcipela¬
go delle Ponziane . Pag. 85
Fabrizio Rigato & Michele Zilioli - Formiche eso¬
tiche in Italia (Insecta, Hymenoptera, Formicidae) Pag. 86
Cinzia Secchi, Umberto Bressan, Franco Berni¬
ni, Edoardo Razzetti, Graziano Rossi, Gilberto
Parolo, Bruno E. L. Cerabolini, Guido Brusa &
Mauro Villa - La Legge Regionale 3 1 marzo 2008,
n. 10 “Disposizioni per la tutela e la conservazione
della piccola fauna, della flora e della vegetazione
spontanea” e il contenimento delle specie alloctone
in Lombardia . Pag. 87
Agnese Visconti - Piante esotiche e “benessere dei
sudditi”: gli esperimenti della Società Patriotica di
Milano (1776-1796) . Pag. 88
Indice dei nomi scientifici e comuni dei taxa citati Pag. 89
Indice degli Autori . Pag. 94
Ili - PELOSIO G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano)
dell’Alpe Turati (Erba, Como). Generi Hildoceras, Phymatoceras,
Paroniceras e Frechiella. Conclusioni generali. pp. 143-204, 2figg.,
6 taw.
Volume XVIII
I - PINNA G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate da Giuseppe
Meneghini nelle Tavv. 1-22 della « Monographie des fossiles du cal-
caire rouge ammonitique» (1867-1881). pp. 5-22, 2 figg., 6 taw.
II - MONTANARI L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Gozzano (Lago
d’Orta). pp. 23-92, 42 figg., 4 taw. n.t.
Ili - PETRUCCI F., BORTOLAMI G. C. & DAL PIAZ G. V., 1970 -
Ricerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana (Prov. Torino)
e sul suo substrato cristallino, pp. 93-169, con carta a colori al
1:40.000, 14 figg., 4 taw. a colori e 2 b.n.
Volume XIX
I - CANTALUPPI G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio delle
regioni mediterranee - Loro successione e modificazioni nel tempo.
Riflessi biostratigrafici e sistematici./?/?. 5-46, 2 tabb. n.t.
II - PINNA G. & LEVI-SETTI F., 1971 - 1 Dactylioceratidae della Provin¬
cia Mediterranea (Cephalopoda Ammonoidea). pp. 47-136, 21 figg.,
12 taw.
Ili - PELOSIO G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di Asklepieion
(Argolide, Grecia) - 1. Fauna del «calcare a Ptychites» (Anisico sup.).
pp. 137-168, 3 figg., 9 taw.
Volume XX
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O., 1971 - La cultura di Remedello.
Problematica ed ergologia di una facies dell’Eneolitico Padano, pp.
5-80, 2 figg., 20 taw.
II - PETRUCCI F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio (Prov. Parma).
Studio sulla stabilità dei versanti e conservazione del suolo, pp. 81-
127, 37 figg., 6 carte tematiche.
Ili - CERETTI E. & POLUZZI A., 1973 - Briozoi della biocalcarenite del
Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi)./?/?. 129-169, 18 figg., 2 taw.
Volume XXI
I - PINNA G., 1974 - 1 crostacei della fauna triassica di Cene in Val Seria-
na (Bergamo), pp. 5-34, 16 figg., 16 taw.
II - POLUZZI A., 1975 - 1 Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val
d’Arda (Piacenza, Italia), pp. 35-78, 6 figg., 5 taw.
Ili - BRAMBILLA G., 1976 - 1 Molluschi pliocenici di Villalvemia (Ales¬
sandria). I. Lamellibranchi. pp. 79-128, 4 figg., 10 taw.
Volume XXII
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O. & CALEGARI G„ 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica, schede, iconogra¬
fia. pp. 5-30, 6 figg., 13 taw.
II - PINNA G., 1979 - Osteologia dello scheletro di Kritosaurus notabilis
(Lambe, 1914) del Museo Civico di Storia Naturale di Milano (Orni-
thischia Hadrosauridae). pp. 31-56, 3 figg., 9 taw.
Ili - BIANCOTTI A., 1981 - Geomorfologia dell’ Alta Langa (Piemonte
meridionale)./?/?. 57-104, 28 figg., 12 tabb., 1 carta f.t.
Volume XXIII
I - GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G„ 1982- 1 resti umani
fossili della zona di Arena Po (Pavia). Descrizione e problematica di una
serie di reperti di probabile età paleolitica, pp. 5-44, 4 figg., 16 taw.
II - POLUZZI A., 1982 - I Radiolari quaternari di un ambiente idrotermale
del Mar Tirreno, pp. 45-72, 3 figg., 1 tab., 13 taw.
Ili - ROSSI F., 1984 - Ammoniti del Kimmeridgiano superiore-Berriasiano
inferiore del Passo del Furio (Appennino Umbro-Marchigiano), pp.
73-138, 9 figg., 2 tabb., 8 taw.
Volume XXIV
I - PINNA G., 1984 - Osteologia di Drepanosaurus unguicaudatus, lepi-
dosauro triassico del sottordine Lacertilia. pp. 5-28, 12 figg., 2 taw.
II - NOSOTTI S. e PINNA G., 1989 - Storia delle ricerche e degli studi
sui rettili Placodonti. Parte prima 1830-1902./?/?. 29-86, 24 figg., 12
taw.
Volume XXV
I - CALEGARI G„ 1989 - Le incisioni rupestri di Taouardei (Gao, Mali).
Problematica generale e repertorio iconografico./?/?. 1-14, 9 figg., 24 taw
II - PINNA G. & NOSOTTI S., 1989 - Anatomia, morfologia funzionale
e paleoecologia del rettile placodonte Psephoderma alpinum Meyer,
1858 . pp. 15-50, 20 figg., 9 taw.
Ili - CALDARA R., 1990 - Revisione Tassonomica delle specie paleartiche
del genere Tychius Germar (Coleoptera Curculionidae). pp. 51-218,
57 5 figg
Volume XXVI
I - PINNA G., 1992 - Cyamodus hildegardis Peyer, 193 1 (Reptilia, Placo-
dontia )./?/?. 1-21, 23 figg.
II - CALEGARI G. a cura di, 1993 - L’arte e l’ambiente del Sahara prei¬
storico: dati e interpretazioni, pp. 25-556, 647 figg.
Ili - ANDRI E. e ROSSI F., 1993 - Genesi ed evoluzione di frangenti,
cinture, barriere ed atolli. Dalle stromatoliti alle comunità di scogliera
moderne, pp. 559-610, 49 figg., 1 tav.
Volume XXVII
I - PINNA G. and GHISELIN M. edited by, 1996 - Biology as History. N.
1. Systematic Biology as an Historical Science, pp. 1-133, 68figs.
II - LEONARDI C. e SASSI D. a cura di, 1997 - Studi geobotanici ed
entomofaunistici nel Parco Regionale del Monte Barro, pp. 135-266,
122 figg., 23 tabb.
Volume XXVIII
I - BANFI E. & GALASSO G., 1998 - La flora spontanea della città di
Milano alle soglie del terzo millennio e i suoi cambiamenti a partire
dal 1700. pp. 267-388, 71 figg., 30 tabb.
Volume XXIX
I - CALEGARI G., 1999 - L’arte rupestre dell’Eritrea. Repertorio ragio¬
nato ed esegesi iconografica, pp. 1-174, 268 figg.
Volume XXX
I - PEZZOTTA F. edited by, 2000 - Mineralogy and petrology of shallow
depth pegmatites. Paper from thè First International Workshop, pp.
1-117, 30figs., 19 tabs.
II - PARISI B., FRANCHINO A. & BERTI A. con la collaborazione di
POTENZA B. & RUBINI D., 2000 - La Società Italiana di Scienze
Naturali 1855 - 2000. Percorsi storici, pp. 1-163, 199 figg.
Ili - DE ANGELI A. & GARASSINO A., 2002 - Galatheid, chirostylid
and porcellanid decapods (Crustacea, Decapoda, Anomura) from thè
Eocene and Oligocene of Vicenza (N Italy).pp. 1-31, 21 figs., 9 pls.
Volume XXXI
I - NOSOTTI S. & RIEPPEL O., 2002 - The braincase of Placodus Agas-
siz, 1833 (Reptilia, Placodontia). pp. 1-18, 15 figs.
II - MARTORELLI G., 2002 - Monografia illustrata degli uccelli di rapina
in Italia. (1895). Riedizione a cura di Fausto Barbagli, pp. [XX] 1-216,
[14] 46 figg., 4 taw.
Ili - NOSOTTI S. & RIEPPEL O., 2003 - Eusaurosphargis dalsassoi n.
gen. n. sp., a new, unusual diapsid reptile from thè Middle Triassic of
Besano (Lombardy, N Italy).pp. 1-33, 19 figs., 1 tab., 3 pls.
Volume XXXII
I - ALESSANDRELLO A., BRACCHI G. & RIOU B„ 2004 - Polycha-
ete, sipunculan and enteropneust worms from thè Lower Callovian
(Middle Jurassic) of La Voulte-sur-Rhòne (Ardèche, France).pp. 1-16,
9 figs., 1 pi.
II - RIEPPEL O. & HEAD J. J„ 2004 - New specimens of thè fossil snake
genus Eupodophis Rage & Escuillié, from Cenomanian (Late Creta-
ceous) of Lebanon. pp. 1-26, 13 figs., 1 tab.
Ili - BRACCHI G. & ALESSANDRELLO A., 2005 - Paleodiversity of thè
free-living polychaetes (Annelida, Polychaeta) and description of new
taxa from thè Upper Cretaceous Lagerstàtten of Haqel, Hadjula and
Al-Namoura (Lebanon). pp. 1-48, 8 figs., 1 tab., 16 pls.
Volume XXXIII
I - BOESI A. & CARDI F. edited by, 2005 - Wildlife and plants in tradi-
tional and modem Tibet: conception, exploration and conservation. pp.
1-88, 30 figs., 9 tabs.
II - BANFI E., BRACCHI G., GALASSO . & ROMANI E., 2005 - Agro-
stologia Piacentina, pp. 1-80, 7 figs., 1 tabs.
Ili - LIVI P. a cura di 2005 - 1 fondi speciali della Biblioteca del Museo
Civico di Storia Naturale di Milano. La raccolta di stampe antiche del
Centro Studi Archeologia Africana, pp. 1-250, 389 figs.
Volume XXXIV
I - GARASSINO A. & SCHWEIGERT G., 2006 - The Upper Jurassic
Solnhofen decapod crustacean fauna: review of thè types from old
descriptions. Part I. Infraorders Astacidea, Thalassinidea and Palinura.
pp. 1-64, 12 figs., 20 pls.
II - FUCHS D., 2006 - Morphology, taxonomy and diversity of vampyro-
pod Coleoids (Cephalopoda) from thè Upper Cretaceous of Lebanon.
pp. 1-28, 9 figs., 9 pls.
Ili - CALDWELL M. W., 2006 - A new species of Pontosaurus (Squamata,
Pythonomorpha) from thè Upper Cretaceous of Lebanon and a phylo-
genetic analysis of Pythonomorpha. pp. 1-42, 18 figs., 1 pi.
Volume XXXV
I - DE ANGELI A. & GARASSINO A., 2006 - Catalog and bibliography
of thè fossil Stomatopoda and Decapoda from Italy. pp. 1-95.
II - GARASSINO A., FELDMANN R.M. & TERUZZI G„ edited by, 2007
- 3rd Symposium on Mesozoic and Cenozoic Decapod Crustaceans.
Museo di Storia Naturale di Milano May 23-25, 2007. pp. 1-104, 38
figs., 6 tabs.
Ili - NOSOTTI S., 2007 - Tanystropheus longobardicus (Reptilia, Proto¬
saura): re-interpretations of thè anatomy based on new specimens from
thè Middle Triassic of Besano (Lombardy, northem Italy). pp. 1-88, 67
figs., 4 pls., 9 tabs.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Museo Civico di Storia Naturale, Corso Venezia 55 - 20121 Milano
Pubblicazione disponibile al cambio
soa
y-OD^L
MORIE
Volume XXXVI - Fascicolo II
della Società Italiana
di Scienze Naturali
e del Museo Civico
di Storia Naturale di Milano
R 2 1 «
SIMONE MAGANU Ayf.^EBASTIEN STEYER,
GIOVANNI PASINI, MARC BOULAY, SYLVIA LORRAIN,
ALAIN BÉNÉTEAU & MARCO AUDITORE
AN EXQUISITE SPECIMEN OF
EDINGERELLA MADA GASCARIENSIS (TEMNOSPONDYLI)
FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR^ rf " x
CRANIAL ANATOMY, PHYLOGENY, ,t^Y \ I
AND RESTORATIONS
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume I
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie dei genere
Felis: Felis jacobita (Com.). 9 pp., 1 ta\’.
II - MAGNI-GRIFFI F., 1865 - Di una specie d'HippoIais nuova per l’Ita¬
lia. 6 pp., 1 tav.
Ili - GASTALDI B., 1 865 - Sulla riescavazione dei bacini lacustri per opera
degli antichi ghiacciai. 30 pp., 2 figg., 2 tavv.
IV - SEGUENZA G., 1 865 - Paleontologia malacologica dei terreni terziarii
del distretto di Messina. 88 pp., 8 taw.
V - GIBELLI G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere Verrucaria,
16 pp., 1 tav.
VI - BEGGIATO F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di Monteviale
nel Vicentino, 10 pp., 1 tav.
VII - COCCHI I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli oggetti di umana
industria dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 32 pp., 4 tavv.
Vili - TARGIONI-TOZZETTI A., 1866 - Come sia fatto l’organo che fa
lume nella lucciola volante dell’Italia centrale (Luciola italica) e come
le fibre muscolari in questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 taw.
IX - MAGGI L., 1865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp., 2 taw.
X - CORNALIA E., 1 865 - Sopra i caratteri microscopici offerti dalle Cantari¬
di e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse. 40 pp., 4 taw.
Volume II
I - ISSEL A., 1 866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa, 38 pp.
II - GENTILLI A., 1 866 - Quelques considérations sur l’origine des bassins
lacustres, àpropos des sondages du Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
Ili - MOLON F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi venete. 140 pp.
IV - D’ACHIARDI A., 1866 - Corallarj fossili del terreno nummulitico del¬
le Alpi venete. 54 pp., 5 taw.
V - COCCHI I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra. 18 pp., 1 tav.
VI - SEGUENZA G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleontologiche
di talune rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni di Sicilia e
dell’Africa settentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - COCCHI I., 1 866 - L’uomo fossile nell’Italia centrale. 82 pp., 21 figg.,
4 taw.
Vili - GARO VAGLIO S., 1 866 - Manzonia cantiana, novum Lichenum An-
giocarporum genus propositum atque descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - SEGUENZA G., 1867 - Paleontologia malacologica dei terreni terziarii
del distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - DURER B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa Carlot¬
ta sul lago di Como, ecc. 48 pp. 11 tavv.
Volume III
I - EMERY C., 1873 - Studii anatomici sulla Vipera Redii. 16 pp., 1 tav.
II - GARO VAGLIO S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera et Limbo¬
ria, quatuor Lichenum Angiocarporum genera recognita iconibusque
illustrata. 12 pp., 2 tavv.
Ili - TARGIONI-TOZZETTI A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie. 88 pp., 7 taw.
IV - CLAPARÈDE E. R. e PANCE RI P„ 1867 - Nota sopra un Alciopide
parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp. 1 taw.
V - GARO VAGLIO S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae commenta-
tio. 40 pp., 4 taw.
Volume IV
I - D’ACHIARDI A., 1868 - Corallai] fossili del terreno nummulitico
dell’ Alpi venete. Parte 11. 32 pp. 8 taw.
II - GARO VAGLIO S., 1868 - Òctona Lichenum genera vel adhuc con¬
troversa, vel sedis prorsus incertae in systemate, novis descriptionibus
iconibusque accuratissimis illustrata. 18 pp., 2 taw.
Ili - MARINONI C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi di umana
industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg., 7 taw.
IV - (Non pubblicato).
V - MARINONI C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lombardia. 28 pp.,
3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
Volume V
I - MARTORELLI G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli di rapina
in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 taw.
Volume VI
I - DE ALESSANDRI G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosignano e di
Vignale. Studi stratigrafici e paleontologici. 104 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - MARTORELLI G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle macchie nel
piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp., 63 figg., 1 tavv.
III - PAVESI P., 1901- L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp., 14 figg., I tav.
Volume VII
1 - DE ALESSANDRI G„ 1910 - Studi sui pesci triasici della Lombardia.
164 pp., 9 taw.
Volume Vili
I - REPOSSI E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi petrografici e
geologici. Parte 1. pp. 1-46, 5 figg., 3 taw.
II - REPOSSI E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera. Studi petrogra¬
fici e geologici. Parte II. pp. 47-186, 5 figg. 9 taw.
Ili - AIRAGHI C., 1917 - Sui molari d’elefante delle alluvioni lombarde,
con osservazioni sulla filogenia e scomparsa di alcuni Proboscidati.pp.
187-242, 4 figg., 3 tavv.
Volume IX
I - BEZZI M., 1918 - Studi sulla ditterofauna nivale delle Alpi italiane, pp.
1-164, 7 figg. 2 taw.
II - SERA G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione della base del cra¬
nio colle forme craniensi e colle strutture della faccia nelle razze uma¬
ne. (Saggio di una nuova dottrina craniologica con particolare riguardo
dei principali cranii fossili), pp. 165-262, 7 figg., 2 taw.
Ili - DE BEAUX O. e FESTA E., 1927 - La ricomparsa del Cinghiale
nell’Italia settentrionale-occidentale, pp. 263-320, 13 figg., 7 taw.
Volume X
I - DESIO A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Albenza (Prealpi
Bergamasche), pp. 1-156, 27 figg., 1 tav., 1 carta.
II - SCORTECCI G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli Agamidi.
pp. 157-208, 39 figg. 2 taw.
Ili - SCORTECCI G., 1941- 1 recettori degli Agamidi. pp. 209-326, 80 figg.
Volume XI
I - GUIGLIA D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Milano (Hymen.).
pp. 1-44, 4 figg., 5 taw.
II-III - GIACOMINI V. e PIGNATTI S., 1955 - Flora e Vegetazione dell’Al¬
ta Valle del Braulio. Con speciale riferimento ai pascoli di altitudine,
pp. 45-238, 31 figg., 1 carta.
Volume XII
I - VIALLI V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli superiori della
serie lacustre di Leffe (Bergamo), pp. 1-70, 4 figg. 6 tavv.
I - VENZO S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico del
Garda. Parte I: Tratto occidentale Gardone-Desenzano. pp. 71-140, 14
figg - 0 tavv., 1 carta.
Ili - VIALLI V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte Albenza (Berga¬
mo), pp. 141-188, 2 figg., 5 tavv.
Volume XIII
I - VENZO S., 1961- Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico del
Garda. Parte IL Tratto orientale Garda-Adige e anfiteatro atesino di Ri¬
voli veronese, pp. 1-64, 25 figg., 9 taw., 1 carta.
II - PINNA G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe
Turati (Erba, Como). Generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e Bro-
dieia. pp. 65-98, 2 figg., 4 tavv.
Ili - ZANZUCCHI G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore (Toarcia¬
no) di Entratico in Val Cavallina (Bergamasco orientale), pp. 99-146,
2 figg., 8 tavv.
Volume XIV
I - VENZO S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico
frontale del Garda dal Chiese all’Adige, pp. 1-82, 11 figg., 4 tavv, 1
carta.
II - PINNA G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe
Turati (Erba, Como). Famiglia Dactvlioceratidae. pp. 83-136, 4 taw.
Ili - DIENI I., MASSARI F. e MONTANARI L., 1966 - Il Paleogene dei
dintorni di Orosei (Sardegna), pp. 13-184, 5 figg., 8 taw.
Volume XV
I - CARETTO P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni Briozoi plioce¬
nici, precedentemente determinati quali Idrozoi del genere Hydractinia
Van Beneden. pp. 1-88, 27 figg. 9 tavv.
II - DIENI I. e MASSARI F., 1966 - Il Neogene e il Quaternario dei dintorni
di Orosei (Sardegna), pp. 89-142, 8 figg., 7 taw.
Ili - BARBIERI F„ IACCARINO S., BARBIERI F. & PETRUCCI F„ 1967
- Il Pliocene del Subappennino Piacentino-Parmense-Reggiano. pp.
143-188, 20 figg., 3 taw.
Volume XVI
I - CARETTO P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio del metodo
statistico e nuova classificazione dei Gasteropodi pliocenici attribuibili
al Murex brandaris Linneo, pp. 1-60, 1 fig., 7 tabb., IO taw.
II - SACCHI VIALLI G. e CANTALUPPI G., 1967-1 nuovi fossili di Goz¬
zano (Prealpi piemontesi), pp. 61-128. 30 figg., 8 tavv.
Ili - PIGORINI B„ 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare Adriatico, pp.
129-200, 13 figg., 4 tabb. 7 taw.
Volume XVII
I - PINNA G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Al¬
pe Turati (Erba, Como). Famiglie Lytoceratidae, Nannolytoceratidae,
Hammatoceratidae (excl. Phymatoceratinae) Hildoceratidae (excl.
Hildoceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 taw. n.t., 6 figg., 6 taw.
II - VENZO S. & PELOSIO G., 1968 - Nuova fauna a Ammonoidi dell’Ani-
sico superiore di Lenna in Val Brembana (Bergamo), pp. 71-142, 5
figg.. 11 taw.
Simone Maganuco, J. Sébastien Steyer, Giovanni Pasini,
Marc Boulay, Sylvia Lorrain, Alain Bénéteau & Marco Auditore
J J LIBRARY
APR 2 1 2009
HARVARD
An exquisite specimen of Edingerella madagasédNMst$SÌ ' Y
(Temnospondyli) from thè Lower Triassic of NW Madagascar;
cranial anatomy, phylogeny, and restorations
Volume XXXVI - Fascicolo II
Febbraio 2009
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
INDEX
Introduction . Pag. 5
Geographical and geologica! context . Pag. 5
Material and methods . Pag. 7
Previous studies and taxonomic remarks . Pag. 8
Systematic Palaeontology . Pag. 9
Description of thè specimen MSNM V2992 ... Pag. 10
Discussion . Pag. 20
Phylogenetic analysis . Pag. 20
Systematic review . Pag. 36
Comparative ontogeny of E. madagascariensis .. Pag. 38
Skeletal reconstruction and “in vivo”restoration
of E. madagascariensis . Pag. 40
Palaeoecology and mode of life of E. madagas¬
cariensis . Pag. 44
Summary of thè palaeoflora, palaeofauna and
palaeoenvironment of thè Ankitokazo Basin . Pag. 46
Conclusions . Pag. 52
Acknowledgements . Pag. 53
References . Pag. 54
Appendix 1 . Pag. 59
Appendix 2 . Pag. 60
Appendix 3 . Pag. 65
Appendix 4 . Pag. 67
© 2009 Società Italiana di Scienze Naturali
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Corso Venezia, 55 -20121 Milano
In copertina: Edingerella madagascariensis, 3D restorations.
(Sculpture and modelling made under thè software Z-Brush version 2 by Marc Boulay, www.hox.fr).
Registrato al Tribunale di Milano al n. 6694
Direttore responsabile : Anna Alessandrello
Responsabile di redazione: Stefania Nosotti
Grafica editoriale: Michela Mura
Stampa: Litografia Solari, Peschiera Borromeo - Febbraio 2009
ISSN 0376-2726
Simone Maganuco, J. Sébastien Steyer, Giovanni Pasini,
Marc Boulay, Sylvia Lorrain, Alain Bénéteau & Marco Auditore
An exquisite specimen of Edingerella madagascariensis
(Temnospondyli) from thè Lower Triassic of NW Madagascar;
cranial anatomy, phylogeny, and restorations
The first author dedicateci this monograph to Stefania Nosotti,
who brightened each ofhis days with her smile and her unconditional,
lovely support, during this research
Abstract - The stereospondyl temnospondyl Edingerella madagascariensis is redescribed in details on thè basis of an exquisite
specimen - thè naturai mould of a skull - from thè Lower Triassic of NW Madgascar. This redescription allows a systematic revision of
thè species and a precise comparison with thè “watsonisuchians” and other capitosaurs. A phylogeny of stereospondyls is proposed and
led to thè new combination Warrenisuchus aliciae comb. nov. Based on thè exceptional preservation state of thè material, we proposed
for thè first time various 2D and 3D reconstructions and restorations of E. madagascariensis in thè light of new palaeobiological and
palaeoenvironmental implications.
Key words: Edingerella madagascariensis, cranial anatomy, ontogeny, palaeoenvironment, reconstructions, Warrenisuchus ali¬
ciae comb. nov.
Résumé - Un spécimen exquis de Edingerella madagascariensis (Temnospondyli) du Trias inférieur du Nord-Ouest de Madagas¬
car; anatomie crànienne, phylogénie et restaurations.
Le temnospondyle stéréospondyle Edingerella madagascariensis est re-décrit en détail sur la base d’un cràne exquis du Trias
inférieur du Nord-Ouest de Madagascar. Cette redescription permet une révision systématique de l’espèce ainsi qu’une comparaison
détaillée avec les «watsonisuchiens» et autres capitosaures. Une phylogénie des stéréospondyles est ensuite proposée, elle méne entre
autre à la combinaison Warrenisuchus aliciae comb. nov. D’après l’état de conservation exceptionnelle du matériel redécrit ici, nous
proposons pour la première fois des reconstitutions 2D et 3D de E. madagascariensis à la lumière de données nouvelles en paléobio-
logie et paléoenvironnements.
Mots clefs: Edingerella madagascariensis, anatomie crànienne, ontogénie, paléoenvironement, reconstitutions, Warrenisuchus
aliciae comb. nov.
Riassunto - Un esemplare squisitamente conservato di Edingerella madagascariensis (Temnospondyli) del Triassico inferiore del
Madagascar nord-occidentale; anatomia cranica, filogenesi e ricostruzioni.
Introduzione - 1 temnospondili capitosauri ( sensu Damiani & Yates, 2003) rappresentano uno dei più grandi e diversificati gruppi
di anfibi fossili sensu lato (tetrapodi non amnioti). Diffusi nel Triassico, sono facilmente riconoscibili per la morfologia generale che
ricorda quella dei coccodrilli. 1 capitosauri del Madagascar sono noti fin dal 1961, anno in cui Lehman pubblicò una serie di esemplari
ben conservati, principalmente crani, raccolti in sedimenti del Triassico inferiore del bacino di Ankitokazo nel nord-ovest dell’isola.
11 materiale fu assegnato a due nuove specie: Benthosuchus madagascariensis e Wetlugasaurus milloti. Nel 1988 venne ridescritto
brevemente da Warren & Hutchinson (1988a), che proposero l’appartenenza ad un’unica specie del già esistente genere Parotosuchus,
creando la nuova combinazione P. madagascariensis. Successivamente Schoch & Milner (2000) proposero il nuovo genere Edin¬
gerella senza effettuare una revisione del materiale, mentre Damiani (200 la) considerò gli esemplari come incertae sedis, in attesa
di nuovi studi. Fu Steyer (2003) a fare una prima approfondita revisione degli esemplari malgasci, dimostrando definitivamente che
appartenevano ad un’unica specie. Steyer (2003), ritenendo tale specie affine al genere Watsonisuchus per alcuni caratteri diagnostici
tra i quali, ad esempio, la presenza di una fossa temporale, nominò la nuova combinazione Watsonisuchus madagascariensis.
In questo articolo presentiamo lo studio dettagliato dell’anatomia scheletrica dell’esemplare MSNM V2992, conservato presso le
collezioni di Paleontologia dei Vertebrati del Museo di Storia Naturale di Milano (MSNM); esso rappresenta, a tutt’oggi, il reperto cra¬
nico più completo e di maggiori dimensioni tra quelli di capitosauri malgasci e fornisce nuove importanti informazioni sull’osteologia
cranica. L’analisi filogenetica condotta (si veda oltre), basata sulla re-interpretazione dell’anatomia cranica, colloca la specie malgascia
all’interno di un genere distinto da Watsonisuchus, Edingerella, coniato da Schoch & Milner (2000) e considerato valido dagli autori.
Le nuove osservazioni permettono inoltre di chiarire i rapporti di Edingerella madagascariensis con le specie ad oggi riferite al genere
Watsonisuchus. Vengono inoltre presentati nuovi dati sull’ontogenesi, sulla paleoecologia e sull’ipotetico ambiente di vita. Infine, l’in¬
sieme di questi dati e il confronto con lo scarso materiale dello scheletro postcraniale riferito a questa specie con quello delle forme più
affini dal punto di vista ecologico, hanno permesso la ricostruzione tridimensionale del cranio, un’ipotetica ricostruzione scheletrica
dell’animale, e in via speculativa, il suo aspetto in vivo.
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MAGANUCO S„ STEYER J. S., PASINI G„ BOULAY M„ LORRAIN S., BENETEAU A. & AUDITORE M.
Materiali e metodi - L’esemplare MSNM V2992 si presenta come modello interno in impronta e controimpronta aH’interno di
un nodulo ovoidale non calcareo (lunghezza massima, 188,9 mm; larghezza massima, 151,9 mm). Il modello conserva tetto cranico,
regione palatale e regione occipitale (Figg. 3, 4). Dettagliati studi dell’anatomia cranica della specie e delle sue variazioni durante
l’ontogenesi sono stati effettuati confrontando tra loro diversi esemplari di Edingerella madagascariensis, che rappresentano differenti
stadi di crescita, conservati all’intemo di noduli depositati presso il Muséum national d’Histoire naturelle (MNHN), Parigi, Francia e
presso il Rhinopolis Associative Museum (RHMA), Gannat, Francia.
Contesto geologico e paleoambientale - Il nodulo proviene dalle erosioni poste sulla destra del fiume Ifasy, pochi chilometri a
NE dal villaggio di Anaborano, a SE del “bacino di Ankitokazo”, regione di Ambilobe, provincia di Diégo Suarez, Madagascar nord-
occidentale (Figg. 1, 2). Queste località hanno restituito scarsi resti vegetali e una ricca e differenziata fauna ad invertebrati (vedere, ad
esempio, Besairie, 1972; Garassino & Teruzzi, 1995; Garassino & Pasini, 2002) e a vertebrati (ad esempio, Beltan, 1996). L’insieme
dei dati su associazione faunistica e floristica, paleogeografia (Fig. 26) e tafonomia, suggeriscono un ambiente da estuarino/deltizio a
costiero con acque poco profonde, con clima sub-tropicale e sottoposto a cambiamenti stagionali e ritmici. La frequente associazione
nei noduli delle faune citate e del concostraco Eustheria ( Magniestheria ) truempyi, noto anche nella Formazione Bemburg della base
dell’Olenekiano tedesco, permette di riferire gli strati fossiliferi del bacino di Ankitokazo al Triassico inferiore, Olenekiano, (Yanbin
et al., 2002), 249,7 - 245 MA secondo la stratigrafia ICS.
Descrizione - Tetto cranico (Figg. 5-8, 17): canali sensoriali ben sviluppati, presenti anche posteriormente alle orbite; contatto
tra squamoso e tabulare che impedisce al sopratemporale di raggiungere l’incisura otica; incisura otica bordata anteriormente da una
depressione poco marcata, fossa temporale ( sensu Damiani 200 la) formata da squamoso e tabulare; coma tabulari ben sviluppate e
dirette posterolaterlamente alla base, che curvano leggermente in direzione mediale fino a terminare con una punta smussata. Palato
(Figg. 9-11, 13, 15): denti marginali appuntiti e fortemente espansi labio-lingualmente in sezione trasversale; fila di denticoli tran-
svomerini leggermente concava anteriormente; presenza di zanne dell’ectoperigoide; presenza del canale del parasfenoide, marcata
incisura che si apre posteriormente alla sutura tra pterigoide e parasfenoide e che separa gli esoccipitali dagli pterigoidi; processo
cultriforme del parasfenoide piatto, con una bassa carena al centro, evidenziata lateralmente da due canali poco profondi; presenza di
due strutture tondeggianti al centro della piastra del parasfenoide, il cui significato e eventuale valore sistematico sono ancora oggetto
d’indagine. Occipite (Figg. 14, 15): staffa dotata di forame stapediale (foramen arteriae stapedialis - sensu Bystrow & Efremov, 1940);
presenza lungo il ramo paraoccipitale del tabulare di una marcata crista tabularti externa, affiancata anteriormente da una cresta più
bassa ( crista terminalis).
Filogenesi e revisione sistematica (Figg. 18, 19) - Un’analisi filogenetica basata su 86 caratteri osteologici del cranio e della man¬
dibola è stata effettuata per testare la posizione filogenetica di Edingerella madagascariensis tra i temnospondili. L’analisi comprende
45 taxa, scelti in modo da poter testare tutte le precedenti ipotesi filogenetiche riguardanti la specie malgascia e contemporaneamente
avere rappresentati tutti i principali gruppi di temnospondili (condizione necessaria per poter valutare correttamente la polarità dei
caratteri e la loro distribuzione all’interno dei gruppi). L’analisi, condotta tramite il programma PAUP (Swofford, 2002) ha prodotto un
“consensus tree” ben risolto i cui risultati più importanti sono:
- è supportata l’esistenza di un gruppo monofiletico di stereospondili a muso corto, risultato più basale della dicotomia tremato-
sauri + capitosauri;
- è confermato il fatto che i trematosauri rappresentano un gruppo monofiletico, sister-taxon di Capitosauria, comprendente i
trematosauroidi + Benthosuchus\
- tra i capitosauri, le specie Edingerella madagascariensis e Warrenisuchus aliciae comb. nov. non appartengono al genere Watso-
nisuchus, che ora comprende W. magnus (la specie tipo), W. gunganj e W. rewanensti.
Quest’ultimo risultato ha reso necessaria una revisione sistematica dei generi Edingerella e Watsonisuchus, e l’istituzione di
un genere distinto per W. aliciae, per il quale si è proposto Warrenisuchus in onore della paleontologa Anne Warren, che per prima
ha studiato il materiale e che ha contribuito e continua a contribuire allo studio dei temnospondili con numerosi lavori (vedi biblio¬
grafia).
Tra i punti discussi nella revisione sistematica ricordiamo:
In Edingerella madagascariensis l’asse maggiore dell’orbita non attraversa l’incisura otica, ma passa lateralmente ad essa. E.
madagascariensis si distingue per la presenza di zanne ectopterigoidee anche nell’adulto, solitamente presenti solo negli stadi giovanili
nelle altre specie, e per il canale del parasfenoide, aperto in tutti gli esemplari malgasci che conservano quell’area, mentre non è visi¬
bile in norma ventrale ed è quasi chiuso nelle specie W. magnus (Watson, 1962) e W. rewanensti (Warren, 1980). In Watsonisuchus, il
postorbitale si proietta in avanti lateralmente all’orbita; inoltre, contrariamente alla definizione del genere Watsonisuchus proposta da
Damiani (200 la) e modificata da Steyer (2003), il forame stapediale è presente in almeno una delle specie riferite, W. gunganj. War-
rentiuchus aliciae (Warren & Schroeder, 1995) si differenzia dalla maggioranza dei temnospondili per l’assenza della crista tabularti
externa, per l’ipertrofia della cresta obliqua dello pterigoide, per la presenza di un foramen interpremascellare e nell'avere il forame di
Meckel bordato solo da prearticolare e angolare.
Ontogenesi (Fig. 20) - Due stadi di sviluppo, giovanile ed adulto, sono stati riconosciuti nelle serie di crescita di Edingerella
madagascariensis (Steyer, 2003: fig. 6). Per una trattazione approfondita dell’argomento si rimanda il lettore a Steyer (2003). In questo
studio sono state trattate solo le “novità” emerse dalla comparazione dell’individuo adulto MSNM V2992 con gli esemplari giovanili e
con gli stadi di crescita intermedi, novità che hanno permesso di identificare ulteriori cambiamenti morfologici occorsi durante l’onto¬
genesi e di chiarirne altri: 1) il canale del parasfenoide è più ampio negli individui adulti, fatto dovuto probabilmente all’incremento di
dimensioni e distanza tra le ossa durante la crescita; 2) a differenza da quanto osservato da Steyer (2003: 553), il foramen pineale ha la
stessa dimensione in relazione al resto del cranio sia negli esemplari giovanili sia negli adulti. Il cambiamento evidente durante l’onto¬
genesi riguarda la forma, che passa da ellittica con l’asse maggiore in direzione anteroposteriore nei giovani, a circolare nei subadulti,
sino a ellittica ma con asse maggiore in direzione mediolaterale negli adulti; 3) a differenza di quanto detto da Steyer (2003) le coma
postorbitali non divengono gradualmente più orientate posteriormente e le differenze tra i diversi esemplari sono spiegabili in termini
di variabilità intraspecifica; 4) gli esemplari che conservano anche parte dello scheletro postcraniale (l’adulto MNHN RHMA02 e il
giovane MNHN MAE3003) dimostrano che durante l’ontogenesi il cranio ha crescita allometrica negativa rispetto al postcraniale;
5) anche le variazioni nella curvatura della fila di denticoli transvomerini e nell’espansione del postorbitale verso il margine laterale
dell'orbita rientrano nella variabilità intraspecifica e non sono legate all’ontogenesi.
Paleoecologia - 11 cranio appiattito degli adulti di Edingerella madagascariensis, con le orbite leggermente sopraelevate e dirette
dorsalmente, suggerisce che questi predatori praticassero uno stile di caccia d’agguato. Edingerella poteva camminare sul fondale e
rimanervi adagiata in attesa della preda, secondo il modello delle trappole mortali bentoniche di Ochev (1966), oppure poteva nuotare
sotto il pelo dell’acqua, utilizzando la coda come principale organo propulsore (Fig. 27). Gli sviluppati canali sensoriali degli adulti
indicano che questi erano più legati ad uno stile di vita anfibio di quanto non lo fossero le forme giovanili, o, più semplicemente, che
cacciavano in ambienti diversi. Secondo gli Autori, infatti, i canali erano presumibilmente utilizzati dagli adulti per localizzare la preda
in acque torbide (funzione analoga a quella dei recettori di pressione dei crocodiliformi attuali, Figg. 24, 25) dove la sola vista poteva
non essere sufficiente; inoltre le zampe, più robuste di quelle di molti capitosauri derivati e più strettamente acquatici, consentivano
aU’occorrenza spostamenti anche sulla terraferma.
EDINGERELLA MADAGASCAR1ENS1S (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TR1ASSIC OF NW MADAGASCAR
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Ricostruzione tridimensionale (Figg. 28-32) - Un esemplare adulto di Edingerella madagascariensis è stato ricostruito tridimen¬
sionalmente tramite un innovativo sistema di scultura e modellamento digitale (software Zbrush2). Il cranio è basato sull’esemplare
MSNM V2992, mentre la mandibola è stata modellata basandosi principalmente su quella degli esemplari MNHN MAE3002 e MSNM
V6237 (Fig. 21). Alcuni elementi dello scheletro postcraniale, in particolare vertebre, cinto scapolare e alcune ossa dell’arto anteriore,
sono state ricostruite sulla base dei resti postcraniali riferiti alla specie in esame (Fig. 23). Gli elementi mancanti sono basati su quelli
di specie di capitosauri ecologicamente affini e più vicine dal punto di vista filogenetico (ad esempio, Paracyclotosaurus davidi). Per la
muscolatura ed altri dettagli dei tessuti molli sono stati presi in esame alcuni tetrapodi viventi che si ritiene presentino lo stesso grado
evolutivo di Edingerella (ad esempio, tritoni e salamandre) ed equivalenti ecologici attuali come coccodrilli e alligatori (Figg. 24, 25),
osservati dal vivo presso la Ferme aux crocodiles di Pierrelatte (Francia). La presenza di squame dorsali ovoidali e non sovrapposte
è stata dedotta dalla loro distribuzione filogenetica, mentre tracce presenti in un esemplare parigino hanno permesso di accertare la
presenza di squame tondeggianti a protezione del ventre (Fig. 22). Le texture della pelle sono infine state applicate tramite l’utilizzo
di un adeguato software.
Parole chiave: Edingerella madagascariensis , anatomia cranica, ontogenesi, paleoambiente, ricostruzioni, Warrenisuchus aliciae
comb. nov.
INTRODUCTION
Capitosaur temnospondyls (sensu Damiani & Yates,
2003) represent one of thè largest and most diverse group
of fossil amphibians ( sensu iato, i.e. non-amniote tetrap-
ods), very widespread during thè Triassic. With their gen¬
erai large body sizes, their rather aquatic-amphibious way
of life and their longirostral and flattened skulls, they are
often considered to have a crocodilian appearance.
The capitosaurs from Madagascar are known since
Lehman (1961), who erected Benthosuchus madagas¬
cariensis and Wetlugasaurus milloti on thè basis of a well-
preserved series of capitosaur specimens, mostly skulls,
collected in 1954 in thè Lower Triassic Middle Sakamena
Group at Madiromiary, northwestem Madagascar. Warren
& Hutchinson (1988a) and Steyer (2003) demonstrated
that all thè Malagasy capitosaur material pertains to a
single species, representing one of thè best documented
growth series among capitosaurs. For this species, Schoch
& Milner (2000) coined thè name Edingerella madagas¬
cariensis.
We describe here a nearly complete and very well-
preserved skull (preserved as a naturai cast) of thè capi¬
tosaur Edingerella madagascariensis from thè lowermost
Olenekian (Lower Triassic) of thè Ankitokazo Basin,
north-westem Madagascar. This specimen is thè best pre¬
served and represents thè largest skull of thè species. It
has been preliminarily used in characters coding (Stey¬
er, 2002) and revision of thè species (Steyer, 2003), but
has never been described in details before now. The de-
scription of thè specimen provides new information on
thè cranial osteology of thè species. This allows us (1) to
investigate thè phylogenetic relationships of Edingerella
madagascariensis with other stereospondyls, (2) to pro¬
pose a systematic revision of thè genus Watsonisuchus
and of thè species formerly referred to this genus (includ-
ing E. madagascariensis ), (3) to address ontogeny and
palaeoecology of thè species, and (4) to propose 2D- and
3D restorations of this presumed semi-aquatic form.
GEOGRAPHICAL AND GEOLOGICAL CONTEXT
The specimen here described comes from a siliceous
nodule sampled on surface by locai collectors in thè
1 990’s. It is reported from thè right bank of thè Ifasy River,
few kilometres NE to thè Anaborano village, Ankitokazo
Basin (Besairie, 1972) in thè Ambilobe region (Diégo
Suarez Province, Northwestem Madagascar) (Figs. 1, 2).
This locality also yielded very scarce plant remains (Bel-
tan, 1996) and a rich faunal assemblage including both
invertebrates and vertebrates (see Palaeoecology section).
A palaeoecological review and synthesis of thè Triassic
palaeoenvironments of NW Madagascar, is in progress by
some of us (GP, SM, JSS).
The geochemical composition of thè nodule, typical
of those from thè centrai area of thè Ankitokazo Basin,
is mainly siliceous-clayed and rich in ferric oxide (Be¬
sairie, 1972). These nodules often present a septaria-
like pattern (GP, pers. obs. 2006), and their composition
depends on thè locai taphonomic (mainly diagenetic)
conditions of thè outcrops (Beltan, 1996). The fossilif-
erous layers of thè Ankitokazo Basin are Early Trias¬
sic in age (Besairie, 1972; Beltan, 1996; Garassino &
Pasini, 2002), and form a SW- NE band of 120 km in
length which appears to be discontinuous at thè surface.
This band lies in a depression formed by pre-Palaeozoic
crystalline basement in thè NE, and by thè very poorly
fossiliferous (only scarce plant remains preserved as
impression) Triassic facies called “Schistes d’Iraro” in
thè SW ( = “Upper Eotrias” according to Besairie, 1972
). Although thè type locality, Madiromiary (Anaborano
district, Ankitokazo Basin), is reported to be Scythian
Al in age according to Warren & Hutchinson (1988a),
or Induan according to Schoch & Milner (2000), Yan-
bin et al. (2002) reported thè frequent occurrence in thè
Ankitokazo Basin nodules of thè conchostracan Eusthe-
ria ( Magniestheria ) truempyi, a taxon also known in
thè Bernburg Formation, lowermost Olenekian of Ger-
many. This biostratigraphic marker indicates that most
of thè fossiliferous layers of thè Ankitokazo Basin are
Olenekian in age, 249.7 - 245 Ma following thè ICS
stratigraphy (Gradstein et al., 2004).
Institutional abbreviations: MNHN, Muséum na-
tional d’Histoire naturelle, Paris, France; MSNM, Museo
di Storia Naturale di Milano, Italy; RHMA, Rhinopolis
Associative Museum, Gannat, France.
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MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
Isalo I sandstones
Iraro shales with scarce vegetai remains
Clay shales (and sandstones) with
invertebrates, fishes and amphibians
Shales with Claraia
à
Sandstones with Cyclolobus
c
Fig. 1 - Geographic map of Madagascar (A), close-up of thè NW of thè island near thè village of Anaborano (B), and simplified strati-
graphic column of thè Ankitokazo Basin (C) (after Besairie, 1972; Brenon, 1972; Beltan, 1996; modified by GP). The main localities
and landscape elements cited in thè text are shown in thè map. The asterisk in B markes thè area from where thè specimen MSNM
V2992 was collected. (Drawings: A, B, by Franco Nodo, MSNM; C by GP & SM).
Fig. 1 - Carta geografica del Madagascar (A), particolare del Nord-Ovest dell’isola nei pressi del villaggio di Anaborano (B) e colonna
stratigrafica semplificata del bacino di Ankitokazo (C) (modificate da GP a partire da Besairie, 1972; Brenon, 1972; Beltan, 1996). Le
principali località e i toponimi citati nel testo sono indicati sulla carta. L’asterisco indica la località da cui proviene l’esemplare MSNM
V2992. (Disegni: A, B, Franco Nodo, MSNM; C, GP & SM).
Fig. 1 - Carte de Madagascar (A) et zoom de la partie Nord-Ouest de File, autur le village d’Anaborano (B), et coupé stratigraphique
du basin d’ Ankitokazo, simplifiée (C) (d’après Besairie, 1972; Brenon, 1972; Beltan, 1996; modifié par GP). Les principales localités
et paysages cités dans le texte sont indiqués sur la carte. L’astérisque correspond à la localité d’où provient le spécimen MSNM V2992.
(Dessins: A, B, Franco Nodo, MSNM; C, GP & SM).
Fig. 2 - The riverbed ol thè Ifasy River, few kilometres to thè Anaborano village, seen from N to S (towards thè village). The specimen
MSNM V2992 is reported from thè right bank of thè river (thè left in thè photo). (Photo by GP).
fig. 2-11 letto del fìum Ifasy, a pochi chilometri dal villaggio di Anaborano, visto da Nord verso Sud (cioè in direzione del villaggio).
L esemplare MSNM V2992 è stato rinvenuto lungo la sponda destra del fiume (la sinistra nella foto). (Foto di GP).
Fig. 2 - Berges de la rivière Ifasy, à quelques kilomètres d’Anaborano, vue du nord vers le sud (en direction du village). Le spécimen
MSNM V2992 provient de la berge droite de la rivière (à gauche sur la photo). (Photo GP).
Thickness around 330 m
EDINGERELLA MADAGASCARIENSIS (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
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MATERIAL AND METHODS
The specimen is housed in thè Museo di Storia Natu¬
rale di Milano, Italy, under thè catalogue number MSNM
V2992. The ovoid nodule (maximum length 188.9 mm;
maximum width 1 5 1 .9 mm), split open, includes a naturai
mould of a nearly complete skull (Figs. 3, 4).
Two casts, made in thè 1 990’s with plastic resins, permit-
ted production of a complete mould, except for small areas
mainly conceming thè parasphenoid and thè neighbouring
bones (Figs. 5, 7, 8, 9 upper, 11-13, 14A, 15, 17A). A new
cast of this area was therefore recently prepared with Sili¬
con resins (Fig. 9 lower). The exceptional fidelity of these
resins allowed us to observe new anatomical details of thè
skull. First-hand comparisons of cranial features were made
with thè following specimens of Edingerella madagas-
cariensis : MNFTN MAE3000a/b, MNHN MAE3002a/b,
MNHN MAE3003a/b/c (holotype of thè species), MNHN
MAE3004, MNHN MAE3005a/b, MNHN RHMA02 (cast
of an unlabelled RUMA), MSNM V3880, and MSNM
V6237 (cast of an unlabelled RHMA specimen, Fig. 21; a
second cast is deposited at thè MNHN).
The character matrix was compiled in NDE (Page, 200 1 ),
then analysed using PAUP 4.0bl0 (Swofford, 2002). Trees
(Figs. 18, 1 9) are displayed with Tree View (Page, 1996).
Fig. 3 - Specimen MSNM V2992. The nodule, split open, includes
a naturai mould of a nearly complete skull of thè capitosaur temno-
spondyl Edingerella madagascariensis. Half nodule preserving thè
naturai mould of thè dorsal surface of thè skull roof. Scale bar equals
50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM).
Fig. 3 - Esemplare MSNM V2992: il nodulo, aperto a metà, contiene
l'impronta naturale di un cranio quasi completo del temnospondilo capi¬
tosauro Edingerella madagascariensis-, nella metà mostrata in questa
foto, si osserva l’impronta della superficie dorsale del tetto cranico. La
scala metrica equivale a 50 mm. (Foto Luciano Spezia, MSNM).
Fig. 3 - Spécimen MSNM V2992. Le nodule ouvert contient le moule
naturel d’un cràne subcomplet appartenant au temnospondyle capito-
saure Edingerella madagascariensis. Demi-nodule contenant l’em-
preinte naturelle de la surface dorsale du toit crànien. Echelle 50 mm.
(Photo Luciano Spezia, MSNM).
The 2D- and 3D restorations of Edingerella madagas¬
cariensis in vivo are based on MSNM V2992, MNHN RH-
MA02, MNHN MAE3003a/b/c, and MNHN MAE3002a/b
for thè skull; on MNHN MAE3002a/b, MNHN RHMA02,
and MSNM V6237 for thè lower jaw; and on MNHN RH-
MA02, MNHN MAE3003a/b/c, MNHN MAE3002a/b,
MNHN MAE3011, MNHN MAE3032, and one unla¬
belled MNHN specimen (Lehman 1961: pi. XI, C) for
thè postcranial skeleton. All thè mentioned specimens are
preserved as naturai moulds in non-calcareous, siliceous
nodules. The unpreserved (osteological and not) charac-
ters represented, have been inferred following thè meth-
odology proposed by Bryant & Russell (1992), i.e., on
thè basis of thè cladistic distribution of known features in
related taxa, when necessary choosing among equivocai
or different phylogenetic inferences on thè basis of form-
function correlation and ecological affinities among thè
taxa. Measurements were taken with a digitai caliper. The
specimens are illustrated with digitai photographs. Au-
thors of photographs and drawings are indicated in figure
captions. Sculpture and modelling for thè 3D restoration
were made under thè software Z-Brush version 2 by MB;
texturing and colouring were made under thè software Z-
Brush 3.1 and Photoshop CS 2 by SL.
Fig. 4 - Specimen MSNM V2992. Half nodule preserving thè naturai
mould of thè ventral surface of thè skull roof, thè palate, and thè occiput
of thè capitosaur temnospondyl Edingerella madagascariensis. Scale
bar equals 50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM).
Fig. 4 - Esemplare MSNM V2992: l’altra metà del nodulo, contenente
le impronte naturali della superficie ventrale del tetto cranico, del palato
e della regione occipitale del temnospondilo capitosauro Edingerella
madagascariensis. La scala metrica equivale a 50 mm. (Foto Luciano
Spezia, MSNM).
Fig. 4 - Spécimen MSNM V2992. Demi-nodule contenant l’empreinte
naturelle de la surface ventrale du toit crànien, le palais, et la région
occipitale du temnospondyle capitosaure Edingerella madagascarien¬
sis. Echelle 50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM).
8
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S., BENETEAU A. & AUDITORE M.
Anatomical abbreviations: aa, area aspera (of thè
pterygoid, sensu Bystrow & Efremov, 1940); adsc, an-
terior dermosensory canal; apv, anterior palatal vacuity;
arpt, anterior ramus of thè pterygoid; cf, crista falciformis;
eh, choana; co, crista obliqua of thè posterior branch (or
quadrate ramus) of thè pterygoid; cos, crista obliqua of thè
stapes; cp, cultriform process of thè parasphenoid; et, crista
terminalis; cte, crista tabularis extema; ect, ectopterygoid;
en, extemal naris; eo, exoccipital; ept, epipterygoid; f,
ffontal; fas, foramen arteriae stapedialis; fm, foramen
magnum; idsc, infraorbital dermosensory canal; if, incisura
fenestralis ( sensu Bystrow & Efremov, 1940); iptv, interp-
terygoid vacuity; j, jugal; jdsc, jugal dermosensory canal;
1, lacrimai; lapt, lamina ascendens of thè pterygoid; m,
maxilla; n, nasal; o, orbit; oc, occipital condyle; on, otic
notch; ?onp, possible optic nerve passage; p, parietal; pai,
palatine; pf, prefrontal; pfa, processus fenestralis anterioris
{sensu Bystrow & Efremov, 1940); pifo, pineal foramen;
pm, premaxi Ila; po, postorbitai; pof, postffontal; pp, post-
parietal; ppte, parapterygoid crest of thè parasphenoid; pqf,
paraquadrate foramen; prpt, posterior (or quadrate) ramus
of thè pterygoid; psg, parasphenoid groove; psp, parasphe¬
noid; pt, pterygoid; ptf, posttemporal fenestra; q, quad¬
rate; qj, quadrato) ugal; s, stapes; se, sphenethmoidal crest;
sdsc, supraorbital dermosensory canal; sq, squamosal; st,
supratemporal; stf, subtemporal fenestra; t, tabular; tdsc,
temporal dermosensory canal; tf, temporal fossa; v, vomer;
IX-X, glossopharyngeal and vagus foramen.
PREVIOUS STUDIES AND TAXONOMIC REMARKS
Both taxonomic assignment and defìnition of thè
Malagasy capitosaur material were discussed and ques-
tioned by several authors since Lehman (1961), who, as
mentioned above, erected thè new species Benthosuchus
madagascarìensis and Wetlugasaurus milloti', we refer thè
reader to Steyer (2003) and Damiani (200 la) for a de-
tailed treatment of these arguments. Here we present only
a brief summary of thè previous studies followed by our
taxonomic conclusions.
Lehman (1961: 33-43) based thè distinction between
B. madagascarìensis and W. milloti on characters that
proved not to be of taxonomic signifìcance (see Steyer,
2003), but rather linked to thè maturity (i.e., to ontoge-
netic changes) of thè specimens (Warren & Hutchinson,
1988a, b; Schoch & Milner, 2000).
Warren & Hutchinson ( 1 988b) redescribed thè holotype
of B. madagascarìensis as a ‘capitosaurid’, not included in
thè genus Benthosuchus or related forms (Bentosuchidae
sensu Warren & Hutchinson, 1988a), and transferred all
Lehman’s capitosaur specimens to Parotosuchus, under
thè combination Parotosuchus madagascarìensis , pend-
ing a detailed and full revision of thè material.
Maryanska & Shishkin (1996) referred both Lehman’s
specimens and Deltacephalus whitei (Swinton, 1956;
Shishkin et al., 1 996; Hewison, 1996) to thè family Delta-
cephalidae, within thè ‘Capitosauroidea’, and tentatively
considered all of Lehman’s material to be referable to
Deltacephalus.
Both Schoch & Milner (2000) and Damiani (200 la)
pointed out that Lehman’s material cannot be referred to
Deltacephalus because in this taxon thè frontal does not
participate in thè orbitai margin. However, thè phyloge-
netic analysis of Damiani (200 la), where thè character
coding was based on thè holotype, placed B. madagas-
cariensis among lydekkerinids, as thè sister taxon of Del¬
tacephalus whitei. Despite this, and with a proper degree
ot caution, Damiani did not refer B. madagascarìensis to
thè Lydekkerinidae because (1) unlike members of that
taxon it clearly includes thè frontal in thè orbitai margin,
(2) at least one specimen seems to have a temporal fossa,
a feature that Damiani considered diagnostic of thè genus
Watsonisuchus (re-evaluated by Damiani in thè sanie pa-
per, in which he emended thè genus and diagnosis of thè
type species, i.e., W. magnus), (3) thè type of B. mada-
gascariensis represents a juvenile or immature individuai
(Warren & Hutchinson, 1988b; Maryanska & Shishkin,
1996), which could partially affect thè phylogenetic re-
sults and emphasize thè resemblance of B. madagas¬
carìensis to lydekkerinids. Therefore, Damiani (200 la)
provisionally restricted thè name Benthosuchus madagas¬
carìensis to thè holotype specimen only, and considered
thè rest of thè material as incertae sedis. Additional data
inconsistent with thè inclusion of this Malagasy species in
thè Lydekkerinidae are provided in this study (see below),
thanks to thè reinterpretation of some anatomical features
and taking into consideration all thè available material for
character coding of B. madagascarìensis.
In their systematic review of stereospondyl temno-
spondyls, Schoch & Milner (2000) erected thè new ge¬
nus Edingerella for thè species E. madagascarìensis, and
included all thè Malagasy capitosaur specimens. They
considered this taxon as a stem-capitosauroid closely re¬
lated to thè Wetlugasauridae, but clearly possessing some
unique features of thè Capitosauroidea. At that time, they
did not take into consideration thè possible relationships
of thè stem capitosauroids (e.g., Edingerella ; Rewanobat-
rachus) with Watsonisuchus magnus, that they considered
to be an indeterminate capitosauroid based on inadequate
(i.e., non-diagnostic) material. On thè other hand, Damiani
(200 la) did not comment on thè systematic review pro-
posed by Schoch & Milner (2000), presumably because
thè two papers were in preparation at thè same time.
Subsequently, Steyer (2003) questioned thè assign¬
ment of B. madagascarìensis to Parotosuchus, and dem-
onstrated that it belonged to thè genus Watsonisuchus as
redefined by Damiani (200 la). In his redescription of
thè holotypes, Steyer (2003) united Benthosuchus mada-
gascariensis Lehman, 1961 and Wetlugasaurus milloti
Lehman, 1961 in thè new combination Watsonisuchus
madagascarìensis , thè two previous taxa thus represent-
ing juvenile and adult stages, respectively, of thè species
and being, by page priority, Wetlugasaurus milloti thè
junior synonym of thè species Benthosuchus madagas¬
carìensis, which belongs to thè genus Watsonisuchus.
Pending a more reliable diagnosis (i.e. a diagonosis based
on autapomorphies) of Edingerella than that proposed by
Schoch & Milner (2000), Steyer (2003) considered Ed¬
ingerella Schoch & Milner, 2000 to be a junior synonym
of Watsonisuchus. However, in agreement with both re¬
interpretation of some cranial features and phylogeny pre-
sented in this study (see below), thè genus Edingerella is
now regarded as a valid name for this Malagasy species.
EDINGERELLA A*/fD.4G/iSC4/y£XS/S(TEMNOSPONDYLl) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
9
SYSTEMATIC PALAEONTOLOGY
Temnospondyli Zittel 1 887-1890 {sensu Milner, 1990)
Stereospondyli Zittel 1887-1890 (emend. Fraas, 1889)
Capitosauria Yates & Warren, 2000 {sensu Damiani
& Yates, 2003)
Edingerella madagascariensis (Lehman, 1961) Schoch
& Milner, 2000
Benthosuchus madagascariensis Lehman, 1961: 19-33,
fìgs. 4, 8-10, 12-14, pls. 4-10, 1 1 D, 15B,C, 16C
Wetlugasaurus sp. Lehman, 1961: 33-42, fìgs. 18-21,
pls. 19C, D
Wetlugasaurus milloti Lehman, 1961: pls. 12-14, 16D
(specific name given only in some piate captions)
Benthosuchus madagascariensis Lehman, 1963: 169
Parotosuchus milloti Welles and Cosgriff, 1965: 62
Wetlugasaurus sp. Lehman, 1966: 138
Benthosuchus{l) madagascariensis Lehman, 1966: 138
Wetlugasaurus lehmani Ochev, 1966: 125
Wetlugasaurus ? lehmani Ochev, 1966: 158
Wetlugasaurus mi/otti Ochev, 1966: 125
Wetlugasaurus? miloti Ochev, 1966: 158
“ Benthosuchus ” madagascariensis Shishkin
& Lozovskiy, 1979: 203
Wetlugasaurus ? milloti Sennikov, 1981: 143
Parotosuchus madagascariensis Warren & Hutchinson,
1988a: 23-29, fìgs. 1-3
Parotosuchus madagascariensis Warren & Hutchinson,
1988b: 873-874
Parotosuchus madagascarensis Hewison, 1996: 318
Deltacephalus sp. Maryanska & Shishkin, 1996: 72-73,
80-81
Selenocara milloti Bjerring, 1997: 3
Parotosuchus madagascariensis Damiani & Warren,
1997: 285, as immature
Stereospondyli incertae sedis Damiani, 1998: 101-102,
200 la
Watsonisuchus madagascariensis Steyer, 2003: 544-555,
fìgs. 1-6
Holotype - MNHN MAE3003a/b/c. The mould of
an early juvenile skull and a part of its postcranial
skeleton in a small, complete ironstone nodule, re-
cently redescribed by Steyer, 2003.
Referred material - A growth series of skulls,
ranging from thè juvenile to thè adult: thè juveniles
MNHN MAE3005a/b {Benthosuchus madagascarien¬
sis of Lehman, 1961), MSNM V3880, and MSNM
V6237 (cast); thè early adults MNHN MAE3000a/b
{Wetlugasaurus milloti of Lehman, 1961), MNHN
MAE3004 {Benthosuchus madagascariensis of Le¬
hman, 1961), and MNHN RHMA02 (cast); and thè
adult MNHN MAE3002a/b (holotype of Wetlugasau¬
rus milloti of Lehman, 1961), and MSNM V2992; plus
two skull fragments, MNHN MAE3007 and MNHN
MAE3008. Postcranial material referable to Edingerel¬
la madagascariensis include MNHN MAE3032 (ante-
rior half of an adult axial skeleton, including most of
thè pectoral girdle and part of thè forelimb), MNHN
MAE301 1 (partially preserved interclavicle and clav-
icle with traces of thè ventral scutes), and possibly
uncatalogued MNHN specimens (mostly vertebrae,
published by Lehman, 1961, pi. XI).
Specimen described here - MSNM V2992 (Figs.
3-17; basic measurements in Tab. 1 on page 20).
Locality - All thè specimens are from thè neigh-
bourhood of Anaborano, Ankitokazo basin, Diégo
Suarez Province, northwestern Madagascar. The stud-
ied specimen MSNM V2992 comes from NE to thè
village of Anaborano Ifasy. All thè other specimens
come from thè type locality Madiromiary, except for
MNHN MAE3002ab, from Mahatsara, and for MSNM
V3880, from S to Bobasatrana.
Horizon - Middle Sakamena Group, Lower Trias-
sic, Olenekian (Yanbin et al., 2002).
Diagnosis (after Steyer, 2003, modified) - Capi-
tosaur temnospondyl with skull wide relative to
thè midiine length; very elongate optic foramen in
sphenethmoid; comparatively small occipital condyles
very dose to each other, situated level with quadrate
condyles, and clearly demarcated from thè body of
thè exoccipital; elongate area aspera (ventral granular
surface) on pterygoid; arcuated transvomerine tooth
row; palatine/ectopterygoid suture nearly transverse;
low and rounded oblique ridge on thè quadrate ramus
of thè pterygoid; vomerine piate broader than long;
short posterior margin of posterior piate of parasphe-
noid; triangular keel on thè cultriform process that
continues thè parasphenoid piate and is bordered by
two shallow grooves; presence of thè parasphenoid
groove; ectopterygoid tusks in all growth stages; pres¬
ence of thè stapedial foramen; crista obliqua {sensu
Bystrow & Efremov, 1940) on thè stapes; anterior
projection of thè jugal extends ahead of thè anterior
margin of thè orbit, but it is shorter than 3/10 of thè
preorbitai length of thè skull; non-posterodorsally ori-
ented prescapular process of clavicle; and rhomboid
interclavicle.
Remarks - According to Steyer (2003), thè absence
of a parasphenoid groove is an autapomorphy of Ed¬
ingerella madagascariensis, but this groove is visible
on all thè specimens that preserve thè area (MNHN
MAE3002; MHNH 3005; MSNM V2992; and MNHN
RHMA02).
In Edingerella madagascariensis, thè supratempo-
ral enters thè otic notch margin only in juveniles. This
is not thè case in Warrenisuchus aliciae (Warren &
Hutchinson, 1 98 8b) where thè supratemporal does not
enter thè otic notch in thè juveniles.
In Edingerella madagascariensis, thè direction of
thè prolongation of thè longer axis of thè orbit var-
ies among thè specimens in a manner not related to
ontogeny. In most of thè specimens it passes laterally
to thè centre of thè otic notch, and often laterally to
thè whole otic notch (longer axis of thè orbit reaching
thè centrai part of thè otic notch is a diagnostic fea-
ture of thè genus Watsonisuchus in Damiani, 200 la,
but see Systematic review below). Although thè snout
of Watsonisuchus rewanensis is not completely pre¬
served, thè prenarial portion of thè snout seems short¬
er than in E. madagascariensis .
10
MAGANUCO S., STEYER J. S„ PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
DESCRIPTION OF THE SPECIMEN MSNM V2992
Ornamentation and lateral line System - The oma-
mentation of thè extemal surface of thè skull typically
consists of anastomosed pits (at thè level of thè ossifica-
tion centres) which tum into elongated grooves radiating
toward thè periphery of thè bones (Fig. 5). The omamen-
tation covers almost all thè extemal surface of thè skull,
with thè exception of an apparently smooth, unomamented
beh, no more than 6 mm in height, with a texture consist-
ing only of faint longitudinal wrinkles, running just above
thè whole dentigerous margin of thè maxilla, and taper-
ing anteriorly towards thè premaxillary/maxillary suture
(Fig. 17A). The dentary (when preserved) of thè other
specimens of Edingere/la madagascariensis also bears a
similar, almost unomamented beh on its extemal surface,
which is composed of faint longitudinal wrinkles only
(e.g., specimen MSNM V6237, Fig. 21). Similar smoothy
“labial” belts are also visible on thè dentaries and max-
illae of other capitosaur and trematosaur temnospondyls
(see Palaeoecological data and restoration).
The well-developed lateral line System is represented
by sub-continuous, relatively narrow, and deeply incised
canals for thè anterior, infraorbital, supraorbital, jugal, and
temporal canals (Figs. 6, 17B-C). An orai canal is present
in thè specimens of Edingerella madagascariensis pre-
serving thè mandible (Fig. 21): it runs just ventrally to thè
unomamented area of thè dentary. A mandibular canal is
also present, firstly observed by Steyer (2002). The occip-
ital canal is absent. This absence is typical for capitosaurs,
whereas thè presence of this canal is typical for most of
thè trematosaurs (Damiani & Yates, 2003), Benthosuchus
included. A single anterior canal runs across thè anterior
margin of thè snout, just posterior to thè tip of thè premax-
illae, and terminates at thè level of thè premaxillary tooth
row. Each supraorbital canal starts from thè anterior canal,
passes mediai to thè extemal nares and runs posteriorly
along thè nasal, entering thè lacrimai bone, and continu-
ing above thè prefrontal up to reach thè frontal just mediai
to thè anterior margin of thè orbit. Each infraorbital canal
starts at thè level of thè maxillary tooth row, just posterior
to thè premaxillary/maxillary suture, forming a Z-shaped
flexure on thè lacrimai, which is typical of thè capitosaurs
(Shishkin et al., 2000), and running posteriorly above thè
jugal, dose to its suture with thè maxilla, up to thè level of
thè centre of thè orbit. At this level, thè infraorbital canal
appears to bifurcate into a mediai temporal ramus (Cross¬
ing thè postorbitai and terminating above thè supratem-
poral) and a jugal lateral ramus (in continuity with thè
infraorbital canal and prosecuting posteriorly on thè jugal
for some distance). Then, thè left jugal ramus runs onto
thè quadratojugal, dose to its suture with thè squamosal,
then passes onto thè squamosal, and reaches thè posterior
margin of thè skull. The right jugal ramus terminates on
thè quadratojugal, where it is linked by a faint impres-
sion to a deep, short canal starting from thè squamosal
and reaching thè posterior margin of thè skull. In addition,
a faint impression, parallel to thè ventral margin of thè
quadratojugal, is present on both sides.
Skull roof (Figs. 5-8, 17) - The specimen MSNM
V2992 has a relatively elongate skull (midiine length >
maximum width), with nearly straight lateral margins con-
verging towards thè rounded tip of thè snout (Figs. 5, 6)
and marked by a slight concavity at thè level of thè poste¬
rior margin of thè naris. Most of thè skull elongation is in
thè snout, leading to a preorbitai region twice as long as
than thè postorbitai one. The preorbitai region of MSNM
V2992 is, however, on thè lower side of thè elongation
range for thè adults of E. madagascariensis (49% - 59%
of total skull length), some specimens (e.g., MNHN
MAE3002) having thè same degree of elongation present
in Warrenisuchus a/iciae and Watsonisuchus rewanensis
(58-59% of total skull length). The snout does not possess
a prenarial growth zone. The anterodorsal dentary foramen
(or interpremaxillary foramen) present, for example, in
Warrenisuchus aliciae, is absent in MSNM V2992, as in
thè other specimens of Edingerella madagascariensis.
The premaxilla/maxilla suture is more clearly visible on
thè left half of thè snout. It is straight, and touches perpen-
dicularly thè mid-lateral margin of thè extemal naris. The
premaxilla/nasal suture is straight for almost all its entire
length, becoming posterolaterally directed just anterior to
thè naris. Therefore, thè mediai process of thè premax-
illa appears subrectangular. The extemal nares are large
(with a longer axis of about 10% of thè skull mid-length),
dorsally placed, and ovoid. Their long axes run parallel
to thè outline of thè skull roof, and are roughly twice as
long as thè short axes. The septomaxilla is not exposed on
thè outer margin of thè naris, as is thè case in other speci¬
mens of Edingerella madagascariensis and in capitosaurs
(Shishkin et al., 2000). The nasal contacts thè maxilla pos¬
terior to thè extemal naris. The lacrimai contacts neither
Fig. 5 - Cast of MSNM V2992 in dorsal view. Scale bar equals 50 mm.
(Photo Luciano Spezia, MSNM).
Fig. 5 - Calco dell’esemplare MSNM V2992 in norma dorsale. La scala
metrica equivale a 50 mm. (Foto Luciano Spezia, MSNM).
Fig. 5 - Moulage du spécimen MSNM V2992 en vue dorsale. Echelle
50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM).
ED1NGERELLA MA DA CASCA RIENS1S (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TR1ASSIC OF NW MADAGASCAR
11
thè orbit nor thè naris, as is thè case in other capitosaurs
(Shishkin et al., 2000; Damiani, 200 la). The orbits, facing
dorsally, are entirely located in thè posterior half of thè
skull, also as in other capitosaurs (Shishkin et al., 2000;
Damiani, 200 la). The orbits are ovoid and relatively large
(long axis about 1 8% of thè mid-length of thè skull); their
long axis is not parallel to thè midiine of thè skull (Stey-
er, 2003), and passes lateral to thè otic notch. The orbits
are elevated above thè piane of thè snout, and above thè
frontals. The highest point of thè skull roof, however, is
Fig. 6 - Interpretative drawing of MSNM V2992 in dorsal view. See anatomical abbreviations on page 8. (Drawing MA after Steyer,
2001).
Fig. 6 - Disegno interpretativo dell’esemplare MSNM V2992 in norma dorsale. Si veda lista delle abbreviazioni a pagina 8. (Disegno
MA a partire da Steyer, 2001).
Fig. 6 - Dessin interprétatif du spécimen MSNM V2992 en vue dorsale. Voir page 8 pour les abréviations. (Dessin MA d’après Steyer,
2001).
12
MAGANUCO S., STEYER J. S„ PASINI G„ BOULAY M., LORRAIN S., BENETEAU A. & AUDITORE M.
Fig. 7 - Cast ofMSNM V2992 in dorsolateroccipital view. See anatomi¬
ca! abbreviations on page 8. (Photo SM).
Fig. 7 - Calco dell’esemplare MSNM V2992 in norma dorso-latero-
occipitale. Si veda lista delle abbreviazioni a pagina 8. (Foto SM).
Fig. 7 - Moulage du spécimen MSNM V2992 en vue dorso-latéro-occi-
pitale. Voir page 8 pour les abréviations. (Photo SM).
located on thè postfrontal, just posterior to thè orbit (Fig.
8). The prefrontal is large (about 33 % of thè skull mid-
length), pointed anteriorly and elevated just anterior to
thè orbit. The frontal participates in thè orbit-margin, as is
thè case in many other capitosaurs (Shishkin et al., 2000;
Damiani, 200 la). It is longer than thè nasal but, as in capi¬
tosaurs (including Watsonisuchus, see Damiani, 200 la),
it does not extend posterior to thè posterior margin of thè
orbit. The postorbitai is well developed (about 19% of
thè skull mid-length) and moderately hooked, its anterior
portion bordering about half of both posterior and lateral
margins of thè orbit. The jugal borders thè orbit, and its
anterior portion extends far anterior to thè anterior margin
of thè orbits, a feature observed also in other capitosaurs
(Shishkin et al., 2000; Damiani, 200 la). The squamosal
contacts thè tabular, preventing thè supratemporal from
entering thè otic notch dorsally. This pattern is not ob¬
served in thè juveniles MNHN MAE3003 and MAE3005,
in which thè supratemporal enters thè otic notch, whereas
it is observed in thè early adults MNHN MAE3000 and
MAE3004, and it is similar to thè condition reported by
Shishkin et al. (2000) for capitosaurs. The studied speci¬
men shows deep and open otic notches, anteriorly bor-
dered by a shallow depression (Fig. 7). This depression
(thè “temporal fossa” sensu Damiani, 200 la), located on
thè squamosal and thè tabular, is more pronounced lateral-
ly, i.e., on thè squamosal portion. Damiani (200 1 a) consid-
ered this “fossa” as an unambiguous autapomorphy of thè
genus Watsonisuchus. Warren ( 1 980) reported that several
authors (e.g., Welles & Cosgriff, 1965: 8) excluded thè
supratemporal from thè otic notch or included it, depend-
ing on their entire or partial drawings of thè “temporal
tossa”. This is thè case of Watsonisuchus magnus and of
thè specimen MNHN RHMA02, where thè supratempo¬
ral enters thè otic notch if thè whole “fossa” is not drawn
(Watson, 1962: fig. 10, Damiani, 2001a: fig. 28; SM &
JSS, pers. obs. 2006). It is not clear whether thè supratem¬
poral is excluded from thè otic notch in thè adult MNHN
MAE3002 (different from thè interpretative drawing in
Steyer, 2003: fig. 2). However, in MSNM V2992, thè su¬
pratemporal is excluded from thè otic notch by thè contact
Fig. 8 - Cast ofMSNM V2992 in anterior view. (Photo Michele Zilioli,
MSNM).
Fig. 8 - Calco dell’esemplare MSNM V2992 in norma anteriore. (Foto
Michele Zilioli, MSNM).
Fig. 8 - Moulage du spécimen MSNM V2992 en vue antérieure. (Photo
Michele Zilioli, MSNM).
between thè squamosal and thè tabular, with or without
taking into consideration thè “temporal fossa”. The su¬
pratemporal does not enter thè otic notch dorsally in War-
renisuchus aliciae (Warren & Hutchinson, 1988b) either.
The tabular is long (about 22% of thè skull mid-length),
forming a pointed tabular hom with blunt posteriormost
extremity. It is slightly curved toward thè midiine of thè
skull, and its longer axis is closer to thè mediai sagittal
piane than that of Warrenisuchus and Watsonisuchus (W.
gunganj excepted). The pineal foramen opens posterior
to thè anterior third of thè interparietal suture. It is small
(nearly 3% of thè skull mid-length) and elliptical, with
thè major axis perpendicular to thè mediai sagittal piane.
The pineal foramen is more circular in thè early adults
MNHN MAE3000 and MNHN MAE3004, and presents
thè opposite condition (major axis parallel to thè mediai
sagittal piane) in thè juveniles MSNM V3880 and MNHN
MAE3003 (Fig. 20B). The postparietal is relatively long
(about 23% of thè skull table mid-length) but generally
wider than longer. Its posterior part is even wider than
its anterior one. As is thè case in thè specimen MNHN
MAE3000 and in Watsonisuchus rewanensis (Warren,
1980), thè posterior margin of this bone has a small pos-
teriorly directed peak, thus not unique of thè latter (con-
tra Warren, 1980). Despite thè presence of these small
peaks, thè generai outline of thè posterior margin of thè
skull roof is semicircular. Supernumeraries bones such as
supralacrimal, interpremaxilla, interfrontal, and centropa-
rietal are absent, whereas a centroparietal and, possibly,
other supernumeraries bones are present in thè early adult
specimen MNHN MAE3004 (Steyer, 2003).
Palate and neurocranium (Figs. 9-13) - The palate is
well preserved, almost entirely complete, and moderately
vaulted, with thè lateral sides slightly below thè level of
thè mid portions. A small, transverse lamina (lamina pa¬
latina sensu Bystrow & Efremov, 1940) of thè premaxil-
lae lies dorsal and posterior to thè premaxillary tooth row,
forming thè anteriormost portion of thè bony palate. Each
half of thè posterior margin of thè lamina palatina bears,
medially, a small process with rounded apex (processus
fenestralis anterior, sensu Bystrow & Efremov, 1940),
and, laterally, a moderately incised incisura fenestralis
(sensu Bystrow & Efremov, 1940) (Fig. 11). The posterior
margin of thè lamina palatina corresponds to thè wavy,
anterior margin of thè anterior palatal vacuity. This vacu-
ity (or sinus praemaxillaris) consists of a single and rela-
EDINGERELLA MADAGASCARIENSIS (TEMNOS?ONDSU) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
13
tively large opening, as is commonly thè case in many
capitosaurs (Shishkin et al., 2000; Damiani, 200 la). The
shape of this opening varies within thè specimens of Ed-
ingerella madagascariensis (Fig. 20A): it is heart-shaped
in thè specimens MNHN MAE3002 (Steyer, 2003: fig.
2C; Warren & Hutchinson, 1988a), MNHN MAE3000,
and MNHN RHMA02; in MSNM V2992 and MSNM
V6237 its anterior margin is only moderately wavy, and
its posterior margin is relatively straight instead of being
pointed; specimen MNHN MAE3005 shows an interme¬
diate condition, with wavy anterior margin but not pointed
posterior one. The anterior palatal vacuity is located at thè
level of thè premaxillary/maxillary suture (well visible on
thè left side of thè skull only), almost entirely posterior to
thè premaxilla/vomerine suture (i.e., most of thè opening
seems to open into thè vomer), as is thè case in capito¬
saurs (Damiani, 200 la). The vomerine piate is broader
than long, like in Warrenìsuchus aliciae and opposite to
thè condition present in Watsonisuchus rewanensis. The
piate is in contact with thè maxilla and bifurcates posteri-
orly into two rami, a short posterolateral ramus that con-
tacts thè palatine (thè orientation of thè suture between
thè vomer and thè palatine, as preserved, is oblique), and
a longer posteromedial ramus that runs lateral to thè cul-
triform process, and terminates dose to thè level of thè
anterior margin of thè orbits. The choanae are elongate
and do not overlap thè extemal nares in ventral view,
which are located anteriorly. The palatine is relatively ro-
bust and elongate. Its posterior process does not extend
posteriorly to thè level of thè largest ectopterygoid teeth,
and its suture with thè ectopterygoid is nearly perpendicu-
lar to thè skull margin, as in Warrenìsuchus aliciae. The
interpterygoid vacuities are well-developed (about 50%
of thè mid-length of skull) and bordered by thè parasphe-
noid, vomers, palatines, and pterygoids, but not by thè
ectopterygoids. As in other capitosaurs (Shishkin et al.,
2000), thè participation of thè palatine to thè margin of thè
interpterygoid vacuity prevents thè palatine ramus of thè
pterygoid to contact thè vomer. The ventral opening of thè
orbit is located at thè level of thè posterior half of thè in¬
terpterygoid vacuity, as in thè adult specimens of Ed-
ingerella madagascariensis described by Steyer (2003)
and in Watsonisuchus (Warren, 1980). A single, long, and
laterally concave crista muscularis is present on thè ven¬
tral surface of thè pterygoid, running without interruption
on both palatine and quadrate rami of thè bone. The pala¬
tine ramus of thè pterygoid tapers far anteriorly to thè
level of thè anterior margin of thè ectopterygoid. The an-
terolateral margin of this ramus forms a short suture (about
7% of thè length of thè palatine ramus) with thè mediai
margin of thè palatine. The posterior half of thè palatine
ramus gently curves medially where it forms thè corpus of
thè pterygoid, then this corpus curves laterally, forming
thè quadrate ramus. This is shorter than thè palatine ramus
and robust, and is sutured with thè main body of thè quad¬
rate. Both rami of thè pterygoid delimited medially thè
subtemporal fenestra, which is also bordered posteriorly
by thè quadrate, laterally by thè quadratojugal and thè
maxilla, and anteriorly by thè ectopterygoid. The ventral
surface of thè corpus of thè pterygoid is granular and
forms an area aspera ( sensu Bystrow & Efremov, 1940:
fig. 7C). The pterygoid contacts thè parasphenoid through
a firm, long suture (as in other stereospondyls) that termi¬
nates posteriorly at thè level of thè parasphenoid groove.
This groove, separating thè exoccipitals from thè ptery¬
goids, clearly appears as a notch in ventral view. Relative
to thè size of thè adult skull corresponding to thè speci¬
men MSNM V2992, thè parasphenoid groove is broader
than that of thè other specimens of E. madagascariensis :
it is relatively small in juveniles and increases during on-
togeny (see Comparative ontogeny of E. madagascarien¬
sis). The suture between thè parasphenoid and thè exoc¬
cipitals is not visible in palatal view, because thè paras¬
phenoid piate overlaps thè base of thè exoccipitals. The
cultriform process mainly lies in a piane slightly dorsal to
thè parasphenoid piate, except for its low, mediai, and
longitudinal keel that prolongs thè piate. In MSNM
V2992, this keel forms an isosceles triangle, with its tip
tapering anteriorly, terminating at thè level of thè poste¬
rior ends of thè vomer, and measuring about 70% of thè
cultriform process length. The same proportions are ob-
servable in MNHN MAE3003, MNHN MAE3005, and
MNHN MAE3002, but not in MNHN RHMA02, in which
thè keel is longer, measuring 87% of cultriform process
length. In MSNM V2992, each side of thè keel is bor¬
dered by a shallow longitudinal groove. A similar keel,
fiat and relatively broad, was reported also in Warrenisu-
chus aliciae, and thè grooves are even more incised in
Watsonisuchus magnus (Steyer, 2003). A doublé keel is
Fig. 9 - Casts of MSNM V2992 in palatal view: whole skull (upper) and
parasphenoid area (lower). Scale bar equals 50 mm. (Photo Luciano
Spezia, MSNM).
Fig. 9 - Calchi dell’esemplare MSNM V2992 in norma palatale: cranio
intero (sopra) e area del parasfenoide (sotto). La scala metrica equivale
a 50 mm. (Foto Luciano Spezia, MSNM).
Fig. 9 - Moulages du spécimen MSNM V2992 en vue palatale: cràne
entier (au-dessus) et plaque parasphénoi'dienne (au-dessous). Echelle
50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM).
14
MAGANUCO S., STHYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S., BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
pfa
Fig. 10 - Interpretative drawing of MSNM V2992 in palatal view. See anatomical abbreviations on page 8. (Drawing MA after Steyer,
2001).
Fig. 10 - Disegno interpretativo dell’esemplare MSNM V2992 in norma palatale. Si veda lista delle abbreviazioni a pagina 8. (Disegno
MA, a partire da Steyer, 200 1 ).
Fig. 10 - Dessin interprétatif du spécimen MSNM V2992 en vue palatale. Voir page 8 pour les abréviations. (Dessin MAd’après Steyer,
2001).
ED1NGERELLA .MD/iGVISC4fl/£V5/.S(TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
15
Fig. 1 1 - Cast ofMSNM V2992 in palatal view: close-up of thè anterior
region. See anatomical abbreviations on page 8. (Photo SM).
Fig. 11 - Calco dell’esemplare MSNM V2992 in norma palatale: par¬
ticolare della regione anteriore. Si veda lista delle abbreviazioni a
pagina 8. (Foto SM).
Fig. 1 1 - Moulage du spécimen MSNM V2992 en vue palatale: détail de
la partie antérieure. Voir page 8 pour les abréviations. (Photo SM).
also reported on thè cultriform process of Watsonisuchus
rewanensis (Warren, 1980). The ventral surface of thè
keel is granular in MSNM V2992. The narrowest width of
thè cultriform process represents nearly 1 0% of its total
length, as is thè case in other specimens of Edingerel/a
madagascariensis. The margins of thè cultriform process
are nearly parallel for more than half of its length. Anteri-
orly, they seem to converge to forni a triangle because of
thè overlapping of thè vomer. The anteriormost tip of thè
cultriform process reaches thè level of thè mid point of thè
choanae. The same pattern usually occurs in capitosaurs,
but not, for example, in thè basai trematosaur Benthosu-
chus sushkini (Damiani, 200 la), in which thè cultriform
process, in that area, is fully underplated by thè posterior
extention of thè vomer. The anterior portion of thè cultri¬
form process, anteriorly to thè keel, forms, together with
thè posterior extension of thè vomer, a moderately trans-
versely concave surface. In anteroventral view, remains of
thè sphenethmoid are present on thè dorsal surface of thè
cultriform process: they bear a sphenethmoidal crest. In
anterior view, thè left epipterygoid is visible (Fig. 12), al-
though thè area is not enough preserved to unveil ana¬
tomical details and presence/position of thè various fo-
ramina (e.g., foramina for thè trigeminal and optic nerves,
and vascular foramina), with thè possible exception of an
apparent foramen mediai to thè apical process of thè epi¬
pterygoid that might represent thè passage for thè optic
nerve or an artefact of preservation. Lateral to thè epip¬
terygoid, thè lamina ascendens of thè pterygoid is also
visible (Fig. 12): its textured surface bears faint ridges ra-
diating from thè centre of its basai portion. Dorsally, this
sheet-like lamina, which is a dorsal prolongation of thè
posterior (quadrate) ramus of thè pterygoid, contacts thè
squamosal (see also occipital view). The parasphenoid
piate is wider than long. Its ventral surface is as granular
as thè ventral surface of thè keel, but only toward thè base
of thè cultriform process, forming an area aspera cultri-
Fig. 12 - Cast ofMSNM V2992 in anterior view: close-up of thè left
portion of thè neurocranium. See anatomical abbreviations on page 8.
(Photo SM).
Fig. 12 - Calco dell’esemplare MSNM V2992 in norma anteriore: parti¬
colare della porzione sinistra del neurocranio. Si veda lista delle abbre¬
viazioni a pagina 8. (Foto SM).
Fig. 12 - Moulage du spécimen MSNM V2992 en vue antérieure: détail
de la partie gauche du neurocràne. Voir page 8 pour les abréviations.
(Photo SM).
formis rather than a reai area aspera basalis. Yet these par¬
asphenoid granularities are less numerous and lower than
those on thè pterygoids. Due to a transverse fracture in thè
nodule, thè area which would bear thè cristae muscularis
for thè attachment of thè m. rectus capiti (Watson, 1962)
is not preserved in MSNM V2992. The position of thè
fracture, however, implies that those cristae, if present,
would have been rather straight, as in thè adult of War-
renisuchus a/iciae (Warren & Schroeder, 1995), but noth-
ing can be said about their confluence in thè midiine. Two
cristae muscularis are present in MNFIN MAE3002 and
MNFIN MAE3003: they fail to meet in thè midiine, al-
though they are a little bit more developed in thè former
specimen. The condition in which thè cristae muscularis
meet in thè midiine of thè parasphenoid piate and form a
true transverse ridge appears to be restricted to derived
capitosaurs only, with a certain degree of variation in thè
exact shape of thè transverse ridge, probably at thè ge-
neric level, and maybe during ontogeny (Damiani, pers.
comm., 2005). Ontogenetic changes in curvature and ex¬
tension of thè cristae muscularis have been clearly report¬
ed for Warrenisuchus a/iciae (Warren & Schroeder, 1995),
in which younger individuate show cristae which either
fail to meet, or meet at an obtuse angle, while those of thè
adult specimen meet to form a single, almost straight
ridge. The cristae muscularis form a single ridge ateo in
thè adults of thè other watsonisuchians, meeting at an ob¬
tuse angle in Watsonisuchus rewanensis (Warren, 1980)
and Watsonisuchus magnus (Damiani, 200 la; JSS, pers.
obs. 2006), and at an acute, V-shaped angle in Watsonisu¬
chus gunganj (Warren, 1980). Warren & Hutchinson
(1988b) reported that these cristae muscularis appear as
two rami, confluent or not, forming a V-shaped ridge in
some capitosaurs, or as a pair of semicircular depressions
16
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M., LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
(pockets) enhanced by a bony flange (thè cristae) in some
rhinesuchoids, or again as a straight transverse line in
some other stereospondyls. As for MSNM V2992, two
small and rounded domes, surrounded by wrinkles, ap-
pear in thè centrai area of thè parasphenoid piate (Fig. 1 3).
These interesting anatomical structures were not observed
before, although other not previously described structures
in thè neighbouring of thè crista muscularis were recently
reported in other capitosaurs, as for example, thè short,
inconspicuous ridge on thè posterior rim of thè crista
muscularis along thè midiine of thè parasphenoid piate in
some individuals of Xenotosuchus (Damiani, 2008). The
possible function of thè domes in MSNM V2992 could be
related with muscular attachments, maybe additional area
for thè attachment of thè m. rectus capiti. Contrary to thè
condition present in several capitosaurs (see ch43, Appen-
dix 4), thè quadratojugal of MSNM V2992 does not con¬
tributo to thè upper jaw condyle, thè latter being entirely
formed by thè quadrate. The quadrate is relatively wide
and spool-shaped. A relatively large foramen IX-X (for
thè glossopharyngeal and thè vagai nerves) is clearly vis-
ible on each exoccipital in both palatal and occipital
views.
Fig. 13 - Cast of MSNM V2992 in palatal view: close-up of thè par¬
asphenoid piate, showing thè two rounded domes (indicated by thè
arrows). (Photo SM).
Fig. 13 - Calco dell’esemplare MSNM V2992 in nonna palatale: par¬
ticolare della piastra del parasfenoide, con i due duomi circolari che vi
affiorano (indicati dalle frecce). (Foto SM).
Fig. 13 - Moulage du spécimen MSNM V2992 en vue palatale: détail
de la plaque parasphénoì'dienne montrant deux petits dómes arrondis
(indiqués par les flèches). (Photo SM).
Occiput (Figs. 7, 14, 15) - The occiput is almost fiat
dorsally (only gently curved, not really vaulted), and
slightly arched ventrally. The dermal bones of thè skull
roof are moderately thick, but thè thickness is less than
hall of that of Parotosuchus orenburgensis , measured
above thè foramen magnum. The parasphenoid groove
is visible and bears no foramina on its inner wall. As
mentioned above, thè posterior margin of thè parasphe¬
noid groove corresponds to thè suture between thè exoc¬
cipital and thè parasphenoid, whereas thè anterior one
corresponds to thè suture between thè parasphenoid and
thè pterygoid. The posterior margin of thè parasphenoid
groove (i.e., thè parasphenoid/exoccipital suture) runs
dorsally along thè processus subtympanicus of thè ex¬
occipital, and reaches thè dorsal level of thè exoccipi¬
tal condyles, as is thè case in Watsonisuchus gunganj
(Warren, 1980). The suture between thè tabular and thè
exoccipital is located at mid-height of thè paroccipital
process (processus paroticus sensu Bystrow & Efremov,
1940, fìg. 12A) formed by thè two bones. The anterior
margin of thè parasphenoid groove runs dorsally along
thè parapterygoid crest of thè parasphenoid (Fig. 15), as
is thè case in Watsonisuchus gunganj (Warren, 1980).
This crest is dorsally covered by thè proximal head of
thè stapes. In thè depressed area dorsal to thè stapes,
thè bony surface is not well preserved, so that it is dif-
ficult to see thè exact relations between thè squamosal,
thè tabular, thè pterygoid and thè exoccipital. On thè
left side of thè occiput, however, thè suture between thè
short, descending portion of thè left squamosal and thè
tali lamina ascendens of thè pterygoid can be seen. The
contact between thè squamosal and thè pterygoid dose
thè occipital surface anterior to thè inferred columellar
cavity. A crest-like, oblique ridge (crista obliqua) is well
preserved on thè right extemal side of pterygoid (Fig.
7), dividing thè ventral part of thè quadrate ramus of thè
pterygoid from thè lamina ascendens. This crest is lower
than thè hypertrophied one of both adult and juvenile
Warrenisuchus aliciae (Warren & Hutchinson, 1988b;
Warren & Schroeder, 1995) and, as a consequence, fails
to cover thè contact between thè lamina ascendens of
thè pterygoid and thè squamosal in occipital view. The
opisthotic is not exposed in thè occiput, as is thè case in
other capitosaurs (Shishkin et al., 2000). The paraquad¬
rate foramen (foramen for thè chorda tympani) is well
exposed on thè left quadratojugal, and partly preserved
on thè right one. The occipital condyles are small (large
less than 25 % of thè occipital width), rounded, dose to
each other (distance between their centres is less than
10% of thè occipital width), and entirely formed by thè
exoccipitals, with thè convex articular surface separated
from thè main body of thè exoccipital by a collar-shaped
relief. Specimen MSNM V2992 does not differ from thè
other specimens ofEdingerella madagascariensis in hav-
ing thè occipital condyles situated at thè same level (or
slightly above) than that of thè quadrate condyles. On thè
contrary, thè occipital condyles are situated above this
level in Warrenisuchus (Warren & Hutchinson, 1988b),
and are even more dorsal in Watsonisuchus (Warren,
1980; JSS, pers. obs. 2006 on thè type of Watsonisuchus
magnus ). The foramen magnum is small (relative to thè
occiput size), and even smaller compared with that of thè
early adult and juveniles specimens (see thè Compara¬
tive ontogeny of E. madagascariensis section). The dor-
somedial branch of thè exoccipital (processus lamellosus
sensu Bystrow & Efremov, 1940) is modestly developed,
and gives to thè foramen magnum thè shape of a cork
of sparkling wine bottle (i.e., roughly T-shaped). On thè
right squamosal, thè crista falciformis ( sensu Bystrow &
Efremov, 1940) is preserved, showing its contribution
to thè dorsal convexity of thè bone. The posttemporal
fenestra (or fenestra subtabularis sensu Bystrow & Efre¬
mov, 1940) is deep, wide, and even more (dorsoventral-
ly) compressed than in thè juvenile MNHN MAE3003
and in thè early adult MNHN RHMA02. This fenestra is
bordered by thè tabular dorsally and lateroventrally, and
by thè exoccipital in its ventromedial corner, with only
a small participation of thè postparietal medially. Ven¬
trally and lateroventrally to thè posttemporal fenestrae,
EDINGERELLA MADAGASCAR1ENSIS (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
17
Fig. 14 - Cast (A) and interpretative drawing (B) of MSNM V2992 in occipital view. See anatomical abbreviations on page 8. Scale
bar equals 50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM; drawing MA).
Fig. 14 - Calco (A) e disegno interpretativo (B) dell’esemplare MSNM V2992 in norma occipitale. Si veda lista delle abbreviazioni a
pagina 8. La scala metrica equivale 50 mm. (Foto Luciano Spezia, MSNM; disegno MA).
Fig. 14 - Moulage (A) et dessin interprétatif (B) du spécimen MSNM V2992 en vue occipitale. Voir page 8 pour les abréviations.
Echelle 50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM; dessin MA).
thè crista tabularis externa is well developed along thè
paroccipital ramus of thè tabular (Fig. 15). Just anterior
to this crista, a second lower crista is visible: thè crista
terminalis. The cristae terminalis and tabularis externa
are also visible on both juveniles MNHN MAE3005 and
MNHN MAE3003 (yet, on thè latter specimen, thè crista
terminalis is misplaced in thè figure 1B of Steyer, 2003).
Unfortunately, thè crista tabularis interna is not acces-
sible in MSNM V2992. As for thè stapes, and according
to observations made directly on thè nodule, a counter-
part of this entire bone is visible (which is not thè case
on thè resine specimen, as only thè base of each stapes
was casted): thè stapes is sub-circular in cross section,
elongate and robust, as is thè case in thè juvenile MNHN
MAE3003 and in thè early adult MNHN RHMA02. It
seems to be in anatomical connection within thè foramen
ovale, therefore masking more details at its base (e.g.,
it is impossible to see whether thè base is bifurcated or
not). However, a poorly preserved structure that recalls
thè shape of thè basai portion of thè crista obliqua (sensi/
Bystrow & Efremov, 1940) is visible on thè anterodor-
sal side of thè left stapes. Such a crista is also present
in thè well preserved stapes of Watsonisuchus gunganj
(Warren, 1980: 32), in which it spans thè entire length
of thè stapedial shaft. On thè ventral side of both stapes
(but particularly on thè left one), a foramen is present but
does not perforate thè bone completely: thè foramen ar-
teriae stapedialis sensi/ Bystrow & Efremov, 1940 or thè
stapedial foramen sensi/ Damiani, 200 la. This foramen
is also visible in MNHN RHMA02, MNHN MAE3005
(in which thè right stapes, disconnected from thè fo¬
ramen ovale, slightly rotated), in Watsonisuchus gunganj
(Damiani 200 la: fig. 8f), and also, for example, in Paro-
tosuchus haughtoni (Damiani, 2002). The stapes tends to
be only loosely connected to thè skull in temnospondyls
(Damiani, pers. comm. 2005), so there is always thè po-
tential for thè stapes to be displaced such that thè stape¬
dial foramen shows a different orientation.
18
MAGANUCO S„ STHYER J. S„ PASINI G„ BOULAY M„ LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
Fig. 15 - Cast of MSNM V2992 in palatoccipital view: close-up of
thè area around thè left parasphenoid groove. See anatomical abbre-
viations on page 8. (Photo Massimo Demma).
Fig. 15 - Calco dell’esemplare MSNM V2992 in norma palato¬
occipitale: particolare dell’area intorno al canale del parasfenoide
sinistro. Si veda lista delle abbreviazioni a pagina 8. (Foto Massimo
Demma).
Fig. 15 - Moulage du spécimen MSNM V2992 en vue palato-occipi¬
tale: détail de la région autour du sillon parasphéno'idien gauche. Voir
page 8 pour les abréviations. (Photo Massimo Demma).
Fig. 16 - The naturai mould of a marginai tooth of thè specimen MSNM
V2992, hearing fine, vertical wrinkles. (Photo SM).
Fig. 16 - Impronta di un dente marginale dell’esemplare MSNM V2992,
in cui si notano le fini striature verticali. (Foto SM).
Fig. 16 - Moulage d’une dent marginale du spécimen MSNM V2992,
montrant cinq striations verticales. (Photo SM).
Dentition (Figs. 8, 10, 11, 16, 17) - Numerous mar¬
ginai teeth are preserved, especially those on thè premax-
illae and thè anterior part of thè maxillae. They bear fine,
vertical wrinkles (Fig. 16). The teeth that are nearly com¬
plete appear finely pointed, and measure up to 4.5 mm in
height. The cross section at thè base is subrectangular, be-
cause of strong compression: thè major axis of each tooth
is up to four times longer than thè minor one, and always
perpendicular to thè labial margin (i.e. not necessarily
strongly antero-posteriorly compressed, contra Damiani,
200 la: 455). Marginai teeth strongly compressed in cross
section are a distinctive trait of adulthood (Boy, 1990;
Steyer, 2003). The marginai teeth are dose to each other
on thè premaxilla, but they become more and more spaced
backward, on thè maxilla, where thè space between two
adjacent teeth is often as large as one tooth. However, this
pattern of distribution of thè marginai teeth along thè jaw
is not typical of thè species, varying among thè specimens
we observed without a precise scheme (e.g., in thè speci¬
mens MNHN MAE3002, MSNM V6237, and MNHN
RHMA02 thè marginai teeth are more spaced in thè pre-
maxillae). An anteriorly concave transvomerine denticle
row is present in MSNM V2992, as for example in Wetlu-
gasaurus angustifrons, Watsonisuchus gunganj , and War-
renìsuchus aìiciae. A straight row of vomerine denticles
runs mediai to each choana, whereas a pair of vomerine
tusks is located anterior to this opening. A pair of tusks
is present also on thè palatine, followed posteriorly by a
row of teeth. The palatine teeth are between eight (left
side) and eleven (right side), i.e. more than eight, as is thè
case in other capitosaurs (Yates & Warren, 2000). The ec-
topterygoid teeth are nearly thè same size as thè palatine
and posterior marginai teeth, whereas thè ectopterygoid
tusks are smaller than thè vomerine and palatine ones. Ec¬
topterygoid tusks are also preserved in specimens MNHN
RHMA02, MSNM V6237 and MNHN MAE3002, and
in juveniles of Warrenisuchus aliciae (Warren & Hutch-
inson, 1988b), but are not really evident in specimen
MNHN MAE3005 and are not distinguishable from other
ectopterygoid teeth (i.e., absent) in Watsonisuchus rewan-
ensis, Watsonisuchus gunganj (Warren, 1980), adults of
Warrenisuchus aliciae (Warren & Schroeder, 1995), and
most of thè other capitosaurs (Shishkin et al., 2000; Dam¬
iani, 200 la). Neither denticles/teeth nor tusks are present
on both pterygoid and parasphenoid, but their surface is
partly granular (see above).
EDINGERELLA A£CD/4G4SC/4/y£VS/S(TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
19
Fig. 17 - Cast ofMSNM V2992 in right lateral view (A), and interpretative drawings in right (B) and left (C) lateral views. See ana-
tomical abbreviations on page 8. Scale bar equals 50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM; drawings MA).
Fig. 1 7 - Calco dell’esemplare MSNM V2992 in norma laterale destra (A) e disegni interpretativi in norma laterale destra (B) e sinistra
(C). Si veda lista delle abbreviazioni a pagina 8. La scala metrica equivale a 50 mm. (Foto Luciano Spezia, MSNM; disegno MA).
Fig. 17 - Moulage du spécimen MSNM V2992 en vue latérale droite (A), et dessins interprétatifs en vues latérales droite (B) et gauche
(C). Voir page 8 pour les abréviations. Echelle 50 mm. (Photo Luciano Spezia, MSNM; dessins MA).
20
MAGANUCO S., STEYER J. S„ PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
Tab. 1 - Basic cranial measurements in mm of thè specimen MSNM V2992 (* indicates estimated values).
Tab. 1 - Misure craniche essenziali, espresse in mm, dell’esemplare MSNM V2992 (* indica valori stimati).
Tab. 1 - Mesures crànienne en mm du spécimen MSNM V2992 (* correspond aux valeurs estimées).
DISCUSSION
Phylogenetic analysis
A phylogenetic analysis of Edingerella madagas-
cariensis among stereospondylomorphs was performed
in two steps :
A. The assignment of MSNM V2992, MNHN
MAE3003 (holotype of “Benthosuchus” madagascarien¬
sis ), and MNHN MAE3002 (holotype of “Wetlugasaurus
miììoti ”) to thè same species E. madagascariensis was
preliminarly tested, by coding these three specimens sep-
arately and by testing their monophyly: as they form an
unresolved trichotomy without affecting thè global tree
topology, they therefore well belong to thè same species,
Edingerella madagascariensis as defined in this paper.
Moreover, as these specimens do not show significant
variations in this preliminary analysis, they were there¬
fore coded as a single OTU in thè second analysis below.
B. Forty-fìve terminal taxa have been selected (see
Appendix 1). They are considered at thè species level,
except for Angusaurus (thè species of which being de-
scribed in Russian) and Eocyclotosaurus : for these taxa,
we indeed preferred to use thè characters of thè genus
rather than those of thè species, as exemplified by Dami-
ani (200 1 a) or Damiani & Yates (2003). For almost all thè
species, thè type species has been used (except when thè
referred species is better known, as is thè case of Paro-
tosuchus orenburgensis, Stanocephalosaurus pronus, and
Eryosuchus garjainovi). Some terminal taxa correspond
to thè sister taxa of Edingerella madagascariensis of
previous analyses (e.g., Watsonisuchus in Steyer, 2003;
lydekkerinids in Damiani, 200 la). This allows us to test
these previous assignments of thè species E. madagas¬
cariensis. Non-capitosaurian stereospondyls representing
thè other main lineages of stereospondyls have also been
included (see Appendix 1), because a restrictive taxon
sampling may lead to misinterpretate thè phylogenetic
significance of a character (e. g., a symplesiomorphic or
homoplasic, or partly synapomorphic and partly homo-
plasic character could erroneously tum out to be a unique
synapomorphy using a restrictive taxon sampling!), and
affects thè final tree topology. Characters were compiled
from thè literature, personal observations, and previous
phylogenetic analyses. Sources, eventual modifications,
and notes are presented in character description (Ap¬
pendix 2). We agree with Damiani (200 la) that there are
many reasons to reject certain characters used by previous
authors (Appendix 3): characters not discusseci but only
listed, rendering diffìcult thè interpretation; characters re-
sulted inapplicable after our own examination of thè taxa
concemed; characters based on misinterpreted anatomi-
cal features; characters diffìcult to assess or to quantify
because of their high variability; characters obliterated
by other anatomical features; or characters resulted as
uninformative for thè present analysis. Following Dami-
ani (200 la), ratio characters were also used since we also
agree with Rae (1998) that omission of numerical char¬
acters results in a considerable loss of information. Ratio
characters have been expressed qualitatively after hav-
ing put their values onto histograms to fit thè character
States with thè value distribution. All thè characters have
thè same weight. Multistate characters were considered
as unordered, unless they correspond in all likelihood to a
transformation series (see Appendix 2). A lacking state of
a multistate character (due to thè specimen preservation)
is coded as uncertain (e.g., ‘0/1 ’). The character state po-
larity is based on thè outgroup criterion. After rooting thè
tree, character state descriptions were re-written in order
to refer thè state ‘0’ to thè plesiomorphic state in thè vast
EDINGERELLA MADAGASCARIENS1S (JEMNOSVONVYU) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
21
Quasicyclotosaurus campi
Yuanansuchus laticeps
Eryosuchus garjainovi
Mastodonsaurus giganteus
Eocyciotosaurus
Odenwaldia heidelbergensis
Paracyclotosaurus davidi
Wellesaurus peabodyi
Che minia denwai
Xenotosuchus africanus
Stenotosaurus stantonensis
Cyclotosaurus robustus
Tatrasuchus wildi
Stanocephalosaurus pronus
Parotosuchus orenburgensis
Wetlugasaurus angustifrons
Watsonisuchus magnus
Watsonisuchus rewanensis
Watsonisuchus gunganj
Edingerella madagascariensis
Warrenisuchus aliciae
Sclerothorax hypselonotus
Trematolestes hagdorni
Wantzosaurus elongatus
Trematosaurus brauni
Angusaurus
Thoosuchus yakovlevi
Benthosuchus sushkini
Deltacephalus whitei
Chomatobatrachus halei
Lydekkerina huxleyi
Almasaurus habbazi
Koskinonodon perfectus
Metoposaurus diagnosticus krasiejowensis
Compsocerops cosgriffi
Gerrothorax pustuloglomeratus
Laidleria gracilis
Xenobrachyops allos
Keratobrachyops australis
Arcadia myriadens
Deltasaurus kimberleyensis
Lapillopsis nana
Rhineceps nyasaensis
Uranocentrodon senekalensis
Konzhukovia vetusta
Fig. 18 - Strict consensus tree of fìve most parsimonious trees (MPTs) generateci by PAUP 4.0.bl0 (SwofFord, 2002) based on thè data
matrix in Appendix 4.
Fig. 18 - Albero “strict consensus” dei cinque alberi più parsimoniosi (MPTs) generati da PAUP 4.0.bl0 (SwofFord, 2002) sulla base
della matrice dei dati riportata in Appendice 4.
Fig. 18 - Arbre de consensus strict de cinq arbres les plus parcimonieux (MPTs) obtenus par PAUP 4.0.bl0 (SwofFord, 2002) d’après
la matrice de données en Appendice 4.
MAGANUCO S., STEYER J. S„ PASINI G., BOULAY M., LORRAIN S., BÉNETEAU A. & AUDITORE M.
80%
40%
Quasicyclotosaurus campi
Yuanansuchus laticeps
Eryosuchus garjainovi
Mastodonsaurus giganteus
Eocyclotosaurus
Odenwaldia heidelbergensis
Paracyclotosaurus davidi
Wellesaurus peabodyi
Cherninia denwai
Xenotosuchus africanus
Stenotosaurus stantonensis
Cyclotosaurus robustus
Tatrasuchus wildi
Stanocephalosaurus pronus
Parotosuchus orenburgensis
Wetlugasaurus angustifrons
Watsonisuchus magnus
Watsonisuchus rewanensis
Watsonisuchus gunganj
Edingerella madagascariensis
Warrenisuchus aliciae
Sclerothorax hypselonotus
Trematolestes hagdorni
Wantzosaurus elongatus
Trematosaurus brauni
Angusaurus
Thoosuchus yakovlevi
Benthosuchus sushkini
Deltacephalus whitei
Chomatobatrachus halei
Lydekkerina huxleyi
Almasaurus habbazi
Koskinonodon perfectus
Metoposaurus diagnosticus krasiejowensis
Compsocerops cosgriffi
Gerrothorax pustuloglomeratus
Laidleria gracilis
Xenobrachyops allos
Keratobrachyops australis
Arcadia myriadens
Deltasaurus kimberleyensis
Lapillopsis nana
Rhineceps nyasaensis
Uranocentrodon senekalensis
Konzhukovia vetusta
Fig. 19 - Majority-rule consensus tree of five most parsimonious trees (MPTs) generateci by PAUP 4.0.bl0 (Swofford, 2002) based on
thè data matrix in Appendix 4. The topology of this consensus tree is identical to that of thè MPT number 2. Percentages at nodes are
indicated only for groups appearing on less than 100% of thè MPTs. Numbers indicate nodes discussed in text.
Fig. 19 - Albero di consenso “majority-rule” dei cinque alberi più parsimoniosi (MPTs) generati da PAUP 4.0. blO (Swofford, 2002) sulla
base della matrice dei dati riportata in Appendice 4. La topologia di questo albero di consenso è identica a quella del MPT numero 2. Le
percentuali ai nodi sono indicate solo per quei gruppi che non appaiono nel 100% dei MPTs. I numeri indicano i nodi discussi nel testo.
Fig. 19 - Arbre de consensus par « Majority-rule » de cinq arbres les plus parcimonieux (MPTs) obtenus par PAUP 4.0.bl0 (Swofford, 2002) et
d'après la matrice de données de l’Appendice 4. La topologie de cet arbre est identique à celle de l’arbre nommé « MPT-2 ». Les pourcentages aux
nceuds sont seulement donnés pour les taxons apparaissant sur moins de 100% des MPTs. Les numéros indiquent les noeuds discutés dans le texte.
EDINGERELLA MADAGASCAR/ESS/S (TF.MNOSPONDYL1) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
23
majority of thè taxa. Three outgroups were used to root
thè tree (Nixon & Carpenter, 1993; Bryant, 1997) under
thè outroot option of PAUP: they are thè archegosaurid
Konzhukovia vetusta (Gubin, 1991, 1997) and thè rhine-
suchids Uranocentrodon senekaìensis and Rhineceps
nyasaensis (Watson, 1962). These taxa are indeed and
often considered as outgroups in stereospondyl analyses
(e.g., Milner, 1990; Yates & Warren, 2000). After several
research cycles following carefully thè three steps meth-
odology proposed by Jenner (2004), a data matrix of 86
cranial and mandibular characters (Appendix 4) in 45 ter¬
minal taxa (Appendix 1), compiled in NDE (Page, 2001),
was analyzed using thè heuristic search of thè most parsi-
monious tree (MPT) of PAUP 4.0bl0 (Swofford, 2002).
The analysis generated 5 MPTs (L=474 steps,
0=0.2468, RI=0.6153, and RC=0.1519).
As reported by Damiani (200 la), a low CI value in-
dicates that thè stereospondyl evolutionary history de-
picts by a phylogeny is characterized by a high amount of
homoplasy (convergence, parallelism, reversai). A low CI
value is also a direct consequence of taking into account
a large number of not strictly related taxa, that increases
thè possibility to unveil homoplasy but helps to interpret
correctly thè relevant phylogenetic significance of a partly
synapomorphic characters.
The strict consensus of thè 5 MPTs is illustrated in Fig.
18. The 5 MPTs are topologically very similar, so that thè
strict consensus tree shows two unresolved politomies
only; one at thè level of thè clade directly related to Ste-
notosaurus stantonensis, and thè other one at thè level of
thè taxa (or taxon) directly related to thè clade composed
by Wetlugasaurus angustifrons and Watsonisuchus re-
xvanensis and all their descendants. The discussion below
is based on MPT number 2 (Fig. 19), whose topology is
congruent with that of thè majority-rule consensus tree.
The ‘tree description’ option of PAUP was used to ob-
tain thè reconstructed States for internai nodes, thè character
change list, and thè apomorphy list that are given below.
Character transformation was optimized under both
accelerated transformation (ACCTRAN) and delayed
transformation (DELTRAN) options of PAUP. Character
state changes that shift from one node to another under
different optimisation regimes are listed as ‘ambiguous
apomorphies’ while those that are tied to one node despite
differing thè optimisation are listed as ‘unambiguous apo-
morphies’, according to thè terminology of Holtz (1994)
and Chiappe et al., (1996), followed by Yates & Warren
(2000). According to those authors, thè terms ‘ambigu¬
ous’ and ‘unambiguous’ are not meant to imply thè pres-
ence or absence of homoplasy in thè distribution of that
character state. This means that an unambiguous synapo-
morphy may be reversed deeper into thè clade or appear
convergently in another clade. Ambiguity may be caused
by missing data or incongruence in thè data.
As this section is primarily concemed with thè phy¬
logenetic affmities of thè capitosaur Edingerella mada-
gascariensis, we adopted formai names and definitions
for thè clades within thè Stereospondylomorpha already
provided by Yates & Warren (2000), Damiani (200 la),
and Damiani & Yates (2003). To avoid proliferation of
taxon names, formai names and definitions are therefore
not provided for groups not defined in those papers such
as thè short-faced stereospondyls, thè content and thè in-
terrelationships of which have yet to be elucidated and
corroborated by further studies. The clade notation used
below, “taxon X + taxon Y”, refers to thè least inclusive
clade in thè MPT2/majority-rule consensus tree (Fig. 19)
comprising thè two given taxa, and does not imply that
these taxa share a direct sister-taxon relationship. Node
numbers are indicated in Fig. 19.
Node 1
Included taxa: Konzhukovia vetusta + Mastodonsaurus
giganteus
Remarks: The archegosaur Konzhukovia vetusta is
thè most basai outgroup, as in Yates & Warren (2000)
or Damiani & Yates (2003) who consider this taxon as a
stem-stereospondyl stereospondylomorph.
Konzhukovia vetusta
Unambiguous autapomorphies: none.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 2 (0 — >■ 1), skull great-
est width / midiine length, in adults < 0.8; 3 (0 — >■ 1), skull outline
in dorsal view narrow, wedge-shaped; 6 (0 — > 1), anterior margin of
thè tip of thè snout nearly straight; 20 (0 — * 1), postorbitai in adults
unexpanded; 52 (0 — > 2), anterior palatal vacuity doublé; 55 (0 — > 1),
vomerine piate anterior to thè interpterygoid vacuities broad (width /
length 0.9< <1.5); 59 (0 — * 1), absence of ectopterygoid tusks in adults;
69 (0 — » 1), width of thè cultriform process (measured at thè level of
thè anterior third of thè interpterygoid vacuities) narrower than or as
wide as thè width of thè dentigerous surface of thè maxilla; 70 (0 — > 2),
parasphenoid piate longer than 65% of thè posterior skull table.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 2 (0 — > 1), skull great-
est width / midiine length, in adults < 0.8; 3 (0 — ► 1 ) skull outline in dor¬
sal view narrow, wedge-shaped; 6 (0 — » 1), anterior margin of thè tip of
thè snout nearly straight; 20 (0 — > 1), postorbitai in adults unexpanded;
52 (0 — > 2), anterior palatal vacuity doublé; 55 (0 — ► 1), vomerine piate
anterior to thè interpterygoid vacuities broad (width / length 0.9< <1 .5);
59 (0 — ► 1), absence of ectopterygoid tusks in adults; 69 (0 — ► 1), width
of thè cultriform process (measured at thè level of thè anterior third of
thè interpterygoid vacuities) narrower than or as wide as thè width of
thè dentigerous surface of thè maxilla; 70 (0 — > 2), parasphenoid piate
longer than 65% of thè posterior skull table.
Node 2
Stereospondyli
Included taxa: Uranocentrodon senekaìensis + Masto¬
donsaurus giganteus
Unambiguous synapomorphies: none.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 34 (0 — ► 1), length of
thè posterior skull table respect to its width between 66% and 50%.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 34 (0 — ► 1 ), length of
thè posterior skull table respect to its width between 66% and 50%; 53
(0 — * 1), vomerine process separating thè posteriormost portion of thè
anterior palatal vacuities nearly as wide as both posteriormost portions
of thè anterior palatal vacuities, or even more.
Remarks: this node is obviously not well supported in
our analysis, most of thè reconstructed States for this node
corresponding to thè plesiomorphic States. The rhinesuch-
ids Uranocentrodon senekaìensis and Rhineceps nyasaen¬
sis, however, form a monophyletic group (node 3, Fig. 19)
and are basai stereospondyls (i.e., neither capitosaurian
nor trematosaurian stereospondyls). This position of thè
rhinesuchids is rather consistent with Yates & Warren
(2000), Damiani (200 la), Damiani & Yates (2003), and
Pawley & Warren (2005).
24
MAGANUCO S.. STHYER J. S., PASrNI G., BOULAY M., LORRAIN S., BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
Node 3
Rhinesuchidae
Included taxa: Uranocentrodon senekalensis + Rhineceps
nyasaensis
Unambiguous synapomorphies: 39 (0 — ► 1 ), presence of thè crista falci-
formis on thè squamosal; 51(1 — > 0), vomerine parachoanal tooth row
present for most of thè length of thè choana.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 48 (1 — > 0), presence
of a field of denticles on vomer.
Uranocentrodon senekalensis
Unambiguous autapomorphies: none.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Rhineceps nyasaensis
Unambiguous autapomorphies: 7 (0 — ► 1), interpremaxillary - inter-
maxillary foramen present; 10 (0 — > 1), anterior projection of thè jugal
surpasses thè anterior margin of thè orbit, and it is longer than 3/10 of
thè preorbitai length of thè skull (measured from thè tip of thè pm to
thè anterior margin of thè orbit); 82 (0 — ► 1), hamate process of thè
prearticular developed.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 48 ( 1 — »- 0), presence of
a field of denticles on vomer.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 4
Included taxa: Lapillopsis nana + Mastodonsaurus gi-
ganteus
Unambiguous synapomorphies: 1 (0 — » 1), omamentation of thè dorsal
skull roof consisting of uniformly small pits enclosed by a network of
ridges; 5 (0 — > 1), length of snout (i.e. preorbitai portion of thè skull) in
adults equal or less than 50% of total skull length; 19 (0 — > 1), parietal
length in adults similar to frontal (90- 1 1 0%); 30 (0 — >• 1 ), supratemporal
in adults excluded from margin of thè otic notch; 33 (0 — *• 1), postero-
lateral skull comers in dorsal/palatal view located at level or anterior to
distai end of tabulars; 37 (0 — ► 1), occipital condyles situated at level of
or just anterior to thè quadrate condyles; 58 (0 — > 1), palatine contrib-
utes to thè margin of interpterygoid vacuity (ectopteryogid excluded);
62 (0 — ► 1), pterygoid not extended anteriorly for most of thè palatine
length.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 52 (0 — > 1), anterior
palatal vacuity single; 69 (0 — > 2), width of thè cultriform process
(measured at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid vacui-
ties) larger than two times thè width of thè dentigerous surface of thè
maxilla.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 36 (0 — * 1), occipital
condyle doublé, with no basioccipital contribution; 51 (1 — » 2), vomer¬
ine parachoanal tooth row absent; 52 (0 — ► 1 ), anterior palatal vacuity
single; 69 (0 — *• 2), width of thè cultriform process (measured at thè
level of thè anterior third of thè interpterygoid vacuities) larger than
two times thè width of thè dentigerous surface of thè maxilla.
Remarks: thè lapillopsid Lapillopsis nana is a basai
stereospondyl in our analysis. In Yates (1999) and Yates
& Warren (2000), Lapillopsis nana (with other lapillop-
sids) is regarded as more basai than thè rhinesuchids.
Lapillopsis nana
Unambiguous autapomorphies: 8 (0 — ► 1), extemal nares shape elon-
gate (width < 55% length); 11 (0 — ► 1), orbits facing dorsolaterally or
laterally; 1 7 (0 — ► 1 ), frontal reaching thè orbit; 26 (0 — ► 2), supraorbital
sensory canal reduced or absent; 32 (0 — ► 1 ), presence of postparietal
lappets on thè mid of thè posterior margin of thè postparietal; 40 (0
— > 1), contact between squamosal and ascending ramus of thè ptery¬
goid (in adults) absent, creating a palatoquadrate fissure; 49 (0 — ► 1),
absence of a transvomerine tooth row; 56 (0 — > 1), palatine, vomerine
tusks only slightly larger or equal (respect to thè maxillary teeth, where
thè palatal row is absent); 58 ( 1 — »• 2), palatine and ectopterygoid con-
tribute to thè margin of interpterygoid vacuity; 60 (0 — » 1), palatal tooth
row absent; 74 (0 — > 1), denticle field on pterygoid and parasphenoid
absent; 86 (0 — » 1), chorda tympanic foramen present, located in thè
prearticular alone.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 2 (0 — * 1), skull great-
est width / midiine length, in adults < 0.8; 51 (1 — » ► 2), vomerine para¬
choanal tooth row absent.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 2 (0 — > 1), skull great-
est width / midiine length, in adults < 0.8.
Node 5
Included taxa: Koskinonodon perfectus + Mastodonsau¬
rus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 24 (0 — > 1), infraorbital sensory canal
present, nearly straight or with sinusoidal flexure at thè level of thè
lacrimai (when thè lacrimai is present); 31 (0 — ► 1 ), otic notch reduced
to an embayment (width nearly equal length or exceeds length); 54 (2
— » 0), anterior palatal vacuity(ies) located mostly posterior to thè pre-
maxilla/vomer suture.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 36 (0 — » 1), occipital
condyle doublé, with no basioccipital contribution.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 6
Short-faced stereospondyls
Included taxa: Deltasaurus kimber/eyensis + Mastodon¬
saurus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 15 (0 — » 1), lacrimai absent; 20 (0 — >
1), postorbitai in adults unexpanded; 61 (0 — ► 1), strut of bone sepa-
rating thè interpterygoid vacuity from thè subtemporal fossa invaded
by thè ectopterygoid; 64 (0 — > 2), absence of thè oblique ridge on thè
quadrate ramus of thè pterygoid; 7 1 (0 — »• 2), crista muscularis of par¬
asphenoid in adults absent; 76 (0 — * 1), parasymphyseal teeth (or tusks)
present.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 13 (0 — » 1), interor-
bital distance compared to thè width of thè skull at mid orbitai level >
45%; 41 (0 — > 1), stapedial foramen absent; 45 (0 — ► 1), maxilla making
point contact, at most, with thè quadratojugal; 81 (0 — » 1), prearticular
not extending anterior to thè level of thè suture of thè middle and pos¬
terior coronoids.
Remarks: a well supported clade of brevi- to semiros-
tral stereopondyls including rhytidosteids, brachyopids,
plagiosauroids, chigutisaurids, and metoposaurids is nest-
ed lower than Lydekkerina huxleyi + thè capitosaur-trem-
atosaur dichotomy. Despite our phylogeny supports thè
short-faced stereospondyls in a lower and higher position
respect to Lydekkerina and Nanolania, respectively, look-
ing at character distribution it is possible to hypothesise
that thè addition of several basai short-faced stereospond¬
yls (e.g., many rhytidosteids) would eventually lead to
a reposition of thè lydekkerinids and Nanolania at thè
base of thè radiation of short-faced stereospondyls. This
hypothesis would be consistent with thè hypothesis of
Shishkin et al. (1996), who regarded thè lydekkerinids to
have evolved from “rhinesuchid-like” ancestors by grad¬
uai truncation of ontogeny resulting in paedomorphosis,
and would suggest, for example, that thè long preorbitai
portion of thè skull visible in thè Capitosauria + Tremato-
EDIN GERELLA A^A4G4SC4R/£Ar,S/.S(TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
25
sauria was directly inherited from thè “rhinesuchid-like”
ancestor.
Schoch et ai. (2007) also proposed a brevi- to sem-
irostral clade (comprising also Gerrothorax pustuloglom-
eratus, Laid/eria gracilis , and Siderops kehli) nested lower
than thè capitosaur- trematosaur dichotomy but higher than
Lydekkerina huxleyi. A similar clade, including thè Me-
toposauroidea, Plagiosauroidea, Rhytidosteidae, and thè
Brachyopoidea, was also found by Yates & Warren (2000)
but was nested within thè Trematosauria. The aim of this
paper is not to solve thè relationships among these short-
faced streospondyls, but some remarks are given below.
Node 7
Rhytidosteidae
Included taxa: Deltasaurus kìmberleyensis + Arcadia
myrìadens
Unambiguous synapomorphies: 1 1 (0 — ♦ 1), orbits facing dorsolaterally
or laterally; 23 (0 — ► 1),
lateral sensory-line grooves on thè skull roof well impresseci, con-
tinuous (at least sub-continuous); 25 (0 — » 1), occipital sensory canal
present; 40 (0 — ► 1), contact between squamosal and ascending ramus
of thè pterygoid (in adults) absent, creating a palatoquadrate fissure;
47 (0 — ► 2), choana elongate (width < 42% length) and relatively large
(length > 24% of thè length of thè interpterygoid vacuity); 48 (1 — »
0), presence of a field of denticles on vomer; 49 (0 — * 1), absence of a
transvomerine tooth row.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 13 (0 — » 1), interor-
bital distance compared to thè width of thè skull at mid orbitai level
> 45%.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 70 (0 — ♦ 1), parasphe-
noid piate shorter than 50% of thè posterior skull table; 82 (0 — > 1),
hamate process of thè prearticular developed; 84 (0 — ► 1), labial wall of
adductor fossa strongly convex dorsally.
Remarks: thè basalmost brevirostral stereospondyls of
our analysis are thè Rhytidosteidae, which forni a very
well supported clade including Arcadia myriadens and
Deltasaurus kìmberleyensis. Other rhytidosteids are not
included in our analysis pending a systematic revision of
thè taxon (Maganuco et al., in prep., including a redescrip-
tion of thè Malagasy material). The Rhytidosteidae are in
a more advanced position than thè Plagiosauroidea in thè
trematosaurian group of Yates & Warren (2000), whereas
are generally recognized as basai stereospondyls closely
related to thè lydekkerinids by a number of authors (e.g.,
Schoch & Milner, 2000; Damiani & Yates, 2003; Mani¬
cano & Warren, 1998).
Deltasaurus kìmberleyensis
Unambiguous autapomorphies: 2 (0 — + 2), skull greatest width / mid¬
iine length, in adults > 1.2; 1 0 (0 — »• 2), anterior projection of thè jugal
does not surpass thè anterior margin of thè orbit; 19(1 — » 2), parietal
length in adults longer than frontal (> 1 10%); 27 (0 — * 1), tabular horns
reduced to a broad based triangle or absent; 31 (1 — ► 2), otic notch
absent; 60 (0 — » 1), palatal tooth row absent; 69 (2 — » 0), width of thè
cultriform process (measured at thè level of thè anterior third of thè
interpterygoid vacuities) larger (but less than two times) than thè width
of thè dentigerous surface of thè maxilla; 73 (0 — *■ 1), exoccipital in
ventral view sutures with pterygoid.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 51 (1 — *■ 2), vomerine
parachoanal tooth row absent; 70 (0 — > 2), parasphenoid piate longer
than 65% of thè posterior skull table; 82 (0 — ► 1), hamate process of
thè prearticular developed; 84 (0 — *• 1), labial wall of adductor fossa
strongly convex dorsally.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 70 (1 — > 2), parasphe¬
noid piate longer than 65% of thè posterior skull table; 81 (1 — » 0),
prearticular extending at least as far as thè level of thè mid point of thè
middle coronoid.
Arcadia myriadens
Unambiguous autapomorphies: 32 (0 — - > 1), presence of postparietal
lappets on thè mid of thè posterior margin of thè postparietal; 37(1 — ►
0), occipital condyles situated well anterior to thè quadrate condyles;
38 (0 — > 1), occipital condyles very dose to each other; 51 (1 — > 0),
vomerine parachoanal tooth row present for most of thè length of thè
choana; 58 (1 — + 2), palatine and ectopterygoid contribute to thè margin
of interpterygoid vacuity; 75 (0 —* 1), marginai teeth strongly labiolin-
gually expanded.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 70 (0 — » 1), parasphe¬
noid piate shorter than 50% of thè posterior skull table; 81 (0 — > 1),
prearticular not extending anterior to thè level of thè suture of thè mid¬
dle and posterior coronoids.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 8
Included taxa: Keratobrachyops australis + Koskinono-
don perfectus
Unambiguous synapomorphies: 1 (1 — > 0), omamentation of thè dorsal
skull roof consisting of ridges enclosing depressions, which become
elongated in areas of skull elongation; 37 (1 — > 2), occipital condyles
situated posterior to thè quadrate condyles; 63 (0 — * 2), quadrate ra¬
mus of thè pterygoid not twisted and strongly downtumed, creating a
vaulted palate; 86 (0 — » 1), chorda tympanic foramen present, located
in thè prearticular alone.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 51 (1 — > 2), vomerine
parachoanal tooth row absent; 81 (0 — » 1), prearticular not extending
anterior to thè level of thè suture of thè middle and posterior coro¬
noids.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 44 (0 — » 1), maxillary
teeth minute and much smaller than dentary teeth.
Remarks: as in Yates & Warren (2000), in our analy¬
sis Keratobrachyops australis (a basai chigutisaurid
according to Warren & Marsicano, 2000) is more basai
than thè common ancestor of chigutisaurids, here rep-
resented by Compsocerops cosgriffi , and brachyopids
here represented by Xenobrachyops allos. In Yates &
Warren (2000), however, a monophyletic Brachyopoi¬
dea is formed by Keratobrachyops plus thè sister taxa
Brachyopidae and Chigutisauridae, whereas in our anal¬
ysis thè chigutisaurid Compsocerops cosgriffi is sister
taxon of thè Metoposauridae, and thè Plagiosauroidea
and thè brachyopid Xenobrachyops allos are grouped
together. Thus, thè taxon Brachyopoidea as defined by
Yates & Warren (2000) applied to our nodes would in¬
clude all our short-faced stereospondyls but thè rhyti¬
dosteids. Brachyopids and chigutisaurids are part of a
monophyletic Brachyopoidea in thè detailed analysis of
thè taxon in Warren & Marsicano (2000): that analysis,
however, is not useful to clarify their relationships with
thè Plagiosauroidea and thè Metoposauridae, those taxa
being not included there.
Keratobrachyops australis
Unambiguous autapomorphies: 6 (0 — *■ 1), anterior margin of thè tip of
thè snout nearly straight; 60 (0 — > 1 ), palatal tooth row absent.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 1 3 ( 1 — ► 0), interorbital
distance compared to thè width of thè skull at mid orbitai level < 45%.
26
MAGANUCO S„ STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M., LORRAIN S.. BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
Node 9
Included taxa: Gerrothorax pustuloglomeratus + Koski-
nonodon perfectus
Unambiguous synapomorphies: 45 (0 — * 1), maxilla making point con¬
tact, at most, with thè quadratojugal.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 54 (0 — ► 1), anterior
palatal vacuity(ies) located between thè premax illa/vomer suture; 58 (1
— > 2), palatine and ectopterygoid contribute to thè margin of interptery-
goid vacuity; 74 (0 — > 1), denticle field on pterygoid and parasphenoid
absent.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 2 (0 — * 2), skull great-
est width / midiine length, in adults > 1.2; 28 (0 — ► 1), tabular homs
partially supported from below by muscular ridges; 59 (0 — > 1 ), absence
of ectopterygoid tusks in adults.
Node 10
Included taxa: Gerrothorax pustuloglomeratus + Xeno-
brachyops allos
Unambiguous synapomorphies: 10 (0 — > 2), anterior projection of thè
jugal does not surpass thè anterior margin of thè orbit; 27 (0 — ► 1),
tabular homs reduced to a broad based triangle or absent; 31 (1 — ► 2),
otic notch absent; 35 (0 — ► 1), posttemporal fenestrae reduced to small
foramina or entirely closed.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 77 (0 — ► 1), coronoid
teeth present.
Xenobrachyops allos
Unambiguous autapomorphies: 9 (0 — ► 1), longer axis of thè extemal
nares parallel to thè midiine of thè skull roof; 49 (0 — ► 1), absence of a
transvomerine tooth row; 69 (2 — > 0), width of thè cultriform process
(measured at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid vacui-
ties) larger (but less than two times) than thè width of thè dentigerous
surface of thè maxilla; 86 ( 1 — >• 2), chorda tympanic foramen absent.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 2 (0 — * 2), skull great-
est width / midiine length, in adults >1.2; 13 (0 — ► 1), interorbital dis-
tance compared to thè width of thè skull at mid orbitai level > 45%.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 59 (1 — > 0), presence
of ectopterygoid tusks in adults.
Node 1 1
Plagiosauroidea
Included taxa: Gerrothorax pustuloglomeratus + Laidle-
ria gracilis
Unambiguous synapomorphies: 17 (0 — > 1), frontal reaching thè or-
bit; 23 (0 — ► 1), lateral sensory-line grooves on thè skull roof well im-
pressed, continuous (at least sub-continuous); 42 (0 — ► 1), presence of
a sulcus on thè quadratojugal, lateral to thè quadrate condyles, so that
thè quadratojugal forms an overhang in occipital view; 63 (2 — > 1),
quadrate ramus of thè pterygoid not twisted, forming a near horizontal
piane, continuous with thè piane of thè corpus and thè palatine ramus;
75 (0 — ► 1), marginai teeth strongly labiolingually expanded.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 1 (0 — ► 1), omamenta-
tion of thè dorsal skull roof consisting of uniformly small pits enclosed
by a network of ridges; 1 3 ( 1 — ► 0), interorbital distance compared to
thè width of thè skull at mid orbitai level < 45%; 52 (1 — > 0), anterior
palatal vacuity absent.
Remarks: our Plagiosauroidea is composed by Laidle-
ria gracilis and thè plagiosaur Gerrothorax pustuloglom¬
eratus : this is consistent with thè monophyletic Plagio¬
sauroidea of Yates & Warren, 2000, defined as Laidleria +
Plagiosauridae. The plagiosaur Gerrothorax pustuloglom¬
eratus is in a more basai position than Laidleria gracilis
and thè chigutisaurid Siderops kehli, in thè brevi-rostral
clade of Schoch et al. (2007).
Laidleria gracilis
Unambiguous autapomorphies: 3 (0 — >• 1), skull outline in dorsal view
narrow, wedge-shaped; 4 (0 — >• 1), prenarial snout length equals or ex-
ceeds intemarial distance (but less than three times); 6 (0 — * 1), anterior
margin of thè tip of thè snout nearly straight; 11 (0 — *• 1), orbits facing
dorsolaterally or laterally; 40 (0 — ► 1), contact between squamosal and
ascending ramus of thè pterygoid (in adults) absent, creating a pala¬
toquadrate fissure.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 1 (0 — * 1), omamenta-
tion of thè dorsal skull roof consisting of uniformly small pits enclosed
by a network of ridges; 41 (0 — * 1), stapedial foramen absent; 44 (0 — »
1 ), maxillary teeth minute and much smaller than dentary teeth.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 2 (2 — ► 0), skull great-
est width / midiine length, in adults comprised between 0.8 and 1.2.
Gerrothorax pustuloglomeratus
Unambiguous autapomorphies: 15(1 — * 0), lacrimai present; 20 ( 1 — ►
0), postorbitai in adults moderately ‘hooked’ , anterolaterally expanded
with anteriormost tip not surpassing thè centre of thè orbit; 25 (0 — *•
1), occipital sensory canal present; 34 ( 1 — >• 2), length of thè posterior
skull table respect to its width < 46%; 38 (0 — » 1), occipital condyles
very dose to each other; 5 1 (2 — >• 0), vomerine parachoanal tooth row
present for most of thè length of thè choana; 68 (0 — » 1), cultriform
process of thè parasphenoid underplated by posterior extension of
vomer (this state does not refer to thè posteriorly directed processes
which do not cover thè cp but clasp it laterally); 73 (0 — ► 1), exoccipital
in ventral view sutures with pterygoid; 74 (1 — > 0), denticle field on
pterygoid and parasphenoid present.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 1 (0 — * 2), ornamenta¬
tici! of thè dorsal skull roof consisting of regularly spaced pustules; 2
(0 — > 2), skull greatest width / midiine length, in adults > 1 .2; 52 ( 1 — >•
0), anterior palatal vacuity absent; 59 (0 — » 1), absence of ectopterygoid
tusks in adults; 77 (0 — > 1), coronoid teeth present.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 1(1 — >• 2), omamenta-
tion of thè dorsal skull roof consisting of regularly spaced pustules; 4 1
(1 — > 0), stapedial foramen present; 44 ( 1 — >• 0), maxillary teeth of same
size as dentary teeth.
Node 12
Included taxa: Compsocerops cosgriffi + Koskinonodon
perfectus
Unambiguous synapomorphies: 70 (0 — ► 1), parasphenoid piate shorter
than 50% of thè posterior skull table; 73 (0 — ► 1), exoccipital in ventral
view sutures with pterygoid; 78 (0 — ► 1), coronoid denticles absent; 85
(0 — ► 1), glenoid fossa below level of dorsal surface of dentary.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 13 (0 — <• 1), interor¬
bital distance compared to thè width of thè skull at mid orbitai level >
45%; 28 (0 — * 1), tabular homs partially supported from below by mus¬
cular ridges; 44 (0 — ► 1), maxillary teeth minute and much smaller than
dentary teeth; 59 (0 — > 1 ), absence of ectopterygoid tusks in adults.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Compsocerops cosgriffi
Unambiguous autapomorphies: 20 (1 — » 0), postorbitai in adults mod¬
erately ‘hooked’ , anterolaterally expanded with anteriormost tip not
surpassing thè centre of thè orbit; 21 (0 — » 1), postorbital-prepineal
growth zone present; 56 (0 — ► 1), palatine, vomerine tusks only slightly
larger or equal (respect to thè maxillary teeth, where thè palatal row' is
absent); 76 (1 — ► 0), parasymphyseal teeth (or tusks) absent; 81(1 — ►
0), prearticular extending at least as far as thè level of thè mid point of
thè middle coronoid.
EDIN CERELLA MADAGASCARIENSIS (TEMUOSPOUDYU) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
27
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 2 (0 — » 2), skull great-
est width / midiine length, in adults > 1.2.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 13
Metoposauroidea
Included taxa: Metoposaurus diagnosticus krasejowensis
+ Koskinonodon perfectus
Unambiguous synapomorphies: 15(1 — » 0), lacrimai present; 26 (0 — ♦
1), supraorbital sensory canal developed, enters lacrimai (crosses thè
lateral margin of thè prefrontal where lacrimai is absent); 34 (1 — ► 3),
length of thè posterior skull table respect to its width > 90%; 39 (0 — »
1), presence of thè crista falciformis on thè squamosal; 5 1 (2 — > 0),
vomerine parachoanal tooth row present for most of thè length of thè
choana; 52 ( 1 — *• 2), anterior palatal vacuity doublé; 55 (0 — ► 1), vomer¬
ine piate anterior to thè interpterygoid vacuities broad (width / length
0.9< <1.5); 83 (0 — * 1), posterior Meckelian foramen as long as half or
long more than half thè length of thè adductor fossa.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 2 (2 — ♦ 0), skull great-
est width / midiine length, in adults comprised between 0.8 and 1.2.
Remarks: in our analysis Aìmasaurus habbazi, Ko¬
skinonodon perfectus , and Metoposaurus diagnosticus
krasiejowensis form a monophyletic Metoposauridae.
However, as mentioned, our Metoposauridae is thè sister
taxon of thè Chigutisauridae, whereas it is nested within
a trematosaurian clade in Yates & Warren (2000), Schoch
& Milner (2000), Damiani & Yates (2003), Schoch et al.
(2007), and Steyer (2002).
Metoposaurus diagnosticus krasejowensis
Unambiguous autapomorphies: 9 (0 — »• 1), longer axis of thè extemal
nares parallel to thè midiine of thè skull roof; 42 (0 — > 1), presence of a
sulcus on thè quadratojugal, lateral to thè quadrate condyles, so that thè
quadratojugal forms an overhang in occipital view; 54 ( 1 — > 2), anterior
palatal vacuity(ies) located mostly anterior to thè premaxilla/vomer su¬
ture; 64 (2 — ► 1), oblique ridge on thè quadrate ramus of thè pterygoid
tali, crest-like; 75 (0 — > 1), marginai teeth strongly labiolingually ex-
panded; 82 (0 — > 1), hamate process of thè prearticular developed; 86 (1
— ► 0), chorda tympanic foramen present, located on thè suture between
thè articular and thè prearticular.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 41 (0 — * 1), stapedial
foramen absent; 53 (0 — ► 1), vomerine process separating thè posteri-
ormost portion of thè anterior palatal vacuities nearly as wide as both
posteriormost portions of thè anterior palatal vacuities, or even more.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 14
Included taxa: Koskinonodon perfectus + Aìmasaurus
habbazi
Unambiguous synapomorphies: 1 8 (0 — ► 1 ), frontal width at thè level of
thè centre of thè orbit much narrower than postfrontal; 23 (0 — ► 1 ), lat¬
eral sensory-line grooves on thè skull roof well impressed, continuous
(at least sub-continuous); 63 (2 — * 1), quadrate ramus of thè pterygoid
not twisted, forming a near horizontal piane, continuous with thè piane
of thè corpus and thè palatine ramus.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 10(0 — *■ 2), anterior
projection of thè jugal does not surpass thè anterior margin of thè orbit;
80 (0 — ► 1), crista medialis on thè postglenoid area well developed.
Koskinonodon perfectus
Unambiguous autapomorphies: 25 (0 — ► 1), occipital sensory canal
present; 47 (0 — » 1 ), choana elongate (width < 42% length) and rela-
tively small (length < 24% of thè length of thè interpterygoid vacuity);
65 (0 — >• 1 ), suture between pterygoid and parasphenoid longer than thè
width of thè corpus of thè parasphenoid; 7 1 (2 — ► 0), crista muscularis
of parasphenoid in adults not confluent in midiine; 84 (0 — > 1), labial
wall of adductor fossa strongly convex dorsally.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 41 (0 — ► 1), stapedial
foramen absent; 53 (0 — ► 1), vomerine process separating thè posteri¬
ormost portion of thè anterior palatal vacuities nearly as wide as both
posteriormost portions of thè anterior palatal vacuities, or even more.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Aìmasaurus habbazi
Unambiguous autapomorphies: 1 (0 — » 1), omamentation of thè dorsal
skull roof consisting of uniformly small pits enclosed by a network of
ridges; 3 (0 — > 1), skull outline in dorsal view narrow, wedge-shaped;
6 (0 — ► 1), anterior margin of thè tip of thè snout nearly straight; 1 1 (0
— > 1), orbits facing dorsolaterally or laterally; 21 (0 — > 1), postorbital-
prepineal growth zone present; 33 (1 — ► 0), posterolateral skull comers
in dorsal/palatal view located posterior to distai end of tabulars; 50 (0
—* 2), transvomerine single tooth row (mediai to thè vomerine tusks,
when present) angular (V-shaped); 63 (1 — > 0), quadrate ramus of thè
pterygoid twisted from thè piane of thè corpus and thè palatine ramus,
to form a subvertical piate; 68 (0 — > 1 ), cultriform process of thè par¬
asphenoid underplated by posterior extension of vomer (this state does
not refer to thè posteriorly directed processes which do not cover thè
cp but clasp it laterally); 69 (2 — >• 1), width of thè cultriform process
(measured at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid vacui¬
ties) narrower than or as wide as thè width of thè dentigerous surface
of thè maxilla; 77 (0 — * 1), coronoid teeth present; 85(1 — >• 0), glenoid
fossa above level of dorsal surface of dentary.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 10(0 — ► 2), anterior
projection of thè jugal does not surpass thè anterior margin of thè orbit;
80 (0 — ► 1), crista medialis on thè postglenoid area well developed.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 41 (1 — > 0), stapedial
foramen present; 53 (1 — » 0), vomerine process separating thè poste¬
riormost portion of thè anterior palatal vacuities nearly as wide as thè
posteriormost portion of one anterior palatal vacuity.
Node 15
Included taxa: Lydekkerina huxleyi + Mastodonsaurus
giganteus
Unambiguous synapomorphies: 50 (0 — » 1), transvomerine single tooth
row (mediai to thè vomerine tusks, when present) curved (concave an-
teriorly); 51 (1 — » 0), vomerine parachoanal tooth row present for most
of thè length of thè choana; 57 (0 — > 1 ), palatine forming posteromedial
process mediai to ectopterygoid shorter than 40% of thè ectopterygoid
length.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Remarks: in our analysis, thè lydekkerinids Lydekke¬
rina huxleyi , Chomatobatrachus halei, and Deltacepha-
lus whitei do not form a monophyletic Lydekkerinidae,
rather they form successive sister-taxa to thè remaining
stereospondyls (Capitosauria + Trematosauria). These
taxa are not considered a monophylum even in Schoch
& Milner (2000), where Lydekkerina is thè basalmost
of thè three and Chomatobatrachus thè more advanced,
closely related to thè rhytidosteoids. Similarly to our
analysis, thè lydekkerinids occupy a basai position within
thè stereospondyls also in Damiani (200 la) and in Pawley
& Warren (2005), yet being included in a monophyletic
Lydekkerinidae. Our basai arrangement of thè lydekker¬
inids is also congruent with Schoch et al. (2007), where,
however, only Lydekkerina is present in thè analysis, and
28
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
with Damiani & Yates (2003), for whom thè Lydekker-
inidae are basai stereospondyls (sister taxa of thè clade
( Rhytidosteìdae+Luzocephalus blomi)). This result slight-
ly differs from Yates & Warren (2000) for whom Lydekke-
rina hux/eyi is a basai capitosaur.
Lydekkerina huxleyi
Unambiguous autapomorphies: 32 (0 — » 1), presence of postparietal
lappets on thè mid of thè posterior margin of thè postparietal; 38 (0 — >
1), occipital condyles very dose to each other; 48 (1 — » 0), presence of
a field of denticles on vomer.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 16
Included taxa: Chomatobatrachus halei + Mastodonsau¬
rus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 59 (0 — » 1), absence of ectopterygoid
tusks in adults; 69 (2 — > 0), width of thè cultriform process (measured
at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid vacuities) larger
(but less than two tirnes) than thè width of thè dentigerous surface of
thè maxilla.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 28 (0 — *• 1), tabular
homs partially supported from below by muscular ridges.
Chomatobatrachus halei
Unambiguous autapomorphies: 20 (0 — > 1), postorbitai in adults un-
expanded; 26 (0 — > 1), supraorbital sensory canal developed, enters
lacrimai (crosses thè lateral margin of thè prefrontal where lacrimai
is absent); 37 (1 — » 0), occipital condyles situated well anterior to thè
quadrate condyles; 61 (0 — *• 1), strut of bone separating thè interptery¬
goid vacuity from thè subtemporal fossa invaded by thè ectopterygoid.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 17
Included taxa: Deltacephalus whitei + Mastodonsaurus
giganteus
Unambiguous synapomorphies: 1 (1 — > 0), omamentation of thè dorsal
skull roof consisting of ridges enclosing depressions, which become
elongated in areas of skull elongation; 19 (1 —*•()), parietal length in
adults shorter than frontal (< 90%).
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 28 (0 — » 1), tabular
homs partially supported from below by muscular ridges.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 77 (0 — * 1), coronoid
teeth present; 78 (0 — > 1 ), coronoid denticles absent; 81(0 — »• 1 ), preart-
icular not extending anterior to thè level of thè suture of thè middle and
posterior coronoids.
Deltacephalus whitei
Unambiguous autapomorphies: 32 (0 — > 1), presence of postparietal
lappets on thè mid of thè posterior margin of thè postparietal; 38 (0 — >
1), occipital condyles very dose to each other.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 18
Trematosauria + Capitosauria
Included taxa: Trematosaurus brauni + Mastodonsaurus
giganteus
Unambiguous synapomorphies: 8 (0 — ► 1 ), extemal nares shape elon-
gate (width < 55% length).
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 77 (0 — > 1), coronoid
teeth present; 78 (0 — ► 1), coronoid denticles absent; 81 (0 — * 1), preart-
icular not extending anterior to thè level of thè suture of thè middle and
posterior coronoids.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 2 (0 — »■ 1 ), skull great-
est width / midiine length, in adults < 0.8; 39 (0 — *■ 1), presence of thè
crista falciformis on thè squamosal.
Remarks: although weakly supported, thè capitosaur-
trematosaur dichotomy is present in all thè MPTs and was
always found in all set of tests of inclusion and exclusion
of taxa and/or characters we made. This dichotomy is also
congruent with most of thè previous analyses (Yates &
Warren, 2000; Schoch & Milner, 2000; Damiani, 200 la;
Damiani & Yates, 2003; Pawley &Warren, 2005; Schoch
et al., 2007). It is interesting to note that this node could
be named Mastodonsauroidea in thè present phylogeny,
applying thè definition of that taxon given by Damiani
(200 la), i.e., thè last common ancestor of Benthosuchus,
Mastodonsaurus, and Eocyclotosaurus, and all its de-
scendants.
Node 19
Trematosauria
Included taxa: Benthosuchus sushkini + Trematosaurus
brauni
Unambiguous synapomorphies: 3 (0 — >■ 1), skull outline in dorsal view
narrow, wedge-shaped; 4 (0 — > 1), prenarial snout length equals or ex-
ceeds internarmi distance (but less than three times); 6 (0 — ► 1), anterior
margin of thè tip of thè snout nearly straight; 9 (0 — ► 1), longer axis
of thè extemal nares parallel to thè midiine of thè skull roof; 21 (0
— » 1), postorbital-prepineal growth zone present; 23 (0 — ► 1), lateral
sensory-line grooves on thè skull roof well impressed, continuous (at
least sub-continuous); 25 (0 — > 1), occipital sensory canal present; 26 (0
— * 1), supraorbital sensory canal developed, enters lacrimai (crosses thè
lateral margin of thè prefrontal where lacrimai is absent); 45 (0 — >• 1 ),
maxilla making point contact, at most, with thè quadrato) ugal; 50 (1 — *
2), transvomerine single tooth row (mediai to thè vomerine tusks, when
present) angular (V-shaped); 55 (0 — » 2), vomerine piate anterior to thè
interpterygoid vacuities elongate (width / length <0.9); 68 (0 — ► 1), cul¬
triform process of thè parasphenoid underplated by posterior extension
of vomer (this state does not refer to thè posteriorly directed processes
which do not cover thè cp but clasp it laterally).
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 2 (0 — ► 1), skull great-
est width / midiine length, in adults < 0.8.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 47 (0 — ► 1), choana
elongate (width < 42% length) and relatively small (length < 24% of
thè length of thè interpterygoid vacuity).
Remarks: conceming thè trematosaurs, we follow Yat¬
es & Warren (2000) redefining thè Trematosauria Romer,
1947 as all stereospondyls sharing a more recent common
ancestor with Trematosaurus than with Parotosuchus.
Our trematosaurians therefore gather a strongly supported
clade formed by Benthosuchus sushkini plus thè Tremato-
sauroidea {sensu Yates & Warren 2000, i.e., thè last com¬
mon ancestor of Thoosuchus and Trematosaurus and all
its descendants).
Thus, B. sushkini is excluded from thè Trematosauroi-
dea but not from thè Trematosauria sensu Yates & Warren,
2000, as is thè case in Damiani & Yates (2003). In our
analysis, B. sushkini is closer to Trematosaurus than to
Watsonisuchus, as is thè case in Steyer, 2002 (although
Benthosuchus is mentioned as a “Mastodonsauroidea” in
his fig.7). On thè contrary, B. sushkini is included in thè
capitosaurs in Yates & Warren (2000), Damiani (200 la),
Steyer (2003, where, however, none trematosaurian has
EDINGERELLA MADAGASCAR1ENSIS (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
29
been taken into account in thè analysis), Liu & Wang
(2005, who used thè datamatrix of Damiani 200 la), and
in Pawley & Warren (2005). However, Damiani & Yat-
es (2003) pointed out that three of thè six unambiguous
synapomorphies supporting B. sushkini as thè basalmost
capitosaur were incorrectly coded in Damiani (200 la).
Benthosuchus sushkini
Unambiguous autapomorphies: 5 (1 — » 2), length of snout (i.e. pre¬
orbitai portion of thè skull) in adults equal or greater than 60% of to¬
tal skull length; 7 (0 — »• 1), interpremaxillary-intermaxillary foramen
present; 12 (0 — > 1), orbitai margins elevateci above piane of skull roof;
31 (1 — » 0), otic notch deeply incised into posterior border of thè skull
(length exceeds width) - in taxa in which otic notches are closed they
can be considered deeply incised; 46 (0 — * 1), lamina palatina visible
on thè premaxilla; 57 (1 — > 2), palatine forming posteromedial process
mediai to ectopterygoid longer than 40% of thè ectopterygoid length;
80 (0 — ► 1), crista medialis on thè postglenoid area well developed.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 39 (0 — ► 1), presence
of thè crista falciformis on thè squamosal; 47 (0 — >■ 1 ), choana elongate
(width < 42% length) and relatively small (length < 24% of thè length
of thè interpterygoid vacuity).
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 20
Trematosauroidea
Included taxa: Thoosuchus yakovìevi + Trematosaurus
brauni
Unambiguous synapomorphies: 1 1 (0 — » 1 ), orbits facing dorsolaterally
or laterally; 20 (0 — ► 1), postorbitai in adults unexpanded; 28 (0 — ► 1),
tabular homs partially supported from below by muscular ridges; 34 (0
— ► 1), length of thè posterior skull table respect to its width between
66% and 50%; 52 (0 — ► 1), anterior palatal vacuity single; 58 (0 — »
1 ), palatine contributes to thè margin of interpterygoid vacuity (ectop-
teryogid excluded); 67 (0 — * 1 ), cultriform process of thè parasphenoid
deep and knife-edged ventrally; 69 (0 — > 1), width of thè cultriform
process (measured at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid
vacuities) narrower than or as wide as thè width of thè dentigerous sur-
face of thè maxilla; 83 (0 — » 1), posterior Meckelian foramen as long as
half or long more than half thè length of thè adductor fossa; 84 (0 — »■ 1),
labial wall of adductor fossa strongly convex dorsally; 85 (0 — * 1 ), gle-
noid fossa below level of dorsal surface of dentary; 86 (0 — » 1), chorda
tympanic foramen present, located in thè prearticular alone.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 38 (0 — * 2), occipital
condyles very distant from each other; 39 (1 — > 0), absence of thè crista
falciformis on thè squamosal; 54 (0 — > 2), anterior palatal vacuity(ies)
located mostly anterior to thè premaxilla/vomer suture; 65 (0 — » 1),
suture between pterygoid and parasphenoid longer than thè width of thè
corpus of thè parasphenoid.
Remarks: among trematosauroids, thè trematosaurids
including Trematosaurus brauni are more derived than
Thoosuchus yakovìevi , as is thè case in thè vast majority
of thè phylogenetic hypotheses.
Node 21
Included taxa: Thoosuchus yakovìevi + Angusaurus
Unambiguous synapomorphies: 5(1 — * 0), length of snout (i.e. preor¬
bitai portion of thè skull) in adults comprised between 50% and 60%
of total skull length; 59 (1 — » 0), presence of ectopterygoid tusks in
adults.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 53 (1 — ► 0), vomer-
ine process separating thè posteriormost portion of thè anterior palatal
vacuities nearly as wide as thè posteriormost portion of one anterior
palatal vacuity.
Remarks: in our analysis, Thoosuchus yakovìevi is
thè sister taxon of Angusaurus. This result, supported by
three reversals, is possibly linked to thè low number of
basai trematosauroid included in thè analysis. Thoosuchus
results less derived than Angusaurus in Damiani & Yates
(2003).
Thoosuchus yakovìevi
Unambiguous autapomorphies: 29 (0 — » 1), tabular hom posterolater-
ally directed at thè base and curving outward distally; 31 (1 — * 0), otic
notch deeply incised into posterior border of thè skull (length exceeds
width) - in taxa in which otic notches are closed they can be considered
deeply incised; 34 (3 — ► 0), length of thè posterior skull table respect
to its width between 90% and 70%; 72 (0 — »■ 1 ), parasphenoid groove
present.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 38 (0 — * 2), occipital
condyles very distant from each other; 54 (0 — * 2), anterior palatal
vacuity(ies) located mostly anterior to thè premaxilla/vomer suture.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 47 (1 — > 0), choana
ovai (width > 42% length); 65 (1 — *• 0), suture between pterygoid and
parasphenoid shorter than thè width of thè corpus of thè parasphenoid.
Angusaurus
Unambiguous autapomorphies: none.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 47 (0 — * 1), choana
elongate (width < 42% length) and relatively small (length < 24% of
thè length of thè interpterygoid vacuity); 65 (0 — ► 1), suture between
pterygoid and parasphenoid longer than thè width of thè corpus of thè
parasphenoid.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 38 (2 — *• 0), occipital
condyles at an average distance from each other.
Node 22
Included taxa: Trematosaurus brauni + Wantzosaurus
elongatus
Unambiguous synapomorphies: 49 (0 — > 1), absence of a transvomerine
tooth row; 71 (0 — > 2), crista muscularis of parasphenoid in adults absent.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 53 (0 — * 1), vomerine
process separating thè posteriormost portion of thè anterior palatal va¬
cuities nearly as wide as both posteriormost portions of thè anterior pal¬
atal vacuities, or even more; 65 (0 — > 1 ), suture between pterygoid and
parasphenoid longer than thè width of thè corpus of thè parasphenoid.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 40 (0 — ► 1), contact
between squamosal and ascending ramus of thè pterygoid (in adults)
absent, creating a palatoquadrate fissure; 70 (0 — > 1), parasphenoid
piate shorter than 50% of thè posterior skull table.
Trematosaurus brauni
Unambiguous autapomorphies: 13 (0 — > 1), interorbital distance com-
pared to thè width of thè skull at mid orbitai level > 45%; 54 (0 — » 1 ), an¬
terior palatal vacuity(ies) located between thè premaxilla/vomer suture.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 38 (0 — >• 2), occipital
condyles very distant from each other; 40 (0 — ► 1), contact between
squamosal and ascending ramus of thè pterygoid (in adults) absent, cre¬
ating a palatoquadrate fissure; 70 (0 — » 1), parasphenoid piate shorter
than 50% of thè posterior skull table.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 47 ( 1 — ► 0), choana
ovai (width > 42% length).
Node 23
Included taxa: Trematolestes hagdorni + Wantzosaurus
elongatus
3 0 MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY
Unambiguous synapomorphies: 18 (0 — + 1), frontal width at thè level
of thè centre of thè orbit much narrower than postfrontal; 26 ( 1 — ► 0),
supraorbital sensory canal developed, passes mediai to lacrimai (does
not cross thè lateral margin of thè prefrontal where lacrimai is absent);
33 (1 — » 0), posterolateral siculi comers in dorsal/palatal view located
posterior to distai end of tabulars; 5 1 (0 — »• 2), vomerine parachoanal
tooth row absent; 57(1 — » 0), palatine-ectopterygoid suture roughly
transverse.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 47 (0 — > 1), choana
elongate (width < 42% length) and relatively small (length < 24% of
thè length of thè interpterygoid vacuity).
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 9 (1 — > 0), longer axis
of thè extemal nares parallel to thè outline of thè skull roof; 77 (1 — »• 0),
coronoid teeth absent; 81 (1 — » 0), prearticular extending at least as far
as thè level of thè mid point of thè middle coronoid.
Remarks: Trematolestes hagdorni is thè sister-taxon
of thè lonchorhynchine Wantzosaurus elongatus, together
being members of thè clade of slender-headed derived
trematosaurids found by Schoch (2006).
Trematolestes hagdorni
Unambiguous autapomorphies: 4(1 — » 0), prenarial snout length less
than intemarial distance; 8(1 — > 0), extemal nares shape rounded or
ovoid (width > 55% length); 1 0 (0 • — ► 2), anterior projection of thè jugal
does not surpass thè anterior margin of thè orbit; 16(0—» 1 ), prefrontal
size larger than nasal; 59 (1 — » 0), presence of ectopterygoid tusks in
adults; 64 (0 — ► 2), absence of thè oblique ridge on thè quadrate ramus
of thè pterygoid; 73 (0 — » 1), exoccipital in ventral view sutures with
pterygoid.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 9(1 — » 0), longer axis
of thè extemal nares parallel to thè outline of thè skull roof; 54 (0 — » 2),
anterior palatal vacuity(ies) located mostly anterior to thè premaxilla/
vomer suture; 70 (0 — > 1), parasphenoid piate shorter than 50% of thè
posterior skull table; 77 (1 — » 0), coronoid teeth absent; 81 (1 — » 0),
prearticular extending at least as far as thè level of thè mid point of thè
middle coronoid.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 38 (2 — » 0), occipital
condyles at an average distance from each other.
Wantzosaurus elongatus
Unambiguous autapomorphies: 4(1 — » 2), prenarial snout length ex-
ceeds by three times intemarial distance; 5 (1 — » 2), length of snout
(i.e. preorbitai portion of thè skull) in adults equal or greater than 60%
of total skull length; 14 (0 — > 1), snout forming rostrum, with nasals
and lacrimals (where present) splint-like; 15 (0 — * 1), lacrimai absent;
34 (3 — » 1 ). length of thè posterior skull table respect to its width be-
tween 66% and 50%; 58 (2 — » 1), palatine contributes to thè margin of
interpterygoid vacuity (ectopterygoid excluded); 68 (1 — » 0), cultriform
process of thè parasphenoid not underplated by posterior extension of
vomer (i.e., nearly reaching thè level of -or extends beyond- anterior
border of interpterygoid vacuities).
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 38 (0 — > 2), occipital
condyles very distant from each other.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 54 (2 — » 0), anterior
palatal vacuity(ies) located mostly posterior to thè premaxilla/vomer
suture; 70 (1 — *• 0), parasphenoid piate length comprised between 50%
and 65% of thè posterior skull table.
Node 24
Capitosauria
Included taxa: Sclerothorax hypselonotus + Mastodon-
saurus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 1 7 (0 — » 1 ), frontal reaching thè orbit;
64 (0 — » 1), oblique ridge on thè quadrate ramus of thè pterygoid tali.
M„ LORRAIN S., BENETEAU A. & AUDITORE M.
crest-like; 72 (0 — » 1), parasphenoid groove present; 74 (0 — » 1), den-
ticle field on pterygoid and parasphenoid absent; 82 (0 — *■ 1), hamate
process of thè prearticular developed.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 39 (0 — ► 1), presence
of thè crista falciformis on thè squamosal.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 10 (0 — ► 1), anterior
projection of thè jugal surpasses thè anterior margin of thè orbit, and
it is longer than 3/10 of thè preorbitai length of thè skull (measured
from thè tip of thè pm to thè anterior margin of thè orbit); 24 ( 1 — *•
0), infraorbital sensory canal with a flexure at thè level of thè lacrimai
(when thè lacrimai is present) absent; 53 (1 — ► 2), vomerine process
separating thè posteriormost portion of thè anterior palatal vacuities
nearly as wide as half of thè posteriormost portion of one anterior pal¬
atal vacuity; 71 (0 — > 1), crista muscularis of parasphenoid in adults
confluent in midiine.
Remarks: conceming thè capitosaurs, we follow Dam¬
iani & Yates (2003) redefining thè Capitosauria Yates &
Warren, 2000 as all stereospondyls sharing a more recent
common ancestor with Parotosuchus than with Tremato-
saurus. Our analysis differs partly from thè hand-made
one of Schoch & Milner (2000) and from that of Damiani
(200 la) and Liu & Wang (2005) (see below), especially
regarding thè branching pattern of thè more derived taxa.
Nevertheless, as for thè Mastodonsauridae of Damiani
(200 la), in this evolutionary hypothesys thè Capitosau¬
ria is characterized by a series of basai taxa, in which thè
tabular homs are posteriorly directed (or posterolaterally
directed at thè base but not curving outward), which form
successive outgroups to a clade consisting of all capito¬
saurs with tabular homs posterolaterally directed at thè
base and curving outward distally or even posterolater¬
ally / laterally directed and suturing with thè squamosal
posteriorly (forming closed otic notches), with thè latter
character developing in parallel in a number of genera /
sub-groups (including thè Heylerosauridae). Contrary to
Damiani (200 la), thè whole group is supported by un¬
ambiguous synapomorphies representing derived States
and not apomorphic reversals, although many reversals
are indeed present in less inclusive nodes, supporting
thè idea that homoplasy has been a dominant factor in
thè evolution of thè group. As for example, inclusion of
thè frontal in thè orbitai margin occurred once (node 24)
within thè Capitosauria, with three subsequent reversals
( Wetlugasaurus angustifrons; node 41, Heylerosauridae;
node 44).
Sclerothorax hypselonotus
Unambiguous autapomorphies: 1 1 (0 — » 1), orbits facing dorsolaterally
or laterally; 26 (0 — » 2), supraorbital sensory canal reduced or absent;
34 (1 — > 2), length of thè posterior skull table respect to its width <
46%; 56 (0 — » 1), palatine, vomerine tusks only slightly larger or equal
(respect to thè maxillary teeth, where thè palatal row is absent); 69 (0 — *•
2), width of thè cultriform process (measured at thè level of thè anterior
third of thè interpterygoid vacuities) larger than two times thè width
of thè dentigerous surface of thè maxilla; 70 (0 — ► 2), parasphenoid
piate longer than 65% of thè posterior skull table; 83 (0 — » 1 ), posterior
Meckelian foramen as long as half or long more than half thè length of
thè adductor fossa.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 10 (0 — » 1), anterior
projection of thè jugal surpasses thè anterior margin of thè orbit, and it
is longer than 3/10 of thè preorbitai length of thè skull (measured from
thè tip of thè pm to thè anterior margin of thè orbit); 24 ( 1 — ► 0), infraor¬
bital sensory canal with a flexure at thè level of thè lacrimai (when thè
lacrimai is present) absent.
r
ED1NGERELLA MADA GASCARIENSIS (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 2 (1 — » 0), skull
greatest width / midiine length, in adults comprised between 0.8 and
1.2.
Remarks: in our analysis, Sclerothorax hypselonotus
is thè inost basai capitosaur, as in Schoch et al. (2007).
Node 25
Included taxa: Warrenisuchus aliciae + Mastodonsaurus
giganteus
Unambiguous synapomorphies: 5(1 — *• 0), length of snout (i.e. preor¬
bitai portion of thè skull) in adults coniprised between 50% and 60% of
total skull length; 12 (0 — ► 1), orbitai margins elevated above piane of
skull roof; 22 (0 — * 1), temporal fossa ( sensi i Damiani, 200 la) present;
31 (1 — * 0), otic notch deeply incised into posterior border of thè skull
(length exceeds width) - in taxa in which otic notches are closed they
can be considered deeply incised; 75 (0 — * 1), marginai teeth strongly
labiolingually expanded; 79 (0 — » 1), crista articularis on thè postgle-
noid area present.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 24 (1 — > 2), infraor-
bital sensory canal present, with “Z”-shaped flexure at thè level of thè
lacrimai (when thè lacrimai is present); 71 (0 — > 1), crista muscularis of
parasphenoid in adults confluent in midiine.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 24 (0 — * 2), infraor-
bital sensory canal present, with “Z”-shaped flexure at thè level of thè
lacrimai (when thè lacrimai is present); 57 (1 — ► 0), palatine-ectoptery-
goid suture roughly transverse.
Remarks: according to our analysis, E dirigere Ila
madagascariensis and Warrenisuchus aliciae form an
unresolved politomy with thè more derived capitosauri-
ans (Fig. 18). This means that either E. madagascarien¬
sis and Warrenisuchus aliciae both form a clade which
is related to thè other capitosaurians (MPT 4), or they
are stem-taxa of this other capitosaurian clade, with War¬
renisuchus aliciae being thè most basai in MPTs 2, 5,
and Edingerella madagascariensis being thè most basai
in MPT 3, or they form a clade which is thè sister-taxon
of thè genus Watsonisuchus (MPT 1), fading outside thè
monophyletic group including W. gunganj, W. rewan-
ensis, and W. magnus, contra Steyer (2003). Even if thè
(basai) reposition of E. madagascariensis and Warreni¬
suchus aliciae within thè genus Watsonisuchus occurs in
one of thè MPTs, we prefer to keep Edingerella , Warreni¬
suchus and Watsonisuchus as distinct genera following
our strict consensus tree and thè majority-rule consensus
tree, based also on thè relevant anatomical differences
related to characters not treated in thè analysis. We there-
fore propose to redefine systematically these genera (see
section below). Damiani (200 la) performed his analysis
at thè genus level, gathering Warrenisuchus aliciae and
thè three Watsonisuchus species in a single OTU under
thè genus “ Watsonisuchus ”, but he suggested that War¬
renisuchus aliciae was worthy to be put in a distinct ge¬
nus. Schoch & Milner (2000) also recognized that Ed¬
ingerella madagascariensis and thè genus Rewanobat -
rachus ” they defìned (by including thè type species
gunganj , its junior synonym rewanensis, and “R”
aliciae ) were stem capitosauroids.
Warrenisuchus aliciae
Unambiguous autapomorphies: 7 (0 — + 1), interpremaxillary-intermax-
illary foramen present; 37 (1 — ► 0), occipital condyles situateci well
anterior to thè quadrate condyles; 48 (1 — * 0), presence of a denticle
field on vomers; 58(1 — *- 2), palatine and ectopterygoid contribute to
thè margin of interpterygoid vacuity.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 2 (0 — *• 1), skull great¬
est width / midiine length, in adults < 0.8; 57(1 — *• 0), palatine-ectop-
terygoid suture roughly transverse.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Remarks: see Systematic review below.
Node 26
Included taxa: Edingerella madagascariensis + Masto¬
donsaurus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 46 (0 —* 1), lamina palatina visible on
thè premaxilla.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 38 (0 — * 1), occipital
condyles very dose to each other.
Edingerella madagascariensis
Unambiguous autapomorphies: 59 (1 — > 0), presence of ectopterygoid
tusks in adults; 64 ( 1 — > 0), oblique ridge on thè quadrate ramus of thè
pterygoid low, rounded.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 38 (0 — » 1), occipital
condyles very dose to each other; 57 (1 — *■ 0), palatine-ectopterygoid
suture roughly transverse.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN; 2 (1 — ► 0), skull
greatest width / midiine length, in adults comprised between 0.8 and
1.2; 10(1 — ► 0), anterior projection of thè jugal surpasses thè anterior
margin of thè orbit, but it is shorter than 3/10 of thè preorbitai length
of thè skull (measured from thè tip of thè pm to thè anterior margin
of thè orbit).
Remarks: see Systematic Palaeontology above.
Node 27
Included taxa: Watsonisuchus magnus + Mastodonsaurus
giganteus
Unambiguous synapomorphies: 47 (0 — *■ 2), choana elongate (width
< 42% length) and relatively large (length > 24% of thè length of thè
interpterygoid vacuity); 55 (0 — > 1), vomerine piate anterior to thè in¬
terpterygoid vacuities broad (width / length 0.9< <1.5).
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 2 (0 — > 1), skull great¬
est width / midiine length, in adults < 0.8.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 57 (0 — * 1), palatine
forming posteromedial process mediai to ectopterygoid shorter than
40% of thè ectopterygoid length; 69 (0 — > 1), width of thè cultriform
process (measured at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid
vacuities) narrower than or as wide as thè width of thè dentigerous sur-
face of thè maxilla.
Node 28
Watsonisuchus
Included taxa: Watsonisuchus magnus + Watsonisuchus
gunganj
Unambiguous synapomorphies: 20 (0 — *• 2), postorbitai in adults
strongly ‘hooked' , anterolaterally expanded with anteriormost tip sur-
passing thè centre of thè orbit; 26 (0 — *• 2), supraorbital sensory canal
reduced or absent.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 38 (0 — » 1), occipital
condyles very dose to each other; 69 (0 — * 1 ), width of thè cultriform
process (measured at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid
vacuities) narrower than or as wide as thè width of thè dentigerous sur-
face of thè maxilla.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 50 (1 — ♦ 2), trans-
vomerine single tooth row (mediai to thè vomerine tusks, when present)
angular (V-shaped).
Remarks: for both genus and referred species see Sys¬
tematic review below.
32
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G„ BOULAY M.. LORRAIN S., BENETEAU A. & AUDITORE M.
Watsonisuchus gunganj
Unambiguous autapomorphies: none.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 29
Included taxa: Watsonisuchus magnus + Watsonisuchus
rewanensis
Unambiguous synapomorphies: 70 (0 — » 1 ), parasphenoid piate shorter than
50% of thè posterior skull table; 72 (0 — > 1), parasphenoid groove present.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 41 (0 — * 1), stapedial
foramen absent.
Watsonisuchus magnus
Unambiguous autapomorphies: none.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 41 (0 — ► 1), stapedial
foramen absent.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Watsonisuchus rewanensis
Unambiguous autapomorphies: 64 (1 — * 0), oblique ridge on thè quad¬
rate ramus of thè pterygoid low, rounded.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 50 (1 — > 2), trans-
vomerine single tooth row (mediai to thè vomerine tusks, when present)
angular (V-shaped).
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 30
Included taxa: Wetlugasaurus angustifrons + Mastodon-
saurus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 22 (1 — ► 0), temporal fossa ( sensu
Damiani, 2001) absent; 43 (0 — > 1), quadratojugal participates to thè
upper jaw condyle; 80 (0 — » 1 ), crista medialis on thè postglenoid area
well developed.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 1 0 (0 — >• 1), anteri or
projection of thè jugal surpasses thè anterior margin of thè orbit, and it
is longer than 3/10 of thè preorbitai length of thè skull (measured from
thè tip of thè pm to thè anterior margin of thè orbit).
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 38 (1 — > 0), occipital
condyles at an average distance from each other.
Remarks: it is interesting to note that Watsonisuchus
and Wetlugasaurus occupy similar positions among thè
basai capitosaurs in both our and Damiani’s (200 la)
analyses, resulting only inverted each other. Moreover,
our analysis supports thè traditional hypothesis of Wetlu¬
gasaurus as a capitosaur, as in Damiani (200 la), Steyer
(2003), or Damiani & Yates (2003), but contra Schoch
& Milner (2000) who consider it as thè basalmost stem-
trematosauroid.
Wetlugasaurus angustifrons
Unambiguous autapomorphies: 17(1 — * 0), frontal not reaching thè or-
bit; 74 (1 — » 0), denticle field on pterygoid and parasphenoid present.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 69 ( 1 — ► 0), width of
thè cultriform process (measured at thè level of thè anterior third of thè
interpterygoid vacuities) larger (but less than two times) than thè width
of thè dentigerous surface of thè maxilla.
Node 3 1
Included taxa: Parotosuchus orenburgensis + Mastodon-
saurus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 5 (0 — ♦ 2), length of snout (i.e. preor¬
bitai portion of thè skull) in adults equal or greater than 60% of total
skull length; 47 (2 — ► 1), choana elongate (width < 42% length) and
relatively small (length < 24% of thè length of thè interpterygoid vacu-
ity); 70 ( 1 — *• 0), parasphenoid piate length comprised between 50%
and 65% of thè posterior skull table; 76 (0 — *• 1), parasymphyseal teeth
(or tusks) present.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Remarks: Parotosuchus orenburgensis is thè basal¬
most of thè capitosaurs more derived than Watsonisu¬
chus and Wetlugasaurus , as in Damiani (200 la) and Liu
& Wang (2005). The parotosuchids are considered basai
capitosauroids in thè hand-made phylogeny of Schoch &
Milner (2000).
Parotosuchus orenburgensis
Unambiguous autapomorphies: 23 (0 — > 1), lateral sensory-line grooves
on thè skull roof well impressed, continuous (at least sub-continuous);
44 (0 — ► 1), maxillary teeth minute and much smaller than dentary
teeth; 54 (0 — > 1), anterior patatai vacuity(ies) located between thè pre-
maxilla/vomer suture.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 38 (0 — » 1), occipital
condyles very dose to each other; 69 (0 — > 1), width of thè cultriform
process (measured at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid
vacuities) narrower than or as wide as thè width of thè dentigerous sur¬
face of thè maxilla.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 38 (0 —* 1), occipital
condyles very dose to each other.
Node 32
Included taxa: Cyclotosaurus robustus + Mastodonsau-
rus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 20 (0 — *■ 2), postorbitai in adults
strongly ‘hooked’ , anterolaterally expanded with anteriormost tip sur-
passing thè centre of thè orbit; 29 (0 — > 2), tabular hom posterolaterally
directed at thè base and curving outward distally, with a anterodistal
lappet partially narrowing thè otic notch; 41 (0 — ► 1), stapedial foramen
absent; 66 (0 — ► 1), cultriform process of thè parasphenoid expanded
at thè base and constricted at mid length; 72 (1 — *■ 0), parasphenoid
groove absent.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Remarks: an unresolved trichotomy is visible between
Stenotosaurus stantonensis, thè clade at node composed
by ( Stanocephalosaurus pronus + ( Tatrasuchus wildi +
Cyclotosaurus robustus)), and thè clade at node 36 in thè
strict consensus tree, but Stenotosaurus occupies a more
derived position within thè Capitosauria than thè clade at
node 33 in four of thè five MPTs found.
Node 33
Included taxa: Cyclotosaurus robustus + Stanocephalo¬
saurus pronus
Unambiguous synapomorphies: 70 (0 — > 2), parasphenoid piate longer
than 65% of thè posterior skull table.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 69 (0 — *■ 1), width of
thè cultriform process (measured at thè level of thè anterior third of thè
interpterygoid vacuities) narrower than or as wide as thè width of thè
dentigerous surface of thè maxilla.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 73 (0 — » 1), exoccipi-
tal in ventral view sutures with pterygoid.
Remarks: thè taxon Stanocephalosaurus pronus is a
synonym of Eryosuchus in Damiani (200 la) and Liu &
Wang (2005), therefore we cannot compare its position.
ED1NGERELLA MADAGASCARIENSIS (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TR1ASSIC OF NW MADAGASCAR
33
Stanocephalosaurus pronus
Unambiguous autapomorphies: 7(0 — *■ 1 ), interpremaxillary-intermax-
illary foramen present; 45 (0 — » 1), maxilla making point contact, at
most, with thè quadratojugal.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 73 (0 — » 1 ), exoccipital
in ventral view sutures with pterygoid.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 34
Cyclotosauridae
Included taxa: Cyclotosaurus robustus + Tatrasuchus
wildi
Unambiguous synapomorphies: 2(1 — » 0), skull greatest width / mid¬
iine length, in adults comprised between 0.8 and 1.2; 12(1 — » 0), orbitai
margins flush with piane of skull roof; 44 (0 — » 1), maxillary teeth
minute and much smaller than dentary teeth; 47 (1 — » 0), choana ovai
(width > 42% length); 55 ( 1 — ► 0), vomerine piate anterior to thè in-
terpterygoid vacuities very broad (width / length >1.5); 75 ( 1 — ► 0),
marginai teeth sub-circular or circular at base; 83 (0 — > 1), posterior
Meckelian foramen as long as half or long more than half thè length of
thè adductor fossa.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Remarks: Tatrasuchus and Cyclotosaurus are sister-
taxa also in Maryanska & Shishkin (1996), Damiani
(200 la), and Liu & Wang (2005), although in thè lat-
ter two analyses they are thè most derived capitosaurs.
Close relationships between Cyclotosaurus and Tatrasu¬
chus have been found also in thè hand-made phylogeny
of Schoch & Milner (2000). In Schoch & Milner (2000:
fig. 105), however, thè Tatrasuchinae are thè most basai
taxon within a Cyclotosauridae including also thè clade
(Stenotosaurinae + (Heylerosaurinae + Cyclotosaurinae))
and closely related to thè Paracyclotosauridae ( Stano¬
cephalosaurus + Paracyclotosaurus ); on thè contrary,
in our analysis thè Paracyclotosauridae are found to be
paraphyletic with Stanocephalosaurus closer to thè Cy¬
clotosauridae ( Tatrasuchus + Cyclotosaurus ) and Paracy-
lotosaurus closer to thè derived taxon (Mastodonsauridae
+ Heylerosauridae).
Cyclotosaurus robustus
Unambiguous autapomorphies: 8 ( 1 — » 0), extemal nares shape rounded
or ovoid (width > 55% length); 29 (2 — ► 3), tabular hom posterolater-
ally/laterally directed and suturing with thè squamosal posteriorly; 37
(1 — ► 2), occipital condyles situated posterior to thè quadrate condyles;
38 (0 — » 2), occipital condyles very distant from each other; 50 (0 —»
1 ), transvomerine single tooth row (mediai to thè vomerine tusks, when
present) curved (concave anteriorly); 57 (1 — ► 2), palatine forming
posteromedial process mediai to ectopterygoid longer than 40% of thè
ectopterygoid length; 65 (0 — » 1), suture between pterygoid and par-
asphenoid longer than thè width of thè corpus of thè parasphenoid; 67
(0 — » 1) cultriform process of thè parasphenoid deep and knife-edged
ventrally; 77(1—» 0), coronoid teeth absent.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 73 (0 — > 1), exoccipital
in ventral view sutures with pterygoid.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Tatrasuchus wildi
Unambiguous autapomorphies: 5 (2 — » 0), length of snout (i.e. preor¬
bitai portion of thè skull) in adults comprised between 50% and 60% of
total skull length; 20 (2 — » 0), postorbitai in adults moderately ‘hooked',
anterolaterally expanded with anteriormost tip not surpassing thè centre
of thè orbit; 57 (1 — » 0), palatine-ectopterygoid suture roughly trans¬
verse; 69 (1 — » 2), width of thè cultriform process (measured at thè
level of thè anterior third of thè interpterygoid vacuities) larger than
two times thè width of thè dentigerous surface of thè maxilla; 70 (2 — »
1), parasphenoid piate shorter than 50% of thè posterior skull table; 84
(0 — » 1), labial wall of adductor fossa strongly convex dorsally.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 73 ( 1 — » 0), exoccipital
in ventral view does not suture with pterygoid.
Node 35
Included taxa: Stenotosaurus stantonensis + Mastodon-
saurus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 54 (0 — » 2), anterior palata! vacuity(ies)
located mostly anterior to thè premaxilla/vomer suture.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 69 (1 — » 0), width of
thè cultriform process (measured at thè level of thè anterior third of thè
interpterygoid vacuities) larger (but less than two times) than thè width
of thè dentigerous surface of thè maxilla.
Stenotosaurus stantonensis
Unambiguous autapomorphies: 7 (0 — » 1), interpremaxillary-intermax-
illary foramen present; 29 (2 — » 3), tabular hom posterolaterally / later-
ally directed and suturing with thè squamosal posteriorly; 57 (1 — » 0),
palatine-ectopterygoid suture roughly transverse.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 38 (0 — » 1), occipital
condyles very close to each other.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 38 (0 — » 1), occipital
condyles very close to each other.
Node 36
Included taxa: Xenotosuchus africanus + Mastodonsau-
rus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 8(1 — » 0), extemal nares shape round¬
ed or ovoid (width > 55% length); 45 (0 — » 1), maxilla making point
contact, at most, with thè quadratojugal; 57 (1 — » 2), palatine forming
posteromedial process mediai to ectopterygoid longer than 40% of thè
ectopterygoid length.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Remarks: Xenotosuchus africanus, Cherninia denwai,
Wellesaurus peabodyi, and Paracyclotosaurus davidi are
successive stem-taxa of thè “very derived” capitosaurs
at node 40. Xenotosuchus africanus was not included in
thè analyses of Damiani (200 la) and Liu & Wang (2005),
whereas thè position of thè other taxa is difficult to be
compared, as for Stenotosaurus stantonensis. It can be
seen, however, that neither those authors nor our analysis
placed Paracyclotosaurus, Wellesaurus, and Stanocepha¬
losaurus (where included as a distinct taxon) in a mono-
phyletic Paracyclotosauridae, contra Schoch & Milner
(2000).
Xenotosuchus africanus
Unambiguous autapomorphies: 12 (1 — » 0), orbitai margins flush
with piane of skull roof; 20 (2 — » 0), postorbitai in adults moderately
'hooked’, anterolaterally expanded with anteriormost tip not surpassing
thè centre of thè orbit; 43 ( 1 — *• 0), quadratojugal does not participate
to thè upper jaw condyle; 50 (0 — > 1), transvomerine single tooth row
(mediai to thè vomerine tusks, when present) curved (concave ante¬
riorly); 69 (0 — » 2), width of thè cultriform process (measured at thè
level of thè anterior third of thè interpterygoid vacuities) larger than
two times thè width of thè dentigerous surface of thè maxilla; 77 (1 — »
0), coronoid teeth absent.
l
34
MAGANUCO S., STEYER J. S„ PASINI G., BOULAY M., LORRAIN S., BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 37
Included taxa: Cherninia denwai + Mastodonsaurus gi-
ganteus
Unambiguous synapomorphies: 66 (1 — > 0), cultriform process of thè
parasphenoid not expanded at thè base; 70 (0 — » 1), parasphenoid piate
shorter than 50% of thè posterior skull table.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 52 (1 — ► 2), anterior
palatal vacuity doublé; 79 (1 — ► 0), crista articularis on thè postglenoid
area absent; 86 (0 — > 1), chorda tympanic foramen present, located in
thè prearticular alone.
Cherninia denwai
Unambiguous autapomorphies: 9 (0 — » 1), longer axis of thè extemal
nares parallel to thè midiine of thè skull roof; 29 (2 — > 1), tabular hom
posterolaterally directed at thè base and curving outward distally; 34 ( 1
— » 2), length of thè posterior skull table respect to its width < 46%.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 52 (1 — » 2), anterior
palatal vacuity doublé; 53 (0 — » 2), vomerine process separating thè
posteriormost portion of thè anterior palatal vacuities nearly as wide as
half of thè posteriormost portion of one anterior palatal vacuity.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 38
Included taxa: Weìlesaurus peabodyi + Mastodonsaurus
giganteus
Unambiguous synapomorphies: 6 (0 — >• 1), anterior margin of thè tip
of thè snout nearly straight; 65 (0 — » 1), suture between pterygoid and
parasphenoid longer than thè width of thè corpus of thè parasphenoid;
73 (0 — » 1), exoccipital in ventral view sutures with pterygoid.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Weìlesaurus peabodyi
Unambiguous autapomorphies: 7 (0 — » 1), interpremaxillary-intermax-
illary foramen present; 12 (1 — > 0), orbitai margins flush with piane
of skull roof; 37 (1 —►2), occipital condyles situated posterior to thè
quadrate condyles.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 52 (2 — > 1), anterior
palatal vacuity single.
Node 39
Included taxa: Paracyclotosaurus davidi + Mastodonsau¬
rus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 70 (1 — » 2), parasphenoid piate longer
than 65% of thè posterior skull table.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 52 (1 — > 2), anterior
palatal vacuity doublé.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 76 ( 1 — »• 0), parasym-
physeal teeth (or tusks) absent.
Paracyclotosaurus davidi
Unambiguous autapomorphies: 34 ( 1 — » 0), length of thè posterior skull
table respect to its width between 90% and 70%; 44 (0 — > 1 ), maxillary
teeth minute and rnuch smaller than dentary teeth; 45 (1 — ► 0), maxilla
forming a suture with thè quadratojugal; 69 (0 — » 2), width of thè cul-
tritorm process (measured at thè level of thè anterior third of thè interp-
terygoid vacuities) larger than two times thè width of thè dentigerous
surface of thè maxilla.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 40
Included taxa: Eocyclotosaurus + Mastodonsaurus gi¬
ganteus
Unambiguous synapomorphies: 26 (0 — » 1), supraorbital sensory canal
developed, enters lacrimai (crosses thè lateral margin of thè prefrontal
where lacrimai is absent); 83 (0 — » 1), posterior Meckelian foramen as
long as half or long more than half thè length of thè adductor fossa.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 76 ( 1 — *• 0), parasym-
physeal teeth (or tusks) absent; 86 (0 — » 1), chorda tympanic foramen
present, located in thè prearticular alone.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 23 (0 — » 1), lateral
sensory-line grooves on thè skull roof well impressed, continuous (at
least sub-continuous); 43(1—» 0).
Remarks: as for thè “very derived” capitosaurs, thè
Heylerosauridae ( Odenwaldia heidelbergensis + Eocy¬
clotosaurus woschmidti) is here thè sister-taxon of thè
Mastodonsauridae ( Mastodonsaurus giganteus ( Eryosu -
chus garj dinovi ( Quasicyclotosaurus campi +Yuanansu-
chus laticeps ))). The Heylerosauridae O. heidelbergensis
and E. woschmidti are also sister taxa but nested at thè
base of Capitosauria in Damiani (200 la). In Liu & Wang
(2005), E. woschmidti occupies also a derived position,
whereas O. heidelbergensis is thè basalmost capitosaur,
forming a trichotomy togheter with thè remaining capito¬
saurs and Benthosuchus sushkini.
Quasicyclotosaurus campi and Yuanansuchus lati¬
ceps , here members of thè Mastodonsauridae, are derived
capitosaurs also in Liu & Wang (2005) (these taxa are not
included in Damiani 200 la).
As for Mastodonsaurus , it is thè sister-taxon of thè
clade ( Cyclotosaurus + Tatrasuchus ) in Damiani (200 la),
whereas it is at thè base of a group including also Yuanan¬
suchus, Quasicyclotosaurus, and Eocyclotosaurus in Liu
& Wang (2005). Mastodonsaurus is a basai capitosaur in
Steyer (2003) analysis, and a not-capitosaurid capitosaur
in Yates & Warren (2000).
Node 41
Heylerosauridae
Included taxa: Eocyclotosaurus + Odenwaldia heidelber¬
gensis
Unambiguous synapomorphies: 3 (0 — » 1), skull outline in dorsal view
narrow, wedge-shaped; 17(1 — » 0), frontal not reaching thè orbit.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 53 (2 — » 0), vomerine
process separating thè posteriormost portion of thè anterior palatal va¬
cuities nearly as wide as thè posteriormost portion of one anterior pala-
tal vacuity; 55 (1 — » 2), vomerine piate anterior to thè interpterygoid
vacuities elongate (width / length <0.9); 67 (0 — » 1), cultriform process
of thè parasphenoid deep and knife-edged ventrally; 68 (0 — » 1 ), cul¬
triform process of thè parasphenoid underplated by posterior extension
of vomer (this state does not refer to thè posteriorly directed processes
which do not cover thè cp but clasp it laterally).
Remarks: thè taxon Heylerosauridae is here better
supported than in Damiani (200 la) (only one unambigu¬
ous synapomorphy in thè latter analysis).
Eocyclotosaurus
Unambiguous autapomorphies: 29 (2 — » 3), tabular hom posterolater¬
ally / laterally directed and suturing with thè squamosal posteriorly; 66
(0 — » 1), cultriform process of thè parasphenoid expanded at thè base
and constricted at mid length.
EDINGERELLA A/XD.4G,4.SC4R/£MS/S(TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TR1ASSIC OF NW MADAGASCAR
35
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 43 (1 — ► 0), quadratojugal
does not participate to thè upper jaw condyle; 55 ( 1 — ► 2), vomerine piate
anterior to thè interpterygoid vacuities elongate (width / length <0.9); 67
(0 — *■ 1), cultriform process of thè parasphenoid deep and knife-edged
ventrally; 68 (0 — » 1), cultriform process of thè parasphenoid underplated
by posterior extension of vomer (this state does not refer to thè posteriorly
directed processes which do not cover thè cp but clasp it laterally).
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Odenwaldia heidelbergensis
Unambiguous autapomorphies: 18 (0 — » 1), frontal width at thè level of
thè centre of thè orbit much narrower than postfrontal.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Node 42
Mastodonsauridae
Included taxa: Quasìcyclotosaurus campi + Mastodon-
saurus giganteus
Unambiguous synapomorphies: 6(1 — > 0), anterior margin of thè tip of thè
snout rounded; 10(1 — »■ 0), anterior projection of thè jugal surpasses thè an¬
terior margin of thè orbit, but it is shorter than 3/1 0 of thè preorbitai length
of thè skull (measured ffom thè tip of thè pm to thè anterior margin of thè
orbit); 20 (2 — » 0), postorbitai in adults moderately ‘hooked’ , anterolater-
ally expanded with anteriormost tip not surpassing thè centre of thè orbit.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 23 (0 — » 1), lateral
sensory-line grooves on thè skull roof well impressed, continuous (at
least sub-continuous).
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 37 (1 — > 2), occipital con-
dyles situated posterior to thè quadrate condyles; 70 (2 — * 0), parasphenoid
piate length comprised between 50% and 65% of thè posterior skull table;
84 (0 — ► 1 ), labial wall of adductor fossa strongly convex dorsally.
Remarks: as in thè hand-made phylogeny of Schoch &
Milner (2000) we found phylogenetic affinities between
Mastodonsaurus and thè eryosuchids. In Schoch & Mil¬
ner (2000), however, thè these taxa are not closely related
to thè Heylerosauridae.
Mastodonsaurus giganteus
Unambiguous autapomorphies: 5 (2 — »■ 1), length of snout (i.e. preor¬
bitai portion of thè skull) in adults equal or less than 50% of total skull
length; 12(1 — ► 0), orbitai margins flush with piane of skull roof; 29 (2
— ► 1 ), tabular hom posterolaterally directed at thè base and curving out-
ward distally; 34 (1 — ► 0), length of thè posterior skull table respect to
its width between 90% and 70%; 41 ( 1 — »• 0), stapedial foramen present;
46 ( 1 — >• 0), lamina palatina not visible on thè premaxilla.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 37 (1 — > 2), occipi¬
tal condyles situated posterior to thè quadrate condyles; 53 (0 — > 1),
vomerine process separating thè posteriormost portion of thè anterior
palatal vacuities nearly as wide as both posteriormost portions of thè
anterior palatal vacuities, or even more; 70 (2 — *• 0), parasphenoid piate
length comprised between 50% and 65% of thè posterior skull table; 79
(1 — ► 0), crista articularis on thè postglenoid area absent; 84 (0 — » 1),
labial wall of adductor fossa strongly convex dorsally.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 43 (0 — > 1), quadrato¬
jugal participates to thè upper jaw condyle; 53 (2 — » 1), vomerine proc¬
ess separating thè posteriormost portion of thè anterior palatal vacuities
nearly as wide as both posteriormost portions of thè anterior palatal
vacuities, or even more.
Node 43
Included taxa: Eryosuchus garjainovi + Quasicycloto-
saurus campi
Unambiguous synapomorphies: 8 (0 — * 1), extemal nares shape elon¬
gate (width < 55% length); 45 (1 — » 0), maxilla forming a suture with
thè quadratojugal; 55 ( 1 — *• 0), vomerine piate anterior to thè interptery¬
goid vacuities very broad (width / length > 1 .5).
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: 43 (1 — > 0), quadrato¬
jugal does not participate to thè upper jaw condyle.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: none.
Eryosuchus garjainovi
Unambiguous autapomorphies: 2(1 — ► 0), skull greatest width / midiine
length, in adults comprised between 0.8 and 1.2; 5 (2 — ► 0), length of
snout (i.e. preorbitai portion of thè skull) in adults comprised between
50% and 60% of total skull length; 52 (2 — » 1), anterior palatal vacuity
single; 75 (1 — * 0), marginai teeth sub-circular or circular at base.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 70 (0 — » 2), parasphe¬
noid piate longer than 65% of thè posterior skull table.
Node 44
Included taxa: Yuanansuchus laticeps + Quasicyclotosau-
rus campi
Unambiguous synapomorphies: 17 (1 — > 0), frontal not reaching thè
orbit; 47 (1 — * 0), choana ovai (width > 42% length); 65 ( 1 — ► 0), su¬
ture between pterygoid and parasphenoid shorter than thè width of thè
corpus of thè parasphenoid; 66 (0 — » 1), cultriform process of thè paras¬
phenoid expanded at thè base and constricted at mid length.
Ambiguous synapomorphies under DELTRAN: none.
Ambiguous synapomorphies under ACCTRAN: 4 (0 — » 1), prenarial
snout length equals or exceeds intemarial distance (but less than three
times); 54 (2 — > 1), anterior palatal vacuity(ies) located between thè
premaxilla/vomer suture.
Yuanansuchus laticeps
Unambiguous autapomorphies: 29 (2 — » 1), tabular hom posterolater¬
ally directed at thè base and curving outward distally; 32 (0 — > 1), pres-
ence of postparietal lappets on thè mid of thè posterior margin of thè
postparietal; 34 (1 — » 0), length of thè posterior skull table respect to
its width between 90% and 70%; 38 (0 — * 2), occipital condyles very
distant from each other; 64 ( 1 — > 0), oblique ridge on thè quadrate ra-
mus of thè pterygoid low, rounded; 69 (0 — * 2), width of thè cultriform
process (measured at thè level of thè anterior third of thè interpterygoid
vacuities) larger than two times thè width of thè dentigerous surface
of thè maxilla; 73 (1 — »■ 0), exoccipital in ventral view does not suture
with pterygoid.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 70 (2 — > 0), parasphe¬
noid piate length comprised between 50% and 65% of thè posterior
skull table.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: none.
Quasicyclotosaurus campi
Unambiguous autapomorphies: 29 (2 — > 3), tabular hom posterolateral¬
ly / laterally directed and suturing with thè squamosal posteriorly; 57 (2
— » 1 ), palatine forming posteromedial process mediai to ectopterygoid
shorter than 40% of thè ectopterygoid length; 67 (0 — » 1), cultriform
process of thè parasphenoid deep and knife-edged ventrally.
Ambiguous autapomorphies under DELTRAN: 4 (0 — ► 1), prenarial
snout length equals or exceeds intemarial distance (but less than three
times); 37(1 — » 2), occipital condyles situated posterior to thè quadrate
condyles; 53 (0 — » 2), vomerine process separating thè posteriormost
portion of thè anterior palatal vacuities nearly as wide as half of thè pos¬
teriormost portion of one anterior palatal vacuity; 54 (2 — » 1), anterior
palatal vacuity(ies) located between thè premaxilla/vomer suture; 70 (2
— > 1 ), parasphenoid piate shorter than 50% of thè posterior skull table.
Ambiguous autapomorphies under ACCTRAN: 70 (0 — » 1), parasphe¬
noid piate shorter than 50% of thè posterior skull table.
36
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S., BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
Systematic review
Watsonisuchus Ochev, 1966
Type species - Watsonisuchus magnus Watson, 1 962
(Ochev, 1966).
Included species - W gunganj Warren, 1980 (Dam¬
iani, 200 la), W. magnus Watson, 1962 (Ochev, 1966),
W rewanensis Warren, 1980 (Damiani, 200 la).
Distribution - Lower Triassic of Australia and South
Africa.
Diagnosis (after Steyer, 2003, modified) - Capitosau-
rian temnospondyls with ovai orbit; widely posteriorly
open and globulous otic notches; straight and wide pos-
terodorsal branch formed by squamosal and quadratoju-
gal; well developed crista falciformis of thè squamosal;
crista tabularis externa ( sensu Damiani, 200 la) present;
crista medialis of thè postglenoid area poorly developed
or absent; stapes with crista obliqua ( sensu Bystrow &
Efremov, 1940); palatine with posterior process mediai
to ectopterygoid; occipital condyles well-above thè lev-
el of thè quadrate ones in occipital view; supraorbital
sensory canal weakly developed or absent; presence of
temporal fossa {sensu Damiani, 200 la); and, according
to our phylogeny, albeit not verifiable on thè type spe¬
cies, a strongly hooked postorbitai, anterolaterally ex-
panded with thè anteriormost tip surpassing thè centre
of thè orbit.
Remarks - “Absence of a stapedial foramen” is re-
moved from thè diagnosis of Steyer (2003) because a
stapedial foramen is observable in specimens of W gun¬
ganj (see Damiani 200 la: fig. 8F). “Long axis of orbit
reaching centrai part of otic notch” is removed from thè
diagnosis of Damiani (200 la) because thè direction of
thè long axis can vary in a single individuai (see for
example W gunganj or W. rewanensis in Warren, 1980:
figs. 2, 4), and, in thè holotype, thè longest axis of thè
preserved left orbit passes slightly mediai to thè otic
notch (JSS, pers. obs. 1999). According to our phylog¬
eny, “temporal fossa sensu Damiani 200 1 a” would not be
an autapomorphy of thè genus, rather a synapomorphy
early acquired during thè evolution of thè capitosaurs
(node 25, Fig. 19) and lost in thè derived forms (node
30, Fig. 19). The morphology of thè post-glenoid area is
very similar in all thè species of Watsonisuchus , except
that in W gunganj and in W. rewanensis where thè crista
medialis is poorly developed or absent, whereas in W
gunganj thè crista articularis is not as well developed as
in W magnus (Damiani, 200 la). Such differences, how-
ever, could be linked either with ontogeny or/and size,
W magnus being represented by a very large individuai
(Watson, 1962) and W gunganj by an immature one
(Warren, 1980). Dermosensory canals of thè lateral-line
System are reported for Warrenisuchus aliciae (War¬
ren & Schroeder, 1995) and are present in Edingerella
madagascariensis, especially in thè specimen MSNM
V2992 in which they are well incised and developed.
The reduction or absence of dermosensory canals may
characterize thè genus Watsonisuchus, but this absence
is not clearly discussed in W. rewanensis and in W. gun¬
ganj, and can not be confirmed in W magnus, pending
more complete material.
Comments on thè included species - Watsonisuchus
gunganj shows a ventral exposure of thè parasphenoid
groove, thè occipital condyles unstalked, thè presence of
a stapedial foramen, and a crista obliqua ( sensu Bysrow
& Efremov, 1940) on thè stapes that spans thè entire
length of thè stapedial shaft (Warren 1980; Damiani
200 la). The stapedial footplate is bifurcated, a possible
autapomorphy of Watsonisuchus gunganj. The combi-
nation of features of thè stapes may also characterize
thè whole genus, but they are currently known only in
W. gunganj. According to Warren (1980), thè preserva-
tion of thè W. gunganj material does not permit deter-
mination of thè exact shape of thè transvomerine tooth
row. It is equally hypothetical to reconstruct thè trans¬
vomerine tooth row as transverse, concave, or acutely
V-shaped, therefore thè shape should be regarded as un-
certain in W. gunganj, pending more complete material.
However, Warren & Hutchinson (1988b) preferred thè
hypothesis of a transverse transvomerine tooth row. Ac¬
cording to thè reconstruction fìgured by Warren (1980),
Steyer (2003) coded thè anterior margin of thè snout
of W. gunganj as straight; this potential feature of W
gunganj however, remains questionable, because thè
anterior portion of thè snout has not been found so far.
The cultriform process of W. gunganj is wider than in
W. rewanensis (Warren, 1980). The tabular horns are
raised above thè level of thè skull table, in contrast to
thè condition in W. rewanensis, in which they are thè
same level as thè table.
In W rewanensis, thè vomerine piate is longer than
broad, and thè choanae are larger than those of E. mada¬
gascariensis or of Warrenisuchus aliciae. This couple
of features may characterize thè whole genus Watsoni¬
suchus, but thè same features are currently unknown in
other species.
As in Edingerella, thè oblique ridge on thè quadrate
ramus of thè pterygoid is low and rounded. The mid-
posterior portion of thè cultrifom process is narrow. The
acutely V-shaped transvomerine tooth row results in an
autapomorphy of thè species under DELTRAN opti-
mization, while of thè whole genus under ACCTRAN
optimization (see Phylogenetic analysis above). The
posterior margin of thè postparietal bears a small, pos¬
teriorly directed peak found also in some specimens of
E. madagascariensis (e.g., MSNM V2992). According
to Damiani (200 la: 51), thè stapedial footplate of W.
rewanensis is larger than those of Warrenisuchus ali¬
ciae, W. gunganj and, following Steyer (2003), than
that of E. madagascariensis. Damiani (200 la) reported
that dermal bones in W. rewanensis are very thin, and
Steyer (2003) listed this feature as a difference between
W. rewanensis and E. madagascariensis . We noted
that, at least judging by thè reconstruction in Warren
(1980), thè thickness of thè dermal bones on thè skull
roof, at least in occipital view, does not present remark-
able differences in thè two species. The epipterygoid
of W. rewanensis is less robust than that of W gunganj
and shows a more slender ascending process (Damiani,
2001a). Damiani (2001a) also reported that a specimen
of W rewanensis preserving also thè posterior portions
of thè mandible shows a large foramen on thè linguai
surface of thè articular, a unique condition among
known Mesozoic temnospondyls (only observed also
in another capitosaur from Uruguay, see Pineiro et al.,
2007) that, if confirmed by further discoveries, may be
a clear autapomorphy of thè taxon.
EDINGERELLA MADAGASCARIENSIS (TEMNOSPONDYU) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
37
Schoch & Milner (2000) erected thè genus “ Rewano -
batrachus ” for thè species “Rewanobatrachus” gunganj (as
type species) and “/?. ” al iciae. They considered rewan-
ensis as a junior synonym of “/?. ” gunganj , thè first differ-
ing from thè second only by “a slightly concave vomerine
tooth row” (Schoch & Milner, 2000:135). However, and as
mentioned just above, thè shape of thè vomerine tooth row
cannot be determined for W. gunganj (see also “Comments
on Warrenisuchus aliciae ” below). Moreover, and follow-
ing Damiani (200 la) and Warren (1980), we mantain thè
distinct species W. gunganj and W rewanensis under thè
genus Watsonisuchus as resulted from our phylogenetical
analysis: W. magnus, W rewanensis, and W gunganj form
a clade in which W. rewanensis and W magnus are sister
taxa, therefore sharing synapomorphies (a relatively long
parasphenoid piate, obtusely V-shaped cristae muscularis
of thè parasphenoid piate, and a lack of a ventral exposure
of thè parasphenoid groove). Damiani (200 la) stated that
“morphologically, W rewanensis closely resembles thè
type species, W. magnus. In fact, save for thè difference
in absolute size, there is little to distinguish them taxo-
nomically, although W magnus is relatively incomplete”.
This could lead to thè conclusion that W. rewanensis could
represent a junior synonym of W. magnus. However, we
recognized possible autapomorphies which allow to dis¬
tinguish them as two species: as for W. magnus, a lack of
thè stapedial foramen is a possible autapomorphy (obtained
under DELTRAN but not observable on W. rewanensis)',
and as for W. rewanensis, a small posteriorly directed peak
on thè posterior margin of thè postparietal, and a foramen
on thè linguai surface of thè articular also represent pos¬
sible autapomorphies. The preservation of thè material (in
both species) is not sufficient to compare them enough and
therefore to confimi (or not) these possible autapomor¬
phies. But, pending more complete material, we prefer to
maintain thè separation between thè two species.
Warrenisuchus nov. gen.
Type species - Warrenisuchus aliciae (Warren &
Hutchinson, 1988b)
Derivatio nominis - After Dr. Anne Warren, who first-
ly described thè species and has given up to today, and is
stili giving an enormous contribution to thè knowledge
of temnospondyl anatomy and phylogeny; and “sukhos”
(Greek word for crocodile), reflecting thè crocodile-like
aspect of most capitosaur temnospondyls.
Diagnosis - As for thè type and only known species.
Warrenisuchus aliciae (Warren & Hutchinson, 1988b)
comb. nov.
Parotosuchus aliciae Warren & Hutchinson, 1988b
Parotosuchus aliciae Warren & Schroeder, 1995: 41-46
Watsonisuchus aliciae Damiani, 200 la: 388, 390, 425-
427, 429, 430, 434,435, 452, 453, 455, 458
Holotype - QM FI 2281, a partial skeleton consisting
of most of thè skull and attached lower jaw, and various
postcranial remains.
Referred material - QM FI 2282 (paratype), a partial
skull and lower jaws, and a partial shoulder girdle; QM
F12286; QM F12290-12292; QMF14481;QM F14483.
Locality and horizon - Duckworth Creek (QM L2 1 5),
Colorado Station, north of Dingo, southeast Queensland,
Australia;ArcadiaFormation,Rewan Group; EarlyTriassic.
Diagnosis (after Damiani, 200 la, modifìed) - Capito¬
saur temnospondyl having an interpremaxillary foramen;
tabular homs extremely narrow and recurved distally in
adults; palatine/ectopterygoid suture nearly transverse;
palatine and ectopterygoid entering thè margin of thè
interpterygoid vacuity; cristae muscularis of thè paras¬
phenoid piate straight in adults; very short pterygoid-
parasphenoid suture; anterior palatal vacuity wide and
rounded; lamina palatina absent; transvomerine tooth row
arcuate; denticle shagreen present on palate, especially
on thè vomer; parasphenoid groove present; exoccipital-
parasphenoid fissure present; occiput very deep; occipi-
tal condyles placed well anteriorly to thè quadrate ones;
hypertrophied oblique ridge of pterygoid; crista termina-
lis of tabular absent; vomerine piate broader than long;
supratemporal excluded from thè margin of thè otic notch
in both juvenile and adults; dermal bones on thè skull roof
relatively thick; small posterior Meckelian foramen bor-
dered solely by thè prearticular and thè angular.
Remarks - The juveniles W. aliciae have ectopterygoid
tusks, but contrary to E. madagascariensis, those tusks
are not retained in thè late adult stage. The reconstruction
of thè adult skull of W. aliciae in Warren & Schroeder
(1995) and in Schoch & Milner (2000) shows an inter¬
premaxillary foramen, similar to that of Stanocephalo-
saurus pronus (Howie, 1970; Schoch & Milner, 2000),
Procyclotosaurus (Schoch & Milner, 2000), and Subcy-
clotosaurus brookvalensis (Damiani, 200 la). A foramen
placed slightly posteriorly, at thè level of thè suture be¬
tween premaxillae and nasals, is present in thè rhinesuch-
id Rhineceps nyasaensis. Warren & Hutchinson (1988b)
reported, in W. aliciae, a small posterior Meckelian fo¬
ramen that exceptionally fails to contact thè postsplenial,
so that it is bordered solely by thè prearticular and thè
angular. This condition represents an autapomorphy of
thè taxon, and is also present, as a convergence, in thè
plagiosaurid Gerrothorax pustuloglomeratus only. In E.
madagascariensis, that foramen is small but bordered by
thè three bones, as is thè case in most of thè Stereospond-
yli. The oblique ridge of thè pterygoid is hypertrophied in
both juveniles and adults of W. aliciae, as shown by War¬
ren & Schroeder (1995), and is even more hypertrophied
than in other capitosaurs in which it is well-developed
(e.g., Cyclotosaurus cf. posthumus, Damiani, 200 la: fig.
7A). According to Damiani (200 la), this hypertrophied
oblique ridge, together with a fissure between thè exoc-
cipital and thè parasphenoid retained in thè adult, are
paedomorphic traits of W aliciae. This species also dif-
fers from Watsonisuchus and Edingerella madagascarien¬
sis in having thicker dermal bones on thè skull roof in
adults, and occipital condyles less dose to each other and
well anterior to thè quadrate ones. W. aliciae differs from
Edingerella madagascariensis, Watsonisuchus, and from
all thè other capitosaurs preserving thè tabular region, in
lacking one of thè cristae of thè tabular which was differ-
ently reported as thè crista tabularis extema by Warren
& Schroeder (1995), or thè crista terminalis by Damiani
(200 la). Damiani (200 la: 427) reported that thè anterior
palatal vacuity of W. aliciae is unusual in that thè lamina
palatina of thè premaxilla (sensu Bystrow & Efremov,
1940) is absent (contra Warren & Hutchinson, 1988a and
38
MAGANUCO S„ STEYER J. S„ PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
Warren & Schroeder, 1995), so that thè anterior rim of thè
vacuity is simply a depression on thè ventral surface of
thè skull roof and only thè posterior rim forms a free mar-
gin. A lamina palatina ( sensu Bystrow and Efremov, 1940:
fig. 1A) on thè ventral side of thè premaxilla is absent, for
example, in lydekkerinids, Rhineceps nyasaensis, and in
Lapillopsis nana, whereas it is present in thè only species
of Watsonisuchus for which this portion of thè snout is
preserved (i.e., W. rewanensis), in E. madagascariensis,
and in thè vast majority of thè capitosaurs. In Warrenisu-
chus aliciae, thè anterior palatal vacuity is rounded and
considerably large (60% of thè premaxillar width) in both
juveniles and adults (respectively, Warren & Hutchinson,
1988; Warren & Schroeder, 1995). It is larger than that of
thè juvenile and adults of E. madagascariensis (40% of
thè premaxillar width), whereas in Watsonisuchus rewan¬
ensis, its size is intermediate. As in E. madagascariensis,
in Warrenisuchus aliciae thè dermosensory canals of thè
lateral line System are well impressed in thè adults (War¬
ren & Schroeder, 1995), whereas they may be absent in
Watsonisuchus (see above). Finally, contrary to thè con-
dition present in E. madagascariensis, Watsonisuchus,
and in capitosaurs (Damiani, 200 la), thè ectopterygoid is
entering thè margin of thè interpterygoid vacuity in War¬
renisuchus aliciae (Warren & Hutchinson, 1988; Warren
& Schroeder, 1995).
Comments - Damiani (200 la) pointed out that thè re-
markable mix of characters of thè species W. aliciae sets it
apart from all other Early Triassic capitosaurs, suggesting
that it “may be generically distinct from Watsonisuchus,
perhaps developing in parallel”. However, he cautiously
retained it in that genus. Both primitive and derived fea-
tures are listed above (see diagnosis and remarks above)
supporting thè idea of Damiani (200 la). In our phyloge-
netical analysis, W. aliciae appeared basai with respect
to Watsonisuchus (and possibly to E. madagascariensis
also) (Figs. 18-19). It has been demonstrated by sev-
eral authors that thè species W aliciae does not belong
to Parotosuchus (see Schoch & Milner, 2000; Damiani,
200 la; Steyer, 2003). It cannot be assigned to thè genus
ilRewanobatrachus',\ erected by Schoch & Milner (2000)
to include thè stem-capitosauroid species gunganj
and aliciae, gunganj being thè type species (see
Comments above). Taking into account all these argu-
ments, we retain that thè transfer of thè species to a new
genus is clearly warranted.
Comparative ontogeny of E. madagascariensis
(Figs. 6, 10-11,20)
As pointed out by Steyer (2003), thè material of E.
madagascariensis represents one of thè best known growth
series among capitosaurs, although thè sequence of War¬
renisuchus aliciae documents much earlier stages and,
as a consequence, reveals much more substantial change
(Warren & Hutchinson, 1988b; Warren & Schroeder,
1995). Both juvenile and adult growth stages have been
recognized in thè skull series of E. madagascariensis:
MNHN MAE3003a/b/c, MAE3005a/b, MSNM V3880,
and MSNM V6237 are juveniles; MNHN MAE3000a/b,
MNHN RHMA02, and MNHN MAE3004 are early
adults; and MNHN MAE3002a/b and MSNM V2992 are
late adults. We refer to Steyer (2003) for thè growth stage
identification and thè modifications of E. madagascarien¬
sis through ontogeny (e.g., growth allometry, see also
below). Our observations of thè material from thè Ital-
ian collections complement thè previous observations and
comparisons with other growth series or data:
1) As pointed out by Steyer (2003), thè thickness of
thè dermo-cranial bones (compared to thè depth of thè
skull) is decreasing through ontogeny of E. madagas¬
cariensis: we indeed measured that thè thickness of thè
bones above thè foramen magnum (compare to thè height
of thè occiput along thè midiine) is about 29% in thè ju¬
venile MNHN MAE3003 (Steyer, 2003: fig. 1B) and 22%
in thè late adult MSNM V2992 (Fig. 10). In contrast, in
Warrenisuchus aliciae, thè bone thickness in thè adult
skull (Warren & Schroeder, 1995: fig. 3) is larger than
that of thè juvenile (Warren & Hutchinson, 1988b: fig. 4)
(respectively, 26% and 22%).
2) The parasphenoid groove is also more and more de-
veloped through ontogeny of E. madagascariensis (rela¬
tive to thè skull size): its width is 1 mm in thè juvenile
MNHN MAE3005 (mid-length skull 55 mm), 2 mm in thè
early adult MNHN RHMA02 (mid-length skull 99 mm), 3
mm in thè late adult MNHN MAE3002 (mid-length skull
121 mm) and 4 mm in thè late adult MSNM V2992 (mid-
length skull 127 mm). This newly observed trend seems
to be linked to thè fact that enlarging skull during growth
implies enlarging distance among bones.
3) Steyer (2003) observed that thè growth allometry
of thè skull, from juvenile semirostry to adult longiros-
try, is linked with thè elongation of thè preorbitai region
in E. madagascariensis. This also implies a migration of
thè orbit towards thè posterior half of thè interpterygoid
vacuity, a similar pattern also observed in Warrenisuchus
aliciae. Consequently, we confimi that orbits anteriorly
centred in thè interpterygoid fenestrae are also indicating
a juvenile stage (Warren & Hutchinson, 1988b).
4) Contra Steyer (2003: 553), thè pineal foramen
does not become comparatively smaller during growth
(its major axis is about 3% of thè mid-length of thè skull
in both juveniles and adults). Its shape, however, chang-
es during ontogeny (Figs. 5-6, 20B), from an elongate
(juvenile MNHN MAE3003) to a wide ellipse (adult
MSNM V2992) via a rounded circle (early adults MNHN
MAE3000 and MNHN MAE3004). In thè Watsonisuchus
species, thè pineal foramen is not well preserved, even if
in W. gunganj it seems to show thè same “adult” shape
of MSNM V2992. Similarly, thè pineal foramen has thè
shape of an elongate to slightly elongate ellipse in ju¬
veniles of Warrenisuchus aliciae (Warren & Hutchinson,
1988b), and of a wide ellipse in thè adults (Warren &
Schroeder, 1995).
5) Steyer (2003: fig. 3) observed that thè supratempo-
ral of E. madagascariensis stops to reach thè otic notch
from thè adult stage. This is not thè case of Warrenisu¬
chus aliciae (Warren & Hutchinson, 1988b) where thè su-
pratemporal does not enter thè otic notch in thè juveniles.
In Watsonisuchus magnus, thè supratemporal is partially
entering thè otic notch in thè adult, when thè entire ‘fossa’
is taken into account (SM, pers. obs. 2006, and Watson,
1962: fig. 10; contra Damiani, 200 la: fig. 28).
6) Variation in thè relative degree of hooking of thè
postorbitai in thè Malagasy material was firstly observed
by Damiani (200 la), without recognizing a particular
trend. We confimi there is a degree of variation in both
EDINGERELLA MADAGASCARIENSIS (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
39
relative degree of hooking and anterolateral expansion
of thè postorbitai in skull series of E. madagascariensis
(Steyer, 2003: fig. 6), without showing any clear trend of
change that can be linked unambiguously to ontogeny.
The postorbitai clearly becomes progressively hooked
and expanded anterolaterally during ontogeny in both
skull series of Warrenisuchus aliciae (Warren & Hutch-
inson, 1988b; Warren & Schroeder, 1995) and Benthosu-
chus sushkini (Bystrow & Efremov, 1 940).
7) Steyer (2003) pointed out that thè tabular homs
become progressively more posteriorly directed during
growth. Àccording to our observations, this does not oc-
cur in thè whole growth series (Fig. 20B), and thè varia-
tions among thè specimens are sometimes so faint as to
be insignificant.
8) The foramen magnum becomes comparatively
smaller during thè ontogeny of E. madagascariensis (e.g.,
Steyer, 2003: fig. 1B; Fig. 10).
9) The anterior concavity of thè transvomerine tooth
row is permanent through ontogeny of E. madagascarien¬
sis but with slight intraspecific variations that do not par¬
afici growth (therefore not related to ontogeny) (Figs. 10,
20A). Similarly, thè shape of thè anterior palatal vacu-
ity varies within thè specimens of Edingereììa madagas¬
cariensis (Figs. 10, 20A) without reflecting any ontoge-
netic trend (see Palate and neurocranium section).
10) Shape and confluence of thè cristae muscularis ap-
pear to be related to ontogeny in Warrenisuchus aliciae
(Warren & Schroeder, 1995). This seems to be thè case in
Edingereììa madagascariensis , but it cannot be definitely
Fig. 20 - The anterior palatal region of MSNM V6237 (cast). Interpretative drawings of thè anterior palatal region (A) and of thè left
postorbitai region of thè skull roof (B) of selected specimens of Edingereììa madagascariensis. Scale bars equal 10 mm. (Photo and
drawings SM).
Fig. 20 - Regione anteriore del palato delFesemplare MSNM V6237 (calco) e disegni schematici della regione anteriore del palato (A)
e della regione postorbitale sinistra del tetto cranico (B) di alcuni esemplari di Edingereììa madagascariensis. La scala metrica equivale
a 10 mm. (Foto e disegni SM).
Fig. 20 - Région palatale antérieure du spécimen MSNM V6237 (moulage). Dessins interprétatifs de la région palatale antérieure (A) et
de la région postorbitaire gauche (B), basés sur une sélection de spécimens de Edingereììa madagascariensis. Echelle 10 mm. (Photo
et dessins SM).
40
MAGANUCO S., STEYER J. S„ PASINI G„ BOULAY M„ LORRAIN S„ BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
proved, giving thè low number of specimens preserving
that area of thè parasphenoid.
1 1) As thè juvenile MNHN MAE3003 and thè early
adult MNHN RHMA02 preserve both postcranial ele-
ments, it is possible to estimate thè skull size with thè
rest of thè body: compared with thè rest of thè body, thè
juvenile skull is relatively larger than thè early adult one
(ratio between thè length of known postcranial elements
in MNHN MAE3003 and MNHN RHMA02: 1/3; ratio
between skull length of MNHN MAE3003 and MNHN
RHMA02: 1/2). This negative growth allometry of thè
skull size respect to thè postcranial one is common in
most extant and extinct vertebrates.
Skeletal reconstruction and “in vivo”restoration of
E. madagascariensis
The reconstruction and restoration of E. madagas¬
cariensis are made at thè adult stage (Figs. 23, 27-32).
They are mainly based on MSNM V2992, MSNM
V6237, MNHN MAE3002, MNHN MAE3003, MNHN
MAE3032, and MNHN RHMA02, as well as on compari-
sons with other capitosaurs and modem tetrapods for thè
missing parts.
Skull and mandible - Skull reconstruction and resto¬
ration are mainly based on thè specimen MSNM V2992
(see description). The mandible reconstruction and res¬
toration are based on MNHN MAE3002 (Steyer, 2003).
The occlusion is based on thè early adult MNHN RH-
MA02 and on thè juveniles MSNM V6237 and MNHN
MAE3003: teeth and jaws of MSNM V6237 (Fig. 21) are
indeed well preserved and show that, at closed jaws, thè
upper dentition always passes just slightly labial to thè
lower one, with thè linguai side of thè former eventually
touching thè labial side of thè latter. The lateral margins
of thè tooth-bearing bones (i.e., premaxilla, maxilla, and
dentary) are well aligned: thè upper jaw is slightly over-
hanging thè lower one anteriorly, but thè latter is slightly
overhanging thè former laterally. This is a consequence
of thè gently anteroposterior curvature of thè mandible,
countered to thè straight lateral margins and rounded tip
of thè skull roof. The longest dentary teeth, that are thè
anteriormost ones, fìt into thè processus fenestralis ante-
rioris of thè anterior palatal vacuity. The cast of thè speci¬
men MSNM V6237 beautifully illustrates also thè change
in thè bony texture of thè outer surface of thè jaws respect
to thè neighbouring bones (see below).
Cranial and postcranial ornamentation - The cra-
nial ornamentation (of anastomosed pits and grooves, see
description) covers almost all thè extemal surface of both
skull and mandible. In these areas, thè skin was presuma-
bly tightly attached to thè bones, thus rendering thè lower
ornamentation extemally visible, as in extant crocodiles
but not like thè smooth bones of extant amphibians such
as thè giant salamander japanicus (SM, pers. obs.
2007 on an unlabelled MSNM specimen). Janvier (1992)
reported, in a trematosaurian temnospondyl, an unoma-
mented belt mnning parallel to thè tooth rows, on thè out¬
er surface of thè maxilla and thè dentary. A comparable,
almost unomamented, area is also visible along thè jaws
of E. madagascariensis (see description and Fig. 21).
This area is more extensive dorsoventrally on thè den¬
tary, and consists only of faint longitudinal wrinkles very
Fig. 21 - Specimen MSNM V6237 (cast) in anterolateral view, to show tooth occlusion and mandible ornamentation. (Photo Massimo
Demma).
Fig. 21 - Esemplare MSNM V6237 (calco) fotografato in norma anterolaterale per mostrare l’occlusione dentaria e l’ornamentazione
della mandibola. (Foto Massimo Demma).
F ig. 21 - Spécimen MSNM V6237 (moulage) en vue antérolatérale, montrant l’occlusion dentaire et l’omementation mandibulaire.
(Photo Massimo Demma).
EDINGERELLA MADAGASCARIENSIS (TEMNOS?ONmU) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
41
different from thè marked omamentation on thè neigh-
bouring bony surfaces. It is also observed in thè capito-
saurs Cyclotosaurus (SM, pers. obs. 2007, and Sulej &
Majer, 2005 for C. intermedius ) and Parotosuchus (SM,
pers. obs. 2007), thè rhytidosteid Mahavisaurus dentatus
(Maganuco et al ., in prep.), some trematosaurs (SM, pers.
obs. 2007, and Steyer, 2002 for Wantzosaurus elongatus),
and thè metoposaurid Metoposaurus diagnosticus krasie-
jowensis (Sulej, 2007). This pattern, however, is absent
in lydekkerinids (Jeannot et al., 2006; Maganuco et al.,
in prep.) and in Eryops (SM, pers. obs. 2007). It could
therefore represent a synapomorphy of thè Stereospond-
yli secondarily lost in thè lydekkerinids. Janvier (1992)
suggested that these areas may support lips (hence larger
on thè lower than on thè upper jaw) which could provide
a hermetic closure of thè mouth underwater. Follow-
ing this functional hypothesis, it is possible that thè ab-
sence of these unomamented areas in lydekkerinids and
Eryops is related rather to their terrestriality (Pawley &
Warren, 2005) than their phylogenetic position. Pending
further investigations to test this hypothesis, we assume
that these markedly different and almost smooth surfac¬
es were covered in life by smooth skin. As for thè body
scales, dorsal midiine scutes attached to thè neural arch
have been observed in Eryops (Moulton, 1974), where-
as non-overlapping dorsal scales are characteristic of
thè Stereospondylomorpha according to Pawley (2006).
They were observed in archegosaurids and rhinesuchids
(Pawley, 2006; and references therein), Paracyclotosau-
rus davidi (Watson, 1958), and Trematosaurus madagas-
cariensis (Janvier, 1992). Pawley (2006) described those
cycloid dorsal scales as small, ovoid, plate-like structures
with obvious growth rings, similar in morphology to thè
scales of fish, and covering thè dorsal surface of thè trunk
and tail. Even if, in E. madagascariensis, thè postcranial
material is too scarce to observe any scale, we follow
Pawley (2006) and suppose that E. madagascariensis was
covered by non-overlapping dorsal cycloid scales, but
not by thè dorsal midiine scutes observed in Eryops only.
Fig. 22 - Ventral scutes of MNHN MAE 3011. Scale bar is 5 mm. (Photo
Philippe Loubry, MNHN).
Fig. 22 - Squame ventrali dell’esemplare MNHN MAE 3011. La scala
metrica equivale a 5 mm. (Foto Philippe Loubry, MNHN).
Fig. 22 - Ecailles ventrales du spécimen MNHN MAE 3011. Echelle 5
mm. (Photo Philippe Loubry, MNHN).
As for thè true dorsal osteoderms (or dorsal dermal os-
sicles), they are present in Sclerothorax hypselonotus and
in plagiosauroids (plagiosaurs and Laidleria gracilis ), but
have not been reported, either in thè two capitosaurs thè
postcranium of which is well known ( Paracyclotosaurus
and Mastodonsaurus, see Schoch et al., 2007), or in any
Malagasy temnospondyl. According to Pawley (2006),
thè distribution of osteoderms in thè Temnospodyli is
sporadic, and it is significant only at low taxonomic level.
Therefore, none dorsal osteoderm is represented in our
restoration of E. madagascariensis .
Moreover, Pawley (2006) described ventral scutes as
spindle-shaped modifìed scales, with a ridge along thè
centre, and reported them in basai temnospondyls, arche¬
gosaurids, rhinesuchids, lydekkerinids, and plagiosau¬
roids (e.g., Laidleria gracilis, Gerrothorax sp.). Scales
exclusively present on thè ventral body surface have been
also described in Australerpeton cosgriffì (Dias & Richter,
2002) and Platyoposaurus stuckenbergi (Gubin, 1991) (As
for A cosgriffì, Dias & Richter observed Sharpey fibers in
thè periphery of thè scales, suggesting they were strongly
anchored to each other within thè dermis and remained
embedded in skin, and they grew by apposition of lamel-
lar bone peripherally). Pawley (2006) suggested that thè
broad phylogenetic distribution of ventral scutes in tem¬
nospondyls strongly implies that their presence is ubiqui-
tous. Following Pawley (2006), we can assume that these
ventral, abdominal and rounded scutes were also present
in E. madagascariensis. This is confirmed by thè obser-
vations of Janvier (1992) on MNHN MAE3011, a speci¬
men referred to IWetlugasaurus at thè time but now to
E. madagascariensis : under thè microscope, these scales
have indeed a regular shape, size, relief and arrangement,
and a typical pointed or bumped relief in thè centre (Fig.
22). They are associated laterally with fibres which sug-
gest thè typical, longitudinal, imbricated assemblage of
thè gastralia (per. obs.) (ventral scutes are indeed possibly
homologous to thè gastralia described in some archosaur
reptiles and Sphenodon - Claessens, 2004).
Summing up, thè omamentation of E. madagascarien¬
sis is composed of a skin which is tightly attached to thè
sculptured skull and to thè ventral scutes, with non-over-
lapped scales covering thè trunk and thè tail dorsally.
Postcranial skeleton - The postcranial skeleton of E.
madgascariensis preserves most of thè pectoral girdle,
thè left humerus, and disarticulated anterior vertebrae
and ribs (MNHN MAE3002, MNHN MAE3003, MNHN
MAE3032, MNHN RHMA02, and MSNM V6237). For
thè description, we refer to Steyer (2003) and to Lehman
(1961, particulary for thè adult MNHN MAE3032):
MNHN MAE3032, attributed to “ Benthosuchus ” mada¬
gascariensis by Lehman, consists of a headless, partially
articulated anterior half of a postcranial skeleton, miss-
ing most of thè forelimbs and thè anterior portion of both
interclavicle and clavicles. It is attributed to Edingerella
madagascariensis because it shows a robust humerus
similar in shape and proportions to that of MNHN RH-
MA02 and MNHN MAE3003, and a rhomboid inter¬
clavicle (see Steyer, 2003). This rhomboid interclavicle
is indeed very perculiar for thè adult E. madagascarien¬
sis (see diagnosis above) because, by comparison, that
of Paracyclotosaurus davidi (Sulej & Majer, 2005),
Sclerothorax hypselonotus (Schoch et al., 2007), and
Benthosuchus sushkini (Bystrow & Efremov, 1940) has
42
MAGANUCO S„ STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
Fig. 23 - Composite skeletal reconstruction of an adult individuai of Edingerella madagascariensis in lateral (A), dorsal
(B), and ventral (C) views. The outlines of thè unknown parts are mostly based on Paracyclotosaurus davidi. (Draw-
ings MA).
Fig. 23 - Ricostruzione scheletrica composita di un individuo adulto di Edingerella madagascariensis in norma laterale
(A) , dorsale (B) e ventrale (C). Il profilo delle parti non conosciute è basato principalmente su Paracyclotosaurus davidi.
(Disegni MA).
Fig. 23 - Reconstitution squelettique d’un individu adulte de Edingerella madagascariensis en vues latérale (A), dorsale
(B) , et ventrale (C). Les contours des parties manquantes sont extrapolés d’après la morphologie de Paracyclotosaurus
davidi. (Dessins MA).
ED1NGERELLA M4DAGASCAJUESS/S (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
43
a convex posterior outline, that of Cyclotosaurus inter-
medius (Sulej & Majer, 2005) has a sinusoidal margin
for thè contact with thè clavicle, and that of Mastodon-
saurus giganteus (Schoch, 1999) is more slender. On thè
other hand, thè interclavicle of thè adult MNHN
MAE3032 differs from that of thè juvenile MNHN
MAE3003 by its more accentuated posterolateral con-
cavities only. It is virtually indistinguishable from that
of thè early adult MNHN RHMA02. The proportions of
thè postcranial of MNHN MAE3032, scaled with thè
postcranial and cranial skeleton of MNHN RHMA02,
suggest, for thè first specimen, an hypothetical skull
length of about 110-120 mm (possible positive growth
allometry of thè body respect to thè head being taken
into account). This estimated skull length is therefore
very dose to that of MNHN MAE3002. With thè rela-
tively strong ornamentation and ossification degree of
its scapular elements, this suggests that MNHN
MAE3032 is a late adult individuai (of thè same size
than MNHN MAE3002). Interestingly, thè portions of
thè pectoral girdle (associated with thè skull) of MNHN
MAE3002, correspond more or less to thè few missing
anterior postcranial portions of MNHN MAE3032. Thus,
taken together, MNHN MAE3032 and MNHN MAE3002
form a composite skeleton that corresponds to thè most
comprehensive idea of thè shape and proportions of an
adult E. madagascariensis. Following these assignment
and interpretation of thè postcranial MNHN MAE3032,
we focused our attention on thè features useful for a
comparison with other stereospondyls, in order to at-
tempt a skeletal reconstruction and to infer thè mode of
life of thè species. In E. madagascariensis , as in other
capitosaurs (e.g., Stanocephalosaurus pronus, Howie,
1970), thè clavicles-interclavicle complex forms a very
large, ventral piate beneath thè pectoral region, extend-
ing up to thè posterior portion of thè head, similar to thè
reinforced hull of boats, probably protecting thoracic or-
gans and throat from predators and pressures from thè
ground. This complex functioned also as a strut for thè
pectoral region and a efficient System of ridges for thè
attachment of thè cleidomastoideus muscle (see mode of
life below). The humerus and thè scapulocoracoid (Leh¬
man, 1961: pi. X) of E. madagascariensis are more ossi-
fìed and robust than those of short-faced stereospondyls,
trematosaurs (including Benthosuchus), and derived
capitosaurs (e.g., Stanocephalosaurus pronus and Mas-
todonsaurus) (Warren & Snell, 1991). This suggests a
relatively less aquatic way of life of E. madagascarien¬
sis compared with thè aquatic existence of thè taxa men-
tioned above (Carroll, 1988). The deltopectoral crest and
thè supinator process of thè humerus of E. madagas¬
cariensis are more prominent than those of Stanocepha¬
losaurus pronus (Howie, 1970), and even more devel-
oped than those of Cyclotosaurus intermedius (which
also shows a less developed entepicondyle, see Sulej &
Mayer, 2005). The humerus of E. madagascariensis is
therefore stout, as is thè case in Sclerothorax hypselono-
tus (which preserves neither thè supinator process nor
thè deltopectoral projection, see Schoch et al., 2007) or
in Paracyclotosaurus davidi (which preserves, with its
similar degree of ossification and its well developed del¬
topectoral crest, thè most comparable humerus within
thè capitosaurs, see Watson, 1958). Based on this long
bone similarity, we therefore reconstructed thè outlines
of thè missing appendicular elements of E. madagas¬
cariensis using Paracyclotosaurus davidi (Fig. 23). As
for thè fingers, we inferred thè manus of E. madagas¬
cariensis with four digits, which correspond to a synapo-
morphy of thè temnospondyls (Shishkin et ai, 2000).
The anterior presacrai vertebrae of MNHN MAE3032
are typical for capitosaur stereospondyls. The neural
spines are low compared with those of Sclerothorax
(Schoch et al., 2007), being more comparable in height
to those of Paracyclotosaurus and Mastodonsaurus
(Schoch & Milner, 2000). The posterior presacrai verte¬
brae are not preserved in any E. madagascariensis spec¬
imen. We reconstructed thè outlines of thè missing ver¬
tebrae (tail included) on thè basis of those of Paracy¬
clotosaurus davidi because 1 . both have vertebrae of thè
same length, with thè same interdistance 2. we postulat-
ed that both have similar vertebral count and column
proportion: indeed, thè length of thè centra is roughly
Constant along thè whole presacrai series in capitosaurs,
and thè presacrai vertebral count is roughly thè same
within thè group. Lehman (1961: pi. XI, C) fìgured ver¬
tebrae tentatively assigned to caudals (just posterior to
thè ones hearing caudal ribs) of a “?Benthosuchidé”,
which could belong to E. madagascariensis : with their
neural arches twice higher than their intercentra (being
as long as thè haemal arches), these caudals are dorsov-
entrally high and laterally flattened, i.e. they belong to a
well effective propulsive tail underwater. Similar pro¬
portions of thè elements of thè tail are visible also in
Sclerothorax hypselonotus , for which, however, Schoch
et al. (2007) did not postulate such propulsive use. As
for thè aquatic temnospondyl locomotion, Howie (1970)
suggested that thè capitosaurs swam by flexion of thè
relatively large, laterally flattened tail only. This tail pro-
pelled thè animai while thè relatively short trunk re-
mained largely stiff (as a consequence of thè stere-
ospondyl condition of thè trunk and presence of uncinate
processes in dorsal ribs), like tadpoles or crocodiles
rather than eels. Short trunks indeed go against a total
flexion of thè body (e.g., that in eel-like form of locomo¬
tion) which may be used more by trematosaurids (e.g.,
Steyer, 2002) than capitosaurs. Another locomotion type,
similar to that of plesiosaurs, has been hypothesized by
Sulej (2007: fig. 72) for thè metoposaurids, by a sym-
metrical and simultaneous movements of thè limbs hear¬
ing paddle-like enlarged manus and pes, with thè trunk
particularly stiffened by thè interecentral position of thè
parapophyses, and thè flexible, high-dorsoventrally tail
probably used as a rudder. Howie (1970) also argued
that thè dorsal and ventral ossifìcations would have pro-
vided a framework for thè attachment of a fleshy tail fin.
Pawley (2006) observed that dorsal and ventral caudal
fleshy fins are known in larvai temnospondyls (e.g.,
Werneburg, 2002), but this could remain also in adult
individuate (extant salamanders loose their caudal fleshy
fin during thè metamorphosis, this lost marking thè tran-
sition from aquatic to terrestrial locomotion; however,
as stated by Schoch, 2001, thè temnospondyls do not
have a definite metamorphosis, and it must be taken into
account that most of thè derived stereospondyls are sec¬
ondari^ semi-aquatic or aquatic in all growth stages,
and have a paedomorphic postcranial skeleton). Pending
further discoveries, we reconstructed thè tail of E. mada¬
gascariensis with a fleshy fin (Figs. 23C, 28, 31).
44
MAGANUCO S„ STEYHR J. S., PASINI G., BOULAY M., LORRAIN S., BENETEAU A. & AUDITORE M.
Palaeoecology and mode of life of E. ntadagascariensis
Sensory-Iines - An indirect indication of thè adult-
hood of thè specimens of E. madagascariensìs is given
by thè well developed lateral-line System (Figs. 6, 17B,
C). This feature usually suggests an aquatic way of life
rather than indicating an ontogenetic stage, but Steyer
(2003) noted that thè dermosensory canals apparent in
juveniles appear more incised in thè adult, where, in ad-
dition, some other canals appear in thè posterior half of
thè skull during growth. According to him, E. madagas-
cariensis may have undergone different ecophases dur¬
ing its ontogeny, with an adult possibly and relatively
more aquatic (in thè sense of lifetime under water) than
a juvenile stage. Besides thè time these canals are used
(aquatic juveniles versus very aquatic adults), another
possibility could be linked to thè aquatic environments
in which they are used (juveniles in clear water versus
adults in muddy/dark waters). As a matter of fact, Soares
(2002) pointed out that thè dome-like, pigmented struc-
tures (dome pressure receptors) covering thè foramina
on thè outer bony wall of thè jaws of thè crocodilians
(Fig. 24) give thè snout a tactile function, useful for lo-
cating wave-transmitted prey movements during aquatic
hunting in muddy water (Fig. 25) or during night. The
sensory lines of E. madagascariensìs and other temno-
spondyls could have had thè same function, and it is pos-
sible that thè development of these sensory organs (like
those in thè skin, not passing through canals on thè bone
surface, therefore not fossilizing) was high also in spe-
cies hunting in muddy waters and could have changed
during ontogeny in species with adults and juveniles ex-
ploiting prey living in different habitats (as it could be
thè case in E. madagascariensìs ). This tactile function
seems to have evolved also in other non-fully aquatic
or terrestrial vertebrates hunting in water, such as thè
spinosaurid theropods, which possess enlarged pits on
thè snout (e.g., Dal Sasso et al., 2005) and, according to
Taquet (1984) and Holtz (2003), might have hunted in
rivers in a manner similar to herons or bears.
Fig. 24 - An adult specimen of Alligator sinensis living at “La Ferme aux Crocodiles, Pierrelatte, France”. The small, pigmented
donies, thè distribution of which resembles a beard, represent thè dome pressure receptors (DPRs). (Photo SM).
Fig. 24 - Un esemplate adulto di Alligator sinensis presso la “La Ferme aux Crocodiles, Pierrelatte, France”. 1 piccoli duomi pigmen¬
tali, la cui distribuzione ricorda una barba, rappresentano i recettori di pressione a forma di duomo (DPRs). (Foto SM).
Fig. 24 - Un spécimen adulte d ' Alligator sinensis vivant à La Ferme aux Crocodiles de Pierrelatte, France. Les petits dómes colorés
dont la distribution évoque une barbe, sont des récepteurs de pression (DPRs). (Photo SM).
ED1NCERELLA .\CtDAGASCAR/ENS/S (TEM1AOSPOHDYL1) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
45
Fig. 25 - An adult specimen of Crocodylus niloticus hunting in thè muddy waters of “La Ferme aux Crocodiles, Pierrelatte,
France”. (Photo SM).
Fig. 25 - Un esemplare di Crocodylus niloticus a caccia nelle acqua torbide de “La Ferme aux Crocodiles, Pierrelatte, France”.
(Foto SM).
Fig. 25 - Un spécimen adulte de Crocodylus niloticus chassant en eau trouble à La Ferme aux Crocodiles de Pierrelatte, France.
(Photo SM).
Feeding strategy, locomotion, and comparisons -
The dentition of E. madagascariensis indicates a camivo-
rous diet. Assuming an aquatic to amphibious mode of life
for this species (see below and Fig. 27), thè fìnely pointed
teeth with ovai cross section may function as piercers and
graspers rather than slashers and slicers, holding on slip-
pery soft-bodied invertebrates and small vertebrates (like
thè well documented coeval osteichthyans, e.g., Beltan,
1996, or smaller, juvenile individuals of coeval amphib-
ians) rather than crushing invertebrate shells. Damiani
(200 lb) proposed that capitosaurs captured prey by rapid
sideways sweeps of thè head during active swimming
(see also Howie, 1970; Chemin, 1974; Schoch & Milner,
2000); thè jaws probably remained shut initially so as to
reduce drag, and opened just immediately before striking
(Taylor, 1987, described such skull movements in mod¬
era crocodilians). The cleidomastoideus muscles formed
thè principal skull-raising System in capitosaurs; their
contraction raising thè skull, while thè contraction of thè
depressor mandibulae muscle is lowering simultaneously
thè lower jaw (Howie, 1970: text-fig. 21). Each muscle
ran between thè dorsal process of thè clavicle and a pro-
nounced flange on thè tabular. The posterior extension of
thè tabular may also have increased thè muscle strength
by elongating thè lever arm (Sulej & Majer, 2005: text-
fig. 9). This is biomechanically linked with a deeply
concave posterior skull margin like that of E. madagas¬
cariensis or Cyclotosaurus robustus, both probably pos-
sessing very strong skull elevator muscles, an important
condition given that they had an enlarged snout exerting
substantial drag in water (Taylor, 1987). In most capito¬
saurs, including E. madagascariensis , thè mandibular ar-
ticulation lies on thè same level as thè tooth row (Schoch
& Milner, 2000: fig. 90). Paracyclotosaurus davidi dif-
fers in having thè glenoid in a higher position (Sulej &
Majer, 2005: text-fig. 5), increasing thè lever arm of thè
mandibular adductor, but decreasing thè strength of thè
bite (Hilderbrand, 1974). If P. davidi snapped its prey in
thè air, as postulated by Sulej & Majer (2005), in effect
thè muscles raising thè skull could have been weaker than
those of aquatic animals, being thè resistance of thè me¬
dium much lower in air than in water. This might also be
thè reason why thè posterior border of thè skull roof was
less concave in P. davidi than in Cyclotosaurus robustus
46
MAGANUCO S„ STEYER J. S., PASINI G„ BOULAY M., LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
(Sulej & Majer, 2005: text-fig. 9) or E. madagascariensis .
According to Sulej & Majer (2005), Cyclotosaurus inter-
medius was aquatic but hunted toward thè water surface;
C. robustus was aquatic and benthic; P. davidi was semi-
aquatic, maybe hunting just under thè water surface. Sulej
& Majer (2005) pointed out that thè massive girdle of P.
davidi supports thè hypothesis that thè animai may have
been semi-aquatic (de Fauw, 1989), waiting in thè shal-
lows to catch animals coming to thè water. Watson (1958)
suggested that P davidi was able of neutral buoyancy and
moved in thè water by touching thè ground with its digits,
in a submerged walking similar to thè locomotion of thè
extant ‘walking’ lungfishes. As regards feeding strategies,
E. madagascariensis appears less specialized than both P
davidi and Cyclotosaurus , but it probably had skull eleva-
tor muscles powerful enough to well defeat thè drag of thè
water. Its snout is relatively shorter and thinner than that
of Cyclotosaurus , its orbits and postorbitai portion are
more elevated than those of Cyclotosaurus but similarly
facing dorsally. Thus, as reported by Steyer (2003), E.
madagascariensis was not specialized towards a passive
hunting strategy, either at thè bottom (thè “benthic death
traps” model of Ochev, 1966) or just under thè water sur¬
face (Konzhukova, 1955): it is equally parsimonious to
postulate that it probably hunted in both manners. The
presumably robust postcranial skeleton allowed lifting thè
body above thè ground, protected ventrally by thè pecto-
ral girdle and thè ventral scutes, while walking on land or
on thè bottom, as suggested for P. davidi. This possible
robust postcranial skeleton, and particularly thè scapular
one, suggests rather a terrestrial mode of life, although
thè sensory line canals suggest rather an aquatic mode of
life. This is not contradictory because, as hypothesised by
Schoch et al. (2007) for Sclerothorax hypselonotus , a ter-
restriality degree could be well linked with a semi-aquatic
mode of life in environments subject to strong seasonal-
ity (see below). On thè other hand thè presence of a der-
mal armour in Sclerothorax does not necessarily imply a
terrestrial mode of life: Pawley (2006) indeed suggested
that thè dermal armour of some temnospondyls may have
been performed a function similar to that exemplified by
Salisbury & Frey (2000) for thè paravertebral osteoderms
in crocodiles, useful to improve thè efficiency in locomo¬
tion in both aquatic and terrestrial environments.
Scales - Dias & Richter (2002) suggested thè ventral
scales of Australerpeton cosgriffi are multi-functional;
between calcium reservoir, hydrostatic balance and me-
chanical protection (hence forming a ventral reinforced
plastron together with thè ventral elements of thè pectoral
girdle, see Pawley, 2006). Presence of scales and scutes
usually does not allow a cutaneous respiration, at least in
thè portions of thè body covered by these dermal elements.
Bystrow (1947) suggested that thè Late Permian Russian
temnospondyls were xerophilous (lacking any extensive
blood supply to thè skin, and therefore without significant
cutaneous respiration) whereas thè Triassic ones (e.g.,
Benthosuchus, Wetlugasaurus) were hydrophilous (thè
blood supply to thè skin was extensive and thè cutaneous
respiration presumably well developed). According to our
phylogeny, hydrophily (or significant cutaneous respira¬
tion or absence of scutes on most of thè body surface) is
an inferred synapomorphy of thè clade Trematosauria +
Capitosauria, and, as a consequence, may be also present
in E. madagascariensis .
Summary of thè palaeoflora, palaeofauna and pal-
aeoenvironment of thè Ankitokazo Basin
The fossils from thè Ankitokazo Basin are known
since Douvillé (1910), so that palaeofloral and palaeofau-
nal information is spread around in a century of literature.
For this reason, we present here a brief summary of this
hundred-year-old knowledge on palaeoflora, palaeofauna,
and palaeogeography, with some remarks.
The scarcity of accurate geological information renders
difficult to test any palaeoenvironmental hypothesis and
to reconstruct palaeofaunal and - especially - palaeofloral
assemblages. The first and unique attempt to study in de-
tail thè geology of thè Early Triassic fossiliferous layers
of thè Ankitokazo Basin was made by Besairie (1972).
Subsequently, only approximate information about thè
basin infilling, lithostratigraphic units, and fossiliferous
levels has been collected, albeit important data were re-
cently collected by Yanbin et al. (2002). As mentioned
above, these authors reported thè frequent occurrence of
thè conchostracan Eustheria ( Magniestheria ) truempyi,
in thè Ankitokazo Basin concretions, associated with ver¬
tebrate and invertebrate fauna: this species represents an
important biostratigraphic marker for thè Olenekian sub¬
stage (Early Trias). A synthesis of thè Triassic palaeoenvi-
ronments of NW Madagascar is in progress by some of us
- GP, SM, JSS - and will include new, accurate field data
and geological information. In thè lack of a more accurate
geological (sedimentological and stratigraphical) analysis
of thè fossil hearing levels of thè Ankitokazo Basin, we
tentatively suggest a palaeoenvironmental reconstruction
based on thè consensus of thè field data we formerly col¬
lected and of thè data taken from literature.
Palaeogeography and palaeoclimate - The exact lo¬
cation of Madagascar during thè Lower Triassic remains
uncertain because of thè poor quality of thè palaeomag-
netic data obtained from thè rock samples which are usu¬
ally remarkably weathered, especially those from thè
Sakamena Group (Rakotosolofo et al., 1999). However,
thè reconstruction of Pangaea by Lottes & Rowley (1990)
suggests that thè southern part of thè island was located
at =28°S of paleolatitude, i.e. closer to thè Palaeoequa-
tor than it was in thè Carboniferous/Permian (estimated
paleolatitude 55°S). A moonsonal, sub-tropical climate
dominated Madagascar during thè Lower Triassic, espe¬
cially in its northem part (Ziegler et al., 2003). In addition,
NW Madagascar (e.g., Ankitokazo Basin) was lapped by
warm, shallow waters of thè Somalian-Madagascar Gulf
of thè southern Thethys (Fig. 26), with repeated transgres-
sion-regression cycles that certainly affected thè climatic,
environmental and biological evolution of this area, at
least along thè circumlittoral zone (Wells, 2003).
Palaeoflora - The flora from thè Early Triassic of thè
Ankitokazo Basin is very scarce and little documented
(whereas that from thè Sakoa-Sakamena Groups of SW
Madagascar is abundant and diversified, e.g., Zeiller,
1911; Carpentier, 1935, 1936; de Jekowsky & Goubin,
1963). In thè nodules of thè Ankitokazo Basin, only five
very fragmentary remains have been found on 10,000
nodules inspected by one of us (GP). Doubtful frag-
ments have also been mentioned by Vaillant-Couturier
Treat (1933), and plant impressions reported in thè late
Early Triassic micaceous and sandstony shales (“Schistes
d’Iraro”) by Besairie (1965), who also reported pterydo-
Fig. 26 - Mollweide (ovai globe) projection showing global palaeogeography for Early to Middle Triassic - 240 Ma. The white asterisk
indicates thè position of N W Madagascar, lapped by waters of thè Somalian-Madagascar Gulf of thè southern Thethys. (Map kindly
provided by Ron Blakey, based on thè originai map by Blakey, 2007).
Fig. 26 - Proiezione ovale del globo (Mollweide) mostrante la paleogeografia globale nel Triassico inferiore-medio, circa 240 milioni
di anni fa. L’asterisco bianco indica la posizione del Nord-Ovest del Madagascar, lambito dalle acque del Golfo Somalo-Malgascio del
Sud della Tetide. (Mappa gentilmente concessa da Ron Blakey, basata sulla mappa originale pubblicata da Blakey, 2007).
Fig. 26 - Carte paléogéographique globale au Trias Inférieur/Trias Moyen (- 240 Ma). L’astérisque blanc indique la position de la partie
Nord-Ouest de Madagascar, drainée par les eaux du Golfe Somalien-Malgache de la partie méridionale de la Téthys. (Avec Faimable
autorisation de Ron Blakey, d’après une carte originale de Blakey, 2007).
|
|
phyte spores, gymnosperm pollens, and thè brown slime
alga Verachium (Besairie, 1972) on thè basis of thè few
palynological data on thè microflora provided in thè first
half of thè last century by thè Institut Francis du Pètrole,
as reported by Besairie, 1972.
This poor preservation might be a consequence of thè
non-authigenic or cementation of plants in thè concre-
tions (Stewart & Rothwell, 1993), or of peculiar physico-
chemical conditions of thè sedimentary environment, or
of thè poor development of thè plant community, or of
thè fragmentation and dispersal of thè plant remains be-
cause of a long transportation to thè basin. Beltan (1996)
reported, in thè Ankitokazo Basin, but without giving any
provenance, Schizoneura (a typical Gondwanan equisetal
from estuarine or marshy palaeoenvironments), Pleuro-
meia (an Eurasiatic isoetalian described as a unbranched
plants growing vertically no higher than 2 metres, with
elongate, lanceolate leaves, see Archangelsky, 1970),
lycopodiales, Araucaria or Voltziales-like conifers, ar-
boreal gymnosperms (thè cosmopolitan Lepidopteris and
thè Gondwanan Dicroidium 10 m in height and 1 m in
diameter), and “fem” remains. This rather Gondwanan as-
semblage indicates riparian forests or woodlands in open
floodplains (Anderson & Anderson, 1999), with “herba-
ceous” communities colonizing thè sandbars of thè braid-
ed rivers or bordered channels, lagoons and marshes. This
low plant diversity also suggests a subtropical, semi-arid
and/or monsoonal climate which might be influenced by
thè circulation of thè temperate waters in thè Somalian-
Madagascar Gulf.
Palaeofauna - No terrestrial “invertebrates”, such
as flying insects and arthropods, are yet known in thè
Basin (this should be expected in association with thè
flora). However, thè aquatic “invertebrate” fauna is very
rich and comprises brachiopods, gasteropods, bivalves,
ammonoids, nautiloids (Douvillé, 1910; Collignon,
1 934; Besairie, 1 972; Vinassa Guaraldi de Regny, 1 993,
1994), annelids (Alessandrello, 1990; Alessandrello &
Bracchi, 2005), thylacocephalans (Arduini, 1990), de-
capod crustaceans (Garassino & Teruzzi, 1995; Gar-
assino & Pasini, 2002; Garassino & Pasini, 2003),
cycloids (Brambilla et al., 2002; Garassino & Pasini,
2002, 2003; Pasini & Garassino, 2006), conchostra-
cans (Yanbin et al., 2002), xiphosurans (Hauschke et
al., 2004), as well as coelenterates, sponges and pos-
sible ?holothurians (Vaillant-Couturier Treat, 1933,
although they were not adequately described and fig-
ured, and their occurrence has not been confirmed
by successive findings); thè presence of Solenophora
(red algae) and Cyatophillum is postulated by Beltan
(1996). As for thè vertebrate fauna, it includes; osteich-
thyans mostly (Priem, 1924; White, 1933; Moy Tho¬
mas, 1935; Piveteau, 1927, 1934, 1946a,b; Lehman,
1948, 1952, 1953, 1956; Beltan, 1968, 1996; Barbieri,
1991); chondrichthyans (Thomson, 1982); several
temnospondyls (Piveteau, 1956) such as thè capito-
saur Edingerel/a madagascariensis (e.g., Steyer, 2003;
this study), thè lydekkerinid Deltacephalus whitei
(Flewison, 1996), thè rhytidosteid Mahavisaurus den¬
tati ts (Lehman, 1966; Maganuco et al., in prep.), and
48
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASrNI G., BOULAY M., LORRA1N S., BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
|
Fig. 27 - Restoration of Edingerella madagascariensis, hunting small osteichthyan fishes ofthe species Australosomus merlei. (Digital
painting AB - www.paleospot.com).
Fig. 27 - Ricostruzione di Edingerella madagascariensis, nell’atto di cacciare piccoli pesci osteitti appartenenti alla specie Australo¬
somus merlei. (Dipinto digitale AB - www.paleospot.com).
Fig. 27 - Restauration de Edingerella madagascariensis, chassant un petit ostéichtyen {Australosomus merlei). (Peinture digitale AB -
www.paleospot.com).
thè trematosaurids Wantzosaurus elongatus (Lehman,
1961; Steyer, 2002), Tertremoides madagascariensis
(Lehman, 1966; 1979; Schoch & Milner, 2000; Maga¬
mmo & Pasini, 2009); thè peculiar proanuran Triado-
batrachus (e.g., Piveteau, 1936; Rage & Rocek, 1989),
thè younginiform Hovasaurus (Ketchum & Barrett,
2004, although of questionable provenance according
to GP), thè procolophonid Barasaurus (Lehman, 1966;
Ketchum & Barrett, 2004; Damiani, pers. comm. 2006
about a specimen identified as an “eosuchian” by Le¬
hman, 1966), and possibly new small basai diapsids
(Pasini & Maganuco, in prep.). Most of these “inverte-
brates” and vertebrates are aquatic and euryhaline, yet
probably not fully pelagic: according to Yanbin et al.
(2002), who based their assumptions on taphonomic
evidence, faunal assemblage, and comparisons with re-
lated forms (both extant and extinct forms, thè latter
from localities geologically well known), this fauna -
including thè conchostracan Eustheria ( Magniestheria )
truempyi - inhabited brackish water in estuarine/deltaic
rivers and streams, Coastal lagoons, and Coastal, shal-
low marine, environments. This is apparently thè case
of E. madagascariensis which was probably eurhya-
line. Eurhyalinity has already been observed in Triassic
trematosaurs (Cosgriff, 1984), plagiosaurs (Shishkin et
al., 2000), and in a Late Carboniferous/Early Permian
eryopoid (Laurin & Soler-Gijon, 2006).
Comments - The Stereospondyli originated from a
terrestrial temnospondyl ancestor and most of them are
secondarily aquatic (Warren, 2000). In thè light of our
phylogeny, their terrestrial ancestor is dose to thè terres¬
trial lydekkerids (Jeannot et al., 2006) and to thè terrestri¬
al rhinesuchids (Pawley & Warren, 2005). The shift of thè
stereospondyl ecological niches from terrestrial to (semi)
aquatic may be linked with competition with (semi) aquat¬
ic reptiles like parasuchians. This shift did not yet affect
all thè stereospondyls, as some (like basai capitosaurs) re-
tained a certain degree of terrestriality potentially useful
to survive in environment subject to strong seasonality.
This palaeoecological plasticity is linked with thè pheno-
typic plasticity of thè stereospondyls which is also linked
with their complex ontogeny (e.g., Steyer, 2001), allow-
ing a w ide range of possibilities to quickly “response” to
palaeoenvironnemental changes.
EDINGERELLA MADAGASCARIENSIS (TEMNOSPONDYU) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
49
Fig. 28 - 3D restorations of Edingerella madagascariensìs in several views. (Sculpture and modelling made under thè software Z-Brush
version 2 by MB, www.hox.fr).
Fig. 28 - Ricostruzione 3D di Edingerella madagascariensìs in differenti norme. (Scultura e modellamento realizzati con il software
Z-Brush versione 2 da MB, www.hox.fr).
Fig. 28 - Restaurations 3D de Edingerella madagascariensìs sous divers angles. (Sculpture et modèle réalisés sous Z-Brush version 2
par MB, www.hox.fr).
Fig. 29 - 3D restoration of thè head of Edingerella madagascariensìs in laterodorsal view. (Sculpture and modelling made under thè
software Z-Brush version 2 by MB, www.hox.fr).
Fig. 29 - Ricostruzione 3D della testa di Edingerella madagascariensìs in norma laterodorsale. (Scultura e modellamento realizzati con
il software Z-Brush versione 2 da MB, www.hox.fr).
Fig. 29 - Restauration 3D de la tète de Edingerella madagascariensìs en vue latérodorsale. (Sculpture et modèle réalisés sous Z-Brush
version 2 par MB, www.hox.fr).
50
MAGANUCO S., STEYER J. S„ PASINI G., BOULAY M., LORRAIN S„ BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
Fig. 30 - 3D restoration of Edingerella madagascariensis in ventral and dorsal views. (Texturing and colouring made under thè soft¬
ware Z-Brush 3.1 and Photoshop CS 2 by SL, www.hox.fr).
Fig. 30 - Ricostruzione 3D di Edingerella madagascariensis in norma dorsale e ventrale. (Colorazione e apposizione delle texture
realizzate con i software Z-Brush 3. 1 e Photoshop CS 2 da SL, www.hox.fr).
Fig. 30 - Restauration 3D de Edingerella madagascariensis en vues ventrale et dorsale. (Texture et coloration effectuées sous Z-Brush
3.1 et Photoshop CS 2 par SL, www.hox.fr).
ED1NGERELLA M4a404SC4W£A/S/S (TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
51
Fig. 31 - 3D restoration of Edingerella madagascariensis in dorsolateral and lateral views. (Texturing and colouring made under thè
software Z-Brush 3.1 and Photoshop CS 2 by SL, www.hox.fr).
Fig. 3 1 - Ricostruzione 3D di Edingerella madagascariensis in norma dorsolaterale e laterale. (Colorazione e apposizione delle texture
realizzate con i software Z-Brush 3.1 e Photoshop CS 2 da SL, www.hox.fr).
Fig. 31 - Restauration 3D de Edingerella madagascariensis en vues dorsolatérale et latérale. (Texture et coloration effectuées sous
Z-Brush 3.1 et Photoshop CS 2 par SL, www.hox.fr).
52
MAGANUCO S„ STEYER J. S„ PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
CONCLUSIONS
The studied material, from thè Lower Triassic
(Olenekian) of Madagascar, represents thè best pre-
served and thè largest cranial specimen of thè capito-
saurian temnospondyl Edingerella madagascariensis . It
addresses our knowledge on thè anatomy of thè taxon
and of thè group. Major novelties are in thè interpreta-
tion of thè structures visible in palatal view, and in par-
ticular of thè parasphenoid anatomy (e. g., presence of
thè parasphenoid groove, shape of thè cultriform proc-
ess). The phylogenetic analysis (86 characters and 45
taxa), performed to test thè position of this taxon within
thè stereospondyls, reveals that thè species Edingerella
madagascariensis and Warrenisuchus aliciae comb.
nov. do not belong to thè genus Watsonisuchus, which
now comprises W. magnus (type species), W. gunganj,
and W. rewanensis. This phylogeny also supports thè
presence of a clade of short-faced basai stereospondyls
and thè division of thè advanced stereospondyls in two
groups; thè Trematosauria ( Benthosuchus included) and
thè Capitosauria. Remarks on thè ontogentic differences
between adult and juvenile individuate of E. madagas¬
cariensis are presented: compared with previous works,
they deal with thè shape variation of thè pineal foramen,
thè opening degree of thè parasphenoid groove, and thè
ratios between skull and postcranial elements in juve-
niles and adults. A new skeletal reconstruction of a late
adult individuai is presented. It is based on material ref-
erable to E. madagascariensis (skulls, mandibles, ante-
rior portion of a postcranial skeleton, caudal vertebrae
and ventral scutes). The unpreserved but reconstructed
attributes (e.g., posterior half of thè postcranial skel¬
eton incl. tail fin and dorsal scutes) have been inferred
on thè basis of thè cladistic and ontogenetic distribu-
tion of known features in most related taxa like Para-
cyclotosaurus. An innovative digitai three-dimensional
restoration is presented. Based on its overall skeletal
anatomy, E. madagascariensis is regarded as a camivo-
rous, possibly fish-eating, semi-aquatic and euryhaline
capitosaur, inhabiting rather estuarine and/or deltaic en-
vironments. It may swim by lateral undulations of thè
t ig. 32 - 3D restoration of thè anterior half of Edingerella madagascariensis in dorsolateral view. (Texturing and colouring made under
thè software Z-Brush 3.1 and Photoshop CS 2 by SL, www.hox.fr).
l' ig- 3- ■ Ricostruzione 3D della metà anteriore di Edingerella madagascariensis in norma dorsolaterale. (Colorazione e apposizione
delle texture realizzati con i software Z-Brush 3.1 e Photoshop CS 2 da SL, www.hox.fr).
l' ig- 32 - Restauration 3D de la première moitié (antérieure) de Edingerella madagascariensis en vue dorsolatérale. (Texture et colora-
tion effectuées sous Z-Brush 3.1 et Photoshop CS 2 par SL, www.hox.fr).
EDINGERELLA A«a4G/)SO)/y£Att/S(TEMNOSPONDYU) FROM THE LOWER TRIASS1C OF NW MADAGASCAR
53
tail (propulsion) and may walk as thè extant ‘walking’
lungfishes (as suggested by Watson, 1958, for Para-
cyclotosaurus). The adults may hunt fishes or juvenile
amphibians like extant crocodiles, i.e. using their lat-
eral line System, as thè sensorial pits on thè snout of thè
latter, to locate wave-transmitted prey movements in
muddy or dark water. A summary of thè present knowl-
edge about flora and fauna from thè Early Triassic of
thè Basin, as well as a short palaeogeographical review
of thè location of Madagascar at that time suggest that
E. madagascariensis was living under a semi-arid and/
or moonsonal, sub-tropical climate. Available data on
taphonomy and faunal assemblage permit thè hypoth-
esis that most of thè faunal components, including E.
madagascariensis, inhabited estuarine/deltaic and
Coastal, shallow marine, environments. Nevertheless,
further discoveries and, above all, a proper geological
analysis of thè fossil-bearing levels of thè Ankitokazo
Basin are needed to support any palaeoenvironmental
hypotheses and to better characterize thè deposition set-
ting of thè recovered stereospondyl material.
Acknowledgements
We are grateful to thè Ministère de T Energie et des
Mines, and thè Direction des Mines et de la Géologie,
Antananarivo, Madagascar, for their indispensable col-
laboration. Many thanks also to thè people of Anabo-
rano Ifasy for their kind help in thè field. The manu-
script benefited greatly from reviews by Claudia A.
Marsicano (Universidad de Buenos Aires) and Rainer
R. Schoch (Humboldt Universitàt zu Berlin, Museum
fur Naturkunde, Institut fiir Palàeontologie). Andrew R.
Milner (The Naturai History Museum, London) edited
thè English text, greatly improving its style and thè clar-
ity of thè contents. We are grateful to Ross Damiani and
Jean-Claud Rage (MNHN) for valuable discussions. A
special thank goes to Stefania Nosotti (MSNM), who re-
vised a fìrst draft of thè manuscript, and provided useful
suggestions on its presentation. We acknowledge with
gratitude thè help from Renaud Vacant (MNHN) and De¬
bora Affer (MSNM) in casting thè material. We thanks
Massimo Demma, Philippe Loubry (MNHN), Alessan¬
dro Garassino (MSNM), Luciano Spezia (MSNM), and
Michele Zilioli (MSNM) for their help in photographing
thè material. Ronald Blakey (Northern Arizona Univer¬
sity) kindly provided us with thè palaeogeographic map
in Fig. 26. We also thank Francis Escuillié (Eldonia,
Gannat, France) to allow us to see comparative tossii
material, and Samuel Martin (La Ferme aux Crocodiles,
Pierrelatte, France), and La Ferme aux Crocodiles, Iva-
to, Atananarivo, Madagascar, for comparative -and po-
tentially dangerous- living material. We also acknowl¬
edge: Giorgio Teruzzi for access to specimens housed at
thè MSNM; Daniel Goujet, Monette Véran, and Ronan
Allain for access to specimens housed at thè MNHN;
and Claire Saigne (MNHN) for her indispensable assist-
ance during thè visit to thè MNHN collection. Simone
Maganuco thanks Lorenzo Rook (Università degli Studi
di Firenze) and Paola Bonazzi (Università degli Studi
di Firenze) for thè grant received from thè University
of Florence, Ilaria Vinassa Guaraldi de Regny (MSNM)
and Cristiano Dal Sasso (MSNM) for kind support,
and Stella Pomodoro for her preliminary work on thè
specimen. This research was supported by thè “Euro-
pean Commission’s Research Infrastructure Action” via
thè “SYNTHESYS Project”, under thè Project Number
FR-TAF-2267, and by Vox Idee per il business S. r. 1.
(Milano, Italy).
54
MAGANUCO S„ STEYER J. S., PASINI G„ BOULAY M„ LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
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Simone Maganuco
Museo di Storia Naturale di Milano, Corso Venezia 55, 20121 Milano, Italy
Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Firenze, Italy
e-mail: simonemaganuco@iol.it
J. Sébastien Steyer
Bàtiment de Paléontologie, UMR 5143 CNRS, Département Histoire de la Terre,
Muséum national d’Histoire naturelle, Case Postale 38, 57 rue Cuvier, 75231 Paris cedex 05, France
e-mail: steyer@mnhn.fr
Giovanni Pasini
Museo Civico dei Fossili di Besano, Via Prestini 5, 21050 Besano (Varese), Italy
e-mail: juanaldopasini@tiscali.it
Marc Boulay & Sylvia Lorrain
Hox Agency, 130 Chemin de la Draille, 34190 Laroque, France
Marc Boulay e-mail: marcboulay@aol.com - Sylvia Lorrain e-mail: sylvialorrain@hotmail.com
Alain Bénéteau
Éditions Belin, 8 rue Férou, 75278 Paris cedex 06, France
e-mail: alain.beneteau@editions-belin.fr
Marco Auditore
Museo Paleontologico Cittadino, Via Valentinis 134, PO. Box 358, 34134 Monfalcone (Gorizia), Italy
e-mail: maaudito@tin.it
An exquisite specimen of Edingerella madagascariensis (Temnospondyli) from thè Lower Triassic of NW Madagascar;
cranial anatomy, phylogeny, and restorations
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo II
EDINGERELLA MA DA GASCARIENSIS (TEMNOSPON D Y LI ) FROM THE LOWER TRJASSIC OF NW MADAGASCAR
59
APPENDIX 1
Terminal taxa and principal sources of data used in
thè analysis of thè phylogenetic position of Edingerella
madagascariensis. A “c” behind a specimen number indi-
cates that a cast of thè specimen was examined. For some
of thè specimens observed see Steyer (2002; 2003) and
Institutional Abbreviations therein.
1 . Konzhukovia vetusta
Literature: Schoch & Milner, 2000; Yates & Warren,
2000.
2. Rhineceps nyasaensis
Literature: Schoch & Milner, 2000; Watson, 1962.
3. Uranocentrodon senekalensis
Literature: Watson, 1962; Damiani, 200 la; Schoch &
Milner, 2000.
4. Almasaurus habbazi
Literature: Dutuit, 1972. Specimens: MNHN ALM42, 46,
57, 60, 64MNHN ALM66, 69-70, 73.
5. Angusaurus spp.
Literature: Novikov, 1990; Damani, 200 la; Damiani &
Yates, 2003.
6. Arcadia myriadens
Literature: Warren & Black, 1985; Warren, 2000.
7. Benthosuchus sushkini
Literature: Bystrow & Efremov, 1940; Schoch & Milner,
2000; Damiani, 200 la; Damiani & Yates, 2003. Speci¬
mens: UMZC TI 223, T68-74.
8. Cherninia denwai
Literature: Damiani, 200 la, b.
9. Chomatobatrachus halei
Literature: Warren et al., 2006; Damiani, 200 la; Schoch
& Milner, 2000.
10. Compsocerops cos griffi
Literature: Sengupta, 1995.
1 1 . Cyclotosaurus robustus
Literature: Schoch & Milner, 2000; Sulej & Majer, 2005.
12. Deltacephalus whitei
Literature: Hewison, 1996. Specimen: MSNM V6421
(c).
13. Deltasaurus kimberleyensis
Literature: Cosgriff, 1965; Cosgriff & Zawiskie, 1979;
Schoch & Milner, 2000.
14. Edingerella madagascariensis
Literature: Lehman, 1961; Warren & Hutchinson, 1988a;
Steyer, 2003. Specimens: MNHN MAE3000-3009,
RHMA02 (c), MSNM V2992, MSNM V6237 (c).
15. Eocyclotosaurus spp.
Literature: E. woschmidti, Damiani, 200 la. E. wellesi ,
Schoch, 2000.
16. Eryosuchus garjainovi
Literature: Schoch & Milner, 2000.
17. Gerrothorax pustuloglomeratus
Literature: Hellrung, 2003.
I 18. Keratobrachyops australis
j Literature: Warren, 1981.
19. Koskinonodon perfectus
Literature: Sawin, 1945; Sulej, 2007.
Notes: Previously known as Buettneria perfecta. Buettne-
ria Karsch, 1889 is a genus of insect (a bush-cricket
from thè Congo) and thè next available name for this
temnospondyl is Koskinonodon Branson & Mehl,
1929 (see Mueller, 2007).
20. Laidleria gracilis
Literature: Warren, 1998.
21. Lapillopsis nana
Literature: Yates, 1999.
Notes: Lapillopsis nana specimen being a subadult, cha-
racter States for characters 20, 30, and 59, have been
coded checking if they were consistent with thè States
observable in thè type of thè lapillopsid Rotaurisau-
rus contundo, which is considered thè sister taxon of
Lapillopsis and is represented by an ?adult individuai
(Yates, 1999).
22. Lydekkerina huxleyi
Literature: Jeannot et al., 2006.
23. Mastodonsaurus giganteus
Literature: Schoch, 1999; Moser & Schoch, 2007. Speci¬
men: MNHN AC9791(c).
24. Metoposaurus diagnosticus krasiejowensis
Literature: Sulej, 2007.
25. Odenwaldia heidelbergensis
Literature: Damiani, 200 la.
26. Paracyclotosaurus davidi
Literature: Watson, 1958; Damiani, 200 la.
27. Parotosuchus orenburgensis
Literature: Welles & Cosgriff, 1965; Damiani, 200 la
(mandible); Schoch & Milner, 2000 (skull).
28. Quasicyclotosaurus campi
Literature: Schoch, 2000.
29. Sclerothorax hypselonotus
Literature: Schoch et al., 2007.
30. Stanocephalosaurus pronus
Literature: Howie, 1970; Schoch & Milner, 2000; Dami-
ani, 2001a. Specimen: UMZC T288-292.
Notes: Damiani (200 la) erected thè new combination
Eryosuchus pronus to include material previously re-
ferred to “ Parotosuchus ” pronus. However, Damiani
(2008: 80) reported that in thè 200 la paper he erro-
neously referred a number of Gondwanan species to
Eryosuchus (e.g., Parotosuchus pronus Howie, 1970).
In our analysis, in which however thè type species
of Eryosuchus (E. tverdochlebovi ) is not included,
“Parotosuchus” pronus does not result thè sister taxon
neither of Parotosuchus orenburgensis nor of Eryo¬
suchus garjainovi. Therefore, in thè present paper w e
follow Schoch & Milner (2000), who refer thè species
to Stanocephalosaurus pronus, pending a systematic
review of thè material.
3 1 . Stenotosaurus stantonensis
Literature: Damiani, 200 la.
32. Tatrasuchus wildi
Literature: Damiani, 200 la.
33. Thoosuchus yakovlevi
Literature: Schoch & Milner, 2000; Damiani & Yates,
2003.
34. Trematolestes hagdorni
Literature: Schoch, 2006.
35. Trematosaurus brauni
Literature: Schoch & Milner, 2000. Specimens: BM-
NH 30270, 36354-75, 40042; GZG 7; MNB Am943
1/3.
36. Wantzosaurus elongatus
Literature: Steyer, 2002. Specimens: MNHN MAE3030,
3034; RHMA01.
60
MAGANUCO S„ STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
37. Warrenisuchus aliciae
Literature: Warren & Hutchinson, 1988b; Warren &
Schroeder, 1995; Damiani, 200 la.
38. Watsonisuchus gunganj
Literature: Warren, 1980; Damiani, 200 la.
39. Watsonisuchus magnus
Literature: Watson, 1962; Damiani, 200 la. Specimen:
UMZCT173.
40. Watsonisuchus rewanensis
Literature: Warren, 1980; Damiani, 2001.
4 1 . Wellesaurus peabodyi
Literature: Damiani, 200 la.
42. Wetlugasaurus angustifrons
Literature: Welles & Cosgriff, 1965; Shishkin et al., 2000;
Damiani, 200 la.
43. Xenobrachyops allos
Literature: Warren & Marsicano, 2000.
44. Xenotosuchus africanus
Literature: Damiani, 2008; Morales & Shishkin 2002.
45. Yuanansuchus laticeps
Literature: Liu & Wang, 2005.
APPENDIX 2
Character definition and character States used in thè
analysis of thè phylogenetic position of Edingerella ma-
dagascariensis. Multistate characters 1, 2, 5, 10, 20, 24,
26, 34, 38, 47, 52, 53, 54, 64, 69, 70, and 86 were treated
as unordered, while 4, 19, 29, 31, 37, 50, 51, 55, 57, 58,
63, and 71 were treated as ordered because they form cle-
ar transformation series.
1 . Omamentation of thè dorsal skull roof
(ch20 - Yates & Warren, 2000)
0. consisting of ridges enclosing depressions, which beco-
me elongated in areas of skull elongation;
1. consisting of uniformly small pits enclosed by a net¬
work of ridges;
2. consisting of regularly spaced pustules.
2. Skull greatest width / midiine length, in adults
(chi - Cosgriff & Zawiskie, 1979; modified)
0. 0.8- 1.2;
1. < 0.8;
2. > 1.2.
3. Skull outline in dorsal view
(chi - Damiani & Yates, 2003; modified, some skulls
being broad but not rounded)
0. broad;
1 . narrow, wedge-shaped.
4. Prenarial snout length
(ch5 - Damiani & Yates, 2003; modified)
0. less than intemarial distance;
1 . equals or exceeds intemarial distance (but less than th-
ree times);
2. exceeds by three times intemarial distance.
5. Length of snout (i.e. preorbitai portion of thè skull) in
adults
(ch4 - Damiani & Yates, 2003; modified)
0. comprised between 50% and 60% of total skull leng¬
th;
1 . equal or less than 50% of total skull length;
2. equal or greater than 60% of total skull length.
6. Anterior margin of thè tip of thè snout
(ch29 - Steyer, 2003; polarity changed)
0. rounded;
1 . nearly straight.
7. Interpremaxillary - intermaxillary foramen
0. absent;
1 . present.
8. Extemal nares shape
(ch23 - Steyer, 2003; chi 5 - Damiani, 200 la; modi¬
fied)
0. rounded or ovoid (width > 55% length);
1. elongate (width < 55% length).
9. Longer axis of thè extemal nares
(ch24 - Steyer, 2003)
0. parallel to thè outline of thè skull roof;
1 . parallel to thè midiine of thè skull roof.
1 0. Anterior projection of thè jugal
(eh 13 - Damiani, 200 la; modified. Notes: condition
(2) can be exluded for Stanocephalosaurus pronus,
Warrenisuchus aliciae, Watsonisuchus gunganj, and
Watsonisuchus rewanensis, thè jugal of these taxa, al¬
beri incompletely preserved anteriorly, surpassing thè
anterior margin of thè orbit)
0. surpasses thè anterior margin of thè orbit, but it is shor-
ter than 3/10 of thè preorbitai length of thè skull (me-
asured from thè tip of thè pm to thè anterior margin of
thè orbit);
1 . surpasses thè anterior margin of thè orbit, and it is lon¬
ger than 3/10 of thè preorbitai length of thè skull (me-
asured from thè tip of thè pm to thè anterior margin of
thè orbit);
2. does not surpass thè anterior margin of thè orbit.
1 1 . Orbits
(ch5 - Steyer, 2002; modified)
0. facing dorsally;
1 . facing dorsolaterally or laterally.
12. Orbitai margins
(ch5 - Damiani, 200 la)
0. flush with piane of skull roof;
1 . elevated above piane of skull roof.
13. Interorbital distance compared to thè width of thè
skull at mid orbitai level
(ch33 - Yates & Warren, 2000; modified)
0. < 45%;
1 . > 45%.
14. Snout morphology
(ch7 - Schoch, 2006)
EDINGERELLA MADAGASCAR/EJVSIS (TEMMOSPONDYL1) FROM THE LOWER TR1ASSIC OF NW MADAGASCAR
61
0. fiat, consisting of plate-like nasals and lacrimate (where
present);
1 . snout forming rostrum, with nasate and lacrimate (whe¬
re present) splint-like.
15. Lacrimai
(ch3 - Schoch et ai, 2007)
0. present;
1. absent.
16. Prefrontal size
(eh 12 - Schoch, 2006; modified)
0. as large as or smaller than nasal;
1. larger than nasal.
17. Frontal reaching thè orbit
(chi 1 - Damiani, 200 la; ch26 - Steyer, 2003).
0. no;
1 . yes.
18. Frontal width at thè level of thè centre of thè orbit
(chi 1 - Schoch, 2006; reformulated)
0. as wide as or wider than postfrontal;
1 . much narrower.
19. Parietal length in adulte
(ch3 - Schoch, 2006; modified)
0. shorter than frontal;
1. similar to frontal (90-1 10%);
2. longer than frontal.
20. Postorbitai in adulte
(eh 14 - Damiani, 200 la; polarity changed and defìnition
slightly modified, specifying that only adult indivi¬
duate have been taken into account, thè postorbitai
changing during ontogeny in some species)
0. moderately ‘hooked’, anterolaterally expanded with
anteriormost tip not surpassing thè centre of thè or-
bit;
1 . unexpanded;
2. strongly ‘hooked’ , anterolaterally expanded with ante¬
riormost tip surpassing thè centre of thè orbit.
21. Postorbital-prepineal growth zone
(ch6 - Damiani, 200 la)
0. absent, zones of intensive growth -if present- restricted
to antorbital region of thè skull;
1 . present.
22. Temporal fossa ( sensu Damiani, 200 la)
(ch3 - Steyer, 2003)
0. absent;
1 . present.
23. Lateral sensory-line grooves on thè skull roof
(ch7 - Damiani, 200 la; modified. Late adulte of Ed-
ingerella madagascariensis are polimorphic for this
character)
0. weakly impressed, mostly discontinuous;
1. well impressed, continuous (at least sub-continuous).
24. Infraorbital sensory canal, with a fìexure at thè level of
thè lacrimai when thè lacrimai is present
(ch8 - Damiani, 200 la)
0. absent;
1. present, nearly straight or with sinusoidal flexure;
2. present, with “Z”-shaped flexure.
25. Occipital sensory canal
(ch9 - Damiani, 200 la).
0. absent;
1 . present.
26. Supraorbital sensory canal
(chlO - Damiani, 200 la; modified. Notes: according to
Damiani, 200 la: 452, some taxa such as Cyc/oto-
saurus robustus, Stanocephalosaurus pronus , and
Wetlugasaurus angustifrons present both States 0
and 1)
0. developed, passes mediai to lacrimai (does not cross
thè lateral margin of thè prefrontal where lacrimai is
absent);
1 . developed, enters lacrimai (crosses thè lateral margin
of thè prefrontal where lacrimai is absent);
2. reduced or absent.
27. Tabular homs
0. present;
1 . reduced to a broad based triangle or absent.
28. Tabular homs
(ch36 - Damiani, 200 la; modified. Notes: in taxa with
closed otic notch thè well developed tabular projecting
laterally is considered homologous to a hom)
0. supported from below by paroccipital process;
1 . partially supported from below by muscular ridges.
29. Tabular hom, direction
(eh 18 - Steyer, 2003; splitted and combined with ch4 -
Damiani, 200 la)
0. posteriorly directed or posterolaterally directed at thè
base but not curving outward;
1. posterolaterally directed at thè base and curving ou¬
tward distally;
2. posterolaterally directed at thè base and curving ou¬
tward distally, with a anterodistal lappet partially nar-
rowing thè otic notch;
3. posterolaterally/laterally directed and suturing with thè
squamosal posteriorly.
30. Supratemporal in adults
(eh 12 - Damiani, 200 la. Notes: in taxa in which a tem¬
poral fossa is present, thè whole fossa has been con¬
sidered - see text for more details; in taxa in which
thè otic notch is absent, it has been evaluated if thè
supratemporal reaches or not thè posterior margin of
thè skull)
0. enters margin of thè otic notch;
1. excluded from margin of thè otic notch.
3 1 . Otic notch shape
(ch3 - Damiani, 200 la; modified)
0. deeply incised into posterior border of thè skull (length
exceeds width); in taxa in which otic notches are clo¬
sed they can be considered deeply incised;
1 . reduced to an embayment (width nearly equal length or
exceeds length);
2. otic notch absent.
62
MAGANUCO S., STEYER J. S„ PASINI G„ BOULAY M„ LORRAIN S„ BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
32. Postparietal lappets on thè mid of thè posterior margin
of thè postparietal
0. absent;
1 . present.
33. Posterolateral skull comers in dorsal/palatal view
(ch2 - Damiani, 200 la; modifìed)
0. posterior to distai end of tabulars;
1 . at level or anterior to distai end of tabulars.
34. Length of thè posterior skull table respect to its
width (length measured as thè sagittal distance from
thè level of thè posterior edge of thè orbits to thè
posterior margin of thè skull roof, width measured
as thè width from thè lateral edge of one tabular to
thè other)
(eh 15 - Yates & Warren, 2000)
0. between 90% and 70%;
1 . between 66% and 50%;
2. < 46%;
3. > 90%.
35. Posttemporal fenestrae
(ch46 - Yates & Warren, 2000)
0. relatively large;
1. posttemporal fenestrae reduced to small foramina or
entirely closed.
36. Occipital condyle
(chi - Yates, 1999)
0. bilobed, with reduced basioccipital contribution;
1 . doublé, with no basioccipital contribution.
37. Occipital condyles, position in respect to thè quadrate
condyles
(eh 17 - Steyer, 2003; chi 7 - Damiani, 200 la)
0. well anteriorly (thè posteriormost margin of thè exoc-
cipitals is anterior to thè anteriormost margin of thè
quadrates);
1. at level or just anteriorly (thè posteriormost margin of
thè exoccipitals reaches thè anteriormost margin of thè
quadrate);
2. posteriorly.
38. Occipital condyles, distance from each other (ratio
between thè intracondylar width, measured between
their centres, and thè maximum width of thè skull)
(chll - Steyer, 2003; modifìed. Notes: in species in
which thè basioccipital contributes to thè occipital
condyles, only thè exoccipital portion has been taken
into consideration)
0. average (comprised between 9,5% and 16%);
1 . very dose to each other (<9,5%);
2. very distant from each other (>16%).
39. Crista falciformis on thè squamosal
(ch5 - Steyer, 2003; ch40 - Damiani, 200 la; ch20 -
Schoch, 2007. Notes: Wellesaurus peabodyi is coded
(?) in Steyer, 2003 and (1) in Damiani, 200 la)
0. absent;
1 . present.
40. Contact between squamosal and ascending ramus of
thè pterygoid, in adults
(ch36, Yates & Warren, 2000; Lapillopsis nana was co¬
ded on thè basis of a subadult individuai)
0. present;
1 . absent, creating a palatoquadrate fissure.
41. Stapedial foramen
(ch33 - Steyer, 2003)
0. present;
1 . absent.
42. Quadratojugal
(ch35 - Yates & Warren, 2000)
0. forms a simple corner with thè quadrate in occipital
view;
1. a sulcus present on thè quadratojugal, lateral to thè
quadrate condyles, so that thè quadratojugal forms an
overhang in occipital view.
43. Participation of thè quadratojugal to thè upper jaw
condyle
(ch33 - Damiani, 200 la)
0. absent;
1. present.
44. Maxillary teeth
(ch36 - Schoch, 2006)
0. same size as dentary teeth;
1. minute and much smaller than dentary teeth.
45. Maxilla
(eh 15 - Yates, 1999)
0. forming a suture with thè quadratojugal;
1. making point contact, at most, with thè quadratojugal.
46. Lamina palatina visible on thè premaxilla
(ch7 - Steyer, 2003. Notes: Warrenisuchus a/iciae is co¬
ded according to Damiani, 200 la, and contro Warren
& Hutchinson, 1988b)
0. no;
1. yes.
47. Shape of thè choana
(ch32 - Steyer, 2003; chi 8 - Damiani, 2001a; modifìed)
0. ovai (width > 42% length);
1. elongate (width < 42% length) and relatively small
(length < 24% of thè length of thè interpterygoid va-
cuity);
2 elongate (width < 42% length) and relatively large
(length > 24% of thè length of thè interpterygoid va-
cuity).
48. Field of denticles on vomer
(ch77 - Yates & Warren, 2000)
0. present;
1 . absent.
49. Transvomerine tooth row
0. present;
1. absent.
50. Transvomerine single tooth row (mediai to thè vome-
rine tusks, when present), shape
(Notes: in Cyclotosaiinis robustus thè transvomerine
tooth row is considered slightly concave anteriorly,
EDINGERELLA MADAGASCARJENSIS (TEMNOSPONDYU) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
63
two or three lateral teeth curving anteriorly respect to
thè main transverse row. The teeth curving posteriorly
are considered homologous to thè vomerine teeth ali-
gned mediai to thè choanae, therefore not part of thè
transvomerine tooth row)
0. straight or slightly curved posteriorly;
1 . curved (concave anteriorly);
2. angular (V-shaped).
5 1 . Vomerine parachoanal tooth row
(ch35 - Schoch, 2006)
0. present for most of thè length of thè choana;
1 . present only for a short trait;
2. absent.
52. Anterior palatal vacuity
(eh 19 - Steyer, 2003)
0. absent, anterior palatal fossa not perforated;
1. single;
2. doublé.
53. Vomerine process separating thè posteriormost por-
tion of thè anterior palatal vacuities
0. nearly as wide as thè posteriormost portion of one ante¬
rior palatal vacuity;
1. nearly as wide as both posteriormost portions of thè
anterior palatal vacuities, or even more;
2. nearly as wide as half of thè posteriormost portion of
one anterior palatal vacuity.
54. Anterior palatal vacuity(ies): position respect to thè
premaxilla/vomer suture
(ch32 - Steyer, 2002)
0. mostly posterior;
1 . between;
2. mostly anterior.
55. Prefenestral division of thè palate (vomerine piate an¬
terior to thè interpterygoid vacuities, width/length)
(eh 16 - Damiani, 200 la; modifìed)
0. > 1.5 (very broad);
1. > 0.9 and < 1.5 (broad);
2. < 0.9 (elongate).
56. Palatine, vomerine tusks
(ch34 - Schoch, 2006)
0. two to four times larger than other teeth in row (ectop-
terygoid tusks excluded, where present; compared to
thè teeth of thè maxillary tooth row, where thè palatal
tooth row is absent);
1 . only slightly larger or equal (respect to thè maxillary
teeth, where thè palatal row is absent).
57. Palatine-ectopterygoid, suture
(ch47 - Schoch et al., 2007; Notes: in Chomatobatrachus,
thè posterior third of thè posteromedial process of
thè palatine running mediai to thè anterior tip of thè
anterior ramus of thè pterygoid, only thè portion run¬
ning mediai to thè ectopterygoid has been taken into
account)
0. roughly transverse;
1. palatine forming posteromedial process mediai to ec¬
topterygoid shorter than 40% of thè ectopterygoid
length;
2. palatine forming posteromedial process mediai to ec¬
topterygoid longer than 40% of thè ectopterygoid
length.
58. Contribution of palatine and ectopterygoid to margin
of interpterygoid vacuity
(chi 8 - Damiani & Yates, 2003)
0. both excluded by pterygoid-vomer contact;
1. palatine only included;
2. both palatine and ectopterygoid included;
3. ectopterygoid only included.
59. Ectopterygoid tusks in adults
(ch8 - Steyer, 2003; modifìed)
0. present;
1 . absent.
60. Palatal tooth row
0. present;
1 . absent.
61. Strut of bone separating thè interpterygoid vacuity
from thè subtemporal fossa
(ch82 - Yates & Warren, 2000)
0. consisting entirely of thè palatine ramus of thè ptery¬
goid;
1 . invasion of this strut by thè ectopterygoid.
62. Anterior extension of thè pterygoid
(ch51 - Yates & Warren, 2000; modifìed)
0. extended anteriorly for most of thè palatine length;
1 . not.
63. Quadrate ramus of thè pterygoid
(ch48 - Yates & Warren, 2000)
0. twisted from thè piane of thè corpus and thè palatine
ramus, to form a subvertical piate;
1. not twisted, forming a near horizontal piane, conti-
nuous with thè piane of thè corpus and thè palatine
ramus;
2. not twisted and strongly downturned, creating a vaul-
ted palate.
64. Oblique ridge on thè quadrate ramus of thè ptery¬
goid
(ch37 - Damiani, 2001a; ch39 - Steyer, 2003; see also di-
scussion in Jeannot et al., 2006, about homology of
thè ridges in mastodonsauroids (capitosaurs), lydek-
kerinids, and rhinesuchids
0. low, rounded;
1. tali, crest-like;
2. absent.
65. Suture between pterygoid and parasphenoid
(ch21 - Damiani, 200 la)
0. shorter than thè width of thè corpus of thè parasphe¬
noid;
1. longer than thè width of thè corpus of thè parasphe¬
noid.
66. Cultriform process of thè parasphenoid
(eh 12 - Steyer, 2003; modifìed)
0. not expanded at thè base;
1 . expanded at thè base and constricted at mid length.
64
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BENETEAU A. & AUDITORE M.
67. Cultriform process of thè parasphenoid
(ch24 - Damiani, 200 la; modifìed)
0. simple bar, flattened or semi-circular;
1 . deep and knife-edged ventrally.
68. Cultriform process of thè parasphenoid
(ch23 - Damiani, 200 la; modifìed)
0. not underplated by posterior extension of vomer (i.e.,
nearly reaching thè level of -or extends beyond- ante-
rior border of interpterygoid vacuities);
1. underplated by posterior extension of vomer (this
state does not refer to thè posteriorly directed pro-
cesses which do not cover thè cp but clasp it late-
rally).
69. Cultriform process, width (measured at thè level
of thè anterior third of thè interpterygoid vacui¬
ties)
0. larger (but less than two times) than thè width of thè
dentigerous surface of thè maxilla;
1 . narrower than or as wide as thè width of thè dentigerous
surface of thè maxilla;
2. larger than two times thè width of thè dentigerous sur¬
face of thè maxilla.
70. Parasphenoid piate
(ch39 - Schoch et al., 2007)
0. length comprised between 50% and 65% of thè poste¬
rior skull table;
1 . shorter than 50% of thè posterior skull table;
2. longer than 65% of thè posterior skull table.
7 1 . Crista muscularis of parasphenoid in adults
(ch42 - Schoch et al., 2007. Notes: Sclerothorax hypse-
lonotus is indicated to possess large muscular pockets
but it is not clear if they are confluent or not)
0. not confluent in midiine;
1. confluent in midiine;
2. absent.
72. Parasphenoid groove
(misinterpreted in Steyer, 2003. See also Jeannot et al.,
2006, for interpretations of thè parasphenoid groove
in lydekkerinids)
0. absent;
1 . present.
73. Exoccipital in ventral view
(ch29 - Damiani, 200 la; chi 6 - Steyer, 2003)
0. does not suture with pterygoid;
1 . sutures with pterygoid.
74. Denticle fìeld on pterygoid and parasphenoid
(ch32 - Damiani, 200 la)
0. present;
1 . absent.
75. Marginai teeth
(ch30 - Damiani, 200 la; modifìed)
0. sub-circular or circular at base;
1. strongly labiolingually expanded.
76. Parasymphyseal teeth (or tusks)
(ch38 - Steyer, 2003; polarity changed)
0. absent;
1 . present.
77. Coronoid teeth
(ch37 - Damiani & Yates, 2003; modifìed)
0. absent;
1 . present.
78. Coronoid denticles
(ch95 - Yates & Warren, 2000; modifìed according to Je¬
annot et al., 2006: 83 1 )
0. present;
1 . absent.
79. Crista articularis on thè postglenoid area
(ch37 - Steyer, 2003)
0. absent;
1 . present.
80. Crista medialis on thè postglenoid area
(ch36 - Steyer, 2003)
0. absent or poorly developed;
1 . well developed.
81. Anterior extension of thè prearticular
(ch30- Yates, 1999)
0. extending at least as far as thè level of thè mid point of
thè middle coronoid;
1 . not extending anterior to thè level of thè suture of thè
middle and posterior coronoids.
82. Hamate process of thè prearticular
(ch42 - Damiani, 200 la; Schoch et al., 2007; modi-
fied)
0. reduced or absent;
1 . developed.
83. Posterior meckelian foramen
(ch43 - Damiani, 200 la)
0. long less than half thè length of thè adductor fossa;
1 . as long as half or long more than half thè length of thè
adductor fossa.
84. Labial wall of adductor fossa
(ch44 - Damiani, 200 la)
0. nearly horizontal;
1. strongly convex dorsally.
85. Glenoid fossa
(ch47 - Damiani, 200 la)
0. above level of dorsal surface of dentary;
1 . below level of dorsal surface of dentary.
86. Chorda tympanic foramen
(eh 100 - Yates & Warren, 2000)
0. present, located on thè suture between thè articular and
thè prearticular;
1 . present, located in thè prearticular alone;
2. absent.
EDINGERELLA K1ADAGASCAR1ENS1S (TEMNOSPONDYL.I) FROM THE LOWER TR1ASSIC OF NW MADAGASCAR
65
APPENDIX 3
Comments on selected characters not included in thè analysis
Character 10 of Steyer, 2003: Foramen magnum trian-
gular (0) or nearly square (1), in occipital view. These
two States were not identified in our sampling, especial-
ly among E. madagascariensis , Warrenìsuchus a/iciae,
and thè Watsonisuchus species. The shape of thè foramen
magnum in occipital view is relatively Constant along
thè growth of E. madagascariensis. It is roughly thè sa¬
nie in thè Watsonisuchus species: in W. gunganj thè fo¬
ramen magnum appears considerably larger because of
thè greater distance between thè exoccipital processes of
thè postparietals, and of thè position of thè exoccipitals.
The foramen magnum appears constricted by thè tips of
thè processi lamellosi in Watsonisuchus rewanensis and
Watsonisuchus magnus, as a result of slight differences in
both orientation and distance from each other of thè exoc¬
cipitals; in Warrenisuchus aliciae, thè processi lamellosi
of thè exoccipitals are more elongated and dorsally indi-
ned than in Watsonisuchus and Edingerella madagasca¬
riensis , increasing thè degree of constriction.
Character 13 of Steyer, 2003: Longer axis of thè or-
bit parallel (0) or not (1) to thè midiine of thè skull roof.
Due to thè high number of taxa sampled, we encountered
difficulties in coding this character, having some taxa in
which thè orbits are rounded or nearly rounded. Despite
this difficulty, this character has been tentatively tested in
a preliminary phylogenetic analysis, and, at thè end, it was
definitely discharged for its high content in homoplasy.
Character 23 of Steyer, 2003: Nostril ovoid (0) or
elongate (1); and character 15 of Damiani, 200 la: Nares,
narrow, elongated (1); oval-shaped (0). Damiani (200 la)
commented that in most temnospodyls thè nares are ovai
shaped, so that thè taxa in which thè nares are narrow and
elongated can be considered derived. During thè attempt
to quantify thè difference between thè two States, we noted
that in most of our taxon sampling thè maximum width of
thè extemal nares ranged between 40-50% of thè maxi¬
mum length. Maximum width is greater than 55% of thè
maximum length in rhinesuchids, some of thè short-faced
stereospondyls, thè lydekkerinids, and some advanced
capitosaurs. In preliminar analyses, we tested thè charac¬
ter several times, choosing different values as boundary
between thè two States. In all thè tests conducted, thè in-
troduction of this character did not affect thè topology but
resulted in an increase of thè homoplasy content and in a
higher number of MPTs (up to 1 8). Moreover, it must be
mentioned that Konzhukovia vetusta was coded for both
character States in all thè tests, according to thè asymme-
try in thè shape of thè extemal nares that can be seen in
Schoch & Milner (2000: fig. 49). This, plus thè fact that
thè values for some taxa lie dose to thè boundary, may
lead to thè conclusion that, having at disposai more in¬
dividuate for each species, thè individuai and intraspeci-
fìc variability could increase drastically thè difficulties in
define adequate character States for this character. For all
these reasons, in thè end thè character was not included in
thè final analysis.
Character 25 of Steyer, 2003: Premaxilla/maxilla su¬
ture straight (1) or not (0) in dorsal view. We did not use
this character due to its great variability, as can be seen
for example in Schoch & Milner (2000: fìgs.74 and 93),
in which thè sanie individuate of Benthosuchus sushkini
and Parotosuchus orenburgensis could be coded 0 and 1
according to which side of thè skull is taken into consi-
deration.
Character 46 of Damiani, 200 la: Prearticular: does
not suture anteriorly with splenial (1) or sutures ante-
riorly with splenial (0). According to Damiani (200 la),
in thè derived condition thè prearticular terminates below
thè posterior coronoid so that it contacts only that bone
and thè postsplenial, but never thè middle coronoid or thè
splenial, whereas in thè plesiomorphic condition, which
can be seen in Palaeozoic temnospondyls, thè prearticular
extends anteriorly as a narrow tongue of bone between
thè dorsally situated coronoids and thè ventrally situated
splenials. This is not thè case in some other Paleozoic
temnospondyls such as Eryops, in which thè prearticular
extends anteriorly below thè mid coronoid but does not
contact thè splenial, or Baìanerpeton, in which thè pre¬
articular stops at thè level of thè posterior coronoid as in
thè more derived condition. These relationships between
thè prearticular and thè surrounding bones in basai taxa
renders difficult to accept Damiani’s interpretation of thè
polarity of thè character, as well as his definition of thè
States.
Character 20 of Steyer, 2003: Anterior palatal vacuity
large (1) or not (0). With a number of OTUs larger than thè
one used by Steyer (2003) in his analysis, it was impos-
sible to code according thè two States defined by him. In
thè attempt to better quantify thè character, measurements
of thè width of thè anterior palatal vacuity relative to thè
width of thè snout (premaxillae) at thè same level have
been taken. Only two well-defined States have been iden¬
tified, resulting, however, strictly linked to thè presence
of single/double vacuity. The only exception was Eocylo-
tosaurus in which, in respect to thè width of thè snout,
thè doublé vacuity is proportionally slightly larger than
thè single vacuity of Edingerella madagascariensis - thè
taxon in which it is smaller. So, thè phylogenetic infor-
mation given by this character resulted negligible, being
already given by thè character 52 of thè present matrix.
Character 21 of Steyer, 2003: Anterior palatal vacuity
rounded (0), heart-, kidney- (1) or butterfly-shaped (2).
This character has not been included in thè analysis be¬
cause we have seen that thè shape of this opening can va-
ry at intraspecific level, as occurs in thè specimens of E.
madagascariensis .
Character 28 of Steyer, 2003: Convex (0), straight
(1), or concave (2) outline of thè skull. In a large taxon
sampling, there are ateo taxa (e.g., Cherninia denwai ) in
which thè outline of thè skull is more complex and can-
not be described adequately by any one of three States of
Steyer (2003).
Character 3 1 of Steyer, 2003: Tabular downwardly (0)
or upwardly (1) directed in occipital view. This character
is not verifiable in literature, because thè downwardly or
upwardly direction of thè tabular resulting in thè drawings
is strongly influenced by slight changes in thè orientation
of thè specimen seen in occipital view. For this reason we
discussed thè potential taxonomic value of this feature on¬
ly for thè Australian species of Watsonisuchus, being thè
latter drawn and compared in thè same paper by Warren
(1980).
66
MAGANUCO S„ STHYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN S„ BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
Characters 34 of Steyer, 2003: Ovai (0) or rounded (1)
cross-section of thè midpart of thè stapes; and character
35 of Steyer, 2003: Crista obliqua present (1) or absent (0)
on thè stapes. We did not use these characters because: thè
number of thè OTUs preserving thè stapes is not high; for
thè OTUs in which thè stapes is preserved, it is difficult to
fìnd information in literature, especially about thè cross-
section of thè midpart. Moreover, as regards character 34
only, in maintaining thè defìnition of thè States as is, thè
coding results affected by subjective interpretation of thè
intermediate conditions.
Character 35 of Damiani, 200 la: Posttemporal fe-
nestrae: triangular (1); narrow and slit-like (0). In our
taxon sampling, it has been impossible to describe thè
great variety shown in both shape and size of thè po¬
sttemporal fenestrae with thè two character States pro-
posed by Damiani (200 la). Unambiguous and distinct
differences in both size and shape can be observed, for
example, in Laidleria gracilis, Uruyie/la liminea, and
thè plagiosaurids, which have posttemporal fenestrae re-
duced to small foramina (see character 35 of thè present
analysis).
Character 24 of Damiani & Yates (2003): Quadrate ra-
mus of thè pterygoid: long, posteriorly directed (0); short,
posterolaterally or laterally directed (1). We observed in
our taxon sampling some intermediate conditions betwe-
en thè two States, rendering thè application of thè charac¬
ter impossible.
New character, tested in this study: dermal skull bones
in adults, thickness (measured as thickness of thè bone
above thè foramen magnum respect to maximum height
of thè occiput along thè midiine). However, we have
encountered two main problems with this character: thè
fìrst and most relevant was thè inadequacy of some of thè
measurements taken from thè drawings in literature; thè
second, after having taken thè measurements, it was dif¬
ficult to individuate clear gaps separating thè three States
tentatively identified: a plesiomorphic state (average) and
two derived States (thin and thick). A test of this character,
coded in that imprecise manner, revealed a high content in
homoplasy so that, in thè end, we decided not to use it in
our analysis. The potential value of this character remains
therefore to be tested, waiting for having at disposai ade¬
quate information.
EDINGERELLA M4D/(G/lS04fl/EAS/.S(TEMNOSPONDYLI) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
67
APPENDIX 4
Character-taxon matrix used in thè analysis of thè phylogenetic position of Edingerella madagascariensis.
Taxon / Character
Konzhukovia vetusta
Rhineceps nyasaensis
Uranocentrodon senekalensis
Almasaurus habbazi
Angusaurus
Arcadia myriadens
Benthosuchus sushkini
Cheruinia denwai
Chomatobatrachus halei
Compsocerops cosgriffi
Cyclotosaurus robustus
Deltacephalus xvhitei
Deltasaurus kimberleyensis
Edingerella madagascariensis
Eocyclotosaurus
Eryosuchus garjainovi
Gerrothorax pustuloglomeratus
Keratobrachyops australis
Koskinonodon perfectus
Laidleria gracilis
Lapillopsis nana
Lydekkerina huxleyi
Mastodonsaurus giganteus
Metoposaurus diagnosticus krasiejowensis
Odenwaldia heidelbergensis
Paracyclotosaurus davidi
Parotosuchus orenburgensis
Quasicyclotosaurus campi
Sclerothorax hypselonotus
Stanocephalosaurus pronus
Stenotosaurus stantonensis
Tatrasuchus wildi
Thoosuchus yakovlevi
Trematolestes hagdorni
Trematosaurus brauni
Wantzosaurus elongatus
Warrenisuchus aliciae
Watsonisuchus gunganj
Watsonisuchus magnus
Watsonisuchus rewanensis
Wellesaurus peabodyi
Wetlugasaurus angustifrons
Xenobrachyops allos
Xenotosuchus africanus
Yuanansuchus laticeps
1 2 3 4 5 6 7 8
0 110 0 10 0
0 0 0 0 0 0 1 0
00000 0 0 0
10 10 1 10 0
0 1110 1 ? 1
1 0 0 7 1 7 0 0
0 1112 1 1 1
0 10 0 2 0 0 0
1 0 0 0 1 0 0 0
0 2 0 0 1 0 0 0
00002 0 0 0
0 0 0 0 1 0 0 0
1 2 0 0 10 0 0
0000010 0 1
01102010101
0 0 0 0 0 0 0 1
2 2 0 0 1 0 0 0
0 0 0 0 1 1 7 0
0 0 0 0 1 0 0 0
10 111 1 0 0
110 0 1 0 0 1
1 0 0 0 10 0 0
0 10 0 10 0 0
0 0 0 0 1 0 0 0
0 110 2 17 0
0 1 0 0 2 10 0
0 10 0 2 0 0 1
0 10 12 0 0 1
0 0 0 0 1 0 0 1
0 1 0 0 2 0 1 1
0 10 0 2 0 1 1
0 0 0 0 0 0 0 1
0 1110 1 0 1
0 110 1 10 0
0 111110 1
0 112 2 1 0 1
0 10 0 0 0 1 1
0 10 7? ? ? ?
0777? ? ? ?
0 10 0 0 0 ? ?
0 10 0 2 1 1 0
0 10 0 0 0 ? 1
0 2 0 0 1 0 0 0
0 10 0 2 0 0 0
0 7 0 7 ? ? ? 1
9 10 11 12 13 14
01 0 0 0 0 0
0 1 0 0 0 0
0 0 0 0 0 0
0 2 10 10
10 10 0 0
0 0 10 10
10 0 10 0
1 10 10 0
0 0 0 0 0 0
0 0 0 0 10
0 10 0 0 0
0 0 0 0 0 0
0 2 10 10
0 0 0 1 0 0
0 10 10 0
0 0 0 1 0 0
0 12 0 0 0 0
0 0 0 0 0 0
0 02 0 0 1 0
0 2 10 0 0
0 0 10 0 0
0 0 0 0 0 0
0 0 0 0 0 0
10 0 0 10
0010100
0 10 10 0
0 10 10 0
0 0 0 1 0 0
0 1 10 0 0
0 10 10 0
0 10 10 0
0 10 0 0 0
10 10 0 0
0 2 10 0 0
10 10 10
0101001
0010100
0010100
? ? 0 1 0 ?
0010100
0 1 0 0 0 0
0 10 10 0
12 0 0 10
0 1 0 0 0 0
0010100
15
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
0
1
0
0
0
0
1
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
9
0
0
0
1
0
0
MACJANUCO S„ S I l YliR J S„ CASINI <i., HOULAY M.. LORRAIN S„ BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
68
Taxon / Charaeter
Konzhukovia vetusta
Rhineceps nyasaensis
Uranocentrodon senckalcnsis
Al musati ras hahbazi
Angusaurus
Arcadia myriadens
Benthosuchus sushkini
( ’ luminici dcnwai
Chomatobatrachus baici
( 'ompsocerops cos griffi
Cyclotosaurus robustus
Dcdtacephalus whitei
I )eltasaurus kimbcrlcycnsis
Edingcrclla madagasc 'uricnsis
Encyclotosaurus
Eryosuc 'bus garjuino vi
Gerrothorax pustuloglomeratus
Keratobrachyops ausimi is
Koskinonodon pcrfectus
Laìdleria gracilis
Lapillopsis nana
Lydckkcrina huxleyi
Mastodonsaurus giganteus
Mctoposaurus diugnoslicus krasicjowcnsis
Odcnwaldia hcidclbergensis
Paracyclotosaurus davidi
Parotosucbus orenburgensis
Quasicyclotosaurus campi
Sclcrothorax bypsclonotus
Stanoccpbalosaurus pronus
Stenotosaurus stantoncnsis
Tatrasuclnis wildi
Thoosuchus yakovlcvi
Trcmatolcstcs bagdorni
Trematosaurus bramii
Wantzosaurus clongalus
Warrcnisucbus aliciac
Watsonisucbus gunganj
Watsonisucbus magnus
Watsonisucbus rewancnsis
Wellesatirus peabodyi
1 1 ctlugasuurus angustifrons
Xenobrachyops alias
Xcnotosuchus afrìcanus
Yuununsuchus luticeps
16 17
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1 0
112
1 1
ED1NGEREU.A MADA GASCAR1ENSIS ( I l-MNOSPONDYLl) ! ROM l'Ut I.OWFR T'RIASSIC OF NW MADAGASC AR
1
70
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M., LORRAIN S., BÉNÉTEAU A. & AUDITORE M.
Taxon / Character
Konzhukovia vetusta
Rhineceps nyasaensis
Uranocentrodon senekalensis
Almasaurus habbazi
Angus aurus
Arcadia myriadens
Benthosuchus sushkini
Chernìnia denwai
Chomatobatrachus halei
Compsocerops cosgriffi
Cyclotosaurus robustus
Deltacephalus whitei
Deltasaurus kimberleyensis
Edingerella madagascariensis
Eocyclotosaurus
Eryosuchus garjainovi
Gerrothorax pustuloglomeratus
Keratobrachyops australis
Koskinonodon perfectus
Laidleria gracilis
Lapillopsis nana
Lydekkerina huxleyi
Mastodonsaurus giganteus
Metoposaurus diagnosticus krasiejowensis
Odenwaldia heidelbergensis
Paracyclotosaurus davidi
Parotosuehus orenburgensis
Quasicyclotosaurus campi
Sclerothorax hypselonotus
Stanocephalosaurus pronus
Stenotosaurus stantonensis
Tatrasuchus wildi
Thoosuchus yakovlevi
Trematolestes hagdorni
Trematosaurus brauni
Wantzosaurus elongatus
Warrenisuchus aliciae
Watsonisuchus gunganj
Watsonisuchus magnus
Watsonisuchus rewanensis
Welles aurus peabodyi
Wetlugasaurus angustifrons
Xenobrachyops allos
Xenotosuchus africanus
Yuanansuchus laticeps
44 45 46 47 48 49 50
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0 0 0 0 0 0 0
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- 2 10 2!
- 7 7 0 2
EDINGERELLA MADAGASCARIENSIS (JEMNOSVO^mU) FROM THE LOWER TRIASSIC OF NW MADAGASCAR
71
Taxon / Character
Konzhukovia vetusta
Rhineceps nyasaensis
Uranocentrodon senekalensis
Almasaurus habbazi
Angusaurus
Arcadia myriadens
Benthosuchus sushkini
Cherniriia demai
Chomatobatrachus halei
Compsocerops cosgriffi
Cyclotosaurus robustus
Deltacephalus whitei
Deltasaurus kimberleyensis
Edingerella madagascariensis
Eocyclotosaurus
Eryosuchus garjainovi
Gerrothorax pustuloglomeratus
Keratobrachyops australis
Koskinonodon perfectus
Laidleria gracilis
Lapillopsis nana
Lydekkerina huxleyi
Mastodonsaurus giganteus
Metoposaurus diagnosticus krasiej owens is
Odemvaldia heidelbergensis
Paracyclotosaurus davidi
Parotosuchus orenburgensis
Quasicyclotosaurus campi
Sclerothorax hypselonotus
Stanocephalosaurus pronus
Stenotosaurus stantonensis
Tatrasuchus wildi
Thoosuchus yakovlevi
Trematolestes hagdorni
Trematosaurus brauni
Wantzosaurus elongatus
Warrenisuchus aliciae
Watsonisuchus gunganj
Watsonisuchus magnus
Watsonisuchus rewanensis
Wellesaurus peabodyi
Wetlugasaurus angustifrons
Xenobrachyops allos
Xenotosuchus africanus
Yuanansuchus laticeps
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0 1
72
MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G.. BOULAY M„ LORRAIN S., BENETEAU A. & AUDITORE M.
Ili - PELOSIO G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell'Al¬
pe Turati (Erba, Como). Generi Hildoceras, Phymatoceras, Paronice-
ras e Frechiella. Conclusioni generali, pp. 143-204, 2 figg., 6 taw.
Volume XVIII
I - PINNA G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate da Giuseppe Me¬
neghini nelle Taw. 1-22 della « Monographie des fossiles du calcaire
rouge ammonìtique » ( 1 867- 1881). pp. 5-22, 2 figg. , 6 taw.
II - MONTANARI L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Gozzano (Lago
d'Orta). pp. 23-92, 42 figg., 4 taw. n.t.
Ili - PETRUCCI F„ BORTOLAMI G. C. & DAL PIAZ G. V., 1970 - Ri¬
cerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana (Prov. Torino) e sul
suo substrato cristallino, pp. 93-169, con carta a colori al 1 .40.000, 14
figg., 4 taw. a colori e 2 b.n.
Volume XIX
I - CANTALUPPI G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio delle regio¬
ni mediterranee - Loro successione e modificazioni nel tempo. Riflessi
biostratigrafici e sistematici, pp. 5-46, 2 tabb. n.t.
II - PINNA G. & LEVI-SETTI F„ 1971 - I Dactylioceratidae della Provin¬
cia Mediterranea (Cephalopoda Ammonoidea). pp. 47-136, 21 figg., 12
taw.
III - PELOSIO G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di Asklepieion (Ar-
golide, Grecia) - I. Fauna del «calcare a Ptychites » (Anisico sup.). pp.
137-168, 3 figg., 9 taw.
Volume XX
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O., 1971 - La cultura di Remedello. Pro¬
blematica ed ergologia di una facies dell’Eneolitico Padano, pp. 5-80,
2 figg., 20 taw.
II - PETRUCCI F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio (Prov. Parma).
Studio sulla stabilità dei versanti e conservazione del suolo. pp. 81-127,
37 figg., 6 carte tematiche.
III - CERETTI E. & POLUZZI A., 1973 - Briozoi della biocalcarenite del
Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi), pp. 129-169, 18 figg., 2 taw.
Volume XXI
I - PINNA G., 1974 - 1 crostacei della fauna triassica di Cene in Val Seriana
(Bergamo), pp. 5-34, 16 figg., 16 taw.
II - POLUZZI A., 1975 - 1 Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’Ar-
da (Piacenza, Italia), pp. 35-78, 6 figg., 5 taw.
Ili - BRAMBILLA G., 1976 - I Molluschi pliocenici di Villalvernia (Ales¬
sandria). I. Lamellibranchi. pp. 79-128, 4 figg., 10 taw.
Volume XXII
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O. & CALEGARI G„ 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica, schede, iconogra¬
fia. pp. 5-30, 6 figg., 13 taw.
II - PINNA G., 1979 - Osteologia dello scheletro di Kritosaurus notabilis
(Lambe, 1914) del Museo Civico di Storia Naturale di Milano (Ornithi-
schia Hadrosauridae). pp. 31-56, 3 figg., 9 taw.
Ili - BIANCOTTI A., 1981 - Geomorfologia dell’Alta Langa (Piemonte me¬
ridionale), pp. 57-104, 28 figg., 12 tabb., 1 carta f.t.
Volume XXIII
I - GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G., 1982 - 1 resti umani fos¬
sili della zona di Arena Po (Pavia). Descrizione e problematica di una
serie di reperti di probabile età paleolitica, pp. 5-44, 4 figg., 16 taw.
II - POLUZZI A., 1982 - 1 Radiolari quaternari di un ambiente idrotermale
del Mar Tirreno, pp. 45-72, 3 figg., 1 tab., 13 taw.
Ili - ROSSI F., 1984 - Ammoniti del Kimmeridgiano superiore-Berriasiano
inferiore del Passo del Furio (Appennino Umbro-Marchigiano), pp. 73-
138, 9 figg., 2 tabb., 8 taw.
Volume XXIV
I - PINNA G., 1984 - Osteologia di Drepanosaurus unguicaudatus, lepido-
sauro triassico del sottordine Lacertilia. pp. 5-28, 12 figg., 2 taw.
II - NOSOTTI S. e PINNA G„ 1989 - Storia delle ricerche e degli studi
sui rettili Placodonti. Parte prima 1830-1902. pp. 29-86, 24 figg , 12
taw.
Volume XXV
I - CALEGARI G., 1989 - Le incisioni rupestri di Taouardei (Gao, Mali).
Problematica generale e repertorio iconografico, pp. 1-14, 9 figg., 24
taw.
II - PINNA G. & NOSOTTI S., 1989 - Anatomia, morfologia funzionale
e paleoecologia del rettile placodonte Psephoderma alpinum Meyer,
1858 . pp. 15-50, 20 figg., 9 taw.
Ili - CALDARA R., 1990 - Revisione Tassonomica delle specie paleartiche
del genere Tychius Germar (Coleoptera Curculionidae). pp. 51-218,
575 figg.
Volume XXVI
I - PINNA G., 1992 - Cyamodus hildegardis Peyer, 1931 (Reptilia, Placo-
dontia). pp. 1-21. 23 figg.
II - CALEGARI G. a cura di, 1993 - L’arte e l’ambiente del Sahara preisto¬
rico: dati e interpretazioni, pp. 25-556, 647 figg.
Ili - ANDRI E. e ROSSI F., 1993 - Genesi ed evoluzione di frangenti, cin¬
ture, barriere ed atolli. Dalle stromatoliti alle comunità di scogliera mo¬
derne, pp. 559-610, 49 figg., 1 taw
Volume XXVII
I - PINNA G. and GHISELIN M. edited by, 1996 - Biology as History. N.
1 . Systematic Biology as an Historical Science, pp. 1-133, 68 figs.
II - LEONARDI C. e SASSI D. a cura di, 1997 - Studi geobotanici ed en-
tomofaunistici nel Parco Regionale del Monte Barro, pp. 135-266, 122
figg., 23 tabb.
Volume XXVIII
I - BANFI E. & GALASSO G., 1998 - La flora spontanea della città di
Milano alle soglie del terzo millennio e i suoi cambiamenti a partire dal
1 700. pp. 267-388, 71 figg., 30 tabb.
Volume XXIX
I - CALEGARI G., 1999 - L’arte rupestre dell’Eritrea. Repertorio ragionato
ed esegesi iconografica, pp. 1-174, 268 figg.
Volume XXX
I - PEZZOTTA F. edited by, 2000 - Mineralogy and petrology of shallow
depth pegmatites. Paper from thè First International Workshop, pp.
1-117, 30 figs., 19 tabs.
II - PARISI B., FRANCHINO A. & BERTI A. con la collaborazione di PO¬
TENZA B. & RUBINI D., 2000 - La Società Italiana di Scienze Natu¬
rali 1855 - 2000. Percorsi storici, pp. 1-163, 199 figg.
Ili - DE ANGELI A. & GARASSINO A., 2002 - Galatheid, chirostylid and
porcellanid decapods (Crustacea, Decapoda, Anomura) from thè Eoce¬
ne and Oligocene of Vicenza (N Italy).pp. 1-31, 21 figs., 9 pls.
Volume XXXI
I - NOSOTTI S. & RIEPPEL O., 2002 - The braincase of Placodus Agassiz,
1833 (Reptilia, Placodontia). pp. 1-18, 15 figs.
II - MARTORELLI G., 2002 - Monografia illustrata degli uccelli di rapina
in Italia. (1895). Riedizione a cura di Fausto Barbagli, pp. [XX] 1-216,
[14] 46 figg., 4 taw.
Ili - NOSOTTI S. & RIEPPEL O., 2003 - Eusaurosphargis dalsassoi n. gen.
n. sp., a new, unusual diapsid reptile from thè Middle Triassic of Besano
(Lombardy, N Italy). pp. 1-33, 19 figs., 1 tab., 3 pls.
Volume XXXII
I - ALESSANDRELLO A., BRACCHI G. & RIOU B„ 2004 - Polychaete,
sipunculan and enteropneust worms from thè Lower Callovian (Middle
Jurassic) of La Voulte-sur-Rhòne (Ardèche, France). pp. 1-16, 9 figs.,
1 pi.
II - RIEPPEL O. & HEAD J. J., 2004 - New specimens of thè fossil snake
genus Eupodophis Rage & Escuillié, from Cenomanian (Late Creta-
ceous) of Lebanon. pp. 1-26, 13 figs., 1 tab.
Ili - BRACCHI G. & ALESSANDRELLO A., 2005 - Paleodiversity of thè
free-living polychaetes (Annelida, Polychaeta) and description of new
taxa from thè Upper Cretaceous Lagerstàtten of Haqel, Hadjula and
Al-Namoura (Lebanon). pp. 1-48, 8 figs., 1 tab., 16 pls.
Volume XXXIII
I - BOESI A. & CARDI F. edited by, 2005 - Wildlife and plants in tradi-
tional and modem Tibet: conception, exploration and conservation. pp.
1-88, 30 figs., 9 tabs.
II - BANFI E., BRACCHI G., GALASSO . & ROMANI E., 2005 - Agro-
stologia Piacentina, pp. 1-80, 7 figs., 1 tabs.
Ili - LIVI P. a cura di 2005 - I fondi speciali della Biblioteca del Museo
Civico di Storia Naturale di Milano. La raccolta di stampe antiche del
Centro Studi Archeologia Africana, pp. 1-250, 389 figs.
Volume XXXIV
I - GARASSINO A. & SCHWEIGERT G„ 2006 - The Upper Jurassic
Solnhofen decapod crustacean fauna: review of thè types from old de-
scriptions. Part I. Infraorders Astacidea, Thalassinidea and Palinura.pp.
1-64, 12 figs., 20 pls.
II - FUCHS D., 2006 - Morphology, taxonomy and diversity of vampyropod
Coleoids (Cephalopoda) from thè Upper Cretaceous of Lebanon. pp.
1-28, 9 figs., 9 pls.
Ili - CALDWELL M. W., 2006 - A new species of Pontosaurus (Squamata,
Pythonomorpha) from thè Upper Cretaceous of Lebanon and a phylo-
genetic analysis of Pythonomorpha. pp. 1-42, 18 figs., 1 pi.
Volume XXXV
I - DE ANGELI A. & GARASSINO A., 2006 - Catalog and bibliography of
thè fossil Stomatopoda and Decapoda from Italy. pp. 1-95.
II - GARASSINO A., FELDMANN R.M. & TERUZZI G„ edited by, 2007 -
3rd Symposium on Mesozoic and Cenozoic Decapod Crustaceans. Mu¬
seo di Storia Naturale di Milano May 23-25, 2007. pp. 1-104, 38 figs..
6 tabs.
Ili - NOSOTTI S„ 2007 - Tanystropheus longobardicus (Reptilia, Proto-
saura): re-interpretations of thè anatomy based on new specimens from
thè Middle Triassic of Besano (Lombardy, N Italy). pp. 1-88, 67 figs.,
4 pls., 9 tabs.
Volume XXXVI
I - GALASSO G., CHIOZZI G., AZUMA M. & BANFI E., a cura di, 2008 -
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione.
Milano, 27-28 Novembre 2008. pp. 1-96.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Museo Civico di Storia Naturale, Corso Venezia 55 -20121 Milano
Pubblicazione disponibile al cambio
SDd
T-OOà
MEMORIE
della Società Italiana
di Scienze Naturali
e del Museo Civico
Volume XXXVI - Fascicolo III di Storia Naturale di Milano
MCZ
library
ALESSANDRO GARASSINO MOV 0 3 2009
HARVARD
UNIVERSITY
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA
IN THE EXTANT GENERA
OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839
(CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
MILANO SETTEMBRE 2009
Elenco delle Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e
del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume I
I - CORNALIA E., 1865 - Descrizione di una nuova specie dei genere
Felis: Felis jacobita (Corn.). 9 pp., 1 tav.
II - MAGNI-GRIFFI F., 1865 - Di una specie d 'Hippolais nuova per l’Ita¬
lia. 6 pp., 1 tav.
Ili - GASTALDI B., 1865 - Sulla riescavazione dei bacini lacustri per opera
degli antichi ghiacciai. 30 pp., 2 figg., 2 tavv.
IV - SEGUENZA G., 1 865 - Paleontologia malacologica dei terreni terziarii
del distretto di Messina. 88 pp., 8 taw.
V - GIBELLI G., 1865 - Sugli organi riproduttori del genere Verrucaria,
16 pp., 1 tav.
VI - BEGGIATO F. S., 1865 - Antracoterio di Zovencedo e di Monteviale
nel Vicentino, 10 pp., 1 tav.
VII - COCCHI I., 1865 - Di alcuni resti umani e degli oggetti di umana
industria dei tempi preistorici raccolti in Toscana. 32 pp., 4 tavv.
VIII - TARGIONI-TOZZETTI A., 1866 - Come sia fatto l’organo che fa
lume nella lucciola volante dell’Italia centrale (Luciola italica) e come
le fibre muscolari in questo ed altri Insetti ed Artropodi. 28 pp., 2 taw.
IX - MAGGI L., 1 865 - Intorno al genere Aeolosoma. 18 pp., 2 taw.
X - CORNALIA E., 1 865 - Sopra i caratteri microscopici offerti dalle Cantari¬
di e da altri Coleotteri facili a confondersi con esse. 40 pp., 4 taw.
Volume II
I - ISSEL A., 1866 - Dei Molluschi raccolti nella provincia di Pisa, 38 pp.
II - GENTILLI A., 1 866 - Quelques considérations sur l’origine des bassins
lacustres, àpropos des sondages du Lac de Come. 12 pp., 8 tavv.
III - MOLON F., 1867 - Sulla flora terziaria delle Prealpi venete. 140 pp.
IV - D’ACHIARDI A., 1866 - Corallarj fossili del terreno nummulitico del¬
le Alpi venete. 54 pp., 5 taw.
V - COCCHI I., 1866 - Sulla geologia dell’alta Valle di Magra. 18 pp., 1 tav.
VI - SEGUENZA G., 1866 - Sulle importanti relazioni paleontologiche
di talune rocce cretacee della Calabria con alcuni terreni di Sicilia e
dell’Africa settentrionale. 18 pp., 1 tav.
VII - COCCHI I., 1866 - L’uomo fossile nell’Italia centrale. 82 pp., 21 figg.,
4 taw.
Vili - GARO VAGLIO S., 1 866 - Manzonia cantiana, novum Lichenum An-
giocarporum genus propositum atque descriptum. 8 pp., 1 tav.
IX - SEGUENZA G., 1 867 - Paleontologia malacologica dei terreni terziarii
del distretto di Messina (Pteropodi ed Eteropodi). 22 pp., 1 tav.
X - DURER B., 1867 - Osservazioni meteorologiche fatte alla Villa Carlot¬
ta sul lago di Como, ecc. 48 pp. 11 taw.
Volume III
I - EMERY C., 1873 - Studii anatomici sulla Vìpera Redii. 16 pp., 1 tav.
II - GARO VAGLIO S., 1867 - Thelopsis, Belonia, Weitenwebera et Limbo¬
ria, quatuor Lichenum Angiocarporum genera recognita iconibusque
illustrata. 12 pp., 2 tavv.
Ili - TARGIONI-TOZZETTI A., 1867 - Studii sulle Cocciniglie. 88 pp., 7 taw.
IV - CLAPARÈDE E. R. e PANCERI P„ 1867 - Nota sopra un Alciopide
parassito della Cydippe densa Forsk. 8 pp. 1 taw.
V - GARO VAGLIO S., 1871 - De Pertusariis Europae mediae commenta¬
no. 40 pp., 4 tavv.
Volume IV
I - D’ACHIARDI A., 1868 - Corallarj fossili del terreno nummulitico
dell’ Alpi venete. Parte 11. 32 pp. 8 tavv.
II - GARO VAGLIO S., 1868 - Octona Lichenum genera vel adhuc con¬
troversa, vel sedis prorsus incertae in systemate, novis descriptionibus
iconibusque accuratissimis illustrata. 18 pp., 2 taw.
III - MARINONI C., 1868 - Le abitazioni lacustri e gli avanzi di umana
industria in Lombardia. 66 pp., 5 figg., 7 tavv.
IV - (Non pubblicato).
V - MARINONI C., 1871 - Nuovi avanzi preistorici in Lombardia. 28 pp.,
3 figg., 2 tavv.
NUOVA SERIE
Volume V
1 - MARTORELL1 G., 1895 - Monografia illustrata degli uccelli di rapina
in Italia. 216 pp., 46 figg., 4 taw.
Volume VI
I - DE ALESSANDRI G., 1897 - La pietra da cantoni di Rosignano e di
Vignale. Studi stratigrafici e paleontologici. 104 pp., 2 tavv., 1 carta.
II - MARTORELLI G., 1898 - Le forme e le simmetrie delle macchie nel
piumaggio. Memoria ornitologica. 112 pp., 63 figg., 1 taw.
III - PAVESI P., 1901- L’abbate Spallanzani a Pavia. 68 pp., 14 figg., 1 tav.
Volume VII
I - DE ALESSANDRI G., 1910 - Studi sui pesci triasici della Lombardia.
164 pp., 9 taw.
Volume Vili
I - REPOSSI E., 1915 - La bassa Valle della Mera. Studi petrografia e
geologici. Parte I .pp. 1-46, 5 figg., 3 taw.
II - REPOSSI E., 1916 (1917) - La bassa Valle della Mera. Studi petrogra¬
fìa e geologici. Parte II .pp. 47-186, 5 figg. 9 taw.
III - AIRAGHI C., 1917 - Sui molari d’elefante delle alluvioni lombarde,
con osservazioni sulla filogenia e scomparsa di alcuni Proboscidati.//.
187-242, 4 figg., 3 tavv.
Volume IX
I - BEZZI M., 1 9 1 8 - Studi sulla ditterofauna nivale delle Alpi italiane, pp.
1-164, 7 figg. 2 tavv.
II - SERA G. L., 1920 - Sui rapporti della conformazione della base del cra¬
nio colle forme craniensi e colle strutture della faccia nelle razze uma¬
ne. (Saggio di una nuova dottrina craniologica con particolare riguardo
dei principali cranii fossili)./?/». 165-262, 7 figg., 2 taw.
Ili - DE BEAUX O. e FESTA E., 1927 - La ricomparsa del Cinghiale
nell 'Italia settentrionale-occidentale./?/?. 263-320, 13 figg., 7 taw.
Volume X
I - DESIO A., 1929 - Studi geologici sulla regione dell’Albenza (Prealpi
Bergamasche)./?/. 1-156, 27 figg., 1 tav., 1 carta.
II - SCORTECCI G., 1937 - Gli organi di senso della pelle degli Agamidi.
pp. 157-208, 39 figg. 2 taw.
III - SCORTECCI G., 1941-1 recettori degli Agamidi.//. 209-326, 80 figg.
Volume XI
I - GUIGLIA D., 1944 - Gli Sfecidi italiani del Museo di Milano (Hymen.).
pp. 1-44, 4 figg., 5 tavv.
II-III - GIACOMINI V. e PIGNATTI S., 1955 - Flora e Vegetazione dell’Al¬
ta Valle del Braulio. Con speciale riferimento ai pascoli di altitudine.
pp. 45-238, 31 figg., 1 carta.
Volume XII
I - VIALLI V., 1956 - Sul rinoceronte e l’elefante dei livelli superiori della
serie lacustre di Leffe (Bergamo).//. 1-70, 4 figg. 6 taw.
I - VENZO S., 1957 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico del
Garda. Parte I: Tratto occidentale Gardone-Desenzano. //. 71-140, 14
figg-, 6 tavv., 1 carta.
Ili - VIALLI V., 1959 - Ammoniti sinemuriane del Monte Albenza (Berga¬
mo).//. 141-188, 2 figg., 5 taw.
Volume XIII
I - VENZO S., 1961- Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico del
Garda. Parte II. Tratto orientale Garda-Adige e anfiteatro atesino di Ri¬
voli veronese.//. 1-64, 25 figg., 9 taw., 1 carta.
II - PINNA G., 1963 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe
Turati (Erba, Como). Generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e Bro-
dieia. pp. 65-98, 2 figg., 4 tavv.
III - ZANZUCCHI G., 1963 - Le Ammoniti del Lias superiore (Toarcia¬
no) di Entratico in Val Cavallina (Bergamasco orientale), pp. 99-146,
2 figg., 8 taw.
Volume XIV
I - VENZO S., 1965 - Rilevamento geologico dell’anfiteatro morenico fron¬
tale del Garda dal Chiese all’Adige.//. 1-82, 11 figg., 4 taw., 1 carta.
II - PINNA G., 1966 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe
Turati (Erba, Como). Famiglia Dactylioceratidae. pp. 83-136, 4 taw.
III - DIENI I., MASSARI F. e MONTANARI L., 1966 - Il Paleogene dei
dintorni di Orosei (Sardegna).//. 13-184, 5 figg., 8 taw.
Volume XV
I - CARETTO P. G., 1966 - Nuova classificazione di alcuni Briozoi plioce¬
nici, precedentemente determinati quali Idrozoi del genere Hydractinia
Van Beneden . pp. 1-88, 27 figg. 9 taw.
II - DIENI I. e MASSARI F., 1966 - Il Neogene e il Quaternario dei dintorni
di Orosei (Sardegna), pp. 89-142, 8 figg., 7 taw.
Ili - BARBIERI F„ IACCARINO S„ BARBIERI F. & PETRUCCI F„ 1967-
II Pliocene del Subappennino Piacentino-Parmense-Reggiano.//. 143-
188, 20 figg., 3 taw.
Volume XVI
I - CARETTO P. G., 1967 - Studio morfologico con l’ausilio del metodo
statistico e nuova classificazione dei Gasteropodi pliocenici attribuibili
al Murex brandaris Linneo.//. 1-60, 1 fig., 7 tabb., 10 taw.
II - SACCHI VIALLI G. e CANTALUPPI G., 1967-1 nuovi fossili di Goz¬
zano (Prealpi piemontesi).//. 61-128, 30 figg., 8 taw.
III - PIGORINI B., 1967 - Aspetti sedimentologici del Mare Adriatico, pp.
129-200. 13 figg., 4 tabb. 7 taw.
Volume XVII
I - PINNA G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Al¬
pe Turati (Erba, Como). Famiglie Lytoceratidae, Nannolytoceratidae.
Hammatoceratidae (excl. Phymatoceratinae) Hildoceratidae (excl.
Hildoceratinae e Bouleiceratinae). pp. 1-70, 2 taw. n.t., 6 figg., 6 taw.
II - VENZO S. & PELOSIO G., 1968 - Nuova fauna a Ammonoidi dell’Ani-
sico superiore di Lenna in Val Brembana (Bergamo), pp. 71-142, 5
figg., 11 taw.
III - PELOSIO G., 1968 - Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Al¬
pe Turati (Erba, Como). Generi Hildoceras, Phymatoceras, Paronice-
ras e Frechiella. Conclusioni generali, pp. 143-204, 2 figg., 6 taw.
Volume XVIII
I - PINNA G., 1969 - Revisione delle ammoniti figurate da Giuseppe Me¬
neghini nelle Tavv. 1-22 della « Monographie des fossiles du calcaire
rouge ammonitique» ( 1 867- 1881). pp. 5-22, 2 figg.. 6 taw.
Alessandro Garassino
MCZ
LIBRARY
NOV 0 3 2009
HARVARD
UNIVERSITY
The thoracic sternum and spermatheca in thè extant genera
of thè family Homolidae De Haan, 1839
(Crustacea, Decapoda, Brachyura)
Volume XXXVI - Fascicolo III
Settembre 2009
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali
e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
© 2009 Società Italiana di Scienze Naturali
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Corso Venezia, 55 - 20121 Milano
In copertina: Homola barbata (Fabricius, 1793). Line drawing by M. Demma.
Registrato al Tribunale di Milano al n. 6694
Direttore responsabile : Anna Alessandrello
Grafica editoriale: Michela Mura
Stampa: Litografia Solari, Peschiera Borromeo - Settembre 2009
Alessandro Garassino
The thoracic sternum and spermatheca in thè extant genera
of thè family Homolidae De Haan, 1839
(Crustacea, Decapoda, Brachyura)
To Danièle Guinot
"L ’observation et la description sont les meilleurs moyens
que rtous ayons pour acquérir des connaissances en Histoire naturelle,
et pour les transmettre aux autres ”.
Louis Jean -Marie Daubenton (1716-1799)
(De la description des animaux)
Abstract - Homolidae De Haan, 1839, has been thè subject of taxonomic studies by several authors, carried on extant genera.
These studies were principally based on traditional morphological characters, such as those of thè dorsal carapace, cephalic appenda-
ges, mouthparts, abdomen, and legs. A systematic description of thè thoracic sternum and spermatheca of thè type species of all extant
genera is presented here for thè first time, thus enlarging and enhancing their diagnoses. This analysis has confirmed that Homola
Leach, 1816, type genus of thè Homolidae, is not monophyletic, as already pointed out by Guinot & Richer de Forges ( 1 995), while thè
species of all other genera show a remarkable homogeneity in thè organization of thè thoracic sternum and spermatheca, that strongly
supports their monophyly.
Key words: Crustacea, Decapoda, Brachyura, systematics, morphology, thoracic sternum, spermatheca.
Résumé - Le sternum thoracique et la spermathèque chez les genres actuels de la famille des Homolidae De Haan, 1839 (Crusta¬
cea, Decapoda, Brachyura).
La famille des Homolidae De Haan, 1839, a fait l’objet de plusieurs études taxonomiques récentes par de nombreux auteurs. Ces
recherches sur les genres actuels ont eté principalement basées sur les caratères morphologiques traditionnels, à savoir ceux de la face
dorsale de la carapace, des appendices céphaliques, de la région buccale, de l’abdomen et des péréiopodes. Une description systémati-
que du sternum thoracique et de la spermathèque de l’espèce type de tous les genres est présentée ici pour la première fois, permettant
ainsi de préciser et d’élargir leur diagnose. Cette analyse a mis en évidence qu 'Homola Leach, 1816, genre type des Homolidae, n’est
pas monophylétique, conformément à Fopinion déjà émise par Guinot & Richer de Forges (1995). Toutefois, la forme du sternum
thoracique et aussi de la spermathèque, similaire chez toutes les espèces des autres genres sont de forts arguments en faveur de leur
monophylie.
Mots clés: Crustacea, Decapoda, Brachyura, systématique, morphologie, sternum thoracique, spermathèque.
Riassunto - Lo sterno toracico e la spermateca nei generi attuali della famiglia Homolidae De Haan, 1839 (Crustacea, Decapoda,
Brachyura).
La famiglia Homolidae De Haan, 1839 è stata oggetto di studi tassonomici da parte di numerosi autori. Questi studi condotti sui
generi viventi si basavano essenzialmente su caratteri morfologici tradizionali, quali ad esempio quelli del carapace, delle appendici
cefaliche, delle parti boccali, dell’addome e delle zampe. Una descrizione sistematica dello sterno toracico e della spermateca delle
specie tipo di tutti i generi viventi viene presentata per la prima volta, approfondendo e puntualizzando le loro diagnosi. Quest’analisi
ha messo in evidenza che Homola Leach, 1816 genere tipo della famiglia Homilidae, non è monofiletico, come già evidenziato da
Guinot & Richer de Forges (1995), mentre le specie di tutti gli altri generi mostrano un’evidente omogeneità nelle condizioni dello
stemo toracico e della spermateca che supporta fortemente la loro monofilia.
Parole chiave: Crustacea, Decapoda, Brachyura, sistematica, morfologia, stemo toracico, spermateca.
INTRODUCTION
The extant genera of Homolidae De Haan, 1 839, ha-
ve been thè subject of several reports (for an updated list
of references until 1995, see Guinot & Richer de Forges,
1995). An in-depth review by Guinot & Richer de For¬
ges (1995) reported fifty-nine extant species distributed
in fourteen extant genera. Later, other workers (Huang &
Hsueh, 1998; Ng, 1998 a, b; Ng & Chen, 1999; Ng &
Wang, 2002; Tan et al., 2000; Richer de Forges & Ng,
2007, 2008; Ahyong et al., 2009) described eight new
species, assigned to some of thè known genera, enlar¬
ging thè geographic range of several species and genera.
At present, Homolidae De Haan, 1839, includes fourteen
extant genera with sixty-eight extant species (Ng et al.,
2008; present paper), widely distributed in thè Indo- West-
4
ALESSANDRO GARASSINO
Pacific and sparsely represented in thè Atlantic and Me-
diterranean Sea, as follows (respect Guinot & Richer de
Forges, 1995, thè list of thè genera follows an alphabetic
order, as in Ng et al., 2008):
Dagnaudus Guinot & Richer de Forges, 1995: one
species (Australia, New Caledonia).
Gordonopsis Guinot & Richer de Forges, 1995: one
species (Madagascar).
Homola Leach, 1816: eleven species [Mediterrane-
an Sea (Italy, France, Lebanon, Algeria), East Atlantic
(Congo, Ibero-Morocco Gulf), French Antilles (Marti¬
nica, Guadalupa), South America (Brazil), Madagascar,
Seychelles, Réunion, South Indian Ocean, Indonesia, Phi-
lippines, Taiwan, Japan, Solomon Islands, Vanuatu, New
Caledonia (Chestefìeld Islands, Loyalty Islands), Fiji
Islands, Tonga Islands, French Polynesia (Tubuai Island,
Marquesas Islands), Hawaii].
Homolax Alcock, 1899: one species [Yemen (Gulf of
Aden)].
Homolochunia Doflein, 1904: four species [Madaga¬
scar, Indonesia, Taiwan, Japan, Australia, Solomon Islands,
Vanuatu, New Caledonia (Loyalty Islands), Tonga Islands],
Homologenus A. Milne-Edwards in Henderson, 1888:
ten species [East Atlantic (Morocco, Ibero-Morocco Gulf,
Madera), Caribbean Islands, Indonesia, Philippines, East
China Sea, Vanuatu, New Caledonia (Chesterfìeld Islands,
Loyalty Islands), Fiji Islands, Wallis and Futuna Islands,
Tonga Islands, French Polynesia (Marquesas Islands)].
Homolamannia Ihle, 1912: two species [Madagascar,
Indonesia, Philippines, Taiwan, Japan, Solomon Islands,
Vanuatu, New Caledonia (Loyalty Islands), Fiji Islands].
Ihlopsis Guinot & Richer de Forges, 1995: two species
(Indonesia, Japan, Vanuatu, New Caledonia, Fiji Islands).
Lamoha Ng, 1998: nine species (French Antilles, Ma¬
dagascar, Seychelles, Maldives, Indonesia, Philippines,
Taiwan, East and South China Seas (Tungsha Islands),
Japan, Guam Island, Phoenix Islands (Kanton Island),
Solomon Islands, Vanuatu, New Caledonia (Loyalty
Islands), Republic of Kiribati, Wallis and Futuna Islands,
Samoa Islands , French Polynesia (Marquesas Islands),
Hawaii].
Latreillopsis Henderson, 1888: nine species [Indone¬
sia, Philippines (Panglao, Bohol, Balicasag Islands), Ja¬
pan, Australia, Solomon Islands, Vanuatu, New Caledonia
(Chesterfìeld Islands), Fiji Islands, Tonga Islands].
Moloha Bamard, 1947: six species (Seychelles, Phi¬
lippines, Japan, New Caledonia, French Polynesia).
Paromola Wood-Mason & Alcock, 1891: six species
[Madagascar, Philippines (Mindanao), Taiwan, Japan,
Vanuatu, New Caledonia (Loyalty Islands), Fiji Islands,
Tonga Islands, Hawaii].
Paromolopsis Wood-Mason & Alcock, 1891: one spe¬
cies [Comoros Islands, Madagascar, Réunion, Indonesia,
Philippines, Australia, Solomon Islands, Vanuatu, New
Caledonia (Chesterfìeld Islands), Tonga Islands].
Yaldwynopsis Guinot & Richer de Forges, 1995: three
species [Philippines (Balicasag Islands), Taiwan, Bohol
and Sulu Seas, Japan, New Zealand, French Polynesia,
Hawaii].
Homolidae De Haan, 1839, is well documented from
thè Cretaceous, while its fossil record from thè Cenozoic
is poorly documented, probably due to a habitat shift into
deep water environments, from which decapods are not
well known (Feldmann et al., 1991). Many authors have
reported fossil homolid specimens from different parts
of thè world, and a first check list of fossil genera and
species was proposed by Collins (1997). Later, others
(Schweitzer, 2001; Schweitzer et al., 2004; Collins et al.,
2005; Crawford, 2008; Feldmann et al., 2008; Beschin et
al., 2009; Feldmann & Schweitzer, 2009; De Angeli et al.,
in press; Schweitzer et al., in press) added to thè know-
ledge of Homolidae in thè fossil record, allowing a review
and update of fossil genera and species (see Table 1). As
reported in thè check list of Table 1, only four extant ge¬
nera, Dagnaudus, Homola, Paromolopsis, and Paromola
are represented in thè fossil record.
Table 1 - Check list of genera and species of Homolidae in thè fossil record (indeterminate species not reported).
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
5
6
ALESSANDRO GARASSINO
GOOD CRITERIA IN THE SYSTEMATICS OF THE HOMOLIDAE
Even though thè systematics of homolids in thè fos-
sil record is based usually on morphological characters
of thè carapace, only thè preservation of thè ventral parts,
like thoracic stemum, abdomen, telson, and spermatheca,
allows a reai ascription to thè family Homolidae. Unfor-
tunately, fossi 1 homolids preserving ventral parts are very
rare (e. g. L. brightoni ) and thè lack of these anatomical
parts can compromise their reai systematic ascription.
However, different case records are sufficient to become
good criteria in thè paleontological systematics of thè Ho¬
molidae.
1 - To find in thè fossil record one male or one female
preserving only thè carapace: in this case thè possibility
to observe on thè dorsal surface thè linea homolica will be
essential to thè ascription to thè Homolidae. Otherwise,
if thè linea homolica is not observable or if it is lacking,
other characters of thè dorsal surface of thè carapace can
be used to establish if thè studied specimen belongs or not
to Homoloidea.
A) rostrum strongly curved downward, joining to thè
epistome by a septum corresponding to thè proepistome.
B) ocular incision very large.
C) dorsal surface areolated, with thè cervical groo-
ve delimiting posteriorly thè mesogastric region and thè
branchiocardiac groove developing forward.
2 - To find in thè fossil record one male preserving
ventral parts (abdomen and telson): in this case we must
observe thè following characters:
A) abdomen narrow, extending between mxp3 coxae.
B) abdomen covering both in length and in width thè
thoracic stemum.
C) abdominal somites 1-2 narrow, located dorsally.
D) telson narrow, triangular, developing until thè
mxp3, keept in place by mxp3 itself and by thè thickening
and modification of thè margins of thè telson.
E) locking of thè abdomen between P1-P3 coxae.
F) buccal area stretched forward.
G) mxp3 operculiform.
In case of thè abdomen can be removed, a further cha-
racter can be used: typical homolid shape of thoracic ster-
num showing as a raised prominence on thè margin of
stemite 4, corresponding to thè “homolid press button”.
3 - To find in thè fossil record one female preserving
ventral parts (abdomen and telson): in this case we must
observe thè following characters:
A) abdomen large, extending between mxp3 coxae.
B) abdomen covering both in length and in width thè
thoracic sternum.
C) abdominal somites 1-2 narrow, located dorsally.
D) telson narrow, triangular, developing until thè
mxp3, keept in place by thè mxp3 itself and by thè thicke¬
ning and modification of thè margins of thè telson.
E) locking of thè abdomen between P1-P3 coxae.
F) buccal area stretched forward.
G) mxp3 operculiform.
In case of thè abdomen can be removed, two other
characters can be used: typical homolid shape of thoracic
stemum showing as a raised prominence on thè margin of
stemite 4, corresponding to thè “homolid press button”;
shape and location of spermatheca on thoracic stemal su¬
ture 7/8.
The lack of one of these three case records will make
difficult thè ascription of thè studied specimen to one of
fossil or extant genera of thè Homolidae. So it is very im-
portant to find a very well preserved specimen in which to
recognise good morphological characters of thè homolids.
We consider for instance thè problem as regards thè
systematics of Mithracites vectensis Gould, 1859, from
thè Early Cretaceous of England, questioned by Guinot &
Tavares (2001: 533-537). Mithracites was for long time
ascribed either to thè Podotremata or to thè Eubrachyura.
Only thè study of one fossil male specimen, preserving
thè ventral surface, has allowed to clear up its systematic
position. In fact, this species belongs to thè Podotremata
because thè abdomen covers totally thè thoracic stemum.
Moreover, this species belongs to thè superfamily Homo¬
loidea for some characters, such as thè abdomen very lar¬
ge, located between thè mxp3 coxae, thè abdominal somi¬
tes 1 -2 narrow, located dorsally, thè telson triangular, nar¬
row, having thè lateral margins modified, thè location of
thè abdomen between thè P1-P3 coxae, thè typical shape
of thoracic stemum, thè serrate protuberance on stemite 4,
corresponding probably to thè “homoloid press button”.
Even though Mìthracistes is a typical representative of thè
Homoloidea, its ascription to thè Homolidae is contradic-
ted for thè lack of thè linea homolica, synapomorphy of
this family. Following thè suggestion by Guinot & Tavares
(2001) that Mithracites deserves its own family, Stevcic
(2005) established thè Mithracidae Stevcic, 2005.
Therefore, only an assemblage of both dorsal and ven¬
tral characters, like thè presence of thè linea homolica, thè
dorsal surface areolated, thè abdomen covering totally thè
thoracic stemum, thè location of abdomen between P1-P3
coxae, thè “homolid press button”, and thè shape and lo¬
cation of spermathecae on suture 7/8, will be essential in
thè systematics of thè Homolidae.
THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA
Homolidae has been thè subject of many taxonomic
studies (see thè above section). Only a few authors (Gor¬
don, 1950: 232-244; Hartnoll, 1975: 669; Guinot & Bou-
chard, 1998: 635; Guinot & Quenette, 2005: 301-303) ha-
ve more or less analysed thè morphology of thè thoracic
stemum and of thè spermatheca. As reported by Guinot &
Quenette (2005: 301-303), thè homolid thoracic stemum
is relatively broad and not placed on one unique piane.
The anterior stemites 1 -2 form a narrow, triangular shield
inserted between thè mxp3, stemites 1-6 are fused toge-
ther with more or less raised epistemites, creating two
stemo-coxal depressions on each side of thè thoracic ster¬
num at P2-P3, depressions inside which thè coxa of thè
pereiopods may slide. Stemites 4-6 form a stemal, centrai
pian always fiat. Suture 6/7 is always complete in both
sexes, dividing thè thoracic stemum into two main parts.
Intemally, this corresponds to a short invagination of thè
phragma 6/7, leading to formation of a strong tubular, in¬
ternai ridge that crosses thè stemal surface medially; late-
rally, vertical walls are present. Sutures 7/8 are markedly
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
7
convergent, oblique, and always end apart, more or less at
thè level of thè female gonopores on thè P3 coxae. Suture
7/8 is not continuous. In both sexes, stemites 7 form a
wide, low arch that encloses stemite 8. Stemite 8 is folded
twice. In addition to its dorsal folding, stemite 8 doubles
up with regard to thè median axis of thè thorax which
forms a median invagination. Consequently, a longitudi-
nal groove, that is thè median line, may divide sternite 8
medially. Thus, thè median line (when present) correspon-
ds to thè median junction of thè two symmetrical parts of
stemite 8. The degree of contact between these two parts
varies, being an entire junction ( Homola , Moloha, Paro-
mola ; Plates 3, 13, 14 respectively) or an incomplete one
( Homolomannia\ Piate 9). When stemite 8 is completely
separated into two parts, as in thè Latreilliidae Stimpson,
1858), thè abdomen is inserted in thè resulting space, that
is, thè stemo-abdominal notch. Part of thè stemum situa-
ted around suture 7/8 is modified to form thè extemal part
of thè spermatheca that lies in thè endostemite 7/8. There
is a space between thè two sheets of phragma 7/8 in thè
posterior part, while thè rest of thè phragma has its velli¬
cai elements joined and calcified.
In males and females thè abdomen is formed of six
free somites plus thè telson. The abdomen completely
covers thè thoracic stemum in both in length and width,
usually overlapping thè bases of thè coxae. The telson lies
between thè basai parts of mxp3. An abdominal holding
System (see below) is present in both sexes. In thè male,
abdominal somites 1-2 have thè appendages modified as
sexual organs, while abdominal somites 3-6 have no tra-
ces of appendages. In thè female, there is a pair of short,
uniramous pleopods on thè first abdominal somite, while
abdominal somites 2-5 have four pairs of well-developed,
biramous pleopods.
As reporteci by Gordon (1950: 232) and Guinot & Que-
nette (2005: 275, 301-302) thè spermatheca, arising from
thè phragma formed by two stemites 7 and 8 and being a
part of thè invagination of thè axial skeleton at thè level of
thè suture 7/8, results from thè separation of thè two ele¬
ments of thè phragma. A cavity is thus formed to receive
and store thè spermatic material. This cavity only opens
extemally and does not communicate with thè interior.
Because it is formed by phragma 7/8, thè spermatheca is
easily located by arthrodial cavities of pereiopods 4-5 that
it separates. In thè Homolidae, thè spermathecal chamber
is relatively small, usually with a flexible inner wall and
a more rigid outer wall. The chamber communicates di-
rectly with thè exterior by an aperture surrounded or lined
by two membranous parts, belonging to stemites 7 and 8
respectively, which are different in each genus. Moreover,
two ridges, belonging to stemites 7 and 8 respectively,
protect thè aperture of spermatheca anteriorly and me¬
dially. Finally, a calcified lobe more or less developed,
belonging to stemite 7, can be present anteriorly. Guinot
& Quenette (2005: 302) declared that “The opening is vi-
sible as a slit, or it is obscured by membranous areas”.
This sentence is not correct because it contains one typo-
graphic error. In fact, thè correct sentence is “The ope¬
ning is visible as a slit, and it is obscured by membranous
areas” (Guinot, pers. comm., 2009). The authors used thè
term “slit” sensu Gordon (1950: 233 “a short, wide, slit-
like opening”), term utilised also for this study to main-
tain a terminological uniformity. However, it is necessary
to make a distinction, observing thè extemal morphology
of thè spermathecae among thè extant type species. In
fact, thè slit can be narrow and elongate ( Gordonopsis ,
Homolochunia, Homologenus, Homo/omannia, Ihlopsis,
Lamoha, Latreillopsis, Paromola - Plates 2, 7, 8, 9, 10,
11, 12, 14 respectively) or it can be wider and elongate
( Dagnaudus , Homola, Homolax, Moloha, Paromolopsis,
Yaldwynopsis - Plates 1, 3, 6, 13, 15, 16 respectively).
Since thè thoracic stemum and spermatheca have only
partially been studied, thè purpose of thè present study
is to thoroughly analyse thè thoracic stemum and sper¬
matheca of thè type species of each genus of thè Homo¬
lidae.
ABDOMINAL HOLDING SYSTEM OF THE HOMOLIDAE
In thè Homolidae, as reported by Guinot & Richer
de Forges (1995: 310), Bouchard (2000: 168-169), and
Guinot & Bouchard (1998: 635), there are two types of
locking mechanisms, appendicular and sternal. The first
consists of several projections on thè coxae of various
appendages (mxp3, PI to P3). Thus, homolids retain thè
abdomen by using either deep concavities on thè coxae
margins, corresponding to complementary surfaces on thè
abdominal margins, or different structures, such as gra-
nules, tubercles, spines, or sliding surface. The structure
located on thè coxae of mxp3 corresponds to thè posterior
part of thè telson, those on PI coxae to abdominal somite
6, those on P2 coxae to abdominal somite 5, and those
on P3 coxae to abdominal somite 4. Finally, these struc¬
tures may fit into complementary parts of thè abdomen
or overhang it. The second type of locking mechanism
consists of a pair of differentiated structures on thè sternal
surface, i.e. a pair of special prominences on stemite 4
fìtting into a pair of sockets in thè internai part of thè ab¬
dominal somite 6. This particular holding System was na-
med by Guinot (1979: 126, 127) “homolid press button”
since thè prominence is located on thè stemite 4, instead
of stemite 5 as in thè typical, eubrachyuran press button.
This is a unique innovation of thè Homolidae, Latreillii¬
dae and Poupiniidae, a synapomorphy of thè superfamily
Homoloidea.
8
ALESSANDRO GARASSINO
MATERIAL AND METHODS
This investigation was based on thè rich collections
of thè Muséum national d’Histoire naturelle, Paris
(MNHN) that were thè subject of study by Guinot &
Richer de Forges (1995), collected during different ex-
peditions in New Caledonia and French Polynesia un-
til 1995. Later, new expeditions were carried on in thè
Indo-Pacific area, permitting collection of new species
(Lamoha hystrix Ng, 1998; Homola poupini Richer de
Forges & Ng, 2007; Latreillopsis mariveneae Richer
de Forges & Ng, 2007; Yaldwynopsis saguili Richer
de Forges & Ng, 2007; Y. guinotae Richer de Forges
& Ng, 2007; Homolochunia menezi Richer de Forges
& Ng, 2008; Latreillopsis trispinosa Richer de Forges
& Ng, 2008), enlarging thè geographic distribution of
some known species. Two specimens belonging to La¬
moha superciliosa were kindly loaned from thè Raffles
Museum of Biodiversity Research (National University
of Singapore) (ZRC). The material forming thè basis of
new species studied by Ng (1998) and Richer de Forges
(2007, 2008) was not available for this study.
Expedition BATHUS 4 (1-12 August 1994) on board
thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Richer de Forges, explo-
red thè northem part of thè New Caledonia (Richer de
Forges & Chevillon, 1996).
Expedition BENTHAUS (29 October - 28 November
2002) on board thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Richer de
Forges, explored thè French Polynesia.
Expedition BORDAU 1 (22 February - 14 March
i 999) on board thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Richer de
Forges, explored thè eastem part of Fiji Archipelago.
Expedition BORDAU 2 (3 1 May - 22 June 2000) on
board thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Richer de Forges,
has explored thè Tonga Archipelago [results not published
even though reported as published by Richer de Forges et
al., 2006a - Richer de Forges, pers. comm., 2008].
Expedition HALIPRO 2 (4-28 November 1996) on
board thè R. V. “ Tangaroa ”, directed by R. Grandperrin,
explored thè Norfolk Ridge and thè sourthem part of Lo-
yalty Islands (Grandperrin et al., 1997).
Expedition MUSORSTOM 7 (5 May - 4 June 1992)
on board thè N. O. “Alis ”, directed by B. Richer de For¬
ges, explored Wallis and Futuna Islands (Richer de Forges
& Menou, 1993).
Expedition MUSORSTOM 8(19 September - 14 Oc¬
tober 1994) on board thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Ri¬
cher de Forges, explored thè Vanuatu Archipelago (Richer
de Forges et al., 1996).
Expedition MUSORSTOM 9(11 August - 13 Septem¬
ber 1997) on board thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Richer
de Forges, has explored thè Marquesas Islands (Richer de
Forges et al., 1999).
Expedition MUSORSTOM 10 (4-19 August 1998) on
board thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Richer de Forges,
explored thè outer slopes of Fiji Archipelago (Richer de
Forges et al., 2000).
Expedition NORFOLK 1 (19-29 June 2001) on board
thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Richer de Forges, explo¬
red thè New Caledonia.
Expedition PANGLAO 2004 (22 May - 4 July 2004)
directed by P. Bouchet and D. Largo, explored thè Philip-
pines (Panglao and Balicasag Islands).
Expedition PANGLAO 2005 (May 2005) on board of
thè Research Vessel of thè Bareau of Fisheries & Aquatic
Resources (MV DA-BFAR), directed by P. K. L. Ng, S.
Tillier, and B. Richer de Forges, explored thè Philippines
(Panglao Island).
Expedition REUNION-MD 32 (11 August - 10 Sep¬
tember 1982) on board thè N. O. “ Marion Dufresne ”, di¬
rected by A. Guille, explored thè Reunion Island.
Expedition SALOMON 1 (19 September - 12 October
2001) on board thè N. O. “ Alis ”, directed by B. Richer de
Forges, explored thè Solomon Islands.
Expedition SALOMON 2 (20 October - 8 November
2004) on board thè N. O. “ Alis ”, directed by P. Bouchet,
explored thè Solomon Islands.
Expedition SURPRISE (12 Aprii - 15 May 1999) on
board thè N. O. “ Alis ”, directed by G. Cabioch and B.
Richer de Forges, explored thè New Caledonia.
Expedition TAIWAN 2000 (26 July - 4 August 2000)
on board thè R. V. “ Fishery Researcher 7”, directed by
D.-A. Lee, explored thè southern and western parts of Tai¬
wan [results not published even though reported as publi¬
shed by Richer de Forges et al., 2006b - Richer de Forges,
pers. comm., 2008].
Expedition TAIWAN 2001 (5-21 May 2001) on board
thè N. O. “ Chung-Tung Long ”, explored thè southern and
western parts of Taiwan [results not published even though
reported as published by Richer de Forges et ai, 2006b -
Richer de Forges, pers. comm., 2008].
In thè present paper, diagnoses of extant genera have
been revised, based not only on thè traditional morpholo-
gical characters already considered by Guinot & Richer
de Forges (1995), but by broadening them with thè study
of thè thoracic stemum and spermatheca of females and
males of thè type species of each genus.
For thè keys of genera see Guinot & Richer de Forges
(1995: 318) and Ahyong et al. (2009: 75).
Since thè proximal part (sternites 1-3), thè centrai
part (sternites 4-6), and thè distai part (sternites 7-8)
of thè thoracic sternum of studied species are general-
ly located on different planes (Fig. 1), a single photo-
graphic image, by positioning thè digitai camera per-
pendicular to thè ventral piane of thè specimen, does
not achieve focus on thè different parts as a whole.
To avoid deceptive perspectives of some parts, we
applied an artifice in order to correctly read thè indi¬
viduai parts. At least two different photographic ima-
ges (sternites 1-6, sternites 7-8) were taken for some
genera. The images were subsequently assembled by
graphical software in order to position thè different
thoracic parts on thè same piane. Positioning thè three
thoracic parts on thè same piane allowed more precise
determination of thè anatomical structures. The male
and temale sternum pictures have been placed beside
a watercolor illustration applying thè same technique
applied to thè photographic image. Finally, thè repre-
sentations do not illustrate thè different color shades
of thè specimens, thus making them more easily rea-
dable.
Homolax Alcock, 1899, is illustrated herein by
thè male only, while Gordonopsis Guinot & Richer
de Forges, 1995, is illustrated by thè female only. Fi-
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
9
Fig. 1 - Different photographic images taken for some genera of
Homolidae, which were subsequently assemblee! by graphical software
in order to position thè different thoracic parts on thè same piane.
Fig. 2 - Thoracic stemum with thè abbreviations used in thè text (mxp3,
gmxp3, and gl -g5 not reported in thè figure because not visible in thè
sketch).
nally, Moloha Barnard, 1947, has been illustrated by
M. majora (Kubo, 1936) since thè type species M. al-
cocki (Stebbing, 1920), housed in thè South African
Museum, Le Cap (South Africa), was not available for
this study.
The terminology used in this paper follows that propo-
sed by Guinot & Richer de Forges (1995). Since Guinot
& Richer de Forges (1995) did not take measurements
of all studied specimens, an updated check list is given
with all measurements. Measurements of carapace length
(without rostrum), carapace width are given in millime-
tres (mm).
Abbreviations
mxp3 - extemal maxillipeds. cxl-cx5 - coxae of
P1-P5. cl-c5 - coxo-stemal condyles of P1-P5. gmxp3
- gynglyme of mxp3. gl-g5 - gynglymes of P1-P5. e3-
e7 - epistemites of stemites 3 to 7. d2-d3 - stemo-coxal
depression on thoracic stemites 2 and 3. 1-8 - thoracic
stemites 1 to 8. 1/2-7/8 - thoracic stemal sutures 1/2 to
7/8. hb - homolid button. m7 - membranous part of 7. m8
- membranous part of 8. ri - ridge of stemite 7. r8 - ridge
of stemite 8. lo - calcifìed lobe on postero-medial margin
of 7. P1-P5 - pereiopods 1-5. Gl - first male pleopod. G2
- second male pleopod.
Morphological nomenclature
Condyle: knob of thè articles of pereiopods that fits
into a small cavity or socket, named gynglyme.
Epistemite: lateral part of each stemite on which thè
coxa of thè pereiopods articulates.
Phragma: skeletal element of thè axial skeleton (also
endophragmal skeleton) separating each somite, thus in-
tersegmental. It is formed of two invaginated sheets at thè
site of each somite. The thoracic stemal sutures are thè
extemal marks of these invaginations belonging to two
different somites. The stemite constitutes thè floor of thè
somite, is ventral and more or less in a horizontal piane
along thè whole thorax. The pleurites are thè lateral walls
of thè thoracic stemites and are subvertical. The interseg-
mental phragmae are endostemal (endostemites rising at
each stemal somite boundary) and endopleural (endopleu-
rites descending from thè pleural roof) (Secretan 1998;
Secretan-Rey 2002).
Gynglyme: socket with which thè condyle articulates;
thè coxa of each pereiopod articulates on thè sternum by a
coxo-stemal condyle.
Stemite: thè ventral shield or piate of each somite of
thè body.
Stemo-coxal depression: thè lateral depressions on
each side of thè thoracic stemum at P2-P3 and inside
which thè coxa of thè pereiopods may slide.
10
ALESSANDRO GARASSINO
SYSTEMATICS
Infraorder Brachyura Linnaeus, 1758
Section Podotremata Guinot, 1977
Superfamily Homoloidea De Haan, 1839
Family Homolidae De Haan, 1839
Genus Dagnaudus Guinot & Richer de Forges, 1995
Piate 1
Type species: Latreillopsis petterdì Grant, 1905, by
originai designation; gender masculine.
Included extant species: D. petterdi (Grant, 1905).
Included fossil species: D. pritchardi (Jenkins, 1977).
Dagnaudus petterdi
Australia
“Iran Summer ”: Stn. 1, 27°53.90,S-154°00.33’E, 560
m, 30.03.1983: 1 S 76 x 56 mm (MNHN-B 17877). - Stn.
5, 27°15.33,S-153o54.01’E, 535 m, 31.03.1983: 1 ovig.
$ 57 x 43 mm (MNHN-B 17878).
“Kapala”: 34°19.13’S-151°24.28,E, 364 m,
28.06.1971: 1 S 36 x 25 mm (MNHN-B 19882) (south
of Port Hacking). - 33°29.30’S-152°06.04,E, 492-523 m,
11.02.1986: 2 <$ 63 x 46.5 mm, 59 x 44 mm (MNHN-
B20102) (East of Broken Bay).
New Caledonia
BERYX 11: Stn. C4, 24o58.70’S-168o21.80’E,
550-920 m, 14.10.1992: 2 S 78 x 54 mm, 60 x 45 mm
(MNHN-B24786).
CHALCAL 2: Stn. CC2, 24055.48’S-168021.29’E,
500 m, 28.10.1986: 1 S 88 x 69 mm (MNHN-B20268). -
Stn. CH7, 24°55.5’S-168°21.1,E, 494 m, 28.10.1986: 2 S
78 x 50 mm, 88 x 62 mm (MNHN-B 19902).
Type locality : Australia (E Coast - Port Jackson), 450 m.
Emended diagnosis: Large size. Dorsal surface of ca¬
rapace slightly areolated hearing spines, tubercles; subhe-
patic region slightly inflated, with five spines reduced in
size ventrally. Anterolateral margin short, with one strong
spine directed outward. Posterolateral margin elongate,
with three main strong spines, some supplementary small
spines. Rostrum elongate, thick without lateral spines,
with distai tip slightly directed upward; pseudorostral spi¬
nes elongate (twice as long as rostrum) strongly divari-
cated, thick, directed upward; pseudorostral spines with
two strong supplementary lateral spines located proximal-
ly, medially, directed upward; pseudorostral spines with
two-three tubercles located distally; infraorbital spine
strong. Cervical groove well developed, straight, Crossing
carapace margins directly, delimiting subhepatic region
inferiorly; cervical groove interrupted at level of gastric
pits; branchiocardiac groove straight, Crossing carapace
margins at base of anterolateral spine. Gastric pits deep.
Linea homolica sinuous, weak but evident for entire leng-
th of carapace, Crossing space between pseudorostral, first
subhepatic spines, ending at base of infraorbital spine.
Orbit not well developed. Eye: basophthalmite elongate,
narrow; podophthalmite very short. Eye-stalk Crossing
between pseudorostral, infraorbital spines. Antennulae:
article 1 broader than long; article 2 cylindrical, elongate;
article 3 short. Antennae: article 1 with prominent urinai
tubercle; articles 2-3 short; article 4 elongate; article 5 ve¬
ry short. Proepistome terminating with one spine. Episto-
me well developed in length, above all mostly in width.
Endostome located posteriorly. Anterior margin of buccal
area convex, limited by one small ridge, margins joining
medially. Shield well marked over exhalent orifìce. An-
tennal spine absent. Buccal spine small. Mxp3 pediform,
narrow. Prostomial chamber wide located anteriorly. Ma¬
le cheliped well developed but shorter than P2-P5; propo-
dus elongate, dactylus short. P2-P4 very elongate, longer
than cheliped; merus well developed, with upper margin
having three strong spines located proximally, five strong
spines located medially, distally, one strong spine at di¬
stai extremity; P2-P4 dactylus elongate, curved. P5 very
elongate, with merus extending beyond distai extremity
of rostrum; upper margin of P5 merus smooth; lateral, lo-
wer margin of P5 with strong spines; subcheliform pro-
cess with propodus short, thicker in median part; dactylus
incurved, short. Male abdomen held to stemal piate by
many devices; telson with thick margins, having distai
extremity inserted into mxp3; coaptation narrow at level
of prominent tuberculate condylar indentation of PI coxa,
P2 with a large tubercle, and P3; hb functional.
Female thoracic stemum: longer than broad, comple-
tely covered laterally by abdomen; 1-2 fused into very
small triangular shield, with pointed tip; 3-6 fused into
single broad piate, longer than wide, with centrai depres-
sion strongly curved, e4-e5 slightly raised, e6 fiat; ridge
weak, concave, at connecting point of 2-3, dividing centrai
depression from small, hollow depression in 1-2; 3/4, 4/5,
5/6 indistinct; 6/7 complete, straight centrally, strongly in-
clined backward distally; crenulate process of 6/7 lateral
part well developed. Spermatheca occupying about one/
fourth of 7/8: aperture slit-shaped, elongate, broad; large
whitish m8 supported medially by strong r8, anteriorly by
r7; broad slit-shaped aperture protected anteriorly by a ve¬
ry small rounded bulge on inner margin of 7; in front of
this bulge a thin, arc-shaped m7 unites to m8. D2-d3 shal-
low. Hb elongate, strongly raised, with crenulate surface.
E3 short, slightly inclined upward, with gmxp3 small, de¬
ep; e4 stocky, slightly inclined upward, with gl narrow,
shallow; e5 elongate, slightly inclined backward, with g2
wide, deep; e6 elongate, strongly inclined backward, with
g3 wide, deep; e7 elongate, strongly inclined backward,
with g4 wide, deep; 7 with thinly calcifìed anteromedian
part (not reported in thè Piate); lower margins of 8 not
joined together in thè proximal part.
Male thoracic stemum: longer than broad, relatively
narrow, completely covered laterally by abdomen; 1-2 fu¬
sed into very small triangular shield, with pointed tip; 3-6
fused into single broad piate, longer than wide, with cen¬
trai depression strongly curved, slightly restricted at level
of 4, e4-e5 slightly raised, e6 fiat; ridge weak, concave, at
connecting point of 2-3, dividing centrai depression from
a very small hollow depression in 1-2; 3/4, 4/5, 5/6 indi¬
stinct; 6/7 complete, straight centrally, strongly inclined
backward distally; crenulate process of 6/7 lateral part
well developed; 7/8 complete, slightly curved centrally,
strongly inclined backward distally, with wing-shaped di¬
stai part crenulated. D2-d3 deep. Hb elongate, strongly
raised, with crenulate surface. E3 short, slightly incli¬
ned upward, with gmxp3 small, deep; e4 stocky, slightly
inclined upward, with gl narrow, shallow; e5 elongate,
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA. DECAPODA. BRAt'HYURA)
slightly inclined backward, with g2 wide, deep; e6 elon-
gate, strongly inclined backward, with g3 wide, deep; e7
elongate, strongly inclined backward, with g4 wide, deep;
7 with thinly calcified anteromedian part (not reported in
thè Piate); lower margins of 8 joined together by a very
short median line in thè first half of proximal part.
Genus Gordonopsis Guinot & Richer de Forges, 1995
Piate 2
Type species: Homo/a ( Paromola ) profundorum Al-
cock & Anderson, 1899, by originai designation; gender
feminine.
Included species: G. profundorum (Alcock & Ander¬
son, 1899).
Gordonopsis profundorum
Madagascar
P3 Field Research 38: 12°50.0’S-48°09.rE, 580-585
m, trawling, 14.09.1972, Crosnier coll., Guinot & Richer
de Forges det.: 1 $ 15.4 x 10 mm (MNHN-B7026).
Type locality: India (Travancore Coast), 7°17’30”N-
76°54’30”E, 786 m (“ Investigato r”, Stn. 232).
Emended diagnosis; Small size. Dorsal surface of ca¬
rapace areolated, smooth; subhepatic regions not inflated;
elongate subhepatic spine directed outward, upward. An-
terolateral margin short, spineless. Posterolateral margin
elongate, spineless. Rostrum long, thick without lateral
spines, with distai tip directed upward; pseudorostral spi-
nes elongate, slightly shorter than rostrum, directed up¬
ward. Cervical groove deep, sinuous, continuous, Crossing
carapace margins at base of subhepatic spine; branchio-
cardiac groove deep, sinuous, Crossing carapace margins,
delimiting anterolateral margin with cervical groove. Ga-
stric pits deep. Linea homolica well developed for entire
length of carapace, Crossing space between pseudorostral,
subhepatic spines, ending at base of pseudorostral spine.
Orbit absent. Eye: basophthalmite cylindrical, short; po-
dophthalmite subrectangular elongate. Podophthalmite
located between antennal, subhepatic spines. Antennulae:
article 1 short, very broad; articles 2-3 cylindrical, short.
Antennae: article 1 with well developed urinai tubercle;
articles 2-3 enlarged, short, with triangular, outer strong
distai spine; article 4 short, relatively large. Proepistome
poorly developed. Epistome strongly reduced. Endosto-
me located anteriorly; buccal area marked anteriroly by a
ridge small, thin; endostomial ridge thick. Antennal spine
elongate directed forward. Buccal spine absent. Mxp3 pe-
diform, thick, covering partially a portion of buccal area;
anterior margin of mxp3 merus extending beyond endo¬
stomial ridge. Cheliped short, thicker than P2-P5; propo-
dus triangular slightly enlarged distally; P2-P4 elongate,
thin, with dactylus thick in proximal part; upper margins
of P2-P3 merus with three spines located proximally; up¬
per margin of P4 merus with two spines located proximal¬
ly; upper margins of P2-P4 merus with one strong spine
located at distai extremity; lower margins of P2-P4 merus
spineless. P5 short, shorter than total length of P4 merus;
P5 merus slightly incurved, joining mesogastric region
of carapace at level of gastric pits, not reaching base of
subhepatic spine; lower, upper margins of P5 merus spi¬
neless. Male abdomen located between P1-P4 coxae; on
inner margin of P1-P3 coxae, one small spine for abdomi-
nal locking; anterior part of telson located within mxp3,
covered by base and mxp3 coxa; hb present.
Female thoracic stemum: longer than broad, slightly en¬
larged centrally, completely covered laterally by abdomen;
1-2 fused into small, short triangular shield, with rounded
tip; 3-6 fused into single broad piate, longer than wide,
with centrai depression, slightly curved, e4 strongly raised,
e5-e6 weakly raised; ridge strong, concave, at connecting
point of 3-4, dividing centrai depression from small hol-
low depression in 3; 6 not overlapping 7; 7 not overlapping
8; 8 longer than 7; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete,
straight, raised centrally, slightly inclined distally. Sperma-
theca occupying about one/fourth of 7/8: aperture slit-sha-
ped, narrow, relatively elongate; 7 with arc-shaped narrow,
whitish m7; 8 with narrow, whitish marginai m8; aperture
protected medially by a weak r8. D2-d3 deep. Hb elonga¬
te, strongly raised, with crenulate surface. E3 short, with
gmxp3 narrow, deep; e4 straight, stocky slightly inclined
upward, with gl wide, shallow; e5 elongate, straight, with
g2 wide, shallow; e6 elongate, slightly inclined backward,
with g3 wide, shallow; e7 elongate, strongly inclined back¬
ward, with g4 wide, shallow; 7 with thinly calcified antero¬
median part (not reported in thè Piate); lower margins of 8
not joined together in thè proximal part.
Genus Homola Leach, 1816
Plates 3-5
Type species: Homola barbata (Fabricius, 1793), by
monotypy; gender feminine.
Included extant species: H. barbata (Fabricius, 1793);
H. coriolisi Guinot & Richer de Forges, 1995; H. di-
ckinsoni Eldredge, 1980; H. e/dredgei Guinot & Richer
de Forges, 1995; H. ikedai Sakai, 1979; H. mieensis Sa-
kai, 1979; H. minima Guinot & Richer de Forges, 1995;
H. orientalis Henderson, 1888; H. poupini Richer de For¬
ges & Ng, 2007; H. ranunculus Guinot & Richer de For¬
ges, 1995 , H. vigil A. Milne-Edwards, 1880.
Included fossil species: H. bajaensis Schweitzer,
Feldmann, Gonzàles-Barba & Cosovic, 2006; H. barba¬
ta (Fabrius, 1793); H. vancouverensis Schweitzer, 2001;
H. vanzoi Beschin, De Angeli & Zorzin, 2009.
Homola barbata
Italy
Taranto Gulf, Porto Cesareo, 1-2 m, Forest det. 1966:
1 <$ 25 x 15 mm (MNHN-B 13603). - Taranto Gulf, Porto
Cesareo, Forest det. 1966: 1 9 16x 13 mm, 1 ovig. $ 25
x 19 mm (MNHN-B 13602).
France
Nice, det. Homola spinifrons : 4 ovig. $ 38 x 31 mm,
34 x 28 mm, 36 x 29 mm, 36 x 29.2 mm (MNHN-B7201).
- Monaco, 1934, Perez coll.: 1 juv. c? 10 x 6 mm (MNHN-
B12353).
Lebanon
Beyrut, Shiber leg. 1978, Forest det. 1978: 1 S dry
specimen poorly preserved (MNHN- B 13607).
Algeria
Philippeville Bay, Thiry coll.: 1 9 21 x 11 mm
(MNHN-B22393).
12
ALESSANDRO GARASSINO
Ibero-Morocco Gulf
Stn. 64, 24.05.1955: 1 $ poorly preserved (MNHN-
B12356). - Stn. L360, 36°40.0’N-7o01.6’W, 03.12.1959:
1 3 30 x 20 mm (MNHN-B 13764).
Republic of Congo
Black Point, 5°S-11032’E, 98 m, 10.09.1965, Crosnier
coll, and det.: 1 ovig. $ 25 x 18 mm (MNHN-B 12361).
- 4°56’S-11°31’E, 95 m, 03.09.1965, Crosnier det.: 1 $
28 x 20 mm, 2 ovig. $ 24 x 18 mm, 1 3 23 x 16 mm
(MNHN-B20529).
Homola coriolisi
Solomon Islands
SALOMON 1: Stn. DW1776, 8°20.7’S-160o40.7’E,
295-381 m, 29.09.2001, Bouchet, Dayrat, Warén, Richer
coll.: 1 c? 25 x 2 1 mm (MNHN-B3 1117).
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP1136, 15°40.62’S-
167°01.60’E, 398-400 m, 11.10.1994, Richer de Forges
coll.: 1 3 25 x 21 mm (MNHN-B30255). - Stn. CP1137,
15°41.52’S-167°02.67,E, 360-371 m, 11.10.1994, Ri¬
cher de Forges coll.: 1 3 18 x 15 mm (MNHN-B31244).
- Stn. CP1138, 15°44.15’S-167°04.72,E, 462-492 m,
11.10.1994, Richer de Forges coll.: 1 3 15 x 12 mm
(MNHN-B3 1256).
New Caledonia
BATHUS 2: Stn. CP736, 23°03.38’S-166°58.96,E, 452-
464 m, 13.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 juv. <^8x5 mm,
1 3 10x6 mm, 1 ovig. $ 14 x 11 mm (MNHN-B31255).
BATHUS 3: Stn. CP846, 23°03’S-166°58’E, 500-514
m, 0 1 . 1 2. 1 993, Bouchet, Richer, Warén coll. : 1 juv. 3 6 x 4
mm, 2 juv. c? 8 x 6 mm, 1 juv. c? 10 x 8 mm, 4 juv. $10x8
mm (MNHN-B3 1253). - Stn. CP833, 23°03’S-166°58,E,
441-444 m, 30.11.1993, Bouchet, Richer, Warén coll.: 1
juv. $ 10 x 8 mm (MNHN-B31259).
BATHUS 4: Stn. DW927, 18°55.48’S-163°22.1 1 ’E, 452-
444 m, 07.08.1994, Richer de Forges coll.: 1 3 15 x 1 1 mm
(MNHN-B3 1 254). - Stn. DW929, 1 8°5 1 .55 ’S- 1 63°23.27’E,
502-516 m, 07.08.1994, Richer de Forges coll.: 1 juv. 3 8 x
6 mm, 1 ovig. $ 13 x 11 mm, 1 $ 17 x 14 mm, 1 ovig. $
17 x 14 mm (MNHN-B31258). - Stn. CP928, 18°54.72’S-
163°23.73’E, 420-452 m, 07.08.1994, Richer de Forges
coll.: 1 ovig. $ 25 x 21 mm (MNHN-B30256). - Stn. CP889,
2 1 °00.83 ’S- 1 64°27.34’E, 4 1 6-433 m, 02.08. 1 994, Richer de
Forges coll.: 2 juv. $8x7 mm (MNTHN-B31266).
BERYX 11: Stn. CP08, 24°54’S-168°21 ’E, 540-570
m, 1 5. 1 0. 1 992, Richer de Forges coll.: 1 juv. $8x7 mm
(MNHN-B3 1264). - Stn. Dwll, 24°44’S-168°10’E, 320-
350 m, 16.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 juv. $8x6
mm, 1 juv. $ 10 x 8 mm (MNHN-B3 1267). - Stn. CP07,
24°55’S-168°21’E, 510-550 m, 15.10.1992, Richer de
Forges coll.: 5 juv. $ 10 x 6 mm, 1 11x8 mm (MNHN-
B3 1245).
CHALCAL 2: Stn. CC1, 24°54.96’S-168°21.91’E,
500 m, 28.10.1986: 8 specimens poorly preserved with 1
ovig. $ 10 x 9 mm (MNHN-B 19890).
HALIPRO 1: Stn. CH877, 23°03.5 l’S-166°59.20’E,
464-480 m, Richer de Forges coll.: 4 juv. $ 6 x 5 mm,
4 $ 10x8 mm, 2 $ 10x9 mm, 1 ovig. $ 12 x 10 mm
(MNHN-B31252).
LITHIST: Stn. DW07, 24°55.4’S-168°21.6’E, 504-
530 m, 1 1 .08. 1 999, Richer de Forges coll.: 1 $ 10x9 mm
(MNHN-B3 1249).
MUSORSTOM 4: Stn. CP 1 80, 1 8°56.8’S- 1 63° 1 7.7’E,
440 m, 18.09.1985: 2 juv. (J 8 x 7 mm, 8x7 mm
(MNHN-B 16724). - Stn. CP193, 18°56.3’S-163°23.2’,
415 m, 19.09.1985: 1 $ 21 x 19 mm (MNHN-B 16691).
- Stn. CP194, 18°52.8’S-163°21.7’E, 545 m, 19.09.1985:
1 $ 12 x 10 mm (MNHN-B 16693). - Stn. DW221,
22°58.6’S-167°36.8’E, 535-560 m, 29.09.1985: 1 juv. $
8 x 6 mm (MNHN-B20273).
NORFOLK 1: Stn. DW1694, 24°40’S-168°39’E, 575-
589 m, 24.07.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 juv.
$7x5 mm (MNHN-B31271). - Stn. CP1670, 23°39’S-
167°59’E, 382-386 m, 21.06.2001, Lozouet, Boisselier,
Richer coll.: 1 $ 13 x 9 mm (MNHN-B31239). - Stn.
D W 1 684, 24°55’S- 1 68°22 ’E, 508-54 1 m, 23 .06.200 1 , Lo¬
zouet, Boisselier, Richer coll.: 1 juv. 3 6 x 4 mm (MNHN-
B31263). - Stn. DW1732, 23°20’S-168°16’E, 347-1,063
m, 27.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 juv. 3
10 x 8 mm (MNHN-B31247). - Stn. DW1692, 24°56’S-
168°21’E, 507-967 m, 23.06.2001, Lozouet, Boisselier,
Richer coll.: 2 juv. d 6x4 mm (MNHN-B31240).
NORFOLK 2: Stn. DW2084, 24°52’S-168°22’E, 586-
730 m, 28.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 juv.
$ 10 x 8 mm, 1 juv. $10x8 mm (MNHN-B31246). -
Stn. CP2082, 24°55’S-168°22’E, 505-514 m, 28.10.2003,
Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 3 12x9 mm, 2 ovig. $
12 x 9 mm (MNHN-B31257). - Stn. DW2132, 23°17’S-
168°14’E, 405-455 m, 02.11.2003, Lozouet, Samadi, Ri¬
cher coll.: 1 ovig. $ 10 x 8 mm (MNHN-B31242). - Stn.
DW2081, 25°54’S-168°22’E, 500-505 m, 28.10.2003,
Lozouet, Samadi, Richer coll.: 2 juv. 3 9x6 mm
(MNHN-B31272). - Stn. CP2111, 23°49’S-168°17’E,
500-1,074 m, 31.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.:
1 juv. 3 9 x 6 mm (MNHN-B31243).
SMIB 2: Stn. DW9, 22°54’S-167°15’E, 475-500 m,
19.09.1986: 1 juv. $ 8 x 7 mm (MNHN-B 19889). -Stn.
DC26, 22°59’S-167°23’E, 500-535 m, 21.09.1986: 1 3
12 x 10 mm (MNHN-B 19891).
SMIB 8: Stn. DW146, 24°55.2’S-168°21.7’E, 514-
522 m, 27.01.1993: 1 $ 12 x 9 mm (MNHN-B3 1265).
- Stn. DW146, 24°55.2’S-168°21.7’E, 514-522 m,
27.01.1993: 1 juv. $ 10 x 8 mm (MNHN-B31268). - Stn.
Dwl50, 24°54.3’S-168°22.2’E, 519-530 m, 27.01.1993:
2 juv. $6x4 mm, 2 3 1 1 x 9 mm, 1 ovig. $11x9 mm
(MNHN-B31251). - Stn. Dwl47, 24°54.9’S-168°21.3’E,
508-532 m, 27.01.1993: 1 juv. $6x4 mm, 1 juv. 3 8 x
6 mm, ldllx9mm (MNHN-B3 1 250). - Stn. DW20 1 ,
22°58.6’S-167°20.3’E, 500-504 m, 02.02.1993: 1 $ 11
x 9 mm (MNHN-B3 1273). - Stn. DW152, 24°54.3’S-
168°22.2’E, 514-530 m, 27.01.1993: 2 juv. 3 8 x 6 mm
(MNHN-B3 1 242).
Loyalty Islands
“ Vauban ”: 20°3 1 ’S-166°50’E, 400 m, Intès coll.,
21.02.1977, Guinot & Richer de Forges det. Homola ike-
dai : 1 $ 29 x 27 mm (MNHN-B6965).
Tonga Islands
BORDAU 2: Stn. CP1527, 21°16’S-174°59’W, 483-
509 m, 03.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 juv.
3 6 x 4 mm (MNHN-B3 1248).
Homola dickinsoni
Hawaii
Stn. 19, 11.03.1984: 1 $ 33 x 26 mm (MNHN-
B30996).
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN. 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA. BRACHYURA)
13
Homola eldredgei
Seychelles
CEPROS: 4046.5’S-56°38.4’E, 420-430 m,
23.10.1987, Intès coll.: 1 ovig. $ 30 x 26 mm (MNHN-
B20285), 1 ovig. $ 30 x 26 mm (MNHN-B24322).
Homola mieensis
New Caledonia
Boulari: 400 m, 02.06.1978, Intès coll., Guinot & Ri-
cher de Forges det.: 1 48 x 35 mm, 1 ovig. $ 49 x 39
mm(MNHN-B 16722).
BATHUS 4: Stn. DW925, 18054.55’S-163023.75’E,
370-405 m, 07.08.1994, Richer de Forges coll.: 1 ovig. 9
37 x 29 mm (MNHN-B3 1 1 66).
LITHIST: Stn. CP16, 23o43.2’S-168016.2’E, 379-391
m, 12.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 ovig. 9 35 x 27
mm (MNHN-B3 1167).
Loyalty Islands
Lifou: 21°06,S-167o03.8’E, 71,000 m, 18.06.1977,
Intès coll., Guinot & Richer de Forges det.: 1 9 47 x 37
mm, 1 ovig. 9 49 x 40 mm (MNHN-B7038).
MUSORSTOM 6: Stn. DW391, 20°47.3’S-
167°05.7’E, 390 m, 13.02.1989: 1 juv. 6* 14 x 10 mm
(MNHN-B24652).
Homola minima
South America
“Calypso Stn. 104, 23°12’S-42°3rW, 102 m,
02.12.1961: 1 juv. $11x8 mm (MNHN-B 13609). - Stn.
153, 32o06.08’S-51°43.5’W, 21 m, 18.12.1961: ljuv. $8
x 6 mm (MNHN-B 136 10). - Stn. 129, 23°40,S-45°01’W,
37 m, 10.12.1961, Guinot det. 2002: 1 $ 15 x 11 mm
(MNHN- B28739).
Brazil
“Prof. W. Besnard”: Stn. 378, 32°15,S-51°16,W, 57
m, 25.04.1974, De Melo det. Homola barbata et leg.: 1 9
25 x 1 8 mm (MNHN-B2 1 887).
Homola orientalis
Réunion
350 m, Guézé coll., Crosnier det., collected 1972: 2 $
40 x 30 mm (MNHN-B 16551).- 350-500 m, 02.02. 1 974:
1 9 25 x 20 mm (MNHN-B20276). - 150 m, 1972, Guézé
coll., Crosnier det.: 1 $ 30 x 23 mm, 1 $ 20 x 15 mm, 2
9 25 x 20 mm, 1 ovig. 9 25 x 20 mm (MNHN-B 16552).
- 350 m, 12.1972, Guézé coll.: 2 $ 40 x 30 mm (MNHN-
B 16551). - 650 m, 11.09.1973, Guézé coll.: 1 $ 25 x 20
mm, 2 ovig. 9 25 x 20 mm (MNHN-B 13760). - 350-400
m, 02.02.1974, Guézé coll.: 1 $ 20 x 17 mm (MNHN-
B6968). - 230-270 m, 15.03.1973, Guézé coll., Crosnier
det.: 2 $ 40 x 30 mm, 5 ovig. 9 35 x 25 mm (MNHN-
B13759).
Seychelles
CEPROS: Stn. 2.11, 04o22.5’S-56°19.rE, 190-200
m, 21.10.1987: 1 $ 40 x 30 mm (MNHN-B20286). - Stn.
ECH 51, 200 m, 24-25.10.1987, Intès coll.: 1 9 33 x 26
mm (MNHN-B20287).
Madagascar
12°43.3’S-48°15.7’E, 245-255 m, Crosnier coll.,
14.04.1971: 1 9 18x 13 mm(MNHN-B6981).-23°36.7’S-
43°32.0’E, 340-360 m, 27.02.1973: 1 $ 30 x 25 mm, 1
$ 25 x 20 mm (MNHN-B6985). “ Marion Dufresne 08”:
Stn. 7, 36°48.6,S-52°06’1E, 320 m, 19.03.1976: 1 $ 40 x
25 mm, 1 ovig. 9 25 x 20 mm (MNHN-B6973). - Stn. 2,
22°20.5’S-43°06. 1 ’E, 400 m, 20.12.1985, Cleva coll.: 1
$ 40 x 30 mm (MNHN-B20275).
“ Vauban ”: 12°41 .3’S-48°16’E, 308-314 m,
15.04.1971, Crosnier coll.: 2 9 18 x 16 mm, 13 x 12
mm (MNHN-B6980). - 12043.3’S-48015.7’E, 245-255
m, 15.04.1971, Crosnier coll.: 1 9 18x16 mm (MNHN-
B6981). - 12°41’S-48014.5’E, 290-295 m, 18.01.1972,
Crosnier coll.: 3 $ 17 x 15 mm, 17x1 mm, 15x12 mm,
1 9 HxlO mm, 2 9 poorly preserved (MNHN-B6984).
- 12042.4’S-48°1 1.3’E, 285-295 m, 15.09.1972, Crosnier
coll.: 1 $ 31 x 26 mm (MNHN-B6976). - 15°25.7’S-
46o01’E, 200-210 m, 07.11.1972, Crosnier coll.: 3 juv.
$9x8 mm, 8x7 mm, 6x5 mm (MNHN-B6977). -
15°19.rS-46°11.8’E, 400 m, 07.11.1972, Crosnier coll.:
3 $ 1 8 x 1 6 mm, 18 x 15 mm, 11 x 9 mm (MNHN-B6978).
- 23°36.rS-43°32’E, 340-360 m, 27.02.1973, Crosnier
coll.: 2 $ 33 x 27 mm, 28 x 24 mm (MNHN-B6985). -
23°36.3,S-43°32.5,E, 250 m, 28.02.1973: 1 $ 14 x 12
mm (MNHN-B6982). - 1 5°20.0’S-46° 1 1 .8’E, 245-250
m, 07.11.1972, Crosnier coll.: 1 ovig. 9 26 x 20 mm
(MNHN-B6979).
“ FAO60 ”: 12o02’S-49°25’E, 150 m, 05.05.1973: 1 9
12 x 10 mm (MNHN-B6983).
5 Indian Ocean
“Marion Dufresne 08”: 36o48.6’S-52°06.1 ’E, 320
m, 19.03.1976: 1 $ 40 x 33 mm, 1 ovig. 9 25 x 22 mm
(MNHN-B6973).
Indonesia
KARUBAR: Stn. DW18, 05o18,S-133°01’E, 205-212
m, 24. 1 0. 1 99 1 : 1 $ 13x9 mm, 1 juv. $ 8 x 6 mm (MNHN-
B22492) (Kai Islands). - Stn. CP36, 06°05’S-132°44,E,
268-210 m, 27.10.1991: 3 $ 38 x 31 mm, 33 x 25 mm,
13 x 10 mm, 2 9 26 x 19 mm, 21x15 mm (MNHN-
B22491) (Kai Islands). - Stn. DW15, 05°17’S-132°4rE,
212-221 m, 24.10.1991, Guinot & Richer de Forges det.
1992: 1 juv. $ 8 x 6 mm (MNHN-B27883) (Kai Islands).
- N.O. “ BarunaJaya V\ Stn. CP36, 06°05’S-132°44,E,
268-210 m, 27.10.1991: 1 juv. $ 15 x 10 mm, 1 $ 37
x 28 mm, 1 $ 32 x 25 mm, 1 9 25 x 20 mm, 1 9 20
x 15 mm (MNHN-B2249 1 ) (Kai Islands). - Stn. CP46,
08°0rS-132°5rE, 271-273 m, 29.10.1991 : 1 9 12 x 10
mm (MNHN-B22493) (Tanimbar Islands). - Stn. DW49,
08°00’S-132°59,E, 210-206 m, 29.10.1991: 1 $ 20 x 13
mm (MNHN-B24791) (Tanimbar Islands). - Stn. DW50,
07°59’S-133°02,E, 184-186 m, 29.10.1991: 1 juv. $ 10 x
7 mm (MNHN-B22495) (Tanimbar Islands). - Stn. CP67,
08o58’S-132°06’E, 233-146 m, 01.11.1991: 1 juv. $ 8 x
6 mm (MNHN-B22494) (Tanimbar Islands). - Stn. CP82,
09°32,S-131°02’E, 219-215 m, 04.11.1991: 1 $ 26 x 20
mm (MNHN-B22496) (Tanimbar Islands).
Philippines
MUSORSTOM 1: Stn. DW5, 14o01.5’N-120o23.5’E,
200-215 m, 19.03.1976: 1 $ 25 x 21 mm (MNHN-
B13874). - Stn. DW12, 14°00.8’N-120°20.5’E, 187-210
m, 20.03.1976: 1 $ 34 x 26 mm (MNHN-B 13870). - Stn.
DW24, 14o00.0’N-120°18.0’E, 189-209 m, 22.03.1976:
3 $ 16 x 13 mm, 25 x 20 mm, 27 x 21 mm (MNHN-
B13877). - Stn. DW25, 14°02.7’N-120°20.3’E, 191-200
m, 22.03.1986: 2 $ 28 x 21 mm, 29 x 22 mm (MNHN-
B13876). - Stn. CP32, 14°02.2,S-120°17.7’E, 184-193 m.
14
ALESSANDRO GARASSINO
23.03.1976: 1 $ 20 x 14 mm (MNHN-B 13879). - Stn.
DW35, 13°59.0,N-120°18.5’E, 186-187 m, 23.03.1976:
1 S 17 x 14 mm, 1 <$ juv.10 x 8 mm (MNHN-B 13878).
- Stn. DW36, 14°01.2’N-120°20.2’E, 187-210 m,
23.03.1976: 1 juv. (^10x8 mm, 1 $ 27 x 21 mm (MNHN-
B13880). - Stn. DW60, 14o06.6’N-120o18.2’E, 129 m,
27.03.1976: 1 juv. S 6 x 4 mm (MNHN-B24722). - Stn.
DW61, 14°02.2’N-120o18.1’E, 184-202 m, 27.03.1976:
1 ovig. $ 25 x 22 mm (MNHN-B 13875). - Stn. DW64,
14o00.5’N-120°16.3’E, 195 m, 27.03.1976: 1 juv. S
5 x 4 mm (MNHN-B 13873). - Stn. DW71, 14°09.3’N-
120°26.2’E, 174-204 m, 28.03.1976: 1 juv. S 8 x 6 mm
(MNHN-B24723).
MUSORSTOM2: Stn. DW13, 14°00.5’N-120°20.7,E,
193-200 m, 21.11.1980: 1 juv. S 13 x 9 mm; 1 juv. S
poorly preserved (MNHN-B 13885). - Stn. DW17,
14o00.0’N-120o17.1’E, 174-193 m, 22.11.1980: 1 S 17
x 13 mm (MNHN-B 13896). - Stn. DW19, 14°00.5’N-
120°16.5’E, 189-192 m, 22.11.1980: 1 juv. $ 16 x 12 mm
(MNHN-B 13 897). - Stn. DW51, 13o59.3’N-120°16.4’E,
170-187 m, 27.11.1980: 2 S 20 x 15 mm, 36 x 29 mm,
1 ovig. $ 26 x 20 mm (MNHN-B 13 894). - Stn. DW53,
13°59.2’N-120°18.3,E, 215-216 m, 27.11.1980: 1 S 26 x
20 mm, 2 ovig. $ 25 x 20 mm, 30 x 23 mm, 1 juv. S 5 x
4 mm (MNHN-B 13892). - Stn. CP88, 183-187 m: 1 juv.
$ 12 x 9 mm (MNHN-B 13864). - Stn. 17, 174-193 m,
22.1 1.1980, Guinot & Richer de Forges det. 1986: 1 S 18
x 12 mm (MNHN-B 13896). - Stn. 19, 189-192 m, Guinot
6 Richer de Forges det. 1986: 1 $ 15 x 10 mm (MNHN-
B 13897). - Stn. 13, 193-200 m, 21.1 1.1980: 2 juv. S 8 x 7
mm (MNHN-B 13885). - Stn. 51, 170-187 m, 27.11.1980:
1 juv. S 18 x 14 mm, 1 <$ 30 x 25 mm, 1 $ 25 x 20 mm
(MNHN-B 13 894). - Stn. 53, 215-216 m, 27.11.1980: 1
juv. (^6x4 mm, 1 ovig. $ 27 x 22 mm, 1 ovig. $ 25 x 20
mm, 1 $ 25 x 20 mm (MNHN-B 13892).
MUSORSTOM 3: Stn. CP88, 14o01,N-120o17,E, 183-
187m, 31.05.1985: ljuv. $ 13 x lOmm (MNHN-B 13 864).
- Stn. CP92, 14°03’N-120o12’E, 224 m, 31.05.1985: 1 S
35 x 26 mm (MNHN- B13871). - Stn. CP108, 14°01’N-
120°18’E, 188-195 m, 02.06.1985: 1 juv. S 13 x 10 mm
(MNHN-B 13881). - Stn. CP124, 12o02’N-121o35’E, 120-
123 m, 04.06.1985: 1 S 26 x 21 mm (MNHN-B 13872).
- Stn. CP92, 14°03’N-120°12’E, 224 m, 31.05.1985: 1 S
35 x 25 mm (MNHN- B 13871).
MUSORSTOM 1976: Stn. 24, 189-209 m: 1 S 25 x
20 mm, 1 S 25 x 17 mm, 1 juv. S 15 x 10 mm (MNHN-
B13877). - Stn. 25, 191-200 m, 22.03.1976: 2 $ 28 x 20
mm (MNHN-B 13885). - Stn. 32, 184-195 m, 23.03.1976:
1 S 20 x 15 mm (MNHN-B 13879). - Stn. 61, 184-202 m,
27.03.1976: 1 ovig. $ 25 x 20 mm (MNHN-B 13875). -
Stn. 36, 187-210 m, 23.03.1976: 1 $ 25x20 mm, 1 juv. $
9x7 mm (MNHN-B 13880). - Stn. 12, 187 m, 20.03.1976:
1 S 30 x 25 mm (MNHN-B 13870). - Stn. 5, 200-215 m,
19.03.1976: 1 $ 25 x 20 mm (MNHN-B 13874).
PANGLAO 2005: Stn. CA2373, 8°42.4’N-123°13.4,E,
123 m, 27.05.2005, ex ZRC: 1 $ 15 x 12 mm, 1 $ 18 x
14 mm, 1 S 15 x 12 mm, 1 $ 18 x 14 mm, 1 $ 20 x 16
mm, 1 S 20 x 16 mm (MNHN-B3 1909). - Stn. CP2368,
8°56. 1 ’N- 1 23° 1 6.6’E, 3 1 6-3 1 8 m, 27.05.2005, ex ZRC: 1
5 18 x 14 mm, 1 ovig. $ 25 x 18 mm (MNHN-B31910).
- Stn. 2345, 9028.3’N-123°54. 1E, 276 m, 23.05.2005, ex
ZRC: 2 $ 20 x 15 mm, 1 S 20 x 15 mm, 1 S 25 x 18 mm,
1 $ 27 x 22 mm, 1 à 28 x 22 mm (MNHN-B31912).
- Maribohoc Bay (Panglao Island), 100-300 m, 11.2003-
04.2004, Arbasto coll. 2003, Richer de Forges det. 2005,
ex ZRC: 1 juv. S 7x5 mm, 1 <S 19 x 14 mm, 3 S 22 x 16
mm, 3 ovig. $ 22 x 16 mm, 1 $ 24 x 19 mm, 4 ovig. $ 24
x 19 mm, 1 ovig. $ 25 x 20 mm, 1 S 28 x 22 mm, 1 ovig.
$ 32 x25 mm, 1 S 35 x 27 mm (MNHN-B3191 1). - Stn.
CP2381, 8°43.3,E-123°19.0’E, 275-280 m, 28.05.2005,
ex ZRC: 1 juv. (?8x6mm (MNHN-B31927).
Taiwan
Ilan County, 1998, Ng & Huang det. 1998, Chan leg.
1988: 1 ovig. $ 25 x 20 mm, 1 S 50 x 35 mm (MNHN-
B26320). - “ Cheng Ming Fd\ 22°14.6’N-120o59.9’E, 208
m, 24.05.2002, Chan, Cosel & Richer coll.: 1 ovig. $ 20 x 15
mm, 1 $ 13x10 mm, 1 S 1 5 x 1 1 mm (MNHN-B29569).
TAIWAN 2000: Stn. CP35, 22°01.8’N-120°26.6,E,
246 m, 31.07.2000, Bouchet, Richer & Chan coll.: 1 juv.
^6x4mm (MNHN-B31 100). - Stn. CP58, 24°35.1’N-
122°05.8’E, 221 m, 04.08.2000, Bouchet, Richer & Chan
coll.: 5 juv. (5* 6 x 4 mm, 3 juv. c? 8 x 6 mm, 3 <$ 14x10
mm (MNHN-B31095).
TAIWAN 2001: Stn. Dwll8, 24°56.3’N-122°01.5,E,
128-136 m, 31.07.2001, Chan coll.: 1 $ 14 x 10 mm
(MNHN-B3 1097). - Stn. CP76, 24°56.5,N-122°01.5,E,
115-170 m, 07.05.2001, Bouchet, Richer & Chan coll.: 1
ovig. $ 22 x 16 mm (MNHN-B31096).
TAIWAN 2002: Stn. CP162, 22o09.6,N-120°37.9’E,
190-200 m, 25.05.2002, Chan, Cosel, Richer coll., Chan
det. 2003: 1 $ 17 x 12 mm (MNHN-B29573).
Japan
Sagami Bay, 150-180 m, 30.03.1990, Ikeda coll.: 1 $
30 x 25 mm, 1 $ 25 x 20 mm (MNHN- B24801). - Kii
Minabe (Wakayama Prefecture), 15.02.1983, Sakai coll.,
Sakai leg. 07.12.1990, Nakano det. 01.06.1983: 1 S 25 x
15 mm (MNHN-B24448).
Solomon Islands
SALOMON 2: Stn. DW2173, 9°06.5,S-159°02.2’E,
201-231 m, 01.11.2004, Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1
juv. (^8x6 mm (MNHN-B31 101).
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP970, 20°18.56’S-
169°53.19’E, 252-310 m, 21.09.1994, Richer de Forges
coll.: 1 $ 15 x 10 mm (MNHN-B31094).
New Caledonia
“ Guinean Trawling Survey”: Stn. 6, 4°49’S-1 1°20’E,
100 m, 08.12.1963: 1 $ 25 x 20 mm (MNHN- B22612).
“ Thaìassd ”: 18.02.1987, 280 m: 1 $ 40 x 30 mm
(MNHN-B201 16).
“ Vauban ”: Stn. DW10, 22°54,S-167°12,E, 395-410
m, 06.02.1986: 1 $ 22 x 18 mm, 1 ovig. $ 20 x 15 mm,
1 $ 18 x 14 mm, 1 $ 15 x 12 mm (MNHN-B20271). -
400 m, 15.01.1987, Richer de Forges coll.: 1 S 14 x 10
mm (MNHN-B31 124). - 22°49,S-167°12’E, 390-395 m,
10.04.1978: 1 $ 12 x 10 mm (MNHN-B6972).
“Passe de Yandé ”: 20°07’S-163°44,E, 200 m,
01.09.1978: 1 $ 23 x 19 mm, 1 ovig. $ 24 x 20 mm
(MNHN-B6974).
“ Passe de la Gazelle ”, 20°24’S - 163°54’E, 200 m,
31.08.1978: 1 S 25 x 22 mm, 2 $ 30 x 25 mm, 29 x 24
mm (MNHN-B6975).
“Tombo Reef\ 200-250 m, 03. 1981 : 1 g 35 x 25 mm
(MNHN-B 17262).
AZTÈQUE: Stn. 1, 23o16.7,S-168°04.7’E, 290-460
m, 12.02.1990: 1 ovig. $ 20 x 15 mm (MNHN-B24567).
-Stn. 10, 22°52.8’S-167°33.5,E, 350-360 m, 15.02.1990:
1 ovig. $ 20 x 15 mm (MNHN-B24568).
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
15
BATHUS 1: Stn. CP711, 21o43.00’S-166°53.7rE,
315-327 m, 19.03.1993, Richer de Forges coll.: 2 juv. $
6x4 mm, 1 juv. $8x6 mm, 1 $ 12x9 mm (MNHN-
B31130). - Stn. CP668, 20o57.2rS-165o34.57’E, 205-
219 m, 14.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 juv. $ 6 x
4 mm, 1 $ 12 x 9 mm (MNHN-B3 1 142). - Stn. CP701,
20°57.54,S-165°35.86,E, 302-335 m, 18.03.1993: 1 juv.
$ 6 x 4 mm, 1 juv. $8x6 mm, 1 juv. $9x7 mm
(MNHN-B31 122). - Stn. CP707, 21°42.7’S-166°35.7,E,
347-375 m, 19.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 12 x
9 mm (MNHN-B3 1113).
BATHUS 2: Stn. CP736, 23°03.38,S-166°58.96,E,
452-464 m, 13.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 juv. $
10x6 mm, 1 $ 12 x 9 mm, 1 $ 14 x 10 mm (MNHN-
B31105). - Stn. DW724, 22047.85,S-167°25.77,E, 344-
358 m, 11.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 juv. $ 8 x
6 mm, 1 $ 12 x 9 mm (MNHN-B31120). - Stn. DW730,
23°02.56,S-166°58.30,E, 397-400 m, 12.05.1993, Richer
de Forges coll.: 1 ? 1 8 x 12 mm (MNHN-B3 1 128). - Stn.
DW749, 22°33.4,S-166°26,E, 233-258 m, 15.05.1993,
Richer de Forges coll.: 1 juv. $6x4 mm (MNHN-
B31150). - Stn. CP760, 22°18.87,S-166°10.55,E, 455
m, 16.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 juv. $6x4
mm (MNHN-B3 1 148). - Stn. DW719, 22°47.57’S-
167°14.58’E, 444-455 m, 11.05.1993, Richer de Forges
coll.: 1 juv. $ 6 x 4 mm (MNHN-B31155). - Stn. CP737,
23°03.42’S-166o59.97’E, 350-400 m, 13.05.1993, Richer
de Forges coll.: 1 juv. $8x6 mm, 1 $ 15 x 10 mm, 1 $
17 x 12 mm, 1 $ 15 x 10 mm, 2 $ 17 x 12 mm (MNHN-
B31164). - Stn. DW729, 22°52.42,S-167°11.90,E, 400
m, 12.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 10 x 7 mm, 1
$ 15 x 11 mm, 2 $ 12 x 10 mm, 2 ovig. $ 20 x 15 mm
(MNHN-B3 1 1 60).
BATHUS 3: Stn. CP847, 23°02.53,S-166°58.18,E,
405-411 m, 01.12.1993, Richer de Forges coll.: 3 juv.
$ 6 x 4 mm (MNHN-B31 106). - Stn. CP806, 23°42’S-
168°0rE, 308-312 m, 27.11.1993, Bouchet, Richer,
Warén coll.: 1 juv. $ 10 x 6 mm (MNHN-B31 138). - Stn.
CP812, 23°43,S-168°16,E, 391-440 m, 28.11.1993, Bou¬
chet, Richer, Warén coll.: 1 juv. $10x6 mm, 1 $ 1 7 x 12
mm, 1 ? 18 x 14 mm (MNHN-B31 137). - Stn. DW830,
23o20’S-168°0rE, 361-365 m, 29.11.1993, Bouchet, Ri¬
cher, Warén coll.: 1 juv. $6x4 mm (MNHN-B31 146).
- Stn. DW830, 23°19.75,S-168°01.45,E, 361-365 m,
29.11.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 17 x 12 mm, 1
$ 20 x 15 mm (MNHN-B3 1 162). - Stn. CP847, 23°03’S-
166°58’E, 405-411 m, 01.12.1993: 1 juv. $ 6 x 4 mm
(MNHN-B29572).
BATHUS 4: Stn. CAS935, 19°03.07,S-163°27.99,E,
270 m, 08.08.1994, Richer de Forges coll.: 1 $ 25 x
20 mm (MNHN-B31 1 14). - Stn. DW925, 18°54.55’S-
163°23.75’E, 370-405 m, 07.08.1994, Richer de Forges
coll.: 1 ovig. 9 17 x 13 mm (MNHN-B3 1 141). - Stn.
DW924, 1 8°54. 85’S- 163°24. 34’E, 344-360 m, 07. 08. 1994,
Richer de Forges coll.: 1 $ 12 x 9 mm, 1 $ 17 x 1 1 mm, 1 9
15x11 mm (MNHN-B3 1 1 34). - Stn. CP937, 19°02.57’S-
163°27.66’E, 257-261 m, 08.08.1994, Richer de Forges
coll.: 1 9 17 x 14 mm (MNHN-B31136). - Stn. DW926,
18o56.80’S-163o25.36’E, 325-330 m, 07.08.1994, Richer
| de Forges coll.: 1 $ 17 x 12 mm (MNHN-B3 1 139). - Stn.
DW941, 19°02.03’S-163o26.93’E, 270 m, 08.08.1994, Ri¬
cher de Forges coll.: 1 $ 17 x 12 mm (MNHN-B3 1 144).
- Stn. CP939, 18°58.18’S-163°25.37’E, 304-320 m,
08.08.1994, Richer de Forges coll.: 2 juv. $10x7 mm
(MNHN-B3 1 1 57). - Stn. CP906, 1 9°0 1 ,07’S- 1 63° 1 4.5 1 ’E,
339-350 m, 04.08.1994, Richer de Forges coll.: 1 $ 20 x
15 mm (MNHN-B31 165).
BERYX 11: Stn. CP23, 24°43,S-168°08,E, 270-290
m, 17.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 ovig. 9 17x14
mm (MNHN-B3 1133). - Stn. CP17, 24°48,S-168°09,E,
250-270 m, 16.10.1 992, Richer de Forges coll.: 1 juv. $ 6
x 4 miri (MNHN-B31154).
BIOCAL: Stn. CP84, 20°43.49,S-167°00.27,E,
150-210 m, 06.09.1985: 1 $ 29 x 24 mm, 1 ovig. 9 21
x 17 mm (MNHN-B 16685). - Stn. CP108, 22°02.55’S-
167°05.68’E, 335 m, 09.09.1985: 1 juv. $ 9 x 7 mm
(MNHN-B 1 6686). - Stn. CP 1 1 0, 22° 1 2.38’ S- 1 67°06.43 ’ E,
275-320 m, 09.09.1985: 1 juv. $9x7 mm, 1 ovig. 9 22
x 17 mm (MNHN-B 16687).
HALIPRO 1: Stn. CC856, 21°44,S-166°37,E, 311-
365 m, 20.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 juv. $7x5
mm, 2 $ 18 x 14 mm, 1 9 22 x 17 mm, 1 ovig. 9 24 x 17
mm (MNHN-B31 1 16). - Stn. CP868, 21°14,S-165°55,E,
430-550 m, 23.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 juv. $
10 x 8 mm (MNHN-B31 1 1 1). - Stn. CP869, 21°14’S-
165°55’E, 450-490 m, 23.03.1994, Richer de Forges
coll.: 1 juv. $ 6 x 4 mm (MNHN-B31 149). - Stn. CP851,
21°43’S-166037’E, 314-364 m, 19.03.1994, Richer de
Forges coll.: 2 juv. $6x4 mm (MNHN-B31 140). - Stn.
CP851, 21°43’S-166°37,E, 314-364 m, 19.03.1994, Ri¬
cher de Forges coll.: 2 juv. $6x4 mm, 2 juv. $10x7
mm (MNHN-B31 147). - Stn. CC855, 21°45,S-166°37,E,
204-220 m, 20.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 juv. $
11 x 9 mm (MNHN-B3 1151). - Stn. CH879, 23°03’S-
167°02’E, 350 m, 31.03.1994, Richer de Forges coll.: 1
juv. $ 6 x 4 mm (MNHN-B3 1 1 58).
LAGON: Stn. 420, 22°44,S-167°09,E, 345 m,
24.01.1985: 1 $ 17 x 12 mm (MNHN-B20277).
LITHIST: Stn. CP15, 23°40.4,S-168°15.0,E, 389-
404 m, 12.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 ovig. 9
25 x 20 mm (MNHN-B31 1 15). - Stn. CP16, 23°43.2’S-
168°16.2’E, 379-391 m, 12.08.1999, Richer-IRD coll.: 1
$ 14 x 10 mm (MNHN-B3 1 13 1).
MUSORSTOM 4: Stn. DW172, 19°01.2’S-
163°16.0’E, 275-330 m, 17.09.1985: 1 9 21 x 17 mm
(MNHN-B 16688). - Stn. DW181, 18°57.2,S-163°22.4’E,
350 m, 18.09.1985: 1 $ 14 x 15 mm (MNHN-B 16689).
- Stn. DW188, 280 m, 18.09.1985: 1 juv. $ 8 x 6 mm
(MNHN-B20278). - Stn. CP213, 22°51.3,S-167°12,E,
405-430 m, 28.09.1985: 2 juv. $10x7 mm, 1 9 15 x
10 mm (MNHN-B2028 1 ). - Stn. DW226, 22°47.2’S-
167°21.6’E, 390 m, 30.09.1985: 1 ovig. 9 22 x 17 mm
(MNHN-B20282).
MUSORSTOM 5: Stn. 377, 19.48’60S-1 58.29’ 10E,
250 m: 1 ovig. 9 x 13 mm (MNF1N-B 19899). -
20°07,S-163o44’E, 200 m, Barro coll. 01.09.1978: 1 $ 20
x 17 mm, 1 ovig. 9 22 x 18 mm (MNHN-B6974). - 200-
250 m, 1 98 1 : 1 $ 35 x 25 mm (MNHN-B 1 7262).
NORFOLK 1: Stn. CP1677, 24°44,S-168°09,E, 233-
259 m, 22.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 $
17 x 11 mm (MNHN-B3 1110). - Stn. CP1669, 23°39’S-
168°0rE, 302-325 m, 21.06.2001, Lozouet, Boisselier,
Richer coll.: 1 juv. $ 10 x 7 mm (MNHN-B31 109). - Stn.
CP1672, 23o43’S-168°0rE, 267-324 m, 21.06.2001, Lo¬
zouet, Boisselier, Richer coll.: 1 $ 14 x 10 mm (MNHN-
B31132). - Stn. DW1657, 23°28,S-167°52,E, 305-332 m,
19.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 juv. $ 8 x
6 mm, 1 $ 22 x 1 6 mm (MNHN-B3 1 1 27). - Stn. CP 1 683,
16
ALESSANDRO GARASSINO
24°43,S-168°08’E, 248-272 m, 22.06.2001, Lozouet, Bois-
selier, Richer coll.: 1 juv. $ 11 x 9 mm (MNHN-B31135). -
Stn. DW1675, 24°45’S-168°09,E, 23 1-233 m, 22.06.2001,
Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 juv. (^8x6 mm, 1 juv.
$ 10 x 7 mm (MNHN-B31153). - Stn. DW1723, 23°18’S-
168°15’E, 266-267 m, 27.06.2001, Lozouet, Boisselier,
Richer coll.: 1 juv. $ 10 x 8 mm (MNHN-B31 126). - Stn.
CP 1713, 23°22’S-168°02,E, 204-216 m, 26.06.2001, Lo¬
zouet, Boisselier, Richer coll.: 1 juv. $8x6 mm (MNHN-
B31123). - Stn. CP1676, 24°43’S-168o09’E, 227-232 m,
22.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 $ 22 x 16
mm (MNHN-B3 1159).
NORFOLK 2: Stn. CP2089, 24o44,S-168°09’E, 227-
230 m, 29.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 $
21 x 15 mm (MNHN-B3 1 1 04). - Stn. CP2154, 22°50’S-
167°13’E, 410-423 m, 05.11.2003, Lozouet, Samadi,
Richer coll.: 1 $ 16 x 11 mm (MNHN-B31121). - Stn.
CP2095, 24o46’S-168o10’E, 283-310 m, Lozouet, Sama¬
di, Richer coll.: 1 juv. $6x4 mm (MNHN-B31145). -
Stn. CP2153, 22°47’S-167012’E, 395-400 m, 05.11.2000,
Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 $ 17 x 14 mm
(MNHN-B31129). - Stn. DW2041, 23°41,S-168°01,E,
400 m, 23.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 $
12 x 9 mm (MNHN-B31143). - Stn. CP2152, 22°45’S-
167°14’E, 380-390 m, 05.11.2003, Lozouet, Samadi, Ri¬
cher coll.: 1 juv. $10x7 mm (MNHN-B31152).
SMIB 2: Stn. DW16, 22°51’S-167°12,E, 390 m,
19.09.1986: 1 $ 12 x 9 mm (MNHN-B 19880).
SMIB 3: Stn. DW28, 23°47.0’S-167°1 1.8’E, 394 m,
25.05.1987: 1 $ 17 x 14 mm (MNHN-B20123).
SMIB 5: Stn. DW76, 23041.2’S-168°E, 280 m,
07.09.1989: 1 juv. $ 10 x 7 mm (MNHN-B22388). - Stn.
DW98, 23°0L7’S-168°16.1’E, 335 m, 14.09.1989: 1 $
17x12 mm (MNHN-B2465 1 ). - Stn. DW104, 23°15.7’S-
168°04.4’E, 335 m, 14.09.1989: 1 $ 17 x 12 mm
(MNHN-B24649).
SMIB 6: Stn. CP114, 19°01.2,S-163°28.8,E, 255-265
m, 02.03.1990: 1 juv. $ 8 x 6 mm (MNHN-B24565).
- Stn. DW126, 18°59.1’S-163022.7’E, 320-330 m,
03.03.1990: 1 juv. $ 8 x 6 mm (MNHN-B24565). - Stn.
114, 19°01.2,S-163°28.8,E, 255-265 m, 02.03.1990, Gui-
not det. 1993: 1 $ 20 x 15 mm (MNHN-B24790).
SMIB 8: Stn. DW160, 24o46.1’S-168o08.rE,
280-282 m, 28.01.1993: 1 juv. $ 10 x 7 mm (MNHN-
B3 1107). - Stn. DW185, 23°16’S-168°04.3,E, 305-355
m, 31.01.1993: 1 $ 14 x 10 mm (MNHN-B31119). - Stn.
DW146, 24°55.2,S-168021.7’E, 514-522 m, 27.01.1993:
1 juv. $ 8 x 6 mm (MNHN-B31 156). - Stn. DW197,
22°51.3’S-168°12.5,E, 414-436 m, 01.02.1993: 1 juv. $
6x4 mm, 1 $ 20 x 1 5 mm (MNHN-B3 1 1 63).
SURPRISE: Stn. CP1399, 18°29.0’S-163°02.rE, 325
m, 14.05.1999, Richer de Forges coll.: 1 juv. $10x7 mm
(MNHN-B3 1125). - Stn. CP1392, 18°29.8’S-163°02.7,E,
370 m, 12.05.1999, Richer de Forges coll.: 1 iuv. $ 10 x 7
mm, 1 juv. $11x9 mm, 1 $ 20 x 1 5 mm (MNHN-B3 1161).
Chesterfield Islands
CORAIL2: Stn. 162, 19°46.2’S-158°25.7’E, 203-208
m, 01.09.1988: 1 ovig. 9 27 x 21 mm (MNHN-B22400).
MUSORSTOM 5: Stn. DC377, 250 m, 20.10.1986:
1 ovig. $ 19 x 14 mm (MNHN-B 19899). - Stn. 361,
19°52.5’S-158038.1’E, 400 m, 19.10.1986: 2 $ 12 x 9
mm (MNHN-B 19892). - Stn. 368, 19°52.3’S-158°32.8’E,
305 m, 20.10.1986: 1 $ 20 x 14 mm, 1 ovig. 9 15 x 11
mm (MNHN-B 19893).
Loyalty Islands
“ Vauban ”: 20°31’S-166°50,E, 400 m, 21.02.1977:
1 $ 22 x 18 mm (MNHN-B6970) (Seuil Uvea-Lifou). -
20°31,S-166°50’E, 300 m, 23.02.1977: 2 $ 19 x 15 mm,
12 x 11 mm (MNHN-B6971).
MUSORSTOM6:Stn.DW406,20°40.6,S-167°06.8’E,
373 m, 15.02.1989: 1 $ 12 x 9 mm (MNHN-B22387).
- Stn. CP454, 21°00.6’S-167°26.5,E, 20.02.1989: 1 ?
15 x 10 mm (MNHN-B22386). - Stn. DW461, 21°06’S-
167°26.5’E, 240 m, 21.02.1989: 1 juv. $ 6 x 4 mm
(MNHN-B22389).
Fiji Islands
BORDAU 1: Stn. CP1474, 19°39,S-178°10,W, 316-
340 m, 08.03.1999, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1
juv. $ 6 x 4 mm, 4 juv. $8x5 mm, 1 $ 12x7 mm
(MNHN-B31098). - Stn. CP1470, 19o40’S-178o10’W,
316-323 m, 08.03.1999, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1
juv. $6x4 mm, 1 juv. $ 9 x 6 mm, 2 $ 12x9 mm, 1 9
15 x 12 mm, 1 9 20 x 14 mm (MNHN-B31103). - Stn.
DW1469, 19o40’S-178°10*W, 314-377 m, 08.03.1999,
Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 juv. $ 6 x 4 mm (MNHN-
B31112).
Tonga Islands
BORDAU 2: Stn. CP1626, 23°20’S-176°16,W, 220-
249 m, 19.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 juv.
(^9x6 mm (MNHN-B31108). - Stn. CP1561, 19°52’S-
174°40’W, 383-393 m, 08.06.2000, Bouchet, Warén, Ri¬
cher coll.: 1 juv. $11x9 mm (MNHN-B31 102). - Stn.
CP 1 592, 1 9°08’S- 1 74° 1 T W, 39 1 -426 m, Bouchet, Warén,
Richer coll.: 1 $ 12 x 8 mm (MNHN-B31099).
French Polynesia
Tubuai Island: 200 m, Richer de Forges coll.: 1 ovig.
9 25 x 20 mm, 1 $ 30 x 20 mm (MNHN-B6969).
Tuamotu Islands: Stn. 234, 22°15’S-138°46,W, 250
m, 22.05.1990: 1 $ 30 x 25 mm (MNHN- B24555). - Stn.
243,21°30.8’S-135°38.5,W, 130 m, 30.05.1990: 1 ovig. 9
30 x 20 mm (MNHN- B24439) - 16°42.8’S-142°52.8,W,
220 m, 15.1 1.1989, Crosnier det. 1990: 1 9 35 x 25 mm
(MNHN-B22383).
Society Island (Bora Bora): Stn. 275, 16°26.5’S-
151°46.2’W, 190 m, 25.06.1990: 1 $ 40 x 30 mm
(MNHN-B24348).
BENTHAUS: Stn. CAS2008, 22°27.1’S-151°18.9,W,
280-300 m, 24.11.2002, Poupin det., IRD-MNHN coll.:
1 ovig. 9 34 X 25 mm, 1 ovig. 9 40 x 30 mm (MNHN-
B3 1 1 18). - Stn. 495, 230 m, Poupin coll, et det.: 1 9 25 x
18 mm (MNHN-B29568) (Marquesas Islands).
SMCB (Poupin & Richer de Forges): 17°32.6’S-
150°39’W, 300 m, 07.08.1989: 1 $ 20 x 14 mm
(MNHN-B2239 1 ) [Society Island (Bora Bora)]. - Stn. 275,
16°26.5’S-151046.2’W, 190 m, 25.06.1990: 1 $ 40 x 30
mm (MNHN-B24348). - 18°32’S- 139° 12” W, 250-300 m,
1 0.06. 1 989: 1 $ 29 x 1 6 mm, 1 9 35 x25 mm, 1 ovig. 9
28 x 20 mm (MNHN-B22390) [Tuamotu Islands (Akiaki
Atoll)]. - 14°40’S-145°15.2’W, 250 m, 07.06.1989: 2 $
25 x 19 mm, 2 $ 30 x 22 mm, 1 9 27 x 20 mm, 1 ovig.
9 27 x 20 mm, 3 ovig. 9 35 x 25 mm (MNHN-B22385)
(Takapoto Atoll). -Stn. 243, 21°30.8’S-135°38.5,W, 130
m, 30.05.1990: 1 ovig. 9 33 x 23 mm (MNHN-B24349)
(Marutea Atoll). - Stn. 252, 16°38.4’S-144°14.6,W, 120
m, 04.06.1990: 1 $ 22 x 16 mm (MNHN-B24347) (Tua-
nake Atoll). - 200 m, 05.1979: 2 $ 29 x 24 mm, 31 x
25 mm, 1 ovig. 9 27 x 22 mm (MNHN-B6969) (Tubuai
Island). - 200 m: 1 $ 30 x 20 mm (MNHN-B 13605). -
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
17
22°27.8’S-151°22.8’W, 240 m, 09.03.1989: 1 $ 25 x 17
mm (MNHN-B22392) (Rurutu).
Hawaii
Oahu Island: 183 m, Clarke coll., Guinot & Richer de
Forges det.: 1 ovig. $ 35 x 25 mm (MNHN-B30526).
Homola poupini
Philippines
PANGLAO 2005: Stn. DW2364, 9°0.7’N-
123°25.5’E, 427-429 m, 26.05.2005, ex ZRC: 1 juv. $
6 x 4 mm (MNHN-B31917). - Stn. CP2368, 8°56.1’N-
123°16.6’E, 316-318 m, 27.05.2005, ex ZRC: 1 juv. $
8 x 6 mm (MNHN-B31915). - Stn. DW2365, 8°58.3’N-
123°20.8’E, 333-383 m, 26.05.2005, ex ZRC: 1 juv. $ 6
x 4 mm (MNHN-B31916).
French Polynesia
350-600 m, Poupin & Carsin coll., Manach & Carsin
det., 1984: 1 $ 21 x 18 mm (MNHN-B 16575 - holotype)
(Mururoa). -21°51.3’S-138059.4’W, 370m,25.06.1989: 1
juv.$ 11 x8mm(MNHN-B24315).-Stn.250, 16°34.9’S-
143°27.2’W, 435 m, 04.06.1990: 1 juv. $ 10 x 8 mm, 1 $
15x10 mm (MNHN-B24344) (Makemo).
Marquesas Islands
Stn. 376, 9o55.7’S-139°08.3’W, 430 m, 29.01.1991: 1
S 21 x 18 mm (MNHN-B22364).
Homola ranunculus
New Caledonia
AZTÈQUE: Stn. 6, 23037.9’S-167042.5’E, 425-470
m, 14.02.1990: 5 $ 30 x 25 mm, 1 $ 35 x 25 mm, 2 £ 35
x 30 mm, 1 ovig. $ 35 x 30 mm, 1 ovig. 5 40 x 35 mm
(MNHN-B24551) (Ride de Norfolk, Banc Antigonia). -
Stn. 7, 23°37.5’S-167°42.1’E, 425-451 m, 14.02.1990: 1
$ 35 X 27 mm (MNHN-B24566), 2 $ 38 x 30 mm, 1
ovig. $ 32 x 25 mm, 2 ovig. $ 38 x 30 mm, 1 ovig. 9 43
x 35 mm (MNHN-B24552).
BATHUS 2: Stn. CP736, 23o03.38,S-166°58.96’E,
452-464 m, 13.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 20 x
13 mm (MNHN-B31214).
BERYX 1 1 : Stn. CP07, 24°54.75 ’S- 1 68°2 1 ,30’E, 5 1 0-
550 m, 15.10.1992: 1 $ 35 x 29 mm (MNF1N-B24785).
- Stn. CP08, 24°54’S-168°2rE, 540-570 m, 15.10.1992,
Richer de Forges coll.: 1 9 18 x 15 mm, 1 9 24 x 18 mm,
1 ovig. $ 38 x 30 mm, 1 ovig. 9 43 x 35 mm (MNHN-
B3 1169). - Stn. CP07, 24°55’S-168°21’E, 510-550 m,
15.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 $ 20 x 15 mm, 1
S 25 x 20 mm, 1 35 x 27 mm, 1 ovig. 9 40 x 34 mm
(MNHN-B31 171). - Stn. CP08, 24°54’S-168°2rE, 540-
570 m, 15.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 $ 15 x 10
mm, 1 $ 20 x 15 mm, 1 $ 40 x 35 mm, 1 9 22 x 17 mm,
1 9 25 x 22 mm (MNHN-B3 1169-3 1194). - Stn. CP31,
23039’S-167044’E, 430-440 m, 18.10.1992, Richer de
Forges coll.: 1 $ 20 x 17 mm, 3 $ 30 x 24 mm (MNHN-
B3 1170). - Stn. DW10, 24°53’S-168°21 ’E, 565-600 m,
15.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 juv. 6* 1 1 x 7 mm
(MNHN-B31200). - Stn. DW10, 24053,S-168°21,E, 565-
600 m, 15.10.1992, Richer de Forges coll.: 7 $ 15 x 1 1 mm
(MNHN-B31229). - Stn. DW38, 23°38,S-167°39,E, 550-
690 m, 19.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 9 20 x 15
mm (MNHN-B31235). - Stn. DW10, 24°53,S-168°2FE,
565-600 m, 15.10.1992, Richer de Forges coll.: 2 juv. <$
12x9 mm, 1 $ 20 x 1 5 mm (MNHN-B3 1 234).
BIOCAL: Stn. DW66, 24°47.53’S-168°08.90,E, 505-
515 m, 03.09.1985: 3 juv. $12x10 mm, 1 $ 30 x 20 mm
(MNHN-B 1 6692). - Stn. CP67, 24°55.44’S- 1 68°2 1 ,55’E,
500-510 m, 03.09.1985: 1 $ 32 x 26 mm (MNHN-
B 1 6723), 5 $ 32 x 27 mm, 31x25 mm, 29 x 24 mm, 29 x
23 mm, 14x11 mm, 4 ovig. 9 42 x 35 mm, 36 x 33 mm,
36x31 mm, 34 x 29 mm (MNHN-B20272).
CHALCAL 2: Stn. DW72, 24°54.5’S-168°22.3’E,
527 m, 28.10.1986: 1 $ 20 x 15 mm, 1 $21 x 17 mm,
1 $ 30 x 23 mm, 1 ovig. 9 35 x 27 mm, 1 ovig. 9 37
x 30 mm, 1 ovig. 9 43 x 36 mm, 17 juv. $ from 8x6
mm to 13 x 10 mmm (MNHN-B 19867). - Stn. DW73,
24°39.9’S-168°38.1’E, 573 m, 29.10.1986: 1 juv. $ 8
x 6 mm (MNHN-B 19868). - Stn. DW74, 24°40.36’S-
168°38.38’E, 650 m, 29.10.1986: 2 juv. $ 8 x 6 mm
(MNHN-B 1 9872). - Stn. DW75, 24°39.3 1 ’S- 1 68°39.67’E,
600 m, 29.10.1986: 3 juv. (?8x6mm (MNHN-B 19862).
- Stn. DW76, 23°40.5’S-167°45.2’E, 470 m, 30.10.1986:
2 juv. $ 10x6 mm, 3 $ 15 x 10 mm, 1 $ 15 x 1 1 mm, 1 $
20 x 15 mm, 2 $ 25 x20 mm, 1 $ 30 x25 mm, 2 9 17 x 14
mm, 2 ovig. 9 32x25 mm (MNHN-B 1 9866). - Stn. CC 1 ,
24°54.96’S- 1 68°2 1 .9 1 ’E, 500 m, 28.10.1986: 35 $, 6 9,
44 ovig. 9 (MNHN-B 19869). - Stn. CC2, 24°55.48’S-
168°21.29’E, 500 m, 28.10.1986: 30 $ from 17 x 14 mm
to 37 x 31 mm, 2 9 21 x 17 mm, 21x16 mm, 19 ovig. 9
from 21 x 16 mm to 42 x 37 mm (MNHN-B20269). - Stn.
CP21, 24°54’S-168°21.61’E, 500 m, 28.10.1986: 4 juv. $
10x6 mm, 1 $ 25 x 20 mm, 1 $ 32 x 25 mm, 1 ovig. 9
33 x 27 mm (MNHN-B 19865). - Stn. CP25, 23°38.6’S-
167°43.12’E, 418 m, 30.10.1986: 1 $ 22 x 20 mm, 2 $
30 x 23 mm, 1 $ 35 x 28 mm, 1 9 40 x 35 mm, 1 ovig.
9 37 x 30 mm (MNHN-B 19871), 1 ovig. 9 40 x 30 mm
(MNHN-B 19864).
HALIPRO 1: Stn. CH877, 23°03.51,S-166°59.20,E,
464-480 m, 01.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 cS' 22 x
17 mm (MNHN-B31220).
HALIPRO 2: Stn. BT36, 24057’S-168022’E, 497-535
m, 13.11.1996, Richer de Forges coll.: 1 ovig. 9 35 x 29
mm (MNHN-B3 1178).
LITHIST: Stn. CP02, 23037.1’S-167°41.1’E, 442 m,
10.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 9 22 x 17 mm, 1
ovig. 9 38 x 30 mm, 1 $ 33 x 25 mm (MNHN-B3 1 1 89).
- Stn. DW01, 23037.4’S-167°42.1’E, 440 m, 10.08.1999,
Richer de Forges coll.: 1 9 33 x 26 mm (MNFTN-
B31183). - Stn. CP02, 23°37.rS-167°41.1 ’E, 442 m,
10.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 juv. $ 10 x 7 mm
(MNHN-B31222). - Stn. DW07, 24055.4’S-168021.6’E,
504-530 m, 11.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 9 12 x
14 mm, 1 9 25 x 20 mm (MNHN-B3 1233). - Stn. CP08,
24°54.2’S-168°2 1 ,3’E, 540 m, 1 1 .08. 1 999, Richer de For¬
ges coll.: 1 $ 1 7 x 1 3 mm (MNHN-B3 1 223). - Stn. CC06,
23°37.5’S-167°42.rE, 440-579 m, 10.08.1999, Richer de
Forges coll.: 1 $ 20 x 15 mm (MNHN-B31236). - Stn.
CP03, 23°37.0’S-167°41.5,E, 447 m, 10.08.1999, Richer
de Forges coll.: 1 $ 25 x 20 mm (MNHN-B31230).
MUSORSTOM 4: Stn. CP 1 80, 1 8°56.8’S- 1 63° 1 7.7’E,
440 m, 18.09.1985: 1 $ 18 x 13 mm (MNHN-B 16690).
- Stn. CP214, 22°53.8’S-167°13.9’E, 425-440 m,
28.09.1985: 1 9 28 x 22 mm (MNHN-B 17259). - Stn.
CP215, 22°55.7’S-167°17’E, 485-520 m, 28.09.1985: 1
$ 12 x 10 mm, 1 9 19 x 14 mm, 1 ovig. 9 37 x 26 mm
(MNHN-B 17261). - Stn. CP216, 22059.5’S-167°22’E,
490-515 m, 29.09.1985: 1 juv. $10x6 mm, 1 $ 25 x
20 mm, 1 ovig. 9 10x8 mm (MNHN-B 17260). - Stn.
18
ALESSANDRO GARASSINO
DW221, 22°58.6’S-167°36.8,E, 535-560 m, 29.09.1985:
1 $ poorly preserved (MNHN-B24328).
NORFOLK 1: Stn. CP1655, 23°26’S-167°51,E, 458-
680 m, 19.06.1991, Lozouet, Boisselier & Richer coll.:
1 $ 32 mm x 25 mm (MNHN-B30257). - Stn. DW1699,
24°40’S-168°40,E, 581-600 m, 24.06.2001, Lozouet,
Boisselier, Richer coll.: 3 juv. $ 9 x 6 mm, 2 $ 20 x 1 5 mm
(MNHN-B31175). - Stn. DW1659, 23037’S-167o41’E,
449-467 m, 20.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer
coll.: 2 juv. $10x8 mm, 1 $ 34 x 27 mm (MNHN-
B3 1180). - Stn. DW1684, 24°55,S-168°22’E, 508-541
m, 23.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 2 juv.
$10x6 mm, 1 ovig. $ 38 x 30 mm (MNHN-B31196). -
Stn. CP1660, 23°37’S-167041’E, 463-470 m, 20.06.2001,
Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 $ 22 x 15 mm, 1 $
28 x 20 mm (MNHN-B31 174). - Stn. CP1660, 23°37’S-
167°41’E, 463-470 m, 20.06.2001, Lozouet, Boisselier,
Richer coll. : 1 juv. $ 10x7 mm (MNHN-B3 1 1 99). - Stn.
DW1694, 24°40,S-168°39,E, 575-589 m, 24.06.2001,
Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 juv. $ 10 x 7 mm
(MNHN-B3 1202). - Stn. DW1666, 23°42,S-167°44’E,
469-860 m, 20.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.:
3 juv. $ 10 x 7 mm (MNHN-B31201). - Stn. DW1700,
24o40’S-168°40’E, 572-605 m, 24.06.2001, Lozouet,
Boisselier, Richer coll.: 1 juv. $11x8 mm (MNHN-
B31205). - Stn. DW1697, 24039’S-168038’E, 569-616
m, 24.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 juv.
$ 10 x 7 mm (MNHN-B31219). - Stn. CP1706, 23°44’S-
168°17’E, 383-394 m, 25.06.2001, Lozouet, Boisselier,
Richer coll.: 1 $ 18 x 14 mm (MNHN-B3 1207).
NORFOLK 2: Stn. DW2081, 25054’S-168°22’E, 500-
505 m, 28.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 juv.
$7x5 mm, 1 juv. $11x9 mm, 1 $ 20 x 1 5 mm, 1 $
30 x 25 mm (MNHN-B31176). - Stn. DW2031, 23°39’S-
167°44’E, 440 m, 22.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer
coll.: 1 $ 17 x 14 mm, 1 ovig. $ 35 x 30 mm (MNHN-
B31182). - Stn. CP2029, 23°39,S-167°44’E, 438-445
m, 22.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 $ 40 x
30 mm, 2 ovig. 9 40 x 33 mm (MNHN-B31 192). - Stn.
CP2082, 24°55’S-168°22,E, 505-514 m, 28.10.2003, Lo¬
zouet, Samadi, Richer coll.: 1 $ 35 x 25 mm, 1 $ 40 x 30
mm, 1 9 40 x 35 mm (MNHN-B3 1 1 87). - Stn. DW2058,
24°40,S-168°40’E, 591-1,032 m, 25.10.2003, Lozouet,
Samadi, Richer coll.: 1 $ MxlOmm (MNHN-B31206). -
Stn. DW2091, 24o45’S-168°06’E, 600-896 m, 29.10.2003,
Lozouet, Samadi, Richer coll.: 3 $ 14 x 10 mm (MNHN-
B31203). - Stn. DW2037, 23o40’S-167o40’E, 517-570
m, 01.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 juv. $
10 x 7 mm (MNFIN-B31215). - Stn. DW2156, 22°54’S-
167°15’E, 468-500 m, 05.11.2003, Lozouet, Samadi,
Richer coll.: 1 $ 20 x 13 mm (MNHN-B31208). - Stn.
DW2075, 25°23,S-168°20’E, 650-1,000 m, 27.10.2003,
Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 $ 22 x 17 mm (MNHN-
B31212). - Stn. DW2087, 24°56,S-168022’E, 518-586 m,
28.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 $ 12 x 10
mm, 2 $ 18 x 14 mm (MNHN-B31209). - Stn. DW2098,
24°42’S-168°06,E, 550-668 m, 29.10.2003, Lozouet, Sa¬
madi, Richer coll.: 1 juv. $8x5 mm, 1 $ 13 x 10 mm
(MNHN-B31217). - Stn. DW2063, 24°41’S-168°40’E,
624-724 m, 25. 1 0.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 2 $
15x10 mm (MNHN-B31224). - Stn. DW2060, 24°40’S-
168°38’E, 582-600 m, 25.10.2003, Lozouet, Samadi,
Richer coll.: 1 $ 13 x 10 mm (MNF1N-B31228). - Stn.
DW2030, 23°39,S-167°44’E, 440 m, 22.10.2003, Lozou¬
et, Samadi, Richer coll.: 1 9 15x12 mm, 1 $ 22 x 18 mm
(MNHN-B3 1226). - Stn. DW2032, 23°39’S-167°44,E,
420-450 m,22.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 $
25 x 19 mm (MNHN-B3 1227). - Stn. DW2084, 24°52’S-
168°22’E, 586-730 m, 28.10.2003, Lozouet, Samadi, Ri¬
cher coll.: 4$ 14 x 1 0 mm (MNHN-B3 1 225).
SMIB 1: Stn. DW13, 22059’S-167°22’E, 500-542 m,
07.02.1986: 1 9 27 x 22 mm (MNFIN-B20274).
SMIB 2: Stn. DW10, 22055’S-167o16’E, 490-495 m,
18.09.1986: 1 $ 15 x 12 mm, 1 $ 22 x 16 mm (MNHN-
B20129). - Stn. DC26, 22°59’S-167°23,E, 500-535 m,
21.09.1986: 1 $ 36 x 30 mm (MNHN-B 19863).
SMIB 3: Stn. DW1, 24°55.7,S-168°21.8,E, 520 m,
20.05.1987: 6 juv. $10x6 mm, 1 $ 25 x 20 mm, 1 $
27 x 22 mm, 3 9 25 x 20 mm (MNHN-B20107). - Stn.
DW2, 24°53.4,S-168021.7’E, 530-537 m, 20.05.1987: 1
juv. $ 6 x 4 mm, 2 juv. $8x6 mm, 1 ovig. 98x6 mm
(MNHN-B20121). - Stn. DW3, 24055,S-168°21.7’E, 513
m, 20.05.1987: 1 juv. $10x6 mm, 1 $ 15 x 12 mm, 5 $
25 x 20 mm, 2 $ 34 x 27 mm, 2 9 30 x 25 mm, 1 ovig.
9 35 x 30 mm (MNHN-B20134). - Stn. CP4, 24°55’S-
168°21.5’E, 530 m, 20.05.1987: 3 $ 11 x 9 mm, 1 $ 15
x 12 mm, 1 $ 20 x 15 mm, 1 $ 30 x 22 mm, 2 $ 35 x
27 mm, 1 $ 30 x 40 mm, 4 9 25 x 20 mm, 2 9 27 x 22
mm, 3 ovig. 9 37 x 30 mm (MNHN-B24334). - Stn. DW5,
24°54.9,S-16802L6’E, 502-512 m, 21.05.1987: ljuv.$ 10
x 6 mm, 2 9 25 x 20 mm, 1 ovig. 9 25 x 25 mm (MN-
HN-B201 10). - Stn. DW6, 24°56.4,S-168°21.2,E, 505 m,
21.05.1987: 11 juv. $ 11 x 7 mm (MNHN-B20120). - Stn.
DW7, 24054.65’S-168021.3’E, 505 m, 21.05.1987: 1 juv.
$ 10 x 6 mm, 1 $ 12 x 1 1 mm, 4 $ 16 x 14 mm, 1 $ 24 x
20 mm, 2 9 25 x 20 mm (MNHN-B20114). - Stn. DC12,
23037.7’S-167°41.5,E, 470 m, 22.05.1987: 4 juv. $12x10
mm, 2 $ 20 x 15 mm, 1 $ 35 x 25 mm (MNHN-B20128).
- Stn. DW13, 23°37.5,S-167°41.6,E, 448 m, 22.05.1987:
1 $ 15 x 10 mm, 1 $ 30 x 25 mm, 1 ovig. 9 40 x 30 mm
(MNHN-B20127). - Stn. DW14, 25°40.1’S-167°59.7,E,
246 m, 22.05. 1987: 1 juv. $ 13 x 10mm(MNFlN-B20124).
- Stn. DW24, 22°56.rS-167°16.2’E, 535 m, 24.05.1987: 1
9 17 x 14 mm (MNHN-B20132).
SMIB 4: Stn. DW34, 24°55,S-168°22’E, 515 m,
07.03.1989: 1 ovig. 9 33 x 28 mm (MNFIN-B24326). -
Stn. 36, 24°55.6,S-168°21.7,E, 530 m, 07.03.1989: 1 $
15x12 mm, 3 $ 25 x 20 mm, 1 9 27 x 22 mm, 1 ovig. 9
30 x 25 mm, 1 ovig. 9 38 x 30 mm (MNHN-B24332). -
Stn. DW37, 24°54.5’S-168°22.3,E, 540 m, 07.03.1989: 1
$ 20 x 15 mm, 1 $ 22 x 17 mm, 2 $ 25 x 18 mm, 1 $ 27
x 22 mm, 1 $ 33 x 27 mm, 1 $ 40 x 30 mm, 8 $ 45 x 35
mm, 3 9 25 x 20 mm, 1 9 30 x 25 mm, 1 ovig. 9 40 x 30
mm (MNHN-B24335). - Stn. DW38, 24054’S-168022’E,
510 m, 07.03.1989: 1 $ 17 x 14 mm, 1 $ 25 x 20 mm, 1
9 20 x 15 mm, 1 ovig. 9 35 x 30 mm (MNHN-B24330).
- Stn. DW39, 24°56.2’S-168°21 .5’E, 560 m, 07.03.1989:
1 $ 20 x 15 mm, 1 $ 25 x 20 mm, 1 9 25 x 20 mm, 1 9
37 x 30 mm (MNHN-B24331). - Stn. DW55, 23°21.4’S-
168°04.5’E, 260 m, 09.03.1989: 1 $ 15 x 10 mm, 1 $ 20
x 15 mm, 1 $ 30 x 25 mm, 1 9 25 x 20 mm, 1 ovig. 9
33 x 27 mm (MNHN-B24333). - Stn. DW58, 22°59.8’S-
167°24.2’E, 560 m, 10.03.1989: 1 juv. $ 10 x 6 mm
(MNHN-B24329). - Stn. DW63, 22058.7’S-167021.rE,
520 m, 10.03.1989: 1 9 27 x 22 mm (MNHN-B24327). -
Stn. DW68, 22°55’S-167016’E, 440 m, 10.03.1989: 1 $
17x14 mm, 3 $ 25 x 20 mm, 1 $ 30 x 25 mm, 1 9 45 x
35 mm, 1 ovig. 9 40 x 30 mm (MNFIN-B24336).
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOL1DAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
19
SMIB 6: Stn. DW124, 18°56’S-167°24.5’ E, 360-405
m, 03.03.1990: 1 9 27 x 22 mm (MNHN-B24564).
SMIB 8: Stn. DW194, 22059.6’S-168°22.5’E, 491
m, 01.02.1993: 1 ovig. 9 38 x 33 mm, 1 S 25 x 20 mm
(MNHN-B31 198). - Stn. DW149, 24°54.9,S-168°21.8,E,
508-510 m, 27.01.1993: 3 juv. 9 x 6 mm, 2 20 x
15 mm, 1 S 35 x 27 mm, 1 $ 38 x 30 mm (MNHN-
B3 1195). - Stn. DW200, 22°59.2’S-168°20.2,E, 514-525
m, 02.02.1993: 1 $ 27 x 23 mm (MNHN-B31 177). - Stn.
DW167, 23°38.rS-168°43.rE, 430-452 m, 29.01.1993:
2 juv. S 10 x 7 mm, 1 S 20 x 17 mm, 1 S 25 x 20 mm
(MNHN-B31 179). - Stn. DW150, 24054.3’S-168022.2’E,
519-530 m, 27.01.1993: 11 juv. S 10x6 mm, 7 S 15 x
12 mm, 1 S 20 x 15 mm, 2 S 25 x 20 mm, 1 $ 30 x 25
mm (MNHN-B3 1173-3 12 18). - Stn. DW147, 24°54.9’S-
168°21.8’E, 508-532 m, 27.01.1993: 2 juv. $ \0x6 mm,
1 S 19 x 15 mm, 1 S 24 x 18 mm, 1 9 25 x 20 mm, 1 9
30 x 23 mm (MNHN-B3 1 1 72). - Stn. DW146, 24°55.2’S-
168°21.7’E, 514-522 m, 27.01.1993: 1 juv. ^ 6 x 5 mm,
1 <$ 20 x 15 mm, 2 S 25 x 20 mm, 1 ovig. 9 37 x 32 mm,
1 ovig. 9 40 x 35 mm (MNHN-B3 1193-3 1211). - Stn.
DW148,24°55.1’S-168°21.6,E, 510 m, 27.01. 1993: ljuv.
$ 7 x 5 mm, 1 juv. c? 1 1 x 9 mm (MNHN-B3 1 204). - Stn.
DW 1 46, 24°55.2’S- 1 68°2 1 .7’E, 5 1 4-522 m, 27.0 1 . 1 993 : 3
juv. S 1 1 x 8 mm (MNHN-B3 1 1 93-3 1211).- Stn. D W 1 52,
24054.3,S-168°22.2’E, 514-530 m, 27.01.1993: 6 juv. <$
11x8 mm, 2 15 x 12 mm (MNHN-B31210). - Stn.
DW150, 24°54.3,S-168°22.2’E, 519-530 m, 27.01.2003:
1 juv. S 10x6 mm (MNHN-B3 1173-3 121 8).
SMIB 10: Stn. DW214, 24056’S-168022’E, 512-541
m, 11.01.1995, ORSTOM coll.: 1 9 32 mm x 27 mm
(MNHN-B30258). - Stn. DW215, 24056,S-168°21’E,
508-553 m, 11.01.1995, ORSTOM coll.: 2 ovig. 9 38
x 30 mm (MNHN-B3 1 1 68). - Stn. DW206, 24°56’S-
168°21’E, 555-548 m, 10.01.1995, ORSTOM coll.: 1 juv.
c? 10 x 6 mm, 1 S 16 x 12 mm, 1 S 35 x 28 mm (MNHN-
B31181). - Stn. DW216, 24°56’S-168°2rE, 512-541 m,
11.01.1995, ORSTOM coll.: 1 32 x 27 mm, 1 9 24 x
21 mm, 1 9 32 x 25 mm, 1 ovig. 9 37 x 30 mm, 1 ovig.
9 42 x 35 mm (MNHN-B3 1190-3 121 6). - Stn. DW210,
24o49’S-168°09,E, 308-510 m, 10.01.1995, ORSTOM
coll.: 2 S 27 x 20 mm, 1 <$ 35 x 28 mm, 1 9 35 x 28 mm,
1 ovig. 9 40 x 30 mm (MNHN-B31185). - Stn. DW204,
24°57’S-168°2rE, 513-553 m, 10.01.1995, ORSTOM
coll.: 1 9 33 x 27 mm, 2 ovig. 9 35 x 28 mm (MNHN-
B3 1 1 86). - Stn. CAP212, 24057’S-168021’E, 512-574
m, 11.01.1995, ORSTOM coll.: 1 8 33 x 27 mm, 1 9
42 x 35 mm (MNHN-B31 197). - Stn. DW207, 24°57’S-
168°21’E, 508-553 m, 10.01.1995, ORSTOM coll.: 1 <$
20 x 15 mm, 1 9 30 x 25 mm, 1 9 40 x 35 mm, 2 ovig. 9
35 x 30 mm (MNHN-B31184). - Stn. DW202, 24°55’S-
168°22’E, 525-513 m, 10.01.1995, ORSTOM coll.: 2 S
28 x 24 mm, 3 9 25 x 20 mm, 1 9 30 x 25 mm, 1 9
35 x 30 mm, 1 ovig. 9 40 x 35 mm (MNHN-B3 1 191). -
Stn. DW205,24°57’S-168°2rE, 517-559 m, 10.01.1995,
ORSTOM coll.: 1 S 36 x 20 mm, 3 S 35 x 27 mm, 1 9
30 x 27 mm, 2 9 35 x 30 mm, 1 9 40 x 33 mm, 1 ovig. 9
30 x 25 mm, 2 ovig. 9 35 x 30 mm, 3 ovig. 9 40 x 35 mm
(MNHN-B31 188). - Stn. DW216, 24°56’S-168°2rE,
512-541 m, 11.01.1995, ORSTOM coll.: 1 S 15 x 13
mm (MNHN-B3 1190-31216). - Stn. DW153, 24°55.5’S-
168°21.3’E, 547-560 m, 27.01.1993: 1 juv. c? 8 x 5 mm,
1 S 20 x 15 mm (MNHN-B). - Stn. DW193, 22°58.7’S-
168o20.1’E, 500-508 m, 01.02.1993: 1 <$ 27 x 21 mm
(MNHN-B). - Stn. DW168, 23°37.7’S-168°42.5,E, 433-
450 m, 29.01.1993: 1 9 27 x 22 mm (MNHN-B). - Stn.
DW169, 23037.7’S-167o42.5’E, 447-450 m, 29.01.1993:
1 9 20 X 15 mm (MNHN-B).
Homola vigli
French Antilles
Martinica
“Blake ”: Stn. 193, 14043’48”N-610ir25”W, 310 m,
05.02.1879: 1 S 21 x 18 mm (MNHN-B6964).
“Polka”: Stn. Mart. 25, 520 m, 22.04.1992, Paulmier
coll.: 1 S 28 x 23 mm (MNHN-B22665).
Guadalupa
ORSTOM-IRPM-SMCB: Stn. XI 1, 16°00.14’N-
61°45.88’W, 500 m: 1 9 18 x 15 mm (MNHN-B24877).
- Stn. Yll, 16°00.0rN-61°45.82’W, 500 m: 3 S 28 x
26 mm, 21 x 19 mm, 19 x 20 mm, 1 9 18 x 16 mm, 3
ovig. 9 19 x 17 mm, 25 x 24 mm, 24 x 23 mm (MNHN-
B24878). - Stn. ZÌI, 16°00.56’N-61°45.95’W, 500 m: 1 S
32 x 38 mm (MNHN-B24879). - Stn. W36, 16°15.48’N-
61°50.31’W, 550 m, 1993: 1 9 25 x 23 mm, 1 ovig. 9 25
x 22 mm, 1 9 20 mm x 18 mm (MNHN-B24876).
“ Polka ”: 500 m, 24.10.1990, Poupin det.: 1 <$ 25 x 22
mm (MNHN-B30987). - 250-350 m, Lamy coll.: 1 <$ 18
x 13 mm, 1 <$ 20 x 15 mm, 1 9 23 x 20 mm, 2 ovig. 9 26
x 23 mm, 1 9 34 x 25 mm (MNHN-B31027). - 300-600
m, Lamy coll., Crosnier det. 2002: 1 ovig. 9 22 x 17 mm
(MNHN-B29576).
“Oregon”: Stn. 6721, Roberts det. 1967: 1 $ 18 x 16
mm, 1 9 20 x 18 mm (MNHN-B24783).
500 m, Lamy coll. 2000, Crosnier det., 2000: 1 S 30 x
25 mm (MNHN-B 30683).
Type locality: Naples Gulf (Italy).
Emended diagnosis: Medium size. Carapace fiat,
slightly restricted at level of branchial area; lateral mar-
gins straight, slightly diverging forward; subhepatic re-
gions not visible dorsally, weakly raised with two arcuate
rows of spines stronger in superior row; restricted frontal
region; protogastric region with four strong spines direc-
ted upward; mesogastric region slightly inflated with one
weak proximal spine directed upward; other regions of
carapace smooth. Anterolateral margin short, straight,
strongly inclined; two anterolateral spines: anterior spi¬
ne strong, very elongate, directed upward, thè posterior
spine one/third of anterior spine, directed upward. Poste-
rolateral margin elongate, with a row of small equal spi¬
nes. Rostrum short, spineless, with bifurcate tip directed
slightly upward; pseudorostral spine short (half of length
of rostrum) directed upward; triangular supraorbital spine
well developed slightly diverging, directed upward; two
small extra-antennal spines. Cervical groove well marked
joining linea homolica in supraorbital region at base of
first anterolateral spine; cervical groove continuous at le¬
vel of gastric pits; branchiocardiac groove well marked,
slightly inclined, Crossing carapace margins at base of se-
cond anterolateral spine, delimiting ventrally subhepatic
region. Gastric pits weak. Linea homolica weak, exten-
ding for entire length of carapace, stopping at base of first
anterolateral spine. Orbit not well developed. Eye: ba-
sophthalmite elongate, slightly enlarged at base, located
under small space created by base of supraorbital spine,
first anterolateral spine, subhepatic region; podophthalmi-
20
ALESSANDRO GARASSINO
te subrectangular slightly enlarged at base, located total-
ly within small concavity among supraorbital spine, fìrst
anterolateral spine, subhepatic region. Eye-stalk located
in small concavity among supraorbital spine, fìrst ante¬
rolateral spine, subhepatic region. Antennulae: article 1
enlarged, as long as wide; articles 2-3 thin, narrow. Anten-
nae: article 1 with weak urinai tubercle; articles 2-3 short,
with one strong spine on anteroextemal margin; article 4
longer than articles 2-3; article 5 very short. Proepistome
narrow with one strong spine. Epistome weakly develo-
ped. Antennal spine small. Mxp3 pediform, very narrow,
with merus enlarged proximally. Cheliped shorter than
P2, propodus short, slightly inflated distally. P2-P4 elon-
gate, with strong, enlarged merus, elongate, thin dactylus
slightly incurved distally; upper margin of P2-P4 merus
with a row of strong spines closer distally, with one we¬
ak distai spine; lower margin of P2-P4 merus smooth. P5
elongate, with merus straight, extending beyond gastric
pits on dorsal surface of carapace; upper margin of P5
merus smooth, with one strong distai spine; lower margin
of P5 merus with a row of three strong spines arranged in
its entire length; P5 subcheliform process with propodus
slightly enlarged proximally; short, slightly curved, with
small comeous elements located proximally on lower
margin. Locking of abdomen duplex: 1) hb; 2) PI coxa
with a small pointed spine.
Female thoracic stemum: longer than broad, narrow,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused into
elongate, narrow triangular shield, with rounded tip; 3-6
fused into single narrow piate, slightly curved, with fiat
centrai depression, longer than wide, restricted at level
of 4, e4 slightly raised, e5-e6 fiat; ridge weak, convex,
at connecting point of 2-3, dividing fiat centrai depres¬
sion from a very small, hollow depression in 1-2; 3/4,
4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete, straight centrally, incli-
ned distally; pointed process of 6/7 lateral part relatively
developed. Spermatheca occupying about three/fourth of
7/8: aperture slit-shaped, rounded, very broad; 7 with thin
membranous hinge connected to membranous part of 8; 8
with large brownish m8, supported medially by strong r8,
anteriorly by a strong r7; aperture protected and concea-
led by a strong, rounded, median lo on inner margin of 7.
D2-d3 shallow. Hb short, raised, with crenulate surface.
E3 straight, short, with gmxp3 shallow; e4 straight, sto-
cky, with gl shallow; e5 elongate, very enlarged, inclined
backward, with g2 shallow; e6 elongate, very enlarged,
inclined backward, with g3 shallow; e7 elongate, stron-
gly inclined backward, with g4 shallow; lower margins of
8 joined together by a short median line in thè proximal
part.
Male thoracic stemum: longer than broad, narrow,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused into
elongate, narrow triangular shield, with rounded tip; 3-6
fused into single narrow piate, slightly curved, with fiat
centrai depression, longer than broad, restricted at level
of 4, e4 slightly raised, e5-e6 fiat; ridge weak, convex, at
connecting point of 2-3, dividing fìat centrai depression
from a very small hollow depression in 1-2; 3/4, 4/5, 5/6
indistinct; 6/7 complete, almost straight centrally, inclined
distally; 7/8 complete, strongly inclined backward, with
wing-shaped distai part. D2-d3 shallow. Hb short, raised,
with crenulate surface. E3 straight, short, with gmxp3
shallow; e4 straight, stocky, with gl shallow; e5 straight,
elongate, with g2 shallow; e6 elongate, slightly inclined
backward, with g3 shallow; e7 elongate, strongly inclined
backward, with g4 shallow; lower margins of 8 joined to¬
gether by a short median line in thè proximal part.
Genus Homolax Alcock, 1 899
Piate 6
Type species: Homola megaìops Alcock, 1 894, by mo-
notypy; gender feminine.
Included extant species: H. megaìops (Alcock, 1894).
Homolax megaìops
Gulf of Aden
“ Meteor ”: Stn. 250, 12o40.4’N-45°22.6’E, 907-917
m, 08.03.1987: 6^11x7 mm, 2 $ 15 x 10 mm (MNHN-
B24807) (emise 5).
Type locality: Andaman Sea, llo31.4’N-90°46.4’E,
“ Investigator ”, 365-400 m.
Emended diagnosis: Small size. Carapace short, wi¬
de; lateral margins carinate; sides thin, inclined; subhe¬
patic regions visible dorsally, weakly raised, delimited
ventrally by a row of small spines arranged in semi-circle.
Regions of carapace smooth. Anterolateral margin star-
ting at orbitai area. Anterolateral spine strong, directed
forward. Posterolateral margin elongate, curved, with a
row of small spines. Rostrum thick, weakly bifìd at tip.
Pseudorostral spines very short. Supraorbital spine well
developed; one pair of extra-antennal spines; infra-orbital
spine absent, replaced by a rounded shield. Posterior re¬
gion depressed medially, convex on branchial region. Cer-
vical, branchiocardiac grooves well developed; cervical
groove extending to supraorbital region; branchiocardiac
groove extending latero-ventrally to carapace margins.
Linea homolica well developed, evident for entire length
of carapace, stopping at level of ocular incision. Gastric
pits weak. Orbit well marked. Eye-stalk: basophthalmite
elongate, enlarged at base, located between supraorbital,
fìrst extra-antennal spines; podophthalmite well develo¬
ped, located totally within thè ocular incision between
supraorbital, anterolateral spines. Antennulae: article 1
very enlarged, as long as broad; articles 2-3 thin, narrow.
Antennae: article 1 very short, with small urinai tubercle;
articles 2-3 short, hearing short small distai outer spine;
article 4 elongate; flagella very elongate, smooth. Ptery-
gostomial region well inflated. Proepistome forming mar¬
gin with a spine well developed. Epistome very short. En-
dostome projected forward; anterior limit of buccal area
formed by two convex margins aligned medially on a fìat
margin; exhalent orifice very wide, well rounded, formed
by junction of lateral margin of buccal area and strongly
marked endostomial ridge. Antennal, buccal spines ab¬
sent. Mxp3 pediform limited to outer part of endostome,
leaving visible a wide prostomial chamber, between them
a wide median gap; merus concave forward in proximity
to wide opening of exhalent orifice. Cheliped very strong
in male, with a very elongate chela. P2-P4 elongate, with
merus enlarged, dactylus curved. P5 elongate; P5 merus
extending beyond gastric pits on dorsal surface of cara¬
pace; P5 propodus elongate, thin, not curved; P5 dactylus
very short. Holding of abdomen by coaptation of margins
with P1-P2 coxae; hb very strong.
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
21
Female thoracic stemum: female specimen not availa-
ble. See Gordon (1950: 241, Text-fig. 20) for thè morpho-
logy of spermatheca.
Male thoracic sternum: longer than broad, narrow,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused into
short triangular shield, with rounded tip; 3-6 fused into
single broad piate, slightly curved, with fiat centrai de-
pression, longer than wide, e4-e6 strongly raised; ridge
strong, convex, at connecting point of 2-3, dividing fiat
centrai depression from a very small hollow depression
in 1-2; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete, slightly
curved centrally, distally; pointed process of 6/7 late-
ral part well developed; 7/8 complete, strongly curved
backward, with wing-shaped distai part. D2-d3 deep.
Hb elongate, raised with crenulate surface. E3 straight,
very short, with gmxp3 deep; e4 straight, stocky, with
gl deep; e5 elongate, slightly curved backward, with g2
shallow; e6 elongate, strongly curved backward, with g3
shallow; e7 elongate, strongly curved backward, with g4
shallow; 7 with thinly calcified anteromedian part (not
reported in thè Piate); 7 with weak median ridge; lower
margins of 8 joined together by a short median line in
thè proximal part.
Genus Homolochunia Doflein, 1904
Piate 7
Type species: Homolochunia valdivìae Doflein, 1904,
by monotypy; gender feminine.
Included extant species: H. gadaletae Guinot & Ri-
cher de Forges, 1995; H. kullar Griffin & Brown, 1976;
H. menezi Richer de Forges & Ng, 2008; H. valdiviae Do¬
flein, 1904.
Homolochunia gadaletae
Japan
Tosa Bay, 1961, Sakai det. H. valdiviae : 1 ovig. $ 41
x 26 mm (MNHN-B24805).
Homolochunia kullar
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP985, 19°19.01’S-
169°29.24’E, 536-563 m, 23.09.1994, Richer de Forges
coll.: 1 S 23 x 15 mm (MNHN-B30894).
New Caledonia
BATHUS 2: Stn. CP771, 22o09.52,S-166°01.75’E,
610-800 m, 18.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 ovig. 9
32 x 20 mm (MNHN-B30891). - Stn. CP741, 22°35.53’S-
166°26.56’E, 700-950 m, 14.05.1993, Richer de Forges
coll.: 1 S 35 x 22 mm (MNHN-B30892).
BATHUS 3: Stn. DW809, 23039’S-167059’E, 650-730
m, 27. 1 1 . 1 993, Bouchet, Richer, Warén, coll.: 2 specimens
without ventral parts, 17x12 mm, 32 x 20 mm (MNHN-
B30901). - Stn. CC841, 23°03,S-166°53,E, 640-680
mm, 30.11.1993, Bouchet, Richer, Warén coll.: 1 <$ 37
x 24 mm (MNHN-B30900). - Stn. CC848, 23°02.50’S-
166°52.80’E, 680-700 m, 01.12.1993, Richer de Forges
coll.: 1 ovig. 9 30 x 20 mm (MNHN-B30896). - Stn.
DW798, 23035’S-169037’E, 657-660 m, 26.11.1993,
Bouchet, Richer, Warén coll.: 2 juv. <$ 10 x 6 mm
(MNHN-B30997).
BATHUS 4: Stn. DW914, 18°48.79’S-163°15.23,E,
600-616 m, 05.08.1994, Richer de Forges coll.: 1 9 32 x
20 mm (MNHN-B30908).
BERYX 2: Stn. 9, 24o44.55’S-167o07’E, 790-825
m, 26.10.1991: 1 $ 28 x 10 mm (MNHN-B24792)
(K Mount).
BERYX 11: Stn. CH03, 24°57,S-168°21,E, 502-610
m, 14.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 juv. <^4x2 mm
(MNHN-B30998).
BIOCAL: Stn. DW33, 23°10,S-167°10,E, 675-680 m,
29.08.1985: 2 S 33 x 22 mm (MNHN-B 16662).
HALIPRO 1: Stn. 874, 28°05.959,S-166°48.780’E,
708-830 m, 30.03.1994: 1 9 25 x 15, 1 <$ 32 x 20 mm
(MNHN-B30895).
MUSORSTOM 4: Stn. DW221, 22°58.6’S-
167°36.9’E, 535-560 m, 29.09.1985: 1 S 20 x 13 mm
(MNHN-B 195 15). - Stn. DW223, 22°57’S-167°30,E,
545-560 m, 30.09.1985: 1 9 30 x 20 mm (MNFTN-
B19516). - Stn. DW225, 22°52.5,S-167°23.5’E, 590-600
m, 30.09.1985: 1 9 32 x 20 mm (MNHN-B 195 17). - Stn.
CP238, 22°13’S-167°14,E, 500-510 m, 02.10.1985: 1 9
37 x 20 mm (MNHN-B 195 18).
NORFOLK 2: Stn. DW2058, 24°40,S-168°40’E, 591-
l, 032 m, 25.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 S
32 x 20 mm (MNHN-B30904). - Stn. CP2122, 23°22’S-
168°00’E, 560-577 m, 01.11.2003, Lozouet, Samadi,
Richer coll.: 1 S 32 x 20 mm (MNHN-B30898). - Stn.
DW2064, 25°17’S-168056’E, 609-691 m, 26.10.1993,
Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 S 32 x 20 mm (MNHN-
B30890). - Stn. DW2066, 25017,S-168°55’E, 834-870
m, 26.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 S 25
x 17 mm (MNHN-B30893). - Stn. DW2067, 25°16’S-
168°56’E, 614-690 m, 26.10.2003, Lozouet, Samadi, Ri¬
cher coll.: 1 juv. S 4 x 2 mm (MNHN-B30999).
SMIB 2: Stn. DW18B, 22°58’S-167°20,E, 530-535
m, 19.09.1986: 1 9 30 x 20 mm (MNHN-B20109).
SMIB 3: Stn. DW24, 22°58.7,S-167°21.1,E, 535 m,
24.05.1987: 1 8 30 x 20 mm (MNHN-B20133).
Loyalty Islands
MUSORSTOM 6: Stn. DW420, 22°29.2’S-
166°43.3’E, 600 m, 16.02.1989: 1 S poorly preserved
(MNHN-B24653).
Tonga Islands
BORDAU 2: Stn. CHI 621, 24°19,S-176°23,E, 570-
573 m, 18.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 <$
30 x 20 mm (MNHN-B30899). - Stn. CP1529, 21°13’S-
174°58’E, 688-710 m, 03.06.2000, Bouchet, Warén, Ri¬
cher coll.: 1 juv. S 6 x 3 mm (MNHN-B3 1000).
Homolochunia valdiviae
Madagascar
Stn. 37, 12°5rS-48°06.3’E, 675-705 m, 14.09.1972,
Crosnier coll.: 1 S 32 x 25 mm, 1 9 25 x 29 mm, 1 ovig.
9 38 x 29 mm (MNHN-B7019).
Indonesia
CORINDON 2: Stn. 201, 1°10.2’S-117°06.1’E, 21 m,
30.10.1980: 1 juv. J7x6mm (MNHN-B 13868). - Stn.
276, 1°54.6,S-119°13.8,E, 395-450 m, 08.11.1980: 1 juv.
9 12 x 8 mm (MNHN-B 13869).
KARUBAR: Stn. CC21, 05°14,S-133°00,E, 688-694
m, 25.10.1991: 1 juv. $ 23 x 16 mm (MNHN-B22486). -
Stn. CP35, 06°08,S-132°45,E, 390-502 m, 27.10.1991: 1
juv. (?6x4mm (MNHN-B27882).
22
ALESSANDRO GARASSINO
Solomon Islands
SALOMON 2: Stn. CP2244, 7°45.0’S-156o26.7’E,
554-586 m, 01.11.2004, Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1
juv. S 17 x 12 mm (MNHN-B30897).
Type locality: E African Coast, 0°29.3’S-42o47.6’E
and 0°40.6’S-41°47.1’E, 693 and 977 m.
Emended diagnosis: Medium size. Dorsal surface of
carapace sculptured, spiny; subhepatic region well infla-
ted with two spines: upper spine longer than lower spine,
both directed forward, downward. Anterolateral margin
short, with one elongate spine directed outward. Poste-
rolateral margin elongate, with two elongate spines (thè
second one located more dorsally) directed outward. Car-
diac, gastric regions with supplementary elongate spines
directed upward. Rostrum elongate, thick without lateral
spines, with distai tip strongly directed downward; V-
shaped pseudorostral spines elongate, strongly incurved
longer than carapace, with one supplementary upper spi¬
ne located distally (H. valdiviae), three supplementary
upper spines located proximally, medially, distally ( H .
kullar), two supplementary spines located medially ( H .
gadaletae ), two supplementary spines bifurcated at extre-
mity (. H . menezi)-, all supplementary spines directed for¬
ward; infraorbital spine absent. Cervical groove distinct,
Crossing carapace margins directly delimiting subhepatic
region inferiorly; cervical groove continuous at level of
gastric pits; branchiocardiac groove oblique, marked la-
terally. Gastric pits weak. Linea homolica sinuous, weak
but evident for entire length of carapace Crossing space
between pseudorostral, fìrst subhepatic spines, ending at
base of infraorbital spine. Orbit absent. Eye: basophthal-
mite elongate, narrow; podophthalmite with proximal part
narrow, distai part enlarged. Eye-stalk Crossing between
pseudorostral, infraorbital spines. Antennulae: article 1
short, broad; articles 2-3 cylindrical, short. Antennae: ar¬
ticle 1 with one well-developed urinai tubercle; article 2
cylindrical, elongate; article 3 short. Proepistome reduced
without spines, with two posterolateral tubercles. Episto-
me poorly developed. Endostome located anteriorly. An-
terior margin of thè buccal area limited by a ridge. Trian-
gular shield, over thè exhalent orifice. Endostomial ridges
very thick. Antennal spine short. Buccal spine strong ( H .
valdiviae , H. gadaletae) extremely reduced in H. kullar.
Mxp3 raised, with short ischium, very elongate merus,
having anteroextemal margin with one spine, extending
beyond endostomial ridge. Cheliped elongate, weak; PI
propodus elongate, narrow; PI dactylus short. P2-P4 very
elongate, narrow, particularly merus and propodus; P2-P5
merus with one very elongate distai spine on upper mar¬
gin; P2-P4 merus with strong spines located along enti-
re length of upper margin; P5 merus extending beyond
length of carapace, joining proximal part of pseudorostral
spines (//. valdiviae, H. kullar ); P5 merus extending be¬
yond tip of pseudorostral spines ( H . gadaletae)-, P5 carpus
short, thick (//. valdiviae) or elongate, narrow (//. kullar)
or very elongate, thin (//. gadaletae)-, P5 with a cheliform
shape, forming an enlarged, thick chela ( H . valdiviae) or
forming a small chela resembling that of cheliped (H. kul¬
lar)-, or P5 with spine very long, curved, arising from base
of propodus, joining tip of dactylus ( H . menezi). Male and
female abdomens with ridges, spines; abdominal holding
well developed; P1-P3 coxae with omamentation; hb pre-
sent.
Female thoracic stemum: longer than broad, enlarged,
completely covered laterally by abdomen; 1- 2 fused into
small, short triangular shield, with rounded tip; 3-6 fused
into single broad piate, wider than long, with fiat centrai de-
pression, e4-e5 strongly raised, e6 slightly raised; ridge we¬
ak, concave, at connecting point of 3-4, dividing fiat centrai
depression from small hollow depression among 1-3; 3/4,
4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete, slightly curved centrally,
slightly inclined distally; pointed process of 6/7 lateral part
well developed. Spermatheca occupying about two/fourth
of 7/8: aperture slit-shaped, narrow, elongate; 7 with arc-
shaped, large, brownish m7; aperture closed by r8 strong,
oblique. D2-d3 shallow. Hb short, raised, with crenulate sur¬
face. E3 very short, straight, with gmxp3 deep; e4 straight,
stocky, slightly inclined upward, with gl shallow; e5 sto-
cky, slightly inclined backward, with g2 shallow; e6 stocky,
slightly inclined backward, with g3 shallow; e7 elongate,
strongly inclined backward, with g4 shallow; 7 with thinly
calcified anteromedian part (not reported in thè Piate); lower
margins of 8 not joined together in thè proximal part.
Male thoracic stemum: longer than broad, enlarged,
completely covered laterally by abdomen; 1 -2 fused into
small, short triangular shield, with rounded tip; 3-6 fused
into single broad piate, longer than wide, with fiat centrai
depression, strongly curved, e4-e6 slightly raised; 3/4,
4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete, slightly curved central¬
ly, slightly inclined distally; pointed process of 6/7 lateral
part well developed; 7/8 complete, almost straight cen¬
trally, strongly inclined backward distally, with wing-sha-
ped distai part. D2-d3 shallow. Hb elongate, raised, with
crenulate surface. E3 very short, straight, with gmxp3
deep; e4 straight, stocky slightly inclined upward, with
gl shallow; e5 stocky, slightly inclined backward, with
g2 shallow; e6 stocky, slightly inclined backward, with
g3 shallow; e7 elongate, strongly inclined backward, with
g4 shallow; 7 with thinly calcified anteromedian part (not
reported in thè Piate); lower margins of 8 not joined toge¬
ther in thè proximal part.
Genus Homologenus A. Milne-Edwards
in Henderson, 1888
Piate 8
Type species: Homolopsis rostratusA. Milne-Edwards,
1880, by monotypy; name pre-occupied by Homolopsis
Bonaparte, 1831 [Reptilia]; gender femmine.
Included species: H. asper Zarenkov in Zarenkov &
Khodkina, 1983; H. boucheti Guinot & Richer de For-
ges, 1995; H. braueri Doflein, 1904; H. broussei Guinot
& Richer de Forges, 1981; H. donghaiensis Chen, 1986;
H. levii Guinot & Richer de Forges, 1995; H. malayen-
sis Ihle, 1912 ; H. orientai is Zarenkov, 1990; H. rostratus
(A. Milne-Edwards, 1880); H. wallis Guinot & Richer de
Forges, 1995.
Homologenus boucheti
Ibero-Morocco Gulf
“ Balgim ”: Stn. CP10, 36o45,N-09°32’W, 1,582-1,602
m, 29.05.1984: 1 <$ 12 x 7 mm (MNHN-B22607). - Stn.
CP63, 35°3 1 ’N-07°42’ W, 1,488-1,535 m, 04.06.1984: 2
<S 9 x 6 mm, 11x6 mm, 1 ovig. 916x11 mm (MNHN-
B22609). - Stn. CP68, 35o12’N-07°53’W, 1,998-2,077 m,
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA. BRACHYURA)
23
05.06.1984: 1 9 poorly preserved, 1 ovig. $ 16x11 min
(MNHN-B22605). - Stn. DW88, 34°20,N-07°19,W, 738-
742 m, 07.06.1984: 3 $ 10 x 7 mm (MNHN-B22608).
- Stn. CP92, 34°24’N-07o30’W, 1,182 m, 08.06.1984: 1
$ 12 x 8 mm (MNHN-B22604). - Stn. CP95, 34°24’N-
07°39’W, 1,378 m, 08.06.1984: 1 $ 15 x 10 mm (MNHN-
B22603). - Stn. CP98, 34°29’N-07o42’W, 1,721-1,773 m,
09.06.1984: 1 ovig. 9 16 x 10 mm (MNHN-B2261 1), 3
$11x8 mm, 10 x 6 mm, 10 x 7 mm, 2 ovig. 9 15 x 10
mm (MNHN-B22606). - Stn. CP99, 34°28’N-07°43,W,
l, 848-1,892 m, 09.06.1984: 4 S 10 x 6 mm, 2 9 10x6
mm, 2 ovig. 915x10 mm (MNHN-B22602).
Morocco
“Talismani’'': 33°09’N-1 1°58’W, 1,900 m: 1 $ poorly
preserved (MNHN-B).
Cap Cantin: 32°38’N - 12°09’W, 1,435 m: 1 S 10 x 6
mm (MNHN-B31025).
Madera
Stn. 3113, 1,700 m: 1 $ 15 x 10 mm (MNHN-
B31026).
Homologenus broussei
Tonga Islands
BORDAU 2: Stn. CP1625, 23°28,S-176°22’W, 824
m, 19.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 ovig. 9
1 5 x 1 0 mm (MNHN-B30979).
French Polynesia
“La Coquille 16o27.5’S-146032.2’W, 1,025 m,
17.12.1970: 1 9 18 x 15 mm (MNHN-B7021) (Tahiti).
BENTHAUS: Stn. DW1997, 22029.1,S-151°22.3’W,
350 m, 23.11.2002, Richer de Forges coll.: 1 S 10 x
6 mm (MNHN-B30975). - Stn. CP1910, 27°38.2’S-
144° 1 5.4’ W, 840-1,200 m, 10.11.2002, Richer de Forges
coll.: 1 9 10x8 mm, 1 9 15x10 mm, 1 S 8 x 6 mm, 3 S
10 x 8 mm (MNHN-B30980). - Stn. CP1891, 27°37.1’S-
144°15.4’W, 800-850 m, 07.11.2002, Richer de Forges
coll.: 1^8x6 mm, 4 S 10 x 8 mm (MNHN-B30978).
- Stn. CP1892, 27°38.8’S-144°15.6,W, 742-1,000 m,
07.11.2002, Richer de Forges coll.: 19 8x6 mm, 2
9 10x8 mm, 1 ovig. 9 15 x 10 mm, 1 S 10x8 mm
(MNHN-B30981). - Stn. CP191 1,27°37.9,S-144°15.2,W,
900-1,300 m, 10.11.2002, Richer de Forges coll.: 1 S 10
x 8 mm (MNHN-B30982). - Stn. CP1965, 23°21.3’S-
149°33.9’W, 500-1,200 m, 19.11.2002, Richer de Forges
coll.: 2 S 10 x 8 mm (MNHN-B30983). - Stn. CP1996,
22°29. 1 ’S-l 5 1°21 .9’ W, 489- 1 ,050 m, 23 . 1 1 .2002, Richer
de Forges coll.: 1 cS' 10x8 mm (MNHN-B30984).
MUSORSTOM 9: Stn. CP1278, 1,000 m: 1 $ 10 x 8
mm, 1 9 15x10 mm, 2 ovig. 9 15 x 10 mm (MNHN-
B30976).
Marquesas Islands
MUSORSTOM 9: Stn. CP1262, 9°20,S-140°08,W,
850-905 m, 03.09.1997, Bouchet, Dayrat, Richer coll.: 1
S 10 x 8 mm (MNHN-B30977).
Homologenus levii
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP956, 20°33.41’S-
169°35.95’E, 1,175-1,210 m, 20.09.1994, Richer de
Forges coll.: 3 <$ 10 x 8 mm (MNHN-B3 101 8-3 1020).
- Stn. CP1026, 17o50.35’S-168°39.33’E, 437-504 m,
28.09.1994, Richer de Forges coll.: 2 S 10 x 8 mm
(MNHN-B3 1021).- Stn. CP956, 20°33.4 l’S-1 69°35 .95 ’ E,
l, 175-1,210 m, 20.09.1994, Richer de Forges coll.: 1 9
10 x 8 mm (MNHN-B31015).
New Caledonia
BIOCAL: Stn. CP57, 23°44’S-166°58,E, 1,490-1,620
m, 01.09.1985: 1 9 6 x 4 mm (MNHN-B 17263). - Stn.
CP61, 24°1 1 ’S-167°32’E, 1,070 m, 02.09.1985: 1 9 6x4
mm (MNHN-B 17264). - Stn. CP62, 24°19’S-167049’E,
1,395-1,410 m, 02.09.1985: 1 $ 13 x 8 mm (MNFTN-
B 16682), 1 S 12 x 8 mm (MNHN-B 16683). - Stn. CP69,
23°52’S-167°58,E, 1,220-1,225 m, 03.09.1985: 1 9 18 x
11 mm (MNHN-B 16684).
BIOGEOCAL: Stn. CP214, 22°43.09,S-166°27.19,E,
1,590-1, 665m, 09.04.1987: 2 $ 6 x 4 mm (MNHN-
B24301). - Stn. CP232, 21°33.8rS-166°27.07’E, 760-
790 m, 12.04.1987: 1 $ 12 x 7 mm (MNHN-B24300).
- Stn. DW296, 20°38.35’S-167°10.32,E, 1,230-1,270 m,
28.04.1987: 1 $ 12 x 7 mm (MNHN-B 19884).
Chesterfield Islands
CORAIL 2: Stn. DW172, 1 8°25.55 ’S- 1 55° 1 2.02’E,
1,100 m, 03.09.1988: 1 $ 10 x 8 mm (MNHN-B24305).
MUSORSTOM 5: Stn. CP323, 21°18.52’S-
157°57.62’E, 970 m, 14.10.1986: 1 ^6x4 mm, 6 $ 10 x
6 mm, 1 S 15 x 10 mm, 1 ovig. 9 15x10 mm (MNHN-
B19901). - Stn. CP324, 2 1 ° 1 5.0 1 ’S- 1 57°5 1 .33 ’E, 970 m,
14.10.1986: 10 S 15 x 10 mm, 5 9 10x6 mm, 7 ovig. 9
15 x 10 mm; 1 S 6 x 4 mm (MNHN-B 19883).
Loyalty Islands
MUSORSTOM 6: Stn. DW396, 20°48.05’S-
167°00.59’E, 1,400 m, 13.02.1989: 1 S 12 x 7 mm
(MNHN-B24302). - Stn. CP427, 20°23.35’S-166°20.0,E,
800 m, 17.02.1989: 1 (? 10 x 8 mm (MNHN-B24304). -
Stn. CP438, 20°23’S-166°20.1,E, 780 m, 18.02.1989: 2
9 poorly preserved (MNHN-B24303).
Fiji Islands
BORDAU 1: Stn. CP1458, 17°22’S-179028’W, 1,216-
l, 226 m, 05.03.1999, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 S
13 x 8 mm (MNHN-B31019).
Tonga Islands
BORDAU 2: Stn. CP1625, 23028,S-176°22’W, 824 m,
19.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 <$ 8 x 5 mm
(MNHN-B31022). - Stn. CP1565, 20°58,S-175°16’W,
869-880 m, 09.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1
S 10 x 8 mm (MNHN-B3 1023).
Homologenus malayensis
Indonesia
KARUBAR: Stn. CP20, 05°15,S-132°59’E, 769-809
m, 25.10.1991: 1 ovig. 9 14 x 10 mm (MNHN-B22489)
(Kai Islands).
Philippines
ESTASE 2: Stn. CP5, 4°59.37,N-125°41.20’E, 1,180
m- 1,1 90, 01.12.1984, Métivier & Vadon coll.: 1 S 10 x 5
mm, 1 9 poorly preserved (MNHN-B24306).
Homologenus rostratus
Morocco
“ Talisman ”: 1,635 m: 1 S poorly preserved (MNHN-
B 12349).
Caraibbean Islands
1 7° 1 7. 1 ’N-79°50.6’ W, 600 m: 1 $ 10 x 6 mm
(MNHN-B25800).
24
ALESSANDRO GARASSINO
“ Atlante Stn. A-280-13, 37032.5’N-59048’W, 670
m, 19.06.1962: 1 ovig. $ 15x10 mm (MNHN-B30964).
Homologenus wallis
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP956, 20°33.41’S-
169°35.95’E, 1,175-1,210 m, 20.09.1994, Richer de For-
ges coll.: 1 $10 x 8 mm, 3 $ 15 x 10 mm, 1 ovig. $ 15 x
10 mm, 2 3 10 x 8 mm (MNHN-B31015). - Stn. CC996,
18°52.4rS-168°55.73’E, 764-786 m, 24.09.1994, Ri¬
cher de Forges coll.: 1 $ 15x10 mm (MNF1N-B31014).
- Stn. CP1036, 18°0L00’S-168°48.20’E, 920-950 m,
29.09.1994, Richer de Forges coll.: 1 ovig. $ 15 x 10
mm (MNHN-B3 1 008). - Stn. CP1037, 18°03.70’S-
168°54.40’E, 1,058-1,086 m, 29.09.1994, Richer de For¬
ges coll.: 1 ovig. $15x10 mm, 1^6x4 mm, 1 S 10
x 8 mm (MNHN-B31013). - Stn. CP1035, 17°56.02’S-
168°44.06’E, 765-780 m, 29.09.1994, Richer de Forges
coll.: 1 ovig. $ 12 x 8 mm (MNHN-B31009).
New Caledonia
BATHUS 1: Stn. CP660, 21o10.48,S-165°53.19,E,
786-800 m, 13.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 ovig. $
15 x 10 mm (MNHN-B31010).
BATHUS 3: Stn. CP844, 23°06’S-166°46,E, 908 m,
01.12.1993, Bouchet, Richer, Warén coll: 1 $ 10 x 8
mm, 2 $ 15 x 10 mm, 4^8x6 mm, 4 <$ 10 x 8 mm
(MNHN-B3 1007). - Stn. CP823, 23°23,S-167052’E,
980-1,000 m, 29.11.1993, Bouchet, Richer, Warén coll.:
1 ovig. $ 15 x 10 mm (MNHN-B31005). - Stn. DW778,
24o43,S-170°07’E, 750-760 m, Bouchet, Richer, Warén
coll.: 1 $ 10 x 8 mm (MNHN-B31012). - Stn. Dw786,
23°54’S-169°49,E, 699-715 m, 25.11.1993, Bouchet, Ri¬
cher, Warén coll.: 1 $ 10 x 8 mm, 1 $ 15 x 10 mm, 1 S
6 x 4 mm (MNHN-B31011). - Stn. DW776, 24°44.24’S-
170°08.01’E, 770-830 m, 24.11.1993, Richer de Forges
coll.: 2 $ 10x8mm, 1 ovig. $ 15 x 10 mm, 1 (^6x4mm,
2 S 8 x 6 mm, 2 S 10 x 8 mm (MNHN-B31003). - Stn.
CP844, 23°06’S-166°46’E, 908 m, 01.12.1993, Bouchet,
Richer, Warén coll.: 1 $ 10x8 mm (MNHN-B31004).
Wallis and Futuna Islands
MUSORSTOM 7: Stn. CP552, 12°16.5,S-177°28’W,
786-800 m, 1 8.05. 1 992: 1 $ 1 1 x 7 mm (MNHN-B24700). -
Stn. CP564, 1 1 °46’ S- 1 78° 1 1 ’ W, 1 ,0 1 5- 1 ,020 m, 20.05 . 1 992:
1 S 10 x 7 mm (MNHN-B24702). - Stn. CP567, 11°47’S-
178°27’W, 1,010-1,020 m, 20.05.1992: 1 $ 17 x 11 mm
(MNHN-B24699), 2 S 10 x 7 mm, 9 x 5 mm (MNHN-
B22601). - Stn. CP621, 12035’S-1780H’W, 1,280-1,300
m, 28.05.1992: 1 ^12x8 mm, 1 $ 12 x 8 mm (MNHN-
B24701). - Stn. CP622, 12°34’S-178°irW, 1,280-1,300 m,
28.05.1992: 1 $ 13 x 8 mm (MNHN-B24698).
Fiji Islands
BORDAU 1: Stn. CP1490, 18°51,S-178°32’W, 785-
820 m, 11.03.1999, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 ovig.
$ 1 5 x 1 0 mm (MNHN-B3 1 006).
Type locality: W Atlantic, Antilles (between Saint-
Thomas and Santa-Cruz), 17o47’30”N-64o53’45”W,
l,061m, 03.01.1879 (“ Blake ”, Stn. 124).
Emended diagnosis: Very small size. Dorsal surface
of carapace slightly areolated, smooth; subhepatic regions
slightly raised, more or less serrate, sometimes with one
spine more developed. Anterolateral margin very short,
with one very well developed spine directed upward. Po-
sterolateral margin elongate, spineless ( H . asper, H. ma-
layensis, H. Ievii, H. braueri, H. broussei, H. wallis) or
with one spine small, short ( H . orientalis, H. rostratus , H.
boucheti ). Rostrum short ( H . asper) or very elongate, in-
curved downward (H. malayensis, H. Ievii, H. braueri , H.
broussei, H. wallis, H. orientalis, H. rostratus, H. bouche¬
ti). Rostrum much enlarged, thick at base, bifurcated in a
pair of lateral spines, prolonging in an elongate, pointed
tip; strong pseudorostral spines directed upward. Gastric
spine weak, short (//. asper) or strong, elongate (//. ma¬
layensis, H. Ievii, H. braueri, H. broussei, H. wallis, H.
orientalis, H. rostratus, H. boucheti). Cervical groove well
developed, oblique, Crossing carapace margins, delimiting
subhepatic region inferiorly; cervical groove interrupted
at level of gastric pits; branchiocardiac groove oblique,
Crossing carapace margins at base of anterolateral spine.
Gastric pits weak. Linea homolica variable: indistinct or
well developed, sometimes enlarged, locally thick, always
sinuous. Orbit not delimited. Eye: basophthalmite short,
narrow; podophthalmite cylindrical, short, enlarged. Eye-
stalk located between pseudorostral, antennal spines. An-
tennulae: article 1 broad, well developed; articles 2-3 short.
Antennae: article 1 short, with well developed urinai tuber-
cle; articles 2-3 cylindrical, elongate; article 4 cylindrical,
elongate; antennae usually setose on articles 4-5; flagellum
sometimes very elongate. Antennal spine elongate located
in infra-orbital position and directed downward. Buccal
spine present or absent; sometimes one second spine of thè
same length. Proepistome very small, spineless. Epistome
strongly reduced. Endostome located anteriorly; median
bulge of anterior margin of buccal area located along axial
hollow; endostomial ridge lateral; exhalent channel ve¬
ry broad. Mxp3 pediform, very thick, elongate, covering
buccal area; ischium cylindrical; merus incurved, with an-
teroextemal margin extending beyond endostomial ridge;
palp elongate, thick. Cheliped weak, short, shorter than P2.
P2-P4 very elongate, weak; P2-P4 merus with two distai
spines, proximal part of lower margin with small spines,
tubercles ( H . orientalis)', P2-P4 merus with one distai spi¬
ne, proximal part of lower margin with some tubercles (//.
rostratus, H. boucheti)', P2-P4 merus with one elongate
distai spine on upper margin ( H . asper, H. malayensis, H.
Ievii)', P2-P4 merus with two elongate distai spines on up¬
per and lower margins (//. braueri, H. broussei, H. wallis)',
P2-P4 merus with distai spines either equal (//. braueri) or
unequal ( H . broussei, H. wallis)', P5 weak, strongly redu¬
ced; P5 merus short, reaching branchiocardiac groove in
female (//. orientalis)', P5 merus elongate, reaching cer¬
vical groove in female, extending beyond gastric spine in
male ( H . rostratus)', P5 merus elongate, reaching cervical
groove in female ( H . asper)', P5 merus elongate, extending
beyond branchiocardiac groove in female ( H . malayensis)',
P5 merus short, not reaching cervical groove in female ( H .
Ievii)', P5 merus short, extending beyond branchiocardiac
groove in female, not reaching cervical groove in male ( H .
boucheti)', P5 merus short not reaching or reaching cervi¬
cal groove in female ( H . braueri)', P5 merus short, not re¬
aching branchiocardiac groove in female ( H . broussei)', P5
merus short, reaching branchicardiac groove in male (tì.
wallis); P5 propodus with a proximal spine; P5 dactylus
thin, hooked; very thin subcheliform process but functio-
nal. Abdomen located within P1-P4 coxae; telson with la-
teroextemal margins sinuous; distai extremity of telson in-
serted between mxp3 coxae; holding of abdomen assured
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
25
by hb and mainly by one very developed PI coxal process;
sometimes a small spine on P2-P3 coxae, but not functio-
nal; female abdomen with somites 4 and 6 enlarged, in-
fìated, indentate where PI coxal extension overlaps them.
Female thoracic stemum: as long as broad, enlarged,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused into
small, elongate triangular shield, with rounded tip; 3-6 fu¬
sed into single broad piate, as long as wide, with fiat centrai
depression, e4-e6 slightly raised; ridge strong, concave, at
connecting point of 3-4, dividing fiat centrai depression
from small hollow depression in 3; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct;
6/7 complete, almost straight centrally, slightly inclined
distally. Spermatheca occupying about three/fourth of 7/8:
aperture slit-shaped, very narrow, elongate; 7 with very
narrow, brownish m7; aperture closed medially by strong
sinuous r8, protected anteriorly by a strong raised r7. D2-
d3 shallow. Hb very small, slightly raised, with crenulate
surface. E3 very short, with gmxp3 narrow, shallow; e4
straight, stocky slightly inclined upward, with gl narrow,
shallow; e5 elongate, straight, with g2 narrow, shallow;
e6 elongate, slightly inclined backward, with g3 narrow,
shallow; e7 stocky, strongly inclined backward, with g4
narrow, shallow; 7 with an evident bulge centrally; 8 with
r8 strong, sinuous developed for its entire length; lower
margins of 8 not joined together in thè proximal part.
Male thoracic stemum: longer than broad, relatively
narrow, completely covered laterally by abdomen; 1 -2 fu¬
sed into small, short triangular shield, with rounded tip;
3-6 fused into single broad piate, longer than wide, with
slightly curved centrai depression, e4-e6 slightly raised;
ridge weak, concave, at connecting point of 3-4, dividing
slightly curved centrai depression from small hollow de¬
pression in 3; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete, almost
straight centrally, slightly inclined distally; 7/8 complete,
curved centrally, strongly inclined backward distally, with
wing-shaped distai part. D2-d3 shallow. Hb short, slightly
raised, with crenulate surface. E3 very short, with gmxp3
narrow, shallow; e4 straight, stocky slightly inclined up¬
ward, with gl narrow, shallow; e5 elongate, straight, with
g2 narrow, shallow; e6 elongate, slightly inclined back¬
ward, with g3 narrow, shallow; e7 elongate, strongly in¬
clined backward, with g4 narrow, shallow; lower margins
of 8 not joined together in thè proximal part.
Genus Homolomannia Ihle, 1912
Piate 9
Type species: Homolomannia sibogae Ihle, 1912, by
monotypy; gender feminine.
Included species: H. occlusa Guinot & Richer de For-
ges, 1981; H. sibogae Ihle, 1912.
Homolomannia occlusa
Madagascar
“FAO 60”: Stn. 73-66, 15°2rS-46°08’E, 180-200 m,
22.06.1973: 1 ovig. $ 24 x 23 mm (MNHN-B6993).
“Vauban”: Stn. 44, 15°25.7’S - 46°01.0’E, 200-210
m, 07. 1 1 . 1 972: 1 juv. $7x7mm (MNHN-B6992).
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP1132, 15°38.43’S-
167°02.80’E, 161-182 m, 11.10.1984, Richer de Forges
coll.: 1 (5 17 x 14 mm (MNHN-B30882).
Homolomannia sibogae
Indonesia
CORINDON 2: Stn. 271, 1°57.8’S-1 19°15.0’E, 215
m, 07.11.1980: 1 juv. $ 10 x 8 mm (MNHN-B 13849). -
Stn. DW2, 05°47’S-132°13’E, 209-240 m, 22.10.1991: 1
$ 23 x 18 mm (MNHN-B22488) (Kai Islands).
KARUBAR: Stn. CP86, 09°26’S-131°13,E, 223-
225 m, 04.11.1991: 1 $ 12 x 10 mm (MNHN-B22487)
(Tanimbar Islands).
Philippines
MUSORSTOM 1: Stn. CC11, \2o59.VH-\20o2?>.l'E,
217-230 m, 20.03.1976: 1 ovig. $ 34 x 25 mm (MNHN-
B13818). - Stn. CP24, 14°00.0,N-120°18.0’E, 189-209
m, 22.03.1976: 2 $ 31 x 24 mm, 32 x 23 mm, 1 juv. $
9 x 6 mm (MNHN-B 13820). - Stn. CP25, 14°02.7’N-
120°20.3’E, 191-200 m, 22.03.1976: 1 $ 36 x 26 mm
(MNHN-B 13 821). - Stn. CP34, 14°01.0’N-120°15.8’E,
188-191 m, 23.03.1976: 1 $ 31 x 23 mm (MNHN-
B13822). - Stn. CP36, 14°01.2’N-120o20.2’E, 187-210
m, 23.03.1976: 1 $ 33 x 24 mm (MNHN-B 13823). - St
12: 187 m, 20.03.1976: 1 $ 25 x 20 mm, 1 $ 33 x 25 mm
(MNHN-B 138 19).
MUSORSTOM 2: Stn. CP10, 14o00.1’N-120o18.5’E,
188-195 m, 21.11.1980: 1 $ 33 x 23 mm (MNHN-
B13884). - Stn. CP21, 14°00.2’N-120°17.8,E, 191-192
m, 22.11.1980: 2 $ 32 x 24 mm, 38 x 27 mm (MNHN-
B 1389 1 ). - Stn. CP67, 14°00.1,N-120o18.5’E, 193-199
m, 29.11.1980: 1 $ 40 x 30 mm (MNHN-B 13893). - Stn.
CP83, 13°55.2,N-120°30.5,E, 318-320 m, 02.12.1980: 1
$ 30 x 21 mm (MNHN-B 1 3890). - Stn. CP26, 13°49.6’N-
120°51.0’E, 299-320 m, 23.11.1980: 1 juv. $ 11 x 7 mm
(MNHN-B 13903). - Stn. CP13, 14°00.5’N-120o20.7’E,
193-200 m, 21.11.1980: 1 $ 25 x 18 mm (MNHN-
B13886).
MUSORSTOM 3: Stn. CP87, 14o00.6’N-120°19.6’E,
191-197 m, 31.05.1985: 1 $ 31 x 23 mm (MNHN-
B 13824). - Stn. CP111, 14°00.1,N-120°17.5,E, 193-205
m, 02.06.1985: 1 $ 36 x 26 mm (MNHN-B 13825). - Stn.
CP112, 14o00.2’N-120°19.2’E, 187-199 m, 02.06.1985:
I $ 31 x 22 mm (MNHN-B 13826). - Stn. CP143,
I I °28.3 ’N- 124° 1 1 ,6’E, 205-214 m, 07.06.1985: 1 $ 33
x 24 mm (MNHN-B13828). - Stn. CP120, 12°05.6’N-
121°15.6’E, 219-220 m, 03.06.1985: 1 $ 28 x 20 mm
(MNHN-B 13827).
PANGLAO 2005: Stn. CP2332, 9038.8’N-123045.9’E,
4 1 8-477 m, 22.05.2005, ex ZRC: 1 juv. $8x6 mm, 1 juv.
$11x7 mm, 1 $ 13 x 10 mm, 4 $ 20 x 15 mm, 3 $
25 x 20 mm, 1 $ 30 x 25 mm (MNHN-B31924). - July
2004-May 2005, Arbasto coll., ex ZRC: 1 $ 20 x 15 mm
(MNHN-B31923) (N Coast of Panglao). - Stn. CP2331,
9°39.2’N-123047.5’E, 255-262 m, 22.05.2005, ex ZRC:
1 juv. $ 8 x 6 mm, 1 juv. $9x7 mm, 1 $ 25 x 20
mm, 1 $ 25 x 23 mm (MNHN-B3 1919). - Stn. CP2341,
9°24.5’N-123°49.7,E, 712-888 m, 23.05.2005, ex ZRC:
1 $ 25 x 23 mm (MNHN-B3 1918). - Stn. CP2343,
9°27.4’N-123°49.4,E, 273-302 m, 23.05.2005, ex ZRC: 1
juv. $ 6 x 4 mm, 1 juv. $7x5 mm, 1 juv. $12x8 mm
(MNHN-B3 1 922). - Stn. T34, 9°3 1 .3 ’N- 1 23°5 1 ,4’E, 1 45-
163 m, 03.07.2005, ex ZRC: 1 juv. $ 6 x 4 mm (MNHN-
B31921). - Stn. CP2344, 9°28.4’N-123o50.1’E, 128-155
m, 23.05.2005, ex ZRC: 1 juv. $ 12 x 8 mm (MNHN-
B3 1920). - Stn. CP2381, 8°43.3’E-123o19.0’E, 275-280
m, 28.05.2005, ex ZRC: 1 juv. $7x5 mm, 1 juv. $ 10 x
26
ALESSANDRO GARASSINO
7 mm, 1 juv. c? 12 x 8 mm, 1 $ 15 x 12 mm, 3 $ 30 x 25
mm (MNHN-B3 1 925).
Taiwan
“ Chung Ming Fa ” TAIWAN 2002: Stn. CP159,
22°14.6’N-120o59.9’E, 208 m, 24.05.2002, Chan, Cosel,
Richer coll.: 1 3 18 x 15 mm (MNHN-B29578).
Solomon Islands
SALOMON 2: Stn. CP2287, 8o40.8’S-157o24.6’E,
253-255 m, 01.11.2004, Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1
juv. 3 11 x 9 mm (MNHN-B30887).
New Caledonia
BATHUS 1: Stn. CP695, 20°34.59’S-164°57.88,E,
410-430 m, 17.03.1993: 1 3 30 x 23 mm (MNHN-
B24777). - Stn. CP710, 21043.2,S-166°36.3,E, 320-386
m, 19.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 juv. 3 10x9mm
(MNHN-B30888).
BATHUS 4: Stn. CP946, 20°33.81,S-164°58.35’E,
386-430 m, 10.08.1994, Richer de Forges coll.: 1 3 20 x
14 mm (MNHN-B30884).
HALIPRO 1: Stn. CH856, 21o44.02’S-166o37.76’E,
311-365 m, 20.03.1994: 1 juv. 8 x 6 mm (MNHN-
B24860). - St CP851, 21°43’S-166°37,E, 314-364 m,
19.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 3 13 x 10 mm
(MNHN-B30885).
MUSORSTOM 4: Stn. CC248, 22°09.5 ’ S- 1 67° 1 0.0’E,
380-385 m, 04.10.1985: 1 $ 21 x 15 mm (MNHN-
B 17265).
Loyalty Islands
MUSORSTOM 6: Stn. DW447, 20°54.9’S-
167°19.8’E, 460 m, 19.02.1989: 1 juv. 3 12 x 8 mm
(MNHN-B24271).
Fiji Islands
BORDAU 1: Stn. DW1450, 16044’S-179058’E, 327-
420 m, 04.03.1999, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 juv. 3
10 x 9 mm (MNHN-B30886).
MUSORSTOM 10: Stn. CP1327, 17°133’S-
177°51.6’E, 370-389 m, 07.08.1998, Bouchet, Richer
coll.: 1 $ 25 x 21 mm (MNHN-B30902).
Type locality: Indonesia (Kai Islands), 5°40’S-
132°26’E, 310 m (“ Sibogd ’, Stn. 254).
Emended diagnosis: Medium size. Dorsal surface of
carapace areolated, smooth; subhepatic region strongly
inflated. Anterolateral margin short, spineless. Postero-
lateral margin elongate, spineless. Rostrum long, thick
without lateral spines, distai tip directed upward; pseu-
dorostral spines elongate, slightly shorter than rostrum
directed upward; subhepatic spine elongate, directed ou-
tward, upward. V-shaped cervical groove Crossing mar-
gins, delimiting subhepatic region inferiorly; cervical
groove interrupted at level of gastric pits; branchiocardiac
groove weakly visible only laterally, along carapace mar-
gins. Gastric pits weak. Linea homolica well defined for
entire length of carapace, Crossing space between pseudo-
rostral and subhepatic spines, ending at base of pseudo-
rostral spine. Orbit absent. Eye: basophthalmite elongate,
narrow; podophthalmite short, thick. Eye-stalk located
between pseudorostral, subhepatic spines. Antennulae:
article 1 short, broad; articles 2-3 cylindrical, short. An-
tennae: article 1 cylindrical, short, spineless, with promi-
nent urinai tubercle; articles 2-5 cylindrical, short. Buccal
spine absent, but margin of buccal area forming a promi-
nent angle. Reduced proepistome. Epistome enlarged. En-
dostome located posteriorly; buccal area closed by mxp3
operculiform, with palps joining medially; endostomial
ridge weak; exhalent orifice having notch shape. Anten-
nal (or infraorbital) spine short. Mxp3 ischium, merus
of endopodite enlarged; merus very enlarged, elongate;
anterior margin of merus extending beyond endostomial
ridge. Cheliped spineless, weak, short; propodus cylindri¬
cal. P2-P4 elongate; P4 longer than P2-P3; P2-P5 merus
slightly enlarged with respect to other articles, spineless;
P2-P4 propodus fiat; P2-P4 dactylus very elongate, stron¬
gly curved, pointed; P5 very elongate, with merus incur-
ved, extending beyond gastric pits on dorsal surface of
carapace reaching base of pseudorostral spine. Male ab-
dominal holding by P1-P4 coxae; telson secured by mxp3
coxae: indentation very strong on mxp3 coxa; hb strongly
crenulate.
Female thoracic stemum: as long as broad, enlarged,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused into
small, elongate triangular shield, with rounded tip; 3-6
fused into single broad piate, as long as wide, with fiat
centrai depression, e4-e6 slightly raised; 3/4, 4/5, 5/6 in-
distinct; 6/7 complete, slightly curved centrally, strongly
inclined distally; pointed process of 6/7 lateral part re-
latively developed. Spermatheca occupying about one/
fourth of 7/8: aperture slit-shaped, elongate, very nar¬
row; 7 with very narrow, brownish m7; aperture closed
by strong sinuous r8, protected anteriorly by a rounded
bulge on inner margin of 7. D2-d3 shallow. Hb elonga¬
te, strongly raised, with crenulate surface. E3 very short,
with gmxp3 narrow, shallow; e4 straight, stocky, slightly
inclined upward, with gl wide, shallow; e5 stocky, stron¬
gly inclined backward with, g2 wide, shallow; e6 stocky,
strongly inclined backward, with g3 wide, shallow; e7
elongate, strongly inclined backward, with g4 wide, shal¬
low; 7 with thinly calcified anteromedian part (not repor-
ted in thè Piate); lower margins of 8 joined together by a
short median line in thè proximal part.
Male thoracic stemum: as long as broad, enlarged,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused into
small, elongate triangular shield, with rounded tip; 3-6 fu¬
sed into single broad piate, as long as wide, with fiat centrai
depression, e4-e6 slightly raised; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct;
6/7 complete with a characteristic triangular-shaped form
centrally, strongly inclined distally; pointed process of
6/7 lateral part relatively developed; 7/8 complete, curved
centrally, strongly inclined backward distally, with wing-
shaped distai part. D2-d3 shallow. Hb elongate, strongly
raised, with crenulate surface. E3 very short, with gmxp3
narrow, shallow; e4 straight, stocky slightly inclined up¬
ward, with gl wide, shallow; e5 stocky, strongly inclined
backward, with g2 wide, shallow; e6 stocky, strongly
inclined backward, with g3 wide, shallow; e7 elongate,
strongly inclined backward, with g4 wide, shallow; 7 with
thinly calcified anteromedian part (not reported in thè Pia¬
te); lower margins of 8 joined together by a short median
line in thè proximal part.
Genus Ihlopsis Guinot & Richer de Forges, 1995
Piate 10
Type species: Ihlopsis tirardi Guinot & Richer de For¬
ges, 1995, by originai designation; gender feminine.
Included extant species: I. multispinosa (ihle, 1912);
I. tirardi Guinot & Richer de Forges, 1995.
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN. 1 839 (CRUSTACEA, DEC APODA, BRACHYURA)
27
Ih/opsis tirardi
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP1026, 17°50.35’S-
168°39.33’E, 437-504 m, 28.09.1994, Richer de Forges
coll.: 1 S 15 x 10 mm (MNHN-B30920).
New Caledonia
“ Vauban 22°49’S- 1 67° 1 2’E, 400 m, 1 0.04. 1 978, In-
tès coll.: 1 $ 20 x 17 mm (MNHN-B20283); 1 $ 19 x 16
mm; 1 $ 20 x 1 7 mm; 1 ovig. 9 19x16 mm; 2 S 1 7 x 13
mm, 16 x 14 mm (MNHN-B7030) (Pins Island). - Dr.l,
22049’S-167012’E, 390-395 m, 10.04.1978, Intès coll.: 1
S 16 x 14 mm (MNHN-B7031).
BATHUS 3: Stn. CP847, 23°03’S-166°58,E, 405-
411 m, 01.12.1993, Bouchet, Richer, Warén coll.: 1 S
15 x 8 mm (MHNH-B30919). - Stn. CP815, 23°47’S-
168°17’E, 460-470 m, 28.11.1993, Bouchet, Richer,
Warén coll.: 1 8 13 x 8 mm (MNHN-B30926). - Stn.
CP812, 23°43’S-168°16,E, 391-440 m, 28.11.1993,
Bouchet, Richer, Warén coll.: 1 $ 17x11 mm (MNHN-
B30921). - Stn. DW816, 23041,S-168°15’E, 380-391 m,
28.1 1.1993, Bouchet, Richer, Warén coll.: 1 9 12xl0mm
(MNHN-B30915). - Stn. CP814, 23°48’S-168°17,E, 444-
530 m, Bouchet, Richer, Warén coll.: 1 S 17 x 10 mm
(MNHN-B30913).-Stn.CP813,23°45.23’S-168°16.57,E,
410-415 m, 28.11.1993, Richer de Forges coll.: 1 S 15
x 10 mm (MNHN-B30914). - Stn. DW818, 23°43.89’S-
168°16.32’E, 394-401 m, 28.11.1993, Richer de Forges
coll.: 1 S 15 x 10 mm (MNHN-B30916). - Stn. CP811,
23o41.42’S-168°15.50,E, 383-408 m, 28.11.1993, Richer
de Forges coll.: 1 9 20 x 13 mm, 1 ovig. 9 20 x 13 mm, 1
9 26 x 17 mm (MNHN-B30889).
BERYX 11: Stn. CP51, 23°44.50’S-168°16.70,E,
390-400 m, 21.10.1992: 1 ovig. 9 20 x 13 mm (MNHN-
B24787).
LITHIST: Stn. DW13, 23°45.0,S-168°16.7’E, 400 m,
12.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 ovig. 9 25 x 17mm
(MNHN-B30883).
MUSORSTOM4:Stn.DW214,22053.8’S-167013.9’E,
425-440 m, 28.09.1985: 1 S 13 x 9 mm, 1 9 17 x 11 mm
(MNHN-B 17266). - Stn. DW222, 22°57.6’S-167°33,E,
410-440 m, 30.09.1985: 1 ^12x9 mm, 1 S 15 x 10 mm
(MNHN-B 17267).
NORFOLK 1: Stn. CP1721, 23°19’S-168°01 ’E, 416-
443 m, 26.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 S
15 x 8 mm (MNHN-B30923). - Stn. DW1732, 23°20’S-
168°16’E, 347-1,063 m, 27.06.2001, Lozouet, Boisselier,
Richer coll.: 1 S 14 x 10 mm (MNHN-B30925).
NORFOLK 2: Stn. CP2114, 23045,S-168°17’E,
390-398 m, 31.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.:
1 juv. S 8 x 5 mm (MNHN-B30927). - Stn. DW2032,
23°39,S-167°44’E, 420-450 m, Lozouet, Famedi, Richer
coll.: 2 S 15 x 10 mm (MNHN-B30922). - Stn. CP2153,
22°47’S-167012’E, 395-400 m, 05.11.2005, Lozouet, Sa¬
madi, Richer coll.: 1 9 16 x 10 mm (MNHN-B30912).
- Stn. DW2156, 22054,S-167°15’E, 468-500 m, Lozouet,
Samadi, Richer coll.: 19 17x12 mm, 2 <$ 15 x 10 mm
(MNHN-B309 1 7).
SM1B 1: Stn. DW2, 22°51.9,S-167°13,E, 415 m,
05.02.1986: 1 9 21 x 13 mm (MNHN-B201 17). - Stn.
DW7,22°55,S-167°15.9’E, 500 m, 06.02.1986: 1 9 15 x
9 mm (MNHN-B20290).
SMIB 2: Stn. DW2, 22054.9’S-167014.2’E, 448 m,
17.09.1986: 1 9 15x9mm(MNHN-B20115).-Stn. DW3,
22o56.0,S-167°14.8’E, 420 m, 17.09.1986: 1 9 16 x 10
mm (MNHN-B2013 1). - Stn. DW5, 22°56’S-167°14,E,
398-410 m, 17.09.1986: 1 <$ 15 x 8 mm; 1 9 17 x 11
mm (MNHN-B 19878). - Stn. DW6, 22056’S-167016’E,
442-460 m, 17.09.1986: 1 9 poorly preserved (MNHN-
B19875). - Stn. DW13, 22°52’S-167°13,E, 427-454 m,
18.09.1986: 1 juv. 9 7 x 5 mm (MNHN-B20130). - Stn.
DW17, 22°55’S-167015’E, 428-448 m, 19.09.1986: 2 9
19x11 mm, 18 x 12 mm (MNHN-B 19876).
SMIB 3: Stn. DW22, 23°03’S-167°19.1,E, 503 m,
24.05.1987: 1 $ 11 x 8 mm (MNHN-B20122). - Stn.
DW25, 22°56.1’S-167°16.2,E, 437 m, 24.05.1987: 1 9
17 x 10 mm, 1 ovig. 9 17 x 10 mm, 1 9 16 x 10 mm
(MNHN-B201 1 1). - Stn. DW26, 22055.1’S-167°15.5’E,
450 m, 24.05.1987: 1 9 18 x 11 mm (MNHN-B201 13). -
Stn. DW30, 22°52.2,S-167°22.3’E, 648 m, 26.05.1987: 1
ovig. 9 21x12 mm (MNHN-B20108).
SMIB 8: Stn. DW189, 23°17.6,S-168°05.5,E, 400-
402 m, 31.01.1993: 1 S 12 x 7 mm (MNHN-B30924).
Fiji Islands
BORDAU 1: Stn. CP1478, 20°59’S-178°44,E, 386-
396 m, 09.03.1999, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 <$ 13
x 8 mm (MNHN-B30918).
Type locality: New Caledonia (Pins Island), 22°49’S-
167°12’E, 400 m.
Emended diagnosis: Small size. Dorsal surface of
carapace areolated, strongly spiny; subhepatic region
strongly inflated, with very elongate three spines, ante-
rior one longest of all spines of carapace; three subhepatic
spines directed upward. Anterolateral margin short, with
one elongate spine directed upward, outward. Posterola-
teral margin elongate, with two elongate spines directed
upward, outward. Cardiac, gastric, branchial regions with
numerous supplementary elongate spines directed up¬
ward. Rostrum elongate, thick without lateral spines, with
distai tip slightly directed downward; V-shaped pseudo-
rostral spines elongate, with one strong supplementary
lateral spine located medially, directed upward; infraor-
bital spine elongate, strong, as long as rostrum, directed
forward, inclined downward. Cervical groove marked,
Crossing margins directly; cervical groove interrupted at
level of gastric pits; branchiocardiac groove straight diffi-
cult to locate laterally. Gastric pits deep. Linea homolica
sinuous, weak but evident for entire length of carapace,
Crossing space between pseudorostral, fìrst subhepatic
spines, ending at base of infraorbital spine. Orbit absent.
Eye: basophthalmite elongate, narrow; podophthalmite
short, terminating with a circular or ovai comeal region.
Eye-stalk Crossing between pseudorostral, infraorbital spi¬
nes. Antennulae: article 1 broader than long; articles 2-3
cylindrical, elongate. Antennae: article 1 with one well-
developed urinai tubercle; articles 2-3 cylindrical, elon¬
gate with one strong distai spine on inner margin; article 5
very short. Proepistome short, spineless. Epistome more
strongly developed than proepistome. Endostome delimi-
ted anteriorly by a weak margin with two median ridges.
Over exhalent orifice, a shield forming a membranous
projection, surmounted by one buccal spine. Endostomial
ridge marked. Antennal spine short directed inward. Buc¬
cal spine strong. Protogastric spine strong, elongate. Pte-
rygostomial spine strong, elongate. Mxp3 subpediform,
elongate, with elongate spines; ischium subcylindrical,
very narrow; merus enlarged anteriorly, with anterior mar-
28
ALESSANDRO GARASSINO
gin slightly exceeding endostomial ridge. Cheliped very
weak, short, extending slightly beyond distai extremity
of P2 merus, in both male and female; PI ischium with
one strong spine on upper margin and one strong spine on
lower margin, both located at distai extremity; PI merus
with two strong spines located proximally, one strong spi¬
ne located at distai extremity on upper margin, one strong
spine located proximally on lower margin; PI propodus
cylindrical, narrow; PI dactylus short. P2-P3 merus with
two strong spines on upper margin (/. multispinosa)', P2-
P4 merus with four strong spines on upper margin (/.
tirardi)', P4 merus with one strong spine on upper mar¬
gin (/. multispinosa)', P2-P5 with distai spine either very
elongate (/. multispinosa) or same-sized as other spines (/.
tir ardi)', P5 narrow, very elongate, with merus joining or
extending beyond base of pseudorostral spines. Locking
of male abdomen insured by weakly developed hb, mxp3
coxal indentation, PI coxae; telson held by mxp3 coxae:
indentation very strong on mxp3 coxa.
Female thoracic stermini: slightly longer than broad,
narrow, completely covered laterally by abdomen; 1-2
fused into small, elongate triangular shield, with pointed
tip; 3-6 fused into single broad piate, longer than wi-
de, with centrai depression slightly curved, restricted
at level of 4, e4-e6 slightly raised, e6 fiat; ridge weak,
concave, at connecting point of 3-4, dividing centrai de¬
pression from a small hollow depression in 3; 3/4, 4/5,
5/6 indistinct; 6/7 complete, slightly curved centrally,
strongly inclined distally; rounded process of 6/7 late-
ral part relatively developed. Spermatheca occupying
about one/fourth of 7/8: aperture slit-shaped, very nar¬
row, short; 7 with arc-shaped, very narrow, whitish m7;
8 with arc-shaped, large, brownish m8; aperture closed
medially by weak sinuous r8, protected anteriorly by a
rounded strong bulge on inner margin of 7, covering to-
tally aperture of spermatheca. D2-d3 shallow. Hb short,
raised, with slightly crenulate surface. E3 very short,
with gmxp3 narrow, shallow; e4 straight, stocky slight¬
ly inclined upward, with gl wide, shallow; e5 elonga¬
te, strongly inclined backward, with g2 wide, shallow;
e6 elongate, strongly inclined backward, with g3 wide,
shallow; e7 elongate, strongly inclined backward, with
g4 wide, shallow; 7 with thinly calcified anteromedian
part (not reported in thè Piate); lower margins of 8 not
joined together in thè proximal part.
Male thoracic stemum: slightly longer than broad,
narrow, completely covered laterally by abdomen; 1-2
fused into small, elongate triangular shield, with pointed
tip; 3-6 fused into single broad piate, longer than wide,
with centrai depression slightly curved, restricted at le¬
vel of 4, e4-e5 slightly raised, e6 fiat; 3/4, 4/5, 5/6 indi¬
stinct; 6/7 complete, with a characteristic sinuous course
centrally, strongly inclined distally; rounded process
of 6/7 lateral part relatively developed; 7/8 complete,
curved centrally, strongly inclined backward distally,
with wing-shaped distai part. D2-d3 shallow. Hb short,
raised, with slightly crenulate surface. E3 very short,
with gmxp3 shallow; e4 straight, stocky slightly curved
upward, with gl wide, shallow; e5 elongate, strongly
inclined backward, with g2 wide, shallow; e6 elonga¬
te, strongly inclined backward, with g3 wide, shallow;
e7 elongate, strongly inclined backward, with g4 wide,
shallow; lower margins of 8 not joined together in thè
proximal part.
Genus Lamoha Ng, 1998
Piate 1 1
Type species: Hypsophrys superciliosa Wood-Mason
& Alcock, 1891, by monotypy; name pre-occupied by
Agassiz, 1858 [Pisces]; gender feminine.
Included extant species: L. hystrix Ng, 1998; L. inflata
(Guinot & Richer de Forges, 1981); L. longipes (Alcock &
Anderson, 1 899); L. longirostris (Chen, 1986); L. muroto-
e«sA(Sakai, 1979);L. noar (Williams, \91 \)\L. per sonata
(Guinot & Richer de Forges, 1981); L. superciliosa (Wo¬
od-Mason & Alcock, 1891); L. williamsi (Takeda, 1980).
Lamoha inflata
Loyalty Islands
“Vauban”: 21041’S-167058.8’E, 400 m, 24.06.1977,
Intès coll.: 1 ovig. $ 19 x 17 mm (MNHN-B7023)
(Maré).
Samoa Islands
“Vauban”: 400 m, 17.11.1977, Intès coll.: 1 $ 34
x 29 mm (MNHN-B7024) (Apolima Strait). - 400 m,
17.11.1977, Intès coll.: 1 $ 28 x 25 mm (MNHN-B29009)
(Apolima Strait).
French Polynesia
Tuamotu (Mururoa): 21°53.2,S-138°53.2,W, 700-900
m, 25.06.1988, Poupin coll.: 1 9 35 x 30 mm (MNHN-
B24310). - Stn. 159, 21°48.1’S-138°55.6,W, 540 m,
21.06.1989, Poupin coll.: 1 $ 28 x 24 mm (MNHN-
B24312). - Stn. 223, 21°50.9’S-138°58.2,W, 500 m,
15.05.1990, Poupin coll.: 1 S 27 x 20 mm, 1 ovig. ^ 23 x
18 mm (MNHN-B24343). - Stn. 70, 18°30’S-136°27,W,
300-400 m, 07.06.1988, Poupin coll.: 1 ovig. $ 27 x 22
mm (MNHN-B243 1 1) (Reao Atoll). - Stn. 309, 16°34.2’S-
143°38.7’W, 580 m, 07.10.1990, Poupin coll.: 1 S 30 x
25 (MNHN-B24446) (Makemo Atoll).
Lamoha longipes
Seychelles
CEPROS: Stn. 5.26, 5048.5’S-56°44’E, 600 m,
24.10.1987: 1 ovig. $ 33 x 29 mm (MNHN-B24306).
Lamoha longirostris
Solomon Islands
SALOMON 2: Stn. CP2252, 7°28.4’S-156°17.5’E,
1,059-1,109 m, 01.11.2004, Bouchet, Warén, Samadi
coll.: 1 $ 20 x 15 mm, 1 $ 30 x 25 mm, 2 S 23 x 18 mm
(MNHN-B30906).
Wallis and Futuna Islands
MUSORSTOM 7: Stn. CP620, 12034.4’S-178°1 l’W,
l, 280 m, 28.05.1992: 1 ovig. $ 24 x 21 mm (MNHN-
B24695). - Stn. CP621, 12°35’S-178°1 1.5’W, 1,300 m,
28.05.1992: 1 ^ 18 x 15 mm (MNHN-B24697). - Stn.
CP623, 12034.2’S-178015.1’W, 1,300 m, 28.05.1992: 2
S 17 x 15 mm, 14 x 11 mm, 1 S 23 x 17 mm (MNHN-
B24696).
Lamoha murotoensis
Seychelles
CEPROS: Stn. ECH52, 5048.2’S-56°45’E, 200-220
m, 24.10.1987: 1 $ 35 x 29 mm (MNHN-B24307). - Stn.
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA. DECAPODA. BRACHYURA)
5.27, 5048.5’S-56044.6’E, 400-450 m, 24.10.1987: 1 8
21 x 18 mm (MNHN-B20288).
Madagascar
“ Vauban ”: Stn. 11, 12°39.8’S-48015.2’E, 375-385 m,
14.04.1971: 1 c? 23x21 mm, 1 juv. $ 8 x 7 mm (MNHN-
B7025) (NW Coast).
Indonesia
KARUBAR: Stn. DW32, 05°47’S-132°51 ’E, 170-
206 m, 26.10.1991: 1 8 20 x 16 mm, 1 juv. 8 8 x 7 mm
(MNHN-B22490) (Kai Islands).
Japan
Shikoku Island, Muroto-city, Mitsu, 03.01.1975, Mat-
suzawa coll., 07.12.1990, Sakai leg.: 1 $ 39 x 32 mm, 1
ovig. $ 36 x 3 1 mm (MNHN-B24445).
Solomon Islands
SALOMON 2: Stn. CP2201, 7°43.5,S-158°29.9’E,
307-310 m, Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1 juv. 8 15 x
1 1 mm (MNEIN-B30933).
French Polynesia
Stn. 495, 230 m, 01.02.1996, Poupin coll.: 3 $ 25 x 22
mm, 1 $ 30 x 26 mm, 1 8 30 x 26 mm (MNHN-B3091 1).
- Stn. 40, 8°46.12’S-140°06.74,W, 346 m, 26.08.1990,
Poupin coll.: 1 juv. 8 14 x 11 mm (MNHN-B24569).
Marquesas Islands
MUSORSTOM9: Stn. CP 1282, 7°52’S-140o31’ W, 416-
460 m, 07.10.1997, Bouchet, Dayrat, Richer coll.: 1 juv. 8
8x6 mm, 1 juv. 8 10 x 8 mm, 1 juv. <^11x9 mm (MNHN-
B30932). - Stn. CP1306, 8°55.2’S-140°14.8,W, 283-448
m, 10.10.1997, Bouchet, Dayrat, Richer coll.: 1 (5*23 x 19
mm (MNHN-B30930). - Stn. CP1268, 7°56’S-140o43’W,
285-320 m, 04.10.1997, Bouchet, Dayrat, Richer coll.: 1
juv. 8 8 x 6 mm, 1 juv. 8 15 x 12 mm (MNHN-B30931).
Lamoha noar
French Antilles
ORSTOM-IRPM-SMCB: Stn. W36, 16°15.48’N-
61°50.31’W, 550 m, 01.04.1993, Leblond, Poupin coll.: 1
8 58 x 54 mm, 1 8 35 x 36 mm, 1 $52x51 mm, 1 $ 57
x 58 mm; 1 ovig. $ 58 x 54 mm (MNHN-B24875).
“Polka”: 300-600 m, Lamy coll.: 1 $ 50 x 42 mm
(MNHN-B30910) (Guadalupa).
Lamoha personata
Vanuatu
“Vauban”: 900 m, 14.10.1977, Intès coll.: 1 8 38 x
39 mm (MNHN-B7022) [Torrès Islands (Loh)]. - 900
m, 14.10.1977, Intès coll.: 1 $ 38 x 35 mm (MNHN-
B29008) [Torrès Islands (Loh)].
Kiribati Islands
600 m, 04.1987, Crutz coll.: 1 $ 38 x 34 mm, 1 ovig.
$ 33 x 29 mm (MNHN-B 19885).
Samoa Islands
“Vauban”: 750 m, 20.11.1977, Intès coll.: 2 8 43 x
39 mm, 38 x 34 mm, 1 $ 31 x 28 mm (MNHN-B 16725)
(Apolima Strait).
French Polynesia
Tuamotu (Mururoa), 1984, Poupin coll.: 1 8 47 x 42
mm, 1 $ 43 x 40 mm (MNHN-B 1 6576). - Marotiri Island,
Stn. 103, 27°55’S-143,3rW, 500-600 m, 27.08. 1988: 1 8
53 x 48 mm, 1 $ 43 x 41 mm (MNHN-B24314). - Rima-
tara Island, 500-700 m, 03.09.1988: 3 8 48 x 43 mm, 40
x 36 mm, 38 x 35 mm (MNHN-B 24316).
Lamoha superciliosa
Maldives
“Vìtjaz”: Stn. 4618, 6o20’N-75o45’E, 1,930 m,
26.01.1960: 1 ovig. $18x15 mm (MNHN-B27886).
Taiwan
Stn. CP277: 1 juv. $10x8 mm, 1 8 18 x 15 mm
(ZRC 2008.0992).
Lamoha williamsi
Hawaii
04.08.1980, Titgen leg.: 1 8 40 x 35 mm (MNHN-
B30905).
Type locality: Arabian Sea, 1502’N-73034’E, 1,353 m
(“ Investigator ”, Stn. 105).
Emended diagnosis: Large size. Dorsal surface of ca¬
rapace areolated, tuberculate, spiny; subhepatic regions
slightly inflated, with two main strong spines directed
upward. Anterolateral margin short, with one strong spi¬
ne directed upward. Posterolateral margin elongate, with
one or two strong spines directed upward (L. personata , L.
noar , L. williamsi ) or small tubercles (L. longipes ) or smo-
oth (L. longirostris, L. injìata, L. superciliosa) or calcified
granules ( L . murotoensis). Spatula-shaped rostrum stron-
gly directed downward with rounded tip ( L . superciliosa,
L. longirostris) or strongly bifid (L. longipes, L. noar, L.
murotoensis, L. injìata) or slightly bifid (L. williamsi, L.
personata)', pseudorostral omamentation with different di-
sposition: 1) pseudorostral omamentation spiniform, with
front having one pair of spines at rostrum base (L. noar,
L. personata, L. williamsi), 2) pseudorostral omamenta¬
tion short, with a second tooth, interpreted as supra-orbital
(L. superciliosa) or as a slight convexity of supra-orbital
margin (L. longirostris), 3) presence of two spines, inter¬
preted respectively as pseudorostral, supra-orbital spines
(L. injìata, L. longipes, L. murotoensis). Cervical groove
oblique, strongly developed, complete medially, Crossing
carapace margins, delimiting subhepatic region inferiorly;
branchiocardiac groove oblique, distinctly Crossing carapa¬
ce margins, located posteriorly, primarily visible laterally.
Gastric pits weak. Linea homolica sinuous well-developed
for entire length of carapace, ending at level of orbit. Orbit
wide. Eye: basophthalmite very short, slightly enlarged di-
stally; podophthalmite longer; eye placed completely into
orbit, particularly when it is short (L. personata). Podo¬
phthalmite never occupies entire orbit. Antennulae: article
1 broader than long; article 2 cylindrical, elongate; article
3 short. Antennae: article 1 with strong urinai tubercle;
article 1 relatively short, with one anteroextemal spine;
flagellum very elongate. Proepistome Crossing between
eyes as tuberculated septum (L. noar, L. superciliosa, L.
longirostris, L. personata, L. williamsi) or with one spine
(L. longipes, L. murotoensis, L. injìata). One spine (infra-
orbital or antennal) located between infra-orbital margin,
base of antennae. Epistome very short. Endostome shallow,
delimited anteriorly by two slightly raised ridges; one bilo¬
bate shield over exhalent orifice. Antennal spine elongate
directed forward, delimiting orbit inferiorly. Buccal spine
absent. Mxp3 pediform, elongate, narrow, with palp very
well developed; mxp3 covering totally endostome; exha¬
lent orifice free, narrow. Cheliped well developed, more or
less as long as P2; PI propodus elongate, slightly enlarged
30
ALESSANDRO GARASSINO
distally; PI dactylus relatively short; P2-P4 elongate, with
merus enlarged, more or less cylindrical; P5 very weak;
P5 merus with spines on lower margin ( L . murotoensis, L.
longipes, L. inflatà), or without spines (L. superciliosa, L.
longirostris, L. noar, L. williamsi, L. perdonata); P5 me¬
rus extending beyond gastric pits; P5 propodus very small,
forming with dactylus a subcheliform process. Abdominal
holding characteristic: 1) hb with denticulated stemal pro-
minence; 2) one indentation on mxp3 coxa, limiting proxi-
mal movement of telson.
Female thoracic stemum: longer than broad, narrow,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused in-
to small, short triangular shield, with rounded tip; 3-6
fused into single broad piate, longer than wide, with
centrai depression curved, restricted at level of 4, e4-e6
strongly raised; ridge weak, slightly concave, at con-
necting point of 3-4, dividing centrai depression from
small hollow depression in 3; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct; 6/7
complete, straight centrally, slightly curved backward di¬
stally. Spermatheca occupying about two/fourth of 7/8:
aperture slit-shaped, very elongate, relatively narrow; 7
with arc-shaped, narrow, whitish m7; 8 with very nar¬
row, whitish marginai m8; membranous area supported
medially by weak r8. D2-d3 deep. Hb elongate, weakly
raised, with crenulate surface. E3 straight, stocky, with
gmxp3 small, deep; e4 straight, stocky slightly inclined
upward, with gl narrow, shallow; e5 elongate, straight,
with g2 narrow, shallow; e6 elongate, slightly inclined
backward, with g3 narrow, shallow; e7 elongate, stron¬
gly inclined backward, with g4 narrow, shallow; lower
margins of 8 not joined together in thè proximal part.
Male thoracic stemum: longer than broad, narrow,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused into
small, short triangular shield, with rounded tip; 3-6 fu¬
sed into single broad piate, longer than wide, with cen¬
trai depression curved, slightly restricted at level of 4,
e4-e6 strongly raised; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct; 6/7 com¬
plete, straight centrally, slightly inclined backward di¬
stally; 7/8 complete, curved centrally, strongly inclined
backward distally, with wing-shaped distai part. D2-d3
deep. Hb elongate, weakly raised, with crenulate surface.
E3 straight, stocky, with gmxp3 small, deep; e4 straight,
stocky slightly inclined upward, with gl narrow, shallow;
e5 elongate, slightly inclined backward, with g2 narrow,
shallow; e6 elongate, slightly inclined backward, with g3
narrow, shallow; e7 elongate, strongly inclined backward,
with g4 narrow, shallow; 7 with thinly calcified anterome-
dian part (not reported in thè Piate); lower margins of 8
not joined together in thè proximal part.
Genus Latreillopsis Henderson, 1888
Piate 12
Type species: Latreillopsis bispinosa Henderson,
1 888, by monotypy; gender femmine.
Included extant species: L. antennata Guinot & Richer
de Forges, 1995; L. bispinosa Henderson, 1888; L. cornu¬
ta Guinot & Richer de Forges, 1995; L. daviei Guinot &
Richer de Forges, 1995; L. gracilipes Guinot & Richer de
Forges, 1981; L. aff. gracilipes Guinot & Richer de For¬
ges, 1981; L. laciniata Sakai, 1936; L. mariveneae Richer
de Forges & Ng, 2007; L. tetraspinosa Dai & Chen, 1980;
L. trispinosa Richer de Forges & Ng, 2008.
Latreillopsis antennata
New Caledonia
SMIB 3: Stn. DW18, 23°41.5,S-167°59.4’E, 338
m, 23.05.1987: 1 S 13.7 x 10 mm, paratype (MNHN-
B20125).
SMIB 5: Stn. DW94, 22019.6,S-168°42.8’E, 275 m,
13.09.1989: 1 $ 19 x 14 mm, paratype (MNHN-B22327)
(Norfolk folding).
Chesterfield Islands
MUSORSTOM 5: Stn. DW299, 22°47.7’S-
159°23.7’E, 360-390 m, 11.10.1986: 1 $ 12.6 x 8.4 mm,
holotype (MNHN-B 19904).
Latreillopsis bispinosa
Philippines
MUSORSTOM 1: Stn. CC12, 14°00.8’N-120o20.5’E,
210 m, 20.03.1976: 1 S 17 x 12 mm; 1 ovig. $ 20 x
14 mm (MNHN-B 13829). - Stn. CP24, 14°00.0’N-
120°18’E, 189-209 m, 22.03.1976: 1 $ 12 x 8 mm
(MNHN-B 13 851). - Stn. CP25, 14°02.7’N-120°20.3,E,
191-200 m, 22.03.1976: 1 juv. $ 6 x 4 mm (MNHN-
B13853). - Stn. CP26, 14o00.9’N-120o16.8’E, 189 m,
22.03.1976: 1 S 18 x 12 mm (MNHN-B 13830). - Stn.
CP34, 14°01.0’N-120°15.8’E, 188-191 m, 23.03.1976: 1
S 20 x 15 mm, 1 $ 11x8 mm, 1 ovig. 9 19 x 13 mm
(MNHN-B 13 831). - Stn. CP36, 14°01.2’N-120°20.2’E,
187-210 m, 23.03.1976: 1 d> 12 x 8 mm, 1 S 20 x 13 mm
(MNHN-B22581). - Stn. CP42, 13o55.1’N-120o28.6’E,
379-407 m, 24.03.1976: 1 ? 19 x 13 mm (MNHN-
B13832). - Stn. CP51, 13o49.4’N-120°04.2’E, 170-200
m, 25.03.1976: 1 c? 16 x 13 mm (MNHN-B 13833). - Stn.
CP55, 13°55.0,N-120°12.5’E, 194-200 m, 26.03.1976: 1
S 14 x 10 mm (MNHN-B 13834). - Stn. CP64, 14°00.5’N-
120°16.3’E, 194-195 m, 27.03.1976: 2 $ 14 x 10 mm,
19 x 13 mm (MNHN-B 13836). - Stn. CP71, 14°09.3’N-
120°26.2’E, 204 m, 28.03.1976: 3 $ from 9 x 6 mm to 10
x 7 mm (MNHN-B 13 852).
MUSORSTOM 2: Stn. CP2, 14°01.0,N-120°17.1’E,
184-186 m, 20.11.1980: 1 ^ 18 x 13 mm (MNHN-
B13889). - Stn. CP20, 14°00.9’N-120°18.rE, 185-192
m, 22.11.1980: 2 ? 11x7 mm, 20 x 14 mm (MNHN-
B13888). - Stn. CP21, 14°00.2’N-120o17.8’E, 191-192 m,
11.11.1980: 1 ovig. 9 18x13 mm (MNHN-B 1 3887). - Stn.
CP59, 14o00.5’N-120o16.5’E, 186-190 m, 28.11.1980:
1 9 poorly preserved (MNHN-B 18804). - Stn. CP64,
14o00.6’N-120o18.9’E, 177-181 m, 29.11.1980: 1 ovig. 9
21x14 mm, 1 juv. S 6 x 4 mm (MNHN-B 13898). - Stn.
CP67, 14o00.1’N-120o18.5’E, 178-185 m, 29.11.1980:
1 ovig. 9 21 x 15 mm (MNHN-B 13900). - Stn. CP68,
14o01.9’N-120°18.8’E, 195-199 m, 29.11.1980: 2 $ 10 x
7 mm, 15 x 10 mm (MNHN-B 13901).
MUSORSTOM 3: Stn. CP87, 14o00.6’N-120o19.6’E,
191-197 m, 31.05.1985: 2 juv. S 6 x 4 mm (MNHN-
B13854). - Stn. CP98, 14°00.2’N-120°17.9,E, 194-205
m, 01.06.1985: 1 9 12 x 7 mm (MNHN-B 13855). - Stn.
CP99, 14o01.0’N-120°19.5’E, 196-204 m, 01 .06.1985: 1
S 10 X 6 mm, 1 9 12 x 8 mm (MNHN-B 13856). - Stn.
CP100, 14°00.0’N-120o17.6’E, 189-199 m, 01.06.1985: 1
S 12 X 8 mm (MNHN-B 13857).- Stn. CP1 08, 14°0U’N-
120°17.9’E, 188-195 m, 02.06.1985: 1 9 12 x 8 mm
(MNHN-B 13858). - Stn. CP109, 14o00.2’N-120o17.6’E,
190-198 m, 02.06.1985: 2 ^11x8 mm, 10 x 6 mm
THE THORACIC STERNUM AND SPERM ATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DEC APODA, BRACHYURA)
(MNHN-B 13859). - Stn. CP111, 14o00.1’N-120°17.5’E,
193-205 m, 02.06.1985: 1 S 16 x 10 mm (MNHN-
B 13860). - Stn. CP112, 14°00.2’N-120°19.2’E, 187-199
m, 02.06.1985: 2 $ 11x7 mm, 10 x 6 mm (MNHN-
B13861). - Stn. CP120, 12°05.6’N-121°15.6’E, 219-220
m, 03.06.1985: 1 S 11 x 7 mm (MNHN-B 13862).
PANGLAO 2004: Stn. T2, 9°32.4’E-1 23°47.8’E,
152 m, 31.05.2004, ex ZRC: 1 $ 12 x 10 mm (MNHN-
B31933). - Stn. T39, 9°30.rN-123°50.4’E, 100-138 m,
06.07.2004, ex ZRC: 1 $ 8 x 6 mm (MNHN-B31937).
- 02.03.2004, Richer de Forgers det., ex ZRC: 3 S 14 x
10 mm, 1 $ 12x8 mm, 1 ovig. $ 15x13 mm (MNHN-
B31926). - Stn. T26, 9043.3’N-123048.8’E, 123-135
m, 24.06.2004, ex ZRC: 2 juv. $6x4 mm (MNHN-
B31936). - Stn. T27, 9°33.4’N-123°51.0,E, 106-137
m, 25.06.2004, ex ZRC: 1 $ 15 x 12 mm (MNHN-
B31935).
PANGLAO 2005: Stn. CP2380, 8°41,3N-123°17.8’E,
163-271 m, 28.05.2005, ex ZRC: 2^14x10 mm, 1 $ 14
x 10 mm, 2 $ 16 x 12 mm (MNHN-B3 1932). - 80-140 m,
ex ZRC: 2 S 14 x 10 mm, 1 ovig. $ 14 x 10 mm (MNHN-
B31938). - Stn. DW2371, 8034.8’N-123016.2’E, 175-187
m, 27.05.2005, ex ZRC: 1 juv. $ 6 x 4 mm (MNHN-
B31931).
Japan
Shikoku Island, Kochi Prefecture (Kochi-ken), Kami
Kawaguchi dose to Nakamura, 33o01.7’N-133o02.3’E,
ca. 120 m, 29.10.1979, Turkay det. Paromola acutispina :
1 S 19 x 12 mm, 1 ovig. $ 20 x 14 mm (MNHN-B24806).
- Kii Peninsula, 300-350 m, Nagai coll., 0 1 .0 1 . 1 99 1 et det.
L. bispinosa'. 1 $ 14 x 10 mm, 1 <5^ 13x9 mm, 1 cS' 10x7
mm (MNHN-B24867).
Solomon Islands
SALOMON 1: Stn. CP1802, 9°31.rS-160°35.0’E,
245-269 m, 02.10.2001, Bouchet, Dayrat, Warén, Richer
coll.: 1 S 20 x 14 mm (MNHN-B30985).
Latreiìlopsis daviei
Australia
“ Soela ": Stn. 83, 18°39’S-148o03’E, 248 m,
08.12.1985, Davie coll., det. Latreiìlopsis bispinosa et
leg.: 1 S 17 x 12 mm (MNHN-B20606), 3 $ 16 x 11 mm,
16 x 9 mm, 12x8 mm, 1 ovig. $18x13 mm (MNHN-
B22343).
Latreiìlopsis graci/ipes
New Caledonia
“ Vauban ”: 22°17.5’S-167°13,E, 400 m, 23.05.1978,
Intès coll. (CB 138): 1 11 x 8 mm (MNHN-B7032). -
22°19.5’S-167°10,E, 220-230 m, 23.05.1978, Intès coll.:
1 ovig. $ 12 x 7 mm (MNHN-B7033).
BATHUS 1: Stn. CP669, 20°57.3’S-165°35.3,E, 255-
280 m, 14.03.1993: 1 ^8x6 mm, 1 S 10 x 6 mm, 1 $
8x6 mm, 2 ovig. $12x9 mm (MNHN-B24784). - Stn.
CP707, 21°42.7,S-166°35.7’E, 347-375, 19.03.1993, Ri¬
cher de Forges coll.: 1 ovig. $ 15 x 10 mm, 2 S 12 x 9
mm (MNHN-B30974).
BIOCAL: Stn. CP105, 21°3rS-166°22’E, 330-335
m, 08.09.1985: 1 <$ 10 x 7 mm (MNHN-B 13838).
MUSORSTOM 4: Stn. CP172, 19°01.2’S-163o16’E,
275-330 m, 17.09.1985: 1 $ 8 x 6 mm (MNHN-
B13839).
MUSORSTOM 6: Stn. DW444, 20°54.32’S-
167°17.82’E, 300 m, 19.02.1989, Richer de Forges coll.:
1 $ 15 x 10 mm (MNHN-B22328).
Latreiìlopsis aff. gracilipes
Solomon Islands
SALOMON 2: Stn. CP2287, 8°40.8,S-157°24.6,E,
253-255 m, 01.11.2004, Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1
S 12 x 9 mm (MNHN-B30966).
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP1039, 16°49.63’S-
168°30.20’E, 464-472 m, 30.09.1994, Richer de Forges
coll.: 1 juv. S 6 x 4 mm (MNHN-B30951). - Stn. CP1018,
17°52.88’S-168o25.08’E, 300-301 m, 27.09.1994, Ri¬
cher de Forges coll.: 1 ovig. $ 10 x 7 mm (MNHN-
B30959). - Stn. CP971, 20°18.87,S-169°53.12,E, 250-
315 m, 21.09.1994, Richer de Forges coll.: 1 juv. <$ 6
x 4 mm (MNHN-B30972). - Stn. CP1135, 15°40.50’S-
167°02.43’E, 282-375 m, 11.10.1994, Richer de Forges
coll.: 1 juv. c? 6 x 4 mm, 1 juv. S 7 x 5 mm, 1 S 10x6
mm, 1 S 15 x 10 mm (MNHN-B30945).
New Caledonia
BATHUS 1: Stn. CP713, 21°45.3,S-166°36.8,E, 250
m, 19.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 12 x 9 mm
(MNHN-B30955). - Stn. CP667, 20°57.2,S-165°34.6,E,
205-212 m, 14.03.1993, Richer de Forges coll.: 2 juv. S
7x5 mm, 1 10 x 6 mm, 1 S 12 x 7 mm (MNHN-
B30953). - Stn. CP712, 21°44.26,S-166°35.34,E, 210 m,
19.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 juv. ^6x4 mm
(MNHN-B30969). - Stn. CP708, 2 1 °43.05 ’S- 1 66°38.57’E,
550-580 m, 19.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 15 x
10 mm, 1 S 15 x 10 mm (MNHN-B30967). - Stn. DW688,
20o33.2’S-165°00.4,E, 270-282 m, 16.03.1993, Richer de
Forges coll.: 1 $ 15 x 10 mm (MNHN-B30968). - Stn.
CP670, 20°54.05,S-165o53.38’E, 394-397 m, 14.03.1993,
Richer de Forges coll.: 1 $ 15x10 mm, 2 juv. c? 6 x 4
mm, 1 S 15 x 10 mm (MNHN-B30942). - Stn. CP701,
20o57.54’S-165°35.86’E, 302-335 m, 18.03.1993, Richer
de Forges coll.: 1 ovig. $10x8 mm, 1 <$ 15 x 10 mm
(MNHN-B3094 1 ).
BATHUS 2: Stn. CP742, 22°33.4,S-166°25.9,E, 340-
470 m, 14.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 <$ 12x9mm
(MNHN-B30958). - Stn. CP737, 23°03.4,S-167°00’E,
350-400 m, 13.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 12 x 10
mm, 1 S 12 x 8 mm, 1 S 15 x 10 mm (MNHN-B30944).
BATHUS 3: Stn. CP847, 23°03,S-166°58,E, 405-41 1
m, 01.12.1993, Bouchet, Richer, Warén coll.: 1 <$ 12 x 10
mm (MNHN-B30962).
BATHUS 4: Stn. CP946, 20°33.81 ’S-164°58.35,E,
386-430 m, 10.08.1994, Richer de Forges coll.: 1 $ 12
x 9 mm (MNHN-B30952). - Stn. CP955, 21°45.71’S-
166°37.47’E, 242-250 m, 11.08.1994, Richer de Forges
coll.: 2 $ 10 x 8 mm (MNHN-B30937). - Stn. DW903,
18°59.93,S-163013.55’E, 386-400 m, 04.08.1994, Richer
de Forges coll.: 1 ^ 15 x 10 mm (MNHN-B30939).
HALIPRO 1: Stn. CC856, 21°44,S-166°37,E, 311-
365 m, 20.03.1994, Richer de Forges coll.: 2 ^ 12 x 9
mm, 1 $ 12 x 9 mm (MNHN-B30964). - Stn. CP851,
21°43’S-166°37,E, 314-364 m, 19.03.1994, Richer de
Forges coll.: 1 juv. (^9x6 mm (MNHN-B30936). - Stn.
CP868, 21°14’S-165°55,E, 430-550 m, 23.03.1994, Ri¬
cher de Forges coll.: 1 $ 12 x 9 mm (MNHN-B30971). -
Stn. CC856, 21°44,S-166°37,E, 311-365 m, 20.03.1994,
32
ALESSANDRO GARASSINO
Richer de Forges coll.: 1 $ 12x8 mm, 1 $ 15x10 mm
(MNHN-B30954). - Stn. CP869, 21°14’S-166°55,E, 450-
490 m, 23.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 ^ 15x10
mm, 1 $ 10 x 8 mm (MNHN-B30963). - Stn. CP868,
21o14.54’S-165055.85’E, 430-450 m, 23.03.1994, Richer
de Forges coll.: 1 juv. ^6x4 mm (MNHN-B30960). -
Stn. CP853, 21°45,S-166°37,E, 241-250 m, 19.03.1994,
Richer de Forges coll.: 2 ovig. $10x8 mm, 2 $ 10x8
mm (MNHN-B30935). - Stn. CP851, 21°43’S-166°37,E,
3 14-364 m, 19.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 ovig. $
15x10 mm, 1 $ 10x8 mm, 1 juv. $ 6 x 4 mm (MNHN-
B30965). - Stn. CP852, 21°44’S-166°36,E, 253-266 m,
19.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 juv. (^6x4 mm, 4
juv. $ 8x5 mm, 1 cS' 10x8 mm, 1 ovig. $10x8 mm
(MNHN-B30934). - Stn. CP863, 21°3rS-166°20’E, 190-
227 m, 22.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 juv. ^6x
4 mm, 1 $ 1 0 x 8 mm, 1 $ 1 5 x 1 0 mm, 1 $ 10x8 mm
(MNHN-B30938).
SURPRISE: Stn. CP1392, 18°29.8’S-163°02.7,E, 370
m, 12.05.1999, Richer de Forges coll.: 1 juv. $6x4 mm
(MNHN-B30956).
Fiji Islands
BORDAU 1: Stn. CP1475, 19°41’S-178011’W, 321-
424 m, 08.03.1999, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 juv.
$ 8 x 6 mm (MNHN-B30973). - Stn. CP1403, 16°40’S-
179°36’E, 220-224 m, 25.02.1999, Bouchet, Warén, Ri¬
cher coll.: 1 juv. $6x4 mm, 1 juv. $8x6 mm (MNHN-
B30961).
MUSORSTOM 10: Stn. CP1322, 17°17.1’S-
177°47.9’E, 210-282 m, 07.08.1998, Bouchet, Richer
coll.: 1 ovig. $ 15 x 10 mm, 2 $ 10x6 mm (MNHN-
B30950). - Stn. CP1355, 17049.5’S-178°49.4’E, 302-310
m, 12.08.1998, Bouchet, Richer coll.: 1 ovig. $ 15 x 10
mm (MNHN-B30943).
Tonga Islands
BORDAU 2: Stn. CP1560, 19°52,S-174039’W, 365-
372 m, 08.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 juv.
$ 6 x 4 mm (MNHN-B30957). - Stn. CP1590, 19°12’S-
174°13’W, 353-386 m, 14.06.2000, Bouchet, Warén, Ri¬
cher coll.: 1 ovig. $ 12 x 9 mm (MNHN-B30970). - Stn.
CP1525, 21°17’S-174°59,W, 349-351 m, 02.06.2000,
Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 $ 15x10 mm (MNHN-
B30947). - Stn. CP1541, 21015’S-175014’W, 319-333
m, 05.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 $ 12 x
9 mm, 1 $ 12 x 9 mm (MNHN-B30949). - Stn. CP1574,
19042’S-174°28’W, 304-313 m, 11.06.2000, Bouchet,
Warén, Richer coll.: 1 ovig. $ 15 x lOmm, 1 cS' 10x8 mm
(MNHN-B30948). - Stn. CP1533, 21°44,S-175°20’W,
322-329 m, 04.06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1
ovig. $ 15 x 10 mm (MNHN-B30946). - Stn. CP1572,
19°42’S-174°3rW, 391-402 m, 11.06.2000, Bouchet,
Warén, Richer coll.: 1 $ 10 x 8 mm (MNHN-B30940).
Latreillopsis tetraspinosa
Indonesia
COR1NDON 2: Stn. 208, 0°14.6,S-117°52,E, 150 m,
31.10.1980: 1 juv. (j8x5mm (MNF1N-B 13866). - Stn.
295, 1°26.5’S-117°02.1’E, 51-54 m, 11.11.1980: 1 juv. $
8x6 mm (MNHN-B 13867).
Philippines
MUSORSTOM 1: Stn. CP57, 13°53.1,N-120o13.2’E,
96-107 m, 26.03.1976: 1 juv. $8x6 mm, 1 juv. $6x5
mm, 1 juv. $ 4 x 3 mm (MNHN-B 13835).
MUSORSTOM 3: Stn.CP131, 11°37,N-121°43,E, 120-
122 m, 05.06.1985: 1 ovig. $8x6 mm (MNHN-B 13863).
PANGLAO 2004: 04.2004, Richer de Forges det.,
ex ZRC: 1 juv. ^8x5 mm, 1 $ 10x7 mm (MNHN-
B3 1930).
PANGLAO 2005: 27.01.2005, Richer de Forges det.,
ex ZRC: 1 juv. $ 6 x 4 mm, 1 juv. (^8x5 mm, 1 juv.
$8x5 mm, 1 ovig. $ 12 x 7 mm (MNHN-B3 1929). -
27.01.2005, Richer de Forges det., ex ZRC: 1 juv. $ 6 x
4 mm, 1 juv. ^8x6 mm, 1 juv. $8x6 mm (MNHN-
B3 1 928). - 27.0 1 .2005, Ng coll., Richer de Forger det., ex
ZRC: 1 juv. $ 8 x 6 mm, 4 $ 12x7 mm, 1 ovig. $ 12 x
7 mm (MNHN-B31931).
Japan
Kii Peninsula, Wakayama Prefecture, dose to Shio-
no-misaki, 90 m, Nagai coll., 1992 et det. Latreillop¬
sis aff. tetraspinosa : 1 ovig. $8x6 mm (MNHN-
B24868).
Latreillopsis trispinosa
Indonesia
CORINDON: Stn. 206, r05’S-ll°45.2’E, 79-85 m,
30.10.1980: 1 juv. $ 7 x 5 mm, MNHN-B13865).
Philippines
MUSOSRTOM 1: Stn. CP57, 13o53.rN-120o13.2’E,
96-107 m, 26.03.1978: 1 $ 9 x 6 mm, 1 juv. $ 4 x 3 mm
(MNHN-B22325).
Solomon Islands
SALOMON 2: Stn. CP2210, 7034.2’S-157041.8’E,
240-305 m, 01.11.2004, Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1
ovig. $ 14 x 10 mm (MNHN-B30989).
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CP1001, 18°48.97’S-
168°59.83’E, 150-250 m, 25.09.1994, Richer de Forges
coll.: 1 juv. $ 4 x 2 mm (MNHN-B30992). - Stn. CP1017,
17°52.80’S-168°26.20,E, 294-295 m, 27.09.1994, Richer
de Forges coll.: 1 juv. $6x4 mm (MNHN-B30993).
New Caledonia
BATHUS 1: Stn. CP656, 21°13.2’S-165°54,E,
452-460 m, Richer de Forges coll.: 1 juv. $4x2 mm
(MNHN-B30994).
Fiji Islands
MUSORSTOM 10: Stn. CP1323, 17°16.1’S-
177°45.7’E, 143-173 m, 07.08.1998, Bouchet, Richer
coll.: 2 ovig. $ 9 x 6 mm, 1 juv. $8x5 mm (MNHN-
B30988). - Stn. CP1349, 17°31.1*S-178038.8*E, 244-
252 m, 11.08.1998, Bouchet, Richer coll.: 3 ovig. $ 15
x 10 mm (MNHN-B30990). - Stn. CP1320, 17°16.8’S-
177°53.6’E, 290-300 m, 06.08.1998, Bouchet, Richer
coll.: 1 $ 12 x 8 mm (MNHN-B30991). - Stn. CP1324,
17o17.4’S-177o47.0’E, 102-104 m, 07.08.1998, Bouchet,
Richer coll.: 1 juv. $6x4 mm (MNHN-B30995).
Tvpe locality: Philippines (Cebu Island), 10°14’N-
123°54’E, 176 m.
Emended diagnosis: Small size. Dorsal surface of
carapace areolated, smooth; mesogastric, cardiac areas
usually well marked; subhepatic region inflated, with
two elongate spines (L. bispinosa ), two short spines (L.
daviei), four spines (L. tetraspinosa ), three spines of dif-
ferent size, one tubercle ( L . gracilipes ), four spines, thè
anterior one stronger than thè others ( L . marivenae), two
spines and two pointed tubercles (L. antennata), three
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
33
equal spines (L. laciniata ), two spines and two rounded
tubercles (L. cornuta ); all subhepatic spines directed for-
ward. Anterolateral margin short, smooth, with one small
or long spine. Posterolateral margin elongate, with one
elongate spine directed outward, sometimes with one
smaller second spine located on trajectory of linea ho-
molica. Rostrum with pointed tip slightly directed down-
ward; pseudorostral spines elongate (twice as long as
rostrum) thin, smooth, directed upward (L. tetraspinosa,
L. bispinosa, L. daviei, L. gracilipes, L. antennata), with
one small supplementary spine located distally ( L . anten¬
nata), with two-three small supplementary spines located
along their entire length (L. laciniata), with one small
supplementary spine located proximally ( L . cornuta), or
with one small supplementary spine located proximally
and one small supplementary spine located distally (L.
marivenae)', infraorbital spine absent, exceptionally one
pointed spine ( L . cornuta). Cervical groove well deve¬
loped, oblique, Crossing carapace margins directly, deli-
miting subhepatic region inferiorly; cervical groove in-
terrupted at level of gastric pits; branchiocardiac groove
usually well marked on dorsal surface of carapace but
interrupted along lateral margin. Gastric pits weak. Linea
homolica sinuous, evident, developed for entire length
of carapace, ending at base of pseudorostral spine. Orbit
absent. Eye: basophthalmite very elongate, narrow; po-
dophthalmite very short. Podophthalmite located in small
concavity between front, subhepatic region. Antennulae:
article 1 broader than long; articles 2-3 cylindrical, elon¬
gate. Antennae: article 1 with one well developed urinai
tubercle; articles 2-3 cylindrical with some distai small
spines (one outer and one inner). Proepistome small. Epi-
stome high but reduced laterally. Endostome reduced an-
teriorly by one thick ridge with margins joining medial-
ly. Exhalent orifice surmounted by one lobe, forming a
shield and by endostomial ridge hearing one small spine
distally. Buccal shield forming one projection well raised
or one well marked lobe (L. bispinosa). Antennal spine
more or less pointed. Buccal spine short or sometimes
very well developed. Mxp3 not pediform; mxp3 merus
broad, enlarged, covering partially exopodite; anterior
margin of merus extending beyond endostomial ridge;
ischium very short; prostomial chamber very large ( L .
antennata). Cheliped weak, short, meeting or extending
beyond P2 carpus; PI propodus cylindrical, slightly en¬
larged distally; P2-P4 elongate, with merus very narrow,
dactylus elongate, incurved; P5 very elongate, weak; P5
merus meeting base or extending slightly beyond distai
extremity of pseudorostral spines; P5 propodus narrow,
slightly incurved, enlarged proximally. Male abdomen
broad not reaching P1-P5 coxae; hb present; anterior part
of telson reaching mxp3 base; PI coxa with one tubercle;
P2 coxa with one weak tubercle.
Female thoracic stemum: as long as broad, enlarged,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused in-
to small, elongate triangular shield, with rounded tip; 3-6
fused into single broad piate, wider than long, with fiat
centrai depression, strongly restricted al level of 4, e4-e6
slightly raised; ridge weak, concave, at connecting point
of 3-4, dividing fiat centrai depression ffom small hollow
depression among 1-3; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct; 6/7 com¬
plete, with a characteristic triangular-shaped course cen-
trally, strongly inclined distally; pointed process of 6/7 la¬
teral part relatively well developed. Spermatheca occupy-
ing about two/fourth of 7/8: aperture slit-shaped, narrow
proximally, enlarged distally; 7 with arc-shaped broad,
brownish m7, covering entire aperture; aperture protected
medially by a weak r8, anteriorly by a strong bulge-shaped
r7, covering partially thè proximal part of aperture. D2-d3
shallow. Hb short, strongly raised, with crenulate surface.
E3 very short, with gmxp3 narrow, shallow; e4 straight,
stocky, slightly inclined upward, with gl wide, shallow;
e5 stocky slightly inclined backward, with g2 wide, shal¬
low; e6 stocky strongly inclined backward, with g3 wide,
shallow; e7 elongate, strongly inclined backward, with g4
wide, shallow; 7 with thinly calcifìed anteromedian part
(not reported in thè Piate); lower margins of 8 not joined
together in thè proximal part.
Male thoracic stemum: longer than broad, relatively
narrow, completely covered laterally by abdomen; 1 -2 fu¬
sed into small, elongate triangular shield, with rounded
tip; 3-6 fused into single broad piate, longer than wide,
with fiat centrai depression slightly curved, slightly re¬
stricted at level of 4, e4-e6 slightly raised; 3/4, 4/5, 5/6
indistinct; 6/7 complete, with a characteristic triangular-
shaped form centrally, strongly inclined distally; pointed
process of 6/7 lateral part relatively developed; 7/8 com¬
plete, curved centrally, strongly inclined backward distal¬
ly, with wing-shaped distai part. D2-d3 shallow. Hb short,
strongly raised, with crenulate surface. E3 very short,
with gmxp3 narrow, shallow; e4 straight, stocky, with gl
wide, shallow; e5 stocky, slightly curved backward, with
g2 wide, shallow; e6 stocky, strongly curved backward,
with g3 wide, shallow; e7 elongate, strongly curved back¬
ward, with g4 wide, shallow; 7 with thinly calcifìed ante¬
romedian part (not reported in thè Piate); lower margins
of 8 joined together by a very short median line in thè
proximal part.
Genus Moloha Bamard, 1947
Piate 13
Type species: Latreillopsis alcocki Stebbing, 1920, by
monotypy; gender feminine.
Included extant species: M. acutispina (Sakai, 1961);
M. alcocki (Stebbing, 1920); M. alisae Guinot & Richer
de Forges, 1995; M. faxoni (Schmitt, 1921); M. gran-
dperrini Guinot & Richer de Forges, 1995; M. majora
(Rubo, 1936); M. aff. majora Guinot & Richer de Forges,
1995.
Moloha acutispina
Japan
Honshu Island, Province Mie (Mie-ken), Wagu,
34o04’N-136°51.3’E, 30 m, Yamashita coll, et leg.,
10.11.1979, det. Paromola acutispina 1 $ 37 x 25 mm
(MNHN-B24804). - ? Nagashima, Mie Prefecture, Sakai
det. (1976) Paromola acutispina et leg., 07.12.1990: 1 S
poorly preserved (MNHN-B4444).
Moloha alisae
Seychelles
CEPROS: Stn. 3, 4°34.7’S-56°25.6’E, 390-410
m, 22.10.1987, Intès coll.: 1 $ 40 x 30 mm (MNHN-
B20289).
i
34
ALESSANDRO GARASSINO
Moloha majora
Philippines
PANGLAO 2005: Stn. CP2332, 9038.8’N-123°45.9’E,
418-477 m, 22.05.2005, ex ZRC: 1 $ 15 x 12 mm
(MNHN-B3 1 9 1 4). - Locai fishermen coll., Richer de Forges
det. 2005, ex ZRC: 1 $ 65 x 55 mm (MNHN-B31913).
Japan
Shikoku Island, Kochi Pref., Muroto City, Mitsu,
Matsuzawa coll., Sakai det. Paromola alcocki et leg.,
07.12.1990: 1 S 60 x 47 mm; 2 $ (MNHN-B24443). -
Sagami Bay, 180-200 m, 10.04.1989, Ikeda coll., det. Pa¬
romola alcocki , and leg.: 1 S 51 x 38 mm; 1 ovig. $ 50
x 35 mm (MNHN-B24798). - Hayama, 200 m, 05.1989,
Ikeda coll., det. Paromola alcocki and leg.: 1 S 40 x 30
mm, 1 $ 60 x 45 mm (MNHN-B24799).
Moloha aff. majora
New Caledonia
Pines Islands, 120 m, 30.04.1985, Richer de Forges
coll.: 1 S 67 x 50 mm (MNHN-B20104).
BIOCAL: Stn. CP105, 21o30.7’S-166o21.7’E, 330-
335 m, 08.09.1985: 1 ovig. $ 46 x 35 mm (MNHN-
B13807).
LITHIST: Stn. CP16, 23°43.2’S-168°16.2,E, 379-391
m, 12.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 ovig. $ 60 x 45
mm, 1 S 55 x 40 mm (MNHN-B30907).
French Polynesia
Marquesas Islands
Stn. 198, 10°29.4’S-138o40.9’W, 250 m, 11.09.1989,
Guinot & Richer de Forges det. 1990: 1 $ 50 mm x 44
mm (MNHN-B24269) (Fatu-Hiva). - Stn. 198, 10°29.4’S-
138°40.9’W, 270 m, 11.09.1989, Poupin coll.: 1 ovig. $
54 x 40 mm (MNHN-B24269).
Type locality: Algoa Bay, Bird Island Lighthouse, 73
m, {“Pieter Faure”, Stn. 18509).
Emended diagnosis: Medium to large size. Dorsal
surface of carapace strongly spiny; margins of carapace
smooth or slightly granulate (H. acutispina, M. faxoni )
or with numerous pointed spines (M alcocki, M. majora,
M. alisae, M. grandperrini); subhepatic region strongly
inflated, with some strong spines of which thè anterior
one well developed. Anterolateral margin short, with one
strong spine directed upward. Posterolateral margin elon-
gate, with two-three strong spines (thè third one smaller)
directed upward. Rostrum elongate, thick, straight or
slightly directed upward; pseudorostral spines elonga¬
te (twice as long as rostrum) divaricated, thick, directed
upward; pseudorostral spines with a small lateral spine
inserted distally on outer margin, sometimes a tubercle
at thè proximal part; infraorbital spine strong. Cervical
groove well developed, oblique, Crossing directly carapa¬
ce margins, delimiting inferior subhepatic region; cervical
groove interrupted at level of gastric pits; branchiocardiac
groove straight, Crossing carapace margins at base of ante¬
rolateral spine. Gastric pits deep. Linea homo/ica sinuous,
well evident for entire length of carapace, Crossing space
between pseudorostral, first subhepatic spines, ending at
base of infraorbital spine. Orbit not well developed. Eye:
basophthalmite elongate, narrow; podophthalmite thicker,
with fairly fiat cornea. Podophthalmite located in small
concavity between pseudorostral, infraorbital spines. An¬
tennule: article 1 longer than broad; article 2 cylindrical,
very elongate. Antennae: article 1 with one large urinai
tubercle; articles 2-3 cylindrical, elongate, unarmed; ar¬
ticle 4 long, slender (two times length of previous arti¬
cle). Proepistome forming a thick raised median ridge.
Epistome well developed, delineated; laterally two thick
vertical bulges. Endostome well separated from epistome
by a raised straight ridge, interrupted medially by a fis-
sure; endostomial ridge ending anteriorly at a point, may
be spiny, or with a well marked angle. Antennal, buccal
spines strong. Mxp3 pediform. Cheliped with chela weak
in juvenile male and extremely elongate in adult male;
articles becoming very elongate in older male (PI merus
as long as P2 merus); PI propodus becoming very thick,
elongate, subcylindrical; PI dactylus elongate, narrow.
P2-P4 well developed, with merus fiat, having numerous
spines on both margins; P5 fairly strong; P5 merus long,
with its distai spinule nearly, reaching or even projecting
beyond base of pseudorostral spines; P5 merus smooth
on both margins (H. acutispina, H. faxoni, H. majora )
or with some spines on lower margin {H. alcocki, H. ali¬
sae, H. grandperrini)', P5 carpus elongate; P5 propodus
short, more or less curved, thicker in proximal part. Tel¬
son inserted between mxp3; mxp3 coxae with indentation
avoiding proximal movement of telson; PI coxa with a
tubercle holding thè abdomen; one tubercle on P2-P3 not
functional; hb well developed.
Female thoracic stemum: longer than broad, enlarged,
completely covered laterally by abdomen; 1- 2 fused in-
to narrow, elongate, triangular shield, with rounded tip;
3-6 fused into single broad piate, longer than wide, with
centrai depression strongly curved, e4-e5 strongly raised,
e6 slightly raised; ridge strong, concave, at connecting
point of 3-4, dividing centrai depression from large hol-
low depression in 3; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete,
with sinuous course centrai ly, strongly curved backward
distally; crenulate process of 6/7 lateral part strongly
developed. Spermatheca occupying about two/fourth of
7/8: aperture slit-shaped, elongate, very enlarged; 7 with
narrow, arc-shaped, whitish m7; 8 with wider arc-shaped,
brownish marginai m8; membranous area supported me¬
dially by strong r8 and anteriorly by thin ri, with a ve¬
ry small bulge. D2-d3 deep. Hb short, relatively raised,
with crenulate surface. E3 short, stocky, with gmxp3 de¬
ep; e4 straight, stocky, with gl wide, shallow; e5 elon¬
gate, slightly inclined backward, with g2 wide, shallow;
e6 elongate, strongly inclined backward, with g3 wide,
shallow; e7 elongate, strongly inclined backward, with g4
wide, shallow; 7 with thinly calcified anteromedian part
(not reported in thè Piate); lower margins of 8 not joined
together in thè proximal part.
Male thoracic stemum: longer than broad, narrow,
completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused in¬
to narrow, elongate, triangular shield, with rounded tip;
3-6 fused into single broad piate, longer than wide, with
centrai depression strongly curved, slightly restricted at
level of 4, e4-e5 strongly raised, e6 slightly raised; rid¬
ge strong, concave, at connecting point of 3-4, dividing
centrai depression from large hollow depression in 3; 3/4,
4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete, slightly curved centrally,
strongly inclined backward distally; crenulate process of
6/7 lateral part strongly developed; 7/8 complete, slightly
curved centrally, strongly inclined backward distally, with
wing-shaped distai part. D2-d3 deep. Hb elongate, stron-
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
35
gly raised, with crenulate surface. E3 short, stocky, with
gmxp3 small, deep; e4 stocky, slightly inclined backward,
with gl wide, shallow; e5 elongate, slightly inclined
backward, with g2 wide, shallow; e6 elongate, strongly
inclined backward, with g3 wide, shallow; e7 elongate,
strongly inclined backward, with g4 wide, shallow; lower
margins of 8 joined together by a very short median line
in thè proximal part.
Genus Paromola Wood-Mason & Alcock, 1891
Piate 14
Type species: Dorippe cuvieri Risso, 1816, by monot-
ypy; gender feminine.
Included extant species: P. bathyalis Guinot & Richer
de Forges, 1995; P. crosnieri Guinot & Richer de Forges,
1995; P. cuvieri (Risso, 1816); P. japonica Parisi, 1915;
P. macrochira Sakai, 1961; P. rathbunae Porter, 1908.
Included fossil species: P vetula Crawford, 2008.
Paromola bathyalis
Vanuatu
MUSORSTOM 8: Stn. CAS998, 18°53.13’S-
168°57.56’E, 440 m, 24.09.1994, Richer de Forges coll.:
1 $ 55 x 35 mm (MNHN-B31029).
New Caledonia
AZTÈQUE: Stn. 6, 23°37.9’S-167°42.5’E, 425-470
m, 14.02.1990: 1 $ 30 x 20 mm, 1 $ 40 x 30 mm, 1 $
45 x 35 mm (MNHN-B24553) (Ride de Norfolk, Aztèque
coral reef).
BATHUS 1: Stn. CP709, 21041.78’S-166037.88’E,
650-800 m, 19.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 9 80 x
60 mm (MNHN-B).
BATHUS 2: Stn. CP738, 23°02.09’S-166o56.61’E,
558-647 m, 13.05.1993: 1 $ 40 x 30 mm (MNHN-
B30986). - Stn. CP735, 23°01.77,S-166°56.10,E, 530-
570 m, 13.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 18 x
13 mm (MNHN-B31088). - Stn. CP738, 23°02.09’S-
166°56.61’E, 558-647 m, 13.05.1993, Richer de Forges
coll.: 1 juv. $ 10 x 6 mm, 1 $ 15 x 12 mm (MNHN-
B31085).
BATHUS 3: Stn. DW819, 23°45,S-168016’E, 478-
486 m, 28.11.1993: 1 $ 30 x 20 mm, 1 $ 55 x 40 mm, 1
$ 45 x 35 mm (MNHN-B3 1084). - Stn. CP823, 23°23’S-
167°52’E, 980-1,000 m, 29.11.1993: 1 9 50 x 40 mm
(MNHN-B31071). - Stn. CP846, 23o03’S-168o58’E, 500-
514 m, 01.12.1993, Bouchet, Richer, Warén coll.: 3 $ 18
x 12 mm (MNHN-B31086).
BERYX2: Stn. 5, B Mount, 24°54.40’S-168o21.60’E,
535-545 m, 24.10.1991: 3 $ 75 x 55 mm (MNHN-
B24789).
BERYX 11: Stn. CP07, 24°53’S-168021’E, 510-550
m, 15.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 $ 20 x 15 mm, 1
$ 40 x 30 mm (MNHN-B30253). - Stn. CH49, 23°45’S-
168°17’E, 400-460 m, 21 .10.1992, Richer de Forges coll.:
1 $ 35 x 25 mm (MNHN-B31032). - Stn. CP31, 23°39’S-
1 67°44’E, 430-440 m, 1 8. 1 0. 1 992, Richer de Forges coll.:
1 $ 40 x 30 mm (MNHN-B31078). - Stn. CP32, 23°38’S-
167°43’E, 420-460 m, 18.10.1992, Richer de Forges coll.:
1 $35x25 mm, 1 $ 40 x 30 mm (MNHN-B3 1 035). - Stn.
CH02, 24°57’S- 1 68°2 1 ’E, 505-600 m, 1 4. 1 0. 1 992, Richer
de Forges coll.: 1 cS' 35 x 25 mm (MNHN-B3 1037). - Stn.
CH29, 23o40’S-167°44’E, 440-480 m, 18.10.1992, Ri¬
cher de Forges coll.: 1 $ 60 x 45 mm (MNHN-B31072).
- Stn. CH50, 23°48’S-168017’E, 420-480 m, 21.10.1992,
Richer de Forges coll.: 1 9 80 x 60 mm (MNHN-B3 1 074).
- Stn. CP08, 24°54,S-168°21’E, 540-570 m, 15.10.1992,
Richer de Forges coll.: 1 9 80x60 mm(MNHN-B3 1076).
- Stn. CP31, 23039’S-167044’E, 430-440 m, 18.10.1992,
Richer de Forges coll.: 1 $ 110 x 70 mm (MNHN-
B31038). - Stn. CP07, 24055,S-168°21’E, 510-550 m,
15.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 $ 80 x 60 mm
(MNHN-B31073). - Stn. CP 08, 24°54,S-168°21,E, 540-
570 m, 15.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 juv. $10x6
mm (MNHN-B3 1 076). - Stn. CH03, 24°57’S-168°21 ’E,
502-6 lOm, 14. 10. 1992, Richer de Forges coll.: 1 9 20 x 15
mm (MNHN-B3 1 080). - Stn. CH04, 24053’S-168022’E,
550-920 m, 14.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 $ 20 x
15 mm (MNHN-B31081).
CHALCAL 2: Stn. CC1, 24°54.96’S-168021.91’E,
500 m, 28.10.1986: 7 $ from 58 x 43 mm to 21 x 14
mm, 1 $ juv. (MNHN-B 19898). - Stn. CC2, 24°55.48’S-
168°21.29’E, 500 m, 28.10.1986: 6 $ from 108 x 83 mm
to 50 x 35 mm (MNHN-B 19870). - Stn. CH7, 24°55.5’S-
168°21.1’E, 494 m, 28.10.1986: 4 $ from 34 x 23 mm
to 106 x 92 mm, 1 9 54 x 40 mm, 1 ovig. 9 75 x 57 mm
(MNHN-B 19900). - Stn. CP25, 23038.6’S-167°43.12’E,
418 m, 30.10.1986: 1 $ 39 x 30 mm, 1 ovig. 9 54 x
40 mm (MNHN-B 19896). - Stn. DW72, 24°54.5’S-
168°22.3’E, 527 m, 28.10.1986: 1 $ 17 x 11 mm, 1 juv.
$ 6 x 4 mm (MNHN-B 19881). - Stn. DW74, 24°40.36’S-
168°38.38’E, 650 m, 29.10.1986: 1 juv. $6x4 mm
(MNHN-B 19903). - Stn. DW76, 23o40.5’S-167°45.2’E,
470 m, 30.10.1986: 1 $ 24 x 16 mm, 1 juv. $12x8 mm
(MNHN-B 19895).
LITHIST: Stn. CP02, 23037.1’S-167°41.1’E, 442
m, 10.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 9 50 x 35 mm
(MNHN-B30254). - Stn. CP08, 24°54.2’S-168°21 ,3’E,
540 m, 11.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 $ 20 x 15
mm, 1 $ 35 x 25 mm (MNHN-B3 1 034). - Stn. DW04,
23°38.4’S- 1 67°43. 1 ’E, 4 1 9-440 m, 1 0.08. 1 999, Richer de
Forges coll.: 1 $ 55 x 40 mm, 1 9 35 x 30 mm (MNHN-
B31030). - Stn. DW07, 24°55.4’S-168°21.6’E, 504-530
m, 11.08.1999, Richer de Forges coll.: 1 $ 25 x 20 mm
(MNHN-B3 1 093). - Stn. CP07, 24°55’S-168°21’E, 510-
550 m, 15.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 $ 1 10 x 90
mm (MNHN-B). - Stn. CH04, 24°53’S-168°22’E, 550-
920 m, 14.10.1992, Richer de Forges coll.: 1 $ 100 x 85
mm, 1 9 65 x 50 mm, 1 9 80 x 60 mm, 1 9 85 x 65 mm,
2 ovig. 9 70 x 55 mm (MNHN-B).
MUSORSTOM 4: Stn. CP 198, 18°49.4’S-163°18.8’E,
588 m, 20.09.1985: 1 juv. $ 21 x 15 mm (MNHN-
B 13806).
NORFOLK 1: Stn. CP1660, 23037’S-167041’E, 463-
470 m, 20.06.2001, Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 1 $
18 x 14 mm, 1 $ 60 x 45 mm (MNHN-B31075). - Stn.
DW1701, 24°40’S-168°39’E, 564-586 m, 24.06.2001,
Lozouet, Boisselier, Richer coll.: 3 juv. $ 16 x 12 mm
(MNHN-B31082).
NORFOLK 2: Stn. DW2024, 23°28’S-167051’E, 370-
371 m, 21.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer coll.: 1 $
40 x 30 mm (MNHN-B31033). - Stn. DW2087, 24°56’S-
168°22’E, 518-586 m, 28.10.2003, Lozouet, Samadi, Ri¬
cher coll.: 1 juv. $ 12 x 8 mm, 1 $ 35 x 25 mm, 1 9
50 x 35 mm (MNHN-B30986). - Stn. CP2030, 23°39’S-
167°44’E, 440 m, 22.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer
36
ALESSANDRO GARASSINO
coll.: 1 S 20 x 15 mm (MNHN-B31092). - Stn. DW2084,
24052’S-168022’E, 28.10.2003, Lozouet, Samadi, Richer
coll.: 1 S 20 x 15 mm (MNHN-B31079). - Stn. CP2050,
23°42,S-168°16’E, 377 m, 24.10.2003, Lozouet, Samadi,
Richer coll.: 1 S 20 x 15 mm (MNHN-B31083). - Stn.
CP2029, 23°39’S-167°44’E, 438-445 m, 22.10.2003, Lo¬
zouet, Samadi, Richer coll.: 1 S 95 x 75 mm (MNHN-
B).
SMIB 2: Stn. DW10, 22055’S-167016’E, 490-495 m,
18.09.1986: 1 $ 39 x 27 mm (MNHN-B 19894).
SMIB 3: 1 juv. $ 8 x 6 mm (MNHN-B24308). - Stn.
CP4, 24055,S-168°21.5’E, 530 m, 20.05.1987: 1 $ 25
x 18 mm (MNHN-B24309). - Stn. DW6, 24°56.4’S-
168°21.2’E, 505 m, 21.05.1987: 1 <J 38 x 27 mm
(MNHN-B20175). - Stn. DW7, 24°54.65,S-168°21.3,E,
505 m, 21.05.1987: 3 S 28 x 19 mm, 25 x 17 mm, 27 x 17
mm (MNHN-B20174). - Stn. DW13, 23037.5’S-16704rE,
448 m, 22.05.1987: 1 S 59 x 43 mm (MNHN-B20177).
SMIB 4: Stn. DW34, 24°55’S-168°22’E, 515 m,
07.03.1989: 1 <3 28 x 20 mm (MNHN-B24268). - Stn.
DW36, 24°55.6’S-168021.7’E, 530 m, 07.03.1989: 1 S
35 x 24 mm (MNHN-B24267). - Stn. DW37, 24°54.5’S-
168°22.3’E, 540 m, 07.03.1989: 3 S 41 x 30 mm, 26 x
18 mm, 20 x 14 mm (MNHN-B24265). - Stn. DW38,
24°54.5’S-168°22,E, 510 m, 07.03.1989: 1 ovig. ? 65
x 48 mm (MNHN-B24264). - Stn. DW39, 24°56.2’S-
168°21.5’E, 560 m, 07.03.1989: 1 $ 50 x 36 mm
(MNHN-B24266).
SMIB 8: Stn. DW152, 24°54.3’S-168°22.2,E, 514-530
m, 27.01.1993: 3 S 20 x 15 mm (MNHN-B31090). - Stn.
DW200, 22°59.2’S-168o20.2’E, 514-525 m, 02.02.1993:
1 <$ 25 x 20 mm (MNHN-B31091). - Stn. DW148,
24055.rS-168°21.6’E, 510 m, 27.01.1993: 1 juv. S 11 x
9 mm (MNHN-B3 1 087).
SMIB 10: Stn. DW215, 24°56’S-168021’E, 508-553
m, 1 1.01.1995, ORSTOM coll.: l6'25x20mm(MNHN-
B31031). - Stn. DW206, 24056’S-168021’E, 548-555 m,
10.01.1995, ORSTOM coll.: 1 $ 55 x 40 mm (MNHN-
B31039). - Stn. DW210, 24o49’S-168o09’E, 308-510 m,
10.01.1995, ORSTOM coll.: 1 $ 25 x 20 mm, 1 S 35
x 25 mm (MNHN-B31036). - Stn. CAP213, 24°56’S-
168°21’E, 520-590 m, 11.01.1995, ORSTOM coll.: 1 $
45 x 35 mm, 1 <$ 55 x 45 mm, 1 S 65 x 50 mm (MNHN-
B3 1077). - Stn. DW207, 24°57’S-168°21’E, 508-553 m,
10.01.1995, ORSTOM coll.: 1 $ 25 x 20 mm (MNHN-
B31089).
Loyalty Islands
03.03.1977, 400 m: 1 $ 70 x 53 mm (MNHN-
B 13804).
Fiji Islands
BORDAU 1: Stn. CP1433, 17°20’S-178°43’W, 488-
500 m, 02.03.1999, Bouchet, Warèn, Richer coll.: 1 $ 80
x 60 mm (MNHN-B).
Tonga Islands
BORDAU 2: Stn. DW1517, 21°2rS-175°07’W, 342
m, 01 .06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 <$ 70 x 50
mm (MHN B31028).
Paromola crosnieri
Madagascar
“ Vauban ": Stn. 39: 12°46.5’S-48°10.4’E, 495-500
m, 15.09.1972, Crosnier coll.: 1 S 90 x 71 mm (MNHN-
B7034).
Paromola cuvieri
“ Talismarì ’ 71: 29°39’S-18018’E, 640 m: 1 9 15 x 12
mm (MNHN-B25266).
“Chapelle Bay”: 46°58’N-5°1 1 ’W, 27.07.1921 : 1 ovig.
$ 55 x 45 mm (MNHN-B 13765).
Paromola japonica
Taiwan
IlanCounty: 23.05.1998, Ng & Huang det. 1998, Chan
leg. 1998: 1 $ 65 x 50 mm (MNHN-B 26319).
Japan
Sagami Bay, Sakai det. et leg. 1981: 1 <$ 62 x 50 mm
(dry specimen) (MNHN-B7159).
Hawaii
Raita Bank: 25o30’N-169o30’W, from thè NOAA Re¬
search vessell “Townsend Cromwell”, Cr. TC81-04, Stn.
80, 463 m, 16.08.1981, det. Thelxiope japonica , National
Museum Fisheries and Bishop Museum leg.: 3 <$ 50 x 40
mm, 46 x 34 mm, 41 x 30 mm (MNHN-B20618).
Type locality: France (Nice).
Emended diagnosis: Medium-large size. Dorsal sur-
face of carapace strongly spiny or granulate; subhepatic
region inflated, with numerous spines, thè anterior one
stronger than thè others, directed upward. Anterolateral
margin short, with one strong spine directed upward.
Posterolateral margin elongate, with at least three main
strong spines directed upward, sometimes with row of
small spines. Rostrum elongate, thick, straight, slightly
directed upward; pseudorostral spines short ( P macro-
chira ) or elongate (P. cuvieri , P. rathbunae, P. japoni¬
ca, P crosnieri, P. bathyalis ); pseudorostral spines wi-
thout supplementary spines ( P cuvieri, P. macrochira ) or
with supplementary spines (P. rathbunae, P. japonica, P
crosnieri, P. bathyalis). Infraorbital spine strong, direc¬
ted upward. Protogastric spine strong, directed upward.
Cervical groove well marked, oblique, Crossing directly
on carapace margins, delimiting inferiorly subhepatic re¬
gion; cervical groove interrupted at level of gastric pits;
branchiocardiac groove oblique, interrupted medially,
Crossing on carapace margins. Linea homolica sinuous,
well evident, developed for entire length of carapace,
stopping at base of infraorbital spine. Gastric pits deep.
Orbit not well marked. Eye: basophthalmite elongate,
narrow; podophthalmite short, rounded. Podophthalmite
Crossing between pseudorostral, infraorbital spines. An-
tennulae: article 1 as long as broad; articles 2-3 cylin-
drical, elongate. Antennae: article 1 with very elongate
urinai tubercle; articles 2-3 smooth, with one distai spine
on inner margin (P macrochira, P crosnieri), or tuberco¬
late, with one proximal ridge and strong distai spine (P.
japonica) or at least three spines on both inner margin
and outer margins (P bathyalis). Proepistome forming
a raised ridge, with one spine more or less developed;
small lateral swellings well developed. Epistome very
wide. Endostome far from proepistome; anterior margin
of buccal area formed by two ridges joining medially;
prostomial chamber present. Antennal spine strong di¬
rected downward. Buccal spine strong. Mxp3 pediform,
with merus with distai extremity joining endostomial rid¬
ge. Cheliped very elongate, strong in male, longer than
P2; PI propodus elongate, with dactylus thick. P2-P4
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
37
very elongate, strong with merus subcylindrical, thick,
dactylus short; P2-P4 merus strongly tuberculate, spiny
( P. cuvieri, P rathbunae , P. japonica, P. crosnieri , P ba-
thyalis ) or weakly omamented, with only some tubercles,
spines in proximal part (P. macrochira)-, P2-P5 merus
with distai spine short or rounded (P. macrochira, P. cro¬
snieri) or strongly elongate (P. cuvieri, P. rathbunae, P
japonica, P. bathyalis)-, P5 very elongate, with merus not
reaching gastric pits (P rathbunae, P. japonica ) or ex-
tending beyond gastric pits on dorsal surface of carapa¬
ce (P. cuvieri, P. macrochira, P. crosnieri, P. bathya/is );
subcheliform process simple, with propodus very short,
incurved. Abdominal holding System strongly developed
in male; telson with its distai extremity well inserted into
mxp3; hb well evident, with one ridge on stemal piate,
corresponding to one deep notch on abdominal somite 6.
Female thoracic stemum: longer than broad, very nar-
row, completely covered laterally by abdomen; 1 -2 fused
into small, short triangular shield, with rounded tip; 3-6
fused into single broad piate, longer than wide, with cen¬
trai depression strongly curved, restricted at level of 4, e4-
e5 strongly raised, e6 slightly raised; ridge weak, convex,
at connecting point of 2-3, dividing centrai depression
from small hollow depression in 1-2; 3/4, 4/5, 5/6 indi-
stinct; 6/7 complete, almost straight centrally, strongly
curved backward distally; crenulate process of 6/7 lateral
parts strongly developed. Spermatheca occupying about
one/fourth of 7/8: aperture slit-shaped, elongate, relative-
ly narrow; 7 with arc-shaped narrow, whitish m7; 8 with
narrow whitish marginai m8; membranous area supported
medially by strong r8, having a small bulge, and anterior-
ly by thin ri. D2-d3 deep. Hb elongate, strongly raised,
with crenulate surface. E3 straight, stocky, with gmxp3
small, deep; e4 straight, stocky with, gl wide, shallow;
e5 elongate, slightly inclined backward, with g2 wide,
shallow; e6 elongate, strongly inclined backward, with g3
wide, shallow; e7 elongate, strongly inclined backward,
with g4 wide, shallow; 7 with thinly calcifìed anterome-
dian part (not reported in thè Piate); 7 with strong median
ridge; lower margins of 8 joined by a very short median
line in thè proximal part.
Male thoracic sternum: longer than broad, very nar¬
row, completely covered laterally by abdomen; 1-2 fu¬
sed into small, short triangular shield, with rounded tip;
3-6 fused into single broad piate, longer than wide, with
centrai depression strongly curved, slightly restricted at
level of 4, e4-e5 strongly raised, e6 slightly raised; rid¬
ge strong, convex, at connecting point of 2-3, dividing
centrai depression from a very small hollow depression
in 1-2; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct; 6/7 complete, almost
straight centrally, strongly inclined backward distally;
crenulate process of 6/7 lateral parts strongly developed;
7/8 complete, straight centrally, strongly inclined back¬
ward distally, with wing-shaped distai part. D2-d3 deep.
Hb elongate, strongly raised, with crenulate surface. E3
straight, stocky, with gmxp3 small, deep; e4 straight, sto¬
cky with gl wide, shallow; e5 elongate, slightly inclined
backward, with g2 wide, shallow; e6 elongate, strongly
inclined backward, with g3 wide, shallow; e7 elongate,
strongly inclined backward, with g4 wide, shallow; 7
with thinly calcifìed anteromedian part (not reported in
thè Piate); 7 with strong median ridge; lower margins of
8 joined together by a very short median line in thè pro¬
ximal part.
Genus Paromolopsis Wood-Mason & Alcock, 1891
Piate 15
Type species: Paromolopsis boasi Wood-Mason &
Alcock, 1891, by monotypy; gender feminine.
Included extant species: P boasi Wood-Mason &
Alcock, 1891.
Included fossil species: P. piersoni Schweitzer, Ny-
borg, Feldmann & Ross, 2004.
Paromolopsis boasi
Comoros Islands
BENTHEDI ( “Mayotte ”): Stn. 61F, ^^’S^^’E,
450 m, 29.03.1977: 1 ovig. $ 33 x 30 mm (MNHN-
B19886).
Réunion
“Marion Dufresne”, MD32: Stn. CA76.21°16’S-
57°17.6’E, 700-750 m, 25.08.1982: 1 $ 29 x 27 mm, 1 $
32 x 30 mm (MNHN-B 10536). - MD32, CP181, 410-480
m, 09.09.1982: 1 S 38 x 30 mm (MNHN-B 10537). - 350-
500 m, 02.02.1974, 2 $ 30 x 28 mm, 1 $ 35 x 30 mm
(MNHN-B6986).
Madagascar
“Mascareignes ///”: Stn. 24, 22°30.5’S-43°07,E,
430-460 m, 13.01.1986, Cleva coll.: 1 $ 37 x 34 mm
(MNHN-B 1 7 1 06). - Stn. 25, 22°23.5,S-43°05’E, 500-
520 m, 15.01.1986: 1 $ 36 x 30 mm, 1 $ 35 x 33 mm
(MNHN-B 1 7 1 05). - Stn. 29, 22°16.5’S-43°04.7,E, 450 m,
16.01.1986: 1 S 45 x 39 mm (MNHN-B 1 7 1 07). - Stn. 37,
22o18.2’S-43o04.8’E, 450-475 m, 21.06.1986: 1 $ 32 x 28
mm, 1 S 40 x 38 mm (MNHN-B 1 7 1 08). - Stn. 74, 22°26’S-
43°03’E, 540 m, von Cosel coll., 23.10.1986: 1 $ 35 x 28
mm (MNHN-B22384). - Stn. 81, 22°22.8,S-43°03.3’E, 525
m, 25.10.1986: 1 ? 35 x 32 mm (MNHN-B 18866). - Cro-
snierdet.: 1 c? 38 x 35 mm (MNHN-B 1 2359). - P3 Trawling
21,1 2°27.8 ’ S-48° 1 2.5 ’E, 600-605 m, 1 9.0 1 . 1 972, Crosnier
coll.: 1 ovig. $ 30 x 28 mm (MNHN-B 12360). - P3 Traw¬
ling 29, 12°43.rS-48°ll.rE, 540 m, 13.09.1972, Crosnier
coll.: 1 $ 30 x 28 mm (MNHN-B 12358). - P3 Trawling 23,
12o26.2’S-48°13.0’E, 600-605 m, 19.01.1972, Crosnier
coll.: 1 S 27 x 25 mm (MNHN-B6991). - Trawling 60,
23°36.5’S-43°28.8’E, 710 m, 27.02.19 73, Crosnier coll.:
1 $ 40x38 mm (MNHN-B 12357). - Stn. 120,22°07.1’S-
43°02.1’E, 620 m, 29.11.1986: 1 6*48x41 mm, 1 9 34 x
30 mm (MNHN-B 18857).
Indonesia
KARUBAR: Stn. CC10, 05°2rS-132°30’E, 329-389
m, 23.10.1991: 1 $ 24 x 21 mm; 1 ovig. 9 43 x 40 mm
(MNHN-B22498) (Kai Islands). - Stn. CC41, 07°45’S-
132°42’E, 401-393 m, 28.10.1991: 3 9 25.4 x 22.3 mm,
23.2 x 2 1 mm, 14 x 1 2.5 mm (POLIPI, ex MNHN-B22499)
(Tanimbar Islands). - Stn. CC42, 07°53,S-132°42,E, 350-
354 m, 28.10.1991: 1 S 24.2 x 21.7 mm (POLIPI, ex
MNHN-B22504) (Tanimbar Islands). - Stn. CP59,
08°20’S-132°1 l’E, 399-405 m, 31.10.1991: 1 9 26.4 x
22.4 mm (USNM, ex MNHN-B22503) (Tanimbar Islands).
- Stn. CP70, 08°4rS-131°47’E, 410-413 m, 02.11.1991:
2 9 33.7 x 30 mm, 25 x 22.6 mm; 1 9 25 x 23 mm; 1 ovig.
9 41 x 38 mm (MNHN-B22501) (Tanimbar Islands). -
Stn. CP75, 08°46’S- 1 3 1 °36’E, 45 1 -452 m, 03.11.1991: 1
9 38.4 x 33.2 mm (POLIPI, ex MNHN-B22502) (Tanim¬
bar Islands). - Stn. CP77, 08o57’S-131o27’E, 346-352 m,
03.11.1991: 1 S 44 x 39 mm (MNHN-B22500) (Tanim-
38
ALESSANDRO GARASSINO
bar Islands). - Stn. CP78, 09°06’S-131o24’E, 284-295 m,
03.11.1991: 1 $ ll.óx 10mm(MNHN-B22505)(Tanim-
bar Islands). - Stn. CP69, 08°42’S-131o53’E, 356-368 m,
02.1 1.1991: 3 $ 38 x 38 mm, 30 x 27 mm, 24 x 21.3 mm,
1 $ 29 x 26 mm (MNHN-B22497) (Tanimbar Islands).
Philippines
MUSORSTOM 1: Stn. CP50, 13°19.2’N-120°01.8,E,
415-510 m, 25.03.1976: 2 S 20 x 17.2 mm, 21.4 x 19 mm
(MNHN-B 13850). - Stn. CP66, Mmó’N-^O^OJ’E,
178-195 m, 29.11.1980: 1 $ 32 x 32 mm (MNHN-
B13899).
Australia
“ Soela ”: Cr. 6, Stn. 80, 17o02’S-151o03’E, 700 m,
06.12.1985, Davie coll., det. et leg.: 1 $ 33 x 28 mm
(MNHN-B20553) (NE Queensland). - Stn. 87, 17°06’S-
150°52’E, 606-610 m, 06.12.1985, Davie coll., det. et
leg.: 1 ovig. 9 30 x 27 mm (MNHN-B20574) (NE Que¬
ensland).
Solomon Islands
SALOMON 1: Stn. CP1783, 8°32.8,S-160°41.7’E,
399-700 m, 29.09.2001, Bouchet, Dayrat, Warén, Richer
coll.: 1 $ 25 x 23 mm (MNHN-B30870).
SALOMON 2: Stn. CP2245, 7°43.1’S-156°26.0,E,
582-609 m, 01.11.2004, Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1
$ 27 x 24 mm (MNHN-B30856). - Stn. CP22 1 4, 7°4 1 .6’ S-
157°43.8’E, 550-682 m, 01.11.2004, Bouchet, Warén,
Samadi coll.: 1 $ 30 x 27 mm (MNHN-B30863). - Stn.
CP2264, 7°52.4’S-156°51.0,E, 515-520 m, 01.11.2004,
Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1 $ 33 x 25 mm (MNHN-
B30861). - Stn. CP2262, 7°56.4,S-156°51.2’E, 460-487
m, 03.11.2004, Bouchet, Warén, Samadi coll.: 1 $ 19 x
17 mm (MNHN-B30872).
New Caledonia
BATHUS 1: Stn. CP658, 21°13.45’S-165°55.12’E,
518-580 m, 12.03.1993: 2 $ 29 x 26 mm (MNHN-
B24776). - Stn. CP709, 21°41.78,S-166°37.88’E, 650-
800 m, 19.03.1993: 1 $ 25 x 24 mm (MNHN-B24775).
- Stn. CP658, 21°13.45’S-165°55.12’E, 515-580 m,
12.03.1993, Richer de Forges coll.: 2 $ 22 x 20 mm
(MNHN-B30869). - Stn. CP708, 2 1 °43 .05 ’S- 1 66°3 8.57’E,
550-580 m, 19.03.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 22 x
20 mm (MNHN-B30873).
BATHUS 2: Stn. CP771, 22°09.52’S-166°01.75,E,
610-800 m, 18.05.1993, Richer de Forges coll.: 2 $ 30
x 28 mm (MNHN-B30854). - Stn. CP741, 22°35.53’S-
166°26.56’E, 14.05.1993, Richer de Forges coll.: 1
juv. S 13 x 12 mm, 1 ovig. $ 34 x 30 mm (MNHN-
B30857). - Stn. CP764, 22o09.4rS-166o02.93’E, 560-
570 m, 17.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 juv. <$
13 x 12 mm, 1 $ 34 x 30 mm, 1 ovig. $ 35 x 32 mm
(MNHN-B30862).-Stn.CP762,22o18.86’S-166°09.78’E,
620-700 m, 16.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 40
x 35 mm (MNHN-B30864). - Stn. CP743, 22°35.56’S-
163°26.23’E, 713-950 m, Richer de Forges coll.: 1 $ 27
x 25 mm (MNHN-B30865). - Stn. CP762, 22°18.9’S-
166°09.8’E, 620-700 m, 16.05.1993, Richer de Forges
coll.: 1 juv. S 13 x 1 1 mm (MNHN-B30879). - St CP771,
22°09.52’S-166°01.75,E, 610-800 m, 18.05.1993, Richer
de Forges coll.: 1 juv. $ 13 x 11 mm (MNHN-B30875).
- Stn. CP766, 22°10.04’S-166°01.73’E, 650-724 m,
17.05.1993, Richer de Forges coll.: 1 $ 22 x 21 mm, 1
juv. S 10 x 9 mm (MNHN-B30874).
BATHUS 3: Stn. CC848, 23°02,S-166°53,E, 680-700
iti, 01.12.93, Bouchet, Richer, Warén coll.: 1 ovig. 9 34
x 32 mm, 1 9 25 x 24 mm, 1 $ 25 x 24 mm (MNHN-
B30867).
BATHUS 4: Stn. CP911, 18°57.80’S-163°08.47,E,
558-566 m, Richer de Forges coll.: 1 $ 40 x 34 mm
(MNHN-B30859). - Stn. CP900, 20°16.74’S-
163°50.06’E, 580 m, 03.08.1991, Richer de Forges
coll.: 1 $ 34 x 28 mm (MNHN-B30868). - Stn. CP950,
20o31.93,S-164°56.11’E, 10.08.1994, Richer de Forges
coll.: 1 $ 37 x 29 mm (MNHN-B30866). - Stn. CP948,
20°33.13’S-164°57.03,E, 533-610 m, 10.08.1994, Ri¬
cher de Forges coll.: 1 juv. $ 14 x 12 mm (MNHN-
B30880). - Stn. CP893, 21o01,S-164°27’E, 600-620 m,
02.08.1994, Richer de Forges coll.: 2 juv. $13x11 mm
(MNHN-B30877).
HALIPRO 1: Stn. CP866, 21o26.910’S-166°17.229’E,
500-600 m, 22.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 $ 27
x 24 mm (MNHN-B24858). - Stn. CP850, 21°43.626’S-
166°39.442’E, 541-580 mm, 19.03.1994, Richer de For¬
ges coll.: 1 juv. $ 10 x 8 mm (MNHN-B24859). - Stn.
CH872, 23°02’S-166°52,E, 620-700 m, 30.03.1994,
Richer de Forges coll.: 1 ovig. 9 34 x 32 mm (MNHN-
B30855). - Stn. CH873, 23°01’S-166°53,E, 640-680 m,
30.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 $ 35 x 32 mm, 1
ovig. 9 37 x 34 mm (MNHN-B30858). - Stn. CP854,
21°40’S-166o38’E, 650-780 m, 19.03.1994, Richer de
Forges coll.: 1 $ 40 x 35 mm (MNHN-B30860). - Stn.
CP869, 21°14’S-166055’E, 450-490 m, 23.03.1994,
Richer de Forges coll.: 1 juv. $ 10 x 9 mm (MNHN-
B30876). - Stn. CP867, 21026,S-166°18’E, 720-950
m, 22.03.1994, Richer de Forges coll.: 1 $ 16 x 15 mm
(MNHN-B30871).
Chesterfield Islands
MUSORSTOM 5: Stn. CC366, 19°45.40’S-
158°45.62’E, 650 m, 19.10.1986: 1 $ 26 x 24 mm
(MNHN-B 19887). - Stn. CC383, 19°40.85’S-
158°46.10’E, 600-615 m, 21.10.1986: 1 9 33 x 30 mm
(MNHN-B 19888).
Tonga Islands
BORDAU 2: Stn. CP1640, 21o09’S-175o24’W, 564-
569 m, 2 1 .06.2000, Bouchet, Warén, Richer coll.: 1 juv. $
13 x 11 mm (MNHN-B30881). - Stn. CP1556, 20°11’S-
174°45’W, 589-591 m, 07.06.2000, Bouchet, Warén, Ri¬
cher coll.: 1 juv. $ 11 x 10 mm (MNHN-B30878).
Type locality: Andaman Islands (N Sentinel Island),
846 m.
Emended diagnosis: Medium-large size. Carapace
fiat, enlarged at level of branchial area; lateral margins ca¬
rinate; sides thin, inclined; subhepatic regions not visible
dorsally, slightly raised, spineless. Regions of carapace
smooth. Anterolateral spine strong, directed forward. An-
terolateral margin short, spineless. Posterolateral margin
very elongate, spineless. Rostrum grooved without late¬
ral spines, with tip directed upward. Pseudorostral spine
very short. Triangular supraorbital spine well developed.
Triangular infraorbital spine well developed. Distai tips
of pseudorostral, supraorbital, anterolateral spines di¬
rected upward. One well developed tubercle, located at
junction point of cervical groove and linea homolica at
level of ocular incision. Cervical groove well marked,
joining linea homolica in supraorbital region at base of
inner margin of anterolateral spine; cervical groove in-
terrupted at level of gastric pits; branchiocardiac groove
well developed strongly inclined upward, Crossing linea
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA. DECAPODA, BRACHYURA)
39
homolica, creating an inflection on lateral margin, at thè
junction of anterolateral and posterolateral margins. Linea
homolica well developed for entire length of carapace,
Crossing ocular incision, stopping at base of infraorbital
spine. Gastric pits deep. Orbit well marked. Eye: baso-
phthalmite elongate, enlarged at base, located between
supraorbital, infraorbital spines; podophthalmite well
developed, located completely within thè ocular incision
between supraorbital, anterolateral spines. Antennulae:
article 1 very enlarged as long as broad; articles 2-3 thin,
narrow. Antennae: article 1 with very strong urinai tuber-
cle; articles 2-3 short; article 4 longer than articles 2-3;
article 5 very short. Proepistome short, with two protu-
berances well marked on each side. Epistome longer than
wide. Antennal, buccal spines absent. Buccal area with
strongly carinate anterior margin; a bilobate part over
exhalent orifice. Mxp3 subpediform, very narrow, with
subrectangular merus. Prostomial chamber deep, broad.
Cheliped shorter than P2; cheliped with propodus short.
P2-P4 elongate with merus strong, enlarged, dactylus ve¬
ry elongate, thin, incurved distally; P5 very elongate, with
merus, incurved extending beyond gastric pits on dorsal
surface of carapace, reaching base or tip of anterolateral
spine; upper margin of P2 merus with two-three incurved,
small spines directed outward, located medially, distally;
upper margins of P3-P4 merus with three strong, incurved
spines directed outward, located medially, distally; upper
margins of P2-P4 merus with one small spine located at
distai extremity; lower margins of P2-P4 merus smooth;
upper margin of P5 merus smooth, with only one well de¬
veloped, strong spine, located at distai extremity (twice
longer than distai spine of P2-P4); lower margin of P5
merus with three-four strong spines, located medially, di¬
stally; P2-P4 carpus, propodus, dactylus spineless. Male
abdomen broad, ovoid. Abdominal holding: P1-P3 coxae,
with one spinate granule; telson extending to mxp3 ba¬
se, partially covered by coxae of pereiopods, preventing
it from opening; hb strongly crenulate; thoracic stemum
with a raised ridge; abdominal pits deep.
Female thoracic stemum: slightly longer than broad,
very enlarged, slightly curved, completely covered late-
rally by abdomen; 1-2 fused into small, short triangular
shield, with rounded tip; 3-6 fused into single broad pia¬
te, longer than wide, with fiat centrai depression, e4-e5
slightly raised, e6 fiat; ridge weak, almost straight, at
connecting point of 2-3, dividing fiat centrai depression
from a very small, hollow depression in 1-2; 3/4, 4/5, 5/6
indistinct; 6/7 complete, having a slight sinuous course
centrally, slightly curved distally; 6 slightly overlapping
7; 7 slightly overlapping 8. Spermatheca occupying about
one/fourth of 7/8: aperture slit-shaped, rounded, relative-
ly wide; 7 with arc-shaped narrow, brownish m7; 8 with
large, whitish, marginai m8; membranous area suppor-
ted medially by thick r7. D2-d3 relatively fiat. Hb short,
almost fiat, with crenulate surface. E3 very short, with
gmxp3 shallow; e4 straight, stocky, with gl shallow; e5
straight, elongate, with g2 shallow; e6 straight, elongate,
slightly inclined backward, with g3 shallow; e7 elonga¬
te, strongly inclined backward, with g4 shallow; 7 with
median longitudinal ridge well raised; lower margins of
8 joined together by an elongate median line in thè pro-
ximal part.
Male thoracic stemum: slightly longer than broad, ve¬
ry enlarged, slightly curved, completely covered laterally
by abdomen; 1-2 fused into small, short triangular shield,
with rounded tip; 3-6 fused into single broad piate, lon¬
ger than wide, with fiat centrai depression, e4-e5 slightly
raised, e6 fiat; ridge weak, almost straight, at connecting
point of 2-3, dividing fiat centrai depression from a very
small, hollow depression in 1-2; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct;
6/7 complete, with a sinuous course centrally, slightly in¬
clined distally; 6 slightly overlapping 7; 7 slightly over¬
lapping 8; 7/8 complete, curved centrally, strongly incli¬
ned backward distally, having wing-shaped distai part en¬
larged. D2-d3 relatively fiat. Hb short slightly raised, with
crenulate surface. E3 very short, with gmxp3 shallow; e4
straight, stocky, with gl shallow; e5 straight, elongate,
with g2 shallow; e6 straight, elongate, slightly inclined
backward, with g3 shallow; e7 elongate, strongly inclined
backward, with g4 shallow; 7 with median longitudinal
ridge well raised; lower margins of 8 joined together by
an elongate median line in thè proximal part.
Genus Yaldwynopsis Guinot & Richer de Forges, 1995
Piate 16
Type species: Paromola spinimanus Griffin, 1965, by
originai designation; gender femmine.
Included extant species: Y. guinotae Richer de For¬
ges & Ng, 2007; Y. saguili Richer de Forges & Ng, 2007;
Y. spinimanus (Griffin, 1965).
Yaldwynopsis spinimanus
Japan
Sagami Bay, Ikeda coll.: 1 $ 45 x 30 mm, 1 <$ 45 x 30
mm (MNHN-B24530).
French Polynesia
BENTHAUS: Stn. CAS1916, 27°00.3,S-146°03.6,E,
1 80 m, 11.11 .2002, Richer de Forges coll.: 1 ovig. $ 35 x
28 mm (MNHN-B30903).
Type locality: New Zealand (Three Kings Island), 92
m.
Emended diagnosis: Medium size. Dorsal surface
of carapace sculptured, spiny, with regions well mar¬
ked; subhepatic region weakly inflated, with three spines
directed forward. Anterolateral margin short, with one
elongate spine directed upward. Posterolateral margin
elongate, marked by a row of spines (thè fìrst elongate,
oblique, thè others progressively decreased in length).
Protogastric region with two elongate spines directed up¬
ward. Rostrum short, thick without lateral spines, with
distai tip directed upward; pseudorostral spines short, as
long as rostrum, without supplementary spines, direc¬
ted upward; infraorbital spine absent; supraorbital spine
elongate, as long as pseudorostral spine. Cervical groove
well defined, oblique, Crossing carapace margins directly
delimiting subhepatic region inferiorly; cervical groove
interrupted at level of gastric pits; branchiocardiac groove
oblique, marked laterally. Gastric pits deep. Linea homo¬
lica sinuous, well developed for entire length of carapa¬
ce, Crossing space between supraorbital, fìrst subhepatic
spines. Orbit absent. Eye: basophthalmite short, narrow;
podophthalmite with narrow proximal part, enlarged di¬
stai part. Podophthalmite Crossing between supraorbital,
antennal spines. Antennulae: article 1 relatively broader
40
ALESSANDRO GARASSINO
than long; articles 2-3 cylindrical, very elongate. Anten-
nae: article 1 short, with well developed urinai tubercle;
articles 2-3 cylindrical, with one anteroextemal spine;
article 5 elongate. Proepistome elongate, with one poin-
ted spine, longer than rostrum. Epistome reduced. En-
dostome located anteriorly; presence of two very strong
endostomial ridges; over exhalent orifice, one bilobate
shield, well marked by endostomial ridge; endostomial
surface largely developed between endostomial ridges,
medium axis. Antennal spine elongate, strong. Buccal
spine short. Pterygostomial region, margin of carapace
with many pointed spines, small spines. Mxp3 pediform,
very elongate, narrow, with well developed palp; anterior
margin of merus extending largely beyond endostomial
ridge; mxp3 with elongate spines particularly on coxa,
ischium, merus, propodus. Male cheliped very elongate,
strong, largely serrate; dactylus elongate, thin, fiat; upper
margin of PI propodus with six-eight spines ( X saguili ),
ten-twelve spines (X spinimanus), ten spines ( X guino-
tae), lower margin of PI propodus with eleven-twelve
spines (X saguili), ten spines (X spinimanus), or with
eleven spines (X guinotaé)', PI dactylus with one spine
(X saguili), four spines (X guinotaé), or spineless (X spi¬
nimanus). P2-P4 very elongate; P3 merus with a row of
six spines on upper margin (X saguili)', upper margin of
P3 merus with a row of eight spines (Y. spinimanus), or
a row of twelve spines (X guinotaé)', upper margin of P4
merus with a row of six or seven spines (X saguili), or a
row of eight spines (X spinimanus, X guinotaé)', P5 me¬
rus smooth (X spinimanus, X saguili), or with two spines
on upper margin (X guinotaé)', P5 merus joining proto-
gastric area; P5 subcheliform process poorly developed.
Male abdomen with six somites plus telson; triple System
for locking: 1) both mxp3 coxae with two small spines on
inner margin; 2) P1-P3 coxae; 3) hb well developed, with
its two parts that hold abdomen strongly against thoracic
stemum.
Female thoracic sternum: longer than broad, ve¬
ry narrow, completely covered laterally by abdomen;
1-2 fused into small, elongate triangular shield, with
rounded tip; 3-6 fused into single broad piate, longer
than wide, with centrai depression slightly curved, re-
stricted at level of 3-4, e4-e5 strongly raised, e6 slightly
raised; ridge weak, concave, at connecting point of 3-4,
dividing centrai depression from small hollow depres¬
sion in 3; ridge weak, concave connected to proximal
extremities of 3, dividing small, hollow depression in 3
from small hollow depression in 1-2; 3/4, 4/5, 5/6 indi-
stinct; 6/7 complete, straight centrally, inclined distally;
pointed process of 6/7 lateral parts relatively well-deve-
loped. Spermatheca occupying about two/fourth of 7/8:
aperture slit-shaped, elongate, enlarged; 7 with arc-sha-
ped, large, whitish m7; 8 with narrow brownish margi¬
nai m8; membranous area supported medially by strong
r8, anteriorly by thin r7. D2-d3 deep. Hb short slightly
raised, with smooth surface. E3 straight, stocky, with
gmxp3 deep; e4 straight, stocky, with glwide, shallow;
e5 elongate, slightly inclined backward, with g2 wide,
shallow; e6 elongate, strongly inclined backward, with
g3 wide, shallow; e7 elongate, strongly inclined back¬
ward, with g4 wide, shallow; 7 with weak median ridge;
lower margins of 8 joined together by a short median
line in thè proximal part.
Male thoracic stemum: longer than broad, very nar¬
row, completely covered laterally by abdomen; 1-2 fused
into small triangular shield, with rounded tip; 3-6 fused
into single broad piate, longer than wide, with centrai de¬
pression slightly curved, restricted at level of 3-4, e4-e5
strongly raised, e6 slightly raised; 3/4, 4/5, 5/6 indistinct;
6/7 complete, straight centrally, inclined distally; pointed
process of 6/7 lateral parts relatively well-developed; 7/8
complete, straight centrally, strongly inclined backward
distally, with wing-shaped distai part. D2-d3 deep. Hb
elongate, raised, with crenulate surface; e3 straight, sto¬
cky, with gmxp3 small, deep; e4 straight, stocky, with g 1
wide, shallow; e5 elongate, slightly inclined backward,
with g2 wide, shallow; e6 elongate, strongly inclined
backward, with g3 wide, shallow; e7 elongate, strongly
inclined backward, with g4 wide, shallow; 7 with thinly
calcified anteromedian part (not reported in thè Piate); lo¬
wer margins of 8 joined together by a short median line in
thè proximal part.
DISCUSSICI
The investigation of thè thoracic stema of thè extant
genera of thè Homolidae (see thè summarizing Plates 1 7-
1 8) has confirmed thè previous observations made by se-
veral authors. In fact, in all extant genera, we observe thè
uniformity of thè thoracic stemum, as follows:
1 - thè thoracic sternum is always divided in two parts
by thè complete suture 6/7.
2 - thè two parts of thè thoracic stemum are usually
located in two different planes, thè posterior one slightly
or strongly inclined and modified, more in thè female.
3 - thè stemites 1-2 form a narrow, triangular shield
inserted between mxp3 coxae, arranged on thè same piane
as thè subsequent stemite 3 or in a different piane.
4 - thè sterilite 3 is well visible, arranged on thè same
piane as thè subsequent stemites 4-6.
5 - thè stemites 4-6 are fused together, have more or
less raised episternites, creating two stemo-coxal depres-
sions on each side of thè thoracic stemum at P2-P3, depres-
sions inside which thè coxae of thè pereiopods may slide.
6 - thè stemites 4-6 form a stemal, centrai pian which
is always fiat.
7 - thè whole thoracic stemum is always covered by
thè abdomen in its totality.
8 - thè stemite 8 is always bent backward.
9 - thè median line between thè stemites 8 can be pre-
sent or absent.
10 - thè “homolid press button” is always arranged la¬
terally on thè sternite 4, having, according to thè genus,
different orientation, different symmetry, different slope
of thè outer part of thè top, different organisation of thè
indentation, different orientation of thè indentation, and
different microstructure (Bouchard, 2000: 168-169).
The investigation of thè spermathecae of thè extant
genera of thè Homolidae (see thè summarizing Plates
17-18) has also confirmed thè previous observations
made by several authors. In fact, in all extant genera,
we observe thè uniformity of thè spermatheca, as fol¬
lows:
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA. DECAPODA. BRACHYURA)
41
1 - thè spermatheca (more or less elongate, more or
less wide, according to thè genera) is always depends on
thè suture 7/8.
In this investigation, using for thè fìrst time thè thora-
cic stemum, Gl and G2, and thè spermatheca as diagno-
stic characters, we have pointed out that Homola Leach,
1816 (Leach, 1816), type genus of thè Homolidae, is not
monophyletic, as already suggested by Guinot & Richer
de Forges (1995: 323). Conversely thè other genera show
a remarkable homogeneity in thè organization of thè tho-
racic stemum, Gl and G2, and spermatheca, that strongly
supports their monophyly.
Homola appears to be an extremely heterogeneous ge¬
nus for traditional morphological characters, such as thè
cervical groove (deep/shallow, continuous/interrupted,
straight/oblique, sinuous), thè rostrum (simple/bifid), thè
lateral margin of carapace (one/two anterolateral spines),
thè size of thè body (elongate/wide), and thè dorsal surfa-
ce of carapace (flat/areolated). This heterogeneity is now
attested by thè distinctive characters of thè thoracic ster¬
mini, Gl and G2, and spermatheca, detailed in thè present
study. The observation of these anatomical parts in thè
species of Homola allowed dividing them into three di-
stinct groups. We have considered for each group a sam-
ple species, as follows: H. barbata (type species of thè ge¬
nus) (Piate 3), H. orientalis (Piate 4), and H. rammcu/us
(Piate 5). Evident structural differences are shown by thè
thoracic stemum (female and male) and thè spermatheca
(female) of thè three sample species.
Homola barbata has in thè female a thoracic stemum
longer than broad, relatively narrow, restricted at level of
4 with e4 slightly raised, e5-e6 fiat, while in thè male it is
longer than broad, relatively narrow, restricted al level of
4, with e4 slightly raised, with e5-e6 fiat.
Homola orientalis has in thè female a thoracic sternum
longer than broad, enlarged, with e4 slightly raised, e5-e6
fiat, while in thè male it is longer than broad, markedly
narrow, with e4 slightly raised, with e5-e6 fiat.
Homola ranunculus has in thè female a thoracic ster¬
num longer than broad, very enlarged, with e4-e6 strongly
raised, while in thè male it is longer than broad, enlarged,
with e4-e6 strongly raised.
Homola barbata has thè spermatheca occupying about
three/fourth of 7/8 with aperture slit-shaped, rounded, ve¬
ry broad; 7 with thin, membranous hinge connected to
membranous part of 8; 8 with large, brownish m8, sup-
ported medially by strong r8, anteriorly by a strong r7;
very broad slit-shaped aperture protected and concealed
by a strong, rounded, median lo on inner margin of 7.
Homola orientalis has a spermatheca occupying two/
fourth of 7/8 with aperture slit-shaped, rounded, very
elongate; 7 with large, whitish m7; 8 with very narrow,
brownish m8, supported medially by strong r8 and ante¬
riorly by a weak r7.
Homola ranunculus has a spermatheca occupying
about one/fourth of 7/8 with aperture slit-shaped, rounded,
relatively enlarged; 7 with large, whitish m7, covering thè
entire space of extemal part and supported medially by
strong r8.
A further confirmation of thè heterogeneity of Homola
is given when thè morphology of Gl and G2 is analysed.
1 - In thè males of thè species belonging to Homola ,
we can recognise three kind of G 1 that allow to assemble
thè species within three distinct groups: Gl endopodite
elongate, with thè tip pointed, slightly curved outward (//.
barbata, H. minima ); Gl endopodite elongate, with thè tip
pointed, straight (H. orientalis)', G 1 endopodite elongate,
with thè tip straight, enlarged (H. coriolisi, H. poupini, H.
ranunculus, H. vigit).
Since thè collection of thè MNHN does not house
males of H. dickinsoni and H. eldredgei, we are unable
to place them within one of thè three above-mentioned
groups.
2 - In thè males of thè species belonging to Homola ,
only thè G2 of H. barbata bears a vestigial exopodite.
On thè basis of thè above-mentioned morphological
characters, thè species of Homola could be regrouped, as
follows:
lst group: H. barbata, H. minima
2nd group: H. orientalis
3rd group: H. coriolisi, H. dickinsoni, H. eldredgei, H.
mieensis, H. poupini, H. ranunculus, H. vigil
Since thè collection of thè MNHN does not has spe-
cirnens of H. ikedai, we are unable to place this species
within one of thè three above-mentioned groups.
Three remarks are mandatory in view of subsequent
studies.
1 - In thè female of H. minima thè shape of thè sper¬
matheca is similar to that of H. barbata', thè male of H.
minima has thè Gl endopodite similar to that of H. barba¬
ta, but G2 does not bear a vestigial exopodite. As pointed
out by Guinot & Richer de Forges (1995: 327), H. minima
(West Atlantic) has been distinguished from H. barbata
(Mediterranean Sea) principally for thè smaller size of thè
rare studied specimens; since thè diagnostic characters
used to distinguish thè Atlantic species from thè type spe¬
cies are scarse, thè discussion as regards to thè systematic
validity of H. minima remains stili opened (Guinot, pers.
comm., 2009).
2 - Guinot & Richer de Forges (1995: 334), Richer
de Forges & Ng (2007: 30; 2008: 6), and Ahyong et al.
(2009: 80) pointed out that H. orientalis is stili not set-
tled and it is possible that it is a species complex. In fact,
even though thè study of thoracic stemum, Gl and G2,
and spermatheca of H. orientalis specimens from differ-
ent geographic areas, shows a structural homogeneity, a
superficial analysis, i.e. thè comparison of thè specimens
from thè type locality (Cebu Island - Philippines) with
those from thè other localities, has revealed a structural
heterogeneity. They concem morphological characters
of thè carapace, such as more or less pronounced gastric
and epigastric spines, more or less developed pseudoros-
tral spines, more or less curved lateral margins of cara¬
pace, and more or less developed rostrum. More exten-
sive study of H. orientalis could point out thè presence
of different species or subspecies, located within distinct
geographic areas (Garassino, Guinot & Richer de Forges,
work in progress).
3 - H. mieensis has thè structure of thoracic stemum
and thè shape of thè spermatheca similar to those of thè
other species gathered within thè third group. However,
thè elongate Gl endopodite with thè tip pointed, straight
resembles that of H. orientalis. So more extensive study
must be carried out to establish to which group this spe¬
cies belongs (Garassino, Guinot & Richer de Forges, work
in progress).
In light of thè above-mentioned considerations, we
can make three remarks:
42
ALESSANDRO GARASSINO
1 - thè morphological study of thoracic sterna. Gl and
G2, and spermathecae has documented thè heterogeneity
of Homola.
2 - Homola as now defined could consist of three
different groups having morphology distinct from one
another; therefore three distinct genera could be distin-
guished (Garassino, Guinot & Richer de Forges, work in
progress).
3 - Homola sensu strido could include thè type spe-
cies H. barbata and H. minima because they have thè
morphology of thoracic stemum and spermatheca differ¬
ent from thè Atlantic and Indo-Pacific species now placed
within thè same genus (Garassino, Guinot & Richer de
Forges, work in progress).
Finally, this investigation has pointed out that thè
combination of thè three characters, thoracic stemum, Gl
and G2, and spermatheca, is a good and valid criterion
at generic level - as proved by Homola - which can be
applied to thè study of different brachyuran families, as
already used by some authors (e. g. Guinot, 1976, 1979,
2008; Guinot & Tavares, 2003; Castro, 2007).
Acknowledgements
I wish to thank D. Defaye, Département Milieux et
peuplements aquatiques, Muséum national d’Histoire
naturelle, Paris, for permission to study thè specimens
of Homolidae housed in thè collections of thè Muse-
um, to have approved this project during these last five
years (2004-2009), inviting me as invited researcher;
R. Cleva, Département des Collections - Crustacés,
Muséum national d’Histoire naturelle, Paris, for infor-
mation about thè geographic localities of thè studied
specimens; R. Kebir, Département des Collections -
Crustacés, Muséum national d’Histoire naturelle, Paris,
for thè catalogue numbers of all studied specimens; P.
Martin-Lefèvre, Département des Collections - Crus¬
tacés, Muséum national d’Histoire naturelle, Paris, for
information with regard to thè field research of thè stud¬
ied specimens; A. Crosnier, Muséum national d’Histoire
naturelle, Paris, for his useful suggestions during my
working in progress; D. Guinot, Département Milieux
et peuplements aquatiques, Muséum national d’Histoire
naturelle, Paris, for careful, useful review, criticism, and
above all for supporting and following this project step
by step; B. Richer de Forges, Institut de Recherche pour
le Développement, Nouméa (IRD), and R. M. Feldmann,
Kent State University, Kent (Ohio - United States), for
useful review of English language and criticism. Finally,
I wish to thank P. K. L. Ng, National University of Sin¬
gapore, for thè loan of two specimens of Lamoha super-
ciliosa, useful to complete thè diagnosis of this species
and L. Eldredge, Bishop Muséum, Honolulu (Hawaii),
for pictures of ventral parts of L. histrix. Drawings and
pictures by M. Demma.
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA. DECAPODA. BRACHYURA)
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The thoracic stemum and spermatheca in thè extant genera of thè family Homolidae De Haan, 1839 (Crustacea, Decapoda, Brachyura)
Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali e del Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Volume XXXVI - Fascicolo III
46
ALESSANDRO GARASSINO
THE THORAC1C STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA. DECAPODA, BRACHYURA)
47
Piate 1 - Dagnaudus petterdi (Grant, 1905). A-E) temale thoracic stermini (MNHN-B 17878) (photo x 3.2). D-F) male thoracic stemum (MNHN-
B 19882) (photo x 7.5). B) G2 (x 7.5). C) Gl (x 7.5).
48
ALESSANDRO GARASSINO
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN. 1839 (CRUSTACEA. DECAPODA. BRACHYURA)
49
Piate 2 - Gordonopsis profundorum (Alcock & Anderson, 1899). A-B) female thoracic stemum (MNHN-B30261) (photo x 13).
►
Piate 3 - Homola barbata (Fabricius, 1793). A-E) female thoracic stemum (MNHN-B 13261) (photo x 9). D-F) male thoracic stemum (MNHN-
B 13603) (photo x 8.3). B) G2 (x 8.1). C) Gl (x 7.9).
52
ALESSANDRO GARASSINO
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
53
Piate 4 - Homola orientala Henderson, 1888. A-E) female thoracic stemum (MNHN-B 13892) (photo x 7.5). D-F) male thoracic stermini (MNHN-
B 1 387 1 ) (photo x 7.5). B) G2 (x 7.5). C) G 1 (x 7.5).
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN. 1 839 (CRUSTACEA. DEC APODA, BRACHYURA1
55
Piate 5 - Homola ranunculus Guinot & Richer de Forges, 1995. A-E) female thoracic stemum (MNHN-B30258) (photo x 5.8). D-F) male thoracic
stemum (MNHN-B30257) (photo x 5.8). B) G2 (x 5.4). C) Gl (x 6.3).
56
ALESSANDRO GARASSINO
W
II
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA, BRACHYURA)
57
Piate 6 - Homolax megalops (Alcock, 1894). C-D) male thoracic stemum (MNHN-B24807) (photo x 13.1). B) G2 (x 23). A) Gl (x 22).
58
ALESSANDRO GARASSINO
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA. DEC APODA. BRACHYURA)
59
Piate 7 - Homolochunia valdiviae Doflein, 1904. A-E) female thoracic stermini (MNHN-B24270) (photo x 5.7). D-F) male thoracic stermini (MNHN-
B7020) (photo x 6.3). B) G2 (x 13). C) Gl (x 1 1.4).
r
60
ALESSANDRO GARASSINO
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA. BRACHYURA)
61
num (MNHN-B28872) (photo x 19.1). B) G2 (x 27.5). C)G1 (x21.2).
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA. BRACHYURA)
63
LU
Piate 9 - Homolomannia sibogae Ihle, 1912. A-E) female thoracic stemum (MNHN-B13822) (photo x 6). D-F) male thoracic stemum (MNHN-
B 13848) (photo x 6). B) G2 (x 14). E) Gl (x 10.5).
ALESSANDRO GARASSINO
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN. 1839 (CRUSTACEA, DEC APODA. BRACHYURA)
65
Piate 10 - Ihlopsis tirardi Guinot & Richer de Forges, 1995. A-E) female thoracic stemum (MNHN-B30260) (photo x 7.5). D-F) male thoracic stemum
(MNHN-B30259) (photo x 9.5). B) G2 (x 21.5). C) Gl (x 20).
w
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA, DEC APODA, BRACHYURA)
67
Piate 1 1 - Lamoha superciliosa Wood-Mason & Alcock, 1891. A-E) female thoracic stemum (ZRC 2008.0992) (photo x 14.2). D-F) male thoracic
stermini (ZRC 2008.0992) (photo x 8.3). B) G2 (x 21.5). C) Gl (x 22.5).
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA, DECAPODA. BRACHYURA)
69
Piate 12 - Latreillopsis bispinosa Henderson, 1888. A-E) female thoracic stermini (MNHN-B 13833) (photo x 7.1). D-F) male thoracic stemum (MNHN-
B 13888) (photo x 9). B) G2 (x 16.2). C)G1 (x 13.3).
r
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1 839 (CRUSTACEA. DECAPODA, BRACHYURA)
71
Piate 13 - Moloha aff. M. majora (Kubo, 1936). A-E) female thoracic stemum (MNHN-B24269) (photo x 4). D-F) male thoracic stemum (MNHN-
B24799) (photo x 4.5). B) G2 (x 8.5). C) G 1 (x 7.5).
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN, 1839 (CRUSTACEA. DECAPODA. BRACHYURA)
73
Piate 14 - Paromola cuvieri (Risso, 1816). A-E) female thoracic stemum (MNHN-B19873) (photo x 6). D-F) male thoracic stermini (MNHN-B12355)
(photo x 3.5). B) G2 (x 6.8). C) Gl (x 7.9).
74
ALESSANDRO GARASSINO
THE THORACIC STERNUM AND SPERMATHECA IN THE EXTANT GENERA OF THE FAMILY HOMOLIDAE DE HAAN. 1 839 (CRUSTACEA, DECAPODA. BRACHYURA)
75
LU
Piate 15 - Paromolopsis boasi Wood-Mason & Alcock, 1891 A-E) female thoracic stermini (MNHN-B30252) (photo x 4.8). D-F) male thoracic ster¬
mini (MNHN-B3025 1 ) (photo x 5.7). B) G2 (x 7.5). C) Gl (x 6.5).
I
LU
Piate 16 - Yaldwynopsis spinimanus (Griffin, 1965). A-E) female thoracic sternum (MNHN-B24530) (photo x 4.1). D-F) male thoracic stermini
(MNHN-B24530) (photo x 4.1). B) G2 (x 7.5). C) Gl (x 6.7).
Piate 17-1) Dagnaudus petterdì (Grant, 1905). 2) Gordonopsis profundorum (Alcock & Anderson, 1899). 3) Homula barbata (Fabri-
cius, 1793). 4) Homola orientalis Henderson, 1888. 5) Homola ranunculus Guinot & Richer de Forges, 1995. 6) Homolax megalops
(Alcock, 1894). 7) Homolochunia valdiviae Doflein, 1904. 8) Homologenus rostratus (A. Milne-Edwards, 1880).
Piate 18-1) Homolomannia sibogae Ihle, 1912. 2) Ihlopsis tirardi Guinot & Richer de Forges, 1995. 3) Lamoha superai Uosa Wood-
Mason & Alcock, 1891. 4) Latreillopsis bispinosa Henderson, 1888. 5) Moloha aff. M. majora (Kubo, 1936). 6) Paromola cuvieri
(Risso, 1816). 7) Paromolopsis boasi Wood-Mason & Alcock, 1891. 8) Yaldwynopsis spinimanus (Griffin, 1965).
80
ALESSANDRO GARASSINO
Introduction . Pag. 3
Good criteria in thè systematics of thè Ho-
molidae . Pag. 6
Thoracic sternum and spermatheca . Pag. 6
Abdominal holding System of thè Homoli-
dae . Pag. 7
Material and methods . Pag. 8
Abbreviation . Pag. 9
Morphological nomenclature . Pag. 9
Systematics . Pag. 10
Genus Dagnaudus Guinot & Richer de For-
ges, 1995 . Pag. 10
Genus Gordonopsis Guinot & Richer de For-
ges, 1995 . Pag. 11
Genus Homola Leach, 1 8 1 6 . Pag. 11
Genus Homolax Alcock, 1 899 . Pag. 20
Genus Homolochunia Doflein, 1904 . Pag. 21
Genus Homologenus A. Milne-Edwards in
Henderson, 1888 . Pag. 22
INDEX
Genus Homoìomannia Ihle, 1912 . Pag. 25
Genus Ihlopsis Guinot & Richer de Forges,
1995 . Pag. 26
Genus Lamoha Ng, 1988 . Pag. 28
Genus Latreillopsis Handerson, 1888 . Pag. 30
Genus Moloha Barnard, 1947 . Pag. 33
Genus Paromola Wood-Mason & Alcock,
1891 . Pag. 35
Genus Paromolopsis Wood-Mason & Alcock,
1891 . Pag. 37
Genus Yaldwynopsis Guinot & Richer de For¬
ges, 1995 . Pag. 39
Discussion . Pag. 40
Acknowledgements . Pag. 42
References . Pag. 43
Plates . Pag. 45
II - MONTANARI L., 1969 - Aspetti geologici del Lias di Gozzano (Lago
d'Orta).pp. 23-92, 42 figg., 4 tavv. n.t.
Ili - PETRUCCI F., BORTOLAMI G. C. & DAL PIAZ G. V., 1970 - Ri¬
cerche sull’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana (Prov. Torino) e sul
suo substrato cristallino, pp. 93-169, con carta a colori al 1 . 40.000, 14
figg., 4 tavv. a colori e 2 b.n.
Volume XIX
I - CANTALUPPI G., 1970 - Le Hildoceratidae del Lias medio delle regio¬
ni mediterranee - Loro successione e modificazioni nel tempo. Riflessi
biostratigrafici e sistematici, pp. 5-46, 2 tabb. n.t.
II - PINNA G. & LEV1-SETTI F., 1971 - 1 Dactylioceratidae della Provin¬
cia Mediterranea (Cephalopoda Ammonoidea) . pp. 47-136, 21 figg.. 12
tavv.
III - PELOSIO G., 1973 - Le ammoniti del Trias medio di Asklepieion (Ar-
golide, Grecia) - 1. Fauna del «calcare a Ptychites» (Anisico sup.). pp.
137-168, 3 figg., 9 tavv.
Volume XX
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O., 1971 - La cultura di Remedello. Pro¬
blematica ed ergologia di una facies dell’Eneolitico Padano, pp. 5-80,
2 figg., 20 taw.
II - PETRUCCI F., 1972 - Il bacino del Torrente Cinghio (Prov. Parma).
Studio sulla stabilità dei versanti e conservazione del suolo, pp. 81-127,
37 figg., 6 carte tematiche.
III - CERETTI E. & POLUZZI A., 1973 - Briozoi della biocalcarenite del
Fosso di S. Spirito (Chieti, Abruzzi), pp. 129-169, 18 figg.. 2 tavv.
Volume XXI
I - PINNA G., 1974 - 1 crostacei della fauna triassica di Cene in Val Seriana
(Bergamo), pp. 5-34, 16 figg., 16 tavv.
II - POLUZZI A., 1975 - 1 Briozoi Cheilostomi del Pliocene della Val d’ Ar¬
da (Piacenza, Italia), pp. 35-78, 6 figg., 5 tavv.
III - BRAMBILLA G., 1976 - I Molluschi pliocenici di Villalvernia (Ales¬
sandria). I. Lamellibranchi.pp. 79-128, 4 figg., 10 taw.
Volume XXII
I - CORNAGGIA CASTIGLIONI O. & CALEGARI G„ 1978 - Corpus
delle pintaderas preistoriche italiane. Problematica, schede, iconogra¬
fia, pp. 5-30, 6 figg., 13 taw.
II - PINNA G., 1979 - Osteologia dello scheletro di Kritosaurns notabilis
(Lambe, 1914) del Museo Civico di Storia Naturale di Milano (Ornithi-
schia Hadrosauridae). pp. 31-56, 3 figg., 9 taw.
III - BIANCOTTI A., 1981 - Geomorfologia dell’Alta Langa (Piemonte me¬
ridionale), pp. 57-104, 28 figg., 12 tabb., 1 carta f.t.
Volume XXIII
I * GIACOBINI G., CALEGARI G. & PINNA G., 1982- 1 resti umani fos¬
sili della zona di Arena Po (Pavia). Descrizione e problematica di una
serie di reperti di probabile età paleolitica, pp. 5-44, 4 figg., 16 tavv.
II - POLUZZI A., 1982 - I Radiolari quaternari di un ambiente idrotermale
del Mar Tirreno, pp. 45-72, 3 figg., 1 tab., 13 taw.
III - ROSSI F., 1984 - Ammoniti del Kimmeridgiano superiore-Berriasiano
inferiore del Passo del Furio (Appennino Umbro-Marchigiano), pp. 73-
138, 9 figg., 2 tabb., 8 taw.
Volume XXIV
I - PINNA G., 1984 - Osteologia di Drepanosauras unguicaudatus, lepido-
sauro triassico del sottordine Lacertilia. pp. 5-28, 12 figg., 2 taw.
II - NOSOTTI S. e PINNA G., 1989 - Storia delle ricerche e degli studi
sui rettili Placodonti. Parte prima 1830-1902. pp. 29-86, 24 figg., 12
taw.
Volume XXV
I - CALEGARI G., 1989 - Le incisioni rupestri di Taouardei (Gao, Mali).
Problematica generale e repertorio iconografico, pp. 1-14, 9 figg., 24
taw.
II - PINNA G. & NOSOTTI S., 1989 - Anatomia, morfologia funzionale
e paleoecologia del rettile placodonte Psephoderma alpinum Meyer,
1858.pp. 15-50, 20 figg., 9 taw.
Ili - CALDARA R., 1990 - Revisione Tassonomica delle specie paleartiche
del genere Tychius Germar (Coleoptera Curculionidae). pp. 51-218,
j 57 5 figg-
Volume XXVI
I - PINNA G., 1992 - Cyamodus hildegardis Peyer, 1931 (Reptilia, Placo-
dontia). pp. 1-21, 23 figg.
II - CALEGARI G. a cura di, 1993 - L’arte e l’ambiente del Sahara preisto-
J rico: dati e interpretazioni, pp. 25-556, 647 figg.
Ili - ANDRI E. e ROSSI F., 1993 - Genesi ed evoluzione di frangenti, cin¬
ture, barriere ed atolli. Dalle stromatoliti alle comunità di scogliera mo-
1 deme. pp. 559-610, 49 figg., 1 tav.
Volume XXVII
I - PINNA G. and GHISELIN M. edited by, 1996 - Biology as History. N.
1. Systematic Biology as an Historical Science, pp. 1-133, 68figs.
II - LEONARDI C. e SASSI D. a cura di, 1997 - Studi geobotanici ed en-
tomofaunistici nel Parco Regionale del Monte Barro, pp. 135-266, 122
figg., 23 tabb.
Volume XXVIII
I - BANFI E. & GALASSO G., 1998 - La flora spontanea della città di
Milano alle soglie del terzo millennio e i suoi cambiamenti a partire dal
1700.pp. 267-388, 71 figg., 30 tabb.
Volume XXIX
I - CALEGARI G., 1999 - L’arte rupestre dell’Eritrea. Repertorio ragionato
ed esegesi iconografica, pp. 1-174, 268 figg.
Volume XXX
I - PEZZOTTA F. edited by, 2000 - Mineralogy and petrology of shallow
depth pegmatites. Paper from thè First International Workshop, pp.
1-117, 30 figs., 19 tabs.
II - PARISI B„ FRANCHINO A. & BERTI A. con la collaborazione di PO¬
TENZA B. & RUBINI D., 2000 - La Società Italiana di Scienze Natu¬
rali 1855 - 2000. Percorsi storici, pp. 1-163, 199 figg.
III - DE ANGELI A. & GARASSINO A., 2002 - Galatheid, chirostylid and
porcellanid decapods (Crustacea, Decapoda, Anomura) from thè Eoce¬
ne and Oligocene of Vicenza (N Italy).pp. 1-31, 21 figs., 9 pls.
Volume XXXI
I - NOSOTTI S. & RIEPPEL O., 2002 - The braincase of Placodus Agassiz,
1833 (Reptilia, Placodontia). pp. 1-18, 15 figs.
II - MARTORELLI G., 2002 - Monografia illustrata degli uccelli di rapina
in Italia. (1895). Riedizione a cura di Fausto Barbagli, pp. [XX] 1-216,
[14] 46 figg., 4 taw.
III - NOSOTTI S. & RIEPPEL O., 2003 - Eusaurosphaigis dalsassoi n. gen.
n. sp., a new, unusual diapsid reptile from thè Middle Triassic of Besano
(Lombardy, N Italy).pp. 1-33, 19 figs., 1 tab., 3 pls.
Volume XXXII
1 - ALESSANDRELLO A., BRACCHI G. & RIOU B., 2004 - Polychaete,
sipunculan and enteropneust worms from thè Lower Callovian (Middle
Jurassic) of La Voulte-sur-Rhòne (Ardèche, France). pp. 1-16, 9 figs.,
1 Pi¬
li - RIEPPEL O. & HEAD J. J., 2004 - New specimens of thè fossil snake
genus Eupodophis Rage & Escuillié, fforn Cenomanian (Late Creta-
ceous) of Lebanon. pp. 1-26, 13 figs., 1 tab.
III - BRACCHI G. & ALESSANDRELLO A., 2005 - Paleodiversity of thè
free-living polychaetes (Annelida, Polychaeta) and description of new
taxa from thè Upper Cretaceous Lagerstàtten of Haqel, Hadjula and
Al-Namoura (Lebanon). pp. 1-48, 8 figs., 1 tab., 16 pls.
Volume XXXIII
I - BOESI A. & CARDI F. edited by, 2005 - Wildlife and plants in tradi-
tional and modem Tibet: conception, exploration and conservation. pp.
1-88, 30 figs., 9 tabs.
II - BANFI E., BRACCHI G., GALASSO . & ROMANI E., 2005 - Agro-
stologia Piacentina, pp. 1-80, 7 figs., 1 tab.
Ili - LIVI P. a cura di 2005 - I fondi speciali della Biblioteca del Museo
Civico di Storia Naturale di Milano. La raccolta di stampe antiche del
Centro Studi Archeologia Africana, pp. 1-250, 389 figs.
Volume XXXIV
I - GARASSINO A. & SCHWEIGERT G„ 2006 - The Upper Jurassic
Solnhofen decapod crustacean fauna: review of thè types from old de-
scriptions. Part 1. Infraorders Astacidea, Thalassinidea and Palinura.pp.
1-64, 12 figs., 20 pls.
II - FUCHS D., 2006 - Morphology, taxonomy and diversity of vampyropod
Coleoids (Cephalopoda) from thè Upper Cretaceous of Lebanon. pp.
1-28, 9 figs., 9 pls.
III - CALDWELL M. W., 2006 - A new species of Pontosaurus (Squamata,
Pythonomorpha) from thè Upper Cretaceous of Lebanon and a phylo-
genetic analysis of Pythonomorpha. pp. 1-42, 18 figs., 1 pi.
Volume XXXV
I - DE ANGELI A. & GARASSINO A., 2006 - Catalog and bibliography of
thè fossil Stomatopoda and Decapoda from Italy. pp. 1-95.
II - GARASSINO A., FELDM ANN R.M. & TERUZZI G„ edited by, 2007 -
3rd Symposium on Mesozoic and Cenozoic Decapod Crustaceans. Mu¬
seo di Storia Naturale di Milano May 23-25, 2007. pp. 1-104, 38 figs.,
6 tabs.
III - NOSOTTI S., 2007 - Tanystropheus longobardicus (Reptilia, Proto-
saura): re-interpretations of thè anatomy based on new specimens from
thè Middle Triassic of Besano (Lombardy, N Italy). pp. 1-88, 67 figs.,
4 pls., 9 tabs.
Volume XXXVI
I - GALASSO G„ CHIOZZI G., AZUMA M. & BANFI E., a cura di, 2008 -
Le specie alloctone in Italia: censimenti, invasività e piani di azione.
Milano, 27-28 Novembre 2008. pp. 1-96.
II - MAGANUCO S., STEYER J. S., PASINI G., BOULAY M„ LORRAIN
S., BÉNÉTEAU A. & AUDITORE A., 2009 - An exquisite specimen of
Edingerella madagascariensis (Temnospondyli) from thè Lower Trias¬
sic of NW Madagascar; cranial anatomy, phylogeny, and restorations.
pp. 1-72, 32 figs., 1 tab., 4 appendix.
Le Memorie sono disponibili presso la Segreteria della Società Italiana di Scienze Naturali,
Museo Civico di Storia Naturale, Corso Venezia 55 -20121 Milano
Pubblicazione disponibile al cambio