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1921-26
DI
VIS ma PUBBLICATI PER CURA DI R. GESTRO
SERIE 3.°, VoL. X
(L)
INDICE
R. GestRO. — Ricordo biografico di Giacomo Doria |
. R, DE DALMAS. — Catalogue des Araignées récoltées par
le Marquis G. Doria dans l’ìle Giglio (Archipel Toscan)
‘M. Bezzi. — Materiali per lo studio della fauna tunisina
raccolti da G. e L. Doria. — Ditteri .
L. Mast. — Materiali per una fauna dell'Arcipelago toscano.
XII. Calcididi del Giglio. Terza serie. Eupelminae
(seguito). Pteromalinae (partim)
‘E. GRIDELLI. — Settimo contributo allo studio degli Staphy-
linini. — Note su. alcuni Philonthus della Persia
e delle regioni adiacenti .
L. Masi. — Note sul genere Megalocolus (Hymen. Chal-
cididae).
L. Masi. — Nuove specie di Chalcis raccolte nella Persia
dal March. G. Doria
R. Gestro. — Materiali per una fauna dell'Arcipelago to-
scano. XII. Odonati del Giglio
| raccolti dal March. Giacomo Doria
Gane. della regione orientale .
_ F. Capra. — Appunti sopra alcuni Coccinellidi paleartici
. GRIDELLI. — Ottavo contributo alla conoscenza degli Sta-
phylinini. — Note su alcune specie di Ontholestes
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
»
»
È STORIA NATURALE
GIACOMO DORIA
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140-174
175-181
182-186
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193-198
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ANNALI DEL MUSEO CIVICO.
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ae Largo Via Roma, Piazza S. Marta. N. 39
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MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE —
SUOI ANNALI ||
Questo volume, iniziato nell’ Ottobre del 1921, si chiude ora
sul finire del 1926. Io credo opportuno di dare le ragioni di
questo insolito ritardo.
Esso è il cinquantesimo di quelli « Annali del Museo Civico »
che Doria ha creato e sostenuto con fondi proprii per lunghi-anni
e a me è sembrato un dovere di dedicarlo alla sua memoria e di
comporlo tutto con cose da lui raccolte. La parte più importante
delle collezioni, che rimontava all’epoca remota dei viaggi in
Persia e a Borneo, era gia stata illustrata e molto si era fatto .
anche sui materiali di Assab, della Tunisia e dell’Arcipelago
Toscano; occorreva perciò radunare ciò che non era stato studiato
e rivolgersi a diversi specialisti, non tutti appartenenti al perso-
nale del Museo e- taluni in condizione da non potersene occupare
con la desiderata sollecitudine. Cosi da una somma di brevi ma
numerosi ritardi è risultato un lungo intoppo alla pubblicazione
del volume.
Il contingente maggiore si ebbe dalla fauna dell’ Arcipelago
| Toscano e sopra tutto dell’isola del Giglio, e qualche cosa si è
detto anche intorno alla sua flora; ma oltre a ciò il rinvangare
nei vecchi scaffali ha fatto rivivere piccoli e interessanti saggi di
Persia e si è trovato che la collezione importante dei pesci di
Borneo non era stata trattata che parzialmente e che meritava
una revisione completa.
Con tutto ciò non si può dire che il frutto delle feconde ricer-
che di Giacomo Doria sia esaurito; basterà notare che dei Coleotteri
del Giglio nel presente volume è descritta soltanto una terza
parte e. che il resto vedrà la luce negli anni seguenti, non esclu-
dendo la possibilità che, oltre ai Coleotteri, altri gruppi di animali
forniscano ancora argomento a nuovi lavori.
Genova, 20 Agosto 1926.
R. GESTRO.
Museo Civico di Storia Naturale Giacomo Doria.
RICORDO BIOGRAFICO
DI
LACCO M UO DORIA
« Il Consiglio Comunale di Genova, nella seduta del 25 no-
vembre 1913, dedicata alla solenne commemorazione di Giacomo
Doria, deliberava di apporre il suo nome al Museo Civico di Storia
Naturale, da Lui fondato. Di tale deliberazione è tenuto conto nel
titolo di questa pubblicazione, essa pure da Lui iniziata e per molti
anni sostenuta dalla sua munificenza, ed ora affidata soltanto alle
‘mie cure.
| «In questo nuovo volume degli Armati, il primo che viene in
luce dopo la sua morte, avrebbe dovuto essere ricordata, a per-
4 | petua memoria, l’opera scientifica di Giacomo Doria, ed a me
incombeva questo sacro dovere.
« Accolto, sino dal 1864, da Giacomo Doria, con la sua innata
benevolenza, cominciai a collaborare con Lui alle collezioni zoolo-
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. X. (10 Ottobre 19214). 2
2 R. GESTRO Ae Phe ses see,
giche, custodite allora in una soffitta dell’avito palazzo di Via Nuova.
(ora Via Garibaldi), che dovevano poi formare l’ embrione del
Museo attuale, del quale Egli, fin d’allora forse, già vagheggiava
nella sua mente la creazione. Con Lui assistei alla fondazione ed
allo sviluppo del Museo e continuai fino agli ultimi anni della sua
vita ad essergli legato con vincoli d’amicizia e di familiarità. —
« L'aver vissuto per tanto tempo in intimo consorzio con Lui
mi metterebbe in grado di corredarne le note biografiche con
qualche elemento che altri hanno ignorato. Ma la biografia di
Giacomo Doria non può essere disgiunta dalla storia del Museo
Civico, al quale Egli dette tanta parte di sè e delle sue sostanze;
scrivere questa storia sarà soddisfare uno dei suoi ultimi desiderii.
Nel declinare di sua vita, nei periodi in cui la malattia conceden-
dogli brevi tregue gli permetteva di tornare agli antichi entusiasmi,
. Egli rammentava le sue prime raccolte, i suoi viaggi e quelli dei
. suoi amici, per i quali il Museo si era arricchito di tanto prezioso
materiale, e più di una volta mi ripeteva che quella storia gloriosa
meritava di essere scritta, e mi spronava a farlo.
«Io considero questo incitamento come un sacro legato, al
quale non intendo sottrarmi e che avrei già soddisfatto se fosse
bastato il grande rispetto alla memoria dell’ Uomo perduto e l’im-
pulso della mia coscienza. Ma il compito è grave, nè io posso
dedicarmivi interamente, a cagione delle cure inerenti alla direzione
del Museo; passerà quindi ancora qualche tempo prima che io
possa assolverlo degnamente.
« Valgano questi schiarimenti a spiegare perchè in testa a
questo volume non figuri ancora, come avrebbe dovuto essere, il
ricordo biografico di Giacomo Doria ».
Con queste parole io iniziavo, alla fine del 1915, il volume
XLVII dei nostri Annali. Oggi la gravità del mio compito è resa
maggiore, sia per le occupazioni aumentate, sia sopratutto per la
impossibilità di consultare la sua corrispondenza scientifica ed altri
documenti indispensabili per una più completa biografia di Lui.
Non voglio però tardare più a lungo a rendere un tributo alla
sua venerata memoria, e mi limiterò per ora alla parte biografica,
separandone la storia del Museo, che pur mi ero prefisso di far
procedere di pari passo e che verrà alla luce più tardi, se le
circostanze saranno meno avverse.
GIACOMO DORIA i a
Giacomo Doria nacque a Spezia il 1.° Novembre 1840 dal
Marchese Giorgio Doria e dalla Marchesa Teresa Durazzo (*). Egli
era l’ultimo di quattro fratelli, dei quali soltanto il secondogenito,
Marcello, divise con lui, ma per breve tempo, il gusto per la
«storia naturale. Tutto ciò che
Egli fece pel Museo Civico di
Genova, di cui è stato il
fondatore, non fu per vanità,
ma per passione, ed io che
gli fui a fianco per lunghis-
simi anni, posso accertare che
questa passione sì tramutava
spesso in vero entusiasmo,
che talvolta, sotto il peso
delle malattie, dei dispiaceri
e delle gravi occupazioni, pa-
reva assopito, ma sì risve-
gliava sempre, anche negli
ultimi momenti della sua
travagliata esistenza.
_ Ancora ragazzo, Egli si
trovava quasi ogni giorno a
contatto con Ferdinando Ro-
sellini, precettore dei suoi fratelli maggiori, che era un
fervente botanico, e questa fortunata combinazione lo spinse
Giacomo Doria (Primo ritratio)
(1) Nella famiglia di Giacomo Doria regnavano sentimenti liberali e nel 1848-49
il palazzo di Via Nuova (ora Via Garibaldi) era un nido di agitazioni politiche. Giorgio
Doria prese parte attiva ai movimenti d’allora; a Genova era popolarissimo e fu per
lunghi anni Consigliere Municipale, molto apprezzato e ben voluto per la rettitudine
del suo carattere. Teresa Doria, donna di alti ideali italiani, di vasta coltura :e di
spartana energia, ebbe una grande influenza sulla carriera di suo figlio Giacomo. Dei
fratelli il primogenito, Ambrogio, fu Aiutante di campo del Duca di Genova alla
battaglia di Novara, ove meritò la medaglia al valore. Il secondo, Marcello, prese
pure parte, a venti anni, a quella battaglia quale volontario nei Granatieri, e più
tardi fu Ufficiale d’ ordinanza del Generale La Marmora. Il terzo, Andrea, combattè
come semplice soldato nelle campagne del 1859 e del 1866 e fu valente musicista.
Sotto il titolo: « Una grande figura femminile della Nuova Italia, la Marchesa
Teresa D’ Oria Durazzo », Ferdinando Resasco ha pubblicato, con stile spigliato , un
bellissimo articolo ricco di dati nuovi ed interessanti intorno alla famiglia Doria. Sa-
rebbe stato desiderabile che egli non lo avesse affidato ad un giornale di, prevalenza
dedicato alla moda (Za Donna, Rivista quindicinale illustrata, Torino, 5 aprile 1913),
per cui forse non è stato abbastanza divulgato, oppure fu anche presto dimenticato.
A me pare che il rimetterlo in. luce sarebbe opera meritoria, tanto più nei tempi
attuali.
4 R. GESTRO
ad interessarsi alle piante; ma a poco a poco era attratto anche
dalla raccolta degli animali e specialmente degli insetti e a queste
ricerche veniva spronato dall’Abate Armand David, professore per
dieci anni nel Collegio dei Missionari a Savona e più tardi esplo-
ratore insigne della Cina e del Tibet. Armand David, nome caro
agli zoologi ed ai botanici, fu,
come Wallace e come Beccari,
uno degli esploratori scienziati
che dettero maggior contributo
alla storia naturale. Nel giugno
del 1888 Armand David venne
a Genova e visitò il Museo della
Villetta. Doria in quell’ epoca
era a Roma e, desolato di non
averlo potuto rivedere, mi scri-
veva: « è un uomo che venero
e al quale devo in gran parte
l'indirizzo scientifico dei miei
primi anni, quando egli era fra
i Missionari a Savona. « D'altra
parte il David scriveva: « Je cite
avec plaisir le nom du marquis
J. Doria, dont j’encourageat
les premiers pas vers Vhi-
stoire naturelle, et qui est devenu l’une des illustrations scien- |
tifiques de sa patrie: c’est lui qui a fondé ce merveilleux Museo
Civico de Génes, si admiré des connaisseurs et d’où sort |’ une
des plus belles publications zoologiques de notre époque » (1).
Fu pure di grande influenza sul giovane naturalista I’ aver
conosciuto Luigi De Negri, il valente tassidermista del Museo della
R. Universita di Genova, del quale divenne presto amico. Egli ne
frequentava assiduamente il laboratorio, cominciando così ad acqui-
stare le prime cognizioni ornitologiche ed anche la tecnica della
tassidermia, che gli furono in seguito tanto utili durante i suoi
viaggi; e dopo la di lui morte, avvenuta nel 1864, si mantenne legato
da affettuosi vincoli alla di lui famiglia, come si vedrà più innanzi.
Armand David
(1) « Notice sur quelques services rendus aux sciences naturelles par les Mission-
naires de ’Extréme-Orient. Par M. Armand David. Lyon, 1888. (Extrait des Missions
catholiques).
MIR Ope CG
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GIACOMO DORIA 5
La famiglia Doria soleva passare i mesi di villeggiatura nei
suoi possedimenti di Spezia, e là il giovane naturalista aveva agio
a sbizzarrirsi nei suoi gusti prediletti; da una parte si divertiva
alla caccia delle Silvie, di cui varie e rare specie vivevano nei fitti
canneti degli Stagnoni (!); ivi pure poteva fare ricco bottino di
insetti, e da altra parte l'incantevole golfo si prestava alle ricerche
dei molluschi e di altri animali marini. Intanto all’isola del Tinetto
egli trovava per la prima volta il Phyllodactylus europaeus,
aggiunta importante alla fauna ligure, perchè questo piccolo e
curioso Geco fino allora si conosceva soltanto di Sardegna. A Spezia
egli faceva conoscenza con Giovanni Capellini, giovane studiosis-
simo e animato dalla stessa passione, e la comunanza di gusti e
di tendenze li stringeva in una amicizia veramente fraterna, che
si mantenne sempre inalterata. Capellini era destinato dalla fami-
glia, assai scarsa di mezzi, alla carriera ecclesiastica; ma egli volle
invece applicarsi ad ogni costo alle scienze naturali e con una
tenacia ferrea ed una singolare resistenza ai più forti sacrifizi, vi
riusci. Ora il povero abatino è professore di Geologia nell’ Uni-
versità di Bologna, dove ha formato un famoso Museo Paleontolo-
gico; è Senatore del Regno e sopracarico di onori, e vive agiata-
mente in una bella palazzina che egli stesso si è fatto costruire
nell’amena penisola di Portovenere; ma non ha mai dimenticato
che nelle strettezze della vita fu aiutato dalla famiglia Doria e
parla sempre con tenerezza del « buon Giacomino » (?).
I due amici facevano frequenti escursioni nei dintorni di Spezia
e fra le altre è memorabile la visita fatta il 9 novembre 1858
alla grotta di Cassana (*), ove Capellini si recava avido di bottino
paleontologico e ne tornava carico di preziosi resti di Ursus
spelaeus, e Doria, benchè informato che nelle caverne della Carniola
e della Francia vivessero Coleotteri ciechi, forse non si aspettava
la commozione di scoprirvi il primo Anophihalmus italiano. Egli
si affrettò a comunicare la notizia e l’insetto a Léon Fairmaire,
(1) Gli Stagnoni, luogo assai adatto alle ricerche zoologiche, che sentivo spesso
nominare da lui e che è citato su parecchi cartellini della collezione ornitologica del
Museo, non esistono più, in seguito ai lavori per l impianto del porto militare.
(2) Giovanni Capellini. Ricordi autobiografici. Egli scrive che a quindici anni
aveva scelto per sua divisa Velle est posse e che volere sia potere lo ha dimostrato
nel modo il più luminoso. 3
(5) Nuove ricerche paleontologiche nella caverna ossifera di Cassana (Provincia
di Levante). Lettere di Giovanni Capellini al Prof. Michele Lessona (Liguria Medica,
1859, num. 5 e 6).
6 R. GESTRO
‘uno degli Entomologi con cui era già in relazione, e questi lo
descrisse col nome di Anophthalmus Doriae (!).
Per avvicinare personalmente alcuni dei naturalisti coi quali
già corrispondeva e conoscerne altri, Doria accompagnò il Capel-
lini al Congresso dei Naturalisti svizzeri riunito in Losanna nel
1861 e lo segui poi a Parigi. In questo viaggio Capellini impose
a Doria il suo sistema di stretta economia, ma questi, a quanto
scrive lo stesso Capellini, di nessun altro suo viaggio serbava più
caro ed interessante ricordo.
È pure a Spezia che Doria si incontrò col celebre tet os
H. C. C. Burmeister, professore in Halle, col quale strinse dure-
vole relazione. Se queste conoscenze rafforzavano in lui la pas-
sione per la zoologia, da altra parte la sua inclinazione per lo
studio della geografia e per i viaggi era fortemente alimentata
dalle lezioni impartitegli dall’ insigne geografo Marmocchi e dal-
l’ occasione di trovarsi sovente con Maria Somerville, 1’ autrice
del ben noto manuale di geografia fisica (?), allora residente a
Spezia e intima amica di sua madre.
Sino dal 1857, insieme al secondogenito dei suoi fratelli, Marcello,
si occupava molto di molluschi viventi e iniziava una cospicua rac-
colta, accuratamente ordinata, ove ciascuna specie era corredata di
un cartellino con l'intestazione « Collezione dei Fratelli Doria (*).
Meritano d’essere citati i nomi dei corrispondenti coi quali avevano
relazione di cambio, che erano i Fratelli Antonio e G. B. Villa,
A. Cabiati e Ernesto Turati a Milano, il Barone Vincenzo Cesati
e il Conte Arborio Mella a Vercelli, Ludovico Caldesi a Firenze,
il Prof. Giuseppe Meneghini, Giovanni Capellini e Vittorio Uzielli
a Pisa, Don Ighina a Savona, H. Blanc a Chambery, il Dr. C. E.
Lischke a Elberfeld, Arturo Issel e il Museo della R. Università a
Genova. Inoltre alcuni amici concorrevano di tanto in tanto ad
arricchire la collezione, e fra questi l’ Ufficiale di Marina E. Rosel-
lini, amico carissimo di Doria, e il distinto industriale e valente
algologo genovese Luigi Dufour. Come ho già accennato, Marcello
Doria prestò aiuto al fratello per breve tempo. La raccolta mala-
cologica però continuò a progredire ed ebbe un nuovo impulso
(1) Annales de la Societé ooo de France, 1859, p. 25, tav. I, fig. 4.
(2) Physical Geography. By Mary Somerville.
(3) Queste specie sono ora incorporate nella Collezione Malacologica generale, ma
si sono hme scrupolosamente le indicazioni originali, come pure si è conser-
vato lo scaffale (N. 33) che le conteneva.
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GIACOMO DORIA i vi
quando nel 1864 Giacomo Doria si propose di perlustrare diligen-
temente tutto il Golfo di Spezia, allora libero dalle dighe, non
essendo ancora cominciati i lavori dell’Arsenale. Si procurò allora
dall’ Imghilterra gli istrumenti adatti e praticando numerose dragate,
in compagnia del Capellini, ottenne risultati straordinarii, special-
mente in fatto di molluschi, tanto da aggiungere elementi impor-
tanti al Catalogo pubblicato da Gwyn Jeffreys nel 1856 (’).
Benchè seriamente attratto verso gli studi zoologici, varie cir-
costanze, fra le quali nuove relazioni con distinti botanici, lo indus-
sero a ritornare alle piante, e fu allora che prese parte alla fon-
. dazione dell’ « Erbario Crittogamico Italiano », insieme a Giuseppe
De Notaris, Patrizio Gennari, Ludovico Caldesi, Francesco Baglietto,
Pietro Mansueto Ferrari,
Luigi Dufour e Francesco
Ardizzone. Ma fu per breve
tempo, perchè nel 1860
si decise alfine a dedicarsi
del tutto alla zoologia . e
per non incorrere in nuove
tentazioni, regalò il suo
erbario al Prof. P. M. Fer-
rari. Vedremo più innanzi,
e ce lo racconterà Egli
stesso, come negli ultimi
anni della sua vita tor-
nasse con ardore alla pri-
ma sua fiamma (VIII).
Egli dava tosto altre pro-
ve della sua attività zoo-
logica fondando a sue spese
l’« Archivio per la Zoo-
logia, |’ Anatomia e la
Fisiologia », con la colla-
borazione dei professori
F. De Filippi, M. Lessona,
Giacomo Doria
al tempo dell'ambasciata in Persia
@) On the marine Testacea of the Piedmontese Coast (The Annals and Magazine
of Natural History, vol. XVII. Second Series. 1856, p. 155. London). Questo Catalogo
fu tradotto ed arricchito di note importanti dal Capellini. (Sui Testacei marini delle
coste del Piemonte per J. Gwyn Jeffreys, Esq. F.R.S. Traduzione con note ed un Cata-
logo speciale per il Golfo della Spezia del Prof. G. Capellini. Genova, 1860. Con una tavola).
8 R. GESTRO
P. M. Ferrari e G. Canestrini, di cui il primo volume fu pub-
blicato nel 1861.
Così in breve tempo la sua fama di valente naturalista andava
largamente diffondendosi, tanto che nel 1862 fu aggregato, in qualità
di Naturalista, alla Missione diplomatica che il Governo Italiano
inviava allo Scià di Persia. Si trovò allora in buona compagnia
dei suoi amici professori Filippo De Filippi e Michele Lessona, e.
di comune accordo si ripartirono il loro compito in modo che al
De Filippi spettasse la parte che riguarda i vertebrati e 1 in-
carico delle annotazioni geologiche, mentre Lessona e Doria
avrebbero dovuto attendere particolarmente agli animali articolati
ed ai molluschi (1). La Missione, partita da Genova il 24 Aprile
1362, dopo un lungo e disagiato viaggio attraverso alla catena
del Caucaso, raggiunse Teheran, capitale della Persia, il 3 agosto,
e dopo avervi dimorato un mese per adempiere ai suoi impegni
diplomatici e fare escursioni, fra le quali una ascensione del famoso
Monte Demavend (*), si sciolse per far ritorno in Europa. Cio
avveniva alla fine di Agosto. Ma Doria, desideroso di estendere le
sue investigazioni anche alla parte meridionale di quel paese, così
poco conosciuto in tutto e particolarmente nella sua fauna, si separò
dai colleghi e si preparò ad un nuovo e avventuroso viaggio. Si
trattava di un lunghissimo percorso, a cavallo, per vie mal sicure
e con un solo compagno; ma il giovane viaggiatore non si sgo-
mentò ed affrontò fatiche e pericoli, mostrandosi degno discendente
dei suoi famosi antenati.
Il suo compagno era Abdul Kerim, un persiano nativo di
Mesced nel Chorassan, che dapprima fungeva le umili mansioni di
aiutante di cucina; ma poi vedendo il padrone intento alla ricerca
di animali, cercò di aiutarlo, mostrando per tale lavoro una spic-
cata attitudine. Doria trasse profitto da queste sue buone disposi-
zioni, unite ad una non comune intelligenza, per insegnargli a
mettere in pelle uccelli e mammiferi e a ‘raccogliere insetti ed
ottenne buoni risultati. Abdul Kerim gli rimase affezionato e chiese
di accompagnarlo fino a Genova, ove rimase per lunghi anni perfe-
(1) Raccomando al lettore che desideri avere più estese notizie su questo viaggio
della Missione Italiana in Persia, la piacevole lettura dell’aureo libro del De Filippi
« Note di un viaggio in Persia nel 1862 » (Milano, 1865). Lo stesso autore ha pubblicato
precedentemente un « Riassunto di alcune osservazioni sulla Persia Occidentale »
negli Atti della Società Italiana di Scienze naturali, vol. VII, 1864, pag. 279.
(2) Il più alto picco della catena dell’Elburz (m. 5670 s/m).
a Cole
is)
GIACOMO DORIA
| zionandosi specialmente nelle preparazioni osteologiche. Egli era
diventato anche un abilissimo raccoglitore di insetti e con ammi-
rabile pazienza e costanza ne
arricchi il Museo di molti e di
nuovi, e ricordo fra le altre cose
che egli, passando intere giornate
nelle grotte di Spezia, riuscì a
trovare un Pselafide cieco del
genere Machoerites, nuovo e
di grande interesse per la fauna
ligure. È quindi un dovere espri-
mergli un tributo di gratitudine,
perchè il suo nome è legato ai
primordì del nostro Museo, ove
‘fu impiegato in qualità di pre-
paratore e cui rese buoni servizi.
Preso poi dalla nostalgia egli
volle, dopo tanto tempo, rivedere
il suo paese nativo, ma di là si
ricordò del Museo della Villetta,
inviando saluti e qualche colle-
zione. Quando Elio Modigliani si. preparava al suo secondo viaggio
a Sumatra pensò che Abdul Kerim avrebbe potuto essergli di
grande giovamento per fare le pelli di uccelli e mammiferi e per
raccogliere insetti e riesci a farlo venire con sè dalla Persia.
Di questa sua scelta egli fu molto contento e ne fu pure contenta
la Direzione del Museo, cui il Modigliani generosamente donava
l’ ingente materiale zoologico raccolto.
Ora, tornando all’eroica traversata del Sud della Persia, dirò
che la partenza di Giacomo Doria avvenne da Teheran il 1° set-
tembre del 1862. Fatte alcune soste nei luoghi più importanti .
come Hamadan e Isfahan, Egli proseguiva per Jezd e Kerman,
attraversando |’ infuocato altipiano iranico e raggiungeva il Golfo
Persico a Bender-Abbas, seguendo una strada che prima di lui
non era mai stata calcata da alcun europeo. Da Bender-Abbas,
fatta un’escursione all’ isola d’Ormus, ove raccoglieva molluschi,
riprendeva la via del ritorno, questa volta trattenendosi alquanto
a Sciraz, che fu campo fecondo per la zoologia, e rimpatriava in-
fine per la via di Erzerum e Trebisonda.
Abdul Kerim _
10... R. GESTRO
Io credo che egli non abbia tenuto un giornale di viaggio, al
contrario di quanto egli fece per i successivi, od almeno io non
sono riuscito a rintracciare alcun ricordo di questa sua impresa, ed
è peccato, perchè non sarebbe davvero mancato il soggetto di una
narrazione attraente, sopra tutto a motivo delle grandi difficoltà
incontrate. È certo però che egli potè più facilmente vincerle, par-
lando correntemente il persiano, che aveva presto imparato, pos-
sedendo una speciale facilità per lo studio delle lingue. Al ritorno
in Italia egli mantenne sempre l’abitudine di conversare in persiano
col suo compagno. Vittorio Vecchi mi diceva che all’epoca delle
feste di Vespucci a Firenze, presentò a Giacomo Doria un pittore
persiano e che Doria si mise a parlare con esso in lingua persiana,
destando sorpresa in quel pittore nel sentire che egli si Spa
con tanta facilità e precisione. i
Le collezioni fatte durante questo viaggio sono in prevalenza —
entomologiche; abbondano i Coleotteri e, data la natura del paese,
si comprende come, fra questi, siano meglio rappresentati i Tene-
brionidi. Fra essi il Baudi (4) ha riconosciuto e descritto circa una
quarantina di specie nuove, alcune delle quali erano già state
segnalate come tali dallo stesso Doria, che già fin d'allora dava
prove manifeste di una singolare attitudine al lavoro di determi-
nazione e di ciò che, fra i sistematici, si suol chiamare occhio
zoologico. Egli volle che una nuova Adesmia fosse nominata in
onore del Dott. Fagergreen, svedese, medico in capo della Provincia
di Fars, che gli fu largo di aiuti durante il suo soggiorno in Sciraz.
La raccolta e la conservazione dei Coleotteri, in mezzo alle gravi
contrarietà del viaggio, riusciva più facile, ma gli altri insetti non
furono per questo trascurati e basterà a confermarlo il solo fatto
che in una serie di Ditteri si ebbero due generi nuovi (?).
I molluschi della. Missione Italiana furono illustrati dal prof.
Issel, con la sua ben nota competenza (3). Egli vi ha riscontrato
8$8 specie, « numero poco elevato, se si consideri l’estensione del
(1) Catalogo dei Tenebrioniti della Fauna europea e circummediterranea appar-
tenenti.alle collezioni del Museo Civico di Genova. Per Flaminio Baudi. (Annali del
Museo Civico di Genova, vol. VI, 1874, p. 89; VII, 1875, p. 684, e VIII, 1876, p. 346).
(??) Muscaria exotica Musei Civici Januensis observata et distincta a Prof. Camillo
Rondani. Fragm. II. Species aliquae in Oriente lectae a March. J. Doria, anno 1862-
63. (Ann. Mus. Giv. Genova, vol. IV, 1873, p. 295).
(5) Catalogo dei Molluschi raccolti dalla Missione Italiana in Persia, aggiuntavi
la descrizione delle specie nuove o poco note. Per A. Issel. (Memorie della Reale Ac-
cademia delle Scienze di Torino, Serie II, tomo XXIII, 1865. Con tre tavole).
GIACOMO DORIA 14
paese attraversato dai raccoglitori; ma non tanto piccolo quando
si rifletta, che la più vasta parte del territorio persiano è occupata
da sterili deserti, ove non hanno ricetto che .scarsissimi animali e
vegetali, e se si osservi che la rapidità del viaggio non consentiva
indagini minuziose e continuate ». Fra le due ragioni addotte dal-
l’autore per spiegare la scarsità delle specie, io darei quasi maggior
peso alla seconda, perchè è ovvio che le raccolte sono proficue là
dove si può soggiornare a lungo e non durante le spedizioni af-
frettate. Comunque sia, delle 88 specie, 16 sono state un nuovo
acquisto per la scienza e il risultato non è di poco pregio.
Un primo cenno intorno ai vertebrati è dato dal De Filippi
nel 1863, con la descrizione di varie specie nuove, cioè 3 di mam-
miferi, 5 di uccelli, 3 di rettili e 7 di pesci ('); ma più tardi nella
relazione del suo viaggio, già sopra citato, egli si diffonde di più,
con interessanti ragguagli, intorno alla fauna dei luoghi esplorati,
comprendendo nella sua enumerazione anche le specie riportate
da Doria dal mezzogiorno della Persia. Riguardo agli uccelli, Sal-
vadori (7) ha trovato che alcune delle specie erano gia state pre-
cedentemente descritte, mentre qualcun’ altra era erroneamente
riferita a specie già nota; cosi per esempio la Sylvia Doriae, De
Fil., non era che la S. delicatula, Hartl., mentre la Certhilauda
desertorum, Stanl., doveva considerarsi distinta e riceveva dal
Salvadori il nuovo battesimo di C. Dorzae. Ma io uscirei dai limiti
del mio cimpito, insistendo su questi argomenti e solo desidero
sia apprezzata l’importanza del contributo arrecato da Giacomo
Doria alla fauna iranica.
Nel 1864 la Società Italiana di Scienze Naturali di Milano
inaugurava a Biella le sue riunioni straordinarie e nella seduta
del 6 Settembre il presidente annunciò la proposta di tenere la
riunione successiva nella città di Spezia e di nominare presidente
per detta riunione il Marchese Giacomo Doria. La proposta era
fatta da Quintino Sella e alla seduta partecipavano Filippo De
Filippi, Paolo Panceri, Antonio Stoppani e tanti altri scienziati, o
gia celebri, o in via di diventarlo. Da ciò si vede in quale consi-
derazione fosse tenuto Giacomo Doria. Egli accettò, commosso,
(1) Nuove o poco note specie di animali vertebrati raccolte in un viaggio in
Persia nell’estate dell’anno 1862, per F. De Filippi. (Archivio per la Zoologia, l’Ana-
tomia e la Fisiologia. Vol. II, 1863, p. 377).
(2) Studio intorno ai lavori ornitologici del Prof. Filippo De Filippi, per Tommaso
Salvadori. (Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 9 febbraio 1868, p. 283).
De aig pact
MARIO ROR cee Oe
a
i led R. GESTRO
l’onorifico incarico; ma nell’Aprile 1865, per motivi che dirò tra
poco, dovette rinunziare ; fu offerta allora la presidenza a Lorenzo
Pareto, che dopo pochi mesi cessava di vivere, lasciando largo.
rimpianto fra i colleghi. Infine l’onore toccò a Giovanni Capellini,
che nel Settembre 1865 diresse degnamente i lavori di questo
secondo congresso.
Fu anche nel 1864, nel mese di Marzo, che Egli ‘venne nomi-
nato per acclamazione Dottore Aggregato alla Facoltà di Scienze
Fisiche, Matematiche e Naturali della R. Università di Genova, in
seguito a proposta dei professori Michele Lessona e Giuseppe De
Notaris; però la solenne aggregazione ebbe luogo molti anni dopo,
cioè l’11 Aprile 1889.
Doria era tornato, nel Novembre del 1863, dal suo primo
viaggio, con la Commenda dell’Ordine del Leone e del Sole di
Persia conferitagli dallo Scià, ma, cid che piu importa, con un
prezioso materiale zoologico, che egli imprese tosto ad ordinare e
a classificare. Però lo studio delle sue collezioni persiane non di-
stoglieva la sua attenzione da quello della fauna ligure, cui anzi
si dedicava con tutto I’ die aumentando la serie ornitologica
con il concorso dei cacciatori suoi
amici e di Luigi De Negri, e ra-
‘ dunando copiosi prodotti del mare
per mezzo di assidui fornitori
in Pescheria, fra i quali ricordo
lo zelante Emanuele Cavalleri. È
per questa via che si iniziava
quella raccolta ittiologica che ora
ha assunto uno sviluppo straor-
dinario. Fra i pesci rari pescati
nel Golfo di Genova gli fu por-
si riconobbe più tardi essere il
Temnodon saltator, ma che a
tutta prima egli non era riuscito
a determinare. Era realmente
per il mare di Genova una
Giovanni Ramorino
di pubblicarne un cenno accompagnato da una figura; ma
il disegnatore mancava. Fu allora che il prof. Giovanni Ra-
tato un giorno un Carangide che ©
‘rarità ed egli si era prefisso
|
GIACOMO DORIA 13
morino (1), Assistente alla cattedra di Zoologia della R. Università,
col quale egli aveva frequenti rapporti, lo assicurò che Raffaello
Gestro sarebbe stato in grado di rendergli quel servizio, e così,
grazie ad un Carangide, feci il mio primo ingresso in casa Doria (?).
E nel Giugno del 1864 che Doria, trovandosi a Bologna presso
l’amico Capellini, fece la conoscenza di Odoardo Beccari. Giovani
ambedue e animati dagli stessi ideali,
furono tosto avvinti da fraterna inti-
mità. Beccari da un pezzo stava pro-
gettando una lunga esplorazione in
regioni lontane; Doria dal canto suo
era fremente di cimentarsi a nuove
‘imprese; così facilmente decisero di
essere compagni di viaggio. Non si
trattava più che di scegliere la meta
e pensarono che l'isola di Borneo
sarebbe stata la migliore, essendo
così poco nota tanto per la flora quanto
per la fauna.
Mentre si facevano i preparativi
per la spedizione, Beccari si recava
a Londra per visitare il grande Istituto
Botanico di Kew e per esser meglio preparato allo studio della
flora di Borneo. In quei tempi, benché studente di medicina, ero
anch'io fortemente attratto dagli studi zoologici; in principio
radunavo conchiglie con l’aiuto dell’ amico Issel, allora essenzial-
mente dedito alla Malacologia; poi, per istigazione del mio indi-
menticabile maestro Giuseppe De Notaris, mi misi a raccogliere
Ditteri e li preparavo con grande cura. Così Doria facilmente si
convinse che io non ero nuovo nel maneggiare insetti e potè più
serenamente affidarmi, durante la sua assenza, la custodia dei suoi
tesori entomologici persiani. i
La partenza per Borneo ebbe luogo nell’Aprile 1865 e il
19 Giugno, dopo brevi fermate a Ceylan e a Singapore, approdarono
Giacomo Doria
al tempo del viaggio a Borneo
(4) Nel corso di questo mio scritto avrò più di una volta occasione di citare per-
sone che, o per i rapporti che hanno avuto con Giacomo Doria, o per le loro bene-
merenze verso il Museo meritano d’ essere ricordate, e mi è sembrato che, per non
ingombrare il testo di troppe note, fosse preferibile radunare i cenni che li riguar-
dano in fondo all’articolo, a guisa di appendice.
(2) Il disegno del Temnodon saltator si conserva nell’Archivio del Museo ad
perpetuam rei memoriam.
e
2 a phate ball, Uta
14 R. GESTRO
a Kutcin, capitale del Ragiato di Sarawak. Ivi intrapresero subito
le loro ricerche, esplorando dapprima i dintorni della capitale e
poi praticando frequenti escursioni in luoghi più lontani. Doria
aveva ammaestrato una quantità di nativi perchè raccogliessero e
gli portassero tutto quanto trovavano di animali, che poi, con
l’aiuto del fido Abdul Kerim, preparava e conservava; in tal modo
ogni giorno egli poteva registrare nuovi acquisti, ed in breve il
suo bottino zoologico raggiungeva proporzioni consolanti. Beccari
era sempre in moto per le sue piante, ma alla sera tornando a
casa portava sempre con sé qualche nuovo soggetto da aggiun-
gere alla collezione zoologica. Ferveva il lavoro; Abdul Kerim
raddoppiava di zelo; ma ciò non bastava, perchè in quella zona
calda e umidissima la decomposizione avveniva con grande rapi-
dità; allora interveniva Beccari, esper-
tissimo nella tassidermia, a portare
care di salvare tutto quello che si era
radunato nella giornata. Ma il lavoro
eccessivo e gli effetti del clima tropi-
cale, sopra un organismo già indebolito
dai disagi del viaggio in Persia,
cominciarono presto ad influire sulla
salute di Doria e sì iniziò per lui una
lunga serie di sofferenze dovute spe-
cialmente ad attacchi di febbre e di
‘ asma, tanto che già in Agosto passava
giorni e notti terribili. Questi attacchi
tanto sovente ripetuti, benchè si alter-
nassero con qualche giornata di tre-
gua, agivano sinistramente sul suo morale; egli si disperava di
non poter prender parte alle escursioni di Beccari e rimpiangeva
il fatale destino che lo obbligava al supplizio di Tantalo in un
luogo che era un vero paradiso per gli zoologi. Però nei periodi
di calma cercava sollievo nell’occupazione, preparando insetti, re-
gistrando i suoi uccelli, che in Ottobre avevano già raggiunto le
128 specie e tenendo regolarmente un giornale, che cessa col
Odoardo Beccari
12 Marzo 1866 (*). I suoi malanni però aumentavano sempre,
(1) Questo giornale è uno dei pochi documentì riguardanti Giacomo Doria che
siano rimasti al Museo, dove sarebbe utile fossero custoditi anche gli altri, insieme
alla sua corrispondenza scientifica.
valido aiuto ai due compagni per cer-
GIACOMO DORIA 15
fino al punto che il 29 Gennaio 1866 prese l’ energica decisione
di abbandonare Sarawak per ritornare in Europa. Fu ben doloroso
per lui, perchè gli pareva di non aver fatto abbastanza; d'altra
parte la sua salute era troppo compromessa e i suoi medici lo
consigliavano di allontanarsi al più presto. L’impareggiabile suo
compagno volle allora consolarlo facendogli formale promessa che
avrebbe raddoppiato il suo lavoro e destinato a lui tutti quanti
gli animali che avrebbe raccolto. Questa promessa fu adempiuta
nel modo il più largo e le collezioni zoologiche mandate da Bec-
cari furono imponenti per quantità e per pregio scientifico; basti
il dire che fra esse si trovava una serie di Orang-utan di un
valore inestimabile (1).
Mentre faceva i preparativi pel ritorno, Doria pensava a pro-
curarsi le specie d’uccelli che erano comuni vicino alla casa e che
aveva fino allora trascurate e a rafforzare le gabbie degli animali
vivi, affinchè meglio reggessero al viaggio. Queste gabbie erano
numerose perchè egli si divertiva molto ad osservare i costumi
delle specie che i nativi prendevano ai lacci. Egli ne aveva conser-
vato in vita molte, fra le quali il curioso piccolo pipistrello fru-
givoro, Macroglossus minimus, che nutriva con banane. Questa
sua speciale predilezione per gli animali vivi la conservò per tutta
la vita. Intanto alla vigilia della partenza gli veniva offerto il
primo Orang-utan, che era un giovane maschio, stato preso sul
Batang-Lupar e non esitò ad acquistarlo per arricchire il suo
piccolo serraglio.
Beccari aveva deciso di accompagnarlo fino a Singapore, e im-
barcatisi il 18 Febbraio 1866 sul piroscafo «Rainbow», raggiunsero
quel porto il giorno 20. Ivi dovettero trattenersi per qualche tempo
in attesa di una partenza per |’ Europa, e Beceari ne profittò per
fare gite botaniche, cui il compagno non poteva partecipare per-
durando la sua debolezza e il malessere; non si può dire però
che questa fermata fosse del tutto negativa per le sue collezioni,
perchè egli potè procurarsi altri due Orang-utan vivi che trovò
ad acquistare sopra un bastimento proveniente da Pontianak
(Borneo). Erano due giovani femmine. « Adesso, egli scrive, pos-
sedo una famiglia veramente interessante, ma tremo pensando alle
noie che mi daranno nel viaggio ». Il postale per l'Europa partiva
alla fine di Marzo e dopo otto mesi di assenza Giacomo Doria
(1) Odoardo Beccari. (Ann. Mus. Civ. Genova, XLIX, 1924, pag. 264).
16 R. GESTRO
ritornava in patria, rimpiangendo le foreste di Borneo e pensando
con riconoscenza al compagno che lo aveva assistito con le cure
amorose di un fratello.
Due anni dopo io assistevo al ritorno di Beccari da Borneo e
vidi, commosso, la veneranda madre di Giacomo Doria corrergli
incontro dicendo: « Ecco il mio quinto figlio! ». io)
Il famoso libro di Odoardo Beccari « Nelle foreste di Borneo ('),
«a fascinating book » come lo chiama Moulton (*), é dedicato al-
l’amico con queste parole: « In memoria delle nostre giovanili im-
pressioni in Borneo, a te, amico impareggiabile, Giacomo Doria,
grande mecenate dei naturalisti, il tuo antico compagno di viaggio
dedica questo volume ».
Le collezioni che si andavano accumulando per mezzo di questi
viaggi raggiungevano ormai proporzioni considerevoli. Doria pensò
che era propizio il momento di realizzare un suo antico sogno, la
creazione di un Museo Civico di Storia Naturale e fece al Muni-
cipio l’offerta di regalare questo materiale scientifico, a condizione
che fosse custodito in apposito locale. La proposta incontrò dap-
prima non pochi ostacoli, ma fu presto messa sulla buona via,
grazie al fortunato intervento del Barone Andrea Podestà, insu-
perabile come Sindaco e come uomo a larghe vedute. Il Comune
aveva allora acquistato dagli eredi di Gian Carlo Dinegro la Villetta
che aveva appartenuto a questo illustre Mecenate, e la propose come
sede del nuovo Museo, insistendo ed infine ottenendo che Doria,
alquanto riluttante per la ristrettezza del locale, la accettasse.
L'impressione della piccolezza era però in certo modo attenuata
dall’amenita della posizione, una vera oasi in mezzo alla città, e
anche dalla storia attraente della Villetta Dinegro, ove un tempo
convenivano uomini di lettere e di scienze e dove per la prima
volta si impartiva in Genova l'insegnamento universitario della
botanica. Il Marchese Gian Carlo Dinegro aveva affidato la dire-
zione del suo giardino al celeberrimo naturalista ligure Domenico
Viviani e questi vi iniziava il suo corso di lezioni quando ancora
(1) Nelle foreste di Borneo. Viaggi e ricerche di un naturalista. Firenze. Salva-
tore Landi, 1902. Questo libro fu anche tradotto in inglese, e nell’anno corrente ne
fu stampata una seconda edizione dallo Stabilimento Fratelli Alinari di Firenze.
(2) «Dr. Od. Beccari the celebrated botanist in his ever fascinating book « Wan-
derings in the great forests of Borneo...» (Moulton, Journ. Straits Branch R.A.
Soc. N. 65, 1913). :
.
GIACOMO DORIA | 17
I’ Universita in via Balbi mancava di un orto botanico ('). Io ricordo
con un senso di rammarico, una Chamoerops, humilis di nome,
ma maestosa di dimensioni, che era stata piantata dallo stesso
Viviani e che poi in un’invernata di freddo eccezionale si spezzò
sotto il peso della neve.
Il Municipio in quei tempi aveva avuto due legati di collezioni
di oggetti di storia naturale, dal Marchese Lorenzo Pareto e dal
Principe Oddone di Savoia, e anche questi furono destinati a far
parte del nuovo Museo. L’insigne geologo Lorenzo Pareto
aveva radunato preziosi materiali litologici e paleontologici durante
le sue numerose esplorazioni della Liguria, della Savoja, della
Corsica e di parte dell'Arcipelago Toscano, e il giovane Principe
‘si era specialmente occupato a formare una raccolta di diverse
produzioni naturali, ma sopratutto di conchiglie nostrane ed eso-
tiche, parte delle quali gli erano state donate da Giovanni
Capellini.
Mentre al Municipio si studiavano i piani e si elaboravano le
pratiche amministrative, Doria pensò di profittare dell’intervallo
per visitare i più importanti Musei all’estero, intavolare relazioni
di cambio e acquistare collezioni. Il suo più grande desiderio era
stato appagato e gli pareva perciò d'aver contratto |’ impegno
morale di provvedere del suo all'incremento del materiale zoolo-
gico anche in avvenire. Gli fu compagno di viaggio un suo caris-
simo amico, Alessandro Barabino, Segretario della Camera di Com-
mercio di Genova, uomo di grande ingegno e di vasta coltura,
che, per quanto non naturalista, secondava con vivo interesse l’o-
pera iniziata dal Doria. Questo viaggio fu molto proficuo pel
nuovo Istituto, perchè ne nacquero utili rapporti con altri Musei
e perchè Doria, visitando i ricchi magazzini dei negozianti di og-
getti di storia naturale di Francia e di Olanda, potè farvi preziosi
acquisti; così presso G. Frank di Amsterdam e J. Verreaux di
Parigi trovò rare specie di uccelli e da Emile Deyrolle di Parigi
acquistò l’intera bellissima collezione di Cicindelidi di Antoine Dey-
(1) Viviani. Elenchus plantarum Horti Botanici J. Car. Dinegro, observationibus
quoad novas, vel rariores species passim interjectis. Genuae, 1802, Typis De Planis.
Un’eccellente biografia del prof. Domenico Viviani fu pubblicata dal dott. G. B.
Pescetto. che fu suo allievo e anche suo aiuto, come preparatore, nel Museo della
Università. (Giornale della Società di Letture e Conversazioni Scientifiche. Genova,
1879). Di lui parla egregiamente anche Arturo Issel (Naturalisti e viaggiatori liguri
nel secolo XIX. — Atti della Soc. Ital. per il Progresso delle Scienze. VI Riunione.
Genova, Ottobre 1912).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. X. (40 Ottobre 4924). 3
18 R. GESTRO
rolle, che è diventata ora, in seguito alle numerose aggiunte su-
bite, una delle più grandi del mondo. Anche la collezione di -
Carabici del Conte di Castelnau, importante e ricca di tipi, che
entrò più tardi a far parte del patrimonio entomologico del Museo,
si deve alla sua munificenza.
I lavori per l'adattamento della palazzina Dinegro al nuovo
uso cui era destinata furono intrapresi al principio del 1867.
e la sorveglianza e direzione di essi fu esclusivamente affidata a
Giacomo Doria, con -deliberazione della Giunta del 15 Marzo di
quell’anno (1).
L'edificio era piccolo e per meglio utilizzarlo conveniva conser-
vare soltanto le pareti perimetrali e rivestirle interamente di scaffali.
in ferro, separati in quattro piani da ballatoi (?). Mancavano però
gli ambienti per i laboratori, per la biblioteca e per gli uffici, e a
questo si provvide colla costruzione di un’ala dal lato NO, ove
ad ogni piano corrispondevano due vani. In tutto erano quindi
otto modeste camerette, più due nei sotterranei. Il Museo che do-
veva in seguito acquistare una fama mondiale sorgeva sotto umili
apparenze! Non posso dire che i lavori procedessero con molta
alacrità; difficoltà finanziarie si opponevano di tanto in tanto al
loro rapido progredire. Noi seguivamo ansiosamente l’opera di co-
struzione e per quanto era possibile cercavamo di sollecitarla, e più
di una volta Giacomo Doria provvedeva del suo per calmare certi
fornitori impazienti d’essere saldati. Di quella fase |’ impressione
meno grata che mi è rimasta è l’aver visto per varii mesi un solo
aggiustatore addetto alla finitura degli scatfali. Mentre si curava
l'arredamento interno, si stava studiando quale decorazione si
dovesse dare al prospetto principale, affinchè | edifizio, avesse il
carattere di palazzo pubblico, e in pari tempo, d’ accordo con
l’ Ingegnere Civico Monti che dirigeva la costruzione, si pensò di
collocarvi i busti di Lorenzo Pareto e di Gian Carlo Dinegro, quali
numi tutelari per il buon avvenire del nascente istituto. Infine
quando Dio volle, il locale fu pronto e le collezioni vi furono in
‘ brevissimo tempo trasportate.
(1) Vedi appendice I.
?) Tutto il lavoro in ferro fu‘eseguito nello Stabilimento Ansaldo di Sampier-
darena,
MORBO A AAT BEE PISTA TA
GIACOMO DORIA 19
Con la già ricordata deliberazione della Giunta, in data 15 Marzo
1867, fu affidata a Doria la direzione scientifica e l’amministrazione
del museo da lui fondato. In seguito ebbe anche l’incarico della
sopraintendenza e dell’amministrazione della Villetta, convertita in
Museo Civico alla Villetta Dinegro
pubblica passeggiata. Questo ameno ritrovo (*) più tardi divenne
a poco a poco anche un piccolo giardino zoologico. Ciò avvenne
‘sopra tutto dopo il ritorno dall’Abissinia del Marchese Antinori,
il quale portò con sè una bella serie di animali vivi, fra cui un
magnifico Theropithecus gelada e altre specie di scimmie, degli
eleganti serval, degli sciacalli, delle viverre, e ricordo un pelli-
cano e tre giovani struzzi che passeggiavano tranquillamente nel
giardino senza inquietarsi della folla dei visitatori.
Nella direzione del Museo e della Villetta Dinegro Giacomo
(1) Arturo Issel. Il Museo Civico di Genova. Tip. Sordo-muti, 1836,
20 R. GESTRO
Doria ebbe a fedele e costante aiuto lo scrivente (!). Arturo Issel,
amico d'infanzia di Doria, si prestava volontariamente a sistemare
la collezione delle conchiglie, e
ad una delle camerette a pian
terreno che egli occupava fu
dato il nome di gabinetto ma-
lacologico. La camera dirimpetto
era destinata ad uso biblioteca.
Nel piano superiore era il labo-
ratorio per le preparazioni, cui
era adibito il bravo Abdul Kerim,
investito ufficialmente della ca-
rica di preparatore. Egli disim-
pegnava specialmente i lavori
d’osteologia, perchè se era pratico
a far pelli, non era abbastanza
valente. nella naturalizzazione
degli uccelli e dei mammiferi,
che richiede un senso artistico |
non da tutti posseduto. Ma Raffaello Gestro
all'esecuzione di questi preparati
provvedeva Carolina De Negri. La figlia di Luigi De Negri,
preparatore della R. Università (vedi pag. 4), alla morte del
padre si trovò costretta a lavorare per sostenere la madre e
la sorella, e Giacomo Doria, in ricordo del vecchio amico, la inco-
raggio e l’aiutò, riuscendo alfine a farla nominare preparatrice del
Museo. I primordi furono difficili e penosi, ma con una tenacia
ferrea ed una coscienza spinta allo serupolo, seppe in breve tempo
superare i più gravi ostacoli, e coadiuvata anche da una viva
passione’ pel suo mestiere, raggiunse presto uno dei posti più ele-
(1) 11 24 Gennaio 1883 Doria scrive: « Gestro è a letto con tosse. Vedo con appren-
sione che da qualche tempo la sua salute va deteriorando. Per me è un pensiero
terribile »; il 144 Maggio 1886: « La perdita di Gestro sarebbe una tale catastrofe per
il Museo Civico che il solo pensarvi mi fa rabbrividire »; e il 19 Giugno dello stesso
anno: «Quando Gestro ed io stesso mancheremo al Museo, povero stabilimento e
povere nostre fatiche! », È
Ho riportato queste parole di Giacomo Doria perchè sono documenti che attestano
che il mio modesto e assiduo lavoro è stato di qualche utilità.
Dopo queste considerazioni spero che il benevolo lettore non mi taccierà di va-
nitoso se presento la mia effigie, nello stesso modo che ho riprodotto quella di altri
amici di Doria e benefattori del Museo.
GIACOMO DORIA - 91
vati nella schiera dei tassidermisti (1). Così il Museo dal punto di
vista delle preparazioni non poteva desiderare di meglio. Il posto
di inserviente fu dapprima co-
perto da diversi avventizi e infine
fu nominato Pietro Cordone,
detto Spigno, che prestò servizio
finchè, pei limiti d'età, passò
fra i pensionati. Sarebbe una
colpa passare sotto silenzio l’ope-
ra di questo onesto e solerte lavo-
ratore, che durante la sua lunga
carriera non ebbe mai un mo-
mento di riposo, nè si lagnò mai
della soverchia occupazione. Egli,
veramente instancabile, sacrifi-
cava con animo sereno le ore
dei suoi pasti ed i giorni che
= Afuro Lissa avrebbe dovuto aver liberi. Nei
tempi che corrono, in cui qua-
lunque frastaglio di tempo all’ infuori dell’ orario normale vuol
essere retribuito, fa -realmente sorpresa il pensare che abbia
esistito un uomo di tal fatta, ed io di tutto cuore voglio porgergli
una parola di reverente stima e gratitudine.
Intanto, mentre si lavorava alla sistemazione delle collezioni,
bisognava pur pensare ad accrescerle e prima di tutto era natu-
rale di prendere in considerazione anche la fauna nostrana. Da
ciò l’inizio. di frequenti gite zoologiche e le sollecitazioni presso
gli amici residenti in diversi punti della Liguria, affinchè porges-
sero anch'essi il loro gentile concorso. Nell’epoca della villeggiatura,
rimanevamo soli in città e per produrre maggior lavoro, si passava
l’intera giornata al. Museo, dove Abdul Kerim, cui la nuova qualità
di preparatore non aveva fatto perdere le antiche doti culinarie,
ci ammaniva i nostri modesti pasti. Alla sera pero ci recavamo
alla villa di Borzoli. Questa villa era il vero tipo delle villeggia-
ture patriarcali degli antichi patrizi genovesi; situata sopra una
amena collina, la cingeva a tergo un'estesa e fitta pineta, cui si
accedeva per mezzo an lunghi viali, fiancheggiati dai classici cipressi.
() R. Gestro. Cenni biografici di Carolina De Negri. (Annali del Museo Civico di
Genova, XLVI, 1913, pag. 38. Con ritratto).
99 R. GESTRO
Nel bosco vi era il roccolo (paretaio) per la tesa agli uccelletti
e qua e la sorgevano palchi per la caccia ai colombi ed. altri
uccelli di passaggio. Più in
basso un ruscello, sempre fornito
d’acqua e in mezzo a sponde
con abbondante vegetazione, si
prestava bene a varii generi di
ricerche. La flora vi era ricca e
svariata e in realtà un sog-
giorno più simpatico e più adatto
per un naturalista non si sarebbe
potuto trovare. Doria era emi-
nentemente ospitale e riteneva
come una vera festa: |’ accogliere
nella sua villa gli amici ed i col-
leghi di studio; più di una volta
vi ho trovato anche eminenti
campioni della cultura teutonica,
che restavano ammirati del trat-
tamento cordiale ed alla buona
del cortese anfitrione. Non ho
Carolina Denegri
mai dimenticato un'allegra serata in compagnia di Salvatore
Trinchese, di umore sempre gioviale, di Enrico Giglioli, carissimo
Villa Doria a Borzoli
GIACOMO DORIA 93
e indimenticabile amico, e del nostro collaboratore Arturo Issel.
Abdul Kerim aveva preparato un famoso chiabab (arrosto alla
persiana) e il vino bianco squisito della villa accresceva | allegria
dei convitati. Spesso negli ultimi nostri anni, quando l’età ed i
pensieri avevano affievolito la vivacità giovanile, abbiamo rievocato
con gioia quei giorni, disapprovando il verso di Dante: « nessun
maggior dolore che ricordarsi dei tempi felici ».
Da allora la Villa fu per qualche tempo negletta, perchè Doria
era distratto da occupazioni estranee ai suoi studi; ma, come ve-
dremo più innanzi, negli ultimi anni, dopo aver abbandonato
definitivamente il soggiorno di Roma, la elesse come suo domicilio
stabile e vi esalò il suo ultimo respiro.
A Borzoli si iniziava quella cospicua raccolta di Chirotteri che
forma ora uno dei vanti del nostro Istituto. Doria era appassio-
natissimo di questi interessanti mammiferi e , abile tiratore , ne
colpiva molti col fucile. In tal modo ne otteneva al crepuscolo della
sera e all'alba e ne cercava poi in tutti i modi anche investigando le
cantine, i sotterranei e le fenditure dei vecchi muri. Queste caccie
fortunate furono più tardi descritte da Doria nel suo magistrale
lavoro sui Chirotteri di Liguria, dedicato al Barone Andrea Podestà
Sindaco di Genova (!). Anch'io, mosso dall’ entusiasmo di aumen-
tare la serie delle specie, avevo diramato lettere in tutti i
sensi, per implorare l’aiuto dei miei amici e compagni di Univer-
sità. Non sempre gli stimoli furono efficaci, ma non devo dimen-
ticare che qualcuno ha corrisposto bene alle preghiere, e cito con
gratitudine il rimpianto Dottore G. B. Botteri, che da Pieve di
Teco ci faceva più d’una spedizione di Chirotteri; il carissimo
Avvocato Agostino Vacca (II), che tra le altre specie ci procurava
il primo Synotus barbastellus da lui trovato a Ponte di Nava;
il Dott. Domenico Fornara, che raccoglieva per noi a Taggia il
Vespertilio Daubentonii e l’Avv. Pietro Filippa di Lerma Mon-
ferrato. Un altro attivo contributore alla raccolta dei pipistrelli era
il giovane Antonio Petriccioli, nipote di Alessandro Barabino (vedi
sopra p. 17) che mi pare ancora di vedere tutto gongolante di
gioia quando riusciva a portare qualche bell’esemplare che egli
scovava dalle soffitte di un vetusto palazzo di Molasana. Nello stesso
tempo Don Pietro Calderini, il solerte Direttore del Museo locale
(1) Res Ligusticae. I. I Chirotteri trovati finora in Liguria (Ann. Museo Civico
Genova, XXIV, 1887).
Dh. R. GESTRO
di Varallo (Sesia), e il rinomato botanico Valsesiano Abate Anto-
nio Carestia, di Riva di Valdobbia, si facevano in quattro per
procurarci i rappresentanti delle specie del loro paese e delle
vicine Alpi.
Da altra parte le collezioni entomologiche ricevevano un note-
vole impulso da varie gite nelle Alpi Pennine, dove Doria era
efficacemente coadiuvato nelle sue caccie dal fedele Abdul Kerim,
da un improvvisato, ma felice raccoglitore Sig. Agostino Gnecco,
e dalla esimia Marchesa Artemisia De Mari, il cui nome è rimasto
eternato nel Museo Civico da un bel Coleottero da lei scoperto
(Trechus Artemisiae).
Uno dei primi entomologi con cui Doria entrò in corrispondenza
e che ebbe non poca parte nell’appianargli la via allo studio degli
insetti, fa Vittore Ghiliani, Assistente al R. Museo Zoologico di
Torino, uomo tanto buono e modesto quanto valente scienziato.
Questa relazione a lungo mantenuta, fu assai utile al Museo e,
fra le altre cose, si deve al Ghiliani la bella serie di farfalle pie-
montesi, che ha costituito il primo nucleo dell’attuale collezione
lepidotterologica.
Doria intanto, benchè assorto dai suoi prediletti Chirotteri,
pensava alle varie esigenze del Museo e gli pareva che per | il-
lustrazione dei materiali che vi si andavano rapidamente accumu-
lando, fosse opportuna una pubblicazione; e a tal uopo entrò
in trattative con la Tipografia Sordomuti. Direttore era allora
l'ottimo Sig. Luigi Ferrari, che fu pel Museo una vera provvi-
denza, curandosi con speciale riguardo della nuova impresa che
gli veniva affidata e che, grazie a lui e all’ egregio Proto Sig. Mi-
chele Boero, procedette sempre senza incagli e con una forbita
esecuzione tipografica. La pubblicazione ebbe il titolo di « Annali
del Museo Civico di Storia Naturale di Genova pubblicati per cura
di Giacomo Doria »; il primo volume porta la data di Dicembre 1870
ed è dedicato al Barone Andrea Podestà Sindaco di Genova. È
limitato di testo, ma ricco di tavole, assai bene eseguite dal rino-
mato Stabilimento Armanino. La scelta degli argomenti per questa
prima comparsa non avrebbe potuto essere migliore; infatti il
primo articolo tratta di una delle più interessanti raccolte com-
piute da Beccari in Borneo, cioè del feto dell’Orang-utan, che è
sapientemente descritto da Salvatore Trinchese e rappresentato da
We RDN
\
(dei
GIACOMO DORIA 9
belle tavole; il secondo è dallo stesso autore consacrato allo studio
di un nuovo genere di Eolididei, dedicato a Beccari e accompa-
gnato da splendide figure colorate (!), e l’ultimo riguarda una
rara specie di Chimpanzé, descritta da Arturo Issel e figurata in
una bella tavola, gentilmente eseguita dal Conte Carlo S. Martino
d’Aglié, amico della famiglia Doria. La pubblicazione continuò a
spese di Doria fino al volume XXXII stampato nel 1893, e fu
poi assunta a carico dell’Amministrazione Comunale; oggi è arri-
vata al L.
In questo modo il Museo viveva non soltanto di vita materiale,
ma anche di vita scientifica e la sua produzione, concentrata in
tutti quei volumi, oltre al creargli una fama estesa, gli riusciva
economicamente di aiuto procurandogli, per mezzo dei cambi, le
pubblicazioni degli altri istituti congeneri. E così che a poco a
poco si formò l’attuale biblioteca, che è molto ricca e utilissima
per il Museo e per gli studiosi che lo frequentano (?).
Il Museo Civico era diventato presto un centro d’attrazione per
i cultori delle scienze naturali e anche i professori dell’Università,
benchè meglio dotati di spazio e di mezzi, preferivano gli angusti
laboratorii della Villetta, ove trovavano più ampio materiale di studio.
Salvatore Trinchese vi trascorse lungo tempo per redigere il testo
dei suoi sopra ricordati studi sul feto dell’Orang-utan e sugli Eolidi-
| dei, e nello stesso tempo vi preparava le belle tavole a corredo di questi
lavori (5). Il suo successore Pietro Pavesi (4) vi passava l’intera gior-
nata, lavorando con una attività che si poteva ben dire febbrile. Il
laboratorio da lui occupato era tanto stretto che il disporvi materiali di
studio e libri occorrenti costituiva un problema di difficile soluzione,
tanto più che, fra le altre opere, egli doveva anche maneggiare gli
enormi e pesantissimi atlanti della grande opera « Description de
l’Egypte ». Ciò diede luogo ad un curioso episodio: entrando un
giorno nel suo gabinetto ebbi un forte sgomento nel vederlo disteso
a terra perchè pensai ad una disgrazia; egli invece si era tranquil-
lamente sdraiato sopra lo sterminato atlante per poterlo meglio
() Queste tavole furono eseguite dal rinomato Stabilimento litografico Arma-
nino, lo stesso cui si devono le magnifiche tavole illustranti l’opera di Verany,
Mollusques mediterranéens (Genova, Sordomuti, 1854).
(2) Il Comune di Genova. Bollettino municipale mensile. Cenni intorno alla Bi-
blioteca del Museo Civico di Storia Naturale. Anno I, num. 5, Maggio 1921, pag. 27.
(3) Salvatore Trinchese, per A. Issel. (Ann. Mus. Giv. Genova, XXXVIII, 1397. Con
ritratto).
(4) Pietro Pavesi, per D. Vinciguerra (Loc. cit., XLIII, 1907. Con ritratto).
26 -R. GESTRO-
consultare. Pavesi fece nel Museo della Villetta i suoi primi passi
nello studio dell’Aracnologia, su cui produsse in seguito tanti ap-
prezzati lavori; ma nello stesso tempo si occupò anche dell’esame
dei pesci della Malesia e delle Molucche, sui quali aveva già pre-
parato un gran numero di schede, ma che poi dovette abbando-
nare pel suo trasloco a Pavia. Più tardi anche i successori del
Pavesi, gli egregi professori Francesco Gasco e Corrado Parona,
trovarono nelle collezioni del Museo Civico, o nella ricca biblioteca
di esso, argomento per i loro studi, che vennero pubblicati negli
«Annali », trattando il primo dello sviluppo dei Tritoni e illu-
strando Cetacei, l’altro occupandosi di Artropodi e di Vermi.
Aggiungerò che Filippo Silvestri, ora Professore e Direttore
della R. Scuola Superiore d’Agricoltura in Portici, mentre com-
pieva un anno del corso di Scienze Naturali presso la nostra Uni-
versità, lavorava tutti i giorni al Museo, occupandosi specialmente
dello studio dei Miriapodi, del quale divenne in seguito uno dei più
valenti cultori. È ben conosciuta la notevole posizione scientifica
da lui acquistata colla sua straordinaria attività ed è con un senso di
vivo compiacimento che io lo ricordo quasi come un allievo del
nostro istituto.
Il reparto entomologico era il preferito dai frequentatori del
Museo, e ricordo prima di tutti Pietro Mansueto Ferrari, professore
nelle Scuole Tecniche, che dapprima si interessava alla raccolta
delle farfalle e in seguito si dedicò in modo speciale allo studio.
dei Rincoti, sui quali pubblicò diligenti lavori che valsero a pro-
curargli la fama di valente entomologo. Ferrari non solo descri-
veva maestrevolmente i suoi insetti ma li figurava con abilità.
Negli ultimi anni della sua vita, benchè sempre dedito all’ ento-
mologia, lo riprendevano di tanto in tanto le antiche simpatie per
le piante, ricordando i tempi in cui, insieme a Giacomo Doria, che.
lo aveva come amico carissimo, collaborava alla formazione del.
l’Erbario crittogamico italiano. I funghi sopra tutto lo interessa-
vano e con la sua facilità pel disegno, si dedicava a riprodurre a
colori tutte le specie che gli riusciva di cogliere nella sua Villa
del Crosio, formandone un grazioso album.
Il Dott. C. A. Dohrn, fondatore ‘e presidente della Società
Entomologica di Stettino, padre del dott. A. Dohrn, fondatore
della stazione zoologica di Napoli, soleva passare qualcuno dei
mesi invernali a Genova e trascorreva intere giornate al Museo
GIACOMO DORIA 97
dedicandosi con passione all’ esame dei Coleotteri esotici. Le sue
visite si ripeterono per vari anni di seguito e più tardi un altro
dei suoi figli, il dott. Enrico, Direttore del Museo di Stettino e
distinto zoologo egli pure, manteneva con noi cordiali e continuate
relazioni, trattenendosi anche egli più volte a Genova quando vi
era di passaggio per recursi a Sumatra, ove le sue imprese indu-
striali non impedivano che si applicasse con grande profitto anche
a ricerche faunistiche.
Un altro ben noto cultore dell’ Eritimolizia. Augusto de Bor-
mans, durante un suo lungo soggiorno a Genova, compieva al
Museo Civico la maggior parte delle sue numerose memorie intorno
agli Ortotteri.
Ricordo pure un ufficiale del nostro ‘Stato Maggiore, il capitano
Bacon, che aveva speciale predilezione per i Ditteri e che sovente
consultava le nostre raccolte. Egli avrebbe certamente dato un
buon contributo allo studio di questo ordine di insetti tanto im-
portante e allora piuttosto negletto, se la morte non lo avesse
troppo presto colpito.
Anche la biblioteca del Museo
era frequentata e gli studiosi
avevano facile concessione di
asportarne opere per consultarle
a casa. Mi piace ricordare fra i
più assidui un buon vecchio, il
prof. Agostino Chiappori, che
aveva il merito di alternare
l’arido insegnamento delle scuole
tecniche con ricerche nel campo
della botanica e della geologia
ed aveva saputo emergere fra
i suoi colleghi, pubblicando con
piacevole stile alcuni lavoretti
ben apprezzati.
Nell’ anno 1870 si apriva pel
Museo una nuova sorgente di
ricchezze con la spedizione alla Orazio Antinori
Baia d’Assab e al paese dei Bogos,
di cui facevano parte Orazio Antinori, Odoardo Beccari e Arturo
Issel. Il Marchese Antinori era strettamente legato da antica ami-
98 R. GESTRO
cizia con Doria, che lo ospitò più tardi a lungo in casa sua, quando,
reduce dallo Scioa, aveva perduto l’uso della mano destra per lo
scoppio di un fucile. Questo vecchio venerando, vero tipo dell’ e-
sploratore, ha una parte importante nella storia del nostro Museo,
cui rese segnalati servigi coll’invio delle sue collezioni. Nei Bogos,
insieme a Beccari, fece ricche catture sopra tutto di uccelli e mam-
miferi, sui quali faceva interessanti osservazioni, di cui diligente-
mente teneva nota. I suoi appunti furono, dopo la sua morte,
con gentile pensiero dei suoi eredi, radunati e dati alle stampe in
un volumetto, che fu pubblicato per cura della Società Geografica
Italiana. Degli esemplari che egli con forbite parole cita ed. illu-
stra, ora è possessore il nostro Museo, con quelli di Beccari e di
Arturo Issel che, essendosi specialmente ‘trattenuto a Massaua,
potè far larga iu di pesci e di altri animali marini.
Questi materiali, dovuti alla spedizione nel Mar Rosso e nei
Bogos, sono stati il primo nucleo della raccolta Africana del Museo,
che si è andata successivamente accrescendo, nel modo che esporrò
qui in poche parole. Lo stesso Antinori, che aveva già fatto tanto,
continuò l’opera sua efficace durante la travagliata Spedizione Ita-
liana nell'Africa equatoriale, che egli diresse nel periodo fra il 1875
e il 1878 ('), e successivamente ancora per molti anni, quando fu
a capo della Stazione Italiana di Let-Marefia nello Scioa, dove la
sua venerata salma riposa modestamente all’ombra di un sicomoro.
Nello Scioa e in varie parti dell’ Eritrea raccolse pure con perizia
il Dott. Vincenzo Ragazzi della R. Marina, che riusci a colmare
non poche lacune nella raccolta dell’Antinori. Sono pure legati
alla storia del Museo i nomi insigni di Carlo Piaggia, di Romolo
Gessi, di G. B. Miani, di G. M. Giulietti, del Cap. Antonio Cecchi
e del Dott. Giovanni Chiarini, e contribuirono, chi più chi meno,
all'incremento delle collezioni africane: il Cap. Vittorio Bottego
colle sue eroiche spedizioni, Don Eugenio dei Principi Ruspoli, il
Cap. Ugo Ferrandi residente a Lugh, Pietro Felter R. Commis-
sario ad Assab, l’ ing. Luigi Robecchi Bricchetti, il Cap. Giuseppe
Ferrari residente a Giumbo, il Dott. Leopoldo Traversi, i Capitani
Alvise Pantano e Ugo Casale, il Dott. Alfredo Andreini, il Cav.
Virginio Romano Scotti, il Dott Carlo Figini, Giacomo Weitzecher
(1) Spedizione Italiana nell’Africa equatoriale. Risultati zoologici. I. Introduzione.
Cenni intorno alla spedizione italiana nell’Africa equatoriale di G. Dalla Vedova.
(Ann. Mus. Civ. Genova, XV, 1880, pag. 129. Con una carta).
GIACOMO DORIA 99
Missionario Evangelico nei Basuto, Alberto Capra, Eraldo Dabbene
che raccolse sul Nilo Bianco, l’ ing. Annibale Crida e infine il Cap.
Carlo Citerni, uno dei superstiti della spedizione di Bottego all’Omo
e in seguito Capo della Missione per delimitare la frontiera Italo-
Etiopica.
Nell’enumerare questi contributori alla fauna africana temo di
“averne omesso piu d’uno e dichiaro che ciò é indipendente dalla
mia volontà. Ma non posso a meno che dedicare in modo speciale
alcune parole alla memoria del Dott. Paolo Magretti, attivo esplo-
ratore dell’ Eritrea e della Tunisia e benemerito del nostro Museo
pel dono della sua ricca collezione di Imenotteri con la rispettiva
biblioteca, che sono custodite nella sala fregiata del suo nome. Il
Magretti, milanese e Conservatore del Museo Civico di Milano, ha
voluto attestare in questo modo l’alta considerazione in cui teneva
il nostro istituto, sopratutto per la parte concernente |’ Entomo-
logia, scienza da lui prediletta (!). E va pur ricordato in questa
occasione il Prof. Decio Vinciguerra, che durante un breve sog-
giorno a Massaua e alle isole Dahlac per lo studio della pesca
delle perle, radunava un certo numero di pesci e di altri animali
marini (?).
I materiali zoologici di cui il nostro Museo si è arricchito per
merito di questi esploratori provenivano in buona parte dall’Eritrea,
dallo Scioa e dalle regioni dei Somali e dei Galla. L’ Uganda non
era ancora rappresentata e un primo saggio zoologico di quella
regione è dovuto alla Signora Carolina Berti, residente a Entebbe
sul Victoria Nyanza. Il Cap. Enrico D'Albertis durante le sue
peregrinazioni, che egli narra briosamente nel suo « Periplo del-
l'Africa » (*), si trattenne qualche giorno sulle sponde di quel gran
lago equatoriale e parlò a lungo con quella gentile italiana di Gia-
como Doria e del suo Museo, invogliandola a portare a questo anche
il suo piccolo obolo. Questi colloqui furono l'origine di una nuova
fase di prosperità per il nostro istituto, perchè la Signora Berti
non solo si prestò a nostro vantaggio per conto proprio, ma trovò
un collaboratore intelligente ed instancabile nella persona del gio-
@) Paolo Magretti. Cennì biografici di Giacomo Mantero (Ann. Mus. Civ. Genova,
XLVI, 1913, pag. 54. Con ritratto).
(2) Contribuzione alla conoscenza della fauna ittiologica della Colonia Eritrea,
per Clementina Borsieri (Ann. Mus. Civ. Genova. XLI, 1904, pag. 187).
€) Periplo dell’Africa del Capitano E. A. D'Albertis. Con 540 incisioni da fotografie
dell’ autore, e 3 carte a colori. Milano: Fratelli Treyes, 1940. i
BO R. GESTRO
vane medico Enrico Bayon. Questi si accinse alla raccolta con una
attività così febbrile e una costanza così tenace che io, più di una
volta ho paragonato i suoi invii a vere valanghe zoologiche, mi
si perdoni l’iperbole. Il Dott. Bayon, nato a Genova, si trovava
nell’Arcipelago Sessé per studiare e curare la terribile malattia
del sonno e alternò volontieri le gravi cure del suo ufficio col
piacevole svago delle caccie zoologiche, i risultati delle quali hanno
servito di argomento a molte memorie inserite negli « Annali » di
questo Museo, e che non sono che l’inizio di una serie di lavori
che diventerà ancora più cospicua (4).
Nel 1872 il Museo faceva un prezioso acquisto nella persona di
Leonardo Fea. Questo giovane artista, fervente entomofilo, nato
alla scuola dell’illustre Vittore
Ghiliani del Museo di Torino e
di Flaminio Baudi, e grande
entusiasta per 1 viaggi, era a
giorno delle scoperte fatte da
Doria e Beccari a Borneo e della
fondazione del nuovo Museo di
Genova, e chiedeva a Doria di
esservi ammesso per concorrere
all’ ordinamento della collezione
entomologica. Doria, avutone le
migliori informazioni, con saggio
intendimento accoglieva la sua
domanda, e fu buona ventura
pel nostro istituto, ove egli,
esperto nel disegno e nella xilo-
eGnaidie Réa grafia, cominciò subito ad ese-
guire tavole e figure per gli
« Annali », mentre accudiva con amore e perizia a preparare e
conservare insetti. Di. lui ho parlato in questi « Annali» (*) e
ripeterò qui brevemente che egli lavorò, con grande vantaggio
dell'istituto, fino al Marzo del 1885, epoca in cui, spinto dalla
sua grande passione pei viaggi, parti alla volta della Birmania,
() Collezioni zoologiche fatte nell’ Uganda dal Dott. E. Bayon. II. Contribuzione
allo studio degli Ichthyurus africani, di R. Gestro (Ann. Mus. Civ. Genova, XLIV,
1909, pag. 188).
(®) Leonardo Fea ed i suoi viaggi. Cenni biografici di R. Gestro (Ann. Mus. Civ,
Genova, XLI, 1904. Con ritratto). i
GIACOMO DORIA 31
ove rimase per ben quattro anni e fece raccolte zoologiche me-
ravigliose (1). Il suo viaggio è da lui narrato in un bel volume,
che egli stesso ha artisticamente illustrato (?). Non gli bastò però
questo successo, perchè dopo avere ordinato il suo materiale bir-
mano, riparti nel 1897 per un secondo viaggio nell’Arcipelago
del Capo Verde e nelle isole del Golfo di Guinea: viaggio memo-
‘ rabile per il risultato ottenuto, ma che gli costò la vita.
A proposito di Leonardo Fea ricorderò che egli aveva per al-
lievo in xilografia un giovane di Camporosso (Ventimiglia), G. B.
Spagnolo, che nello stesso tempo lo aiutava nei suoi lavori ento-
mologici, e mostrava una certa
passione per raccogliere insetti;
ma, poveretto, egli dovette soc-
combere a 34 anni in seguito a
tifoide. Doria rammentava sem-
pre con affetto questo coscien-
zioso lavoratore, che è anche
ricordato nelle collezioni del
Museo da una specie di Anof-
talmo che egli aveva scoperto
nella Grotta della Giacheira
presso Pigna e che io avevo
denominato in.suo omaggio Ano-
phthalmus Spagnoli.
Nei primi anni, quando fer-
veva il lavoro per la sistema-
zione delle raccolte, frequentava
il Museo uno studente di medi-
| cina, Decio Vinciguerra, del quale
ho già fatto cenno, giovane di
ingegno svegliato e ardente per
Decio Vinciguerra
(1) Le cifre seguenti, che indicano il numero delle specie e dei generi nuovi da
lui scoperti, possono dare un’ idea dell’alto valore delle sue raccolte, tanto più se si
tenga conto che una parte del materiale da lui riportato è tuttora da determinare.
Mammiferi, specie 4 — Uccelli, sp. 12 — Rettili, sp. 13, generi4 — Batraci, sp. 47,
gen. 2 — Pesci, sp. 44, gen. 2 — Molluschi, sp. 26, gen. 4 — Crostacei, sp. 42 — Mi-
riapodi, sp. 65; gen. 7 — Aracnidi, sp. 276, gen. 44 — Imenotteri, sp. 121 — Coleotteri,
sp. 1260, gen. 60 — Lepidotteri, sp. 6 — Rincoti, sp. 408, gen. 28 — Pseudonevrotteri,
sp. 24, gen. 2 — Ortotteri, sp. 444, gen. 19 — Vermi, sp. 24, gen. 2. — Totale: generi
nuovi 165; specie nuove 2420.
?) Quattro anni fra i Birmani e le tribù limitrofe, viaggio di Leonardo Fea,
illustrato da 195 figure e da tre tavole topografiche, Milano, Hoepli, 4896.
32 R. GESTRO
la storia naturale. Doria lo accoglieva con la sua consueta
bontà e lo incoraggiava, intuendo che avrebbe avuto da lui un
aiuto efficace, come infatti avvenne quando il nuovo collaboratore
intraprese l’ ordinamento della collezione dei pesci, cui prestò
sempre le sue intelligenti cure, tanto -da acquistare una seria
conoscenza di quel gruppo di vertebrati e da assumere un
posto distinto nella schiera degli ittiologi. Il trattamento che gli
veniva fatto dal Municipio era assai tenue e perciò egli dovette,
benchè a malincuore, lasciare Genova e recarsi a Roma, ove
gli veniva offerta la Direzione dell’ Acquario Romano e dove
egli rimase fino a questi ultimi tempi colla qualità di
Direttore della R. Stazione di Piscicoltura. L’ affetto che lo
legava a noi non venne mai meno ed è per questo che egli
prese parte al concorso al posto di Vice Direttore del Museo
Civico di Genova, ed essendone riuscito vincitore, ritornò a
prestare l’opera sua là dove da ragazzo aveva fatto le sue prime
armi. Per merito di Giacomo Doria il Vinciguerra era stato nel 1881
aggregato come zoologo alla Spedizione Antartica Italiana capita-
nata da Giacomo Bove e ne ridondò benefizio al Museo, che fu
arricchito delle collezioni zoologiche da lui radunate. Di questa
spedizione facevano parte come naturalisti, oltre al Vinciguerra,
il prof. Domenico Lovisato per la mineralogia e la geologia e il
prof. Carlo Spegazzini per la botanica. Giacomo Bove continuò a
tenere in mente il Museo nelle sue successive esplorazioni nel
territorio delle Missiones dell'Argentina e nel Congo. Lo Spegaz-
zini si rese benemerito con ripetuti numerosi invii di materiali
argentini ('). Questi degnamente prendevano posto accanto alle
belle collezioni dell’ Uruguay che costituirono nel Museo le prime
basi per lo studio della fauna dell'America meridionale, e che furono
donate da un nostro distinto concittadino Giorgio Sivori, il quale,
durante una lunga residenza a Montevideo, metteva assieme una
serie cospicua di uccelli e di insetti preparati e conservati con
una perizia ed una precisione non comuni. Alle collezioni del
(!) Dott. D. Vinciguerra. Relazione preliminare sulle collezioni zoologiche fatte
in Patagonia e nell’ Isola degli Stati. (Estratto dal Rapporto del Ten. G. Bove, Capo
della Spedizione al Comitato Centrale per le esplorazioni antartiche). Genova, 4883.
Contribuzione all’ avifauna dell'America australe (Patagonia, Terra del fuoco,
Isola degli Stati, Isole Falkland), per Tommaso Salvadori (Ann. Mus. Civ. Genova,
XL, 1909. pag. 609). \
On a collection of Batrachians made by Prof. Charles Spegazzini at Colonia
GIACOMO DORIA 33
Sivori facevano inoltre seguito quelle inviate da Buenos Aires dal
prof. Giovanni Ramorino, cui il Museo deve un esemplare com-
_pleto del rarissimo delfino d’ acqua dolce, Pontoporia Blainvillei.
È anche per istigazione di Doria che Enrico D'Albertis, l’eru-
dito marinaio, comandante gli yachts « Violante » e « Corsaro »,
utilizzò le sue crociere a van-
taggio del Museo, praticando
nel Mediterraneo le prime inda-
gini talassografiche del mare pro-
fondo (+). Enrico D'Albertis, bril-
lante ex-ufficiale della Regia
Marina, comandava prima del
« Violante » un grosso piroscafo
della Linea delle Indie e aveva,
durante il suo ultimo viaggio,
acquistato a Calcutta una gio-
vane tigre, che teneva libera a
bordo, come un cane. Volle farne
un dono a Doria, che provvide
tosto per la costruzione di una
gabbia, ove essa visse sana e
mansueta per diciasette anni,
formando la delizia dei frequen-
tatori della Villetta Dinegro. In
Enrico D'Albertis questo modo si strinsero fra Doria
e Enrico D'Albertis quelle ami-
chevoli relazioni che si fecero sempre più vive coll’andar degli anni.
Resistencia, South Chaco, Argentine Republic, by G. A. Boulenger (Loc. cit., XXVII,
1889, pag. 246. Con una tavola).
Appunti sopra alcuni pesci sud-americani conservati nel Museo Civico di Storia
‘ Naturale di Genova, per A. Perugia (Loc. cit., XXX, 1891, pag. 605).
Intorno ad alcuni pesci raccolti al Congo dal Cap. Giacòmo Bove. Nota di Alberto
Perugia (Loc. cit., pag. 967).
Chilopodi e Diplopodi raccolti dal Cap. G. Bove e dal Prof. L. Balzan nell’Ame-
rica meridionale, per Filippo Silvestri (Loc. cit., XXXIV, 1895, pag. 764).
Corrado Parona. Elenco di aleune Collembole dell’Argentina (Loc. cit., pag. 696).
Alcune formiche della Repubblica Argentina raccolte dal Dott. C. Spegazzini.
Nota di Carlo Emery (Loc. cit., XXVI, 1888, pag. 690).
I Lombrichi della Spedizione Antartica Italiana del 1882, per Daniele Rosa (Loc.
cit., XXVII, 1889,’ pag. 137).
I Terricoli Argentini raccolti dal Dott. Carlo Spegazzini, del Dott. Daniele Rosa
(Loc. cit., XXIX, 1890, pag. 509).
(1) R. Gestro. Il Museo Civico di Storia Naturale di Genova (Liguria illastrata,
anno I, 1943).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.*, Vol. X. (40 Ottobre 1924). 4
34 R. GESTRO
Sul piccolo cutter « Violante », di 12 tonnellate, si imbarcava a
vicenda qualcuno del personale del Museo, allo scopo di ottenere
più proficui risultati zoologici e quell’ agile barca servi pure ad
una geniale esplorazione dell’isola Galita, cui presero parte Doria,
Issel e lo scrivente e che Issel espose in una briosa narrazione (!).
Un volume intero degli « Annali», l'undicesimo, è dedicato
all’illustrazione delle prime imprese del « Violante » (?).
Più tardi la sezione del Museo riguardante la fauna marina
riceveva un magnifico impulso dalle ricerche talassografiche ini-
ziate dal Magnaghi e successivamente praticate a bordo delle Regie
Navi « Scilla », « Washington » e « Eridano », comandate dal Cas-
sanello e dal Marcacci. Queste campagne erano sapientemente or-
ganizzate, in modo da trarne il migliore profitto non solo dal
punto di vista idrografico, ma anche per la parte faunistica e lo
dimostrano le belle collezioni colle quali fu arricchito il nostro -
istituto.
Il 3 Marzo 1878 Doria andava a nozze con la cugina Mar-
chesa Laura Durazzo e fu questo un fausto avvenimento per lui
e per il Museo. Questa nobildonna, orgogliosa dei meriti e della
fama del marito, ne secondava le aspirazioni e prendeva anche
parte ai suoi lavori zoologici prestandogli un aiuto materiale pre-
zioso. Nelle collezioni del Museo sono innumerevoli i cartellini
scritti di suo pugno, e quando Doria immobilizzato a letto per le
sue infermità, cercava conforto nell’ ordinare qualche gruppo di
animali, aveva da Lei efficace concorso. È così che una parte della
raccolta degli Aracnidi fu sistemata in modo inappuntabile, che
alcune centinaia di uccelli di Giava inviati dal genovese G. B.
Ferrari, furono corredati accuratamente del loro cartellino e in
tanti altri modi si è manifestato il benefico intervento di questa
moglie esemplare. Laura Doria cessò di vivere il 7 giugno 1913,
precedendo di tre mesi il marito.
È all’epoca del suo matrimonio che Doria acquistò una palazzina
in Via Peschiera, che continuò ad abitare fintanto che le cariche
pubbliche non lo avvolgessero nel» loro turbine, tanto da indurlo ad
abbandonare Genova per domiciliarsi a Roma.
(1) Grociera del « Violante » comandato dal Capitano armatore Enrico D'Albertis
durante l’anno 1877. I. Parte narrativa, per A. Issel (Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XV,
1880).
(2) Grociera del « Violante » comandato dal Capitano armatore Enrico D'Albertis
durante l’anno 1876 (Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XI, 1877-78),
GIACOMO DORIA 35
La palazzina di Via Peschiera è memorabile e su di essa il
Municipio di Genova dovrebbe far murare un'iscrizione per ricor-
dare che fu abitata da Giacomo Doria e che fu il ritrovo di ce-
lebri esploratori e scienziati, cui egli sempre porgeva la più cordiale
accoglienza e la più signorile ospitalità. Non sarà inutile far cenno
di alcune delle visite le più notevoli che egli riceveva. Uno dei
primi e in seguito dei più assidui ospiti, fu il Prof. W. Peters,
Direttore del Museo Zoologico di Berlino, insieme al quale Doria
compié i suoi importanti studi di mammalogia. Il capo d’ anno
del 1879 erano presenti nell’ elegante salotto di Via Peschiera
Odoardo Beccari, allora tornato dalla sua famosa esplorazione di
Sumatra, il chiaro botanico Dott. Emilio Marcucci, Enrico D'Albertis,
Vittorio Vecchi (Jack la Bolina), Arturo Issel e Costantino Morin,
Comandante la « Garibaldi » in procinto di fare un viaggio di cir- .
cumnavigazione. Beccari consigliava quella. sera al Comandante
Morin l'occupazione di qualche tratto di Borneo o delle isole del-
l’Ammiragliato, e sullo stesso argomento aveva il giorno successivo
un colloquio alla R. Scuola di Marina con I’ intervento del Coman-
dante Racchia. |
.Il 7 Gennaio era anche giorno di grande gioia in casa Doria,
perchè erano entrate in Museo trentacinque casse contenenti le
spettacolose collezioni fatte dal Beccari in Sumatra.
Da qualche tempo Doria ospitava il celebre aracnologo svedese
T. Thorell, che si occupava dello studio dei ragni papuani, opera
monumentale e assai laboriosa. Giova notare a questo proposito
che nel Museo vi fu una fase, che si potrebbe chiamare aracno-
logica, durante la quale si aveva grande impegno di mettere in-
sieme un ricco materiale per prepararsi eventualmente ad uno
studio dei ragni italiani e sopratutto liguri. Vi contribuirono molti
corrispondenti del Museo, fra i-quali mi compiaccio di citare
l’indimenticabile amico Guelfo Cavanna, recentemente mancato
all’ affetto dei colleghi, che lo avevano in gran conto per le sue
elette qualità di mente e di cuore; (+) il distinto entomologo
Torinese, ingegnere Giovanni Gribodo, che faceva frequenti
invii da Susa, e il mio carissimo amico e valente botanico prof.
Antonio Piccone, che radunava per noi una serie cospicua di
specie in Albissola suo paese nativo, e ci procurava nello stesso
tempo molti esemplari del noto malmignatto (Lathrodectus 13-
(1) Guelfo Cavanna per Enrico Balducci (Ann. Mus. Civ. Genova, XLIX, 1921. p. 194),
36 R. GESTRO
guttatus) famoso per le sue punture pericolose. Su questo
ragno, assai temuto in quel paese, esiste un articolo, piut-
tosto clinico che zoologico, scritto dal dott. L. C. Gazzo, medico
condotto in Albissola Superiore, che merita di essere citato per le
notizie che dà intorno agli effetti del veleno di questo Aracnide (1).
Ma tornando ai lavori del Thorell, dirò che il giorno 10 Febbraio
egli terminava la revisione del primo gruppo, quello delle Epeire,
e Doria volle solennizzare il fausto avvenimento invitando gli amici
a bere lo champagne insieme all’autore festeggiato. Intervenivano
al lieto convegno il prof. P. M. Ferrari, il dott. Luigi Ansaldo (IV),
il dott. Domenico Ramorino, il prof. Francesco Gasco della R. Uni-
versità, il prof. Antonio Piccone, Enrico D'Albertis, Nicola Mameli
fratello di Goffredo, Decio Vinciguerra, Leonardo Fea e Giorgio
. Caneva (V). | |
Nello stesso anno Doria riceveva altre visite che mi sembrano
degne di menzione: citero Don Perrando, il famoso parroco di
S. Giustina, che con cure perseveranti radunò quella splendida
collezione di oggetti preistorici e di fossili che fu poi acquistata dal
Comune e dalla Provincia e che figura adesso nel Museo Geologico
della R. Università; il dott. Giorgio Semper di Altona, illustratore
delle Filippine; l’esploratore G. M. Giulietti; il Maggiore Kraal,
. Intendente Militare di Amboina, insieme alla sua signora Amalia
Malan, italiana, ben noti al Doria per gli aiuti veramente prov-
videnziali prestati a Beccari e a D'Albertis quando stavano prepa-
randosi al primo approdo alla Nuova Guinea (?), gli eminenti
zoologi prof. E. Haeckel di Jena, A. Weismann, R. Wiedersheim
e A. Gruber di Freiburg i. Br. e nel Maggio successivo Geoffrey
Nevill dell’ Indian Museum di Calcutta, Hubrecht del Museo di
Leida, il celebre erpetologo russo dott. J. de Bedriaga, ed altri che
ometto per non andare troppo per le lunghe. In tutto questo
movimento si ha una prova palese della fama che il piccolo Museo
della Villetta si era guadagnato, sia per mezzo delle relazioni
contratte, sia per gli « Annali » che venivano largamente distri-
buiti. Questa pubblicazione era ben apprezzata e aveva in quello
stesso anno riportato il diploma di medaglia d’oro all’ Esposizione
(1) Saggio d’osservazioni fatte sul Tarantismo, dall’anno 1838 fino all’ anno 4843,
in Albissola Superiore ed in Albissola Marina, Provincia di Savona, dal Dott. L. Q.
Gazzo. Questo opuscolo è raro e dall’esemplare posseduto dal Museo Civico non posso
giudicare se sia stato pubblicato a parte o inserito in. qualche periodico scientifico.
(2) Vedi R, Gestro. (Questi Annali, yol, XLIX, pag. 252),
GIACOMO DORIA ©‘ 3”
di Parigi, e non fu la sola delle onorificenze ottenute. Il celebre
entomologo H. W. Bates, Segretario della Società Geografica di
Londra e noto esploratore del Rio delle Amazzoni. in un discorso
pronunziato nel Febbraio scorso all’apertura annuale della Società
Entomologica inglese, parla del Museo Civico di Genova e loda
con parole lusinghiere i suoi « Annali », e potrei citare tanti altri
casi che confermano la considerazione in cui era tenuto questo
periodico. |
Il 15 Maggio 1879 Giacomo Doria ebbe la gioia di diventare
padre di un bambino che nominò Andrea, forse, come qualcuno
potrebbe credere, in omaggio del famoso antenato, ma realmente
perchè era tenuto a battesimo dal fratello Andrea a lui tanto caro.
Ma questo lieto avvenimento di famiglia non interrompeva per
nulla la sua attività di lavoratore; tanto è vero che egli organiz-
zava una pesca di profondità, che doveva naturalmente farsi a
bordo al « Violante ». Le calate di palamiti si effettuarono fra i
400 e gli 800 metri e diedero ottimi risultati. Assistevano, oltre
al Comandante Enrico D'Albertis, i prof. Giglioli e Issel, Decio
Vinciguerra, Giorgio Caneva, Brancaleone Borgioli, preparatore della
R. Università e lo scrivente. Questa memorabile pesca ebbe luogo
il 26 Luglio; ma é da notarsi che era stata preceduta il 21 Maggio
da una dragata a 245 metri, il 10 Giugno da una calata di gan-
gano e di draga a 250 metri, e il 15 dello stesso mese da varie
calate di gangano a profondità superiori ai 400 metri. In questo
modo si iniziavano quelle ricerche talassografiche che egli aveva
consigliato al D'Albertis di praticare durante le sue crociere, dando
ad esse, come egli diceva, «il carattere di una miniatura del
Challenger ». Citando il « Challenger » mi accorgo di aver dimen-
ticato che fra gli scienziati stranieri che si trattennero al Museo
Civico per compiervi speciali ricerche vi fu il dott. Willemoes
Suhm, il quale si occupò particolarmente di Elminti parassiti dei
‘pesci e fu poi addetto allo Stato Maggiore scientifico di quella
nave. Pur troppo la carriera di questo giovane zoologo iniziatasi
in modo brillante, fu durante quel viaggio, troncata da una pre-.
coce morte.
Non mancavano a Doria occupazioni estranee al Museo e fra
le altre nel Settembre del 1879 assumeva, per invito del Mini-
stero, la presidenza di una Commissione destinata a tener d'occhio
una possibile invasione della Fillossera nel Comune di Genova,
38 R. GESTRO
Commissione per cui egli stesso designava a membri i professori
P. M. Ferrari e Antonio Piccone e lo scrivente. Nello stesso mese
egli si recava con Vinciguerra a Firenze a visitare la famosa col-
lezione dei vertebrati italiani allora iniziata dal Giglioli e diven-
tata poi un vero monumento nazionale; quindi ai primi d'Ottobre
proseguiva per Roma insieme a Beccari, dovendo ambedue pren-
dere parte ad una spedizione ad Assab. Infatti il Consiglio dei
Ministri aveva votato ad unanimità |’ occupazione di questa baia
e il Ministro degli Esteri aveva domandato a quello della Marina
che sopra le navi da guerra che avrebbero fatto parte della spe-
dizione, si imbarcassero il Marchese Doria e il dott. Beccari insieme
al prof. Giuseppe Sapeto, il sapiente Orientalista, che aveva già
da parecchi anni impegnato quel territorio per conto del Governo
Italiano ed ora doveva stipularne l'acquisto definitivo. Il 16 No-
vembre questa Missione si trova a Napoli per prendere imbarco
sulla « Varese » che salpa lo stesso giorno per Messina. Telegrafo
i miei augurii a Doria e gli do nello stesso tempo la notizia che
S. M. Umberto I ha regalato al Museo un bell’esemplare di Stam-
| becco. Il 18 la « Varese » prosegue per Zante dove da fondo il 22
e vi si trattiene fino all’8 Dicembre. I due compagni profittano
di questa sosta per scendere a terra a far raccolte e benché la
stagione non sia favorevole, riescono ad ottenere qualche artropodo
interessante e Doria, minuzioso ricercatore, trova una nuova specie
del rarissimo genere di Curculionidi ciechi Troglorhynchus.
Frattanto era arrivato l’Avviso «Esploratore », latore di nuove
istruzioni e ne assumeva il comando il Cap. De Amezaga (!).
. Traggo il resto della relazione del viaggio dal giornale di Doria
e forse non dispiacerà al lettore di conoscere le impressioni che
egli ha riportato sul suo taccuino. L’« Esploratore » parte 1° 8 Di-
cembre e arriva 1’ 14 a Port Said, il 14‘al Cairo e il 16 a Suez,
che abbandona il 17. Il 22 si dà fondo a Massaua, ove il primo
ad incontrare è il Console di Francia, Achille Raffray (2) che mo-
stra la sua bella collezione di Coleotteri dei Bogos, fra i quali un
nuovo genere di Goliatini (Goliathinus pluto) rarissimo. Il 23
scendono a terra a Ras Gerar, che è il punto dove si erano ac-
(1) Viaggio ad Assab nel Mar Rosso, dei signori G, Doria ed O. Beccari con il R.
Avviso « Esploratore » dal 16 Novembre 1879 al 26 Febbraio 1880. (Ann. Mus. Civ.
Genova, XVI, 1881, pag. 523).
(?) Achille Raffray, noto esploratore dell’Abissinia, abile raccoglitore di insetti
e distinto monografo dei Paussidi e dei Pselafidi.
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GIACOMO DORIA 39
campati nel 1870 Antinori e Beccari prima della loro partenza
per i Bogos. Ivi volano sciami numerosi di Neophron e di
Larus Hemprichit. Doria si ricorda che il buon amico prof. Pic-
cone gli ha raccomandato le Alghe, piante di sua predilezione, e
ne fa ampia raccolta. Il 24 si parte per Assab e il 25 al tocco
vi si dà fondo. Nella giornata del 25 Doria scivola a bordo e ri-
porta al braccio sinistro una lesione che qualche giorno dopo il
Dott. Cooper, in Aden, riconosce per la frattura del collo dell’ o-
mero. Il 28 alle ore 8 a. è segnalato l’arrivo di una barca di
Aden. È il Console italiano Bienenfeld Rolph che manda la cor-
rispondenza. Il 29 partenza da Assab per Ras Doumeira e il 30
da Ras Doumeira per Aden. La giornata del 1° Gennaio 1380
trascorre piacevolmente in compagnia del Console italiano, di Al-
berto Pogliani e di Renzo Manzoni, il nipote di Alessandro (+). Il 2,
insieme a Renzo Manzoni, fanno una gita a Scek Osman, villaggio
dell’ Yemen, a 3 miglia da Aden, e benchè il territorio, tutto di
lava, sia di una desolante aridità, le raccolte sono, se non copiose,
molto interessanti. L’escursione si estende all’ isoletta Seerah, ove
la tradizione pone la tomba di Caino e che è riunita a Aden con
una gettata, al villaggio di Maala sulla via di Steamer Point e a
Maala Valley, il punto che in Aden offre meno scarsa vegetazione.
Il 7 Gennaio arriva, reduce dalla ben nota esplorazione artica, la
« Vega » salutata dall’ « Esploratore » con 21 colpi di cannone e
i nostri viaggiatori son felici di incontrarsi. con Giacomo Bove, il
distinto ufficiale della nostra marina che aveva fatto parte della
spedizione. Alla sera sono invitati tutti e tre dal Console Rolph
e interviene anche il Comandante della « Vega », Luogotenente
Palander. Il giorno successivo Doria e Beccari si recano a bordo
della « Vega », ricevuti alla scala da Bove, e fanno conoscenza
collo Stato Maggiore dei naturalisti, che hanno a capo il celebre
prof. Nordenskiéld. Renzo Manzoni è presente e desta interesse con
la rievocazione degli ultimi momenti di suo nonno, il grande Ales-
sandro.
Il 10 Gennaio si salpa per Assab ove si dà fondo il giorno
seguente. Entrando nella baia trovano quattro vapori della Società
Rubattino: « Messina », « Ischia », « Sumatra » e « Assiria ». Scesi
@) Renzo Manzoni, noto per la sua ardita esplorazione dell’ Yemen, che egli
narrra nel suo apprezzato volume: « El Yémen. Tre anni nell’Arabia Felice. Escur-
sioni fatte dal Settembre 1877 al-Marzo 1880. Roma, Tip. Eredi Botta. 1884,
h0 R. GESTRO
a terra, Doria è felice di osservare nei boschetti i primi Dig-Dig
e copiosi voli di Pterocles. Un’ escursione proficua si fa il 12,
scegliendo per meta Margable, ove Doria raccoglie, nelle sabbie
infuocate, i primi Graphipterus e sotto i vecchi tronchi sdraiati
di Palma Dum, un bel Gecotide. Di altri rettili trova un’ Eremias
e fra gli uccelli si compiace di cacciare le Nectarinie e di ritro-
vare la Sylvia delicatula che egli aveva ucciso per la prima
volta nel 1862 a Jezd, in Persia, e che De Filippi aveva descritto
come Sylvia Doriae. Nelle imbarcazioni accadeva sovente di veder
saltare branchi di Hemirhamphus. Nelle escursioni che si ripe-
tevano anche i giorni successivi, venivano catturati scoiattoli a
pelo ruvido del genere Xerus e Beccari osservava senza però po-
terlo prendere, il curioso rosicante Pectinator Spekei.
Il 21 Gennaio si parte da Assab alla volta di Moka che si
raggiunge lo stesso giorno, ma davanti a Moka, a cagione del
pessimo tempo, si deve rimanere ancorati senza poter scendere a
terra, fino al 24. Finalmente il 24 lo sbarco è possibile benché
molto difficile a cagione delle numerose secche, e la scesa a terra
è utilizzata per fare qualche raccolta. Quello stesso giorno si parte
dirigendo sopra Perim per uscire dallo stretto di Bab-el-Mandel,
e il 25 alle 7 si dà fondo a Steamer Point. Questa volta Doria
è al colmo della gioia nell'osservare i primi esemplari di quel
curiosissimo Chirottero dalla lunga coda filiforme che è il Rhino-
poma microphyllum. Il primo incontro in Aden è con I’ intre-
pido G. M. Giulietti che torna allora dall’ Harrar e dà interessanti
ragguagli su quel paese e sui Somali. Ma è tempo che la loro
missione abbia fine, e il 29 prendono imbarco sull’« Anadyr »,
grosso piroscafo delle Messagèries Maritimes, per tornare in Italia.
Al tramonto del 2 Febbraio comincia ad apparire la penisola del
Sinai e la mattina del 3 arrivano a Suez. Là in un negozio Doria
trova un cranio con belle corna di Capra sinaitica e ne fa ac-
quisto pel suo Museo. Il mattino del 4 Febbraio partono pel Cairo
a mezzo della ferrovia. Al Cairo hanno la fortuna di trattenersi
in compagnia di due insigni botanici, Schweinfurth e Ascherson
di Berlino, che lavoravano insieme ad un Catalogo ragionato delle
Fanerogame Egiziane, e fra i commensali all'albergo Doria si
ritrova con sorpresa col vecchio prof. Waga di Varsavia che aveva
conosciuto molti anni prima a Parigi in casa dell’ entomologo
Polacco Conte di Mniszech.
GIACOMO DORIA hA
L’ 11 Febbraio si sparge la notizia dell’ arrivo di Monsignor
Massaia Vescovo d’ Etiopia. Doria e Beccari si recano a visitarlo
nel convento vicino ove è alloggiato e stringono la mano al vec-
chio venerando, ascoltando commossi il racconto del suo triste
esilio, dello sfratto dallo Scioa, degli inauditi patimenti sofferti nel
viaggio di ritorno, nonchè mille interessanti ragguagli intorno
all’Abissinia e allo Scioa. Mentre si aspetta il giorno della partenza
| per l’Italia il tempo è utilizzato in escursioni zoologiche e in visite
ai bazar, dove Doria ha spesso occasione di riparlare il persiano.
Finalmente il 26 sbarcano a Napoli e ripartono subito per Roma
ove Doria trova la moglie e il suo Andreino ad aspettarli.
La fama che Doria aveva acquistato e l’alta stima di cui go-
deva presso i suoi concittadini lo distoglievano spesso dai suoi
studi preferiti. I suoi amici ed estimatori avevano a lungo insistito
| per farlo partecipare all’Amministrazione Comunale ed egli fini
per cedere; così egli fu Consigliere, Assessore ed infine anche
Sindaco. Ma egli in fondo preferiva la pace del suo laboratorio e
si lagnava sovente di essersi lasciato trascinare in una via così
lontana dalle sue prime aspirazioni, tantoché in un momento di
malumore mi scriveva: « Gli incarichi municipali e politici fini-
ranno per essere la mia rovina scientifica ».
Al principio del 1881 si presentava a Doria un'altra propizia
occasione per un nuovo viaggio e per arricchire sempre maggior-
mente il suo Museo. In quell’ epoca la Reggenza di Tunisi era
turbata da gravi torbidi e credo che sotto l'apparenza di una spedizione
scientifica si celasse qualche cosa di diplomatico. Comunque sia, egli
dié prova laggiù di una fenomenale attività di raccoglitore, sia col
proprio contributo personale e con quello efficacissimo della sua degna
Consorte, sia col concorso di nuove conoscenze, cui aveva comu-
nicato la sua febbre zoologica, con quel fascino che esercitava su
quelli che avevano la fortuna di avvicinarlo. Egli aveva già mo-
strato interesse per la Fauna circummediterranea e in ispecie per
quella della Tunisia, quando nel 1874 vi mandava a sue spese
Abdul Kerim, che vi fece copiose raccolte di vertebrati e di
insetti (1).
Il 17 Marzo parte da Genova, insieme alla moglie e a Andreino,
e giunge a Tunisi il 21. All’arrivo trova l’Agente della Società
(1) Coléoptères de la Tunisie récoltés par M. Abdul Kerim, décrits par L. Fair-
maire (Ann. Mus. Civ. Genova, VII, 1875, pag. 475).
49 R. GESTRO
zubattino, Guido Ravasini, dal quale aveva già avuto cortesi ac-
coglienze ed aiuti nel 1877, durante la crociera del « Violante »
alla Galita (vedi pag. 34), e questo simpatico gentiluomo, colla
consueta bontà si adopera per procurargli un alloggio conveniente.
Appena stabilmente insediato, intraprende le sue escursioni, che
cominciano sotto lieti auspici, perchè la stagione essendo favorevole
per la fioritura, col retino da falciare può fare abbondanti catture
di bellissimi coleotteri floricoli (Amphicoma, Cantharis, etc. etc.)
e anche di molti Imenotteri, che egli tanto predilige. Sulle Opuntia
egli raccoglie il primo giorno, in quantità di esemplari, un bellissimo
ragno del genere Eresus. Queste caccie che egli ripete frequen-
temente lo assorbono tanto che la giornata vola con rapidità;
però deve alternarle con giorni di sosta per preparare a casa gli
insetti raccolti. Ma la sua pace è di tanto in tanto turbata dalle
condizioni del paese; infatti Vorizzonte politico si fa molto buio ed
egli scrive in data 9 aprile: « Con tutta questa burrasca politica
che passa sulla Tunisia è impossibile di occuparsi seriamente. Se
il momento è interessante per un reporter, per un naturalista
raccoglitore è poco favorevole davvero » (1). Presto egli entra in
relazione con l'avvocato Augusto Medana, allora R. Applicato
Consolare a Tunisi e più tardi Console d’Italia a Tripoli di Siria (VI),
con l'avvocato P. F. Elena (VII) e col Dott. Camillo Marcone,
genovese, esercente medicina a Tunisi da qualche anno, che tosto
diviene suo intimo amico e in pari tempo si affeziona al nostro
Museo.
La Pasqua del 17 Aprile è giorno indimenticabile per Giacomo
Doria, perchè è invitato nella villa di Duar-el-Sciott, situata sulle
rovine di Cartagine, dal venerando Gaetano Fedriani, decano della
Colonia italiana in Tunisi e suocero del Ravasini (*). Tutto il
resto del tempo trascorso a Tunisi è sempre impiegato in escur-
(1) Non intendo entrare in cose politiche, ma il lettore che avesse dimenticato i
fatti di quei giorni, se pure un Italiano può dimenticarli, potrebbe rinfrescarne la
memoria colla lettura di due articoli scritti da Giacomo Doria, sotto il pseudonimo
di « Giunio», che portano la data del 43 Aprile e del 13 Maggio 1881 e che furono
pubblicati sul « Caffaro» del 19 Aprile e del 18 Maggio. Da questi articoli, brevi, ma
esatti, appare nel modo più chiaro la slealtà dei nostri alleati e la insipienza dei
nostri governatori d’ allora. La parte del giornale di Giacomo Doria che riguarda
questa fase politica è molto interessante e meriterebbe di essere pubblicata.
(2) Il nome di Gaetano Fedriani non dovrebbe esser posto in oblio dai Genovesi.
Era nato a Genova nel 1811; fu amico di Giuseppe Mazzini e con lui cospiratore ai
tempi della Giovine Italia e Giuseppe Garibaldi lo aveva fra i suoi più cari. Per
sfuggire alle persecuzioni della polizia si rifugiò a Tunisi, ove rimase tutta la sua
GIACOMO DORIA 43
sioni, una, fra le altre, alle miniere di piombo di Gebel Resas,
già coltivate dagli ui Romani ed ora nelle mani di una com-
pagnia sarda; un’altra a Porto Farina, ed infine una più impor-
tante lungo la costa, con fermate a Susa, Monastir, Mehdia, Sfax,
Gerba e Tripoli e con una punta a Malta. Dalle consuete gite
servi un po’ a divagarlo una visita di Odoardo Beccari e poi l’ar-
rivo di Vinciguerra, da lui stesso invitato per affidargli spe-
ciali ricerche di ittiologia e di pesca, che hanno condotto ad im-
portanti risultati, esposti in seguito da quel valente ittiologo. Sia
colle raccolte proprie e dei suoi compagni di gita, sia pel concorso
di tanta gente che egli qua e là aveva incaricato di fornirgli ani-
mali, l'insieme del materiale Tunisino assunse proporzioni rile-
vanti, tanto che potè servire di argomento ad una serie di lavori,
che furono pubblicati «sotto la rubrica di « Materiali per lo studio
della Fauna Tunisina raccolti da G. e L. Doria» ('). Alle spoglie
di vertebrati e alle migliaia d’ insetti che Doria procurò al suo
Museo in questa occasione devono anche aggiungersi non pochi
animali vivi, fra i quali bellissimi i Gerbillus e i Mus barbarus.
Ma la Tunisia fu pure feconda di gravi dolori di diversa natura ;
prima quello di assistere all’ occupazione del paese da parte degli
stranieri e l’altro di perdere il suo unico figliuolo, il carissimo
Andreino, che soccombette ad una meningite il 27 d’Agosto!
Se il patrimonio del Museo andava sempre aumentando di valore,
la salute del suo fondatore andava invece sempre deperendo e gli
anni dopo il suo ritorno da Tunisi furono per lui una serie di
tribolazioni dovute a malessere generale ed al ripetersi di disturbi
renali da calcolosi. Perciò spesso dovette fare lunghe assenze dal
Museo, disperato di doversi limitare a quei pochi lavori che sten-
tatamente poteva eseguire a casa ed a letto. Per consiglio del
vita, creandosi con la sua attività e con la sua probità un’agiata e rispettata posi-
zione. Ivi mori 1’41 Maggio 1881, lasciando profonda impressione nella Colonia ita-
liana, che lo venerava. Quest’ uomo scendeva nella tomba il giorno stesso in cui la
sua seconda patria perdeva la propria indipendenza! I Francesi erano allora entrati
a Tunisi, Giacomo Doria assistè ai suoi funerali.
Troviamo alcune pagine dedicate a Gaetano Fedriani nella « Rivista libera di
Scienza e Arte ». Anno I. N. 4. Stampata a Tunisi nel Giugno 1905.
(!) Materiali per lo studio della Fauna Tunisina, etc.: I. Vinciguerra. Pesci;
lI. Pavesi. Aracnidi: III. Emery. Formiche; IV. Parona. Collembola e Thysanura:
V. P. M. Ferrari. Rincoti; VI. Issel. Molluschi; VII. De Bormans. Orthoptéres.
Furono anche pubblicati altri lavori, sotto diverso titolo generale, dei quali
esiste una diligente rassegna nella importante introduzione allo studio dei pesci di
D, Vinciguerra.
hh R. GESTRO
medico, decise infine di cercar sollievo ai suoi mali nelle arie salubri
di Levico, nel Trentino, dove si recò il 26 Luglio del 1884 per
rimanervi fino alla fine di Novembre. Anche là fece gite e rela-
zioni utili al Museo e raccolse egli stesso personalmente una quan-
tità di insetti pregevoli nei dintorni di Levico, in Val Sugana, al
Monte Lavarone e a Trento. Nello stesso tempo faceva conoscenza
col Rev. Eccheli, Curato in Val di Fiemme, dal quale otteneva
rarissime e ben conservate specie di Coleotteri, e con un famoso
cacciatore, Romano Fadanelli di Trento, che gli procurava un bel
gallo cedrone, martore, ermellini ed infine un magnifico orso.
L’ aria alpestre e la vita attiva ed igienica non produssero però
risultati sensibili sulla sua salute. Tornato a Genova provvide per .
la sistemazione delle sue collezioni e cominciò coll’affidare al suo
buon amico P. M. Ferrari i numerosi Rincoti, che furono argo-
mento di un accurato lavoro pubblicato negli Annali del Museo (1).
Egli aveva radunato, con speciale cura, una quantità di Pselafidi,
sapendo che avrebbe trovato per essi un valente illustratore nel
giovane Agostino Dodero, allora frequentatore del Museo ed entu-
siasta per l’entomologia (VIII) e li sottopose al suo esame.
Al principio dell’anno successivo, benchè le sofferenze fisiche
non lo abbandonassero, faceva tutte le volte che poteva qualche
corsa al Museo e vi rimaneva finché il freddo non lo scacciava,
nessuno dei laboratorii essendo allora riscaldato. Di tanto in tanto
il morale, turbato dalle sue condizioni di salute, si sollevava per
la visita di scienziati suoi corrispondenti, fra i quali il celebre
esploratore della Papuasia Mikluko Maclay e per l’arrivo di
nuove collezioni, come quelle che il genovese G. B. Comotto,
Capitano nella marina del Re di Birmania, aveva spedito da
Minhla,
Il 10 Gennaio egli faceva conoscenza di due gentiluomini fio-
rentini, il Dott. Elio Modigliani e il Dott. Lamberto Loria, che si
proponevano di fare un. viaggio in Malesia e che furono in seguito
fra i più benemeriti benefattori del Museo. D'altra parte egli si
rallegrava nel vedere le belle collezioni del Chaco Argentino
mandate dal Prof. Carlo Spegazzini e dovute all’amicizia che questi
aveva contratto col Dott. Vinciguerra quando erano stati compagni
(1) Rhynchota tridentina a March. Jacopo et Laura Doria lecta anno 1884 (Ann.
Mus. Giv. Genova, XXII, 1885).
GIACOMO DORIA 45
durante la spedizione Bove alla Terra del Fuoco, ed il suo cuore
di zoologo sussultava quando gli misi sott'occhio un Hypocephalus
armatus che avevo ricevuto da Armand David. Questo Coleottero il
più strano e più raro che si conoscesse allora, e di cui solo due o
tre Musei ne possedevano un esemplare, è del Brasile e ricorda
nella forma un po’ la Grillotalpa ; più tardi fu ritrovato abba-
stanza in quantità. |
Essendo allora occupato intorno all'ordinamento dei mammiferi,
si interessava specialmente nell’esame dei bellissimi esemplari di
gatti selvatici, di volpi, di martore, di boccamele, che frequentemente
erano spedite al Museo dall’ Ingegnere G. B. Traverso, Direttore delle
miniere di Monte Narba in Sardegna. E qui bisogna ricordare che
questo nostro egregio e generosissimo concittadino, che era in quel-
l’epoca per noi una vera sorgente di ricchezza per ciò che riguarda
la Fauna Sarda, già dal 1872 aveva regalato la sua intera’ colle-
zione di minerali, che poi andò gradatamente arricchendo, fino a
portarla a quel sommo grado di bellezza e di importanza da occu-
pare attualmente tre grandi sale del nostro istituto. Il perfetto
ordinamento di essa si deve alle cure disinteressate del distinto
mineralogo Ten. Colonn. prof. Alberto Pelloux, che l’ha descritta
in una prima memoria (*) e successivamente ne ha tratto argo-
mento per illustrarne alcuni dei gruppi più importanti. Altre con-
solazioni gli venivano arrecate da pregevoli invii d’ insetti del Guate-
mala e della Nuova Zelanda e di preziosi vertebrati della Fauna boreale
da parte del prof. Collett, Direttore del Museo di Cristiania. Anche
l’annuncio dell’arrivo delle prime casse contenenti le importan-
tissime collezioni di Birmania spedite dal Fea erano per lui causa
di viva gioia.
In quel tempo era nostro collaboratore un valente malacologo,
Cesare Tapparone-Canefri; la fama del Museo l'aveva attratto a Ge-
nova e vi si era stabilito per poter meglio studiare i molluschi dei
viaggi di Beccari e D'Albertis. La sua piacevole compagnia era ben
gradita da Doria e le sue ricerche avevano arricchito i nostri Annali
di pregiati lavori. Morendo, egli legava al Museo la sua ricca
collezione e la sua biblioteca, che comprendeva preziose opere
(1) A. Pelloux. La collezione mineralogica Traverso del Museo Civico di Genova
nel 1907 (Ann. Mus. Civ. Genova, XLIII, 1907, pag. 178).
A. Pelloux. G. B. Traverso, 26 Settembre 1843 - 1° Giugno 1914, Con ritratto (Loc.
cit., XLVI, 4914, pag. 183).
46 R. GESTRO
iconografiche sui Molluschi, e Puna e l’altra sono gelosamente
custodite in una sala che è fregiata del suo nome (!).
Nel Novembre del 1885 Doria si reca colla famiglia a Cerreto
Guidi (Empoli) e là, ospitato dal cognato Marchese Carlo Durazzo nella
sua magnifica tenuta, si trattiene, sempre occupandosi per quanto
la salute glielo permette, di ricerche zoologiche, fino al 17 Dicembre,
epoca della sua partenza per Firenze. Ivi si sottopone alle cure di
specialisti per i suoi disturbi vescicali e vi rimane fino al 1° Maggio
dell’anno seguente. Durante questo soggiorno rivede con viva com-
mozione la modesta casa di Borgo Tegolaja, 48, abitata da Odoardo
Beccari e da Emilio Marcucci, dove si erano organizzati i viaggi
a Borneo e ad Assab (?).
Il 1° Maggio 1886 torna a Genova e fa una fermata a Nervi per
abbracciare la veneranda madre sua, vecchia di 81 anni. Le visite
di Oldfield Thomas, l’insigne mammalogo del Museo Britannico e
di G. E. Dobson, monografo degli Insettivori e dei Chirotteri, riac-
cendono l’antica sua passione per i Micromammiferi e l’arrivo delle
belle tavole che il suo antico e rimpianto collaboratore professore
Peters aveva preparato per la sua grande monografia dei Chirot-
teri, non fa che accrescerla, ed anzi carezza l’idea di corredare
le tavole di un testo, progetto che disgraziatamente egli non può
realizzare, impedito dalla persistenza del suo stato patologico.
Questo suo risveglio chirotterologico è favorito dall’intervento di
un egregio connazionale, il prof. Camillo Vanzolini, insegnante a
Campinas nello Stato di S. Paulo (Brasile), il quale non solo con-
corre personalmente col fornire esemplari di quei paesi, ma crea
‘ una proficua relazione col suo suocero il Dott. Giuseppe Franco-
Grillo residente a Palmeira nella provincia del Paranà. Gli aumenti
alla fauna dei Chirotteri americani vengono allora anche moltipli-
cati per merito del Conte Gloria Console d’Italia a Bogota, del
Padre Apollinaire Marie Professore nell'Istituto de la Salle nella
stessa città e da un giovane botanico genovese, Nicolò Esposto,
addetto alla Scuola Nazionale di Agricoltura e Veterinaria di Lima.
Anche da Venezuela egli ottiene un contingente molto notevole
(1) Cesare Tapparone-Canefri discendeva da un’ antichissima famiglia di Quat-
tordio (Alessandria) e il nome di uno dei suoi antenati è legato alla storia della
famosa Commenda di Prè. Della sua carriera e dei suoi meriti come malacologo ha
parlato degnamente il suo collega Arturo Issel (Ann. Mus. Civ. Genova, XXXII, 1892,
pag. 103. Con ritratto).
(?) Vedi Odoardo Beccari (questi Annali, XLIX, 1921, pag. 250),
GIACOMO DORIA i 47
di specie, che acquista da un esperto raccoglitore d’animali, Augusto
Starke, domiciliato a San Esteban.
Benchè sollevato moralmente da queste occupazioni per lui
molto geniali, le sue sofferenze non interrotte gli cagionano mo-
menti di scoraggiamento, per cui spesso cade in « terribili attacchi
di apatia epistolare » che egli teme « gli facciano perdere nella
stima degli amici ». Per fortuna si decide di cercare un po’ di
riposo nel tranquillo soggiorno della sua villa di Borzoli e vi passa
estate ed autunno. Cola gli fa buona compagnia l'ottimo Thorell,
che intraprende lo studio della superba collezione di Aracnidi birmani
inviata da Leonardo Fea. Egli è però costretto di fare di tanto in
tanto qualche scappata a Genova, richiamatovi da speciali incarichi
che deve disimpegnare; infatti il 30 Giugno assiste alla prima seduta
del Consiglio Direttivo per le feste che si devono preparare in occa-
sione del quarto centenario della scoperta dell’ America, sotto
la presidenza del Sindaco Barone Andrea Podestà, e in Set-
tembre e in Ottobre vuol trovarsi presente all’arrivo di due invii
fatti dal Modigliani, il primo da Siboga (Sumatra occid.) e il se-
condo dall'isola Nias, in tutto sette casse contenenti preziose ag-
giunte al Museo. Sempre entusiasmato per i mammiferi e sopra-
tutto per le piccole specie, finora poco o male conosciute, organizza
un nuovo sistema di caccia colle trappole, efficacemente coadiuvato
da Emanuele Ruggerone, intelligente contadino di Cassinelle
(Borzoli), molto a lui devoto, che in breve acquista una grande
pratica in questo genere di ricerca. Nello stesso tempo mediante
la caccia alla civetta o alle reti, ottiene piccoli uccelli tenuirostri,
come scriccioli, lui, regoli, varie specie di silvie, e fa dei tentativi,
spesso ben riusciti, di allevamento. Durante queste sue caccie gli
fanno gradita compagnia ‘e gli prestano consigli ed aiuti il suo
carissimo amico P. M. Ferrari, esperto uccellatore nella sua
tenuta del Crosio presso Stazzano, e Brancaleone Borgioli, il
valente preparatore del Museo Zoologico della R. Università di
Genova, provetto cacciatore e abile conoscitore della fauna ligure.
In una delle grandi sale della Villa, a ponente e di fronte al
Gazzo pittoresco, esisteva un vecchio bigliardo, largo come una
piazza d’armi, che da un pezzo era decaduto dal primitive ufficio e
ora serviva alle manipolazioni di Giacomo Doria. Esso era occupato
da una quantità di gabbie, coperte da un pannolino per moderare
la luce e per evitare che i piccoli prigionieri si agitassero alla
48 R. GESTRO
vista delle persone. Si vedeva di tanto in tanto l’allevatore solle-
vare con garbo un lembo della coperta per introdurvi l'estremità
di una pinzetta che teneva afferrata una larva di tenebrio, o di
altro insetto, e aspettare pazientemente che l’uccelletto venisse a
beccarla. Vi erano pure delle gabbie molto più piccole dove Doria —
manteneva in schiavitù il mustiolo ('), e mi ricordo di aver assi-
stito ai pasti di questo minutissimo ma voracissimo mammifero,
che in breve tempo straziava e inghiottiva una locusta quasi
grande come il suo corpo, facendola scricchiolare fra i denti. Il
bigliardo più tardi era coperto da una grande quantità di pacchi
di piante e di carta, ed essendo larghissimo, si prestava mirabil-
mente per la ripartizione delle specie nelle rispettive famiglie e
per appuntarle sui fogli.
Il 17 Novembre 1886 è data memorabile, perchè egli comincia
la. sua monografia dei Chirotteri di Liguria. Egli avrebbe potuto
arricchire la scienza di un gran numero di lavori, avendo ad esu-
beranza materiale per compierli; invece, se da una parte era tenace
e costante nello studiare le sue specie predilette, dall’ altra era
restio ed indeciso nel fare pubblicazioni. E perciò che in questa
occasione egli mi scriveva: « Se ho l’energia di fare questo lavoro,
avrò riportato una grande vittoria sulle mie naturali indecisioni ».
Questo suo magistrale studio lo fa precedere dal titolo generale
di « Res Ligusticae » con l’idea di iniziare in questo modo una serie
di pubblicazioni esclusivamente dedicate all’ illustrazione della no-
stra fauna (*). Se egli sopravvivesse sarebbe certamente soddisfatto
nel vedere che le sue « Res Ligusticae » hanno raggiunto il
numero XLVII. Il num. I comincia con una prefazione che merita
di esser letta, perché contiene un interessantissimo resoconto sto-
rico di quanto fu fatto sulla Storia Naturale della Liguria, ed è
anche degna di essere consultata per le profonde considerazioni.
scientifiche intorno ai Musei e all’ indirizzo attuale degli studi zoo-
logici in Italia. È una vera disgrazia che Doria si sia lasciato tra-
scinare nella vita pubblica e che il suo studio si sia limitato ai
Chirotteri, mentre sarebbe stato un grande aiuto per gli studiosi
(1) Pachyura etrusca, il più piccolo dei mammiferi italiani, di lunghezza media
(compresa la coda) di 7 centimetri. Vale la pena di leggere la descrizione che ne da
Paolo Savi (Memorie scientifiche. Pisa, 1828, pag. 135, tav. V), con quella purezza di
lingua propria del grande Naturalista pisano. 4
(?) Res Ligusticae. I. I Chirotteri trovati finora in Liguria, per Giacomo Doria.
(Ann. Mus. Civ. Genova, XXIV, 1887). ;
Se di LT a NAT EA ATA ASA a at
GIACOMO DORIA 49
e un grande decoro per il Paese se egli avesse compiuto lavori
consimili sugli altri gruppi di mammiferi, mettendo così le basi
di una fauna dei vertebrati di Liguria, che sarebbe desiderata,
ma che, mancato lui, difficilmente si farà.
A Borzoli, Thorell aveva terminato il primo studio dei Ragni
‘birmani di Fea, e Doria gli rimetteva nuovi materiali ricevuti da
‘ questo impareggiabile esploratore. Nello stesso tempo al Museo si
stavano preparando gli insetti del Fea, straordinariamente. nu-
merosi e prestava gentilmente aiuto in questo lavoro un giovanetto,
Raimondo Barberi, anch'egli animato dal sacro fuoco. Questi però
non potè a lungo continuare nel suo efficace concorso, avendo in-
trapreso gli studi di matematica, che lo allontanarono da Genova.
Ora è ingegnere e sta a Milano, ma è sempre affezionato al
Museo, cui ha donato una sua collezione di Coleotteri. E giacchè
se ne presenta il destro, voglio pure ricordare con gratitudine
Salvatore Queirolo, anch'egli frequentatore del Museo, e poi in-
gegnere, che ha generosamente arricchito il nostro istituto con
una bellissima collezione di Lucanidi di tutto il mondo (?).
Alla fine del 1887 Doria è nominato membro della Commis-
sione per la Biblioteca Civica, insieme al Senatore Gerolamo Boc-
cardo, al Prof. L. T. Belgrano e agli Avvocati Macaggi e Palazzi.
Egli profitta di questa circostanza per ottenere che la Biblioteca
Berio acquisti aleune opere zoologiche utili al Museo e che il Museo
stesso non avrebbe potuto procurarsi direttamente, a motivo della
povertà del suo assegno. Il 2 Febbraio dell’anno seguente, essendo
Sindaco Castagnola, è acclamato candidato al Consiglio Comunale
e il 25 d'Ottobre è nominato Assessore. In mezzo alle sue preoc-
cupazioni egli non dimentica le future feste Colombiane e promette
il suo massimo appoggio al Prof. Penzig dell’Università di Genova,
che propone di presentare in quell’occasione una Flora Ligustica
delle piante vascolari. Il 1° Maggio parte per Roma, ove rimane
fino al 30 Giugno. Il 14 ha un abboccamento col Ministro dell’ Istru-
zione Paolo Boselli, col quale è legato da antichi vincoli di ami.
(1) Salvatore Queirolo aveva ereditato dal padre l’amore per la Storia Naturale.
Il padre infatti aveva messo assieme, nella sua bella Villa della Badia a Cornigliano,
una serie di uccelli da lui stesso uccisi ed accuratamente montati da Brancaleone
Borgioli. Questa collezione di cui fa cenno Salvadori (Ann. Mus. Civ. Genova, XXIX,
1890, pag. 549) e che era interessante per la fauna ligure, essendo stata venduta la
Badia, passò nelle mani di persone indifferenti che non ne seppero apprezzare la
importanza.
Ann, del Mus. Civ. di St, Nat. Serie 3.8, Vol, X, (10 Ottobre 1924), e)
50 R. GESTRO
£
cizia, e questi, in un momento di buona ispirazione, lo invita a
fargli il progetto di un Museo Nazionale, indicandogli la sede, il
modo di coordinarlo con gli attuali Musei, lo scopo largo, ma
preciso, e la spesa. Doria risponde che accetta di compilare il
progetto, ma esprimendo «la nessuna fiducia nel risultato ». Si
accinge però subito a soddisfare questo impegno e con la efficace
collaborazione del fedele Vinciguerra il giorno 23 il progetto è ~
finito e presentato al Ministro. Nella stessa epoca viene da S. M.
firmato il decreto per la partecipazione del Governo alle feste
Colombiane ed è nominata la Commissione, di cui Doria fa parte.
È anche nel 1888 che la Società Olandese « Natura artis magistra »
lo nomina Socio Onorario. Nel Settembre si presenta a lui Alberto
Perugia, noto pei suoi lavori ittiologici, esprimendo il desiderio di
stabilirsi a Genova per studiare i pesci del Museo e naturalmente
riceve la più cordiale accoglienza. Così il Museo acquista un nuovo
e attivo collaboratore.
La fine del 1888 non è lieta per lui, perchè ricompaiono più
vivi gli attacchi renali e il suo umore è reso più cupo dalla no-
tizia della morte dell’amico dott. Gaetano Orsini, altro dei contri-
butori alla Ornitologia ligure e possessore di una disereta collezione,
radunata e preparata coll’ aiuto del Borgioli.. Ha però buoni mo-
menti quando si trova con Lamberto Loria, che si propone di
esplorare la parte montuosa della Nuova Guinea e promette di
mandare le sue collezioni a Genova, e quando, insieme al Modi-
gliani, studia i Mammiferi ed i Rettili, da questi raccolti nell’ isola
di Nias, occupazioni che lo animano anche più che il ricevere la
notizia della nomina a Socio d’onore della Società Geografica
Italiana, conferitagli il 7 Febbraio 1889.
È in questo stesso anno che il Museo Civico è in festa pel
ritorno del suo bravo Assistente Leonardo Fea dal lungo viaggio
in Birmania (1). Doria vuole che questo fausto avvenimento sia
festeggiato con un .gran pranzo in Via Peschiera. Modigliani,
provvede, con gusto artistico, alla decorazione della sala con
palme e fiori, e Tapparone, che oltre ad essere malacologo è
anche artista, prepara un disegno fortemente ingrandito del
Dicaulocephalus Feae, uno dei generi di Coleotteri più singolari,
4 .
fra i tanti da lui scoperti. Fea é ospitato in casa Doria e presto
(1) Insieme a Fea arrivavano in Museo 33 grandi casse contenenti le sue mera-
vigliose collezioni (Vedi pag. 34).
ba?
PVI ITA,
VRZININOTO
GIACOMO DORIA I
gli fa compagnia il Conte Salvadori, venuto espressamente da
Torino per esaminare le raccolte ornitologiche birmane.
Benché affievolito di salute e affaticato ed annoiato dalle fun-
zioni di Assessore, Doria riceve ogni momento scienziati che vo-
gliono conoscere il Museo Civico ed il suo fondatore e fra questi
il dott. Matajiro dell’Università di Tokyo, il Dott. Sabatier, Direttore
della Stazione Zoologica di Cette, il celebre prof. Kolliker e
Stephen Sommier, distintissimo botanico, che gli chiede consiglio
intorno al modo di ottenere l’aiuto di Abdul Kerim in un viaggio
nel Caucaso ed in Persia, che sta per intraprendere insieme al
suo collega dott. E. Levier. Intanto gli onori continuano ad
affluire: nel Giugno 1889, un telegramma del Ministro Boselli gli
annunzia la nomina a Membro del Consiglio Superiore dell’ I-
struzione Pubblica, e nell’anno successivo è chiamato a far parte
del Senato del Regno.
Il 5 Aprile del 1890 va a Firenze ed ivi subisce I’ estrazione
di un calcolo vescicale. Per consolarlo gli do l'annuncio, con tele-
gramma, dell’arrivo di 23 casse di collezioni che Lamberto Loria
ha inviato al Museo dalla Nuova Guinea. Appena rimesso dalla
operazione, parte per Roma e vi si trattiene oltre un mese; il
6 Giugno si reca a Cerreto Guidi e vi rimane fino al 29 Luglio.
Nell’Agosto è di nuovo a Genova e riprende il suo servizio al
Municipio, funzionando da Sindaco; ma a quanto pare, lo fa con
poco entusiasmo, perchè in data 9 Novembre mi scrive: « Dio voglia
che venga il giorno in cui io possa di nuovo dedicarmi tutto alla
zoologia ». Infatti, quantunque eletto dal Consiglio Comunale defi-
nitivamente Sindaco il 16 Marzo dell’anno successivo, il 7 Luglio
dello stesso anno presenta le sue dimissioni. Ma nuovi avvenimenti
continuano ad opporsi alla realizzazione dei suoi sogni; difatti il
4 Settembre è delegato ad organizzare il Congresso storico-geo-
grafico internazionale per le prossime feste Colombiane e il 25 Gen-
naio 1891 è eletto Presidente della Società Geografica, della quale
era stato uno dei membri fondatori e per lunghi anni Consigliere.
Il soverchio lavoro lo spinge di nuovo a cercare un po’ di riposo
nel tranquillo soggiorno di Cerreto Guidi, ove si reca il 5 Dicembre
e rimane fino alla primavera del 1892. È proprio in quest'epoca
che egli, trovandosi la disoccupato, è ripreso dall’ antica passione
per la botanica, e questa lo accompagna fino agli ultimi istanti
della sua vita. Il suo ritorno agli antichi amori è narrato da lui
RR RTRT
4 di ha
secret ia tal MORATTI
52 R. GESTRO
stesso in uno scritto annesso ad un elenco di piante da lui rac-
colte e intitolato: « Perchè all’età di 51 anno mi sono rimesso
allo studio della Botanica ». Sarebbe un male il defraudare il let-
tore della lettura di quelle pagine interessanti, e perciò ho pen-
sato di riprodurle testualmente nell’appendice finale di queste
note biografiche (VIII).
Da Cerreto lo richiamano le sedute della Commissione per i
Congressi Colombiani, di cui è Segretario il Prof. Vinciguerra, re-
centemente nominato Consigliere della Società Geografica. Intanto
egli riceve il 19 Settembre l’augusta visita di S. M. la Regina
Margherita, che si trattiene a lungo al Museo, mostrando interesse
per tutte le collezioni, ma specialmente per quella, già fin d’al:
lora famosa, degli insetti (*).
Nel Novembre ha i primi colloqui col Sindaco Podestà intorno
all’ingrandimento del Museo. Podestà è facilmente convinto della
necessità di costruire un nuovo edificio e incarica Doria di pren-
dere gli opportuni accordi con l'Assessore all’ Istruzione Avv. Gia-
como Falcone, il quale si mostra favorevolmente disposto. Questi
principii fanno a Doria buona impressione, tanto che mi scrive:
« ho qualche speranza che la cosa si faccia; sarebbe il più grande
compenso di tutte le mie fatiche ». Lavoriamo insieme a Borzoli
per compiere una relazione da presentare al Sindaco ed otteniamo
che prima di eseguire il progetto siano visitati i principali Musei
d’Europa dall’ Ingegnere Civico Clodoveo Cordoni e da me. In
seguito a questa missione partiamo il 9 Marzo 1893 per
visitare i Musei di Vienna, Dresda, Berlino, Copenaghen,
Amburgo, Brema, Bruxelles, Londra, Parigi, Ginevra, e ci trat-
teniamo più a lungo in quelli ove troviamo a raccogliere mag-
gior copia di dati. Durante questa peregrinazione attraverso i più
importanti istituti zoologici d’ Europa, il mio compagno di viaggio
andava di sorpresa in sorpresa nel vedere l’accoglienza cordiale,
talvolta quasi festosa, che ovunque incontravamo e che era dovuta
alla fama mondiale che il Museo Civico di Genova si era acqui-
stato e anche in parte alle relazioni scientifiche che Doria ed io
avevamo contratto con quegli scienziati. Ma il più bello è stato
quando, entrati nel Museo d’Amburgo ed esposto al Direttore lo
scopo della nostra visita, questi sorridendo mi chiese se non mi
() S. M. la Regina era accompagnata dalla Dama di Palazzo Marchesa Fiam-
metta Doria e dal Cavaliere d’ onore Marchese Marcello Gropallo.
GIACOMO DORIA 53
ricordassi piu che qualche anno prima, dovendo costruire un locale
nuovo per le sue collezioni, si era recato appositamente a Genova
per vedere il Museo Civico, di cui aveva sentito parlare favore-
volmente !
Al ritorno dal nostro viaggio, l’ingegnere Cordoni si accinge
con ardore all’ esecuzione del progetto edilizio e il suo primo dise-
gno incontra la piena soddisfazione del Sindaco (*). Successivamente
però, per ragioni economiche, si trova conveniente di togliere al-
l’edificio qualche poco della sua grandiosità architettonica. Non
poche sono le difficoltà di indole tecnica e finanziaria per trovare
un’area adattata; tuttavia la costruzione del fabbricato sarebbe
stata presto intrapresa se in quei giorni la città di Genova non
fosse stata colpita da una grave disgrazia, ossia dalla morte del
suo ben amato Sindaco Barone Andrea Podestà. Quella sciagura
ha avuto il doloroso effetto di rimandare la pratica del Museo dal
1893 al 1905, e finalmente in tale anno, in data 2 Giugno, si è
bandito il concorso « per la costruzione di un edificio ad uso Museo
di Storia Naturale nella regione del Cavalletto ».
Questo mio scritto non è, come ho detto in principio, che un
ricordo di Giacomo Doria e non è la storia del Museo, di cui do-
vrei occuparmi più tardi; tuttavia mi sta a cuore di far rilevare
fin d’ora un inconveniente grave per l'avvenire del nostro istituto.
Giacomo Doria aveva fatto all'ingegnere Cordoni le più insistenti
raccomandazioni che al nuovo Museo fosse annessa un’area suffi-
ciente per poter coll’andar del tempo provvedere a nuovi ingran-
dimenti ed anche per evitare la diminuzione di luce e di aria
coll’avvicinamento di altri fabbricati. Tale raccomandazione fu
scrupolosamente osservata e nel tracciato abilmente eseguito dal
Cordoni esiste l’area indispensabile alle future esigenze e all’ igiene
del locale. Ma quel che fu approvato allora fu, pur troppo, revo-
cato! Ciò non sarebbe certamente avvenuto se il Museo Civico
fondato da Giacomo Doria fosse stato dall’ Amministrazione Comunale
dell’epoca tenuto nell’alta e ben meritata considerazione di cui
gode in Italia e all’ estero.
Gli anni che seguono al 1893 segnano per Giacomo Doria una
lunga fase di entusiasmo botanico. Le escursioni nei dintorni di
(1) Avrei desiderato di riprodurre qui 1’ effigie del mio ottimo compagno di viag-
gio, che con tanto zelo ha diretto i lavori di costruzione del nuovo Museo, ma non
mi è stato possibile di procurarmene un ritratto,
54 |. R. GESTRO
Borzoli, nelle Alpi Marittime, in Toscana, in Sardegna e Sicilia e
sopratutto nell’Agro Romano e nei monti del Lazio e dell’ Abruzzo,
sì ripetono di giorno in
giorno e |’ erbario aumenta
rapidamente di mole e di
pregio, anche per l'abilità
non comune del ricercatore.
Solo due dolorosi avve-
nimenti vengono a contri-
stare la gioia di questo
ritorno giovanile, cioè la
morte del carissimo amico
Prof. Pietro Mansueto Fer-
rari avvenuta nella sua
villa del Crosio (!) e la
vendita della palazzina di
Via Peschiera, dove con
| munifica generosità furono
ospitati scienziati e studiosi
di tutto il mondo e che fu Giacomo Doria
il ritrovo di quasi tutti | erborizzando nei Campi d' Annibale
i DEIR (Monti Albani)
gli esploratori italiani che
di là ricevettero consigli ed aiuti. -
Abbandonata definitivamente Genova, prende dimora stabile a
Roma, in una palazzina di Via Giovanni Lanza. Da quell’ epoca
rimango a lui legato da un’attivissima corrispondenza epistolare e
qualche volta egli mi vuole suo ospite in Roma, per aiutarlo nella
classificazione delle piante da lui sempre radunate con febbrile
costanza, o per prendere parte alle sue escursioni, fra le quali è
memorabile quella al Monte Terminillo nell’Abruzzo, in cui siamo
coadiuvati dal rimpianto Prof. Achille Terraciano. Gli pare però di
non aver fatto ancora abbastanza per lo studio delle florule insu-
lari e, naturalmente, non gli basta di aver visitato gli isolotti di
Bergeggi e della Gallinara e vuole estendere le sue ricerche al-
l’Arcipelago Toscano. È in questa occasione che si invaghisce del
Giglio, in modo che alla fine vi prende stabile dimora per lungo
(1) R. Gestro. — Pietro Mansueto Ferrari (Ann. Mus. Civ. Genova, XXXIII, 1893,
pag. 407. Con ritratto). — La sua bella collezione di Rincoti, illustrata nei suoi ap-
prezzati lavori, fu da lui legata al Museo e più tardi i suoi degni figli vollero ono-
rare la memoria paterna regalando la biblioteca.
GIACOMO DORIA 55
LI
tempo, insieme alla sua famiglia. In quest’ isola egli, coadiuvato
dalla sua signora, fa considerevoli raccolte di piante, aggiungendo
Isola del Giglio. Il Campese.
anche varie specie al classico libro di Sommier (!), e nello stesso
tempo si dedica con pari ardore alla fauna terrestre e marina,
e sopratutto agli insetti, di cui raduna una serie di grandissimo
valore, con speciale predilezione per gli Imenotteri e per i Coleot-
teri (*). Anche al Giglio forma degli allievi raccoglitori, fra i quali
il semaforista Silvio Folchini fa rapidi progressi e si affeziona vi-
vamente al Maestro. È questi un ottimo aiuto pel Museo, perchè
in qualunque paese ove lo chiama il suo servizio, egli non manca
mai di fare la sua raccoltina zoologica dandosi di preferenza agli
insetti, ricordando le famose caccie fatte con Doria al Giglio. Il
Museo gli è debitore di una bella serie di Imenotteri dell’ isola
Asinara e poi di un invio da Pechino e di un altro dal Benadir,
ove scopre una magnifica specie di Prionino (Nothophysis Fol-
chinii (*). Intanto il soggiorno del Giglio è messo a profitto per
() Stefano Sommier. L’ isola del Giglio e la sua flora. Torino, 1900.
(2) Sotto il titolo di « Materiali per una fauna dell’Arcipelago Toscano» sono
state finora pubblicate alcune memorie: una della Dott. Borsieri sui pesci; tre di
G. Mantero sugli Imenotteri; una del Prof. R. Issel sugli Enchitreidi; una del Prof,
Masi sulla Meganyctiphanes norvegica ; una di A. e F. Solari su un nuovo Curcu-
lionide ipogeo. (Troglorrhynchus Lgurae); una di Silvestri su un nuovo genere di
Glomeridellidae (Glomerellina Laurae); una di E. Ellingsen sui Pseudoscorpioni ;
una di L. Navas sui Nevrotteri; una di G. A. Boulenger sulla Podarcis muralis ; e
due di L. Masi sui Calcididi.
(9) Une espéce nouvelle de Nothophysis de l'Afrique Orientale. Par Aug. Lameere.
(Ann. Mus, Civ. Genova, XLVI, 1914, pag. 193).
56 R. GESTRO
esplorare le altre isole dell'Arcipelago e le collezioni esistenti al
Museo attestano quanto queste gite siano state produttive.
In una delle sue corse a Roma Doria fa conoscenza di Guido .
Boggiani, distinto pittore e celebre esploratore della regione abitata
dai Caduvei, che egli descrive in un bel volume da lui stesso artistica-
mente illustrato (1). Boggiani ha nelle vene un po’ di sangue zoolo-
gico, essendo nipote del famoso Giuseppe Gené predecessore del De
Filippi nella direzione del Museo Zoologico di Torino, e suo fratello
Oliviero, Maggiore negli Alpini, è cultore appassionato della bota-
nica. Doria è felice di sfogliare una serie di lettere ricopiate dalla
madre del Boggiani, che era figlia di Gené, che sono interessan-
tissime, sopratutto per ciò che si riferisce alla Sardegna, dove il
Gené, per incarico del Re Carlo Alberto, aveva fatto quattro viaggi,
dal 1833 al 1838, in compagnia dell’entomologo Vittore Ghiliani
e del preparatore Francesco Comba. Sarebbe desiderabile che
questo epistolario, scritto con brio ed eleganza e piacevolissimo a
leggersi, non restasse inedito (2).
L'invito rivolto da Doria al Boggiani di non dimenticare nelle
sue future esplorazioni il Museo di Genova, è preso sul serio ela
collezione, tanto dei vertebrati quanto degli insetti, viene da lui
notevolmente accresciuta (*). Disgraziatamente le speranze di ve-
dere continuata quest'opera tanto felicemente intrapresa vengono
d’un tratto troncate dalla morte di questo ardito e simpatico
viaggiatore, avvenuta in modo tragico nel Chaco Settentrionale.
Guido Boggiani mi fa rammentare un altro nostro contributore e
collaboratore, il Prof. Luigi Balzan, che era insegnante in un
Collegio all’Asuncion del Paraguay ed esplorò in seguito la Bolivia
facendo interessanti raccolte che donò al Museo. Ambedue sono
mancati nel fiore dell’età; ma la loro opera è bastata per dare
un notevole incremento al materiale zoologico americano del nostro
istituto, e quest'opera meritoria venne più tardi ripresa da un
nostro egregio concittadino il Marchese Gaetano Rovereto, che
(1) I Caduvei. Roma, Loescher, 4895.
(2) Una gita in Sardegna. Divagazioni biogeografiche del Dott. R. Gestro (con 43
figure e 2 cartine). (Bollet. della Società Geogr. Ital., 1904, fasc. IV).
(5) Di alcuni pesci raccolti nell’Alto Paraguay dal Cav. Guido Boggiani. Nota di
Alberto Perugia (Ann. Mus. Civ. Genova, XXXVIII, 1897, pag. 147). Vi è descritto il
nuovo genere Boggiania (B. ocellata) e una nuova specie di Brycon (B. microlepis).
A List of Reptiles, Batrachians and Fishes collected by Cav. Guido Boggiani in
the Northern Chaco, by G. A. Boulenger (Loc. cit. XXXIX, 1898, pag. 125).
Il Boggiani nei suoi viaggi aveva pure messo assieme larga messe di materiale
etnografico.
dani le si di ave
EMI ipigioca Sb hi One i
GIACOMO DORIA di VO
recatosi in Patagonia per ricerche geologiche, si ricordò del patrio
museo e lo arricchì, fra gli altri oggetti, di un gigantesco esemplare
dell’ interessante Elefante marino.
Gli anni successivi sono trascorsi quasi per intero al Giglio,
dove Doria, benchè quasi esclusivamente assorbito dalla storia na-
turale, acquista una grande popolarità per le sue beneficenze e
viene così proclamato cittadino gigliese onorario e la via più grande
alla marina è battezzata col suo nome.
Intanto le sue corse a Roma si fanno sempre più rare e nel-
l’Ottobre del 1901 abbandona il soggiorno di Roma e si trasferisce
definitivamente nella prediletta villa di Borzoli. Vi entra deside-
roso di calma, ma presto è turbato dalla dolorosa notizia della
morte di Leonardo Fea avvenuta il 27 Aprile 1903. Fu un giorno
di grave lutto per il Museo, che aveva in lui uno dei più disin-
teressati e più efficaci collaboratori, ed una perdita per la storia
naturale cui egli, solo cinquantenne, avrebbe potuto ancora recare
forti contributi. Fea era
tornato il 5 Marzo di quel-
l’anno dal suo lungo viag-
gio all’Arcipelago del Capo
Verde, alle isole del Golfo
di Guinea, al Camerun e
al Congo e ripartiva subito
per la sua nativa Torino;
ma pur troppo doveva soc-
combere agli effetti degli
eccessivi disagi e delle
lunghe febbri sofferte. La
sezione entomologica del
Museo venne, dopo la sua
perdita, affidata al signor
Giacomo Mantero, il quale
ne cura scrupolosamente
la conservazione e ne illu-
_ stra anche parte con pre-
Giacomo Doria nella sua villa di Borzoli gevoli lavori sugli Ime-
(Ultimo ritratto) ui
A Borzoli Doria non desiste dalle sue ricerche botaniche e
riprende pure con nuova lena la caccia ai micromammiferi colle
ie yi od R. GESTRO
trappole, sempre aiutato dal buon Ruggerone. Il 9 Maggio 1908,
coll’ intento di ottenere qualche specie non ancora avuta, orga-
nizza una gita alle Capanne di Marcarolo, passando per l’altipiano
di Praglia, ma giunti a Lencisa, ove pernottiamo, è preso da un
accesso di cardiopalmo che lo costringe a rinunziare all’escursione,
lasciando l’incarico al Ruggerone ed allo scrivente di continuarla.
È una giornata fatale, perchè segna la comparsa dei primi disturbi
dipendenti da arteriosclerosi, che crescono gradatamente fino ad
accelerarne la morte. Infatti, recatosi nel Settembre successivo a
Frabosa Soprana in cerca di piante e di aria pura, ha il primo
violento attacco di angina pectoris.
Da quell’epoca la sua salute va gradatamente peggiorando, Egli
fa rare corse a Genova e solo poche volte si reca a visitare il
nuovo Museo in costruzione ('), resistendo difficilmente a qualunque
fatica. La morte del benemerito ingegnere Cordoni vicino al mo-
mento in cui stava per raccogliere gli allori della sua opera monu-
mentale, lo impressiona vivamente e lo amareggia. Qualunque
commozione è sentita da lui più intensamente e la difficoltà di
occuparsi rende sempre più tristi le sue giornate. A ciò si aggiunge
la quasi impossibilità di maneggiare la penna, per cui ha bisogno
di aiuti per la sua corrispondenza e a poco a poco anche l’arti-
colazione della parola si fa impacciata. È in queste condizioni che
egli raggiunge miseramente le ore 14 del 19 Settembre 1913,
giorno in cui rende a Dio la sua nobile anima.
Giacomo Doria fra i Naturalisti è un astro di prima grandezza.
Egli, laboriosissimo per sé, aveva la dote d’ infondere negli altri
il proprio entusiasmo ed era un suscitatore di energie, come lo
definisce Vittorio Vecchi. Si era fatto centro ed ispiratore di ‘un
gruppo di giovani pei quali lo studio voleva dire, non lucro, non
carriera, non soddisfazione di personali ambizioni, ma veramente
(1) I primi lavori di sterro per preparare l’area all’erigendo Museo cominciarono
il 7 Novembre 1905. Il locale della Villetta Dinegro fu sgombrato definitivamente il
6 Maggio 1942, e non senza commozione mi staccai quel giorno da quel luogo incan-
tevole, dove avevo trascorso i migl!ori anni della mia carriera zoologica.
La solenne inaugurazione del nuovo Museo avvenne il 17 Ottobre 1912, durante
il Congresso tenuto in Genova dalla Società Italiana per il progresso delle scienze.
Sono lieto in questa occasione di porgere una parola di reverente riconoscenza
al Cav. Francesco Conte, Ragioniere Capo del Municipio che, amico di Doria, fu pure
affezionato al nostro Museo, e si deve a lui in gran parte se le pratiche ammini-
strative per agevolare e sollecitare la laboriosa costruzione del nuovo edificio sono
state portate alla desiderata soluzione.
GIACOMO DORIA 59
un’aspirazione altissima verso il progresso della scienza. Egli ac-
| coglieva tutti gli studiosi italiani e stranieri con eguale bontà,
li incoraggiava e li ospitava signorilmente nella sua palazzina di
Via Peschiera o nella sua villa di Borzoli. Non vi era per lui
gioia maggiore di quella di star raccolto fra le sue collezioni ed i
suoi libri, e lavorava indefessamente, dimenticando talvolta l'ora
di pranzo. Non sdegnava le manualità e teneva molto alla buona
conservazione ed al buon aspetto degli esemplari, che curava egli
stesso con senso estetico.
Negli ultimi tempi la sua giornata era quasi interamente as-
sorbita dalle cure del suo erbario, che egli morendo lasciava per
legato al Museo, insieme ad una serie importante di opere di
botanica. Nell’erbario, composto di fanerogame e di crittogame
vascolari della flora paleartica, primeggiano per importanza le
specie della Liguria, dell'Agro Romano e dell'Arcipelago Toscano,
campi prediletti delle sue attive ricerche. Questo erbario ha poi
raggiunto un maggior valore in seguito a ripetute escursioni in
Sardegna e nelle Alpi Marittime compiute dallo scrivente e in
ultimo dal legato del dott. Francesco Baglietto (*) costituito da
fanerogame italiane con speciale rappresentanza della flora di Voltri,
sua patria, e da un cospicuo numero di crittogame vascolari e
cellulari di varie provenienze.
Doria non era nato oratore, nè facile improvvisatore di discorsi,
ma le sue conferenze sobrie ed efficaci erano meritamente ap-
plaudite. Rammento con piacere la prima che egli tenne alla So-
cietà di Letture scientifiche per illustrare la famosa serie di An-
tropomorfe che Beccari aveva riportato da Borneo; conferenza che
diede luogo a vive discussioni e che scosse molto l’attenzione del
pubblico, perchè in quei tempi andavano divulgandosi nuove teorie
intorno all'origine dell’uomo. Egli parlò poi alla Società Geogra-
fica, dei Naturalisti alla Nuova Guinea e specialmente delle loro
scoperte zoologiche. Ma se egli stesso fu poco attivo conferenziere,
ebbe però il merito di iniziare, mentre fu Presidente della
Società Geografica, la serie delle grandi conferenze tenute da viag-
giatori italiani e stranieri nell’ aula del Collegio Romano.
I suoi scritti zoologici sono scarsi, il che fa sorpresa, avendo
egli avuto per le mani una sterminata quantità di animali scono-
sciuti e di forme così singolari, che avrebbero svegliato in altri la
@) Francesco Baglietto (1826-4916) per G. B. De Toni. Padova, 1924.
60 RL GESTRO
mania descrittiva. Con tante migliaia e migliaia d’ insetti che egli
stesso raccoglieva, o faceva raccogliere, mai si è sentito tentare
di descriverne uno solo (!). Ma è proprio vero che egli provava
un senso di ritrosia e di paura nel pubblicare lavori e preferiva
compiere le sue ricerche in compagnia di qualcuno che gli sem-
brava rivestito di un’autorità scientifica superiore alla propria. In
realtà però egli avrebbe potuto fare a. meno della collaborazione
altrui e ne abbiamo la prova in quelle poche memorie fatte da
solo, le quali rivelano un giusto criterio zoologico ed una retta
coscienza di descrittore e come tali sono universalmente ben ap-
prezzate. D'altra parte la sua piu grande soddisfazione era di ri-
partire i materiali di studio fra le persone più competenti, e in
tal modo ottenne tutti i grandi lavori monografici che arricchis-
scono i volumi degli « Annali ».
Doria era essenzialmente uno zoologo sistematico e si scagliava,
quando gliene capitava il destro, contro coloro che non attribui-
vano ai Musei la dovuta importanza. Tanto è vero che egli scri-
veva di essere fermamente persuaso che « la zoologia descrittiva
rimane quale fu sempre, il fondamento necessario ed inalterabile
di ogni disciplina biologica, e che i progressi e il nuovo indirizzo
della filosofia zoologica non dispensano punto i naturalisti, come
taluno mostra di credere, dall’ obbligo di conoscere e definire
correttamente le forme. » Altre considerazioni di questo genere
le troviamo nella classica introduzione al suo lavoro già sopra
citato (pag. 48) sui Chirotteri di Liguria e tali erano le sue
convinzioni in questo senso che egli mi dichiarava un giorno di
essere « deciso a stabilirsi altrove se vedesse che al Museo Civico
si vuol dare un altro indirizzo. » Egli era pure molto nemico
dell’ attuale tendenza a creare con grande leggerezza nuove forme
con nuovi nomi, costituendo in tal modo un grave. pericolo per
la parte sistematica e descrittiva della scienza, ed andava perfetta-
mente d'accordo col suo carissimo amico Giglioli che « bisogna
guardarsi bene, se non vogliamo cadere nella massima confusione,
di falsare il grandioso, semplice e naturale concetto Lin-
neano, che si esplica nella sua nomenclatura binomia » e
() In un cenno necrologico su Giacomo Doria pubblicato negli « Annales de la
Société Entomologique de France (LXXXII, 1943), di cui egli era membro fin dal 1859.
leggiamo: «Il n’a rien écrit sur les Insectes, mais il a bien merité de 1 Entomologie
ayant réuni tant de riches matériaux d’étude et inspirée le gout des voyages et des
recherches scientifiques à une foule de jeunes gens ».
=
=
GIACOMO DORIA 61
nel disapprovare |’ invalsa ridicola usanza di ripetere tre volte lo
stesso nome per designare una specie (').
In queste mie note biografiche ho cercato di fare emergere
principalmente le qualità di Giacomo Doria come Naturalista e
le sue alte benemerenze di fondatore del Museo Civico di Genova
e di Mecenate, e ho invece accennato vagamente ai suoi meriti
come uomo pubblico e come geografo, dei quali fu trattato diffu-
samente da altri (?).
È ben noto che sotto la sua presidenza, che durò un decennio,
la Società Geografica Italiana ha attraversato la sua fase più
brillante e che in quell’ epoca si sono organizzate le più impor-
tanti spedizioni, fra le quali quelle memorabili di Vittorio Bottego.
Se da quelle spedizioni l’Italia riportò grande vanto nel campo
geografico, d'altra parte la zoologia ne ebbe il suo benefizio e
il Museo di Genova acquistò la fama di essere il primo istituto
cui si dovessero affidare, per l’ illustrazione e per la conservazione,
le raccolte riportate dai viaggiatori italiani.
Quando mancò Doria l’Amministrazione Comunale era retta
dal prof. Giacomo Grasso, che era a lui avvinto da sentimenti
di affetto e di speciale deferenza. Le esequie furono solenni e al
trasporto dalla Villa di Borzoli al cimitero di Staglieno prese
(1) « La ripetizione poi del medesimo nome con valore generico, specifico e sub-
specifico, lo scrivere ad esempio: Pica pica pica, Oriolus oriolus oriolus, Chloris
chloris chloris, 0 Coccothraustes coccothraustes coccothraustes, è tale puerile in-
congrua assurdità che rivolta il più rudimentale buon senso». (Giglioli - Secondo
resoconto dei risultati dell’ inchiesta ornitologica in Italia etc. Firenze 1907).
A questo proposito parmi opportuno citare quel che ne pensa G. A. Boulenger,
che è senza dubbio uno dei più valenti sistematici attuali: « The objection to the
term subspecies, and as a consequence trinomial nomenclature, is this: that itis an
absolutely unnecessary departure from the system established by Linnaeus, and that
it ultimately results in such barbarisms as Martes martes martes, Pica pica pica,
Bufo bufo bufo ete., which find favour with so many among the latest systema-
tists . . . . . (Transactions of the Royal Society of South Africa. Vol. IX.-
Part 3., 1921, pag. 233. Cape Town, 1921). È
(2) Commemorazione del Marchese Senatore Giacomo Doria tenuta al Consiglio
Comunale di Genova la sera del 25 Novembre 1913 dal Sindaco Prof. Avv. Giacomo
Grasso e dal Consigliere Comunale Prof. Arturo Issel (Genova 41914)
Alla solenne commemorazione di Giacomo Doria, tenuta dalla R. Società Geogra-
fica nell'Aula Magna della R. Università. di Roma, il 30 Novembre 1913, hanno par-
lato fra gli altri, il Consigliere Prof. Decio Vinciguerra, che ha rammentato sopra-
tutto i suoi meriti di Naturalista e in seguito il Vice Presidente Prof.E. Millosevich,
che ha fatto emergere le sue elette qualità di geografo. (Bull. R. Soc. Geograf. Serie
_V, vol. II, 4944).
Commemorazione del corrispondente Marchese Giacomo Doria fatta dal socio
Battista Grassi nella seduta del 3 Maggio 1914. (Rendiconti della R. Accademia dei
Lincei Cl. Sc. fis. mat. e nat. (5) XXIII, 1914).
EMM MS NE GEAR Tree ROL es Pe Ne secre RI MUR TONE sek mT) ee URN
i F x VT ù
6205 ‘È R. GESTRO
parte gran numero di Autorità e di amici. Una seduta pubblica
del Consiglio Comunale fu indetta il 25 Novembre 1913 per
commemorarlo e per proporre onoranze alla di lui memoria. In
questa seduta l'illustre estinto fu ricordato, con degne parole, —
dal Sindaco e dal Consigliere Comunale prof. Arturo Issel; dopo
di che il Presidente mise in votazione le proposte: di assegnare
alla salma di Giacomo Doria una tomba nel Pantheon; di inti-
tolare al suo nome il Museo Civico di Storia Naturale e di collo-
carvi un busto alla ‘sua memoria. n
È con un senso di dolore che io rilevo come sinora non siasi
provveduto all’adempimento dell’ ultima di queste deliberazioni,
benchè io mi sia fatto un dovere di richiamare su questo punto
l’attenzione del Comune; ma spero che queste mie parole valgano
come monito a ricordare quel sacro impegno e che fra non molto
tempo i vecchi impiegati del Museo possano avere la gioia di
vedere |’ effigie del loro amato Capo, scolpita nel marmo, come
é scolpita nel loro cuore.
Genova, 4 Giugno 1921.
R. GESTRO
GIACOMO DORIA 63
APPENDICE
Pe IS LR aes
mod) « Giunta Municipale in data del 25 marzo 1867. va
Il Sindaco partecipa ai Signori Assessori come il M.se Giacomo P
Doria prenda vivo interesse allo stabilimento nella nostra città
d’un Museo di Storia Naturale e che ad arricchirne le collezioni
preziose che già si hanno, lo stesso si propone di fare generose
offerte e comunica una lettera dello stesso che, per quanto pri-
vata, gli piace portare a cognizione dei componenti la Giunta.
Intesa la lettura della lettera e tutti plaudendo ai sentimenti
‘ del M.se Giacomo Doria, gli Assessori Celesia e Gavotti propongono:
1.° Siano votate al M.se Doria le più distinte azioni di grazie
pel suo nobile poposito. ny |
9.° Sia la sorveglianza e direzione dei lavori del civico Museo
allo stesso esclusivamente affidata. | vio
3.° Siagli pure affidata la direzione scientifica e l’ammini- 3
strazione del Museo Comunale di Storia Naturale. ‘
Il Sindaco associandosi alla proposta degli Assessori Gavotti e A
Celesia invita la Giunta a deliberare di portarla all’ approvazione E
del Consiglio con voto favorevole, e in tal senso all’ unanimità — | dI
deliberata ».
I a LIETA II Ber DI AN
Mi è grato porgere una parola di ringraziamento all’ egregio
avv. Andrea Di Casa, Segretario generale del Municipio per la
premura presasi nel procurarmi questo documento.
ieee
64 i R. GESTRO
(II). Credo di assolvere un debito di giustizia rievocando la
stimata figura di Giovanni Ramorino, distinto naturalista genovese,
che fu ben presto ingiustamente dimenticato dai suoi concittadini,
benchè avesse loro lasciato un ricordo in quella istituzione tanto
nota e tanto utile della Società di Letture e Conversazioni Scien-
tifiche, che egli ha fondato! Io che ero legato a lui da stretta
amicizia (e più tardi anche da parentela) ricordo benissimo di
una sua conferenza fatta nel 1866 nell’ Anfiteatro della Scuola
d’ Anatomia, all’ Acquasola, dinanzi ad un scelto uditorio di Pro-
fessori Universitari, per esporre il suo progetto di istituire que-
sta Società. L'idea ebbe un’ accoglienza benevola e simpatica
e ben presto un certo numero di Soci fondatori, fra cui lo seri-
vente, poterono radunarsi ad amichevole conveguo in una saletta
che il noto Librajo Luigi Beuf concesse gentilmente nel suo
negozio di Via Nuovissima (ora Via Cairoli}. Procurammo allora
di avere tutti quei giornali scientifici che gli scarsi nostri fondi
ci concedevano e a poco a poco la Società guadagnò in prosperità
tanto da potersi trasferire in altra sede più adatta. Non intendo
qui di fare una relazione più minuziosa di questa istituzione, ma
insisto sul fatto che il merito della sua fondazione spetta indub-
biamente al Ramorino.
La verità di questa mia asserzione è anche dimostrata in uno
scritto del Prof. Arturo Issel, altro dei Soci fondatori sopravviventi, (*)
nonchè nell’ introduzione al primo fascicolo delle « Effemeridi »
di quella Società comparso nel 1870, nella quale è detto che
essa sorse in Genova nel 1866 « a proposta di un distinto pro-
fessore di scienze naturali ». Parmi non sarebbe stato fuor di
luogo ricordarne anche il nome, come mi sembrerebbe oppor-
tuno lo fosse, nelle sale di quel sodalizio, con un ritratto o con
una iscrizione.
Giovanni Ramorino nacque a Genova dal Dott. Emanuele e
da Rosa Ansaldo, sorella a quel Giovanni Ansaldo fondatore dello
Stabilimento ormai di fama mondiale. Il padre fu un distinto
medico e diresse l'ospedale di Pammatone; il maggiore dei fra-
telli, Domenico, fu pure medico e . Assistente alla Cattedra di
Oftalmojatria dell’ Università di Genova. Fatti i primi corsi a
(1) Naturalisti e viaggiatori liguri nel secolo XIX. (Atti della Società Italiana per
il progresso delle scienze. VI Riunione Genova, Ottobre 1912). Vedi anche la bella
biografia di Giacomo Doria, pubblicata da L. F. De Magistris nel Calendario Atlante
De Agostini - Anno XIV, 1917, pag. X.
GIACOMO DORIA 65
Genova e poi perfezionatosi a Torino alla scuola di Filippo De
Filippi, si laureò in Scienze Naturali, presentando come tesi un
geniale ed apprezzato lavoro sulla Storia Naturale della Sala-
mandrina perspicillata. Si interessò in seguito allo studio della
geologia e della paleontologia e diede buona prova dei suoi primi
passi in questo campo presentando ed illustrando alla seconda
riunione della Società Italiana di Milano, tenuta a Spezia nel 1865,
una collezione geologica riguardante le coste liguri di Moneglia
all'imboccatura della Biassa. Un altro dei suoi lavori riguarda
pure la Liguria e tratta di fossili da Iui scoperti in una caverna
a Verezzi (1).
Ma senza trattenermi oltre intorno alla sua produzione scien-
tifica, dirò che, dopo essere stato per alcuni anni Assistente al
Museo di Storia Naturale della R. Università di Genova, essendogli
stato offerto un posto di professore nell’ Università di Buenos Aires,
si recò in quella metropoli, ove fece un lungo soggiorno, alternando
i lavori dell’ insegnamento con frequenti escursioni per ricerche
geologiche e continuando così anche in quelle regioni i suoi studi
tanto felicemente iniziati. Però il diuturno lavoro e i disagi delle
lunghe gite influirono sulla sua salute, benchè dotato di costitu-
zione robusta, e dovette decidersi a chiedere un congedo, di cui
profitto per recarsi in patria a rivedere i suoi. Ma solo dopo
pochi giorni dal suo arrivo in Genova fu colpito da meningite e
il 14 Aprile del 1876 cessava di vivere.
Io I’ ho assistito fino al momento in cui ha esalato il suo ultimo
sospiro e lo rimpiango tuttora, benchè siano trascorsi tanti anni.
Egli era buono, retto e laborioso e avrebbe potuto, essendo ancora
nel più bello della vita, rendere altri servizi alla scienza.
(1) Sopra le caverne di Liguria e specialmente sopra una recentemente scoperta
a Verezzi presso Finale. - Nota del Dott. Giovanni Ramorino. (Atti dell’Accademia
Reale delle Scienze di Torino, Serie II. Tomo XXIV, 1866. Con due tavole).
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol. X. (10 Ottobre 1921). 6
66 R. GESTRO '
(III). Agostino Vacca è avvocato, ma la sua vocazione è sempre
stata per lo studio della natura. Di costituzione robustissima, da
giovane esplorò attivamente le Alpi marittime, che conosce palmo
a palmo e fu ardito e rinomato cacciatore di camosci. Nello stesso
tempo è appassionato lettore di opere geografiche e studioso dei
classici. Nell’animo è un naturalista e si interessa alle piante,
agli animali, ai fossili e a tutto quanto stimola la sua curiosità
di imparare e il suo desiderio di rendersi utile alla scienza. E
per questo che il suo nome figura sovente negli Annali del nostro
Museo e sui cartellini delle nostre collezioni. È a lui che si deve
la prima e la più diligente esplorazione delle caverne della Liguria
occidentale e delle Alpi marittime, che fruttò la scoperta di nuove
specie di Anoftalmi, fra le quali una delle più notevoli porta il
suo nome (+). E anche per suo merito che il nostro Museo fu
arricchito di uno splendido esemplare di Gypaetus barbatus,
pregevole per la sua autentica provenienza dal Colle di Tenda,
ove pare ora rarissimo o del tutto scomparso, del primo esemplare
ligure di martora e di un’ infinita di altri mammiferi. Doria gli
voleva bene e ricordava sempre con riconoscenza che aveva avuto
da lui il primo Synotus barbastellus.
Ora Agostino Vacca vive tranquillo a Borghetto Santo Spirito,
suo paese nativo e accudisce ai suoi terreni, che coltiva colla
perizia di un sapiente agronomo. Beatus ille qui procul negotiis,
egli scrive ed io dal profondo del cuore gli auguro che questa
beatitudine non gli venga meno e che possa ancora a lungo
| giovare al nostro istituto.
(1) R. GEestRO. Note entomologiche. I. Contribuzione allo studio della fauna
entomologica delle caverne in Italia (Ann. Mus. Civ. Genova, XXII, 4885. p. a): —
Appendice alle note entomologiche (loc. cit. p. 534).
GIACOMO DORIA 67
(IV). Non si può parlare di Giacomo Doria senza porgere un
tributo di alta stima al suo fedele medico, il Dott.. Luigi Ansaldo.
Questi con grande pazienza e bontà lo ha sempre assistito durante
le sue lunghe malattie e gli fu compagno di viaggio quando si
recò a Parigi per farsi operare di calcolo oe dal famoso
Leroy d’ Etiolles.
Era fratello di Giovanni Ansaldo, fondatore del famoso stabi-
limento di Sampierdarena. Luigi Ansaldo era dotato di alte qualità
di mente e di cuore. In lui era da ammirarsi, oltre all’abilità
del chirurgo, il carattere coscienzioso ed eminentemente caritate-
vole. Ho avuto la fortuna di stargli a fianco per qualche tempo
quando egli era Primario all’ ospedale di Pammatone e ho visto
allora, facendo talvolta amari confronti, con quanta bontà egli
curasse gli ammalati. Posso anche asserire che fuori dell’ ospe-
dale egli continuava ad essere benefico colla povera gente, assu-
mendosi, col più completo disinteresse, il carico di operazioni chi-
rurgiche e di cure dispendiose.
Il Dott. Ansaldo fu per qualche tempo Lu della Società.
di Letture scientifiche, fondata da suo nipote Giovanni Ramorino;
ma era molto modesto e rifuggiva dalle cariche pubbliche.
Non ho potuto far a meno di rammentarlo perchè gli uomini
così buoni ed onesti come lui sono rari e presto dimenticati,
mentre si suole profondere lodi senza alcuna misura ad altri meno
meritevoli.
68 R. GESTRO
(V). Giorgio Caneva era uno degli assidui frequentatori dei
convegni serali di Via Peschiera, che rallegrava col suo umore
gaio e colle sue facezie. Di giorno però, quando non aveva scuola
(e forse anche quando l'aveva), correva pei monti in cerca di
animali. Egli coglieva tutto quanto gli capitava sott’ occhio, ma.
preferiva gli insetti ed era abilissimo sopra tutto nella caccia delle
specie minute. Subiva delle fasi diverse nelle sue predilezioni; una
volta per esempio si dava toto corpore alla perlustrazione delle
caverne, un’altra volta lasciava gli insetti per darsi interamente
ai miriapodi, e non mancava la fase per le conchiglie, per i fos-
sili e anche perfino per i libri antichi di storia naturale. Ma questa
sua instabilità non impediva che egli si rendesse realmente utile
al Museo; infatti, visitando insistentemente le grotte liguri, riesciva
ad aggiungere alla nostra fauna ipogea due nuovi Anophthalmus
(A. Canevae e A. Ramorinii), e nello stesso tempo riforniva la
collezione del Museo di esemplari di altre specie precedentemente
scoperte (!). Ogni volta che capitava al Museo aveva con sè o un
ramarro, o una serpe, o un musaragno, o una boccetta colma di
rari insettini e c'è stata anche la fase ittiologica che fu assai
proficua, perchè egli con rara pazienza e con artifizi da lui inven-
tati, scopriva interessanti pesciolini che non si sarebbero potuti
incontrare sul mercato. Campo delle sue ricerche erano princi-
palmente le scogliere di S. Giuliano, Boccadasse, Capo S. Chiara
e Sturla e dal lato occidentale lo scoglio di S. Andrea a Cornigliano.
Egli radunò così, insieme ad altri pesci, una quantità stragrande
di Blennius, fra i quali due specie erano da aggiungersi ai cata-
loghi riguardanti la fauna ittiologica della Liguria ed una era
nuova (Blennius Canevae). Questo bel materiale ha servito di
argomento ad un lavoro del Prof. Vinciguerra (?).
Giorgio Caneva accoppiava all’ingegno un animo gentile ed
uno squisito senso musicale. Egli fa il medico e ha lasciato Genova
dimenticando gli amici e il Museo Civico cui era tanto affezionato;
ma gli amici lo ricordano sempre e pensano che avrebbe forse
fatto meglio di militare nel campo zoologico anzichè darsi all’arte
d’ Esculapio.
(1) Res Ligusticae, III. Gli Anophthalmus trovati finora in Liguria, per R. Gestro.
(Ann. Mus. Civ. Genova, XXV, 1887).
(?) Appunti ittiologici sulle collezioni del Museo Civico di Genova, per D. Vinci-
guerra. — III. Intorno ai Blennioidi del Golfo di Genova. (Loc. cit. XV, 1880. Con
figure nel testo).
4 VITE, RARI PIC go WER I STRETTI GI CID Me GAT TUTT):
CO MRE E A fie) ke) |
ye RA MS)
Z
GIACOMO DORIA 69
(VI). Antonio Stoppani racconta che trevandosi nel 1874 in
viaggio a Damasco (!) riportò una grave frattura ad una gamba, .
che lo obbligò a ‘quarantadue giorni di duro letto. Egli venne
allora curato amorosamente dal medico italiano di quella città,
dott. Medana. Durante la lunga malattia Augusto, il giovane
figlio del medico, gli rendeva meno monotona la giornata leggen-
dogli qualche libro e facendogli un po' da segretario. Nel laborioso
viaggio di ritorno lo Stoppani fu accompagnato fino a Milano
dall’Augusto, che doveva recarsi in Italia a terminare i suoi studi
e ne parla con riconoscenza dicendolo: « un bravo figliuolo, che
mi fece una gran buona, brava ed utile compagnia, più di quello
che avrei potuto aspettarmi dalla sua giovine età ».
Augusto Medana intraprese la carriera diplomatica e lo tro-
viamo infatti Applicato Consolare a Tunisi nel 1881 quando fece
la conoscenza di Giacomo Doria. Questi lo attrasse subito nella
sua orbita, facendone in breve un abile raccoglitore. Medana
accompagnava spesso Doria nelle sue escursioni e mostrava una
speciale predilezione per gli Imenotteri. Passò poi Console d'Italia
a Tripoli di Siria e di là si ricordò del suo maestro inviando al
Museo una bella serie di Imenotteri composta di circa seicento
esemplari, ben preparati ed in perfetto stato di conservazione, da
lui raccolti nei dintorni di Damasco e fra le montagne del Libano.
Questa collezione illustrata dal dott. Magretti risulta di un’ottan-
tina di specie, sette delle quali sono nuove per la scienza e due
di queste (Elampus Medanae e Osmia Medanae) ricordano il
nome del benemerito raccoglitore. (?)
Augusto Medana avrebbe potuto rendersi ancora utile alla
scienza continuando ad investigare quei paesi la cui fauna rac-
chiude tuttora forme interessanti; ma cessò di vivere proprio
nel fiore dell'età, con sincero rimpianto di quanti lo avevano
conosciuto.
‘ ® Antonio Stoppani. Da Milano a Damasco. Ricordo di una. carovana Milanese.
Milano 1907.
(2) Imenotteri di Siria raccolti dall’Avv. Augusto Medana R. Console d’Italia a
Tripoli di Siria, con descrizione di alcune specie nuove pel Dott. P. Magretti. (Ann.
Mus. Civ. Genova, XXIX, 1890, pag. 522).
70 R. GESTRO
(VII). Una delle ultime conoscenze fatte a Tunisi fu quella di
P. F. Elena che esercitava colà con successo l’avvocatura. L’in-
contro di quel giovane simpatico piacque molto a Doria, che era
legato al suo distintissimo padre Senatore Domenico Elena, e
ricordava con gratitudine che, essendo Sindaco di Genova, si era
mostrato benevolo pel nuovo Museo ('). Elena divenne. presto
uno dei suo affigliati, ma non contento del gusto di raccogliere
Coleotteri, volle anche dedicarsi al loro studio. Tosto si procurò
le principali opere per incamminarsi su questa via ed io conservo
una voluminosa corrispondenza in cui mi chiede sovente consigli
ed aiuti.
Attivo raccoglitore, era pure accuratissimo nel preparare e
conservare e i suoi esemplari si presentavano sotto il migliore
aspetto. Egli avrebbe certamente portato un forte contributo alla
| fauna tunisina se non fosse troppo presto mancato e pur troppo
in un modo tragico, perchè recatosi a fare una gita nella rada di
Tunisi, la barca si capovolse e morì vittima di un pescecane!
Questo avveniva nell’Agosto del 1884. La sua bella collezione
fu donata al Museo dal fratello e si conserva come un caro ricordo
di quell’amico studioso.
(1) Il Senatore Domenico Elena fu un notissimo e benemerito genovese. Egli
rivestì degnamente numerose ed elevate cariche pubbliche. Durante la terribile epi-
demia colerica del 1854, reggendo la Civica Amministrazione diede nobile esempio
di abnegazione e di carità.
GIACOMO DORIA 71
(VII). Agostino Dodero, entusiasta raccoglitore e profondo
conoscitore di Coleotteri, soleva con grande modestia qualificare
come suoi maestri gli amici del Museo, ma è presto diventato
egli stesso un maestro. guadagnandosi a poco a poco nel mondo
entomologico una posizione autorevole. Quando non va a caccia
di insetti, egli lavora assiduamente nel suo gabinetto, ove accoglie
con grande ed incoraggiante bontà i principianti che ricorrono
al suo ajuto e dove esamina e determina con occhio sicuro i
numerosi esemplari che da tutte le parti gli vengono comunicati
per lo studio.
E possessore della più ricca e più scientificamente ordinata
collezione di Coleotteri d’ Europa, che si compone di quasi venti-
mila specie. Questo importante materiale se l’ ha messo assieme
da se cominciando da giovinetto a raccogliere alla Torre, la sua
poetica villa di Boccadasse; ora seppellita dalla prosa del Lido, e
poi estendendo a poco a poco le sue ricerche a gran parte del-
l’Italia continentale ed insulare, e inviando qua e là a sue spese
raccoglitori da lui stesso ammaestrati. La sezione che riguarda
gli Anophthalmus ed altri insetti ciechi è unica al mondo per
ricchezza di specie ed abbondanza di esemplari e l’ha formata
con numerose visite alle caverne d’ Italia e di Francia. Da altra
parte un attivissimo sistema di cambi con numerosi corrispondenti
in ogni parte d’ Europa e l'acquisto di alcune collezioni hanno
contribuito all’ incremento di questo suo tesoro entomologico.
L'amico, sempre modestissimo, protesterà certamente contro
questa mia apologia. È però bene che i Genovesi, accusati, e
qualchevolta non senza ragione, di apprezzare soltanto i loro
commerci, sappiano che egli è figlio di quel Giustino Dodero che
fu uno dei negozianti genovesi più stimati, che egli ajutò il padre
fino alla sua morte e poi, lasciato lo scagno paterno, si diede
all’ Entomologia e ne divenne un valente cultore.
Agostino Dodero ha reso grandi servizi al nostro Museo, facen-
dogli parte delle sue ricchezze entomologiche e concorrendo alla
sistemazione e allo studio delle sue collezioni.
L’ Amministrazione Comunale lo ha nominato Conservatore
Onorario, in riconoscimento dei suoi meriti scientifici e delle sue
benemerenze verso il Museo.
72 R. GESTRO
(IX). Perchè all’ eta di 54 anno mi sono rimesso alio studio
della Botanica.
Fino dalla mia piu tenera infanzia, nella casa paterna di
Genova, io ricevevo le prime impressioni botaniche ed esse furono
certamente la causa diretta del mio indirizzo allo studio delle
Scienze Naturali. Precettore dei miei fratelli maggiori era Ferdi-
nando Rosellini, di una distinta famiglia pisana e fratello del
celebre egittologo che fu compagno al Champollion, il famoso
interprete della scrittura geroglifica. Ferdinando Iosellini era
grande amico dei Savi e specialmente di Pietro, professore di
Botanica nell’ Università di Pisa; appassionato studioso di piante,
nelle ore libere che gli lasciava |’ educazione dei miei fratelli,
egli ordinava il suo erbario e corrispondeva con tutti i botanici
italiani di quell’epoca (1840-47), specialmente con Vincenzo
Cesati mio cugino. Frequentava pure casa nostra Giuseppe De No-
taris professore all’ Università di Genova e che era in allora ai
suoi primordii botanici.
Di quell’ epoca, ed ormai mezzo secolo è trascorso, conservo
la più viva memoria. Quelle piante disseccate tra fogli di carta
straccia, impressionavano grandemente la mia infantile intelligenza.
I moti politici del 1848-49 troncarono quel periodo. La mia
famiglia di opinioni altamente liberali divenne un centro di agi
tazioni e di cospirazioni. Nino Bixio e Goffredo Mameli erano
intimi di casa nostra. Vennero le famose cinque giornate di Mi-
lano; mio padre e Rosellini partirono per il campo d’ azione ed
il secondo divenne uomo politico e non ritornò più in casa Doria.
È morto or sono circa 15 anni Direttore del Collegio Leardi di
Casale Monferrato, in mezzo alle sue piante, allo studio delle
quali si era ridato. I miei due fratelli Ambrogio e Marcello entra-
rono nell’ esercito sardo; Andrea il terzogenito ed io si rimase a
casa. La politica tutto assorbiva ed in quelli anni si studiava
poco. Lentamente andavo interessandomi allo studio degli insetti,
incoraggiato specialmente dal Padre Lazzarista Armand David
del Collegio della Missione in Savona e che divenne poi il celebre
esploratore della Cina e del Tibet. Anche gli uccelli mi atti-
ravano grandemente e |’ Ornitologia toscana di Paolo Savi mi
faceva passare momenti deliziosi. Rammento con quale emozione
GIACOMO DORIA 73
feci, molti anni dopo, presentato da Odoardo Beccari, la
conoscenza del celebre naturalista pisano! S. A. R. Ferdinando
di Savoia Duca di Genova, di cui mio fratello Ambrogio era Uffi-
ciale d'ordinanza, fu appassionato collettore d’uccelli e ne radunava
una ricca serie nel suo Castello d’Aglié; quando nel 1853 venne
a Genova per l'inaugurazione della ferrovia subalpina, ebbi l’onore
d’essergli presentato ed in quella occasione conobbi il vecchio
Luigi De Negri tassidermista della R. Università di Genova, con
il quale mi legai di grande amicizia, amicizia che durò inalterata
fino alla sua morte (1864). La mia relazione con la famiglia
De Negri ebbe una grande influenza su tutta la mia vita e la
‘ricordo oggi con viva riconoscenza.
Benchè mi sentissi attirato sempre maggiormente allo studio
degli animali, per la conoscenza che feci verso il 1854 del Pro-
fessore Patrizio Gennari, Assistente del De Notaris, mi rimisi per
qualche tempo nella via dei miei primi amori e per circa quat-
tro anni raccolsi energicamente piante, specialmente crittogame,
formandomi un erbario abbastanza ragguardevole. Conobbi Lodo-
vico Caldesi, altro emigrato romagnolo, il cui carattere energico,
leale, rettissimo, mi è sempre presente. Repubblicano accanito,
passava la sua vita fra le cospirazioni e la botanica, ed io ero suo
fedele compagno di escursioni e di lavoro. Anche oggi ho presente
alla memoria il suo piccolo alloggio di Via Giustiniani, ove abi-
tava col suo collega d’esilio il Dott. Utili. Frequentavo assidua-
mente le serate di casa De Notaris in fondo a Via di Pré presso
la Commenda, ove un gruppo di botanici si riuniva in geniali
convegni. Si fondò allora l’Erbario Crittogamico Italiano ed il Com-
mentario. Patrizio Gennari, Lodovico Caldesi, Francesco Baglietto,
P. M. Ferrari, Luigi Dufour, Francesco Ardizzone e più tardi Antonio
Piccone, lavoravano con ardore a quella pubblicazione, coadiuvati
per la parte manuale dal Giardiniere G. B. Canneva (il famoso Ba-
ciccin), attualmente residente a Roma. Di quegli amici Caldesi,
Ferrari e De Notaris non sono più di questo mondo. Io ero di
quella simpatica comitiva di lavoratori ed il mio nome viene spesso
rammentato nei lavori botanici di quell’epoca, specialmente per le
molte alghe, nuove per la ficologia ligure, che andavo raccogliendo
per l’Erbario Crittogamico e per le celebri easiccata del Raben-
horst di Dresda. Ma lo studio della Zoologia ebbe il disopra ed un
giorno mi decisi senz'altro a regalare tutto il mio erbario all'amico
R. GESTRO
P. M. Ferrari e ad abbandonare completamente la Botanica. A
tale proposito rammento un curioso incidente. La mia risoluzione
era stata presa senza che ne avessi tenuto parola a De Notaris,
che mi amava grandemente e che riconosceva in me speciali atti-
tudini per la sua scienza di predilezione. Io non ebbi il coraggio
di confessare a quell’ eccellente amico la mia diserzione. Ora ac-
cadde che il De Notaris passeggiando per Via Nuova ove era la
mia casa paterna, incontrò il carro che portava il mio erbario e
riconobbe i miei pacchi. Fu un dolore per quell’ uomo di eccezio-
nale bontà e rammento ancora i suoi tristi rimproveri, che io
ascoltai a testa bassa e come un delinquente preso in flagrante.
In seguito il Ferrari regalò il mio erbario al Prof. Piccone, che
lo conserva tuttora. Da quel momento, e credo fossimo nell’anno
1860, io mi dedicai interamente alla Zoologia e fin d’allora an-
davo maturando l’idea di un Museo Civico Genovese. Ad ogni
modo spesso pensavo malinconicamente alle piante. E quando nel
1862 feci parte della Missione di Persia, ne raccolsi sul monte
Demavend ed un pugillo di specie interessanti raccolsi pure in
Tunisia negli anni 1881-82. Spesso durante le mie lunghe malattie,
obbligato a forzati riposi nel mio letto di dolore, io ero preso da
una vera nostalgia botanica. Il continuo lavoro, direi meglio ecces-
sivo, sulle collezioni alcooliche, mi andava rovinando la salute e
fra me spesso dicevo: perché non sono rimasto botanico! Il
viaggio in Malesia compiuto con Beccari e le fraterne relazioni
che sempre conservai con questo insigne botanico e col compianto
Emilio Marcucci, tennero sempre vivi in me i germi della mia.
antica passione.
Nella primavera del 1883 R. Gestro Vice Direttore del Museo
Civico di Genova, gravemente ammalato di petto, venne a passare
la sua convalescenza con la mia famiglia, nella nostra villa di
Borzoli e per ingannare il tempo, raccolse piante e ne formò un
piccolo erbario che fu poi dimenticato in uno scaffale polveroso.
Mia madre di ritorno da un viaggio in Germania mi portò una.
Alpen Flora con magnifiche illustrazioni ed io gravemente col-
pito da mali nefritici, passavo il mio tempo ‘a sfogliare quei vo-
lumi, sognando per giorni migliori escursioni alpine e raccolte
botaniche. Ad onta di ciò a questa scienza non sarei forse mai .
più ritornato, se le cariche pubbliche ch'io dovetti ricoprire in
questi ultimi anni non mi avessero obbligato a vivere lontano da
|
GIACOMO DORIA 75
Genova. Nella primavera del 1892 trovandomi a Cerreto Guidi
triste e disoccupato, nella speranza d’ ispirare a mia figlia Camilla
una passione sana e dilettevole, cominciai a raccogliere piante.
Rammento che l’Herdarium Camillae Doriae fu inaugurato il
17 aprile 1892 con la raccolta della prima pianta, cioè del Ra-
nunculus aquatilis, che cresceva in una pozza d’acqua presso il
Poggio Tempesti e che porta nell’erbario il num. 21. Un’ altra
ragione mi spinse alle erborizzazioni e fu ragione di salute. Ro-
vinato da lunghi anni di vita sedentaria, io mi sentivo rinascere
sotto la fatica delle escursioni ed i miei disturbi renali andavano
diminuendo. Nemico delle passeggiate senza scopo, o con solo scopo
ginnastico, col pretesto di raccogliere piante, io avevo trovato la
facilità della piacevole locomozione. Mia figlia Camilla e Laura
- sopratutto, mi aiutavano con ardore, e mentre io stavo a Roma
ed.in Liguria, esse raccoglievano piante a Cerreto Guidi. Alla
Capitale io occupavo le ore d’ ozio in piccole escursioni e racco-
glievo al Colosseo, al Testaccio, a Cecilia Metella, alle Acque Al-
bule e all’ Acqua Acetosa. Feci la conoscenza del Dott. Achille Ter-
raciano Assistente del Pirotta ed in sua compagnia feci altre brevi
escursioni botaniche. A Borzoli, insieme al Prof. Penzig, ascesi il
Monte Gazzo. In seguito a Roma, in compagnia dell’Ammiraglio
Magnaghi e di altri, raccolsi piante a Monte Cavo nei Colli Laziali
il 10 Luglio e da Borzoli, il 28 Settembre salivo alla Madonna
della Guardia. Tali furono le principali escursioni che ho compiuto
nel 1892 e che mi fornirono il materiale che é catalogato nella
presente lista . . . . . Devo pure osservare che l’amico Stephen
Sommier nell’ estate del 1892 recatosi meco a Cerreto Guidi,
mi guido in varie brevi escursioni nei terreni palustri dei dintorni,
facendomi raccogliere interessanti piante acquatiche nel padule di
Fucecchio. Il Sommier mi incito a perseverare e mi fu largo di
aluti d’ogni sorta. A lui devo la revisione completa di tutte le
mie piante del 1892 e le molte preziose osservazioni segnate nelle
schede delle piante stesse. Di più durante questa revisione,. egli
arricchi l’incipiente erbario di una serie di generi che non pos-
sedevo e di un pugillo di piante del Procinto (Alpi Apuane).....
Ed ora concludo. Mia moglie mi ha assiduamente aiutato in
questo lungo lavoro e ad essa devo l’accurata appuntatura di
tutti gli esemplari. Mi auguro di, gran cuore che mia figlia
Camilla intenda lo scopo di queste mie fatiche e si appassioni
76 R. GESTRO
un giorno all’indirizzo che suo padre, con tanto amore, voleva
dare alla sua giovane intelligenza. Se ciò accadrà, sarò larga-
mente ricompensato dell’arido, ma sempre geniale lavoro che io
e sua madre abbiamo dovuto compiere, ridendo volentieri alle
spalle di chi inoperoso, stupidamente mi accusa di perdere il
tempo.
: Arrivato in questi giorni al mio 54.™° anno, dopo una vita
avventurosa, operosissima e travagliata da molti dolori, non mi
illudo più sul mio avvenire; non ho ambizioni di. sorta e solo
desidero di vivere tranquillo ed occupato, senza obblighi a giorni
. ed ore fisse. Non ho abbandonato affatto la zoologia, ma ripren-
derò quello studio soltanto quando avrò la certezza materiale
che si erigerà il nuovo Museo Civico. Se no, darò un definitivo
addio alle glorie passate, felice di vedere tanta gente che ha
vissuto di me stesso, percorrere una via fortunata, schivo qual
sono del più orribile e spregevole vizio, l'invidia. Un lontano
pentimento però dei grandi sacrifizi fatti spesso mi si affaccia
al pensiero, riflettendo al danno materiale che ne venne alla mia
famiglia.
Roma, da Via Sistina, N. 4
4 Novembre 1894.
GIACOMO DORIA.
GIACOMO DORIA 17.
(X). PuspLicAzioni DI Giacomo Doria.
Enumerazione dei rettili raccolti dal Dott. O. Beccari in Am-
boina, alle Isole Aru ed alle Isole Kei durante gli anni 1872-73.
(Annali del Museo Civico di Genova, VI, 1874, p. 325. Con due
tavole). i
Elenco d’una collezione di rettili raccolti a Buitenzorg (Giava)
dal Sig. G. B. Ferrari ed inviati in dono al Museo Civico di
Genova. (Loc. cit., VII, 1875, p. 977)..
Res Ligusticae. I. I Chirotteri trovati finora in Liguria. (Loc.
cit., XXIV, 1887, p. 385).
Nota intorno alla distribuzione geografica del Chiropodomys
penicillatus, Peters. (Loc. cit., p. 631).
Note erpetologiche. I. Alcuni nuovi Saurii raccolti in Sumatra
dal Dre. O. Beccari. (Loc. cit., XXVI, 1888. Con una tavola).
I Naturalisti alla Nuova Guinea e specialmente delle loro
scoperte zoologiche. (Bollet. della Soc. Geograf. Ital., 1878).
Secondo congresso geografico italiano. Roma, 22-27 Settembre
1895. Discorso inaugurale. (Loc. cit., 1895).
Idem. Discorso di chiusura. (Loc. cit.).
IN COLLABORAZIONE con W. PETERS.
Diagnosi di alcune nuove specie di Marsupiali appartenenti
alla Fauna Papuana. (Ann. Mus. Civ. Genova, VII, 1875, p. 541).
Diagnosi di tre nuove specie di Mammiferi della Nuova Guinea
e di Salawatti. (Loc. cit., VIII, 1876, p. 335).
Descrizione di una nuova specie di Tachyglossus proveniente
dalla Nuova Guinea settentrionale. (Loc. cit., IX, 1876, p. 183.
Con figure). ‘
Catalogo dei Rettili e dei Batraci raccolti da O. Beccari,
L. M. D’Albertis e A. A. Bruijn nella sottoregione Austro-Malese.
‘ (Loc. cit., XIII, 1878, p. 323. Con sette tavole).
Enumerazione dei Mammiferi raccolti da O. Beccari, L. M.
D'Albertis ed A. A. Bruijn nella Nuova Guinea propriamente
detta. (Loc. cit., XVI, 1881, p. 664. Con quattordici tavole).
Le Crociere dell’Yacht «Corsaro» del Capitano Armatore |
Enrico d’Albertis. I. Note erpetologiche e descrizione di una nuova
specie di Lacerta yale Isole Canarie. (Loc. cit., XVIII, 1882, —
p. 431). | 153
IN COLLABORAZIONE CON OLDFIELD ‘THOMAS.
Note intorno ad alcuni Chirotteri appartenenti al Museo Civico
di Genova e descrizione di due nuove specie del genere Phyllo-
rhina. (Loc. cit., XXIV, 1886, p. 201). ad
Diagnosi di una nuova specie del genere Cervulus raccolta.
da L. Fea nel Tenasserim. (Loc. cit., XXVII, 1889, p. 92).
IN COLLABORAZIONE CON D. VINCIGUERRA.
L'indirizzo e lo scopo di un Museo di Storia Naturale. Discorso
pronunciato nella seduta inaugurale del 59.9 Congresso + della
Associazione Britannica pel progresso della Scienza dal Presidente
Prof. W. H. Flower. Traduzione. (Genova 1890).
CATALOGUE DES ARAIGNEES
RECOLTEES PAR LE Marquis G. DORIA pavs L’iLe GIGLIO
(Archipel toscan)
PAR LE CoMmTE DE DALMAS
Au cours d’un séjour dans l’ile Giglio en 1899-1900,
le Marquis G. Doria s'est livré a d’importantes recherches
zoologiques, et a notamment recueilli de très abondants matériaux
arachnologiques. Monsieur le Dr Gestro m’a demandé d’en
faire |’ étude pour les Araignées et les Faucheurs, dont on trouvera
ci-dessous la liste.
Comme on pouvait s’y attendre de la par d’un naturaliste
aussi averti, les récoltes du Marquis Doria comportent, non
seulement beaucoup d’ individus, mais aussi un grand nombre
d’espéces, se montant 4 163 pour les Araignées, réparties dans
vingt-trois familles. Ce chiffre est trés considérable pour une
petite ile, et doit serrer d’assez prés le total compris dans cette
faune insulaire. La preuve du soin, avec lequel ont été faites les
recherches, est fournie par la présence, en outre d’ une douzaine
d’ Erigonides, de deux Oonopidae molles, un Oonops et un
Orchestina représentés chacun par six individus adultes; or,
comme on le sait, ces Araignées sont parmi les plus petites qui
existent, ont l’ aspect de jeunes et ne sont découvertes et ramassées
que par de bien rares collecteurs.
Les Araignées vivant dans I’ ile Giglio, doivent tres probablement
se retrouver toutes sur la còte ferme italienne voisine. En dehors
des formes courantes, dont |’ habitat embrasse la totalité du bassin
méditerranéen occidental, certaines espéces rares n’ étaient encore
signalées que des Alpes - Maritimes, ou de Corse, ou de |’ Afrique
du Nord, ou du bassin adriatique. Bien que toutes ces régions
soient parmi celles qui ont été le mieux explorées, six espéces —
sont nouvelles pour la science, et c'est la premiére fois que
le genre Camillina est indiqué en Europe.
80 LE COMTE DE DALMAS
Le Marquis Doria a également fait quelques excursions dans
d’autres iles de l’archipel toscan, comme Giannutri, Formiche
di Grosseto, Pianosa et Capraja, mais ses visites ont du étre
de courte durée, car les matériaux recueillis sont excessivement
restreints pour les Araignées. Les formes trouvées par lui dans
ces iles, seront mentionnées dans la liste.
I. AVICULARIIDAE.
1. Nemesia meridionalis (Costa) (= N. macwlatipes Auss.). -
Commun a Naples, se trouve en Sicile, Sardaigne, Corse
meéridionale et méme au Maroc occidental d’aprés E. Simon.
II. ULOBORIDAE.
Sì
Uloborus plumipes Lucas.
3. Hyptiotes paradoxus (C. Koch).
III. ZOROPSIDAE.
4. Zoropsis spinimanus (L. Dufour). - CC. (1).
IV. DICTYNIDAE.
Amaurobius Scopolii Thorell.
Amaurobius Erberi Keyserling. - CC.
. Titanoeca albomaculata (Lucas).
. Titanoeca flavicoma L. Koch. - Décrit d’ Italie, se trouve en
Corse mais pas en France. 3
9. Lathys humilis meridionalis E. Simon.
10. Dictyna puella E. Simon.
ON DH
V. OECOBIIDAE.
11. Oecohius annulipes Lucas.
(*) C espèce commune. CC espèce très commune.
ARAIGNEES DE L ÌLE GIGLIO 81
VI. ERESIDAE.
12. Eresus niger (Petagna) var. tricolor E. Simon. - Cette
variété est décrite des montagnes de Corse.
VII. SICARIIDAE.
13. Scytodes thoracica (Latreille). - CC.
14. Scytodes velutina Heinecken et Lowe. - Espèce africaine è
grand habitat, ne se trouvant ni en Corse, ni sur le
littoral méditerranéen francais.
15. Scytodes velutina delicatula E. Simon. - Se rencontrant
généralement avec le type dans tout l’ habitat, mais le
remplacant seul en Corse et sur le littoral francais.
16. Loxosceles distincta (Lucas).
VIII. OONOPIDAE.
17. Orchestina longipes, n.sp.
Tres voisin de 0. Simoni Dalmas, dont il différe par
les points suivants:
Taille et dessin abdominal semblables, mais ce dernier,
obsolete chez le male de 0. Simoni, est aussi net et
marqué dans les deux sexes. Par contre, 1’ ornementation
céphalothoracique est réduite chez le male et chez la femelle
à une fine bordure marginale. Pattes d’un quart plus
longues, surtout les métatarses (0,57 au lieu de 0,44,
a la quatriéme paire pour des femelles de méme taille).
- g' Bulbe encore plus élargi et moins haut, ovoide
transverse de profil; au lieu de se terminer, comme chez
O. Simoni, par une pointe cylindrique, droite, non atténuée,
arrondie a l’extrémité, dont se détache le style aprés
son milieu, cette pointe, chez O. longipes, est remplacée
par un mamelon mousse. situé en avant du style, qui
émerge directement du bulbe et s atténue progressivement
en se coudant légérement a lextrémité. - © Orifice
génital du type de celui de 0. Pavesti E. S., c’est-à-dire
en deux petits arceaux ronds largement espacés l’un de
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol. X, (8 Giugno 1922). 6
Mise
RA e Fcc ANI Sena O See seen Coan as
AU at i RE OBIS ML ii
=
82 : LE COMTE DE DALMAS
l’autre. - 4 co et 2 Q. (cf. Comte de Dalmas, Révision
du genre Orchestina, Ann. Soc. ent. de France, 1916,
pee, diel, 9) AO 016): :
18. Oonops placidus corsicus Dalmas. - Cette sous-espéce était
connue seulement de Corse. Elle se sépare très nettement
de la forme typique, 0. placidus Dalmas du Midi de la
France, par l’armature de ses pattes antérieures (cf. loc.
cit. p. 249). C'est probablement cette forme typique, 0. placi-
dus, qui a été citée de l’Italie septentrionale comme
O. pulcher Templeton.
Il est à noter que si l’ Oonops de Giglio est identique
à celui de Corse, par contre |’ Orchestina longipes de Giglio
se rapproche bien plus de l’Orchestina du Midi de la France,
O. Simoni Dalm., que de celui de Corse, 0. Pavesi E. S.
IX. DYSDERIDAE.
19. Dysdera crocata C. Koch. - CC. - Recueilli également dans
Pile Pianosa.
20. Dysdera erythrina (Walckenaer).
21. Dasumia Canestrinii L. Koch. - Le genre Daswmzia ne comporte
actuellement que deux espéces et a son centre en Italie
septentrionale. Le génotype, D. laevigata (Thor.), est commun
dans le Sud-Est de la France, le Nord de l’Italie et s’ étend
jusqu’au Tyrol. La seconde espéce, D. Canestrinii L. K.,
n’était connue que de la région adriatique.
22. Harpactes argutus E. Simon. - Ce grand Harpactes n' était
connu que par le ¢ype, un male capturé à Menton (Alpes-
Maritimes) par Mr E. Simon. Le Marquis Doria en a récolté plus
dune vingtaine dans l’ile Giglio. En Corse existe une espèce
voisine, mais bien, distincte, H. muscicola E. S. |
23. Segestria florentina (P. Rossi).
24. Segestria bavarica C. Koch.
X. GNAPHOSIDAE.
25. Drassodes lutescens (C. Koch).
26. Drassodes lapidosus (Walckenaer).
27. Drassodes dalmatensis (L. Koch).
ARAIGNEES DE L'ÌLE GIGLIO 83
28. Drassodes severus (C. Koch). - C - Aussi dans I ile
Pianosa.
29. Scotophaeus validus (Lucas).
30. Camillina europaea, n.sp.
Q Long. 5. - Coloration jaune grisàtre. Yeux petits,
les médians antérieurs è peine plus gros que les latéraux;
yeux postérieurs un peu plus petits que les antérieurs,
égaux entre eux, les médians séparés de leur rayon et trés
voisins des latéraux. Fossette de l’épigyne plus longue
que large et plus large en avant qu’en arriére, présentant,
a la place de la saillie rectangulaire habituelle du bord
antérieur, une grande pièce conique réguliére, plus longue
que large, a pointe postérieure. - Male adulte inconnu. -
WiOset.diin og.
Le genre Camillina Berland (Bull. Mus. Hist. Nat.,
1919, p. 458), nom nouveau pour Camilla Tullgren préoccupé,
comprend les espéces a groupe oculaire analogue a celui des
Echemus, mais en différant par la présence du peigne méta- '
tarsal et Vabsence de fascicules unguéaux, comme chez les
Zelotes. C'est la première fois que ce genre est signalé en
Europe, et cette nouvelle espéce ne parait pas exister dans
le Nord de l’ Afrique, qui possède , une forme voisine inédite,
dont voici la diagnose:
. Camillina algerica, n.sp.
Voisin du précédent, C. europaea Dalmas, taille semblable
et coloration un peu plus claire. Yeux de disposition analogue,
mais les postérieurs un peu plus gros que les antérieurs au
lieu d’étre plus petits, et les médians postérieurs plus gros
que les latéraux, au lieu d’ étre de méme grosseur. - @ Fossette
de l’épigyne plus large que longue, pas plus large en avant
qu’en arriére, la piéce triangulaire plus large que longue,
avec les bords latéraux courbes au lieu d’étre droits. -
og Patte-machoire ne montrant pas de différences importantes
avec celle de C. mollis Cambridge. - Algérie (coll. E. Simon) :
1 g et 10 9 Oran, 1 9 la Mahouna prés Guelma.
Ces deux nouvelles espéces se séparent de la forme
commune de |’ Afrique du Nord, C. mollis Cambridge (decrit
d’Egypte et dont les C. fuscipes E. S. de Tunisie, C. simplex
E. S. d’ Algérie et C. canariensis E.S. des Canaries peuvent
84 LE COMTE DE DALMAS
étre considérés comme des races locales), par leur taille plus
faible, leur groupe oculaire 4 yeux médians postérieurs plus
écartés l’un de |’ autre que des latéraux, au lieu de |’ inverse,
et la piéce triangulaire de l’épigyne, remplacant l’avance
en petit rectangle du bord antérieur de la fossette.
31. Zelotes barbatus (L. Koch).
32. Zelotes insulanus, n. sp.
Q Long. 5, 5. - Coloration marron rouge foncé, pattes
unicolores relativement gréles, abdomen noiràtre; pilosité très
faible. Epigyne rappelant celui de Z. fuscipes L. K., mais
plagule cordiforme rétrécie en avant, au lieu d’étre presque
égale, et indentation de son bord postérieur beaucoup plus
large et mieux definie. - Male inconnu.
Une seule femelle. La forme dont elle se rapproche le plus
est Z. fuscipes L. K., connu seulement par des femelles de
Sardaigne, Corse, Alpes-Maritimes et Espagne; elle s’en
sépare par sa petite taille, sa coloration, sa très faible pilosité
‘et la forme de la plagule de son épigyne.
33. Zelotes femellus (L. Koch). - Connu de Dalmatie, d’ Italie
et de Corse, par des femelles seulement. Le male reste inconnu,
n’étant pas représenté dans les récoltes du Marquis Doria.
34. Zelotes circumspectus (E. Simon). - Aussi dans les Formiche
di Grosseto.
35. Zelotes nilicola (Cambridge) (= Z. tantulus E. Simon). - -
Cette rare espéce se distingue de toutes les autres par le style
libre du male, qui se détache a la partie supérieure du bulbe,
pour descendre le long du bord externe du tarse et se
recourber en demi-cercle en remontant parallélement a lui-
méme. Elle n’ était connue que par deux males: le type
d’ Alexandrie (Egypte) et un male de Corse, type de Z. tantulus
E. Simon. Un male se trouve dans les matériaux de Giglio.
Dans la coll. E. Simon, j'ai trouvé un autre male du Sud
tunisien et un couple topotype, male et femelle, d’ Egypte.
La femelle, non encore decrite, présente tout en avant de la
fossette de l’épigyne une’ petite plagule noiràtre en forme
de courte langue de chat. La connaissance de cette femelle
m’a permis de constater que deux femelles, prises en Corse
|’ été dernier par Mr. L. Berland, appartiennent a cette espéce, |
dont I’ habitat actuellement connu comporte: delta du Nil
ARAIGNEES DE L'ÎLE GIGLIO 85
(2 1 2), Djerba Tunisie (1 9), ile Giglio (1 9) et
Bonifacio Corse (1 of 2 9).
36. Aphantaulax seminigra E. Simon.
37. Aphantaulax cincta (L. Koch).
38. Poecilochroa albomaculata (Lucas).
39. Nomisia exornata (C. Koch).
Nora. - Dans une monographie des Araignées de la section
des Pterotricha, parue tout derniérement (Ann. Soc. ent.
Fr., 1920 (1921), p. 233), j'ai réparti les Pterotricha en
plusieurs genres, dont celui de Nomisia avec N. exornata
C. K.' comme génotype. Dans ce travail, j’avais proposé
également le nouveau genre Berlandia pour les espéces du
groupe de G. plumalis Cambr. Or, lorsque le texte était
déjà imprimé et tiré et ne pouvait plus subir de modifications,
mais avant sa distribution, a paru dans la Revue Suisse de
Zoologie (juin 1921), un mémoire de R. de Lessert, qui
créait un genre Berlandia pour une espéce de Clubionide
de l’ Afrique orientale. Le nom de genre de R. de Lessert
ayant ainsi la priorité sur le mien, ce dernier, de la famille
des Gnaphosides, doit étre changé et je le transforme en
Berlandina, n. nom.
40. Gnaphosa alacris E. Simon. - Aussi dans les Formiche di
_ Grosseto.
XI. PALPIMANIDAE.
41. Palpimanus gibbulus L. Dufour. - Il est curieux de constater
que cette forme commune du bassin méditerranéen, se trouve
abondante en Espagne et dans |’ ile Giglio, mais n'a jamais
été rencontrée ni en Corse, ni dans le Midi de la France.
XII. ZODARIIDAE.
42. Zodarion elegans (E. Simon). - C.
43. Zodarion italicum (Canestrini).
44. Zodarion pusio E. Simon.
XIII. PHOLCIDAE.
45. Pholcus phalangioides (Fuessli).
46. Spermophora elevata E. Simon.
47.
86 LE COMTE DE DALMAS
XIV. THERIDIIDAE.
Argyrodes gibbosus (Lucas).
48. Rhomphaea nasica (E. Simon).
49.
50.
51.
52.
53.
54.
55.
56.
57.
58.
59.
Episinus maculipes (Cavanna).
Euryopis acuminata (Lucas). - C.
Theridion pulchellum ( Walckenaer).
Theridion aulicum C. Koch.
Theridion bimaculatum (Linné).
Theridion ovatum (Clerck).
Theridion impressum L. Koch.
Theridion nigropunctatum Lucas.
Theridion varians Hahn.
Theridion simile C. Koch.
Theridion crinigerum E. Simon. - L’espéce n’ était connue
que par deux femelles, le type de Corse et |’ autre du Maroc.
Un male de Giglio, comparé a ces deux femelles, parait sans
aucun doute appartenir à la méme forme. Voici ses principales
caractéristiques : . .
o Long. 2. - Groupe oculaire et coloration analogues,
soit: céphalothorax jaune orangé, rembruni dans la partie
céphalique; sternum de méme teinte, liseré de noir; pattes
jaunes non annelées; abdomen de fond testacé pale, orné de
dessins noirs, formés d’une bande longitudinale antérieure,
suivie de trois lignes transverses, épaissies en losange au
centre et en taches irréguliéres sur les còtés (chez la femelle,
le dessin abdominal est semblable, mais les parties noires
sont plus développées, donnant plutot l’impression d’ orne-
mentation blanche sur fond noir, au lieu d’ornementation
noire sur fond clair chez le male). Pattes gréles assez
longues, fémur de la quatriéme paire armé d’un éperon 4
l’extrémité externe. Patte-machoire a fémur long et mince,
jaune pale ainsi que la patella, tibia et tarse marron noir, le
premier excessivement court, le second ovoide très volumineux ;
bulbe ne remplissant que la moitié basale de l’alvéole et
montrant dans la portion vide un fort style roulé en deux
spires dans un plan perpendiculaire au tarse. - L’éperon
ARAIGNEES DE L ILE GIGLIO 87
apical du fémur IV du male est une particularité trés remar-
quable de cette espéce.
60. Ulesanis paradoxa (Lucas).
61. Dipoena convexa ( Blackwall).
62. Dipoena inornata (Cambridge). - Espéce plutot septentrionale,
qui n’ était pas signalée de régions aussi méridionales. Les
individus de Giglio sont de teinte isabelle uniforme, au lieu
d’étre noiràtre comme 4 l’habitude, mais a part cela ils ne
different en rien des exemplaires typiques.
63. Crustulina scabripes E. Simon.
64. Teutana triangulosa ( Walckenaer).
65. Teutana grossa (C. Koch).
66. Lithyphantes paykullianus ( Walckenaer). - CCC - Femelles
trés grosses, avec dessin abdominal obsolete.
67. Asagena phalerata (Panzer).
68. Enoplognatha mandibularis (Lucas). - CCC.
69. Enoplognatha thoracica (Hahn).
70. Latrodectus tredecimguttatus (P. Rossi).
XV. ARGIOPIDAE.
71. Lophocarenum ineditum (Cambridge).
72. Lophocarenum stramineum Menge.
73. Lophocarenum Medusa (E. Simon).
74. Lophocarenum rufithorax (E. Simon).
75. Lophocarenum sp. ? -'Les quatre formes précédentes sont
représentées par les deux sexes. Une cinquiéme espéce de ce
genre, très nombreux et difficile, l’ est seulement par des
femelles. J’ estime ne pas pouvoir les determiner avec certitude.
76. Araeoncus longiusculus o - N’ était connu que de
Corse.
77. Entelecara nuncia (E. Simon).
78. Prosopotheca monoceros ( Wider).
79. Hypomma cornutum (Blackwall).
80. Erigone vagans Audouin.
81. Centromerus Satyrus (E. Simon).
82. Micryphantes rurestris C. Koch.
83. Sintula retroversa (Cambridge).
. 84. Leptyphantes tenuis (Blackwall).
96.
97.
98.
99.
88 LE COMTE DE DALMAS
. Leptyphantes herbicola E. Simon. - C.
. Leptyphantes alutacius E. Simon.
. Linyphia pusilla Sundevall.
. Linyphia furtiva Cambridge. \
. Meta Merianae (Scopoli).
. Pachygnatha Degeeri Sundevall.
. Argiope lobata (Pallas). - Aussi dans I’ ile de Capraja.
. Argiope Bruennichii (Scopoli). - Aussi dans l’ ile de Capraja.
. Araneus ceropygius ( Walckenaer).
. Araneus Adianta ( Walckenaer). - CC. |
. Araneus diadematus Clerck. - Dans le Midi, les femelles
atteignent souvent une dimension énorme, comme j’ai pu le
constater à Menton. Un exemplaire de Giglio a au moins
la taille d’une femelle de A. grossus C. K.
Araneus Redii (Scopoli).
Araneus diodius ( Walckenaer).
Araneus bituberculatus ( Walckenaer).
Araneus cucurbitinus Clerck.
100. Mangora acalypha ( Walckenaer).
101. Cyclosa conica (Pallas).
102. Cyclosa insulana (Costa).
XVI. MIMETIDAE.
103. Ero furcata Villers.
104. Ero aphana Walckenaer.
XVII. THOMISIDAE.
105. Runcinia lateralis (C. Koch). - C.
106. Thomisus onustus Walckenaer. - C.
107, Heriaeus hirtus ( Latreille).
108. Synaema globosum (Fabricius). - CCC. =
109. Xysticus nubilus E. Simon. - C.
Deux espéces voisines, communes notamment toutes deux
‘ en Corse, ont donné lieu à une grande confusion de synonymie,
aussi n’est-il pas inutile de l’exposer sommairement. -
Canestrini a décrit X. cor (1873) sur trois males, lun
=p rg ia EAN DANA ARIE CUTE TARE COMETA O PORCINI
MISS Seb ese ne Say Catt Gas ak
ARAIGNEES DE L 1LE GIGLIO 89
du Nord de l’ Italie, le second de Monferrato et le troisième
de Sardaigne. Peu après, Pavesi en a donné une description
plus compléte, en utilisant pour cela le male de Sardaigne,
« parce que, dit-il, celui de Monferrato n’ avait plus de patte -
machoire ». L’année suivante (1876), Canestrini, tout en
signalant le complément de description publié par Pavesi,
donne deux dessins en spécifiant qu’ il figure le type. Or, il
est certain que Canestrini a confondu les deux espéces voisines
et que le male de Sardaigne, capturé par le Dr Gestro en 1872
et que ce dernier a eu l’obligeance de me communiquer,
n’appartient pas a la méme forme que celui dessiné par
l’auteur, avec la tache blanche cordiforme caractéristique du
céphalothorax, et qui ne peut étre que le male de |’ Italie
du Nord.
La synonymie des deux espéces s’établit done ainsi:
X. cor Canestrini (Atti Soc. Ven. - trent. Sc. Nat., II, 1873, p. 39);
go. (loc, cit I: 4876) pid tab; Xx fies 9).
X. comptulus E. Simon (Ann. Soc. ent. Fr., 1873,
p. 333, tab. X, f. 3 et 4 - g non 2); dd. (Ar. Fr.,
We ASZ5, po lA Aux
X. nubilus E. Simon (Ar. Fr., II, 1875, p. 166).
X. cor Canestrini (loc. cit., II, 1873, p. 39, ad part.)
- Sardaigne. | Ae Cae
X. comptulus E. Simon (Ann. Soc. ent. Fr., 1873,
p. 334, tab. X, fig. 5 - 9 non g?).
X. baleatus E. Simon (Ar. Fr., II, 1875, p. 178) Corse,
Espagne.
X. cor Pavesi (At. Soc. Ital. Sc. Nat., XVIII, 1875, p. 51,
note) Sardaigne.
X. hamatus Thorell (Sv. Ak. Handl., 1875, p. 132)
Algérie.
X. insulanus Thorell (loc. cit., p. 133) Madeére.
X. insulanus E. Simon (Ann. Soc. ent. Fr., 1883, p. 264,
tab. 8, fig. 1 - g? non Q) Acores.
Les deux espéces, X. cor Canestr. et X. nubilus E. S.,
différent par la grosseur relative des yeux et se reconnaissent
très aisément dans les deux sexes par les caractéres suivants :
MAte - Chez X. cor le céphalothorax de teinte uniforme,
le plus souvent très foncée, présente au. centre une tache
90 LE COMTE DE DALMAS
blanc pur cordiforme, ou en forme de V a branches trés
épaisses, et toujours indivise. Chez X. nubélus le céphalothorax
| montre plus ou moins nettement des marbrures et la bande
céphalique avec son écusson, dont la bordure blanche postérieure
est plus ou moins épaissie en V, mais toujours divisée au
milieu. De plus chez X. nubilus, l’apophyse bulbaire médiane
en T a sa branche transverse interne très longue, trés effilée
et très oblique, devenant presque longitudinale et se dirigeant
à l’extrémité vers le milieu de l’apophyse inféro-interne ; tandis
que chez X. cor, cette branche transverse interne de l’ apophyse
en T est moins longue, moins effilée et bien moins oblique.
FemeLLe - Chez X. nubilus l’ épigyne montre une fossette
ovale longitudinale, parfois presque ronde, divisée dans toute
sa longueur par un étroit septum égal, s’enfoncant un peu
au centre en forme d’anse de panier renversée; de tous les
Xysticus, c'est la femelle la plus aisée a reconnaitre.
Chez X. cor, la fossette de l’épigyne offre un bord antérieur
très surélevé, du milieu duquel part un septum plongeant et
atteignant le fond vers le centre, sans se prolonger plus en
arriére; cet épigyne est du méme type et rappelle un peu
celui de X. Kochi Thor.
Tandis que X. cor Canestr. semble confiné dans la
Catalogne, le Midi de la France, la Corse et le Nord de l’Italie,
X. nubilus E. S. habite les Acores, Madére, est commun en
°.. Algérie, Portugal, Espagne, Corse, Sardaigne, archipel toscan
et s'étend a |’ Est jusqu’en Anatolie; par contre, il n° a jamais
été vu qu'une seule fois en France (une femelle que j’ai
capturée dans le département de la Lozére).
110. Xysticus Kochi Thorell.
111. Psammitis Doriai, n.sp.
Q Taille assez grande, long. 6 a 8. - Coloration analogue
a celle du groupe de P. sabulosus Hahn, le folium abdominal
clair, étroit, nettement bordé de noir dans la partie postérieure.
Fossette de l’ épigyne carrée, fortement rebordée latéralement,
mais ouverte en avant et prolongée par une sorte de gouttiére.
- Male inconnu. (16 9, 7 jn.).
Cette espèce se trouve également en Sicile, la coll. E. Simon
possédant une femelle de Castelbuono. La fossette de l’ épigyne
rappelle un peu comme forme celle de P. lineatus Westring,
SS
ARAIGNEES DE L'ÎLE GIGLIO 91
mais elle est la seule, pour tous les Psammitis connus, qui
soit ouverte en avant et prolongée par une gouttiére.
PROXYSTICUS, n. gen.
Je divise en. trois genres les Xysticus des auteurs
modernes :
A - Xysticus s.str., génotype X. ita Cl., comprenant
les espéces dont les males présentent des apophyses bulbaires,
les femelles une plaque génitale creusée d’ une fossette, divisée
par un septum plus ou moins enfoncé.
B - Psammitis Menge, génotype P. sabulosus Hahn,
comprenant les espéces dont le bulbe du male est en disque
plat, sans apophyses ni saillies, et offre au bord antérieur
une dépression claire, qui semble interrompre le style, dont
la pointe a partir de là, plus ou moins épaissie et contournée,
est courte et atteint le tutaculum situé à une certaine distance
de l’extrémité de l’apophyse tibiale externe; dont Il’ épigyne
de la femelle est creusé d’une fossette d’aspect membraneux,
au moins dans une partie de son pourtour.
C - Proxysticus, n. gen., génotype P. Lalandei Aud.,
-comprenant les espéces a céphalothorax convexe, mais déprimé
en arriére du groupe oculaire, dont les males, sans posséder
d’apophyses bulbaires, offrent une saillie au centre du bulbe
et un style en spire réguliére; dont l’épigyne de la femelle
est constitué d’une plaque très fortement plissée, comportant .
une faible dépression médiane, surplombée en avant d’une
sorte de loge chitinisée.
C'est au genre Proxysticus qu appartiennent probablement
tous les Xysticus d’ Afrique, sauf quelques uns de la portion
méditerranéenne et érythréenne de ce Continent.
112. Proxysticus caperatus (E. Simon). - CC. - Les matériaux
de Giglio comportent beaucoup de jeunes, et en adultes 20
‘ femelles et 16 males. L’espéce n’était connue que par un
male et deux femelles, provenant de Bonifacio en Corse, mais
elle se trouve également en Algérie. Une variété très foncée
existe aussi en Espagne et en France meridionale. Les males
de Giglio sont en tous points semblables au male type de
Corse, notamment par l’apophyse tibiale inferieure caractéri-
92 LE COMTE DE DALMAS
stique, mais les femelles ont la grande taille de celles de
P. graecus C. K. et leur épigyne se rapproche plus de celui
de la forme de Gréce que de celui de la forme de Corse.
Comme il est impossible d’admettre que dans les récoltes
faites 4 Giglio, tous les males appartiendraient 4 une espéce
et toutes les femelles a une ar je pense qu il serait ridicule
de les séparer.
113. Proxysticus bufo (L. Dufour). (= Thouie albimanus .
L. Dufour = Oxyptila albiman(a)us E. Simon). - CC -
L. Dufour a décrit et figuré en 1820 Thomisus bufo sur
une femelle de Valence (Espagne). Il possédait également
le male de la méme provenance, qu’ il avait étiqueté Thomisus
albimanus, sans publier sa diagnose. Ce n’est qu’ apres la
mort de cet auteur, que E. Simon, ayant recu ce male et la
courte description inédite de L. Dufour, la fit paraitre en 1870
dans un de ses mémoires, sous le nom de L. Dufour, et en .
ajoutant un dessin de la patte-machoire. Par la suite, E. Simon
signala cette espéce sous le nom de Oxyptila albiman(a)us,
en sen attribuant par erreur la paternite.
114. Oxyptila confluens (C. Koch). - © - Décrit sur une femelle
de Gréce. Les individus de Giglio, ainsi que ceux des Alpes-
Maritimes, sont un peu plus petits que les exemplaires topo-
types, mais à part cela ne montrent aucune autre différence.
Le male a été tout derniérement décrit et figuré par L. Fage
(Bull. Mus. Hist. nat., 1921, p. 177, fig. 5).
115. Oxyptila sanctuaria (Cambridge). - Se trouve probablement
aussi dans les Formiche di Grosseto; deux jeunes individus de
cette provenance paraissent appartenir a cette espéce, mais
sont indéterminables avec certitude.
116. Oxyptila nigristernum, n. sp.
Voisin de 0. Blackwalli E. Simon, dont il diffère par
les points suivants:
Taille, céphalothorax et groupe oculaire analogues;
coloration également, mais avec sternum marron noir uniforme
dans les deux sexes et tache blanche sur le céphalothorax
bien plus vive et nettement délimitée. - g Patte-machoire
moins volumineuse: apophyse externe du tibia trés grosse,
courte et bifide 4 pointes épaisses mousses, avec une tige
mince, cylindrique, égale, se détachant dans le sillon apical
MC a a DIVANI
Wanye ee eet
ARAIGNEES DE L iLE GIGLIO 93
de cette apophyse a la base de la corne antérieure, cette
tige divergente a angle droit et se recourbant en courte
crosse a l’extremité; apophyse inférieure du tibia dressée.
droite, égale, 4 sommet arrondi; bulbe en disque plat, rond,
sans saillie, entouré du style formant deux révolutions complétes
avant d’ aboutir au tutaculum trés réduit. (Chez 0. Blackwalli,
commun sur la riviére de Génes, |’ apophyse externe se rétrécit
brusquement pour se continuer en tige divergente è pointe
en crosse, tige bien plus épaisse et plus puissante que celle
de O. nigristernum; Vapophyse infére est aussi bien plus
volumineuse et légérement bifide, tandis que le bulbe n'est
ni rond ni plat). - Q Fossette de l’épigyne bien plus large, —
bordée de chaque còté d’un bourrelet, remplie d’une pièce
brune plane et non saillante en anse de panier comme chez
0. Blackwalli E. S.
Le sternum marron noir uniforme permet de distinguer
cette nouvelle espéce de toutes les autres à première vue.
Un seul Oxyptila européen, 0. nigella E. Simon de Corse,
présente un sternum de méme teinte chez le male seul, et
méme pas aussi uniforme, mais sa patte-machoire, avec
l’apophyse tibiale externe offrant seulement un petit ongle
courbe, écarte toute confusion possible.
117. Philodromus pulchellus Lucas.
118. Philodromus bistigma E. Simon. - C - Peut étre considéré
comme une variété de coloration du précédent.
119. Philodromus rufus Walckenaer.
120. Philodromus aureolus (Clerck).
121. Thanatus mundus Cambridge.
122. Thanatus major E. Simon.
XVIII. CLUBIONIDAE.
123. Olios spongitarsis (L. Dufour) (= Ocypete nigritarsis
Canestrini et Pavesi, sec. typum).
124. Clubiona compta C. Koch.
125. Clubiona parvula Lucas.
126. Chiracanthium Mildei L. Koch.
127. Chiracanthium erraticum Walckenaer.
128. Anyphaena Sabina L. Koch.
94 LE COMTE DE DALMAS .
. 129. Liocranum rupicola (Walckenaer).
130. Mesiotelus tenuissimus (L. Koch).
131. Trachelas minor Cambridge.
XIX. AGELENIDAE.
132. Tegenaria agrestis Walckenaer. - C.
133. Tegenaria tyrrhenica, n. sp. .
Espéce du groupe de 7. picta E. S., capturée dans I’ ile
Pianosa, mais non a Giglio. - 1 g et 1 Q. .
Long. 7 pour les deux sexes. - Coloration jaune, tous
les dessins subobsolétes. Filiéres claires, article apical des
supérieures blanc et. moins large que l’article basilaire. -
o Tibia de la patte- màchoire présentant du còté externe une
cote longitudinale, n’atteignant pas la base de l’article; au
dessus de cette còte, le tibia se creuse en une sorte de conque
bordée a la partie supérieure de deux fortes dents ou courtes
apophyses, la premiére conique, aigué, noire, dressée, située
vers le milieu de l'article, la seconde, située entre la première
et l’extrémité du tibia, plus épaisse mais pas plus longue,
claire, à pointe mousse, se courbant en avant au dessus de la
conque; style puissant detaché du bulbe, qui a la base porte
une sorte de crochet transverse. - 9 Fossette de IT épigyne
‘petite, ovale un peu transverse, c’est-a-dire très légérement
plus large que longue, pas très creuse, a cavité blanche
membraneuse uniforme.
134, Textrix coarctata L. Dufour. - CCC.
XX. PISAURIDAE.
135. Pisaura mirabilis (Clerck). :
XXI. LYCOSIDAE.
136. Lycosa radiata Latreille. - CC - Egalement a Giannutri.
137. Lycosa albofasciata Brulé. - CC. |
138. Lycosa fulvolineata Lucas. - CC.
139. Lycosa perita Latreille. - Aussi dans I’ ile Pianosa.
140. Lycosa lacustris E. Simon.
141,
142.
143.
144.
145.
146.
147.
148.
149.
150.
151.
152.
153.
154.
155.
156.
157.
158.
159.
160.
161.
162.
163.
164.
ARAIGNEES DE L 1LE GIGLIO 95
Lycosa personata L. Koch. - Capturé dans les Formiche
di Grosseto, mais non a Giglio.
Pirata piraticus (Clerck).
Pardosa pullata (Clerck).
Pardosa proxima (C. Koch).
Trabea paradoxa E. Simon.
XXII. OXYOPIDAE.
Oxyopes lineatus Latreille.
Oxyopes heterophthalmus Latreille.
XXIII. SALTICIDAE.
Cyrba algerina (Lucas).
Leptorchestes mutilloides (Lucas).
Heliophanus rufithorax E. Simon. - CC - N° était connu que
de Corse, où il constitue l’ espéce dominante. - Egalement
dans l’ile d’ Elbe.
Euophrys rufibarbis (E. Simon).
Euophrys herbigrada (E. Simon). - CC - Connu seulement
de Corse. van
Euophrys gambosa (E. Simon). - Pris dans | ile d’ Elbe,
mais non a Giglio.
Chalcoscyrtus infimus (E. Simon).
Salticus mutabilis Lucas.
Hyctia Nivoyi (Lucas). o
Menemerus semilimbatus (Hahn).
Icius erraticus (Lucas).
Dendryphantes nidicolens ( Walckenaer).
Phlegra Bresnierl (Lucas).
Pellenes nigrociliatus (L. Koch). - Capture dans l’ile.
Pianosa, mais pas à Giglio.
Philaeus chrysops (Poda).
Evarcha jucunda (Lucas). - CC.
OPILIONES.
Sclerosoma romanum (L. Koch). - Capturé dans I’ ile Pianosa,
mais pas a Giglio.
LR #96 LE COMTE DE DALMASO
165. Liobunum Doriai Canestrini.
166. Phalangium propinquum Lucas. - CCC.
167. Acantholophus horridus (Panzer). - CC.
168. Nemastoma argenteolunulatum E. Simon.
169. Calathocratus africanus (Lucas). - CCC.
SCORPIONES. |
170. Euscorpius carpathicus (Linné). - Capturé dans les iles
Giannutri et Pianosa, mais pas a Giglio.
CHERNETES.
171. Garypus minor (L. Koch). - Un seul individu, resté parmi
les Araignées. Mr. Edy. Ellingsen a étudié les Chernetes
et publié la liste des dix espéces récoltées par le
Marquis Doria dans l’île Giglio (Ann. Mus. Civ. Genova,
vol. XLIII, 1908, p. 668).
MATERIALI PER LO STUDIO DELLA FAUNA TUNISINA
RAC COM DAG. ELL DORIA:
DITTERI
pel prof. M. BEZZI
Dopo aver letto le commoventi pagine nelle quali il Professor
R. Gestro (!) ci narra della vita e delle opere del Marchese
Giacomo Doria, non fu senza emozione che io apersi le «eatole
contenenti i Ditteri da Lui raccolti in Tunisia nel 1881-82, ed
ora. inviatimi per lo studio.
E davvero deplorevole che questo interessante materiale sia
rimasto per quarant'anni inutilizzato; e non già per. trascura-
tezza della Direzione del Museo, che l’ aveva mandato per I’ illu-
strazione al dott. Karsch di Berlino, il quale lo tenne per lungo
tempo presso di se, senza nulla conchiudere al riguardo.
Sono invero assai numerose le specie della raccolta che a
quei tempi non erano ancor conosciute, e che furono poi trovate
e descritte, sopratutto dal Becker. Basti dire che sopra un totale
di 243 specie ben 42, ossia oltre il 17 °/,, vennero rese note
solo dopo il 1881! Il che attesta, se ve ne fosse ancora bisogno,
la diligenza e l’oculatezza del Raccoglitore. E di certe famiglie,
sulle quali evidentemente l’ occhio di Lui si volgeva con mag-
giore simpatia, la proporzione è perfino più grande. Così dei 36
Asilidi ben 15, e 141 dei 53 Bombilidi, erano nuovi; e due specie
ancora, una per ognuna di tali famiglie, io descrivo come nuove
nel presente lavoro. Del solo genere Bombylius, certo uno dei
più cari agli osservatori della Natura, il Doria raccolse presso
Tunisi nientemeno che 17 specie, delle quali 3 nuove, descritte
dopo il 1900 dal Becker.
Come segno del passaggio della collezione fra le mani del
Karsch, rimangono molti cartellini, dei quali alcuni curiosi per
¢) Vedi questi Annali (3) X, 1921, p. 1-78.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol. X. (26 Settembre 1922). 8
98 M. BEZZI
le strane determinazioni, altri notevoli perchè comprovanti il con-
fronto coi tipi della classica raccolta del Loew nel Museo di
Berlino.
Li
A p. 164-172 di questi Annali, (3) VI, 1914, ho dato una
estesa Bibliografia sui Ditteri dell’Africa mediterranea. Per com-
pletarla si possono aggiungere le seguenti opere, sempre osser-
vando che mi riferisco esclusivamente a lavori di carattere fau-
nistico.
52. Abreu E. S. — Ensayo de una Monographia de los Tendipedidos de
las Islas Canarias. Mem. Acad. Barcelona, (3) V, 1918, p. 14.
53. Anfreville L. d’ — Les moustiques de Sale (Maroc). Bull, Soe.
Pathol. exot., IX, 1916, p. 140-142.
54. Annandale N. — The Distribution and Origin of the Fauna of the
Jordan System with special Reference to that of the Lake of Tiberias.
Journ. and Proc. Astat. Soc. of Bengal, (N. S.) XI, 1918, p. 437-476.
55. Arias F. — Descripciones de nuevos « Midasidos » de Espafia y del
Norte de Africa. Bol. R. Soc. espan. Hist. Nat., 1914, p. 177-179.
56. Austen E. E. — On Diptera collected in the Western Sahara by
Dr. Ernst Hartert, with descriptions of new species. Part I: Bombyliidae.
Nov. Zool. XX, 1913, p. 461-465.
57. Austen E. E. — Lo stesso, Part II 2. c., XXI, 1914, p. 265-274.
58. Austen E. E. — A Contribution to Knowledge of the Tabanidae of
Palestine. Bull. Entom. Res., X, 1920, p. 277-321, 18 fige.
59. Austen E. E. — A Contribution to Knowledge of the blood-sucking
Diptera of Palestine, other than Tabanidae, 7. c., XII, 1921, p. 107-124, 3
figg., 1 pl.
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1910 mit Unterstùtzung aus dem Legate Wedl ausgefihrten zoologischen
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National Museum. Ann. Mus. nat. Hung., XIll, 1915, p: 301-330.
63. Becker Th. — Wissenschaftliche Ergebnisse der mit Unterstiitzung
der Akademie des Wissenschaften in Wien aus der Erbschaft Treitl von
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ee
DITTERI DI TUNISIA 99
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ant
A
PA ation vies Bs wee MINE Bs Fag a
ANREP eS er
LO
A
+
100 i M. BEZZI
Schaffhausen 1888, 73 pp. — Contiene parecchi dati sui Tipulidi dell’ Al-
geria. ’
81. Kieffer 1. I. — Chironomides du Lac de Tibériade. Journ. Asiat.
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Marcellia, XIV, 1915, p. 72-92, 1 tav.
I. Diptera Nematocera.
Fam. Tipulidae.
à
1. Tipula oleracea Linné 1758.
2 gf: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Specie volgare, già ricordata da Macquart, Becker, ecc.
2. Tipula modesta Macquart, 1846; Lucas, Expl. sci. de 1’ Algé-
Tie; Zool. IIL p. 446, pl. ie, 2
5 eg 1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
DITTERI DI TUNISIA 104
Questa specie manca nella Monografia del Riedel (1913),
che la dichiara irriconoscibile. Essa è tuttavia ben distinta, sopra-
tutto per via della figura, che mostra il disegno dell’ addome e
la semplicità delle ali. Avendone mandato un esemplare al signor
Pierre di Parigi, fu trovato corrispondente al tipo, conservato in
quel Museo.
Da un cartellino del Karsch risulta che questa specie sta
nella Collezione del Loew sotto il nome inedito di striata mihi.
Fam. Limoniidae.
3. Trimicra hirsutlpes Macquart 1838.
1 gf: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Probabilmente solo una forma gracile della diffusa 7°. pelipes
F.; descritta delle Canarie, ma ricordata anche di Porto Said
dal Kuntze, che la distingue per la differente nervatura alare.
Fam. Chironomidae.
4. Ceratopogon sp.
1 gf: Dint. Tunisi, 1882 (G. e A Doria).
| Fam. Culicidae.
. Culex pipiens Linné 1758.
Oc
i O- Vonisy IV: 1882 (0G. e L. Dora):
| Fam. Bibionidae.
6. Dilophus femoratus Meigen 1804.
| O* Vunisi, 15, X, 1882 (Zlena).
7. Dilophus lingens Loew 1869; Lundstrém, Ann. Mus. nat.
Hung., 1913, p. 390. i
102 M. BEZZI
1 O: Dint. Tunisi, TV, 1882 (G..ie L. Doria):
Questa specie, descritta di Rodi, fu gia ricordata di Tunisi
dal Lundstròm; essa si distingue dal D. ternatus Loew per avere
un muso allungato.
È assai probabile che questa specie coincida col D. triden-
tatus Walker 1848, descritto di Tripoli.
8. Bibio Marci Linné 1758.
1 ©: Bir-el-Buita, 6, IV, 1873 (Abdul Kerim).
9. Bibio hortulanus Linné 1758.
4 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Io ne ho avuto anche dell’ isola di Gerba, race. Weiss.
Fam. Scatopsidae.
10. Reichertella femoralis Meigen 1838 (pulicaria Loew 1846).
2 9: Dint. Tunisi, 1881 (G. e L. Doria).
Dall’ isola di Gerba il Weiss mi ha mandato la Scatopse
leucopeza Meig.
Il. Diptera Brachycera.
Fam. Stratiomyidae.
11. Nemotelus longirostris Wiedemann 1824. —
Tao A Oe int. Panic 1881 (G. e L. Doria).
1 9: Toser, IV, 1873 (Abdul Kerim).
12. Nemotelus lasiops Loew 1846.
rogo: Pint. Tunis, 15520 2.1. Doria).
13. Nemotelus latiusculus Loew 1871.
DITTERI DI TUNISIA ; 103
73 I ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria). Tunisi,
II-VI, 1873 (Abdul Kerim). Ponzio e staz. ferr. ital., III-IV,
1882 (Elena).
14. Nemotelus candidus Becker 1906.
1 g?: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Specie assai caratteristica, scoperta presso Biskra dal Becker.
Ha il rostro così corto, da poter sembrare mancante, per cui
l'aspetto del capo è assai diverso da quello solito nei Nemotelus.
15. Pycnomalla splendens Fabricius 1794.
2g 6 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria). Qam-
mart, 23, IV, 1882 (G. e L. Doria). Sidi-Bu-Said, 18, II, 1882
(G. e L. Doria).
Anche il dott. Magretti raccolse questa bella specie presso
Tunisi.
16. Hirtea Anubis Wiedemann 1830.
A g 8 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882. (G. e L. Doria). Gazo-
metro, 27, VII, 1882 (Elena).
Un esemplare © di questa variabile specie era stato riferito
dal Karsch alla Stratiomyia cenisia Meig.
17. Chloromyia formosa Scopoli 1763. |
10 g 6 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria). Qam-
mart, 23, IV, 1882 (G. e L. Doria). Stazione ferr. ital., 31, III,
1882 (Elena).
Fam. Tabanidae.
18. Pangonia maculata Fabricius 1805.
yee 1 O Qammart. 428, V. 1883 (Eleno)-Tunisi, 27, V.
1882 (Miceli).
19. Silvius algirus Meigen 1830 (dicolor Bigot 1892).
104 ‘M. BEZZI
4G: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. je Doria); corrisponde
‘alla specie del Bigot.
20. Tabanus alexandrinus Wiedemann 1830.
7g 13 ©: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Qammart,
31, V. 87, (Elena); Tunisi, 5, V, 82 (Miceli); Tunisi, Keiruan,
9, IV, 1873 (Abdul Kerim).
Questi esemplari appartengono alla forma algerina e dn
alquanto diversa da quella orientale (Siria e Palestina), giusta
quanto osserva Austen, Bull. ent. Res., X, 1920, p. 296.
21. Tabanus tomentosus Macquart 1845.
1 of 5 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e. Li Dora) ro
25, V, 1882 (Miceli).
22. Tabanus villosus Macquart 1839.
Dint. Tunisi (G. e L. Doria).
23. Tabanus bifarius Loew 1858.
1 o 10 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart, 28, V, 1882 (Elena); Tunisi, 2, V, 82 (Miceli); Gebel
Resas, 1875 (Antinori).
Un esemplare era stato riferito dal Karsch al 7. Wideri
Jaenn., che si considera come sinonimo del seguente.
24. Tabanus lunatus Fabricius 1794.
1g 4: 9 Dint. Tunis 1882004) -e7L. Dora):
25. Tabanus (Ochrops) fulvus Meigen 1820. -
1 ©: Oasi el Hamman, 1875 (Antinori).
26. Tabanus ? nigrifer Walker 1871.
DITTERI DI TUNISIA 105
dO Manis: 9.0. 1882 (Miceli).
Questo esemplare venne così determinato dal Karsch, che lo
confrontò col tipo del sabuletorum nella coll. Loew, trovandolo
distinto per la faccia più corta. È affine al Tab. Sufis Jaenn.; ha
il terzo articolo della antenne nero; la fronte larghissima, circa
il doppio più larga che lunga, di color rossastro uniforme colle
callosità poco visibili; le ali sono biancastre, con leggere infosca-
ture alle biforcazioni, e colla forca. cubitale fornita di breve
appendice.
Fam. Rhagionidae.
27. Lampromyia pallida Macquart 1835.
1g 3 9: Tunisi, 2, V, 82 (Miceli).
Già trovata presso Tunisi dal Marchal, che ne ebbe gli
adulti a Parigi; anche il Becker raccolse negli stessi luoghi le
larve, da cui ottenne le mosche a Liegnitz. È probabile che pure
questi esemplari del Miceli siano stati allevati, poiché questo insetto
è nello stesso caso del nostro Vermileo, le cui larve si trovano
ovunque nei luoghi adatti (io le rinvenni a Sondrio, all’ orto di
Brera a Milano, nelle serre della Villa Nigra a Torino) mentre
gli adulti sono irreperibili.
Fam. Bombyliidae.
28. Exoprosopa (Mesoclis) Pygmalion Fabricius 1805.
18 dg Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qammart
e Tunisi, VI, 1882 (Elena). Io l'ho anche di Gerba (Weiss).
29. Exoprosopa (Cladodisca) munda Loew 1869.
2 g: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Tunisi VII, 1882
(Miceli).
Questa specie, originariamente descritta di Sicilia, si trova
anche all’ isola di Gerba (Weiss).
30. Exoprosopa (Defilippia) Mayeti Bigot 1888.
106 M. ui
3 g': Tunisi, 9, VII, 1882 (Miceli). Anche di Gerba (Weiss).
31. Exoprosopa (Defilippia) vesperugo A. Costa 1893.
1 o: Qammart, 29, VI, 1882 (Elena).
Questo esemplare era stato determinato dal Karsch come
Ex. vespertilio varietà! Infatti si distingue da tale specie per
dimensioni minori, e per avere le ali con una larga orlatura ialina
uguale, estesa lungo tutto il margine posteriore e per tutto l’ apice
in modo che pertino l’estremità della cellula marginale è ialina,
anzichè tutto infoscato come nella Megerlei. Per di più alla
base della forca cubitale, presso la radice del ramo superiore, si
trova una piccola macchia fosca isolata, di cui non si vede traccia
nella figura del Costa, ma che esiste in tutti gli esemplari esa-
minati.
32. Exoprosopa (Argyrospila) baccha Loew 1869.
13 o Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qammart,
VI, 82 (Elena); Tunisi, VI, 1882 (Miceli).
Il Weiss ha trovato anche a Gerba questa specie, che è tal-
volta confusa colla cleomene, dalla quale si distingue per avere
_ il terzo articolo delle antenne conico, allungato di molto, e per-
ciò collo stilo terminale più corto dell’ antenna.
Nota. Nella collezione si trova un esemplare g' di Exopro-
sopa Jacchus Fabr., raccolto nell’ isola di. Pantelleria il 6, IX, ,
1877, durante la crociera del « Violante ».
33. Exoprosopa (Exoprosopa) tephroleuea Loew 1856.
6 o: Qammart, VI, 1882 (Elena).
34. Thyridanthrax Polyphemus Meigen 1820.
2 g': Tunisi, 9, VII, 1882 (Elena).
E l’Anthrax varipennis Macquart dell’ Esplorazione dell’Al-
geria, t. III, fig. 8, come era stato determinato dal Karsch.
Questo nome dovrebbe tenersi, nel caso che la forma risultasse
DITTERI DI TUNISIA 107
differente da quella dell’ Europa Orientale, che io non ho visto;
tuttavia il Becker ricorda nel 1915 il Polyphemus di Tunisi.
35. Thyridanthrax incanus Klug 1832.
2g Dini. Tunisi, 1882(G.) eZ. Doria); Qammart, 9, VII,
1882 (Elena).
Ricordato anche dal Becker nel 1915.
36. Thyridanthrax elegans Meigen 1820.
1 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
37. Thyridanthrax vagans Loew 1862.
19: ni Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
38. Thyridanthrax afer Fabricius 1794.
lg. ua 23, II, 1882 (Geck Doria):
39. Hemipenthes velutinus Meigen 1820.
4 g': Gebel Resas (Doria) ; Dint. Tunisi, 26, V, 1882 (Miceli);
Qammart, 9, VI, 1882 (Elena).
40. Villa perfecta Becker 1906.
2 g': Tunisi, 18, IX, 1882 (Elena).
Esemplari in cattivo stato, di questa specie descritta della
Tunisia, probabilmente uguale all’ algerino fasciventris Macquart
dell’ Esplorazione, t. III, fig. 9.
41. Villa ici Meigen 1820.
A & Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Qammart,
VIII, 1882 (Elena); Is. Galita, VIII, 1877, crociera del « Violante » .
492. Villa Ixion Fabricius 1794.
108 M. BEZZI
3g 3 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e I. Doria); Gebel
Resas (Doria).
45. Villa albifacies Macquart 1840.
4 Q: Tunisi, 30, IX, 1882 (Elena).
È la forma rufipes Macquart, secondo Becker 1906, 1912
e 1916. \
Ah. Villa Doriae n. sp. Q.
1 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria). .
Mi compiaccio di dedicare questa forma singolare alla memo-
ria del March. Doria, che nelle sue caccie tunisine tante specie
di Bombilidi aveva raccolto, fra le quali molte a quei tempi sco-
nosciute.
Ricorda la specie minuta del Macquart, Esplorazione Algeria,
t. III, fig. 10, che é pure fornita di appendice; ed anche |’ inae-
qualis Becker di Tunisi. Si tiene nel gen. Villa perchè ha le
tibie anteriori spinulose, e non mutiche come sono in quel gruppo
pel quale il Becker propose il nome di Kahyalanthrax; a
queste si accosta invece per la forma del terzo articolo delle
antenne. Dal gen. Sudafricano Synthesia, cui è simile in molti
caratteri, differisce per la mancanza dei pulvilli.
Nigra, facie tota, scutello, antennarum articulis basalibus
pedibusque rufis, abdomine lutescente-piloso pilis nigris
in lateribus nullis, segmentis duobus ultimis albotomentosis,
antennarum articulo tertio elongato conico stylo brevissimo
apice non penicillato, tibiis anticis bast distincte spinulosis,
pulvillis nullis, unguiculis basi non dentatis, alis ex griseo
- hyalinis, nervo longitudinali secundo paullo ante tran-
sversum oriente, nervi tertii ramo supero basi appendicu-
lato. Long. corp. mm. 10; alae mm. 9.
Occipite grigio scuro, con larga fascia di tomento bianco al
margine oculare. Occhi stretti, tre volte più alti che larghi, con
linea di bisezione ben distinta. Fronte larga, dilatata anterior-
mente, coperta di peli neri eretti e di tomento giallognolo
Faccia convessa, ma non sporgente inferiormente, obliqua verso
il basso in profilo, tutta di color rosso-giallo, con tomento gial-
DITTERI DI TUNISIA 109
lognolo e con peli neri presso l'orlo della bocca. Antenne coi due
primi articoli rossi, forniti di peli neri; terzo articolo nero, conico,
lungo come i due primi assieme, collo stile più corto della propria
metà e portante un unico pelo all’ apice. Proboscide nera, coi
labelli terminali larghi, assai sporgenti. Torace interamente nero,
colle setole nere, tutto coperto di peli giallognoli, che sulle pleure
sono di color più chiaro; ciuffo metapleurale sviluppato; scudetto
rosso, colla base nera. Squame brune, marginate di bianco; bilan-
cieri bianco giallognoli. Addome tutto nero, lucido; esso è denudato
sul dorso, solo gli ultimi due segmenti sono interamente coperti
di tomento bianco; i peli dei lati sono densi e tutti giallognoli,
meno qualcuno nero verso l'estremità, non formanti ciuffi; ventre
nero, con peli e tomento giallognoli; spine dell’ ovopositore bruno-
rosse. Piedi rossi, colle anche nero-grigie, coi tarsi anteriori inte-
ramente neri, gli altri neri colla base rossa. Piedi del primo
paio abbreviati, ma colle tibie distintamente spinulose nella
metà basale e coi tarsi brevi, terminanti in unghiette minutissime;
i piedi delle rimanenti paia hanno lunghe spicole nere alle tibie
ed i femori al di sotto con una serie completa di 10-12 spine;
unghie lunghe, nere, non dentate; pulvilli mancanti. Ali grigio-
ialine, infoscate lungo il margine anteriore fino al quarto nervo
ed un pò oltre il nervo trasverso mediano. Uncino basale nero;
pettine nero, coperto di tomento giallognolo. Nervi di color nero,
rossicci verso la base; il secondo nervo nasce un pò prima del
trasversale, ma a distanza minore della lunghezza di questo, ed è
- sinuoso all’ estremità; il ramo superiore della forca cubitale è
appendicolato; il nervo trasversale mediano è posto nel mezzo
della cella discoidale, che è allungata e piuttosto acuta all’ in-
fuori, avendo il nervo trasverso terminale diritto ma posto un
pò obliquamente; prima cellula posteriore distintamente ristretta
all’ apice.
45. Anthrax (Leucamoeba) aethiops Fabricius 1781.
1 g?: Dint. Tunisi, 12, V, 1882 (Miceli).
46. Anthrax fuscipennis Ricardo 1903 = dentatus Becker 1906.
2 J: Qammart, V-VI, 1882 (Elena).
110 M. BEZZI
47. Plesiocera algira Macquart 1840.
1 o 1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Io penso che la Tomomyza fornicata Loew della Siria e
V Anthrax inaequalis Becker di Tunisi, siano sinonimi della
specie presente; |’ appendice della forca cubitale è spesso nulla,
come dice il Loew della sua specie. Le specie mediterranee collo-
cate in Tomomyza non hanno niente a vedere con tale genere
esclusivamente sudafricano, e sono da mettere in Stomylomyia
Bigot.
48. Lomatia Belzebul Fabricius 1794.
4 og 1 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart, 31, V, 82 (Elena).
49. Lomatia hamifera Becker 1915.
Dig AO =eDint. Tunisie iv 1832 ie 20, Doria); Tunisi,
14, V, 1882 (Miceli).
Si distingue dalla precedente pel colore chiaro dei peli del
torace, il disegno alare essendo variabile; io l’ho anche di Gerba
e dell'Algeria.
50. Amictus strigilatus Loew 1869.
1 9: Dint. Tunisi, 24, V, 1882 (Miceli).
51. Chalcochiton holosericeus Fabricius 1794.
1 ot: Qammart, 31, V, 82 (Elena).
52. Chalcochiton argentifrons Macquart 1849.
1 gd: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
E ben distinto per la placca argentea frontale ; differisce inol-
tre dal precedente per la diversa colorazione dell’ addome e per
la cellula discoidale non appendiculata,
DITTERI DI TUNISIA 111
53. Glossista infuscata Meigen 1820.
9.0: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Tunisi, 9,
VII, 1882 (Elena).
54. Glossista delicata Boe 1906.
LE nine Tunisi, Wi (882 (Ce .L Dara)
Dall’ isola di Gerba il Weiss mi mandò una specie affine alla
fenesirata Loew, ma diversa.
55. Usia incisa Wiedemann 1830.
iO: Gebel Resas, 1875 dale)
56. Usia aurata Fabricius 1794.
P.O" int: Tone ING 1882) (G. e Ls Doria):
57. Usia versicolor Fabricius.
Oot © Dint. noi IV, 1882 (G. e L. Doria).
58. Usia ARI Becker 1906.
2 gd: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Io l'ho ricevuta anche dall’ isola di Gerba (Weiss).
59. Phthiria convergens Loew 1846.
1 g': Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
60. Conophorus griseus Fabricius 1794.
1 Gg: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Specie assai distinta pel disegno del torace; anche l'addome
presenta una striscia longitudinale mediana bianchiccia, assai
spiccata; lo seudetto non è lucente.
112 M. BEZZI
61. Conophorus flavescens Meigen 1820.
1g 3 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Belvedere,
IV, 1882 (Miceli).
Grossa specie unicolore, cun ricca pelurie gialla e scudetto
opaco.
62. Conophorus fuliginosus Meigen 1820.
2 gt 4 ©: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
63. Conophorus bellus Becker 1906.
13 0 1.9: Dint. Tunisi, TV, 1882 (G..e £. Dora)
La femmina, non ancora descritta, è in tutto uguale al ma-
schio, salvo i caratteri sessuali; essa è di dimensioni alquanto
maggiori.
64. Dischistus unicolor Loew 1855.
siete Dint, Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
65. Bombylius analis Fabricius 1794.
fh Oe nisi: VILVIL 1889 (Miceli).
66. Bombylius sticticus Boisduval 1835.
2 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Tunisi, 9, V, 1882
(Miceli).
Essendo il nome di Bombylius punctatus Fabricius 1794
preoccupato da quello di Bombylius punctatus Degeer 1776
(= medius L.), è necessario usare per. questa specie il nome col
quale il Boisduval l’ aveva indicata nell’Atlante del viaggio del-
l’Astrolabe, (mentre nel testo, p. 664, la chiamava punctatus, —
ricordandone un esemplare di Algesiras).
67. Bombylius maculipennis Macquart 1849.
3 dg 1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
DITTERI DI TUNISIA 113
Magnifica specie, assai simile nell’aspetto generale e colora-
zione delle ali al Conophorus bellus sopracitato. Anzi uno dei
maschi presenta un nervo trasversale sopranumerario, che unisce
il ramo superiore della forca cubitale col secondo nervo longitu-
dinale, e ciò in modo uguale in ambo le ali; si hanno così 3
cellule sottomarginali come nel gruppo Triplasius. La figura
originale del Macquart, Explor., t. IV f. 1, presenta questo nervo
in una delle ali, la destra. L’insetto è però sempre ben distin-
guibile dal gen. Conophorus per la forma delle antenne.
68. Bombylius pictipennis Loew 1855.
9 dg 10 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Ponzio, 1,
IV, 1882 (Elena).
Affine a medius, ma ben distinto tuttavia pei peli chiari
della parte inferiore del capo, per la striscia scura notopleurale,
e per la linea argentea longitudinale dell’ addome nella femmina.
69. Bombylius pallipes Loew 1855.
Meolo | ©: int. Tunisi IV, 1382 (G. @ LL Doria); gun:
mart, 17, III, 1882 (Elena).
È la specie più piccola fra quelle del gruppo ad ali finale.
e la più chiara di tutte, sia nel colore dei piedi che in quello
dei peli del capo e del torace.
70. Bombylius seminiger Becker 1906.
23 og 16 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Si distingue da pictipennis per avere i peli inferiori del capo,
nonché quelli delle pleure e del petto in maggioranza neri o
seuri, come in discolor, dal quale differisce per mancare dei peli
neri dorsali verso l'estremità dell’ addome, e per essere più pic-
colo. Il carattere dei fiocchetti di peli neri sul dorso del torace,
uno anteriore centrale ed uno da ciascuna parte sopra la radice
delle ali, si trova anche nelle altre specie, benchè più o meno
accentuato.
71. Bombylius discolor Mikan 1796.
8 o 6 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. X. (26 Settembre 1922). 9
114 M. BEZZI.
72. Bombylius consaguineus Macquart 1840. 1
3 d A 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Bab-el-leua,
16, IV, 82; Ponzio, 1, IV, 82 (Elena).
73. Bombylius basilinea Loew 1855.
256.5 9 Dint. Tunisi, 1V, 1882 (G. e L. Dori
74. Bombylius collaris Becker 1906.
4 of 4 Q: Dint, Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
75. Bombylius torquatus Loew 1855.
2 oe 1 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
. 76. Bombylius undatus Mikan 1796.
1 gd: Dint. Tunisi 1882 (G. e L. Doria).
77. Bombylius diagonalis Meigen 1820.
2g 1 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
78. Bombylius separatus Becker 1906.
30 2 9: Qammart, 23, IV, 1882 (G. e L. Doria).
79. Bombylius versicolor Fabricius 1805; Becker 1906.
23 3 9: Gebel Resas, 1882 (G. e L. Doria); ui
26, V, 1882 (Elena).
80. Bombylius leucopygus Macquart 1849; Becker 1906.
8 & 8 9: Dint. Tunisi, IV; 1882 -(G. e LL. Doria).
81. Bombylius pumilus Meigen 1820.
1g 1 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart, 22, V, 1882 (Hlena).
DITTERI DI TUNISIA
Fam. Therevidae.
Le specie di questa famiglia furono determinate nel 1911 dal
Sig. Kròber di Amburgo, in occasione della preparazione della sua
Monografia, per la quale il Museo Civico di Genova inviò il pro-
prio materiale.
82. Thereva spiloptera Wiedemann 1838 = poeciloptera Loew
1846.
log O= Dink. Tunisi 1881 .(G. e E Doria); Tunisi, 29,
V, 1882 (Miceli); Tunisi, VII-IX, 1882 (Elena).
835. Thereva bipunctata Meigen 1820.
1 2: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
84. Chrysanthemyia chrysanthemi Fabricius 1794.
3.6 10 Q: Dint. Tunisi, IV, 1881-82 (G. ol Doria) ; Bah
Kh., 16, IV, 1882 (Miceli, Elena); Tunisi, 22, VI, 1873 (Abdul
Kerim).
Fam. Mydaidae.
85. Syllegomydas algiricus Gerstaecker 1868.
2 § 3 2: Qammart, 2%, VI, 1889; H. ed L., 1, VII, 1883.
Dell’ isola di Gerba ho avuto dal Weiss il Syll. Bezzii
Arias.
Fam. Asilidae.
86. Dioctria ochrifacies Becker 1906.
2g 1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
116 (0 M. BEZZI
87. Saropogon varians Bigot 1888.
9 g: Qammart, VI, 1882 (Elena).
| Specie di grandi dimensioni, cogli articoli basali delle antenne
di color rosso, assai affine alla seguente, dalla quale si distingue
perchè ha faccia e mistace giallognoli anzichè bianchi, e per l’as-
soluta mancanza di tomento bianco sull’ orlo laterale del torace
e sullo scudetto ; i genitali del maschio presentano superiormente
due lobi arrotondati.
88. Saropogon obscuripennis Macquart 1849.
9g A 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Belve-
dere, 21, IV, 1882 e 1883 (Elena).
Assai affine a leucocephalus Meig. Gli articoli basali, delle
antenne sono distintamente rossi, come nel precedente, sopratutto
nella femmina.
89. Saropogon pollinosus Loew 1369.
3 3 4 9: Qammart, V-VI, 1882 (Elena), 25, VI, 1882
(Medana).
90. Saropogon Lamperti Becker 1906.
3 gf: Dint. di Tunisi, H. ed L. VII. 1882 (Elena).
Il maschio ha la faccia coperta di denso tomento cenerino-
scuro, onde risaltano assai per contrasto il bianco mistace e la
bianca fronte; le antenne hanno il terzo articolo rossiccio ; le
fascie bianche avanti |’ orlo posteriore dei segmenti addominali.
sono larghe; i genitali sono neri, con ciuffi di peli pure neri; le
4 tibie anteriori sono strisciate longitudinalmente di rosso. _
91. Selidopogon crassus Macquart 1849.
11 g': Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Qammart, V,
1882 (Elena, Medana).
DITTERI DI TUNISIA 117
92. Selidopogon atratus Fabricius 1794..
5 ot 4 9: Gebel Resas (G. e L. Doria); Dint. Tunisi, 1882
(G. e L. Doria); Qammart, VI, 1882 (Elena); Tunisi, 26, V,
1882 (Miceli).
Si distingue dal precedente per avere il mistace nel maschio
interamente di color bianco-sudicio (anzichè nero), per avere la
pelurie del torace tutta bianca (anche sul davanti), e per avere
le ali molto più chiare. Il Becker ha confuso fra di loro le due
specie, come rilevo da esemplari da lui raccolti a Tunisi e man-
datimi (n. 52283 della sua collezione); nella descrizione foe
dice che il mistace del maschio é nero.
Cade cosi la supposizione (Bull. Mus. Paris, IV, 1912, p. 80)
che possa trattarsi del mio Saropogon Weissi dell’isola di
Gerba.
93. Stenopogon heteroneurus Macquart 1838.
1 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
‘ Per la prima cella posteriore chiusa e pedunculata sarebbe
uno Scleropogon.
9A. Stenopogon cervinus Loew 1861.
1 of: Tunisi, 25, V, 1882 (Miceli).
95. Rhadinus Laurae n. sp. 9.
1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Niger, opacus, tomento cinereo dense indutus, pilis se-
tisque totius corporis omnino albis, antennis segmentorum
abdominalium margine postico tibiisque rufis, alis albido-
hyalinis nervis luteis apicem versus infuscatis.
Long. corp. mm. 12,5; alae mm. 7,5.
Dedicato alla Marchesa Laura Doria, che in questo ed in altri
viaggi coadiuvò il Consorte nella raccolta degli insetti.
Specie affine al Rhad. ungulinus Loew, e forse corrispon-
dente alla varietà di esso che il Becker (Ann. Mus. nat. Hung.,
XIII, 1915, p. 310) ricorda di Tunisi, del Lago Bahira, nell’isola
Chickli; se ne distingue subito per la statura molto maggiore e pel
FISC M. BEZZI
colore delle antenne e dei piedi. È pure affine al Rhad. mega-
lonyx Loew, che ho di Gerba raccolto dal Weiss, ma ne diffe-
risce per gli stessi caratteri.
Testa interamente grigia, più bianca sull’ occipite e piu gial-
.lognola sulla fronte; setole occipitali bianche; peli frontali bianchi;
mistace denso, rivolto verso il basso, bianco-giallognolo; faccia
bianca Antenne coi due articoli basali di color rossiccio, il terzo
un pò infoscato, collo stilo nerastro. Proboscide nera. Barba can-
dida, come i densi peli che si ritrovano sulla parte inferiore del-
l’occipite. Torace grigiastro, con brevi peli bianchi sul dorso e
densi ciuffi di peli candidi sui lati del collare; macrochete di
color bianco-giallognolo; pleure di colore grigio più chiaro, nude,
ma con una striscia di peli bianchicci verso il margine posteriore
delle mesopleure; il ciuffo sul davanti dei bilancieri è fatto di
. lunghe setole bianche poste su di una fila. Scudetto di color gri-
gio scuro come il dorso del torace, con densa marginatura poste-
riore di peli bianchicci, eretti, posti su 2-3 file. Bilancieri giallo-
gnoli. Addome con tomento grigio scuro, un pò tessellato, coperto
di brevissima pubescenza bianca, solo il primo segmento con lun-
ghi e densi peli bianchi sui lati, ma in nessun punto si osser-
vano setole; i segmenti 2-7 hanno un orlo posteriore rossiccio
abbastanza largo e regolare; l'ottavo segmento è quasi tutto
bruno-rossiccio e lucente, mentre tutto il resto dell’ addome è
opaco. Il ventre è tutto coperto di tomento bianco, con brevi peli.
bianchi. Le spine dell’ovopositore sono nere; le lamelle inferiori
sono brevi, arrotondate, giallognole verso l’apice, rossiccie alla
base. Piedi coperti di tomento bianco, e con tutte le setole ed i
peli bianchi. Anche grigie, con densi peli rigidi; femori del primo
paio rossicci, al di sopra con larga striscia grigiastra; quelli del
secondo e del terzo paio sono grigiastri, colla base e l’ apice ros-
sicci; le quattro tibie anteriori sono interamente rossiccie, le
posteriori presentano invece la terza parte terminale nereggiante.
I tarsi sono nerastri, con qualche parte bruno-rossiccia, e portano
lunghe spine bianche; le lunghissime unghie sono nere, e l’ em-
podio che sta fra di esse è pure nero e lungo come la loro metà;
i pulvilli mancano; queste unghie sono uguali in lunghezza all’ ul-
timo articolo tarsale, che alla sua volta è lungo quanto i due
articoli precedenti insieme uniti, e supera in lunghezza perfino il
primo articolo. Le ali sono immacolate, con nervatura normale.
DITTERI DI TUNISIA . 419
96. Scylaticus miniatus Becker 1915.
1 9: Qammart, 3, VI, 1882 (Elena).
Solo gli ultimi due segmenti dell’addome sono rossi, in tutti
gli altri le fascie oscure si allargano al punto da lasciare di rosso
non altro che uno stretto orlo posteriore.
97. Habropogon rubriventris Macquart 1849.
Dien ih. Os Dnt. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
98. Triclis ornatus Schiner 1868. I
©: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
99. Pycnopogon fasciculatus Loew 1847.
1 DI Dint: Tunisi, DV, 1882 (G. e L. Doria).
100. Amathomyia persiana Becker 1913.
1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Ricordata dal Becker di Tunisi solo nel 191%. È uterelii la
presenza di questa interessante specie, unico rappresentante pa-
leartico del gruppo americano delle Cerotenie; anche questa
importante scoperta del Doria, effettuata quarant’ anni prima che
fosse divulgata da altri, testifica la grande diligenza e fortuna
delle ricerche dell’ acuto zoologo ed osservatore.
101. Polysarca violacea Schiner 1867.
1 9: Cartagine, VI, 1875 (Antinori).
Questa scoperta dell’Antinori non è meno importante della
precedente; si tratta di una specie transcaspiana, non ancora
rinvenuta in Africa. Ciò è tanto più notevole, in quanto che è
un insetto appariscente e di grandi dimensioni; con tante rac-
colte fatte da numerosi entomologi in Tunisia dopo il 1875, è
davvero curioso che nessuno si sia imbattuto in questo vistosis-
simo dittero.
120 M. BEZZI
Assai caratteristica è la nervatura alare, ben descritta dallo i
Schiner in Verh. zool. bot. Ges., XVIII, 1867, p. 398. Non mi
sembra improbabile che il problematico Asilus violaceus Fabri
cius 1781, trasferito al gen. Laphria nel 180% e tenuto nel
gen. Nusa (Andrenosoma) dai moderni, possa riferirsi a ques
specie, dato che non sia la Nusa atra.
La forma della proboscide di questo potente Licio è appunto |.
come si osserva nel gen. Nusa ed affini; essa è cioè larga, de-
pressa (non compressa come in A a sezione quadrata.
102. Promachus laciniosus Becker 1906.
9 J: Qammart, 30, VI, 1882 (Elena).
Karsch aveva già osservato che questa specie non si trova
nella collezione del Loew, e manca in Macquart, Esplorazione.
I presenti esemplari hanno i femori anteriori più largamente rossi
che non in quelli di Gerba raccolti dal Weiss, e che non nella
descrizione originale.
103. Asilus barbarus Linné 1758.
26 o 20 9: Dint. Tunisi, 1881-1882 (G. e L. Doria); Ga-
zometro, VII-VII 1882 (Miceli); Qammart, 20, VIL, 1882 (Elena).
‘ 104. Eccoptopus erythrogastrus Loew 1871.
“4 @: Tunisi, 20, VII, 1882 (Miceli).
105. Antiphrisson adpressus? Loew 1849.
1352: Dint Tunisi, IN 4882 (Gi e E. Doria): Qamimnari
IV-V, 1882 (Miceli).
Si tratta di una forma probabilmente diversa dal tipo, che è
di Siria e Transcaspia.
106. Heligmoneura brunnipes Fabricius 1794.
13 ¢ 20 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart, V-VI, 1882 (Elena, Medana); Tunisi, VII, 1882 (Miceli).
DITTERI DI TUNISIA ZI
Questa grossa specie, ricordata altre volte sotto i sinonimi di
castanipes Meig. e di Goliath Schin, pare altrettanto comune
in Tunisia che l’Asélus barbarus, a giudicare da questa raccolta.
107. Heligmoneura clypeata Becker 1915.
Taro: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria)
108. Heligmoneura ochriventris Loew 1854.
1g 4 ©: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Tunisi, 14,
VII, 1882 (Miceli).
La riferisco a questa specie della Spagna in causa della man-
canza di striscie scure alle gambe; ma potrebbe anche trattarsi
di una varietà di H. Carthaginis Becker 1915 senza tali striscie.
La specie del resto si trova anche in Siria, poichè secondo Ville-
neuve (Bull. Soc. ent. France, 1911, p. 179) la H. illustris
Schin. ne sarebbe sinonimo. L’ addome non presenta di rossiccio
che larghe orlature posteriori dei. segmenti; questo carattere è
già variabile a dire dello stesso Loew. Il Karsch aveva determi-
nato questi esemplari come H. flavicornis Ruthe, il che non
può essere in causa delle setole superiori occipitali nere.
109. Dysmachus evanescens Villeneuve 1912.
6g A ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Specie confusa dapprima con trigonus, ‘ma distintissima pel
carattere singolare delle nervature alari.
110. Dysmachus albiseta Becker 1906.
39 4 9: Qammart, 23, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Anche di Gerba (Weiss); differisce dal precedente per le
nervature alari complete.
114. Dysmachus Kervillei Villeneuve 1908.
1g 29: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Belve-
dere, 21 IV, 1882 (Elena).
129 . M. BEZZI
‘
Differisce dal seguente per mancare nel maschio della frangia
bianca dell’ ultimo segmento ventrale, e per |’ armatura dei femori
del primo paio.
112. Dysmachus albociliatus Loew 1854,
5 gd 2 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
415. Dysmachus pauper Becker 1906.
12 ©. Pint. Tunisi y1Ss2 (G: e L. Doria); Qammart,
A, VI, 1882 (Elena).
Specie algerina, distinta per la forte armatura dei femori
anteriori e medi. L’ovopositore della femmina è come in Machi-
mus, ma esiste la cresta di setole al torace.
114. Machimus cribratus Loew 1849.
7 & 8 ®©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart, 23, IV, 1882 (G. e L. Doria); Gebel Resas (G. e L.
Doria); Cartagine, VI, 1875 (Antinori).
Così determinato anche dal Karsch.
115. Machimus perplexus Becker 1915.
4 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Determinato dal Karsch come M. gonatistes Zell.
116. Eutolmus albiseta Becker 1915.
do 1 9: Dint. Tunisi, 1882 We e L. Doria); Qammart,
V. 1882 (Medana).
117. Epitriptus major Becker 1907.
1 of: Marsa, 2, IX, 82 (Miceli).
Corrisponde agli esemplari libici da me ricordati nel 1914.
118. Epitriptus senex Meigen 1820.
1 g': Qammart, 5, VI, 1882 (Elena).
pe an ny
eae Ce
DITTERI DI TUNISIA 193
119. Epitriptus cervinus Loew 1856.
1 g': Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Genitali rossicci, come l’ultimo segmento addominale, che è
fornito superiormente di una piccola lacinia pure rossiccia.
120. Epitriptus El-Kantarae Becker 1907.
2g 2 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Determinato dal Karsch come Machimus dasypygus Loew.
121. Tolmerus ravus Loew 1871.
1g 2 ©: Isola Galita, VIII, 1877, Crociera del « Violante ».
Questi esemplari hanno i piedi di color più scuro che non
quelli d’Asia minore. Il mistace ha forti setole nere frammiste a
molte bianche più deboli. Tarsi corti, mentre essi sono lunghi
negli affini naxius Macq. e longimanus Loew; il Karsch li
aveva determinati per quest’ ultima, specie. Vi è somiglianza coi
Machimus del gruppo ILE ma 1. piedi sono come nelle
Heligmoneura.
199. erilistuc Manni Schiner 1867.
1 gd: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Distinto per avere tutte le macrochete di color bianco.
Fam. Empididae.
123. Empis morio Fabricius 1794.
1 9: Algeria, Maggio 1849 (Moretti).
124. Empis Macquarti Becker 1907 = geniculata Macquart
(nec Zett.) 1849.
2g: Din. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
at
È
LU
è
‘5
a8
n
124 eM. BRZZI
125. Empis albidiseta Becker 1907.
1 3A Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
La femmina, ancora ignota, è simile al maschio nel colore
del torace e della pubescenza; i piedi posteriori sono rossicci, e
tutti poi sono semplici, cioò senza pennatura. Le ali sono giallo-
gnole, mentre quelle del maschio sono perfettamente ialine.
126. Empis decora Meigen 1822.
1 g 2 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
127. Drapetis aenescens Wiedemann 1830.
1 J 4 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
128. Tachydromia ostiorum Becker 1902.
1 ©: Dint. Tunisi, 1882 (a. e i Doria).
I piedi sono interamente neri, coi soli ginocchi giallo-rossicci.
129. Tachydromia apicalis Becker 1907.
2g 2 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
130. Tachydromia flavipes Fabricius 1794.
7 39: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
131. Tachydromia turgida Becker 1907.
i d': Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
152. Tachydromia flavicornis Meigen 1822.
1 o&: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
DITTERI DI TUNISIA 0 da
II. Diptera Athericera.
Fam. Syrphidae.
133. Paragus strigatus Meigen 1822.
1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
È panes Macquart dell’ Heplorazions dell’ sao
134. Fi aegyptius ee 1849.
oO SD TUNIS IV, 1882 (G. e L. Doria).
135. Xanthandrus comtus Harris 1782.
1 gd: Dint. Tunisi, 1881 (G. e L. Doria).
136. Lasiopticus pyrastri. Linnò 1758.
1 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
137. Syrphus corollae algirus Macquart 1849.
8g 6 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Duar-el-
Sciott (G. e L. Doria); Qammart, 8, VII, 1882 (Elena).
138. Syrphus balteatus Degeer 1776.
age les Oo Dinite Tunisi, 1882 (Ge Gill Doria) ; Marsa, 21,
DI, ia ai
139. Bais auricollis Meigen 1822.
29 g 5 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Ponzio,
29, III, 1883 (Miceli).
ay
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126 M. BEZZI ©
140. Sphaerophoria scripta Linnò 1758.
5 2 3 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart (Elena).
OL Sihavropbaria menthastri Linné 1758.
19 A Q: Dint. Tunisi, 1882 (a. e L. Doria).
142. Xanthogramma aegyptium win 1830.
8 ©: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria). |
143. Eristalis denda Scopoli 1763.
27 a 29) O' Dit Tunisi, ‘IN; 1882) Ge E. Doria). i
144. Eristalis quinquelineata Fabrictns 1781. i
3 3 2 9: Dint; Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
145. Eristalis taeniops Wiedemann 1818.
2 gd: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
146. Eristalis tenax Linné 1758.
8 od 11 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart. Ponzio, ecc.
147. Eristalis arbustorum Linné 1758.
1 g° 7 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
148. Myiatropa florea Linné 1758.
209 3 9: Qammart (Elena).
DITTERI DI TUNISIA 127
149. Helophilus trivittatus Fabricius 1805.
1g 2 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Qammart
(Elena).
150. Merodon arrasus Becker 1921,
1 &: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
Specie assai .distinta per la forma ed armatura dei piedi po-
steriori, recentemente descritta di Tangeri (Mittedl. Zoolog. Mus.
Bertin, X, 1920, p. 54, fig. 24). | ;
151. Merodon clavipes Fabricius 1781.
3 9: Qammart, 23 IV, 1882 (G. e L. Doria). lo ho il gf
di Tunisi, raccolto dal dott. Magretti. | È
152. Merodon albifrons Meigen 1822.
16 9 12 2: Qammart, 23, IV, 1882 (G. e L. Doria).
155. Merodon pruni Rossi 1790.
1 9: Marsa, 16, IX, 1882 (Elena).
154. Merodon spicatus Becker 1907.
4 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria). Ho il g° del-
l’isola di Gerba, raccolto dal Weiss.
155. Merodon aureus Fabricius 1806.
Dig O Dnt Dunisiy IV, 1882): (Gee) Ls Doria): 1
Forse solo una varietà di aeneus, come osserva il Sack nella
Monografia; ma in tal caso il nome del Fabricius deve avere la
precedenza su quello del Meigen. Io ne ho esemplari raccolti a
Cartagine dal dott. Magretti nel marzo del 1899.
198 oe o | M. BEZZI
156. Syritta pipiens Linné 1758.
240 Dint, Tunis 1382 (Ge Doria); Qammart e
Marsa (Miceli).
157. Syritta spinigera Loew 1848.
1 oi’: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Ben distinta dalla precedente anche per la mancanza della
vena spuria, come fu indicato da me nella mia Monografia dei
Sirfidi Etiopici.
158. Eumerus nudus Loew 1848.
1 oh 1592: Dint. Tunisi; IV, 1882 (Ge bi; Done) |
Questa grossa e distintissima specie è diffusa per tutta Italia,
avendone esemplari raccolti a Torino dal sig. Gianelli.
159. Eumerus barbarus Coquebert 1804.
2 g': Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
160. Eumerus strigatus Fallén 1817.
1 g*: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
161. Eumerus clavatus Becker 1921.
2 §:'Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria). +
Anche questa specie, distinta per la forma dei piedi posteriori
e dei genitali del g7, venne recentemente descritta di La Marsa
(Tunisi) dal Becker (Mitteil. Zoolog. Mus. Berlin, Xx, 1920;
porvi fie 26). |
162. Chrysotoxum intermedium Meigen 1822.
20 3 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart, 23, IV, 1882 (G. e L. Doria); Tunisi, 19, V, 1882 (o
celi).
DITTERI DI TUNISIA 129
Fam. Conopidae.
Gli esemplari di questa famiglia furono sottoposti nel 1914
all'esame del sig. Kréber di aes che li determinò assieme
al rimanente materiale del Museo Civico di fe per la Mono-
grafia della famiglia, 1914-1919.
163. Physocephala vittata Fabricius 1794.
| 410: Dint, Tunisi, IX, 1882 (Zena); Tunisi, 6, VI,
1882 (Miceli). Ae ee
164. Conops elegans minuta Kréber 1916.
1 9: Qammart, 2, VI, 1882 (Elena).
165. Myopa picta Panzer 1798.
aoe tO: Dint. Lunisr, 1882 (G. e L. Dama): Tunisi, 26,
I, 1882 (Miceli).
166. Myopa dorsalis Fabricius 1794.
1 : Tunisi, 2, IV, 1882 (Elena).
167. Myopa minor Strobl 1905.
69 1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
168. Myopa testacea Linnè 1759.
2:g 2 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
169. Oncomyia atra Fabricius 1781.
1 gf: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. oe
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. X (26 Settembre 1922) 10
LET NEI ME;
(iM? BHEZZI Viti
Fam. Chloropidae.
170. etironisca notata Meigen 1830.
“4 ©: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
171. Crassiseta megaspis Loew 1858.
1 3: Dint. i) 1882 (G. e L. Doria).
179: Tricymba ii: Loew 1858.
1 ot: Dint. Tunisi, 1882 (Ge 4 Doria),
Si | Fam. i
i 173. Desmometopa M nigrum Zetterstedt 1848.
2ig2 9: Dint. Tunisi, \1V,)1882 (G.-e L; Doria): Io l'ho
anche at isola di Gerba, raccolto dal Weiss.
Fam. Lonchaeidae.
174. Lonchaea aurea Macquart 1851 = splendida Loew 1873.
lg: Dint. Tunisi; 11382 (G. ie Li Doria).
Fam. Ortalidae. |
s 175. Chrysomyza demandata Fabricius 1798.
g \
2 SITO: Dini | Comer 1882 (G. e L. Doria); ui in
i casa, 18, VIH, 1882 (Miceli). é
Ne ho avuto le larve dall’isola di Gerba dal Weiss, che
le osservò danneggiare la palma da dattero, assieme alla Ch.
flavipes Karsch (Bull. Soc. Hist. Nat. Afr. du Nord, IV, 1912,
p. 68).
> DITTERI DI TUNISIA 131
| Fam. Trypaneidae. | I .
176. Ceratitis capitata Meran 1824. I
99 7 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
177. Philophylla centaureae Fabricius 1794. |
1 of: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
178. Terellia cylindrica dui 1830. A
1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e LZ. Doria). | |
179. Terellia serratulae Linné 1758.
h Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
{50 Eurbia matutina Rondani 1874.
1 i 1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
181. Oxyna tessellata Loew 1844,
£2: Dit. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria). ee
Fam. Sciomyzidae. Ù EC
182. Ditaenia cinerella Fallon 1820.
1 g': Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria). a
Fam. Psilidae. i
183. Psila nigricornis Meigen 1826.
1 Q: Dint, Tunisi, 1882 (G. e L. Doria),
186. Sepsis nigripes Meigen 1826.
Fam. Sepsidae.
184. Sepsis punctum Fabricius 1794.
lg: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
185. Sepsis luteipes 1 ile tod:
1 gd: Dint. Tunisi, 1889 (Gaecl ty
1g 2 9: Dint, Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
187. Sepsis impunctata Macquart 1839.
2 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Tunisi, 2, V, 1882
(Miceli).
Fam. Piophilidae.
188. Piophila casei Linné 1758. :
Ws Goletta, VII, 1877, Crociera del « I »; io l'ho
di Gerba, raccolta ed allevata dal Weiss.
fl
Fam. Sapromyzidae.
139. Minettia flavipalpis Loew 1847.
fo 3 0: Dint. Toms, IV; 1882 (Ge L. Dorsi
Fam. Geomyzidae.
190. Rhicnoessa insignis Becker 1907.
1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
i DITTERI DI TUNISIA i 193
494. Rhicnoessa pallipes Loew 1865.
1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); ‘il Weiss la trovo
nell’isola di Gerba.
Fam. Drosophilidae.
192. Coeli acutipennis Loew 1865.
2 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
193. Scaptomyza graminum Fallen 1893 (disticha Duda).
1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e i Bowe):
Fam. Astiidae.
194. Astia amoena Meigen 1830.
1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
. Fam. Ephydridae.
195. Gymnopa albipennis Loew 1848.
2 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Io la ebbi anche di Gerba dal Weiss.
196. Discomyza incurva Fallén 1823.
2 gd: Dint. LEE 1882 (G. e L. Doria).
197, Psilopa earn Meigen 1830.
bigint Punish, 1882 (G. e L. Doria).
198. Psilopa nilotica Becker 1903.
1 of> Dint..Tunisi, 1882) (G. e' La Doria).
RIO OM. BEZZI
199. Hydrellia argyrogenis Becker 1896.
1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Corrisponde al tipo, conservato nella mia collezione.
Hou Borboridae.
200. Olina geniculata Macquart 1835.
1 SO: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Fam. Scutophacidad:
201. Scatophaga merdaria Fabricius 1794.
7 g': Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
902. Scatophaga stercoraria Linné 1758.
34 § 7 9: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Qam-
mart, 29, IV, 1882 (Elena).
Fam. Muscidae (Anthomyiidae).
203. Chortophila intersecta Meigen 1826.
I GY: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
204. Chortophila cilicrura Rondani 1866.”
1 of: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
205. Chortophila cinerella Fallen 1825. |
1 gf: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
206. Chortophila radicum Linnè 1758.
1g 3 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
DITTERI DI TUNISIA | ‘4185
207. Hylemyia pullula Zetterstedt 1845.
lg: Dint, Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
208. Hylephila unilineata Zetterstedt 1838. |
1 ©: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
209. Anthomyia pluvialis Linnè 1758.
«38 g 2 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
210. Ophyra anthrax Meigen 1826.
3 Dt Panis, 1882 (Cd 1 Doria).
211. Ophyra leucostoma Wiedemann 1807.
2 gd: Dint. Tunisi, 11882 (G. e. L. Doria):
212. Helina clara Meigen 1826.
Ig: Tunisi; in casa, 14, Va 1882 (Elena).
213, Phaonia trimaculata Bouché 1834.
1 - Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
214. Pseudopyrellia caesarion Meigen 1838.
1 gd 3 2: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
213. Biomyia tempestiva Fallén 1823.
big: int, Lupisi, 1382 (Ge L Doria). Il Karsch l’aveva
classificata come Morinia sp.
216. Placomyia vitripennis Meigen 1826.
i of: Dint. Punist: 88% (G..ie (L. Doria):
136. M. nei
217. Gastrophilus intestinalis Degeer 1776.
1 9: Tunisi, 1882 (Miceli).
Fam. Hippoboscidae.
Le specie di questa famiglia farono determinate dallo Speiser
mel 1902.
218, Winnohiwes dromedariina Speier 1902 = camelina Rond. |
nec Leach.
dg Tunisi, 1881 (Miceli) ; Tamegza, V, 1873 (ae |
Kerim).
219. Hippobosca equina Linné 1758.
li°g 9: Dint. Tunisi, TV, 1882 (G4. e UL Dora) basi
26, VII, 1882 (Elena); Utica, 4, IX, 1877 (Re del
« Violante »).
220. Hippobosca capensis v. Olfers 1815 = canina Rond. 1378.
1c: Dint. Tunisi, 188k(G.ie ho Dore):
9221. Ornitheza Gestroi Rondani 1878.
Isola Galita, VIII, 1877, sul Falco Eleonorae (Crociera del
« Violante »). :
Fam. Tachinidae.
929. Hypoderma lineatum Villers 1789.
1 ot: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
293. Helomyia lateralis Meigen 1824.
1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
DITTERI DI TUNISIA NO diana
224, Hyalomyia obesa Fabricius 1798.
i 1 2; Marsa (Miceli).
22%. Gymnosoma rotundatum Linnò 1758.
lg: Dint. Tunisi;..1882 (G.. e. L. Doria).
296. Calliphora erythrocephala Meigen 1826.
oa 39: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria).
227. Lucilia sericata Meigen 1826.
9 gd 4 Q: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria); Ponzio
(Miceli).
298, Pollenia rudis Fabricius 1786.
E, 9 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
229. Sarcophaga Beckeri Villeneuve 1910.
1g 1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
Io l’ho anche di Gerba, raccolta dal Weiss e determinata dal
Bottcher.
230. Sarcophaga haemorrhoidalis Fallén 1816.
1 g?: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
231. Sarcophaga nigriventris Meigen 1826.
1 &: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
‘232. Sarcophaga setipennis Rondani 1860.
1 o’: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
138 M. BEZZI
233. Sarcophaga alcu Pandellé 1896.
1 gf: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
234. Sarcophaga melanura Meigen 1826.
1 of: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
235. Melanophora roralis Linnè 1758.
2 g': Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
236. Cylindromyiopsis Bezzii Tyler Townsend 1916 = sanguinea
Rond. nec Meigen.
A o: Gebel Resas, 1882 (G. e L. Doria).
237. Mintho algira Macquart 1849.
3 dg 2 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Tunisi in
casa, 16, VIII, 1882 (Miceli).
238. Ocyptera rufipes Meigen 1824.
1 o': Tunisi, 29, VIII, 1882 (Miceli).
239. Ocyptera intermedia Meigen 1824.
8g 3 92: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria); Tunisi, 1882
(Miceli).
240. Ocyptera brassicaria Fabricius 1775. i
1g 1 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
241. Dionaea pauciseta Rondani 1861.
1 Q: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
212. Phorocera (Salia) ‘echinura Robineau-Desvoidy 1830.
OYA SAMI es
| 32 9: Dint. Tunisi, 1882 (G. e L. Doria).
| 243. Ernestia radicum Fabricius 1794.
54 ©: Dint. Tunisi, IV, 1882 (G. e L. Doria). |
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL'ARCIPELAGO TOSCANO.
XII.
CALCIDIDI DEL GIGLIO
PER L, MASI.
Terza serie:
Eupelminae (seguito), Pteromalinae (partim).
Questa terza serie di descrizioni dei Calcididi del Giglio (4)
comprende due nuove specie di Calosota, con le quali termina |
la sottofamiglia Eupelminae, e quindici specie di Pteromalinae
(incluse le Mzscogasterinae) appartenenti a tredici generi, dei
quali due nuovi. La difficoltà della determinazione di una gran
parte delle Péeromalinae mi costringe a non seguire I’ ordine
sistematico nel trattare dei diversi generi di tale sottofamiglia ed
a pubblicare per ora soltanto quelle specie, di cui ho terminato —
lo studio.
Subf. EUPELMINAE (seguito).
Gen. CALOSOTA Curtis.
Calosota violascens sp. n.
Una 9 presa in giugno nel 1901.
Capite thoraceque obscure violaceis, mesonoto et do sil
concoloribus, metanoto viridi-cyanescente ; abdomine supra —
nigro-cupreo, ad basim etiam leniter aurato, ventre ac
(1) Prima serie: questi Annali, vol. XLVII, 1916, pag. 54-122, seconda serie, vol.
XLVIII, 1919, pag. 277-337. 37
CALCIDIDI DEL GIGLIO 144
lateribus cyaneo-viridulis ; antennarum scapo flavo-ochraceo
apice obscuro, flagello fusco; femoribus anterioribus fere
totis, posticis ultra medium, nigris ; tibiis anticis praeter
apicem, mediis pro magna parte, etiam nigris, reliquis
pedum partibus fulvis-rufescentibus, tarsis tamen pallidio-
ribus ; alarum nervis et proalae disco flavo-griseis.
Caput latitudine brevius proportione: 4:5, late cordi-
forme, oculis dense pubescentibus, genis bene curvatis ;
superne inspectum verticis latitudine oculi cuiusque promi-
nentiam superante proportione 100: 83.
Antennae scapo parce at longius setoso, annello longitu-.
dine vis latiore, funiculo non attenuato, versus apicem
gradatim at paullum crassiore, articulo primo latitudine
sua fere sesquilongiore, ultimis subquadratis, clava latitu-
dinem articuli praecedentis parum superante.
Scutellum convexcum, basi et longitudine aequalibus,
axillis parum de supra conspicuis. Dorsellum in longitudi-
nem costulatum.
. Metanotum superne inspectum angulis posticis fere rectis,
nec retrorsum valde prominulis, lateribus */; scutelli longi-
tudinis subaequalibus. Mesopleura nitida, microscopio
inspecta profunde reticulato-punctata, hac sculptura ampli-
ficatione 50 diam. vix distinguenda.
Proalae nervo margi-
nali quam cellula costali
manifeste breviore, stig-
mate praestigmati aequi-
longo, proportione cellu-
lae costalis, nervi margi-
nalis’, postmarginalis ac
stigmatici sicut 100: 65:
23: 18; clava elongate
pyriformi, ultra dentem
valde convexo-prominula,
Fig. 1. Calosota violascens, Q. 1, schema dente ip SOO te icuo eius
del postscutello e metanoto (x 45) — 2, profilo latitudini aequilongo et
oil cum eius margine apicali
angulum acutum, bene distinctum, formante; cellula costali
tota pubescente, basali parcius setosa, superficie reliqua
142 °\)) L. MASI
densius setis vestita, speculo nullo, at fascia glabra indicato
cellulam basalem extus limitante et secundum lineam nervi
marginalis continuata, sub nervo stigmatico desinente. Alae —
metathoracis cellula costali margine recto ad hamulos
extensa. ae
Tibiae intermediae item ac metatarsi apice denticulis
pluribus munitae.
Abdomen longitudinem thoracis cum capite superans,
tergitis duobus primis nitidis, medio profunde angulatim
incisis, sexto convexo-marginato ; superficie reticulata, areo-
lis in tergitis duobus ultimis majoribus ; terebra vix apice
prominula.
Long. 4,2 min.
‘Questa specie è probabilmente affine alla Calosota obscura,
descritta recentemente dal Ruschka, dalla quale si può distinguere
per la tinta violacea della testa e del torace, per lo scapo giallo
ocraceo, il colore fulvo rossiccio più diffuso nelle zampe, il nervo
marginale proporzionatamente più lungo. Uno dei caratteri più
notevoli è la brevità delle parti laterali del metanoto.
Subg. Paracalosota n.
Proalarum speculo amplo, pubescentia haud densa.
La presenza dell’area specolare nelle ali anteriori, che manca
nelle altre Calosota, ed anche la pubescenza meno fitta, fanno
distinguere questo sottogenere dalle Calosota propriamente dette.
Nella specie unica che vi appartiene, della quale ron conosco il
maschio, è anche un carattere importante la densa villosità, e la
mancanza di spine, nel metatarso del secondo paio di zampe.
Le parti laterali del metanoto sono sporgenti all’ indietro.
Calosota (Paracalosota) viridis sp. n.
Femina. Viridis vel coerulescens, leniter aurata, capite,
mesopleura, pedibusque pro parte, saturate cyaneis vel vio-
laceis, mesonoto unicolori, abdominis dorso interdum cupre-
scente; genubus, tibiarum apice tarsisque pallide flavo-
ochraceis, tibiis posterioribus intus ad medium, tarsisque
primi paris antice, obscuratis, tarsorum articulo quinto
CALCIDIDI DEL GIGLIO 143
fusco ; alis lenissime griseo-flavescentibus, nervis pallide
flavo-griseis.
Variat (specimen unicum) tibiis mediis ac posticis flavis,
non nisi vitta obscura abbreviata in latere exteriore nota-
tis, scapî dimidio inferiore flavo-ochraceo.
. Caput antice inspec- 7
tum latitudine brevius
proportione 85: 100,
cordiforme, linea ocu-
lari inferiore media ca-
pitis longitudine decur-
rente, oculis minus dense
pubescentibus, torulis a
margine clypeali et inter
sese aeque remotis, di-
stantia */; capitis longi-
tudinis aequante; clypeo Fig. 2. Calosota viridis, Q. 1, ala anteriore
. Ii ol esa (X 16): è indicato il limite dello specolo e della
integi 0; labro setis circa linea glabra — 2, porzione stigmatica dell’ ala
quindecim marginalibus anteriore di un altro esemplare (x 66) — 3,
aliisque interioribus in- postscutello e metanoto (X 30).
structo; mandibulis parvis, breviter, obtuse tridentatis, apice
minutissime at dense punctulatis; palpis maxillaribus 4 -
articulatis, articulis tribus primis subaequilongis, ultimo ad
medium lateris interni obtuse angulato, latere externo
recto, setis apicalibus tribus dimidiam articuli longitudinem
non aequantibus et mucrone subapicali instructo. Vertex
superne inspectus oculi cuiusque prominentiam latitudine
superans proportione 100 : 83.
Antennae scapo breviter setoso, annello longitudine ac
latitudine aequali, funiculo versus apicem gradatim, at
manifeste, crassiore, articulis primis modice elongatis, ulti-
mis subtransversis, clava quam articulo praecedente con-
spicue latiore, fere triplo longiore.
Scutellum convexum, aeque longum atque latum. Dorsel-
lum in media parte punctulato-squamosum, reliquo in lon-
gitudinem striatum. Metanotum, superne inspectum, medio
transverse lineare, extus lobos formans rotundate trian-
gulares, coxis fere aequilongos et */3 scutelli longitudinis
aequantes.
144 | Li MASI
Proalae nervo marginali quam cellula costali paullum
breviore, quam stigmatico quater vel etiam magis longiore,
hoc ultimo quam postmarginali paullum, quam praesti-
gmate sesqui-breviore ; clava parva, forma varia, dente sat
conspicuo instructa et ultra hunc parum convexo-promi-
nula ; cellulae costalis, nervi marginalis, postmarginalis et
stigmatici proportione sicut: 100: 78: 20: 18; cellula
costali prope marginem anticum setis frequentioribus sub-
seriatis instructa, intus fere glabra; cellula basali parce
pilosula (setis 50 in uno specimine), speculo amplo, nervum
marginalem non attingente, reliqua superficie haud dense
pubescente. Alae metathoracis cellula costali ad medium
praestigmatis nonnihil angustata, deinde hamulos attingente.
| Pedes primi paris tibiarum apice dente acuto antice
instructo, nec non lobulo sublaterali membranaceo, poste-
rius calcari medium metatarsi attingente, in margine exte-
riore pilosulo, in interiore limbato, apice bifido ; metatarso
fovea et setis strigilis destituto. Pedes intermedii metatarso
infra setis longis, crassis, confertis, instructo, calcari °/,
metatarsi attingente, longe villoso. Tibiae posticae calcari
altero ipsarum crassitiem apicalem aequante, altero fere
dimidio breviore at setis spiniformibus, prope apicem antice
affixis, persimili. Articuli tarsales primi et tertii paris
pedum latere inferiore spinarum serie, octo in articulo
primo, el spina apicali majore, muniti. Articulorum pro-
portio, in tarso antico sicut 32, 20, 16, 15, 22 (praetarso
non computato), in intermedio 30, 15, 14, 13, 20, in postico
40220, 19,124
Abdomen longitudinem thoracis cum capite manifeste
superans, tergitis duobus primis magis nitentibus, medio
profunde angulatim incisis; superficie minutissime reticu-
lato-squamosa.
Long. 2,2 — 3,4 mm.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 145
Subfam. PTEROMALINAE.
Gen. CHEIROPACHYS Westw.
Cheiropachys colon (L.) Westw.
Sphex colon, Linné, Syst. Nat., Ed. 10.3, I, 1758, p. 371.
Cheiropachys quadrum, Westwood, Zool. Journ., IV, 1828,
Prot de Qe.
Due QQ prese in aprile e maggio nel 1901.
Gen. SYSTASIS Walker.
Systasis longicornis Thomson.
Hymen. Scandin. IV, 1876, p. 204.
Una Q presa in aprile nel 1902. Di un verde dorato, senza
riflessi azzurrognoli ; |’ addome alla base color d’oro tendente un
poco al rosso rame, con una macchia bruna nel mezzo del lato
dorsale ; tutti i tarsi pallidi; la tibia anteriore. interamente di
color giallo scuro. Questo esemplare potrebbe riferirsi alla var. x.
della Systasis encyrtoides (= longicornis pro parte) del
falker.
Gen. MERISUS Walk.
Merisus splendidus Walk.
Ent. Magaz. II, 1834, p. 167 (Q).
Thomson, Hymen. Scandin. V, 1878, p. 62 (9g).
Una Q presa in luglio nel 1902, con forti riflessi violacei, le
antenne di colore arancio, misto di grigio solo nel lato superiore
del funicolo. Questa colorazione l'ho trovata frequente negli
esemplari italiani; ho visto anche un esemplare di Liguria con
tutto il corpo di un violaceo intenso. La proporzione fra la lun-
Ann, del Mus. Civ. di St, Nat. Serie 3.7, Vol. X (30 Novembre 4922) li
146 L. MASI
ghezza del nervo stigmatico e quella del marginale varia da 38
AG
Gen. BAEOTOMUS for
Baeotomus rufomaculatus (Walk.)
Micromelus rufomaculatus, Walker, Entom. Magaz., I, 1833,
p. 465, n. 1 (99).
Merisus (Baeotomus) plagiatus, Thomson, Hymen. Scandin., V
1378, p. 61.09 6%).
Una 9 presa nel febbraio del 1902.
Gen. PICROSCYTUS Thomson.
Dimachus, subgenus Picroscytus, Thomson, Hymen. Scandin.,
Vi 1878, p. 50 e 58.
Il Dr. F. Ruschka, al quale devo importanti notizie su diversi
Calcididi, fornitemi anche mentre questo mio lavoro era alle
stampe, mi ha fatto conoscere che il genere Arthrolysis di
Forster è affatto diverso dal genere Picroscytus del Thomson (?),
mentre, seguendo Dalla Torre e Ashmead, lo si era ritenuto
come sinonimo.
Sotto la denominazione di Arthrolysis si sono comprese
finora sel specie:
Ù ; È
1. A. scabricula (Nees) — Germania, Italia (Liguria, Is.
del Giglio). Oo.
. A. Guyoni Giraud — Algeria (3). Qo.
(5) Tale risulta Se col sistema che ho adottato in tutte le mie descri-
zioni, civè considerando come limiti del nervo marginale l'estremo della cellula
costale ed il vertice dell’ angolo compreso fra nervo postmarginale e stigmatico, e
come limiti di questo la distanza fra il vertice di detto angolo e 1’ estremo della
clava. Considerando invece come lunghezza del nervo marginale e dello stigmatico
quella dei loro lati interni, la proporzione è di circa 1: 2, come indica il Thomson
nella sua descrizione.
() Il genere Arthrolysis Forst., menzionato in una mia recente pubblicazione
(Le specie del genere Dinarmus, Boll. Labor. Zool., Portici, XV, 1922, p. 268) va
inteso come Picroscytus Thomson.
@) Non « Gallia » come per errore è indicato nel Catalogo di Dalla Torre. Questa
specie fu ottenuta da galle di un lepidottero, prodotte sul Limoniastrum Guyonia-
num, della Fam. Plumbagineae. (Vedi: Giraud, Ann, Soc, Entom, France, 4.a Ser.,
TX, 1869, p. 484, Tav. XII, Fig. 3 e 4).
CALCIDIDI DEL GIGLIO 147
3. Picroscytus nigrocyaneus Ashmead — Is. S. Vincenzo, 9.
4A. A. flaviventris Girault — Queensland. 9.
5. A. trilongifasciata Girault — Queensland. 9.
6. A. mirificus Girault — Queensland. 9.
Le tre specie del Girault, a giudicare dalle descrizioni dell’ au-
tore, sono molto somiglianti l’una all’ altra e mi sembrano piut-
tosto varietà di una stessa specie. Il Picroscytus nigrocyaneus
di Ashmead, dell’ Isola S. Vincenzo, dovrebbe riferirsi ad altro
genere, probabilmente ad Arthrolytus Thoms., avendo le antenne .
‘inserite vicino al clipeo ed il nervo postmarginale non più lungo
dello stigmatico. L’Arthrolysis Guyoni è specie assai dubbia,
i tipi della quale credo siano perduti ('): essa somiglia per alcuni
caratteri del maschio e della femmina alle vere Arthrolysis.
In una specie orientale, di Birmania e Sumatra, che forse
rappresenta un nuovo genere, della quale ho potuto esaminare
anche i maschi, ho trovato un tipo di antenne ben distinto : nei
maschi del Picroscytus scabriculus gli articoli del funicolo sono
nodosi, cioè ristretti alle estremità, con la porzione intermedia
allungata e fornita di due verticilli di peli lunghi: nella specie di
Birmania e Sumatra gli articoli non sono nodosi ed hanno peli
corti, non verticillati.
Per due specie nuove del Giglio, somiglianti pure ai Picro-
scytus ma distinte per le antenne dei maschi, ho istituito un
genere, che descrivo più innanzi col nome di Arthrolysoides.
Picroseytus meridionalis sp. n.
In una precedente pubblicazione (questi « Annali », volume
XLVII, pag. 43) ho già indicata questa specie, sotto il nome
di Arthrolysis scabricula (Nees), come vivente nell’ Isola del
Giglio e in Liguria: il confronto con un esemplare del Picro-
scytus scabriculus (Nees) raccolto nei dintorni di Vienna e
mandatomi in esame dal Dr. Ruschka, mi ha fatto riconoscere
che si tratta di una specie distinta, per quanto molto affine. Gli
esemplari, oltre una femmina di Liguria, sono 36 femmine rac-
colte al Giglio dal giugno ad agosto nel 1901 e 6 maschi, pure
del Giglio, presi nel maggio 1901 e in maggio e luglio 1902.
(1) Gli esemplari di questa specie non si trovano al Museo di Storia Naturale di
Parigi e neppure nella collezione del Conte H. Du Buysson,
148 | L. MASI
Confrontate con le due descrizioni di Picroscytus scabricu-
lus del Nees e del Thomson, le femmine differiscono nei seguenti
caratteri : la testa è più larga del torace in proporzione di 100 a
75, non quasi della stessa larghezza; il flagello non è sempre di
colore bruno scuro (Thomson dice: « antennae nigrae » — e
Nees: « nigro-fuscae ») ma spesso testaceo oppure grigio ros-
siccio, con gli articoli del funicolo più scuri alla base e la pre-
clava e la clava nere; l'addome solo in alcuni individui ha il
lato dorsale dei segmenti verde scuro con zona marginale cuprea ;
per lo più al di sopra è di colore violaceo-cupreo ; il 2.° tergite
(3.° nelle descrizioni di Thomson) è più breve dei tre ‘successivi,
non ugualmente lungo, e tutti i tergiti sono finamente reticolati,
quelli dal 2.° all’ 8.° col reticolo trasformato in una striatura
minutissima trasversale, che non manca nella loro parte distale.
L’esemplare di Picroscytus scabriculus della collezione Ru-
schka ha la testa più larga del torace nella proporzione di
81 °/, (‘), le antenne un poco meno assottigliate ed il vertice
alquanto più largo e più arrotondato, il nervo stigmatico legger-
mente ma più decisamente incurvato, con la clava indistinta, il
colorito generale del corpo tendente più al verde, il flagello e la
nervatura delle ali bruni scuri, le ali anteriori con sfumatura bruno-
giallastra verso il mezzo, i femori e le tibie simili nel colore al
resto del corpo, le tibie biancastre per uno spazio brevissimo
all’ apice. i
Per queste differenze, credo che per gli esemplari del Giglio
Sl possa fare una specie distinta.
I caratteri della femmina si possono riassumere in questa
diagnosi :
i Corpore nigru-aeneo, saepe griseo-cyanescente potius
quam virescente ; flagello interdum toto brunneo, plerum-
que pallide castaneo et funiculi articulis basi nigro-annu-
latis, clavaque obscura ; tibiis flagello concoloribus, versus
apicem sensim pallidioribus, posticis in */; apicali albidis;
genubus spatio haud parvo etiam albidis ; proalis totis leni-
ter flavo-griseis, nervis dilute fuscis ; capite quam thorace
latiore proportione 4: 3; antennis valde attenuatis, proa-
lae nervo stigmatico subrecto, clava sat bene distincta.
In tutti gli esemplari che ho esaminato, |’ ala anteriore non
(4) Misurando la larghezza del torace senza comprendervi le tegule.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 149
ha l’ombreggiatura sotto al nervo marginale indicata nella descri-
zione del Thomson, ed è uniformemente e leggermente gialla-gri-
giastra, il che corrisponde tuttavia all’ indicazione del Nees: « alae
obscure hyalinae ». Le tibie sono biancastre alla base e verso
l'apice, nel resto variano di colore dal bruno castagno al grigio
rossastro 0 al giallo testaceo scuro. |
Osservando la testa di fronte, la parte delle gene al di sotto
delle orbite si presenta appena inclinata in dentro, onde la faccia
rimane assai larga in basso e le gene notevolmente convesse ; i
toruli sono situati immediatamente al di sotto della linea ocu-
lare. Nella testa veduta di profilo, l’ orbita è di forma ovata, la
distanza fra |’ estremo inferiore di essa e il margine del clipeo,
misurata fra le due parallele che passano per questi punti, è
uguale al diametro maggiore dell’ orbita.
Il vertice è ristretto in senso trasversale, in modo da formare
un angolo ottuso, appena arrotondato : gli ocelli esterni restano
sul declivio posteriore, quello medio sull’ anteriore. Il primo anello
antennale è brevissimo, il secondo assai più sviluppato, lungo
circa, ?/, della propria lunghezza, la clava due volte più lunga
che larga. Il collare ha il margine acuto. Il nervo postmarginale
è un poco più lungo del marginale, ma queste due parti della
nervatura dell’ ala devono ritenersi soggette a variazioni piuttosto
notevoli. Esiste l’area specolare, il resto della lamina è for-
nito di setole brevissime, un poco meno corte e meno frequenti
nella cellula basale e nella costale. I peli sulla testa e sul torace
sono piuttosto grossi e bene sviluppati.
Gli esemplari maschi di Picroscytus meridionalis sono di
color nero leggermente azzurrognolo o verdastro, onde tendono
meno delle femmine al verde bronzato ; l’ addome è dello stesso
colore del torace, meno che sul lato dorsale dove si osserva una
grossa macchia oblunga bruna-cuprea, un poco trasparente se si
guarda |’ esemplare contro luce; i ginocchi sono per un tratto
brevissimo gialli ocracei o giallognoli, come l'estremità delle
tibie; i tarsi color nocciuola, più scuri verso l’ apice, eccettuata
la parte basale di ciascun articolo e i due primi articoli del terzo
paio, che sono biancastri; la nervatura delle ali è d’un giallo
grigiastro pallido, la lamina incolore. I peli sulla testa, sul torace
e sull’ addome sono bianchi, lunghi, piuttosto radi; quelli dell’ad-
dome, limitati sul dorso dei primi quattro tergiti alle parti subla-
150 L. MASI
terali, non formano vere aree pubescenti, essendo in scarso
numero: presso il margine posteriore dorsale del sesto tergite se
ne contano 8 o 10. La scultura è reticolata, un po’ meno minuta
che nella femmina, tuttavia il primo tergite addominale è levi-
gato, il secondo ha un reticolo a grosse maglie trasversali, il
terzo e quarto sono striati trasversalmente, gli altri reticolati a
maglie regolari; il dorsello è punteggiato più minutamente del
metanoto, non già levigato, come afferma il Thomson ue Picro-—
scytus scabriculus.
La testa in proporzione del torace é anche piu larga che nella
femmina, essendo nel rapporto di 100: 73, e piu larga in rap-
porto alla propria lunghezza, avendo la proporzione di 100: 77;
veduta di fronte, presenta la faccia di larghezza uguale alla lun-
ghezza, le gene fortemente oblique e solo leggermente incurvate,
la linea oculare inferiore distante dal margine del clipeo ?“/,00
della lunghezza, i toruli situati nel mezzo della faccia; veduta di
profilo, ha il vertice angusto, come nella femmina, il diametro
trasverso uguale a °/,00 della lunghezza, 1’ orbita ellittica, più
lunga che larga nel rapporto di 7: 10, distante dal margine del
clipeo per */, del suo diametro longitudinale. Lo scapo supera
per !/, l’ ocello anteriore ed è leggermente incurvato, non dila-
tato verso il mezzo; il flagello è lungo quanto la testa e il torace
insieme ; il pedicello è quasi emisferico, i due anelli sono appena
visibili; ad essi seguono sette articoli che hanno una porzione
nodale notevolmente ristretta verso il mezzo e fornita di due
verticilli di peli bianchi, sottili, lunghi quanto I’ articolo, e una
porzione apicale assottigliata, che occupa circa i ?/, della lunghezza
totale di ciascun articolo ; la clava è di due segmenti e termina
con una punta, come nella femmina.
Nell’ ala anteriore ia proporzione fra la cellula costale, il nervo
marginale, postmarginale e stigmatico è come 100: 54: 54: 32.
La clava è distinta, breve e arrotondata.
L’ addome, foggiato a spatola, ha il peduncolo di forma annu-
lare, poco più largo che lungo, il secondo tergite quasi uguale
al terzo.
Gli esemplari maschi variano di lunghezza fra 2,5 e 3 mm.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 454
Gen. PICROSCYTOIDES n.
Cerasiops Ruschka in litt. (1).
Genus Picroscyto proximum, flagelli annellis, faciei scul-
ptura et metanoto haud diversum, at praecipue differens
flagello feminae minus attenuato, versus apicem sensim
crassiore ; flagello maris crasso, minus elongato, thoracem
fere aequante, funiculo 6 - articulato, clava 3 - articulata,
pilis nec longis nec verticillatis, frequentibus; vertice non
angustato, magisque lereti ; collart non acute marginato ;
proalarum speculo fere nullo ; abdominis lateribus ventre-
que pilis perpaucis.
In questo nuovo genere la forma delle antenne del maschio
è notevolmente diversa da quella dei maschi di Picroscytus.
Ad esso spettano due specie, trovate al Giglio, ben distinte per
diversi caratteri, fra i quali i seguenti:
Corpo non robusto, nero azzurrognolo, occhi rossi-scuri ; epi-
pleura del protorace piuttosto larga; funicolo del maschio
con articoli tutti più lunghi che larghi; clava della fem-
inina con le suture quasi indistinte ed oblique.
P. obscurus sp. n.
Corpo robusto, azzurro verdastro, occhi rosso cinabro; epi-
pleura del protorace angusta, funicolo del maschio col
solo primo articolo più lungo che largo, e pubescenza
più fitta e più corta; clava della femmina con le suture
degli articoli non oblique, abbastanza distinte.
P. cerasiops (Ruschka).
Picroscytoides obscurus sp. n.
Quattro QQ prese in giugno e luglio e tre o/c presi in
luglio, nel 1904 e 1902.
(1) Mentre questo lavoro era alle stampe, ho ricevuto dal Dr. F. Ruschka un.
esemplare della seconda specie, col nome Cerasiops mediterraneus g. et sp. n. Il
nome generico Cerastops non converrebbe alla prima specie qui descritta,
{59 L. MASI
Femina. Nigricans, oblique inspecta aenescens vel cya-
nescens, abdomine brunneo violascente, basi concolori, ter-
gito sexto praeler zonam apicalem, septimo toto, obscure
viridibus vel cyaneis ; scapo basi, interdum puncto basali,
rufo vel testaceo, item ac pedicello fusco ; funiculo et clava
aurantiacts, articulis autem funiculi basi plus minus nigro
annulatis, primo usque ad medium obscurato; pedibus
brunneis, femoribus cyanescentibus, tibiis posterioribus in
margine anteriore, mox infra genu, et annulo apicali, fla-
vidis, tarsis pone medium avellaneis, apice fere nigris;
proalis leniter grisescentibus, disco etiam flavescente, ner-
vis brunneis.
hig. 3: Picn ascytotdes obscurus. 1, antenna del gg (X 25)
"- 2, ii della Q (X 25) — 3, parte dell’ antenna della
Q (X 87).
Caput thorace latius proportione 5: 4, antice visum
transverso - rotundatum, latitudine sua brevius proportione
85 : 100, genis valde obliquis, modice, aequaliter, arcuatis,
torulis in linea oculari, spatio inter hanc lineam et clypei
marginem ?°/,0o diametri longitudinalis orbitarum aequante,
sculptura minute reticulata, inferius confertim strigosa ;
vertice lato, rotundato, ocellis angulum obtusum fingenti-
bus; forma, de latere, ovata, fere globosa, diametro minori
°ls majoris non superante, o eadem forma, RE,
magis oblique limitata.
Antennae scapo ocellum non superante ; pedicello brevi,
latitudine sua apicali paullum longiore, basi constricto ;
annello primo minimo, altero aeque longo atque lato, funi-
CALCIDIDI DEL GIGLIO — 155
culo parce pilosulo, versus apicem sensim modice crassiore,
articulo basali longo, triplam latitudinem aequante vel
paullo superante, quam pedicello duplo longiore; articulo
secundo quam praecedente sesquibreviore, ultimoque dimi-
diam primi longitudinem attingente, apice aeque lato ac
longo ; sensillis linearibus pilisque ordine duplice in arti-
culis dispositis ; clava latitudinem praeclavae parum supe-
rante, longitudine, apiculo non computato, funiculi articulo
primo aequali.
Thorax collari angusto subdiscreto, antice truncato mar-
gineque rotundato ; scuto, sicut in altera huius generis spe-
cie, antrorsum arcuato; scapularum sulcis fere incon-
spicuis; dorselli ac metanoti sculptura reticulato-punctata
quam mesonoti paullum minutiore, areolarum diametro
fere sesquibreviore, metanoto haud brevi, in linea dorsali
dimidiam scutelli longitudinem aequante; foveolis subme-
dianis juxta marginem anteriorem inconspicuis ; spiraculis
reniformibus, margine regulariter curvato; pronoti epi-
pleuris dilatatis, ad femoris apicem excipiendum excavatis ;
praesterno minimo et profunde immerso, vix conspicuo;
mesopleurae sculptura quam mesosterni paullo magis minuta,
episterno linea obliqua in partem postero-superiorem pun-
ctulatam et antero-inferiorem laevem diviso.
Proala cellulae costalis, nervi. marginalis, postmargina-
lis ac stigmatici proportione sicut 100:50::40: 25, nervo
stigmalico leniter curvato, versus apicem sensim crasstore,
clava indistincta; lumina dense at brevissime pubescente,
setis tantum. cellulae basalis atque costalis minus frequen-
tibus et vix longioribus, speculo perparvo, incerte limitato.
Femur posticum latitudine longius proportione 3:10.
Abdomen thoraci cum capite fere aequilongum, tergito
basali incisuris singulis sublateralibus valde conspicuis,
tergito secundo quam tertio vix breviore, quinto ac seato
superne, ceteris lateribus et infra pilis paucis albis instru-
clis, omnibus superficie tota minute reticulatis. .
Long. 4 mm.
Mas. Flagello grisescente-fusco, albo pilosulo, tarsis poste-
rioribus albidis vel flavidis, versus apicem infuscatis, pul-
villo nigro; proalis leniter flavescentibus, nervis flavo-griseis.
154 L. MASI
Caput paullum thorace latius, proportione 100: 89,
antice inspectum minus transversum, longitudine °/,00 lati-
tudinis aequans, linea oculari inferiore paullo altius quam
in femina decurrente, genis bene arcuatis, strigis e mar-
gine orali radiantibus minus confertis.
Antennae scapo ocellum attingente; flagello thoraci jr
aequilongo, quam capite sesquilongiore ; pedicello brevi ;
annellis aequalibus at fere inconspicuis; funiculo 6-articu-
lato et clava 3-articulata crassis pilisque longiusculis sube-
rectis sat dense vestitis; articulo primo */; scapi longitu-
dinis attingente, versus apicem parum latiore ibique '/s
longitudinis suae superante, secundo quam primo sesqui-
breviore, reliquis parum minoribus, isthmo brevi coniunctis;
clava conica, apiculo brevi terminata, fere duplam prae-
clavae longitudinem aequante et articulo basali quam sequen-
tibus majore..
Metanotum */; scutelli longitudinis aequans, areolis quam
in hoc dimidio minoribus.
Proalae pilis haud confertis vestitae, cellulae costalis,
nervi marginalis, postmarginalis ac stigmatici proportione
sicut 100: 70: 38: 22, at nervo postmarginali interdum
magis elongato.
Abdomen thorace brevius et angustius, lateribus ad
medium rectis ac parallelis, tergito primo basi laevi, apice
reliculato, sequentibus minutissime reticulatis.
Long. 3 mm.
Picroscytoides cerasiops (Rusehka) in ltt.
Due QQ e sei gg, presi in luglio nel 1901 e 1902.
Di questa bella specie ho veduto anche esemplari della Fran-
cia meridionale, mandatimi in esame dal Prof. J. Lichtenstein ed
uno di Dalmazia, della coll. Ruschka.
Femina. Cyanea, obscura, partim virescens vel violaceo-
nitens, abdomine basi plus minus aeruginaso, tergitis 2.-4.-
supra interdum (in uno specimine) fusco-cupreis ; frontis
lateribus viridibus subaureis, clypeo genisque nigricantibus,
oculis pulchre rubris, antennis nigro-fuscis, annellis et clavae
CALCIDIDI DEL GIGLIO | 155
apice rufo-testaceis ; pedibus primi et secundi paris genu
brevi spatio, tibia basi et margine apicali, pallidis, hac
reliquo fusca ; pedibus posticis femore versus apicem aeru-
ginoso, tibia extremitatibus spatio longo albida, in parte
media fusco-aeruginosa ; tarsis posterioribus basi tantum
pallidis; alis saturate flavo-griseis, nervis hoc eodem colore
at obscuriore. | i sa
Variat (specimen
© Dalmatiae) an-
tennis nigris, tibia
postica apice tenus
2 obscura, metatarso
9
ASIA postico basi tantum
Fig. 4. Picroscytoides cerasiops. 1, antenna del o albido 9 alis avel-
(X 16) — 2, flagello della Q (x 16) — 3, parte dell’ an- laneis.
tenna della Q (x 58). Caput crassum
A ?
thorace paullum latius proportione 10: 9, antice inspectum
longitudine "/,00 latitudinis aequans, facie convexa, linea
oculari inferiore paullum infra medium decurrente, oculis
modice prominulis, genis rotundatis; clypeo incerte limi-
tato, parvo, apice leniter medio inciso, item ac partibus
sublateralibus adjacentibus radiatim strigoso; epistomate
in tuberculum parvum obtusissimum, nitidum, elevato;
torulis in linea oculari locatis, fronte pone scapos depressa;
superficie parce griseo-pubescente, sculptura reticulata-
punctata, amplificatione 10 diam. jam conspicienda. Forma
capitis de latere fere elliptica, longitudine brevior pro-
portione 63 : 100, vertice late rotundato, stomate haud
angusto, orbita ovata diametro transverso “|. longitu-
dinalis aequante, margineque postico in dimidio inferiore
valde obliquo, tempore pone oculum obluse marginato,
minutissime striguloso, sulco genali inconspicuo. Ocelli
trianguium rectangulum fingentes, posteriores ab oculis
eodem spatio atque inter se remoti. Mandibulae acute 3-den-
tatae, dextra vero dentis medii apice bifido, ideoque potius
4 - dentata.
Antennae scapo ocellum attingente; flagello crassiusculo
capitis latitudini fere aequilongo; pedicello haud magno,
conico ; annellis primo brevi, secundo quadrato, rigide pilo-
156 i L. MASI
sis; funiculi arliculis crassitie aequalibus, breviter pilosu-
lis, primo basi paullum angustato et lalitudine sua fere
duplo longiore, secundo latitudinem sesquisuperante, seato
aeque longo atque lato; clava conica, articulo praecedenti
late coniuncta, duplam eius longitudinem vix attingente,
superne inspecta latere extus magis ieee: segmentis
minus discretis, apiculo brevi..
Thorax robustus; collare mediocre, lateribus infra vix
dilatatis, antice truncatum sed margine non acuto, superne
inspectum lateribus convexis; mesonotum parte praeaxgil-
lari duplo latiore quam medio longiore, angulis anteriori-
bus acute extus prominentibus, scapularum sulcis via indi-
catis, margine anteriore inter sulcos satis convexo-arcuato;
mesonoti sculptura reticulata-punctata bene conspicua; scu-
telli freno nullo, axillis antrorsum prominentibus ; metano-
tum, cum dorsello, minute punctulatum, haud breve, carina,
plicis et sulcis deslitutum, areis singulis submedianis depres-
sis, rotundate triangularibus, juxta dorselli angulos poste-
riores locatis et extus foveola reniforini elongata terminatis ;
spiraculis mediocribus, ellipticis ; setis nonnullis antrorsum
vergentibus in partibus sublateralibus distributis. Thoracis
latera pronoti epipleuris nec dilatatis nec excavatis, prae-
sterno inconspicuo, reliquis partibus item atque metanotum
alveolato-punctatis ; mesopleura angusta, tumida, episterno
tantum in margine postico punctulato, spatio reliquo —
angulo acuto inferius producto.
Proala cellulae costalis, nervi marginalis, postmarginalis
et stigmatici proportione sicut 100: 53: 50: 28, nervis
omnibus crassiusculis, stigmatico gradatim versus apice
latiore, clava indistincta terminato, huius dente brevi, crasso;
lamina tota rigide — ac nigro — setosa,. setis cellulae
costalis atque basalis paullo longioribus, huius etiam minus
confertis, superficie reliqua versus apicem sensim densius
breviusque pubescente; fimbria marginali brevissima. Ala
metathoracis cellula costali limbo latiusculo hamulos attin-
gente, margine ad praestigma sinuato, cellula basali parcius
ac brevius puberula, fimbria marginali mediocri.
Pedes robusti; postici coxa compressa, supra obtuse
marginata, apice abrupte coarctata, femore fusiformi com-
CALCIDIDE DEL GIGLIO POT
presso, latitudine ad medium */,0 longitudinis aequante, tibia
calcaribus spinulosis instructa, majori */; metatarsi attin-
gente, minori quam altero fere sesquibreviore; tarsis omni-
bus paullo quam tibiis brevioribus, mediis atque posticis
proportione 85: 100, articulis 1.-3. sensim abbreviatis, 4.
parvo quam praecedente dimidio breviore.
Abdomen longitudinem thoracis cum capite paullo supe-
rans, ovato conicum, dorso minus convexo, tegumento duro,
superficie minute reticulata, pilis rigidis at deciduis fere
uhicumque sparsis, tergitis integro-marginatis, longitudine
subaequalibus, primo ad latera incisuris singulis margina-
libus conspicuis lobum dorsalem sat'convexum limitantibus,
ultimo quam praecedente haud longiore.
Long. 6,3 mm.
Mas. Antennis, absque annellis, nigris, articulo tarsali
primo plerumque pallido, secundo interdum fusco, abdo-
mine obscure viridi-aeneo, macula dorsali castanea plus
minus versus apicem extensa. Caput antice inspectum via
minus transversum, longitudine 7/1. latitudinis aequans,
linea oculari inferiore pone */; longitudinis. Scapus ocellum
non attingens; pedicellus parvus, fere globosus; flagellum
reliquum crassum, fusiforme, ultra medium sensim atte-
nuatum, dreviter, crasse denseque pilosum; annellis aequa-
libus vix conspicuis ; funiculi articulis isthmo brevissimo
contunciis (*), sensillis linearibus numerosis ordine quadru-
plo irregulariter dispositis, articulo primo omnium ma-
gimo, obconico, diametro apicali fere duplo quam eius basi
majore, quam longitudine sesquibreviore; articulis reliquis
subquadratis, sensillis linearibus ordine triplicato dispositis;
clava conica, minus distincta, duplam praeclavae longitudi-
nem aequante, segmento tertio brevi vix discreto, apiculo
conico aeque longo ac basi lato. Proalae cellulae costalis,
nervi marginalis, postmarginalis ac stigmatici proportione
sicut 100: 51: 43: 26, at nervo postmarginali sensim atte-
nuato, : incerte limitato. Abdomen thoraci aequilongum,
paullo angustius, ellipticum, depressum, longius pilosum,
tergiti basalis margine dorsali, sicut in femina, prope latera
() Nella figura qui annessa, presa da un esemplare essiccato, questi peduncoli
brevissimi che uniscono gli articoli non sono rappresentati.
158 L. MASI
profunde inciso, segmento secundo brevi, apicali vin con-
spicuo. Long. 3,5 — 4,7 mm.
Gen. HEMITRICHUS Thomson.
Hemitrichus assimilis sp. n.
Due 9 9 prese in aprile nel 1901 e in gennaio (?) nel 1904.
Species Hemitricho rufipedi, Thoms., similis, colore pedum
fulvo-rufescente, oculis laete rubris, alis anterioribus dilute
griseo-fulvis, nervis pallide castaneis, postscutelli et meta-
noti forma atque sculptura, distincta. Corpus, cum cowis,
obscure olivaceo-aeneum. Antennae scapo et pedicello ochra-
ceis, funiculo et clava brunneo nigris. Sulcus partis lateralis
postscutelli in foveas sex quadrangulares carinis longitudi-
nalibus divisus, fovearum fundo, microscopio inspecto,
inaequali. Dorsellum superficie fere tota plana, elevata, at
juxta marginem metanoti angulo obtusissimo terminata,
inter huius anguli latera et metanotum profunde impressa,
ibique alveolis minusculis uniseriatis insculpta, inter angu-
lum et scutellum alveolis quadrangularibus sat regulariter
dispositis, quorum 3-4 în serie longitudinali numerantur
prope lineam mediam, in hac linea 4-5, minores, irregu-
lares. Metanoti pars media non versus spiraculorum sulcos
gradatim declivis, at prope sulcos ipsos elevata et canthum
longitudinalem formans, qui post */s longitudinis metatho-
racis în angulum desinit prominentem, extremo apice tan-
tum truncatum ; partes hae angulatim de utroque latere
prominulae, marginibus salientibus bene delineatae ; portio
autem quae */; posticum areae mediae format, fere trape-
zoidalis, collari angusto pedunculum excipiente terminata ;
margo anterior, postscutello contiguus, acutus, carinam
medianam tenuem, valde abbreviatam, emittens, aliasque
duas laterales etiam abbreviatas, basi dorselli angulis sub-
contiguas et spatio inter se remotas latitudinem collaris
superante proportione 4 : 3. Superficies totius metanoti
scabra-punctata, in area media minute alveolis crasse mar-
ginatis insculpta, qui secundum lineam arcum fingentem
antrorsum concavum majores sunt ac profundiores ; collare
CALCIDIDI DEL GIGLIO 159
areolis 8-10, magnis, subquadrangularibus, uniseriatis ;
anguli margine anteriore metanoti et carina singula late-
rali limitati, fovea impressi fere elliptica, at postice inde-
terminata, oblique versus punctum medium marginis poste-
rioris vergente fundoque laevi.
Proalae setis in disco brevibus, frequentibus, nervo mar-
ginali basi quam in extremitate crassiore proportione 3 : 2.
Abdominis tergita 2.-5. zona marginali dorsali laevi,
nitida, at microscopio inspecta item atque superficie reliqua
striata-reticulata, sed sculptura fere obliterata.
Long. 3 mm.
I caratteri che ho indicati sono dedotti dal confronto con la
descrizione dell’ Hemitrichus rufipes del Thomson, la sola specie
europea di tal genere finora conosciuta, e con alcuni esemplari
d'Austria raccolti e determinati dal Dr. F. Ruschka. Ritengo que-
sti ultimi come appartenenti alla specie del Thomson, sebbene.
quelli del Giglio concordino anch'essi con la desérizione originale
ed in questa non vi siano notizie riguardo ai caratteri del meta-
noto o di altre parti, che permettano di decidere quale sia real-
mente la specie rufipes.
Negli esemplari mandatimi dal Dr. Ruschka, le zampe sono
rossiccie tendenti un po’ al grigio, gli occhi bruni seuri, le ali
anteriori appena giallognole, con nervatura giallo-grigia, i peli
del disco proporzionatamente meno frequenti e un poco più lun-
ghi, il nervo marginale più assottigliato verso l'estremità, dove
misura la metà della sua larghezza alla base; inoltre il dorsello
presenta la superficie convessa, minutamente ed irregolarmente
punteggiata-alveolata, le parti laterali del postscutello hanno il
solco scolpito da fossette irregolari, che si possono considerare
come formanti due serie, ciascuna con 9-10 fossette separate da
margini sottili, non rettilinei; la depressione limitata dal margine
anteriore del metanoto e da ciascuna delle brevi carene laterali,
è triangolare, anzichè ellittica; la larghezza del collare è poco
minore della distanza fra le due carene laterali; i tergiti addomi-
nali 2.-4. sono reticolati anche presso al margine distale, sebbene
in modo meno evidente che nel resto della loro superficie dorsale.
160. i L. MASI
Gen. DINARMUS Thomson.
)
Dinarmus Silvestrii Ms.
Boll. Labor. Zool. gen. e agr., Portici, XV, 1922, p. 271 ‘e 272.
Una Q presa in luglio nel 1901.
Femina. Nigro-aenea, metanolo concolore, abdomine
fasciis castaneis; oculis rubris; antennis flavo-ochraceis,
articulo annellis sequente, nec non praeclava ad apicem
versus, et clavae dimidio basali, nigris ; pedibus fuscis, tro-
chanteribus testaceo-rubris, genubus antérioribus tarsisque
omnibus aeruginosis, pulvillo tantum nigro, tibiis posticis
basi et apice pallide testaceis; alis leniter grisescentibus,
nervis fusco-griseis. é iy
Caput de latere visum crassum, vertice tereti, genis
haud strigosis. Clypeus margine medio leniter inciso. Anten-
narum scapus ocellum anteriorem conspicue superans spatio
‘/, longitudinis suae aequante ; annelli sensim majores, ter-
tius longitudine sesquilatior; pedicellus annellis simul sumptis
longior proportione 5 : 3; funiculi articuli gradatim, at
paullo, crassiores, primus annellis duplo longior et latitu-
dinem suam superans proportione 7: 3; secundus praece-
dente via brevior, quintus paullum longior quam latior;
clava segmentorum suturis obliquis, articulis duobus prae-
cedentibus parum longior atque paruin latior.
Thorax haud robustus, collaris parte è dorsali conspicue
acute marginata, praesterno minimo, metanoto aequaliter,
confertim punctulato, postice prominente.
Proalae apice bene rotundatae, cellulae costalis, nervi
marginalis, postmarginalis ac sligmatici longitudine pro-
portione sicut 100: 47: 40: 28, nervi stigmatici extremi-
tate distantiam inter nervi marginalis initium et alae api-
cem in partes duas subaequales dividente, primam */ 100
alterius aequantem.
Abdomen ovato-acutum, latitudine thoracem, longitudine
thoracem cum capite aequans, tergitis minute insculptis,
CALCIDIDI DEL GIGLIO 161
partim transversim striatis, pilis albis sat longis ad latera
frequentioribus.
Long. 4 mm.
Le antenne con alternanza di parti gialle e nere, il terzo
anello poco più grande del precedente, il metanoto punteggiato,
sono i caratteri che fanno distinguere subito questa specie dalle
altre congeneri trovate finora in Italia.
Gen. OEDAULE Waterston.
Indian Forest Records, IX, 1929, parte II, p. 81.
Questo genere di Pleromalinae bicalcarate è stato recente-
mente istituito dal Waterston nel descrivere il maschio di una
‘nuova specie indiana, Oedaule strigifrons, la quale è probabil-
mente parassita del Caryoborus gonagra Fab., bruchide dan-
noso ai semi di varie leguminose arborescenti. Allo stesso genere
ritengo che debbano riferirsi tre specie di pteromaline della no-
stra fauna, di due delle quali, raccolte al (riglio, segue la descri-
zione qui appresso, la terza, trovata finora in Liguria e nel Lazio,
sarà descritta in un prossimo lavoro. Il genere è molto affine a
Bruchobius. Come in questo, vi sono tre anelli nelle antenne
della femmina, due in quelle del maschio ; le ali posteriori sono
assai ristrette alla hase; le tibie posteriori hanno due speroni; il
metanoto è breve, con l’area media larga, limitata da pieghe piu
o meno curve ed oblique, senza carena mediana, a scultura pun-
teggiata-reticolata, e termina con una nuca ristretta e assai spor-
gente, anch'essa reticolata. La clava del nervo stigmatico è discoi-
dale, la lunghezza totale di questo nervo è uguale a quella del
nervo marginale, o maggiore, nella femmina, sempre | maggiore
nel maschio. Tuttavia il dimorfismo dei sessi è più accentuato
che nei Bruchobius, essendovi differenze notevoli fra maschio e
femmina anche nei caratteri dell'ala anteriore : la cellula costale
è più larga nel maschio, e quasi interamente rivestita di una
villosità cortissima e assai fitta; i peli nel resto dell’ala sono
più frequenti, il nervo marginale è più breve e più spesso, la
clava del nervo stigmatico anche piu grande.
Nelle due specie del Giglio la cellula costale dell’ala anteriore
è meno larga che nella: terza specie italiana che ho ricordata, ed
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.3, Vol. X. (30 Novembre 1922). 12
162 L. MASI
in questa lo è ancora meno che nella specie tipica del genere.
Inoltre nelle specie italiane la frangia marginale dell’ ala ante-
‘ riore manca del tutto nella metà superiore del margine esterno
(apicale) mentre nel maschio della specie indiana sembra esistere
in tutto il margine, a giudicare dalla figura che ne accompagna
la descrizione.
Oedaule italica sp. n.
Esemplari 13 9 9, presi da maggio a settembre, nel 1904
e 1902, uno preso in novembre; un esemplare g Tussle in ago-
sto nel 1901.
Femina. Obscure olivacea, cuprescens, id est vertice,
pronoto ac mesonoto et melanoti area media, plus minusve
colore cupreo-purpureo tinctis, abdominis tergitis 2.-5. vel
2.-6. saepius, et etiam in latere ventrali, obscurioribus, sub-
cupreis; antennarum radicula brunnea, scapo flavo-rufe-
scente, ima basi pallido, pedicello annellisque concoloribus,
flagello reliquo flavo-brunneo, margine apicali articulorum
plerumque nigro; oculis rufo-brunneis ; femoribus praeter
extremum apicem, tibiisque pro parte, saturate testaceo-
rufis, tibiis anterioribus basi tantum et spatio apicali majore
flavo-albidis, tibiis posticis mox ad basim et in */; apicali-
bus hoc eodem colore, at spatio reliquo flavo-rufo, incerte
limitato, interdum saturatiore et quasi rufescente-testaceo;
tarsis pallidis, apice infuscatis ; alis hyalinis, nervis pallide
flavescente-griseis, clava saturate flavo-grisea.
Caput thoracis latitudinem paullum superans, propor-
tione 100: 93, antice visum rotundatum, longitudine latius
proportione 100: 79, facie lata, oculis glabris, parum con-
vexis et prominentia dimidiam faciei latitudinem in linea
antennali aequantibus, hac linea a margine clypei */;, linea
oculari inferiore “lio, capitis longitudinis, remotis; torulis
fere contiguis ; scrobe antennali angusta, sat profunda, sed
non marginata, ocellum fere attingente, fundo minutissime
reticulato-punctato ; clypeo breviter bidentato. Forma capitis
de latere fere elliptica at infra non angustata, facie leniter
convexa, diametro transverso dimidium longitudinalis parum
CALCIDIDI DEL GIGLIO 163
superante (proportione 57: 100), orbita ovata, antice minus
convexo-marginata, genae sulco nullo. Ocelli. posteriores
spatio inter se remoti quam tpsorum distantia ab oculis
sesquilongiore; ocellus anterior lineae per posteriorum cen-
tra deductae fere contiguus. Mandibulae mediocres, dentibus
brevibus subaequalibus, sinistra o-dentata denteque interiore
lato, truncato.
Antennae scapo i subrecto, mox infra ocellum ter-
minato, longitudine spatium inter torulum ac orbitam
aequante, crassitie */; longitudinis; flagello brevi, distantiae
interorbitali in linea oculari superiore aequilongo, pedicello
“oo SCapi longitudinis attingente, apice aliquantulum quam
scapo crassiore, fere duplo quam annellis tribus simul
sumptis longiore; his sensim at paullum majoribus; funi-
culi articulo primo quam annellis duplo, quam latitudine
sua proportione 5 : 3 longiore; sensillis linearibus biseria-
tis, nonnullis vero inter series ai dispositis ; arti-
culis sequentibus sensim brevioribus at crassitie aequalibus,
sensillis biseriatis instructis, 4-6 in utraque serie ‘st flagel-
lum de latere inspiciatur ; praeclava longitudine crassitiem
articuli primi aequante et dimidio quam clava breviore,
vie latitudine sua longiore ; clava haud lata, suturis altera
mox pone medium, altera ad */,, prima parum, secunda
magis obliqua. i |
Thorax concinnus, sat robustus, antice truncatus, super-
ficie dorsali aequaliter curvata; collari acute marginato,
capiti propter colli brevitatem contiguo, longitudine in eius
parte media */; scuti aequante; mesonoti parte praeaxillari
longitudine latiore proportione 100: 58, scapularum sulciîs
rectis leniter impressis, */; longiludinis attingentibus; scuto,
superne inspecto, longitudine latiore proportione 100: 77,
antice ad medium aliquantulum magis convexo-prominulo;
scutello pentagono, postice rotundato, */; scuti aequante, lati-
ludine huius longiludinem vin superante, basi dimidio
quam scuto breviore; axillis magnis, aeque-triangularibus;
axillulis fere inconspicuis. Dorsellum transverso-lineare et
sulco anteriore angusto prope scutellum impresso, hoc in
alveolos circa decem, etiam transversos, diviso; zona nitida
inter sulcum anteriorem et posteriorem versus latera sen-
164 i L. MASI di
sim angustata ; sulco posteriore in alveolos subquadratos
14-16 diviso, quorum estremi tantum profunde insculpti.
Postscutelli partes laterales in alveolos sex divisae.
Metanotum breve, ter latius quam medio longius, '/s
angulo recto declive, carina nulla, area plicis circumdata
transversim semi-elliptica et latitudine semidiametrum mt-
norem magis quam quadruplo superante, postice in nucham
producta angustam, valde prominentem, apice truncato-
emarginatam, quae */, tottus longitudinis occupat. Super-
ficies huius areae minute at conspicue reticulata, areolis
plerumque quadratis at super nucham duplo amplioribus
ibique coslis transversis magis conspicuis limitatis, apice.
vero nuchae confertim transverso-striguloso ; margine autem
anteriore, juxta dorsellum, in ‘f; medio laevi, nitido; areolis
singulis transverso-triangularibus postscutello et plicis limi-
tatis, in foveas sex, haud profundas, divisis, his foveis gra-
datim versus interiorem partem minoribus. Stigma obli-
quum, anguste reniforme, spatio a postscutello remotum
eius latitudini aequali.
Thoracis latera sat crasse at profunde, fere aequaltter,
alveolaio-punctata; metaplew ‘atriangulari, quam eius latere
basali sesqui-longiore, angulo antero-inferiore parti. */s
superiori mesepimeri contiguo; mesepimero angusto, su-
perne tantum a mesosterno spatio vage et parce insculpto
separato, quod spatium etiam epimeri aream punctulatam,
quadratam, antice et supra delimitat; mesosterno antice
recte marginato, quam
eius latitudine media Sio a
longiore proportione ent.
45:10, foveolis in serie
transversa quinis vel
senis. Praesternum qua-
si inconspicuum.
Proalae abdominis
apicem attingentes, du- a
plo longiores quam la- Fig. 5. Oedaule italica, g'. Ali (X 17).
tiores, apice late rotun- i
datae, nervis marginali, postmarginali et stigmatico (hoc
CONI
clava computata) fere aequilongis, stigmatico plerumque
CALCIDIDI DEL GIGLIO 165
aliquantulum quam marginali breviore, interdum nonnihil
longiore, raro manifeste breviore; nervo marginali quam
cellula costali breviore proportione 11: 35, setis sex in eius
latere externo prominentibus, nervo postmarginali setis 7-8;
stigmatico tenui, quam marginali dimidio angustiore, setis
tantum 4-6 ante clavam:; hac rotundata, magna, pilosula,
diametro */; totius longitudinis nervi stigmatici aequante,
dente brevissimo */, eius latitudinis non superante; superficie
parce breviterque setosa, setis tenuidus instructa, cellula
basali et speculo magno glabris; fimbria in apice nulla, in
parte posteriore marginis externi et in margine posteriore
usque ad retinaculum brevissima.
Alae metathoracis basi valde angustatae, sub nervi costa-
lis extremitate mox dilatatae, sub initium praestigmatis
latissimae ibique “/i0 longitudinis aequantes, linea latitu-
dinis maximae etiam */ mo longitudinis ab alae radicula
distante; cellula costali hamulos attingente ; fimbria mar-
ginali mediocri.
Fig. 6. Oedaule italica, of. 1, parte dell’ ala anteriore
(X 110) — 2, lembo dell'ala anteriore nel punto dove inco-
mincia la frangia marginale (X 110) — 3, estremità della
nervatura dell’ ala posteriore (X 226).
Pedes, praecipue postici, robusti, hi femore latitudine
longiore proportione 27 : 100, marginibus dorsali ac ven-
trali in */, media parallelis, tibia longitudinem femoris
superante proportione 12: 11, versus apicem sensim cras-
store, calcari externo quam altero dimidio breviore.
Abdomen breve, longitudine distantiam inter collaris
marginem et scutelli apicem paullo superans, cordiforme,
166 SV LSM AST
latitudine sua longius proportione 9: 8, ventre nunquam
convexo-carinato ; superne inspectum tergitis recte margi-
natis, primo medium fere attingente, secundo brevi, */.
praecedentis aequante ; 3.-6. simul sumptis quam secundo
paullum longioribus, ultimo apiculum formante, quam ter-
gito sexto sesquilongiore; latere ventrali tergitorum post
tertium pilosulo. Superficies tergiti basalis laevis, reliquo-
rum, microscopio inspecta, reticulata-sulcata, areolis, basa-
libus exceptis, aeque tongiîis atque latis, tergiti ultimi quam
praecedentium multo minoribus, transverso-linearibus.
Long. 2,8 - 3 mm.
Mas. Viridis, grisescens, submetallicus, abdomine obscu-
riore, area prope basim pallida; antennarum radicula
dilute brunnea vel scapo concolori : pedibus rufo-testacets
vel fulvo-rufis, genubus tibiarumque apice pallidis, tibia
postica basi et dimidio apicali flavo-albida ; alarum nervis
obscure flavo-griseis, praestigmate clavaque brunneis.
Caput de latere inspectum facie sicut in feminis modice
convexa. Proalae latitudine longiores proportione 53: 100;
longitudine cellulae costalis, nervi marginalis, postmargi-
nalis et stigmatici sicut 100: 27: 34: 30, his nervis magis
quam in feminis setosis, marginali quinquies crassitie lon-
giore, setisque in serie exteriore sex instructo, postmargi-
nali setis septem; nervi stigmatici portione pedunculari setis
4-5 in superficie dorsali totidemque in ventrali, portione
discoidali magna */, praecedentis aequante, dente parvo;
pubescentia cellulae costalis ad initium cellulae ipsius et
prope subcostam usque ad huius */, apicalem nulla, reliquo
densa, atque brevissima, setis quasi spiniformibus, quarum
in linea transversa, ad medium, 6-S vel 8-9; setis prope
nervum stigmaticum spatio inter se remotis ipsarum lon-
gitudinem aequante vel superante; cellula basali alarum
posticarum setis brevibus instructa, nec numerosis, 4-5 in
linea transversa. Long. 2,5 mm.
Un esemplare maschio, simile a quello ora descritto, è stato
catturato dal March. F. Invrea a Varazze (Liguria occid.)
nell’ agosto del 1920.
Una delle femmine raccolte al Giglio, presa in novembre,
CALCIDIDI DEL GIGLIO 167
presenta le coxe posteriori e la base dell'addome di colore
violaceo.
Una femmina con caratteri tipici è stata raccolta al Monte
Cimino (Lazio) dal March. G. Lepri, ed un’altra nei dintorni di
Torino dall’ Ing. G. Gribodo.
Oedaule parvula sp. n.
Due gd presi in agosto nel 1901.
Mas. Capite thoraceque griseo-viridibus cyanescentibus,
subopacis, abdomine viridi-aeneo, macula magna rufescente
incerte limitata ; oculis obscure rubris ; scapo ac pedicello
flavo-ochraceis, flagello reliquo pallide castaneo; pedibus
brunneo-rufis, genubus, tibiarum posteriorum */, basali et
apicali, itemque tarsis omnibus praeler articulum quintum,
albidis ; alarum nervis colore pallido griseo-rufescente, clava
vin, praestigmate magis, fuscatis.
Caput magnum, crassum, de latere visum ellipticum,
latitudine longius proportione 74 : 100. Sculptura capitis
et dorsi, amplificatione 50 diam. inspecta, bene conspicua.
Foveolae punctiformes scutelli inaequales, irregulares, ple-
‘rumque rotundatae vel ellipticae, medio dorsulo etiam mi-
nores. Metanoti area inter plicas foveolis quadrangularibus
insculpta ; nucha usque ad marginem apicalem foveolis, vel
potius areolis, eadem forma, at majoribus ; areae depressae
triangulares, dorsello contiguae, extus plica limitatae, fere
aequilaterae at minus determinatae, fundo reticulatae.
Alae anteriores cellula costali quinquies longiore quam
latiore, margine subrecto limitata ; nervi marginalis, post-
marginalis et stigmatici proportione sicut 6: 7 : 7; clava
nervi stigmatici pedunculo tenui aequilonga, subrotunda, lati-
tudine °/, longitudinis suae aequante, dente parvo instructa ;
setis cellulae costalis vix quam in disco brevioribus, 6-8 in
linea transversa ad */, cellulae longitudinis, omnibus aequa-
liter distributis, excepta area speculari nervo humerali
contigua dimidium cellulae latitudinis superante dimidiam-
que longitudinem non attingente; setis nervi humeralis 9,
marginalis extus prominentibus 6, postmarginalis 5, in
168 L. MASI
portione pedunculari nervi stigmatici 10-11, quarum 5 în
superficie alari superiore aequaliter distantes et conspicue -
areolatae ; setis super clavam in latere dorsali 15-16 etiam
areolis affixis ; circum clavam spatio remotis quam ipsa-
rum longitudine sesqui — vel duplo — longiore, in disco
alae spatio duplo vel triplo. Alae posteriores setis circa
duodecim in linea transversa ad medium longitudinis.
Long. 1,7 mm.
Il colorito della testa e del torace assai scuro, grigio-verde
azzurrognolo, e le piccole dimensioni, fanno distinguere facilmente
questa specie dalla precedente. Uno dei caratteri più notevoli è
la pubescenza della cellula costale, meno corta e meno fitta che
nelle altre specie di Oedaule.
Gen. PTEROMALUS Swederus.
Pteromalus puparum (L.)
Syst. Nat.; Ed. 07034567.
Cinque QQ raccolte in giugno e luglio nel 1901.
Questi Pferomalus presentano la stessa colorazione di un.
esemplare dell’ Isola Formosa, distinto per qualche particolarità
della scultura, che può considerarsi come una var. orientale del
Pt. puparum: hanno la testa, il protorace e mesotorace assai
scuri, quasi neri verdastri, le antenne con lo scapo di un giallo vivo,
le zampe gialle rossicce, con le tibie non o appena leggermente
ombrate, i femori tinti di bruno scuro nel lato esterno e con
leggiero riflesso verde,
Negli esemplari italiani del Pleromalus puparum, che ho
esaminati in grande numero, la zona nitida, che separa nel dor-
sello la serie anteriore di alveoli dalla posteriore, è angustissima,
quasi lineare; gli alveoli della serie anteriore sono notevolmente
più grandi di quelli della posteriore, ben distinti, quadrangolari,
in numero di sette o nove; quelli della serie posteriore poco
distinti, più o meno trasversali ed assai più brevi in senso longi-
tudinale, degli anteriori; l’area media del metanoto compresa fra
le due pieghe longitudinali, è reticolata anche presso il lato
interno di queste pieghe, sebbene in modo meno evidente che
CALCIDIDI DEL GIGLIO 169
nella sua parte più centrale, e non già liscia, con una fossetta
ellittica limitata all'angolo anteriore esterno dell’area.
I maschi che presentano forti riflessi cupreo-dorati sulla testa
e sul torace, e addome cupreo, si ottengono talora insieme con
gli altri di colorito meno brillante e rappresentano variazioni
individuali. i
Gen. PSEUDOCATOLACCUS Ms.
Pseudocatolaccus asphondyliae Ms.
Boll. Labor. Zool. gen. e agr. Portici, III, 1908, p. 139-142,
F. 37-39.
Ann. Mus. Civ. Genova, VII (3.8) 1919, p. 45.
Esemplari 21 9 presi dal febbraio all’ agosto negli anni
1900-1902. La maggior parte sono di colorito assai scuro, con la
testa e il torace quasi neri azzurrognoli o neri verdastri, il me-
sonoto talora con riflesso cupreo. Due femmine hanno testa e
torace verdi, occhi e antenne più chiari, lo scapo di un bel giallo
ocraceo. Il metanoto varia secondo gl’ individui, talora verde,
talora cuprescente, almeno nell’area media, o solo nella parte
anteriore di questa; la sua scultura risulta di linee rilevate che
si incontrano formando piccole aree a losanga, ma per lo più le
linee trasverso-oblique sono più appariscenti delle altre oblique-
-longitudinali. Il margine anteriore dell’area media ha una serie
di piccoli alveoli quadrati, aperti posteriormente. Una serie. di
alveoli si osserva anche lungo il margine posteriore del dorsello
e lungo il margine anteriore: quest’ultima si continua con la
serie di alveoli più grandi di ciascuna delle parti laterali del
postscutello.
Gen. SPALANGIOPELTA n.
Ho istituito questo nuovo genere per una specie, che mi sem-
bra pure nuova, di aspetto abbastanza caratteristico, la quale
ricorda in certo modo il Theocolax formiciformis, ma se ne
distingue subito per la testa, veduta di fronte, cordiforme tron-
cata, il corpo interamente di colore verde metallico, le antenne
con 43 articoli, assottigliate verso l’apice, il protorace meno
grande, e diversi altri caratteri.
470 iL. MASI
La forma della testa, le mandibole poco sviluppate, il numero
degli articoli delle antenne e |’ inserzione di queste vicino alla
bocca, oltre i caratteri del peduncolo e dell’addome, ricordano il
genere Jsocratus. Tuttavia il maggiore sviluppo del protorace ed
un complesso di altri caratteri farebbero ritenere che si tratti di uno
Spalangino, nonostante la presenza di 13 articoli nelle antenne.
La forma dello scutello, col relativo frenum, e quella del dorsello,
trovano riscontro nel genere Spalangia, e da essa ho derivato
il nome di Spalangiopelta.
E forse lecito supporre che questo nuovo genere sia inter-
medio fra gli Asaphini (= Isocratini) e gli Spalangtini, e
questi due gruppi abbiano realmente quella affinità naturale che
il Thomson aveva già riconosciuta e che poi non si è voluto più
ammettere.
La diagnosi del genere si può stabilire come segue :
Femina. Corpus metallicum. Caput cordiforme trunca-
tum, scrobe antennali communi triangulari, lata, antennis
inter lineam. ocularem et marginem oralem insertis, 13-
articulatis, annellis tribus, quorum duo primi perparvti,
clava acuta. Pronotum scuto subaequilongum ; scapulae et
axillae non satis. distinctae ; scutellum fere quadrangulare,
latere postico non arcuato, freno discreto; dorsellum cum
scutello continuum, lateribus incerte terminatum, margine
anteriore ac posteriore parallelis; metathorax truncatus,
dorso planiusculo, crasse confertim punclato. Mesopleurae
postice elevatae. Alae (in forma typica) atrophicae. Pedes
longi, primi sat robusti, secundi et tertii graciles, hi coxiîs
magnis at angustis, tibiisque calcaribus duobus parvis in-
structis. Petiolus subcylindricus, mediocris. Abdomen ovato-
acutum, tergito primo magno, margine dorsali convesxo-
-arcuato ; terebrae valvis prominentibus. Mas ignotus.
Spalangiopelta brachyptera sp. n.
Una Q presa al Giglio in marzo nel 1902. Un altro esem-
plare, pure femmina, fu preso dai Sig. Solari a. Vallo Lucano
(Provincia di Salerno) in giugno nel 1904.
Femina. Viridis, metallica, partim leniter aurata, id
est praecipue antennarum fovea, genis, abdominisque ter-
CALCIDIDI DEL GIGLIO 174
gito basali in eius dimidio anteriore; fronte obscura, cya-
neo-violascente; petiolo, interdum etiam metanoto postice,
mesopleura atque propectore, nigris ; abdominis dorso fere
‘toto obscure aeneo; pedibus cum coxis, scapo, pedicello
annellisque et funiculi articulo primo, flavo-melleis, radi-
cula antennali puncto nigro notata, funiculo reliquo et
clava griseo-fuscis, at clavae apice ‘pallido ; oculis castaneo-
rufis. i ,
Caput crassiusculum, thorace conspicue latius propor-
tione 4 : 3, antice inspectum aeque longum atque latum,
‘cordiforme truncatum, linea oculari inferiore */, longitu-
dinis ab ore distante, oculis modice converis, breviter, parce
hirtis, orbitis frontalibus fere parallelis, genis vix curvatis,
ore amplo, clypeo lineari transverso, integro, mandibulis
latis, brevibus, torulis inter lineam
ocularem ac marginem oralem aeque
remotis, inter sese spatio fere duplo
quam ab oculis separatis, fovea anten-
nali communi triangulari, satis pro-
funde excavata, sed non marginata ,
spatio triangulari inter torulos convexo-
prominulo, superficie reticulata, areolis
ad peristoma minoribus, inter torulos
majoribus, pilis paucis, brevibus, spar-
sis. Superficies verticis laevis ; margo
_ occipitalis obtusus, ocellis posterioribus
propinquus; ocelli angulum fere rectum
fingentes, posteriores vix minus ab oculis
remoti quam ab anteriore. Forma capt-
tis de latere inspecti late ovata, diame-
tro transverso */, longitudinis aequante,
vertice amplo, tereti, oculo brevi-cordato,
genae sulco obliquo, parum conspicuo.
Antennae 13-articulatae. Scapus altitudinem verticis fere
attingens, în fovea antennali fere totus receptus, gracilis,
parte apicali paullum attenuata. Flagellum capite sesquilon-
gius, pedicello crassiusculo, pyriformi-truncato, annellis
tribus, primo et secundo minimis, aequalibus, microscopio
conspiciendis, tertio quam praecedentibus simul sumptis via —
Fig. 7. Spalangiopetta
brachyptera, Q (X 40).
479 L, Masi
longiore et longitudine sua fere duplo latiore, quam arti-
culo sequente non angustiore ; hoc dimidiae pedicelli longi-
tudini aequilongo, quam secundo funiculi nonnihil minore;
quatuor sequentibus subaequalibus ; clava magna, elongate
conica, distincte 3-articulata, articulis quatuor praeceden-
tibus aequilonga, latitudine maxima in margine articuli
primi, id est in */, longitudinis, praeclavam sesquisuperante,
articulo primo aeque longo ac lato, secundo et tertio aequa-
libus quam primo sesquilongioribus. Sensilli lineares pauci,
articulis quasi aequilongi, in articulo primo funiculi, pri-
moque clavae, nulli, in 2. 3. 4. et 5. funiculi duo, superio--
res, in 5. aulem et 6. etiam alius inferior, internus, in
articulo paenuliimo clavae duo externi, unus internus, în
ultimo unus externus, leniter sinuatus, duoque interni.
Spinae nonnullae breves in parte ventrali huius articuli
apicalis erectae. i
Thorax superne
visus lateribus via
curvalis, metanoto
postice truncato,
pronoto super col-
lum breve late ro-
tundato; latitudine
maxima paullum
ante medium °/o
totius longitudinis
aequante; de latere
; __ inspectus dorso pa-
rea 0g eo
di profilo e di fronte (x 30) — 4, zampa posteriore thorax humeris tu-
ca a 65) — 6, anelli e primo articolo midulis, superficie
. . dorsali minute, pa-
rum conspicue, reticulata, punetis setiferis prope margi-
nem posticum seriatis. Mesonoti pars praeaxillaris duplo
latior quam longior, lateribus rectis, via obliquis, antice
leniter curvata, postice truncata, scapularum sulcis fere
obsoletis, postice depressione magis conspicua melius indi-
catis et prope axillarum angulum interiorem terminatis ;
superficie distincte reticulato-squamosa, setis brevibus, pau-
CALCIDIDI DEL GIGLIO 173
cis. Axillae mediocres, remotae, reticulatae. Scutellum fere
quadratum, nec postice rotundatum, sed recta terminatum,
scuto aequilongum, dorsuli sculptura minus conspicua, sulco
tenui transverso, */; posteriorem, id est frenum, separante,
hac portione rectangulari, laevissima. Dorsellum scutelli
freno magnitudine et forma simile, reticulatum. Metanotum
etiam scuto aequilongum, basi longitudine fere sesquilatius,
postice truncatum, plica et carina nullis, superficie aequa-
_ liter transversim curvata, in parte */; anteriore minutis-
sime lineata-reticulata, spatio reliquo punctis majoribus
in longitudinem seriatis impressa, seriebus lineis modice
salientibus separatis. Sulcus spiracularis postice fortius
impressus, latior, spiracula inconspicua. Calli fimbria nulla
(an decidua?). Metapleura minute reticulata at indistincta;
mesopleura postice elevato-prominula, nitida, subtiliter lineis
parum conspicuis reticulata, at areolis magnis, sulco tenui
obliquo in duas partes divisa; mesosternum crasse et con-
cinne foveolatum, praesternum eadem sculptura, fere sesqui-
longius quam basi latius; prothoracis latera distincte reti-
culata, areolis sat crassis.
Aiae atrophicae, anteriores */, metanoti attingentes, an-
gustae, fere rectangulares, transversim curvatae, pilis pau-
cis illis dorsi similibus instructae (*).
Pedes graciles ; coxae anticae pyriformes, haud parvae,
mediae breviores, posticae longae et prope basim fere dimi-
dio latiores quam longiores; femur posticum latitudine paul-
lum magis quam quater longius ; tibia femore longior pro-
portione 6: 5, tarsus */, tibiae aequans, articulo primo ‘/s
non superante, 2. et 3. aequalibus.
Petiolus superne inspectus forma trapezoidali, duplo
latior quam longior, aspectu granulosus, costis longitudina-
libus septem vel octo in latere dorsali vin conspicuis.
Abdomen “°/100 longitudinis aequans, de latere visum
sternitis prominentibus, hians et altitudine sua fere sesqui-
longius ; tergito primo margine dorsali convexo-prominulo
ibique mediam longitudinem fere attingente, latere dimi-
diam abdominis altitudinem non superante; tergito secundo
(4) Non ho potuto osservare bene le ali posteriori. Mi sembra che esse siano
limitate alla loro parte basale.
_aequilongo, minute reticulato-squamoso; septimo breviter
conico, sculplura etiam minutiore.
Long. 1,25 mm.
Gen. ISOCRATUS Forster.
(Asaphes Walker).
Isoeratus vulgaris (Walk).
Asaphes vulgaris, Walker, Entom. Mag., IL, 1833, p. 152.
Isocratus vulgaris, Thomson, Hymen, Scandin., IV, Be Pi 208,
Una 9 presa nel maggio del Di
in parte dorsali brevi, de latere viso omnium masximo; —
3.-5. etiam brevioribus, 5. autem partibus lateralibus ad
medium dilatatis; tergito seato tribus praecedentibus fere
SETTIMO CONTRIBUTO
ALLO STUDIO DEGLI STAPHYLININL
NOTE SU ALCUNI PHILONTHUS DELLA PERSIA E DELLE REGIONI ADIACENTI
DEL Dort. EDOARDO GRIDELLI.
Il materiale coleotterologico raccolto dal Marchese Giacomo
Doria durante il suo viaggio in Persia negli anni 1862 e 1863,
ha già fornito argomento a parecchi lavori, ma esso è talmente
ricco che il suo studio si presta ancora, dopo più di 60 anni,
ad osservazioni di qualche importanza. In questo materiale
sono rappresentati, benchè non troppo abbondantemente, gli
Stafilinidi, che furono a suo tempo in parte esaminati da Fauvel,
ma non formavano oggetto di alcune sue pubblicazioni. Non credo
‘quindi privo di interesse far conoscere le specie di Philonthus
comprese in quella raccolta, tra cui ho riscontrato una specie
non ancora descritta.
Gli esemplari indicati come provenienti dalla Persia settentrio-
nale furono con tutta probabilità raccolti dal March. Doria nei
dintorni. di Teheran e quelli della Persia meridionale a Sciraz
presso il golfo Persico; alcuni individui furono presi nel Caucaso
nella traversata da Poti a Teheran. Ho compreso in questa nota
qualche esemplare raccolto parecchi anni dopo in alcune località
della Persia da Abdul Kerim, già seguace del Doria nei suoi
viaggi, ed una nuova specie di Philonthus di Siria dovuta al
compianto R. Console generale Augusto: Medana, al quale il
Doria, come a tanti altri, aveva saputo infondere l’amore per le
ricerche entomologiche.
Philonthus intermedius Boisd. & Lacord.; Ganglb. Kaf. Mitt.-
Eur. II, 1895, p. 442. Un solo esemplare maschile, identico agli
esemplari europei, raccolto nella Persia meridionale.
Philonthus politus L.
aeneus Rossi; Ganglb. Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 444.
Un esemplare femminile raccolto ad Elburz (Persia settentrio-
nale) da Abdul Kerim (1875).
3
176 E. GRIDELLI
Philonthus atratus Gravh.; Ganglb. Kaf. Mitt.-Eur. II, p. AG.
Un esemplare femminile ricealts nella Persia settentrionale;
esso deve venir ascritto alla ab. janthinipennis Kolen.; Fauvel,
Faun. gallo-rhén. III, 1872, p. 457, (= coerulescens Ganglb. |. c.).
Philonthus ebeninus Gravh.; Gridelli, Atti Accad. Ven. Trent.
Istriana, XI, 1920, p. 15.
Tre esemplari maschili, raccolti nella Persia meridionale ed
uno, pure maschile, nel Caucaso. Tutta la superficie del pronoto
presenta una striatura finissima e molto densa, bene visibile con
un ingrandimento di 30 X.
Philonthus concinnus Gravh.; Gridelli; L c. p. 16.
Molti esemplari d’ambo i sessi; raccolti nella Persia setten-
trionale e meridionale, nonchè nel Caucaso. La superficie laterale
del pronoto presenta una striatura (1) più debole e più rada che
nell’ ebeninus; lo spazio compreso tra le due serie dorsali, esa-
minato con un ingrandimento di 30 X, appare liscio; esistono in
realtà poche strie isolate, visibili mediante un microscopio.
Philonthus dimidiatus Sahlb.; Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. I,
1895, p. 452.
Quattro esemplari, catturati nella Persia settentrionale. ii
di essi ha le elitre quasi completamente rosso-bruniccie, la colo-
razione oscura è limitata ad una macchia scutellare bruna; negli
altri tre la base delle elitre mostra una zona trasversale nero-bruna,
bene sviluppata, prolungata lungo la sutura fino all’apice delle
elitre.
Philonthus debilis Gravh.; Ganglb. Kaf. Mitt. Eur. II, p. 453.
Sembra essere molto comune nella Persia settentrionale,
almeno a giudicare dai numerosi esemplari raccolti dal Marchese
Doria (1862-63) e da Abdul Kerim (Teheran, 5. XI. 1874).
Philonthus varius Gyllh.; Ganglb. Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
p. 448; Gridelli, Bull. Soc, Entom. Ital. LI, 1919, p. 54.
Ei meridionale, un esemplare MRSC appartenente alla
forma tipica.
Alcuni esemplari vennero raccolti anche da i Kerim presso
Teheran (5. XI. 1874) ed a Sari nel Mazanderan (26. I. 1875).
() Le differenze citate permettono di distinguere con relativa facilità le due
specie. Il pronoto del corruscus, visto collo stesso ingrandimento, sembra liscio;
in realtà esso presenta una striatura molto debole e rada, limitata alle zone laterali,
STAPHYLININI PALEARTICI 177
Philonthus bimaculatus Gravh.; Gridelli, Bull. Soc. Entom.
abil 49197 p. 8D.
Un solo esemplare, appartenente all’ ab. nitidicollis Lac., cat-
turato da Kerim nella Persia settentrionale (Teheran, 5. XI. 1874).
Philonthus sordidus Gravh. ; oe Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
p. 451.
Persia meridionale; quattro esemplari, senza traccia d’ una
‘colorazione chiara lungo l’orlo apicale delle elitre.
Philonthus fulvipes F.; Gridelli, Boll. Soc. Entom. Ital. LV,
1920. p. 24.
Un solo esemplare, catturato nel Caucaso.
Philonthus (Radigus) tenuis F.; Ganglb. Kaf. Mitt.-Eur. II,
1895, p. 458.
Teheran (5. XI. 1874), un esemplare maschile, eguale i in tutti
i caratteri agli esemplari europei. Il March. Doria raccolse nel
Caucaso (1862) un individuo colle zampe completamente giallo-
brune.
Philonthus (Radigus) Abauriae nov. spec.
Capo e collo nero-bruni; pronoto giallo-rossiccio; elitre rosso-
giallastre, con una zoua basale nero-bruna più o meno sviluppata;
tergiti bruno-neri, oscuri, coll’ orlo apicale più chiaro. La parte
inferiore del corpo è bruno-nera; il prosterno è giallo-bruno, la
parte centrale del mesosterno e del metasterno è bruna. Le
antenne sono colorate in bruno-chiaro; i tre articoli basali delle
stesse, i palpi e le zampe sono giallo-bruni. Le serie dorsali del
pronoto sono formate da sei punti.
Affine al ténwis, col quale viene certamente confuso nelle
collezioni, però, oltre al colore diverse delle antenne, dei palpi e
delle zampe, il capo è più stretto e più lungo, ristretto più
fortemente all’indietro, il pronoto è notevolmente più stretto, a
lati più convergenti anteriormente. Le elitre sono più lunghe,
con punteggiatura più rada; la punteggiatura dei tergiti è pure
più fina e molto più rada che nel ¢enwis. Anche la pubescenza
delle elitre e specialmente dei tergiti è notevolmente meno densa
che nella specie citata. Le antenne sono più gracili, con articoli
un po’ meno trasversali, a cominciare dal quarto.
S'. I caratteri sessuali secondarii non differiscono in modo
sensibile da quelli del tenuis. L’ aedeagus è pure molto simile
a quello del ¢enwis, però l'apice del pene è molto più esile e
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (16 Luglio 1924). 13
e TAN a
178 E. GRIDELLI
più lungo e la distanza che separa l’apice estremo del pene da
quello del paramero è notevolmente maggiore.
L. 4,5-5,5 mm. Persia settentrionale, leg. Doria 1862-63, 10
esemplari, Museo Civico di Genova. Mi è grato dedicare questa
specie alla memoria dell’illustre March. Giacomo Doria, fondatore
di questo Museo, che tanto ha arricchito colle sue raccolte.
Philonthus (Rabigus) syriacus nov. spec.
Nero; pronoto ed elitre brunc-rossicci chiari; orli posteriori dei.
segmenti addominali con trasparenza bruniccia; antenne, palpi e
zampe giallo-bruni; pubescenza giallo-bruna.
Gli articoli terminali delle antenne sono d’ eguali dimensioni
in larghezza e lunghezza; il capo è allungato, fortemente ristretto
posteriormente, poco più lungo che largo. Il pronoto è pure poco
più lungo che largo, i suoi lati sono paralleli fino al terzo ante-
riore; gli angoli anteriori sono largamente arrotondati. Le serie
dorsali sono regolari, ciascuna di esse contiene cinque punti;
suppongo però che tale fatto sia anormale, perchè l'intervallo
tra il quarto e l’ultimo punto è circa il doppio di quello che
separa il quarto dal terzo.
La superficie del capo e del pronoto è molto lucida, essa
presenta una striatura finissima, appena visibile mediante un in-
grandimento di 30 X; elitre con fondo liscio; tergiti con striatura
finissima e molto densa.
Affine al pullus, però oltre al colore ben diverso, il capo è
notevolmente più ristretto posteriormente, gli angoli anteriori
del pronoto sono molto più largamente arrotondati, la punteg-
giatura delle elitre e dei tergiti è più fina, la pubescenza è più
oscura, più corta e più rada. |
o&. Tarsi anteriori dilatati; l’orlo apicale dell’ ottavo sternite
presenta una smarginatura eguale a quella del pudlus. Visto dal
lato sinistro, il pene differisce molto da quello del pullus per la
forma dell’apice, il quale è più esile e molto più acuminato.
Inoltre i lati del pene sono curvati uniformemente dall’ apice
all’ingrossamento basale, mentre nel pullus il pene è notevol-
mente più largo nella parte mediana, ed i lati sono per un tratto
paralleli e poi convergono bruscamente verso l’ingrossamento
basale, formando così un angolo ottuso bene evidente. Il paramero
ha la forma comune a tuttii Rabigus, la sua larghezza massima
è eguale a quella del pene.
STAPHYLININI PALEARTICI 179
L. 5 mm. Tripoli di Siria. Un solo esemplare g', catturato
nell’aprile 1894 dal Signor Avv. Augusto Medana, R. Console
d’Italia. Museo Civico di Genova.
Gabrius nigritulus Gravh.; Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova,
mserictos voli De (OLX). 1920, por 142:
Persia settentrionale; alcuni i 9 e 2 raccolti dal
March. Doria e da Abdul Kerim.
Le specie a me note, appartenenti al sottogenere Rabigus
Muls. & Rey, (Ann. Soc. Agr. Lyon, 1875, p. 523), si possono
determinare facilmente mediante la tabella seguente:
1 la superficie del pronoto è resa leggermente opaca dalla
striatura fina e molto densa, bene visibile mediante un in-
grandimento di 30 X. Nero; pronoto ed elitre d’un rosso-
bruniccio vivo; antenne bruno-oscure, coi tre articoli basali
giallo-bruni; palpi e zampe giallo-bruni; tibie e tarsi forte-
mente infoscati. Pene fortemente attenuato ed acuminato
all’ apice, dilatato nella parte mediana; paramero molto
meno dilatato che in tutte le altre specie, molto più stretto
del pene. L. 5,5 mm. Buchara (Hissar), un g!
Descritto del Daghestan (Bull. Moscou XXXII, 1860,
Il, p. 567); la prima descrizione esatta e completa è quella
data da Solsky (Horae Soc. Ent. Ross. VIII, 1871, p. 160),
su esemplari di Djisak e Samarcanda.
formosus (Motsch.) Solsky.
— Superficie del pronoto lucidissima; con striatura finissima
e rada, appena visibile mediante un ingrandimento di
30 X . : È . 4 7 È È ier) 2
2 Nero; pronoto ed elitre bruno-rossicci, chiari; antenne,
palpi e zampe giallo-bruni. L. 5 mm. Tripoli di Siria!
syriacus mihi.
— Colore diverso . ae Shak PRUNE <3
3 Pronoto interamente nero. i 4
— Pronoto rosso-bruniccio, talvolta n o meno in
infoscato, in nessun caso interamente nero È 6
4 Punteggiatura: dei tergiti fina e rada, ta “ites
densa. Nero; antenne, palpi e zampe neri. Talvolta le
180 E. GRIDELLI
zampe, la base delle antenne e I’ orlo apicale delle elitre
più o meno brunicci (ab. pseudogracilis Reitt., Faun.
Germ. IH, 1909, p. 131). L.4,5-5,5 mm. È una specie
vastamente diffusa; Europa media, Siberia (sec. Ganglb.);
non rara nell'Italia settentrionale, (Alpi, bassopiano padano,
Apennino settentrionale). pullus Nordm.
— Punteggiatura dei tergiti molto più densa, specialmente
nella parte basale. Zampe ed antenne in gran parte chiare 5
Capo allungato, a lati fortemente convergenti; lati del
pronoto convergenti in avanti. Nero; elitre nero-brune,
con l'orlo apicale ed i lati bruno-chiari; zampe giallo-brune,
tibie e tarsi infoscati; antenne nero-brune, coi due articoli
basali giallo-bruni. L. 5,5-6,5 mm. Aulie Ata! Syr Darja
(Turchestan) ! princeps Bernh.
— Capo piu corto, meno ristretto posteriormente; pronoto
a lati paralleli; punteggiatura delle elitre finissima e
molto densa. Nero; pronoto bruno-oscuro; antenne brune,
colla base e l’apice più chiari; palpi brunicci; zampe giallo-
brune (1). L. 5-6 mm. Vladivostok! Korea! .
brunnicollis Hochh.
6 Capo poco ristretto posteriormente; tergiti con punteggiatura
e pubescenza molto densa. Nero; pronoto rosso-bruniccio ;
elitre rosso-bruniccie colla base nera; antenne nere colla
base giallo-bruna; zampe giallo-brune, quasi sempre colle
tibie ed i tarsi neri. Talvolta il pronoto è più o meno
infoscato nel mezzo (ab. nigricollis Gerh.) oppure le elitre
hanno la colorazione. rosso bruniccia ridotta ad un orlo
apicale (ab. gracilis Letzn.).
L. 4,5-5,5 mm. Specie diffusissima nella regione paleartica,
si trova pure in Persia (Teheran, leg. Kerim, 1 01).
tenuis F.
— Capo molto più ristretto posteriormente; pronoto più stretto;
tergiti con punteggiatura e pubescenza molto più rada;
antenne bruno-chiare, colla base giallo-bruna; zampe com-
pletamente giallo-brune.
L. 4,5-5,5 mm. Persia settentrionale. Adavriae mihi.
(dle
(1) Phil. brunnicollis Hochh. Bull. Moscou, XXIV, 1851, p. 20. Descritto di Kasan;
la descrizione corrisponde abbastanza bene agli esemplari da me esaminati. Secondo
Bernhauer (Cat. Col. Junk, pars 57, p. 331)) si trova pure nel Giappone (inconstans
Sharp, Ann. Mag. Nat. Hist. 6 (III), 1889, p. 40.
e
STAPHYLININI PALEARTICI 181
Il sottogenere Rabigus (*) è formato da un gruppo di specie
molto affini tra loro, col corpo d’aspetto particolare, distinte da
tutte le altre specie del genere per la forma dei palpi mascellari,
i quali hanno l’ultimo articolo conico, non più lungo del penul-
timo, e specialmente per la forma del paramero. Il paramero è
unico, laterale sinistro, appuntito colla parte apicale dilatata a
losanga e concava; la faccia concava è volta verso il pene. Questa
forma così caratteristica è comune a tutte le specie ed appare
evidentissima nel tenuds e nel pullus.
(1) Specie a me ignote, appartenenti al sottogenere Rabigus:
Phil. alienus Eppsh., Horae Soc. Ent. Ross. 1889, p. 178. Grandezza del varians
Payk., serie dorsali del pronoto formate da tre punti. Nero; capo e pronoto con
riflessi bronzei oscuri, elitre bronzeo-chiare, con riflessi dorati; antenne, palpi e
zampe neri. L. 3 lin. Mongolia (Kan-ssu).
Phil. auropilosus Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 41911, p. 460. Descrilto di
Turchia; secondo Bernhauer (Cat. Col. Junk, bee 57, p. 354) è da considerarsi quale
sinonimo del princeps Bernh. i
Phil. ocaleoides J. Sahlb., « Ofvers. F. vet. Soc. L., 1908, p. 35 ». Elongatus.
subcylindricus, nigropiceus, nitidus, subaeneomicans, Dale densa sericea flavescenle,
antennis, palpis pedibusque pallide flavis:,.... Species pulchra et distinctissima
Ph. (Rabigo) pulls Nordm, affinis, prothorace paullo longiore, elytris abdomineque
longius densius sericeo-pubescentibus, densius punctatis antennis pedibusque lucide
pallide testaceis mox distinguenda. L. 5 mm. Tarso di Anatolia.
Phil. pamirensis Sharp. Journ. Asiat. Soc. Beng. XLVII, 1878, II, p. 170. « Ex.
affinitate Staph. tenwis F. Angustulus, haud parallelus, niger, elytris rufis, antennis
pedibusque posterioribus fuscis, illarum basi pedibusque anterioribus testaceis;
abdomine subtiliter punctato ». L. 6 mm. Pamir.
. Phil. ruficapillus Reitt., Horae Soc. Ent. Ross. 1887, p. 316. Simile al formosus ;
giallo-rossiccio; addome nero; elitre con una macchia scutellare nera; antenne nere,
ad eccezione dei tre articoli basali; l’apice dei palpi mascellari e la parte inferiore
del corpo di color bruno. L. 6-7 mm. Catena di Przewalsky, a sud di Keria (Asia
centrale). i :
LINE ASSIÀI
NOTE SUL GENERE MEGALOCOLUS
(Hym. Chalcididae)
Un esemplare di Megalocolus, raccolto a Borneo dal Marchese
G. Doria, e che «ritengo appartenente alla specie rufiventris del
Cameron, mi dà occasione di esporre in particolare 1 caratteri di
quel genere, istituito da Kirby nel 1882 (*), desumendoli dal
confronto con altri generi di Chalcidini e dall’ esame di diciannove .
esemplari di Megalocolus, che ho avuti a disposizione, i quali
appartengono a dieci specie, provenienti da diversi paesi della
Regione orientale e dalla Nuova Guinea.
La diagnosi generica fatta dal Kirby e quella pubblicata da
Schmiedeknecht nel « Genera Insectorum » , sono insufficienti per
una sicura determinazione e, come la maggior parte delle diagnosi
dei generi di Chalcidinae, non risultano da un esame compara-.
tivo di forme più o meno affini. Nelle descrizioni delle specie non
| si trovano indicati i caratteri del vertice, del lobo apicale dello
scutello e del metanoto, i quali sono fra i più importanti Dee la
distinzione specifica.
I caratteri comuni ai Megalocolus si possono riassumere
come segue:
Caput antice visum triangulare; facie modice convexa ;
genis orbitis aequilongis; carinis nullis; antennis ad medium,
alte supra lineam ocularem, insertis; scrobe profunda, */,
spatii interorbitalis latitudine nonnihil superante, minus
distincte marginata, lateribus subrectis, in eius parte supe-
riore transversim et minute strigulosa, lamina tenui scapos
separante usque ad medium divisa; margine orali anteriore
fortiter concavo-arcuato, clypeo indistincto, epistomate in-
terdum carinato; labro parvulo, angusto, fere semicirculari,
(4) Journal Linn. Soc. London, XVII, 1883, p. 61, tav. IV, fig. 13-15.
SUL GENERE MEGALOCOLUS 183
plurisetoso; mandibulis 2-dentatis, aequalibus, dente exteriore
acuto, interiore latissimo, subtruncato vel in margine apicali
concavo, quasi dentibus duobus coalitis constituto; palpis
maxillaribus articulo tertio et quarto setis longis, frequen-
tibus, item atque galea, instructis ; palpis labialibus articulo
medio paullum breviore, tertio apice acuto; ocellis in medio
vertice locatis, spatio mox pone ocellum medium et latera-
libus interposito saepe elevato vel etiam cristam angustam,
transversam, formante.
- Antennae feminae 12—articulatae, maris articulis 12
vel 11; flagello longo, cylindrico, interdum in maribus ad
apicem versus aliquantulum attenuato, annello et pedicello
subaequalibus.
Scutelli limbus apicalis interdum totus prominens, integer,
interdum in lobum productus angustum, conspicuum, sub-
truncatum vel profunde incisum. Metathorax, superne
inspectus, dentibus Bie binis in utroque latere,
quorum anterior e medid margine superiore metapleurae
prominens, posterior e crista longitudinali metanoti juxta
metapleuram decurrente. Mesopleura per totam altitudinem
profunde excavata, fovea femur excipiente minute strigulosa,
inferius tamen laevi.
Proalae sat dense puberulae, fimbria apicali brevissima,
nervo marginali dimidiam cellulae costalis longitudinem
aequante, vel parum longiore, postmarginali et stigmatico
valde abbreviatis, subaequalibus, clava interdum sessili.
Coxae posticae elongatae, bast vix tumescentes; femur
ellipticum, dentibus nec numerosis nec propinquis; tibia
non longe a basi fortius curvata, calcari destituta. Tarsi
articulo ultimo majusculo; ungues sine denticulis.
Abdomen (sive « gastrum ») in mari atque in femina
segmentis constans conspicuis sex (nec septem); maris elli-
pticum, ventre minus convexo; feminaé ovato-conicum, tergito
ultimo stylum fingente vix lenissime incurvum et parti
anteriori subaequilongum, cercoidibus non longe ab apice
praeditum; tergito basali dimidium partis ovatae non vel
paullo superante; sternito ultimo, in feminis quam praece-
dentibus simul sumptis lene core terebrae valvis modice
prominulis.
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Sculptura capitis thoracisque crasse alveolato-punctata.
Color niger, interdum pro parte rufus. Statura major.
Notevole sopratutto è il carattere, non indicato finora dagli
autori, della presenza di soli sei tergiti visibili, e non sette,
nell’addome, così nel maschio come nella femmina: fra il penul-
timo tergite che porta gli stigmi, e quello basale, se ne vedono
tre invece di quattro. In tutte le specie che ho esaminate, i cercoidi
si trovano vicini all’estremità del segmento, a circa #/, della
lunghezza di esso. Il vertice presenta per lo più un rilievo formato
dalla piccola area compresa fra gli ocelli, e questa è talora piana
e sollevata in alto col suo margine anteriore, così da formare
una piccola cresta trasversale, ben visibile osservando la testa di
fronte e di profilo. Una delle specie che ho esaminate, della
Nuova Guinea (2 gd), manca dei due denti del metanoto e
presenta quindi solo i due del margine superiore delle metapleure;
un'altra, di Birmania (1 9), ha i quattro denti piccolissimi e
ottusi. Nella cellula costale dell’ ala posteriore, presso gli unci-
netti, manca la setola unciniforme che si osserva nelle Chalcis.
Ho osservato le parti boccali in un preparato di una specie,
per ora indeterminata, proveniente dall’Isola di Sibuyan (Arcipe-
lago delle Filippine): il carattere delle mandibole bidentate con-
corda con quanto scrive Girault a proposito del suo Megalocolus
rufinotum.
Le specie del genere si potrebbero così distinguere in due
gruppi:
a) Scutello fornito di un lobo apicale, sporgente, troncato o
inciso:
a questo gruppo appartengono |’ Haltichella ducator Walk.,
specie designata da Kirby come tipo del genere, il Me-
galocolus apicipennis e il rufiventris di Cameron.
b) Scutello inerme:
a questo gruppo appartengono, secondo Kirby, le seguenti
specie del Walker: Haltichella ensator, properator,
tentator, signator, notator, gladiator.
Non ho potuto consultare le descrizioni delle tre specie M.
fulvipennis, rufitarsis, striolatus (1).
(1) Cameron, P.: Journal Straits Branch R. Asiatic Soc., XLIV, 1904-1905, p. 96, 97.
9
SUL GENERE MEGALOCOLUS 185
Per le due specie Megalocolus pruinosus Cam. e rufinotum
Girault, la forma dell’apice dello scutello non è indicata.
Riguardo alla distribuzione geografica, il genere appartiene
essenzialmente alla Regione orientale, tuttavia il Megalocolus
pruinosus è stato raccolto a Quetta, nell'interno del Belucistan;
il rufinotum è del Queensland; un’ altra specie, che mi sembra
inedita, fu raccolta da Loria (1892) nella Nuova Guinea, Si pos-
sono ritenere come suoi affini i generi Stypiura ed Epitelia,
ed anche il genere Phasgonophora quale fu interpretato dal
Kirby nella sua revisione già ricordata (1882), tutti appartenenti
alla Regione neotropica. Nel genere Conura, di Spinola, anch'esso
neotropico (del quale ho veduto il tipo della specie flavicans,
genotipica) e che va riferito ai Chalcidini e non agli Haltichellini,
l’addome ha sette tergiti e non termina con un segmento stili-
forme. Trigonura, secondo la definizione di Waterston (Indian
Forest Records, 1922). si discosta dal Megalocolus per parecchi
caratteri: le ali anteriori hanno il nervo marginale proporziona-
tamente più corto, la superficie fornita di setole rade, il margine
apicale affatto glabro; nelle zampe posteriori le anche sono robuste,
non allungate, il femore presenta un maggior numero di denti,
non discosti fra loro, la tibia è fornita di sperone; l'addome ha
sette segmenti e i cercoidi si trovano verso la meta del segmento
apicale; inoltre le mandibole sono ambedue tridentate.
Megalocolus rufiventris Cameron,
Journal Straits Branch R. Asiatic Soc., Singapore, XXIX,
MVS rope Ob OO:
Q. Nigra, tegulis abdomineque (sive « gastro »), praeter
segmentum styliforme, piceo-rufis, tergitis fulvo-selosis, tarsis,
tibiarum apice, genubus primi et secundi paris, obscure
testaceo-rubris, alis flavis grisescentibus, nervis pallide
castaneis. o
Caput a latere inspecium vertice tereti, gena postice
acute marginata, epistomate haud carinato cum faciei parte
superiore angulum obtusum fingente; superne visum fronte
de utroque latere scrobis valde convexo-prominente.
Funiculi articulus primus latitudine longior proportione
3:5 (reliqui in specimine desunti).
186 | Ki MASI ©
Scutelli lobus modice transversus, truncatus, at margine
apicali leniter concavo; costis duabus bene conspicuis, subla-
teralibus, divergentibus, instructus. Dorsellum fovea media
angusta nec profunda, superficie de utroque latere foveae
oblique strigosa. Metanotum alveolis magnis insculptum,
cristis longitudinalibus sex, quarum exteriores ad mediam
longitudinem dentem acutum formantes, interiores spatium
limitantes forma elliptica irregulari et in eius */s media
transversim costulalum.
Proalae, retrorsum versae, cercoides attingentes, nervo
postmarginali atque stigmatico */, nervi marginalis aequan-
tibus. !
Femur posticum bis latitudine longius, dentibus octo
armatum, quorum duo ultimi minores, propingui, secundus
parvus.
Abdominis pars anterior i tergito quinto,
praeter zonam basalem laevem, nitidam, punctis piliferis
fere contiguis impresso, quorum 6-7 in linea longitudinali
numerantur. Cercotdes */4 styli ia ab apice segmenti
remoti.
Long. 13 mm. :
Specimen unicum. Sarawak, legit G. Doria, 1865-1866.
Non ho potuto confrontare il tipo della specie, che si trova
nel Museo di Sarawak. Secondo Kirby le ali avrebbero una leggera
tinta fulva, il femore sarebbe fornito di sette denti, l’ultimo dei
quali imperfettamente sviluppato.
EINE Ae SS i
NUOVE SPECIE DI CHALCIS RACCOLTE NELLA PERSIA
DAL Marcu. G. Doria
Nella raccolta entomologica fatta dal March. G. Doria in Persia
durante gli anni 1862-63, si trovano due esemplari di Chalcis,
di diversa specie, presi a Kerman, nella parte montuosa centrale-
meridionale di quella regione. Sebbene le descrizioni delle Chalcis,
pubblicate finora, siano quasi tutte insufficienti per la diagnosi
specitica, tuttavia alcuni caratteri particolari degli esemplari rac-
colti dal Doria, e il confronto con le altre Chalcis europee e
molte nord-africane ed orientali, che ora vado studiando, mi
fanno ritenere che si tratti di specie nuove. È probabile che le
Chalcis della Persia, di cui non si era descritta alcuna finora,
siano per la maggior parte diverse dalle specie mediterranee,
come pure da quelle della regione orientale: onde, per quanto
modesto, il contributo portato dalla raccolta del Doria alla cono-
scenza delle Chalcis di quella parte dell’Asia, non è senza parti-
colare interesse. ‘
Chalcis rufigaster sp. n.
dg'. Capite ac thorace nigris, abdomine, coxis femoribusque
posticis, in specimine, rubro-testaceis, femorum apice late albido-
maculato, denticulis nigris; tibiis posticis eburneis, basi brevi spatio
rufis, in latere interiore, ad medium, etiam rufescentibus, in
margine latus anterius ab externo separante nigro-lineatis; reliquis
pedum partibus, tegulisque, etiam eburneis, excepta basi femoris
antici et dimidio proximali intermedii castaneis; ocellis rufis;
antennarum radicula, pedicello, clavae apice, scutelli limbo, dorsello
abdominisque petiolo obscure ferrugineis; pilis ubicumque niveis;
alis leniter grisescentibus, nervis fuscis.
188 L. MASI
Caput antice visum latitudine paullum brevius, proportione
75 :100, linea oculari inferiore !/, longitudinis ab ore remota,
epistomatis punctura melius conspicua at minus frequente, clypeo
ene discreto, punctis fere ubique biseriatis impresso; ocellis
lateralibus spatio ab oculis remotis quam ab ocello medio paullum
breviore. Forma capitis de latere ovata, diametro transverso di-
midiam longitudinem parum superante, orbita elliptica, latitudine
sua longiore proportione 67:100, carina genali recta, oblique.
usque ad orbitam continua, bene distincta, ramum nullum praeor-
bitalem nec postorbitalem emittente.
Mandibula dextra bidentata, dente externo acuto, margine in
huius apice desinente recto et valde obliquo, dente interno truncato.
Palpus maxillaris articulo secundo quam primo ac tertio fere
sesquilongiore, secundo apice, tertio toto, latis, articulo apicali
praecedentibus simul sumptis aequilongo, latitudine maxima ad
?/, longitudinis. Palpus labialis articulo primo in parte dimidia
proximali coarctato, secundo vix latitudine longiore, tertio crasso,
fusiformi, duobus primis simul sumptis aequilongo, latitudine sua
fere ter longiore.
Funiculus cylindricus, cristi lie articulo primo vix latitu- _
dine longiore, secundo quadrato, ultimo parum latitudine breviore.
Thoracis dorsum sculptura minuta, at distincta, foveolis haud
profundis, contiguis. Scutellum convexum, hexagonum, subtrans-
versum, limbo conspicue prominente, apice acute bilobato, fimbria
densa. Dorsellum alveolis septem seriatis-in eius parte anteriore
insculptum, quorum medius foveae locum occupans, quadrangularis,
paullum latitudine sua longior, nec dimidiam dorselli longitudinem
superans, ceteri autem, terni de utroque latere alveoli medii,
horumque interior parvus, secundus mediocris, aeque longus atque
latus, tertius major, transversus. Metathorax lateribus non dentatis
sed oblique inspectis obtusissime angulatis. Metanoti fovea media
antrorsum angulata et marginem attingens, postice nonnihil an-
gustata, lateribus sinuatis, indivisa; alveoli in serie marginali,
inter foveam et spiraculum, tres (in latere dextro, in specimine,
secundus atque tertius in unum fusi, fundo tripartito), primus
forma trapezii recti, secundus pentagonus irregularis, tertius etiam
trapezoidalis at quasi triangulum fingens; alveoli discales irregu-
lares, quini vel seni in utroque latere.
Nervus stigmaticus fere dimidiam postmarginalis longitudinem
‘
‘| CHALCIS DELLA PERSIA 189
aequans, apice acuto cum clavae dente quasi figuram lunatam
fingentibus.
Femur posticum haud robustum, ellipticum, proportione lati-
tudinis ad longitudinem sicut 54: 100, superficie externa punctis
sat confertis leviter impressa, interna tuberculo basali nullo,
margine ventrali denticulis decem instructo, sensim magis pro-
pinquis, at primis longe inter se remotis, 8.9, 9.° ac 10.° spatio
distantibus ipsorum longitudini aequali, primo autem ‘paullum
ceteris majore, triangulari aequilatero; tarsus crassiusculus.
Abdomen tergito primo, absque areis lateralibus piliferis, laevi,
nitido, tamen microscopio inspecto fere inconspicue et minutissime
squamoso - reticulato; tergitis 2.°-5.° zona marginali nitida (hac
in 2.° fere nulla), spatio reliquo subopaco, punctis minimis con-
fertissimis insculpto, aliisque majoribus piliferis bi-vel triseriatis;
tergito sexto foveolis sex vel septem in serie obliqua.
Long. 5 mm.
Specimen unicum. Kerman, 1863, leit G. Doria. In collectione
Musei Genuensis.
Fra i caratteri di questa specie sono notevoli 1 seguenti:
la mancanza di colorazione scura o rossastra verso il mezzo del
lato anteriore, e del lato esterno, della tibia. nel terzo paio di
zampe, e il colorito rosso, uniforme, di tutto l’ addome; il quale
potrebbe dipendere, però, da variazione individuale, non potendosi
escludere che si trovino esemplari con parte dell’ addome, e con
parte delle anche posteriori. più o meno nere; il funicolo cilin-
drico, la mancanza di carena preorbitale e postorbitale, lo scutello
bilobato all’ apice, la mancanza del dente laterale del metatorace,
sostituito da una sporgenza ad angolo ottusissimo, il femore po-
steriore non robusto e privo del tubercolo interno, il tarso poste-
riore non assottigliato e coi primi quattro articoli appena più
lunghi che larghi, il secondo tergite addominale fittamente e
minutamente punteggiato in quasi tutta la sua superficie, oltre
ai punti piliferi sparsi. Avendo le mandibole ambedue bidentate,
questa Chalcis dovrebbe riferirsi al gruppo della Chalcis minuta (L.)
(Cfr. Waterston, Indian Forest Records, IX, 1922, p. 53) al quale
appartengono, oltre a specie di colorazione gialla e nera, forse
la maggior parte di quelle in cui il rosso testaceo si sostituisce
al giallo; tuttavia essa non è affine alla Ch. Fonscolombei Dut.,
190 SL MASI
od altre europee o nord-africane a colorazione rossa e nera, appar-
tenenti al gruppo « minuta », fornite di tubercolo nell’ interno
del femore posteriore e col secondo tergite addominale liscio,
sparso solo di punti piliferi. Non credo che possa identificarsi
con la Chalcis responsator Walk., specie indiana, che secondo
Cameron (1) si troverebbe anche nel Belucistan, ed ha l'addome
nero e le tibie posteriori in parte nere; la Chalcis albicrus di
Klug, da questo trovata in Egitto, la quale per la colorazione delle
zampe e per la forma delle antenne (?) somiglia molto alla specie
raccolta dal Doria, ha pure l’ addome nero e una macchia nera
sul femore posteriore: l’ una e l’altra però sono aftini probabil-
mente alla Chalcis Fonscolombei. |
Chalcis persica sp. n.
Q. Nigra, tegulis, femoribus anticis in parte dimidia apicali,
posterioribus apice, tibiis atque tarsis flavis; tibiis posticis secundum
marginem anteriorem externum nigro-fasciatis; pubescentia alba;
alis dilute flavo-griseis, nervis castaneis.
Caput antice visum latitudine paullum brevius, proportione
86: 100, linea oculari inferiore !/, longitudinis ab ore distante,
epistomate aequaliter punctulato, clypeo punctis frequentibus,
fere biseriatis, impresso, juxta eius marginem exteriorem zona
humili, laevi, nitida; ocellis lateralibus, superne inspectis, magis
oculis quam ocello medio propinquis, a margine ‘orbitali spatio
etiam minori quam ipsorum diametro remotis, ab ocello medio
spatio quasi bis longiore. Forma capitis de latere anguste ovata,
diametro transverso dimidiam longitudinem non superante, oculo
eadem forma, carina genali recta et oblique usque ad orbitam |
continua, bene distineta, ramum nullum praeorbitalem nec postor-
bitalem emittente.
Mandibula dextra dentibus tribus instructa subaequalibus,
apice rotundatis, primo paullum magis prominente, latere exteriore
prope eum modice convexo. Palpus maxillaris articulo secundo
fere bis quam primo ac tertio longiore, articulo apitali quam
(1) Gameron, P. — On the Tenthredinidae and parasitic Hymenoptera collected
in Beluchistan by Major C. G. Nurse. — Bombay Journal Nat. Hist. Soc., XVII,
1906, p. 89-407.
(2) Klug, J. C. — Symbolae physicae, Dec. IV, 1834, Insecla, Tav. 37, fig. 9.
CHALCIS DELLA PERSIA 191
secundo sesquilongiore et latitudine maxima paullum post eius
dimidium. Palpus labialis articulo intermedio vix elongato, apicali
anguste fusiformi et latitudine ?/, longitudinis.
Funiculus articulo primo latitudine sesquilongiore, parte reliqua
cylindrica, articulis parum latitudine brevioribus, absque ultimo
fortius abbreviato.
Thoracis dorsum sculptura fere obsoleta; microscopio inspectum
foveolis contiguis impressum, lineolisque ondulatis, transversis, in
foveolis ipsis vel in earum marginibus, vel ubi foveolae non sunt
contiguae (at non ita frequentibus sicut in europaea Ch. rugulosa
Forster). Scutellum ab axillis bene discretum, hexagonum, limbo
apicali integro, longe, praecipue marginibus, albo - setosum, de
latere inspectum fortiter arcuatum. Dorsellum fovea media pro-
funda, elliptica, marginata; alveolis de utroque latere foveae
ternis, interiore tamen minimo, ceteris subquadratis, inferius etiam
distincte marginatis. Metanoti fovea media antice angulata, a dor-
sello remota, costa transversa in partem anteriorem pentagonalem
et posteriorem hexagonalem divisa; alveoli in serie marginali
inter foveam et spiraculum tres, primus ac tertius trapezoidales,
secundus pentagonus; alveoli discales terni, bene determinati,
ampli, eorumque duo utrique lateri foveae contigui.
Nervus postmarginalis duplicem stigmatici longitudinem paullo
superans.
Pedes postici coxa inermi; femore robusto, latitudine longiore
proportione 3 : 5, subelliptico, id est latere ventrali minus convexo,
dorsali aliquantulum post medium fortius curvato; superne in-
specto crasso, superficie exteriore minutissime reticulata - alveolata,
itaque subopaca, breviter denseque albo-pilosula; denticulis qua-
tuordecim forma plerumque triangulari aequilatera, primo majore,
secundo parvo, ceteris sensim minoribus et sensim minus inter se
remotis; tarso crassiusculo.
Abdomen ovatum breviter conicum, tergito apicali (in specimine)
dimidio angulo recto declivi; tergito primo haud nitido, superne
a basi usque ad marginem punctis minimis, contiguis, impresso,
lateribus distincte, confertim, punctatis, pilosulis; tergito secundo
punctis piliferis etiam confertis, at parte media dorsali glabra et
sicut dorsum tergiti praecedentis insculpta, excepta zona angusta
basali, laevi; tergitis tribus sequentibus nitidis, at zona_pilifera
opaca, minutissime punctulata, punctis majoribus piliferis in hac
BORN hc no MASI
zona in ordinem triplicem vel duplicem dispositis; tergito sexto
foveolis circa decem in serie obliqua impresso. |
Long. 5 mm.
Specimen unicum. Kerman, 1863, legit G. Doria. In collectione
Musei Genuensis.
Per la colorazione e per i caratteri dello scutello, questa
specie si potrebbe scambiare a prima vista con la Ch. intermedia
Nees, dalla quale differisce tuttavia per inolti caratteri. La limi
tazione del colore nero, nella tibia posteriore, ad una striscia che
segue lo spigolo fra il lato anteriore e quello esterno, farebbe
supporre una affinità con la Ch. femorata Panzer, ma lo sviluppo
del dente intermedio nella mandibola destra, uguale a quello del
dente interno (mentre nella Ch. femorata e altre affini questo
dente è più o meno ridotto), insieme con altri caratteri, dimostra
che si tratta di una specie appartenente ad un altro gruppo.
Le sue caratteristiche più notevoli sono: la scultura poco marcata
su tutto il dorso del torace, la fitta punteggiatura su tutta la
parte dorsale del primo tergite dell’ addome (cioè del tergite
basale del gastro) il femore posteriore spesso, con la superficie
esterna assai minutamente reticolata - alveolata, onde apparisce
opaca, e non minutamente punteggiata.
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL'ARCIPELAGO TOSCANO.
XIII.
ODONATI DEL GIGLIO
DI R. GESTRO
Non pochi sono gli entomologi italiani che hanno coltivato lo
studio degli Odonati: Ghiliani, Spagnolini, Stefanelli, Garbini, per
citare soltanto quelli che più emergono sugli altri. Ma quelli che
hanno pubblicato lavori più praticamente utili sono il Pirotta e
il Bentivoglio (1) perchè hanno riassunto tutto quanto si conosceva
delle specie italiane ed hanno diigenteoeni. esposta la biblio-
grafia corrispondente.
Ma si direbbe che l'interesse per gli Odonati è le a poco
a poco calmandosi, se si giudica dal fatto che la maggiore parte
degli entomologi italiani attualmente si occupa di Coleotteri; tanto
è vero che dall'elenco dei membri della Società Entomologica
Italiana, il cui numero ora supera i 150, non risulta che ve ne
sia uno solo dedito agli Odonati.
Questo fatto forse è da attribuirsi alle difficoltà che presenta
la loro preparazione, se si vogliano avere esemplari che conser-
vino i colori. Molti sono stati i metodi proposti per raggiungere
questo scopo; ma qualunque essi siano, è certo che a metterli in
pratica si richiedono manipolazioni abbastanza lunghe, delicate e
non sempre facili.
Negli elenchi sopracitati del bi e del Bentivoglio non
figurano specie dell'Arcipelago toscano, eccetto una sola, l’Ischnura
elegans, che fu trovata all’Elba. Perciò la raccolta del Marchese
Giacomo Doria al Giglio, per quanto composta di un numero assai
(1) A. Pirotta. Libellulidi italiani (Annali del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova, XIV, 1879, p. 404).
T. Bentivoglio. Distribuzione geografica det Libellulidi in Italia (Atti della
Società dei Naburalisti e Matematici di Modena. Serie IV, Vol. IX, Anno XL,
1907, p. 22).
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.*, Vol. X. (31 Luglio 1924). 44
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194 R. GESTRO
limitato di specie, mi è sembrata degna di figurare in questo
volume, ove sono illustrati tanti altri materiali da lui raccolti in
quell’isola a lui prediletta, e neli’interesse dello studio della fauna
insulare cui egli giustamente annetteva grande importanza.
Le specie sono passate sotto gli occhi di un distinto specia-
lista, René Martin, e perciò la loro determinazione è sicura.
Sympetrum striolatum Meyer-Dir.
Libellula striolata Charp., 1840, N.° 11, tav. X, o& 2. — Selys,
Rev. Odon., 1850, p. 40.
Diplax striolata Pirotta, Ann. Mus. Civ. Genova, XIV, 1879,
p. 433. — Bentivoglio, Atti Soc. Nat. Modena (IV) IX, 1907.
peared:
Sympetrum striolatum, Lucas, Brit. Dragonfl., 1900, pag. 69,
tav. I. — Ris, Coll. Zool. De Selys, Libellulines, 1911, pag. 634,
fig. 361.
Un esemplare raccolto in ottobre 1897.
Questa specie, comune in Italia, dal settentrione al mezzo-
giorno, si trova anche in Sicilia (Ghiliani), in Sardegna (Géné) e
in Corsica. E pure assai sparsa in gran parte dell’ Europa occi-
dentale e meridionale; si trova a Madera, in Algeria e nell’Asia
minore. |
Sympetrum meridionale Meyer-Dir.
Libellula meridionalis Selys, Rev. de Zool., 1841, p. 244. —
Rev. Odon., 1850, p. 39.
Diplax meridionalis Pirotta. Ann. Mus. Civ. Genova, XIV, 1879,
p. 435. — Bentivoglio, Atti. Soc. Nat. Modena (IV), IX, 1907,
Puente 73.
Sympetrum meridionale Ris, Coll. Zool. De Selys, Libellulines,
1911, p. 635, fig. 366.
Tre esemplari raccolti al Campese nel mese di luglio 1907.
Anche questa specie, come la precedente, è assai sparsa nella
Italia continentale e abita pure le tre grandi isole italiane Cor-
sica, Sardegna e Sicilia. Fu anche raccolta a Carloforte nell'isola
di San Pietro. Si trova pure in Algeria e in Asia minore.
| ODONATI DEL GIGLIO 195
Reborn Fonscolombii SIE -Diir.
Libellula vii Selys, Mon. Libell. Eur., 1840, p. 49.
Diplax Fonscolombii Pirotta, Ann. Mus. Civ. Genova, XIV, 1879,
p. 436. — Bentivoglio, Atti Soc. Nat. Mala CLV) EX 51907;
po2Zie 7A:
Sympetrum Fonscolombii Lucas, Brit. Dragonfi., 1900, pag. 77,
tav. II.
Sympetrum Fonscolombei, Ris, Coll. Zool. Selys, Mi
PO peeGor, fio. 307.
Un solo esemplare d’ottobre 1897.
Nell’Italia continentale è meno comune delle due precedenti;
ha invece più larga dispersione insulare, vivendo, per quanto mi
consta, non solo nelle tre isole maggiori Corsica, Sardegna e.
Sicilia, ma anche in quelle di Pantelleria e di Ustica.
Libellula depressa Linné.
Libellula depressa Linné, Syst. Nat., ed. X, I, 1758, p. 544. —
Selys, Rev. Odon., 1850, p. 8. — Pirotta, Ann. Mus. Civ. Ge-
nova, XIV, 1879, p. 441. — Bentivoglio, Atti Soc. Nat. Mo-
dena (IV) IX, 1907, p. 26 e 78. — Lucas, Brit. Dragonfi.,
1900, pag. 100, tav. IV. — Ris, Coll. Zool. De Selys, Libel-
lulines, 1910, pag. 259.
Un maschio e una femmina, giugno e luglio 1901.
Specie a larga distribuzione geografica. In Italia é molto
sparsa, tanto nel continente quanto nelle grandi isole.
Orthetrum coerulescens (Fabr.).
Libellula coerulescens Fabr., Suppl. Ent. Syst., 1798, p. 285. —
Selys, Rev. Odon., 1850, p. 22.
Libella coerulescens Pirotta, Ann. Mus. Civ. Genova, XIV, 1879,
pag. 444. — Bentivoglio, Atti Soc. Nat. Modena (IV) IX,
IR p27 8 8k, . ca
Ie a CAI ea er pie
196 OR. “GESTRO.
Mr
Orthetrum coerulescens Lucas. Brit. Dragonfl., 1900, p. 122,
tav. VI.
Orthetrum coerulescens Ris, Coll. Zool. De Selys, Libellulines,
1910, p. 183, fig. 134.
Un. maschio, ottobre 1897, e una femmina, luglio 1900.
Anche questa specie è diffusa tanto sul continente italiano
quanto nelle grandi isole. Trovasi pure in Algeria.
Crocothemis erythraea (Brullé)..
Libellula erythraea Brullé, Expéd. Morée, HI (I) p. 102, tav. 32,
fig. 4, 1832. — Selys, Rev. Odon., 1850, p. 24.
Crocothemis erythraea Pirotta, Ann. Mus. Civ. Genova, XIV,
1879, p. 449. — Bentivoglio, Atti Soc. Nat. Modena (IV) IX,
1907, p. 29 e 86. — Ris, Coll. Zool. De Selys, Libellulines,
1911, pag. 536.
Un esemplare, giugno 1900.
Dal Piemonte si diffonde fino al mezzogiorno d’ Italia. Vive
nelle grandi isole e fu raccolta anche a Ustica.
Anax parthenope Selys
Anax parthenope Selys, Bull. Acad. belge 1839; Monogr. Libell.
Europ., 1840; Rev. des Odon., 1850, p. 111. — Pirotta, Ann.
Mus. Civ. Genova, XIV, 1879, p. 455. — Bentivoglio, Atti
Soc. Nat. Modena (IV) IX, 1907, p. 31 e 91. — Martin, Coll.
Zool. De Selys, Aeschnines, 1909, pag. 21, fig. 15.
Un maschio, settembre 1901.
E comune dal Nord d’Italia fino a Napoli. Pirotta (1879) dice
che non si conosce delle isole; ma più tardi (1907) il Bentivoglio
la cita di Porto Torres Ci Fuori d’ Europa si oe i Al-
geria e del Turkestan.
Aeschna affinis, v. d. Lind.
Aeschna affinis van der Linden, Opusc. scient., IV, 1823. —
Selys, Rev. des Odon., 1850, p. 124. — Pirotta, Ann. Mus.
ODONATI DEL GIGLIO 497
Civ. Genova, XIV, 1879, p. 460. — Bentivoglio, Atti Soc. Nat.
Modena (IV) IX, 1907, p. 33 e 95. — Martin, Coll. Zool.
De Selys, Aeschnines, 1909, p. 42, fig. 39.
Un maschio del Campese, luglio 1907.
«È specie comune nelle collezioni e assai diffusa in Europa.
In Italia va ‘dal Nord fino alla Sicilia. Di Sardegna non è, a
quanto pare, conosciuta. Abita pure |’ Algeria, il Turkestan e
l'Asia minore.
Calopteryx haemorrhoidalis y. d. Lind.
Agrion haemorrhoidalis van der Linden, Monogr., p. 34.
Calopteryx haemorrhoidalis De Selys, Monogr. Calopt. 1854,
pag. 44. — Pirotta, Ann. Mus. Civ. Genova, XIV, 1879, p. 72.
— Bentivoglio, Atti Soc. Nat. Modena (IV) IX, 1907,
p. 37 e 106.
Di questa specie il Marchese Doria ha radunato una numerosa
serie di esemplari di ambedue i sessi, raccolti in settembre 1897
e in giugno, luglio .e agosto 1901 e 1902.
Comune nell’ Italia meridionale e nelle grandi isole. Una va-
rietà ‘distinta per minore statura fu considerata come specie a se
e denominata C. papyreti, perchè fu raccolta lungo il fiume
Anapo, presso Siracusa, ove vegeta il Papiro, che in Europa non
si ritrova che a Malta.
Lestes barbara (Fabr.).
Agrion barbara Fabr., Ent. syst. Suppl. 1793, p. 286..
Lestes barbara Selys, Rev. Odon:, 1850, p. 159. — Pirotta,
Ann. Mus. Civ. Genova, XIV, 1879, pag. 475. — Bentivoglio,
Atti Soc. Nat. Modena (IV) IX, 1907, p. 38 e 109.
Ne ho sotto occhio una serie di 14 esemplari, alcuni dei quali
provenienti dal Campese, luglio 1907 e il resto raccolti in varie
parti dell’isola nei mesi fra Maggio e Agosto dal 1901 al 1907.
Sparsa in tutta Italia e nelle tre grandi isole,
198 ) R. GESTRO
(IS tenellum (Devillers). °
Libellula tenella Devill., Linn. Entom., II 15, 1789.
Agrion tenellum Selys, Rev. Odon. 1850, p. 180. — Pirotta,
Ann. Mus. Civ. Genova, XIV, 1879, pag. 481. — Bentivoglio,
Atti Soc. Nat. Modena (IV) IX, 1907, p. 40 e 114.
Phyrrhosoma tenellum Lucas, Brit. Dragonfi., 1900, pag. 262.
tav. XXIII.
La serie di questa specie si compone pure di 14 esemplari,
dei quali 6 maschi e 8 femmine, raccolti fra I’ a 1900 e
l’agosto 1907.
Come la prrelonio è sparsa in tutta Italia e nelle grandi
isole; però è un po’ meno comune. Trovasi anche in Algeria.
Ischnura elegans (van d. Lind.).
Agrion elegans van d. Lind., Opuse. Scient. IV, 1823. — Selys,
Rev. Odon. 1850, p. 188. — Pirotta, Ann. Mus. Civ. Genova,
XIV, 1879, pag. 482. — Bentivoglio, Atti Soc. Nat. Modena
(IV), EX, 11907) p. 44 e 116:
Ischnura elegans Selys, Bull. Acad. Belg. (2), XLI, 1876.
- Lucas, Brit. Dragonti., 1900, p. 271, tav. XXIV.
In tutto cinque esemplari di. maggio e agosto 1901, di lu-
glio 1902 e 1907 e di agosto 1907.
È comune in tutta Italia e nelle grandi isole. Bentivoglio (1. c.)
la cita anche dell’ Elba e sarebbe questa, se non erro, la prima
specie indicata dell’Arcipelago Toscano.
È sparsa in tutta l'Europa e trovasi anche it Turkestan e
in Asia minore.
Dorr. FELICE CAPRA
APPUNTI SOPRA ALCUNI COCCINELLIDI PALEARTICI
RACCOLTI DAL MarcHEsE Giacomo Doria
Lo studio, che sto compiendo, dei Coccinellidi del Museo Civico
di Genova mi porge |’ occasione di intrattenermi intorno a tre
forme che meritano di essere ricordate. La prima è una nuova
specie di Scymnus, che, raccolta dal March. Giacomo Doria
nel 1864 alla Spezia e undici anni dopo ritrovata da lui stesso
a Firenze, è rimasta inedita nei cartoni del Museo fino ad oggi.
Le altre due sono varietà della Synharmonia oncina Oliv.,
interessanti perchè permettono di stabilire nettamente i rapporti
di questa specie colle sue affini. Anche queste si devono allo
stesso illustre raccoglitore, che le ha riportate dal suo viaggio in
Persia.
Seymnus Doriae n. sp.
Scymno frontali ab. A-pustulato Herbst. sémilis: differt
forma corporis magis elongata, pronoto latiore, tibiis mediis
et posticis margine externo magis arcuato, segmento 5°
abdominale maris emarginato sed non impresso, et structura
oedeagi. Long. 2, - 2,7 mm. — Habitat in Italia boreale et media.
Ovale allungato, moderatamente convesso, nero, pubescenza
grigio-gialla depressa, breve, mediocremente fitta. Larghezza del
pronoto alla base uguale a circa due volte e mezza la sua mas-
sima lunghezza; pronoto con margine posteriore finamente orlato,
coni lati convergenti in avanti. Elitre con callo omerale ben
evidente. Punteggiatura del pronoto mediocremente fine, fitta e
profonda, quella delle elitre più grossolana, più rada, con traccie
più o meno evidenti di serie longitudinali di punti più grandi.
Nel g' la fronte ed una grande macchia coprente i lati del
pronoto, ristretta all’ indietro e giungente spesso agli angoli po-
steriori sono rosso-gialli, margine anteriore del pronoto strettamente
bruno-rossastro. Nella 9 solo il labbro superiore è rosso-giallo,
così pure una macchia triangolare agli angoli anteriori del pro-
noto, giungente posteriormente circa alla metà del margine laterale
200 F. CAPRA
e internamente alla meta dell’ orlo superiore dell’ occhio. Elitre
nere, ciascuna con due grandi macchie rosse ovali un po’ oblique
all’ indietro, disposte come nello Sc. frontalis ab. 4-pustulatus
Hbst; talora il margine apicale delle elitre è strettamente bruno-
rossastro. Antenne, pezzi boccali, zampe giallo-rossastre, la Q può
presentare la metà basale dei femori medii e posteriori o solo dei
posteriori nera o infoscata.
‘Prosterno con due carenule fini più o meno convergenti in
avanti, giungenti al margine anteriore. Metasterno concavo: sul
disco, con una linea liscia nel mezzo, con punteggiatura grosso-
lana sui lati, sul disco più fine, molto più fine di quella del
mesosterno, gli intervalli fra i punti formano quasi delle striole
trasversali. Linee femorali giungenti al margine posteriore del
1.° sternite addominale, esternamente cancellate verso la meta
dello sternite. !
o Col 5.° sternite addominale leggermente ed ampiamente
smarginato all’ apice e senza depressione.
Oedeagus (+) sul tipo dello Sc. frontalis; pene con dente
apicale assai piccolo, (in .Sc. frontalis assai robusto e diretto
l’indietro); tegmen in complesso
più allungato col processo impari
stretto, attenuato fin dalla base
a lati quasi rettilinei, strettamente
smussato all’ apice con lamelle
laterali piccolissime; a visione
laterale l'apice è sinuoso verso i
due terzi così che appare leg-
germente rivolto presso i para-
meri, (nello Sc. frontalis invece
è. a lati arcuati e ad apice sub-
diritto). Parameri giungenti a
|
L
Tegmen Apice del pene. È ; c :
mirto, i circa i due terzi del processo im-
Scymuus Doriae, n. sp. pari, colla parte dilatata distale
(1) L’Oedeagus, ossia il complesso dell’apparato copulatore maschile, nei
Coccinellidi è costituito da un pene (Siphon di Verhoeff; median lobe di Sharp e.
Muir, pene di Grandi) e di un tegmen composto di varie parti: processo impari
(pene di Verhoeff; Tegmen ex parte di Sharp e Muir, processo impari di Grandi);
parameri (parameri di Verhoeff, laterales lobes di Sharp e Muir, Processo pari di
Grandi); Trave (Trabes di Verhoeff).
() Nella figura il trave non è disegnato, ed è segnato solo il margine della
frangia di setole del paramero.
COCCINELLIDI PALFARTICI ~ 201
circa quattro volte più lunga che larga, ovato-lanceolata, col lato
dorsale fortemente arcuato nel quarto prossimale poi subdiritto ;
con margine ventrale, apicale e parte del dorsale provvisti di una
serie di setole numerose, non molto fitte e non oltrepassanti
l'apice del processo impari, (in Sc. frontalis i parameri giungono
circa ai tre quarti del processo impari, sono assai più larghi a
margine dorsale convesso in tutta la sua lunghezza, le setole
sono più fitte e oltrepassano notevolmente |’ apice del processo
impari).
Esternamente molto simile nell’aspetto allo Scymnus frontalis
ab. 4-pustulatus Hbst., ma ne differisce per la forma del corpo
più allungata, meno arcuata ai lati, per il pronoto notevolmente
più trasversale (nel frontalis è largo circa due volte la massima
lunghezza) coi margini laterali (a visione laterale) più convessi
verso il basso, per gli angoli ‘anteriori anche nella Q colorati
ampiamente in giallo-rossastro (nella Q del frontalis sono neri
od al più strettamente brunastri). Visto di lato, presenta le elitre
pianeggianti sul dorso e con declivio apicale incominciante dopo
la metà, piu breve e più ripido (mentre nel frontalis le elitre
appaiono in curva continua ed a declivio meno ripido).
Il metasterno ha scultura più profonda e più fitta; la smar-
ginatura del 5.° sternite addominale è un po’ meno protonda e
non è preceduta dalla depressione caratteristica del frontalis.
Le tibie medie e posteriori sono più larghe col margine esterno
notevolmente più arcuato e colla massima larghezza verso la metà.
Per la forma dell’ oedeagus e come colorito è affine allo
Scymnus 4-guttatus Muller, ma ne differisce per la forma del
corpo molto allungata, per la punteggiatura del pronoto più fitta,
per quella delle elitre assai più fine e quasi del doppio più fitta,
per il metasterno concavo e con scultura fine e fitta, mentre nel
4-guttatus la scultura è assai più rada e grossolana e simile a
quella dello Scymnus Apetzi Muls., per la smarginatura del
5° sternite del g assai meno profonda, per il dente apicale del
pene un po’ più forte, per il processo impari stretto, a lamelle
laterali piccolissime e ricurvo all’apice, per i parameri stretti,
mentre nel 4-guttatus il processo impari ha i lati arcuati, è
subdiritto all’ apice, con lamelle laterali bene sviluppate, ed i pa-
rameri sono più larghi e con la parte distale del margine ventrale
smarginata.
202 F. CAPRA
Vidi esemplari di: Firenze leg. Doria 1871; Spezia leg.
‘ Doria 1864; Piemonte leg. Fea (probabilmente dintorni di Torino)
(Coll. Museo Civico di Genova); Sesto S. Giovanni (Lombardia )
leg. Muzzi (coll. Mancini).
Coccinella (Synharmonia) oncina Oliv.;
Un esemplare dell’ ab. persica Fald ed un esemplare dell’ ab.
angelica Wse. di Teheran, Persia Settentrionale ; legit Marchese
G. Doria. i
Lo studio di essi mi ha permesso di stabilire con esattezza le
affinità di questa specie. ae
Dopo essere stata considerata come varietà. ora dell’Adalia
10-punctata L., ora della Synharmonia lyncea Oliv., Weise
ne riconobbe il valore specifico (Ver. K. K. zool.-bot. Ges. Wien
1903 p. 579-583) e la assegnò al Subg. Synharmonia (Catalogus
Coleopt. Eur. ecc. 1906 p. 364). Ma Sicard (Bull. Soc. Ent. Fr.
1907 p. 132) mentre stabilisce la sinonimia Coccinella oncina
Ol. var. sinaita Wse. 1903 |. c. p. 579-583 = Oenopia (Pania)
addicta Muls. Spec. Trim. Séc. 1851 p. 422, afferma che l’addicta
deve essere considerata come una razza dell’ oncina, e che questa
appartiene al gen. Oenopia. L'esame dell’ oedeagus permette
di riconoscere la sua stretta affinità con le Synharmonia: con-
globata L.; S. bissexnotata Muls. (Leis bissexnotata Muls.
1851 p. 269, Pthychanatis bissexnotata Crotch, Rev. Cocc.
1874, p. 123) della Cina; S. Doderoi Sicard: Ann. Museo
Civ. Genova XLV p. 288 dell'Isola di S. Thomé (di cui ho
esaminato il tipo); S. lyncea Ol. Infatti in esse il pene è in
complesso robusto, spesso nei tre quarti o quattro quinti prossi-
mali, poi più o meno ristretto ed attenuato e terminante con un
lobo membranoso sostenuto da un’armatura chitinosa, con pro-
fonda doccia sulla parte esterna della curva prima del restringi-
mento apicale; processo impari coll’ apice rivolto verso i parameri
(gradatamente in S. lyncea Ol., bruscamente nelle altre specie)
e più o meno inciso (incisione assai profonda, giungente quasi a
metà della lunghezza del processo impari in S. lyncea, assai
meno profonda in .S. conglobata, S. bissexnotata, ancor meno
in S. Doderoi ed appena intaccata in oncina); parameri spato-
liformi, trave ingrossato a clava nella parte libera.
COCCINELLIDI PALEARTICI 203
L’ Harmonia Doublieri Muls., che per |’ assenza delle care-
nule sul prosterno è assegnata alle Harmonia, presenta un
oedeagus ‘diverso da quello delle Harmonia 4-punctata Pont.
ed H. axyridis Pallas (Leis axyridis Muls., |. c. p. 266,
Ptychanatis axyridis Crotch, 1. c. p. 123) ed assai simile a
quello della Synharmonia conglobata L., a cui d'altra parte
si avvicina per il disegno e per altri caratteri morfologici (profonda
smarginatura del mesosterno, forma delle elitre agli omeri e delle
epipleure, ecc.).
«Il Cat. Col. 1906 assegna pure alle Synharmonia la Cocci-
nella sinuatomarginata Fald., che molti autori considerano
vicina alla Cocc. 14-pustulata L. Queste due specie hanno in
realtà un oedeagus quasi uguale, ma ben diverso dalle Synhar-
monia; anche Dobzhanscky (Ent. Mitt. XIII - 1924 - p. 12-37)
in base all’ apparato copulatore femminile ne riconosce la stretta
affinità. i |
La Coccinella 12-maculata Gebler Nouv. Mém. Mose. II,
1832, p. 76 (Harmonia 12-maculata Muls. 1851 1. c. p. 86 —
Weise Best. Tab. II. 1885, p. 38; Coccinella 12-maculata Crotch
1874, 1. c., p. 110) é pure posta tra le Synharmonia in detto
catalogo; ma essa, come mi risulta da un © dell’ Ussuri, ha un
oedeagus quasi identico a quello della Calvia 14-guttata L.,
caratterizzato dal processo impari fortemente ristretto nella metà
apicale, appiattito in senso dorso-ventrale e con l’apice un po’
dilatato di forma triangolare. Oltre a ciò queste due specie hanno
le antenne ugualmente conformate, cioè col 3° articolo più lungo
del 2° e colla clava di tre articoli. (Im Synharmonia conglobata
L. le antenne sono più corte col 2° articolo piu lungo del 3°, e
colla clava distintamente formata di quattro articoli). D'altra
parte per la forma del processo impari e per la clava delle
antenne compatta col 10° articolo più largo che lungo la 12-ma-
culata e la 14-guttata sono diverse dalle Calvia 10-guttata L.
e C. 15-guttata Fabr. in cui il processo impari è appiattito in
senso latero-laterale e visto di lato è a forma di lama di coltello,
ed in cui tutti gli articoli della clava delle antenne sono più
lunghi che larghi. Malgrado ciò ritengo che 12-maculata e
14-guttata, più che alle Synharmonia, siano prossime alle
Calvia e forme affini per le antenne col. 2° articolo più breve del
3° e colla clava triarticolata.
OTTAVO CONTRIBUTO et
ALLA CONOSCENZA DEGLI STAPHYLININI
NOTE SU ALCUNE SPECIE DI ONTHOLESTES GANGLB. DELLA REGIONE ORIENTALE
DEL DorT. EDOARDO GRIDELLI
La revisione degli Stafilinini esistenti nelle collezioni del
Museo Civieo di Genova mi ha portato a riconoscervi una nuova
specie di Ontholestes raccolta dal Marchese Giacomo Doria,
durante il suo soggiorno a Borneo, fornendomi così occasione di
‘descrivere anche altre due specie dello stesso genere provenienti
dal viaggio del Dott. Elio Modigliani a Sumatra.
Il genere Ontholestes Ganglb. comprende due sottogeneri, net-
tamente distinti e precisamente :
I Ontholestes s. str., Ganglb. Kaf. Mitt. mi II, 1895, p. 417.
II Thoracostrongylus Bernh., Tijdschr. Ent. 1915, p. 233.
Le specie appartenenti al sottogenere Thoracostrongylus
Bernh. differiscono per molti caratteri dagli Ontholestes s. str. I
caratteri indicati da Bernhauer sono due e precisamente il decorso
della linea laterale del pronoto e |’ arrotondamento degli angoli
anteriori dello stesso. In realtà le differenze sono ben più grandi
e rendono indispensabile una descrizione meno concisa.
Tutti i Thoracostrongylus a me noti hanno l’ultimo articolo
dei palpi mascellari più lungo che negli Ontholestes, lungo quanto
| l’articolo precedente; le suture golari sono fuse assieme nella
parte prossimale del capo, mentre negli Ontholestes esse sono
separate in tutta la loro lunghezza da un largo intervallo. Gli.
angoli anteriori del pronoto sono completamente arrotondati, le -
epipleure del pronoto sono più strette e hanno una forma parti
colare, dovuta al decorso delle due linee rilevate dalle quali ven-
gono limitate. La linea interna non differisce sensibilmente da
quella degli Ontholestes s. str., l'esterna (linea laterale degli
autori) piega in curva verso il basso già un po’ prima della metà
SUL GENERE ONTHOLESTES i 205
della lunghezza dei lati, e va a fondersi colla linea interna in
‘un punto, situato circa nel terzo anteriore dell’orlo esterno della
cavità articolare delle coscie anteriori. L’ epipleura, limitata dalle
due linee suddette, è di conseguenza più stretta, e la linea esterna
è molto più distante dai punti setigeri laterali del pronoto. Il
prosterno porta epimeri come negli Ontholestes s. str.; essi sono
però più piccoli e specialmente più stretti, meno chitinizzati. La
differenza più rilevante è però data dal mesosterno. Esso è
triangolare, appuntito, con un rudimento di carena mediana lon-
gitudinale, limitato alla zona basale, mentre negli Ontholestes
s. str. è più largo, largamente arrotondato all’ apice e provvisto
d’una carena longitudinale mediana, bene marcata e completa.
Ad onta delle notevoli differenze citate non credo di poter
separare genericamente i: Thoracostrongylus dagli Ontholestes.
I caratteri offerti dalle suture golari, dalle linee laterali del pronoto,
dalla lunghezza degli articoli dei palpi mascellari e dalla forma
del mesosterno non sono assolutamente costanti nello stesso ge-
nere, come ho dimostrato nel caso degli Hesperus (vedi Ann.
Mus. Civ. Genova, Vol. LI, 1924, p. 170-201). Inoltre i Thora-
costrongylus e gli Ontholestes hanno lo stesso aspetto, lo stesso
sistema di colorazione e pubescenza, lo stesso tipo di struttura,
ed i segmenti genitali e |’ aedeagus fondamentalmente identici.
Dato il piccolo numero d’ esemplari di cui dispongo posso deseri-
vere soltanto i segmenti genitali di due specie, confrontandole col
tessellatus Geottr.
Onthol. tessellatus Geotir. — Il complesso dei segmenti ter-
minali dell’ addome, introflesso parzialmente nell’ anello formato
‘dall’ 8° segmento, non differisce fondamentalmente da quello da
me descritto e figurato per gli Hesperus (1. c.). Il lobo ventrale
delle due parti cilindroconiche, nelle quali è diviso il nono tergite,
è maggiormente sviluppato; il decimo tergite è arrotondato al-
l’ apice. Il nono sternite presenta una leggera smarginatura
apicale ed è prolungato prossimalmente in tutta la sua larghezza,
formando così uno spiculum largo e corto, rettangolare, legger-
mente asimmetrico, dilatato appena verso destra all’ angolo apicale
destro. La forma e le dimensioni ridotte dello spiculum sono
conseguenze della forma dell’ aedeagus. Questo è molto ‘piccolo,
coll’ ingrossamento basale molto sviluppato; la parte mediana e
la parte apicale sono relativamente sottili; il paramero è unico,
206 E. GRIDELLI.
indiviso, laterale sinistro, munito all’ apice di otto lunghe setole ~
e di alcuni peli più corti, privo di tubercoli.
Il sacco interno estroflesso mostra una complicata armatura
di spine ed ispessimenti chitinosi e termina mediante una spina
apicale, lunga, sottile e molto appuntita.
Thorac. birmanus Fauv. Nono tergite con lobi ventrali svi-
luppati, nono sternite leggermente smarginato all’ apice; decimo
tergite arrotondato. Spiculum gastrale dello stesso tipo e dimen-
sioni del ¢essellatus. Pene corto, con ingrossamento basale molto
sviluppato, paramero laterale sinistro, unico, indiviso, privo di
tubercoli, munito all’ apice di lunghe setole. Non posso indicare
il numero delle setole del paramero e la struttura del sacco
interno, per mancanza di materiale d’ esame.
Thorac. Doriae mihi. Caratteri come nella specie precedente,
però lo spiculum del nono sternite è ben diverso. Esso è più
lungo, non rettangolare, attenuato verso l’ estremità, curvo verso
destra sin dalla base; questa struttura diversa è dovuta alle
dimensioni dell’aedeagus, il quale è molto più grande di quello
del birmanus, colla parte media ed apicale del pene notevol-
mente più stretta e più lunga.
I vari autori descrissero otto specie di Ontholestes apparte-
nenti alla fauna della regione orientale ; esse si possono determinare
mediante la tabella seguente :
1 Angoli anteriori del pronoto acuti e sporgenti ( Ontho-
lestes s. str.) . È 3 3 ; ; wie
— Angoli anteriori del pronoto sre ( Thoracostrom-
gylus Bernh.) . : : i i È St)
2, Blitre ‘rosse i). : i . È i ; 109
— Elitre nere . 3 i î È pte ZE
— Elitre nere, colla parte ripiegata e gli orli di un vivo
giallo-rossiccio. Nero; l’orlo anteriore del capo, I orlo
posteriore del pronoto, il metanoto ed i primi tre segmenti
addominali visibili di un vivo giallo-rossiccio; i tre primi
tergiti con due macchie di tomento nero, estese sul primo
quasi su tutta la superficie. Orlo posteriore dell’ ottavo
tergite bianco-giallastro. La parte anteriore del corpo mar-
moreggiata con pubescenza nera, bianca, giallastra e grigia;
do
NI
| SUL GENERE ONTHOLESTES i 207
settimo tergite con una zona basale di tomento bianco-
argenteo; etc. Vedi Bernhauer, Verh. zool. - bot. Ges.
Wien. 1915, p. 144.
L. 15 mm. Borneo: Lundu. (Ex. Bernh.) superbus
Addome nero; i.tre primi tergiti visibili con una macchia
dorata d’ambo i lati. (vedi Fauvel, Ann. Mus. Civ. Genova,
vol. XII, 1878, p. 249).
L. 10 mm. Molucche (Ex Fauv. |. c.) moluccarum
Addome nero; tutto il quarto tergite (secondo visibile )
e tutta la base del settimo sono coperti di un denso tomento
giallo-dorato, un po’ biancastro (vedi Bernhauer, Verh.
zool.-bot. Ges. Wien, 1915, p. 144).
L. 9,5-10 mm. Celebes meridionale: Bonthain. (Ex.
Bernh. 1. 0.) . i : purpuripennis
Antenne bruno oscure, col li articoli basali giallo-
bruni; elitre nere con tomento marmoreggiato grigio; an-
goli posteriori del capo arrotondati. (vedi Kraatz, Arch.
Naturg. XXV, 1859, I, p. 68).
L. 12 mm. India sett. Un g’, leg. Cameron. Chakrata
Dist. iBina]:Gad:9500/1. ui enicornis
Antennne nere; elitre nere con vistoso tomento marmo-
| reggiato fulvo-dorato; angoli posteriori del capo vivi. (vedi
Fauvel, Rev. Ent. 1895, p. 245).
L. 10,5 mm. Birmania, Bengala, Sikkim. Vidi l’e-
semplare © tipico, di Birmania: Carin Asciuii Ghecu,
1200-1400 m., leg. Fea, II. 18881. . aurosparsus
Pronoto completamente oppure in gran parte nero .
Pronoto concolore, rosso-bruniccio acceso; antenne bruno-
nere, coi due articoli terminali bianco-giallastri Doriae
Antenne, bicolori
— Antenne concclori, nere . : È . sumatrensis
Antenne nero-brune, coi quattro articoli basali giallo bruni
i birmanus
Antenne nere, coi 3-4 articoli terminali bianco -giallastri,
Modiglianiz
Vedi pure Thorac. javanus Bernh. (Tijdschr. Ent. LVIII,
1915, p. 233) ed Onthol. marmoratus Er. (Gen. Spec. Staph.
1839-40, p. 926). Le due specie vennero. descritte su esemplari
208 E. GRIDELLI |
di Giava; esse sono ben diverse dalle specie citate e descritte
nel presente lavoro, almeno per ee é possibile giudicare dalle
descrizioni originali.
Onthol. ( Thoracostrongylus) birmanus Fauv., ee Ent.
1895, p. 246.
La serie tipica si trova nelle collezioni del Museo Cie di
Genova ed è composta di otto esemplari, del viaggio di Leonardo
Fea in Birmania e precisamente tre raccolti ‘nel territorio dei
Carin Asciuii Ghecù, a 1400-1500 m. s/m. e cinque in quello
dei Carin Cheba, 900-1000 m. s/m.
La specie venne descritta molto bene da Fauvel; credo pero
utile di descrivere più esattamente i caratteri sessuali secondari
e la struttura dell’ aedeagus.
gd. I tarsi anteriori sono fortemente dii L'orlo posteriore
dell’ 8.° sternite è inciso, l’ incisione è molto ampia e profondis-
sima, oceupa circa la metà della lunghezza dello sternite; essa
ha la forma di U, col fondo arrotondato ed orlato d’una zona
semilunare, depressa, liscia, giallo-brima. Data la grande profon-
dita dell’ incisione, la parte apicale dello sternite risulta. divisa in
due parti, il cui apice supera notevolmente VT orlo posteriore
dell’ 8.° tergite. L'orlo posteriore del 7.° sternite presenta una
smarginatura larga ma poco accentuata; la superficie è depressa
trasversalmente lungo la base. L'orlo posteriore del 6.° sternite
è pure smarginato; la smarginatura è ben più larga e più pro-
fonda di quella del 7.°; la superficie è largamente depressa.
nel senso trasversale, la punteggiatura della depressione è molto
più rada. e specialmente molto più fina di quella degli sterniti
basali. Il 5.° sternite non è depresso nel mezzo, il suo orlo
apicale è smarginato, la smarginatura è più ampia di quella
del 6.°, però meno profonda; essa è ‘però tuttavia un po’ Bo accen -
tuata i. quella del 7.° sternite.
L’aedeagus è simmetrico, formato da un pene e da un para-
mero, indiviso, laterale sinistro. Il pene è corto e grosso, terminante
in una punta ottusa, l’ ingrossamento basale è molto grande; la
faccia originariamente dorsale (opposta al paramero) presenta una
carena lungo la linea mediana, nello spazio compreso tra l’ apice
del pene e l'apertura del sacco interno. La carena suddetta è
rilevata in punta acuta. Il paramero è più corto del pene, molto
SUL GENERE ONTHOLESTES 209
largo, coll’ apice troncato-arrotondato, munito di lunghe setole e
privo di tubercoli.
L. 8-10 mm. Birmania (vedi località citate).
Onthol. (Thoracostrongylus) Modiglianii nov. spec.
Capo nero, con riflessi bronzei oscuri; pubescenza rada e corta,
oscura, mista con peli fulvo-dorati sulle tempie e sul vertice. Il
pronoto è nero, con riflessi bronzei oscuri, ai lati giallo-rossiccio ;
la colorazione giallo-rossiccia interessa le epipleure e la parte infe-
riore dell’ angolo anteriore, talvolta essa s’ estende lungo i lati
verso la base. La pubescenza del pronoto è densa e corta, fulvo-
dorata ed oscura; la pubescenza fulvo -dorata forma una chiazza
mediana, molto grande, variamente estesa a seconda del modo in
cui si guarda l’insetto; essa diventa molto rada lungo i lati e
non s’ estende oltre al terzo anteriore del pronoto. Da questo livello
essa si prolunga obliquamente verso gli angoli anteriori, senza però
raggiungerli, limitando così una zona apicale mediana triangolare,
a pubescenza oscura, la quale contiene nel mezzo una macchia
di pubescenza fulvo-dorata, allungata longitudinalmente, lungo la
linea mediana. Lo scudetto è nero, con tomento nero. Le elitre
sono nere, con riflessi bronzei oscuri, tranne una zona più o
meno estesa lungo la parte ripiegata ed il callo omerale, la quale
ha un colorito giallo-rossiccio, La pubescenza generale delle elitre
è nero-grigia, marmoreggiata con alcuni peli fulvo -dorati e con
un certo numero di piccole chiazze, formate da corti peli argentei.
Il 3.° ed il 4.° tergite (i primi visibili) hanno un colorito bruno-
rossiccio chiaro, sono infoscati all’ apice e portano due macchie
longitudinali di pubescenza nera, oblique, leggermente convergenti
verso l’orlo apicale dello sternite, però completamente separate.
Il 5.° stergite è colorato come i due precedenti, pero le due
macchie nere sono in gran parte fuse, formando così una macchia
unica, prolungata un po’ in avanti d’ambo i lati, in due rami
corti e divergenti. All’ angolo apicale dei tergiti suddetti si osserva
pure una chiazza piccola, poco distinta, formata da corti peli
argentei. Il 6.° tergite è nero, con pubescenza nera, ad cccezione
di un orlo basale poco esteso, interrotto nel mezzo, giallo-rossiccio,
-con pubescenza rada, giallo-rossiccia. La zona centrale del tergite
è occupata da una grande macchia, formata da pubescenza giallo-
dorata, molto densa. La macchia occupa quasi tutta la larghezza
Ann. del Mus Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol, X. (21 Agosto 1924). 45
910 E. GRIDELLI a
del tergite; essa è però circondata dalla pubescenza generale
nera.
Il 7.° tergite è in gran parte nero, con pubescenza pure nera;
l'apice è colorato in giallo-bruno; lungo la base e 1’ orlo apicale
sono sparsi alcuni peli gialli. L’ 8.° tergite è nero-bruno; la sua
superficie, eccettuata la zona apicale, è tutta coperta d’ una fitta
pubescenza giallo - biancastra, dorata.
La parte inferiore del capo è nera; il prosterno, il mesosterno
ed il metasterno sono bruno-rossicci; gli sterniti sono colorati in
bruno-giallastro, chiaro, i tre primi leggermente infoscati alla
base; il 6.9, 7.°, 8.° e 9.° (stili laterali) in gran parte neri, con
la colorazione chiara ridotta ad un largo orlo lungo la base. Le
antenne sono nere coi quattro articoli apicali bianco -giallastri
(l'ottavo è talvolta leggermente infoscato, bruniccio ). I palpi
e le zampe sono giallo-bruni; i femori sono leggermente infoscati
all’ apice e lungo la parte media del margine estensorio.
La superficie del capo, del pronoto e delle elitre presenta una
punteggiatura densissima e rugosa, grossolana sul capo, più fina
sul pronoto e finissima sulle elitre. Sul vertice del capo si nota
una piccola zona con punteggiatura più rada di quella della
superficie rimanente. Il labbro superiore è diviso in due lobi da
una incisione mediana molto profonda; il capo è fortemente tra-
sversale; gli occhi sono molto grandi e sporgenti, le tempie bene
sviluppate, completamente arrotondate, lunghe circa quanto la
reta del diametro oculare. Il pronoto è un po’ più lungo che
largo, più stretto del capo e molto più stretto delle elitre; la
massima larghezza si trova nel terzo anteriore, posteriormente è
fortemente ristretto e leggermente sinuato ai lati; gli angoli sono
completamente arrotondati. Sterniti con punteggiatura grossolana
e rada, il 6.° ed il 7.° con una zona basale a punteggiatura fina
e molto densa, leggermente rugosa. Il terzo articolo delle antenne
é molto più lungo del secondo; gli articoli terminali sono legger-
mente trasversali in uno degli esemplari e quadrati negli altri due.
Simile ed. affine al birmanus, però oltre al sistema di colo-
razione, (1) notevolmente diverso, le antenne hanno gli. articoli
(1) Nel dbirmanus tutta la parte anteriore del corpo (comprese le elitre) preseue
riflessi bronzei, chiari, molto pronunciati; la colorazione chiara del pronoto è limitata
ad una piccola macchia nella parte inferiore degli angoli anteriori; l’ orlo anteriore
del clipeo è giallo- bruno; la pubescenza fulvo-dorata del pronoto è poco evidente e
diversamente disposta; il 5.0, 6.0 e 7.0 tergite hanno una macchia basale triangolare
fulvo-dorata, limitata da due macchie nere oblique, i femori sono maggiormente‘
infoscati, ecc.
SUL GENERE ONTHOLESTES 214
terminali leggermente trasversali oppure quadrati come nel bir-
manus, gli occhi sono più sporgenti, le tempie sono più sfuggenti
ed il collo più stretto. La punteggiatura del corpo è distintamente
più grossolana.
d'. Tarsi anteriori fortemente dilatati; l’ orlo apicale dell’ 8.°
sternite con una smarginatura larga e notevolmente profonda,
angolare, preceduta da una depressione lungo la linea mediana,
stretta, a lati paralleli. L'orlo apicale del 7.° tergite è appena
smarginato. Non esistono altri caratteri sessuali. Il pene è stretto
e lungo, a lati paralleli, il paramero è più corto ed in tutta la.
sua lunghezza più stretto del pene, esile, a lati paralleli, con
l’apice troncato e leggermente inciso nel mezzo.
L. 9-10 mm. Sumatra: Foresta di Si Rambé. Tre ni
leg. Modigliani. Considero quali tipi i due esemplari (d, 2)
con gli articoli terminali delle antenne quadrati.
Mi compiaccio di dedicare questa specie al Dott. Elio Modi-
gliani, che, colle sue esplorazioni ha recato così grande contributo
per lo studio della fauna dell’Arcipelago Malese.
Onthol. (Thoracostrongylus) sumatrensis nov. spec.
Corpo nero; la parte anteriore del corpo presenta. riflessi
bronzei molto oscuri, appena evidenti sul capo. Capo con pube-
scenza oscura, mista sulle tempie con alcuni peli fulvo-dorati;
la pubescenza del pronoto è pure fulvo-dorata ad eccezione dei
lati e d’ una larga zona negli angoli anteriori; le elitre sono
coperte da pubescenza oscura, mista con peli fulvo-dorati e con
alcune chiazze grigio-argentee. Il tipo di pubescenza dei tergiti
non differisce da quello del Modiglianti; essi sono però neri,
ad eccezione di uno stretto orlo apicale del 7.° tergite e della
parte basale dei segmenti introflessi, colorati in bruniccio. La
parte inferiore è nera, tranne l’orlo apicale del 3.°, 4.° e 5.°
sternite, colorato in giallo-bruno oscuro.
Le antenne sono completamente nere, i palpi bruno-oscuri,
le zampe pure nere, le tibie ed i tarsi più o meno brunicci.
È una specie molto affine e simile al Modiglianzi, però oltre
al colorito ben diverso, la punteggiatura degli sterniti è più
grossolana ed un po’ più densa, la punteggiatura della base del
6.° e 7.° sternite è molto meno densa e più grossolana che nel
Modiglianii.
919 E. GRIDELLI
co. Tarsi inferiori fortemente dilatati ; 1’ orlo posteriore dell’ 8.°
sternite è inciso come nel Modiglianti; l'incisione è preceduta
da una piccola zona triangolare lucida e depressa. L’ orlo apicale
del 7.° sternite ha una smarginatura molto larga ma poco ac-
centuata. L’ aedeagus non differisce sensibilmente da quello del
Modiglianii.
L. 9,5-10,5 mm. Sumatra: Foresta di Si Rambé. Tre esem-
plari, leg. Baul
Onthol. (ia) Doriae nov. spec. — hyme-
nopterus Fauv. in litt.
Capo nero; pronoto colorato in rosso-bruniccio vivo; elitre nere
con una zona rosso-bruniccia piuttosto estesa lungo atk omeri e
la parte ripiegata; il 3.° ed il 4.° tergite sono giallo-rossicci, il
5.° è pure giallo-rossiccio, con una grande macchia centrale nera;
il 6.° è nero, con una zona basale ale rossiccia, interrotta nel
mezzo; il 7.° è nero coll’ apice giallo-bruno, I’ 8.° pure nero, colla -
base sole -bruna. Il capo presenta notevoli riflessi bronzei, la sua
pubescenza è in massima parte oscura; tutta la superficie del
pronoto è prese da una densa pubescenza fulvo-dorata. Le elitre
sono un po’ depilate, sono però visibili delle zone a pubescenza
oscura, accanto ad altre a pubescenza fulvo-dorata. La pubescenza
dei tergiti è bene conservata; essa è giallo-rossiccia sulle parti
chiare mentre le zone nere sono coperte da una densa pubescenza
nera o fulvo-dorata, a seconda della direzione nella quale viene
esaminata. La parte centrale del 6.° tergite è occupata da una
macchia molto grande, formata da tomento giallo-dorato. La parte
inferiore del corpo è giallo-rossiccia, ad eccezione del capo e di
una larga zona apicale dei tre ultimi sterniti visibili. Le antenne
sono nero-brune, coi due articoli terminali bianco giallastri, i palpi
e le zampe giallo -rossicci.
Molto affine alle due specie precedenti, però il colorito è
completamente diverso ed il capo è più trasversale, in seguito
alla maggiore’ convessità degli occhi.
S. I caratteri sessuali e l’ aedeagus non differiscono sensibil-
mente da quelli del swmatrensis.
L. 9-10 mm. Borneo, Sarawak, leg. Doria 1865-66.
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL'ARCIPELAGO TOSCANO.
XIV
OALGIDIDI:PEL!GIGLIO
i PER L. MASI.
Quarta Serie:
: : Pteromalinae (seguito).
Era mio desiderio che queste note e descrizioni dei Calcididi
del Giglio, che io incominciai a pubblicare nel quarantasettesimo
volume degli Annali, nel 1916, avessero termine in questo vo-
lume cinquantesimo, che è dedicato a Giacomo Doria e destinato
ad illustrare quella parte delle sue raccolte rimasta ancora nel
Museo Civico senza essere oggetto di studio. Dopo le tre pubbli-
cazioni fatte precedentemente, mi rimaneva di continuare la sotto-
famiglia delle Pteromalinae e di trattare di quella delle Eudo-
phinae. Ma la difficoltà e l’estensione del lavoro non mi hanno
permesso di terminare il mio studio con questa «quarta serie».
Vi sono ancora più di tre cartoni contenenti esemplari indeter-
minati, quindi un numero notevole di specie, certamente in gran
parte nuove, e non pochi generi pure nuovi, tutto un materiale
interessantissimo, che richiederà ancora molto tempo e molto
lavoro per essere illustrato convenientemente. Dovendo per neces-
sità dedicarmi a diversi altri studi, e non potendo lasciare da
parte anche diverse altre raccolte di Chalcididae, mi trovo
costretto, mio malgrado, a limitare anche questa volta il numero
delle specie trattate, rimandando ad altro tempo il compimento
del lavoro intrapreso. Quando scrissi la prima di queste pubbli-
cazioni, credevo che le specie raccolte dal Doria, e fatte raccogliere
da suoi collaboratori, non superassero di molto il centinaio: ora
che ho potuto esaminare meglio quelle della sottofamiglia Péero-
PIA | L; mac
malinae, che formano il gruppo. più difficile e più numeroso
nella collezione, ritengo che esse potranno arrivare a circa due-
cento. Poche raccolte di Calcididi così ricche di specie e di forme
nuove, sono state fatte in un territorio di così poca estensione,
come è quello dell’ Isola del Giglio.
Gen, SPHAERAKIS Mayr (tn litteris).
Questo genere, inedito, del Mayr, é molto affine al genere
Oedaule, di cui ho descritte le due specie Oe. italica e parvula
nella serie precedente dei « Calcididi del Giglio» (pag. 161-168):
esso è pure affine, ma in minor grado, ai Bruchobius. In un
altro lavoro, che fa parte del vol. LI di questi Annali, tratterò di
| «questi pteromalini e delle loro
specie, complessivamente('); onde
mi limito qui a dare alcune
notizie sui caratteri del genere
Sphaerakis e sull’unica specie
europea che vi appartiene finora;
specie che ho dedicata alla me-
moria di Gustavo Mayr, il quale
la raccolse nei dintorni di Vienna,
ma non ne pubblicò la descri-
zione.
I caratteri più importanti che
distinguono gli Sphaerakis dalle
Oedaule, consistono nella pre-
# senza della frangia nel margine
apicale delle ali anteriori, formata
di setole brevi, tutte con un punto
dinserzione ben distinto; nello
sviluppo del nervo marginale, che in ambo i sessi non è mai più —
corto dello stigmatico, anzi probabilmente è sempre manifesta-
mente più lungo; nel minore sviluppo della clava del nervo
stigmatico, la quale è più o meno piriforme, e non grande e
discoidale.
ENZO to
U7 yn"
“Un nant
Fig. 4. Sphaerakis Mayri, ©.
® Gli estratti di tale pubblicazione, che fa parte del LI vol., sono stati gia
distribuiti e portano la data del 15 Gennaio 1924,
WS AI
CALCIDIDI DEL GIGLIO 215
Sphaerakis Mayri Masi
Ann. Mus. Civ. Genova, LI, 1924, p.le.)
Cinque esemplari 9 9 e due dg, raccolti in luglio e agosto
nel 1901 e 1902. |
Di questa specie ho veduto molti altri esemplari di diverse
parti della penisola e anche di Sardegna. Il colorito più frequente
è verde-bronzo scuro, con riflesso cupreo leggiero sull’addome,
più evidente sul primo tergite; le antenne e le zampe sono in
gran parte di color giallo-bruno, tuttavia nelle zampe. posteriori
il femore è verde scuro, la tibia spesso macchiata di nerastro sul
lato esterno e col !/, apicale pallido.
Talora il dorso tende al colore cupreo e le zampe anteriori
sono interamente gialle ocracee.
Gli esemplari tipici del Mayr ed altri dell’ Austria che ho avuti
dal Dr. F. Ruschka, erano stati ottenuti da semi di Cytisus
laburnum intestati dal Bruchus villosus.
Gen. CONOMORIUM Mayr (in litteris).
Tra le Chalcididae raccolte dal Marchese Doria all’Îsola del
Giglio, si trova una specie di pteromalino, rappresentata da una
serie di 40 esemplari, somigliante per alcuni caratteri, sopratutto
per le antenne, agli Arthrolytus del Thomson, per la forma
del capo e dell'addome, e per molti altri caratteri, al genere
Coelopisthia; specie che io non avrei potuto identificare col
Pteromalus eremita di Forster, di cui questo autore diede solo
‘una diagnosi brevissima e insufficiente, e che avrei descritta come
nuova, se il Dott. Franz Ruschka, con gentile interessamento,
non ne avesse fatta la determinazione, confrontando alcuni degli
esemplari del Giglio con l'esemplare tipico, che si conserva nel
Museo di Vienna. Devo anche al Dott. Ruschka |’ interessante
notizia che Gustavo Mayr, riconoscendo in questo pteromalino le
caratteristiche per formare un genere nuovo, aveva adottato, i
litteris, il nome di Conomorium. La specie deve quindi chia-
marsi Conomorium eremita (Forster).
Non potrei escludere che essa non sia stata descritta già da,
216 L. MASI x
qualche altro autore, dopo del Forster, sotto altro nome, essendo.
un parassita relativamente assai comune, del quale ho trovato
spesso esemplari anche in piccole raccolte di Calcididi : però non
mi è riuscito di trovare una descrizione che le si potesse riferire.
Il genere Conomorium ha una stretta affinità col genere
Coelopisthia Forster, minore affinità con lo Psychophagus Mayr
(= Diglochis Thomson) e l’Arthrolysis Forster (Arthrolytus
Thomson). Da Coelopisthia si distingue per avere il primo arti-
colo del funicolo assai sviluppato e i due anelli assai piccoli.
Ad Arthrolysis somiglia per i caratteri del fiagello e pel
nervo postmarginale non più lungo dello stigmatico. Il Cono-
morium eremita è somigliante per la forma e la colorazione
al Psychophagus processioneae (Ratz.) (= Diglochis omni-
vorus Thoms.) ma se ne distingue facilmente, per non avere il
nervo postmarginale allungato, pel primo articolo del funicolo
grande, conico, pel torace più corto, per le ali a pubescenza rada,
in gran parte glabre, e senza frangia marginale. Differisce inoltre
dalla specie che io descrissi come Arthrolytus incongruens (4)
(e che secondo Kurdjumow sarebbe sinonimo dello Schizonotus
Steboldii Ratz.) pei caratteri particolari del flagello, che ho già
indicati, per le ali meno pubescenti, per le pieghe del metanoto
oblique e abbreviate, e per l’addome discoidale. va
La diagnosi del genere Conomorium si può stabilire come
segue :
Q. Caput crassum, latum; vertice amplo, tereti, occipite
excavato; oculis glabris, modice prominulis; genis brevibus,
leniter incurvis, compresso-acutis ilemque ac tempore latis;
facie medio depressa, mox supra clypeum tumidula, scapos.
longos, lineares excipiente. Mandibulae dente apicali non
forcipato, nec majori, sinistra 3-dentata. Toruli fere con-
tigui, ab ore paullum remoti; flagellum crassiusculum, an-
nellis minimis, funiculi articulo primo obconico et valde
elongato, articulos duos sequentes longitudine superante.
Collare marginatum, transverso-lineare; metanotum minute
reticulatum, carinatum, plicis obliquis postice evanescen-
tibus, nucha nulla. Proalae parce pubescentes, margine
apicali glabro, nervo marginali brevi, postmarginali lineam
extremitatis stigmatici non superante. Pedes sat validi,
() Boll. Laboratorio Zool. gen. e agraria, Portici, vol. I. 1907, p. 252.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 917
postici coxa parva, globosa, tibiaque 1-calcarata. Abdomen
discoidale. Genus Coelopisthiae, Forster, affine, annellis mini-
mis, postannello maximo, mandibula sinistra 3-dentata,
praecipue differens.
Conomorium eremita (Forster).
Pteromalus eremita. Forster, Beitr. Monogr. Pterom., 1841,
n. 253 (9).
Femina. — Capite ac thorace interdum nigris leniterque
cyaneo-nitentibus, interdum plus minusve obscure viridi-
aeneis; pronoti margine ante scutum, postscutelli zonis
laevibus, margine nuchali et tergito petiolari saepe chalceis
vel fere aureis; abdomine cuprescente-fusco, basi plerumque
viridi-aurato, pone pettolum flavo-ochraceo; oculis castaneis;
scapo et annellis ochra-
ceis, pedicello obscuro,
superne interdum sub-
metallico, fagelloreliquo
nigro; pedibus colore
vartis, saepius ochraceis
femoribus tantum infu-
scatis, vel tibiis etiam,
praeter apices, infusca-
tis; interdum pedibus
totis rufo-ferrugineis ;
proalis raro limpidis,
plerumque leniter gri-
sescente flavidis, saepe
colore disci saturatiore, Fig. 2. Conomorium eremita, Q. 1, esemplare
Ì È essiccato (ali e zampe non disegnate) — 2, an-
NEVVIS flavo fuscis. tenna — 3, testa di profilo, con lo scapo — 4,
Caput thorace latius mandibole — 5, palpo labiale — 6, palpo mascel-
E lare — 7, zampa posteriore sinistra.
proportione 138:100, la-
titudine sua brevius proportione 72:100, longitudine
spatium interorbitale parum superante, linea oculari
inferiore */, longitudinis ab ore remota, epistomate mox
supra clypeum quasi in-tuberculum obsoletum elevato, clypet
strigosi parte media magis prominente ac leniter concava.
218 ? LE mar
Forma capitis de latere crassitie /s longitudinis; orbita
postice subrecta, diametro transverso */; longitudinis capitis
aequante ; genarum sulcus nullus. Ocelli angulum valde obtu-
sum fingentes, exteriores ab oculis eodem spatio quam inter
sese remoti. Sculptura minuta, amplificatione 15 diam.
vin conspicua.
Antennae scapo lineari, leniter curvato, ocellum non
attingente; flagello quam capitis latitudine vix breviore,
pedicello haud crasso, */o scapt longitudinis aequante,
annellis minimis, funiculi articulo primo obconico, 99/100 SCAPÎ
attingente articulisque 2 ‘> sequentibus, itemque clavae,
aequilongo, apice bis quam basi latiore, articulo secundo
fere quadrato, sexto latitudine manifeste breviore.
Mandibula dextra dentibus duobus interioribus parvis,
magis propinquis, exteriore haud valido; sinistra dente
interiore lato truncato. Palpi maxillares articulis 1.-3.
subaequalibus, 4.° duobus praecedentibus simul sumptis
aequilongo, apice abrupte coarctato itaque mucronem. seti-
ferum fingente. Palpi labiales articulo 2. quam 1.° et ultimo
dimidio breviore. |
Thorax latitudine longior proportione 100:73, collari
transverso-lineari, marginato; sculptura dorsi reticulata
minuta at melius quam capitis conspicua; scutelli freno non
nisi sculptura uniformi ab adjacente parte scutelli discreto;
dorsello antice alveolorum serie quasi abscondita impresso,
superficie reliqua minutissime reticulata; metanoto ter latiore
quam longiore, area dorsali dimidiam latitudinem occupante,
plicis pone medium obsoletis, sculptura reticulata uniformi
bene distincta, foveola: punctiformi singula juxta plicarum
originem impressa, spiraculis anguste ellipticis, aequo spatio
a postcutello et plica remotis; calli fimbria longa. Meso-
sternum atque episternum distincle reticulatis; episternum
superne late truncatum, epimerum fere laeve.
Proalae latitudine longiores proportione 47 :100, cellula
costali, nervis marginali, postmarginali et stigmatico pro-
portione sicut 100:35,4:22,9:29; parte */; basali et speculo
glabris; setis ubique brevissimis, raris in disco, in parte
3 apicali frequentioribus; fimbria nulla, parte distali mar-
ginis posterioris setis tantum perpaucis instrucia, Alae
mie | CALCIDIDI DEL GIGLIO 219
metathoracis latae, amplitudine maxima inter */; basalem
et medium sita, ‘100 longitudinis aequante; basi non abrupte
angustata, longe fimbriata; mar-
gine reliquo setis instructo spatio
distantibus quam ipsarum longitu-
dine dimidio breviore.
Pedes wostict coxa globosa,
femoris latitudine eadem atque in
femore antico, tarso 4/; tibiae lon-
gitudinis aequante, articulo primo
duobus sequentibus aequilongo,
ultimo, cum praetarso, secundo
aequali; calcari dimidium meta-
tarsi non attingente,
Petiolus brevissimus, latitudine
tem bene conspicuus.
Abdomen, tergitis retractis,
rotundatum atque thoraci aequi-
Fig. 3. Conomorium eremita, O. longum, latitudine thoracem supe-
1, ala anteriore — 2, nervatura i È a
della stessa — 3, ala posteriore -- VAS proportione 4:3, interdum in
no nervatura con gli . speciminibus quibusdam late ova-
tum, superne inspectum tergito
1.° longiore, laevi, tergitis 2.°-5. subaequilongis, prope
basim minute reticulatis, inferne visum tergitis omnibus
reticulatis, 3.° et 5.° brevioribus; terebrae valvis via pro-
minulis.
Long. 2,3-3 mm. (specimina 33). Specimina 7, etiam
feminea, formae minori attribuenda, longitudine 1,5-2 mm.,
capta mense IV anni 1902, scapo vix longiore, funiculo
fusco, alis leniter fumatis, femoribus tibiisque obscuris,
mandibularum dentibus acutioribus, carina metanoti inter-
dum ad medium obliterata, plicis magis abbreviatis, distincta.
Marem non vidi.
I 33 esemplari del Giglio di maggiori dimensioni (2,3-3 mm.)
formano una serie importante per le variazioni di colore. Tra due
forme estreme, che potrebbero sembrare due varietà ben distinte,
una col disco delle ali anteriori sfumato e le zampe scure, l’altra
con le ali anteriori del tutto jaline e con le zampe chiare, rossiccie,
longior, propter nuchae exiguita-
r
220 L.: MASI
È 9 eerie +s : a Gia
‘si trovano individui intermedii per colorazione, col disco delle ali
giallognolo, o coi femori poco più scuri delle tibie. Il disco delle
ali e le zampe variano tuttavia indipendentemente, onde si hanno
esemplari con zampe scure e ali jaline, ed esemplari con zampe
chiare e ali sfumate. Non v'è rapporto tra le variazioni di colore
e l'epoca di cattura. La clava del nervo stigmatico negli esem-
plari essiccati apparisce ora più larga (Fig. 3,‘) ora meno (Fig. 3,”).
Di questa specie ho potuto osservare un centinaio di esemplari
provenienti da molti altri luoghi d’ Italia oltre che dall’ Isola del
Giglio, ma non ho trovato fra essi alcun maschio (1). Darò qui
appresso la lista dei luoghi di provenienza di tutti gli esemplari,
che si trovano nella collezione del Museo Civico di Genova.
Nella Liguria orient., S. Ilario; nell’Appennino Ligure, N. S. della
Vittoria e Rezzoaglio; Serravalle Scrivia, Stazzano e Voltaggio in
provincia di Alessandria; nelle Alpi Marittime, Nava e Val Pesio;
Ronco Canavese; Valsavaranche; Paderno; Cascina Amata; Spi-
lamberto ; Isola del Giglio; Pergine; Poggio Cavallo; Lippiano;
‘Campagna Romana; Paganico Sabino; Sadali (Sardegna); Marsala.
Parecchi esemplari sono stati presi in Genova, alcuni nel Museo
stesso; quelli del Giglio furono catturati ‘nei mesi da aprile a
ottobre durante gli anni dal 1897 al 1903, tuttavia alcuni furono
ricevuti nel Museo di Genova in gennaio e marzo e ritengo che
fossero individui ibernanti, inviati poco dopo la cattura, tantopiù
che anche dodici esemplari presi a Pergine (Arezzo) dal Dr. A. An-
dreini portano la data di febbraio, un altro quella di gennaio,
come pure un esemplare della Campagna Romana, ed uno di
Lippiano fu preso in dicembre.
Gen. COELOPISTHIA Forster.
Coelopisthia pachycera sp. n.
Nove esemplari 2 9 presi in gennaio, febbraio, giugno, luglio
e novembre negli anni 1901-1904.
Un esemplare fu.raccolto a ome nell’ apro 1915 dal
Dr. A. Andreini.
Femina. — Obscure viridis vel aeneo-viridis, scutello, in-
terdum etiam scuti parte anteriore, cupreo-vel purpureao-
(1) Il Dr. Ruschka mi scrive che probabilmente un esemplare maschio si trova
nella collezione Mayr nel Museo di Vienna.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 294
nitido; abdomine castaneo-fusco, basi plus minus virescente;
scapo flavo-ochraceo, funiculo et clava fuscis; pedibus, prae-
cipue posticis, brunneo-rufis, genubus, tibiarum apice tar-
sisque pallide ochraceis; alis leniter flavescentibus vel fere
hyalinis, nervis flavo-griseis.
Caput magnum, thorace latius proportione 5:4, de latere
inspectum diametro transverso “/100 longitudinis aequante,
tempore infra mediam orbitae altitudinem magis dilatato.
Mandibulae ambo 4-dentatae, dentibus interioribus parvis.
Flagellum crassum, capitis latitudini aequilongum, an-
nello primo longitudine fere sesqui-latiore, secundo majore,
trapezoidali, latitudine vix breviore; funiculi articulis
omnibus, ultimis magis, transversis.
Metanotum area
media cordiformi-
‘truncata, alveolis
juata limbum posticum
nullis, itaque superficie
tota punctata; plicis
modice sinuatislimbum
posticumattingentibus,
carina in parte dimi-
dia posteriore tantum
conspicua, interdum
fere deleta (in uno
specimine usque ad
dorsellum continua).
Proalae . nervus
marginalis, postmar-
3 ; ‘i 1 Fig. 4. Coelopisthia pachycera, ©. 4, testa e
ginalis atque stigmati- antenna di profilo — 2, dorsello e area media
cus, proportione sicut del metanoto — 3, nervatura dell’ ala anteriore
i — 4, palpo labiale — 5, antenna — 6, palpo ma-
100:42: DR; postman n scellare — 7, mandibola.
ginalis in linea nervi
stigmatici desinens. —
Pedes minus validi.
Abdomen discoidale, thorace latius proporlione 130:100,
minutissime reticulato-sulcatum, nitidum.
Long. 2-2,5 mm.
. Mas ignotus.
999 L. MASI ! Bi
‘Avendo le mandibole ambedue /-dentate, questa specie può
ritenersi come affine alla Coelopisthia cephalotes (Walk.) piut-
tosto che alla vitripennis Thomson. I caratteri più importanti
‘ che la distinguono, sono: la testa grande, notevolmente larga
nel profilo, verso la metà dell’ altezza, (in modo che ricorda i
maschi della Coelopisthia cephalotes); il funicolo e la clava
ingrossati, con articoli trasversali (onde in esemplari essiccati il
flagello apparisce quasi fusiforme); l’area media del metanoto
uniformemente punteggiata, senza fossette quadrangolari (alveoli) .
presso l'orlo posteriore, limitata ai lati da pieghe leggermente
sinuose, che ne raggiungono l’orlo posteriore, e fornita di carena
solo nella seconda metà, raramente con una carena intera.
La proporzione della lunghezza della testa rispetto alla lar-
ghezza è di 77 :100; la minore distanza interorbitale è ©/ della
| larghezza. Le due mandibole sono uguali, col dente esterno
piuttosto grande e i due più interni piccoli. Come nel Conomorium
precedentemente descritto, le ali anteriori hanno il nervo marginale
esteso fino alla linea del nervo stigmatico, e non più corto, e le
setole limitate all’ultimo */, del margine posteriore. dell’ ala,
piccole e in scarso numero. Anche le ali del metatorace sono
simili a quelle del Conomorium, ma appena un poco più larghe
in proporzione della lunghezza e con i punti piliferi della lamina,
privi delle setole, abbastanza frequenti; nel lembo della cellula
costale, che si estende lungo il nervo marginale fino agli uncinetti,
le setole non sono allineate.
Nella Coelopisthia cephalotes l’area media del metanoto
termina posteriormente con sei alveoli, cioè con fossette quadran-
golari, ben delimitate, che sono disposte in serie a contatto dell’orlo
posteriore di essa area, e si trovano quindi dinnanzi al collaretto
che forma |’ estremo limite del metatorace; in un’altra Coelopi-
sthia, che ritengo come specie nuova, gli alveoli non sono mar-
ginati anteriormente e la parte dell’area media che si trova
innanzi ad essi rappresenta una ellissi transversa. I caratteri del
metanoto mi sembrano in questo genere, come in tanti altri, di
notevole importanza per la diagnosi specifica.
Gen. BAEOPONERUS n.
‘
Corpus non elongatum, capite mediocri, paullum thorace
latiore, oculis glabris, nec prominulis, abdomine in feminis
CALCIDIDI DEL GIGLIO 993
capitis latitudini aequilongo, breviter ovato, longitudinem
capitis cum thorace non superante, apice obtuso, valvula
ventrali ad medium. Sculptura capitis thoracisque minuta,
reticulata-punctata. Thoracis dorsum modice convexum;
collare angustum, acute marginatum; scutellum freno nullo;
metanotum area media plicis subrectis limitata, carina
instructa, oblique rugoso-striata, partibus lateralibus striatis
vel etiam reticuiatis, spiraculis ellipticis, postscutello magis
quam plicae propinquis. Antennae infra lineam ocularem
insertae, feminae flagello brevi, annellis tribus. Mandibulae
minus validae, sinistra 3-dentata. Palpi maxillares articulo
quarto cylindrico, apice oblique truncato. Proalae abdomen
superantes, nervo postmarginal quam marginali breviore
at quam stigmatico conspicue longiore, apice fimbriatae;
alae metathoracis basi non angustatae, cellula costali hamulos
limbo tenui attingente, setis in hoc brevissimis, spinulosis,
seriatis. Pedes mediocres, sat robusti, postici unicalcarati.
La posizione sistematica di questo pteromalino non può essere
definita per ora. La forma del corpo ‘e certi caratteri particolari
farebbero supporre una certa affinità col genere Nascnia Ashm.,
oppure col gen. Meraporus Walk., quale questo fu descritto dal
Thomson : tuttavia dal genere Meraporus differisce per non
avere ambedue le mandibole 4-dentate, né il metanoto punteg-
giato, per gli spiracoli non rotondi, il nervo marginale più lungo
in proporzione dello stigmatico : col genere Nasonéa ha in co-
mune la mandibola sinistra 3-dentata, le antenne inserite in basso,
il flagello breve e fornito di tre anelli, mentre se ne discosta per
la scultura del mesonoto, la quale in Nasonia è reticolata-squa-
mosa, per quella del metanoto, che in Nasonia è punteggiata-
‘reticolata, per le ali anteriori fornite della frangia marginale e
con le setole della cellula costale in parte allineate, e per le ali
posteriori fornite di setole brevi, quasi spiniformi, disposte in serie,
. nel lembo della cellula costale che si estende fino agli uncinetti.
Baeoponerus aeneus sp. n.
Una Q raccolta in aprile nel 1900.
Femina. — Viridi-aenea, obscura, scutello, dorsello, post-
scutelli partibus laevibus ac metanoto, leniter cuprec-niten-
294 | L. MASI
tibus, abdominis tergitis basi viridibus, 2.°-5.° late colore
brunneo-violaceo fasciatis; oculis obscure rubris; pedicello,
genubus brevi spatio, tibiarum apice tarsisque flavidis; funi-
culo et clava griseo-fuscis, femoribus, praeter posticos vire-
scentes, tibiisque castaneis; proalis fere hyalinis, nervis
flavo-griseis, clava stigmatis magis grisescente.
Caput thorace latius proportione 115: 100, longitudine
3/400 latitudinis suae aequante, facie modice convexa, vertice
leniter arcuato, oculis haud prominulis, linea oculari infe-
riore */, longitudinis a margine clypei remota, distantia
interorbitali */, capitis latitudinis; torulis propinquis, a
linea oculari paullum magis quam ab ore distantibus; scro-
bibus nullis, fronte autem super torulos
secundum lineam mediam depressa;
genarum sulcis nullis; clypeo superne
tantum sulco tenui discreto, margine
exlerno modice prominente ac leniter
concavo, ad medium sublaeve, lateribus
strigoso; ocellis in angulum obtusum
dispositis, anteriore paullum ante lineam
posterioribus tangentem, his ab ocello
medio item atque ab oculis remotis.
Mandibulae mediocres, latere exte-
riore leniter sinuato, dente apicali non
Fig. 5. Baeoponerus È È 5
aeneus, Q 5 i, testa difronte forcipato 9 Nec ma) ore 9 dente interno
— 2, postscutello, meta- ¢ryncato. Palpus maxillaris tenuis, arti-
noto e base dell’ addome. ù esse È 4 =
culis 1°-3.° subaequalibus, latitudine bis
_ longioribus, articulo quarto duobus praecedentibus aequi-
longo, setis longiusculis instructo, ad apicem etiam setis
quinque longioribus. Palpus labialis crassus, setis paucis,
articulo secundo brevi, transverso.
Thorax latitudine longior proportione 7: 10, scapu-
larum sulcis nullis, mesonoti sculptura minute alveolato-
punctata, uniformi, amplificatione minore quam 20 diam.
non distincta; dorsello in partem anteriorem reticulatam
et sulcum posteriorem diviso; postscutelli partibus latera-
libus antrorsum foveis irregularibus, contiguis, prope ala-
rum radiculas valde amplioribus, excavatis, spatio pone
foveas laevi, nitido; metanoti lateribus reticulato-sulcatis,
CALCIDIDI DEL GIGLIO
area media cordiformi-truncata, bis longitudine latiore,
superficie oblique strigulosa, nitida, juxta pae plicam
sulco impressa, his sulcis, an-
‘trorsum in. foveam parvam,
retrorsum in ampliorem desi-
nentibus; mesosterno atque me-
sopleura, itemque coxa postica,
aequaliter reticulato punctatis,
metapleurae sculptura minus
conspicua.
Proalae longitudinem cor-
poris aequantes, latitudine lon-
giores proportione 48:100,
cellulae costalis, nervi margi-
nalis, postmarginalis atque stig-
matict proportione sicut 100:
59 : 45 : 27, speculo medium
nervi marginalis attingente, setis
fimbriae illis in disco aequi-
longis. Alae metathoracis apice
rotundato, setis fimbriae */, lati-
tudinis aequantibus.
Pedes sat robusti, postici vix
longiores atque femore paullum
crassiore, compresso, reticulato,
calcari medium metatarsi attin-
| gente.
Abdomen thoraci cum capite
aequilongum, latitudine caput
aequans, in specimine exsiccato
latitudine sua longius proportione 76: 100,
Fig. 6. Baeoponerus aeneus, Q. 1,
mandibola destra — 2, mandibola
sinistra — 3, parte del flagello —
4, ultimi due articoli del palpo ma-
scellare —5, antenna, trattata con
potassa — 6, nervatura dell’ ala
anteriore — 7, palpo labiale — 8,
flagello di esemplare essiccato —
9, parte della nervatura dell’ala
posteriore.
lateri bus sub-
_rectis; tergito primo laevi, nitido, 2.°-5.° minute reticulatis ,
areolis reticuli in zona basali viridi transversis, in spatio
reliquo idem latis ac longis; terebrae valvis modice promi-
nentibus; valoula ventrali paullum post mediam longitudinem.
«Long. 2 mm.
Mas ignotus.
| Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (24 Settembre 1924). 15
CL. MASI
Gen. MERISOPORUS n
? — Homoporus, sectio Bb, Thomson, Hymen. Scandin., V,
1878, p. 67. a
Le due specie seguenti sono riferibili alla sectio B del sotto-
genere Homoporus (genere Merisus) del Thomson, anzi la prima
mi sembra essere l’Homoporus luniger, che l'Autore descrive
come specie tipica di quella sezione, la seconda l’ Homoporus
crassinervis. Un carattere notevole di ambedue le specie del
Giglio è la presenza di tre soli denti così nella mandibola destra
come nella sinistra (1), mentre secondo Thomson le mandibole
sarebbero quadridentate tanto nella specie tipica della sectio A
(H. fulviventris Walk.) quanto in quella della sectio B, e quindi
dovrebbero avere quattro denti in tutte le specie di Homoporus. (?)
Credo che l'indicazione: «mandibulis 4-dentatis» nella mono-—
grafia di Thomson (pag. 67) sia dovuta a un errore di stampa :
onde le specie della sezione seconda, diverse per parecchi carat-
teri da quelle della prima e sopratutto pel numero dei denti man-
dibolari, dovrebbero formare un genere a parte. Del resto, se anche -
la determinazione delle due specie seguenti risultasse in seguito.
errata e si riconoscesse che realmente nella sectio B del Thomson
le mandibole sono 4-dentate, resterebbe ugualmente giustificata,
secondo il mio modo di vedere, l'istituzione di un genes nuovo
per le due specie qui descritte.
Un dubbio, che non può essere risolto senza il confronto di
esemplari tipici, è quello della identità del supposto genere nuovo
col genere Phaenacra di Forster (Verh. naturh. Ver. preuss.
Rheinl., XXXV, 1878, p. 51) che da Kurdjumow fu. ritenuto
sinonimo di Homoporus Thoms., mentre potrebbe essere che
corrispondesse alla sola sectio B di questo autore. (*) Tuttavia
(1) Nell’ esemplare unico della, prima specie ho potuto vedere solo la mandibola
‘ destra, e non vi è dubbio che sia munita di tre denti; mela seconda specie ho stac-
cato tutte le appendici boccali.
(® Anche nelle figure pubblicate da Silvestri per una specie che egli ritiene sia
l’Homoporus fulviventris (Walk.), la mandibola sinistra è TADpIeseni ate con SCENE
denti. (Boll. Labor. Zool. Portici, XV, 1924. p. 204).
€) In una pubblicazione precedente ho seguito l’ opinione di iu (Revue
Russe d’Entomologie, XIII, 1913, p. 3) denominando Phaenacra eurycephala, e non
Homoporus eurycephalus, una specie delle isole Secelle (Novitates Zoologicae,
XXIV, 1917, p. 178). Tale specie non concorda in diversi caratteri con la diagnosi di
Homoporus, nè con quella di Merisoporus.
CALCIDIDI DEL GIGLIO
2 Tae
tale identità non mi pare probabile, poichè Férster dice : « Die
Keule 3-gliedrig.... Die Parapsiden-Furchen ziemlich tief und bis
zur Mitte sehr deutlich durchgehend.... die abscissa marginalis
vollig 1 */, mal so lang wie die absc. radialis und letzere wieder
etwas kirzer als die absc. postmarginalis» — caratteri, questi,
che non corrispondono ai caratteri delle due specie del Giglio.
Denomino il nuovo genere Merisoporus, per la sua affinità
coi generi Homoporus e Merisus. Le sue caratteristiche piu
importanti si possono riassumere in questa diagnosi:
_ Merisoporus. , Genus Homoporo Thoms. simile. Femina:
antennarum annellis parvis, clavae articulo basali tantum
discreto; mandibulis ambabus tridentatis; thorace sat robusto,
prothorace brevi, collari latitudinem mesothoracis aequante,
scutello convexo, metanoti superficie uniformi, foveolis in
huius margine anteriore, prope dorselli latera, fere obsoletis;
pedibus validis, breviusculis; nervo marginali minus, post-
marginali valde elongato; abdomine longitudinem thoracis
cum capite non superante, tegumento haud tenui, ventre
convexo; scapo pallido; proalis macula discali ornatis.
1. Merisoporus luniger (Nees, Thoms.)
Pteromalus luniger, Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr.,
Wyt8345p. 119 (Q
Merisus (Homoporus) luniger, Thomson, J. ¢., p. 67 (2 3).
Una 9 presa nel 1902.
Femina. — Nigro-cyanea, facie, scapulis atque metanoto
nigro-aeneis; abdomine basi virescente, dorso obscure violaceo,
lateribus fuscis leniterque purpureo nitentibus; oculis, in
specimine essiccato, rufo-brunneis , ocellis fulvis ; palpis
obscuris; antennis ochraceo-flavis, radicula, pedicello superne,
articulis funiculi basi et supra flavo-fuscis, sensillis pilisque
albidis; femoribus omnibus, tibiis posticis usque ad */, api-
calem, castaneis, tibiis anterioribus et posticarum apice
ochraceis, tarsis pallidis; proalis flavo-griseis, nervis, praeter
humeralem, fuscis, macula magna subquadrata infra nervuni
marginalem ac stigmaticum fiavescente-fusca.
Caput idem ac thorax latum, antice visum longitudine
ee =
latius proportione 120 : 100,
MASI
linea oculari inferiore “lo
longitudinis ab ore distante, spatio inter orbitas */; latitudinis —
maximae; facie modice curvata, secundum lineam mediam
Dp,
nee = willie
we
ON Nw
SP
Fig. 7. Merisoporus luniger, Q. 1,
ala posteriore, in a è indicata la linea
glabra — 2, parte della nervatura e
della cellula costale della stessa —
3, profilo del dorso — 4, zampa ante-
riore, dal lato interno, con gli ultimi
articoli tarsali spostati e visti infe-
riormente — 5, clava e preclava —
6, primi quattro articoli del flagello
— 7, mandibola destra — 8, antenna.
pone scapos leniter depressa,
minute punctato-alveolata, hac
sculptura amplificatione 20
diam. bene conspicua; peristo-
mio satamplo, clypeo radia-
tim, distincte, strigoso, in-
tegro marginato; genarum
sulcis juxta orbitam amplio=
ribus, inferius tenuissimis.
Forma capitis de latere fere
elliptica, diametro transverso
21, longitudinalis aequante ,
orbita postice oblique trun-
cata. Vertex angustus, teres;
ocelli in angulum obtusum
dispositi, posteriores vin ma-
gis ab oculis quam ab ante-
riore distantes.
Mandibula dextra dentibus
tribus obtusis, externo via
longiore.
Antennaead mediam faciem
insertae, torulis parum inter
se remotis; scapus ocellum
vix attingens, leniter incur-
vus, pilosulus; flagellum lati- —
tudini capitis fere aequilon-.
gum, annellis conspicuis, se-
cundo paullum majore, funi-
culi articulo primo quam
pedicello vix longiore, sequentibus curtantibus, sexto qua-
drato; clava articulis 2 */; praecedentibus aequilonga, ovato-
3 p g
acuminata, articulo basali minus discreto, sp indi-
stincto. Sensilli lineares 6-8
in articulis funiculi de latere
inspectis, */, horum longitudinis plerumque aequantibus.
Thorax satis robustus, de latere visus antice obtruncatus,
CALCIDIDI DEL GIGLIO
dorso non arcuato, inter scutum atque scutellum depresso,
metanoto dimidio angulo recto declivi; superne inspectus
prothorace brevi, quam metathorace vix angustiore, collari
angusto antice non marginato; mesonoti parte prueaxillari
ampla, scapularum sulcis minus conspicuis, rectis, versus
medium scuti vergentibus; scutello et axillarum lateribus
basalibus subaequilongis; awillis extus acute marginatis;
dorsulo convexo, postice fere truncato, aeque longo atque
lato; postscutelli partibus lateralibus in zonam posteriorem
opacam et anteriorem depressam divisis, anteriore costis
quatuor instructa, quarum ultima ad medium inter dor-
sellum et alae radiculam; metanoti superficie uniformi,
sptraculis spatio a postscutello remotis ipsorum longitudinem
aequante, forma brevi, lineari. Callus longe at parce setosus.
Dorsi sculptura fere eadem atque capitis, sed melius con-
spicua, foveolis partim aliquantum majoribus, partim fere
transversis; dorsellum scabrum; metanoti margo apicalis
sublaevis. Setae paucae, longiusculae, rigidae. Mesothoracis
latera praesterno conspicuo, mesonleura ampla, huius epi-
mero superne oblique truncato, trapezoidali, episterno
autem fere laevi, in appendicem triangularem acutam
inferius producto et infra mediam altitudinem epimeri
desinente, hunc a mesosterno separante. —
Proalae nervis marginali, postmarginali ac stigmatico
proportione sicut 100 : 156 : 78, marginali crassiusculo,
cellula costali sparsim setosa, basali et speculo glabris,
fimbria apicali brevi. Alae metathoracis angustae, quater
longiores quam latiores, basi sparsim punctulatae, cellula
costali limbo conspicuo hamulos attingente et in hoc setis
instructa longioribus, robustis, plerumque in ipso margine
insertis; superficie reliqua sat dense breviterque setosa.
| Pedes femoribus tibiisque robustis, pilosulis, illis, cum
coxis infra, pilis longioribus instructis; pedes anteriores
latitudine femoris */; longitudinis aequante, tibia femori
aequilonga, quinquies latitudine sua longiore, basi constricta,
apice extus lobulata; pedes postict paullum magis quam
anteriores elongati, calcari latitudinem apicalem tibiae fere
aequante..
Abdomen thoraci cum capite aequilongum, bis longius
930
quam latius, ad */s Idrigitaderdis suae — N. .dinom than 14)
aequans, dorso modice convexo, tergilis recte marginatis,
nitidulis, sculptura reticulata via conspicua, in ultimis
tantum fortius impressa, setisque paucis, sicut thoracis, ad
latera insertis; segmento primo */; attingente, margine late-
rali dimidio angulo recto obliquo, 2°, 3°, 5° ac 6° in dorso
aequilongis, 4° breviore, 7° minimo; valoula venta edi,
attingente.
Long. 3 mm.
7
2. Merisoporus crassinervis (Thoms.).
Homoporus crassinervis, Thomson, Hymen. Scandin., Wy
£378; p. 08 (2). go
Una Q presa in luglio nel 1901.
Femina. Speciei praecedenti similis, nigro- -violacea, abdo-
minis tergitis 2.-5. supra purpureo-nitidis, antennis luteis,
radicula concolori, funiculi
articulis basi lantum paullo
infuscatis, oculis, alarum ner-
vis femoribusque castaneis ,
tibiis grisescente - ochraceis,:
prope basim leniter infuscatis,
tarsis pallidis, proalis dilute
flavo-griseis, macula sub nervo
marginali et stigmatico flave-
scente-fusca; capite longitu-
dine latius proportione 127 : |
100; nervo marginali ac, DE? pome cmsmone O
stigmatico proportione sicut ala anteriore — 3, mandibole, a destra,
100 : 78, marginali Crasso ; sinistra, un po’ obliqua — 4, melee
abiale — = palpo mascellare. i
latitudine sua quater lon-
giore; alis metathoracis sine linea calva juata marginem
anteriorem inter hamulos et apicem; abdomine late elliptico.
Gen. HOMOPORUS Thomson.
i Adotto questo nome generico, piuttosto che quello di Phae-
nacra, per le ragioni esposte precedentemente. (Pag. 226).
DEL GIGLIO 931
Homoporus gibbiscuta Thomson.
Hymen. Scandin., V, 1878, p. 66 (9).
Riferisco a questa specie un esemplare Q preso in agosto
nel 1901, il quale si discosta dai caratteri dell’ Homoporus ful-
viventris (Walk.) sopratutto per avere lo scapo e il pedicello
gialli, il primo soltanto con una piccola macchia grigia pallida
presso l'apice, il secondo con due macchie piccolissime, dello
stesso colore, sul lato dorsale; per i femori senza macchia scura
alla base; per gli articoli del funicolo approssimativamente uguali
dal primo all'ultimo; e per lo scutello più convesso.
In un esemplare della Turingia, avuto. dal Dr. Schmiedeknecht
con la determinazione di Homoporus fulviventris (Walk.), che
ritengo esatta, lo scapo e il pedicello sono neri, il primo articolo
del funicolo è più piccolo del secondo, gli articoli 4.°-6.° spiccano
per il loro colore grigio (carattere, questo, che mi sembra indi-
cato nella diagnosi del Walker dalle parole: antennae fusco
cingulatae) e il 5.°-6.° sono macchiati di nero alla base; inoltre
il metanoto è fornito di una carena sottile, ma evidente. Quest’ul-
timo carattere non è indicato nelle descrizioni: può essere che
non sia costante.
| Ho veduto un altro x simile a quello del Giglio e
riferibile quindi alla specie gibbiscuta, raccolto a Stazzano Scrivia,
dal Prof. P. M. Ferrari, nel 1869. L’ Homoporus fulviventris
di cui fa menzione Silvestri in una sua memoria sulla Cicala
grigiastra e sulla Cicala maggiore (!), a giudicare dalle figure
e dalle notizie sul colorito, che egli dà in detta memoria, mi
sembra piuttosto appartenere alla specie gibbiscuta.
Gen. EUTELUS Walker.
Hutelus mediterraneus Mayr.
Due gg raccolti in aprile e luglio nel 1901; due altri, presi
in aprile e giugno, di circa 1 mm. di lunghezza, hanno il pedi-
cello con una macchia bruna, sfumata, sul lato superiore e la
(1) Vedi nota 2,° alla pag. 226, i
clava di color bruno-chiaro, il resto del flagello giallo-grigiastro.
Due 9 9, prese in marzo, di colorito verde, a riflessi ramei; una
di esse, nella parte anteriore del metanoto e fra la carena e la
piega laterale, presenta tre coste oblique, l’altra due sole.
Gen. DINARMOIDES. n.
Generibus Picroscyto e¢ Dinarmo quemadmodum simile.
Feminae annelli antennales parvi, postannellus brevis, sub-
quadratus; mandibulae ambo 4-dentatae; collare minus an-
gustum, marginatum, at margine non acuto, partibus esle-
rioribus prominulis et a subjacente latere prothoracis sulco
transverso separatis, ita foveam profundam, quae femur
anticum excipit, superne limitantibus; metanotum carina
abbreviata instructum, foveolis duabus submedianis juxta
marginem anteriorem impressum, parte media paullum
supra articulationem abdominis prominente, postice trun-
cata et de utroque latere fovea ampla triangulari, quae an-
trorsum stigma fere attingit, limitata; abdomen valvula
ventrali ad medium longitudinis.
Questo genere, che ritengo come nuovo, somiglia - in parte al
genere Picroscytus, in parte al Dinarmus : tuttavia si discosta
dal primo sopratutto per le mandibole ambedue fornite di quattro
denti e pel primo articolo del funicolo ridotto quasi a forma di
anello, tanto largo che lungo, come nel Dinarmus ligusticus,
mihi; mentre nel genere Pycroscytus il primo articolo del funi-
colo è allungato e più grande dei successivi: si discosta dai
Dinarmus per la mandibola sinistra quadridentata è per diversi
altri caratteri, fra i quali si può anche indicare la presenza di
due soli anelli antennali, invece di tre, non essendovi, come ho
detto, che il solo Dinanmus ligusticus che sia fornito di un
terzo anello quasi tanto lungo che largo, ma questa specie è una
forma ben distinta dalle altre del genere. I palpi mascellari hanno
quattro articoli, i labiali tre articoli. Nella descrizione della specie
farò un confronto più dettagliato coi caratteri dei Pycroscytus.
Dinarmoides spilopterus sp. n.
Quattro esemplari 9 9, raccolti in gennaio nel 1903.
Femina. Nigro-aenea, mesonoto. lenissime cuprescente,
abdomine fere ubicumque veniter purpureo nitido; scapo
Pa
CALCIDIDI DEL GIGLIO = 233
4
| ochraceo, Muditollo toto obscuriore, annellis et flagello reli-
quo nigro -fuscis; femoribus castaneis, tibiis ochraceis, eaxtus
plus minusve castaneo umbratis, calcaribus tarsisque flavi-
dis, articulo tamen tarsali ultimo infuscato; proalis dilute
flavo-griseis, nervis brunneis, macula altera oblonga sub
nervo stigmatico, altera longiore sub RSI flavo-
fuscis.
Caput thoracis latitudinem parum superans, proportione
116 : 100, latitudine sua brevius proportione 76 : 100; an-
tice visum vertice convexo, linea oculari inferiore paullo
infra mediam longitudinem, antennis in linea oculari inser-
tis, torulis fere contiguis, clypeo inciso; de latere inspecium
ovale compressum, diametro transverso dimidium longitu-
dinalis aequante, orbita eadem forma, vertice nonnihil an-
gustato. Ocelli in angulum valde obtusum disposti, medius
antrorsum vergens.
Mandibulae ambo 4-dentatae, dentibus omnibus acutis,
externo paullum longiore.
Antennarum scapus ocellum fere attingens; flagellum
longitudinem capitis vix superans, latitudinem thoracis fere
aequans, pedicello elongato, 5/2» scapt aequante, annellis bre-
vious, funiculi articulo primo aeque longo atque lato, quam
secundo angustiore, hoc latitudine sua longiore, proportione
7: 5, sequentibus sensim abbreviatis, ultimo fere quadrato 7
clava articulis 2 ‘/, praecedentibus quasi aequilonga, nec
latiore. Sensilli lineares funiculi et clavae, absque huius
articulo apicali, biseriati, frequentes- |
Thorax latitudine longior proportione 73: 100, collari
angusto, superne inspecto fortiter arcuato; scapularum sulcis
usque ad mediam longitudinem satis conspicuis; metanoto
usque ad */; obtuse carinato, superficie scabricula; prae-
sterno parvo; epimero sat longo, atque mesosterno, reticu-
lato-punctatis, episterno parvo, nitido, prope extremitatem
superiorem epimeri fovea rotunda profunde impresso.
Proalae abdominis apicem non attingentes, latitudine
4/00 longitudinis aequante, latitudine ipsa et cellula costali
aequalibus; hoc cellula, nervo marginali, postmarginali et
stigmatico proportione sicut 100: 38: 45 : 30; clava an-
gusta; fimbria marginali brevi; nervo basali setis circa
viginti, irregulariter dispositis, indicato.
Miti;
PL MASI ee
Pedes postici latere dorsali femoris leniter curvato
fere ventrali parallelo, calcari majore quam tibiae latitu- |
: dine apicali vin breviore, "/s, longitudinis maximae meta-
one tarsi attingente, calcari minore dimidium alterius aequante.
3 Abdomen longitudinem thoracis cum capite superans,
sa thorace longius proportione 8: 5, ovato-acuminatum, de-
Si > pressum, aeque ac thorax latum, tergito basali brevi, medio
ae angulatim inciso, tergitis tribus sequentibus etiam minus
ee longis, apicali quam praecedente breviore, cum hoc ue
angustum, acutum, formante. we
Long. 3,5 mm. n
Mas ignotus. wis,
Nel Pycroscytus meri-
dionalis, mihi, descritto
nella terza serie di questi —
« Calcididi del Giglio» —
(pag. 147), oltre ai carat-
teri gia ricordati che lo
differenziano dalla specie
ora descritta, la faccia è
più larga, il vertice più
acuto, il flagello più sottile,
la mandibola sinistra ha
tre denti, come nei Dinar-
mus; il collare è più an-
gusto, limitato da un mar-
gine acuto che si continua
su tutta la parte laterale
del protorace, la quale non
è così profondamente sca-
vata come nel genere
Fig. 9. Dinarmoides spilopterus QA, nervatura D inarmotdes; la parte gas
dell’ ala anteriore — 2, antenna (stesso ingran- diana del metanoto » priva ;
dimento del n.° 1) — 3, ala anteriore — 4, man- : 47>:
dibola destra veduta un po’ obliquamente — 5, di bare, ae all’in-
mandibole viste di piano e dal lato interno, dietro sulla articolazione
a sinistra, b destra — 6, metanoto — 7, parte È - sSa
della zampa posteriore, coi due speroni. dell addome LI O
; ai lati di essa le due
depressioni che nel genere Dinarmoides, dal margine posteriore,
si estendono ad angolo acuto fino in prossimità dello stigma;
ee oot essiccati quasi
DO i
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL'ARCIPELAGO TOSCANO —
XV.
IDES Ee MA es ee
DI C. MENOZZI
Ho creduto opportuno fare oggetto di una noticina i Dermatteri
raccolti dal compianto March. Giacomo Doria nell’ Arcipelago
Toscano perchè la piccola collezioncina, per quanto costituita da
tre sole specie ma abbastanza numerosa in esemplari, dà motivo.
di rilevare provenienze non ancora conosciute e viene così ad
aumentare i dati corologici tanto scarsi per questi insetti.
Non è mia intenzione di vedere se i Dermatteri raccolti sinora
nell’Arcipelago Toscano possano portare un contributo, sia in senso
negativo, che positivo, all’ipotesi della Tirrenide del Major; non.
mi sembra sia opportuno farlo perchè tali insetti, nel nostro caso,.
male si prestano a considerazioni zoogeografiche, ma sopratutto
poi, perchè non tutte le isole toscane, sotto i riguardi della fauna
dermatterologica sono state esplorate, e non è quindi da escludersi
che altre forme vi si possano ulteriormente rinvenire, infirmando
così delle deduzioni che sarebbero ora necessariamente premature.
Credo quindi limitarmi a dare un elenco dei Dermatteri sinora.
raccolti nelle isole esplorate, facendolo seguire da alcune brevi
considerazioni faunistiche. i
ELENCO DEI DERMATTERI RACCOLTI DAL MARCH. G. DORIA NELL'ARCIPELAGO TOSCANO
Fam. LABIDAE.
Labia minor Ibe
Un solo esemplare raccolto nell’ isola: del Giglio nel 1901.
È la prima volta che questa specie vien citata per le isole
toscane. i |
Fam. FORFICULIDAE.
F'orficula auricularia L.
Un buon numero di femmine e di maschi, nei quali ultimi si
trovano tanto la forma macrolabia quanto la ciclolabia. Essi sono
stati raccolti nell'isola del Giglio e nell’Isola d’ Elba.
Forficula decipiens Gené.
Numerosi esemplari femmine e maschi; questi ultimi tutti della
forma ciclolabia. Le provenienze sono: isola del Giglio, isola Gor-
gona e Formiche di Grosseto. Un esemplare di quest’ ultima
località è notevole per la sua piccola statura che arriva appena
a 12 mill., pinze comprese; queste sono lunghe 3 mill., e affettano
la forma dei maschi macrolabici.
La Forficula decipiens Gené è forse la specie più ovvia che
si raccoglie generalmente nelle isole, mentre nel continente,
almeno per l’Italia, pur essendo tutt’ altro che rara, cede il di
per abbondanza alla F. auricularia.
Faccio seguire l'elenco dei Dermatteri sinora noti per l’Arci-
pelago Toscano, nella compilazione del quale mi sono servito
oltreché del materiale del Museo Civico di Genova, di due lavori
pubblicati, l’uno dal Dr. A. Razzauti (*), e l’altro dal Dr. A. Bo-
relli (?) e in più anche del poco materiale che posseggo io.
(1) A. Razzauti. Contributo alla conoscenza faunistica delle Isole Toscane. I.
Isola di Capraia, Pisa 1917.
(2) A. Borelli. Forficule (raccolte all’ Elba e Pianosa) in Appendice Rend. Congresso
Un. Zool. Ital., tenuto in Portoferraio. Mon. Zool. Ital. Anno XVI, N.° 7-8, pag. 250.
Firenze 1905. i
i
. È. MENOZZI
L'elenco si riduce a cinque specie, spettanti ai due sotti
Protodermaptera e Eudermaptera:
Fam. LABIDURIDAE o SE
Subfam. Psalinae Sees ;;
Anisolabis maritima Borel, (Gené)
Euborellia moesta Serv. ; )
Fam. LABIDAE Se
ao : . Subfam. Labinae i
mu ‘Labia minor L.
È Fam. FORFICULIDAE |
Subfam. Forficulinae. o,
F'orficula auricularia L.
F'orficula decipiens Gené.
Queste specie sono distribuite nelle varie isole nel modo seguente:
: Isola Gorgona —
Euborellia moesta Serv., Forficula decipiens Gené.
Isola Capraia
Euborellia moesta Serv., Forficula decipiens Gene.
Isola d’ Elba .
Euborellia moesta Serv., Anisolabis maritima Bor.
Forficula auricularia L., F. decipiens Gene.
»
i Isola Pianosa
Forficula decipiens Gené. —
Formiche di Grosseto
Forficula decipiens Gene. | :
Isola del Giglio
Labia minor Lin., Forficula auricularia L., F. decipiens Gene.
Isola Giannutri
ai decipiens Gené.
RP VP RAPE ERRE N ZI CER Tem hc, See, wae
Il primo fatto che si nota scorrendo quest’ultimo elenco è da
proporzione nel numero di specie (e presumibilmente anche nella
quantita di esemplari) che abitano le singole isole, che risulta
subordinata alla estensione di queste e ciò evidentemente in rela-
zione a quelle migliori condizioni di vita che le isole maggiori
offrono. Infatti l'isola d’ Elba, che è la più grande del gruppo,
DERMATTERI DE PLL’ ARCIPELAGO TOSCANO
annovera quattro specie, segue quindi l’isola so Giglio con tre,
e così via in ordine decrescente.
Nessuna delle isole sopraenumerate annovera qualche forma
di forficula endemica e ciò si spiega, a parer mio, perchè in quelle
scarseggiano le condizioni favorevoli alla vita animale e in con-
seguenza vi si stabilirono solo quelle specie che hanno un facile.
adattamento, e quindi una distribuzione geografica molto grande
e non sentono un bisogno speciale, ed immediato, di modificazioni
morfologiche in rapporto all'ambiente. Si nota infatti che tutte le
| specie che si raccolgono nell’ arcipelago toscano e che si trovano
anche in terra ferma, sono distribuite in un’area vasta, così
l’Anisolabis maritima che è cosmopolita, |’ Euborellia moesta
che si rinviene in tutto il sud dell’ Europa, la Labia minor la
quale, oltreché in Europa si trova nell’ Asia del Nord, in Africa,
nel Nord America, ed anche nella Repubblica Argentina, la
Forficula decipiens dell’ Europa del sud e delle coste dell’Africa
del nord, infine la F. auricularia che è diffusa nell’ Europa,
nell'Africa del nord, nell'Asia occidentale, e nel nord America.
| Risulta così che i pochi elementi che costituiscono la dermat-
terofauna delle isole toscane sono quasi tutti esclusivamente
meridionali e che vi mancano anche le forme della fauna subal-
pina e alpina.
Un secondo fatto che caratterizza la fauna dei dermatteri delle
isole toscane è l'assenza di due specie ‘cioè Amisolabis annulipes
Lucas e Forficula pubescens Gené, comuni, sopratutto la prima,
tanto nella penisola italica quanto nelle isole viciniori, Corsica e
Sardegna; tale fatto complica assai qualunque supposizione che
si volesse fare sul modo con cui le isole suddette abbiano ricevuto
le poche specie sopraenumerate.
Questo, a tutt'oggi, è quanto si può dire e considerare obbiet-
tivamente, sui Dermatteri delle isole toscane.
Chiavari, Ottobre 1924.
“-
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL'ARCIPELAGO TOSCANO |
PA
XVI.
PESCI DELL'ISOLA DEL GIGLIO
per D. VINCIGUERRA
Durante il soggiorno di oltre un decennio (1897-1908) fatto
dal Marchese Giacomo Doria all’ Isola del Giglio egli si propose
di radunare materiali per illustrarne la fauna, in ciò attivamente
secondato dalla consorte Marchesa Laura e dalle figlie Camilla
ed Orietta. La eccezionale abilità e solerzia del raccoglitore hanno —
servito a riunire collezioni sì ricche, che, quando saranno comple-
tamente studiate il Giglio sarà, sotto l’ aspetto zoologico, la meglio —
conosciuta tra le isole dell’ Arcipelago Toscano. L’ attenzione del
March. Doria fu diretta specialmente agli animali terrestri, e in
modo particolare agli insetti, ma non per questo egli trascurò del —
tutto quelli marini, radunando tra l’altro una notevole collezione
di pesci. In questa collezione ‘sono specialmente rappresentate. due
famiglie interessantissime, quali i Blenniidi e i Gobiidi, mentre
invece mancano completamente specie di maggiore importanza
economica, largamente diffuse in tutto il Mediterraneo, quali la
spigola, il dentice, lo sgombro, il nasello, la sardina, l’acciuga.
ed altri.
La pesca, come è noto, costituisce una delle principali risorse ~
dell’ isola e ad essa si dedica una buona parte degli abitanti, in
ispecie quelli di Giglio porto, e sulle sue coste accorrevano ed
accorrono ancora al di d’oggi pescatori di altre marine, in ispecie
del litorale toscano e napoletano per esercitarvi alcune pesche
speciali, come quelle con i palamiti, e, in qualche anno, quelle:
del corallo. Stefano Sommier, nel suo importante studio sul Giglio
PESCI DEL GIGLIO i 9/1
dice che l'isola arma 50 barche, dodici delle quali esercitano il
cabotaggio e le altre sono paranze da pesca (!).
I pesci di acqua dolce mancano nell'isola, ad eccezione del-
l’anguilla, la quale è frequente non solo nei torrenti, anche se
non forniti perennemente di acqua, ma benanco in piccole pozze
prive di qualsiasi comunicazione, almeno apparente, col mare.
I pesci da me esaminati sono stati raccolti, tranne alcuni
pochi presi a Giglio Porto sulla costa orientale dell’ isola, presso
la torre del Campese, appartenente al capitano E. D'Albertis, su
quella occidentale, e quasi tutti con i tramagli.
In questo elenco ho seguito l’ordine sistematico adottato da
Boulenger nel vol. VII della « Cambridge Natural History »;
per la sinonimia, tranne in qualche caso speciale, mi sono limi-
tato alla citazione della descrizione originale e a quella del
« Prodromus Faunae Mediterraneae » di J. V. Carus. Nella indi-
cazione della lunghezza del corpo degli esemplari esaminati non
è mai compresa la pinna codale.
Subclassis: TELE OS TOMI.
Ordo: TELEOSTEI.
Subordo: PLECTOGNA THI.
Fam. Balistidae.
|. Balistes capriscus (Gm.).
Balistes capriscus, Gmelin, Linn. Syst. Nat. ed. XII, 1, p. 1471.
Nass » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 539.
Un giovane esemplare lungo mm. 80.
Subordo: ACANTHOPTERYGII.
Fam. Trachypteridae.
2. Trachypterus taenia (Schn.).
Trachypterus taenia, Bloch. Syst. ichth. ed. Schneider, p. 480.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 699.
Quattro esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 330 e gli
altri, più piccoli, rispettivamente di 160, 61 e 47 mm. Uno è di
Giglio Porto, gli altri del Campese.
(‘) S. Sommier, L'Isola del Giglio e la sua flora, Torino, 1900, p. XXXVII.
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat., Serie 3.3, Vol. X. (20 Febbraio 1925). 17
92492 D. VINCIGUERRA
L'esame di questi individui conferma quanto ha già molti
anni fa dimostrato Emery (') circa la variabilità della proporzione
tra l'altezza e la lunghezza del capo in conseguenza dell’ eta;
infatti mentre nel più piccolo quello è circa */, di questa, nel
maggiore è meno di !/,, e negli adulti può ridursi a poco più
di +/,,. I raggi dorsali presentano in tutti scabrosità più o meno
marcate, sicchè nessuno di questi esemplari potrebbe essere riferito
al leiopterus, C. V. se pure questo deve ritenersi come specie
distinta.
\
Fam. Blenniidae.
Assai numerosi, ascendendo a diverse centinaia; sono gli individui
di questa famiglia e parecchie le specie del genere Blennius che
fanno parte di questa collezione. Non pochi sono gli autori che se
ne sono occupati di proposito dopo la pubblicazione del mio lavoro
sui Blennius (°) e fra questi ricorderò Facciolà (*) e Guitel cui è
dovuto un diligente studio sopra il loro apparato riproduttore
maschile, riconoscendo in questo notevoli differenze specifiche di
valore sistematico (4). Pur troppo la prolungata conservazione in
alcool o formalina cui furono sottoposti questi pesci non mi ha
permesso di riconoscere in ogni caso i caratteri indicati da Guitel,
mentre il gran numero di esemplari raccolti più che facilitare ne
ha complicato lo studio. Questi individui furono tutti raccolti, salvo
pochissime eccezioni sulla spiaggia del Campese, tra le roccie e
le piccole raccolte d'acqua esistenti tra queste e tra essi figurano
la grande maggioranza delle specie del nostro mare.
3. Blennius gattorugine, Brinn.
Blennius gattorugine, Briinn. Ichth. Mass. p. 27
» > Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XV, p. 433.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 691.
Due esemplari adulti, lunghi mm. 120 e sette giovani, il
minore dei quali lungo mm. 23.
(1) C. Emery, Contribuzioni all’ ittiologia in Rend. R. Acc. Lincei, Ser. 3.2, Vol. III,
p. 390.
(2) D. Vinciguerra. Intorno ai Blennioidi del Golfo di Genova, in Ann. Mus. Civ.
Genova, XV, p. 430- 453. È
(3) L. Facciolà. I Blennius del mare di Messina, in Atti Soc. Tosc. Sc. Nat. Memorie,
Vol. VI, p. 272-345 con tav.
(4) F. Guitel. Description des orifices genito-urinaires de quelques Blennius, in
Arch. Zool. exp. 1893, 3 ser. Vol. I, p. 611-658, con 2 tav,
PESCI DEL GIGLIO 213
In tutti questi esemplari è presente la macchia nera sui primi
raggi della dorsale, che può stendersi tra il secondo e il quinto,
ma generalmente è limitata fra il terzo ed il quarto e può essere
considerata come un rafforzamento della tinta oscura di una delle
fascie trasversali della regione dorsale che raggiunge la hase della
pinna dorsale e si estende su questa, come avviene frequentemente
per talune delle fascie successive, che sono alterne con quelle
della regione ventrale.
Questa specie vive. abitualmente a maggiore distanza dalla
costa che non le altre: e ciò spiega come di essa sia stato rac-
colto un numero di esemplari minore. Quello di maggiori dimen-
sioni fu preso presso il fondo con i tramagli.
4. Blennius ocellaris, Linn.
Blennius ocellarts, Linn. Syst. Nat. I, p. 442. i
» » Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XV, p. 439.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 693.
Un individuo adulto lungo mm. 130.
Questo esemplare è stato come il B. gatlorugine, preso
coi tramagli presso il fondo a qualche distanza dalla costa: è
noto che questa specie è fra quelle che vivono a qualche profon-
dità, come dimostra il fatto che essa si trova frequentemente tra
i pesci presi con le paranze o con altre reti a strascico tirate a
qualche distanza dalla riva.
5. Blennius Zvonimiri, Kol.
Blennius Zvonimiri, Kolomb. Glasnik. nar. Druztva, VII, p. 107, tav. V.
> » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 720.
Sessantacinque esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 60;
la massima parte sono giovani, il più piccolo di essi è lungo mm. 17.
Questa specie è stata da parecchi ittiologi e fra gli altri da
Canestrini e da me (*) confusa con il Bl. tentacularis, Brùnn.; ma
l'esame accurato di questi individui del Giglio mi ha convinto
della loro differenza da questo e della loro identità con il Bi.
Zvonimiri, Kol. Questa specie fu descritta nel 1892 dal Kolom-
batovich sopra esemplari dei dintorni di Spalato, facendo notare
(1) D. Vinciguerra, Risult. itt. croc, Violante, in Ann. Mus. Civ. Genova, XVIII
p. 540.
LS aol A Deka
WS Naki AS a DI
i
I EEN
TOR LITI
Ohh D. VINCIGUERRA
la loro rassomiglianza col fentacularis, Brinn. dal quale però
li distingueva per il molto minor numero di raggi nella dorsale
e nell’anale e per la infossatura che si nota tra le due porzioni
di quella pinna. Infatti nel tentacularis la formola delle pinne
ATE SIE 12
n 1 .
so È gg © MEO Zoo DE Na =; Secondo
Canestrini, nella monografia dei Blennii del Golfo di Genova (2)
a o 12 - 18 1
la formola del fentacularis sarebbe: D er
ripetuto nella Fauna d’Italia; ma l’indicazione che il numero
dei raggi dorsali spinosi possa variare da 12 a 18 é eviden-
temente dovuta ad errore di trascrizione o di stampa e in luogo
di 18 dovrebbe leggersi 13, come è indicato da tutti gli autori.
La collezione del Museo Civico ‘contiene alcuni degli esemplari
che servirono al lavoro di Canestrini e in quelli indicati come
tentacularis i raggi molli della dorsale non sono più di 19 e
quelli dell’ anale non più di 20 e tra le due porzioni di quella
pinna. trovasi una notevole incisura, non ho quindi difficoltà a
ritenere che essi debbano piuttosto riferirsi allo Zvonimiri, come
credo che a questo debbano pure riportarsi gli esemplari che io
ho indicato come tentacularis nel mio lavoro sui Blennii del
golfo di Genova (*) perchè presentano gli stessi caratteri. Cane-
strini ritiene che la incisura tra le due porzioni della dorsale
sia carattere giovanile e scomparisca negli adulti.
Le differenze tra le due specie furono da me constatate con
il confronto con esemplari di fentacularis da me raccolti sul
mercato di Trieste sino dal 1880 e con altri avuti recentemente
in comunicazione dalla direzione di quel Museo Civico, con uno
di Messina, avuto dal prof. Mazzarelli, nonchè con uno raccolto
a Portofino (Liguria or.) dal Sig. G. Mantero nel maggio: 1922.
In tutti questi individui la dorsale si presenta continua senza
incisura, o tutt'al più con gli ultimi raggi spinosi appena un po’
più corti dei precedenti e i raggi molli di quella pinna e del-
l’anale sono sempre più numerosi che negli individui di Zvo-
nimiri. è
Gli esemplari del Giglio da me esaminati corrispondono esatta-
mente alla descrizione data da Kolombatovich dello Zvonimiri e
e così è
(1) G. Canestrini, Blenn. ecc. del golfo di Genova, in Arch. Zool. Anat. comp.
vol. II, p. 96.
(2) D. Vinciguerra, Blenn. golfo Genova, in Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XV, -p. 434.
PESCI DEL GIGLIO | 9245
sono stati confrontati con un cotipo cortesemente avuto dal Dr.
Pietsehmann del Museo di Vienna. La specie è riconoscibilissima
per il grosso tentacolo che trovasi sul margine posteriore dell’ orbita
che è, in ispecie negli individui di maggiore statura, generalmente
ramificato e costituito da 5 a 7 lobi (come nella figura data da
Canestrini del tentacolo di quello che egli chiama tentacularis)
il più robusto dei quali è l’anteriore e gli altri vanno grada-
tamente decrescendo.
E pure caratteristica la presenza di un tentacolo bifido o
trifido alla narice superiore, talora, benchè secondo me non spesso,
come dice Kolombatovich, piu cospicuo di quello della narice
inferiore, che anzi frequentemente è bifido e molto lungo. È quasi
sempre visibile negli esemplari più grandi l’appendice tentacolare
sull’ occipite. Il numero dei raggi semplici della dorsale è costan-
temente di 13 e quello dei raggi articolati di 17 a 18, e fra le
due porzioni delle pinne esiste un’ incisura notevole. Anche |’ ori-
ficio genitale si presenta quale è descritto da Kolombatovich, più
vicino al primo raggio anale che ali’ ano; esso è in alcuni indi-
vidui ricoperto in avanti da una specie di ponte cutaneo, analogo |
a quello descritto e figurato da Guitel per il Bl. ocellaris (1).
Questi individui dovrebbero essere considerati come femmine, ma
secondo Kolombatovich queste hanno un solo raggio spinoso nella
pinna anale, mentre in questi essi. sono quasi sempre due e
notevolmente inspessiti; il primo però talora è quasi rudimentale
e facilmente sfugge all’ osservazione; debbo quindi dichiarare che
sono incerto circa il sesso degli individui osservati. Questo inspes-
simento dei primi raggi anali non si osserva negli individui di
piccola statura.
Il Bl. Zvonimiri corrisponde per molti caratteri al Bl. inae-
qualis, C. V. (?) che io, dopo averne avuto in comunicazione
l'esemplare tipico esistente nel Museo di Parigi, sino dal 1883,
ritenni specie valida‘ diversa da tutte le altre conosciute (*). Se
ne distingue però per la lunghezza dei raggi mediani della porzione
spinosa della pinna dorsale che nello Zvonimiri raggiungono
quasi la lunghezza di quelli articolati, mentre nell’ inaequalis
sono notevolmente più corti, e per lo sviluppo dei tentacoli sopra-
(1) F. Guitel, in Arch. zool. exp. 1893, p. 618, tav. XXX, fig. 12.
() Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss, XI, p. 230.
(5) D. Vinciguerra, Risult. itt. croc. Violante, in Ann. Mus. Civ. Genova, XVIII,
p. 540.
9/6 i D. VINCIGUERRA f
orbitarii e nasali che in quest’ ultimo sono piccolissimi. A questi
caratteri, che furono ora cortesemente controllati sul tipo. dal
Dr. Pellegrin, deve aggiungersi quello importantissimo dei denti
che nell’ énaequalis sono detti non essere che 12 0 14 per ogni
mascella mentre nello Zvonimiri, nella cui descrizione originale
il loro numero non è indicato, sono 28, oltre ai canini specialmente
sviluppati nella mandibola.
Guichenot (!) ha descritto e figurato come Bl. inaequalis,
un pesce frequente sulla costa d’Algeria ma da lui smarrito, che
egli dice avere erroneamente riferito a detta specie, e ritiene
essere nuovo (7). Quantunque il colorito sia notevolmente diverso
da quello dello Zvonimiri, pure sono portato ad ammettere che
si tratti di questa specie per lo sviluppo dei tentacoli sopraorbitali
che sono figurati più lunghi del diametro dell’ occhio, benchè
non ramificati, quantunque nel testo siano indicati come piccolis-
simi, come sono detti anche più piccoli, ma divisi, quelli nasali.
Inoltre i raggi anteriori della dorsale, profondamente incisa, sono
figurati di lunghezza presso a poco eguale a quelli posteriori e la
formola delle pinne è D. /,,, A. 17.
Facciolà ha descritto sotto il nome di Canestrinit (*) un
Blennius assai somigliante alla figura di Guichenot e con tentacolo
sopraorbitario ramificato, ma con 22 raggi molli nell’ anale, che
fu da lui stesso riferito al tentacularis che nelle pinne avrebbe
12-43 .. Hi: 1-2 is
D in entr == obi e
Ir: ambi i sessi e A avi nel & e er ella 9
« la incisura tra le due porzioni della pinna dorsale sarebbe cosi
« legvermente accentuata che ad occhio nudo non si può sicura-
« mente indicare ove si termini la porzione pseudo-spinosa » (4).
Questa indicazione si applica indubbiamente al vero tentacularis,
ma nella descrizione e in ispecie nella figura del Canestrinii la
incisura è molto evidente, per la quale ragione potrebbe riferirsi
allo Zvonimiri quantunque i raggi anali siano in numero di 22.
Moreau ha pure descritto il Bl. inaequalis, (°) che dice rarissimo
a Cette e raro a Port-Vendres ove egli lo avrebbe veduto racco-
(1) A. Guichenot, Exploration scient. Algerie, Poiss. p. 74, tav. 4, fig. 5.
(?) id. ibid. in aggiunte.
(9) L. Facciolà, Descr. di 2 specie di Blennius, tao Ann. Soc. Nat. Modena, XIV,
serie 3.7, p. 212, fic. 2.
(4) L. Facciolà, I Blennius del mar di Messina. in Atti Soc. Tose. Sc. Nat. vol. VI,
p. 346.
() E. Moreau, Hist. Nat. poiss. France, II, p. 135, fig. 96.
PESCI DEL GIGLIO Qh7
gliere, accompagnando la descrizione con uma figura dalla quale
il tentacolo sopraorbitario apparisce abbastanza sviluppato e che
è detto dividersi spesso in parecchi filamenti, il che mi fa supporre
che egli possa avere avuto sott’ occhio anche lo Zvwonimiri.
Il BI. Zvonimiri non raggiunge mai le dimensioni che può
avere il Bl. tentacularis, |’ esemplare maggiore indicato da
Kolombatovich era lungo solo 52 mm.; di questi del Giglio il
maggiore è 60 mm. di
Il colorito del corpo è oscuro negli individui di maggiore
statura, più chiaro nei giovani, ma in tutti sono sempre evidenti,
od almeno esistono traccie visibili di otto o nove fascie trasversali
brune, generalmente doppie che cominciano nella regione dorsale,
si interrompono in corrispondenza dei fianchi e continuano, meno
accentuate nella regione ventrale.
6. Blennius sanguinolentus, Pall.
Blennius sanguinolentus, Pall. Zoogr. Ross. III, p. 168.
mo palmicornis, Cuv. Val. Hist. nat. Poiss. XI, p. 159, tav. 120.
» sanguinolentus, Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XV, p. 345.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 692.
Più di cento esemplari, il maggiore dei quali lungo 105 mm.
E questa una della specie di Blennius a colorazione più
uniforme e a caratteri più costanti; solamente i giovani sono
assai più chiari degli adulti e portano varie serie longitudinali
di punti neri sul corpo; la serie alla base della dorsale e quella
lungo la linea laterale sono le più costanti. In quasi tutti gli
esemplari, adulti o giovani; non manca quasi mai la macchia nera
sulla pinna dorsale, tra il primo ed il secondo raggio: solo indi-
vidui giovanissimi, lunghi 15 mm., ne sono privi. Quasi costan-
temente non si nota nessuna incisura tra la porzione spinosa e
la molle della dorsale: solo per eccezione qualche individuo ha
gli ultimi raggi di quella più corti dei raggi articolati seguenti.
I maschi di questa specie presentano, a differenza di ogni
altra sinora conosciuta del genere Blennius, la particolarità che
in essi i canali deferenti hanno sbocco separato dall’ orifizio
urinario, ai lati di questo, come è stato descritto da Facciola e
da Guitel, e come ho potuto constatare anch'io. Questi caratteri
però sono assai poco evidenti in individui di statura mezzana e
248 D. VINCIGUERRA
=
in quelli al di sotto di 7 cm. di lunghezza sfuggono addirittura
all’ osservazione.
Esternamente le differenze tra i due sessi non sono molto
marcate: i maschi in genere hanno il corpo più snello delle
femmine. È ;
7. Blennius sphinx, C. V.
Blennius sphinx, Cuv. Val, Hist. Nat. Poiss. XI, p. 226, pl. 321.
» » Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen., XV, p. 438.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. Il, p. 693.
Parecchie centinaia di esemplari, il maggiore dei quali lungo
55 mm., il minore 18.
Come ho già ricordato nel mio lavoro sui Blennius del golfo
di Genova non si notano in questa specie, anche avendo a dispo-
sizione una numerosa serie di individui, differenze molto notevoli;
i tentacoli sopraorbitali sono sempre semplici, ma variano però
abbastanza di lunghezza, perchè talora sono. lunghi quanto il © .
diametro dell’ occhio ed anche più, mentre altre volte sono pic-
colissimi e in qualche raro caso non sono assolutamente visibili.
Secondo Guitel gli individui a tentacoli. più lunghi sono di _
sesso maschile. Le fascie trasversali, che sono ordinariamente in
numero di sei, generalmente si biforcano in prossimità della base
della dorsale, continuandosi per breve tratto sulla porzione inferiore
di essa e corrispondendo alle fascie oblique formate da punti oscuri
che si osservano negli individui più intensamente colorati, i quali
hanno pure la pinna codale provvista di varie serie di punti neri.
Gli individui che presentano questa livrea sono, sempre secondo
Guitel, i maschi adulti, nei quali anche la pinna dorsale è pro-
porzionalmente più alta. I maschi giovani e le femmine hanno
tinte assai più sbiadite e le pinne completamente, o quasi,
destituite di punteggiature nere.
8. Blennius pavo, Risso.
Blennius pavo, Risso, Ichth. Nice (ed. 1.2) p. 133.
>» fa (0®. WINGST. Ann. Mus. Civ. (Gen SV: pi 439:
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. Il, p. 697.
Quattro esemplari, il maggiore dei quali è lungo 56 mm.
Fra le molte centinaia di Blennius, ricevute dall’ isola del
PESCI DEL GIGLIO 2/19
Giglio non ho trovato che questi soli quattro individui riferibili a
questa specie. Essi sono tutti giovani ma presentano abbastanza
riconoscibile la macchia rotonda, circondata da un anello più
scuro, sulla regione temporale. Come ho già accennato nel prece-
dente lavoro questa specie è principalmente frequente nelle acque
salmastre e ciò spiega la sua scarsità al Giglio, povero di acque
dolci.
9. Blennius galerita, Linn.
Blennius galerita, Linn. Syst. Nat. 1, p. 441.
> » Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XV, p. 440 con fig.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 694.
Ottantatre esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 51.
Il numero meno abbondante degli individui di questa specie
in confronto con quelli delle altre, mi fa ritenere che essa nel-
l’ Isola del Giglio sia, come in molti altri luoghi, relativamente
rara, contrariamente a quanto io ho constatato nei pressi del
porto di Genova ove essa è piuttosto frequente. Anche negli esem-
plari di minore statura è sviluppato agli angoli della bocca il
piccolo lobo giallastro caratteristico di questa specie, ben riconoscibile
per la presenza del tentacolo occipitale e dei filamenti nucali che
lo. seguono.
Il colorito di questa specie, come già. scrissi è variabilissimo,
gli individui ‘raccolti in estate sono a tinte piuttosto sbiadite,
mentre quelli presi in autunno sono di colorito quasi uniforme-
mente bruno con le tascie di punti neri sulla codale molto marcate,
e solo alcuni mostrano le macchie argentee sui fianchi. Gli indi-
vidui dei due sessi, riconoscibili negli adulti per i caratteri della.
regione uro-genitale indicati da Guitel, non presentano differenze
esterne di colorazione sensibili; solo può dirsi che i maschi sono
di un colorito più scuro e.jle macchie argentee alquanto più
evidenti. Gli organi di riproduzione e specialmente i testicoli,
nenchè non molto sviluppati lo sono più negli esemplari presi in
autunno che in quelli presi in estate e però ritengo che in essi
la riproduzione si verifichi in primavera, come avviene in parecchie
specie ee Ses genere.
4
250 D. VINCIGUERRA
10. Blennius trigloides, C. V..
Blennius trigloides, Cuv. Val. Hist. Nat. Poiss. XI, p. 168.
» » Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XV, p. 443, con tig.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 697.
Quindici individui adulti e una dozzina di giovani: l'esemplare
più sviluppato misura mm. 82.
Anche questa specie apparisce essere tra le meno frequenti.
Gli individui giovani hanno un aspetto molto simile a quello dei
giovani di sphinx e di galerita, ma si distinguono gli uni dagli
altri per l’ assoluta mancanza di tentacolo orbitario od occipitale
e la leggera sporgenza del muso.
ll. Blennius Canevae, Vinegr.
Blennius Canevae, Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XV, p. 448, con fig.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 695.
» » Stud. e Kolom. Sitzb. Ak. Wiss. Wien, Bd. LXKXXVII,
Abth. I, p. 1197, tav. I, fig. 1. |
Ventinove esemplari, il maggiore dei quali è lungo 53 mm.
e il minore 19. oe
Questa specie che apparisce piuttosto rara è quella che mostra
una maggiore uniformità nel colorito, che è solo leggermente
più chiaro negli individui giovani. Essa è stata trovata anche nel
golfo di Napoli da Lo Bianco, secondo Carus, e Kolombatovich
la trovò abbastanza comune nel porto di Spalato.
12. Blennius dalmatinus, Steind. e Kolom.
Blennius dalmatinus, Steind.e Kolom. Sitzb. Ak. Wiss. Wien, Bd. LXXXVIII,
Abth. 4,7 p.1198, tay. Ife. 2000
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 696.
Cinque piccoli esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 24.
Non mi è possibile riferire ad alcuna altra specie questi piccoli
individui che hanno alquanto sofferto nel loro stato di conserva-
zione. Essi appartengono al gruppo dei Blennius privi di tentacoli
che nel Mediterraneo è rappresentato specialmente dal irigloîdes
e dal Canevae, ai quali io ho aggiunto il nigriceps e più tardi
PESCI DEL GIGLIO 9251
Steindachner e Kolombatovich (1) l adriaticus e il dalmatinus,
per non dire del pholis e dello smyrnensis, di dubbia identi-
ficazione.
Ma questi esemplari si distinguono bene dai giovani esemplari
delle due prime specie perchè essi hanno 12 raggi spinosi e 16
molli nella prima dorsale, mentre nel Canevae le spine dorsali
sono sempre 13 e nel trigloides i raggi molli sono 18 o 19;
per le stesse ragioni si distinguerebbero dal pholis che nessuno ha
ritrovato nel Mediterraneo dopo il Savigny, sì che si potrebbe
mettere in dubbio la sua presenza nel nostro mare, e dello
smyrnensis, in cui i raggi dorsali dovrebbero essere complessi
vamente 35. Il nigriceps invece ha un numero di raggi anche
minore (D !/,, A 4/,;) ed un caratteristico sistema di colorazione;
non restano quindi che le due specie dalmate, assai vicine tra
loro poichè si distinguono solo perchè il dalmatinus ha la formola
‘della pinna dorsale (*/,;,) un po’ diversa da quella dell’ adria-
ticus (*/-15) con la incisura che separa le due porzioni di essa
alquanto meno profonda, come apparisce dalle figure e come ho
constatato con l’ esame di alcuni cotipi cortesemente inviatimi
dal Museo di Vienna, incisura che anche negli esemplari del
Giglio è poco profonda; inoltre, la porzione spinosa della dorsale
é nel dalmatinus più bassa della molle, carattere meno evidente
nell’ adriaticus, ma che si riscontra anche in questi individui,
essi quindi corrispondono più al dalmatinus che all’ adriaticus.
Lo stesso avviene per la pinna anale che ha °/16-,+, nell’ adria-
ticus e */,3 4 nel dalmatinus e questi individui hanno precisamente
nella pinna anale due raggi semplici, il primo dei quali pic-
colissimo che facilmente sfugge all’ osservazione, e 18 divisi.
Lo stato di conservazione impedisce di precisare il colore di
questi esemplari, ma uno serba ancora traccie delle fascie tra-
sversali oscure che sono indicate per il dalmatinus. Per queste
considerazioni io ho creduto poterli riferire a quest’ ultima specie,
pur conservando qualche dubbio solo a cagione delle imperfette
condizioni in cui si trovano, ma specialmente perchè non convinto
della differenza specifica tra le due forme dalmate che sarebbero
distinte, stando alle descrizioni, solo perchè l’adriaticus avrebbe
(1) F. Steindachner und G. Kolombatovich, Beitràge zur. Kenntniss der Fische
der Adria in Sitzungsb. K. Akad. Wiss. Wien, Band LXXXVIII, Abth. I, p. 1193-1202,
con 2 tav. 3 È
952 D.. VINCIGUERRA
uno o due raggi molli di meno nella dorsale e nell’anale e il
profilo del capo retto, mentre nel dalmatinus questo sarebbe
curvo, pur corrispondendo in tutti gli altri caratteri. L'esame di
una serie numerosa di Blennius, come quella che io ho avuto
tra mano, dimostra come questi caratteri sieno spesso assai varia-
bili entro la medesima specie, tanto più in esemplari piccoli quali
quelli su cui sono fondate le due specie dalmate, di cui: il dal-
matinus sarebbe lungo 35 mm. e l’adriaticus 45. Non posso
quindi esimermi dal sospetto che entrambi siano i giovani forse di
una stessa specie non ancora precisabile. Mi auguro che ulteriori
materiali possano risolvere questo dubbio.
Il Bl. dalmatinus non è stato finora indicato che del canale
delle Castella presso Spalato.
13. Cristiceps argentatus (Risso).
Blennius argentatus, Risso, Ichth. Nice (ed. 1.2) p. 140.
Cristiceps argentatus, Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XV, p. 452.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 698.
Cinque esemplari il maggiore dei quali lungo 67 mm.
Questa specie è evidentemente piuttosto rara nell’ isola del
Giglio, in ispecie in confronto con il Tripterygium nasus, Risso.
¢
14. Tripterygium nasus, Risso.
Tripterygium nasus, Risso, Ichth. Nice (ed. 1.*) p. 135, tav. 5, fig. 14.
» » Vinegr. Ann. Mus. Civ. Gen. XV, p. 453.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 699.
Circa duecento esemplari, il maggiore dei quali lungo 56 mm.
A. differenza di quanto avviene nel golfo di Genova questa
specie è nell’ isola del Giglio assai più comune della precedente.
Nessuno. di questi numerosi individui ho potuto riferire al Tr.
minor di Kolombatovich (*) che si distinguerebbe dal masus per
la minore statura e l’ assenza nei maschi a capo nero e corpo rosso
dei tratti oscuri sul corpo che si notano in quello, ma questi non
mi appariscono caratteri sufficienti per giustificare la validità di
quella specie.
(1) G. Kolombatovich. Blenniini Dalmac. p. 24. — Contr. faun. vert. Dalmaz. in
“Vv
Glasnik. naravoslov. Drustv god XV, estr. p. 9.
PESCI DEL GIGLIO © 253
Il colorito rosso del corpo era, allo stato fresco, molto marcato
in quasi tutti gli individui, ma solo pochi presentavano il capo
intensamente nero e : dovevano essere considerati come maschi;
in essi la colorazione nera occupava non solo il capo ma si esten-
deva dall’ occipite fino alla base della pinna pettorale, alla gola
ed alle pinne ventrali; sono stati presi in Luglio - Agosto. Tutti
hanno più o meno marcate fascie oblique di colore oscuro sul
capo; uno solo presenta un colorito uniforme.
Fam. Gobiesocidae.
15. Lepadogaster Gouanii, Lac.
Lepadogaster Gouanii, Lacép. Hist. nat. poiss. I, tav. 23, fig. 3 e 4, II, p. 73.
» » ‘Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 689.
Tre esemplari il maggiore dei quali di 36 mm. e gli altri due
did ento:
Si distingue bene dalle altre specie per la presenza di un
grande tentacolo sulla narice anteriore, bifido e ramificato, col
ramo posteriore lungo quanto |’ occhio. Questo tentacolo è ben
visibile anche negli individui più giovani.
16. Gouania Wildenow/ii, Risso.
Lepadogaster Wildenowti, Risso, Ichth. Nice, (ed. 1.8) p. 75, tav. 14, fig. 10.
Gouania Wildenowti, Carus. Prodr. Faun. Medit. Il, p. 691.
Un esemplare lungo mm. 25.
Fam. Uranoscopidae.
17. Uranoscopus scaber, Linn.
Uranoscopus scaber, Linn. Syst. Nat. I, p. 434. a
» » Carus. Prodr. Faun. Medit. II, p. 468.
Un esemplare lungo mm. 195.
Fam. Trachinidae,
18, Trachinus radiatus, C.. V.
Trachinus radiatus, Cuv. Val. Hist. Nat. Poiss. III, p. 250, tav. 61.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 650.
Un esemplare lungo 200 mm. Steindachner (teste Carus)
riteneva che questa forma fosse una varietà dell’ araneus, O. V.,
254 © D. VINCIGUERRA
il che mi sembra assai verosimile,; ma non avendo sufficienti
materiali per esaminare la questione ho preferito mantenere distinta
questa specie e riferirvi questo individuo sia. per il sistema di
colorazione che per il numero dei raggi della seconda dorsale (25)
e dell’anale (27) un po’ minore che nell’ araneus.
Fam. Triglidae,
19. Trigla lineata (Gm.)
Trigla lineata, Gmelin, Linn. Syst. Nat. ed. XIII, 1, p, 1345.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 642.
Un esemplare lungo mm. 108.
20. Peristedion cataphractum (Linn.)
Trigla eataphracta, Linn. Syst. Nat. I, p. 490.
Peristedion cataphractum, Carus, Prodr. Faun. Medit. I, p. 646..
Un esemplare lungo 153 mm.
Fam. Scorpaenidae.
21. Scorpaena poreus, Linn.
Scorpaena porcus, Linn. Syst. Nat. I, p. 452.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 640.
Sei giovani esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. Al.
Ben riconoscibili per la piccolezza delle squame, per il grande
sviluppo dei tentacoli sopraorbitali, la scarsità dei cirri sul resto
del corpo ed il colorito bruno. |
22. Seorpaena scrofa, Linn.
Scorpaena scrofa, Linn. Syst. Nat. I, p. 453. -
» 3 » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 639.
Un esemplare lungo mm. 124 con i tentacoli sopraorbitali
molto sviluppati.
23. Scorpaena ustulata, Lowe.
Scorpaena ustulata, Lowe, Proc. Zool. Soc. 1840, p. 36.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 461.
Tre esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 115.
Si distingue dalla specie precedente, la cui statura non rag-
PESCI DEL GIGLIO 255
giunge mai, per il maggior diametro dell’ occhio e la minore
lunghezza del muso. Il tentacolo sopraorbitale è meno sviluppato
che nelle altre specie e in tutti gli individui è presente la macchia
nera sulla pinna dorsale tra la sesta e nona spina.
è
Fam. Gobiidae.
j
Nell’anno 1883, nel mio lavoro sui pesci raccolti dal « Violante »
io scrivevo che uno studio critico collettivo sui nostri Gobii era
ancora a desiderarsi (1) ed anche ora, a più di 40 anni di distanza
non posso che ripetere tale affermazione, quantunque questi pesci
abbiano formato argomento a non pochi lavori. Fra questi il più
importante certamente è quello del Sanzo (*) che ha scoperto nella
disposizione delle papille cutanee, dette pure organi ciatiformi,
un criterio nuovo per il riconoscimento delle specie di questo
genere, criterio che fu successivamente adottato in varie memorie
dal Fage (#) e da F. De Buen (4). Ma il lavoro di Sanzo "non
comprende che 15 specie e quello ultimo di Fage 22 mentre ne
sono state descritte, senza tener conto dei sinonimi universalmente
accettati, ben più di 40 del Mediterraneo, e poichè egli per quelle
da lui trattate non indica alcun altro carattere somatico, non riesce
possibile di riconoscere quali tra quelle da lui non nominate pos-
sano essere identiche a talune di quelle che egli ammette.
Inoltre la disposizione degli organi ciatiformi non é ben visibile
che sopra individui freschi sottoposti ad un trattamento speciale,
mentre quelli da me esaminati erano conservati in alcool o
formalina da 15 anni almeno. Per essi ho adottato il procedi-
mento indicato da Sanzo pel trattamento di individui conservati
da parecchio tempo e sono riescito a rendere abbastanza visibili
le serie sottorbitarie di detti organi, ma per quelle rostrali, che
avrebbero importanza sistematica maggiore, non sono giunto a
risultati soddisfacenti.
()) D. Vinciguerra, Risultati ittiologici delle crociere del Violante, in Ann. Mus.
Civ. Genova XVIII, p. 520.
(2) L. Sanzo, Distribuzione delle papille cutanee nei Gobii, i in Mittheil. Zool. Stat.
Neapel Bd. 20, p. 251-328, tav. 9-12. a
(8) L. Fage, Sur le Gobiws minutus et quelques formes voisines, in Bull. Soc. Zool.
France, anno 1914, p. 299-314. Sur quelques Gobius mediterranéens ibid. 1945
p. 164-175. — Shore Fishes in Report Danish Ocean. exped. 1908 - 4910 - 1948. p. 61-95.
(#) F. De Buen, Los Gobidos de la peninsula iberica, in Bolet. de pesc. dic. 1917,
p. 1-48 (estr.)
256 D. VINCIGUERRA
Pertanto malgrado i progressi fatti nello studio dei Gobii,
molto a mio avviso resta ancora a fare per una completa cono-
scenza di tutte le specie di essi e per il loro facile riconoscimento,
e ritengo sarebbe importantissimo compiere un tale lavoro.
Nelle molte centinaia di Gobius raccolte presso la spiaggia
del Campese in ispecie nei mesi di Luglio e Agosto 1907, io non
sono riuscito a riconoscere che le quattro specie seguenti.
24. Gobius microps, Kr.
Gobius microps, Kréyer, Danmark. Fiske, I, p. 416.
» » A. W. Malm, Gòteborgs och Bohuslans Fauna, p. 427,
tav. 5, fig. 2.
» ferrugineus , Kolombatovich, Glamoci Spljetskog pomorskog
okruzja, 1891, p. 16.
» minutus, Guitel, Observ. sur les moeurs du Gobtus minutus,
Arch. Zool. Ex. 2.° Serie X, 1892, p. 499-555 c. tav. :
» ferrugineus, Sanzo, Mittheil. Zool. Stat. Neapel. 20 Bd. p. 303,
: tav. 9, fig. 15 e 16. 3
» microps, Ed. G. Boulenger, Remarks on two species of Gobius,
Proc. Zool. Soc. London, 1911, p. 40-44. i
» » L. Fage, Bull. Soc. Zool France 1914, p. 308.
Undici esemplari, cinque maschi e sei femmine, lunghezza
massima mm. 36. i
È, con tutta. probabilità, questa la specie che dalla massima
parte degli scrittori di ittiologia mediterranea, cominciando da
Canestrini, è stata indicata col nome di Gobius minutus; io non
sono mai riuscito a riconoscere in pesci del nostro mare un vero
Gobius minutus e non posso quindi che confermare quanto scrive
Fage, (*) il quale ogni volta che ebbe tra mani individui mediterranei
indicati col nome di G. minutus riconobbe trattarsi invece del
microps. Anche Kolombatovich in parecchi suoi lavori ha com-
preso il G. minutus ma, convintosi in seguito che gli esemplari
dalmati da lui chiamati minutus non corrispondevano a questa
specie, impose loro il nome di ferrugineus che venne adottato
da Sanzo, ed evidentemente trattasi anche in questo caso di
G. microps..La distinzione tra questo e il minutus è stata fatta
in un accuratissimo lavoro di E. G. Boulenger che ha dimostrato
come le pregevoli ricerche fatte da Guitel sui costumi del G.
(1) L. Fage. Bull. Soc. Zool. France, 1915, p. 166.
PESCI DEL GIGLIO uss 297
minutus debbano invece riferirsi al microps. Le figure date da
Guitel dei due sessi del mzinutus corrispondono agli esemplari
del Giglio i quali pure corrispondono per il maschio alla bella
figura di Malm. I due sessi hanno una livrea notevolmente diversa:
il maschio ha costantemente tra il 5.° e 6.° raggio della 1.* dorsale
una macchietta intensamente nera che manca nella femmina,
come mancano in questa le strie trasversali nere che si notano
in quello, e sono sostituite da una serie di macchiette nere lungo
1 fianchi.
Anche gli organi ciatiformi, per quanto può riconoscersi in
seguito all’ imperfetto stato di conservazione, sono disposti analo-
gamente a quanto è figurato da Fage per il mécrops e da Sanzo .
per il ferrugineus, che come ho detto sono da considerare, a
mio avviso, come sinonimi.
Anche il Godius, nel quale il Sanzo ha creduto di riconoscere
il Canestrinii di A. P. Ninni (*) presenta una grande analogia,
a quanto si può riconoscere dalla descrizione e figura, col microps :
i suoi organi ciatiformi hanno una disposizione assai vicina a
quella che si trova in quest’ ultimo, ma il Sanzo afferma che in
qualche parte essi hanno una disposizione affatto propria e perciò
non mi induco a considerarlo esso pure sinonimo del microps,
col quale presenta pure un’altra analogia, quella cioè dell’ habitat.
Gli autori sono concordi nel considerare il microps come specie
‘vivente preferibilmente in acque salmastre, ossia nelle lagune o
presso le foci dei fiumi; ciò spiegherebbe la relativa scarsità con
la quale fu raccolta all’ isola del Giglio, nella costa occidentale
di essa, a circa 15 miglia di distanza dallo stagno di Orbetello,
località più vicina ove trovasi acqua salmastra.
E una specie che non raggiunge le dimensioni del G. minutus
dell'Atlantico ; una. delle femmine aveva uova bene sviluppate.
-
25. Gobius Knerii, Sind.
Gobius Kneriît, Stnd. Beitr. z. Kenntn. d. Gobioiden, in Sitzber. Ak. Wien,
math. naturw. Cl. Bd. XLII, p. 287, tav. fig. 1. i
» » Canesfr. Faun. Ital. Pesci, p. 173. i
» Stetndachneri, Kolomb. Drug. Zool. Vijest. iz Dalmac. Spalato,
1900, p. XV.
(1) A. P. Ninni, Nuova specie di Gobius, in Atti Soc. Venet. trent. sc. nat. 1882,
p. 276-279. Î | ad
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X, (20 Febbraio 1925). 1
oO
258 D. VINCIGUERRA
Gobius Knerii, Borsieri. Sulla presenza nell’ isola Giglio del G. Knerii,
Ann. Mus. Civ. Genova XLI, p. 1.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 684.
DE Fage, Gobius Knerit Stnd. et Gobius elongatus Canestr.,
Bull. Soc. Zool. France 1915, p. 164.
Moltissimi esemplari raccolti a Giglio Porto nei mesi di Gennaio
e Febbraio 1901 e 1902; il maggiore è lungo mm. 36.
La presenza del G. Knerié nell’ isola del Giglio è stata già
segnalata dalla signorina Borsieri; nel cui lavoro, sotto molti
punti di vista accuratissimo, come riconosce Fage, è evidentemente
incorso un errore, quello della assegnazione a questa specie di
58-60 squame nella linea laterale, mentre queste in realtà non
sono più di 44 o 45. La inesatta indicazione può essere attribuita
ad una svista nel contare le squame, ad un errore di stampa,
o fors’ anco ad essere stato mescolato con i G. Knerzi qualche
esemplare di G. elongatus Cstr. che ha un numero di squame
superiore a 50 e la cui presenza nel Mediterraneo come specie |
distinta è ammessa da Fage in base a due esemplari, raccolti
‘dal «Thor» uno nel Tirreno e l’altro nell’ Egeo. Questi esemplari
hanno precisamente 57-58 squame nella linea laterale ed una ‘
forma più allungata di corpo; essi vengono dal Fage considerati
come i rappresentanti mediterranei de! G. minutus, che non
esisterebbe nel nostro mare. Anche gli organi ciatiformi sareb-
bero diversi, per quanto somiglianti a quelli del G. minutus.
L’ esame di alcuni cotipi del G. elongatus mi ha dimostrato che
essi in realtà hanno forma più allungata del Knerzi, del quale
sono alquanto più grandi, essendo lunghi 45 mm. senza la codale;
le squame sono tutte cadute e non si può determinare con pre-
cisione quante ne esistessero sulla linea laterale, ma apparisce.
che dovevano essere almeno una cinquantina. Lo stato imperfetto
di conservazione non consente alcun esame degli organi ciatiformi.
Borsieri ha dimostrato nel suo lavoro la identità del G. Knerzi
con quello posteriormente descritto da Kolombatovich come G..
Steindachneri e |’ esame da me fatto di questi individui conferma
questo modo «di vedere. Lo stesso Kolombatoyich, che nei Godius
del Giglio aveva riconosciuto il suo Sfeindachnerii, non aveva
trovato tra questo e lo Knerzi altra differenza che la minore
altezza in quello della prima pinna dorsale e lo aveva descritto
come specie ntuova pur ritenendo ancora che tutti potessero appar-
PESCI DEL GIGLIO 259
tenere ad una stessa specie. Negli esemplari da me esaminati la
pinna dorsale è alta generalmente quasi quanto il corpo 0 poco meno,
ma talora lo è alquanto di più. Gli individui che hanno la pinna
più alta sono d’ ordinario quelli a colorazione più intensa e papilla
genitale più sviluppata, che con tutta probabilità sono di sesso
maschile. Nessuno degli altri autori che si sono occupati dei Gobius
ha ammesso lo Steindachnerii, che io credo debba senz’ altro
essere considerato come sinonimo dello Knerii.
Esemplari del G. Knerzi furono comunicati a Fage che li
ritenne come tali, rieonoscendone la grande affinità col quagga
Heck., ma trovando alcune differenze nella disposizione degli organi
ciatiformi, in ispecie nelle serie sottorbitarie che nello Knerii,
pur presentandosi analoghe a quelle del quagga, ne conterrebbero
un maggior numero. L'esame di questi individui mostra, per ©
quanto si può giudicare dallo stato di conservazione, una dispo-
| sizione identica a quella riprodotta nella figura di Fage e per
conseguenza alquanto diversa da quella del quagga di Sanzo (1).
Esistono però tra le due specie altre differenze che servono a
mantenerle separate e queste sono il numero delle fascie trasver-
sali per solito nere più numerose nel Knerzi che nel quagga, di esse
però 4 o 5 sono assai più marcate delle altre con le quali si alter-
nano, pur essendovi casi in cui si obliterano del tutto. La forma
del corpo del quagga è più allungata, ma il principale carattere
differenziale è dato dalla lunghezza delle pinne ventrali che in
questo raggiungono l’ano mentre nel Knerti sono assai più corte.
La differenza più notevole che si nota fra questi individui e la
descrizione del G. Knerzi di Steindachner consiste nel numero
delle squame della linea laterale che nel tipo erano solo 36,
mentre negli individui del Giglio sono generalmente una quaran-
tina, con un massimo di 45; ma in alcuni individui il numero
è minore, scendendo sino a 38, il che fa diminuire di molto la
differenza.
P. A. Ninni (*) ha supposto che il G. Knerzi potesse essere
il maschio del G. Panizzae Verga, mentre io ho precedentemente
indicato le ragioni per le quali riferirei questa specie piuttosto
al G. microps.
| ® L. Sanzo, in Mittheil. Zool. Stat. Neapel, 20 Bd. p. 302, tav. 9, fig. 13 e 44.
(2) P. A. Ninni, Catalogo dei ghiozzi osservati nell Adriatico, in Atti Soc. Nat,
Modena — Memorie, Serie 3." Vol. I, (4883) p. 224.
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260 D. VINCIGUERRA
Non mi pare di poter riconoscere nel G. Knerii alcuna delle
specie descritte da Moreau.
26. Gobius paganellus, Linn.
Gobius paganelius, Linn. Syst. Nat. I, Dp. 449,
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 676.
» Ae hp Sanzo. Mittheil. Zool. Stat. Neapel, 20 Bd, p. 310,
tav. 12, fig. 39 a 41.
Moltissimi esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 104 e
il minore mm. 20. i
Questa specie si riconosce a prima vista da tutte le altre per
la presenza dell’ orlo rosso - all’ apice della pinna dorsale, ben
visibile anche negli esemplari conservati in alcool o formalina,
nei quali è diventato di color bianco; quest’ orlo si scorge anche
in individui giovani, lunghi non più di 30 mm., nei quali si nota
pure la macchia nera tra gli ultimi raggi della pinna dorsale.
Il colorito del loro corpo è generalmente oscuro, ma non di rado
sì notano sul dorso, in ispecie dei giovani, traccie di larghe fascie
di colorito assai più chiaro, come pure due macchie nere, una
sulla parte superiore e l’altra sulla inferiore della base della
codale; di queste macchie talora è solo evidente la superiore.
Anche alla base della pettorale si può distinguere una macchia
nera. | :
La parte inferiore dei lati del capo presenta spesso quattro
fascie trasversali oscure che si estendono anehe sul subopercolo
raggiungendo in avanti lo spazio interopercolare, limitando così
tre macchie chiare ben distinte, mentre in altri esemplari in
ispecie adulti, queste macchie mancano e il capo si mostra gene-
ralmente di colorito oscuro. La indicata colorazione del capo è
identica a quella che Canestrini ha indicato per il suo G. puncté-
pinnis, la cui figura corrisponde in massima parte a quella del
paganellus, benchè vi manchi la marginatura chiara della pinna
dorsale. Per conseguenza io ritengo molto probabile che, come
ha affermato Moreau (*), il punctipinnis debba rientrare nella sino-
nimia del paganellus, tanto più che quella specie non è stata.
riconosciuta da alcun altro autore tranne Giglioli (*) che lo elenca
(1) E. Moreau, Hist. nat. poiss. France, II, p. 225.
(2) E. H. Giglioli, Catalogo pesci italiani, in Cat. sez. ital. esp. int. pesca Berlino
1880, p. 89.
PESCI DEL GIGLIO 961
a
di Giannutri. Una differenza esisterebbe nel numero dei raggi della
seconda dorsale che nel punctipinnis dovrebbe avere un raggio sem-
plice e 13 divisi, mentre nel paganellus sono generalmente */,5 46;
‘degli esemplari da me esaminati alcuni però ne hanno !/,,, quindi
non parmi possa darsi a quella differenza un valore specifico,
come non lo si può dare alla presenza di qualche squama di
«meno nella linea laterale. |
Quanto al G. bicolor, Gm. che alcuni ittiologi hanno conti-
nuato a mantenere distinto dal paganellus, io persisto nel ritenerlo
come ha fatto Gunther, identico a quello.
Questa specie presenta una notevole rassomiglianza col G. ca-
pito per la forma del capo assai largo e tozzo, ma se ne distingue
per la maggiore grandezza degli occhi e per le squame alquanto
più grandi e meno numerose, infatti queste sono in numero di
52 o 53 sulla linea laterale e il diametro trasversale degli occhi
è compreso circa 4 volte nella lunghezza del capo, mentre nel
capito le squame sono una sessantina e gli occhi compresi sino
a 6 volte nel capo. La disposizione degli organi ciatiformi è molto
simile nelle due specie e la differenza principale consiste nel fatto
che nel capito la serie sottorbitaria è continua mentre è interrotta
nel paganellus, come si può ancora rilevare in parecchi degli
individui da me esaminati, che corrispondono con le indicazioni
date da Sanzo.
27. Gobius Buccichii, Stnd.
Gobius Buccichii, Steind. Sitzb. K. Akad. Wien, Bd. LXI, p. 267, tav. 1,
fig. 4.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 680.
» -» Sanzo, Mittheil. Zool. Stat. Neapel, 20 Bd. pag. 318,
fig. 36 a 38.
Moltissimi esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 79 e
il minore 15.
_L’ esame accurato da me fatto di questi esemplari e il confronto
con quelli di G. ophiocephalus Pall. provenienti dalle lagune
venete mi hanno indotto a ricredermi dalla opinione da me pre-
cedentemente manifestata ed alla quale si erano associati Bellotti
e in parte Perugia, sulla identità di quelle due specie.
Il G. ophiocephalus ha forma alquanto più allungata e più
assottigliata del Buecichii, poichè in un individuo del primo
262 D. ‘VINCIGUERRA
lungo 67 mm. l’altezza massima del corpo è 14 e alla base della
coda 6 !/,, mentre in un esemplare di Buccichii lungo 64 mm.
l'altezza massima è 12 e alla base della coda 8. Le squame
della linea laterale sono 65 nell’ ophiocephalus e 55 nel Buc-
cichii; in quello le pinne ventrali terminano a qualche distanza
dall’ano e nell’ altro lo raggiungono. Anche la colorazione quan-
tunque molto somigliante è notevolmente diversa. La macchia.
nera in alto della base della pettorale è nel Buccichiî meno
costante e marcata che nell’ ophiocephalus e meno evidente il
margine bianco che la contorna; in quello è sempre presente
lungo i fianchi una serie di macchie nere. in numero di 8 a 10,
al disotto delle quali se ne trovano altre più numerose e più
piccole; su tutto il corpo notansi numerose punteggiature oscure
e sono poi caratteristici quattro punti neri che si trovano collocati
a poca distanza l’ uno dall’ altro lungo il margine inferiore del-
l’opercolo, oltre ad uno sotto il mento che spesso fondesi con
quello del lato opposto. Inoltre I’ habitat delle due specie appa-
risce diverso: l’ ophiocephalus è forma di laguna che penetra
anche nelle acque dolci (e ciò spiega come esso non figuri tra
le specie enumerate da Sanzo ) mentre il Buccichii è forma
costiera ma esclusivamente marina.
Perugia ha creduto riconoscere nel Gobius fallax, succinta-.
mente descritto da Sarato (*) il G. Buccichii e questa opinione
è stata accolta da Carus, mentre il Moreau (*) ha insistito sulla
validità della specie.
Io ero dapprima disposto ad accettare il primo modo di vedere,
ma l'esame di alcuni individui di Nizza, ricevuti dal Dr. Bellotti
come G. fallax mi induce a ritenere che in realtà questo possa
essere distinto dall’ altro; ‘esso è realmente rassomigliante al
Buccichii, anche per la lunghezza delle ventrali che raggiun-
gono l’ano, ma le squame della linea laterale non sono che 40
(secondo Moreau possono raggiungere il numero di 44) e quindi
assai meno che in quello. Le condizioni di questi individui non
permettono l’esame degli organi ciatiformi: negli individui del
Giglio da me esaminati questi corrispondono alla descrizione
di Sanzo.
(1) C. Sarato. Notes ichthyologiques. Gazette de Nice 4, 16, 1889.
(®) E. Moreau, Hist. nat. poiss. France, Suppl. p. 23.
PESCI DEL GIGLIO 263
Fam. Pleuronectidae.
20. Rrhomboidichthys podas (Delar.)
Pleuronectes podas, Delaroche, Ann. Mus. XIII, p. 354, tav. 24, fig. 4.
Rhomboidichthys podas, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, 589.
Due esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 118, che
corrispondono alla descrizione di questa specie e sono quindi da
| ritenere di sesso femminile mentre il maschio è rappresentato dal
R. mancus (Brouss.).
29. Arnoglossus Grohmanni (Bp.)
Pleuronectes Grohmanni, Bonap. Faun. Ital. Pesci, fasc. XIX, punt. 97.
Arnoglossus Grohmanni, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 587.
Un esemplare lungo mm. 97, ben riconoscibile per l’allunga-
mento del secondo raggio dorsale.
30. Solea ocellata (Linn.)
Pleuronectes ocellatus, Linn. Syst. Nat. I, p. 456.
Solea ocellata, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, 591.
Tre esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 170.
Entrambi presentano sulla metà posteriore del corpo, dal lato
oculare, le quattro macchie rotonde oscure circondate da una
serie di punticini bianchi: nella metà anteriore vi sono alcune
macchie nere ed una fascia nera sulla base della codale.
31. Solea Kleinii (Risso)
Rhombus Kleinti, Risso, Hist. Nat. Eur. Mer. II, p. 255.
Solea Kleinti, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 591.
Un esemplare lungo mm. 243, che si distingue bene dalla.
S. vulgaris, Quens. per il colorito della pettorale che è nera alla
base e bianca all’ estremità, mentre quella presenta una macchia
terminale intensamente nera.
32. Solea monochir, Bp.
Solea monochir, Bonap. Faun, Ital. Pesci, fasc. V, punt. 28.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. Il, p. 593.
Un esemplare lungo mm. 80.
264 D. VINCIGUERRA
Fam: 2ciceac,
33. Zeus faber, Linn.
Zeus faber, Linn. Syst. Nat. I, p. 454.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 662.
Un esemplare lungo mm. 160 che riferisco a questa forma
piuttosto che al pungio, C. V., dato che questo ne sia specifica-
mente distinto, per avere la spina scapolare assai poco sviluppata.
Fam. Scombridae..
34. Auxis Rochei (Risso)
Scomber Rochei, Risso, Ichth. Nice (ed. 1.8), p. 165.
Auxis bisus, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 660.
Un esemplare lungo 411 mm.
Fam. Carangidae.
25. Trachurus mediterraneus, Ltkn.
Trachurus mediterraneus, Lùtken, Vetensk. Selsk. Skr. 5.* Serie, XII, p-533.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 669.
Tre esemplari adulti, il maggiore dei quali lungo mm. 250
e quattro giovani. Il numero degli scudi laterali in questi indi-
didui varia tra 88 e 92 e quindi non vw ha dubbio sulla loro
identità con questa specie, non potendosi riferire al Tr. Cuvieri,
Lowe.
36. Naucrates duetor (Linn.)
Gasterosteus ductor, Linn. Syst. Nat. I, p. 489.
Naucrates ductor, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 660.
Tre giovani esemplari, con le fascie trasversali . nere molto
marcate, il maggiore dei quali è lungo solo 40 mm. Furono presi
a metà canale fra l’ isola del Giglio e il monte Argentario, entro
una vecchia cesta galleggiante nell’ ottobre 1900, dalle Marchesine
Camilla e Orietta Doria.
PESCI DEL GIGLIO 265
Fam. Labridae.
Questa famiglia, nella quale abbondano le specie litorali che
sì pescano in quantita piuttosto notevole con i tramagli presso
le coste rocciose, è rappresentata in questa’ collezione da un
numero abbastanza considerevole di esemplari, la cui determina-
zione è talora riuscita non troppo facile. Anzitutto non è sempre
possibile riconoscere se un individuo debba riferirsi al genere
Labrus piuttosto che al Crenilabrus, poichè gli esemplari giovani
di quello possono avere sul margine del preopercolo le dentellature
che dovrebbero essere caratteristiche di questo, mentre che, in
uno stato. molto avanzato, non ne presentano più traccia.
Un carattere migliore per distinguere i due generi è quello
adottato da Caporiacco in un suo recente lavoro, (*) consistente
nel numero delle squame della linea laterale che nel Labrus
sono in numero superiore e nel Crenilabrus inferiore a 40.
Indipendentemente da ciò anche il riconoscimento delle specie è
spesso difficile a cagione delle differenze nella colorazione e nelle
proporzioni del corpo che si verificano nella stessa specie e per-
tanto anche questa famiglia, nonostante l’ accennato lavoro del
Caporiacco e qualche precedente di Canestrini (*) e di Facciolà (*)
meriterebbe ancora un'ulteriore revisione.
37. Labrus mixtus (Linn.)
Labrus mixtus, Linn. Syst. Nat. I, p. 479.
» bimaculatus, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 597.
Cinque individui, uno dei quali maschio, lungo 290 mm. e
quattro femmine, la maggiore delle quali lunga 190 mm.
Vi sono anche due altri individui, molto giovani, lunghi poco
più di 60 mm., che presentano il colorito uniforme rosso delle
femmine, ma mancano delle macchie nere sul dorso della regione
(1) L. Di Caporiacco, Revisione delle specie mediterranee della famiglia « Labridae »
in Atti Soc, It. sc. nat. vol. LX, p. 49-4014. 3
(®) G. Canestrini, Intorno ai Labroidi del Mediterraneo in Ann. Soc. Nat. Modena,
1868, p. 104-444 con tav.
(9) L. Facciola, I Labroidi del mare di Messina, in Monit. zool. ital. vol. XXVII,
anno 1916. i
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266 D. VINCIGUERRA “a
codale e non hanno traccie di squame sull’ interopercolo, mentre
la presenza di queste dovrebbe secondo Moreau (!) servire a
distinguere il mdzatus dal viridis (specie generalmente considerata
come sinonimo del furdus), ma anche la femmina più adulta di
questa specie ha sull’ interopercolo squame appena accennate ed
è quindi probabile che esse si sviluppino con l’età. Nel resto le
proporzioni del corpo ‘di questi individui corrispondono a quelle
del méactus e però ho creduto riferirli a questa specie. =~
38. Labrus merula (Linn.)
-Labrus merula, Linn. Syst. Nat. 1, p. 480. da
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 597.
Due esemplari, il maggiore dei quali lungo 290 mm. e l’altro
280; essi sono di colorito uniformemente bruno, il minore presenta .
su tutto il corpo numerose punteggiature bianche che mancano
nel maggiore.
39. Labrus lineolatus, C. V.
Labrus lineolatus, Cuv. Val. Hist. Nat. poiss. XIII, p. 90.
» » Moreau, Hist. Nat. poiss. France II, p. 91 - Suppl.
p. 346.
Riferisco a questa specie un esemplare di 170 mm., in cui
la lunghezza della testa è eguale all’ altezza del corpo, la dorsale
ha 19 raggi spinosi e si notano sul corpo parecchie fascie longi-.
tudinali brune, benchè poco marcate; l’ osso interopercolare non
presenta squame. Non mi è riuscito di riferire con certezza questo
esemplare ad alcuna delle specie di Labrus generalmente am-
messe, mentre invece corrisponde ai caratteri indicati nella descri-
zione che Moreau dà del lineolatus. Se non si tiene conto delle
fascie longitudinali brune dovrebbe riportarsi al viridis L. che per
Gunther è sinonimo di turdus, mentre il lineolatus è iscritto tra
le specie dubbie, come è pure per Carus. Caporiacco non tiene
conto di queste specie.
Nella collezione del Museo Civico esiste un esemplare di Nizza
inviato dal Dr. Bellotti col nome di lineolatus che corrisponde
abbastanza bene a questo.
(1) E. Moreau, Hist. Nat. poiss. France, Vol. III, p. 94.
PESCI DEL GIGLIO 267
40. Labrus festivus, Risso.
Labrus festivus, Risso, Hist. Nat. Eur. mer. III, p. 304.
> » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 596.
Un esemplare di 236 mm. che riferisco a questa specie
per il colorito uniformemente roseo, il numero delle squame
della linea laterale (45) e la presenza di alcune macchiette nere
nella regione preorbitale, e di un’ altra piccola macchia nera sotto
gli ultimi raggi dorsali.
4]. Crenilabrus quinquemaculatus (BI.)
Labrus quinguemaculatus, Bloch, Ausl. Fisch. tav. 291, fig. 2.
Crentlabrus Roissali, Risso, Hist. Nat. Eur. mér. II, p. 323.
» quinquemaculatus, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 601.
Un esemplare lungo mm. 75.
42. Crenilabrus ocallatus (Forsk.)
Labrus ocellatus, Forsk. Faun. Arab. p. 37.
Crenilabrus ocellatus, Carus, Prodr. Faun. Medit. Il, p. 601.
. Quattro esemplari di mediana grandezza, il maggiore dei quali
lungo mm. 72 e sette piccoli, da 25 a 28 mm. Uno degli esem-
plari mezzani, lungo mm. 52, ha la macchia opercolare non ben
definita e senza marginatura bianca. Questa macchia è pure poco
visibile negli esemplari più piccoli che invece presentano evidente
la macchietta sulla coda. i |
43. Crenilabrus pavo (Briinn.)
Labrus pavo, Briinn, Ichth. Massil. p. 49.
Crenilabrus pavo, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 598.
Otto esemplari, il maggiore dei quali lungo 230 mm. nel
quale la porzione terminale della dorsale molle, dell’anale e della
codale conservano un colorito verdognolo con punteggiature di
colore verde azzurro più intenso; uno degli individui giovani oltre
- alla macchia nera sulla radice della coda, che non manca mai,
ha tutto il corpo e la base della dorsale sparsi di macchie nerastre.
268 | D. VINCIGUERRA
44. Crenilabrus mediterraneus (Schn.)
Labrus mediterraneus, Bloch, Syst. ichth. ed. Schneider, p. 255.
Crenilabrus mediterraneus, Carus, Prodr. Faun. Med. II, p. 599.
Tre esemplari, il maggiore dei quali lungo 93 cm. ben carat-
terizzato per la fascia nera sulla base delle pettorali che sono
gialliccie.
45. Coris julis (Linn.)
Labrus julis, Linn. Syst. Nat. I, p. 476.
Coris julis, Gthr. Cat. Fish. IV, p. 195.
Dei numerosi esemplari del genere Corés quattro soli presentano
i caratteri che dovrebbero servire a distinguere questa specie,
ossia l'allungamento delle spine dorsali, la presenza di un dente
canino all’ angolo della bocca, la macchia violacea sulla porzione
anteriore dorsale e la striscia azzurra a margini dentellati sui
lati del corpo.
Essi sono tutti di statura piuttosto grande, poichè l'individuo
maggiore misura 200 mm. e il minore 155. Quelli di statura
minore mancano degli indicati caratteri e però li riferisco alla
specie seguente.
46. Coris Giofredi (Risso)
Labrus Giofredi, Risso, Ichth. Nice, (ed. 1.2) p. 228, tav. 9, fig. 213.
Coris Giofredi, Gthr. Cat. Fish. IV, p. 197.
Riferisco a questa specie altri 16 individui, i quali mancano
tutti delle caratteristiche della specie precedente; uno solo di essi
raggiunge le dimensioni del più piccolo di quelli (155 mm.) mentre
gli altri hanno tutti statura minore, il più giovane è solo 20 mm.
Un esemplare di 153 mm. di colorito uniforme, tranne la
macchietta opercolare nera, presenta tracce di color nero sulla
membrana della prima dorsale tra i primi raggi anteriori.
Per molto tempo io ho accettato |’ opinione di Steindachner (*)
e di altri ittiologi che in questa forma si comprendessero le
femmine ed i giovani d’ ambo i sessi della C. julis; ma poichè.
(*) F. Steindachner. Sitzb. d. K. Akad. Wien, Bd. LVII, p. 704.
PESCI DEL GIGLIO © ECCO
non pochi autori, fra cui Moreau (') e lo Bianco (?) affermano
di avere riscontrato la presenza di maschi e femmine maturi in
entrambe le forme, io mi sono deciso a mantenerle separate, pur
non escludendo la opportunità che l'argomento sia ancora ripreso
in accurato esame. Carus mantiene le due specie unite pur ripor-
tando l’ opinione di coloro che le tengono distinte.
47. Julis pavo (Haselq.)
Labrus pavo, Haselq. Iter. Palaest. p. 389. -
Julis pavo, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 605.
Un esemplare di mm. 170 preso con i tramagli a circa 10 m.
di profondità.
Fam. Pomacentridae,
48. KH[eliastes chromis (Linn.)
Sparus chromis, Linn. Syst. Nat. 1, p. 470.
Heliastes chromis, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 595.
Tre esemplari il maggiore dei quali lungo 90 mm.
Fam. Mullidae.
49. Mullus surmuletus, Linn.
Mullus surmuletus, Linn. Syst. Nat. I, p. 496.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 622.
Due belli esemplari uno di 245 mm. e l’altro di 220, il
minore dei quali conserva traccie delle linee gialle longitudinali,
completamente scomparse nell’ altro.
Riferisco anche a questa specié tre giovani individui lunghi
da 40 a 42 mm. presi essi pure coi tramagli; essi presentano
i caratteri indicati da Lo Bianco per distinguerli dai giovani del
M. barbatus L., (*) ossia muso prolungato e macchie nere sulla
pinna dorsale; anche i barbigli sono più lunghi di quelli del
barbatus. Il fatto di essere stati presi coi tramagli serve pure
(1) E. Moreau, Hist. Nat. poiss. France, Suppl. p. 50.
(2) S. Lo Bianco. Notizie biologiche riguardanti il periodo di maturità sessuale ecc.
in Mittheil. Zool. Stat. Neapel, Bd. 19, p. 741.
(£) S. Lo Bianco, in Mittheil. Zool. Stat. Neapel, Bd. 19, p. 730.
270 D. VINCIGUERRA
a far riconoscere che trattasi di M. surmuletus poichè i giovani
barbatus non si prendono che sul fondo con rete a strascico.
Fam. Sparidae.
50.. Box boops (Lin.) -
Sparus boops, Linn. Syst. Nat. i p. 469.
Box boops, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 636.
Un individuo adulto lungo 22 cm.
51. Box salpa (Linn.)
Sparus salpa, Linn. Syst. Nat. IL p. 470.
Box salpa, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 636.
Un individuo molto giovane lungo appena 63 mm., nel quale
sono poco visibili le traccie delle caratteristiche linee longitudinali |
dorate.
52. Pagellus erythrinus (Linn.)
Sparus erythrinus, Linn. Syst. Nat. I, p. 469.
Pagellus erythrinus, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 629.
Tre esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 184, ed il
minore 68. |
53. Pagellus mormyrus (Linn.)
Sparus mormyrus, Linn. Syst. Nat. I, p. 472.
Pagellus mormyrus, Carus, Prodr. Faun. Med. II, p. 631.
Due esemplari, uno di 160 mm., l’altro di 70.
54. Oblata melanura (Linn.)
Sparus melanurus, Linn. Syst. Nat. I, p. 468.
Oblata melanura, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 635.
Un esemplare adulto lungo 210 mm.
5. Sargus KRondeletii, C. V.
Sargus Rondeletii, Cuv. Val. Hist. Nat. Poiss. VI, p. 14, tav. 141.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 633.
Un giovanissimo esemplare, lungo 35 mm., raccolto dal
M.se G. Doria sotto una medusa alla cala delle Cannelle. -
PESCI DEL GIGLIO 271
56. Sargus vulgaris, Geofîr.
Sargus vulgaris, Geofir. Descr. Egypte, pl. 18, p. 2.
» -» Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 632.
Un esemplare lungo mm. 145.
al. Sargus annularis (Gm.)
Sparus annularis, Gmelin, Linn. Syst. Nat. ed. XII, I, p. 1270.
Sargus annularis, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 634.
| Cinque esemplari di varia statura; il maggiore lungo 145 mm.,
il minore 65.
58. Cantharus lineatus (Mont.)
Sparus lineatus, Montagu, Mem. Wern. Soc. I, p. 451, tav. XXIII.
Cantharus lineatus, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 625.
Tre esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 190.
Non ostante |’ accuratezza delle descrizioni date da varii autori
delle tre specie mediterranee generalmente ammesse nel genere
Cantharus, io non sono mai riescito ad afferrare bene la diffe-
renza tra esse e in ispecie quella tra il lineatus (vulgaris C. V.)
e il brama C. V.
. Negli esemplari del Giglio il sattorbitento si mostra sempre
inciso e |’ altezza del corpo è contenuta un po’ meno di tre volte
nella lunghezza totale, compresa la pinna codale, (secondo
fa Gunther) perciò si avvicinerebbero anche all’ ordicularis, del
quale non conosco che esemplari molto adulti e sono quindi portato
ad accedere all’ opinione di Lo Bianco (*) che considera le tre
forme specificamente identiche.
Fu descritta molti anni sono dal Gené (*) una HTM specie
italiana di Cantharus, gia riconosciuta dal Bonelli, sotto il nome
di C. fasciatus, proveniente dalla Sardegna. Questa specie é
stuggita a quasi tutti coloro che si occuparono di ittiologia me-
diterranea perchè non ne tiene conto che il Carus; figura però in un
(1) S. Lo Bianco, in Mittheil. Zool. Stat. Neapel, 19 Bd. p. 703.
:(®) J. Gene. Description de quelques espèces de la collection zoologique de Tur in,
indiquees par feu le prof. Bonelli, comme inédites ou rares. in Atti R. Ace. Sc. Torino,
Tom. XXXIII, p. 303-305.
DAD D. VINCIGUERRA
elenco di pesci della Sardegna raccolti da Targioni -Tozzetti (*).
Questa specie non si distinguerebbe dalle altre che per la
presenza di 7 fascie trasversali nere, ma non presenta altri ca-—
ratteri differenziali e per le proporzioni e la presenza di sei serie
di squame sulle guancie parmi possa riferirsi al C. lineatus,
considerandolo tutt’ al più come una varietà di esso.
59. Smaris vulgaris, C. V.
Smaris vulgaris, Cuv. Val. Hist. nat. poiss. VI, p. 407.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p, 619.
Sei esemplari, il maggiore dei quali lungo 120 mm. e alto 25.
L'altezza del corpo per conseguenza è un po’ piu di !/, della
lunghezza di esso, le squame della linea laterale sono da 80 a 85
e il muso è notevolmente protrattile e allungato; per questi ca-
ratteri riferisco questi individui al vulgaris.
60. Smaris chryselis, C. V.
Smarts chryselis, Cuv. Val. Hist. nat. poiss. VI, p. 419.
» » Carus, Prodr, Faun, Medit, II, p. 620.
Due esemplari, il maggiore dei quali lungo 125 mm. e alto 35.
L'altezza del corpo è pertanto contenuta circa 3 volte e */, nella
lunghezza, mentre le squame della linea laterale raggiungono
appena il numero di 75; il muso è meno protrattile e allungato
che nella specie precedente, della quale è da alcuni ritenuto
il maschio.
61 Maena vulgaris, Cw
Maena vulgaris, Cuv. Val. Hist. nat. poiss. VI, p. 390.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 617.
Quattro esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 175.
Riferisco tutti e quattro questi individui alla stessa specie
benchè esistano alcune differenze tra loro, come, ad esempio,
l'assenza di denti canini in uno di essi. Tutti pero hanno la
squama ascellare della ventrale lunga non più di ‘/, della pinna
e non potrebbero quindi riferirsi che alla M. vomerina, la quale
però non ha che 62 squame nella linea laterale, mentre in questi
(1) A. Carruccio, Catalogo metodico degli animali vertebrati riportati dal
Prof. Adolfo Targioni Tozzetti, in Atti Soc. it. Sc. Nat., vol. XII, p. 574.
PESCI DEL GIGLIO DIS)
esemplari esse sono più di 70. Nell’ scio maggiore la macchia
nera sui fianchi è assai poco mar cata.
Fam. Sciaenidae,
62. Corvina nigra (Bl.)
Sciaena nigra, Bloch, Ausl. Fisch. VI, p. 35, tav. 297.
Corvina nigra, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 652.
- Un individuo giovane, lungo 100 mm., notevole per il grande
sviluppo delle pinne e specialmente della prima dorsale, anche
maggiore di quello da me figurato nei risultati ittiologici delle
Crociere del Violante (*).
Fam. Cepolidae.
63. Cepola rubescens, Linn.
Cepola rubescens, Linn. Syst. Nat. I, p. 445.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 701.
Due esemplari, il maggiore dei quali lungo 400 mm.
Fam. Serranidae.
64. Serranus cabrilla (Linn.)
Perca cabrilla, Linn. Syst. Nat. I, p. 488.
Serranus cabrilla, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 613.
Un esemplare lungo mm. 125.
65. Apogon imberbis (Linn.)
— Mullus imberbis, Linn. Syst. Nat. I, p. 496.
Apogon imberbis, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 614.
Sei esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 85.
66. Anthias sacer, BI.
Anthias sacer, Bloch, Ausl. Fisch. IV, tav. 315.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 613.
Due esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 115.
() D. Vinciguerra, in Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XVIII, p. 514, tav. I, fig. 2.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (19 Maggio 1925). 19
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274 D. VINCIGUERRA
Subordo: AN ACANTHINI
Fam. Gadidae.
67. Phycis mediterraneus, Delar.
Phycis mediterranea, Delaroche, Ann. Mus. XII, p. 332.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. Il, p. 575.
Un esemplare lungo mm. 205.
68. Motella tricirrata (BI.)
Gadus tricirratus, Bloch, Ausl, Fisch. tav. 165.
_Motella tricirrata, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 577.
Un esemplare lungo 250 mm., che credo riferibile a questa —
specie piuttosto che all’ affine M. maculata (Risso) per avere la
base della dorsale più corta dello spazio postorbitario e le pinne
‘ventrali più lunghe delle pettorali, in ispecie per la presenza di
raggi filiformi.
Subordo: PERCESOCES
Fam. Mugilidae.
69. Mugil saliens, Risso
Mugil saliens, Risso, Ichth. Nice, (ed. 1.2) p. 345.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 707.
Credo poter riferire a questa specie 8 piccoli individui di
Mugil, lunghi da 25 a 40 mm, presi nei mesi di Luglio e
Agosto 1907 nelle acque del Campese. Mi sono valso per la
determinazione di essi dei lavori di Brunelli (!) e di Athanasso-
poulos (*) e sulla scorta di questi sono giunto alla loro identifi-
cazione, basata specialmente sulla forma delle due metà della
mandibola inferiore che fanno fra di loro un angolo abbastanza
acuto, sulla visibilità del premascellare e sulla presenza di piccole
(1) G. Brunelli. Ricerche sul novellame dei muggini. Memorie R. Com. talass.
LIV. p. 1-46 con tav.
(?) G. Athanassopoulos. Contributo alla distinzione delle specie mediterranee del
genere Mugil. Ann. Mus. Civ. Genova, XLVIII, p. 254-269.
PESCI DEL GIGLIO 275
punteggiature nere sulle pinne dorsali e codale. Anche l’ epoca
in cui furono raccolti questi giovanissimi individui conferma che
essi appartengono alla specie saliens, la cui riproduzione avviene
in epoca più avanzata delle altre. Inoltre è questa una delle
specie la cui esistenza è più vincolata all’ acqua salata.
7.0: Mugil auratus, Risso
Mugil auratus, Risso, Ichth. Nice, (ed. 1.2) p. 344.
* » » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 706.
Un solo esemplare lungo 59 mm. Anche alla determinazione
di questo individuo sono giunto servendomi dei citati lavori, ba-
sandomi specialmente sulla forma della mandibola le cui due
meta sono disposte in linea quasi retta tra loro. Le strie longi-
tudinali scure sono molto marcate: la statura maggiore di quella
degli esemplari riferiti alla specie precedente indica una più pre-
coce riproduzione, come infatti avviene nell’auratus, che esso pure
è specie prevalentemente marina.
Fam. Atherinidae.
71. Atherina hepsetus, Linn.
Atherina hepsetus Linn. Syst. Nat. 1, p. 519.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 703.
Un esemplare lungo mm. 100.
Fam. Armmodytidae.
72. Ammodytes cicerellus, Raf.
Ammodytes i Raf. Caratt. gen. p. 21, tav. IX, fig, 4
» > Carus, Prodr. Faun. Medit, He pebel:
Ventidue esemplari di varia statura il minore di 75 mm. e il
maggiore di 160.
Ho adottato |’ antico nome di Rafinesque, in luogo di quello
già da me precedentemente usato (') di siculus, Swns. perchè
oramai ammesso da quasi tutti gli ittiologi. Nessuno di questi
individui può riferirsi al fobianus, L. per l'assenza delle pieghe
cutanee e di squame visibili. Questa differenza però è poco sen-
(1) D, Vinciguerra, in Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XVIII, p. 562,
276 D. VINCIGUERRA .
sibile é il suo valore è molto discutibile: Lo Bianco (!) enumera
solo VA. tobianus, che è evidentemente questa forma, assai
comune nel Mediterraneo. i
Fam. Scombresocidae.
73. Belone acus, Risso
Belone acus, Risso, Hist. Nat. Eur. mér. III, p 443.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II p. 557.
Un esemplare lungo mm. 24.
Mantengo a questo individuo il nome imposto da Risso alla
Belone del Mediterraneo perchè manca di denti sul vomere,
carattere sul quale è basata la sua distinzione dalla vulgaris.
Sono però proclive ad adottare il modo di vedere di Steindachner (£),
accettato da Day (°) e da altri ittiologi circa l’ identità specifica
delle due forme. 1
Subordo: O AMO San © Nit
Fam. Syngnathidae.
74. Siphonostoma typhle (Linn)
Syngnathus typhle, Linn. Syst. Nat. I, p. 416.
» Rondeletii, Delaroche, Ann. Mus. XII, p. 324, tav. 21, fig. 5.
Siphonostoma typhle, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 530.
Due esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 290.
Essi hanno la pinna dorsale più corta del muso e però dovreb- ~
bero appartenere alla specie Rondeletii (Delar.) che parecchi
autori, tra cui Moreau continuano a mantenere distinta.
Io non credo però di dover modificare il mio modo di vedere,
che è quello di Giinther e di Carus riunendola al typhle come
ho già fatto precedentemente. i
(1) S. Lo Bianco, in Mittheil. Zool. Stat. Neapel Bd. 19, p. 692.
(2) F. Steindachner, in Sitzber. Ak. Wien, Bd. LVII, p. 732.
(3) F. Day, Fishes of Great Britain and Ireland, vol. II, p. 148.
PESCI DEL GIGLIO 977
75. Syngnathus acus, Linn.
Syngnathus acus, Linn. Syst. Nat. I, p. 416.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 532.
Un. esemplare lungo mm. 210, che per avere la dorsale inserita
su otto anelli del corpo, e il colorito rossiccio di questo sparso di
punti bianchi, dovrebbe essere riferito alla forma rubescens di
Risso, che non credo però abbia valore specifico.
76. Hippocampus guttulatus, Cuv.
Hippocampus guttulatus, Cuv. Régn. Anim. 2.* ed. t. II, p. 363.
» » Moreau, Hist. nat. poiss. France, Ill, p. 36.
» > Carus, Prodr. Faun. Medit. Il, p. 535.
Cinque esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 120.
Riferisco, in base alle descrizioni di Moreau e di Carus questi
individui all’ H. guttulatus, per avere il muso lungo almeno
| quanto lo spazio tra l'angolo anteriore dell’ orbita e la spina
‘sopraopercolare, carattere che lo fa distinguere dal brevirostris,
per quanto trattisi di differenza difficilmente apprezzabile. Secondo
Gunther il guttulatus, sarebbe specie atlantica o indiana e gli
esemplari mediterranei apparterrebbero all’H. antiquorum, Leach.
Subordo: HE TEROMI
‘Fam. Fierasferidae.
TI. Fierasfer acus, (Briinn.)
Gymnotus acus, Briinnich, Ichth. Mass. p. 13.
Fierasfer .acus, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 580.
Tre esemplari, il maggiore dei quali di mm. 125.
Subordo: H A PLOMI
Fam. Scopelidae.
73. Saurus griseus, Lowe
Saurus griseus, Lowe, Trans. Zool. Soc. Il, p. 188.
> » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 561.
Un esemplare lungo mm. 255.
978 D. VINCIGUERRA
P
Subordo: A PO DES
Fam. Anguillidae.
79. Anguilla vulgaris, Turt.
Anguilla vulgaris, Turt. Brit. Faun. p. 87.
» » . Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 540.
Parecchi esemplari giovanissimi (cieche) della lunghezza di 55
a 70 mm., presi in Gennaio 1905 tra la sabbia della riva del
mare nella cala delle Cannelle (costa E. dell’ isola), due alquanto
più grandi, il maggiore dei quali di 118 mm., presi in una piccola
pozza d' acqua nella stessa località ed uno di 195 mm. senza
indicazione esatta di provenienza. |
La mancanza di veri corsi di acqua nell’ isola fa si, come ho
precedentemente notato, che manchino le specie di acqua dolce, rap-
presentate solo dalle anguille che si rinvengono in ogni torrentello,
sino all’ altitudine di 3 0 400 m. e possono raggiungere il peso
di 4 chilogr. e 1 chilogr. e 1/,, anche in piccole pozze formate
da acque sorgive. |
80. Congromuraena mystax (Delar.)
Muraena mystax, Delaroche, Ann. Mus. XII, p. 328, fig. 10.
Congromuraena mystax, Carus, Prodr. Faun. Medit. Il, p. 542.
Un esemplare di 190 mm.
Subclassis: ELASMOBRANCHII
Ordo: PLAGIOSTOMI.
Subordo: SEL A CHIA.
Fam. Scylliidae.
Bl. Seyllium stellare (Linn.)
Squalus stellaris, Linn. Syst. Nat. I, p. 399. _
Scyllium stellare, Carus, Prodr. Faun. Medit. Il, p. 508.
Due esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 330.
| PESCI DEL GIGLIO 979
82. Seyllium canicula (Linn.
Squalus canicula, Linn. Syst. Nat. I, p. 399.
Scyllium canicula, Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 508.
Un esemplare lungo mm. 350.
Subordo: BA TOIDET.
Fam. Raiidae,
83. Raja miraletus (Linn.)
Raja miraletus, Linn. Syst. Nat. I, p. 356.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 525.
Un o. largo mm. 265 con le due macchie delli
oe marcate.
84. Raja asterias, M. H. ?
Raja asterias, Mill. Henl. Plagiost. p. 139.
» > Carus, Prodr. Faun. Medit. IL p. 524.
Un. giovane esemplare largo mm. 120, lungo mm. 168 com-
presa la coda che da sola misura mm. 95.
. Riferisco con dubbio questo individuo alla R. asterias M. H.
perchè sotto questo nome vennero evidentemente confuse varie
specie o forme diverse. Esso corrisponde alla descrizione che
Doderlein (*) dà della var. minor della R. asterias, da lui consi-
derata come sinonimo della maculata Mont., ma non credo
poter affermare la sua identità con la descrizione di altri autori.
Lo studio delle razze del nostro mare, malgrado i lavori posteriori,
tra cui precipuo quello di Doderlein, non ha molto progredito e
non posso che ripetere VELE scrivevo circa 40 anni fa a questo
| proposito.
(II, Doderlein, Manuale ittiologico del Mediterraneo, p. 182.
280 | “D. VINCIGUERRA nee
Fam. Trygonidae.
85i Trygon pastinaca (Linn.)
Raja pastinaca, Linn. Syst. Nat. I, p, 396.
Trygon pastinaca, Carus, Prodr. HAL, Medit. II, p. 517.
‘Due esemplari, il maggiore dei quali largo 430 mm. e lungo
660 coda compresa, e l’altro largo 330 e lungo 560. Nel primo
la coda è lunga quanto il resto del corpo e nel secondo un poco
di più. Sono entrambi maschi; il maggiore ha un doppio aculeo.
.
Subclassis: CYCLOSTOMATA
Ordo: PETROMYZONTES. ~
Fam. Petromyzontidae.
86. eS oa yt marinus, Linn.
Petromyzon marinus, Linn. Syst. Nat. I, p. 394.
» » Carus, Prodr. Faun. Medit. II, p. 498.
Un esemplare di mm. 480 preso a Giglio Porto.
‘TMA Sk
Su alcuni CALCIDIDI della Tunisia
Nella collezione d’ Imenotteri fatta da Giacomo Doria mentre
si trovava a Tunisi, negli anni 1881 e 1882, vi sono 24 specie
di Calcididi, fra le quali parecchie non ancora descritte. Non
potendo per adesso terminare lo studio di questa raccolta, mi
limito, in questa pubblicazione, a dare la diagnosi di tre nuove
specie e del maschio del Conomorium eremita (Forst.), che
non era conosciuto finora, oltre a diverse notizie sui caratteri e
sull’ habitat di alcune altre Chalcididae..In una nota aggiungo
la descrizione di una specie nuova di Philachyra della Siria,
la cui scoperta si deve al rimpianto Console Generale: Avv. Au-
gusto Medana, il quale, già addetto al Consolato di Tunisi nel
periodo della dimora di Giacomo Doria in quella città, aveva
attinto da lui l’amore per le ricerche entomologiche, non trascu-
randole nelle sue residenze successive.
Gen. SMICRA Spinola (!).
Smicra sispes (L.)
Chalcis clavipes Fabricius, 1787.
Parecchi esemplari raccolti dal March. G. Doria e dall’avv.
Elena nei dintorni di Tunisi. i
È la specie a colorazione rossa e nera, comune in quasi tutta
l’ Europa, come pure la seguente, che è nera con macchie gialle.
Queste specie non sono state indicate finora come viventi nel-
l'Africa settentrionale. (?).
(1) Secondo la legge di priorità dovrebbe darsi a questo genere il nome dì Chaicis.
(2) La terza delle specie europee, Smicra biguttata Spin., è menzionata per la
Cirenaica da Schulthess (Zool. Jahrb. , 1909, p. 439) col nome di S. melanaris Dalman.
989 L. MASI
Smicra myrifex Sulz.
Chalcis sispes Fabricius, 1787.
Due esemplari, un g e una 9.
Gen. HARMOLITA Motschulsky
subg. Philachyra (Hal.) Walker.
Il genere Philachyra, istituito da Haliday e Walker nel |,
1871 (1), non è stato ammesso da Phillips ed Emery, i quali
nel 1920 (?) ne hanno incluso le specie nel genere Harmolita
(antea Isosoma Walk.); tuttavia credo opportuno di mantenerlo,
col grado di sottogenere, almeno provvisoriamente, essendo neces-
saria una ripartizione: delle numerose specie di Harmolita in
diversi gruppi. |
In questi Annali ho descritto la forma alata di una Philachyra,
proveniente dall’Isola del Giglio, che ritengo essere la Ph. ips
Walker (3), e di un’altra di Bengasi, Ph. cyrenaica (4). Altre
due specie, delle quali darò qui appresso la descrizione, proven-
gono una da Damasco (forma alata), l altra da Tunisi (forma
attera). Queste quattro specie hanno in comune il carattere del
mesonoto minutamente reticolato, apparentemente liscio, la macchia
omerale giallastra, I’ addome nero, le ali, nelle tre forme alate,
gialle grigiastre, col nervo marginale circa una volta e mezza
più lungo del postmarginale e dello stigmatico. Carattere diagno-
stico importante per le specie di Philachyra mi sembra la
presenza o mancanza di alveoli nei solchi scapolari, i quali alveoli
esistono nelle vere Harmolita ; secondariamente è da tener conto
dei caratteri del metanoto (propodeo). A chiarimento delle descri-
zioni può servire la figura del metanoto di Philachyra cyrenaica
(l. c.), che è il più complicato fra quelli che ho osservati. Le
quattro specie si possono distinguere come è indicato qui appresso :
A. Sulci scapulares alveolis uniseriatis constant.
a) alata. Alveoli in sulco scapulari aequales, quadrati,
(1) Notes on. Chalcididae, P. I, 1874, p. 8.
(?) Proc. U. S. Mus. Washington, LV, 1920, p. 433-474.
€) Vol. XLVIII, 1949, p. 278, fig. 15.
(4) Vol. XLIX, 1924, p. 177, fig. 3.
CALCIDIDI DELLA TUNISIA . 983
minuti. Metanotum carinis et costis nullis, zona media longi-
tudinali vage punctata, partibus sublateralibus scabris.
Ph. ips Walk.
5) 9 alata. Alveoli in sulco scapulari amplitudine varia,
forma minus regulari. Metanotum carinis duabus submedianis
ad mediam eius longitudinem convergentibus, deinde diver- ,
gentibus, spatio interposito longitudinaliter carina media,
transversim costis tribus diviso; areolae postscutello et carinis
submedianis contiguae, subtriangulares.
| Ph. cyrenaica Ms.
B. Sulci scapulares plus minus distincte marginati, alveolis nullis.
a) 9 alata. Metanotum areolis juxta marginem anteriorem
tribus, mediana divisa, submedianis indivisis.
Ph. damascena sp. n. (!)
5) 9 aptera. Metanotum areolis juxta marginem anteriorem
tribus, costa longitudinali abbreviata divisis.
Ph. tunetana sp. n.
Philachyra tunetana sp. n.
Femina aptera. Capite ac thorace flavo-rufis, collaris parte
dimidia anteriore et humeris pallide fiavo-griseis, his partibus
(1) Aggiungo qui la descrizione di quest’ altra nuova specie di Philachyra.
Philachyra damascena sp. n.
Femina alata. Capite ac thorace ferrugineis, collaris lateribus fiavo - melleis,
his partibus nigro-fuscis: funiculo et clava, area ocellari, pronoti margine posteriore
et marginibus inferioribus; macula in latere posteriore scapularum, metathorace
praeter areas duas dorsales submedianas aliamqne metapleurae, rufescentes, suturis
in lateribus mesothoracis, macula basali coxarum primi paris, femorum latere
superiore, tibiis anticis extus, mediis atque posticis fere usque ad apicem, abdomine
toto. Alae dilute flavo-griseae, nervis concoloribus. Capitis latitudo 100, protho-
racis 81, mesothoracis 100. Funiculi articulus primus latitudine apicali dimidium
longitudinis fere aequante (2:5), secundus paullo brevior, vix latior, sequentes
etiam breviores, proportione longitudinis ad latitudinem 7:6; clava articulis duobus
praecedentibus aequilonga. Dorsum nitidum, parce pilosum, scuti et scutelli sculptura
minute reticulato - squamosa, amplificatione 50 diam. vix conspicua. Metanotum
carinis submedianis carinae mediae parallelis, spatio interposito transversim con-
cinne ruguloso, prope dorsellum costa transversa instructo quae areolam quadratam
limitat ‘carina divisam; areolae submedianae postscutello contiguae, pentagonales,
obliquae. Proalae nervo marginali quam stigmatico et postmarginali aequalibus
sesquilongiore. Abdomen thoraci aequilongum, nitidum, fere fusiforme, de latere
inspectum ventre minus, dorso magis curvato. Long. 4 mm. Specimen unicum,
legit A. Medana, Damasco, 1889.
2
984 i L. MASI
nigro-fuscis: flagello, praeter annellum flavidum, area ocellari,
pronoti marginibus inferioribus, metanoti lateribus et margine
postico, latere anteriore femoris antici atque postici, macula ad
basim trochanteris aliaque ad basim femoris secundi paris, nec
non tibiae parte dimidia postica fere usque ad apicem, abdomine
toto. Capitis latitudo 100, prothoracis 83, mesothoracis 85. Funiculi
articulus primus parum latitudine longior, 2. et 3. quadrati,
4. et 5. vix latiores; clava praecedentes 2 1/, aequans. Dorsum
glabrum, fere opacum, scuti et scutelli sculptura reticulata, uni-
formi, amplificatione 50 diam. bene conspicua. Metanotum areola
mediana dorsello contigua fere quadrata, postice margine inter-.
rupto incerte limitata et carinula abbreviata divisa; areolis sub-
medianis, etiam dorsello contiguis, transversis trapezoidalibus,
latere postico breviore, utrisque in duas partes costa longitudinali
abbreviata divisis, superficie reliqua fere uniformi. Proalae atro-
phicae, lineam scutelli apicis vix attingenttes. Abdomen thorace
longius proportione 100 : 72, elongate ovatum, nitidum, dorso
de latere inspecto planiusculo. Long. 2,5 mm. Specimen unicum,
legit G. Doria, Tunisi, 1881.
Gen. CHRYSOLAMPUS Spinola
(= Lamprostylus Forster).
Chrysolampus splendidulus Spinola,
var. viridescens Ruschka.
Un esemplare femmina preso nei dintorni di Tunisi nel 1882.
Gli esemplari sui quali Ruschka ha distinto recentemente la
var. viridescens (Deutsch. Ent. Zeitschr., 1924, p, 94) sono
Sd provenienti da Tunisi e da Algeri. In quello raccolto a
Tunisi dal March. Doria manca del tutto il riflesso dorato sulla
testa e sul pronoto, il colorito è interamente verde, con tendenza
all’ azzurro nel mezzo del metanoto, sul peduncolo e al disopra
dell’ addome; le antenne,hanno un rifiesso verdastro.
Questa varietà appartiene alla specie che ho indicato altra
volta col nome di Lamprostylus auricollis Forster (*), ritenuto
(1) Note sui Calcididi della Liguria. (Questi Annali, vol. XLVIII, 1919, p. 150). —
Reperti di Chalcididae rare o poco note (Boll. Soc. Entom. Ital., vol. LIV, 1922, p. 53).
CALCIDIDI DELLA TUNISIA _ 285
come sinonimo di Chrysolampus splendidulus Spinola. Nel-
l'esemplare della var. viridescens il nervo stigmatico è disposto
quasi perpendicolarmente al nervo marginale, non è incurvato ed
ha la clava distinta, lo spazio fra esso e il nervo postmarginale
è angoloso con angoli arrotondati; mentre nella forma tipica della
specie, di cui ho esaminato un maschio e una femmina, il nervo
Stigmatico è incurvato, obliquo di circa 45°, con la clava poco
distinta, e lo spazio fra esso e il nervo postmarginale è ellittico.
Nell’ esemplare femmina di questa forma tipica i segmenti del-
l'addome sono retratti dopo il secondo tergite, mentre nella
femmina della var. viridescens è ben visibile anche il terzo
tergite.
Gen. CALOSOTA Curtis.
Calosota subaenea sp. n.
Femina. Viridi-aenea, facie medio cyanea, vittis duabus
mesonoti, scutello, abdominisque: tergitis superne et in margine
laterali, violaceo-fuscis; flagellis nigris; genubus, tibiis in extremo
apice, tarsorum articulo basali, testaceis; proalis griseis, colore
disci saturatiore, nervis pallide castaneis. Caput transversum,
longitudine latius proportione 76 : 100, linea oculari ad ?/, longi-
. tudinis. Faciei pars inferior pilis longis sat frequentibus instructa,
sculpturaque minute reticulata-punctata, nec aciculata, amplifica-
tione 50 diam. bene conspicua, haud a sculptura pone sulcum
genalem diversa. Forma capitis de latere inspecti elliptica, tempore
angusto, margine orbitali postero - inferiore bene curvato, epistomate
valde convexo. Flagellum °/, capitis latitudinis aequans, minus
attenuatum, pedicelli longitudine dimidium articuli sequentis vix
superante, */, ipsius latitudinis aequante; articulo primo funiculi
paullum magis longiore quam duplo latiore, ultimo quadrato.
Proalae nervus stigmaticus eadem crassitudine ac nervus , margi-
nalis et quam postmarginalis nonnihil crassior, clavae latere
externo fere semicirculum fingente, unco distincto. Scutellum,
mesopleura, alae et abdomen sicut in Calosota vernali Curt.
Long. 5,5 mm. Specimen unicum, legit G. Doria, Tunisi IV, 1882.
Questa specie è molto somigliante alla Calosota vernalis Curt.,
della quale ho esaminato un esemplare che corrisponde bene alla
286 -L. MASI
vw
descrizione fatta dal Ruschka e che da lui stesso venne determinato.
Nella Calosota vernalis la testa veduta di fronte apparisce
proporzionatamente più lunga e quasi arrotondata; Vorbita, vista
di profilo, ha il margine postero -inferiore dritto, la tempia è
larga, specialmente in basso, l’ epistoma quasi piano; la parte
inferiore della faccia, fra le radicole antennali e i solchi delle
gene, ha poche setole disposte a quinconce e presenta una scultura
assai minuta, acicolata, diversa da quella dietro il solco genale,
che è reticolata e bene visibile con un ingrandimento di 50 diam. ;
il flagello è più assottigliato e supera la larghezza della testa
nella proporzione di 7 : 5; il pedicello è due volte più lungo che
largo, la lunghezza del primo articolo del funicolo uguale a 3 1/,
volte la sua larghezza; il nervo stigmatico è più sottile del nervo
marginale e del postmarginale, e il lato esterno (verso I’ apice
dell’ ala) della ‘clava non è convesso e forma tutta una linea col
margine del dente. ll corpo è proporzionatamente un poco più
stretto.
Gen. GASTRANCISTRUS Westwood.
Gastrancistrus vagans Westw. — (?).
Mi sembra riferibile a questa specie un esemplare femmina,
raccolto nel febbraio 1882, con vivi riflessi cuprei e porporini sul
capo e sul dorso, eccetto le ascelle e il metanoto, con le antenne,
e le tibie quasi interamente, brune.
Gen. CONOMORIUM Mayr (in ttteris).
Conomorium eremita (Forster).
In una pubblicazione di cui sono stati già distribuiti gli estratti
e che fa parte del vol. LI degli Annali (7), ho descritta la fem-
mina di questa specie e data la diagnosi del genere che fu isti-
tuito, ma non pubblicato, da Gustavo Mayr. Tra i molti esemplari
italiani esaminati non avevo potuto trovare il maschio, che non
era stato descritto finora: ne trovo invece tre esemplari, insieme
con tre femmine, fra i Calcididi raccolti dal March. Doria nei
dintorni di Tunisi.
(1) Calcididi del Giglio. Quarta serie.
pd
CALCIDIDI DELLA TUNISIA 287
Questi sei Conomorium furono catturati durante I’ inverno,
dal Novembre 1881 al Febbraio 1882, e sono tutti di piccole
dimensioni, misùrando 2 mm. le femmine e anche meno i maschi,
senza tuttavia che possano riferirsi a quella forma minor di
cui è parola nella mia pubblicazione precedente. Le femmine
hanno le zampe quasi interamente ocracee pallide.
Alla diagnosi del genere (J. c. pag. 216) vanno aggiunti i
seguenti caratteri per il maschio:
co Caput de latere inspectum facie minus tumescente, vertice
angustiore; flagellum paullo minus quam in feminis crassum, at
longius, pilis dimidiam articulorum longitudinem aequantibus,
funiculi articulo primo basi minus angustato; proalae nervo
postmarginali quam stigmatico nonnihil longiore, marginali fere
aequilongo; abdomen haud thorace latius, brevius lateribus inter
segmentum primum et quintum subrectis.
Come caratteri specifici del maschio del Conomorium eremita
mi limito a indicare i seguenti:
o Grisescente - viridis, abdomine castaneo, interdum (in uno
specimine) subviolaceo -nitido, scutello interdum leniter purpureo-
nitido, pedibus, scapo, pedicello, annellisque, obscure ochraceo-flavis,
funiculo et clava flavo-fuscis. Funiculi articulus primus quam
secundus sesquilongior, hic paullum latitudine sua longior, sextus
quadratus. Proportio nervi postmarginalis ad stigmaticum sicut 4: 3
Abdomen longitudine 73/100 thoracis aequans.
Un altro esemplare maschio, raccolto dal Doria, somigliante
a quelli ora descritti, mi sembra riferibile ad altra specie. Esso
é di un bel colore verde, con leggiero riflesso dorato; l’addome
bruno castagno, eccetto il primo segmento, che è coli Gama,
le antenne sono gialle ocracee, col margine apicale degli articoli
del funicolo, scuro; questi articoli diminuiscono gradatamente di
lunghezza dal primo al sesto, che è tanto largo quanto lungo; il
torace è più robusto.
Finora il Conomorium eremita, sebbene probabilmente assai
diffuso e comune in Europa e nei paesi cireummediterranei, è
stato menzionato con certezza soltanto come vivente in Germania,
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RITIRI Laporte ¥
288 : L. MASI
we
in Austria e in Italia: la Tunisia è quindi una nuova provenienza :
alla quale conviene aggiungere la Cirenaica, essendovi alcuni
esemplari (5 $ 2) della specie tra i Calcididi raccolti a Bengasi
dal Padre V. Zanon.
Gen. PLEUROPACHUS Westwood.
Entom. Magaz., IV, 1837, p. 457, tion de
A questo genere è stata attribuita finora la sola specie
PI. costalis (= Entedon costalis) di Dalman. Thomson (Hyme-
% a noptera Scandinaviae, vol. V, 1878, pag. 240) lo ha ritenuto
; | come una suddivisione del genere Entedon, con questi caratteri:
« Caput ocellis in lineam curvam dispositis. Alae disco late
subfumatae, costa et praestigmate Q modice, ¢ fortiter incras-
satis ». Nella specie nuova di cui segue la descrizione, il nervo
marginale e il prestigma sono ugualmente, e notevolmente ,
ingrossati nel maschio e nella femmina; il disco delle ali ante-
riori è appena leggermente ombrato, quasi scolorito nel maschio (*).
Il genere Pleuropachus somiglia per diversi caratteri al
Mestocharis Forster e Metriocharis Silvestri (che forse sono
| sinonimi): però in questi l’addome della femmina è ovale lanceo-
a lato e quello del maschio ristretto e lungo; mentre nei Pleuro-
pachus è breve, quasi discoidale, in ambo i sessi. Il nervo
marginale delle ali posteriori dei Pleuropachus è proporzionata-
mente ispessito come quello delle ali anteriori. L’ antenna del
maschio di Mestocharis ha il funicolo di tre articoli, come. nella .
femmina, e non di quattro articoli.
Pleuropachus auratus Sp. n.
Esemplari 2 99, 1 gt.
Pl. costali (Dalm.) similis. Smaragdinus, plus minusve aureo-
nitens, abdominis dorso praeter basim et apicem cuprescente;
flagello nigro-aeneo; genubus tibiarumque apice albis, tarsis basi
(1) Pleuropachys (secondo l’ortografia adottata da Forster, 1856) è citato da
Schmiedeknecht nell’ indice del volume dei Calcididi nel « Genera Insectorum », ma
è omesso nel testo,
CALCIDIDI DELLA TUNISIA 289.
albis, ad medium. fuscatis, apice nigris; alarum nervis nigro-fuscis,
proalae disco vix leniter umbrato. Antennae, in femina, funiculi
articulo primo latitudine longiore proportione 9:5, quam pedi-
cello paullum breviore, quam clava sesquibreviore; in mari arti-
culo primo funiculi latitudine sesquilongiore, pedicellum paullo
superante, 4/, clavae longitudinis aequante. Proalae nervus mar-
ginalis, cum praestigmate, crassitudine conspicua, eadem in ma-
ribus atque in feminis. Long. 2,5 mm.
I caratteri di questa specie corrispondono in parte a quelli
indicati nella descrizione dell’Entedon (Pleuropachus ) costalis
nella monografia del Thomson già ricordata. Il colorito, anzichè
« virescenti-aeneus », è verde smeraldo con riflessi dorati: uno
. degli esemplari femmine presenta le tempie, una zona trasversa
sulla faccia in corrispondenza alla linea ‘oculare inferiore, e i lati
del torace, dorato-cuprei. Misure dell’ antenna della femmina:
lunghezza del pedicello 11; anello lungo 1, largo poco più di 2;
primo articolo del funicolo lungo 9, largo 5; 2.° articolo tanto
largo che lungo, = 7; 3.° lungo 6, largo 8; clava lunga 14,
larga 8. Misure dell’ antenna del maschio: pedicello lungo 10;
& ce ; SEL a
anello anche piu breve che nella femmina, intimamente unito
all’ articolo successivo; primo articolo. del funicolo lungo 12,
largo 8; 2.° lungo 10, largo 8, ambedue troncati un po’ obliqua-
mente all’apice; 3.° e 4.° tanto larghi quanto lunghi, = 9; lunghezza
della clava 15. Secondo Thomson, nel Pl. costalis il primo articolo
del funicolo nella femmina è « crassitie sesqui longior », la clava
«postannello brevior». Lo scapo del maschio è dilatato-compresso
e supera manifestamente l’ ocello anteriore, al quale non arriva
nella femmina. Le orbite hanno il margine facciale leggermente
concavo. Gli ocelli formano un angolo assai ottuso e I’ anteriore
è contiguo alla linea tangente ai posteriori. La scultura del me-
tanoto, osservata con ingrandimento di 50 diam., apparisce
reticolata-squamosa, con areole più piccole di quelle del mesonoto ;
il solco stigmatico è dritto e termina dilatato posteriormente nel
punto dove |’ area media del mesonoto sporge in un dente acuto,
diretto all’ infuori. Il mesosterno, eccetto la sua parte anteriore
e l’inferiore, che sono levigate, è minutamente punteggiato - al-
veolato, con alveoli quadrangolari, in numero di sei al massimo
secondo una linea trasversa. L’ epimero e il lembo dell’ episterno
Ann, del Mus, Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (40 Giugno 1925). 20
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290 a EMA
che si trova a contatto con esso, sono reticolati-squamosi, il resto
dell’episterno è levigato. Proporzioni della nervatura dell’ ala
anteriore: cellula costale lunga 50, con larghezza massima = 6
dopo i ?/, della lunghezza; nervo marginale lungo quanto la
cellula costale, largo 3; prestigma = 17; nervo postmarginale
lungo 3; nervo stigmatico, misurato perpendicolarmente al mar-
gine dell’ala, = 6, formato quasi interamente dalla clava.
Questa ha forma quadrangolare, con |’ angolo rivolto verso il
disco dell’ ala leggermente arrotondato, il dente obliterato; non
sporge oltre la linea dell’ estremità del nervo postmarginale, da
cui è separata da uno spazio strettissimo, lineare. L’addome è
quasi uguale nei due sessi, un poco più lungo che largo, ma.
negli esemplari essiccati tanto largo quanto lungo, di larghezza
superiore a quella del torace nella proporzione di 75 : 65.
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL’ARCIPELAGO TOSCANO
XVII.
DITTERI. DEL GIGLIO
DI M. BEZZI
Sono grato al prof. R. Gestro di avermi comunicato per lo
studio i Ditteri raccolti dal Marchese Giacomo Doria durante gli
anni della sua permanenza all isola del Giglio, nonchè in alcune
escursioni anteriori e posteriori. Sebbene il materiale non possa
dirsi molto ricco, è tuttavia abbastanza abbondante e numeroso
in ispecie, e contiene, insieme ad alcune forme interessanti, altre
nuove per |’ Italia e due nuove per la scienza.
‘ L'importanza maggiore proviene certo dal fatto che dell’ Arci-
pelago Toscano quasi nulla si conosceva per ora in fatto di Ditteri.
Nemmeno una specie è nota dell’ Isola d’ Elba; e delle altre
minori si ha solo un elenco di 40 specie raccolte alla Capraia
dal prof. Razzauti (1) e da me determinate. Nulla se ne sapeva
del Giglio, non trovandosi citata nemmeno la mosca domestica
nelle numerose pubblicazioni che trattano dell’isola; e nessun
dittero è ricordato nell’ escursione fattavi dall’ entomologo senese
Apelle Dei (*) nel 1883.
Dato il particolare interesse che sempre si connette colle faune
insulari, ho creduto opportuno far precedere alla enumerazione
alcune considerazioni generali. Dirò subito che non si tratta della
vessata questione della Tirrenide, per la quale rimando ai recen-
tissimi lavori entomologici dell’ Holdhaus (5); i Ditteri, stante la
(1) contributo alla conoscenza faunistica delle Isole Toscane. I. Isola di Capraia.
Pisa 1917, Stab. Succ. FF. Nistri, 31 pp. Vedi i Ditteri a p. 24-26.
(2 Ricordi di una escursione fatta al Monte Argentario ed all’Isola del Giglio
nel mese di Maggio 1883. Siena. Tip. dell’ Ancora, 1884, 16 pp. in 8.°
(©) Elenco dei Coleotteri dell’Isola d’ Elba, con studii sul problema della Tirrenide.
Mem. d. Soc. Entom. Ital., Genova 1923. II, p. 77-175.
Das Tyrrhenisproblem. Zoogeographische Untersuchungen unter besonderer
Berucksichtigung der Koleopteren. Ann. d. naturhist. Mus., Wien 1924, Band
XXXVII, p. 1-200. .
292 M. BEZZI
#
loro facilità di volo, sono certo i meno indicati fra gli insetti
per ricerche di tal genere. Ho cercato invece, in hase al mate-
riale raccolto colla solita oculatezza e diligenza dal Marchese
Doria, di mettere in rilievo dei fatti di natura etologico-biocenotica ;
fatti che in un ambiente così ristretto e ben delimitato quale è
quello di una. piccola isola, non possono a meno di riuscire
istruttivi.
Per avere una idea della conformazione dell’ Isola del Giglio,
delle sue condizioni geografico-fisiche e della sua vegetazione , è
indispensabile l’ opera di Stefano Sommier ('), alla quale mi
riferisco sovente nelle pagine che seguono. I
Dalla seguente tabella I si può rilevare per le singole famiglie
e pei varii gruppi il numero dei generi, delle specie e degli
individui raccolti; ed anche il numero delle specie raccolte nei
diversi mesi dell’ anno.
Dall’ esame della tabella I si rilevano subito alcuni fatti, che
importa mettere in evidenza.
E curioso constatare le mancanze di certe famiglie, o di taluni
generi, o di qualche specie, che si possono talvolta spiegare come
lacune della raccolta, ma che in altri casi sono certo collegate
con condizioni particolari dell’ ambiente del Giglio.
Così fra i Nematoceri è notevole |’ assenza delle famiglie dei
Simuliidi, dei Taumaleidi e dei Blefaroceridi, ed in genere dei
Ditteri Crenobii e Crenofili (?), in relazione colla scarsità delle
sorgenti e colla mancanza di acque perenni rapidamente scorrenti
o formanti cascate. Probabile sembra invece la presenza dei
Dixidi, degli Psicodidi e dei Rifidi, tanto più che i due ultimi
contengono specie collegate coll’ uomo (Phlebotomus, Telmato-
scopus, Rhyphus fenestralis, ecc.). Degna di menzione la man-
canza del gen. Anopheles, mentre si ricorda che non molto
addietro esisteva malaria nell’ isola (prima del prosciugamento del
piccolo padule posto presso la cala del Campese).
. Fra i Brachicheri risalta molto la assoluta mancanza dei
Geosargini, vistosi ditteri orticoli, le cui larve vivono negli escre-
(1) L’Isola del Giglio e la sua flora, con notizie geologiche del prof. P. De Stefani.
, Torino, Carlo Clausen 1900, p. I-CLXXII e 1-164, 5 tav, e 10 vignette, e una carta
geologica.
(2) F. Dahl: Grundlagen einer 6kologischen Tiergeographie. Zweiter, spezieller
Teil. Jena 1923, p. 4. 5
DITTERI DEL GIGLIO 293
menti dei bovini; oggi infatti non havvi bestiame bovino nel-
l’isola, mentre eravene in passato. Non furon trovati nè Cirtidi
né Nemestrinidi; e curiosa è l’ assenza di certi generi numerosi
e largamente diffusi, quali Nemotelus, Oxycera, Stratiomyia,
Rhagio, Chrysops, Haematopota, Pangonia, Dioctria, Saro-
pogon, Laphria, Lomatia, Usia, Rhamphomyia, Psilopus,
Chrysotus, Porphyrops, ecc.; per alcuni essa non può a meno
di corrispondere alla mancanza dei biotopi relativi. |
Per gli Atericeri interessa mettere in evidenza tra i Sirfidi la
mancanza di generi così diffusi quali Pipiza, Chilosia, Baccha,
Volucella e Xylota, o di specie ubiquiste come Syrphus
balteatus e Melanostoma mellinum. È assai probabile che queste
ultime vivano al Giglio; ma sarebbe al caso importante consta-
tarne con sicurezza l'assenza, perchè il fatto riuscirebbe analogo
a quello osservato per certe piante dal Sommier, ad esempio per
la Margheritina (Bellis perennis). Nel numeroso stuolo dei
Miodarii, fra gli inferiori, sono rimarchevoli le mancanze di interi
gruppi, come Micropezidae, Helomyzidae, ecc.; e di generi
come Suzllia, Platystoma, Herina, Dryomyza, Drosophila, ecc.,
collegate in certi casi coll’ assenza di boschi; difficile riesce
spiegare, se reale, l’ assenza di forme collegate coll’ uomo, quali
la Piophila casei, le Drosofila, ecc. Molte lacune si notano
anche fra i medii, di cui le più vistose sono quelle della Muscina
stabulans, della Orthellia caesarion, della Fannia canicularis,
della Mytospila meditabunda, della Musca autumnalis (cor-
vina), delle Dasyphora, delle Morellia, delle Phaonia, ecc.
Nei superiori risalta assai la mancanza delle Onesia, delle Melinda
e di non pochi Tachinidi.
Tra i gruppi più abbondantemente rappresentati importa ri-
cordare i Sirfidi, che tengono il primo posto sia in numero di
specie che di individui; poi i Muscini, i Tripaneidi, i Bombiliidi,
i Tachinini, is Cloropidi, i Conopidi, i Fasiini, i Sepsidi, i Calli-
forini, i Tipulidi, i Tabanidi, e gli Asilidi. Solo 20 generi contano
più di due specie e fra questi il primo posto è tenuto da Sciara
con 6 specie; vengono poi Tabanus e Paragus con 5; Tachy-
dromia (Platypalpus), Occemyia, Euribia, Trypanea, Coe-
nosia ed Echinomyia con 4, ed 11 altri generi con 3 specie
ciascuno ( Tipula, Bombylius, Anthraw, Thyridanthrax,
Syrphus, Eristalis, Merodon, Ensina, Minettia, Leptocera,
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5. Mycetophilidae . 4 dele da eee |
6. Culicidae . 2 2 4 — — — os 2 = Ss 1
7. Chironomidae 5 6 9] — — = 1 4 = 1 =
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15. Scenopinidae ] ] 4| — — — | — = = 1
16. Asilidae 5 5 Ot! | = _ 3 3 2
17. Empididae. 6 dele een 4 6 | <=) =
18. Dolichopodidae . 6 6 | —| —} —-| — 1 4 De CES
19. Lonchopteridae. 5 ò 1 1 pie — SSS. | Soe mee aoe
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20. Syrphidae . 17-| 28 89 = = = b>) 74 4 7 10
21. Pipunculidae 1 1 DB — = = — 1 1 _ —
22. Phoridae 5 5 3 3 4 — — _ -- PI 1 — —
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24. Sciomyzidae 3 3 29 | — — — 1 _ 2 2 1
25. Ortalidae . - “ 2 = e a NO | EIN O î i ©
| 26. Lonchaeidae .. a 1 all — ns ca == 1 Sie st sale
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| 28. Sepsidae .. 3 Ti 42 1 = — == 3 DI SO ZA
29. Psilidae dele a 5| —| —| — 1 1); —jf —| —
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” ‘~ | 34. Chloropidae 8 OR 28) | ae e 2 2 4 4 l
và 35. Ephydridae 5 7 16 I SE 2 3 l 2 2
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0 39. Milichiidae 2 2 ALS Sof a 1| — 1 l 1} | — | —
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296 M. BEZZI
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Ocyptera). Vi sono poi 24 generi con 2 specie, mentre i rima-
nenti e cioé 148, ne hanno una sola.
L'elevato numero dei generi, rispetto a quello delle specie,
indica che la ditterofauna del Giglio è già molto specializzata,
in accordo col primo principio faunistico del Monard (+), e corri-
sponde certamente alla relativa scarsezza di biosinecie. Infatti il
rapporto è di 0,70 in totale (0,73 pei Nematoceri, 0,71 pei
Brachiceri e 0, 69 per gli Atericeri); cifra molto elevata, certo
almeno del doppio più alta di quella generale per l’Italia e
7 volte maggiore di quella (0,10) che dal Catalogo di Budapest
si può desumere per la ditterofauna paleartica. Per le piante
fanerogame, secondo i dati del Sommier, il rapporto è di 0, 54;
mentre quello per l’intera flora fanerogamica della Toscana è
secondo i dati del Caruel ecc. 0,30, ed assai inferiore è poi per
tutta l’Italia.
Per quanto riguarda la ripartizione delle specie nei varii mesi
dell’ anno, salta subito all’ occhio la quasi assoluta mancanza nei
mesi invernali e la povertà in quelli autunnali; primavera ed
estate sono di gran lunga le stagioni in cui l’ abbondanza è mag-
giore; si vede dunque che il riposo dei ditteri è invernale, con-
trariamente a quanto accade per molte delle piante dell’ isola,
che hanno un riposo estivo. Ciò tenderebbe a stabilire una indi-
pendenza di rapporti fra buona parte della ditterofauna e della
flora. Il mese dell’anno più ricco in ispecie è quello di Maggio;
il che coincide col fatto rilevato dal Sommier che in questo mese
si ha anche la massima fioritura che è in prevalenza gialla.
Tuttavia il numero dei ditteri antofili ( V. Tabella IV) non è
molto grande, solo 113, cioè il 41,4 °/); e se i colori prevalenti.
dei fiori sono di quelli accetti ai ditteri,. risulta che le piante
dominanti sono le Leguminose, non miofile. Non si può quindi
dire che la flora fanerogamica del Giglio presenti uno speciale
adattamento per i ditteri.
La tabella II permette di arguire quali possano essere state
per i ditteri le origini del popolamento dell’ isola del Giglio, e
quali sono i rapporti di distribuzione geografica degli attuali abi-
tatori.
Importa subito porre in evidenza il fatto che la ditterofauna
(1) Bezzi M. La Ditterofauna dell’isola glaciale Marinelli al Bernina ecc. « Natura >,
Milano 1924, XII, p. 67. Il rapporto ivi indicato è 0, 72.
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298 . M. pezzi
è composta interamente di volatori. Non sono note dell’ isola
forme attere ed a ali ridotte, l’ unico esempio essendo il Melofago
della pecora; mancano assolutamente i casi di atterismo che non
sono rari fra le specie delle spiaggie marine, o che caratterizzano
certe isole oceaniche (1).
Se l'isola del Giglio fosse il rimasuglio di una terra più
estesa o se. fosse stata unita al continente, riescirebbe difficile —
spiegare la mancanza di tante forme a larga distribuzione, quali
| furono più addietro enumerates e ciò perchè in tal caso tutte le
biosinecie presenti dovrebbero avere i loro normali abitatori (?).
Degna di nota la quasi assoluta mancanza di forme silvicole
(Empididi, SwiZia, Platystoma, Drosofilidi, Muscidi, ecc.), mentre
l’ Holdhaus (*) osserva pei coleotteri tirrenici che non sono rare —
le forme abitatrici dei boschi di montagna ed incapaci di vivere -
in terreni non boschivi. Forse la ditterofauna silvicola primitiva
si è estinta collo scomparire dei boschi di una volta (Igilit
silvosa cacumina !); mentre i coleotteri, che conducono vita
più nascosta e riparata, hanno potuto conservarsi.
Ma se l'isola è sempre stata tale sin dall'inizio (De Stefani),
allora coll’ aiuto della tabella II si possono indagare le origini
del suo popolamento. Le specie che possono esservi giunte diret-
tamente per opera dell’uomo costituiscono una piccola percentuale
(7,3 °/,), alla quale forse potrà aggiungersi qualche altra forma
non collegata tipicamente coll’ uomo, ma potuta arrivare colle
barche peschereccie, allo stesso modo col quale il Sommier spiega.
l’arrivo della Sinapis procumbens fra le piante. Delle altre
specie, solo il 31 °/, è costituito da forti volatori, che potrebbero
‘essere stati capaci di superare coi propri mezzi i 14 Km. ehe se-
parano ora il Giglio dalla più vicina terra ferma. Il resto della
ditterofauna, che ne forma oltre il 60 °/, non poteva giungervi
se non passivamente per effetto di varii agenti, quali il vento,
gli uccelli od il materiale fluitato dal mare.
Studiando il ripopolamento entomologico dell’ isola di Krakatoa,
che nell’ eruzione del 1883 ebbe distrutta ogni traccia di vita, il
(1) M. Bezzi. Riduzione e scomparsa delle ali negli insetti ditteri. « Natura»,
Milano 1946, Vol. III, p. 85-482, 11 figure, V. p. 182-435. V. anche R. Hesse, Tiergeo-
graphie auf ale Rana ena. Jena 1924, p. 555-556. È
?) F. Dahl. Okologische Tiergeographie. Jena 1924, 113 pp. V. p. 66.
(5) C. Holdhaus. Elenco dei Coleotteri dell’ isola d° Elba ecc. Mem. Soc. entom.
ital., Genova 1923, Vol. II, V. p. 174-475.
DITTERI DEL GIGLIO 999
prof. De Meijere (1) attribuisce per i ditteri la massima impor-
tanza al legname fluitato dalle correnti marine (l'isola dista in
media 35-45 Km. dalle coste di Giava e di Sumatra). A 25 anni
di distanza dalla catastrofe 1’ isola presentava già una ditterofauna
abbastanza variata (47 specie), arrivata tutta per via di mare.
In generale si può notare che i Ditteri del Giglio appartengono
ad elementi di larga distribuzione geografica (17,1 °/,),
almeno di grande diffusione europeo - paleartica (59,2 °/,); solo
il 16,3 °/, sono indubbiamente mediterranei ed il 5, 1 °/, endemici.
Questi ultimi sono: Tipula Doriae, Bombylius mus, Phthiria
notata, Holopogon siculus, Tachytrechus Doriae, Merodon
tricinctus, Eumerus lasiops, Elgiva trifaria, Euthycera
nubila, Minettia longiseta e plumichaeta, Geomyza picti-
pennis e calceata, Clairvillia flavipalpis, nessuno dei quali fu
trovato sinora fuori d’ Italia, mentre alcuni tra essi sono o pos-
sono essere tipicamente, tirrenici.
Notevole è il gran numero di specie in comune colla Corsica (?),
la quale dista ora dal Giglio ben 110 Km.; esse costituiscono
il 54,2°/ del totale, mentre-quelle in comune colla più lontana
Sardegna (?) sono appena il 27,8 °/,. Delle 40 specie note della
Capraia ae ben 24, cioè il 52,5 “si trovano anche al
Giglio. E necessario però rilevare che questi elementi comuni
al pa alla Capraia, alla Corsica ed alla Sardegna non sono
gli italo - tirrenici, ma bensi vengono per lo più dati da specie di
larga distribuzione.
Dalle tabelle III e IV si può ricavare una idea sommaria delle
varie maniere di vita dei ditteri del Giglio e della loro distribu-
zione nelle diverse biosinecie.
Curiosissima per un’ isola è la mancanza delle forme alofile ,
proprie delle biosinecie della spiaggia marina, delle quali si trova
() Die neue Dipterenfauna von Krakatau. Tijdschr. v. Entom., Vol. LITI, 1940,
p. 58-195, tav. 5, V. p. 174-190.
(® J. Bigot. Trois Diptères nouveaux de la Corse. Ann. Soc. ent. France, 1861,
p. 227-229. — Dipteres nouveaux de la Corse découverts dans la partie montagneuse
de cette ile par Mr. E. Bellier de la Chavignerie. 7. c. 1862, p. 109-414.
Becker, Schnabl u. Villeneuve. Dipterologische Sammelreise nach Korsika.
Deutsche entom. Zeitschr. 1910, p. 635-665; 1911, p. 62-100 e 147-130.
A. Kuntze. Dipterologische Sammelreise in Korsika des Herrn W. Schnuse, etc
1. c., 1913, p. 544-552.»
(3) V. v. Ròder. Dipteren von der Insel Sardinien. Wien. entom. Zeit., III, 1884,
p. 40- 42. i
A. Costa. Notizie ed osservazioni sulla geofauna Sarda. Memorie I-VI, Napoli
1882-1886, Atti Acc. Sci. fis. e Mato
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302 | M. BEZZI
solo la Fucellia maritima. Cio deve certo dipendere da lacune
della raccolta, poichè non mancheranno di sicuro sulle rive sco-
gliose gli Aprosylus, i Chironomidi marittimi, ecc.; e su quelle
arenose meno sviluppate ma pur presenti qua e là, e raggiun-
genti al Campese uno sviluppo di circa mezzo chilometro, non
possono mancare le Chersodromia, la Hecamede, la Canace,
V Eutropha fulvifrons, la Euribia stictica, ecc. Tale sicurezza
proviene dalla presenza nell’ isola di quelle piante colle quali
tali insetti sono sempre associati, come Glaucium flavum,
Hypecoum procumbens, Echinophora spinosa, Eryngium
maritimum, Diotis candidissima, Ambrosia maritima, ecc.
Il fatto è tanto più notevole in quanto che l’Alfken (*) per
V isola del Memmert ha trovato che 1 ditteri alofili costituirono
il primo contingente fra gli insetti che vennero a popolare quella
nuova terra sorgente dal mare; si tratta per vero d’una bassa
striscia di sabbia, ben diversa dal Giglio.
Notevole l'abbondanza delle forme igrofile o sciofile che costi-
tuiscono il 70,3 °/ dell’ intera raccolta, mentre sembrerebbe che
in um isola così povera d’ acque e priva di boschi dovessero pre-
valere le forme xerofile, eliofile e fotofile, tanto più che la flora
è in massima parte xerofila. Le specie con larve prettamente
acquatiche sono poche, come poche sono le piante acquatiche
propriamente dette (Ranunculus trichophyllus, Lemna, Calli-
triche, Fontinalis, Chara, Lemanea, ecc.). Numerose sono invece
le specie che vivono fra le erbe ed i giunchi sul margine dei
fossi e nei luoghi acquitrinosi o palustri; ciò è dimostrato dal
prevalere assoluto in numero di specie e di individui dei Miodarii
inferiori sui medii e sui superiori.
Generi | Specie | Individui
È inferiori. | 55 83 364 Abbondanti sono le for-
5 medii 20 29 99 me di colori chiari, giallo-
5 superiori | 34 A3 164 gnoli o rossicci, sopratutto
nei miodarii inferiori, atte-
stanti adattamento a luoghi
109 158 624
(1) J. D. Alfken. Die Insekten des Memmert. Zum Problem der Besiedelung einer
neuentstehenden Insel. Abhandl. Naturwiss. Verein in Bremen, XXV, 1924, p. 356-481.
V. p. 361,
DITTERI DEL GIGLIO 303
freschi ed ombrosi; forme che mancano assolutamente per esempio,
nell’ ambiente di alta montagna (*).
Abbastanza numerose sono le forme fitofile e zoofile, essendo
rappresentati quasi tutti 1 gruppi cui appartengono; più abbon-
danti devono essere quelle micofaghe, stante la presenza nell’ isola
di 47 specie di imenomiceti; e particolari : ricerche dovranno
mettere in vista un numero assai maggiore di ditteri galligeni,
‘sopratutto fra i Cecidomiidi. Piuttosto scarse sono le forme preda-
trici, sia come larve che come adulti, tanto più se si mettono
in confronto con quelle che vivono a spese dei vegetali.
Arrivando infine alla considerazione delle biosinecie, parmi che
nell’ isola se ne possano individualizzare le 18 seguenti, ognuna
delle quali comprende parecchie biocenosi, dove si ripartiscono
le varie specie secondo i rispettivi biotopi. E ben vero che per
organismi così mobili, come sono i ditteri, non si possono tali
divisioni prendere in senso: assoluto. Non è raro infatti il caso
che la medesima specie appartenga a due o più biosinecie, pas-
sando in una lo stadio larvale, ed in un’ altra o magari in diverse
altre lo stadio adulto; così in una stessa biosinecia una specie
può passare durante il suo ciclo vitale per diverse biocenosi; e
ciò perfino attraverso ai tre mezzi primarii del terreno, del-
l’acqua e dell’aria, risentendo I’ influenza dei più svariati fattori
etologici (*).
Diamo qui |’ elenco delle 18 biosinecie, colle specie che appar-
tengono ad ognuna di esse:
I. — La spiaggia marina arenosa, con piante arenarie -alofile.
Fucellia maritima, Gymnopa albipennis, Myopites Blotti.
II. — La spiaggia marina rocciosa, con piante rupestri-alofile.
Fucellia maritima, Trypanea spp.
II. — I ruscelli e le acque correnti a fondo melmoso o roc-
cioso, con o senza vegetazione subacquea. Larve di Chironomidae.
IV. — Le acque stagnanti con piante idrofile di acqua dolce.
Larve di Aedes pulchritarsis, Culex pipiens, Hirtea longi-
cornis, Tabanus spp., Sctomyzidae.
V. — Le rive nude, melmose o sabbiose, delle acque correnti
o stagnanti. Tachyitrechus Doriae, Stichopogon scaliger ,
(1) M. Bezzi. Studi sulla ditterofauna delle Alpi Italiane. Mem. Soc. it. Sci. Nat.,
Milano 1918, Vol. IX, fasc. 4, 164 pp., 2 tavole. i
(°) Ch. H. T. Townsend. An Analysis of insect environments and response.
Ecology, Vol. V, 1924, p. 14-25. :
304 4 © M. BEZZI
Gymnopa subsultans, Scatella quadrata, Limnophora 0s-
tensackeni, Lispa nana e pygmaea.
VI. — Le rive erbose delle acque correnti, o stagnanti, ed i
luoghi acquitrinosi, con vegetazione palustre. Chironomidae,
Erioptera fuscipennis, Hilara nigrina, Dolichopus grisei-
pennis, Hercostomus plagiatus, Syntormon pallipes, Lon-
choptera lutea, Sciomyzidae, Melieria omissa, Psilopa spp.,
Hydrellia griseola, Philygria picta, Leptocera fontinalis,
Norellia spinipes, Schoenomyza litorella, Coenosia spp.,
Limnophora exsurda.
VIL. — Gli stillicidii sulle rupi o: fra i massi, con piante
rupestri - igrofile. Liancalus virens.
VII. — I valloncelli e i burroni umidi e ombrosi, con ricca
vegetazione sciofila. Chrysopilus aureus, Opomyza germina-
lionis, Astia amoena, Muscinae.
IX. — Le fessure delle rupi, le anfrattuosità fra i massi e
le grotte. Mycetophilidae, Limonia nubeculosa. °
X. — Le rupi ed i massi asciutti in varia esposizione, con
piante rupestri - xerofile. Tachista arrogans, Oligochaetus
dichaetus. |
XI — I pendii terrosi nudi e soleggiati, con o senza nidi ‘di
imenotteri aculeati. Miltogramma spp., Setulia fasciata, Sphe-
capata albifrons, Heteropterina heteroneura, Pachyoph-
thalmus signatus.
XI. — I pascoli aridi delle alture. Dilophus femoratus,
Tipula fascipennis, Bombyliidae, Machimus caliginosus,
Conopidae, Trypaneidae, Geomyza spp., Chloropidae,
Tachinidae, Rhinoestrus purpureus. i
XII. — Le radure nella macchia, con quella flora speciale
di cui parla Sommier, p. LXVII. Dicranomyia sericata ,
Tabanus spp., Catatasina discolor, Bombyliidae, Empis
albinervis, Conopidae, Trypaneidae, Chloropidae, Milesia -
semiluctifera, Chrysotoxum spp., Cerioides vespiformis,
Echinomyia grossa.
XIV. — La macchia (dumeto), ora bassa con Cisti, Lentischi
e Mirti, ora alta con Lecci, Corbezzoli e Scope. Mycetophilidae,
Aedes pulchritarsis, Tipula Doriae, Tabanus spp., Thereva
spp., Holopogon siculus, Hybos culiciformis, Tachydromia
spp., Xanthogramma dives, Pipunculus silvaticus, Phora ve-
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DITTERI DEL GIGLIO 1 305
lutina, Minettia spp., Camilla glabra, Muscinae, Dexiinae,
Tachinidae. ©
XV. — Le vigne e i campi aridi, con flora arvense -xerofila.
Bombyliidae, Habropogon appendiculatus, Antiphrisson
lrifarius, Paragus spp., Eristalodes taeniops, Merodon spp.,
Dacus oleae, Dasyops lasiophthalma, Meromyza variegata,
Cryptochaetum grandicorne, Atherigona quadripunctata,
Ocyptera spp., Stomatorrhina lunata, Stevenia femoralis,
Gonia ornata, Echinomyia spp.
XVI. — Gli orti ed i campi irrigui od umidi, con flora
arvense-igrofila. Bibio marci, Scatopsidae, Sciara spp., Ne-
phrotoma spp., Hirtea longicornis, Chrysogaster splendens,
Melanostoma scalare, Syrphus spp., Sphaerophoria scripta,
Helophilus trivittatus, Dohrniphora crassicornis, Trypa-
neidae, Chamaepsila nigricornis, Chloropidae, Parascapto-
myza graminum, Agromyzidae, Muscinae, Siphona cristata,
Tachinidae. i
XVII. — Le vicinanze dell’ abitato e delle stalle, e i margini
delle strade battute, con flora ruderale. Sepsidae, Borboridae,
Scatophaga spp., Ensina sonchi, Syritta pipiens, Eristalis
spp., Muscinae, Calliphorinae, Sarcophaga spp.
XVII. — Le abitazioni e le stalle. Scatopse notata, Culex
pipiens, Scenopinus fenestralis, Stilpon lunata, Aphiochaeta
rufipes, Chrysomyza demandata, Mallochiella glabra,
Fannia incisurala, Stomoxys calcitrans, Musca domestica,
Placomyia vitripennis, Gastrophilus nasalis, Melophagus
ovinus.
Le biosinecie più ricche sono la VI. e la XIV.*, costituita
quest’ ultima dalla formazione vegetale più caratteristica del-
l'isola. Ma è pure notevole la ricchezza delle ultime biosinecie
(XV-XVII), le quali sono tutte collegate più o meno coll’ uomo;
questo fatto può dimostrare quanto profondamente l'isola sia
stata modificata dal fattore antropico. Per l’isola del Memmert,
che contiene assai minor numero di biosinecie, distribuite in sette
zone, tutte di carattere littorale, l’Alfken (op. cit.) enumera
365 specie di ditteri, delle quali 29 alofile. E per l’isola di Bor-
kum, lo Schneider (!) riporta in tutto 484 specie di Ditteri.
(1) O. Schneider. Die Tierwelt der Nordsee-Insel Borkum. Abhandl. Naturwiss.
Verein in Bremen, XII, 1898, Heft 1.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (10 Giugno 1925). at
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306 | M. BEZZI
I. ORTHORRAPHA NEMATOCERA
Bibionidae,
1. Bibio marci Linné 1758.
8g 3 9, marzo, aprile 1900-1901.
A: mediocre volatore, antofilo, allotropo, igrofilo; L: terricola,
fitofaga, igrofila; Dg: Europa e paesi mediterranei; Sardegna (*).
2. Dilophus femoratus Meigen 180%.
2g 3 9, febbraio, aprile, ottobre 1901-1902.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Sardegna.
Scatopsidae.
3. Scatopse notata Linné 1758.
4 3 8 Q, febbraio, marzo, aprile, ottobre 1900-1902.
A : debole volatore, domestico, antofilo, allotropo, igrofilo;
L: fimicola, saprofaga, igrofila; Dg: Europa, America sett., Australia.
4. Reichertella femoralis Meigen 1838 (pulicaria Loew).
272, aprile, ottobre 1901:
A : debole volatore, antofilo, allotropo, igrofilo; L: umicola,
saprofaga, igrofila; Dg: Europa, America sett.
5. Anapausis soluta Loew 1846.
1 Q, aprile 1900.
mice s:, Lt cvs), Det Huropa:
6. Aldrovandiella halterata Meigen 1838.
1 9, maggio 1902.
Sis. ee De. Etopa., America sent
(*) A = adulto; L = larva; Dg = distribuzione geografica.
DITTERI DEL GIGLIO 307
Cecidomyidae,
Di questa importante famiglia si trovano nella collezione
cinque specie, le quali però, in mancanza di ogni dato etologico,
sono di impossibile determinazione; le. enumero quindi coi soli
nomi generici. Assai interessanti riescirebbero delle notizie sui
ditterocecidii del Giglio, al presente del tutto sconosciuti.
7. Campylomyza sp.
1 ag, febbraio 1902.
A: debole volatore, foglicolo, igrofilo; L : lignicola, saprofaga,
igrofila.
8. Porricondyla sp.
2 dc’; aprile 1900.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: galligena.
9. Porricondyla sp.
1 9, giugno 1901; grossa specie, misurante 4 mm. di lunghezza.
Ac Sia CoS:
10. Asphondylia sp.
1 o&, marzo 1901.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: galligena.
11. Diplosis sp.
reo, 250 aprile. 1900.
A: debole volatore, igrofilo; L: galligena.
Sciaridae.
Le seguenti specie sono prese nel senso tradizionale, Winner-
tziano.
308 ' M. BEZZI
12. Sciara analis (Egger) Schiner 1864.
1g,3 Q, aprile, maggio, 1901-1902.
A: debole volatore, antofilo, allotropo, igrofilo; L: terricola,
fitofaga, igrofila; Dg : Europa.
13. Sciara hyalipennis Meigen 1804.
1 3, aprile 1900.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: umicola, saprofaga,
igrofila; Dg: Europa.
14. Sciara quinquelineata Macquart 1834.
1 Q, aprile 1900.
UNG Wo ha Europa.
15. Sciara silvatica Meigen 1818.
4 9, aprile 1900-1901.
Ate ts 2s Cas De Bnnopa:
16. Sciara pallipes Fabricius 1787.
1 ©, aprile 1900.
Ate sli. De europa:
17. Sciara longipes Meigen 1818.
1 ©, aprile 1900.
Aedes; De sHurogas
Mycotophiliaae:
18. Platyura discoloria Meigen 1818.
1 gd, agosto 1901.
A : mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; L: fungivora, igrofila;
Dg : Europa.
DITTERI DEL GIGLIO 309
19. Mycomyia trilineata Zetterstedt 1838.
Do r aprile, 4901.
A e L: c. s.; Dg: Europa.
20. Boletina sciarina Staeger 1340.
1 9, aprile 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Groenlandia.
21. Dynatosoma fuscicorne Meigen 1818.
(Qe da 1902.
Scsi e.is Do Huropa:
Culicidae.
22. Aedes (Ochlerotatus) pulchritarsis Rondani 1872.
1 ©, aprile 1900. |
A: mediocre volatore, silvicolo, ematofago, igrofilo; L : idrofila;
Deg: Europa centro-meridionale, paesi del Mediterraneo.
25. Culex pipiens Linné 1758.
1g 2 9, aprile, luglio 1900-1902, ottobre 1897-99;
+
zanzara delle case » (March. Doria).
A: mediocre volatore, domestico, ematofago, igrofilo; L: c. s.;:
De: specie domestica, sparsa per opera dell’uomo in buona parte
del mondo, regione paleartica intera, Africa meridionale ed orien-
tale, Madagascar, America sett. e mer.
Chironomidae.
24. Ceratopogon piceus Winnertz 1852.
JO aprile 1901.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; n: saprofaga, ierofila:
Deg : Europa.
310 M. BEZZÌ
25. Atrichopogon lucorum Meigen 1818.
1 Q, aprile 1900.
MeL: cys aie: Huropa:
. 26. Atrichopogon trifasciatus Kieffer, Ann. Mus. nat. Hung.,
VO pe 24
1g 19, aprile 1900.
Specie notevole, sopratutto per la colorazione del torace e
dello scudetto, e pei grandi genitali del maschio; è una impor-
tante aggiunta alla ditterofauna italiana. Assai affini sembrano
essere /lavoscutellatus Becker e Santos Abreu delle Canarie,
nonchè flavolineatus Strobl dell’ Austria.
A e L:c. s.; Dg: Ungheria, Corfu, Asia Minore.
27. Palpomyia flavoscutellata Strobl 1900; Kieffer 1. c., p. 106.
1 9, giugno 1901.
Altra importante scoperta; specie nuova per l’Italia, affine a
flavipes Meig., ma distinta per lo scudetto interamente giallo.
A: mediocre volatore, erbicolo, predatore, igrofilo; L: idrofila;
Dg: Spagna.
28. Metriocnemus fuscipes Meigen 1818.
1 gd, aprile 1900.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; L: c. s.; Dg: Europa,
Groenlandia. i
29. Chironomus tentans Fabricius 1805.
O: marzo 1900!
Bwe die c. (s.; Da: Europa:
DITTERI DEL GIGLIO 311
"Tipulidae.
30. Nephrotoma (Pachyrrhina) maculata Meigen 1804.
6 o& 4 9, marzo, aprile 1900-1901.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; L: terricola, sapro-
faga, igrofila; De: Europa, Sardegna.
31. Nephrotoma (Pachyrrhina) lineata Scopoli 1763.
Bee raprile: 1900.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Groenlandia,
America sett.
32. Tipula Doriae Pierre 1925, n. sp.
1 g, settembre 1897-99.
A: forte volatore, silvicolo, igrofilo; L: limicola, saprofaga,
igrofila; Dg: endemica.
Questa specie verrà descritta dal noto specialista francese
C. Pierre di Parigi.- Essa è affine alla Tip. corsica Pierre, Bull.
Soc. Ent. France, 1921, p. 47. Tipulides de France, 1924, p. 30,
fig. 72, della Corsica; ma ne differisce per essere molto più pic-
cola, di color grigio-rossastro, colle antenne interamente ferru-
ginee dalla base alla estremità e col disegno alare diverso, seb-
bene altrettanto spiccato. Una certa affinità pare vi sia anche
colla Tip. triangulifera Loew 1864 della Spagna. Si tratta ad
ogni modo di una importante scoperta, tanto più se la specie
fosse veramente endemica, od almeno tirrenica, come tutto lascia
credere.
35. Tipula oleracea Linné 1758.
6 o& 2 Q, marzo, aprile 1900, 1901; novembre 1897-99.
A: c. s.; L: terricola, fitofaga, igrofila; Dg: Europa, paesi
mediterranei, Sardegna.
312 |M. BEZZI
34, Tipula fascipennis Meigen 1818.
1 9, maggio 1900.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo: L: terricola, sapro-
faga, igrofila; De: Europa.
Limoniidae. ,
35. Limonia nubeculosa Meigen 1804.
29 1 9, aprile, settembre 1900, ottobre 1897-99.
A : debole volatore, oscuricolò, igrofilo; L: umicola, saprofaga,
igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei; Corsica, Sardegna.
36. Dicranomyia sericata Meigen 1830 (croatica Egger 1863).
1 >, Monticello, 8 marzo 1900.
‘A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: terricola, saprofaga,
igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei.
37. Erioptera fuscipennis Meigen 1818.
2 @, novembre 1897-99.
A: ce. s.; L: limicola, saprofaga, igrofila; Dg: Europa.
I. ORTHORRHAPHA BRACHYCERA.
Stratiomyidae.
38. Hirtea longicornis Scopoli 1763.
3 0 1 9, maggio, giugno 1901.
A: mediocre volatore, antofilo, allotropo, igrofilo; L: idrofila,
saprofaga; De: Europa, paesi mediterranei e caspici; Corsica,
Sardegna, Asinara.
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DITTERI DEL GIGLIO ato
39. Catatasina (Odontomyia) discolor Loew 1846.
1 O, maggio 1902.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei.
E la località più settentrionale nota fino ad ora per questa
rara specie; io ne ho un © raccolto presso Catania, 20. aprile 1893,
dal Tosi, comunicato dal prof. Fiori.
Rhagionidae.
40. Chrysopilus aureus Meigen 1804.
2g 2 2, maggio 1901-1902.
A: debole volatore, foglicolo, igrofilo; L: umicola; predatrice,
igrofila; Dg: Europa, Corsica. i
Tabanidae.
44. Tabanus (Atylotus) anthracinus Meigen 1820.
6g A 9, maggio, giugno, 1900-1901.
A: forte volatore, antofilo, allotropo ed ematofago, igrofilo;
L: limicola, idrofila, predatrice; Dg : paesi mediterranei, Sardegna.
42. Tabanus (Ochrops) fulvus Meigen 1820.
2 9, maggio, luglio, 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Sardegna.
13. Tabanus bromius Linné 1761.
3 o 3 Q, luglio, agosto 1901.
A : forte volatore, ematofago, igrofilo; L: c. s.; Dg : Europa,
Corsica, Sardegna. i
hh Tabanus autumnalis Linné 1761.
2g 4 9, Campese in marzo 1900, giugno 1901, settembre
1897 -99.
A: c. s.; L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
PRESI Me II e
i eee ae io i MA
" le, z Cor. a RITA
314 M. BEZZI
45. Tabanus cordiger Meigen 1820.
1 g°, maggio 1901.
A: ce. s.; L:c. s.; De: Huropa, paesi mediterranel.
Bombyliidae.
Questa famiglia, caratteristica per l’ambiente xerofilo, è ben
rappresentata nell’isola.
46. Bombylius mus Bigot 1862.
h 3 2 9, marzo 1898, 1900, aprile 1900.
Il Bigot confronta questa specie col B. major, ma siccome
dice che l'estremità dell’ala è ialina, risulta che è meglio da
paragonarsi col B. undatus, del quale infatti è solo una forma,
distinta per avere i femori interamente neri, e per avere la
marginatura fosca anteriore dell’ala meno intensa e meno netta-
mente tagliata. Considerato finora come un endemismo della
Corsica, si trova però anche nell’ Italia centrale; io ne ho infatti
esemplari della Toscana e delle Marche (Bolognola, 1000 m.s.m.).
A : forte volatore, antofilo eutropo, xerofilo; L: parassita
imenotteri, sabulicola, xerofila; Dg: Corsica.
47. Bombylius discolor Mikan 1796.
{MIO marzo, aprile 1900, marzo 1898.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei.
18. Bombylius pumilus Meigen 1820.
1 9, maggio 1901.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei, Corsica.
49. Systoechus ctenopterus Mikan 1796.
3 &, giugno, luglio 1900, settembre 1897-99.
A: e. s.; L: parassita ortotteri (ooteche), sabulicola, xerofila;
De: Europa centr. e mer., paesi mediterranei, regione etiopica;
Corsica, Sardegna.
DITTERI DEL GIGLIO 315
f
50. Cytherea obscura Fabricius 1794.
Pegi. clio 1904»
A: forte volatore, campicolo, xerofilo; L: parassita ortotteri
(ooteche), sabulicola, xerofila; Dg: paesi mediterranei.
51. Phthiria notata Bigot 1862.
1 & 1 9, giugno 1901, settembre 1877-99.
Specie endemica della Corsica, ma poco distinguibile da Phth.
Gaedii, sopratutto nel sesso femminile,
A: mediocre volatore, antofilo eutropo, xerofilo; L: ignota,
probabilmente parassita di lepidotteri; Dg: Corsica.
52. Geron gibbosus Olivier 1789, forma typica.
3 9, settembre 1897-99 e 1900.
A: mediocre volatore, antotilo eutropo, xerofilo; L: parassita
bruchi lepidotteri; Dg: paesi mediterranei, regione etiopica; isola
di Capraia, Corsica, Sardegna.
55. Toxophora maculata Rossi 1790.
A 3 5 Q, luglio, agosto 1900-901, settembre 1897-99.
A: forte volutore, campicolo, xerofilo; L: parassita imenotteri
(nidi vespe solitarie); Dg: paesi mediterranei, regione etiopica;
Corsica.
54. Petrorossia hesperus Rossi 1790.
2 3 9, luglio, agosto 1900-901, settembre 1897-99.
A: mediocre volatore, campicolo, xerofilo; L: ignota, presu-
-mibilmente parassita ortotteri (ooteche); Dg: paesi mediterranei,
regione etiopica; Corsica. |
55. Anthrax tripunctatus Meigen 1820.
1 ¢, maggio 1900.
A: forte volatore, campicolo, xerofilo; L: parassita imenotteri,
sabulicola, xerofila; Dg: paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
Aa
316 OM. BEZZI
56. Anthrax aethiops Fabricius 1781.
1 g, maggio 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei.
57. Anthrax leucogaster Meigen 1820.
¥
1 o&, settembre 1900.
A eL:c. s.; Dg: Europa centr. e mer., paesi mediterranei ;
Corsica.
58. Villa hottentotta Linné 1758.
2g 2 9, agosto 1900, settembre 1897-99.
A: c. s.; L: parassita bruchi lepidotteri; Dg: Europa, paesi
mediterranei e caspici; Corsica, Sardegna.
59. Thyridanthrax afer Fabricius 1794.
1g 3 9, maggio, giugno, agosto 1900-902, in maggioranza
di piccole dimensioni. |
A: c. s.; L: parassita ortotteri (ooteche), sabulicola, xerofila;
Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
60. Thyridanthrax elegans Meigen 1820.
1 9, giugno 1901.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
61. Thyridanthrax perspicillaris Loew 1869.
633 9, giugno, luglio, agosto 1900-901, settembre 1897-99.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
62 Exoprosopa (Defilippia) megerlei Meigen 1320.
10 g 2 9, giugno, luglio 1900-901.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
DITTERI DEL GIGLIO AZ
Therevidae.
65. Thereva nobilitata Fabricius 1773, det. Krober.
1 o. agosto 1901.
A: forte volatore, foglicolo, xerofilo; L: terricola, predatrice,
xerofila; Dg: Europa, Corsica.
64. Thereva bipunctata Meigen 1820, det. Krober.
1 9, giugno 1901.
A e L; c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
Sicenopinidae.
65. Scenopinus fenestralis Linné 1758, det. Krober.
1. o 3 Q, luglio, agosto 1900-901.
A: mediocre volatore, domestico, igrofilo; L: quisquiglicola,
domestica, predatrice ; Dg: Europa, paesi mediterranei, America sett.
Asilidae.
66. Stichopogon scaliger Loew 1847, var. conjungens Bezzi 1910.
2 2 Q, luglio, agosto 1901-907.
A: mediocre volatore, sabulicolo, predatore, igrofilo; L: pre-
sumibilmente sabulicola e predatrice; Dg: paesi mediterranei.
67. Holopogon siculus (Macquart 1834) Loew 1847.
1 g’, giugno 1901. i
Rara specie endemica d’Italia, descritta di Sicilia; io ne ho
un maschio raccolto al Gran Sasso dal prof. A. Fiori nel 1894.
A: mediocre volatore, foglicolo, predatore, igrofilo; L: presu-
mibilmente terricola, predatrice; Dg: Italia.
318 M. BEZZI
68. Habropogon appendiculatus Schiner 1867.
A & 3 9, maggio, giugno 1900-901.
Specie diffusa per tutta Italia, anche al Nord, possedendone io
un esemplare della Valle di Susa, prov. di Torino.
A: mediocre volatore, campicolo, predatore, xerofilo; L: c. s.;
Dg: paesi mediterranei.
69. Antlphrisson trifarius Loew 1849.
209 1 9, maggio 1900.
Specie frequente in Calabria ed in Sicilia, più rara nell’Italia
Centrale, dove è limitata. alle località costiere.
A: forte volatore, campicolo, predatore, xerofilo; L: c. s.;
Dg: paesi mediterranei.
70. Machimus caliginosus Meigen 1820.
7 15 9, maggio, giugno, luglio 1900, 1901, 1907.
Pare assai abbondante nell'isola, dove è certo il predatore
più terribile fra i ditteri. È comune in Corsica, descritto sotto il
nome di diagonalis dal Pandellè nel 1905 e ricordato dal Becker;
il dott. Villeneuve, Wien. ent. Zeit., XXX, 1911, p. 87, ha sta-
bilito la sinonimia. Credo che l’ Hutolmus indeterminato, ricordato
dell’isola di Capraia dal prof. Razzauti, p. 25, sia questa mede-
sima specie, diffusa quindi per l’ arcipelago toscano.
A: forte volatore, campicolo, predatore, xerofilo; L: terricola,
predatrice, xerofila; Dg: Europa centrale e meridionale; Corsica,
isola di Capraia.
Empididae.
71. Hybos culiciformis Fabricius 1775.
159, novembre 1901:
A: mediocre volatore, foglicolo, predatore, igrofilo; L: presu-
mibilmente terricola, predatrice, igrofila; Dg: Europa; isola di
Capraia, Corsica, Sardegna.
di
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GATA NIPSSICERT NOEL PARTI PA TOTO CURIA f 7 mit
DITTERI DEL GIGLIO 319
72. Empis (Coptophlebia) albinervis Meigen 1822.
1g 1 Q, aprile, maggio, 1900-907.
A: debole volatore, antofilo eutropo, igrofilo; L: c. s.; Dg:
Europa, Corsica.
75. Hilara nigrina Fallén 1816.
2 dg, aprile 1901.
A: mediocre volatore, ripicolo, predatore, igrofilo; L: umicola,
predatrice, igrofila; Dg: Europa.
74. Stilpon lunata Walker 1851.
2 9, maggio 1901, ottobre 1900. - Nuova per l’Italia.
A: debole volatore, domestico, predatore, igrofilo; L: presu-
mibilmente domestica, umicola, ‘igrofila; Dg: Europa centrale.
75. Tachista arrogans Linné 1761.
3 Q, aprile, maggio 1900-901.
A: debole volatore, petrofilo o terricolo, predatore, igrofilo;
L: presumibilmente umicola, predatrice, igrofila; Dg: Europa,
Sardegna. i
76. Tachydromia albiseta Panzer 1806.
1 9, maggio 1907.
A: debole volatore, foglicolo, predatore, igrofilo; L: c. s.;
Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
77. Tachydromia bicolor Fabricius 1304.
1 Q, aprile 1902. i
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
78. Tachydromia cursitans Fabricius 1775.
1 o&, maggio 1901.
Ave L: ce. s.; Dg: Europa.
320 OM. BEZZI
79. Tachydromia fascipes Meigen 1822
2 9, maggio 1907.
Ave lizic. siz Ds: Huropa:
Dolichopodidae.
80. Dolichopus griseipennis Stannius 1831.
4 3 1 9, maggio, giugno 1901-902.
A: mediocre volatore, foglicolo, predatore, igrofilo; L: umicola,
predatrice, igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei; isola di
Capraia, Corsica, Sardegna.
81. Hercostomus plagiatus Loew 1857.
1 g', maggio 1902.
A e L: c. s.; Dg: Europa mer., paesi mediterranei.
82. Tachytrechus Doriae n. sp. d°.
1 g', maggio 1902. i
A: mediocre volatore, ripicolo, predatore, igrofilo; L: sabuli-
cola, predatrice, igrofila; Dg: endemico.
Questa notevole specie è strettamente . affine al 7. Becker:
Lichtwardt, Arch. f. Naturgesch., 82, 1917, p. 157, della Cor-
sica, ma ne differisce per avere le tibie del primo paio sottili, un
po’ ingrossate solo all'estremità e solo ivi coperte di tomento
argenteo. Fra quelle paleartiche distinte dal Becker nella Mono-
grafia del 1917, sta presso sogdianus Loew e transitorius
Becker; pare avere maggior somiglianza coll’ultimo dei due, che
è specie delle Alpi, ma differisce per avere i piedi molto più
largamente gialli. Secondo la piccola monografia dell’abate Parent
(Diptera, 1924, p. 22) si avvicina a genualis Loew, dal quale
differisce per molti caratteri; pure assai differenti sono il chetiger
Parent 1920 delle Alpi francesi, ed il Fedfschenkoi Stackel-
berg 1924 del Turkestan.
S. Facie maris aurea, A duobus antennarum arti-
culis luteis, femoribus anterioribus basi posticis tolis nigro-
viridis, tibiis anticis apicem versus tantum paullo incras
DITTERI DEL GIGLIO 921
satis, tarsis anticis brevibus crassis, articulo primo lato
nigro sequentibus simul sumptis aequilongo, articulis qua-
tuor terminalibus pallide luteis et tomento argenteo indutis,
penis vagina tenui styliformi, hypopygti appendicibus mediis
parvis bifurcatis, terminalibus fuscis extus rotundatis mar-
gine breviter ciliato, alis costa pone nervum transversum
humerale nigro-callosa, nervo transverso posteriore late
nigro-marginato.
Long. corp. mm. 4,3; alae mm. 4,5.
Questa bellissima specie è ben degna di venire insignita del
nome del Marchese Giacomo Doria; la sua importanza crescerebbe
poi immensamente, se le ulteriori ricerche confermassero che si
tratta di un endemismo; è anche curioso che essa presenti dimen-
sioni molto maggiori di quelle del Beckerz.
Occipite nero, coperto di denso tomento cenerino-opaco, colle
ciglia laterali interamente nere. Fronte strettamente verdognola
sui lati, di color bruno-giallastro opaco nel mezzo, coi tubercoletti
verticali ed ocellare neri; macrochete ocellari e verticali lunghe
e forti, nere, le prime rivolte all’ indietro, le altre all’ indentro.
Faccia un po’ più corta del margine oculare inferiore, distinta-
mente più stretta verso il mezzo dove non è più larga del terzo
articolo delle antenne; essa è tutta di un bel colore dorato, opaco.
Antenne più corte del diametro trasversale del capo, coi due
primi articoli interamente di color rosso-giallo; terzo articolo nero,
arrotondato ovale, lungo all’incirca quanto i due primi presi as-
sieme; arista nuda, lunga più di due volte l’intera antenna, in-
serita verso il mezzo del margine superiore del terzo articolo,
ingrossata e ricurva alla base, indi assottigliata e da ultimo ca-
pillare. Occhi forniti di breve pubescenza bianca, colle faccette
anteriori interne allargate. Proboscide brevissima, appena spor-
gente, nerastra, con brevi peli pallidi. Dorso del torace, visto dal
davanti, tutto coperto di tomento opaco bruno-giallastro : solo due
strette linee ai lati delle serie acrosticali sono nude e presentano
il colore cupreo-verde e lucente del fondo, come sui lati della
parte posteriore; la regione omerale e quella sopra la linea noto-
pleurale sono coperte di tomento grigio più chiaro; le macrochete
sono inserite sopra punti. neri, specialmente le dorsocentrali;
pleure nude, coperte di leggero tomento grigio-bianco, che lascia
un po’ trasparire il colore verde del fondo. Scudetto con riflessi
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (410 Giugno 1925). 22
9922 M. BEZZI
cuprei, lucente solo sui lati. Setole nere; le acrosticali sono poste
su due file, leggermente divergenti all’ indietro; le dorsocentrali
sono 5 paia, pure divergenti all'indietro; 2 piccole omerali,
1 postomerale, 2 notopleurali, 2 robuste intraomerali presuturali
(di postsuturali non ve ne sono), 2 sopraalari. All’ infuori delle
setole, il torace è ‘perfettamente nudo. Scudetto senza peli, a
quanto pare con due sole paia di setole (cadute nel tipo).
Calittre bianche, con lunghe ciglia nere; bilancieri giallognoli.
Addome con riflessi cuprei, verde solo verso l’ estremità; ogni
segmento presenta alla base una larga fascia di tomento grigio a
riflessi bianchi, largamente interrotta lungo la linea mediana e poi
ancora sui lati, per cui dette fascie si risolvono in due macchie
su ciascun lato, l'esterna delle quali più larga; peli e macrochete
neri. Ipopigio grosso, lungo più della metà dell’ intero addome;
esso è di color verde, ma densamente coperto di tomento bruno-
opaco; guaina del pene sottile, stiliforme, giallognola, lunga quasi
come l’intero ipopigio; appendici mediane piccole, giallognole,
biforcate, brevemente pelose; lamelle terminali più corte della
metà dell’ intero ipopigio, dilatate all’ infuori, col margine esterno
arrotondato e cigliato di scuro; la loro forma è in complesso
subtriangolare, ed il colore è giallognolo per trasparenza, ma
assai infoscato, sopratutto verso i margini. Anche di color nero
verdastro, coperte di tomento bianco-cenerino; con peli e setole
neri; trocanteri neri. Primo paio: femori rigonfi alla base, assot-
tigliati all’ estremità, colla metà basale di color nero - verde e
colla metà terminale giallo - rossa; tibie gialle, sottili, coll’ estre-
mità un po’ ingrossata ed un po’ infoscata, coperta di tomento
argentino; setole piuttosto deboli e corte, a disposizione 2. 2. 2;
tarsi grossi, dilatati, notevolmente più corti delle loro tibie, col
primo articolo largo, grosso di color nero, così lungo come i 4
rimanenti articoli presi assieme; questi sono di color giallo - pal
lido, densamente coperti di tomento bianco a riflessi argentini, il
secondo articolo un po più lungo del terzo, che è un po’ più.
lungo del quarto e del quinto che sono uguali fra di loro; un-
ghie brevissime, pulvilli candidi, più lunghi delle unghie. Secondo
paio: femori robusti, rigonfi al disotto, giallo - rossi colla base
nero - verde, più largamente al di sotto, con peli neri e al di
sopra con una serie di 3 setole nere preapicali; tibie piuttosto
sottili, gialle, infoscate all’ apice, con robuste setole nere a dispo-
DITTERI DEL GIGLIO 323
sizione 3. 3. 4; tarsi semplici, lunghi, un po’ più lunghi che. le
loro tibie, neri, colla base del pretarso giallognola; il pretarso
è molto più lungo dell’articolo seguente; unghie nere, pulvilli
giallognoli, più brevi delle unghie. Terzo paio: femori robusti,
regolari, interamente di color nero - verde, con tomento cenerino
e peli neri, ed una serie di 4-5 setole preapicali; tibie gialle,
nere all’apice, con robuste setole a disposizione 5. 5. 6; tarsi
interamente neri, col pretarso lungo quanto l’ articolo seguente;
unghie e pulvilli come sopra. Ali grigio - ialine, colle nervature
nere, strettamente giallognole alla base; la trasversale posteriore
è largamente marginata di scuro, ma non molto intenso; al go-
mito della quarta nervatura vi è la solita macchiolina scura. La
costa presenta una notevole callosità nera, di forma oblunga,
posta fra la nervatura trasversa omerale e la fine della prima
longitudinale; macchia stimmatica non distinta. Seconda e terza
nervatura diritte, parallele, leggermente divergenti verso I’ estre-
mità; il segmento della costa posto fra le «estremità della prima
e della seconda nervatura è almeno tre volte più lungo di quello
tra la seconda e la terza; quarta nervatura leggermente arcuata
dopo il gomito; trasversale posteriore diritta, un po’ più corta
del segmento terminale della quinta nervatura; sesta nervatura
lunga, ma cessante prima del margine alare. Angolo ascellare
ottuso, con lunghe ciglia pallide.
83. Liancalus virens Scopoli 1763.
1g 1 9, giugno 1900, 1901.
A: mediocre volatore, lapidicolo, predatore, igrofilo; L: presu-
mibilmente idrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei; Corsica,
Sardegna.
84. Oligochaetus? dichaetus Kowarz 1877.
1 9, maggio 1901.
Determinazione dubbia; questa unica femmina presenta i piedi
interamente neri, solo coi ginocchi gialli.
A : debole volatore, lapidicolo o petrofilo, predatore, igrofilo;
L: corticicola, predatrice, igrofila; Dg: Europa centrale.
324 M. BEZZI
85. Syntormon pallipes Fabricius 1794.
1 g', aprile 1901.
A: debole volatore, erbicolo, predatore, igrofilo; L: presumi-
bimente idrofila o limicola; Dg: Europa, paesi inglien Corsica.
Lonchopteridae
86. Lonchoptera lutea Panzer, var. cinerea de Meijere 1906.
2 2, marzo 1900, al Campese.
A: debole volatore, ripicolo, erbicolo, igrofilo; L: umicola,
saprofaga, igrofila; Dg: Europa, Corsica.
HI. CYCLORRHAPHA ATHERICERA
Syrphidae.
87. Paragus tibialis Fallén 1817.
1 o& 1 Q, aprile, agosto 1900.
A: mediocre volatore, campicolo, xerofilo; L: predatrice afidi;
Dg: Europa, paesi mediterranei, regione Chiopies, America sett.;
Corsica, Sardegna.
88. Paragus tibialis var. meridionalis Becker 1920.
1g 1 Q, luglio, agosto 1901.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei.
89. Paragus bicolor Fabricius 1794.
3), FOODS oe luglio, 1900, 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, America sett.;
Corsica, Se
90. Paragus aegyptius Macquart 1849.
1g 1-9, giugno, luglio, 1900, 1901.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei.
DITTERI DEL GIGLIO 325
91. Paragus quadrifasciatus Meigen 1822.
2 ©, giugno, luglio, 1900, 1904.
A e L: c. s.; Dg: Europa centrale e meridionale, Sardegna.
92. Chrysogaster splendens Meigen 1822.
1 dg, settembre, 1897-99.
A: debole volatore, antofilo allotropo, igrofilo;' L: limicola,
saprofaga; De: Europa, paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
93. Lasiopticus pyrastri Linné 1758.
7 ©, marzo, aprile, 1898, 1900. i
A : forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L : predatrice
afidi; Dg: Europa, paesi mediterranei, America sett.; Sardegna.
94. Melanostoma scalare Fabricius 1794.
2 9, marzo 1900, al Campese.
A: mediocre volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: c. s.;
Dg: Europa, paesi mediterranei, regione orientale, America sett.;
Corsica, Sardegna.
95. Syrphus bifasciatus Fabricius 1794.
1 o', maggio 1900.
A : forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L:c¢. s.; Dg: Eu-
ropa, Corsica, Sardegna.
96. Syrphus corollae Fabricius 1794.
23 2 Q, marzo, aprile, maggio 1900, settembre 1897.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Asia sett.;
Corsica, Sardegna.
97. Syrphus auricollis Meigen 1822.
A gi 2, marzo 1900, settembre 1897-99.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
326 M. BEZZI
98. Xanthogramma dives Rondani 1857.
1 &, giugno 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa centr. e meridionale.
99. Sphaerophoria scripta Linné 1758.
209 7 QX, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio 1900, 1904.
A e L: c.'s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Asia sett.,
America sett.; isola di Capraia, Corsica, Sardegna.
100. Eristalodes taeniops Wiedemann 1818.
2 J 29, giugno 1900, settembre 1897-99.
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: putricola, sapro-
faga; Dg: paesi mediterranei, regione etiopica; Corsica, Sardegna.
101. Lathyrophthalmus aeneus Scopoli 1763.
2g 1 Q, settembre 1397-99.
A : forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: e. s.; De:
Europa, paesi mediterranei, America sett.; Corsica, Sardegna.
102. Eristalis tenax Linné 1758.
1 g, settembre 1897-99.
A e L: c. s.; Dg: cosmopolita; Corsica, Sardegna.
103. Eristalis pratorum Meigen 1822.
1 g, settembre 1897-99.
A e L: c. s.; Dg: Europa centr. e meridionale, paesi medi-
terranei, Corsica.
104. Eristalis arbustorum Linné 1758.
1 9, luglio 1901.
AeL: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Asia sett., Ame-
rica del Nord; Corsica, Sardegna.
DITTERI DEL GIGLIO DR
105. Helophilus trivittatus Fabricius 1805.
1g 1 9, settembre 1897-99.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, America sett.;
isola di Capraia, Sardegna.
106. Merodon tricinctus Sack 1913.
A g° 2 ®, agosto 1901, settembre 1897-99.
Esemplari di maggiori dimensioni che non quelli tipici della
mia raccolta, che servirono di base alla descrizione del prof. Sack;
essi sono quasi altrettanto grossi che albifrons.
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: bulbivora,
igrofila; Dg: Trentino, Sicilia.
107. Merodon distinctus Palma 1863.
1g A ©, luglio, agosto, 1901, 1907.
Ae L:c. s.; De: Italia merid., Grecia.
108. Merodon spinipes Fabr., var. avidus Rossi 1790.
1 g', giugno 1901.
A e L: c. s.; Dg; paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
109. Syritta pipiens Linné 1758.
9g 4 Q, aprile, luglio, agosto 1900, 1907, settembre 1897-99.
A: forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: fimicola,
saprofaga, igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei, regione etio-
pica ed orientale, America sett.; isola di Capraia, Corsica, Sardegna.
110. Eumerus lasiops Rondani 1857.
1 Q, aprile 1900.
Differisce da strigatus per avere gli occhi molto più irti.
A: mediocre volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: fitofaga,
igrofila; De: Italia, Sardegna.
NEI PI SSR MAS CAI MURO CODA te URI ERE
328 OM. BEZZI
AQ. Milesia semiluctifera Villers 1789.
7 &, luglio agosto 1901, settembre 1897-99.
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: presumibil-
mente lignicola, saprofaga, igrofila; Dg: Europa mer., paesi me-
diterranei. |
112. Chrysotoxum cisalpinum Rondani 1845.
1 o, agosto 1901.
A : forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: c. s., oppure
mirmecofila; Dg: paesi mediterranei, isola di Capraia, Corsica,
Sardegna.
113. Chrysotoxum italicum Rondani 1845.
3 o 2 9, aprile maggio 1900, novembre 1897-99.
È la forma comune in Italia; la forma intermedium Meigen
è più rara da noi; vivono però commiste anche al Sud, avendolo
| di Genova, Marche, Calabria, Sardegna e perfino di Djerba (Tunisi).
Le A:c. s.; Dg: paesi mediterranei, Sardegna.
114. Cerioides vespiformis Latreille 1809. |
2 ©. lux 19011002 i
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: truncicola,
saprofaga, igrofila; Dg: paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
Pipunculidae.
415. Pipunculus sylvaticus Meigen 1824.
1g 1 Q, aprile, maggio, 1900, 1902.
A : forte volatore, silvicolo, igrofilo; L: parassita cicadellidi;
Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
DITTERI DEL GIGLIO 329
Phoridae.
116. Dohrniphora crassicornis Meigen 1830.
2 9, maggio, 1901, 1907.
A: mediocre volatore, foglicolo, igrofilo; L: necrofaga, igrofila;
Dg: Europa, America sett.; Corsica.
117. Aphiochaeta rufipes Meigen 1804.
iO aprile: 1904. .
A: mediocre volatore, erbicolo o domestico, igrofilo; L: sapro-
faga, igrofila; De: Europa, paesi mediterranei, America sett.
118. Phora velutina Meigen 1830.
1 ©, aprile 1900.
_ A: mediocre volatore, foglicolo, igrofilo; L: necrofaga o sapro-
faga, igrofila; De: Europa, Corsica.
A. MIODARII INFERIORI.
Conopidae.
Le specie di questa famiglia furono determinate dal signor
Kréber, quando ne scrisse la Monografia..
119. Physocephala vittata Fabricius 1794.
8 o, giugno, luglio, agosto 1900, 1901.
A: forte volatore, antofilo eutropo, xerofilo; L: parassita ime-
notteri; Dg: Europa centr., paesi mediterranei, Asia centrale;
Corsica, Sardegna.
120. Physocephala fraterna Loew 1847.
6 o 3 Q, luglio, agosto 1901.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei.
RENO NEO AP TT RN SIRT itl
330 M. BEZZI
121. Zodion cinereum Fabricius 1794.
ter 200, giugno 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Asia sett., paesi mediterranei,
Sardegna.
129. Myopa testacea Linné 1759.
Loo aprile 19001902:
A e L: c. s.; Dg: Europa, Asia sett., Giappone, paesi medi-
terranei.
123. Occemyia melanopa Rondani 1857.
10 g 6 9, giugno, luglio, agosto 1901, 1902, settembre 1897-99.
A e L: c. s.; Dg: Europa e Asia centr., paesi mediterranei,
Corsica.
124. Occemyia distIncta Meigen 1824.
12 g 1 9, giugno, luglio, agosto 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
125, Occemyia atra Fabricius 1781.
2 3, luglio 1901, agosto 1907.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
126. Occemyia atra, var. pusilla Meigen 1824.
A e L: c. s.; Dg: Europa centr., paesi mediterranei, Corsica.
Sciomyzidae.
127. Ditaenia cinerella Fall., var. meridionalis Strobl 1898.
6 9, marzo, maggio 1900.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; L: idrofila, saprofaga ;
Dg: Europa mer., paesi mediterranei, Corsica, isola di Capraia,
Sardegna.
DITTERI DEL GIGLIO 331
128. Elgiva trifaria Loew 1847 (= lateritia Rondani 1868).
3 9, giugno, luglio 1901.
cerbescssiDe: Itala, Corsica.
129. Euthycera nubila Loew 1847.
8 o 12 9, maggio, giugno 1900-902.
Questi esemplari presentano i caratteri della var. corsicana
Becker 1910; ma attraverso l’Italia si trovano tutti i passaggi
fino alla tipica forma della Sicilia, dalla quale non si possono
separare. i
A e L: c. s.; Dg: Italia centrale e meridionale, Corsica, isola
di Capraia.
Ortalidae.
130. Chrysomyza demandata Fabricius 1798.
3 9, maggio, giugno, luglio 1901-902.
A: mediocre volatore, erbicolo e domestico, igrofilo; L: fimi-
cola, saprofaga, igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei, regione
orientale ed etiopica; isola di Capraia, Corsica, Sardegna.
131. Melieria omissa Sa 1820.
PO lucho A901.
A: debole volatore, ripicolo, Ea gills: L: presumibilmente li-
micola, saprofaga, igrofila; Dg: Europa centr. e merid., Corsica.
Lonchaeidae.
152. Dasyops lasiophthalma Macquart 1835.
20 2 9, maggio, aprile, giugno 1901-902.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; L: galligena, fitofaga,
igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei, isola di Capraia, Sardegna.
332 - M. BEZZI
Trypaneidae.
133. Dacus oleae Gmelin 1788.
Lg 1:09; luglio, agosto 1904:
A: mediocre volatore, foglicolo, igrofilo; L: carpofila; Dg:
paesi mediterranei, India, Africa del Sud; Corsica, Sardegna.
134. Philophylla heraclei Linné 1758.
LG Q, gennaio, aprile 1900-901.
A: c. s.; L: minatrice foglie, fitofaga, igrofila; Dg: Europa,
paesi mediterranei, Corsica.
135. Terellia serratulae Linné 1758.
1g 5 9, marzo, giugno, luglio 1901-907.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; L: antofaga nei ca-
polini delle Carduacee, fitofaga; De: Europa centr., paesi medi-
terranei, Corsica.
136. Aciura tibialis Robineau-Desvoidy 1830.
1 o 1 Q, giugno, agosto 1901. §
A: e. s.; L: nei fiori di Labiate, fitofaga, igrofila; Dg: paesi
mediterranei.
137. Myiopites Blotii Brebisson 1826.
\
1 o& 1 9, giugno, settembre 1900-901.
A: debole volatore, antofilo emitropo, igrofilo; L: fitofaga,
galligena sulle Inwla; Dg: Europa centr. e meridionale.
138. Sphenella marginata Fallen 1820.
1 o 1 ©, aprile, giugno 1900-902.
A: c. s.; L: antofaga, igrofila; Dg: Europa, paesi mediter-
ranei, Africa del Sud; Corsica, Sardegna.
IR E A
DITTERI DEL GIGLIO 399
139. Ensina sonchi Linné 1758.
1 9, agosto 1900.
A: ce. s.; L: antofaga nei capolini delle Composite, igrofila;
Dg: Europa, Corsica.
i]
140. Ensina elongatula Loew 1844 (absinthii Rond.).
tee. azosto 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei,
141. Ensina tessellata Loew 1844 (punctella Rond.).
6 o, aprile, maggio, giugno 1900-902.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Asia sett., paesi mediterranei,
Corsica, Sardegna.
142. Spathulina tristis Loew 1869 (= sicula Rondani 1871).
1 9, maggio 1900.
Importante cattura; questo esemplare ha l'addome tutto di
color nero lucente.
A: debole volatore, antotilo emitropo, xerofilo; L: fitofaga,
galligena; Dg: Spagna, Sicilia e Siria.
145. Euribia formosa Loew 1844.
do 1 Q, giugno, luglio, agosto 1901.
_ A: mediocre volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: antofaga,
nei capolini delle Composite; Dg: Europa centr. e mer., paesi
mediterranei, Corsica, Sardegna.
144. Euribia conura Loew 1844.
4g A Q, febbraio, maggio 1900-902.
Ae L:c. s.; Dg: Europa sett. e centrale.
WE NPR ee Meo IA I RI yoo et
394 i MM. ° BEZZI
145. Euribia praecox Loew 1844.
Ao 8 9, marzo, aprile, maggio, giugno 1900-902.
A e L:c. s.; Dg: Europa merid., paesi mediterranei, Sardegna.
146. Euribia cincta Loew 1844.
Soto Spi settembre 1900-902.
A e L:.c. s.; Dg: Europa centrale.
147. SA helianthi Rossi 1790.
Yigg oH maggio, giugno, luglio 1901.
A: mediocre volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: antofaga:
Dg: Europa, paesi mediterranei, Sardegna.
148. Trypanea mamulae Frauenfeld 1855 (= aestiva Rond.).
1 9, giugno 1901.
Non ancor vista d’ Italia.
A: debole volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: fitofaga,
galligena su Helichrysum; Dg: Dalmazia, paesi mediterranei.
149. Trypanea ramulosa Loew 1844.
1 oo, febbraio 1902.
Importantissima scoperta, perchè la specie venne descritta su
di una 9 del Portogallo, che poi venne riconosciuta esser della
Dalmazia; ma fu solo raramente ricordata in seguito.
E specie relativamente grossa, robusta. Fronte larga, con due
paia di orbitali inferiori, che sono di color nero come le superiori,
le occipitali e le verticali interne; tutte le altre setole del capo
sono bianche. Orlo boccale molto sporgente; proboscide corta e
grossa. Torace tutto nero, con striscia rossiccia laterale dagli omeri
alla radice delle ali; scudetto nero. Tutte le setole sono nere;
lo scudetto ne ha h, di cui quelle apicali sono assai robuste, ap-
pena un po’ più piccole di quelle basali. Addome interamente
nero, con pubescenza gialla; i genitali sono rossicci. Piedi inte-
ramente testacei, comprese le anche; ali con disegno caratteristico,
DITTERI DEL GIGLIO 335
come nella figura originale del Loew, ricordante quello di augur
Frauenf., confluens Wied. e auguralis Bezzi, nonché quello’
delle specie sudafricane recentemente da me descritte e figurate
coi nomi di bulligera, euarestina e dentiens.
A:c. s.; L: fitofaga, presumibilmente galligena; Dg: Dalmazia,
Corsica (*), Sardegna (?).
150. Trypanea amoena Frauenfeld 1856 (= parisiensis Rond.).
1g 4 9, maggio, giugno 1900-901.
A: ce. s.; L: fitofaga, galligena sulle Composite; Dg: Europa,
paesi mediterranei, isola di Capraia, Corsica.
151. Trypanea stellata Fussly 1775.
o 5 9, maggio, giugno 1900-901.
ebree Si Sardegna!
Sepsidae.
152. Meroplius stercorarius Robineau-Desyoidy 1830.
vet OD, maggio 1902. A
A: debole volatore, coprofilo, igrofilo; L: coprofaga, igrofila ;
Dg: Europa, paesi mediterranei, America sett. e merid.
155. Nemopoda nigrilatera Macquart 1835.
1 9, luglio 1907.
wee c¢..s.; Doe eHuropa cente. e-merid
154. Sepsis impunctata Macquart 1839.
1g 1 9, maggio 1907, settembre 1897-99.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei, Corsica.
(1) Kuntze A., Deutsche Entom. Zeitschr. 1913, p. 554 (Urellia).
(2) Costa A., Memoria VI, Atti Acc. Sci. fis. nat. Napoli. 1886, p. 3 (Tephritis).
336 M. BEZZI
‘155. Sepsis punctum Fabricius 1794.
big B.D, aprile, maggio, giugno, luglio 1900-902.
A e L:c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica, Sardegna. .
156. Sepsis violacea Meigen 1826.
hg e 9, aprile, maggio, giugno, dicembre 1900-902.
A e L: ce. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, America sett.;
Corsica.
157. Sepsis luteipes. Melander 1917 (= flavimana Schiner nec
Meigen).
1g 1 9, luglio, settembre 1900-901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, America sett.
158. Sepsis cynipsea Linné 1761.
8g 8 Q, aprile, maggio, giugno, luglio 1900-907.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Africa, Asia; isola di Capraia,
Corsica.
Psilidae,
159. Chamaepsila nigricornis Meigen 1826. .
ERD a marzo, aprile 1900-902.
A: debole volatore, foglicolo, igrofilo; L: radicicola, fitofaga,
igrofila; Dg: Europa; isola di Capraia, Corsica.
Lauxaniidae.
160. Minettia subvittata Loew 1847.
29 7 9, maggio, giugno, luglio 1900-907.
A: c. s.; L: terricola, saprofaga, igrofila; Dg: Europa mer.,
paesi mediterranei; isola di Capraia, Corsica.
DITTERI DEL GIGLIO 337
161. Minettia longiseta Loew 1847.
1 9, giugno 1901.
Ae lL: ¢. s.; Dg: Sicilia.
162. Minettia plumichaeta Rondani 1868.
AO, maggio 1900. .
Me Wc. si: Da: Italia:
163. Sapromyza intonsa Loew 1847.
do 3 9, maggio, giugno 1900-902.
Ae lL: c. s,; Dg: Europa mer.; Corsica.
Chamaemyidae.
164. Parochthiphila coronata Loew 1858.
1 o& 2 9, maggio 1900-901. :
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: terricola, fitofaga,
igrofila; Dg: Europa centr. e merid., Corsica.
Trixoscelidae.
165. Trixoscelis approximata Loew 1865.
5 eg. 1 9, maggio, giugno, settembre 1900-901.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: terricola, fitofaga,
igrotila; Dg: Europa mer., paesi mediterranei.
/
166. Trixoscelis frontalis Fallén 1823.
2g 1 9, maggio, settembre 1900.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei.
Ann. del Mus, Civ, di St, Nat., Serie 3.7, Vol. X. (10 Giugno 1925). 23
f
398 M. SA
pony oie
167. Opomyza germinationis Linné 1758.
2 9, giugno, luglio 1901.
Ave Lite. s.; Dg; Huropa,
168. Geomyza pictipennis Rondani 1874.
1 o& 3 9, maggio, giugno 1900-901.
A e L: c. s.; Dg: Italia; isola di Capraia, Corsica.
169. Geomyza calceata Rondani 1874.
1 og 1. ©, gennaio 1901, aprile, 1902.
Aes De: ditalias
Chloropidae.
170. Meromyza variegata Meigen 1830.
| ©, giugno 1901.
A: debole volatore, antofilo alla oro xerofilo; L: fitofaga,
igrofila; Dg: Europa, Corsica. :
®
171. Cetema myopinum Loew 1866.
2g 5 9, giugno 1901. |
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: c. s.; Dg: Europa
centr. e mer. i
172. Chloropisca notata Meigen 1830.
1g 9 2, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto
1900-901.
AelL:c. s.;;Dg: Europa, Corsica.
DITTERI DEL GIGLIO 339 |
175. Chleropisca notata, var. flavifrons Macquart 1835.
5 9, maggio 1900-901.
A e L: e. s.; Dg: Europa, Corsica.
I74. Chlorops taeniopa Meigen 1830. |
3 9, maggio 1900-902.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Corsica.
175. Crassiseta bimaculata Loew 1845.
ice marzo 904
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei, Corsica.
176. Siphonella strobli Czerny 1909.
1 9, giugno 1901. Ù
Distintissima specie, non ancora segnalata d’ Italia.
A: debole volatore, antofilo emitropo, xerofilo; L: fitofaga,
igrofila; Dg: Spagna, Dalmazia, Corfu, Cirenaica; Corsica (!).
177. Tricimba cincta Meigen 1830.
1 g', maggio 1900.
A: debole volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: c. s.; Dg:
Europa.
178. Oscinosoma frit pusillum Meigen 1830.
ion aprile 190d:
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: c. s.; Dg: Europa,
Corsica.
Ephydridae.
179. Gymnopa subsultans Fabricius 1798.
3 o& 1 Q, giugno, luglio, agosto 1901.
A: debole volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: ? sabuli-
cola, igrofila; Dg: Europa, Corsica.
(1) Becker Th,, Deutsch. Entom. Zeitschr., 1910, p. 663,
_ 940 OM. BEZZI
180. Gymnopa albipennis Loew 1848.
1 Q, agosto 1900.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei, Corsica.
181. Psilopa nitidula Fallen 1813.
gato. maggio, giugno, luglio 1900-901.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: ? limicola, o:
Dg: Europa, paesi mediterranei, Clo
182. Psilopa obscuripes Loew 1860.
1G 49, aprile’ 1900:
AFestere sore:
183. Hydrellia. griseola Fallen 1813.
29 2 Q, marzo, aprile, dicembre 1900-901.
A: c. s.; L: fitofaga, minatrice, igrofila; Dg: c. s.; Corsica.
184. Philygria picta Fallén 1813.
iO? marzo i902)
Ace. Ss) ue 7 olimicola Mec cis,
185. Scatella quadrata Fallen 1813.
{ ©; aprile 1901:
Ave li: c.s.; Det Kuropa, Corsica.
Drosophilidae.
186. Camilla glabra Fallén 1823.
1 9, febbraio 1902.
«A: debole volatore, arboricolo, igrofilo; L: saprofaga, trunci-
cola; Dg: Europa.
Pitts” Pie vine HERA, PL
DITTERI DEL. GIGLIO 341
137. Parascaptomyza graminum Fallén 1823.
60 3 9, marzo, aprile, settembre, dicembre 1900-901.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: fitofaga, minatrice
foglie; De: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
188. Parascaptomyza graminum var. flava Becker.
2g 3 9, maggio 1902.
muse Cash Dee LG. 1S:
Astiidae,
189. Astia amoena Meigen 1830.
1 o, marzo 1901.
A: c. s.; L: ? saprofaga, igrofila; De: c. s., Corsica.
Borboridae.
190. Scatophora carolinensis Robinean-Desvoidy 1830 (= Olina
geniculata Macquart 1835).
1 gi, aprile 1900.
A: debole volatore, coprofilo, igrofilo; L: coprofaga, igrofila;
Dg: Europa, paesi mediterranei, America sett.; Corsica.
91. Leptocera (Scotophilella) crassimana Haliday 1836.
1 g’, aprile 1900.
Nile: cos: De: Buropa.
192. Leptocera (Collinella) fontinalis Fallén 1826.
1 9, maggio 1902.
‘A: debole volatore, erbicolo, ilo L: terricola, saprofaga,
igrofila; Dg: Europa; Corsica.
349 M. BEZZI
193. SEP ae (Thoracochaeta) dir Meigen 1838.
1 9. a) 1901.
een: .; Dg: Europa.
Milichiidae.
194. Mallochiella glabra Fallén 1820.
29% 1 9, giugno, luglio, agosto 1901.
A: debole volatore, domestico, igrofilo; L: saprofaga, igrofila ;
Dg: Europa, America sett.; Corsica.
195. Cryptochaetum grandicorne Rondani 1875.
1 Q, aprile 1900.
A: debole volatore, foglicolo, igrofilo; L: parassita cocciniglie
(Guerinia serratulae); Dg: paesi mediterranei.
Agromyzidae.
196. Cerodonta semivittata Strobl 1907.
1 ©, agosto 1901.
Questo esemplare presenta qualche setoluzza acrosticale di
davanti del torace, mentre secondo la recente monografia del
prof: Hendel ne dovrebbe mancare.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: minatrice foglie,
fitotaga, igrofila; Dg: Europa mer.
,
197. Phytomyza tenella Meigen 1830.
1 9, maggio 1902.
AYe Le c-s.; De: Huropa.
198. Phytomyza praecox Meigen 1850.
1 of, maggio 1901.
Bo @ is ch, S55 De uropa;
DITTERI DEL GIGLIO 343
Scatophagidae.
199. Scatophaga stercoraria Linné 1758.
13 gd 4 Q marzo, aprile, maggio 1900-902.
A: mediocre volatore, coprofilo, predatore, igrofilo; L: copro-
faga, igrofila; Dg: Europa, paesì mediterranei, America. sett.;
isola di Capraia, Corsica, Sardegna.
,200.. Scatophaga merdaria Fabricius 1794.
2 o, marzo 1900.
A e L: ce. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei.
201. Norellia (Acantholena) spinipes Meigen 1826.
1 ®, marzo 1902.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; L: fitofaga, igrofila; -
Dg: Europa centr. e meridionale, Sardegna.
B. MIODARII MEDII.
Muscidae.
Fucelliinae.
209. Fucellia maritima Haliday 1838.
lg 2 9, maggio, giugno 1900-901.
A: mediocre volatore, alofilo, igrofilo; L: necrofaga o sapro-
faga, igrofila: Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
Coenosiinae.
203. Schoenomyza litorella Fallén 1823.
O maggio 1902. s
A: debole volatore, ripicolo, igrofilo; L: terricola, fitofaga,
igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
34h M. BEZZI
204. Coenosia (Caricea) tigrina Fabricius 1775.
1 of A Q, aprile, maggio, giugno 1900-901.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo, predatore; L: c. s.;
Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
205. Ceenosia atra Meigen 1830.
2 9, luglio, agosto 1901.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo; L: ce. s.; De: c. s.,
Corsica. i
206. Coenosia rufipalpis Meigen 1896.
1 ©, luglio 1901. i
A e L: c. s.; Dg: Europa centr. e mer., paesi mediterranei.
207. Coenosia cingulipes Zetterstedt 1849.
1 ©, luglio 1901.
Ave ‘lL: ¢.s.;.De:, Europa.
Muscinae.
208. Chortophila cinerella Fallen 1825.
3 o 6 9, marzo, aprile, maggio, settembre 1900-902.
A: mediocre volatore, erbicolo, igrofilo; L: terricola, igrofila;
Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica.
209. Chortophila cilicrura Rondani 1866.
8 6 20 9, marzo, aprile, maggio, giugno, settembre 1900-902.
Ate: (css Derres4a0orsica:
210. Anthomyia pluvialis Linné 1758.
6
1 9, agosto 1900.
A e L: c. s,; Dg: c. s.; isola di Capraia, Corsica, Sardegna.
DITTERI DEL GIGLIO 345
211. Anthomyia procellaris Rondani 1866.
3 o 2 9, maggio, luglio, agosto 1900-901.
ewe diresti. De 3 e. stu Corsica:
212. Pegomyia bicolor Wiedemann 1817.
1 g', marzo 1900.
A: debole volatore, erbicolo, igrofilo: L: minatrice, fitofaga,
igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica,
213. Atherigona quadripunctata Rossi 1794.
1-6 2 ©, luglio, agosto 1904. ‘
A: c. s.; L: probabilmente parassita; Dg: Europa centr. e
mer., paesi mediterranei, Corsica. -
214. Limnophora exsurda Pandellé 1899.
1 9, maggio 1901.
A: debole volatore, ripicolo, igrofilo; L: limicola, igrofila;
De :-¢.~s., Corsica,
215. Limnophora Osten-Sackeni Jannicke 1866.
1g 5 Q, aprile, maggio, giugno, luglio 1901-902.
A: ce. s.; L: c. s.; De: Paesi mediterranei, regione etiopica ;
Corsica.
216. Mydaea duplicata Meigen 1826.
2 1 9, marzo, maggio 1900-901.
A: mediocre volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: terricola,
predatrice; Dg: Europa, paesi mediterranei, Asia; isola di Capraia,
Corsica.
217. Mydaea lucorum Fallén 1823.
1 o 1 9, aprile, maggio 1900-902.
A. ee Weve. sia Dot Corsica:
946. Me BEZZI
218. Lispa pygmaea Fallén 1825.
1 dg’, giugno 1901. ;
A: mediocre volatore, ripicolo, igrofilo; L: limicola, idrofila;
Dg: c. s., Corsica. ;
219. Lispa nana Macquart 1835.
1 of, maggio 1900.
Axe Le) Sace Corsica;
290. Fannia incisurata Zetterstedt 1838.
1 o, aprile 1900. NE
A: mediocre volatore, domestico, igrofilo; L: petricola; Dg:
cose Corsica: =
291. Ophyra leucostoma Wiedemann 1817.
lea 9 O, aprile 1900.
A: forte volatore, silvicolo, igrofilo; L: terricola, saprofaga,
igrofila; Dg: c. s., Corsica.
222. Hydrotaea dentipes Meigen 1805.
2 o', aprile 1900. 2
A: mediocre volatore, silvicolo, igrofilo; L: fimicola, preda-
trice, igrofila; Dg: Europa, Corsica.
225. Hydrotaea armipes Fallén 1825.
1 of, aprile 1900.
A e L: c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei.
22h. Stomoxys calcitrans Linné 1758.
1 o 1 9, aprile 1900.
A: mediocre volatore, ematofago, igrofilo; L: coprofila, igro-
fila; Dg: cosmopolita; Corsica, Sardegna.
DITTERI DEL GIGLIO 347
295. Pyrellia cadaverina Linné 1758.
8g 2 9, giugno, luglio 1901.
A: mediocre volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: coprofila,
igrofila; Dg: Europa, Corsica, Sardegna.
226. Musca domestica Linné 1758.
1 g, agosto 1907. Set
A: mediocre volatore, domestico, antofilo allotropo, igrofilo ;
L: fimicola, saprofaga, igrofila; De: cosmopolita; Corsica, Sardegna.
227. Placomyia vitripennis Meigen 1826.
1 o&, maggio 1901.
A: mediocre volatore, stabulicolo zoofilo, igrofilo; L: coprofila,
igrofila; Dg: Europa, paesi mediterranei; Corsica, Sardegna.
928. Grapomyia maculata Scopoli 1763.
Tg; luglio 1904.
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: putricola,
igrofila; De: Europa, paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
Gastrophilinae.
299. Gastrophilus nasalis Linné 1758.
2 g', giugno 1900-901.
A: forte volatore, xerofilo; L: endoparassita cavallo e asino;
Dg: Europa, paesi mediterranei.
Hippoboscidae.
230. Melophagus ovinus Linné 1758.
1 o&, marzo 1900.
A: attero, ectoparassita della pecora; Dg: cosmopolita.
348 © MÎ BEZZI
C. MIODARII SUPERIORI.
Tachinidae.
| Oestrinae.
231. Rhinoestrus purpureus Brauer 1858.
1 gd’, luglio 1902.
A: forte volatore, xerofilo; L: endoparassita cavallo e asino;
De: Europa centr. e mer., paesi mediterranei.
Phasiinae,
232. Gymnosoma rotundatum Linné 1758.
8g A 2, maggio, luglio, agosto 1900-9014.
A: debole volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: parassita
emitteri; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
233. Cystogaster globosa Fabricius 1775.
2 g, luglio 1901, agosto 1907.
Ave L: cc. s.; Dg: Europa, Corsica. -
254. Xysta cana Meigen 1824.
FO cinenoi 1901s
A: mediocre volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: paras--
sita emitteri; Dg: Europa.
235. Apostrophus anthophilus Loew 1871.
3 d'; giugno, agosto 1901.
Nuovo per l’Italia. Differisce da Besseria appendiculata
Perris (la melanura Meigen vera non fu sinora trovata in Italia),
per la peculiare struttura dei tergiti addominali 3 e 4 del maschio,
oltrechè per la mancanza del segmento terminale del 4° nervo,
che è però talvolta ancora abbastanza bene distinguibile.
A e L: e. s.; Dg: Europa mer., paesi mediterranei e caspici.
DITTERI DEL GIGLIO 349
236. Ocypterula pusilla Meigen 1824.
2 gd, luglio 1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Corsica.
237. Ocyptera rufipes Meigen 1824.
1 d, agosto 1901.
A e L: c. s.; Dg: paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
238. Ocyptera auriceps Meigen 1838 = coarctata Loew 1844
= Picciolii Rondani 1861 = Mussinii Rondani 1861.
1g 2 Q, luglio 1901-907. i
A e L: c. s.; Dg: Europa centr. e mer., paesi mediterranei,
Corsica. i
239. Ocyptera intermedia Meigen 1824 = ewcisa Loew 1843.
10 o 8 9, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre 1900-07.
Acer. $1; De: ¢. s.; Corsica; ,
Calliphorinae.
240. Lucilia sericata Meigen 1826.
9 o& 3 9, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e
settembre 1897-99-1902.
A: forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo: L: sarcofaga;
Dg: cosmopolita; Corsica, Sardegna. ik
241. Calliphora vomitoria Linné 1758.
1 Q, aprile 1900. ee
A e L: c..s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, America del
Nord; Corsica.
242. Calliphora erythrocephala Meigen 1826.
2 9, gennaio 1902.
Ae Li e. s.; De: e. s.; Corsica, Sardegna.
350 "POME GBEZZI
213. Pormia regina Meigen 1826.
1 ©, febbraio 1907, giugno 1901.
A: e. s.; Li e. 8.5 Dg: c. 8.5 Corsica.
2/4. Pollenia rudis Fabricius 1786.
1g 2 9, aprile, giugno 1900-901.
A: c. s.; L: parassita lombrici; Dg: Europa, paesi mediter-
ranei, America sett.; Corsica.
215. Stomatorrhina lunata Fabricius 1805.
1 g7, settembre 1897-99.
A: c. s.; xerofilo; L: parassita ooteche ortotteri; Dg: Europa,
paesi mediterranei, regione etiopica; isola di Capraia, Corsica,
Sardegna.
Sarcophaginae.
2h6. Miltogramma punctatum Meigen 1824.
2 9, giugno 1901, settembre 1897-99.
A: forte volatore, sabulicolo, xerofilo; L: predatrice nidi
imenotteri; Dg: Europa, Corsica, Sardegna.
247. Miltogramma ruficorne Meigen 1824.
1 9, luglio’ 1901.
A e Lic. s.; Dg: c. s., Corsica, Sardegna.
218. Setulia fasciata Meigen 1824.
2 9, giugno 1901, agosto 1907.
Questi: esemplari corrispondono ai miei tipi di erythvochaeta,
1895, della Calabria, che furono dal Dott. Villeneuve (Deutsche
entom. Zeitsch., 1911, p. 119) riconosciuti uguali ai tipi del Meigen.
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: c. s.; Dg:
Europa mer., Corsica.
DITTERI DEL GIGLIO 951
249. Sphecapota albifrons Rondani 1859.
1 92 £, maggio, giugno 1901.
A: forte volatore, sabulicolo, xerofilo; L: c. s.; Dg: Europa :
mer., Corsica.
250. Heteropterina heteroneura Meigen 1830.
ife o luslio: 1907, ‘asosto 1901
Nuova per l’Italia; la femmina presenta anche i femori com-
pletamente testacei.
Ate: e. s.; De: Europa, Corsica.
251. Pachyophthalmus signatus Meigen 1824 (= Sphecapota
maculosa Rondani 1859). i
1 g, luglio 1900..
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: c¢. s.; De:
Europa; Corsica. ony :
252. Sarcophila latifrons Fallén 1816.
ieee Oe uso 9015907.
A: forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: sarcofaga ;
Dg: Europa, Corsica.
.
253. Ravinia haematodes Meigen 1826.
2 gd’, giugno, luglio 1901. i
A e L: c. s.; Dg: Europa, America sett., Corsica. ,
254. Sarcophaga haemorrhoidalis Fallen 1316.
1g 2 Q, maggio, giugno, settembre 1897-1901.
A e L: c. s.; Dg: cosmopolita; Corsica, Sardegna.
255. Sarcophaga ? melanura Meigen 1826.
1 Q, aprile 1900.
A e Li; c. s.; Dg: Europa, Corsica.
Rhinophorinae.
256. Stevenia obscuripennis Loew 1847 (= femoralis Rond.).
Io; luglio 1901, 3
A: mediocre volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: parassita
insetti, coleotteri; Dg: Europa centr. e mer.
Dexiinae.
257. Microphthalma europaea Egger 1860.
1-9, agosto 1899:
A: forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: parassita
coleotteri; Dg: Europa centr. e merid.; ben diversa dalla specie
americana disjuncta Wied.; Corsica.
258. Dexia rustica Fabricius 1781.
2g 1 9, maggio, giugno, ottobre 1897-1901.
Ae. eters, Da: Ruaropa:
259. Fischeria bicolor Robineau-Desvoidy 1830.
1 6, maggio 1900:
A: mediocre volatore, antofilo emitropo, xerotilo; L: parassita
bruchi lepidotteri; Dg: Europa cent. e mer., paesi mediterranei,
regione etiopica.
Tachininae.
260. Siphona cristata Fabricius 1805.
3 1 Q, aprile, maggio 1901-902.
A: debole volatore, antofilo eutropo, igrofilo; L: parassita
bruchi lepidotteri e larve tipulidi; Dg: Europa, Corsica.
DITTERI DEL GIGLIO DIO
261. Gonia ornata Meigen 1826.
5 9, tebbraio, marzo 1898-1900.
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: endoparas-
sita bruchi lepidotteri; Dg: Europa.
262. Clairvillia flavipalpis Rondani 1868.
2g 1 Q, luglio 1901-907.
Questi esemplari presentano tutti la prima cellula posteriore
chiusa e hrevemente peduncolata.
A: mediocre volatore, antofilo allotropo, xerotilo; L: parassita
insetti COSE ?). Dg: Italia mer., Corsica.
263. Leucostoma aterrimum Villers 1789.
2 dg, luglio, agosto 1900-901.
Me tia eS.-7 Det Huropa, centr. e) mer.
264. Dionaea nitidula Meigen 1824,
gle Oe luelio 1907. ;
A: e. s.; L: endoparassita larve coleotteri; Dg: Europa centr.
e mer.
®
265. Exorista confinis Fallén 1820.
I Sg, settembre 1897-99.
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerotilo; L: endoparas-
sita bruchi lepidotteri; Dg: Europa, America sett., Corsica.
266. Linnaemyia vulpina Fallén 1810.
Weg 2 a settembre 1897-99.
Roe die cts; Dacia.
267. Peletieria nigricornis Robineau-Desvoidy 1830.
1g 1 9, settembre, ottobre 1897-99.
AeL:c. s.; Dg: Europa, paesi mediterranei, Corsica, Sardegna.
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat., Serie 3,7, Vol. X (29 Settembre 1925). 24
ip
ARE eT, 7 new ee
854 M. BEZZI
268. Eudoromyia magnicornis nupta Rondani 1859.
8g 1 9, settembre, ottobre 1897-99.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Corsica, Sardegna.
269. Eudoromyia magnicornis conjugata Rondani 1859.
ioe 3 Q, marzo, aprile, luglio 1898-1901.
A e L: c. s.; Dg: Europa, Corsica, Sardegna.
270. Echinomyia grossa Linné 1758.
4 3 1 Q, giugno, agosto, settembre 1897-901.
A: forte volatore, antofilo allotropo, igrofilo; L: e. s.;. Dg:
Europa.
271. Echinomyia fera Linné 1758.
7 o& 3 9, marzo, aprile, giugno, ottobre 1897-1901.
A: forte volatore, antofilo allotropo, xerofilo; L: c. s.; Dg:
Europa, paesi mediterranei; Sardegna.
272. Echinomyia fera Meigenii Giglio-Tos 1891.
3 1 9, marzo, aprile, maggio 1900.
SOnre Darren
275. Echinomyia praeceps Meigen 1824.
2g 1 Q, giugno, luglio 1901.
Questa specie è distinta fra l’altro per avere le guancie co-
perte di peli bianchi anziché neri. :
Ave Lis ic. S75. Do huropancenir.:e) mer:
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL’ ARCIPELAGO TOSCANO
XVII.
LEPIDOTTERI DELIGISOLA DEL GIGLIO
Dr. UBALDO ROCCI e Conte EMILIO TURATI
Da lungo tempo era conservata negli scatfali del Museo Civico
di Storia Naturale di Genova una piccola serie di lepidotteri
‘accolti dall’ indimenticabile nostro marchese Giacomo Doria nel-
l’Isola del Giglio. Gli altri materiali radunati durante un soggiorno
di oltre un decennio (1897-1908) in quell’ isola erano già stati
studiati in «gran parte da tempo ed avevano anche servito ad
interessanti deduzioni degli zoogeografi pel problema della Tir-
renide.
Alcuni mesi or sono l’amico prof. Ubaldo Rocci, incaricato
dal prof. Raffaello. Gestro di rivederli e determinarli, mi portò
tutti gli Eteroceri della collezioncina, pregandomi di unirmi a
lui, che si riservava i Ropaloceri, nello studio di quel piccolo
materiale.
Ed è così che oggi insieme a lui presento il risultato di quello
studio, che - oltre all'interesse faunistico per sè stesso - può
contribuire a fornire nuovi dati alla Zoogeografia, che li ricerca
in tutti i rami della Storia Naturale per stabilire i capisaldi di
conferma o di controllo con le teorie geologiche sulla formazione
dei continenti nel Mediterraneo.
Dall’ elenco, che oggi noi presentiamo, risulta che la maggio-
ranza delle specie raccolte al Giglio, oltrechè nella nostra penisola
centrale, si trovano anche in Sicilia ed in Sardegna: alcune di
esse poi sono peculiari a quelle isole ed al littorale africano
mediterraneo.
Ho riscontrato poi una forma nuova di Lastocampa quercus L.,
che dedico alla memoria del grande suo scopritore, la quale forma
PP AVE ae eee UD EURI CI
ie
356 ‘ ROCCI E TURATI
sta frammezzo a quella che si trova sul continente italiano, e la
razza (sicula) che è particolare della Sicilia.
Peccato, come dice Holdhaus nel suo nuovissimo studio sul
« Problema della Tirrenide » (*) « che la recente Fauna delle
« piccole isole dell'arcipelago toscano sia soltanto scarsamente
« esplorata. Mancano specialmente quasi del tutto le conoscenze
« sulla composizione della poco mobile fauna terricola, il di cui
« esame dal punto di vista. zoogeografico sarebbe di speciale
« significato. Soltanto al Giglio furono raccolti coleotteri terricoli
« dal marchese Doria, e tuttavia manca finora un riassunto degli
« indubitabilmente molto interessanti risultati. »
Questo piccolo nuovo contributo nella parte lepidotterologica
degli insetti viene certo ad arricchire quelle cognizioni, per ‘quanto
lo vi sarebbe ancora da fare per avere una completa visione
di quella fauna interessante.
Nel suo citato libro Holdhaus ci spiega l’estensione della terra-
ferma mediterranea nelle epoche terziarie.
Le isole di Corsica e di Sardegna - sopratutto per il loro
mondo vivente affatto speciale - vengono considerate dai Biogeo-
grafi e dai Geologi come 1 residui di un più grande continente
d’una volta, che è ormai sprofondato sotto 1 flutti del Mare Tirreno.
Questo territorio ebbe il nome di « Tirrenide ».
Fatti zoogeografici ci obbligano ad ammettere che da questa
terra della Tirrenide abbia avuto luogo una volta una emigrazione
verso Nord-Est di molti elementi faunistici corsicosardi verso il
medio Appenino. Le isole dell’Arcipelago Toscano devono essere
considerate come frammenti rimasti. di questo antico ponte di
terre.
Rivolgendoci verso Sud- Fst nol scorgiamo nei monti e nella
parte settentrionale della Sicilia una maggioranza di forme animali,
che stanno nella più stretta parentela con specie della GE
e dimostrano esservi stata una volta una via di migrazione fra
due territori. I monti della Sicilia settentrionale trovano la a
continuazione tectonica nelle catene dell’Atlante tunisino ed alge-
rino, la di cui fauna lascia parimente riconoscere parecchie traccie
di quella tirrenica. Solo nel Marocco ed in Ispagna | influenza
va quasi completamente perduta. Le isole Gita e Galitone
(1) Das Tyrrhenisproblem von Dr. K. Holdhaws, — Annalen des Naturhistorischen
Museums in Wien - Wien 1924 - pag. 192,
LEPIDOTTERI DEL GIGLIO 357
indicano la direzione dell’ antico ponte di terre, che si stendeva
dalla Sardegna a Tunisi, e più oltre verso la Sicilia. ;
Sempre secondo Holdhaus i moderni geologi, considerando le
grandi catene di montagne che circondano il Mediterraneo occiden-
tale — Alpi, Appennini, monti siculi settentrionali, Atlante, ed anche
la Cordigliera betica, ed i Pirenei — come di epoche più giovani,
alla formazione delle quali catene ha preso grande parte il più
antico Terziario; e le catene della Corsica e della Sardegna di
un’ età molto superiore (ad eccezione del Nord-Est della Corsica,
che appartiene all’ Eocene), i moderni geologi vedono nelle isole
di Corsica e di Sardegna i relicti di un continente antichissimo,
circondato dalle più giovani catene sunnominate, la fauna delle
quali mostra molti tratti di unione con quella della massa tirre-
nica, al punto di dover ammettere in un passato geologico un
esodo di elementi faunistici tirrenici su queste giovani catene di
montagne.
‘Cosicchè il vecchio territorio della Tirrenide sarebbe il centro
di espansione dal quale ha irradiato una fauna molto. peculiare
e rieca di forme verso lI’ Italia, la Sicilia ed il Nord-Est Africano.
Ecco quindi dimostrato il grande interesse che possono avere
tutti i contributi, che alla conferma di queste. deduzioni e di
queste teorie possono portare i più piccoli reperti ottenuti nelle
isole che circondano il nostro paese.
Ecco perchè mi sembra molto opportuna la pubblicazione del
nostro elenco, che non arriva in ritardo malgrado il lungo tempo,
che hanno giaciuto, quasi dimenticati, gli elementi che la Direzione
del Museo Civico di Genova ha in questi ultimi tempi ritrovato
e portato fuori.
EmiLio TURATI.
Rhopalocera (et Grypocera)
Erynnis altheae Hb. australiformis Ver. - 2 esemplari della
III gener.
Rumicia phlaeas L. aestivus Zell. - 1 es. della III gen. eleus I’
Aricia medon Hufn (astrarche Bgstr.) calida Bell. - 1 es.
della III gener.
Polyommatus icarus Rott. zelleri Ver. - 2 es. maschi della
II gen. aestivalis Tutt.
Agriades escheri Hh. 1 es. gg.
358 ' ROCCI E TURATI
Agriades thetis Rott. etrusca Ver. - 1 esempl. © della
II gener.
Celastrina argiolus L. calidogenita Ver. - 2 esempl. o e 9
della II gen. canicularis Ver.
Gonepteryx cleopatra L. europaeus Ver. -2 esempl. (gd e 9.
della II generaz.
Pontia daplidice L. - 1 es. della III gen.
Pieris rapae L. secunda Ver. - 1 esempl. della II gen.
tertia Ver.
Papilio machaon L. meridionalis Rocci - 2 esempl. della II gen.
sphyroides Ver. i
Epinephele jurtina L. emispulla Ver. - 2 esemplari ©.
Satyrus megera L. preaustralis Ver. - 1 esempl. © della Il
gen. peninsulitalica Ver.
Pararge aegeria IL. camoenaeformis Ver. - 1 esemplare della
II gener.
Hipparchia semele L. aristaeus Bon. - 2 es. g e 9.
Charaxes jasius L. septentrionalis Ver. - 2 esempl. della
II gen.
Limenitis rivularis Scop. herculeana Stich. - 2 esemplari della
II gener.
Argynnis lathonia L. florens Ver. - 1 es. della II o I gen.
Argyronome pandora Schiff. - 2 es. o e 9 tipici.
Pyrameis cardui L. - 1 esempl.
Pyrameis atalanta L. - 1 esempl.
L’esame delle forme sopra elencate permette di affermare
che, per quanto riguarda i ropaloceri, la faunula lepidotterologica
dell’ Isola del Giglio non presenta notevoli differenze con quella
delle altre isole dell’Arcipelago per es. dell’Isola d’ Elba. Molte
forme sono anche comuni alla Toscana marittima ed alla Liguria;
qualche altra appartiene alla Sicilia ed alla Sardegna; parecchie
infine sono sparse in tutta |’ Italia peninsulare. Non è, natural
mente, da escludersi che l'Isola del Giglio possa presentare
qualche razza propria, tanto più che le forme quì determinate
sono poche e tutte soltanto appartenenti alle generazioni estive.
UT:
SIAM er i SSN la Ao o AM a
LEPIDOTTERI DEL GIGLIO 359
Hleteroeera.
Acherontia atropos L. 2 esemplari.
Herse convolvuli L. 1 esemplare.
Celerio euphorbiae grentzenbergii Stgr. 2 esemplari.
Sono 2 Q Q che pel color roseo intenso portato dalle loro
fascie distali delle ali anteriori — senza tuttavia avere il roseo
così vivo nel disco — meglio che ad ogni altra forma della
euphorbiae L., a questa dovrebbero riferirsi.
Grentzenbergii Stgr. si trova a Napoli, in Abruzzo, a Capri,
in Sicilia, testi anche gli esemplari della mia collezione.
Altro particolare di queste due femmine è la spolveratura
verde delle ali anteriori alquanto diffusa, che ricorda un po’ alla
base delle ali quella della dahiéi Geyer di Sardegna e Corsica,
dalla quale differisce però per non avere le tre macchie nere
laterali dell’ addome, ma soltanto due, come la euphorbiae L.
Macroglossa stellatarum L. 2 es.
Lithosia caniola Hb. 1 es.
Euprepia pudica Esp. 1 es.
Arctia villica angelica Bsd. 1 es. 2
E la solita forma dell’ Italia continentale a macchie gialle
nelle ali anteriori e non bianchiccie come nell’ Europa centrale.
In Sicilia troviamo invece la razza Ronewkai Fr. - con la
sua aberrazione bdellierî Failla a fondo bruno anzichè nero -
che ha le macchie gialle confluenti a formare fascie incrociate.
Porthesia similis auriflua F. — 1 esemplare a penicillo anale
aranciato e non bruniccio.
Lasiocampa quercus doriai — forma nuova - 3 esemplari.
Sono tre gd gd che ricordano per statura e per colorito del
fondo, sebbene leggermente più intenso e rossiccio, la trifolii Esp.
più che la quercus L.
Testa, antenne, torace, addome, zampe tutte concolori col
fondo delle ali.
La fascia trasversale giallastra più o meno distinta, ma Se
sottile, si nota sulle ali anteriori di tutti e tre gli esemplari. È invece
completamente obliterata sulle ali posteriori, sulle quali anche la
BRIT (cy sales eC hy ae eae ee ee IVANA LASTRA SIETE RN ETA CINZIA
) VARO i BS NI b x Ù DIANO RIA
360 ROCCI E TURATI
fascia distale che nella razza sicula Stgr. è di un giallo d'oro
deciso, appare appena rilevata più in chiaro sul colore del fondo.
I punti discocellulari delle anteriori sono ben marcati, quasi
salienti, bianchi, circondati da un orlo bruno più oscuro del
fondo dell’ ala.
«azza ben distinta dalle molteplici altre’ finora conosciute e
pubblicate. Per la sua fascia distale delle posteriori, per quanto
appena adombrata, potrebbe sembrare una derivazione della razza
sicula Stgr. piuttosto che di Cae altra forma di quercus L.
continentale.
Dedicata alla memoria del’suo raccoglitore, l'illustre marchese
Giacomo Doria.
Dicranura vinula L. - 3 es. in tutto simili ai continentali e siculi.
Metachrostis muralis Forst. — 1 es.
— — par Hb. — 1 es.
Rhyacia leucogaster Fr. — 5 es.
Sideridis punctosa Tr. — 2 es.
= cinnamomea Trti. Questa forma da me descritta,
specifica della Sardegna, trova un punto d'appoggio nell’ isola
del Giglio, come probabilmente molte altre specie sarde si trove-
ranno nella piccola isola, una volta che questa possa essere
esplorata continuatamente e con metodo. -
= L. album L. 1 es. - Specie comune in quasi tutta
la fauna paleartica.
Teniocampa stabilis View - 1 9.
Trigonophora meticulosa L. - 1 es.
Athetis ambigua F. - 1 es.
Talpochares candidana F. - 1 es. Specie particolare al Daun
mediterraneo.
Emmelia trabealis Sc. - 1 es.
Eutelia adulatrix Hb. -
Phytometra gamma L. - 1 es.
Apopestes spectrum Esp. - 1 es.
Hypeena obsitalis Hb. - 4 es. gd e 9.
Microloxia herbaria advolata Ev. - 1 ©.
Euchrostis indigenata Vill. - 1 es.
LEPIDOTTERI DEL GIGLIO 361
Glossotrophia isabellaria Mill. - 1 es.
Ptychopoda subsericeata Hw. - | es.
— levigata Sc. - 1 es.
— circuitaria mimosaria H. S. - 1 es. simile a quelli
della forma siciliana e nord-africana. i
Rhodometra sacraria labda Cr. - 1 es. Forma a fascie brune
anziché rosee.
Orthonama fluviata Hb. - 1 es.
Calostigia salicata ablutaria Bsd. - 1 es. identico agli. esem-
plari di Calabria.
Tephroclystia centaureata F. (oblongata Thuhg) - 1 es.
N. pumilata tempestivata F. - 1 es:
Hemerophila abruptaria Thnb. - 1 o, passaggio alla forma
barcinonaria Bell. (rettific. sec. Sagarra).
Gnophos variegata Dup. - | es.
Aspilates ochrearia Rossi - | es.
Crambus perlellus Sc. - 1 es.
Homeosoma nimbella - 1 es.
Plodia interpunctella Hb. - 2 es.
Ephestia (probabilmente) elutella Hb. - 1 esempl. alquanto
sclupato.
Etiella zinckenella Tr. - 1 es.
Rhodophaea suavella Zk. - 1 es.
Pyralis farinalis L. - 1 es.
Stenia bruguieralis Dup. - 1 es.
Nomophila noctuella ‘Schiff. - 1 es.
Mecyna polygonalis Hb. - 1 es.
Pionea ferrugalis Hb. - 1 es.
Pyrausta sanguinalis L. - 1 es.
Tegostoma (vicino) comparalis Hb. - | es. molto sciupato.
Trichoptilus siceliota Z. - 1 es. Specie propria della Sicilia.
| Oxyptilus distans letus Z. 1 es. ;
Phtheochroa duponcheliana Dup. - 1 es.
Epiblema cana Hw. - 1 es.
—_ hepaticana Tr. - 1 es.
362 ‘. ROCCÌ E TURATI >
Simaethis nemorana Hb. - 1 es.
Plutella maculipennis Crt. - 3 esempl. Questa piccola specie
ubiquista, come la Nomophita noctuella Dup. si trova sparsa |
in tutto il mondo - ubique terrarum - nou poteva quindi mancare
nemmeno al Giglio!
Psecadia pusiella Roem. - 2 es.
Depressaria (probabilmente) chironella Const. - 1 es. guasto.
Pyroderces argyrogrammos Z. - | es.
Trichophaga tapetzella L. - 1 es.
Tinea quercicolella H. S. - 1 es.
— granella L. - 2 es.
Irriconoscibili: 1 Hpiblema, 1 Grapholitha, 1 Coleophora,
1 Nemotois.
KR
A ee SU CU mR PNT RISI
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R. GESTRO
CENNI SULL’ERBARIO DORIA
Giacomo Doria nel campo scientifico è noto per i suoi meriti
zoologici, eppure i suoi primi amori furono per le piante e con
queste si è confortato negli ultimi anni della sua esistenza, che
non furono lieti. Intorno alle piante egli non ha pubblicato alcuna
memoria, ma l’attività da lui esplicata per la conoscenza della
flora del proprio paese fu molto più grande di quanto si possa
immaginare e si sa che l’opera di un raccoglitore continuata e
praticata con fervore ed intelligenza, per quanto modesta, è spesso
più proficua del lavoro fatto a tavolino.
Giacomo Doria era instancabile ed espertissimo raccoglitore,
tanto di animali di tutte le classi quanto di piante. Fin dai suoi
primi anni egli aveva rapporti con Ferdinando Rosellini, protes-
sore di botanica nell’ Universita di Pisa, mentre questi stava ordi-
nando il proprio erbario e quelle piante disseccate tra fogli di
carta straccia impressionavano grandemente la sua infantile intel-
ligenza, come egli stesso racconta (vedi sopra, pag. 72). In seguito
la conoscenza e, si può dire, la familiarità coll’ illustre De Notaris
e col suo degno Assistente Patrizio Gennari alimentava quella
prima fiamma ed in breve egli diveniva capace di collaborare
con questi ed altri valenti studiosi, quali Pietro Mansueto Ferrari,
Lodovico Caldesi, Francesco Baglietto, Luigi Dufour, Francesco
Ardizzone, alla pubblicazione dell’ Erbario e del Commentario
Crittogamologico Italiano. Dal piccolo crocchio di casa De Notaris
è venuta fuori una schiera eletta di lavoratori appassionati e
indefessi. De Notaris, tanto affabile quanto sapiente, li accoglieva
a geniali convegni serali, e ognuno comunicava al Maestro adorato
le proprie raccolte e le proprie osservazioni. Doria non mancava
mai a queste riunioni.
Fu questa la sua prima fase di hotanico, che durò poco perché
subentrò la passione per la raccolta degli animali, e poi vennero
i viaggi e poi la fondazione del Museo Civico di Storia Naturale,
364 R. GESTRO
Il suo primo erbario lo regalò all'amico P. M. Ferrari e questi
pure un giorno cessò dell’occuparsi di botanica e si diede invece
anima e corpo allo studio dei Rincoti, raggiungendo in questo
campo alta rinomanza.
Trascorsero molti anni, in gran parte consacrati esclusivamente
alla creazione del Museo ed al primo ordinamento di questo. Più
tardi, e certo con non lieve scapito della scienza da lui tanto
amorosamente coltivata, si lasciò attrarre nell’ orbita della vita
pubblica, facendo parte del Consiglio Comunale e come Assessore
e come Sindaco e poi prestando l’opera sua illuminata come
Presidente, della Società Geografica Italiana durante un decennio
che fu detto «aureo» perchè egli seppe infondere nuova vita
a quella istituzione e iniziare una serie di spedizioni scientifiche
dalle quali ridondò grande onore al paese. i
Soltanto nella primavera del 1892, trovandosi a Cerreto Guidi
(Empoli), piuttosto malandato in salute, pensò di raccogliere
qualche pianta per distrarsi. L’aggirarsi tutto il giorno per la
campagna gli portò giovamento; così egli perseverò nell’ erbo-
rizzare e fu questo l’inizio della sua seconda fase botanica.
Per accudire meglio alle cure della Società Geografica egli
aveva abbondonato per varii anni di seguito la sua palazzina di
via Peschiera e si era stabilito in Roma. Questa sua nuova sede
gli forniva l'occasione di continuare nelle ricerche intraprese e
la tentazione di visitare nuove regioni a lui floristicamente ignote
esercitava un fascino irresistibile sul suo spirito di raccoglitore.
È appunto in quest’ epoca che egli fece numerose e molto utili
escursioni nell’ agro romano, sui monti della provincia di Roma
e nell’ Abruzzo. In tal modo i materiali crescevano rapidamente
in quantità e in’ pregio; ma assunsero una straordinaria impor-
tanza quando egli iniziò |’ esplorazione dell’ Arcipelago Toscano,
visitandone le varie isole, anche le più piccole e meno note e
trattenendosi infine per varii anni al Giglio, che fu una fonte
inesauribile di ricchezza per l’erbario e per il Museo. Lasciato poi
il Giglio e recatosi, nei suoi ultimi anni, ad abitare definitiva-
mente la sua villa di Borzoli, continuava a radunare piante e ad
intercalarle nella serie ordinata. Fu questa una delle sue ultime
occupazioni e gli amici che andavano spesso a vederlo, sempre
accolti da lui festosamente e con grande cordialità, hanno tuttora
l'impressione di un antico ed ampio bigliardo, sul quale era am-
LO ERBARIO DORIA 365
monticchiata un’ enorme quantita di paechi che contenevano le sue
ultime raccolte !
Dal poco che ho detto finora si può avere una prima idea
superficiale del modo in cui l’ Erbario Doria è andato svolgendosi;
ma è opportuno aggiungere altri ragguagli per -tesserne più esat-
tamente la storia.
I primi elementi di cui è costituito risalgono al 1883. Io ero
allora costretto a riposarmi a cagione della mia salute malferma
e fui accolto amorosamente dal mio. Direttore nell’ ameno sog-
giorno di Borzoli. Mentre per distrarmi andavo rovistando fra le
anticaglie di quel palazzo che per lunghi anni era stato disabitato,
mi cadde un giorno sotto occhio un vecchio torchio e, non so
come, pensai di utilizzarlo per comprimere ed asciugare piante.
Non ero nuovo a quel lavoro, perchè durante la mia carriera
di studente, incoraggiato dalle affascinanti parole del mio Maestro
De Notaris, avevo fatto molte escursioni a scopo botanico, in
compagnia dell’ indimenticabile mio amico Antonio Piccone (*).
Mi accinsi dunque all’ opera con entusiasmo; eravamo in primavera
e la stagione non avrebbe potuto essere più propizia perchè la
Villa e i suoi dintorni erano in un momento di. fioritura lussu-
reggiante, e così in breve tempo potei mettere assieme un certo
numero di pacchi di piante, che giacquero poi dimenticati in uno
scatfale polveroso, ma che un bel giorno tornarono alla luce per
formare il primo nucleo del grande erbario (?).
Dieci anni dopo si ridestarono in Giacomo Doria gli antichi
amori; forse gli tornavano in mente i pacchi di Ferdinando Rosel-
lini e il simpatico ambiente di casa De Notaris. Anche la relazione
con tre distinti botanici, Odoardo Beccari, Emilio Marcucci e Ste-
fano Sommier, coi quali era legato da vincoli di stretta amicizia,
doveva certamente influire su questi suoi entusiasmi botanici. Il
fatto è che in breve pensò ad un nuovo erbario e lo intitolò
Herbarium Camillae Doriae, sperando di ispirare alla maggiore
delle sue figliuole, la passione per questo genere di occupazione
sano ed istruttivo.
(1) Antonio Piccone, allievo prediletto di De Notaris, esordi con uno studio siste-
matico sui Muschii di Liguria e consacrò il resto della sua operosa vita allo studio
‘e all’illustrazione delle Alghe, non trascurando pero la raccolta delle fanegorame,
delle quali aveva formato un pregevole erbario.
(?) Vedi sopra a pag. 74,
366 Es ng - OR GESTRO
Da giovanetto egli raccoglieva ogni qualita di piante, tenendo
per se le sole Fanerogame ed era lieto di regalare le Crittogame
ai suoi colleghi secondo le loro predilezioni, così per esempio le
alghe a Luigi Dufour e i funghi a P. M. Ferrari; nello stesso
tempo egli recava il suo contributo alla pubblicazione dell’Erbario
crittogamologico. Più tardi invece egli si diede soltanto alla rac-
colta delle Fanerogame e delle Crittogame: vascolari, ordinandole
secondo la Flora italiana dell’ Arcangeli.
L’ Herbarium Camillae Doriae iniziato il 17 aprile 1892
con un Ranunculus aquatilis, che cresceva in una pozza d’acqua
presso Poggio Tempesti (Empoli), progredi assai rapidamente;
basti il dire che nel corso dello stesso anno le specie, raccolte in
varii luoghi, raggiunsero la cifra di 1061, come risulta da un
elenco che lo stesso Doria ha scritto e che si conserva negli
Archivii del Museo.
Un forte contributo all’ incremento dell’erbario fu dato dalle
frequenti escursioni fatte in Liguria da Doria e dallo scrivente,
che non ha mai cessato dal coadiuvarlo, sia accompagnandolo
nelle sue gite, sia praticandone da solo in territorii diversi.
Si raccoglieva, come è naturale, qualunque pianta che si incon-
trasse; ma talvolta il movente della gita era la ricerca espressa
di una data specie, come, ad esempio, quando accompagnai il
Prot. Beguinot nella Valle dei Molinacci, sopra Sestri Ponente,
per trovare la Romulea ligustica che egli voleva avere, inte-
ressandosi in modo speciale dello studio di questo genere, e
quando mi recai a Sestri Levante pel vivo desiderio di rinvenire
la Clematis recta, che da informazioni avute, doveva trovarsi
lungo il torrente Gromolo. -
Era impegno comune che la fora ligure fosse presa in consi-
derazione prima di ogni altra. Io ero animato dal ricordo delle
simpatiche escursioni che De Notaris faceva di tanto in tanto con
la scolaresca e cui prendevo parte anch'io; questi mi incitava a
radunare i materiali per un lavoretto sulle piante della cinta di
Genova e, pentito di non aver seguito fin d'allora il suo con-
siglio, mi mettevo ora appunto a perlustrare questa zona, che
infatti presentava non poco interesse.
Ben s'intende, la Villa di Borzoli, i suoi dintorni e i colli
vicini, venivano esplorati nel modo il più accurato e minuzioso.
Doria batteva quei luoghi palmo a palmo con grande assiduità e
L'ERBARIO DORIA 367
ricordo che una volta, impaziente di raccogliere una rara specie
di Scilla (S. elongata) che tardava a sbocciare i suoi fiori, por-
tava con se l’acqua per inaffiarla e sollecitarne la schiusura. La
Villa di Borzoli (*), vasta, con colline boscose di pini e di altri
alberi, con regione depressa e coltivata, con sponde erbose e col
ruscello che la percorreva, era un vero ideale pel botanico.
Non parlo poi del vicino Monte Gazzo, quel masso di calcare
dolomitico in mezzo a terreni serpentinosi, tanto interessante per
ricchezza di forme speciali (7). Doria non solo era contento di
visitarlo frequentemente in tutti i sensi, ma si compiaceva anche
di condurvi gli amici per fare loro conoscere una curiosa piantina
insettivora, la Drosera rotundifolia, che vegeta in una ristretta
plaga acquitrinosa nel punto detto Piano delle Streghe.
S. Alberto, il corso della Varenna, Pegli, i Piani d’ Invrea,
l’ Acquasanta, le Giutte, Masone e il Monte Dente erano anche
meta delle nostre passeggiate, e memorabile fu una al Monte
Beigua sopra Cogoleto (m. 1287 s/m.).
Il promontorio di Portofino, interessante per la sua flora,
neppure era trascurato e nello stesso tempo, si raccoglieva fra
Portofino paese e Santa Margherita e si saliva a Montallegro.
I Piani di Creto, ben noti ai Genovesi buontemponi, ma meno
ai botanici, meritavano pure la nostra attenzione e non fu senza
importanza l’avervi passato una giornata con l’aiuto di B. Bor-
gioli (*) fornando per la via di Torrazza e Baracche del Puino,
luoghi ricchi di buone piante.
In quel periodo di febbre botanica io visitavo frequentemente,
e sempre in compagnia di Agostino Dodero (4), il Monte Fasce
(m. 834 s/m.), che dovrebbe essere considerato come uno dei
pregi di Genova, perchè oltre all’ essere vicino alla città e di
facile accesso, è una vera fonte di gioie pel naturalista. Vi sono
grotte con insetti ciechi e boschi con rarissimi Coleotteri; ma di
ciò non devo ora parlare; dirò solo che dalle nostre ripetute
esplorazioni su quel bel monte erboso l’erbario si è arricchito di
numerose e bellissime specie.
(1) Vedi figura a pag. 22.
(?) Pel Monte Gazzo vedi l opuscolo di Arturo Pandiani: La vegetazione del
Monte Gazzo (Sestri Ponente). Saggio fltogeografico-floristico, Genova 1912.
(8) Brancaleone Borgioli, valente preparatore e conoscitore della fauna ligure,
addetto quale tassidermista al Museo dell’Università ed anche al Museo Civico.
(‘) Agostino Dodero, distinto entomologo. Vedi sopra a pag. 71.
368 Re GESTRO
Oltre al Monte Fasce, una stazione molto prediletta era fuori
Porta degli Angeli, perché ivi, in un piccolo tratto erboso sotto
gli spalti, vivevano alcune belle e rare specie, fra le quali notevoli
tre Iridacee Hermodactylus tuberosus Parl., Xiphion junceum.
Parl. e la graziosa Gynandriris sisyrinchium Parl., e le
Gigliacee Ornithogalun comosum L., Scilla elongata Parl.,
S. hyacinthoides L. e il curioso aglio nano Allium chamaemoly L.
Anche il resto della Liguria doveva essere esplorato e per conto
mio raccoglievo al Capo di Noli, alla Caprazoppa e in altri punti
del Finalese, nelle sabbie marine di Pietra Ligure, a Melogno, alle
paludi d'Albenga, luoghi tutti che rivedevo con viva emozione,
perché durante i primi anni della mia vita studentesca li avevo
percorsi, a piedi, a fianco dell’amico Piccone che erborizzava con
grande fervore. Più tardi spingevo le mie indagini al di la di
Albenga e oltrepassavo anche il Capo Mele, soffermandomi in
varii tratti, sopratutto là dove mi attirava la cattura di qualche
specie particolare, come ad esempio il Teucrium fruticans, che
rinvenivo, non sul promontorio di Capo Mele, come da taluni è
indicato, ma lungo la strada carrozzabile fra Laigueglia e Pigna
di Andora, e lo Xiphion vulgare, localizzato a Diano Borello.
Importava pure di arricchire l’erbario con la Moricandia arvensis,
rara crucifera limitata ad un tratto fra Ventimiglia e Mentone,
e questa lacuna fu colmata da Agostino Dodero, che per un
momento cessò d'essere il solito impareggiabile raccoglitofe di insetti
per aderire al mio desiderio, e mi spedi una grande quantità di
esemplari freschi della pianta sospirata.
Non bastava però la sola esplorazione del versante marino ed
era opportuno spingersi anche al di là dell’ Appennino. Andrei
troppo per le lunghe se tenessi conto di tutte le escursioni com-
piute dall’ uno e dall’ altro di noi; però mi piace ricordare che,
avendo avuto l'occasione di trattenermi a varie riprese nel terri-
torio di Gavi, divenni sempre più infervorato quando rilevai un
notevole contingente di specie diverse da quelle che ero solito a
raccogliere. Ivi provai varie grate sorprese, come quando incontrai
per la prima volta la elegantissima Anemone pulsatilla, che
adorna i dintorni del Forte, e la strana Orchidea, Himanto-
glossum hircinum, rara nei boschi di Forneto.
Furono anche da me ripetutamente perlustrati i territorii di
Serra Riccò, di Giovi di Genova, di N. S. della Vittoria e di
Busalla e fatte ricerche sui Monti Toggio e Giarolo.
L” ERBARIO DORIA 369
Intanto Doria visitava il territorio di Tortona ed io, dovendomi
recare a Torino per ragioni @ ufficio, ne profittai per fare una
corsa al Colle di Superga, che non fu priva di risultati soddisfa-
centi, e spingermi anche nell’ ombrosa Val Salice, ove sapevo di
incontrare per la prima volta una Tulipa spontanea. E la mia
smania di erborizzare non mi abbandonò neppure durante varie
villeggiature consecutive nell’amenissimo villaggio di Andrate,
sulla morena sinistra del grande ghiacciaio della Dora.
Doria era un abile organizzatore di gite e felice nella scelta
della meta e dell’ itinerario da seguire; raccoglieva con grande
entusiasmo, non curando qualche volta perfino le esigenze dello
stomaco; era infaticabile e sapeva infondere il proprio slancio ai
compagni. Una delle più importanti fu al Monte Penna (m. 1735
(s/m.). Della comitiva faceva parte, oltre allo scrivente, B. Bor-
gioli. Per brevità ricorderò solo che dopo aver pernottato a Prato
sopra la Croce, si parti all’ alba con due uomini per farci da
guida e portare, la carta e che l’erborizzazione fu tanto minuziosa
e le fermate, per conseguenza, tanto ripetute, che si raggiunse
la casa del Penna quasi a notte. Il mattino successivo sì visita-
rono la vetta del monte ed i dintorni, e il ritorno si effettuò per
una via diversa dall’andata, scendendo a S. Stefano d’Aveto. Dei
luoghi attraversati ci lasciarono viva impressione le belle faggete,
in quei tempi rigogliose, e il pittoresco Lago delle Lame. Ben
si comprende quanto sia stato soddisfacente il risultato della gita,
rapida, ma compiuta da tre persone gareggianti di zelo. Tuttavia,
per quanto copiosa fosse stata la raccolta, essa venne successiva-
mente arricchita da me durante due altre escursioni al Monte
Penna, che volli compiere per vie differenti dalla prima, allo
scopo di aumentare il numero delle specie. La prima volta passai
per Fontanigorda, Passo del Gifarco, Rezoaglio e S. Stefano
d'Aveto, la seconda per Santa Maria del Taro e, su per il Cari-
gnone, alla Casa del Penna. Ebbi occasione in quella circostanza
di estendere le mie ricerche al Monte Misurasca (m. 1803 s/m.),
la cui vetta era tutta coperta da un graziosissimo Dianthus a
fiori laciniati, ed erborizzai anche a Gorreto, a Ottone e a Ponte
Organasco. i
Un giorno venne anche la volta delle Alpi marittime, perchè
Doria, volendo festeggiare la presenza in Genova, di Elio Modi-
gliani, l'esploratore di Nias e di Engano, immaginò una ascen-
Ann, del Mus, Civ, di St. Nat., Serie 3.°, Vol. X. (3 Novembre 1925), 20
Cal Nae DONI IA NU ROM Re Avo es
Vi ERA
370 eR GESTRO
sione al Mongioie (m. 2630 s/m.) a solo scopo botanico e non
alpinistico. Anche questa gita fu rapida come quella del Monte
Penna, ma proficua per la quantita di piante rinvenute. Dopo
aver passato la notte nel ben noto villaggio di Viozene (m. 1245
s/m.), si parti di buon mattino per raggiungere il Bocchin d’Aseo
(m. 2292 s/m.), valico fra le valli del Tanaro e della Corsaglia,
e di la si scese al Lago Rascaira, ove si fece pit lunga fermata
attratti dall’ esuberanza di specie. Le sponde di questo laghetto,
assai piccolo ma veramente incantevole, erano tappezzate di sva-
riatissime piante, tutte basse ma con abbondantissimi fiori, come
accade nelle regioni elevate; pareva una tavolozza ove la natura
si fosse sbizzarrita a stemprare i suoi colori più gai. Per qualcuno
di noi questo spettacolo era nuovo e non si può immaginare
quanto entusiasmo destasse e con quanto slancio ci adoperassimo
a cogliere saggi di quella flora meravigliosa.
Da una erborizzazione di una sola giornata non era possibile
trarre grande profitto per la conoscenza della flora di quei luoghi;
ma io vi feci in seguito ripetute visite e soggiornai anche per
qualche mese intero a Viozene, da dove facilmente potevo esten-
dere le mie indagini a più vasta zona.. Ebbi in queste occasioni
valido ajuto da una guida di Ponte di Nava, Antonio Launo, più
conosciuto col nomignolo di Pajarin, molto più intelligente di
quanto si potesse arguire dal suo aspetto modesto e ottimo cono-
scitore delle piante caratteristiche di quei monti, che egli sapeva
anche designare col proprio nome sistematico latino pronunziato
correttamente; qualità strana per un umile contadino, della quale
sovente non partecipano i nostri giardinieri più evoluti. Egli mi
fu utile non solo come guida, ma perchè recandomi a Viozene
soltanto durante le vacanze estive, mi forniva le piante che fiori-
vano in altri mesi e così ottenevo molte specie che mancavano
all’erbario, fra le quali la rara Fritillaria che in giugno abbel-
lisce le sponde del Lago Rascaira (1).
Chi cade negli amplessi di Flora riesce a stento a svinco-
larsene ed.è perciò che io non ho saputo resistere ad una forte
tentazione da parte del mio caro amico Agostino Vacca (7) che
(!) Antonio Launo ha reso anche buoni servizii agli entomologi quale esperto
conoscitore delle caverne delle Alpi marittime. Io gli ho dedicato la più notevole e
rara delle specie liguri di Anophithalmus (A. Launt), che vive nella grotta del Ga-
mosciere presso la Certosa di Pesio,
(?) Vedi sopra a pag. 66.
duca
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‘
L’ ERBARIO DORIA Bal
mi proponeva una nuova gita alpina. Dopo Vimpressione riportata
da quel delizioso giardinetto naturale che avevo ammirato al
Lago Rascaira, non ho esitato un momento ad accettare l'invito.
Punto di partenza era Tenda e di là a S. Dalmazzo di Tenda e
poi, pel Vallone della Miniera, a Casterino, nostra meta defini-
tiva. Erano con noi tre guide con le relative bestie da soma per
trasportare il ‘necessario pel nostro mantenimento durante una
settimana, il. nostro modesto bagaglio e la mia, non altrettanto
modesta, provvista di carta per le piante. L’ apparato era quello
di una spedizione piuttosto imponente, ma oso dire che il risul-
tato non fu scarso di pregio. Tale era la quantità di specie che
si andavano raccogliendo, che io dovevo impiegare una parte della
mia giornata a preparare i nuovi esemplari e a cambiare la
carta a quelli dei giorni precedenti; ma in vece mia erano sempre
in moto le tre guide, che ogni giorno sceglievano un posto nuovo
da esplorare e la sera tornavano a casa con canestri pieni stipati
di piante, la maggior parte delle quali nuove per me e così belle
da far palpitare il cuore di un amante di Flora fervido comé ero
allora e come sono rimasto malgrado l'età mia tanto avanzata.
L’ erbario andava così sviluppandosi piuttosto attivamente e
le Alpi marittime erano già abbastanza bene rappresentate. Pa-
reva perciò non inopportuno di fare ricerche in qualche altro
tratto della nostra catena alpina e non ebbi a pentirmi di avere
scelto come base delle mie operazioni il villaggio di Prali nelle
Alpi Cozie. Il vivere facile e piacevole in quel luogo mi indusse
a soggiornarvi per un mese e così ebbi agio di esplorare con
calma le belle foreste, le sponde della Germanasca, |’ Altipiano
dei Tredici laghi e molti altri luoghi, che furono fecondi di co-
pioso e interessante materiale. Lungo il cammino da Perosa Ar-
gentina a Prali mi fermai a Pomaretto per fare espressa ricerca
di un Gelsomino selvatico (Jasminum fruticans) che è indicato
precisamente dei dintorni di quel paese; ma con dispiacere non
mi venne fatto di incontrarlo benchè fossi efficacemente coadiuvato
dal Rev. R. Weitzecker pratico dei luoghi (*). Fu questa la mia
ultima escursione alpina, ma non mi mancarono in seguito occa-
(1) Colgo l’ occasione per ricordare che questo valente Missionario Valdese fu
utile al nostro Museo quando si trovava nel territorio dei Basuto (Africa australe).
Fui perciò molto lieto di incontrarlo in quel suo angolo tranguillo e simpatico di
Pomaretto, ove egli mi accolse con squisita cordialità,
372 RG GESTRO
sioni di sfogare il mio entusiasmo di erborizzatore in altre regioni,
come vedremo dopo.
Doria da parte sua dava un impulso potente all’ erbario du-
rante il suo soggiorno a Roma. La sua salute spesso lasciava
desiderare e il moto e l’aria dei monti gli erano di notevole sol-
lievo; per cui ogni volta che egli poteva liberarsi dalle brighe
della vita pubblica, abbandonava volontieri la città e correva per
la campagna. Talvolta. era solo, talvolta in compagnia dei profes-
sori Achille Terracciano, Augusto Béguinot e dell’ Ing. Giuseppe
Erede (7); più spesso soleva condurre seco la famiglia, che gli
era di ajuto e chi lo coadiuvava più efficacemente e con maggiore
impegno era sempre la sua degna consorte, che in breve era
divenuta esperta nella raccolta, nella preparazione degli esem-
plari e nell’appuntatura di essi sui fogli della collezione ordinata.
Fu questo un periodo di massima intensità di lavoro, che durò
per ben sei anni, cioè dal 1893 al 1898. Le escursioni si succe-
devano talvolta di giorno in giorno senza interruzione per intere
settimane e la raccolta giornaliera talora raggiungeva un numero
considerevole di specie; per citarne un esempio, in una gita ad
Albano-Ariccia-Macchie dell’Olmata-Nemi, esse furono 225. Potrei
qui enumerare tutte le sue escursioni valendomi di un taccuino
da lui redatto con la sua ben nota precisione; ma la lista sarebbe
estremamente lunga. Basterà il dire che egli non trascurava alcun
posto ove poteva sperare di fare qualche buona trovata, a comin-
ciare dal Colosseo e che tutti i dintorni della città e le sue gran-
diose ville erano diligentemente indagate.
Ma più proficua era la estesa perlustrazione dei monti della
provincia, che egli non si contentava di percorrere una sola volta;
per esempio le erborizzazioni sui Monti Lepini durarono per ben
dieci giorni e fruttarono 29 grossi pacchi. Subiaco, ove egli sog-
giornava a lungo, era un ottimo campo di ricerche e gli dava
agio di fare visite fruttuose ai Monti Affilani. In compagnia di
Achille Teracciano e dello scrivente si fecero buone collezioni al
Lago di Bracciano, ma specialmente fu di grande vantaggio per
l’ erbario la gita al Monte Terminillo (Aquila) e al contrafforte
del Terminilletto, che ebbe luogo fra il 5 e 1’8 luglio del 1894,
(1) Ingegnere Professore Giuseppe Erede, allora Direttore compartimentale del
Catasto:a Roma, non raccoglitore, ma appassionato studioso di piante.
N o
CA A EM id AIR AA
L'ERBARIO DORIA 373
partendo da Lisciano e pernottando in una capanna nelle faggete,
per raggiungere la vetta il mattino successivo. In quell’ occasione
non mancò di importanza una fermata di qualche giorno a Rieti
e una visita al Lago di Cantalice. Anche Civitavecchia, Santa
Marinella, Ladispoli verso Torre Flavia, Palo e Fiumicino erano
meta di passeggiate per non trascurare la raccolta delle specie
particolari al littorale marino.
Da Roma ricevevo frequenti notizie delle erborizzazioni e
qualche volta anche esemplari di qualche forma particolare, e
ricordo fra le altre, lo stranissimo Arisarum proboscideum. Un
giorno mi mandava anche il Trachelium coeruleum, dicendomi
che lo aveva raccolto . lungo un acquedotto presso la città. Mi
nacque allora la curiosità di indagare se vivesse anche lungo i
nostri e fu una gioia di trovarlo alla Villetta Dinegro, a pochi
passi dal Museo, in un tratto dell'Acquedotto civico. Non mi sarei
mai aspettato di rinvenire così facilmente questa Campanulacea,
tanto graziosa per i suoi grandi corimbi di piccoli fiori azzurri,
ed ebbi in seguito il piacere di verificare la sua presenza in
parecchi altri punti dell’ acquedotto.
Tutto il grande lavoro intensamente compiuto nella provincia
di Roma meritava forse un’ illustrazione più minuziosa e si sareb-
bero potuti anche riportare i nomi dei molti luoghi visitati, ciò
che non ho fatto per non allungare troppo il mio scritto; ma
quel che più importa è di far risaltare che il materiale radunato
in quel periodo rappresenta, insieme a quello di Liguria, una
delle parti più pregevoli dell’erbario. Però una parte anche molto
considerevole, e direi quasi caratteristica, è quella che concerne
la Hora insulare, specialmente dell’ Arcipelago Toscano.
Le ricerche di Giacomo Doria nell’ Arcipelago Toscano furono
agevolate dalla concessione da parte del R. Governo di imbarcarsi
sul R. Rimorchiatore 24, che rimase a sua disposizione dal mese
di maggio a settembre del 1898. In tal modo egli ebbe agio di
approdare a suo talento ad isolotti e scogli disabitati, la cui flora
‘era, salvo rare eccezioni, del tutto sconosciuta.
La Gorgona, benchè visitata una sola volta, il 22 settembre,
ha dato un risultato abbastanza soddisfacente.
Più cospicuo fu il materiale dell’isola di Capraja, ove Doria ha
potuto fare ripetute visite, riportandone cinque grossi pacchi di piante.
37h “. R, GESTRO
Come è naturale, l’Elba, la maggiore dell'Arcipelago, ha dato
un forte contingente e benchè previamente percorsa da altri bota-
nici, ha avuto dalle ricerche del Doria un’ aggiunta di cinque
specie. Le prime e più frequenti gite furono fatte in maggio; poi
l’ha rivisitata in agosto e in settembre e i luoghi esplorati sono
principalmente : Marina di Campo, Golfo Stella, Capo Calamita,
Colli sopra Porto Longone, Madonna di Monserrato sopra Porto
Longone, strada fra Porto Longone e Porto Ferrajo, Procchio,
Marina di Marciana, Marciana Castello nei castagneti, Monte
Capanne.
Nello stretto di Piombino, a poco più di un quarto di chilo-
metro dall'isola d’ Elba, trovasi l’isolotto dei Topi. Doria e Som-
mier, in una breve visita, il 17 maggio 1898, vi raccolsero
18 specie. i
Nella stessa occasione furono da essi visitati, con felice risul-
tato, gli isolotti di Palmajola e di Cerboli, ambedue nello stesso
stretto di Piombino.
Nell’ agosto dello stesso anno Doria raccoglieva saggi della
flora dell’ isolotto di Troia, e una fermata sul continente nella
vicina Punta di Troia (fra Castiglione della Pescaia e Follonica)
riusciva pure utile.
Col R. Rimorchiatore 24 potè approdare nello stesso mese
anche agli isolotti detti Formiche di Grosseto, ove scoperse una
nuova specie di Statice, che fu descritta da Sommier col nome
di S. Doriae.
La flora di Montecristo è egregiamente rappresentata nel
nostro erbario. Alla romantica isola, montuosa e ricca di vegeta-
zione arborea, già dal luglio del 1876 aveva approdato il « Vio-
lante », ma il naturalista di bordo aveva raccolto solo vipere e
insetti e nessuna pianta (1); Doria l’ha esplorata dal 5 al 7 mag-
gio 1898 e successivamente il 28 giugno dello stesso anno, e la
raccolta fu cospicua.
(4) Crociera del «Violante» comandato dal Capitano-Armatore Enrico D'Albertis,
durante l’anno 1876 (Annali del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, vol. XI, .
1877-78). di
Nel programma scientifico delle Crociere del «Violante» che diedero tanti buoni
risultati per la storia naturale, non figurava la botanica perchè l’yacht era troppo
piccolo e poco si prestava alle manipolazioni occorrenti per tale genere di raccolte.
Io che ebbi la fortuna di farne parte più volte, raccolsi solo alghe e licheni, che
regalai agli amici Piccone e Baglietto e che furono argomento di alcune pubbli-
cazioni.
L'ERBARIO DORIA - 3
Nello stesso giugno venne pure fatta una fermata all’ isolotto
detto Formica di Burano, a pochi chilometri dalla terraferma a
S. E. di Ansedonia. Si conoscevano di questo scoglio due sole
specie, la Lavatera arborea e | Obione portulacoides, e le
ricerche di Doria le hanno portate a nove.
Consimili risultati ha dato Vesplorazione dell’isolotto di Porto
Ercole, etfettuata in aprile 1899.
Di questi contributi recati da Doria, efficaci per lo studio della
flora di tanti isolotti e scogli quasi ignorati, da più esatti rag-
guagli Sommier nel suo volumetto «La flora dell’ Arcipelago
Toscano» (1).
La flora dell’ isola di Pianosa non è bene rappresentata nel
nostro erbario; forse lo è appena da qualche specie regalata,
insieme a tante altre, da Sommier. Credo che Doria si sia aste-
nuto dal visitarla essendo male prevenuto dal fatto che essa,
dopo essere stata diboscata e poi intensivamente coltivata dapper-
tutto, è per di più frequentata da mandre di pecore e di bovini.
Tuttavia queste due cause di distruzione pare non abbiano ecces-
sivamente menomata l’importanza della sua flora, a giudicare dal
bel lavoro di Sommier () ove sono enumerate di quest'isola ben
500 specie di fanerogame, senza contare le crittogame vascolari e
cellulari.
L'isola del Giglio, la maggiore per estensione dopo l’Elha, è
quella che è più rappresentata nell’ Erbario Doria, perchè questi,
come è noto, l’ha esplorata per oltre un decennio, facendovi
anche prolungato soggiorno. Egli era diventato Cittadino Gigliese
e una strada nella frazione Porto è insignita del suo nome. I
numerosi lavori pubblicati, in questo stesso volume e nei prece-
denti, intorno ai materiali zoologici gigliesi da lui inviati al nostro
Museo, attestano, se ve ne fosse il bisogno, la sua grande atti-
vità; ma non é minore quella da lui esplicata. per la flora, e
basti citare il forte contributo recato da lui alla pubblicazione
del classico lavoro di Sommier sulla flora di quest’ isola. Parmi
anzi opportuno di ripetere qui un suo periodo relativo a questa
collezione: « Al Giglio le esplorazioni del Marchese e della
Marchesa Doria, continuate per varii anni, sono state innume-
(1) Stefano Sommier: La Flora dell’Arcipelago Toscano. (Nuovo Giornale Botanico
Italiano, vol. IX e X, Firenze, 1902-1903).
(2) Stefano Sommier: L'isola di Pianosa nel Mar Tirreno e la sua flora.
Firenze 1909-40.
376 R. GESTRO
revoli e si sono estese sopra tutta l'isola. Essi vi hanno rac-
colto la maggior parte delle specie da me pure rinvenute, e 15
che non erano ancora state segnalate per l'isola» (1).
Da quanto ‘ho detto sopra (pag. 366) Doria raccoglieva solo
fanerogame e crittogame vascolari; tuttavia in certi casi, per ade-
rire alle istanze di qualcuno dei suoi amici, derogava volontieri
dalle sue consuetudini; infatti al Giglio fece accurata ricerca anche
di alghe, che determinate poi da Antonio Piccone, risultarono
ascendere a 51 specie.
Durante la crociera del R. Rimorchiatore 24 Doria ha potuto
radunare anche un pregevole numero di piante all’isola di Gian-
nutri, che ha visitato a più riprese nei mesi di giugno e d’agosto.
Assai importante è pure la raccolta fatta al Monte Argentaro,
che dapprima era un'isola e fu unito alla’ terraferma in un'epoca
geologica relativamente recente.
Devo anche ricordare la gita che Doria ha fatto, nel febbraio
del 1899, all’ isola di Ustica, ove ha messo assieme un pugillo
di specie interessanti.
Infine come contributo non indifferente alla flora insulare del
Tirreno vanno citate le esplorazioni dei due isolotti del Golfo di
Genova, Bergeggi e Gallinara. Doria li ha ripetutamente e dili-
gentemente perlustrati nel periodo fra il 1903 e il 1904 e du-
rante i mesi da aprile a settembre, ora da solo, ora in compagnia
di Sommier e dello scrivente. Il risultato della copiosa raccolta
fu ottimo, tanto da fornire argomento ad un pregiato studio
floristico e biogeografico del Prof. Béguinot, pubblicato negli
Annali di questo Museo (?).
Come si vede da quanto ho esposto finora, le isole minori del
Tirreno furono esplorate con cura; ma non si può dire che le
maggiori siano state trascurate; infatti l’erbario è ricco abbastanza
di piante di Sardegna e di Sicilia. Solo, e pur Dono la Corsica
non vi è rappresentata !
Le specie di Sardegna sono principalmente frutto delle mie
raccolte (*). La prima volta che mi recai in quell’ isola fu
(1) Stefano Sommier: L’isola del Giglio e la sua flora. Torino. Carlo Clausen, 1900.
(?) A. Béguinot. — Res Ligusticae. XXXIX. La vegetazione delle isole liguri di
Gallinaria, Bergeggi, Palmaria, Tino e Tinetto. Studio floristico e biogeografico.
(Ann. Mus. Civ. Stor. Nat. Genova, XLIII, 1907, p. 419.
(5) Vedi per le mie gite in Sardegna una mia relazione pubblicata nel Bollettino
della Società Geografica Italiana, 1904. fasc. IV.
L) ERBARIO. DORIA DU
nel 1872 ed ebbi a compagni due cari amici, ambedue’ valenti
botanici, E. Marcucci e S. Sommier; io prendevo parte alle loro
escursioni, ma lo scopo del mio viaggio era quello di raccogliere
soltanto animali. Più tardi invece, e in due diverse riprese, tornai
nell’ isola con |’ espresso proposito di raccogliere piante e per
ottenere migliori risultati mi preparai un elenco delle specie
endemiche e più caratteristiche della Sardegna e mi prefissi di
visitare, per quanto fosse possibile, le stazioni ove esse vegetano.
Se il programma non è stato pienamente svolto non è certamente
per mia volontà e posso asserire di essermi adoperato con tutte le
mie forze per fornire all’erbario il maggiore contingente di specie.
Durante il primo di quei viaggi mi trattenni dapprima nel Sar-
rabus, ove il mio caro amico d’ infanzia, Ing. G. B. Traverso,
direttore delle miniere di Monte Narba, agevolo in modo effica-
cissimo le mie ricerche. Fra le escursioni, che furono numerosis-
sime, mi lasciò speciale impressione quella a Porto Corallo, ove
percorrendo la riva del mare, trovai una quantità di belle e rare
specie sabulicole. Mi procurai pure gran numero di rarità e di
forme strane a Cagliari lungo la Scaffa ed ebbi allora il gentile.
concorso dell’ ottimo prof. Felice Mazza, che mi fu anche com-
pagno durante una corsa a Iglesias.
Il secondo viaggio fu fecondo di risultati anche più soddisfa-
centi pel più lungo soggiorno e per la qualità dei luoghi percorsi.
Una prima fermata a Golfo Aranci fu molto vantaggiosa e fra le
tante specie che non avevo ancora incontrato, la rara Succowia
balearica e una nuova specie di Graminacea, ambedue raccolte
a Sa Roccarubia, mi colmarono di gioia. Di là, coi miei compagni,
Agostino Dodero e Dottore Carlo Figini, ci estendemmo verso il
Capo Figari e visitammo anche la piccola isola Figarotto, essa
pure assai interessante. Da altra parte una corsa a Terranova
Pausania mi forni buone specie palustri. Ma presto trasferimmo
il nostro quartiere generale a Tempio Pausania, dove facilmente,
dopo averne perlustrato accuratamente i dintorni, si potevano
organizzare gite più importanti, fra le quali meritano d’ essere
citate una lungo il greto del Coghinas fino alla cantoniera omo-
nima e un’altra alla cantoniera dello Sfossato, quest’ ultima spe-
cialmente destinata alla ricerca della caratteristica Morisia hypo-
gea, strana Crucifera particolare alla Sardegna e alla Corsica,
della quale, con vera avidità, feci abbondante provvista.
318 : CR. GESTRO
La nostra piccola spedizione ebbe per meta finale l’ascensione
del Monte Limbara, ove la raccolta non fu copiosa come avrei
desiderato, ma soddisfacente sopra tutto per tre specie del genere
Romulea, fra le quali la R. Requienii, assai ricercata.
Il materiale sardo ha pure ricevuto un aumento in seguito al
viaggio compiuto da Doria fra la fine di gennaio e i primi di
febbraio del 1899. Sassari e i suoi dintorni furono i primi ad
essere visitati; poi si spinse verso il Sud dell’ isola, facendo
una fermata al Monte Gennargentu, la cui vetta egli calcava il
2h gennaio, e raccogliendo in seguito in varii luoghi presso Ca-
Li e negli stagni di Elmas e Siliqua. La gita terminò con
una corsa in Sicilia e nell’ isola d’ Ustica (vedi pag. 376). Il breve
soggiorno nei varii tratti percorsi e la stagione poco propizia non
hanno permesso che la raccolta fosse abbondante; fu tuttavia
vantaggioso per l’erbario l’aver esplorato luoghi da me non visi-
tati, e durante l'inverno; ottenendo in tal modo specie non an-
cora rinvenute. Fra queste mi piace ricordare una piccola e cu-
riosa Aroidea, l’Ambrosinia Bassti, trovata in quantità nel mese
di gennaio a Badimanna presso Sassari, specie non esclusiva
della Sardegna, ma assai interessante.
‘Quanto poi alla Sicilia la parte più importante della collezione
corsiste in varie centurie dell’« Herbarium siculum» di H.:Ross,
di cui Doria fece acquisto.
Nel 1862, facendo parte della Missione di Persia, Doria rac-
colse aleune piantine sul Monte Demavend e più tardi. riportò
un pugillo di specie quale ricordo del suo soggiorno in Tunisia
negli anni 1881-82. Ma queste piante non sono riuscito a rin-
tracciarle e suppongo ne ab Be fatto dono ai suoi amici Beccari
o Sommier.
Fra le piante non italiane contenute nell’ erbario accennerò a
quelle raccolte da Leonardo Fea, Assistente al nostro Museo, nelle
isole del Capo Verde. Questo impareggiabile raccoglitore, benchè
dedito essenzialmente a ricerche zoologiche, si rammentò delle
simpatie del suo Direttore e volle inviargli un ricordo fitologico
dei luoghi che stava allora esplorando (1897). È una serie di
specie ben scelte e ben disseccate, fra le quali alcune nuove
per la scienza, che hanno servito di base ad un pregevole
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L) ERBARIO. DORIA 37€
scritto del Prof. Béguinot, pubblicato negli Annali del nostro
Museo (1).
L’erbario è andato a poco a poco sviluppandosi principalmente
per mezzo delle escursioni; ma è aumentato anche in altri modi,
cioè per donazioni, per cambii e per acquisti.
Altamente benemerito dell’ erbario è Stefano Sommier, per
avere di frequente accompagnato Doria nelle sue escursioni, per
la determinazione di una gran parte delle specie e per le nume-
rose offerte di piante di tutte le regioni d'Italia, fra le quali
moltissime della ‘Toscana, più un ricordo del suo «Iter sibiricum »
e un pugillo di piante del Procinto, la cima vergine delle Alpi
Apuane che egli ha esplorato e illustrato in un suo interessan-
tissimo opuscolo.
Molte specie che mancavano alla raccolta si devono ai cor-
diali rapporti col Prof. Beguinot, che prendeva sovente parte alle
escursioni e, con la sua ben nota competenza, contribuiva alla
sistemazione di alcuni | gruppi.
Importante è la donazione di specie della Liguria occidentale
e delle Alpi marittime da parte di Clarence Bicknell, geniale
‘scienziato, cui si devono importanti studii su quelle regioni,
‘
nonché la formazione di un erbario d’ alto valore scientifico, che
per buona ventura, dopo la sua morte, passò all’ Istituto hota-
nico di Genova, ove le vigilanti premure del Chiaro Direttore
Prof. Penzig lo assicurano dai pericoli cui non di rado vanno
incontro anche le grandi collezioni.
E pure ragguardevole il contributo del Prof. Antonio Baldacci con
le sue centurie, sotto i titoli di «Iter Albanicum Montenegrinum > ,
«Iter Albanicum Epiroticum» e «Iter Creticum ».
L’ erbario possede anche un pacco delle «Selectae stirpes
Liguriae » che furono offerte agli scienziati partecipanti al Con-
gresso botanico internazionale di Genova, organizzato nel 1892
dal Prof. Penzig, in occasione delle feste colombiane.
Pregevole è pure il dono di molte specie, in buona parte
Liguri, da parte di G. B. Canneva, che fu Capo giardiniere
all’ Orto botanico di Genova ai tempi di De Notaris e poi passò
(4) Viaggio di Leonardo Fea nell’ Africa occidentale. — Contributo alla flora
delle isole del Capo Verde c notizie sulla sua affinità ed origine (Ann. Mus. Civ,
Stor. Nat. Genova, XLVIII, 1917, pag. 9).
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Sophy: © ME aes Sert, Me bina epee
380 ‘.* R. GESTRO
come Vice-Direttore a quello di Roma e del quale furono sempre
apprezzate la bontà dell’ animo, la competenza e lo zelo.
Citerò anche fra i donatori il Prof. Achille Terracciano per
alcune specie di Spagna e per un ricordo del suo viaggio ad
Assab nel febbraio del 1893, e Agostino Dodero che, nel luglio
del 1904, raccolse per noi alcune rarità al Cirque de Gavarnie
(Alti Pirenei) ove si era recato per caccie entomologiche.
E infine si deve alla gentilezza del. Dott. Antonio Valle di
Trieste se l’erbario contiene alcune delle belle e caratteristiche
specie delle isole Adriatiche Tremiti e Pelagosa.
L’ erbario Baglietto è anche esso un dono, non un legato e
per la sua importanza merita un cenno speciale. Il Dott. Fran-
cesco Baglietto, dopo Gennari, era Assistente del Prof. De Notaris
ed è da quell’ epoca che data la nostra amicizia. Cessati gli studii
universitarii, ci trovammo più tardi sovente a contatto quando,
medici ambedue, si prestava servizio all’ ospedale di Pammatone.
Nei suoi ultimi tempi il grave peso degli anni lo costringeva a
casa e, quasi disoccupato per la vista indebolita, provava gran
sollievo dalla visita dei vecchi amici, rievocando con gioia i mo-
menti felici delle escursioni e interessandosi allo sviluppo del
Museo Civico. È in queste circostanze che egli un giorno mi ma-
nifestò la sua intenzione di regalare a noi il suo erbario, ed evi-
dentemente io non feci opposizione a tale generoso proposito!
Quando feci trasportare l’erbario al Museo, vi trovai insieme, con
grata sorpresa, anche un buon numero di libri, fra i quali una
ricca serie di opuscoli interessanti ed alcune opere rare e di va-
lore, come ad esempio, la «Flora Pedemontana» dell’ Allioni.
Baglietto, come è ben noto, si era specializzato nello studio
dei Licheni, sui quali aveva pubblicato apprezzati lavori. Questa
parte più importante della sua raccolta passò in altre mani e
quella a noi destinata si compone di fanerogame e di crittogame
(eccettuati i Licheni) formando in tutto 175 pacchi, molti dei
quali assai voluminosi.
Notevole e caratteristica è la parte che riguarda la flora di
Voltri, paese ove egli era nato e possedeva una villa con annessi
terreni. Le piante di questa regione sono da lui enumerate in un
manoscritto, unito alla collezione, con indicazioni minuziose ed
interessanti intorno alle date e condizioni di raccolta. Forse egli
L'ERBARIO DORIA 581
aveva intenzione di pubblicarlo e sarebbe stato importante come
saggio di flora regionale.
L’ erbario Baglietto. comprende quella serie di piante che ha
dato luogo al ben noto opuscolo sulla florula della Valle del
Lagaccio e consta di oltre 500 specie ().
Al Museo Civico di Storia Naturale di Genova Doria ha legato
non solo il suo erbario con gli scaffali in cui è contenuto,
ma la sua biblioteca, della quale fanno parte anche opere di
botanica. Queste non sono numerose perchè egli poco attendeva
‘allo studio delle specie; però ricercava specialmente i libri riguar-
danti le regioni dove erborizzava ed aveva acquistato certe opere
antiche e rare sulla flora della provincia di Roma.
Fra gli acquisti fatti da Doria vanno citate le centurie della
« Flora italica exsiccata, curantibus Adr. Fiori, A. Beguinot,
R. Pampanini », notevoli per la bellezza e la buona preparazione
degli esemplari; un saggio della « Xylotomotheca italica, curante
Adr. Fiori» e le centurie dell’« Herbarium siculum» di H. Ross,
di cui ho già fatto cenno.
Doria, come ho già notato, poco si occupava della determi
nazione delle sue piante, che affidava invece sovente all’ amico
Sommier; a questi infatti si deve la revisione di una gran parte
di esse, e le molte e preziose osservazioni segnate sopra le schede
di ciascuna specie sono pure merito suo.
Il suo passatempo preferito era quello invece di intercalare
lé specie determinate nella serie ordinata e il suo massimo pia-
cere di curare la parte estetica della collezione. Egli sceglieva i
migliori esemplari, li voleva ben preparati e ben appuntati su
bella carta, con cartellini o stampati o scritti bene a mano, in
modo da appagare anche l’occhio; per cui quella parte del suo
erbario che è stata da lui definitivamente ordinata si può dire
un modello di precisione e di bellezza. Anche gli scaffali li aveva
fatti eseguire a suo modo, piccoli, in legno di noce, semplici ed
eleganti ad un tempo. Siccome il sistema di ordinamento adottato
da Doria mi pare preferibile ad altri a me noti, forse non è inu-
tile il darne una breve descrizione.
(1) F. Baglietto. Florula della Valle del Lagaccio in Genova. — Genova 1886.
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382 oS SR SNGESTRO
Gli scaffali sono alti 1 metro, larghi 0,77, profondi 0,58, con
due imposte a incastro a maschio e femmina, per una precisa
chiusura, e con 7 caselle su due colonne; quindi -col posto per
14 pacchi, collocati orizzontalmente e col lato minore rivolto verso
l’ apertura. Il formato della carta è di centimetri 47 per 34 1/,.
La carta è bianca e di filo. I fogli formanti un pacco stanno
compresi fra due cartoni, il che rende più agevole I’ estrazione
del pacco dalla casella. I pacchi possono contenere le specie di
un genere o di una famiglia secondo i casi. Nel caso di famiglie
ricche di specie, che per conseguenza devono essere ripartite in
diversi pacchi, questi sono disposti uno sotto l’ altro cominciando
dalla colonna di sinistra e continuando, se è necessario, nella
colonna di destra.
Gli esemplari sono appuntati sul foglio per mezzo di listine
di carta fissate con un piccolo spillo; solo in casi di specie molto
delicate sono adoperate striscioline di carta gommata. Anche a
mezzo di spilli è fissato il cartellino. I fogli portanti esemplari
d’una stessa specie stanno dentro ad un foglio doppio (quello
che si suol chiamare la camicia), che è della stessa qualità di
carta. Oltre al cartellino che porta nome scientifico, prove-
nienza, ecc. ecc. e che è fissato su ciascun foglio, un altro
con la sola indicazione del nome specifico è fissato sopra la
camicia, all’ angolo anteriore sinistro, mentre al lembo anteriore
di essa sta, nel mezzo, un cartellino col nome della famiglia e, a
destra, un altro col nome del genere. Questi due ultimi cartellini
fissati, come ho detto, sul lembo anteriore della camicia, sono
ripiegati in fuori, in modo che. si possano leggere dall’ esterno
senza estrarre il pacco.
Oltre a ciò st ciascun pacco sta posato un foglietto di carta
con l'elenco di tutte le specie in esso contenute; cosa utilissima
perchè rende più facili le ricerche degli studiosi.
Le molteplici occupazioni non permettevano a Doria di conti-
nuare la sistemazione della sua raccolta secondo questo metodo,
tanto più che esso richiedeva lunghe e minuziose manipolazioni, .
e fu una vera disgrazia, perchè la parte così bene ordinata, con
eleganza e sano criterio scientifico ad un tempo, si riduce ad
occupare pochi scaffali, mentre una più grande quantita delle
piante trovasi ora ricoverata dentro ad armadii di diverse foggie,
ove i pacchi sono talvolta collocati in posizione verticale, metodo
L’ ERBARIO DORIA 983
assai meno pratico e meno raccomandabile. Molti dei pacchi sono
ordinati secondo la loro provenienza.
Doria aveva pure iniziato un elenco generale del suo erbario,
tatto a schede, con una quantità di preziose indicazioni per cia-
scuna specie. Anche questo catalogo costituiva un vero modello
di ordinamento ed è peccato che sia rimasto interrotto.
I benemeriti che ho nominato quali collaboratori dell’ Erbario
Doria sono, .purtroppo, in gran parte scomparsi. Molti mi erano
legati da antichi cordiali rapporti e da quella comunanza di ideali
che tanto vale a rafforzare l'amicizia. Ad essi vada un’affettuosa
parola di rimpianto; ai superstiti l’ augurio di lunga e felice
esistenza.
Sono soltanto un modesto raccoglitore di piante e se ho vo-
luto, senza essere botanico, trattare dell’ Erbario Doria è perché,
date le circostanze in cui ho vissuto, mi era più facile il radu-
nare, meglio d’ un altro, gli elementi per descriverlo. Il Lettore
troverà che lo scritto è troppo infarcito di reminiscenze personali
e può avere ragione, ma io penso che mi può giustificare l’aver
contribuito in modo attivo allo sviluppo dell’erbario e che da
altra parte si può perdonare ad un veterano se rievoca con pia:
cere i momenti più lieti della sua carriera di naturalista.
AU SUJET DE QUELQUES HELOPHORUS
(Col. Hydrophilidae)
RECOLTES FAITES EN PERSE ET AU CAUCASE PAR LE Marguis Doria
PAR A. dD’ ORCHYMONT
Au cours du voyage qu'il fit en 1862-1863, le Marquis Doria
récolta en Perse et au Caucase quelques Helophorus que M. le
Professeur Gestro, Directeur du Museo Civico di Storia Naturale
de Génes voulut bien me soumettre. L’ étude de ces quelques
| exemplaires, originaires de pays dont il est malaisé de se procu-
rer des matériaux, me donna l’occasion d’approfondir une partie
du travail de Sharp consacré à ce genre difficile et de revoir la
détermination de quelques individus de ma collection et de celle
du Musée d’Histoire Naturelle de Bruxelles. Les notes auxquelles
ces observations ont donné lieu sont consignées ci-aprés.
Subg. MEGHELOPHORUS Kuwert.
H. aquaticus L. ? var. italus Kuwert.
La var. italus, basée sur un seul exemplaire de Hongrie
(Forrò) (1), semble représentée par un individu, long de 5,5 mill.,
de Perse septentrionale, rapporté par le Marquis Doria. Il répond
assez bien a la formule générale de cette variété telle que je l’ai
donnée dans un travail actuellement sous presse (pronotum moins
transversal que dans aquaticus-type, plus distinctement rétréci
devant les élytres, moins cependant que dans aquaticus-syriacus
Kuwert, sillons profonds, les intervalles relevés, transversalement
convexes ou gibbeux, et irréguliers dans le sens de la longueur
comme dans maritimus Rey (Milleri Kuwert), sétosité absente
ou presque). Cependant l’exemplaire persan a le pronotum trés
cordiforme ou presque lunulé a cause du còté antérieur plus
(1) Le type. Tous les autres exemplaires vus de Sicile (non d’Italie) et déterminés
par Kuwert comme ¢talus appartiennent a maritimus Rey (Milleri Kuwert).
LE a PUR oer
»
HELOPHORUS 385
profondément échancré et les cotés latéraux plus sinués en arriére;
les reliefs sont couverts d’une granulation un peu écrasée mais
plus fine; le rebord externe des élytres sous les épaules est
assez fortement denticulé; les interstries sont plans sauf les
alternes (3°, 5°, 7°, 9°) qui sont distinctement convexes sur
presque toute leur longueur. La cdte du 11° intervalle, vue de
dessus, est particulierement saillante dans cet exemplaire.
De plus amples matériaux tant de Perse que de Hongrie
seraient nécessaires non seulement pour asseoir une opinion défi-
nitive au sujet de cet unique, mais encore pour élucider davan-
tage le status de la variété elle-méme.
H. aquaticus-aequalis Thomson. < -
Un exemplaire de Perse septentrionale (taille 4,5 mill.) récolté
par le Marquis Doria, très voisin de nos exemplaires, a cependant
les cotes latéraux du pronotum plus droits, peu ou point sinués
en arriére devant les angles postérieurs et la denticulation du
rebord latéral des élytres sous les angles huméraux est composée
de dents plus petites, quoique mieux accusées, et plus rapprochées.
La granulation des reliefs du pronotum est plus accusée, moins
confluente, plus séparée. La cdéte du 11° intervalle des élytres
vue de dessus est très saillante. Ce n’est sans doute qu’une
forme locale de la trés polymorphe variété aequalis.
H. aquaticus L. var.?
Un troisiéme exemplaire du Caucase, capturé également par
le Marquis Doria (taille 5,5 mill.), posséde un facies différent en
partie 4 cause de son immaturité, les élytres étant d’un jaune
assez clair presque sans tache, la téte et le pronotum offrant par
contre un reflet vert métallique varié de rosé. Les reliefs médians
du pronotum, trés plans, le préfront et le milieu du postfront sont
couverts d’une ponctuation aréolée dérivant de granules trés
écrasés. Le bord latéral testacé du pronotum est plus étroit que
dans aequalis. Quant aux séries de points élytrales, comparées
a celles des deux aequalis de Kutais (Caucase, D" W. Eichler
leg.), elles sont composées de points beaucoup plus fins, trés peu
striiformes et leurs intervalles, fort larges, sont beaucoup plus
plans, a peine un peu convexes en arricre. Les interstries alternes,
comme d’ailleurs dans les exemplaires comparés, ne sont pas
Ann, del Mus, Civ. di St. Nat., Serie 3.3, Vol. X (30 Marzo 1926). 26
386 È A. D’ ORCHYMONT
différenciés et tous portent une ponctuation composée de petits
points verdàtres. Les crénelures du dernier, arceau ventral ne
sont ni très petites, ni très grandes. Cet exemplaire, qui me pa-
rait assez différent, n’est cependant pas suffisant par lui-méme
pour asseoir une opinion definitive.
Subg. TRICHELOPHORUS (Kuwert, 1886, emend.) (1), Seidlitz 1888 (?).
Groupement d’espèces Eutrichelophorus Sharp.
H. micans Faldermann, 1835, Rey et Kuwert, 1885, ex p.,
Sharp, 1915.
subcostatus Kolenati, 1846 (Transcaucasie : Province
Jelisavetpol) (*).
opalisans Motschulsky, 1860 (Russie méridionale et lit-
toral de la mer Caspienne).
elegans Baillon, 1870 (Turkestan : Chodskent).
Cette espéece fut décrite du pays des Kirguises en Sibérie occi-
dentale et méridionale et reconnue en outre par Sharp comme
habitant l’Armeénie, le Turkestan, la Mésopotamie, la Perse et
l’Arabie. Elle se distingue de Vdesicanus Sharp par le sillon mé-
dian du pronotum non élargi ni approfondi en avant, les sillons
juxta-médians (internes) à peine sinueux prés de la base, les re-
liefs thoraciques médians et internes assez étroits et plans, gra-
nuleux, assez réguliérement allongés et de forme peu ou point
tourmentée dans le sens de la longueur. Les angles postérieurs
du pronotum sont aigus et l’échancrure latérale qui les précéde
(1) Trichohelophorus Kuwert, 1886 et Trichelophorus Kuwert, 1890 = Trichelo-
phorus Seidlitz, 1888 + Empleurus Hope.
(?) Fauna Baltica, ed. II, 1888, p. 145 et nota 2; Fauna Transsylvanica, 1888, p. 122
et nota 2. Omis dans le catalogue A. Knisch, 1924. :
(5) M. le Dt Gestro a bien voulu me faire une copie de la description en Jatin de
l’Elophorus subcostatus Kolenati, parue dans un ouvrage très peu accessible (Mele-
temata entom. V, 1846, p. 65). Cette description est très bien rédigée pour l’époque
et meilleure que celle de Faldermann. Kolenati donnait le nom de «carénes larges »
aux reliefs thoraciques, ce qui implique qu’il voyait les sillons fort larges. Ces
carenes avaient une «superficie plane», les internes (= reliefs médians) simplement
plus larges en avant, en arriére et au milieu, c’est-a-dire un peu étranglés 4 deux
places. Cela seul déjà démontre que Kuwert a mal interprete la description de Kolenati,
puisque les insectes qu’il a déterminés comme subcostatus (v. plus loin sous Jbesi-
canus) ont les reliefs médians submamelonnés au lieu de plans et plus ou moins
subinterrompus a deux places. La description de Kolenati s’applique très bien aux
exemplaires récoltés par le Marquis Doria, de sorte que je me range à l’avis de
Bedel et de Sharp qui considérent le subcostatus Kolenati comme synonyme de
micans Faldermann.
HELOPHORUS 387
\
est atcusée, moins cependant que dans owygonus Bedel du Nord
de l’Afrique, mais davantage que chez ibericus Sharp et surtout
acutipalpis Mulsant d’Asie-Mineure. Le caractére « thorax qua-
dratus, longitudine vix latior » indiqué par Faldermann et mis
en doute par Sharp s'applique trés bien aux exemplaires que j'ai
vus quand on leur oppose H. aquaticus-type, l’espèce comparée
par Faldermann, et lorsqu’on se borne a un examen visuel sans
procéder 4 un mesurage au micrometre, car dans ce dernier cas
le pronotum s’avére évidemment plus large que long.
Le Marquis Doria en a récolté deux exemplaires en Perse
septentrionale et un male dans le Caucase. Ce dernier a les sil-
lons du pronotum particuliérement larges et les reliefs partant
trés étroits, mais il n’y a pas de doute qu'il appartient a la
méme espéce que les deux autres. Tous sont un peu immatures .
et de couleur générale plutòt brun clair, mais une comparaison
avec deux individus de ma collection, plus normalement colorés
et originaires d’Eczmiadzin (Transcaucasie, Province Erivan, a
20 km. environ au S. O. d’Erivan, 18 octobre 1915 et 22 avril 1916,
D' W. Eichler leg.) me donne tous apaisements quant a l’identité
specifique.
Les trois espéces suivantes, quoique n’ayant pas été récoltées
par le Marquis Doria, sont discutées ici, en connexion avec les
observations auxquelles a donné lieu l’étude du matériel ci-dessus.
H. acutipalpis Mulsant, 1851, ? Sharp 1915.
Cette espéce avait été mise en synonymie de mécans Falder-
mann par Bedel en 1881 ('), j’ignore d’aprés quels matériaux.
Daprés Mulsant il s’agissait d’une forme ressemblant fort a
intermedius (= alternans) — de taille plutòt moindre donc —
a prothorax assez faiblement rétréci d’avant en arriére, sinueux
latéralement prés des angles postérieurs — c’est-à-dire pas pro-
fondément échancré ici -— a sillon médian du pronotum droit, de
largeur égale, a sillon interne un peu arqué extérieurement, a
peine sinueux près de la base, et a interstries alternes des élytres
élevés en forme de cotes. Cette forme habitait la Caramanie
(Asie-Mineure) et Sharp a essayé de Jinterpréter d’aprés un
exemplaire de Turquie qui se trouvait dans la collection de Cas-
(1) Bull, Soc, Ent. France, 1881, p, LXXXVI.
388 È A. D' ORCHYMONT
telnau sous le nom d’acutipalpis avec un autre, de Syrie, mais
différent a son avis. Il restaure l’espéce de Mulsant. Or je pos-
sede un exemplaire du Taurus — de Caramanie done — long
de 4,5 mill., privé de ses palpes maxillaires et recu de Staudinger
sous le nom inédit de costulifer (1); il répond bien a la des-
cription rappelée ci-dessus. Les còtés latéraux du pronotum sont
simplement sinués postérieurement au lieu d’étre échancrés, ce
qui fait paraitre les angles postérieurs très peu aigus, beaucoup
moins meme que dans zbericus Sharp de Transcaucasie et vrai-
semblablement moins aussi que. dans l’unique exemplaire de
Turquie rapporté par l’auteur anglais a acutipalpis. A en juger
par le seul exemplaire étudié, l’acutipalpis aurait done bien
valeur d’espéce, au moins provisoirement, jusqu’a la découverte
de materiaux plus abondants.
H. ibericus Sharp, 1915.
Cette forme fut deécrite de Transcaucasie d’aprés deux indi-
vidus en mauyais état. J'ai recu du D" W. Eichler un exemplaire
pris par lui a Sadach, a 180 km. au sud de Trébizonde (Armenie),
a l’altitude de 6153 pieds, en juillet 1917. Je le rapporte a cette
espece. Les còtés du pronotum sont notamment peu échancrés
devant les angles posterieurs et ceux-ci sont peu aigus, le sillon
médian du pronotum est tres large et empiéte en avant du
milieu sur les reliefs médians, rappelant ainsi la disposition qui
existe, mais beaucoup plus accusée chez besicanus. L’exemplaire
de Sadach est garni sur le pronotum et les élytres d’un joli
reflet verdàtre métallique trés foncé et brillant qui rend peu
visibles les macules noires des élytres et qui passe au cuivreux
sur les reliefs médians et internes, fortement granulés, du pro-
notum et sur le disque de la téte. Les types de Sharp seraient
d’un testacé sale au dessus avec les élytres multimaculés de noir
et n’offrant de reflet métallique que sur la téte, le fond des sil-
lons du pronotum et la base des élytres. Mais des variations de
coloration analogues ont été observées par Ganglbauer chez
Vespece du Neusiedler See en Hongrie quil a nommée micans
mais qui, d’aprés moi, se rapporte au besicanus Sharp (v. ci-aprés).
(1) Il ne s’agit pas du costulifer Knisch, 1922, qui serait un Meghelophorus,
récolté en Sibérie par Leder et mis dans le commerce sous ce nom par Reitter.
HELOPHORUS 389
H. besicanus Sharp, 1915.
subcostatus Kuwert, 1885 (non Kolenati).
micans Kuwert, 1386, 1890, ex p., Ganglbauer, 1904,
ex p., (non Faldermann).
tigrinus Kuwert, 1890.
Tous les exemplaires d’Europe que j’ai vus (Hongrie: Neu-
siedler See et Budapest; Moldavie : vallée du Bérlad-Montandon;
Gréce: Athénes - K. J. Lange, Thessalie, ont le sillon médian
du pronotum visiblement excavé en avant du milieu et fortement
élargi ici en empiétant sur les reliefs médians dont la granula-
tion disparait alors en cet endroit, les sillons juxta-meédians
(internes) très sinueux prés de la base, les reliefs thoraciques
trés irréguliers et de forme tourmentée dans le sens de la lon-
gueur, submamelonnes, nullement plans, les médians subinter-
rompus souvent à deux places, avant le milieu et vers la base,
ce qui donne a l’insecte un facies rappelant H. (Empleurus)
rufipes Bosc (rugosus Olivier) (*). La coloration et l’ornementa-
tion en macules noires des élytres, de méme que la longueur
relative des soies courbées du dessus sont variables et j’ai la con-
viction que tous les exemplaires vus appartiennent a la méme
espéce. Celle-ci décrite d’aprés des exemplaires d’Anatolie (Baie
de Bessica, Asie Mineure) et de Salonique a été confondue avant
Sharp avec l’espéce orientale micans Faldermann.
Les exemplaires d’Athènes, auxquels il est fait allusion ci-des-
sus, appartiennent au Musée de Bruxelles et ont été vus par
Kuwert. Deux de ceux-ci portent une étiquette apposée par le
personnel du Musée: «micans Fald. det. A. Kuwert 1891 »,
tandis que le troisiéme porte deux étiquettes, écrites au crayon
de la main de Kuwert: « micans Fald.» et «var. swbcostutus
Kolen.». Aucune distinction n’est a faire à mon avis entre ces
trois exemplaires; il se peut d’ailleurs que les déterminations de
l’auteur allemand, qui n’étiquetait que le premier exemplaire,
aient été incomplètement reproduites aux deux autres individus
de la méme série. Dans tous les cas, comme je l’ai établi ci-
dessus son subcostatus de 1885, de Gréce et des Balcans, n’est
pas celui de Kolenati, de Transcaucasie, et certains des caractéres
qu'il invoquait alors pour le distinguer de micans « d’Asie-
(') Les exemplaires de Thessalie étaient déterminés comme rugosus par un
déterminateur inconnu!
390 © A. D’ ORCHYMONT
. Mineure et du Caucase» (breitere Form, Halsschild vorne an den
Seiten mehr ausgerundet erweitert) montrent bien qu'il avait
devant lui le besicanus de Sharp. Dans ses écrits ultérieurs
(1886 et 1890) Kuwert semble avoir confondu les deux formes —
et employé des caractéres bien illusoires pour les séparer; son
micans, en partie du moins, me parait aussi synonyme de
besicanus.
Subg. EMPLEURUS Hope.
H. rufipes Bosc.
rugosus Olivier.
Un exemplaire g a été rapporté du Caucase par le Marquis
Doria. Il ne diffère pas de ceux d’autres provenances. Cette espéce
n’avait pas encore été signalée, je crois, d’au dela des Balcans.
Subg. ATRACTHELOPHORUS Kuwert.
H. brevipalpis Bedel.
Un exemplaire de Perse septentrionale capturé par le Marquis
Doria et confondu avec des minutus-Hichleri à la méme épingle.
Il est privé de ses palpes maxillaires, mais les tarses particuliè-
rement courts, plus courts méme que dans ceux de nos exem-
plaires examinés, a articles basaux presque moniliformes aux
pattes antérieures et intermédiaires, les séries des élytres compo-
sées de points gros, la ponctuation des interstries bien imprimée,
la sculpture et la coloration du pronotum, permettent de le déter-
miner sans aucun doute.
Cette espéce m’a été envoyée en outre du gl (Tyflis,
Kutais, Gudauty) par le D' W. Kichler.
Subg. HELOPHORUS in sp.
H. Lederi Sharp, 1916.
Cette forme établie d’aprés un seul individu des montagnes
d’Arménie est représentée par un exemplaire (longueur 2 mill. 6)
apparemment de sexe 9 (1).
La ponctuation des reliefs médians et internes du pronotum
(1) L’abdomen a été vidé et examiné a cet égard par M. Dodero avant de me
soumettre les animaux.
EF RTRSY SOLISTI TR We o N SARNO AT
RSI MALA
ih
HELOPHORUS 391
— ceux-ci assez convexes transversalement — est trés éparse,
beaucoup plus que dans semifulgens et les reliefs externes tes-
tacés ont quelques vagues granules très espacés aussi, de méme
couleur rouge-feu que la téte et le milieu du pronotum.
Il a été capture a Téhéran le 5 novembre 1874 par Abdul
Kerim. M. le D" W. Hichler ne m’a pas envoyé cette forme. Elle
appartient au méme groupe que |’ Heloplorus limbatus Mot-
schulsky de Daourie et de Mongolie boréale, dont elle parait
voisine.
H. minutus subsp. Eichleri nov.
Le matériel examiné se compose de:
9 exemplaires o’ gd 9 Q de Perse septentrionale,
1862-1863 (Doria).
XA exemplaires g (type) QQ d’Arménie (Sadach),
6 juillet 1917 (Hichler).
17 exemplaires 7g 9 Q de Transcaucasie iii)
mars 1916 (Eichler).
1 exemplaire g du Caucase (Tyflis), juin 1918 (Eichler).
Tous ces exemplaires se différencient de nos minutus par la
sculpture du pronotum qui est fine et réduite a des points aréolés
ou a de simples points, surtout au milieu des reliefs médians.
Dans quelques individus seulement on voit encore la trace des
granules dont cette ponctuation dérive, mais ils sont plus écrasés,
plus nombreux et plus petits que dans minutus-type. La taille
varie de 2,2 4 3 mill. La téte et le pronotum sont d’un vert ou
bleuatre métallique obscur, varié quelquefois d’un reflet rosé, le
pronotum assez étroitement bordé de testacé sur les cdtés laté-
raux et le long de la marge antérieure. Les élytres, non ensellés,
sont jaune clair et le chevron commun, ainsi que la tache obscure
allongée du milieu du 7° interstrie, sont souvent assez eftacés.
Quant a l’organe génital g il a été examine dans neuf exem-
plaires. Comme dans minutus-type la pièce basale est à peu prés
aussi longue que le restant de l’organe et le lobe central ne
dépasse que peu ou point les paraméres. Ceux-ci ont le cdté
extérieur en courbe réguliére, ils sont régulierement atténués et
terminés graduellement en pointe aigué et longue. Les parois
basales chitinisées du lobe central (struts de Sharp), vues par
transparence, sont prés de deux fois aussi longues que la courte
ISS ZAP ca) SOU on ae cal a Rea
392 A. D’ ORCHYMONT
partie terminale du lobe, en courbe large et régulière, l’ensemble
décrivant une figure ovale réguliere, ouverte en arrière. Chez
minutus-type, le còté extérieur des parameéres est ordinairement
plus ou moins droit, non en courbe; ils ne sont pas longuement
atténués en pointe aigué et les parois chitinisées du lobe central
sont à peu près aussi longues que la partie terminale, bien plus
longue, du lobe, elles décrivent une courbe variable, l’ensemble
offrant une figure ovale plus ou moins irréguliére. J’ai vu cepen-
dant un minutus-type de Breda (Hollande), déterminé par
Kuwert comme discrepans (Musée de Bruxelles), dont la forme
des paraméres ressemble beaucoup a celle des mémes organes dans
Eichleri, mais les parois chitinisées basales du lobe central sont
normales. L’organe génital o de minutus est variable, au point
que Sharp s'est vu obligé d’en donner trois figures légérement
différentes, je ne puis done voir dans les matériaux étudiés et
qui proviennent de quatre endroits, sans doute semblables, d’une
méme région faunique, mais fort éloignée de l’aire de dispersion
habituelle de l’espèce-type, que les représentants d’une race géo-
graphique. Celle-ci ressemble à s’y méprendre 4 semifulgens Rey,
mais l’organe génital c’ la sépare immédiatement. Quant è
H. Kerimi Ganglbauer également de Transcaucasie et de Perse,
celui-ci est, d’aprés un exemplaire que je dois a M. le Conserva-
teur Holdhaus, plus court et plus large, plus trapu qu’ Lrichsoni
Bach et les cétés latéraux du pronotum sont plus brusquement
rétrécis et sinués vers les angles postérieurs, ce qui n’est pas le
cas dans Hichleri, les points sériaux des élytres sont plus gros-
siers et le facies est different.
Je me fais un plaisir de dédier cette nouveauté a M. le
Dr W. Hichler, de Pabjanice (Pologne), qui m/a envoyé, il y a
environ un an, les premiers exemplaires.
IL PRIMO CINQUANTENNIO
DEGLI ANNALI DEL Museo Crvico pi Sroria NATURALE DI GENOVA
APPUNTI DI R. GESTRO
Dopo che 1’ Amministrazione Civica, in data 25 Marzo 1867,
accogliendo con plauso I offerta che Giacomo Doria faceva delle
proprie collezioni alla sua città nativa, deliberava la. costruzione
di un locale per custodirle, egli già maturava nel suo pensiero la
creazione, a proprie spese, di un periodico che servisse ad un tempo
all’illustrazione dei materiali scientifici già radunati e di quelli
che sarebbero venuti in seguito, e a mettere il nuovo. istituto
genovese in relazione di idee e di scambii con quelli degli altri
paesi. In questo modo nacquero gli « Annali del Museo Civico di
Storia Naturale di Genova pubblicati per cura di Giacomo Doria » .
Il mio nome fu associato al titolo a datare dal volume VIII (1876);
ma la sorveglianza della pubblicazione fu esclusivamente affidata
alle mie cure dal principio (1870) fino a tutto oggi.
Il primo volume ha la data del Dicembre 1870 e nell’Ottobre
del 1921 si iniziò la stampa del cinquantesimo. Il fatto di avere
prodotto tutti questi volumi in tale periodo di tempo non è insi-
gnificante quando si pensi che l’ajuto materiale dato dall’insigne
Mecenate cessò col volume XXXII (1893) e che da allora in poi
si dovettero vincere molte difficoltà per far fronte, con gli scarsi
fondi assegnati al Museo, al grave dispendio della stampa. Ordi-
nariamente i volumi erano di molte pagine e ricchi di illustrazioni,
e non era questa la sola spesa che Doria generosamente assumeva
a suo carico, perchè egli contribuiva all’ incremento del Museo
in molti altri modi. Perciò dopo tanti sacrifizii egli dichiarava
(vol. XXXII, pag. 3) che gli Annali non erano mai venuti meno
al loro programma e che credeva «di poter affermare che se gli
studii faunistici, tassonomici e corologici non furono del tutto
dimenticati in Italia ciò devesi in parte all’influenza del Museo
Civico di Genova e degli Annali da esso stampati» ed aggiun-
394 R. GESTRO
geva: « Alla nostra pubblicazione non mancarono lusinghieri at-
testati di simpatia e di considerazione, mentre furono assai scarsi
(1) per non dire che fecero assoluto difetto, gli ajuti materiali,
tanto che non ci venne ancor fatto, dopo lunghi anni di fatiche
e di spese personali, di assicurare agli Annali vita indipendente
ed autonoma ».
Gli Annali dovevano servire a varil scopi.
Illustrare le collezioni, del Museo.
Divulgare le scoperte dei viaggiatori le cui esplorazioni erano,
in parte o totalmente, dedicate a raccolte di Storia Naturale desti-
nate al Museo, incoraggiandoli in tal modo a perseverare e
destando emulazione.
Promuovere e favorire la sistemazione del materiale scientifico
del Museo, pubblicando negli Annali i lavori dei monografi o
specialisti di dati gruppi, e accordando gratuitamente a ciascuno
un certo numero di estratti delle memorie da essi presentate.
Aprire un campo agli studiosi per far conoscere pubblicamente
i risultati delle loro ricerche.
Distribuire gli Annali agli istituti congeneri dei varii paesi
per ottenere in cambio le loro pubblicazioni e in tal modo arric-
chire la biblioteca dell’ istituto.
In quale misura si siano raggiunti questi varii scopi si vedrà
dalle pagine seguenti.
La stampa di questa pubblicazione fu affidata alla Tipografia
del R. Istituto sordo-muti e a questa scelta, quanto mai fortunata,
si deve in gran parte il suo rapido e prospero incremento. Si
trattava spesso di lavori sistematici, con enumerazione di nomi e
di sinonimi che dovevano essere stampati in tanti caratteri diversi,
e la composizione, resa per questa ragione assai difficile, lo di-
ventava anche di più quando i manoscritti erano in tedesco o in
altre lingue sconosciute o poco familiari ai compositori. Il » Ca-
talogo sistematico dei Ragni del Cantone Ticino » pubblicato nel
volume IV, e il « Versuch einer vergleichenden Anatomie der
Salamandrinen » nel volume VII, dimostrano ad evidenza che
queste difficoltà furono presto sormontate.
L'esecuzione tipografica dei nostri Annali fu sempre ritenuta
(1) Solo due volte fu concesso un tenue assegno dal Ministero dell’Istruzione.
PTET ARI ATA) TROTA LO Ta CAO, MEI Ki sa
RT OI gi o e A ì
ANNALI DEL MUSEO 395
fra le migliori e il merito ne va attribuito principalmente a Luigi
Ferrari Direttore della stamperia, che la curava con speciale im-
pegno ed amore. Di questo uomo laborioso ed onesto si è detto
poco e ricordandolo in queste pagine mi pare di assolvere quasi
un debito di coscienza. Egli, come mi raccontava un giorno,
viveva in modeste condizioni a Serravalle Scrivia suo paese nativo,
addetto quale supplente a quell’ufficio postale ed aspirava a di-
ventarne il titolare. Morto questo, il posto sul quale faceva asse-
gnamento e che gli spettava, gli fu sottratto per le mene di un
deputato che sosteneva un suo favorito. Il colpo fu così inaspettato
e doloroso per lui, che su due piedi abbandonò il paese e scappò
a Genova. Per buona fortuna trovò generosa accoglienza presso
Luigi Pendola allora Direttore della Tipografia sotdo-muti, che
lo ammise senz’altro fra il suo personale e così diventò compo-
sitore. In principio i suoi compagni di lavoro Jo deridevano perchè
era infagottato in un capottone invernale ereditato dai suoi an-
tenati; ma egli non si curava degli scherzi e accudiva con grande
impegno all’adempimento delle proprie mansioni; cosicché in breve
diveniva esperto nell’arte e con la sua abilità e col suo zelo si
cattivava la benevolenza del suo Capo. In poche parole, alla morte
del Pendola egli ne divenne il successore. L’ istituto nelle sue mani
continuò sempre a prosperare ed anzi guadagnò di giorno in giorno
migliore fama. In seguito la sua azienda crebbe materialmente di
importanza, perchè egli si occupò anche, con felice successo, del
commercio librario nel ben noto negozio di piazza Fontane morose,
cui aggiunse più tardi il laboratorio di legatoria nell’Albergo dei
poveri.
Col lavoro così bene avviato e nelle sue condizioni così mi-
gliorate, è da pensare che egli non rimpiangesse troppo il modesto
ufficio postale di Serravalle e che non serbasse rancore all’ Ono-
revole che ‘gli aveva fatto il brutto scherzo di carpirgli l’impiego.
Io credo che se Michele Lessona avesse conosciuto Luigi Ferrari,
lo avrebbe volontieri annoverato fra i personaggi del suo « Vo-
lere è potere ».
Una parola di gratitudine va pure rivolta all’ egregio Proto
Michele Boero, anche egli mancato da molti anni, alle cui intel-
ligenti cure si deve il sollecito e buon andamento della pubblica-
zione ed il felice disbrigo di manoscritti talvolta intricati e difficili.
Morto il Ferrari, la stampa degli Annali fu affidata allo Sta-
396 ; i R. GESTRO
bilimento Tipo-litografico Pietro Pellas fu L. e ciò avvenne a
cominciare dal volume XLII (1905). Anche questa volta la scelta è
stata assai felice, perchè in questa tipografia abbiamo trovato non
solo tutti i mezzi pel perfetto disimpegno di una pubblicazione così
speciale e difficile come la nostra, ma anche la più premurosa ed
intelligente assistenza da parte del Direttore Sign. Tebaldo Pellas
e del suo degno Proto Sign. Tomaso Costaguta.
Con la nitida ed abbastanza elegante esecuzione tipografica
va d’accordo la parte iconografica. Basta un’ occhiata al primo
volume per persuadersene. Il suo breve testo, di circa un centi-
naio di pagine, è corredato da otto tavole, le prime delle quali
illustrano il féto dell’Orang-utan, ottenuto da Beccari nelle foreste
di Borneo e fino allora sconosciuto. Tanto queste, quanto le bel-
lissime figure colorate di un nuovo genere di Eolididei, nonchè
i relativi dettagli anatomici, sono opera di Salvatore Trinchese,
in quei tempi professore di Zoologia e di Anatomia comparata
nella nostra Università. L'ottava tavola che rappresenta una rara
Antropomorfa dell’Africa centrale, si deve al Conte San Martino
d’Aglié, abile dilettante di pittura, che volle gentilmente concor-
rere ad abbellire questo volume. È degno di nota che queste
tavole, meno l’ultima, furono eseguite dallo Stabilimento Arma-
nino di Genova, quello stesso che aveva già acquistato bella fama
di se con la riproduzione cromolitografica delle splendide figure
corredanti |’ opera monumentale di Verany sui Cefalopodi del
Mediterraneo, pubblicata dalla Tipografia sordo-muti nel 1851.
L’aggregazione di Leonardo Fea al personale del. Museo,
avvenuta nel 1872, con l’incarico di applicarsi sopra tutto alla
sistemazione delle collezioni entomologiche, segnò una buona fase
per la nostra pubblicazione, perchè, oltre all’ essere appassionato
per gli studii zoologici, egli era anche abile xilografo, e così ve-
diamo per opera sua apparire fin dal terzo volume (1872) le
prime incisioni nel testo. Figlio d artista e artista nell'anima, egli
accoppiava le due preziose qualità di naturalista e di disegnatore,
che rendevano più agevole il suo compito e più esatto il risul-
tato del suo lavoro. Con la xilografia egli riproduceva non solo
insetti ed altri animali, ma anche le vedute di paesi che illus-
trano le crociere del « Violante » di Enrico d’ Albertis (volume XI).
Egli però trovava che, per la più estetica e anche più facile
PROSE. QAR RE Nite ht i k
ANNALI DEL MUSEO 397
riproduzione di certi soggetti, conveniva ricorrere ad altri proce-
dimenti e di questi, con felice attitudine e con tenacia giungeva
presto ad impadronirsi. Infatti il suo primo tentativo di cromolito-
grafia riesciva a meraviglia con la bella tavola rappresentante
Imenotteri dell’ Eritrea raccolti dal Dott. Magretti (vol. XXI), e
in seguito, acquistando facilità nel maneggio della matita sulla
pietra litografica, fu in grado di eseguire un gran numero di
tavole, che sono sparse in varii volumi. (1)
Come si vede, non mancava al Museo la possibilità di prov-
vedere in casa propria all’iconografia dei suoi Annali, e oltre al
Fea altri artisti vi avevano collaborato, come ne fanno fede, fra
le altre, le tavole colorate annesse ai lavori ornitologici del Conte
Salvadori (Vol. V sugli uccelli di Borneo ed altri volumi); tut-
tavia. molte delle tavole non sono fatte in Italia, perchè spesso
gli autori residenti all’ estero preferivano affidarle ad artisti di
loro fiducia e sorvegliarne essi stessi l’ esecuzione. Così da Parigi
abbiamo le tavole malacologiche del Morelet (Vol. III), e le due
bellissime colorate annesse alla memoria di Fauvel sugli Stafilini
delle Molucche e della Nuova Guinea (vol. XII); quelle illustranti
i Lepidotteri della Nuova Guinea provengono invece dal grande
stabilimento litografico di Oberthùr a Rennes (vol. XV). Da
Londra abbiamo gli uccelli di Nias e Sumatra raccolti da Modi-
gliani (vol. XXIV) e le numerose tavole di rettili, batraci e pesci
appartenenti ai lavori di Boulenger. Parecchie furono eseguite in
Germania: a Wurzburg quelle annesse al lavoro di Wiedersheim
sulle Salamandrine (vol. VII) e a Berlino le bellissime che rap-
presentano i Mammiferi della Nuova Guinea illustrati da Peters
e Doria (vol. XVI).
| L’opera efficace di Leonardo Fea mancò al nostro istituto
dopoche egli scomparve, vittima del suo entusiasmo per le esplo-
razioni zoologiche (?). D’ allora in poi i lavori di illustrazione
furono affidati ad Armando Baliani, che presentava ottimi requisiti
come abile disegnatore e litografo e anche perchè appartenente
alla schiera dei naturalisti. Sono artisticamente e zoologicamente
pregevoli le sue figure colorate delle Ostraea ed Anomia del
Mediterraneo (Monterosato, vol. XLVII) e delle Hispidae di Ma-
(1) Parecchie tavole litografiche sono state anche eseguite da me.
(2) Vedi: Leonardo Fea ed i suoi viaggi. Cenni biografici di R. Gestro. (Questi
Annali, vol. XLI, 1904).
A ell Dea
x ee enw MOZOI ì
598 R. GESTRO
dagascar (vol. XLIV), e hen riuscite le numerose tavole di pesci,
che trovansi in diversi volumi, senza parlare del suo forte con-
tributo di figure da inserirsi nel testo.
Infine il concorso intelligente di Giuseppe Ciglia come abile
fotografo, disegnatore e xilografo, ha la sua parte importante
nello sviluppo dei nostri Annali. Egli si è mostrato utile in tanti
casi, ma sopra tutto per la fotoincisione dei minuziosi ed accura-
tissimi disegni eseguiti dal prof. Luigi Masi per i suoi apprezzati
studii sui Calcididi.
Si potrebbe dire che la ristrettezza della prima sede del
nostro Museo e la sua insufficienza di fronte al rapidissimo incre-
mento delle sue raccolte, si rispecchiassero sulla natura delle sue
pubblicazioni. Infatti dando un’occhiata all’ «Indice generale. siste-
matico delle due prime serie» (*), a tutta prima si rileva una
prevalenza delle memorie sugli Artropodi e principalmente sugli
insetti, collezioni che subivano un aumento più cospicuo delle
altre. Vi sono però articoli su tutti i rami della Zoologia ed
anche qualcuno di botanica, di geologia e mineralogia, in propor-.
zione alla ricchezza del materiale posseduto.
Emerge pure il fatto che sono molto numerose le memorie
illustranti la fauna dell’ Arcipelago Malese, delle Molucche, della
Nuova Guinea, della Birmania e dell’ Africa, il che è facilmente
spiegato quando si pensa al contingente enorme fornito dai viaggi
di Doria, Beccari, L. M. d’ Albertis, L. Fea, E. Modigliani e
L. Loria; a quella serie di eroici esploratori dell’ Abissinia, dello
Scioa, della Somalia, e a tutto quello che hanno saputo radunare
da soli il Dott. E. Bayon nell’ Uganda e L. Fea nelle isole del
Capo Verde e del Golfo di Guinea, nel Congo e nel Camerun;
mentre da altra parte è assai più scarso il numero dei nostri
contributori dall'America, che pure merita tuttora di essere esplo-
rata, sopra tutto nelle sue regioni centrali e lungo gli affluenti
dei suoi grandi fiumi.
In massima generale si è sempre fatta larga accoglienza ai
lavori offerti dagli studiosi, anche quando essi non trattavano, nè
in parte, nè in totalità, di materiali appartenenti al Museo.
> \
(1) Questo elenco generale, pubblicato in fascicolo a parte, si estende solo dal
volume I (4870) al XL (1901). Il seguito non fu stampato.
OR GERI TOS ory
*
ANNALI DEL MUSEO 399
Infatti furono pubblicate le memorie di Capellini sul Barone Luigi
di Isengard e la sua storia del Golfo della Spezia, e su Girolamo
Guidoni di Vernazza e le sue scoperte geologiche in Liguria e in
Toscana (vol. XXXII); quella di Ceradini: «Qualche appunto
storico-critico intorno alla scoperta della circolazione del sangue »
(vol. VII), ed altre ancora.
L’ affluenza straordinaria di materiali esotici, per quanto
tenesse assai occupato il personale del Museo, non è mai stata
motivo per trascurare la fauna locale; anzi lo studio di questa
ha avuto un forte impulso dall’ istituzione, da parte di Giacomo
Doria, delle «Res Ligusticae », sotto il quale titolo si dovevano
comprendere lavori concernenti qualunque produzione naturale
della Liguria. La serie fu iniziata col magistrale lavoro di Doria
sui Chirotteri (vol. XXIV, 1887), cui ne tennero dietro molti altri,
tanto da superare al giorno d’oggi la cinquantina.
Aggiungo ora alcune considerazioni sul contenuto dei primi
cinquanta volumi, facendo emergere quei lavori che presentano
maggiore importanza. i
Cominciando dai Mammiferi, oltre allo studio magistrale di
Salvatore Trinchese sul feto di Orang-utan, stampato nel primo
volume e di cui ho fatto cenno in principio, le Antropomorfe
sono trattate in altre due memorie: una di Issel con Ja « Descri-
zione di una scimmia antropomorfa proveniente dall’ Africa centrale »,
anche questa già da me indicata e parimente nel vol. I, e l’altra
di Giglioli con i suoi « Studi craniologici sui Cimpanzé» (vol. III).
Degni di speciale menzione sono i lavori di Doria e Peters sulle
collezioni papuane di O. Beccari, L. M. d’Albertis e A. A. Bruijn
e quelli di Oldfield Thomas intorno ai risultati mammalogici dei
viaggi di L. Fea in Birmania e nel Tenasserim, di Elio Modigliani
nelle isole di Engano e Mentavei, di Lamberto Loria nella
Papuasia orientale e delle ultime spedizioni del Cap. Bottego nella
regione del Giuba e al Lago Rodolfo. Si rileva un’ abbondanza
di articoli sui Chirotteri (Doria, Dobson, Lataste, Monticelli, Peters,
Thomas, Knud Andersen) derivante dalla speciale predilezione
di Doria per questo gruppo, del quale egli è riuscito a radunare
nel nostro Museo una delle serie più importanti. Ometto, per bre-
vità, diversi altri ‘articoli, ma mi piace ricordare che la fauna dei
400 R. GESTRO
mammiferi italiani non fu del tutto trascurata, perchè oltre allo
studio sui Chirotteri di Liguria sopra ‘accennato, posso registrare
due memorie del Dott. F. Cavazza sui Mustelidi italiani (vol. XLV
e XLVI) e quella di O. Neumann in cui viene descritta la nuova
specie di Camoscio degli Abruzzi (Rupicapra ornata) il cui
tipo, di grande valore scientifico, si conserva nel Museo Civico di
Genova. (vol. XL).
Le memorie ornitologiche, come è naturale sono più copiose.
Esse, meno pochi casi, sono dovute a quel Tomaso Salvadori che
tenne un posto tanto elevato nella schiera degli Ornitologi, e
ammontano a 74. La prima in ordine cronologico, è accompagnata
da tre tavole colorate ed è redatta in collaborazione al Marchese
Orazio Antinori, col titolo di « Viaggio dei Sigg. O. Antinori,
O. Beccari ed A. Issel nel Mar Rosso, nel territorio dei Bogos
e regioni circostanti, durante gli anni 1870-71. Catalogo degli
uccelli ». (Vol. IV). Il lavoro è interessante pel suo valore scien-
tifico e per le aggiunte dell’Antinori sui costumi delle specie
elencate; ma lo è pure da un altro punto di vista, cioè che il
viaggio in cui furono raccolti questi uccelli e tanti altri materiali
zoologici segnava la prima tappa dell’ occupazione dell’ Eritrea da
parte dell’ Italia.
Segue per importanza il « Catalogo sistematico degli uccelli
di Borneo» che forma da se il volume V, di pagine I-LII;
1-432, corredato di sei tavole e di una carta geografica. Le belle
tavole. colorate sono state eseguite, sotto la sorveglianza dell’autore,
dalla Litografia Fratelli Doyen di Torino.
E superfluo l’ accennare che gli altri lavori di Salvadori illu-
. strano collezioni delle provenienze indo- e austro-malesi gia
indicate a proposito dei Mammiferi, ma meritano un cenno spe-
ciale quelli che vanno sotto il titolo di « Prodromus Ornithologiae
Papuasiae et Moluccarum », perchè rappresentano, si può dire,
la prima pietra per la monumentale opera « Ornitologia della
Papuasia e delle Molucche » pubblicata in tre grossi volumi dalla
R. Accademia delle Scienze di Torino. Le altre memorie riguar-'
dano le collezioni riportate dai nostri valorosi esploratori Africani
(Spedizione Italiana nell'Africa equatoriale e viaggi Bottego, Ruspoli,
Citerni, Ragazzi, Fea).
Una sola memoria si riferisce alla fauna americana ed è quella
Edi
“4 ou Se TM Tee AT RRR OH ZOO NA pee Lt SETT e:
ANNALI DEL MUSEO AOA
intitolata « Contribuzione all’Avifauna dell’America australe (Pa-
tagonia, Terra del Fuoco, Isola degli Stati, Isole Falkland) »
fondata su materiale raccolto dal prof. Decio Vinciguerra durante
la spedizione Antartica Italiana nel 1881-82 (vol. XL).
Il contributo del Salvadori alla conoscenza dell’ Avifauna Italiana
consta di due lavori. Il primo è I’ «Elenco degli uccelli italiani »
che forma un intero volume, il XXII .(1886) di pagine 332.
È un libro utilissimo per gli studiosi, redatto con grande cura e
sapere, e per dimostrare il suo pregio, se non bastasse la cele-
brità dell’ autore, si può aggiungere che fu tanto ricercato che
in breve tempo I’ edizione venne esaurita. Il secondo, sotto il
titolo di « Res Ligusticae XIII» (vol. XXIX), dà la notizia della
cattura del Cypselus affinis in Liguria, descrivendo l’ unico
esemplare finora rinvenuto da noi ed ora custodito nel nostro
Museo. i
Per quanto concerne |’ Ornitologia, oltre ad altre piccole
memorie di indole sistematica, si può citare un interessante lavoro
anatomico di Pietro Pavesi, ove è descritta e figurata la curiosa
struttura delle trachee delle Paradisee del genere Manucadia
(vol. VI).
Il maggiore contingente allo studio dei rettili e dei batraci è
fornito da G. A. Boulenger, del Museo di Londra, i cui articoli
(circa una quarantina) sono quasi sempre accompagnati da tavole
di esecuzione perfetta. In questo campo vediamo fra gli autori
anche il nome di Giacomo Doria, che si è occupato, in tre me-
morie, dei rettili raccolti dal Dott. Beccari in Amboina, nelle
isole Aru e Key (vol. VI), di alcuni Saurii dovuti al viaggio di
O. Beccari in Sumatra (vol. XXVI), e di una serie di specie
Giavanesi regalate al Museo dal genovese G. B. Ferrari residente
a Buitenzorg (vol. VII). Di più, in collaborazione col prot. Peters
di Berlino, egli ha redatto il «Catalogo dei Rettili e Batraci
raccolti da O. Beccari, L. M. d’Albertis e A. A. Bruijn nella
sottoregione Austro-Malese », memoria corredata di sette tavole
(vol. XIII), e ha descritto una nuova Lacerta proveniente dalle
crociere dell’ Yacht « Corsaro» del Capitano - Armatore Enrico
d’Albertis alle isole Canarie (vol. XVIII).
Al prof. Peters si deve inoltre l'illustrazione delle specie
raccolte da Doria e Beccari durante il loro viaggio a Sarawak
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.8, Vol. X. (30 Marzo 1926). 27
102 R. GESTRO
(Borneo), lavoro accompagnato da cinque tavole artisticamente
eseguite a Berlino (vol. III).
Da altra parte Elio Modigliani pubblica i « Materiali per la
fauna erpetologica dell’ isola Nias » da lui stesso radunati durante
l'esplorazione di quell’isola (vol. XXVII) e Decio Vinciguerra si
occupa di quelli dell’ isola Engano raccolti dallo stesso beneme-
rito viaggiatore (vol. XXXI).
Non mancano contributi di altri ben noti Erpetologi, quali il
Bedriaga e il Lataste.
. La Fauna italiana non’ si può dire trascurata e ne fanno
prova le memorie di Giglioli sulle specie del genere Euproctus
(vol. XIII), di Gasco sui costumi del Tritone alpestre (vol. XVI)
e di Boulenger sulle Lucertole dell’ isola del Giglio (vol. XLVI).
Posso citare anche importanti lavori anatomici, quali sono
quello di Emery intorno alle glandole del capo di alcuni serpenti
proteroglifi (vol. XV), e due di Wiedersheim sull’Anatomia della
Salamandrina perspicillata e del Geotriton fuscus, con 27
tavole, già sopra accennato (vol. VII) e sull’ anatomia dell’£w-
proctus Rusconti, con una tavola (ibid.)
La ricca collezione ittiologica del Museo ha fornito argomento
a non pochi lavori. Predominano quelli del prof. Vinciguerra,
pel quale lo studio dell’ ittiologia e delle sue applicazioni è stato,
si può dire, campo principale delle sue indagini scientifiche. Egli
ha trattato, con la sua ben nota competenza, pesci di diverse
regioni straniere, cominciando da quelli di Sumatra e di Borneo
dei viaggi Doria e Beccari (vol. XIV e XVI) e venendo a quelli
di Birmania raccolti da L. Fea (vol. XXIX) e del Gange del
cap. Ansaldo (vol. XXII). A lui fu pure affidato lo studio delle
collezioni riportate dalla spedizione De Filippi nell'Asia. centrale
(vol. XLVII, con tavola).
I pesci della spedizione italiana nell'Africa equatoriale e della
regione dei Somali e Galla inviati dal Bricchetti Robecchi, dal
Bottego, da. Don Eugenio dei Principi Ruspoli, dal cap. Citerni,
dal cap. Ugo Casale, sono stati tutti enumerati e descritti da lui,
e così dicasi di quelli di Tunisia pubblicati sotto il titolo di
« Materiali per lo studio della fauna Tunisina raccolti da G. e
L. Doria » (vol. XX).
Egli ha pure concorso etticacemente alla conoscenza della
ANNALI DEL MUSEO | 403
fauna ittiologica italiana e in ispecie della Liguria, con le sue
apprezzate monografie dei Macrurus e dei Blennioidi del golfo
di Genova (vol. XIV e XV), con i Risultati ittiologici delle cro-
ciere del « Violante » e del « Corsaro» (vol. XVII), e con le
due note sui Regalecus del golfo di Genova (vol. XLVII),
lavori tutti accompagnati da tavole o da figure nel testo.
Nel 1888 il gentiluomo Triestino Alberto Perugia, già Direttore
onorario del Museo Civico Ferdinando Massimiliano di Trieste e
autore di pregevoli scritti intorno ai pesci dell'Adriatico, si trasfe-
riva a Genova e attratto dalle ricchezze. ittiologiche del nostro
Museo, domandava di esservi aggregato e vi prestava la sua
opera assidua ed appassionata fino al 1897, epoca della sua morte.
Per merito suo sono state messe in luce le scoperte ittiologiche
di Elio Modigliani nelle isole dì Sumatra, Nias, Engano e Mentavei,
quelle di Lamberto Loria nella Nuova Guinea Meridionale e di
Giacomo Bove nel Congo; ma sopra tutto a lui dobbiamo lo studio
delle collezioni americane, che fino allora erano state piuttosto
trascurate, ed è così che si sono potuti illustrare i materiali otte-
nuti dai viaggi di Guido Boggiani nell’ Alto Paraguay, di Luigi
Balzan nella Bolivia ed altri.
Per non dilungarmi troppo, ometto la citazione di altre memorie
minori; ma devo segnalare agli studiosi i due classici lavori di
Pietro Pavesi sulla storia naturale del genere Selache, ad un
tempo sistematici ed anatomici, corredati di belle tavole ed. inci-
sioni nel testo (vol. VI e XII), nonché una memoria del. celebre
prof. Paolo Panceri intorno agli organi maschili del Clarias
anguillaris (vol. VI, con 1 tavola) e tre del Dott. Felice Mazza
riguardanti |’ anatomia ed istologia della Cephaloplera Giorna
(vol. XXIX e XXX, con 5 tavole).
La classe dei molluschi è rappresentata già nei primi volumi
con 1 due classici studii sugli Eolididei di Salvatore Trinchese,
illustrati con le magnifiche tavole. da lui stesso eseguite e delle
quali ho già fatto cenno in principio. Si hanno poi varie memorie
di Arturo Issel, che iniziò la sua carriera di zoologo con la
malacologia e il cui valore scientifico in questo ramo ha alta
conferma nella sua opera « Malacologia del Mar Rosso » che fu
premiata all'Accademia di Francia. Egli ha arricchito gli Annali
del Museo con la descrizione dei molluschi raccolti durante il
AR
404 5) R. GESTRO
viaggio nel Mar Rosso e nel paese dei Bogos, cui egli stesso
aveva preso parte insieme al marchese Antinori e al Dott. O. Bec-
cari (vol. IV) e successivamente con l’ apprezzata « Illustrazione
delle specie terrestri e d’acqua dolce raccolte nell’isola di Borneo
dai sigg. G. Doria ed O. Beccari», pubblicata nel vol. VI, con
quattro tavole di cui una colorata. Inoltre ha contribuito alla
malacologia italiana con una noticina sui molluschi di Sardegna
(vol. IV) e con due articoli sui materiali raccolti durante le
crociere del’ « Violante » nel 1876-77 (vol. XI e XV). Così pure
è dovuto all’ opera sua |’ articolo VI « Molluschi » nei « Materiali
per lo studio della fauna Tunisina » raccolti da G. e L. Doria
nel 1881-82 (vol. XXII).
Ma Arturo’ Issel abbandonò troppo presto le sue predilette
conchiglie per darsi definitivamente alla Geologia; da ciò risulta
che i materiali venuti dopo sono elaborati da altri specialisti.
Fra questi primo è il nobile Cav. Cesare Tapparone Canefri, che
dopo essere stato Assistente al R. Museo Zoologico di: Torino,
venne ad abitare Genova e trovò |’ ambiente del Museo Civico
più propizio per i suoi studii, essendo in quel tempo pervenute
a questo istituto le meravigliose raccolte fatte da O. Beccari e
L. M. d’Albertis nella Papuasia e nelle isole circonvicine. Egli
infatti si accinse tosto a studiarle e ne ricavò una serie di me-
morie importanti, tra le quali quella intitolata « Fauna malaco-
logica della nuova Guinea e delle isole adiacenti. Parte I Molluschi
estramarini » forma l’intero volume XIX con undici tavole e
figure nel testo. Lo studio, da lui compiuto, dei molluschi terrestri e
fluviali che Leonardo Fea ha riportato dal suo memorabile viaggio
in Birmania e regioni vicine costituisce una delle migliori produ-
zioni scientifiche intorno alla malacologia della regione Indiana
(vol. XXVII, con 3 tavole). Oltre ad altre sue pubblicazioni di
minore ‘entità, citerò ancora lo studio monografico sopra i Muricidi
del Mar Rosso (vol. VII con 1 tavola) e sugli Strombidi della
stessa provenienza, questo ultimo in ine con A. Issel
(vol. VII)..
Altre due autorità in fatto di Malacalorat heme collaborato
ai nostri Annali e sono il prof. Ed. von Martens del Museo di
Berlino, che ha trattato delle conchiglie raccolte dal Cap. Bottego
durante l’ esplorazione del Giuba e dei suoi affluenti nel 1892-93
(vol. XXXV), e il Marchese Allery di Monterosato di Palermo,
ANNALI DEL MUSEO 405
che oltre a una nota sulle conchiglie della rada di Civitavecchia
(vol. IX) ha preparato pel nostro volume XLVII una monografia
delle Ostraa ed Anomia del Mediterraneo, con quelle splendide
tavole già nominate nelle pagine che precedono.
Delle raccolte di Leonardo Fea non solo sono illustrate le specie
_birmane, come ho detto sopra, ma anche quelle del suo ultimo
viaggio nell’Africa occidentale, che affidate al valente malacologo
L. Germain del Museo di Parigi, hanno dato luogo a due apprez-
zati studii sulle specie terrestri e fluviatili della Guinea Portoghese
e delle isole del Golfo di Guinea (vol. XLV e XLVII, con 6
tavole).
Citerò infine due memorie dell'ing. G. S. Coen, appassionato
cultore di questo ramo della zoologia, che trattano delle forme
adriatiche di Argonauta (con 1 tavola) e delle varietà viventi
del Cardium tuberculatum (con 5 tavole), ambedue inserite
nel vol. XLVI, oltre ad una terza in cui descrive e figura un
nuovo Achatinide del Congo, del viaggio Fea e un nuovo Chronos
scoperto da Lamberto Loria nella Nuova Guinea meridionale
(vol. XLIX).
I crostacei delle regioni Indo e Austro-Malese, sono, in parte,
trattati in due memorie del Dott. Giuseppe Nobili, troppo presto
rapito alla scienza (vol. XL); mentre se ne ha una di J. Richard
sugli Entomostraci raccolti da Elio Modigliani nel Lago Toba in
Sumatra (vol. XXXIV).
Da altra parte sono da citare parecchi lavori di J. G. de Man
intorno ai Potamonidi ed uno del Dott. Masi sulla presenza della
Meganyctiphanes norvegica nelle acque del Giglio, quest’ ultimo
facente parte di una serie di memorie sotto il titolo comune di
« Materiali per una Fauna dell’ arcipelago Toscano » (vol. XLII).
Gli Isopodi terrestri figurano con una nota del celebre Budde-
Lund sulle specie del viaggio di Fea in Birmania (vol. XXXIV)
e con varil articoli dei Dottori Alessandro Brian e Filippo Silvestri
intorno a specie nostrane, particolarmente cavernicole.
Un lavoro anatomo-istologico intitolato « Morfologia del sistema
nervoso centrale della Squilla mantis (con 7 tavole col.), opera
di G. Bellonci, è inserito nel vol. XII.
406 RL GESTRO
Sugli Onicofori, artropodi assai rari, dei quali il nostro Museo
non ha ricevuto che scarsissimi saggi, esiste un solo lavoretto
di L. Camerano intorno ad una specie scoperta in Bolivia dal
Prof. Luigi Balzan (vol. XXXVIII).
L’ illustrazione delle specie esotiche di Miriapodi conservate
nel nostro Museo si deve prima a R. J. Pocock, che si è occupato
delle raccolte di Fea in Birmania e poi a Filippo Silvestri che ha
studiato i materiali di Borneo, della Papuasia e quelli delle esplo-
razioni di Modigliani nelle Isole Malesi, e tutte le altre collezioni
pervenute al Museo, sia per opera dei noti esploratori Africani,
sia dall'America.
Alla fauna italiana e specialmente a quella della Liguria,
hanno contribuito R. Latzel, i professori Pavesi e Pirotta, il
Pocock sopra citato e sopratutto |’ infaticabile Silvestri. A questi
dobbiamo la descrizione di molte specie cavernicole e di una
nuova famiglia di Diplopodi Glomeroidei trovata in Liguria (vo-
lume XLI). Anche il materiale radunato durante il viaggio ad
Assab dai signori G. Doria ed O. Beccari con il R. Avviso
« Esploratore » è stato determinato da lui (vol. XXXVI), e
oltre alle altre numerose sue memorie di importanza faunistica,
sono da notarsi: «I Diplopodi parte I. Sistematica» (vol. XXXVI),
e il « Systema Diplopodum » (vol. XXXVII), due lavori di indole
generale, di grande utilità per gli studiosi di questa classe di
artropodi.
Nei primi cinquanta volumi si conta un numero cospicuo di
lavori intorno agli Aracnidi, molti dei quali di alta importanza.
Primeggiano quelli del vani Aracnologo svedese T. Thorell,
che sono stati compiuti tutti durante il suo soggiorno in Liguria
e qualcuno anche in casa del marchese Doria, ove era gentilmente
‘ ospitato. È curioso ricordare che egli, obbligato da una sua infer-
mità a mantenere la posizione orizzontale, esaminava il materiale
e redigeva le lunghe descrizioni stando a letto. Vogliamo pensare
che gli insigni servizii che egli rendeva alla scienza con le sue
sapienti ricerche, in qualche modo alleviassero il peso doloroso di
queste sue condizioni anormali. Sopra una ventina circa delle sue
memorie, per lo più di molte pagine, sono da notarsi in modo
speciale quelle sui Ragni dell’Austro-Malesia e del Capo York
Mie pe Vi dt di Anita nb Vi let. 3
4
ANNALI DEL MUSEO 4.7
e quelle dell’ Indo- Malesia (in due parti), che formano rispetti-
vamente i volumi XVII, XXVIII e XXXI, dei quali il XVII
consta di pag. I-XXVIII, 1-722. Egli però non si è occupato
della fauna africana, intorno alla quale abbiamo invece pregevoli
contributi da parte di P. Pavesi e di E. Simon. A quest’ultimo
spetta il merito di aver messo in luce le Delle. collezioni prove-
nienti dall’ ultimo viaggio di L. Fea nell'Africa occidentale (vo-
“tom XILHE 6 XLIV).
Gli Scorpioni sono illustrati in varii lavori del Dott. Alfredo
Borelli del Museo di Torino; è Pseudoscorpioni africani e malesi
da E. Ellingsen e gli americani da L. Balzan.
Per la fauna paleartica non sono mancati i contributori, comin-
ciando da G. Canestrini con gli Opilionidi italiani (vol. III, con
3 tav.) e venendo al Pavesi, che illustra magistralmente i Ragni
del Canton Ticino (vol. IV) e quelli delle varie crociere del
« Violante » (vol. VIII, XI e XV). Da altra parte E. Simon ci
da tre noticine intorno a Chernetidi italiani, Più recentemente si
sono pubblicati due lavori del Conte de Dalmas sugli Aracnidi
raccolti in Asia Minore dal Capitano Medico della R. Marina
Raffaele Varriale (vol. XLIX) e su quelli raccolti dal March. Doria
nell’ isola del Giglio (vol. L).
Nei primi periodi di attività, spesso febbrile, del Museo acca-
deva talvolta di concentrare le nostre simpatie sopra un dato
gruppo di animali, quando si sapeva di avere alla mano lo studioso
che si curasse di sistemarli e di descriverli, e allora questi animali
si raccoglievano con fervore, incitando anche i colleghi e gli
amici per avere contributi da varie regioni. Così quando vedemmo
che |’ ingegnere Gribodo, di Torino, si accingeva con grande
slancio allo studio degli Imenotteri, ognuno di noi andò a gara
per procurargliene e vi fu quindi anche una fase imenotterologica,
della quale non abbiamo avuto a pentirci, perchè come ultimo
risultato, ha fruttato al Museo le tre classiche collezioni del
Dott. Magretti, dell’ Ing. Gribodo e del Prof. Emery, talchè il
nostro istituto, per questo ramo, si può considerare uno dei più
ricchi, se non addirittura il primo. La produzione scientifica del
Gribodo ha durato, disgraziatamente poco, perchè egli rimase
per molto tempo senza occuparsi di insetti e solo vi si rimise
negli ultimi anni della sua esistenza. Di lui abbiamo gli Imenotteri
108 : R. GESTRO
della Spedizione Italiana nell’Africa equatoriale (in due parti,
vol. XVI e XXI), delle crociere del « Violante» e del «Corsaro »
(vol. XV e XVII), del viaggio ad Assab dell’ « Esploratore »
(vol. XX), della Birmania, Cap. Comotto (vol. XXI) ed alcune
altre note minori. i
Un altro valente imenotterologo, il Dott. Paolo Magretti,
benemerito del Museo pel lascito della sua magnifica raccolta,
ha, preparato pei nostri Annali apprezzati lavori sulle specie
raccolte da Fea in Birmania (vol. XXXII e XXXVII) e su ma-
teriali africani raccolti da lui stesso in Eritrea (vol. XXI) e nelle
regioni Somale e Galla da Bricchetti Robecchi, Bottego e Ruspoli
(vol. XXX, XXXV e XXXIX). Una enumerazione degli Ime-
notteri di Siria raccolti da Augusto Medana R. Console d’Italia
a Tripoli, è pure scritta da lui (vol. XXIX). —
Il primo che si è occupato delle formiche del Museo è Gustavo
Mayr di Vienna che nel 1872 (vol. II) ha redatto l’ elenco di
quelle del viaggio Doria e Beccari a Borneo, con descrizioni di
nuove specie. E poi subentrato in questo campo il prof. Carlo
Emery, che in breve acquistò la fama di mirmecologo principe
mercé i suoi lavori sempre condotti con alto criterio scientifico e
accompagnati da figure da lui stesso eseguite con arte e precisione.
Se ne conta un gran numero sparsi in differenti volumi e il primo,
che tratta delle formiche ipogee, con descrizioni di specie nuove,
è comparso nel vol. VII.
Altre famiglie di Imenotteri sono state trattate dai rispettivi
monografi; così E. André si é occupato dei Mutillidi (vol. XXXVI,
_ J. Vachal degli Apiarii (vol. XXXIV), J. J. Kieffer delle Dryininae
e Bethylinae (vol. XLI) e dei Proctotrupidi (vol. XLII), W. A.
Schulz dei Trigonalidi (vol. XLIV).
Se da una parte abbiamo ricorso all’ aiuto degli stranieri,
non ci è però mancato quello del personale del nostro Museo
e difatti si possono citare con molta soddisfazione gli studii sui
Calcididi del Dott. Luigi Masi, che per questa difficilissima famiglia
ormai è riconosciuto maestro autorevole in tutto il mondo scien-
tifico. Fra i suoi numerosi ed importanti lavori, quelli stampati
nei nostri Annali riguardano specialmente le specie di Liguria
(vol. XLVII), quelle dell'isola del Giglio, in varie parti (volumi
XLVII, XLVIH e L), di Persia e di Tunisia dei viaggi Doria
(vol. L)-, di Cirenaica del Dott. Zanon (vol. XLIX) ed altre.
ANNALI DEL MUSEO 409
Non si deve neppure lasciare inosservato un lavoro del
Dott. G. Grandi sugli Imenotteri dei fichi, interessante per l’ Ento-
mologia applicata (vol. XLIX).
Quanto poi alla Fauna ligure, meritano speciale menzione le
pregevoli memorie che, con scrupolosa diligenza, 1’ Assistente
Giacomo Mantero ha pubblicato su diverse famiglie, sotto il titolo
complessivo di « Materiali per un Catalogo degli Imenotteri liguri »
e devo pure segnalare le due interessanti contribuzioni allo studio
dei Crisidi liguri, con le quali il nostro Conservatore Onorario
Marchese Fabio Ivrea inizia felicemente la sua carriera di
entomologo.
Una rapida occhiata ai nostri volumi basta per far risaltare
l’esuberanza di articoli intorno ai Coleotteri, ma di ciò non è
da meravigliarsi, data l’ importanza di questo Ordine ed il gran
numero dei suoi cultori. |
Posso ricordare con orgoglio che 1 nostri Annali sono stati
onorati dal concorso dei più insigni specialisti di tutto il mondo,
e, per cominciare dalle Cicindele citerò il nome del Dott. Walther
Horn di Berlino, la prima autorità per questa famiglia, e per i
Carabici gli eminenti autori Putzeys, Chaudoir, Bates e piu
recentemente Andrewes.
Nel 1873 Giacomo Doria acquistava la collezione di Carabici
del Conte di Castelnau per farne dono al Museo. Questa colle-
zione, importante per ricchezza di specie e di tipi, era da altra
parte deficiente dal lato dell’ ordinamento e a buon punto inter-
venne l’opera di Putzeys e di Chaudoir che si adoperarono per
renderne meno difficile la consultazione. Nello stesso tempo il
Barone di Chaudoir, anche valendosi del materiale di Castelnau,
preparava la classica « Monographie des Chléniens » che fu stam-
pata nel volume VIII. Più tardi H. W. Bates illustrava, in due
memorie la ricchissima serie di Carabici del viaggio di Fea in
Birmania, descrivendo buon numero di specie e alcuni generi
nuovi (vol. XXVII e XXXII).
Fu rivolta speciale attenzione alla fauna entomologica delle
“caverne in Italia e sopra tutto in Liguria e le ricerche condussero
alla scoperta di non poche nuove forme di insetti cavernicoli,
specialmente di Coleotteri del genere Anophihalmus. Le descri-
zioni e le figure di questi ultimi furono per buona parte apparec-
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440 i R. GESTRO
chiate da me, ma vi concorsero anche due appassionati esploratori
di grotte, Agostino Dodero e Cesare Mancini.
Fra gli altri Adefagi, i Ditiscidi e i Girinidi hanno dato luogo
a molti accurati lavori del distinto monografo M. Régimbart
e più recentemente R. Peschet ha studiato quelli raccolti dal
Marchese Saverio Patrizi nell'Africa orientale inglese. Dei Paussidi
mi sono interessato io stesso, pubblicando qua e là nuove specie
ed elenchi parziali, nonchè un Catalogo sistematico generale della
famiglia (vol. XL).
Ho già parlato del contributo recato da Albert Fauvel allo
studio degli Stafilinidi del Museo; sono in tutto quattro memorie,
che riguardano la fauna dell'Australia, della Polinesia, delle
Molucche e della Nuova Guinea, con descrizioni di molte novità
in fatto di generi e di specie, con figure di singolare perfezione
e con due carte geografiche per gli itinerari di O. Beccari e
L. M. d’Albertis, eseguite da Guido Cora (vol. X, XII, XII e XV).
Sono i soli lavori intorno agli Stafilinidi esotici e per la fauna
paleartica posso citare gli scritti di Agostino Dodero, fra i quali
l’ importante rassegna delle specie europee del genere Leptoty-
phlus (vol. XLII), insetti minutissimi e ciechi che egli descrive
e figura in una tavola valentemente eseguita da -Armando Baliani.
Allo stesso autore si deve anche un lavoro sui Pselafidi italiani
(vol. XLVII), ottimo per gli studiosi di questa famiglia, pel
valore del testo e per le due bellissime tavole che lo accompagnano.
Anche i Pselafidi esotici del Museo non sono stati dimenticati
e se ne occupò L. W. Schaufuss, che trattò anche degli Scidmenidi
(vol. XVII e XXI).
«Alla conoscenza degli Stafilinidi europei ha anche giovato il
Dott. Edoardo Gridelli, con i suoi contributi allo studio del genere
Philonthus.
Gli entomologi italiani devono essere grati ad Agostino Dodero
per avere preparato il « Primo studio delle specie europee del
genere Dryops Oliv.» (vol. XLVII), rendendone agevole la
determinazione con gli accurati confronti e il sussidio di utili
figure. *
Questo valentissimo entomologo, benchè esclusivamente dedito
allo studio dei Coleotteri paleartici forse per una singolare sim-
patia per le forme estremamente minute, ha derogato per un
momento dal suo programma slanciandosi nel campo degli esotici
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ANNALI DEL MUSEO AAA
con lo studio delle Corylophidae e Pseudocorylophidae.
(Viaggio di L. Fea in Birmania e regioni vicine. LX XXII, vol. XL).
La famiglia Scaphidiidae fu arricchita di parecchie nuove
specie pubblicate in due miei lavori (vol. XIV e XV) e in altri
due più recenti di M. Pic. (vol. XLIX),
. Maggior contingente di pubblicazioni è stato fornito dalla
famiglia Histeridae, in principio affidata al ben noto monografo
S. A. de Marseul ( vol. XIV e XVI) e in seguito a J. Schmidt
(vol. XXVII, XXXII, XXXIV e XXXVII); ma le specie dei
viaggi di Fea in Birmania e nell’Africa occidentale sono state
determinate da G. Lewis (vol. XXVI, XXXII e XLII).
Per quanto riguarda le Cantharidae citerò prima di tutto gli
studii di E. Olivier sui Lampiridi di diverse regioni e il suo cata-
logo di quelli del Museo Civico di Genova (vol. XXII, con una
tavola colorata). Sui Lycidi ha lavorato egregiamente J. Bourgeois
(vol. XVII, XXVII, XXXII e XL) ed io mi sono riservato le
descrizioni dello stranissimo genere Ichthyurus, del quale la
maggior parte delle specie conservate nel Museo erano nuove.
Esiste anche una piccola nota di H. S. Gorham con descrizioni
di varie specie di Cantharidae del nostro istituto (vol. XVIII),
e a lui pure si deve un lavoretto intorno ai Cleridi di Birmania
del viaggio Fea (vol. XXXII); però per quest’ ultima famiglia
abbiamo un maggiore contributo dal ben noto monografo S. Schen-
kling (vol. XXXKX e XL).
Delle Trogositidae si è occupato in diverse riprese A. Leveillé
(vol. XXI, XXII, XXVI, XXXII), mentre Antonio Grouvelle,
coraggiosamente si assumeva il peso di quelle varie famiglie,
piuttosto eterogenee, che sono le Nitidulidae, le Cucujidae,
le Cryptophagidae e le Colydiidae, illustrandole in numerosi
articoli. Le Lathridiidae figurano invece im una sola nota del
celebre Padre M. J. Belon, che tratta di quelle del viaggio di
Fea in Birmania (vol. XXX).
Quanto alle Erotylidae non ho da citare che la rassegna
dei Triplotoma e generi vicini di L. Bedel, «con una tavola
colorata (vol. XVIII) e una nota complessiva delle Helota del
Museo con speciali considerazioni sulle specie di Birmania del
viaggio Fea, per opera di C. Ritsema del Museo di Leida ( vo-
lume XXX).
Per le Endomychidae cito alcune note di Gorham, il quale
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419 RR. GESTRO
ha pure trattato brevemente delle Coccinellidae dello Scioa e di
Birmania. Le Coccinellidae dell’ ultimo viaggio di L.Fea nel-
l’Africa occidentale sono state affidate ad A. Sicard (vol. XLV).
Notevole è la parte che riguarda gli Elateridi esotici, i quali
hanno dato argomento a numerose memorie di E. Candéze, il
sapiente monografo della famiglia e più tardi furono trattati da
Ed. Fleutiaux, che ha compreso nei suoi studii anche gli Euc-
nemidi. i
Dei Buprestidi ho descritto io stesso qua e là alcune specie
nuove, ma il maggiore contingente di lavori si deve a Ch. Ker-
remans, |’ autore della seconda monografia di questa famiglia,
rimasta disgraziatamente troncata dalla sua morte.
Al distinto entomologo del Museo di Parigi P. Lesne si devono
un elenco dei Bostrychidi del Museo (vol. XXXIX) e varii altri
lavori su questa famiglia.
Intorno alle famiglie successive vi è poco da osservare e
pochissimo sui Tenebrionidi, dei quali si ha qua e là qualche
descrizione di specie nuove, una mia « Contribuzione allo studio
dei Sepidiini » (vol. XXXIX), e come lavori complessivi, soltanto
il «Catalogo dei Tenebrioniti della fauna europea e cireummedi-
terranea appartenenti alle collezioni del Museo » pubblicato da
Flaminio Baudi in tre parti (vol. VI, VII e VII).
Per i Cerambycidi, in confronto del materiale posseduto, che
è cospicuo, si è fatto poco; però esistono due lavori impor-
tanti di Ch. J. Gahan del Museo Britannico, uno sulle specie di
Birmania del viaggio Fea, con una tavola (vol. XXXIV), e
l’altro su quelle dei viaggi di O. Beccari in Sumatra e di E. Mo-
digliani in Sumatra, Nias e Engano (vol. XLII), ambedue con
numerose descrizioni di generi e specie nuove. Prima di questi
«era già comparso nel vol. IX un mio saggio sulla tribù dei
Tmesisternini della regione Austro- Malese. Più tardi il celebre
monografo dei Prionini, prof. A. Lameere di Bruxelles, descriveva.
e figurava nel vol. XLVI, una nuova specie molto notevole di
Notophysis della Somalia.
Al contrario di quanto si è osservato per i Cerambicidi, per
le Crisomelide si ha un forte contingente di lavori, principalmente
per opera di Martin Jacoby, che ha studiato le specie del Museo
di qualunque provenienza. All’insigne entomologo F. Chapuis si
devono due memorie intorno a Cryptocephalidi inediti e a nuovi
ANNALI DEL MUSEO 113
Fitofagi abissini del nostro Museo (vol. IX e XV). La tribù dei
Cassidini è stata affidata al noto specialista F. Spaeth e quella
degli Hispini, eccettuate tre memorie di J. S. Baly, di J. Weise
e di S. Maulick, è stata elaborata da me in una serie di articoli,
che superano la cinquantina.
Seguono per importanza i Rincofori, con validi contributi da
parte di K. Jordan sugli Antribidi (vol. XXXVIII e XLI) e del
Dott. A. Senna sui Brentidi. Il Senna ha trattato con mano
maestra le specie dei viaggi di Fea in Birmania, di Modigliani
e di Loria nelle isole Malesi e nella Papuasia (vol. XXXII a
XXXIV e XXXVII e XXXIX) e la sua degna continuatrice
Dott. Enrica Calabresi ha fatto conoscere con accurate descrizioni
e con una bella tavola, quelle della costa ‘occidentale d’Africa e
delle isole del Golfo di Guinea trovate da L. Fea (vol. XLIX).
Alla immensa famiglia dei Curculionidi ha collaborato pel
primo F. P. Pascoe con il suo elenco delle specie dell'Arcipelago
Malese, che contiene descrizioni di molte specie e molti generi
nuovi ed è corredato di tre tavole (vol. XXII). Seguono poi i
cospicui lavori di J. Faust sui materiali riportati dai viaggi di
Fea in Birmania e di Loria nella Papuasia orientale (vol. XXXIV
e XL) e su quelli della famosa esplorazione del Giuba compiuta
dal Cap. Bottego (vol. XXXV ). Di Curculionidi esotici mi sono
interessato anch'io, descrivendo alla spicciolata alcuni di quei
gioielli che sono gli Hupholus e i Pachyrhynchus. Della fauna
paleartica si sono curati i fratelli Angelo e Ferdinando Solari,
con diversi articoli sugli Acalles, sugli Otiorhynchus ed altri
gruppi (vol. XLI a XLII e XLVI). Essi nello stesso tempo
hanno dato prova della loro alta competenza in questa famiglia
comprendendo nei loro studii anche gli esotici, come lo dimostrano
i « Materiali per lo studio dei Barini» pubblicati nel vol. XLII.
Il vol. XXI contiene un elenco sistematico dei Passalidi redatto
da P. Wytsman. Questo non è fondato sulle collezioni del Museo
e fa parte di quella serie di Cataloghi che fu iniziata dopo la
pubblicazione del « Catalogus Coleopterorum synonymicus et
systematicus », l’opera grande e meritoria di Gemminger e
Harold.
I pochi lavori intorno ai Lucanidi consistono principalmente
nell’ enumerazione, compiuta da me, delle specie raccolte nel-
l’Arcipelago Malese e nella Papuasia da G. Doria, O. Beccari e
35
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Ath R. GESTRO
L. M. d’Albertis (vol. XVI, con figure nel testo). D’ altra parte
C. Ritsema del Museo di Leida, descrive due specie di Cyclommatus
del viaggio di Modigliani in Sumatra (vol. XXXIX), mentre il
Dott. A. Griffini rende noto il piccolo, ma interessante materiale
radunato dal Fea sulla costa occidentale d’Africa e nelle isole del
Golfo di Guinea (vol. XLII).
Intorno agli Scarabeidi i primi lavori sono comparsi nel 1877
(vol. IX), e si devono al chiaro entomologo inglese David Sharp,
che ha preso in considerazione alcuni aberranti Melolonthini ed
un nuovo genere di Dynastini appartenenti alla fauna australiana
e papuana. Nello stesso anno (vol. X) il Barone E. von Harold
pubblicava un importante studio riassuntivo dei Coprofagi malesi
e papuani posseduti in quell’ epoca dal nostro Museo. Una ricca
serie di Coprofagi, delle stesse provenienze veniva in seguito illu-
strata dal Barone van Lansberge (vol. XXII) e in una mia
memoria stampata nel vol. XXXIX sono descritti generi e specie
nuove del curioso gruppo degli Acanthocerini. Sparsi qua e là
in varii volumi si trovano descrizioni di specie e generi nuovi,
fra i quali notevoli il Dicaulocephalus di Birmania (vol. XXV)
e la Ceroplophana di Sumatra (vol. XXXIII), che rappresen-
tano due importanti scoperte di Fea e di Modigliani nel campo
coleotterologico.
Il gruppo degli Ontofagini è trattato piuttosto diffusamente per
merito di H. d’ Orbigny, che ha enumerato prima le specie africane
del Museo (vol. XLI), trattenendosi in modo speciale in un secondo
opuscolo (ibid. ) su quelle dell’Africa occidentale del viaggio Fea,
e di A. Boucomont che si è occupato invece, in due memorie,
delle specie asiatiche e particolarmente malesi (vol. XLVI).
Le Cetonie pervenute al Museo dai primi viaggi d’ esplorazione
di O. Beccari e L. M. d’Albertis nella Nuova Guinea settentrionale
hanno destato in me grande interesse facendomi presagire la
scoperta di non poche novità, e difatti ciò si è verificato sopra
tutto per lo splendido gruppo dei Lomapterini. Mi sono affrettato
perciò a compierne lo studio, che ho pubblicato in diverse parti
(vollVI De x XIV), continuando sempre a rivolgere la
mia attenzione ai Cetonidi quando ne fornivano le esplorazioni di
Beccari e Modigliani in Malesia, di Fea in Birmania e nel Te-
nasserim e, più tardi, di Lamberto Loria nella Nuova Guinea
meridionale e durante la sua gita ai Monti dell’Astrolabio.
ANNALI DEL MUSEO 115
Le specie africane invece, eccettuate quelle della spedizione
Bottego di cui mi sono curato io stesso (vol. XXXV), sono illu-
strate dall’ Entomologo inglese O. E. Janson in due articoli,
riguardanti rispettivamente il materiale dell’Africa occidentale di
Fea (vol. XLIII) e quello, non meno cospicuo ed interessante,
che il Dott. E. Bayon, con esemplare attività ,. ha messo assieme
durante il suo soggiorno nella regione dell’ Uganda, mentre era
incaricato di studiare la malattia del sonno (vol. XLV ).
Gli Annali contengono anche alcune memorie su Coleotteri
termitofili e mirmecofili. Più importante di tutte è quella di
E. Wasmann, nella quale, basandosi su materiale raccolto da
L. Fea in Birmania, istituisce una nuova famiglia di Coleotteri
termitofili, quella delle Rhysopaussidae (vol. XXXVI, con una
tavola). Sullo stesso materiale egli pubblica più tardi (vol. XXXVIII)
due nuovi Stafilini del genere Myrmedonia, anche essi conviventi
con le termiti. Ma non è questo il solo contingente fornito da Fea
in questo campo, perchè un’altra nuova specie di Myrmedonia
di Bhamò (Alta Birmania) era già stata descritta da me nel 1888
(vol. XXVI) col nome di M. termiticola e nel vol XXX io bat-
tezzavo col nome di Chaetopisthes termiticola un curioso piccolo
Scarabeide del gruppo degli Afodiini scoperto nella foresta di
Palon, al Pegu.
Riguardo alla fauna africana citero la descrizione di un nuovo
genere di Rhysopaussidae scoperto a Sabarguma, nell’ Eritrea
in un nido di Termes bellicosus, del Dott. Paolo Magretti, e
da me nominato Huglyptonotus Magrettii, nel volume XL
in una nota, cui fa seguito un elenco generale dei Risopaussidi
conosciuti fino a quell’anno. L'Euglyptonotus Magrettii fu poi
anche figurato in un’altra mia contribuzione allo studio dei Riso-
paussidi stampata nel vol. XLV.
Dei Paussidi ho già parlato nelle pagine precedenti e quanto
ad altri Mirmecofili è degno di nota l’ articolo del Wassmann
inserito nel volume XLIV, nel quale figura e descrive col nome
di Myrmechusa mirabilis uno splendido Stafilino raccolto dal
venerando Marchese Antinori a Let Marefia; nello Scioa, nel
1879. Più importante però è la descrizione di quello stranissimo
Brentide che, vivendo entro a cavità prodotte dalle formiche in
certe piante dette formicarie, ha subito una modificazione. nella
forma delle antenne così profonda da farle rassomigliare a quelle
416 oR. GESTRO
dei Paussidi del genere Cerapterus. Questo curioso mirmecofilo
è da me descritto e figurato nel volume XLVIII col nome di
Paussobrenthus Bakeri e proviene da Singapore, ove fu scoperto
dal prof. C. F. Baker, entomologo altamente benemerito per i
suoi contributi alla conoscenza della fauna delle isole Filippine.
Il Paussobrenthus «si può dire una delle più interessanti scoperte
recenti nel campo entomologico.
Poco posso dire dei Lepidotteri, non per la scarsità del mate-
riale, ma perché spesso è mancata l’ occasione di farli studiare.
L’ illustrazione delle specie raccolte nella Nuova Guinea da Odoardo
Beccari si deve al ben noto specialista Carlo Oberthùr (vol. XII
e XV), che si è pure occupato di quelli ottenuti dalla spedizione
italiana nell’ Africa equatoriale (vol. XV e XVIII), curandosi
anche, nel suo stabilimento litografico di Rennes, della perfetta
esecuzione delle relative tavole. Le specie del viaggio di L. Fea
nell'Africa occidentale furono invece enumerate dall’ illustre prof.
Chr. Aurivillius di Stoccolma (vol. XLIV).
D’ alto valore scientifico è il lavoro del celebre zoologo del-
l’Università di Freiburg i. Br. A. Weismann sotto il titolo « Ueber
den Saison-Dimorphismus der Schmetterlinge » inserito nel vol. VI
e corredato di due tavole a colori.
Intorno alla fauna italiana abbiamo solo una breve nota del
Dott. Ubaldo Rocci e del Conte Emilio Turati sui hep del
Giglio raccolti da Giacomo Doria (vol. L).
Già nelle prime annate troviamo tre memorie del celebre
Ditterologo Camillo Rondani, di Parma, sotto il titolo « Muscaria
exotica Musei Civici Januensis », nelle quali sono enumerate le
specie raccolte da O. Beccari e O. Antinori nella regione dei
Bogos, da G. Doria in Persia e da G. Doria e O. Beccari: in
Borneo (vol. IV e VII) e una quarta che tratta di Hippoboscidae
esotiche (vol. XII). Invece i risultati dei viaggi di O. Beccari
e L. M. d’Albertis nell’Arcipelago Malese e alla Nuova Guinea
sono pubblicati in due lavori del Barone C. R. Osten Sacken
(vol. XVI e XVIII) e in altri due di K. Kertész (vol. XXXIX
e XL).
Di altre collezioni si è occupato il prof. Mario Bezzi, prima
coi Ditteri di Somalia raccolti da Briechetti Robecchi (vol. XXXII)
i gti NA, RO I shit va ET RR ye
ANNALI DEL MUSEO 117
e più tardi con quelli del viaggio Fea. nell’ Africa occidentale
«(voll XLV). A lui pure dobbiamo i pregevolissimi lavori che
illustrano le raccolte di Doria in Tunisia e nell’ isola del Giglio,
pubblicati nel volume L. Dei Ditteri dell’ esplorazione del Giuba
del Cap. Bottego ha trattato il Dott. Emilio Corti dell’ Università
di Pavia (vol. XXXV).
Devo citare infine anche un Catalogo dei Sifonatteri del nostro
Museo, redatto dal Prof. E. Zavattari (vol. XLVI).
I Rincoti sono degnamente rappresentati nelle pagine dei
nostri Annali prima di tutto per opera del prof. P. M. Ferrari,
che ha cominciato con gli Afidi (vol. II, 1872) e poi si è esteso
agli Emitteri e ai Cicadarii, studiando principalmente le specie di
Liguria. Degli esotici si sono occupati varii specialisti fra i quali
il Signoret con una rassegna delle specie di Cidnidi del nostro
Museo (vol. XVI), il Lethierry per le raccolte della spedizione
italiana nell’Afriea equatoriale (vol. XVI e XVIII) e per quelle
di Modigliani in Sumatra e nell’ isola Nias (vol. XXVI),
Montandon per le Plataspidinae, illustrate in varii volumi, ed
altri. Ad E. Bergroth dobbiamo parecchi bei lavori intorno agli
Aradidi di Birmania, di Engano e della Nuova Guinea (vol. XXVII,
XXXII e XXXIV) e W. L. Distant ha trattato particolarmente
le Cicadidae di Birmania, viaggio Fea (vol. XXVI con 1 tav. col.),
di Mentavei, viaggio Modigliani e della Papuasia orientale viaggio
Loria (vol. XXXVII).
Varie memorie, scritte dallo stesso autore sotto i due differenti
nomi di A. Dubrony e A. De Bormans, riguardano gli Ortotteri
delle crociere del « Violante» e del «Corsaro» del Capitano-
Armatore E. A. d’Albertis, della Liguria, della Sardegna, della
Tunisia (G. Doria 1881-82), della Birmania (Fea) e della regione
Austro-Malese, con speciale riferimento alla sezione dei Dermatteri,
di cui quell’ entomologo era valente conoscitore. Sui Dermatteri
del Museo ha scritto anche il Dott. A. Borelli, egli pure specia-
lista di questo gruppo, illustrando le specie del viaggio di Fea
nell’Africa occidentale (vol. XLII) e da altra parte C. Menozzi
ha redatto per il volume L, un elenco di quelli raccolti da G. Doria
al Giglio.
Anche J. Bolivar, l’ insigne Ortotterologo del Musto di Madrid,
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X (30 Marzo 1926). 28
118 R. GESTRO
ha arricchito i nostri Annali con una contribuzione allo studio
degli Acrididi della fauna Indo e Austro-Malese (vol. XXXIX)
e con la descrizione di una nuova specie di Blatta cavernicola
scoperta dal Fea in Birmania (vol. XXXVIII).
Più recenti sono alcune memorie del prof. A. Griffini, sopra
tutto intorno al gruppo dei Grillacridi da lui prediletto. Ma l’opera
più importante intorno agli Ortotteri pubblicata nei nostri Annali
è senza dubbio quella: di Brunner de Wattenwyl, nella quale è
magistralmente rimaneggiata la classificazione di questo Ordine
e nello stesso tempo viene illustrato, con ampie descrizioni e con
sei tavole, lo splendido materiale radunato da L. Fea in Birmania
(vol. XXXII).
È degno d'essere ricordato anche un articolo del prof. E.
Giglio-Tos intorno ad uno strano insetto riferibile all’Ordine degli
Embiidi, che è la Cylindracheta Spegazzinii, inviata dalla
Patagonia dal prof. Carlo Spegazzini, per molte ragioni benemerito
del nostro Museo. Questa nuova specic è figurata in una bella
tavola a colori e minuziosamente descritta nel vol. XLVI.
Intorno agli Odonati dello Scioa, delle isole Malesi e della
Birmania abbiamo varii lavori dell’illustre Barone de Selys Long-
champs e quelle dell’Africa occidentale di Fea sono descritti da
R. Martin (vol. XLII). Per la fauna italiana vi è soltanto il
catalogo dei Libellulidi del prof. R. Pirotta (vol. XIV) e un mio
cenno sulle specie dell’ isola del Giglio (vol. L).
Il R. P. L. Navas si occupa in varii lavori dei. Nevrotteri
appartenenti alla fauna della Libia, dell’Arcipelago Toscano, dello
Scioa e dell’Auasc (vol. XLVI e XLVII) e F. Silvestri nel vol. XLV
ci dà un resoconto delle Termiti raccolte da L. Fea nella Guinea
Portoghese, nelle isole S. Thomé, Annobon, Principe e Fernando
Poo.
I Tisanuri hanno fornito argomento a parecchi articoli del
prof. Corrado Parona, specialmente sulle specie liguri e Tunisine
(vol. XXI, XXIV e XXVI), e F. Silvestri ha trattato di quelli
del viaggio Fea nelle isole del Capo Verde e in di del Golto
di Guinea (vol. XLIV).
ANNALI DEL MUSEO 419
Fra i Vermi il gruppo più studiato é quello dei Lombrichi,
intorno ai quali si hanno numerosi scritti principalmente da parte
del prof. Daniele Rosa ed anche del prof. Cognetti de Martiis,
ed è per merito loro che si sono messe in chiaro le scoperte dei
viaggiatori Fea, Modigliani e Loria, che anche in questo campo
non mancano di importanza. Il Cognetti ha pure trattato le specie
del Fea provenienti dalle isole del Capo Verde e del Golfo di
Guinea (vol. XLIV) e quelle di Liguria (vol. XLI). Da altra
parte il gruppo dei Gordii ha avuto un sapiente illustratore in
Lorenzo Camerano. Agli Elminti ha contribuito attivamente C.
Parona, associandosi Alberto Perugia per i Trematodi. Infine in
una nota di L. Blanchard si tratta degli Irudinei del viaggio di
Fea in Birmania, e il monografo delle Planarie L. V. Graff ha
studiato le specie raccolte da Modigliani in Sumatra. i
Nella serie delle memorie zoologiche è anche compresa una
« Enumerazione dei Protozoi raccolti nel Porto di Genova », opera
del prof, Augusto Gruber, dell’Università di Freiburg i. Br., fedele
amico e frequentatore del nostro Museo (vol. XXV).
Il Museo Civico di Genova è prevalentemente zoologico e perciò
non è da meravigliarsi se la Botanica figura raramente nei suoi
Annali. Quel che si è fatto al Museo in questo campo è riassunto
nella mia memoria stampata nel presente volume sotto il titolo
di «Cenni sull’ erbario Doria», e quel che si è pubblicato si
riduce a due note di S. Sommier e di A. Béguinot, che corrispon-
dono ai numeri I e II della serie « Herbarium Camillae Doriae »
(vol. XXXVI e XXXVIII), e a due contributi alla nostra flora,
da parte del prof. O. Penzig con la sua « Florae Ligusticae
synopsis » (vol. XXXVII) e del prof. A. Béguinot con lo studio
floristico e biogeografico sulla vegetazione delle isole liguri di
Gallinaria, Bergeggi, Palmaria, Tino e Tinetto (vol. XLII).
A quest’ ultimo autore devesi pure la descrizione delle piante
riportate dalle isole del Capo Verde dal già tante volte menzionato
viaggiatore Leonardo Fea (vol. XLVII). Infine le Crociere del
« Violante » che furono tanto utili al nostro istituto, hanno
fornito al distinto botanico prof.' Antonio Piccone il materiale per
una noticina algologica, che trovasi nel vol. XX.
-
420 241. 1B. (GESTRO
La collezione del Marchese Lorenzo Pareto ha un’ alta im-
portanza, sopra tutto storica, perchè le roccie ed i fossili che la
compongono sono altrettanti documenti materiali delle ricerche
compiute da questo grande geologo. Ma poco si è fatto per svi-
luppare nel Museo la sezione geologica e paleontologica, ed è
soltanto per merito di Arturo Issel che varii dei nostri volumi
contengono articoli concernenti principalmente Fossili della Liguria.
Più recentemente il Museo si è arricchito di un’ importante serie
di molluschi fossili: provenienti dal ben noto giacimento del Rio
Torsero (fra Ceriale e Albenga); il Sig. Antonio Hornung, altro
dei nostri Conservatori Onorarii, che |’ ha radunata e donata, ha
anche pensato bene di descriverla, e il risultato dei suoi studii
è comparso nel vol. XLVII, sotto il titolo « Gastéropodes fossiles
du Rio Torsero (Cériale). Pliocéne inférieur de la Ligurie », con
una tavola, ove sono figurate le specie nuove.
Ai materiali zoologici offerti da Giacomo Doria alla propria
città, costituenti le basi del nuovo Museo, veniva aggiunta la
collezione del Principe Oddone di Savoja, che consisteva si può
dire unicamente di conchiglie, la maggior parte esotiche, e quella
del Marchese Lorenzo Pareto sopra accennata. In questa oltre
alle roccie ed ai fossili, esisteva un certo numero di minerali;
ma non era certamente in proposito del. fondatore del. Museo di
creare un reparto mineralogico, e ciò avvenne soltanto per
una fortunata combinazione, quando cioè |’ Ingegnere G. B. Tra-
verso genovese, Direttore di miniere in Sardegna, domandò che
venissero accolte le ricche serie di minerali che da anni, con
passione di raccoglitore, andava accumulando. Cosi ebbe inizio la
superba collezione di minerali italiani, che occupa tre grandi sale
del Museo e che ne è notissimo vanto. L'ingegnere Traverso
poteva occuparsi poco dell’ordinamento della sua raccolta, essendo
per buona parte dell’anno lontano dal continente a motivo della
sua professione, e vi dedicava soltanto qualche giorno durante i
suoi brevi congedi; ma nel frattempo continuava attivamente ad
arricchirla e ne iniziava la illustrazione pubblicando nel volume
XVI uno studio sui minerali d’argento del Sarrabus, che sono
fra i più notevoli ornamenti della collezione. Fu buona ventura
pel Museo |’ essere entrato in suo aiuto il prof. Pelloux, che con
grande competenza ed amore si assunse l’ impegno della siste-
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BY Aah BR 0) at beet pi t A i Da Di xf N
ANNALI DEL MUSEO 491
mazione definitiva e del catalogo a schede, dimodochè la raccolta
Traverso, oltre alla sua grande importanza scientifica è anche un
modello di ordinamento. Il Pelloux si curò anche di continuare
la pubblicazione intrapresa dal suo collega e come sua prima
produzione è da notare « La collezione mineralogica Traverso del
Museo Civico Genovese nel 1907 », che è un riassunto descrittivo
del ricco materiale, inserito nel volume XLII Questo lavoro è
seguito da tanti altri da lui pubblicati in diversi volumi successivi.
Il prof. Alberto Pelloux è stato nominato Conservatore Ondrario,
modesto compenso in proporzione di quanto egli ha fatto e sta
facendo per il continuo incremento della raccolta e pel buon
nome del nostro istituto.
Nei volumi dei nostri Annali, oltre ai lavori diversi, che,
come risulta dalle pagine che precedono, sono prevalentemente
di indole sistematica, si sono stampate parecchie biografie, allo
scopo di attestare pubblicamente la nostra gratitudine agli scien-
ziati che, in un modo o nell’altro, si sono resi benemeriti del
Museo Civico di Genova.
Alcuni hanno collaborato all'ordinamento delle nostre collezioni,
sia come impiegati ufficiali, sia come semplici cultori di qualche
ramo delle scienze naturali. Altri hanno alimentato la nostra
pubblicazione fornendo apprezzati lavori. Altri infine hanno ar-
ricchito il Museo col dono delle loro collezioni e delle loro
biblioteche.
Dirò brevemente di queste biografie, enumerandole nell’ ordine
cronologico in cui furono stampate. Esse, tranne due, sono accom-
pagnate da ritratto.
L'Avvocato Cesare Maria Tapparone Canefri è già citato nelle
pagine precedenti quale autore di numerosi ed importanti scritti
malacologici forniti per gli Annali del Museo, cui fu addetto per
breve tempo come impiegato e cui lasciò morendo collezione e
biblioteca. Una sala del Museo, ove sono custoditi appunto questi
suoi legati, porta il suo nome. Nessuno meglio di Arturo Issel,
suo collega in Malacologia, avrebbe potuto parlare di lui (vo-
lume XXXII).
Di quel distinto e simpatico naturalista che fu il prof, Pietro
Mansueto Ferrari, il Museo possiede parimente collezione e biblio-
teca, e una sala é pure decorata col suo nome. Non fu impiegato,
4929 ; R. GESTRO
ma assiduo ed affezionato frequentatore del nostro istituto. Del —
suo ‘efficace contributo alla. conoscenza dei Rincoti è già detto
sopra. Gli ho dedicato, nel volume XXXIII, brevi cenni biografici,
con. tutto l’ affetto pel maestro venerato, che mi iniziò amorevol-
mente alle ricerche entomologiche.
. Il prof. Salvatore Trinchese, mentre reggeva la cattedra di
zoologia e di anatomia comparata nella nostra Università, prepa-
rava quei classici lavori sul feto dell’ orang-utan e sugli Eolididei
con i quali si è iniziato, nel 1870, il primo volume di questi
Annali. Di lui parla Arturo Issel con quel garbo letterario che
gli é proprio (vol. XXXVIII).
Alberto Perugia, come Tapparone Canefri, prestò servizio al
Museo, modestamente retribuito, consacrando la sua attività al-
l'ordinamento della collezione ittiologica, che gli ha fornito argo-
mento per parecchie pubblicazioni. Decio Vinciguerra, a lui legato
per affinità di studii, lo ha degnamente commemorato nel vo-
lume XXXVIII
: Leonardo Fea è altamente benemerito del Museo, quale im-
piegato, occupandosi con intelligenza e passione della sistemazione
delle collezioni entomologiche, quale disegnatore, xilografo e lito-
grafo contribuendo attivamente alla iconografia degli Annali,
quale viaggiatore e raccoglitore recando al Museo un enorme
contingente di materiali zoologici, preparati e conservati in modo
impareggiabile. L. Fea ai suoi pregi di naturalista accoppiava
un carattere integerrimo ed un cuore nobile. Anche alla sua
memoria fu dedicata una sala del Museo, la più grande del reparto
entomologico; ma meriterebbe di più. L'ho avuto a lungo al mio
fianco come caro compagno di lavoro e gli ho consacrato i pochi
cenni biografici che furono stampati nel: volume XLI. A. questi
cenni ho fatto seguire la lunga lista di memorie scientifiche
fondate su materiali da lui raccolti, e |’ enumerazione dei generi
e delle specie nuove da lui scoperte, che ammontano (fino alla
data della biografia, cioè al 1904) alla cifra straordinaria. di
duemilacentocinquanta !
Il prof. Pietro Pavesi durante il suo soggiorno in Genova
quale professore di Zoologia e di Anatomia comparata nella R.
Università, occupava, si pùò dire giornalmente, una stanzetta nel
piccolo Museo della Villetta Dinegro ed ivi compieva parecchi
dei suoi lavori aracnologici ed ittiologici, che restavano poi negli
ANNALI DEL MUSEO 4923
Annali ad attestare i suoi alti meriti di zoologo sapiente e scru-
poloso. Decio Vinciguerra, con affetto di discepolo, lo ricorda nel
volume XLIII.
Il prot. Enrico Hillyer Giglioli fa amico entusiasta del nostro
Museo, del quale seguiva con amore le vicende e i progressi.
Gli Annali contano fra le loro pagine alcune sue memorie, serie
ed importanti. Egli ha lasciato alla scienza un ricco legato nella
sua impareggiabile collezione dei vertebrati italiani, vanto del
Museo di Firenze; a noi ha lasciato il caro ricordo della sua
grande bontà. I cenni biografici pubblicati in suo onore nel vo-
lume XLIV, sono dovuti a Decio Vinciguerra che aveva con lui
cordiali rapporti nel campo delle ricerche ittiologiche.
Con la scomparsa di Carolina De Negri, insigne tassidermista,
il Museo Civico, già duramente provato dalla morte di Leonardo
Fea, perdeva un’altra delle sue più salde colonne. Essa ha dato
tutta la sua vita alla creazione di una quantità di preparati, che
attestano, per la bellezza dell'esecuzione, la sua abilità, e pel
loro numero straordinario, un sentimento del dovere spinto al
sommo grado. Fu veramente martire del lavoro e le espressioni
di lode a Lei rivolte nella breve commemorazione che le ho dedi-
cato nel volume XLVI, sono inferiori alla grandezza delle sue
henemerenze verso il nostro istituto.
Il Dott. Paolo Magretti, Milanese e Conservatore Onorario
del Museo Civico di Milano, lasciò la sua magnifica collezione di
Imenotteri con i libri relativi, al Museo di Genova, al quale era
avvinto da antiche amichevoli relazioni e che gli aveva fornito.
elementi per alcuni suoi lavori, che videro poi la luce nei nostri
Annali. La sala del Museo in cui è custodita la sua raccolta porta
il suo nome. Giacomo Mantero, valente cultore dello stesso Ordine
di insetti, lo ha degnamente commemorato nel nostro vol. XLVI.
‘L'ingegnere -G. B. Traverso, Genovese, con esempio molto
degno d’ essere imitato, ma scarsamente seguito dai suoi concit-
tadini, si è ricordato che esisteva nella sua città nativa un museo
zoologico eretto da un munifico Mecenate e pensò di crearvi un
reparto mineralogico. In questo modo si ebbe una collezione di
minerali italiani che è primissima, se non unica, nel genere, e sulla
quale lo stesso Traverso, in parte, e poi più diffusamente Alberto
Pelloux hanno fondato importanti scritti. Questa raccolta occupa
nel Museo tre grandi sale ed è in continuo aumento per opera
1924 {APRI ESTRO
del Pelloux, ai quale sono dovuti i cenni biografici stampati nel
volume XLVI.
Il marchese Massimiliano Spinola viene chiamato nel Museo
Civico di Genova padre dell’ Entomologia ligure ed è venerato -
quasi come un santo. Abbiamo nominato in suo onore una sala
per avere l'illusione di riparare in qualche modo il colpevole
oblio nel quale è tenuto dai suoi concittadini. La sua raccolta di
insetti che trovasi nel Castello di Tassarolo e le opere zoologiche
della sua ricca biblioteca, alcune delle quali rarissime e di grande
valore, sarebbero utilissime alla scienza se fosse. agevole il con-
sultarle. Non vi è dubbio che la bella collezione, fondamento di
tutte le opere che hanno procurato a Massimiliano Spinola uno
dei posti più elevati nella scienza, se non è stata rinaneggiata
da mani profane o poco esperte, è tuttora un monumento da
conservarsi religiosamente. Di lui ho scritto, nel volume XLVII,
certamente meno di quanto meritasse e il ricordo biografico è
seguito dall’ elenco delle sue pubblicazioni.
Guelfo Cavanna, distinto cultore e geniale scrittore di cose
zoologiche, di cui parla con affettuose parole Enrico Balducci nel
volume XLIX di questi Annali, non fu addetto al Museo, nè ha
preso parte alle sue pubblicazioni; ma è stato fedele amico del
nostro istituto fino dall’ inizio e ne ha seguito con affettuoso inte-
resse lo sviluppo, approvando incondizionatamente l’ indirizzo da
noi dato agli studii zoologici. |
La persona di Odoardo Beccari è strettamente legata a quella
del fondatore ‘del Museo e i meravigliosi risultati zoologici dei
suoi grandi viaggi hanno tutti affluito verso il nostro istituto.
Egli è infatti uno dei naturalisti che ha più efficacemente contri-
buito all’ incremento del nostro materiale zoologico per quanto
riguarda la fauna delle varie isole Malesi e Papuane. È tutto un
ricco patrimonio zoologico che molti grandi Musei possono invidiare.
Ho voluto riservarmi l’ onore di ricordare |’ opera sua in questi
Annali, che contano interi volumi consacrati all’ illustrazione delle
sue raccolte (vol. XLIX).
:. L’attuale volume L, che è tutto consacrato a Giacomo Doria
con l'illustrazione di parte delle collezioni da lui radunate, co-
mincia, come è naturale, con un «Ricordo biografico» del fondatore
del Museo e dei ‘suoi Annali.
i Nelivoluine XV (1879) è stata pubblicata la prima memoria
U
ANNALI DEL MUSEO 4925
destinata ad e are i risultati zoologici della ione Italiana
nell'Africa equatoriale. Essa è preceduta da un’ introduzione per
opera del Segretario della Società Geografica Italiana, prof. G.
Dalla Vedova, nella quale si parla degli scopi della spedizione,
dell’ itinerario seguito, delle vicende subite e dei gravi ostacoli
incontrati. Insieme a questa introduzione è pubblicato un ritratto
del marchese Orazio Antinori, che fu il Capo di quella difficile
impresa. Però di questo venerando viaggiatore, che ha trascorso
la maggior parte della sua vita nel continente africano e che
durante le sue avventurose escursioni non ha mai dimenticato il
nostro Museo, arricchendolo di copiosi e splendidi materiali zoolo-
gici, non si è mai pubblicato nei nostri Annali un cenno biografico,
mancando così ad un atto di gratitudine verso di lui.
Le dediche che si trovano a capo di alcuni volumi, hanno
generalmente lo stesso significato delle biografie.
Il primo volume (1870) è dedicato ai barone Andrea Podestà,
l’impareggiabile Sindaco, patrocinatore del nostro Museo fino agli
ultimi tempi della sua nobile esistenza. La nostra pubblicazione
non avrebbe potuto sorgere sotto migliori auspici. (Vedi pag. 52
del presente volume).
Ho accennato nelle pagine precsdonti al ao volume
XVII, formato per intero da un’opera di T. Thorell, che è la
terza parte dei suoi Studii sui ragni Malesi e Papuani. Questo
monumento aracnologico è dedicato dagli editori alla Maestà di
Oscar II, Re di Svezia e di Norvegia. L'autore, celebre professore
dell’ Università di Upsala, aveva cercato per la sua salute un
clima più mite nelle vicinanze di Genova e durante. il suo sog-
giorno di varii anni in Liguria aveva trovato nel Direttore del
Museo la più cortese ospitalità e nel redattore degli Annali una
assidua assistenza e un forte aiuto materiale per la difficile ese-
cuzione tipografica delle sue numerose e cospicue opere. Il governo
svedese, cui non erano sfuggite queste attenzioni usaté ad un suo
suddito insigne, aveva voluto manifestarne la propria soddisfazione
ai due editori. Ecco la ragione della dedica.
La parte IV, vol. I, degli Studii sni Ragni Malesi e Papuani,
che forma anch’ essa da sola un volume (XXVII), è dedicata
dallo stesso autore al marchese Giacomo Doria, in attestato di
riconoscenza per tutti gli aiuti che gli erano stati prodigati, e la
4926 : R. GESTRO
parte IV, vol. II, è dedicata ad un suo collega in Aracnologia
Tommaso Workman, che ha concorso materialmente con la sua
«liberalità illuminata » alla costosa stampa del volume XXXI
che la contiene. 2
Il volume XXXIII è intitolato a S. E. Ferdinando Martini,
Ministro della pubblica istruzione « da cui gli Annali del Museo
Civico di Genova ebbero etticace incoraggiamento».
A capo del volume XXXIV sta l'effigie di Andrea Podestà
e di fronte ad essa sono stampate le seguenti frasi: «Il primo
volume di questo periodico, in cui dovevano rispecchiarsi l’attività
ed i progressi del Museo Civico di Storia Naturale, fu dedicato
al Barone Andrea Podestà, al Sindaco illustre, sotto gli auspicii
del quale era sorto il nuovo istituto. Questa pubblicazione, edita
a cura ed a sole spese dei sottoscritti, col concorso di naturalisti
d’ ogni paese, è giunta ormai al suo venticinquesimo anno di vita
non ingloriosa. Alla memoria di Andrea Podestà noi consacriamo
questo volume, il XXXIV, e mentre piangiamo la perdita imma-
tura del primo Magistrato del Comune, del patrocinatore di ogni
nobile impresa, pensiamo con dolore che, appunto alla vigilia della
sua morte, egli si accingeva a collocare in più vasta e degna
sede il Museo ».
La denominazione di « Annali » esigerebbe una regolare
periodicità di pubblicazione; ma questa non fu sempre potuta
osservare. Finché le spese erano sostenute da un Mecenate è
talvolta accaduto che durante un anno sono comparsi due volumi,
anzichè uno solo; ma quando è cessato il suo appoggio materiale,
si ebbero inevitabili ritardi, i quali però si sono ancora maggior-
mente accentuati nel periodo bellico e negli anni consecutivi, a
cagione dell’ enorme rincaro delle tariffe tipografiche e dei prezzi
delle materie prime. Questo rincaro perdura anche oggigiorno ed
è da far voti che non peggiori.
In tali casi di ristrettezze finanziarie, oltre agli inevitabili
ritardi si è dovuto anche ridurre il numero dei fogli di stampa
e delle illustrazioni, cosicchè i più recenti volumi per proporzioni
sono male intonati con gli antichi e le tavole in generale sono
poco numerose, anche quando qualcuno degli Autori si è gene-
rosamente prestato a farle eseguire a proprie spese.
ANNALI: DEL MUSEO 497
Per evitare ogni contestazione in fatto di priorità, si è stabilito
che ciascun foglio di stampa debba portare la data del giorno
della tiratura, conservando quella che agli autori è piaciuto di
mettere ai loro lavori. Questa determinazione presa dagli editori
è notificata in capo al vol. IX (1876).
La direzione del Museo accorda gratuitamente a ciascun autore
cinquanta estratti delle memorie pubblicate; ma se ne stampano
cento, restando così un fondo di magazzino, che può servire come
materiale di cambio e talvolta a rifornire di qualche copia I’ au-
a
tore che é stato troppo prodigo di quelle ricevute.
Il cambio degli Annali si fa con gli altri Musei, con le
Biblioteche Universitarie, con le istituzioni scientifiche di vario
genere, dando la preferenza a quelle che hanno maggiori affinità
col nostro Museo.
La distribuzione si fa per mezzo dell’ « Ufficio degli Scambii
internazionali » presso la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele
di Roma, in gran parte ma non in tutto, perché alcuni Stati non
godono ancora il beneficio di questa trasmissione gratuita.
Gli Annali sono stati premiati in alcune esposizioni, cioè :
Esposizione orticola, didattica, industriale, artistica in Pavia
nel 1877. — Medaglia d’ oro.
Esposizione universale di Parigi nel 1878. — Diploma di
medaglia d’ oro.
Congresso geografico internazionale. Terza Sessione. Venezia
1881. — Diploma di I.* classe.
Esposizione generale "italiana di Torino, nel 1884. — Di-
ploma d’ onore. ;
Esposizione universale d’Anversa, nel 1885. — Diploma di
medaglia d’ oro.
Esposizione Eritrea e di materiale geografico in Milano,
nel 1894. — Diploma di 2.° grado.
Tp [o
In seguito si è Mei di rinunziare a qualunque concorso,
ritenendo premio più ambito la soddisfazione di mettere in luce
i risultati scientifici ottenuti dai nostri bravi esploratori, spesso —
con gravi rischii per la propria esistenza ‘e forte dispendio delle
loro sostanze, nonchè quella di contribuire, nella misura delle
nostre forze, al progresso delle Scienze Naturali in Italia.
Genova, dal Museo Civico di Storia Naturale.
26 Dicembre 1925. i
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL'ARCIPELAGO TOSCANO
XIX.
COLEOTTERI DEL GIGLIO
PER E. GRIDELLI
PARTE I.
ADEPHAGA - PALPICORNIA - STAPHYLINOIDEA
Il primo autore che studiò in modo particolare la fauna coleot-
terologica delle isole toscane fu Alberto Razzauti. In una prima
memoria (Riv. Col. Ital. IV, 1906, pp. 114-115) egli pubblicava
una breve lista di specie raccolte nelle isole d’Elba e di Pianosa;
undici anni dopo (Atti della Società Toscana di Scienze Natur.
Pisa, XXXI, 1917, pp. 196-221) illustrava particolarmente la
flora e la fauna della Capraia, dando pure un elenco bibliografico
riguardante la Capraia ed il Giglio. Nello stesso periodico (XXXIII,
1921, pp. 96-122) egli fece seguire una memoria sulla fauna
coleotterologica delle isole d’ Elba, Capraia e Gorgona, nella quale
riassunse molto accuratamente tutta la bibliografia coleotterolo-
gica riguardante le isole toscane. Pochi anni dopo il distinto
entomologo e biogeografo Dr. Carlo Holdhaus aumentava notevol- —
mente le nostre cognizioni sull’argomento mediante due memorie.
La prima (Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 77-176) illustra la
fauna coleotterologica dell’ isola d’ Elba; nella seconda (Ann.
Naturhist. Museum Wien, XXXVII, 1924, pp. 1-200) I’ autore
tratta ampiamente e magistralmente il tanto discusso problema
della Tirrenide, basandosi specialmente sulla diffusione geografica
dei coleotteri.
130 VESTE. GRIDEULI
Nelle memorie succitate ed in molte altre ancora, elencate da
Razzauti nella sua memoria del 1921, troviamo vari accenni alla
fauna coleotterologica del Giglio. Si tratta però in generale di
descrizioni di nuove forme oppure di semplici indicazioni di loca-
lità, basate in gran parte su esemplari raccolti dal March. Doria
e comunicati per lo studio a vari specialisti; non esiste però nes-
sun lavoro d’insieme sui coleotteri del Giglio. Spero che la pre-
sente memoria, potrà, almeno in parte, eliminare questa lacuna
nelle nostre cognizioni faunistiche dell’ arcipelago toscano. Ho
tentato d’illustrare nel miglior modo possibile il grande e prezioso
materiale raccolto con tanta solerzia dal March. Giacomo Doria,
durante i suoi lunghi soggiorni al Giglio e ringrazio il Direttore
del Museo Civico di Storia Naturale, Prof. Gestro, d’ avermelo
affidato per lo studio. Ho pure creduto opportuno d’unire all’elenco
dei coleotteri del Giglio anche alcune specie raccolte in altre
isole dell’ arcipelago dallo stesso March. Giacomo Doria, dal
prof. R. Gestro e dal Cap. E. A. d’Albertis.
Nella presente memoria sono elencati tutti gli Adephaga, i
Palpicornia e gli Staphylinoidea (nel senso del Catal. Col.
Reg. Palaear. Winkler); spero di poter pubblicare quanto prima
una seconda memoria, trattante tutto il resto dei coleotteri gigliesi,
nonchè alcune considerazioni zoogeografiche. Mi sia permesso
infine di ringraziare l’egregio Signor Agostino Dodero, il quale
rese possibile il mio studio determinando o. rivedendo alcuni
gruppi e mettendo a mia disposizione la sua preziosa collezione,
nonchè l’amico e. collega Dott. Felice Capra, al quale devo la
determinazione delle famiglie Dytiscidae e Gyrinidae.
CICINDELIDAE
Cicindela lunulata F.
icindela litoralis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 17.
Un solo esemplare, catturato al Campese, nel marzo 1921.
Secondo il Dr. Walther Horn, l’esemplare suddetto è identico agli
esemplari continentali della lunulata nemoralis Oliv.
La specie vive lungo le rive del mare e dei bacini salati
continentali. Italia costiera, Europa media merid., Mediterraneo.
be
e NE AT eel PE IA NPA LIO ee hehe ge TERI IT
COLEOTTERI DEL GIGLIO. 451
CARABIDAE
Carabus (') italicus De}.
Carabus italicus Dej., Spec. Gen. Col. II, 1826, p. 85.
Il solo esemplare di questa specie, raccolto dal March. Doria
al Campese, nell’ aprile 1901,-non presenta differenze sensibili
da quelli che si trovano nei dintorni di Roma e deve venir
quindi riferito alla var. Rostagnoi Luig. (Bull. Soc. Ent. Ital.
XXXV, ‘1903, p. 75).
La specie è largamente diffusa nell’Italia settentrionale e cen-
trale; vive di preferenza nelle regioni piane paludose, sotto pietre,
detriti alluvionali, alla base dei vecchi ceppi, ecc. Presenta una
notevole variabilità e forma parecchie razze, ancora in parte
inedite, specialmente nel Trentino, Veneto e Venezia Giulia. La
forma tipica è descritta probabilmente (2) del Piemonte.
Carabus alyssidotus Illig.
Carabus alyssidotus forma tipica Illig., Kaf. Preuss. (°) I,
pot:
Carabus alyssidotus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 76.
Carabus alyssidotus pontinus Lapouge, Miscell. Entom. 1916,
perdo:
Numerosi esemplari (circa trenta) raccolti durante tutto l’anno.
La specie si trova nella Francia meridionale e nell’ Italia:
Alpi Marittime, Toscana, Marche (Ascolano), Lazio, Napoletano
(sec. Porta, Fauna Coleopt. Ital. I, 1923, p. 62).
La descrizione originale di Illiger è basata (sec. Lapouge 1. c.)
su di un esemplare italiano inviato da Rossi a Hellwig. Conside-
rando che le raccolte di gran lunga più importanti di Rossi sono
(!) Degno di nota è il fatto che nell’ arcipelago toscano (Elba e Giglio) mancano
le due forme di Carabus, caratteristiche della fauna corso-sarda e precisamente il
Car. Genei Géné (Corsica, Sardegna) e il Cur. morbillosus F. v. alternans Palliardi
(Corsica, Sardegna e Sicilia). È
(2) «Il se trouve en Italie, particuliérement en Piémont». (Dejean, l. c. p. 86).
(#) Non ho potuto consultare la descrizione originale di Illiger. Mi riferisco
perciò alla trascrizione della stessa data da Lapouge (1. c. pp. 79-80).
432 LEA, GRD BASE
appunto quelle fatte in Toscana e data I’ esatta corrispondenza
degli esemplari toscani da me esaminati alla descrizione di Illiger,
non esito a ritenere la forma toscana quale forma tipica dell’aZys-
sidotus.
Ho potuto esaminare esemplari delle seguenti localita toscane:
Toscana (senza ulteriori indicazioni), Livorno, paludi del Gombo,
Maremma pisana, Pisa, Grosseto, isola del Giglio. Non ho potuto
rilevare differenze sensibili tra +la forma toscana e quella del
Lazio, della quale vidi alcuni esemplari nelle collezioni Dodero e
Luigioni: Roma, Cisterna, Maccarese, Pietra Lata.
Lapouge espone in un pregevole lavoro (1. c.) idee affatto
diverse sulla sistematica dell’ alyssidotus, basate sull’ esame di
numerosi esemplari delle Paludi Pontine e di altri esemplari ita-
liani, ch’ egli suppone provenire dalla valle del Po (*). Secondo
l’egregio autore, gli esemplari esaminati non possono riferirsi
alla forma descritta da Illiger; la forma tipica gli rimane quindi
sconosciuta e propone per gli esemplari delle Paludi Pontine, e
quelli supposti della valle padana, la creazione d'una nuova sotto-
specie, col nome di pontinus. Le differenze rilevate da Lapouge
sono date dalla scultura delle elitre. Illiger la descrive nel modo
seguente: «Auf jeder Flugeldecke sind mehrere solcher ketten-
formigen Streifen, wovon sich etwa drei durch ihre kiirzern
dickern Erhòhungen auszeichnen. Zwischen solchen Reihen liegen
drei andere weit kleinere, auch kettenformig unterbrochenen
Streifen wovon die Mittelstreife sehr lange, die ihr zur Seite
liegende sehr kleine Glieder haben. Die Zwischenratime zwischen
diesen Streifen sind nicht eigentlich ausgehòhlt; sondern es hat
das Ansehn, als ob die erhabnen Kettenreihen auf einen ebnen-
Grund gelegt waren». La descrizione è chiarissima e da essa risulta
che l'esemplare descritto da Illiger ha anche gli intervalli terziari
sviluppati, con tubercoli allineati, formanti «auch kettenformig
unterbrochene Streifen ».
L'espressione di Illiger «ebnen Grund» è pure esatta. Gli
intervalli sono naturalmente limitati da strie più o meno profonde,
a seconda del maggiore o minore grado di sviluppo e d’ allinea-
mento dei tubercoli; le strie non sono però «eigentlich ausgehòhlt»,
(1) «et que je suppose venir de la vallée du Po». Nota inoltre un esemplare
«de la cote apulienne »,
COLEOTTERI DEL GIGLIO 435
ossia non sembrano scavate nella chitina elitrale al disotto della
base dei tubercoli, bensi sembrano derivare dalla disposizione dei
tubercoli, formanti serie parallele su di una superficie piana.
Quasi tutti gli esemplari toscani e laziali da me esaminati mo-
strano questa scultura caratteristica; non credo quindi che gli
esemplari. delle Paludi Pontine, descritti da Lapouge, sieno diversi
da quelli della stessa provenienza da me esaminati, tanto più che
la descrizione di Lapouge non differisce sostanzialmente da quella
di Illiger. x
Qualche esemplare del Giglio ha i tubercoli terziari poco svi-
luppati e non evidentemente allineati, come il ¢ delle Paludi
Pontine, nel quale Lapouge (I. c. p. 80) ritroverebbe 1’ «ebnen
Grund » di Illiger, («le tout confus, mais dans un certain sens,
c'est bien là l’ebnen Grund d’Illiger»). Naturalmente in tal caso,
il fondo piatto delle elitre è più evidente; ma sono appunto questi
esemplari che differiscono da quello descritto da Illiger, il quale,
come risulta dalla descrizione, aveva gli intervalli terziari svilup-
pati, con tubercoli disposti in serie.
Non esito dunque 4 ritenere quale forma tipica dell’ alyss¢-
dotus la forma di Toscana e del Lazio, descritta da Lapouge col
nome di pontinus. Il Carabus alyssidotus si trova pure nella
Francia meridionale, dove forma, secondo Lapouge, una razza
bene distinta dal tipo di Toscana e Lazio per il colore, la statura,
la forma del corpo e la scultura delle elitre. Lapouge (1. c. p. 80)
propone per essa il nome stagnalis-aequalis. Non comprendo
per quale ragione l’ egregio autore indichi una sottospecie con
due nomi, visto che un Car. alyssidotus stagnalis non venne,
almeno per quanto io sappia, mai descritto. Non ho avuto occa-
sione d’ esaminare individui di sicura provenienza francese; due
esemplari della coll. Castelnau (Museo Civico Genova) portano
bensi |’ indicazione «Francia merid.», ma non sono sicuro che
tale località sia esatta, essendo essi eguali agli esemplari di
Toscana e Lazio.
Calosoma sycophanta L.
Calosoma sycophanta Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 35.
Tre esemplari, raccolti al Campese nei mesi di giugno e
luglio 1900. Europa, Mediterraneo, Asia centrale, Imalaia.
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (30 Marzo 41926). 29
RA Pu Vdc te UT e ia e pi ak. Ga ssi yee
Pe are caio SI ANS 0A ila PICASA
(AS DOLORI GRIDEVDI
Calosoma Maderae F.
Calosoma Maderae Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 37.
Un solo esemplare; aprile 1901.
Regione mediterranea.
EKurynebria complanata L. (!)
Eurynebria complanata Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892,
D198:
Un solo esemplare; maggio 1900. Forma tipica.
Specie molto variabile nel colore delle elitre; si possono
distinguere le forme seguenti :
Eurynebria complanata forma tipica, Jacquelin Duv., Gen.
Col. I, Pl. 2, fig. 8; Ganglb. I. c.; Bedel Cat. Col. Nord Afriq.
1895-900, p. 32; Barthe Miscell. Entom., 1910, p. 129. — are-
naria F. System. Entom. 1775, p. 241 (in arena mobili Cam-
briae); Dejean Spec. Gen. Col. II, 1826, p. 223, Icon. II, 1837,
p. 73, pl. 74, fig. I
Macchie nere delle elitre molto sviluppate e confluenti, for-
manti due fascie più o meno complete, situate trasversalmente,
la prima nel terzo anteriore delle elitre, l’altra (che ordinaria-
mente è più completa della precedente) .poco oltre la metà del
disco elitrale. Le due fascie sono unite più o meno da linee nere
longitudinali, le quali lasciano sul disco delle macchie eae piu
o meno estese, comunicanti tra loro.
Coll. Dodero, Mancini e Museo Civico Genova: Frejus, Men
pellier, Cette (Francia merid.); Foce d’ Arno, isola del Giglio,
(Toscana); Gaeta (Campania); Cotrone, Catanzaro (Calabria) ;
Golfo Aranci, Cagliari (Sardegna); Trapani, Messina, Pachino,
(Sicilia); Lampedusa; Algeciras (Spagna); Philippeville (Algeria).
Eurynebria complanata ab. Kotschyi Redtb., Denkschr.
Akad. Wien I, 1850, p. 47; Schneider Isis 1902, p. 50; Deville
Cat. Col. Corse, p. 8; Barthe Miscell. Ent. 1910, p. 130. — La
colorazione nera assume talvolta uno sviluppo maggiore ed invade
la massima parte del disco elitrale, lasciando su di esso soltanto
piccole macchie gialle isolate. Questa forma può venir considerata
soltanto quale aberrazione cromatica e non ha in nessun caso il
(1) Deseritta di Spagna, sec. Bedel I. c.
oa A | ie. ony PAN ATA AE bie eae Bae a
Sd AV ali TS VESTONO LAO NSA
COLEOTTERI DEL GIGLIO 435
valore attribuitole da Schneider (1. c.). Essa si trova insieme alla
forma tipica in molte località del Mediterraneo occidentale: Mont-
pellier (Francia merid.); Marina di Massa, Marina di Pietrasanta,
Foce d'Arno (Toscana); S. Antioco (Sardegna); Bougie, Bou-
berak (Algeria). Barthe (1. c.) la indica come descritta di Cor-
sica; in realtà Redtenbacher (l. c.) la descrisse su esemplari
della Persia meridionale. Il Dr. Holdhaus ebbe la cortesia d’ esa-
minare il tipo di Redtenbacher e mi comunicò gentilmente
ch’esso è certamente un esemplare oscuro di complanata.
Sono però convinto che la località di cattura sia errata e che
la complanata non si trovi nella Persia, dato ch’ essa manca in
tutto il Mediterraneo orientale.
Eurynebria complanata ab. concolor Hume Miscell. Ent.
1910, p. 150. Descritta di La Teste (Francia occid.), ma già
indicata da altri autori, come per esempio Dejean e Bedel (1. c.).
Gli esemplari descritti da Barthe hanno le elitre interamente
gialle; quelli da me esaminati hanno la colorazione oscura ridotta
a pochissime macchie bruno-chiare, molto piccole e sfumate. Arca-
chon, Bordeaux, Aude (Francia); Lampedusa.
Vidi pure due esemplari della Francia occidentale (Arcachon,
La Rochelle, in coll. Mancini), nei quali le due fascie nere,
caratteristiche per la forma tipica, sono formate da macchie allun-
gate ed isolate. Essi non possono essere riferiti a nessuna delle
forme suddescritte e rappresentano termini di passaggio tra la
forma tipica e |’ aberr. concolor.
La specie è diffusa lungo il litorale atlantico fino in Irlanda
e lungo le rive del bacino occidentale del Mediterraneo; credo
manchi nel Mediterraneo (*) orientale. Nel Mediterraneo pre-
dominano le forme oscure, non manca però la forma chiara, che
sembra predominare lungo le coste dall’ Atlantico.
Notiophilus substriatus Waterh.
Notiophilus substriatus Spaeth, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1399-.p. 5418.
Dieci esemplari, raccolti nei mesi di aprile e maggio 1901.
Europa media, Mediterraneo; diffuso in tutta l’ Italia e nelle
isole.
(1) Apfelbeck non cita l’ Eurynedria complanata; vedi Kaferfauna Balkanhalb-
insel 1904.
136 °F. GRIDELLI
Notiophilus geminatus Dej.
Notiophilus geminatus Spaeth, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1899, p. 520.
Due esemplari; aprile 1901 ed agosto 1902.
Diffuso in tutta la regione mediterranea (sec. Ganglb., Kaf.
Mitt.- Eur. I, 1892, p. 119). Spaeth (1. c.) lo indica soltanto
del Mediterraneo occidentale. Si trova però pure nel Mediterraneo
orientale: Corfù, Pentelicon, Creta (teste Apfelbeck, Kaferfauna
Balkanhalbins. I, 1904, p. 64).
Scarites buparius Forst.
Scarites buparius Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 129.
» » Bedel, Cat. Col. Nord Afriqg. 1895-1900,
I, p. 39-40.
» » Tschitsch., Rev. Russe IV, 1904, p. 260.
Numerosi esemplari, raccolti nei mesi di maggio e luglio
1900-1901.
Specie largamente diffusa, specialmente lungo le coste del
Mediterraneo occidentale: Isole Canarie, Marocco, Algeria, Tunisia,
Spagna, Francia, Italia, Creta (sec. Bedel 1. c. et auct.). Si trova
pure nella Grecia: Pyrgos (Pelopponeso), Kalamata-Langhadis
(teste Apfelbeck, Kaferfauna Balkanhalbinsel, 1904, I, p. 66).
Sembra mancare lungo le coste dell'Adriatico, mentre è comune
nelle isole e lungo le coste occidentali d’Italia. Porta (Faun. Col.
Ital. I, 1923, p. 80) lo cita di Toscana, Lazio, Napoletano, Sicilia,
Sardegna e Corsica. Ho esaminato esemplari delle località seguenti
(in coll. Dodero): Ventimiglia, Borgio (Liguria occid.); Fiumicino,
Maccarese (Lazio); Pachino (Sicilia merid.); Pollensa (Baleari).
Scarites laevigatus F.
Scarites laevigatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 130.
» » Tschitsch., Rev. Russe IV, 1904, p. 264.
Numerosi esemplari; giugno 1901. Forma tipica.
La specie è diffusa lungo le coste del Mediterraneo, Adriatico
e Mar Nero.
PRESI ne RIN AR NR DE RODE RUNE ate Sa SC fat ry Sia i Lae. Fn 0
COLEOTTERI DEL GIGLIO A37
Asaphidion flavipes L.
. Tachypus flavipes Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 149.
Un solo esemplare; dicembre 1900.
L’ esemplare suddetto appartiene senz’ altro alla specie indicata
da Ganglbauer e da tutti gli autori moderni col nome di flavipes L.
Noto però che con questo nome si determinano forme notevolmente
diverse e sono certo che un accurato studio del flavipes sensu
Auct. porterebbe quale conseguenza la scissione dello stesso in più
forme di valore sistematico diverso.
L’Asaph. flavipes Auct. è diffuso nella massima parte della
regione paleartica.
Bembidion ambiguum Dej.
Bembidion (Neja) ambiguum G. Mull., Col. Rundsch. VII,
HONS. 0s) by:
Pochi esemplari (*), raccolti nel novembre 1900 e giugno 1901,
riferibili alla forma tipica, diffusa in tutto il bacino occidentale
del Mediterraneo.
Bembidion iricolor Bed.
Bembidion (Philochthus) iricolor G. Mull., Col. Rundsch.
VIL 1918) sp: 65:
Una dozzina di esemplari; marzo-maggio-dicembre 1901.
Regioni costiere dell’Atlantico e del Mediterraneo.
Bembidion obtusum Serv.
Bembidion (Phila) obtusum G. Mùll., Col. Rundsch. VII,
1918, p. 68. |
Comunissimo dall’aprile all’ ottobre, individui immaturi nel
maggio.
_ Tutti gli esemplari raccolti appartengono alla forma tipica,
largamente sparsa nell’ Europa media e meridionale e nei paesi
mediterranei.
(1) Già citato del Giglio; vedi Porta Faun. Col. Ital. I, 1923, p. 94,
138 E. GRIDELLI
La subsp. rectangulum (sensu Mull. l. c.) diffusa nel Marocco,
Algeria, Tunisia, Siria, Sicilia e secondo Porta (Faun. Col. Ital. I,
1920, p. 94) anche nella Sardegna e nel Lazio, sembra quindi
mancare nella fauna del Giglio. i
Bembidion elongatum De).
Bembidion (Synechostictus) elongatum G. Mull., Col.
Rundsch. VII, 1918, p. 107.
Molto frequente al Campese ed alle Cannelle; primavera ed
estate 1901 e 1902; esemplari immaturi nel luglio ed agosto.
La specie è diffusa nell’ Europa occidentale e meridionale,
Asia Minore e Caucaso. Tutti gli esemplari del Giglio apparten-
gono alla razza occidentale (sensu G. Mill, l. c., p. 107 nota).
Bembidion oetomaculatum Goeze
Bembidion (Trepanes) octomaculatum G. Mùll., Col.
Rundsch Wialin4 91S ayy Ae
Pochi esemplari raccolti alle Cannelle nell’ aprile 1901.
Europa media e meridionale, Siria, Siberia occidentale.
Tachys bistriatus Dutt.
Tachys bistriatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 178.
Numerosi esemplari, raccolti dal marzo al settembre del 1901.
Forma tipica. Europa media e meridionale, Mediterraneo.
Tachys fulvicollis Dej.
Tachys fulvicollis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1899, p. 109.
Aleuni esemplari; maggio 1901, aprile 1902.
Molto sparso nell’ Europa meridionale e nel Mediterraneo (vedi
Ganglb. l'e. fe Porta, Fauna Col, Ital. 149230) p.100):
Tachys algiricus Lucas
Tachys algiricus Reitter, Wien. Ent. Zeit. 1884, p. 123.
» » Bedel, Cat. Col. Nord Afriq. I, 1895-1900,
pp.) (eens 9.
» » Porta, Fauna Col. Ital. I, 1923, p. 109.
Un solo esemplare; aprile 1901.
I
=
q
COLEOTTERI DEL GIGLIO 439
Diffuso nel Mediterraneo occidentale: Marocco, Algeria, Tunisia,
Andalusia, Sicilia (sec. Bedel l. c.); Toscana, Lazio, Sicilia, Sar-
degna (sec. Porta 1. c.).
Vidi alcuni esemplari di Firenze, delle alluvioni dell’ Arno
(Toscana); Algeciras, Tunisi.
Tachys brevicornis Chaud.
Tachys brevicornis Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 179.
» » Porta, Faun. Col. Ital. I, 1923, p. 109.
Parecchi Zini. settembre ed ottobre 1901, maggio ed
agosto 1902.
Ganglbauer (I. c.) indica quale area di diffusione della specie
le seguenti regioni: Tirolo, Piemonte, Provenza, Caucaso. Essa è
però notevolmente più diffusa, come risulta dalle regioni indicate
da Porta (1. c.): Venezia Tridentina e Giulia, Piemonte, Emilia,
Toscana, Lazio, Sicilia, Sardegna, Corsica. Gli esemplari da me
studiati provengono dalle località seguenti: Castiglione Torinese,
Torino (Piemonte); Firenze, alluvioni dell’ Arno (Toscana);
Lenkoran (Caucaso orient.).
Tachys haemorrhoidalis De).
Tachys haemorrhoidalis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892,
p. 180.
Comunissimo dal marzo all’ ottobre. La maggior parte degli
esemplari raccolti appartiene alla var. socius (Schaum) Porta
(Fauna Col. Ital. I, 1923, p. 110), caratterizzata da due macchie
chiare più o meno distinte su ciascuna elitra, l’ una omerale e
l’altra apicale. Pochi individui immaturi nel mese d’agosto. Vidi
inoltre tre esemplari (pure var. socius) raccolti dal Dr. Gestro
nell’ isola di Capraia (Stagnone, VIII. 1899).
La specie è diffusa nelle regioni meridionali dell’ Europa media
e nei paesi mediterranei.
Tachys parvulus De).
Tachys parvulus Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 179.
Comune dal marzo al settembre; un solo esemplare della forma
440 i ORS VG RIDENLI
tipica, tutti gli altri appartengono alla var. curvimanus Woll.
(= quadrinaevus Reitt., Berl. Ent. Zeitschr. 1872, p. 177), già
citata del Giglio da Porta: (Faun. Col. Ital. I, 1923, p. 110).
La specie è diffusa nell’ Europa meridionale e nel Mediterraneo.
Perileptus areolatus Creutz.
Perileptus areolatus Ganglb., Kàf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 185. -
Molti esemplari; aprile e maggio 1900.
Europa media, Mediterraneo.
Trechus quadristriatus Schrk.
I numerosi individui raccolti al Giglio dal March. Doria ven-
nero inviati per lo studio al Dr. Jeannel, il quale mi comunicò
sentilmente quanto segue: « Le Trechus de Vile de Giglio est
«le Trechus quadristriatus Schrk., ailé, donc normal. Par
« contre a l’ile d’ Elbe, on trouve 7. quadristriatus aptère
« (seule localité connue de cette espéce aptére) et en Corse et
« en Sardaigne se trouvent 7. quadristriatus ailé et T. tyrrhe-
« nicus sp. nov. ». (Jeannel in litt. 15. XIIL 1925).
Chlaenius circumscriptus Dufisch.
Chlaenius circumscriptus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 387.
» » Bedel, Cat. Col. Nord Afriq. I, 1895-
1900 p. 96.
Pochi esemplari; aprile, maggio ed agosto.
Diffuso in tutta I’ Europa meridionale, Mediterraneo, Asia
occidentale, Canarie, Egitto, Nubia, Senegal, Africa Australe
(sec. Bedel 1. c.).
Chlaenius spoliatus Rossi
Chlaenius spoliatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 386.
» » Bedel, Cat. Col. Nord Afrig. I, 1895-1900, p. 95.
» » Porta, Faun. Col. Ttal..1, 1923, pile
Il solo esemplare raccolto al Giglio (maggio 1900) ha i femori
parzialmente infoscati e deve venir quindi riferito alla ab. obscuro-
A e aio a
COLEOTTERI DEL GIGLIO AAA
femoratus Breit (Wien. Ent. Zeit. 1911, p. 109) descritta su
esemplari di Livorno e di Spagna. Porta (1. e.) la indica inoltre
del Lazio; io stesso ebbi occasione di catturare qualche esemplare
coi femori neri, insieme a molti esemplari tipici, lungo le rive del —
basso corso del Risano (Istria sett.).
La specie è diffusa nelle regioni meridionali ed occidentali
dell’ Europa media ed in tutta la regione mediterranea; |’ aberra-
zione succitata sembra essere sparsa quanto la forma tipica. e
venne già segnalata, prima di Breit, da qualche autore (p. e.
Bedel, |. ¢. nota 2).
Chlaenius festivus F.
Chlaenius festivus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 389.
» » Gridelli (7), Boll. Soc. Ent. Ital. 1925, p. 119.
Un solo esemplare; pronoto verde, con riflessi aurei, poco
pronunciati.
La specie manca nel Mediterraneo occidentale e particolarmente
nella Corsica e Sardegna; la sua presenza nell’ isola del Giglio
è quindi un fatto di notevole importanza zoogeografica ed indica
una stretta affinità della fauna del Giglio con quella della terra-
ferma italiana e particolarmente toscana.
La forma tipica è diffusa in tutta l’ Europa meridionale orien-
tale, penisola balcanica, Ungheria, Austria superiore ed inferiore,
Moravia, Slesia, Italia, Francia meridionale. La razza caspicus
Motsch. si trova invece nel Caucaso e nella Persia; altre forme
non ancora esattamente conosciute abitano nelle regioni transca-
spiche.
Il Chi. festivus è quindi evidentemente una specie orientale,
la quale si spinge ad occidente fino nell’ arcipelago toscano e
nella Francia meridionale.
L’aberr. pseudocaspicus mihi (addome concolore nero) de-
scritta della Venezia Giulia (Valle del Quieto, Istria), venne
raccolta dal Menozzi a Sambiase di Calabria (un esemplare nella
collez. Dodero ).
(1) La nota citata venne pubblicata il giorno 29 ottobre 1925, prima che io potessi
avere notizia di un lavoro sullo stesso argomento, pubblicato mella Miscellanea
Entomologica vol. XXIX: L. Puel, Tableaux analytiques des Coléoptéres de la faune
franco-rhénane, famille II, Carabidae, tome II. Nel fascicolo 4 (settembre 1925) è
pubblicata la tabella analitica; le descrizioni del festivus e velutinus si trovano
invece nel fascicolo 2 (ottobre-novembre 1925).
449 E. GRIDELLI
Chlaenius velutinus Duftschm.
Chlaenius velutinus Ganglb., Kaf. Mitt. Eur. I, 1892, p. 388.
» » Gridelli, Boll. Soc. Ent. Ital. 1925, p. 115.
Pure di notevole importanza faunistica è il fatto che nell'isola del
Giglio non venne mai raccolto il velutinus subsp. auricollis Géné, tanto
comune in tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. La razza auri-
collis è invece comune nell'isola di Capraia, dove venne raccolta in nume-
rosi esemplari lungo le rive dello Stagnone (R. Gestro, 1899). Vedi in
proposito la mia nota succitata. —
Chlaenius nigricornis F.
Chlaenius nigricornis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 390...
» » Porta, Faun. Coleopt. Ital. I, 1920,
p. 215.
L’unico esemplare di questa specie, raccolto al Lazzaretto nel
marzo 1901, appartiene alla var. melanocornis Dej. Zampe e
primo articolo delle antenne giallo-rossicci. Noto che |’ esemplare
ha i palpi mascellari rosso-brunicci coi due articoli terminali for-
temente infoscati, bruno-neri, ed i palpi labiali pure con l’articolo
terminale fortemente infoscato (il nitidulus ha invece i palpi
giallo-rossicci). La specie è molto diffusa nell’ Europa e nell'Asia.
Chlaenius variegatus Fourcr.
Chlaenius variegatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur., I, 1892, p. 389.
Non venne mai raccolto nell’ isola del Giglio. Si trova invece nella
Capraia dove venne catturato dal March. Doria nel settembre 1898 (due
esemplari).
Licinus silphoides Rossi
Licinus silphoides Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 381.
Numerosi esemplari; marzo, aprile, settembre e novembre.
Regione mediterranea. Riguardo alla diffusione di questa specie
vedi Sainte-Claire Deville (Cat. Col. Corse 1914-21, p. 39).
Amblystomus metallescens Dej.
Amblystomus metallescens Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892,
p. 376.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 443
Amblystomus metallescens Reitter, Bestimm.-Tab. XLI, 1900,
p. 143.
Una diecina d’esemplari; marzo, maggio ed ottobre 1901.
Sparso in tutta la regione mediterranea; sec. Reitter anche
nel Turchestan e nel Lenkoran.
Carterus cordatus De).
Ditomus cordatus Reitter, Bestimm.-Tab. XLI, 1900, p. 49.
» » Porta, Faun. Coleopt. Ital. I, 1923, p. 187.
Due esemplari; aprile 1900 ed agosto 1902.
Specie largamente diffusa nella regione mediterranea. Liguria,
Lazio, Capri, Sicilia, Sardegna, Corsica (sec. Porta I. c.).
Ditomus clypeatus Rossi
Aristus clypeatus Reitter, Bestimm.-Tab. XLI, 1900, p. 45.
» » Porta, Faun. Coleopt. Ital. I, 1923, p. 187.
Un solo esemplare; giugno 1901.
Mediterraneo occidentale ed Adriatico.
Acinopus picipes Oliv.
Acinopus picipes Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 336.
» » Reitter, Bestimm.-Tab. XLI, 1900, p. 43.
Un solo esemplare, raccolto nell’agosto 1900. Venne pure rac-
colto nell’ isola Gorgona (luglio 1915, E. A. d’Albertis) e nell’isola
di Giannutri (Doria, gennaio 1895).
È una specie comune, molto diffusa nell’ Europa meridionale,
Mediterraneo, Caucaso e regione del Mar Caspio.
Acinopus megacephalus Rossi
Acinopus bucephalus Dej., Spec. Gen. Coleopt. IV, 1829, p. 36.
». emarginatus Reitter, Bestimm.-Tah. XLI, 1900, p. 44.
» megacephalus Gridelli, Boll. Soc. Ent. Ital., 1925,
p. 133-136.
Non venne mai raccolto al Giglio. Si trova però nell’ isola di
Giannutri, dove il cap. E. A. d’ Albertis catturò un esemplare nel
luglio 1915.
N) SORIA GRANO: A Ge cha ae
(SSR A È
Ahh, E. GRIDELLI
È una specie delle regioni orientali d’ Europa e del Medi-
terraneo orientale, la quale si spinge ad occidente fino alla Cor-
sica, Sardegna e Sicilia. Facilmente distinguibile dell’ affine gut-
turosus Bug. [= megacephalus Reitt. |. c. p. 44 (non Rossi)]
per gli angoli posteriori del pronoto molto più arrotondati e per
la pubescenza molto più densa della faccia dorsale dei tarsi.
L'Acinopus gutturosus manca nella terraferma e nelle isole
italiane (contrariamente alle indicazioni di Reitter, l. c.). e si
trova soltanto nelle Baleari, penisola iberica, Marocco, Algeria e
Tunisia. Vedi in ‘proposito la mia nota succitata.
Harpalus subquadratus Dej.
Ophonus subquadratus Bedel, Cat. Col. Nord Afriq. I, 1895-
1900, p. 139. |
» » Porta, Faun. Col. Ital. 1, 1923, p. 193.
Un solo esemplare; luglio 1901.
È una specie diffusa nel Mediterraneo; si trova pure nell'isola
Gorgona (leg. Doria 24 gennaio 1898).
Harpalus pubescens Mill.
Ophonus pubescens Ganglb., Kif. Mitt.-Eur. I, 1892. p. 346:
Comune in tutte le stagioni.
Diffuso in tutta la regione paleartica.
flarpalus punctatostriatus Dej.
Harpalus punctatostriatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892,
p. 350.
» » Porta, Faun.-Col.ItalS1995:
Oey
Un solo esemplare; marzo 1901.
Regione mediterranea.
Hiarpalus distinguendus Duftsch.
Harpalus distinguendus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1899,
p. 352.
Sembra essere molto comune nell’ isola, almeno a giudicare
1 i SAR RI O CRE MOI RA
COLEOTTERI DEL GIGLIO 445
dalla numerosa serie d’ esemplari, raccolti in tutte le stagioni. Il
colore predominante è il verde o verde-bronzeo, pochi esemplari
totalmente bronzati. Due esemplari hanno il corpo totalmente
nero e le elitre leggermente opache, con una leggera sfumatura
bluastra. Essi sono molto simili al saxicola Dej. (Ganglb. 1. c.
p. 312), dell’ Europa meridionale orientale, dal: quale si possono
però facilmente distinguere per il colore delle antenne, che nel
saxicola sono totalmente giallo-bruniccie. La specie è diffusa
nell’ Europa media e nel Mediterraneo.
|
Harpalus attenuatus Steph.
Harpalus attenuatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 356.
Molto frequente; primavera ed estate 1900. Alcuni esemplari
vennero pure raccolti alle Formiche di Grosseto (Doria, VII. 1899)
ed uno nell’ isola d’ Elba (semaforo del Campo alle Serre, 600 m.,
Doria 13. I 1898).
Europa media occidentale, Mediterraneo.
Harpalus sulphuripes Germ.
Harpalus sulphuripes Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 356.
Comune nell’ isola in tutto l’ anno.
La specie è diffusa in tutta I’ Italia ed i Europa media
occidentale e Mediterraneo.
Stenolophus teutonus Schrank
Stenolophus teutonus Ganglb., Kaif. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 370.
Numerosi esemplari; primavera ed estate 1900. Venne pure
raccolto dal March. Doria nell’ isola di Capraia (allo Stagnone,
VII-1899). Tutti gli esemplari suddetti hanno la macchia nera
. delle elitre normale, non prolungata anteriormente fino allo scu-
detto. Uno solo ha l’addome completamente nero; uno ha l’ultimo
sternite visibile giallo-rossiccio ed i due precedenti con una mac-
chia giallo-rossiccia ai lati; tutti gli altri presentano una chiazza ‘
giallo-rossiccia ai lati dei due o tre sterniti apicali.
La specie è molto comune e diffusa nella maggior parte della
regione paleartica.
AAG E. GRIDELLI
Acupalpus dorsalis F.
Acupalpus dorsalis Reitt., Bestimm.-Tab. XLI, 1900, p. 138.
» > Fiori, Riv. Cole Tal. (1, 19036:
Due esemplari; aprile e maggio 1901.
Specie a grande diffusione e poco nota, la quale comprende
certamente parecchie forme di valore sistematico diverso. Gli
esemplari del Giglio appartengono alla forma tipica, colle strie
elitrali infossate all’ apice e gli intervalli 2° e 3° di conseguenza
ristretti verso |’ apice; per quanto riguarda il colore, essi devono
venir riferiti all’ab. notatus (Muls.) sensu Reitter e Fiori (l. c.).
Europa, Mediterraneo, Caucaso, Turchestan.
Acupalpus brunnipes Sturm
Acupalpus brunnipes Reitt., Bestimm.-Tab. XLI, 1900, p. 135.
Molto comune in tutte le stagioni; un solo esemplare imma-
turo nell’ agosto 1901.
Europa media, Mediterraneo.
Acupalpus luteatus Duftschm.
Acupalpus luteatus Reitt., Bestimm.-Tah. XLI, 1900, p. 139.
Un solo esemplare; agosto 1901.
Europa media, Mediterraneo, Caucaso. Sec. Ganglb. (Kat.
Mitt.-Eur. I, 1892, p. 374) si trova pure nella Siberia.
Bradycellus verbasci Duftschm.
Bradycellus verbasci Ganglb., Kif Mitt-Eur. I, 1892 p. 369.
Una diecina d’ esemplari; settembre, ottobre 1900 e maggio
1901. Alcuni di essi vennero raccolti al Campese.
Europa media, Mediterraneo.
Seybalicus oblongiusculus Dej.
Scybalicus oblongiusculus Porta, Fauna Col. Ital. I, 1923, p. 190.,
La specie non venne mai raccolta al Giglio; si trova invece nell’isola
di Giannutri dove il March. Doria ne raccolse un esemplare nel di-,
cembre 1897.
Diffuso nell’ Europa occidentale e Mediterraneo occidentale; secondo
Porta (I. c.), nell'Emilia, Toscana, Lazio, Puglie, Sicilia, Sardegna e Malta.
A i ERESIA ON Chenega an ATL po MOI Ib fists
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COLEOTTERI DEL GIGLIO ‘© 47
Anisodaetylus binotatus F.
Anisodactylus binotatus Ganglb., Kif. Mitt.-Eur. I, 1892,
p. 362.
Il March. Doria catturò un esemplare di questa specie al Giglio
(VI-1900) ed uno nell’ isola di Capraia (IX-1899). Ambedue appar-
tengono alla forma tipica, colle zampe nere.
Regione paleartica.
Amara aenea De Geer
Amara aenea Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I 1892, p. 318.
Comune in. tutte le stagioni; numerosi esemplari bronzei,
normalmente colorati ed una diecina con fortissimi riflessi verdi.
Credo opportuno di notare tale fatto, perchè esemplari così colo-
rati sono generalmente molto rari, tanto che nelle numerose
serie del Museo Civico di Genova ne ho trovato uno solo, cattu-
rato a Saint-Raphaél (Francia merid., ex coll. Castelnau).
Specie comunissima; diffusa in tutta la regione paleartica.
Amara montana De).
Amara montana Ganglb., Kaf. Mitt-Kur. I, 1892, p. 325.
Numerosi esemplari; marzo, aprile ed ottobre.
Mediterraneo occidentale; Adriatico.
Pterostichus cupreus L.
Pterostichus cupreus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 269.
. Comune; primavera ed estate 1900-1902.
Europa, Mediterraneo, Caucaso, Siberia.
Pterostichus melas Creutz.
Feronia melas Dejean, Spec. Gen. Col. II, 1828, p. 273.
Pterostichus melas Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 281.
Il Marchese Doria raccolse al Giglio gran numero di esemplari,
identici a quelli toscani e riferibili perciò alla subsp. italicus De).
148 : OR. GRIDELLI
Holdhaus (Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 86), indica pure
il melas tra le specie della fauna elbana. Secondo una gentile
comunicazione dello stesso autore, i due esemplari raccolti nel-
l’ isola d’ Elba hanno le strie elitrali e le fosse basali del pronoto
punteggiate e devono venir quindi riferiti alla forma continentale
italiana (italicus Dej.).
La specie è comune in tutta l’ Italia continentale, nella Sicilia
e nelle isole dell'Arcipelago toscano (Giglio, Elba). Non venne
mai raccolta nella Sardegna (*), ad onta delle ricerche dei signori
Dodero' e Lostia; Deville (Cat. Col. Corse 1914) non la cita di
Corsica.
Si trova inoltre nel Caucaso, Europa orientale meridionale,
penisola balcanica, Ungheria, Moravia, Boemia, Baviera, provincie
renane, Alsazia, Francia meridionale.
Credo opportuno di rendere note alcune osservazioni sulle forme
del melas:
Pterostichus melas Creutz. forma tipica. — Non si trova
nel territorio italiano (*). Collez. Mus. Civ. Genova: Alsazia (due
es. nella coll. Castelnau); Graz (Stiria); Russia mer. (un es. nella
coll. Castelnau). Statura relativamente piccola (14-15,5 mm.),
corpo stretto, elitre piuttosto convesse, leggermente dilatate ai
lati, ellittiche, con strie relativamente sottili e poco profonde.
Fosse basali del pronoto più o meno punteggiate; strie elitrali
liscie o debolmente punteggiate; lati del pronoto come nella sbsp.
italicus (vedi fig. A. 1). Ultimo sternite visibile nel Gee con una
depressione oblunga, longitudinale, eee
Pterostichus melas subsp. italicus Dej. (vedi Dejean e
Ganglb. |. c.). — Differisce dalla forma tipica (nel senso del pre-
sente lavoro) per la statura in media molto maggiore (13-19 mm.),
il corpo più largo e più robusto, le elitre più larghe, depresse,
(1) Bertolini (Gat. Col. Ital. 1904, p. 15) indica il melas di Sardegna, (vedi pure
Porta, Faun. Col. Ital. I, 1923, p. 159). Sono convinto che tale citazione è errata, e che
il melas non fa parte della fauna sardo-corsa.
?) La forma tipica venne indicata d’ Italia da molti autori e Porta (Fauna Col.
Ital. I, 1923, p. 159), riassumendo quanto venne finora pubblicato, la indica di Liburnia,
Venezia Tridentina, Piemonte, Emilia, Toscana, Lazio e Sardegna. Non vidi mai
esemplari italiani riferibili alla forma tipica e sono convinto ch’essa deve venir
eliminata dall’ elenco dei coleotteri italiani.
COLEOTTERI DEL GIGLIO . 449
a lati meno arrotondati e più paralleli, con strie notevolmente
più profonde. Il pronoto è uniformemente arrotondato ai lati (vedi
fix. 1), le fossette basali presentano una punteggiatura variabile
in densità e profondità, la quale invade molto spesso gran parte
della superficie basale del pronoto, compresa tra le due fossette
interne. Noto però che si trovano pure esemplari colle fossette
basali del pronoto e le strie elitrali prive di punteggiatura; essi
sembrano però essere molto rari: Sila (un es. con etichetta di
mano di Baudi, in coll. Dodero).
La struttura dell’ ultimo sternite visibile del g* è alquanto
variabile. Di solito esso presenta una depressione longitudinale
mediana, piccola e stretta, più o meno regolarmente ellittica,
nettamente limitata; essa è talvolta (!) più vistosa, irregolare,
larga (specialmente nella parte apicale dello sternite), non netta-
mente limitata, di dimensioni circa uguali in lunghezza e larghezza.
In tal caso la depressione non differisce sensibilmente da quella
della forma di Palena, descritta nelle pagine seguenti.
Aix! (Francia merid.); Castiglione Torinese, Superga, Colli
di Gassino, Garessio Gavi, Stazzano Scrivia, Rigoroso (Piemonte) ;
Pietra Gavina presso Varzi (Lombardia); Camporosso, Nava,
Albissola, Savona, Busalla, Genova, Spezia (Liguria); Villo
presso Piacenza, Marzabotto (Emilia); Ventoso (Alpi Apuane);
Viareggio, Castiglioncello, Livorno, Firenze, Pontassieve, Alpe
della Luna, Bibbiena, Camaldoli, Narni, Lippiano, Radda in
Chianti, Volterra, Monte Amiata, Isola del Giglio (Toscana);
Giove (Umbria); Maiella, Chieti (Abruzzo); Manziana, Colli
Laziali, Tusculum, Roma (Lazio); Gaeta (Campania); Lago-
negro, Vallo Lucano, Monte Cervaro, Monte Ceraso, S. Biase
(Basilicata); Grottaglie (Puglie); Sila (Calabria); Messina, Fiu-
medinisi, Ficuzza, Castelbuono (Sicilia). |
' Nel Veneto e nella Venezia Giulia si trova una forma di
melas che rappresenta, a mio modo di vedere, un termine di
passaggio al melas tipico. Corpo un po’ più stretto e più convesso
che nel melas italicus, strie elitrali liscie, fossette basali del
pronoto liscie, oppure con pochi punti fini. Vidi alcuni esemplari
di: Conegliano (Veneto), Trieste: paludi di Noghera, Carso di
Opicina (Venezia Giulia).
(4) Alcuni esemplari di Sicilia della collez. Dodero.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X (30 Marzo 1926). 30
150 (SEC CRIDELIA
Pterostichus melas italicus var. aprutianus nov. — Pro-
pongo di indicare con questo nome una serie d’esemplari g’ e Q
(circa una diecina), raccolti
dal Dr. A. Andreini presso
la stazione ferroviaria di
Palena (prov. di Chieti, par-
te meridionale della cresta
della Majella) a circa 1270
m. sul livello del mare.
Coll. Museo Civico Genova,
Dodero e Andreini.
Le differenze maggior-
mente sensibili rispetto al
melas italicus, le quali
danno alla forma di Palena
un aspetto caratteristico,
consistono nella piccola sta-
mi tura (14-15 mm.) e special-
1. Pter. melas italicus Dej. Orlo del pronoto; mente nella forma del corpo,
o della Maiella, lungo 13 mm. — 2. Pter. j] quale è molto più stretto
melas aprutianus mihi. Orlo del pronoto; an
o’ di Palena, lungo 14 mm. — 3. Figureie2 © piu parallelo che nel me-
ORATORIO (la linea tratteggiata corrisponde las italicus. Ho però potuto
all’aprutianus). ; 9 ROTA
accertare altri caratteri dif-
ferenziali; così per esempio il pronoto della var. aprutianus è
evidentemente più stretto e meno. arrotondato ai lati (vedi
fig. A. 2), noto però che si trovano, per quanto molto rara-
mente, esemplari di melas italicus i quali hanno un pronoto poco
diverso da quello dell’aprutianus. Un altro carattere differenziale ‘
d’una certa importanza è dato dalla forma della depressione
dell’ultimo sternite visibile del 7°, la quale è larghissima, trasver-
sale, limitata alla metà apicale della superficie dello sternite
stesso. Qualche esemplare di Palena ha però la depressione più
stretta, prolungata anteriormente lungo la linea mediana, circa
d’ eguali dimensioni in larghezza e lunghezza, non sensibilmente
diversa da quella di qualche italicus siciliano della coll. Dodero.
Fossette basali del pronoto punteggiate; punteggiatura delle
strie elitrali molto fina, talvolta quasi obliterata; pene come nel
melas italicus.
Non posso indicare con precisione la posizione sistematica della
1. 2
COLEOTTERI DEL GIGLIO 454
forma di Palena rispetto al melas italicus. Essa merita certa-
mente un nome e differisce realmente dal melas di tutte le altre
località italiane per i caratteri indicati più sopra, che le danno
un aspetto particolare. Non oso considerarla quale specie propria
e ciò per i caratteri differenziali poco marcati e specialmente per
la variabilità di forma della depressione dello sternite anale del gf.
D'altra parte dubito molto che si tratti d’ una razza montana
del melas per ragioni di distribuzione geografica. La stazione
ferroviaria di Palena si trova nella parte meridionale della cresta
del gruppo della Majella; nella stessa montagna si trova però
anche il vero melas italicus, come ho potuto convincermi esami-
nando due esemplari raccolti dal Signor Bensa (1 gd? di 13 mm.
ed una 9 di 16,5 mm.). Nella fig. A. 1 è riprodotto l'orlo del pro-
noto del g suddetto, il quale pur essendo ancora più piccolo degli
aprutianus, è certamente un vero melas italicus. Non è possibile
ammettere che nella stessa montagna possano trovarsi due razze
diverse della stessa specie e considero quindi la forma aprutianus
provvisoriamente quale varietà del melas italicus.
Pterostichus melas depressus Dej., Spec. Gen. Col. Ill, 1828, p. 273. —
Tutti gli autori, seguendo Dejean, indicano con questo nome il melas della
Dalmazia. Ho esaminato alcuni esemplari di Salona, della catena del
Mosor (Spalato) e di Metcovich, i quali non sono distinguibili dagli
esemplari italiani. Le strie elitrali sono liscie o punteggiate, però più
leggermente che nell’ italicus, le fossette basali del pronoto sono pure
più o meno punteggiate. Sono convinto che non è possibile mantenere
separate le forme di Dalmazia e d’ Italia, e propongo quindi dì considerare
il depressus Dej. quale sinonimo (*) dell’ italicus Dej. Noto pure che Apfel-
beck (Kaferf. Balkanhalbins., 1904, p. 265) indica il melas italicus di Corfù.
Pterostichus hungaricus Dej. Specie propria del Banato e della Tran-
silvania. Porta (Faun. Col. Ital. I, 1923, p. 159) lo cita di Liburnia,
Piemonte, Toscana e Lazio. Credo sia quasi superfluo il notare che le
indicazioni di Porta sono basate su errori di determinazione e che I’ hun-
garicus Dej. è una specie che non fa parte della fauna italiana. Lo stesso
dicasi del Pterostzchus Kokeili Mill. citato della Venezia Tridentina, pro-
babilmente in base ad una indicazione dubbiosa di Bertolini (Cat. Col.
Ital. 1904, p. 16).
() Ho creduto opportuno di adottare il nome étalicus, ormai entrato da lungo
tempo in uso per indicare la forma italiana del melas. In realtà il nome di depres-
sus dovrebbe avere la priorità essendo stampato due righe prima del nome «italicus
(vedi Dej. l. c. p. 274),
152 _ > E, GRIDELLI
Percus Paykulli Dej.
Percus Paykulli Porta, Bull. Soc. Ent. Ital. XXXIII, 1901, pi422:
» » Ganglb., Deutsch. Ent. Zeitschr. 1909, p. 103.
Una piccola serie, composta di undici esemplari, raccolti in
tutte le stagioni. La specie si trova pure nelle isole d’ Elba e di
Capraia (vedi Holdhaus, Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 86 e 143)
e nelle zone di pianura o poco elevate della Toscana: Pratolino
(Firenze); Radda (Chianti) in coll. Museo Civico Genova. Vedi
alcune località toscane in Holdhaus, L c. p. 143.
Calathus circumseptus Germ.
Calathus circumseptus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 246.
Pochi esemplari, raccolti nel maggio 1901. Un esemplare
venne raccolto dal Prof. R. Gestro nell’isola di Capraia (allo
Stagnone, VIII. 1899).
La specie è largamente diffusa in quasi tutta l’Italia e nel
Mediterraneo.
Calathus fuscipes Goeze
Calathus fuscipes Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. I, 1892, p. 244.
» » Leoni, Riv. Col. Ital. VI, 1908, p. 45.
Comunissimo nell’ isola; si trova in tutte le stagioni. Il mar-
chese Doria lo raccolse anche nell’ isola d’ Elba (Capo Liveri).
Tutti gli esemplari suddetti appartengono alla subsp. latus (Serv.)
Leoni l. c. [= punctipennis (Germ.) Ganglb. L c.] la quale
sostituisce il tipico fuscipes nella maggior parte d’ Italia. Secondo
Leoni la forma tipica non si trova in Italia; credo però di dover
riferire alla stessa gli esemplari dei dintorni di Trieste ed in
generale delle parti settentrionali della Venezia Giulia: Carso di
Trieste, Roditti, Nabresina, Caporetto. Nella pianura veneta
(Treviso, leg. Messa) compare già il latus, per quanto meno
caratteristico di quello d’ Italia centrale.
La specie è estremamente variabile e diffusa in tutta l’ Europa
e nel Mediterraneo. Essa si divide in numerose razze e varietà,
specialmente nelle regioni meridionali ed orientali.
SIL di e o DN are
COLEOTTERI DEL GIGLIO 453
Calathus mollis Marsh.
Calathus mollis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 245.
» » Gridelli, Boll. Soc. Adriat. Scienze Natur. XXV,
LOPE, p. 48.
Comune in tutte le isole dell’ arcipelago toscano; il mar-
chese Doria ne raccolse numerosi esemplari nell’ isola del Giglio
(da gennaio a dicembre), cinque esemplari nell’ isola Gorgona
(24. I. 1898) e cinque nell’ isola d’ Elba (Semaforo del Campo
alle Serre, 600 m. s. m. e Capo Liveri). Tutti gli esemplari
suddetti sono senz’ altro veri mollis (*), corrispondenti ai caratteri
diagnostici da me indicati nella memoria succitata: Meso- e meta-
sterno bruno-neri; pene poco strozzato all’ estremità; paramero
sinistro completamente arrotondato all’ apice. Il colore del pro-
noto varia molto; alcuni esemplari hanno il pronoto concolore,
rosso-gialliccio, in altri il disco presenta una nebulosità bruna, più
o meno oscura e diffusa, in altri ancora il pronoto è bruno o
bruno nero con gli orli più chiari.
La specie è variabilissima e diffusa in quasi tutta l’ Europa
e nel Mediterraneo.
Sphodrus leucophthalmus L.
Sphodrus leucophthalmus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892,
p. 240.
Un solo esemplare; aprile 1901.
Europa, Mediterraneo.
(1) Calathus melanocephalus (L.) Gridelli, 1. c. p. 48. Distinto dal moltis per il
colore rosso-bruniccio del meso- e metasterno, il pene evidentemente strozzato al-
l'apice ed il paramero sinistro all’ apice con un dente triangolare acuto. È una
specie che si trova molto sparsa in Italia, però soltanto nelle zone montagnose.
Scende raramente in zone più basse e quindi si trova molto di rado insieme al
mollis, specie propria delle regioni di piànura. Io stesso ebbi occasione di catturare
le due specie nei dintorni di Matteria (Carso istriano settentr., vedi l. c.); esse si
trovano pure promiscue sulla vetta del Monte Fascie (presso Genova) a circa 800 m.
s. m. (leg. M. Rocca, maggio 1926). Manca nell’ isola del Giglio; Holdhaus non lo
cita dell’isola d’ Elba (Vedi Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 87). Secondo Porta
invece il Cal. melanocephalus dovrebbe trovarsi nell’ isola d’ Elba (vedi Faun. Col.
Ital. I, 1923, p. 145). Non so da quale fonte provenga la citazione di Porta e nemmeno
posso escludere la presenza del vero melanocephalus nell’ isola, visto che il Monte
Capanne s’ eleva fino a 1019 m. sul livello del mare.
454 i | VE. GRIDELLI
Aechmites algerinus Gory
Laemostenus algerinus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 235.
Alcuni esemplari, raccolti dal gennaio all’ ottobre 1900.
Mediterraneo occidentale: in tutta I’ Italia.
Olisthopus glabricollis Germ.
Olisthopus glabricollis Ganglb., Kif. Mitt.-Eur. I, 1899, p. 248.
Un solo esemplare; marzo 1901.
Molto diffuso nelle regioni mediterranee.
Olisthopus fuseatus De).
Olisthopus fuscatus Ganglb., Kaif. Mitt-Eur. I, 1892, p. 248.
Alcuni esemplari (raccolti dal febbraio al dicembre), identici
a quelli della terraferma toscana.
Diffuso come la specie precedente.
Agonum marginatum L.
Platynus marginatus Ganglb., Kàf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 257.
Un solo esemplare, raccolto al Campese nel maggio 1902.
La specie è diffusa largamente nell’ Europa, Mediterraneo e
Caucaso.
Platynus ruficornis Goeze
Platynus ruficornis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 251.
Comune nell’isola, specialmente al Campese ed alle Cannelle,
da marzo a ottobre; esemplari immaturi in maggio.
Specie molto comune in tutta |’ Europa e Mediterraneo.
‘Masoreus Wetterhalli Gyllh.
_Masoreus Wetterhalli Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 395.
» » Porta, Faun. Coleopt. Ital. I, 1923,
ZI
Nove esemplari, raccolti in tutte le stagioni, riferibili alla
COLEOTTERI DEL GIGLIO | 155
forma tipica (sensu Porta), col corpo nero-bruno, il pronoto e la
base delle elitre rosso-bruni.
Diffuso in tutta l’ Europa e nel Mediterraneo, però ovunque raro.
Lebia seapularis Fourcr.
Lebia scapularis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 400.
» » Porta, Faun. Coleopt. Ital. I, 1923, p. 220.
Due esemplari della forma tipica (*), privi di macchia apicale
delle elitre, raccolti nel febbraio e maggio 1902.
Dromius linearis Oliv.
Dromius linearis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 406.
Comune nell’ isola; numerosi esemplari raccolti in tutte le
stagioni, dal 1900 al 1904.
Diffuso nell’ Europa media e Mediterraneo.
Dromius meridionalis Dej.
Dromius meridionalis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 407.
Due esemplari, leggermente immaturi, raccolti nel maggio 1901.
Europa media occidentale. Diffuso secondo Porta (Faun. Co-
leopt. Ital. I, 1923, p. 224) nel Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio,
Sardegna e Corsica.
Dromius erueifer Luc.
Dromius crucifer Porta, Faun. Coleopt. Ital. I, 1923, p. 226.
Un solo esemplare, raccolto nel gennaio 1902, appartenente
alla forma tipica.
x
La specie è molto variabile e assai diffusa nei paesi medi-
‘ terranei.
(1) Porta (1. c.) non conosce esemplari italiani della var. quadrimaculata Dej.,
distinta dalla forma tipica per la presenza d’una macchia apicale nelle elitre. Credo
perciò opportuno di citare alcuni esemplari della coll. Dodero: Domusnovas, Musei,
Villamassargia (Sardegna).
LOG E. GRIDELLI
Metabletus impressus De).
Dromius spilotus var. B. impressus Dej., Spec. Gen. Col. I,
1825, p. 246-247.
Metabletus sagitta Reitter, Wien. Ent. Zeit. 1896, D7 2266
» impressus Porta, Faun. Coleopt. Ital. I, 1923,
ps 22h
Alcuni esemplari, raccolti in tutte le stagioni.
La diffusione della specie è ancora poco nota; essa è citata
della Corsica, Sardegna, Lazio, Dalmazia, Montenegro e Grecia.
Una razza a tibie nere venne indicata da Dodero di Cirenaica.
Microlestes luctuosus (') Holdhaus
Microlestes luctuosus Holdhaus, Denkschr. Akad. Wien,.
LXXXVIII, 1913, p. 489.
Numerosi esemplari, raccolti in tutte le stagioni.
Regione mediterranea, Siria, Caucaso, Turchestan, Buchara.
Microlestes fulvibasis Reitter
Microlestes fulvibasis Holdhaus, Denkschr. Akad. Wien,
LXXXVII, 1913, p. 512.
Molti esemplari, raccolti dal mese di febbraio al settembre.
Europa meridionale, Russia merid., Caucaso, Siria, Asia Minore,
Turchestan. Diffuso in tutta I’ Italia.
Microlestes Abeillei Ch. Bris.
Microlestes Abeillei Holdhaus, Denkschr. Akad. Wien,
LXXXVIH, 1913, p. 528.
Numerosi esemplari, raccolti in tutte le stagioni, riferibili alla
forma tipica (ultimo sternite visibile con una area mediana gra-
nulosa di forma più o meno triangolare).
La specie forma parecchie razze ed è diffusa nella Francia
merid., Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia, Corsica, Sardegna,
(1) Tutti i Microlestes raccolti nell’ isola del Giglio dal March. Doria vennero
determinati dal D.r C. Holdhaus.
I a MM UNE TS EAT INT A VAN SI
i
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x cS
nhs ciù CELA
COLEOTTERI DEL GIGLIO UD
Arcipelago toscano, Sicilia, Italia media e meridionale, Malta,
Dalmazia settentrionale (Zara, Knin) ed Erzegovina meridionale.
Venne già citato del Giglio da Holdhaus (Mem. Soc. Ent. Ital. II,
1923, p. 143).
Drypta distincta Rossi
Drypta distincta Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 418.
» > Porta, Faun. Coleopt. Ital. I, 1923, p. 232.
Un solo esemplare (dicembre 1902), riferibile alla forma tipica,
colla fascia suturale verde strozzata nel mezzo e dilatata all’apice.
La specie é diffusa in tutto il Mediterraneo.
Brachynus sclopeta F.
Brachynus sclopeta G. Muller, Boll. Soc. Adriat. Sc. Natur.
MOV Ci) 19hbs pp. 68, 72, 74.
Molti esemplari, raccolti in tutte le stagioni. Il March. Doria
lo raccolse pure nell’ isola di Capraia Io Stagnone). Tutti gli
esemplari appartengono alla forma tipica; soltanto uno della
Capraia ha la macchia suturale gialla strettissima e s’ avvicina
perciò all'ab. pseudoexplodens Porta. i
Specie mediterranea, diffusa secondo Porta (Faun. Coleopt.
Ital. I, 1923, p. 234) in tutta I’ Italia ed isole italiane.
HYGROBIIDAE
Hygrobia Hermanni F.
Hygrobia tarda Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I. 1892, p. 438.
Questa specie, largamente diffusa in tutta l’ Europa media e medi-
terranea, comune in tutta |’ Italia continentale ed insulare, non venne
mai o nell'isola del Giglio, forse in seguito alla mancanza di stagni
limacciosi d’ una certa estensione. Essa si trova invece nell’ isola di
Capraia, dove venne raccolta dal March. Doria allo Stagnone (due esem-
plari, agosto 1899).
HALIPLIDAE
Haliplus lineatocollis Marsh.
Haliplus lineatocollis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 431.
» » Zimmerm., Entom. Blatt. XX, 1924,
pe 40,
4188 E. GRIDELLI
Quattro esemplari, raccolti all’ Acqua Selvaggia; aprile-
maggio 1901; sei nell’ isola di Montecristo (15-VIII-1875, cro-
ciera del «Violante »). Vennero determinati dal collega Dr. Capra
e dallo Zimmermann ed appartengono alla forma tipica (sensu
Ziman Lic):
La specie è molto comune e diffusa in tutta l’ Europa, nel
Mediterraneo, Asia Minore, Siria, Abissinia.
DY'TISCIDAE
Noterus elaviecornis De Geer
Noterus clavicornis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 480.
Numerosi esemplari raccolti nell’aprile 1901; pochi nel maggio
dello stesso anno. Si trova pure nell'isola di Capraia, dove venne
raccolta allo Stagnone (Prot. R. Gestro, agosto 1899).
Diffuso in tutta l’ Europa; si trova in tutta l’Italia continen-
tale ed insulare. 3
Laccophilus hyalinus De Geer
Laccophilus hyalinus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 483.
La specie è molto comune; marzo-maggio 1901. Tutti gli
esemplari raccolti dal March. Doria vanno riferiti alla var. festa-
ceus Aubé (Icon. V, 1836, p. 214, pl. 25, fig. 3; Ganglb. I. c.).
Europa, Mediterraneo.
Laccophilus minutus L.
Laccophilus obscurus Ganglb., Kat. Mitt. -Eur. I, 1892, p. 483.
Sembra essere relativamente raro; pochi esemplari, maggio 1901.
È molto comune nell’ isola di Capraia, dove venne raccolto in
grande quantità allo Stagnone dal Prof. R. Gestro (agosto 1899).
Europa, Mediterraneo.
Laccophilus variegatus Germ.
Laccophilus variegatus Ganglb., Kif. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 483.
Numerosi esemplari nell’ aprile, pochi nel maggio 1901, tutti
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COLEOTTERI DEL GIGLIO 459
con le elitre molto oscure, quasi nere, e le macchie gialle piccole.
Un esemplare presenta una fortissima riduzione delle macchie
gialle posteriori. Esiste quindi una certa tendenza al melanismo,
già rilevata da Schneider e Deville per gli esemplari di Corsica.
(vedi Deville, Cat. Col. Corse, p. 58).
Europa media e meridionale, Mediterraneo.
Hydrovatus cuspidatus Kunze |
Hydrovatus cuspidatus Sharp, On Aquat. Carniv. Coleopt.
or Dytise. 1882, p. 321.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur.1,1892, p.446.
Alcuni esemplari, aprile-maggio 1901.
Europa media, Mediterraneo.
Hyphydrus Aubei Ganglb.
Hyphydrus Aubei Ganglb., Kaf. Mitt.-Bur. I, 1892, p. 448.
Comune nel maggio, raro nel luglio 1901. Si trova pure
nell’ isola di Capraia. (allo Stagnone, leg. Prof. R. Gestro,
agosto 1899).
Mediterraneo occidentale, Italia ed isole, Adriatico settentrio-
. nale, isola Meleda (Dalmazia).
Bidessus saucius Desbr.
Bidessus saucius Desbr., Mitth. Schweiz. Ent. Ges. III, p. 338.
» » Deville, Cat. Coleopt. Corse, p. 50.
Comune al Campese ed alle Cannelle (1899, 1900).
Diffuso nella Corsica, Sardegna, Liguria e Pirenei (sec. De-
dei
Bidessus geminus F.
Bidessus geminus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 456.
Comunissimo nei mesi di aprile e maggio dell'anno 1901.
Elitre con colorazione giallo-bruna normale, come negli esemplari
continentali; la fascia chiara anteriore è quasi sempre integra,
soltanto in pochi casi essa si presenta divisa in più macchie da
una o due linee nere che uniscono la chiazza discale colla fascia
basale nera.
Europa, Mediterraneo.
SECA SS AAA I aR EPMA SPIRIT one ee
460 Co E. GRIDELLI
Hygrotus inaequalis F.
Hygrotus inaequalis Ganglb., Kf. Mitt.-Eur. I, 1899, p. 450.
Pochi esemplari nell’ aprile, molti nel maggio 1901.
Europa media, Mediterraneo, Siberia, America settentrionale.
Hydroporus jonicus Mill.
Hydroporus jonicus Ganglb., Kif. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 471.
Raro; aprile, maggio 1901.
Regione mediterranea.
Hydroporus pubescens Gyllh.
Hydroporus pubescens Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892,
p. 474.
Tre esemplari; aprile 1901. Molto simili a quelli di Sardegna
delle collezioni del Museo Civico di Genova (S. Vito, Iglesias,
Cabras, Sarrabus, Gennargentu, leg. Gestro); grandi, colle elitre
piuttosto chiare alla base, con una fascia giallo-bruna più o meno
larga e più o meno nettamente limitata. Gli esemplari di Corsica °
presentano pure questa colorazione particolare (Deville, Cat. Col.
Corse, p. 35). Porta (Fauna Col. Ital. I 1923, p. 255) seguendo
Deville, indica tale forma col nome di var. Habelmanni (1)
Wencke, citandola di Toscana, Sardegna e Corsica.
Hydroporus tessellatus Drap.
Hydroporus tessellatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 475.
Un solo esemplare; aprile 1901.
Europa media occidentale, Mediterraneo.
Hydroporus memnonius Nicolai
Hydroporus memnonius Ganglb., Kif. Mitt.-Eur. I, 1892,
pod.
(1) Hydr. Habelmanni Wencke è descritto di Dalmazia (vedi Ganglb. l. c. p. 475).
Non ho avuto occasione di esaminare esemplari dalmati riferibili a questa forma e
non posso quindi controllare l’ eventuale identità colla forma corso-sarda.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 461
Due esemplari (aprile 1901), riferibili alla var. incertus Aubé
(sensu Ganglb. 1. c.).
Europa; la varietà incertus nella regione mediterranea.
Hydroporus obsoletus Aubé
Hydroporus obsoletus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 477.
» » Holdhaus, Ann. Naturh. Museum Wien
XXXVII, 1924, p. 40.
Molti esemplari; aprile-maggio 1901.
Irlanda, Spagna, Portogallo, Provenza, Corsica, Giglio, Sarde- ‘
gna, Algeria, Tunisia.
Graptodytes lepidus Oliv.
Hydroporus lepidus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. 1, 1892, p. 466.
Specie molto comune nell’ isola; numerosi esemplari, raccolti
dal marzo al novembre 1901.
Europa media occidentale, Mediterraneo occidentale. -
Graptodytes granularis L.
Hydroporus granularis Ganglb., Kat. Mitt.-Eur., I, 1892,
ip.) 467.
Una ventina d’esemplari, catturati nell’ aprile e maggio 1901.
Europa settentrionale e media, Italia settentrionale e media,
Sardegna.
Deronectes moestus Fairm.
Hydroporus moestus Ganglh., Kat. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 461.
Pochi esemplari; marzo 1901. Si trova pure nell’ isola di
Montecristo (1 esempl.,. VIII. 1875, «Violante», det. Sharp).
L’ esemplare di Montecristo differisce dalla forma del Giglio per
il pronoto maggiormente arrotondato ai lati e gli angoli poste-
riori dello stesso pure più arrotondati.
Il Deronectes moestus è una specie molto variabile e siste-
maticamente poco nota, diffusa in tutta la regione mediterranea.
>
TAO RO I an ee
4
462 i (0) E. GRIDELLI
Agabus brunneus F.
Agabus brunneus Sharp, On Aquat. Carn. Coleopt. or Dytisc.
1880-82, p. 503.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur..I, 1892, p. 493.
Numerosi esemplari, raccolti in tutti i mesi, non diversi per
convessità del corpo e colore da quelli liguri e piemontesi delle
collezioni del Museo Civico di Genova. Lo stesso dicasi di alcuni
esemplari sardi: Sarrabus.
Europa media occidentale, Mediterraneo occidentale.
Agabus binotatus Aubé
Agabus binotatus Aubé, Icon. V, 1836, p. 161, pl. 19, fig. 5.
» » Sharp, On Aquat. Carn. Coleopt. or Dytisc.,
1880-82, p. 500.
» » Deville, Cat. Col. Corse, p. 60.
Piuttosto comune, primavera ed estate 1901. Venne pure rac-
colto dal Prof. R. Gestro nell’ isola Capraia.
Specie evidentemente tirrenica, la cui area di diffusione si
spinge fino nella Toscana continentale. Descritta di Sardegna, si
trova pure nella Corsica, Elba, Giglio, Capraia e Toscana (Poggio
Cavallo). Vedi Holdhaus, Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 144.
Agabus bipustulatus L.
Agabus bipustulatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 489.
Comune, specialmente nella primavera e nell’ estate.
Europa, Mediterraneo.
Rhantus pulverosus Steph.
Rhantus punctatus Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 500.
Due esemplari; maggio 1901.
Specie comune e sparsa in tutta la regione paleartica, orien-
tale ed australe.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 463
Melanodytes pustulatus Rossi
Rhantus pustulatus Sharp, On Aquat. Carn. Coleopt. or
Dytisc., 1880 82, p. 617.
Melanodytes pustulatus Porta, Fauna Coleopt. Ital., I, 1923,
p. 264.
Alcuni esemplari; maggio 1901.
Specie molto rara indicata finora di Toscana, Giglio, Corsica,
Lazio, Campania, Basilicata. Credo però che essa debba trovarsi
anche in altre località della regione mediterranea occidentale.
Colymbetes fuscus L.
Colymbetes fuscus Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. I, 1892, p. 503.
Pochi individui; maggio 1901.
Europa, Mediterraneo.
Meladema coriaceum Cast.
Meladema coriaceum Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 504.
Comune; maggio, luglio, settembre, ottobre. Venne pure rac-
colto nell'isola di Montecristo (luglio 1875, crociera del «Violante»).
Italia settentrionale e media, Sicilia, Sardegna, Corsica, Medi-
terraneo occidentale, isole atlantiche. '
Hydaticus Leander Rossi
Hydaticus Leander Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 508.
Sei esemplari; maggio 1901.
Regione mediterranea, Africa paleartica e tropicale.
Cybister lateralimarginalis De Geer
Cybister lateralimarginalis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I,
1399:
Una 9; agosto 1901.
Europa media, Mediterraneo.
464 ‘© ‘E. GRIDELLI
GYRINIDAE
Gyrinus Dejeani Brullé
Gyrinus Dejeani Zimm., Ent. Mitteil. VI, 1917, p. 153,
tav. 6, fig. 4.
Numerosi esemplari, maggio 1901 (det. Capra).
È una specie comune in tutta la regione mediterranea. Se-
condo Zimmermann (l. c.), essa venne però raccolta anche nella
Slesia.
Gyrinus striolatus Zimmerm.
Gyrinus striolatus Zimmerm., Ent. Mitteil. VI, 1917, p. 157,
tav. 6, fig. 11 (nec Fowler, nec Sharp).
Due esemplari (g, Q); maggio 1901 (det. Capra).
È una specie bene definita, facilmente distinguibile in base ai
caratteri indicati da Zimmermann. Noto soltanto che la figura
succitata è un po’ inesatta e che il pene è in realtà evidente-
mente più corto dei parameri (ossia l'apice del pene si trova ad
una certa distanza dalla linea di congiunzione degli apici dei due
parameri). ‘Tale distanza è però minore che nel distinctus Zim-
merm. (1. c. p. 158). Vidi pure esemplari di Toscana (Arcidosso,
Viareggio) identici a quelli del Giglio. Secondo Zimmermann la
specie è diffusa nella Baviera, Stiria, Italia e Banato. (Capra, in
litt.).
Gyrinus urinator Illig.
Gyrinus urinator Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 526.
» » Zimmerm., Ent. Mitteil. VI, 1917, p. 161,
tav. 6; fig. 13.
Molti esemplari, raccolti al Campese, nel maggio 1901. Si
trova pure nell'isola di Montecristo (crociera del «Violante »,
agosto 1875). Det. Capra.
Europa media, Mediterraneo.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 165
HYDROPHILIDAE
Ochthebius impressicollis Cast.
Ochthebius impressicollis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904,
p. 187. Molti esemplari; marzo, aprile e maggio 1901; settembre
ed ottobre 1900. La lunghezza della stria scutellare varia moltis-
simo, da un minimo di tre punti ad un massimo di dodici, nel
quale caso essa si spinge quasi sino alla metà dell’ elitra.
Specie comune, diffusa secondo Ganglb. (I. c.) nella Francia
ed in tutto il Mediterraneo.
Ochthebius Gestroi nov. spec.
Nero; capo e pronoto opachi, elitre abbastanza lucide; un solo
esemplare ha il corpo nero, con riflessi bronzeo-verdastri, circa
come nel semisericeus Dev. Palpi mascellari bruno oscuri, colla
base più chiara; antenne giallo-brune, colla parte apicale più
oscura, bruna; zampe brune, coi femori bruno-oscuri.
L’orlo apicale del labbro superiore con una incisione mediana
piuttosto stretta e profonda. Capo anteriormente con una leggera
impressione a forma di Y, posteriormente con due tubercoli lisci,
simili ad ocelli, preceduti da una fossetta.
Pronoto trasversale (il rapporto tra la massima larghezza e
la lunghezza è 1,6 : 1), fortemente dilatato ai lati nella metà api-
cale, molto ristretto posteriormente. I lati formano un arco con-
cavo molto accentuato; l'espansione membranosa è molto stretta
in tutta la sua lunghezza. Disco del pronoto con linea mediana
notevolmente impressa, e con quattro impressioni; due posteriori,
lunghe e leggermente convergenti verso la base del pronoto e
due anteriori, corte, ridotte a fossette. Angoli anteriori con depres-
sione ampia e profonda; angoli posteriori con una fossetta. La
superficie del capo e del pronoto presenta una punteggiatura fina
e densissima, qua e là leggermente rugosa, tanto densa che gli
intervalli rilevati che separano i punti danno alla superficie un
aspetto granuloso. L’ opacità della parte anteriore del corpo è
dovuta appunto alla scultura suddescritta.
Elitre molto lunghe (il rapporto tra la lunghezza della sutura
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (30-Marzo 1926). 31
466 | E. GRIDELLI
e quella del pronoto è 3,2: 1), ovoidali, più o meno dilatate ai lati
dietro alla metà. La dilatazione è dovuta allo sviluppo più 0
meno grande della doccia laterale, diverso nei due sessi. Strie
delle elitre formate da grossi punti, densamente disposti; ciascun
punto è munito di un corto pelo argenteo, coricato, coll’ apice
rivolto posteriormente. Il diametro Li punti è più largo degli
intervalli, i quali sono abbastanza convessi e a rugosi
in seguito a numerose rughe irregolari, più o meno dii
piuttosto grossolane. L'orlo omerale presenta una piccola spor-
genza dentiforme, acuta, visibile soltanto con fortissimo ingran-
dimento.
o. L'intervallo laterale delle elitre dilatato, a doccia di forma
caratteristica. Esaminando l’ insetto dal dorso, |’ orlo delle elitre
si stacca dal contorno dell’ omero a circa un quarto della lun-
ghezza complessiva dell’ elitra, per fondersi poi col contorno della
parte apicale circa ai 3/, dell’ elitra. La doccia così limitata rag-
giunge la massima larghezza un po’ posteriormente alla metà
dell’ elitra. La parte ripiegata (epipleura) è stretta.
L'orlo posteriore del sesto sternite visi-
bile con una smarginatura molto larga e
appena accennata, però evidente. Ho cre-
duto opportuno di raffigurare |’ aedeagus,
noto però che la figura è un po’ inesatta
ed incompleta. Data la piccolezza dell’ae-
deagus e la mancanza di materiale (ho
potuto esaminare soltanto un g') non posso
indicare con esattezza molti particolari im-
portanti, il cui esame avrebbe richiesto
molti preparati e la dissezione dell’ organo
stesso. Così per esempio la figura non
indica la forma esatta dei due parameri,
ed i particolari di struttura della zona
d'attacco dei parameri al pene. Essa ripro-
Fig. B. duce però con sufficiente esattezza la forma
Ochthedius Gestrot nov. del pene, il quale è tubulare, di diametro
ce ee più o meno uniforme, ricurvo ad uncino
alla base, coll’apice meno chitinizzato,
espanso e leggermente ravvolto a spirale. I due parameri s’attac-
cano al pene in un punto situato più prossimalmente di quello
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COLEOTTERI DEL GIGLIO 167
che non sembri dalla figura; essi sono eguali per la forma e
lunghezza, molto sottili, dilatati all’ apice, il quale è munito di
molte setole irte in tutte le direzioni. Il disegno riproduce soltanto
le setole visibili nel preparato; esse sono in realtà più numerose,
non posso però indicarne il numero esatto.
O : L'intervallo esterno delle elitre simile per forma a quello
del g°, però molto più largo; la parte ripiegata (epipleura)
molto più larga. Le elitre sono quindi nel loro complesso più
larghe, maggiormente dilatate ai lati dopo la metà. L'orlo poste-
riore del sesto sternite addominale visibile presenta una smargi-
natura mediana larga e molto profonda, quasi semicircolare.
Lungh. 1,6-2 mm. Isola del Giglio (alle Cannelle), alcuni
esemplari raccolti nell’ agosto 1899 dal Prof. R. Gestro, direttore
del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, al quale mi per-
metto di dedicare questa specie in segno di devoto omaggio.
Un esemplare, identico a quelli del Giglio, venne raccolto dal
Signor Agostino Dodero nei dintorni di Genova (Boccadasse) a
volo (13-VII-1884). .
L’ Ocht. Gestroi è molto affine e simile al semisericeus (1)
Dev. dal quale è però facilmente distinguibile per il colore nero
dal corpo, l’ opacità e la scultura del capo e del pronoto, 1’ orlo
membranoso del pronoto molto più stretto, le rugosità trasversali
degli intervalli elitrali più pronunciate e la diversa forma delle
elitre.
Queste sono più strette e più lunghe che nel semisericeus
(ho confrontato due esemplari £); l'orlo laterale si stacca dal
(1) Ochthebius semisericeus Deville, Cat. Col. Corse, p. 534. Descritto di
Corsica, Alpi Marittime (sentiero di Castellar, sul colle di Castillon), Pirenei orien-
tali (Le Vernet), Alti Pirenei, Spagna centrale (Fragacete). Alle località suddette,
indicate da Deville nella descrizione originale, vanno aggiunte le seguenti: Vence
(Alpi Marittime), Dorgali (Sardegna), secondo esemplari della collezione Dodero.
Nella stessa si trova pure un esemplare raccolto da Schatzmayr a Naxos (Cicladi),
non sensibilmente diverso dagli esemplari suddetti.
Ben diverso dal Gestroî, per la colorazione verde oscura; il capo ed il pronoto
sono molto meno opachi in seguito alla scultura ben diversa. Oltre alla punteggia-
tura fina e densissima, come descritta più sopra per il Gestroî, la superficie del
capo e pronoto presenta una seconda punteggiatura, piuttosto rada, formata da
punti molto larghi e grossolani, in qualche zona confluenti in modo da originare
rugosità più o meno pronunciate. L’orlo membranoso del pronoto è molto più largo
che nel Gestroi; le rugosità trasversali degli intervalli elitrali molto meno pro-
nunciate, talora poco evidenti. Le elitre sono più corte e più larghe; la doccia
laterale è più regolare e meno ampia (vedi sopra). Il sesto sternite visibile della Q
pure con una larga incisione quasi semicircolare, che non mi sembra sensibilmente
diversa da quella del Gestroz. Le indicazioni suddette si riferiscono ad un esem-
plare Q di Castellar (Alpi Marittime, leg. Deville, coll. Dodero),
168 "i E. GRIDELLI
contorno dell’omero ad un livello notevolmente posteriore e
quindi la doccia laterale è diversa da quella del semisericeus,
meno regolare, più larga, spostata verso l’ apice delle elitre. Le
unghie non presentano caratteri differenziali visibili.
L’ Ocht. Gestroi differisce dal tipico metallescens per la sta-
tura molto maggiore, il corpo più stretto e più allungato, molto
più opaco (specialmente il capo ed il pronoto), l’ orlo membra-
noso del pronoto molto più stretto, le fossette del capo e del
pronoto molto più piccole e meno profonde, i punti delle strie
elitrali molto più numerosi e quindi molto più densi, ecc. Le
differenze sono tali e tante da rendere quasi superfluo il confronto.
L’ Ocht. metallescens venne descritto da Rosenhauer su esem-
plari di Erlangen (Baviera). La diagnosi differenziale suddetta è
basata sul confronto di esemplari di Gestroî del Giglio con un
metallescens di Erlangen della coll. Rosenhauer, il quale mi
venne gentilmente comunicato dal Signor Agostino Dodero. Noto
pure che col nome di metallescens vengono confuse numerose
forme, in gran parte inedite, come ho potuto convincermi esami-
nando le ricche serie della collez. Dodero.
Ochthebius viridis Peyr.
Ochthebius viridis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur., IV, 1904, p. 194.
Non venne mai trovato nell’ isola del Giglio; è invece comune nel-
l’isola di Capraia, nella quale venne raccolto dal Prof. R. Gestro allo
Stagnone, nell’ agosto 1899. Tutti gli esemplari suddetti appartengono
alla sbsp. fallaciosus Ganglb., diffusa nella Dalmazia, Italia centrale, Cor-
sica, Francia mediterranea (vedi pure Deville, Cat. Col. Corse, p. 189).
Limnebius fureatus Baudi
Limnebius furcatus Baudi, Bull. Soc. Ent. Ital. IV, 1872, p. 37.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur., IV, 1904, p. 262.
» similis Baudi, Bull. Soc. Ent. Ital. IV, 1872, p. 37.
Vedi inoltre i seguenti sinonimi, da me controllati: furcatus
Des Gozis, Miscell. Entom. XXIII, 1916, p. 9. — adjunctus Kuw.,
Bestimm.-Tab. XIX, 1890, p. 98. — Mauritit Guilleb., Kchange IX,
1893, p. 17. — nitidus Muls., Palpicorn., 1844, p. 94; Ann. Soc.
Linn. Lyon XXXI, 1884 (1885) p. 323. — sémilis Kuw.,
Bestimm.-Tab. XIX, 1890, p. 98. — Theryit Guilleb., Revue
COLEOTTERI DEL GIGLIO 169
Entom. X, 1891, p. 324. — uncigaster Kuw., Natur. Sicil. VII,
1887, p. 43; Bestimm.-Tab. XIX, 1890, p. 98.
Numerosi esemplari, catturati nei mesi d’ aprile e maggio
del 1901.
’ Descritto su esemplari raccolti in occasione d’ una piena del
Po, presso Torino. La specie é facilmente riconoscibile per la
forma particolare delle zampe posteriori del co’ e specialmente.
delle tibie : coscie internamente con una spina sottile, lunga,
leggermente curvata all’ apice verso la linea mediana del corpo;
femori ingrossati e curvati, tibie «intus fere glabris, summa basi
exilibus, mox angulatim fere dilatatis, inde pone medium usque
sublineariter compressis, abinde apicem versus sensim leviter
attenuatis » ; vedi fig. B.
L'orlo apicale del sesto sternite addominale è assolutamente
integro, privo di qualsiasi traccia d’una smarginatura o di denti
mediani, seguito da una zona poco chitinizzata, più chiara della
superficie restante, priva di punti o peli. Nel mezzo dello ster-
nite, a poca distanza dall’ orlo apicale si trovano due ciuffi den-
sissimi, di forma conica, divergenti, coll’ apice ricurvo verso. la
linea mediana, dovuti ad un grandissimo numero di lunghi peli,
i quali sono inseriti in altrettanti punti, che formano un’ area
punteggiata più o meno regolarmente ellittica d’ambo i lati della
linea mediana. Le due aree suddette sono unite da una zona
punteggiata più radamente, curva, la quale si spinge molto più
innanzi verso la base dello sternite; i punti di questa zona me-
diana portano lunghi peli, ricurvi all’ estremita, i quali sì spingono
un po oltre al livello degli apici dei due ciuffi laterali, formando
una frangia piuttosto densa. Il tutto somiglia molto alla fig. C. 3
(la quale però si riferisce alla specie seguente), i due ciuffi sono
però più lunghi e più densi, e la punteggiatura mediana si spinge
molto di più verso la base dello sternite. Gli angoli apicali
esterni sono radamente punteggiati; nei punti sono inserite delle
spine grosse ed appuntite, di varia lunghezza, però sempre molto
più corte dei peli mediani.
Questi particolari di struttura sono descritti in base all’ esame
di preparati microscopici dello sternite isolato. Esaminando lo
sternite mediante una comune lente d’ingrandimento i due ciuffi
sembrano realmente due grossi denti cornei, il che spiega l'errore
commesso da Baudi nella descrizione originale del suo furcatus:
ci e a al aD NG om A ed IE
ge, nei AN O)
470 E. GRIDELLI
«Mas abdominis segmento ventrali sexto glabro, utrinque punc-
tulato et pubescente, medio in dentes duo corneos, validos, invi-
cem curvatim divergentes producto, rotundatim eos inter emargi-
nato, in emarginatura glabro, circa dentium basin anteriorem
et externam breviter villoso. » L'errore di Baudi venne ripetuto
da tutti gli autori che lo seguirono; soltanto Bedel (Faun. Col.
Bass. Seine I, 1881, p. 316) non s’ esprime decisamente in pro-
posito : «6° segment ventral irrégulier et pubescent au sommet».
Il Limnebius furcatus è una specie molto diffusa nell’ Bu-
ropa media occidentale e nel Mediterraneo occidentale: Francia
media e meridionale, penisola iberica, Algeria, Tunisia, Sicilia,
arcipelago toscano, Corsica (sec. Deville), Italia, Dalmazia setten-
trionale e media (sec. G. Muller, Verh. zool.-bot. Ges. Wien
1909, p. 483). La specie non si trova nella Sardegna, dove viene
sostituita dall’ affine Doderoî mihi.
Ho avuto occasione d’esaminare i tipi del similis, conservati
nella collezione Baudi (R. Museo di Torino). Dei quattro esem-
plari, indicati tutti di Sardegna, due sono gg’, il primo, con
tibie posteriori dilatate (e quindi corrispondente alla descrizione
originale), il secondo, con tibie semplici e quindi senz’ altro un
Doderoi mihi. Nei duplicati della collezione Baudi si trovano
inoltre col nome di sémilis un gd di Sardegna con tibie poste-
riori semplici, un g° di Roma ed uno di Rieti con tibie poste-
riori dilatate. Dunque è evidente che Baudi confuse collo stesso
nome (similis) due specie ben distinte; egli descrisse però il suo
similis colle tibie posteriori dilatate : «a nitidi maribus tibiis
posticis subito evidentius angulatim, fere dilatatis ». Gli esemplari
che presentano tale carattere sono evidentemente identici al fur-
catus, e quindi non deve sussistere alcun dubbio sulla sinonimia
similis Baudi = furcatus Baudi, già stabilita da Bedel (Faun.
Col. Bass. Seine I, 1881, p. 316). I tipi di Baudi vennero esa-
minati da Kuwert; il quale riconobbe in essi la presenza di
due specie distinte, ma chiamò erroneamente col nome di /wr-
catus la specie a tibie semplici, e con quello di sémilis la specie
a tibie dilatate. Il Limn. stmilis di Baudi non venne catturato
in Sardegna; si tratta certamente d’ un errore di località, dovuto
al fatto che le località della collezione Baudi sono elencate in
un catalogo di collezione e che gli esemplari non sono accompa-
gnati da cartellini o da numeri, bensì posti soltanto nell’ ordine
EATER RMA DMR NOTAI LO RT ACE Tye Bh, NY ge
COLEOTTERI DEL GIGLIO 471
del catalogo. È facile dunque comprendere che un semplice spo-
stamento degli spilli possa portare inevitabilmente ad errori non
riparabili.
Collez. Museo Civico Genova: Zaule presso Trieste (Venezia
Giulia); Torino (Piemonte); Spezia (Liguria); isola del Giglio,
Viareggio (Toscana). Il Signor Dodero mi comunica gentilmente
le seguenti località della sua collezione : Ventimiglia, Albenga
(Liguria); Casinalbo, Albareto, Porto Corsini (Emilia); Caltagirone
(Sicilia); Carcassonne (Francia merid.); Torrente presso Valencia
(Spagna).
Fig. C.
1. Limnebius furcatus Baudi. Tibia posteriore destra (esempl. g
di Viareggio). — 2. Limnebius Doderoi nov. spec. Tibia poste-
riore destra (es. Go di Cala Salinas). — 3. Limnebius Doderot
nov. spec. Ciuffl di peli e parte apicale mediana del sesto
sternite addominale (es. of di Cala Salinas).
Il Limnebius furcatus viene sostituito in Sardegna da una specie
molto affine, per la quale propongo il nome:
Limnebius Doderoi nov. spec. — Estremamente simile al
furcatus Baud., tanto che non sono in grado d’ indicare un carattere che
permetta di distinguere le OO. I Sd si distinguono però con tutta faci-
lità da quelli del furcatus perchè hanno le tibie posteriori semplici (vedi
fig. C. 2). I ciuffi mediani del sesto sternite sono riprodotti nella fig. C. 3;
essi. sono leggermente diversi da quelli del /urcatus, un po’ più piccoli; la
punteggiatura si spinge meno innanzi verso la base dello sternite. Spine
delle coscie posteriori ed ingrossamento dei femori posteriori come nel
furcatus. L’ organo copulatore è estremamente complicato, tanto da ren-
dere impossibile una descrizione e ben difficile un disegno. Ponendo il
pene su di un vetrino, coll’ ingrossamento basale verso I’ osservatore e
colla concavità a destra, si nota una lacinia (!) (? paramero), molto vistosa
(1) L’ organo copulatore è formato da un ingrossamento basale, dal quale par-
tono tre pezzi chitinosi: uno mediano complicato e contorto che credo sia il pene
e due lacinie laterali, asimmetriche, che potrebbero essere i parameri. ;
479 E. GRIDELLI
e di diversa forma nelle due specie, larga nel furcatus, molto più stretta
nel Doderoi.
Il Limnebius Doderoi mihi corrisponde certamente al furcatus Kuw.
(nec Baudi), Bestimm.-Tab. XIX, 1890, p. 97, indicato oltre che di Sardegna .
anche d’ Italia ed Appennino, per quanto né a me nè a quanti ho interpel-
lato in proposito, risulti averne mai veduti di località fuori di Sardegna.
Lungh. d' 2,3 mm.; 2 1,6-1,8 mm. Coll. Mus. Civ. Genova: Cala
Salinas, dicembre 1875, viaggio del « Violante »; Oristano (leg. Lostia).
Coll. Dodero: Sassari, Golfo Aranci, Ploaghe, Ozieri, Lula, Dorgali,
Cagliari, Domusnovas, Santadi, ed altre località di tutta la Sardegna.
Dedico questa specie all’ egregio entomologo Signor Agostino Dodero,
che già da molti anni l’aveva riconosciuta e tenuta distinta dal fureatus.
Limnebius mucronatus Baudi
Limnebius mucronatus Baudi, Bull. Soc. Ent. Ital. IV,
1872 p. 39:
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904,
i p. 265.
Numerosi esemplari, raccolti alle Cannelle (det. Dodero). Vidi
pure esemplari dell’isola di Montecristo (crociera del « Violante»,
VII. 1875), determinati da Ganglbauer.
Descritto d’Italia centrale (Porretta, Pracchia, Vallombrosa,
Ravenna) e di Sardegna (Baudi 1. c.); diffuso nell’ Italia centrale,
Corsica, Sardegna ed Elba (vedi Holdh., Mem. Soc. Ent. Ital. II,
1923, p. 150).
Limnebius evanescens Kiesw.
Limnebius oblongus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 264.
Tre esemplari; maggio 1901. Det. Dodero.
Mediterraneo occidentale; secondo Ganglbauer soltanto nella
Provenza, Corsica e Sardegna.
Helophorus rufipes Bosc.
Helophorus rufipes Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 158.
Megempleurus rugosus Sharp, Ent. Month. Mag. 1915, p. 132.
Comune nell’ isola; vidi numerosi esemplari, raccolti in tutte
le stagioni,
‘ Specie diffusa nell’ Europa media occidentale, Mediterraneo
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COLEOTTERT DEL GIGLIO h73
occidentale, Italia, Malta; sec. Ganglbauer (1. c.) anche nella
Dalmazia. Il Museo Civico di Genova ne possiede un esemplare
di Persia, raccolto dal March. Doria e determinato da D’Orchymont.
Helophorus porculus Bedel
Helophorus porculus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 159.
Megempleurus porculus Sharp, Ent. Month. Mag. 1915,
133.
Tre esemplari; gennaio ed aprile 1901.
Scozia, Francia, Spagna, Mediterraneo.
Helophorus italus (‘) Kuw.
Helophorus Milleri var. italus ee Bestimm.-Tab. XX,
1890, p. 45.
Tre esemplari; aprile, maggio 1901.
Specie di piccola statura. Corpo apparentemente glabro (me-
diante un ingrandimento di 15 diametri); esaminando le elitre
() La sistematica delle forme affini all’ Heloph. aquaticus L. è ancora molto
incerta, forse in seguito al grandissimo numero degli autori che si occuparono del-
l'argomento. Ganglbauer (Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 161) considera tutte le forme
quali razze e varietà d’ una sola specie, opinione questa accettata in seguito da
Des Gozis (Miscell. Ent. XXIV, 1918) e da Knisch (Coleopt. Catal. Junk, pars 79, p. 73).
Sharp (Ent. Month. Mag. 1915, p. 200-204) considera invece le varie forme quali
specie distinte, senza pero indicare in nessun modo la forma da me chiamata
italus. Condivido pienamente le idee espresse da, Sharp, anzi credo che le specie
sieno ancora più numerose di quelle descritte. Ho potuto studiare un ricco ma-
teriale delle collezioni Dodero, Museo Civico Genova, Baliani e Mancini, catturato
nelle più svariate località italiane ed ho trovato in esso due sole specie distinte
(italus e Milleri). Non posso escludere |’ eventuale presenza in Italia delle due
specie seguenti :
H.elophorus aquaticus (L.) SL Ent. Month. Mag. 1915, p. 201; 4916,
tav. III, figg. 1-5.
Specie propria dell’ Europa settentrionale e media, Coll. Museo Civico Genova:
Varsavia, Collez. Dodero: Wallasey (Cheshire), Ramnor (Hants) (Inghilterra).
Il Signor Dodero mi comunica d’aver esaminato due esemplari di Roma (ge Q),
raccolti da Luigioni nella Piazza d’ Armi, i quali non si possono riferire che
all’aquaticus. Essi sono eguali agli esemplari di Varsavia suddetti, soltanto hanno
il pronoto un po’ più fortemente sinuato ai lati e perciò più nettamente cordiforme.
La cattura suddetta è interessante non solo perchè dimostra l’esistenza dell’aqua-
ticus nella penisola italica, ma anche perchè essa fornisce ancora una prova della
diversità specifica dell’ aquaticus, Milleri ed ‘italus, i quali si trovano tutti e tre
nei dintorni di Roma.
Helophorus aequalis (Thoms.) Sharp, Ent. Month. Mag. 1916, p. 202; 1916,
tav. III, figg. 44-12. Indicata da Deville (Cat. Col. Corse, p. 530) della regione d’alta
montagna della Corsica. Vidi soltanto esemplari di Varsavia (Museo Civico Genova);
eredo però probabile che la forma da me chiamata étalus sia in realtà una razza
dell’ aequalis.
A7h i E. GRIDELLI
di profilo con una lente di maggiore ingrandimento (35 X) risulta
evidente una pubescenza rada, formata da peli cortissimi, eretti,
giallastri, ricurvi all apice, il quale è diretto posteriormente.
Questi peli sorgono da puntini microscopici, più o meno regolar-
mente allineati e raggruppati lungo la linea mediana degli inter-
valli elitrali. La pubescenza del capo e pronoto è visibile soltanto
al microscopio, ed è formata da pochi peli, simili a quelli délle
elitre, sparsi specialmente ai lati; i due rilievi mediani del pro-
noto sono assolutamente glabri. Capo e pronoto tubercolati; i
tubercoli sono meno grossolani che nell’ aquaticus, fortemente.
appiattiti, e ridotti molto spesso a punti ocellati nel mezzo del
capo e sui due rilievi mediani del pronoto. Quest’ ultimo è leg-
germente dilatato ai lati, i quali sono evidentemente sinuati
presso agli angoli posteriori. Sterniti addominali con o senza
macchia laterale bruno-rossiccia. La dentellatura dell’ orlo dell’ ul-
timo sternite addominale visibile, è ben diversa da quella del-
l’aquaticus, eguale a quella dell’ aequalis, irregolare, formata
da denti cortissimi, più o meno rettangolari nel mezzo, ridotti a
semplici sporgenze angolari ai lati.
L'aedeagus (!) è caratteristico e notevolmente diverso da
quello dell’agualicus, riprodotto da Sharp (Entom. Month. Mag.
1916, tav. III, fig. 1-5). La figura non corrisponde però alla
realtà, forse in seguito ad un orientamento inesatto dell’aedeagus
durante la fotografia. Come nell’aquaticus, il pene è notevol-
mente più corto dei parameri, ed il suo apice dista alquanto
dalla linea di congiunzione degli apici dei due parameri. La diffe-
renza principale è data dalla forma dei parameri. L'orlo esterno
degli stessi è leggermente convesso oppure diritto e non mostra
alcuna traccia della sinuosità concava, bene visibile nelle figure
di Sharp. Di conseguenza essi assumono una forma diversa ed i
loro apici non sono divergenti come nell’ aquaticus, bensì paral-
leli oppure leggermente convergenti.
(*) La posizione reciproca dei due parameri e del pene e la maggiore o minore
lunghezza del pene in confronto ‘a quella dei parameri, rappresentano caratteri im-
portanti, che devono però venire valutati con molta attenzione. I due parameri
sono mobili e rimangono spesso divaricati in seguito all’ estrazione; il pene è pure
mobile, entro all’ astuccio formato dai due parameri e dal pezzo basale. Noto-
inoltre che, a seconda delle condizioni di inturgidimento del sacco interno, il pene
risulta più o meno grosso e quindi i parameri vengono più o meno divaricati. Tutti
questi spostamenti si verificano spesso ed allora due aedeagus, che in realtà sono
eguali, possono sembrare molto diversi,
J pit PRESE O IT ta PARITA i,
COLEOTTERI DEL GIGLIO h75
Sono convinto che la forma suddescritta sia specificamente
diversa dall’ aguazicus, non posso però dire altrettanto rispetto
all’ aequalis, del quale non ho potuto esaminare che pochi esem-
plari di Varsavia, corrispondenti abbastanza bene alle descrizioni
di Sharp e Ganglbauer. Essi sono estremamente simili agli esem-
plari italiani suddescritti, dai quali non differiscono che per il
corpo un po’ più largo e più tozzo, le elitre più corte, la den-
tellatura dell’ orlo dell’ ultimo sternite forse un po’ meno evi-
dente (però presente e della stessa forma) ed il pene lungo quasi
quanto 1 parameri; i tre apici si trovano quasi su una linea retta.
Tutti questi caratteri sono però d’una importanza molto rela-
tiva, di fronte a tutti gli altri caratteri comuni delle due forme;
non sarei quindi affatto sorpreso se la specie da me chiamata
italus, dovesse risultare in seguito una razza meridionale dell’ae-
qualis. I
Gli esemplari italiani suddescritti vennero determinati in vari
modi. Baudi li denominava aquaticus, Bedel li riferiva all’ ae-
qualis (lo stesso ha fatto più recentemente D’ Orchymont) e
Ganglbauer all’ aquaticus, come ho potuto sincerarmi esami-
nando alcuni esemplari delle collezioni Dodero e Museo Civico di
Genova.
Kuwert (1. c.) descrisse l’ ¢talus (*) quale varietà del Milleri,
su esemplari di Sicilia e d’Italia, distinti dal tipo per le elitre
prive di pubescenza. Ho scelto questo nome per la forma sudde-
scritta, perchè essa è la sola forma italiana simile al Miller,
colle elitre apparentemente glabre ed anche per non creare un
nuovo nome, ed aumentare così la nomenclatura, già abbastanza
confusa, delle forme attini all’ aguaticus. Non vidi mai esemplari
italiani, corrispondenti alla descrizione dell’ ztalus Ganglb. (Kar.
Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 163), il quale non corrisponde, almeno
probabilmente, all’ dfalus Kuw.
Lungh. 4,5-5,5 mm. Zaule presso Trieste (Venezia Giulia):
Portogruaro, Piazzola sul Brenta (Veneto); dintorni di Milano;
Moncenisio (leg. Baliani, due esempl.); Torino, Limone, Vinadio,
(Piemonte); Lippiano, Siena (Toscana); Rigoso (Appennino par-
mense); Roma. Si trova pure nell’ isola del Giglio (3 esemplari,
(1) «Stucke aus Italien und Sicilien ohne Behaarung der Fligeldecken, mit
uberaus kurzer, anliegend stoppelartiger Behaarung der Segmente, diese an den
Seiten rotfleckig, sind var. étalus Kuw.
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476 ‘ E. GRIDELLI
aprile e maggio 1901). Il Signor Dodero non lo raccolse mai
in Sardegna. Si trova pure nell’ Italia meridionale: Latronico
(Basilicata) coll. Dodero.
Il Signor Dodero mi comunicò alcuni esemplari ¢ di Comana
Vlasca e di Bucarest (Rumenia), i quali non presentano che
differenze poco apprezzabili dagli esemplari italiani. Lo stesso
dicasi di esemplari di Kosore (Dalmazia, leg. G. Miller) e di
Tirnovo (Bulgaria), delle collezioni del Museo Civico di Genova.
Si tratta però d’esemplari 9 9 e perciò di determinazione incerta.
L’ Heloph. italus è quindi diffuso probabilmente in tutta la
penisola balcanica.
Helophorus Milleri Kuw.
Helophorus Milleri Kuw., Wien. Ent. Zeit. 1886, p. 99;
ibid. p. 226.
Helophorus aquaticus v. Milleri Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV,
1904opislbde
Helophorus Milleri Sharp, Ent. Month. Mag. 1915, p. 204.
Numerosi esemplari; aprile, maggio 1901.
Specie propria, ben distinta dalla precedente e da tutte le
altre specie affini. Capo e pronoto con una densa pubescenza,
formata da peli eretti, giallastri, all’ apice ricurvi e diretti poste-
riormente, egualmente densa su tutta la superficie. La pubescenza
delle elitre corrisponde per la disposizione a quella dell’ ¢talus,
i peli sono però molto più numerosi e più lunghi; essa è bene
visibile su tutta la superficie del corpo anche con un ingrandi-
mento di 15 diametri (esaminando l’insetto di profilo), mediante
il quale il corpo dell’ italus sembra glabro, almeno sul capo e
pronoto.
Statura grande, corpo allungato; capo e pronoto con riflessi
metallici molto vivi e chiari; orli del pronoto giallastri; elitre
molto più pallide che nell’ aquaticus ed italus. Tupercoli meno
grossolani e più piatti, ridotti a punti ocellati nel mezzo del
capo, e sui rilievi mediani del pronoto. Quest’ ultimo ha i lati
meno curvi, e non, oppure poco, sinuati posteriormente ed i due
solchi mediani più angolosi.
Elitre più allungate e più strette; i puntini degli intervalli
elitrali sono più numerosi, più grossolani e meglio visibili. Ster-
La DIGI VI pa AVE] Da POY ROM Rie ete, PAM >
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COLEOTTERI DEL GIGLIO 477
niti addominali con una larga macchia laterale bruno-rossiccia.
Orlo dell’ ultimo sternite con una dentellatura eguale a quella
dell’ aquaticus, visibilissima e bene distinta anche a piccolo
ingrandimento, formata da denti regolari, rettangolari, separati
da strette fessure lineari, grandi nel mezzo dell’ orlo, gradata-
mente più piccoli ai lati.
L’aedeagus venne figurato esattamente da Sharp (Ent. Month.
Mastttoto-taviliV. tie. 27).
Parameri sul tipo di quelli dell’ étalus, coll’ orlo esterno ret-
tilineo, però più sottili e più lunghi; la distanza che separa
l'apice del pene dalla linea di congiunzione degli apici dei para-
meri è notevolmente maggiore che nell’ ¢talus.
Lungh. 5-7,5 mm. Descritto di Corfù; diffuso in tutta la regione
mediterranea, da Montpellier (Francia merid.) e dal Marocco fino
alla Siria, Mesopotamia ed Arabia (sec. Sharp l. c.). Si trova in
tutta l’Italia media e meridionale e nelle isole; ritengo improba-
bile che si trovi nell’ Italia settentrionale; non lV’ ho mai raccolto
nella Venezia Giulia.
| Spezia (Liguria); Lippiano (Toscana); Bevagna (Umbria);
Roma: Piazza d'Armi (Lazio); Cerchio (Abruzzo); Puglie (leg.
Fiori, in coll. Mancini); Sambiase, Cotrone (Calabria); Pizzo
Fago, Lago Quattrocchi, Ficuzza (Sicilia); Sarrabus, Iglesias (Sar-
degna); Malta; Naxos (Cicladi); Evora, Quelluz (Portogallo).
Helophorus brevipalpis Bedel
Helophorus brevipalpis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904,
pre low.
Sei esemplari Q Q; aprile e maggio 1901.
Regione paleartica.
Helophorus illustris Sharp
Helophorus illustris Sharp, Ent. Month. Mag. 1916, p. 126.
Un solo esemplare 9, raccolto nel maggio 1901. Det. Dodero.
Francia merid., Sardegna, Corfu, Arabia: (sec. Sharp, L c.).
Diffuso probabilmente in tutta la regione mediterranea.
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478 E. GRIDELLI
Helophorus Walkeri Sharp
Helophorus Walkeri Sharp, Ent. Month. Mag. 1916, p. 108,
tav. V, fig. 38.
Quattro esemplari (3 oo’, 1 9); aprile e maggio 1901.
Det. Dodero.
Diffuso, secondo Sharp, in tutta I’ Europa (!) e regione medi-
terranea.
Cercyon haemorrhoidalis F.
Cercyon haemorrhoidalis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904,
DOZZA
Numerosi esemplari; gennaio- maggio 1900; si trova pure
nell’ isola Capraia (Doria, IX -1898). Nelle serie raccolte dal
March. Doria sono rappresentate tutte le variazioni di colore
delle elitre descritte da Ganglbauer; numerosi esemplari appar-
tengono alla var. erythropterus Muls. (sensu Ganglb. |. c.
p. 278). Noto però che la macchia a forma di T, dovuta all’unione
di una stretta fascia lungo la base e lungo la sutura, non è
nera, bensi bruno-chiara, talvolta tanto chiara da essere difficil-
mente visibile. Qualche esemplare ha le elitre completamente
giallo-brune, senza alcuna traccia di macchie nere o brune.
Specie molto comune, diffusa in tutta l’Italia, regione palear-
tica ed America settentrionale.
Cereyon terminatus Marsh.
Cercyon terminatus Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. IV, 1904, p. 280.
Sette esemplari; febbraio-giugno 1900. Elitre concolori, rosso-
bruniccie. Sei esemplari hanno il pronoto concolore, nero; il set-
‘timo ha invece il pronoto nero, con una macchia rosso-bruniccia
d’ambo i lati. La macchia s’inizia nell’ angolo apicale, e corre
lungo l’orlo del pronoto, dilatandosi nel mezzo, per poi nuova-
mente restringersi, spingendosi fino all’ angolo basale. L'orlo
del pronoto rimane però nero. L’ esemplare non presenta altre
differenze somatiche e cromatiche visibili dagli altri esemplari del
(?) Sharp non indica pero nessuna località della penisola scandinava.
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COLEOTTERI DEL GIGLIO 479
Giglio; propongo per esso il nome di ab. pictithorax nom. nov.
L’esemplare in questione è maturo e perfettamente indurito.
L’ ab. pictithorax sembra essere molto diffusa, insieme alla
forma tipica, almeno a giudicare da due esemplari, uno di Siria
(Caifa) e l’altro di Tripolitania (Homs), gentilmente comunicatimi
dal Signor Dodero.
Ganglbauer (l. c.) indica quale area di dino soltanto
l’ Europa settentrionale e media. La specie è però certamente
sparsa in tutta l'Europa meridionale e nella regione mediterranea.
Cercyon pygmaeus Illig.
Cercyon pygmaeus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 281.
Un solo esemplare, raccolto nel marzo 1901, riferibile alla
forma tipica (det. Dodero). Regione paleartica, America del Nord.
Cercyon quisquilius L.
Cercyon quisquilius Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1900, p. 280.
Un esemplare; aprile 1900 (det. Dodero).
Diffuso come la specie precedente.
Megasternum boletophagum Marsh.
Megasternum boletophagum Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV,
1904, p. 284.
Numerosi esemplari, raccolti durante tutte le stagioni (1900-
1901).
Europa, Mediterraneo.
Hydrobius convexus Brull.
Hydrobius convexus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 238.
Due esemplari; aprile 1901 (det. Ganglbauer).
Regione mediterranea.
Anacaena globulus Payk.
Anacaena globulus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 240.
La serie raccolta al Giglio dal March. Doria e dal Prof. R. Gestro
180 E. GRIDELLI
conta piu di 100 esemplari, provenienti in gran parte dal Cam- —
pese e dalle Cannelle (marzo-novembre). Tutti gli esemplari
appartengono alla subsp. elliptica Deville, descritta di Corsica e
dell’ Elba (Cat. Col. Corse, p. 532) e diversa dalla forma tipica
per il corpo molto meno convesso e sensibilmente più lungo, a
contorno molto più ellittico, e per la punteggiatura un po’ più
fina. Noto a questo riguardo che la punteggiatura degli esem-
plari del Giglio è leggermente variabile, però in media sempre
un po’ più iui che lk forma tipica.
Gli individui 7g non sono rari; ho potuto esaminarne una
ventina di varie località. L’aedeagus degli esemplari del Giglio,
di Sardegna e della Capraia non presenta differenze sensibili da
quello di esemplari della forma tipica.
La subsp. elliptica Dev. manca nella terraferma italiana e.
sostituisce la forma tipica nelle isole tirreniche : Corsica, Elba
(vedi Deville e Holdhaus); Sarrabus (Sardegna); Capraia (molti
esemplari; leg. Gestro 1877); Montecristo (crociera del «Violante»),
1875. Nell’ isola del Tino (Spezia) si trova invece la forma
tipica, la quale sembra essere diffusa nella maggiore parte della
regione paleartica. Vidi numerosi esemplari del Piemonte (Torino,
Gassino), dell'Emilia (Bologna), della Venezia tridentina (Levico)
e della Liguria (Busalla, Borzoli, Stazzano, Murta, Genova, Spezia)
Coll. Museo Civico Genova. i
| Anacaena bipustulata Marsh.
Anacaena bipustulata Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904,
p. 240.
‘Una diecina d’ esemplari; aprile 1901 (det. Ganglbauer).
Europa media; Mediterraneo. |
Laccobius seutellaris Motsch.
Laccobius scutellaris Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 253.
Numerosi esemplari, raccolti particolarmente al Campese ed
alle Cannelle, nella primavera ed estate del 1901 (det. Ganglbauer).
Si trova pure nell’ isola di Montecristo (crociera del «Violante »,
1875) e di Capraia (leg. R. Gestro, 1877). Coll. Museo Gabe
Genova.
La specie è diffusa nell’ Europa media e nel Mediterraneo.
he.
id a e
COLEOTTERI DEL GIGLIO 481
Helochares lividus Forst.
Helochares lividus Ganglb., Kaif. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 249.
Numerosi esemplari, aprile, maggio ed agosto 1900-1901 (det.
Dodero); è pure comune nell’ isola di Capraia, nella quale venne
raccolto dal March. Doria, nel settembre 1898 (det. Ganglbauer).
Europa media e meridionale; Mediterraneo.
Enochrus agrigentinus Rottb.
Phylidrus agrigentinus Kuw., Bestimm.-Tab. XIX, 1890, p. 54.
Due esemplari; aprile e maggio 1901 (det. Dodero).
Diffuso secondo Kuwert nella pile, paesi mediterranei meri-
dionali, Italia, Asia Minore.
Hydrophilus caraboides L.
Hydrophilus TITO Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904,
pi 294.
Dodici esemplari; aprile e oso 19.04:
Regione paleartica.
PBerosus affinis Brull.
Berosus affinis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 225
Alcuni esemplari; maggio 1911.
Europa media occidentale, Mediterraneo.
SILPHIDAE
Necrophorus humator Goeze
Necrophorus humator Ganglb., Kat. Mitt.- Eur. II, 1899,
p. 163.
Cinque esemplari, raccolti nell aprile 1900.
Diffuso in tutta |’ Europa, Caucaso e Turchestan.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.9, Vol. X. (16 Luglio 1926). 32
189 E. GRIDELLI
Thanatophilus rugosus L.
Thanatophilus rugosus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1899,
p. 174. i
Il March. Doria raccolse soltanto otto esemplari di questa
specie così variabile. Sette di essi hanno le antenne completa-
mente nere e la pubescenza delle elitre pure nera; essi devono
quindi venire riferiti alla forma tipica. Un esemplare ha la
pubescenza elitrale nera e le antenne bicolori (il funicolo è
bruno-rossiccio e la clava nera), non posso però riferirlo alla
var. ruficornis Kust. (sensu Ganglb. 1. c. p. 175) perchè esso
è evidentemente immaturo, con quasi tutta la parte inferiore del
corpo e le zampe dello stesso colore del funicolo delle antenne.
Noto inoltre che i rilievi elitrali non differiscono da quelli di
esemplari della forma tipica, mentre quelli della var. ruficornis
Kist. hanno i rilievi delle elitre in media notevolmente più
‘pronunciati. Vidi pure esemplari immaturi colorati come quelli
del Giglio, catturati in varie località alpine.
Credo pure importante dal punto di vista zoogeografico il
fatto che tutti gli individui raccolti nell’ isola del Giglio hanno
la pubescenza delle elitre nera, non diversa da quella degli esem-
plari continentali. La var. vestitus Kust. (sensu Ganglb. I. c.
p. 175), caratterizzata dalla pubescenza elitrale argentea, tanto
comune in Sardegna, sembra quindi mancare nell’ isola del Giglio.
Anche gli esemplari dell’ isola d’ Elba appartengono alla forma
tipica (vedi Holdhaus, Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 93).
La specie è molto comune e diffusa in quasi tutta la regione
paleartica; la varietà (!) ruficornis Kust. è comune nel Medi
terraneo occidentale: Spagna merid., Cagliari (Sardegna), din-
torni di Tunisi (non si trova però nella Corsica, vedi Deville,
Cat. Col. Corse, p. 163); la var. vestitus Kust. sembra trovarsi
soltanto in Sardegna: Isola Asinara (Museo Civico Genova).
Il Signor Dodero mi comunica di non aver mai raccolto in
Sardegna la forma tipica, colle antenne nere e la pubescenza
(4) La var. ru/icornis Rist. viene considerata quale specie propria (Cat. Coleopt.
reg pal. Winkler, B. 737); non sono troppo convinto che ciò corrisponda alla realtà,
data la poca importanza dei caratteri differenziali, rispetto alla forma tipica. Noto
però che in molte località, come per esempio Tunisi, si trova la var. ruficornis
insieme alla forma tipica. i
COLEOTTERI DEL GIGLIO 183
elitrale nera, bensi soltanto le var. vestitus e ruficornis, le
quali sono diffuse in tutta 1’ isola.
Silpha Olivieri Bedel
Silpha Olivieri Ganglb., Kit. Mitt.-Eur. II, 1899, p. 189.
Una diecina d’ esemplari, raccolti nel marzo 1900, identici
a quelli sardi e toscani, conservati nelle collezioni del Museo
Civico di Genova.
La specie è largamente diffusa nei paesi mediterranei; si
trova pure nell’ Astigiano (Piemonte), secondo esemplari raccolti
da Ghiliani (coll. Museo Civico Genova).
Anemadus maritimus Reitt.
Anemadus maritinus Reitt., Bestimm.-Tab. XII, 1884, p. 60.
» » Ganglh. Kaf. Mitt.-Eur. HI, 1899,
pi 1399.
Descritto su. esemplari delle Alpi Marittime, presso Nizza. Il
March. Doria ne raccolse nell’ isola del Giglio un solo individuo
(marzo 1902). Esso corrisponde esattamente alla descrizione ori-
ginale ed è identico agli esemplari di Nizza della collezione
Dodero. Reitter dice a proposito del pronoto « Halschildbasis
jederseits neben den Hinterwinkeln ausgebuchtet, die letzteren
dadurch fast spitzig ». In realtà trovo negli esemplari esaminati
una leggerissima sinuosità della base, in seguito alla quale gli
angoli posteriori del pronoto sono bensi ottusi (cioè il lato forma
colla base un angolo molto maggiore di 90°), però vivi, non”
arrotondati all’ apice. L’ espressione « spitzig », usata da Reitter,
non va quindi presa nel senso che gli angoli posteriori sieno
«acuti» (cioè minori di 90°). Leggendo la descrizione di
Ganglbauer, trovo ch’ essa si scosta un po’ dalla realtà. Il pro-
noto dovrebbe essere «hinter der Mitte am breitesten, nach vorn
kaum mehr als zur Basis verengt». Credo si tratti d’ un errore
di stampa, e che al posto della parola « kaum» debba trovarsi
la parola «viel». Difatti. i lati del pronoto convergono molto
più anteriormente che non verso la base.
Vidi alcuni esemplari di Nizza (Reitter) e dei dintorni di
Genova (Mancini).
Corsica, Alpi Marittime, Liguria, Lazio (vedi Deville, Cat. Col.
Corse, p. 161).
ASH v E. GRIDELLI
Catopomorphus orientalis Aubé.
Catopomorphus orientalis Ganglb., Kaf. Mitt.- Eur. HI,
1899, p. 193. :
Dieci esemplari; marzo 1900, aprile 1901.
La specie è diffusa secondo Ganglbauer nelle regioni seguenti:
Asia Minore, Turchia, Grecia, Dalmazia, Sicilia. Si trova però -
anche nella Corsica : due esemplari delle collezioni del Museo Civico
di Genova, determinati da Fairmaire, con I’ etichetta di località
«Corse » , (vedi inoltre Sainte Claire - Deville, Cat. Col. Corse,
p. 160); Sardegna: Gennargentu, leg. R. Gestro. Vidi inoltre
numerosi esemplari di varie località della Sardegna settentrionale
e media, e del Lazio (Filettino, Monte Cavo), nelle collezioni del
Signor Agostino Dodero. Si trova pure nell’ Istria meridionale
(Pola, leg. Mancini V. 1923).
Catops Doriae nov. spec.
Corpo nero; antenne bruno-rossiccie, colla metà distale più
oscura, bruna o bruno-nera; palpi e zampe bruno-rossicci. Capo
e pronoto con pubescenza densa, bruno-gialliccia, chiara; la pu-
bescenza delle elitre è molto densa e doppia, composta da lunghi
peli, più oscuri di quelli del pronoto e da peli piccolissimi (esame
microscopico) grigio-argentei, formanti una pubescenza densissima,
che dà alle elitre forti riflessi sericei.
Antenne debolmente ingrossate all’ apice, con clava poco pro-
nunciata. I primi cinque*articoli sono lunghi e sottili, il primo
2,5 volte lungo quanto largo, il secondo più corto del primo,
circa due volte lungo quanto largo, il terzo un po’ più lungo
del secondo, il quarto più corto del terzo, simile al secondo per
forma e grandezza, il quinto più corto del quarto, circa 1,5 volte
lungo quanto largo; il sesto quadrato, di dimensioni eguali in
lunghezza e larghezza; il settimo grande, appena più lungo ma
notevolmente più grosso, del sesto, evidentemente trasversale.
L’ ottavo articolo è molto piccolo, lungo circa metà del settimo,
ma molto più stretto dello stesso, fortemente trasversale, quasi
due volte largo quanto lungo; il nono è molto più grande e più
largo dell’ ottavo, simile al settimo per forma e grandezza; il
PY in Chae y pe 4 us) Win è t
COLEOTTERI DEL GIGLIO 185
decimo’ largo quanto il nono, però un po’ più corto, evidente-
mente trasversale; l'articolo terminale è piriforme, più lungo
del decimo, più lungo che largo.
La superficie del capo e del pronoto (esaminati al micro-
‘scopio) è finamente reticolata e coperta da una punteggiatura
molto densa, formata
sul capo da punti um-
bilicati e sul pronoto
da punti più fini, a
raspa (ossia ciascun
punto è preceduto an-
teriormente da un ri-
lievo, «von hinten
eingestochen » degli
autori tedeschi). Il
pronoto è trasversale,
più stretto delle elitre,
molto più ristretto
anteriormente che ver-
so la base, con angoli
posteriori ottusi, arro-
tondati all’ apice; la
massima larghezza si
trova un po’ dietro alla
metà. L'orlo basale è
Fig. D. Catops Doriae nov. spec. Esempl. del Giglio. troncato quasi in linea
4. Aedeagus. - 2. Parte basale del pene (preparato i -
SU Cono sacco sii visibile per trasparenza). letta, non simuato
- 3. Apice del pene (faccia convessa). - 4. Parte prossi- : :
male del sacco interno (estratta dal pene, visione PFeSSO agli angoli po-
Vea steriori. Le elitre sono
. poco convesse, con declivio apicale dolce, con una stria suturale
completa e rudimenti delle altre strie nella metà apicale; la loro
superficie è finamente reticolata, come quella del capo e del pro-
noto, con punteggiatura molto fina e densa, leggermente a raspa.
S: I tre primi articoli dei tarsi anteriori fortemente dilatati;
tibie anteriori semplici, senza strutture particolari lungo il mar-
gine interno e senza spinule lungo il margine esterno. Orlo
interno dei femori anteriori un po’ dopo della meta con un
denso ciuffetto di peli cortissimi e rigidi, il quale (esaminato con
piccolo ingrandimento) sembra un tubercoletto.
486 E. GRIDELLI
Primo articolo dei tarsi medii dilatati, tibie medie curvate;
margine flessorio dei femori medii con una leggera sporgenza
dentiforme, ad angolo ottuso, più vicina al trocantere che all’apice
del femore. Pene fortemente curvato; il sacco interno si apre
sulla faccia concava (ventrale). Visto dal dorso il pene è sottile,
a lati paralleli, leggermente dilatato all’ apice; la faccia dorsale
della parte apicale (fig. D, 3) presenta una zona depressa di minore
ispessimento, trasparente. L’ apice porta una lamella di forma
caratteristica, situata nel piano longitudinale mediano, bene evi-
dente a visione laterale (vedi fig. D, 1); vista dal dorso (fig. D, 3)
essa si presenta in forma di una carena della faccia ventrale,
visibile per trasparenza, ad eccezione dell’ estremità distale, la
quale sporge in forma di piccola punta dal. contorno apicale
del pene. I parameri sono lunghi e sottili, ricurvi, muniti
all’ apice di due setole sottili e lunghe, le quali sembrano fon-
dersi in una sola setola, se esaminate a piccolo ingrandimento.
I parameri sono leggermente ingrossati alla base, ed articolati
al pezzo basale, la cui forma risulta dalla fig. D, 1. Manca ogni
traccia di una placca dorsale, congiungente i due rami del
pezzo basale. La parte prossimale del sacco interno è tutta irta
di papille coniche, coll’apice volto distalmente e presenta tre
densi ammassi di peli, rivolti pure distalmente, la cui forma e
disposizione risultano evidenti dalla fig. D, 4 (sacco interno estratto
dal pene, visione ventrale) e dalla fig. D, 2 (sacco interno esami-
nato da un lato, per trasparenza).
©: Orlo esterno delle tibie anteriori con una serie di corte.
spinule.
Lungh. : 3,5 mm. Coll. Mus. Civ. Genova: Isola del Giglio
(serie tipica); Sarrabus (Sardegna, leg. Gestro, 1873); Borzoli
presso Genova (Liguria, leg. Doria 1883). Coll. Dodero: Genova;
Onani, Golfo Aranci, Laconi, Barumini (Sardegna); Corsica (senza
località dettagliata); Avignon (Vaucluse, Francia merid.).
Il Catops Doriae mihi corrisponde esattamente alla descri-
zione del Catops coracinus (Kelln.) Ganglb. Kaf. Mitt.-Eur. II,
1899, p. 133, indicato dell’ Europa media e Mediterraneo. Venne
descritto da Kellner (Stett. Ent. Zeit. 1846, p. 177) su esem-
plari di Turingia, però esso non rappresenta una sola specie,
bensì comprende parecchie specie, ben diverse tra loro per la
struttura dell’ organo copulatore maschile. Una di queste è
i, PERSI BIS FRR TAU PALE RSA? ROTA SERENA A ARIEL, PERINI Wa
RION EMMI (ia at OS Ae RION RIA
ARE è RL NI RAP RIA
COLEOTTERI DEL GIGLIO A87
appunto il Catops Doriae che credo poter descrivere senz’ altro,
visto che gia nella catena alpina si trovano specie notevolmente
diverse; è quindi per lo meno molto improbabile che il Catops
Doriae sia identico alla forma tipica di Turingia, che io non
conosco. Anche molti altri Catops della fauna italiana ed euro-
pea, intesi nel senso degli autori moderni, sono in realtà un
complesso di specie, ben diverse tra loro per la struttura
dell’ aedeagus; purtroppo non sono per ora in grado di studiare
a fondo il problema, spero però di poterlo fare in avvenire.
Colon griseum Czwalina
Colon griseum Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 148.
Due esemplari maschili; ottobre 1901 e marzo 1902; deter-
minati da Fleischer e riveduti dal Signor Agostino Dodero. Cor-
rispondono esattamente alla descrizione di Ganglbauer.
. Secondo Ganglbauer la specie è molto rara e diffusa nell’Austria,
Francia meridionale, Italia settentrionale e Dalmazia.
Colon appendiculatum Sahlb.
Colon appendiculatum Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. II, 1899,
ip. 153:
Un solo esemplare femminile; aprile 1901. Clava delle an-
tenne completamente nera, corpo un po’ più lucido che nella
forma tipica, lungh. : 2 mm. (det. Dodero).
Specie molto variabile; Europa settentrionale e media. Secondo
Reitter (Bestimm.-Tab. XII, 1884, p. 69) diffuso in tutta l'Europa.
LIODIDAE
Liodes ealearata Er. -
| Liodes calcarata Ganglb., Kaif. Mitt.-Eur. III, :1899, p. 222.
Una serie di dieci esemplari, raccolti nei mesi di gennaio,
marzo, aprile e maggio (1900-1902), riferibili alla var. picta
Reiche (sensu Ganglb. l. c.).
La specie è diffusa in tutta l’ Europa, la var. picta nei paesi
mediterranei.
488 E. GRIDELLI
CLAMBIDAE
Calyptomerus dubius Marsh.
Calyptomerus dubius Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1899, p. 257.
Alcuni esemplari, raccolti dal gennaio all’aprile dell’anno DONO
Europa, Mediterraneo.
Loricaster testaceus Muls. & Rey.
Loricaster testaceus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IM, 1899, p. 260.
Pochi esemplari; gennaio, febbraio e settembre 1900 e 1902.
Specie variabile, degna d’una ulteriore revisione, allo scopo di
definire il valore sistematico dei vari sinonimi (vedi in proposito
Ganglb. l. c.). Francia merid. (loc. class.), Trentino, Gorizia
Venezia Giulia), Ungheria merid., Dalmazia, Corsica, Caucaso.
(caspius Reitt.). Vidi esemplari di Liguria (Voltri) identici a
quelli del Giglio,
SCYDMAENIDAE
Chevrolatia insignis Duv.
Chevrolatia insignis Reitt., Bestimm.-Tab. V, 1881, p. 104. -
Due esemplari; marzo 1901.
Francia meridionale, Italia settentrionale e media, Venezia
Giulia, Istria (sec. Ganglb., Kat. Mitt-Eur. III, 1899, p. 10). Coll.
Mus. Civ. Genova: Torino (leg. Ghiliani); Genova (leg. Dodero);
Alpe della Luna (Toscana, leg. Andreini); St. Antonio (Emilia,
leg. Rangoni).
Steniehnus Helferi Schaum.
Stenichnus Helferi Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IN, 1899, p. 40.
Comune nell’ isola; numerosi esemplari raccolti durante tutte
le stagioni. Si trova anche nell'isola Gorgona (leg. Doria, gen-
naio 1898).
Mediterraneo occidentale, Italia ed isole, Dalmazia.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 489
Seydmaenus tarsatus Miill.
Scydmaenus tarsatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 58.
Due esemplari; agosto 1902. (Det. Dodero).
Indicato d'Europa settentrionale e media e d’Italia settentrio-
nale. Esso é però diffuso in tutta l’Italia. Coll. Dodero: Oropa e
varie località piemontesi; Madonna delle Finestre (Alpi Marittime);
Liguria; Poggio Cavallo, Lucca (Toscana); Boscolungo Pistoiese
(Appennino Emiliano); Roma; Molise; Ficuzza, Palermo, Pachino
(Sicilia); numerose località di tutta la Sardegna.
Leptomastax hypogaeus Pirazzoli
Leptomastax hypogaeus Ganglb. Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899,
p. 63.
Numerosi esemplari; marzo-maggio 1902.
La specie è diffusa, secondo Ganglbauer, nell'Italia settentrio-
nale e media. Holdhaus (Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 150)
indica quale area di diffusione: Colli Euganei, Alpi Piemontesi,
tutto |’ Appennino, Monte Conero, Monte Gargano, Giglio, Elba.
Non segnalato finora nella Corsica, Sardegna e Sicilia.
ORTHOPERIDAE
Sacium densatum Reitt. —
-
Sacium densatum Reitt., Abeille XVI, 1878, p. 6.
Arthrolips densatus Ganglb., Kéf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 279.
Numerosissimi esemplari, raccolti durante tutte le stagioni.
Sembra essere particolarmente comune nel mese di febbraio.
Nel Catalogus Coleopt. Winkler (pars 3, 1925, B. 2514) è citato
erroneamente col nome di Arthrolips aequalis Woll. = den-
satus Reitt. = Marseuli Math. Non posso giudicare se le sino-
nimie suindicate sieno più o meno esatte; in ogni modo il den-
satus Reitt. ha le antenne di undici articoli ed appartiene quindi
al genere Sacium. Orlo basale del pronoto continuo, non con-
vesso nella regione scutellare, punteggiatura piuttosto grossolana,
formata da punti umbilicati.
190 A Coni
Slesia, Austria, Francia, Mediterraneo (sec. Ganglb. 1. c.).
Diffuso e comune in tutta l’Italia appenninica e nelle isole; manca
probabilmente nella catena alpina centrale ed orientale. Coll.
Museo Civico di Genova: Savona, Genova, Spezia (Liguria);
Acqui, Limone (Piemonte); Firenze (Toscana); Asinara (Sar-
degna). Il Signor Agostino Dodero mi comunica di possedere
esemplari delle località italiane seguenti: Albenga, San Remo,
dintorni di Genova, Lavagna, Spezia (Liguria); Viareggio, Poggio
Cavallo, Pergine, Elba (Toscana), Imola (Emilia), Bonifacio (Cor-
sica), numerose località di tutta la Sardegna; Messina, Ficuzza,
Pachino (Sicilia). i
Arthrolips piceus Comolli
Arthrolips piceus Ganglb., Kéf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 279.
Piuttosto raro; febbraio 1904, marzo 1902, ottobre 1900. Alle
Cannelle, nel novembre 1899.
Europa media, Mediterraneo.
Arthrolips humilis Rosh.
Arthrolips humilis Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. II, 1899, p. 279.
Comune durante tutto l’anno; la massima parte degli esem-
plari venne raccolta nel mese di febbraio.
Ganglbauer lo indica della Francia meridionale, Spagna ed
Austria (sulla fede di Reitter); nel Catal. Coleopt. Winkler
(B. 2523) è indicato dell’ Austria, Europa meridionale ed Algeria.
Sericoderus lateralis Gyllh.
Sericoderus lateralis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 282.
Numerosissimi esemplari, raccolti durante tutte le stagioni,
ma specialmente nel mese di febbraio.
Specie comune in tutta l’Italia, diffusa in tutta la regione
paleartica.
Anisomeristes Revelierei Reitt.
Antsomeristes Reveliereî Reitt., Deutsch. Ent. Zeitschr. 1878, p. 126.
Sericoderus Revelierei. Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 283.
Descritto su esemplari di Corsica, citato in seguito di Dalmazia. Esso è
però molto più diffuso e dovrebbe certamente trovarsi nelle isole toscane.
Coll. Museo Civico Genova: Hyéres (Francia merid.), Andalusia; Cor-
sica; Stazzano, Serravalle Scrivia, Torino (Piemonte); Spezia (Liguria);
Piazzola sul Brenta (Veneto).
COLROTTERI DEL GIGLIO 491
Corylophus sublaevipennis Jacq. Duv.
Corylophus sublaevipennis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III,
1899) fp. 281.
Comune come la specie precedente.
Ganglbauer (1. c.) lo indica soltanto di Francia; esso è pero
molto diftuso nell’ Europa mediterranea. Coll. Museo Civico Ge-
nova: Serravalle Scrivia, Busalla (Appennino Ligure), Torino
(Piemonte), Levico . (Trentine), Viareggio (Toscana), Cagliari
(Sardegna). Il Signor Agostino Dodero possiede esemplari delle
seguenti località italiane: Gavi (Piemonte); Genova (Liguria);
Stazzema (Alpi Apuane); Ficuzza (Sicilia); Cagliari (Sardegna);
Corsica. ;
Orthoperus pilosiuseulus Jacq. Duval
Orthoperus pilosiusculus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1899,
p. 287.
Un solo esemplare; maggio 1901 (det. Dodero).
Francia; Mediterraneo occidentale.
Orthoperus anxius Muls. et Rey.
Orthoperus ansius Muls. et Rey., Opusc. Entom. XII, 1861,
p. 131.
Molti esemplari; febbraio 1902, ottobre 1897-99; uno imma-
turo nel maggio 1901 (det. Dodero). |
Descritto di Provenza. Coll. Museo Civ. Genova: Alghero
(Sardegna). Coll. Dodero: Numerose località di Sardegna; Bologna;
Messina.
Orthoperus atomarius Heer
Orthoperus atomarius Ganglb. Kaf. Mitt.-Eur. INI, 1899,
p. 288.
Due esemplari; aprile 1901.
Ganglbauer lo indica soltanto d’ Europa media. Coll. Museo
Civico Genova: Boccadasse presso Genova (Liguria).
499 9 È. GRIDELLI
PTILIIDAE
Ptenidium pusillum Gyllh.
Ptenidium ‘pusillum Flach, Verh. zool.-boot. Ges. Wien
1889, p. 427.
Ptenidium pusillum Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 303.
Sembra essere molto comune nell’ isola durante tutto 1’ anno,
ma particolarmente nel mese di febbraio.
La specie è molto comune e diffusa in tutta Ù Europa, nel
Mediterraneo, Siria (Caifa, coll. Mus. Civ. Genova), Asia Minore,
Caucaso ed America settentrionale. Varia molto di grandezza e
forma del corpo. Alcuni esemplari raccolti al Giglio non differi-
scono affatto per forma e statura da esemplari di Aschaftenburg
(Germania), comunicati da Flach quali appartenenti alla forma
tipica; la maggior parte degli esemplari è però di maggiore sta-
tura, non sensibilmente diversi da quelli di Tunisi, raccolti dal
March. Doria e riferiti da Flach alla var. corpulentum Luc.
(sensu Flach. I. c.). Le stesse considerazioni valgono per le nu-
merose serie di varie località della Liguria, conservate nelle col-
lezioni del Museo Civico di Genova.
Ptiliolum Spencei Allib.
Ptiliolum oblongum Flach, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
18895 p. (507.
Ptiliolum Spencei Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 314.
Quattro esemplari raccolti nel marzo 1902, che potrebbero forse
venir riferiti alla var. meridionale (*) Flach (1. c.). Parte supe-
riore del corpo più oscura e meno lucida che in esemplari di
Aschaffenburg (Germania); superficie del pronoto senza impres-
sioni visibili.
Europa, Mediterraneo.
(!) «Die Stucke aus dem Suden sind dunkler, das Halsschild mit einigen undeu-
tlichen Hindrucken ». (Ex Flach. 1. ¢.).
COLEOTTERI DEL GIGLIO 193
Acrotrichis thoracica Waltl
Trichopteryx thoracica Flach, Verh. zool.-bot. Ges. Wien
1889, p. 518.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.- Eur. III, 1899,
p. 326.
Due soli esemplari; maggio 1902, agosto 1901. Raccolti
insieme ad un grande numero d’esemplari della specie seguente.
La: specie è largamente diffusa in tutta |’ Europa, nel Medi-
terraneo e nella Siria.
Acrotrichis fascicularis Herbst
Trichopteryx fascicularis Flach, Verh. zool.-boot. Ges. Wien
1389) peeS lo:
» » Ganglb., Kaf. Mitt.- Eur. III, 1899,
p. 327.
Numerosi individui (1), raccolti in tutte le stagioni.
La specie è diffusa in tutta |’ Europa.
STAPHYLINIDAE
Micropeplus staphylinoides Marsh.
Micropeplus staphylinoides Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II,
1895, pi 769,
Micropeplus staphylinoides Falzoni, Riv. Col. It. 1905, p. 5. .
I due esemplari 7g raccolti al Giglio sono riferibili alla
forma tipica, intesa nel senso dei due autori succitati; uno di
() Holdhaus (Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 94) cita tra le specie di Tvicho-
pterye raccolte nell’ isola d’ Elba la Trich. lata Matth. e la Trich. intermedia
Gillm., e precisamente la prima su esemplari raccolti da Paganetti e determinati
da J. B. Ericson e la seconda su esemplari raccolti e determinati personalmente,
almeno a giudicare dal modo nel quale essa è citata. Noto pero che Trick. lata Matth.
ed intermedia Gillm. sono sinonimi (sec. Flach) della specie indicata da Flach e più
tardi da Ganglbauer col nome di intermedia, tanto comune in tutta l’ Europa e nel
Mediterraneo. Trovo quindi degno di nota il fatto che nessuno degli esemplari rac-
colti ne!l’ isola del Giglio, può riferirsi all’ intermedia, la quale è ben diversa dalla
fascicularis per la statura maggiore, il corpo più lungo e più stretto, le antenne
più chiare e molto più lunghe, con gli articoli mediani molto più allungati, etc.
(ved. Ganglb. l. c. p. 328).
194; E. GRIDELLI
essi ha la carena mediana del quarto tergite visibile dentiforme,
l’altro quasi ad angolo retto..
La specie è relativamente diffusa in Italia; secondo Ganglbauer
(1. c.) essa si trova nell’ Europa media e nel Mediterraneo occi-
dentale; Falzoni (1. c.) la indica d’ Emilia, Toscana, Lazio, Sar-
degna e Corsica. Vidi soltanto esemplari di Toscana (Alpe della
Luna, Monte Amiata, leg. Dr. Andreini) e di Campania (Capo-
dimonte presso Napoli, leg. Emery). Non ho mai avuto occa-
sione d’ esaminare esemplari della catena alpina e della Venezia
Giulia.
La forma e le dimensioni del pronoto e della carena longi-
tudinale mediana del quarto tergite visibile sono soggette a
notevoli variazioni. Prendendo quale base i caratteri del pronoto,
possiamo distinguere con Falzoni le forme seguenti:
Forma tipica. Pronoto poco più largo delle elitre, colla mas-
sima larghezza presso alla base e gli angoli posteriori retti o
leggermente ottusi. Quarto tergite visibile con carena mediana
variamente sviluppata, talvolta prolungata posteriormente a guisa
di becco, tal’ altra con profilo ad angolo retto. Falzoni (1. c.)
mette in relazione la forma della carena col sesso e nota che
Ie 9Q hanno la carena più sporgente dei gg (7); vedi in
proposito le differenze da me rilevate nei due gg raccolti al
Giglio dal March. Doria.
Var. intermedius Falzoni, |. c. p. 7. Riferisco a questa va-
rietà tutti gli esemplari toscani da me esaminati; essa è caratte-
rizzata dalla forma del pronoto la quale è intermedia tra quella
degli esemplari della forma tipica e quelli della varietà seguente.
Var. laticollis Fiori, Natur. Sicil. 1894, XII, p. 98; Falzoni
1. c. p. 7. Pronoto notevolmente più largo delle elitre, molto più
arrotondato ai lati, colla massima larghezza nel mezzo e con
angoli posteriori molto ottusi; la varietà è descritta su di un
esemplare catturato a Serra S. Bruno (Calabria), l’ autore non
descrive la forma della carena del quarto tergite visibile. Falzoni
(1. c.) sembra aver esaminato soltanto l’ esemplare tipico di Fiori
e nota che esso «ha la cresta del quarto segmento libero atte-
nuata e non sporgente a forma di becco». Un individuo raccolto
da Emery a Napoli (Capodimonte) ha il pronoto di forma esatta-
@) Gli individui maschili sono facilmente riconoscibili per avere lV orlo interno
delle tibie con un piccolo dente nel terzo apicale.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 195
mente corrispondente alle descrizioni succitate, la carena del
quarto tergite è però sviluppatissima e prolungata fortemente
all’ indietro, in forma di becco molto acuto e sporgente.
L’ orlo del pronoto presenta pure notevoli variazioni; esso è
quasi sempre leggermente intaccato vicino all’ angolo posteriore;
l’intaccatura varia di forma e dimensioni e può talvolta ridursi
fino quasi a sparire. Concludendo, la specie presenta vari carat-
teri che variano uno indipendentemente dall’ altro e le forme
finora descritte sono da considerarsi quali semplice varietà. Non
è però escluso che uno studio minuzioso di questa specie, basato
su caratteri completamente diversi da quelli finora usati dagli
autori, dia per risultato la scissione delle specie in varie forme,
forse non corrispondenti a quelle descritte.
La variabilità del Microp. staphylinoides potrebbe essere
messa in relazione colla riduzione delle ali, le quali sono inette
al volo, più corte delle elitre, non ripiegate, squamiformi, larga-
mente arrotondate all’ apice. Altre specie, come per esempio il
porcatus F., hanno le ali completamente sviluppate ed atte al
volo (vedi pure Verhoeff, Zeitschr. fur wissensch. Insektenbiolo-
gie, XII, 1916, «Zur Kenntnis der Gattung Micropeplus »).
Proteinus (') ovalis Steph.
Proteinus ovalis Reitt., Wien. Ent. Zeit. 1905, p. 227.
» » Dodero, Boll. Soc. Ent. Ital. 1923, p. 46.
Comune dal marzo al novembre 1901.
Europa, Mediterraneo.
Proteinus brachypterus F.
Proteinus brachypterus Reitt., Wien. Ent. Zeit. 1905, p. 228.
» » Dodero, Boll. Soc. Ent. Ital. 1923, p. 46.
Pochi esemplari; febbraio e marzo 1902.
Europa, Mediterraneo. »
@) L’isola del Giglio alberga ben quattro delle sette specie citate da Dodero nel
lavoro sui Proteinus italiani (1. c.). Credo probabile la presenza al Giglio del Pro-
teinus limbatus Maekl. (Dodero, l. c. p. 46) ché si trova nella terraferma toscana
(Firenze, collez. Museo Civico Genova).
ET AARON oak Pit Geo EN PRCT GENI
196 i E. GRIDELLI
Proteinus macropterus Gyllh.
Proteinus macropterus Reitt., Wien. Ent. Zeit. 1905, p. 228.
» » Dodero, Boll. Soc. Ent. Ital. 1923, p.47.
Raro: marzo 149025 J
Molto più raro dei due precedenti; secondo gli autori esso è
diffuso nell’ Europa settentrionale e media. Vidi alcuni esemplari
d’Italia (Torino, Lucca, Napoli) e d’Africa settentrionale (Tunisi,
leg. Doria), tutti nelle collezioni del Museo Civico di Genova.
Proteinus atomarius Fr.
Proteinus atomarius Reitt., Wien. Ent. Zeit. 1905, p. 228.
» » Dodero, Boll. Soc. Ent. Ital. 1923, p. 47.
Pochi esemplari; marzo ed aprile 1902.
Europa, Mediterraneo.
Omalium rivulare Payk.
Omalium rivulare Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1906,
p. 516. | 3
La specie è molto comune in tutta l’ Europa e nei paesi me-
diterranei; venne pure raccolta nell’ isola del Giglio (un individuo
leggermente immaturo, aprile 1901).
Omalium Allardi Fairm.
Omalium Allardi Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1906,
p. 520. ;
Un esemplare, febbraio 1902.
Mediterraneo, Italia, Cipro, Bosnia. Secondo Luze (l. c.) la
specie si trova nei letamai e nelle stalle; ho avuto occasione di
raccoglierla più volte nel Carso di Trieste, però sempre crivel-
lando le foglie marcescenti nei boschi e nelle vallecole (doline).
Lai
paterna
=
COLEOTTERI DEL GIGLIO 1497
Omalium oxyacanthae Gravh.
Omalium oxyacanthae Luze, Verh. zool.-boot. Ges. Wien,
1900; D.. 527. :
Molti esemplari (marzo ed aprile 1902, ottobre 1897-99), de-
terminati e citati da Luze.
Europa media, Italia, Corsica, Sardegna, Sicilia.
Omalium cinnamomeum Kraatz
Omalium cinnamomeum Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1906, p. 535.
Il March. Doria ne raccolse una numerosa serie d’ esemplari
(gennaio-ottobre 1901-1903), i quali vennero determinati e citati
da Luze.
Istria, isole del Quarnero, Dalmazia, Erzegovina, Grecia, Asia
Minore; diffuso nell’ Italia centrale e meridionale e nelle isole
italiane.
Luze (l. c.) non indica nessuna località italiana ad eccezione
dell’ isola del Giglio; ho avuto occasione d’ esaminare esemplari
delle località seguenti: Brioni, Lussino, nelle macchie sempre
verdi, specialmente sui fiori di Erica arborea, oppure. crivel-
lando il fogliame secco; nei dintorni di Lussinpiccolo si trova
pure in grandi quantità sui ciliegi fioriti (Venezia Giulia). Staz-
zema (Alpi Apuane), Monte S. Angelo (Puglie); Cotrone (Cala-
bria); Nicolosi, Monte Busambra (Sicilia) in collez. Mancini.
Lesteva fontinalis Kiesw.
Lesteva fontinalis Luze, Verh. zool.- bot. Ges. Wien, 1903,
p95:
Un solo esemplare, raccolto all’ Acqua Selvaggia.
‘ Mediterraneo occidentale.
Troglophloeus bilineatus Steph.
Trogophloeus bilineatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
pi 651.
Un solo esemplare; agosto 1902.
Regione paleartica.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.°, Vol. X (16 Luglio 1926). 33
n 198 ARDEA!) RAG RIDI
Trogophloeus corticinus Gravh.
Trogophloeus corticinus Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. II, 1895,
- p. 653. de
fi Tre esemplari, agosto 1901, uno raccolto alle Cannelle dal
Prof. R. Gestro (agosto 1889). | Î
Regione paleartica.
Oxytelus inustus Gravh. ©
Oxytelus inustus Ganglb., Kaif. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 640.
Comune nella primavera dell’anno 1900.
‘Europa media, Mediterraneo.
Oxytelus sculpturatus Gravh.
Oxytelus sculpturatus Ganglb., Kak Mitt.-Eur. II, 1895, p.641.
Comune nella primavera dell’anno 1900.
Regione paleartica.
Oxytelus nitidulus Gravh.
Oxytelus nitidulus Ganglb., Kif. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 642.
Un solo esemplare catturato nell’ agosto. 1902.
| Regione paleartica.
Oxytelus complanatus Er.
ee Oxylelus complanatus Ganglb., Kaif. Mitt.- Eur. II, 1895,
fi; p. 642.
Comunissimo durante tutte le stagioni.
Europa, Mediterraneo.
Oxytelus speculifrons Kraatz.
Oxytelus speculifrons Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 643.
Un solo individuo; aprile 1900.
Regione mediterranea, specialmente lungo le coste; non
COLEOTTERI DEL GIGLIO 1499
manca però anche nell’ interno del continente: Evora (Porto-
gallo, leg. Schatzmayr), Piemonte (leg. Ghiliani). Il March. Doria
lo raccolse pure nella Persia settentrionale (1862-63).
Oxytelus tetracarinatus Block
Oxytelus telracarinatus Sanzio, Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
p. 644.
Comunissimo durante tutto |’ anno.
Regione paleartica.
Pepeoryphlus Grouvellei Fauvel
L.A Grouvelléi Dodero, Ann, Mus. Civ. Genova,
XLII, 1908, p. 634.
Due esemplari raccolti nel marzo 1908 ed uno nell’ ottobre 1907
(det. Dodero).
Francia meridionale, Liguria, ul Algeria.
Leptotyphlus tyrrhenius Dodero
Leptotyphlus tyrrhenius Dodero, Ann. Mus. Civ. Genova,
XLII, 1908, p. 635.
Molti esemplari, ottobre 1907, gennaio 1908 (det. Dodero).
La specie venne raccolta finora soltanto in una parte della
Toscana : dintorni di Grosseto, Monte Argentaro, isola del Giglio
(sec. Dodero, 1. c.).
Stenus laevigatus Muls. et Rey
Stenus laevigatus Rey, Brévipennes 1884, p. 45.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur., IL, 1895, p. 559.
Comune durante tutte le stagioni, particolarmente alle Can-
nelle, dove venne raccolto in gran numero dal Prof. R. Gestro.
L’ area di diffusione di questa specie (descritta della Corsica)
-.€ limitata alle regioni seguenti: Piemonte, Liguria, Toscana, Cor-
sica, Sardegna, arcipelago toscano. Gli esemplari delle collezioni
del Museo Civico di Genova vennero raccolti nelle località
seguenti : Torino, Serravalle Scrivia (Piemonte); dintorni di Ge-
500 VSC E. GRIDELLI
nova, numerosi esemplari di varie località, Spezia, (Liguria);
isola di Montecristo (Toscana); Sarrabus, Ulassai, Cabras, Iglesias
(Sardegna). i
Holdhaus (Mem. Soc. Ent. Ital., II, 1923, p. 168) nota che
la specie non venne mai raccolta nell’ isola d’ Elba, ed indica
che essa «vive lungo le sponde dei ruscelli di montagna». In
realtà la maggior parte delle località da me indicate più sopra
si trova in zone di pianura e di collina.
Stenus ater Mannh.
Stenus ater Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 561.
Diffuso nella maggior parte della regione paleartica; si trova
in tutta l’Italia e nelle isole italiane. Comune al Giglio durante
tutto l'anno.
Stenus intricatus Er.
Stenus intricatus Er., Gen. Spec. Col. 1839-40, p. 694.
» » Fauvel, Faune gallo-rhén. III, 1872,-p. 248.
Descritto da Erichson su esemplari della Spagna meridionale e della
Sardegna; diffuso secondo Fauvel (1. c.) nella Francia merid., Italia, Cor-
sica, Sardegna ed Algeria. Non venne mai raccolto’ nell’ isola del Giglio
e nella terraferma italiana; Holdhaus (Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923) non
lo cita tra gli insetti elbani. Si tratta quindi d’ una specie del Mediter-
raneo occidentale, la quale si spinge ad oriente fino all'isola della Capraia,
nella quale venne raccolta in gran numero dal Prof. R. Gestro (allo Sta-
gnone, agosto 1899).
Bernhauer (Cat. Col. Junk, pars 29, p. 160) considera lo Stenus Zou-
fali Fleischer (descritto dell’ Erzegovina) quale sinonimo dell’ tntricatus
ed indica quindi I’ #ntricatus del Mediterraneo occidentale, Ungheria, ©
Erzegovina, Croazia e Margelan. 3
Sono convinto che lo Stenus Zoufali Fleischer sia specificamente
diverso dall’ 2ntricatus Fauv. e che le località orientali indicate da
Bernhauer debbano venir riferite allo Zoufal: oppure a qualche specie
ancora inedita.
Stenus nanus Steph.
Stenus nanus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. Il, 1895, p. 578.
Pochi esemplari, giugno-agosto 1901.
Regione paleartica.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 501
Stenus picipennis Fr.
Stenus picipennis Er., Gen. Spec. Col. 1839-40, p. 725.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.- Eur. II, 1895, p. 50.
Pochi esemplari; agosto e settembre 1900, aprile 1901.
Descritto di Sassonia, diffuso (sec. Bernhauer, Cat. Col. Junk;
pars 29, p. 184) in Germania, Francia, Inghilterra, Corsica (*)
ed Africa settentrionale. Non ho avuto modo di confrontare gli
esemplari raccolti da Doria con qualche altro d’ Europa media e
non posso quindi controllare le differenze notate da Benick (En-
tom. Blatt. 1913, p. 157) tra due esemplari raccolti da Krausse
in Sardegna e la forma d’ Europa media.
Stenus hospes Er.
Stenus hospes Er., Gen. Spec. Staph. 1839-40, p. .726.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 592.
Dieci esemplari; marzo-novembre 1900.
Descritto di Corfù; Ganglbauer lo indica del Mediterraneo
orientale e del Piemonte. Si trova pure in varie località della
Corsica (vedi Deville, Cat. Col. Corse, p. 83).
Stenus ossium Steph.
Stenus ossium Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. II, 1895, pi O04,
Due soli esemplari (ottobre 1901 ed agosto 1902) riferibili
alla forma tipica.
Europa media occidentale, Mediterraneo.
Stenus elegans Rosenh.
Stenus elegans Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II 1895, p. 595.
Comune durante tutte le stagioni. Si distingue facilmente
dall’ aceris per le antenne notevolmente più corte.
Europa occidentale, Mediterraneo.
(1) Vedi Deville, Gat. Col. Corse, p. 83.
502 E. GRIDELLI
Stenus aceris Steph.
Stenus aceris Ganglb., Kif. Mitt.-Eur. Il, 1895, p. 595.
Raccolto dal March. Doria durante tutte le stagioni, insieme
alla specie precedente. 2
Europa occidentale, Mediterraneo. —
Astenus latus Rosenh.
ti Astenus latus Rosenh., Thier. Andal. 1856, p. 72.
is | Un esemplare g', raccolto nel marzo 1901. i
Descritto di Cadice, e diffuso nel Mediterraneo occidentale :
Corsica, Sardegna, Italia meridionale e centrale, al nord fino a
Genova (teste Deville, Cat. Col. Corse, p. 85); dintorni di Genova
(leg. Fea), Poggio Cavallo (dintorni di Grosseto, Toscana, leg.
Dr. Andreini), Caprera (Sardegna, crociera. del « Violante »).
î L’esemplare del Giglio è molto simile a quelli di Grosseto,
; mentre differisce un po’ da quelli di Caprera e di Genova; esso
corrisponde con sufficiente esattezza alla descrizione originale di
Rosenhauer e quindi, allo stato attuale delle nostre conoscenze
del sottogenere Hurysunius Reitt. (Faun. Germ. II, 1909, p. 149),
può venir riferito soltanto al Jatus.
Astenus filiformis Latr.
Astenus filiformis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 540
Il March. Doria ne raccolse un esemplare nell’ isola del |
Giglio (novembre 1902) ed uno nell’ isola d’ Elba (Capo Liveri,
gennaio 1898). Venne pure raccolto. nell’ isola di Pianosa.
(agosto 1875, crociera del « Violante »).
Europa; Italia ed isole italiane.
Astenus parviceps Ragusa
Astenus parviceps Ragusa, Natur. Sicil 1891, p. 239.
Due esemplari, raccolti nell’ aprile 1901.
. Descritto di Sicilia; secondo gli autori è identico all’ Astenus
indicus Kr., Archiv. Naturges. XXV, 1859, I, p. 148), diffuso
CA el Ae I N
BIORITMI e Ata STO Oe
COLEOTTERI DEL GIGLIO 503
nelle regioni seguenti: Giappone, Cina, Filippine, isole della
Sonda, Australia, India orientale, Madagascar, Abissinia, Congo,
isole Canarie, Sicilia, Sardegna. Kraatz indica quali località clas-
siche |’ India orientale e l’ isola di Ceylan.
Astenus bimaculatus Fr.
Astenus bimaculatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 544.
xi » Reitt., Faun. Germ. II, 1909, p. 150, nota.
Un solo esemplare; maggio 1902.
Francia, Mediterraneo, Madera.
Astenus angustatus Payk.
Astenus angustatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 541.
Comune in tutte le stagioni.
Europa media e meridionale, Mediterraneo, Azzorre, Madera,
Astenus neglectus Markel
Astenus neglectus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 542.
» » Reitt., Faun. Germ. II, 1909, p- stay
Piuttosto raro; settembre ed ottobre 1897-99.
Molto simile alla specie precedente, però le elitre sono più
corte, con punteggiatura piu rada e piu grossolana, in media
diversamente colorate. La fascia apicale giallo-bruna tende un
po’ al rossiccio ed è in media molto più larga che nell’ angu-
status, il suo prolungamento suturale è molto più esteso in lar-
ghezza e verso la base, talvolta prolungato obliquamente d’ambo
i lati verso l’omero mediante una stretta striscia bruno-rossiccia,
a contorni sfumati. Il capo ed il pronoto sono spesso bruni.
Gli autori indicano quale area di diffusione l’ Europa media,
Ganglbauer lo cita quale ospite della Formica rufa e cunicu-
laria. Vidi esemplari delle località seguenti : dintorni di Trieste,
pianoro carsico e colline d’ arenaria, sotto sassi, detriti, oppure a
volo, in nessun caso ospite di formiche (Venezia Giulia); Levico
(Trentino); dintorni di Torino, nelle alluvioni del Po, Castiglione
Torinese (Piemonte); Viozene (Alpi Marittime); dintorni di Ge-
nova (Liguria); Poggio Cavallo, Livorno, Collagna (Toscana);
504 3 CRS nA NEEIBLLIT
dintorni di Roma (Lazio); Caprera (Sardegna). Il March. Doria
lo raccolse pure nei dintorni di Tunisi.
Stilicus orbiculatus Payk.
Stilicus orbiculatus Ganglb., Kif. Mitt-Eur, II, 1895, p. 534.
Comune durante tutto |’ anno.
Europa, Mediterraneo.
Medon nigritulus Er.
Medon nigritulus Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. II, 1895, p. 522.
Tre esemplari; aprile 1901 ed agosto 1907.
Descritto di Sicilia; diffuso in tutto il Mediterraneo e, secondo
Ganglbauer, anche nell’ Europa centrale. |
Lathrobium multipuvetum Gravh.
Lathrobium multipunctum Ganglb., Kaf. Mitt.- Eur. Il,
1395, p. 506.
Comunissimo dall’ aprile all’ ottobre. Tutti gli esemplari da me
esaminati appartengono alla forma alata (var. striatopunctatum
Kiesw. in Ganglb. 1. c.) la quale differisce dal tipo per le elitre
più lunghe e le ali completamente sviluppate. La forma tipica
sembra mancare oppure essere molto rara nelle regioni medi-
terranee.
Diffuso in tutta 1° Europa, Mediterraneo, Madera.
Scimbalium testaceum Fr.
Scimbaliuin testaceum Ganglb., Kàf. Mitt.- Eur. Il, 1895,
p. 499. 3 :
Un solo esemplare; settembre 1900.
Regione mediterranea.
Leptolinus nothus Er.
Leptolinus nothus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 489.
» » Reitt., Bestimm.-Tab. LXIV, 1908, p. 13.
Cinque esemplari; marzo ed aprile 1901.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 505
Specie alata, molto variabile e poco nota, descritta della
Croazia meridionale e della Mesopotamia (Erichs. Gen. Spec.
Staph. 1839-40, p. 338). Nelle collezioni del Museo Civico di
Genova si trovano esemplari delle località italiane seguenti: To-
rino comune nelle alluvioni del Po (Piemonte); Spezia (Liguria);
Livorno (Toscana); Bologna nelle alluvioni del Reno (Emilia);
Cabras, Oristano (Sardegna). Diffuso pure nella Venezia Giulia,
di solito nei terreni acquitrinosi sotto detriti o sassi oppure a
volo (Trieste, valle di Noghera presso Trieste); si trova pure
nell’ isola Veglia e presso Zara. Secondo gli autori la forma
tipica è diffusa nella Francia meridionale, nei paesi circummedi-
terranei e nella penisola balcanica.
. Reitter (1. c. p. 13) cita la var. versicolor Solsky del Cau-
caso e del Turchestan, la var. sudbangulatus Reitt. (1. c. p. 14)
di Spagna e la var. cephalotes Kr. (Lc. p. 14) di Grecia, Meso-
potamia ed Algeri. Tutte queste varietà sono molto male definite;
la sola che sembra avere un certo valore sistematico è la var.
cephalotes Kr. (Berl. Ent. Zeitschr. 1858, p. 65), descritta
dell’ isola di Zante ed alla quale |’ autore riferisce gli esemplari
di Mesopotamia, citati da Erichson nella descrizione originale del
nothus. Essa è diffusa nel Mediterraneo orientale e manca pro-
babilmente in tutta l’Italia continentale ed insulare. Non venne
segnalata del Mediterraneo. occidentale; noto però che essa si
trova nell’ Algeria : Philippeville, due esempl. coll. Museo Civico
Genova.
Leptacinus parumpunetatus Gyllh.
Leptacinus parumpunctatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I,
1895, p. 487.. ;
Un solo esemplare, riferibile alla forma tipica (*); aprile 1900.
Diffuso in tutta l’Italia e nella regione paleartica; secondo
(1) Lept. parumpunctatus var. rubricollis Reitt. (Wien. Ent. Zeit. 1899, p. 157).
— Descritto di Sicilia. Riferisco a questa varietà alcuni esemplari raccolti da IL. Fea
nell’ isola di Brava (arcipelago del Capo Verde) nell’ anno 1898. Capo nero, pronoto
d’ un bel rosso-bruniccio vivo; elitre d’ un giallo-bruno pallido, con una grande
macchia scutellare bruna, sfumata all’apice, a forma di triangolo isoscele il cui lato
è rappresentato dalla linea congiungente il callo omerale coll’apice della sutura.
L’addome è bruno oscuro, più oscuro all’apice che alla base; antenne, palpi e
zampe giallo-rossicci. Non ho potuto riscontrare differenze somatiche sensibili tra
gli esemplari così colorati ed altri della forma tipica, la quale venne pure raccolta
da Fea nell’ arcipelago del Capo Verde (isola di San Nicolau).
506 i. E GRIDELLI
Ganglbauer esso si trova pure nella regione neartica, nell’ isola
di Cuba, nell’ Abissinia, Australia e Nuova Caledonia.
Leptacinus batychrus Gyllh.
Leptacinus batychrus Ganglb., Kf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 487.
Piuttosto raro; pochi esemplari della forma tipica nel luglio 1901.
Comune in tutta l’Italia; diffuso in tutta la regione palear-
tica, 1’ America del Nord e I’ Australia.
Xantholinus punctulatus Payk.
Xantholinus punctulatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
p. 480.
Alcuni esemplari; agosto 1902. (forma tipica).
Specie comunissima in tutta |’ Italia e molto variabile, spe-
cialmente nella forma del capo e nel numero dei punti delle
serie dorsali del pronoto.
Regione paleartica, America del Nord.
P Xantholinus glabratus Gravh.
Xantholinus glabratus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
p. 481. i
Alcuni esemplari, riferibili alla forma tipica, raccolti dal
| maggio all’ ottobre 1900. —
Diffuso nella maggior parte d' Europa.
Xantholinus linearis Oliv.
Xantholinus linearis Ganglb., Kéf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 484.
Un solo esemplare, col capo e pronoto striati; ottobre 1900.
Regione paleartica. — >
Gauropterus fulgidus F.
i. fulgidus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 475 Dì
Comune da marzo a ottobre. i
Regione paleartica, America del Nord, Ceylon.
COLEOTTERI DEL GIGLIO DO
Othius laeviusculus Steph.
Othius laeviusculus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 470.
Molti esemplari; aprile-maggio 1900.
Actobius signaticornis Muls. et Rey
Actobius signaticornis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 466.
Un esemplare, raccolto nell’ aprile 1901.
Europa media occidentale, Francia, Corsica, Venezia Triden-
tina, Italia media e probabilmente anche nell’ Italia meridionale.
Coll. Museo Genova: Freiburg, leg. Vinciguerra (Germania occid.);
Francia centrale (leg. Fauvel); Torino, Stazzano Scrivia, Gavi,
(Piemonte); Genova, Murta (Liguria); Pratolino, Monti Pistoiesi,
(Toscana).
Philonthus politus L.
Philonthus aeneus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 444.
Comune; aprile-maggio 1900.
Regione paleartica e neartica. Comune in tutta l’Italia, anche
nelle zone di montagna.
Philonthus concinnus Gravh.
Philonthus concinnus Ganglb., Kéf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 452.
» » Gridelli, Atti Accad. Ven. Trent. Istr.
ME 920; p. 16: |
Comune durante tutte le stagioni. i
Regione paleartica; diffuso in tutta l’ Italia e nelle isole.
Philonthus gagates Muls. et Rey
Philonthus apenninus Gridelli, Boll. Soc. Ent. Ital. LI, 1919, p. 52.
Ritengo degno di nota il fatto che questa specie non venne mai cat-
turata nell’ isola del Giglio e nemmeno nella Sardegna, mentre si trova
nella Corsica (ved. Deville, Cat. Col. Corse, p. 37) e nell’ isola d’ Elba
(Holdhaus, Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 146).
In una nota precedente (1. c. p. 54) citai alcune località di cattura
di questa specie. Credo opportuno di ripeterle ora, con l'aggiunta di
508 È. GRIDELLI
numerose altre nelle quali ho potuto constatare la presenza del gagates:
Colle di Nava (Alpi Marittime, leg. Dr. Solari); Gavi, Stazzano Scrivia
(versante padano dell'Appennino Ligure); Albissola, non raro nei dintorni
di Genova, tanto nelle zone basse: Voltri, Fontanegli, quanto in zone più
elevate: Pedemonte, Monte Fascie; Spezia (Liguria); Monte Misurasca
(Appennino Ligure); Marzabotto, in Val di Reno; Collagna (versante pa-
dano dell’ Appennino Emiliano); Vallombrosa, Piastre presso Pistoia,
Bagni di Casciana in provincia di Pisa, Lippiano, Monte Amiata
(Toscana); Gran Sasso d’Italia (Abruzzo); Caserta (Campania); Lago-
negro, S. Biase di Vallo Lucano (Basilicata); Ficuzza, Messina (in coll.
Ragusa). Deville (Cat. Col. Corse, p. 97) lo indica pure della Linguadoca.
Esso è quindi diffuso nella Francia meridionale e su tutto il versante
tirrenico dell’ Appennino, con alcune trasgressioni nel versante padano :
Nava, Stazzano Scrivia, Gavi, Marzabotto in Val di Reno e Collagna. Si
trova pure nella Corsica, Elba e Sicilia. Non venne mai segnalato di
Sardegna. Vive indifferentemente tanto in pianura che in montagna.
Nella stessa nota (I. c. p. 54) dicevo di non conoscere nessuna località
appenninica del Philonthus immundus Gyllh., diffuso in tutta la catena
alpina. In seguito ho avuto occasione di esaminare esemplari delle loca-
lità seguenti: Ruta (Liguria); Arcidosso, Firenze (Toscana). Le due
‘specie (gagates ed tmmundus) si trovano quindi insieme nell'Appennino
settentrionale, fatto questo che rappresenta un argomento a favore della
loro differenza specifica.
Philonthus fuscipennis Mannh.
Philonthus fuscipennis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
Pe
Un solo esemplare; giugno 1900.
Regione paleartica, America del Nord. Comune in tutta l'Italia.
Philonthus varius Gyllh.
Philonthus varius Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1896, p. 448.
» ».. Grid. Boll. Soc: Ent. Ital: LI 4949 pi 54.
Un solo esemplare; agosto 1900. Forma tipica.
Regione paleartica.
Philonthus bimaculatus Gravh.
Philonthus bimaculatus Grid., Boll. Soc. Ent. Ital., LI,
LO 19 ip. 34s tag i
Comune durante tutte le stagioni; tutti gli esemplari appar-
tengono alla ab. nétidicollis Lac. (1. c. p. 55).
Regione paleartica.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 509
Philonthus longicornis (') Steph.
Philonthus longicornis Grid., Atti Accad. Ven. Trent. Istr.
O20, -p. 48,
Pochi esemplari della forma tipica e della ab. piceicornis
mihi (1. c.), raccolti durante tutte le stagioni; immaturi nel luglio.
Specie cosmopolita, comune in tutta I’ Italia.
Philonthts warians Payk.
Philonthus varians Grid., Atti Accad. Ven. Trent. Istr. XI,
1920, p. 18. i
Non raro, dal gennaio all’ aprile del 1900. Forma tipica.
Regione paleartica, America del Nord.
Philonthus sordidus Gravh.
Philonthus sordidus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. If, 1895, p. 451.
Comune; febbraio-agosto 1900.
Regione paleartica, America del Nord, Australia:
Philonthus quisquiliarius (?) Gyllh.
Philonthus quisquiliarius Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur., I, 1895,
p- 455.
Un solo esemplare, in cattive condizioni di io
(1) Phil. longicornis var. rubromaculatus Bernh., Munch. Kol. Zeitschr. IV, 1945,
p. 9 (estratto). — Descritto di Aquila (Abruzzo); venne raccolto più volte nell’ Appen-
nino settentrionale: Viozene, m. 1245, leg. Rocca (Alpi Liguri); Alpe della Luna
(leg. Andreini, Toscana).
Primo articolo delle antenne e coscie anteriori completamente neri; elitre con
una fascia apicale rossa più o meno estesa. Caratteri somatici ed organo copulatore
come nella forma tipica.
@) Philonthus alcyoneus Er., Gen. Spec. Staph. 1839-40, p. 476. — Descritto di
Sardegna, diffuso nel Mediterraneo occidentale: Corsica, Sardegna, Spagna, Marocco,
Algeria e Tunisia, si spinge ad oriente fino nella Sicilia. Manca del tutto nella
terraferma italiana e nell’ arcipelago toscano. Oristano, Cabras, Porto Corallo,
San Vito (Sardegna); Sicilia; Tunisi (Museo Civico Genova).
Philonthus luxurians Er., Gen. Spec. Staph. 1839-40. p. 491; Gridelli, Boll. Soc.
Ent. Ital. 1923, p. 24. — Descritto di Sardegna; si trova esclusivamente nella Sar-
degna e nella Corsica.
La mancanza delle due specie suddette nelle isole toscane è un fattore, a mio
modo di vedere, molto importante, il quale indica la poca affinità della loro fauna
con quella del complesso insulare corso-sardo.
510 ug E. GRIDELLI
venne pure raccolto dal Prof. R. Gestro nell’ isola di Capraia
lungo le rive dello Stagnone. Forma tipica.
Specie cosmopolita.
Pnilonthus maritimus Motsch..
Philonthus maritimus Grid., Ann. Mus. Civ. Genova, XLIX,
1920, p. 154.
Un solo esemplare; agosto 1902.
Regione mediterranea. |
Gabrius nigritulus Gravh.
Gabrius nigritulus Grid., San: Mus. Civ. Genova, XLIX, |
1920, p. 142.
Comune durante tutto 1 anno.
Regione paleartica.
Staphylinus olens Mill.
Staphylinus olens G. Mill., Boll. Soc. Ent. Ital. LVI, 1924,
p. 24.
Piuttosto raro; marzo, giugno e settembre. :
Diffuso in tutta la regione mediterranea, si trova anche
nell’ Europa media, in siti adatti, più caldi (ex G. Mull. I. c.).
Staphylinus similis F.
Staphylinus similis G. Mull., Boll. Soc. Ent. Ital. LV.,
192059: 130. .
Pochi esemplari (3 9 9, 1 dg), raccolti nei mesi di febbraio,
marzo, giugno e luglio. we
Si trova pure nell’ isola di Giannutri (una Q, leg. Doria,
dicembre 1897.
Appartengono alla forma subaptera, i... dalle ali
rudimentali, più corte delle .elitre, non ripiegate all’ apice, la
quale sembra essere la sola forma che si trovi nel territorio ita-
liano. La punteggiatura del pronoto è rada (var. Mandli Bernh.)
nelle femmine, densa nel maschio. Determ. G. Muller.
Regione paleartica.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 511
Staphylinus cupreus Rossi
Staphylinus cupreus G. Mull., Boll. Soc. Ent. Ital. 1925, p. 47.
Pochi esemplari; gennaio-luglio 1900.
Italia, regione mediterranea.
Staphylinus sericeus Motsch.
Staphylinus sericeus G.Mull., Boll. Soc. Ent. Ital., 1923,
pe lat,
Piuttosto raro; marzo-agosto 1900.
Mediterraneo adeidentale:
Staphylinus pedator Gravh.
Staphylinus pedator Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 435.
Comune; maggio-settembre 1900. Venne pure raccolto nell’isola
di Pianosa (dicembre 1875, crociera del « Violante »).
Europa media e meridionale, Mediterraneo.
Creophilus maxillosus L.
Creophilus maxillosus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 415.
-Due - esemplari, raccolti nell’ aprile 1900, riferibili alla var.
cinerarius Er. (sensu Ganglb. lL. c.).
Regione paleartica e zone confinanti dell’ Africa e dell’ India;
America settentrionale, Messico (sec. Ganglb. l. c.).
Quedius tristis Gravh.
Quedius tristis Grid., Mem. Soc. Ent. Ital. III, 1924, p. 80.
Comune dal maggio all’ agosto 1900; si trova pure nell’ isola
Gorgona (gennaio 1898, leg. Doria).
Europa media e meridionale, Mediterraneo.
Quedius picipeunis Payk.
Quedius picipennis Grid., Mem. Soc. Ent. Ital. III, 1924, p. 81.
Due esemplari, raccolti nel maggio 1901, riferibili alla subsp.
519 dye. ORPIGR) JG@BID BEE
| pallipes Luc. (vedi 1. c. p. 84). Elitre rosso-bruniccie; I’ organo
copulatore è descritto nel lavoro succitato a p. 84.
La subsp. pallipes è diffusa nell’ Europa occidentale e nel
Mediterraneo occidentale (1. c. p. 36).
Quedius scintillans Gravh.
Quedius scintillans Gui Mem. Soc. Ent. ol III, 1924, P 145.
Comune durante tutto |’ anno.
Europa, Mediterraneo, Persia.
Quedius rufipes Fr. i 4
Quedius rufipes Grid., Mem. Soc. Ent. Ital. III, 1924, p. 155.
Comune in tutte le stagioni.
Europa media occidentale, Mediterraneo.
Quedius semiaeneus Steph.
Quedius semiaeneus Grid., Mem. Soc. Ent. Ital. III, 1924,
p. 156.
Non raro, insieme alla specie precedente.
Europa media occidentale, Mediterraneo occidentale.
Quedius boops Gravh.
Quedius boops Grid., Mem. Soc. Ent. Ital. III, 1924, p. 156.
Non raro, durante tutti i mesi dell’ anno.
Europa, Mediterraneo.
Mycetoporus piceolus Rey
Mycetoporus A Luze, Verh. 2001.- bot. Ges. o
1904: p. 679:
Tre esemplari; marzo ed aprile 1901 e 1902.
Europa media e meridionale.
Bae AI ANNA med VIENI PITTI IA ST TR È
; ake
COLEOTTERI DEL GIGLIO 513
Mycetoporus Reichei Baudi
Mycetoporus Reichei Luze, Verh. zool.- bot. Ges. Wien,
1901, p. 700.
Specie molto variabile di colore, comunissima durante tutte
le stagioni; particolarmente comune nel maggio 1901; esemplari
immaturi nel mese di maggio. Elitre Die ali ni
sviluppate.
Europa media e meridionale, Mediterraneo, Caucaso.
Mycetoporus angularis Muls. et Rey
Mycetoporus angularis Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
LOWE Son 102.
- Due esemplari, maggio 1901. |
Europa media meridionale, Mediterraneo.
Mycetoporus splendens Marsh.
Mycetoporus splendens Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1901, p. 706.
_ Piuttosto raro; febbraio ed aprile 1901, marzo 1902.
Specie molto variabile di colore e statura, largamente diffusa
nell’ Europa, Mediterraneo e Caucaso.
Bolitobius trinotatus Er.
Bolitobius trinotatus Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
{9Ote ps 730).
Pochi esemplari, aprile 1901. Pronoto con una larga macchia
discale nero-bruna (var. discophorus Rey, sensu Luze |. c.). :
Europa, Caucaso.
Bryocharis analis Payk.
Bryocharis analis Luze, Verh. zool.-boot. Ges. Wien, 1901, p. 740.
Non venne mai raccolto al Giglio, però il March. Doria ne catturò
un esemplare nell’ isola d’ Elba, presso Portolongone (17 gennaio 1898).
Citato dell’ Elba da Holdhaus (Mem. Soc. Ent. Ital. II, 1920, p. 90), sulla
fede di Razzauti.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X (16 Luglio 1926). 34
5414 ; E. GRIDELLI
Conosoma pedicularium Gravh.
Conurus pedicularius Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 357.
Comune durante tutto l’anno; esemplari immaturi vennero
raccolti nell’aprile (10 immaturi su 14) e nel maggio (10 su 23).
Si trova pure nell'isola d’ Elba (Capo Liveri, 17-1-1898, leg. Doria).
Tutti gli esemplari suddetti appartengono alla subsp. Zividum Er.
(sensu Ganglb. 1. c.), la quale sostituisce la forma tipica nei
paesi mediterranei.
Regione paleartica.
Tachyporus nitidulus F.
Tachyporus nitidulus Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1901, p: 152.
La serie del Giglio conta 95 esemplari, raccolti in tutte le
stagioni; manca completamente la forma brachiptera, senza orlo
bianco all’apice del settimo tergite, descritta da Luze (1. c. p. 153)
col nome di Spaethi. Per quanto le raccolte sieno state fatte in
varie annate (1900-1903) e con varia intensità, pure riesce evi
dente una fortissima percentuale d’ esemplari immaturi nel mese
di maggio; vidi inoltre un immaturo raccolto nel giugno ed uno
nel settembre.
Regione paleartica, America settentrionale.
Tachyporus macropterus Steph.
Tachyporus macropterus Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
190K elon
Dodici esemplari, raccolti dal marzo al giugno 1901; nove di
. essi appartengono alla var. Abner Sauley (sensu Luze |. c.)
caratterizzata dal colore delle elitre le quali hanno una mac-
chietta omerale gialla, congiunta alla fascia apicale gialla in
modo che la colorazione nera è ridotta ad una stretta zona late-
rale ed a una macchia scutellare, a forma di mezza ellisse. Tre
esemplari formano passaggio al tipo; in essi la macchietta omerale
gialla è separata completamente dalla fascia apicale.
La specie è diffusa in tutta la regione paleartica; la var.
Abner predomina nelle regioni mediterranee.
COLEOTTERI DEL GIGLIO DID
‘Tachyporus hypnorum F.
Tachyporus hypnorum Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
AO rape 25
Comune durante tutto l’anno; esemplari immaturi dal maggio
al luglio. Misti alla forma tipica vennero raccolti pochi esemplari
| della var. armeniacus Kolen. (sensu Luze, |. c. p. 173). Si trova
pure nell’ isola Gorgona (leg. Doria, gennaio 1898, forma tipica
e var. armeniacus).
Regione paleartica.
Typhlocyptus Pandellei Saulcy
Typhlocyptus atomus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 334.
» atomus Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
: 1902, p. 187.
» Pandellei Luze, Verh. zool.- bot. Ges. Wien,
1902, p. 187.
Pochi esemplari, raccolti nel giugno 1901.
Corsica (loc. class. Pandellei), Nizza (loc. class. atonus),
Italia settentrionale (Genova, leg. Dodero), Corfù, Lenkoran
(vedi Bernhauer, Cat. Col. Junk, pars 67, p. 495). Si trova pure
nella Dalmazia merid.: Bocche di Cattaro (Halleri Matcha, Col.
Rundschau, 1916, p. 62).
Hypocyptus longicornis Payk.
Hypocyptus longicornis Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
£9025) p. 479.
Sei esemplari; aprile, luglio, settembre, ottobre 1901.
Europa, Caucaso, America del Nord.
Hypocyptus apicalis Brisout
Hypocyptus apicalis Luze, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1902, p. 183.
Piuttosto raro, dicembre 1900, novembre 1902.
Europa media, Mediterraneo.
AE RT PR REANO I MICHI EMA TNT NE CS) Pot SINTASSI NET API ATEO LI VE
È È ; = Co fan Ss fos ROCA AMS
516 E. GRIDELLI
Myllaena brevicornis Matth.
atyltaena brevicornis Ganglb., Kat. Mitt. -Eur., II, 1895,
p. 320.
cian nell’ estate ed autunno 1901. Det. Dodero.
Europa.
Oligota parva Kraatz
Oligota parva Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 310.
Alcuni esemplari, raccolti durante tutta la stagione del 1902.
Det. Dodero.
Europa media occidentale (specialmente lungo le coste), Me-
diterraneo occidentale, Madera, Capo Verde, América del Nord.
Oligota pusillima Gravh.
Oligota pusillima Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 311.
Un solo esemplare; marzo 1902. Det. Dodero.
Specie molto comune, diffusa nella maggior parte d’ Europa.
e nel Mediterraneo.
Oligota pumilio Kiesw.
Oligota pumilio Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 311.
Un esemplare; gennaio 1902. Det. Dodero.
Mediterraneo, America del Nord, Chile (sec. Ganglh Exeo
Caloderina hyerosolimitana Saulcy
Caloderina hyerosolimitana Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II,
ISO oss Dime :
Un esemplare; maggio 1902.
Ganglbauer indica la specie soltanto di Dalmazia e del Medi-
terraneo orientale; essa è pero diffusa in quasi. tutta I’ Italia :
dintorni di Grosseto (Toscana); dintorni del lago Trasimeno
(Lazio); Grumo Apula, San Basilio Mottola (Puglie), Ficuzza,
Palermo, Caltanisetta (Sicilia). Oltre agli esemplari delle loca-
lità suddette, gentilmente comunicatimi dal Signor Dodero, eguali
ad esemplari di Spalato (Dalmazia), vidi anche esemplari di :
COLEOTTERI DEL GIGLIO 517
dintorni di Trieste (Venezia Giulia), lago di Zemonico presso
Zara (Dalmazia).
Myrmecopora fugax Er.
Myrmecopora fugax Er., Gen. Spec. Staph. 1839-40, p. 74.
» » — Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 250.
Piuttosto rara; primavera 1900.
La specie è descritta di Sardegna e diffusa in tutto il Medi-
terraneo.
Camporosso, Ameglia (leg. Mancini) sotto ai detriti lungo le
rive del mare, Spezia (Liguria); Cremolino (Piemonte).
Myrmecopora laesa Fr.
Myrmecopora laesa Er., Gen. Spec. Staph. 1839-40, p. 73.
» » Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. II, 1895, p. 250.
Un solo esemplare, raccolto nel mese di settembre 1900. |
Descritta di Sardegna, diffusa nella Provenza, Sardegna, Spagna
e Portogallo (sec. Ganglb. |. c.). Vidi esemplari di Spezia (Liguria)
e di Roma (Lazio). Si trova pure neila Venezia Giulia: un esem-
plare catturato sotto strati di Posidonia lungo la riva del mare
nell’ isola d’ Unie (Istria merid.) dall’ amico Schatzmayr (teste
Schatzmayr in litt.). i
Atheta (') gregaria Fr.
Atheta (Glossola) gregaria Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. Il,
1895, p. 233.
Comune; aprile 1901, agosto e settembre 1900.
Diffusa in tutta l’ Italia; Europa, Mediterraneo.
Atheta sulcifrons Steph.
Atheta (Aloconota) sulcifrons Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II,
1895, p. 235. :
Comune; numerosi. esemplari raccolti nei mesi di aprile,
ottobre e novembre (due immaturi in aprile).
Europa, Mediterraneo.
(i) Tutte le Azfeta raccolte dal March. Doria al Giglio vennero gentilmente
determinate dal Signor Agostino Dodero.
518 i E. GRIDELLI
Atheta cyanea Rey ap. Muls.
Metaxya cyanea Rey ap. Muls., Hist. Nat. Col. France,
Brevip., 1875, p. 183.
Un solo esemplare dg, raccolto nel febbraio 1901. Appartiene
al sottogenere Aloconota Thoms. (sensu Ganglb., Kaf. Mitt.-
Eur. II, 1895, p. 153). |
La specie é descritta di Porto-Vecchio (Corsica). Deville (Cat.
Col. Corse, p. 118) la indica di: varie localita di Corsica; Carlo-
forte, Golfo Aranci (Sardegna), isola del Giglio. Holdhaus (Mem.
Soc. Ent. Ital. II, 1923, p. 146): Corsica, Sardegna, Giglio, Elba
e Gorgona (l. c. p. 171). Vidi soltanto esemplari di Sardegna:
San Vito, Sarrabus, Ulassai.
Atheta marina Muls. & Rey
Metaxya marina Muls: & Rey, Brevip. 1875, p. 158.
Atheta (Metaxya) marina Ganglb., Kaif. Mitt.-Eur. II, 1895,
spp 222
Un solo esemplare; ottobre 1897-99.
Europa media e Svezia, lungo le coste del mare e dei bacini
salmastri continentali, sotto alghe o detriti. Mulsant e Rey citano
però la specie anche delle coste mediterranee : Provenza, Lin-
guadoca.
Atheta flavipes Thoms.
Atheta (Halobrechta) flavipes Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II,
1895, p. 210.
Un esemplare; maggio 1900.
Europa, sotto alghe e detriti lungo le coste marine.
Atheta aegra Heer
Atheta (Microdota) aegra Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. II,
1895, p. 197. 3
Pochi esemplari; aprile e maggio 1901.
Europa media, Mediterraneo.
COLEOTTERI DEL GIGLIO 519
Atheta mortuorum Thoms.
Atheta mortuorum Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 195.
Un solo esemplare; aprile 1901.
Europa settentrionale e media, Spagna.
Atheta amicula Steph.
Atheta (Microdota) amicula Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II,
1895, p. 194.
Molto frequente durante tutte le stagioni.
Europa, Mediterraneo.
Atheta testaceipes Heer
Atheta (Ceritaxa) testaceipes Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II
d'S95-p..190:
Un esemplare; maggio 1900.
Europa media, Corsica, Italia, Cipro.
Atheta Pertyi Heer
A theta (s. str.) Pertyi Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 17
Comune durante tutti 1 mesi.
Europa media, Mediterraneo.
Atheta oraria Kr.
Atheta (s. str.) oraria Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,.p. 175),
Tre esemplari; ottobre 1897-99.
Regione mediterranea.
Atheta longiuscula Gravh.
Atheta (Liogluta) vicina Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
pala:
Molto frequente nella primavera del 1901.
Diffusa in tutta |’ Italia; Europa, Mediterraneo,
A an SOSTA i
dla
hO.
=
E. GRIDELLI
Atheta: atramentaria Gyllb.
Atheta (Badura) atramentaria Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. Il,
1895, p68:
Piuttosto rara; marzo, aphid e luglio 1900. Votinetpaine rac-
dal March.. Doria nell’ isola Gorgona. :
Regione paleartica.
Atheta sordidalaae
Atheta (Datomicra) sordidula Ganglb., Kaf. Mitt. «Eur. II,
1596, ype ten:
Un solo esemplare; marzo 1902.
Regione paleartica.
Atheta sordida Marsh.
Atheta (Coprothassa) sordida Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II,
1895, 9p) ole:
Molto frequente; gennaio-novembre.
Regione paleartica, America, Africa meridionale, Australia.
A theta parens Muls. & Rey
Atheta (Acrotona) parens Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II,
1895.00. 158;
Un esemplare; maggio 1900. |
. Europa media, Corsica, Elba; molto probabilmente diffusa
anche nell’ Europa meridionale.
Atheta orbata Heer
Atheta (Acrotona) orbata Ganglb., Kaf. Mitt.-Kur. II,
Spb priliozi ; |
Comune durante tutto l’anno. Il March. Doria la raccolse
anche in altre isole toscane e precisamente: Elba (Capo Liveri,
gennaio 1898), Montecristo (dicembre 1897), Gorgona (gen-
naio 1898, un esemplare immaturo).
Specificamente diversa dalla /w7gi Gravh.; diffusa nell’E Europa
media e meridionale.
NAG RR PINA SIE POSSE TI RL AEN. AR O. RIT DN ua), oan
Feet Voi asa i EN IMC CAIRO ne RHO cui pei IA LITRI
USA Y pe we ites, PA 6h Ji a VA ;
COLEOTTERI DEL GIGLIO SOM
Atheta soror Kr.
Atheta (Amischa) soror Ganglb., Kaf, Mitt.-Eur. II, 1895,
pe 215.
Un solo esemplare g', raccolto nell’ agosto 1909,
Diffusa nell’ Europa settentrionale (Finlandia) e media, nonché
nelle regioni mediterranee.
Oxypoda opaca Gravh.
Oxypoda opaca Bernh., Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1902, p. 59.
Due esemplari; maggio 1901 e giugno 1900.
Regione paleartica.
Oxypoda lurida Woll.
Oxypoda lurida Bernh., Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1902, p. 92.
Piuttosto comune; marzo, aprile ed ottobre 1900.
Mediterraneo, Canarie.
Oxypoda haemorrhoa Mannb.
Oxypoda haemorrhoa Bernh., Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1902: pe EAT.
Due esemplari; marzo 1901, settembre 1900.
Europa, Mediterraneo. i
Ocyusa nigrata Fairm.
Ocyusa (Cousya) nigrata Bernh., Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1902, p. 141.
Due esemplari; marzo 1902, aprile 1901. Det. Dodero.
Francia (Parigi, Nizza), Italia, Dalmazia, Creta.
Ovyusa defecta Muls. & Rey.
Ocyusa (Cousya) SII Bernh., Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1902 pol:
Frequente nel marzo 1902, ‘aprile ed ottobre 1901.
Corsica, Francia meridionale (Basse Alpi), Italia (Vallombrosa,
Sarteano). Bernhauer (1. c.) la indica pure con dubbio di Dalmazia,
529 È. GRIDELLI
Aleochara curtula Goeze.
Aleochara curtula Bernh., Verh. zool.-bot. Ges. Wien 1901,
p. 448. ey
Un solo esemplare; maggio 1900.
Regione paleartica.
Aleochara intricata Mannh.
.Aleochara intricata Bernh., Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
1901, p. 459. |
Due esemplari; aprile 1900.
Regione paleartica.
Aleochara moesta Gravh.
Aleochara moesta Bernh., Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1901,
p. 462.
Frequente; aprile 1900, novembre 1902.
Regione paleartica.
Aleochara bipustulata L.
Aleochara bipustulata Bernh., Verh., zool.-bot. Ges. Wien,
1902, p. 502.
Comune durante tutte le stagioni. Soltanto tre dei numerosi
esemplari raccolti appartengono alla var. pauxzlla Rey (sensu
Bernh. |. c. p. 503).
Regione paleartica.
PSELAPHIDAE
Biblopleetus Dehlermi Guilleb.
Bibloplectus Dehlermi Guilleb., Rev. Ent. 1888, p. 379.
Sui » Ratfr., Ann. Soc. Ent. France, 1914,
pi. (970, pl xf 5;
Un solo esemplare d'; aprile 1901 (det. Dodero).
Descritto della Francia centrale (Dép. Gers); citato di Macca-
rese (Lazio) da Raffray (J. c.).
COLEOTTERÌ DEL GIGLIO 05928
Brachygluta dentiventris Saulcy
Bryaxis dentiventris Sauley, Bull. Soc. Natur. Metz XIV,
lago: 7p: 9 |
Tre esemplari (1 6, 2 QQ); maggio 1901.
È una specie propria del bacino occidentale del Mediterraneo,
interessante dal punto. di vista zoogeografico. Descritta di Bone
(Algeria), viene citata dallo stesso autore di Algeri, Spagna, Cor-
sica, Sardegna e Francia meridionale. Si trova pure nella penisola
iberica, nella Tunisia (Tunisi, isola Galita, leg. Prof. R. Gestro)
e nell'isola di Malta (Cameroni Reitt.). Essa è quindi diffusa
lungo le rive dei bacino occidentale del Mediterraneo e nelle isole,
Attraverso all’isola del Giglio essa arriva nella terraferma toscana,
della quale vidi esemplari di Cecina e Grosseto (leg. Andreini,
coll. Dodero) e di Livorno (leg. Gestro, Museo Civ. Genova).
Sembra mancare in tutto il resto della penisola, nella quale
viene sostituita dalla Brachygl. apennina Saulcy (1. c. p. 38),
specie diffusa in tutta l’Italia (eccettuata la catena alpina), in
Sicilia e nella Dalmazia (Hummleri Reitt.). Le due specie sono
estremamente simili e si possono distinguere con sicurezza soltanto
esaminando i caratteri sessuali maschili. Il ¢ della dentiventris
ha il secondo sternite addominale visibile munito d’ una lamella
di forma e struttura caratteristica, la quale sorge dalla parte
mediana dell’ orlo apicale, e si spinge verso la base, mantenen-
dosi parallela alla superficie dello sternite. Il g della apennina
ha invece il secondo sternite inerme, semplice, e l’ultimo sternite
visibile depresso nel mezzo e munito all’ apice d'un tubercolo
mediano fortemente rilevato, dentiforme.
Brachygluta Helferi Schmidt-Goeb.
Brachygluta Helferi Ganglb., Kat. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 810.
Pochi esemplari; febbraio, marzo, maggio ed ottobre 1902-1903.
Europa media e mediterranea; vive nei terreni salmastri.
Brachygluta abrupta Dod.
Brachygluta abrupta Dodero, Ann. Mus. Civ. Genova.
XLVII, 1919, p. 194.
52 E. GRIDELLI
Il March. Doria raccolse un esemplare g? di questa bella e
rara specie (novembre 1902), identico. agli esemplari tipici della
coll. Dodero (det. Dodero).
Descritta di Pachino (Sicilia), Spagna e Sardegna.
Brachygluta globulicollis Muls. & Rey
| Bryaxis globulicollis Muls. & Rey, Opuse. Ent. XII, 1861, p.71.
» » Reitter, Bestimm. Tab. V, 1881, p. 33.
Reichenbachia globulicollis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
pest.
Un solo esemplare g', raccolto nel marzo 1901.
Specie rara, ma largamente diffusa nel bacino occidentale del
Mediterraneo; descritta di Hyéres, dove vive lungo le rive delle
acque salmastre. Secondo Ratfray (Coleopt. Catal. Junk, pars 27,
1911, p. 98) si trova nella Francia meridionale, Corsica, Sardegna,
Italia, Sicilia ed Algeria. Vidi due esemplari di Bone (Algeria,
coll. Museo Civico Genova).
Viene spesso confusa colla Brach. Aubei (Tourn.) Reitter
l. c. p. 33, dalla quale differisce però molto per numerosi carat-
teri, particolarmente sessuali. Un carattere
differenziale evidentissimo è dato dalla
forma delle tibie posteriori del g?, le quali
sono molto diverse nelle due specie, come
risulta dalle figure annesse.
Il lato interno della parte apicale di
ciascuna tibia porta una spazzola, formata
da numerosi peli giallo-bruni, inseriti in
una zona compresa circa dal punto dove
termina la sinuosità disegnata nella figura
fino alla meta della parte apicale della tibia,
i 2 da essa limitata. I peli sono grossi, corti
Fig. E. nella parte prossimale, gradatamente più
1. Brach. Auvei. Tibia lunghi nella parte distale della spazzola;
PO ‘obuikayi, eSSi sono inoltre fortemente obliqui rispetto
Tibia posteriore (¥ del al lato interno della tibia, specialmente
DG, quelli della parte distale che sporgono in
modo rilevante oltre all’ apice della stessa tibia. I peli sono quasi
sempre agglutinati ed uniti in fascio, specialmente in esemplari .
COLEOTTERI DEL GIGLIO 525
poco freschi ed esaminando la tibia con piccolo ingrandimento essa
sembra munita di una o due spine, la cui vera natura viene però
facilmente rilevata mediante l’ esame di un preparato microscopico.
La descrizione suddetta si riferisce ad un preparato della tibia
sinistra di un esemplare della Awdez (f. tip.) di Tunisi; la pube-
scenza della tibia della globulicollis non mi sembra diversa da
quella della Audei, almeno a giudicare dall’ esame microscopico
dell’ organo in sito. |
La Brach. Aubei è diffusa nella Tunisia, Algeria, Sicilia e
Sardegna; vidi esemplari delle località seguenti: Pantelleria (cro-
ciera del «Violante »); dintorni di Tunisi (leg. Doria); isola Galita
(Tunisia, crociera del « Violante»). Coll. Museo Civico Genova.
Reichenbachia opuntiae Schmidt
Egna opuntiae Sauley, Bull. Soc. Hist. Natur. Metz, XIV,
1876, p. 91.
» » Reitter, Bestimm. Tab. V, 1881, p. 37.
Numerosi esemplari, raccolti dal marzo al novembre dell’anno
1901. i
Europa meridionale, Algeria. Secondo Saulcy si trova anche
nell'Asia Minore.
Collez. Museo Civico Genova: Firenze (leg. Kerim); Roma
(leg. Doria); Siliqua (Sardegna, leg. Gestro); dintorni di Tunisi
(leg. Doria).
Reichenbachia nigriventris Schaum
Reichenbachia nigriventris Ganglb., Kaf.. Mitt.-Eur. II,
1895;.p. 812.
Comunissima nell’ isola, durante tutte le io Il March. Doria
ne raccolse un numero grandissimo, specialmente nell’ agosto 1902.
Un esemplare © presenta una strana anomalia, consistente in
una fossetta allungata, ovale, situata sul primo tergite visibile,
lungo la linea mediana, più vicina all’ apice che alla base. La
fossetta è perfettamente regolare e simmetrica. Noto pure che la
punteggiatura del pronoto è un po’ variabile; in alcuni esemplari
del Giglio essa è evidentemente più rada e più fina del normale.
_
526 E. GRIDELLI
La specie è comune e diffusa in tutte le regioni mediterranee.
Si trova in tutta l’Italia e nelle isole, manca forse nelle Alpi.
Vidi alcuni esemplari del Piemonte: Stazzano (leg. Ferrari);
Torino (leg. Capra).
Reichenbachia Chevrieri Aubé
Reichenbachia Chevrieri Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895,
p. 813.
Comune come la specie precedente.
Regione mediterranea.
Bryaxis sanguinea Reichb.
Bryaxis sanguinea Ganglb., Kaf. Mitt.-Bur. II, 1895, p. 806.
Alcuni esemplari; marzo-settembre 1901.
Europa settentrionale e media, Mediterraneo.
Bythinus italicus Baudi
Bythinus italicus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 326.
Il March. Doria ne raccolse una numerosa serie; marzo-
ottobre 1900-1901.
Diffuso nell’ Italia settentrionale e media. Collez. Museo Civico
Genova: Torino, Stazzano, Serravalle Scrivia, Busalla (Piemonte); .
Albissola, Savona, Murta, Borzoli, Genova, Spezia (Liguria);
Bibbiena, Firenze, Pratolino (Toscana); Bologna; Collagna (Appen-
nino Reggiano); Gran Sasso (Abruzzo). Comune nel Lazio (vedi
Raffray, Ann. Soc. Ent. France, 1914, p. 384). Sembra man-
care nelle Alpi e nelle provincie orientali, dove viene sostituito
dall’ affine bulbifer.
I limiti delle aree di diffusione dell’ italicus e del bulbifer
non sono noti con sufficiente esattezza; uno studio accurato
sarebbe molto interessante.
Tychus ibericus Motsch.
Tychus-ibericus Reitter, Bestimm.-Tab. V, 1881, p. 70.
» » Dodero, Ann. Mus. Civ. Genova XLVII,
MO: 226:
COLEOTTERI DEL GIGLIO 527
Pochi esemplari, raccolti da marzo a ottobre, riferibili alla
forma tipica (sensu Dodero 1. c.), determinati da Dodero.
Specie variabilissima, diffusa in tutta la regione mediterranea
e nel Caucaso. Secondo Dodero si trova in tutta I’ Italia e nelle isole.
'Tychus Jacquelini Boield.
Tychus Jacquelini Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 838.
» » Dodero, Ann. Mus. Civ. Genova XLVIII,
LITO... 228.
tno; 2 9.0; marzo 1902.
Francia meridionale, Toscana, Lazio, Abruzzo, Sicilia; secondo
Reitter (Bestimm.-Tab. V, 1881, p. 71) anche a Tangeri.
Pselaphus conosternum Holdh.
Pselaphus conosternum var. argentarius Dodero, Ann.
Mus. Civ. Genova, XLVIII, 1919, p. 239.
Pselaphus argentarius Holdh., Ann. Naturh. Mus. Wien,
XXXVII, 1924, p. 14.
La forma tipica del conosternum si trova soltanto nell’ isola
d’ Elba ed è caratterizzata dalla forma dell’ ultimo sternite della On
il quale è prolungato all'indietro nel mezzo in un largo dente
conico (sec. Dodero |. c.). Nella terraferma toscana (Grosseto,
Monte Argentario) si trova una forma, descritta per la prima
volta da Holdhaus (') quale nuova specie col nome di argen-
tarius. Dodero (l. c.) la indica pure del Giglio, considerandola
però quale varietà del conosternum; Holdhaus (l. c.) la consi-
derò più tardi ancora quale specie propria, però esprimendo il
dubbio ch’ essa non sia che una razza del conosternum. I soli
caratteri differenziali indicati dai due autori consistono nel pro-
lungamento dell’ ultimo sternite della 9, il quale è «più lungo,
più stretto in forma quasi di forte spina aguzza» (ex Dodero, L. c.).
Il March. Doria raccolse al Giglio un gran numero d’ esem-
plari (marzo 1902), determinati e citati da Dodero quali argen-
tarius (I. c.).
@) Non ho potuto consultare la prima descrizione dell’ argentarius, pubblicata
in un estratto del quarto volume della Munch. Kol. Zeitschr.
528 i E. GRIDELLI
HISTERIDAE |
Onthophilus globulosus Oliv.
Onthophilus exaratus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885,
p. 321.
Onthophilus globulosus Ganglb., Kaf. Mitt.- Eur. II, 1899,
p. 402.
Pochi esemplari; marzo-aprile 1900.
Diffuso nel bacino occidentale del Mediterraneo. Coll. Museo
Civico Genova: Roma, Cagliari, San Vito, Tacquisara (Sardegna);
varie località dei dintorni di Tunisi, Utica (Tunisia).
Saprinus semipunctatus F.
Saprinus semipunctatus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr., 1885,
p. 304.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899,
p. 383.
Due esemplari; maggio 1900.
Europa meridionale, Mediterraneo, Siberia, Africa paleartica
e tropicale.
Saprinus detersus Illig.
Saprinus detersus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr., 1885, p. 305.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 385.
Un solo esemplare; aprile 1900. Forma tipica.
. Europa media occidentale, Mediterraneo.’ Coll. Museo Civico
Genova: Marsiglia (Francia merid., leg. Marseul); Genova
(Liguria), Cagliari, San Vito (Sardegna); dintorni di Tunisi
(Tunisia); Tripoli (Tripolitania); dintorni di Bengasi (Cirenaica).
Non vidi mai esemplari italiani della var. beduinus Mars.
(Schmidt et Ganglb. 1. c.), comune nei dintorni di Tunisi e
Bengasi, insieme alla forma tipica.
Saprinus furvus Er.
Saprinus furvus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 305.
» » © Ganglb., Kaf. Mitt-Eur. Il, 1899, p. 384.
Comune; marzo-dicembre 1900. Il quarto intervallo elitrale
COLEOTTERI DEL GIGLIO 529
presenta una zona mediana più o meno estesa, nella quale la
punteggiatura è più o meno obliterata, molto fina, talvolta quasi
scomparsa. Nessun esemplare del Giglio è riferibile alla var.
interstitialis G. Mill. (Wien. Ent. Zeit. 1899, p. 1a
Regione mediterranea.
Saprinus ehalcites Illig.
Saprinus chalcites Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 305.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1899, p. 384.
Comune; marzo-novembre 1900.
Mediterraneo, Persia, Turchestan, Senegal, Abissinia, Eritrea.
Saprinus semistriatus Scriba
Saprinus nitidulus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 306.
» — semistriatus Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, a
p. 384.
Comune; marzo-ottobre 1900. Alcuni esemplari hanno la pun-
teggiatura della regione suturale molto fina; in un esemplare la
stria suturale è completa ed unita colla quar ta stria.
Regione paleartica, India.
Saprinus spretulus Er.
Saprinus spretulus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 311.
Due esemplari, marzo 1901. Nello spretulus normale, del
quale ho sott’ occhio un esemplare della collezione Dodero, rac-
colto a Poggio Cavallo (dintorni di Grosseto, Toscana) dal Dr. An-
dreini, la prima stria elitrale si spinge circa fino alla metà
dell’ elitra ed è molto più corta delle altre strie, le quali vanno
gradatamente aumentando di lunghezza. Nei due esemplari del
Giglio, la prima stria è lunga quanto le tre seguenti e si spinge
quindi molto oltre alla meta. dell’ elitra.
Spagna, Giglio, Toscana, penisola balcanica, Transcaspio.
Saprinus apricarius Fr.
Saprinus apricarius Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr., 1885, p.316.
» » Ganglb., Kéf. Mitt.-Eur. IMI, 1899, p. 391.
Cinque esemplari; aprile, maggio 1900.
Mediterraneo, Africa, Malesia, Montevideo, Uruguay.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3., Vol. X (23 Agosto 1926). 35
i
A
at
530 i E. GRIDELLI
Kissister minimus Aubé
Carcinops minima Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 298.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 374.
Numerosi esemplari, raccolti durante tutti i mesi dell’anno 1900.
Europa, Algeri (sec. Bickhardt, Cat. Col. Junk, pars 24, 1910,
p. 59); Europa meridionale (sec. Schmidt, 1. c.); Europa media -
occidentale, Mediterraneo (sec. Ganglb. 1. c.). Coll. Museo Civico.
Genova: Parigi (leg. Marseul); Oneglia, Albissola, Genova
(Liguria), Poggio Cavallo (Toscana), San Vito Sa din-
torni di Tunisi (Tunisia).
Carcinops quatuordecimstriata Steph.
Carcinops i Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr.
1335, D209:
io O » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II,
pi 1899, p. 374.
Tre esemplari; maggio, giugno 1901.
Europa media occidentale, Mediterraneo, America settentrionale.
Macrolister major L.
Hister major Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 288.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899. p. 361.
Comune in tutte le parti dell’ isola; marzo-ottobre 1900.
Regione mediterranea.
Hister quadrimaculatus L.
Hister quadrimaculatus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885,
p. 288.
» > Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. IL, 1899,
pi 060:
| Pochi esemplari (primavera ed estate 1900) riferibili. più o
meno esattamente alla ab. reniformis Ol. (Auzat, Hister. Gallo-
rhén. p. 43).
Europa, Mediterraneo.
~
COLEOTTERI DEL GIGLIO yagi i
Hister cadaverinus Hoffr.
Hister cadaverinus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 291.
> > Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1899, p. 363.
Comune dal marzo all’ ottobre. -
Europa.
Hister uncinatus Illig.
Hister sinuatus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 294.
» » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 364.
Comune nella primavera e nell’ estate.
Specie particolarmente comune nell’ Europa meridionale e
mediterranea, più rara nell’ Europa centrale.
Mister bimaculatus L.
Hister bimaculatus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr. 1885, p. 296.
» » Ganglb, Kaf. Mitt.-Eur. III, 1899, p. 369.
Un solo esemplare; forma tipica; aprile 1901.
Europa, Mediterraneo, India, Nord America.
Hiister duodecimstriatus Schrank
Hister duodecimstriatus Schmidt, Berl. Ent. Zeitschr., 1885,
| pe 205% |
RESOR » Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1899,
p. 369. i
Quattro esemplari; aprile e maggio 1900. Tre di essi appar-
tengono alla forma tipica, il quarto presenta un rudimento della
stria subumerale interna (var. quatuordecimstriatus Gyllh.).
Europa, Mediterraneo.
D. VINCIGUERRA
CATALOGO DEI PESCI RACCOLTI A BORNEO
DAI Sigg. MarcHese G. Doria E Dott. O. BECcARI
NEGLI ANNI 1865-67
(Tav. I).
All’ inizio dei miei studii ittiologici, ossia poco meno che cin-
quant’ anni or sono, io ebbi la fortuna di vedermi affidata la ricca
collezione di pesci raccolti dal March. G. Doria e dal Dott. O. Bec-
cari, durante il loro soggiorno a Borneo, nel territorio di Sarawak.
Ne cominciai la illustrazione pubblicando I’ elenco dei Siluridi
facenti parte di tale collezione (!), ma circostanze indipendenti
dalla mia volontà mi impedirono di proseguire il lavoro. Molti di
quei pesci furono in seguito determinati da Alberto Perugia,
succedutomi nella cura della collezione ittiologica del Museo Civico,
che vi riscontrò alcune specie nuove da lui descritte (); altre
specie erano state precedentemente comunicate dal March. Doria
all’ illustre ittiologo del Museo Britannico, A. Gunther, che .
descrisse tre forme nuove riscontrate fra quelle (*); mi è grato
poter ora, assai presso al termine della mia carriera scientifica,
pubblicare l'elenco completo di quella collezione, rendendo così
estremo omaggio alla memoria di quei due valorosi viaggiatori, e
in ispecie a quella di Giacomo Doria, pel quale conservo imperi
turo ricordo di riconoscenza e di affetto.
I due naturalisti, non appena giunti, nel giugno 1865, in
() D. Vinciguerra, Prima contribuzione alla Fauna ittiologica dell’isola di Borneo
- Siluroidi raccolti durante il viaggio dei Signori March. G. Doria e Dott. O. Beccari,
in Ann, Mus. Civ. Genova, vol. XVI, p. 161-182.
(2) A. Perugia, Descrizione di due nuove specie di pesci raccolti in Sarawak dai
Sigg. G. Doria ed O. Beccari, in Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XXXII, p. 1009-1110.
(5) A. Giinther, Description of two new gobioid Fishes from Sarawak, in Ann.
Ann. Mag. Nat. Hist., serie 4.2, vol. I, p. 264-267, tav. XII. — Description of two new
species of fishes discovered by the marquis J. Doria, id. vol. III, c, 444-445.
PESCI DI BORNEO 533
‘Kutching, capitale dello stato di Sarawak, si erano diviso il
campo di lavoro secondo le proprie inclinazioni, dedicandosi il
‘Beccari alle piante e Doria agli animali. Questi cominciò tosto a
raccogliere pesci, ma quando la malferma salute lo obbligò in
breve a rimpatriare, Beccari, che restò a Borneo fino al 1868,
gli promise che avrebbe continuato l’opera sua, radunando anche
collezioni zoologiche e mantenne fedelmente la promessa. Dall’im-
portante libro di Beccari sul suo viaggio (1) risulta come per
parecchio tempo la raccolta dei pesci formasse la sua principale
occupazione e come contempcraneamente ne raccogliesse i nomi
indigeni trascrivendoli su appositi cartellini. Ma l’azione prolungata
dell’ alcool ha reso, disgraziatamente, gran parte di questi cartellini
illeggibili e solo per alcune specie mi è stato possibile indicare
questi nomi. Per questa identificazione mi è stato di grande
giovamento il libro del Beccari, nel quale sono riportati parecchi
di quei nomi e vi si contengono altre notizie molto interessanti
su varie specie di pesci.
Le raccolte di pesci furono fatte quasi tutte a Kutching, ad
una distanza di 17 miglia dalla foce di Santubong, sbocco principale
del fiume di Sarawak, e buona parte di essi provengono da questa
località dove |’ acqua è sempre più salata che dolce e appartengono
a specie quasi esclusivamente marine, mentre a Kutching se ne
pescano di quelle che vivono indifferentemente tanto nell’ acqua
dolce quanto in quella salata; ivi però «in tempi ordinari», a
quanto scrive Beccari, «essendo l’acqua salmastra anche a bassa
«marea, mancano realmente pesci d’acqua dolce; ma durante le
«grandi piene vi scendono alcuni di quelli dell’ alto Sarawak,
«che vivono solo in acque dolci dove non esiste traccia di sale.
«Per veri pesci d’acqua dolce si devono intendere solo quelli
«che si trovano nei ruscelli della foresta, o nell'acqua dei fiumi
«al di là dell’ influenza della marea. Vi sono delle località che
«sono alternativamente abitate da pesci d’acqua dolce o d’acqua
«salata, secondo che la marea scende o monta ». Beccari narra
anche che per accrescere la collezione di pesci si recò alla fine
di luglio 1867 a Santubong ove avvelenò l’acqua di un ruscello
scorrente presso il villaggio con la ¢wba, sotto il qual nome i
(1) O. Beccari, Nelle foreste di Borneo, Viaggi e ricerche di un naturalista,
Firenze 1902, p. 1-667 con 81 illustrazioni. — Di quest’ opera fu recentemente pubbli-
cata una seconda edizione postuma a Firenze 1924, con 72 tavole. — L’ edizione da
me citata è sempre la prima.
594 i D. VINCIGUERRA
Malesi indicano varie sostanze vegetali che esercitano una azione
stupefacente sui pesci come da noi il latice delle euforbie.
Kutching erano adoperati a questo scopo i lunghi steli radici-
formi di una liana. Egli ha pure raccolto interessanti notizie sui
pesci ritenuti velenosi, sia come cibo che a causa delle ferite che
possono produrre (1).
Alcuni pesci furono raccolti da Beccari presso la foce del
fiume di Lundù nelle lagune alberate che si incontrano nelle
foreste, come pure presso il corso del fiume di Kantù che fa parte
del sistema idrografico del Kapuas.
Per quanto le ricerche di Bleeker sulla fauna ittiologica -
dell’ Arcipelago indo-malese siano durate circa 18 anni e gli
abbiano fornito argomento a ben 500 lavori, dei quali 20. trat-
tano dei pesci di Borneo, pure la conoscenza di questi restava
tutt'altro che completa e posteriori ricerche hanno accresciuto
grandemente il numero delle specie viventi in quella grande
isola e in modo particolare di quelle delle regioni interne di essa
che solo recentemente sono state, ed in parte soltanto, esplorate.
Non è qui il caso di rifare minutamente la storia del progre-
dire della conoscenza dei pesci di Borneo che è stata già fatta
sino a tutto il 1905 nell’ importante studio della Sigma Popta (?)
3 ha dato anche un elenco completo dei lavori pubblicati sino
a quell’epoca sull’argomento, limitandomi a ricordare come i più
importanti tra essi quelli di Vaillant che dopo aver fatto cono-
scere alcune specie provenienti dal monte Kina Balu (*), illustrò
una grande collezione di pesci fatta da Chaper sul Kapuas ed altri
fiumi, anche a notevole distanza dalla costa (*). Grande pro-
gresso nella conoscenza dell’ ittiologia Borneense è dovuta al
D." A. W. Nietwenhuis che dal 1893 al 1900 ha compiuto tre
viaggi di esplorazione nelle regioni centrali dell’ isola, radunan-
dovi ricche collezioni di pesci che ‘furono illustrati da Vaillant (°)
(1) O. Beccari, loc. cit. p. 332-334.
?) C. M. L. Popta, Résultats ichthyologiques des voyages scientifiques de M. le
Professeur Dr A: W. Nieuwenhuis dans le centre de pies (4898 et 1900) in Not.
Leyd. Mus., XXVII, p. 1-304, tav. I-X.
(3) L. Vaillant, Sur les poissons des eaux douces de Bornéo, in Compt. rend.
Congr. int. Zoologie, Paris, 1889, p. 84-82.
(4) L. Vaillant, Gontribution a l’étude de la faune ichthyologique de Bornéo, in
Nouv. Arch. Mus.. ser. 3.2, t. vy. p. 23-144, tav. I-II.
(è) L. Vaillant, Résultats zoologiques de l’expédition néerlandaise au Bornéo
central, Poissons, in Not. Leyd. Mus., XXIV, p. 1-166.
2 i PESCI DI BORNEO = 535
e dalla Popta (*). Altra collezione di grande importanza è quella
fatta nel 1894 dal prof. W. Kikenthal sul fiume Baram nella
parte settentrionale di Borneo e illustrata da Steindachner (?).
È pure assai notevole il contributo portato alla conoscenza di
quella fauna da Fowler (*) che ha illustrato una collezione di
pesci Borneensi, quasi tutti del fiume Baram, appartenente
all’ Accademia di Filadelfia, e da Seale (4) che ha pubblicato
quelli da lui raccolti a Sandakan sulla costa settentrionale
dell’ isola; entrambi questi autori hanno descritto qualche specie
nuova. Da ultimo debbo ricordare la grande opera, non ancora
completa, di Weber e De Beaufort, sui pesci dell’arcipelago indo-
australiano (?), nella quale sono progressivamente descritte tutte
le specie provenienti da quella regione e tra le altre alcune
nuove di Borneo.
Malgrado queste numerose ed importanti contribuzioni alla
conoscenza della fauna ittiologica di Borneo, la collezione dei
Signori Doria e Beccari, che comprende 177 specie, quantunque fatta
in località posta a poca distanza del mare e costituita, in massima
. parte, tranne le pochissime raccolte nei ruscelli delle foreste, da
forme marine o di acque miste, contiene ancora adesso, a tanti anni
di distanza due specie che io non ho potuto riferire ad alcuna di
quelle conosciute. Mi sono pertanto deciso, nonostante la mia
ripugnanza ad aumentare il numero delle specie ed il mio scet-
ticismo sul valore che si attribuisce a differenze che potrebbero
essere individuali, a descriverle come nuove, pur non escludendo
che chi disponga di materiali più abbondanti, possa identificarle
con altre già conosciute. Non pochi però dei pesci qui enumerati,
quantunque appartenenti a forme marine o di estuario diffuse in
(1) G. L. M. Popta, Descriptions préliminaires des nouvelles espéces de poissons
recueillies au Bornéo central par M. le Dt A. W. Nieuwenhuis en 1898 et en 1900.
Not. Leyd. Mus. XXIV, p. 179-202.
— Suite des descriptions préliminaires des nouvelles espèces de poissons recueil-
lies au Bornéo central par M. le Dr A. W. Nieuwenhuis en 1890 et en 1900, id, XXV,
p. 174-186.
(?) F. Steindachner, Ergebnisse einer zoologischen Forschungsreise in den Mo-
lukken und Borneo, ausgefiihrt.... von Dr. Willy Kukenthal, Pisces, in Abhandl. d.
Senckenberg. Naturf. Gesell. Bd. XXV, p. 403-464, tav. XVII-XVIII.
@) H. W. Fowler, Some Fishes from Borneo, in Proc. Ac. nat. Sc. Phil. LVII,
p. 495-523.
(4) A. Seale, Fishes of Borneo, with descriptions of four new species. The Philip.
Journ. Sc., vol. V, p. 263-288, tav. I-IV.
(®) M. Weber e L. F. De Beaufort, The Fishes of the indo-australian Archipelago.
Vol. I (4914), II (4943), III (1946), IV (1922), in corso di pubblicazione.
aa ia tS I:
590 °D. VINCIGUERRA
altre isole della Malesia o nella penisola di Malacca, non erano
‘ ancora stati indicati di qualche località Borneense e quindi il nu-
mero delle specie viventi in Borneo viene ad essere accresciuto
e si può ritenere che oramai esse raggiungano quello di 500,
restando però ancora ben lontano da quello di altre isole di quelle
regioni, come ad esempio Amboina, donde ne sono enumerate
circa un migliaio. La diversità dei nomi specifici adottati dai varii
autori e i numerosi sinonimi rendono difficile indicare cifre precise.
È notevole il fatto che la fauna ittiologica di Borneo presenta una
marcata rassomiglianza con quella di Sumatra anche più che con
quella della prossima isola di Giava.
Ordo: TELEOSTEI.
Subordo: PLECTOGNATHI.
Fam. Tetrodontidae,
l. Xenopterus modestus (Blkr.)
Tetraodon modestus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Indie, I, p. 16.
Chonarhinus modestus, Bleeker, Atl. Icht. Ind. Neerl. V, p. 78, tav. CCXIII,
fig. 8.
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 52.
distingue dal naritus (Rich.) per la mancanza di spine
nella regione temporale e ascellare.
Questa specie è conosciuta, oltre che di Borneo, solo di Sumatra,
e di Pulo Pinang.
2. Tetrodon fluviatilis H. B.
Tetrodon fluviatilis, Hamilton Buchanan, Fish. Gang. p. 6, tav. 30, fig. 1.
Crayracion fluviatilis, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neon: V, p. 65, tav. CCX,
fig. 4.
\
Parecchi esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 105.
Negli individui più giovani sono bene evidenti le macchie
brune sui lati del corpo, delle quali non si vede più traccia. in
quello di maggiore statura.
Questa specie, già conosciuta di Borneo, è diffusa in tutta
l’ India e la Malesia, sino alle Filippine. 7
PESCI DI BORNEO 537
13. Tetrodon oblongus, BI.
Tetrodon oblongus, Bloch, Aussl. Fische, II, p. 6, tav. 146, fig. 1.
Tetraodon oblongus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl., V, p. 62, tav. CCVIIL,
fig. 4.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 63, preso nel fiume.
Questo giovane esemplare appartiene alla varietà priva di
macchia omerale scura.
La specie diffusa dall’ Oceano Indiano al Giappone, fu già
indicata di Borneo.
4. Tetrodon lunaris, Schn.
Tetrodon lunaris, Bloch, Syst. Ichth. ed. Schneider, p. 505.
» > Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. V, p. 63, tav. CCX, fig. 2.
. Sette esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 121.
Questa specie, diffusa dall’ Oceano Indiano al Pacifico, è già
stata indicata di Borneo.
Una specie di Tetrodon, indicata col nome di than buntal
pisang, ma non identificabile, quando è mangiata produce, se-
condo Beccari, fenomeni di avvelenamento dovuti alle uova (come
avviene pei nostri Barbus), poichè se queste sono tolte i pesci
si possono mangiare impunemente. Quando è presa produce un
leggiero rumore dovuto allo sfregamento delle mascelle (!).
Subordo: ACANTHOPTERYGII,
Fam. Mastacembelidae,
5. Mastacembelus erythrotaenia, Blkr.
Mastacembelus erythrotaenia, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXIII, Notac. p. 6.
» » Giinther, Cat. Fish. III, p. 542.
Macrognathus erythrotaenia, Bleeker, Ned. Tijd. Dierk. Il, p. 174.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 390.
Questa specie, descritta originariamente dei fiumi di Borneo,
è stata anche trovata a Sumatra e nel Siam.
(1) O. Beccari, loc. cit. p. 333.
LAA
si
4
È
x
538 D. VINCIGUERRA
Fam. Batrachidae.
6. Batrachus grunniens (Linn.)
| Cottus grunniens, var. B. Linneo, Mus. Ad. Fried. II, p. 65.
Batrachus grunniens, Giinther, Cat. Fish. III, p. 168.
», » Day, Fish. Ind. p. 269, tav. 59, fig. 1. — Faun. Br.
i Ind. Fish. II, p. 229, fig. 83.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 100. N. volg. than
bengot.
È specie considerata come velenosa ed è i quelle che, quando
sono prese, producono un piccolo rumore (’).
Specie diffusa nell’ Oceano Indiano e nell’ Arcipelago malese.
Fam. Platycephalidae.
7. Platycephalus insidiator (Forsk.)
Cottus insidiator, Forskal, Descr. Anim., p. 25.
Platycephalus insidiator, Ginther, Cat. Fish. Il, p. 177.
» indicus (Linn.) Bleeker, Rev. esp. Platycephalus, in Verh.
Ak. Amsterdam XIX, p. 9.— Atl. ichth. Ind. Neer]. IX, tav.
CCCCXVIII, fig. 3 (senza testo).
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 215.
Specie diffusa dal Mar Rosso all’ Australia,
8. Platycephalus seaber (Linn.)
Cottus scaber, Linneo, Syst. Nat. I, p. 451.
Platycephalus scaber, Giinther, Cat. Fish. II, p. 187.
» » Bleeker, Rev. esp. Platycephalus in Verh. Ak.
Amsterdam XIX, p. 14.— Atl. icht. Ind. Neer. Me
tav. CCCCXIX, fig. 5 (senza testo).
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 114.
Specie ricordata dell'Oceano Indiano e della Malesia, compreso
Borneo.
(1) O. Beccari, loc. cit. p. 334.
D. VINCIGUERRA x 539
Fam. Scorpaenidae,
9. Synanceia asteroblepa, Rich.
Synanceia asteroblepa, Richardson, Voy. Sulph. Fish. p. 69, ase 39, fig. 1-3.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 147.
Leptosynanceta asteroblepa, Bleeker, Rev. esp. Synanceoides in Nat. Verh.
Mat. Wet. 1874, p. 121, tav. 4, fig. 2. —
Atl. ichth. Ind. Neer]. IX, Atl. tav. CCCCXVI,
fig. 6 (senza testo).
Sette esemplari presi nel fango del fiume di Sarawak, il
maggiore dei quali lungo mm. 162. N. volg. ikan leppù ajoi.
La puntura delle sue spine è dolorosissima (Beccari). E una
delle specie che furono determinate da Gunther.
Specie ricordata solo dei fiumi di Borneo e della Nuova Guinea.
Fam. Gobiidae.
10. Gobius Doriae, Giinth.
Gobius Doriae Giinther, Ann. Mag. Nat. Hist. ser. IV, vol. 1, p. 265,
tav. XII, fig. A
Due esemplari raccolti nei ruscelli dell’interno dell’ isola;
lunghezza massima. mim. 30.
Questa elegante specie fu descritta sommariamente da Gunther
su esemplari comunicatigli dal March. Doria e, per conseguenza,
credo opportuno descriverla più minutamente.
WD LD O:
Lunghezza del corpo senza la pinna codale mm. 30
Altezza del corpo 2 Ciel APS
Lunghezza del capo . ? Caine e AO
Larghezza del capo . TAP ones etl
Lunghezza del muso . i ARI
Diametro dell’ occhio . 3 ; 3 Matto DEE
Spazio interorbitale . : LCase ONS
Altezza della prima pinna Joao ; PS) Da
Altezza della seconda pinna dorsale . Ss 34),
Lunghezza della pinna pettorale. . . » 4
540 PESCI DI BORNEO
L'altezza del corpo è contenuta 3 volte e */,, e la lunghezza
del capo 3 volte nella lunghezza del corpo senza la pinna codale.
La maggiore altezza del capo corrisponde a circa i ?/; della
lunghezza di esso ed è di poco minore del suo spessore. Il muso
è largo, depresso e la sua lunghezza contenuta 5 volte in
quella della testa. Il diametro dell’ occhio è alquanto più grande
della lunghezza del muso e minore dello spazio interorbitale. Il
profilo del capo è notevolmente obliquo. Lo squarcio della bocca
é ampio e il mascellare si prolunga sino al di la del margine
anteriore dell’ occhio; i denti mascellari e mandibolari sono villi-
formi, disposti in parecchie serie come quelli della serie esterna
notevolmente più sviluppati degli altri; mancano denti canini.
‘Il capo porta numerose serie di pori; le più evidenti sono
una obliqua che va dall’angolo posteriore dell’occhio al margine
superiore del preopercolo; una che costeggia l'angolo posteriore
del preopercolo e il margine inferiore di questo; una sull’ opercolo
parallela e vicina al margine preopercolare ed un’altra che dal-
l'angolo superiore dell’ opercolo va obliquamente al margine
posteriore di questo; si notano poi 4 pori più grandi disposti
longitudinalmente al disotto dell’orbita-a poca distanza dal margine
inferiore di essa.
L’ altezza della prima pinna dorsale è un po’ più di !/, di
quella del corpo ed è alquanto minore di quella della seconda,
dalla quale è separata per uno spazio lungo come la sua base;
essa consta di 6 raggi spinosi. La seconda dorsale consta di 8
raggi, il primo dei quali è semplice e gli altri sono ramificati.
Le pinne pettorali sono lunghe circa il doppio della 1.* dorsale
e giungono sino al disotto della estremità di questa. Le ventrali
terminano a brevissima distanza dall’ ano. L’ anale, formata di 8
raggi, il primo dei quali molto più corto degli altri, è alta come
la seconda dorsale, comincia un po’ in avanti del principio di
questa e termina alquanto prima della sua fine. La codale è
arrotondata. i
Le squame sono ctenoidi, mancano sul capo, sulla nuca e
nella parte inferiore del torace; sono in numero di 27 sulla linea
laterale e di 8 in una serie trasversa tra la seconda dorsale e
l’ anale.
Il colorito del corpo è bruno rossiccio, con tre larghe fascie
gialliccie, la prima sì estende dalla nuca all’ opercolo, la seconda
PESCI DI BORNEO 541
comprende lo spazio tra le due pinne dorsali e la terza sul pe-
duncolo codale. La prima pinna dorsale è bruna, come la seconda
che però è chiara in corrispondenza della base del primo raggio,
così pure l’ anale; le ventrali sono brune con la base più chiara:
la codale è bianchiccia. |
Bleeker (*) ascriveva questa specie, pur senza conoscerla, alla
sua subfalange dei Brachigobii, costituendo per essa il genere
Brachygobius, basato sul carattere delle squame che, stando
alla descrizione di Gunther, avrebbero dovuto essere cicloidi
(not serrated) mentre che invece, purchè si esaminino con un
forte ingrandimento, appariscono marcatamente ctenoidi. Perciò il
G. Doriae dovrebbe rientrare nel genere Lophogobius di Gill,
al quale corrisponde per tutti gli altri caratteri tranne quello,
non abbastanza importante, di avere le pinne dorsali non contigue,
mentre sono indicate come tali nel Lophogobius.
Questa specie è stata ritrovata a Sarawak da Bedot nel suo
viaggio nell’Arcipelago Malese (?).
ll. Gobius giuris, H. B.
Gobius giuris, Hamilton Buchanan, Fish. Gang. p. 51, tav. 33, fig. 15.
» » Gunther, Cat. Fish. IV, p. 21.
> » Day, Fish. Ind. p. 294, tav. XVII, fig. | - Faun. Br. Ind.
Fish. II, p. 266.
Tre esemplari di Sarawak, lunghezza massima mm. 93.
Devono considerarsi come individui molto giovani perché gli
adulti di questa specie possono raggiungere circa 50 cm. di lun-
ghezza. Sono specialmente notevoli per la grandezza degli occhi,
il cui diametro corrisponde a poco meno di 1/, della lunghezza
del capo ed è circa 4 volte maggiore dello spazio interorbitario.
Questi individui hanno i denti anteriori delle mascelle e - delle
mandibole più lunghi degli altri ma non così sviluppati come si
osservano in esemplari di statura maggiore.
È una specie a vastissima distribuzione geografica poiché dalle
coste orientali dell’Africa si spinge attraverso l’ India e la Malesia
fino alla Cina. i
(1) P. Bleeker, Esquisse d’ un système naturel des Gobioides in Arch. Néerl, IX -
p. 315.
(2) M. Bédot, Sur la faune de l’Archipel Malais, in Rey. suiss. zool. vol. XVII,
p. 147.
542 D. VINCIGUERRA
12. Gobius Becearii, Perug.
Gobius Beccarù, Perugia, Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XXXII, p. 1010.
Parecchi esemplari, tipi della specie, del fiume di Sarawak.
N. volg. than tangion..
Questa specie è conosciuta solo per gli esemplari tipici e
perciò credo opportuno ridescriverla minutamente.
LD: 6. IL Dif ee Ant. Li lat. 26:
Dimensioni di due individui, dei quali uno il maggiore di tutti.
Lunghezza del corpo senza la pinna codale mm. mie
30
Altezza del corpo. i Bee 9 — 7
Lunghezza del capo . ARONA ARA
Larghezza del capo . i ce ee
Lunghezza del muso . i siga ee
Diametro dell’ occhio . : ae a — 2
Spazio interorbitale . . Mag)
Altezza della prima pinna all È Doo 6 — 4
Altezza della seconda pinna dorsale . po 7 — 4
0 — 7
Lunghezza della pinna pettorale dI
L'altezza del corpo è contenuta circa 4 volte e la lunghezza
del capo circa 3 volte nella lunghezza del corpo senza la pinna
codale. La maggiore altezza del capo corrisponde ai */, della lun-
ghezza di esso ed è alquanto minore del suo spessore. Il muso è
ottuso e la sua lunghezza contenuta circa 5 volte in quella della
testa. Il diametro dell’ occhio è contenuto 5 volte nella lunghezza
del capo, ed è uguale alla lunghezza del muso ‘e alla larghezza
dello spazio interorbitale. Il profilo del capo è notevolmente obliquo.
Lo squarcio della bocca è ampio ed il mascellare si prolunga
sino al disotto del margine posteriore dell’ occhio; i denti ma-
scellari e mandibolari sono disposti in parecchie serie, e quelli
‘anteriori sono più robusti degli altri; mancano denti canini. La -
prolungata conservazione in alcool non permette di riconoscere
la presenza e distribuzione dei pori sulla testa.
PESCI DI BORNEO : 543
L’ altezza della prima pinna dorsale è circa i ?/, di quella del
corpo ed alquanto maggiore di quella della seconda, dalla quale
è separata da uno spazio alquanto minore della sua base; essa
consta di 6 raggi spinosi. La seconda dorsale consta di 9 raggi, .
il primo dei quali è semplice e gli altri sono ramificati. Le pinne
pettorali sono lunghe un po’ meno del doppio della prima dorsale
e giungono quasi fino al principio della seconda dorsale. Le ven-
trali non raggiungono |’ ano. L’anale, formata da 9 raggi, il
primo dei quali semplice e più corto dei seguenti, è alta un po’
meno della seconda dorsale, comincia alquanto in addietro del
principio di questa e termina alquanto dopo la sua fine. La codale
è troncata.
Le squame sono ctenoidi, mancano sul capo sino al di là dello
spazio interorbitario e sul preopercolo; sono in numero di 26
sulla linea laterale e di 7 in una serie trasversa tra la seconda
dorsale e l’ anale. |
Il colorito è uniformemente gialliccio con una macchia inten-
samente nera alla base della codale. Alcuni esemplari conservano
traccie della stretta fascia bruna sotto la dorsale, che non si estende
oltre la linea laterale, indicata nella descrizione originale.
Anche questa specie, caratterizzata dall’altezza del corpo con-
tenuta non più di 4 volte nella lunghezza, la grandezza delle
squame, la mancanza di denti canini e la brevità della seconda
pinna dorsale e dell’anale, sarebbe da riferire alla sottofalange dei
Brachigobii, la quale deve ritenersi ridotta al solo genere Lophc-
gobius, sulla cui validità non ho dati sufficienti per pronunciarmi.
13. Pogoneleotris heterolepis, Giinth.
(Tav. I, fig. 1 a 4).
Eleotris heterolepis, Giinther, Ann. Mag. Nat. Hist. ser. IV, vol. III, p. 444.
Pogoneleotris heterolepis, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Amsterdam,
7 XI, p. 37.
Un esemplare di Sarawak, preso nel fiume, lungo mm. 171.
N. volo. ikan buccut butta; è specie commestibile.
Questa specie fu descritta da Gunther sopra un secondo indi-
viduo, inviato dal marchese Doria al Museo Britannico e quindi
questo esemplare può considerarsi come cotipo. Non fu più ritro-
544 D. VINCIGUERRA
vata da Bleeker né da altri e quindi credo opportuno descriverla
esattamente e figurarla. c
Li DI Gebietes = ae ae
Lunghezza del corpo senza la pinna codale . mm. 191
Altezza del corpo . i È eo)
Lunghezza del capo . i i i o
Larghezza del capo . ; : : 7 St 30
Lunghezza del muso. È ; : Le 15
Diametro dell’ occhio. . : ana 2
Spazio interorbitale . i o 13
Altezza della prima dorsale . i : Beit, 18
» della seconda dorsale . NE, A 25
Lunghezza della pettorale . i Lene
L'altezza del corpo è contenuta 5 volte e !/, nella lunghezza
di esso (senza la pinna codale) e la lunghezza del capo circa
3 volte e */, nella lunghezza del corpo; gli occhi sono diretti in
alto, minutissimi, poichè il loro diametro è contenuto circa 23
volte nella lunghezza del capo e 6 volte e mezza nello spazio
interorbitario; la testa è larga e depressa, priva di creste; le gote,
il muso e le parti inferiori del capo, fornite di numerosi filamenti,
piccoli, sia isolati che riuniti in piccoli lobi frangiati; vi è anche
da ciascun lato della gola un sottile barbiglio lungo circa quanto
lo spazio preorbitale; la massima lunghezza della testa è uguale
alla sua larghezza, non compreso il muso che è ottuso e lungo
!/, della lunghezza totale del capo e circa 7 volte e !/, il diametro
dell’ occhio; la mascella superiore alquanto più corta della man-
dibola termina in avanti del margine posteriore dell’ orbita; i
denti sia mascellari che mandibolari sono villiformi e costituiscono
una fascia con una serie esterna di più robusti nella mascella
anteriormente e nella mandibola tanto anteriormente che posterior-
mente; il solco fra l’ occhio e il margine superiore dell’ opercolo
è assai marcato, ma non si spinge sino all’ occhio; il preopercolo
non è armato di spine e presenta 3 pori lungo il suo margine
posteriore; il capo è coperto di piccole squame soltanto nella
regione postoculare e sull’ opercolo; le squame sono ctenoidi,
squamulate, tranne quelle della regione toracica e ventrale che
PESCI DI BORNEO 545
sono cicloidi. La presenza di numerose piccole squamette interposte
fra altre più grandi rende impossibile il precisare il numero di
esse tanto in una serie longitudinale quanto in una trasversa. .
La lunghezza del peduncolo codale è circa 2 volte e !/, la sua
altezza. La prima dorsale è alta poco più della metà del corpo,
con la terza spina più lunga delle altre, la seconda dorsale ha
il primo. raggio indiviso e gli altri articolati, e i più lunghi eguali
in lunghezza all’ altezza della sottostante porzione del corpo, le
pettorali sono più corte del capo e le ventrali assai di più; l’anale
comincia alquanto più in addietro della seconda dorsale, la codale
è allungata e puntuta per la maggior lunghezza dei raggi mediani.
Il colorito è uniformemente bruno più chiaro inferiormente.
Bleeker pur non conoscendo questa specie, ha creduto stabilire
per essa un genere distinto, Pogoneleotris, caratterizzato dalla —
presenza delle appendici frangiate sul muso e sulle gote, dalla
natura squamulosa delle squame e dai tredici raggi della seconda
dorsale. Per quanto io non approvi l'eccessivo smembramento del
genere Hleotris fatto da Bleeker, pure in questo caso ho creduto
ammettere il suo punto di vista e mantenere questa forma come
genericamente distinta dalle altre, sia per i caratteri sopra indicati,
quanto per la eccessiva piccolezza degli occhi.
14. Eleotris Koilomatodon, Blkr.
Eleotris koilomatodon, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXII, Blenn. en Gob. p. 21.
» caperatus, Cantor, Cat. Mal. Fish. p. 197.
» » Giinther, Cat. Fish. III, p. 117.
Prionobutis kotlomatodon, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Am-
sterdam, XI, p. 73. —
Un esemplare di Sarawak, lungo 54 mm.
Per questa specie Bleeker ha istituito il genere Prionobulis,
distinto per il muso assai ottuso e il grande sviluppo delle creste
cefaliche : fortemente dentellate , caratteri che si riscontrano in
questo individuo, che serba ancora traccie della macchia nera alla
base della pettorale. La identità dell’ #. Roslomatodon di Bleeker
col caperatus di Cantor è ammessa anche da Gunther, ma quel
nome ha la precedenza su questo, come ha dimostrato Bleeker.
Questa specie, nota delle isole Andaman, della penisola di
Malacca, di Giava, Madura, Celebes e Amboina ed anche di Cina,
è per la prima volta compresa tra i pesci di Borneo.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.8, Vol. X. (23 Agosto 1926). 36
MO
Von
me
546 D. VINCIGUERRA
15. Eleotris dasyrhynchus, Giinth.
Eleotris dasyrhynchus, Gunther, Ann. Mag. Nat. Hist. ser. IV, vol. 1,
p. 265, tav. XII, fig. B
Prionobutis dasyrhynchus, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Am-
sterdam, XI, p. 75.
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo-
mm. 51.
Questa specie fu descritta da Gunther su esemplari comunica-
tigli dal marchese Doria e quindi questi individui possono consi-
derarsi come cotipi. È affine alla precedente, ma se ne distingue
specialmente per la grande piccolezza dell’ occhio, e per il muso
alquanto meno ottuso. Essa non fu conosciuta da Bleeker, né da
altri ittiologi e quindi credo opportuno darne una descrizione
particolareggiata, analoga a quella di Bleeker.
Ip Uil
Dimensioni dell’ individuo più sviluppato.
Lunghezza del corpo senza la pinna codale mm. 51
Altezza del corpo. È ii
Lunghezza del capo . i Bee ay LD
Larghezza: delxcapos 68 42) 21 aa
Lunghezza del muso . A Nae : SUR) 4
Diametro dell’ occhio . DHRC Nc SR 2
Spazio interorbitale . i SI 3
Altezza della prima pinna dowels : ere 3
Altezza della seconda pinna dorsale . LO
Lunghezza della pinna pettorale i e olo
L'altezza del corpo è contenuta 4 volte e */, nella lunghezza
di esso (senza la pinna codale) e la lunghezza del capo circa
3 volte e 1/,; nella lunghezza del corpo; gli occhi sono diretti in
alto, assai piccoli poiché il loro diametro è contenuto circa 8 volte
nella lunghezza del capo e 1 volta e !/, nello spazio interorbitario;
le creste rostrali sono poco evidenti e finemente dentellate, mentre
quelle orbitarie e postorbitarie sono più marcate e con dentellature
più forti; la testa è larga e depressa, le gote rigonfie; la massima
lunghezza della testa è eguale alla sua larghezza, non compreso
il muso che è ottuso e lungo circa il doppio del diametro del-
PESCI DI BORNEO 547
l’oechio; la mascella superiore, alquanto più corta della mandibola
termina al di là del margine posteriore dell’ orbita; i denti sia
mascellari che mandibolari sono piccolissimi, disposti in parecchie
serie, con quelli anteriori notevolmente più robusti degli altri; il
solco fra l'occhio e il margine superiore dell’ opercolo è molto
marcato; nello spazio tra la cresta del preopercolo, che non è
armato di spine, e il suo margine posteriore si notano 2 o 3
infossamenti in forma di pori; il capo non è coperto di squame
tranne nella porzione postoculare, la parte superiore delle gote
e la regione opercolare; le squame sono ctenoidi, tranne quelle
della regione toracica e ventrale che sono cicloidi. Vi sono 29 o
30 squame sulla linea laterale e 8 fra l'origine della dorsale e
l’anale, la lunghezza del peduncolo codale è il doppio della sua
altezza. La prima dorsale è molto bassa, non superando l'altezza
della metà del corpo, con la terza spina più lunga delle altre;
la seconda dorsale ha il primo raggio indiviso e gli altri articolati,
dei quali il 3.° e il 4.° sono più lunghi degli altri, ma sempre
un po’ meno dell'altezza del corpo; le pettorali sono alquanto
più lunghe del capo e le ventrali notevolmente più corte; l’anale
è simile alla seconda dorsale, la codale arrotondata.
Il colorito del corpo è bruno scuro, con il margine delle squame
più chiaro, con due o tre macchie gialliccie sul dorso; la prima,
talora assente, davanti all’ origine della prima dorsale, la seconda
all’ origine della seconda dorsale e la terza sul peduncolo codale.
Le pinne dorsali presentano il colorito della porzione sottostante
del corpo; la codale è uniformemente bianca.
Questa colorazione è quella indicata da Gunther nella sua
descrizione originale ed è ancora abbastanza evidente, benchè a
distanza di circa 60 anni, in questi esemplari.
16. Eleotris marmorata, Blkr.
Eleotris marmorata, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. III, p. 424.
» » Ginther, Cat. Fish. Ill, p. 123.
Oxyeleotris marmorata, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Amsterdam,
XI, p. 23.
Un esemplare di Sarawak lungo mm. 48.
Questo individuo deve considerarsi come giovanissimo, poichè
la specie, secondo Bleeker, raggiunge 48 centim. di lunghezza,
ma, conformemente a quanto fa notare quell’ autore, esso presenta
548 D. VINCIGUERRA
malgrado il lungo tempo della sua conservazione in alcool, traccie
evidenti della colorazione caratteristica degli adulti, con la prima
dorsale intensamente oscura nella sua parte superiore e chiara
inferiormente e le fascie trasversali rosee nella metà posteriore
del corpo. |
La specie, oltre che a Borneo e a Sumatra, è stata anche tro- ©
vata nel Siam.
17. Eleotris aporus, Blkr.
Eleotris aporus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. VI. p. 59.
» » Giinther, Cat. Fish. III, p. 109.
» » Kner, Novara Reis. Fische. p. 183.
Ophiocara aporus, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Amsterdam,
pois:
Due esemplari di Sarawak, lunghezza massima mm. 134.
(Questa specie, insieme ad alcune altre, è stata riferita al genere
Ophiocara, caratterizzato dalla mancanza di creste o spine sul
capo, dall’ assenza di veri canini sulle mascelle che presentano
però una serie esterna di denti più robusti degli altri, e dalla
presenza di squame ctenoidi piuttosto grandi; dalle forme affini
si distingue per avere le squame dei fianchi in numero di 30 a
33 sulla linea laterale e quelle della parte superiore del corpo
in numero di 18 tra l’ apice del muso e la base della prima pinna
dorsale. Caratteristica di questa specie dovrebbe essere, secondo
Bleeker, la mancanza di qualsiasi specie di pori sul capo, mentre
invece Kner ha indicato la presenza di un grosso poro all’ angolo
del preopercolo, il quale si nota anche in questi esemplari. Esso
è abbastanza visibile e trovasi all’ altezza del margine inferiore
dell’ orbita.
Questa specie, oltre che a Borneo, si trova nelle Molucche
alle isole Figi e, a quanto pare, anche in Australia. |
18. Eleotris amboinensis, Blkr.
Eleotris amboinensis, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. V. p. 343.
» » Gtinther, Cat. Fish. HI, p. 117.
Butis amboinensis, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Amsterdam,
XI, p. 65.
Cinque esemplari di Sarawak; lunghezza massima mm. 77.
Questi individui presentano i caratteri sui quali Bleeker ha
stabilito il genere Builds, ossia mancanza di denti canini, presenza
PESCI DI BORNEO 549
di creste ossee, se pur non troppo marcate, sul capo, muso acuto
e squame grandi, in numero di circa 30 sulla linea laterale; a
questo genere sono ascritte cinque specie indo-malesi tutte assai
rassomiglianti fra loro, ma distinte specialmente per la natura
delle squame che possono essere o no squamulose, ossia le più
grandi essere intramezzate da altre più piccole. Per questo carat-
tere questi esemplari non possono esssere riferiti all’ E. butis
(Cant.) che ha le squame squamulose e inoltre i denti mascellari
anteriori più grandi degli altri, mentre in questi le squame non
sono squamulose e i denti-tutti eguali. Non possono neppure
essere riferiti all’ E. gymnopomus Blkr perchè questa manca di
squame nella regione interoculare e sul preopercolo, che esistono
invece in essi, che corrispondono pertanto alla E. amboinensis.
Anche il confronto con un esemplare di H. amboinensis di Am-
boina non ha posto in evidenza notevoli differenze con questo,
tranne che in quello le pinne sono di colorito nero, marginate
di bianco, il che non si osserva in queste che le hanno variegate
di color bianco e oscuro. Non parmi però che a tale differenza
possa attribuirsi valore specifico.
Nella prima descrizione della E. amboinensis Bleeker le
attribuisce fra gli altri i seguenti caratteri: corpore.... altitudine
7 circiter in ejus longitudine — maxilla superiore.... sub
oculi limbo anteriore desinente — dentibus maxillis pluri-
serialis serie externa majoribus — squamis lateribus non
squamosis, che sono quelli da lui adottati in seguito per distin-
guere quella specie dalla £. dutis, tranne quello dei denti mascel-
lari che in questa sarebbero nella serie esterna più lunghi degli
altri, mentre nella amboinensis sarebbero tutti eguali, come si
mostrano in questi individui; ma non è improbabile che in questi
come in altri Gobiidi lo sviluppo dei denti sia in relazione col
sesso. Day (*) ha creduto riconoscere questa specie in un pesciolino
da lui raccolto nel fiume Balasore nel territorio di Orissa, il
quale però si sarebbe, secondo lui, differenziato per alcuni caratteri
dall’ amboinensis, ossia per avere le creste cefaliche seghettate
e i raggi pettorali non setiformi. Queste differenze in realtà non
esistono perché le creste cefaliche dell’ amboinensis sono seghettate
e i raggi pettorali non sono setiformi nel vero senso della parola,
perchè non isolati fino dalla base come in qualche specie di
(1) Day. On the fishes of Orissa. Proc, Zool. Soc. Lond. 1869, p. 303.
ir net ITC
550. D. VINCIGUERRA
Gobius. Bleeker invece ha riscontrato nella descrizione di Day
altre discrepanze dalla sua E. amboinensis, quali l’altezza del
corpo eguale ad '/,: della lunghezza ed il mascellare superiore
terminante sotto il centro dell’ orbita, mentre nell’ amboinensis
l'altezza del corpo è contenuta 6 a 7 volte nella lunghezza e il
mascellare termina sotto il margine anteriore dell’ orbita, e ha
ritenuto il pesce di Orissa più vicino alla sua £. prismatica che al
l'’amboinensis, proponendo di chiamarlo provvisoriamente E. Day?.
Nella successiva sua opera (1) Day però ha, in parte almeno, modi-
ficato la sua descrizione, attribuendo all’ amboinensis denti ma-
scellari e mandibolari più grandi nella prima fila che nelle altre,
e un mascellare terminante sotto il margine anteriore dell’ occhio,
mentre per la. dutis scrive che i denti sono villiformi, in nume-
rose serie, ma nessuno più grande degli altri (none.... enlarged)
e il mascellare termina sotto la metà dell’ occhio. Evidentemente
in queste indicazioni sono stati confusi insieme caratteri delle
due specie perché effettivamente |’ amboinensis ha i denti tutti
eguali e il mascellare più corto; resta quindi sempre indeciso a
quale specie si debba riferire il pesce descritto da Day, il quale
ne considera come sinonimo l’E/eotris buccata di Blyth (?) che
Bleeker ascrive invece al suo genere Prionobutis, ben diverso
dal Butis (°).
Non potendo pertanto tener conto delle indicazioni che si
riferiscono a località indiane non si può accettare che la distri-
buzione geografica della E. amboinensis si estenda dai mari ed
estuarii dall’ India all’Arcipelago Malese ma si deve ritenere limi-
tata a Borneo, di dove è segnalata per la prima volta, ed alle
isole poste ad oriente della linea di Wallace (Celebes e Molucche).
19. Eleotris urophthalmus, Blkr.
Eleotris urophthalmus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. II, p. 202.
» » Gunther, Cat. Fish. II, p. 128.
Oxyeleotris urophthalmus, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Am-
sterdam, XI, p. 23.
Diciannove esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
92 mm.
(1) F. Day, Fishes of India, I, p. 316. — Fauna of British India, Fishes II. p. 297.
(2) E. Blyth, Journ. As. Soc. Beng. 1860, p. 145.
(5) P. Bleeker, Notice sur les Eleotriformes, in Arch. Néerland. X, p. 5.
PESCI DI BORNEO 554
Questa specie appartiene al gruppo di Hleotris prive di spor-
genze sul capo; e di denti canini propriamente detti, ma in cui
i denti tanto: mascellari che mandibolari sono nella serie esterna
alquanto più lunghi degli altri ed hanno le squame piccolissime.
E molto affine alla seguente ma se ne distingue per la grandezza
delle squame che sono anche più piccole che in quella, poichè
non sono mai meno di 75-80. nella linea laterale, e circa 25 in
serie trasversale sulla regione codale. La macchia scura marginata
di giallo alla base della codale è quasi completamente scomparsa.
Questa specie è conosciutà di Borneo, di Celebes e anche del
Siam.
20.. Eleotris urophthalmoides, Blkr.
Eleotris urophthalmotdes, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. IV, p. 273.
» >» Gunther, Cat. Fish. III, p. 218.
Oxyeleotris urophthalmoides, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Am-
sterdam, XI, p. 25.
Undici esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 114.
Questi individui, quantunque in stato di conservazione poco
soddisfacente, non possono che essere riferiti a questa specie per
il numero delle squame della linea laterale che sono 60 0 poco
piu e non piu di 15 in una serie trasversale nella regione codale.
Come negli individui della specie prededente, | ocello nero
marginato di giallo della base della codale è assai poco marcato,
né si scorgono in essi le striscie longitudinali brune, indicate da
Bleeker.
La specie non è conosciuta che di Borneo e di Sumatra.
21. Eleotris melanostigma, Blkr.
Eleotris melanostigma, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXII, p. 23.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 117.
Butis melanostigma, Bleeker, Rev. esp. Eleotr. in Ver. Ak. Amsterdam,
XI, p. 68.
Dodici esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 114.
Appartiene al gruppo indicato da Bleeker col nome di Butii
e caratterizzato dalla presenza di sporgenze ossee sulla parte
Si ILA) dit)
STEMI er et UT EE bag”
Rein CANA Wien ICON ea
552 D. VINCIGUERRA
superiore del capo e di una cresta preopercolare, e di squame
ctenoidi. In questa specie le creste cefaliche sono assai poco mar-
cate e le squame tutte ciliate anche quelle della regione frontale.
Aleuni esemplari mancano della macchia nera marginata di rosso
alla base delle pinne pettorali, ma del resto non presentano altre.
differenze. o
Il D.t Ginther che ebbe ad esaminare esemplari raccolti dal
- marchese Doria, (') scrisse che essi non erano specificamente
diversi dall’ E. butis, ma Bleeker osservò che cid non poteva.
essere perchè la butis secondo Giinther stesso, dovrebbe avere le
squame non ciliate. In realtà anche nella butis esse sono in
prevalenza ctenoidi, come ho potuto riscontrare in un esemplare
di Birmania, ma non nella regione preoculare ed interoculare,
come nella melanostigma.
Specie diffusa in tutta la Malesia, Molucche e Filippine.
22. Apocryptes borneensis, Blkr.
Apocryptes borneensis, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. IX, p. 421.
» » Gunther, Cat. Fish. III, p. 81.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 82.
Questa specie, che si distingue da parecchie altre del genere
per la estrema piccolezza delle squame che si verifica pure
i nell’ A. lanceolatus (Bl.) e nel dentatus C. V., è caratte-
rizzata dal minor numero dei raggi della seconda dorsale e
dell’ anale, nonchè delle fascie angolari, col vertice diretto in
avanti, che si osservano nella parte posteriore del corpo; essa poi,
più che ogni altra specie, ha l’ estremità della seconda dorsale e
‘dell’ anale prossima all’ origine della codale.
Non mi consta che. questa specie sia stata trovata altrove che
a Borneo.
23. Boleophthalmus viridis (H. B.)
Gobius viridis, Hamilton Buchanan, Fish. Gang. p. 42, tav. 32, fig. 12.
Boleophthalmus viridis, Giinther, Cat. Fish. II], p. 104.
» » Day, Fish. Ind. p. 307, tav. LXVI, fig. 3. — Faun.
Br. Ind. Fish. JI, p: 285.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 80.
Questa specie si distingue bene dalle altre affini per la estrema
(1) A. Gunther, Ann. Mag. Nat. Hist. serie 4.", vol. I, p. 264.
PESCI DI BORNEO 559
piccolezza delle squame, ridotte a semplici granulazioni, e per la
lunghezza del corpo. Un altro esemplare deve essere stato comu-
nicato dal March. Doria al Giinther poiché questi tra le specie a
lui inviate indica un Apocryptes viridis, mentre non esiste
una specie di tal genere che porti quel nome specifico ed è pro-
babile sia stato un lapsus calami per Boleophthalmus.
24. Periophthalmus Schlosseri (Pall.)
Gobius Schlosseri, Pallas, Spicil. Zool. VIII, p. 3, tav. I, fig. 1-4.
Periophthalmus borneensis, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. I, p. 11.
» Schlosseri, Gunther, Cat. Fish. Ill, p. 100.
» » Day, Fish. Ind., p. 304, tav. LXVI, fig. 4. —
Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 281.
Sei esemplari di Sarawak, îl maggiore dei quali lungo mm. 82.
Questi individui, a malgrado del pessimo stato di conser-
‘vazione im cui si trovano, non possono essere riferiti che a questa
specie a cagione della grandezza delle squame, riconoscibile per
la loro impronta anche in quelli che le hanno perdute, che non
sono più di 50 sulla linea laterale. Nell’ esemplare più grande è
presente una prima pinna dorsale, rappresentata da cinque raggi
piccolissimi ed in alcuni altri ne esistono traccie anche meno
appariscenti, mentre uno di 48 mm. ne è completamente desti-
tuito, confermando così quanto a proposito di questa specie ha
scritto. Day, che quella pinna può essere interamente assente,
composta di spine cortissime, o dî mediocre sviluppo, od anche
con la spina anteriore allungata nei maschi. Le ventrali si mostrano
in tutti unite alla loro base.
Non riesco a trovare caratteri sufficienti per separare da questa
specie il P. borneensis, descritto originalmente da Bleeker su
esemplari di Borneo, ma poi ritrovato a Sumatra e nel Siam.
La distribuzione geogratica del P. Schlosseri va dall’ India
alle Filippine.
25. Periophthalmus Roelreuteri (Pall)
Gobius Koelreuteri, Pallas, Spicil. Zool. VIII, p. 8, t. II, fig. 1-3.
Periophthalmus Koelreuteri, Ginther, Cat. Fish. III, p. 97.
dip » Day, Fish. Ind., p. 303, tav. LXIV, fig. 8. —
Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 280.
554 D. VINCIGUERRA
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 48.
Riferisco questo individuo a questa specie, piuttosto che alla
precedente, perché se ne distingue per la grande piccolezza delle
squame e per il notevole sviluppo della prima pinna dorsale,
assai piu alta del corpo. Se questo secondo carattere può essere
in relazione con la differenza di sesso, non mi pare possibile
spiegare in tal modo anche l’altro. Anche le pinne ventrali
appariscono separate fino dalla loro base.
La distribuzione di questa specie è anche più vasta che nella
precedente, perchè dalle coste occidentali dell’ Africa va fino al
Pacifico. h
26. Amblyopus rubicundus (Swns.)
Amblyopus rubicunda, Swainson, Nat. Hist. Fish. II, p. 279.
» hermannianus, Gunther, Cat. Fish. II, p. 135 (mec Cuv. Val.).
Gobiozdes rubicundus, Day, Fish. Ind. p. 319, tav. LXVII, fig. 6. — Faun.
Br. Ind. Fish. II, p. 301.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 88.
Sono stato alquanto incerto sulla determinazione di questo
esemplare perchè esso presenta alcune differenze da un altro, di
statura assai maggiore, di Birmania, esistente nel Museo Civico;
queste differenze però non mi sembrano tanto grandi da poter
attribuire loro valore specifico. La più importante consiste nella
presenza, sotto la sinfisi mandibolare, di un barbiglio, abbastanza
sviluppato, perchè lungo quanto la distanza tra |’ occhio e il muso,
ma anche Day dichiara avere riscontrato talora la presenza di minuti
barbigli nei giovani di questa specie che dovrebbe esserne priva.
Inoltre in questo individuo i due canini posteriori della mandi-
bola inferiore sono appena accennati, ma anche ciò può essere
considerato come carattere giovanile.
Per questa specie non può mantenersi, come ha fatto Day, la
denominazione di A. hermannianus C. V. poichè questa specie
ha le pinne ricoperte dalla cute, il che non è nel rudicundus.
Questa specie, comune nell’ India, non sembra esserlo altret-
tanto in Malesia, dove non fu trovata che nelle isole di Pinang,
Singapore e Sumatra, ma è stata indicata anche di Amboina.
PESCI DI BORNEO di
27, Trypauchenichthys typus, Blkr.
| Trypauchenichthys typus, Bleeker, Act. Soc. Sc. Ind. Neerl. VIII, p. 63.
DI » Giinther, Cat. Fish. II, p. 138.
Un esemplare di Sarawak lungo 606 mm.
E questa l’unica specie conosciuta di questo genere, ben
distinto dall’ affine Trypauchen per avere le ventrali distanti
. tra loro e non riunite come in quello.
Non mi consta che questa-specie sia stata raccolta altrove che.
a Borneo.
Fam. Pleuronectidae.
28. Synaptura macrolepis, Blkr.
Synaptura macrolépis, Bleeker, Act. Soc. Sc. Ind. Necrl., V, p. 7.
» » Gtinther, Cat. Fish. IV, p. 486.
Brachirus macrolepis, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl., VI, p. 20,
: tav. CCXXXVI, fig. 3.
Un esemplare di Sarawak, lungo 148 mm. Nom. volgare
than lida (pesce lingua).
Questo individuo è senza dubbio da ascrivere a questa specie,
conosciuta sinora per il solo esemplare tipico pur esso di Borneo,
per avere la pettorale sinistra notevolmente più lunga della
destra, gli occhi contigui e le squame, fortemente ciliate, in
numero non superiore a 70 tra |’ apertura branchiale e ‘la. base
della pinna codale : quelle della linea laterale, che si prolunga
sopra gli occhi, sono alquanto più numerose. Sul lato oculare non
si scorge traccia della macchia oscura indicata nella descrizione
e figura di Bleeker.
29. Cynoglossus lingua, H. B.
Cynoglossus lingua, Hamilton Buchanan, Fish. Gang., p. 32 e 365.
» » Day, Fish. Ind., p. 433, tav. XCVI, fig. 1. — Faun. Br.
Ind. Fish. II, p. 454, fig. 163.
» potous, Bleeker, Atl, ichth. Ind. Neerl. VI, p. 33, tav. CCXLI,
fig. 4.
» lingua, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XXIX, p. 190.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 304 e l altro mm. 165.
556 3 D. VINCIGUERRA
Ho esitato lungamente prima di ascrivere questi due individui
alla stessa specie perchè fra essi si notano differenze di un certo
rilievo, ma ritengo che queste possano dipendere dalla loro
diversa età. L'individuo maggiore ha tutte le squame del lato
oculare cicloidi, mentre nell’ altro, in ispecie nella parte poste-
riore del corpo sono marcatamente ctenoidi; ma Bleeker ha già
indicato come questo sia un carattere giovanile che sparisce con
l’età e infatti uno degli esemplari di Birmania raccolti da Fea
e da me studiati, di statura intermedia fra questi due di Borneo,
non presenta più che qualche dentellatura all'apice delle squame.
La differenza più grande tra questi esemplari è quella data dagli
occhi il cui diametro, in quello maggiore, è contenuto circa
15 volte nella lunghezza del capo ed è eguale allo spazio interor-
bitario, come è indicato nelle descrizioni di Bleeker e di Day,
mentre in quello minore è presso a poco !/; della lunghezza del
capo e circa il doppio dello spazio interorbitario; ma anche questa —
differenza può spiegarsi con |’ eta giovanile di questo esemplare,
trattandosi di una specie che può raggiungere una lunghezza di
poco meno di mezzo metro.
Ho adottato per questa specie il nome datole da Hamilton
Buchanan e non quello di potous usato da Bleeker, perchè la
specie detta da Cuvier Plagusia potous (1), basata sopra una
figura di Russell (2), non può essere bene identificata e quel
nome è stato applicato a più di una specie indo-malese di Cyno-
glossus. Gunther in fatti non ha creduto di riconoscere nella
Plagusia potous di Bleeker (*) il Cynoglossus lingua di
Hamilton Buchanan e invece vi ha riferito un’altra specie da lui
descritta come C. elongatus (4). Ma, come ha rilevato giusta-
mente Bleeker, queste due forme non possono essere identiche
perchè Ll’ esemplare di Gunther avrebbe solo 8 serie di squame |
fra le due linee laterali, mentre quelli da lui riferiti al potows
ne hanno 13, come questi individui di Sarawak.
È la specie di Cynoglossus a corpo più allungato e però si
distingue bene dalle altre di questo genere di Borneo elencate
(1) G. Cuvier, Le Règne Animal - Poissons, ed. 1829, tom. II. p. 344.
?) P. Russell, Descriptions and figures of 200 Fishes collected at Vizagapatan, etc.
I, p. 57, tav. 73. -
€) P. Bleeker, Bijdrage tot de Kennis der Pleuronectdidei van den Soenda-Mo-
lukschen Archipel, in Verh. Bat. Gen. XXIV, p. 23.
(*) A. Gunther, Catalogue of the Fishes in the British Museum, IV, p. 501.
PESCI DI BORNEO 557
da Bleeker ed anche dal C. Kapuasensis di Fowler (*), che
appartiene al gruppo con tre linee laterali sul lato oculare.
‘Questa specie trovasi in India, in Birmania e nelle principali
isole Malesi ed è già stata indicata di Borneo.
Fam. Trichiuridae.,
30. Trichiurus muticus, Gr.
Trichiurus muticus, Gray, Zool. Miscell., p. 10.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 348.
» » Day, Fish. Ind., p.200.— Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 134.
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 525.
N. volg. than timd. È specie marina.
Questa specie è ben caratterizzata per il numero di circa
140 raggi dorsali, superiore a quelli delle altre specie, e per la
loro lunghezza che non supera quella della metà dell'altezza del
corpo, come pure pel numero di denti dei lati delle mascelle
e delle mandibole che in quelle sono almeno 18 e in queste 16
per lato. Non sono riescito a trovare traccia delle pinne ventrali
né delle spine anali. ‘
Specie diffusa dai mari dell’ India a quelli della Cina; non mi
risulta però che sia stata già ricordata di Borneo.
31. Trichiurus savala, C. V.
Trichiurus savala, Cuvier et Valenciennes, Hist. Nat. Poiss. VIII, p. 251,
tav. 224.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 347.
» » Day, Fish. Ind., p. 201, tav. XLVII, tig. 4. — Faun: Br.
Ind. Fish., p. 135, fig. 53.
Due piccoli esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 208. l
Questi due individui non possono riferirsi che a questa specie,
«non solo per il numero dei raggi dorsali che, per quanto lo
(1) H. W. Fowler, Some Fishes from Borneo, in Proc. Ac. Nat. Sc. Philad. LVII,
1905, p. 519, fig. 16. $
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Le
SCIARE ARBRE RETI VIE A ER a
558 D. VINCIGUERRA
permette il cattivo stato di conservazione, non apparisce supe-
riore a 120 e per la lunghezza che corrisponde press’ a poco
all’ altezza del corpo, ma anche per la dentatura poichè i denti
mascellari e mandibolari sono assai più grandi e meno ravvici-
nati che nella specie precedente, poiché non se ne hanno che
7 per lato nella mascella e 8 nella mandibola. Il diametro
dell’ occhio è un po’ maggiore di quello che è indicato per il
T. savala, ma ciò può dipendere dell’eta giovanile degli esemplari.
; Questa specie si trova dall’ India alla Cina.
Fam. Scombridae.
32. Secomber brachysoma, Blkr.
Scomber brachysoma, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. I, p. 356.
» » Gtinther, Cat. Fish. Il, p. 361.
» PESI Day, Fish. Ind., p. 251. — Faun. Br. Ind. II, p. 204.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 149.
Questa specie è stata descritta da Bleeker sopra un unico
individuo di Batavia e ad essa è stato riferito da Day un solo altro
esemplare avuto da lui dalle isole Andaman, e non si differenzia dal- .
l’affine Sc. microlepidotus, Rupp. comune nei mari indiani, che
per l'altezza alquanto maggiore del corpo. In questo individuo
l'altezza è appena poco più di !/, della lunghezza, senza la pinna
codale, e però lo riferisco a questa specie, ma debbo confessare |
che sono assai poco convinto della validità di essa e ritengo assai
probabile che abbia a considerarsi come sinonimo del microlept-
dotus che è forma assai variabile.
Questo individuo mostra ancora traccie evidenti delle macchie
nere che si trovano al disotto della base della dorsale e conserva
nel resto del corpo un bel colore dorato. È degno di nota lo
sviluppo delle branchiospine del primo arco branchiale, le quali
raggiungono quasi |’ apertura orale.
Questa specie non sarebbe conosciuta che per i due citati
individui di Batavia e delle Andaman e quindi è nuova per Borneo
donde non mi risulta che sia stato indicato neppure lo
Sc. microlepidotus.
PESCI DI BORNEO 559
33. Cybium Commersonii (Lac.)
Scomber Commersonii, Lacépède, Hist. nat. poiss. Il, p. 600, tav. 2, fig. 1.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 370.
> » Day, Fish. Ind. p. 55, tav. LVI, fig. 5.— Faun. Br.
Ind. Fish. I, p. 211, fig. 74. +
Un esemplare preso alla foce del fiume di Santubong, lungo
mm. 345.
Specie diffusa dalle coste orientali d’ Africa sino al mare
della Cina e alla Polinesia.
34. Cybium guttatum (Schn.).
Scomber yuttatus, Bloch, Syst. Icht. edit. Schneider, p. 23, tav. 5.
Cybium guttatum, Ginther, Cat. Fish. II, p. 371.
» » Day, Fisb. Ind. I, p. 255, tav. LV, fig. 1 e tav. LVI,
i fig. 4. — Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 210.
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 185..
Riferisco questi individui tutti giovani a questa specie piut-
tosto che alla precedente, con la quale presentano la massima
affinità, per l’insieme di alcuni caratteri che per quanto poco
rilevanti servono a distinguere le due forme. Il più importante
fra essi è il numero dei raggi della seconda dorsale e dell’ anale
che nel Commersonit è minore che nel guttatum; infatti
l'esemplare che riferisco a questa specie ne ha 15 mentre gli
altri ne hanno non meno di 17; così le pinnule anali in questo
sono 8 o 9 mentre in quello sono 10. Anche la macchia nera
sulla prima dorsale è nel guttatum alquanto più estesa che nel
Commersonii. Questi individui presentano tutti la colorazione
argentea uniforme indicata da Gunther per i giovani.
Questa specie è diffusa dai mari dell’ India a quelli della Cina.
560 D. VINCIGUERRA
Fam. Carangidae.
35. Caranx Rottleri (Bl.)
Scomber Rottleri, Bloch, Ichth., p. 40, tav. 346.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 424.
» » Day, Fish. Ind., p. 213. — Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 150.
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 100.
Questa specie è ben riconoscibile da tutte le altre per le
numerose pinnule dorsali ed anali e per avere tutta la porzione
retta della linea laterale armata di scudetti.
Specie diffusa dal Mar Rosso alla Cina e già ricordata di Borneo.
36. Caranx kalla, C. V.
Caranx kalla, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss., IX, p. 49.
» » Gilinther, Cat. Fish. II, p. 433.
» » Day, Fish. Ind., p. 219, tav. 49, He o. — Faun. Br. Ind.
Fish. II, p. 100.
Parecchi esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mini 129. i
Negli individui giovani non é distinta la macchia ascellare
bruna, che è ben visibile in quelli più sviluppati.
Specie diffusa dal Mar Rosso alla Cina.
37. Caranx atropus (Schn.)
Brama ‘atropus, Bloch, Syst. ichth. ed. Schneider, p. 98. tav. Di
Caranx atropus, Giinther, Cat. Fish. II, p. 450.
» » Day, Fish. Ind., p. 221.— Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 162.
Due esemplari presi in mare presso la foce del Santubong,
il maggiore dei quali lungo mm. 165. N. volg. chan romahar
betiné.
Si distingue a prima vista dalle altre specie affini per il colo-
rito intensamente nero delle pinne ventrali. E una delle specie
che furono comunicate al Dott. Gunther. ;
Specie diffusa dall’ India alla Cina, che non mi risulta gia
indicata di Borneo.
PESCI DI BORNEO 1 561
138. Caranx hippos (Linn.)
Carana hippos, Linneo, Syst. Nat. I, p. 494.
Ù » » Gtinther, Cat. Fish. II, p. 449.
» » Day, Fish. Ind., p. 216. — Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 154.
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 100.
Questi individui, per quanto giovani, non presentano alcuna
traccia delle fascie trasversali oscure che si notano in quelli di
minore statura.
Specie quasi cosmopolita, perchè si trova anche nell’ Atlantico,
oltreché nell’ Oceano Indiano e nel Pacifico; è già stata indicata
di Borneo. |
39. Caranx gallus (Linn.) |
Zeus gallus, Linneo, Syst. Nat. I, p. 454.
Caranx gallus, Ginther, Cat. Fish. II, p. 455.
» » Day, Fish. Ind., p. 224, tav. 51, fig. 3.— Faun. Br. Ind.
Fish. II, p. 166.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 119.
Questo individuo giovane presenta i rudimenti della prima
pinna dorsale ed ha i raggi ventrali grandemente sviluppati; non ~
può essere riferito all’ affine €. ciliaris (Bl.) per l'altezza del
preorbitale che è quasi il doppio del diametro dell’ occhio.
Specie diffusa dal Mar Rosso ai mari della Cina e dell’ Australia;
non mi risulta sia stata indicata di Borneo.
40. Caranx affinis, Riipp.
Caranx affinis, Riippell, Neue Wirb. Fische, p. 49, t. XIV, fig. I.
Selar Hasseltit, Bleeker; Nat. Tijd. Ned. Ind. I, p. 359.
Caranx affinis, Day, Fish. Ind. p. 219, tav. 49, fig. 4. — Faun. Br. Ind.
Fish. II, p. 158.
Dieci esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 161.
Specie diffusa dal Mar Rosso alle Molucche. Non mi risulta
indicata precedentemente di Borneo.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.2, Vol. X. (23 Agosto 1926), 37
562 D. VINCIGUERRA
41. Caranx malabaricus (Schn.)
Scomber malabaricus, Bloch, Syst. ichth. ed. Schneider, p. 31.
Caranx malabaricus, Giinther, Cat. Fish. II, p. 436.
» » Day, Fish. Ind. p. 221, tav. 50, fig. 2. — Faun. Br.
Ind. Fish, II, p. 163.
Otto esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 105.
Specie caratterizzata dalla curva, assai poco marcata, della
linea laterale e dal piccolo numero e piccole dimensioni degli
scudetti. Gli esemplari più FIRE serbano traccie della mac-
chia ascellare nera.
Specie diffusa dal Mar Rosso alla Cina ed all’ Australia, non
mi risulta sia stata indicata di Borneo.
42, Caranx djeddaba (Forsk.)
Scomber djeddaba, Forskal, Descr. anim., p. 56.
Caranx djeddaba, Giinther, Cat. Fish. II, p. 432.
DID » Day, Fish. Ind., p. 218, tav. 49, fig. 3.— Faun. Br. Ind.
Fish. II, p. 158.
Un esemplare di Sarawak lungo mm. 172.
Ben distinto dalle altre specie per la forte curvatura della
porzione anteriore della linea laterale e per il numero cospicuo
degli scudetti di essa.
Specie diffusa dal Mar Rosso alla Malesia; non mi risulta sia
stata. indicata di Borneo.
43. Chorinemus lysan (Forsk.)
Seomber lysan, Forskal, Descr. anim., p. 54.
Chorinemus lysan, Giinther, Cat. Fish. II, p. 471.
» » Day, Fish. Ind., p. 231. — Faun. Br. Ind. Fish. I, p. 175.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 285.
Questi individui conservano ancora, malgrado la lunga con-
servazione in alcool, le macchie tondeggianti brune sui fianchi.
Questa specie è diffusa dal Mar Rosso alla Cina ed all’Australia;
non mi risulta sia stata gia indicata di Borneo.
PESCI DI BORNEO 563
44. Chorinemus Saneti Petri, C. V.
Chorinemus aes Petri, Cuvier ‘et Valenciennes, Hist. nat. poiss. VIII,
i p. 379, tav. 236.
» » » Gunther, Cat. Fish. II} p. 473.
» » » Giinther, Fische der Stidsee, p. 138.
Un esemplare di Sarawak lungo mm. 148.
Specie diffusa dalle coste dell’ Africa orientale alla Cina e alla
Polinesia; non mi risulta sia gid stata indicata di Borneo.
45. Chorinemus toloo, C. V.
Chor inemus toloo, Cuvier et Valenciennes, Hist, nat. poiss., VII, p. 377.
» >. Giinther, Cat. Fish. II, p.
» ap Day: n Ind., p. 232; tav..ol A, ae 3. — Faun. Br.
Ind. Fish. II, p. 176.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 126.
Questi due individui entrambi giovani, sono da me riferiti
a questa specie, piuttosto che alla precedente perchè in essi
l’ altezza del corpo supera notevolmente la lunghezza del capo
e le spine dorsali sono relativamente più sviluppate per modo
che ognuna di esse raggiunge oltre la metà delle seguenti,
caratteri che non si verificano nell’ esemplare da me riferito al
Ch. Sancti Petri. Debbo però dichiarare che le differenze tra
queste due specie mi sembrano così poco notevoli che mi pare
accettabile la riunione di esse come è stata fatta da Gunther.
Questa forma è stata indicata dell’ India e di varie località
— malesi, ma non di Borneo.
Fam. Labridae.
46. Julis lunaris (Linn.)
Labrus lunarts, Linneo, Syst. Nat. I, p. 474.
Julis lunaris, Giinther, Cat. Fish. IV, p. 180.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. I, p. 90, tav. XXXIII, fig. 5.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 150.
Entrambi questi individui sono da considerare come adulti
564 D. VINCIGUERRA !
eperché hanno i lobi codali prolungati e mancano della macchia
scura sulla pinna dorsale e di quella alla base della codale,
caratteristiche dei giovani. }
‘ Questa specie è diffusa dalle coste orientali dell’ Africa al
mari della Di e della Polinesia.
Fam. Pomacentridae.
47. Premnas biaculeatus (Bl)
Chaetodon biaculeatus, Bloch, Ausl. Fisch. IV, p. 11, tav. 219, fig. 2.
Premnas biaculeatus, Giinther, Cat. Fish. IV, p. 10.
» » Bleeker, Mém. Chrom. mar. in Nat. Verh. Holl. Maat.
Wetensch. 3° Verh. II, n. 6, p. 17.— Atl. ichth. Ind.
Neerl. IX, tav. CCCCII, fig. 7 e 9 (senza testo).
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 45.
Questi individui appartengono tutti alla var. « di Gunther
nella quale la fascia mediana ha un processo che si prolunga
in avanti. |
‘ Questa specie è diffusa dall’ Oceano Indiano alle Filippine.
48. Tetradrachmum reticulatum (Rich.)
Heliases reticulatus, Richardson, Rep. ichth. China in Rep. 15 meet. Br.
_ Ass. p. 254,
Dascyllus xanthosoma, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. II, p. 247.
» » Giinther, Cat. Fish. IV, p. 14.
Tetradrachmum marginatum, Day, Fish. Ind., p. 381, tav. 79, fig. 1. —
Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 380, 10 1278
» reliculatum, Bleeker, Mém. Chrom. mar. in Nat. Verh.
’ Holl. Maat. Wetensch. 3.° Verh. II, n: 6, p. 145. —
Atl. ichth. Ind. Neer]. IX, tav. CCCCIX, fig. 3 (senza
testo).
Moltissimi individui di Borneo, il maggiore dei quali lungo
mm. 46.
Non esito nel riferire questi esemplari a questa specie piut-
tosto che all’ affine 7. trimaculatwm (Rupp.) specialmente
perchè essi hanno tutti la pinna codale coi lobi abbastanza pro-
lungati e perchè soltanto la dorsale spinosa, l’anale e la ventrale
sono di colorito intensamente bruno, mentre le altre pinne e il
PESCI DI BORNEO ais 565
corpo sono piuttosto chiari; essi corrispondono quindi assai piu
alla figura del reticulatum che a quella del trimaculatum.
Non conservano traccie delle fascie oscure sul corpo ma hanno
una macchia trasversale chiara su quasi tutte le squame. Quasi
tutti gli esemplari presentano una macchia intensamente bruna
sulla parte superiore della base della pinna pettorale.
Nella determinazione di questa specie io mi sono attenuto al
Bleeker che ha adottato il nome di Richardson, quantunque
l’ esemplare tipico sia andato perduto, secondo afferma Gunther
il quale già aveva affermato Y identità dell’ Heliases reticulatus
di Richardson col Dascyllus xanthosoma di Bleeker. Stein-
dachner (1) ha ritenuto che il D. wanthosoma fosse l'adulto del
marginatus Rùpp., e Day ha adottato questo modo di vedere
che però non è condiviso da Bleeker che crede la forma indo-
malese specificamente distinta dalla eritrea.
Questa specie si trova alle isole Andaman, nell’ Arcipelago
Malese, nelle Filippine e in Cina. Gunther ne enumera un esem-
plare di Borneo, ma essa non figura in alcuno dei lavori di
Bleeker sull’ ittiologia di quest’ isola.
49. Glyphidodon' coelestinus C. V.
a coelestinus (Solander) in Cuvier e Valenciennes, Hist. nat.
poiss. V, p. 464, tav. 135.
» » Giinther, Cat. Fish. IV, p. 38.
» » Day, Fish. Ind. p. 386, tav. 63, fig. 2: — Faun.
‘ Br. Ind. Fish. II, p. 389, fig. 129.
> » Bleeker, Mém. Chrom. mar. in Nat. Verh. Holl.
Maat. Tini 3.¢ Verh. II, n. 6, p. 101. — Atl.
ichth. Ind. Neerl. IX, tav. CCCCXIII, fig. 5 (senza
testo).
Dodici esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 103.
Questi individui, quantunque differiscano alquanto fra di loro
per le proporzioni, mostrano tutti il caratteristico sistema di colo-
razione della specie ed hanno la codale a lobi molto aguzzi.
Questa specie si trova dal Mar Rosso sino al Pacifico: non
era però stata ancora indicata di Borneo.
(!) F. Steindachner, Ichthyologische Mitheilungen, I, in Verhandl. zool. bot.
Gesell. Wien, 1861, p. 77.
CONA
566. D. VINCIGUERRÀ
50. Hleliastes lepidurus C. V.
Heliases lepisurus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. V, p. 273.
Heliastes lepidurus, Giinther, Cat. Fish. IV. p. 63. — Fische der Siidsee,
p. 238; tav. 128; fig. Ge Dp:
» » Day, Fish. Ind., p. 389, tav. 82, fig. 1. — Faun. Br.
Ind. Fish. II, p.
Chromis lepisurus, Bleeker, Mém, Chrom. mar. in Nat. Verh. Holl. Maat.
Wetensch. 3.° Verh. II, n. 6, p. 164. — Atl. ichth. Ind.
Neerl. IX, tav, CCCCIII, fig. 7 (senza testo).
Molti esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 36.
Questi individui, evidentemente tutti giovani e scoloriti, avendo |
tutti le ossa opercolari a margini lisci e i denti conici, nou pos-
sono essere riferiti che al genere Heliastes nel quale solo due
specie malesi hanno nella dorsale 12 raggi spinosi e 10 molli, lo
H. lepidurus e il ternatensis, Blkr., ma quest’ ultimo ha la
base della pinna dorsale rivestita di squame il che non è in
questi esemplari, che per conseguenza io ritengo appartenere
all’ altra specie. I denti non sembrano disposti che in una sola
serie e la pinna codale ha la base ricoperta di squame. La forma |
del corpo corrisponde assai bene alle figure degli autori e parti-
colarmente a quella C dei «Fische der ex » che riproduce
un esemplare giovane.
Questa specie è diffusa dal Mar Rosso alla Polinesia, ma non
era ancora stata indicata di Borneo.
Fam. Osphromenidae.
SI Lueioeephalus puleher (Gr.)
Diploplerus pulcher, Gray, Illustr. Ind. Zool. 1, t. fig. 1.
Luciocephalus pulcher, Bleeker, Mém. poiss. Labyrinth. in Ver. Ak. Am:
sterdam, XIX, p. 29. — Atl. ichth. Ind. Neerl. IX,
tav. CCCXCVI, fig. I (senza testo).
» SIT Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 369.
Un esemplare di Sarawak lungo mm. 39.
Questa specie sembra particolare alle isole della Sonda, ad
esclusione di Giava, ma é probabile che l'individuo figurato da
Gray provenisse dalla penisola. di Malacca.
I do sta La 7 AIA:
PESCI DI BORNEO 567
Fam. Teuthididae,
52. Teuthis marmorata (Q. G.)
Amphacanthus marmoratus, Quoy et Gaimard, Voy, Uran. Zool., p. 367,
tav. 62; figa hce"2:
Teuthis marmorata, Giinther, Cat. Fish. II, p. 322. - Fische d. Siidsee, p. 90.
Ra » Day, Fish. Ind, p. 166, tav. 40, de, 2. — Faun. Br.
Ind. Fish. II, p. 89.
Un esemplare di Sarawak,’ lungo mm. 123.
‘ Per quanto la determinazione delle specie nel genere Teuthis,
tutte molto somiglianti fra loro nella forma, riesca, come ha osser-
vato Gunther, assai difficile per la rapidità con cui ne scompaiono
i colori, pure non credo che questo individuo di forma molto
allungata, possa riferirsi ad altra specie, tanto più che questa è la
sola che mi risulta sia già stata indicata di Borneo, tanto da
Gunther che da Bleeker.
Questa specie si trova in India e in Malesia e giunge sino
alle isole Caroline.
Fam. Acanthuridae.
53. Acanthurus matoides, C. V.
Acanthurus matoîdes, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss., X, p. 204.
» » Giinther, Cat. Fish. III, p. 330.
» » Day, Fish. Ind., p. 205. — Faun. Br. Ind. Fish. II, p. 141.
» Blochit, Giinther, Fische der Siidsee, p. 109, tav. 69, fig. B
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 175.
Questa specie è ben caratterizzata dal colorito uniformemente
bruno, ad eccezione della larga fascia bianca sulla base della
coda che si stende anche su parte della pinna. In alcuni il pro-
filo del capo è più convesso che in altri, ma è noto che esso si
modifica con l’ eta, come con |’ eta scomparisce la fascia. Ginther
ha espresso il dubbio che sotto il nome di A. matoîdes siano
confuse due specie distinte per la diversa lunghezza delle spine
dorsali, la più lunga delle quali nell’ esemplare tipico corrispon-
derebbe a 3 volte e !/, l'altezza del corpo, mentre nell’ altra
‘ specie, per la quale mantiene il nome di A. Blochii, C. V.,
568 D. VINCIGUERRA
quella vi sarebbe contenuta solo 2 volte e */,. In tutti questi
esemplari la lunghezza di tale spina è !/, o poco meno del-
l’altezza del corpo e però sarebbero riferibili al vero matoides,
ma la differenza non mi pare tale da poterle attribuire un grande
vero valore specifico.
La specie è diffusa dal Mar Rosso alla Polinesia, ma non
risulta indicata di Borneo. i
Fam. Drepanidàe.
54. Drepane punctata (Gm.)
Chaetodon punctatus, Gmelin, Linn. Syst. Nat., ed. XIH, p. 1243. i
Drepane punctata, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. VII, p. 132, tav. 79.
» » Day, Fish. Ind., p. 116, tav. 29, fig. 5 — Faun, Br.
Ind. Fish. Wy p..21, tig. 8.
Harpochirus punctatus, Bleeker, Rev. esp. Chetod. in Verh. Ak. Amster-
dam, XI, p. 21. — Atl. ichth, Ind. Neerl. IX, p. 19,
tav. CCCLXV, fig. 4.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 64.
Cuvier e Valenciennes hanno descritto un’ altra specie del
genere, D. longimana, non ammessa dalla maggioranza degli
ittiologi: Day però si mostra proclive a ritenerla distinta. Recen-
tissimamente S. H. Lele (') ha affermato la differenza specifica
fra le due forme, basata sul diverso numero delle spine dorsali,
9 nella punctata, 8 nella longimana, sul diverso andamento
della linea laterale, più fortemente curva in questa che in quella,
in cui le fascie trasversali sarebbero formate da serie di macchie
nere. Oltre a ciò esisterebbero fra le due specie differenze anato-
miche che erano già state accennate da Cuvier e Valenciennes.
Questi individui che hanno 9 spine dorsali, la linea laterale
curva ma simmetrica, come è mostrato dalla fig. 2 p. 278 del
Lele, devono essere riferiti alla D. punctata, quantunque le
fascie trasversali appariscano unite e non formate di macchie, le
quali, secondo Bleeker, appariscono negli adulti.
Questa specie è diffusa dal Mar Rosso all’ Australia. Secondo
(1) S. H. Lele, Studies in Bombay Fish. I. Revision of the genus Drepane (Guy.
and Val.) in Journ. and Proc. As. Soc. Bengal, XX, 1924. n.° 6, p. 275-288, con una
tavola. :
PESCI DI BORNEO’ 569
Bleeker si troverebbe anche nel golfo di Guinea, ma dal lavoro
di Lele apparisce trattarsi della (ongimara e non della punctata.
559. Seatophagus argus (Gm.)
Chaetodon argus, Gmelin, Linn. Syst. Nat. ed. XIII, p. 1248.
Scatophagus argus, Giinther, Cat. Fish. II, p. 58.
Ephippus argus, Bleekcr, Rev. esp. Chetod. in Verh. Ak. Amsterdam, XI,
p. 26. — Atl. ichth. Ind. Neer]. IX, p. 21, tav. CCCLXIII,
He. 2;
Undici esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 155. N. vole. ikan chittam.
Questa specie è diffusa dai mari dell'India a quelli dell’Australia
e della Polinesia, ed è già stata indicata di Borneo.
56. Scatophagus ornatus, C. V.
Scatophagus ornatus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. VII, p. 143,
tav. 180.
» » Ginther, Cat. Fish. II, p. 59.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 73.
Questi individui corrispondono alla descrizione e alla figura di
Cuvier e Valenciennes e confrontati con altri di eguali dimen-
sioni dello S. argus se ne distinguono per la minore grandezza
ed il maggiore diametro delle macchiette scure e per la minore
lunghezza della 4.* spina dorsale. Perciò, nonostante che Bleeker
non abbia creduto di mantenere le due forme specificamente
separate e lo stesso Giinther che le aveva distinte le abbia poi
riunite ('), io continuo a considerarle diverse, come ho già indicato
in altro lavoro (?).
Questa specie è stata originariamente descritta di Amboina,
donde anche il Museo Civico ne possiede qualche esemplare. Non
mi risulta sia stata specificamente indicata di altra località.
(1) A. Gunther, Additions to the knowledge of Australian Reptiles and Fishes,
in Ann. Mag. Nat. Hist., ser. 3.", vol. XX, p. 58.
(® D. Vinciguerra, Viaggio di Leonardo Fea in Birmania, XXIV. Pesci. in Ann, Mus,
Civ. St. nat. Genova, serie 2.2, vol. IX, p. 164.
570 ‘D. VINCIGUERRA
57. Chaetodon trifasciatus, Mungo Park.
Chaetodon trifasciatus, Mungo Park, Trans. Linn. Soc. Ill, p. 34.
» vittatus, Bloch, Syst. ichth. ed. Schneider, p. 227.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 23.
Tetragonoptrus (Rabdophorus) trifasciatus, Bleeker, Rév. esp. Chetod.
in Verh. Ak. Amsterdam, XI, p. 63. — Atl. ichth. Ind.
Neer]. IX, p. 35, tav. COCLX XVII, fig. 1.'
Un esemplare di Sarawak lungo mm. 87.
Questa specie, riconoscibilissima per il suo sistema di colo-
razione si trova dal Mar Rosso alla Polinesia, ma non era ancora
stata indicata di Borneo.
58. Chaetodon melanotus, Schn.
Chaetodon melanotus, Bloch, Syst. ichth. ed. Schneider, p. 224.
» dorsalis, Riippell, Atl. Reis. Afr. Fische, p. 41, tav. 9, fig. 2.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 28. - Fische d. Stidsee, p. 44.
Tetragonoptrus (Chaetodontops) melanotus, Bleeker, Rev. esp. ,Chetod,
in Ver. Ak. Amsterdam, XVII; p. 82, — Atl. ichth. Ind.
Neerl. IX, p. 43, tav. CCCLXXVI, fig. 1.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 72.
Questo individuo per la forma e le proporzioni corrisponde
esattamente alla descrizione del melanotus data da Bleeker, ne
differisce alquanto per la colorazione e specialmente per la man-
canza quasi completa delle due macchie gialle sui lati superiori
del dorso, poichè non esiste che una piccola traccia di una soltanto.
Queste macchie, a quanto scrive, Gunther, non mancano mai negli
esemplari della Polinesia e secondo Bleeker anche in quelli del-
l’Arcipelago Indo-Malese, mentre sono spesso e più costantemente
assenti in quelli dell’ Oceano Indiano e del Mar Rosso, perchè
non ne è fatto cenno nelle figure e descrizioni di Day (!) né in
quelle di Ruppell o di Klunzinger (?). Sono però presenti in
questo individuo la fascia bruna marginata di bianco che attra-
versando l’ occhio, del quale è più stretta, va dal vertice del
capo all’ estremità inferiore dell’ opercolo, le linee brune trasver-
(1) F. Day, Fishes of India, p. 108, tav. 28, fig. 1. ;
(?) C. B. Klunzinger. Synopsis der Fische des Rothen Meeres, in Verhandl. zool.
bot. Ges. Wien, XX, p. 777.
PESCI DI BORNEO 571
salmente ascendenti sul corpo e la macchia bruna, marginata
di bianco, sulla ' parte superiore della base della coda, mentre
manca sulla inferiore, e la fascia trasversa sulla parte anteriore
della codale. In corrispondenza della base della seconda dorsale
e dell’ anale esistono numerose macchiette nere.
Ritengo assai probabile che ai sinonimi abbastanza numerosi
di questa specie si debba aggiungere anche il Ch. ocellicauda,
C. V. che Bleeker non ha identificato.
Questa specie diffusa dal Mar Rosso al Pacifico non era stata
ancora indicata di Borneo.
59. Platax teira, (Forsk.)
Chaetodon teira, Forskal, Descr. anim. p. 60, tav. 22.
Platax teira, Ginther, Cat. Fish. Il, p. 292.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Néerl. IX, p. 7, tav. CCCLXXXII,
fig. |.
Un esemplare di Santubong, lungo mm. 86. N. volg.
ihan cupu-cupu.
Questo individuo che ha soli 31 raggi molli nella dorsale e
squame piccolissime, non potrebbe esser riferito all’affine P. vesper-
tilio che ha sempre un numero maggiore di raggi dorsali e squame
più grandi.
La specie si trova dal Mar Rosso alla Polinesia e fu già indi-
cata di Borneo.
Fam. Lilia
60. Upeneoides sulphureus, (C. V.)
Upeneus sulphureus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. III, pi 450.
Upeneoides sulphureus, Ginther, Cat. Fish. I, p. 398.
Upeneus sulphureus, Bleeker, Rev. esp. Mull. in Verh. Ak. Amsterdam,
XV, p. 4. — Atl. ichth. Ind. Neer]. IX, tav. CCXCIII,
fig. 4 (senza testo).
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 70.
Questi individui non presentano più traccie delle linee longitu-
Noe | °D. VINCIGUERRA
dinali gialle, ma conservano la macchia nera all’ estremità della ò
i spinosa.
Questa specie è diffusa dal Mar Rosso alla Cina; non mi ri
sulta sia stata indicata di Borneo.
Fam. Sparidae.
61. Seolopsis cancellatus, (C. V.)
Scolopsides cancellatus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. V, p. 254.
Scolopsis cancellatus, Giinther, Cat. Fish. I, p. 361.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Néerl. VIII, p. 5, tav. CCCIX,
fig. 2.
‘ Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 118.
Questa specie è diffusa dall’ Oceano indiano alla Polinesia;
non mi risulta sia stata indicata di Borneo.
62. Caesio lunaris, C. V.
Caesio lunaris, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. VI, p. 441.
> » Giinther, Cat. Fish. I, p. 390.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Néerl.VIIL, p. 37. tav. CAO,
fig. 4.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 130.
La determinazione delle specie di questo genere, basata in
gran parte sui colori di esse, non riesce facile in esemplari che
sono stati per lungo tempo immersi nell’ alcool; ciò non ostante,
a cagione del numero delle squame della linea laterale, circa 55,
elle, presenza della macchietta nera all’ ascella della pettorale e
di qualche altro carattere non credo andare errato riferendo questo
esemplare al C. lunaris, dopo averlo confrontato con esemplari
di Massaua posseduti dal Museo Civico.
Questa specie non rara nel Mar Rosso, è stata trovata anche
a Zanzibar e alla Nuova Irlanda. Dell’ Arcipelago Malese non ne
furono indicati che due individui di Batavia da Bleeker.
PESCI DI BORNEO 573
63. Proteracanthus sarissophorus, (Cant.)
Crenidens sartssophorus, Cantor, Cat. Fish. Mal. p. 52, tav. 1, fig. 1-4.
Proteracanthus sarissophorus, Giinther, Cat. Fish. I, p. 427.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Néerl. IX, p. 17,
tav. CCCXIX, fig. 3.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 163. N. volg. ¢kan rincior. Abita in mare presso gli scogli.
Entrambi questi individui presentano sviluppatissima la quarta
spina dorsale grandemente allungata ed. inspessita; essa nell’in-
dividuo maggiore è rotta all’ apice e la sua lunghezza è quasi
eguale all’ altezza del corpo, mentre in quello di statura minore:
(mm. 135 senza la codale) essa è lunga circa una volta e 1/,
tale altezza e presenta quattro ingrossamenti seguiti da altrettanti
strozzamenti. Sembra però a quanto scrive Bleeker, che questo
straordinario sviluppo di tale spina non si abbia a considerare
che come carattere giovanile, e che negli adulti essa si logori sino
al punto di scomparire. La specie, acquisterebbe dimensioni note-
voli: Bleeker indica come lunghezza massima 325 millimetri.
Questa specie sembra essere molto rara non essendo conosciuta
che per i due esemplari tipici di Cantor di Pinang e per gli altri
due di Singapore avuti da Bleeker. Non era quindi ancora stata
indicata per nessuna delle isole Indo -Malesi.
64. Lethrinus opercularis, C. V.
Lethrinus opercularis, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. VI, p. 289.
» > Gtinther, Cat. Fish. I, p. 461.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VIII, p. 119, tav.
CCCXXXV, fig. 5. i ar
Undici esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 210.
Questi individui conservano le macchiette splendenti sulle squame
ed hanno traccie della macchia opercolare rossa.
La specie pare esclusiva dell'Arcipelago Indo-Malese, ma non
è stata ancora indicata di Borneo.
CERRI RAI, RALE CRT A ine sig:
AAC
574 D. VINCIGUERRA
Fam. Pristipomatidae.
65. Pristipoma hasta, (Bl.)
Lutjanus hasta, Bloch, Ichth. t. 246, fig. 1
Pristipoma hasta, Ginther, Cat. Fish. I, p. 289. :
» » Day, Fish. Ind. p. 73, tav. 19, fig. 3 e 4 — Faun. Br.
Ind. Fish. I, p. 510.
ewes: hasta, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Néerl. VIII, p. 28, tav. CCCXXV,
fig. 3.
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
MM A:
L'individuo maggiore corrisponde esattamente nei suoi caratteri
alle descrizioni di questa specie, conservando anche la serie di
macchie nere sulla dorsale, mentre di queste non esiste più traccia
‘in quelli di minore statura, del tutto scoloriti. Questi apparente-
mente, hanno le squame più piccole dell’ altro, ma a questa.
differenza non corrisponde un aumento del numero, per quanto
questo non sia determinabile con precisione, e perciò non possono
riferirsi all’ affine P. maculatum (Bl.) che se ne distingue se
non altro, per la minore robustezza della seconda spina anale.
Questa specie è diffusa dal Mar Rosso all’Australia, ma non
mi risulta che sia stata ancora indicata di Borneo.
Fam. Lactariidae:
66. Lactarius delicatulus, C. V.
Lactarius delicatulus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. IX, p. 238,
tav. 261.
» a Giinther, Cat. Fish. lI, p. 507.
» » Day, Fish. Ind. p. 245, tav. 54, fig. 2 — Faun. Br.
Ind. Fish. II, p. 196, fig. 67.
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 127.
Questa specie unica del genere, è diffusa dall’ Oceano Indiano
alla Cina.
lia da i e
. PESCI DI BORNEO DAD
Fam. Gerridae,
67. Gerres oyena, (Forsk.)
Labrus oyena, Forskal, Descr. Anim. p. 35. ‘
Gerres oyena, Ginther, Cat, Fish. IV. p. 261.
» » Day, Fish, Ind. p. 99, tav. 25, fig. 4, — Faun. Br. Ind. Fish.
I, p. 538.
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 72.
Questi individui non sono» riferibili all’ affine G. poeti C. V.
poichè in questo esistono due squame di più sulla linea trasversale
ossia una al disopra ed una al disotto della linea laterale. La
pinna dorsale non presenta notevole incisura tra la porzione spi-
nosa e la molle, ma ciò si deve probabilmente alla giovane età
degli esemplari.
La specie è diffusa dal Mar Rosso all’ Australia. Non risulta
sinora ricordata di Borneo.
68. Equula edentula, (Bl.)
Scomber edentulus, Bloch, Ichth, t. 428.
Equula edentula, Ginther, Cat. Fish, II, p. 498.
Wee > Day, Fish. Ind. p. 238, tav. 53, fig. 1]. — Faun. Br. Ind.
Fish. Il, -p. 187, fig. 60.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 102.
Questa specie è diffusa dal Mar Rosso all’ Australia. È gia stata
indicata di Borneo da Bleeker sotto il nome di Eq. ensifera, CoV
che è sinonimo dell’ edentula.
69. Equula interrupta, C. VY.
Equula interrupta, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. X, p. 102.
» » Giinther, Cat. Fish. IL. p. 504.
» ruconius, Day, Fish. Ind. p. 242, tav. 51 C, fig. 4, - Faun. Br.
Ind. Fish. Il, p. 192.
Dieci esemplari di i il maggiore dei quali lungo mm. 62.
In quasi tutti questi individui le linee verticali brune del dorso
MANARA
576 D. VINCIGUERRA »
non sono continue, ma costituiscono alcune serie trasversali di
piccole macchie oscure. La linea laterale generalmente si prolunga
fino a sotto l’ estremità della dorsale.
Specie diffusa nell’ India e nella Malesia ma non ricordata di
Borneo.
£
70. Equula Dussumieri, C. V.
- Equula Dussumieri, Cuvier et Valenciennes, Hist. Nat. poiss. X, p- 77,
tav. 283.
» » Ginther, Cat. Fish. Il, p. 500.
» » Day, Fish. Ind. p. 239, tav. 52, fig. 2 - Faun. Br.
Ind. Fish. II, p. 187.
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 85.
Ritengo che questi individui, quantunque giovani, debbano
essere riferiti piuttosto a questa specie che alla precedente, perchè
hanno il corpo alquanto più allungato, la mandibola meno’ concava
e l’anale un po’ più corta. Il carattere difterenziale adottato da
Day, quello della seghettatura del margine superiore dell’ orbita,
non mi sembra avere gran valore, perchè in alcuni di questi
esemplari esso si presenta leggermente scabro senza che possa dirsi
seghettato.
Questa specie si trova nei mari dell’ India e della Malesia.
Non mi risulta sia stata indicata di Borneo.
Fam. Sciaenidae.
71. Johuius Novae Hollandiae (Steind.)
Sciaena (Corvina) Novae Hollandiae, Steindachner, Sitzber. Ak. Wien,
Bid. 53, p. 445, tav. 5, fig. 2.
Johnius Novae Hollandiae , Bleeker, Mém. Scien. Sillag. in Verh. Ak.
‘Amsterdam, XIV, p. 44. — Atl. ichth. Ind. Neerl. IX,
tav. CCCXXVII, fig. 2, (senza testo).
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 154.
PESCI. DI BORNEO DIA
Questi individui corrispondono esattamente alla descrizione e
figura originale di questa specie data da Steindachner, mentre la
figura di Bleeker indicherebbe per essa un profilo dorsale più
‘rettilineo. Non è però possibile considerarli distinti, poiché tutti i
caratteri corrispondono; le squame del vertice del capo sono, per
quanto non troppo marcatamente, ctenoidi; il numero di quelle
della linea laterale è di circa 60; la dorsale anteriore ha 10 spine
e la posteriore 25 raggi molli; la spina anale è lunga circa il
doppio del diametro nell’ occhio.
Questa specie, descritta originariamente di Port Jackson in
Australia, fu ritrovata da Bleeker tra i pesci di Sumatra e quelli
di Borneo.
72. Seiaena Vogleri, (Blkr.)
Otolithus Vogleri, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. IV, p. 953.
Pseudosciaena Vogleri, Bleeker, Mém. Scien. Sitlag. in Verh. Ak. Am-
sterdam, XIV, p. 35. — Atl. ichth. Ind. Neerl. IX,
tav. CCCLXXVI, fig. 4, (senza testo).
Xx Vogleri, Day, Fish. Ind. p. 186, tav. XIV. fig. 1. — Faun. Br. Ind.
Fishes, Il, p. 113.
Lu Vogleri, Seale, Philip. Journ. Sc. V, 280.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo 148 mm.
Questi individui appartengono al gruppo di Sciaena con la
seconda spina anale poco robusta, del quale anzi la Vogleri
é il solo rappresentante in Malesia; essi si diversificano alquanto
dalle descrizioni per la proporzione del corpo, la cui altezza è
contenuta almeno 3 volte e 4/, nella lunghezza senza la codale,
mentre secondo Bleeker dovrebbe esserlo solo 3 volte e 1/,;, ma
vi corrispondono per tutti gli altri caratteri. Presentano le squame
della testa cicloidi, la pinna dorsale molle ha 27-29-raggi, la
lunghezza della base dell’ anale è contenuta 4 volte e %/,
quella della dorsale molle e le squame della linea laterale sono
in numero di 54.
Della collezione fa parte anche un piccolo esemplare, di circa
2 cm., che parmi possa riferirsi a questa specie, ma che non è
determinabile con esattezza.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3., Vol. X (23 Agosto 1926). 38
578 D. VINCIGUERRA
Questa specie conosciuta dell’ India, di Sumatra e di Celebes
non era stata indicata di Borneo da Bleeker, ma vi fu raccolta
a Sandakan da Seale che la dice specie di considerevole impor-
tanza alimentare.
73. Sciaena diacanthus (Lac.)
Lutjanus diacanthus, Lacépéde, Hist. nat. Poiss. IV, p. 195, n. 244.
Sciaena diacanthus, Gunther, Cat. Fish. II, p. 290.
Pseudosciaena diacanthus, Bleeker, Mém. Scien. Sillag. in Verh. Ak.
Amsterdam, XXIV, p. 27. — Atl. ichth. Ind,
Neerl.IX, tav. CCCLX XXVIII fig. 2 (senza testo).
» » Seale, Philip. Journ. Sc. V. p. 279.
Un esemplare di Sarawak lungo 306 mm.
Questo individuo quantunque abbastanza adulto, conserva la
macchiettatura scura del corpo, che fa distinguere a prima vista
questa specie da tutte le altre.
Questa specie si trova nei mari dell'India e della Malesia;
non era stata indicata di Borneo da Bleeker, ma fu trovata a
Sandakan da Seale.
74. Sciaena incerta, n. sp.
Sc. corpore oblongo-compresso, altitudine 3 et 3/, in ejus
longitudine absque pinna caudali, longitudine capitis 3 et */s
in longitudine corporis, altitudine capitis fere 1 et */s in
ejus longitudine; oculis diametro longitudinali 5 et */, in
longitudine capitis, parum magis quam 1 inter se remotis ;
maxilla superiore mandibula longiore, dentibus maxillaribus
pluriseriatis, seriebus internis minimis, serie eaterna
conicis, anterioribus caninoideis, inframasxillaribus bise-
riatis, serie externa minimis, serie interna mediocribus,
‘ conicis, distantibus; rictu parum obliquo; squamis ctenoideis;
excepto rostro, capite superne, pracoperculoque, 61 supra
et 56 infra lineam lateralem, 20 circiter in serie trans-
versali inter pinnam dorsalem et ventralem, quarum 6
inter lineam lateralem et dorsalem spinosam mediam;
pinna dorsali spinosa corpore duplo humiliore, spinis flexi-
libus, basi non squamata; anali obtusa longitudine 6 in
longitudine dorsalis radiosae, spinis gracilibus, secunda oculo
4
PESCI DI BORNEO 579
vin longiore, caudali rhomboidea; colore corporis griseo-
flavescente, inferne argenteo.
Due esemplari di Sarawak.
ID. 14, ID. 1/,;; P. 2/19) Ve Yap As 2/q ©. 1/17/41, Lat. 80, 1. tr. %/,,.
Dimensioni dell’ individuo più sviluppato.
Lunghezza del corpo senza la pinna codale mm. 183
Altezza del corpo j ; : : sil tale
Lunghezza del capo . : E : dit Meh OD
Altezza del capo. i Ae
Spessore; ia. 4 ee ea
Diametro antero - uefa dell’ a ia 10
Larghezza dello spazio interorbitario . . » 11
. Altezza della pinna dorsale spinosa . SAI
Lunghezza della base della dorsale molle . » 73
Lunghezza della base dell’anale. STI
Lunghezza della 2.* spina anale. i Sa I
Il corpo è allungato e compresso e la sua altezza è contenuta
3 volte e */, nella lunghezza senza la pinna codale; la lunghezza
del capo è contenuta 3 volte e !/, nella lunghezza del corpo e
la altezza ne è contenuta 1 volta e ?/, nella lunghezza e corri-
sponde a poco meno dei ?/, del suo spessore; il diametro longi-
tudinale degli occhi è contenuto 5 volte e !/, nella lunghezza
del capo e lo span interorbitario è di poco superiore a tale
diametro.
La mascella superiore è più lunga della inferiore; i denti
mascellari sono disposti in parecchie serie, quelli delle serie
interne sono piccolissimi, fitti, quelli delle esterne sono più grandi,
conici, distanti fra di loro e gli anteriori più sviluppati, caninoidei ;
i denti mandibolari sono disposti in due serie, quelli della serie
esterna piccolissimi, quelli dell’interna più grandi, conici, distanti
fra loro; lo squarcio della bocca è poco obliquo.
Le squame, ad eccezione del rostro, della parte superiore del
capo e del preopercolo, sono ctenoidi, in numero di 61 al disopra
e di 56 al disotto della linea laterale, la quale consta di 50
squame, in linea trasversa ve ne sono 20, 6 delle quali fra la
linea laterale e la porzione mediana della pinna dorsale spinosa.
Hi I ie AT MEGA To DARI MITO o
580 D. VINCIGUERRA
CI
La pinna dorsale: spinosa è alta come la metà del corpo; le
spine sono flessibili e la prima è appena visibile; la sua base
non è coperta di squame, la base della pinna anale, ottusa, é
compresa 6 volte nella lunghezza della dorsale molle, la prima
spina anale è piccolissima, la seconda molto debole è appena più
lunga dell’ occhio; la codale ha forma Do per il prolun-
gamento dei raggi mediani.
Il colore del corpo è grigio giallastro, con le parti inferiori
con riflessi argentei.
Sono stato assai esitante prima di decidermi se ascrivere questa
specie di Scienoide, che non sono riescito a riferire ad alcuna
di quelle descritte, sl genere Sciaena (Pseudosciaena di Bleeker)
o allo Sciaenoides (Collichthys di Ginther) perchè mentre
per quasi tutti i caratteri si deve considerare appartenente al
primo, invece per il rapporto che passa tra la lunghezza della
base della pinna anale e quella della dorsale molle, che è di
1 a 6, corrisponderebbe al secondo, perchè nelle Sciaena tale
rapporto non è che di 1 a 4 e !/, al massimo. Ma gli Sciaenoides
hanno lo squarcio della bocca più obliquo, gli occhi più piccoli,
il corpo più ‘allungato e, ordinariamente; un numero maggiore
di raggi nella dorsale molle. Debbo però dichiarare che le diffe-
renze i dovrebbero servire a distinguere quei due generi mi
sembrano di assai piccolo valore e non credo improbabile che si
debba finire per riunirli. Allo stato attuale però questo esemplare
di Sarawak, che, purtroppo, è in condizioni alquanto deteriorate
non può essere considerato che come una Sciaena, distinta per
varii caratteri da tutte le altre specie indo-malesi.
' Nessuna di esse ha, anzitutto, una dorsale molle così lunga
in proporzione dell’anale e quasi tutte hanno la seconda spina
anale assai robusta. Non vi sono che la macrophthalmus (Blkr.)
e la Vogleri (Blkr.) che l'hanno così gracile, ma la prima non
ha la mascella superiore sporgente sulla inferiore e ha gli occhi
assai più grandi ed un numero alquanto maggiore di squame
nella linea trasversale, e l’altra, come ho potuto constatare sugli
esemplari da ine esaminati, ha la pinna dorsale assai più corta in
proporzione dell’anale. Per queste ragioni mi sono indotto a
descrivere la specie come nuova, pur riconoscendo la poca entità
dei caratteri su cui è basata.
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PESCI DI BORNEO 581
75. Seciaenoides microdon (Blkr.)
Otolithus microdon, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXII, Ichth. Madur. p. 10.
Collichthys microdon, Bleeker, Mém. Scien. Sillag. in Verh. Ak. Amsterdam,
XIV, p. 16 — Atl. ichth. Ind. Neerl. CCCLXXXVII,
fig 5, (senza testo). i
Sciaenoides microdon, Day, Fish. Ind. p. 194, tav. XLV, fig. 2 — Faun.
Br. Ind. Fish. II, p. 125.
Un esemplare di Sarawak lungo mm. 117 senza la codale.
Questo individuo è caratterizzato dall’avere la mandibola di
egual lunghezza della mascella, lo squarcio della bocca notevol-
mente obliquo, la lunghezza della base della pinna anale contenuta
6 volte in quella della dorsale molle, le squame molto piccole,
in circa 90 serie longitudinali al disopra della linea laterale e
11 tra questa e la prima pinna dorsale, la dorsale molle che
consta di 54 raggi e il corpo assai. allungato; non può quindi
essere riferito che a questa specie. Si diversifica ‘però alquanto
dal genere Sciaenoides per gli occhi che non sono tanto piccoli;
poichè il loro diametro antero - posteriore è contenuto circa 5 volte
nella lunghezza del capo e 1 volta e !/, nello spazio interorbitale.
Esso non può però essere riferito ad altra specie che allo
Sc. microdon, pur conservando i dubbi già espressi sulla validità»
del genere Sciaenoides.
Questa specie che pare abbastanza comune in Malesia e fu
già indicata di Borneo, fu anche trovata in India.
76. Otolithus maculatus, C. V..
Otolithus maculatus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. V, p. 64.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 310.
wees » Bleeker, Mém. Scien. Sillag. in Verh. Ak. Am-
sterdam, XIV, p. 12. — Atl. ichth. Ind. Neerl. IX,
tav. CCCLXXIV, fig. 3.
Un esemplare di Sarawak: lungo mm. 450. N. volg. Ikan
lenzd. Vive in mare.
Ben riconoscibile per i dieci raggi molli dell’anale, -e per il
colorito sparso di. macchie oscure.
Questa specie oltre che in alcune isole dell'Arcipelago Malese,
Borneo compresa, è stata trovata sulle coste dell’ Indocina.
582 D. VINCIGUERRÀ
Uni SIL no lateoides, Blkr.
Otolithus lateoides, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXIII, Sciaen. p- 16.
» » Gunther, Cat. Fish. II, p. 311.
» » Bleeker, Mém. Scien. Sillag. in Verh. Ak. Am-
ua XIV, p 7. — Atl. ichth. Ind. Neerl. IX, tav.
CCCLXXXIV fig. 1 (senza testo). =
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 290.
Non credo andare errato nel riferire questi due individui a
questa specie, non ancora segnalata di Borneo, piuttosto che
all’O. argenteus, C. V. che è detto comune nel mare e nelle
acque salmastre dell’isola. Le due specie si distinguono special-
mente per la grandezza delle squame, assai più piccole nel
lateoides che nell’argenteus; infatti in quello esse sono disposte
in circa 100 serie trasversali sulla linea laterale e 11 fra questa
e la dorsale, mentre nell'altro le serie sono rispettivamente 11
e 7 a 8; inoltre i raggi molli della dorsale sono un po’ meno
numerosi nella prima specie che nell’altra, poichè nel Zateoides
sono 24-27 e nell’argenteus 28-31. In questi individui le serie
trasversali di squame non si possono contare con esattezza ma
appariscono in numero superiore a 90 e quelle sopra la linea
laterale sono 11 o 12 e i raggi molli dorsali 25; ritengo pertanto
che trattisi del lateotdes. Bleeker dopo aver descritto questa
specie aveva creduto identificarla con l’argenteus, ma ciò fu subito
messo in dubbio da Gunther e poi disdetto da Bleeker stesso,
che afferma che le differenze nelle squame e nei raggi si conser-
vano in individui di dimensioni uguali.
Seale ha descritto come nuovi due Otolithus di Borneo, uno
dei quali (0. dolorosus) (!) per il numero della serie di squame
e dei raggi dorsali potrebbe corrispondere a questo, ma dovrebbe
avere un numero minore di squame sulla linea laterale, ossia 54,
mentre in questo esemplare io ne conto più di 60. L'altra specie
(O. orientalis) (*) si avvicinerebbe più all’ 0. argenteus.
Questa specie sinora non sarebbe stata trovata che a Pinang
e a Giava.
(1) A. Seale, Fishes of Borneo, in Philip. Journ. Sc. D, vol. 5.° p. 280, tav. 3.
(2) Id. ibid. p. 281, tav. 4.
PESCI DI BORNEO - 583
Fam. Sillaginidae.
78. Sillago sihama (Forsk.)
Atherina sthama Forskal, Descr. Anim. p. 70.
Stllago sthama, Gunther, Cat. Fish. II, p. 243.
» » Bleeker, Mém. Scien. Sillag. in Verh. Ak. Amsterdam, XIV,
p. 67. — Atl. ichth. Ind. Neerl. IX, tav. CCCLXXXIX,
fig. 4 (senza testo).
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 188.
Questa specie è diffusa dal Mar Rosso a tutto l'Oceano Indiano
x
sino alla Cina ed è già stata indicata di Borneo.
Fam. PSeudochromidae.
79. Pseudochromis fuscus, Mull. Tr.
Pseudochromis fuscus, Miller e Troschel, Hor. ichth. II, p. 25, tav. 4, fig. 2.
. » » Gunther, Cat. Fish. II, p. 257.
» » Bleeker, Sur la fam. Pseudochr. in Verh. Ak.
Amsterdam, XV, p. 16, tav. I, fig. 5. — Atl. ichth.
Ind. Neerl. IX, tav. CCCLX XXVIII, fig 4(senza testo).
Molti esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 66.
Lo stato di conservazione, poco soddisfacente, in cui trovansi
questi individui non ne permette un esame molto accurato; essi
sono di un colorito bruno uniforme, tanto sul corpo che nelle
pinne, tranne le pettorali e la codale che sono ialine; alcuni
esemplari piu piccoli presentano una macchietta nera in corri-
spondenza dal margine superiore dell’ apertura branchiale. Tra le
specie conosciute non parmi potersi riferire ad altra che al fuscus,
comune nell’Arcipelago Indo-Malese, ma non segnalata di Bornea,
584 . .D. VINCIGUERRA
Fam. Serranidae.
80. Epinephelus tauvina (Forsk.)
Perca tauvina, Forskal, Descr. Anim., p. 39.
Epinephelus pantherinus, Bleeker, Atl. icht. Ind. Neerl. VIE oe
tav. CCLXXXVI, fig. 1 (sotto il nome di
E. crapao).
>» tauvina, Boulenger, Cat. Fish. I, p. 244.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 160. N. volg.: than
crapau. Vive in mare presso gli scogli; acquista dimensioni
molto grandi.
Questa specie si . dal Mar Rosso in tutto 1’ Oceano
Indiano, sino alla Cina; è gia stata indicata di Borneo. i
81. Ambassis interrupta, Blkr.
Ambassis interrupta, Bleeker, Bat. Nat. Tijd. III, p. 696.
» » Giinther, Cat. Fish. I, p. 226.
» » Day, Fish. Ind., p. 53, tav. 15, fig. 5. — Faun. Br.
Ind. 1, p. 487.
Quindici esemplari di ci il maggiore dei quali ee
mm. 60.
E la sola delle specie malesi a squame grandi e coll’ intero-
percolo seghettato che abbia la linea laterale interrotta.
Specie conosciuta delle isole Andaman, di Batavia e di Ceram
e già indicata di Borneo.
82. Lutjanus Johnii (Bl.)
Anthias Johnti, Bloch, Ausl. Fisch. VI, p. 113, tav. 318.
Mesoprion Johnti, Ginther, Cat. Fish. I, p. 200.
Lutjanus Johnii, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VIII, p. 49, tav. CCCXVXVII,
Gl 3h,
Un esemplare di Sarawak, lungo 120 mm.
La specie, oltre che dalla grande macchia laterale bruna, che
PESCI DI BORNEO 585
trovasi anche in altre specie di questo genere, è caratterizzata
dalle macchiette ‘oscure che si trovano su tutte le squame.
Questa specie si trova in tutto l’ Oceano Indiano e nel Paci-
. fico: è già stata indicata di Borneo.
83. Therapon puta C. V.
Therapon puta, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. II, p. 131.
» trivittatus, Giinther, Cat. Fish. I, p. 280.
» (Datnia) puta, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VII, p. 119,
tav. CCCXL, fig. 2 (col nome di Th. trivittatus).
Un esemplare di Sarawak, lungo 94 mm.
Questa specie appartenente al gruppo di quelle che hanno
striscie longitudinali a decorso rettilineo, si distingue dall’ affine
Th. theraps per la maggiore piccolezza delle squame che sono
non meno di 90 sulla linea laterale e per la robustezza delle
spine preopercolari, più forti che in ogni altra specie. Bleeker ha
figurato questa specie sotto il nome di Th. trivittatus, ma nel
testo asserisce che questo non è sinonimo del puta ma del
servus (= jarbua).
La specie si trova dal Mar Rosso alla Malesia, ma non era
stata ancora indicata di Borneo. |
84. Therapon theraps, C. V.
Therapon theraps, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. II, p. 129, tav. 53.
» » Giinther, Cat. Fish. I, p. 274.
» (Datnia) theraps, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VII, p. 113,
tav. CCCXXI. fig. 1.
Un esemplare di Sarawak, lungo 39 mm.
Questa specie dovrebbe distinguersi dalla precedente, oltre
che per i caratteri indicati, per la presenza di una macchia nera
sulla pinna anale, che manca in questo individuo assai scolorito.
Essa si trova dal Mar Rosso alla Cina, ma non era ancora
stata indicata di Borneo.
ee ori sgase i et ay Fic gan AL AZIONI, pres pk bela SIM en E
gS Mantas eee Vey ee e
7 go aero PE
586 D. VINCIGUERRÀ
85. Therapon jarbua (Forsk.)
Sciaena jarbua, Forskal, Descr. anim. p. 50.
Therapon servus, Giinther, Cat. Fish. I, p. 278.
Therapon (Datnia) jarbua, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VII, p. 112,
tav. CCCXII, fig. 2.
Parecchi esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 136. i
Negli individui di maggiore statura le: striscie longitudinali
oscure sono in gran parte obliterate, ma non tanto che non se
ne possa seguire l'andamento; in essi le spine preopercolari sono .
anche meno marcate che in quelli più piccoli.
Questa specie si trova dal Mar Rosso alla Polinesia ed è già
conosciuta di Borneo. .
Fam. Nandidae.
86. Catopra fasciata, Blkr.
Catopra fasciata, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. II, p. 65.
» > Giinther, Cat. Fish. IH, p. 368.
» » Bleeker, Sur les esp. ins. Nand. in Arch. Neerl. IX,
p. 461, fig. 2.
Pristolepis fasciatus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. IX, tav. CCCXCI,
fig. 4 (senza testo).
Tre esemplari del fiume di Lundu, il maggiore dei quali
lungo mm. 115.
Appartengono alla forma tipica della C. fasciata con 13 spine
dorsali, che Bleeker stesso ha riunito alla sua .C. nandoides che
ne avrebbe 14. Nessuno di questi esemplari conserva traccie
delle fascie trasversali oscure.
Questa specie si trova a Sumatra, Banca e Borneo e forse
anche nel Siam e in Birmania.
PESCI DI BORNEO 587
Fam. Toxotidae,
87. Toxotes chatareus (H. B.)
®
Cojus chatareus, Hamilton Buchanan, Fish. Gang., p. 201, tav. 14, f. 34.
Toxotes jaculator, Giinther, Cat. Fish. II, p. 67 (partim).
» chatareus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. IX, p. 2, tav. CCCLXIII,
fig. 5.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 185 e il minore mm. 67. N. volg.: than sumpit. Vive in
mare, ma rimonta per lungo tratto i fiumi.
Questi individui hanno entrambi 5 spine dorsali, 33 squame
sulla linea laterale e 5 serie di esse tra questa e la base della
dorsale e perciò non possono essere riferiti che a questa specie.
Nell’ esemplare maggiore la colorazione è quasi uniforme, osser-
vandosi solamente una macchia bruna sulla dorsale e una margi-
natura oscura nell’anale, mentre nel minore vi sono sette macchie
oscure sul dorso ben marcate e due macchie nere sulla dorsale
molle.
Questa specie si trova in India e in Birmania; in Malesia non
fu raccolta che a Sumatra e a Borneo. —
Beccari riferisce il fatto, talora messo in dubbio, che questo
pesce ha la proprietà di poter espellere dalla bocca, venendo a
galla, un getto d’acqua adosso agli insetti che stanno posati
sugli steli o sulle foglie delle erbe vegetanti sulle sponde (’).
Fam. Lobotidae.
88. Datnioides polota (H. B.)
Coius polota, Hamilton Buchanan, Fish. Gang., p. 95, tav. 38, fig. 31.
Datnioides polota, Ginther, Cat. Fish. I, p. 339.
» quadrifasciatus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VII, p. 32,
tav. CCCV, fig. 1.
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
139 mm. i
Bleeker ha creduto di poter identificare questa specie col
(1) O. Beccari, loc. cit. p. 212, fig. 44.
588 i D. VINCIGUERRÀ
Chaetodon quadrifasciatus, descritto e figurato da Sevastianoff
nel 1809 (Mem. Ac. Sc. Petersh. I, p. 448, tav. 18).
Questi individui conservano tutti, ma specialmente il più pic-
colo lungo appena mm. 59, traccie evidenti delle fascie trasver-
sali oblique caratteristiche della specie. Nessuno di essi può essere
riferito all’ affine D. microlepis Blkr., perchè tutti hanno circa
56 serie trasversali di squame al disotto della linea laterale,
mentre l’altra specie dovrebbe averne un numero non inferiore
a 90.
Questa specie non fu trovata che a Sumatra e a Borneo..
Fam. Centrarchidae,
89. Kuhlia marginata, C. V.
Dules marginatus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. III, p. 116, tav.52.
> > Giinther, Cat. Fish. I, p. 268.
COS ciliatus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. VII, p. 124, tav. CCCXVI,
fig. 1 e CCCXXIV, fig. 2.
Kuhlia marginata, Boulenger, Cat. Fish. I, p. 38.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 110.
Questa specie si trova nei mari dell’ India, della Malesia,
dell’ Australia e della Polinesia, ma non è stata ancora indicata
di Borneo. |
Subordo: ANACANTHINI.
Fam. Gadidae.
90. Bregmaceros Macelellandii, Thomps.
Bregmaceros Macclellandii, Thompson, Charles. Mag. 1840, IV, p. 184.
» » Giinther, Cat. Fish. IV, p. 368.
» » Day, Fish. Ind. p. 418. — Faun. Br. Ind.
Fishes II, p. 433, fig. 151. È
> atripinnis, Day, Fish. Ind. p. 418, tav. XCI, fig. 1.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 65.
In questo individuo il filamento occipitale che rappresenta la
prima dorsale è assai più lungo del capo, e i raggi ventrali assai
PESCI DI BORNEO i) 589
allungati giungono quasi sino al principio della seconda parte
della pinna anale. I raggi intermediarii tra le due porzioni della
dorsale e dell’anale sono appena percettibili. Nessuna delle pinne
| presenta traccie di colorazione nera, e per conseguenza l’ esem-
plare non potrebbe essere riferito al B. atripinnis Tick. (1), rap-:
presentato nella collezione del Museo Civico da un esemplare di
Bombay avuto parecchi anni sono dal Dott. Day che descrisse la
specie sotto lo stesso nome (*). Ma questi stesso che dapprima
aveva considerato le due forme come distinte, nella sua ultima
pubblicazione le ha riunite. e ha riprodotto come figura del
B. Macclellandii quella stessa che aveva dato dell’atripinnis.
Il B. Macclellandii è stato da Gimther ritenuto identico al
Calloptilum mirum di Richardson (3), mentre Day ha posto in
sinonimia del B. atripinnis il Calloptilum punctatum di
Hutton (*) che Gunther aveva gia dichiarato non poter essere
| genericamente separato dal Bregmaceros (*). L’esemplare di
Borneo, che era stato dal March. Doria comunicato al Dott. Gunther
e da questi determinato come Bregmaceros Macclellandii ,
differisce da quello di Bombay, di statura alquanto maggiore,
per il colore delle pinne pettorali che in questo sono in massima
parte intensamente nere, mentre l’altro le ha tutte uniformemente
bianchiccie, ma questo, secondo Day, è carattere giovanile.
| Sono state posteriormente descritte dagli autori americani
alcune altre specie del genere Bregmaceros, due del Pacifico,
Br. bathymaster, Jord. Bollm. (5) e Br. longines, Garm. (7) e
una dell'Atlantico, Br. atlanticus, Goode e Bean (8). Dalle descri-
zioni non risulta che fra queste forme esistano differenze molto
notevoli; solo il Br. bathyimaster apparisce ben caratterizzato
per le squame notevolmente più grandi degli altri. Non sarebbe
improbabile che un confronto tra i vari esemplari, tutti di piccola
statura, portasse a riconoscere l'identità specifica di alcune di
quelle forme.
Questa specie ha una distribuzione geografica assai vasta; fu
(1) Tickell, Journ. As. Soc. Bengal, 1865, p. 32, tav. I.
(2) F. Day, Rev. Zool. Soc. London, 1869. p. 522.
®) Richardson, Voyag. Sulph., p. 65, tav. 46, fig. 4-7.
(4) F. V. Hutton, Trans. N. Zeal. Inst. V, p. 267, tav. 11.
(5) A. Gunther, Ann. Mag. Nat. Hist., ser. IV, vol. 17. p. 398.
(6) D. S. Jordan e C. H. Bollmann, Proc. Un. Nat. Mus. XII, 1889, p. 173.
(7) D. Garman, Mem. Mus. Comp. Zool. Cambridge, vol. XXIV, p. 191. tav. XLIII, fig.'6-9,
(8) G. Brown Goode e T. H. Bean, Oceanic Ichthyology, p. 388, fig. 334.
590 . D. VINCIGUERRA
trovata nei mari dell’ India, della Cina, delle Filippine e della
N. Zelanda. Non era mai stata indicata di Borneo né di alcuna
altra località malese.
Subordo: PERCESOCES.
Fam. Anabantidae.
91. Anabas macrocephalus, Blkr.
Anabas macrocephalus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. VII, p. 430.
> » Giinther, Cat. Fish. III, p. 376.
» testudineus (BI), Bleeker, Mém. poiss. Labyrinth., in Verh. Ak.
Amsterdam, XIX, p. 7. — Atl. ichth. Ind. Neerl.,
XIX, tav. CCCXCVI, fig. 2 e 3.
» scandens, (Dald.), Tate Regan, Proc. Zool. Soc. Lond. 1909, p. 771
(partim). i i
» testudineus, Weber e Beaufort, Fish. ind. Austr. Arch. IV, p. 334
(partim).
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 76.
Gli autori che più recentemente si sono occupati degli Anabas,
quali Tate Regan e Weber e Beaufort, sono giunti alla conclu-
sione che in questo genere non esiste che una specie sola, indi-
cata dal: primo col ben conosciuto nome di A. scandens Bloch,
mentre gli altri, attenendosi alla legge di priorità accettano
quello di testudineus di Bloch riesumato da Bleeker. Io riconosco
le ragioni che hanno portato a questa riunione, ma non pertanto
ho preferito mantenere divise le due forme, poichè nei pochi
esemplari Borneensi da me esaminati, che sono di statura press’ a
poco eguale ma tutti giovani, si notano differenze che mi sem-
brano non trascurabili. Tutti hanno 17 spine dorsali, ma nei
due che riferisco al macrocephalus il corpo è notevolmente più
allungato che gli altri, poichè |’ altezza di esso è compresa quasi
quattro volte nella lunghezza, mentre negli altri non lo è che
tre volte od anche meno. Anche il numero delle squame della
linea laterale è alquanto diverso poichè in questi individui è
di 30, mentre negli altri riferiti all’ oligolepis, esse non sono più
di 27. Mi induce anche a mantenere distinte le due forme il
fatto della loro coesistenza nella stessa località, che non porte-
rebbe a considerarle come due razze geografiche della stessa
oh da SA tS es an MH nhl oi aan Hee ON RE Sy Daddy) Vel i is ah | Lh AY an
paia;
A
PESCI DI BORNEG 591
specie, e non confermerebbe l’ ipotesi di Weber e Beaufort che
il numero delle spine dorsali e quello delle squame della linea
laterale aumenta da occidente ad oriente.
L’ A. oligolepis secondo Bleeker, sarebbe esclusivo dei fiumi
di Borneo, Gunther la cita, ma dubbiosamente di Ceylon e della
Cina. L’ A. macrocephalus invece, anche se considerato distinto
dallo scandens, ha una distribuzione più vasta, poichè si trova
in tutta la Malesia e alle Filippine.
9. Anabas oligolepis, Blkr.
_Anabas oligolepis, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. VIII, p. 161. — Mém. poiss.
Labyrinth. in Verh. Ak. Amsterdam, XIX, p. 5. — Atl.
ichth. Ind. Neerl. IX, tav. CCCXCL, fig. 5 ae testo).
» » Giinther, Cat. Fish. Ill, p. 376.
» ii (Dald.), Tate Regan, Proc. Zool. Soc. Sontol 1909, p. 767
(partim).
» testudineus Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 334
(partim).
Quattro esemplari di Sarawak, presi nelle acque dolci della
foresta, il maggiore dei quali lungo 61 mm. N. volg.: than pujù.
Secondo una annotazione di Beccari «questo pesce sale sugli
«alberi all’ altezza di 4 o 5 piedi in cerca di formiche, cammina
«in terra, si finge morto, si fa ricoprire di formiche e poi salta
«nell’ acqua per impadronirsene ». Non risulta però che questo
fatto sia stato osservato direttamente da lui, ma lo ritengo invece
raccolto dalla bocca dei pescatori malesi. Quantunque gli
Anabas possano vivere lungo tempo fuori d’acqua e spostarsi
sul terreno, appoggiandosi alle loro spine ventrali, la facoltà di
arrampicarsi sugli alberi non è stata confermata.
Fam. Ophiocephalidae.
93. Ophiocephalus melanosoma, Blkr.
Ophiocephalus melanosoma Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. II, p. 424. —
Mém. poiss. Labyrinth. in Verh. Ak. Amster-
dam, XIX, p. 46.— Atl. ichth. Ind. Neerl. IX,
tav. CCCXCVIII, fig. 3 (senza testo).
» » Weber e Beaufort, Fish. Arch. ind. austr. IX,
paalg
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. LE
592 D. VINCIGUERRA
Appartiene al gruppo degli Ophiocephalus privi di denti
caninoidi sul vomere e sul palato e si distingue dallo striatus, BL.
per il minor numero di squame sulla linea laterale, la cui cur-
vatura però, negli esemplari da me esaminati, non si può dire
« abrupt », perchè comincia in corrispondenza della 15.* squama e
prosegue rettilinea sino alla 19.* per abbassarsi ancora una volta.
Nell’ Arcipelago Malese questa specie fu trovata anche nelle
isole di Sumatra e Banca, ma vive pure nel Siam, nel Tonchino
e alle isole Pelew.
94. Ophiocephalus lucius, C. V.
Ophiocephalus lucius, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. VII, p. 416.
» » Bleeker, Mém. poiss. Labyrinth. in Verh. Ak. -
Amsterdam, XIX, p. 53. — Atl. ichth. Ind. Neerl. IX,
tav. CCCXCVIII, fig. 1 (senza testo).
». vid Weber e Beaufort, Fish. Arch. ind. austr. IV, p. 326.
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 295.
Anche negli individui meno sviluppati sono poco visibili le
macchie oscure dei fianchi ma restano sempre evidenti le due
striscie oblique postoculari. La curva della linea laterale corri-
sponde alla 19.8 squama.
Specie diffusa dal Siam alla Cina.
95. Betta anabatoides, Blkr.
Betta anabatotdes, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. I, p. 269.
» picta (v.Hass.) Bleeker, Mém. poiss. Labyrinth. in Verh. Ak. Amster-
dam, XIX, p. 26.— Atl. ichth. Ind. Neerl. XIX, tav. CCCXCV,
fig. 3 (senza testo).
» anabatoides, Weber e Beaufort, Fish. Arch. ind. austr. IV, p. 307.
Quattro esemplari, presi nelle acque dolci della foresta, il
maggiore dei quali lungo mm. 61 e il minore mm. 34. N.
volg.: than tankit. Secondo una annotazione di Beccari, i Malesi
dicono che questo pesce, che ha una rassomiglianza apparente con
gli Anabas cerca anche di imitarne i costumi, tentando di arram-
picarsi sugli alberi, ma rimane spesso vittima delle formiche.
L’ iii di minore statura presentava tre linee i
nali oscure, di una delle quali esistono traccie.
PESCI DI BORNEO 593
Dall’ accennato lavoro di Tate Regan sui pesci di questa
famiglia si rileva che esemplari di questa specie furono dal
March. Doria inviati al Museo Britannico (!).
Fam. Stromateidae,
9. Stromateus niger, BI.
Stromateus niger, Bloch, hg Fisch., XII, p. 93, tav. 422.
» » Giinther, Cat. Hi II, p. 399.
» » Day, Fish. Ind., p. 247, tav. LIII, fig. 4. — Faun. Br.
Ind. Fish. II, p. 199. È
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 98. i
L’ individuo, di maggiore statura è privo di pinne ventrali,
mentre queste sono presenti, e in qualche caso bene sviluppate,
negli altri più piccoli. Le squame della parte posteriore del tronco
presentano una leggera sporgenza careniforme : debbono essere
quindi riferiti a questa specie, quantunque per l'altezza del corpo
si avvicinerebbero al sinensis, Euphr.
Questa specie è diffusa dall’India alla Cina e già nota di Borneo.
97. Stromateus cinereus, Bl.
Stromateus cinereus, Bloch, Ichth. II, p. 90, tav. 420.
» » Gtinther, Cat. Fish. II, p. 400.
» » Day, Fish. Ind. p. 198, tav. LIV, fig. 3. — Faun.
Br. Ind. Fish. II, p. 198, fig. 168.
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo 148 mm.
Tutti questi individui. corrispondono alle descrizioni dello
S. argenteus Bl., considerato da Day come la forma adulta
della specie, Lu: in essi il lobo inferiore della codale è uguale
in lunghezza, od almeno appena maggiore del superiore.
Specie diffusa dall’ India alla Cina, e già indicata di Borneo
da Bleeker.
(1) G. Tate Regan. The Asiatic Fishes of the family Anabantidae, in Proc. Zool.
Soc. London 1909, vol. II, p. 780.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.°, Vol. X (23 Agosto 1926). 39
5994 D. VINCIGUERRA
Fam: Sphyraenidae.
9. Sphyraena jello, C.V.
Sphyraena jello, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. Ill, p. 349. nu
>» » Bleeker, Verh. Bat. Gen. XX VI, Sphyraen. p. 12.
» » Gunther, Cat. Fish. II, p. 337.
» » Weber e Beaufort, Fish. Ind. austr. Arch. IV, p. 220,
fig. 66, p. 219.
Un esemplare di Santubong lungo mm. 165.
Questo individuo non presenta tutti i caratteri che distinguono
la S. jello dalle specie congeneri, perché manca dell’ appendice
carnosa sotto la sinfisi mandibolare, ma ciò probabilmente deve
attribuirsi alla sua giovane età; ciò malgrado, mi pare poterlo
riferire con certezza a questa specie,. perchè ha l'angolo operco-
lare arrotondato, le squame della linea laterale in numero di 120
circa (esse in parte sono cadute), l'origine della dorsale sull’estre-
mita della pettorale e alquanto in addietro dell'origine delle ven-
trali e l'occhio non troppo grande poichè il suo diametro è com-
preso circa 2 volte e !/, nella lunghezza del muso.
La distribuzione geografica di questa specie va dal Mar Rosso
e le coste orientali dell’ Africa alla Cina e alle Filippine.
Fam. Polynemidae.
99. Polynemus dubius, Blkr.
Polynemus dubius, Bleeker, Verh.-Bat Gen. XXV, Ichth. Bengal, p. 92.
» » Weber e Beaufort, Fish. Ind. austr. Arch. IV, p. 215.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm, 200
e l’altro 115. N. volg. chan rambutan.
Questi due individui, forniti di sette raggi pettorali liberi, dei
quali i due superiori lunghissimi, con pinne pettorali più lunghe
del capo, occhi piccolissimi e squame della linea laterale in nu-
mero non superiore a 70, non potrebbero essere riferiti che a
questa specie o all’affine P. borneensis Blkr. Essi si differenziano
solo per la maggiore distanza che corre tra |’ origine delle ven-
PESCI DI BORNEO — 595
trali e quella dell’ anale nel borneensis in confronto del dubsus e
perchè in questo il mascellare è un poco più corto che in quello.
In questi esemplari il mascellare è contenuto 2 volte nella lun-
ghezza del capo e la distanza tra la ventrale e l’anale è appena
più lunga della testa e perciò mi pare che debbano essere riferiti
piuttosto al dubius che al borneensis, tanto più che in essi la
prima pinna dorsale è costituita da sole sette spine, mancando la
prima, minutissima, la quale dovrebbe esistere nel borneensis.
Non posso però dissimularmi che le differenze fra queste due
forme, che vivono nelle stesse località, mi sembrano così poco
rilevanti da lasciare il dubbio che in realtà non si tratti che di
una stessa specie, alla quale potrebbe ‘forse aggiungersi il P. lon-
gipectoralis, Web. e Beauf., esso pure di Borneo, malgrado che
questo abbia un numero alquanto più rilevante di squame nella
linea laterale.
Il più piccolo di questi esemplari ihe ancora le pettorali nei
loro due terzi esterni intensamente colorate in nero ed il mag-
giore serba traccie di tale colorazione che è indicata per il
borneensis e non per il dubius, e che secondo Fowler sarebbe .
caratteristica del suo Trichidion Hilleri (*) che da Weber e
Beaufort è già stato considerato, benché dubbiosamente, sinonimo
del dorneensis. | |
Questa specie non è conosciuta che di Sumatra e di Borneo.
100. Polynemus indicus, Shaw
Polynemus indicus, Shaw, Zool. V, p. 155.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 326.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 205.
Un esemplare di Borneo, lungo mm. 118.
Specie diffusa da Madagascar all’ Australia, attraverso I’ India
e la Malesia. i
101. Eleutheronema tetradactylum (Shaw)
Polynemus tetradactylus, Shaw, Zool. V, p. 155.
» » . Gtinther, Cat. Fish. Il, p. 329.
Eleutheronema telradactylum, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch.
IV, p. 199, fig. 64, p. 197.
(1) H. W. Fowler, Some Fishes from Borneo, in Proc. Ac. Nat. Sc. Phil. LVII,
p. 502, fig. 11,
596 D. VINCIGUERRA
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 170. N. volg.: than senafigiu.
Questa specie, come la seguente, si distingue dai Polynemus
propriamente detti non tanto per il minor numero di raggi
pettorali liberi, quanto per la piccolezza del labbro inferiore,
limitato soltanto all’ angolo della bocca, e per |’ estendersi dei
denti anche sulla parte esterna delle mascelle. In questi individui
il raggio pettorale superiore libero è più lungo di quanto è indi-
cato nelle descrizioni poichè non solo raggiunge le ventrali ma
si spinge sino alla metà di esse, ma assai probabilmente ciò è
dovuto alla loro età giovanile, poichè la specie raggiunge i
2 metri di lunghezza.
La specie è assai diffusa nella regione orientale pol: dall'India
va fino all’ Australia e alle Filippine.
102. Eleutheronema tridactylum (Blkr.)
Polynemus tridactylus, Bleeker, Nat. Gen. Arch. Ned. Ind, II, p. 534.
» » Ginther, Cat. Fish. II, p. 330.
Eleutheronema tridactylum, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV,
p. 198. i
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 128.
Anche in questi individui, non completamente adulti, il raggio
pettorale superiore libero è più lungo di quanto è indicato nelle
descrizioni, poichè uguaglia in lunghezza la testa.
Questa specie conosciuta di Sumatra, Giava e della penisola
di Malacca non era stata ancora indicata di Borneo.
Fam. Mugilidae.
103. Mugil waigiensis Q. G.
Mugil watgtensis, Quoy et Gaimard, Voy, Freyc. Poiss., p. 337, tav. 59, fig. 2
» » _ Giinther, Cat. Fish. III, p. 435.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 244.
Dieciassette individui di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 86.
La mancanza di palpebra adiposa, la sottigliezza del labbro
PESCI DI BORNEO | 597
superiore, la non visibilità del mascellare, la presenza di solo
otto raggi molli nell’ anale e il numero di 26 a 27 squame
nella linea laterale, sono sufficienti a far riconoscere che questi
esemplari, malgrado la loro giovane età, devono essere riferiti a
questa specie.
Questa specie è diffusa dal Mar Rosso e l'Oceano Indiano al
Pacifico.
104. Mugil oligolepis, Blkr.
Mugil oligolepis, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. HI, p. 422.
» » Giinther, Cat. Fish. III, p. 449.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 245.
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 86.
Specie ben distinta dalle affini per il piccolo numero di squame
della linea laterale.
Questa specie sinora non è conosciuta che di Borneo, Sumbava
e Celebes, nell’Arcipelago Malese. Fu anche trovata nell’ India, a
Malacca, le Filippine, l’ Indocina e le Seychelles.
105. Mugil Troschelii, Blkr.
Mugil Troschelii, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. XVI, p. 277.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 448.
> » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 248.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 120.
In questi individui la inserzione della seconda Du corri-
sponde al terzo anteriore dell’ anale e le squame tra il muso e
l’inizio della prima dorsale sono circa 18, non essendo possibile
precisarle meglio a cagione dello stato di conservazione degli
esemplari.
Specie diftusa dall'Africa orientale alla Cina e alla Polinesia.
106. Mugil borneensis, Blkr.
Mugil borneensis, Bleeker. Nat. Tijd. Ned. Ind. II, p. 201.
» » . Giinther, Cat. Fish. II, p. 448.
» » Weber e Beaufort, Fish. Ind. Austr. Arch. IV, p. 249.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 105.
Riferisco questi due individui a questa specie assai affine e
598. D. VINCIGUERRA
forse non distinta dalla precedente, per la posizione alquanto piu
in addietro della seconda dorsale, la cui inserzione ha luogo sul
terzo posteriore dell’ anale ed il numero alquanto maggiore di
squame (circa 20, ma non precisabile perchè parecchie sono ca-
dute) tra l’ apice del muso e l’ inizio della prima dorsale.
Specie indicata dell’ India, Malesia e Polinesia.
107. Mugil caeruleomaculatus, Lac.
Mugil caeruleomaculatus, Lacépéde, Hist. Nat. poiss. V, p. 385. .
» » Giinther, Cat. Fish. III, p. 445.
» A Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV,
p. 250.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 91.
Non mi sembra che questi individui, privi di palpebra adiposa, |
che hanno il labbro superiore ispessito ma non frangiato, il ma-
scellare coperto, a bocca chiusa, dal preorbitale e 36 squame
nella linea laterale, possano essere riferiti ad altra specie che
questa. Differiseono però alquanto dalle descrizioni, perché le
pettorali sono un poco più corte della testa, le ventrali hanno
una squama ascellare lunga non più di !/, della loro lunghezza
e mancano della macchia nera alla base delle pettorali. Queste
differenze potrebbero però dipendere dall’ eta giovanile di questi
esemplari.
La specie trovasi in tutto l’ Oceano Indiano e nelle Filippine;
non è stata ancora indicata di Borneo benchè si conosca di tutte
le altre isole «della Sonda. i
Fam. Atherinidae.
108. Atherina Forskalii, Rupp.
Atherina Forskalti, Riippell, N. Wirb. Fische, p. 132, tav. 33, fig. 1.
» » Giinther, Cat. Fish. II, p. 397.
» », Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 274.
Undici esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 89.
È singolare come questa specie a larga distribuzione geografica,
che dal Mar Rosso e ‘dall’ Oceano Indiano si spinge attraverso la
PESCI DI BORNEO 599
| Malesia e I’ Indocina, sino alla Nuova Guinea e alle Filippine e
forse anche più in là, non fosse ancora stata ricordata di Borneo,
ma probabilmente è stata confusa con I’ affine A. duodecimalis,
C. V., già nota come specie Borneense. Nessuno però di questi
esemplari mi pare possa riferirsi a quest’ultima, perchè in essi
le squame della linea laterale sono sempre in numero superiore
a 40 (42-43), i raggi dell’ anale quasi sempre 13, e |’ ano posto
al disotto della 12.* squama della linea laterale, caratteri, secondo
Weber.e De Beaufort, proprii della Forskalit.
109. Atherina Valenciennesi, Blkr.
Atherina Valenciennesi, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. V, p. 507.
wai >. Gunther, Cat. Fish. Ill, p. 398.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p .272.
Dieci esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 80.
presi in mare. N. volg. than lajan lajan.
Questa specie si distingue bene dalla precedente non soltanto
per la posizione più avanzata dell’ ano, ma anche per la forma
| più allungata del corpo, la cui altezza è sempre contenuta più di
5 volte nella lunghezza.
Specie diffusa in tutta la Malesia.
Fam. Scombresocidae,
110. Belone strongylura, v. Hass.
| Belone strongylura, van Hasselt, Alg. Konst. en Letterb. p. 130.
Mastacembelus st-ongylurus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. VI, p. 45,
tav. CCLVII, fig. 3.
Tylosurus str ong ylurus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p.121.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 350.
In entrambi questi individui è ben evidente la macchia nera
alla base della codale.
La specie si trova nell’ India, Indocina, in tutta la Malesia,
in Australia e alle Filippine.
6000 D. VINCIGUERRÀ
‘lll. Belone leiura, Blkr.
Belone leiurus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. I, p. 94.
Mastacembelus leturus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 46, tav.
CCLVII, fig. 2.
Tylosurus leturus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch, IV, p. 124.
Due esemplari di Santubong, il maggiore dei quali lungo
mm. 232. Vive in mare. ;
In questi individui è assai difficile individuare le squame del-
l’opercolo che a prima vista ne sembrerebbe privo; in entrambi
è bene evidente la macchia nera.
Questa specie è diffusa dall’ India alle Filippine.
112. Xenentodon canciloides, (Blkr.)
Belone canciloides, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. V, p. 454.
Mastacembelus canciloides, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 46,
- tav. CCLVI, fig. 1.
Xenentodon cancilotdes, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV,
Di leo aie, 1 as
Un esemplare di Santubong, lungo mm. 185. |
Anche indipendentemente dal carattere sul quale è stato basato
da Tate Regan il genere Xenentodon (!) ossia dalla presenza di
due sole piastrine di denti sui faringei superiori, questa specie è
riconoscibile per la mancanza di squame sull’opercolo e la forma
arrotondata della pinna codale.
Questa specie oltre che di Borneo, è nota di Sumatra e del-
l’ India e Birmania.
113. Hemirhamphus Georgii, C. V.
Hemirhamphus Georgii, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XIX, p. 37.
» Cantori, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 53, tav. CCLIL
fig. 2.
» Georgti, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV,
p. 147, fig. 56, p. 148.
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 210.
Questa specie oltre che per la notevole lunghezza della man-
(1) C. Tate Regan, The classification of the Teleostean Fishes of the Order Synen-
tognathi, in Ann. Mag. Nat. Hist. ser. 8, vol. VII, p. 382.
PESCI DI BORNEO 601
dibola inferiore é caratterizzata dalla forma della mascella che è
assai più lunga che larga.
Specie diffusa dall'Africa orientale alla Polinesia.
114. Hemirhamphus marginatus (Forsk.)
Esox marginatus, Forskal, Descr. Anim. p. 67.
Hemirhamphus marginatus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 54,
tav. CCLIV, fig. 4.
» » © Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch.
SN ioe allay
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 120.
La lunghezza della base della pinna anale è minore di circa
1/, del doppio di quella della dorsale e però riferisco questo indi-
viduo a questa specie, non ancora indicata di Borneo, piuttosto
che all’ affine H. far (Forsk.).
Specie diffusa dall'Africa orientale alla Polinesia.
115. Zenarchopterus Beccarii, n. sp.
Z. corpore elongato compresso, altitudine 10 în ejus
longitudine absque pinna caudali, longitudine capitis usque
ad apicem maxillae inferioris fere 2 et */s el usque ad apicem
supevioris parum minus quam 6 in longitudine corporis ;
maxilla superiori acque longa quam lata, maxilla inferiori
usque ad angulum oris fere 3 in longitudine corporis;
oculis diametro 9 et ‘/, in longitudine capitis et 1 inter se
distantibus ; cirro nasali. parum conspicuo; dentibus ma-
gillaribus parvis, acutis, in vittis dispositis; mandibula
subtus maxillam dentibus parvis instructa, caeterum edentula;
squamae lineae lateralis 36-38; pinna dorsali 3 în longi-
tudinem analis, ante analem incipiente, humilis, radiis 1
simplici, 10-11 ramosis, nullo radio incrassato ; pinna
anali subtus quintum radium dorsalem incipiente, radiis
2 simplicibus, 7 ramosis, nullo radio incrassato; colore
| -corporis flavescente, vitta cephalo-caudali argentea.
Cinque esemplari di Sarawak.
609 D. VINCIGUERRÀ
DEAR RE
Dimensioni dell’individuo più sviluppato :
Lunghezza del corpo senza la pinna votes . mm. 100
Altezza del corpo. i So
Lunghezza del capo compresa la i i aT
» » » sino all’apice della mascella » 16
Altbuzandel capote cia cee o Vie
Spessore del capo. . SI
Lunghezza della mandibola dall eee della Du » CS
Lunghezza della mascella . ; : : Sio SD
Larghezza della mascella alla base . - O 5
Diametro dell’ occhio e: ta 5
Larghezza dello spazio interorbitario : Das 2)
Lunghezza della base della pinna dorsale 13)
Lunghezza della base della pinna anale . fa 4
Il corpo è allungato e compresso e la sua altezza è contenuta.
10 volte nella sua lunghezza, misurata dall’ apice della mandibola
alla base della pinna codale; la lunghezza del capo, compresa la
mandibola è contenuta 2 volte e !/, e, senza di essa, poco meno
di 6 volte nella lunghezza del corpo, la lunghezza della mascella _
superiore è uguale alla sua larghezza e quella della mandibola
dall’apice all’angolo della bocca è !/, della lunghezza del corpo;
il diametro degli occhi è compreso 9 volte e */, nella lunghezza
del corpo ed è uguale allo spazio interorbitario; il cirro nasale
è poco sviluppato; i denti mascellari sono piccoli, acuti, e costi-
tuiscono una fascia molto fitta; quelli della mandibola, nella parte
che corrisponde alla mascella, sono simili ai mascellari, il resto
della mandibola non ha denti; le squame della linea laterale,
più grandi nella parte anteriore che in quella posteriore del corpo,
sono apparentemente (perchè in parte cadute) da 36 a 38, la
pinna dorsale è bassa, consta di un raggio semplice e 10-11
ramificati, la lunghezza della sua base è il triplo di quella
dell’ anale e la sua origine è in avanti di quella di questa pinna,
che comincia sotto il 5.° raggio dorsale e consta di 2 raggi sem-
plici e 7 ramificati; nessuno dei raggi dorsali od anali è inspessito.
Il colorito del corpo è gialliccio, con una striscia laterale ar-
gentea.
PESCI DI BORNEO 603
Questi esemplari non sono riferibili che al genere Zenar-
chopterus per avere la pinna dorsale inserita molto in avanti
dell’ anale e assai più lunga di essa, per essere privi di denti nella
parte sporgente della mandibola inferiore ed avere la codale arro-
tondata, ma non corrispondono ad alcuna delle specie descritte
di quel genere. Essi appartengono al gruppo in cui la parte
triangolare della mascella superiore è ugualmente larga che lunga,
del quale fanno parte le specie: Novae Guineae (Web.),
. Kampeni (Web.), brevirostris (Gthr.) e due Seale, ma si
distingue da tutte queste per il minor numero dei raggi della
pinna anale. In questa pinna nessuno dei raggi è inspessito,
mentre di solito non è così nei maschi delle specie di questo
genere, il che vuol dire che probabilmente trattasi di individui
giovani o di sesso femminile, il che non è possibile constatare —
- dato l’ imperfetto stato di conservazione di questi esemplari. Delle
quattro specie ricordate il solo dux è di Borneo, ma se ne distingue
oltre che per il ricordato carattere del numero dei raggi anali
che nel dux sono complessivamente 14, per il numero delle
squame che nella specie da me descritta appariscono in numero
minore che in quello.
116. Cypsilurus oligolepis (Blkr.)
Eaocoetus oligolepis, Bleeker, Ned. Tijd. Dierk. II, p. 109.
» » » Atl. ichth. Ind. Neer]. VI, p. 69, tav. CCXLVII,
fis <3. /
Cypsiz#rus oligolepis, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 189.
Due esemplari di Santubong, il maggiore dei quali lungo
137 mm. Vive in mare.
Un altro esemplare fu mandato dal March. Doria al Museo
Britannico.
Questa specie si trova in tutto l’ Oceano Indiano dalla costa
d'Africa al mar della Cina. |
VONTI ER GET AIR RAY RS I STAGNO, (I bee eae SRC ORE A RC ART POE IPER POT et I DORLI a ;
BRE OAS Ha CORI CaO Ro Ce OI AR I EMAC RT Rong OT SASA ARETINO NN
“ eS si IAA FI tg ae (Plot i teli
604 D. VINCIGUERRA
Subordo: CATOSTEOMI.
Fam. Syngnathidae.
117. Corythoichthys fasciatus (Gr.)
Syngnathus fasciatus, Gray, Illustr. Ind. Zool, I, tav. 89, fig. 2 e 2a
(nec Risso).
» conspicillatus, Giinther, Cat. Fish. VIII, p. 174, (net Jenyns).
Corythotchthys fasciatus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV,
pil eel py TA:
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 136 (con la coda mozza).
Questa specie è ben riconoscibile per le fascie nere che si
trovano sulla parte ventrale dei due primi anelli dorsali.
È conosciuta di tutti i mari orientali, dalla costa d’Africa alla
Polinesia, ma non mi risulta sia stata mai indicata di Borneo.
118. Doryichthys boaja (Blkr.)
Syngnathus boaja, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. I, p. 16.
Doryichthys boaja, Ginther, Cat. Fish. VII, p. 180.
Microphis boaja, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p. 47.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 308.
Questa specie trovasi dalla penisola di Malacca alla Cina.
119. Doryichthys deokhatoides (Blkr.)
Syngnathus deokhatotdes, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXV, p. 17.
Doryichthys deokhatotdes, Giinther, Cat. Fish. VII, p. 180.
Doryichthys deokhatoides, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IV, p.53.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali 97, lungo
mm. 158. i
Un individuo di questa specie fu inviato dal March. Doria~al
Museo Britannico.
Questa specie fu trovata, oltre che a Borneo e Sumatra, nella
penisola Malese.
AD MSRP TETAS TGA ee LCN CP aliens hr Wile, ti
Fg Nd NMR a DIR hope Mi :
Brae ay eR Ae | ;
PESCI DI BORNEO 605
Fam. Scopelidae.
120. Saurida tumbil (BI.)
Salmo tumbil, Bloch, Ausl. Fisch. IX, p. 112.
Saurida tumbdil, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. VI, p. 27, tav. CCLX XVII,
fig. 4.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 142.
Due esemplari di Santubong, il maggiore dei quali lungo
198 mm.
Questi individui hanno entrambi il muso ottuso e le squame
della linea laterale in numero di circa 60 e però non potrebbero
| essere riferiti alla S. argyrophanes, Bleeker, qualora si volesse
mantenere: distinta dalla ¢umbil, quantunque Gunther determi
nasse come tale un esemplare inviatogli dal March. Doria.
Questa specie si trova in tutto l’ Oceano Indiano e nel Pacifico
sino alle isole Sandwich.
Subordo: A PO DES.
Fam. Muraenidae.
121. Muraena tile (H. B.)
Muraenophis tile, Hamilton Buchanan, Fish. Gang. p. 15.
Gymnothorax tile, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. IV, p. 97, tav. CBXXVII,
fig. 1.
Muraena (Gymnothorax) tile, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch.
Ill, p. 370, fig. 176, p. 356.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 378. N. volg. than
billut. Non si mangia.
Questo individuo conserva anche nella parte anteriore del
corpo numerosi piccoli punti bianchi.
La specie si trova dall’ India alle Filippine.
122. Muraenesox talabon (Cuv.)
Conger talabon, Cuvier, Regn. anim., 2.* ed. p. 350.
Muraenesox talabon, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. IV, p. 22, tav. CLII, fig. 2.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. Ill, p. 255,
fig. 103. p. 253.
606 D. VINCIGUERRA |
Due esemplari di Sarawak, lV’ esemplare maggiore è lungo
«mm. 720, il minore 280. n. volg.. iRan beddon. Molto buono
da mangiare. i
Nell’ individuo più piccolo non è evidente la serie alterna di
denti mandibolari diretti orizzontalmente che è ben distinta nel
maggiore, ma non credo poterlo riferire al cinereus (Forsk.)
perchè i denti vomerini mancano di qualsiasi traccia di lobo basale.
Questa specie si trova dall’ Imdia alla Cina.
Subordo: SYMBRANCHIII.
Fam. Symbranchidae.
123. Monopterus albus (Zouiew)
Gymnotus albus, Zouiew, Nov. Act. Soc. Petrop. V, p. 269.
Monopterus javanensis, Lacépéde, Hist. Nat. poiss. II, p. 139.
> » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. IV, p. 118, ta-
vola CXCI, fie. 1.
» albus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. vee I, p. 413.
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 312.
Un individuo fu mandato dal March. Doria al Museo Britannico.
Questa specie è abbondantemente diffusa dalla Birmania, attra-
verso tutta la Malesia sino al Giappone.
Subordo: OS A-REOPHEINMSE
Fam. Siluridae.
124. Arius sagor (H. B.)
Pimelodus sagor, Hamilton Buchanan, Fish. Gang. p. 169.
Artus sagor, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 172.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 289.
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore lungo mm. 165. N. volg..
ikan bilokan. È ritenuto velenoso; produce un leggiero suono;
è poco buono da mangiare.
Specie diffusa nell’ India e in tutta la Malesia e gia nota di
Borneo.
PESCI DI BORNEO 607
125. Arius caelatus, C. V.
Arius caelatus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XIV, p. 66.
mi » — Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 173.
» ie Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 31.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore lungo 120 mm.
Specie diffusa in India e in tutta la Malesia e già nota di
Borneo.
126. Arius microcephalus, Blkr.
Arius microcephalus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. IX, p. 423.
» > _ Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 173.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 285
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei. quali lungo
190 mm. N. volg. ikan lundù. È ritenuto velenoso; produce
suono; è poco buono da mangiare.
cane esclusiva all’ isola di Borneo.
127. Arius Doriae, Vincig.
Arius Doriae, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 174.
» » Weber e Beaufori, Fish, ind. austr. Arch. II, p. 313.
Due esemplari di Sarawak, tipi della specie, il maggiore dei
quali lungo mm. 125.
Specie sinora conosciuta soltanto di Borneo dagli esemplari da
me descritti.
Beccari indica col nome di ¢kan tion un di specie da lui
ritenuta appartenere al genere Arius, che non ho potuto identi-
ficare, dalla cui bocca uscirono fuori alcuni piccoli ancora vivi;
egli aggiunge che i Malesi raccontano che i piccoli di questa
specie seguono sempre la madre da vicino e che questa, ad ogni
pericolo e durante la notte, li raccoglie in bocca. (*)
é
(1) O. Beccari, loc. cit. p. 236.
MINI
a
MIT
Ò
608.0 D. VINCIGUERRA © ’
128. Hemipimelodus intermedius, Vincig.
ae intermedius, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 178.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. Il,
p. 328.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 117.
N. volg. chan uttit. Tipo della specie. È ritenuto velenoso, produce.
un leggero suono, è poco buono da mangiare.
Specie sinora conosciuta solo di Borneo dagli esemplari da me
descritti.
129. Osteogeniosus Valenciennesi, Blkr.
Osteogeniosus Valona ceti BIS, Nat. Arch. Ned. ind. 1846, p. 175.
» » Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 182.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II
p_331.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 170.
Specie diffusa dall’ India alla Malesia e già nota di Borneo.
130. Liocassis micropogon (Blkr.)
Bagrus micropogon, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. III, p. 94.
» » . Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 171.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, 357.
Sette esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 160. N. volg. than tugak.
Specie diffusa in tutta la Malesia, e già nota di Borneo.
131 Macrones nemurus, C. V.
Bagrus nemurus, Cuvier et Valenciennes, Hist. Nat. poiss. XIV, p. 423.
Macrones nemurus, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 169.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. p. 341.
(partim.).
Tre esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 225.
N. volg. chan baòn. Vive nelle acque limpide della parte alta
dei fiumi e torrenti; la puntura delle sue spine è ritenuta peri-
colosa, ma non tanto come nelle specie affini.
Specie diffusa in tutta la Malesia, e già nota di Borneo.
PESCI DI BORNEO 609
132. Maerones Hoevenii (Blkr.)
+ Bagrus Hoevenit, Bleeker, Nat. Arch. Ned. Ind. II, p. 154.
Macrones Hoeventi, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 170.
» nemurus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. 341. (partim.).
Sette esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 198. Vive nell’ acqua dolce.
Benché Weber e Beaufort abbiano riunito questa specie alla
precedente, con la quale essa dimostra la massima rassomiglianza,
pure io, per le ragioni indicate nel precedente lavoro, ritengo
opportuno di mantenerle separate, almeno provvisoriamente.
La distribuzione geografica di essa sarebbe la stessa che quella
del M. nemurus.
i 133. Maerones Wolffii (Blkr.)
Bagrus Wolffit, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. II, p. 265.
Macrones Woilffiz, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 171.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 340.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 100.
Questa specie, propria dei fiumi di Borneo e di Sumatra si
trova anche nella penisola di Malacca e nel Siam.
.
134. Macrones gulio (H. B.)
Pimelodus gulio, Hamilton Buchanan, Fish. Gang. p. 201, tav. 23, fig. 66.
Macrones gulio, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 169.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 344.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 115.
Specie diffusa in tutta l’ India e Malesia, e già nota di Borneo.
135. Callichrous leiacanthus (Blkr.)
Wallago letacanthus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. V, p. 189.
Callichrous leiacanthus, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 169.
> » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 200.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 150.
Specie particolare alle isole di Borneo, Sumatra e Banca.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.*, Vol. X (23 Agosto 1926). 40
610 D. VINCIGUERRA
136. Cryptopterus bicirris (C. V.)
Silurus bicirrhis, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XIV, p. 367.
Cryptopterus bicirris, Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 168.
» bicirrhis, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 217.
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
.mm. 142. N. volg. than mahor o ikan padgiat. Vive nell’acqua
dolce: eccellente da mangiare.
Questa specie oltre che a Borneo si trova a Sumatra, Giava
e nel Siam. |
Beccari racconta di avere osservato nel fiume di Kantu, che
fa parte del bacino del Kapuas, un altro chan padgiat ma di
specie alquanto più grande che era di un bellissimo colore violaceo,
aggiungendo di non avere mai visto un pesce di acqua dolce con
una colorazione così gaia ().
137. Wallago Leerii, Blkr.
Wallago Leerti, Bleeker, Nat. Tijd Ned. Ind. II, p. 427.
» » Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, 168.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 202.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 160. Vive nell’ acqua
dolce. i
Questa specie è particolare alle isole di Sumatra, Banca e
Borneo.
138. Clarias Teysmanni, Bl]kr.
Clartas Teysmanni, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. XII, p. 344.
» » Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 164.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 191.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 170.
Specie che oltre che nelle isole della Malesia fu trovata a
Malacca e Ceylon ed è già nota di Borneo.
(1) O. Beccari, loc. cit. p. 263.
PESCI DI BORNEO 611
139. Clarias leiacanthus, Blkr.
Clarias leiacanthus, Bleeker, Nat. Tijd. Ind. II, p. 480.
» . liacanthus, Vinciguerra, Ann. Mus. Gen. XVI, p. 166.
» leiacanthus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 192.
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 150. N. volg. than cli pahat. Vive nelle acque dolci della
foresta.
Questa specie oltre che a Borneo vive a Sumatra, Banca e
Nias.
140. Plotosus canius, H. B.
Plotosus canius, Hamilton Buchanan, Fish. Gang. p. 142, tav. 15.
» »: Vinciguerra, Ann. Mus. Civ. Gen. XVI, p. 167.
» » . Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 227.
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 290. N. volg. zkan sombilan. Produce un piccolo suono e
la sua puntura è ritenuta più velenosa che quella di ogni altro
Siluroide.
Specie diffusa dall’ India Li Nuova Guinea e già nota di Borneo.
Fam. Cobitidae.
141. EKucirrichthys Doriae, ere
Eucirrichthys Doriae, Perugia, Ann. Mus. Gen. XXXII, p. 1009.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 27,
fig. 10.
Quattro esemplari di Sarawak, tipi della specie, lungh. mass.
mm: 0.72.
‘Non credo necessario ripetere qui la descrizione di questa
specie dopo quelle accurate datene da Perugia che la istitui e da
Weber e De Beaufort che la ebbero in comunicazione dal Museo
di Genova.
Il carattere principale del genere, su cui è basata la specie,
consiste nella presenza di barbigli nasali che nei Cobitidi malesi
612 D. VINCIGUERRA
non si ritrovano che nel genere E/xis, nel quale però manca la
spina orbitale.
La specie non è conosciuta che di Borneo, nè fu raccolta da
altri.
142. Nemachilus fasciatus, C. V.
Nemachilus fasciatus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XVIII, p. 25.
» > Bleeker, Atl. ichth. ind. Neer). III, p.7, tav. CIII, fig. 7.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. III, p. 40,
fig. 19.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 47.
Li riferisco, come era gia stato fatto da Gunther, cui fu comuni-
cato qualche individuo di questa specie, al N. fasciatus, a cagione
della lunghezza delle pinne ventrali che non raggiungono I’ ano,
mentre nell’ affine N. olivaceus, Bler., descritto di Borneo, non lo
raggiungerebbero. Non mi è possibile constatare l’altra differenza
che dovrebbe esistere fra le due specie, ossia nell'avere il fascéatus
la codale profondamente emarginata e l’olivaceus solo leggermente
incisa, poichè quella pinna è rotta in entrambi gli esemplari.
Boulenger ha istituito per gli esemplari di Sarawak una nuova
specie da lui chiamata N. saravacensis (1) che dovrebbe essere
caratterizzata da un colorito diverso e da un maggior numero
di raggi dorsali, ma Weber e De Beaufort non credono, e a mio
avviso con ragione, dare a tali differenze valore specifico. —
Questa specie è conosciuta soltanto di Sumatra, Giava e Borneo.
Fam. Cyprinidae.
143. Chela anomalurus (v. Hass.).
Oxygaster anomalurus, van Hasselt, Alg. Konst en Letterb. 1833, p. 133.
Chela anomalurus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl.-III, p. 136, tav. CXLIII,
fie. 2
» 0xygaster (C.V.) Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. HI, p. 52.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 220. N. volg. chan daén |
bulù o than mahon.
Specie distinta dell’ hypophihalmus, Blkr, col quale ha comune
(1) G. A. Boulenger, Description of new Freshwater Fishes from Borneo, in Ann.
Mag. Nat. Hist., ser. 6.2, vol. XIII, p. 254.
PESCI DI BORNEO 643
il numero delle squame della,linea laterale superiore a 30, per.
la minore lunghezza della pinna ventrale.
Oltre che a Borneo questa specie si trova a Sumatra, Giava
e nella penisola di Malacca.
144. Rasbora kalochroma (Blkr.)
Leuciscus kalochroma, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. I, p. 272.
Rasbora kallochroma, Bleeker, Atl. ichth. Ind*Neerl. Ill, p. 121, tav. CX XI,
fig. 1.
» kalochroma, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. Ill, 70.
Nove esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 71; n. vole. than s’lwan. Vive nelle acque dolci della
foresta.
Solamente due di questi esemplari conservano qualche leggera
traccia delle macchie laterali caratteristiche di questa specie, la
quale si distingue facilmente dalle altre per la maggiore altezza
del corpo. |
È questa la specie che a quanto riferisce il Beccari è adoperata
per iscuoprire i ladri. Quando un individuo è accusato di furto gli
si toccano gli occhi con questo pesce e se resta acciecato è segno
che é colpevole, mentre se è innocente non ne risente alcun effetto.
Probabilmente il risultato dipende dalla malizia dello sperimen-
tatore, tanto più che pochi sono ritenuti abili in questa specie di
giudizio. I pesci adoperati sono prima esposti al pubblico e sottoposti
a speciali cerimonie (1).
Questa specie oltre che a Borneo, fu trovata a Sumatra, a
Banca e nella -penisola di Malacca.
145. Rasbora cephalotaenia (Blkr.)
Leuciscus cephalotaenia, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. III, p. 97.
Rasbora cephalotaenia, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. II, p. 119, tav.
CXVIII, fig. 3.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. III, p. 74,
fig. 25, p. 59.
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 97.
Anche in questi individui la colorazione è quasi totalmente
(1) Beccari, loc. cit. p. 334.
614 D. VINCIGUERRA
scomparsa e le squame cadute e però la determinazione di essì
può lasciare qualche dubbio.
Specie trovata anche a Sumatra, Banca e Biliton.
146. Barbus apogon, C. V.
Barbus apogon, Cuvier et Valenciennes. Hist. nat. poiss. XXI, p. 392.
Cyclocheilichthys apogon, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. II, p. 88, tav.
CXXX, fig. 2.
> » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II,
p. 156.
CI
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 75.
Questo individuo non presenta traccia della macchia nera alla
fine della linea laterale, ma conserva le piccole macchie alla base
di ogni squama; esso pertanto corrisponde esattamente agli esem-
plari di Birmania posseduti dal Museo Civico.
La specie oltre che nelle isole della Sonda fu trovata nel
penisola di Malacca, in Birmania e nel Siam.
147. Barbus hampal, Giinth.
Barbus hampai, Giinther, Cat. Fish. VII, p. 139.
Hampala macrolepidota, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. II. p. 112,
tav. CKXXIX, fig. 2
» o » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. Ill,
p. 143, fig. 60.
Undici esèmplari di Sarawak e tre del fiume di Lundù;
l’ esemplare maggiore, di Sarawak, misura 248 mm.
L'individuo più grande non presenta traccie della macchia
trasversale oscura, ma invece ha molto evidenti le strie oscure
sul margine superiore e inferiore della codale; queste ultime si
notano anche in individui di statura minore, ma non nei più
piccoli, al disotto dei 60 mm, nei quali invece permangono quasi
sempre traccie della macchia laterale assai evidente in esemplari
medii, da 90 a 130 mm. ;
Questa specie si trova anche a Sumatra, Giava, nella penisola
di Malacca e nell’ Indocina.
PESCI DI BORNEO 645
148. Barbus fasciatus, Blkr.
Barbus fasciatus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. V, p. 190.
Punttus (Barbodes) fasciatus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. III, p. 103,
tav. CXXXIX, fig. 1.
» fasctatus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 184.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 130.
In questi individui, a cagione della - lunga conservazione in
alcool, le linee longitudinali sono obliterate quasi completamente.
Questa specie non è conosciuta che di Sumatra, Borneo e
Banca.
149. Barbus maculatus, C. V.
Barbus maculatus, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XVI, p. 195.
Puntius maculatus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. fll, p. 104, tav. CXLIV,
fig. 6. |
» binotatus, (C. V.) Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. III,
p. 186.
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 89. N. vole. khan mprit.
Vive nei rigagnoli della foresta. È specie commestibile, ma
ha sapore amaro, probabilmente a cagione delle uova come nei
nostri barbi.
Quantunque questi individui non possano considerarsi come
adulti, pure nessuno di essi presenta, almeno attualmente, alcuna
macchia nera; non possono però per gli altri caratteri e in ispecie
per la grandezza dell’ oechio riferirsi ad alcun’ altra specie.
Questa variabilissima specie si trova in tutto l’Arcipelago
Malese, nella penisola di Malacca e alle Filippine.
150. Osteochilus vittatus, C. V.
Rohita vittata, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XVI, p. 267.
at » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. III, p. 68, tav. CXIII, fig. 2.
Osteochilus vittatus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. III, p. 131.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 185.
Le specie di questo genere, assai numerose nei fiumi di Borneo,
presentano fra loro una grande rassomiglianza; credo però di
SOI vaga ;
Pia Me o DS
616 D. VINCIGUERRA
poter riferire senza esitazione questo individuo all’ 0. vitlatus
per la presenza dei tre pori sul muso,-dei quali il centrale assai
maggiore degli altri due, e per avere 33 squame nella linea la-
terale e sei in serie trasversa tra la linea laterale e l’ addome.
Questa specie si trova anche a Sumatra e Giava, nella penisola
di Malacca e nel Tonchino.
151. Osteochilus triperus (Blkr.)
Rohita triporus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. III, p. 598. — Atl. ichth.
Ind. Neerl. III, p. 70, tav. CXII, fig. 3.
Osteochilus triporus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II. p. 133.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 205.
Questi due individui debbono, a mio avviso, essere riferiti
all’O. triporus, qualora questa forma si abbia a considerare come
specificamente separata dalla precedente, in ispecie per la presenza
di sole cinque serie di squame in linea trasversa tra la linea
laterale e l’ addome. Si. distingue anche per la maggiore altezza
del corpo, carattere già messo in evidenza da Bleeker, mentre non
si possono riconoscere altre differenze da lui indicate, quali quelle —
nelle proporzioni dell’ opercolo, nella forma del muso, in quella
della dorsale ed altre.
Questa specie sarebbe esclusiva di Sumatra e Borneo.
Subordo: MALACOPTERYGII. .
Fam. Clupeidae.
152. Dorosoma chacunda (H. B.)
Clupanodon chacunda, Hamilton Buchanan, Fish. Gang. p. 246.
Chatoessus chacunda, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XXI, p. 111.
» » Ginther, Cat. Fish. VII, p. 411.
Dorosoma chacunda, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. VI, p. 148, tav. CCLXI.
fig. 5 e 6.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, 25.
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
124 mm. Vive in mare.
Questi individui appartengono alla varietà indicata da Gunther
PESCI DI BORNEO 617
col nome di aléior, un esemplare della quale fu dal March. Doria
inviato al Museo Britannico.
La distribuzione geografica di questa specie va dall’ India alle
Filippine.
153. Opisthopterus maerognathus (Blkr.)
Opisthopterus macrognathus, Bleeker, Ned. Tijd. Dierk. Ill, p. 299.
Pristigaster macrognathus, Giinther, Cat. Fish. VII, p. 461.
Opisthopterus macrognathus, Bleeker, ‘Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 124,
tav. CCLXVIII, fig. 4.
» i » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II,
p. 96.
Due esemplari di Santubong, presi alla foce del fiume, il
maggiore dei quali lungo mm. 122. Un altro individuo fu dal
March. Doria inviato al Museo Britannico.
Questi individui hanno le pettorali soltanto appena più lunghe
del capo, ma del resto corrispondono per tutti gli altri caratteri
alla descrizione.
Specie particolare alle isole Malesi.
154. Opisthopterus tartoor C. V.?
Pristigaster tartoor, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XX, p. 328.
Opisthopterus tartoor, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 123, tav.
CCLXII, fig. 5.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. IL p. 95.
Un esemplare di Sarawak, lungo 86 mm.
Questo esemplare, per la maggior parte dei caratteri, corri-~
sponde alle descrizioni del fartoor e specialmente per la presenza
nella mascella superiore di un osso supplementare che raggiunge
il margine posteriore del mascellare e per le pinne pettorali no-
tevolmente piu corte del capo. Esso però, a quanto si può giudicare:
dall’ imperfetto stato di conservazione, si distingue da quello per
non più di 44 raggi nella pinna anale; potrebbe quindi trattarsi
di specie diversa.
La specie è stata descritta dell’ India, e trovata a Giava e
Sumatra, ma non ancora indicata di Borneo.
618 ay D. VINCIGUERRA
155. Pellona amblyuroptera, Blkr.
Pellona amblyuropterus, Bleeker, Ver. Bat. Gen. XXIV Haring. p. 21.
— Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 122, tav. CCLIX, fig. 4.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 99.
Un esemplare di Sarawak, lungo 185 mm. Vive in mare.
Questa specie è indicata soltanto di Giava, Sumatra, Borneo
e Singapore.
156. Pellona indica (Swns.)
; :
ee ee ee ee ee DO
Platygaster indicus, Swainson, Nat. Hist. Fish. II, p. 294. 7
Ilisha indica, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. VI, p. 118, tav. CCLIX, fig. 4.
Pellona ditchoa, Weber e Beaufort, Fish. ind, austr. Arch. II, p. 88.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 66.
‘Questa specie si trova in tutto I’ Oceano Indiano, sino alle
coste occidentali dell’Africa.
157. Pellona Kampeni, Web. Beauf.
Pellona Kampeni, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 87.
Un esemplare di Santubong, lungo mm. 148.
Questa specie è stata da Weber e De Beaufort distinta dalla
affine P. Hoevenii Blkr. per la mancanza dell’ osso supplemen-
tare intermedio fra l’intermascellare e il mascellare superiore,
come si verifica in questo individuo che ha non più di 40 squame
nella linea laterale e 42 raggi nell’ anale.
La specie è conosciuta soltanto di Giava e di Borneo, mentre
la P. Hoevenii, largamente diffusa in tutta la Malesia non è
indicata di Borneo.
158. Clupea perforata (Cant.)
Clupeonia perforata, Cantor, Cat. Mal. Fish. p. 294.
Clupea CR) perforata, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 110.
tav. CCLXVII, fig. 2.
» » » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch.
II, p. 74.
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo 96 mm.
In questi individui le squame, assai meno caduche che in altre
PESCI DI BORNEO 619
specie di Clupea, sono in numero di 42 a 43 sulla linea laterale;
l’ estremita del mascellare giunge al di là del margine anteriore
dell'orbita; la pinna dorsale comincia assai più in prossimità
dell’ apice del muso che della base della codale e le ventrali sono
inserite sotto ‘i primi raggi della dorsale.
Questa specie è diffusa dall’ Oceano Indiano alle Filippine e
alla Cina.
159. Clupea macrura (Blkr.)
Alausa macrurus, Bleeker, Ver. Bat. Gen. XXIV, Haring., p. 31.
Alosa macrurus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 113, tav. CCLXIV,
fig. 4.
Clupea (Alosa) macrura, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 65.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo 180 mm.:
N. vols. ikan unprit. Vive in mare, ‘produce un piccolo suono
come prit-prit; quantunque questa bella specie, comune nel-
l’Arcipelago Malese, formi oggetto di pesche importantissime, pure,
secondo le osservazioni di Beccari, sarebbe poco buona da mangiare.
160. Clupea buian (Blkr.).?
Clupalosa bulan, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXII, Ichth. Madura, p. 12.
Clupea kowal, Giinther, Cat. Fish. VII, p. 450, (mec Ripp.) partim.
Clupea (Harengula) bulan, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 110,
i tav. CCLXVI, fig. V, (come C. ko0wal).
> > » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 73.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 88.
Riferisco dubbiosamente questo individuo che appartiene al
sottogenere Harengula, alla C. bulan di Bleeker, perchè il suo
‘ stato di conservazione non permette di riconoscere bene alcuni —
caratteri. Esso ha perduto gran parte delle squame e quindi non
sì può precisare il numero di queste, ma da quelle che restano
si può ritenere che non potessero essere più di 40 e siccome
l'altezza del corpo è il terzo della lunghezza, nè esistono denti
sulla lingua, non potrebbe trattarsi, in base alla tavola sinottica ,
di Weber e De Beaufort che della melanura (C. V.) o della bulan,
della quale specie però questi autori dichiarano non aver esaminato
esemplari. Gunther aveva considerato la C. bulan come sinonimo
della C. kowal, Ripp., ma Bleeker ha affermato che quella si
620 , D. VINCIGUERRA
distingue da questa per la maggiore -altezza del corpo, il minor
numero di squame, che mancano o hanno solo poche strie trasver-
sali e la mancanza di denti sulla lingua, caratteri questi che si
riscontrano quasi tutti in questo individuo, tranne quello delle
strie sulle squame che sono presenti, sebbene forse in minor
numero che nella kowal, come ho potuto constatare col confronto
di esemplari di questa specie del Mar Rosso e del golfo Persico.
La C. bulan è figurata nell’ Atlante di Bleeker sotto il nome
di kowal e la figura corrisponde bene a questo esemplare.
. Questa specie non è stata indicata di Borneo, ma solo di Giava
e di Madura.
161. Coilia macrognathus, Blkr.
Cotlza macrognathus, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. Ill, p. 486.
Coilia (Chaetomus) macrognathus, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI,
p. 138, tav. CCLXI, fig. 4.
Cotlia macrognathus, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 49.
Un esemplare di Sarawak, lungo 220 mm. N. volg. than
bulu ajam. Buono da mangiare.
Specie ben caratterizzata per il grande prolungamento del
mascellare superiore che si spinge a poca distanza dalla base
delle pettorali.
Questa specie, oltre che di Borneo, non è indicata che del Siam.
162. Setipinna melanochir (Blkr.)
Engraulis malanochir, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXII, Ichth. Madura, p. 13.
Setipinna melanochir, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 136, tav.
CCLXVII, fig. 3.
» Dt Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 28.
Un esemplare di Sarawak, lungo 93 mm.
Specie conosciuta specialmente di Borneo, ma trovata anche
a Sumatra, a Giava e nel Siam e indicata pure di Cina.
dna
PESCI DI BORNEO 621
163. Setipinna breviceps (Cant.)
Engraulis breviceps, Cantor, Cat. Mal. Fish. p. 306.
Setipinna breviceps, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. VI, p. 137, tav. CCLXIII,
MPI
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 29.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 120. N. volg. ikan
unpirang. Vive in mare; Dal a mangiarsi.
E la specie di questo genere che, a quanto pare, raggiunge
maggiore statura.
E conosciuta, oltre che di Borneo, di Sumatra e Pulo Pinang,
nonchè del golfo di Bengala.
164. Setipinna taty (C. V.)
Engraulis taty, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XXI, p. 45.
Settpinna taty, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 136, tav. CCLX, fig. 7.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 30.
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 85.
Questi individui hanno perduto la maggior parte delle squame
e perciò non si può riconoscere, anche a cagione della loro piccola
statura, la lunga squama all’ascella della pettorale e della ventrale.
È la specie di questo genere che ha il raggio superiore della
pettorale più allungato, perchè arriva quasi al termine dell’ anale.
La distribuzione di questa specie va dall’ India sino alle grandi
isole Malesi ma non oltre.
165. Engraulis Kammalensis, Blkr.
Engraulis Kammalensis, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXII, Ichth. Madura,
p. 13. — Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 131.
tav. CCLXV, fig. 2.
» rhinorhynchus, Ginther, Cat. Fish. VII, p. 394.
» Kammalensis, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 35.
Due individui di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 76.
Un terzo individuo fu dal March. Doria mandato al Museo
Britannico ed è registrato nel catalogo di Gunther.
Questa specie si trova dai mari dell’ India alla Cina ed alle
Filippine.
622 D. VINCIGUERRA
166. EXngraulis Dussumierii, "Gs Nt
Engraulis Dussumieri, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XXI, p. 69.
» mystax, Giinther, Cat. Fish. VII, p. 367, (nec. Bloch-Schneider).
» è Dussumteri, Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 133, tav.
CCLX, fig. 2.
» » Weber e Beaufort, Fish. Ind. austr. Arch. II, p. AL.
Sei esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 85.
. Si distingue dall’ affine setirostris (Brouss.) con cui ha comune
la grande lunghezza del mascellare, per il numero minore di
scudi ventrali. e quello maggiore delle appendici branchiali.
Anche questa specie ha una vasta distribuzione geografica, che
va dall’ India sino alla Cina. :
167. Stolephorus tri (Blkr.)
Engraulis tri, Bleeker, Verh. Bat. Gen. XXIV, Haring. p. 40.
SA Ent; Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neer]. VI, p. 128, tav. CCLXII,
fig. 1.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 47.
Quattro esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 73.
Questa specie si Jistinzio dall’affine S. Commersonianus
(Lac.) per la forma molto più allungata del corpo, e per la.
presenza di soli 4 scudetti ventrali.
Si trova dalle coste occidentali dell’ India alle Filippine.
168. Dussumieria acuta, C. V.
Dussumieria acuta, Cuvier et Valenciennes, Hist. nat. poiss. XX, p. 467,
tav. 606.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 94, tav. CCLXXI,
fig. 1.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 21.
Cinque esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo
mm. 124: Vive in mare, fu preso presso la foce di Santubong.
Rappresentanti di questa specie furono dal March. Doria inviati
al Museo Britannico. i
Questi individui, quantunque abbiano perduto moltissime squame,
non possono riferirsi alla D. Hasseltii di Bleeker, che si distingue
| PESCI DI BORNEO 623
dall’ acwta specialmente per la maggiore grandezza di quelle,
perchè nella Hasseltii la testa è alquanto più lunga, il corpo
meno alto e l’occhio più piccolo.
Specie a vasta distribuzione geografica, dal golfo calo alle
a
Fam. Chirocentridae.
169. Chirocentrus dorab (Forsk.)
Clupea dorab, Forskal. Descr. AIM a Det
Chirocentrus hypselosoma, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. II, p. 71 - Atl.
; ichth. Ind. Neer]. VI. p. 93, tav CCLXIX, fig. 3.
» dorah, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. H, p. 18.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 285. N. volg. chan
parang.
E la forma descritta e figurata da Bleeker come Chirocentrus
hypselosoma, che si distinguerebbe dal dorad per avere il corpo
notevolmente meno allungato, la testa più alta e meno aguzza e
le squame più grandi.
Specie a vastissima distribuzione geografica, che va dal Mar
Rosso all’Australia e al Giappone.
Fam. Osteoglossidae.
170. Osteoglossum formosum, Miill. Schl.
Osteoglossum formosum, Miller e Schlegel, Verh. Nat. Gesch. p. 1.4, tav. 1.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. p. 145, tav.
CCLXXVI, fig. 2.
Scleropages ada, Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 13.
Un esemplare del fiume di Lundù, a circa 40- miglia dalla.
foce, lungo mm. 330.
Questa specie non é stata trovata che nelle isole di Sumatra,
Banca e Borneo.
624 D. VINCIGUERRA
Fam. Notopteridae.
171. Notopterus borneensis, Blkr.
Notopterus borneensis, Bleeker, Nat. Tijd. Ned. Ind. II, p. 437.
» a Gtinther, Cat. Fish. VII, p. 479.
» » Bleeker, Atl. ichth. Ind. Neerl. VI, p. 147, titolo
CCLXXV. fig. 1.
» » Weber e Beaufort, Fish. ind. austr. Arch. II, p. 11.
Un esemplare del fiume di Lundù, lungo mm. 425.
Riferisco questo individuo a questa specie piuttosto che al
N. chitala (H. B.) per la minor lunghezza dell’ osso mascellare
che -oltrepassa di poco il margine posteriore dell’ orbitale, per
avere non più di 16 serie trasverse di squame sul preopercolo e
per le numerose piccole macchie brune che sono sulla parte infe-
riore posteriore del corpo e sulla pinna anale.
Questa specie oltre che a Borneo si trova anche a Sumatra.
Ordo: PLAGIOSTOMI.
Subordo: 13 APOTDBE
Fam. Myliobatidae.
172. Myliobatis milvus, M. H.
Myliobatis milvus, Miiller e Henle, Plagiost., p. 178.
» 4» Giinther, Cat. Fish. VII, p. 491.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali ha il disco
largo mm. 220, lungo mm. 120, senza la coda che è lunga
570 mm. N. volg. chan paré manoi. Vive in mare: buona a
mangiarsi, si dice che la carne abbia il sapore di quella del pollo.
L'individuo più grande presenta nella parte posteriore del disco
ancora ben evidenti gli ocelli chiari marginati di scuro, che non
sono visibili in quello più piccolo. Questi esemplari sono da ‘me
riferiti alla M. milous e non all’ affine M. Nieuhofii, Schn.
perchè hanno il disco un po’ meno largo di quello che è indicato
per questa specie, la coda lunga piu di 4 volte del resto del corpo,
e la pinna dorsale inserita al disopra dell’ estremità della base
PESCI DI BORNEO 625
delle ventrali e non dietro questa; ma forse come ha già supposto
Gunther, non esiste differenza specifica tra le due forme, e gli
ocelli probabilmente : spariscono con l’ età. Entrambi questi indi-
vidui mancano della spina codale nè evvi traccia che essa sia
stata asportata.
Questa’ specie è conosciuta dell’ Oceano Indiano e dei mari
della Cina; non mi risulta sia già stata indicata di Borneo.
Fam. Trygonidae.
173. Pteroplatea micrura (Schn.)
Raja micrura, Bloch, Syst. ichth. ed. Schneider. p. 360.
Pteroplatea micrura; Ginther, Cat. Fish. VIII, p. 487.
» » Day, Fish. Ind. p. 741, tav. CXCIV, fig. 2. - Faun.
Bend. Fish: Ip. abe fie, 23:
Un esemplare di Sarawak, col disco largo mm. 220 e lungo
mm. 115, senza la codale.
Questo individuo, evidentemente giovane, ha la coda molto più
corta del disco e senza la macchia bruna negli anelli chiari; ‘esso
manca di spina codale.
Questa specie si trova in tutto l’ Oceano Indiano e in Cina;
fu già indicata di Borneo.
174. Trygon walga, M.H.
Trygon walga, Miiller e Henle, Plagiost. p. 189, (nec fig.).
> » Giinther, Cat. Fish. VIII, p. 475.
> » Day, Fish. Ind. p. 378, tav. CXCIV, fig. 3. - Faun. Br. Ind.
Fish. I, p. 55.
Un esemplare di Sarawak, col disco largo mm. 156, lungo
mm. 164 senza la coda che è lunga 190 mm.
Questo individuo ha la coda fornita di due aculei, i quali
sono preceduti da 5 piccole spine. La cute non presenta i tuber-
coli che sono indicati per questa specie, ma ciò probabilmente si
deve all’ età giovanile degli esemplari.
Questa specie si trova (dal Mar Rosso in tutto l’ Oceano Indiano
e l’Arcipelago Malese, ma non mi risulta sia stata indicata di
+. Borneo.
| Amm. del Mus. Civ. di St. Nat., Serie 3.*, Vol. X. (23 Agosto 1926). 44
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626. : D. VINCIGUERRA
Fam. Sphyrnidae.
E Zygaena tudes, Cuv.
Zygaena tudes, Cuvier, Régn. anim. 2.* ed., tav. II, p. 394.
» » Giinther, Cat. Fish. VIII, p. 382.
So» » Day, Fish. Ind. p. 720, tav. CLXXXVII, fig. 4, - Faun.
Be. Ind: Bish p:.2a.
Un esemplare di Sarawak,’ lungo mm. 610. N. vole. than
parang.
Questo individuo deve essere riferito a questa specie e non
all’ affine Z. malleus, Shaw perchè i lobi della testa sono alquanto
più corti che in questa e il margine meno rettilineo. Esso presenta
anche una piccola infossatura nella parte mediana del margine
del capo, mentre manca quella in prossimità degli occhi, caratteri.
messi in evidenza da Doderlein (4) per la distinzione delle due
specie. i
Questa specie, cosmopolita come la malleus, è stata indicata
anche del Mediterraneo, ove però sarebbe rarissima. È nota anche
dell’ arcipelago Malese, ma non mi risulta sia stata sinora trovata
a Borneo.
Fam. Carchariidae,
176. Carcharias sorrah, M. H.
Carcharias (Prionodon) sorrah, (Val.) Miller e Henle, Plagiost., p. 45.
tav. 10.
» oho » Giinther, Cat. Fish. VIII, p. 367.
» sorrah, Day, Fish. Ind. p. 714, tav. CLXXXV, fig. 1 - Faun.
Br. Ind. Fish. I, p. 12.
Due esemplari di Sarawak, il maggiore dei quali lungo mm. 310.
N. volg. than benuar. Vive in mare.
Le specie di’ Squali, e più specialmente quelli della regione
‘orientale, sono state, a mio avviso; moltiplicate in modo eccessivo,
e i loro caratteri specifici basati sopra difterenze assai piccole e
forse spesso individuali, il che rende assai scabrosa la loro deter-
(*) P. Doderlein, Manuale ittiologico del Mediterraneo, parte II, p. 46-47.
PESCI DI BORNEO 627
minazione, poichè è difficile trovare un esemplare il quale corri-
sponda esattamente alle descrizioni.
Ciò non ostante io non credo andare errato nel riferire questo
individuo al C. sorrah, M. H. I suoi denti sono quali vengono
descritti e figurati dagli autori e specialmente da Miller e Henle,
ossia tanto i superiori che gli inferiori hanno i margini finamente
seghettati e quelli sono fortemente obliqui e presentano parecchie
‘intaccature sul loro margine esterno, mentre gli inferiori sono
più piccoli, alquanto meno obliqui, a base larga e senza intacca-
ture alla base o tutt’ al più con una piccola traccia di esse. Le
pinne pettorali sono marcatamente falciformi col margine interno
corrispondente a più di ?/, dell’ esterno. Le pinne sono tutte
marginate di bianco, mentre secondo Day, dovrebbero avere I’ orlo.
nero.
Questa specie si trova nei mari dell’ uu e della Malesia al
è gia stata indicata di Borneo.
DAT ©Carcharias Dussumieri Ms
Carcharias (Prionodon) Dussumieri, (Val.) Miiller e Henle, Plagiost., p. 47,
fav. 19; fie. 8:
» » » Ginther, Cat Fish. VIII, p. 367.
» Dussumieri, Day, Fish. Ind. p. 713, tav. CLXXXVII, fig. 2. -
Faun. Br. Ind. Fish. I, p. 13.
Un esemplare di Sarawak, lungo mm. 380.
Questo individuo, benchè molto simile a quelli riferiti alla specie
precedente ne differisce in alcuni caratteri che mi hanno indotto
a considerarlo come C. Dussumieri. Anzitutto, mentre i denti
superiori sono quasi identici a quelli del sorra@, gli inferiori sono .
in questo assai meno obliqui, come viene mostrato dalle figure di
Muller e Henle e Day e con i margini anche più finamente den-
tellati. Inoltre le pettorali sono alquanto meno falcate che nel
sorrah perchè il loro margine interno è, come dice Gunther,
4/, dell’ esterno. I caratteri differenziali tra le due forme sono
stati messi in evidenza da Kner, (*) e tra gli altri anche quello
della minor distanza fra le due dorsali nel sorrah in confronto
col Dussumieri, ai quali se ne può aggiungere un altro ben
evidente ed é che in questo la estremità posteriore. della base
(1) R. Kner, Novara- Expedition, Fische, p. 414,
-&
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>
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628 i D. VINCIGUERRA |.
della seconda dorsale è notevolmente in addietro di quella del
sorrah, mentre in questa specie esse corrispondono. Le pinne
sono in questo esemplare marginate di bianco come nei precedenti.
Come ho osservato precedentemente la distinzione fra le diverse
specie descritte di Carcharias non è facile perchè i ‘caratteri
differenziali sono poco considerevoli e quelli ricavati dalla forma
dei denti mutevoli con |’ eta. Anche posteriormente ai lavori di
Bleeker sono state descritte due specie di Carcharias di Borneo,
una da Fowler col nome di Carcharinus tephrodes (') e l’altra
da Seale con quello di Carcharias borneensis, (*) ma questo
esemplare non potrebbe essere riferito nè all’ una nè all’altra di
esse perchè entrambe non hanno i denti inferiori seghettati sui
margini. Questo carattere si ritrova invece nella specie descritta
da Bleeker sino dal 1858 (*) come Carcharias borneensis iscritto
sotto questo nome nel Catalogo di Gunther, vol. VIII, p. 371, che
assai probabilmente, malgrado la differenza nei denti, è la stessa
che ha ricevuto identico nome da Seale.
Questa specie è indicata solo dell'Arcipelago Indo- Malese e se,
come ritiene Ginther, è identica al C. javanicus di Bleeker, fu
già indicata di Borneo.
Beccari trovandosi sull’ alto corso del fiume Redgiang seppe
dagli indigeni che in quelle acque vivevano squali e razze, ma non
ebbe occasione di vederli. Il fatto non è improbabile perchè se .
ne trovano in analoghe condizioni in altri fiumi, tra cui il Gange,
e se fosse vero, posto a riscontro con |’ altro della presenza con-
temporanea di piante di origine marina, farebbe supporre un
adattamento alla vita in acque fluviali, per cansa di un antichis-
simo sollevamento di questa parte di Borneo (*).
(1) H. W. Fowler, Proc. Ac. Nat. Sc. Philadelph. LVII (1905) p. 455, fig. 2.
(8) A. Seale, Philipp. Journ. Sc.. V. (4910) p. 263, tav. 4.
(5) P. Bleeker, Atl. Soc. Sc. Ind. Neerl. V, p. 8.
(4) O. Beccari, loc. cit. p. 423.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA I.
Fig. 1. Pogoneleotris heterolepis, Giinther. Grandezza naturale.
» 2. Capo visto dal disopra. i
» 3. Capo visto dal disotto.
» 4. Lobi frangiati dei lati del capo, ingranditi.
GIACOMO DORIA
1840 - 1913
See |
peel
R. GESTRO
IL BUSTO DI GIACOMO DORIA
. Giacomo Doria quando, nel 1862, percorreva a cavallo, solo
con un servo, l’altipiano iranico, forse fantasticava gia la creazione
di un Museo fatto a suo modo. Le raccolte che egli faceva in
quel memorabile viaggio e quelle più fortunate ancora messe
assieme più tardi a Borneo con l’ajuto di Odoardo Beccari fomen-
| tavano sempre più il suo progetto, che un giorno veniva accolto
con favore dall’ Amministrazione Comunale (1).
In rapido volgersi d’anni, l’angusta sede prescelta, nella Vil-
letta Dinegro, diveniva insufficiente per il vorticoso succedersi di
ingenti contributi di viaggiatori, perchè il nuovo istituto presto
aveva acquistato una fama estesa ed era considerato come il
meglio adatto per la conservazione e la illustrazione dei materiali
zoologici riportati dalle grandi spedizioni italiane. Da ciò la neces-
sità impellente di trovare una più ampia sede.
Le sollecitazioni da parte della Direzione del Museo per rag-
giungere questo scopo non mancarono : nel settembre 1896 essa
presentava al Consiglio Municipale un opuscolo intitolato: «Il
Museo Civico di Storia naturale di Genova. Lettera aperta agli
Ill.mi Signori Consiglieri del Municipio di Genova».e nel set-
tembre dell’ anno successivo un secondo, sotto il titolo: « Altre
considerazioni sul Museo Civico di Storia naturale». Questo ultimo
cominciava col motto «periculum in mora», alludendo al
rischio di deperimento che correvano le preziose collezioni sover-
chiamente accumulate in ristretto spazio. Allo stesse opuscolo
era annessa una tavola rappresentante il progetto principale del
nuovo istituto, che l’indimenticabile Sindaco Barone Andrea Podestà
aveva fatto eseguire dopo aver incaricato l'ingegnere civico Clo-
doveo Cordoni e lo scrivente di visitare i principali musei all’estero.
(*) Questo volume, pag. 63.
630.
Malgrado questi ricorsi e tanti altri ‘mezzi impiegati per sol- |
levare una corrente in favore del disgraziato istituto, trascorsero
moltissimi anni senza nulla ottenere. i
Soltanto il 7 novembre del 1905, dopo tante ansie e sospiri,
Giacomo Doria aveva la fortuna di vedere preparare, coi primi
lavori di sterro, l’area pel nuovo erigendo istituto.
«Il locale della piccola, ma gloriosa sede antica fu uo,
mente sgombrato il 6 maggio 1912. |
Ma a Giacomo Doria che aveva tanto lavorato ¢ tanto sacri-
ficato pel suo Museo, non era riservata la gioia di assistere alla
sua inaugurazione, perchè egli giaceva sofferente nella sua villa
di Borzoli per quella ds... che doveva poco tempo dopo RIO
a fin di vita.
‘Ora se fosse ancora fra noi sarebbe orgoglioso di-vedere l’og-
getto dei suoi ideali risorto a nuova vita e sostenuto dalla bene-
volenza e dall’ appoggio del Comune.
Nel ricordo biografico di Giacomo Doria, col quale -ho inaugu-
rato questo cinquantesimo volume degli «Annali» da lui fondati,
é fatto all’ Amministrazione Comunale di Genova l'appunto di
non aver eretto il busto che era stato decretato in suo onore
nella seduta del Consiglio Comunale del 23 novembre 1913 (*). Ma
ora il desiderio dei suoi collaboratori ed amici di vedere la sua
effigie perpetuata nel bronzo è finalmente esaudito, e ciò in grazia
dell’ opera illuminata del Sindaco Senatore F. Ricci,
L'inaugurazione di esso doveva avere il carattere di alta
solennità e fu una circostanza ben fortunata di poterla far coin-
cidere con una festa scientifica, ossia col quattordicesimo convegno
dell’ Unione Zoologica Italiana, ottenendo così che vi accorressero
scienziati anche da ogni parte d’ Italia.
Nel rendiconto di questo convegno tenuto in Genova dall’ 8
all’ 11 ottobre 1923 (?) si legge a pag. 57 una breve relazione
di questa cerimonia.
È degno d’essere notato che Genova aveva già avuto |’ onore
di ospitare i membri dell’ Unione Zoologica Italiana in un’altra
circostanza non meno solenne, cioè quando il 17 ottobre 1912 si
inaugurava la nuova sede del Museo.
O Questo volume, pag. 62.
) Rendiconto della quattordicesima Assemblea utile ordinaria e del Con-
aves dell’ Unione Zoologica Italiana in Genova (8-41 ottobre 1928). Napoli, Fratelli
Ciolfi.
egy. Gee
La cerimonia dello scoprimento del busto (!) fu iniziata dal
Sindaco con un elevato discorso, nel quale ricorda che il Comune
di Genova in questa occasione assolve un impegno solenne, preso
da oltre un decennio, innalzando, a testimonianza della rico-
noscenza della città di Genova, un monumento che perpetui le
sembianze di Giacomo Doria sotto le volte di quel superbo
tempio della scienza che fu da lui voluto e creato, con ardore
indomabile di scienziato e di cittadino e col generoso sacrificio di
«gran parte delle sue sostanze, e che costituisce una delle più
belle glorie della città di Genova. Rievoca la nobile figura dell’il-
lustre patrizio come naturalista ed esploratore e come Genovese
e patriota, dicendosi lieto che il retaggio di Giacomo Doria sia
rimasto affidato a coloro che ne furono i suoi più instancabili e
più valorosi collaboratori.
Risponde al Sindaco, a nome della Direzione del Museo e
della Reale Società Geografica Italiana che ha l’incarico di rap-
presentare, il Prof. Vinciguerra e dichiara di prendere in con-
segna il busto, tracciando anche egli la figura nobilissima del
Doria, di cui esalta il valore dell’opera scientifica compiuta, e
confidando che l'omaggio reso allo scienziato illustre non si
arrestera con l’attuale cerimonia, ma che continuerà con I’ inte-
ressamento e con |’ appoggio del Comune e della cittadinanza,
perché il Museo da lui fondato abbia sempre più grandioso e
prospero sviluppo. Ricorda anche il Doria quale attivissimo presi-
dente della Società Geografica Italiana e legge il seguente tele-
eramma dell’attuale suo presidente Onor. Federzoni: «Società
Geografica che in Giacomo Doria, onore delle scienze naturali e
geografiche, ebbe per un aureo periodo decennale un inobliabile
presidente, vuole essere presente in ispirito odierna cerimonia ».
Conchiude ‘infine ringraziando il Sindaco, a nome del Convegno
Zoologico, per avere concesso che questa nobile cerimonia coinci-
desse con |’ adunata degli Zoologi Italiani.
Parlain ultimo, per la presidenza del Convegno, il prof. F. S. Mon-
ticelli dell’ Università di Napoli, dichiarandosi lieto di ricordare
d’aver ufficialmente assistito all’ inaugurazione della nuova sede
del Museo quando ebbe luogo in Genova nel 1912 l’ adunanza
dell’ Unione Zoologica Italiana. Egli dice come l’ Unione stessa
(1) Il busto è opera dell’ insigne artista prof. Luigi Orengo.
632
sia tanto più lieta d’essere adunata in Genova a Convegno nazio-
nale per potere associarsi con entusiasmo’ al solenne tributo
d’omaggio e di riconoscenza alla memoria di Giacomo Doria, così
altamente benemerito della scienza in Italia e perchè a questo
omaggio si uniscono così fervidamente tutti gli Zoologi italiani.
L’ effigie di Giacomo Doria, esposta al pubblico nel Museo —
Civico di Storia Naturale, rappresenta il nume tutelare di questo
tempio della scienza da lui sognato e voluto e resta perpetuo
ammonimento a non deviare dalla strada da lui tracciata. Inchi-
niamoci reverenti davanti ad essa!
INDICE DELLE FIGURE NEL TESTO
Museo Civico di Storia Naturale Giacomo Doria
Giacomo Doria (primo ritratto)
Armand David (ritratto)
Giacomo Doria al tempo dell’ i in Dix [iuatto)
Abdul Kerim (ritratto) .
Giovanni Ramorino (ritratto)
Giacomo Doria al tempo del viaggio a i eo)
Odoardo Beccari (ritratto) È
Museo Civico alla Villetta Dinegro
Raffaello Gestro (ritratto)
Arturo Issel (ritratto)
Carolina De Negri (ritratto).
Villa Doria a Borzoli
Orazio Antinori (ritratto)
Leonardo Fea (ritratto)
Decio Vinciguerra (ritratto) .
Enrico d’Albertis (ritratto) .
Giacomo Doria erborizzando nei campi d'Anmibale (Monti Pa
Isola del Giglio. II Campese .
Giacomo Doria nella sua villa di Borzoli (altimo uo
Calosota violascens Masi Q 1, Schema del pee dae e meta-
noto. 2, protilo del dorso
Calosota viridis Masi, Q, 1, ala anteriore. 2, den cone
dell’ ala anteriore di un altro esemplare. 3, postscutello
e metanoto i . : . 2 : .
Picroscytoides obscurus Masi, 1, antenna del o’. 2, antenna
della 9. 3, parte dell’ a della 9
Picroscytoides cerasiops Masi, 1, antenna del J, daseilo
della ©. 3, parte dell’ antenna della Q
Oedaule italica Masi, d', ali
Oedaule italica Masi, do. 1, parte dell’ aie Amare. pes onl
dell’ ala anteriore. 3, Giona della nervatura dell’ ala
posteriore È
Spalangiopelta br POE, Masi, Ei oe rae de
» » » » 1, estremità della tibia
posteriore con gli speroni..2, 3, testa di profilo e di fronte.
4, zampa posteriore. 5, flagello. 6, anelli e or articolo
del funicolo
‘Scymnus Dortae Capra. “panier calo di lato e doti deli DE
Sphaerakis Mayri Masi, © . 3
»
»
x
Aa
141
143
152
155
164
165
171
172
200
214
oR e der, ae ek È
CEI Ti x
a
Conomorium eremita Forster Q, 1 esemplare essiccato (ali e
zampe. non disegnate). 2, antenne. 3, testa di profilo con
lo scapo. 4, mandibole. 5, palpo labiale. 6, palpo mascel-
lare. 7, zampa posteriore sinistra
Conomorium eremita Forster 2, 1, ala anteriore. 2, uil
della stessa. 3, ala posteriore. 4, parte della nervatura
con gli uncinetti
Coelopisthia pachycera Masi, Q. 1, testa e antenna di profilo.
2, dorsello e area media del metanoto. 3, nervatura del-
lala anteriore. 4, palpo labiale. 5, antenna. 6, palpo
mascellare. 7, Henle
Baeoponerus aeneus Masi, 2, 1, testa di duo 2, postseutello,
metanoto e base dell addome :
Baeoponerus aeneus Masi, 2, 1, mandibola Ae hea, 2, Lia
bola sinistra. 3, parte del flagello. 4, ultimi due articoli
del palpo mascellare. 5, antenna trattata con potassa.
6, nervatura dell’ ala anteriore. 7, palpo labiale. 8, flagello
di esemplare essiccato. 9, ae della ney ar dell’ ala
posteriore ;
Merisoporus luniger (Nees). o I; ala nn As ‘sania della
nervatura e della cellula postale della stessa. 3, profilo
del dorso. 4, zampa anteriore, dal lato interno. 5, clava
e preclava. 6, primi quattro articoli del flagello. 7, man-
dibola destra. 8, antenna 5 3 : :
Merisoporus crassinervis (Thoms.). O. ar del dorso.
2, nervatura dell’ ala anteriore. 3, sii, a destra,
b sinistra. 4, palpo labiale. 5, palpo mascellare
Dinarmoides spilopterus Masi, 2, 1, nervatura dell’ ala ante-
riore. 2, antenna. 3, ala anteriore. 4, mandibola destra
veduta un po’ obliquamente. 5, mandibole, a sinistra,
b destra. 6, metanoto. 7, o della zampa posteriore -
coi due speroni : 2
Pterostichus melas ttalicus Dej. e var. e Gridelli.
Orlo del pronoto
Ochthebius Gestroî Gridelli. Lola
Limnebius furcatus Baudi e L. Doderot SOIL
riori e sternite addominale .
Catops Doriae Gridelli. Aedeagus
Brachygluta Aubei (Tourn.) e Br. did riali Muls. e “Rey.
Tibie posteriori del & . ROMS,
Tibie poste-
»
»
»
»
ki E
È nie
ve
RRO
228
ELENCO DEI NUOVI NOMI GENERICI PROPOSTI NEL PRESENTE VOLUME
Paracalosota, Masi (subgen.) (Hymenoptera)
Picroscytotdes, Masi
Spalangiopelta, Masi
Baeoponerus, Masi
Merisoporus, Masi
Dinarmoides, Masi
(ia)
(id.)
(id.)
(id.)
(id.)
142
151
169
222
226
232
TON, et CHE
. GESTRO. — Ricordo biografico di Giacomo Doria -.
. DE DALMAS. — Catalogue des Araignées récoltées par
le Marquis G. Doria dans l’ile Giglio (Archipel Toscan)
. Bezzi. — Materiali per lo studio della fauna tunisina
raccolti da G. e L. Doria. — Ditteri .
. Masi. — Materiali per una fauna dell'Arcipelago losco
XII. Calcididi del Giglio. Terza serie. Eupelminae
(seguito). Péeromalinae (partim)
» GRIDELLI. — Settimo contributo allo studio degli Seale
linini. — Note su alcuni Philonthus della Persia
e delle regioni adiacenti
. Masi. — Note sul genere Megalocolus (na ‘Chal-
cididae ) .:
- Masi. — Nuove ese di ca culi nelle hi.
dal March. G. Doria
. GESTRO. — Materiali per una Cina (o ie
scano. XIII. Odonati del Giglio
. CAPRA. — Appunti sopra alcuni Coccinellidi dii
raccolti dal March. Giacomo Doria
. GRIDELLI. — Ottavo contributo alla conoscenza Li Sta-
phylinini. — Note su alcune specie di Ontholestes
Ganglb. della regione orientale .
. Masi. — Materiali per una fauna dell'Arcipelago an
XIV. Calcididi del Giglio. Quarta serie. Pieromalinae
(seguito )
. MENozz1. — Materiali moi una duna Alioni to-
scano. XV. Dermatteri.
. VINCIGUERRA. — Materiali per una fauna dell’ up
toscano. XVI. Pesci dell’ isola del Giglio
Masi. — Su alcuni Calcididi della Tunisia
. Bezzi. — Materiali per una fauna dell’ Arcipelago Toronto.
XVII. Ditteri del Giglio
. Rocci e E. TuRATI. — Materiali per una duo dci
pelago toscano. XVII. Lepidotteri dell’isola del Giglio
. GESTRO. — Cenni sull’ erbario Doria .
. D’ ORCHYMONT. — Au sujet de quelques Adi
(Col. Hydrophilidae) récoltes faites en Perse et au
Caucause par le Marquis Doria .
GeEsTRO. — Il primo cinquantennio degli ian del
Museo Civico di Storia Naturale di Genova
»
»
»
»
»
140-174
2
175-181
182-186
187-192
193-198
199-203
204-212
213-235 |
236-239
240-280
281-290
291-354
355-362
363-383
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393-428
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E. GRIDELLI. — Materiali per una fauna dell'Arcipelago
toscano. XIX. Coleotteri del Giglio. Parte I. Ade-
phaga, Palpicornia, Staphylinoidea È
D. VINCIGUERRA. — Catalogo dei pesci raccolti a Borneo
dai sigg. March. G. Doria e Dott. O. Beccari negli
anni 1865-67. (Tav. I) - 2 :
R. Gestro. — Il busto di Giacomo Doria
Indice delle figure nel testo : È £ È
Elenco dei nuovi nomi generici proposti nel presente
volume .
. Pag. 429-531
» 532-628
» 629-632
» 633-634
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; pelago toscano. XVII. Lepidotteri dell’ isola del Geko Bd
Gusrno. — Cenni sull’ erbario Doria Re
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“M. Bezzi. — Materiali per una fauna dell’ Arcipelago toscano. Je
Museo Civico di Storia Naturale di Genova
GRIDELLI.
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Il primo cinquantennio geet Mu. dele
toscano. XIX: Coleotteri del Giglio. Parte IL Ade-
phaga, Palpicornia, Staphylinoidea
VINCIGUERRA. — Catalogo dei ‘pesci raccolti a Borneo
dai sigg. March. G. Doria e Dott. O. Beccari. negli.
anni Do 07. (Tano eh
Gestro. — Il busto di Giacomo Doria. I
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Prezzo del presente Volume L.it. 150
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GENOVA
STABILIMENTO TIPO-LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU. ion
Largo Via Roma, Piazza Si Marta, N; 39 PERSO
1921-26
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Elenco dei nuovi nomi senerici proposti nel presente |
D. VINCIGUERRA. — Materiali per una anne dell'Arcipelago =.
— Materiali per una fauna dell'Arcipelago.
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XIV. Caleididi del Giglio. Quarta serie, Pieromalinae
- Pag. 213-2
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