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al genere Phanerotomella Szépl. ce RESA
Braconidae) È È È RESA, A ; Sead its Bwana
D Se — Res Ligusticae LXIL - Del genere
Hymenocephalus (Pesci Macruridi) e particolar-
mente della specie mediterranea (H. italicus, Gigl.)
(Pavoni vai Li 2 > 14-26
‘Ges Lancto. = Sulle . figure. di corrosione della ca COSO
“at a Irene i P ; MAE, 27-33
_ _— Un nuovo metodo ae It ottenimento e per
lo ‘studio delle figure di - ‘corrosione dei cristalli î
“ (Tav. HIM ì i da A SASAT
a R “HAniTscH. — Beccari and Modigliani S Laletndn of ;
Sumatran Blattidae in the Museo Civico, Genoa : » 48-92
tale conservate nel Museo Civico di Storia Natu-
rale «Giacomo Doria» di Genova — Parte seconda —
Formiche dell'Uganda e delle isole Sesse raccelte
dal Dr. E. Bayon : : » 93-114
— Spedizione scientifica all’ Oasi di Oufra (Marzo-
vt Luglio lio - era Sh RS ea TA i
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GIACOMO DORIA
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VALI DEL MUSEO CIVICO
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GIACOMO DORIA
PUBBLICATI PER CURA DI R. GESTRO
VOLUME LVI
| GENOVA
| STABILIMENTO TIPO-LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU L.
E Largo Via Roma, Piazza S. Marta, N. 39
1932-33
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n RICORDO DI ENRICO D’ALBERTIS
PER D. VINCIGUERRA
i Marzo 1939; in Genova, sua patria, nel suo 86° anno di Lu il Museo
La a perduto uno dei s suoi più vecchi e più zelanti collaboratori.
SI al viaggio d'istruzione degli allievi di quella
con la R. Nave Principe Umberto al comando di
ssunse allora il di. di un veliero fornito di macchina ausi-
a, del quale era comproprietario, Emilia e con questo si
nelle Indie, attraversando, primo bastimento mercantile ita-
no, il Canale di Suez, da poco aperto al traffico. Da pochi
nni una iscrizione posta sul fanale di Capo Guardafui, prima
to temuto dai naviganti, eretto per cura del Ministero della
a i. Egli pensò far dono di quella i alla città di
re ova che la ia in una gabbia fatta appositamente costruire
Villetta Dinegro, dove si stava ‘allestendo il futuro Museo
la iniziativa del M.8° Giacomo Doria, cui era anche affidata la
degli animali che andavano popolando quel giardino. In
e che solo la morte è venuta a
6 i D. VINCIGUERRA ss
Ma anche il comando di un bastimento destinato al traffico
mercantile non rispondeva alle esigenze dello spirito di D'Albertis
che allora decise la costruzione di un piccolo legno a vela che
gli permettesse di percorrere in ogni senso il Mediterraneo, recan-
dosi specialmente in piccoli luoghi poco frequentati. In questo
progetto fu grandemente incoraggiato da Doria che Jo convinse
dei vantaggi che avrebbe avuto la scienza dalla raccolta di ani-
mali in luoghi meno esplorati e in ispecie nelle piccole isole del
Tirreno. Ebbero così inizio quelle famose crociere del Violante
che furono tanto vantaggiose per la conoscenza della fauna ita-
liana, in ispecie quando vi presero parte anche naturalisti, perchè
vi si avvicendavano i signori prof. Gestro, prof. Issel e Fea e lo
stesso Doria, e che trovarono il loro primo illustratore nel prof.
Pietro Pavesi.
In quel periodo di tempo il Governo italiano, per iniziativa
del prof. Giglioli e dell’ Ammiraglio Magnaghi aveva deciso di
non restare neghittoso nella gara sorta fra le nazioni civili per
la esplorazione del fondo dei mari e D'Albertis sempre pronto ad
afferrare ogni nuova idea di progresso scientifico, decise di parte-
cipare a tali ricerche con i mezzi di cui poteva disporre. Dotò
così il suo piccolo legno di una draga e di un piccolo gangano
che gli avrebbero permesso la raccolta di animali di fondo, spe-
cialmente pesci e molluschi. Ma egli non aveva la possibilità di
calare tali strumenti ad una profondità superiore ai 100 metri
mentre desiderava ottenere pesci viventi su fondi maggiori e
perciò pensò di utilizzare a questo scopo i pescatori di palamiti
di Cornigliano che, come è noto, calano i loro arnesi a parecchie
centinaia di metri di fondo. Fu così organizzata quella pesca
memoranda che ebbe luogo il 26 luglio 1879 con l’intervento di
tutto il personale del Museo Civico, me compreso. Presero parte
a questa pesca sette battelli palamitari, dai quali furono calati
nella località indicata dai pescatori come fosse del porto, a circa
otto miglia dalla costa, più di 15000 ami a 600 metri di fondo,
e si ottennero così oltre 200 esemplari di pesci di profondità,
alcuni dei quali appartenenti a specie rare.
Il risultato di questa pesca fu da me illustrato nella memoria
sui risultati ittiologici della crociera del Violante.
Dal 1875 al 1880 il Violante visitava a più riprese la Sar-
degna e la Tunisia, spingendosi nell’ Arcipelago Greco sino a
Sept di dear a
RICORDO DI E. D ALBERTIS 7
Costantinopoli, non trascurando mai occasioni per raccogliere
animali, esplorando a questo scopo le piccole isole, quali il Toro
e la Vacca, a S. della Sardegna, patria quasi esclusiva di una
specie di falconi, il Falco Zleonorae che veniva catturato in
Gruppo degli esploratori della Galita. Fotografia presa a Tunisi nel 1877.
(Da sinistra: A. Issel, G. Doria, E. d’Albertis, R. Gestro).
gran quantità. La dimora più lunga fu quella fatta all’isola
Galita, intermedia fra la Sardegna e la Tunisia, in due diverse
riprese, dal 15 al 21 Settembre 1875 e dal 19 al 23 Agosto 1877.
La prima di queste visite fu narrata da D'Albertis nel
8 ti | D. VINCIGUERRA
vol. XI degli Annali del Museo, in cui sono illustrati i mate-
riali zoologici, raccolti durante questa Crociera, nella quale fu
visitato l’Arcipelago Greco, il Mar di Marmara e la Tunisia. Sono
elencati in questo volume gli Ortotteri, gli Aracnidi e i Miriapodi
nonchè ben 215 specie di Molluschi marini e 37 di terrestri e di
acqua dolce.
Particolarmente interessante fu l’ esplorazione dell’ Aguglia e
del Galitone, due isolotti vicini alla Galita ove fu trovata la
Tropidosaura algira, elegante lucertola africana e dove
D'Albertis potè uccidere una grossa foca la cui spoglia fa bella
mostra di se negli scaffali del Museo Civico. In questa occasione
fu anche ucciso, dopo cruenta lotta, un grosso esemplare di squalo
(Oxyrhina Spallanzanii) lungo m.>4.25, del quale si poterono
conservare le mascelle. i
La crociera dell’anno successivo alla quale presero parte i
Signori M.8° Doria e prof. Issel e Gestro ebbe il suo storiografo
nel prof. Issel che ne illustrò la geologia e i molluschi e vi rac-
colse alcuni avanzi umani studiati dal prof. Zannetti.
Dopo avere percorso in varii sensi il Mediterraneo, D'Albertis
decise di affrontare anche l’Atlantico e per far ciò fece costruire
un altro legno a vela, più grande del Violante ma pur sempre
di piccole dimensioni, cui pose il nome di Corsaro, col quale
nell'agosto 1882, si recò a Madera e alle Canarie. Anche in
questo viaggio le raccolte zoologiche, in ispecie per la presenza
del Fea a bordo, furono abbastanza ricche per quanto lo consen-
tivano le brevi fermate del Corsaro. Questa crociera fu narrata
nei suoi particolari da D'Albertis e dette argomento a Fea di una
interessante nota sui Coleotteri di quelle isole. Fu anche raccolta
alle Canarie una nuova specie di lucertola, descritta da Peters e
Doria come Lacerta atlantica e furono illustrati i pesci, le formiche
ed altri Imenotteri e gli Ortotteri. Nell'anno 1886 il Corsaro
visitò le Azzorre, dove non furono fatte collezioni zoologiche di
grande importanza, ma nella traversata D'Albertis non mancò di
trovar modo di rendere qualche servizio alla scienza col tratte-
nersi nei paraggi ove era segnalata la presenza del banco Gettys-
burg ove era stata riscontrata una profondità non superiore a
56 m. che a lui però non riusci, a malgrado di ripetuti tentativi
di constatare.
Interruppe allora la serie delle sue crociere marittime per
RICORDO DI E. D'ALBERTIS 9
iniziare mal delle sue peregrinazioni terrestri che lo portarono
‘nei più remoti luoghi del mondo, dal Capo Nord alla Nuova
Zelanda, ma la regione da lui più conosciuta e visitata è stata
sempre l’Africa che percorse quasi in ogni senso dalla Libia
al Capo di Buona Speranza e dalla Somalia al Congo.
a Solo nel 1893 egli si decise a riprendere il mare col Corsaro
| nell’intento di contribuire agli omaggi che si rendevano a Cristo-
_ foro Colombo, ripetendone il viaggio col suo piccolo bastimento
che non superava la portata delle caravelle del grande naviga-
tore genovese. Fu una traversata assai difficile e movimentata in
ispecie quella del ritorno, nella quale rifulse tutto il coraggio e
l’ardire marinaresco di D'Albertis, che gli fruttò la promozione a
capitano di corvetta nella riserva navale. Anche queste ultime
imprese egli narrò in interessantissimi libri, ricchi di notizie sto-
riche e geografiche di grande importanza come quella sulla
Atlantide, libri ben più attraenti ed utili di certi fantastici rac-
conti di viaggi che vanno per le mani della gioventù.
Nel 1895 quando si preparava a partecipare alle regate inter-
«nazionali di Kiel se non in persona, perchè impedito da gravi
disturbi organici, ma con l’intervento del Corsaro, un disgraziato
incidente avvenuto nella Manica chiudeva per sempre la gloriosa
carriera del piccolo legno che non fu sostituito.
_ Ma non per questo cessarono i viaggi di D’ Albertis che fece
per ben 3 volte il giro del mondo, visitando sempre regioni nuove
ed a lui non conosciute, nelle quali mai trascurò la raccolta
di qualche animale per il Museo Civico, sia dall’ Uganda, da
Sumatra, dalle isole della Polinesia o dalla California. E dovun-
| que egli raccoglieva ricordi tangibili destinati al suo Castello
di Montegalletto, fatto da lui edificare sul modello dei più carat-
teristici castelli medioevali liguri, ora per generosa sua disposi-
zione diventato proprietà del Comune di Genova e destinato alla
| conservazione di questi ricordi ove trovansi riuniti un bottone della
tunica che aveva Massimiliano d’ Austria al Queretaro e un zuc-
| chetto di papa Pio IX, conchigliette raccolte sulla spiaggia di
_S. Salvador ed armi ed abbigliamenti dei popoli più disparati,
| mentre nel giardino si possono ammirare gigantesche tridacne
a = Polinesia e bombe di pietra provenienti dall’assedio di Rodi.
La sua soda e svariata cultura in molti rami lo portava ad
interessarsi appassionatamente ad argomenti diversi, fra i quali
tate in molte parti d'Italia o anche sulle mura di Vall
Castello di Tripoli. Se Hee
Bers la conservazione dei ruderi di una chicco già n
tenente ai cavalieri di Rodi, i cui avanzi, ora dichiarati monument
nazionale, si trovano sulla pendice di Capo Noli, nel terreno s
quale egli fece costruire un piccolo villino da lui batts col
Massino appropriato di Eremo. #
Egli chiuse serenamente una vita attivissima nella quale s SA
do sempre di far rifulgere l’amore per il proprio paese e per È
la sempre maggiore grandezza di questo, pur mantenendo ognora
una condotta odia e riservata, desideroso di fare il bene ai —
suoi cittadini anche occultando quanto più era possibile i wr ree
fizi. Amico fedele e affezionato egli lascia per la sua infinita bontà |
fra quanti lo conobbero e lo poterono apprezzare un ricordo che |
nulla potrà cancellare.
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sit È
L. MASI
RIFERIMENTO DELLA PHANEROTOMA RUFA Marsh.
AL GENERE PHANEROTOMELLA Szépl.
(Hymen. Braconidae)
Nel supplemento all’ opera sui Braconidi che fa parte delle
«Species des Hyménoptères » dell’André, Marshall dà una breve
descrizione di una Phanerotoma rufa (pag. 172) ed aggiunge
queste note: « Un seul exemplaire, en fort mauvais état, appar-
tient au Musée Civique de Génes. La position parmi les Phane-
rotoma n'est pas assurée, a cause des différences dans le système
alaire ci-dessus notées, et des tibias sans renflement ni échan-
crure; cependant on ne saurait le joindre 4 un autre groupe ».
Esaminando l'esemplare, che è una femmina, raccolta dal Pro-
fessore P. M. Ferrari a Stazzano Scrivia, nel luglio 1882, ho
potuto riconoscere che esso va riferito al genere Phaneroto-
mella, istituito da Szépligeti alcuni anni dopo di quella pubbli-
cazione del Marshall, cioè nel 1900.
La prima diagnosi del genere Phanerotomella (Természetrajzi
Fuzetek, XIII1900, p. 59) dava i seguenti caratteri: « Radialader
mit zwei Abschnitten; Radialzelle erreicht nicht die Fligelspitze;
2. Cubitalzelle langer als hoch, Nervus recurrens an die innere,
stark zusammen gezogene Spitze inserirt. Nervellus postfurkal,
gerade. Hinterfusse verlangert und verdickt ».
Nel volume sui Braconidi del «Genera Insectornm », che porta
‘la data del 1904, lo stesso Autore ha semplificato tale diagnosi
limitandosi alle indicazioni (p. 101): «Radialader besteht aus
—awei Abschnitten, die ibrigen Charaktere stimmen mit diejenigen
der Phanerotoma ùberein ». Nel detto volume Szépligeti ha pub-
blicato anche una figura della specie Rertészi, della Croazia. Le
altre Phanerotomella finora descritte, tutte dallo stesso Autore,
_ sono la Ph. nigra dell’ Ungheria, e le tre specie della Nuova
«Guinea: longipes, nova-guineensis e sculpturata.
"È, L’esemplare unico di Phanerolomella rufa, che si troy : age
iN nella collezione del Museo Civico di Genova, non è veramente il i
così cattivo stato che non se ne possa dare una descrizione più
completa di quella fatta dal Marshall. Avendone preparate due ali, —
ho potuto, mediante la camera lucida, farne il disegno, che ora —
pubblico insieme con alcune indicazioni dei caratteri, le quali
saranno utili come complemento della descrizione originale della
specie. ee
Lunghezza dell'esemplare mm. 2,75. Antenne spezzate, la più.
lunga termina al 30.° articolo e supera di poco la lunghezza del
ix
corpo. La faccia, al di sotto delle inserzioni antennali è legger-
/
rd
“4 bg ay > na
: Tl:
RE UTET agi
Phanerotomellu rufa (Marsh.) Q - a testa, dal di sopra - è ala anteriore - ¢ parte
dell’ala posteriore. (Figure ugualmente ingrandite).
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ct
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AU Sig
Ca
mente piegata ad angolo ottuso, con sottile traccia di carena nel
‘/, medio, e percorsa da linee rilevate che formano un reticolo
ae minuto, nelle cui maglie sono incluse fossette puntiformi. Il clipeo Ri
n è nettamente delimitato, convesso, lucido, a scultura più minuta,
È: più regolare e meno profonda di quella della faccia; di forma
A irregolarmente esagonale trasversa, col margine esterno poco
ì; sporgente e diviso in tre lati, i quali sono formati da un orlo ben. #
=a distinto. La testa di profilo si presenta arrotondata, appena pil
3 lunga che larga (19:16), con la parte posteriore notevolmente È
a convessa, la tempia limitata in tutta la sua estensione da uno
di: spigolo ottuso. Nella testa veduta dal di sopra le tempie ugva- i
gliano le orbite, gli occhi sono perfettamente glabri. L'inserzione
e: delle antenne è un poco al di sopra della metà delle orbite. Lo
5
dx
x
LA PHANEROTOMA RUFA 13
-scapo supera di poco il livello del vertice; il secondo articolo è
appena più lungo che largo, il terzo e il quarto sono lunghi un
poco più del quadruplo della loro lunghezza, gli ultimi articoli
una volta e mezza più lunghi che larghi. Le parti superiori del
corpo e i lati del torace presentano una minuta scultura punteg-
giata-alveolata. La seconda cellula cubitale è lunga il doppio
della sua altezza nel lato distale e non ha l’angolo prossimale
posteriore sporgente, essendo esso alquanto maggiore di 90°. La
prima ascissa del radio è un poco più corta della larghezza dello
stigma, non più lunga come indica Marshall; la seconda ascissa,
che il detto Autore considera come terza per analogia con le vere
Phanerotoma, è cinque volte più lunga della prima. Il tratto
che unisce la cellula cubitale alla prima ascissa è molto corto,
misurando poco più della metà di essa e circa un terzo del lato
distale della cellula. Nell’ala posteriore il nervello è solo legger-
mente obliquo. Le zampe posteriori sono meno sviluppate che
nella Phanerotomella kertészi; le anche terminano a livello
della prima sutura addominale, il femore oltrepassa l'apice del-
Vaddome per ?/, della propria lunghezza. Il colorito è giallo rug-
gine, tendente al rosso testaceo nelle parti superiori e nelle meso-
pleure; la testa e le antenne sono giallo-brune; diverse parti sono
nerastre, e cioè: la parte posteriore del vertice, una macchia nel
mezzo della faccia e due altre sublaterali, longitudinali, poco
discoste dalle orbite, una macchia nella parte superiore del clipeo,
una sull’episterno, i lati del secondo segmento addominale e quasi
tutto il terzo segmento. Le ali anteriori sono leggermente grigie
giallognole, con la nervatura gialla ocracea, la costa e il margine
esterno dello stigma giallo-bruni.
RESTEERGOSÀTEIO AE
LXII. We
DEL GENERE HYMENOCEPHALUS (pesci MACRURIDI)
E PARTICOLARMENTE DELLA SPECIE MEDITERRANEA (H. {TA LICUS, GIGL.)
PER D. VINCIGUERRA vai
(Tav. I). i E
L'esercizio della pesca con reti a strascico tirate da battelli a
motore, che si è andato da parecchi anni a questa parte sviluppando
nel mare Ligure, ha avuto per risultato l'accertamento dell’esistenza,
e in qualche caso della relativa frequenza in esso, di specie ani-
mali che vi si ritenevano rarissime. Fu così constatata la grande
abbondanza del Nephrops norvegicus in una zona a occidente
del porto di Genova, a profondità superiore ai 300 m., alla quale
il prof. R. Issel ha posto nome di « fondo a scampi » dal nome
con cui quel prelibato crostaceo è indicato nell’ Adriatico settentrio-
nale, donde si credeva caratteristico, mentre già il Verany sino —
dal 1846 lo includeva nel Catalogo degli animali liguri (!) e il
Museo Civico ne possedeva sino dal 1897 un bell’esemplare lungo —
ben 20 cm. preso nel nostro golfo.
Il prof. Issel, in collaborazione con i suoi aiuti prof Brian e
Santucci, ha intrapreso lo studio degli animali che si trovano in
questo fondo (?) e ne ebbe già risultati interessantissimi che con-
fermano la presenza di una fauna batifila DE da me segnalata
sino dal 1879 (3). i
Ebbi cortesemente dal prof. Issel alcuni pesci raccolti su
quel fondo, quali lo Hymenocephalus italicus Gigl., il Macru- —
(1) Descrizione di Genova e del Genovesato, vol. I, p.'° 2, p. 88.
(*) R. Issel. — La biologia del fondo a scampi nel mare Ligure, in Boll. Mus.
Zool. Anat. Comp. Genova, X, 1930, n. 40, p. 1-3.
€) D. Vinciguerra. — Risultati ittiologici delle Crociere del « Violante», in
Ann. Mus. Civ. Genova, XVIII, p. 647.
Suc La di
da
GENERE HYMENOCEPHALUS - 15.
rus sclerorhynchus, Val. juv., il Gadus poutassou (Risso)
juv., il Gadiculus argenteus, Guich., il Phycis blennioides
(Pall) e il Notacanthus Bonapartii, Risso. Anche da qualche
negoziante di pesci, fra i quali mi piace ricordare il defunto
Signor Rodolfo De Barbieri, al quale il Museo è debitore di parec-
chi pregevoli doni, tra cui il bell’esemplare di Selache maxima,
ricevetti pesci di quel fondo, come Chlorophthalmus Agassizii,
Hoplostethus mediterraneus e, notevole fra tutti, un Halopor-
phyrus lepidion che è il terzo esemplare che, a mia conoscenza,
sia stato preso nel nostro golfo. Fra questi pesci, tutti ben cono-
sciuti, il solo che presentava qualche incertezza di determinazione
era lo Hymenocephalus che alcuni identificavano col Malacoce-
phalus laevis (Lowe); il che mi indusse ad esaminare più a
fondo la questione e perciò incaricai il preparatore capo del
Museo, signor Carlo Confalonieri, di occuparsi della raccolta di
quel pesce, prendendo imbarco su uno dei pescherecci che pescano
nel golfo. Cosi al mattino dell’11 maggio si imbarcò su |’ «Albula»
dei Fratelli Mordino, che andò a calare le reti a 7 miglia al
largo di Voltri, in fondo tra 350 e 450 m. Il 20 dello stesso
mese compié un’altra gita, ma in acque meno profonde e il 15
giugno ne fece una terza a 10 miglia a Sud di Portofino-in pro-
fondità di circa 400 m. La seconda di queste pescate fu assai
scarsa di risultati, ma la prima e la terza permisero ampia rac-
colta di pesci di fondo, quali Hoplostethus mediterraneus, mol-
tissimi Gadus poutassou, Phycis blennioides, Motella tricirrata,
Molva elongata, Merlucius vulgaris, Capros aper, due specie
di Pagellus, Sphyraena vulgaris, juv., parecchi Macrurus
coelorhynchus, un giovane Macrurus sclerorhynchus, alcuni
belli Callionymus phaeton, Gthr. (festivus Bp.), due grossi
Lophius, uno Stomias boa, alcune piccole Chimaera, 70 Scymnus
lichia e circa 260 Pristiurus melanostomus. Gli Hymenoce-
phalus italicus raccolti furono 146.
Sono dolente che lo stato di conservazione di questi ultimi,
dovuto alla poca resistenza dei tessuti e specialmente del cranio,
e alla forte compressione cui furono soggetti per la trazione ope-
rata su essi, non abbia permesso un’indagine così completa come
avrei desiderato sulla loro organizzazione; ma ciò nonostante io
spero che il mio lavoro possa essere di qualche utilità per la cono-
scenza del genere Hymenocephalus.
STAR A i E ast
ie MOTI
di
ces e
16 D. VINCIGUERRA eer
Sento il dovere di ringraziare il Conservatore Dott. Felice.
Capra per il valido aiuto datomi nella dissezione e interpretazione
dei tessuti dell’7ymenocephalus e del suo apparato po
e preparazione dell’osso pelvico di esso.
Il genere Hymenocephalus ricevette questo nome da E. H. Gi-
glioli che ottenne i primi due esemplari nel 1881 durante la cro-
ciera talassografica del « Washington» e furono dapprima da lui
determinati come Malacocephalus laevis, Lowe (*), ma poi rico-
nosciuti come distinti da questo e nominati Hymenocephalus
italicus (?). Il primo ne fu preso a 508 m. di fondo al largo di
Capo Carbonara (Sardegna Meridionale) in 39° 15’ 17” 3° lat. N
e 9° 36° 37” 7° long. E. Gr., e l’altro a 823 m. a S. di Mari-
bap (Sicilia o) in 37952" 55° lat. Ne 14° 5640005"
Gr. Egli non pubblicò alcuna descrizione delta specie ma si limitò
a figurarla in un successivo lavoro (*). L’Hymenocephalus ita-
licus fu raccolto anche dalle spedizioni Francesi del «Travailleur» e
del « Talisman » degli anni 1882 a 1884 e descritto e figurato dal
Vaillant, che ebbe occasione di esaminare ben 1231 esemplari
provenienti dalle coste atlantiche del Marocco e del Sahara e dalle
isole del Capo Verde (‘). Vaillant riferisce al genere Hymenoce-
phalus altre tre specie: crassiceps (Gthr.), longifilis (G. B.) e
dispar, Vaill., che vanno riferiti ad altri generi della stessa
famiglia.
Questa specie però non era sfuggita ai precedenti raccoglitori
e in ispecie ai Fratelli Gal di Nizza che per molti anni di seguito.
fornirono di rari esemplari di pesci i principali Musei d'Europa.
Alcuni esemplari di tale provenienza se ne trovavano al Museo di
Parigi ed erano stati esaminati da E. Moreau (5) ma riferiti al
Malacocephalus laevis, uniformandosi così al modo di vedere di
Gunther (°) che, descrivendone un giovane esemplare parimente
() E. H. Giglioli. — Deep sea explorations in the Mediterranean, in Natwre, 30
Marzo 1882, p. 505.
() E. H. Giglioli. — New deep sea Fishes from the Mediterranean, in Nature,
28 dicembre 1882, p. 198.
(5) E. H. Giglioli. — Pelagos. Genova 1884 (in collaborazione con A. Issel) p. 228.
(4) L. Vaillant, — Expéditions scientifiques du Travailleur et-du Talisman. Pois-
sons. Paris 1888, p. 211, tav. XIX fig. 1-1 d.
(©) E. Moreau. — Hist. Nat. des poissons de France. Vol. III Paris 1884, p. 284.
fig. 183.
(6) A. Gtinther. — Challenger Reports XXII, 1887. Deep sea Fishes p. 140.
(eiiy~ yt): a oe
eee ee
> p. 294.
GENERE HYMENOCEPHALUS 17
di Nizza che chiama Macrurus italicus e riferisce al suo sotto-
genere Myslaconurus, scrive che se non fosse per la dentizione
lo avrebbe riferito al Malacocephalus, ma che per affermare ciò
occorrerebbe una maggiore serie di esemplari. Questa opinione fu
presa in considerazione dal Carus (') che sembra accostarsi all’av-
viso di Emery (?) che l’Hymenocephalus sia una forma giova-
nile del Malacocephalus o di un Coryphaenoides, benchè con-
tro questo modo di vedere stiano i denti villiformi pluriseriati di
quello; e che in ogni caso corrisponde ad uno stadio più evoluto
del pesciolino descritto e figurato da Cocco (?) e da Costa (*) col
nome di Krohnius filamentosus e che lo stesso Emery aveva
creduto potesse essere la larva del Macrurus coelorhynchus,
(® al quale Facciolà aveva creduto riportare alcuni esemplari
che indubbiamente appartengono all’Hymenocephalus italicus
(5) che pure è incerto se debba essere ritenuto specie distinta o
larva di altra più grande (7). È da notare che Facciolà indica la
presenza «un po’ più innanzi della base delle ventrali di un
punto biancastro, poco appariscente » che con tutta probabilità è
la lente caratteristica dell Hymenocephalus che era anche stata
notata da Collett (8) Infatti esso è stato trovato dalla «Hirondelle »
nelle acque delle Azorre alla profondità di 800 a 927 m. Collett
riconosce che ha l'aspetto di un giovane, ma dichiara che, data la
presenza constatata da Giglioli di uova mature in una femmina e
il gran numero di esemplari tutti di piccola statura, illustrati da
Vaillant, non si può ammettere che non costituisca una specie
distinta. Secondo lui alcune parti del corpo sembrano non essere
mai coperte di squame, il che non è vero per tutte le specie del
genere, mentre queste esistono sui lati del ventre e sul resto del
() J. V. Carus. — Prodromus faunae Mediterraneae, Stuttgart, II 1289-1893, p. 583.
(2) G. Emery. — Contribuzioni all Ittiologia, in Mem. R. Acc. Lincei, Serie 3.3
Vol. III, p. 6, con tav.
(®) Cocco. — Intorno ad alcuni nuovi pesci del mare di Messina, in Giorn. gab
lett. Messina ecc. III, tom. V, 1884, p. 21-30 con tav.
(4) A. Costa. — Osservazioni sul Krohnius filamentosus ecc. in Ann. Mus. Zool.
Napoli. Vol. V, 1845, p. 42-43, tav. I, fig. 4.
- ©) C. Emery. — Note ittiologiche II. Krohnius filamentosus, in Atti Soc. It. Sc.
Nat. 1878, p. 41.
(5) L. Facciolà, — Sulla forma giovanile del Macrourus coelorhynchus, in Boll.
Scient. 1882. Anno IV, p. 9-13.
(7) L. Faceiola. — Sul Krohnius filamentosus, in Natur. Sicil. Anno III, 1884,
(8) R. Collett. — Poissons provenant des campagnes du yacht Hirondelle.
Monaco, 1896, p. 85-88, tav. II, fig. 7.°, 76, 7 ¢.
¢
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LV (18 Settembre 1932). 2
18 D. VINCIGUERRA
corpo e si continuano su parte della coda. Egli osserva che in —
avanti delle ventrali si nota una piccola protuberanza mammillare
rotonda.
Non è però possibile ammettere che lo Hymenocephalus ita-
licus sia lo stadio giovanile del Macrurus coelorhynchus e
tanto meno del Malacocephalus laevis, la cui presenza nel Medi-
terraneo è ben lungi dall'essere accertata, perchè tanto Giglioli
quanto Facciolà ne hanno osservato individui con uova mature,
che si trovavano anche in parecchi degli individui ottenuti da me.
Non ho materiale sufficiente per poter manifestare una opi-
nione sul Arohnius, ma non posso che dividere quella di Emery
che non è dubbio che si tratti di larva di un Macruride.
La citazione del Macrurus laevis o Malacocephalus nel
Prodromo di Carus è basata evidentemente sull’ ipotesi che
l’Hymenocephalus italicus sia da riferirsi a questa specie e lo
stesso fondamento ha quella di Ariola (*) i cui esemplari ho esa-
minato e che sono Hymenocephalus.
Io mi sono procurato un individuo di Malacocephalus lungo
m. 0,29, avuto dal Dott. Norman del Museo Britannico, preso al
largo del S. W. dell'Irlanda in 52° 20' lat. N e 12° W. Gr., in
130 braccia di fondo, e ho potuto constatare bene la differenza
fra questo e l’Hymenocephalus.
I caratteri distintivi fra i due generi, che pure hanno tanta
rassomiglianza fra loro, si possono riassumere, omettendo quelli
comuni ad entrambi, nel modo seguente, attenendosi in parte
alla tavola sinottica che ne danno Weber e De Beaufort (?).
Malacocephalus. Apertura anale non contigua all’inizio della
pinna anale. Regione ventrale non striata. Assenza di organi lenti
colari ventrali esterni. Membrane branchiali largamente unite fra
loro. Denti mandibolari grandi in una sola serie. Squame piccole.
Hymenocephalus. Apertura anale contigua all’inizio della.
pinna anale. Regione ventrale striata. Due organi lenticolari ven-
trali. Membrane branchiali strettamente congiunte. Denti mandi-
bolari piccolissimi, disposti in fascie. Squame grandi.
La conoscenza delle specie di questo genere è specialmente
dovuta agli ittiologi Nord-americani e in modo particolare ai lavori
(1) V. Ariola. — Pesci nuovi o rari per il golfo di Genova, in Ann. Mus. Civ.
Gen. XLI, p. 161.
(?) M. Weber & L. F. Beaufort. — The fishes of the Indo-Australian Archipelago.
V, Leiden, 1929, p. 25.
GENERE HYMENOCEPHALUS 19
di Gilbert e Hubbs (!). Ne furono descritte ormai ben 22 specie,
ma il materiale sul quale sono basate le descrizioni è sempre
stato, tranne poche eccezioni, assai scarso e quasi sempre ottenuto
in condizioni poco soddisfacenti, talchè la sistematica di esso non
può dirsi stabilita in modo definitivo. Il genere è rappresentato in
quasi tutti 1 mari, perché, oltre all’unica specie mediterranea, se
ne conoscono altre dell’ Atlantico, del Pacifico e dell’ Oceano
Indiano, ma l’area di maggiore diffusione sembra essere nel mare
che bagna le Filippine e il Giappone, sempre a notevole, benchè
non eccessiva, profondità.
Le specie di Hymenocephalus sono tutte di piccola statura,
non superando mai i 20 cm. di lunghezza (mentre quelle di
Malacocephalus raggiungono i 40 cm.). Il corpo è compresso,
terminato in coda filiforme. Hanno la testa quadrangolare con i
margini laterali subparalleli, di struttura cavernosa per il grande
sviluppo dei canali sensorii con tramezzi ossei sottili e delicatis-
simi. Estremità del muso più o meno sporgente. Bocca larga
infera, subterminale con la mascella più lunga della mandibola,
con l’apertura che giunge al disotto o al di là del margine poste-
riore dell’occhio Non tutte le specie hanno un barbiglio mentale,
che nell’ifalicus è presente e lungo come la meta dell’ orbita o
poco meno. Membrane branchiali congiunte sotto il margine poste-
riore dell’orbita, libere dall’ istmo. 7 raggi branchiostegi. 10 a
18 appendici branchiali più o meno ridotte a tubercoli (nell’Hym.
italicus sono 18, piccole, spinose ma non tubercolari) Pseudo-
branchie assenti. Denti piccolissimi disposti in fascie. Squame grandi,
caduche, sottili, tondeggianti, con la porzione libera guarnita di
spinule deboli. Secondo Collett (*) queste spinule sarebbero dispo-
ste in due serie semicircolari, di cui una di 3 a 7 spine e l’altra
di 2 a 3; sul ventre mancherebbero le spine. Negli esemplari di
italicus da me esaminati queste spinule sono disposte molto irre-
golarmente; sono scarse sui fianchi e sotto la gola e più abbon-
danti sul ventre.
Linea laterale presente. Due organi lenticolari, uno anteriore,
collocato tra le ventrali e l’altro posteriore, immediatamente prima
dell’ano.
(1) Gilbert & Hubbs. — Bull. U. S. Nat. Mus. 100, vol. 1, pt. 7, p. 519-540.
(8) R. Collett, loc. cit. p. 87.
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| D, VINCIGUERRA
Il colorito del corpo nell’italicus è argenteo, ma la parte infe-
riore del capo, il torace sino all’ano sono intensamente neri.
Lo studio diligente recentemente fatto da Hickling del Mala-
cocephalus laevis (Lowe) nel quale ha constatato la lumine-
scenza (1) mostra anche come in ciò l’organizzazione sia diversa
da quella dello Hymenocephalus. Infatti nel Malacocephalus
laevis, come nelle altre tre specie del genere descritte della
regione orientale (nipponensis, Gilbert, luzonensis, Gilbert e
Hubbs, e Rawazensis, Gilb. Hubbs) alcuna delle quali potrebbe
essere non diversa dalla specie atlantica, si trova sul ventre, fra —
la base delle pinne ventrali, una depressione, in verità assai poco
accentuata, coperta da uno strato di cute ispessita, priva di squame,
di forma triangolare e dopo di questa se ne trova un’altra di
forma ovale, con uno strozzamento mediano, la cui parte anteriore
è evidentemente lo sbocco del dotto
luminoso e la posteriore l’orifizio anale,
I rapporti fra queste due parti sono
però ben diversi, come ha già fatto
notare Gilbert (*), da quello che
apparirebbero dalla figura datane da
Gunther (#) ove le due aperture figu-
rano come discontinue mentre sono
collocate in una fessura unica che
Lutken (*) ha paragonato ad una vulva e che io ho creduto di
riprodurre. Di questa area nuda non è fatto alcun cenno nella
descrizione originale di Lowe (5), nè in quella che ne dà Gunther
nel suo classico catalogo (5).
Non è mai fatta, in alcuna delle specie di Malacocephalus,
menzione della presenza di corpi lenticolari esterni. Internamente,
al disotto dello strato di cute nuda e inspessita, si trova, secondo
le osservazioni di Hickling, una ghiandola a secrezione luminosa,
Regione anale del Malacocephalus
laevis.
(1) G. F. Hickling, — A new type of luminiscence in Fishes. Journ. Mar. Biol.
ASS. XIII, p. 914-929, con 4 tav.
(3) C. H. Gilbert. — Fishes of the Hawaian islands, in Bull. U. S. Fish.-Comm.,
XXIII, pt. II, 1903, p. 678.
(8) A. Giinther. — Challenger Reports. XXII Deep. sea Fishes, p. 148, tav. XXIX,
fig. 6.
(4) C. Liitken. — Malacocephalus laevis (Lowe) ved dansk Kyst, in Vid. Meddel.
Naturhist. Forening i Kjébenhavn, 1872, p. 2.
€) Lowe. — Proce. Zool. Soc. London, 1843, p. 92.
(5) A. Giinlher. — Catalogue of Fishes in the British Museum, IV, p. 397.
Es}
GENERE HYMENOCEPHA LUS 921
circondata da due corpi lentiformi di tessuto connettivo ialino,
uno al dinnanzi e l’altro al disotto di quella, dei quali però non
si scorge traccia all’esterno.
Nello Hymenocephalus non si osservano queste depressioni e
questi ispessimenti cutanei, ma esiste sulla linea mediana del
ventre, alquanto in avanti delle pinne ventrali un corpo lenti-
forme trasparente di forma circolare, che in un individuo lungo
15 cm. ha un diametro di mm. 0,8, e un altro simile del na
metro di mm. 1 che si trova anteriormente all'ano ma contiguo
a: questo.
Queste lenti, delle quali non è fatto alcun cenno nelle. descri-
zioni di Giglioli e di Moreau, si trovano in tutte le specie di
Hymenocephalus conosciute; in talune, come lo H. striatissi-
mus, Jord. e Gilb. delle Filippine e mari vicini, la lente poste-
riore è distintamente biloba (’).
Malgrado la estrema sottigliezza e caducità delle squame si
può riconoscere che esse coprono nell’i/alicus quasi tutta la
regione ventrale dalla gola in giù. Soltanto in prossimità della
regione preanale e intorno a questa non si riesce a scoprirne trac-
cia. In altre specie Gilbert e Hubbs hanno constatato sul ventre la
presenza di squame mentre quelle erano state descritte come prive
di esse. Queste squame però sono sottili e trasparenti e al disotto
di esse si scorge il colorito argenteo della cute che presenta mol-
tissime striature nere più marcate nella regione dell’istmo della
gola e sui fianchi al disopra delle pinne pettorali.
Nello Hymenocephalus italicus al disotto della lente ante-
riore, epidermica, circondata da un anello di melanofori che si
addossano anche alla zona periferica della sua faccia interna, vi
è un altra massa di tessuto subialino di forma lenticolare, addos-
sato alla parete addominale interna, a superficie superiore legger-
mente concava e inferiore convessa, riunito alla lente epidermica
da una piccola colonna di tessuto subialino. Anche questa colonna
è in gran parte rivestita di uno strato interno nero, da uno me-
diano argenteo e da uno più esterno nero.
Più internamente e addossato alla concavità della ie interna,
inferiormente e superiormente al peritoneo vi è un corpo ghian-
dolare, tondeggiante, schiacciato in senso dorso-ventrale, bianchic-
cio, con canale mediano comunicante col tubo di scarico. Anche
(1) Gilbert & Hubbs. — Proc. U. S. Nat. Mus. LI, 1906, p. 187.
a
A
992 D. VINCIGUERRA
questo corpo è ricoperto dai soliti strati, tessuto a melanofori e
argenteo, tranne la faccia ventrale della lente che sembra coperta |
dal solo tessuto a melanofori. ll tubo di scarico è internamente —
nero, avvolto da una membrana meno scura.
Questa ghiandola poggia sopra un’appendice del processo poste-
riore dell'osso pelvico, analoga a quella riscontrata da Gilbert e
Hubbs nel Coelorhynchus argentatus (*) e da Hickling (*) nel
Coelorhynchus coelorhynchus. Nello Hymenocephalus questi
processi non sono cartilaginei e distano tra loro come nel Macru-
rus ma leggermente ossificati e saldati insieme; si trovano anche
in altre specie di Macrurus e mancano nel Malacocephalus.
Credo opportuno dare una figura semi-schematica dell’osso pelvico
dello Hymenocephalus adoperando presso a poco le stesse lettere
date da Hickling perchè si possa confrontare con questa.
La lente posteriore cutanea ha la superficie leggermente con-
vessa; ad essa è sottoposta una massa pure lentiforme di tessuto
quasi ialino e un po’ più sottile della lente e separata da questa
in gran parte dal tessuto a melanofori. Anteriormente alla lente
vi è un piccolo ammasso ghiandolare tondeggiante che giace sopra
il tubo di scarico che si apre immediatamente dietro alla lente
nel meato anale. Questo ammasso ghiandolare è rivestito esterna-
mente dalla membrana nera, più internamente da uno strato
bianco- argenteo.
Per lo stato di conservazione degli esemplari non fu possibile
determinare la struttura intima di questi ammassi che mostrano
la più grande analogia con le ghiandole descritte da Hickling nel
Malacocephalus. Questi due ammassi comunicano fra loro per
mezzo di un canale che corre lungo la parete interna dell’ ad-
dome ed apparisce come una striscia nera, la quale è stata indicata
in quasi tutte le specie conosciute del genere e che è anche
evidente all’esterno sotto forma di una striscia bianchiccia pun-
teggiata di nero. Disposizione analoga è stata indicata da Gilbert
e Hubbs (*) per una specie del genere Coelorhynchus ascritta
al sottogenere Quincuncia (C. argentatus) in questa è descritto
un organo di problematica funzione collocato nella parte interna
del ventre, costituito da un ammasso di tessuto molle, più o
(1) Gilbert & Hubbs. — Bull. U. S. Nat. Mus. 100, vol. 4, pt. 7, p. 435.
(2) Hickling. — A new type of luminiscence in Fishes III The Gland in Coelorhyn-
chus coelorynchus Riss. Journ. Mar. Biol. Ass. Plymouth XVII, p. 853.
(5) Gilbert & Hubbs. — Bull. U. S. Nat. Mus. 100 Vol. I, pt. 7, p. 435.
GENERE HYMENOCEPHALUS 23
‘meno pigmentato sulla superficie ventrale, strettamente unito al
peritoneo che ad ogni estremità porta una dilatazione depressa,
la posteriore delle quali è biloba, essendo divisa dall’ano. La dilata-
zione anteriore è sostenuta da uno stiletto cartilagineo, connesso con
| l’osso pelvico che si congiange con quella dell’altro lato. La presenza
del corpo ghiandolare è stata segnalata anche in altre specie di
Coelorhynchus e nei generi affini Ventrifossa e Lionurus.
È stata riscontrata una disposizione analoga da Franz (1) in
una specie di gadoide (Physiculus japonicus) che presenta sulla
linea mediana del ventre, a eguale distanza dall’ano e dall’inser-
zione delle pettorali, un disco nero al disotto del quale si trova
una ghiandola che ha un condotto escretore che si apre nell’ano
e la cui funzione è ignorata. i
Hickling aveva supposto, però con molte riserve, che i corpi
lentiformi del Malococephalus potessero far parte di un apparato
ottico per proiettare luce dalla ghiandola, ma in seguito non
ritiene più probabile che ciò avvenga e pensa che si tratti sol-
tanto di tessuto connettivo ialino che riempie lo spazio fra la
ghiandola e il sostegno osseo (enclosing sheets) di essa (?).
Io confesso che non so adattarmi all’idea che anche nello
Hymenocephalus le lenti non abbiano rapporto con la funzione
della ghiandola, la quale con tutta probabilità è luminosa come
nel Malacocephalus. Questa è pure, a quanto pare, l’ opinione
degli ittiologi americani, che hanno adottato per quelle lenti il
nome di fotofori. Il Sig. Confalonieri però mi accerta che in
nessuno degli esemplari di Hymenocephalus da lui raccolti, che
pure presentavano sul corpo punti fosforescenti, probabilmente
dovuti a batterii, dagli organi lenticolari non emanava alcuna luce.
Ma non è da escludere che la funzione luminosa cessi con la
vita, perchè quei pesci arrivano sempre a bordo morti.
La presenza di un corpo lentiforme sul mezzo del ventre non
era sfuggita, come si è visto, ad alcuni autori precedenti, quali
Facciolà e Collett, che però, a quanto pare, non avevano rimar-
cato l’altro che si trova in corrispondenza dell’ano. Alcock (*) il
(1) V. Franz. — Die Japanische Knochenfische der Sammlungen Haberer und
Doflein in Abhandl. bay. Ak. Wiss. II KI. Sitzber. 4 (4910) p. 28, fig. 4e p. 111 tav. X,
flg. 10.
(2) C. F. Hickling. — A new type of luminiscence in Fishes, III. The gland in
Coelorhynchus coelorhynchus, Risso, Journ. Mar. Biol. Ass. XVII, p. 862.
(®) A. Alcock. — A descriptive Catalogue of the Indian Deep.-sea Fishes, Calcutta
1899, p. 447.
Qh | D. VINCIGUERRA
quale suppone che lo Hymenocephalus cavernosus, descritto
originariamente da Goode e Bean come Batkygyadus sopra un
solo esemplare del golfo del Messico (!), ritrovato dall’ «Investigator»
nell'Oceano Indiano e pescato poi in varie parti dell'Atlantico dal
«Valdivia» (*), possa essere identico all’italicus, descrive in esso
una macchia rotonda, nera, posta davanti alle pinne ventrali,
priva di spuame, che ha l’aspetto di una ventosa e che, secondo
Brauer, si trova non in alcuni ma in tutti gli individui di questa
specie. Vaillant non ha fatto alcun cenno di questo carattere.
Jordan e Evermann (*) indicano come in tutto o in parte nude le
parti inferiori nel genere Hymenocephalus in avanti delle ven-
trali. Jordan e Gilbert (+) segnalano per la prima volta la —
presenza di corpi lenticolari sul petto e sull’addome, in avanti
dall’ano nello H. striatissimus e nel papyraceus del Giappone
x
pel quale è detto che questi corpi sono uniti da una striscia.
nera, lungo la linea mediana del peritoneo. Questi autori indicano
pure per i primi la presenza di minute strie che si stendono
dall’istmo sino alla regione preanale, affermando che sono pre-
senti anche in altre specie del genere. Smith e Radcliffe (°)
hanno descritto la regione sotto e dietro la base delle pinne
pettorali dello Hymenocephalus longipes, specie nuova delle
Filippine come nuda e hanno indicato la presenza di strie ben
marcate in un’area triangolare che ha il suo apice sotto la base
delle pettorali e si stende in basso comprendendo la base delle
ventrali. Ma Gilbert e Hubbs hanno riconosciuto che la regione
ventrale descritta come nuda è coperta di squame sottili prive
di spine (°). Questi autori nel loro lavoro sui Macruridi del
Giappone (‘) scrivono che il genere Hymenocephalus è il più
distinto di tutti gli altri della famiglia ed è caratterizzato, ad
(1) Goode & Bean. — Proc. U. S. Nat. Mus. VIII, p. 598.
(®) A. Brauer. — Wissenschaftliche Ergebn. der Deutschen Tiefsee Expedition. —
Die Tiefsee Fische. Jena 1906, p. 269.
(5) Jordan & Evermann. — The Fishes of North and Middle America, pt. III,
p. 2580.
(4) Jordan & Gilbert. — A Review of the Japanese Macrouvridae in Jordan & Sharks,
List of the Fishes dredged by the Steamer Albatross of the Coast of Japan. Bull.
U. S. Fish Comm. Vol. XXII, 1904, p. 612 e seg.
(5) L. Radcliffe (in collabor. con H. Smith.) — Description of a new family of
Anacanthine Fishes, etc. in Proc. U. S. Nat. Mus. 13, 1913. p. 109-112, tav. 23, fig. 4-3.
(5) Gilbert & Hubbs. — The Macrurid Fishes of the Philippine Islands. Bull. U. S.
Nat. Mus. 100, vol. I, pt. 7, p. 517.
(7) Gilbert & Hubbs. — Report on the Japanese Macrurid Fishes ecc. in Proc.
U. S. Nat. Mus. 51, p. 186.
ee ee PS ha
GENERE HYMENOCEPHALUS 25
eccezione della Steindachneria argentea, dalla presenza di strie
descritta come più o meno trasversalmente striata e la cute vi é
pi costituite da linee parallele di pigmento oscuro, alternato
con argenteo, sulle aree ventrali del corpo, e da quella dei due
corpi lentiformi, possibilmente fotofori, sulla linea mediana del
| ventre, uno immediatamente prima dell’ano e uno prima delle
| ventrali, congiunti da un margine nero lungo la parete della
cavità addominale. Sono anche Lr... di questo genere le
squame grandi e sottili, con spinule deboli e la struttura perga-
| menacea delle ossa del capo. °
La presenza dei corpi lentiformi e anche quella della striatura
del ventre sono pure ricordate da Weber e De Beaufort nelle
specie dell’ Arcipelago Indo-australiano (!); la lente anteriore è
detta più piccola e la posteriore più grande e circolare, aliungata
o biloba, secondo le specie. L'area compresa fra l’istmo e l’ano è
indicata come d’ordinario nuda.
() Weber & De Beaufort. — The Fishes of the Indo-Australian Archipelago,
| Vol. V, 1929, p. 56.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA.
Hymenocephalus italicus Gigl.
l]. — Regione ventrale Xx 2.
L. ant. lente anteriore.
L. post. lente posteriore.
ps — Squame del ventre X 20.
2. squame all’ascella delle pettorali.
3. squame sotto la gola.
> 4. squame dei fianchi.
5. squame presso la lente inferiore.
oes | - Cinto pelvico DE a
pelv. ossa pelviche. =
pr. p. processo posteriore.
c. t. cresta iliaca.
cart. gl. cartilagine della ghiandola..
estr. art. estremità articolare.
cage ghiandola. Pe
Sn i
n est. lente osterna
È)
i ¢ î «
= Apparato. I ? a posteriore ODA:
“a orifizio anale. :
le altre lettere come a fg. ip
SULLE FIGURE DI CORROSIONE DELLA PIRITE
OTTENUTE PER MEZZO DI Hy0,, E SULLA DISTINZIONE DELLE FORME ~
COMPLEMENTARI DESTRE (k ho) = (120) e sinistre = (hko) (210).
: Dortor GABRIELE LINCIO
Istituto di Mineralogia della R. Università di Genova
TAV. II.
In un mio precedente lavoro (!) descrissi alcune interessanti
pseudomorfosi parziali della pirite, da me ottenute mediante
ossidazione con H, O, in soluzione satura di Ca SO, ed in pre-
senza di calcite. I cristalli di pirite di Traversella usati per dette
esperienze mostravano le forme (321) predominante e le (210),
(421) e (100) in sottordine. Dopo 3-4 mesi di permanenza
nella soluzione corrodente trovai tutte le facce dei cristalli rico-
perte di sostanza. bruno-rossiccia chiara, ad eccezione di quelle
del cubo che rimasero scoperte, lucenti e senza traccia di corro-
sione. Le facce della pirite coperte dalla patina bruna di idrossido
di ferro, una volta eliminata quest’ ultima, si mostrarono ancora
lucenti, ma corrose abbastanza profondamente.
In altro mio lavoro (?), diedi notizia dei risultati ottenuti
trattando cristalli di pirite di Traversella a freddo con sola acqua
| ossigenata concentrata (perneozonio o peridrolo, cioè soluzioni al
36 °/, di H, 0, in peso, pari a 120 Vol. di O) e al riguardo
della corrosione dei cristalli trovai che quando
la forma (321) era | le forme (421), (210) e (100) erano invece
ancora punto o poco | molto più intaccate, in ordine crescente da
intaccata, sinistra a destra.
Tutte le facce rimasero lucenti al pari delle figure di corro-
sione formatesi. :
Trattando invece altri cristalli della stessa pirite di Traversella
(1, G. Lincio - Minerali di Valle d’ Usseglio. Atti Soc. Nat. e Mat. di Modena,
‘ Serie VI, Vol. VIII - 1924.
(2) G. Lincio - Studio sulla Pirite - Modena 4925.
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con HNO, concentrato ed a freddo, si notò che essi perdettero È;
la loro lucentezza e si appannarono, ma la corrosione ADERIRE
nello stesso modo come sopra, cioè LIO, SRI
le (321), (421) erano | la (210) lo era di più | e la (100) molto for-
ancora poco corrose, . | temente.
Usando poi una miscela di H,0, concentrato e di HNO,
cone., a freddo, le facce dei cristalli di pirite della stessa prove-
nienza subirono un’ analoga e progressiva corrosione, cioè quando —
la (111) e la (321) erano rela- | le (421), (210) e (100) erano di-
tivamente poco corrose e talora | stintamente e gradualmente più —
la (321) era diventata opaca, | corrose, ma rimanevano lucenti.
Fino a poco tempo fa non vi era possibilità di distinguere il
pentagono - dodecaedro sinistro (210) dal complementare destro
(120) all’ infuori di quella basata sul riconoscimento dei caratteri
morfologici esterni, di cui si tratterà in seguito.
Solo l’analisi coi raggi X mostrò che il reticolato e la strut-
tura dei due tipi di forme sono differenti. Sia coi risultati ottenuti
mediante i raggi X, sia con quelli raggiunti con lo studio delle
fizure di corrosione naturali ed artificiali, la pirite viene ora
concordemente ascritta alla classe diacisdodecaedrica del sistema
cubico. Come è noto, le figure di corrosione ottenute mediante
acqua regia sono simmetriche rispetto ai piani del cubo e quindi
rientrano nel grado di simmetria della classe cristallografica asse-.
gnata alla pirite.
Il riconoscimento delle forme pentagonododecaedriche comple-
mentari per mezzo dei caratteri morfologici esterni delle facce si
basa sull’ orientazione delle strie di combinazione.
Per alternazione oscillatoria della forma (100) con la forma,
sinistra (hko = 210), p. es. a Traversella, si hanno sulla (210)
strie di combinazione parallele allo spigolo tra (210 : 100), essendo
210 +210 = 100, vedi Tav, II fig. 2. Per alternazione pure oscil-
latoria della forma destra (k ho = 120) con la (241) (p. es. a
Brosso comunemente) si hanno strie di combinazione. parallele
allo spigolo tra (120: a cioè normali allo spigolo che la (120)
fa col cubo (010), vedi fig. 3 della Tavola II.
QUA +21 = 190; 190 4g 120) = 040:
Siccome con le forme destre si hanno sovente ip
tra i quali comune il (211), è evidente che le strie di combina-.
zione della (120) possano anche essere causate da rapida alter-
FIGURE DI CORROSIONE DELLA PIRITE 29
nazione della (120) con la (121), essendo la posizione della 120
fissabile per mezzo di: 121 + 121 = 190.
Per scegliere un caso in cui I’ orientazione dei pentagonodode-
caedri può sembrare incerta, p. es. quello abbastanza frequente
della combinazione della (111) con forme. sinistre o destre della
(210), l'incertezza è eliminabile se, osservando attentamente il
pentagonododecaedro con la lente od anche col microscopio presso
ognuna delle due emergenze degli assi binari il relativo paio di
facce mostra in un primo caso strie di combinazione parallele al
loro spigolo comune (210 :210), vale a dire strie parallele allo
spigolo fatto da ogni faccia del pentagonododecaedro col cubo
teorico, caso delle forme sinistre; ovvero se in un secondo caso
mostra strie di combinazione normali allo spigolo comune (120:120)
cioè a quello fatto da ogni faccia del pentagonododecaedro con la
faccia del cubo teorico, caso delle forme destre. Per questi due
casi si osservino le figure 2 e 3 della tavola II Trovai tipiche
e ben distinguibili combinazioni del primo caso: i
(111) e (210) ed anche (100), (321), (210), (111)
e del secondo vari esemplari perfetti: (111), (120).
| Una volta determinata la posizione d’ orientazione dei penta-
gonododecaedri è cosa facile la determinazione dei diacisdodecaedri
complementari sinistri (hkl) e destri (k hl). Anche coi diacisdo-
decaedri, p. es. con la (321), si nota come sovente essa presenti
strie parallele allo spigolo di combinazione con la (421), sia
quest ultima forma presente o no sul cristallo, per alternazione
oscillatoria della forma (321) con la (421). Le facce (421) e (421)
fanno zona con la (210), cioè (421) + (421) = (210) e poi
= (21). | al
A Traversella è appunto non rara la combinazione di (100),
e210) (321), (421):
Con Groth (') i pentagonododecaedri sinistri (hk 0) sono detti
positivi, quelli destri (k ho) sono detti negativi e questa denomi-
nazione si riferisce al comportamento termoelettrico della pirite.
Per quanto se ne parli diffusamente in tutti i trattati di cristal-
lografia fisica, ricordo che già Dana e Schrauf non ammettevano
che il comportamento termoelettrico + della pirite potesse venir
messo in relazione coi caratteri morfologici dei relativi cristalli.
Senza voler negare tale possibile comportamento termoelettrico,
(1) Groth - Physikal. Krystallographie 1895 pag. 510.
30 G. LINCIO © ur
date le discrepanze nei risultati ottenuti dai vari autori ed essen-
domi noto, per una certa esperienza fatta appunto sulla pirite (4),
come p. es. anche al riguardo delle misure della resistenza elet-
trica su lamine di pirite di varia provenienza e di maggiore 0 —
minor purezza, si possano ottenere valori disparatissimi ed illusorì, —
è evidente che lo studioso si debba in ogni caso imporre la più
oculata prudenza col fare saggi analitici ed anche microscopici di 1
purezza trattando prima la lamina od i preparati di pirite con ;
H, O,, perchè solo così si può con relativa certezza rilevare se
essa contenga o meno le tanto frequenti inclusioni irregolari —
carboniose, o altre di magnetite e di carbonati tra i quali assai
sovente siderite etc. Le lamine di pirite possono poi venir di |
nuovo levigate e lucidate una volta stabilitane con la corrosione —
la conveniente purezza. In generale io trovai che i cristalli a |
forme destre (kho = 120) sono i più impuri per le suddette
inclusioni, però esse non mancano anche in cristalli a forme
sinistre (hko = 210). Non parlo qui delle sub-aggregazioni di
forme p. es. destre e sinistre in uno stesso cristallo o delle para-
morfosi di marcasite su pirite. e
Sapendo di avere nell’ H, O, un ottimo corrodente della pirite, |
allo scopo di studiare le fone di corrosione sulla (210) destra
e sinistra, feci di nuovo uso del Peridrolo (acqua ossigenata
Merck a 30°/, in peso di H, 0,, pari a 100 Vol. di ossigeno)
che resiste meglio a temperature d’ ambiente un po’ elevate
durante l’ estate, e mi procurai alcuni fra i migliori tipi di
cristalli di pirite di Traversella e di Brosso.
Prescelsi alcuni pentagonododecaedri perfetti sinistri (210) di
Traversella; alcuni destri (120) soli ed altri in combinazione con
(111) e talora con (241) di Brosso. i
Levigai pure alcune facce di (210) e (120) per levar loro le
strie di combinazione. Nei vari casi ripetei alcune volte la corro-
sione sopra uno stesso individuo per seguirne il progressivo svi-
luppo. Nel primo tempo di corrosione di un cristallo di pirite che
mostrava il solo pentagonododecaedro sinistro (210) ottenni i
seguenti risultati :
Tolsi il cristallo dall’ acqua ossigenata quando esso mostrava
ancora di riflettere parzialmente la luce sulle sue facce e presen-
PU
Pe PRIORE VE TE ee TREE TIE TTT
(1) G. Lincio - Studio sulla pirite - Modena 1925. Conduttività specifica elettrica
della pirite.
/
FIGURE DI 7. PIRITE 31
tava i tre spigoli convergenti allé due emergenze di ogni asse
trigonale già intaccati ed allargati di ca. !/, mm., mentre i sei
spigoli, fatti dalle sei coppie di facce del (210) e disposti normal-
mente agli assi binari, erano pochissimo corrosi.
La riproduzione fotografica dell’aspetto della (210) dopo la
corrosione venne ottenuta per mezzo di un illuminatore verticale
a prisma e con un ingrandimento di 40 volte. Vedi fig. 1 Tav. II.
La figura 1 è così orientata che la direzione N-S segna la
direzione delle strie originarie di combinazione proprie della (210)
cioé (210: 100) e la posizione della faccia del cubo (100) sarebbe
a sinistra. La direzione normale alla precedente cioè O-E segna
l’orientazione delle finissime strie di corrosione sulle quali si
allineano di preferenza minutissime figure di corrosione che in
seguito ad un'ulteriore azione di corrosione mostrano forma e
dimensioni come a fig. 4 Tav. IL.
Il cristallo che servi alla riproduzione fotografica di fig. 4
era di tipo perfettamente sinistro e presentava la combinazione
delle forme (210), (321) con facce di (100) strette ma regolari.
In detta figura si vedono le strie di combinazione della (210)
in direzione N-S ed i contorni delle figure di corrosione, poi
a destra in basso anche alcuni allineamenti di esse sulle iniziali
strie di corrosione qui già scomparse quale effimero fenomeno di
corrosione superficiale.
Nella fig. 1 del testo è dise-
DI gnato schematicamente il tipo
{> D più comune di tali figure sulla
(210) che mostra un contorno
Fique a da (120) maggiore a deltoide, quello
©. esterno superficiale, ed un con-
| torno pure a deltoide più pic-
| colo, quello interno del fondo.
Gli apici dei due deltoidi non
sono uniti fra loro da uno spi-
€ du (21 0) golo negativo. L’ orientazione
delle figure di corrosione mostra
l’apice del deltoide rivolto verso lo spigolo (210 : 100) e la parete
piana di destra che unisce le basi dei due deltoidi trovasi insieme
col deltoide di fondo in zona (210:100), mentre una faccia del
32; | GY UINCIO +), 4 de
tutto concava a doppia falce costituisce la parete sinistra. Le
figure di corrosione sono qui pure simmetriche secondo le facce
del cubo. Nel cristallo corroso la (210) e la (100) sono spiutteste
opache, la (321) invece ancora lucente.
Per ultimo il cristallo che servi per la riproduzione iotograft.
della fig. 5 della tavola If apparteneva al tipo di cristalli (120) va
As
sicuramente destro e contenente pochissime inclusioni. In fig. 5
si vedono distintamente i contorni delle figure di corrosione, molto _
simili alle precedenti, ed allineamenti delle stesse sulle strie origi-
narie di combinazione nella parte centrale ed in alto a sinistra.
L’ingrandimento di 250 volte, ottenuto tanto per fig. 4 quanto
per la 5 con illuminatore verticale e con obbiettivi microscopici
abbastanza forti e quindi dotati di poca profondità, non permise
di fotografare contemporaneamente con pari nitidezza tanto la
superficie della faccia insieme con le sue striature e col con-
torno superiore delle figure di corrosione quanto le facce rivestenti —
le cavità delle figure di corrosione stesse. Si dovette accon-
tentarsi di una messa a fuoco media ed anche per quest ultimo —
caso ricorsi a figure schematiche, a quelle indicate nella fig. 1
del testo per la corrosione su (120), onde far vedere alcune
variazioni nell’ aspetto delle figure di corrosione. Gli apici dei
deltoidi inferiori e superiori sono qui uniti da uno spigolo
negativo e sono rivolti verso lo spigolo di (120) con (010).
Il fondo delle figure e le pareti di sinistra cadono in zona
(120: 010), mentre le pareti di destra sono sempre concave e
tondeggianti. In questo caso è pure evidente la simmetria. delle
figure «di corrosione secondo le facce del cubo. Dato il forte ingran- |
dimento, la leggera sfocatura delle facce interne ed il gioco di
luce su di esse danno quella specie di rialzo luminoso a cono
coricato che si osserva in fig. 5.
Fotografie ad ingrandimento piuttosto forte ottenute per mezzo
di illuminatore verticale a. prisma dipendono molto dalla natura
della faccia riflettente e dalla esatta distribuzione della luce su
di esse.
Non ho tralasciato di spianare e levigare come già accennai,.
aleune facce dei cristalli qui descritti e di trattarle con H, O,
contemporaneamente a quelle naturali. I risultati ottenuti non
cambiano per nulla, solo su facce levigate non comparirono più
le strie superficiali di corrosione effimera (fig. 1. Tav. II) che
FIGURE DI CORROSIONE DELLA PIRITE 33
la si vedono normali a quelle di combinazione originarie, e poi
con ulteriore corrosione la distribuzione delle figure di corrosione
si fece tanto uniforme e fitta che le facce acquistarono un aspetto
zigrinato.
In ogni caso, eventualmente col sussidio di osservazioni micro-
scopiche, si trova che le strie naturali di combinazione delle due
forme complementari della pirite raramente mancano del tutto o
sono incerte su tutte le facce uguali presenti sul cristallo. Nel
caso delle forme sinistre (210) a caratteri un po incerti, la even-
tuale formazione di strie di corrosione iniziali, disposte normal-
mente alle strie di combinazione naturali, assicura la esatta
distinzione della forma sinistra da quella destra (’).
Riassunto : Trattato del metodo di riconoscimento delle forme
sinistre (210) e destre (120) della pirite in base alla presenza.
ed all’ orientazione delle strie di combinazione sulle facce di
dette forme, l’autore descrive i risultati ottenuti col metodo di
corrosione della pirite mediante H, O, sia al riguardo della varia
intensità di corrosione riscontrata sulle varie facce, sia al riguardo
della leggermente diversa forma e della orientazione delle figure
di corrosione sulla (210) e sulla (120). Al testo sono unite alcune
figure schematiche ed una tavola con disegni e riproduzioni
fotografiche.
Istituto di Mineralogia della R. Università di Genova.
Agosto 1932 - X.
(') Rendo qui vivissime grazie al Direttore del Museo Civico di Storia Naturale
Gr. Uff. Prof. R. Gestro pel materiale di pirite gentilmente messomi a disposizione
e per l’ ospitalità accordata a questa mia nota negli Atti del Museo.
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat., Vol. LVI (20 Settembre 1932). 3
UN NUOVO METODO PER ig OTTENIMENTO
E PER LO STUDIO DELLE FIGURE DI CORROSIONE DEI CRISTALLI
Dotror GABRIELE LINCIO
TAV. III e IV.
Col metodo da me proposto si adopera una bacchetta di vetro
o d’altra sostanza conveniente, fissata verticalmente, all’ estremità
inferiore arrotondata di essa si sospende una goccia di solvente
Fig Di;
o di corrodente, e poi per mettervi
a contatto la sostanza isotropa o
cristallina, che si desidera studiare,
si fa uso di un tavolino orizzontale.
spostabile esattamente in senso
verticale.
La goccia nella parte libera
assume forma sferica e la sua su-
perficie di contatto con una faccia
piana orizzontale di una sostanza
isotropa deve essere delimitata da
un cerchio, cerchio di osculazione, .
come lo si può provare facilmente
anche con esperimento.
La goccia liberamente sospesa
alla bacchetta verticale è sollecitata
da
I la forza di gravità
II l’attrazione della bacchetta
sul liquido (l’adesione) e, ad oscu-
lazione avvenuta, è sollecitata da
II l'attrazione della lamina-
-piano-parallela del solido.
Il liquido per rimanere sospeso
deve avere la proprietà di bagnare
la bacchetta; la sua forza di adesione alla bacchetta deve
essere maggiore di quella della propria coesione interna.
La figura 1 indica la disposizione della bacchetta con la
FIGURE DI CORROSIONE DEI CRISTALLI 35
goccia ad essa sospesa e con la lamina piano-parallela destinata
‘alle esperienze.
Fig. 2 alla stessa pagina mostra invece una lamina piano-
parallela d’un cristallo (A) e, poggiata su di essa, una goccia
libera d’ un liquido (B) solvente o corrodente. Se al posto d’ una
lamina d’ un cristallo vi fosse una lamina di una sostanza isotropa,
la curva delimitante l’ osculazione sarebbe, come vedemmo, un
cerchio e tutti i punti del cerchio godrebbero delle stesse pro-
prietà del punto P segnato in fig. 2; ma trattandosi di una
sostanza anisotropa cristallina si può ritenere che si debba avere
in generale una anisotropia non solo delle tensioni superficiali,
ma anche dell’ assorbimento e quindi dell’azione o reazione del
liquido solvente o corrodente sulla stessa faccia del cristallo, e
che di conseguenza la curva delimitante l’ osculazione dopo un
dato tempo, a pressione e temperatura costante, non sia più un
cerchio, ma una curva di altra forma. Questo fenomeno deve
dipendere dalla natura del liquido solvente o corrodente e dalla
natura della sostanza cristallina che viene a contatto con esso e
poi dal grado di simmetria del cristallo e dalla orientazione cri-
stallografica della faccia sottoposta all’ esperienza.
Si sono così considerati tre casi:
1) La superficie piana orizzontale di un solido isotropo che
a contatto con una goccia di liquido, liberamente poggiata su di
esso, da un’ osculazione circolare, così che in ogni punto P della
periferia di essa agiscono tre forze (!):
PB = tensione superficiale del liquido B rispetto all’ ambiente
gassoso
PA = tensione superficiale del solido A rispetto all’ ambiente
gassoso
PC = tensione intersuperficiale del solido A rispetto al liquido B.
L’ angolo BPC ai bordi della goccia vien formato in P dalle
due superficie confinanti liquido-gas e liquido-solido.
Se invece che a destra PC tendesse a sinistra, l’ angolo BPC
tenderebbe a zero ed il liquido della goccia si allargherebbe sulla
superficie del cristallo bagnandola totalmente.
2) Si hanno le stesse condizioni come nel caso 1, ma la
goccia è qui sospesa alla bacchetta. Si ha anche quì un’ oscula-
(1) Herbert Freundlich - Kapillarchemie 1930, pag. 222.
36 G. LINCIO
zione circolare, ma, rispetto al primo caso, le forze PB, PC e
l'angolo BPC variano e solo PA mantiene il suo valore.
Dal lato pratico, quando si innalza il tavolino per portare la
faccia del cristallo a contatto con la goccia, conviene osservare
attentamente la goccia e la sua immagine specchiata dal cristallo
e fermare subito il tavolino appena esse vengono a toccarsi. Non
è conveniente, col riabbassare il tavolino, l’ aumentare la tensione
nella goccia, che allora tra il minerale e la bacchetta assume
all’ ingiro la forma di clepsidra, perchè si finisce col complicare
vieppiù le condizioni d’ esperienza.
3) Il solido è anisotropo, cioè un cristallo, e la goccia di
solvente o corrodente sospesa alla bacchetta dà su di esso un’oscu-
lazione inizialmente circolare, ma che passa poi ad altra forma,
perchè nel piano del cristallo, ammettendo un’ anisotropia delle
tensioni superficiali e dell’ assorbimento, si può dire che il campo
d'azione della soluzione o della corrosione sarà delimitato da
una curva non più circolare ma più o meno complessa secondo
i casi. Evidentemente su questa curva le tre forze PA, PB, PC,
varieranno pei diversi P, rispetto al primo caso.
A questo punto, allo scopo di interpretare i fenomeni di cor-
rosione o di soluzione che si ottengono col metodo qui descritto,
è necessario di ricordare alcuni fatti già acquisiti e di grande
importanza.
Intanto se la faccia di un cristallo fosse perfettamente piana
cioè senza difetti, inclusioni, depressioni, incrinature, etc. e la
soluzione rimanesse perfettamente omogenea, la faccia allora
dovrebbe crescere o decrescere restando sempre parallela a sé
stessa. Tali facce però sono rarissime e la corrosione non avviene
mai così semplicemente, come lo dimostra la seguente esperienza.
Volendo avere un solido cristallino a facce molto piane ed a
spigoli regolari per sottoporlo all’azione d’un corrodente, Friedel (')
sceglie un romboedro di sfaldatura di calcite e, sottopostolo al-
l’azione dell’ acido cloridrico, trova che gli spigoli del romboedro
vengono fortemente attaccati e sostituiti da gruppi di faccette a
rapida corrosione e i piani di sfaldatura dello stesso romboedro
sono pervasi dalle fossette delle figure di corrosione, tutte pure
tappezzate di faccette di tipo rapido come quelle degli spigoli ed
aventi pari velocità di corrosione, e quindi con buon diritto con-
(1) G. Friedel - Cristallographie 1926, pag. 253.
FIGURE DI CORROSIONE DEI CRISTALLI 97
chiude che la velocità di corrosione nel caso considerato è quella
di tutte queste minute superficie, rapide quasi al massimo, e niente
affatto quella propria delle facce di sfaldatura del romboedro di
calcite. |
Dopo un dato tempo le figure di corrosione possono sparire,
venendo a mancare le condizioni favorevoli al loro progresso, e
allora la corrosione continua per strati piani e paralleli fra loro.
Ad ogni modo nell’ esperienza della calcite si nota che, pure
con tutta la complicazione nella corrosione sopra osservata, si
finisce col notare un decrescimento a strati, per quanto un po’
grossolano. Nè si creda, sopra una sfera foggiata su un cristallo
e corrosa da un reattivo in un tempo (t), di poter misurare le
velocità reali di corrosione per ogni direzione. Tali solidi di cor-
rosione non servono per lo studio delle variazioni della velocità
di corrosione col variare della direzione.
Com’ è noto, durante |’ accrescimento delle forme convesse le
facce a lento accrescimento fanno scomparire quelle a rapido.
Durante il decrescimento d’ una forma convessa dominano invece
le forme arrotondate, a velocità di decrescimento che sono vicine
al massimo e quasi indipendenti dalla direzione e, ad egual di-
stanza dalla saturazione, più grandi in valore assoluto che le
velocità d’ accrescimento. Quindi tra I’ accrescimento ed il decre-
scimento d’ una forma convessa non si può stabilire un paragone,
perchè nei due casi non sono le stesse forme che delimitano il
cristallo. Ma qui al riguardo del nuovo metodo di corrosione
adottato è invece di grande importanza la conoscenza della rela-
zione fra l'accrescimento d’ una forma convessa ed il decresci-
mento d’ una forma concava considerati sullo stesso cristallo. Solo
in questi due casi (secondo Friedel |. c.) si formano superficie di
uguale direzione. A dimostrazione di tale asserto egli adduce le
esperienze sull’ allume e sul salgemma.
Durante l'accrescimento in soluzione acquosa pura leggermente
soprassatura, l’ allume vien delimitato dalle facce dominanti del-
l’ottaedro e talora anche da piccole. smussature prodotte da
faccette del cubo e del rombododecaedro, ma queste due ultime
forme restano per lo più solo virtuali in soluzione perfettamente
omogenea. Analogamente un cristallo di allume durante il decre-
scimento d’ una forma concava, cilindrica, in esso scavata, entro
la quale si fa circolare e si rinnova rapidamente una soluzione
38 G. LINCIO
di allume leggermente desaturata, mostra che la cavità risultante
è delimitata da facce dominanti di ottaedro con piccole faccette
di rombododecaedro e di cubo come sopra. Similmente trattando
una cavità d'un cristallo di sfaldatura di salgemma con una
soluzione acquosa di Na Cl debolmente desaturata e ricambiata
continuamente, la cavità si riveste delle sole facce del cubo ;
mentre per addizione d’ urea, esattamente come per I accresci-
mento convesso, appariscono nella cavità anche le facce dell’ ot-
taedro ai vertici del cubo. Rimane così evidentemente dimostrata
la perfetta simmetria fisica tra l'accrescimento convesso ed il
decrescimento concavo.
Per concretare le idee, durante l accrescimento convesso,
se si hanno tre facce P, M, Q che si intersecano e se P e Q
sono di tipo a lento accrescimento ed M di tipo rapido, M tenderà
a scomparire a profitto di P e Q; durante il decrescimento
concavo, se le stesse tre facce P, M, Q non sono più convesse
rispetto alla soluzione, ma rispetto ad essa formano invece un vano
e se P e Q sono a lento decrescimento ed M a rapido, si avrà
che, come sopra, M tenderà a scomparire a profitto di P e Q.
Le facce che delimitano le figure o fossette di corrosione
corrispondono perfettamente alle facce che si formano per via di
decrescimento concavo e sono, per una stessa soluzione, identiche
alle facce d’ accrescimento convesso.
Al bordo superiore esterno ed alle pareti laterali delle figure
di corrosione le faccette che li delimitano sono per lo più tondeg-
gianti, distribuite in, zone e nella maggioranza dotate di massimi
di velocità di corrosione, mentre le facce lente sono scarse e
talora scompaiono totalmente.
Pel caso presente giova ricordare che, durante |’ accrescimento
di cristalli convessi, le facce piane mostrano sempre velocità d’ac-
crescimento normale piccole in valore assoluto, ma fortemente
differenziate secondo la direzione e quindi molto adatte a misure
della velocità relativa d’ accrescimento.
Per citare un esempio, Valeton e Spangenberg (1) sopra sfere
ricavate da cristalli di allume potassico e poi fatte crescere in
soluzione acquosa dello stesso allume molto debolmente soprassa-
turata, poterono misurare le velocità relative di tutte le forme
(1) Valeton e Spangenberg - Vedi Friedel l. c. pag. 278 con relative tabelle delle
misure.
a a E TT
MEN NI ee
f
FIGURE DI CORROSIONE DEI CRISTALLI 39
semplici, purchè di qualche entità, osservate durante I’ accresci-
mento cioè di (111), (110), (100), (221), (211), (210).
Ma durante |’ accrescimento convesso le forme curve sono in
generale le meno frequenti, fatta eccezione però per l’ accresci-
mento convesso di solidi a forma sferica iniziale, che presentano
forme lente e forme rapide fino a che, dopo un dato tempo,
non si raggiunga l’ assetto definitivo in cui prevalgono le forme
lente. Come esempio, per tal caso valgono anche i solidi di accre-
scimento da sfere di quarzo, i quali preseritano forme lente e
rapide (4). Appunto tra le forme cristalline di questi solidi
di accrescimento convesso, ottenuti da solidi di forma sferica
iniziale, si ha la possibilità di trovare una perfetta rispondenza,
come già vedemmo, per quei tipi di forme prevalentemente rapide
che si producono per decrescimento concavo nelle figure di
corrosione.
Se si immagina ora di trasportare parallelamente a sé la
faccia del cristallo, presa in esame, fino al centro del rispettivo
solido cristallino di accrescimento convesso, ottenuto da sfere della
medesima sostanza cristallina e coorientato col cristallo stesso,
in modo che essa venga a tagliare la superficie di detto solido,
allora si possono misurare le varie velocità relative di accresci-
mento nelle varie direzioni giacenti nel piano della faccia cioè le
varie velocità relative di accrescimento tangenziale, valevoli per
una data soluzione e per la durata di accrescimento (t).
L'importanza dell’ indicazione del fattore tempo si comprende
facilmente pensando che I’ accrescimento della sfera comincia con
una fase iniziale per giungere alla fase finale, solido finale d’ac-
crescimento, passando per varie fasi intermedie con un progres-
sivo differenziamento e mutamento di forme.
Quindi anche .l’andamento delle curve delimitanti la corrosione
concava tangenziale, sulla faccia del cristallo considerato, cambierà
entro dati limiti col progredire del tempo della corrosione e
questo si può ora asserire sapendo che la corrosione concava del
cristallo conduce alle stesse forme che si ottengono mediante
accrescimento convesso della rispettiva sfera cristallina della stessa
sostanza.
In base alle considerazioni su esposte ed alle modalità del
nuovo metodo d’ indagine qui illustrato, risulta con evidenza che
(1) G. Lincio - V. Goldschmidt’s Beitrage zur Krist. und Min. Bd. 4. Heft. 3 1944.
e i) alri Si
40 7 G. LINCIO
esso per studiare i caratteri e le proprieta delle superficie cristal-
line ricorre al mezzo della corrosione concava di dette superficie,
corrosione che, al pari delle figure di corrosione, viene prevalen-
temente delimitata da facce di tipo rapido e trova il suo equi-
valente direzionale nelle facce di accrescimento convesso di solidi
iniziali sferici ovvero in accrescimento convesso rapido di cristalli
in generale.
I contorni superficiali fissati dalle faccette della corrosione
concava sulla faccia del cristallo offrono il mezzo di misurare le
velocità relative di solubilità o di corrosione nelle varie direzioni
tangenziali alla faccia stessa (velocità tangenziale di solubilità o
di corrosione).
Passando al lato tecnico del metodo, faccio osservare che
quando la corrosione richieda un tempo piuttosto lungo, la
goccia del liquido corrodente finisce coll’ evaporare alquanto o
totalmente, restringendo così il suo campo d’ azione nel primo
caso o cessando di esercitare la sua azione nel secondo. Qualora
si disponga però di un sostegno a preciso spostamento verticale
del tavolino che regge il preparato, sì può ricambiare la goccia
senza pericolo di discentramento, ed un eventuale lieve deborda-
mento della stessa rispetto alla prima osculazione non nuoce, ma
serve anzi a riavvicinare alla superficie del cristallo 1’ effetto della
corrosione che tende a profondità e con ciò per studi qualitativi
dei caratteri superficiali si possono ottenere utili risultati.
Del resto si può, invece di far uso della bacchetta, con molta
cautela ricorrere anche a pipette od a burette a lenta perdita
ben controllata, p. es. una goccia ogni sei ore, a seconda della
natura del corrodente e della temperatura della stagione e così
assicurare la presenza del corrodente al preparato. Si deve badar
molto a che il foro di sgoccio della buretta sia un po’ largo e
sovratutto perfettamente centrato. Anche un eventuale ricambio
del liquido sul preparato tatto nel modo sopra indicato ovvero
pel mezzo di sottile tubetto pescante in una pipetta fino al foro
di sgoccio, non offre difficoltà.
E ovvio che l’impiego della bacchetta debba essere preferito
per saggi rapidi e preliminari sul cristallo allo scopo di scegliere
il conveniente grado di concentrazione dei corrodenti o di satura-
zione delle soluzioni.
È cosa più conveniente sia per precisione, sla per risparmio
FIGURE DI CORROSIONE DEI CRISTALLI 41
di tempo, il preferire tra le facce del cristallo destinate all’espe-
rienza quelle che presentano anche le controfacce parallele, se
no si deve ricorrere a mezzi ottici o meccanici per trovare la
posizione orizzontale alla faccia sul tavolino.
Sulla stessa faccia di un cristallo, da !/, ad 1 cm. di super-
ficie, si possono già fare alcuni saggi senza per nulla deturpare
il cristallo stesso e, quello che più importa, avendo sempre intatti
e vicini, quant uno voglia, gli spigoli naturali di riferimento o
d’ orientamento e pure intatte parti della faccia stessa, qualora
si dovessero usare per misure goniometriche.
Il locale ed il piano d’ appoggio, su cui si fanno le esperienze,
non devono comunque oscillare ed il sostegno fisso entro cui la
la bacchetta o buretta trovasi in posizione verticale deve essere
unito in un sol corpo col pesante sostegno di base che serve a
spostare lungo la stessa verticale il tavolino sul quale la faccia
del cristallo trovasi disposta orizzontalmente. Cristalli lamellari,
sottili, ed in generale tutti i cristalli vanno fissati al tavolino,
tanto più i primi perchè essi vengono facilmente attratti e solle-
vati dalla goccia e finiscono col non trovarsi più orizzontali. Grande
cura va posta nella nettatura del minerale e specialmente della
bacchetta o della buretta, perchè in parecchi casi si formano sali
di natura tale che si appiccicano ad esse e vi disseccano, in modo
che poi esse non servono più a sostenere la goccia.
Il metodo' di ricerca qui descritto è destinato specialmente allo
studio del velo atomico-molecolare superficiale che delimita i cri-
stalli e del suo grado di simmetria, studio che richiede una pa-
ziente indagine e una grande quantità di esperienze.
Le superficie delimitanti il cristallo hanno valenze residue non
saturate e rappresentano, com'è noto, una specie di compromesso
tra le forze d'attrazione atomico-molecolare interne del cristallo
e le varie energie libere delle superficie e forse anche degli spi-
goli e dei vertici in presenza di quelle della soluzione genera-
trice del cristallo o del gas entro il quale il cristallo per subli-
mazione venne a formarsi.
Implicita è qui l’azione dell’ assorbimento che pure dipende
dalle diverse tensioni superficiali dei diversi piani del cristallo,
influenzate da quella della soluzione (tensione intersuperficiale
solido : liquido).
Stante la diversità dell’ assorbimento sulle diverse facce del
AQ G. LINCIO
cristallo, si ha che questo, nelle varie direzioni corrispondenti
alle normali di dette facce, viene accresciuto con diverse velocita
dalla rispettiva soluzione se leggermente soprassatura o disciolto
se leggermente desaturata.
Alcuni esempi, nei quali venne applicato vantaggiosamente il
metodo quì proposto, valgano a mostrarne la praticità. Si tratta di
fenomeni di soluzione e di corrosione convessa ottenuti mediante
una goccia di solvente o di corrodente sospesa alla bacchetta
di vetro, sui seguenti minerali: gesso, antimonite, calcite, solfato
di rame pentaidrato, per limitarci a questi pochi anche per
ragioni di spazio.
Ringrazio il Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova, Ill.™° Sig. Gr. Uff. Prof. R. Gestro che gentilmente mise
a mia disposizione il materiale d’ esame e concesse ospiti alla
presente nota negli atti del Museo stesso.
Gesso — Vennero fatte esperienze sulla faccia di sfaldatura
(010) di materiale vario e specialmente su cristalli di Castellina
ed in tutti i casi si ebbero concordanti risultati. Si usò acido clo-
ridrico concentrato per la corrosione, che durò un’ora. I cristalli
di Castellina mostravano le forme (010), (103) curva, con pira-
midi arrotondate in zona con (103) ed erano prismatici, allungati
secondo lo spigolo (111) con (101).
Le lamine di sfaldatura secondo (010) del materiale di Castel-
lina si presentavano d’ una limpidità ed omogeneità mirabile. Le
strie di corrosione e le lunghe e strette figure di corrosione ad
esse parallele hanno per direzione la traccia di (100) su (010)
e fanno con la traccia di (101) sul piano di (010) un angolo di
65° 49°. Vedi la fig. 1 della Tav. II.
Anche la superficie corrosa rimase così trasparente e limpida
che la riproduzione fotografica diretta diede immagini così sottili
da risultare di difficile riproduzione, perciò ricavai da una positiva
su carta lo schizzo di fig. 1 che ci fa vedere come sulla faccia
di perfetta sfaldatura del gesso (010) per mezzo della cor-
rosione concava con acido cloridrico concentrato si possa
mettere in evidenza una anisotropia della corrosione stessa
in modo inequivocabile.
Per la fotografia, venne scelto un preparato che facesse vedere
chiaramente la forma delle figure di corrosione, quella verticale
a sinistra, ed anche le leggere strie di corrosione, che si susse-
Mr
NR
RT
cao ata i ate et o air Ga
FIGURE DI CORROSIONE DEI CRISTALLI 43
guono a destra, e che, osservate al microscopio attentamente,
mostrano di appaiarsi formando altrettante figure di corrosione,
tondeggianti, appena accennate e sfumanti gradualmente sul lato
destro e sinistro della fig. 1. Il contorno superiore ed inferiore
di detta figura a contatto con le figure interne di corrosione,
oscilla leggermente con rientranze, ma il suo andamento generale
è circolare e marcato; il contorno a destra ed a sinistra della
figura è invece lineare, dato dalle ultime strie di corrosione esi-
lissime, sulle quali appena si intravede tesa una curva che
sfuma sulla (010).
Faccio notare che in fig. 1 il fatto della distribuzione delle
strie di corrosione prevalentemente a destra è del tutto casuale,
in altri preparati si hanno di tali strie tanto a sinistra quanto a
destra con figure di corrosione tipiche o incerte distribuite senza
regola, ma l'orientamento di esse tutte è sempre lo stesso sul
cristallo. Se ora si immagina che il vano lasciato dalla goccia
corrodente sulla faccia (010), il quale si chiamerà il vano dei
quattro ottanti inferiori, venga ricoperto dal vano simmetrico dei
quattro ottanti superiori e che poi si proceda a ricavarne il mo-
dello interno, questo nell’ orientazione di fig. 1 rappresenterà un
solido discoidale con bordi ai due lati (O-E) affilati quale sottile
lama, mentre superiormente ed inferiormente (N-S) presenterà
un bordo ottuso. Il modello sarà rivestito di una zona, ad asse
N-S, di faccette rapide ed avrà il massimo spessore tra le faccette
mediane inferiori e le corrispondenti superiori. Naturalmente i
bordi taglienti ed ottusi passano per graduale modificazione l’uno
all’ altro.
Questo modello mostra V anisotropia nel piano e nello spazio
per la corrosione del gesso sulla faccia di sfaldatura (010) me-
diante acido cloridrico concentrato.
E ovvio che per poter trattare a fondo l’argomento si dovrebbero
preparare altre lamine con una corrosione più prolungata per
studiare una curva di osculazione più progredita, eventualmente
si dovrebbero far modificazioni nella concentrazione dell’acido etc,
come già sopra venne indicato nei cenni preliminari.
Rinne (') per mezzo di corrosione convessa di dischetti
circolari di gesso, mediante acido cloridrico diluito, trovò che
dopo alcune ore il contorno circolare passava ad ellittico e con-
(1) Rinne - Zentralblatt fur Min. 1904, 116.
AA. G. LINCIO
chiuse per |’ anisotropia della velocità di soluzione. Trattandosi
di tipo di corrosione diverso dal nostro, anche pei motivi sopra
addotti, non sto a dilungarmi più oltre su tale argomento.
Già con l'esempio del gesso si può vedere quali questioni
importanti si possano trattare e come si contribuisca alla loro
soluzione facendo uso di mezzi tanto semplici.
Antimonite — Anche in questo caso usai lamine di sfalda-
tura perfetta secondo (010), per quanto il minerale da me pos-
seduto non mi abbia permesso di poter sfruttare sempre lamine
grandi ed uniformemente sfaldate in un solo piano, come il gesso
di Castellina.
Presi come spigolo di riferimento uno della zona verticale
(010): (100) che disposi in direzione N-S. vedi fig. 2 della Tav. III
ovvero tale direzione segnai con due punti diametralmente opposti
al bordo superiore ed inferiore della fig. 3 della Tav. III.
Come corrodente usai acido nitrico concentrato ed il tempo di
corrosione fu breve, non più di un minuto primo. Una delle
difficoltà maggiori è |’ eliminazione dell’ acido, a corrosione avve-
nuta; esso deturpa facilmente i bordi della figura. La corrosione
mise nella fig. 2 in evidenza inclusioni estranee minute, in fig. 3
si mostra la leggera influenza esercitata dalla sfaldatura, inter-
rotta e ripresa a gradinata, sull’andamento del bordo dell’immagine.
La stessa figura mostra però molto bene come la corrosione
procede alla formazione del bordo dell’ osculazione della goccia.
Il bordo esterno, il più elevato, è il più leggero; quello interno,
il più basso, è il più marcato, forse per incipiente effetto d’angolo
nella corrosione concava.
Per una corrosione non spinta ma mantenuta in fasi piut-
tosto iniziali, sopra una quindicina di preparati si mostrò già
la tendenza alla diversificazione nelle velocità di corrosione sul
piano della (010) dell’ antimonite, diffatti si ebbe in media il
rapporto di
39,4 (parallelamente all’ asse ¢) a 39,9 (normalmente a c).
Calcite — In fig. 4 Tav. II è rappresentata |’ osculazione
della goccia di corrodente (acido cloridrico diluito) sopra una
faccia (0110) di un cristallo di calcite del Cumberland d’ abito
prismatico, lungo 3 cm. e largo in media 1 cm. Le tre facce di
FIGURE DI CORROSIONE DEI CRISTALLI AS
prisma (1010), (1100), (0110) erano più larghe e portavano
distinte figure di accrescimento, mentre le (0110), (1010), (1100)
erano più strette, più liscie, ma leggermente opache. Levigai
finemente la faccia (1010) senza lucidarla e la corrosi ottenendo
lo stesso risultato come sopra, ma naturalmente il contorno risultò
un po’ meno marcato e nitido, perchè la faccia qui corrosa si
presentava con grana più grossa ed opaca.
Sulle facce del suddetto prisma feci 11 corrosioni con acido
acetico, cloridrico e nitrico, tutti diluiti ed il contorno delle rela-
tive figure pochissimo o punto si scostò dalla forma circolare,
che è ben riscontrabile in fig. 4.
La orientazione del cristallo è fissata sulla direzione NS da
due punti diametralmente opposti, segnanti la direzione dell’asse
c ai bordi della figura.
Fig. 5 é stata ottenuta da un romboedro di sfaldatura con
una corrosione un po’ più spinta. Io misi a fuoco il contorno
dell’ osculazione, trascurando le figure di corrosione del solito
tipico abito. L’ orientazione della figura è data dai due punti
diametralmente opposti indicanti la proiezione dell’ asse c sulla
faccia.
Il contorno ha già un andamento che s’ allontana dal cerchio
e quale media di misure su due buoni preparati si ha che la
velocità di corrosione
parallelamente all’ asse c è di 39,1 | differenza 1,9
normalmente » DZ)
Nella fig. 5 si ha
parallelamente all’ asse c 39,7 difcne 1.9
normalmente » » 98,5
Solfato di rame pentaidrato — Disponendo di cristalli di
recente preparazione ottenuti completi per sospensione, pensai di
fare su di essi alcuni saggi.
Per le loro qualità superficiali le facce osservate al microscopio
sì presentarono bensì discretamente, adatte ad eventuali misure
goniometriche, ma non erano però tali da prestarsi con vantaggio
allo studio della corrosione superficiale. Feci così uso di una
corrosione un po’ spinta, per mezzo d’ una goccia d’acqua pura
ed ottenni le figure riportate in Tav. IV.
46 G. LINCIO
L’ orientazione delle figure è indicata dalla direzione N S, sulla
quale son segnati due punti diametralmente opposti, così che
in fig. 6 NS è parallelo allo spigolo (110) : (010)
in fig. 7 » » » » (100) : (140)
in fig. 8°» » » » (110) 7 (100)
in fig. 9 » » » » (444) : (021)
La (110) fig. 6, è la più piana con fine strie superficiali in
direzione N-S; la (100), fig. 7, è più scabra con strie pure ver-
ticali; la (110) è piuttosto scabra; la (111), come suole, è striata
distintamente in direzione vicina a NO-SE o più precisamente,
in generale, sulla (111) si notano strie parallele allo spigolo di
combinazione con (010) (’).
Osservando le quattro figure della tavola IV e paragonandole
fra loro si rileva quanto segue :
1) Normalmente alla direzione delle strie superficiali delle
facce nelle fig. 6, 7 e specialmente nella fig. 9, si nota per le
rispettive curve d’ osculazione la tendenza ad allargarsi, mentre
la direzione d’ allungamento delle figure di corrosione rimane
parallela alla direzione delle stesse strie superficiali.
2) Come si può dedurre dall’ aspetto e dall’ assieme delle
figure di corrosione, l’ affinità strutturale tra la (110) e la (100)
è maggiore che non tra (110) e la (110).
3) Le figure di corrosione ottenute si prestano bene per lo
studio goniometrico e per l’orientazione delle rispettive immagini
riflesse.
Per lo studio delle proprietà di superficie, che richiede facce
molto piane, i cristalli del solfato devono essere ottenuti con un
metodo speciale e con molto lenta soprassaturazione della solu-
zione madre a temperature piuttosto basse e le corrosioni vanno
fatte a diverso grado di desaturazione a seconda dei risultati che
si vogliono ottenere. Per questo nuovo metodo d'indagine spero di
poter presto mettere assieme un illuminatore verticale più con-
veniente e luminoso, che non ingombri parte del campo ottico
come quello prismatico e così pure spero di poter indicare alcuni
obbiettivi più adatti degli usuali che abbraccino un grande campo
con maggior profondità.
(1) G. Lincio - Sul solfato di rame pentaidrato, pag. 2. Atti Soc. Ligustica di
Scienze e Lettere 1932 - Genova.
| FIGURE DI CORROSIONE DEI CRISTALLI
sunto: L'autore propone un nuovo metodo per lo studio sost
delle proprietà superficiali dei cristalli, col quale mediante una E
goccia di solvente o di corrodente si ottengono e le solite figure di arse
i | corrosione ed anche curve che delimitano il campo d’azione del ee
7 | reagente sulla faccia del cristallo permettendo di riconoscere il grado
. dell’anisotropia della solubilità o della corrodibilità nel piano della
| faccia considerata. Ad illustrazione del metodo vengono portati
a - alcuni esempì corredati di disegni e di due tavole di microfoto- DE
is a luce riflessa. a
Hi. N A g
Istituto di Mineralogia della R. Universita di Genova. ta
| Agosto 1932 - X. :
x RE.
di f x
BECCARI AND MODIGLIANI'S COLLECTION |,
OF SUMATRAN BLATTIDAE
IN THE MUSEO CIVICO, GENOA
BYResHANETSCHESPH=D-
The collection of Blattids from Sumatra and adjacent islands
in the Museo Civico, Genoa, which Professor R. Gestro kindly
entrusted to me for determination, and which forms the subject
of the following pages, is of great historical interest. A part of
it had been brought together by Dr. O. Beccari in 1878, but the
major portion by Dr. E. Modigliani in the years 1886 to 1894, whilst
one specimen was taken by H. Raap in 1896. The collection
comprises altogether 64 species, 12 of which are described below
as new, including also one new genus, Diclyoblatta. However,
the most interesting item of this valuable collection is a small
and insignificant-looking larva, Miopanesthia sp., which bears
distinctly developed styles, an occurrence not previously observed
in the sub-family Panesthinae.
i When in 1915 I published my first paper on « Malayan
. Blattidae » (Journal, Straits Branch, Royal Asiatic Society,
No. 69), only 32 species of Blattids had then been definitely
recorded from Sumatra. With one single exception, all these
species had originally been described from other parts of the
Malay Archipelago, chiefly from Java. Only of Archiblatta
hoevenii Vollenhoven, the first recorded locality was Sumatra.
Since then I have been able to examine several valuable
collections from that island. The first, a small one, was made
by Messrs H. C. Robinson and C. Boden Kloss in 1944 in the
highlands of Korinchi, W. Sumatra. A larger collection, sent to
me by Professor Yngve Sjéstedt of the Stockholm Museum, was
made by Dr. E. Mjòberg on the East coast, chiefly Medan and
neighbourhood, whilst in charge of the Zoological Division ot the
Deli Experimental Station in the years 1919 to 1921. It contained
SUMATRAN BLATTIDAE 49
11 new species. Very important in its results was an expedition
to the Mentawi Islands, West Sumatra, jointly undertaken in
1924 by Mr. C. Boden Kloss and Mr. N. Smedley ot the Raffles
Museum, Singapore, and by Dr. H. H. Karny of the Buitenzorg
Museum. Not less than 53 species were obtained on that occasion,
including 1 new genus and 19 new species.
Of great interest was a collection from Fort de Kock, on the
West coast, and neighbourhood, made by Mr. E. Jacobson in the
years 1922 to 1926, which can leave only little to be added
from that particular locality. It comprised 55 species, with 1 new
genus and 14 new species.
The expedition to the Dutch East Indies by H. R. H. Prince
Leopold of Belgium in the year 1929 — the Blattid material
of which was entrusted to me by Dr. van Straelen of the Royal
Museum, Brussels — brought back 13 species from Sumatra,
two of which proved new. A general collection of Oriental
Blattidae from the Dresden Museum, sent to me by Dr. Fritz
van Emden, included two new species from Tandjong Poera, on
the East Coast, taken by R. Heinze. Another collection from the
East Coast, submitted to me by Dr. Richard Ebner, of Vienna,
had been made by Dr. L.‘Fulmek, Entomologist to the Deli
Experiment Station, in the years 1921 to 1926. It comprised 30
species, two of which proved new.
In addition to these collections, the results of which have
duly been published — see under « Literature » at the end of
this paper — I have some other important material before me
which Dr. H. H. Karny and Mr. H. C. Siebers brought together
at Wai Lima, Lampong, Southern Sumatra, in the year 1921.
Though not published yet, I have constantly drawn on that
collection for the sake of comparison. Most useful for the same
purpose have been to me the large collections from the Malay
Peninsula which Captain H. M. Pendlebury, Curator of the
Selangor Museum, has amassed during recent years, and which
I also hope to describe in the near future.
Of the greatest value also has been to me Morgan Hebard’s
work « Studies in Malayan Blattidae » (Proceedings, Academy
of Natural Sciences, Philadelphia, Vol. LXXXI, 1929), and by
no means merely because of the large number of new species
described by him from Sumatra, but chiefly by his suggestions
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (7 Ottobre 1932). 4
x LE ree
50 R. HANITSCH
for a revised classification of that family of Insects, many of
which I have adopted. i
The result is that the total number of Blattids known from
Sumatra has risen from 32 species in the year 1915 to about
170 at the present day, so that no other part of Malaysia can
now claim to be better known as to its Blattid fauna than
Sumatra. Most of the types, or at least of the paratypes, of the
species described are preserved in the Hope Department of the
University Museum, Oxford, where I have carried on the work,
and I am greatly indebted to Professor E. B. Poulton, F. R. S.,
for so kindly placing all the facilities of his department at my
disposal during so many years.
Oxford, August 1932.
BIS 4b Ole S| eres:
Ectobiinae.
Dyakina apicigera Walker
Mareta siccifolia n. sp.
Plumiger histrio Burmeister
Anaplectinae.
Anaplecta fulva Brunner.
Anaplecta malayensis Shelford
Anaplecta maculifera Hanitsch
Anaplecta fulvicollis Hanitsch
Anaplectella smedleyi Hanitsch
Anaplectoidea lampongensis n. sp.
Anaplectoidea modiglianti n. sp.
Pseudomopinae.
Blattella bisignata Brunner
Symploce radicifera Hanitsch
Parasymploce irregulariter-vittata Brunner
Parasymploce obliqua n. sp.
SUMATRAN BLATTIDAE 54
Margattea anceps Krauss
Margattea rectangularis n. sp.
Sigmoidella nigra Hanitsch
Sigmotdella immaculata n. sp.
Pseudophyllodromia laticeps Walker
Pseudothyrsocera rubro-nigra Hanitsch
Temnopteryx modiglianii n. sp.
Allacta raapi n. sp.
Dictyoblatta bimaculata n. g. n. sp.
Epilamprinae.
Pseudophoraspis nebulosa Burmeister
Rhabdoblatta procera Brunner
Epilampra intermedia Hanitsch
Epilampra communis Hanitsch
Epilampra modiglianii n. sp.
Cyrtonota lata Hanitsch
Blattinae.
Scabina transversa n. sp.
Dorylaea flavicincta de Haan
Stylopyga rhombifolia Stoll
Stylopyga propostta Shelford
Stylopyga semoni Krauss
Periplaneta americana L.
Periplaneta australasiae Fabr.
Periplaneta floweri Hanitsch
Periplaneta robinsoni Hanitsch
Homalosilpha ustulata Burmeister
Blatta concinna de Haan
Catara rugosicollis Brunner
Archiblatta hoevenii Vollenhoven
Archiblatta beccarii n. sp.
Protagonista fusca Hanitsch
Panchlorinae.
Pycnoscelus surinamensis L.
52 R. HANITSCH
Corydinae.
Eucorydia westwoodi Gerstacker
Homopteroidea nigra Shelford
Homopteroidea shelfordi Hanitsch
Homopteroidea maculata Hanitsch
Ctenoneura brunnea Hanitsch
Oxyhaloinae.
Areolaria signata Shelford
Perisphaerinae.
Paranauphoeta lyrata Burmeister
Paranauphoeta basalis Serville
Perisphaeria armadillo Serville
Perisphaeria glomeriformis Lucas
Panesthinae.
Salganea morio Burmeister
Panesthia javanica Serville
Panesthia saussurii Stal
Panesthia serratissima Brunner (?)
Panesthia wallacet Wood-Mason
Panesthia transversa Burmeister
Panesthia modiglianii n. sp.
Panesthia sp.
Miopanesthia sp.
ECTOBIINAE.
Dyakina apicigera Walker.
1868. Blatta apicigera Wlk. — Cat. Blatt. B. M., p. 227
[Java].
1 example, Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891;
E. Modigliani.
ee ee ee or ee ae ee ti 1
SUMATRAN BLATTIDAE 59
Recorded from all parts of Malaysia. — Hebard (1929),
p. 17, erected the genus Dyakina for this species, after Kirby
(1904) had placed it under Phyllodromia Serville, and Shelford
first (1906) under Theganopteryx Brunner and subsequently
(1912) under Hemitthyrsocera Saussure.
Mareta siccifolia n. sp.
1 Q Sipora, Mentawi Islands. May to June 1894; E. Modigliani,
Q. Head exposed, fuscous, vertex darker; interocular space
nearly equal to that
between antennal so- ST
ckets; [antennae mu- zi
tilated]. Pronotum |
with the anterior mar-
gin parabolic, poste-
rior margin truncate;
disk mottled dark and
light fuscous; lateral
margins broadly hya-
line, a few darker Fig. 1. Mareta siccifolia n. sp.
Left wing. Enlarged.
spots along the edge.
Tegmina exceeding the abdomen by !/, their length, delicately
marked with small castaneous faintly orange-coloured dots, a few
more distinct black spots along the distal half of the anterior
margin, the whole producing a dead-leaf-like effect. Wings pale
fuscous, costal area faintly orange; 16 costals, the first 8 strongly
clubbed; radial vein simple, straight; median vein simple; ulnar
vein only weakly curved, bifurcate just before its middle, the
anterior branch terminally forking again; apical triangle strongly
developed, its outer margin produced; venules between the
branches of the first axillary vein blotchy. Abdomen above and
below mottled light and dark fuscous. Cerci black, with middle
portion cream-white. Subgenital lamina with its posterior margin
truncate. Legs light testaceous, with black maculae; anterior
femora armed with piliform spines only.
Q. Total length 10 mm.
It would have been difficult to settle the systematic position
of this Blattid from a single Q only, but fortunately I have a
54 R. HANITSCH
3 before me, from the Gombak Valley, Selangor, Malay Penin-
sula (H. M. Pendlebury, Oct. 1921), and another o from Kuching,
Sarawak (John Hewitt, Feb. 1907) which apparently belong to
the same species. In both specimens the sub-genital lamina is
deeply divided, and though in the example from Sarawak the
fore-legs are missing, they are intact in the o from Selangor
and are of the usual maretoid type, i. e. armed with piliform
spines only. They are marked as follows:
di, from Sarawak; head cream-white, vertex finely dotted
with black, face with a large black blotch. Pronotum with a
pair of large black maculae, of wavy outline, enclosing a central .
lighter space. Tegmina as in the Q from Sipora, but with defi-
nite black spots in addition, reminding of Mareta stellata
Hanitsch, (A. M. N. H (10), Vol. VII (1931), p. 388, figs. 1 & 2).
3’, from Selangor: head light castaneous, face with a large
black blotch. Pronotum similar as in the g from Sarawak, but
the two black maculae less distinct. Tegmina as in the 9, but
without the black spots in the ¢& from Sarawak.
A Q from the Botanic Gardens, Singapore (H. N. Ridley, 1908)
which in the Oxford Museum collection Shelford had placed under
his Phyllodromia picturata, (*) stands between the g' from
Sarawak and the © from Selangor. It is marked as follows: Vertex
finely dotted with black, a large black blotch on the face; pronotum
with a pair of black maculae; tegmina with the black spots less
marked than in the g' from Sarawak. — The type (dg) of
picturata Shelford, in the Oxford Museum, is readily distinguished
by the zebra-like markings of the head and the much coarser colour
pattern of the tegmina. Its sub-genital lamina is of an irregular
maretoid type, divided, the left half larger than the right. Its
anterior femora are armed with piliform spines. Shelford says:
« front femora not armed beneath ». This is not correct.
Plumiger histrio Burmeister.
1838. Thyrsocera histrio Burm.-Handb. Entom., Vol. II,
p. 499. [Java].
1 example, Siboga, April 1886; 1 example, ibid., Oct. 1890 to
March 1891; E. Modigliani.
(1) Ann. Mag. Nat. Hist. (7), Vol. XIX, p. 30 (1907).
PT n
SUMATRAN BLATTIDAE 55
Known from all parts of Malaysia, and the Oxford Museum
also contains a 9 from Patuhuang, S. Celebes, Jan. 1896 (pre-
sented by Malcolm Burr in 1903).
Shelford (1) had placed this species under Hemithyrsocera
Saussure, but Hebard (1929), p. 22, established for it the genus
Plumiger on account of its plumose antennae, retaining lateralis
Walker, palliata Fabr., soror Brunner, and ¢essellata Rehn,
under Hemithyrsocera.
ANAPLECTINAE.
Anaplecta fulva Brunner
1893. Ann. Mus. Genova (2), Vol. XIII, p. 12. [Burma;
Tenasserim ].
1 example, Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
Doubttully recorded by myself from Medan, Sumatra, (Arkiv
for Zool., Vol. XXI* (1929), p. 6), with re-description.
Anaplecta malayensis Shelford.
1906. Trans. Ent. Soc., London, p. 242, pl. XV, fig. 10
[Malay Peninsula].
1 example, Lumut, Sumatra (no date), 1 example, Siboga,
Sumatra. Oct. 1890 to March 1891. E. Modigliani.
Recorded hy myself from Mt. Murud, Sarawak (Sarawak
Mus. J., Vol. HI (1925), p. 79), and from Medan etc., Sumatra
(Arkiv for Zool., Vol. XXI* (1929), p. 3).
Anaplecta maculifera Hanitsch.
1925, Sarawak Mus. J., Vol. III, p. 80, fig. 2. [Mt. Murud,
Sarawak].
1929. Tijdschr. voor Entom., Vol. LXXII, p. 266 [Gunung
Singgalang, Sumatra].
1 example, D. Tolong, Sumatra, Nov. 1890; 9 examples, Si-
Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891. E. Modigliani.
(1) Trans. Ent. Soc., London, 1906, p. 238.
ei a
Pa a n i ARI dia i
va hye eee a
56 . R. HANITSCH
Anaplecta fulvicollis Hanitsch.
1929. Tijdschr. voor Entom., Vol. LX XII, p. 267, fig. 1 [Fort
de Kock, Sumatra].
4 examples, Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1894,
E. Modigliani.
Anaplectella smedleyi Hanitsch.
1928. Bulletin, Raffles Museum, Singapore, p. 12, pl. I, fig. 2
[Mentawi Is. ].
1929. Arkiv for Zool., Vol. XXI*, p. 6 [Kota Tjane, Sumatra].
1 example, Pangheran-Pisang, Oct. 1890 to March 1891,
E. Modigliani.
Hebard (1929), p. 32, pl. I, figs. 4-6, records it a Simalur
I, Sumatra, and gives a re-description.
Anaplectoidea lampongensis n. sp.
1 example, Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
I have before me also
two 7 gd and a 9 from
Wai Lima, Lampong, Su-
matra (H. H. Karny, Nov.
to Dec. 1921), and as they
are in better condition
than the specimen from
Fig. 2. Anaplectoidea lampongensis n. sp. Si-Rambé, I will base the
I ER description upon them.
o (Wai Lima): Testaceous. — Head covered, testaceous,
frons with an indistinet fuscous blotch, divided into 4 parts by
a whitish cross; interocular space one half of that between an-
tennal sockets; antennae testaceous. Pronotum roughly hexagonal,
with the angles rounded off, broader than long, widest in the
middle; disk mottled darker and lighter testaceous; margins
broadly hyaline. Tegmina exceeding the body, pale amber, with
the mediastinal area hyaline; 14 costals; radial vein weakly
SUMATRAN BLATTIDAE BL
curved; ulnar with 8 oblique discoidal sectors; anal sulcus
sharply defined, dark brown, anal veins obsolete. Wings pale
fuscous, with the costal area orange; 11 costals, ends slightly
thickened; radial vein straight; median vein curved; medio-discal
field with 10 transverse venules; ulnar vein strongly curved,
with 6 branches, viz. 2 to the dividing vein, and 4 to the apical
area; apical area !/, the wing length, base obtusely angled,
pale fuscous; 1% axillary 4-ramose, branches as in the © of
A. saundersi Hanitsch (Bull., Raffles Mus., No. 1, 1929, p. 12,
pl. I, fig. 3). Abdomen above fusco-testaceous. Supra-anal lamina
triangular. Cerci testaceous. Abdomen below testaceous. Sub-
genital lamina ample, posterior border rounded, entire. Styles
somewhat shifted to the left, unusually large, '/, the length of
the cerci, with delicate setae. Legs testaceous.
O (Wai Lima): Total length 10 mm.
© (Wai Lima): Similar to the 7. Sub-genital lamina apically
slightly emarginate. Branching of the 1% axillary as in the gf
(but not as in the 9 of A. saundersi). Total length 9 mm.
The example (sex?) from Si-Rambé quite agrees with the
above description, except that the ulnar vein of the wings has
only 5 branches.
Anaplectoidea modiglianii n. sp.
1 Oo Sereinu, Sipora, Mentawi Is. May to June 1894.
E. Modigliani.
o. General colour shining light castaneous. Head covered,
castaneous; antennae testaceous. Pronotum uniform castaneous,
posterior margin slightly produced. Tegmina exceeding the abdo-
men by !/, their length, light castaneous; 13 costals, radial
simple, 6 longitudinal discoidal sectors. Wings pale golden
yellow, costal area deep golden; 8 costals, medio-discal field with
5 transverse venules, ulnar vein 3-ramose.
o. Total length 7 mm.
Another example from the same locality has the abdomen
obscured so that its sex cannot be determined.
The following table may serve to separate the different
species of Anaplectoidea Shelford.
und.
Nati
58 R. HANITSCH
x
Ulnar of wings 3-ramose :
Wings with 8 lose general colour castaneous; Wings pale
Sglieni : : Modigliana n. Sp.
Wings with 9 or 10 cone general colour testaceous; Wings
castaneous: —. E . modesta Shelford (1)
Wings with 12 costals; general colour amber; Wings pale cream
yellow: . ; ; . dohertyi Shelford (?)
Wings with 13 ul CS00 al amber; Wings slightly
fuscous: . È ; care Hanitsch (*)
Wings with 14 cele: perce colour testaceous; Wings pale
fuscous: . è È 7 i . notata Shelford (4)
Ulnar of wings 5 or 6-ramose:
Wings with 7 costals; DR colour testaceous; Wings faintly
yellow: . : : . klossi Hanitsch (°)
Wings with 11 al general colour testaceous; Wings pale
orange: . : : du n. Sp.
Wings with 12 sa ot] colour fi castaneous; Wings
fusco-castaneous: . a : . nitida Shelford (8)
PSEUDOMOPINAE.
Blattella bisignata Brunner.
1893. Phyllodromia bisignata Brunner, Ann. Mus. Civ. Ge-
nova, Vol. XXXIII, p. 15, pl. I, fig. 1 [Burma].
3 do, 4 Q9 Balighe, Sumatra, Oct. 1890 to March 1891;
1 o, 3 SE Siboga, Sumatra, Oct. 1890 to March 1891;
1 o& Pea Ragia, Sumatra, Oct. 1890;
3 9 2 Pangherang Pisang, Sumatra, Oct 1890 to March 1891;
2 2 Padang, Sumatra, March 1886;
1 © Hili Zabobo, Nias, Aug. 1886;
1 9 Bua Bua, Engano, May to June 1891. All E. Modigliani.
Recorded by Hebard (1929), p. 60, from Sumatra, Java and
(1) Deutsche Entom. Zeit., 1909, p. 611. — Ceylon.
(2) Aun. Mag. Nat. Hist. (7), Vol. XIX (1907), p. 25. — Sangir.
() Bull. Raffles Museum, No. 1 (1928), p. 12. — Mentawi; Singapore
(*) Deutsche Ent. Zeit., (1909), p. 642. — Annam.
(5) J., Siam Soc., Sig Vol. VII (1927), p. 10. — S. Annam.
(6) Trans. Ent. Soc., 1906, p. 248. — Celebes and Batchian.
SUMATRAN BLATTIDAE 59
Borneo, by myself also from Sumatra (Misc. Zool. Sumatrana,
LXII (1932), p. 3) and Borneo (Ann. Mag. Nat. Hist., (10),
Vol. VII (1931), p. 390). In addition I have seen abundant
material taken by H. M. Pendlebury on the Malay Peninsula.
The great preponderance of the Q 9 over the 7g in the
above list is noteworthy.
Symploce radicifera Hanitsch.
1928. Neoblattella radicifera Hanitsch. Bull. Raffles Museum,
Singapore, No. 1, p. 20. [Padang, Sumatra; Malay
Peninsula].
1929. Arkiv for Zool., Vol. XXI*, p. 12. [Medan & Sibolangit,
Sumatra |. |
1929. Tijdschr. voor Entom., Vol. LXXII, p. 274. [Fort de
Kock, Sumatra].
1931. Ann. Mag. Nat. Hist., (10), Vol. VII, p. 391. [Singapore].
- A931. Mem. Mus. R. H. N. de Belgique, Vol IV, p.-45.
[Bali].
1932. Misc. Zool. Sumatrana, No. LXII, p. 4. [Medan, Sumatra].
1 ©. Siboga, Sumatra, April 1886. 1 9. Pangherang-Pisang,
Oct. 1390 to March 1891. E. Modigliani.
This species seems very common on Sumatra, and from col-
lections which I have received from Captain Pendlebury, also on
the Malay Peninsula. Hebard (1929), p. 61, placing it under his
Symploce, re-describes it and records it from Sarawak.
Parasymploce irregulariter-vittata Brunner.
1898. Phyllodromia irregulariter-vittata Br. Abh. Senck.
Gest Voll ups) 202.0 pl XV tig. 1 Borneo;
Java].
1929. Parasymploce dichroa Hebard. Proc. Acad. N. S., Phi-
ladelphia, Vol. LXXXI, p. 78, pl. IV, fig. 10 [Simalur L,
Sumatra].
1 9 Sipora, Mentawi Is. May to June 1894. E. Modigliani.
My identification of this species is based upon a Q from
60 R. HANITSCH
Sarawak, in the Oxford University Museum, named by Shelford.
I have recorded this species from Mt. Murud, Sarawak, 6500’.
(Sarawak Mus J., Vol. MI (1925), p. 83), and, subsequently
placing it under Neoblattella Shelford, I described a g' from
the Mentawi Is. (Bull. Raffles Museum, No. 1 (1928), p. 17.
Finally I recorded it from Gunung Singgalang and Baso, Sumatra
(Tijdschr. Entom., Vol. LXXII (1929), p. 273).
I am following Hebard now in placing this species under
his Parasymploce, but consider his dichroa as synonymous.
Parasymploce obliqua (’) n. sp.
1g, 1 9 Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
As the d is much dis-
coloured, perhaps due to
preservation in spirit, the
description of the colour is
taken from the 9, but
otherwise from the gf.
Head partly free, testa-
ceous to light brown; inter-
ocular space ?/, of that
between antennal sockets;
antennae fuscous. Pronotum
with the anterior margin
parabolic, posterior margin gently produced; dark testaceous,
mottled with yellowish and reddish brown, posterior portion
with dark suffusion. Tegmina exceeding the abdomen by nearly
‘/, their length, dark amber; radial vein bifurcate before its
middle; 24 costals. Wings testaceous, costal area darker; media-
stinal vein 4-ramose; radial vein bifurcate at less than !/, from
base; 18 costals, not clubbed; median vein single, strongly
sigmoid; ulnar vein sigmoid, 3-ramose, i. e. forking at ?/, of its.
course, the anterior branch soon forking again; prominent apical
triangle, with outer margin distinctly produced. Body fusco-testa-
ceous. Supra-anal lamina (g’) produced, longer than broad,
apex emarginate, hirsute along the edges; in the Q distinctly
Fig. 3. Parasymploce obliqua n. sp. gd.
End of abdomen, from below. Enlarged.
() From the shape of the sub-genital lamina in the <j’.
SUMATRAN BLATTIDAE 61
triangular, apex emarginate, hirsute. Cerci fuscous. Sub-genital
lamina (g') asymmetrical, left side much longer than the right,
with two pairs of styles, one of them with fine terminal hairs.
Front femora armed after type A.
o and Q: Total length 16.5 mm; body 13 mm; pronotum
3 X 3.8 mm; tegmina 14 mm. i
Closely resembles P. sumatrana Hebard (1929), (p. 69,
pl. IV, fig. 6; pl. V, figs4 and 5) by the shape of the supra-anal
lamina in the o and by the venation of the wings; also P.
penicillata Hebard (pl. IV, fig. 7) by the slightly darker cre-
scent-shaped caudal suffusion on the pronotum, but differs from
either, and also from P. denticauda Hebard and P. dichroa
Hebard, by the shape of the sub-genital lamina in the gf.
Margattea anceps Krauss.
1903. Blatta anceps Krauss, Semon’s Zool. Forsch. Austral.
u. Mal. Arch., Vol. V, p. 749 [Tjibodas, Java).
1925. Phyllodromia nigro-vittata Hanitsch. Sarawak Mus.
J., Vol. Ill, p. 88 [Mt. Murud, Sarawak].
2 2 2, Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891.
E. Modigliani. |
A widely distributed species, occurring also on the Malay
Peninsula and in the Mentawi Is. (Bull., Raffles Mus. No. 1
(1928), p. 23; Tjid. Entom., Vol. LXXII (1929), p. 276). The
two © Q specimens distinctly show the sub-genital lamina as
described by Krauss «in carinulam brevem elevata et ita quasi
acuminata ».
I retain the genus Margattea Shelford, in preference to
Kuchinga Hebard, for reasons given in Ann. Mag. Nat. Hist.
(10), Vol. VIL (1931), p. 392.
Margattea rectangularis (!) n. sp.
1 g. Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891. E. Mo-
digliani.
o Colour uniform light fuscous (discoloured by spirit ?). Head
freely exposed, dark fuscous, inter-ocular distance ?/, of that
(1) From the shape of the g' sub-genital lamina.
692 R. HANITSCH
between antennal sockets; antennae fuscous. Pronotum sub-orbi-
cular, broadest behind the middle, smoky-hyaline. Tegmina excee-
Pi I
Fig. 4. Margattea rectangularis n. sp. g. Fig. 5. Margattea rectangularis n. sp. of
End of abdomen from below. Enlarged. Additional lamina, seen from below.
ding the abdomen by !/, their length, fusco-testaceous; 12 costals,
of which the 7" and 11" are forked; radial vein simple; 5 lon-
gitudinal discoidal sectors. Wings faintly smoky hyaline; mediastinal
vein bi-ramose; 8 costal veins, of which | to 4 are single and
clubbed, the 5™ three-ramose, the 6" and 7° bi-furcate, not clubbed;
radial vein simple; median vein simple; ulnar vein 4-ramose;
apical triangle moderately developed. Supraanal lamina short,
broad, sub-triangular. Cerci long, testaceous, with a sub-terminal
black ring. Sub-genital lamina large, oblong, longer than broad,
styles inserted in a slight emargination on either side of the
posterior margin. Immediately above the sub- genital lamina an
additional plate, bearing distally on either side a strongly chitinized
curved spine, and on the left side of its base a flat spatula-like
structure. Legs dull testaceous; front femora proximally with a few
stout spines, followed distally by a series of piliform spines (type B).
d'. Total length 12.5 mm.
Possibly allied to Kuchinga diacantha Hebard (1929, p. 43,
pl. II, fig. 2 & 3). in which, however, the chitinized spines are
described as rising from the sub-genital lamina itself, and not
from an additional plate.
Genus Sigmoidella Hebard.
Hebard (1929, p. 55) selected Blatta adversa Saussure and
Zehntner, as genotype of his Sigmoidella n. g., characterized (1)
SUMATRAN BLATTIDAE 63
by the anterior femora being armed after Type B, and bearing
3 spines distally; (2) by the radial (= discoidal) vein of the
tegmina being simple; and (3) by the median and ulnar (!)
veins of the wings being conspicuously sigmoid, the latter with
more than two rudimentary branches. The following species should
also be classed under Sigmozdella.
Blatta amplectens Walker, from Morty Island, which I re-
corded from Penang Hill and described its venation (J., M. B., R.
Asiat. Soc., Vol. 1 (1923), p. 401, figs. 4 & 5);
Margattea nigra Hanitsch, from Sumatra (see below);
Sigmoidella immaculata n. sp., from Sumatra (see below).
Sigmoidella nigra Hanitsch.
1929. Margattea nigra Hanitsch. Tijd. Entom., Vol. LX XII,
p- 277 [W. Sumatra]. |
1 o& Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891. 1 example
(sex ?). Sipora, Mentawi Is., May to June 1894. E. Modigliani.
I first described this species from three localities in Sumatra,
viz. from Fort de Kock, Tandjunggadang, and Anei Kloof. The
sinuous character of the median and ulnar veins of the wing
clearly brings it under Sigmotdella Hebard.
Sigmoidella immaculata n. sp.
1 9 Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891. E. Mo-
digliani.
Q. Head exposed, light brown,
turning to testaceous in the lower
part of the face; interocular space #/,
the width between antennal sockets;
antennae fuscous. Pronotum elongate,
wider behind than in front, sides
Fig. 6. much deflexed, anterior border sub-
Sigmoidella immaculata n. sp. truncate, posterior border only faintly
Outline of pronotum. o
produced; light brown, lateral borders
yellowish testaceous, posterior border with dark suffusion. Tegmina
exceeding the abdomen by !/, their length, dark testaceous to
(1) There is an obvious misprint in Hebard’s definition, p. 55, last line; for
discoidal read ulnar.
64 R. HANITSCH
amber; 19 costals, of which the last 4 are forked; radial simple;
7 longitudinal discoidal sectors. Wings brownish fuscous; media-
_ stinal vein 4-ramose; radial vein simple; 10 costals; median vein
simple, strongly sinuous; ulnar vein strongly sinuous, 4-ramose;
apical triangle well developed. Cerci fuscous. Body below. testa-
ceous. Anterior femora with 3 large spines, followed by a series
of piliform spines (type B).
Q. Total length 12 mm; body 8 mm; pronotum 2.8 X 2.9
mm; tegmina 10 mm.
Pseudophyllodromia laticeps Walker.
1869. Blatta laticeps Wlk. Cat. Blatt. B. M., Suppl., p. 142
>» [Singapore].
| | 1 example (sex ?), Pangherang-Pisang, Sumatra, Oct. 1890 to
March 1891. g Si Oban, Mentawi Is. April to Aug. 1894.
E. Modigliani. i
t Also occurring on the Malay Peninsula and Borneo, but
apparently not yet recorded from Java.
Pseudothyrsocera rubro-nigra Hanitsch.
1923. Phyllodromia rubro-nigra Han. J., M. B., R. Asiat.
Soc., Vol. I, p. 442, figs. 11 and 12. [Gunong Angsi,
Malay Peninsula].
1928. Pseudothyrsocera rubro-nigra Han. Bull, Raffles
Museum, No. 1, p. 14 [Siberut and Sipora, Mentawi Is.].
1929. Pseudothyrsocera rubro-nigra Han. Tijdschr. Entom.,
Vol. LXXII, p. 269. [Fort de Kock, Sumatra].
1929. Pseudothyrsocera fulva Hebard. Proc. Acad. Nat.
Sci., Philadelphia, Vol. LXXXI, p. 79, pl. IV. fig. 12.
[Fort de Kock, Sumatra].
1 o& Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891. 1 & Nias
1886 E. Modigliani.
Hebard’s description, figure and locality of his fulva n. sp.
leave to me no doubt that it is merely a synonym of the present
species.
SUMATRAN BLATTIDAE 65
Temnopteryx modiglianii n. sp.
29 d. Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1894.
E. Modigliani.
@. Minute, testaceous. — Head exposed, testaceous; vertex
with 4 longitudinal brown stripes which between the eyes meet
to form a transverse brown
line; lower face mottled
light and dark brown; in-
terocular space equal to
that between antennal so-
ckets, palps testaceous; an-
tennae (missing in the type,
perfect in the paratype)
exceeding the body, testa-
ceous. Pronotum large, an-
terior border parabolic, po-
sterior border truncate; disk
mottled fulvous and brown;
lateral margins broadly hya-
line, with a narrow fulvous
border all round. Tegmina
truncate, reaching to the
end of the third abdominal
tergite only; mediastinal
area large; radial vein with
4 costals; ulnar vein bifur-
cate; anal area very large, with 3 indistinct anals. Wings much
reduced, scale-like, barely !/, the length of the tegmina and
quite narrow, with venation obsolete. Abdomen above mottled
light and dark testaceous. Supra-anal lamina triangular, twice
_as broad as long, apex rounded, entire. Cerci lanceolate, cream-
white above, with a sub-terminal brownish band; testaceous below.
Abdomen below mottled light and dark testaceous. Sub-genital
lamina large, square, posterior border minutely emarginate;
styles at either end. Legs testaceous; anterior femora proximally
with 3 large spines, followed by a long series of piliform spines
(type B); hind legs very long.
ST. Total length 8 mm.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (7 Ottobre 1982)
Fig. 7. Temnopteryx modiglianii n. Sp. gf. SIE
ot
66 R. HANITSCH
This species may be identical with Temnopteryx fulva
Brunner, from Java (Nouv. Syst. Blatt., 1865, p. 85), but Brun-
ner’s description is so meagre, consisting of eight words only,
and is not accompanied by an illustration, that this has to remain
in doubt. Besides, Brunner defines Temnopteryx as having a
single style, and the tegmina as touching each other in a straight
line, whilst the present species has two distinct styles, and the
tegmina touch each other only at a single point and then recede.
Allacta raapi n. sp.
1 9. Batu Island, W. Sumatra. H. Raap, 1896-7.
Q. Head freely exposed, deep amber, a transverse white
line between eyes and antennal sockets; interocular space */, of
Fig. 8. Allacta raapi n. sp. QO. X 7.
that between antennal sockets; antennae testaceous. Pronotum
broad, anterior and posterior margins truncate; deep amber, in
front with a broad white marginal line, becoming sub-marginal
at the sides. Tegmina reaching not quite to the apex of the
abdomen, amber, with two lighter patches, viz. one in the
centre, and the other near the distal end of the anterior border
of each tegmen; venation obscured: radial vein simple, about 10
SUMATRAN BLATTIDAE 67
costals, discoidal sectors oblique, nearly obsolete; anal area large,
with about 5 anals. Wings (in poor condition) fully developed,
dull orange; radial vein apparently simple, costal area with a
large whitish patch; median vein simple; ulnar vein 4-ramose.
Body above and below light castaneous to dark amber. Cerci
brownish, with white tips. (Supra-anal and sub-genital laminas
in poor condition). Legs dark amber; anterior femora unarmed;
median and posterior femora sparsely spined.
O. Total length 9 mm.
Allied to Allacta parva Shelford, from Sarawak, (type in
the Oxford Museum) and to A. overbecki Hanitsch, from Java
(type in the Dresden Museum, paratype in the Oxford Museum).
However, the former species has the pronotum uniformly brown,
with the exception of a triangular testaceous mark at the ante-
rior margin; and the latter species has the disk of the pronotum
castaneous, and the lateral margins broadly yellowish hyaline,
besides having the wings much reduced. .
Dictyoblatta new genus.
Allied to Mareta Bolivar by its front femora being armed
with piliform spines only, and by its sub-genital lamina (dg)
being bifid, but differing from it by the absence of an apical
triangle in the wings. Venation of the tegmina closely reticu-
late. — Standing intermediate between the two sub-families
Ectobiinae and Pseudomopinae.
Dictyoblatta bimaculata n. sp.
{ Q Si Oban, Mentawi Islands, Apr. to Aug. 1894, E. Mo-
digliani.
I am able to supplement the description of this single Q by
that of two specimens (g£ and 9) from Lubok Tamang, Pahang,
3900’ (H. M. Pendlebury, 5.3.1924). In addition the Oxford
Museum contains fragments of a Q from M* Matang, Sarawak
(June 1898).
O (from Pahang). Head freely exposed, liver-brown; inter-
ocular space equal to that between antennal sockets; antennae
brownish. Pronotum large, oval to sub-circular, greatest width
RR RA ZI PAR ETRE PR re Lee ee
68
just behind the middle; posterior margin sub-truncate; disk shining
R. HANITSCH
black, its centre with a crescent-like depression; lateral margins
Fig. 9.
Dictyoblatta bimaculata
n. g. and sp.
Pronotum. Enlarged.
broad, hyaline, with numerous delicate setae.
Tegmina exceeding the abdomen by */; their
length, fuscous brown, each with a large
yellowish semi-hyaline patch at ‘'/; from
the base, just outside the middle of the
anal sulcus; veins raised, knotted, together
with the venules producing a close reticu-
lation; 9 costals; radial vein simple; anterior
ulnar vein parallel to the radial, giving
off 5 or 6 oblique branches towards the
posterior border; posterior ulnar vein simple,
parallel to the anal sulcus; 4 anal veins. Wings hyaline, centre
of costal area opaque brown; radial vein simple; 8 costals; median
vein terminally bifurcate ;
ulnar vein giving off 3 com-
plete branches towards the
apex; no apical triangle ;
posterior half of wing
fan-like folded. Body above
brownish. Supra-anal lami-
na very short, posterior
Fig. 10. Dictyoblatta bimaculata n. g. and sp.
Left tegmen. Enlarged.
margin rounded, entire. Cerci large, ferruginous. Sub-genital
lamina small, triangular, apex minutely bilobed, each lobe with
Fig. 11. Dictyoblatta bimaculata n. g. and sp.
Left wing. Enlarged.
an extremely short knob-
like style. Legs light testa-
ceous; anterior femora with
piliform spines only (Ma-
retoid type); posterior fe-
mora with a few delicate
spines on their distal end;
posterior tibiae strongly
armed; metatarsus very
long, entirely spined; no
arolia.
Q. Similar to the o; sub-genital lamina large, semi-orbicular,
mottled testaceous and black.
SJ and 9 (from Pahang); total length 11 mm.; © (from
Mentawi): total length 9 mm.
"SI
~ LATTA
Da
SUMATRAN BLATTIDAE 69
EPILAMPRINAE.
Pseudophoraspis nebulosa Burmeister.
1838. Epilampra nebulosa Burm. - Handb. Entom., Vol. II,
p. 505. [Java].
1 9. Mt. Singalang, Sumatra, July 1878. O. Beccari.
2 29. Bawolovalani, Nias. May 1886. E. Modigliani.
Common throughout Malaysia. Noteworthy is only the single
Q example from Singalang which is quite unusually short. Its
dimensions are:
©. Total length 21 mm; body 20 mm; pronotum 6.2 X 9.5
mm; tegmina 15 mm.
Rhabdoblatta procera Brunner.
1865. Epilumpra procera Br. - Nouv. Syst. Blatt., p. 192
[Java].
1 QO Mt. Singalang, Sumatra. July 1878. Beccari.
Also common throughout Malaysia. I gave a description of a
o& in Bull., Raffles Museum, No. 1 (1928), p. 30, as Brunner’s
was based upon a 9.
Epilampra intermedia Hanitsch.
1925. Sarawak Museum J., Vol. II, p. 95. [Mt. Dulit,
Sarawak]. i
1 ©. Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891. E. Mo-
digliani.
The single example differs from the type, also Q, in the
Oxford Museum; by its larger size and darker colour; especially
its abdomen is uniform castaneous below, instead of a lighter
castaneous, with black spots. The measurements are:
type Q Q
from Sarawak from Sumatra
Total length 30 mm. 35 mm.
body 23 » 33 »
pronotum GS SDIXRUAO 15
tegmina 25 » i 26.5 »
70 Rk. HANITSCH
Epilampra communis Hanitsch.
1928. Bulletin, Raffles Museum, No. 1, p. 32. [Mentawi Is.].
1 Q. Kifa-juc. Engano. May 1891. E. Modigliani.
It is surprising that the present collection contains only a single
2, whilst Messrs Kloss, Karny and Smedley brought more than
three hundred specimens back from their expedition to the Men-
tawi Islands in 1924, viz. 155 from Siberut, 153 from Sipora,
32 from North Pagi, and 6 examples from Pulau Tello, Batu
Islands.
Epilampra modiglianii n. sp.
1 ©. Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891. E. Mo-
digliani.
Q. Head exposed, pale orange, vertex closely punctured with
black, face with a broad vertical black stripe; inter-ocular space
3/, of that between antennal sockets;
antennae dark fuscons. Pronotum sub-ellip-
tical, posterior margin obtusely angled;
smooth; fulvo-testaceous, closely marked
with black spots of different sizes, viz.
about 10 large irregular blotches in the
middle and in the circumference of the disk;
secondly, a large number of medium-sized
round spots scattered over the whole of the
pronotum; thirdly, minute dots, closely
filling the interstices between the larger
spots. Tegmina exceeding the abdomen by
nearly */, their length, fulvo-testaceous to
cream-yellow , closely impresso-punctate Fig. 12.
in their proximal half, especially in the. Er#ampra moaigiiani
5 ; n. Sp. Q X 14/2
anal area; with dense masses of large and
small irregular blotches, black in the proximal half, turning
castaneous distally. Supra-anal lamina ample, rounded , apically
emarginate. Cerci dull testaceous. Abdomen below testaceous,
with large and small black blotches, except in the middle line; —
sub-genital lamina with a large black central blotch. Legs dull
testaceous, upper margins of femora black; posterior metatarsus
SUMATRAN BLATTIDAE 71
at least as long as the remaining joints together, entirely spined;
tarsal joints distally with two spines each; pulvilli small, termi-
nal; tarsal claws symmetrical; arolia large.
©. Total length 35 mm; body 25 mm; pronotum 7 X 8.2
mm; tegmina 30 mm.
The insect has a striking resemblance to Hedaia horologica
Kirby, from the Khasia Hills, the type (0°) of which is in the
British Museum (7) (Ann. Mag. N. H., (7), Vol. XII (1903),
p. 280). However, the latter species, by the way a thing of
great beauty, is somewhat larger: body 35 mm; tegmina
40 mm; and though the tegmina show markings identical with
those of modiglianii, the minute dots of the pronotum are much
less marked. i
Cyrtonota lata Hanitsch.
1929. Tijdschr. voor Entom., Vol. LXXII, p. 282, fig. 2.
[W. Sumatra].
1 9. Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891. E. Mo-
digliani.
The single example is somewhat smaller than the type, also
©, which I first described from Anai Kloof, W. Sumatra, viz.:
type Q
from Anai Kloof from Si-Rambé
Total length 34 mm. 28 mm.
pronotum 10 X15» ox ail »
tegmina 20 » 18 »
Hebard (1929), p. 90, records Homalopleryx malcolmsmithi
Hanitsch (*) from Air Bangis, Sumatra, placing it, however, under
Pseudophoraspis Kirby. I have no doubt that the specimen
before him was C. lata. The posterior metatarsus of malcolm-
smithi is uniseriately spined along its proximal half only, and
the tarsal joints are not armed at all, whilst in lata the meta-
tarsus is biseriately spined along its entire length, and the tarsal
joints are spined too. Hebard describes his specimen as with« the
caudal metatarsus armed ventral with two rows of minute
spines », which agrees with lata, but not with malcolmsmithi.
(1) Kirby, by a curious error, states the type to be Q. I have examined it and
find it quite unmistakably (/.
(?) From Annam; see J., Siam Soc. N. H., Suppl. Vol. VII (1927), p. 20, fig. 12.
72 R. HANITSCH
BLATTINAE.
Seabina transversa (') n. sp.
1 oO (immature?) Padang, Sumatra, 1890. E. Modigliani.
co’. Minute. — Head slightly exposed; vertex fulvous, with 4
short longitudinal castaneous lines; face castaneous, bordered all
round with fulvous; interocular space nearly
equal to distance between antennal sockets;.
antennae dull castaneous. Pronotum with
the anterior margin parabolic, posterior
margin truncate; deep castaneous, bordered
with fulvous in front and at the sides.
Tegmina sub-quadrate, touching in the
middle line, deep castaneous, with a broad
lateral fulvous border and a lighter circular
blotch near their base. Wings minute.
Body above castaneous, sides with a narrow
fulvous border; second tergite with a pair
of transverse fulvous lines. Cerci with their
basal half castaneous, distal half fulvous.
Body below castaneous, with fulvous border.
Fig. 13. Scabina transversa Tees fulvous, with castaneous blotches on
n. 8p. of. X 7. a ; 3
coxae and femora. (Posterior metatarsi
missing).
S. Total length 8 mm.
The genus Scabina was established by Shelford for Pelma-
tosilpha (?) antipoda Kirby, from Queensland (Trans. Ent. Soc.,
London, 1909, p. 305). The only other species described so far
is Scabina horrida Hanitsch, from N. Borneo (Treubia, Vol. Il
(1923), p. 207, fig. 8, and J., M. B., R. Asiat. Soc. Vol. I (1928),
p. 441, fig. 27). The present species differs from Xorrida by
its much smaller size, by its scutellum being exposed, and by its
markings which remind of Platyzosteria soror Brunner.
(1) From the transverse markings of the second tergite.
SUMATRAN BLATTIDAE 73
Dorylaea flavicineta de Haan.
1842. Blatta flavicincta de Haan. Temminck, Verhand.
Orth., p. 50. [Java].
1 9 Bua-Bua, Engano. May to June 1891. E. Modigliani.
Widely distributed throughout Malaysia; also occurring in
Madagascar and Formosa.
Stylopyga rhombifolia Stoll.
‘1815. Blatta rhombifolia Stoll. Spectres, Blatt., p. 5,
pl. II d., fig. 13.
10,2 QP Siboga, Sumatra. Oct. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
Cosmopolitan.
Stylopyga proposita Shelford.
ie ani Mac oN H. (8); Vol. Vill, p5, pl. I fig 1
[Batavia, Java].
1 o Mt. Singalang, Sumatra. July 1878. O. Beccari.
Fig. 14. Stylopyga proposita Shelf. St Fig. 15. Stylopyga proposita Shelf. I.
End of abdomen from above. Enlarged. End of abdomen from below. Enlarged.
1 o Siboga, Sumatra. April 1886. E. Modigliani.
1 g° Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891. E. Mo-
digliani.
.. Besides the above three specimens I have recently been able
to examine several examples from the Paris Museum, viz, 2 Td
and 2 9 9 from Palaboehan Ratoo, Java, and 1 g from Soe-
kaboemi, Java, all collected by E. Cordier in 1908. This Javanese
7A. R. HANITSCH
material agrees in size (viz. 22 to 24 mm. in total length) with.
the type, o, from Tanah Abang, Batavia, in the Paris Museum,
whilst the Sumatran examples show considerable variation in
size, Viz.
oS type 04 04 cf
Batavia Siboga Si-Rambé Singalang
total length 24 mm. 28 mm. 20 mm. 15 mm.
pronotum, length 7.5. » 10» 6.5. » 3»
pronotum, width 10 » Lie in 8.5 » 6 »
Stylopyga semoni Krauss.
1903. Semon, Zool. Forsch. Mal. Arch., Vol. V, p. 754
[Tjbodas, Java].
1 g. Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to
March 1891. E. Modigliani.
The single example is slightly smaller
than the type o, measuring only 15 mm.
as against 17 to 20 mm. in length. —
Recorded by Hebard (1929), p. 83, from
Pulau Jarak, W. Coast, Malay Peninsula.
Periplaneta americana L.
1758. Blatta americana L. Syst. Nat.
(ed. X), p. 424. Styl 3 Krauss <j
YlOpr Ss
1 g°. Lelemboli, Nias. Aug. 1886. — cos pant of body. X 6.
1 g. Balighe, Sumatra. Oct. 1890
to March 1891. — 2 9 9 Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890
to March 1891. — 1 9 Pangherang-Pisang, Sumatra.
Dec. 1890 to March 1891. E. Modigliani.
Cosmopolitan.
Periplaneta australasiae Fabr.
1775. Blatta australasiae Fabr. Syst. Ent., p. 271.
1g, 19, Si-Rambe, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891.
1 9. Sumatra. E. Modigliani.
1 9. M' Singalang, Sumatra. July 1878. O. Beccari.
Cosmopolitan.
CN oe RS ARI RE PE aT ae I ATTORI DER I MMI pee Tee he DLC.)
SR PRETI (ic Malesia IRE ate ort erate avr fee Ù
5 TERRA pc! x he 7 : ob
SUMATRAN BLATTIDAE 75
Periplaneta floweri Hanitsch.
1931. Ann. Mag. Nat. Hist. (10), Vol. VII, p. 400 [Bangkok,
Siam. |.
1932. Misc. Zool. Sumatrana, LXII, p. 5. [Medan, Sumatra].
1 dg. Siboga, Sumatra. Oct. 1890 - March 1891. E. Mo-
digliani.
The single example (9g) is practically of the same dimensions
as the type (o’) in the British Museum, viz. total length 17mm.,
body 12 mm.; pronotum 4 x 4.4 mm., tegmina 13 mm. But
whilst in the type the pronotum is sub-oval, with its greatest
width behind the middle, and corrugated (due to shrinking?),
the pronotum of the present specimen is smooth, its anterior
margin parabolic, and its posterior margin faintly produced.
I have also before me a 9, from Pulo Tioman (V. Knight,
June 1915), and another ©’, from the Langkawi Is. (H. M. Pen-
dlebury, April 1928).
Periplaneta robinsoni Hanitsch.
ieee SEB RA siate soc. No. 69, p: INC pl, IV, fie. 23
[Sandaran Agong, Sumatra, 2500 feet].
1929. Archiv for Zool., Vol. XXI A, p. 16 [Sibolangit, and
Medan, Sumatra].
1 o Lelemboli, Nias, Aug. 1886. — 1 9 Gunung Sitoli,
Nias, May 1886. — 1 © Siboga, Sumatra, Oct. 1890 to March
1891. E. Modigliani.
Not known yet from outside Sumatra and Nias. Readily
distinguished by its deep black pronotum and purplish-castaneous
tegmina.
Homalosilpha ustulata Burmeister.
1838. Periplanela ustulata Burm. Handb. Entom., Vol. II,
p. 503. [Java].
tg, 1 9 Lelemboli, Nias, Aug. 1886. E. Modigliani —
1 9 Gunung Sitoli, Nias, May 1886. E. Modigliani — 1 gd,
76 R. HANITSCH
4 QQ Siboga, Sumatra. Oct. 1890 to March 1891. E. Modigliani.
Distributed throughout the whole of Malaysia.
Blatta concinna de Haan.
1842. Temminck, Verhand. Orth., p. 50. [Java].
5 9,3 QQ. Balighe, Sumatra. Oct. 1890 to March
1894. E. Modigliani.
Distributed throughout Malaysia, Burma, Indo-China, Japan
and Australia. — Hebard (1929), p. 84, erected the genus
Blattina for this species.
Catara rugosicollis Brunner.
1865. Deropeltis rugosicollis Br. Nouv. Syst. Blatt., p. 245.
[Java ?].
1 g° Siboga, Sumatra. Oct. 1890 to March 1891 — 1 g’,
1 g' larva, 2 9Q Pangherang-Pisang, Sumatra. Oct
1390 to March 1891. E. Modigliani.
Common throughout Malaysia.
Archiblatta hoevenii Vollenhoven.
1862. Tijdschr. Entom., Vol. V, p. 106; pl. VI, figs. 1 and 2
[Sumatra].
3 99 larvae. Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
Distribution: the whole of Malaysia.
Archiblatta beccarii n. sp.
| gd. Mt. Singalang, Sumatra. July 1878. O. Beccari.
1 o. Balighe, Sumatra. Oct. 1890 to March 1891. E. Modigliani.
1 9. Si-Rambé, Sumatra. Dec. 1890 to March 1891. E. Modi-
gliani.
SUMATRAN BLATTIDAE Gi
O. Apterous, black. — Head covered; deep castaneous to
black, shining; interocular space equal to that between antennal
sockets; antennae uniform dark castaneous to black, proximal
joints smooth, distal joints slightly pubescent. Pronotum longer
than broad, rectangular; disk circular, with the circumference
raised and callosities radiating from the centre; a transverse de-
pression behind the centre; a narrow median ridge running along
its entire length; coarsely, but sparsely pitted; dull black. Meso-
notum and metanotum with me-
\ / dian longitudinal ridge of the
N SA n 24 pronotum continued along their
TN Vir entire length; also coarsely ru-
/ \ \ gose and pitted. Abdomen with
7 i its greatest width at the 3" and
4° segment. Supra-anal lamina
| rounded, entire. Cerci cylindrical,
A See segmentation obsolete, above
ea shining light castaneous, smooth,
A aN | below with ferruginous pube-
\— scence. Body below castaneous,
A SEDE; shining. Sub-genital lamina sub-
VA ANA À triangular, apex blunt; black,
© with orange border; styles sym-
\ metrical, cylindrical, deep orange.
Legs uniformly deep castaneous;
anterior femora with a thick
i row of setae along their lower
Fig. 17. Seat eco ESA OE margin ; right anterior femur
STR with one apical spine, none
observed on the left side; median and posterior femora unarmed,
except for 2 apical spines each; posterior tibiae with 3 spines on
the outer, and 3 spines on the inner aspect, and with 8 apical
| spines. Posterior metatarsus (slightly mutilated in the & type
_ from M* Singalang, but perfect in the o paratype from Balighe)
only about ‘/, as long as the remaining joints together, entirely
unarmed; tarsal joints unarmed; claws symmetrical; arolia
present, small.
9. In size and colouring practically agreeing with the o
type; the radiating callosities of the pronotum less marked, but
Cd rr ee Oe etn ea ra
a ni s s “Ki
78 R. HANITSCH
with a more distinct transverse depression behind the centre of |
the disk; sub-genital lamina without valve, but with two sharp
folds instead.
o Q
Total length 29 mm. 30. mm.
pronotum Se Me Sea ig) 10 Keso ee
post. femora 13 » 14 »
post. tibiae 15 » Da »
post. tarsi 7.5 » 7.8 Ste
I regard these three examples as full grown, as becomes
evident when comparing the larger of the two © specimens
with a o larva of the same size of Archiblatta hoevenii
Voll., in which mesonotum and metanotum have their posterior
lateral angles produced into large lobes, clearly indicating the
rudiments of tegmina and wings.
The differences between A. beccarii n. sp. and A. hoevenii
Voll. may be tabulated as follows:
A. beccarti A. hoevenii
apterous tegmina and wings fully deve-
colour: dull black loped; shining castaneous
antennae: colouring uniform — with 2 broad cream-white rings
pronotum: slightly rugose, with coarsely rugose, with numerous
a few scattered punctures coarse punctures
inesonotum and metanotum: po- mesonotum and metanotum of
sterior lateral angles only the larva with large posterior
slightly, or not at all produced ‘lateral lobes
legs: uniform dark castaneous castaneous, with posterior tibiae
to black deep orange.
Protagonista fusea Hanitsch.
1925. Sarawak Mus. J., Vol. III, p. 97, fig. 11. [M‘ Dulit,
Sarawak].
1g, 1 Q Pangherang-Pisang, Sumatra. Oct. 1890 to March
1891. E. Modigliani.
The o of the present collection agrees with the type (dg),
Ee
PISCINA sod;
SUMATRAN BLATTIDAE 79
except for slight differences in colouring, viz. tegmina almost
black, instead of fusco-castaneous, and the abdomen below casta-
neous in the centre, black at the sides, instead of entirely black.
The 9 quite agrees with P. aterrima Hanitsch, from Bandar
Baroe, E. Coast, Sumatra (Arkiv for Zool., Vol. XXI A (1929),
p. 17, of which only the 92 is known (type in the Stockholm
Museum). This latter name, being a synonym, must therefore be
suppressed. The error arose by my having only a single Q before
me when describing it.
P. pertristis Hanitsch, from the Malay Peninsula, of which
only the © is known, appears to be a good species, differing
from P. fusca chiefly by its cinnamon-brown tegmina (J, M. B.,
R. Asiat. Soc., Vol. I (1923), p. 444, fig. 28; type in Oxford
Museum).
PANCHLORINAE.
Pycnoscelus surinamensis L.
1767. Blatta surinamensis L. Syst. Nat., ed. XII, p. 687
[Surinam]. : | :
3g, 1 @ larva Siboga, Sumatra, April 1886; 2 99
Siboga, Sumatra. Oct. 1890 to March 1891; 1 © Padang,
Sumatra. 1890; 1 9 Lumut, Sumatra. 1890; 9 2 9 Balighe,
Sumatra. Oct. 1890 to March 1891; 3 99 Si-Rambé, Su-
matra. Dec. 1890 to March 1891; 1 9 Lelemboli, Nias, Aug.
1886; 1 & larva, Engano, May 1891. E. Modigliani.
Hebard (1929), p. 95, remarks on the scarcity of the males
as compared with the females of this species in the New World
and states that « in Malaysia males are quite as often encoun-
tered as female ». However, the above list shows the great
preponderance of the females at least in Sumatra.
Noteworthy is the difference in size of the mature (winged)
specimens; whilst the above 3 9g from Siboga are practically
all of the same size, measuring 19 to 20 mm., the females
vary considerably, the smallest 9 from Nias measuring only
14 mm., and the largest Q from Si-Rambé 24 mm.
=
80 R. HANITSCH
CORYDINAE.
Eucory dia westwoodi Gerstacker.
1861. Corydia westwoodi Gerst. Arch. f. Naturg., Vol. XXVII,
p. 114 [1 9 Assam].
1915. Corydia maxwelli Hanitsch. J., S. B., R. Asiat. ‘se
No. 69, p. 126, pl. II, fig. 10. [1 co Maxwell’s Hill,
Perak; 1 o& Lingga Mt., Sarawak; 2 9 9 Bukit Kutu,
Selangor ]. |
1 g’, Siboga, Sumatra, Oct. 1890 to March 1891. E. Modi-
gliani.
Corydia maxwelli Hanitsch is an undoubted synonym of
C. westwoodi Gerst. — This species is widely distributed
(Assam, Malay Peninsula, Sumatra, Borneo); but is far from com-
mon. Besides the above listed examples I know only of a single
©, in British Museum collection, labelled « Sumatra ». The two
sexes show an interesting dimorphism. The head is orange in the
o, black in the 9. The tegmina are yellow in both sexes, with
a round black spot in the centre of each tegmen, and the tips
infuscated, but whilst in the g7 the mediastinal area is yellow, it is
black in the 9. The underside of the abdomen is orange-yellow
in the o’, but black in the 9, with orange margins. The legs
have the coxae and femora orange in the g', but black in the 9.
Tibiae and tarsi are black in both sexes.
I am following Hebard (1929), p. 97, in placing this species
under his Hucorydia, distinguished from Corydia Serville,
amongst other characters, by having the interocular space conspi-
cuously wider than that between the antennal sockets.
Homopteroidea nigra Shelford.
1906. Trans. Ent. Soc., London, p. 274, pl. XVI, figs. 13 & 14.
(Sarawak; Sumatra].
16 examples, Si-Rambé, Sumatra, Oct. 1890 to March 1891;
12 examples, Sipora, Mentawi Is., May to June 1894. E. Modigliani.
A not uncommon species. I have recorded it from Siberut,
Mentawi Is., and from Sumatra (Bull., Raffles Mus., No. 4 (1928),
i
>
1
ì
È
i
SUMATRAN BLATTIDAE 81
p. 37, and Hebard (1929), p. 96, from Sandakan, B. N. Borneo,
and from Simalur I., W. coast, Sumatra.
Homopteroidea shelfordi Hanitsch.
1925. Sarawak Mus. J., Vol. III, p. 99, fig. 12 [Sarawak;
Larut Hills, Malay Peninsula].
1929. Tijdschr. voor Entom., Vol. LXXII, p. 294, fig. 6
[Fort de Kock, Sumatra].
7 examples, Si-Rambé, Sumatra, Oct. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
Homopteroidea maculata Hanitsch.
1929. Tijdschr. voor Entom., Vol. LXXII, p. 297, figs. 7 & 8
[Lubuksikaping, Sumatra].
2 examples, Si- Rambé, Sumatra, Oct. 1890 to March 1891;
2 examples, Sereinu, Sipora, May to June 1894; 1 example, Si-
Oban, Mentawi Is., Apr. to Aug. 1894. E. Modigliani.
Readily distinguished from the two other species of Homop-
teroidea by the two light maculae on its tegmina.
Ctenoneura brunnea Hanitsch.
1929. Tijdschr. voor Entom., Vol. LXXII, p. 292, fig. 5
[Gunung Singgalang, W. Sumatra].
7 examples, Si-Rambé, Sumatra, Oct. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
OXYHALOINAE.
Areolaria signata Shelford.
1906. Trans. Ent. Soc., London, p. 273 [Sarawak].
2 examples, Sipora. Mentawi Is., May to June 1894. 3 exam-
ples, Si-Oban, Sipora; Apr. to Aug. 1894. E. Modigliani.
Recorded previously by me from the Mentawi Is., from North
Pagi, and from Lau Kahit, Sumatra (Bull., Raffles Mus., No. 1
(1928), p. 38, pl. II fig. 7). 3
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (7 Ottobre 1932). ò
ch
LI ar
race Sao Oe Se see
a
i
Se ee aS SAD VAS A A
82 R. HANITSCH
PERISPHAERINAE.
Paranauphoeta lyrata Burmeister.
1838. Nauphoeta lyrata Burm. - Handb. Entom., Vol. II,
p. 508 [Java].
233,5 PS Siboga, Sumatra, Oct. 1890 to March 1891;
2 929 Pangherang Pisang. Sumatra, Oct. 1890 to March 1891;
3 7,2 99 G. Sitoli, Nias, May 1886. E. Modigliani.
Distribution: The whole of Malaysia and Celebes. — The two
QQ examples from Pangherang-Pisang are decidedly darker in
colour than those from Siboga and Nias, with the orange spots
on the tegmina more clearly marked, instead of washed-out.
Paranauphoeta basalis Serville.
1839. Blatta basalis Serv. - Ins. Orth., p. 95 [Java].
1 g° Sipora, Mentawi Is., May to June 1894; 1 9 Si-Oban
Sipora, April to Aug. 1894; E. Modigliani.
Besides from Java and Sumatra also recorded from the Malay
Peninsula, but apparently not yet from Borneo.
Perisphaeria armadillo Serville.
1831. Ann. Sci. Nat., Vol. XXII, p. 44 [Java].
3 9 9 Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
This is apparently the first record from Sumatra, though I
have also specimens (6 Q Q) before me, collected by Karny
and Siebers at Wai Lima, S. Sumatra’ (Nov.-Dec. 1921). This —
species is now known also from the Malay Peninsula, Singapore,
Celebes, Amboina, Aru, New Guinea and Dinner Island (off the
S. E. coast of N. Guinea). Curiously enough, there seems to be
no definite record yet from Borneo, but I have abundant mate-
rial before me taken by Mjéberg in Sarawak (1923), and by
Pendlebury on Kina Balu (1929).
i
’ a
va
se:
MS
i
SUMATRAN BLATTIDAE 83
Perisphaeria glomeriformis Lucas.
1863. Perisphaera glomeriformis, Lucas. - Ann. Soc. Ent.
Brmce (A) Voli 8403 pl: DO figs 10. & 10 a,
[Cochin China; Philippines].
3 29. Bua-Bua, Engano. May to June 1891. E. Modigliani.
The only other record of this species seems to be my own,
from Bukit Kutu, Malay Peninsula, 3000 feet. (J., S. B., R. Asiat.
Soc., No. 69 (1915), p. 142). This species can be separated from
the former as follows:
P. glomeriformis: ©: head black; body faintly greenish, finely
punctured; eyes close together;
P. armadillo: ® : head yellow; body above black, smooth; eyes
further apart;
P. lucasiana S. & Z., which is not represented in this collection,
differs from either species by being coarsely punctured.
PANESTHINAE.
Salganea morio Burmeister.
1838. Panesthia morio Burm. - Handb, Entom., Vol. II,
. p. 513 [Java],
3 29 Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891; 1 ©
Lelemboli, Nias, Aug. 1886. E. Modigliani. !
Distribution: the ‘whole of Malaysia. Also recorded from
Ceylon and Amboina (Vienna Museum).
Panesthia javaniea Serville.
1831. Ann. Sci. Nat., Vol. XXII, p. 38 [Java].
1839. Ins. Orth., p. 131, pl. II, fig. 5.
sTT,2 I larvae, 5 QQ Mt. Singalang, Sumatra,
July 1878. ©. Beccari.
Si riety ai ae ga
84 R. HANITSCH
3 I; 1 9 larva, Lelemboli, Nias, Aug. 1886; 1 9, 1 9
larva, Bawolovalani, Nias, May 1886; 2 9 9, G. Sitoli, Nias, May
1886; 2 TI, 1 of larva, 1 9, Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890
to. March 1891; 1 o’, 3 9 9 Padang, Sumatra, 1890; 1 gd,
2 Id larvae, 5 29, 1 Q larva, Siboga, Sumatra, Oct. 1890
to March 1891; 1 9 Pangherang-Pisang, Sumatra, Oct. 1890 to —
March 1891; 1 o, 1 d' larva, Sipora, Mentawi Is., May to
June 1894; 3 97,2 OQ Si Oban, Sipora, May to Aug. 1894;
E. Modigliani.
Distributed throughout the whole of Malaysia and exceedingly
common. — Of the above specimens the following deserve spe-
cial notice: a dg, from Mt. Singalang, measuring 55 mm., with
enormous cornua to its pronotum; a 9 from the same locality,
58 mm., with very small cornua; a Q from Si Oban, Sipora,
50 mm., with unusually slender body.
Panesthia saussurii Stal.
1877. Ofver. K. Vet. Akad. Forh. Vol. XXXIV, No. 10, p. 37
[Philippines]. È
‘299,2 29. Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
I am placing here 4 examples which differ from P. javanica
Serv. by their smaller size and deep black colour. The emargi-
nation on the anterior border of the pronotum is broadly rectan-
gular in the 77, but semi-lunar in the 9 9.
Measurements: gd 29 mm., 2 32 mm..in total length.
Panesthia serratissima Brunner (?).
1865. Nouv. Syst. Blatt., p. 394. [Ternate].
1 © larva. Mt. Singalang, Sumatra. July 1878. O Beccari.
The single specimen in the collection is thus labelled « Pa-
nesthia serratissima Brunner (?)». It agrees well enough with the
original description, except that it is certainly not «tota nigra »,
but deep castaneous, with the legs orange.
k
Sa
:
i
1
3
x
3
r a
ee ee eee a
ety a
tti dial ae ee ea cer.
PEGI E a ee TIE Chae,
Pa
SUMATRAN BLATTIDAE 85
Panesthia wallaeei Wood-Mason,
1876. J., Asiat. Soc. Bengal, Vol. XLV, part 189.
1877. Ann. Mag. Nat. Hist., (4), Vol. XIX, p. 117. [Sinkep
I, near Singapore].
1 o, 1 QO Sipora, Mentawi
Is, May to June 1894. E. Mo-
digliani.
I collected two specimens
(0° and ©) of this species on
Gunong Kledang, Perak, March
Zs
pat see
See ene
1898, and the Oxford University \ Qi i
contains two examples (9 Q), LES
from the Baram River, Sarawak Fig. 18. Panesthia wallacei W.-M.
(Charles Hose, 1908). These Bees ine ote)
seem to be the only records of this species. The dimensions of
the six specimens known are:
o, Sinkep I.: : : . body 36.5 mm.
o' & ©, Gunong Kledang, Perak: » 34 »
©, Baram, Sarawak: . : a 38 »
o & © Sipora, Mentawi Is.: E» AQ »
The curiously trilobate pronotum, the parallel sides of the
body, and the entire, not crenulated, supra-anal lamina will always
distinguish this from allied species.
Panesthia transversa Burmeister.
1838. Handb. Entom., Vol. II, p. 513 [Java]
10,1 g larva, 2 OQ Siboga, Sumatra. Oct. 1890
to March 1891. E. Modigliani.
Burmeister characterizes this species as follows: « Nigra,
nitida; pronoti incisura lata profunda, medio et utrinque cornigera:
elytris alisque longitudine abdominis, basi nigris, fascia media
pallida, Long. I’.
Brunner (Nouv. Syst. Blatt., 1865, p. 395 describes under this
name a Q from Ceylon, and later (Ann. Mus. Genova (2),
Vol. XIII (1893), p. 51) a o& from Burma, the main points of
86 R. HANITSCH
the description of the 9 being: antennae black, with their ter-
minal portion yellow; anterior margin of the pronotum deeply
sinuate, centre of the sinus with a tubercle, sides of the pronotum |
drawn out into horns; and of the Q: pronotum feebly emarginate;
tegmina with their basal '/; black, remainder pale yellow; supra-
anal lamina indistinctly crenulate; o 34 mm., 9 30 mm. in
total length.
Saussure (Mém. Soc. Genéve, Vol. XVII (1863), p. 168,
pl. I, fig. 25) described and figured a Blattid, of doubtful sex
(abdomen missing), from China, under the name of Panesthia
mandarinea, and in Vol. XX (1869-70), p. 286, pl. III, fig. 23,
recorded another Blattid from the « East Indies » which he took
to be the 9 of the previously described form, and which he now
regards as the go’. However, Wood-Mason (J., Asiat. Soc., Bengal,
Vol XLV (1876), p. 190) showed that these two Blattids had
nothing to do with each other and re-named the latter (from the
« East Indies ») Panesthia saussurii n. sp. — Stal (Ofver.
K. Vet. Akad. Férh., Vol. XXXIV (1877), p. 37), unacquainted
with Wood-Mason’s work, unfortunately described an entirely
different Blattid under the same name, Panesthia saussurii n, Sp.
a form closely related to, but smaller than P. javanica Serville.
On the same page Stal establishes the sub-genus Caeparia for
the second form of P. mandarinea Sauss. (= P. saussurit
W. — M.). Brunner (Ann. Mus. Civ. Genova (2), Vol. XIII
(1893), p. 48) accepts this genus, but calls Saussure’s second
form Caeparia mandarinea Sauss., whilst Kirby (Syn. Cat.
Orth., B. M., Vol. I (1904), p. 201) more correctly calls it
Caeparia saussurit Wood-Mason, by which name this Insect
should be known in future.
Whether the name Panesthia mandarinea Saussure for the
first form has any claim to be retained, is more than doubtful.
Saussure considered the type specimen to be a 7, though the
abdomen was missing, but his exquisite illustration, showing a
pronotum with a truncated anterior margin and without a trace
of horns, leaves no doubt that it is a 9. Further, Saussure’s
description does not give a single character in which his species
differs from P. transversa Burmeister. In fact he says: « C’est
avec la P. transversa B., que cette espéce a le plus d’analogie.
Elle s’en distingue par |’ échancrure du prothorax, qui n’ offre
SUMATRAN BLATTIDAE 87
pas de tubercule médian ». This quite agrees with the Q of
P. transversa B., whilst the g? of that species is readily di-
stinguished by the two lateral horns and the single median
tubercle of the pronotum. The name P. mandarinea Sauss.
should be abandoned. The Blattid from Lundu, Sarawak, which
I described and figured in J., S. B., R. Asiat. Soc., No. 69 (1915),
p. 149, pl. VI, fig. 33, is plainly the gf of P. transversa B.
The 9 Q of this species show the typical colouring, viz. head,
pronotum and abdomen black; antennae black, with a subterminal
ring of yellow; tegmina with their basal ‘/ black, remainder
pale fulvous, with an indefinite darker blotch in the centre. In
the single © of this collection the black colour is everywhere
replaced by castaneous to deep orange and brick red. It may be
described as follows: .
ST. Head freely exposed, vertex with a deep oval depression;
entirely punctured; castaneous; eyes lemon-yellow, inter-ocular
distance nearly equal to that between antennal sockets; antennae
castaneous, with a sub-terminal ring of dull orange. Pronotum
twice as broad as long, castaneous, coarsely punctured; anterior
margin with a deep sinus, the latter with a broad median tubercle,
and enclosed on either side by a large curved horn; behind the
tubercle a deep depression, bounded behind by a blunt ridge.
Tegmina exceeding the 7" abdominal tergite, but not reaching
quite to the end of the abdomen; widest in their basal half, then
suddenly narrowing; basal */; dark castaneous, remainder dull
fulvous, with an ill-defined darker blotch in the centre. Wings
in length and colouring similar to the tegmina. Abdomen above
entirely and coarsely pitted, deep orange to brick-red, with the
posterior margin of each tergite narrowly deep castaneous; po-
sterior margin of 7 tergite straight, sides practically smooth,
backwards drawn out into short spies; supra-anal lamina also
coarsely pitted, posterior margin with only faint crenulations and
a minute tubercle on either side. Cerci deep orange. Abdomen
below deep orange to light castaneous, each sternite with a broad
sulcus of the same colour; less coarsely pitted than the tergites.
Legs castaneous, tips of spines black; anterior femora with one
spine each; pulvilli large, cream-yellow.
The Oxford Museum contains a o example, labelled « Borneo »,
and another g' labelled « Singapore, Mr. Horsley 1864 », both
— ey. ey ary * »
Jae en.
88
R. HANITSCH
named « P., mandarinea Sss.» by Shelford, which I also take
to belong to éransversa Burm. The two specimens are of the
normal colouring, viz. body black, tegmina bi-colorous.
The following table gives the measurements of the specimens
(9 & Q) from Siboga; of the o’ from Lundu, Sarawak; of the
O oO in the Oxford Museum from « Borneo» and Singapore
respectively; of
Brunners 9 from Ceylon, and of the same
authors o and Q from Carin Cheba, Burma.
body . . -
pronotum, length .
pronotum, width .
tegmina
Siboga Siboga Lundu Borneo | Singapore | Ceylon Burma Burma
of Q o of of Q of Q
mm mm mm mm mm mm mm. mm
40.— | 39.5 39.— | 34.— | 29.— | 30.— | 34.— | -30.—
7.3 = 9.5 6.2 te 6.— 6.5 5.8
45.— | 13— | 14.5 12,— | 40.— | 10. | 12,4] 1025
29.— | 29—| 32.— | 27.— | 23.— | 23.—]| 30.—| 25.—
Panesthia modiglianii n. sp.
2 99 Siboga, Sumatra. Oct. 1890 to March 1891. E. Mo-
digliani.
Fig. 19.
Panesthia modiglianii
DN. sp. OL 14/0
minal segment,
black, with a
©. Size smaller than P. transversa Burm.
General colour black, except for an orange-
coloured sub-terminal ring of the antennae,
and a dull fulvous band across the tegmina.
Head exposed, finely punctured, shining black;
labrum fusco-testaceous; antennae black, with an
orange-coloured sub-terminal ring of about 8
joints; interocular distance equal to that between
the antennal sockets. Pronotum black, deeply
punctured; anterior border without cornua and
with only a small and shallow emargination:
behind it a triangular depression, bounded poste-
riorly by a raised protuberance. Tegmina shorter
than the abdomen, just exceeding the 7" abdo-
considerably narrower than the abdomen, dull
broad dull fulvous vitta across their middle,
apex suffused with fulvous. Wings black, shading to dull testa-
SUMATRAN BLATTIDAE 89
ceous apically. Abdomen above coarsely punctured, dull black,
each segment along its posterior margin with a russet pubescence.
Supra-anal lamina with the posterior margin entire, without
crenulations, except for a shallow protuberance on either side;
covered by a thick russet pubescence. Cerci black, also pubescent.
Abdomen below black, punctured, each segment with a smooth
sulcus; sub-genital lamina with traces of pubescence. Legs black,
their upper side with russet pubescence; anterior femora without
spines; pulvilli large, orange. ; .
Q. Total length 28 mm.; pronotum 6 X 9 mm.; tegmina
22 mm.
The © is unknown, but will very likely be found to have a
pronotum with pronounced cornua.
Panesthia sp.
1 © larva. Si-Rambé, Dec. 1890 to March 1891. E. Modigliani.
© larva. Apterous. Anterior half of body (i. e. pronotum,
mesonotum, metanotum and first three abdominal segments) very
finely and closely punctured; posterior half progressively more
coarsely punctured.
General colour: dull castaneous. Head slightly free; vertex
shining dark castaneous, with few punctures; face reddish casta-
neous, closely punctured; labrum and maxillary palps dark
orange; antennae reddish castaneous, shading to ferruginous
apically. Pronotum with the anterior margin parabolic, without
cornua; posterior margin gently rounded; anterior half with a
triangular depression, its apex pointing backwards; a pair of
small tubercles near the posterior border. Mesonotum and meta-
notum each with a pair of short transverse ridges near the
posterior border. The first three or four anterior tergites closely
granular, punctured; the following tergites coarsely punctured.
7% tergite with its anterior border strongly convex, so that it is
twice as long in the middle line as at the sides; sides finely
granular, posteriorly drawn out into a short tooth. Supra-anal
lamina with 13 crenulations. Cerci short, reddish, slightly pube-
scent. Legs dark orange to light castaneous; anterior femora
unarmed.
Total length 26 mm.
CT eRe A oe’ SLA
See PAL eS ee
90 R. HANITSCH
This species of which only the Q larva is known, cannot be
identified with any other described species of Panesthia. The
finely granular sides of the 7" tergite are perhaps more charac-
teristic of Miopanesthia Saussure than of Panesthia Serville.
Miopanesthia sp.
1 o larva, Si-Rambé, Sumatra, Dec. 1890 to March 1891.
E. Modigliani.
Fig. 20. Miopanesthia sp. of larva, Fig. 21. Miopanesthia sp. g° larva.
End of abdomen from above. Enlarged. End of abdomen, from below. Enlarged.
SJ. Small, uniform pale testaceous, apterous. — Head exposed;
eyes very small, black, placed behind the antennal sockets, anten-
nae pale testaceous. Pronotum with the anterior margin parabolic,
posterior margin sub-truncate; a curved transverse thickening in
front of the centre of the disk; centre of disk depressed, bordered
behind and at the sides by a horseshoe-shaped ridge. Mesono-
tum and metanotum with the posterior angles slightly produced
backwards. All tergites with a pronounced sulcus. Angles of 6%
tergite produced backwards into a blunt spine, those of the 7!
into sharp spines. Supra-anal lamina produced, its posterior
margin with 13 sharp-pointed crenulations. Cerci curved, sub-
triangular, pointed. Abdominal sternites with distinct sulci, broadest
in the centre, narrowing towards the sides. Sub-genital lamina
bilobed. Styles present, slender, cylindrical, nearly as long as the
cerci, their sides with delicate hairs, apex with longer hairs.
Legs uniform pale testaceous; all femora without spines.
O larva: total length 13 mm.
The presence of distinct styles in larval Panesthinae has
never yet been recorded and is of the greatest interest. Fortuna-
tely I have before me a long series of an undescribed Miéopa-
È
i
SUMATRAN BLATTIDAE 91
nesthia from Gunong Benom, Pahang, 5000’ to 7000’, collected
in July and August 1925 by Mr. I. H. Evans, Curator of the
Perak Museum. There not only the o’, but also the Q larvae
possess styles, though there is no trace of them in the full-
grown examples of either sex. I hope to describe this curious
condition in more detail at some future time.
LITHRATURE.
[N. B. Only the literature from the beginning of the present
century is given. For earlier works I must refer to the lists in
my « Malayan Blattidae », 1915, and « Malayan Blattidae » ,
Part II, 1923].
1915. Hanrrscn, R., Malayan Blattidae. Journal, Straits Branch,
Royal Asiatic Society, No. 69, pp. 17-178, 7 coloured plates.
1919. Hanitscu, R., Blattidae collected in Korinchi, West Sumatra,
by Messrs H. C. Robinson and C. Boden Kloss. Journal of
the Federated Malay States Museums, Vol. VIII, pp. 67-72.
1923. Hanitsca, R., Malayan Blattidae, Part Il. Journal, Malayan
Branch, Royal Asiatic Society, Vol. I, pp. 393-474, 2 coloured
plates.
1923. Hanirscu, R., On a Collection of Blattidae from the Bui-
tenzorg Museum. Treubia, Vol. III, pp. 197-221, 8 figs.
1925. Hanitsca, R., On a Collection of Blattidae from Northern
Sarawak, chiefly Mt. Murud and Mt. Dulit. Sarawak Museum
Journal, Vol. HI, pp. 75-106, 18 figs.
1927. Hanirscn, R., On a Collection of Blattidae from Southern
Annam. Journal of the Siam Society, Nat. Hist. Suppl.,
Vol. VII, pp. 7-48, 18 figs.
1928. Hanitscu, R., Spolia Mentawiensia: Blattidae. Bulletin of
the Raffles Museum, Singapore, No. 1., pp. 1-44, 2 pls.
1929. Hanirscu, R., Dr. E. Mjoberg's Zoological Collections from
Sumatra Blattidae. Arkiv for Zoologi, Stockholm. Vol. XXI A,
pp. 1-20, 3 figs.
1929. Hanirsco, R., Fauna Sumatrensis: Blattidae. Tijdschrift
voor Entomologie, Vol. LXXII, pp. 263-302, 10 figs.
1930. Hanitscu, R., Uber eine Sammlung malayischer Blattiden
99 R. HANITSCH
des Dresdner Museums. Stettiner Entomologische Zeitung,
Vol. XCI, pp. 177-195, 10 figs.
1931. Hanirscn, R., On a Collection of Malayan Blattidae from
the British Museum (Natural History). Annals and Magazine
of Natural History, (10), Vol. VII, pp. 385-408, 12 figs.
1931. Hanirscu, R., Blattidae: Résultats Scientifiques du Voyage
aux Indes Orientales Néerlandaises de LL. AA. RR. le Prince
et la Princesse Léopold de Belgique, Vol. IV, pp. 41-62, 1 pl.
1932. Hanirscu, R., On a Collection of Blattids from the East Coast
of Sumatra. In: Miscellanea Zoologica Sumatrana, No. LXII,
8 pp.
1929. Hesarp, Morgan, Studies in Malayan Blattidae. Proceedings,
Academy of Natural Sciences, Philadelphia, Vol. LXXXI,
pp. 1-109, 7 plates.
1903. Kirny, W. F., Notes on Blattidae. Annals and Magazine
of Natural History, (7), Vol. XII, pp. 273-280.
1904-10. Kirsy, W. F., A Synonymic Catalogue of Orthoptera,
3 Vols. London.
1903. Krauss, H, A., Orthopteren aus Australien und dem
Malayischen Archipel gesammelt von Professor Dr. Richard
Semon. In Zoolog. Forschungsreisen in Australien und dem
Malayischen Archipel, Vol. V, pp. 743-770, pl. LXVII. Jena.
1904. Renn, James A. G., Studies in Old World Forficulids or
Earwigs, and Blattids or Cockroaches. Proceedings U. S.
National Museum, Vol. XXVII, pp. 539-560.
1906-12. SneLrorp, R., Studies of the Blattidae. Transactions,
Entomological Society, London. 1906, pp. 231-280, pls. XIV-
XVI; pp. 487-519, pl. XXX; 1907, pp. 455-470; 1909,
pp. 253-327, pls. VI-IX; 1912, pp. 643-661, pls. LXXIX-
P.0.0@ |
1911. SueLrorp, R., Descriptions of some new species of Blattidae.
Annals and Magazine of Natural History (8), Vol. VII,
pp. 1-13, 1 pl.
a
È RACCOLTE MIRMECOLOGICHE DELL'AFRICA ORIENTALE oo,
conservate nel Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria,, di Genova
PARTE SECONDA
FORMICHE DELL’ UGANDA E DELLE ISOLE SESSE
RACCOLTE DAL Dr. E. BAYON E DETERMINATE DA C. MenozzI.
È noto come il Dr. Enrico Bayon durante la sua permanenza
in Uganda e nell’isole Sesse del Lago Victoria per studiare la
malattia del sonno e curarne i colpiti si sia anche occupato di
arricchire le collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova raccogliendo ed inviando numerosissimo materiale zoolo-
gico che se in parte ha già formato oggetto di molte memorie,
inserite negli « Annali » di questo stesso Museo, molto però, e
forse la parte più cospicua, è ancora da studiare, fra l’altro le
Formiche che la Direzione del succitato Istituto ha voluto affidarmi
in esame.
Nella presente nota pertanto do l’elenco delle raccolte del
Dr. Bayon che ammontano a 64 forme di formiche di cui cinque
specie, una subspecie ed una varietà sono descritte come nuove.
L'insieme di tutto questo materiale mirmecologico costituisce un
notevole contributo alla conoscenza della mirmecofauna dell’Africa
orientale. o
de
Subfam. DORYLINAE.
1. Dorylus (Typhlopone) fulvus ssp. euroa Em.
Qualche maschio di Kabulamuliro e di Bukussu nell’ Uganda,
ed un altro di Koba sulle sponde del Lago Alberto.
94. C. MENOZZI
2. Dorylus (s. str.) affinis Shuch.
Parecchie operaie di Bussu Busoga (Uganda). È molto proba-
bile che questi esemplari siano le operaie della varietà che più
sotto nomino e di cui è conosciuto il. solo maschio; un attento
esame di essi, corroborato dal confronto con materiali della Col-
lezione Emery, non mi ha però dato alcuna indicazione per
poterli differenziare dal tipico a/finis.
3. Dorylus (s. str.) affinis var. parapsidalis Sants.
Moltissimi esemplari maschi di Bugala (I. di Sesse) e molti
altri di Bussu Busoga (Uganda). Questi ultimi individui sono di
colore più chiaro di quelli raccolti a Bugala ed hanno anche la
pubescenza più fitta; la disposizione però dei peli eretti sul torace
non lascia dubbio che anch'essi debbano riferirsi a questa varietà.
4. Dorylus (Anomma) gerstaeckeri Em.
Numerose operaie di Bugala (Is. di Sesse).
5. Dorylus (Anomma) nigricans ssp. sjoestedti Em.
Una diecina di operaie prese nella medesima località della
specie precedente.
6. Aenictus vagans Sants.
Un maschio di Bussu Busoga (Uganda) che corrisponde per-
fettamente tanto nell’esterno quanto nell’armatura genitale alla
descrizione e rispettive figure che ne dà Santschi. Il tipo è Bi
veniente dal basso Niger.
7. Aeniectus bayoni n. sp.
Maschio. — Capo nero e torace brunastro; le antenne, il
pedicolo e il gastro picei, le mandibole e le zampe ferruginee.
Pubescenza copiosa per tutto il corpo, ma sopratutto ai lati del
FORMICHE DELL’ UGANDA 95
torace e negli urotergiti. Mandibole, zampe e scapi con numerosi
peli lunghi e particolarmente sottili. Liscio e lucente con sottili
punti piliferi.
Capo tanto largo quanto il torace; visto dal disopra il davanti
appare concavo, i margini latero-posteriori sono convessi e il margine
cervicale leggermente concavo. Mandibole all’incirca tre volte pit
lunghe che larghe. Scapo depresso, claviforme e coll’ estremità
nettamente più larga che la maggiore grossezza del funicolo.
Questo ha gli articoli 3-6 distintamente trasversi, i successivi pro-
gressivamente allungati. Gli occhi occupano tutto lo spazio late-
rale del capo. Gli ocelli sono piuttosto piccoli, i laterali distano
rispettivamente da ciascun occhio per uno spazio eguale a una
volta e mezzo la loro massima larghezza e quello mediano dista dai
laterali per un tratto eguale all’incirca al suo diametro.
Torace relativa-
mente stretto e piut-
tosto allungato; lo
scutello forma col disco
del promesonoto un
solo piano. Le ali
nell’ unico esemplare
in esame sono andate
perdute. Zampe coi
femori bruscamente
rigonfiati nella loro
metà distale.
Pedicolo concavo,
coi margini laterali
convessi e assai rilevati
Fig. 1. — Aenictus bayoni n. Sp. 5 i £
Armatura genitale vista di fronte e di fianco. in alto; la sua faccia
superiore è un poco
ristretta longitudinalmente nel mezzo e il margine posteriore è
debolmente scavato.
Armatura genitale cogli stipeti visti di fianco coll’ estremità
subarrotondata, visti di dietro coi margini interni sinuati, i para-
meri interni sono lanciformi e le volselle hanno l’apice provvisto
di un ciuffo di peli.
Lungh. mm. 6,5.
Un solo maschio raccolto a Bugala (Is. di Sesse).
REIT d'a RO
96 C. MENOZZI ee
Assomiglia alquanto a A. anceps dell’Eritrea per la statura e
per la forma degli stipeti, ma ne differisce per il colore, per il
torace distintamente più allungato e per la forma affatto diversa
dei parameri interni dell'armatura genitale.
Subfam. PONERINAE. A
8. Centromyrmex sellaris Mayr.
Una sola femmina di Bussu Busoga (Uganda) che ascrivo
provvisoriamente a questa specie perché se la descrizione e la
figura che ne da l’Arnold sono esatte per la femmina del C. costan-
ciae (*) ritengo con tutta probabilità ‘che l'esemplare raccolto dal
Dr. Bayon sia la femmina del C. sellaris di cui non si conosce.
che la sola operaia. Infatti per alcuni caratteri l’ esemplare in
questione è molto più assomigliante all’ operaia del C. sellaris
che alla femmina del C. costanciae Arn., nel dubbio però che
ancora mi rimane mi astengo dal descriverlo, riservandomi di
farlo se potrò avere più materiale a mia disposizione, ed in tal
caso prendere anche in esame le altre forme del genere Centro
myrmex e ristudiarle meglio.
9. Paltothyreus tarsatus F.
Molte operaie, femmine ed un maschio di Bugala (Is. di Sesse)
di Bukoli e Kabulamuliro nell’ Uganda e di Koba sulle sponde
del Lago Alberto.
10. Meggaponera foetens |.
Alcune operaie di Bussu Busoga (Uganda).
ll. Bothroponera soror ssp. suturalis For.
Una sola operaia di Bugala (Is. di Sesse).
(1) G. Arnold. A Monograph of the Formicidae of South Africa, Ann. South Afric.
Mus., Vol. XIV, pag. 38, pl. Il, fig. 14, 14°, 44b, 14¢, 1915.
er
de i o atri n
>
FORMICHE DELL’ UGANDA 97
12. Euponera (Mesoponera) caffraria F. Sm.
Una femmina ed una operaia di Bugala (Is. di Sesse).
13. Euponera (Trachymesopus) bayoni n. sp.
Operaia. — Nera, con le mandibole, il clipeo, la porzione
anteriore delle lamine frontali, le antenne, le zampe, nonchè
l’apice del gastro di colore ferrugineo. Il capo è opaco, fittamente
e regolarmente punteggiato; il torace è pure punteggiato ma i
punti sono meno fitti per cui esso è sublucido, i fianchi del meso-
noto e dell’epinoto sono più o meno striati mentre la faccia
discendente. di quest’ultimo segmento è perfettamente liscia e
lucida; il peziolo e il gastro sono ancora più lucidi che il torace
poichè i punti sono molto meno marcati, più piccoli e radi. Pube-
scenza relativamente lunga ed abbondante, di colore giallastro e
convergente verso la linea mediana sul capo e sul torace, mentre
nel peziolo e nel gastro è diretta all'indietro. Peli eretti sottili e
scarsi, piuttosto corti sul torace, alquanto più lunghi sul clipeo e
sul gastro.
Capo nettamente più lungo che largo, un po’ ristretto in
avanti, coi lati pressochè diritti e gli angoli occipitali debolmente
arrotondati. Mandibole liscie e lucide, sparsi di piccoli punti pili-
geri e di qualche altro un po’ più grosso limitati però, questi ul-
timi, lungo al margine masticatorio; questo è provvisto di 9-10
denti piccoli, più o meno ottusi eccetto l’apicale che è appuntito.
Clipeo fortemente carenato, col margine anteriore leggermente
arcuato nel mezzo e sinuato ai lati. Solco frontale ben marcato e
poco più lungo delle lamine frontali. Gli occhi sono estrema-
mente piccoli di 9-12 faccette nel loro diametro massimo e collo-
cati assai vicino al margine anteriore delle guancie da cui distano
per uno spazio eguale all'incirca a due volte la loro lunghezza.
Lo scapo raggiunge esattamente il margine occipitale. Il primo
articolo del funicolo è tanto lungo quanto i due susseguenti arti-
coli presi insieme, il 2.° è tanto largo quanto lungo, 3-9 trasversi.
Torace col pronoto submarginato ai lati, cogli angoli omerali
marcati sebbene ottusi, e poco più largo che lungo. Il mesonoto
è quasi del doppio più largo in avanti che all’ indietro, legger-
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (40 Dicembre 1932). %
j
eee
98 C. MENOZZI
mente convesso da un lato all’altro e separato anteriormente da
una sutura ben marcata, mentre posteriormente la sutura meso-
epinotale che divide tale segmento dall’epinoto è indistintamente
segnata. L’epinoto ha i lati fortemente compressi in alto, colla
faccia basale del doppio. più lunga che larga e coi lati dritti e
submarginati, la faccia declive è poco più. corta. della basale,
alquanto concava e con un distinto margine ai lati.
Peziolo con nodo squamiforme, un poco più alto che il seg-
mento postpeziolare, circa del doppio più grosso in basso che in
alto, colla faccia anteriore obliqua e convessa da un lato all’altro,
col margine superiore alquanto riflesso in avanti, mentre quella
posteriore è dritta e piana o, tutt'al più, leggermente concava in
alto. Segmento postpeziolare troncato anteriormente e separato da
un marcato strozzamento dal segmento susseguente | il quale è
assai più lungo che largo.
Zampe piuttosto ‘sottili; le tibie de zampe posteriori sono
tanto lunghe quanto il primo articolo dei suoi tarsi.
Lunghezza mm. 4,8.
Un solo esemplare di Kome (Arc. di Sesse) nel Victoria
Nyanza.
Specie vicina alla £. nigeriensis Sants. dalla quale è facile
distinguerla pel corpo meno tozzo, il capo più lungo e stretto, la
scultura più rada nel torace e nel gastro, per la diversa confor-
mazione dei denti delle mandibole e per le zampe più lunghe
con tibie sottili le quali, nella specie presa a confronto, sono
distintamente più grosse ed hanno il primo articolo dei rispettivi
tarsi più corto che le tibie stesse.
14. Ponera dulcis For.
Moltissime operaie con qualche femmina raccolte a Bugala
(Is. di Sesse).
È specie che apparentemente sembra variare alquanto di sta-
tura. Secondo il materiale che ho d’innanzi vi sono esemplari
piccoli che misurano mm. 2,2 ed altri grandi che misurano
mm. 3,6, raggiungono cioè quasi la statura della femmina; questi
esemplari più grandi non sono altro che ergatogine con occhi.
molto più grandi di quelli delle operaie normali e senza traccia
di ocelli. Gli esemplari piccoli differiscono dalle ergatogine per
r
ne"
FORMICHE DELL’ UGANDA 99
avere il capo distintamente meno arrotondato ai lati e per essere
di colore più pallido.
I palpi mascellari di questa specie sono di un solo articolo e i
labiali di due.
La femmina di P. dulcis è poco più lunga delle ergatogine,
con colore in generale sempre più scuro di quello delle operaie.
La scultura e la pubescenza sono maggiormente manifeste. La
squama nettamente più sottile è più larga. Le ali sono ialine con
nervatura e pterostigma di colore gialliccio. Lunghezza del corpo
mm. 4 - 4,3.
15 Plectroctena ugandensis n. sp.
Femmina. — Capo e torace di colore castagno scuro, il peziolo,
l'addome, le zampe e le antenne di un rosso testaceo più o meno
chiaro. Lucente, col tegumento fondamentalmente liscio, sparso di
punti piccoli e spaziati, evidentemente un poco più grandi nel post-
peziolo e nel gastro sopratutto in quest'ultimo negli urotergiti; i
fianchi del mesonoto e dell’ epinoto, nonché i tarsi, le tibie e i
femori in parte finamente striati pel lungo. Pubescenza rada e
_ breve, limitata nel funicolo, nelle zampe e negli urotergiti del post-
peziolo e del gastro, i quali ultimi sono provvisti anche di diversi
peli eretti.
Capo (mandibole escluse) poco più lungo che largo, col mar-
gine occipitale alquanto incavato. Le mandibole sono lucide, fina-
mente punteggiate e poco più corte del capo; il loro margine
| masticatorio è provvisto all’estremità anteriore del terzo basale di
un dente triangolare a cui fa seguito poco dopo un piccolo lobo,
ed hanno l’apice troncato obbliquamente dall’interno all’esterno.
Clipeo leggermente sinuato ai lati, in prossimità delle intaccature
che servono all’articolazione delle mandibole. Lamine frontali brevi,
arrotondate anteriormente e percorse sulla linea mediana da un
solco che raggiunge all’indietro l’ocello impari. Scapo leggermente
incurvato e assai grosso, ripiegato all'indietro la sua estremità non
raggiunge gli ocelli posteriori. Primo articolo del funicolo di poco
più lungo del secondo, questo e gli articoli susseguenti sino al
10.° sono tutti molto più larghi che lunghi, 1’11.° (l’ultimo) è
lungo quanto i cinque articoli precedenti presi insieme. Occhi rela-
tivamente piccoli, separati dalla intaccatura articolare delle man-
API È
ed |
NORGE Mer A Le
100 C. MENOZZI
dibole da un orlo sufficientemente distinto e da uno spazio eguale
all’incirea ad un terzo della lunghezza degli fat stessi.
Torace allungato
e più stretto del capo.
Il pronoto ha gli an-
goli anteriori arroton-
dati e visto di profilo
appare convesso e un
poco più alto del piano
del mesonoto. Questo
ha la forma di un
pentagono coi lati ed
il margine posteriore
troncati. Lo scudetto
è piccolo, tanto largo
quanto lungo, più
stretto in avanti che
all'indietro. La faccia
basale dell’epinoto è
convessa da un lato
all’altro, fornita di una
leggiera impressione
triangolare nel mezzo
del margine anteriore
e più corta della faccia
discendente; questa è
liscia e lucida, fortemente concava e marginata ai lati da una
lamina ottusa, costituita dal prolungamento delle pleure dell’ epi-
noto, che vista di sbieco appare più o meno angolosa in alto,
nel lato interno, poco prima ove tale faccia si unisce alla basale.
Il peziolo dal disopra appare un poco più lungo che largo, di
forma subtrapezoidale colla parte più stretta in avanti; visto di
fianco il margine superiore è distintamente piu alto anteriormente
che posteriormente per cui la linea profilare appare leggermente
obbliqua dall’ avanti all’ indietro e mediocremente curvata. Seg-
mento postpeziolare campaniforme, più lungo che largo, col mar-
gine antero-superiore arrotondato e con la faccia anteriore alquanto
concava e unita a quella ventrale a mezzo di un denticino.
Ali brune con nervature e pterostigma nerastri.
Fig. 2. — Plectroctena ugandensis n. sp. Capo e
peziolo visto di lato.
CTER VELEZ VET RITA RT STR, DIA MEO RETTO
FORMICHE DELL UGANDA - 101
Zampe brevi e robuste; le tibie delle zampe del 2.° e 3.°
paio sono appena più lunghe dei tarsi.
Lunghezza totale mm. 8,5; lunghezza di un’ala anteriore
Mm db.
Un solo esemplare di Bussu (Uganda) probabilmente preso
al lume.
È evidente che questa nuova specie è molto affine a Plectro-
ctena subterranea Arnold, e forse quando si conoscerà meglio
sì potrà considerare come una subspecie di essa; pertanto io
l’ho descritta specificamente distinta in considerazione della sua
punteggiatura più marcata e apparentemente più fitta, per la
statura più piccola (la femmina di P. subterranea è lunga
10 mm.) ma sopratutto per la diversa conformazione del peziolo.
16. Odontomachus haematoda L.
Poche operaie di Kyetume (Uganda) ed una di Bugala
(Is. di Sesse).
17. Odontomachus assiniensis Em.
Diverse operaie e una femmina di Entebbe, Bussu Busoga,
Kyetume e Kakindu nell’Uganda; una operaia di Bugala (Is.
di Sesse).
Subfam. MYRMICINAE.
18. Sima (s. str.) mocquerysi E. Andrè
Due operaie di Bugala (Is. di Sesse).
19. Pheidole megacephala ssp. punctulata Mayr.
Numerosi soldati, operaie, una femmina e due maschi di
Bugala (Is. di Sesse).
20. Pheidole speculifera Em.
Parecchie operaie e qualche soldato di Bussu Busoga e Kye-
tume nell’Uganda e di Bugala dell'Arcipelago di Sesse.
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102 : C. MENOZZI
21. Pheidole aurivillii Mayr.
Diverse operaie e soldati delle isole Sesse senza piu precisa
localita.
22. Pheidole tenuinodis Mayr.
Due soldati di Bugala (Is. di Sesse) che attribuisco con qual-
che dubbio a questa specie sia perchè essi sono alquanto più
piccoli della tipica fenuinodis Mayr e perchè hanno il capo pres-
sochè rettangolare e lo scapo è un poco più corto; d’altra parte
per la scarsezza del materiale non azzardo per ora a descriverla
come nuova.
23. Pheidole strator var. tabida n. var.
Soldato. — Corrisponde perfettamente per la statura, la con-
formazione generale del corpo e per i vari dettagli morfologici al
tipo della specie, ne differisce pel colore del capo, del torace e del
pedicolo che è castagno scuro, mentre il gastro è bruno, e le
antenne, salvo la metà basale del funicolo che è del colore del
capo, e le zampe che sono testacee. Il capo è opaco, tutto fina-
mente punteggiato e percorso longitudinalmente da sottili rughe
che arrivano sino al margine occipitale; nella metà anteriore del
capo tali rughe sono più fitte e più rilevate che non in P. strator
For. mentre che quelle della metà posteriore sono rade, sottili e
anche alquanto sinuose; quest'ultime rughe mancano completa-
mente nella forma del Forel Inoltre nella nuova varietà il peziolo,
postpeziolo e la metà basale del primo tergite del gastro sono pun-
teggiati e la pilosità di tutto il corpo è distintamente più lunga
e più fitta.
Parecchi esemplari, tutti soldati, di Bugala (Are. di Sesse) nel
Victoria Nyanza.
24. Pheidole minima Mayr.
Due soldati di Bugala (Is. di Sesse) uno dei quali per la colo-
razione assai scura ricorda la var. catella Sants. pur restando
FORMICHE DELL’ UGANDA - 103
sntico al tipo della specie per la forma del capo e la sua relativa
scultura.
25. Myrmicaria natalensis var. navicula Sants.
Numerose operaie e qualche femmina di Bugala (Is. di Sesse),
3 ai Bussu Busoga, Entebbe e Kakindu nell’ Uganda.
fe La i di questa varietà non mi sembra differire in nulla
5 da quella del tipo.
| 26. Crematogaster (Acrocelia) impressa Em.
____Aleune operaie di Bugala (Is. di Sesse). Questo Crematoga -
ster ha i palpi mascellari di 5, articoli e i labiali di 3.
27. Crematogaster (Acrocelia) castanea
: ssp. inversa For.
Una operaia di Bussu Busoga (Uganda).
28. Crematozgaster (Sphaerocrema) concava Em.
t
= Diverse operaie di | Bugala (Is. di Sesse) € e di i oe
a ee sopratutto l’ultimo, che è quasi del doppio più ates del
| penultimo; i labiali sono di 3 articoli.
29. Crematogaster (Atopogyne) buchneri
| ssp. clariventris Mayr
Alcune operaie di Kome (Is. di Sesse) e di Bussu Busoga
LG
fre 30. Monomorium (Xeromyrmex) afrum E. André.
Una operaia di Bululo (Uganda).
vie cod | ei
STORTA AE E IL
104 C. MENOZZI
31. Solenopsis punctaticeps Mayr
Tre operaie di Bugala (Is. di Sesse) che mi sembrano corri
spondere perfettamente a questa specie, secondo i confronti fatti.
con un tipo del Mayr conservato nella Collezione Emery.
32. Aneleus politus Sants.
Numerose operaie di Bugala (Is. di Sesse) identiche agli esem-
plari che hanno servito al Santschi per istituire questa specie e
che provenivano dal Kikuyu (Kenya); noto solo che gli esem-
plari di Bugala hanno le carene del clipeo che terminano con un
forte dente e che le strie delle guancie si estendono talora anche
nelle fossette antennali e sulla fronte, per cui tutta la parte ante-
riore del capo appare striata ed opaca. Per gli altri caratteri gli
esemplari suddetti corrispondono esattamente alla descrizione del
Santschi.
33. Carebara vidua F.
Molte femmine e quattro maschi di Bussu Busoga, Bukoli e
Kabulamuliro in Uganda.
34. Atopomyrmex mocquerysi var. arnoldi Sants.
Due operaie, una di Bugala (Is. di Sesse) e l’altra di Bussu
Busoga (Uganda).
35. Tetramorium guineense var. erecta Em.
Due operaie di Bugala (Is. di Sesse).
36 Tetramorium sericiventris
var. nigriventris Stitz.
Un maschio ed una operaia di Bugala (Is. di Sesse).
FORMICHE DELL’ UGANDA 105
37. Tetramorium pusillum Em.
Molte operaie di Bugala (Is. di Sesse).
38. Triglyphothrix mucidus For.
- Alcune operaie raccolte a Kome (Is. di Sesse). Questa formica
era nota soltanto di Sankurer (Congo belga); ho confrontato gli
esemplari di Uganda con un cotipo della Collez. Emery.
39. Trigelyphothrix gestroi n. sp.
Operaia. — Tutta di colore giallo rossiccio, colle antenne e
le zampe più pallide. Il capo, il torace ed i nodi del pedicolo sono
opachi ed hanno una scultura formata da grossi e profondi punti
regolarmente disposti, il gastro è pressochè liscio, con qualche
sottile stria longitudinale alla base e con punti piliferi più grossi
di quelli delle parti retrostanti. I peli trifidi sono corti e assai
scarsi.
Il capo è di poco più lungo che largo, col margine occipitale
rettilineo e coi lati dritti. Le mandibole sono liscie e lucide,
aguzze all’apice e for-
nite al margine ma-
sticatorio di due o tre
denti. Il clipeo ha la
superficie liscia e con
una distinta carena
nel mezzo, il margine
anteriore è subtron- Fig. 3. — Triglyphothrix gestroi n. sp. Torace e
pedicolo visti di lato.
cato e colla porzione
mediana limitata da due rughe che terminano in avanti in due
piccoli denti sporgenti e ben distinti. Tra la lamina frontale e l’occhio
vi è un largo e profondo scrobo fortemente marginato nel lato
interno, col fondo liscio e percorso longitudinalmente da una ruga
leggermente ondulata che lo divide in due parti. Le antenne
sono brevi; lo scapo è ingrossato nel mezzo e dista dal margine
occipitale per uno spazio eguale all’ incirca a due volte la sua
larghezza, il funicolo ha gli articoli, ad eccezione del primo e
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106 C. MENOZZI
dell’ ultimo, tutti trasversi e la clava è ben più lunga del restante
funicolo. Gli occhi sono alquanto convessi e assottigliati in basso,
distano dal margine anteriore del capo per uno spazio eguale ai
*/; del loro maggiore diametro nel quale si contano 9 ommatidi.
Torace corto, senza alcuna sutura visibile, tanto largo quanto il
capo; veduto di lato esso ha il dorso continuo e mediocremente ‘
convesso. Il margine anteriore del pronoto è leggermente mar-
ginato ed ha gli angoli bene marcati. Le spine dell’ epinoto sono
lunghe quanto la faccia discendente, di forma triangolare, dritte
ed obliquamente ascendenti. Il peziolo è brevemente pedunculato,
con nodo grosso, il quale visto dal disopra è appena un poco più
largo che lungo, arrotondato nel profilo e più alto del postpeziolo..
Questo è nettamente più largo del nodo del peziolo, ma molto
più corto e coi lati arrotondati. Zampe molto corte, coi femori
ingrossati nel mezzo.
Lunghezza mm. 2-2,3.
Tre operaie di Bugala (Arcip. di Sesse).
Specie vicina a 7. microps Mayr per il colore, la statura ed
anche per la scultura, sebbene nella nuova specie questa risulti
sensibilmente più marcata. Ne differisce per la forma del pedicolo
che nelle specie prese a confronto ha i nodi nettamente squami-
formi, per i peli trifidi molto più abbondanti in 7. microps e
per gli occhi quasi del triplo più grandi di quelli di quest’ultima
specie i quali contano nel loro maggiore diametro soltanto quattro
ommatidi.
40. Cataulacus latipes n. sp.
Operaia. — Nera, tutta opaca; terzo basale dei funicoli bruno,
il resto di essi, il primo articolo delle antenne, e in parte anche
l’ultimo, gli ultimi quattro articoli dei tarsi, nonchè le tibie delle
zampe anteriori, più o meno rossastre. Qualche setola corta e
troncata all’apice posta davanti e ai lati degli occhi, alcune altre
negli scapi, al margine esterno dei femori e delle tibie, il resto
del corpo ne è completamente privo.
Capo di un quarto più largo che lungo, alquanto ristretto in
avanti, col margine posteriore dritto e cogli angoli occipitali acuti;
i lati sono arrotondati sin quasi dinanzi agli occhi, dopo dei quali
essi, unendosi apparentemente alle lamine frontali, danno origine
FORMICHE DELL’ UGANDA
un denticino acuto. Tutto il dorso del capo, che appare assai
nvesso, è fornito di leggere e sottili rughe che formano un
reticolo a maglie piuttosto strette e il cui fondo è occupato da
una fine punteggiatura; sul clipeo tali rughe non formano reticolo, FOGA
fa
tua
TRA Fig. 4. — Cataulacus latipes n. sp. Contorno dell’ insetto visto dal disopra
| ‘© zampa posteriore.
| sono cioè, soltanto longitudinali e la punteggiatura del fondo è
più marcata per cui questa predomina su quelle. Le mandibole
sono opache, striato-puntate e col margine masticatorio tagliente.
A
È
108 C. MENOZZI
Il clipeo è trapezoidale, col margine anteriore troncato e cogli
angoli dentiformi e alquanto riflessi in alto. L’area frontale è
piccola ma distinta, unita posteriormente a un breve e leggero
solco. Gli scrobi sono fortemente deflessi all'indietro, col lato
inferiore marginato da una carena ad orlo tagliente che è limitata
all'estremità posteriore da un dente; il fondo di essi è provvisto
di una punteggiatura eguale a quella del clipeo. I palpi mascellari
e labiali sono di colore ferrugineo, i primi di quattro articoli di
cui l’ultimo molto più lungo dei precedenti, i secondi di tre arti-
coli subeguali fra di loro. Gli occhi sono grandi, ovali e depressi,
essi distano dal margine posteriore del capo per uno spazio peco
più lungo della loro lunghezza.
Torace a profilo convesso nel mezzo, corto e tozzo, con suture
indistinte e coi lati marginati. Il pronoto, anteriormente, è tanto
largo quanto il capo, cogli angoli anteriori arrotondati e sporgenti a
forma di lobo, dietro ai quali, i lati sono leggermente sinuati.
Il complesso del mesonoto ed epinoto ha i lati dritti con una
leggera incisura laterale posta circa alla metà della lunghezza e
che segna la divisione di questi due segmenti. L’epinoto è prov-
visto di grosse spine lunghe quanto l'intervallo che separa le
loro basi. Il dorso del torace e i fianchi sono percorsi da rughe
longitudinali eguali a quelle del capo ma che non formano
reticolo, pur essendo qua e là unite tra di loro da anastomosi, e
collo spazio tra ruga e ruga punteggiato; la faccia discendente
dell’epinoto ha delle rughe più grosse disposte per traverso e
la punteggiatura è quasi nulla per cui essa è sublucida.
Il peziolo è sessile, del doppio più largo che lungo, coi lati
leggermente arrotondati che si restringono alquanto posteriormente,
inferiormente è provvisto di un dente allargato alla estremità;
il postpeziolo è molto più corto del peziolo e poco più largo,
diviso nel mezzo del dorso da un profondo. solco in modo che
appare come formato da due lobi triangolari. Ambedue i nodi del
pedicolo hanno rughe di molto più grosse di quelle del torace, nel
peziolo esse sono trasversali, di forma e con disposizione quasi
regolare, mentre invece nel postpeziolo sono longitudinali, sinuose
e leggermente divergenti dall’ avanti all'indietro.
Gastro ovale, poco più lungo che largo, col tergite del
segmento basale, che come al solito copre tutta questa parte del
corpo, assai convesso nella linea mediana longitudinale e provvisto
A 4 d
FORMICHE DELL UGANDA 109
di dino rughe sottili e regolari, che partendo dalla
detta linea mediana divergono verso i lati; lo sternite di tale
| segmento è pure provvisto di tali rughe ma con disposizione
diversa cioè esse sono concentriche e lasciano libero uno spazio
mediano rotondo che ha la solita punteggiatura.
Zampe colle tibie e coi femori gradatamente compressi dall’in-
terno all’esterno, fortemente dilatati, sopratutto i femori, e forniti,
tanto questi quanto quelle, di parecchie rughe grosse come
quelle del peziolo; il margine flessorio dei femori è profondamente
scavato pel lungo.
Lunghezza mm. 5.
Quattro operaie, di cui una di Entebbe (Uganda) e le altre
di Bugala (Arc. di Sesse) nel Victoria Nyanza.
Per la speciale scultura del corpo e per le zampe molto dila-
tate questa nuova specie di Cataulacus è ben distinta da tutte
quelle sinora note di questo genere per l'Africa; l’unica specie
con cui può trovare qualche rassomiglianza è il C. lobatus Mayr,
a cui va collocata vicino.
4]. Cataulacus traegaordhi var. ugandensis Sants.
Una operaia ed una femmina di Bussu Busoga (Uganda). La
femmina (dealata) è alquanto più piccola, mm. 4.3, di quella del
tipo della specie, pel resto è uguale.
Subfam. DOLICHODERINAE.
42. Tecnomyrmex andrei Em.
Una operaia di Bugala (Is. di Sesse) ed una di Bussu Busoga
(Uganda) che ho confrontato col tipo del Gabon e che non mi
‘paiono differire in nulla da esso.
Subfam. FORMICINAE.
43. Acantholepis capensis ssp. canescens Em,
Operaie di Kakindu, Bussu Busoga e di Bululo (Uganda).
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110 C. MENOZZI ‘
44, Oecophylla longinoda Latr.
Diverse operaie di Bussu Busoga (Uganda).
45. Oecophylla longinoda var. rubriceps For.
Due operaie pure raccolte nella località della forma precedente.
46. Camponotus (Tanaemyrmex)
maculatus var. schulizei For.
Numerose operaie minime, qualche altra massima, una diecina
di maschi e due femmine di Bunyama, Bussu Ba e Kakindu
nell’ Uganda e di Bugala nell’ Arcipelago di Sess
Questa varietà, nonostante le descrizioni del ee Sascha
(Ann. Soc. Ent. Fran. pag. 278 e 282, 1915), non è, secondo
me, ben definita. Del resto sarebbe dala e necessaria una,
revisione completa di tutte le varietà e subspecie del C. macu-
latus F.
I maschi della var. schultzei sono di colore giallo meno
con le tibie brune ed il gastro bruno piceo col margine posteriore
degli uriti con una stretta fascia giallognola. Parecchi individui
hanno inoltre una macchia bruna sulla fronte, sull’occipite, ai
lati del mesonoto e talora anche attorno allo scudetto, altri
invece sono completamente privi di tali ornamentazioni. L’arma-
tura genitale è giallognola. La lunghezza di questi maschi varia
da mm. 9,5 a mm. 10.
La femmina è di colore pressapoco eguale a quello dell’operaia
massima. Le ali sono leggermente tinte di giallognolo e lunghe
mm. 15. La lunghezza id corpo è di mm. 15,5.
47. Camponotus (Tanaemyrmex) pompeius For.
Una operaia massima, alcune femmine e maschi, nonchè molte
operaie medie e minime di Bussu Busoga, Entebbe (Uganda) e
di Bugala (Are. di Sesse) nel Victoria Nyanza.
Descrivo il maschio di questo Camponotus non ancora “nota:
Bruno o bruno piceo; parte anteriore del capo, funicoli e
FORMICHE DELL’ UGANDA TAI
zampe, eccetto i femori, rosso-ferruginee, armatura genitale
| testacea. Pilosità come nell’operaia. Tutto finamente zigrinato
e sublucido.
Capo del doppio più lungo (mandibole escluse) che largo,
coll’occipite arrotondato e coi lati dritti dopo gli occhi. Questi
sono assai convessi e occupano uno spazio eguale all’ incirca a un
terzo della lunghezza totale dei lati del capo. Le mandibole sono
finamente punteggiate ed opache, con la base assai ristretta e
col margine masticatorio largo, semplicemente tagliente e che si
riunisce a quello esterno formando un piccolo dente. Clipeo sub-
carenato e col margine anteriore arrotondato. Lo scapo è lungo
quasi il doppio della lunghezza del capo.
Promesonoto colla superficie dorsale piana, coi lati arrotondati
e colla massima larghezza nel punto d’inserzione delle ali ante-
riori. Scutello alquanto più alto del piano del promesonoto.
Squama del peziolo grossa ed ancora più bassa di quella della
operaia minore e con una larga impressione nel mezzo del dorso.
Ali colla base più o meno giallicccia mentre il resto è jalino;
le nervature sono brune. Zampe lunghe con l’ultimo articolo
tarsale provvisto di un vistoso pulvillo.
Lunghezza mm. 12,5; larghezza di una ala anteriore mm. 11,4.
48, Camponotus (Tanaemyrmex) congolensis Em.
Numerose operaie minime e qualcuna massima di Bugala e
Buvuma (Is. di Sesse), di Bussu Busoga, Kabulamuliro nell’ U-
ganda. Questa specie era nota sinora per il Congo belga e fran-
cese, Liberia e Rhodesia.
49. Camponotus (Tanaemyrmex) solon ssp.brutus For.
Diverse operaie minime, una massima e due femmine di Bussu
Busoga (Uganda), di Buvuma.e Bugala nelle isole di Sesse.
50. Camponotus (Tanaemyrmex) acvapimensis Mayr.
Operaie piccole, medie e massime, diversi maschi ed una fem-
mina dealata di Bussu Busoga e Bululo (Uganda) e di Bugala
(Is. di Sesse).
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412 | €. MENOZZI
51. Camponotus (Myrmosericus) rufoglaucus
ssp. cinetella Gerst.
Parecchie operaie di Bussu Busoga, Kakindu e Bululo (Uganda).
52. Camponotus (Myrmosericus) rufoglaucus
ssp. cinetella var. ustithorax For.
Operaie in numero di Bugala (Is. di Sesse), di Bussu Busoga,
Kyetume, Bululo e Entebbe (Uganda).
53. Camponotus (Orthonotomyrmex) sericeus F.
Operaie di Bussu Busoga e di Bululo (Uganda).
54. Camponotus (Myrmotrema) carbo Em.
Una operaia massima di Kabulamuliro (Uganda) ed una minima
di Bugala (Is. di Sesse).
55. Camponotus (Myrmotrema) olivieri
var. moshiana For.
Due operaie di Bugala (Is. di Sesse) che corrispondono per-
fettamente ad un esemplare cotipo di questa varietà inviato a suo
tempo dal Forel all’ Emery e conservato nella collezione di questi.
56. Camponotus (Myrmotrema) foraminosus
ssp. chrysogaster Em.
Due operaie di Bugala (Is. di Sesse) e due altre di Bussu
Busoga (Uganda).
57. Camponotus (Myrmopelta) vividus F. Sm.
Parecchie operaie delle diverse stature di Bussu’ Busoga
(Uganda).
FORMICHE DELL’ UGANDA 113
58. Camponotus (Myrmopelta) vividus var. cato For.
al Sin. C. vividus var. laevithorax Menozzi, Ann. Mus. Civ.
Stor. Nat. Genova, Vol. LI, pag. 227, 1924.
Al Santschi nel fare la revisione delle forme di questo Cam-
ponotus (Ann. Soc. Ent. Fr. pag. 16-23, 1924) è sfuggita
la var. laevithorax che io ho descritto su due operaie massime
raccolte dal Dr. Bayon a Bugala (Is. di Sesse). Ora, ristudiando
questa varietà con materiale più numeroso, proveniente sempre
da Bugala e raccolto dallo stesso Bayon, e tenendo presente il
lavoro succitato del Santschi, mi accorgo che essa è eguale alla
_ var. cato For. per la scultura più impressa, però il profilo del
torace è perfettamente identico a quello della var. reginae For.
Del resto il C. vividus, come lo ha fatto già rimarcare il Santschi,
varia molto anche fra gli individui di un medesimo nido.
59. Polyrhachis (Myrma) militaris
ssp. cupreopubescens For.
Molte operaie di Bugala e Sarinya (Is. di Sesse) ed una di
Bussu Busoga (Uganda).
60. Polyrhachis (Myrma) militaris
S$Sp. cupreopubescens yar. nkomoensis For.
Una operaia di Entebbe (Uganda).
61. Polyrhachis (Myrma) schistacea
ssp. atrociliata Sants.
Parecchie operaie di Bussu Busoga, Kampala, Kyetume e
Mbala (Uganda).
Le setole nere che caratterizzano questa formica sono alquanto
piu scarse e anche piu corte negli esemplari raccolti dal Dr. Bayon
di quelle del tipo della atrociliata, questi individui sarebbero
insomma, per tale carattere, intermedii fra l’ alvociliata e la var.
benguelensis Sants.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (23 Gennaio 1933). 8
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CIR TR TEO I
114 C. MENOZZI
62. Polyrhachis (Myrma) decemdentata
ssp. tenuistriata Dn. ssp.
Operaia. — Conformazione generale del corpo nonchè il colore
e la pilosità come nel tipo della specie, dalla quale differisce per i
seguenti caratteri: la pubescenza è molto più scarsa per tutto il
corpo ed in special modo nel gastro. Il corpo e il torace sono
sublucidi poichè le numerose strie che si riscontrano in P. decem-
dentata sono quasi del tutto scomparse in questa nuova subspecie
e le poche che rimangono sono più o meno sinuose, per cui si
potrebbero chiamare rughe e non strie, e sono assai spaziate fra
di loro in modo che la scultura fondamentale, costituita da punti,
predomina. Il gastro è finamente zigrinato e ancora più lucido
della P. decemdentata v. gustavi Em., colla quale però non si
può confondere perchè questa forma ha il capo e il torace con
scultura eguale all’incirca a quella della specie. Inoltre il torace
nella nuova forma ha il mesonoto e l’epinoto distintamente più
larghi e più lunghi. Per il resto è eguale al tipo della P. de-
cemdentata.
Lunghezza mm. 6,8.
Tre operaie di Bugaia (Arcip. di Sesse) nel Victoria Nyanza.
63. Pseudolasius bayoni Menoz.
Numerosissime operaie di Bugala (Is. di Sesse).
Quando descrissi questa formica (vedi questi Annali, Vol. 51,
pag. 224, 1924) avevo sott’ occhio pochi esemplari che considerai
come operaie massime. Nella lunga serie di individui che ora ho
in esame vi sono numerose le operaie minime le quali differiscono
da quelle massime per essere in generale di un colore più chiaro,
giallo limone, per il capo più piccolo coi lati quasi paralleli e
per lo scapo che oltrepassa il margine occipitale per poco meno
di un terzo della sua lunghezza. Nel torace l'impressione mesoe-
pinotale è meno marcata. La squama è più sottile. La lunghezza
di queste operaie minime varia da mm. 1,7 a mm. 2,3.
64. Paratrechina zelotypa Sants.
Due operaie di Bugala (Is. di Sesse).
SPEDIZIONE SCIENTIFICA ALL’OASI DI CUFRA
(MARZO-LUGLIO 1931)
EEE ERA
PEL Dorr. E. BERIO
Fra gli insetti riportati dalla Missione Genovese all’ Oasi di
Cufra i Lepidotteri sono i meno bene rappresentati, però prove-
nendo da una regione sconosciuta meritano di essere enumerati
ed è perciò che ho accolto volentieri l’ invito fattomi dalla Dire-
zione del Museo Civico Giacomo Doria di prenderli in esame. Per
risolvere qualche incertezza e per determinare alcune specie diffi-
cili, ho ricorso all’ autorevole consiglio del Sig. N. D. Riley,
Lepidotterologo del Museo Britannico, al quale mi compiaccio di
esprimere i sensi della mia gratitudine per l’ aiuto prestatomi.
Colias croceus. Fourcr. — Diffusissima - comune.
1 9. Buema, Giugno.
Danaida chrysippus. Linn. — Si estende dalle Canarie e
Marocco, al Giappone meridionale, e dalla Colonia del Capo
all’ Australia: solo recentemente ne fu constatata la presenza in
Algeria ('). La specie si presenta ovunque in due aspetti (dim.
chrysippus L., e dim. dorippus Klug.) che furono del resto
considerati anche come razze (*) e come specie distinte (*), opi-
nioni che sollevarono, specialmente quest’ ultima, autorevoli
censure (*). Chrysippus dim. chrysippus L. presenta una note-
vole variabilità, su due piani; uno relativo al disegno e uno
(1) Rothschild in Nov. Zool. XX, p. 114, e Demaison in Bull. Soc. Ent. France 1923
p. 134.
(2) Manders - Proc. Ent. Soc. London 1912, p. VII - XII.
€) Aurivillius in Seitz, XIII, p. 74.
(4) Fruhstorfer - Trans. Ent. Soc. London 1917, p. 323. Manders I. c.
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116 E. BERIO
riguardante la colorazione: ma le variazioni del 1° tipo non pare
possano avere un significato biologico - sistematico superiore a
quello di aberrazione, neppure in una certa costanza (!); d’ altra
parte neppure il colore fondamentale. può essere considerato
valido esponente di razze geografiche, poichè la causa intima
della sua variazione è la temperatura (?), fattore questo mutevole
di anno in anno e che trascina nella sua instabilità, come la —
frequenza numerica, così l’ aspetto della specie (*).
Il tipo di Linneo proviene dall’ Egitto e sarebbe caratterizzato
secondo Aurivillius (*) «dalla macchia bianca nello spazio 4
delle ali anteriori, più piccola, più arrotondata e più o meno
completamente separata dalla macchia 3; e dalle altre macchie
subapicali pure più corte e arrotondate che non nella forma locale
orientale; dal colore del fondo delle ali posteriori che è giallo-bruno » .
Ma. nella descrizione di Linneo non è traccia di alcuno di
questi caratteri (°) e la diagnosi può comprendere tutte le forme
a fondo più o meno bruno-fulvo.
I caratteri attribuiti da Aurivillius al tipo, possono forse appar-
(1) Aurivillius in Seitz (XIII) vorrebbe vedere in questo carattere (ampiezza della
fascia bianca delle ali anteriori) una relativa costanza, e fissare su questo una
razza Africana sud-orientale. Ma egli stesso riconosce che «si trova come forma di
transizione nel Sud ed Est-Africa, ma regna quasi sola nelle Isole Orientali». È ora
indubbio che la prevalenza quasi assoluta di una forma accidentale possa caratte-
rizzare una razza geografica, ma è pur sempre certo che il carattere resta sempre
aberrativo, specialmente quando, come nel caso presente, esso si presenta in tutta
l’ estensione dell’ abitato.
(?) Kenneth. I. Hayward, in Entomologist, LV, p. 178 (1922):
«I have bred over 3000 chrysippus during the last 2 and a half years, and invariably
found that the cold-weather broods produced a large percentage of dark specimens,
sometimes as many as 35°/o being the f. cratippus, whilst spring and autumn
broods are always lightly coloured ».
(3) V. le interessanti esperienze relative ai fattorì meteorologici nella relazione
in Bull. Soc. Ent. Egypte, 1929.
(4) Aurivillius in Seitz. XIII, p. 71.
(5) La diagnosi riportata da Linneo in Mus. Lud. Ulr. pag. 263 (1764) porta:
«chrysippus. Papilio D. F. alis integerrimis fulvis margine nigro pun. tis albis;
posticis disco punctis nigris - Syst. Nat. pag. 471, n. 84.
Hab. in Aegypto unde tamquam singularis.
Antecedenti (plexippo) simillimus colore, habitu, omnibus; sed dimidio minor,
magnitudine P. urticarii, at venis nigris caret.
Antennae nigrae clavatae; caput et pectus nigra albis punclis copiosis - Alae
primiores rotundatae, testaceo-luteae, apice fere ad medium nigrae; margo nigre-
dinis albo-punctatus & in medio fascia nigra ex maculis 5 albis, praeter minores
exteriores - Subtus concolores, sed apice minus nigrae. Posti ae rotundatae, testa-
ceo-luteae, concolores, margine nigro cum punctis albis - Maculae aliquot nigrae
parvae in disco; similes subtus sed albo margine: has uno corpori proximae -
ceutro albo».
SPEDIZIONE A CUFRA si
tenere alla f. chrysimellus Strand (!), aberrazione estrema in
tal senso, colla macchia 4, molto lontana e separata dalla 5.
La variabilità di ampiezza e disposizione delle macchie bianche
nelle ali anteriori si rivela dall’ esame delle forme, quali :
orientis. Auriv. (*) colla fascia suddetta molto cospicua.
howringi. Moore (3) colla fascia composta di 4 macchie più
allungate, e con due grandi macchie sotto di questa;
le due costali più lunghe, e le submarginali mediane
più larghe.
gelderî. Snell. (4) colla fascia larga e un punto bianco nel
campo fulvo allo spazio 2 (°).
La colorazione è pure molto variabile, presentando gradazioni
tra il fulvo profondo coprente le 4 ali (axantha Kenn.) (5), o
le sole ali anteriori (cratippus Feld.) ("); al color giallo -miele
nella meta inf. delle ali anteriori (orzerntis Auriv. e le forme
del Nord-Africa e Indo-Malesi); al bianco diffuso incontrato in
esemplari da allevamento (candidata Kenn.) (8).
Si son date pure delle aberrazioni a fondo più o meno vio-
letto (vigelii Heyl. e margarita Rob.) (°) corrispondenti molto
probabilmente a stati patologici della pupa, poiché in questi casi
lo sviluppo dell’imago ne soffri, con ripercussione sulla statura (1°).
L’ alterazione del colore giallo in bianco è frequente nelle
ali posteriori; questa colorazione retrogressiva è presentata dalle
aberrazioni alcippus Fabr. (11), alcippoides Moore (!), marga-
rita Rober, vigelit Heyl; altre alterazioni presentano le forme
(1) Archiv. f. Naturges. LVII, I, 375.
(2) Voeltzk. Reise. 2. 310.
(5) Proc. Zool. Soc. London, 1883, p. 239.
(#) Tijdser. voor Entom. 1891, p. 37, pl. 4.
(5) Questa piccola macchia bianca nel campo fulvo fu osservata anche da Moore
e notata come carattere di alcippoides in Proc. Zool. Soc. I.ondon 1883, p. 238, pl.
XXXI, f. 4. Ma pare che sia sfuggita ai trattatisti, i quali rilevarono dalla descri-
zione altri caratteri forse non così precisi (Aurivillius, l. c.) o fecero della aberra-
zione di Moore una forma corrispondente alla alcippus nella forma tipica. (Rothschild.
Nov. Zool. 1921, p. 152). -
. (5) Entomologist. LV, 179 (1922).
(7) S. B. Acad. Wiss. Math. Nat. Cl. 40. 449 (18C0).
(8) £ntomologist. LV, 180 (1922).
(9) vigelii: Compt. Rend. Soc. Ent. Belg. p. XCIX (1884).
margarita: Ent. Mitt. 15, I, p. 226 (1926). ;
(1°) Il rapporto tra alterazione di colore e sviluppo è stato illustrato con una
esposizione generale dal Tutt nella introduzione al Vol. II del suo British Noctuae.
(11) Enum. Spec. p. 50.
(12) Vedi a nota 13 per la distinzione con alcippus Fabr.
118 E. BERIO
bataviana Moore (!), petilia Stoll (*), clarippus Weym (5),
praealbata Auct ? (4), limbata Matsm. (5), subpurpurea —
Matsm. (5). sa
Considerando ora questa enorme variabilità nei segni e nel
colore, tenendo presente la grandissima resistenza al volo che
hanno i Danaidi e particolarmente questo; non trascurando i —
risultati biologici ottenuti sperimentalmente dei quali, nelle note a
pag. 116, si è fatto cenno, non è facile fare delle osservazioni conclu-
sive sul materiale - relativamente abbondante - riportato da Cufra.
Dei 35 esemplari, 3 appartengono alla f. orientis Auriv.,
come figurata in Seitz (I 28.a come chrysippus), e 4 alla f.
axantha Kenn. Altri 25 presentano la fascia bianca delle ali
anteriori molto larga (come in orzentis Auriv.), ma la colorazione
giallo-miele è ridotta alle ali posteriori, mentre le ali anteriori
sono uniformemente fulve, avvicinandosi così alla f. cratippus
Feld. o identificandosi con essa. Infine 2 esemplari, pure di questo
colore, portano una macchia bianca nello spazio 2 delle ali ante-
riori, nel campo fulvo, avvicinandosi alla ab. gelderi Stoll. Un
ultimo esemplare è molto piccolo (esp. 65 ™/,) e i suoi disegni
sono tutti di un nero molto opaco e sperso, pur essendo |’ esem-
plare freschissimo.
1 o. Buema. Giugno. (orientis Auriv.)
1 Oo’. Cufra . Giugno. »
1 ©. Cufra . Maggio. »
1 o&. ElGiof. Maggio. (axantha Kenn.)
2 9. Cufra . Maggio. »
1 9. Cufra . Giugno. »
1 o. Cufra . Maggio. proximus cratippus Feld.
4 ©. Buema. Giugno. »
5 7. Buema. Giugno. »
7 9. Cufra . Giugno. »
7 gd. Cufra . Giugno. - »
{*) Pr. Zool. Soc. London 41883, p. 239.
(3) Cram. Pap. ex. Suppl. pl. 28. 3 (1790).
(3) Ent. Nachr. X, 257 (4884).
(4) Soc. Ent. Stuttgart. XLIII, p. 39 (1928).
(*) Ins. Matsum. III (1929).
(5) Oltre queste, può considerarsi la f. aegyptiuvs Schreber; N. Sp. Ins. p. 9,
fig. 11-12 (1759), già passata in sinonimia colla tipica da Linneo: forma che Fruh-
storfer (Seitz) vorrebbe rimessa all’ onore della moderna sistematica.
SPEDIZIONE A CUFRA 119
14 ©. Cufra . Giugno. proximus cratippus Feld.
1 o. Buema. Maggio. prox. gelderi Snell.
1 ©. Cufra . Maggio. »
1 9. Cufra . Maggio. exempl. nanus.
Melanargia ines. Hoffgg. — Appartiene al Sud della Spagna
e all’ Africa settentrionale dove è molto abbondante. Ne furono
catturati in 5 anni 1800 esemplari in Algeria.
1 9 sulla costa (Ez-Zuetina) 28 Luglio.
L’ esemplare è melanico di una gradazione che lo mette tra
la tipica e la f. grazianii Romei. A questa forma tende infatti,
senza appartenervi, per non avere gli ocelli inf. allungati, ma
quasi circolari. Nello stesso tempo un ocello molto minuto tra le
due serie del |. inf. delle ali posteriori lo accosta alla f. completa
Obth. Infine l'esemplare è lievemente asimmetrico per la presenza
di un punto nero nel |. sup. dell’ ala posteriore destra.
Pyrameis cardui. L. — Specie comune in tutto il mondo
meno che nel Sud-America. Insensibile alle variazioni climatiche (1).
2 92. Gialo . Maggio.
1 9. ElGiof.. Maggio.
4 9. Cufra . Giugno.
1 ©. Gialo . Luglio.
1 9. El Talab Maggio.
1 9. Buema . Giugno.
Polyommatus boeticus. L. — Sud- Europa, Indo - Australia,
Africa Pal. Comune.
1 o&. Cufra . Giugno, molto rovinato. ©
Zizera lysimon. Hb. — Si estende in tutta |’ Asia merid. e
centrale e in buona parte dell’ Africa, fino all’ Australia. Nella
regione paleartica, al Sud- Europa, Asia occ.; secondo molti
autori, in Mauretania: isole Canarie, tutta la Cirenaica, Giarabub,
colla forma Karsandra Moore.
La lysimon del N. Africa pare costituire una razza distinta.
Già Rothschild nel 1913 aveva notato che essa è molto più pic-
(1) Aurivillius in Seitz, XIII
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120 E. BERIO
cola; Romei nel 1927 staccò sotto il nome volpii Romei, le
lysimon di Tripolitania, come costituenti una razza locale carat-
terizzata, oltre che dalla minor mole, principalmente dalla ridu-
zione della fascia marginale nelle ali (9). A questa razza si
riportano indubbiamente gli esemplari di Cufra :
6 0, 5 9. Buema. Giugno. (Volpii Romei).
8 3,8 9. Cufra . Giugno. »
Chloridea peltigera. Scfi. — Europa centro - meridionale, Ma-
rocco, Canarie, Asia minore, Siria, Persia.
1 o. Gebel Hauaisch. Maggio.
Chloridea nubigera. H-S. — Spagna, Canarie, Algeria; Asia
minore, Cirenaica, Tunisia.
1 o. Gialo. Aprile.
3 9. Gebel Hauaisch. 26 Maggio.
Timora albida. Hmps. — Algeria.
1 ©. Gialo. Aprile. [det. British Mus.]
Laphygma exigua. Hb. — Comunissima e sparsa sul vecchio
continente.
3 dg. Gebel Hauaisch. Maggio.
1 gd. Cufra. Giugno.
Grammodes boisdeffrei. Obth. — Algeria, Cirenaica (Krùger).
2 o. Cufra. Maggio.
Hypoglaucitis benenotata. Warr. — India - Siria; Giarabub
(Kruger).
Lig 1 O.-Gialo. uetio!
1 9. Cufra. Maggio. (ludea Warr.).
Phytometra ni. Hb. — Sud-Europa, Africa, Asia, Giappone.
1 o. Gialo. 9 Aprile.
1 9. Gialo. Luglio. (ab comma Schultz).
Eucrostis herbaria. Ubn. — Comunissima e diffusissima.
3. Gialo. Maggio e Giugno, esemplari in cattivo stato.
SPEDIZIONE A CUFRA
o - Lamoria. Sp. ?
4 9. Gialo. Giugno.
SE Q. Gebel Hauaisch. 26 Maggio, esemplari indeterminabili.
— Nomophila ‘noctuella. Hb. — Specie dell’ Orbe.
Si ©. Gebel Hauaisch. Maggio.
“Noctuelia floralis. Hb. — Cirenaica (Turati).
2 O. Cufra [Det. British Mus.].
Fuclasta defamatalis. Wlk. — India, Birmania.
_ 1. Gebel Hauaisch. [Det. British Mus.].
— Nymphula sp. ?
Hip So: Aprile, (presso straliotala LD) [Det. British Mus. |.
Heterographis -rubripictella. Hmps.
1. Gialo. Aprile. [Det. British Mus.].
- Agdistis sp?
i El Talab (presso tamaricis Zell.) [Det. H. Stringer].
E pievsindia lardatella. Lederer.
1. Gialo. 21 Aprile. [Det. H. Stringer].
6. Pyralide indeterminabili.
È: A. Gialo. Aprile.
2. Cufra. Giugno.
ELIO MODIGLIANI
CENNI BIOGRAFICI PER D. VINCIGUERRA
Da circa mezzo secolo non vi fu spedizione scientifica, natura-
listica o geografica che non fosse preparata nel Museo Civico di
Storia Naturale di Genova. Antinori, Issel, Beccari, D’ Albertis,
Fea, Modigliani, Loria, Bottego, tutti insomma i viaggiatori italiani
che, ispirati da Giacomo Doria, si succedettero nella esplorazione
di lontani paesi, percorrendo sentieri nuovi, facendo conoscere la
loro fauna e svelandone i costumi, fecero sempre centro in questo
stabilimento. Ma pur troppo la morte con la inesorabile falce ha
colpito poco a poco tutti quei valorosi esploratori, che non furono
sostituiti. L’ ultimo a scomparire fu Elio Modigliani.
Nato in Firenze il 13 agosto 1860, morì nella sua città natale
il 6 agosto 1932. Furono poco meno di 50 anni di vita per la
massima parte dedicati alla scienza e più sarebbero stati ancora
se le forze logore dal lavoro glielo avessero consentito. Aveva
studiato legge e si era laureato in giurisprudenza nel 1883
nell’ Università di Pisa, ma ben presto egli si accorse che quella
non era la sua strada e si dedicò tutto alla indagine scientifica.
Consigliato dal prof. Arturo Issel, al quale era congiunto per
legami di parentela, iniziò la sua carriera antropologica con la
esplorazione della grotta di Bergeggi nella Liguria occidentale,
Ma si avvide tosto che quel campo era troppo limitato per le
sue aspirazioni e ispirandosi all’ opera di Doria e di Beccari, si
decise a intraprendere la esplorazione di una regione più lontana
e quasi sconosciuta. La sua scelta cadde sull’isola di Nias a S. O.
di Sumatra e vi si preparò per oltre un anno assiduamente.
recandosi anche in Olanda per conoscere le carte della regione.
Poi parti per Sumatra e dopo una breve fermata a Siboga sulla
costa occidentale di quell’isola, il 14 aprile 1886 partiva per Nias
sopra una piccola cannoniera olandese e il 22 dello stesso mese
ELIO MODIGLIANI 123
ancorava nella baia di Gunong Sitoli. Di là si recò nella parte
meridionale dell’ isola, i cui abitanti avevano fama di cacciatori
di teste, nella speranza di potersi impadronire di qualche cranio.
Si stabili nel villaggio di Bawolowalani, dove potè osservarne un
gran numero e riuscì anche ad acquistarne undici.
Di li passò al golfo di Luaha Gundra e il 1° giugno si mise
in marcia per Hili Simaetano, secondo paese di Nias per gran-
dezza, dove dimorò per una diecina di giorni, sempre in questione
con i capi del villaggio, tanto che dovette rinunciare al disegno
di addentrarsi nel paese e si decise a ritornare a Luaha Gundra,
proponendosi l’ascensione del monte Matgiua, il monte più alto
della parte meridionale di Nias. Per far ciò si recava a Nacco,
piccola isola posta presso la costa occidentale di Sumatra e dopo 7 7
pochi giorni si imbarcava per il capo Serambù con l’ intenzione S;
di visitare |’ interno dell’isola, attraversando una regione monta- a
gnosa della quale però la collina più elevata, il monte Buruassi =
pon supera i 350 m. In realtà la maggiore elevazione sarebbe
stata di 600 m. che erano indicate per il monte Matgiua, ma
che non fu possibile identificare. Si fermò parecchi giorni a Hili &
Lowalanu donde fu costretto a partire per mancanza di viveri
riprendendo la via per Hili Simaetano e di la per Sitoli ove
giunse il 23 luglio, 75 giorni dopo che ne era partito. A Sitoli
in attesa del piroscafo che lo riportasse a Sumatra e di là
in Italia si trasferi in una casa vicina a Lelemboli, ove ebbe agio
di radunare molte collezioni sino al 15 Settembre, in cui potè
imbarcarsi su un piroscafo che per Accà e Pinang lo riportò a
Singapore e di là in patria.
Tutto il suo viaggio fu narrato da Modigliani in un grosso
volume di 720 pagine con 26 tavole, 195 incisioni, 4 carte geo-
grafiche, ricco di notizie storiche e geografiche interessantissime,
nelle quali si alternano le nozioni geografiche con quelle etno-
grafiche e sociali.
Tornato in Italia, dopo essersi occupato della pubblicazione di
questo suo libro, ben tosto prese a prepararsi ad un'altra più
difficile escursione nell’interno di Sumatra, la visita al lago Toba,
nel paese dei Batacchi indipendenti, ove nessun europeo aveva
posto mai piede. Fu così che nell’ ottobre 1890 si stabili presso
le sponde di quel lago nella foresta di Si Rambé, a circa 1370
m., ove si occupò di raccogliere animali, coadiuvato dal prepara-
124 D. VINCIGUERRA -
tore Abdul Kerim, fatto venire a bella posta dalla Persia (*), ed
esplorò il lago facendovi sondaggi sino alla profondità di 450 m.
Egli potè, primo europeo, riunire una serie di 16 maschere
in gesso di individui viventi, che hanno un grande valore antropo-
logico. Per ottenere il suo intento egli si finse medico e con tale
pretesto li persuase a lasciarsi prendere la forma del viso; operò
prima sopra uno dei suoi uomini e quando videro che non ne
veniva alcun male, si decisero a prestarsi volenterosamente. —
Con l’aiuto di un indigeno, mago di grande autorità in tutto
il paese, potè attraversare quasi tutta la regione sino a Bandar
Pulo presso la costa orientale dell’ isola, percorrendo un paese
sconosciuto e non soggetto agli olandesi, abitato da popolazioni
che non hanno abbandonato l’antropofagia. Nel viaggio di ritorno
segui un itinerario diverso che lo condusse a visitare la cascata
che forma il fiume Assahan emissario del lago e che va a
gettarsi in mare presso Tangiung Balei nella costa orientale
dell’ isola. Poi tornò a Siboga, dove, irritato per 1’ opposizione
che incontrava nelle autorità olandesi per proseguire nei suoi
viaggi nella parte di paese non sottoposta, si decise ad accettare
l'invito della società geografica di Batavia di recarsi ad Engano,
altra delle isole presso la costa occidentale di Sumatra. Così il
4 maggio 1891 cominciò l'esplorazione di Engano che Modigliani
chiama isola delle donne, perchè antichi scrittori, cominciando da
Pigafetta, avevano creduto abitata da sole donne. Sbarcato a
Malaconni ove fu accolto dal Mantri, malese colà stabilito e
unico rappresentante dell'Olanda, di là si recò a Buabua sull’al-
tipiano e compì varie escursioni nell’ isola, raccogliendo animali
e riuscendo a impossessarsi di tre cranì dissepolti. La popolazione
è battagliera, egli però non ebbe a soffrire il minimo sopruso;
era ridotta a 127 abitanti ed oramai sarà anche diminuita mag-
giormente per le malattie. Il clima vi è malsano ed egli e i
suoi uomini ammalarono ; perciò salutarono con gioia il piroscafo
che venne a riportarli a Sumatra.
Tornato in patria mise rapidamente in ordine le ricche colle-
() Abdul Kerim persiano, nativo di Mesced nel Chorassan, fu al servizio di Gia-
como Doria e lo accompagnò nella sua traversata della Persia; lo seguì poi in
Italia e nel viaggio a Borneo. Abilissimo raccoglitore e preparatore fu per parecchi
anni addetto al Museo Civico di Genova e compié, per incarico di Doria, un viaggio
zoologico in Tunisia. Tornato in patria fu chiamato da Modigliani a raggiungerlo
in Malesia, ove gli fu aiuto preziosissimo nella raccolta di animali a Sumatra,
Engano e Mentavei.
ELIO MODIGLIANI 125
zioni radunate e si accinse a tornare in Malesia scegliendo questa
volta le isole Mentavei, poste fra Nias ed Engano, accompagnato
sempre dal fido Kerim. Si imbarcò il 18 aprile 1894 per Sipora
ove fu accolto prima con ostilità dagli indigeni coi quali poi
strinse amicizia curando i loro ammalati; poi si stabili in un
villaggio di Sereinu nel centro dell’isola e cominciò attivamente
le sue raccolte. La gente del villaggio era superstiziosa e piena
di paure: uno di essi, Teloinan, era assolutamente ostile e il
nostro viaggiatore fu tenuto per parecchi giorni in uno stato di
semiprigionia che non cessò che quando egli offri di farsi tatnare
nella mano destra, contraendo così una grave malattia dalla
quale non fu guarito che dopo più di un anno. Diventato così
l’amico di quella gente riesci a ottenere ben 30 cranì umani e
20 maschere di gesso fatte su individui viventi; ma fu presto
costretto per malattia a cessare dal lavoro e dovette aftrettarsi a
rimpatriare dopo aver passato circa 8 mesi a Sipora e quando
stava per trasportarsi a Siberut, altra delle isole Mentavei, dove
aveva gia stabilito relazioni coi capi dei villaggi. Ebbe così forza-
tamente termine una carriera che era stata ricchissima di risultati
e lo sarebbe stata anche più se la malattia non l’avesse troncata
innanzi tempo.
Modigliani ci ha lasciato tre volumi nei quali sono narrati i
suoi viaggi a Nias, Sumatra ed Engano. Di questi tre libri quello
che senza dubbio porta il primato è il già ricordato viaggio a
Nias che comprende uno studio completo su quell’ isola e i suoi
abitanti e che può ben dirsi un modello del genere, perché
nessun ramo dello scibile vi è dimenticato. Si comprende facil-
mente come egli, allievo di naturalisti appassionati come Issel,
Doria e Beccari desse nei suoi viaggi una parte preponderante
alla zoologia, tanto che egli stesso pubblicò due memorie zoolo-
giche sulla fauna dei mammiferi e dei rettili dell’ isola Nias e
descrisse una nuova specie di Lacertide l’Aphaniots acutirostris.
Non per questo egli ha trascurato gli altri rami di scienza, tra i
quali anzi tutto l’antropologia e |’ etnografia, che poco a poco
presero una parte preponderante nei suoi studi e nella sua atti-
vità. Nel viaggio a Nias, poco meno della metà del volume è
dedicata allo studio dei caratteri fisici, intellettuali e morali degli
abitanti, alla costituzione sociale e alla condizione della donna,
alle arti, all’ industria, all’ agricoltura, ai miti, credenze religiose
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126 . D. VINCIGUERRA
e superstizioni, alla lingua, non trascurando ricerche dell’ origine
degli abitanti e riportando dati trigonometrici per- determinare la
sapprntio dell’ isola.
Egli ci ha pure lasciato un altro libro, meno voluminoso del
viaggio di Nias, ma non per questo meno importante. Porta il
titolo « Fra i Batacchi indipendenti » ed è la narrazione del viaggio
in quei paesi in parte sconosciuti. Fu questo il soggetto di una
conferenza fatta nell’ aula magna del Collegio Romano, alla presenza
di S. M. la Regina Margherita, dalle cui auguste mani egli
ricevette la grande medaglia d’ oro assegnatagli dalla Società
Geografica, e di un numeroso e distinto uditorio. Fu pubblicata
in occasione del 1° congresso geografico italiano, ma ampliata
per renderla adatta allo scopo.
La visita ad Engano fu pure raccontata da Modigliani in un
volume edito nel 1894 da Hoepli, illustrato con XXI tavole, 50
figure intercalate nel testo ed una carta geografica. In questo
sono narrate le vicende da lui incontrate in quell’isola. Egli
pose a profitto quel soggiorno per mettere insieme un vocabolario
di 522 parole italiane col significato malese, nias, toba, hatacco.
ed enganese, occupandosi sempre di radunare collezioni zoologiche,
coadiuvato da Abdul Kerim e procurandosi crani e maschere in
gesso degli abitanti. Raccolse pure, a malgrado la riluttanza degli
indigeni, molti oggetti etnografici ed in ispecie lancie e scudi
usati nei combattimenti.
L’ ultimo scritto di Modigliani tratta delle isole Mentavei, o
per meglio dire di una di esse ove dimorò per vari mesi, Sipora,
ina in modo sommario perchè egli sperava di poter tornare a
visitarle e di recarsi a Siberut che, secondo lui, rappresenta la
prima tappa fatta da coloro che popolarono il piccolo arcipelago
che egli fu costretto a lasciare in tutta fretta per causa di ma-
lattia. Questo libro è ornato con 19 tavole originali, per la
massima parte riproduzione di sue fotografie ed è pubblicato
nell’ Archivio per |’ Antropologia e |’ Etnologia a Firenze, vol.
LX-LXI, ricco, come i precedenti, di notizie etnografiche della
maggior importanza, tra le quali figura anche l’ elenco di 725
parole della lingua Mentavei.
Sulle isole Mentavei, o meglio sopra Sipora, Modigliani ha
lasciato anche un altro scritto, pubblicato nel fascicolo 5 dell’anno
1898 del Bollettino della Società geografica italiana.
bl
|
|
|
ELIO MODIGLIANI 127
Ritornato iu patria egli si è occupato specialmente di etno-
grafia, ed ha pubblicato parecchi lavori su tale argomento.
Fu consigliere e per un biennio Presidente della Società
Italiana per 1’ Antropologia e l’ Etnologia. Era insignito della
medaglia d’oro della Società Geografica Italiana, di cui era anche
Membro d’ onore ed aveva pure onorificenze Olandesi.
Le collezioni zoologiche fatte dal Modigliani nei suoi quattro
viaggi in Malesia, tutte donate generosamente al Museo Civico
di Genova, hanno dato argomento a oltre un centinaio di lavori,
quasi tutti pubblicati negli Annali di questo istituto. Esse constano
di una enorme massa di materiale, in massima parte nuovo, tutto
quanto conservato in modo superiore ad ogni elogio e corredato
delle indicazioni le più precise.
Lo studio di questo materiale contribuì a far conoscere la
vera natura dei rapporti faunistici di Sumatra con le isole schie-
rate lungo la sua costa occidentale, rapporti che non risultarono
tanto stretti come si sarebbe potuto supporre, mentre lo sono
assai più con le Nicobar e le Andaman, con le quali in epoche
non lontanissime dovevano essere congiunte.
L’ alto valore zoologico e faunistico delle raccolte del Modi-
gliani richiede che di esse si parli un po’ diffusamente e giustifica
la pubblicazione di un'appendice che non tarderà a vedere la luce.
Ripeto ancora una volta: fu un gran peccato per la scienza
e specialmente per quella zoologica che le condizioni di salute
del Modigliani gli rendessero impossibile il continuare la vita
dell’ esploratore; ma quello che fece è sufficente per assicurargli
un posto eminente fra i viaggiatori della Malesia.
Faccio seguire |’ elenco delle sue pubblicazioni.
PUBBLICAZIONI DEL DOTTORE ELIO MODIGLIANI
1. Ricerche nella grotta di Bergeggi (Savona) lettera al prof.
Paolo Mantegazza in Archivio per l’Antropologia e |’ Etnologia.
Vol. XVI, fascicolo II, 1886.
2. Escursione nell'isola Nias. Lettera al Prof. Issel. (Boll.
R. Soc. Geogr. Ital.) Ottobre 1886.
3. Idem. (Ivi, Novembre).
os ae be
Se
+
ie ss ii ikke od Ure IT
128 D. VINCIGUERRA E
4. Il Cota Ràgia e l’isola di Nias. Lettera al Prof. Issel. (vi, :
Gennaio 1887).
5. Lettera diretta al Marchese Giacomo Doria (da Nias 1° ago-
sto 1886). (Giornale della Societa di letture e conversazioni scien-
tifiche. Anno IX, fasce. X, Ottobre 1886).
6. Frammento di lettera diretta al prof. Arturo Issel (da Nias).
(ivi).
7. L'isola di Nias, note geografiche con una carta. Boll. Soc.
Geog. ital. Agosto - Settembre 1887.
8. La donna Nias nella famiglia e nella società. Nuova Anto-
logia XXIII Settembre 1889.
x >
9. Les boucliers des Nias. o Archiv fur Etnographie 1889.
10. Materiale per la fauna erpetologica dell’ isola Nias. Annali
del Museo Civico di Storia Naturale 1889. i
11. Appunti intorno ai Mammiferi dell’isola Nias, ivi vol.
. XXVII, 1839.
12. Un viaggio a Nias - Milano, Treves, 1890. Un volume —
in 8.° di 720 pagine, 195 fig., 26 tavole colorate e 4 carte
geografiche.
13. Il lago Toba e il paese dei Batacchi nell'isola di Sumatra,
lettera al prof. Arturo Issel e al M.se Giacomo Doria. Boll. R.
Soc. Geog. italiana. Marzo 1891.
14. Fra i Batacchi indipendenti, lettera al Marchese Giacomo
Doria Presidente della Società Geografica Italiana, ivi Maggio 1891.
15. Fra il lago di Toba e Bandar Pulo, lettera al prof. A.
Issel, con carta originale del viaggio, ivi Luglio ed Agosto 1891.
16. Frai Batacchi indipendenti. Pubblicato a cura della R. Soc.
Geog. ital. 1892 in occasione del primo congresso geografico
italiano. — Un vol. in 8.° di 130 pag., 23 tav. 35 fig., 2 pano-
rami ed una carta.
17. L’isola delle donne. Viaggio ad Engano. Milano Hoepli 1894.
Un vol. in 8.° di 305 pag., 25 tav., 50 fig. ed una carta.
18. Un viaggio ad Engano. (Atti primo Congresso geog. ital.
Vol. I, 1892, Genova 1894).
19. Dalle isole Mentavei, lettera al marchese Giacomo Doria.
Boll. R. Soc. Geog. ital. Agosto 1894.
i
+
di: ELIO. MODIGLIANI
= ) o: per lo studio dell’ isola Sipora (Mentavei), ivi
ggio 1898. Con una tavola e 13 figure.
21. Piccolo contributo alla conoscenza dei canti popolari ma-
si Arch. per l’Antrop. e P Etnolog. 1901.
22 nl tatuaggio degli indigeni dell’ isola Sipòra, (Arcipelago
e tavei). ivi 1910.
| 23. Appunti etnologici su Sipòra, ivi 1932. (Archivio per
Antrop. e |’ Etnolog. Vol. LX -LXI, 1930-31). Firenze 1932.
SPEDIZIONE SCIENTIFICA ALL’OASI DI CUFRA
(MARZO-LUGLIO 1931)
ENFE SNO TEC RITA CULL RAs
PER D. GUIGLIA
(II PARTE)
aa DAS ES
Gli Apidi raccolti dal Marchese Saverio Patrizi e dal Signor
Carlo Confalonieri durante il viaggio all’Oasi di Cufra benché
come numero di specie (13) in quantita assai meno rilevante dei
Fossores da me precedentemente trattati (1), offrono un certo
interesse per la presenza di due specie nuove e di forme non
ancora elencate nella fauna imenotterologica della Cirenaica. La
maggioranza di tali imenotteri furono presi a Gialo e lungo -
il tragitto tra Bengasi e Gialo, solamente della Noméa nilotica
e della Nomioides variegata numerosi sono gli esemplari pro-
priamente dell’ Oasi di Cufra.
Mi è grato porgere i miei più vivi ringraziamenti al Signor
J. M. Dusmet (Madrid) e al Dott. P. Blùthgen (Naumburg) per
aver voluto gentilmente rivedere alcune specie d’incerta determi
nazione.
Colletes intricans Spinola
Colletes intricans Spinola, Ann. Soc. Ent. de France, VII, 1838, p. 507,
n. LU. - Radoszkowski, Horae soc. entom. Ross., XII, 1876, p. 112,
n. 8, 9 —- Alfken, Senckenbergiana, Bd. VIII, Heft 2, 1926, p. 97.
Augila 28 ©.
Distrib. geogr.: Egitto.
(*) Ann, Mus. Civ. Storia Naturale Genova, LV, 1932, p. 466-486.
SPEDIZIONE! A CUFRA 131
Colletes grandis Friese
Colletes grandis Friese, Termés. Fiizetek, XXI, 1898, p. 308.
Galosegti
Distrib. geogr.: Egitto.
Anthophora albigena Lepeletier
Podalirius albigenus Friese, Bienen Europ., II, 1897, p. 77.
Gialo 1 dg.
Distrib. geogr.: Cirenaica (Schulthess).
Europa centrale e meridionale, Africa settentrionale.
x
Anthophora byssina Klug
Podalirius schmiedeknechti Friese, Entom. Nachrichten, 1899, p. 323. —
Anthophora byssina Alfken, Senckenbergiana, Bd. VII. Heft 2, 1926,
p. 101.
Gialo 1 ©.
Distrib. geogr.: Cirenaica [ Giarabub (Kruger) ].
Egitto.
Anthophora latizona Spinola
Saropoda latizona Spinola, Ann. Soc. Ent. de France, VII, 1838, p. 543.
Gialo 1 Q 2 0.
Distrib. geogr.: Tripolitania | Homs (Guiglia) |.
Egitto.
Anthophora Dusmeti sp. n.
o. Nigra, clypeo ex parte, labro mandibulisque flavis;
corpore toto dense griseo - albo - villoso; anlennarum ar-
ticulo 4° latitudine longiore, 5°. - 13°. distincte longitudine
latioribus ; margine apicali tergitorum 1°. - 5°. dense griseo
132 D. GUIGLIA
- albo - fascialo, tergito 6.° - 7.° nigro - villoso; sternitis
fere ubique nigro - hirtis; pedibus dense griseo - albo -
villosis, tibiis tarsisque posterioribus dense nigro - pilosis.
Alis hyalinis stigmate et nervis testaceis.
Long. 8 - 9 mm.
Q ignota.
Gialo (Cirenaica) IV-1931; Typus in Museo Civico
Januense, 8 oO.
o. Lungh. 8 mm. Capo nero con ampia macchia gialla tri-
cuspidata sulla metà anteriore del clipeo, labbro e mandibole
giallo-pallide quest’ ultime con l'apice annerito; sul vertice late-
ralmente la punteggiatura è fina ed assai debolmente impressa,
sulla porzione mediana è più grossa e profonda, sul clipeo è fina
e fitta sul labbro è pure fina ed irregolare; la pubescenza è
bianca lunga ed abbondante, irta sul vertice e sulla fronte, late-
ralmente ripiegata lungo il margine interno del lobo oculare,
lunga, densa ed anteriormente diretta sul clipeo, fina e rada sul
labbro. Antenne nere, 4° articolo più largo che lungo, 5° - 13°
nettamente più lunghi che larghi.
Torace nero con punteggiatura densa e fina, un poco più
rada verso il centro, l'intervallo fra i punti presenta un reticolo
a maglie quadrangolari già visibile a 35 diametri; sullo scutello
questo reticolo è un poco più fino; pubescenza bianco - grigiastra
irta ed abbondante, leggermente ripiegata all’ indietro sul pronoto;
lungo il margine posteriore dello scutello e sulle porzioni laterali .
del metanoto i peli sono densi e molto lunghi. Tegule giallo -
ferruginee oscurate sulla metà basale, finamente punteggiate e
ricoperte di pubescenza lunga e densa.
Addome nero, superficie dei tergiti finamente punteggiata,
l’intervallo fra i punti presenta un reticolo a maglie quadrangolari
simile a quello del torace, sui tergiti 1.° - 5.° la pubescenza è
bianco - grigiastra, breve e fitta, particolarmente densa lungo il
margine posteriore, sul 6. - 7.° è nera. Gli sterniti presentano
come i tergiti il reticolo fondamentale a maglie quadrangolari, i
punti ad esso sovrapposti sono però più fini e più radi; la pube-
scenza biancastra è ridotta a delle brevi e ristrette frangie di peli
ai lati del margine posteriore degli sterniti 1.° - 5.°, sulla; rima-
nente superficie la pubescenza è lunga e nera.
SPEDIZIONE A CUFRA 133
Zampe nere fittamente ricoperte di pubescenza bianco - gri-
giastra sulla faccia esterna delle anche, trocanteri e femori di tutte
le paia, sulla faccia interna la pubescenza è nera; gli articoli
tarsali presentano la pubescenza bianca sensibilmente ridotta, sulle
tibie e i tarsi del 3° paio questa è nera, particolarmente abbon-
dante lungo i margini laterali. Unghie bifide.
Ali ialine, venature e stigma testacei.
La specie a cui si può con maggiore sicurezza avvicinare la
Dusmeti è da quanto mi risulta, l’albocinerea Saunders descritta
su due femmine di Biskra (Algeria) e il cui maschio è fin'ora
sconosciuto. La brevità e l'insufficienza della diagnosi originale (!)
di questa specie non mi permette però di poter con certezza ad
essa riferire i maschi di Gialo, tanto più che, come è noto, per
alcune specie di Anthophora il dimorfismo sessuale è abbastanza
spiccato. |
Dedico questa specie al Signor J. M. Dusmet che, con l’abituale
cortesia, ha voluto aiutarmi nello studio di questa interessante
forma di Anthophora.
Nomioides karachensis Cockerell
var. desertorum Blithgen
Nomioides karachensis var. desertorum Blithgen, Stett. Entom. Zeitung,
LXXXVI, 1925, p. 86, Q.
Es- Sahabi 5 9, Gialo 1 gf.
Distrib. geogr. : Hoggar (Temassinin); la specie tipica è descritta
di Karachi (India).
Il g della var. desertorum sconosciuto fino ad oggi verrà
descritto, unitamente a due nuove specie di Nomdoddes della
Cirenaica, dal Dott. P. Bluthgen (Naumburg).
Nomioides variegata (Olivier)
Nomioîdes variegata Handlirsch, Verh. zool. - bot. Gesell. in Wien, XXXVIII,
1888, p. 402, 7 2; T. 10 fig. 5 e 8. — Bliithgen, Stett. Entom. Zeitung,
LXXXVI, 1925, p. 49.
Augila 10 9 18 g7, Gialo 6 2 2 ©, Cufra 13 ©, Lago di
Buema (Cufra) 21 o’, Lago di Haret el Hafun (Cufra) 27 dg.
(1) Trans. Entom. Soc. London, 1908, p. 268,
134. D. GUIGLIA
Distrib. geogr.: Cirenaica [ Giarabub (Guiglia, Krùger)]; Tri-
politania [ Homs (Guiglia) ].
Europa centrale e meridionale, Africa settentrionale, Asia
centrale.
Nomioides fasciata Friese
Nomitotdes fasciatus Friese, Termés. Fiizetek, XXI, 1898, p. 307. - Nomior-
des fasciata Alfken, Bull. Soc. Roy. Entom. Egypte, 1926, p. 105.
Es- Sahabi 1 ©, Gialo 1 d.
Distrib. geogr.: Cirenaica [Giarabub (Krùger)]; Tripolitania
(Mantero).
Egitto.
Nomia nilotica Smith
Nomia nilotica Smith, Trans. Entom, Soc. London, 1875, p. 63, n. 24, ©.
Il Sig. Carlo Confalonieri raccolse all’ Oasi di Cufra (Giugno,
Luglio) e in piccola quantita all’ Oasi di Gialo (Aprile) una nu-
merosa serie d’individui maschili e femminili di una Nomzia che
quasi indubbiamente deve venir riferita alla mi/otica come mi ha
pure confermato il Dott. H. Scott del Museo Britannico in seguito
ad un accurato e ripetuto confronto con l’esemplare tipico (Coll.
British Museum) (1).
La brevità e l’insufficienza della diagnosi originale dello Smith
basata su di un’ unica femmina del Nilo Bianco, mi ha indotto ad
usufruire dell’abbondante materiale cirenaico per riprendere in
esame e ridescrivere gli individui femminili della N. ndlotica e
dare nello stesso tempo la descrizione completa del maschio fino
ad oggi sconosciuto.
Q. Lungh. 8-8!/, mm. Capo nero con punteggiatura relati
vamente grossa e profonda sul vertice, più piccola e più densa
sulla fronte; la pubescenza è bianca, rada ed irta sul vertice,
densa, lunga sulla fronte ed intorno all’inserzione delle antenne,
dove si presenta leggermente eretta; lungo il margine interno del
(1) «Ayant compare soigneusement les O Q de votre Nomia de Cufra avec le type
de N. nilotica Smith (O unique), je ne puis voir aucune difference, excepté que N.
nilotica ale thorax et les segments 1-3 de abdomen rougeatre en place de noir; sur
le segment 3, les quatre petites taches blanches sont a-peu-prés disparues, et le
segment 6 aussi posséde beaucoup moins de tomentum blanc, en effet, a peu-prés
rien de ce tomentum, Mais Smith, lui méme, en décrivant Vespéce, écrivait que les
fasciae blanches étaient presque disparues par le frottement.» (H. Scott in litteris).
Cas
SPEDIZIONE A CUFRA 135
lobo oculare e sul clipeo è molto fitta ed anteriormente diretta.
Il clipeo ha il margine apicale subpianeggiante con una frangia
di peli lunghi bianco-sericei con riflessi dorati.
Gli occhi convergono verso il clipeo, il punto di minore distanza
fra le due orbite interne è circa eguale al 2.° - 8.° articolo delle
antenne. La distanza fra gli ocelli posteriori è circa eguale alla
distanza fra essi e l’occhio. Scapo delle antenne nero, flagello
rossastro con la faccia superiore sensibilmente offuscata.
Torace nero, mesonoto, lucido con punti radi, grossi e pro-
fondi al centro, più piccoli e più densi sulle porzioni laterali;
presso il margine anteriore e posteriore si osserva una zona assai
ristretta molto finamente punteggiata. La pubescenza è bianca,
breve e fitta raggruppata lungo tutto il margine anteriore, negli
esemplari più freschi si osserva la stessa pubescenza pure lungo
il margine posteriore, al centro é nulla o quasi nulla. Tegule
molto ampie estese fino al postscutello, di colore biancastro con
macchia ferruginea presso la porzione basale e con striscia nera
sulla prima metà del margine interno; anteriormente sono lucide
con punteggiatura nulla o quasi nulla, si osservano solo pochi
punti lungo il margine interno, al centro hanno una punteggiatura
relativamente densa e bene impressa, posteriormente questa va
diventando più fina e notevolmente più rada fino a ridursi quasi
a nulla presso il margine apicale. Scutello lucido punteggiato
presso a poco come il mesonoto. Postscutello interamente ricoperto
di breve e fittissima pubescenza bianca, dalla quale emergono
peli biancastri robusti ed irti. Metanoto opaco con punti abbastanza
grossi e profondi sulla superficie dorsale, la pubescenza lunga ed
irta è particolarmente raggruppata sulle porzioni laterali.
Addome nero, opaco con punteggiatura fondamentale finissima
a cui si sovrappongono (specialmente sulla superficie del I tergite)
punti più grossi, irregolarmente distribuiti, in generale più densi
presso il margine apicale. La pubescenza é bianca disposta in fascie
regolari sulla superficie dei tergiti, sui primi quattro queste si
presentano più o meno ampiamente interrotte sulla zona mediana,
sull’ultimo tergite misti ai bianchi si osservano numerosi peli
giallastri con leggeri riflessi dorati. Gli sterniti hanno punteggia-
tura abbastanza densa e profonda, particolarmente raggruppata
lungo il margine apicale, questo porta una frangia regolare di
peli giallo-dorati più o meno lunghi.
136 D. GUIGLIA
Zampe nere con abbondante rivestimento di peli bianchi misti
a peli rosso - dorati.
Ali ialine con venatura e stigma testaceo.
gd. Lungh. 8-81/, mm. Capo nero con punteggiatura e pube-
scenza simile a quella della femmina, i peli sono però sensibilmente
più densi ed assumono sulla fronte e sul vertice una tinta gial-
lastra più o meno spiccata. Gli occhi convergono anteriormente
in maniera più sensibile che nella femmina, il punto di minore
distanza fra le due orbite interne è circa eguale al 2.° - 5.° arti-
colo delle antenne.
La distanza fra gli ocelli posteriori è un poco maggiore della
distanza fra essi e l'occhio. Scapo delle antenne o nero o ferru-
gineo o ferrugineo più o meno macchiato di nero, flagello giallo
-rossastro con la faccia superiore più o meno sensibilmente offu-
scata e con il 2° articolo più lungo che largo. Mandibole gialle
con l’apice annerito.
Torace nero, opaco; mesonoto densamente ed uniformemente
punteggiato, i punti sono regolari e sensibilmente impressi; la
pubescenza gialla o giallastra molto breve e fitta è raggruppata
particolarmente, come nella femmina, lungo il margine anteriore
e posteriore; negli esemplari più freschi sì nota pure estesa sulle
porzioni laterali e su parte della zona mediana. Scutello punteg-
giato come il mesonoto e lateralmente munito di due acute spine.
Postscutello e metanoto come nella femmina.
Addome nero, opaco, superficie dei tergiti con punti densi,
profondi, uniformemente distribuiti e con frangia regolare di peli
giallastri alla base e all’apice dei tergiti 2.° - 4°. Negli esemplari
più freschi la superficie del 1° tergite è interamente ricoperta di
pubescenza; presso il margine apicale del 5° tergite si osserva
un’ampia e densa fascia di peli bianchi. Sterniti microscopicamente
punteggiati, solo sulle porzioni laterali si osservano pochi punti
relativamente grossi e debolmente impressi; margine apicale del
4° sternite con due tubercoli mediani acuti, assai ben distinti,
margine apicale del 5° con una lunga e regolare frangia di peli
biancastri più o meno densi; sternite 6° subdepresso con margine
laterale ed apicale sensibilmente elevato, questo è medialmente
concavo.
Zampe con pubescenza simile a quella della femmina ma
meno densa. Anche, trocanteri femori di tutte le paia neri; tibie
|
:
;
.
|
|
id
SPEDIZIONE A CUFRA 137
del 1° e 2° paio giallo-rossastre piu o meno macchiate di nero,
quelle del 3° sono piu sensibilmente annerite con il processo la-
melliforme giallo; tarsi di tutte le paia gialli eccettuato l’ultimo
articolo che è nero, il 3° paio presenta più o meno sensibilmente
anneriti anche gli articoli 2.°-4°. Metatarso anteriore profonda-
mente scavato alla base, ultimo articolo dei tarsi intermedii assai
dilatato, cordiforme (Fig. I, 2).
Fig. I. Nomia nilotica Smith g': 1 femore e tibia posteriore; 2 ultimo articolo
del tarso intermedio. Nomia Innesi Gribodo: 3 femore e tibia posteriore; 4 ultimo
articolo del tarso intermedio.
Faccia esterna dei femori posteriori rigonfia e ricoperta di
pubescenza breve più o meno densa, faccia interna pianeggiante,
lucida con numerosi peli spatuliformi presso la base, questi sono
pure distribuiti sulle anche, sui trocanteri e sulla faccia ventrale
del torace. Le tibie del 3° paio sono conformate come i corrispon-
denti femori, l’apice si espande in un’ampia lamina sensibilmente
scavata all’inserzione del tarso (Fig. I, 1).
Ali come nella femmina.
Assai complicato ed intricato è il gruppo della N. nilotica; si
138 D. GUIGLIA
ascrive difatti ad esso un certo numero di specie tra di loro af
finissime e con le relative diagnosi insufficienti per poterle tra di
loro distinguere ed esattamente identificare senza un attento
esame dell'esemplare tipico, in certi casi anzi e precisamente
quando delle specie si conosce il solo maschio anche ciò è insuf-
ficiente. Gli esemplari maschili di aleune specie del gruppo da me
esaminate presentano difatti delle affinità così spiccate che, senza
l'esame della femmina relativa, si potrebbe essere indotti a consi-
derarli come appartenenti ad un’unica specie. Maidl (in litteris)
difatti dall'esame dei soli maschi crede si debbano riunire con il
nome di latipes Morawitz (1) la Savignyi Kohl (?) la Magrettii
Gribodo (*) e la nélotica Smith. Purtroppo, nonostante le mie
richieste, non sono riuscita ad avere in esame il tipo della Savi-
gnyi (*) e neppure conosco quello della latipes (*), mi riesce
quindi impossibile, in base alle sole diagnosi o ad esemplari d’ in-
certa determinazione affermare qualche cosa di positivo riguardo
a queste due specie; per il momento sono costretta perciò a limi-
tarmi a discutere della Magrettit di cui ho potuto de visu esa-
minare il tipo (Coll. Museo Civico di Genova). Il maschio di questa
specie (Suakim, Sudan anglo-egiziano, 1-1883), eccettuate le minori
dimensioni (7 mm.), e la sua costituzione un poco più gracile è
(1) Bull. Acad. sc. St. Pétersbourg XXVI, 1880, p. 368, n. 96, <j’.
(?) Denkschr. Mathem. Naturwissenschaftlichen Klasse Kaiserl. Akad. Wissenscha-
ften, LXXI, 1906, p. 44. x
(3) Bull. soc. entom. Ital., XVI, 1884, p. 270, g O.
(4) Il Dott. H. Scott. volle gentilmente inviarmi in esame una specie di Nomia
delle Indie nord -occidentali determinata come Savignyi (Coll. British Museum);
non so se si tratti della vera Savignyi o di qualche altra specie ad essa affine. Il ot
molto si avvicina alla nilotica solo ne differisce per avere l’ultimo articolo dei tarsi
intermedii leggermente meno espanso che negli individui di Cufra. La Q è pure
simile come dimensioni, aspetto d’insieme e scultura dell'addome alle femmine
della Cirenaica, ne differisce però sopra tutto per avere mesonoto e scutello opachi
densamente e regolarmente punteggiati, zampe ferruginee, addome con sfumature
rosso - brune specialmente sui primi tergiti.
(9) Alfken: in Trans. Entom. Soc. London, LXXX, Part. I, 1932, p. 49, accenna ad
una probabile, anzi quasi certa identità di questa specie con la Magrettii. Egli di-
fatti dalla comparazione di una femmina dell’ Africa orientale determinata da Bluth-
gen come N. Magrettii (Coll. British Museum) con altri esemplari femmina del Sinai
e di Biskra determinati come /atipes, afferma di aver trovato fra le due specie unica-
mente dei caratteri differenziali nella scultura: «The latter (latipes) have the tho-
rax much less closely and more sparsely punctured and there are other differences.
There is no fot N. Magrettii to compare with that sex of N. latipes». Io d’ altra parte
dal confronto di un maschio della Turcomenia determinato come latipes (ex Coll.
Gribodo, Museo di Genova) con il of tipo della Magrettii non sono riuscita a trovare
caratteri differenziali tali da permettere un’esatta identificazione fra le due specie.
SPEDIZIONE A CUFRA 139
‘alquanto simile ai maschi di Cufra e di Gialo; anche le differenze
fra gli apparati genitali non sono sufficientemente apprezzabili
da permettere una distinzione esatta fra le due specie. Dall’ esame
però delle femmine le differenze specifiche risultano talmente chiare
e spiccate da non lasciare alcun dubbio circa l’indipendenza fra
le due specie.
La femmina tipo della Magrettit (Kassala, Sudan anglo - egi-
ziano, 1 - 1883) differisce difatti dalla ni/otica per i seguenti prin-
cipali caratteri :
1.9) Dimensioni inferiori (7 mm.).
2.9) Punteggiatura del capo relativamente fina e regolare.
3.°) Mesonoto e scutello opachi, finamente e regolarmente
punteggiati.
4.°) Superficie dei tergiti a fondo lucido con punti grossi e
sensibilmente impressi.
5.9) Frangie dei tergiti complete.
6.9) Pubescenza tendente al ferrugineo.
Altra specie del gruppo affine ma ben distinta dalla nclotica
è l’Innesi Gribodo (Cairo) (*).
Il g' tipo! di questa specie (Coll. Museo Civico di Genova)
differisce nettamente dai maschi di Cufra per i seguenti e ben
definiti caratteri: i
1.9) Dimensioni notevolmente minori (6,5 mm.).
2.9) Scutello privo di spine.
3.9) Secondo articolo del funicolo delle antenne subquadrato.
4.9) Addome lucido assai grossolamente punteggiato.
5.9) Ultimo articolo tarsale delle zampe intermedie allungato,
poco espanso, con diametro longitudinale superante sensibilmente
quello trasversale (Fig. I, 4).
6.°) Femori e tibie posteriori quasi normalmente sviluppati.
7.°) Processo tibiale poco sviluppato con margine anteriore
privo d’intaccatura e con ampio foro circolare chiuso da una la-
mina trasparente presso il margine posteriore (Fig. I, 3).
La 9 dell’ Innesi è finora sconosciuta.
(1) Bull. soc. Entom. Ital., XXVI, 1894, p. 126, n. 94, gt.
tir i i e te
140 D. GUIGLIA
Anthidium siculum Spinola
Anthidium siculum Gribodo, Bull. Soc. Entom. Ital., XXVI, 1894, p. 93.
n. 72
|
x
i
}
4
Giuliana (Bengasi) 1 Q.
Distrib. geogr.: Cirenaica [ Tolmetta, Cirene, Derna (Gribodo),
Merg (Schulthess) |.
Sicilia, Francia meridionale, Spagna, Marocco Algeria, Tunisia.
Anthidium echinatum Klug
Anthidium Rohlfsti Friese, Bienen Europ., 1898, p. 215 — Anthidium echi-
natum Friese, Das Thierreich, Megachilinae, 1911, p. 358, Fig. 113. —
Anthidium echinatum Alfken, Bull. Soc. Roy. Entom. d’ Egypte,
1932, Fasc. 3, p. 112.
Es- Sahabi (Gialo) 1 gf.
Distrib. geogr.: Cirenaica [ Giarabub (Dusmet, Guiglia) ]; Tri-
politania [Sokna (Friese) ].
Egitto.
Crocisa Brezzii sp. n.
Q. — Affinis Crocisa rufa. Rufa, capite et mesonoto ni-
gris, dense albo - pilosa. Antennarum articulis 4° - 12.9 su-
baequalibus fere longioribus quam latioribus. Scutello postice
recte marginato, spinis anguste triangularibus. Abdominis
segmentis leviter punctulatis, albo - fasciatis: segmentorum
1.0 2.° fascia media late 3.° - 5.° anguste interrupta. Pedibus
supra dense albo - pilosis. Alis hyalinis apicem versus leniter
infuscatis.
Long. 8 mm.
o ignotus.
Gialo (Cirenaica) VI-1931; Typus in Museo Civico
Januense 1 Q.
Capo nero ricoperto di lunga ed abbondante pubescenza bianca
molto densa ed anteriormente diretta sul clipeo, sulla fronte ed
intorno all’ inserzione delle antenne si presenta egualmente densa
e lateralmente diretta, sulla carena interantennale è lunga ed
irta, intorno agli ocelli diventa sensibilmente più rada.
DIRO TT MERO ee eS FIT OI Tie IO o tees Re oes
SPEDIZIONE A CUFRA 141
Clipeo ferrugineo - scuro, convesso con margine apicale retti-
lineo. Labbro ferrugineo, mandibole brune, sensibilmente annerite
sulla metà apicale e ricoperte di pubescenza bianca sulla metà
basale. Antenne ferrugineo - scure leggermente offuscate sulla fac-
cia superiore; lo scapo è finamente punteggiato e ricoperto di
pubescenza bianca, breve, irregolarmente distribuita; 3.° - 12.°
articolo del funicolo subeguali con lunghezza presso a poco eguale
alla larghezza o appena leggermente maggiore.
Mesonoto nero, uniformemente punteggiato, i punti sono ab-
bastanza densi e sensibilmente impressi, l’intervallo fra essi è
lucido; la pubescenza è bianca simile a quella del capo, irrego-
larmente distribuita su tutta la superficie e raggruppata in modo
particolare sul margine anteriore e posteriore. Tegule ferrugineo
-scure, finamente punteggiate con pubescenza bianca presso il
margine anteriore e posteriore. Scutello ferrugineo, lievemente
convesso sulle porzioni laterali, con punteggiatura simile a quella
del mesonoto, i punti sono un poco più grossi e profondi; la pu-
bescenza è raggruppata sulla zona mediana, pochi peli si osservano
pure ai lati del margine anteriore; smarginatura apicale ampia a
fondo rettilineo, spine laterali ad estremità subrotondata (Fig. II,
1); frangia del margine posteriore costituita di peli bianchi, lunghi e
densi. Metanoto con abbondante pubescenza sulle porzioni laterali.
| 2
Fig. II. Crocisa Brezzii sp. n. O's 1 scutello. Crocisa rufa Radoszkowski Q: 2
scutello.
Addome rosso - bruno, densamente, finamente e regolarmente
punteggiato, i punti sono fini e debolmente impressi, l’intervallo
fra essi è lucido; la pubescenza è bianca, posteriormente diretta,
raggruppata in frangie regolari sul margine anteriore e posteriore
dei tergiti: sul 1° e 2° queste frangie sono ampiamente interrotte
sulla linea mediana, sul 3°, 4°, 5° sono più dense ed appena in-
taccate medialmente. Gli sterniti sono lucidi, leggermente zigri-
1492 D. GUIGLIA
nati con punteggiatura a raspa, debolmente impressa sulle por-
zioni laterali; la pubescenza è bianca, densa, frammista a peli
lunghi, sottili, diretta posteriormente e raggruppata ai lati del 1,9
-5.° sterniti, al centro è nulla.
Zampe rosso - brune con la faccia superiore ricoperta di fitta
pubescenza bianca frammista a peli lunghi e sottili, la faccia in-
feriore è lucida con pubescenza ridotta a pochi peli fini ed irti,
sulle porzioni laterali questi sono assai lunghi e sericei.
Ali ialine con lieve offuscamento sulla porzione apicale, in
prossimità di essa si osserva una fascia appena bruna, sfumata
verso l’apice, che partendo dal margine della cellula radiale giunge
fin quasi al margine posteriore dell’ ala senza toccare le nervature;
1* e 2* nervatura trasverso - cubitale assai sensibilmente riavvici-
nate sulla cellula radiale; nervature e stigma bruno - scuro.
La C. Brezzii molto si avvicina alla rufa Radoszkowski
(Transcaspia); basandosi unicamente sulla breve diagnosi (+) di
questa specie si potrebbe difatti essere indotti a determinare come
tale la femmina di Gialo. In seguito però ad un attento confronto
della specie cirenaica con un cofipo! della rufa [ Coll. Gribodo
(proprietà Museo Civico di Genova)] ho potuto facilmente con-
statare come questa specie sia ben distinta dalla Brezzii per i
seguenti principali caratteri :
1.°) Mesonoto rosso - ferrugineo.
2.°) Scutello smarginato circolarmente con spigoli laterali
acuti e con pubescenza estesa a quasi tutta la superficie (Fig. II, 2).
3.°) Ali ferruginee, 1% e 2* nervatura trasverso - cubitale nor-
malmente riavvicinate sulla cellula radiale.
Questa specie è nominata in onore del Capitano Medico Gio-
vanni Brezzi, il quale, prima dell’occupazione italiana, ha sofferto
nell’ Oasi di Cufra cento giorni di dura prigionia. (?).
(1) Horae soc. entom. Ross., XX, 1886, p. 18, O.
(2) Capitano Giovanni Brezzi. Cento giorni di prigionia nell’Oasi di Cufra. A.
Mondadori - Editore - Milano.
ELIO MODIGLIANI E LE SUE RACCOLTE ZOOLOGICHE
APPUNTI DI R. GESTRO
Decio Vinciguerra ha commemorato con affettuose parole il
caro scomparso (*). Egli si è intrattenuto sulle sue esplorazioni
mettendo in rilievo il pregio delle sue scoperte scientifiche e qua
e là accennando anche alle sue raccolte zoologiche; queste però
sono di tale importanza che meritano da sole un capitolo a parte.
Una parte cospicua del materiale zoologico radunato dal Mo-
digliani nei suoi quattro viaggi in Malesia e tutto generosamente
donato al Museo Civico Giacomo Doria, è gia stata illustrata in
‘numerose pubblicazioni, ma non pochi gruppi sono stati esaminati
e determinati e poi intercalati nella collezione generale, per cui
non è facile compito di riassumere tutto ciò che è stato fatto, e
dovrò limitarmi in questa mia relazione a riferire soltanto sulle
famiglie che hanno fornito argomento a monografie pubblicate
negli Annali del Museo. Alcune di queste trattano esclusivamente
delle specie ottenute nei singoli viaggi, altre comprendono anche
specie diverse, di regioni affini, possedute dal Museo. Esse ascen-
dono a oltre un centinaio e contengono le descrizioni di 984 fra
specie e generi nuovi di animali.
I mammiferi riportati dall’isola Nias e trattati dallo stesso
Modigliani nel volume XXVII (1889) dei nostri Annali ascendono
a 15 specie, nessuna delle quali nuova per la scienza; ma fra
esse è da notarsi l’Emballonura semicaudata conosciuta sol-
tanto della Polinesia, il grosso Prteropus nicobaricus delle isole
Andaman e Nicobar e un piccolo roditore assai raro, il Chiro-
podomys gliroides Blyth.
Gli uccelli appartengono a 62 specie, delle quali 8 risultarono
nuove per la scienza e furono descritte dal Conte Salvadori con
(*) Questo volume pag. 122,
144 R. GESTRO
i nomi di Syrnium niasense, Miglyptes infuscatus, Terpsi-
phone insularis, Cittocincla melanura, Calornis altirostris,
Gracula robusta, Carpophaga consobrina e Macropygia Mo-
diglianii, tutte affini a specie note di Sumatra. La memoria del
Salvadori è accompagnata da due magnifiche tavole colorate, dove
quattro delle nuove specie sono figurate.
I rettili furono, come i mammiferi, studiati dallo stesso Mo-
digliani e risultarono appartenenti a 39 specie, delle quali una,
la Aphaniotis acutirostris, nuova e un’ altra molto rara, il Gonyo-
cephalus grandis (Gray). Ambedue queste ultime specie sono
artisticamente figurate in una tavola.
Fra i batraci non si ebbe a riscontrare alcuna novità, ma fu
constatata la presenza della Rana nicobariensis creduta parti
colare alle isole Nicobar.
I pesci riportati ammontarono a 71 specie, ma tutte apparte-
nenti a specie già conosciute.
Innumerevoli poi sono stati gli insetti di tutti gli ordini rac-
colti dal Modigliani. Lo studio di essi non si può dire esaurito,
ma molti hanno già dato argomento a memorie importanti, tal-
volta limitate ai singoli gruppi insulari, più spesso invece com-
prendenti in una sola monografia il materiale dei diversi viaggi.
Degli Imenotteri si è occupato l’Emery per le formiche, e Nias, fra
le diverse specie comuni con Sumatra, ne ha dato due nuove, Polyrha-
chis Modiglianti, figurata in una tavola, e Pheidole longicornis.
Da altra parte fu interessante la scoperta della femmina dell’ [sch-
nogaster cilipennis Smith, che era sconosciuta e della quale R.
Du Buysson ha potuto redigere una descrizione completa.
Di Coleotteri non tutte le famiglie sono state illustrate e non
tutte le memorie contengono specie di Nias; ne troviamo due fra
gli Eucnemidi citate dal Fleutiaux, ma già conosciute e un mag-
gior numero fra i Cerambicidi con tre forme nuove, Pachylo-
cerus plagiatus, Haplohammus persimilis e Glenea scripta,
descritte da C. J. Gahan. Un contributo più cospicuo è dato dalle
Crisomelide sulle quali Martin Jacoby ha pubblicato una nota
corredata da una tavola a colori, che comprende 27 specie; di
queste Lema Modiglianii, Colaspoides Lefevrei, Chetocnema
Gestroi, Aenidea apicalis vengono descritte per la prima volta
ed uno strano Galerucino è riconosciuto come tipo di un nuovo
genere col nome di Niasia difformis. Le Cassidinae sono rap-
ELIO MODIGLIANI 145
presentate dalla Hoplionota bioculata Wag., però in comune
con Sumatra e Mentavei, e le Hispinae da tre che non sono
esclusive di Nias. Fra i Rincofori abbiamo sette specie di Bren-
thidi, sopra una delle quali il Dott. Senna ha istituito il nuovo
genere Eupeithes. Modigliani racconta d’aver osservato in quan-
tità il grosso e caratteristico Dinastino Chalcosoma attas e ne
ha radunato una serie splendida e interessantissima per le forti
e graduate differenze nelle dimensioni del corpo e nell’armatura
del capo e del torace dei varii esemplari.
Egli ha pure preso un buon numero di specie di Cetonie, fra
le quali due, Heterorhina Dohrnii e Plectrone polita sono
particolari a Nias.
I Rincoti sono rappresentati da una bella serie e fra le specie
raccolte a Nias, il Lethierry ne descrive 10 come nuove.
Fra gli Ortotteri troviamo, per Nias, nove specie di Blattidi;
e negli Acrididi, una varietà nuova della Xistra bicristata.
In una bella serie di Odonati un genere nuovo è stabilito dal
Barone de Selys Longchamps col nome di Oligoaeschna Modi-
glianii.
Se gli insetti sono stati oggetto di particolare attenzione,
gli altri Artropodi nono sono stati trascurati; difatti il D.r* Nobili
nel suo importante studio sui Crostacei Indomalesi del Museo
Civico di Genova in una serie di oltre a 60 specie di Decapodi
ne cita 29 di Nias e descrive la Sesarma aranea come nuova
e nello stesso elenco tre specie di Stomatopodi dei generi Gono-
dactylus e Squilla sono pure ascritti alla fauna di Nias.
Anche la raccolta dei Miriapodi è degna di menzione. Fra i
Chilopodi, oltre alle due. specie molto sparse di Scolopendra
(subspinipes e morsitans) il Dott. Silvestri descrive un nuovo
Otostigma col nome di niasense, e fra i Diplopodi su 7 specie,
5 sono nuove (Glomeris Modiglianii, Sphaeropoeus exstinctus,
Platyrhachus tristis, Strongylosoma elongatum, S. niasense).
Gli Aracnidi sono stati magistralmente illustrati dal Thorell
nel suo lavoro «Aracnidi di Nias e di Sumatra raccolti nel 1886
dal Sig. E. Modigliani». Le specie di Nias raggiungono la cifra
di 46, cioé: 42 ragni, 2 scorpioni e due opilioni e di queste 16
sono descritte per la prima volta.
Anche l'umile gruppo dei Lombrichi è stato preso in conside-
razione e delle quattro specie raccolte il D.* Rosa, che le ha
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (44 Marzo 1933). 10
one
“> a roy
ai
146 R. GESTRO
illustrate nel volume XXVII di questi Annali, ne descrive una
come nuova col nome di Perichaeta Modiglianii.
La collezione dei mammiferi di Sumatra, per quanto impor-
tante, non ha dato luogo ad alcun lavoro speciale; soltanto il.
Knud Andersen in alcune sue note pubblicate nei nostri Annali
parla di Chirotteri di questa isola e si trattiene particolarmente
sopra un maschio adulto di Rhinolophus Cite superans K.
And. della foresta di Si-Rambé.
Dello studio degli uccelli si è incaricato il Conte Salvadori e
dal suo elenco pnbblicato nel volume XXXII di questi Annali,
rileviamo che la raccolta del Modigliani fu fatta principalmente
nella regione del Lago Toba, nella foresta di Si Rambé, ad una
altitudine di circa 1500 metri, che constava di 512 esemplari spet-
tanti a 117 specie, delle quali tre non ancora conosciute e che
egli descrive coi nomi di Nilfava decipiens, Gerygone Modi-
glianii e Phyllergates sumatranus, mentre altre cinque erano
nuove per la fauna di Sumatra.
La serie dei pesci non è abbondante, ma in compenso è assai
interessante per la presenza di due nuove specie descritte dal
Perugia coi nomi di Betta rubra e Homaloptera Modigliani
e di una terza spettante alla famiglia dei Cobitidi, scoperta nel
Lago Toba, per la quale l’autore ha stabilito il nuovo genere
Modigliania.
I molluschi non hanno formato argomento di speciali pubbli-
cazioni, ma non si può dire che siano stati negletti. Fra le diverse
forme sono notevoli numerosi rappresentanti delle famiglie Léwm-
naeidae e Melaniidae.
La quantita degli insetti nella collezione sumatrana del Modi-
gliani è imponente per numero e per pregio; la raccolta è stata
doi in varii punti dell’isola, anche alla costa, ma sopratutto nella
Foresta di Si-Rambé, che vediamo citata ad ogni passo e che si
potrebbe definire il paradiso dell’entomologo. Ciò può essere in
rapporto colla natura della regione e con altre circostanze varie,
ma è anche evidente che dipende dal fatto che in questo secondo
suo viaggio il Modigliani ha avuto con se Abdul Kerim, ()
raccoglitore attivo ed abilissimo.
L'ordine degli Imenotteri non è del tutto riveduto, ma, a giudi-
(*) Vedi questo volume, pag. 124.
~ os ae ene eee I oe eni isa
x Lab vi mot
ELIO MODIGLIANI 147
care dalle monografie già pubblicate, il contingente di novità che
esso ha fornito è grandissimo. Nelle graziose Mutille su quattro
specie Ernest André ne descrive tre, e più notevole è il caso di
quei gruppi di competenza dell’ Abate Kieffer (Dryininae, Be-
thylinae, Protoctrupinae) che erano rappresentati da specie tutte
ignote e hanno richiesto l'istituzione di tre nuovi generi.
‘Le formiche, determinate da Emery, ammontano a 125 delle
quali 18 specie, 7 sottospecie e 9 varietà, sono descritte per la
prima volta. — |
Dai lavori pubblicati finora intorno ai Coleotteri si può arguire
che per lo più la percentuale delle novità è per essi eleva-
tissima. |
Il monografo delle Cicindelide, Dott. Walther Horn, in una
sua nota intorno a Sumatra ne enumera, di quelle raccolte dal
Modigliani, 19 fra specie e varietà e descrive una nuova Cicin-
dela (C. maxillaris). Della famiglia Carabidae sono invece nove
specie ed un genere nuovo (Auchmerus) che H. E. Andrewes
descrive nel volume LIMI di questi Annali. Il nuovo genere è pro-
veniente dalla foresta di Si-Rambé, ove il Modigliani ne ha rac-
colto esemplari di ambo i sessi. Fra gli Stafilini troviamo le de-
scrizioni di 18 specie nuove e del nuovo genere Irmaria della
tribù degli Oxypodini, per opera di Malcolm Camerun, mentre il
D.*° Gridelli per parte sua ne pubblica cinque pure nuove. Anche
un contributo di novità viene arrecato dalla piccola famiglia degli
Scafididi, da parte di M. Pic, con lo Cribroscaphium nuovo ge-
nere, di Siboga, due specie (Scaphosoma Modiglianii e Toxi-
dium cinctum) e due varietà (Scaphidium rufitarse var. Mo-
diglianii e Scaphosoma testaceomaculatum, var. conjunctum)
tutte di Si-Rambé. Gli Isteridi, assai più numerosi, sono rappre-
sentati da un totale di 54 specie e di queste 12 sono descritte
per la prima volta da J. Schmidt.
Delle sei specie del genere Idgia elencate dal Pic, due (Mo-
diglianii e obscuriceps) sono semplici varietà. Del genere Ich-
thyurus due sole specie erano conosciute e la terza (Modiglianzi)
è nuova e nella famiglia dei Cleridi S. Schenkling ha riconosciuto
come nuove cinque specie e una varietà.
Più numerosi sono gli Elateridi illustrati dal Dott. Candéze,
il quale sopra un totale di 78 specie ha trovato che 27 non erano
state ancora descritte. Gli Eucnemidi pubblicati dal Fleutiaux
148 R. GESTRO |
sono 15 sopra un totale di 20 e Kerremans descrive 22 nuovi
Buprestidi sopra un totale di 32.
Delle varie famiglie di Diversicorni di competenza di A.
Grouvelle sono risultate 50 specie nuove e due generi nuovi. Il
piccolo gruppo dei Languriidi studiato dal Rev. Gorham ha dato.
7 specie delle quali due nuove, e dei Bostrychidi, di cui si è oc-
cupato P. Lesne non abbiamo che due specie già note del genere
Dinoderus. Fra gli Eteromeri M. Pic descrive 7 nuove specie
di Hylophilidae, 3 nuove varietà di Macratria, 3 nuove specie
di Formicomus, 5 nuove specie di Anthicus, 5 nuove specie
di Tomoderus e un nuovo genere di Anthicidae, Macrotomo-
derus. |
Una delle più belle scoperte del Modigliani è quella del nuovo
genere di Lamellicorni che ho nominato Ceroplophana Modi-
glianii, assai notevole per i suoi rapporti con le strane forme
dei generi Peperonota, Dicaulocephalus e Didrepanephorus;
egli ne ha trovato un solo maschio nella foresta di Si-Rambé,
dove abbondava, come a Nias, il Chalcosoma atlas..
Dei Lamellicorni abbiamo inoltre due specie nuove di Ontho-
phagus descritte da A. Boucomont e il Dott. Gillet cita un
Heliocopris tyrannus di Siboga. Dei Lucanidi tre specie bel-
lissime del genere Cyclommatus, tutte di Si-Rambé, una gia co-
nosciuta (Pasteuri), una nuova (Modiglianii) ed una terza che
sì è potuta ritenere come una forma maxima dell’ elaphus, ma
che a giudizio del Ritsema deve piuttosto rappresentare un’altra
novità.
Assai ricca ed interessante è la serie dei Cerambicidi, perchè .
comprende 46 specie nuove con 4 nuovi generi. Di essi si è oc-
cupato C. J. Gahan del Museo Britannico.
Le Crisomelide hanno dato un contingente di oltre 140 specie
nuove e M. Jacoby che le ha descritte ha dovuto istituire su di
esse tre generi nuovi (Arnobdiopsis, Leprotoides, Sosibiella).
Nella sezione delle Hispinae ho riconosciuto 32 specie, delle quali
21 nuove e in quella delle Cassidinae F. Spaeth ha descritto una
nuova specie e una nuova varietà. Nelle Anthribidae K.. Jordan
del Museo di Tring ha trovato 14 specie nuove sopra un totale
di 39.
Negli Hippoboscidi fu descritta del Dott. P. Speiser una
nuova specie col nome di Ornithoctona melaena.
TE Debian ei a
ELIO MODIGLIANI 149
Dei Rincoti il Lethierry dopo avere studiato quelli di Nias, ha
rilevato che le specie sumatrane erano in tutto 66 e fra queste
ha trovato che 9 erano ancora da descrivere. Un altro gruppo di
Rincoti, i Plataspidini, è stato illustrato da A. L. Montandon, con
8 nuove specie del genere Coptosoma.
Fra 1 Dermatteri troviamo 3 specie nuove descritte da A. De
Bormans e dal classico lavoro di R. Hanitsch sulle Blattidae di
Sumatra rileviamo che le specie colà raccolte dal Modigliani
ammontano a 50 delle quali 12 nuove. i
Gli Acrididi trattati da Ignazio Bolivar sono 16 per Sumatra,
in massima parte nuovi (14) con due generi nuovi, e nel genere
Gryllacris il Dott. A. Griffini ha ‘descritto due nuove specie: G.
Modiglianii e G. Manterii e la varietà si-rambeica della G.
aethiops.
Dei Nevrotteri il Padre Navas cita quattro specie già conosciute.
Il Dott. Nobili enumera 15 specie di Crostacei decapodi di
Sumatra e descrive una nuova Sesarma.
Modigliani ha avuto la felice idea di utilizzare il suo soggiorno
sulle sponde del Lago Toba per praticare una serie di pesche
pelagiche a diverse profondità e il materiale da esse ricavato fu
oggetto di un importante studio da parte di J. Richard, che vi
ha trovato sei specie di Entomostraci pelagici, delle quali quattro
nuove per la scienza.
Il contingente dei Miriapodi è stato notevole; infatti Silvestri
enumera 12 Chilopodi dei quali 3 nuovi e 38 Diplopodi dei quali
32 nuovi, con due nuovi generi.
Per i Ragni gli studii di Thorell ci hanno fatto conoscere 25
specie di Araneidi con 8 novità e un genere nuovo, 2 Scorpioni ed un
nuovo genere di Opilioni, e il piccolo gruppo dei Pseudoscorpioni
trattato da Ellingsen ci ha dato 7 specie col nuovo Chelifer
Modiglianii.
La raccolta dei Lombrichi a Sumatra ha dato risultati molto
più soddisfacenti di quella di Nias, perchè in essa sono rappresen-
tati cinque generi con 17 specie, delle quali 10 sono descritte per
la prima volta dal Dott. Rosa.
Anche la ricerca degli Elminti è stata fruttuosa, come è dimo-
strato dal lavoro di C. Parona, in cui sono descritte varie forme
nuove ed interessanti, ottenute sopratutto dagli intestini dei ret-
tili e dei miriapodi.
150 R. GESTRO
Dobbiamo anche non dimenticare che a Sumatra furono raccolti
due Gordius, uno dei quali descritto dal Camerano come nuovo
e che il D.° L. V. Graff delle tre Planarie trovate a Si-Rambé
ne descrive due, Bipaltum Modiglianii e B. Gestroit.
Nell isola di Engano, la cui fauna poteva dirsi quasi del tutto
sconosciuta, furono raccolte 12 specie di mammiferi, fra le quali
un nuovo Chirottero frugivoro cui Oldfield Thomas ha dato il
nome di Pleropus Modiglianii, e da altra parte troviamo che
Knud Andersen nelle sue «Chiropteran Notes» pubblicate in
questi Annali, considera l’Hipposiderus diadema di Engano
come diverso dalla forma tipica e ne fa una sottospecie col nome
di enganus.
Degli uccelli si è occupato come sempre il Conte. Salvadori
che ne enumera 23 e ne descrive 8 come nuove, notando che
l’Avifauna d’Engano ha un carattere decisamente sondaico, con
qualche affinità con quella delle isole Andaman e Nicobar.
I rettili sono stati studiati dal Prof. Vinciguerra, che sopra un
totale di 14 specie ne trovò tre non ancora note, cui diede i nomi di
Draco Modiglianii, Lygosoma relictum e Coluber enganensis.
Nella stessa mempria sono citate anche due specie di batraci già
conosciute, una delle quali la comunissima Rana nicobariensis.
I pesci enumerati da A. Perugia non sono che dieci, ma due
(Gobius Modiglianii ed Eleotris squamifrons) sono descritti
per la prima volta.
La raccolta degli insetti anche a Engano è stata ricchissima
e quindi anche grande il contingente di novità arrecato alla scienza.
Le formiche non sono state trascurate e infatti Emery enu-
mera venti specie di Engano e descrive come nuove Leptogenys
Modiglianii, Pheidole Elisae e Polyrhachis atrovirens.
Dagli elenchi di Coleotteri che sono state finora pubblicati nei
nostri Annali rileviamo che Malcolm Camerun ha descritto 4
nuove specie di Stafilinidi e che J. Schmidt nella sua nota su-
gli Isteridi di Engano sopra un totale di 16 specie pubblica 2
Platysoma e un Idister (I. Modiglianii) come nuovi. Abbiamo
poi una nuova specie di Malacoderma (Luciola flebilis) descritta
da E. Olivier, due nuovi Cleridi Ommadius ruficrus e Tenerus
subsimilis descritti da Schenkling, una nuova specie di Eucne-
midi descritta del Fleutiaux e un nuovo Buprestide che Kerremans
ELIO MODIGLIANI 151
pubblica col nome di Melobasis coerulea. Gli Elateridi studiati
dal D.'° Candéze hanno dato 10 novità su un totale di 15 specie.
Dobbiamo notare anche che A. Grouvelle ha pubblicato una
nuova Penthelispa e due nuovi Cerylon e fra i Cucujidi due
nuovi Laemophloeus e tre nuovi Silvanus. Dei Bostrychidi non ab-
biamo che l’Heterobostrychus aequalis, specie molto sparsa
nella regione indomalese. Un numero cospicuo di novità lo tro-
viamo fra i Cerambicidi con 17 specie descritte da Gahan. Le
Hispinae invece sono due; Wallacea inornata e Gonophora
Modiglianii. K. Jordan ha trovato che delle 8 specie di Antribidi
riportate da Engano nessuna era conosciuta e il Dott. Senna da
592 esemplari di Brentidi ha rilevato 16 specie, delle quali la
metà ancora ignote.
Notevoli per i Rincoti di Engano sono il lavoro di E. Ber-
groth nel quale sono enumerate 7 specie di Aradidi e descritte
due come nuove (Pictinus Modiglianii e P pusio), e quello
di A. L. Montandon sui Plataspidini, rappresentati da 4 specie
delle quali due nuove, col nuovo genere Spathocrates.
Le Blattidae di Engano sono quattro specie tutte conosciute,
gli Acrididi 3 con 2 specie nuove e il Griffini cita due specie
di Gryllacris, però già note.
Il D.* Nobili enumera 11 specie di Crostacei decapodi e una
(Caridina Modiglianii) è descritta da lui come nuova.
Fra i Miriapodi abbiamo 4 specie di Chilopodi già note e cin-
que di Diplopodi nuove che il Silvestri ha pubblicato coi nomi
di Zephronia humilis, Siphonotus intermedius, Strongylo-
soma nanum, Trigoniulus proximus e Spirobolellus nanus.
Il Dott. Rosa ha studiato anche i Lombrichi di Engano e vi
ha trovato quattro specie, una già conosciuta e in comune con
Nias, le altre tre spettanti al genere Perichaeta, tutte nuove,
che egli ha nominato P. fasciata, P. aeliana e P. enganensis.
Anche a Engano fu scoperto un uuovo Gordius che il Dott.
Camerano ha dedicato al raccoglitore.
Possiamo dire delle isole Mentavei quel che abbiamo detto di
Engano, cioè che esse erano, prima del viaggio di Modigliani del
tutto sconosciute dal punto di vista della loro fauna e perciò non
è da meravigliarsi se questa fosse ricca di novità.
I mammiferi ascendono a 20 specie, delle cui caratteristiche
152 R. GESTRO
si occupa con interessanti ragguagli Oldfield Thomas; essi com-
prendono 8 specie di Chirotteri già note, una nuova sottospecie
di Tupaia, un Sciuropterus, due Sciurus e un Mus nuovi,
più un Paradoxurus ed un Mus di incerta determinazione. Ma
più importante di tutto è la scoperta di una bellissima scimmia, il
Semnopithecus Potenziani, che dopo la descrizione fattane dal
Bonaparte non si era più trovato e se ne ignorava la provenienza.
Le grandi difficoltà del viaggio non hanno permesso al Mo-
digliani di fare una grande raccolta ornitologica; tuttavia le 34
specie riportate sono interessanti e ve ne sono tre nuove (Grau-
calus crissalis, Dicruropsis viridinitens, Buchanga perio-
phthalmica. È molto importante la Urococcyx aeneicauda,
perchè essa era stata erroneamente ritenuta come abitante di
Ceylan. La mancanza di rapaci accennata dal Salvadori non è
una caratteristica dell’ avifauna delle Mentavei ma da attribuirsi
al caso.
I rettili studiati dal Boulenger sono 24, dei quali due (Lygo-.
soma Modiglianii e L. vittigerum) sono nuovi; i batraci in-
vece, in numero di 12, spettano tutti a specie già conosciute.
I pesci ammontano a 25 specie, fra le quali A. Perugia ha
riconosciuto una nuova Telraroge (T. albomarginata) del fiume
Sereinu.
I viaggi di Modigliani hanno arrecato un forte contributo alla
fauna mirmecologica Malese. Emery se ne è occupato in due me-
morie, una che si riferisce alla prima parte del viaggio e
l’altra che tratta dei materiali radunati a Sumatra Engano e Men-
tavei. Per le isole Mentavei egli ha riconosciuto una settantina di
specie e ne descrive come nuove 11, oltre a 4 sottospecie e ad
una varietà.
Anche J. J. Kieffer ha trovato un nuovo Scleroderma e una
nuova specie appartenente al genere Odontopria scoperto dal
Modigliani nella foresta di Si-Rambé.
Fra i Coleotteri, nelle Cicindelide è da notarsi una nuova va-
rietà del Therates coeruleus, descritta dal Dott. W. Horn. I Ca-
rabidi figurano con 2 specie di Tachys descritte da H. E. Andre-
wes e gli Stafilini sono rappresentati da 3 nuove specie di Malcolm
Camerun e da un nuovo Hesperus che il D.” Gridelli chiama
picticollis. Fra le novità dobbiamo annoverare anche una Luciola
notatipennis di Ern. Olivier e una varietà dell’ Jdgia Fruhstor-
ELIO MODIGLIANI 159
feriî che Pic chiama obscuriceps. L’ Ichthyurus Hageni è in
comune con Sumatra ma non è nuovo. Di Cleridi vi sono 5 specie,
due del genere Ommadius ritenute dallo Schenkling come forme
nuove, un Dasyceroclerus parallelus già noto, un Chlorocne-
mis e un Phaeocylotomus di incerta determinazione ma forse
nuovi. Gli Elateridi enumerati da Candéze sono 5, tutti nuovi.
L’ unico Trixagide raccolto secondo Fleutiaux era già noto; mentre
gli Eucnemidi contano nove specie, delle quali 4 nuove, e i Bu-
prestidi, studiati dal Kerremans, sono in tutto 7 delle quali due
Agrilus, un Endelus (E. Modigliani) e una Trachys descritte
per la prima volta. Fra le Langurie abbiamo una specie già nota
e due nuove, per una delle quali il Rev. Gorham ha istituito il
nuovo genere Lacertobelus. Il Grouvelle ha pure istituito fra i
Clavicorni un genere nuovo (Amystrops) che comprende due
specie Modiglianit e punctatus e descrive anche un nuovo
Haptoncus. Gli Eteromeri hanno dato 5 specie nuove, 3 di For-
micomus e due di Anthicus, più una varietà di Macratria, tutte
descritte da M. Pic, e i Lamellicorni due nuove specie di Onthophagus
che A. Boucomont distingue coi nomi di mentaveiensis e insulin-
dicus. Come era da aspettarsi abbiamo una ricca serie di Fito-
fagi e difatti M. Jacoby ne enumera 71 e ne descrive 26 come
nuovi. Fra le Cassidinae abbiamo soltanto una specie che lo Spaeth
chiama Megapyga brevis. Le Hispinae sono abbastanza nume-
rose; esse ammontano a 12 e otto sono descritte per la prima
volta; una Distolaca che ho chiamato podagrica è molto interes-
sante per insoliti caratteri sessuali secondari del maschio ed è
pure da notare il fatto che nelle Mentavei non sono rappresentati
i generi armati di spine. Gli Antribidi sono 14 e le specie descritte
da Jordan sono 5 La collezione dei Brentidi è importantissima,
comprendendo 36 specie delle quali 13 riconosciute dal Senna
come nuove
Fra i Rincoti è meritevole di essere segnalata la scoperta
di un nuovo genere di Cicadidae cui il Distant ha dato il nome
di Muda concolor, e per gli Emitteri possiamo citare il Pla-
taspidino Brachyplatys Wahli, specie già nota che si presenta
però con forti differenze di colorazione dalla forma tipica negli
esemplari di Mentavei.
A. De Bormans descrive 6 Dermatteri, cioè una varietà nuova
della Psalis indica, una nuova specie dello stesso genere, una
154 R. GESTRO
Mecomera Modiglianii, una nuova Spongiphora e due nuovi
Chelisoches.
Le Blattidae sono studiate da R. Hanitsch il quale enumera
11 specie, due delle quali non ancora note e istituisce il nuovo
genere Dictyoblatta. Gli Acrididi sono rappresentati da 7 specie,
delle quali 6 nuove, e da due generi nuovi, Falconius e Mitri-
cephala, fondati da Ignazio Bolivar. Anche il genere Gyllacris
figura nella collezione con due specie già conosciute e una sotto-
specie della G. sexpunctata, che il D.” Griffini descrive col
nome di Elz.
Il raccoglitore non ha dimenticato i Crostacei, infatti abbiamo
12 Decapodi con una specie ed una varieta nuove, descritte dal
D.'* Nobili.
I Lombrichi della raccolta di Mentavei non sono che quattro,
ma una è riconosciuta dal D."° Rosa come nuova e descritta col
nome di Perichaeta hippocrepis.
Questa esposizione è molto breve ed incompleta e parecchi gruppi
di animali non sono presi in considerazione ; tuttavia basta per met-
tere in evidenza il grande pregio sistematico e biogeografico delle
raccolte del Modigliani e per far rimpiangere sempre di più che
le condizioni della sua salute gli abbiano impedito di estendere
le sue ricerche nelle altre isole allineate lungo la costa occidentale
di Sumatra. Però il lavoro da lui compiuto è tanto da meritargli
uno dei posti più elevati nella schiera degli esploratori della
Malesia.
SPEDIZIONE SCIENTIFICA ALL’OASI DI CUFRA
(marzo - LUGLIO 1931)
Dott. E. GRIDELLI
CS Ore lO Te oR.
(Tavola V).
In uno dei volumi recenti (*) di questi Annali, che contengono
una ricchissima serie di memorie di grande importanza scientifica,
illustranti i materiali conservati nel Museo Civico di Storia Na-
turale di Genova, che contano tra le pubblicazioni di storia natu-
rale più apprezzate e ricercate sia in Italia che in tutto il mondo
e rappresentano uno dei maggiori titoli di gloria del Museo di
Genova e del Suo Direttore, ho avuto modo di illustrare il ma-
teriale di coleotteri raccolto da Carlo Confalonieri» nell’ oasi di Gia-
rabub ed in altre località della Cirenaica.
Non ho voluto allora limitarmi al semplice elenco delle specie
raccolte, ma ho preferito studiare la fauna coleotterologica di tutta
la Cirenaica, in quanto essa era nota fino al 1930, non solo dalla
consultazione dei lavori pubblicati da varii autori sull'argomento,
bensi anche in base all’ esame e studio personale della grandissima
maggioranza dei coleotteri raccolti in Cirenaica, che, per un for-
tunato insieme di circostanze, ho trovato conservati nelle colle-
zioni del Museo, o mi vennero gentilmente affidati per lo studio
dai rispettivi possessori.
(1) Risultati Zoologici della Missione inviata dalla R. Società Geografica Italiana
per l’esplorazione dell’ oasi di Giarabub (1926-1927). Coleotteri. — Annali Museo Ci-
vico Genova LIV, 1930, pp. 1-485.
ee em RI rae ee BOL
n'a Last
156 E. GRIDELLI
In tal modo, oltre ad un catalogo ragionato completo di tutta
la fauna coleotterologica di Cirenaica, ho avuto la possibilità di
concepire ed esporre alcune idee riguardanti la natura e l'origine
della fauna della Cirenaica, ed in generale della fauna dell’ Africa
settentrionale sahariana.
Sono quindi molto grato al Prof. R. Gestro di avermi affi-
dato lo studio dei coleotteri raccolti dal March. Saverio Patrizi e
da Carlo Confalonieri nel 1931 nella misteriosa Cufra ed in altre
località poco note, o sconosciute, della Cirenaica, nonchè l’incarico
della compilazione della presente relazione, la quale rappresenta
una diretta continuazione della mia memoria del 1930.
Da quell'epoca io ho studiato anche altri materiali di coleot-
teri, dovuti specialmente alle ricerche assidue di G. C. Kruger,
del prof. C. Anti e di altri studiosi e ricercatori; ho creduto op-
portuno di non includere i risultati di detti studii nella presente
memoria. Essi faranno parte di un terzo contributo alla conoscenza
della fauna della Cirenaica, che verrà pubblicato in seguito.
Mi sia concesso infine di compiere il gradito dovere di ringra-
ziare tutti i colleghi ed amici che mi furono larghi di consigli ed
aiuti nella compilazione della presente memoria ed in modo par-
ticolare il Dott. Felice Capra, il signor Agostino Dodero, il signor
Paul de Peyerimhoff (Algeri), il prof. Adriano Schuster di Vienna,
nonchè il Dott. Giuseppe Muller ed il Dott. Ferdinando Solari, che
vollero gentilmente assumersi l’incarico di studiare e di compilare
la parte della relazione riguardante le famiglie degli Histeridae
e dei Curculionidae.
Aleuni dati riguardanti Vitinerario seguito dalla spedizione, le
località visitate, l’epoca nella quale vennero eseguite le raccolte,
le condizioni fisiche e biologiche del terreno, indicazioni sulla na-
tura delle piante osservate, nonchè singole osservazioni sulla fauna
delle oasi e del deserto, si possono rilevare da una recente pub-
blicazione di Patrizi (') e dalla relazione sui rettili raccolti dalla
spedizione, dovuta alla penna del prof. Decio Vinciguerra (?).
(1) Marchese Saverio Patrizi: La missione scientifica genovese all’ oasi di Cufra
(marzo-luglio 1931). — Rivista Municipale «Genova», anno X, Gennaio 1932, pp. 3-6.
(7) Decio Vinciguerra: Spedizione scientifica all’oasi di Cufra (marzo-luglio 1934).
Rettili. — Ann. Museo Civico Genova LV, 1931, pp. 248-258.
SPEDIZIONE A CUFRA 157
Altri dati ed osservazioni dirette, di ben maggiore importanza,
sono contenuti in un diario compilato da Patrizi, e che grazie
alla Sua gentilezza, ho avuto occasione di leggere. Mi auguro che
egli voglia completarlo ed atfidarlo alle stampe, portando così alla
conoscenza di tutti tante preziose osservazioni biologiche, fatte sul
posto, e che dimostrano le alte qualità di naturalista ed esplora-
tore del loro compilatore.
L'itinerario seguito è il seguente:
28 marzo: partenza da Bengasi e arrivo a Agedabia;
29 marzo: partenza da Agedabia e arrivo a Es Sahabi;
30 marzo: partenza da Es Sahabi;
31 marzo: arrivo a Gialo;
1 aprile-10 maggio: sosta forzata in attesa della colonna
diretta a Cufra; raccolte nelle oasi di Gialo
e di Augila;
11 maggio: partenza per Cufra;
11 maggio-21 maggio: sosta forzata in pieno «serir» a
85 km. al sud di Gialo; raccolte ed osser-
vazioni sulla fauna del deserto (Patrizi in
litt.) ;
22 maggio: ripresa del viaggio ;
27 maggio: arrivo a Cufra (Et Tag);
1 giugno: partenza di Patrizi da Cufra (arrivo a Ben-
gasi il giorno 9; partenza da Bengasi il gior-
no 13);
2/4 giugno: partenza di Confalonieri da Cufra;
24 giugno-24 luglio: viaggio di ritorno, permanenza e
raccolte a Gialo, a Es Sahabi e a El Agheila
(alla costa, presso il confine tripolino);
25 giugno: partenza di Confalonieri da Bengasi.
A parte le raccolte fatte a Gialo e Augila, che costituiscono
un aumento notevolissimo delle nostre cognizioni sulla fauna di
‘ quelle oasi, e di quelle eseguite nelle varie oasi dell’ arcipelago
di Cufra, fino ad oggi terra vergine per quanto riguarda l’ento-
mologia, sono degni di nota i materiali raccolti ad El Aghelia,
località costiera presso al confine colla Tripolitania, della quale
non vidi finora nessun coleottero.
psa Rote
AA
158 E. GRIDELLI
Complessivamente vennero raccolte 176 specie, delle quali ben
sono nuove per la fauna delle Cirenaica. Esse sono:
Scarites eurytus Fisch,
Scarites striatus De).
_Enochrus maculiapex Kuw.
Enochrus agrigentinus Rot-
the.
Paracymus relaxus Rey.
Lathrobium dividuuin Er.
Falagria desertorum Fauv.
Saprinus rutilus Er.
Callotroglops basipiclum
Peyerh.
Agrypnus notodonta Latr.
Acmaeodera polita Klug
Buprestis hilaris Klug
Telopes uniformis Reitt.
Laemophloeus spec.
Holoparamecus Bertouti
Aubé
Lyctus brunneus Steph.
Allecula spec.
Cyphosthete ferruginea
Mars.
Zophosis carinata Sol.
Zophosis pharaonis Reitt.
Herlesa globicollis Reitt.
Platynosum sa bulosum
Chob.
Psammoica Schusteri n. sp.
Oterophloeus humerosus
Fairm. (1)
Oxycara cyrenaicum n. sp.
Stenosis Confalonierii n. sp.
Scaurus Bougonii Fairm.
Storthocnemis Patrizii n. sp.
Anemia asperula Reitt.
Mnematidium multidenta-
tum Klug
Pentodon dispar Baudi
Abladera n. sp.
Pachnoda Savignii Gory &
Perch.
Coniocleonus variolosus
Woll.
Microlarinus humeralis
Tourn.
Micromesites deplanatus
Pic
Geranorrhinus pusillus
Motsch.
Nanophyes minutissimus
Tourn.
Apion Kirschi Desbr.
Apion Dumonti Peyerh.
Apion Marseuli Wenck.
Cinque delle specie suddette sono nuove per la scienza; ad
esse va aggiunta una forma nuova, gia nota di Cirenaica, elevata
da Miller al rango di sottospecie e precisamente il Saprinus
gilvicornis Confalonierii.
Vi sono inoltre tre specie che avevo ammesso con dubbio nel
mio lavoro del 1930. Due specie vanno radiate dal catalogo di
(1) Specie raccolta da G. C. Kriiger.
SPEDIZIONE A CUFRA 159
Cirenaica (Falagria naevula e Pimelia angulata). Nel com-
plesso dunque il numero delle specie di coleotteri note, con cer-
tezza, della Cirenaica, sale da 751 a 793.
FAUNA COLEOTTEROLOGICA DI CUFRA
Le raccolte a Cufra, o per meglio dire nelle varie oasi che
formano l’arcipelago conosciuto con questo nome, per quanto ese-
guite in un tempo relativamente lungo, fruttarono un numero
non troppo grande di specie di coleotteri, ed un numero relati-
vamente piccolo di esemplari; soltanto poche, pochissime, specie
vennero trovate abbondanti. Questo fatto non è certo imputabile
ad una scarsa attività dei ricercatori, perché le raccolte eseguite
a Gialo e Augila, nonchè a El Agheila fruttarono un materiale
ricco di specie e ricchissimo di esemplari. Particolarmente notata
la scarsità dei Tenebrionidae, sopratutto per lo scarso numero
di individui. Sembra dunque che Cufra alberghi una fauna molto
povera e scarsa, almeno per quanto si sa finora, ed è da augu-
rarsi che ulteriori ricerche, eseguite in altre stagioni, e particolar-
mente nei mesi di marzo ed aprile, valgano a colmare le lacune
dell’ elenco seguente, davvero troppo scarso, anche per una fauna
povera di specie. È un vero peccato che la spedizione per un
complesso di circostanze imprevedute ed imprevidibili, abbia per-
duto due mesi nelle oasi di Gialo ed Augila, e nel deserto a sud
di Gialo.
Le specie raccolte a Cufra sono le seguenti:
lati Pon > of iN N ta di È
eni ceca
vite SME oy, "N
160 E. GRIDELLI
2/5
| a = DI
‘ 2 ° =) = Co)
za È, Gi ra eda ©
SPECIE = als 2 E e = 2 E = 3
Sisl/elel/f)e/8 | 21212 eae
Sls|e|gS|®|S5|£|s|3s|s|aele|s|eds
PUTIN OA | a TOT es
— !
Cicindela aulica #1 xe | xe | * %
» melancholica x | da If ce x
Megacephala euphratica *|* * * =
Scarites eurytus * x x
Bembidion jordanense SS oe x *
Tachys scutellaris x x | x 2
Syrdenus Grayi x | * * “
Anthia sexmaculata x | x x | el] x : *
Agabus nebulosus de lis * *
Colymbetes fuscus %* BS *
Eretes sticticus x | x * + %
Enochrus bicolor x | x x x ES
» maculiapex x x
» agrigentinus x x
Paracymus relaxus * x
Lathrobium dividuum xx
Saprinus chalcites se || 92 * x | x
» gilvicornis Confalon. +x|*x|x* =
Callotroglops basipictum x x
Zygia oblonga % |
Agrypnus notodonta x %* . *
Drasterius figuratus ani | ans i x *
Buprestis hilaris x % *
| Attagenus piceus A % %
» simplex x | x
| Phradonoma nobile x £
Laemophloeus spec. i *
| Anthicus Goebeli x x | & * *
» hamicornis * x x
Erodius puncticollis x x | x %
Cyphostethe ferruginea x PA
Numero delle specie: 31 148[16/4/40/5/31|4|/—-|-{|2}/-|a|2{|41{|5
| Zophosis carinata
| Mesostena angustata
| Scelosodis castaneus
Tentyriina Bohmi
Scaurus puncticollis
Prionotheca coronata
Ocnera hispida
Pimelia Confalonierii
Pterolasia squalida
Blaps sulcata
» tripolitanica
Gonocephalum rusticum
Tribolium confusum
O Aphodius lividus
Scarabaeus puncticollis
Abladera species
Pentodon dispar —
Oxythyrea pantherina
Pachnoda Savignyi
Coniocleonus variolosus
Coniatus aegyptiacus
Geranorrhinus pusillus
Apion Kirschi
» Dumonti
» Poupillieri
» Marseuli
Nanophyes minutissimus
» latifrons
Numero delle specie: 59
Egitto
ko ok k hk £ £ £ >
DS
40
o R SRO O
Barca
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$f
+
o ok ch
25
Marmarica
La
13
Giarabub
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SPEDIZIONE A CUFRA
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161
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (24 Aprile 1933).
162 È. GRIDELLI
Le sole specie note di Cufra erano le cinque raccolte da Ge-
rardo Rohlfs (1879) ed illustrate da Karsch (Berl. Ent. Zeitsch.
1881, p. 44). Grazie alle ricerche di Patrizi e Confalonieri sono
ora in grado di giudicare sull’attendibilità delle citazioni di Kar-
sch. La Pimelia angulata, citata di Cufra, non esiste in quelle
oasi, ove invece è comune la Pimelia consobrina Confalonierii
Grid., forma che si trova in tutta la Cirenaica, e che può venir
facilmente confusa colla angulata, la quale va radiata dal cata-
logo dei coleotteri di Cirenaica. Va pure radiata l’ Akis Goryi
che non venne raccolta da Patrizi e che non può trovarsi a Cu-
fra; la citazione di Karsch va riferita certamente a esemplari rac-
colti in qualche località della Tripolitania, dove questa specie (o
per dire meglio razza della re/lexa) è così comune. Ho ammesso
invece nell’ elenco delle specie di Cufra la Prionotheca coronata
e lo Scarabaeus puncticollis, specie largamente diffuse nel
Sahara, nonchè Blaps tripolitanica, specie che non conosco in
natura, descritta di Cufra in base alla raccolta Rohlfs e mai più
ritrovata, nè a Cutra, nè altrove. i
Dato che la presente memoria rappresenta la diretta continua-
zione del mio lavoro del 1930, ho creduto opportuno di analiz-
zare la fauna di Cufra cogli stessi criterii usati allora.
Rapporti faunistici coll’ Egitto. — Dalla tabella riassuntiva
risulta che delle 59 specie raccolte a Cufra molte si trovano anche
nell’ Egitto, e precisamente quelle alle quali corrispondono gli
asterischi della prima colonna. Esse sono 40, ossia ben il 67,79°/9.
Ma questa percentuale, già per se stessa molto alta, è certamente
errata per difetto. Ho già notato (1930, p. 440) che le specie
segnate coll’ asterisco nella prima colonna sono quelle delle quali
ho veduto personalmente esemplari egiziani, o quelle delle quali la
presenza in Egitto è segnalata nella letteratura a me nota. Ora,
è per lo meno molto probabile che le specie seguenti, tutte a
larga diffusione, sieno state segnalate d’Egitto, o possano ivi
trovarsi :
Bembidion jordanense Attagenus piceus Ol.
Pioch. Cyphosthete ferruginea
Tachys scutellaris Steph. Mars.
Colymbetes fuscus L. Tribolium confusum Jacq.
Lathrobium dividuum Er. Duv.
SPEDIZIONE A CUFRA 163
Ad esse va aggiunto il Saprinus gilvicornis Confalonierii,
piccola razza di una specie egiziana. Volendo considerare impro-
babile la presenza in Egitto di altre specie largamente diffuse
nel Sahara (come l’Apion Dumonti Peyerh., Marseuli Wenck,
Anthicus hamicornis Mars.) possiamo ritenere come probabile
che 1’81,35°/, delle specie di Cufra si trovino anche in Egitto.
Tutto questo è indiscutibile e dimostra la grande affinità delle
faune suddette, in perfetta corrispondenza a quanto avevo
trovato (*) nel 1930 per la fauna di tutta la Cirenaica ed in con-
trasto colle idee di altri autori.
Rapporti colla fauna della Cirenaica costiera. — Se ora noi
confrontiamo la fauna oggi nota di Cufra, con quella di altre
località cirenaiche, ed in prima linea delle località costiere, ci
troviamo di fronte a dati non sempre facilmente confrontabili.
Ho già fatto notare (1930) come le località esplorate della Cire-
naica sieno distribuite, meno poche eccezioni, lungo la costa e
nelle zone immediatamente adiacenti alla stessa. Ma occorre pure
notare che mentre la penisola del Barca, e particolarmente i
dintorni di Bengasi, sono ben noti, non possediamo dati egual-
mente numerosi sulla fauna della Marmarica.
Pur tuttavia, visto che la fauna delle due regioni suddette è
presso a poco la stessa (o per lo meno non presenta differenze
molto sensibili), possiamo considerare come un complesso fauni-
stico unico la zona costiera e subcostiera, dal confine egiziano a
quello tripolino, ed allora delle specie note di Cufra ben 27 ven-
nero osservate anche alla costa, ossia il 45,76 °/,.
Se a queste si aggiungano le sette seguenti, la cui presenza
alla costa non mi è nota, ma che è più che probabile:
Scarites eurytus Fisch. Phradonoma nobile Reitt.
Enochr. agrigentinus Rotth. Pentodon dispar Baudi
Lathrobium dividuum Er. Oxythyrea pantherina
Attagenus simplex Reitt. Gory
la percentuale probabile sale al 57,62°/,, cifre queste un po’ in-
feriori a quelle da me dedotte a suo tempo per l’oasi di Giara-
bub (56,69°/ constatato; 75,59°/ probabile).
(1) Del complesso di tutti i coleotteri cirenaici il 40,34°/, è dato da specie che si
trovano anche nell’Egitto; la percentuale sale al 54,880/0 considerando la sola fami-
glia dei Tenebrionidae.
164. E. GRIDELLI
Le specie che non vennero osservate alla costa sono nelle
massima parte dei casi specie eremiche (come |’ Erodius punc-
ticollis, Prionotheca coronata, ecc.) oppure legate a determi-
nate piante (come alcuni degli Apion), oppure specie che rap-
presentano forse relitti di un’antica fauna tropicale (come Pach-
noda Savignyi, ecc.), ossia tutte forme che non trovano nelle
regioni costiere ed in parte anche a Giarabub l’ambiente adatto
per il loro sviluppo.
Rapporti colla fauna delle oasi di Giarabub e Augila-Gialo. —
La fauna dell’oasi di Giarabub, non differisce sostanzialmente da
quella delle oasi di Augila e Gialo, come già ebbi a dimostrare
nel 1930. Considerando ora il complesso delle specie note delle
oasi suddette troviamo che 28 delle specie di Cufra sono note
anche di Giarabub, o di Augila-Gialo, cifra che corrisponde al
47,46 °/,.
Se esaminiamo ora le forme di Cufra non riscontrate nelle
oasi suddette, troviamo anzitutto alcune specie a larga diffusione,
la cui assenza nelle altre oasi è probabilmente dovuta a deficiente
ricerca:
Buprestis hilaris Klug Zygia oblonga F.
Attagenus piceus OL. Pentodon dispar Baudi
Attagenus simplex Reitt.
Troviamo poi un certo numero di forme eremiche, la cui pre-
senza a Giarabub o a Augila-Gialo, non mi pare possa essere
ragionevolmente esclusa :
Cyphosth. ferruginea Mars. Coniocleonus vartolosus
Scarab. puncticollis Latr. Woll.
Con queste otto specie la percentuale probabile delle specie,
comuni alle due zone salirebbe a 61.02.
Credo perd che tale cifra sia ancora inferiore alla realta. E
però difficile ben giudicare in proposito, perchè lo studio viene
turbato dalla grande disparità della fauna delle acque e delle
rive delle sebche che a Cufra sembra essere relativamente ricca,
mentre a Giarabub essa è ridotta a ben poco, almeno per quanto
risulta dalle ricerche di Confalonieri e Kriiger. In ogni modo
però sembra che la fauna di Cufra abbia un carattere un po’
diverso da quella di Giarabub, fatto questo che risulta dalle per-
centuali suddette e che viene anche in certo modo caratterizzato
SPEDIZIONE A CUFRA 165
dalla presenza a Cufra dell’ Ocnera hispida Forsk., la quale
manca in tutto il resto della Cirenaica, ove viene sostituita dalla
specie affine, descritta da Allard col nome di Leprieuri.
Caratteri zoogeografici di Cufra. — Sempre seguendo i criterii
da me usati nel 1930, ho studiato l’area di diffusione delle specie
osservate a Cufra, e ho unito in gruppi quelle le cui aree di diffu-
sione risultarono identiche, o per lo meno molto simili. I risultati
di tale studio sono riassunti nella seguente tabella :
Specie diffuse in tutto il Mediterraneo,
in gran parte dell'Europa e dell’ Asia
paleartica, o anche in altre regioni del
Cope. i 3 s vi DE Suge
Specie ala che sono
diffuse in tutta la regione mediterranea,
intesa nel senso degli A. A, ma che man-
cano, © compaiono sporadicamente nel
territorii adiacenti . i 5 Oy blac
Specie caratteristiche del Reno occi-
dentale del Mediterraneo. : aa _
Specie caratteristiche del pane orien-
tale del Mediterraneo . = —
Specie citate da varie ha dall
l’ Africa settentrionale, la cui natura non
è definibile con esattezza (nord-africane) . 2 3,39 °/,
Specie eremiche, diffuse nell’ Africa
sahariana e nei territorii desertici e sub-
desertici situati ad oriente della stessa, e
che mancano nell’ Africa settentrionale
mediterranea (Africa Minore) e in tutta
l'Europa, salvo eccezioni sporadiche. 3 31 Sos 21a Is
Specie etiopiche, proprie dell’ Africa a
sud del Sahara È ; : i i 3 Ds 090
Specie endemiche, note soltanto di
Cufra o della Cirenaica, sia d’ origine pa- 4
leartica, che d’ origine etiopica. ORLO 4 (Ge TAS) Ye
Varia, ossia specie delle quali non pos-
sediamo dati atti a precisare, neanche con
una certa probabilità, la loro area di dif-
fusione
N
11, 86°/,
59 100,00
A E oe
166 E. GRIDELLI
Dall'esame delle cifre suddette risultano alcuni fatti di note-
vole interesse, che non fanno che confermare i dati analoghi da
me enunciati nel 1930 per la fauna del complesso cirenaico.
Risulta anzitutto che le specie circummediterranee (!) sono
poco numerose. Di esse una sola (Lathrobium dividuum Er.)
è veramente circummediterranea; Tachys scutellaris Steph. è
una specie atlanto-mediterranea alofila, Saprinus chalcites Illig
e Gonocephalum rusticum Ol. ricordano molto per la loro dif-
fusione le specie eremiche e la Zygia oblonga F. pare trovarsi.
nei paesi mediterranei meridionali. Ho quindi l’impressione che
la percentuale calcolata (8,47) sia errata per eccesso. Se ora vo-
gliamo considerare «cireummediterranee» anche le specie diffuse
in tutto il Mediterraneo, ma anche in altre regioni (Europa, Asia)
o addirittura cosmopolite (11,86°/) ed ammettere inoltre che
tutte le specie a diffusione ignota (varia) sieno circummediterranee,
detto gruppo di specie raggiungerebbe appena il 32,19°/ della
fauna di Cufra.
In confronto a questa cifra troviamo il 67,81°/, costituito da-
gli elementi nord-africani, eremici, etiopici ed endemici, che si
trovano soltanto nell’ Africa settentrionale, e che non possono
venir considerati circummediterranei.
Dunque valgono anche per la fauna di Cufra le conclusioni
da me dedotte per quella della fauna delle altre zone della Cire-
naica; essa non può essere chiamata circummediterranea, dato ~
che detti elementi faunistici sono in minoranza assoluta e tanto
meno essere assegnata al Mediterraneo occidentale o a quello
orientale. Essa fa parte integrante di quella grande zona che io,
in concordanza con altri autori, ho chiamato eremica, la quale
zona rappresenta almeno una provincia a se della sottoregione
mediterranea, perfettamente equiparabile alla provincia ibero-mau-
ritanica-tirrena (Mediterraneo occidentale) ed alla balcano-anatolica
(Mediterraneo orientale), se non una sottoregione propria della
grande regione paleartica. La piccola percentuale di elementi cir-
cummediterranei è forse dovuta, almeno in parte, a relitti di
() Ho usato ed userò sempre il termine «specie cireummediterranee» al posto
di «specie mediterranee», per indicare quelle specie che si trovano in tutto il Me-
diterraneo, e ciò allo scopo di evitare equivoci con quelle che sono proprie ad una
delle tre provincie mediterranee, ossia del Mediterraneo occidentale, del Mediter-
raneo orientale (balcanico-anatoliche) e del Mediterraneo eremico (Sahara; Sinai,
Arabia, Palestina, ecc.).
SPEDIZIONE A CUFRA 167
un'epoca pluviale nella quale l’attuale deserto era una regione
a clima più o meno umido, e che si sono parzialmente conservati
nelle oasi; non mi fa quindi nessuna meraviglia che detti ele-
menti mediterranei si sieno conservati in maggior numero nelle
zone montagnose dell’ Hoggar, che non nelle pianure sahariane.
Notevole pure il fatto che a Cufra non venne raccolta nem-
meno una specie mauritanica.
Nel 1930 io ho emesso la supposizione che il Sahara fosse
stato una regione a clima umido e caldo e popolata da una fauna
simile a quella che ora abita l'Africa tropicale e che in seguito
al progressivo disseccamento (7) del suolo (dovuto alla diminu-
zione progressiva delle precipitazioni atmosferiche) detta fauna
sia andata man mano scomparendo, per essere sostituita da di-
verse ondate migratorie, d'origine paleartica, tra le quali la cor-
rente più importante, quella che ha dato il carattere attuale alla
fauna, è quella proveniente dall’ Asia, attraverso alla Palestina e
dall’ Arabia. Le specie etiopiche esistenti attualmente nel Sahara
sarebbero quindi, almeno in parte, relitti dell’antica fauna etio-
pica. Per quanto riguarda la Cirenaica dette specie costituiscono
il 4,18°/, della fauna nota nel 1930 (Gridelli, 1930, p. 464).
Data la situazione molto più meridionale di Cufra, ed il clima di
conseguenza più caldo pensavo che a Cufra la percentuale etiopica
dovesse essere maggiore. E difatti essa ammonta al 6,78°/, (oltre
alle tre specie indicate come etiopiche nella tabella a pag. 160-161
che formerebbero il 5,09°/, va considerata come etiopica anche
l’Abladera, compresa nelle specie endemiche). È però quasi certo
che alcune delle specie etiopiche di Cirenaica, come p. e. le varie
specie di Bostrychidae il Graphopterus serrator Forsk., Julo-
(1) I varii autori sono alquanto discordi nell’ ammettere nell’epoca storica e nella
attuale un disseccamento progressivo del suolo (vedi Gridelli 1930, pp. 468-469). A
questo riguardo è notevole una osservazione di Patrizi, che proverebbe che detto
disseccamento si verifica attualmente per l’oasi di Augila: «L'acqua della sebcha di -
Augila era profonda oltre un metro (Rohlfs). Attualmente di questa sebcha non resta
che un folto giuncheto, perfettamente asciutto e per trovare l’acqua occorre scavare
il terreno a buona profondità. Interrogo un vecchio novantenne, dalla mente perfet-
tamente lucida, e questi dice di ricordare perfettamente il passaggio di Rohlfs, e
conferma essere allora l’acqua in quella zona alta fin sopra il ginocchio. Il Mudir,
anche egli interrogato, mi dice che fino a circa 12 anni or sono vi era ancora un
buon palmo d’ acqua, e che durante la sua vita (non ha più di 40 anni) ha visto ab-
bassarsi il livello dei pozzi di oltre un metro e mezzo. Se non si tratta di un pe-
riodo di siccità a cui debba far seguito un periodo piovoso parimenti lungo che
ristabilisca l’equilibrio, l’oasi di Augila, come molte altre, è condannata a rapida
morte per disseccamento ed insabbiamento progressivo». Fatti analoghi vengono
segnalati per Cufra.
168 E. GRIDELLI
dis onopordi F. ece. verranno trovate a Cufra, aumentando al-
quanto la percentuale suddetta. Il maggior coefficiente etiopico,
diremo così, di Cufra è dato però fin d'ora, oltre che dalla per-
centuale un po’ maggiore, anche dalla presenza a Cufra di specie
veramente etiopiche, (1) come la Pachnoda Savignyi Gory &
Perch. e l'Adladera spec., le quali non vennero mai trovate
nelle località costiere. — E giusto però notare che riesce difficile
stabilire quali specie etiopiche sieno relitti dell’antica fauna, e
quali sieno dovute a trasporto per opera dell’uomo e conseguente
acclimatazione nelle oasi. !
Pure di grande interesse sono i dati che si possono ricavare
dallo studio di quelle specie, che nella tabella a pag. 160-161 sono
considerate «endemiche ». Di esse due sono endemiche di Cirenaica,
nel senso che vennero finora trovate soltanto entro ai confini di
questa regione (Saprinus gilvicornis Confalonierii e Pimelia
consobrina Confalonierii), altre due vennero raccolte finora
soltanto a Cufra, ma l'una (Abladera spec.) compare in una
forma affine nell’ Eritrea e l’altra (Blaps iripolitanica) non mi
é nota in natura. Non credo che nè l’una nè l’altra sieno real-
mente endemiche di Cufra.
Sembra dunque che le oasi di questo arcipelago, ad onta del
loro completo isolamento nel deserto e conseguente impossibilità
attuale di migrazioni di specie dalle prossime zone abitate, non
alberghino specie particolari, o forme modificate derivanti da
specie di altre regioni, fatto questo che parla a favore di una
data relativamente recente del loro attuale isolamento.
Dalle note e dalle informazioni avute dal Marchese Patrizi,
dai dati ricavati dalla letteratura e dalla pratica di raccolta in
altre regioni ed in altri climi, risulta la possibilità di raggrup-
pare le specie osservate fino ad oggi a Cufra a seconda del loro
ambiente biologico, e precisamente :
(1) Uno degli elementi spiccatamente etiopici di Cufra è l’Agrypnus notodonta
Latr., grosso elateride nero-bruno dell’ Africa intertropicale e dell’ Alto Egitto, che
si trova anche nel Basso Egitto e nel Sahara centrale (Hoggar). È strano il fatto
che una colonia di esemplari quasi inalterati di questa specie venne segnalata di
Sicilia (hymerensis Rag.). Si tratta di una importazione recente o di un relitto
faunistico ?
SPEDIZIONE A CUFRA 169
a) Specie che compiono tutto il loro ciclo di sviluppo nel-
l’acqua dolce o nell'acqua salmastra: Agadus nebulosus Forst.,
Colymbetes fuscus L., Eretes sticticus L., Enochrus agrigen-
tinus Rottbg., Enochrus bicolor F., Enochrus maculiapex
Kuw., Paracymus relaxus Rey.
b) Specie che compiono tutto il loro ciclo di sviluppo nei
terreni delle rive delle sebche, soggetti all’ influenza diretta delle
acque delle stesse: Cicindela aulica Dej., Cicindela melancholica
F., Megacephala euphratica Dej., Scarites eurytus Fisch.,
Bembidion jordanense Pioch., Tachys scutellaris Steph., Syr-
denus Grayi Woll., Lathrobium dividuum Er., Drasterius
figuratus Germ., Anthicus hamicornis Mars., Anthicus Goe-
beli Laf. i
c) Specie proprie dei terreni aridi, sabbiosi, non legate a
piante determinate, che si nutrono di ogni sorta di detriti orga-
nici: Erodius puncticollis Sol., Cyphosthete ferruginea Mars.,
Zophosis carinata Sol., Mesostena angustata F., Scelosodis
castaneus Eschsch., Tentyriina Bohmi Reitt., Scaurus punc-
ticollis Sol., Ocnera hispida Forsk., Prionotheca coronata OL.,
Pimelia consobrina Confalonierii Grid., Plerolasia squalida
Sol., Blaps sulcata Cast., Blaps tripolitanica Karsch., Gono-
cephalus rusticum Ol.,
oppure di prede vive (?): Anthia sexmaculata F.,
oppure legate alla presenza di sterco: Aphodius lividus OL.,
Scarabaeus puncticollis Latr.,
o di carogne: Saprinus chalcites Ilig., Saprinus gilvicornis
Confalonierit G. Mull.
d) Specie che compiono il loro ciclo di sviluppo, del tutto
o in parte, su determinate piante: Callotroglops basipictum
Peyerh., Agrypnus notodonta Latr., Buprestis hilaris Klug,
Abladera spec., Oxythyrea pantherina Gory, Pachnoda Sa-
vignyt Gory & Perch., Pentodon dispar Baudi, Coniocleonus
variolosus Woll., Coniatus aegyptiacus Cap., Geranorrhinus
pusillus Motsch., Nanophyes latifrons Pic, Nanophyes minutis-
stmus Tourn., Apion Poupilliert Wenck., Apion Kirschi Desbr.,
Apion Marseuli Wenck., Apion Dumonti Peyerh.
c) Specie delle quali mancano dati attendibili sul loro modo
di vita a Cufra: Attagenus simplex Reitt., Atlagenus piceus
Ol., Phradonoma nobile Reitt., Laemophloeus spec., Zygia
oblonga F., Tribolium confusum Jacq. du Val.
LO E. GRIDELLI
Una conoscenza più precisa, derivante dallo studio diretto, ese-
guito sul posto, porterebbe alla suddivisione ulteriore dei gruppi
suddetti, ed in modo particolare del gruppo d, che comprende
specie forse dannose a qualcuna delle piante coltivate nelle oasi.
Dato che mancano dati biologici più dettagliati, devo forzatamente
limitarmi allo studio delle biocenosi delle acque e delle rive delle
stesse ed al loro confronto con quelle che vennero già constatate
nelle acque di Giarabub e della Cirenaica costiera. A facilitare
detti confronti valga la seguente tabella:
Specie legate alla presenza di acque salmastre o di terreni
salati continentali, subcostieri o costieri
I
Barca- Marmarica | Oasi di Giarabub Oasi di Cufra
— — Paracymus relaxus
Enochrus bicolor Enochrus_ bicolor Enochrus_ bicolor
— — Enochrus maculiapex
— = Enochrus. agrigentinus
nelle acque
Cicindela lunulata — =
Cicindela aulica Cicindela aulica Cicindela aulica
Megacephala euphratica | Megacephala euphratica | Megacephala euphratica
Scarites laevigatus — —
Scarites eurytus
Tachys scutellaris — Tachys scutellaris
Pogonus chalceus = Do;
Syrdenus Grayi — Syrdenus Grayi
Bledius unicornis (*) = #
— — Lathrobium dividuum
Cafius xantholoma — —
Cafius sericeus — e
Holoparamecus Bertouti i — Fa
Anthicus hamicornis (*) — Anthicus hamicornis
Phaleria bimaculata = sa
Phaleria cadaverina — ——
nei terreni salmastri delle rive
(!) Con tutta probabilità sono alofile anche altre specie di Bledius note della Cire-
naica costiera (3 specie) e di Giarabub (1 specie).
(?) Lo stesso dicasi per qualcuna delle altre specie di Anthicus note di Cirenaica,
SPEDIZIONE A CUFRA 171
Le specie elencate nella tabella sono tutte «alobionti» (Len-
gerken 1929) ossia specie legate alla presenza dell’acqua salata
o salmastra. Non conosco specie «alofile» di Cirenaica, ossia spe-
cie che si trovano quasi sempre in terreno (o acqua) salato, ma
che possono anche trovarsi nella acque dolci; potrebbe appar-
tenere a questo gruppo l’Enochrus bicolor F.
. Da quanto è noto finora risulta provata la presenza di un
nucleo piuttosto numeroso di alobionti nella Cirenaica costiera (15
specie), di un nucleo quasi egualmente ricco che abita le sebche
di Cufra (11 specie), mentre le acque di Giarabub (lago salato di
Arrascia) sembrano essere molto più povere (soltanto tre specie);
di Augila-Gialo non sono noti alobionti (ad eccezione forse dell’ unico
esemplare di Holoparamecus Bertouti Aubé, raccolto nel 1931
tra Es Sahabi e Gialo). L'assenza di alobionti a Gialo e Augila
è dovuta alla mancanza di acque salmastre nella prima oasi ed
al disseccamento della sebcha della seconda; la povertà di fauna
delle acque di Giarabub è forse più apparente che reale, dovuta
a ricerca deficiente.
Se ora esaminiamo gli alobionti noti finora delle acque di Cufra
vediamo che essi sono quattro, dei quali uno (Hnochrus bicolor
F.) è specie molto diffusa e già nota anche della Cirenaica co-
stiera; E. maculiapex Kuw. molto affine (è forse non specifi-
camente distinto da bicolor F.) si trova anche nell’ Egitto; Hno-
chrus agrigentinus Rottb. vive anche in altre località costiere
e continentali della regione mediterranea e Puracymus relasxus
Rey è largamente diffuso nell’ Africa settentrionale, tanto in lo-
calità continentali, che costiere (Alessandria).
Gli alobionti delle rive delle sebche di Cufra sono sette, dei
quali ben cinque vennero trovati anche nella Cirenaica costiera;
dei due noti soltanto di Cufra uno (Lathrobium dividuum Er.)
è molto diffuso lungo le coste del Mediterraneo e l’altro (Scari-
tes eurytus Fisch.) è pure specie che compare anche alla costa.
— Per contro sono nove gli alobionti terrestri della Cirenaica
costiera la cui presenza a Cufra non venne constatata, ma si
tratta nella maggior parte dei casi di specie delle spiaggie marine
e lagune che non compaiono mai nel retroterra.
Risultati analoghi risultano dall’esame delle specie che com-
piono tutto il loro ciclo di sviluppo nelle acque dolci:
172 E. GRIDELLI
Cirenaica costiera Oasi di Giarabuh Oasi di Cufra
Haliplus mucronatus —_ —
Laccophilus hyalinus == =“
_ Bidessus signatellus ==
Coelambus confluens Coelambus confluens #
Hydroporus Cerisyi — —
Hydroporus pubescens — —
Agabus biguttatus — —
Agabus nebulosus ci Agabus nebulosus
—- Rhantus pulverosus =
Colymbetes fuscus — Colymbetes fuscus
Eretes sticticus Eretes sticticus Eretes sticticus
Dytiscus circumflexus — =
Gyrinus urinator —_. —
Ochthebius impressicollis = _
Ochthebius maculatus a _
Helophorus porculus — —_
Specie abitanti le acque dolci
Helophorus Milleri — —
Laccobius scutellaris _ —
Helochares lividus — —
Anche in questo caso tutto le specie di Cufra sono largamente
diffuse, anche in località costiere; il loro piccolo numero è dovuto
alla forte riduzione delle acque dolci, o più o meno dolci, che
compaiono in forma di pozze più o meno numerose sulla spiag-
gia del laghetto di Haret el Hafun (vedi Patrizi, Rivista Munici-
pale «Genova», Genova 1932, p. 6) e di altre sebche di Cufra.
— È pure da ine che qualcuna delle specie suddette potrebbe
appartenere alla categoria alofili (o forse anche alobionti), come
per esempio Bidessus signatellus Klug e qualche Ochthebius.
Dallo studio dei coleotteri noti finora delle acque salmastre e
dolci di Cutra e delle rive delle stessa risulta dunque:
I. - Le acque e le rive delle sebche di Cufra, pur essendo
completamente isolate nel vasto deserto libico, albergano soltanto
É -
PAN O
SPEDIZIONE A CUFRA 173
specie che si trovano nelle sebche delle zone costiere, o per lo
meno nulla può permettere di escludere la possibilità della loro
presenza alla costa.
II. - Ad onta dell'isolamento delle sebche di Cufra esse non
sono abitate da forme endemiche, comunque differenziate, bensì
da individui non distinguibili in alcun modo da quelli delle
specie costiere.
III. - Mancano a Cufra tutte le specie che compaiono esclusi-
vamente sulle rive del mare e che non si trovano nelle acque
salmastre continentali.
Frutto della spedizione fu pure la raccolta di copioso ma-
teriale nelle oasi di Augila e Gialo e zone adiacenti (79 specie)
il quale costituisce un notevole aumento della fauna nota finora
di quella regione, nonchè di 35 specie raccolte a El Agheila, lo-
calità costiera in tutta prossimità del confine tripolino, dalla quale
non ho mai veduto materiale. Poichè questa memoria è dedicata
in prima linea allo studio della fauna di Cufra mi astengo per
ora dall’esame più dettagliato dei materiali suddetti, limitando
il mio lavoro alla loro illustrazione sistematica.
CICINDELIDAE
Cicindela lunulata F.
Cicindela lunulata Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1895, p. 4, 8.
Cicindela litoralis Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. I, 1892, p. 17.
Pochi esemplari della forma tipica, raccolti nel marzo 1931
presso Bengasi: spiaggia della Giuliana.
Cicindela aulica De}.
Cicindela aulica Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1895, p. 4, 9.
Sembra essere specie comune in varie località dell’ arcipelago
di Cufra, ma esclusivamente lungo le rive delle sebche, su terreno
salmastro: Sebcha di Buema e di El Giof; giugno 1934. Ghigi
174. E. GRIDELLI
(Ann. Museo Civ. Genova LV, 1932, p. 271) constatò la presenza
di avanzi di 4 esemplari di questa specie nel gozzo di una cicogna
uccisa da Confalonieri a Cufra; la metà apicale di un’ elitra
inviatami in esame permise una determinazione sicura.
La diffusione della specie è di tipo eremico (Gridelli, Ann.
Mus. Genova LIV, 1930, p. 9) e non nord-africano (1. c. p. 399).
Cicindela melancholica F.
Cicindela melancholica Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1895, p. 16.
Comune in varie località dell’ arcipelago di Cufra: El Giof,
maggio 1931; Sebcha di Buema giugno 1931: ma esclusivamente
nelle coltivazioni irrigue e dove si aprono pozze d’acqua dolce ;
non si trova sui terreni salati, dove viene sostituita dalla prece-
dente (Patrizi, in litt.); Oasi di Gialo, giugno.
Megacephala euphratica Dej.
Tetracha euphratica Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1895, p. 2.
Cufra: Lago Haret el Hafun, maggio 1931, pochi esemplari sotto
ceppi di palma, su terreno umido. Numerosi esemplari vennero rin-
venuti da Ghigi nel gozzo di una cicogna uccisa a Cufra (Ghigi 1. c.).
CARABIDAE
: Secarites eurytus Fisch.
Scarttes eurytus Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1895, p. 41.
Specie non ancora segnalata della Cirenaica, della quale Con-
falonieri raccolse tre esemplari sulle rive di una sebcha non
precisata dell’ arcipelago di Cufra. Elitre con una zona granulata
lungo tutta la base, i lati (una stretta zona liscia separa la zona
granulata dal margine rilevato) e l’apice; intervalli leggermente
convessi, lisci e lucidi anteriormente, coriacei all’ apice; strie
strette ma bene marcate, seguite d’ambo i lati da una serie
densa di granuli appiattiti, allungati longitudinalmente.
SPEDIZIONE A CUFRA 475
Turchestan, Transcaspio, Bacino del Mar Caspio, Caucaso,
Palestina, Basso Egitto, Nubia, regioni desertiche dell’ Algeria e
della Tunisia, Marocco (Tangeri). Indicato anche della Penisola
Iberica (Cartagena), di Sardegna, delle Cicladi, dell’ Asia Minore,
della Nubia e del Congo (vedi Bedel |. c. e Cziki, Cat. Col. Junk
pars 91).
Scarites striatus De).
Scarîles striatus Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1895, p. 41.
Scarites striatus Reitter, Bestimm.-Tab. 39, 1899, p. 7.
Specie non ancora segnalata di Cirenaica, della quale Confa-
lonieri raccolse un esemplare a El Agheila (Ciren. occid.) nel
luglio 1931.
‘ Molto simile all’ eurytus (e forse anche al procerus Dej.,
specie a me ignota in natura, colla quale ha in comune le elitre
leggermente dilatate posteriormente, con interstrie liscie) ma se
ne distingue per le elitre leggermente dilatate ai lati, con inter-
valli lucidissimi, non coriacei all’ apice, senza serie di granuli lungo
le strie, il pronoto più largo e più trasversale, con doccia mar-
ginale più ampia e solco trasversale apicale meno sviluppato, i
segmenti addominali a superficie liscia, speculare, non coriacea,
la forma diversa dell’ apice della parte intercoxale del prosterno,
ma sopratutto per gli episterni del metatorace, che sono lisci e
ben più larghi e più corti che nell’ ewrytus. La parte ripiegata
del pronoto presenta una granulazione molto ridotta, a granuli
quasi nulli nella zona centrale, mentre nell’ eurytus tutta la su-
perficie è uniformemente granulata, a granuli bene marcati.
Hauts - Plateaux e regione degli Chotts d’ Algeria e Tunisia,
Tripolitania, Basso Egitto.
Scarites subeylindrieus Chaud.
Scarites subcylindricus Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1895, p. 43.
Confalonieri raccolse 5 esemplari di questa specie bella e ca-
ratteristica nel giugno 1931 nell’ Oasi di Gialo.
176 E. GRIDELLI — aa
Broscus laevigatus De).
Cephalotes laevigatus Dej., Spec. Gén. Col. Ill, 1828, p. 431. i
Broscus laevigatus Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1896, p. 53.
Cirenaica occid.: Agedabia, luglio 1931, un esemplare.
Bembidion jordanense Pioch.
Bembidion jordanense Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1896, p. 65.
Bembidion jordanense Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 16.
Cufra: Sebcha di Buema, giugno 1931, un esemplare con co-
lorazione oscura e col disegno nero a croce delle elitre bene
marcato. i
Vasto complesso specifico studiato recentemente da Netolitzky
(Coleopt. Rundschau XVI, 1930, p. 183-185). Alla diffusione da
‘me a suo tempo indicata va aggiunto: Crimea, Caucaso (mega-
spilum), Turchestan, Afganistan (subsp. galbenum Net.), Abis-
sinia (subsp. adowanum Chaud.).
Tachys parvulus Dej.
Bembidion parvulum Dej., Spec. Gén. Col. V, 1831, p. 57.
Tachys parvulus Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1896, p. 77.
Confalonieri raccolse nell’ Oasi di Gialo (aprile 1931) un esem-
plare mutilato delle antenne, riferibile alla var. curvimanus
Woll. Non ravviso in questo esemplare i caratteri (sviluppo del
capo, grandezza e convessità degli occhi) che hanno indotto Pe-
yerimhoff (Coléopt. Hoggar 1931, p. 12) a descrivere la subsp.
megalops.
Tachys scutellaris Steph.
Tachys scutellaris Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1896, p. 74.
Due esemplari, catturati a El Giof, nel maggio 1931. — Corpo
nero, antenne, palpi e zampe testacei; elitre chiare, di color giallo
paglierino, con una macchia bruna suturale ampia e bene evi-
dente, come nella var. centromaculatus, però più grande, pro-
SPEDIZIONE A CUFRA 7/7
lungata lungamente d’ambo i lati in direzione dell’ omero, nonché
lungo la sutura; ne risulta quindi una forma simile ad una frec-
cia. Occhi grandi e fortemente convessi.
Si tratta con tutta probabilità di una nuova varietà dello scu-
tellaris, che mi astengo di denominare, in attesa di maggiore
materiale.
Specie nettamente alofila, che vive lungo le coste atlantiche
e mediterranee d’ Europa e nelle Canarie. Nota finora anche delle
coste del Marocco, Algeria e Tunisia. La sua presenza sulle rive
delle sebche di Cufra è quindi di grande interesse.
Ho esaminato una serie di esemplari raccolti da Elena nei
dintorni di Tunisi (coll. Mus. Civ. Genova) ed ho osservato una
notevolissima variabilità nella grandezza e nella convessità degli
occhi in esemplari raccolti nello stesso giorno e nella stessa
località.
Syrdenus Grayi Woll.
Pogonus Grayi Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1897, p. 90.
Pogonus Gray Reitter, Bestimm.-Tab. 65, 1908, p. 5.
Comune nelle sebche dell’ arcipelago di Cufra: El Giof e Ha-
ret el Hafun, giugno 1931.
Anthia sexmaculata F.
Anthia sexmaculata Bedel, Cat. Col. Nord. Afr. 1914, p. 307.
Anthia sexmaculata Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 20.
Nella memoria del 1930 (I. c.) io ho notato che la forma ti-
pica di questa specie non era ancora nota di Cirenaica. Grazie alle
nuove raccolte di Confalonieri conosco ora alcuni esemplari colla
fascia laterale bianca non completa, accorciata anteriormente, e
quindi riferibili alla forma tipica senso Bedel. Detti esemplari ven-
nero catturati nell’arcipelago di Cufra (Es Zurgh e El Telib e
nell’oasi di Gialo); non vidi esemplari della marginata di Cufra
ma ne conosco di Gialo. Le due forme vi sono quindi promiscue
e la marginata non rappresenta una razza della sexmaculata,
bensi una semplice varietà, che predomina nel deserto libico cire-
naico, mentre nella Tripolitania, Tunisia ed Algeria predomina la
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (24 Aprile 1933). 12
178 E. GRIDELLI
forma tipica (esiste però anche in Tunisia la v. marginata; Nefta,
vedi Gridelli 1. c.).
Il tipo di macchiettatura bianca che predomina in Cirenaica
(oltre all’ orlo ed alla zona apicale) è dato da una coppia di mac-
chie omerali e da una coppia nel terzo apicale; gli esemplari a
macchiettatura completa nel terzo apicale presentano una coppia
suturale (nel secondo intervallo) ed una laterale, che, colla cop-
pia sempre esistente formano sei macchie disposte trasversalmente ;
nonchè quattro macchiette allungate, poste alla base, negli inter-
valli alterni, tra la coppia omerale, ed una coppia, posta nella
metà delle elitre, nel quarto intervallo. I due tipi estremi sono
congiunti da tutti i passaggi; si notano spesso asimmetrie nel
numero delle macchie delle due elitre.
Esemplari della sexmaculata vennero rinvenuti tra Agedabia
e Es Sahabi, in zona desertica, sotto ai bidoni che segnano la
pista, il 29 marzo 1931 (Patrizi in litt.).
Specie d’origine etiopica; diffusa nella penisola del Sinai,
Egitto, Cirenaica, Tripolitania e nel Sahara barbaresco, almeno
fino alla regione dell’Aîr e nel Tibesti (Peyerh., Coléopt. Hoggar
1931, p. 18).
Heteracantha depressa Brullé
Heteracantha depressa Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1897, p. 123.
Oasi di Gialo, un esemplare, maggio 1931; sulla carovaniera
tra Es Sahabi e Gialo, un esemplare, 29 marzo 1981.
Harpalus (Ophonus) syriacus De).
Harpalus syriacus Schauberger, Coleopt. Centralbl. I, 1926, p. 173, 178.
Harpalus syriacus G. Miller, Coleopt. Centralbl. V, 1931 p. 49, 71.
Cirenaica occid.: Agedabia ed El Agheila, luglio 1931.
Ho avuto cognizione del lavoro di Schauberger dopo la com-
parsa del mio Catalogo della fauna della Cirenaica (Ann. Mus.
Civ. Genova LIV, 1930) nel quale ho considerato la specie sensu
Bedel. I tarsi non sono glabri, bensì essi portano singole setoline
sulla superficie dorsale dei singoli articoli e particolarmente del-
l’ultimo; secondo Schauberger i tarsi possono essere nudi o pu-
SPEDIZIONE A CUFRA 179
bescenti, ma in tutti gli esemplari esaminati ho potuto constatare
la presenza delle setoline suddette. G. Muller (1.c.) nota, a pro-
posito di due esemplari di Bengasi (leg. Kruger, Mus. Civ. Trieste)
particolari interessanti sulla microscultura delle elitre. Esaminando
le stesse con luce artificiale mediante forte lente esse appaiono
liscie alla base e sul disco, evidentemente zigrinate sulla declività
apicale. All’esame microscopico risulta che tutta la superficie
delle elitre è reticolata, ma che la reticolazione della declivita
upicale è formata da linee molto più profonde di quelle della
superficie restante. I due autori assegnano la specie al gruppo
del Melleti, dal quale si distingue per una somma di caratteri e
per la lucentezza delle elitre, dovuta alla fortissima riduzione in
profondità (non in estensione) della loro reticolazione.
Amara Cottyi Coquer.
Amara Cottyi Putz., Monogr. Amara 1870, p. 55.
Amara Cottyî Bed., Cat. Col. Nord. Afr. 1899, p. 173.
Pochi esemplari, raccolti a Agedabia, nel luglio 1931 e tra
Es Sahabi e Gialo, nel marzo 1931, determinati da A. Baliani. -
Vedi pure Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 31.
Sphodrus leucophthalmus L.
Sphodrus leucophthalmus Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1899, p. 195.
Es Sahabi, Haseiat luglio 1931; Oasi di Gialo, aprile 1931,
due esemplari.
Laemostenus picicornis De].
Laemostenus picicornis Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1889, p. 199.
Un maschio raccolto dal Marchese Patrizi a Es Zuetina, nel
marzo 1931.
Graphopterus serrator Forsk.
Graphopterus serrator Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1905, p. 225.
Tre esemplari della forma tipica, raccolti tra Es Sahabi e
Gialo, 30 marzo, terreno desertico. Essi sono identici (o molto
180 E. GRIDELLI
simili) per il numero e la disposizione delle macchie bianche agli
esemplari del Cairo; però sono più robusti, con elitre più larghe,
più arrotondate ai lati, con angoli apicali esterni delle stesse più
marcati.
Cymindis setifensis Lucas
Cymindis setifensis Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1906, p. 256 e 258.
Pochi esemplari della var. pseudosuturalis, raccolti tra Es
Sahabi e Gialo e ad Es Zuetina; marzo 1931.
DYTISCIDAE
Agabus nebulosus Forst.
Agabus nebulosus Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1925, p. 385.
Una femmina raccolta a Cufra nel giugno 1931: ab. esxtince-
tus Scholz.
A fuscus L.
Colymbetes fuscus Bedel, Cat. Col. Nord Afr. 1925, p. 387.
Cufra: Sebcha di Buema, un esemplare; giugno 1931.
Eretes sticticus L.
Eretes sticticus Ganglb., Kafer Mitt.-Eur. I, 1892, p. 506.
Cufra: El Giof, Haret el Hafun, pochi esemplari; giugno.
HYDROPHILIDAE
Enochrus bicolor F.
Philydrus bicolor Ganglb., Kafer Mittel-Eur. IV, 1904, p. 247.
Esemplari chiari, colla parte superiore del corpo interamente
colorata in giallo bruno piuttosto oscuro; capo e labbro superiore
TE e e
SPEDIZIONE A CUFRA 181
interamente chiari, senza zone infoscate. Palpi gialli. Antenne
con clava bruno-nera. Parte inferiore nera, addome non macchiato
di rosso; zampe giallo-brune, coi femori più o meno oscurati alla
base ed ai margini, di modo che, visti di faccia, essi sembrano
neri con una macchia giallo bruna, un poco rossiccia, allungata
longitudinalmente. Nessuna differenza di colore tra maschio e
femmina. Punteggiatura dei tegumenti dorsali molto densa e fina.
Mento liscio, lucido, con pochi punti sparsi.
La struttura dell’aedeagus è notevolmente complicata. Fra i
due lobi laterali si trova una specie di tubo cilindrico, a pareti
poco chitinizzate, e quindi trasparenti, ornato da una fascia tra-
sversale di colore bruno, fortemente ispessita, formata -da ispes-
simenti piliformi, molto addensati, disposti longitudinalmente ; detta
fascia corre parallela all'orlo apicale del tubo, dal quale è sepa-
rata da una zona normale, trasparente. Entro al tubo si trova il
lobo mediano, il quale è sottile, fortemente chitinizzato, bruno e
termina con un apice poco chitinizzato, trasparente, leggermente
dilatato, a forma di cucchiaio. Nel bicolor | esemplari di Cufra
(Es Zurgh), di Trieste (Capodistria)] il lobo mediano è molto sot-
tile e lungo, e sporge per un buon tratto (tutto l’apice traspa-
rente e circa il terzo apicale della parte chitinizzata, bruna oltre
all'apice del tubo suddescritto); inoltre esso presenta ai lati una
leggera dilatazione, in corrispondenza alla frangia che orna il tubo
mediano.
Detti esemplari non differiscono per nessun carattere notevole
da esemplari di dicolor della Venezia Giulia e Dalmazia, ed ap-
partengono senza alcun dubbio a questa specie, intesa nel senso
di Ganglbauer.
Cufra: Oasi di Es Zurgh, maggio 1931, 1 o7, 1 9; El Tailib,
giugno 1931, 1 9; lungh. mm 5,5-6.
Non conosco esemplari di Cirenaica riferibili alla var. halo-
philus Bedel, che non rappresenta altro che una forma di bicolor
a capo oscuro.
Si potrebbe facilmente confondere con esemplari di quadri-
punctatus a palpi non anneriti all'apice e tegumenti dorsali del
torace e del capo quasi interamente testacei, ma se ne distingue
182 E. GRIDELLI
facilmente per il corpo più stretto e più allungato, la punteggia-
tura più fina, la diversa forma del pronoto, la lunghezza del
pene, ecc.
Specie molto diffusa lungo le coste marine dell’ Europa e del
Mediterraneo nonchè dei bacini salmastri del retroterra; già nota
d'Egitto (d’Orchymont, Bull. Soc. Ent. Egypte 1927, p. 6).
Enochrus maculiapex Kuw.
Philydrus maculiapex Kuw., Deutsch. Ent. Zeitschr. 1888, p. 284.
Nelle acque dell’ oasi di Es Zurgh ed in località vicine (Cufra)
Confalonieri raccolse un grande numero di esemplari di una forma
che non presenta una variabilità degna di nota e che si determina
per bicolor mediante le tabelle di Ganglbauer. Essa differisce
però nettamente dai dicolor della Venezia Giulia, Dalmazia e
Cirenaica per il corpo più stretto, meno convesso, a lati meno ar-
rotondati e quindi più paralleli, e specialmente per la punteg-
giatura molto. più fina dei tegumenti dorsali, e particolarmente
di quelli delle elitre. — Parte superiore del corpo testacea, con-
colore in ambo i sessi (clipeo e labbro superiore compresi); palpi
testacei, antenne con clava infoscata, pronoto coi soliti quattro
punti neri; zampe testacee col margine posteriore dei femori neri;
sterniti apicali dell’addome ai lati con macchia rossiccia allungata
trasversalmente. Aedeagus come nel bicolor.
Le differenze suddette, unite al fatto che detta forma convive
col bicolor nelle acque dell’ oasi di Es Zurgh, mi inducono a pen-
sare che essa rappresenti una specie a se, diversa dal bicolor.
Credo inoltre di poter ravvisare in essa il maculiapex, descritto
d’ Egitto.
Il bicolor ed il maculiapex sembrano pure vivere promiscui
in alcune acque d'Egitto (vedi d’Orchymont, Bull. Soc. Ent.
Egypt. 1927, p. 6), ma detto autore, e credo a torto, li considera
come appartenenti ad una sola specie.
Arcipelago di Cufra: Es Zurgh, Hauairi, Haret el Hafun, diverse
centinaia d’esemplari; pochi della Sebcha di Buema, singoli di
El Tailib e di El Giof.
eine
SPEDIZIONE A CUFRA 183
Enochrus agrigentinus Rottenberg
Philydrus agrigentinus Rottenb., Berl. Ent. Zeitschr. 1870, p. 22.
Philydrus ater Kuw., Deutsch. Ent. Zeitschr. 1888, p. 279, 289.
Esemplari molto oscuri, superiormente bruno-neri; elitre con
orlo indeciso più chiaro, pronoto con largo margine laterale bruno-
gialliccio. Capo del maschio col clipeo chiaro, ornato talvolta da
una macchia centrale bruna. Labbro superiore interamente giallo,
fronte nero-bruna, spesso più chiara nel mezzo. Capo della fem-
mina nero, compreso il labbro superiore ad eccezione dei lati an-
teriormente agli occhi e dell’orlo anteriore del clipeo, che sono
bruno-giallicci. Palpi interamente testacei, antenne con clava in-
foscata; zampe nere, con tibie brune e tarsi testacei. Parte infe-
riore nera.
Seguendo l’opinione di d’ Orchymont (1. c.) dovrei considerare
questa forma (1) non specificamente diversa dal bicolor. Difatti,
per quanto riguarda il colore, credo che esistano tutti i passaggi
tra gli esemplari di dicolor interamente testacei e gli esemplari
oscuri suddetti. Però, se d’Orchymont a ragione unisce in una
sola specie l’agrigentinus e l’ater, egli ha torto se considera il
complesso suddetto specificamente identico al bicolor. Difatti detti
esemplari oscuri differiscono dagli esemplari a me noti del bicolor
per il corpo nettamente più convesso, più tondeggiante ai lati e
più ristretto alle due estremità. L’aedeagus è identico a quello
del quadripunctatus e differisce leggermente da quello del dico-
lor e del maculiapex per la minore lunghezza del lobo mediano,
il cui apice trasparente sporge appena dall’orlo apicale del tubo;
inoltre il lobo mediano è. privo della dilatazione, caratteristica del
bicolor.
Sarà compito dello specialista il fissare la posizione sistematica
di questa forma, che non può in alcun caso essere considerata
semplice sinonimo o varietà del bicolor.
(1) Con tutta probabilità rientra in questo gruppo anche il Salomonis J. Sahlberg,
(Ofvers. Finsk. Vet. Soc. Forh. XLII, 1900, p. 187) descritto di Palestina (Betlemme),
e forse altri ancora.
& (ORD RIA re
184 E. GRIDELLI
Cufra: Sebcha di Buema, giugno-luglio 1931, 4 esempl., leg.
Confalonieri; Sicilia: Carlontini, aprile 1912, una coppia di esem-
plari proveniente dalla coll. Fiori.
L’ ater Kuw. viene citato di Mesopotamia e d’ Egitto; l’agri-
gentinus Rottenb. di Sicilia e di Calabria (*).
Paracymus relaxus Rey
Paracymus relaxus Rey, Revue Entom. MI, 1884, p. 267.
Confalonieri raccolse nei laghi dell’ oasi di Es Zurgh e di El
Hauairi un notevole numero (diverse centinaia) di una specie di
Paracymus che presenta i seguenti caratteri:
Zampe testacee, coi femori quasi sempre oscuri, nero-bruni
coll’apice bruno-rossiccio (raramente testacei, leggermente info-
scati), coscie chiare, bruno-rossiccie; palpi mascellari testacei, col-
l'apice estremo dell’ultimo articolo annerito; antenne testacee,
colla clava più o meno infoscata. Parte dorsale del corpo nera,
con riflessi bronzei poco pronunciati di solito, ma talvolta molto
vivi. Mento leggermente convesso, costruito esattamente come nel-
Vaeneus, nettamente trasversale, lucido, con riflessi bronzei e
punteggiatura rada, più o meno limitata alla metà anteriore. Ca-
rena del mesosterno come nell’ aeneus, lamellare, elevata all’estre-
mità anteriore in dente cospicuo, colla punta rivolta leggermente
all’ indietro e prolungata da un piccolo ciuffo di peli, agglutinati
a guisa di pennello. Metasterno come nell’aeneus, con una larga
‘zona mediana lucida, allungata longitudinalmente, percorsa lungo
la linea mediana da un solco più o meno lungo. La zona tomen-
tosa dei femori anteriori si spinge oltre alla metà degli stessi,
quella dei temori medii si estingue prima della metà; femori po-
steriori senza zona tomentosa, lucidi, (come nell’ aeneus).
(1) Alcuni esemplari dell'Aspromonte (Calabria, leg. Paganetti) della coll. G. Muller
differiscono dagli esemplari siciliani (coi quali hanno in comune la forma del corpo,
la struttura dell’ aedeagus, ecc.) per il capo molto più oscuro, il labbro superiore
interamente nero in ambo i sessi, il secondo articolo dei palpi mascellari infoscato
nel mezzo e punteggiatura dei tegumenti dorsali più fina: subsp. calabricus mihi nov.
—— = er
SPEDIZIONE A CUFRA 185.
Tutti questi caratteri corrispondono a quelli offerti dall’ aeneus
(sensu Ganglbauer Kafer Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 241); ma il
corpo è un poco più stretto e più allungato che nell’ aeneus
(esemplari delle saline di Capodistria presso Trieste e delle Lagune
di Venezia), la punteggiatura dei tegumenti dorsali, e specialmente
di quelli delle elitre, è più fina e più rada, caratteri questi che
corrispondono a quelli indicati da Rey per il suo relaxus, de-
scritto di Biskra, e da d’ Orchymont (Bull. Soc. Ent. Egypt. 1927,
p. 6). Non so se si tratti di una specie propria, oppure di una
forma dell’aeneus, come crede d’ Orchymont.
Algeria (Biskra), Egitto (Alessandria, Tourah, teste d’Orchy-
mont.) — Ho esaminato nella coll. Dodero esemplari d'Egitto ed in
quella del Museo Civico di Genova esemplari di Tunisia (dintorni
di Tunisi, leg. Doria 1881) identici a quelli suddescritti di Cufra.
Gli esemplari suddetti non possono venir riferiti al relasus
Kuw. (Bestimm.-Tab. XIX, 1890 p. 65), di Egitto e Spagna
meridionale, perché, secondo detto autore, il suo relaxus
avrebbe la zona tomentosa dei femori anteriori molto più ridotta,
il mento fortemente trasversale, non punteggiato, le antenne
(clava compresa) concolori, testacee e le coscie oscure.
STAPHYLINIDAE
Lathrobium dividuum Erichs.
Lathrobium dividuum Ganglb., Kaf. Mitt.-Eur. II, 1895, p. 514.
Cufra: Sebcha Haret el Hafun, giugno 1931, un esemplare,
non sensibilmente diverso da quelli a me noti di località mediter-
ranee. i
Descritto di Sardegna. — Dintorni di Trieste: Valle d’Ospo,
saline di Capodistria, in terreni fangosi induriti, salmastri, sotto
‘croste di fango; Salona (Dalmazia, coll. G. Miller). — Fauvel
(Faune gallo-rhén., II, p. 348): Provenza, Sardegna, Corsica, Al-
geria, Cipro, Creta, Russia meridionale.
186 E. GRIDELLI
Falagria desertorum Fauy.
Oasi di Gialo, alcuni esemplari, raccolti da Confalonieri nel
1931 (determ. Pevyerimhoff). — Vanno pure riferiti a questa
specie gli esemplari raccolti da Confalonieri a Giarabub nel 1927
(teste Peyerimhoff). La naevula Er. sarebbe ben diversa e an-
drebbe radiata dal catalogo della fauna di Cirenaica. i
Specie propria del Sahara algerino e tunisino.
HISTERIDAE
per G. Miiller — Trieste
Hiister graecus Brullé,
Hister graecus Mars., Monogr. Hister. 1854, p. 429, tav. 9, fig. 103.
Hister graecus Schmidt, Bestimm.-Tab. 1885, p. 14.
Hister graecus Ganglb., Kafer. Mitt.Eur. III, 1899, p. 366.
Hister graecus Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 94.
Un esemplare raccolto a Es Zuetina dal Marchese Patrizi, nel
marzo 1931. Si tratta di una varietà del graecus, con punteg-
giatura minuta e densa su tutte le elitre e sul pronoto e con la
stria suturale lunga, protratta all’innanzi fino quasi alla base
delle elitre.
La specie è diffusa in molte parti della regione mediterranea
orientale e dell’ Africa settentrionale.
Saprinus (s. stv.) ornatus Er.
Saprinus ornatus Er., 1834 (ex typo in Mus. Berol.).
Saprinus ornatus Marseul, Monogr. Hister. 1855, p. 360, tav. 15, fig. 6
(nec ornatus Marseul, 1862).
Saprinus Osiris Marseul, Monogr. Hister. 1862, p. 440.
Un esemplare raccolto nell’ Oasi di Augila nell’ aprile 1931.
Africa settentrionale, Egitto, Arabia, Mesopotamia (coll. Hau-.
ser), Buchara (tipo di Erichson nel Museo di Berlino), Bajga-
kum (Glasunov).
SPEDIZIONE A CUFRA 187
Grazie alla cortesia del prof. Kuntzen del Museo di Ber-
lino ho esaminato l'esemplare tipico descritto da Erichson ed ho
constatato la perfetta identità dello stesso (proveniente da Buchara)
con gli esemplari della Cirenaica, Tripolitania ed Algeria. La spe-
cie nordafricana può adunque chiamarsi senz'altro ornatus Er.;
essa corrisponde anche all’ornatus Mars. 1855, che venne ribat-
tezzato da Marseul nel.1862 col nome di Osiris. L’ornatus Mars.
del 1862, di incerta provenienza (? Russia merid.), sembra invece
essere una specie diversa, che io tengo già da molti anni nella
mia collezione e che descriverò quanto prima.
Saprinus (s. str.) Pharao Mars.
Saprinus Pharao Mars., Monog. Hister. 1855, p. 399, tav. 17, fig. 38.
Saprinus Pharao Schmidt, Bestimm.-Tab. 1885, p. 26.
Oasi di Gialo, giugno-luglio, 7 es.; Es Sahabi, luglio, un es.
Grecia, Siria, Egitto, Cirenaica, Tripolitania.
Saprinus (s. sir.) semipunetatus Fabr.
Saprinus semipunctatus Mars., Monogr. Hister. 1855, p. 377, tav. 16, fig. 20.
Saprinus semipunctatus Schmidt, Bestimm.-Tab. 1885, p. 26.
Saprinus semipunctatus Ganglb., Kafer Mitt.-Eur. III, 1899, p. 383.
Oasi di Gialo, aprile, un es., maggio-giugno, 8 es., luglio, un
es. Specie circummediterranea.
Saprinus (s. str.) chalcites Illiger
Saprinus chalcites Schmidt, Bestimm.-Tab. 1885, p. 27.
Saprinus chalcites Mars., Mon. Hist. 1855, p. 445, tav. 18, fig. 71.
Saprinus chalcites Miller, Mem. Soc. Ent. Ital. 1931, p. 96.
Saprinus chalcites pars (exclus. angoranus) Bickh., Arch. Naturges. 1921,
De Wars
Oasi di Gialo, molti es., aprile-giugno; tra Es Sahabi e Gialo,
un es., marzo; Oasi di Augila, molti es., aprile; Cufra: El Giof,
un es., giugno; Es Sahabi, un es., luglio; Es Sahabi: Haseiat,
frequente, luglio; El Agheila, un es., luglio.
Tutti gli esemplari raccolti appartengono al vero chalcites ;
nessuno può venir riferito all’angoranus Bickh., specie molto
hà 7 PAT SIA TI, ee ee ee PIC
188 E. GRIDELLI
affine, ma secondo me assolutamente distinta dal chalcites (vedi
Mem. Soc. Ent. Ital. 1931, p. 96.
Regione mediterranea.
saprinus (s. s(7,) aecgyptiacus Mars.
Saprinus aegyptiacus Mars., Monogr. Hister. 1855, p. 455, tav. 18, fig. 78.
Un esemplare raccolto tra Es Sahabi e Gialo, marzo 1931.
Descritto dall'Egitto, d’onde ebbi in comunicazione un esemplare
dal Museo Civico di Genova. Trovasi anche in Cirenaica (Oasi di
Giarabub, vedi Gridelli Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 90)
ed in Tripolitania (Mizda). È sostituito in Algeria ed in Tunisia
dalla subsp. Solskyi Reiche (vedi Peyerimh., Ann. Soc. Ent.
France 1917, p. 138).
Saprinus (s. str.) gilvicornis Fr.
Saprinus gilvicornis Mars. Monogr. Hister. 1855, p. 456, tav. 17, fig. 79.
Subsp. Confalonierii G. Muller sbsp. nova — Tipo: Oasi di
Giarabub (Cirenaica), leg. Confalonieri (Mus. Civ. Genova). Altro
materiale: Es Sahabi, luglio 1981, frequente; Cufra, giugno 1931,
un es.
Già il collega Gridelli aveva osservato, studiando il materiale
dell'Oasi di Giarabub, che i Saprinus gilvicornis di quella lo-
calità differivano per certi caratteri dagli esemplari tunisini, che
egli aveva potuto confrontare nel Museo di Genova; per cui li vo-
leva descrivere originariamente come una specie a se. Senonchè
avendogli il Peyerimhoff fatto osservare la variabilità dei caratteri
differenziali riscontrati, il Gridelli rinunciò alla pubblicazione della
sua descrizione e citò gli esemplari di Giarabub semplicemente
come S. gilvicornis.
Io ho voluto riesaminare insieme agli esemplari di Cufra, an-
che quelli dell'Oasi di Giarabub, ed ho potuto esaminare anche
alcuni esemplari di Tunisia (Mus. Civ. Genova) uno d’ Egitto (loc.
class.; coll. mea) ed una bella serie di Buchara e della Transca-
spia (leg. Hauser, coll. mea). Alla scorta di questo materiale bene
assortito ed abbastanza copioso (36 esemplari) sono giunto alle
seguenti conclusioni :
SPEDIZIONE A CUPRA . 189
Il vero S. gilvicornis d’ Egitto trovasi pressochè identico an-
che in Tunisia (Tozeur e Nefta, leg. Abdul Kerim 1873) e così
pure nell’ Asia sud-occidentale (Buchara, Repetek, leg. Hauser);
Transcaspia, Dortkuju, leg. Hauser; Turchestan occid., Syr Darja).
Tutti questi esemplari hanno in comune una fossetta postoculare
bene marcata ed abbastanza profonda, situata negli angoli ante-
riori del pronoto; il pigidio è coperto di punti tondeggianti, fitti,
ma non confluenti in senso trasversale, la statura varia da 3,2
a 4,5 mm. La punteggiatura delle elitre varia alquanto; essa è
relativamente grossa nell’unico esemplare egiziano, più sottile
negli esemplari tunisini ed asiatici.
- È cosa strana che, tra la Tunisia e l’ Egitto, trovisi incuneata,
in Cirenaica, una forma ben diversa, subsp. Confalonierii m., la
quale, ad onta della variabilità di certi caratteri, presenta nel suo
complesso tali differenze dal vero gilvicornis, da non. potersi as-
solutamente considerare come identica; anzi essa, a prima vista,
fa l'impressione di una specie a se. Le differenze concernono an-
zitutto la mancanza totale, o quasi, della fossetta postoculare del
pronoto; poi la punteggiatura del pigidio, che è coperto di punti
tendenti a confluire nel senso trasversale, di modo che, in certe
posizioni, si vedono piuttosto delle piccole lineette trasversali, ar-
cuate, anzichè veri punti rotondi; le elitre sono un poco più al-
lungate e meno convesse sul dorso, con una leggera, ma carat-
teristica, impressione nel mezzo, d’ambo i lati della sutura; infine
la statura, che è in media maggiore (4-6 mm). La punteggiatura
ai lati del pronoto è sempre sottile, e nulla affatto rugosa; quella
delle elitre è invece relativamente forte ed estesa.
Questi caratteri sono particolarmente evidenti e costanti negli
esemplari dell’ Oasi di Giarabub, per cui ho designato questa loca-
lità come loc. class. della subsp. Confalonierii. Il carattere della
fossetta postoculare del pronoto è costante in tutta la serie di
Giarabub (13 esemplari); esso subisce una sola eccezione nella
serie di Es Sahabi, comprendente 8 esemplari, dei quali uno solo
ha la fossetta postoculare suddetta eccezionalmente più marcata.
Però anche in questo esemplare la punteggiatura del pigidio è
ben diversa da quella del vero gilvicornis, la statura è maggiore,
le elitre sono più piane, con la caratteristica fossetta presso la
metà della sutura.
190 E. GRIDELLI
Saprinus (Pholiowenus) rutilus Er.
Saprinus rutilus Mars., Monogr. Hister, 1855, p. 741.
Saprinus rutilus Peyerimh., Ann. Soc. Ent. France 1917, p. 139.
Pholioxenus rutilus Reichardt, Mitt. Zool. Mus. Berlin XVHI, 1932, pp.
28, 95.
Es Sahabi, Haseiat, luglio 1934, tre esemplari. Specie nuova
per la fauna della Cirenaica.
Specie nord-africana (Egitto, Cirenaica, Algeria). Reichardt
(1 c. p. 54) la considera specie eremica.
Observ. — I tre esemplari di Es Sahabi sono interessanti,
perchè dimostrano la variabilità di uno dei principali caratteri ri-
tenuti finora essenziali per la definizione delle specie, cioè la stria
subomerale esterna. Questa stria è definita come «integra» nella
diagnosi originale di Erichson (vedi Mars. Monogr. Hister. 1855,
p. 741); ed anche Reichardt, nel suo recente lavoro del 1932
(1. c.) contrappone il S. rutilus alle altre specie del gruppo Pho-
liowenus, per avere il rutilus la stria subomerale esterna «lang,
fast bis zur Basis der Fluigeldecken reichend».
Dei tre esemplari della Cirenaica uno solo possiede la stria
subomerale quasi integra, dalla base all’apice delle elitre; un
secondo ha la suddetta stria interrotta al callo omerale ed un
terzo la possiede distintamente abbreviata nel tratto basale, non
diversamente da quanto si osserva ad esempio nel Pholioxenus
Quedenfeldti. Resta però la differenza nella stria suturale, che
è sempre abbreviata anteriormente nel rwtilus, mentre essa è
unita ad arco colla quarta stria dorsale negli altri Pholiowenus.
Si aggiungano poi le altre differenze rispetto al Quedenfeldti, in
prima linea la punteggiatura delle elitre ben più debole e più
ridotta, la microscultura reticolare appena percettibile e le strie
dorsali quasi perfettamente liscie nel S. reéilus.
La statura degli esemplari di Cirenaica varia da 2 a 2,2 mm.
Il colorito è un bruno rossiccio, più scuro sul capo, sul disco del
pronoto e nella regione scutellare delle elitre. La stria frontale è
sottile, integra. La sutura meso-metasternale è sottilissima, quasi
invisibile, non punteggiata, e così pure il metasterno liscio, non
punteggiato dinanzi al margine posteriore. Le strie del prosterno
hanno il medesimo percorso come nel S. Schatamayri, cioè di-
SPEDIZIONE A CUFRA 191
stanziate alla base, fortemente ravvicinate nel tratto mediano;
però esse variano in lunghezza, essendo in due esemplari abbre-
viate circa alla metà del prosterno, mentre in un altro esse si
protendono all’innanzi almeno fino alla terza parte apicale.
Saprinus (Hypocacculus) biskrensis Mars.
Hypocacculus biskrensis Reichardt, Mitteil. Zool. Mus. Berlin, vol. 18, 1932,
pp. 33, 98.
Saprinus praecox partim, Schmidt, Berl. Entom. Zeitschr. XXIX, 1885,
Deol
Oasi di Gialo, giugno 1931, tre esemplari.
Specie estremamente affine al praecox. Reichardt la indica
dell'Algeria e del Turkestan. Io posseggo parecchi esemplari della
Grecia, Naxos, Creta, Turkesta e Mesrane (Tunisia), i quali
collimano con un biskrensis gentilmente inviatomi dal collega
Peyerimbhoff.
Gnathoneus species
Gnathoncus punctulatus Ganglb., Kafer Mitt.-Eur. III, 1899, p. 380.
Gnathoncus rotundatus Reitt., Entom. Nachrichten 1896, p. 306.
Gnathoncus Schmidt Reitt., Wien. Entom. Zeit. 1904, p. 35.
Oasi di Gialo, maggio 1931, un es., leg. Confalonieri; Tobruk,
marzo, leg. G. C. Kriiger. — L’ esemplare di Gialo collima coi
miei esemplari di Krilo, presso Spalato (Dalmazia). Quello di
Tobruk è più piccolo, colla punteggiatura del pigidio più sottile.
Data l'incertezza che regna nella sistematica del genere
Gnathoncus, è impossibile, per ora, dare una determinazione
esatta. Converrà fare una revisione critica del genere, alla scorta
di un ricco materiale e di tutti i tipi originali.
CANTHARIDAE
Callotroglops basipictus Peyerh.
Due esemplari (9 ©) raccolti a Cufra (El Tallab) da Confalonieri
il giorno 17 giugno 1931, gentilmente determinati da Peyerimhoff.
Descritta e nota finora del Sahara centrale; Haut Igharghar :
1992 E. GRIDELLI
oued Ensiguelmamem, oued Tameskassent, Timenain, aprile, su
Tamarix aphylla L., nonchè del Tassili occidentale: Tin-Tahart
(vedi Peyerimhoff Bull. Soc. Ent. France 1929, p. 107 e Coléopt.
Hoggar 1931, p. 44).
Zygia oblonga F.
Diversi esemplari, raccolti a Cufra: El Giof, maggio-giugno
1981 e nell’ oasi di Gialo: luglio 1931; essi corrispondono esat-
tamente all’ esemplare determinato da Pic, proveniente da Bengasi
(vedi Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 107). —
Corpo giallo-rossiccio, ad eccezione delle elitre, che sono di color
bleu o verde metallico oscuro, del capo, il quale è verde metallico
fino all'altezza dell’ orlo anteriore degli occhi e dell’ apice delle
antenne (i due ultimi articoli e la parte dilatata a triangolo dei
due penultimi sono fortemente infoscati, neri).
CLERIDAE
Necrobia rufipes De Geer
Necrobia rufipes Reitt., Verh. naturf. Ver. Briinn XXXII, 1893, p. 85.
Necrobia pilifera Reitt., Verh. naturf. Ver. Brinn. XXXII, 1893, p. 85.
Es Sahabi, tre es., luglio; oasi di Gialo, 10 es., giugno:
forma tipica e var. pilifera.
ELATERIDAE
Agrypnus notodonta Latr.
Agrypnus notodonta Cand., Monogr. Elater. I, 1857, p. 25, 28.
Cufra, giugno 1931, 2 es. e 21 luglio 1931, 1 es.; El Giof,
maggio 1931, 4 es., identici a uno della collezione Ravasini
(Trieste) d’ Algeria: Ghardaia, maggio 1897, Dr. Chobaut. Osservo
una certa variabilità nella densità della punteggiatura degli inter-
valli delle elitre.
Peyerimhoff (Miss. Scient. Hoggar 1931, p. 66) cita la specie
allo stato larvale dell’ Hoggar nel legno di Ficus carica ed
SPEDIZIONE A CUPRA 193
indica quale area di diffusione il Basso e l’ Alto Egitto, tutta
l’ Africa intertropicale (Senegal, Sudan, Abissinia). Rappresentata
anche in Sicilia da una forma relitta (oppure importata ?) :
hymerensis Rag.
Drasterius figuratus Germ.
Drasterius figuratus Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 111.
Cufra: Sebcha di Buema, un esemplare, maggio 1931, pas-
saggio tra la forma tipica oscura e la var. biskrensis.
Persia, Mesopotamia, Siria, Egitto, Cirenaica; Sahara algerino
e tunisino (teste Peyerimhoff, Miss. Scient. Hoggar, Coléopt.
1931, p. 66).
Cardiophorus Kriigeri Pic
Cardiophorus Krigeri Pic. Boll. Soc. Ent. Ital. 1928, p. 104.
Due esemplari raccolti nell’ oasi di Gialo, nell’ aprile 1931,
perfettamente corrispondenti alla descrizione originale. Confrontati
coll’ esemplare della serie tipica conservato nelle collezioni del
Museo Civico di Genova uno di essi risultò identico allo stesso,
nell’ altro il pronoto è più arrotondato ai lati e quindi più largo,
nonchè più convesso sul disco.
Descritto di Giarabub (Kruger). Corpo giallo.
BUPRESTIDAE
Acmaeodera polita Klug
Buprestis polita Klug, Symbolae Phys. I, 1829, n. 7, pl. 1, fig. 7.
Acmaeodera (Piychomus) polita Théry, Mém. Soc. Science. Nat. Maroc
XIX, 1928, p. 142.
Corpo verde dorato. Visto di profilo esso appare come bru-
scamente piegato in corrispondenza alla parte basale delle elitre.
La punteggiatura del pronoto è grossa e densa (i punti della
zona centrale sono isolati) ; essa è molto più densa ai lati, dove
è rugosa, a punti allungati nel senso trasversale. Tre fossette
alla base del pronoto; la mediana si prolunga anteriormente in
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat., Vol. LVI (24 Aprile 1933). 13
ae
Hee oA IONI RO ARSA ICARO Se SEI
“x
194 E. GRIDELLI
un debole solco longitudinale; mancano zone liscie. Gli angoli
posteriori, visti lateralmente, sporgono un buon tratto oltre alla
base delle elitre e sono un poco maggiori di 90° e non molto
arrotondati all’ apice. Elitre senza rilievi costiformi, intervalli
esterni rugosi; gli interni con una serie irregolare mediana di
punti fini, alla base lucidi e quasi privi di punteggiatura. Denti-
colazione del margine posteriore bene marcata. Pubescenza bianca,
rada e corta, ma bene evidente.
Specie non ancora nota di Cirenaica, della quale Confalonieri
ebbe occasione di raccogliere tre esemplari a Gialo, nel maggio
1931 (uno intero e due detriti).
Egitto (Loc. class. Ambukohl), Arabia, Berbera, Dongola,
Tomboctou, Senegal.
La sancta, della quale ho esaminato due esemplari nelle colle-
zioni del Museo Civico di Genova (Egitto e Hedjaz) è di statura
maggiore (mm. 12,5), il corpo è più attenuato posteriormente,
la scultura delle elitre è ben più profonda, gli intervalli sono
più convessi, la punteggiatura del pronoto è più grossa ma
notevolmente più rada, tanto sul disco che ai lati, dove si nota
una piccola area priva di punti, situata dietro all’ occhio, la
punteggiatura del capo è pure più grossa e più rada e finalmente
la depressione sulciforme mediana del capo e del pronoto è note-
volmente più profonda e più appariscente.
La polita è invece molto simile all’ aurifera C. G., almeno
al confronto con un esemplare di questa specie determinato da
Hoschek (Indie orient., Mus. Civ. Genova), ma le elitre dell’aurifera
sono ornate sulla parte declive da una macchia trasversale azzurra
molto estesa in larghezza, verdi sul dorso e più o meno dorate
ai lati, in corrispondenza alla fascia azzurra suddetta; la punteg-
giatura del pronoto ai lati è più grossa e meno densa. Nel resto
trovo tra gli esemplari suddetti una corrispondenza tanto evidente
che si potrebbe meglio qualificare quale identità.
Buprestis hilaris Klug
Buprestis hilaris Klug, Simbolae Phys. 1829, n. 3, pl. II, fig. 9.
Buprestis hilaris Théry, Mém. Soc. Science. Nat. Maroc XIX, 1928, p. 270.
Altra specie non ancora nota di Cirenaica, della quale Confa-
lonieri raccolse un esemplare a Cufra: Buema, giugno 1931,
rt Rai ce a RAT
SPEDIZIONE A CUFRA 195
maschio. Sul dorso domina il colore giallo, parte inferiore quasi
totalmente gialla; la colorazione nera è limitata alle suture dei
varii pezzi che formano la parte inferiore, ad una piccola macchia
nera sulla parte ripiegata del pronoto nonchè a piccole macchie
nere sui lati di ciascun sternite addominale. Apice delle elitre
troncato debolmente ed un poco obliquamente, senza angolosità
evidenti agli angoli della troncatura.
Descritta di Egitto. — Africa settentrionale (compreso il
Sahara), Spagna meridionale.
Ho avuto occasione di confrontare |’ esemplare suddetto con
uno d’ Egitto (coll. Mus. Civ. Genova), determinato a suo tempo
da Théry. I due esemplari presentano alcune differenze, che però
non mi sembrano tanto grandi da rendere incerta la determina-
zione e precisamente quello di Cufra ha il corpo più grande e
proporzionalmente più largo, meno convesso, le elitre hanno gli
intervalli meno convessi e meno lucidi; anche il pronoto è meno
lucido. Nella hilaris d’ Egitto la superficie del pronoto tra i punti
appare liscia, quella degli intervalli delle elitre presenta una
microscultura appena visibile, se esaminate con una comune lente
da ingrandimento (35 x). Nella hélaris di Cufra invece tanto la
superficie del pronoto che quella delle elitre hanno una micro-
scultura bene marcata e bene visibile a 35 x, che le rende note-
volmente meno lucide.
Melanophila cuspidata Klug
Buprestis cuspidata Klug, Symbolae Phys. 1829, n. 34, pl. III, fig. 8.
Melanophila cuspidata Théry, Mém. Soc. Scienc. Nat. Maroc, XIX, 1928,
p. 299, 302.
Due esemplari raccolti a Agedabia ed a Es Sahabi nel luglio
1951. Citata di Bengasi da Théry (I. c. p. 303). Indicata con
dubbio da Bengasi da Zanon (1922).
Africa settentrionale, Senegal, (Gestroi Obenb.), Mediterraneo,
Transcaucasia, Transcaspio.
DERMESTIDAE
Dermestes vulpinus F.
Dermestes vulpinus Ganglb., Kafer Mitt—Eur. IV, 1904, p. 13.
Un solo individuo raccolto nell’ oasi di Gialo nel mese di luglio.
196 E. GRIDELLI
Dermestes Frischi Kug.
Dermestes Frischi Ganglb., Kiifer Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 14.
Molti esemplari di Gialo, aprile. Secondo Patrizi (Rivista
Municipale «Genova» X, 1931) i Dermestes pullulano in pieno
deserto (85 km. a sud di Gialo) sotto alle carogne dei camelli.
Attagenus piceus Ol.
Attagenus piceus Ganglb., Kafer Mitt.-Eur. IV, 1904, p. 24.
Cufra: Sebcha di Buema, una femmina; El Agheila, un maschio
(forma tipica).
Attagenus simplex Reitt.
Attagenus simplex Reitt., Bestimm.-Tab. II, II Aufl., 1886, p. 51.
Credo di poter riferire a questa specie un esemplare, in cattivo
stato di conservazione ed in gran parte deflorato, raccolto a Cufra:
Sebcha di Buema, giugno 1931. Lobo scutellare del pronoto
arrotondato all’ apice.
Pronoto oscuro, quasi nero; la sua pubescenza, e quella delle
elitre, è dello stesso colore, ma notevolmence più lunga di quella
del sericeus già noto di Cirenaica : oasi di Augila (vedi Gridelli,
Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 122).
A suo tempo (vedi l. c.) avevo confrontato |’ esemplare di
Augila con esemplari di Roma ed ora ho confrontato quello
di Cufra con esemplari raccolti nei dintorni di Roma da Luigioni
(in coll. Ravasini). Certamente detti esemplari corrispondono molto
bene, ma tuttavia non sono identici, ma è ben difficile giudicare
il valore di piccole differenze mediante !o studio di pochi esem-
plari. Ancora oggi sono convinto dell’ esattezza della determinazione
di Dodero (vedi Gridelli, 1. c.) ma è opportuno notare che nel
Catalogo Junk il sericeus Guér. (Icon. Régn. anim. Ins. 1829,
p. 65; descritto d’ Egitto) figura quale specie a sé, diversa dal
lobatus Rosenh. (= sericeus Reitt.). Non è quindi escluso che
sericeus Guér. sia la stessa cosa di simplex Reitt., anzichè di
lobatus Rosenh. come ammette Reitter, oppure che sericeus
Guér. sia la forma di Cirenaica da me indicata come simplex
Reitt.
Tana N N n 4
pad Tact -
x r
SPEDIZIONE A CUFRA 197
Attagenus sericeus Reitt,
Attagenus sericeus Reitt., Bestimm.—Tab. Ill, Il Aufl., 1886, p. 51.
Capo, pronoto ed elitre concolori, giallo-bruni; pronoto con
lobo scutellare molto sporgente, nettamente limitato, troncato
all’ apice. La pubescenza cortissima ed aderente al corpo dà allo
stesso un aspetto sericeo, dorato.
Oltre all’ esemplare di Bengasi, già da me citato (Ann. Mus.
Civ. Genova LIV, 1930, p. 121) ne conosco un secondo, raccolto
pure a Bengasi dal prof. Zavattari nell’ agosto 1929.
Attagenus cinnamomeus Roth
Attagenus unifasciatus Fairm., Ann. Soc, Ent. France 1860, p. 168.
Megatoma cinnamomea Reitt. Bestimm.-Tab. II, Il Aufl., 1886, p. 50.
Oasi di Gialo, un esemplare, maggio 1931.
Vidi pure un esemplare del Sahara algerino (Ghardaia) in
coll. Dodero.
Telopes uniformis Reitt.
Telopes uniformis Reitt., Bestimm.-Tab. III, II Aufl., 1886, p. 52.
Corpo nero; elitre giallo-brune ; zampe ed antenne testacee.
Pubescenza generale chiara, giallo dorata, più abbondante sulla
parte inferiore, densa sul dorso, dove è coricata, abbastanza lunga,
non sericea, molto simile a quella dell’Attagenus simplex Reitt.,
un po’ addensata alla base del pronoto, il quale ha l’orlo laterale
ornato da una frangia di lunghi peli, diretti inferiormente e
all’ indietro. Lobo scutellare del pronoto troncato all’ apice. Alcuni
degli esemplari sono mutilati delle antenne, in altri la clava è
normale (9 9). i
Molto simile all’ Attagenus sericeus Reitt, ma se ne distingue
agevolmente per la frangia di peli che orna il lato del pronoto,
il lobo scutellare dello stesso pure troncato all’ apice, ma piu
largo e meno pronunciato, il pronoto nero, di forma ben diversa,
a lati meno convergenti anteriormente e meno arrotondati (a
visione dorsale la sua forma è nettamente trapezoidale); inoltre
il corpo è più corto e più largo con pubescenza evidentemente
più lunga.
198 E. GRIDELLI
LI
E pure molto simile al simplex Reitt., col quale ha in
comune la pubescenza della superficie dorsale ed il colore del
pronoto (nero), però oltre che per la frangia di peli del lato del
pronoto e la forma e le dimensioni dello stesso, se ne distingue
per il lobo scutellare del pronoto troncato all’ apice ed il corpo
molto più corto e più largo. Lungh. : 3,2 - 4,2 mm.
Oasi di Augila e di Gialo, aprile 1931.
Specie a me nota finora d’ Algeria e di Tripolitania.
Phradonoma nobile Reitt.
Due esemplari, raccolti in una località non precisata dell’ arci-
pelago di Cufra, il giorno 1 giugno 1931.
La larghezza del mesosterno, il quale è solcato lungo la linea
mediana, onde ricoverare |’ apice del prosterno, la presenza di
fossette antennali e la punteggiatura densa del pronoto permettono
di assegnare i due esemplari al genere 7rogoderma (Reitt.,
Bestimm.-Tab. II, II Aufi., 1886, p. 41). Antenne con clava di
tre articoli. Corpo inferiormente bruno oscuro, superiormente
bruno rossiccio. Pubescenza generale chiara, giallo-bruna ; elitre
con pubescenza biancastra formante tre fascie trasversali più o
meno distinte; in un esemplare la loro superficie è concolore,
nell’ altro sono presenti macchie brune, tondeggianti, indecise,
poste negli intervalli tra le fascie a pubescenza bianca.
Si tratta certamente della nodéle Reitt. e con tutta probabilità
della forma determinata a suo tempo da Pic come var. trizo-
natum Fairm., raccolta a Giarabub da Krùger (vedi Ann. Mus.
Civ. Genova LIV, 1930, p. 123).
CUCUJIDAE
Laemophloeus (s. str.) spec. nov. ?
Il clipeo è separato dalla fronte mediante una sutura bene
evidente, visibile in forma di una linea trasversale impressa; il
suo orlo anteriore è debolmente concavo in tutta la sua larghezza.
Questi caratteri permettono di assegnare l'esemplare senza alcun
dubbio ai Laemophloeus s. str.
re ps © =a sca e, re ae Preto ee
SPEDIZIONE A CUFRA 199
Il corpo, le antenne, i palpi e le zampe sono concolori, testa-
cei, il che unito alla piccola statura, alla forma del corpo, al
pronoto non cordiforme, ecc. potrebbe causare uno scambio col
testaceus (F.) Ganglb. (Kafer Mitt.-Eur. III, 1899, p. 608) al
quale difatti la specie in questione è molto affine e simile. Se ne
distingue però a prima vista per il pronoto evidentemente più
stretto e più lungo (come nel testaceus a lati subrettilinei, de-
bolmente convergenti in tutta la loro lunghezza, non sinuati presso
alla base), quadrato, non più largo che lungo, con angoli anteriori
a vertice vivo, ma non preceduto da quella rientranza del lato
così evidente e caratteristica del festaceus.
L’esemplare raccolto a Cufra, nel giugno non può venir rife-
rito a nessuna delle specie note della fauna paleartica, ma non
oso denominarlo, perchè potrebbe trattarsi d’una specie tropicale
africana, a me ignota.
PHALACRIDAE
Litochroides Sharpi Guilleb.
Litochroides Sharpi Guilleb., Rev. Entom. 1892, p. 187.
Litochroides Sharpî Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 134.
Oasi di Gialo, 8 es., giugno-luglio.
Palestina, Sinai, Arabia, Egitto, Cirenaica, Sahara algerino e
tunisino (vedi Peyerimh. Abeille XXXI, p. 19, nel quale lavoro
è pure motivata la complicata sinonimia della specie). — Dunque
specie tipicamente eremica, come avevo già supposto nel 1930.
LATHRIDIIDAE
Holoparamecus Bertouti Aubé
Holoparamecus (Tomyrium) Bertouti Ganglb., Kaf. Mitt. Eur. II, 1899, p. 815,
Specie nuova per la fauna della Cirenaica, della quale Con-
falonieri raccolse una dozzina di esemplari a Bengasi, sulla spiag-
gia della Giuliana, nel marzo 1931. Un esemplare venne pure
trovato nell’interno, tra Es Sahabi e Gialo, nello stesso mese,
almeno a giudicare dal cartellino di localita che lo accompagna.
200 ; E. GRIDELLI
Vive alla spiaggia del mare, sotto ai detriti e alghe e venne
segnalata (Ganglb. 1. e.) delle coste mediterranee della Francia e
della Sardegna, nonchè di Danimarca (Copenaghen; esemplari im-
portati). Vidi numerosi esemplari di Sardegna (Cagliari e S. An-
tioco) nella collezione Dodero, al quale devo la determinazione
degli individui di Cirenaica.
LYCTIDAE
Lyctus brunneus Steph.
Pronoto depresso lungo la linea mediana; alla base, anterior-
mente allo scudetto corre nella depressione un leggero e corto
rilievo longitudinale lucido, percorso a sua volta da un finissimo
solco ; la punteggiatura del pronoto non è rugosa, bensi piuttosto
fina e spaziata sul disco, più o meno lucida. Femori posteriori
normali, gli altri un po’ ingrossati, gli anteriori in grado mag-
giore dei medii.
Si tratta indubbiamente di piccoli esemplari del brunneus,
come ho potuto stabilire mediante confronto con esemplari di
questa specie della coll. Dodero, che però non si determinano
come tali mediante la tabella di Reitter (Bestimm.-Tab. I, II Auff.
1885, p. 42, 43) sia perchè l’ingrossamento dei femori anteriori
non è molto notevole, sia perchè non è evidente il solco trasver-
sale lungo l’orlo basale del pronoto (che manca in tutti gli esem-
plari e con tutta probabilità è dato dalla parte mediana dell’ orlo
basale, che prende parte alla zona depressa mediana del pronoto,
più o meno sulciforme o semplicemente appiattita a seconda degli
esemplari).
Cirenaica: Oasi di Gialo, aprile 1931.
BOSTRYCHIDAE
lèîhizopertha dominica F.
Rhizopertha domintca Lesne, Ann. Soc. Ent. France 1897, p. 332.
Es Sahabi, un es., luglio; Agedabia, un es., luglio.
SPEDIZIONE A CUFRA 201
Bostrychoplites Zicleli Mars.
Bostrychoplites Zickeli Lesne, Ann. Soc. Ent. France 1898, p. 570.
Oasi di Gialo, tre es., giugno; tra Es Sahabi e Gialo, un es.,
maggio. —
Enneadesmus trispinosus Ol.
Enneadesmus trispinosus Lesne, Abeille XXX, 1902, p. 106.
Oasi di Gialo, un es., luglio; Oasi di Augila, due es., aprile.
Specie finora non nota con certezza di Cirenaica.
Sahara algerino e tunisino, Basso Egitto, Mesopotamia, nonché
segnalata della Francia meridionale, Corsica e Spagna. — Tutte
le specie del genere appartengono alla fauna eremica e quindi
la presenza del ¢rispinosus in singole località d’ Europa è dovuta
forse al commercio. — Vedi interessanti notizie biologiche in Le-
emer (ience pe 10S):
Phonapate frontalis uneinata Karsch
Phonapate frontalis uncinata Lesne, Abeille XXX, 1902, p. 123.
Oasi di Gialo, tre 709 e due 9 9; maggio; un esemplare
immaturo venne trovato nel mese di aprile.
PTINIDAE
Gibbium scotias F.
Un solo esemplare, raccolto nel marzo, tra Es Sahabi e Gialo.
Mezium affine Boield.
Mezium affine Boield., Ann. Soc. Ent. France 1856, p. 674.
Mezium hirtipenne Reiche, Ann. Soc. Ent. France 1864, p. 241.
Mezium affine Muls. & Rey, Hist. Nat. Col. France, Gibbicolles, 1868, p. 214.
Mezium hirtipenne Desbr., Bull. Soc. Ent. France 1875, p. CXXXIX.
Mezium affine Fauv. Revue Ent. II, 1883, p. 308, 309.
Mezium affine Reitt., Bestimm.-Tab. XI, 1884, p. 2.
La superficie del pronoto, previo raschiamento del tomento che
la ricopre, appare uniformemente convessa, assolutamente priva
PV SR PI PRON eh EN A ne
. , Ba VIa
Ù IRE RESA NI ETERO SERATA
: mei ; Sign
202 E. GRIDELLI
di carene e di solchi, resa opaca da una scultura densissima, gra-
nulosa. Essa è completamente rivestita da un tomento giallo pal-
lido, d'aspetto terroso o gommoso, in parte coricato, in parte ri-
levato e addensato; la superficie del tomento è ineguale e si pre-
senta come percorsa da due carene (') mediane, che corrono dalla
base all’apice, parallele, separate da un profondo solco mediano,
e due rilievi allungati, uno da ciascun lato, che si estingono pri-
ma dell’orlo apicale, separati da un solco dal rispettivo rilievo
mediano; si formano così quattro rilievi longitudinali e tre solchi.
Anteriormente, lungo l’orlo apicale, corre un rilievo che unisce
gli apici delle due carene mediane e prosegue lungo l’orlo laterale,
senza fondersi coi rilievi laterali longitudinali. Posteriormente si
nota un sottile solco trasversale, che sembra separare dalla super-
ficie del pronoto un orlo basale rilevato, continuo, non frammen-
tato in parti distinte; in realtà tale orlo appartiene alle elitre e
rappresenta un sottile collare di tomento che ne orla l'orlo ba-
sale (2).
Elitre di colore variabile, da giallo-bruno a bruno, mai nere;
colla sutura non rilevata in carena, leggermente infossata alla
base. Negli esemplari freschi esse presentano su tutta la super-
ficie una pubescenza rada, formata da lunghi peli eretti, ciascuno
perpendicolare alla superficie, e quindi tra loro divergenti; su
tali esemplari è fondata la cosidetta var. hirtipenne Reiche. In
esemplari più o meno deflorati i peli possono rompersi in modo
da essere molto più corti, o rompersi del tutto, fino a sparire
quasi completamente (si ottiene così la forma tipica degli autori).
In tutti i casi però alcuni peli si conservano nelle zone periferi-
che più riparate, specialmente nella regione scutellare, ove con-
servano più o meno la primitiva lunghezza.
Antenne corte e grosse, con tomento aderente copioso e denso,
simile per aspetto e colore a quello del capo e del pronoto; il
terzo articolo è corto, circa una volta e mezza più lungo che
largo.
(1) È molto probabile che anche nelle altre specie le carene ed i solchi della su-
perficie del pronoto non esistano e sieno dovuti al tomento, agglutinato in vario
modo. Strano che nessun autore, almeno per quanto io sappia, abbia osservato
quanto sopra, esaminando il pronoto dopo d’aver eliminato il tomento.
(?) Fatto questo osservato e notato da Mulsant & Rey. (1. c.p. 243) ma dimenticato
da tutti gli autori. Staccando il pronoto dalle elitre l’orlo suddetto rimane aderente
alle stesse. .
SPEDIZIONE A CUFRA 203
Per quanto riguarda gli altri caratteri vedi la descrizione det-
tagliata compilata da Mulsant e Rey (1. c.).
Cirenaica: Oasi di Giarabub (Gridelli, Ann. Mus, Civ. Genova
LIV, 1930, p. 161), deserto libico fra Gialo e Cufra, V, 1931, 1
es. Vidi inoltre esemplari di Trieste e dintorni (leg. Ravasini,
Mayer, Muller), dell’ Istria (Pola), di Piemonte (Casale Monfer-
rato, leg. Capra), di Liguria (Genova, leg. Dodero, Bensa, Capra),
d’Algeria (Batna; in coll. Dodero) e d'Egitto (Cairo, leg. Steuer).
Di solito nelle case e nei magazzini; non mancano però esemplari
presi in aperta campagna: Monte Castellaro, nel Carso di Trieste,
leg. Ravasini.
Ho pure veduto alcuni esemplari d’ Inghilterra (Lewes), di
Toscana (Pisa), delle Marche (Falconara), di Sicilia (Palermo) della
collezione Luigioni, nonché qualche esemplare di Pisa raccolto da
Straneo.
Mezium affine var.’ aut affine 7? — In molte località si
trova, mista all’affine tipico, una forma notevolmente diversa.
Essa è di statura in media maggiore, le antenne sono più lunghe
e più sottili, con tomento meno sviluppato, coi singoli articoli
molto più sottili ed allungati, particolarmente il terzo, il quale è
almeno due volte più lungo che largo, ed infine il tomento che
ricopre la superficie del pronoto è meno agglutinato, più sciolto,
lanoso, più o meno eretto, e la sua superficie non presenta carene
e solchi, bensi una leggera scriminatura lungo la linea mediana.
La pubescenza eretta delle elitre è perfettamente simile a quella
dell’ affine, integra in esemplari freschi, assente in esemplari male
conservati. Singoli esemplari presentano traccie più o meno evi-
denti di carene e solchi sulla superficie tomentosa del pronoto e
per questo riguardo sono un po’ intermedii tra le due forme.
La forma ad antenne lunghe sembra trovarsi ovunque, mista
a quella ad antenne corte, ma nelle singole località sembra pre-
dominare ora l’una ora l’altra.
Nelle oasi di Augila e Gialo essa predomina in modo assoluto;
tra i molti esemplari raccolti uno solo ha le antenne corte; lo stesso
sembra verificarsi in Toscana (Pisa) dove su dodici esemplari
raccolti da Straneo soltanto due hanno le antenne corte. A Trie-
ste invece si trova quasi esclusivamente la forma piccola ad an-
tenne corte; tra alcune diecine di esemplari soltanto due hanno
le antenne lunghe ed il pronoto senza carene e solchi. — Vidi
204 E. GRIDELLI
poi un esemplare di Tunisia (Tozeur, leg. Abdul Kerim 20, V.
1873, in coll. Mus. Civ. Genova, mutilato delle antenne, ma col
pronoto identico a quelli di Augila e Gialo.
Ho tentato di separare i due sessi mediante l’estrazione del-
l'organo copulatore, dato che non mi sono noti caratteri sessuali
secondarii. L'operazione è difficile e porta quasi sempre a lesioni
gravi dell'esemplare. Tutti gli esemplari ad antenne corte (quat-
tro) sezionati, tanto grandi che piccoli, risultarono di sesso fem-
minile; un esemplare ad antenne lunghe di sesso maschile. Sembra
dunque che la forma ad antenne lunghe sia il © dell’ affine,
però ciò deve trovare ulteriore conferma dall’ esame di numerosi
esemplari, esame che io non sono in grado di fare, non potendo
rovinare esemplari preziosi che non mi appartengono.
Non credo che la forma ad antenne lunghe sia specificamente
diversa dall’ affine. Le altre specie (') sono tutte molto diverse
dall’affine e fra loro e sarebbe strano che soltanto questa fosse
distinta unicamente dalla struttura delle antenne. — È pure pro-
babile che essa sia stata notata da Fauvel (1883) almeno a giu-
dicare dalla descrizione del tomento del pronoto del suo affine.
Il complesso specifico suddescritto è diffuso in tutta la regione
(') Sarà forse opportuno riassumere in una tavola dicotomica i caratteri che
permettono di distinguere le specie note finora della regione paleartica:
1. Orlo basale tomentoso delle elitre integro . c A È eee:
— Orlo basale tomentoso delle elitre nettamente gno È . fe ade 8}
2. Antenne grosse, col terzo articolo una volta e mezza più lungo che largo:
pronoto colla superficie coperta di un tomento incrostante, apparentemente
percorsa da carene e solchi. affine
— Antenne lunghe e sottili, col terzo articolo almeno due volte più lungo che
largo. Superficie del pronoto coperta da tomento feltrato, sciolto, priva di
carene e solchi. affine var. aut <j
3. Orlo basale tomentoso delle elitre diviso in quattro segmenti; due me-
diani più lunghi (smarginati all’apice) e due laterali più corti, appuntiti.
Elitre nere, incontrantesi a tetto lungo la sutura, anche nella zona scu-
tellare; esse possono essere quasi completamente glabre, ma presentano
pochissimi peli eretti alla base, presso allo scudetto oppure tutte irte di
peli, come nell’ affine, a seconda della freschezza dell’ esemplare. — Specie
diffusa nelle Due Americhe, Nuova Caledonia, Tangeri, e Grecia, della
quale vidi alcuni esemplari in coll. Luigioni e Dodero, raccolti tra le fo-
glie secche di tabacco nei depositi delle Privative di Scafati (Campania).
americanum
— Orlo basale tomentoso delle elitre diviso in sei segmenti, dei quali i due
mediani sono piccoli, allungati longitudinalmente, sporgenti sulle elitre,
mentre gli altri sono più grandi, allungati trasversalmente. Pronoto molto
più lungo che largo, con quattro carene molto elevate, convergenti ante-
riormente. Capo Verde, Mediterraneo, America Centrale. Ex Reitter, Be-
stimm.-Tab. XI, 1884. sulcatum F.
VE ae RC PRI ay SII PSI de INIL TOR I NT POI
SPEDIZIONE A CUFRA 205
mediterranea, l'Europa media e l’mghilterra. La località classica
donde venne descritto è Trieste.
ANTHICIDAE
Anthicus Goebeli Laf.
Anthicus Goebeli Mars., Abeille XVII, 1879, p. 124.
Cufra (senza indicazione dettagliata), pochi esemplari; giugno.
Anthieus erinitus Laf.
Anthicus crinitus Mars., Abeille XVII, 1879, p. 147.
Oasi di Gialo, maggio, plur.; Agedabia, luglio, pochi esemplari.
Elitre bicolori: una larga fascia basale giallo-rossiccia, occupante
il terzo basale circa, il resto nero con una macchia tondeggiante
suturale più o meno estesa, inclusa nella zona nera e comunicante
lungo la sutura colla fascia chiara basale. Spesso la macchia
suddetta s’ impicciolisce ; talvolta scompare ed allora la fascia
basale chiara presenta una dilatazione angolosa suturale. Pube-
scenza semplice, lunga, rada, obliqua, chiara.
Anthieus hamiceornis Mars.
Anthicus hamicornis Chob., Bull. Soc. Ent. France 1894, p. 229.
Anthicus Bedeli Pic, Bull. Soc. Ent. France LXI, 1892 (1893), p. 197.
Raccolto in discreto numero sulle rive delle sebche di El Giof
e di Haret el Hafun (Cufra); maggio-giugno. Già noto di Cirenaica:
Gariunes, leg. Zanon (vedi Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova LIV,
1930, p. 169).
Nero; con una larga fascia basale chiara, bruno-giallastra (la
base stessa è infoscata, bruna); antenne, palpi e zampe testacei,
femori neri. Pubescenza doppia. Primo articolo delle antenne
ingrossato, munito al lato interno di una grande sporgenza
dentiforme triangolare, la cui base occupa gran parte del lato
dell’ articolo; detto dente è presente ed egualmente sviluppato
in tutti gli esemplari esaminati. Nel terzo apicale la sutura
206 E. GRIDELLI
presenta un tratto rilevato, seguito d’ambo i lati da un leggero
solco della superficie elitrale ; il rilievo ed i due solchi spesso
sono attenuati e talvolta obliterati (vedi Chobaut, 1. c.)
Descritto da Fairmaire (Ann. Mus. Civ. Genova 1880, p. 418)
e ridescritto, in modo incompleto, da Pic, col nome di Bedeti.
Spetta a Chobaut il merito di avere stabilito la sinonimia suddetta
e di avere indicato alcuni caratteri, omessi dagli autori, che ritrovo
tutti negli esemplari di Cufra. Nel Catalogo Junk Pie considera
il Bedeli quale varietà dell’ hamicornis, però a mio modo di
vedere il Bedeli non rappresenta altro che un semplice sinonimo
di questa specie.
Terreni salati della Tunisia e dell’ Algeria, tanto marini quanto
dei laghi degli hauts plateaux che degli chotts della regione
sahariana. La scoperta della specie nelle sebche di Cutra rende
probabile che essa sia diffusa nella Cirenaica e Tripolitania,
ovunque si trovino terreni salati.
ALLECULIDAE
Allecula species ?
Capo e pronoto neri, opachi; elitre brune; antenne (per
quanto conservate), palpi e zampe testacei. Punteggiatura del
pronoto densissima, formata da punti contigui, molto larghi ma
superficiali, leggermente umbilicati (dà quasi l'impressione di
una reticolazione a maglie grandi). La punteggiatura del capo è
pure grossa, non umbilicata, a punti separati da intervalli lucidi;
essa è in generale molto densa, sul vertice un po’ più rada.
Orlo del pronoto sottile, ma bene marcato.
Un solo esemplare, mutilato di gran parte delle antenne e di
parte delle zampe, non determinabile con sicurezza, raccolto a
Gialo, nell’ aprile 1931.
Heliotaurus parvicollis Reitt.
Heliotaurus parvicollis Bedel, Abeille XXVIII, 1894, pp. 162, 172.
Bengasi (Giuliana), un esemplare, 25 marzo.
\
SPEDIZIONE A CUPRA 207
TENEBRIONIDAE
Arthrodeis Confalonierii Grid.
Arthrodeis Confalonierit Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 196.
Agedabia, un esemplare lungo mm. 4,8; El Agheila, due esem-
plari (lungh. 6,5 - 6,5 mm.); luglio 1931. Manca la fossetta
alla base del pronoto, presente nell’ esemplare tipico, descritto di
Porto Bardia.
Frodius (Dirosis) Festae Schuster
Erodius Festae Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 200.
El Agheila, due esemplari, luglio 1931. Ho veduto recentemente
due esemplari di Bengasi, avuti da G. C. Kruger (Mus. Civ. Trieste).
Erodius (s. str.) cyrenaicus Schuster
Erodius cyrenaicus Schuster, Boll. Soc. Ent. Ital. 1926, p. 130.
Questa specie venne raccolta finora soltanto ad Agedabia,
della quale località vidi recentemente esemplari raccolti da G. C.
Kruger (Museo Trieste) e da Confalonieri, luglio 1934 (Mus.
Civ. Genova).
Erodius (Dirosis) puneticollis Sol.
| Erodius puncticollis Reitter, Bestimm.-Tab. 71, 1914, p. 68.
Cufra, giugno 1931, un esemplare privo del capo. Augila,
comune, 11 aprile 1931; nonchè un esemplare raccolto in una
località non precisata, tra Es Sahabi e Gialo. Già noto di Es Sahabi
(Gridelli, 1930, p. 203).
Superficie dorsale del corpo opaca; la costa esterna delle elitre
è sempre presente, talvolta appena visibile, tal’ altra abbastanza
marcata e più lucida della superficie restante; in tal caso anche
la costa interna è visibile (mentre essa è obliterata nel primo
2)8 RF. GRIDELLI
caso). Gli esemplari suddetti corrispondono a 5 es. d’Egitto (Cairo,
Piramidi, leg. Andres, marzo 1980; Museo Trieste) nonchè ad
altri pure delle Piramidi (14 aprile 1865; Museo Civ. Genova) e
possono venire riferiti alla var. contractus (Kr.) Reitt, 1. e. (*).
Linea epipleurale nettamente sinuata all’ apice.
Specie diffusa nella Palestina e nella penisola del Sinai (v.
Maillei Sol.), nell’ Egitto (forma tipica e var. contractus) e
nella Cirenaica (var. contractus). André (Bull. Soc. Ent. Egypte
1931, p. 78-79) considera le tre forme quali specie distinte senza
però indicare caratteri differenziali, oltre a quelli deseritti da
Reitter. Specie eremica.
Erodius (Dirosis) costatus Sol.
Erodius costatus Reitt., Bestimm.-Tab. 71, 1914, p. 64.
Gialo, aprile 1931, comunissimo ; Augila, comunissimo; singoli
esemplari vennero raccolti in località non precisate tra Agedabia
ed Es Sahabi (31 marzo 1931) e tra Es Sahabi e Gialo. Sembra
mancare nelle località costiere.
Facilmente riconoscibile per il corpo allungato, le elitre forte-
mente convesse, dilatate ai lati nel mezzo, con due costole dorsali
fortemente elevate, lucide, delle quali |’ interna va allargandosi
verso la base, mentre l’ esterna non si allarga, ma si estingue
bruscamente un po’ prima della base. Superficie intercostale lucida
o leggermente opaca, radamente granulata; costole lucide, pure
granulate, non taglienti; la parte basale allargata della costola
interna è appiattita superiormente. Prosterno del co senza ciuffo
di peli dorati. Linea epipleurale non sinuata all’ apice. Statura
molto variabile : 9-16 mm. Gli esemplari suddetti corrispondono
esattamente ad un esemplare g° d’ Egitto: Piramidi, (Mus. Civ.
Genova ; ex coll. Reiche).
Specie eremica, la cui forma tipica si trova nell’ Egitto e nella
Cirenaica, rappresentata nel Sahara centrale da due razze ben
distinte e precisamente la subsp. iforax Peyerimh. e subsp.
garamas Peyerimh. (vedi Mission Scientif. Hoggar, 1931, p. 92).
(}) Erodius v. contractus Kraatz, Revis. Tenebr. 1865, p. 65. Descritto d’ Algeria.
Non so se corrisponda più o meno a contractus Reitt.
|
È
i
SPEDIZIONE A CUFRA 209
Cyphostethe ferruginea Mars.
Himatismus ferrugineus Mars., Abeille IV, 1867, p. XXXVIII.
Due esemplari 9 9, raccolti da Confalonieri a Cufra, nel lu-
glio 1931. i
Corrispondono esattamente, punto per punto, alla descrizione
originale; manca la fossetta del prosterno portante il ciutfo di peli
(quindi 9 9). Punteggiatura delle elitre irregolarmente e densa-
mente seriata; fossa golare trasversale, stretta e profonda, nel
mezzo con un prolungamento longitudinale attraversante la zona
granulata trasversale, che accompagna l’orlo posteriore della fossa
golare, come in saharense e Komarowi.
Differisce dalla saharense (+) Chob. per il pronoto maggior-
mente, ed evidentemente trasversale, con angoli posteriori quasi
retti (appena maggiori di 90°) vivi, col vertice sporgente ester-
namente in forma di piccolissima sporgenza, con punteggiatura
ai lati circa eguale a quella della saharense, sul disco e special
mente all'apice più fina ed un po’ più rada. — Inoltre la saha-
rense g° è priva del ciuffo di peli sul prosterno (vedi descrizione
originale: Bull. Soc. Ent. France 1897, p. 205).
Data la corrispondenza dei due esemplari alla descrizione di
Marseul ed alle descrizioni comparative di Chobaut (Bull. Soc.
Ent. France 1397, p. 206) non esito ad assegnarli alla ferru-
ginea Mars.
Specie eremica, descritta del Sahara algerino e diffusa secondo
Peyerimhoff (Mission Scient. Hoggar, ve LOS tps OA) nel
Sahara algerino e tunisino.
(1) C. saharense Chob., descritta di Mzab, è diffusa secondo Peyerimhoff (1. c.)
nel Sahara algerino, al sud fino a Bilma (a nord del Tchad) e Rufisque (Senogal).
Essa è tanto somigliante alla Komarowi Reitt. [ho confrontato un esemplare del
Hoggar (Iniker V. 1925, Chapuis, det. Peyerimh.) con uno di Komarowi del Transcaspio
(Dort-Kuju, V. 1900, det. Schuster] che non saprei indicare alcun carattere atto a distin-
guere i due esemplari. La fossa golare ha nelle due specie esattamente la stessa
struttura (contrariamente a quanto dice Reitter: Bestimm.-Tab. 80, 1916, p. 141. È
quindi almeno molto probabile, se non certo, che si tratti nei due casi della stessa
specie, alla quale è molto affine, anzi forse non specificamente diversa, la ferruginea
Mars. (la angulosicollis Chob. ne Gatos invece fortemente per la forma partico-
lare del pronoto).
Il complesso ferruginea Mars. (= Fomarowi Reitt.) + saharense Chob. è dunque
tipicamente eremico. Del resto tutto il genere ha una diffusione eremica dal Turke-
stan (Kashgar) al Sahara sud algerino. — Lo stesso dicasi a proposito del genere
Trichosphaena.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (24 Aprile 1933). 14
.
an
210 E. GRIDELLI
Curimosphena villosa Haag
Himatismus villosus Reitter, Bestimm.-Tab. 80, 1916, p. 148.
El Agheila, un es., luglio 1931, leg. Confalonieri; Bengasi, 6 es.
leg. G. C. Kriiger (Mus. Trieste). — Tunisia: Tozeur, plur. leg.
Schatzmayr, 19, XII, 1928. — Vedi inoltre Gridelli 1930, p. 203.
Specie a diffusione eremica, ma certamente d'origine etiopica.
Persia, Siria, Africa settentrionale, Abissinia, Guinea, Angola,
Creta.
Zophosis punetata Brullé
La specie non venne raccolta da Confalonieri nel 1931, ma
dopo la pubblicazione del mio Catalogo del 1930 ho veduto di-
versi esemplari del Museo Civ. di Genova: Cirene, VIII, 1928 e VIII,
1929, leg. C. Anti e leg. U. Bolsi, nonchè un esemplare di una
località non precisata, tra Bengasi e Tocra. — Pronoto nettamente
punteggiato anche nel mezzo: punteggiatura delle elitre bene
marcata, ma rada; superficie dorsale del corpo con riflessi bron-
zei più o meno evidenti.
Zophosis carinata Sol.
Zophosis carinata Deyrolle, Ann. Soc. Ent. France 1867, p. 192.
Zophosis carinata Chatanay, Ann. Soc. Ent. France 1916, p. 617.
Specie molto caratteristica, colla costola dorsale seguita inter-
namente da una carena supplementare, della quale vidi alcuni
esemplari raccolti nell’ oasi di Augila (11 aprile 1931) ed a Cu-
fra: El Giof e Sebcha di Buema (VI, 1931), da Confalonieri,
nonchè due esemplari di Augila (leg. G. C. Kruger 1928, Mus.
Trieste).
Detti esemplari cirenaici sono identici ad una serie di esemplari
dell’ Alto Egitto (Museo Trieste) raccolti a Kom Ombo da Kun-
tze nel 1930, avuti dal compianto collega A. Andres.
Diffusa nella penisola del Sinai e nell’ Alto Egitto, la specie
si trova inalterata nel retroterra desertico della Cirenaica, mentre
nel Sahara centrale (In-Salah; Hassi el-Kheneg) compare la subsp.
supposita Peyerimh. (Miss. Scient. Hoggar, Coléopt., 1931, p. 90)
sintetici iii dna ibi.
asia te | PAIA PO
SPEDIZIONE A CUFRA 9241
e nel Sahara orientale (Tassili orient.) la subsp. astacura Peye-
rimh. (1. c.). — Nel suo complesso la specie è dunque pretta-
mente eremica.
Obs. Zophosis carinata appartiene all’ XI gruppo di Chatanay.
La linea epipleurale presenta all’apice una sinuosità bene mar-
cata (per quanto meno che nelle specie del VII gruppo di Reit-
ter) e quindi determinando la specie colla Bestimm.-Tab. 77, 1916,
si arriva falsamente al VII gruppo anzichè al VI.
Zophosis Pharaonis Reitter
Zophosis Pharaonis Reitt., Bestimm.-Tab. 77, 1916, p. 90.
Zophosis rotundata (Sol.) Deyr., Ann. Soc. Ent. France 1867, p. 215.
Alcuni esemplari raccolti in una località non precisata tra Es
Sahabi e Gialo (31 marzo 1931) ed uno a Es Sahabi (Haseiat,
luglio 1931).
‘Reitter (1. c.) ha caratterizzata benissimo questa bella specie;
osservo però che la parte ripiegata delle elitre è praticamente
liscia, come è indicato da Deyrolle. La forma subcircolare del corpo,
le elitre prolungate posteriormente in coda corta e larga, con una
larga zona suturale depressa, profonda, specialmente sulla parte
declive (la depressione sembra essere limitata da due larghi rilievi
longitudinali), la mancanza di costole sulle elitre, la base del me-
tasterno e del primo sternite addominale presentanti alcuni solchi
longitudinali, permettono di riconoscere la specie con tutta facilità.
Specie a diffusione eremica (1): Egitto (Cairo), Sinai, retro-
terra cirenaico.
Zophosis cyrenaica Schuster
Zophosis cyrenaica Schust., Ann. Mus, Civ. Genova LII, 1927, p. 375.
Quattro esemplari raccolti in una località non precisata tra
Bengasi e Tocra (12 giugno 1931). — Vedi inoltre Gridelli 1930,
p. 204.
Molto affine all’ oblonga (per la quale si determina mediante
le tabelle di Reitter); ne differisce secondo Schuster per la pun-
teggiatura forte e molto densa delle elitre. Gli esemplari esaminati
(1) Nell’ Algeria meridionale (Biskra, Touggourt) si trova una specie molto si-
mile ed affine alla Pharaonis Reitt. e precisamente la Zophosis Zuberi Deyr.
919 E. GRIDELLI
hanno la parte ripiegata ed i lati della superficie apicale delle
elitre coperti da secreto verde giallastro, il quale copriva proba-
bilmente nell’esemplare vivo anche la restante superficie.
Differisce dalla complanata per la forma del corpo (molto più
stretto e quindi allungato), le elitre depresse lungo la sutura,
densamente punteggiate, granulate soltanto ai lati, la presenza di
un rilievo costiforme marginale delle elitre, la scultura della loro
parte ripiegata; ecc.
Specie d’origine orientale (certamente eremica), ma non en-
demica di Cirenaica, perchè essa venne trovata anche nell’ Egitto:
Alessandria, Mariout, Mersa Matrouh (vedi Andres, Bull. Soc.
Ent. Egypte 1981, p. 83).
Zophosis complanata Sol.
Zophosis complanata Reitt., Bestimm.-Tab. 77, 1916, p. 96.
Es Sahabi (Haseiat), luglio 1931, un esemplare (Museo Civico
Genova).
Perfettamente simile ad esemplari egiziani (Helouan! leg.
Andres) del Museo di Trieste, però la punteggiatura del pronoto
è forse un po’ meno densa; certamente il pronoto è più lucido.
Elitre opache, densamente zigrinate, non punteggiate, densamente
granulate; i granuli sono molto densi sul disco, dove confluiscono
più o meno nel senso trasversale e vanno diradandosi un poco
ai lati, dove sono isolati. Manca una zona suturale depressa. Parte
ripiegata delle elitre più lucida della superficie dorsale, zigrinata,
con granuli lucidi, piuttosto radi, allungati longitudinalmente.
Vedi inoltre Gridelli 1930, p. 204.
Specie eremica : Arabia, Egitto, Cirenaica.
Hionthis tentyrioides Mill.
Hionthis tentyrioides Schust., Ent. Blatt. XVI, 1920, p. 235.
Pochi esemplari raccolti ad El Agheila, luglio 1931. Vedi Gri-
delli 1930, p. 205.
Mesostena angustata F.
Cufra: El Giof, 10 maggio 1931; Augila, aprile 1931; Gialo,
aprile 1931; tra Agedabia ed Es Sahabi; tra Es Sahabi e Gialo;
RE E I
SPEDIZIONE A CUFRA 213
molti esemplari, presentanti grandi variazioni di statura. Vedi
Gridelli 1930, p. 205, nonchè Peyerimhoff (Miss. Scient. Hoggar,
Coléopt. 1931, p. 94).
Conosco pure esemplari del Fezzan: Sebcha, leg. Cap. Morace,
1931 (Museo Civico Trieste).
Herlesa globicollis Reitter
Herlesa globicollis Reitt., Deutsch. Ent. Zeitschr. 1896, p. 298, 301.
Herlesa globicollis Reitt., Bestimm.-Tab. 42, 1900, p. 88, 129.
Clipeo tribobato ; il lobo mediano è lungo e molto largo,
coll’ orlo anteriore largamente troncato, ed i lobi laterali piccoli,
separati dal mediano da una smarginatura piccola, ma evidente,
dell’ orlo laterale. Il clipeo è separato dalla fronte mediante una
depressione trasversale larga, più profonda ai lati, dove forma da
ciascun lato una larga foveola, limitata esternamente dall’ apice
curvo della carena oculare, meno profonda nel mezzo; di conse-
guenza la parte posteriore del clipeo è rigonfia in tutta la sua
larghezza. Occhi grandi e sporgenti, ma non conici; pronoto tras-
versale, subgloboso; zampe lunghe ; orlo esterno delle tibie
anteriori tagliente nella metà apicale. Habitus di Micipsa, ma il
pronoto è convesso ed a lati convergenti posteriormente ed il
clipeo è diverso.
Ritrovo tutti i caratteri indicati da Reitter in un esemplare
raccolto da Schatzmayr a Tozeur! (Tunisia) nel 1928; lungh. 8
mm. (presentemente in coll. Schuster), determinato recentemente
da Schuster quale H. globicollis, specie descritta d’Algeria (lungh.
mm. 9), e non esito ad attribuirlo a questa specie, pur non
avendo mai veduto esemplari autentici d’ Algeria.
Confalonieri raccolse a Es Sahabi (Cirenaica), nel luglio 1931, un
esemplare (coll. Mus. Civ. Genova), che appartiene, anche secondo
Schuster, alla stessa specie, ma che differisce dal suddetto per i
seguenti caratteri: punteggiatura del capo, e specialmente del
clipeo, più densa; pronoto meno convesso, sul disco, posteriormente
alla metà, con tre piccole depressioni, la mediana spostata poste-
riormente rispetto alle altre due; elitre più allungate, meno
dilatate ai lati, meno convesse sul dorso; zampe più lunghe; la
tibia anteriore sinistra (apice mancante) non ha il margine
tagliente, ma tale mancanza è dovuta probabilmente a usura
(tibia destra mancante). Lungh. : 9,5 mm.
A.
214 E. GRIDELLI
Tentyriini dell’ VII] gruppo di Rettter.
Nella mia memoria sui coleotteri di Cirenaica (Ann. Mus. Civ.
Genova LIV) ho dato una tabella per la determinazione dei
generi e delle specie di questo gruppo, caratterizzato dalla strut-
tura particolare dell’ orlo interno delle epipleure delle elitre, il
quale è ingrossato, opaco, e presenta una striatura densissima,
trasversale.
L’ esame di ulteriori esemplari ha dimostrato la variabilità di
certi caratteri, per cui ho creduto opportuno di compilare la
tabella seguente, a parziale modificazione della prima del 1930
(pp. 207-209 ) :
Base del pronoto largamente e profondamente incavata ad
arco (ecc., vedi l. c. p. 207). Senegal, Senegambia.
Homala polita Sol.
La superficie basale del pronoto è regolarmente convessa,
non incavata ad arco.
L’orlo temporale (a visione dorsale) sale lungo Il’ orlo
oculare esterno, separandolo dal contorno del capo, e
formando colla parte libera dell’ orlo oculare un angolo
sporgente, ottuso, a vertice vivo. Homala.
L'orlo temporale (a visione dorsale) non sale lungo l’orlo
oculare esterno e non forma con esso un angolo sporgente,
a vertice vivo (ossia |’ occhio non ha la parte posteriore
coperta da una sporgenza anteriore della superficie tem-
porale). Oterophloeus.
Pronoto largo, fortemente arrotondato ai lati; con angoli
posteriori ottusi, ma bene evidenti, a vertice vivo; la base
è sinuata d’ambo i lati e presenta quindi una largo lobo
mediano convesso. Fossa golare anche nel mezzo profonda
e stretta.
Pronoto più piccolo, meno arrotondato ai lati; con angoli
posteriori a vertice molto meno vivo, appena visibili; la
base è subtroncata, appena leggermente convessa in tutta
la sua larghezza. Fossa golare nel mezzo meno profonda ed
9
allargata, foveiforme. Corpo stretto, lucido. Schusteri n. sp.
Corpo opaco; capo e pronoto densamente punteggiati. lucida Sol.
n Ig A,
SPEDIZIONE A CUFRA 215
— Corpo lucido; capo e pronoto con punteggiatura più fina
e molto più rada; pronoto ancora più fortemente arroton-
dato ai lati. laticollis Schust.
Occhi fortemente convessi e sporgenti; il loro orlo si stacca
nettamente da quello delle tempie. Carene oculari bene
marcate; pronoto piccolo, fortemente convesso sul disco,
fortemente arrotondato ai lati, fortemente ristretto ante-
riormente e posteriormente, con angoli posteriori molto
ottusi, a vertice arrotondato. Punteggiatura fina e relati-
vamente densa sul capo e sul pronoto, più rada ed irre-
golare sulle elitre, dove tende a formare serie o fascie
longitudinali. Fossa golare leggermente arcuata, stretta e
profonda ai lati, più larga e meno profonda nel tratto
mediano. Orlo basale delle elitre come sub 7. Corpo luci-
dissimo. Lungh. 8-10,5 mm. Gizeh, Kerdacé (Egitto,
Piramidi), esemplari raccolti da Andres, in coll. Mus. Civ.
Genova; Cairo (coll. Andres). Indicata da Andres (Bull.
Soc. Ent. Egypte 1931, p. 85) dalle stesse località. De-
scritta di Alessandria (vedi Gridelli Ann, Mus. Civ. Genova
LIV, 1930, p. 208). Haagi Kr.
— Occhi appiattiti. 6
Sa
L’orlo basale rilevato delle elitre è molto lungo e si
spinge per un lungo tratto verso lo scudetto, oltre all’ al-
tezza dell’ angolo posteriore del pronoto. Il tratto basale
non marginato, dalla sutura all’inizio della carena, è molto
più corto del tratto marginato. Fossa golare debolmente
arcuata, stretta, molto profonda ai lati, meno profonda,
ma non dilatata, nel mezzo. Angoli posteriori del pronoto
fortemente ottusi, a vertice vivo, non visibile dal dorso.
Lung.: 11,5 mm. Hoggar (Atakor): Oued Ilàman, circa
2000 m., 4 esemplari, marzo 1928 (ne vidi uno, grazie
alla cortesia del collega Peyerimhoft); vedi Peyerh. Coléopt.
Hoggar 1931, p. 95. - Egitto: Wadi Zilla (Helouan), leg.
Andres, confrontato coi tipi dall’autore (Bull. Soc. Ent.
Egypte 1931, pag. 85). alveatus Peyrh.
L’orlo basale rilevato delle elitre è molto corto e non
raggiunge, o supera appena, l’angolo posteriore del pronoto.
Il tratto basale non marginato, dalla sutura all’inizio della
carena, è molto più lungo del tratto marginato. 6
216 E. GRIDELLI
7. Pronoto ampio, trasversale, colla base molto larga, poco
ristretto posteriormente; a visione dorsale gli angoli poste-
riori non sono visibili e l'orlo laterale sembra fondersi in
curva continua, molto larga, coll’orlo basale. deflexangulus Reitt.
— Pronoto più piccolo ristretto fortemente all’indietro in linea
subretta, con angoli posteriori più o meno ottusi ma vivi,
perfettamente visibili dal dorso. 8
Specie a tegumenti dorsali opachi, stretta, con elitre molto
appuntite e fossa golare subdritta, profonda, stretta ai lati,
dilatata nel mezzo. Occhi fortemente appiattiti. Desioi Grid.
— Specie a tegumenti dorsali lucidi, più larghe, con occhi
meno appiattiti e fossa golare nel mezzo più dilatata e
meno profonda ai lati. 9
9. Angoli posteriori del pronoto a vertice vivo, ma molto
ottusi (maggiori di 90). Tunisia. humerosus Fairm.
— Angoli posteriori del pronoto molto meno ottusi, vivi,
quasi retti, in seguito ad una sinuosità piccola, ma bene
pronunciata, dell’orlo laterale. Algeria. picipes Desbr.
ND
Psammoica lucida Sol.
Psammoica lucida Sol., Ann, Soc. Ent. France 1835, p. 307, tav. 7,
figg. 11-12.
Punteggiatura del capo piuttosto grossa e densa, un po’ più
fina sul clipeo, più fina e più rada posteriormente. Fossa golare
subdiritta, ai lati stretta e profonda, limitata posteriormente da
una carena elevata; nel mezzo pure profonda, però la carena che
la limita posteriormente è molto meno elevata che non ai lati.
Processo prosternale leggermente declive, largo, arrotondato al-
l'apice, il quale è sublanceolato, orlato; a visione laterale esso
sporge oltre alle coscie anteriori ed il suo apice appare quale pic-
colo tubercolo. — Pronoto con punteggiatura densa, però meno
densa di quella della fronte, trasversale, largamente arrotondato
ai lati, fortemente ristretto posteriormente, con una piccola sinuo-
sità prima dell’angolo posteriore, il quale è ottuso, con vertice
vivo; base del pronoto sinuata d’ambo i lati, presso agli angoli,
con largo lobo mediano convesso, protratto verso le elitre, la cui
SPEDIZIONE A CUFRA Dez
base è leggermente concava. Orlo basale delle elitre limitato ad
un rudimento omerale corto e grosso.
Tegumenti dorsali opachi, specialmente capo e pronoto.
Lung.: 12 mm. — Egitto: Abukir, Mariut (teste Andres 1931).
Conosco esemplari di Alessandria, leg. Gassner (ex coll. Schu-
ster, in coll. Mus. Trieste). Non venne mai raccolta in Cirenaica,
pero non è escluso ch’essa si trovi in questa regione, e special.
mente nella Marmarica.
Psammoica laticollis Schuster
Psammoica laticollis Schust., Boll. Soc. Ent. Ital. 1926, p. 131.
Molto affine e simile alla lucida Sol. Ne differisce per i te-
gumenti dorsali molto lucidi, la punteggiatura del capo più fina
e più rada, quella del pronoto più fina e molto rada, le elitre
lucidissime, depresse lungo la sutura, il pronoto più largo, più
fortemente arrotondato ai lati (i quali convergono posteriormente
in grado maggiore), a superficie un poco più convessa. Processo
prosternale come nella lucida, però un poco più stretto, lanceo-
lato, appuntito, orlato soltanto all’ apice, il quale a visione laterale
si presenta come un tubercolo più o meno sviluppato. — Fossa
golare come nella lucida.
Lungh. 11 mm. Descritta di Porto Bardia (Cirenaica orientale).
— Porto Bardia, Bengasi (vedi Gridelli, 1930, p. 210). — Vidi
inoltre altri esemplari di Porto Bardia, raccolti da G. C. Kruger
nelle collezioni Schuster (Vienna) e Museo Civico di Trieste.
Psammoica Schusteri nov. spec.
(Tav. V, fig. 4).
Corpo, lucido; punteggiatura del capo e del pronoto interme-
dia tra la lucida e la laticollis; pronoto meno trasversale, con-
vesso, subgloboso, meno dilatato e meno arrotondato ai lati, ri-
stretto anteriormente quanto posteriormente, con angoli posteriori
molto ottusi, appena visibili e la base appena debolmente convessa
in tutta la sua larghezza, non sinuata ai lati e non protratta in
un lobo mediano. Fossa golare un po’ meno profonda ai lati, nel
mezzo non limitata posteriormente da un rilievo e quindi formante .
una larga foveola. Elitre più strette e meno dilatate ai lati. —
918 E. GRIDELLI
Processo prosternale un po’ variabile; declive lanceolato, a punta
acuta, non orlata, a visione laterale parzialmente visibile, con
apice completamente arrotondato, o marcato da una piccola spor-
genza angolosa; oppure |’ apice estremo è rilevato ed orlato, a
visione laterale sporgente in forma di un vero dente acuminato,
di discreta lunghezza.
Lungh. 10-11 mm. El Agheila (Cirenaica occidentale), luglio
1931, diversi esemplari, raccolti da Confalonieri. — Tipi: Mus. Civ.
Genova. — Cotipi: Museo Civico Trieste e coll. Schuster (Vienna).
Oterophloeus Desioi Gridelli
Oterophloeus Desioi Grid, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 210.
Specie molto caratteristica. Elitre più appuntite che nelle
altre specie, a profilo apicale leggermente spianato ; i lati del se-
gmento anale e preanale sporgono dal contorno delle elitre e sono
perfettamente visibili dall’ alto. La fossa golare è nel mezzo molto
più larga che non ai lati. Le tibie posteriori sono leggermente
curvate, colla concavità volta all’esterno. Il processo prosternale
varia alquanto; esso è lanceolato, a punta arrotondata o acuta,
finamente orlata o quasi non orlata, declive; a visione laterale la
faccia declive forma col resto un angolo ottuso a vertice arroton-
dato o vivo. — La lunghezza varia molto ed è compresa tra 9 e
12 mm.
Oltre ai pochi esemplari della serie tipica dell’oasi di Giarabub
ed a un esemplare di Gialo (leg. Kruger, Museo Civ. Trieste),
ho veduto numerosi individui raccolti da Confalonieri a Augila
(15 aprile 1931), Gialo (aprile 1934), nonchè in località non pre-
cisate tra Es Sahabi e Gialo (31 marzo 1931), tra Es Sahabi e
El Haseiat (15 giugno) 1931) e tra Bengasi e Tocra (12 giugno
1931).
Oterophloeus deflexangulus Reitter
Specie quanto mai caratteristica per la forma del pronoto e
per la posizione dagli angoli posteriori dello stesso, i quali sono
fortemente ottusi, ma ripiegati e quindi completamente invisibili
dall'alto. — Anche in questa specie il prosterno varia. Mentre
negli esemplari che avevo esaminato durante la compilazione del
SPEDIZIONE A CUFRA 219
catalogo del 1930 (Ann. Mus. Genova 54, p. 209) esso ha il pro-
cesso prosternale appena declive, con orlo rilevato forte e ben
marcato; nella maggior parte degli altri esemplari esso è com-
pletamente (o quasi) ripiegato, invisibile dal lato (non sorpassa
le coscie), coll’apice non o appena orlato, appuntito, spesso poco
evidente. In tutti i casi la superficie tra le coscie è depressa lon-
gitudinalmente.
Tunisia: Kebili (vedi Gridelli 1. c.). Tripolitania: Bungeim
(idem). — Cirenaica: Agedabia (idem, nota 1); Agedabia, 3
es., leg. Confalonieri VII. 1931; El Agheila, 76 es., leg. Confalonieri
1931; tra Es Sahabi e El Haseiat, 20 es., leg. Confalonieri 1931.
— Egitto: Mersa Matrouh (Marmarica), 11 giugno 1930, in
coll. Andres (1).
Specie eremica, finora non riscontrata nel retroterra cirenaico.
Oterophloeus humerosus Fairm.
Pachychila humerosa Fairm., Ann. Mus. Civ. Genova, VII, 1875, p. 518.
Oterophloeus humerosus Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 209.
Un esemplare di questa specie venne raccolto da G. C. Krùger
a Bengasi e si trova nella collezione Schuster (Vienna). Gli an-
goli posteriori del pronoto sono molto ottusi ed arrotondati al-
l’apice, però visibili dal dorso. Processo del prosterno poco declive,
privo (o quasi) di solco mediano, fortemente orlato all’apice, il
quale è pure arrotondato. Lungh. {1 mm. Oltre agli esemplari
tipici (due, raccolti da A. Kerim in Tunisia: Tamagza, V. 1873;
Mus. Civ. Genova) vidi anche un esemplare di Touggourt (Algeria;
leg. Thery; coll. Mus. Civ. Trieste).
Algeria, Tunisia, Cirenaica occidentale.
Secondo Peyerimhoff Ofer. picipes Desbr. sarebbe identico
a humerosus Fairm. (ved. Miss. Scient. Hoggar, Coléopt. 1931,
p. 95). Non posso che ripetere quanto dissi nel mio lavoro del
1930, ossia che conosco un individuo di Touggourt (Algeria),
avuto da Schuster quale picipes, il quale corrisponde alla descri-
zione di Desbrochers ed è diverso dagli humerosus a me noti. Si
tratta di forme presentanti differenze minute e quindi sarà op-
portuno attendere l’esame di materiale più numeroso prima di
(1) A proposito di questo esemplare vedi Andres: Bull. Soc. Ent. Egypte 1931, p. 86.
220 E. GRIDELLI
decidere in proposito. In ogni modo non sarei affatto stupito
se dall'esame di dette serie risultasse che humerosus e picipes
fossero due forme diverse, diverse pure dal deflexangulus, il
quale, per mio conto, è certamente un’ottima specie.
Scelosodis castaneus Eschsch.
Specie d’ Egitto e del Sinai (vedi Gridelli 1930), gia citata da
me di Giarabub. — Confalonieri ne raccolse nel 1931 numerosi
esemplari nelle oasi di Gialo e di Augila, e a Cufra (El Giof;
Es Zurgh; Sebcha di Buema).
Nel mio lavoro del 1930 (p. 214) ho indicato le differenze
tra Sc. castaneus Esch. e humilis Guér., non conoscendo la terza
specie, laticollis Chat. (Bull. Marne, 1914). Schuster mi comunicò
gentilmente di possedere un esemplare di laticollîs del Sahara
(Grand Erg), avuto da Peyerimhoff e di ritenere che gli esemplari
di Cirenaica non si possono riferire a questa specie, la quale dif-
ferirebbe dal castaneus per il corpo molto più largo e più con-
vesso, la grande larghezza del pronoto, il quale è piuttosto forte-
mente arrotondato ai lati, ristretto molto debolmente alla base e
molto più fortemente all’ apice, le elitre dilatate, ventricose, il
pronoto e le elitre molto più fortemente punteggiati che nel
castaneus.
Tentyriina Bòhmi Reitt.
Tentyriina Bohmi Grid., Boll. Soc. Ent. Ital. 1929, p. 52.
Tentyriina Bohmi Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 215.
Oltre agli esemplari citati nel mio lavoro del 1930, ho potuto
esaminarne un certo numero, raccolti da Confalonieri in varie
località del retroterra cirenaico: tra Es Sahabi e Gialo (31 marzo
1931); tra Es Sahabi e Haseiat (luglio 1931), arcipelago di Cufra
(El Giof, 28 maggio 1931); nonchè in qualche località costiera :
El Agheila, luglio 1931. — Mersa Matrouh (Marmarica egiziana)
in coll. Andres!
Var. brachythorax Grid. — Mentre nel 1930 conoscevo sol-
tanto un piccolissimo numero di esemplari di questa forma, ora,
grazie alle raccolte di Confalonieri, ho potuto esaminarne ben 13
tutti raccolti presso Bengasi (Giuliana). Essi corrispondono esat-
SPEDIZIONE A CUPRA 991
tamente al tipo e costituiscono una forma veramente molto
diversa dalla Béhmi. Per stabilire se si tratta d’una specie
propria o di una razza della Béhmi occorre stabilire la presenza
o la assenza della tipica B6hmi nei dintorni di Bengasi.
Notevole il fatto d’una specie a larga diffusione ad oriente,
a mezzogiorno e ad occidente della penisola del Barca, la quale
viene sostituita nel Barca stesso da una forma particolare. Lo
stesso fatto si ripete nell’ Ocnera hispida e Leprieuri ed in
altre specie di coleotteri.
Tentyria Confalonierii Grid.
Tentyria Confalonierti Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 222.
La descrizione di questa specie venne da me compilata in base
ad un solo esemplare del retroterra marmarico. Conosco ora un
certo numero di individui raccolti da G. C. Kruger a Agedabia
(Mus. Trieste) e da Confalonieri a Agedabia ed a El Agheila,
nel luglio 1931.
Detti esemplari confermano la validità della mia specie. Os-
servo però una certa variabilità nel mento, il quale in certi indi-
vidui è solcato lungo la linea longitudinale mediana (il solco è
nullo alla base, ma abbastanza meno pronunciato sul disco), ma
sopratutto perchè il mento stesso presenta su tutta la sua super-
ficie una granulazione piuttosto rada, formata da granuli bene
rilevati, i quali si addensano ai lati ed all’orlo anteriore. A Age-
dabia si trovano esemplari col mento eguale a quello del tipo,
insieme ad altri con mento solcato e granulato.
Tentyria cyrenaica Schust.
Tentyria cyrenaica Schuster, Entom. Blatter 1919, p. 27.
Un esemplare, raccolto da Confalonieri tra Bengasi e Tocra
(12 giugno 1931) ha gli angoli posteriori del pronoto appena di-
versi da quelli della elegans.
Kulipus Krùgeri Schust.
Eulipus Kriigert Schuster, Boll. Soc. Ent. Ital. 1926, p. 132.
Specie molto rara della quale Confalonieri raccolse un esem-
plare a El Agheila, nel luglio 1931.
999 E. GRIDELLI
Micipsa elliptipennis Schust.
Micipsa elliptipennis Schuster, Boll. Soc. Ent. Ital. 1925, p. 25.
Una 9, raccolta tra Es Sahabi e Gialo, il 31 marzo 1931.
Corrisponde bene alla descrizione originale, però il pronoto non è
liscio, bensì presenta una punteggiatura fina, piuttosto densa e
perfettamente visibile
Oxycara pygmaeum Reiche
Oxycara pygmaeum Reiche, Ann. Soc. Ent. France 1857, p. 194.
Oxycara pygmaeum Reitt., Bestimm.-Tab. 42, 1900, p. 189.
Questa specie venne raccolta finora soltanto nella Marmarica
(Scegga) da G. C. Kruger; il solo esemplare noto si trova nella
collezione Schuster e figura a pagina 225 del mio lavoro del
1930 (nota) quale Oxycara pygmaeum var. aut spec. nov. (io
consideravo allora quale pygmaeum la nuova specie descritta più
innanzi).
Detto esemplare corrisponde esattamente ad 1 g ed 1 9
d’ Egitto (Gizeh) delle collezioni del Museo di Trieste.
Specie descritta delle rive del Mar Morto, citata da Reiche
(1. c.) d'Egitto (leg. Waltl); indicata da Andres (Bull. Soc. Ent.
Egypte 1920, p. 67 e 1934, p. 90) della Palestina, Sinai ed
Egitto desertico. — Specie eremica (7).
Oxyeara cyrenaicum Dn. sp.
(Tav. V, fig. 2).
Differisce dalla pygmaeum per il corpo più corto e più largo,
regolarmente ellittico, colla massima larghezza nella metà, per
le tibie anteriori notevolmente curvate, col margine flessorio
concavo, più grosse, all'apice più larghe, e tagliate obliqua-
mente, maggiormente dilatate all'angolo interno. Capo con pun-
(1) Non è finora nota del Sahara algerino, dove compare però una specie affine,
ossia l’Oxycara Chobauti Geb. (= trapezicollis Chob., nom. preoce.) = Gastonis Reitt.
(sec. Peyerimhoff Miss. Scient. Hoggar, Coléopt., 1931, p. 97) della quale conosco un
esemplare del Tassili occ. (Amguid, fine aprile 1928) avuto da Peyerimhoff (Mus. Civ.
Trieste).
SPEDIZIONE A CUFRA 2995
teggiatura più grossa e più densa, specialmente ai lati, dove i
punti sono allungati nel senso longitudinale. Pronoto della stessa
forma di quello di O. pygmaeum, però più ampio e quindi mag-
giormente trasversale, la sua base è larga quanto quella delle
elitre (nella pygmaeum la base del pronoto è più stretta di
quella delle elitre), un po’ più convesso nel senso trasversale,
con punteggiatura molto più grossa, con punti molto più allun-
gati longitudinalmente, specialmente ai lati, dove confluiscono e
sono separati da rugosità lucide, molto marcate; tutta la super-
ficie del pronoto è lucida. Elitre lucide, più corte e più larghe,
con punteggiatura molto più rada.
Differisce dalla Chobauti Geb. per la statura minore, il corpo
molto più corto e più largo, il pronoto molto più largo e più
convesso, più corto, maggiormente trasversale, a lati meno conver-
genti anteriormente, molto più curvi, con angoli anteriori a vertice
meno vivo, con punteggiatura molto più grossa, rugosa, a punti
allungati, la forma e la curvatura delle tibie anteriori, la lucen-
tezza del corpo e specialmente delle elitre, ecc.
La parte inferiore del corpo differisce da quella di 0. pyg-
maeum per l’addome lucido, con punteggiatura più rada, unifor-
memente convesso (non appiattito nel mezzo); punteggiatura e
scultura più rada, specialmente le rugosità della parte ripiegata
del pronoto; mesosterno non solcato in tutta la sua lunghezza,
bensi soltanto anteriormente; processo del metasterno tra le anche
medie leggermente rigonfio. Parte ripiegata del pronoto lucida,
con punti isolati grossi ed allungati longitudinalmente (in pyg-
maeum con solchi longitudinali stretti densamente disposti, se-
parati da rughe).
g'. Prosterno (come in 0. pygmaeum) presso al margine an-
teriore con un ciuffo di peli bruni, agglutinati, formanti un pen-
nello appuntito, il quale a visione laterale si presenta come una
virgola, colla punta piegata caudalmente.
Lungh.: 4,3-4,8 mm. — Numerosi esemplari raccolti da Confa-
lonieri a El Agheila e a Agedabia, nel luglio 1931. Tipi: Mus.
Civ. Genova e Trieste. — Appartengono a questa specie anche
gli esemplari di Agedabia, raccolti da G. C. Kruger e da me
citati a p. 225 del mio lavoro del 1930, che mi vennero inviati
gentilmente in esame da Schuster quali Oxycara pygmaeum
Reiche.
99h E. GRIDELLI
Adesmia (!) metallica Klug
Un certo numero di esemplari venne raccolto presso Bengasi
(Giuliana) il 26 marzo 1931. — Vedi Gridelli 1930, p. 225.
Adesmia monilis Klug i 1
Pochi esemplari raccolti a Es Zuetina, il 28 marzo 1931. —
Vedi Gridelli 1930, p. 227.
Machlopsis crenatocostata Redtb.
Machlopsis crenatocostata Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 234.
Numerosi esemplari raccolti ad El Agheila ed a Agedabia,
nonchè uno di Es Sahabi; luglio 1931.
Adelostoma sulcatum Duponch.
Adelostoma sulcatum Reitt., Bestimm.-Tab. 42, 1900, p. 193.
Agedabia e El Agheila, piuttosto frequente, luglio 1931 (leg.
Confalonieri). — Bengasi, leg. Zanon 4 es. in coll. Mus. Firenze;
Gariunes, leg. G. C. Krùger, in coll. Mus. Trieste.
Le antenne sono anche più grosse che nella subsp. crassicorne
Peyerh. (Miss. Sc. Hoggar, Coléopt. 1931, p. 97) ma la forma del
corpo è diversa.
Stenosis Confalonierii n. sp.
(Tav. V, fig. 3).
Corpo nero bruno; antenne, palpi e zampe bruno rossiccie;
pubescenza chiara, giallo grigiastra; parte anteriore del clipeo
più o meno bruna. |
Antenne sottili; il secondo articolo è allungato, un poco più
lungo che largo, poco più corto del terzo; terzo articolo più lungo
che largo (quasi una volta e mezza); quarto piccolo, presso a
poco egualmente largo che lungo; i seguenti simili al quarto, più
o meno subgloboso, quadrati.
(‘) Confalonieri non raccolse nel 1931 l’Adesmia sculptilis Reitt., della quale pos-
seggo esemplari di Ain Mara, inviatimi gentilmente da G. C. Kriiger.
ti do ie ca
SPEDIZIONE A CUFRA 295
Capo allungato, quasi una volta e mezza piu lungo che largo;
occhi piatti, non sporgenti, il loro contorno si fonde quasi col
contorno delle tempie e forma una rientranza poco profonda, ad
angolo ottuso, con quello delle guancie; clipeo largamente tron-
cato all’apice; orlo temporale, dietro agli occhi, notevolmente ri-
stretto, in curva leggermente convessa. Punteggiatura piuttosto
densa e grossa, a punti rotondi non confluenti, più fina sulla
parte anteriore del clipeo; pubescenza grossa, coricata, diretta al-
l’innanzi. di
Pronoto stretto ed allungato, più stretto del capo, una volta
e mezza più lungo che largo, a lati subrettilinei, debolmente con-
vergenti posteriormente in quasi tutta la loro lunghezza. Manca
ogni traccia di solco longitudinale; la punteggiatura è grossa e
densa,. a punti rotondi, non confluenti e si spinge fino al mar-
gine laterale; pubescenza completamente coricata.
Elitre con serie regolari di punti grossi e rotondi, densi, al-
ternate con serie regolari di peli corti e grossi, completamente
coricati; l'apice di un pelo non raggiunge la base del seguente.
Parte ripiegata con serie longitudinale mediana di punti bene
marcati, obliterata all’apice, spingentesi almeno fino all’ orlo api-
cale del secondo sternite visibile.
Lung.: 6-6,5 mm. Un piccolo numero di esemplari raccolto da
Confalonieri a El Agheila, (*) presso al confine sirtico, nel lu-
glio 1931.
Simile alla Cugiae (?) Grid. ma distinguibile a prima vista
per le antenne sottili, ad articoli non trasversali, la pubescenza
(e specialmente quella delle elitre) più corta e più grossa, com-
-pletamente coricata, tutto il corpo (e specialmente il capo ed il
pronoto) più stretto e più allungato, ecc. — Appartiene al 5°
gruppo di Reitter (Bestinm. Tab 79, 1916, p. 146); per la lun-
ghezza della serie di punti della parte ripiegata delle elitre, la
punteggiatura del capo e del pronoto ed il secondo articolo delle
(1) Va forse ascritto a questa specie anche l’esemplare raccolto da Festa a El
Fetejah (Derna) e riferito da Dodero a una varietà della Ravasinii Gestro, oppure a
una nuova specie (vedi Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 238, nota 2).
(2) Stenosis Cugiae Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 238. — Descritta
di Porto Bardia (Cirenaica orient.). Si trova anche in Egitto: Mersa Matrouh e
Daala, esemplari raccolti dal compianto collega Andres e che ho avuto occasione di
esaminare personalmente. — Andres (Bull. Soc. Ent. Egypte 1934, p. 96) indica la
specie di Dabaa, Mariout: e Mersa Matrouh.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (24 Aprile 1933). 15
296 E. GRIDELLI
antenne più corto del terzo essa va ascritta al numero 5° (p.
LAB Mae.)
Differisce dalla Ravasinii (*) Gestro per gli occhi appiat-
titi, non sporgenti, la tempie piu corte, meno convergenti
posteriormente, il secondo articolo delle antenne molto più lungo,
poco più corto del terzo, la statura minore, il pronoto (ed in ge-
nerale tutto il corpo) meno allungato, la pubescenza più grossa
e più corta. Per la forma del capo ricorda la augusticollis, però
le antenne sono ben diverse, il pronoto è più allungato, la pube- .
scenza è più corta e più grossa.
Non conosco in natura la parvicollis Desbr., descritta d’ Al
geria, ma i caratteri indicati da Desbrochers nella descrizione
originale, non corrispondono a quelli della Confalonierii («Ca-
put latitudine longitudini subaequale........ Prothorax.... punc-
tis magnis confluentibus» ecc.), indicata da Reitter (1. c.)
anche d’ Egitto, ma il secondo articolo delle antenne dovrebbe
essere lungo quanto il terzo, quadrato, e gli articoli 4-10 trasversali.
Stenosis filiformis F.
Stenosis filiformis Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 241.
El Agheila, luglio 1931; Agedabia, luglio 1931; tra Bengasi e
Tocra, 12 giugno 1931, nel complesso una diecina di esemplari,
raccolti da Confalonieri.
Microtelus Lethierryi Reiche
Microtelus Lethierryi Reitter, Wien. Ent. Zeit. 1916, p. 168.
Molto comune a El Agheila e ad Agedabia, luglio 1931.
Secondo Peyerimhoff (Miss. Sc. Hoggar, Coléopt. 1931 p. 97)
si trova anche nell’isola di Lampedusa.
Asida auriculata Sol.
Asida auriculata Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 245,
Un esemplare raccolto presso Es Zuetina, il 29 marzo 1934, non
distinguibile in alcun modo (neanche per la convessità del disco
(1) L'unico esemplare a me noto è il tipo della specie, raccolto a El Djem (Tu-
nisia) il 30, agosto, 1877, durante la crociera del «Violante»: in coll. Mus. Civ. Genova.
uv
SPEDIZIONE A CUFRÀ 997
e sviluppo della doccia laterale) dagli esemplari d’auriculata di
Porto Bardia.
Andres (Bull. Soc. Ent. Egypte 1931, p. 98) considera la
mystica Wilke e la bengasiana Wilke quali sinonimi del-
l’auriculata, ciò che probabilmente corrisponde alla realtà.
Sepidium penicilligerum Karsch
Sepidium penicilligerum Karsch, Berl. Ent. Zeitschr. 1881, p. 49.
Sepidium penicilligerum Reitt., Bestimm.-Tab. 72, 1914, p. 389.
Agedabia, leg. G. C. Kriiger (det. Schuster; Mus. Trieste) ;
El Agheila, un paio di elitre (Confalonieri 1931). — Zavia Mechili,
leg. Festa (vedi Gridelli, 1. c. p. 248, nota).
L’esemplare di Agedabia ha la protuberanza anteriore del
pronoto troncata, con angoli marcati, ma non nettamente incisa,
ed è eguale a due esemplari di Tripolitania (En Ngila, 13 marzo
1926, leg. A. Schatzmayr).
Gli individui a me noti corrispondono bene alla descrizione
originale, ma non alla figura (I. c. fig. 2, tav. II) la quale è cat-
tiva ed in manifesto contrasto colla descrizione.
Descritto di Tripolitania: Gebel Tarrhuna (Bir Milrha e Uadi
Scherschara) e non di Cufra, come è erroneamente citato nel Cata-
logo di Gebien.
Morica grossa L.
Morica grossa Reitter, Bestimm.-Tab. 53, 1904, p. 37.
El Agheila, un esemplare, luglio.
Akis (') reflexa Gestroi Schust.
Akis reflexa Gestroi Grid., Ann. Mus. Civ. Genova, LIV, 1930, p. 252.
Il Marchese Patrizi e Confalonieri raccolsero nel 1931, una
serie di esemplari della Gestroî, che porta un ulteriore contributo
(1) Akis elevata Sol. — Sembra essere molto rara nella Cirenaica; non venne
raccolta da Confalonieri. — Secondo Peyerimhoff (Miss. Sc. Hoggar Coléopt. 1931,
p. 98) è diffusa come segue: Mesopotamia, Arabia nord-orientale, Sinai, Egitto,
Sahara centr.: Hoggar. Da me segnalata dell’oasi di Giarabub e d’Egitto (vedi Gri-
delli 1930, p. 254). — Descritta della Nubia (?).
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998 E. GRIDELLI
alla conoscenza di questa forma e alla sua posizione sistematica,
nonchè alla questione della pretesa validità specifica della Gory?,
da me messa in dubbio nel 1930 (1. c.).
Anzi tutto la specie non venne raccolta in nessuna delle lo-
calità esplorate dell'arcipelago di Cufra.
Gli esemplari raccolti nelle oasi di Gialo e Augila (aprile e
luglio) e lungo la strada da Agedabia a Es Sahabi (marzo) sono
tutti riferibili alla vera Gestroî, come descritta da Schuster: la
costola dorsale ha il profilo seghettato, specialmente sulla parte
declive delle elitre, la serie di tubercoli posta tra la dorsale e
l’omerale è normalmente sviluppata, a tubercoli numerosi e bene
rilevati, aguzzi; si notano spesso differenze nel numero dei tuber-
coli delle due elitre (15,16; 16,10); uno degli esemplari di Au-
gila presenta un numero di tubercoli ridotto (6,7).
Negli esemplari provenienti da località meno lontane dalla
costa e situate nella parte più occidentale della Cirenaica si nota
invece una riduzione nello sviluppo delle due serie di tubercoli,
sia perchè essi diventano sempre più piccoli, fino a ridursi a pic-
coli granuli, sia perchè la serie è interrotta da lacune. Così per
esempio: El Agheila (luglio 3 es.) con 5-6 granuli; Agedabia:
numero dei granuli delle due elitre: 11,10; 8,8; 6,4; 5,6; 3,1.
Quest'ultimo esemplare ha i pochi granuli talmente piccoli (3
elitra destra, 1 sinistra) che non difterisce dalla Gory che per
la minore elevazione delle costole e conseguente minore concavità
degli intervalli. Si nota pure una graduale riduzione della seghet-
tatura della costola dorsale; dunque anche in ciò un avvicinamento
alla Goryi.
Sono convinto qundi che detti esemplari di Agedabia formano
il passaggio alla Goryi, la quale rappresenta non una specie a
se, ma una razza della re/lexa.
La sistematica di questo gruppo di forme è quindi la seguente:
Akis reflexa reflexa F. Due serie dorsali di tubercoli, inter-
valli piani. Egitto, Sinai.
Akis reflexa cyrenaica Schust. Due serie dorsali di tubercoli,
l’esterna rada, l’interna a tubercoli più numerosi e più densi che
nella forma tipica, sorgenti su un leggero rilievo longitudinale.
Molto affine alla forma tipica egiziana. — Oasi di Giarabub.
Akis reflexa Gestroi Schuster. I tubercoli della serie interna
sono fusi insieme, formando una carena elevata, a profilo più o
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1» ie ed n “al
SPEDIZIONE A CUFRA 229
meno seghettato. Nell’intervallo concavo che separa la costola
suddetta dalla costola omerale corre un serie di tubercoli, varia-
bili per numero e grandezza. — Bengasi (Tilimun, loc. class.),
Porto Bardia, Tobruch, Zavia Mechili, Fuehat (Bengasi), Augila,
Gialo, Agedabia, El Agheila : dunque in tutta la Cirenaica costiera
e predesertica, nelle zone più occidentali con evidenti passaggi
alla forma seguente. i
Akis reflexa Goryi Guér. Costola dorsale molto elevata, a
profilo tagliente. Intervalli più concavi. Manca ogni traccia della
serie di tubercoli caratteristica della Gestroî. — Tripolitania,
Tunisia; anche nel Hoggar (Peyerimhoff 1931, p. 98).
L’ Akis Goryi citata di Cufra da Karsch (Gridelli, Ann. Mus.
Civ. Genova LIV, 1930, p. 432) come raccolta da Rohlfs, venne
raccolta con tutta probabilità nella Tripolitania.
Scaurus aegyptiacus Sol.
Scaurus aegyptiacus Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 257.
Alcuni esemplari, raccolti a Gialo (aprile 1931), tra Es Sahabi
e Gialo (21 marzo 1931) e a El Agheila (luglio (1931).
Specie eremica, citata da Peyerimhoff (Miss. Scient. Hoggar,
Coléopt. 1931, p. 98) anche del Sahara algerino e tunisino. Peye-
rimhoff la cita di El Goléa; io vidi esemplari raccolti da Stauder
a Biskra, il 30 aprile 1910 (Mus. Civ. Trieste).
Seaurus puncticollis Sol.
Scaurus puncticollis Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 259.
Cufra (Sebcha di Buema); oasi di Augila e Gialo; tra Es
Sahabi e Gialo; tra Agedabia ed Es Sahabi; El Agheila. Specie
molto comune nelle località succitate e particolarmente a El
Agheila dove Confalonieri ne raccolse diverse centinaia d’ esemplari.
Molto variabile di statura; si distingue in tutti i casi dal-
l'aegyptiacus per le elitre più corte, più dilatate, tondeggianti
e per la punteggiatura del pronoto densissima e molto più grossa.
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230 E. GRIDELLI
Seaurus Bougonii Fairm.
Scaurus Bougonti Fairm., Bull. Soc. Ent. France 1883, p. CXXY.
Molto simile al Schusteri Grid. dell’ oasi di Giarabub, ne dif-
ferisce per le elitre più corte, più tondeggianti ai lati, gli articoli
mediani delle antenne più corti, il pronoto più largo, colla con-
cavità della base e l’obliquità della stessa ai lati più accentuate.
El Agheila (Cirenaica occid.) luglio 1931, molti esemplari, leg.
Confalonieri. Vidi inoltre esemplari di Tripolitania: Mizda, 25
marzo 1926, leg. A. Schatzmayr; Zanzur, aprile 1899, leg. Al-
luaud e Nalut, maggio 1928, leg. Wohlberedt, in coll. Schuster;
Homs, aprile 1913, 1 es. leg. Andreini, molto grande (4,5 mm.)
con pronoto ed elitre completamente appiattiti, mancante delle
antenne (in coll. Mus. Civ. Genova).
Specie eremica: Tunisia, Tripolitania, Cirenaica.
Storthocnemis (') Steckeri Karsch
(Tav. V, fig. 4).
Storthocnemis Steckert Karsch, Berl. Ent. Zeitschr. 1881, 48, Tav. II, fig. 8.
Corpo nero; antenne, palpi, tarsi, e parte apicale degli spe-
roni che armano l’orlo esterno delle tibie anteriori bruni. Capo,
pronoto ed elitre coperti da squame bianco grigiastre, come nei
Leucolaephus ; le squame sono però (esame al microscopio) più
strette e più appuntite, miste a squame sottili, piliformi; esse
sono inoltre meno addensate e quindi il loro complesso lascia tra-
sparire il fondo nero del tegumento; elitre con zone longitudinali
denudate. Tutta la superficie dorsale presenta inoltre una granu-
lazione relativamente densa, a granuli appuntiti e bene visibili;
(1) La diagnosi generica data da Karsch (l. c. p. 47) non è che un completamento
della diagnosi specifica e contiene molti caratteri che si trovano nel genere Lew-
colaephus. Interessano per la definizione del genere la posizione degli occhi, che
sono «subsuperiores», l’eguale lunghezza delle spine apicali delle tibie anteriori
(nei Leucolaephus esse sono più sottili, una molto più lunga e l’altra corta, circa
metà della prima) e la struttura dei tarsi medii e posteriori, che sono fortemente
compressi, laminari. Per il primo carattere il genere viene a cadere al capoverso
II delle tabelle di Reitter. Noto inoltre che le anche posteriori sono molto più di-
stanziate che nei Leucolaephus, carattere che, unito alla struttura laminare dei
tarsi, allontana Storthocnemis da Leucolaephus, collocandolo sub A nelle tabelle
stesse.
SPEDIZIONE A CUFRA DIA
essa è uniforme sul capo (un po’ addensata lungo l’orlo anteriore
del clipeo) e sul pronoto; non uniforme sulle elitre. La pube-
scenza è relativamente densa e lunghetta, a peli piuttosto grossi,
coricati all’indietro sul capo e sul pronoto, eretti sulle elitre, e
che visti di profilo, sotto un certo angolo d'incidenza della luce
appaiono nettamente fulvi, come nell’ Ocnera hispida.
Capo notevolmente più stretto del pronoto, con occhi relativa-
mente grandi, a visione dorsale convessi e sporgenti, ed orlo in-
feriori invisibile ; a visione laterale a contorno non circolare, bensi
subellittico, coll’asse maggiore diretto obliquamente ed anterior-
mente; essi non interessano però la parte inferiore del capo e
non sono quindi in alcun modo modificati dalle guancie; la loro
posizione venne giustamente indicata da Karsch colla parola sub-
superiores. — Orlo anteriore del clipeo troncato, subrettilineo
seguito in tutta la sua lunghezza da un leggero solco. Labbro
superiore coll’ orlo anteriore largamente, ma debolmente smargi-
nato nel mezzo. Orlo anteriore del mento con una smarginatura
angolosa mediana ampia e profonda.
Antenne sottili e radamente squamulate ; ripiegate all’ indietro
esse raggiungono, e forse superano un poco, il livello della base
del pronoto; terzo articolo molto allungato, lungo quanto i due
seguenti riuniti, ciascuno dei quali è almeno del doppio lungo
quanto largo; ottavo ancora quasi due volte più lungo che largo;
nono lungo circa quanto l'ottavo, ma di forma triangolare, de-
cimo più corto; articolo apicale molto piccolo, appuntito ma net-
tamente staccato dal penultimo, colla base lucida.
Pronoto trasversale, circa del doppio più largo che lungo; a
visione dorsale l’orlo anteriore appare rettilineo, il posteriore ap-
pena concavo ed i lati poco arrotondati, colla massima larghezza
un po’ anteriormente alla metà.
La forma e le dimensioni delle elitre relativamente alla parte
anteriore del corpo risultano dalla figura (tav. V). La squamula-
tura è interrotta, come nel Leucolaephus liliputanus da fascie
longitudinali glabre, nere e precisamente una laterale, una ome-
rale, due dorsali e la suturale. Mancano costole o qualsiasi ac-
cenno di esse ed il profilo trasversale è uniformemente curvo,
appiattito sul disco. Ciascuna delle fascie longitudinali nere è per-
corsa da una serie rada di granuli; quelli della serie laterale
sporgono nettamente dall’orlo a visione dorsale; i granuli della
PI Oe a
PED) E. GRIDELLI
serie omerale e della dorsale esterna sono pure bene marcati,
quelli della dorsale interna sono poco distinti. La granulazione
della parte ripiegata è di densità uniforme; sui due intervalli
esterni la granulazione è sparsa in prossimità della base mentre
i granuli della parte restante si riducono ad una serie longitudi-
nale mediana abbastanza regolare. Sui due intervalli interni la
granulazione è sparsa, a granuli sempre più minuti proseguendo
dall’ esterno all’interno. La sutura è seguita d’ambo i lati da una
stretta zona liscia. Tra i granuli minuti dell’ intervallo interno si
notano pure dei punti.
Zampe squamulate e pubescenti; le tibie anteriori di sezione
ovale, coll’ orlo esterno armato, come nei Leucolaephus, di espan-
sioni spiniformi sottili, appuntite e relativamente lunghe, separate
da larghi intervalli e precisamente tre grandi (proseguendo dal-
l’apice alla base) una quarta minore, una quinta piccolissima.
Tale è la struttura della tibia destra. La sinistra presenta dap-
prima quattro denti subeguali, un quinto minore (corrispondente
al quarto di sinistra) ed un sesto piccolo. Spine apicali relativa-
mente corte e grosse, subeguali di lunghezza. Tarsi posteriori
poco più lunghi della metà della tibia, col primo articolo poco
più lungo dell’ ultimo; tanto i posteriori che i medii sono forte-
mente compressi, laminari, nell’orlo superiore ed inferiore ornati
da una frangia di lunghi peli fulvi.
Processo prosternale completamente coricato; il prolungamento
del primo sternite addominale visibile tra le anche posteriori è
molto più ampio che nei Lewcolaephus.
Lungh.: 10 mm. — Un solo esemplare raccolto nel deserto
tra Es Sahabi e Gialo il 31 marzo 1931 e trovato identico ad
uno degli esemplari tipici di Karsch dall’egregio amico Prof. A.
Schuster (Vienna). — Descritto su cinque esemplari raccolti dalla
spedizione Rohlfs in Tripolitania (Palmeto di Socna e Uadi M’ bel-
lem), conservati nel Museo Zoologico di Berlino.
Storthocnemis Patrizii nov. spec.
(Tav. V, fig. 5).
Nero; zampe, antenne, palpi, labbro superiore (tranne la parte
apicale) chiari, bruno giallicci. Tutto il corpo, comprese le zampe
e le antenne, è rivestito di squamule piccolissime, densamente di-
SPEDIZIONE A CUFRA 233
sposte, tondeggianti (non appuntite), di colore grigio-argenteo;
al microscopio sembra che ognuna di esse presenti alla base un
minutissimo granulo nero (la granulazione minutissima e densa
che ne risulta è visibile anche mediante una forte lente). La dif-
ferenza notevole di forma e d’aspetto delle squame rispetto a
quelle della Steckeri mi fanno pensare che si tratti in tal caso
di una formazione di diversa origine, forse prodotta da un escreto
della chitina. Detto rivestimento dà alla superficie dorsale un
aspetto unito ed una lucentezza argenteo - sericea del tutto par-
ticolare.
Labbro superiore lucido, coll’orlo apicale munito di una smar-
ginatura larga ma poco profonda; anteriormente ed in special
modo negli angoli, si notano singoli granuli e lunghi peli giallo-
bruni.
Capo in confronto al pronoto molto ampio, però nettamente
più stretto dello stesso; occhi piccoli, a visione dorsale poco con-
vessi e sporgenti, ad orlo inferiore non visibile; a visione laterale
piccoli, tondeggianti, superiori. Guancie prominenti e molto svi-
luppate. Il clipeo, privo di solco trasversale anteriore, presenta
angoli esterni vivi e sporgenti col vertice rettangolo; il suo orlo
anteriore è concavo abbastanza profondamente da un angolo al-
l’altro e presenta nel mezzo una sporgenza triangolare dentiforme,
larga, appuntita, il cui vertice si spinge fino al livello dei vertici
degli angoli esterni, dividendo la smarginatura stessa in due metà.
Alcuni granuli piuttosto grandi ed acuti sono addensati negli an-
goli esterni del clipeo; altri, minori sono sparsi radamente sulla
fronte e sul vertice. Pubescenza ridotta a poche setoline gialla-
stre, curve fin dalla base e completamente coricate all’ indietro.
Antenne sottili; ripiegate all’ indietro esse raggiungono appena
il livello della base del pronoto; il primo articolo è ingrossato;
gli altri sottili; il secondo è più lungo che largo; il terzo è sot-
tile e molto allungato, più lungo dei due seguenti riuniti; il quarto
è almeno due volte più lungo che largo; il quinto simile al quarto;
il nono è triangolare; il decimo è corto e globoso; l'articolo
apicale è piccolo, quasi completamente fuso col decimo; il com-
plesso decimo-undicesimo è ovale, più lungo che largo, colla metà
apicale opaca, appena separata dalla basale mediante sutura.
Pronoto poco più largo del capo, più corto e molto più tra-
sversale che nello Steckeri, a lati maggiormente convessi, colla
Da, tdci ti mr AA Taser ee
934, E. GRIDELLI
massima larghezza circa nella metà, ad orlo basale ed apicale leg-
germente concavi. Oltre alla granulazione minutissima fondamen-
tale si notano singoli granuli più grandi, sparsi qua e là, special-
mente ai lati. Pubescenza eguale a quella del capo. — Scudetto
come nella Steckeri, piccolo, molto più largo che lungo.
Elitre molto più larghe del pronoto, a lati debolmente ton-
deggianti e disco leggermente appiattito, con omeri arrotondati e
colla massima larghezza presso a poco nella metà; declivio api-
cale non molto ripido; a visione dorsale esse sembrano allungate
in coda poco pronunciata, larga ed ottusa. La superficie di cia-
cuna elitra è percorsa da tre rilievi longitudinali debolissimi,
eguali per sviluppo al rilievo che limità il disco dalla parte
ripiegata; detti rilievi, che rappresentano e sono omologhi alle
costole degli altri Pimeliini, sono marcati da una serie rada di
setoline corte e curve, rivolte all'indietro; lungo la linea mediana
di ciascun intervallo corre pure una serie irregolare di setoline,
simili alle suddette. Tutta la superficie presenta la solita gra-
nulazione densissima, a granuli minutissimi che spuntano tra le
squame. La sutura è essa pure seguita d’ambo i lati da una serie
di setoline.
Tibie anteriori debolmente compresse, a sezione subellittica;
il loro orlo esterno è armato di sei denti, separati da larghi in-
tervalli; il primo (che rappresenta una dilatazione dell’angolo
apicale esterno della tibia) è il più lungo, i due seguenti sono
più corti del primo ma essi pure lunghi e sottili (il terzo è lungo
quasi quanto la larghezza della tibia, nel punto dove esso è in-
serito); gli altri tre sono molto più piccoli, specialmente l’ultimo,
situato presso alla base (in un esemplare esso è presente in tutte
e due le tibie, nell'altro manca sulla tibia sinistra, mentre è per-
fettamente visibile sulla destra). Sono presenti due speroni apicali
eguali a quelli della Steckert. Tibie medie diritte, tibie posteriori
(come nella Steckeri) appena curve, coll’orlo esterno appena
visibilmente concavo in prossimità della base. Tarsi medii e po-
steriori fortemente compressi, laminari, come nelle Piesterotarsa
del I gruppo, coll’orlo superiore ed inferiore ornati da una densa
frangia di lunghe ciglia fulve. A visione dorsale i tarsi posteriori
appaiono sottilissimi, laminari, ed il primo articolo è più lungo
dell’ ultimo, ma molto più corto dei tre seguenti riuniti.
Mento ad orlo anteriore ampiamente convesso, con una pic-
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SPEDIZIONE A CUFRA Os)
cola smarginatura angolare mediana, stretta e poco profonda.
Processo prosternale completamente coricato.
Per l'aspetto generale vedi la figura 5 (tav. V).
Lungh.:7 mm. Un esemplare completo (ad eccezione del tarso
posteriore destro) in coll. Museo Civico Genova; un secondo esem-
plare, privo delle zampe medie e posteriori e di una antenna, si
trova nelle collezioni del Museo Civico di Trieste. Il primo venne
raccolto a Es Sahabi (Haseiat) nel luglio 1931; il secondo durante
il viaggio da Es Sahabi a Gialo, il 31 marzo 1931. — Mi sia
permesso di dedicare questa bellissima specie al Marchese Saverio
Patrizi, Capo della spedizione genovese all’oasi di Cufra.
La nuova specie ha in comune colla Steckeri la posizione
degli occhi, la struttura delle tibie anteriori, la presenza di due
spine apicali subeguali delle stesse, la struttura laminare dei tarsi
medii e posteriori, la distanza grande tra le anche posteriori, ma
ne differisce grandemente per la particolare natura del rivesti-
mento, l'assenza di peli eretti sulle elitre, il pronoto molto più
corto e molto più trasversale, la statura minore, la struttura del-
l’orlo anteriore del clipeo, gli occhi più piccoli e meno sporgenti;
la mancanza di granulazione (oltre alla fondamentale) e la pre-
senza di leggerissime costole sulle elitre, con intervalli appena
concavi, la forma diversa delle elitre, che sono più corte e più
rigonfie, meno appuntite all'apice, l'addome maggiormente ri-
gonfio ed altri caratteri minori danno all’insetto un aspetto del
tutto particolare, tanto che ad alcuni di essi sarei inclinato a dare
importanza generica. Ma ritengo non opportuna la creazione di
un genere nuovo, senza una revisione dei generi affini, cosa che
presentemente non posso fare.
2 3%
oF
Ad agevolare la distinzione delle tre specie suddette, simili a
Leucolaephus, col corpo coperto di squame bianche, valga la se-
guente tabella :
1. - Spine apicali delle tibie anteriori di differente lunghezza.
Tarsi posteriori molto allungati col primo articolo lungo il doppio
del quarto. Elitre a fascie longitudinali glabre, seguite da granuli
addensati in triplice serie longitudinale. Lungh. 12-13 mm. Au-
gila e Gialo. i Mecopisthophus Rohlfsi Karsch
ii Mit a ii tene eni
236 E. GRIDELLI
— Spine apicali delle tibie più corte, d’eguale lunghezza.
Tarsi posteriori più corti, fortemente compressi, laminari, col pri-
mo articolo poco più lungo del quarto. Anche posteriori larga-
mente separate. 2
3. - Clipeo ad orlo anteriore tridentato. Elitre prive di peli
eretti e di zone denudate, leggermente costate. Pronoto cortissimo
e fortemente trasversale. Lungh. 7 mm. Es Sahabi-Gialo.
Storthocnemis Patrizii n. sp.
— Clipeo ad orlo anteriore semplice. Elitre con pubescenza
eretta, con fascie longitudinali denudate e seguite da granuli di-
sposti in serie semplice. Pronoto più lungo, meno trasversale.
Lungh.: 9,5-11 mm. Tripolitania (Socna, Uad. M’ bellem); Ci-
renaica: Es Sahabi, Gialo. Storthocnemis Steckeri Karsch
*
* *
Non conosco in natura la terza specie del genere Stortho-
cnemis descritta da Haag col nome di Gedeon abyssinicum
(Ent. Monatschr. I, 1876, p. 75) dell’Abissinia, ridescritta da
Fairmaire nel 1880, quale Leucolaephus latifrons, pure del-
l’Abissinia (vedi Chatanay, Bull. Soc. Ent. France 1914, p. 77).
— Dalla descrizione originale, riprodotta da Sénac (Monogr.
Pimel. II, 1887, p. 135) risulta che questa specie è di grande
statura (14 mm.), col capo percorso anteriormente da un solco
trasversale, colla superficie dorsale del pronoto e del capo forte-
mente e densamente granulata, colle elitre granulate, con granuli
formanti serie, squamulate, presentanti, come il capo ed il pronoto,
piccoli peli giallastri, ecc. — Tutti questi caratteri escludono ogni
possibilità di una identità della Patrizii colla specie di Haag,
che invece dovrebbe essere molto simile alla Steckerz, la quale
presenta tutti i caratteri suddetti, ad eccezione della statura, che
è un poco minore. i
Prionotheca coronata Ol.
Prionotheca coronata Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 264.
Pochi esemplari delle oasi di Gialo (3 maggio 1931) e di Au-
gila (11-16 aprile 1931).
SPEDIZIONE A CUFRA 937
Oenera hispida Forsk.
Dalle raccolte eseguite da Confalonieri nel 1931 risulta che
nella Cirenaica si trovano due forme di questa specie, e precisa-
mente :
Ocnera hispida Forsk, forma typica. — Numerosi esemplari
delle oasi dell’arcipelago di Cufra : Oasi di Es Zurgh, 11 luglio 1931,
El Giof 11 giugno 1931, identici agli esemplari del Cairo.
Ocnera hispida Leprieuri All. (Grid., Ann. Mus. Civ. Ge-
nova LIV, 1930, p. 268). El Agheila luglio 1931, nonchè esemplari
numerosissimi delle oasi dell’ interno: fra Agedabia e Es Sahabi
(30 marzo 1931), fra Es Sahabi e Gialo (31 marzo 1931, Gialo,
aprile 1931) e Augila (11-16 aprile 1931) i quali si possono ri-
ferire alla Leprieuri ma hanno i tubercoli delle elitre meno rile-
vati e meno acuti che nella Leprieuri di Augila, Porto Bardia,
ecc. però molto più radi che nella hispida del Cairo e di Cufra.
Thriptera Varvasi Sol.
Alcuni esemplari raccolti a El Agheila nel luglio 1931.
Pimelia subquadrata Strm.
Pimelia subquadrata Reitt., Bestimm.-Tab. 74, 1915, p. 10.
_ Una cinquantina di esemplari raccolti tra Agedabia ed Es
Sahabi (30 marzo 1931), tra Es Sahabi e Gialo (31 marzo 1931)
ed a Gialo (aprile 1931), nonché due esemplari di Gialo raccolti
da G. C. Kriger nel 1928; vanno tutti riferiti alla subsp. md-
crogranulata Schuster in litt. (non parvigranulata, come ho
erroneamente citato nel mio lavoro del 1930 (p. 273).
Alla stessa forma vanno pure attribuiti alcuni esemplari rac-
colti nella località subcostiera di El Agheila (Cirenaica occid.) nel
luglio 1931, per quanto essi sieno di minore statura, colle elitre
meno tondeggianti ai lati e più appiattite sul dorso, a tomento
molto ridotto e pubescenza eretta totalmente assente. Credo che
questo fatto sia dovuto a cattiva conservazione degli esemplari;
in ogni modo la forma di El Agheila non ha nulla a che fare colle
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238 E. GRIDELLI A
specie normalmente prive di pubescenza eretta (Reitter, L c., p.
10; sub“:
Il colore un po’ oscuro delle frangie di peli che ornano i tarsi
potrebbe indurre a cercare la forma di El Agheila nel secondo
gruppo di Reitter (1. c.) ed in tal caso essa verrebbe determinata
per Dohrni Reitt. Ma questa presunta specie (*) non è basata
che su di un esemplare aberrante della tenuicornis Sol.
Pimelia consobrina Confalonierii Grid.
Questa forma, da me descritta su diverse centinaia di esem-
plari della Marmarica (Porto Bardia) e dell’oasi di Giarabub (Ann.
Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 274) venne raccolta in seguito
in varie località egiziane e precisamente nella Marmarica egiziana
(Mersa Matrouh), nell’oasi di Siwah e a Ain Dalla (presso l’oasi
di Farafra); gli esemplari egiziani confrontati da Andres con
cotipi di Porto Bardia e Giarabub, e poi figurati e descritti quali.
consobrina var. Confalonierii Grid. (Bull. Soc. Ent. Egypte 1929,
p. 10-25, figg.) e citati più tardi colla grafia esatta. «Confalonierit»
(Bull. Soc. Ent. Egypte 1931, p. 106).
(1) Pimelia Dohrni Reitt., 1. c. — Grazie alla cortesia del Dott. Holdhaus ho po-
tuto esaminare l’esempiare tipico di questa specie (e che credo sia il solo noto fino
ad oggi). È conservato nel Museo di Vienna e porta le seguenti etichette: Dohrn 9%,
Tripolis; Pimelia Valdani Guér.; Pimelia Dohrni m. Type quest’ ultima scritta
dallo stesso Reitter. Ho confrontato attentamente il tipo suddetto con esemplari di
tenvicornis della stessa località. Le sole differenze che ho potuto rilevare sono date
dalle elitre un poco più rigonfie nella Dohrni e dal decorso della costola omerale
nel tratto basale. Nella texuicornis detta costola (esaminata opportunamente a vi-
sione laterale) ha un decorso rettilineo e quindi forma colle costole laterale e dor-
sale intervalli di eguale larghezza; nell’esemplare tipico della Dohrni essa è cur-
vata verso l’esterno per un breve tratto, nel quale l’intervallo esterno è più stretto
dell’ interno. Cessato il tratto curvo la costola riprende il suo decorso normale, for-
mando colle adiacenti intervalli poco diversi per larghezza. L’esterno è difatti un
poco più stretto dell’ interno, ma Ja differenza è minima e non più marcata di quella
che ho potuto constatare in molti esemplari della tenwicornis. Inoltre Reitter (1.
c. p. 11) non intendeva parlare di diversa larghezza degli intervalli nel loro tratto
basale, perché si esprime senza alcun dubbio: «Der Raum zwischen der Humeral-
und Lateralrippe ist in der Mitte der Fligeldecken deutlich schmàler als der in-
nere anstossende 3». Ma ripeto, ciò si verifica anche nella tenuwicornis, se si esamina
una serie di esemplari,
L’assenza di altri caratteri differenziali, il leggero rigonfiamento delle elitre,
d’ aspetto non normale e simmetrico e l’irregolare decorso del tratto basale della
costola omerale mi fanno pensare che la Dohrni sia basata su un esemplare aber-
rante della tenwicornis, tanto più che esemplari simili non vennero mai trovati e
che è estremamente improbabile che nello stesso lungo esistano due specie di
Pimelia tanto simili.
Non esito quindi a proporre la sinonimia seguente: Pimelia tenuicornis Sol.
(1836) = Dohrni Reitt. (1915).
4
4
|
|
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SPEDIZIONE A CUFRA 939
Confalonieri ne raccolse molti esemplari nelle località seguenti :
Tra Agedabia e Es Sahabi, (30 marzo 1931), tra Es Sahabi
e Gialo (31 marzo 1931), oasi di Augila e Gialo (aprile 1931),
nonché: Arcipelago di Cufra: Sebcha El Tailib e Haret el Hafun
(giugno 1931). — Venne inoltre raccolta nell’oasi di Gialo dal
prof. Zavattari (settembre 1929).
In ciascuna delle località suddette si trovano esemplari che
corrispondono perfettamente a quelli di Giarabub e Porto Bardia,
accanto ad altri con elitre più allungate e molto simili ai pochi
esemplari sudalgerini della forma tipica a me noti.
Come osserva giustamente Andres (1. c. 1929, p. 14) la Con-
falonierii differisce dalla tipica consobrina d’Algeria per il disco
del pronoto liscio (o quasi) su una larga superficie mediana.
La Pimelia angulata Fabr. citata da Karsch di Augila, Gialo
e Cufra, in base alle raccolte Rohlfs-Stecker (Grid. 1930, p. 273)
è certamente erroneamente determinata e va riferita senz’ altro
alla Confalonierii.
*
LUBE
Oltre alla forma suddetta si trovano nella Cirenaica e nella
Tripolitania altre forme della consobrina che per ora non ritengo
opportuno di denominare e precisamente :
Bengasi (Cirenaica): Forma di piccola statura, con elitre al-
lungate, più o meno appiattite sul dorso, con numerosi tubercoli
piccoli, depressi, sublevigati. — Bengasi, leg. Benedetti (Mus.
Civ. Trieste); Bengasi: Giuliana, leg. Confalonieri 26 marzo 1931
Mus. Civ. Genova e Trieste). — Va riferita a questa forma la
consobrina sparsidens citata di Bengasi da Falzoni. — Potrebbe
trattarsi d’una piccola varietà locale della Confalonierti.
Mizda (Tripolitania): Esemplari molto simili alla Confalonie-
rt, col disco del pronoto liscio, di grande statura, con elitre
allungate, insieme ad esemplari minori, con elitre tondeggianti e
granulazione abbondante.
Pimelia obsoleta Sol.
Specie d’Algeria, Tunisia e Tripolitania, della quale mi con-
stano di Cirenaica i seguenti dati:
2/0 E. GRIDELLI
Pimelia obsoleta: Augila e Gialo (Rohlfs, p. 274, nota). La
considerai (1930, p. 274, nota) quale specie dubbia e difatti nelle
centinaia di Pimelia raccolte a Gialo da Confalonieri non figura
questa specie; perciò credo che la sua presenza nelle oasi sud-
detto non sia da ammettersi senz'altro. — Dodero (i. litt.) P.
obsoleta var. di Bengasi e Agedabia (Gridelli 1. c.). — Coll. R.
Ufficio Agrario Bengasi: Agedabia, leg. G. C. Kruger, determ.
Schuster (Gridelli 1. c.).
Confalonieri raccolse a El Agheila, nel luglio 1931, due
esemplari d’una Pimelia che secondo Schuster vanno riferiti a
questa specie. Essi sono però ben diversi dalle obsoleta di Tripo-
litania, ma non sono riferibili alla subsp. Wohlberedti Schust.
Pimelia Barthelemyi Sol.
Pimelia Barthelemy? Reitt., Bestimm.-Tab. 74, 1915, p. 27.
Confalonieri raccolse un esemplare durante il percorso da Es
Sahabi a Gialo, il 31 marzo 1931. Esso ha la superficie dorsale
delle elitre completamente depilata, con traccie di tomento e di
peli irti nella regione omerale. Il tomento della faccia estensoria
delle tibie è obliterato.
Pimelia canescens Klug
Già nota di Cirenaica: Porto Bardia (Confalonieri 1927), Za-
via Mechili (Festa 1922), Agedabia (Kriger); vedi Gridelli, Ann.
Mus. Civ. Genova 1930, p. 276.
Confalonieri ne raccolse nel 1931 un grande numero di esem-
plari ad El Agheila (luglio) e pochi esemplari tra Es Sahabi e Gialo.
È però opportuno notare che questi esemplari non sono identici
alla canescens d’ Egitto (Mex e Hammam Mariout, leg. Andres
1930); la forma del corpo somiglia molto più a quella dell’ énter-
stitialis Sol., le costole sono più sviluppate che nella canescens
d’Egitto, ma meno che nella interstitialis. Le elitre sono prive
della pubescenza eretta così evidente nella interstilialis, pero
singoli esemplari presentano qualche pelo agli omeri; la faccia
estensoria delle tibie medie e posteriori è ornata da un tomento
argenteo, che si ritrova anche nella canescens d’ Egitto, contra-
riamente a quanto dice Reitter nelle Bestimm.-Tab., e quindi la
a
SPEDIZIONE A CUFRA 241
4 specie va tolta dal 5° gruppo. E infine i tarsi medii e posteriori
| sono più appiattiti che nella canescens d’ Egitto, ma meno ap-
piattiti che nella interstitialis.
Converrà studiare più a fondo le tre forme suddette, per poter
stabilire se la forma che abita la Cirenaica debba riferirsi alla
interstitialis anzi che alla canescens Klug. — Non può venir
confusa colla comata Klug.
Pimelia derasa Klug
Pimelia derasa Klug, Symb. Phys. II, 1830, n. 7, tav. 11, fig. 7.
Un solo esemplare, raccolto a Es Zuetina il 29 marzo 1931.
Pimelia bengasiana Schust.
Pimelia bengasiana Schust., Mem. Soc. Ent. Ital. 1922, p. 20.
Es Zuetina, 29 marzo 1931, un solo individuo, con scultura
delle elitre identica ad uno raccolto della serie tipica di Fuehat
(Bengasi; Mus. Civ. Trieste). Ne ho visto inoltre uno di El
Abiar (leg. C. G. Kruger), in coll. Mus. Trieste.
Pimelia Letourneuxi Sénac
Oltre a pochi esemplari raccolti da Confalonieri il 26 marzo
1931, a Bengasi (Giuliana), ne ho visto recentemente uno rac-
colto da Zanon pure a Bengasi (Mus. Firenze).
| Gli esemplari di Cirenaica sono più allungati di quelli egiziani
ed i tubercoli della parte ripiegata delle elitre sono meno grandi
e molto meno numerosi.
Doderoella interpunetata Klug
Doderoella interpunctata Grid., Boll. Soc. Ent. Ital. 1929, p. 5.
Due esemplari raccolti a Bengasi (Giuliana), il 26 marzo 1931.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (24 Aprile 1933). 16
PT MERITA I,
4
Ne
ey as
2/92 E. GRIDELLI
Doderoella cyrenaiea Schust.
Doderoella cyrenaica Grid., Boll. Soe. Ent. Ital. 1929, p. 6.
Bengasi (Giuliana), 26 marzo 1931; Agheila, luglio 1931. —
Segnalata da Andres (Bull. Soc. Ent. Egypte 1934, p. 105) della
Marmarica egiziana: Mersa Matrouh.
Pterolasia squalida Sol.
Thriptera lanata Peyerh., Abeille XXXI, 1907, p. 35.
Cufra: El Giof, 1931; Gialo, 8 aprile 1931, leg. Confalonieri.
— Indicata da Andres (lI. c.) anche della Marmarica egiziana:
Mersa Matrouh.
Blaps bifurcata Sol.
Blaps bifurcata Seidl., Monogr. 1893, p. 262.
Un esemplare lungo 28 mm (mucrone compreso) raccolto da
Confalonieri a Gialo nel maggio 1931.
Blaps sulcata Cast.
Blaps cyrenaica Seidl., Monogr. 1893, p. 264.
Cufra, giugno 1931, 2 gg; Agedabia, luglio 1931 1 Q;
El Agheila, luglio 1931, 1 9.
Cabirus cyrenaicus Grid.
Cabirus cyrenaicus Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 290.
Non venne raccolto da Confalonieri nel 1931. — A proposito
di quanto ho detto (1. c. p. 291, nota) del Cabirus rotundicol-
lis citato da Andres d'Egitto, ho potuto realmente constatare
(vedi pure Andres Bull. Soc. Ent. Egypte 1931, p. 114) dal-
l'esame d’uno dei 4 esemplari di Dekela (Alessandria) citato da
Andres che non si tratta del rotundicollis, bensi del cyrenaicus
Grid., come giustamente io avevo supposto.
SPEDIZIONE A CUFRA 213
Platynosum sabulosum Chob.
Melanimon sabulorum Chob., Bull. Soc. Ent. France 1900, p. 31.
Melanimon sabulorum Chob., Bull. Soc. Ent. France 1904, p. 283,
Descritto della Tunisia mer.: Sfax, Bled-Tahla (Oued Cher-
chera); indicato teste Bedel di Zarzis e di una località tra Gabés
e Bir-Marabot (Chobaut, l. c. 1900). — Attribuito da Reitter
(Verh. naturf. Ver. Brinn, 1904, p. 127) al genere Platynosum,
colla grafia corretta sabulosum.
Oltre ad alcuni esemplari raccolti da Schatzmayr nella Tripo-
litania (Mizda 23 marzo 1926) ne vidi uno di Cirenaica, raccolto
da Confalonieri a Agedabia nel luglio 1931 (Mus. Civ. Genova).
Lungh.: 3-3,5 mm. Lati del pronoto e delle elitre muniti di
lunghi peli clavati (ingrossati all'apice), poco numerosi. Clava
delle antenne di tre articoli.
Specie nettamente eremica. — Tunisia merid., Tripolitania,
Cirenaica. Del resto tutto il genere ha una diffusione eremica
(Zacheus Sahlb.: Gerico; Paulinae Muls.: Siria, Egitto; collare :
Transcaucasia, Arax).
Seleron multistriatum Forsk.
Seleron multistriatum Reitt., Verh. naturf. Ver. Briinn, 1904, p. 124.
Agedabia, luglio 1931, leg. Confalonieri; Bengasi, leg. G. C.
Kruger (Mus. Civ. Trieste).
Scleron dubium Grid.
Scleron dubium Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 295.
Ho descritto a suo tempo questa nuova specie su un esem-
plare raccolto da Confalonieri a Porto Bardia (Mus. Civ. Genova).
Nella sua esplorazione del 1931 lo stesso Confalonieri ne raccolse
altri due esemplari a Agedabia, nel luglio 1931 (Mus. Civ. Genova
e Trieste), sicchè la specie è ora nota di due località poste ai
due estremi della zona costiera della Cirenaica. — Lo Scleron
dubium, come molte altre specie di Scleron, ha l’orlo del pro-
noto e delle elitre munito di peli, i quali sono però inclinati e
e I
è
PS) tae Fae Leer as ee
aN E. GRIDELLI
quasi aderenti all'orlo, corti, mentre negli Hurycaulus e Platy-
nosum i peli sono molto più lunghi (almeno il doppio) e quasi
perpendicolari all’orlo, semplici nel primo ed ingrossati all’ apice
nel secondo genere.
Per quanto riguarda lo Scleron aequale Reitt. citato da Fer-
rante d’ Egitto (Mariout) e che io ritengo essere in realtà lo Sel.
dubiwm (Grid. |. e. p. 296, obs.) vedi Andres in Bull. Soc. Ent.
Egypte 1934, p. 115, nota.
Anemia sardoa Gené —
Anemia sardoa Reitt., Verh. naturf. Ver. Brinn 1904, p. 130.
Comunissima a Gialo, nell’ aprile 1931; alcuni esemplari ven-
nero raccolti nel deserto a 85 km. al sud di Gialo, il 21 mag-
gio 1931.
Andres (Bull. Soc. Ent. Egypte 1931, p. 116) indica la specie
del Sinai e d’ Egitto: Dabaa presso Mariout, Wadis presso Helouan
e oasi di Kharga.
Anemia pilosa Tourn.
Anemia Fenyesi Reitt., Verh. naturf. Ver. Briinn 1904, p. 131.
Anemia pilosa pilosa Tourn.: Descritta di Ain-Arnat (Sé- .
tif) ma il tipo è certamente originario d’ Egitto e identico all’Ane-
mia descritta da Reitter col nome di Fenyesz; il capo non è
granuloso, bensi punteggiato (vedi Peyerimhoff, Miss. Sc. Hoggar,
Coléopt. 1931, p. 104).
Comunissima a Gialo, nell'aprile 1931; un esemplare venne
raccolto nel deserto, a 85 km. al sud di Gialo, il 21 maggio
1931. — Vidi inoltre esemplari raccolti da G. C. Kruger nel
1926 a Giarabub e nel 1928 a Augila (Mus. Civ. Trieste).
Specie eremica diffusa nella maggior parte del Sahara, dal-
l’Egitto fino all’Erg Iguidi (vedi Peyerimh. |. c. e Andres, Bull.
Soc. Ent. Egypte 1951, p. 116). i
Anemia pilosa fissidens Reitt.: Descritta da Reitter (Deu-
tsch. Ent. Zeitschr. 1898, p. 348) dell’ Algeria meridionale (Ghar-
daia: Mzab); essa differirebbe dalla pzlosa soltanto per le elitre
più corte, con punteggiatura più forte e più densa e per il dente
apicale (sporgenza apicale della faccia estensoria) delle tibie me-
È SPEDIZIONE A CUFRA 245
die inciso all'apice. Più tardi (Bestimm.-Tab. 1904) Reitter parla
soltanto del corpo più corto e del dente inciso e nota che essa
si trova insieme alla Fenyest (pilosa).
Due esemplari raccolti a Gialo da Confalonieri sono più pic-
coli della media degli altri, il loro corpo è forse un poco più
corto (o almeno sembra essere tale) ed infine le tibie medie hanno
il dente apicale con una incisione piccola e stretta, ma molto
bene marcata, la quale divide il suo apice in due lobi bene di-
stinti — E però da notare che nello stesso esemplare la profon-
dita dell’ incisione varia nelle due tibie e che tra le numerosissime
pilosa raccolte a Gialo, con dente ad orlo integro, ne trovai due
aventi una tibia con dente normale e l’altra con dente nettamente
inciso all'apice. — Non ho osservato nessuna differenza di punteg-
giatura. Da quanto sopra risulta che Anemia fissidens Reitt.
non è una specie propria, bensi una semplice varietà della pilosa
(non sottospecie, perchè le due forme si trovano prossime nella
stessa località).
Anemia Fausti Solsky
Anemia Fausti Reitt., Verh. naturf. Ver. Briinn 1904, p. 131.
Pochi esemplari raccolti da Confalonieri a Gialo nell’aprile 1931.
Non posso trovare alcun carattere atto a distinguerli da quelli di
Buchara (Repetek, aprile 1900, ex coll. Hauser), di Buchara
(senza località più dettagliata) e del Turchestan. — Secondo An-
dres (Bull. Soc. Ent. Egypte 1931, p. 117) questa specie verreb-
be sostituita nell’ Egitto dalla Pharao Reitt., che d'altronde, se-
condo lo stesso Reitter, non è altro che una forma nana della
Fausti, colla quale si troverebbe promiscua a Helouan. E quindi
molto probabile la sinonimia: Fausti Reitt. = Pharao Reitt.
Peyerimhoff (Coléopt. Hoggar 1931, p. 104) stabilisce la sino-
nimia brevicollis Woll. = rotundicollis Desbr. = Fausti Sol-
sky; notisi che già Reitter (1. c. p. 133, nota) espresse la sup-
posizione che la rotundicollis Desbr. fosse eguale alla Pharao.
Specie tipicamente eremica: Canarie, tutta l'Africa sahariana,
Sinai, Arax, Transcapio, Turchestan, Buchara, Somalia francese;
Tassili orientale (1 es. Peyerh. |. c.).
IAG E. GRIDELLI
Anemia asperula Reitt.
Anemia asperula Reitt., Deutsch. Ent. Zeit. 1884, p. 260.
Anemia asperula Reitt., Verh. naturf. Ver. Briinn, 1904, p. 132.
Confalonieri raccolse a Gialo, nell'aprile 1931, tre esemplari
di questa specie; essi vennero esaminati da Schuster, il quale
confermò la mia determinazione ed osservò che essi sono identici
ad esemplari della sua collezione, avuti da Peyerimhoff e prove-
nienti dalla Tunisia: Maknassy. — Forma tipica, non var. sevie-
setosa (Baudi) Reitt. 1. c.
Specie eremica: Tunisia, Cirenaica, Egitto (vedi Andres 1934,
p. 117), Palestina (Haifa, loc. class.).
Gonocephalum setulosum Fald.
Gonocephalum setulosum Reitt., Verh. naturf. Ver. Briinn 1904, p. 141.
Comune a Gialo, nell’aprile 1931; due esemplari ad El Agheila,
luglio 1931.
Gonocephalum perplexum Luc.
Gonocephalum perplexum Reitt., Verh. naturf. Ver. Briinn 1904, p. 145.
Comunissimo a El Agheila, luglio 1931; meno numeroso a
Bengasi. (Giuliana) il 26 marzo 1931 e a Agedabia, luglio 1931.
Peyerimhoft (Coléopt. Hoggar 1931, p. 105) lo indica, col
nome di famelicum Oliv., di tutta l’Africa settentrionale, dal Ma-
rocco all’ Egitto, di Pantelleria, della Siria, del nord-est dell’Ara-
bia e di Olvek. — Specie eremica.
Gonocephalum rusticum Oliv.
Gonocephalum rusticum Reitt., Verh. naturf. Ver. Brinn 1904, p. 146.
Pochi esemplari delle oasi di Cufra: El Giof, Sebcha di Bue-
ma.
ro a Lee DON e a A n e Li
tale: Can
SPEDIZIONE A CUFRA 217
Brachyestes Gastonis Fairm.
Brachyestes Gastonis Reitt., Verh. naturf. Ver. Brinn 1904, p. 175.
Pochi esemplari di. Gialo e Augila (aprile 1931) e di Es
Sahabi (luglio 1931). i
Clitobius oblongiusculus Fairm.
Clitobius oblongiusculus Reitt., Verh. naturf. Ver: Briinn 1904, p. 179.
Corpo più stretto e più lungo che nell’ovatus, a lati subpa-
ralleli; pronoto meno trasversale, con angoli posteriori meno ar-
rotondati al vertice, colla base quasi rettilinea (molto meno si-
nuata ai lati) e col disco ed i lati densamente granulati (sul disco
sono presenti punti limitati anteriormente da granuli, ai lati sol-
tanto granuli). Pubescenza, e particolarmente quella delle elitre,
molto più rada e più corta.
Due esemplari della forma tipica, raccolti a Augila (16 aprile
1931) ed a Gialo (luglio 1931).
Clitobius ovatus Er.
Opatrum ovatum Er., Archiv. Naturges. IX, 1843, I, p. 249.
Halonomus ovatus All., Ann. Soc. Ent. Belgique 1883, p. 31.
Clitobius ovatus Reitt., Verh. naturf. Ver. Briinn 1904, p. 179.
Corpo largo e corto, subellittico; pronoto corto, fortemente
trasversale, colla base sinuata ai lati, lobo mediano arrotondato
ed angoli posteriori acuti, strettamente arrotondati al vertice ;
superficie del pronoto con punteggiatura densa. Pubescenza rela-
tivamente grossa e lunga; intervalli delle elitre con tre serie di
peli bruno giallastri.
. Bengasi, leg. G. C. Kruger (Mus. Civ. Trieste). — Indicato
da Falzoni di Bengasi (Fuehat), leg. Ghigi. — Comune a Tagiura
(Tripolitania), leg. Schatzmayr, 30 marzo 1926. — Tunisia, due
esemplari (Mus. Civ. Trieste).
Descritto dell’ Angola e del Senegal; Africa settentrionale,
Sicilia, Malta. — Indicato pure di Turchia e del Bengala (?). —
Comune nel Delta del Nilo (Andres 1931).
pete Sd TLT
218 E. GRIDELLI 2 a SO
Crypticus nebulosus Fairm.
Crypticus nebulosus Reitt., Entom. Nachricht. 1896, p. 149. di
Un solo esemplare, raccolto a Agedabia nel luglio 1931.
Tribolium confusum Jacq. du Val
Tribolium confusum Reitt., Fauna Germ. Ill, 1911, p. 343. 1
Cufra: Es Zurgh, maggio; oasi di Gialo, maggio; plur. È
SCARABAEIDAE i
Eremazus unistriatus Muls.
Eremazus unistriatus d’Orb., Abeille XXVII, 1896, p. 258.
Oasi di Gialo, 7 es., aprile; identici ad un esemplare di His-
sar (Buchara, in coll. Mus. Civ. Trieste).
Regioni sabbiose e sopratutto desertiche: Beni Saf, sul litorale
di Orano, valle del Chélif, tutto il Sahara, da Ain Sefra al Sinai
(teste Peyerimhoff, Coléopt. Hoggar 1931, p. 142), Tripolitania,
Cirenaica, Arabia (Gedda), Obock, valle dell’ Arax.
Aphodius (Bodilus) Wollastoni Har.
Aphodius Wollastoni Grid., Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 317.
Un esemplare raccolto nell’oasi di Gialo; giugno 1951. —
La sola località nota di Cirenaica era l’oasi di Giarabub.
Aphodius (Pseudesymus) lucidus Klug
Aphodius lucidus d’Orb., Abeille XXVIII, 1896, p. 218.
Alcuni esemplari; oasi di Gialo, aprile; Es Sahabi, maggio.
SPEDIZIONE A CUFRA 219
Aphodius (') lividus Ol.
Aphodius lividus d'Orb., Abeille XXVIII, 1896, p. 216.
Oasi di Gialo, frequentissimo, aprile. — Cufra, due esemplari,
giugno. — Agedabia, un esemplare, luglio.
Scarabaeus cristatus F.
Scarabeus cornifrons Bedel, Abeille XXVII, 1892, p. 284.
Es Sahabi, tre es., luglio.
Per la diftusione della specie nel Sahara centrale vedi Peye-
rimh. Coléopt. Hoggar 1931, p. 142.
Scarabaeus sacer L.
Scarabaeus sacer Bedel, Abeille XXVII, 1892, p. 285.
Località costiere: Agedabia, due es., luglio; El Agheila, un
es., luglio.
Mnematidium multidentatum Klug
Ateuchus multidentatus Klug, Symb. Phys. V, tav. 41, fig. 9.
Scarabaeus ( Neoctodon) multidentatus Bedel, Abeille XXVII, 1892, p. 282.
Scarabaeus (Neoctodon) multidentatus Reitt., Bestimm. Tab. XXIV, 1892,
p. 49.
Orlo esterno delle tibie anteriori con quattro grandi denti
(l'orlo tra ‘i denti è crenellato); seguono poi sei denti minori, i
primi quattro bene sviluppati, acuti, però più corti degli apicali,
i seguenti ridotti, ottusi. Base delle elitre marginata. Orlo ante-
riore del capo con sei denti (quattro del clipeo, ed uno per lato:
angolo apicale interno delle guance); l'angolo apicale esterno
delle guance è più o meno angoloso, ciò che spiega I’ indicazione
di otto denti del clipeo, data da diversi autori.
(1) Aphodius spec. ?. Nell’ oasi di Gialo vennero raccolti da Patrizi e Confalonieri
due esemplari d’una bellissima specie, appartenente con certezza al sottogenere
Mendidius, che non sono riuscito a determinare. Secondo Peyerimhoff, al quale
inviai detti esemplari in esame, essi andrebbero riferiti, con qualche dubbio, al
Mend, laevicollis Har.
Bi Sg OU aT, On SAI
SS tee pte ole
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rose a+
AO ERRATE COSE N a ee Renee RINO LEE NIPOTE
950 E. GRIDELLI
Cirenaica: Es Sahabi, un es., luglio 1931, leg. Confalonieri.
Palestina: Giaffa, un es., coll. Mus. Civ. Trieste.
Specie prettamente eremica, finora non nota di Cirenaica
(vedi Gridelli, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1950, p. 324). Descritta
del Basso Egitto: « Habitat in fimo asinino prope Tscheil el
achterie Alexandriae ». Palestina, Sinai, Egitto (Suakim, Ales-
sandria), Cirenaica.
Abladera species nova
Una serie di esemplari raccolti nella oasi di Buema e di
Es Zurgh, i quali sono da riferirsi allo stesso genere, se non anche
alla stessa specie, di alcuni esemplari raccolti da 0. Beccari
nell’ Eritrea (Keren; coll. Mus. Civ. Genova), che vennero a suo
tempo determinati quali Adladera spec. — Arrow, al quale inviai
in esame gli esemplari suddetti di Cufra, ritiene trattarsi di una
specie di Adladera a lui ignota.
Dal Catal. Coleopt. (part 45, p. 75) risulta che fino al 1912
erano note 37 specie di Abladera, sparse nell’ Africa tropicale
ed australe (Capo, Transvaal, Cafreria), nel Madagascar e nelle
Comore. Nessuna specie è nota di Eritrea. E quindi molto pro-
babile che la specie raccolta a Cufra sia inedita. In ogni modo
essa rappresenta un elemento etiopico nella fauna di Cirenaica
ed un nuovo genere nella fauna paleartica.
Pachydema adusta Karsch
Pachydema adusta Karsch., Berl. Ent. Zeitschr. 1881, p. 46.
Alcuni esemplari di questa bella specie vennero trovati da
Confalonieri nell’ oasi di Gialo (località tipica), nel mese di aprile.
Essi corrispondono esattamente all’esemplare di Giarabub, da me
citato nel 1930 (Ann. Mus. Civ. Genova LIV, p. 328).
Phyllognathus silenus F.
Phyllognathus silenus Reitt., Bestimm.-Tab. 38, 1898, p. 8.
Agedabia, un es., luglio; El Agheila, un es. luglio.
SPEDIZIONE A CUFRA 954
Pentodon deserti Heyden
Pentodon deserti Heyd., Deutsch. Ent. Zeitschr. 1899, p. 253.
Specie che Confalonieri aveva già scoperto a Porto Bardia nel
1927 (Gridelli 1930, p. 331); El Agheila, un es., luglio; oasi di
Augila, un es., aprile.
Specie molto caratteristica e facilmente riconoscibile, bene
distinta dal variolosopunctatus Fairm. (= pygidialis Kr.).
Pentodon dispar Baudi
Pentodon dispar Reitt., Bestimm -Tab. 1898, p. 14.
Cufra: Buema, un maschio e una femmina, giugno. Detti
esemplari sono identici ad uno di Egitto (Suez, leg. Steuer,
coll. G. Muller). Pene molto caratteristico.
Descritto da Baudi di Cipro (Berl. Ent. Zeitschr. 1870, p. 76).
Indicato da Reitter di Siria, Mesopotamia ed Egitto.
Tropinota squalida L.
Tropinota pilosa Reitt., Entom. Blatter 1913, p. 225.
Bengasi: Giuliana, luglio, due es.; subsp. pélosa.
Oxythyrea pantherina Gory
Oxythyrea pantherina Reitt., Bestimm.—Tab. 38, 1898, p. 29.
Oasi di Augila e di Gialo, aprile, giugno, luglio; Cufra (Buema),
giugno.
Aethiessa floralis F.
Aethiessa floralis Bedel, Ann, Soc. Ent. France 1889, p. 89.
Bengasi, marzo, un esemplare colla pubescenza bianca bene
conservata, anche sul disco del pronoto.
Ph UE
252 E. GRIDELLI
Pachnoda Savignyi Gory & Perch.
Cufra: El Giof, Buema, fine maggio-giugno, frequente, vola
‘in gran numero attorno ai grappoli delle palme. Corpo e zampe
di color nero o nero-bruno oscuro; pronoto giallo, con una grande
macchia centrale bruna, a forma di trapezio (la cui base maggiore
corre transversalmente) e l’orlo della base pure seguito da una
linea bruna. Scudetto bruno. Elitre brune, con orlo giallo piuttosto
largo e continuo, dall’ omero all’ angolo suturale, ed una fascia
trasversale gialla, situata un poco dietro alla metà, la quale si
fonde coll’ orlo giallo dilatandosi più o meno (interrotta da una
linea suturale bruna) dividendo la colorazione bruna in una grande
macchia basale, subtrapezoidale o limitata da una linea curva, ed
una macchia preapicale, poco più stretta, ma meno estesa longi-
tudinalmente.
Segnalata da Peyerimhoff del Hoggar (Coléopt. Hoggar 1931,
p. 146).
Specie etiopica, dell'Alto Egitto, Nibia e Senegambia.
CERAMBYCIDAE.
Phymatodes testaceus L.
Callidium variabile Ganglb., Bestimm.-Tab. VII, 1881, p. 749.
Phymatodes testaceus Reitt., Fauna Germ. IV, 1912, p. 39.
Bengasi: Giuliana, una femmina, marzo. Capo e protorace
giallo-rossicci, ad eccezione del vertice, della fronte fino all’ in-
serzione delle antenne e dell’apice delle mandibole, che sono neri.
Elitre interamente turchine. Meso- e metasterno neri, addome in
gran parte testaceo. Zampe testacee, coi femori leggermente
infoscati nella metà apicale: Antenne brune, colla base dei primi
articoli testacea. Pubescenza delle elitre nera.
Secondo G. Muller (Coleopt. Centralbl. I, 1927, p. 312) l’esem-
plare suddetto rientra nel gruppo di variabilità del fennicus
(L.) Mull. e più precisamente nella var. variabile (L.) Mull.
Interessante il fatto che le forme del gruppo del fennicus pre-
dominano nell'Europa settentrionale ed in montagna, fatto questo
SPEDIZIONE A CUPRA 255
che, se fosse dimostrato, non parlerebbe a favore del testaceus
L. quale elemento indigeno nella fauna di Cirenaica.
Europa, Mediterraneo, America settentrionale. Certamente
specie molto diffusa oltre ai suoi limiti naturali mediante il com-
mercio del legname.
CHRYSOMELIDAE.
Timarcha laevigata L.
Bengasi: Giuliana, due es., marzo; identici ad esemplari rac-
colti da A. Schatzmayr nella Tripolitania (Mizda e Tripoli) e
nell’ Algeria (El Cantara).
Chrysomela bicolor F.
Chrysomela bicolor Grid., Ann. Mus. Civ. Genova, LIV, 1930, p. 356.
Agedabia, un es., luglio: var. regalis Ol.
CURCULIONIDAE
per il Dott. Ferdinando Solari — Genova.
Sitona crinitus Herbst, subsp. seriesetosus Fàhrs.
Sitona seriesetosus Solari, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 372.
Un esemplare, raccolto nell’ oasi di Gialo.
Sono ormai convinto che la forma suddetta è una razza del
crinitus Herbst, la quale sostituisce la forma tipica nell’ Africa
settentrionale. L’ organo copulatore è identico nelle due forme;
l’africana si distingue dalla comunissima europea, oltre che per
gli occhi molto meno sporgenti, per le setole delle interstrie
delle elitre considerevolmente più grosse, leggermente claviformi,
meno ispide. Nel evinitus le setole sono lineari, sempre ispide
e, normalmente, anche un poco più lunghe.
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24 E. GRIDELLI
Coniocleonus variolosus Woll.
Coniocleonus variolosus Faust, Deutsch. Ent. Zeitschr. 1904, p. 238.
Oasi di Cufra, un esemplare. Io lo posseggo soltanto dell’ Al-
geria e della Tunisia. Descritto delle Canarie. Diffuso secondo
Bedel (Bull. Soc. Ent. Egypte 1909, p- 93) nelle Canarie orientali,
Spagna meridionale (Cartagena), Marocco, Algeria, Tunisia, Basso
Egitto (vedi pure notizie biologiche). La citazione « Marocco »
deriva da Faust (l. c.); osservo che Escalera (Col. Marruecos,
p. 449) non lo cita di questa regione.
La specie non era stata finora osservata nella Cirenaica.
Coniocleonus excoriatus Gyllh.
Coniocleonus excoriatus Faust, Deutsch. Ent. Zeitschr. 1904, p. 240.
Agedabia, quattro esempl., luglio; un altro esemplare venne
raccolto nel maggio tra Bengasi e Tocra dal Marchese Patrizi.
Ammocleonus hieroglyphicus Oliv.
Dicranotropis hieroglyphicus Faust, Deutsch. Ent. Zeitschr. 1904, p. 203.
Oasi di Gialo, tre esemplari, maggio.
EKuryeleonus gigas Mars.
Leucochromus gigas Mars., Abeille 1868, p. 187.
Gur Umm Esc, un esemplare. Oltre alle notizie da me rac-
colte su questa specie (Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 380)
vedi anche Peyerimhoff (Coléopt. Hoggar 1931, p. 119) che la
segnala del Grand Erg orient. (Gassi Touil); dando notizie sulla
biologia.
SPEDIZIONE A CUFRA 250.
Microlarinus humeralis Tourn.
Microlarinus humeralis Petri, Bestimm.-Tab. 60, 1907, p. 138.
Specie nuova per la fauna della Cirenaica, raccolta da Confa-
lonieri nell’ oasi di Gialo.
Diffusione eremica: Sinai, Alto Egitto, Sahara centrale (Tidifest,
Ouargla): vedi Peyerimhoff, Coléopt. Hoggar 1931, p. 121.
- Rhytidoderes siculus Fàhrs.
Rhytidoderes siculus Solari, Ann. Mus. Civ. Genova LIV, 1930, p. 384.
El Agheila, due esemplari, luglio.
Coniatus aegyptiacus Cap.
Coniatus aegyptiacus Cap., Ann. Soc. Ent. France 1868, p. 262.
Cufra: oasi di Es Zurgh e di El Hauairi, dieci esemplari,
maggio-giugno.
Geranorrhinus pusillus Motsch.
Geranorrhinus pusillus Peyerimh., Coléopt. Hoggar 1931, p. 124.
Raccolto per la prima volta nella Cirenaica: Cufra (El Teilib).
Turchestan, Alto e Basso Egitto, Sahara settentrionale, Tunisia
costiera, Andalusia.
Micromesites deplanatus Pic
Micromesites deplanatus Pic, Bull. Soc. Ent. Egypte 1919, p. 54.
Il genere e la specie vennero descritte da Pic di Marg (Egitto;
coll. Alfieri); un esemplare venne raccolto da Confalonieri a Gialo:
El Erg.
Calandra granaria L.
Oasi di Gialo, 14 esemplari, maggio.
256 BR. GRIDELLI
Apion (Hoplopodapion) (i) Kirsehi Desbr.
Apion Kirschi Desbr., Mitth. Schweiz. Ent. Ges. 1870, p. 202.
Apion eremita Peyerimh., Bull. Soc Ent. France 1920, p. 45.
Apion Kirschi Peyerimh., Ann. Soc. Ent. France 1926, p. 380.
Apion Kirschi Peyerimh., Bull. Soc. Ent. France 1929, p. 14.
Venne raccolto a Cufra: El Tallab e El Teilib. Purtroppo
non venne determinata la pianta ospite.
Descritto d’Egitto e ridescritto del Sud-Algerino (El Goléah)
col nome di eremita (l. c. p. 926); venne osservato in seguito
a Laghouat, In Salah, Tassili (Amguid), Fort-Lallemand (al Sud
di Quargla), nonchè nella Tunisia: Nefta (1. c. 1929), sempre
sul Calligonum comosum lL. Vive esclusivamente su detta
pianta (Peyerimh., Coléopt. Hoggar 1930, p. 137).
La cattura della specie nelle oasi dell’ arcipelago di Cufra
colma in parte la lacuna nell’area di diffusione finora nota e
rende probabile che essa sia diffusa in tutto il Sahara.
Apion (Hoplopodapion) Dumonti Peyerh.
Apion Dumonti Peyerh., Bull. Soc. Ent. France 1929, p. 15.
Vive nelle oasi di El Tallab ed El Teilib (Cutra) insieme
alla specie precedente.
Descritto di Nefta (Tunisia merid.) e raccolto in seguito a
Fort-Lallemand, sempre insieme alla specie precedente, sul Cal-
ligonum comosum L. (Peyerh., Coléopt. Hoggar 1931, p. 137).
Manca ogni citazione di questa specie nel Catalogo Winkler 1932.
(1) Hoplopodapion Solari, nov. subgen. — Typ.: A. Kirschi Desbr. — Denomino
così il nuovo sottogenere perchè le specie che vi appartengono portano all’ apice
del primo e del secondo articolo di tutti i tarsi una frangia di piccole spine, delle
quali le esterne sono ben visibili dal di sopra (cf. ligura dall’ A. eremita Peyerh.,
Bull. Soc. Ent. France 1920, p. 46).
Ma lo stesso è sopratutto caratterizzato dalla speciale struttura del rostro,
stranamente eguale a quella delle specie del sottogenere Corimalia (Nanophyes)
che vivono, al pari di alcune specie di Hoplopodapion, sui Tamarix.
Nel sottogenere Onychapion Schilsky la testa dall’ occipite, ed il rostro fino
all’ apice, delineano (visti di fianco) un’ unica linea curva; invece negli Hoplopo-
dapion la base del rostro, il quale è tubolare e retto, è situata molto al disotto
del livello della fronte.
Sono Hoplopodapion anche gll Apion Dumonti Peyerh., Poupillieri Wenck. e
pumilio Desbr. — Il solo rappresentante del sottogenere Onychapion è VApion
tamaricis Gyll. — Non conosco in natura gli Apion pyripenne Reitt., Vincenti
Desbr., FAamundi @yòrffy.
iy
SPEDIZIONE A CUFRA 957
Apion (Hoplopodapion) Poupillieri Wenck.
Apion Poupilliert Wenck., Abeille 1864, p. 127.
Cufra e oasi di Gialo. Già noto di Cirenaica: Giarabub (Gri-
delli 1930).
Vive su varie specie di Tamarix. Algeria, Tunisia, Cirenaica,
Egitto, Palestina. Schatzmayr, in base ad una citazione derivante
probabilmente da Schilsky (Mem. Soc. Ent. Ital. 1929, p. 159) lo
indica anche di Spagna.
Apion (Perapion) Marseuli Wenck.
Apton Marseuli Wenck., Abeille 1864, p. 261.
Arcipelago di Cufra: El Tallab.
Descritto di Biskra, e largamente diftuso in tutto il Sahara,
sempre sul Calligonum comosum L. (vedi Peyerimh., Bull. Soc.
Ent. France 1929, p. 13 e Coléopt. Hoggar 1931, p. 138). —
Escalera (Coleopt. Marruecos) non lo indica tra le specie del
Marocco; anch'io non l’ho mai veduto di questa regione.
Alle specie suddette, determinate ed illustrate dal Dott. Fer-
dinando Solari (Genova), vanno aggiunte le seguenti:
Nanophyes (Corimalia) latifrons Pic
Specie già nota di Cirenaica, in base agli esemplari raccolti
nell’ oasi di Giarabub da Confalonieri nel marzo 1927, determinati
da Pic (vedi Gridelli Ann. Mus Civ. Genova LIV, 1930, p. 391).
Si trova anche a Cufra (Buema) ove venne raccolta in piccolo
numero da Confalonieri nel 1931 (determ. Peyerimhoft).
Descritta del Basso Egitto. — Basso Egitto, Cirenaica, Tunisia
merid. (Tozeur e Nefta), Oued-Rhir su Tamarix bounopaea
(vedi Peyerimh., Coléopt. Hoggar 1931, p. 131).
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (27 Maggio 1933). 47
oer a" id as fol rune, RT Pi fà ad ee ee oy
AVS LEN ee
dalia
Soe cai Va
Se na.
bee -,
E. GRIDELLI
È Nanophyes (Corimalia) minutissimus Tourn, |
di Specie nuova per la fauna della Cirenaica, raccolta in un |
= certo numero di esemplari a Cufra (località imprecisata). Determ. —
JA Peyerimhoff. | | s
È Andalusia, Barberia, tutto il Sahara, Egitto, Mesopotamia, —
A Russia meridionale (vedi Peyerimh., 1. c.).
a SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA
A
n
RE Fig. 1 - Psammoica Schusteri n. sp. È
oy El Agheila (Cirenaica occid.).
a Fig. 2 - Oxycara cyrenaicum n. sp.
Si El Agheila (Cirenaica occid.).
an
oS Fig. 3 — Stenosis Confalonierii n. sp.
a El Agheila (Cirenaica occid.).
de: Fig. 4 — Storthocnemis Steckert Karsch
a Deserto tra Es Sahabi e Gialo (Cirenaica occid.).
an Fig. 5 — Storthocnemis Patrizi n. sp.
SM Es Sahabi (Cirenaica occid.).
ie
SPEDIZIONE SCIENTIFICA ALL’ OASI DI CUFRA
(marzo-LUGLIO 1931)
NOTE SUR DEUX LARVES DE COLEOPTERES AQUATIQUES
PAR HENRI BERTRAND
Deux larves de coléoptéres aquatiques proviennent de l’Oasis
de Koufra, Sebka El Giof; l’une d’elles étant encore inedite.
La premiere larve est celle d’une Dytiscide: Hretes sticticus
L., la seconde appartient a un Hydrophilide: Enockrus maculi-
apex Kuw.
Eretes sticticus L. (Larve).
La larve de cet insecte si répandu dans les régions chaudes
a été découverte il y a longtemps déjà par Valéry Mayet dans
le Sud de la Tunisie (rédir Timiat, près du Chott Fedjig) et la
première description a paru en 1887.
Plus tard, en 1901, les matériaux de Valéry Mayet, larves au
deuxiéme et au troisiéme stade, ont été réétudiées par Fr. Meinert.
A Vheure actuelle, le Musée zoologique de l'Université de Cope-
nhague ne posséde plus qu'un exemplaire au deuxiéme stade.
En 1912, Nowrojee décrit encore la larve de l’Hvretes sticticus
et en donne une belle planche en couleurs, dans un travail con-
sacré aux insectes aquatiques de l’Inde.
En 1930 enfin j'ai moi-méme figure cette larve dans une
note consacrée aux récoltes de la Mission saharienne francaise
Augieras Draper. — Les spécimens provenant du Mouydir et du
Tassili de Timissap, au nombre de trois appartenaient tous au
troisiéme stade; également du méme age sont diverses larves
d’Ereles du Muséum National d’Histoire Naturelle de Paris, trou-
FOR sr SR
di
_*
260 H. BERTRAND
vées en Macédoine, au Soudan, 4 Mozambique et au Tonkin, de -
1907 a 1914. |
La larve de l’Eretes sticticus L., par son facies, a quelques
rapports avec les larves des Thermonectini (Acilius, Grapho-
deres etc.) dont l’éloignent d’ ailleurs divers caractères analytiques;
l’ornementation du labium, des maxilles, l’absence de poils «en
massue» au bord du clypéus sont parmi les plus remarquables.
Il serait intéressant de connaitre le premier stade et surtout
la nymphe.
La pigmentation de ces larves varie: parmi les spécimens
sahariens deux étaient presque entièrement pales, mais en gé-
néral on observe d’élégants dessins, traits et points noiràtres, se
détachant sur le fond fauve ou verdàtre des scuta dorsaux, c’est
le cas chez le beau spécimen de Koufra.
Une larve au troisiéme stade, Sebka El Giof, — Mai 1931.
Enochrus maculiapex Kuw. (Larve).
La premiére larve connue du genre Philydrus (Enochrus)
parait avoir été celle du P. testaceus Fabr. étudiée par Schiddte
en 1862.
Beaucoup plus tard, en 1920, Richmond decrit les larves de
diverses espéces américaines: P. perplexus Lec, P. nebulosus
Say, P. ochraceus Melsh, P. cinctus Say, P. hamiltoni Horn.
En 1924, Wilson examine a nouveau la larve du P. nebu-
losus Say, également celle inédite du P. diffusus Lec.
Enfin en 1931 Boving et Henriksen étudient la larve du
P. melanocephalus Od. et celle d'une autre espéce.
Bien que l’on ait eu ainsi l’occasion de comparer les premiers
états d’espéces différentes, il ne semble pas que les caractères
spécifiques soient toujours bien marqués et surtout bien connus.
On a signalé des differences dans la grosseur des appendices
céphaliques, l’ornementation des mandibules (distribution, présence
ou absence des crénelures) et l’écartement de leurs dents internes,
la pigmentation, le développement, la longueur des crochets chi-
tineux des pseudopodes abdominaux.
Quoiqu’il en soit, il est vraisemblable qu’une larve de ce
genre recueillie a Koufra appartient au E. maculiapex Kuw.
observé en abondance dans cette région.
Larve de 6 m/m.
SPEDIZIONE A CUFRA 261
La téte mesure 1 m/m. large et courte.
Le clypéus est crénelé, avec de petites dents irréguliéres, une
dent médiocre aigue a gauche, la dent de droite beaucoup plus
rt
ni LE SE)
forte, pas très proéminente, simple
avec au plus un léger denticule du
coté gauche.
Les antennes sont longues assez
gréles.
Les mandibules sont robustes, plus
ou moins crénelées au bord interne,
assez amincies vers l’extrémité.
La mandibule droite porte une dent
mediocre, et est faiblement crénelée,
la gauche a crénelures plus fortes
possede deux fortes dents bien écartées
Tune de l’autre.
Les maxilles sont assez gréles, la
lévre inférieure, large globuleuse.
Sur le thorax, le métanotum est
divisé en lames praescutales reliées par des bandes obliques
aux plaques postérieures; sur les segments abdominaux, le
premier excepté, les plaques praescutales ovulaires sont réduites.
La coloration est grisàtre sur les régions membraneuses, les
parties cornées jaune roux pale varié de brun.
La pointe, le bord interne des dents des mandibules sont
brun rougeatre.
Les dents du clypéus sont plus ou moins assombries, brunes.
Le bord du foramen, et la région de la suture frontale sont bruns,
les praescuta abdominaux brun clair.
Une larve, sans doute au deuxiéme stade, Sebka El Giof.
Mai 1931.
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262 H. BERTRAND
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(Bulletin of the Bureau of Fisheries Vol. XXXIX, 1923-1924).
LEGENDE DES FIGURES.
Enochrus maculiapex Kuw. — Téte de la larve, face
dorsale; en dessous clypéus plus grossi. .
UNA NUOVA SPECIE DI ASSIMINEA
DIETA TSONDORT I EEN
Dorr. J. BISACCHI
Il Professore Edoardo Zavattari della R. Universita di Pavia
molto gentilmente ha voluto inviarmi in esame numerosi esem-
plari di una Assimznea raccolta dal Professore Tedeschi nella
Somalia Italiana alle sorgenti di Eil che credo si riferiscano a
quelle situate a quattro chilometri circa dalla foce del Uadi-Nogal.
«Dette sorgenti mantengono grandi pozze di acqua che diviene
nell’ ultimo tratto salata per infiltrazioni di acqua marina » (1).
Eseguito il necessario confronto di questa forma di Assiminea
con un paratipo della specie ad essa più affine, l’Assiminea ae-
thiopica Thiele, vivente nel Wabbi in Abissinia, ho potuto notare
le differenze conchigliologiche che, unite a quelle riscontrate tra
l’analisi da me compiuta dei denti della radula e la descrizione
della medesima offertaci dal Thiele nel Zoologische Jahrbucher,
1927, pag. 132, mi hanno convinta trattarsi di una nuova specie
che descrivo.
Ringrazio il Professore E. Zavattari e il Dottore B. Rensch di
Berlino per avermi cortesemente inviato in dono I’ esemplare di
Assiminea aethiopica Thiele.
Assiminea (Eussoia) somala n. sp.
Testa conica, solidiuscula, subdiaphana, laevissime striata,
colore cremeo ad fulvum transeunte, ad umbilicum palli-
diore fere albo. Apice parvulo, laevigato, pallido, pellucido,
anfractibus 6 convexiusculis, celeriter crescentibus, sutura
impressa satis fortiter separatis, ultimo maximo, inflato,
vix ad basim planulato. Apertura pyriformi, ampla, laeviter
(1) Gianferrari L. - Atti Soc. Ital. Scienze Nat. Museo Civico Milano, vol. LXXI,
1932, pag. 223.
264 i J. BISACCHI
transversa, superne angulosa, ad basim rotundata. Peristo-
mate continuo, latere externo recto, laeviter ad basim reflexo,
columella sinuosa. Umbilico latiusculo, profundo, recto.
Operculo immerso, corneo, laevissime concavo, nucleo
extra centrum sito, lineis ex nucleo radiantibus..
Fig. 1. 2. 3. Assinvinea (Eussoia) Somala, n. sp.
Conchiglia conica piuttosto elevata non troppo leggera ma che
per trasparenza lascia scorgere il corpo scuro dell’ animale cosparso
di macchie tondeggianti pallide, quasi liscia, appena solcata lon-
gitudinalmente da finissime striature visibili soltanto a forte in-
grandimento, di colore cremeo passante al fulvo, alcuni individui
sono quasi completamente fulvi, biancastra nella regione circum-
umbilicale. Apice acuto, piccolo, liscio, pallido, trasparente, simile
ad una gocciolina d’acqua.
Anfratti 6 convessi a crescenza rapida, l’ultimo grande, arro-
tondato, leggermente appiattito nella regione basale. Suture ben
marcate.
Apertura piriforme, un po’ obliqua, larga, ben arrotondata alla
base, angolosa in alto. Peristoma continuo, semplice, acuto nella
parte esterna, più inspessito e leggermente ripiegato nella parte
basale. Bordo columellare arcuato.
Umbilico piuttosto largo, profondo, diritto.
Opercolo bene infossato nell’ apertura, di consistenza cornea, un
poco convesso con un leggero umbone nella parte interna in cor-
PRE AI TO SS ee
Uli eine E VR de
MP ape Don ere od A fi ray "RENZO
NUOVA SPECIE DI ASSIMINEA 265
rispondenza al nucleo. Nucleo eccentrico situato verso la columella
dal quale si dipartono linee radiali.
Altezza massima mm. 4,5.
Diametro massimo mm. 3,5.
Apertura della bocca mm. 2,5 X 2.
Fig. 4. Denti della radula.
Rammollito l’animale per l'estrazione della radula, ho potuto
esaminare la disposizione e la forma dei denti. Quelli della serie
mediana portano nove cuspidi delle quali la centrale più sporgente,
le laterali gradatamente decrescenti. Ai lati di ciascun dente me-
diano sono situate due placchette da esso distaccate. Segue la
serie dei denti latero-interna che portano sette cuspidi delle quali
la quarta è la maggiore, mentre quelli della serie latero-esterna
hanno nove cuspidi disposte a rastrello. La serie marginale è
costituita di ampi denti portanti una trentina di piccolissimi aculei.
L’ Assiminea somala ditferisce dalla A. aethiopica Thiele
per l’apice della conchiglia più acuto, di colore pallido e trasparente
anzichè rossiccio ed opaco, gli anfratti un poco più convessi,
quasi lucidi, appena solcati da finissime striature regolari e meno
distinte, la colorazione cremea più spesso di un unico colore fulvo
anzichè chiara o del tutto scolorita, l’umbilico più aperto, le
dimensioni minori. Differisce anche, come ho già detto, nella forma
dei denti della radula; nella somala abbiamo la presenza delle
placchette sopra ricordate ai due lati del dente mediano che man-
cano completamente nell’ aethiopica, inoltre un maggior numero
di cuspidi nei denti della serie mediana e di quella latero-esterna
che sono nove anzichè sette e un maggior numero di aculei nei
denti marginali.
PI DIR RI PE ae
aS re
Abas i a
SPEDIZIONE SCIENTIFICA ALL’OASI DI CUFRA
(marzo-LUGLIO 1931)
UN NUOVO CONIATUS (COL. CURCUL.) AFRICANO
PER F. SOLARI
Questa nuova specie fa parte del materiale radunato, durante
la Spedizione genovese all’ Oasi di Cufra, per cura del Marchese
S. Patrizi e del Signor Confalonieri. Essa non è stata indicata
nell’elenco dei Curculionidi da me studiati e compreso nel lavoro
sui Coleotteri pubblicato in questo stesso volume (pag. 253-258),
perchè la stampa dell’opera del Dr. Gridelli era pressochè ulti-
mata, quando non sapevo ancora se indicare la nuova forma di
Coniatus come razza di specie già nota 0 come specie a sé stante.
L’ indole del lavoro del Dr. Gridelli richiedeva la risoluzione
tempestiva di un dubbio siffatto, perchè la citazione della specie
in oggetto potesse trovare posto in quella pubblicazione.
Coniatus (Bagoides) Patrizii n. sp.
Fronte ut in C. suavi Gyll. lata, sed elytris ut in C. splen-
didulo F. brevibus, latis et convexis mox distinguitur; preeterea
ab utroque squamulis parum majoribus, in corporem minus ad-
heerentibus, pallidioribus atque multo minus micantibus, elytris
postice minus oblique declivibus, callo humerali magis prominulo,
diversus. |
Missione Zoologica Cufra, VI, 1931: Cufra, El Hauuari, El
Hauauiri, lago di Buema, oasi di Es Zurgh.
I caratteri indicati bastano a far riconoscere la nuova specie,
la quale ha anche un aspetto alquanto diverso dalle due sopra
nominate, a causa della colorazione delle squamule. Quelle verdi
hanno riflessi metallici poco marcati, le rosee sono molto pallide,
SPEDIZIONE A CUFRA 267
per la maggior parte opache e di colore uguale a quello che si
riscontra nelle squamule più chiare del C. aegyptiacus Cap. Di
solito, la colorazione è resa ancor più pallida da un leggero strato
di efflorescenza di colore giallo-cereo, dalla quale l’insetto è co-
perto. Il rostro è leggermente curvato, ben poco allargato nella
parte anteriore, quivi a lati subparalleli a partire dall’ inserzione
delle antenne fino a giungere all'altezza del quadro boccale;
nella 9 è notevolmente più lungo che nel gd.
Gli elitri sono un: po’ meno larghi e meno convessi nel g
che nella 9, diminuiscono un poco (ma visibilmente) di larghezza
a partire dal callo omerale; il pronoto è un pochino più corto
ed il rostro è lungo quanto il pronoto. Nella 9 il callo omerale
sembra meno prominente e la successiva sinuosità meno marcata;
dopo il callo gli elitri sono subparalleli; il pronoto è un po’ più
lungo che nel o ed il rostro è alquanto più lungo del pronoto.
La fronte larga, il rostro relativamente lungo (caratteri co-
muni col suavis) e la simultanea brevità e convessità degli elitri
(a somiglianza dello splendidulus), a mio modo di vedere, sono
caratteri atti a stabilire che il C. Patrizii non può essere con-
siderato come una razza dell’ una o dell’altra delle due specie ora
nominate, dalle quali si distingue ancora per il rostro, il quale
non è apprezzabilmente allargato nella parte anteriore, mentre
tanto nel suavis quanto nello splendidulus esso, a partire dal-
l'inserzione delle antenne, va gradatamente allargandosi fino
all'apice, poco se si vuole ma pur in modo ben visibile.
Dallo splendidulus si distingue inoltre per gli elitri un po-
chino più corti, un po’ più larghi alla base, per il callo omerale
più forte, più angoloso, più prominente e la successiva sinuosita
più marcata, il callo preapicale un po’ più sporgente.
Comparati sesso a sesso, gli elitri nel Patrizi? sono un po’
più convessi e meno obliquamente declivi posteriormente ed es-
sendo, nel Patrizii, gli omeri più prominenti, nel o gli elitri
sembrano restringersi dalla base più che nello splendidulus e
nella Q appaiono più paralleli lateralmente.
Ancora: la fronte è molto più larga, gli occhi sono ancor più
appiattiti, il rostro è meno curvato e più lungo (nello splendidu-
lus più corto del pronoto nel ©, al massimo lungo quanto il
pronoto nella 9). Il processo intercoxale è lungo e spatuliforme
come nello splendidulus, ma è notevolmente più largo.
268 F. SOLARI
Il suavis si distingue dal Patrizii per gli occhi visibilmente
sporgenti, il callo omerale molto meno pronunziato, molto meno
angoloso e poco sporgente, la successiva sinuosità appena marcata,
gli elitri più stretti, subparalleli ai lati anche nel o, molto più
lunghi, molto meno convessi sul dorso e molto più obliquamente
declivi posteriormente.
Il rostro è un pochino più curvato ed il divario di lunghezza
dello stesso nei due sessi è meno forte che nel Patrizii. Il pro-
cesso intercoxale ha la stessa forma di quello del Patrizii, ma
è un po’ più stretto.
Il laetus Miller si distingue dalla nuova specie per gli elitri .
più lunghi, meno larghi alla base, più convessi sul dorso, molto
più obliquamente declivi posteriormente, il callo omerale e quello
preapicale meno sporgenti, la fronte più stretta, gli occhi un po-
chino sporgenti, il rostro allargato nella parte anteriore, il processo
intercoxale più corto, più stretto e finito in punta.
Le differenze nella forma dell’edeago sono piccole; nel suavis
il tubo ha lati subparalleli per buon tratto, quindi si restringe
rapidamente in curva nella parte distale ed all’apice presenta una
breve troncatura; nello splendidulus è esattamente parallelo ai
lati ed all'apice è arrotondato; nel Patriziz è un pochino più
stretto che nel suavîs, i suoi lati sono leggermente convergenti,
la parte distale è piuttosto ogivale e l’apice è arrotondato; nel
laetus i lati convergono visibilmente verso l'apice già dalla base
del tubo, la parte distale è più stretta che nel Patrizii e l'apice
è leggermente acuminato.
Dedico questa interessante specie al Marchese Saverio Patrizi
Capo della Spedizione.
ree el
.
I MOLLUSCHI TERRESTRI DELL'ITALIA CENTRALE
RACCOLTI DAL DOTT. ANDREINI
PER Dorr. J. BISACCHI
Il Colonnello medico Dottore Alfredo Andreini di Firenze molto
cortesemente ha donato al Museo Civico di Storia Naturale di
Genova una collezione malacologica ricca di molte specie, frutto di
appassionate ed attive ricerche fatte in varie località della Liguria,
Toscana, Umbria, Marche e Lazio, esprimendo il desiderio che venisse
compilato uno studio avente lo scopo di portare un contributo alla
conoscenza della malacofauna italiana, studio che il Professore
Gestro, Direttore del Museo, ha voluto gentilmente affidarmi. Nella
presente nota ho preso in considerazione soltanto i molluschi della
Toscana, Umbria, Marche e Lazio lasciando quelli della Liguria per un
mio ulteriore lavoro. Sono dolente di non aver potuto includervi
aleune specie di Limacidi dei quali non mi è stata possibile
la determinazione per il cattivo stato di conservazione in al-
cool che oltre ad averli scoloriti ne ha indurito eccessivamente
i tessuti impedendomi |’ esame anatomico.
Al cospicuo materiale del Dottore Andreini ho aggiunto alcuni
esemplari da me raccolti nelle Marche a Pergola, Canneto, Belli-
sio, Arcevia, Frasassi e Passo del Furlo e sette specie raccolte
dal Professore L. Masi a Paganico Sabino sul monte Cervia.
Gen. MILAX Gray, 1855.
Subg. TANDONIA Lessona e Pollonera, 1882.
Milax (Tandonia) marginatus (Draparnaud).
Limax marginatus Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
124, tav. XI, fig. 7.
270) J. BISACCHI
Amalia marginata Lessona e Pollonera, Monogr. Limacidi Ita-
liani, 1882, pag. 54, tav. I, fig. 13.
Milax marginatus Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluba, 1929,
pag. 155.
Milax (Tandonia) marginatus Germain, Fauhe de France, 1930,
pag. 109.
Lippiano (Perugia).
Gen. TESTACELLA Cuvier, 1800.
Testacella bisuleata Risso.
Testacella haliotidea vr. bisulcata Moquin-Tandon, Hist. Moll.
France, 1855, II, pag. 39. )
Testacella bisulcata Bourguignat, Spiciléges Malac., 1862, pag.
60, tav. XIII, fig. 17-18. Germain, Moll. France Régions Voi-
sines, 1913, pag. 55. Germain, Faune de France, 1930, pag.
119, fig. 64-65.
Lippiano.
Gen. PUNCTUM Morse, 1864.
Subg. PLEUROPUNCTUM Germain, 1929.
Punetum (Pleuropunctum) micropleurum (Paget).
Helix micropleura Bourguignat, Moll. Nouv. Litig., 1868, pag.
32, tav. IV, fig. 9-13.
Patulastra micropleuros Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluîa,
1929, pag. 320, fig. 116.
Punctum (Pleuropunctum) micropleurum Germain, 1929,
Archiy. Mus. Hist. Nat. Lyon, pag. 47. Germain, Faune de
France, 1930, pag. 171, fig. 141-143.
Monte Nerone (Pesaro).
MOLLUSCHI TERRESTRI 271
Gen. VITRINA Draparnaud, 1801.
Sect. TOZZETTIA Hesse, 1924.
Vitrina (Tozzettia) Bonellii (Targioni-Tozzetti).
Vitrinopugio Bonellii Targioni-Tozzetti, Atti Soc. Ital. Sc. Nat.,
1872, pag. 322, tav. VI, fig. 1-11. Rossmàissler, Iconogr., 1880,
VII, pag. 30, tav. CXCI, fig. 1942.
Monti dei Frati nell’ Appennino Toscano, Sintigliano, monte
Verna, Bocca Trabaria (Perugia), monte Nerone (Pesaro).
Gen. EUCONULUS Reinhardt, 1883.
Sect. EUCONULUS s. str.
EKuconulus (Euconulus) fulvus (Miller).
Helix fulva Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 81, tav.
II, fig. 12-13.
Helix fulva Rossmàssler, Iconogr., 1838, VII, pag: 38, tav.
IDO 530:
Zonites fulvus Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II, pag.
67, tav. VIII, fig. 1-4.
Euconulus fulvus Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluna, 1929,
pag. 176, fig. 41. Germain, Faune de France, 1930, pag. 139,
fig. 108-109; tav. III, fig. 75, 82.
Monte Verna (Perugia).
Gen. OXYCHILUS Fitzinger, 1833.
Subg. OXYCHILUS s. str.
Oxychilus (Oxychilus) cellarius (Miiller).
Zonites cellarius Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 78, tav. IX, fig. 1-2.
|
| e ee
Mi e i
972 J. BISACCHI
Polita (Polita) cellaria cellaria Haas, Fauna Malac. Terr. Ca- —
taluna, 1929, pag. 166.
Oxychilus cellarivs Germain, Faune de France, 1930, pag. 147,
fio. 122-123.
Tana a Termini in provincia di Lucca, Vallombrosa, Moscona
(Grosseto), grotta di Gersuta a Marina di Maratea presso Lagonegro
in provincia di Potenza, grotta del Cervaro tra Lagonegro e Sala
Consilina.
Oxyehilus (Oxychilus) lucidus (Draparnaud).
Helix nitida Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 117,
tav. VIII, fig. 23-25.
Zonites lucidus Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 75, tav. VIII, fig. 29-35.
Polita (Polita) lucida Haas, Fauna Malac. Terr. Catalufia, 1929,
pag. 165, fig. 33.
Oxychilus lucidus Germain, Faune de France, 1930, pag. 149,
fav es 1015, 1539199919232:
Poggio Cavallo in provincia di Grosseto, gola di Frasassi.
Oxychilus (Oxychilus) Guidonii (De Stefani).
Hyalinia Guidonii De Stefani, Bull. Soc. Malac. Ital., 1883, vol.
IX, pag. 11.
Forno Volasco nelle Alpi Apuane, Bagni di Casciana (Pisa),
monte Senario (Firenze), Vallombrosa, Lippiano.
Oxychilus (Oxychilus) meridionalis (Paulucci).
Hyalinia meridionalis Paulucci, Contribuz. Fauna Malac. Ital.
1881, pag. 14, tav. I, fig. 6.
Le Balze alle sorgenti del Tevere, presso il lago di Albano
(Lazio).
MOLLUSCHI TERRESTRI 973
Gen. RETINELLA Fischer in Shuttleworth, 1877.
Subg. RETINELLA sg. str.
Retinella (Retinella) olivetorum (Gmelin).
Hyalinia olivetorum Rossmiissler, Iconogr., 1878, VI, pag. 15,
tav. CLIV, fig. 1568.
Monti della Calvana in provincia di Firenze, Pergine.
Questa specie propria dell’Italia settentrionale si spinge. fino
in Abruzzo. Ha
Gen. VITREA Fitzinger, 1833.
Sect. VITREA s. str.
Vitrea (Vitrea) diaphana (Studer)
Helix hyalina Rossmissler, Iconogr., 1838, pag. 36, tav. XXXIX,
fig. 530.
Zonites diaphanus Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 90, tav. IX, fig. 30-32. Bourguignat, Aménités Malac., 1856,
I, pag. 195.
Vitrea (Vitrea) diaphana, Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluîa,
1929, pag. 173, fig. 38. Germain, Faune de France, 1930, pag.
159, fig. 134; tav. II, fig. 54-55.
Dintorni di Tana a Termini (Lucca), Vallombrosa, sorgenti del
Tevere, monte dei Frati nell’ Alpe della Luna, Lippiano, Badia
Prataglia e monte Verna (Perugia), monte Nerone, Genga.
Vitrea (Vitrea) crystallina (Miiller).
Helix crystallina Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
118, tav. VIII, fig. 13-18. Rossmassler, Iconogr., 1838, VIII,
pag. 37, tav. XXXIX, fig. 531.
Zonites crystallinus Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
II, pag. 89, tav. IX, fig. 26-29.
Ann. del Mus. Civ. di St, Nat., Vol. LVI (20 Luglio 1933), 18
EEE LI ARDA LI RSA
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Cee 8 a o 5
274 J. BISACCHI
Vitrea (Vitrea) crystallina Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluiia, —
1929, pag. 173.
Vitrea (Crystallus) crystallina Germain, Faune de France, 1930, _
pag. 161, fie. 135-136; tav. I, fig. 24, 27, 28. i
Alpe della Luna, Sintigliano- Pieve S. Stefano, Bocca Trabaria —
(Appennino Umbro), lago di Albano.
Gen. DISCUS Fitzinger, 1833.
Sect. GONIODISCUS Fitzinger, 1833.
Discus (Goniodiscus) rotundatus (Miller).
Helix rotundata Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 114,
tav. VIII, fig. 4-7. Rossmassler, Iconogr., 1838, VII, pag. 13,
tav. XXXII, fig. 454. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France,
1855, II, pag. 107, tav. X, fig. 9-12.
Pyramidula (Goniodiscus) rotundatus Germain, Moll. France
Regions Voisines, 1913, pag. 82, tav. IX, fig. 115, 118.
Goniodiscus rotundatus Haas, Fauna Malac. Terr. Catalufia,
1929, pag. 187, fig. 46. Germain, Faune de France, 1930,
pag. 167, tav. II, fig. 33, 37, 38.
Cascine di Firenze, Vallombrosa, Castiglioncello Bandini
(Grosseto), monte dei Frati nell’ Alpe della Luna, Le Balze
(Appennino Tosco-Emiliano), La Cella (Appennino Tosco-Roma-
gnolo), Lippiano, Badia Prataglia, monte Verna, Bocca Trabaria
(Umbria), monte Nerone, lago di Albano.
Gen. HELIX Linneo, 1758.
Sect. HELIX s. str.
Helix (Helix) lucorum Linneo.
Helix lucorum Rossmàssler, Iconogr., 1837, V, pag. 3, tav. XXI,
fig. 291. Bourguignat, Aménités Malac., 1860, II, pag. 171,
tav. XX, fig. 1-2.
Helix straminea Bourguignat, l. c. pag. 171, tav. XX, fig. 3-4.
Helix (Helix) lucorum Germain, Faune de France, 1930, pag.
184, tav. III fig. 83.
MOLLUSCHI TERRESTRI 975
Monte Senario (Firenze), Alpe della Luna, Lippiano, Pergola.
Specie propria dell’ Italia centrale, di caratteri variabili nella
conicità della conchiglia ma relativamente costanti nella pigmen-
tazione.
Helix (Helix) ligata Miller.
Helix ligata Rossmàssler, Iconogr., 1837, V, pag. 3, tav. XXI,
fig. 288-290. :
Helix Gussoneana Bourguignat, Aménités Malac., II, 1860, pag.
178, tav. XXIII, fig. 1-2.
Perugia, Bellisio, Pergola.
Sect. CRYPTOMPHALUS Moquin-Tandon, 1855.
Helix (Cryptomphalus) aspersa Miller.
Helix aspersa Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 89,
tav. V, fig. 23. Rossmiissler Iconogr., 1835, I, pag. 55, tav. I,
fig. 3; 1837, V, pag. 5, tav. XXII, fig. 294. Moquin-Tandon,
Hist. Moll. France, 1855, II, pag. 174, tav. XIII, fig. 14-32.
Cryptomphalus aspersus Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluiia,
1929, pag. 261, fig. 86.
Helix (Cryptomphalus) aspersa Germain, Archiv. Mus. Hist.
Nat. Lyon, 1929, p. 88. Germain, Faune de France, 1930, pag.
185, fig. 155.
Monte Calvana, Lippiano, Genga, Frasassi, Pergola, Bellisio,
Paganico Sabino sul monte Cervia.
Sect. CANTAREUS Risso, 1826.
Helix (Cantareus) aperta Born.
Helix naticoides Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 91,
tav. V, fig. 26-27. Rossméssler, Iconogr., 1835, II, pag. 25,
tav. X, fig. 135; 1837, V, pag. 1, tav. XXI, fig. 285.
Helix aperta Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, II, 1855, pag.
186, tav. XIV, fig. 17-19; tav. XV, fig. 1-4.
276 J. BISACCHI
Helix (Helicogena) aperta, Germain, Moll. France Régions Voi-
sines, 1913, tav. XIV, fig. 201-202.
Helix (Cantareus) aperta, Germain, Faune de France, 1930,
pag. 187, fig. 157; tav. IV, fig. 100-104.
Monti della Calvana.
Gen. EOBANIA Hesse, 1915.
Eobania vermiculata (Miller).
Helix vermiculata Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
97, tav. VI, fig. 7-8. Rossmassler, Iconogr., 1835, II, pag. 25,
tav. X, fig. 143; 1837, V, pag. 6, tav. XXII, fig. 301. Mo-
quin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II, pag. 159, tav. XII,
fig. 25-29.
Kobania vermiculata Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluna, 1929,
pag. 259, fig. 85. Germain, Faune de France, 1930, pag. 190,
fig. 160; tav. II, fig. 56-57.
Monti della Calvana, Fiesole e dintorni, monte Morello (Fi-
renze), Stazione Albanese (Grosseto), Pergine, Arcevia.
Debbo notare che gli esemplari di Fiesole oltrepassano le mi-
sure normali raggiungendo mm. 35 di diametro per 25 di altezza.
Gen. CEPAEA Held, 1837.
Cepaea nemoralis vr. lucifuga Hartmann.
vr. etrusca auct.
Helix genuensis Porro, Collect. Rerum Nat. Mus. Mediolanensis,
1846, pag. 7. À
Helix nemoralis vr. appennina Stabile, Moll. Terr. Viv. du
Piémont, 1864, pag. 66.
Helix nemoralis vr. appennina Lessona, Moll. Viv. Piemonte,
1880, pag. 50.
E abbondante presso la Foce di Petrosciana nelle Alpi Apuane,
Vallombrosa, Le Balze presso la sorgente del Tevere, Lippiano,
Pergine, monte Verna, monte Nerone, Genga.
MOLLUSCHI TERRESTRI 277
Gen. CAMPYLAEA Beck, 1837.
Sect. CAMPYLAEA s. str.
Campylaea (Campylaea) planospira (Lamarck),
Helix (Campylaea) planospira Paulucci, Fauna Malac. Calabria,
1880, pag. 73, tav. II, fig. 1.
Foce di Petrosciana e Foce di Mosceta nelle Alpi Apuane, Fie-
sole, monte Senario, Vallombrosa, Sintigliano - Pieve S. Stefano,
Le Balze e foresta di Campigna nell'Appennino Tosco-Romagnolo,
Lippiano, Pergine e monte Verna, Frasassi, Paganico Sabino.
Gli esemplari delle summenzionate località sono tipici eccetto
quelli raccolti presso Le Balze che appartengono alla mutazione
a guscio rugoso. La Paulucci ci offre un ampio studio della pla-
nospira italiana e separa la forma dell’ Italia media e meridionale
da quella che sotto tale denominazione si trova nell’ Italia setten-
trionale. Nel 1930 Hesse (Archiv Molluskenkunde, Frankfurt, p.
74) afferma tale separazione basandosi oltre che sulle differenze
conchiliologiche, anche sulle anatomiche dell’apparato riproduttore.
Gen. HELICODONTA Risso, 1826.
Helicodonta obvoluta (Miller).
Helix obvoluta Draparnaud, - Hist. Moll. France, 1805, pag. 121,
tav. VII, fig. 27-29. Rossmassler, Iconogr., 1835, I, pag. 69,
tav. I, fig. 21. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, IL,
pag. 114, tav. X, fig. 26-30.
Helicodonta obvoluta Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluna, 1929,
pag. 239, fig. 73. Germain, Faune de France, 1930, pag.
232, fig. 181; tav. V, fig. 120-121.
Foce di Mosceta, monti della Calvana, Alpe della Luna, Alpe
di Catenaia, valle del torrente Cerfone di Monterchi (alta val
Tiberina), La Cella (Appennino Tosco-Emiliano), foresta di Cam-
pigna (Appennino Tosco-Romagnolo), Sintigliano-Pieve S. Stefano,
Passo di Viamaggio, Lippiano e monte Verna, Bocca Trabaria
(Perugia), monte Nerone.
278 J. BISACCHI
Gen. HYGROMIA Risso, 1826.
Hygromia cinctella (Draparnaud).
Helix cinctella Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 99,
tav. VI, fig. 28. Rossmissler, Iconogr., 1837, VI, pag. 36,
tav. XXVI, fig. 363. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, II,
1855, pag. 215, tav. XVI, fig. 38-40.
Hygromia cinctella Germain, Archiv. Mus. Hist. Nat. Lyon,
1929, pag. 258. Germain, Faune de France, 1930, pag. 258,
tav. III, fig. 63-65; tav. XII, fig. 357-358.
Paganico Sabino sul Monte Cervia, Canneto, Arcevia. -
var. fusca e fasciata Moquin-Tandon |]. c.
Alluvioni del fiume Arno nei dintorni di Firenze, alluvioni
del fiume Tevere nell’alta valle Tosco-Umbra.
Gen. THEBA Risso, 1826.
Subg. THEBA sg. str.
Theba (Theba) cemenelea (Risso).
Helix carthusiana Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
102, tav. VI, fig. 33.
Theba (Theba) cemenelea Caziot, Moll. Terr. Fluy. Monaco, 1910,
pag. 86, tav. IV, fig. 2, 18. Germain, Faune de France, 1930,
pag. 265, fig. 206; tav. V, fig. 127, 134.
Ponte Stazzemese nelle Alpi Apuane, Paganico Sabino,
Canneto.
Theba (Theba) carthusiana (Miller).
Helix carthusianella Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
101, tav. VI, fig. 31-32. Rossmàssler, Iconogr., 1837, VI, pag.
37, tav. XXVII, fig. 366.
Helix carthusiana Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 207, tav. XVI, fig. 20-26.
MOLLUSCHI TERRESTRI 279
Theba (Theba) carthusiana Germain, Arch. Mus. Hist. Nat.
Lyon, 1929, p. 272. Germain, Faune de France, 1930, pag. 266,
fig. 205; tav. II, fig. 40-44.
Paganico Sabino sul monte Cervia, Pergola, Canneto.
'Theba (Theba) martensiana (Tiberi).
Helix martensiana Tiberi, Bull. Soc. Malac. Ital, 1869, pag.
68, tav. III, fig. 3-5.
Theba (Theba) imartensiana Hesse, Anat. System. Palaearkt.
Stylom., 1931, p. 35, tav. V, fig. 42 a, b. (anat.).
Monte Nerone. Pergola, Bellisio, Arcevia, Frasassi.
Specie confrontata con esemplari di varie località delle Marche
che gentilmente mi furono inviati dal Dott. Carlo Alzona di Milano.
Gen. HELICELLA Ferussac, 1821.
Subg. CANDIDULA Kobelt, 1871.
Helicella (Candidula) unifasciata (Poiret).
Helix candidula Rossmissler, Iconogr., 1837, VI, pag. 26, tav.
XXVI, fig. 350. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 234, tav. XVII, fig. 36-41.
Helicella (Candidula) unifasciata Hesse, Archiv Molluskenk.
LVII, 1926, pag. 119 (anat.). Germain, Faune de France,
1930, pag. 272, fig. 208-209; tav. VIL, fig. 209-210.
Monti della Calvana.
Helicella (Candidula) profuga A. Schmidt.
Helix striata Rossmassler, Iconogr., 1857, VI, pag. 28, tav.
XXVI, fig. 354 a.
Helicella (Candidula) profuga Degner, Mitteil. Zool. Staatsinst.
Mus. Hamburg, 1928, vol. 43, pag. 69.
Presso il torrente Sovara ad Anghiari, Pergola, Canneto, passo
del Furlo, Arcevia.
ass. 4 27%
280) J. BISACCHI
Subg. XEROTRICHA Monterosato, 1892.
Helicella (Xerotricha) conspurcata (Draparnaud).
Helix conspurcata Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
105, tav. VII, fig. 23-25. Rossmiassler, Iconogr., 1837, V, pag.
27, tav. XXVI, fig. 351. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France,
1855, II, pag. 237, tav. XVIII, fig. 1-4, 6.
Helicella (Xerotricha) conspurcata Hesse, Archiv Molluskenk.,
LVII, 1926, pag. 130 (anat.). Degner, Mitteil. Zool. Staatsinst.
Mus. Hamburg, 1928, vol. 43, pag. 80, fig. 16. Germain,
Faune de France, 1950, pag. 281, fig. 211; tav. VIII, fig.
234-235.
Cascine di Firenze, Poggio Cavallo (Grosseto), Arcevia.
Subg. XEROCINCTA Monterosato, 1892.
Helicella (Xerocineta) neglecta (Draparnaud).‘?
Helix neglecta Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 108,‘
tav. VI, fig. 12-13. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
II, pag. 250, tav. XVIII, fig. 27-29. Bourguignat, Malac. Al
gérie, 1864, I, pag. 259, tav. XXX, fig. 12-18.
Helicella (Helicella) neglecta Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluda,
1929, pag. 206, fig. 5I.
Helicella (Xerocincta) neglecta Hesse, Archiv. Molluskenk.
1926, LVII, pag. 128 (anat). Germain, Faune de France,
1930, pag. 290, fig. 220-223; tav. VI, fig. 146-147.
Pergola, Canneto.
Questi esemplari conchigliologicamente differiscono un poco sia
dalla neglecta ligure che si può considerare quasi tipica, che dal-
l'ammonis della Lombardia. A queste forme credo si riferiscano
gli esemplari di S. Marino determinati dalla Paulucci come ne-
glecta Drap. (Bull. Soc. Malac. 1881), ma per l'esattezza della
determinazione è necessario lo studio anatomico.
ee 7‘
MOLLUSCHI TERRESTRI 281
Helicella (Xerocincta) ammonis vr. discrepans Tiberi.
Helicella ammonis vr. discrepans Tiberi, Ann. Soc. Malac.
Bele., 1878, pag. 14 (estratto), tav. II, fig. 2. Degner, Mitteil.
Zool. Staatsinst. Mus. Hamburg, 1928, vol. 43, pag. 77,
fig. 15.
Monte Cedrone presso Lippiano.
Subg. CERNUELLA Schliiter, 1838.
Helicella (Cernuella) variabilis (Draparnaud).
Helix variabilis Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 84,
tav. V, fig. 11-13. Rossmàssler, Iconogr., 1837, VI, pag. 31,
tav. XXVI, fig. 356. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France,
1855, II, pag. 262, tav. XIX, fig. 21-26.
Helicella (Cernuella) variabilis Haas, Fauna Malac. Terr. Cata-
lua, 1929, pag. 200, fig. 47. Germain, Faune de France,
1930, fig. 232; tav. VI, fig. 182-185.
Pergola, Arcevia dove raggiunge le massime dimensioni.
Subg. TROCHOIDEA Brown, 1827.
Helicella (Trochoidea) crenulata (Miiller).
Helix (Trochula) crenulata Germain, Moll. France Régions Voi-
sines, 1913, pag. 117; tav. XI, fig. 153-154.
. Helix (Trochoidea) crenulata Germain, Faune de France, 1930,
pag. 315, tav. VII, fig. 207-208.
Moscona (Grosseto).
Gli esemplari di Moscona corrispondono alle figure date da
Germain per la crenulata Mull., sebbene credo che questa non
sia altro che una forma più piramidale della H. conica Drap.
282 J. BISACCHI
Gen. COCHLICELLA Risso, 1826.
Cochlicella acuta (Miller).
Bulimus acutus Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 77,
tav. IV, fig. 29-30. Rossmissler, Iconogr., 1837, pag. 41, tav.
XXVIII, fig. 378.
Helix acuta Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II, pag.
280, tav. XX, fig. 27-32.
Cochlicella acuta Hesse, Archiv. Molluskenk., LVIII, 1926,
pag. 136. Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluna, 1929, pag. 222,
fig. 62. Germain, Arch. Mus. Hist. Nat. Lyon, 1929, pag. 412.
Germain, Faune de France, 1930, pag. 317, fig. 236; tav.
VII, fig. 200-203.
Dintorni di Grosseto, Pesaro.
Cochlicella ventricosa (Draparnaud).
Bulimus ventricosus Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
78, tav. IV, fig. 31-32. Rossmassler, Iconogr., 1837, pag. 41,
tav. XXVIII, fig. 377.
Helix buliminoides Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
Il, pag. 277, tav. XX, fig. 21-26.
Cochlicella ventricosa Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluna, 1929,
pag. 223, fig. 63. Germain, Arch. Mus. Hist. Nat. Lyon, 1929,
pag. 410. Germain, Faune de France, 1930, pag. 317, tay.
IX ge 250925278253:
Poggio Cavallo (Grosseto), abbondantissima nelle alluvioni
dell'alto Tevere e nelle alluvioni del torrente Sovara (alta valle
Tiberina).
Gen. RUMINA Risso, 1826.
Rumina decollata Linneo.
Bulimus decollatus Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
74, tav. VI, fig. 27-28. Rossmàssler, Iconogr., 1837, VI, pag.
e, VE
MOLLUSCHI TERRESTRI 283
15, tav. XXVIII, fig. 384. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France,
1855, II, pag. 311, tav. XXII, fig. 35-40.
Rumina decollata Germain, Moll. France Regions Voisines, 1913,
pag. 209, tav. II, fig. 15; tav. XV, fig. 211. Haas, Fauna
Malac. Terr. Cataluîia, 1929, pag. 340, fig. 124. Germain,
Faune de France, 1930, pag. 320, fig. 237; tav. IX, fig.
265-266.
Monti della Calvana (Firenze), Poggio Cavallo e Moscona
(Grosseto), monte Cedrone, Lippiano, Pergine, Scalacchio nell’Ap-
pennino Umbro-Marchigiano, Pergola, Bellisio, Arcevia, Genga,
Frasassi.
Specie molto variabile nelle dimensioni; gli esemplari di Mo-
scona raggiungono mm. 34 di altezza per 19 di larghezza.
Gen. POIRETIA Fischer, 1883.
Poiretia algira (Bruguiére).
Achatina Poireti Rossmassler, Iconogr., 1835, II, pag. 18, tav.
Wille S025.
Glandina algira Bourguignat, Malac. Algérie, 1864, II, pag.
119, tav. VII, fig. 1-4.
Genga, Frasassi. Rara in Italia.
Gen. CAECILIOIDES Herrmannsen, 1846.
Sect. CAECILIOIDES s. str.
Caecilioides (Caecilioides) acicula (Miiller).
Bulimus acicula Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 75,
tay. IV, fig. 25-26.
Achatina acicula Rossmissler, Iconogr., 1838, II, pag. 35, tav.
XLIX, fig. 652.
Bulimus aeicula Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II, pag.
309, tav. XXII, fig. 32-34.
Caecilianella acicula Bourguignat, Aménités Malac., 1856, I,
pag. 215, tav. XVIII, fig. 1-3.
284 J. BISACCHI
Caecilianella eburnea Caziot, Moll. Prine. Monaco Alpes Marit.,
1910, pag. 368, tav. VIII, fig. 35.
Caecilioides acicula Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluîìa, 1929, |
pag. 346, fig. 127. Germain, Faune de France, 1930, pag.
332, fig. 257-258; tav. X, fig. 300-301.
Caecilioides eburnea Germain, Faune de France, 1930, pag. 332, |
fig. 260.
Poggio Cavallo, Anghiari, Passo di Viamaggio (Perugia), lago —
di Albano (Lazio).
Il vasto polimorfismo a cui va soggetta questa Caecilioides è
stata la causa che ha indotto molti autori a frazionarla attribuendo |
le diverse sue forme a specie ben distinte tra loro. Germain la —
tiene separata in due specie, acicula ed eburnea distinguendo |
quest’ ultima dalla prima per la forma leggera, più acuminata a
giri più numerosi. Rossmassler dà per l’acicula la figura di un
esemplare attribuibile all’ eburnea. Haas fonde le specie. Dall’ ab-
bondante materiale italiano di diverse località che ho avuto sotto
mano per Jo studio conchigliologico di questa Caecilzoides ho
potuto condividere il parere di Haas, convincendomi che si tratti
di un’unica specie dall'esame di tutte le graduali forme di pas-
saggio che collegano tra loro l’acicula e l’eburnea, quali anelli
inseparabili di una medesima catena.
Gen. COCHLODINA Férussac, 1821.
Cochlodina laminata (Montagu).
Clausilia bidens Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 68,
tav. IV, fig. 5-7. Rossmassler, Iconogr., 1838, pag. 16, tav.
XXXIV, fig. 463; fig. 1698.
Clausilia laminata Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
Il, pag. 318, tav. XXIII, fig. 2-9.
Clausilia (Clausiliastra) laminata Westerlund, Mem. Acad.
Impérial. Scien. St. Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI,
pag. 16.
Cochlodina laminata Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluna, 1929,
MOLLUSCHI TERRESTRI 285
pag. 327, fig. 120. Germain, Faune de France, 1930, pag.
338, fig. 267-269; tav. XII, fig. 383.
Alpe della Luna, Sintiliano presso Arezzo.
Specie molto variabile. Gli esemplari raccolti dal Dott. Andreini
hanno l’apertura boccale con peristoma piriforme ben aperto come
nella fig. 463 di Rossmassler, tre pieghe palatali disposte come
in fig. 1698 della stessa opera, la conchiglia quasi liscia e le
dimensioni di mm. 18 circa di altezza per 4!/, di larghezza.
Cochlodina incisa (Kister).
Clausilia incisa Rossmiissler, Iconogr., fig. 1701.
Clausilia (Clausiliastra) incisa Westerlund, Mem. Acad. Im-
périal. Scien. St-Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI, pag.
18.
Moscona (Grosseto), Alpe della Luna, La Cella nell’ Appen-
nino Tosco-Romagnolo, Pergine, Lippiano, monte Verna, monte
Nerone.
Cochlodina Lucensis (Gentiluomo).
Clausilia Lucensis Gentiluomo, Bullet. Malac. Ital., 1868, vol.
I, pag. 6, tav. I, fig. 1-3. Rossmiissler, Iconogr., fig. 1719.
Clausilia (Clausiliastra) lucensis Westerlund, Mem. Acad. Im-
perial. Scien. St. Petersbourg, 1899, VII serie, vol. XI, pag.
24
Foce di Mosceta nelle Alpi Apuane. Specie rara.
Gen. DELIMA Hartmann, 1842.
Sect. ITALA Boettger, 1877.
Delima (Itala) itala vr. nigra (Pecchioli.)
Clausilia itala vr. nigra Pecchioli (in scheda) Issel, Moll. Prov.
Pisa, 1866, pag. 20.
Do
ie re eee
Sets
286 J. BISACCHI
Clausilia (Delima) itala vr. nigra Westerlund, Mem. Acad. —
Imperial. Scien. St. Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI,
pag. 65.
Forno Volasco nelle Alpi Apuane, passo di Viamaggio (Perugia),
sorgenti del Tevere.
Sect. PICEATA Boettger, 1877.
Delima (Piceata) piceata (Ziegler).
Clausilia piceata Rossmiissler, Iconogr., 1836, IV, pag. 18, tav.
XVIII, fig. 266.
Clausilia (Delima) piceata Westerlund, Mem. Acad. Impérial.
Scien. St. Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI, pag. 64.
Genga. Un esemplare corrispondente per dimensioni alle fi-
eure date da Rossmissler.
Gen. MEDORA A. Adams, 1855.
Subg. MEDORA s. str.
Medora (Medora) dalmatina vr. italiana (Kiister).
Clausilia (Medora) punctulata vr. platychela Westerlund,
Mem. Acad. Impérial. Scien. St. Petersbourg, 1899, VIII
serie, vol. XI, pag. 914.
Clausilia (Medora) punctulata vr. platycephala Paulucci,
Bull. Soc. Malac. Ital., 1881, vol. VII, pag. 65 (estr.).
Paganico Sabino.
Specie confrontata con gli esemplari raccolti a Gualdo Tadino
(Gola dello Stretto) in Umbria dal Dottore Carlo Alzona al quale
sono veramente grata per la cortesia avuta di inviarli in dono
al nostro Museo e determinati da A. Wagner come Medora
dalmatina italiana Kuster.
MOLLUSCHI TERRESTRI 287
Gen. PAPILLIFERA Hartmann, 1842.
Subg. PAPILLIFERA s. str.
Papillifera (Papillifera) bidens (Linneo).
Clausilia papillaris Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
71, tav. IV, fig. 13. Rossmiissler, Iconogr., 1836, II, pag. 12,
tav. XII, fig. 169.
Clausilia bidens Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 324, tav. XXIII, fig. 20-30.
Clausilia (Papillifera) bidens Westerlund, Mem. Acad. Impé-
rial. Scien. St. Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI, pag.
164.
Papillifera bidens Haas, Fauna Malac. Terr. Catalufia, 1929,
pag. 328, fig. 121. Germain, Faune de France, 1930, pag.
343, fig. 274-275; tav. XIII, fig. 388.
Passo del Furlo, Pergola, Arcevia.
Subg. LEUCOSTIGMA Wagner, 1919.
Papillifera (Leucostigma) leucostigma (Rossmassler).
Clausilia leucostigma Rossmissler, Iconogr., 1836, III, pag. 11,
tav. XII, fig. 166. Westerlund, Mem. Acad. Impérial. Scien.
St. Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI, pag. 135.
Paganico Sabino sul monte Cervia.
vr. opalina Rossmissler |. c. fig 167. Westerlund L c. pag. 133.
Degner, Mitteil. Zool. Staatsinst. Mus. Hamburg, 1928, vol. 43,
pag. 113, fig. 26.
Frammista alla specie.
288 J. BISACCHI
Gen. CLAUSILIA Draparnaud, 1805.
Sube. CLAUSILIA s. str.
Clausilia (Clausilia) cruciata Studer,
Clausilia (Cusmicia) cruciata Westerlund, Mem. Acad. Impé-
rial. Scien. St. Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI pag. 158.
Clausilia (Clausilia) cruciata Germain, Fanne de France, 1930,
pag. 360, fig. 305.
Alpe della Luna, Bocca Trabaria (Perugia), monte Verna,
monte Nerone.
Clausilia (Clausilia) Delpretiana De Stefani.
Clausilia Delpretiana De Stefani, Bull. Soc. Malac. Ital., 1879,
vol. V, pag. 4l.
Clausilia (Cusmicia) delpretiana Mem. Acad. Imperial. Scien.
St. Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI, pag. 150.
Foce di Mosceta nelle Alpi Apuane, monte Verna, Alpe della
Luna, monte Nerone. ;
Clausilia (Clausilia) Villae Megerle.
Clausilia (Cusmicia) Villae Westerlund, Mem. Acad. Impérial.
Scien. St. Petersbourg 1899, VIII serie, vol. XI, pag. 148.
Alcuni esemplari prossimi a questa specie furono raccolti a
Foce di Mosceta nelle Alpi Apuane e a monte Senario presso
Firenze (det. Tomlin).
Subg. IPHIGENA Gray, 1821.
Clausilia (Iphigena) plicatula Draparnaud.
Clausilia plicatula Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
72, tav. IV, fig. 17-18. Rossmàssler, Iconogr., 1838, VII, pag.
18, tav. XXXIV, fig. 471. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France,
1855, II, pag. 340, tav. XXIV, fig. 28-30.
MOLLUSCHI TERRESTRI 289
Clausilia (Pirostoma) plicatula Westerlund, Mem. Acad. Im-
périal. Scien. St. Petersbourg, 1899, VIII serie, vol. XI, pag.
| 164.
Clausilia (Iphigena) plicatula Germain, Faune de France, 1930,
O fio. 295-300; tav. XII, fig. 374-375. |
FORI AIR
Nelle Alpi Apuane a Foce di Mosceta, Vallombrosa, monte
Verna, Alpe della Luna, La Cella nell’ Appennino Tosco-Roma-
gnolo, Badia Prataglia, monte Nerone.
vr. superflua Megerle.
Forno Volasco nelle Alpi Apuane.
Gen. ENA Leach, 1820.
Subg. ENA s. str.
Ena (Ena) obscura (Muller).
Bulimus obscurus Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
74, tav. IV, fig. 23. Rossmiissler, Iconogr., 1837, VI, pag. 46,
tav. XXVIII, fig. 387. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France,
1855, II, pag. 291, tav. XXI, fig. 5-10. Bourguignat, Aménités
Malac., 1860, II, pag. 28, tav. II, fig. 8-10.
Ena (Ena) obscura Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluîia, 1929,
pag. 268, fig. 91.
Ena obscura Germain, Faune de France, 1930, pag. 372, fig.
311; tav. IX, fig. 267-268.
Monti della Calvana, Lippiano , passo di Viamaggio e monte
Verna.
Gen. MASTUS Beck, 1837.
Mastus pupa (Bruguiére).
Bulimus pupa Rossmassler, Iconogr., 1837, VI, pag. 42, tav.
XVIII, fig. 379.
Buliminus (Mastus) pupa Degner, Mitteil. Zool. Staatsinst. Mus.
Hamburg, 1923, vol. 43, pag. 106.
Ann, del Mus, Civ, di St. Nat., Vol. LVI (20 Luglio 1933), 19
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Pene
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290 J. BISACCHI > spo
Pergine, un esemplare.
Questa specie è comune in Sicilia e nell’ Italia meridionale;
diventa sempre più rara man mano che si sale verso l’Italia set-
tentrionale dove non mi risulta sia stata ancora trovata.
Gen. ZEBRINA Held, 1837.
Subg. ZEBRINA s. str.
Zebrina (Zebrina) detrita (Miiller).
Bulimus radiatus Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
73, pl. IV, fig. 21. Rossmassler, Iconogr., 1835, I, pag. 86,
tav. II, fig. 42.
Bulimus detritus Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 294, tav. XXI, fig. 11-24.
Zebrina (Zebrina) detrita Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluia,
1929, pag. 267, fig. 90.
Zebrina detrita Germain, Faune de France, 1930, pag. 373,
fig. 312; tav. IX, fig. 270-271.
La varietà bianca di questa specie propria dei luoghi aridi È;
raccolta a Bellisio Mi a Paganico Sabino.
Gen. JAMINIA Risso, 1826.
Sect. CHONDRULA s. str.
Jaminia (Chondrula) tridens (Miller).
Pupa tridens Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 67,
tav. III, fig. 57. Rossmassler, Iconogr., 1837, V, pag. 9, tav.
XXIII, fig. 305.
Bulimus tridens Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 297, tav. XXI, fig. 25-30.
Chondrula tridens Germain, Faune de France, 1930, pag. 375,
fig. 313; tav. XI, fig. 313, 315.
Pesaro, Canneto.
MOLLUSCHI TERRESTRI 994
Jaminia (Chondrula) quadridens (Draparnaud).
Pupa quadridens Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
67, tav. IV, fig. 13. Rossmassler, Iconogr., 1837, V, pag. 10,
tav. XXIII, fig. 308.
Bulimus quadridens Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
Il, pag. 299, tav. XXII, fig. 1-6.
Jaminia quadridens Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluna, 1929,
pag. 269, fig. 92.
Chondrula (Jaminia) quadridens Germain, Faune de France,
1930, pag. 377, fig. 314; tav. XIII, fig. 379.
Monte della Calvana, Moscona (Grosseto), monte Cedrone
(Arezzo), Pergola.
Gen. ABIDA Leach, 1831.
Abida frumentum (Draparnaud).
Pupa frumentum Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
65, tav. III, fig. 51-53. Rossmàssler, Iconogr., 1837, V, pag.
11, tav. XXIII, fig. 310. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France,
1Soo, lk pass S61, tav. XXVI fig. 19-15.
Abida frumentum Germain, Faune de France, 1950, pag. 396.
Poggio Cavallo in provincia di Grosseto, Anghiari, nelle allu-
vioni a Pergine, Lippiano paese e monte Cerfone, alluvioni del
torrente Sovara, Pesaro, gola del Furlo, Pergola, Canneto, Belli-
sio, Arcevia, Frasassi.
L’esemplare raccolto al Furlo misura mm. 12,5 di lunghezza.
Gen. CHONDRINA Reichenbach, 1328.
Sect. CHONDRINA s. str.
Chondrina (Chondrina) avenacea (Bruguiere).
Pupa avenacea Draparnaud. Hist. Moll. de France, 1805, pag.
64, tav. III, fig. 47-48. Rossmassler, Iconogr., 1837, V, pag.
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2992 J. BISACCHI
131, tav. XXIII, fig. 319. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 4
1855, II, pag. 357, tav. XXV, fig. 33; tav. XXVI, fig. 1-4. _
Chondrina (Chondrina) avenacea Haas, Fauna Malac. Terr. —
Cataluda, 1929, pag. 292, fig. 103. Germain, Faune de Fran- —
ce, 1930, pag. 497, tav. X, fig. 284.
Madonna del Sasso presso Bellisio.
Sect. SOLANOPUPA Pilsbry, 1917.
Chondrina (Solanopupa) similis (Bruguiere).
Pupa cinerea Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 65,
tav. IL. fig. 53-54. Rossmàissler, Iconogr., 1837, V, pag. 19,
tav. XXIII, fig. 336. | i
Pupa quinquedentata Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
II, pag. 352, tav. XXV, fig. 15-22.
Chondrina (Solanopupa) similis Haas, Fauna Malac. Terr. Ca-
taluna, 1929, pag. 288, fig. 101. Germain, Faune de France,
1930, pag. 411, fig. 355; tav. X, fig. 291-303.
Ponte Stazzemese nelle Alpi Apuane, monti della Calvana.
Gen. GRANOPUPA O. Boettger, 1889.
Sect. GRANOPUPA sx. str.
Granopupa (Granopupa) granum (Draparnauid).
Pupa granum Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 63,
tav. III, fig. 45-46. Rossmàssler, Iconogr., 1837, V, pag. 14,
tav. XXIII, fig. 322. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
II, pag. 370, tav. XXVI, fig. 34-38.
Granopupa granum Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluna, 1929,
pag. 301, fig. 106. Germain, Faune de France, 1930, pag.
414, fig. 361; tav. XI, fig. 305.
Poggio Cavallo (Grosseto).
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MOLLUSCHI TERRESTRI 293
Gen. ORCULA Held, 1837.
Sect. SPHYRADIUM Charpentier, 1837.
Oreula (Sphyradium) doliolum (Bruguiére).
Pupa doliolum Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 62,
tay. III, fig. 41-42. Rossmàssler, Iconogr., 1837, V, pag. 16,
tav. XXIII, fig. 328. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
II, pag. 385, tav. XXVII, fig. 32-34.
Orcula doliolum Germain, Faune de France, 1930, pag. 418,
tav. XI, fig. 330. |
Sui monti della Calvana si trova la forma tipo, mentre sull’Alpe
della Luna e nei dintorni di Chieti il Dott. Andreini raccolse una
forma più allungata di circa 6-7 mm.
Gen. LAURIA Gray, 1840.
Subg. LAURIA s. str.
Lauria (Lauria) cylindracea (Da Costa).
Pupa umbilicata Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 62,
tav. II, fig. 39-40. Rossmiissler, Iconogr., 1837, V, pag. 15,
tav. XXIII, fig. 327. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
II, pag. 390, tav. XXVII, fig. 42-43; tav. XXVIII, fig. 1-4.
Lauria cylindracea Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluia, 1929,
pag. 305, fig. 108.
Lauria (Lauria) cylindracea Germain, Faune de France, 1930,
| pag. 428, fig. 381-382; tav. X, fig. 296.
Cascine di Firenze, Moscona (Grosseto).
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294 J. BISACCHI
Gen. AGARDHIA Gude, 1911.
Sect. AGARDHIA s. str.
Agardhia (Agardhia) biplicata (Michaud).
Pupa biplicata Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 384, tav. XXVII, fig. 26-28.
Agardhia biplicata Germain, Faune de France, 1930, pag. 432,
fig. 387-390.
Foce di Mosceta, Poggio Cavallo, monte Verna, Alpe della
Luna, Lippiano, Pergine, gola del Furlo, monte Nerone, Genga.
Gen. TRUNCATELLINA Lowe, 1852.
Truneatellina eylindriea (Férussac).
Pupa minutissima Rossmissler, Iconogr., 1837, I, pag. 84, tav.
I ies 38:
Truncatellina cylindrica Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluiia,
1929, pag. 314. Germain, Faune de France, 1930, pag. 439,
fig. 402; tav. XI, fig. 323-324.
Poggio Cavallo, alluvioni di Anghiari.
Gen. VERTIGO Muller, 1774.
Vertigo pyemaea (Draparnaud).
Pupa pygmaea Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 60,
tav. III, fig. 30-31.
Vertigo pygmaea Rossmissler, Iconogr., 1839, X, pag. 29, —
tav. XLIX fig. 648. Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1858,
II, pag. 405, tav. XXVIII, fig. 37-42. Haas, Fauna Malac. Terr.
Catalufia, 1929, pag. 311. Germain, Faune de France, 1930,
pag. 444, fig. 408; tav. XI, fig. 320-321.
Raccolta a Poggio Cavallo e nelle alluvioni ad Anghiari.
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Oc
MOLLUSCHI TERRESTRI 29
Gen. SUCCINEA Draparnaud, 1801.
Sect. SUCCINEA sx. str.
Succinea (Succinea) oblonga Draparnaud.
Succinea oblonga Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
59, tav. III, fig. 24-25. Rossmissler, Iconogr., 1837, 1, pag. 92,
tav. II, fig. 47; 1880, VII, pag. 75, tav. CCIV, fig. 2080.
Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II, pag. 61, tav.
VII, fig. 32-33. Haas, Fauna Malac. Terr. Catalufia, 1929,
pag. 355, fig. 133. Germain, Faune de France, 1930, pag.
471, fig. 464-465; tav. XII, fig. 345-348.
Alluvioni del Tevere nell’alta valle Tosco-Umbra.
Gen. LYMNAEA Lamarck, 1799.
Subg. GALBA Schrank, 1803.
Lymnaea (Galba) truneatula (Muller).
Limneus minutus Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
59, tav. III, fig. 5-7.
Limnaea truncatula Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855,
II, pag. 473, tav. XXXIV, fig. 21-24.
Limnaea (Galba) truncatula Germain, Faune de France, 1930,
paso0l ne: Ola. tay, XIV, fies Vo 431.
Lippiano.
Gen. ANCYLUS Muller, 1774.
Sect. ANCYLUS s. str.
Loggia coin costulatus Kister.
Ancylus costulatus Moquin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II,
pag. 483, tav. XXXV, fig. 1-4.
Ancylastrum costulatus Germain, Faune de France, 1930, pag.
DAT, fio B84, 587.
Isola Capraia nell’arcipelago Toscano.
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296 J. BISACCHI
Gen. CARYCHIUM Miller, 1774. 4
Carychium tridentatum vr. striolatum Bourguignat.
Carychium striolatum Bourguignat, Aménités, Malac., 1860, —
II, pag. 46, tav. X, fig. 11-12. Germain, Faune de France,
1930, pag. 559, fig. 594.
Cascine di Firenze, Badia Prataglia, Pratomagno, Alpe della
Luna e monte Verna, monte Nerone, lago di Albano.. i
Gen. POMATIAS Studer, 1789.
Pomatias elegans (Miller).
Cyclostoma elegans Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag.
32, tav. I, fig. 5-8. Rossmissler, Iconogr., fig. 1660-1663.
Moguin-Tandon, Hist. Moll. France, 1855, II, pag. 496, tav.
XXXVII, fig. 3-23. Germain, Faune de France, 1930, pag.
570, tav. XVIII, fig. 513, 516.
Pomatias elegans Haas, Fauna Malac. Terr. Cataluîia, 1929, pag.
393, fig. 157.
Dintorni di Tana a Termini nella provincia di Lucca, monti della
Calvana, Fiesole, monte Senario e monte Morello (Firenze),
Moscona, Alpe della Luna, Anghiari Lippiano, monte Cedrone,
Pergine, monte Nerone, Pergola, Bellisio, Arcevia, Genga.
Gen. COCHLOSTOMA Jan, 1830.
Sect. COCHLOSTOMA s. str.
Cochlostoma (Cochlostoma) septemspirale
vr. elegantissima (Paulucci).
Pomatias elegantissima Paulucci, Bull. Soc. Malac. Ital. 1879,
vol. V, pag. 14.
Ponte Stazzemese nelle Alpi Apuane.
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MOLLUSCHI TERRESTRI DON
Sect. AURITUS Westerlund, 1883.
Cochlostoma (Auritus) sospes Westerlund.
| Pomatias sospes Paulucci, Bull. Soc. Malac. Ital., 1879, vol. V,
pag. 21
- Pomatias sospes Paulucci, Contrib. Fauna Malac. Ital., 1881,
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pag. 83, tav. V, fig. 6.
Foce di Mosceta.
Differisce dalla elegantissima Paulucci per il colore ferrugineo,
l'apertura boccale più piccola, il peristoma meno espanso.
Gen. ACME Hartmann, 1821.
Sect. PLATYLA Moquin-Tandon, 1855.
Acme (Platyla) polita Hartmann.
Acme polita Germain, Faune de France, 1930, pag. 587, fe.
615.
Monte Nerone, Genga (det. Tomlin).
Gen. UNIO Philipsson, 1788.
Unio gp.
Un esemplare preso nel torrente Cerfone presso Monterchi in
provincia di Perugia, che corrisponderebbe alle figure e diagnosi
date dagli autori per l'’Unio Requieni Michaud. L’ eccezionale
polimorfismo delle specie di questo genere ha creato un’ enorme
confusione rendendone l’esatta determinazione di una difficoltà
finora veramente insormontabile.
ON SOME ETHIOPIAN TENTHREDINOIDEA BELONGING
TO MUSEO CIVICO: AP GENOA,
By RUNAR FORSIUS, HELsINGFors.
Trough the courtesy of Dr. Felice Capra at the Natural History
Museum in Genoa I had the opportunity to study a valuable col-
lection of Tenthredinoidea from different parts of Africa. This
paper deals with the Ethiopian species. The collection contains
some specimens of a new species of the genus Avge Schrank,
at first time described in this paper, and many other specimens
of already know species which considerably augments our know-
ledge of their distribution. ;
ARGINAE.
Gen. SJOESTEDTIA Kon.
S. meruensis Kon.
Two females and four males from Victoria Nyanza, Archip.
di Sesse, Bugala, 1908, Dr. E. Bayon.
Gen. ARGE Schrank.
A. bisignata Kon.
Three males from Mosambico, Rikatla, Coll. P. Magretti.
A. uncina Kon.
One female, labelled Africa or.?, Leopoldkette, Coll. Magretti,
probably belongs here.
A. massajae Grib.
One female and one male fin Scioa, Let Marefià, IV-VII.
1881, Antinori. One female from Alio-Amba, VII. 1887, Ragazzi.
ETHIOPIAN TENTHREDINOIDEA 299
One female and one male from Abyssinia, 1909, Rosenberg. One
male from Adda Galla, Dainbi, IV-V. 1879, Antinori. One fe-
male from Scioa, Giagaguè, IV-VI. 1881, Antinori. One male from
Scioa, Let Marefià, VIII. 1887, Ragazzi.
The wings are unusually hyaline, about as in A. spei Ensl.,
but I am not sure that these both forms really are different spe-
cies. The colour of the wings is indeed somewhat variable and
growes paler in old specimens. Gribodo not mentions at all the
colour of the wings in his very brief description, but Enslin says
that the wings of A. massajae are dark («Die Flugel sind
schwarzlich getrubt»; Tenthredinidae der deutschen Zentralafrika
Expedition 1908-1909, pag. 53, and gives the same report also in
his description of A. spe; Deutsche ent. Zeitschr. 1911, pag. 657).
A. erythraeana n. sp. 9.
Head and antennae black without metallic shine. Prothorax
below black, above reddish yellow. Mesothorax black without
metallic shine; tegulae black or partly reddish; scutellum wholly
reddish yellow. Metathorax below black and above more or less
reddish yellow with blackish spots. Wings somewhat blackish
infuscated; the costal cell not darker than the other ones; costa
reddish; other nervures and stigma dark piceous. Coxae, trochan-
ters and legs black or dark piceous without metallic shine; hind
tibiae in the middle with a narrow pale brownish (as living pro-
bably reddish) annulus and the knees very narrowly brownish.
Abdomen reddish yellow; the first tergite with two basal blackish
spots; the other tergites and ventrites on their basis more or less
blackish infuscated; the lateral margins of abdomen reddish; pen-
ultimate tergite in the middle reddish; sheath black with reddish
upper end.
Head only inconsiderably narrower than thorax, behind the
eyes dilatated. finely and rather densely punctated, more sparsely
above, and furnished with fine and rather short and not very
dense, brownish hairs, shining. Hind orbits rather broad and po-
steriorly rounded. Vertex rather convex, about three times as
broad as long, with not very deep. and toward the front conver-
ging lateral furrows, in the middle with no middle furrow, and
with convex front margin. Ocelli in a low triangle above the
supraorbital line. Interocellar furrow broad and superficial and
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300 R. FORSIUS
ocellar basin distinct. P:0 about as 3:4. Frontal area above |
narrow, but downwards dilatated and rather deeply impressed,
on the sides limited with rather high but not edged side-crests —
which in the altitude of antennae suddenly converges circulary —
and here becomes lower. Front below antennae very convex, but —
not really carinated. Antennal furrows distinct. Third joint of —
antennae somewhat longer than the breadth of the head, clublike,
somewhat curved and only inconsiderably three-edged, furnished
with fine depressed hairs. Supraclypeal furrow distinct. Clypeus
flat; the side-corners rather blunt and the front margin nearly
rectangulary excised.
Thorax moderately convex, very finely and shortly haired,
very finely and rather sparsely punctated, shining. Middle suture
of mesonotum in the middle somewhat elevated; side lobes po-
steriorly strongly sloping. Scutellum with inconsiderably convex
front margin, nearly triangular, in the middle in front feebly
carinated, but only inconsiderably convex. The discoidal nervure
in the front wings reaches the subcosta in the origin of cubitus;
first areal nervure reaches the discoidal cell in its middle; third
transversocubital nervure outwards somewhat convex; basal hu-
meral cell poorly developed. Median nervure in the hind wings
reaches the middle of the middle cell; areal nervure interstitial
with the discoidal nervure, or nearly so; humeral nervure some-
times partly effaced and the humeral cell thus often not wholly
closed, but longly appendiculated. Hind tibiae much longer than
the hind tarsi, and the hind metatarsi shorter than the three fol-
lowing joints together. Claws simple.
Abdomen very finely sculpturated, distinctly shining. Sheath
seen from above strongly angulary bent and nearly tongue-like.
Male unknown to me. 7
Length: 6,5-7,5 mm.
Expanse: 16-17,5 mm.
Four females, holotypus and paratypes, from Erythraea, Che-
ren, 1894, F. Derchi. Typus and paratypus in Museo Civico at
Genoa. Paratypes in my own collection.
Probably next allied to A. nigripes Klug, but easily distin-
guished by the narrow, pale annulus on the hind tibiae, the
infuscated wings and the pale scutellum.
ETHIOPIAN TENTHREDINOIDEA 301
TENTHREDININAE.
BLENNOCAMPINI.
Gen. DISTEGA Kon.
D. montium Kon.
One female from Victoria Nyanza, Archip. di Sesse, Bugala,
1908, Dr. E. Bayon. One female from Uganda, Bussu Busoga, V.
1909, Dr. E. Bayon.
HOPLOCAMPINI.
Gen. DULOPHANES Kon.
D. morio Kon.
Two females and one male from Scioa, Let Marefià, VIII.
1887, Ragazzi.
SELANDRIINI.
Gen. ATHALIA Leach.
A. segregis Kon.
One female from Kikuju Escarpement, British East Africa.
A. vollenhoveni Grib.
One female from Alio-Amba, VII. 1887, Ragazzi. One female
from Scioa, Sciotalit, VIII. 1887, Ragazzi. One female from Scioa,
Ced.-biet., IV. 1885, Ragazzi. One female from Erithraea, Cheren,
1894, F. Derchi. Two females from Scioa, Let Marefia, [X-XI.
1879, and VI-VII. 1880, Antinori. One female from the same
locality, VII. 1887, Ragazzi. Four females from Kikuju Escarpe-
ment, British East Africa.
A. sjoestedti Kon.
Two females from Uganda, Bussu Busoga, 1909, Dr. E. Bayon.
One male from Kikuju Escarpement, British East Africa.
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A. truncata Ensl. |
One female from Kikuju Escarpement, British East Africa.
One male from Bussu Busoga, Uganda, V. 1909, Dr. E. Bayon. — È
A. concors Kon.
One female from French Congo, Lambarené. XI-XII. 1902, L.
Fea. One female from Meridional Italian Somalia, Villaggio Duca
degli Abruzzi, G. Russo. One male and one female from Victoria
Nyanza, Archip. di Sesse, Bugala, 1908, Dr. E. Bayon. One female
from Scioa, Let Marefià, IV-VII. 1881, Antinori.
A. himantopus KI.
One female from Scioa, Lago Cialalakà, VI. 1885, Ragazzi. Two
females from Scioa, Let Marefià, 1880, Antinori. Three females
from Abyssinia, 1909, Rosenberg.
Gen. NEACIDIOPHORA Ensl.
N. tessmanni Ensl.
One female from Island Fernando Poo, Basilé, 400-600 m.,
Vill. 41901 EK ea.
N. bequaerti Ensl. var. pectoralis Forsius.
One male from Bogos, Cheren, 1870, O. Beccari. One male
from Bogos, Cheren, 1894, F. Derchi.
Gen. XENAPATES Kirby.
X. braunsi Kon.
One female from Alio-Amba, VII. 1887, Ragazzi. One male
from Erythraea, Cheren, 1894, F. Derchi. One male from Island
Fernando Poo, Basilé, 400-600 m., VII-IX. 1901, L. Fea.
X. scutellaris Forsius.
One female from French Congo, Ndjolé, XI-XII. 1902, L. Fea.
X. bequaerti Ensl.
One female from Belgian Congo, Alto Uellè, Yakuluku, IV.
1927, S. Patrizi. One male from Uganda, Bussu Busoga, 1909,
Dr. E. Bayon.
hire er vee
PESCr Dr ALBANIA
RACCOLTI DAL Dr. Pietro PARENZAN NEL 1930
(Spedizioni scientifiche in Albania dell’ Istituto di Zoologia di Padova. Memoria N. 19)
PER D. VINCIGUERRA
Debbo anzitutto rivolgere una parola di ringraziamento alla
memoria del compianto prof. Enriques che mi volle riservato lo
studio dei pesci raccolti dal Dr. Pietro Parenzan nella sua spedi-
zione in Albania, nonchè alla prof.** Fausta Bertolini che mise
a mia disposizione tale materiale. Esso proviene dai laghi di
Scutari e di Ochrida; vi sono anche taluni pesciolini presi nel
lago di Terbuf e in un torrente presso Namuras, a S. di Scutari
che attraversa la strada che conduce a Tirana. Ad eccezione del
Cyprinus carpio e del Barbus meridionalis non vi sono
altre specie comuni a quei due grandi laghi.
I pesci di quella regione sono conosciuti principalmente per
l’opera di Heckel e Kner (*) e di Steindachner (?), ma furono
più recentemente illustrati da Karaman (?) e da Vladykov e
Petit (4) che vi hanno riconosciuto molte varietà, ma il materiale
da me ricevuto è troppo scarso per poterle identificare e quindi
mi sono attenuto alla nomenclatura di Gunther. Vi sono anche
due lavori, uno di Drenski (°) e l’altro di Doflein (5) sui pesci
del lago di Ochrida, ma contengono, al dire di Karaman, qualche
inesattezza.
(1) J. Heckel e R. Kner, Die Stisswasserfische der 6sterreichen Monarchie, Wien,
1858. :
(?) F. Steindachner, Ichthyologische Beitrage, Sitzber. K. Ak. Wiss. Wien Bd.
LXXXVI, p. 174 Uber einige neue und seltene Fischarten aus der ichthyologischen
Sammlung der Mus. Denkschr. Ak. Wiss. Bd. LIX, p. 377 — Beitr. Z. Kenntniss der
Susswasserfische der Balkanhalbinsel. loc. cit. Bd. LXIII, p. 181.
(5) J. Karaman, Pisces Macedoniae, Split. 1924.
(4) V. Vladykov et G. Petit, Sur quelques poissons d'eau douce d’ Albanie. Bul.
Soc. Zool. France 1930, p. 383.
(9) P. Drenski, Ohridskoto ezero i negovata ribna fauna, Sofia 1922.
(6) F. Doflein, Mazedonien, Jena 1921.
304 D. VINCIGUERRA
Ringrazio vivamente il Sig. Carlo Confalonieri, Tassidermista
Capo del Museo Civico per l’aiuto datomi nell’ingrato lavoro di
contare raggi e squame oramai difficile ai miei occhi di 77 anni!
Perca fluviatilis, Linn. |
Perca fluviatilis, Linn. Syst. Nat. I, p. 481.
» » Giinth. Cat. Fish. I, p. 58.
Un esemplare di 125 mm, del lago di Scutari.
Questo individuo evidentemente giovane manca della macchia
nera sulla dorsale e presenta una serie di macchiette gialliccie
sui fianchi.
Gobius, sp.
Due piccoli esemplari del lago di Ochrida, il maggiore lungo
mm. 80 e il minore 14.
Data la loro piccolezza non è possibile riferire questi individui
ad alcuna delle specie conosciute di Godius, tanto più che, a
quanto io so, questo genere non ha rappresentanti nel lago di
Ochrida, il che avrebbe reso tanto più importante la loro deter-
minazione.
Blennius vulgaris, Poll.
Blennius vulgaris, Poll., Viag. Lag. Garda, VIII, p. 20, fig. |.
» » Gunther, Cat. Fish. II p. 217.
Un piccolo esemplare lungo m. 0.036 preso sulla costa meri-
dionale del lago di Scutari.
E specie comune lungo tutte le nostre coste.
Mugil cephalus, Cuv.
Mugil cephalus, Cuv., Regn. Anim.
Un esemplare di 189 mm. del lago di Scutari.
Questa specie è assai facilmente distinguibile dalle altre per
il grande sviluppo della sua palpebra adiposa.
PESCI DI ALBANIA 305
Salmothymus ochridanus (Steind.)
Trutta ochridana, Steind., Denkschr. K. Ak. Wiss. Wien, LIX, p. 379,
tav. III.
» » Karaman, Pisc. Maced., p. 11.
Salmothymus ochridanus, Vladykov et Petit, Bull. Soc. Zool. France,
ì 1930, p. 383.
Un esemplare del lago di Ochrida lungo m. 0.151, alto m. 0.033.
Questa specie descritta da Steindachner nel 1892, si distingue
dalle altre di Salmonidi per la presenza di denti vomerini che si
continuano coi palatini, come è stato riconosciuto da Vladykov e
Petit. Il genere fu stabilito da Berg (') per il Salmo obtusiro-
stris, Heck. di Dalmazia. Ha la bocca piccola e gli occhi grandi
ed è completamente privo di macchie, tranne due sulla testa,
una in alto sull’opercolo e l’altra sul preopercolo, ha 103 squame
sulla linea laterale, 15 tra il dorso e la linea laterale e 14 tra
questa e la ventrale.
Nel lago di Ochrida esistono altre 3 specie di trota: Trutta
balcanica Karaman, Tr. fario (L.) e Trutta letnica Karaman,
che probabilmente è una forma sterile dell’ ochridana o della
balcanica (dapprima indicata come dentex Heck.). Secondo
Karaman e più recentemente Stankovich (?) questa forma è da
considerare come un relitto di epoche geologiche passate e rimon-
tanti al terziario, ipotesi che è seducente ma abbisogna di prove
ulteriori.
Cyprinus carpio, Linn.
Cyprinus carpio, Linn. Syst. Nat. I, p. 325.
» » Giinth. Cat. Fish, VII, p. 26.
Un esemplare di m. 0.219 del lago di Scutari e due della
parte meridionale di quello di Ochrida, lunghi m. 0.133 e m.
0.067, oltre ad una testa mostruosa di Scutari, nella quale il
tessuto che forma la palpebra sinistra è molto sviluppato in modo
che l’ orbita è molto ristretta senza che io possa dire se l’ occhio
continuasse ad avere la sua funzionabilità.
(1) L. Berg, Ann. Mus. Zool. St. Petersbourg 1907, t. XII, p. 500.
(2) Sinisha Stankovich, Living fossils from an inland Sea. Illustr. London News.
7, I, 1933, N. 4890, Vol. 182, p. 22.
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat., Vol. LVI (24 Agosto 1933). 5 20
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CA ee, n
306 D. VINCIGUERRA
Barbus meridionalis, Risso.
Barbus meridionalis, Risso, Ichth. Nice, p. 437.
» caninus, Cuv. Régn. Anim.
» meridionalis meridionalis, Karam. Pisc. Mac., p. 26.
Due individui del lago di Ochrida, lunghezza massima 95 mm.
ed uno più grande, pure del lago di Ochrida, lungo 185 mm.
L’ esemplare maggiore del lago di Ochrida è alquanto più
allungato degli altri, ma ha ancora 54 squame sulla linea laterale
e quindi non può essere riferito al B. Petenyi, Heck. che pero
assai probabilmente è sinonimo del meridionalis, come fu già
supposto da Jeittelas (1). |
Gobio fluviatilis, Rond.
Gobius fluviatilis, Rond., De Pisc. Fluv., p. 206.
Gobio fluviatilis, Fleming, Brit. Anim., p. 186.
Gobio gobio gobio, Karaman, Pisc. Maced., p. 37.
Due esemplari del lago di Scutari, lunghezza massima m. 0.095.
Corrispondono alla forma tipica e non a quella ohridana di
Karaman, perchè hanno la regione toracica coperta di squame.
Leuciscus rutilus, Linn.
Cyprinus rutilus, Linn., Syst. Nat. I, p. 529.
Leuciscus rutilus, Giinth., Cat. Fish. VII, p. 212.
Ruttlus rutilus, Berg., Les poiss. de l’eau douce de Russie, p. 131, fig. 98.
Un esemplare del lago di Scutari, lungo mm. 163.
Questo individuo ha 9 raggi molli nella pinna dorsale e altret-
tanti nell’ anale, 43 squame nella linea laterale, 8 nella trasversa
tra il dorso e la linea laterale e 4 fra questa e la base delle
ventrali. Corrisponde alla descrizione del rutilus tipico con occhi
piccoli e fronte larga, ma non avendone che un solo esemplare
non so ascriverlo a qualcuna delle varietà descritte da Berg.
(') Jeittelas, Verhandl. zool. botan. Gesellschaft Wien, 1862, p. 298.
PREME NERA, ae Serta SME fT rey
x
PESCI DI ALBANIA 307
Leueiscus aula (Bp.)
Squalius aula, Bp., Faun Ital. Pesci c. fig.
Leuciscus aula, Giinth. Cat. Fish., VII, p. 215.
Cinque esemplari del lago di Scutari, lung. mass. 121, minim.
117, più tre giovani di mm. 67 e 37,5. Le squame della linea
laterale sono 38, 7 tra il dorso e la linea laterale. e 3 tra questa
e la base della ventrale; i raggi della dorsale sono 10 e nel-
l’anale 11.
Leuciseus pictus (Heck. Kn.).
Squalius pictus, Heckel Kner Stisswasserf. p. 196.
Leuctscus pictus, Gtinth. Cat. Fish. VII, p. 218.
» (Pachychilon) pictus, Steind. Sitzber. K. Ak. Wien. Bd. LXX XII,
Abth. I p. 71.
Pachychilon pictus, Karaman, Pisc. Maced. p. 34, tav. III.
» » , Vladykov et Petit, Bull. Soc. Zool. France 1930, p. 408.
‘Sei esemplari del lago di Ochrida, lung. mass. m. 0 125, mi-
nima 0.085.
Questa specie ben caratterizzata dalla struttura delle labbra,
specialmente dell’inferiore molto ingrossato come si vede nella
figura che ne da Steindachner, deve a mio avviso rientrare nel
genere Leuciscus e non costituire uno speciale gruppo. Essa pre-
senta una sola serie di denti faringei, notevolmente uncinati,
11-43 squame sulla linea laterale, e con le squame molto striate.
L’ ipotesi emessa da Steindachner che possa trattarsi di un ibrido
tra il Barbus meridionalis e il Leuciscus aula è già stata
dimostrata inesatta da Karaman.
Leuciscus cephalus (Linn.)
Cyprinus cephalus Linn. Syst. Nat. I p. 527.
Leuciscus cephalus Flem. Brit. Anim. p. 187.
Squalius cephalus, Heck. Siisswasserf. p. 77.
Tre esemplari del lago di Ochrida lung. mass. m. 0,140, mi-
nima 0,106.
Questi individui hanno 8 squame sulla linea tra il dorso e la
308 D. VINCIGUERRA
linea laterale e 3 fra questa e la ventrale, e 44 nella linea la- È
terale; la dorsale ha ?/g. 4
Esiste anche un individuo che si distingue per la bocca più —
obliqua, le squame più piccole, il muso meno largo e la pettorale
più falciforme, l’inizio della dorsale più in addietro e 10 raggi |
molli nella anale. Sono stato lungamente esitante prima di attri- —
buirlo a questa specie ma sono convinto trattarsi di un ibrido tra —
questo e l’Alburnus scoranza, caratteristico per la linea oscura —
tra il dorso ed il ventre.
Scardinius erythrophthalmus (Lin.). :
Cyprinus erythrophthalmus Linn. Syst. nat. I, p. 530.
Scardinius erythrophthalmus Bonap. Faun. Ital. Pesci c. fig.
Leuciscus erythrophthalmus Ginth. Cat. Fish. VII, p. 231.
Un esemplare del lago di Scutari lungo mm. 145. 3
Questa specie si riconosce a prima vista per la forte inclina-
zione dello squarcio boccale. Anche in questa specie si vollero
riconoscere parecchie varietà, ma le differenze su cui poggiano
non mi sembrano avere grande valore e tutte possono rientrare 1
nella specie linneana. È
Chondrostoma nasus (Linn.).
Cyprinus nasus, Linn. Syst. nat. I, p. 530.
Chondrostoma nasus, Agassiz, Mém. Soc. Hist. nat. Neuchatel I, 1835,
p- 38.
Chondrostoma nasus, Gùnth. Cat. Fish. VII, p. 272.
Non avendo altri esemplari non mi riesce di riconoscere la
differenza tra questa forma e quelle del lago di Ochrida e di Prespa
descritte da Karaman coi nomi di ohridanus e prespensis;
non può essere riferito al soetta perchè questo ha la bocca più
arcuata e la pettorale più lunga, arriva appena alla 14,5 squama
|
i
Cinque esemplari del lago di Scutari lung. mass. m. 0,170. i
|
:
i
della linea laterale e non alla 18,5.
:
4
PESCI DI ALBANIA 309
Rhodeus amarus (BI.).
Cyprinus amarus, Bloch, Fish. Deutsch. p. 52, tav. 8, fig. 3.
Rhodeus amarus, Agassiz. Mém. Soc. Sc. nat. Neuchatel I, 1835, p. 37.
PAIA » Giinth. Cat. Fish. VII, p 279.
» > Var. meridionalis. Karaman, Pisce. Maced. p. 41.
Un esemplare lungo m. 0,0328 del lago di Scutari.
Non riesco a trovare differenze apprezzabili tra questo esem-
-plare e la var. meridionalis descritta da Karaman. Questo
individuo ha solo 6 squame provviste di tubo sensorio e la striscia
nera sulla coda molto. marcata.
Alburnus seoranza, Heck.
Alburnus scoranza, Heck. Stisswasserfische, p. 138 (in nota).
» alburnus scoranza, Karaman, Pisc. Maced. p. 47.
Tre esemplari del lago di Ochrida, lung. mass. mm. 124,
minima 107.5
Questa specie si distingue dall’ Alb. lucidus per il corpo piu
alto e la testa piu lunga; i materiali di. cui dispongo non sono
sufficienti per dire se queste difterenze abbiano realmente un valore
specifico. La linea laterale è in tutti di 50 squame e la pinna
anale di */,,* 3/,,. Esistono anche 4 giovani del lago di Terbuf
che misurano m. 0,0269 a m. 0,020 e hanno 16 a 17 raggi nel-
l'anale.
Leucaspius delineatus (Heck.).
Squalius delineatus, Heck. in Russegger’s Reise I, p. 1041.
Leucasptus delineatus, Siebold. Sùsswasserfische Mittel Europa’s p. 172.
Tre esemplari di questa piccola specie dal torrente Namuras,
nuova per la regione balcanica, lunghezza massima mm. 42, ca-
ratterizzata dal piccolo numero di squame della linea laterale,
ridotto al massimo a sei.
tae o Re
310 D. VINCIGUERRA
Cobitis taenia, Linn.
Cobitis taenia, Linn. Syst. Nat. I, p. 499.
» » Ginth. Cat. Fish. VII, p. 362.
» » var. ohridana, Karam. Bull. Soc. Sc. Skoplije, t. VI, n. 2,
p. 162, fig. 42 e 5a.
Un esemplare lungo m. 0,049 di un torrente presso Namuras.
Questo individuo è riferibile alla Var. ohridana di Karaman —
perchè ha il muso meno prolungato della ftaenia tipica e una
serie di macchie dorsali molto marcate. Mi sembra che la sud-
divisione della Cod. taenia in sottospecie fatta da Karaman e da
altri sia un po’ eccessiva, ma occorrerebbe molto materiale per
pronunciarsi in proposito.
Clupea finta, Yarr.
Clupea finta, Yarrel, Brit. Fish. II, p. 208. i
Alosa alosa finta, Karaman, Beitr. z. lchthyologie von Iugoslavien I, in Ball.
Soc. Scient. de Skoplije t. VI, 4° 2, p. 165.
Un esemplare lungo 185 mm. del lago di Scutari.
Questo individuo appartiene evidentemente alla forma marina
di questa specie, perchè non presenta che 28 branchiospine
sul 1° arco branchiale e sono poco più lunghe delle lamelle bran-
chiali. Anche se nell’estrarle ne andò perduta qualcuna non
avranno potuto essere più di 30. Inoltre la spine marginali sono
rappresentate da piccoli tubercoli molto fitti. L'individuo presenta
una grande macchia scapolare nera seguita da 6 macchie più
piccole.
Anguilla vulgaris, Turt.
Muraena anguilla, Linn. Syst. Nat. I, p. 420.
Anguilla vulgaris, Turton. Brit. Faun. p. 87.
» » Giinth. Cat. Fish. VIII, p. 28.
Un esemplare molto giovane lungo m. 0,095, preso in un
torrente di acqua lattiginosa sotto un ponticello a N. di Namu-_
ras, sorgente fra la località Lokopax, Shén Méri e Zhejés, il 5
Ottobre 1930.
IA ATI vet ia OI A da i esa
SPEDIZIONE SCIENTIFICA ALL’OASI DI CUFRA
(marzo - LUGLIO 1931)
Aa AN 2 EDIL
PER LODOVICO DI CAPORIACCO
\
Il Prof. Gestro mi ha affidato, e gliene rendo qui grazie,
lo studio degli Araneidi raccolti dal M.* Patrizi ad Agedabia,
Gialo, Augila e Cufra.
Si tratta di 1496 esemplari e di 86 specie e varietà. Si tratta
dunque d’una ben piccola collezione; ma l’aracnofauna cirenaica
è così poco conosciuta, che anche queste poche specie si possono
considerare un pregevole contributo. Ciò risulta chiaro del resto a
chi ponga mente all’elevatissima percentuale di specie nuove:
ben 13 su 86. Poche considerazioni faunistiche si possono fare
sulle altre specie: la più importante è anzi di ordine, diciamo
così, negativo. Nel 1928 io ho infatti studiato gli Aracnidi di Gia-
rabub e Porto Bardia: si trattava di 113 specie di Araneidi. Orbene,
solo 32 specie sono comuni alle due collezioni: 81 specie trovate
a Giarabub e P.'° Bardia non si trovano nella collezione da me
ora studiata: per 73 specie è vero l'inverso. È chiaro che le con-
dizioni delle due serie di oasi studiate e del deserto interposto
non sono proprio tanto diverse da giustificare questa differenza :
data anzi la notevole uniformità delle condizioni delle oasi Saharia-
ne, si deve ritenere che la aracnofauna di P.'° Bardia e di Gia-
rabub da una parte, di Agedabia, Gialo, Augila e Cufra dall’altra,
debba essere sensibilmente la stessa ; le discordanze che riscontriamo
non possono quindi che ricordarci che le nostre conoscenze del-
l’aracnofauna di queste regioni sono estremamente modeste ; ciò
312 L. DI CAPORIACCO
che deve renderci vieppiù prudenti nei confronti con le regioni
limitrofe. Comunque possiamo rilevare che questa collezione con-
ferma come le specie sudanesi non si spingano nelle oasi Saha-
riane: si può dire che solo Lathrodectus geometricus C. L. K.,
specie cosmopolita nelle regioni tropicali, arrivi a Gialo. Quanto
alle altre specie, 32, come già osservato, sono comuni alla raccolta
di Giarabub; 13 sono nuove; restano dunque 41 specie. Di esse,
21 abitano tutta la regione mediterranea (e anche oltre), ciò che
porta a 61 le specie di questa categoria nel retroterra cirenaico
(fra esse bisogna notare Theridium varians (H.) cyrenaicum di
Cap. che è una forma deserticola di Th. varians e Teutana trian-
gulosa (W]k.) concolor di Cap., forma deserticola di Tewt. trian-
gulosa), 5 sono forme note di tutta l’Africa sett.° o quasi, ciò che
porta a 11 le forme di questa categoria; 6 sono comuni alle sole
regioni occidentali dell’ Africa sett. (Tunisia, Algeria, Marocco),
ciò che porta a 27 le forme del retroterra cirenaico comuni a
queste regioni; 5 sono comuni all’ Egitto (fra esse Agelena lepida
Chr. si presenta con la peculiare varietà deserticola deserta di
Cap.), ciò che porta a 14 le forme di questa categoria; Thanatus
thorelli (Chr.) e Lathrodectus pallidus Chr. nella forma deser-
ticola immaculatus di Cap. sono comuni (con altre 14 già nomi-
nate) alla Siria, e Zelotes fuscorufus (E. S.) era fin qui noto
solo della Corsica. Questi risultati confermano la posizione inter-
media dell’aracnofauna cirenaica fra quella dell’ Africa Minore e
quella Siro - Egizia. — Va ancora notata l’elevata percentuale di
forme nettamente deserticole; infatti 4 specie si presentano sotto
forma di varietà peculiari, in genere notevolmente meno colorate
che nelle forme tipiche: e anche dove la differenza di colore non
è tale da permettere l'istituzione di una varietà, si nota spesso,
negli esemplari raccolti in zone interne e più desertiche, una
tendenza ai colori chiari e alla scomparsa o diluzione delle mac-
chie nere.
Passo ora a dare l’elenco delle specie, avvertendo che per la
bibliografia rimando al mio lavoro «Aracnidi di Giarabub e di
P.'° Bardia» negli Annali del Mus. Civ. di St. Nat. di Genova,
Vol. LIL, Dic. 19928.
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SPEDIZIONE A CUFRA 313
HAPLOGYNAE.
Fam. SICARIIDAE
Gen. Loxoseeles Lowe 1831.
1. Loxosceles distincta (H. Lc.) 1846.
Una © a El Agheila, 1 9 ad Agedabia, 2 9 a Es Sahabi
(Luglio ’31); 2 © ad Augila, 16-19 Apr. 31; 2 oO a Gialo,
Aprile ‘31.
Hab.: Africa sett.°.
ENTELEGYNAE.
CRIBELLATAE.
Fam. ULOBORIDAE
Gen. a Latr. 1806.
2. Uloborus walckenerius Latr. 1806.
Undici Q: a Gialo, Maggio-Luglio ‘31; alla Hattia di Gur
Atta pr. Gialo, 7 Apr. ‘81; a Buema (Cufra) Giugno ’34.
Hab.: Reg. Paleartica, salvo Siberia.
Fam. DICTYNIDAE
Gen. Archoseodictyna di Cap. 1928.
3. Archeodictyna anguiniceps (E. S.) 1899.
Due © a Gialo, Aprile-Maggio ’31; 15 © e 9 a Buma (Cu-
fra), Giugno 731; 3 7 9 a El Talab (Cufra), 17 Giugno 731; 1 gf
a.Cufra, verso El Hauuari, Giugno ‘31; 3 72 a El Hauuari
(Cufra), Giugno ‘31. i
Hab.: Egitto, Cirenaica, Tunisia mer.°.
314 L. DI CAPORIACCO
Gen. Dictyna Sund. 1833.
4. Dictyna cyrenaica sp. nova.
o'. Corporis totius long. mm. 2,5; cephaloth. mm. 1,1; abdom.
mm. 1,4; pedum 1‘ paris mm. 2,6; 2! mm. 2,5; 3! mm. 2; 4i
mm. 2,5; palporum mm. 1.
Q. Corporis totius long. mm. 2,5; cephaloth. mm. 4; abdom.
mm. 1,5; pedum 1! paris mm. 2,25; 2' mm. 2,2; 3i mm. 9;
Ai mm. 2,25; palporum mm. 4
o'. Cephalothorax sternumque colore rufobrunneo; cephalo-
thorax lateribus vitta lata obscura; 9 colore rufoluteo, vitta laterali
obscura minus perspicua. Cephalothorax et sternum pilis albis sat
crassis conspersis vestita; sternum leve. Pedes palpique lutei. of
Oculorum series superior vix recurva : oculi inter se subzequales, me-
dii inter se spatio vix eorum diametro maiore, a lateralibus spatio
eorum diametro tertia parte maiore remoti; medii antici inter se
subsequales , medii inter se spatio eorum
diametro eequali, a lateralibus spatio eorum
diametro vix maiore, a mediis superis, qui-
bus evidenter minores sunt, spatio mediorum
superiorum diametro tertia parte minore
remoti. Clypeus oculis mediis anticis duplo
maior. Chelze extus basi denticulatze.
Fig. 1. Dictyna cyrenaica Q Oculorum series superior vix recurva;
nio: ILA oi eequales, inter se et a mediis anticis
spatio eorum diametro paullo maiore remoti:
medii antici superioribus maiores, inter se et a lateralibus spatio
eorum radio paullo maiore remoti: laterales antici superioribus
vequales. Clypeus oculis anticis vix maior. Quadratus ocularis ©
et © antice paullo latior et paullo latior quam longior. Sternum
I et Q inter coxas posteriores late productum. Pedes mutici.
Abdomen colore flavido-albido: desuper vitta nigra longitudinali,
dimidiam longitudinem abdominis non attingente, tertia parte po-
steriore angustata, deinde trifida: postice adsunt utrinque ma-
cule 4, inter se accentis vix visibilibus coniunctee; picture gg
evidentissima; Q fere obsolete.
o. Palpi tibia apophysi parva, nigra, obtusa, recta, bifida; bul-
re, RE Ry detailer a TNA i E I ag) ele
SPEDIZIONE A CUFRA 315
bus stylo longo; tarsus bulbum apice superat; mucro resupinatus
bulbi Z-formis. |
Q. Epigyne e foveis duabus ovalibus constat, inter se spatio
fovearum diametro magno vequali remotis.
A D. arundinacea (L.) differt apophysi tibiali in medio arti-
culi sita, et colore abdominis 9.
Speciei huius inventi sunt 2 g’Q in loco Hattia Gur Atta
dicto apud Gialo, die VII a. Id. Apr. A. D. 1931.
Fam. ERESIDAE
Gen. Stegodyphus E. S. 1873.
5. Stegodyphus lineatus (Ltr.) 1817 var. deserticola E. S. 1908.
12 © a Gialo, Aprile-Maggio 1931.
Hab.: Africa Sett.®.
6. Stegodyphus dufouri (Aud.) 1825.
6979 a Gialo, Aprile-Luglio 1931; 2 9 a Gialo, nell'ergh,
8 apr. 1931; 2 99 a Cufra, oasi, Giugno 31; 13 7 £ a Cutra,
oasi a N., Giugno '31;3 o& 9 a Cufra, El Giof, Giugno ‘31; 2 o 9
a Cufra, sebkha di El Giof, 28 Maggio ’31; 1 g a Cufra, lago
di Buema, Giugno 731; 1 9 a Cufra, verso El Hauuari, Giugno ‘31.
Hab.: Tunisia, Egitto, Abissinia, Arabia.
ECRIBELLATAE.
Fam. PRODIDOMIDAE
Gen. Prodidomus Hentz.
7. Prodidomus amaranthinus (Lc.) 1846.
1 Q a Gialo, apr. ’31.
Hab.: Africa Sett.¢, Siria.
Fam. GNAPHOSIDAE
Gen. Anagraphis F. S. 1893.
8. Anagraphis vitellina E. S. 1896.
1 Q iuv. a Gialo, Hattia di Gur Atta, 7 Apr. 731; 1 9 iuv.
316 L. DI CAPORIACCO
a Cufra, Giugno ‘81; 4 © a Cufra, sebkha di El Giof, 28 Mag-
gio ‘31. |
Hab.: Siria, Cirenaica.
Gen. Drassodes Westr. 1851.
9. Drassodes cyrenaicus sp. nova.
©. Totius corporis long. mm, 8; cephalothor. mm. 4,2; abdom.
mm. 4,2; pedum 1! paris mm. 9; 2! mm. 7,5; 3' mm. 7,75; 4
mm. 9,5; palporum mm. 2,5. Cephalothorax sat elongatus, fronte
angusta; cephalothorax sternum pedes palpique
colore ruto; abdomen colore griseoluteo.
Oculorum series superior leviter procurva;
series antica fere recta, Oculi medii superi tri-
quetri, inter se spatio eorum diametro parvo
equali, a lateralibus superis et a mediis anticis
spatio mediorum superiorum diametro magno fere it as a ee
equali remoti. Diametrum lateralium superiorum epigyne.
diametro magno mediorum fere equum; laterales
superi a lateralibus anticis, quibus vix maiores sunt, spatio eorum
diametro tertia parte minore remoti. Medii antici caeteris evidenter
maiores, inter se spatio eorum radio paullo minore, a lateralibus
anticis spatio minimo distantes. Chelicera sat prominentia, sulco
desuper denticulis 3, quorum medius est maximus, basalis autem
minimus; subtus deuticulis binis parvis propinquis munito. — Femur
primi paris desuper aculeis binis superioribus et aculeo anteriore
subapicali; secundi paris desuper et antice aculeis binis; tertii et
quarti paris desuper ac. 3 et utrinque aculeis binis lateralibus.
Patellee primi et secundi paris inermes; tertii et quarti paris
aculeo superiore et aculeo posteriore. Tibize et metatarsi 1° et 2°
paris inermes. Tibize caetere aculeo superiore basali et utrinque
aculeo laterali superiore medio et serie laterali inferiore binorum
aculeorum et serie inferiore 3 aculeorum. Metatarsi 3° et 4'
paris aculeo superiore et utrinque serie laterali superiore binorum
ac., serie lat. inferiore et serie inferiore 3 aculeorum. Epigyne e
fovea rufa, anguste marginata, carina longitudinali, postice am-
pliore, latiore quam partes laterales munita: carina ipsa sulco
angusto longitudinali incisa.
AG
d
«
a
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NEVI STRO I TE
SPEDIZIONE A CUFRA 317
Speciei huius inventa est 9 1 apud Gialo, mense Aprili A. D.
1951.
Gen. Seotophzeus EF. S. 1893.
10. Scotopheus desertorum di Cap. 1928.
2 © ad Agedabia, Luglio 31; 4 Q e pull. a Gialo, Aprile-
Maggio ‘51.
Hab.: Giarabub.
11. Scotopheus validus (H. Lc.) 1846.
23 97 2 e pull. a Gialo, Aprile-Luglio 84; 1 co iuv. nell’er-
gh di Gialo, 8 Apr. 31; 1 pull. a Cufra, Giugno ’31; 1 pull. a
Buma (Cufra), Giugno ‘31; 1 pull. a Cufra (El Haueuiri) Giugno 31.
Hab.: Europa mer.®, Algeria, Marocco.
12. Scotopheus microdon sp. nova.
©. Corporis tot. long. mm. 9,5; cephaloth. mm. 5; abd. mm.
sesipedumeo (paris mm. 11755) 2'mm. Als 10,75, 4
mm. 14; palporum mm. 4.
Cephalothorax pedesque colore castaneo; abdomen castaneo-se-
riceum. Limbus niger cephalothoracis deest. Oculorum series fere
recte; oculi superi inter se wquidistantes, spatio mediorum dia-
metro dimidio maiore inter se remoti; medii lateralibus paullo
‘ minores; mediis anticis fere tertia parte minores. Medii superi a
mediis anticis spatio diametro superiorum vix maiore distant. Me-
dii antici caeteris maiores; inter se spatio eorum diametro paullo
minore; a lateralibus spatio mediorum radio tertia parte minore
remoti. Laterales antici lateralibus superioribus eequales, ab iis
spatio eorum diametro eequali remoti. Chelze
SIND \ sat porrectze, sat crebre et robuste barbate,
denticulo inferiore minimo, vix visibili.
. Femora primi paris desuper ac. tribus;
lateribus utrinque aculeo singulo; 2° paris
desuper et antice aculeis tribus, postice
aculeo singulo apicali; 3° paris desuper et
antice aculeis binis; 4' paris desuper et
antice aculeis binis, postice aculeo singulo. Patella l' et 2° paris
utrinque aculeo singulo; 3: et 4! inermes. Tibia et metatarsi
{i paris aculeo singulo superiore basali et utrinque serie laterali
ye
Fig. 3. Scotophceus mi-
crodon sp. n., Q epigyne.
318 L. DI CAPORIACCO
binorum aculeorum et serie inferiore trium aculeorum; 2! paris
aculeo singulo superiore et utrinque serie laterali et serie inferiore
3 aculeorum; tibie 3' et 4' paris aculeo anteriore medio; meta-
tarsi 3' et 4' paris utrinque aculeo laterali basali. Mamilla sat
longee. Epigyne e fovea cordiformi rufocastanea, desuper processu
triangulari obtuso, longiore quam fovea.
Speciei huius inventa sunt 9 et pull. 5 apud Gialo, mens.
Apr., Jun. et Jul. A. D. 1931.
Gen. Zelotes Gistel 1848.
13. Zelotes barbatus (L. K.) 1866.
3 o'Q a Gialo, Apr. e Luglio 31; 5 Q a Gialo, Hattia di
Gur Atta, 7 Apr. ‘31; 3 9 ad Augila, 16-19 Apr. ’31.
Hab.: Spagna, Francia mer., Italia, Dalmazia, Tunisi, Algeria,
Cirenaica.
14. Zelotes fuscorufus (E. S.) 1878.
A 3° a Es Sahabi, Luglio ’31.
Hab.: Corsica. i
Gen. Pterotricha Kulcz. 1913.
15. Pterotricha chazaliae (E. S.) 1895.
2 SQ ad Agedabia, Luglio ’31; 13 72 a Gialo, Apr. e
Luglio ‘31; 1 9 ad Augila, 16-19 Apr. 31; 1 9 a Cufra, nel
palmeto, Giugno ’31.
Si tratta certo di questa specie, abitante il Sahara occid.* e
non dell’affine Pt. insolita De Dalm.: gli occhi medii anteriori
sono infatti poco maggiori dei laterali.
Hab.: Mauretania, Sahara occ.?.
Gen. Berlandia de Dalm. 1920.
16. Berlandia punica (E. S.) 1885.
4 2 ad Agedabia, Luglio ’31;4 9 e pull. a Gialo, 4-5 Mag-
gio “31.
Tutti gli esemplari hanno 3 fusuli alle filiere; i tarsi posteriori
hanno 1-2 aculei o sono mutici.
Hab.: Tunisia.
SPEDIZIONE A CUFRA 319
Gen. Nomisia de Dalm, 1920.
17. Nomisia marginata (Cbr.) 1874.
3 9 a Gialo, Luglio ’31; 2 9 a Gialo, Hattia di Gur Atta,
705/30 RRBD4 È
Hab.: Egitto.
Gen. Cithzeron Cbr. 1872.
18. Citheron limbatus E. S. 1885.
1 Q ad Agedabia, Luglio ’31.
Hab.: Cirenaica, Egitto, India mer.
Fam. ZODARIIDAE
Gen. Zodarium Walck. 1847.
19. Zodarium isabellinum (E. S.) 1870.
1 & 1 9 ad Agedabia, Luglio ’31.
Hab.: Spagna mer., Cirenaica.
Fam. UROCTEIDAE
Gen. Uroctea L. Duf. 1820.
20. Uroctea limbata (C. L. K.) 1843.
3 9 a Cufra, verso El Hauuari, Giugno ‘31.
Hab.: dal Senegal all’ Arabia, Sahara, Siria, Mesopotamia.
Fam. HERSILIIDAE
Gen. Hersilidia Thor. 1869.
21. Hersilidia lucasi Cbr. 1876.
Una 9 a Gialo, 4-5 Apr. ‘31.
Hab.: Egitto, Cirenaica.
320 L. DI CAPORIACCO
Fam. PHOLCIDAE
Gen. Artema Walck. 1837.
22. Artema mauricia Walck. 1837.
5 7 9 a Gialo, Aprile-Luglio ’31.
Hab.: Africa, Arabia, Asia tropicale.
Fam. THERIDIIDAE
Gen. Theridium Walck. 1805.
23. Theridium varians H. 1831.
Un gd a Gialo, 30 Apr. ’31.
Hab.: Europa, Siberia.
24. Theridium varians H. 1831 var. rusticum E. S. 1873.
Abbondantissimo; 372 g 2 e pull. a Gialo, Maggio-Luglio ’31 ;
47 32 a Gialo, Hattia di Gur Atta, 7 Apr. 2341; 1 9 ad Au-
gila, 16-19 Apr. ’31; 1 9 a Cufra, Giugno ’31; 6 © a Cufra,
El Talab, 17 Giugno ’31; 20 3 e 9 a Cufra, El Haueuiri, Giu-
gno ‘81; 43 79 a Cufra, El Hauuari, Giugno ’31.
La maggior parte degli esemplari sono ad addome bianco: ta-
luni esemplari, senza distinzione di luogo, hanno una fascia den-
ticolata longitudinale superiore sull’addome; spesso sui fianchi vi
sono fascie oblique oscure come in Th. melanostictum Chr.
Hab.: Europa mer.® occidentale e reg. mediterr.* occid.?.
25. Theridium varians H. 1831 var. cyrenaica nova.
A typo differt cephalothorace omnino flavorufo, non limbato
nec lineato; pedibus alboflavidis, maculis tantum subtus parum
visibilibus; sterno flavobrunneo, vix perspicue et confuse brunneo-
limbato. Abdomen vitta longitudinali alba quinque-denticulata ;
latera alba, quinque vittis. obliquis nigris; a denticulis vittee lon-
gitudinales proficiscuntur, antice verse, ad apicem sensim atte-
nuate.
Varietatis huius colore distinctissimze inventi sunt 2 gf et 9
apud Augila, diebus XV-NIII a. k. Maj. A. D. 1981.
Typus hab. regiones circa Mare Mediterraneum sitas.
26. Theridium pictum (Wlk.) 1802.
SPEDIZIONE A CUFRA 321
1 Q a Gialo, 5 Maggio ’31; 8 Qg a Gialo, Hattia di Gur
BAtta 7 Apr. 531.
Le zampe di questi esemplari sono quasi concolori; solo il g di
Hattia di Gur Atta le ha distintamente anellate di nero. La 9
di Gialo ha lo sterno col margine nero appena distinto.
Hab.: Europa, Siberia occ.?.
27. Theridium simile O. L. K. 1836.
Una 9 a Gialo, Luglio ’31.
Hab.: Europa.
28. Theridium aulicum C. L. K. 1838.
Una 9 iuv. a Gialo, Hattia di Gur Atta, 7 Apr. ’31.
Hab.: Regione Mediterranea, Europa occ., Madera.
29. Theridium patrizii sp. nova. i :
9. Corporis totius long. mm. 4,5; cephaloth. mm. 2; abdom.
mm. 3; pedum 1* paris mm. 7,5; 2' mm. 4,5; 8° mm. 3,75; 4
mm. 5,5; palporum mm. 2.
Cephalothorax testaceus, vitta marginali et vitta longitudinali
nigris subtilissimis. Quadratus ocularis antice quam postice latior,
et antice latior quam lon- i
gior. Oculi medii antici
mediis superioribus aequa-
les, lateralibus anticis tertia
parte maiores. Medii antici
inter se spatio eorum dia-
metro vix minore; a late-
ralibus spatio radio medio-
rum dimidia parte quali, Fig. 4. Theridium patrizii sp. n. Q,
=» LA abdomen et epigyne.
a mediis superioribus spa-
tio diametro eorum tertia parte minore remoti. Oculi medii superi
inter se spatio eorum diametro tertia parte minore; a lateralibus
superioribus, quibus maiores sunt, spatio mediorum radio quali
remoti. Oculi laterales superi lateralibus anticis, quibus equales
sunt, conniventes. Pedes palpique albidoflavidi, apice articulorum
omnium et preeterea parte media tibiarum annulo brunneo pree-
diti. Patellze seta longa, rigida; tibie 1', 3' et 4' paris seta longa
et robusta; tibie 2° paris setis binis. — Sternum album, lateri-
bus (non antice) late nigrolimbatum. Abdomen ovatum, album,
desuper vittis nigris duabus longitudinalibus, sinuatis, subtilibus,
mamillas non attingentibus et lateribus 5 seriebus obliquis punc-
Ann,del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (21 Agosto 1933). 24
322 L. DI CAPORIACCO
torum nigrorum parvorum. Circa mamillas adsunt 7 puncta nigra: |
4 desuper; 3 (quorum medium est maius) subtus. Epigyne e pla-
gula rubra, triangulari, sat lata, eeque longa ac lata, apice an-
teriore constat: parte media adest fovea parva rotunda
Setis pedum species haec. evidenter Th. tincto Wlk. et Th.
nigropunctato Le. est similis sed colore sterni facile ab iis distin-
guitur.
Inventa sunt speciei huius 2 9 apud Hattia Gur Atta, prope
Gialo, die VII a. Id. Apr. :
Gen. Theridula Emert. 1882.
30. Theridula dromedaria (E. S.) 1880.
5 9 a Gialo, Maggio-Giugno ’31; 5 Q a Gialo, Hattia di
Gur Atta, 7 Apr. ’31.
Hab.: l’intera Africa Sett.°.
Gen. Teutana E. S. 1881.
31. Teutana triangulosa (Wlk.) 1802 var. concolor nova.
A typo differt abdomine omnino albo, tantum seriebus binis
6 macularum nigraruut parvarum ineequalium.
Varietas haec est evidenter forma deserto maxime adaequata;
var. typica locis humosis pertinet; var. punica H. Le. est evi-
denter forma intermedia.
Varietatis huius inveni 92 apud El Talab, Cufra, die XIV a. k. Jul.
Typus habitat Europam et regiones circa Mare Mediterra-
neum sitas.
32. Teutana argentea sp. nova.
Corporis totius long. mm. 3,25; cephaloth. mm. 2,1; abdom.
mm. 3,6; pedum 4! paris mm. 6,5; 2° mm. 5,5; 3' mm. 4,95;
4 mm 7,1; palporum mm. 2. Cephalothorax, sternum, palpi pe-
desque colore rufo. Oculi superiores in serie vix recurva, vquales,
cequidistantes, inter se spatio eorum diametro paullo minore re-
moti; oculi medii antici superioribus vix maiores, lateralibus an-
ticis 2quales; medii antici a superioribus spatio eorum radio vix
maiore; inter se et a lateralibus spatio vix eorum radio quali
distantes. Oculi laterales antici et superiores inter se spatio eorum
radio dimidia parte squali remoti. Clypeus area oculari vix latior.
Abdomen desuper album, argenteomicans, lateribus et subtus ni-
grum: desuper adsunt tria paria macularum nigrarum, quarum
SPEDIZIONE A CUFRA 323
posteriores sunt maxim; postice adest quoque accentum nigrum,
partem nigram lateralem attingens et parte media interruptum.
Lateribus adsunt maculae
binze albae fere obsoleta ;
subtus adest vitta longitu-
dinalis alba, tertiam partem
posteriorem abdominis at-
tingens, dimidio interrupta,
apice T forma dilatata.
Epigyne e plagula rufa,
parva, sulco longitudinali
angusto, postice dilatato.
Serie superiore oculorum
levissime recurva et oculis
lateralibus non contiguis species hac gen. Crustulina similis
videtur.
Speciei huius inventa inter Agedabia et Gialo, pridie K.
Apr.
Fig. 5. Tewtana argentea sp. n., O abdomen:
desuper visum, inferne visum.
Gen. Lithyphantes Thor. 1870.
39. Lithyphantes albomaculatus (de Geer) 1778.
2 © iuv. a Cufra, El Hauuari, Giugno 31.
Hab.: la Reg. Olartica.
Gen. Lathrodeetus Walck. 1803.
34. Lathrodectus tredecimguttatus (Rossi) 1790 var. lugubris L.
Duf. 1820.
Una 9 ad Agedabia, Luglio 731.
Hab.: Regione Mediterranea, tutta la Francia, Arabia, Russia
mer., Madera.
35. Lathrodectus pallidus Cbr. 1872 var. immaculata nova.
A typo tantum differt abdomine et cephalothorace omnino con-
coloribus; tibiae sunt flavee et metatarsi rufi. Certe varietas haec
L. pallido Cbr. nec L. geometrico L. K. pertinet; series enim
oculorum posteriorum est evidenter recta.
Speciei huius inventee sunt 2 9 apud locum Hattia Gur At-
ta dictum, prope Gialo, die VII a. Id. Apr.
Typus habitat Syriam et Paloestinam.
tee!
324 L. DI CAPORIACCO
36. Lathrodectus geometricus ©. L. K. 1841.
1 g' a Gialo, Apr. 31.
Hab.: tutte le regioni tropicali del globo.
Fam. ARGIOPIDAE
Gen. Argiope Aud. 1827.
37. Argiope lobata (Pal.) 1772. .
2h © a Gialo, Giugno-Luglio ‘84; 1 9 nel palmeto di Cufra,
Giugno “31; 1 9 a Buma (Cufra), Giugno ‘31; 7 9 a El Teilib
(Cufra) 17 Giugno.
Hab.: Reg. Mediterranea, Turkestan, Cina.
Gen. Cyrtophora E. S. 1864.
38. Cyrtophora citricola (Forsk.) 1775.
20 a Cufra, Giugno ’31; 5 Q a El Giof, Cufra, 28 Maggio
e Giugno ’31; 8 9 a Es Zurgh (Cufra), Giugno ’31; 2 pull.
‘verso El Hauuari (Cufra), Giugno ‘31.
Hab.: regioni calde di tutto il mondo, Australia.
. Gen. Cyelosa M. 1866.
59. Cyclosa concolor sp. nova.
Q. Corporis tot. long. mm. 10; cephaloth. mm. 4,33; abdom.
_
mm. 7; pedum 1' paris mm. 416,3; -2' mm. 115;-3'imm 09508
mm. 14; palporum mm. 3; cephalothor. latitudo mm. 2,1; abdo-
minis mm, 2,1.
Colore omnino fulva. Cephalothorax elongatus, angustus; oculi
superi in serie leviter recurva, latitudinem frontis occupantes: me-
dii lateralibus vix minores, inter se spatio eorum radio quali, a
lateralibus spatio fere duplo quam amplitudo oculorum mediorum
amborum; a mediis anticis, quibus dimidio minores sunt, spatio
diametro superiorum plus quam duplo remoti. Oculi medii antici
inter se spatio eorum diametro dimidia parte latiore; a lateralibus,
quibus equales sunt, spatio paullo maiore quam amplitudo ocu-
lorum mediorum amborum remoti. Oculi laterales antici superio-
superiore; 3' et 4' mutica. Abdomen elongatum,
SPEDIZIONE A CUFRA 325
| ribus maiores. Sternum longum, angustum, inter coxas posteriores
non productum. Chelz subtus dentibus 3 sat robustis armata.
Femora 1‘ et 2° paris aculeo singulo brevi,
angustum, sine tuberculis; mamille versus
quartam partem posteriorem abdominis site.
Epieyne unco sat brevi, luteo, apice elevato
af
munita. Fig. 6. Cyclosa
Speciei huius forma abdominis distinctissimee °7¢9/07 sp. n., Q
. = x epigyne.
inventa est 2 apud Buma (Cufra) mense Junio.
Gen. Araneus Cl. 1757.
40. Araneus (Epeira) suspicax (Cbr.) 1876.
1 © a Cufra, Giugno 31; 1 © a Cufra, oasi a N., Giugno
731; 3 292 a El Giof, (Cufra) 28 Maggio ‘31; 1 Q a El Teilib
(Cufra) 17 Giugno; 1 pull. a Cufra, verso El Hauuari, Giugno 731.
Hab.: Tripoli, Egitto.
Fam. THOMISIDAE
Gen. Thomisus Wlk. 1805.
41. Thomisus hilarulus E. S. 1875.
1 Q ad Agedabia, Luglio 31; 11 o&Q e iuv. a Gialo, Apr.-
Luglio 31; 12 79 nella Hattia di Gur Atta pr. Gialo, 7 Apr.
"31; 2 9 a Cufra, Giugno 31; 6 9 a Gebel Hauaish, 26-27
Maggio “31; 1 9 a El Giof, (Cufra) 29 Maggio 31; 1 92 a
Buma (Cufra), Giugno ‘31; 1 9 nella sebkha di Buma, Giugno
31; 3 §Q a El Talab (Cufra) 17 Giugno 31; 1 Q inv. a El
Haueuiri, (Cufra) Giugno °31; 3 9 a Cufra, verso El Hauuari,
Giugno ’31.
Hab. : Sicilia, Calabria, Francia mer., Canarie, Tunisia, Cirenaica.
12. Thomisus spinifer Cbr. 1872.
Una 9 a Cufra, Giugno 31; 1 9 a Cufra, oasi a N., Giu-
gno 31; 1 9 a El Giof, (Cufra) 29 Maggio; 1 9 a Es Zurgh,
(Cufra) Giugno ‘31.
Hab.: Spagna, Africa dal Mediterraneo al Sudan, Senegal e
Guinea, Siria, Arabia Mesopotamia, Seychelles.
320 L. DI CAPORIACCO
Gen. Pistius F. S. 1875.
13. Pistius truncatus (Pal.) 1772.
1 9 a El Talab (Cufra) 17 Giugno ‘31.
Hab.: Europa, Algeria, Palestina, Giappone.
Gen. Xysticus C. K. 1835,
44. Xysticus lalandei (Aud.) 1827.
A pull. a Gialo, Luglio ’34; 2 pull. ad Augila, 16-19 Aprile
2341; 1 2 adulta a El Haueuiri (Cufra) Giugno 731.
Hab.: Spagna, Corsica, Sicilia, Siria, Algeria, Tunisia.
15. Xysticus quadrispina sp. nova.
Q. Totius corporis long. mm. 7; cephaloth. mm. 3,5; abdom.
mm. 3,75; pedum 1' paris mm. 10; 2' mm. 9,66; 3' mm. 7,5;
A‘ mm. 7,75; palporum mm. 2,5. Cephalothorax rufoluteus, limbo
subtilissimo albo et intus alio limbo subtilissimo nigro; desuper
adsunt duze vitte albe intus paullo dentate que parte cepha-
lica proficiscuntur et versus tertiam partem post. cephalothoracis
convergunt. Cephalothorax pilis nigris crassis obtusis preeditus.
Quadratus oculorum antice quam postice paullo augustior, sexta
parte latior quam longior. Oculi medii superi anticis vix minores,
lateralibus superioribus tertia parte minores; inter se spatio eorum.
diametro plus quam triplo, a mediis anticis spatio eorum diametro
plus quam duplo, a lateralibus superioribus spatio fere quintuplo
remoti. Medii antici inter se spatio eorum diametro plus quam
duplo, a lateralibus spatio fere eorum diametro duplo remoti. Dia-
metrum lateralium anticorum diametro mediorum duplo maius.
Sternum flavum, antice utringue punctis binis nigris. Pedes lutei,
macula apicali femorum 1' et 2° paris. Femora I° paris tribus acu-
leis anterioribus et aculeo superiore; secundi et quarti aculeo su-
periore; tertii aculeis binis superioribus. Patellee muticse. Tibia
omnes tantum seriebus inferioribus aculeorum, quorum numerus
est 3 primo pari; antice 4 et postice 3 secundo pari; antice 3 et
postice 2 tertio pari; quarto pari adest tantum series anterior 3
aculeorum. Metatarsi seriebus inferioribus et lateralibus; primo et
secundo pari series inferiores antice constant ac. 4, postice ac. 3;
series laterales primo pari ac. binis, secundo antice ac. 3, postice
SPEDIZIONE A CUFRA 327
ac. 2 constant. Tertio et quarto pari series omnes aculeis binis
constant; praeterea adest aculeus medius inferior, Aculei omnes
sunt in maculis parvis nigris siti. Abdomen flavum, parce et irre-
gulariter nigromaculatum: antice adsunt paria tria macularum ma-
gnarum nigrarum, quarum mediz sunt maxim; postice adsunt
tria segmenta nigra. Epigyne e plagula corrugata constat, non
bene limitata, suleo amplo antice valide marginato, postice aliam
plagulam triangularem minimam continente, divisa.
Speciei huius 4 aculeis femoris 1* paris distinctse invents sunt
2 92 apud Agedabia, mense Julio A. D. 1931, et 9 apud Gialo,
mense Apr. A. D. 1931.
46. Xysticus quadrispina var. concolor nova.
A typo differt colore omnino luteo, uni-
formi: ceeterum omnino typo est similis.
Varietatis huius invente sunt 9 A et
luv. apud El Hauuari, prope Cufra, mense
Juno AD: 1931, et: 2 ‘apud El Giot
(Cufra), mense eodem.
Fig. 7. Xysticus quadri-
spina, sp. n., Q epigyne.
Gen. Oxyptila F. S. 1864.
47. Oxyptila subclavata (Cbr.) 1876.
6 Q di questa specie ad Agedabia, Luglio ’31.
Credo opportuno riportare taluni dati che non risultano dalla
descrizione del Cambridge :
Quadratus ocularis paullo longior quam latior, antice vix latior.
Oculi medii superi inter se spatio eorum diametro quadruplo, a
lateralibus spatio eorum diametro fere sextuplo, a mediis anticis
spatio eorum diametro plus quam quadruplo remoti. Oculi laterales
inter se eequales; eorum diametrum diametro mediorum superio-
rum duplo maius. Oculi medii antici superioribus paullo maiores.
Oculi medii antici inter se spatio eorum diametro fere triplo, a
lateralibus spatio eorum diametro fere duplo remoti. Femora primi
paris aculeis tribus; caetera ac. singulo. Tibize primi paris subtus
antice ac. binis, postice aculeo singulo; 2 paris subtus duabus
seriebus binorum aculeorum. Metatarsi primi et secundi paris sub-
tus serie anteriore 3 aculeorum et serie posteriore aculeorum
È
328 L. DI CAPORIACCO
binorum; preeterea primo pari adsunt aculei 2 laterales antici et
aculeus singulus lateralis posterior; secundo pari adest aculeus
singulus lateralis anterior.
Hab.: Egitto.
Gen. Philodromus Walck. 1825.
18. Philodromus lepidus Bl. 1870.
26 TL et pull. a Gialo, Giugno-Luglio 31; 5 pull. a Buma
(Cufra), Giugno 731; 4 iuv. a El Talab (Cufra), 17 Giugno ’31;
1g a El Haueuiri, Giugno ‘31; 6 9 a Cufra, verso El Hauuari,
Giugno ‘31; 16 99 et pull. a El Hauuari (Cufra), Giugno 31.
Hab.: Francia mer., Italia Sett., Spagna, Arabia, Africa sett.*.
19. Philodromus fuscolimbatus Le. 1864.
1 9 ad Agedabia, Luglio ‘851; 1 9 di Gialo.
Hab.: Algeria.
50. Philodromus erythrops sp. nova.
o. Totius corp. long. mm. 3,35; long. et latit. cephaloth. mm.
1,65: long. abd: imamate
pedum 1* et 3' paris mm. 9; 2!
et A‘ mm. 10; palporum mm. 2,1.
Q Totius corp. long. mm. 5;
long. et lat. cephaloth. mm. 2,4;
= ‘long. abdom. mm. 3; pedum
Fig. 8. Philodromus erythrops sp. n., li et 3} paris mm. 7,25; Di et e
Co palpi patella et tibia, O epigyne. mm. 8,5; palporum mm. 2,1.
oo. Fere concolor, luteus; abdomine tantum adest macula lan-
ceolata vix obscurior. Oculi colore rubineo, quo species hee facile
ab aliis speciebus generis distinguitur. Medii antici lateralibus vix
minores, mediis superioribus vix maiores; medii superi lateralibus
vix minores; laterales superi anticis vix minores. Medii superi
inter se quinta parte magis quam a lateralibus superioribus et a
mediis anticis distant; medii superiores et antici inter se eodem
spatio remoti quam quo distant laterales inter se. Medii antici
inter se spatio eorum diametro dimidio minore remoti.
Femora omnia 3 ac. superioribus; preeterea primo pari adest
series anterior 3 ac.; ceteris paribus adest utrinque series latera-
lis binorum aculeorum. Patellie anteriores muticze; 3° et 4° pari
utrinque aculeo preeditee. Tibia et metatarsi utrinque serie infe-
SPEDIZIONE A CUFRA 329
riore et serie laterali 3 aculeorum. Tibia 4' paris cephalothorace
vix brevior. Palpi breviores quam femur 1' paris; tibia brevior
quam patella, apophysi laterali nigra, truncata; inferiore acuta,
laminari. Tarsus et bulbus crassi.
Q. Ceph. albopubescens colore brunneo, lateribus nigris et po-
stice macula nigra media parva. Oculi omnino ut in g'. Pedes
flavi nigropunctati, apice femorum et basi tibiarum et metatarsorum
annulis brunneis sat latis, praesertim subtus evidentibus. Femur
{' paris ac. 3 anterioribus; czetera femora mutica. Patellae ut in
GS. Tibixe subtus duabus seriebus ac. 3; metatarsi subtus duabus
seriebus acul. binorum. Abdomen sat latum, flavum, desuper vitta
lanceolata, sat brevi, lateribus angulosa, nigricanti; postice utrinque
adsunt nonnull vittae obliqua nigr:, vittam luteam latam lon-
gitudinalem limitantes. Abdomen albo et fulvo crasse pubescens.
Juvenes sxepe eodem colore quam co’. Epigyne e fovea antice
lata, postice angustata, parallela, rufomarginata.
Speciei huius Ph. margaritato (Cl.) similis inventus est ©
apud Agedabia, mense Julio A. D. 1931; 9 9 iuv. apud Gialo,
Non. Maj. et Q ad. apud locum Hattia Gur Atta dictum, prope
Gialo, die VII a. Id. Maj.
54. Philodromus grazianii sp. nova.
_ Q. Corporis tot. long. mm. 7,75; cephaloth.
long. et latit. mm. 2,8; abdom. long. mm. 5;
pedum l' paris mm. 9,55; 2° mm. 12; 3' mm. 9;
A’ mm. 11; palporum mm. 2,5.
Cephalothorax rufus, vitta marginali alba et
vitta laterali brunnea lata non bene delimitata. pig. 9. prizoaromus
Oculorum series paullisper et fere wque recurve, 9@sian sp. n., ©
Quadratus mediorum postice paullo amplior quam Ia
longior; oculi medii posteriores inter se paullo magis quam a la-
teralibus, quibus paullo minores sunt, remoti; a mediis anticis, qui-
bus paullo maiores sunt, paullo sed evidenter magis quam latera-
les inter se remoti. Medii antici inter se vix dimidio remoti quam
quo distant a lateralibus, quibus vix minores sunt. Laterales po-
_Stici ceteris maiores. Pedes lutei crebre et minute brunneopunc-
tati; patella et basis tibiarum preesertim posteriorum fere nigra.
Femora omnia aculeis 2 superioribus; preeterea primo pari adsunt
2 vel 3 ac. anteriores; czteris saepe 1-2 ac. posteriores. Patella
utrinque aculeo singulo vel aculeis binis. Tibise et metatarsi utrin-
ie ei At ti
330 L. DI CAPORIACCO
que serie inferiore et serie laterali ac. 3; praeterea tibiis 1' et 2'
paris adsunt 2 aculei superiores; 3' et 4' paris autem ac. singu-
lus subapicalis superior. Tibia 4' paris cephalothorace evidenter
longior.
Abdomen ovatum, longius quam amplius, non depressum, fla-
vum, antice vitta lanceolata sat brevi nigra, parte media constricta ;
postice utrinque vitta nigra versus mamillas sensim attenuata.
Epigyne e plagula rotunda, duabus carinis postice convergen-
tibus, antice amplioribus, suleum delimitantibus preedita constat:
postice adsunt due fovere parve rubre, virgatee.
Speciei huius oculis mediis anticis superioribus minoribus facile
ab aliis speciebus abdomine sat elongato distinguendae inventa
est 9 apud Gialo, Non. Maj. A. D. 1931; 20 Q et pull. apud
locum Hattia Gur Atta dictum, prope Gialo, die VII a. Id. Apr.;
1 9 apud Es Sahabi, mense Julio; 1 9 inv. in Cufra, mense
Junio, 1 9 inv. apud Cufra, in agris solis septemtrionalibus,
mense Julio.
Speciem hane dico dom. excell.° Graziani, Cyrenaicxe colonize
preefecto.
52. Philodromus multispina sp. nova.
o et Q. Corporis tot. long. mm. 7,5; cephaloth. long. mm.
2,8; cephaloth. latitudo mm. 2,5; abdominis long. mm. 5; pedum
primi paris mm. 10; 2° mm. 11,75; U1 mm. 10; IV E
palporum mm. 2,25.
Fig. 10. Philodromus multispina sp. n.,
© epigyne, J' palpi tibia et tarsus.
Cephaloth. et abdomen eodem colore quam in specie preece-
dente, sed pictura minus evidens, seepe fere obsoleta. Oculorum
series amb paullo et fere wque recurve. Oculi medii antici
lateralibus subaequales vel vix minores; mediis superioribus paullo
maiores. Laterales antici lateralibus posterioribus eequales. Medii
superiores lateralibus paullo minores. Quadratus ocularis antice
quam postice valde angustior, postice paullo sed evidenter latior
quam longior. Medii antici inter se spatio saltem eorum diametro
ae ee. eT
na RI
i?
: SPEDIZIONE A CUFRA 32 4h
dimidio maiore; a lateralibus spatio duplo quam inter se remoti.
Oculi medii inter se paullo sed evidenter plus quam laterales
inter se remoti. Pedes flavi. Femora serie superiore, anteriore et
posteriore aculeorum, quorum numerus est 2 primo pari (interdum
series post. aculeis 3 constat); 3 coeteris paribus. Patella desu-
per aculeo singulo, et preeterea utrinque aculeis 1-2. Tibix et
metatarsi utrinque serie inferiore et serie laterali 3. aculeorum,
preterea tibiis adest aculeus superior subapicalis. Tibia quarti
paris cephalothorace longior.
oO. Palpi femore I° vix breviores. Tibia patella vix longior,
eequilata, apophysi singula sat longa, acuta, externa, rufa. Tar-
sus valde longior quam latior.
©. Epigyne e fovea rotunda, carina ampla divisa constat: ca-
rina postice sensim angustior fit: postice utrinque adest tubercu-
lum ovale, brunneum.
Speciei huius inventi sunt 7 2 et pull. 94 apud Gialo, mens.
Apr.-Julio A. D, 1931; 2 pull. apud Augila die VII a K. Maj;
6 Q in agris solis septentrionalibus apud Cufra, mense Junio; 12
© et pull. apud El Talab (Cufra), et 6 9 et pull. apud El Hau-
uari (Cufra) eodem mense.
53. Philodromus dubius sp. nova.
Q. Totius corp. long. mm. 9,75; cephaloth.
long. et lat. mm. 3,75; abdom. mm. 6,1;
pedum 1* paris mm. 13,1; 2° mm. 15,66;
3 mm. 13; 45 mm. 13,75; palporum mm. 3,7,
Cephalothorax brunneus, limbo albo sat
lato, et vitta flava longitudinali superiore,
paullo latiore quam partes brunnez. Qua-
Rao dratus oculorum postice evidenter amplior
dubtus sp. n.,Q epigyne. quam longior. Oculi medii antici czeteris
vix maiores; oculi medii posteriores czeteris
vix minores; oculi medii antici posterioribus fere quarta parte
maiores; laterales eequales. Medii antici inter se spatio eorum
diametro dimidio maiore; a lateralibus spatio eorum diametro
dimidio minore remoti. Medii inter se paullo sed evidenter minus
quam laterales inter se distantes. Oculi superi eequidistantes. —
Pedes flavi; femur 1‘ paris desuper aculeis 2, antice ac. 3; 2°
paris desuper ac. 2, antice et postice ac. 3; 3' et 4' paris desu-
per ac. 3, lateribus utrinque ac. 2. Patella l' paris aculeo po-
332 L. DI CAPORIACCO “ig
steriore; cieterse utrinque ac. 1-2. Tibiee et metatarsi utrinque
serie laterali et serie inferiore 3 aculeorum ; preeterea tibia primi
paris aculei 2 superiores adsunt; tibiis ceteris adest aculeus
singulus. Tibia 4' paris cephalothorace vix longior. Abdomen elon-
gatum, flavum, desuper vitta lanceolata bis angulata, colore brun-.
neo dilutissimo ornatum. Epigyne e fovea rotunda, crasse flavo-
marginata, carina ampla (maxime antice) flava divisa: lateribus
adsunt due fovee nigre; inter foveas et carinam adest utrinque
tuberculum nigrum, elongatum, zeque longum quam epigyne.
Speciei huius inventi sunt 4 pull. apud Gialo, mens. Jun. et
© Jul. A. D. 1931; 1 9 apud El Teilib (Cufra), die XIV a. k. Jul,
et 2 9 apud El Giof (Cufra) mense Junio.
Gen. Thanatus C. L. K. 1837.
54. Thanatus thorelli Cbr. 1872.
1 9 ad Agedabia, Luglio 31; 4 7 e Q a Gialo, Marzo e
Luglio °31; 1 co a Gialo, Hattia di Gur Atta, 7 Apr. ‘31; 2 Q
a Cufra, Giugno ‘31; 1 © alla sebkha di Buma (Cufra), Giugno
34; 1 9 a El Haueuiri (Cufra), Giugno ’31.
Riferisco i dati sul? armatura delle zampe, che Cambridge non
menziona :
Femur 1' et 2° paris: desuper ac. 2; antice ac. 3; postice ac.
2; 5' paris: series 3 binorum aculeorum; 4' paris: desuper ac. 3;-
lateribus utrinque series binorum aculeorum. Patella utrinque
aculeo singulo. Tibixe et metatarsi utrinque serie inferiore et
serie laterali ac. 3; proeterea tibi» omnes aculeo superiore suba-
picali.
Hab.: Siria, Asia centr.
55. Thanatus adjacens (Cbr.) 1876.
1 Q ad Agedabia, Luglio ‘81; 1 © a Gialo, Hattia di Gur
Atta, 7 Apr. ‘31.
Hab.: Egitto, Siria, Zanzibar, Sud Africa.
Fam. SALTICIDAE
Gen. Myrmarachne Mac Leay 1839.
56. Myrmarachne myrmicaeformis (H. Lc.) 1841.
1 9 a Cufra (Buma), Giugno 731.
Hab.: Algeria.
se) -
ri
SPEDIZIONE A CUFRA 333
57. Myrmarachne tristis (E. S.).
3 g'Q a Cufra (Buma), Giugno ‘31.
Hab.: Africa Sett.* Occidentale.
Gen. Heliophanus C. L, K. 1850.
58. Heliophanus lucipeta E. S. 1890.
28 gi e 2 a Cufra (Buma), Giugno ‘31.
Hab.: Egitto, Arabia.
59. Heliophanus senussus di Cap. 1928.
1 ® a Cufra (Buma), Giugno ’31.
Hab.: Giarabub.
60. Heliophanus decoratus L. K. 1875.
1 Q ad Agedabia, Luglio ’81; 6 9 a Cufra (Buma), Giugno
784; 1 9 a Cufra, verso El Hauuari, Giugno ‘31; 5 oO a El
Hauuari (Cufra), Giugno 731.
Hab.: Egitto, Sudan, Reg.® del Mar Rosso.
Gen. Attulus E. S. 1889.
61. Attulus albifrons (H. Le.) 1846.
2 ® a Gialo, Luglio 31; 2 9 a Gialo, Hattia di Gur Atta,
7 Apr. 73.
Hab.: Spagna, Algeria, Tunisia.
62. Attulus saliens (Cbr.) 1876.
1 9 a Gialo, Hattia di Gur Atta, 7 Apr. 731.
Hab.: Africa Sett.°.
Gen. Salticus Latr. 1804.
65. Salticus mutabilis (H. Le.) 1846.
1 9 a Gialo, Hattia di Gur Atta, 7 Apr. 731.
Hab.: Reg.° Mediterranea, Azzorre, Argentina.
Gen. Pseudicius F. S. 1885.
64. Pseudicius tamericis E. S. 1885.
19 Oo a Gialo, Aprile-Luglio 31; 8 9 a El Talab, Cutra,
17 Giugno ’31.
Hab.: Marocco, Algeria, Tunisia.
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AA aes See A By TRAI IR IR a E
354 L. DI CAPORIACCO
Gen. Icius F. S. 1876.
65. Icius striatus (Wlk.) 1837.
1 Q a Bengasi, 28 Marzo ’31; 8 JT e Q a Gialo, Aprile-
Maggio ‘34; 1 oO nel serir a 35 km. a S. di Gialo, 5 Maggio
31; 3 99 ad Augila, 16-19 Apr. ’34; 4 9 nel palmeto di
Cufra, Giugno “31; 1 9 nella sebkha di El Giof (Cufra), 28
Maggio ’31.
Hab.: Europa mer.°, Algeri, Tunisi.
66. Icius congener (E. S.) 1871.
1 Q a Gialo, Apr. 31.
Hab.: Spagna, Italia mer. e insulare, Algeria.
67. Icius minimus sp. nova.
Tot. corp. long. mm. 3,25; cepha-
loth. mm. 1,5; abdom. mm. 2; ares
ocularis mm. 0,66; pedum 1 paris
mm. 3,25; 2' imm 3,5: 3' mim: 2:75:
AY mm. 3,25; palporum mm. 1,5.
Corpus rufum, pilis albis vestitum: Fig: 12. Totus minimus: spat,
oS palpi tibia et tarsus.
cephalothorax luteosquamulosus, sed
duabus vittis longitudinalibus superioribus albosquamulosis ;
abdomen duabus vittis rubris longitudinalibus superioribus
angustis. Oculi antici subconniventes; diametrum mediorum plus
quam duplo diametro lateralium maius. Oculi tertize seriei oculis
lateralibus anticis 2quales; oculi 2° seriei paullo post medium
siti. Quadratus oculorum postice quam antice evidenter latior et
fere quinta parte latior quam longior. Pedes primi paris czeteris
robustiores. Tibia + patella 1‘ paris cephalothorace vix minores.
Tibia + pat. 3' paris brevior quam tibia + patella 4* paris. Femur
{* paris duobus aculeis superioribus et aculeo anteriore; femora
cetera aculeo superiore et ac. 2 posterioribus. Patelle 1* et 2
paris aculeo singulo anteriore: cretere aculeo superiore et utrin-
que aculeo laterali. Tibia 1' paris serie anteriore inferiore 2 acul.,
serie inferiore post. 3 acul., et aculeo laterali ant.°; secundi paris
aculeo laterali subapicali anteriore et serie inferiore 2 acul., 3°
et 4' paris subtus duobus aculeis apicalibus et aculeo medio. Me-
tatarsi 1' et 2° paris duabus seriebus infer. binorum aculeorum;
3' paris verticillo basali 3 acul. et verticillo apicali 4 acul ; 4
SPEDIZIONE A CUFRA 995
paris verticillo basali 4 acul. et verticillo apicali 3 aculeorum.
Palpi tibia apophysi externa, nigra, brevi; tarsus patella ter
longior; bulbus rotundus.
Speciei huius inventus est co’ apud Gialo (El Ergh) die VI
add Apro A Di 1931.
Gen. Bianor G. E. Peck. 1885.
68. Bianor albobimaculatus (Lc.) 1846.
2 © nel palmeto di Cufra, Giugno 31; 4 99 alla sebkha
di El Giof (Cufra), 28 Maggio ‘51; 4 g 9 alla sebkha di Buma,
Giugno ‘31.
Hab.: Reg.° Mediterranea, Is.° del Capo Verde, Nilo Bianco.
Gen. Stenaelurillus F. S. 1885.
69. Stenaelurillus nigritarsis E. S. 1885.
1, 9 iuv. a Cufra, 29 Maggio ’31.
Hab.: Algeria.
Gen. Carrhotus Thor. 1881.
70. Carrhotus bicolor (Walck.) 1802.
1 © ad Agedabia, Luglio ‘31; 40 9 e pull. a El Talab (Cu-
fra), 17 Giugno ‘31; 1 9 a Es Zurgh (Cufra), Giugno ’351; 7 9
e pull. a El Haueuiri (Cufra); 4 pull a Cufra, verso El Hauuari;
25 pull. a El Hauuari (Cufra), nello stesso mese.
Hab.: Europa centr. e mer., Crimea, Transcaucasia, Ussuri,
Cirenaica.
Gen. Evacoha E. S. 1902.
71. Evarcha arcuatus (Cl.) 1757. .
10 pull. a Gialo, Giugno-Luglio 31; 2 9 a Gialo, Hattia di
Gur Atta, 7 Apr. 31; 2 © iuv. ad Augila, 16-19 Apr. ‘31.
Hab.: Europa, Transcaucasia, Siberia.
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Crac? en È Ra n
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336 L. DI CAPORIACCO
Gen. Plexippus C. L. K. 1850.
72. Plexippus paykulli (Aud.) 1827. a
1 Q a Cufra, casi a N., Giugno 31; 1 Q a Cufra, sebkha |
di Buma, Giugno 731; 1 oa Cutra, verso El Hauuari, Giugno ’81.
Hab.: cosmopolita nelle reg.’ calde.
Fam. CLUBIONIDAE
Gen. Selenops Latr. 1819.
73. Selenops radiatus Latr. 1819. .
10 7Q a Gialo, Aprile-Luglio 231; 2 72 a Gialo, nell’ergh, —
8 Apr. ‘31; 1 co iuv. ad Augila, 16-19 Apr. ’31. 3
Hab.: Spagna, Francia mer., Grecia, Africa, Arabia, Asia tro-
picale.
Gen. Nonianus E, S. 1885.
74. Nonianus pictus E. S. 1885.
13 07 2 e iuv. a Gialo, Aprile-Luglio ‘31; 6 9 e pull. a Cu-
fra, oasi, Giugno ‘31; 4 929 a El Giof, Cufra, Maggio-Giugno
734; 1 9 a Cufra, Buma, Giugno ’31; 2 9 al lago di Buema,
Cufra, Giugno “31; 1 Q a Cufra; oasi di Es Zurgh, e 1 9 a
Cufra verso El Hauuari, stesso mese.
Hab.: Tunisia, Cirenaica.
Gen, Chiracanthium C. L. K. 1839.
75. Chiracanthium siedlitzi L. K. 1864,
36 92 e pull. a Gialo, Maggio-Luglio ’81; 1 pull a Cufra,
3uma, Giugno ‘31; 3 pull a El Talab, Cufra, 17 Giugno ‘84; 2 —
pull. a El Haueuiri, Giugno ‘31; 2 9 e pull. a El Hauuari, Cu- |
fra, Giugno ’31. È
Hab.: Europa mer., Siria, Transcaucasia, Turkestan, Cirenaica.
76. Chiracanthium mildei L. K. 1864.
1 9 a El Hauuari, Cufra, Giugno ‘31.
Hab.: Europa mer., Caucaso, Siria, Palestina, Cirenaica.
SPEDIZIONE A CUFRA 337
77. Chiracanthium anceps Cbr. 1872.
6 pull. a Gialo, Giugno ’31; 8 pull. a Gialo, Hattia di Gur
Atta, 7 Aprile; 1 9 a Cufra, el Hauuari, Giugno ’31.
Fam. AGELENIDAE
Gen. A@welena Walck. 1805.
78. Agelena lepida Chr. 1876 var. deserta nova.
A typo differt cephalothorace et pedibus omnino concoloribus;
abdomine vitta alba longitudinali lobosa, mamillas attingenti or-
nato: vitta ista aliam vittam lanceolatam brunneam antice conti-
net. Varietatis huius inventi sunt 22 o'Q et pull. apud Gialo,
mens. Jun. et Jul. A. D. 1931; 2 © et pull. apud locum Hattia
Gur Atta dictum prope Gialo, die VII a. Id. Apr.; 1 pull. apud
Augila, die XVI a. k. Maj; 3 pull. apud Buma (Cufra), mense
Junio; 1 g* apud El Hauuari (Cufra) eodem mense.
Typus habitat Aegyptum et Aethiopiam.
Fam. OXYOPIDAE
Gen. Oxyopes Latr. 1804.
79. Oxyopes lineatus Ltr. 1806.
40 TL e iuv. a Gialo, Aprile-Luglio ‘81; 1 9 a Cufra, (Bu-
ma), Giugno 731; 1 9 a El Hauuari (Cufra), Giugno ‘31.
Hab.: Regione Mediterranea, Turkestan.
80. Oxyopes sobrinus Chr. 1872.
1 9 a Gialo, Apr. 31; 32 79 e pull. a Gialo, Hattia di
Gur Atta, 7 Apr. ’31.
Hab.: Palestina, Cirenaica.
Fam. LYCOSIDAE
Gen. Evippa E. S. 1882.
81. Evippa arenaria (Aud.) 1827.
1 92 a Cufra (Buma), Giugno ‘31.
Hab.: Africa sett®, Siria.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (28 Settembre 1933). 22
338 L. DI CAPORIACCO
\
Gen. Pardosa C. L. K. 1848.
82. Pardosa venatrix (Le.) 1846.
1 Q alla sebkha di El Giof, 28 Maggio ’31.
Hab.: Regione Mediterranea, India.
Gen. Liycosa Latr. 1804.
83. Lycosa (Pirata) lacustris C. L. K. 1876.
1 Q a Cufra, El Giof, Maggio ’31.
Hab.: tutta la Regione Mediterranea, Europa.
84. Lycosa (Arctosa) depuncta (Cbr.) 1876.
6 Q e pull. a Cufra, Maggio-Giugno 731;
1 © iuv. al lago di Buema (Cufra) ,
Giugno ‘31.
Attribuisco con qualche dubbio questi
esemplari, simili a L. (A.) perita (Ltr.),
ma più pallidi e con disegni e annulazioni
E alle zampe quasi obsoleti, a questa specie,
ig. 13. Lycosa (Arctosa) : 5 2
depuncta (Cbr.) Q epigyne. aSSal sommariamente descritta dal Cam-
bridge. Riferisco qui qualche dato non
riportato dal Cambridge :
Tibize 1° paris: duabus seriebus infer. binorum acul. minimo-
rum; 2° paris subtus antice ac. singulo subapicali, postice ac. binis;
3' paris antice 3 ac., postice ac. singulo subapicali; 4' paris sub-
tus utrinque serie 2 acul. sat longorum. Metatarsi 1' et 2° paris
subtus aculeo singulo anteriore subapicali et aculeis binis poste-
rioribus, parvis; tertii et quarti paris utrinque aculeo laterali sub-
apicali et serie inferiore aculeorum binorum. Epigyne e fovea
sat parva, forma fere trifolii constat; pars anterior est amplior
quam partes laterales posteriores.
Hab.: Egitto.
85. Lycosa (Arctosa) perita (Ltr.) 1806.
13 Q e pull. alla sebkha di El Giof (Cufra) 28 Maggio ’31;
2 9 iuv. alla sebkha di Buma, (Cufra), Giugno ’341; 1 9 iuv.
al lago di Buema, Giugno ‘34.
Hab.: Europa, Azzorre.
SPEDIZIONE A CUFRA 339
86. Lycosa (Cynosa) agedabiae sp. nova (*).
S. Corp. totius long. mm. 14; cephalothoracis mm. 8; abdom.
mm. 6; pedum 1‘ paris mm. 25,5; 2° mm. 25; 3° mm. QA; di
‘mm. 84; palporum mm. 7.
Cephalothorax brunneus, limbo albo sat lato et vitta media
sat lata lutea et indistincta. Oculorum series antica evidenter
procurva; oculi inter se
eequales, latissime inter se
remoti; medii inter se spatio
eorum diametro fere duplo,
a lateralibus et ab oculis
2°° seriei spatio eorum dia-
metro paullo maiore remoti.
Oculorum 2* seriei diame-
trum diametro oculorum
anticorum duplo maius ;
oculi 3° seriei oculis se- Fig. 14. Lycosa (Cynosa) agedabic sp. n.,
cundze seriei paullo mino- oO abdomen, oS palpi tarsus.
res. Oculi secundae seriei
inter se spatio eorum diametro duplo remoti, ab oculis tertize
seriei spatio paullo minore distantes. Chelee margine inferiore
tribus dentibus munito, quorum medius czeteros valde superat.
Sternum coxeeque colore nigro; pedes lutei, tibiis annulo
basali et annulo apicali nigris, metatarsis tarsisque infuscatis.
Femur primi paris desuper aculeis 3; postice serie 4 aculeorum,
antice ac. 2 apicalibus; 2° paris desuper ac. 3, postice ac. binis,
antice ac. singulo; 3' et 4' paris desuper et postice ac. tribus,
antice ac. binis. Patellee cunctee utrinque aculeo singulo. Tibize
cunctee utrinque serie laterali binorum aculeorum et serie inferiore
trium aculeorum ; preeterea aculeus superior adest. Metatarsi
omnes utrinque serie laterali et serie inferiore binorum aculeorum.
Tarsus palpi intus dilatatus, bulbo dimidio longior ; bulbus rotun-
dus, apophysi uncata retroversa parva et duabus apophysibus
minoribus formam cornuum simulantibus, lateralibus. Abdomen
(1) Subgen. Cynosa subg. nov. Oculis mediis anticis inter se plus quam eorum
diametri spatio duplo distantibus et oculis secundze seriei inter se spatio eorum
diametro duplo, ab aliis subgeneribus margine inf. chelicerorum tridentato distin-
guitur.
lateribus, lineolae scmihanares nigree. Pars ventral omnino na 5
Speciei huius inventus est dg apud ea ca: “mense | SO
A.D. 19381. 4
SPEDIZIONE SCIENTIFICA ALL’ OASI DI CUFRA
(marzo-LUGLIO 1951 )
DESCRIZIONE .DI UNA NUOVA SPECIE DI HEMIMERIA
(Hymen. Scoltidae)
PER L. MASI
Studiando alcuni Imenotteri raccolti dal March. Saverio Patrizi
e dal Sig. Carlo Confalonieri nell’oasi di Cufra ed alcuni provenienti
dalla spedizione di S. A. Reale il Duca di Spoleto al Karakoram,
ho avuto occasione di esaminare due esemplari di specie nuove e
particolarmente interessanti, della famiglia Scoliidae, i quali pos-
sono riferirsi al genere Henimeria di Saussure.
Questo autore, nell’ « Histoire Naturelle du Madagascar »
pubblicata dal Grandidier (1890), è stato il primo nel tentativo
di una ripartizione del genere Myzine, gruppo numeroso e arti-
ficiale, e ne ha separati diversi generi, tenendo conto però dei
caratteri delle sole femmine; poichè i maschi di molte specie non
sono conosciuti o non si sa a quali femmine già note possano
corrispondere, e presentano molta uniformità nei loro caratteri.
La diagnosi del genere Hemimeria (') istituito per alcune specie
di Myzine, secondo Saussure è la seguente: « Alae condite
explicatae, areolatae, margine apicali tenuiter inciso. Corpus
modice pilosum. Thorax longior. Alae ant. areolis cubit. tantum
2 (secunda nulla); binae venae recurrentes propter hoc per
areolam cubitalem ultimam exceptae; stigmate minuto. Tarsi post.
tibiis duplo longiores; calcaria bina tibiarum posticarum. dilatata,
valde spatuliformia. Alarum post. vena discoidalis paulo ante
(‘) Questo genere non era rappresentato nella raccolta d’ Imenotteri del Mada-
gascar studiata da Saussure. Oltre alle due specie menzionate da questo A. come
esempii di Hemimeria, va ricordata anche la Meria Klugii Westw. (Proc. Zool. Soc.
1835, III, p. 35).
Cai ii
x
META EE NZ N LUNI RIE, eee ei
— i * o>
342 L. MASI
venulam transversam furcata ». Le femmine di questo genere si
distinguono facilmente da quelle delle Mera propriamente dette
per la mancanza della seconda cellula cubitale e da quelle dei
generi Pseudomeria Saund. e Komarovia Rad., nei quali le
ali sono maggiormente ridotte, per l’incisura molto meno profonda
nel margine apicale delle ali anteriori. Saussure (/. c.) indica due
specie riferibili al gen. Hemimeria: la prima è la Meria semi.
rufa Gerstaecker, del Mozambico ('), la seconda la Myzine |
Savignyi Guér. (?). Queste due Hemimeria sono notevolmente
diverse. Nella prima il protorace, veduto dal di sopra e astraendo
dal collo, si presenta di forma quadrata, avendo i lati paralleli
e la lunghezza uguale alla larghezza; l'addome è troncato alla
base, poco ristretto verso l'apice; l’ala anteriore ha la 2.* cellula ©
discoidale più corta in proporzione della grande cubitale; le tibie
non sono molto dilatate. Nella seconda la parte dorsale del pro-
torace è più larga che lunga e la maggiore larghezza corrisponde
agli omeri, che sono arrotondati; l'addome è fusiforme, un po’
più stretto nel !/, distale; l’ala anteriore ha la 2.* cellula discoi-
dale più corta rispetto alla grande cubitale; le tibie sono straor-
dinariamente dilatate. Ambedue le specie presentano la stessa
disposizione nella nervatura delle ali posteriori.
Anche le due specie rappresentate dai due esemplari femmine,
di Cufra e dell’ Himalaya, (8) che ho avuti in esame, differiscono
notevolmente l’ una dall’altra e da quelle menzionate dal Saussure.
Ambedue hanno una spiccata apparenza di Bethylidae, special-
mente nel dorso del torace, assai più marcata che nelle altre
specie del gruppo finora descritte. Le loro ali sono normalmente
sviluppate, sebbene non grandi; lo stigma è ellittico nella specie
africana, quadrangolare, un po’ ristretto distalmente nella asiatica;
in quest’ultima è bene distinto il prostigma, che in quella africana
è sostituito da una semplice nervatura obliqua. Una differenza
notevole si osserva nel disco delle ali anteriori, poichè mentre
nella specie africana vi sono nervature appena percettibili ma
intere, che chiudono una grande cellula cubitale ed una grande
discoidale (d. esterna) e la prima cubitale e la prima discoidale
(1) Monatsbr. Akad. Wiss. Berlin, 1857, p. 512, n. 5 (Q), n. 3 (5). — Peters. Reise
nach Mossambique, Zool. V, 1862, p. 489 (Q), tav. 34, fig. 9; p. 494 (3). tav. 34, fig. 10.
(2) Description de l’Égypte, 1812, Hymén., tav. 15, fig. 24 (Q).
(3) L'esemplare fu raccolto dal Prof. L. Di Caporiacco sul fronte del ghiacciaio
Baltoro a 3500 m. ed è descritto in questo stesso volume degli Annali (pag. 347).
SPEDIZIONE A CUFRA 943
(superiore) sono piccolissime, nell’esemplare dell'Himalaya si vedono
sul disco solo tre linee scure, che corrispondono rispettivamente
al nervo radiale, al cubitale e al brachiale, le quali non si
ricongiungono distalmente, onde la grande cellula cubitale e la
grande discoidale esterna rimangono aperte; ed inoltre la 1."
cubitale, la 2.* disc. sup. e la 1.* disc. inf. si presentano più
grandi e meglio sviluppate. Nella specie africana si vedono ben
distinti quattro solchi longitudinali sul mesonoto e il peduncolo
dell'addome è un poco più lungo. Le due specie misurano meno
di 5 mm.
Hemimeria lybica sp. n.
9. Colorazione prevalente bruna, con diverse parti gialle
grigie. Capo bruno rossiccio chiaro (colore badio); occhi ed ocelli
bruni scuri, antenne, mandibole e palpi di colore grigio giallastro,
l’apice delle mandibole bruno; torace bruno nero, con tutto il
pronoto giallo scuro, il prosterno castagno scuro; ali leggermente
giallognole, con le nervature molto pallide, quelle della seconda
cellula (o 2.2 + 3.*) e della 2.* discoidale (superiore) quasi imper-
cettibili; tegule giallastre, subdiafane; zampe, comprese le anche,
gialle grigie; addome bruno, ornato di fascie pure gialle grigie,
le quali formano una zona trasversale dopo la metà del primo
tergite e zone festonate nella parte dorsale e ventrale dei quattro
o cinque segmenti successivi. Ultimo segmento ed aculeo dello
stesso colore delle fascie addominali. Setole grigiastre, quelle del
mesonoto e dello scutello quasi nere.
Capo subnitido, subquadrangolare, arrotondato agli angoli, più
largo della larghezza massima del torace nella proporzione di
56:50, più largo che lungo pure nella proporzione di 56 :50,
troncato posteriormente, moderatamente incurvato sui lati. Super-
ficie convessa, finamente striato-solcata per traverso, questa scul-
tura difficilmente visibile anche con ingrandimento di 50 diametri.
Ocelli disposti a triangolo quasi equilatero. Fronte con due rilievi
in corrispondenza alle inserzioni antennali, i quali sono separati
da uno spazio piano e piuttosto largo. Occhi glabri, col maggiore
diametro uguale a */, della lunghezza del capo, distanti dall’ oc-
344 L. MASI È 9
cipite circa "la del loro diametro longitudinale, visti di profilo —
due volte più lunghi che larghi. Diametro antero-posteriore del
capo uguale a 7/,,, del diametro longitudinale. Setole della —
frangia occipitale piuttosto rade, quelle tra i due rialzi frontali e
ciascuna orbita piuttosto fitte e lunghe. Altre setole sparse sul
clipeo, nel centro di questo più ravvicinate, in modo da formare
come un pennello sporgente oltre il margine clipeare. Lungo il
margine supero-posteriore delle orbite (parti laterali del vertice)
vi sono tre setole inserite su altrettanti punti setiferi contigui.
Mandibole forcipate, bidentate, col dente superiore non rilevato
e quasi confuso in un corpo unico con l’inferiore più lungo,
fornite alla base di un grosso tubercolo articolare che sporge a
brevissima distanza dall’orbita.
Antenne apparentemente di 11 a essendo il secondo
contenuto quasi tutto nello scapo; terzo articolo un poco più corto
dei sette successivi, i quali sono ugualmente sviluppati e tanto
larghi all’apice quanto lunghi, alla base un po’ meno larghi,
onde di profilo si presentano molto più distinti nella parte infe-
riore che nella superiore. Articolo apicale lungo quasi il doppio
del precedente (11:6). Tutti gli articoli del flagello, eccetto il
primo, con sensilli puntiformi sparsi.
Torace tanto alto in corrispondenza allo scutello quanto largo,
di profilo col dorso quasi dritto. Pronoto, visto dal di sopra,
campaniforme, circa ?/, della lunghezza del torace, quattro volte
più lungo del mesonoto; scutello una volta e mezza il mesonoto.
Lati del protorace paralleli nel */, posteriore, leggermente incur-
vati e convergenti nel */, medio: la parte anteriore, gialla,
levigata e fornita di lunghe setole sparse e molto rade; parte
nera glabra, con reticolo assai sottile ed a maglie piuttosto grosse,
irregolari, più distinte in una zona lungo il margine distale.
Mesonoto e scutello lisci. Solchi del mesonoto ben marcati, gli
esterni percorrenti, gli interni mancanti nel !/, anteriore della
lunghezza. Scutello con pochi punti setiferi (nell’ esemplare 3 a
sinistra, 2 a destra, nella metà anteriore). Dorsello del metanoto
con reticolo minutissimo, accompagnato in ciascun lato da una
depressione che è occupata quasi interamente da una fossetta
circolare. Parti supero-laterali e parte posteriore declive del pro- -
podeo scolpite da minute rugosità trasversali; il resto della super-
ficie dorsale nitido, con reticolo minutissimo come nel dorsello e
NSOE DEI oe MAN, ecg) saa ptt e ER IE ER dti
o {UR i 4 AT
SPEDIZIONE A CUFRA 345
con un solco mediano superficiale che è diviso in alcune (quattro)
fossette circolari allineate; lati del propodeo fortemente striati.
Ali anteriori lunghe una volta e mezza il torace, raggiungenti
la metà dell’addome, con la maggiore larghezza poco dopo i ?/,
della lunghezza, uguale a °*"/,,, di questa. Superficie con rari
punti sparsi e assai minuti, sui quali solo in prossimità della
doccia del frenulo s'inseriscono delle brevissime setole aguzze.
Incavo del margine apicale poco marcato. Stigma situato alquanto
al di la del primo '/, della lunghezza dell’ala, subellittico, due
volte più lungo che largo ed uguale in larghezza alla cellula
basale, fornito di due setole marginali, subapicali; prestigma nullo.
Prima cellula cubitale e prima discoidale molto piccole, larghe
quanto la nervatura che le limita esternamente, la prima cubitale
rettangolare, angusta, obliqua di circa 45°, la prima discoidale
triangolare; seconda discoidale (disc. inf. o cell. brachiale) relati
vamente grande, quadrilatera. Nervo radiale quasi dritto ma
obliquo in direzione di un punto poco al di sotto dell’incavo
apicale dell’ala. Grande cellula cubitale e discoidale esterna
chiuse da nervature sottilissime, assai pallide; la cubitale lunga
circa quanto la distanza dello stigma dalla base dell’ ala, limitata
distalmente da un nervo trasverso cubitale perpendicolare e da
un ricorrente molto obliquo. Nervo cubitale prolungato solo fino
al punto che corrisponde alla maggiore larghezza dell’ala, oltre
il quale vi è una traccia di fenditura che termina all’incavo del
margine.
Tibia posteriore gradatamente dilatata verso l'apice, dove
misura 28 °/, della lunghezza. Speroni dritti, il più grande lungo
poco meno del primo articolo tarsale e il doppio della larghezza
della tibia all'apice. Tarso 2 volte e !/, più lungo della tibia;
proporzione degli articoli tarsali, 25 : 20 : 17 : 12 : 10; articoli
molto assottigliati, il primo largo verso il mezzo */,; e all’ apice
1/. della sua lunghezza. Setole rigide all’ estremità di tutti gli
articoli, eccetto l’ultimo, non decrescenti in lunghezza da un
articolo al successivo; ma ugualmente sviluppate, uguali a 7/,, del
primo articolo, a ‘/,, del penultimo. Le unghie terminano con
due denti aguzzi, disuguali.
Addome quasi una volta e mezza più lungo del torace
(140: 100), più largo nella proporzione di 6:5, fusiforme, ad
apice acuto, moderatamente depresso, col peduncolo più lungo
che largo, uguale a !/, circa del metanoto, il rimanente.
segmento basale, visto di sopra, semicircolare e con alcune | poch
setole lunghe rivolte in avanti. Superficie dei terginy a 50 diam
almeno, minutamente sericea. ) i Fei
Lungh. mm. 3,7... ae
L'esemplare unico, tipo della specie, fu raccolto a El Tala A
nel Giugno del 1931. Mae rain
L. MASI
DIAGNOSI DI UNA NUOVA HEMIMERIA DELL'HIMALAYA
(Hymen. Scoltidae)
Ho osservato recentemente due esemplari femmine di Scoliidae,
appartenenti a due nuove specie, i quali si possono attribuire al
genere Hemimeria di Saussure e provengono l'uno dall’oasi di
Cufra, l’altro dalle vicinanze della fronte del ghiacciaio Baltoro,
dove fu trovato dal Prof. L. di Caporiacco durante la spedizione
di S. A. il Duca di Spoleto al Karakoram. La prima specie è
descritta in questo volume degli Annali (pag. 341), della seconda
darò qui una descrizione preliminare, riservandomi di trattarne più
dettagliatamente quando si pubblicheranno i risultati scientifici di
quella spedizione durante la quale fu raccolta. Ambedue le specie
sono piccole, di meno di.5 mm., ed hanno una spiccatissima appa-
renza di Bethylidae. Sebbene differiscano notevolmente, esse hanno
pure diversi caratteri importanti in comune, fra i quali la forma
del protorace, del propodeo e dell'addome, e lo studio dell’una è
molto utile come confronto nello studio dell’altra specie.
Hemimeria himalayana sp. n.
Femina. — Nigra, abdomine nigro-fusco, pronoti zona
marginali et tergitis prope marginem posteriorem flave-
scentibus. Tuberculi frontales pallidi. Mandibulae et fimbria
occipitalis rufae; antennàe atque pedes colore fusco rufe-
scente. Tegulae testaceae. Alae fulvo-griseae, nervis obscure
griseis, stigmate et praestigmate etiam obscurioribus. Meso-
notum sulcis exterioribus distinctis, sulcis parapsidalibus
antice tantum impressis et vix conspicuis. Propodeum laeve,
subnitidum. Alae anteriores fere 2/3 abdominis longitudinis
attingentes, anguste ellipticae, fere omnino glabrae, cellulis
348 L. MASI
6 completis, cellula cubitali et discoidali externis apertis,
non nisi lineis obscuris determinatis; stigmate subquadran-
Hemimeria himalayana sp. n. 2 - ali (X 30).
gulari, modice elongato et versus apicem modice angustato ;
praestigmate bene distincto, oblique locato, quasi eadem
forma atque stigmate, sed minore multoque angustiore.
Alae metathoracis fimbriatae, cellulis basalibus tribus com-
pletis, nervis bene distinctis circumscriptis, submediana et
mediana aequilongis. Tarsus posticus tibia longior propor-
tione 9:5, articulis duobus primis subaequalibus, 3° et 4°
curtantibus, 5° paullo majore quam paenultimo.
Long. mm. 4,57.
Specimen unicum caplum die 1-V1II-1928, ad altitudinem
m. 3500 prope frontem Baltori in montibus Himalayanis.
L’esemplare unico, di notevole interesse tanto per la prove-
nienza quanto per i caratteri, fu raccolto non lontano da un’ vasi
a tamerischi. Le figure dell’ala possono servire per confronto con
la descrizione dell’ ala della specie di Cufra: nella quale lo
stigma è quasi ellittico, il prestigma indistinto, lineare, la prima
cellula cubitale e la prima discoidale sono molto ridotte, inoltre
la grande cubitale e la discoidale esterna sono completamente
chiuse, sebbene limitate da nervature appena percettibili.
IN MEMORIA DI AGOSTINO VACCA
CENNI DI R. GESTRO
Il 25 Agosto dell’anno corrente spegnevasi a 92 anni, in
Borghetto S. Spirito sua patria, la nobile esistenza di Agostino
Vacca.
Fin dal 1921, nel volume cinquantesimo di questi Annali, io
avevo accennato alle sue benemerenze verso il nostro Museo ed
ora sento di dover dedicare qualche altra pagina alla memoria del
carissimo amico scomparso, mentre una degna commemorazione di
Lui si sta preparando dal Gruppo Speleologico Ligure.
Ricorderò che egli, nato il 27 Novembre del 1841, si era
laureato in legge nell’Università di Genova, ma che non esercitava
l'avvocatura, la sua vita essendo assorbita dall’ amministrazione
delle sue proprietà e dalla coltivazione dei suoi terreni, cui accu-
diva con speciale perizia, riuscendo spesso col buon esempio a
vincere la ripugnanza dei contadini ad accogliere le innovazioni
suggerite dalla scienza agraria.
Di natura studiosissimo, nelle ore di riposo si dava alla lettura
di libri istruttivi e prediligeva gli atlanti geografiici sui quali, a
sentirlo. dire, si illudeva di compiere lunghi viaggi; egli amava
anche molto i classici e le opere antiche.
Ma oltre a questo due passioni lo dominavano: le gite in
montagna e la caccia al camoscio ed egli poteva soddisfarle grazie
alla sua costituzione eccezionalmente robusta. Meta delle sue
escursioni erano le Alpi marittime che, si può dire, egli conosceva
palmo a palmo.
In queste sue corse egli non aveva la febbre dello sport, ma
la sua mente equilibrata lo animava a renderle utili facendo
osservazioni sulla costituzione del suolo, sulla flora, sulla fauna,
sulla preistoria e su quelle iscrizioni rupestri per cui sono famose
le nostre Alpi marittime, recando cosi anche il suo contributo in
quel campo che il Bicknell illustrava con i suoi interessanti lavori (*).
(1) G. Bicknell. — The prehistoric rock engravings in the Italian Maritime Alpes.
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tt cli i
A ni dine si
350 R. GESTRO
Era molto apprezzato per le sue doti intellettuali e ben voluto
da tutti pei suoi modi e per il suo carattere buono e gioviale,
e il suo buon umore era rimasto inalterato fino ai suoi ultimi
giorni, malgrado il forzato riposo dovuto all’ indebolimento della
vista e al tremolio della mano, che gli rendeva difficile lo scrivere.
Il Museo Civico di Genova gli stava sempre a cuore; frequenti
erano le spedizioni di animali che egli supponeva potessero essere
nuovi o interessanti per le nostre raccolte, e per ottenere migliori
risultati egli aveva fatto propaganda presso i montanari ed i
cacciatori di sua conoscenza. È in tal modo che noi abbiamo
avuto la prima Martora di Liguria, rappresentata da un maschio
catturato a Rio Freddo di Calizzano il 22 Gennaio 1913, e a Lui
dobbiamo tanti altri Mammiferi pure pregevoli, che però sarebbe
troppo lungo l’enumerare. Ma vale la pena di accennare all’emo-
zione provata da Giacomo Doria all’arrivo di un raro pipistrello
che egli sognava da tanto tempo, lo strano Synotus barbastellus
(Schreb.). Nel suo impareggiabile lavoro sui Chirotteri di Liguria
(!) questi dice: « Nelle Alpi marittime e nel nostro Appennino
ligure, coperto ancora in molti luoghi da fitte boscaglie, non è
difficile che sia scoperto questo elegantissimo Chirottero ». Ciò
infatti accadeva e la lacuna nella serie dei Chirotteri liguri veniva
colmata con un bell’esemplare raccolto dal Vacca alla fine di
Luglio del 1887 a Ponte di Nava, sopra Ormea.
Fra i tanti doni ricevuti da Lui merita più di tutto di essere
citato un esemplare di Gypaetus barbatus, notevole per la sua
statura e la sua bellezza e anche perchè questo rapace è d’una
estrema rarità nelle nostre Alpi. È di sesso maschile e fu ucciso
il 3 Gennaio 1879 al Castello di Torno, nella vallata di Rio
Freddo, territorio di Tenda. Anche per lo stato di conservazione
e per la preparazione, si può dire, è un vero gioiello della avi-
fauna ligure, che conta però anche varie altre specie fornite dallo
stesso benemerito raccoglitore.
La parte più spiccata e più importante dell’opera del Vacca
a favore del Museo si è svolta nel campo della speleologia e per
quanto concerne la fauna delle nostre grotte, pur tenendo conto
di altri valenti contributori, Agostino Dodero, Giorgio Caneva,
(1) Res Ligusticz. I. — I Chirotteri trovati finora in Liguria, per G. Doria.
(Ann, Mus. Civ. Stor. Nat. Genova XXIV, 1887, pag. 435).
IN MEMORIA DI A. VACCA 351
Paolo Bensa, G. B. Spagnolo, R. Barberi, è certo che a lui
spetta il più grande merito. Le sue ripetute visite alle numerose
caverne della Liguria occidentale hanno fruttato al Museo un
contingente cospicuo di specie e di esemplari, principalmente del
genere Anophthalmus, ma anche di altri Artropodi. E grazie
alla sua attività non solo siamo stati riforniti di esemplari di
specie che erano scarsamente rappresentate, ma le nostre serie si
sono arricchite di forme nuove non ancora descritte.
L’affetto pel nostro istituto lo spingeva a preoccuparsi più che
altro della fauna, ma egli utilizzava nello stesso tempo le sue
esplorazioni radunando altri elementi diversi per la speleologia.
Era infatti di molta utilità il catalogo descrittivo delle grotte da
lui esplorate, parecchie delle quali scoperte da lui e che io ho
creduto interessante di far noto (!). Inoltre egli stesso ha pubbli-
cato la descrizione della grotta del Poggio, che per il primo ha
visitato e che ritiene tanto vasta da rivaleggiare con la ben nota
Grotta di Bossea (?).
Meritano di essere citate le specie nuove da lui scoperte, la
cui descrizione, talvolta accompagnata da figure, fu pubblicata
‘negli Annali di questo Museo.
Anophthalmus Vaccae, Gestro. — Il tipo è rappresentato dallo
esemplare unico raccolto nella grotta della Besta vicino a Tenda;
ma successivamente fu ritrovato da Dodero e da me, però sempre
in piccolo numero.
Anophthalmus apenninus, Gestro. — Trovato prima nella
Grotta della Madonna e nel Buranco delle Dotte presso Bardi-
netto e più tardi anche nella Grotta della Taragnina, territorio
di Balestrino.
Bythinus (Bythoxenus) Vaccae, Dodero (3). — Grotta di Verzi-
Loano. Fu anche rinvenuto da Dodero nella Caverna Pollera, a
Montesordo, presso Finalborgo, e da F. Solari e P. Bensa in
quella delle Arene Candide a Finalmarina; però gli esemplari di
(1) Res Ligusticae III. — Gli Anophthalmus trovati finora in Liguria. Per
R. Gestro (Ann. Mus. Civ. di Stor. Nat. Genova, XXV. 1887, pag. 487).
(2) Di una caverna ossifera nelle Alpi marittime, scoperta il 23 Ottobre 1886, per
l’Avv. Agostino Vacca. Albenga 1886.
(3) Più esattamente questa specie va ora riferita al genere Glyphobythus
352 R. GESTRO
questa ultima provenienza sono alquanto diversi dalla forma tipica
e l’autore li ha separati come una varietà col nome di B. Bensae.
Bathyscia (Parabathyscia) ligurica, Reitter. — Tana dello
Scopeto, territorio di Albenga. |
Obisium italicum, E. Simon. — Grotta della Madonna presso
Bardinetto e Grotta della Taragnina.
Obisium (Blothrus) antrorum, E. Simon. — Grotta della Ma-
donna presso Bardinetto. Questa specie fu in seguito ritrovata da
Ac Dodero nella Tana dello Scopeto, territorio di Albenga.
Lithobius scotophilus, Latzel. — Grotta del Poggio a Ponte
di Nava.
Atractosoma angustum, Latzel. — Abita le caverne del Poggio,
quella della Gisetta e l'Arma superiore delle Grae. L’ autore
distingue di questa specie due varietà, cui da i nomi di hebescens
e di coecum; la prima raccolta nella Grotta della Gisetta e.
l’altra nella Grotta Lubéa, territorio di Toirano.
Le grotte enumerate e brevemente descritte dal Vacca ascen-
dono a quaranta, ma di esse soltanto una dozzina hanno dato
qualche risultato faunistico. Ciò però non deve destare meraviglia
perchè si conoscono le frequenti disillusioni cui vanno incontro i
ricercatori di artropodi cavernicoli. Essi sanno che alle volte una
grotta dalle proporzioni maestose è del tutto zoologicamente nega-
tiva, mentre un piccolo buco quasi ignorato racchiude tesori
inaspettati. E sanno pure che non di rado una prima visita riesce
intruttuosa e che bisogna ritornare e indagare con grande pazienza,
ricorrendo all’uso di speciali artifizii per attirare i minuti abitanti.
Le prime esplorazioni della grotta di Verzi-Loano (*) benchè molto
promettente per la sua vastità e profondità, sono state vane e
fu necessario ripeterle più di una volta per ottenere finalmente
(1) Una descrizione di questa grotta, molto minuziosa e sotto forma piuttosto
poetica, la troviamo in un fascicoletto pubblicato nel 1863 da B. E. Maineri col
titolo: « Della caverna di Verzi-Pietra e d’alcuni caratteri cavernosi dell’Appennino
ligure occidentale ». Questo opuscolo è dedicato a Lorenzo Pareto ed è preceduto
da una interessante lettera dell’insigne geologo genovese.
dialettica Ati ee
ri Alia ace si
| II E TE OT
È
j
IN MEMORIA DI A. VACCA 359
un giorno il famoso Bythoawenus Vaccae, che stava nascosto
sotto a residui di paglia abbruciata.
Le ricerche praticate con tanta attività dal benemerito speleo-
logo hanno arricchito il Museo delle seguenti specie :
Anophthalmus Gentilei, Gestro. — Grotta delle Grae, grotte:
superiore delle Grae, delle Panne, del Poggio, della Serra e della
Fea.
Anophthalmus apenninus, Gestro. — "Grotte della Madonna
e delle Dotte presso Bardinetto; grotta della Taragnina (Bale-
strino).
Anophthalmus Vaccae, Gestro — Grotta della Besta (Tenda).
Sphodrus Ghilianii, var. dilatatus, Schauf. — Grotta del Poggio,
Arma del Dighè, Arma della Fea.
Homalota Linderi, Bris. — Grotta Pollera (Finalborgo), nel
guano dei chirotteri.
Bythinus (Bythoxenus) Vaccae, Dodero. —. Grotta di Verzi-
‘Loano.
Bathyscia (Parabathyscia) ligurica, Reitter. — Tana dello
Scopeto (Albenga).
Dolichopoda palpata, Sulz. — Grotta del Poggio.
Spintherops spectrum, Esp. — Grotta Lubéa (Toirano). Co-
mune nel mese di Febbraio.
Obisium cavernarum, L. Koch. — Grotta di S. Lucia a Toirano.
Obisium italicum, E. Simon. — Grotta della Madonna presso
Bardinetto e Grotta della Taragnina e Grotta Lubéa presso
Toirano.
Obisium (Blothrus) antrorum, E. Simon. — Grotta della Ma-
donna presso Bardinetto.
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (23 Dicembre 1933) 23
354 | R. GESTRO
Lithobius scotophilus, Latzel. — Grotta del Poggio, a Ponte 4
di Nava.
Atractosoma angustum, Latzel. — Grotta del Poggio; Grotta
della Gisetta; Arma superiore delle Grae.
Var. hebescens, Latzel. — Grotta della Gisetta.
Var. coecum, Latzel. — Grotta Lubéa (Toirano).
Oltre agli Artropodi |’ egregio raccoglitore ha segnalato per
parecchie delle grotte visitate la presenza del molto noto Urodelo
Spelerpes fuscus.
Con questi cenni che ho consacrato alla veneranda memoria
dell'amico, ho inteso di mettere in rilievo l’importanza dei servizii —
da Lui resi al Museo Civico di Genova ed alla Speleologia Ligure
e di ricordare i sentimenti di viva amicizia e di affetto che mi
legavano a Lui da tanti anni ed anche la mia grande stima per
le sue belle doti di mente e di cuore.
Genova, 28 Settembre 1933.
DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPEGIE DI HARPESAURUS DI SUMATRA
PER D. VINCIGUERRA
(TAV. VI).
Il ricco materiale erpetologico portato dai suoi viaggi dal
Dr. Elio Modigliani, che non è stato ancora completamente illu-
strato, comprende un Saurio molto notevole che merita di essere
conosciuto. Questo fu ben tosto identificato dal Marchese Giacomo
Doria come una nuova specie di Harpesaurus e da lui indicato
col nome di H. Modiglianii, ma tale nome rimase inedito. Ho
creduto quindi necessario descrivere ora questo rettile conservan-
dogli il nome che aveva ricevuto dall’ illustre fondatore di
questo museo.
Del genere Harpesaurus, caratterizzato dall’appendice falci-
forme nasale si conoscono già tre specie: una di Giava, una
di Sumatra, ed una di Nias. La prima di queste fu descritta da
A. Dumeril nel 1851 col nome di ¢ricinctus (1) riferendola
al genere Arpephorus già usato da Fischer de Waldheim per
un coleottero, ed è caratterizzata da piccole squame dorsali eguali
disposte in serie; la seconda è l’H. Beccarii (*) descritta da
Doria con appendice nasale doppia e squame romboidali; e la terza
H. ensicauda (*) priva di cresta dorsale e con squame tutte liscie.
Più recentemente fu descritta da Parker una quarta specie di
questo genere sotto il nome di Thaumatorhynchus Brooksi, (*)
proveniente da Sumatra (Benculen) provvista di un sacco golare,
di squame dorsali carenate ma piccole, con appendice rostrale
cilindrica, 12 o 13 labiali superiori, cresta dorsale rappresentata
(1) A. Dumeril. Cat. Méth. Rept. 1851, pag. 93.
(2) Doria. Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XXVI, pag. 646, tav. VIII, fig. 2.
(3) Werner, Mitt. Natur. Mus. Hamburg XXX, pag. 8.
(*) Parker H. W. — Ann. & Mag. of Nat. Hist., Ninth. Ser. vol. XIV, 1924, pag. 624,
fig. pag. 625.
356 D. VINCIGUERRA
da una serie indefinita di grandi squame carenate, e la nucale
formata da 7 piccole squamette separate triangolari.
Questa specie s’ avvicina al Modiglianii per la presenza di
un piccolo sacco golare, ma se ne distingue specialmente per
l’appendice nasale cilindrica e non compressa. Altre specie di
Saurii provviste di appendice nasale sono le Ceratophora di
Ceylon che si distinguono per la mancanza del timpano.
Ecco ora la descrizione di questo nuovo Harpesaurus.
Harpesaurus Modiglianii n. sp.
Appendice rostrale lunga quanto il capo, semplice, formata da
una squama falciforme compressa, diretta all’insù e circondata alla
base da alcune squame piuttosto grandi. Testa con squame
mediocri irregolari con tubercoli eccentrici in parte poligonali.
Rostrale bassa con spigolo rostrale accentuato. Narici poste in
una squama allungata separata dalla rostrale da una squama più
piccola. Timpano poco più piccolo dell’occhio. Otto labiali superiori
e sette inferiori. Muso sporgente. Cresta nucale formata di 7
squame delle quali la 4.2 più lunga ma più bassa del dorso, sepa-
rata dalla cresta dorsale da un piccolo spazio. Corpo compresso
con una cresta che va dalla nuca sino a metà della coda, molto
più bassa della nucale, coperto di squame grandi carenate disposte
in serie irregolari. Squame ventrali fortemente carenate. Squame
delle zampe carenate tranne che sulle dita. Squame ventrali for-
temente carenate. Coda lunga compressa con due serie di squame
carenate.
Colore del corpo azzurro con macchie bianche sui lati del capo
più marcate a destra che a sinistra. Gli scudetti sopralabiali 4 o 5
bianchi. Sacco golare piccolo. Cresta nucale e lati della testa
scuri; una macchia scura nella parte anteriore del torace. Coda
con macchie rossiccie indistinte.
Lunghezza della testa e del corpo senza
l’appendice rostrale. 9. 2... . 83 mille
Lunghezza della codass natio 51 ASO ts
Lunghezza dell’appendice rostrale. . . 6 = »
facciata ee ee ee ee
È
|
quale deploriamo la recente perdita, che la scoperse nella
esta di Si-Rambé nella parte nord di Sumatra.
Yon posso a meno che ringraziare l’ amico Armando Baliani,
la bella e fedele riproduzione litografica di questa elegante
ni . eae) Ke ED Pal) ell
HAN AE OAR ir vid da n)
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SU TRE SPECIE D’ IMENOTTERI DELLA CIRENAICA
E SU DUE CASI DI OMONIMIA
DorT. D. GUIGLIA
Sono trattate nella presente nota due specie di Andrena,
una nuova, l’altra non ancora nota per la fauna imenotterologica
della Cirenaica; è discussa inoltre la pretesa sinonimia del
Miscophus ctenopus Kohl con il M. Manzonii Gribodo.
Andrena eremobia n. sp.
Fra il materiale imenotterologico radunato durante |’ esplora-
zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927) e da me in precedenza
studiato (!), notai un’interessante specie di Andrena che il
Sig. Carlo Confalonieri raccolse in abbondanza sopra fiori di
Tamarix e che io allora con molta incertezza determinai come
arsinoé Schm. nonostante che lo Schmiedeknecht stesso mi confer-
masse invece la perfetta identità specifica di essa con l’Andrena
da lui descritta. Feci difatti già fin d'allora rilevare come gli
individui di Giarabub, tutti femmina, differissero per alcuni carat-
teri non solo dalla diagnosi originale dell’ arsinoé (?), troppo
breve e concisa per poter individuare la specie, ma bensì anche
da un esemplare di Tourrah (Egitto) (Coll. Magretti, Museo Civico
di Genova) acquistato diversi anni fa dalla collezione Schmiede-
knecht con il nome di A. arsinoé.
I miei dubbi circa l’identità specifica delle due Andrena erano
pure condivisi da G. A. Mavromoustakis (Limassol, Cipro), egli
difatti, dal confronto degli esemplari di Giarabub con altri Egi-
ziani di sua proprietà determinati come arsinoé dallo Schmiede-
knecht, aveva dedotto che le due specie differivano per statura,
venatura alare, colore ecc. (in litteris).
Recentemente J. D. Alfken (Brema) avendo avuto da me in
dono due esemplari della specie in questione, ebbe agio di esami:
(1) Ann. Mus. Civ. Storia Naturale Genova, 1929, LIII, pag. 394-424.
(?) Termés, Fiizetek, 1900, XXIII, p. 224.
IMENOTTERI DELLA CIRENAICA 359
narli e confrontarli con un cotipo di arsinoé dell’ Egitto di sua
proprietà, deducendo anch'egli la perfetta indipendenza specifica
fra le due Andrena, ciò che conferma le mie precedenti vedute
e mi decide a descrivere come nuova la specie della Cirenaica.
Q. — Affinis Andrenae arsinoé. Capite nigro, copiose
albo-villoso, dense et subtiliter punctulato, incomposite rugu-
loso; ocellis posterioribus ab orbita magis quam inter se
remotis ; antennis ferrugineis, flagellis articulis III.- IX. sub-
quadratis, X. latitudine longiore, XI. latitudine sesquilongiore.
Thorace nigro, albido-hirto, ante et posterius opaco vel
subopaco dense punctulato, medio sublucido et sparsim punc-
tulato. Abdomine nigro subnitido regulariter reticulato,
inaequaliter et sparsim punctulato, segmentis I.-1I. rufo-
ferrugineis nigro maculatis, marginibus segmentorum II.-
IV. albido-ciliatis. Pedibus nigris albovillosis, tarsorum arti-
culis II.-IV. ferrugineis leviter fulvo-pilosis. Alis hyalinis,
stigmate et nervis testaceis, nervo recurrente primo in
medio cellulae cubitalis secundae desinente.
Long. 67/2-7 mm.
oO ignotus.
Giarabub (Cirenaica); typus in Museo Civico Januense.
Q. Lungh. 6 !/,-7 mm. — Capo nero, fronte e vertice opachi
irregolarmente rugolosi, punteggiatura densa, minuta, poco pro-
fonda; clipeo sublucido con fine reticolo fondamentale a cui si
sovrappone una punteggiatura eguale, uniformemente distribuita ;
pubescenza biancastra lunga ed abbondante, irta e meno densa
sul vertice e sulla fronte, più fitta ed anteriormente diretta sul
clipeo. Sulla fronte si osserva una lieve carena longitudinale me-
diana che si inizia dall’ocello anteriore, dove si presenta assai
leggera e giunge fino allo spazio interantennale diventando sensi-
bilmente marcata. Gli occhi sono paralleli; la distanza fra gli
ocelli posteriori è minore di !/, circa della distanza fra essi e
l'occhio. Le mandibole sono nere alla base, rosso-ferruginee verso
l'apice, spesso questo colore è limitato ad un anello mediano. Le
antenne sono ferruginee con lo scapo, gli articoli I. - III. e parte
del IV bruno-scuri quasi neri, la faccia superiore è sensibilmente
infoscata; III. - IX. articoli del funicolo subquadrati, IX. - X. un
po più lungo che largo, XI una volta e mezzo più lungo ch
largo.
a oe ioe,
Vee er o
ree a
y
ee GUI to
i eo) Ae a eae io
360 D. GUIGLIA
Il torace è nero opaco o subopaco sul pronoto e sulla por-
zione anteriore del mesonoto, qui la punteggiatura è costituita da
un fine ma bene evidente reticolo fondamentale a maglie qua-
drangolari a cui si sovrappongono punti più grossi, debolmente
impressi, irregolarmente distribuiti; verso il centro il mesonoto
diventa lucido o sublucido, scompare il reticolo fondamentale e la
punteggiatura si riduce a pochi punti sparsi ed irregolari; sulle
porzioni laterali e lungo il margine posteriore la superficie è
opaca con punteggiatura fondamentale finissima a cui sono sovrap-
posti punti più grossi, relativamente densi e sensibilmente impressi.
2 hl
Fig. I — Andrena eremobia sp. n. O: 1. Ala anteriore. 2. Antenna.
Lo scutello è lucido con pochi punti grossi ed irregolari al centro,
notevolmente più densi lungo i margini. Il postscutello ed il seg-
mento mediano sono opachi o subopachi, assai densamente e
finamente punteggiati. La pubescenza è simile a quella del capo,
irta ed abbondante, un poco posteriormente ripiegata all’ indietro
sul segmento mediano.
IMENOTTERI DELLA CIRENAICA 361
L’addome è nero, sublucido con il I e II segmento rosso-
ferruginei più .o meno macchiati di nero; in generale sul I seg-
mento il nero è diffuso su quasi tutta la metà anteriore, sul II
segmento il più delle volte si osservano due macchiette circolari
ai lati del tergite. La punteggiatura è costituita da un reticolo
fondamentale a maglie quadrangolari, fine e regolare, a cui si
sovrappongono pochissimi punti più grossi, debolmente impressi
ed irregolarmente sparsi sulla superficie del disco. La pubescenza
é disposta in fascie regolari di peli biancastri densi e fitti al mar-
gine apicale dei tergiti II. - VI., sullo stesso margine del I tergite
questa fascia o manca completamente o è ridotta a pochissimi peli
sulle porzioni laterali; sugli ultimi tergiti la pubescenza diviene
sensibilmente più lunga e fitta assumendo leggeri riflessi dorati.
Gli sterniti sono opachi o subopachi con punteggiatura simile a
quella dei tergiti, al reticolo fondamentale sono però sovrapposti
punti assai più densi, grossi, regolari ed uniformemente distri-
buiti; la pubescenza è ridotta a frangie di peli lunghi e radi al
margine apicale.
lie zampe sono nere con il II - IV, articolo tarsale ferruginei,
con rivestimento di peli biancastri lunghi e fitti, leggermente
giallo-dorati sui tarsi.
Le ali sono ialine con riflessi madraperlacei, stigma e nerva-
ture giallo-testacee.
Già nel mio precedente lavoro sull’ esplorazione dell’ oasi di
Giarabub (1, c., p. 412) feci rilevare, come ho già detto, alcuni
dei caratteri differenziali fra gli individui di Giarabub ed una fem-
mina egiziana di arsinoé, come tale determinata dallo Schmiede-
knecht, caratteri che stimo utile qui più dettagliatamente ripor-
tare aggiungendovene altri di notevole importanza :
A. eremobia A. arsinoé
Distanza fra gli ocelli poste- Distanza fra gli ocelli poste-
riori minore di circa !/, della | riori presso a poco eguale alla
distanza fra essi e l’occhio. distanza fra essi e l’occhio.
Terzo articolo del funicolo Terzo articolo del funicolo
delle antenne subquadrato e | delle antenne visibilmente tra-
presso a poco eguale al quarto. | sversale e più breve del quarto.
Articolo X del funicolo lon- Articoli X.- XI. del funicolo
362 D. GUIGLIA
gitudinale, XI una volta e mezzo
più lungo che largo.
Punteggiatura dei tergiti co-
stituita da un reticolo fonda-
mentale a maglie quadrangolari
fine e regolare a cui sono so-
sovrapposti pochissimi punti più
grossi irregolarmente sparsi sulla
superficie del disco.
Secondo tergite rosso-ferru-
gineo con due sole macchiette
nere circolari ai lati.
Ali perfettamente ialine con
stigma testaceo.
Prima nervatura ricorrente
terminante pressa a poco alla
metà della II cellula cubitale.
subquadrati e presso a poco di
eguale lunghezza.
Punteggiatura dei tergiti mi-
nuta e sensibilmente impressa,
superficie fondamentale lucida,
priva di reticolo.
Secondo tergite rosso -ferru-
gineo con una macchia nera trian-
golare sulla porzione mediana.
Ali ialine con leggero ma
sensibile offuscamento alla re-
gione apicale; stigma bruno.
Prima nervatura ricorrente
terminante quasi alla fine della
N cellula cubitale.
Andrena niveozonata Saunders
Andrena niveozonata Saunders, Trans. Ent. Soc, London, 1908, p. 206.
Giarabub 31 gd.
Distrib. geogr.: Biskra (Algeria).
Miscophus ctenopus Kohl
Miscophus ctenopus Kohl., Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXXIII, 1883, p. 349,
n. 2, Qo’. (loc. tip.: Arabia settentrionale).
Gialows Osta
Distrib. geogr.: Arabia settentrionale; Cirenaica [Agedabia
(Schulthess)]; Tripolitania [Tripoli (Schulthess) ].
Stimo dover riferire questi esemplari di AM/iscophus raccolti
durante il viaggio di esplorazione dell’ oasi di Cufra (Marzo-
Luglio 1931) al ctenopus Kohl, ciò che pure mi ha confermato
l’egregio Dott. Maidl (Vienna) in seguito al confronto con il tipo.
Dallo studio bibliografico di questa specie ho potuto notare
come Kohl (1. c.) e Dalla Torre (Catalog. Hymenopt., VIII, p. 698)
ponessero erroneamente in sinonimia con essa il M. Manzonti
— oe
Sa oie, coe ca U + :
IMENOTTERI DELLA CIRENAICA 363
Gribodo descritto su due esemplari di Sceik Osman nell’Arabia
meridionale ('); da un ripetuto confronto del tipo di quest’ ul-
tima specie (Coll. Gribodo, Museo Civico di Genova) con gli
esemplari di cternopus raccolti a Gialo, ho potuto difatti consta-
tare la perfetta indipendenza specifica fra i due Miscophus; essi
differiscono non solo per le dimensioni e il diverso aspetto gene-
rale del corpo ma anche per particolari e ben definiti caratteri
mortologici e cromatici. Gribodo (l. c.) non descrive e neppure
fa alcun cenno ad un gf da lui stesso determinato come M. Man-
zonti e raccolto alla stessa epoca e nella medesima località
©
DADI
1
;
a
3
Fig. II. — 1. Miscophus Manzonii Gribodo: capo della Qi 2. id. id. articoli
basali del funicolo del ee — 3. Miscophus ctenopus Kohl: capo della Q.
della sopra nominata 9.; io suppongo che Gribodo abbia forse
erroneamente riferito a questo esemplare una delle due femmine
che dice essere stata raccolta a Sceik Osman (l. c. p. 387) e di
| cui io non sono riuscito a rintracciare in collezione |’ esemplare
corrispondente.
(1) Ann, Mus, Civ. Genova, XX, 1884. p. 386, n. 12, O.
364
D. GUIGLIA
Il detto g' è ben distinto dal ctenopus oltre che per alcuni
caratteri morfologici comuni con la femmina, anche e sopratutto
per la particolare conformazione delle antenne. Ho riunito e rias-
sunto nella seguente tabella i principali caratteri differenziali fra
le due specie di Miscophus.
M. Manzonii
Distanza fra gli ocelli poste-
riori e gli occhi un poco minore
della distanza fra i due ocelli
(TL) e presso a poco eguale al
diametro di un ocello nella 9,
una volta e mezzo lo stesso dia-
metro nel g. (Visto dal disopra).
Distanza sul vertice fra i due
occhi appena un poco minore
del I e II articolo del funicolo
(2).
Fronte circa una volta e
mezzo il diametro dell’occhio, leg-
germente concava (9) con solco
mediano ben delimitato che dal
mezzo della fronte si estende
fino allo spazio interantennale.
Orbite leggermente sinuose,
divergenti sensibilmente fin dal-
l’inizio così che la fronte presenta
la massima larghezza in basso.
Clipeo con sensibile sporgenza
mediana (9).
g° Funicolo delle antenne
con gli articoli a faccia interna
convessa a partire dal III il
quale presenta la massima con-
vessità, questa decresce poi gra-
M. ctenopus
Distanza fra gli ocelli poste-
riori e gli occhi presso a poco
eguale alla distanza fra i due
ocelli (9 dg) e circa il doppio
del diametro di un ocello nella
Q, più del doppio nel gf.
(Visto dal disopra). |
Distanza sul vertice fra i
due occhi un poco maggiore
del I e II articolo del funicolo
(2).
Fronte circa il doppio del
diametro dell’occhio, subpianeg-
giante, appena leggermente con-
vessa (9), superficie regolare
priva di solchi.
Orbite nettamente sinuose,
concave nel tratto mediano,
leggermente riavvicinate e sub-
parallele più in basso così che
la fronte è più larga a metà
che non ai due terzi.
Clipeo appena leggermente
sinuoso (9).
Sg Antenne normali.
PE —
IMENOTTERI DELLA CIRENAICA
datamente verso gli ultimi arti-
coli.
Lunghezza dello scapo netta-
mente maggiore del II articolo
del funicolo (9 ©).
Quarto articolo del funicolo
maggiore del III (gf).
Colorazione delle antenne nera
con solamente la faccia inferiore
dello scapo giallastra (9) od
una leggera ed irregolare stri-
scia dello stesso colore sulla
faccia inferiore del I e II arti-
colo del funicolo (©).
Superficie del segmento me-
diano con punteggiatura densa,
granulosa e con striatura obli-
qua-trasversale dipartentesi dalla
linea mediana (particolarmente
ben visibile sulla parte poste-
riore).
Solco mediano -longitudinale
sensibilmente impresso posterior-
mente (9).
Addome interamente rosso-
ferrugineo (9 ©’).
Ali subialine, le anteriori
leggermente ferruginee con fa-
scia apicale bruna che si estende
presso a poco fino all’inizio delle
cellule. Nervature brune (9 dg).
Lungh. 8 mm. (9), 6 mm.
(I).
Lunghezza dello scapo ap-
pena un poco maggiore del II
articolo del funicolo (9 dg).
Quarto articolo del funicolo
un poco minore del III (g’).
Colorazione delle antenne
ferruginea più 0 meno intensa-
mente infoscata, scapo, I e
parte del II articolo del funi-
colo il più delle volte giallo-
ferrugineo (7 9).
Superficie del segmento me-
diano densamente e finamente
punteggiata priva della striatura
obliqua-trasversale e del solco
mediano-longitudinale (9 dg).
Addome rosso-ferrugineo con
gli ultimi segmenti più o meno
intensamente ed estesamente
macchiati di nero (Q 0’). |
Ali anteriori e posteriori
ialine, la fascia apicale delle
anteriori ‘intensamente bruna-
scura. Nervature giallo - pallide
(29).
Lungh. 6 mm. (9), 5 mm.
(I).
366 D. GUIGLIA
OMONIMIE
Odynerus Schulthessi mihi = O. Schindleri nom. nov.
"| Essendo il nome di 0. Schulthesst mihi (Ann. Mus. Civ.
a Storia Naturale Genova, 1929, LIII, p. 404; loc. tip.: Porto
Bardia) già preoccupato da 0. Schulthessi G. Meade Waldo —
(Trans. Entom. Soc. London [1914], 1915, p. 544) lo muto in
Schindler.
EKumenes Gribodi mihi = E. gribodianus nom. nov.
Essendo il nome di E. Gribodi mihi (Ann. Mus. Civ. Storia
Naturale di Genova, 1929, LIII, p. 422; loc. tip.: Let-Marefia)
già preoccupato da £. Gribodoi Zavattari (Archiv. fur Naturgesch.
Abt. A, Heft 4,1912, p. 94) lo muto in gribodianus.
saletta
Laici
© }
Te ee re
NOTE SUI LEPIDOTTERI
METARCTIA LATERITIA H-S. e AUTOMOLIS UNICOLOR Obth.
Dott. Ei BERIO
(Tav. VII).
A pag. 186 degli Annali 1880 (XV) di questo Museo, (')
Carlo Oberthur descriveva come nova species una Automolis
unicolor, dandone la seguente diagnosi:
« Molto vicina alla A. lateritia H-S. ma ne differisce per la
frangia di un rosso mattone pallido più larga; pel colore del fondo
delle ali d’un bruno rosso uniforme più carico, sul quale le nerva-
ture non spiccano in rosso come nella A. lateritia ».
Intanto può parere troppo ardito far rimprovero a Oberthur;
proprio a Oberthùr; di non aver dato una figura alla sua descri-
zione : tuttavia bisogna riconoscere che quella necessità che egli
propugnò lungamente si dimostra anche in questo caso dove egli è
direttamente interessato. i
Infatti nel Catalogo di Hampson (I, 145) la dona species di
Oberthilr viene passata in sinonimia colla Metarctia lateritia H-S.,
indubbiamente per insufficienza di comprensione, nell’autore inglese,
della. portata dei caratteri rilevati dalla diagnosi di Oberthur.
Questa sinonimia venne mantenuta in seguito, e specialmente nel
catalogo edito da H. Wagner (Lepidopt. cat. p. 7, 1912 per
H. Zerny).
E tuttavia le caratteristiche della specie di Oberthùr sono ben
Spiccate; maggiore ampiezza della frangia e uniformità del colore
fondamentale non interrotto da diversa colorazione neurale. Que-
sto carattere, anche ammesso che non sia sufficiente a caratteriz-
zare una specie, è tuttavia capace di separare. una aberrazione,
(1) Spedizione italiana nell’Africa equatoriale. Risultati zoologici. I Lepidotteri
per Carlo Oberthur (Tav. I).
368 DOTT. E. BERIO
ben distinta sia della forma tipica, che delle altre aberrazioni
riscontrate finora.
Del resto anche Hampson, sulla base della diversa colorazione,
diagnostica come aberratio una forma di M. lateritia H-S.
(ab. 3 in Cat. Lep. Phal. Suppl. I, 65) di cui dice: « Ab. 3. Thorax
and forewing uniformly tinged with brown more or less strongly;
Abyssinia (Degen) 5 9 ».
Per il che rimane per lo meno fermo che, anche col criterio
di Hampson, la A. wnicolor Obth. va staccata dalla tipica e con-
siderata una buona aberrazione.
A tav. VII si riproducono, accanto a una © tipica, il typus
di Oberthùr e un esemplare (9) corrispondente alla ab. 3 di
Hampson, proveniente da Bukussu (Uganda) 1909, leg. Bayon,
tutte al Museo Civico di Genova; si danno pure il disegno delle
armature genitali della wnicolor e quello di una porzione distale
delle ali anteriori per un raffronto di lunghezza delle frangie.
L’errore di Hampson e degli autori successivi, risulta poi ap-
pieno se si osservi che la M. lateritia come trattata nel Catalogo,
comporta una ab. che presenterebbe.... « forewing with the
fuscous in interspaces reduced or absent. » Questa forma senza
colorazione fosca nelle internevature è indubbiamente corrispon-
dente, o per lo meno molto vicina, alla unicolor di C. Oberthur.
Di qui, che il carattere di quest’ultima è sufficiente a separare
come aberrativa una M. lateritia H-S. e che Hampson non ha
dalla diagnosi di Oberthùr rilevata la consistenza dei caratteri
segnalati, per mancanza forse di una riproduzione grafica del tipo,
mancanza cui si vuol riparare colla presente breve nota.
A. GIORDANI SOIKA
DI ALCUNI EUMENINI RACCOLTI DA L. FEA
NELLA GUINEA PORTOGHESE
Il ricco materiale raccolto da L. Fea nella Guinea Portoghese,
ora conservato nel Museo Civico di Storia Naturale di Genova,
comprende alcuni Humenini nuovi o particolarmente interessanti,
che credo opportuno descrivere o citare.
Mi è grato porgere vivi ringraziamenti al Prof. R. Gestro,
alla Dr. D. Guiglia e al Dr. F. Capra di Genova, i quali durante
la mia permanenza in questa città facilitarono in ogni modo le mie
ricerche ; alla Direzione del Museo Britannico ed al Dr. Robert
B. Benson per aver voluto offrirmi una ricca serie di paratipi di
Odynerus africani; al Dr. L. Berland del Museo Nazionale di
Parigi ed al Dr. F. Maidl del Museo di Vienna che mi comunicò
i tipi del Kohl.
I tipi delle nuove specie, ad eccezione dell’ allotipo (g') del
proterrens che è al Museo di Parigi, sì trovano nelle collezioni
del Museo Civico di Genova.
EKumenes lucasius Sauss. var. inombratus n. var.
Q - Corpo totalmente nero tranne una stretta e corta linea
nella parte centrale del margine posteriore del pronoto ed una
strettissima fascia apicale sui due primi tergiti e sul secondo
sternite gialli. Primo segmento addominale bruno ferrugineo sotto.
Guinea portoghese: Bissau, 1 9, XII-1898 - III-1899 (L. Fea).
La forma tipica, largamente macchiata di ferrugineo, è diffusa
nell’ Africa meridionale ed orientale.
Ann. del Mus. Civ, di St. Nat., Vol. LVI (13 Febbraio 1934) 24
370 A. GIORDANI SOIKA
Eumenes hottentottus concinnus Sauss.
Giordani Soika - Mem. Soc. Ent. It., XII, 1933, p. 228.
Eumenes lepeletierii var. concinnus Bequaert, Bull. Am. Mus.
Nat. Hist.; XXXIX, 19418, p. 760e 277; Ann 9S.) Atrios:
XXIII: 1926, p. 555 e 557.
Eumenes concinnus Sauss et auct.
Guinea Portoghese : Bissau, 2 gg, 1 QO, XII-1898 - II:-1899;
Bolama 1 9, V-XII-1899 (L. Fea).
Igg di Bissau hanno i margini anteriore e posteriore del
pronoto marginati di giallo. Esemplari simili a questi furono raccolti
e descritti dal Magretti (Ann. Mus. Civ. Genova, XXI, 1884, p. 611).
Nortonia polydora Kohl.
Kohl - Denkschr. K. Ak. Wiss. Wien, Math. Nat. Kl. LXXI,
{1907 pp: 9235468245): Lay N; fig. 30; Tav. VI, fig. 13 e 17;
Tav. VII, fig. 4 e 20.
Bequaert - Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXIX, 1918, pp. 96,
107Te=28%%
Guinea Portoghese : Bolama, 2 9 9, VI-XII-1899 (L. Fea).
L’ olotipo di questa specie, che il Dr. F. Maidl ha voluto,
con la consueta cortesia, comunicarmi, è un poco più grande
delle 9 9, di Bolama le quali misurano dalla fronte al margine
posteriore del Il tergite rispettivamente 7,5 ed 8 mm. Il tipo
(Q) è del Senegal ed altri esemplari 79 e PL furono raccolti
nel Congo Li (Bequaert 1. cit.), il 9 però non mi risulta
essere stato descritto.
Ancistrocerus zairensis Beq.
var. ferrugineopetiolatus n. var.
Differisce dalla forma tipica per avere gran parte del propodeo
e del I tergite bruno ferruginei.
Guinea portoghese: Bolama, 1 9, VI-XII-1899 (L. Fea).
Esaminai pure numerosi esemplari gio’ e P 9 del Sudan:
Talodi, VI-XII1921 (F. Moysei - British Mus.).
La forma tipica è del Congo Belga; ho studiato una 9 tipica
di Dakar, 26-III-1928 (P. Giovanelli - Coll. Biegeleben).
EUMENINI DELLA GUINEA PORTOGHESE DAI
Ancistrocerus parazairensis n. sp.
O - Capo molto più largo che alto, più largo del torace.
Clipeo più largo che lungo; margine posteriore distintamente e
quasi regolarmente arcuato, non emarginato nel mezzo, margine
S
Fig. I.
Ancistrocerus parazairensis, n. sp. Q: 1, i due primi tergiti addominali; 2, capo
visto di fronte; 3, tegula sinistra ; 4, antenna.
anteriore di poco più stretto dello spazio che separa le inserzioni
delle antenne, leggermente emarginato, i denti laterali acuti e
fortemente carenati; le carene sono corte ed arcuate, la porzione
del clipeo compresa fra di esse concava. La parte basale del
clipeo è lunga circa quanto la parte apicale libera, questa si
restringe rapidissimamente nei primi due terzi, nel terzo apicale
è a margini laterali subparalleli. Mandibole distintamente ricurve
all'estremità, la loro lunghezza è minore della larghezza del
clipeo. Inserzioni delle antenne contigue al clipeo, vicine agli
occhi e distanti fra di loro circa due volte e mezza il loro diametro.
Fronte poco sporgente fra le antenne e distintamente carenata;
una leggerissima depressione congiunge la carena interantennale
all’ ocello impari. Antenne cortissime, funicolo lungo quanto
l’asse maggiore dell’ occhio; II articolo globuloso, II lungo
quanto largo all’ apice, IV una volta e mezzo più largo che
lungo; VI-IX circa del doppio più larghi che lunghi, XII meno
lungo che largo alla base. Occhi molto più vicini fra di loro
presso il clipeo che sul vertice, l’emarginatura, che è larghissima
i sta z
as x
TAC
AR rei eS
372 A. GIORDANI SOIKA
e poco profonda li divide in due parti quasi eguali. Fronte, vertice
e tempie notevolmente rigonfi, queste ultime assai più corte dei
lobi superiori degli occhi e marginate posteriormente da una fine
carena. Ocelli posteriori circa tanto distanti fra di loro quanto dagli
occhi o dall’ occipite. Torace moderatamente lungo. Pronoto
angoloso, a margini laterali sinuosi e divergenti; carena anteriore
poco distinta nel mezzo ma fortissima ai lati della faccia dorsale
e sulle faccie laterali. Mesonoto circa tanto lungo quanto largo.
Scutello rettangolare, la sua larghezza è di poco maggiore della
lunghezza ; è sporgente ma poco convesso. Postscutello con faccia
dorsale brevissima, leggermente incisa nel mezzo; faccia posteriore
lunga, verticale e subpianeggiante. Propodeo verticale, rigonfio
superiormente ; ai lati del soleo mediano, che è poco appariscente,
si osservano le due impressioni poligonali caratteristiche degli
Ancistrocerus, qui sono piuttosto lontane |’ una dall'altra; carene
laterali ed inferiori poco marcate; angoli laterali pochissimo
sporgenti. Mesoepisterno marginato anteriormente da una lunga e
forte carena; suture poco distinte; epimero non ben differenziato,
tegule grandi, quasi tanto lunghe quanto larghe ; lobo posteriore
cortissimo largo ed appuntito. Zampe ed ali normali.
Primo tergite cupuliforme, più corto della metà della sua
massima larghezza; porta una carena regolare e piuttosto sporgente,
la parte del tergite anteriore alla carena è un poco obliqua e
visibilmente convessa. Secondo segmento rigonfio ai lati, più largo
del primo e circa tanto largo quanto lungo; la base è un poco
strozzata, la superficie molto moderatamente convessa. Secondo
sternite un poco più lungo del corrispondente tergite, rapidamente
abbassato alla base ove forma una forte callosità come nell’ 0.
chevrieranus Sauss.
Clipeo lucente, fortemente e densamente punteggiato; il mar-
gine anteriore è liscio. Capo con punteggiatura relativamente
fine, molto fitta; le fosse antennali sono però liscie. Radicola
dello scapo con forte punteggiatura, ben visibile a X 12.
Torace, compresa la faccia anteriore del pronoto, con punti
più grossi del capo, molto titti. Tegule con punteggiatura densa
quanto nel torace ma più grossa. Metaepisterno finemente pun-
teggiato. Faccie laterali del propodeo con punti molto larghi
poco profondi, ben marcati ed a fondo pianeggiante, al centro di
questo v'è un punto molto piccolo e profondo. Faccie dorsali del
EUMENINI DELLA GUINEA PORTOGHESE 373
propodeo grossolanamente punteggiate reticolate. Impressioni poli-
gonali della faccia posteriore liscie. Punteggiatura dei due primi
tergiti e del II sternite grossa come nel torace ma meno densa;
gli interspazii sono molto più piccoli dei punti sul I tergite, circa
eguali a questi sul II segmento. Il III tergite porta nel mezzo
un gruppo di punti grossissimi, di poco più piccoli e più nume-
rosi che nel zazrensis Beg. Segmenti successivi praticamente
lisci. Corpo con bassa pubescenza argentea, specialmente visibile
sul mesoepisterno e sulle impressioni poligonali del propodeo.
Nero; son gialli: la parte interoculare del clipeo, la base
delle mandibole, una macchietta rotonda sopra la carena interan-
tennale, una macchia sulle orbite posteriori dei lobi superiori
degli occhi, due macchie nel mezzo del pronoto, parte delle zampe,
uno stretto orlo sui primi due tergiti, sul IV tergite e sul II
sternite, due macchiette laterali alla base del II tergite e due
macchie laterali apicali sul III tergite e III sternite. Ali trasparenti.
Pumehezza: (C.F Tor: Te. (+2) = mm. 6.
Guinea Portoghese: Bolama, 1 9, XII-1899 (L. Fea).
Questa specie è affine al lufirae Meade Waldo, di cui pos-
seggo un paratipo, ne differisce specialmente per la punteggiatura
del III tergite che è simile a quella dello zazrensis Beq; da
questa specie differisce pel capo ed il clipeo piu larghi e per la
lunghezza del I tergite. E da notare che anche la Nortonia
eumenoides Sm. (det. Meade Waldo) ed una nuova specie, pure
del genere Nortonia, presentano nel III tergite un gruppo di
punti grossissimi, come nello zaîrensis e nel parazairensis.
Odynerus (ERhynchium) abreptus n. sp.
S - Capo subcircolare, un poco più largo che alto. Clipeo
più largo che lungo, subesagonale, pochissimo convesso, essendo
la parte apicale quasi pianeggiante. Margine posteriore legger-
mente e regolarmente arcuato, poco o non emarginato nel mezzo;
margine anteriore rettilineo, largo quanto la metà della larghezza
del clipeo; la parte interoculare è di poco più lunga della parte
libera, apicale. Mandibole col margine esterno fortemente sinuoso,
margine interno con forti denti subtriangolari; apice ricurvo.
Ai at oe
i %
sa € oe a
tire i
374 A. GIORDANI SOIKA
Inserzioni delle antenne vicinissime al clipeo ed agli occhi; la
porzione di fronte compresa fra di esse è poco sporgente ma
fortemente carenata nel mezzo ; all’ estremità posteriore di questa
carena ha inizio un solco sottile, ma ben marcato, che giunge
fino all’ ocello impari; due leggere carene oblique e rettilinee
riuniscono la carena interantennale ai cercini delle inserzioni delle
antenne. Antenne allungate; secondo articolo trasverso; terzo un
poco più del doppio più lungo che largo e circa 1 volta ‘/ più
lungo del quarto ; articoli V-IX più lunghi che larghi; ultimo
articolo di forma caratteristica : visto dal disopra ha press’ a poco
la forma d’un pan di zucchero, visto di profilo appare subcilin-
drico, quasi due volte più lungo che largo ed obliquamente
troncato all’ apice in modo che il margine interno è molto più
breve di quello esterno. Occhi un poco più vicini fra di loro
presso il clipeo che sul vertice ; orbite interne del lobo superiore
subparallele; seno oculare piuttosto stretto e profondo. La distanza
che separa gli ocelli posteriori è maggiore di quella che separa
uno di questi dagli occhi ed eguale alla metà della distanza che
lo separa dall’occipite. Vertice e tempie bene sviluppati, marginati
posteriormente da una carena ininterrotta, che è assai sporgente
lungo le tempie. Torace circa tanto lungo quanto largo, ante-
riormente il pronoto è largo quanto il capo; l'altezza del torace
è circa eguale alla lunghezza del mesonoto + scutello.
Pronoto a margini laterali ben poco divergenti, angoli laterali
sporgenti; carena anteriore fortissima, specialmente verso gli
angoli laterali ove è nettamente angolosa; faccia anteriore del
pronoto visibilmente concava, callo omerale vistoso. Mesonoto
assai più largo che lungo, senza traccia di carene longitudinali.
Scutello sporgente, un poco convesso, due volte più largo che
lungo, con carena mediana visibile nella metà anteriore. Postscu-
tello con faccia dorsale breve, faccia posteriore nettamente verti-
cale ed assai più lunga, le due faccie non sono separate da una
carena ma la faccia dorsale porta delle brevi spine e delle piccole
lamelle longitudinali sì che il postscutello, visto a mediocre ingran-
dimento appare troncato e crenulato. Propodeo con faccia poste-
riore quasi verticale, concava; le faccie superiori sono interamente
punteggiate ; carene superiori, laterali e posteriori ben marcate ;
angoli laterali molto sporgenti. Mesoepisterno con suture visibilis-
sime; carena epicnemiale lunga e vistosa. Prosterno senza solchi
EUMENINI DELLA GUINEA PORTOGHESE afd
longitudinali. Femori medii con la faccia inferiore fortemente
concava nella metà basale si da formare una forte sporgenza
Ono
È.
Fig. II.
Odynerus abreptus n. sp. g': 1, metatarso posteriore; 2, clipeo, inserzioni delle
antenne ed orbite esterne; 3-4, ultimi articoli delle antenne; 5, i due primi tergiti.
mediana. Anche posteriori non dentate. Metatarsi posteriori corti,
circa 5 volte più lunghi che larghi. Ali normali. Addome subovale;
primo segmento cupuliforme, arrotondato alla base, lungo meno
della metà della sua massima larghezza, non ispessito all’ apice.
Secondo tergite più lungo che largo, più largo del primo e
visibilmente più largo alla base che all’estremità; visto di profilo
è leggermente e quasi regolarmente convesso. Secondo sternite
più corto del corrispondente tergite, più largo che lungo, sporgente
alla base; la sua superficie presenta una larga depressione
mediana semiellittica che giunge quasi fino all’ apice dello sternite.
Clipeo minutissimamente zigrinato, opaco, con qualche piccolo
punto superficiale. Capo e torace con punteggiatura piuttosto
grossa, circa come nell’ 0. lateralis F.; faccie laterali del propodeo
con punteggiatura più rada, faccie dorsali con punteggiatura fine
e densa, faccia posteriore con qualche punto superficiale e più o
meno distintamente striata. Faccia verticale del postscutello liscia
ed opaca. Tegule con qualche grosso punto. I primi tre tergiti
presentano una punteggiatura fine, non molto rada ma estrema-
mente superficiale. Primo sternite finemente zigrinato, secondo
sternite con forti punti obliqui, interspazii, in media, del doppio
più grandi dei punti. Sterniti III e IV con punteggiatura simile
ui:
St LIRA e Lato Sek Shes Sia ia
et catia SII Fl TIME x STR E mea
376 A. GIORDANI SOIKA
ma più superficiale, sterniti successivi praticamente lisci. Clipeo
glabro, corpo con bassa pubescenza fulvo argentea, specialmente
visibile sul mesoepisterno e sul propodeo.
Colorazione come nell’ 0. lateralis F.: Clipeo giallo con due
macchie laterali ferruginee ; faccia inferiore dello scapo gialla;
capo, torace e zampe ferruginei tranne il vertice ed il mesonoto
che sono neri; addome nero con due fascie laterali gialle che
non interessano il primo e l'ultimo tergite. Ali subjaline alla
base, scure nella metà apicale.
Var. Clipeo tanto lungo quanto largo, giallo; fronte macchiata
di giallo sopra l'inserzione delle antenne; vertice e mesonoto
ferruginei ; colore fondamentale dell’ addome pure ferrugineo.
Lunghezza : Capo + torace + terg. (1 + 2) = mm. 11-13.
Guinea Portoghese: Bolama, 3 0g, VI-XII-1899 (L. Fea).
Specie ben distinta per la forma del torace e dell’ ultimo
articolo delle antenne. La forma del torace lo ravvicinerebbe al
niloticus ed affini, ma gli angoli superiori del propodeo non
sono sporgenti come in queste specie che appartengono al gruppo
simplex. L’ 0. Meade -Waldoi Beq. (= deceptor M. W.) è
specie più vicina, ma differisce per la forma del clipeo, delle
antenne e per la punteggiatura dell’ addome.
Odynerus (Rhynchium) proterrens n. sp.
Q - Capo tanto alto quanto largo. Clipeo piriforme, tanto
lungo quanto largo con una larga porzione centrale pianeggiante;
il suo profilo è rettilineo nei due terzi apicali. Margine posteriore
non intaccato nel mezzo, margini laterali solo per metà contigui
agli occhi, margine anteriore eguale a circa la metà della distanza
che separa le inserzioni delle antenne ed emarginato; dai denti
laterali, che sono acuti, salgono due brevissime carene.
La parte libera del clipeo è circa lunga quanto la parte
interoculare. Mandibole lunghe quanto l’asse maggiore dell’occhio,
quasi regolarmente ricurve nel terzo apicale, il margine interno
porta tre denti molto corti ed ottusi. Inserzioni delle antenne
. del doppio più distanti fra di loro che dagli occhi; la porzione
di fronte compresa fra di esse pochissimo sporgente, con una
breve carena poco rilevata; ove termina la carena v'è una piccola
fossetta allungata, non v'è solco longitudinale. Antenne normali:
ie ie ae
EUMENINI DELLA GUINEA PORTOGHESE 377
II articolo subquadrato, III due volte più lungo che largo all’ es-
tremità, IV-VI un poco più lunghi che larghi, i successivi sub-
quadrati, XII circa lungo quanto largo alla base. Occhi un poco
più vicini fra di loro presso il clipeo che sul vertice, seno oculare
profondo. Ocelli posteriori circa tanto distanti fra di loro quanto
dagli occhi, una distanza più che doppia li separa dall’ occipite.
Vertice e tempie carenati posteriormente, molto lunghi, più lunghi
del lobo superiore degli occhi; vertice pianeggiante, con una
piccola fossetta glabra. Torace, propodeo escluso, quasi 1 volta e
1/, più lungo che largo o alto. Pronoto marginato anteriormente
da una fine carena, non angolosa ai lati. Mesonoto tanto lungo
quanto largo. Scutello poco convesso, carena mediana indistinta.
Un solco stretto e profondo separa lo scutello dal postscutello ;
faccia dorsale di questo leggermente solcata longitudinalmente,
un poco inclinata verso lo scutello e marginata all’ indietro da
una carena crenulata, depressa anch’ essa nel mezzo. Faccia
posteriore del postscutello non molto più lunga della faccia dorsale,
un poco obliqua, la sua superficie presenta una leggera depres-
sione longitudinale. Propodeo corto con faccie dorsali e posteriore
arrotondate, oblique; faccie dorsali senza spazii lisci; carene supe-
riori nulle, laterali quasi indistinte, inferiori poco marcate; angoli
laterali ottusi, poco sporgenti. Mesoepisterno senza carena epicne-
miale ; la sutura mesoepisternale è formata da grossi punti
allungati verticalmente e continua nell’ epicnemia ; sutura meso-
pleurale poco distinta ; l’ epimero è poco sporgente e continua la
convessità della mesopleura. Lobo posteriore delle tegule molto
corto ed acuto, quasi spiniforme. Zampe normali; anche posteriori
non dentate, metatarsi posteriori circa otto volte più lunghi che
larghi. Ali normali. Addome ovale, non strozzato fra i due primi
segmenti. Primo tergite subsessile, con margini laterali ben
distinti dal margine anteriore; non ispessito all’ apice; la sua
lunghezza è un poco maggiore della metà della massima larghezza.
Secondo tergite un poco più largo che lungo; la base è distin-
tamente più stretta dell’ estremità. Secondo sternite di poco piu
corto del corrispondente tergite, leggermente depresso nel mezzo;
la base è poco sporgente. Segmenti successivi normali.
Clipeo, tranne la porzione compresa fra le carene apicali, con
zigrinatura relativamente grossa, visibilissima sotto una lente X 6;
è inoltre provvisto di punti superficiali, più densi alla base; lo
378 A. GIORDANI SOIKA
spazio compreso fra le carene apicali liscio e lucente. Capo, pro-
noto, mesonoto, scutello, postscutello, mesoepisterno e faccie.
dorsali del propodeo con punteggiatura fittissima, fine ed uniforme;
sulla fronte e sul vertice si sovrappone a questa una punteg-
giatura formata da punti minutissimi e densi. La punteggiatura
delle faccie dorsali del propodeo invade anche la faccia posteriore
la quale è trasversalmente striata; le strie diventano molto grosse
nel terzo inferiore. Metaepisterno e faccie laterali del propodeo
con punti molto superficiali. I due primi tergiti portano dei punti
superficiali e radi, ai lati diventano piu densi e più profondi.
Fig. III.
Odynerus proterrens, n. sp.: 1, capo visto di fronte g'; 2, i due primi tergiti
addominali visti dall’alto; 3, id. di profilo; 4, tegula destra; 5, primi articoli delle
antenne Q ; 6. clipeo Q.
Tergiti successivi con punteggiatura simile ma più fine. Secondo
sternite fortemente punteggiato. Corpo con rada e bassissima
pubescenza fulva.
EUMENINI DELLA GUINEA PORTOGHESE 379
Colorazione come nella specie precedente; il clipeo é ferrugineo
con una macchia nera nel mezzo; le fascie gialle addominali
cominciano sul I tergite.
Renchezza Gi Noreen (hit 2) = mm: 14-15.
Guinea Portoghese: Bissau, 1 9, XII-1898 - IIIT1899 (L. Fea).
g' - Clipeo un poco più largo che lungo leggermente e quasi
regolarmente convesso; parte libera un poco più corta della parte
interoculare; margine anteriore largo quanto lo spazio che separa
le inserzioni delle antenne, profondamente emarginato; angoli
laterali acuti ma non carenati. Opaco, liscio, colorato in ferrugineo
scuro. Mancano gli ultimi articoli delle antenne. Il resto come
nella 9. Femori medii normali.
Costa d’ Avorio: 1 o (A. du Guiny - Mus. Parigi).
Sebbene sia colorata come |’ 0. lateralis questa specie è
affine all’ 0. versicolor K. (non = wellmani M. W.!), ne diffe-
risce specialmente per la forma del clipeo il cui margine anteriore
é del doppio più stretto nella 9 del proterrens; i Tg" si
riconoscono più facilmente essendo il clipeo del versicolor più
largo e troncato all’ apice.
Odynerus (Rhynchium) coenii n. sp.
o - Capo un poco piu largo che alto. Clipeo circa tanto
lungo quanto largo, subesagonale, leggermente e quasi regolar-
mente convesso. Margine posteriore leggermente emarginato nel
mezzo, margine anteriore largo circa come la distanza che separa
le inserzioni delle antenne, largamente e molto profondamente
emarginato, denti laterali molto acuti. Mandibole piuttosto lunghe,
subrettilinee, solo l’ estremità è leggermente arcuata ; il margine
interno è piuttosto sinuoso che dentato. Inserzioni delle antenne
contigue al clipeo, del triplo più vicine agli occhi che fra di loro.
La porzione di fronte compresa fra di esse è sporgente e carenata;
all’ estremità posteriore della carena ha inizio un leggero solco
che giunge all’ocello impari. La carena interantennale è congiunta
ai cercini delle inserzioni delle antenne da due carene poco
sporgenti, leggermente arcuate. Antenne allungate : II articolo
SE TREO te ren
ees te eee
380 A. GIORDANI SOIKA
trasverso; III più lungo del doppio della sua lunghezza; i succes-
sivi, ad eccezione dei due ultimi, tutti più lunghi che larghi, un
poco rigonfi nel mezzo; penultimo articolo piccolo, ultimo digi-
tiforme, stretto, leggermente arcuato, di spessore pressochè costante
ed arrotondato all’apice; la sua lunghezza eguale a circa 3 volte
!/, la larghezza. Occhi di poco più vicini fra di loro presso il
clipeo che sul vertice; seni oculari stretti e profondi, a margini
poco divergenti; margini interni dei lobi superiori degli occhi
subparalleli. Ocelli posteriori circa tanto distanti fra di loro quanto
dagli occhi, molto lontani dall’ occipite. Vertice e tempie ben
sviluppati, lunghi circa quanto il lobo superiore degli occhi,
marginati posteriormente da una carena forte ed ininterrotta.
Torace pochissimo più lungo che largo, assai simile a quello
dell’ abreptus. Pronoto assai ristretto in avanti; anterior-
mente è molto più stretto del capo e fortemente carenato, la
carena non è angolosa in corrispondenza agli angoli laterali;
questi sono poco marcati. Mesonoto più largo che lungo. Scutello
convesso, rettangolare, due volte più largo che lungo, attraversato
da un leggero solco longitudinale. Faccia dorsale del postscutello
orizzontale, di poco più corta della faccia posteriore ; il suo mar-
gine posteriore finemente crenulato e fortemente impresso nel
mezzo, faccia posteriore e laterali nettamente verticali. Propodeo
cortissimo, quasi verticale; sebbene manchino vere carene superiori
le faccie superiori sono nettamente separate dalla faccia posteriore;
carene laterali nulle; inferiori ben marcate; angoli laterali non
molto sporgenti ma acuti, dentiformi. Mesoepisterno con suture
poco distinte, carena epicnemiale ben poco sporgente; epimero
poco convesso. Lobo posteriore delle tegule largo, non molto
appuntito. Femori medii normali; coscie posteriori non dentate ;
tibie posteriori lunghe, più di 7 volte più lunghe che larghe.
Ali normali. Primo tergite subsessile poco più stretto del successivo;
faccia superiore molto più lunga della faccia anteriore colla quale
forma un diedro molto meno ottuso che nelle specie precedenti.
Secondo tergite più largo che lungo, 1 volta */; più lungo del
primo, circa tanto largo alla base che all’ apice; sternite poco
più corto del tergite, poco sporgente alla base; visto di profilo
è a margine inferiore in gran parte rettilineo.
Clipeo opaco, non punteggiato. Corpo opaco. Fronte e parte
delle tempie con punteggiatura molto rada e superficiale, nelle
If ‘Sete
EUMENINI DELLA GUINEA PORTOGHESE 381
tempie è in generale più profonda. Pronoto, mesonoto e scutello
con punti fini e profondi; mesoepisterno e faccia dorsale del
postscutello, talvolta anche lo scutello, con punti più grossi e
più densi. Faccie laterali del propodeo con punti grossi che
diventano sempre più fitti man mano che si procede dalla base
verso |’ estremità. Faccie dorsali del propodeo quasi liscie alla
base, nel resto grossolanamente punteggiate con tendenza dei
punti a formare carene trasversali. Faccia posteriore del propodeo
liscia. Primo tergite liscio; secondo con qualche punto superficiale,
specialmente ai lati ed all’ estremità. Secondo e terzo sternite
Fig. IV.
Odynerus coenii n. sp.: 1, capo visto di fronte g; 2, clipeo Q; 3, antenna Q;
4, i due primi tergiti visti di profilo; 5, id. visti dall’ alto 6, ultimi articoli delle
antenne g'; 7, antenna Q.
con punti obliqui, relativamente grossi e fitti. Il resto dell’ addome
e le tegule praticamente lisci.
Corpo quasi glabro.
CERRO NOP SAPRESTI PINS TPS A WM Sar en te AK: PRINT PRI N Denes TE NO,
382 A. GIORDANI SOIKA
Colorazione come nelle specie precedenti; clipeo giallo con i
margini laterali ferruginei, o totalmente ferrugineo; le fascie
gialle addominali hanno inizio nel I tergite. Ali violacee nella
metà apicale.
Lunghezza : C. + Tor. + Tg. (1+2) = mm. 9-40.
Q - Clipeo circa tanto largo quanto lungo molto simile a
quello dell’adreptus, ne differisce pel margine anteriore piu
largo, per la parte centrale non pianeggiante; non è zigrinato
ma porta dei punti piccoli, regolarmente disposti, nella metà
superiore, talvolta mancano anche questi. Secondo articolo delle
antenne trasverso, II del doppio più lungo che largo alla base,
IV-VII più lunghi che larghi, VIII subquadrato, IX-XI più larghi
che lunghi, XII di poco più lungo che largo alla base. Metatarsi
posteriori più snelli che nel gf.
Clipeo ferrugineo ; il resto come nel gd.
Guinea Portoghese: Bolama, 1 g7, VI-XII-1899 (L. Fea - Mus.
Civ. Genova) - olotipo. Sierra Leone: 1 9 (ex coll. Staudinger -
mia coll.) - allotipo.
Ho esaminato anche esemplari delle località seguenti :
Alto Senegal: Balé, 3 gg; Nara, 1 co (R. Chudeau - Mus.
Parigi). Senegal: 1 o’, 1 2 (ex coll. Brauer - Mus. Vienna);
esemplari determinati dal Kohl come furax Kohl. Nigeria:
Azare 1 9, 2 gg, 4IX-25 (L Lloyd. - Brit. Mus.). Costa
d’ Oro: Tamale, 1 g7, 1 9, 15-18-IX-1916 (Simhson - Brit. Mus.).
Sudan: Talodi, 2 9 9, VI-VII-1921 (Moysej - Brit. Mus.).
Eritrea: Kassala (Magretti - Mus. Civ. Genova).
Questa specie, che è stata confusa anche dal Kohl coll’ 0.
lateralis (= furax) è molto affine all’ abreptus; ne differisce
per la forma del clipeo, delle antenne e dei due primi tergiti.
Differisce dal proterrens per la forma del torace, dell’ addome
e per la punteggiatura.
Il coenii non può essere il /wrax che, secondo la descrizione
originale, ha il clipeo fortemente punteggiato in ambo i sessi.
Il g del Museo di Vienna è etichettato, certamente dallo Schulthess:
O. spec. vic. laterali ab eo diff. clypeo multo minus grosse
rugoso apice emarginato, postsc. medio impresso.
Dedicato in segno di gratitudine vivissima all’ illustre mala-
cologo ed amico Dr. Giorgio Coen.
ei EUMENINI DELLA GUINEA PORTOGHESE 383
a pori Odynerus (Rhynchium) hyacintae Grib.
Gribodo - Bull. Soc. Ent. It., XXIII, 1891, p. 290. 4
Non hyacintae Bequaert - Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXIX, aa
1918, pp. 129 e 160. Sa
’ Guinea Portoghese: Bolama, VEXII-1899 (L. Fea). Di
i Il vero hyacintae di cui ho esaminato i tipi nel Museo Civico SG
_ di Genova, ha il clipeo largamente troncato (9) od arrotondato “Q
all’ infuori (Q); i femori medii del ¢ sono normali. E
A L’ 0. hyacintae Beq. è specie assai diversa e propongo per. ei
| esso il nome Guigliae n. n. “3
E Queste specie saranno discusse in una monografia sugli Si
Odynerus africani, di prossima pubblicazione. ;
a
N
4
LO STAMBECCO DELL’ ERITREA
PER OSCAR DE BEAUX
Per cortese designazione del collega Prof. Renato Santucci, il
Capitano di Fregata Arnoldo Bizzarri, allora Comandante in 2.4
della difesa M. M. di Pola ed ora Comandante in 2.* R. U. “Doria”,
Taranto, cacciatore appassionato e valente, mi pregava, con
sua lettera del 3 agosto u. s. di comunicargli a quale specie
appartenessero 2 stambecchi da lui uccisi in Colonia Eritrea nel
novembre 1932, dei quali allegava 2 fotografie fatte dal fresco
sul posto.
Le piccole immagini fotografiche, prese ambedue colla testa
di fronte, ben poco potevano dirmi per la determinazione.
Vivissimo fu invece fin dal primo momento il mio interesse
per il fatto che esistono stambecchi in Eritrea.
La presenza di questo genere in Colonia è nel 1930 ancora
ignorato dal T. Colonnello V. Tedesco - Zammarano (Bibl. 10),
espertissimo e valoroso cacciatore-zoologo coloniale.
E lo stesso Cap. Bizzarri mi scriveva testualmente: «Nè dai
funzionarii della Colonia, nè dai vecchi coloniali colà residenti ho
potuto avere notizie esatte a riguardo, perché si ignorava I’ esi-
stenza di questi animali, tanto che nessuno, a quanto mi hanno
detto, fino ad oggi ne ha uccisi. Io ne ebbi qualche vaga notizia
da un indigeno graduato dei gregari ».
«L’ unico branco che trovai, composto di 3 maschi e 5 fem-
mine, fu nei monti (alt. 700-800 m. s. m.) che chiudono a nord
la valle di Sciancolet (alt. 1200 m.) sui confini settentrionali
della Colonia Eritrea con il Sudan» (circa 17° 40’ 1. b., 38° 10°
IREHE
In quanto alla determinazione specifica dello stambecco eritreo,
si presentava subito la quasi certezza che dovesse appartenere
alla Capra nubiana Cuvier, la distribuzione geografica della
quale veniva nel 1904 così fissata dall’ Anderson e De Winton
(Bibl. 1): «A nord in Palestina fino ai monti del Libanon, in
Dr Ree | See le eee et ee LS.
ha Wa ALe n
LO STAMBECCO DELL’ERITREA 385
Arabia, nella penisola Sinaitica, nelle località adatte dell’ Egitto
e della Nubia ad est del Nilo; a mezzogiorno probabilmente fino
alla latitudine di Shendi » (circa 16” 30° 1. b. ).
Il Lydekker (Bibl. 5) dà nel 1913 la distribuzione seguente :
«Nubia, Penisola Sinaitica e Arabia Meridionale ».
Il Flower (Bibl. 2) conferma nel 1932: «Egitto e Nubia
(soltanto sulla destra del Nilo), Sinai ed alcune parti dell’ Arabia.
Quest’ ultimo autore aggiunge qualche notizia interessantissima.
Nei decenni passati egli vide un esemplare catturato nella regione
di El Saff, nel distretto di Ghiza, ma i più provenivano dai
distretti di Assiut, Girge e Qene (Kene) (circa 27° 10’ - 26° 1. b.).
Prima della costruzione del tratto ferroviario Luxor-Assuan (circa
25° 40° - 24° 10° 1. b.) lo stambecco scendeva a dissetarsi nel
Nilo vicino ad Assuan! Nel 1920 sembrava frequente nell’ inac-
cessibile Gebel Sciayeb (m. 2500 s. m., circa 27° Il. b., e 33° 30’
ee Gr):
Ma siccome «J altipiano eritreo costituisce il lembo setten-
trionale del grande gruppo montagnoso dell’Africa nord-orientale »
(Bibl. 11) e l’altura massima immediatamente ad ovest del passo
di Sciancolet raggiunge i 2685 m. s. m. (Bibl. 3), non era del
tutto assurdo pensare che lo stambecco dell’ Eritrea potesse mo-
strare delle atfinità colla Capra walie Ruppell, la quale vive
nel gruppo montuoso del Semien, a circa 13° 30° |. b. e 38° 10°
l. e Gr., ossia sulla stessa latitudine orientale di Sciancolet, pur
considerando che questa specie «di rado scende al di sotto dei
Pregavo perciò il Comandante Bizzarri di volermi inviare in
esame il prezioso materiale in parola. Dopo pronta adesione da
Pola, il Capitano effettuava da Bolsena in ottobre ed in novembre
la spedizione separata delle due pelli coi relalivi cranii e corna,
ed offriva molto generosamente |’ esemplare & in dono a questo
Museo (Catal. entrata 32212).
iit Nano Mead NED
2 dd ad. - Monti a nord della Valle di Sciancolet, Novem-
bre 1932.
Esempl. a. - Pelle piatta col pelo dell’ occipite e la super-
ficie interna degli orecchi mancanti. Corna con cranio incompleto,
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (40 Marzo 1934) 25
386 OSCAR DE BEAUX
mancante cioè dell’ estrema punta dei premascellari, della fila
dentale sinistra, della superficie triturante dei molari superiori di
destra, della base della cassa cranica, della mandibola.
Esempl. b. - Pelle piatta con pelo del mento e della super-
ficie esterna degli orecchi parzialmente mancante. Manca anche
qui la superficie interna degli orecchi. Corna con cranio nelle
stesse condizioni del precedente, ma mancante anche dei mascellari.
wel
Rivestimento peloso. Es. a. - Il Cap. Bizzarri mi scriveva:
« Ritengo che gli stambecchi avessero |’ abito invernale, perchè
era da poco terminato sull’altipiano il periodo delle grandi piog-
gie. Le femmine avevano un mantello uniforme marrone chiaris-
simo». Il confronto colla descrizione data da Hemprich e Ehrenberg
(Bibl. 4) del maris adulti, vellere hiemali, conferma tale
opinione. Ma la solidità d'attacco, la freschezza e lucentezza del
pelame della faccia, dell’ arto anteriore esclusa la porzione scapo-
lare superiore, dei lati del tronco e dell’ arto posteriore indicano
che, in conformità col termine del periodo delle grandi pioggie,
già si era iniziata la muta per l’ abito estivo.
1 peli della barba del mento misurano fino a 135 mm.
La cresta nucale-dorsale è ricca e vistosa; nel suo punto più
alto, all’ attacco del collo sul tronco, i peli raggiungono i 100
mm.; a metà del dorso e sulla groppa ne misurano circa 60.
All’apice della coda i peli, leggermente setolosi hanno circa 75
mm. di lunghezza.
Il pelo di contorno misura a metà del dorso vicino alla striscia
mediana circa 30 mm.
La lanugine, presente un poco ovunque fuorchè sull’ apice
della coda, è dappertutto scarsa fino a scarsissima e composta di
peli estremamente sottili e crespi.
Colore dei singoli peli. - Lo schema generale di colorazione è:
base grigia chiara (da «pale mouse gray» a «mouse gray »,
LI, Bibl. 8) - apice giallino chiaro (circa «cinnamon buff», XXIX) -
puntina bruna cupa (da «chestnut brown» a nero, XIV). Dalla
varia proporzione di queste componenti e dalla soppressione di
una o due di esse risulta la colorazione delle singole zone. Le
Ia data i es a ir + autre
LO STAMBECCO DELL ERITREA 387
zone bianche sono composte quasi esclusivamente di peli comple-
tamente candidi.
Colorazione d’ insieme. - Nella testa sono giallini chiari con
brizzolatura bruna più o meno evidente : il labbro superiore, la
fronte, i lati della testa stessa, la regione attorno all’ orecchio e
la superficie esterna dell’ orecchio stesso. Sono bruni brizzolati di
giallino : il dorso del naso, una striscia tra 1’ occhio e |’ angolo
della bocca, la guancia. Uno stretto margine del labbro superiore
e la gola sono bianchi. La barba è bruna lievemente brizzolata
di giallino.
Nel collo sono gialline quasi uniformi: la superficie dorsale
e laterale; la ventrale è bruna brizzolata di giallo; la criniera
è bruna sagittalmente e giallina sui lati.
Nel tronco è giallina brizzolata di bruno la zona dorsale ;
bruna lievemente brizzolata di giallo la laterale intermedia; bruni
uniformi sono: la spalla, il braccio, la zona laterale bassa del
tronco, lo spigolo anteriore della coscia; bruna brizzolata di gial-
lino è la sua superficie laterale; giallino uniforme il pigeo, che
è munito di uno stretto specchio bianco attorno alla coda. Questa
è bruna nerastra brizzolata di giallastro alla base, uniformemente
bruna nerastra all’ apice. La criniera dorsale è più scura della
cervicale.
L’ avambraccio è bruno nerastro anteriormente e bruno lieve-
mente brizzolato di giallastro lateralmente. Gomito bianco. Al
disopra del carpo vi è una macchia bianca anteriore. Metacarpo
bruno nerastro anteriormente, bianco posteriormente. Pastoie bian-
che anteriormente e lateralmente, nere posteriormente.
La gamba è bruna nerastra anteriormente, bruna brizzolata
di giallino lateralmente, bianca medialmente. Tallone e tendine
d’Achille bianchi. Metatarso bruno nerastro anteriormente, bianco
giallastro posteriormente. Pastoie con striscia bruna nerastra ante-
riormente e posteriormente, bianche lateralmente e medialmente.
La porzione anteriore del petto è bruna brizzolata di giallastro,
la posteriore ed il ventre sono bianchi.
Esempl. b. - Questo è certamente tuttora in abito invernale.
La lanugine è assai abbondante e può dirsi abbastanza fitta nelle
parti dorsali del tronco. La barba del mento appare incompleta,
ma misura comunque circa 125 mm. La cresta nucale-dorsale è
— indubbiamente o per carattere individuale o dell’ età e non
388 OSCAR DE BEAUX
della stagione — meno ricca ed alta che nell’esempl. a: mm. 85
di altezza massima. La colorazione d’ insieme concorda sostanzial-
mente con quella dell’ esempl. a, ma è distintamente meno scura
e più giallina nelle zone scure della testa, e particolarmente
sulle spalle, sul braccio, sulla zona laterale bassa del tronco,
sullo spigolo anteriore della coscia; in queste ultime vaste zone
il tono d’ insieme corrisponde meglio a « Prouts’ brown» (XV)
che a «chestnut brown» (XIV). Il colore dell’ occipite; che nel-
l’esempl. a è denudato, appare bruno (Prouts’ brown) brizzolato
di giallino.
Zoccoli e callosità. Esempl. a. - Gli zoccoli sono massicci,
ottusi, con lastra durissima ma senza spigoli sporgenti. La suola
è sviluppatissima, compatta e tondeggiante posteriormente, com-
patta nella stretta punta, delaminata al centro. Lo zoccolo
anteriore è assai più grande del posteriore; |’ unghia mediale
più poderosa della laterale.
Misure : Zoccolo anteriore, lunghezza massima dell’ unghia
mediale mm. 67; sua larghezza massima a metà lunghezza 21.
Unghia laterale 65; 18.
Zoccolo posteriore : unghia mediale 58; 15; unghia laterale
SOA
Gli zoccoletti accessorii sono più sviluppati negli arti posteriori
che negli anteriori! Inoltre negli anteriori |’ unghia laterale è
sensibilmente maggiore della mediale !
Il colore degli zoccoli è nero col margine della lastra giallino
corno. Gli zoccoletti sono neri.
Sul davanti del carpo la pelle, spessa e durissima, forma una
grossa «castagna» lunga mm. 34 e larga 25. Il calcagno è
pure rivestito da una piccola castagna lunga circa mm. 20 e
larga 8, posteriormente-lateralmente dalla quale riscontro, in
ambo gli arti, alla distanza di circa 30 mm., uno «spazio nudo »,
lievemente incallito ma non ingrossato di circa mm. 20 X 20.
Esempl. b. - La differenza tra zoccolo anteriore e posteriore
è ancora più accentuata che nell’ esempl. a, essendo l’ anteriore
un poco maggiore nell’ esempl. d, mentre il posteriore è d’ iden-
tica grandezza nei due esempl. Zoccolo anteriore, lunghezza mas-
sima dell’ unghia mediale mm. 72; sua larghezza massima a
metà lunghezza 22. Unghia laterale 69,5; 17, 5.
Negli zoccoletti si conferma la maggiore statura dei posteriori
licei
LO STAMBECCO DELL ERITREA 389
in confronto cogli anteriori; ma degli anteriori è più grande
l'unghia mediale che la laterale, contrariamente a quanto si è
constatato nell’ esempl. a.
Le «castagne» e «spazii nudi» dell’ esempl. d concordano
esattamente con quelli di a.
Fig. a) Fig. dD)
Capra nubiana Cuvier, della probabile sottospecie tipica, di Scianeolet in
Eritrea.
— Corna e cranio di profilo —
a). Maschio bene adulto ucciso dal Cap. A. Bizzarri, di proprietà del
medesimo.
b). Maschio meno adulto, N.° 32212, donato al Museo Civico di Storia Naturale,
Genova.
CORNA
(Fig. a e d).
Esempl. a. - Le corna sono lievemente curvate per circa ?/
della loro lunghezza e piegate assai energicamente a gancio nel
*/, distale. Il corno destro porta 14 nodi ed il sinistro 13. Tra
questi raggiungono la misura massima il 3.° nodo di destra ed
il 1.° di sinistra. Le costole trasversali sono molto distinte ; se
ne contano generalmente 3 o al massimo 4 nello spazio d’ un
nodo col relativo internodo. Sulla superficie laterale del +/; distale
le costole sono disposte a «lisca di pesce» con angolo aperto
apicalmente. Solo |’ estremo apice, lungo appena mm. 20 è del
tutto liscio.
390 OSCAR DE BEAUX
Esempl. b. - La curvatura terminale a gancio manca quasi
completamente. ]l corno destro porta 9 nodi ed il sinistro 8. Tra
questi raggiungono le dimensioni massime il 4.° di destra ed il
3.° di sinistra; il primo di destra uguaglia pressochè il 4.° dello
stesso lato. La disposizione a lisca di pesce sul ‘/ distale della
superficie laterale è un poco meno evidente che nell’ esempl. a.
Nella seguente tabella di misurazioni aggiungo per confronto
le dimensioni dei 2 gg ad. di Capra walie di questo Museo,
regolandomi per la scelta delle misure approssimativamente sul
lavoro del Parisi, 1925 (Bibl. 7).
DIMENSIONI DELLE CORNA IN mm,
C. nubiana C. walie
Sad. a | Dad. d |\Tad.N.18399/7'ad. N. 18398
destro | sinistro | destro | sinistro | destro | sinistro | destro | sinistro
Lunghezza totale della curva supe- |
riore al disopra dei nodi. .|713 | 715 |620 |623 | 785 | 790 | 730 |732
L. t. della curva superiore sullo
spigolo mediale anteriore degli
internodi. . . . +. - | 690 | 685 [590 |592 | 738 | 740 | 680 | 678
Lunghezza della curva inferiore . | 560 | 565 | 520 |517 | 595 | 585 | 550 | 530
L. della corda della curva . . | 382 | 360 |412 | 396 | 428 | 446 | 385 | 378
Diametro trasversale massimo del
corno alla base. . . . . 45 46 | 47 47 65 67 54 | 52,5
Diametro trasversale alla base del
nodo massimo, quale criterio
per la larghezza massima della
faccia anteriore del corno. 38 398/0837 36 62 61 43 | 48
Diametro massimo assoluto fronto- :
occipitale: “=... + + «| 81) SI 1°86,5| 78 | 115 AT mes
Diametro massimo fronto-occipitale
del corno alla base sul nodo. | 80] 81 | 86,5] 78 | 115 | 117 | 106 | 101,5
Idem nell’internodo . . . «| 72] 66 | 72,5) 65,5] 101 | 99 | 89] 87
Circonferenza del corno alla base
sul‘nodozi’. a cet ss = 12205 | 215 1220" | 200) 4 288 29004
Idem sull’internodo . . . . | 188 | 184 | 187 | 187 | 264 | 270 | 225 | 223
Distanza massima tra corno e corno
alla base della faccia esterna. 98 84 122,5 124
Distanza minima tra corno e corno
AAA natia Os 11 11,5 15 24
Idem-eallivapice Re eri 296 348 490 390
È
x
}
3
7
|
4
|
ROSEE AEM ES oe e RT NA ZIO) PETIT AI ae >
LO STAMBECCO DELL ERITREA 391
CORNING ©,
Il cranio è solido e massiccio.
Nell’ esempi. a le suture della superficie superiore sono quasi
completamente saldate; la sutura mediana del palato e la tra-
sversale palato-mascellare sono pure quasi saldate. I denti, parti-
colarmente i premolari sono assai logori.
Nell’ esempl. 6 le suture della superficie superiore sono quasi
saldate; la sutura mediana del palato è tuttora aperta. Concor-
demente con quanto indicano le dimensioni delle corna l’esempl.
bè quindi certamente un poco meno adulto dell’ a
Le misure in mm. che posso prendere sui due i sono
le seguenti (confr. Bibl. 7).
Lunghezza massima dalla Crista occipi-
talis alla punta dell’ intermascellare : circa 252 - ca. 243
Distanza minima fra |’ apice dell’ inter-
mascellare e l’ orbita : : 132 - 128
Lunghezza massima dei nasali È : Sii 83,5
Lunghezza massima dell’ intermascellare 84 - 83,5
Lunghezza mediana del palato ; 113 - —
Larghezza massima dei parietali sulla su-
tura fronto-parietale . : i 89 - 85
Larghezza minima interorbitale . ; RODI 90,5
Larghezza massima sulle orbite . O 129
Larghezza massima sulle arcate zigoma-
tiche . , 2 117 - KO
Larghezza massima dei dass a file
degli apici anteriori dei frontali : 35 - 34,5
Larghezza bimascellare sui Tubera ma-
xillaria . ; : Vip te —
Distanza minima fra i ni quegli 4 MET A3
Diametro massimo antero-posteriore del-
orbita: ‘ hae - 492,5
Lunghezza alveolare della ale nents
PENN 2 : 6 È 2 : 71,5 - =
ee
392 OSCAR DE BEAUX
CONCLUSIONE
Sui monti che chiudono a nord la valle di Sciancolet sui
confini settentrionali dell’ Eritrea, ha preso piede almeno un
branchetto di Stambecchi nubiani.
Il Cap. A. Bizzarri, che ne ha visti 8 ed uccisi 2, « esclude
nel modo più assoluto che essi abbiano potuto cercare in detta
località rifugio da intemperie stagionali, dato che il periodo delle
grandi pioggie era terminato da circa un mese, che la tempera-
tura si elevava e che nei dodici giorni della sua permanenza
nella zona le condizioni atmosferiche furono sempre ottime ».
Il presunto livello meridionale di diffusione della specie (Shendi)
viene quasi accertato dalla scoperta del Cap. Bizzarri. L’ Eritrea
settentrionale-orientale segna oggi con sicurezza assoluta l'estremo
limite meridionale-orientale di diffusione della specie.
Ben rari sono nelle collezioni di tutto il mondo gli esemplari
di Stambecco nubiano di provenienza esatta e sicura! I due
esemplari di Sciancolet acquistano quindi un valore particolare
per lo studio della suddivisione sottospecifica della Capra nubiana
Cuv.
Lydekker (Bibl. 5) la suddivide in 3 sottospecie :
Capra nubiana nubiana Cuv. della Nubia ;
C. n. sinaitica Hemprich e Ehrenberg della penisola Sinaitica ;
C. n. mengest Noack dell’ Arabia meridionale-orientale (Bibl. 6).
Flower (Bibl. 2) fa però giustamente notare che le premesse
per una tale suddivisione sono assai vacillanti, almeno nei riguardi
delle due prime sottospecie, essendo in realtà ignota la patria
della sottospecie tipica; essendo la C. n. sinaitica, quale la
intende Lydekker nel 1913, molto probabilmente un «animale
composto », tanto più che non è indicata la località dalla quale
provenivano gli esemplari che servirono di modello alla bella
tavola a colori di Hemprich e Ehrenberg (Bibl. 4); essendo il
maschio rappresentato dallo Sclater (Bibl. 9) bensi un esemplare
dei monti dell’Alta Nubia all’interno di Suakin, ma giovane
e vivente in prigionia; essendo infine il vecchio maschio figurato
da Anderson e Winton nel 1902 (Bibl. 1) un esemplare che
viveva in prigionia fino dal 1899, e del quale non si sapeva in
realtà se provenisse dalla Nubia o dal Sinai!
LO STAMBECCO DELL’ERITREA 393
Il presente studio rappresenta quindi un valido contributo
per la fissazione della eventuale sottospecie tipica Capra nubiana
nubiana Cuv.
La Mammalofauna dell’ Eritrea, già tanto ricca, svariata ed
interessante, risulta oggi arricchita di una specie notevolissima,
che non sta per bellezza certamente al disotto del magnifico
Stambecco delle Alpi. D’ una specie destinata ad estinguersi
rapidamente se l’uomo civile e naturalisticamente colto non la
aluta a conservarsi. Il Flower scrive nel 1932 (Bibl. 2): «Nel
1922 lo Stambecco dell’ Alto Egitto apparve in gran pericolo
d’ essere sterminato; ma fortunatamente vi erano, e vi sono tut-
t ora, alcuni uomini in posizione ufficiale che fanno tutto quello
che possono per salvare questa specie ».
Possa l’ Italia Fascista, che vuole tesorizzata ogni ricchezza e
bellezza naturale, scrivere presto che Jo Stambecco dell’ Eritrea
viene affermandosi e diffondendosi nelle località adatte sotto la
valida protezione del Governo Coloniale.
LAVORI CONSULTATI
1) ANDERSON J. E DE WINTON W.E. - Zoology of Egypt - Mammalia,
Londra, 1902, p. 322, tav. LVII.
2) FLOWER, S. S. — Notes on the recent Mammals of
Egypt, with a list of the species
recorded from that kingdom, in Proc.
Zool. Soc. Londra, 1932, p. 435.
3) GHISLERI, A. — Atlante d’Africa, Bergamo, 1909,
carta 33-34.
4) HEMPRICH F. G. E EHRENBERG C. G. — Symbolae physicae, Berlino, 1828,
p. 22, tav. XVII —
5) LYDEKKER, R. -— Catalogue of the Uugulate Mam-
mals, Londra, 1913, p. 153.
6) Noack, Tu. — Ein neuer Steinbock und ein neuer
(?) Canide aus Arabien, in Zool. Anz.
Lipsia, XIX, 1896, p. 353.
7) PARISI, B. — Sulla Capra walte Riippell, in Atti
Soc. It. Scienze Nat. Milano LXIV,
1925, p. 110, tav. III
8) RIDGWAY, R. — Color standards and color nomen-
clature, Washington, 1912, tav. . .
OSCAR DE BEAUX ©
9) ScLATER P. L.
10) TEDESCO-ZAMMARRANO, V.
11) ZAVATTARI, E.
— Remarks on the various sp
of wild Goats, vin. Proc Zool,
Londra, 1886, p. 314, sa XXI
cia, Roma, 1930. is
~ Ricerche zoologiche in Eritrea, in
Atti del primo congresso di studi.
coloniali, Firenze, 1931, Pp 4 del.
l’ estratto.
LODOVICO DI CAPORIACCO
I NESTICUS LIGURI ED EMILIANI
Una piccola collezione di aracnidi, affidatami in istudio dal
Sig. Carlo Menozzi, mi indusse a uno studio più ampio sul genere
Nesticus Thor. Detta collezione, raccolta in 12 grotte, sei liguri
e sei emiliane, e constante di 73 esemplari, è composta infatti
principalmente di Nesticus (47 esemplari). Gli altri aracnidi
appartengono alle seguenti specie :
Nelima dorice (Cn.). Una 9 nella grotta Tre Tane (Isoverde,
Genova) 29 ott. 1933; specie non cavernicola, frequente in Italia,
Francia, Spagna ;
Obisium (Roncus) lucifugum E. S. Un es. nella gr. Baldu
(Isoverde, Genova) 22 ott. 33; specie cavernicola, non rara in
Francia, Piemonte, Liguria ;
Amaurobius cfr. erberi (Kys.). Una 9 immatura e perciò
non sicuramente determinabile a grotta Gortani (Bologna) 24 lu-
glio 33; l'addome è tutto fulvo, le zampe concolori; differisce
perciò un poco, quanto a colorito, dai tipici A. erberi. È specie
comune nella regione mediterranea ;
Pholcus phalangioides (Fussli.). 1 9 iuv. nella grotta di
Farneto (Bologna), 30 luglio 33; specie comune in tutti i luoghi
oscuri, cosmopolita ;
Porrhomma microphthalmum (Cbr.). 7 TL nella grotta
della Spippola (Bologna) 30 luglio 33; comune in luoghi umidi
e oscuri di Francia, Inghilterra, Irlanda, Germania, Svizzera,
Ungheria ;
‘9
N RA TN ee ee aia SON Mg PLS eee PE ICP SRI
> aS ; per — 7 mr aa oneness IN {
396 L. DI CAPORIACCO
Lessertia dentichelis (E. S.). Una 9 nella grotta del Drago,
(Isoverde, Genova) 22 ott. 33; specie comune in luoghi umidi e
oscuri e in grotte di Spagna, Francia, Inghilterra ;
Meta menardi (Ltr.). 4 99 nella grotta di Farneto (Bolo-
gna) 24 luglio 33; 2 Q a grotta di Coralupi (Bologna) 27 lu-
glio 33; specie cavernicola comunissima in tutta Europa e Africa
settentrionale ;
Meta meriane (Scl.). 1 Q a grotta di Coralupi (Bologna)
27 luglio 33, e 2 9 a grotta Paolino (Monte Fasce, Genova)
7 luglio 33; specie comune in grotte e luoghi umidi di tutta
Europa, Africa settentrionale e Siria ;
Tegenaria parietina (Frer.). 1 9 nella grotta Baldu (Iso-
verde, Genova) 22 ott. 33, e 1 9 iuv. nella grotta di Farneto
(Bologna) 30 luglio 33; specie comune in luoghi oscuri, case,
caverne, etc. in tutta |’ Europa, bacino del Mediterraneo ete. ;
Tegenaria campestris (C. K.). Una 9 giovane nella grotta
Baléu (Isoverde, Genova) 22 ottobre 33; specie non cavernicola,
comune in quasi tutta Europa;
Tegenaria pagana (C. K.). Due g'£ iuv. a grotta Paolino
(Monte Fasce, Genova) 7 luglio 1933. Questa specie, non cavernicola,
comune nel bacino del Mediterraneo e in Inghilterra, fu trovata
altre volte in grotte sia nella forma tipica, sia in una varietà
adattata alla vita trogloditica: i due esemplari della gr. Paolino
sono identici a quelli che vivono all’ aria aperta.
Tutte queste specie, anche quelle non strettamente cavernicole,
erano già altre volte state trovate accidentalmente nelle grotte,
salvo lo Amaurobius.
Come ho già detto, la massa dei ragni raccolti dal Menozzi,
cioè 47 es., appartiene al genere Nesticus Thor. Di questi esem-
plari, 35, provenienti da varie grotte, e precisamente :
6 o'Q nella grotta di Farneto (Bologna), 30 luglio 33; 2 9
iuv. nella grotta di Gaibola (Bologna) 20 agosto 33; 7 97 9
nella grotta di Coralupi (Bologna) 27 luglio 33; 3 Q nella
NESTICUS LIGURI ED EMILIANI 397
grotta Gortani (Bologna) 24 luglio 33; 8 © nella grotta della
Spippola (Bologna) 30 luglio 33; 3 99 nella grotta del Drago
(Isoverde, Genova) 22 ottobre 33; 1 9 iuv. nella grotta Tre
Tane (Isoverde, Genova) 29 ottobre 33; 5 Q in una cava di
sabbia presso Casalecchio dei Conti, 21 agosto 1933, appartengono,
nonostante alcune differenze di colorazione, evidentemente alla
stessa specie. Stavo già per determinarli come N. cellulanus (Cl.)
quando un più attento esame mi rivelò come questi esemplari,
pur accostandosi alla specie predetta per quel che riguarda la |
disposizione degli occhi, abbiano gli organi genitali conformati
ben diversamente da N. cellulanus (Cl.) e assai simili a quelli
di N. eremita (E. S.). Abbastanza stupito di questo fatto, chiesi
allora al Civico Museo di Genova che mi venisse comunicato in
esame il materiale di Nesticus a suo tempo studiato dalla Sig.™*
Gozo sotto la direzione del prof. Pavesi, il quale in parte prove-
niva dalle località stesse ove aveva raccolto il Menozzi. Il mate-
riale venne con molta cortesia posto a mia disposizione : si tratta
di 63 esemplari determinati come N. cellulanus (Cl.) provenienti da
Tana Balou (anni 1889, 1890, 1891); da grotta di Verzi (anni
1891 e 1897); da grotta della Bathyscia (Monte Gazzo) (anno 1900);
da grotta del Gazzo (anni 1888, 1889, 1891); da grotta dei
Colombi (anno 1898); da Tana del Drago (anni 1897 e 1898);
da grotta dei Dossi (anno 1888); da grotta Giacheira (Pigna);
da Bocca Lupara (Spezia) (anni 1896 e 1898); da grotta Drago-
nara (anno 1888); da Tana del Fico; da grotta Martin (anno
1891); da Pertugio Pozzacqua (Monte Fasce) (anno 1897); da
grotta di Monte Penna (anno 1897), in Liguria; da grotta delle Fate
(Macreto) (anno 1899), in Emilia; da grotta delle Marmore
(anno 1892), in Umbria, e da grotte Baume Granet (Roquefort)
(anno 1901) e da grotte des Pénitents Blancs (Vence) (anno 1903)
nel Nizzardo; di 33 esemplari determinati come N. eremita E. S.
provenienti da Tana del Fico (Ceriale); da grotta di Verzi (anni
1891, 1894 e 1897); da grotta Gazzo (anno 1888); da grotta
della Bathyscia (Monte Gazzo) (anno 1900); da grotta di Pigna
(anno 1882); da grotta della Giacheira (Pigna) (anni 1882 e
1397); da grotta Spadoni (anno 1898); da grotta di Pollera
(anno 1899); da grotta S. Antonino (anno 1898); da grotta
Madonna dell’ Arma (Badalucco) (anno 1897); da grotta Fabiano
(Spezia) (anno 1896); da grotta di Coregno (anno 1891); dalla
398 L. DI CAPORIACCO
grotta superiore di Monte Ceppo (anno 1896), in Liguria; e dalla
Grotte de Scaffarelle (anno 1903), in Provenza; e finalmente di
24 esemplari determinati come N. speluncarum Pav., provenienti
dalla Bocca Lupara (Spezia) (anno 1898); da grotta Suia (anni
1888, 1890, 1896, 1897, 1898); da grotta del Cantiere (Monte Fasce)
(anno 1897); da grotta Fabiano (Spezia) (anno 1891); da grotta
dei Colombi cn 1898) ; da grotta Verzi (anno 1901), in Ligu-
ria e da grotta a Termini (anno 1881) in Toscana.
Un attento esame mi dimostrò che le determinazioni della
Sig."* Gozo erano errate e che non era possibile distinguere i
pretesi N. cellulanus e N. eremita. Non vi è veruna differenza
tra gli esemplari delle due serie, nemmeno per quanto riguarda
il colore: la maggior parte dei Nesticus determinati dalla Gozo
come eremita è bensì concolore, ma ve n’è qualcuno che mostra
traccie di macchia triangolare scura sul cefalotorace, e uno o due
che mostrano dei leggeri disegni scuri sull’ addome; negli esem-
plari determinati come cellulanus si hanno tutte le variazioni di
colori, da disegni ben netti a disegni completamente scomparsi;
il lembo nero al cefalotorace si trova. appena accennato, in un
solo esemplare. Tanto negli esemplari dell’ una come dell’ altra
serie gli occhi sono un po’ colorati, specie 1 medii anteriori, ma
non mancano esemplari, distribuiti in entrambe le serie, con gli
occhi completamente pallidi e quindi appena visibili.
Quanto alla forma e grandezza degli occhi, essi sono per lo
più, leggermente ovali i superiori, rotondi gli inferiori; ma non
mancano esempi, in tutte e due le serie, a occhi o. per-
fettamente tondi: gli occhi superiori sono eguali, o, per lo più,
i laterali appena maggiori; i laterali anteriori sono per lo più
appena più piccoli di ir superiori: il diametro dei medii ante-
riori è eguale o di poco superiore al raggio dei medii superiori,
gli occhi medii superiori sono per lo più separati da uno spazio
eguale o appena maggiore del loro diametro trasverso; distano
poco meno dai hi superiori: la loro distanza dai oe ante-
riori è metà o poco più del loro diametro. I medii anteriori distano
fra loro, in genere, un po’ meno del loro diametro; una distanza
pari al loro diametro li separa dai laterali anteriori.
Vi sono delle eccezioni a tali rapporti di distanza; così
in 4 9 ad. e 2 iuv. determinate come N. cellulanus e in 1 9
ad. e 1 iuv. determinate come N. eremita la distanza tra gli
NESTICUS LIGURI ED EMILIANI 399
occhi medii superiori è di circa un terzo maggiore al diametro
dei mediani; talora questo carattere è accompagnato da una
maggiore distanza tra occhi medii e occhi laterali superiori, che
diventa eguale al diametro dei medii, tal’ altra no; in una gio-
vane 9 determinata come N. cellulanus e in 2 determinate
N. eremita la distanza tra i medii superiori è quasi doppia del
diametro dei medii.
In 25 casi gli occhi anteriori sono equidistanti: in 7 casi (5
determinati come cellulanus e 2 come eremita) ciò avviene
perché si è ristretto lo spazio fra occhi medii e occhi laterali;
in 18 (10 determinati come cellulanus e 8 come eremita) ciò
avviene perché è più largo dell’ usuale |’ intervallo fra i mediani;
in 5 casì infine (3 determinati come cellulanus e 2 come ere-
mila) i medii anteriori distano dai laterali quasi un terzo più
del loro diametro.
Queste variazioni avvengono indipendentemente le une dalle
altre, sicchè, a meno di non voler distinguere 4 o 5 specie a
seconda delle distanze degli occhi, dobbiamo ritenere che queste
variazioni sieno accidentali. Del resto, se la distanza degli occhi
fra loro è un buon carattere specifico per forme epigee, è assurdo
considerarlo come tale per forme cavernicole o quanto meno
amanti dell’ oscurità e ad essa adattate.
Quanto agli organi genitali, essi sono studiabili in 2 ¢ e
31 © della serie determinata come N. cellulanus (Cl.); in 2 g
e 9 © della serie determinata come N. eremita E. S.; gli altri
esemplari sono tutti giovani,
I palpi dei maschi nelle due serie sono assolutamente identici:
hanno la forma che dò qui appresso ; I’ epigine della 9 presenta
qualche lieve variante; ma queste varianti si possono ricondurre
al diverso stato della 9 (se vergine, fecondata prima della depo-
sizione delle uova, dopo deposte le uova) e si presentano del
resto in ambedue le serie.
È dunque evidente che le due serie di ragni determinate
dalla Gozo come N. cellulanus (Cl.) e N. eremita E. S. oltre
a una giovane 92 da essa determinata come N. speluncaruin
iuv. della grotta di Verzi, appartengono ad un’ unica specie ;
specie assai variabile quanto a colorazione, e abbastanza variabile
quanto a dimensioni e posizione degli occhi: è del pari certo che
gli esemplari raccolti da Menozzi, che corrispondono in tutto a
quelli di questa doppia serie, vanno riportati alla stessa specie.
Se
ee Oe ie ee RI
400 L. DI CAPORIACCO
Ora a quale specie vanno attribuiti questi esemplari ?
La colorazione di certuni sembrerebbe doverli staccare da N.
eremita; ma, data la variabilità in proposito delle specie caver-
nicole, non si può escludere che vi sieno forme colorate di N.
eremita, come vi possono essere forme senza disegni di N. cel-
lulanus; | assenza costante di lembo nero al cefalotorace acco-
sterebbe se mai questi esemplari a N. eremita.
Quanto agli occhi, assai di rado i medii superiori distano tra
loro più di un terzo più del loro diametro: questo carattere li
allontanerebbe dunque da N. eremita; viceversa il fatto che i
laterali superiori sono quasi sempre un po’ più grandi dei mediani
e in ogni modo mai più piccoli li differenzia da N. cellulanus.
Esaminando però gli organi sessuali troviamo subito che,
nonostante tutte le apparenze, non può in verun modo trattarsi
di N. cellulanus. Nella femmina non vi è traccia delle due fos-
sette ovali, divergenti posteriormente, che caratterizzano N. cel-
lulanus; nel maschio |’ apofisi acuta e lunga del bulbo manca,
mentre vi è un’apofisi terminale, corta, tozza, leggermente
malleiforme, che manca in N. cellulanus; V apofisi tarsale poi,
arcuata dalla base, manca delle espansioni lamellari che caratte-
rizzano N. cellulanus.
Il palpo del g° corrisponde invece abbastanza bene alla figura
data per N. eremita dal Simon : le differenze che si riscontrano
possono esser. date semplicemente da imperfezione del disegno
del Simon. Ritengo quindi che tutti gli esemplari determinati
dalla Gozo come N. cellulanus e come N. eremita nonchè quelli
raccolti da Menozzi sieno da assegnarsi alla specie N. eremita
E. S. Certo la diagnosi di questa specie andrebbe leggermente
modificata, dato che gli occhi medii superiori distano tra loro di
uno spazio eguale o poco maggiore del loro diametro (raramente
doppio), che gli occhi medii anteriori distano fra loro di uno
spazio quasi sempre minore del loro diametro, e distano dai late-
rali di uno spazio eguale al loro diametro, e dato che il colore
può variare dal fulvo testaceo uniforme a una colorazione simile
a quella di N. cellulanus: solo il lembo nero del cefalotorace
manca pressa poco sempre. Tali differenze mi paiono però suffi-
cienti per stabilire due forme di N. eremita E. S.; la forma
tipica, alla quale forse potrebbero andar assegnati gli esemplari
della grotta Verzi Pietra (1 9 iuv.), 18-VII-91; una 9 e un
NESTICUS LIGURI ED EMILIANI 101
o iuv. di grotta Verzi (16-IV-97), determinati dalla Gozo come
N. cellulanus, e una 9 iuv. di grotta Spadoni, 1898 e una 9
pull. di grotta Fabiano (11-11-96) determinate dalla Gozo come
N. eremita, i quali esemplari sono gli unici che corrispondano
bene alla descrizione del Simon; e una forma éfalica mihi che
comprende tutti gli altri esemplari. È però chiaro che fra le due
forme (che si trovano entrambe p. e. nella grotta di Verzi e in
quella di Fabiano) vi sono numerosi passaggi: probabilmente la
forma tipica rappresenta un adattamento più profondo alla vita
cavernicola della forma italica : sarebbe interessante ricercare se
la prima abiti parti delle grotte più remote di quelle abitate
dall’ italica. Finchè questo non sarà stabilito, sarà evidentemente
impossibile decidere se si tratti di due forme accidentali o di due
varietà determinate dal differente ambiente; ritengo vera la se-
conda ipotesi. Non si può poi pensare che la forma dtalica sia
una forma di transizione fra N. cellulanus e N. eremita, poichè,
se l'aspetto è intermedio tra i due, l'aspetto degli organi genitali
è diversissimo da quello di N. cellulanus.
Altri 10 Nesticus appartengono alla collezione raccolta dal
Menozzi: due di essi (1 gd e 1 £ pull.) provengono da grotta
Fabiano presso Spezia (13-VIII-33) ; altri 8 da grotta della Suia,
sul Monte Fasce (Genova) 3 sett. 1933.
Il confronto del g di grotta Fabiano e dei © di grotta della
Suia mostra tali differenze, che è impossibile attribuirli ad una
stessa specie.
Ho confrontato questi g con il materiale del Museo Civico di Ge-
nova proveniente in parte dalle stesse grotte: ma tra questo mancano
i maschi adulti, mentre la 9 di grotta Fabiano della collezione
Menozzi è ancora giovane e perciò poco servibile per confronti.
In ogni modo, negli esemplari di Menozzi si nota che, oltre la
differenza di costituzione del palpo maschile, anche una differenza
nella posizione relativa degli occhi. E poichè le 9 della collezione
di Genova provenienti da grotta dei Colombi, Bocca Lupara (Spe-
zia), grotta Fabiano (Spezia) e grotta a Termini, hanno gli occhi
in posizione simile a quella del g° e della Q iuv. di grotta Fa-
biano della coll. Menozzi; mentre le 9 della collezione di Genova
provenienti da grotta Suia e grotta del Cantiere (Monte Fasce) sono
identiche a quelle della coll. Menozzi di grotta Suia, mi pare che
gli esemplari da me esaminati si possano così ricondurre a due
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVI (10 Marzo 1934) 26
Bs
Je
402 L. DI CAPORIACCO
specie, una comprendente un © adulto e una 9 iuv. di Fabiano
(coll. Menozzi), un pull. della stessa grotta (coll. di Genova),
una 9 ad. di Bocca Lupara (Spezia), 2 9 ad. della grotta dei
Colombi e 1 9 ad. di grotta a Termini (Bagni di Lucca) tutte —
della coll. di Genova; l’altra specie comprendente 8 g e Q
adulti e iuv. della coll. Menozzi, e 17 © adulte e iuv. e o& iuv.
della coll. di Genova, tutte della grotta Suia, nonchè una 9 iuv.
di grotta del Cantiere, della coll. di Genova.
Grotta Fabiano e Bocca Lupara sono le località dalle quali il —
Pavesi descrisse il N. speluncarum. È dunque quasi certo che —
a questa specie vanno attribuiti gli esemplari del primo gruppo.
Essi sono tutti senoculati, salvo una Q di grotta dei Colombi.
L’ epigine delle 9 adulte corrisponde bene alla figura del Pavesi,
come si può vedere dalle annesse figure ; non corrisponde invece
affatto il rapporto tra patella e tibia I*, che, in tutti gli esem-
plari da me esaminati varia da 1:4,2 a 1:6, come avviene
anche nelle altre specie di Nesticus. Io dubito forte che nella
descrizione Pavesiana si sia insinuato un errore, e che il rapporto
tra patella e tibia, = 1:3 si riferisca non al primo ma al se-
condo paio di zampe: in questo paio infatti tale rapporto è asso-
lutamente normale in tutte le specie di Nesticus. Negli esemplari
senoculati, gli occhi superiori sono eguali ed equidistanti (distano
tra loro circa il doppio del loro diametro); i laterali anteriori.
sono un po’ più grandi. Qui presso dò la figura del palpo ma- —
schile, finora non descritto. Mi pare che tale figura valga a
dimostrare del tutto infondato il dubbio di E. Simon che il suo
N. eremita possa essere sinonimo di N. speluncarum Pav.
Gli altri esemplari, sia della coll. Menozzi che del Museo Civico di
Genova, di grotta Suia e grotta del Cantiere appartengono invece
a un’altra specie, che chiamerò N. menozzii e della quale dò
qui la descrizione : 4
Corporis totius long. ¢& mm. 3,2, 9 mm. 6,5; cephalothoracis
long. 7 mm. 2,2, 9 mm. 2,3; abdominis longitudo o mm. 3,
Q mm. 3,8; pedum I paris g mm. 23,2, 9 mm. 22; II paris
o mm. 16,8, 2 mm. 16,2; III paris 7 mm. 12,4, 9 mm. 12,2;
IV paris 7 mm. 16,3, 92 mm. 16,3; palporum g' mm. 3, 9
mm. 4, Tibia I quater usque ad septies patella longior.
Colore omnino testaceo, apicibus chelarum et tarso palpi of
colore rufo.
NESTICUS LIGURI ED EMILIANI 403
Oculi sex vel interdum octo; medii antici, si adsunt, minimi,
vix visibiles; oculi superiores inter se eequales, laterales antici
ceteris vix minores. Oculi omnes pallentes, parum visibiles. Oculi
medii inter se spatio eorum diametro duplo vel fere triplo distan-
tes, a lateralibus spatio eorum diametro dimidio maiore vel fere
duplo remoti; spatium inter medios spatio inter medios et late-
rales semper evidenter maius. Oculi laterales antici inter se spatio
eorum diametro plus quam quadruplo vel quintuplo remoti; si
oculi medii antici adsunt, oculi antici omnes inter se eeque distant.
Palpi co tarsus apophysi duplice. munita, quarum ramus
exterior est acutus et incurvatus; exterior autem obtusus et
biangulatus. :
Q epigyne antice duobus tuberculis brunneis ovalibus, inter
se spatio eorum diametro minore seiunctis constat; postice tuber-
cula carinis incurvatis continuantur, que postice alia tubercula
parva et transversa attingunt. Spatium inter extremitates carina-
rum postice tuberculis posterioribus multo angustius.
Oculis mediis superioribus inter se magis quam a lateralibus
distantibus, forma tarsi palpi o& et spatio inter extremitates poste-
riores carinarum Q epigynis a N. speluncarum Pav.; forma
epigynis, palpi ©, oculis minoribus, mediis anticis sepe carentibus
a N. cellulano (Cl.) et eremita E. S. distinguitur.
Penso che sarebbe utile esplorare le caverne italiane per
ricercarvi i Nesticus; probabilmente se ne scoprirebbero varie
altre specie, poiché, come dimostrano le ricerche di Simon sui
Nesticus cavernicoli spagnuoli, questo genere presenta delle
specie epigee estremamente diffuse, mentre le caverne comprese
nell’ area di diffusione delle poche specie epigee presentano varie
specie ipogee estremamente localizzate, talchè grotte di regioni
assai vicine presentano specie di Nestiîcus ben distinte : fenomeno
che del resto si riscontra per la maggior parte degli animali
cavernicoli. i
e ne eau DINT i GOT ee ee CO Sara Lia
ld
ca doit
tt }
ee UNE PIT a”
SPIEGAZIONE DELLE FIGURE
Nesticus cellulanus (Cl.) : 0’, palpo, da E. Simon, Arachn. de France.
la
1b » » » : 2, epigine, da L. Becker, Arachn. de
Belgique.
2 a Nesticus eremita E. S. var. italica Di Cap.: do’, palpo (originale).
2b > » pit » » :9, epigine »
3 » » » : J, palpo, da E. Simon, Arachn. de France.
4 a Nesticus speluncarum Pav.: d', palpo (originale).
4b > » » :9, epigine »
5 » » » :9, » da Pavesi, Nuova specie di
Ragni Cavernicoli.
6 a Nesticus menozzii Di Cap. : do’, palpo (originale).
6 b » » : 9, epigine »
i NESTICUS LIGURI ED EMILIANI 105
eci,
; BIBLIOGRAFIA a
| BEcKER L. — Les Arachnides de Belgique, Part. II, III, Bru- ce:
i xelles 1896. ST
Di CaporIacco Lopovico — Alcuni Ragni del Carso Liburnico, Bull. Soc. “a
E Entom. Ital., Anno LIX, N. 3, 31 Marzo 1927. Be:
«Gozo A. — Gli Aracnidi di Caverne italiane, Bull. Soc. ne:
Bi ‘——Entom. Ital., anno 38, Firenze 1908. “Ad
| Pavesi P. — Nuova specie di Ragni cavernicoli, Annali del ber:
ee Museo Civico di St. Nat. di Genova, vol. IV, 1873. Pee
fe PAvest P. — Considerazioni sopra nuovi ¢asi di cecità parziale Sa
i negli Aracnidi, R. Ist. Lombardo di Scienze e 9
Lettere: Rendiconti, Serie II, Vol. XIV, fasc. IV, È
24 Febbraio 1881. fr
SIMON E. -— Les Arachnides de France, tome V, Paris 1881. 3
Simon E. i — Araneze Chernetes et Opiliones (I° série), Bio- I
speologica IIl, Arch. de Zool. expér. et générale,
IV sér., T. VI, Paris 1907.
Simon E. — Aranee et Opiliones (3° série), Biospeologica
XXIII, Arch. de Zool. expér. et générale, V sér.,
T. IX, Paris 1911-12.
Simon E. — Arane® et Opiliones (4.° série), Biospeologica
XXX, Arch. de Zool. expér. et générale, tome
52, 1913.
Firenze, Ist. di Zoologia della R. Università, Febbraio 1934 (XII).
INDICE DELLE FIGURE NEL TESTO
Gruppo degli esploratori della Galita .
Phanerotomella rufa Marsh. O. Testa e ali
Malacocephalus laevis Lowe. Regione anale
Figure di corrosione della pirite . :
Apparecchio per la corrosione dei cristalli.
Mareta siccifolia Hanitsch. Left wing
Anaplectoidea lampongensis Hanitsch. Left wine :
Parasymploce obliqua Hanitsch. 9°. End of abdomen, from pelo
Margattea rectangularis Hanitsch. 9°. End of abdomen from
below
Margattea rectangularis Hanitsch. rioni Tita from
below
Sigmotdella immaculata Hanitsch. Outline of aerate,
Temnopteryx modiglianii Hanitsch. gd.
Allacta raapt Hanitsch. ©. :
Dictyoblatta bimaculata Hanitsch. Consi
» » » Left tegmen
» » » Left wing
Epilampra modiglianit Hanitsch © .
Scabina transversa Hanitsch. f
Stylopyga proposita Shelford. g°. End of alana from por
» » » Ca » » below
» semont Krauss. dg. Fore part of body .
Archiblatta beccarit Hanitsch. Q
Panesthia wallacei Wood Mason. Pimncni
» modiglianii Hanitsch. 9
Miopanesthia sp. d'. larva. End of abdomen fori ATO
» Sees » » » » below
Aenictus bayoni Menozzi. Armatura genitale di fronte e di
fianco
Plectroctena ugandensis Menozzi. Capo e o Luo di ete
Triglyphothrix gestroi Menozzi. Torace e pedicolo visti di lato
Cataulacus latipes Menozzi. Contorno dell’insetto visto dal di
sopra e zampa posteriore
Nomia nilotica Smith. JT. 1. Femore e tibia posteriore. 2. nil
timo articolo del tarso intermedio. — Nomza
Innesi Gribodo. 3. Femore e tibia postoriore.
4. ultimo articolo del tarso intermedio .
>" Lp oh rat i »I e INTRA a Vial a
“Sag ce AR AT II
Pag.
»
7
100
105
107
137
Crocisa Brezzii Guiglia. 9. 1. scutello. — Crocisa rufa Radosk.
DE SON I
Enochrus maculiapex Kuw. (larve) .
Assiminea (Eussoia) Somala Bisacchi. Fig. 1, 2 03 Gonehioha
vista dal disopra e dal disotto e
opercolo
Assiminea (Eussota) Somala Bisacchi. Fig. 4. Denti sera n,
Dictyna cyrenaica Di Cap. D. Palpi, tibia e tarso .
Drassodes cyrenaicus Di Cap Q. Epigyne.
Scotophaeus microdon Di Cap. 9. Epigyne
Theridium Patrizii Di Cap. 9. Addome e epigyne .
Teutana argentea Di Cap. 9. Addome di sopra e di sotto
Cyclosa concolor Di Cap. 9. Epigyne.
Xysticus quadrispina Di Cap. 9. Epigyne sii FARO
Philodromus crythrops Di Capi co’. Palpi, patella e tibia.
Q. Epigyne. jad cae
Philodromus Grazianii Di Cap. Q. Epigyne ;
» multispina Di Cap. 9. Epigyne. d'. Palpi tibia
e tarso ; : : :
» dubius Di Cap. 9. Epigyne .
Icius minimus Di Cap. o. Palpi tibia e tarso.
Lycosa (Arctosa) depuncta (Cbr.). Q. Epigyne .
» (Cynosa) agedabiae Di Cap. 0°. Addome palpi e ance
Hemimeria himalayana Masi. Q. Ali
Andrena eremobia Guiglia. 9. 1. Ala anteriore. 2. ero ;
Miscophus Manzonii Gribodo. 1. Capo della 9. 2. Articoli ba-
sali del funicolo del g'*
Miscophus ctenopus Kohl. 3. Capo della 9 ;
Ancistrocerus parazairensis Giord. Q. Tergiti, ahaa. (cence
antenna
Odynerus abreptus Giord. J'. Metatarso, clipeo, no Sun
» proterrens Giord. co. Capo. ©) Tergiti, tegula, an-
tenne, clipeo . : ‘ :
Odynerus coenii Giord. d°. Capo. 9. Antenne, dia fone -
Capra nubiana Cuv. Corna. : : :
Nesticus cellulanus Cl. &. Palpo. 9. Seti seats
» eremita E. S., var. italica Di Cap. 9°. palpo. 9. Epigiue
» speluncarum Pav. o. Palpo. 9. Epigine .
» menozzit Di Cap. do’. Palpo. 9. Epigine
eater) | dtt tri pri
‘Hanitsch (Blattidae) .
=)
qu:
D
DIN Delic
. VINCIGUERRA. — Ricordo di Enrico d’ Albertis. (Con
ritratto)
- MAst. — Riferimento seule Branerolonta La Marsh.
al genere Phanerotomella Szépl. (Hymenoptera
Braconidae) ; 5 ‘
VINCIGUERRA. — Res LiEnsrie LXIL — Del genere
Hymenocephalus (Pesci Macruridi) e particolar-
mente della specie mediterranea (H. italicus, Gigl.)
(Tav. 1) ; = 5 > 5 2 . 5
Lincio. — Sulle figure di corrosione della see
(Tav. II)
— — Un nuovo incide nen y Sisinnio e aan
lo studio delle figure di corrosione dei cristalli
(Tav. III, IV)
HANITSCH. — Beccari and Modiglionie S “olloction of
Sumatran Blattidae in the Museo Civico, Genoa
. MENOZZI. — Raccolte mirmecologiche dell’Africa orien-
tale conservate nel Museo Civico di Storia Natu-
rale «Giacomo Doria» di Genova — Parte seconda —
Formiche dell'Uganda e delle isole Sesse raccolte
dal Dr. E. Bayon
BERIO. — Spedizione scientifica all’ di di dina (Meno:
Luglio 1931) — Lepidotteri
. VINCIGUERRA. — Elio Modigliani. Cenni biograii. (Con
D
ritratto)
D. GuIGLIA. — Spedizione ii all’ Gia “a Cufra
(Marzo-Luglio 1931). - Imenotteri aculeati — Se-
conda parte — Apidae È
R. GestRo. — Elio Modigliani e le sue iano Teor:
giche ; . -
E. GRIDELLI. — Shediioto seiutifia all’ Oasi di Cuties
(Marzo-Luglio 1931). — Coleotteri. (Tav. V)
H. BERTRAND. — Spedizione scientifica all’ Oasi di Cufra
(Marzo - Luglio 1931). - Note sur deux larves de
Coléopteres aquatiques
J. BisAccHi. — Una nuova specie di aan ‘della
Somalia Italiana :
F. SOLARI. — Un nuovo Coniatus (Col. Cool) ROAR 7
Pag.
»
»
»
»
»
x
5-10
11-13
14-26
21-33
34-47
48-92
93-114 -
115-121
122-129
130-142
143-154
155-258
259-262
263-265
266-268
J. BrsaccHI. — I molluschi terrestri dell’ Italia centrale
raccolti dal Dr. Andreini
R. Forsius. — On some ethiopian Ema belon-
ging to Museo Civico at Genoa
D. VINCIGUERRA. — Pesci di Albania raccolti dal Dr. Pietro
Parenzan nel 1930
L. pr Caportacco. — Spedizione Tali all Oasi di
Cufra (Marzo-Luglio 1931). — Araneidi
L. Masi. — Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo-
Luglio 1931). - Descrizione di una nuova specie di
‘Hemimeria (Hywen. Scoliidae).
— Diagnosi di una nuova Hemimerza dell’ Finale
R. GestRo. — In memoria di Agostino Vacca
D. VINCIGUERRA. — Descrizione di una nuova specie i
Harpesaurus di Sumatra (Tav. VI).
D. GuigLia. — Su tre specie di Imenotteri della Civcnaloa
e su due casi di omonimia
E. Berio. — Note sui Lepidotteri. Metarctia tate ina H. S.
e Automolis unicolor Obth. (Tav. VII) .
A. GIORDANI SoIKA. — Di alcuni Eumenini raccolti da
L. Fea nella Guinea Portoghese
O. DE BeAUX. — Lo stambecco dell’Eritrea
L. Di CAPoRIACcO. — I Nesticus liguri ed emiliani .
Indice delle figure nel testo . 5
Nuovi nomi generici proposti nel presente Sane
Pag. 269-297
»
vy % X % %
298-302 —
303-310 —
311-340 |
341-346 —
347-348
349-354
355-357
358-366
367-368
369-383
384-394
395-405
407-408
409
PARANOIE O LEPINI N OT] PERI TONE VERE oe PO e CAPO ee
|
4
Tav. I
Annali del Museo Civico - Vol. LVI.
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Lit. A. Rossi - Genova
Gigl.
italicus
Hymenocephalus
A. Baliani dis. e lit.
(n)
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA Il
Fig. 1 - Ingrandimento di 40 volte. Corrosione della (210) con H, ‘on Lato
direzione N-S segna la direzione delle strie originarie di combi-
nazione ; la direzione O - E quella delle strie di corrosione puo Ra
Fig. 2 e 3 — Forme complementari pentagonododecaedriche, sinistra (210)
e destra (120) con le relative strie a combinazione.
t
Fig. 4 e 5 — Figure di corrosione e loro orientamento per la (210) e E
(120). Ingrandimento di 250 volte. i
II
Tav.
LVI.
Annali del Museo Civico - Vol.
Fig. 1.
Fig. 5.
eet
ae.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IIL
Ingrandimento delle figure = 20 volte.
Fig. 1 — Corrosione d’ una lamina di sfaldatura, secondo (010), di
mediante acido cloridrico concentrato.
Fig. 2 e 3 - Corrosione d’ una lamina di sfaldatura (010) di antimonite
mediante acido nitrico concentrato.
Di
Bici
Fig. 4- Corrosione superficiale del prisma (0110) di calcite mediante — 4
acido cloridrico molto diluito. =e 0 A
Fig. 5 — Corrosione d’ una lamina di sfaldatura della calcite, secondo il
romboedro (1011), mediante acido cloridrico diluito.
III
Tav.
RIVALE
Vol
ivico
Annali del Museo C
Fig. 3.
op
Uni
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IV
Pene”
Corrosione del solfato di rame pentaidrato mediani
Corrosione sulla faccia (110)
» » » (100)
» (110)
» (111)
Annali del Museo Civico - Vol. LVI. Anania JV
î
4
Di
nd Feat
Annali del Museo Civico - Vol. LVI. Tav. V.
RAOU9 - ISSOU *W ‘IT ‘351 0 *81p 1uar]eg "V
‘gs*u 11uMI].-SIPO]} SNANVSIGLAVEHT
IA ABL IAT ‘TOA - OOIAID OosnyY, [ep ITUUW
UT
Annali del Museo Civico - Vol. LVI- Tav. VII
1. Metarctia lateritia ab. unicolor Obth. (sub Automolis) typus — 1.a frangia
1.b genitapparato maschile del typus — 2. AZ. lateritia ab. 3 Hmps. — 2.a frangia
3. MM. lateritia i. S.
A. Baliani dis.e lit. Lit, A. Rossi - Genova
D.
R.
E.
J. BISACCHI.
F. SOLARI. — Un nuovo Coniatus (Col; Curénl) aironi Lia
J. BrsAccHI. — I molluschi terrestri dell’ Italia centrale
VINCIGUERRA. — Elio Modigliani. Cenni biografici. (Con
— Spedizione scientifica all’ Casi di Cufra —
(rsa: -Luglio 1931). — Imenotteri aculeati - Se-
conda parte — Apidae :
GESTRO. — Elio Modigliani e le sue doni aie
. — Spedizione seientifica all’Oasi di Cufra
(Marzo-Luglio 1931). - Coleotteri. (Tav. V) . .
H. BERTRAND. — Spedizione scientifica all’ Oasi di Cufra
(Marzo - Luglio 1931). — Note sur deux larves de |
Coléoptéres aquatiques . 1 got
— Una nuova specie di asini ati ‘della
Somalia Italiana - 3
. . . . . Sp Pag :
raccolti dal Dr. Andreini ; -
R. Forsius. — On some ethiopian Tenticedincidan: held .
ging to Museo Civico at Genoa 4, + ae
D. VINCIGUERRA. — Pesci di Albania raccolti dal Dr. Pietro nr
Parenzan nel 1930... fy i NI
L. pI CAPORIACCO. — Spedizione Gi all Oasi di ret ES
Cufra (Marzo-Luglio 1931). — Araneidi . et dd ai
L. Mast. — Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo- |. —_——° a o
Luglio 1931). — Descrizione di una nuova specie di {/{/ {0°
Hemimeria (Hymen. Scoliidae). È » 341-346 i
— Diagnosi di una nuova Hemimeria dell’ inne » 847-348
R. GestRo. — In memoria di Agostino Vacca . . . » 349-354
D. VINCIGUERRA. — Descrizione di una nuova specie di
Harpesaurus di Sumatra (Tav. Vl)... ‘®© 855-857.
D. GuIGLIA. — Su tre specie di Imenotteri della Cirenaica ST
e su due casi di omonimia ; 3 1 Ta i 358-366" =
BeRrIO. — Note sui Lepidotteri. Metarctia tiieritin, H. S. {EL E Sa
e Automolis unicolor Obth. (Tav. VII) . . . » 367-368
A. GiorpANI Somka. — Di alcuni Eumenini raccolti da 9 0
L. Fea nella Guinea Portoghese : 3 . ; » 369-383
O. DE BEAux. — Lo stambecco dell’Eritrea > —. : Rn
L. DI CaPoRIACcO. — I Nesticus liguri ed emiliani . . Fi ee OS. a
Indice delle figure nel testo. . . LS Sh 07408 SS
Nuovi nomi generici proposti nel presente dano
Prezzo del presente Volume L.it. 150.
STABILIMENTO TIPO-LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU
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Largo Via Roma, Piazza S. Marta, N. 39
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L. MASI
CALCIDIDI DELL'ISOLA DI CIPRO
RACCOLTI DAL Sic. G. A. MAvROMOUSTAKIS
Il Museo Civico di Storia Naturale di Genova ha ricevuto
recentemente dal Sig. G. A. Mavromoustakis, residente a Cipro e
ben noto per i suoi studii sugl’Imenotteri aculeati, specialmente
sulla famiglia degli Apidi, un numero notevole di esemplari
d’Imenotteri e di Molluschi terrestri, risultato di escursioni com-
piute durante l’estate dell’anno scorso nei dintorni di Limassol
e in altre parti dell’isola. Assai importanti sono nel materiale
raccolto gl’Imenotteri parassiti, non soltanto per la conoscenza
della fauna entomologica di Cipro, quanto per quella della fauna
mediterranea in generale. Sugl’ Imenotteri parassiti di Cipro poco si
conosce fino ad oggi e le diverse famiglie di questo gruppo non
sono state oggetto finora di lavori speciali. Io sono molto grato
al Sig. Mavromoustakis di avermi procurato una raccolta di 180
esemplari di Calcididi, contenente parecchie specie nuove e interes-
santi dal punto di vista faunistico, le quali sono descritte in
questa pubblicazione. Sfortunatamente devo lasciare da parte
alcune forme nuove non rappresentate da. esemplari dei due sessi,
appartenenti quasi tutte agli Haltichellini, e diverse specie di
Eurytoma che non ho potuto determinare. Questi due gruppi
sono i meglio rappresentati nel materiale di Cipro, che ho avuto
a disposizione; fra gli Haltichellini ho trovato pure due generi
nuovi, dei quali spero di ricevere in seguito altri esemplari per
poterne stabilire diagnosi complete.
fa
h
oa
+ SPIA - Ne Mg
CI RIO 4 BI ata 1 Pe eo Gor oo
6 L. MASI
Leucospis dorsigera Fab.
Syst. entom., I, 1775, p. 361, n. 1 (9).
L. turkestanica Radoszkowski, Horae soc, entom. rossicae, XX 1886,
p. 51 (Q).
L. dorsigera Schletterer, Berlin. entom. Zeitschr., XXXV 1890, p. 185,
tav. V fig. 7, tav. VI fig. 28.
Due 2 2 e un gf di Cherkes (VIII 1933).
Una delle femmine è di colorazione normale, di quella cioè
più frequente nell’ Europa centrale e meridionale. Manca della
macchia gialla nel centro dello scudo.
Un’ altra femmina ed un maschio si possono considerare come
forma di passaggio alla varietà che Radoszkowski ritenne come
specie distinta e chiamò L. turkestanica. A questa varietà appar-
tengono alcuni esemplari, provenienti dalla Collezione Magretti
(3 Q9 e 2 Td) dei quali mi servo per confronto. I due di
Cipro hanno, il femore posteriore con grossa macchia nera, secondo
la colorazione normale, mentre nella var. turkestanica tale
macchia è piccolissima oppure manca; inoltre non presentano
macchie centrali sullo scudo, hanno invece ben sviluppate le
striscie scapolari; l’ addome del maschio presenta la macchia
dell’apice e le tre fascie pure ben sviluppate e ugualmente
larghe. Nei due gd di Siria, invece, la metà posteriore dell’ad-
dome è quasi interamente gialla. In tutti gli esemplari le ali
sono tinte di colore nocciuola, non colorate soltanto all'apice come
è detto nella descrizione del Radoszkowski.
Brachymeria minuta (L.).
Vespa minuta Linné, Syst. naturae, ed. 12., I. 2, 1762, p. 380.
Chalcis minuta Fabricius, Mantissa insect., I 1789, p. 272.
Chalcis minuta Masi, Ann. Mus. Civ. Genova, XLVII 1916, p. 92, tav. XII
fig. 4 e 7.
Chalcis minuta Ruschka, Konowia, I 1922, p. 224 e 231.
Una serie di 70 esemplari, di cui pochi con le parti scure
della tibia posteriore nere: nella grande maggioranza la tibia
posteriore è colorata di rosso ruggine e giallo o bianco. In alcuni
maschi di piccole dimensioni è anche molto ridotto |’ anello basale
rossastro.
CALCIDIDI DI CIPRO 7
E notevole la frequenza della var. alborufa mihi (1), alla
quale appartengono 26 esemplari, cioè più di !/, di quelli raccolti.
Un altro */; presenta le parti gialle molto pallide.
Brachymeria intermedia (Nees).
Chalcis intermedia Nees, Hymen. Ichneumonibus affin. monogr., lI 1834,
D: 29, n 8 (0).
Chalcis intermedia Masi, Ann. Mus. Civ. Genova, XLVII 1916, p. 78,
tav. XII fig. 1.
Chalcis intermedia Ruschka, Konowia, I 1922, p. 223, 225.
Due esemplari di Cherkes.
Brachymeria rugulosa (Forst.) — ?
Chalcis rugulosa Forster, Verh. Naturh. Ver. Preuss. Rheinl., XVI 1859,
p. 96 (9).
Chaicts rugulosa Ruschka, Konowia, I 1922, p. 223, 226.
Mi sembra riferibile a tale specie un esemplare femmina
preso in Agosto nei dintorni di Limassol. Non dispongo di esem-
plari di rugulosa confrontati coi tipi; nella collezione del Museo
di Genova vi sono solo quattro esemplari che ritengo che siano
di rugulosa, sebbene presentino, come quello di Cipro, una fitta
scultura del dorso del torace e solo qualche piccolissimo intervallo
striato sulle scapole.
L’esemplare di Cipro ha la tibia posteriore rossiccia all’ arti-
colazione col femore e distalmente per circa ‘/; della sua lun-
ghezza; i due ultimi tergiti, compresa la parte ventrale dell’ ul-
timo e le valve della terebra sono di colore rossiccio. Nel secondo
tergite la punteggiatura è fine ma bene distinta sino al margine
distale, mentre negli altri esemplari, che ho esaminato, la pun-
teggiatura è piuttosto grossa e profonda. La stessa differenza si
nota nel femore posteriore, che negli esemplari dei quali mi
servo per confronto, ha una punteggiatura ben marcata e gl’ in-
tervalli con un reticolo di solchi evidente.
(1) Vedi /. c. pag. 94, tav. XII fig. 7.
ig
8 L. MASI
Hockeria bispinosa Walk.
2 Chalcis bispinosa Fabricius, Syst. Piez. 1804, p. 166, n. 28 (Q).
Hockeria bispinosa Walker, Entom. Magaz., II 1834, p. 35, n. 1 (Q).
Hockeria bispinosa Masi, Ann. Mus. Civ. Genova, XLVII, 1916, p. 104 (9).
Hockeria sp. Seg ees » p. 107 (o’).
Un solo esemplare g', Limassol, VIII 1933.
Corrisponde nei caratteri agli esemplari maschi d’ Italia che
altra volta ho descritto come Hockeria sp. e che il Dr. Novicki
ha riconosciuto come identici a quelli ottenuti da lui per alleva-
mento insieme con le femmine della specie dispinosa.
Antrocephalus hypsopygiae Masi
Boll. Soc. Entom. Ital., LX 1928, n. 7, p. 13-15 (9).
Tre esemplari 29 e 4 dg.
Di questo Antrocephalus, che descrissi su due femmine pro-
venienti dal Turkestan e ottenute da crisalidi di Hypsopygia
costalis, non ho un esemplare tipico a disposizione per confronto,
avendo rimandato i due cotipi alla Stazione Sperimentale di
Tashkent, onde mi sono servito, per determinare gli esemplari di
Cipro, della mia descrizione e dei disegni del femore e del capo
di fronte e di profilo, che non furono pubblicati. Negli esemplari
di Cipro non trovo altro carattere particolare notevole se non la
mancanza completa di carena delle gene.
Descrivo qui appresso il maschio della specie, che non era
conosciuto.
A. hypsopygiae — o’: colore feminae similis, antennis totis
nigris, femoribus tibiisque primi et secundi paris partim infuscatis,
vel etiam nigricantibus, tegulis interdum (in uno specimine)
obscure rufis. Flagellum quater scapo longius; funiculi articulus
primus fere 2 ‘/ latitudine longior, articuli 6. et 7. latitudine
sesquilongiores; clava longitudinem 7. et ‘/, sexti aequans. Tho-
racis dorsum foveolis piliferis magis quam in femina confertis,
ubique spatio angusto separatis; scutellum incisura apicali minus
profunda (in uno specimine fere nulla). Nervus postmarginalis
elongatus, marginali longior proportione 5:3. Abdomen thoraci
TT RENE NA PI Be ahs ZI aie gS ed Toei nt MOLA
Mee aris
CALCIDIDI DI CIPRO 9
eequilongum, tergitis omnibus in superficie tota minute reticulatis,
3-6. etiam in medio dorso punctis piliferis impressis. Sternita
3.-5. (quae, si non introflexa, zonam basalem laevigatam osten-
dunt) minute reticulata, punctis piliferis sparsis; sternitum 2.
punctis piliferis nullis, minute reticulatum; 6. et 7. punctis pili-
feris ubique sparsis; hoc ultimum aeque longum atque latum,
semiellipticum apice subacuto. Long. 3,6-4 mm.
EKEuchalcidia pseudonebulosa sp. n.
Esemplari 6 9 9, Limassol, VIII 1933.
Q — Nigra, tegulis, scapo, pedicello pedibusque fere totis
rufis; funiculi articulo primo plus minus nigricante; femore antico,
femore tibiaque tertii paris pedum, plus minus extus infuscatis;
proalarnm disco pallide flavo-griseo. Mesothoracis dorsum nitidum,
foveolis remotis, sparsis. Metanotum (propodeum) lateribus den-
ticulo obtusissimo prope stigma munitis, denticulo in parte distali
nullo; zonis lateralibus, superne inspectis, prope angulos poste-
riores modice rotundatim prominulis; area costis medianis inclusa
fundo minute granuloso, eius latitudine maxima in ‘/; superiore;
costis sublateralibus ad */ longitudinis curvatis. Femur tertil
paris minus robustum, ad medium altitudine 52 °/, longitudinis
aequante, in linea lobi posterioris altitudine ‘/; quam in linea
lobi anterioris. Abdominis tergitum basale disco opaco in parte
dimidia posteriore contento; tergito 2. superne, 3. fere toto,
amplificatione saltem 20 diam. inspectis, minute, regulariter et
distincte reticulatis; margine distali tergiti 2° lenissime concavo.
Long. 2,4-3 mm.
Cotypi in Museo Civico Hist. Nat., Genova.
Femmina. Nera, con le tegule, lo scapo, il pedicello e le
zampe, eccetto le anche, in gran parte di colore rossiccio; primo
articolo del funicolo rossiccio o gradatamente annerito verso
l'apice, oppure interamente nero; femore anteriore e posteriore
nella superficie esterna sfumati di rossiccio alle due estremità, il
posteriore anche lungo il lato ventrale; lato esterno della tibia
posteriore più o meno scuro fino a metà o */,; ali leggermente
giallo-grigiastre.
I di VI 42 BPS Li en gr OO DOTE SRI Mee eee TO i,
10 L. MASI
Fossette circolari della faccia poco discoste, separate da inter-
stizii distintamente reticolati; fossa antennale larga, minutamente
reticolata, con le linee trasversali formanti il reticolo sinuose e.
più marcate delle lineette longitudinali.
Primo articolo del funicolo circa la metà della lunghezza del
pedicello, i successivi subeguali al primo, evidentemente oppure
poco più lunghi che larghi. Misure proporzionali di tre esemplari:
pedicello lungo 15, 1.° art. del funicolo lungo 8 e largo 5,
2.° art. appena più grande, 7° lungo 9 e largo 7; pedicello 18,
1° art. del funicolo 10, 7° art. lungo 8 e largo 6; pedicello 20,
1° art. del funicolo 10, 7° art. lungo 10, largo 7.
Dorso del mesotorace nitido, con fossette circolari molto di-
stanti e sparse. Scutello semicircolare. Metanoto (propodeo) con
un piccolo rilievo del margine laterale subito dopo lo stigma
(un secondo rilievo distale manca o è quasi impercettibile); area
compresa fra le coste longitudinali mediane con la maggiore
larghezza in corrispondenza al */; superiore ed approssimativamente
uguale alla metà della distanza fra le due pieghe della base
dell'addome, con la superficie uniformemente zigrinata; coste
longitudinali sublaterali incurvate dopo i */3; coste submediane
brevi e biforcate, a piccolo ingrandimento poco più distinte delle
altre coste oblique, includenti col ramo interno un’area presso a
poco semiellittica o irregolarmente quadrangolare, adiacente a
ciascuna costa longitud. mediana; 3-4 coste oblique fra ciascuna
delle submediane e l’ angolo anteriore del metanoto; zone margi-
nali, osservando dal disopra, alquanto sporgenti nel lato distale
formando un lobo arrotondato.
Femore posteriore mediocremente robusto, basso in corrispon-
denza al lobo posteriore, la sua altezza verso il mezzo uguale al
52 °/, della lunghezza e uguale all’altezza in corrispondenza al
lobo anteriore; l’altezza al lobo posteriore circa ‘/ di quella che
corrisponde all’ anteriore; superficie esterna subnitida, con reticolo
di solchi a maglie allungate, che divengono quasi regolarmente
poligone verso le estremità e verso il margine ventrale.
Primo tergite con le due pieghe basali piuttosto corte, parallele,
poco marcate; l’area discale opaca, minutamente e leggermente
| punteggiata-reticolata, è compresa nella seconda metà e discosta
dal margine del tergite. Secondo tergite, nella parte dorsale del
margine, appena leggermente concavo. Scultura della parte dorsale
CALCIDIDI DI CIPRO 11
del 2° tergite e di quasi tutto il 3° reticolata, regolare, ben mar-
cata quando si osservi a ingrandimento di più di 20 diametri.
Figure a rosetta alla base delle setole del 2° tergite poco distinte
e per lo più incomplete.
Questa Huchalcidia, fornita soltanto dei rilievi anteriori sui
. margini laterali del metanoto, poco distante dallo stigma, e priva
dei rilievi laterali posteriori, appartiene al gruppo della specie
che io ritengo come Hu. nebulosa (Fonsc.) e della Hu. punica
e philippinensis, mihi, dalle quali tutte è bene distinta. Nella
Eu. nebulosa le tegule sono nere, le antenne interamente scure,
la tibia posteriore è rossiccia nel */, apicale, nel metanoto visto
dal disopra gli angoli posteriori appaiono acuti; il secondo tergite
é levigato in tutta la parte dorsale. Nella Hu. philippinensis la
testa e il torace hanno un riflesso verde bronzo, le antenne, le
tegule e le zampe sono scure, l’area punteggiata del primo
tergite si estende in avanti quasi fino alle pieghe basali, la.
scultura del dorso del terzo tergite richiede un ingrandimento di
circa 70 diam. per essere bene distinta. Nell’ Hu. punica (della
quale finora non ho visto che un esemplare femmina) le antenne
e le tegule sono brune; le fossette della faccia sono quasi dovun-
que contigue; la fossa antennale ha una regolare scultura a
reticolo; la proporzione fra gli articoli delle antenne è la seguente:
pedicello lungo 18, 1° art. del funicolo lungo 11, largo alla base
4, all'apice 5, settimo articolo lungo 10; il metanoto ha le coste
longitudinali mediane solo leggermente incurvate, cosicchè a
debole ingrandimento possono sembrare dritte e parallele, e la
loro maggiore distanza è verso la metà della lunghezza; le zone
marginali laterali del metanoto non sporgono all’ indietro; il
secondo tergite presenta un reticolo di linee più sottili che
nell’ Huchalcidia di Cipro ed ha il margine un poco più concavo;
il terzo tergite è reticolato solo presso al margine distale.
Euchalcidia rufipes sp. n.
Q — Nigra, capite et thoracis dorso, oblique inspectis, vix
aeneo nitidis; tegulis, scapo atque pedicello, pedibusque, praeter
coxas, flavescente-rufis, femore postico in parte dimidia distali
macula oblonga griseo-fusca notato; funiculi articulo primo versus
apicem nigricante; proalis dilute griseis, in disco etiam flavescen-
lie Le SII ERP RR, ie %
is ra i ei = 7 CRA :
hes
12 L. MASI
tibus. Scutellum minus transversum; foveolae 7-8 super scutum,
4-5 super scutellum, in linea longitudinali ad medium. Metanotum
(propodeum) lateribus denticulo in parte distali nullo; costis
sublateralibus ad */; longitudinis angulatim deflexis; area media
latitudine maxima in ‘/ superiore, lateribus subrectis, fundo
inaequaliter excavato et foveolato; costis submedianis prope basim .
arcuatis, extus convexis. Pedes tertii paris trochantere intus non
tuberculato, femore bis longiore quam ad medium latiore, latere
dorsali aequaliter curvato, altitudine in linea lobi anterioris, ubi
dens primus conspicue prominet, circiter 58/100 longitudinis, in
linea lobi posterioris 48/100. Abdomen tergito primo superne
fere toto reticulato, areolis concavis, versus anteriorem partem
evanescentibus, in zona marginis distalis nullis; plicis ad petioli
insertionem spatio duplo remotis quam areae mediae metanoti
latitudine; tergito 2. postice recte marginato, longitudine in medio
dorso parum minore quam dimidia praecedentis, sculptura minus
-conspicua. Long. 2,65 mm.
Specimen unicum Q, in Museo Civico Hist. Nat., Genova.
L’esemplare che ho descritto somiglia per la colorazione alla
Euchalcidia elegantula mihi (questi Annali, LHI, p. 205) di
Giarabub, ma si distingue facilmente pel flagello antennale in-
grossato anzichè assottigliato, nero anzichè rossiccio o bruno,
inoltre per la mancanza del leggiero riflesso color giallo ottone
sul dorso del torace, dove si vede invece, osservando obliquamente,
un leggiero riflesso bronzato. Lo scutello è un po’ meno largo
che nella specie elegantula, i lati del metanoto sono forniti di
una piccola sporgenza triangolare, bene distinta, subito dopo lo
stigma; nel terzo paio di zampe il femore posteriore è di forma
più allungata e il trocantere manca di tubercolo conico; l'addome
è fornito, alla base, delle due pieghe longitudinali; la scultura
del primo tergite è meno superficiale che nell’ Hu. elegantula,
il secondo tergite, osservato dal disopra, ha il margine rettilineo.
Invreia frequens Masi
Mem. Soc. Entom. Ital., VI 1927, p. 212, 216.
Due QQ della forma tipica e 1 g di una varietà. Limassol,
VII 1933.
ONES eal * SS a er I ZE o i LA
f CALCIDIDI DI CIPRO 13
I due esemplari femmine hanno i femori posteriori interamente
rossi, come quelli d’Italia che io ho descritto. Non meritano di
essere considerati come varietà della specie gli esemplari, come
la femmina di Valacchia (Comana, leg. Montandon) da me citata
nella descrizione originale, nei quali il femore posteriore è quasi
tutto annerito sul lato esterno.
Ritengo invece che costituiscano una varietà gli esemplari
col femore posteriore di color giallo ferrugineo rossastro; tale è
un esemplare della raccolta del Sig. Mavromoustakis e tale è anche
una femmina di Lombardia, della Collezione Magretti. L’ uno e
l’altro sono rispettivamente di più piccole dimensioni di quelli di
forma tipica. L’ esemplare della Collezione Magretti era col nome
di Haltichella Dargelasii Latr., ma tale determinazione è cer-
tamente errata: la Chalcis Dargelasii di Latreille appartiene al
genere che io ho chiamato Lastocalcidia (').
Invreia ligustica Masi
Mem. Soc. Entom. Ital., VI 1927, p. 212, 215 (9).
? Haltichella subarmata Forster, Verh. natur. Ver. preuss. Rheinl., XII
1855, p. 241 (9).
1 ©, 3’ oe; Limassol, VIII 1933.
Di questa specie avevo veduto finora soltanto esemplari maschi,
raccolti in diverse parti della Liguria. L’esemplare femmina di
Cipro differisce dai maschi per avere il secondo tergite liscio e
per le antenne, come nelle femmine congeneri, meno ingrossate
e più lunghe (tuttavia non così sottili e allungate come nella
specie nigerrima); i primi articoli del funicolo sono tanto larghi
quanto lunghi, gli ultimi appena leggermente trasversi; la clava
è relativamente grande, lunga quanto i tre articoli precedenti.
Invreia nigerrima Masi
Mem. Soc. Entom. Ital., VI 1927, p. 212, 219 (dg).
1 g', Limassol, VIII 1933.
La specie era nota finora soltanto per la Liguria. Dopo pub-
blicata la descrizione fatta su esemplari maschi, ho veduto anche
(1) Si veda la discussione dei caratteri fatta dal Dufour negli Ann. Soc. Entom.
France, 1861, p. 9-10.
PELO RACE IL: IMOLA ANS, Ads BERTI
= 3 : x ate”
14 L. MASI
una femmina, raccolta dal March. F. Invrea a Borgio Verezzi:
in essa lo scutello è pure troncato all’ apice, le antenne sono
lunghe e assottigliate, relativamente più lunghe che nelle altre
specie; la clava uguaglia i due articoli precedenti.
L’esemplare maschio di Cipro ha i tarsi tutti di colore giallo
bruno.
Stilbula vitripennis sp. n.
Esemplari 19 QP e 2 Td.
Q — Viridis, petiolo albido, alis limpidissimis, nervis pallide
cinereis, ad alae basim tantum ferrugineis; pedibus flavidis; an-
tennis, scapulis prope marginem exteriorem, tegulis itemque
prominentia super metapleuram, ochraceo-flavis. Interdum facies
leniter aurata et.cupreo varia, vel subaenea; scapulae, scutum
et axillae, in disco, cuprescentia vel cupreo-violacea; furca scu-
tellaris saepe ramis et lateribus violaceo-fuscis.
Antennae thoraci aequilongae, funiculi articulo primo basi
fortius angustato, longitudine eius latitudinem apicalem sesquisu-
perante; articulo secundo aeque longo atque lato, ultimis vix
angustioribus et brevioribus. Thorax robustus. Scuti latus basale
paullum at manifeste lateribus externis longius. Furca scutellaris
scutello brevior (axillis non computatis) proportione 9:10, usque
ad circiter 7/9 eius longitudinis parallela, latitudine 1/3 longitu-
dinis aequante, incisura apicali profunda, arcuata; ramis dimidio
angulo recto divergentibus, modice versus apicem attenuatis ibique
rotundatis, 1/4 totius longitudinis formantibus. Superficies furcalis
costis 6-8 in longitudinem praedita. Metanoti sculptura reticulata
areolis saltem ad medium multo minoribus quam areolis dorsa-
libus. Lobus in parte superiore metapleurae retrorsum prominens
conspicuus, subtriangularis, compressus. Petiolus metanoto longior
proportione 11:7, minus quam dimidiam thoracis longitudinem
aequans (11:28). Abdomen thoraci fere aequilongum.
Long. 3,5-4,5 mm.
9 — Antennis fuscis vel ochraceo-flavis, abdomine fusco
ferrugineo (colore umbrino). Antennae distantiam a margine
collaris usque ad petioli insertionem longitudine nonnihil supe-
rantes; flagello post medium leniter attenuato, articulis elongatis.
Articulorum mensurae: primus funiculi, longit. 20, latit. apicali 9;
CALCIDIDI DI CIPRO 15
secundus et tertius long. 15; articulus paenultimus long. 13, lat. 7,
ultimus long. 19, lat. 7. Abdomen thoraci aequilongum at minus
quam in feminis inflatum, petiolo quam metanoto longiore pro-
portione 8:4 et 2/3 thoracis aequante.
Typi in Museo Civico Hist. Nat., Genova.
Questa specie è ben distinta dalla comune Sétilbula cynipi-
formis (Rossi) Spin., nella quale le ali sono giallastre, la forcina
dello scutello ha un breve peduncolo, il torace è meno robusto,
con lo scudo triangolare equilatero, il peduncolo dell’ addome è
scuro e proporzionatamente più lungo.
Ormyrus punctiger Westw.
Philos. Magaz. (3) I 1832, p. 127.
O. punctiger Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1904, p. 562, 564, 574.
Due QQ e 1 gf di Limassol (VII 1933).
Uno degli esemplari femmine è verde con riflessi dorati, l’altro
è della varietà con riflessi cupreo porporini; lo scudo, lo scutello,
i tergiti addominali eccetto il primo e l’ultimo, sono quasi inte-
ramente di color porpora.
Il piccolo esemplare maschio ha |’ addome verde azzurrognolo
come il torace, non di colore bruno, come dovrebbe essere secondo
“Mayr (Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1904, p. 564). Di questa varietà
dei maschi a colorito quasi uniforme ho veduto anche esemplari
d’Italia, raccolti insieme con le femmine sull’ Appennino Ligure.
Podagrion sp.
Esemplari 4 gg di Limassol (VII 1933).
Lascio indeterminata questa specie, che probabilmente è nuova,
avendone solo esemplari maschi, poichè ritengo che sia necessario
darne una diagnosi completa per distinguerla dal Podagrion
pachymerum Walk. e dalle altre due specie conosciute per
l’Europa meridionale, il minus Strand e il bellator Dalman.
Gli esemplari maschi hanno la testa e il dorso del torace
verdi con qualche riflesso dorato, le anche e i femori posteriori
di colore verde scuro, la tibia posteriore e il metatarso di color
bruno castagno, gli altri articoli tarsali bianchicci; le zampe
EE N Oe RR I Cie ne I OS ACI © DRPRI OE PIE ai
16 è L. MASI
anteriori e medie sono gialle rossiccie; le antenne gialle ocracee
con la clava bruna. Il metanoto, come nel P. pachymerum, ha
una carena che si biforca ad 1/3 della lunghezza, limitando coi
due rami anteriormente un’area pentagonale, in cui la scultura
reticolata è meno evidente che nelle aree anteriori esterne. Il
femore posteriore è armato di quattro denti lunghi e robusti; la
tibia è dritta nella sua parte media, nella parte distale è percorsa
x
obliquamente da solchi profondi; il metatarso è dilatato.
Gen. Kurytoma III.
La raccolta di Calcididi fatta nell'Isola di Cipro dal Sig. Mavro-
moustakis contiene parecchie specie di questo genere, rappre-
sentate da più di trenta esemplari. Di tali specie ne menzionerò
qui appresso tre sole, non avendo potuto identificare le altre con
quelle descritte dal Mayr e dal Thomson. Probabilmente è nuova
una specie rappresentata da una sola femmina, la quale è simile
ad una Eurytoma curta Walk. ma assai più grossa, con lo
scapo giallo e le zampe quasi interamente rossiccie; essa somiglia
ad un’altra Eurytoma che trovasi anche in Italia e che mi
sembra pure specificamente diversa dalla curta Walker e dalla
tristis Mayr.
Eurytoma curta Walker
Entom. Magaz., 1 1832, p. 24, Q d.
Eu. tibialis Boheman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., LVI 1835, p. 232.
» » Thomson, Hymen. Scand., IV, pars I, 1873, p. 34, O g-
» curta Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXVII 1878, p. 313, 9 9.
4 OO, 2 gd, Limassol, VIII 1933.
Femmine. Esemplari di poco più di 2 mm., con la parte
inferiore dello scapo tendente al giallo, il terzo paio di zampe
con la colorazione rossiccia molto estesa sul ginocchio, tutti i
tarsi chiari, le ali limpide con la nervatura pallidissima. Im uno
degli esemplari, nella metà inferiore della faccia, sono molto
sviluppate e molto evidenti le strighe che irradiano dal margine
orale; il primo articolo del funicolo è poco più lungo che largo;
la parte media del propodeo è percorsa da sei carene sottilissime
poco distinte; il margine delle ali anteriori è privo di setole;
tanto nel 3° tergite addominale come nel 4° il dorso è punteg-
evi ei ie
CALCIDIDI DI CIPRO
nX
| giato fino a 2/3 della lunghezza. L'altro esemplare differisce per
avere le strighe dell’epistoma molto corte e per la scultura del
propodeo, il quale presenta la parte media limitata lateralmente
e inferiormente da due creste un po’ convergenti in basso e per-
corsa da molte strighe più o meno tortuose e spesso interrotte.
Uno dei quattro esemplari ha il margine apicale dell’ala anteriore
frangiato. +
Maschi. I due esemplari hanno lo scapo interamente nero, le
tibie anteriori e quelle intermedie interamente rossicce, come
pure un tratto notevole alla base e all’ apice delle tibie posteriori,
tutti i tarsi e la nervatura delle ali di colore pallido, il 4° tergite
quasi liscio.
La descrizione della specie pubblicata dal Mayr e dedotta
dall’ osservazione di molti esemplari ottenuti per allevamento, è
la sola che permetta d’identificare la specie e che tenga conto |
della variabilità dei caratteri. Stante tale variabilità, si può rite- a
nere, come ha creduto il Mayr, che oltre all’ Hu. tibialis del
Thomson, anche la claripennis, la dilatata e l angulata delle a
quali questo stesso Autore ha dato una brevissima diagnosi
(J. ¢., p. 33-36) non siano specificamente diverse dall’Eurytoma
curta. Come già ho fatto notare, varia la scultura del propodeo:
Mayr si limita a dire che questa parte « ist grobig unregelmassig
gerunzelt und ist hinten grubig eingedruckt oder hat eine breite
Lingsfurche ». In uno degli esemplari femmine avuti dal Mayr
trovo il 1/3 medio del propodeo percorso da sei carene quasi
parallele, non rettilinee, interrotte in qualche punto, le due esterne
obliterate in alto, ma tutte ben distinte; in un esemplare di
Liguria vi sono invece 7-8 carene sottilissime, come quelle del-
l'esemplare di Cipro, mentre in un altro della stessa provenienza
si vedono soltanto due carene, che limitano un solco diviso da
‘rilievi trasversali in una serie di fossette. Due altri esemplari
liguri presentano una scultura del propodeo punteggiata, quasi
uniforme, senza carene. Riguardo alle strighe della parte inferiore
della faccia, che secondo Mayr sarebbero limitate vicino al margine
orale, ho osservato che esse talora mancano, talora sono limitate
alle parti laterali sub-mediane del peristomio, talora si prolungano
per quasi tutto l’epistoma; in certi esemplari sono sostituite da
poche linee rilevate sottilissime, presso la linea mediana, che rag-
giungono quasi la fossa antennale.
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Ann. del Mus. Civ, di St, Nat,, Vol. LVII (27 Aprile 1934). 2
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18 L. MASI
Nell’addome la parte dorsale del 4° tergite può essere pun-
teggiata solo alla base, oppure punteggiata per 2/5, mentre il
tergite precedente è liscio; oppure il 4° tergite è punteggiato per
2/3 ed il precedente lo è solo nella metà basale.
Eurytoma nodularis Boh.
Svensk. Vet.-Akad. Handl., LVI 1835, p. 230.
Eu. nodularis Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1878, p. 300, 303, 307.
1 9, Limassol, VIII 1933.
Esemplare con lo scapo interamente nero, le tibie posteriori
nel 1/4 basale e nel 1/4 apicale pallide rossicce, la nervatura
delle ali giallo-bruna, il nervo marginale poco più lungo dello
stigmatico, il primo articolo del funicolo 1 ‘/ volta più lungo
che largo.
Questo esemplare può considerarsi come appartenente alla
forma tipica. Tra gl’individui maschi contenuti nella raccolta e
appartenenti al gruppo della Hu. nodularis, non ne trovo alcuno
che possa attribuirsi a tale specie, poichè tutti hanno la clava.
antennale indivisa e quindi 6 articoli dopo |’ anello , in luogo di
7 articoli.
Eurytoma cypriaca sp. n.
OQ — Eurytomae nodulari valde atfinis, scapo toto fulvo,
tibiis posterioribus rufis, ad medium plus minus infuscatis, proa-
larum nervis pallidis, nervo marginali quam stigmate breviore.
Epistoma eminentiis medianis nullis. Tergitum quartum non nisi
prope lineam mediam longitudinalem punctis carens.
O — Scapo ima basi flavo-maculato, genubus tibiisque apice
late flavo-albidis, tibiarum parte media rufa, macula fuscescente
notata. Flagellum clava indivisa, ideo post annellum articulis sex
constans, medianis nodo 1 ‘/ longiore quam altiore, setis duplo
quam articulis longioribus. Tergitum quartum dorso non. ultra
dimidium basale punctulato.
Cotypi in Museo Civico Hist. Nat., Genova.
Femmina. Affine alla Eurytoma nodularis Boh. Scapo
interamente giallo rossiccio, tibie posteriori rossicce, più o meno
s
CALCIDIDI DI CIPRO 19
ombrate verso il mezzo. Epistoma privo di carena o di altro rilievo
sulla limea mediana. Creste preorbitali molto appariscenti quando
Si osserva il capo dal di sopra, più rilevate ed anche un poco
più spostate medialmente che nell’Eurytoma nodularis. Antenne,
come in questa specie, col funicolo approssimativamente di gros-
sezza uguale dal 1° all'ultimo articolo, il 1° articolo lungo poco
più del doppio della sua larghezza (7:18), ultimo lungo meno di ‘
1‘/ volta la larghezza; clava uguale al doppio dell’ articolo
precedente. Anche intermedie senza il processo apicale squami-
forme. Nervo marginale piu corto del nervo stigmatico. Gastro
col 4° tergite quasi tutto finemente punteggiato, mancando la
punteggiatura solo vicino alla linea mediana dorsale; con l'apice
un po più acuto di quello che si osserva di solito nell’ Hw.
nodularis.
Maschio. L’ unico esemplare maschio che ritengo come appar-
tenente a questa specie, presenta 1 caratteri seguenti: scapo di
color nero, eccetto una piccola macchia giallastra basale; ginocchi
e apici delle tibie per un largo tratto bianchi giallastri, come i
tarsi, la parte media delle tibie rossiccia, quella della tibia poste-
riore con macchia scura centrale, sfumata; ali con nervatura
pallida; scapo ristretto alla base e all’apice, nel resto parallelo;
flagello con sei articoli dopo l’anello, essendo la clava indivisa;
primo articolo del funicolo col nodo di lunghezza doppia della
larghezza, i tre successivi coi nodi 1 ‘/, volta più lunghi che
larghi, incavati sul lato dorsale e forniti di setole lunghe circa il
doppio dei nodi rispettivi; clava una volta e mezzo il quinto
articolo del funicolo; nervo marginale evidentemente più corto
dello stigmatico, questo */; del postmarginale; peduncolo dell’ ad-
dome poco più lungo delle anche posteriori; 4° tergite, nella
parte dorsale, punteggiato non oltre la metà basale.
Esemplari 4 9 9, 1 ©’. Limassol VII 1933.
Uno dei caratteri più utili per riconoscere gli esemplari fem-
mine della specie, è la colorazione gialla che lo scapo presenta
anche sul lato dorsale. La nervatura delle ali negli esemplari
della raccolta è molto pallida. Il metanoto e il peduncolo dell’ad-
dome della femmina sono come nella specie nodularis. L’ apice
dell'addome si presenta nella femmina un po’ più acuto di quello
che si osserva di solito in detta specie, ma un’altra differenza,
la quale tuttavia potrebbe non essere costante secondo gl’individui,
ted “= ao È |
20 L. MASI “a
consiste nella posizione dei cercoidi, poichè -nella Hurytoma
nodularis questi si trovano approssimativamente alla metà della
lunghezza del tergite, misurata secondo la linea mediana dorsale
(in esemplari in cui tutto il tergite sia visibile), mentre nella
nuova specie sono più vicini all’ apice.
Trovo nella raccolta un esemplare unico femmina, il - quale
corrisponde nei caratteri alla Hurytoma nodularis, ma presenta
la faccia notevolmente più accorciata e quindi molto più larga
che lunga. Mi sembra assai poco probabile che possa essere un
individuo anormale.
Eupelmus flavigaster sp, n.
Un solo esemplare 9, mancante del flagello delle due antenne.
Cherkes, VIII 1933.
Q — Capite et thorace smaragdinis; pedibus praeter coxas,
abdomine, terebra post */; longitudinis, flavis; terebrae parte basali
fusca, extremo apice grisescente; abdomine prope basim yittis
duabus lateralibus viridibus ornato; mesothoracis prosternis ochraceo-
flavis, juxta marginem superiorem fusco-cinereo vittatis. Antennae,
saltem scapus et pedicellus (pars reliqua in specimine deest)
itemque oculi et ocelli, nec non macula parva femoris medii-
prope apicem aliaque prope basim tibiae eiusdem paris, colore
nigro-fusco. Proalae fere limpidae, nervis flavo-fuscis.
Caput antice inspectum longitudine latius proportione 10:13,
superne crassum, diametro antero-posteriore */., latitudinis, distantia
interorbitali prominentiam oculorum valde superante, proportione
25:14. Ocelli angulum obtusum fingentes, posteriores spatio
fere duplice quam ipsorum diametro ab oculis remoti. Superficies
capitis et thoracis, cum scutello, nitida; mesothoracis prosternum
tamen fere opacum, sculptura reticulata minuta, sicut in parte
dimidia anteriore mesopleurae amplificatione 50 diam. conspicienda;
mesopleurae pars dimidia postica minutissime punctulata, sculptura
non nisi amplificatione 90 diam. conspicua. Axillae parum remotae,
ideo scutelli latus anterius circiter ‘/, latitudinis maximae; scutelli
pars postica rotundata, dorsulum haud carinatum, punctis aliquot
piliferis sparsis. Proalae mediam terebrae longitudinem attingentes,
proportione nervi marginalis, postmarginalis et stigmatici sicut.
100:48: 53, clava stigmatica sat distincta, versus alae discum
sesqui-superante; superficies in disco breviter setosa, inter discum
et cellulam basalem sparse punctata. Abdomen thorace paullum
.
-_. Questa specie è caratteristica per l'addome e le zampe gialle,
la terebra lunga un poco più della metà dell’addome, bruna nei
| primi ?/; e un po’ scura all’ apice.
Pteromalus puparum Lg.
Un solo esemplare femmina.
=
Gen. Picroscy tus Thoms.
è Gen. Picroscytus Masi, Ann. Mus. Civ. Genova, L 1922, p. 146.
>» SE > > po lalla 1927-200.
. Mentre la descrizione del Thomson è sufficiente per identificare
eil genere, rimane in dubbio la sinonimia ammessa da diversi
autori, di Arthrolysis Forster (1856), poichè questi osservò solo
_ esemplari maschi e scrisse che essi hanno antenne di 12 articoli
con un solo anello. È tuttavia probabile che i due piccoli anelli
apparissero a lui, con ingrandimento insufficiente, come un anello
“unico. _
Picroscytus albicrus sp. n.
Una sola 9 raccolta nei dintorni di Limassol in Agosto.
9 — Nigra, oculis obscure rubris, scapulis viridi-nitentibus,
— metathorace abdomineque fere toto superne obscure viridibus,
| tergitis 1°-5° purpureo fasciatis, 6°-7° obscuris; scapo atque pedi-
. cello flavo-aeruginosis, annellis et funiculi articulis fuscis (clava
in specimine deest); femoribus nigro-aeneis, tibiis posticis tarsisque
_ omnibus albis, tibiis primi et secundi paris pedum griseis; genubus
brevi spatio pallidis; alis limpidis, nervis, in specimine, dilute
— flavis.
| Dimachus subg. Picroscytus, Thomson, Hymen. Scand., V 1878, p. 50, 58.
L. MASIO
Caput a latere inspectum ellipticum, diametro transvers
longitudinalis aequante; vertex modice rotundatus. Fa ies satis —
convexa, epistomate in parte dimidia inferiore radiatim igoso. — 4
Ocelli posteriores spatio duplice quam ipsorum diametro (aj
ab oculis remoti. Antennarum mensurae proportionales:
articulus primus longitudine 15, latitudine 6; art. secundus on
11, lat. 7; art. ultimus long. 9, lat. 8. Proalae speculo amy
nervo marginali, postmarginali et stigmatico hac iz
proportione: 100:64:51; nervo stigmatico recto, clava 1
subrotundata. Long. 3,5 mm.
Nat., Genova. na
Il Dott. Ferriére menziona per le ol dell’ Egeo (Nisiro) n
Picroscytus meridionalis mihi. La specie di cui ho dato dar:
diagnosi si distingue facilmente per le tibie posteriori RICREA ;
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MONOGRAFIA DEGLI ODYNERUS ETIOPICI :
(PARTE PRIMA)
; Nella memoria, di cui pubblico la prima parte, espongo i risul-
tati delle mie ricerche sulla sistematica delle specie etiopiche del
genere Odynerus.
Il rilevante numero delle descrizioni pubblicate e l’insutficienza
della maggior parte di queste rendeva necessaria una seria revi-
«sione; pure, dopo le classiche opere del Saussure solo il Meade
Waldo pubblicò, nel 1915, una revisione degli Odynerus etiopici.
Il suo tentativo non può dirsi riuscito a causa delle imprecisioni
ed errori in cui l’autore è incorso; le sue tabelle ben di rado
permettono una sicura identificazione. Le numerose opere dello
Schulthess e la revisione dei Vespidi del Congo Belga del Bequaert
(4) sono invece contributi di grande valore.
Avendo la possibilità di studiare le preziose collezioni imenot-
terologiche del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, parti-
colarmente ricche in specie africane e contenenti i numerosi tipi
del Guerin, Gribodo e Magretti, mi accinsi ad una completa revi-
sione di questo genere, basandomi, oltre che sulle collezioni citate,
sul materiale affidatomi da varii musei e specialmente sui tipi che
mi sono stati cortesemente comunicati.
Di ciò particolarmente ringrazio, oltre al Prof. R. Gestro che
ha pure voluto pubblicare questa memoria negli Annali del suo
«Museo, alla Dr. D. Guiglia ed al Dr. Capra di questo Museo, i
Sigg. Dr. Alfieri (Cairo), Dr. Robert B. Benson del Museo Bri-
tannico, Dr. J. Bequaert (Boston), Dr. L. Berland del Museo
Nazionale di Parigi, Bar. F. Biegeleben (Bolzano), Dr. A. T. Hesse
«del South African Museum (Capetown), Dr. F. Maidl del Natur-
(1) Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXIX, 1918,
24 A. GIORDANI SOIKA
historisches Museum di Vienna, Prof. H. Priesner del Ministero —
d’Agricoltura d'Egitto (Cairo) e Dr. A. von Schulthess (Zurigo).
Dall’ abbondante materiale che mi fu dato di studiare, oltre
5000 esemplari, risulta che la regione etiopica è molto ricca di
specie di questo genere, essendo il numero delle specie nuove
abbastanza grande; è certo che nuove esplorazioni aumenteranno
e forse di molto il numero degli Odynerus etiopici.
Per quanto riguarda il mio lavoro ho dato la maggiore esten-
sione possibile alle indicazioni dell’habitat ‘e della bibliografia; ho
però omesso le ovvie citazioni del Catalogus Hymenopterorum e
Genera Insectorum Vespidae del Dalla Torre.
1A
4,
Fig. 1. 1, Clipeo (semischematico), lo spazio mediano è tratteggiato, gli spazii late-
rali sono neri; 2, tegula sinistra, il lobo posteriore è tratteggiato.
Le specie proprie all’ Egitto ed alla regione Malagassa non
sono trattate in questa memoria, faranno parte di altre monografie,
ora. in preparazione.
L’etologia, la terminologia e la tassonomia degli Odynerus
sono state trattate estesamente dal Bequaert (1. cit.); debbo però
illustrare alcuni caratteri non impiegati dai precedenti autori.
Le mandibole presentano delle carene longitudinali che ho
chiamato, (*) procedendo dall’ interno verso |’ esterno: interna,
intermedia, dorsale e posteriore; la loro posizione e la loro
assenza forniscono spesso dei caratteri assai utili per l’identifica-
zione delle specie.
Nel clipeo si differenzia in certe specie uno spazio mediano
(1) Atti Acc, Scient. Veneto Trentino Istriana Vol. XXV, 1934.
os ere ars ine Ci a ira ta
ODYNERUS ETIOPICI 25
il quale è costituito dalla porzione del clipeo che è compresa fra
le due carene più o meno sporgenti, spesso appena accennate che
3 salgono dagli angoli laterali del clipeo verso il margine posteriore
. di questo.
«Il pronoto porta, anteriormente, una carena trasversale che
divide la faccia anteriore dalla dorsale e dalle laterali; essa pre-
senta talvolta nel mezzo della faccia dorsale due sporgenze
| medtane separate dall’incisione mediana; in corrispondenza agli
angoli laterali del pronoto la carena può essere angolosa od arro-
tondata; nel mezzo delle faccie laterali può avere un’intaccatura
più o meno profonda.
_ Buoni caratteri differenziali ci sono pure forniti dal lobo poste- ae
riore delle tegule, il quale può essere corto e largo oppure più o 2
meno allungato, arrotondato od appuntito all’ estremità.
Gli Odynerus etiopici si possono dividere in quattro sotto-
| generi essendo in mia opinione accettabile l'innalzamento al rango
di genere degli Ancistrocerus e l’unione dei Rhynchium agli
Odynerus.
DINI ee
TABELLA PER LA IDENTIFICAZIONE DEI SOTTOGENERI
| |. Mesonoto con due profondi solchi parassidiali. Pronoto molto rigon-
; fio dorsalmente. Clipeo delle DQ romboidale, appuntito all’apice.
: Subg.- Afrodynerus n. subg.
| — Mesonoto senza solchi parassidiali a
| 2. Antenne dei 'J arrotolate a spirale all’ estremità, l’ultimo arti-
colo non è ripiegato sui precedenti. Sottogenere molto scarsa-
mente rappresentato nella regione etiopica (5 specie) (1)
i Subg. Odynerus
| — Antenne dei Sd non arrotolate a spirale; l’ultimo articolo è allun-
| gato e piegato sui precedenti sì da formare una specie di uncino. 3
3. Propodeo con una faccia dorsale bene sviluppata dietro del postscu-
tello, per cui questo non fa parte della faccia posteriore del torace.
Spesso il II. e Ill. tergite sono prolungati da una lamella legger-
mente rialzata a collare. Anche posteriori non dentate; clipeo delle
+ OO quasi sempre fortemente carenato Subg. Stenodynerus
~ — Propodeo non prolungato allindietro del postscutello, questo fa
n parte della faccia posteriore del torace Sube.. Rhynchium.
¢) L’O. adonis M. W. di cui ho esaminato un omotipo è sinonimo del Pterochilus
versicolor Schulthess; 1’O. quartinae Grib. non è un O. s. str. ma un Rhynchium e
V0. zebroides M. W. di cui posseggo un paratipo è una varietà del gestroi Magretti.
26 A. GIORDANI SOIKA
Ho avuto cura di indicare dove si trovano tutti gli esemplari
studiati ed i tipi delle nuove specie; se vi sono paratipi, alcuni
di essi sono nella mia collezione.
Subgenus Afrodynerus n. Sbg.
Istituisco questo nuovo sottogenere per una curiosa ed anor-
male specie di Odynerus, raccolta dal Magretti, in due esem-
plari 9, ad Ain (Eritrea) il 28-IV-1883. Essa è invero sì anormale
che mise evidentemente in imbarazzo il Magretti, il quale non
la cita nemmeno nella sua memoria del 1884 e l’inviò poi al
Saussure stesso il quale etichettò un esemplare, Odynerus n. sp.
Q vicino 0. Guineensis Sauss., verif. Saussure. Con tutto
ciò la specie non fu descritta.
La principale caratteristica consiste, oltre all’ assenza della
carena epicnemiale, in particolari rigonfiamenti delle tempie, della
parte dorsale del pronoto e del mesonoto, il quale porta profon-
damente impressi i due solchi parassidiali.
Caratteristici sono anche il clipeo, romboidale, appuntito alla
base ed all’apice, le mandibole larghe, trigone, e la lunghezza
del torace, in particolar modo del propodeo.
Odynerus (Afrodynerus) monstruosus n. sp.
©. Capo visto di fronte leggermente più largo che alto.
Clipeo molto più largo che lungo, romboidale, conformato come
nell’ Alastor ricae Giordani Soika; il margine anteriore e poste-
riore sono nulli, i margini laterali della parte interoculare si
incontrano sulla linea mediana formando un angolo molto ottuso ;
i margini laterali della parte libera si incontrano anch'essi all’a-
pice del clipeo formando un angolo circa uguale a quello che
formano, al loro incontro, i margini laterali della parte interocu-
lare; la parte libera del: clipeo è lunga quanto la interoculare;
la superficie del clipeo è quasi pianeggiante. Mandibole molto
larghe, trigone, ma più corte del triplo della loro massima lar-
ghezza, provviste di denti corti ed arrotondati; tutte le carene
sono bene sviluppate. Inserzioni delle antenne un poco più distanti
fra di loro che dagli occhi; spazio interantennale poco sporgente,
con una bassa e larga carena. Terzo articolo delle antenne circa
ODYNERUS ETIOPICI 97
«1 volta e mezza più lungo che largo all’apice; IV subquadrato ;
successivi trasversi tranne l’ultimo che è più lungo che largo alla
base. Occhi più vicini fra di loro presso il clipeo che sul vertice;
seni oculari larghi e profondi. Ocelli posteriori molto più vicini
fra di loro che agli occhi: la distanza che li separa è circa 1/,
della distanza che passa fra essi e l’occipite. Vertice e tempie
molto lunghi e rigonfi, nel quarto preapicale si rigonfiano un
poco più bruscamente che nel resto; le tempie sono molto più
lunghe dei lobi superiori degli occhi. Torace allungato e leg-
sermente depresso; del doppio più lungo che largo e distin-
tamente piu largo che alto. Pronoto assai rigonfio anterior-
mente, impresso nel mezzo come nell’ Alastor bucida Sauss.
- ma più superficialmente; completamente e regolarmente arro-
. tondato ai lati; con carena regolare, non angolosa ma estre-
mamente superficiale, evanescente nel mezzo. Il mesonoto è più
lungo che largo, e sarebbe assai rigonfio se non fosse profonda-
mente solcato longitudinalmente dai due solchi parassidiali che
sono così profondamente impressi da riunirsi nella metà posteriore
del mesonoto formando una larga depressione, molto più larga
che nei Tentredinidi nei quali il mesonoto ha una conformazione
analoga. Lo scutello, il postscutello e la faccia dorsale del pro-
podeo giacciono nello stesso piano della metà ‘posteriore del
mesonoto. Scutello del doppio più largo che lungo, non convesso,
con un leggero solco mediano longitudinale. Postscutello spor-
gente, rigonfio, impresso nel mezzo. Propodeo molto lungo; la
faccia dorsale è assai più lunga del postscutello ed è profonda-
- mente incisa nel mezzo; la faccia posteriore è quasi verticale e
fortemente concava, specialmente in senso trasversale; nessuna
traccia di carene. Mesoepisterno molto poco rigonfio; con una
depressione epicnemiale leggerissima, non marginata posterior-
mente dalla carena epicnemiale. Tegule piuttosto grandi, ma
normali. Zampe normali; tibie anteriori corte e robuste; anche
posteriori non dentate. Nervature alari del solito tipo. Addome
subcilindrico. Primo tergite subsessile, a margini laterali legger-
mente divergenti, circa 1 volta !/, più largo che lungo. Secondo
tergite tanto largo quanto lungo, pochissimo più largo del primo.
Secondo sternite con un largo solco longitudinale alla base. L’ a-
pice di tutti i tergiti è normale, decolorato nei due primi.
Clipeo con punti fitti, di media grossezza, molto allungati in
28 A. GIORDANI SOIKA
senso longitudinale. Capo e torace con punti fitti, di media gros-
sezza; sul mesonoto, sullo scutello, sul postscutello e sulle faccie
laterali del propodeo i punti sono un poco più grossi e più radi;
faccia dorsale del propodeo liscia. Parte superiore del metaepi-
sterno fortemente, e faccie laterali e posteriore del propodeo fina-
Fig. 2. Odynerus (Afrodynerus) monstruosus n. sp. Q — 1. corpo visto di profilo;
2, capo visto dall’alto; 3, capo visto di fronte; 4, torace.
mente striati. I tre primi tergiti ed il secondo sternite sono pun-
teggiati come il torace ma meno densamente ed un poco più
superficialmente; gli interspazii sono, in generale, un poco mag-
giori dei punti; segmenti successivi anch'essi punteggiati, ma
più finamente; secondo sternite alla base con punti più grossi e
più radi.
Corpo quasi glabro.
Ferrugineo, con i tergiti II-VI nerastri verso l'estremità. Sono
gialli: la metà basale del clipeo; la faccia inferiore dello scapo; la
fronte tranne le fosse antennali; una grande macchia sulla parte
superiore delle tempie; ‘gran parte del pronoto; una grande
macchia sulla parte superiore del mesoepisterno; due piccole
macchiette laterali sullo scutello e sul postscutello; le faccie dor-
sali del propodeo; tegule; gran parte delle zampe; due macchie
laterali, allargate trasversalmente e riunite ad una larga fascia
apicale, sul I tergite; una fascia, leggermente dilatata ai lati, sui
tergiti I-V ed i lati del II sternite.
ODYNERUS ETIOPICI
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 10-11.
o. Ignoto.
Eritrea: Ain, 2 9 9 18-IV-83 (P. Magretti - Mus. Civ.
— Genova).
La
Subgenus Stenodynerus
~ Questo sottogenere è caratterizzato dalla lunghezza del pro-
‘podeo le cui faccie dorsali sono unite nel mezzo si da formare
una superficie spesso assai lunga, la quale separa il postscutello
dalla concavità della faccia posteriore del propodeo.
Un gruppo di specie presenta all’estremità del II e del III ter-
gite, o solo del II, una lamella liscia, posta sullo stesso piano
del tergite ma facilmente individuabile perchè leggermente rial-
zata a collare. Essa non è da confondere colla lamella che si
osserva all’apice del II tergite in certi Odynerus gruppo galli-
cus e negli Humenes s. str., la quale è posta in un piano net-
tamente inferiore e non è che in casi del tutto eccezionali rialzata
“a collare. i
Gli Stenodynerus etiopici differiscono dalle altre specie anche
per lo scutello pianeggiante, giacente a livello della metà poste-
riore del mesonoto e per il postscutello pianeggiante o rialzato
alla base formando un cordone o una leggera carena. Esso è
generalmente orizzontale, od un poco obliquo; solo eccezional-
mente presenta due faccie, in questo caso la posteriore è brevis-
sima ed obliqua.
Re E VISO oe eel ea
° À aS NUME E
AT at id ira i in de dea a ia
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TABELLA PER LA DETERMINAZIONE DELLE SPECIE ETIOPICHE
- ‘
1. Clipeo subpianeggiante, liscio e lucente. Carena epicnemiale spor-
| | gente e presente nella parte superiore della mesopleura; tende a
n continuare anche sulle faccie laterali del pronoto, le quali sono
concave nella metà inferiore. Carena anteriore del pronoto spor-
gente sulla faccia dorsale, molto angolosa ai lati, e sinuosa sulle
faccie laterali. Area dorsale del propodeo lunga quanto lo scutello;
faccia posteriore del propodeo concava, nettamente verticale. Se-
§ condo tergite con una lamella apicale poco distinta dal resto del
è tergite, terzo tergite semplice. Capo e torace neri e rosso ferru-
Di. ginei; addome giallo ferrugineo; il & ha il clipeo e la porzione
È interantennale bianco giallastri. Lunghezza: Capo + tor. + terg.
(i + Il) =o mm. 10, 2 mm. 12. O. politiclypeus Schulthess
do
>
(dai
30 A. GIORDANI SOIKA
Clipeo convesso, distintamente punteggiato e spesso carenato. Ca-
rena epicnemiale più corta, non oltrepassante la sutura mesoepi-
sternale. Faccie laterali del pronoto generalmente convesse. I
margini apicali dei tergiti Il e III portano una lamella distintamente
rialzata a collare oppure sono ambedue semplici.
Margini apicali del secondo e terzo tergite con lamella rialzata
Margini apicali del secondo e terzo tergite semplici
Carena de] pronoto assai sporgente sulle faccie laterali; sulla faccia
dorsale è ridotta alle due sporgenze mediane che sono subtriango
lari; spiniformi, ed agli angoli laterali; tranne che in questi punti
non vi è una netta distinzione fra la faccia dorsale e la faccia ante-
riore. Clipeo (3"Q) più lungo che largo, fortemente convesso in
senso trasversale, non carenato, con margine anteriore brevissimo,
più corto dello spazio che separa le inserzioni delle antenne. Ocelli
posteriori più vicini fra di loro che agli occhi. Capo e torace fitta-
mente ricoperti di lunghe setole brune. Colorazione come nel
politiclypeus. Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + I) =
S mm. 9-10; OQ mm. 9-11.
Carena del pronoto non interrotta sulla faccia dorsale
Carena del pronoto molto sporgente sugli angoli laterali sì da for-
mare due denti acuti, ricurvi verso il basso. Clipeo con due forti
carene. Faccie dorsali del propodeo punteggiate come il resto del -
torace. Nero, talvolta macchiato di rosso ferrugineo cupo. Lun-
ghezza: Capo + tor. + terg. (1+ I) =o’ mm. 10-11; Q mm. 12-13
wo vw
O. ferruginatus Bequaert
4
O. corvus Meade Waldo
Carena del pronoto non. dentiforme agli angoli laterali
Carene superiori del propodeo molto sporgenti superiormente sì
da formare due denti separati dal postscutello da una fessura.
Postscutello con una distinta faccia posteriore. Addome con fitta
pubescenza dorata. Tutto il corpo e le zampe bruno ferruginei. Nel
oil clipeo e la porzione interantennale sono gialli e l’ultimo ter-
gite porta una frangia regolare di peli. Lunghezza: Capo + tor. +
5
terg. (I + Il) = o& mm. 10-11, Q mm. 10-12. O. indotatus n. sp.
Carene superiori del propodeo poco sviluppate od assenti
. Torace allungato, fortemente depresso. Scutello piatto con mar-
gini laterali sporgenti e due distinte faccie laterali verticali.
Postscutello piatto o leggermente concavo, cbliquo. Il terzo tergite
porta la lamella apicale solo nei */, mediani. Clipeo senza carene
in ambo i sessi. Colorazione come nell’0. poltticlypeus. Lunghezza :
Capo + tor. + terg. (I + Il) = d' mm. 13, 9 mm, 14-15.
6
O. bensoni n. sp.
Torace meno depresso, scutello non sporgente ai lati; postscutello
convesso, terzo tergite con lamella continua. Clipeo carenato in
ambo i sessi. Colorazione diversa
Q. Tibie e metatarsi medii e posteriori con numerosissime spine
sulla faccia superiore; le spine sono più numerose sulle tibie medie
ove sono lunghe quasi come la metà del diametro dei metatarsi.
7
REM par RN AT er ME ei a nti
“5 Cie RI PIA i ty Ohare ein 4
de
ODYNERUS ETIOPICI 31
d'. Clipeo più lungo che largo con margine anteriore non troncato e
non più lungo dello spazio che separa le inserzioni delle antenne.
Nero, abbondantemente macchiato di rosso ferrugineo cupo; rico-
; perto di lunga e densa pilosita argentea. Lunghezza: Capo + tor.
; + terg. (I +11) = gd mm. 10, 9 mm, 12. O. miserrimus n. Sp.
_ — Q. Solo le tibie medie portano dorsalmente un piccolo numero di
spinule. oo. Clipeo tanto largo quanto lungo, con margine ante-
riore assai lungo e largamente emarginato 8
8. Torace 1 volta !/, più lungo che largo, depresso dorsalmente; II.
tergite più lungo che largo, non rigonfio ai lati, subcilindrico.
Faccie dorsali del propodeo liscie, carene superiori pressochè nulle.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + I) = mm. 13.
O. cereus n. Sp.
— Torace assai più corto, non depresso dorsalmente; II. tergite tanto
lungo quanto largo, un poco rigonfio; faccia anteriore del I, ter-
gite più convessa. Faccie dorsali del propodeo rugose, carene
superiori generalmente sviluppate. Lunghezza: Capo + tor. + terg.
(I + I) = mm. 9-11, 210,5-11,5. - 0. histriontmimus Bequaert
9. Capo e mesonoto sprovvisti di punteggiatura, opachi. Propodeo
completamente arrotondato, faccia posteriore con una larga con-
cavità cupuliforme; la faccia dorsale porta all estremità, ai lati
della linea mediana, due gruppi di 4-5 spinule dirette verso l’alto.
Clipeo convesso alla base, assai depresso nella metà apicale. 10
— Capo e mesonoto fortemente punteggiati; propodeo normale; clipeo
non molto depresso nella metà apicale ll
10. & ignoto; 2. Primo tergite corto e largo, la sua massima lar-
ghezza è di poco inferiore al doppio della lunghezza. Carena del
pronoto mancante sulla parte superiore delle faccie laterali. Co-
lore in gran parte rosso ferrugineo cupo. Ali giallo ferruginee con
forti riflessi dorati. Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + ID =
mm, 10. O. auratipennis n. sp.
— d' ignoto; 2. Primo tergite allungato, circa 1 volta !/, più largo
che lungo. Carena del pronoto continua Capo nero; ali scurissime
con forti riflessi violacei. Lunghezza: Capo + tor. + tergiti (I + Il)
= JI NE O. lutra n. sp.
ll. Addome ricoperto da fitta villosità dorata. Clipeo della 9 con uno
spazio centrale ben delimitato lateralmente, lungo e pianeggiante;
margine anteriore arrotondato all’infuori. Secondo sternite, nei due
sessi, con. una profonda depressione o concavità basale. Nero, solo
le mandibole sono in parte rosso ferruginee. Ali scurissime. Lun-
ghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = 7 mm. 11-12, 2 mm. 12-13.
O. hyacintae Gribodo
— Addome non ricoperto da fitta villosità dorata 12
12. O° ignote; TL. Clipeo molto più largo che lungo, largamente
troncato (o leggermente emarginato) all'apice, sprovvisto di carene.
Le faccie superiori del propodeo sono separate, almeno nel olensis,
dalla faccia posteriore da una carena unica e ben netta 13
32 . A. GIORDANI SOIKA
— Clipeo del o di poco più largo che lungo, non molto largamente
troncato; presenta spesso due leggere carene apicali. Faccie supe-
riori del propodeo non nettamente separate dalla faccia posteriore.
Secondo sternite non profondamente depresso alla base. Capo e
torace neri o in parte ferruginei; addome, tranne la faccia ante-
riore del I. tergite, giallo. Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + ID
= ¢' mm. 11-12, 2 mm. 12-13. . O. bairstowt Gribodo .
13. I due ultimi articoli delle antenne sono piccolissimi, in parte rice-
vuti da un solco scavato nell’XI. articolo; I’ ultimo articolo è pic-
colissimo, depresso, raggiunge appena la base dell’ X1 articolo.
Angoli laterali del propodeo ottusi, poco sviluppati. Nero, abbon-
dantemente macchiato di ferrugineo e di bruno giallastro. Lun-
ghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 6,5.
O. rhizophorarum Bequaert
— Ultimi articoli delle antenne non molto piccoli; |’ ultimo è gracile,
digitiforme, ed oltrepassa la base dell’ XI. articolo. Angoli laterali
del propodeo acutissimi, spiniformi. Nero e rosso cupo, senza inac-
chie bruno giallastre. Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) =
mm. ll. O. kolensts n. sp.
Odynerus (Stenodynerus) hyacintae Gribodo
Odynerus hyacintae Grib., Bull. Soc. Ent. Ital. XXIII, 1891, p. 290 (99.
Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXIX, 1918,
p. 302. Schulthess, Senckenbergiana, X, 3-4, 1928, .
p. 99 (fig.) e 100. Giordani Soika, Ann. Mus. Civ.
Genova, LVI, 1934, p. 381. :
Odynerus hyacintae Grib. op. cit. p. 291 Meade Waldo, Trans. Ent. Soc.
London, (1914) 1915 p. 488.
Q. Capo visto di fronte, circa tanto largo quanto alto. Clipeo
più lungo che largo, poco convesso; spazio mediano lungo, ben
delimitato anche posteriormente, pianeggiante, separato dagli spazii
laterali da due carene leggere, rettilinee e quasi parallele. Mar-
gini laterali della parte libera rettilinei. Mandibole più lunghe
dei lobi inferiori degli occhi; spazio triangolare molto stretto;
carena intermedia rettilinea, vicinissima e parallela alla carena
dorsale; il margine interno è sinuoso, non dentato. Inserzioni
delle antenne circa del doppio più distanti fra di loro che dagli
occhi; la porzione di fronte da esse compresa è pochissimo spor-
gente ma provvista di una forte e stretta carena la quale si
divide posteriormente in due rami, a forma di Y. I cercini delle
inserzioni. delle antenne sono assai sporgenti, specialmente nel
lato interno, sono quindi separati dalla carena interantennale per
A
È
33
ODYNERUS ETIOPICI
| mezzo di un solco relativamente profondo, a sezione semicircolare.
| Terzo articolo delle antenne quasi 1 volta !/, più lungo che
largo; tutti 1 successivi sono circa tanto lunghi quanto larghi.
Occhi un poco più vicini fra di loro presso il clipeo che sul ver-
tice, seni oculari subtriangolari, orbite interne dei lobi inferiori
degli occhi quasi regolarmente arcuate. Ocelli posteriori visibilmente
più vicini fra di loro che agli occhi. Fronte, vertice e tempie non
rigonfi; vertice e tempie bene sviluppati; viste dall’alto, le tempie
sono di poco più corte dei lobi superiori degli occhi. Torace 1
volta !/, più lungo che largo, di poco più largo che alto. Pro-
noto completamente arrotondato ai lati, assai ristretto anterior-
mente, orlato da una carena finissima, ininterrotta, poco o non
Fig. 3. Odynerus (Stenodynerus) hyacintae Grib. — 1, capo visto di fronte, g;
2, clipeo Q; 3, femore medio, g'; 4, antenna, gt.
angolosa in corrispondenza agli angoli laterali del pronoto, poco
profondamente incisa ai lati. Mesonoto distintamente convesso,
circa tanto lungo quanto largo; scutello circa del doppio più largo
che lungo, leggermente ed uniformemente convesso; postscutello
un poco sporgente alla base, obliquo. Propodeo con faceie dorsali
riunite nel mezzo, faccia posteriore occupata da una larga conca-
vità liscia e lucida, faccie laterali subpianeggianti; le faccie sono
ben distinte, ma le carene che le separano sono grossolane ed
irregolari, talvolta indistinte. Mesoepisterno moderatamente con-
Vesso, con epicnemia non molto profonda e carena epicnemiale
lesgerissima; l’epimero è ben distinto, la sutura mesoepisternale
continua nell’ epicnemia. Tegule con lobo posteriore molto corto
ma larghissimo e dentiforme dal lato mediale. Seconda cellula
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat,, Vol. LVII (23 Giugno 4934) 3
34 A. GIORDANI SOIKA
cubitale delle ali anteriori spesso triangolare essendo nulla la IL.
ascissa del nervo radiale. Zampe normali. Addome subsessile:
I. tergite 1 volta !/, più largo che lungo, a margini laterali
rettilinei e leggermente divergenti. Secondo tergite di poco più
largo che lungo, pochissimo più largo del primo, circa tanto largo
alla base quanto all’apice. Secondo sternite molto moderatamente
convesso; alla base presenta una profondissima depressione semi-
ellittica, ben delimitata, la sua larghezza è poco maggiore del
terzo della larghezza dello sternite e la sua lunghezza è eguale a
circa la metà della lunghezza dello sternite stesso. I segmenti
successivi sono normali, nessun tergite ha l’ estremità rialzata a
forma di collare.
Corpo, ad eccezione degli sterniti, della faccia posteriore del
propodeo e dell’epicnemia, opaco. Clipeo con spazio mediano irre-
golarmente e poco profondamente striato in senso longitudinale,
spazii laterali e basale con punti sparsi, di dimensioni variabili.
Capo fittamente punteggiato; torace con punti più grossi ed un
poco più radi; talvolta sono molto profondi, specialmente sul pro-
noto e sul mesoepisterno. Faccie dorsali del propodeo con punti
larghi, sì da apparire rugose. Tegule liscie; secondo sternite con
punti grossi ed obliqui, più radi nella depressione basale, assai
fitti ai lati. I tre primi tergiti sono finamente punteggiati ai
lati.
Capo e torace con bassa e rada pilosità fulva, tutto l'addome
è ricoperto da bassissima pubescenza dorata.
Nero, mandibole ferruginee all’apice; ali scurissime con forti
riflessi violacei. i
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 12-13.
J. Clipeo tanto largo quanto lungo, liscio, con spazio mediano
non bene differenziato dal resto della superficie; prima dell’apice,
che è troncato e più largo nel go’ che nella ©, si osserva una
impressione trasversale rettilinea. Inserzioni delle antenne circa
1 volta !/, più vicine agli occhi che al clipeo, quasi del triplo
più vicine agli occhi che fra di loro. Le antenne sono più lunghe
che nella Q essendo gli articoli IV-VII nettamente più lunghi
che larghi; XI un poco più lungo che largo alla base, XIII pie-
gato suì precedenti, digitiforme, il suo spessore varia molto poco
dalla base all'apice, questo è completamente arrotondato e rag-
giunge il mezzo del X articolo. Femori medii normali, anche
de si
:
ODYNERUS ETIOPICI 35
posteriori non dentate. Il resto, compresa la colorazione del clipeo,
come nella 9.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 11-12.
Ho esaminato esemplari delle seguenti località :
Gaboon (tipi, Coll. Gribodo - Mus. Genova); Guinea Porto-
ghese: Bolama, VI-XII[-1899 (L. Fea - Mus. Genova); Congo
Belga: Kasai, 1 9 1918 (A. Crida - Mus. Genova). Ogowe,
Talaguga, 1 o? (H. Kern - Coll. Schulthess).
Citato di Gaboon (tipi) e del Congo Belga: Ubangi, Duma,
1 o 18-IX-1910-11 (Schulthess).
Ho già rilevato che gli esemplari descritti dal Bequaert (I. cit.
p. 129 e 160) come Ayacintae Grib. non appartengono certa-
mente a questa specie.
Infatti la specie del Bequaert appartiene al sottogenere Rhyn-
chium e differisce dal vero hyacintae per la forma del clipeo in
ambo i sessi e per i femori medii che sono rigonfi nel terzo
apicale.
Odynerus (Stenodynerus) bairstowi Gribodo
Odynerus bairstowi Gribodo, Bull. Soc. Ent. Italiana, XXIII, 1891, p. 292 (O).
Meade Waldo, Trans. Ent Soc. London (1914) 1915, p. 498.
J. Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist., XXXIX, 1918, p. 294.
J. Bequaert, Ann. Mag. Nat. Hist. (10), II, 1928, p. 172.
Odynerus gowdeyanus Meade Waldo, Ann. Mag. Nat. Hist. (8) VIII, 1911,
pe457 ©)
Meade Waldo, Trans. Ent. Soc. London (1914) 1915, p. 489.
Ancistrocerus gowdeyanus J. Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XX XIX,
1918, p. 287.
O. (Stenodynerus) di. stowî Schulthess, Senckenbergiana, X, 3-4, 1928, p. 99.
Q. Clipeo circa tanto lungo quanto largo, la sua convessità è
quasi regolare; dagli angoli anteriori salgono due cortissime carene
rettilinee e parallele che, data la loro brevità non riescono a dif-
ferenziare uno spazio mediano; il margine anteriore del clipeo è
rettilineo e lungo come i margini laterali della parte libera, i
quali sono pure rettilinei. Primo tergite un poco più corto che
nell’ O. hyacintae, secondo tergite distintamente rigonfio ai lati,
secondo sternite con una larga e leggera depressione ‘basale. Il
resto come nell’hyacintae.
Il clipeo e tutto il corpo sono ricoperti da finissima pruino-
36 A. GIORDANI SOIKA bs
sità bianco giallastra. E seriza la densa pubescenza che è i
caratteristica dell’ hyacintae.
Clipeo, capo, torace, tegule, zampe e faccia anteriore dal i
tergite neri. Addome Goa ocra. Ali scurissime con riflessi vio-—
laa:
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + ID) = mm. 12-13.
SI. Clipeo conformato come nella Q ma un poco più corto,
con carene anteriori più brevi che nella 9. Ultimo articolo delle
antenne più corto che nell’ hyacintae, sorpassa di poco la base
dell'XI articolo. Zampe normali.
Clipeo con densa pubescenza argentea.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 11-12.
Ho esaminato esemplari delle seguenti località:
Africa occidentale: Benue (tipo, coll. Gribodo - Mus. Genova).
Guinea Portoghese: Bolama, numerosi esemplari 9 gd e PL
(L. Fea - Mus. Genova). Uganda: Entebbe, 1 9, 1-XI-1941
(S. A. Neave). Camerun: Rio Rei, 1 9 (Coll. Schulthess).
Specie citata delle località seguenti:
Africa occidentale: Benue (tipi, Gribodo). Uganda: Entebbe
(tipi del gowdeyanus, Meade Waldo, 1911). Congo Portoghese:
Landana, 1 o (Bequaert, 1928). Congo Belga: Ubangi, Duma
14 9 10-X-1910-11 (Schulthess).
var. militaris n. var.
‘9. Le parti che nella forma tipica sono nere, in questa
varietà si presentano interamente ferruginee. Il flagello delle
antenne è bruno nero.
Congo Francese: Forte Crampel, 1 Q (Coll. De Goal - Mus.
Parigi).
Odynerus (Stenodynerus) kolensis n. sp.
9. Capo visto di fronte circa tanto largo quanto alto. Clipeo
molto più largo che lungo, fortemente convesso, la parte libera è
distintamente più corta della parte interoculare e largamente
emarginata all'apice, il margine anteriore è lungo circa quanto
la metà della larghezza del clipeo; i margini laterali della parte
interoculare sono in gran parte contigui agli occhi. Mandibole un
Ai (i A I
VIP REST, Cee eee ore a,
37
ODYNERUS ETIOPICI
poco più lunghe del lobo inferiore degli occhi, il margine interno
porta tre denti triangolari, il mediano è più corto degli altri due.
Inserzioni delle antenne contigue al clipeo, del triplo più distanti
fra di loro che dagli occhi; la porzione di fronte che esse com-
prendono è sporgente e finemente carenata, la carena non è bifida
nella sua parte superiore. Terzo articolo delle antenne quasi due
volte più lungo che largo all’apice; IV e V di poco più lunghi
che larghi; VIVI subquadrati; VII-X trasversi; XI circa tanto
lungo quanto largo alla base; XII assai piccolo, inserito sul lato
dell’articolo precedente; XIII digitiforme, gracile, l’apice è ottuso
e sorpassa di poco la base dell’XI articolo. Occhi più vicini fra
di loro presso il clipeo che sul vertice, seni oculari stretti e pro-
fondi. Ocelli posteriori tanto distanti fra di loro quanto dagli occhi,
una distanza quasi doppia li separa dall’occipite. Fronte e vertice
moderatamente convessi; vertice e tempie bene sviluppati, queste
ultime, viste dall’alto, sono lunghe quasi come i lobi superiori degli
occhi e marginate posteriormente da una forte carena che non
continua sul vertice. Torace, propodeo incluso, di poco più lungo
che largo. Pronoto arrotondato ai lati, si restringe molto poco
verso il margine anteriore il quale porta una carena non ango-
losa, assai sporgente, circa tanto sporgente ai lati quanto sul mezzo.
Mesonoto, distintamente più largo che lungo, poco convesso; scu-
tello quasi del doppio più largo che lungo; un poco sporgente
alla base, ma subpianeggiante; postscutello molto corto, sporgente,
depresso all'apice. Propodeo lungo, con faccie dorsali quasi oriz-
zontali; faccia posteriore poco concava, verticale; angoli laterali
acuti, molto sporgenti; carene assai forti, ben marcate. Mesoepi-
| sterno non molto sporgente, l’epicnemia è profonda e marginata
posteriormente da una carena fortissima che continua anche sulla
parte posteriore del mesoepisterno. Tegule piccole, lobo posteriore
corto. Zampe normali; anche posteriori non dentate; seconda cel-
lula cubitale delle ali anteriori triangolare. primo tergite subsessile,
largo quasi quanto il torace, un poco più lungo della metà della
sua massima larghezza; è completamente arrotondato anterior-
mente ed i margini laterali sono subparalleli; il margine apicale
non è decolorato nè inspessito. Secondo tergite largo circa quanto
il primo, ma poco rigonfio ai lati, circa tanto largo alla base quanto
. all’estremità ed un poco più largo che lungo. Secondo sternite
sone alla base, subpianeggiante per una gran parte della
38 A. GIORDANI SOIKA
restante superficie. Nessuno dei tergiti porta lamella apicale
essendo anche il secondo punteggiato fino all'estremità.
Clipeo con punteggiatura uniforme, formata da punti di media
grossezza, non molto densi essendo gli interspazii più grandi dei.
F
Fig. 4. Odynerus (Stenodynerus) kolensis n. sp. x — 4, clipeo, orbite interne ed
inserzioni delle antenne; 2, ultimi articoli delle antenne.
punti. Punteggiatura del capo fittissima e fine. Torace più forte-
mente punteggiato; i punti sono molto densi, e circa della stessa
grossezza e densità in tutto il torace tranne il metaepisterno ed
il propodeo sui quali la punteggiatura è meno fitta e molto
superficiale; anche sulla faccia posteriore si osservano dei punti
relativamente densi. Tegule con pochi e grossi punti. Primo
tergite con punti grossi circa come sul capo ma più radi
essendo gli interspazii uguali ai punti. Sul secondo tergite gli
interspazii sono minori dei punti; alla base ed ai lati questi sono
di poco più grossi che sul primo, nel mezzo diventano assai grossi,
all'estremità del tergite tornano piccoli e sono assai più fitti che
altrove. Terzo e quarto tergite ricoperti di punti fini e fitti; V
tergite con punti finissimi e radi, tergiti successivi lisci. Secondo
sternite con punti grossi ed irregolari, densi all'apice; III con
punti molto più fini e fitti, IV con punti finissimi e radi,
successivi lisci.
Capo, torace ed addome con corte setole brune, più fitte, dense
sul capo, e traccie di pruinosità bianca, specialmente sull’addome.
ODYNERUS ETIOPICI 39
Nero; sono rosso ferruginei: clipeo, mandibole, scapo, pronoto,
scutello, postscutello, parte del mesoepisterno, tegule, zampe,
primo tergite, lati del II tergite, secondo sternite, larghi margini
apicali allargati nel mezzo sui tergiti II-IV, uno stretto orlo,
interrotto nel mezzo sugli sterniti II] e IV, ed i segmenti V-VIII.
Ali un poco oscurite, con leggeri riflessi dorati.
© Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + I) = mm. 11.
Africa orientale: Valle di Kola, vicino al monte Chiperone,
1500-2000 piedi, 1 7 5-IV-1913 (S. A. Neave - Brit. Mus.).
Affinissimo all’ 0. rhizophorarum Beq., differisce per le
maggiori dimensioni, per l’assenza di dente sulle anche posteriori,
per la forma dei due ultimi articoli delle antenne, per il secondo.
sternite sporgente alla base e per la punteggiatura dei due primi
tergiti.
Odynerus (Stenodynerus) rhizophorarum Bequaert
Odynerus (Rhynchium) rhizophorarum Bequaert, Bull. Am. Mus, Nat.
Hist. XXXIX, 1918, p. 130 e 192, fig. 221-225, (07).
Specie di piccole dimensioni, abbondantemente macchiata di
ferrugineo e bianco giallastro, a me ignota.
Congo Belga: Malela 1 g? (!) 3-VIL-15 (J. Bequaert).
Odynerus (Stenodynerus) auratipennis n. sp.
©. Capo visto di fronte circa tanto largo quanto alto. Clipeo
circa tanto largo quanto lungo, con la parte basale convessa e
la parte libera fortemente depressa, molto ristretta verso il mar-
gine anteriore che non è più lungo dello spazio che separa le
inserzioni delle antenne ed è leggermente emarginato; dagli angoli
laterali salgono due leggere carene lunghe circa quanto il mar-
gine anteriore del clipeo. I margini laterali della parte interocu-
lare sono contigui agli occhi nella metà apicale; la parte libera
è un poco più lunga della parte interoculare ed è a margini late-
rali un poco concavi. Mandibole più corte dell'asse maggiore degli
occhi, assai larghe, con carene bene sviluppate e margine interno
(1) Non Q come è stampato per errore nell’opera citata.
r PPT SY TV a ad
q - P
AO A. GIORDANI SOIKA
più sinuoso che dentato. Inserzioni delle antenne del doppio più
distanti fra di loro che dagli occhi, la porzione di fronte da esse
compresa è un poco sporgente e porta una breve e leggera
carena. Occhi di poco più vicini fra di loro presso il clipeo che
sul vertice, seni oculari non molto larghi, orbite interne dei lobi
inferiori un poco gibbose nel mezzo. Ocelli posteriori più vicini
fra di loro che agli occhi. Fronte assai rigonfia; vertice con due
piccole fossette glabre, vicinissime e confluenti. Vertice e tempie
bene sviluppati, rigonfi; le tempie viste dall’alto, sono lunghe
quanto i lobi superiori degli occhi, sono marginate da una carena
regolare che continua anche sul vertice. Torace 1 volta !/, più
lungo che largo, subcilindrico. Pronoto completamente arroton-
dato ai lati, un poco ristretto verso il margine anteriore, con
margini laterali rettilinei ed angoli laterali ottusi sebbene la
carena sia angolosa; questa è interrotta nella metà superiore delle
faccie laterali per cui, in questo tratto, si passa gradatamente
dalla faccia anteriore alle faccie laterali Mesonoto tanto lungo
quanto largo, subpianeggiante nella metà posteriore; scutello
quasi del doppio piu largo che lungo, subpianeggiante; postscu-
tello pure pianeggiante. Propodeo molto lungo, di poco più corto
nel mezzo che lateralmente, nel mezzo è molto più lungo del
postscutello ; il margine posteriore porta ai lati del solco
mediano due gruppi di 4-5 piccole spine acute, verticali, fuse
insieme nella metà basale. La faccia posteriore è quasi verticale e
presenta una larga cavità cupuliforme. 11 propodeo è completa-
mente arrotondato, non si osserva la minima traccia di carene.
Mesoepisterno rigonfio, con una leggera carena epicnemiale. Tegule
normali, lobo posteriore corto. Zampe normali, anche posteriori
non dentate. Seconda cellula cubitale delle ali anteriori subtrian-
golare essendo la seconda ascissa del nervo radiale cortissima.
Primo tergite piuttosto corto e largo, circa 1 volta !/, più largo
che lungo, completamente arrotondato alla base con margini late-
rali subrettilinei e leggermente divergenti. Secondo tergite non
rigonfio ai lati, un poco più largo del primo, più largo che lungo
e circa tanto largo alla base quanto all’ apice. Secondo sternite
poco sporgente alla base, leggerissimamente depresso nel mezzo.
Liscio ed opaco; qualche punto superficiale si osserva al diso-
pra delle inserzioni delle antenne; le tempie sono fittamente
punteggiate nella metà inferiore. Pronoto con punti fitti, di media
ian E e
ne SS
fn
ODYNERUS ETIOPICI 4A ai
-grossezza, addensati nel mezzo di ciascun lobo; parte superiore A
del mesoepisterno con punti più fini e più radi: punti della stessa Foo
grossezza ma ancora più radi si osservano sullo scutello. Secondo
sternite con punteggiatura fine e sparsa.
Capo quasi glabro; torace ed addome con finissima e fitta
4 pruinosita dorata.
È Capo nero; clipeo, mandibole, scapo, seni oculari e tempie
| rosso porpora scuro. Torace, tegule, zampe ed addome di questo
| colore; sull’addome passante un poco al ferrugineo; mesonoto,
parte del mesoepisterno e del II tergite, base dei segmenti III-VI he
È nerastri. Ali giallo ferruginee con bellissimi riflessi dorati, nerva- h,
_ ture testaceo-ferruginee.
4 Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 10.
«| ‘’Africa orientale: Foresta di Uchweni, 1 9, 1-2-II-1912 È
(S. A. Neave - Brit. Mus.). |
Specie facile a riconoscersi per la quasi totale assenza di pun-
Nero, clipeo, parte delle mandibole e delle zampe rosso fer- È
| ruginei molto scuri. Ali brune con fortissimi riflessi violacei.
E Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. Il.
i Nyasaland: Fianchi del Monte Mlanje, 3000-4000 piedi, 2 9 9
© 11-XII-1913 (S.A. Neave - Brit. Mus.).
od
È _ teggiatura e per le spinule del propodeo.
3 Vicinissima alla specie seguente :
È: :
È
4 Odynerus (Stenodynerus) lutra n. sp.
ì Q. Affine all’ 0. auratipennis; differisce per la forma della
carena del pronoto, pel torace ed il primo tergite più snelli, per
la fronte ed il vertice più rigonfi, per lo scutello liscio e pel
| propodeo che porta solo traccie di spinule.
E Torace ed addome con finissima pruinosità dorata.
È
Odynerus (Stenodynerus) histrionimimus Beq.
3 Odynerus (Rhynchium) histrionimimus Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat.
: Hist. XX XIX, 1918, pp. 130 e 190. Fig. 214-220 (99).
o Q. Nero; clipeo, mandibole. scapo, pronoto, tegule, potscu-
_tello, propodeo, zampe, base e lati del I tergite, I sternite e
spesso due macchie laterali alla base del II tergite ferruginei.
eee gt
Be
492 A. GIORDANI SOIKA
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 10,5-11,5
(Q) 19-41 (9). |
Congo Belga: Banana, 18 29 - 9 dg VIIA915 (Lang e
Chapin) - Sec. Bequaert a me ignoto.
var. caudalis n. var.
Q. Capo, visto di fronte, circa tanto largo quanto lungo.
Clipeo circa tanto lungo quanto largo, leggerissimamente convesso
nella metà basale, con spazio mediano distinto, lungo circa la
metà del clipeo, delimitato lateralmente da due carene che sono
assai sporgenti nella parte inferiore, apicale; esse terminano negli
angoli laterali del clipeo che sono un poco sporgenti. Lo spazio
mediano è subpianeggiante nella metà posteriore, leggermente
concavo in senso trasversale nella metà anteriore, cioè nella parte
libera del clipeo. L’ apice è largo circa ‘/; della larghezza totale
ed è leggermente emarginato. Mandibole lunghe quanto I’ asse
maggiore degli occhi, il margine interno è provvisto di tre larghi
denti, non acuti. Inserzioni delle antenne contigue al clipeo, la
distanza che le separa è solo di*/; maggiore di quella che separa
una di esse dall’ occhio. Carena interantennale conformata come
nell’ 0. hyacintae Grib. Ocelli più vicini fra di loro che agli
occhi, seno oculare poco profondo ed assai largo, le orbite interne
dei lobi inferiori degli occhi sono meno fortemente e più regolar-
mente arcuate che nelle altre specie; il lobo superiore è assai
piccolo. Ocelli posteriori visibilmente più vicini fra di loro che
agli occhi, in un altro esemplare sono invece circa tanto distanti
fra di loro che agli occhi. Tempie e vertice poco sviluppati; le
tempie, viste dall’ alto, sono assai più corte dei lobi superiori
degli occhi; viste di profilo si restringono gradatamente dall’ alto
in basso; portano una carena regolare, non molto sporgente, che
non continua sul vertice. Torace 1 volta '/, più lungo che largo,
di poco più largo che alto, distintamente convesso superiormente.
Pronoto ristretto verso il margine anteriore che porta una carena
sporgente, regolare, arrotondata ai lati, con una distinta incisione
laterale. Mesonoto circa tanto largo quanto lungo, leggermente
convesso, senza traccie di solchi parassidiali. Scutello pianeggiante,
giacente sullo stesso piano della metà posteriore del mesonoto, un
poco meno largo del doppio della sua lunghezza. Postscutello un
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ODYNERUS ETIOPICI 45
poco obliquo, leggermente depresso nei */, apicali, e sporgente
alla base in una specie di carena crenulata, la quale è legger-
mente e strettamente incisa nel mezzo.
Propodeo relativamente corto, con solco mediano profondo e
faccie dorsali oblique; gli angoli laterali sono più sporgenti che
nelle precedenti specie e tutte le carene sono ben marcate; la
faccia posteriore è quasi verticale e molto leggermente concava,
anche le faccie laterali sono talvolta un poco concave. Il mesoe-
pisterno è assai sporgente, le due depressioni epicnemiali sono
profonde, specialmente quella per le zampe medie, la quale è
ben delimitata; la carena epicnemiale è lunga e forte; la sutura
mesoepisternale è visibile solo per la sua colorazione più scura.
Il lobo posteriore delle tegule è più lungo, più largo, e meno
acuto all'estremità che nelle due specie precedenti. Zampe normali,
tibie e tarsi non spinosi, anche posteriori non dentate. Nervature
alari del solito tipo. Primo tergite cupuliforme, emisferico nella
metà anteriore, a margini laterali rettilinei e leggermente diver-
genti nella metà posteriore; e di poco più largo che lungo,
l'estremità è decolorata si da formare una lamella translucida
che però non è rialzata e giace sullo stesso piano della restante
parte del tergite. Secondo tergite di poco più largo che lungo,
più largo del primo, distintamente più largo all’ estremità che
alla base, molto poco rigonfio ai lati. Secondo sternite poco
sporgente alla base, la depressione mediana è leggerissima. Il
secondo ed il terzo tergite portano una lamella apicale liscia,
distintamente rialzata a forma di collare.
Clipeo con pochi punti fini ed irregolari, lo spazio mediano
porta delle leggere rugosità longitudinali. Il capo è ricoperto da
punti fitti, piccoli e poco profondi sulla fronte e sul vertice, più
grossi e più profondi sulle tempie e sulla parte posteriore del
vertice. Il torace è punteggiato circa come il capo; i punti sono
di mediocre grossezza sulla metà anteriore del mesonoto; sono
più grossi sulla metà posteriore di questo, sul pronoto, sul
mesoepisterno e sullo scutello. Sulle faccie laterali del propodeo
i punti sono circa grossi come sul pronoto ma un poco più radi;
le faccie dorsali del propodeo sono irregolarmente rugoso-pun-
teggiate. Le tegule, la faccia posteriore del propodeo, il meta-
episterno e parte dello scutello sono lisci. I due primi
tergiti portano dei punti di media grossezza, relativamente
Ah A. GIORDANI SOIKA
radi essendo gli interspazii circa uguali ai punti, molto superficiali
dorsalmente, obliqui nei */; basali del II tergite, un poco piu
fitti all'estremità ed ai lati di questo tergite. I due tergiti
successivi portano punti di poco più fitti ma assai più piccoli.
Secondo sternite con punti grossi e profondi, densi come il tergite.
1 due sterniti successivi sono punteggiati circa come i tergiti.
Tutto il corpo, tranne le zampe e le tegule, porta una bassis-
sima e fittissima pubescenza giallo aranciata che dà all’ insetto
un aspetto vellutato caratteristico. Certe parti del torace e special-
mente il propodeo portano una più lunga pubescenza argentea.
Bruno ferrugineo passante per molte gradazioni al nero. La
carena interantennale, parte delle tegule, |’ estremità dei due
primi tergiti ed i tergiti successivi sono giallo ferruginei o giallo
ocra. Ali gialle, nervature ferruginee.
Lunghezza: Capo + Tor. + Terg. (I + n= mm. 114.
S. Clipeo conformato come nella 9 ma più regolarmente
convesso, con carene assai corte, per cui manca uno spazio cen-
trale distinto dalla restante superficie; la porzione di clipeo
compresa dalle carene non è rugosa longitudinalmente. Mandibole
un poco più corte che nella 9. Terzo articolo: delle antenne del
doppio più lungo che largo, IV e V subeguali circa 1 volta ‘/,
più lunghi che larghi; VEVII più lunghi che larghi; IX e X
subquadrati; XI circa tanto lungo quanto largo alla base, legger-
mente arcuato; XII non molto piccolo; XIII digitiforme, quasi
diritto, di poco ristretto dalla base all’ apice il quale è un poco
depresso, arrotondato, e raggiunge il mezzo del X articolo. Le
inserzioni delle antenne sono un poco più vicine al clipeo che
agli occhi e circa del doppio più vicine a questi che de di loro.
Zampe normali. Il resto come nella 9.
Colorazione, clipeo é mandibole compresi, come nella 9 ma
un poco più scura. Clipeo con forte pubescenza argentea.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + ID = mm. 11.
Uganda: Gulu, 1 9, IV-V-1925 (Dr. G. D. G. Carpenter -
. Brit. Mus.). Africa Orientale: Ngare Narok, Masai Reserve, 6000
piedi, 1 9, 31-XII-1913 (A.0. Luckmann - Brit. Mus:).
Mashonaland: Salisbury, 1 g, IV-900 (G. A. K. Marshall -
Brit. Mus.).
Sebbene il Bequaert abbia già pubblicato una dettagliata
descrizione di questa specie, ho ritenuto utile descrivere la varietà
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ODYNERUS ETIOPICI Ad
> per poter più facilmente confrontare le descrizioni delle specie
La
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x
seguenti che differiscono, in special modo. per caratteri non citati
dal Bequaert; ed anche perchè non è improbabile, data la forma
delle antenne del © il cui XIII articolo differisce da quello
figurato dal Bequaert, la diversa colorazione e pubescenza, che
si tratti di specie diversa.
Odynerus (Stenodynerus) indotatus n. sp.
Q. Capo, visto di fronte circa tanto largo quanto alto. Clipeo
circa tanto largo quanto lungo, parte libera circa lunga quanto
la parte interoculare e moderatamente, quasi regolarmente con-
vessa; spazio mediano separato dagli spazii laterali da due forti
carene, divergenti verso |’ alto, che giungono assai oltre il mezzo
del clipeo; la superficie dello spazio mediano è subpianeggiante
nel senso longitudinale, concava nel senso trasversale, la concavità
assai forte presso il margine anteriore, diventa sempre più leggera
procedendo verso il margine posteriore fino ad essere nulla verso
il mezzo del clipeo, dopo del quale si passa alla convessità della
parte interoculare; anche gli spazii laterali sono concavi, e più
fortemente presso l’apice. Margine posteriore del clipeo quasi
regolarmente arcuato; margini laterali della parte interoculare
contigui alle orbite solo nella metà inferiore; margini laterali
della parte libera rettilinei; margine anteriore pure rettilineo
lungo quanto la distanza che separa le inserzioni delle antenne.
Mandibole diritte, lunghe circa quanto l’asse maggiore degli
occhi con spazio triangolare lungo circa la metà della lunghezza
della mandibola e carena intermedia fine, vicinissima e parallela
alla carena dorsale; carena interna eccezionalmente sviluppata
nei */; basali. Inserzioni delle antenne del doppio più distanti fra
di loro che dagli occhi. Terzo articolo delle antenne solo 4 volta */,
più lungo che largo all’ apice, IV subquadrato, successivi un poco
più larghi che lunghi. Carena interantennale bene sviluppata,
bifida superiormente, a rami fortemente divergenti e distintamente
arcuati. Occhi distintamente più vicini fra di loro presso il clipeo
che sul vertice; seni oculari profondi; orbite interne del lobo
inferiore quasi regolarmente arcuate. Ocelli posteriori circa tanto
distanti fra di loro quanto dagli occhi, una distanza quasi doppia li
separa dall’ occipite. Vertice e tempie bene sviluppati; viste dall’alto,
46 A. GIORDANI SOIKA
le tempie sono lunghe quasi come i lobi superiori degli occhi,
viste di profilo diminuiscono gradatamente di spessore dall’ alto
al basso. Tempie fortemente carenate; vertice con carena indistinta,
nulla nel mezzo. Torace quasi 1 volta ‘/ più lungo che largo,
subcilindrico. Pronoto un poco ristretto verso il margine anteriore
che è fortemente carenato; la carena è lamelliforme, specialmente
ai lati della faccia dorsale, non angolosa, con leggera incisione
laterale. Mesonoto tanto lungo quanto largo; scutello pianeggiante,
Fig. 5. Odynerus (Stenodynerus) indotatus n. sp. — 41, torace; 2, I e II tergiti,
visti dall’ alto; 3, clipeo, (7; 4, antenna, Q: 5, antenna, <j’: 6, clipeo, Q:
7, genitali, gt.
circa 1 volta ‘/, più largo che lungo; postscutello con una faccia
dorsale pianeggiante, posta sullo stesso piano dello scutello, ed
una faccia posteriore più corta, verticale; le due faccie non sono
separate da una carena. Il propodeo è allungato, non meno che
negli altri Stenodynerus, è separato dal postscutello da un
profondo solco, inoltre la faccia dorsale è profondamente incisa
nel mezzo, per cui la parte superiore del propodeo è costituita
da due forti denti come nel gruppo simplex. I margini laterali
del propodeo sono rettilinei e paralleli, la faccia posteriore è
47
ODYNERUS ETIOPICI
verticale e concava, le carene sono più o meno distinte, general-
«mente grossolane e dovute alla particolare disposizione dei grossi
“punti che ricoprono parte del propodeo. La carena inferiore è
i interrotta nella metà inferiore da una profonda incisura molto
caratteristica. Mesoepisterno moderatamente convesso, con depres-
«sione epicnemiale profonda e concava, la carena epicnemiale è
| assai sporgente e raggiunge, senza sorpassarla, la sutura mesoe-
| pisternale. Zampe normali; anche posteriori non dentate; tibie e
| metatarsi medii e posteriori ricoperti da un rilevante numero di
| spine acute, di poco più corte della larghezza dei metatarsi. Ali
normali. Tegule con lobo posteriore cortissimo ed acuto. Primo
segmento addominale a margini laterali molto leggermente diver-
genti, la sua massima larghezza eguale a circa 1 volta */, la
i lunghezza; la faccia dorsale è pianeggiante nel senso longitudinale,
la faccia anteriore è molto leggermente convessa. Secondo tergite
un poco più largo che lungo, di poco più largo del primo e
visibilmente più largo all’ estremità che alla base. Il secondo
sternite porta nella metà basale una profondissima depressione
semicircolare, larga quasi come la base dello sternite stesso. I
tergiti II e III hanno il margine posteriore rialzato a forma di
collare.
Clipeo con spazio mediano finemente striato longitudinalmente.
nel resto della sua superficie è superficialmente punteggiato.
Capo e torace con punti fittissimi e grossi; sono più grossi sulle
faccie dorsali del propodeo che appaiono irregolarmente rugose,
un poco più. fini e più radi sulle faccie laterali dello stesso; la
faccia posteriore del postscutello, |’ epicnemia, una piccola parte
delle faccie laterali del propodeo, la faccia posteriore di questo e
la quasi totalità del metaepisterno lisci ed opachi. Tegule con
punti relativamente fitti ma molto superficiali. I due primi tergiti
sono assolutamente lisci dorsalmente, ma lateralmente portano
dei punti fitti, interspazii di grandezza variabile ma generalmente
uguali ai punti, ed assai grossi; più piccoli però che sul
capo e sul torace. Il secondo sternite porta dei punti grossi, molto
più radi nella depressione basale. Terzo tergite e terzo sternite
finamente punteggiati, il tergite solamente ai lati. Segmenti suc-
cessivi sparsamente punteggiati ai lati.
Clipeo, capo e torace con corte setole dorate. Addome con
fitta e lunga pubescenza aranciata.
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A. GIORDANI SOIKA
Interamente bruno ferrugineo; estremità delle mandibole ed
articoli II[ - XI delle antenne nerastri.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + IJ) = mm. 41-12.
SF. Clipeo più lungo che largo quasi regolarmente convesso
nel senso longitudinale, lo spazio mediano è quindi in gran parte
convesso. Carene più corte che nella 9; margine anteriore più
lungo dello spazio che separa le inserzioni delle antenne. Ciò è
dovuto al fatto che le inserzioni delle antenne sono un poco più
vicine fra di loro che nella 9; esse sono anche contigue agli
occhi mentre nelle 9 sono alquanto lontane. Terzo articolo delle
antenne quasi del doppio più lungo che largo, IV-VI più lunghi
che larghi; successivi subquadrati; XIII lungo, cilindrico, legge-
rissimamente arcuato, | estremità, che è completamente arro-
tondata, giunge alla metà del X articolo, tibie e metatarsi non
spinosi. Clipeo e porzione interantennale gialla. Il resto come
nella 9.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 10-11.
Zambesi: Caia, 2 90° 29-VIIMO e 7-V-XII, 2 QQ 30-IV-12
e 7-V-XII (H. Swale - Brit. Mus.).
Questa specie è facilmente riconoscibile per la speciale forma
del propodeo e per la lunga pubescenza dell’ addome. Differisce
dall’ histrionimimus Beq. per le tibie ed i tarsi medii e poste-
riori spinosi, per la conformazione del clipeo e del I tergite; dal
miserrimus per la lunghezza del clipeo e pel diverso colore dei
peli e per la depressione del II sternite molto più profonda.
Odynerus (Stenodynerus) miserrimus n. sp.
©. Capo visto di fronte circa tanto largo quanto alto. Clipeo
distintamente più lungo che largo, con due forti carene rettilinee
e leggermente convergenti le quali delimitano uno spazio mediano
lungo e pianeggiante. La parte libera del clipeo è un poco più
lunga della parte interoculare, i margini laterali di questo sono
contigui agli occhi solo nel quarto apicale; i margini laterali
della parte libera sono rettilinei, il margine anteriore è pure
rettilineo e lungo */ della larghezza massima del’ clipeo.
La superficie di questo è molto moderatamente convessa. Mandi-
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ODYNERUS ETIOPICI 49
bole lunghe circa come l’asse maggiore degli occhi, con carene
distinte e margine interno provvisto di denti cortissimi separati
da incisioni molto superficiali. Occhi visibilmente più vicini fra di
loro presso il clipeo ‘che sul vertice, con seni oculari un poco
più stretti che nella specie precedente, le orbite interne dei lobi
inferiori non sono regolarmente arcuate ma gibbose verso il
mezzo. Inserzioni delle antenne contigue al clipeo, del doppio più
vicine agli occhi che fra di loro; la porzione di fronte da esse com-
presa non è sporgente ma porta una stretta e forte carena che è
interrotta bruscamente, e non sembra dividersi a forma di Y come
nelle specie precedenti. Antenne. normali: III articolo circa 1
volta ‘/» più lungo che largo all’ apice; IV di poco più lungo che
largo, V-VI subquadrati, successivi trasversi. Ocelli posteriori circa
tanto distanti fra di loro quanto dagli occhi. Vertice e tempie bene
sviluppati; queste ultime, viste dall’alto sono più lunghe dei lobi
superiori degli occhi; viste di fianco, si restringono gradatamente
dalla parte superiore alle mandibole; sono fortemente carenate.
Torace di ‘/; circa più lungo che largo e di poco più largo che
alto. Pronoto completamente arrotondato ai lati, con carena assai
sporgente ai lati, ma non angolosa in corrispondenza agli angoli
laterali del pronoto. Mesonoto circa tanto largo quanto lungo,
distintamente e regolarmente convesso; scutello pianeggiante,
posto sullo stesso piano della parte posteriore del mesonoto, solo
di */, più largo che lungo; postscutello orizzontale, un poco
sporgente alla base, non carenato nè inciso nel mezzo. Propodeo
moderatamente lungo con angoli laterali piuttosto ottusi; faccia
posteriore assai concava, non separata dalle faccie dorsali per
mezzo di carene; faccie laterali leggermente ma distintamente
concave in senso verticale; carene laterali poco marcate, carene
inferiori interrotte, nella metà inferiore da una incisione circolare
profondissima. Mesoepisterno non molto convesso, epicnemia mar-
ginata posteriormente da una forte carena che raggiunge, senza
sorpassarla, la sutura mesoepisternale; questa è ben marcata,
come anche la sutura mesopleurale. Tegule con lobo posteriore
corto ed acuto. Zampe normali; tibie e metatarsi medii e poste-
riori spinosi come nell’ indotatus ; anche posteriori non dentate.
Primo tergite circa 1 volta ‘/, più largo che lungo; arrotondato
anteriormente, con margini laterali rettilinei e molto leggermente
divergenti, margine apicale non decolorato, margine superiore
Ann. del Mus. Civ, di St. Nat., Vol. LVII (23 Giugno 1934) 4
50 A. GIORDANI SOIKA
rettilineo. Secondo tergite un poco più largo che lungo, pochissimo
più largo del primo. Secondo sternite con una profonda depressione
basale come nell’indotatus. I tergiti Il e III sono decolorati
all’ apice, la parte decolorata forma una lamella, che è leggermente
rialzata a forma di collare.
Clipeo con punti relativamente fitti, di mediocre grossezza;
sullo spazio mediano tendono ad allungarsi longitudinalmente.
Capo e torace con punti piuttosto grossi, molto fitti. I punti sono
più grossi sulle tempie e sulla metà posteriore del mesonoto. Le
faccie laterali del propodeo portano solo nel terzo apicale dei
punti di media grandezza e superficiali; le faccie superiori portano
delle larghe e leggere rugosità. Il primo tergite è liscio. I
secondo porta dei punti di mediocre grossezza, superficialis-
simi, separati da interspazii molto maggiori del loro diametro;
ai lati i punti diventano più grossi fino a raggiungere la grossezza
di quelli del torace; all’ estremità diventano più fini e molto più
fitti. Secondo sternite con punti grossi e densi, più radi e più
superficiali nella depressione basale. Tegule, gran parte del
postscutello e delle faccie laterali del propodeo, faccia posteriore
del propodeo lisci.
Capo con corti peli fulvi. Torace ed addome con fitta pubescenza
grigio argentea.
Rosso ferrugineo con il mesonoto, gran parte del II tergite
ed altre nta incerte, bruno neri. Ali grigiastre, trasparenti;
nervature bruno testacee.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 12
I. Clipeo come nel 6 dell’ indotatus ma distintamente più
lungo; margine anteriore troncato, poco più lungo dello spazio
che separa le inserzioni delle antenne. Queste sono almeno tre
volte più distanti fra di loro che dagli occhi. Mancano gli
ultimi articoli delle antenne. Zampe normali, non spinose.
Clipeo e carena DE RUE color giallo ocra. Il resto come
nella 9.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 10.
Badesi Lonely, 2 QQ, 20-II-14 e 1-VI-13, (H. Swale
Brit. Mus.); Buluwayo, 1 © 28-IX-20 (G. Arnold - coll.
Schulthess).
Affinissimo all’ indotatus da cui differisce per i | caratteri
indicati nella tabella.
ODYNERUS ETIOPICI 51
Odynerus (Stenodynerus) ferruginatus Bequaert.
Odynerus (Rhynchium) ferruginatus Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat.
Hist. XXXIX, 1918, pp. 7, 229, 298; Ann. Mag. Nat. Hist., (10)
II, 1928 p. 173.
Stenodynerus ferrugineus Schulthess, Soc. Entom. XXIX, 1914 p. 72
fic. (SQ).
Odynerus ferrugineus Meade Waldo, Trans. Entom. Soc. London. (1914)
1915, pag. 498, Tav. XCI fig. 13.
Questa specie è facilmente riconoscibile per il clipeo allungato,
piriforme, e per la presenza della carena anteriore del pronoto
limitata alle faccie laterali ed al mezzo della faccia dorsale ove
costituisce due sporgenze dentiformi, subconiche. Il propodeo è
conformato come nell’ indotatus, la faccia dorsale è perciò scavata
nel mezzo e, per di più separata dal postscutello da un solco
Fig. 6. Odynerus (Stenodynerus) ferruginatus Beg. — 1, capo e torace visti ante-
riormente; 2, antenna, g'; 3, tibia e tarso posteriori.
leggero. Le tibie ed i metatarsi medii e posteriori non sono
spinosi ed i tre primi tergiti hanno all’ estremità una lamella
translucida rialzata a collare. Il secondo sternite ha una depressione
basale non molto profonda ma nettamente delimitata.
52 A. GIORDANI SOIKA
Ho esaminato esemplari delle località seguenti: Delagoa:
Rikatla, 1 9 (Junod paratipo - Coll. Schulthess).
Zambesi: Nova Chupanga, 2 9 9, 2 TI, e 928. (J. Surcouf
Mus. Parigi.
Specie descritta del Mozambico: Delagoa, Rikatla, e del
Transvaal: Shilouvane 1 6, 8 9 - Junod).
var. capensis n. var.
Tutto il corpo; zampe e tegule color giallo ocra. Torace
con macchie bruno ferruginee.
Natal: Weenen, 1 g° XII-1927 (H. P. Thomasset - Brit.
Mus.); Africa del Sud Ovest: Okahandja, 2 9 Q 3-II-XII-1927 e
12-18-XII-27, 2 gd 12-18-XII-27 (R. E. Turner - Brit. Mus.);
Masa, 1 9 II-1923 (S. Afr. Mus.); Namakunda, 1 9 111923
(S. Afr. Mus.).
Odynerus (Stenodynerus) corvus Meade Waldo
Odynerus corvus Meade Waldo, Trans. Ent. Soc. London, (1914) 1915,
pp. 498 e 517, Tav. XCI fig. 15 (97 9). J. Bequaert, Bull. Am.
Mus. Nat. Hist., XXXIX, 1918, p. 295.
Q. Capo visto di fronte circa tanto largo quanto alto. Clipeo
tanto largo quanto lungo: convesso alla base, depresso nei due
terzi apicali, con spazio mediano separato dagli spazii laterali da
due carene assai sporgenti e larghe, subrettilinee o poco arcuate ;
la superficie dello spazio mediano è subpianeggiante nella parte
posteriore ed assai concava nella parte anteriore; spazii laterali
convessi nella metà posteriore, convessi anch'essi nella metà ante-
riore. Margini laterali della parte interoculare contigui al clipeo
nei */, 0 4/; apicali; margini laterali della parte libera rettilinei
e convergenti verso il margine anteriore che è rettilineo e lungo
circa !/, della larghezza del clipeo. Mandibole di poco più corte
dell’asse maggiore dell’ occhio, col margine interno provvisto di
denti molto corti. ed ottusi; tutte le carene sono ben marcate.
Inserzioni delle antenne contigue al clipeo, circa del triplo più
distanti fra di loro che dagli occhi, i cercini sono un poco spor-
genti, specialmente dal lato mediale; la carena interantennale è
°
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ITA Dato
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ODYNERUS ETIOPICI DÒ
molto stretta, sporgente, e bifida nella sua parte posteriore. Se-
condo articolo delle antenne 1 volta !/, più largo che lungo, III
circa 1 volta !/, più lungo che largo; IV e V subquadrati; suc-
cessivi trasversi, l’ultimo più corto della sua larghezza alla base.
Occhi più vicini tra di loro presso il clipeo che sul vertice; ocelli
posteriori circa tanto distanti fra di loro quanto dagli occhi. Vertice
e tempie poco rigonfi, queste ultime sono molto più corte dei lobi
superiori degli occhi e sono marginate da una carena fortissima
nella parte inferiore, meno sporgente, nella parte superiore; ver- -
tice non carenato. Torace 1 volta !/, più lungo che largo, non
depresso. Pronoto poco ristretto verso il margine anteriore, questo
è provvisto di una forte carena che diventa oltremodo sporgente .
verso gli angoli laterali in corrispondenza ai quali forma un dente
forte ed acuto, ricurvo ad uncino verso il basso, specialmente
visibile guardando il torace di profilo; sulle faccie laterali la carena
è poco sporgente, con intaccatura laterale assai superficiale. Meso-
noto leggermente convesso, circa tanto lungo quanto largo; scu-
tello meno largo del doppio della sua lunghezza, distintamente
convesso; postscutello obliquo, un poco sporgente alla base,
depresso nella metà apicale. Propodeo piuttosto lungo, con faccie
dorsali riunite nel mezzo ‘e quasi orizzontali, faccia posteriore
quasi verticale, concava; le carene superiori non sono sempre
molto distinte, mentre le laterali ed inferiori sono ben marcate e
provviste di qualche dentellatura; una gracile sporgenza digiti-
forme si osserva nella parte inferiore delle carene inferiori. Lobo
posteriore delle tegule corto ma acuto. Mesoepisterno moderata-
mente convesso; carena epicnemiale larga, pochissimo sporgente.
Zampe normali, anche posteriori non dentate. Ali con nervature
del solito tipo, spesso la II cellula cubitale è subtriangolare
essendo nulla la II ascissa del nervo radiale; non è da escludere
si possano trovare esemplari con questa cellula peziolata. Primo
tergite, visto dall’alto, circa 1 volta */, più largo che lungo, con
faccia anteriore assai convessa, talvolta separata dalla faccia dorsale
da una leggera piega careniforme, assai leggera ma apprezzabile ;
i margini laterali sono rettilinei e quasi paralleli; il margine
superiore è subrettilineo (tergite visto di profilo). Secondo tergite
un poco rigonfio ai lati, più largo che lungo, assai più largo del
primo. Secondo sternite sporgente alla base si da formare una
specie di gradino, con una larga e leggera depressione mediana.
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re
MN e OR,
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SA A. GIORDANI SOIKA
L’estremita dei tergiti II e III è costituita da una lamella liscia
un poco rialzata a forma di collare.
Clipeo con punti radi e superficiali, tranne che nello spazio
mediano ove i punti sono più grossi più profondi ed allungati
longitudinalmente. Capo con punteggiatura fittissima, di media
grossezza. Torace con punti pure fittissimi, di poco più grossi che
nel capo; mancano solo nel metaepisterno e nel centro della
faccia posteriore del propodeo, che è finemente e molto superfi-
cialmente striata; sulle faccie laterali del propodeo i punti sono
un poco più n le faccie dorsali dello stesso sono punteggiate
come il resto del torace. Tegule con qualche punto superficiale.
Primo e secondo tergite con punti grossi come sul torace ma più
radi, interspazii uguali o maggiori dei punti, ed estremamente
superficiali, tanto superficiali da essere quasi invisibili in certi
esemplari; sui lati e presso l’apice del secondo tergite i punti
diventano più profondi e più fitti. Sul secondo sternite i punti
sono densi circa come sul tergite ma molto più grossi e più pro-
fondi specialmente nella metà basale; nel quarto apicale i punti
sono molto più piccoli. Tergiti e sterniti III -V finemente e fitta-
mente punteggiati. Capo con corte e fitte setole brune; il resto
del corpo quasi glabro. Ss |
Nero; gran parte delle mandibole, faccia inferiore dello scapo,
parte delle zampe rosso ferruginei scuri. Ali anteriori scure con
riflessi violacei.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 12-13.
dI. Clipeo tanto largo quanto lungo, moderatamente e quasi
regolarmente convesso, non carenato, angoli laterali un poco
inspessiti, margine anteriore rettilineo lungo circa come nella ‘9.
Inserzioni delle antenne disposte circa come nella 9. La lunghezza
degli articoli delle antenne è come nella 9, l’ultimo articolo è
assai piccolo, subconico, diritto e leggerissimamente arcuato nel
terzo apicale; l’apice non sorpassa la base dell’articolo. Clipeo nero,
opaco, con forte pubescenza argentea, non punteggiato, ma con
la superficie non perfettamente liscia. Il resto come nella 9.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 10-11.
Ho esaminato esemplari delle seguenti località :
Nyasaland: Shire Valley, 1 9, 1-VIII-1913 (S. A. Ne
paratipo - mia collez.); Mlanje, 6 9 9, 6-V-13, 13-VI-13 e
5-IX-13, 1 o, 26-V-13 (S. A. Neave - Brit. Mus.). Rhodesia meri-
ODYNERUS ETIOPICI 55
dionale: Chirinda, Gaza Land, 1 6’, III-1907 (G. A. Marshall,
paratipo - mia coll.), 1 g', 25-III al 2-V-1907 (C. F. M. Swyn-
nerton - Brit. Mus.). |
Specie che il Meade Waldo cita anche dell’ Africa orientale:
Masongaleni, 3000 piedi 3- IV-1911 (S. A. Neave) e Monte Kenia,
11-1911 (T. J. Anderson).
Nella descrizione originale il clipeo è detto essere emarginato
nel g'; in realtà è troncato ma appare leggermente emarginato
a causa dell’inspessimento degli angoli laterali.
Principali caratteristiche di questa specie sono i forti denti
laterali del pronoto e la punteggiatura delle faccie dorsali del
propodeo e del II sternite.
var. viridipennis n. var.
Clipeo, pronoto, tegule, gran parte dello scutello, del Dossi
tello e del propodeo d’un color rosso bruno scuro.
Torace ed addome, in particolar modo l’ estremità dei tergiti
ricoperti da pruinosità rosso ferruginea che dà loro un aspetto
vellutato, caratteristico. Ali giallo brune con fortissimi riflessi
verdi e dorati.
‘Lunghezza: Capo + tor. + tere. (hak Il) = = mm. 13.
Congo, senza località precisata, 3 QQ (Dybowski - Mus.
Parigi).
Odynerus (Stenodynerus) cereus n. sp.
Q. Capo visto di fronte circa tanto largo quanto alto. Clipeo
tanto lungo quanto largo, poco convesso; margini laterali della
parte interoculare contigui agli occhi nella metà apicale; margini
laterali della parte libera rettilinei e convergenti verso il margine
anteriore che è lungo circa !/, della larghezza del clipeo e legger-
mente emarginato; due carene lunghe e sporgenti delimitano
lateralmente lo spazio mediano il quale è subpianeggiante. La
parte libera del clipeo è lunga circa quanto la parte interoculare.
Mandibole un poco più corte dell’ asse maggiore degli occhi con
margine ‘interno marcato da incisioni molto superficiali; carena
intermedia un poco più larga che nella specie precedente. Inser-
zioni delle antenne contigue al clipeo, circa del doppio più distanti
56 A. GIORDANI SOIKA -
fra di loro che dagli occhi; carena interantennale stretta e spor-
gente. Terzo articolo delle antenne più corto del doppio della sua
massima larghezza; IV-V più lunghi che larghi; VI subquadrato,
successivi trasversi. Occhi di poco più vicini fra di loro presso il
clipeo che sul vertice, seni oculari larghi, orbite interne dei
lobi inferiori regolarmente arcuate. Ocelli posteriori visibilmente
più vicini agli occhi che fra di loro. Vertice e tempie un poco
rigonfi; queste ultime viste dall'alto sono di poco più lunghe dei
Fig. 7 Odynerus (Stenodynerus) cereus n. sp. Q — i, torace ; 2, capo visto di fronte;
3, I e II segmento addominale, visti dall’alto; 4, tegula sinistra; 5, antenna.
lobi superiori degli occhi e sono marginate posteriormente da una
forte carena che non continua sul vertice. Torace molto allungato
e depresso, se si esclude il propodeo è circa 1 volta !/, più lungo
che largo, la sua massima larghezza è quasi di 1/, maggiore
dell’ altezza. Pronoto arrotondato ai lati, assai ristretto verso il
margine anteriore che è orlato da una carena non angolosa, assai
sporgente, specialmente ai lati della faccia dorsale. Mesonoto tanto
lungo quanto largo, pianeggiante nei *,, apicali; scutello gia-
cente sullo stesso piano di questi, subpianeggiante, quasi del dop-
pio più largo che lungo; postscutello corto, un poco sporgente
sì da formare un cordone trasverso, molto leggermente inciso nel
mezzo. Propodeo lungo. con faccie dorsali bene sviluppate, quasi
orizzontali e ben separate dalle faccie laterali e posteriore sebbene
non vi siano delle vere carene; angoli laterali poco sporgenti;
faccia posteriore concava, obliqua. Mesoepisterno subpianeggiante
nel centro con forte carena epicnemiale; traccie di carena si
osservano anche presso l’epicnemia delle zampe medie, la quale è
Mii
i À,
ODYNERUS ETIOPICI D7
Sa profonda. Lobo posteriore delle tegule allungato, stretto e
È pianeggiante, acuto all'apice. Zampe normali, nervature alari del
| tipo consueto. Primo tergite 1 volta 1/, più lungo che largo con
faccia anteriore poco convessa, separata dalla parte dorsale da una
| piega irregolare e leggera che simula una sutura; margini laterali
| e margine superiore rettilinei, margine apicale decolorato. Secondo
i tergite circa tanto largo quanto lungo, non rigonfio ai lati,
| pochissimo più largo del primo. Secondo sternite un poco spor-
gente alla base, con una depressione semiellittica alla base, più
lunga della metà dello sternite. I tergiti I-III portano all’ apice
una lamella sottile rialzata un poco a forma di collare.
Clipeo con punti grossi e piuttosto superficiali, allungati lon-
gitudinalmente sullo spazio mediano. Capo punteggiato come nello
O. corvus. Torace con punti più grossi e più radi, interspazii di
poco minori dei punti. Tegule, epicnemia, parte del metaepisterno
. e la quasi totalità del postscutello e delle faccie dorsali e poste-
riore del propodeo lisci. Primo tergite con pochi punti superficiali
sulla metà anteriore della faccia dorsale.
Secondo tergite con punti larghi, obliqui, più o meno super-
.. ficiali, separati da interspazii maggiori di essi, circa uguali tanto
sul dorso che ai lati, solo in prossimità dell’apice diventano rapi-
damente più fitti, talvolta anche più piccoli. Tergiti e sterniti III-
IV punteggiati.
Capo e torace con corte e rigide setole brune, più fitte sul
capo che sul torace. Clipeo, torace ed addome con fittissima prui-
nosità bianco grigiastra, poco lucente, la quale conferisce a queste 2
parti una lucentezza ed un aspetto molto caratteristici. Questa
pruinosità cade facilmente e in generale manca nelle parti più
esposte agli attriti, parte anteriore del torace, mesonoto ecc. ; negli
individui freschi è forse presente anche sul capo.
Nero; clipeo, scapo, seni oculari, tempie, pronoto, la metà
posteriore dello scutello, postscutello, parte del mesoepisterno e
. del propodeo, una stretta fascia preapicale sul I tergite, uno
stretto orlo sui tergiti Il e HI e sul IV sternite, i tergiti IV-VI,
gli sterniti V-VI e gran parte delle zampe d’un colore rosso por-
pora scuro; tegule, tranne una macchia centrale ferruginea ed
una fascia preapicale sul I tergite, immediatamente prima della
parte decolorata apicale, colore giallo ocra.
Lungezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 13.
x
58 A. GIORDANI SOIKA
Africa orientale: Lulanguru, 1 9, XII-1917 (G. D. H. Car-
penter - Brit. Mus.); Lukuledi, 1 9, 1905 (Ertl - Coll. Schulthess).
Rhodesia settentrionale: Mid-Luangwa Valley, 2 9 9, 14-16
VII[-1900, 2000 piedi, (S. A Neave - Brit. Mus.); Upp. Luangwa
Valley, 1800-2000 piedi, 1 9, 20-III-1908 (S. A. Neave - Coll.
Schulthess). |
Differisce dalle specie precedentemente descritte per il torace
allungato, depresso, per la forma del primo tergite e del propo-
deo liscio, oltre che per la pruinosità caratteristica; dalla specie
seguente per la forma del clipeo, del propodeo, delle tegule e della
carena del pronoto; la punteggiatura è pure assai diversa.
Odynerus (Stenodynerus) bensoni n. sp.
Q. Capo visto di fronte circa tanto largo quanto alto. Clipeo
leggermente più largo che lungo, un poco sporgente alla base,
subpianeggiante nel mezzo ed all’apice, con la parte interoculare
lunga quanto la parte libera. Il margine posteriore è leggermente
emarginato nel mezzo; i margini laterali della parte interoculare
sono assai arcuati e contigui agli occhi nella metà apicale; i mar- .
gini laterali della parte libera sono subrettilinei, il margine
anteriore è rettilineo o leggermente emarginato e lungo circa
quanto lo spazio che separa le inserzioni delle antenne. Mandi-
bole molto più corte dei lobi superiori degli occhi, larghe, con
leggere incisioni al margine interno e carena interna molto fine,
quasi nulla nella parte apicale. Inserzioni delle antenne contigue
al clipeo e del doppio più distanti fra di loro che dagli occhi; fra~
di esse la fronte è sporgente e carenata. Terzo articolo delle
antenne quasi 1 volta '/, più lungo che largo, IV subquadrato,
successivi trasversi. Occhi circa tanto vicini fra di loro presso
il clipeo che sul vertice o leggermente più distanti sul vertice, seni
oculari stretti. Ocelli posteriori tanto distanti fra di loro quanto
dagli occhi, la distanza che li separa è di poco maggiore del dia-
metro di uno di essi. Vertice con due leggerissime fossette, assai
lontane fra di loro e pubescenti. Vertice e tempie non rigonfi ma
bene sviluppati; queste ultime, viste dall’ alto sono quasi lunghe
quanto i lobi superiori degli occhi, viste di profilo diminuiscono
di spessore molto lentamente nei 4/, superiori, rapidamente nel
- quinto inferiore, senza però formare un angolo. Torace allungato,
N EI SARRI TORE I RI PETER
TTI TRL E ae ee oe vee
Nal ated te a ESSEN AARON
ODYNERUS ETIOPICI 59
depresso dorsalmente, 1 volta '/, più lungo che largo e di !/,
| più largo che alto. Pronoto arrotondato ai lati con carena ante-
teriore forte, . fortemente angolosa ai lati ove forma un angolo
retto, assai ondulata sulle faccie laterali. Mesonoto più lungo che
largo, leggerissimamente convesso nella metà basale ; pianeggiante
nella metà apicale ove porta distintamente impressi i due solchi
parassidiali. Scutello trapezoidale, più largo alla base che all'apice,
rialzato ai lati per cui si osservano anche due faccie laterali ver-
ticali, leggermente rivolte all'indietro. Postscutello leggermente
Fig. 8. Odynerus (Stenodynerus) Bensoni n. sp. — 1, clipeo, Q ; 2, addome visto di
profilo; 3, tegula sinistra; 4, I e II tergite addominale, visti dall’ alto;
5, antenna, Q; 6, antenna, AG 7, torace.
obliquo, un poco sporgente alla base, anch'esso rialzato ai lati;
la sua superficie è pianeggiante od un poco concava. Propodeo
con faccie dorsali poco convesse e carene molto sporgenti, in par-
ticolar modo le carene superiori e laterali; angoli laterali spor-
genti ed acuti. Mesoepisterno non molto convesso; la carena
epicnemiale, fortissima, raggiunge, ma non oltrepassa la sutura
mesoepisternale. Tegule con lobo posteriore largo Ali normali,
zampe normali, anche posteriori non dentate. Addome subcilin-
drico; I tergite 1 volta ?/, più largo che lungo, con faccia ante-
riore poco convessa e margini laterali lunghi, rettilinei e molto
60 A. GIORDANI SOIKA
leggermente divergenti. Secondo tergite circa tanto lungo quanto
largo, non rigonfio ai lati, pochissimo più largo del primo; prov-
visto all'apice di una corta lamella sollevata. Secondo sternite
non sporgente alla base ma con una larga e poco profonda
depressione nella metà basale. Terzo tergite provvisto di lamella
apicale solo nei */, mediani.
Clipeo con punti piccoli, regolari e molto radi. Capo con punti
di mediocre grossezza, assai fitti. Torace punteggiato un poco più
fortemente del capo, faccie dorsali del propodeo ancora più forte-
mente ed irregolarmente; faccie laterali con pochi punti più piccoli
e più superficiali. Epicnemie, metaepisterno, faccia posteriore del
propodeo e tegule lisci. Addome liscio, opaco, d'aspetto vellutato ;
solo i due primi tergiti portano pochi punti superficiali ai lati;
il secondo sternite è provvisto di piccoli punti molto radi.
Corpo con cortissime setole fulve, poco dense.
Clipeo, capo, torace, scapo, mandibole, tegule e zampe rosso
bruni, leggermente violacei; zampe più chiare. Addome giallo
ferrugineo. Ali un poco ferruginee, trasparenti.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 14-15.
og. Clipeo con parte libera un poco più corta che nella 9
e più corta della parte interoculare; margine anteriore più lungo
dello spazio che separa le inserzioni delle antenne e largamente
emarginato. La superficie del clipeo è regolarmente e moderata-
mente convessa. Inserzioni delle antenne quasi del triplo più
distanti fra di loro che dagli occhi. Antenne come nella figura.
Zampe assai più gracili che nella 9, normali. Clipeo, porzione
interantennale ed orbite interne dei lobi inferiori degli occhi
bianco giallastri. Il resto come nella ©.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 13.
Congo: 150-200 miglia ad Ovest di Kambove 3500-4000 piedi,
299 30-IX-1907 e 7-X-07 (S. A. Neave - Brit. Mus.). Nyasaland:
Mlanje, 2300 piedi, 1 o 4-IX-13 (S. A. Neave - (Brit. Mus.).
Rhodesia: Luwingu, alle foci del fiume Chambezi, 2 9 2-X-08
(S. A. Neave - Coll. Schulthess).
Specie riconoscibile con grande facilità pel torace depresso e
per la caratteristica forma dello scutello, del postscutello e della
lamella del III tergite.
Questa specie, l’ 0. ferruginatus e |’ 0. politiclypeus hanno
l’identica colorazione pur essendo morfologicamente ben distinti.
NI, ae ms ana n
TOTI eee eT ey
È TRAE ODYNERUS ETIOPICI 61
Odynerus (Stenodynerus) politiclypeus Schulthess.
Odynerus politiclypeus Schulthess, Soc. Entomol. XX1X, 1914, pag. 73,
fic. (Q). Meade Waldo, Trans. Entom. Soc. London (1914) 1915,
p. 498 e 516; Tav. XCI, fig. 14. Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat.
History, XXXIX, 1918, pp. 130 e 308.
e (non ancora descritto). Clipeo lucente, subpianeggiante ,
tanto lungo quanto largo; la parte libera è un poco più lunga
della interoculare, a margini laterali rettilinei e margine anteriore
leggermente emarginato, largo circa '/ della larghezza massima
del clipeo. 1 margini laterali della parte libera sono solo in piccola
parte contigui agli occhi. Inserzioni delle antenne contigue al
clipeo ed agli occhi, molto lontane fra di loro. Terzo articolo
delle antenne del doppio più lungo che largo; i successivi sono
distintamente rigonfi e diminuiscono gradatamente di lunghezza :
VII subquadrato, successivi trasversi; |’ ultimo è assai lungo e
robusto, leggermente depresso, .visto di profilo è molto acuto
all'apice; questo raggiunge, normalmente, la base del X articolo.
Il resto come nella 9.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + If) = mm. 10.
Rhodesia. settentrionale: Mid Luangwa, 1 g° 23-3-VIII-10
(S. A. Neave - Brit. Mus.) Ho esaminato anche un paratipo (9)
di Lobatsi, Betschuanaland (L. Schultze - Coll. Schulthess).
Descritto del Congo Belga: Bunkeya, X-07 e del Betschua-
naland: Lobatsi. Citato anche del Nyasaland: Mlanje, 2300 piedi,
X-13 (Meade Waldo).
Questa interessante specie si distingue da tutti gli altri Steno-
dynerus pel clipeo pianeggiante e lucido e per avere solo il II
tergite provvisto di lamella apicale.
Subgenus Rhynehium.
È il sottogenere più numeroso. Si distingue dagli Odynerus
s. str. per aver l’ultimo articolo delle antenne dei oo non
| assottigliato e ricurvo ad uncino, dagli Stenodynerus per avere
il propodeo corto si che il postscutello presenta una faccia poste-
BREE PE gle ee A E STR IST DIRO FRTO
62 A. GIORDANI SOIKA .
riore la quale fa parte della faccia posteriore del torace ed è.
generalmente verticale o molto obliqua.
Le specie etiopiche possono dividersi in 7 gruppi; essi sono
brevemente caratterizzati nella tabella seguente:
1. Carene superiori del propodeo molto sporgenti, specialmente nella
parte superiore si da formare due denti separati dal postscutello
da una fessura profonda, talvolta assai stretta 2
— Carene superiori del propodeo poco sporgenti o nulle 3
2. Postscutello normale, faccia superiore orizzontale, giacente su di
un piano parallelo a quello dello scutello e del mesonoto. Ultimo
sternite dei 70° normale gruppo dell’ 0. simplex F.
— Postscutello di forma particolare, molto rialzato nel mezzo, subap-
puntito con una faccia anteriore che guarda in alto ed in avanti
ed una faccia posteriore, parallela alla anteriore, che guarda in
basso e all’ indietro gruppo dell’ 0. masariformis n. sp.
3. Mesonoto con due leggere carene arcuate, postscutello con tre
sporgenze, due laterali ed una mediana, quest’ ultima è general-
mente dentiforme. Specie robuste, col clipeo troncato o largamente
e profondamente emarginato . gruppo dell’ 0. carinulatus Sauss.
— Mesonoto non carenato 4
4. Postscutello e talvolta anche lo scutello con due piccoli denti
laterali. Specie seneralmente di mediocri o piccole dimensioni
gruppo dell’ 0. dubius Sauss.
— Postscutello inerme 5
5. Postscutello con una sottile e regolare carena trasversale, rego-
larmente arcuata e finemente crenulata, che divide la faccia
dorsale orizzontale dalla faccia posteriore ENG
— Postscutello senza la carena sopra descritta
gruppo dell’ O. floricola + dantici Rossi
6. Postscutello con una distinta depressione mediana longitudinale
in corrispondenza alla quale la carena trasversa è più o meno
incisa. Dimensioni generalmente maggiori (9-14 mm.). Addome liscio
o con punteggiatura molto superficiale. Capo e torace talvolta
perfettamente lisci e vellutati gruppo dell’ O. erythrinus Sauss.
— Carena del postscutello regolare, non impressa nel mezzo
gruppo dell’ 0. dellatulus Sauss.
Questi gruppi sembrano essere naturali, però non è sempre
facile distinguere i tre ultimi; -l incisione della carena che carat-
terizza il gruppo dell’ O. erythrinus non è sempre visibile con
facilità, per cui è bene guardare l’insetto a forte ingrandimento
e sotto varie incidenze di luce.
SATIRA SI I FRA SORTA I Me
ODYNERUS ETIOPICI 63
GRUPROSDEEL'0.,-STMPLEX.
Le poche specie che appartengono a questo gruppo sono molto
vicine fra di loro, tanto che la loro identificazione è spesso difficile.
Cinque di esse si trovano solo nell’ Africa settentrionale, e sono
specialmente diffuse in Egitto, le altre sono strettamente etiopiche.
solo il meyeri pseudolateralis M. W. si spinge fino all’ Alto
Egitto.
Ho descritto due nuove varietà del meyeri Cam., non è però
da escludersi che esse, e specialmente il furneri, siano delle
specie distinte; la punteggiatura del I tergite sembra essere un
poco diversa, ma non rilevai altre apprezzabili differenze, per cui
le considero provvisoriamente varietà del meyerz, specie assai
variabile anche nella scultura.
TABELLA PER LA DETERMINAZIONE DELLE SPECIE ETIOPICHE
1. Orbite degli ocelli molto sporgenti dal lato interno, lamelliformi.
Secondo tergite rialzato all’ apice, fortemente punteggiato. Specie
di medie dimensioni; nera, abbondantemente macchiata di giallo,
comune nel Madagascar ed isole Maurizio; non ancora raccolta
in Africa [O. trilobus F.]
-— Orbite degli ocelli normali 2
2. Carena del pronoto molto sporgente, lamelliforme; sporgenze ed
incisioni mediane ben evidenti. Punteggiatura del torace e special-
mente del mesonoto grossissima ed oltremodo fitta, sì da formare
un reticolo a maglie poligonali. Antenne molto allungate nei i'd’:
IV articolo quasi del doppio più lungo che largo; articoli VII-IX -
più lunghi che larghi. Ferrugineo, col clipeo, gran parte del Il e
del III tergite ed i lati del II sternite gialli; nei oo anche la fronte
e la faccia inferiore dello scapo sono gialli.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + ID) = mm. 9-12. 9 mm. 14-15.
| O. Patrizi Guiglia.
— Carena del pronoto non lamelliforme; sporgenze ed incisioni
mediane non evidenti. Punteggiatura del torace molto più fine.
Antenne dei gg più corte 3
3. Lobo posteriore delle tegule allungato, largo, largamente arroton-
dato all’ estremità, subpianeggiante e sempre fortemente punteg-
giato. Carena del pronoto arrotondata ai lati. Specie, tranne 1° 0.
tectus, dell’ Africa centrale e meridionale. 4
— Lobo posteriore delle tegule cortissimo, appuntito, talvolta non
punteggiato. Carena del pronoto, tranne che nel socotrae Kohl,
angolosa ai lati. Specie settentrionali. 6
64 A. GIORDANI SOIKA
. Clipeo più lungo che largo, sia nel 9 che nella 9; nel J' la parte
libera è di poco più corta della parte interoculare. L’apice del
clipeo è leggermente e strettamente emarginato. Specie molto
diffusa nell’ Africa meridionale ma raccolta anche nell’ Africa cen-
trale e nell’ Alto Egitto.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = o mm. 7-10, 2 mm. 8-13
O. meyeri Cameron
a — Torace nero e rosso ferrugineo, non macchiato di giallo
o di bianco giallastro
— Torace macchiato di giallo o di bianco giallastro
6 — Addome nero, al più due macchie ferruginee ai lati del
b
d
1 tergite var. meyeri Cameron
— Secondo tergite con una stretta fascia apicale bianca,
largamente interrotta nel mezzo
— Tutti i tergiti sono macchiati di giallo ai Jati, come
ce
nell’ O. lateralis F. var. pseudolateralis Meade Waldo
© — Fascia del II tergite strettissima; Il tergite non macchiato
di ferrugineo var. albolimbatus Schulthess
— Secondo tergite con due grandi macchie laterali ferruginee
e fascia apicale assai larga var. euryspilus Cameron
d - Torace giallo, col mesonoto, parte inferiore del mesoe-
pisterno e metaepisterno neri. Faccia dorsale del 1 tergite
totalmente gialla var. turnert n. var.
— Torace ferrugineo, solo il margine del pronoto, una
macchia sul mesoepisterno e su ciascun lato del propodeo,
spesso assenti, gialli var. expressus n. Var.
— Clipeo non più lungo che largo.
5. 0° ignoto, 2. Clipeo subpianeggiante nel centro; margine anteriore
lungo e leggermente emarginato. Tegule molto strette, circa del
doppio più lunghe della loro massima larghezza. Postscutello fine-
mente crenulato, non separato dallo scutello da un soleo profondo
Vertice con una larga fossetta marginata posteriormente da una
carena trasversa e leggermente arcuata. Colorazione variabile.
5
Lunghezza: Capo + tor. + terg.(1+I)=mm. 12 O. Maidli n. sp.
Clipeo quasi regolarmente convesso, non pianeggiante al centro;
margine anteriore corto strettamente e leggermente emarginato
nei due sessi. Postscutello fortemente crenulato, sporgente, separato
dallo scutello da un solco spesso profondo. Colorazione variabile.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (1 + Il) =o’ mm. 6,5-8 2 mm. 9-10.
O. tectus F.
. Carena del pronoto arrotondata ai lati. Clipeo circa come nel nz/oticus.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + I) = mm. 7-10, 2 mm. 10.
O. socotrae Kohl.
Carena del pronoto angolosa.
. 2. Parte libera del clipeo regolarmente ristretta verso il margine
apicale, a margini laterali subrettilinei. Carena del pronoto bene
sviluppata e sporgente. Faccie laterali del pronoto concave.
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ODYNERUS ETIOPICI 65
gJ. Femori medii normali, non scavati inferiormente. Addome gd e Q
finemente punteggiato. Colorazione nera e rossa. 7
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (1 + I) = ¥ mm. 9-10 9 mm. 10-12.
O. niloticus Sauss.
— Q. Parte libera del clipeo ristretta fortemente nella metà basale,
molto più lentamente dopo.
I. Femori medii scavati inferiormente; la depressione porta una
folta spazzola di peli fulvi o bruni,
Faccie laterali del pronoto convesse; addome più fortemente
punteggiato. Colorazione quasi totalmente gialla, 8
8. Torace finissimamente e molto fittamente punteggiato; largo ante-
riormente. 9 ignota. o&. Tibie posteriori normali non lobate e
dentate all’ estremità. Carena del pronoto assai forte, ininterrotta.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + ID = mm. 7
-0. testaceus Sauss.
— Torace con punti grossi e fitti. 0. Tibie posteriori con una forte
incisione preapicale sulla faccia inferiore e lobate all’ apice, con
. un dente apicale che spesso è assai bene sviluppato. Carena del
pronoto leggerissima dorsalmente, quasi evanescente nel mezzo. 9
9. Mesonoto più largo che lungo.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + I) = e92 mm. 8-9.
O. chloroticus Spin.
— Mesonoto più lungo che largo; nel resto simile alla specie prece-
dente. O. kelidopterus Kohl.
Odynerus (Rhynchium) niloticus Sauss.
Odynerus niloticus Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXIX, 1918,
i pag. 307.
Rhynchium niloticum Saussure. Et. Fam. Vesp., INI, Suppl. 1854, p. 181,
Tav. XVI, fig. 8 (9). Smith, Cat. Hym. Brit. Mus., V, 1857,
p- 47. Koh], Denkschr. K. Ak. Wiss. Wien, math. nat. KI.,
LXXI, 1, 1907, p. 250 (09). Schulthess. D. Ent. Zeit., 1928, IV,
p. 309. Guiglia, Mem. Soc. Ent. Italiana, X, 1931, p. 122.
Specie settentrionale che si spinge fino all’ Eritrea (Massaua)
ed all’ Arabia meridionale.
Si distingue facilmente dagli 0. tectus F. e meyeri per le
tegule più strette, aventi il margine laterale solo leggermente
arcuato nella metà anteriore ed il lobo posteriore cortissimo,
stretto ed acuto; per la carena del pronoto fortemente angolosa;
per la punteggiatura più grossa, specialmente sul torace e per
la caratteristica colorazione.
Esemplari esaminati:
x
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat., Vol. LVII (23 Giugno 1934)
66 A. GIORDANI SOIKA is
Eritrea: Massaua. 1 g° 6 9Q II - 1900 (Magretti- Mus.
Genova). Egitto: Suez, 1 Q (m. coll.); Wadi Hausein, 2 9 9
24-IV-16 e 31-V-19 (Adair - Min. Agr. Egypt); Wadi El. Garawy,
13-IX-26 (Farag - Min. Agr. Egypt); Meadi, 1 9 10-V-12
(Brit. Mus.), 1 Q VII (E. Chakour - Coll. Soc. Ent. Egypte) ;
Massara 1 Q VII-13 (W. Innes Bey - Coll. Soc. Ent. Egypte) ;
Wadi Hoff, 1 9-1 g 11-V-22 (Alfieri).
Citata dell’ Abissinia (tipo); dell’ Eritrea: Massaua, 1 9
(Guiglia) ;dell’ Arabia meridionale: Schaech Othman. e di Socotra:
Ras Shoab, 1 o 1-99 (Kohl).
var. ebneri Schulthess.
Odynerus ebneri Schulthess. Acad. Anzeiger Wien 1920 N.° 27; Denkschr.
Ak. Wiss. Wien, math. naturw. Kl. XCVHI, 1922 p. 98;
D. Ent. Zeit., 1928, IV, p. 309 e 334.
Odynerus meyeri var. palaestinensis Pio Eos, IV, 1928, Dede:
Come la forma tipica ma con due macchie laterali rosso
ferruginee sul II tergite. 3
Ho esaminato 1 g' ed 1 9 di Karachi, 15-VIII-32, deter-
minati e comunicati cortesemente dal Dr. A. von Schulthess; ed
un o di Massaua, I-1900 (P. Magretti - Mus. Genova).
Citato del Cairo ; Sudan egiziano: Tuti presso Khartum. Manora,
Karachi, Palestina: Wadi el Kelt, (Schulthess).
Odynerus (Rhynchium) socotrae Kohl.
Odynerus socotrae Kohl. Denk. K. Ak. Wiss. Wien, math. nat. KI.,
LXXI, 1, 1907, p. 257, Tav. V fig. 1 e 4. Bequaert. Bull. Am.
Mus. Nat. Hist., XXXIX, 1918, p. 312. Schulthess, D. Ent.
Zeit., 1928, IV, pp. 309 e 333.
Di questa specie non ho potuto esaminare che i tipi del Kohl
ai quali è stato tolto |’ apparato boccale che secondo il Kohl è
conformato come negli Odynerus e non come nei Rhynchium
Sauss. et auct nec. Bequaert. Questo carattere, oltre alla forma
della carena del pronoto, permetterebbe di distinguere il socotrae
ODYNERUS ETIOPICI 67
dal niloticus. È molto probabile sia una delle varietà del cre-
_ natus Lep.
we ue eee 2 pe
ri
Odynerus (Rhynchium) tectus PF.
Odynerus tectus Saussure, Et. Fam. Vesp., III, Suppl, 1854, p. 258. Smith,
Cat. Hym. British. Mus., V, 1857, p. 74. Meade Waldo, Trans.
Ent. Soc. London, (1914) 1915, p. 494. Bequaert, Bull. Brooklyn
Ent. Soc., XXIII, 1928, p. 55.
Vespa tecta Fabricius. Spec. Insect., I, 1781, p. 466.
Questa variabile specie è affine all’ 0. crenatus Lep., ne
differisce specialmente pel lobo posteriore delle tegule subpia-
neggiante, lungo e stretto; è pure vicino al meyerz Cam. il
quale ha il clipeo molto più lungo e differisce anche pel torace
un poco meno depresso e per la punteggiatura più forte.
La colorazione è assai diversa nei gd e nelle Q 9 ; infatti
nei g la larga fascia apicale del II tergite non è interrotta nè
ristretta nel mezzo, è assai facile confonderli con i gg del
crenatus,
La colorazione di questa specie è assai variabile, come dissi,
il colore rosso delle macchie che nella varietà rhynchoides
Sauss. sono gialle è un fenomeno che si osserva in molte altre
specie dell’ Africa settentrionale: in Cirenaica e specialmente
nell’ Egitto il colore giallo passa molto frequentemente al rosso
in tutto il corpo od in certe determinate parti del corpo (!).
La specie, per le leggi di priorità deve chiamarsi fectus; è
però da notare che la colorazione, diremo così, tipica, cioè nera
con macchie rosse, non è che una aberrazione, dovuta a cause
esterne, di quella del comune rhynchoides.
Lo Schulthess (?) considera |’ 0. stigma Sauss. come sinonimo
del fectus var. rhynchoides Sauss.; esso sembra però essere
assai diverso, specialmente per la punteggiatura del torace che è
(1) Osservai questo fenomeno in esemplari libici ed egiziani delle seguenti
specie: Odynerus consobrinus Duf., dubius Sauss. parvulus Lep., crenatus Lep.
(var. Kriigeri Sch.!) oculatus ; Eumenes pomiformis mediterraneus Kriechb., cam-
paniformis gracilis Sauss.; Celonites afer Lep.; Leucospis brevicauda F., dorsigera F.,
Intermedia Ill., gigas F.; Brachymeria femorata Pnz.
(?) In litt. ed in Nadig., Jahresber. Naturf. Ges. Graubundens, LXXI, 1932-33,
(Pa Ai
Rit \
Stem ERS aed he
68 A. GIORDANI SOIKA : e
finissima nel rhynchoides e per la carena del pronoto che in | |
quest’ ultima specie è poco sporgente. L’ 0. stigma Sauss. è |
invece affinissimo al patrizi (SUI) e probabilmente identico al
zonatus Walker.
Descritto dell’ « Africa aequinoctiali », a me ignoto.
var. rhynchoides Sauss.
Savigny, Descript Egypte, Atl. Zool., Ins. Hym., 1812, Tav. IX, fig. 17.
Odynerus tectus var. rhynchoides Bequaert, Bull. Brooklyn Ent. Soc.,
XXIII, 1928, p. 55.
Odynerus rhynchoides Sauss. Et. Fam. Vespid., I, 1852, p. 174, tav. XVII,
fig. 12; lll, Suppl., 1854, p. 231. Smith, Cat. Hym. Brit. Mus.,
1857, V, p. 72. Magretti, Ann. Mus. Civ. Genova, XXI, 1884,
p. 619. Du Buysson, Act. Soc. Linn. Bordeaux, LXIV, 1910,
p. 228. Meade Waldo, Trans. Ent. Soc. London, (1914) 1915,
pp. 494 e 509. Schulthess, Eos, IV, 1, 1928, p. 71; in Nadig,
Jahresber. Naturf. Ges. Graubiindens, LXXI, 1932-33, p. 106.
Odynerus interruptus Saussure, Mem. Soc. Phys. Hist. Nat. Genève, XVII,
1863, p. 221.
Odynerus saussurei André, Spec. Hym. Eur. Alg. II, 1884, p. 682. Magretti,
Ann. Mus. Civ. Genova, XXI, 1884, p. 620.
Differisce dalla forma tipica per essere nero, o ferrugineo,
con macchie gialle. La colorazione nera si osserva nella maggior
parte degli esemplari d’ Egitto; gli esemplari etiopici sono invece
a colore fondamentale ferrugineo.
Della regione etiopica ho esaminato esemplari delle località
seguenti:
Abissinia: Cor Gergab, 1 Q 7-III-88; Doka, 1 o 34-III-83
(allotipo del saussureî André). Eritrea. Pozzi Hagat, 2 99
23-II-900; Agordat, 2 oo 1 ® (P. Magretti. Mus. Genova).
Senegal: 1 9 (Coll. Sichel. Mus. Parigi). Guinea: 1 dg (Coll.
Sichel. Mus. Parigi). Nigeria: S. E. Kano, Azare, 1 9 1925
(L. Lloyd. Brit. Mus.).
Descritta del Senegal, molto diffusa in Egitto, Sudan ed
Abissinia; raccolta in Algeria (Biskra); citata anche dello Stretto
di Bab-El-Mandeb: Tajura, 2 9 2 (Meade Waldo) della Gambia
e della Mauritania.
dada
Ce et ee eee Oe LET
ir >.
ODYNERUS ETIOPICI 69
Odynerus (Rhynchium) meyeri Cam.
ae x
i Odynerus meyeri Cameron, Wiss. Ergebn. Schwed. Zool. Exped. Kiliman-
a djaro, 11, 8, 6, 1910, p. 184, (#9). Meade Waldo, Ann. Mag.
Nat. Hist. (8), XI, 1913, p. 52; Trans. Ent. Soc. London, 1914)
1915, p. 494. - glia Ark. Zool. VII, 1913, p. 17. =
Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXIX, 1918, p. 306. —
Schulthess, Viert. Naturf. Ges. Zùrich, LXVII, 1922, pp. 40 e
È 42; Eos, IV, 1, 1928, pp. 70 e 72.
2 Bhynchivin meyeri eee Ann. Transvaal Mus., II, 3, 1910, p. 163.
- Affine alla specie precedente, ne differisce per i caratteri indi-
cati nella tabella. La forma tipica e le varietà più affini a questa
| sono proprie dell’Africa meridionale; la varietà pseudolateralis
| M. W. si trova invece nelle regioni settentrionali ove si spinge
. fino all'Egitto (Gabel Elba).
var. mey eri Cam.
©. Nera; sono ferruginei: Clipeo; mandibole; antenne e tutto
il capo, tranne una macchia nera nella regione ocellare che può
— invadere tutta la parte del vertice compresa fra i lobi superiori
degli occhi; pronoto; la parte anteriore del mesoepisterno; scu-
| tello; postscutello; propodeo; tegule; zampe e molto spesso due
macchie ai lati del I tergite. Ali molto oscurite nella metà apicale,
con riflessi violacei.
| Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 10-12.
«_ @&. Clipeo, gran parte della fronte ed orbite interne dei lobi
| inferiori degli occhi, gialli. —
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 7-10.
: Esemplari esaminati, Zambesi: Caia, 1 9, 18-VI-1911 (H. Swale
| - Brit. Mus.). Africa del Sud ovest: Okahandya, 3 go’, 10-16
11-28 e 24-I-1-1II-28 (R. E. Turner - Brit. Mus.).
— Descritta dell’Africa Orientale : Meruland, Ngare na nyuki.
70) A. GIORDANI SOIKA
7
var. albolimbatus Schulthess
Odynerus meyeri var. albolimbatus Schulthess, Soc. Ent. XXIX, 1914
p. 57 (09). Meade Waldo, Trans. Ent. Soe. London (1914)
1915, p. 494. Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist., XXXIX,
1918, pp. 134, 182 e 306. Schulthess, Viert. Naturf. Ges. Zurich,
LXVII, 1922, pp. 40 e 42; Ergbn. Hamb. D. Sudwestafrik.
Studienr. 1911, 1923, Hym., VI, p. 137; Eos, IV, 1, 1928, p. 72.
Come la forma tipica, ma il II tergite porta una stretta fascia
bianca apicale, largamente interrotta nel mezzo.
Molto più comune della forma tipica.
Lunghezza: Capo. + tors + terg.. (I +<ID = CARA
O mm. 8-12.
Ho esaminato esemplari delle seguenti località :
Nyasaland: Forte Johnston, 1 9, (P. Rendhall - Brit. Mus.).
Rhodesia: Lonely, 1 ©”, 23-IX-13, 1 9, 12-X-14. Zambesi: Caia,
290, 25-VII-10 ed 1-VII-10, 1 9, 26-VI-11) (H. Swale -
Brit. Mus.). Bechuanaland: Ghanzi, Mongalatsila, 1 g 25-IX-24,
1 Q, 28-IX-24 (J. Maurice - Brit. Mus.). Africa del Sud Ovest:
Okahandja, 3 9 2, 12 Td raccolti dal 19-XII-27 al 18-11-28;
Aus, 1 g', 1-30 (R. E. Turner - Brit. Mus.); Kaoko Otavi, 1 9,
III-26; Zesfontein, 2 7g, 11-25; Mala, 1 9, I-23 (South. African
Mus. Exped.); Otjituo (R. W. Tucker - S. Afr. Mus.). Provincia
del Capo: Queenstown, 3500 piedi, 1 o, 16-110-I1-1923 (R. E.
Turner - Brit. Mus.). Golfo di Guinea: Isola S. Thomé, Ribeira
Palma, 2 99 1 g, VII-1900 (L. Fea - Mus. Genova).
Citata del Nyasaland: Langenburg, VI-93 ; Rhodesia: Buluwayo,
9-V-12; Damaraland: Micdray, [X-1903: Betschuanaland: Lobatsi,
X-1904 (Schulthess, 1914); Congo Belga: Banana, 6 9 9 9 oc,
Boma, 2 gd IX-15; Lorenzo Marquez (Bequaert, 1918); Africa
del Sud Ovest: Breakwater, 1 9, 23-V-11; Farm Otjituezu,
66 Km. N. O. da Windhuk, 1 6, 13-V-11 (Schulthess, 1923).
var. euryspilus Cameron
Odynerus euryspilus Cameron, Ann. Transvaal Mus. II, 3, 1910 p. 166 (9).
Meade Waldo, Trans. Ent. Soc. London (1914) 1915, p. 494 e
510 7 O. Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXIX, 1918, p. 297.
Odynerus broomi Cameron, M. S. sec. Meade Waldo.
Un esemplare 9 determinato dal Meade Waldo e confrontato
ODYNERUS ETIOPICI 71
coll’olotipo dal Dr. Robert B. Benson mi permette di stabilire che
l’ O. euryspilus non è che varietà del meyeri.
Affine alla varietà albolimbatus, ne differisce per avere i lati
dei tergiti e gran parte degli sterniti bruno ferruginei e per la
fascia bianca del II tergite che, pur rimanendo interrotta nel
mezzo è molto larga.
Dimensioni come le altre varietà; una 9 sorpassa i 13 mm. (').
Esemplari esaminati:
Provincia del Capo: Steynsburg 1 o%. 1915 (R. Ellenberg.
Mus. Parigi); Bloukrains vicino a Calvinia, 1 9? 17-XI-31; Graaf
Reinet, 2 oo 24-27-X-31 (Ogilvie. Sped. Cockerell); Queenstown,
3900 piedi, 1 © 16-I-10-I1-23; Matjesfontein, 1 Q 14-27-XI-28
(R. E. Turner. Brit. Mus.); Willowmore, 1 © 5-XII-11 (H.
Brauns - mia coll.); Somerset East, 1 Q 1-9-XII-30 (R. E. Turner.
Brit. Mus.); Fiume Olifants fra Citrusdal e Clanvilliam, 1 ©
X-XI-81 (South. Afr. Mus.); Resolution, Grahamstown, 2 9 9
1 o 1930 (Walton. S. Afr. Mus.).
Citata del Transvaal, 1 Q (tipo - Cameron); secondo Meade
Waldo la localita del tipo, non citata nella descrizione originale,
è Dunbrody. Provincia del Capo: Pearston, 1 9; Willowmore,
1 og 1 2 (Meade Waldo).
Var. expressus n. var.
+ ©. Ferrugineo, più o meno annerito sul vertice, mesoepisterno,
mesonoto e base del Il tergite. Gran parte della fronte, clipeo
tutto o in parte, una stretta linea sul margine posteriore del
pronoto, la quasi totalità delle tegule, talvolta anche una macchia
‘sul mesoepisterno e sulle faccie laterali del propodeo, larghe
fascie laterali ed apicali sui tergiti I-V e laterali sul Il e II
sternite bianco giallastri. Ali tutte trasparenti, un poco ferruginee.
dg. Clipeo, faccia inferiore dello scapo, la faccia superiore di
| tutte le tibie e la metà anteriore della faccia dorsale del pronoto
bianco giallastri; il margine posteriore del pronoto non è orlato
di bianco. Il resto come nella 9.
Esemplari esaminati;
(4) È per lo meno strano che il Meade Waldo consideri I’ euryspilus più piccolo
del meyeri, dato che uno degli esemplari da lui citati (la Q di Willowmore) misura
414i mm.
me Rice te A
72 A. FIORDANI SOIKA
Africa Orientale: Distretto di Usagara, via per Kilossa, 1 9
22-26-XII-10 (S. A. Neave, olotipo - Brit. Mus.). Africa Orientale ;
senza precisa località, 1 ¢ (allotipo - Brit. Mus.). Africa senza
prec. loc. 2 QQ (Coll. Storey - Brit. Mus.).
var. turneri D. var.
T 2. Giallo vivo, col vertice, mesonoto, una fascia mediana
sulla faccia posteriore del propodeo, parte del mesoepisterno,
ed una macchia subtriangolare che scende dalla base del II tergite
e sorpassa di poco la metà del tergite stesso, neri. Antenne
giallo ferruginee. Ali bruno suse gialle lungo la costa, con
leggeri riflessi violacei.
Dimensioni come le precedenti varietà. a
Africa del Sud Ovest: Aus, 6 9 9, 8-30-XI-29 e XI-29,
2 gd, I-30 (R. E. Turner - Brit. Mus.). Soa Light-
foot, 1 9, X-11 (S. Afr. Mus.).
var. pseudolateralis Meade Waldo
Odynerus pseudolateralis Meade Waldo, Trans. Ent. Soc. London (1914)
1915, pp. 494 e 509 (99). Bequaert, Bull. Am. Mus, Nat. Hist.
XXXIX, 1918, 1918, pp. 134 e 182.
Odynerus meyeri var. pseudolateralis Schulthess, Viert. - Naturf. Ges.
Zurich, LXVII, 1922, pp. 40 e 42; Eos, IV, 1, 1928, p. 72.
Differisce dalla forma tipica per avere due larghe fascie late-
rali sull’addome come negli 0. lateralis, marginellus, Gestrot
etc. I tipi e le 9 9 di Gabal Elba hanno il capo ed il torace
interamente ferruginei.
Ho esaminato esemplari delle seguenti località:
Nigeria settentrionale: Minna, 1 , 25-X-10 (J. J. Simpson,
paratipo - mia coll.). Eritrea: Orti Dari, Cheren, 2 gg, 17-22-
II-900 (Magretti - Mus. Civ. Genova); Pozzi Adarté, 1 6’,
24-11-1900 (Magretti - Mus. Civ. Genova); Ghinda, Saati, 1 Q,
(Magretti - Mus. Civ. Genova); Asmara, 2 gg (Giovanelli -
Coll.. Biegeleben) ; Egitto meridionale: Gabal Elba, 4 9 9, 2-11-33
e 15-II-30-IV-29 (Priesner e M. Tewfik - Min. Agr. Egypt).
Varietà citata della Nigeria: Minna, 10-XI-10; Gambia:
26-IIl-11; Africa occidentale senza precisa località. 1 o (Meade
Waldo) e Congo Belga: Faradje, 1 9, I-13 (Bequaert). —
contigui agli occhi e quasi paralleli, subrettilinei; il margine
anteriore è lungo quanto lo spazio che separa le inserzioni delle
Fig. 9. Odynerus (Rhynchium) Patrizi (Guiglia) YJ — 1, antenna; 2, capo visto di
fronte; 3, tegula sinistra; 4, I e II tergite.
| antenne e rettilineo. La superficie del clipeo è abbastanza forte-
mente convessa; la metà apicale DEE un leggerissimo e largo
solco longitudinale. a
; Terzo articolo delle antenne piu di 2 volte più lungo che 32%
largo, subcilindrico; IV 1 volta ?/; più lungo che largo; tutti i n
| successivi sono più lunghi che larghi, tranne i due ultimi; l’ultimo
è allungato, si assottiglia gradatamente dalla base all’apice ed è
assai ricurvo, l’apice raggiunge la base del X articolo. Inserzioni
. delle antenne almeno del quadruplo più vicine agli occhi che
| fra di loro.
Clipeo, faccia inferiore dello scapo e tutta la fronte gialli, il
resto come nella 9.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 9-12.
7h A. GIORDANI SOIKA
Egitto: Ghobbet el Bous, 1 g°, 10-VIII-29 (Farag. - Min. Agr.
Egypt); Assuan, 2 7g, 16- X-21 e 6-XI-21 (K. J. Hayward -
Brit. Mus.).
Ho esaminato anche i tipi, 3 QQ di Gaharre (Dancalia )
XII-28; 1 9 di Assuan, 23-X-21 (K. J. Hayward - Brit. Mus.);
e 2 QQ etichettate semplicemente: Egypten, Natterer, 1858
(Mus. Vienna).
Odynerus (Rhynchium) chloroticus Spinola
Savigny, Descr. Egypte, Atlas, Zool. Ins. Hym. 1812, Tav. IX fig. 1 (9).
Odynerus chloroticus Spinola, Ann. Soc. Ent. France, VII - 1838, p. 500;
XI, 1842, Bull. p. XXXVII. Saussure, Et. Fam. Vesp., III Supplem.
1854, p. 239. Smith, Cat. Hym. Brit. Mus., V, 1857, p. 70.
Heyden, Berl. Ent. Zeit., XI, 1867, p. 398. — Magretti, Ann.
Mus. Civ. Genova, XXI, 1884, p. 616 (99). André, Spec. Hym.
Eur. Alg. II, 1884, p. 687. Bingham, Journ. Bombay Nat. Hist.
Soc., XI, 1898, p. 110. Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist.
XXXIX, 1918, p. 295. Schulthess. Eos, IV, 1, 1928. pp. 71 e 72.
Guiglia, Ann. Mus. Civ. Genova LV, 1931, p. 160.
Rhynchium chloroticum Kohl., Denkschr. K. Ak. Wiss. Wien, mat. nat.
KI. LXXI, 1907, p. 253. Tav. VII, fig. 8.
Questa specie è propria all’ Africa paleartica, ma fu raccolta
anche nel Sudan e nell’Arabia meridionale.
Della regione etiopica esaminai 4 oo e 3 9 9 di Kor el
Langhebb (Magretti - Mus. Civ. Genova).
Odynerus (Rhynchium) Kelidopterus Kohl.
Rhynchium Kelidopterum Kohl. Denkschr. K. Ak. Wiss. Wien, mat. nat.
KL, LXXI}1,:1907,.p..252, Tav. II fig. 19, Tav. Vill tiges, 9
10 e 22 (dg). :
Odynerus Kelidopterus Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist., XXXIX,
1918, p. 303. i
Estremamente affine alla specie precedente, ne differisce per
il torace un poco allungato, per cui il mesonoto è più lungo
che largo.
La 9 non ancora descritta, è anche affine alla 9 del
chloroticus, ne differisce per gli stessi caratteri citati pel gf.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 9.
ODYNERUS ETIOPICI 75
Ho esaminato l’olotipo, 1 o di Aden, XII -98, ed una 9
(allotipo) raccolta dalla missione transsahariana fra In Guezzan
ed il Tchad (R. Chudeau - Mus. Parigi).
Odynerus (Rhynchium) testaceus Sauss.
Odynerus testaceus Saussure Et. Fam. Vesp, I, Eum. 1852 p. 195 (9).
Odynerus chloroticus (partim) Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. . Hist.
XXXIX, 1918, p. 295.
x
S° (non ancora descritto). Capo visto di fronte subtriangolare,
circa tanto lungo quanto alto, la sua massima larghezza è
all’ altezza dei seni oculari. Clipeo più lungo che largo, con parte
libera lunga quanto la parte interoculare, a margini laterali
leggermente concavi e margine anteriore diritto, non più lungo
dello spazio. che separa le inserzioni delle antenne. Il clipeo è
molto moderatamente convesso nella parte interoculare, legger-
mente depresso nella parte libera, subpianeggiante nella metà
apicale di questa. Mandibole diritte, gracili, acute, con piccoli
denti al margine interno. Inserzioni delle antenne di poco più
vicine agli occhi che fra di loro; spazio interantennale distinta-
mente carenato. Terzo articolo delle antenne quasi del doppio
più lungo che largo; IV-IX più lunghi che larghi; X subquadrato ;
XI corto; XII di poco più piccolo del precedente; XIII diritto
piuttosto tozzo e robusto; di spessore costante nella metà basale
si assottiglia rapidamente nella metà apicale; |’ estremità non é
molto acuta e raggiunge la base del X articolo. Occhi un poco
più vicini fra di loro presso il clipeo che sul vertice; seni oculari
assai profondi. Vertice e tempie bene sviluppati ma non rigonfi;
ocelli posteriori un poco più vicini fra di loro che agli occhi.
Torace di poco più lungo che largo, assai largo anteriormente.
Pronoto non molto ristretto verso il margine anteriore che è
troncato, rettilineo, e provvisto di una forte e regolare carena,
angolosa, ma non spiniforme ai lati. Mesonoto tanto lungo quanto
largo, poco convesso; scutello del doppio più largo che lungo;
postseutello brevissimo, fortemente crenulato, con una più forte
incisione nel mezzo; la faccia posteriore è lunga e nettamente
verticale. I femori intermedii son scavati inferiormente come nel
chloroticus e kelidopterus, ma le tibie posteriori sono normali
non dilatate e lobate all’apice. Primo tergite subsessile, del doppio
e VARE ey SATIN I LATI LIA hae
re
ee 76 A. GIORDANI SOIKA ea
n; Foy P 3 ‘S o 5 PS %
Bic più largo che lungo. Secondo tergite 1 volta ‘/ circa più largo —
EA che lungo, col margine apicale leggermente rialzato. Secondo
sternite regolarmente convesso. d
>
=
vi
Fig. 10. Odynerus (Rhynchium) testaceus Sauss. of — 1, torace; 2, I e II tergite
visti dall’ alto: 3, ultimi articoli delle antenne; 4, tibie posteriori; 5, capo
visto di fronte.
Punteggiatura del capo e dell’ addome come nel chloroticus,
clipeo più fortemente e più fittamene punteggiato che in questa
DE specie; torace con punteggiatura molto fine, oltremodo fitta.
th Giallo; la porzione del vertice compresa fra i lobi superiori
degli occhi ed uno strettissimo margine intorno al mesonoto neri.
Ali trasparenti incolori.
' Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 7. ea
Descrizione basata su un esemplare ‘©’ d’ Egitto: Luxor,
1-5-V-27 (Enslin), determinato e comunicato dal Dr. A. von
ODYNERUS ETIOPICI VO
Schulthess, e su un altro gf di Massara, Aprile (W. Innes Bey -
Coll. Soc. Roy. Ent. Egypte).
Descritta dell’ Egitto senza precisa indicazione di località.
È Odynerus (Rhynchium) maidli n. sp. Mi
3 * oe
È . —. Capo visto di fronte tanto largo quanto alto. Clipeo tanto < SASA
E largo quanto lungo, con la parte libera distintamente più corta sa
della parte interoculare; margine posteriore corto e rettilineo; i
margini laterali della parte interoculare contigui agli occhi nella a
metà apicale; margine anteriore rettilineo o leggermente emargi- #
nato, lungo circa quanto la distanza che separa le inserzioni ee
delle antenne. La superficie del clipeo è largamente depressa : ae
nella regione mediana, subpianeggiante. Mandibole larghe, di a
poco più lunghe dei lobi inferiori degli occhi: Inserzioni delle
antenne del doppio più distanti fra di loro che dagli occhi;
medialmente ad esse si osservano due impressioni semicircolari
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Fig. 11. Odynerus (Rhynchium) maidli n. sp. Q — 1, torace: 2, antenne: 3, capo
visto di fronte; 4, tegula sinistra.
che fanno rialzare il centro dello spazio interantennale in una 3
«carena breve, longitudinale. Terzo articolo delle antenne circa
del doppio più lungo che largo; IV di poco più lungo che largo;
V e VI subquadrati; successivi trasversi. Occhi di poco piu
distanti fra di loro sul vertice che presso il clipeo; seni oculari
poco profondi, subtriangolari. Ocelli posteriori circa tanto distanti
fra di loro quanto dagli occhi. Vertice e tempie bene sviluppati ma
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78 A. GIORDANI SOIKA
non rigonfi; tempie più corte dei lobi superiori degli occhi. Torace
un poco allungato, conformato come nel meyeri ma assai depresso
dorsalmente; la metà posteriore del mesonoto è subpianeggiante ;
scutello e postscutello giacciono sullo stesso piano di questa.
Tegule strette, allungate, con lobo posteriore più largo che nel
meyeri. Zampe robuste, normali; metatarsi posteriori molto più
corti che nel meyeri. Addome conformato come in questa specie,
ma il secendo tergite è distintamente più rigonfio.
Punteggiatura assai simile a quella del meyeri, con le seguenti
differenze: clipeo più distintamente striato, specialmente nella
porzione centrale ed apicale; capo con punteggiatura un poco più
rada; i due primi tergiti portano punti larghi, superficiali e
radi, nel I tergite sono così superficiali da essere quasi indistinti,
nella metà basale specialmente, sul II tergite gli interspazii sono
in generale un poco maggiori dei punti i quali diventano più
grossi verso l’apice del tergite. Tergiti successivi punteggiati
come il II ma sempre più finamente.
Corpo quasi glabro.
Nero; Clipeo, antenne, seni oculari, tempie, pronoto, parte
superiore del mesoepisterno, scutello, postscutello, propodeo,
zampe, la metà anteriore delle tegule ‘e I tergite rosso ferruginei.
La metà apicale delle tegule, due macchiette sulle faccie dorsali
del propodeo e due, di poco più grandi ai lati del I tergite,
gialli. Ali scurissime con forti riflessi violacei.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 12,
Eritrea: Mareb, 2 QQ (Mus. Vienna).
var. luculentus n. var.
Differisce dalla forma tipica per avere le tegule e le faccie
dorsali del propodeo interamente gialle; sono pure gialle due
grandi macchie sul I tergite, una fascia apicale, allargata nel
mezzo sullo stesso tergite e due piccole macchiette laterali alla
base del II tergite; questo è interamente ferrugineo. Ali gialle,
brune verso I’ apice. |
Lunghezza: Capo + tor: + terg. va + ID) = mm, 411:
Congo francese: Forte Crampel, 1 © (coll. De Gaulle - Mus.
Parigi).
ODYNERUS ETIOPICI
SPECIE NON POTUTA IDENTIFICARE.
Odynerus stigma Sauss.
Savigny, Descript. Egypte, Atlas, Ins. Hym. 1912, tav. IX fig. 12.
Odynerus stigma Sauss , Mem. Soc. Phys. Hist. Nat. Genève, XVII, 1863,
d. 219 (9°). André, Spec. Hym. Eur. Alg., II, 1884, p. 681.
Bequaert, Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXIX, 1918, p. 312.
Schulthess, Eos, IV, 1, 1928, p. 71.
Come già dissi questa specie è affine al Patrizi Guiglia, da
esso però differisce nettamente per la forma del I tergite il quale,
da quanto appare dalla figura del Savigny è cupuliforme, mentre
nel Patrizi è invece anteriormente troncato ed inoltre per il
torace normale, non depresso come risulterebbe dalla descrizione
del Saussure. I
Sarei propenso a considerare il zonalus Walker come sino-
nimo dello stigma; la descrizione originale è però insufficiente
per permettere un’ esatta identificazione della specie.
GRUPPO DELL’ 0. MASARIFORMIS.
Odynerus (Rhynchium) masariformis n. sp.
3. Capo leggermente più largo che lungo. Clipeo un poco
più largo che lungo, moderatamente convesso alla base, legger-
mente depresso nella parte libera apicale; questa è assai più
corta della parte interoculare e ristretta verso l’apice, il quale è
stretto e completamente arrotondato all’ infuori, senza la minima
traccia di angoli laterali. Mandibole diritte, gracili, lunghe circa
come il lobo inferiore degli occhi; il margine interno è quasi
sprovvisto di denti ma nel terzo basale porta un lobo ispessito
ed assai sporgente; le carene dorsale e posteriore sono molto
larghe ed appiattite; lo spazio basale è molto corto ed eccezio-
. nalmente largo. Inserzioni delle antenne del doppio più vicine
agli occhi che fra di loro; la carena interantennale è assai forte,
superiormente si dilata, poi si interrompe bruscamente; nel punto
dell’ interruzione si osserva una leggera fossetta che si allunga
un poco all’ indietro. Antenne normali: III articolo del doppio
più lungo che largo. IV non molto più corto; i 3 successivi
ingl 80 A. GIORDANI SOIKA | ; "Og, ea
by: diminuiscono leggermente di lunghezza conservandosi però sempre | 1
io più lunghi che larghi; X subquadrato; XI un poco più corto che —
largo alla base; XII di mediocre grandezza, inserito un poco —
Fig. 12. Odynerus (Rynchium) masariformis n. sp. — 4, corpo visto di profilo;
2, torace; 3, ultimi articoli delle antenne, Si; 4, capo visto di fronte, I;
" 5, capo visto di fronte, Q.
lateralmente sull’ XI; XII lungo quanto il IX, acuto all’ apice,
leggermente ricurvo, con la metà basale assai dilatata lateralmente.
ee Occhi più vicini fra di loro presso il clipeo che sul vertice; —
A seni oculari poco profondi, stretti. Ocelli posteriori visibilmente
più vicini fra di loro che agli occhi. Vertice e tempie bene svilup- —
i pati; le tempie sono rigonfie, più lunghe dei lobi superiori degli _
- occhi e solo nella parte inferiore orlate da una carena. Torace |.
> tozzo, molto robusto e conformato in modo del tutto particolare.
Pronoto normale, marginato anteriormente da una fine carena, un —
4
sn E ir Caer hr cage SI cate Ses) e pone e dro
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ODYNERUS ETIOPICI coi
poco rialzata nel mezzo della faccia dorsale, assente nella metà
superiore delle faccie laterali. Mesonoto fortemente convesso, un
poco più largo che lungo, senza solchi parassidiali. Scutello quasi
del doppio più largo che lungo, non molto sporgente, ma assai.
convesso, specialmente in senso longitudinale. Un largo solco
| striato - longitudinalmente separa. lo scutello dal postscutello:;
«questo è oltremodo sporgente, appuntito; in esso si possono distin-
guere due faccie piatte e parallele: la faccia anteriore guarda in
alto ed in avanti e forma coll’asse dell’insetto un angolo di circa
130°; la faccia inferiore guarda invece in basso e all’ indietro, è
molto più lunga della faccia anteriore e forma in parte la conca-
vità della faccia posteriore del torace. Essendo il postscutello, come
dissi, appuntito superiormente vi sono due faccie superiori che
guardano in alto, all’ indietro e lateralmente; esse sono separate
fra di loro da una incisione mediana del postscutello e sono quasi
. tre volte più larghe che lunghe. Propodeo largo, a margini laterali
quasi paralleli con faccia posteriore largamente concava e nettamente
verticale. Le carene sono fortissime; la superiore è oltremodo spor-
gente, sì da formare due angoli superiori separati dal postscutello da
una larga e profonda fessura; le faccie dorsali sono pianeggianti ma
leggermente depresse nel terzo posteriore; le faccie laterali sono
Interamente pianeggianti; la carena inferiore è verticale e forma
un angolo quasi retto sia con le carene laterali che con quelle
superiori. Metaepisterno con carena epicnemiale indistinta, visibile
solo inferiormente; mesoepisterno pianeggiante e giacente sullo
stesso piano delle faccie laterali del propodeo. Tegule piuttosto
grandi, con lobo posteriore largo e corto. Zampe robuste, normali,
tibie intermedie con un solo sperone; anche posteriori inermi. Ali
normali. Primo tergite largo come il propodeo, a margini laterali ret-
tilinei e subparalleli; con una faccia anteriore verticale, molto modera-
tamente convessa e con una faccia dorsale. Visto dall'alto il tergite
è circa 2 volte !/, più largo che lungo, subsessile. Secondo ter-
gite tanto largo quanto lungo, non rigonfio ai lati, largo quanto
il primo; margine apicale liscio, ma normale. Secondo sternite
sporgente, ma con una profondissima concavità nella metà basale.
Ultimo sternite conformato in modo del tutto particolare: è assai
sporgente alla base, poi è bruscamente e fortemente depresso,
per cui nella metà posteriore può dirsi normale.
ji Ann. del Mus, Civ, di St. Nat., Vol, LVII (5 Settembre 1934) 6
82 A. GIORDANI SOIKA
Clipeo finamente punteggiato. Capo, torace, i due primi tergiti
ed il secondo sternite con punti di mediocre grossezza, un poco
più grossi sul II sternite, ancora più grossi sulle faccie dorsali e
laterali del propodeo. I punti sono assai fitti sul capo e sul torace,
un poco più radi sul propodeo, assai più radi sull’addome, inter-
spazii circa uguali ai punti ;. sull’ addome sono un poco più
superficiali, particolarmente sul primo tergite. Tegule, faccia
posteriore del postscutello, metaepisterno, parte inferiore delle
faccie laterali del propodeo e porzione centrale della faccia poste-
riore dello stesso lisci ed opachi; concavità del II sternite liscia
e lucente.
Tutto il corpo è ricoperto da bassissima e fitta villosità fulva
che conferisce al capo ed al torace un aspetto vellutato e riflessi
grigiastri all'addome.
Nero con indecise macchie bruno ferruginee: di questo colore
sono le mandibole, lo scapo, le tempie, margine anteriore e poste-
riore del pronoto, la metà posteriore dello scutello, il postscutello
tranne la metà inferiore della faccia posteriore, gli angoli laterali
del propodeo, una o due macchie sul mesoepisterno, le tegule,
gran parte delle zampe e degli sterniti, i lati e l'estremità di tutti
i tergiti. Clipeo, spazio interantennale ed orbite interne dei lobi
inferiori degli occhi, aranciati o ferruginei. Ali trasparenti, un
poco ferruginee.
Lunghezza: Capo. + tor. + terg. (I + II) = mm. 11-12.
Q. Clipeo tanto largo quanto lungo, moderatamente convesso,
con uno spazio mediano subpianeggiante, limitato lateralmente
da due carene arcuate e poco sporgenti; il margine anteriore è di
poco più corto della «distanza che separa le inserzioni delle
antenne ed è più o meno profondamente emarginato; angoli
laterali assai acuti, dentiformi. Mandibole più lunghe che nel
maschio, lobo basale pochissimo sviluppato. Terzo articolo delle
antenne quasi del doppio più lungo che largo; IV circa 1 volta 1/,
più lungo che largo; V-VII più lunghi che larghi; IX-XI sub-
quadrati; XII un poco più lungo che largo alla base. Ultimo
sternite normale. Clipeo, spazio interantennale ed orbite interne
dei lobi inferiori degli occhi bruno ferruginei; talvolta il clipeo
porta una macchia nera nel mezzo. Il resto come nel gd.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 11.
Nyasaland: Mlanje, 2300 piedi, 2 79, 10-V-13 ed 8-X-13,
to Mus); Distretto di a 1500 ig 1 ©, 419-XII-07
- Brit. a Scelgo olotipo e allotipo 1% ed 1 9
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A. GIORDANI SOIKA
SUL GENERE JSCHNOGASTEROIDES MAGRETTI
Il genere Ischnogasteroides è stato istituito dal Magretti nel
1884 (7) per una specie da lui raccolta in un solo esemplare 9
a Kor Cheru (Sudan Orientale) e posto fra i vespidi sociali e più
precisamente vicino ai generi /schnogaster, Belonogaster e
Miscocyttarus. Da questi generi differirebbe, secondo il Magretti,
per varii caratteri e specialmente per la forma delle mandibole,
strette ed allungate.
Il Dalla Torre (?) lo pone nella sottofamiglia Vespinae, fra
i generi /schnogaster e Sibyllina; poi (*) fra Ischnogaster e
Chartergus. Ashmead (*) lo passò nella sua sottofamiglia /sch-
nogasterinae insieme al genere Ischnogaster.
Il Bequaert nella sua pregevole revisione dei Vespidi del
Congo Belga (°) discute acutamente il genere ma lo considera
poi come appartenente alla sottofamiglia Zethinae; la descrizione
originale però illustra bene le forma delle mandibole che sono
« anguste oblongatae, rostrum conficientes » e quindi non sono
affatto del tipo degli zethini.
Nella monografia sugli Ewmenes del Sud Africa (®) lo stesso
autore è assai propenso a riunire [sehnogasteroides ed Eumenes
in un genere unico; punto di vista che sostiene nei più recenti
lavori.
Per la cortesia del Prof. R. Gestro, Direttore del Museo Civico
di Genova, ho potuto studiare il tipo dell’ Jschnogasteroides
flavus Magretti. Si tratta indubbiamente di un Humenes molto >
(4) Ann. Mus. Civ. Genova, XXI, 1884, p. 606 e Bull. Soc. Ent. It. XV (4883), 1884, p. 252.
(2) Cat. Hym., IX, 1894, p. 113. :
@) Genera Insect. Vesp., 1904, p. 84.
(4) Canad. Entom. XXXIV, 1902, p. 204.
(9) Bull, Am. Mus. Nat. Hist., XXXIX, 1948, p. 272.
(9) Ann, S. Afr. Mus., XXIII, p. 488.
SUL GENERE ISCHNOGASTEROIDES 85
| affine all’ Z. tenuis Mor. di cui posseggo una 9 di Araxesthal
(Caucaso); da questa specie differisce per la punteggiatura più
fine, specialmente sul torace, per la carena del pronoto che nel
= tenuis non è rialzata nel mezzo e per la lunghezza del II tergite.
ù L'E. leptogaster Walker, a me ignoto, è pure affinissimo al
flavus Magr. È
a Queste tre specie formano un gruppo naturale che può
costituire il sottogenere Ischnogasteroides caratterizzato dalle
| seguenti particolarità: Primo tergite nastriforme, circa 6 volte gi
«più lungo che largo. Secondo tergite lungamente peziolato alla
8 base, con margine apicale semplice. Mesoepisterno non carenato.
9 Tipo: £. flavus (Magri).
4 Credo necessario figurare e descrivere più dettagliatamente
questa specie essendo la diagnosi del Magretti molto incompleta
e la figura assolutamente inesatta.
Eumenes (Ischnogasteroides) flavus (Magretti).
9. Capo, visto di fronte, leggermente piu largo che alto.
Clipeo quasi 1 volta */, più lungo che largo, quasi regolarmente
Fig. 4. E. flavus (Magr.), ©, olotipo. — 1, corpo visto di profilo; 2, addome visto
dall’alto: 3, capo visto di fronte. x =
convesso; la parte interoculare è del doppio più lunga della parte
libera, il suo margine posteriore è largamente e profondamente
86 A, GIORDANI SOIKA
emarginato nel mezzo, i margini laterali sono contigui agli occhi
solo nella metà inferiore; la parte libera è a margini laterali
leggermente concavi, anteriormente essa è poco profondamente e
largamente emarginata, con denti laterali corti ed acuti. Mandibole
allungate, diritte, molto gradatamente ristrette dalla base all’ apice;
il margine interno è provvisto di tre denti assai corti, i due
basali assai vicini fra di loro e più ottusi del prossimale; la faccia
esterna delle mandibole non presenta traccia di .carene. Palpi
mascellari gracili, composti di 6 articoli i quali diminuiscono
molto regolarmente di lunghezza. Palpi labiali di 4 articoli, assai
gracili anch’ essi, pressochè glabri. Inserzioni delle antenne
quasi del doppio più distanti fra di loro che dagli occhi; assai
lontane dal clipeo; spazio interantennale poco sporgente con una
carena longitudinale molto ottusa; Fosse antennali poco profonde.
Antenne grandi; lo scapo, disteso trasversalmente, sorpassa di
molto il margine laterale del capo; il flagello è claviforme, gli
articoli IX e X sono del doppio più larghi del IIL Il II articolo
delle antenne è leggermente piu largo che lungo; III quattro
volte più lungo che largo e del doppio più: lungo dell’ articolo
successivo; V pochissimo più corto del IV; VII subquadrato,
successivi trasversi. Occhi distintamente più vicini presso il clipeo
che sul vertice, ‘con lobi inferiori molto lunghi; seni oculari stretti
e profondi. Ocelli posteriori leggermente più vicini agli occhi che
fra di loro. Vertice e tempie cortissimi, non carenati. Torace
leggermente compresso, visto dall’ alto è distintamente più lungo
che largo. Pronoto molto ristretto anteriormente, con una carena
sottile e regolare, assai sporgente nel mezzo dellg faccia dorsale;
ai lati essa è un poco spostata in avanti e medialmente, sì da
essere assai lontana dagli angoli laterali del pronoto i quali
assumono la forma d’ un piccolo tubercolo dentiforme. Mesonoto
normalmente convesso, un poco più lungo che largo, provvisto
anteriormente di una carena mediana ben sviluppata, fiancheg-
giata da altre due carene. molto leggere. Scutello del doppio più
largo che lungo, oltremodo sporgente e rigonfio, con solco mediano
profondo. Postscutello rigonfio alla base, verticale nei */; posteriori.
Propodeo quasi verticale, pochissimo rigonfio e completamente
arrotondato; il solco mediano è ben marcato in tutta la sua
lunghezza. Mesoepisterno moderatamente convesso; sutura mesoe-
pisternale hen evidente; carena epicnemiale nulla. Tegule piccole,
adr are i i de e nia
wy ores e tt
COTE IRE
SUL GENERE ISCHNOGASTEROIDES S7
subovali, di poco più lunghe che larghe, in parte pianeggianti.
Zampe snelle, normali; tibie medie con un solo sperone apicale.
Le ali sono in gran parte rovinate; le nervature però sembrano
essere normali, con la II cellula cubitale assai ristretta verso la
radiale ed il If nervo trasversocubitale fortemente sinuoso. Primo
tergite estremamente lungo e gracile, visto dall’ alto si allarga
leggerissimamente nella metà basale; è a margini laterali pres-
soche paralleli nella metà apicale; visto di profilo aumenta di
spessore molto lentamente ed uniformemente dalla hase fin quasi
all’ estremità ed è leggermente e regolarmente arcuato; il margine
apicale non è ispessito. Del I sternite è visibile solo una picco-
lissima porzione apicale. Il secondo tergite è anch’ esso lunghis-
simo; quasi 2 volte */, più lungo della sua massima larghezza;
è lungamente peziolato alla base, come nel Belonogaster fili-
ventris Sauss., ma la parte rigonfia è assai più lunga che in
questa specie; il margine apicale è semplice come nel sottogenere
Delta. Secondo sternite strettissimo e molto leggermente convesso
in senso trasversale. Segmenti successivi normali.
Clipeo finamente ed abbastanza fittamente punteggiato, inter-
spazii circa eguali ai punti. Capo e torace fittamente e molto
finamente punteggiati, il torace un poco più fortemente del capo;
la particolare disposizione dei punti sul vertice è stata efticace-
mente descritta dal Magretti. Metaepisterno quasi totalmente
liscio; tegule con pochi punti di media grossezza. Tutto l'addome
è liscio e lucente.
Nero. Sono rosso ferruginei: il quinto apicale del clipeo; le
antenne; la quasi totalità delle zampe medie e posteriori; la
base delle faccie laterali del propodeo; il I tergite tranne la base
nera ed una sottile linea mediana pure nera; la metà basale ed
una fascia apicale sul I tergite e gran parte del II sternite e
dei segmenti successivi. Sono gialli: clipeo; mandibole; spazio
interantennale; parte della faccia anteriore dello scapo; le orbite
interne dei lobi inferiori degli occhi edi seni oculari; le tempie;
il pronoto; due macchie laterali sul mesonoto; scutello; gran
parte del postscutello; due larghe fascie ai lati del propodeo;
la quasi totalità del mesoepisterno; le zampe anteriori tranne le
anche, rosso ferruginee; e l’ apice del I tergite. Ali trasparenti,
nervature testacee.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 13.
pr DESCRIPTIONS DE QUELQUES LONGICORNES DE L'AFRIQUE =
A par ETIENNE DE BREUNING
ic
=
a Grace a l’amabilité de Monsieur le Prof. Gestro, je peux exa- ~ ;
a miner au cours de mes études sur les Longicornes, quelques
individus indéterminés du Musée Civique de Génes, parmi les
quels se trouvent plusieurs espéces inédites. Ces espéces ont été
a récueillies par le Marquis Saverio Patrizi et j en donne ici les
| descriptions.
1. Prosopocera (sous-genre Timoreticus Per.) (!) patrizii nov.
Stature très allongée, paralléle; le front a peine convexe,
CE (QQ); les joues très courtes, moins longues que la moitié des
mt ON, Case a
+ PARE lobes inférieurs des yeux; ceux-ci plus longs que larges; les
a antennes de la longueur du corps (9 9); leur troisiéme article
beaucoup plus long que le quatriéme; les tubercules antennifères
peu élevés; le pronotum sans épine laterale, son sillon transversal
n antérieur droit, profond; les élytres ponctués assez grossierement
a la base, très finement a la moitié postérieure.
Brun - rougeàtre, entiérement couvert d'une pubescence gris-
blanchatre; sur les élytres une tache brun-noiratre commune a
la suture après l’écusson. Long 17 mm, larg 5 3/, mm. @? inconnu.
Type: 1 9 du Jubaland: Margherita, au Musée Civique de
Génes.
‘Î
È,
Lo
(1) Quant aux caractères du genre et sous-genre je renvoie le lecteur à mes études
monographiques des tribus des Prosopocerini et Tragocephatini qui paraitront
sous peu.
DO AGO PAR
cs
SMe at ) 4 ee
i RO SRI SEI OZ RI Papi IL, 0) =
LONGICORNES D AFRIQUE 89
2. Prosopocera (sous-genre Timoreticus Per.) propinqua nov.
Très voisin de patrizii mihi mais: les joues de la longueur
des lobes inférieurs des yeux; ceux-ci A peine plus longs que
larges; antennes de trois quarts plus longues que le corps (TT),
leur troisiéme au cinquiéme articles très légérement grossis (DT);
élytres finement ponctués, méme a la base.
Noir, entiérement marmoré de jaunatre et de gris; sur chaque
élytre deux trés petites taches noires, une au bord marginal a la
fin du quart basilaire, l’autre au milieu du disque a la fin du
tiers basilaire. Long 13 mm, larg 4 mm. Q inconnue.
Type: 1 o? du Jubaland: ia au Musée Civique de
Génes.
3. Ba (sous-genre Siplstopola Thoms.) robecchii Gestro
m. albipennis nov.
Comme la forme typique, mais la bande longitudinale suturale
brune des élytres réduite a une petite tache autour de 1’ écusson,
qui lui aussi, reste brun.
Type: 1 £ de la Somalie italienne: Iscia - Baidoa, au Musée
Civique de Génes.
Prosopocera (sous-genre Alphitopola Thoms.) patriziana nov.
Stature allongée, assez large; le front a peine convexe (9 9)
antennes de la longueur du corps (97); les joues un peu plus
courtes que les lobes inférieurs des yeux, ceux-ci un peu plus
longs que larges; pronotum cylindrique, sans épine latérale, a
peine élargi aux cotés; son sillon transversal antérieur peu pro-
fond, courbé distinetement au milieu du disque; ély tres paralléles,
finement ponetués sur toute leur étendue.
Noir, entiérement marmoré de jaune-brunàtre et de blanc,
moucheté de brun-foncé vers les bords latéraux des élytres;
chaque élytre en outre pourvu de deux petites taches noires, une
au bord marginal à la fin du quart basilaire, l’autre sur le disque
un peu avant le milieu: le dessous du corps marmoré de jaune-
brunatre et de blanc-jaunàtre; jambes et antennes couvertes d'une
pubescence jaune grisàtre. Long 21 mm, larg 7,5 mm o inconnu.
Type: 1 Q du Jubaland, au Musée Civique de Génes.
90 E. DE BREUNING
5. Prosopocera (sous-genre Alphitopola Thoms.) parvula nov.
Trés voisin de patriziana mihi, mais stature plus petite, plus
étroite; antennes-a peu près d'un quart plus longues que le
corps (979), non grossies; joues moins longues que la moitié des
lobes inférieurs des yeux; élytres heaucoups plus grossiérement
ponctués a la moitié basilaire.
Brun - rougeàtre, entiérement marmoré de gris et de blanc-
jaunatre, cette dernière couleur plus dense et ainsi plus appa-
rente sur le disque des élytres à leur milieu et au commencement
du quart apical. Long 10 mm, larg. 3 mm. 9 inconnue.
Type: 1 o& du Jubaland, Margherita, au Musée Civique de
Génes.
6. Chariesthes (sous-genre Chariesthes Chevrl.) somaliensis nov.
Stature assez allongée; antennes a peine de moitié plus
longues que le corps (9 9), le scape sans cicatrice; la base du
pronotum trilobée; élytres paralléles, la saillie prosternale trés
étroite, moins haute que les hanches.
_ Brun-rougeàtre, entiérement couvert d’une pubescence brun-
jaunatre; le fond (brun-rougeatre) des élytres se présentant a la
moitié apicale sous forme d’ étroites bandes formant grillage, au
milieu comme une étroite bande transversale fort dentelée et a la
moitié basilaire comme deux étroites bandes annulaires, une a
coté de l’écusson, l’autre sur le disque a la fin du quart basi-
laire. Le dessous, jambes et antennes rouge, couverts d’ une
pubescence éparse, jaunàtre. Long 9,5 mm, larg 3,5 mm.
Oo inconnu. i
Type: 1 9 de la Somalie italienne: Piana di Fungalango,
au Musée Civique de Génes.
7. Chariesthes (sous-genre Chariesthes Chevrl.) gestroi nov.
Trés voisin de somaliensis mihi mais: la stature un peu plus
courte, les élytres moins paralléles. Téte, pronotum et écusson
jaune-verdàtre, sauf une étroite bande longitudinale brun-rougeàtre
au milieu du pronotum, qui n’atteint ni sa base ni son bord
antérieur: élytres jaune-blanchatre, leur base et sur chacun sept
taches rondes jaune-verdàtre, largement cernées de brun-rougeatre :
La e la septicme au some, une pudore
a peine indiquée aprés le calus humér al. Long 8 mm,
qua, se inconnue.
Bg OA Rae
SU ALCUNI ODONATI E MIRMELEONIDI DI SICILIA
cai i; \
a Il Sig. Mario Mariani ha generosamente inviato per le collezioni
del Museo Civico di Storia Naturale di Genova una piccola serie
di di Odonati e di Mirmeleonidi raccolti nell’ estate 1933 nei
3 pressi della stazione ferroviaria di Zappulla ed a Capo d’ Orlando,
sulla costa settentrionale della Sicilia.
Lo studio di questo materiale mi ha permesso di fare alcune
A osservazioni che ritengo opportuno rendere note.
Ringrazio vivamente il Sig. Mariani per Il’ interessante dono
ed il Dr. Cesare Nielsen, di Bologna, per I’ aiuto prestatomi nello
È studio dell’ Orthetruin Ramburi Selys.
ODONATA
Calopteryx haemorrhoidalis v. d. Lind.
Zappulla, 10-VII: 1 o& juv.; 26-VI:1 9; 20 VII: 2 oq,
1 9; 10-IX:3 oo’, 3 OQ. Mentre 1 Tg di giugno ed agosto
hanno la parte distale delle ali uniformemente colorata, due di
quelli di settembre, di grandi dimensioni (addome mm. 44 ; ala
anter. mm. 33; ala poster. mm. 32) hanno un lievissimo
accenno più pallido all’ estremo apice, il terzo g° è di statura
i distintamente minore (addome mm. 38; ala anter. mm. 29,3;
i ala poster. mm. 28,5) ed ha l'orlo apicale dell’ala anteriore per
la larghezza di circa 1 mm. nettamente ialino (1). Due delle Q 9
di settembre sono pure più piccole delle altre.
(4) Ricordo che Selys cita (Monogr. Calopt. 1854, p. 46; Odon. Sic., Ann. Soc. Ent.
France, 1860, p. 743) esemplari raccolti da Zeller, aprile 1845, lungo il Ciano a Siracusa,
di statura assai piccola (C. papyreti Zeller i. 1.) e ad apice dell’ala anteriore un po’
ialino «come negli esemplari della Francia».
oe ee
=~, a PTT
x Np So
È
ODON. E MIRMEL. DI SICILIA 93
Ischnura Genei Ramb.
Zappulla, 20-VIII : I o. Selys (*) attribuisce agli esemplari
di Sicilia statura minore di quelli di Sardegna, uguale a quella
di I. pumilio Charp.; Mina Palumbo (?) lo dice più piccolo del
pumilio: co addome mm. 17; ala poster. mm. 10. L’ esemplare
di Zappulla : addome mm. 22; ala anter. mm. 14,3; ala poster.
mm. 43, 3.
Ceriagrion tenellum de Vill.
Zappulla, 26-VI: 2 9g, 3 Q9; 17-VI: 1 9; 23-VII:
2 I°.
Orthetrum nitidinerve Selys
Zappulla, 23-VII: 1 9.
Orthetrum Ramburi Selys
Zappulla, 20-VII:2 gg, 1 9; 18-IX: 2 gg. Sono simili
all’ 0. coerulescens F. dell’Italia continentale (Liguria, Emilia,
Lazio) ma ne differiscono nettamente per il lobus anterior del
non rigonfio e ripiegato in avanti, che ricorda quello dell’ 0.
brunneum Fonse., di color bruno scuro, mentre nel coerulescens
la parte rigonfia è bruno-giallastra ; ? Arc dell'ala anteriore parte
direttamente o quasi dalla 2 Anq (nel coerulescens essa si
distacca più basalmente), la membranula è bianca (nel coerulescens
bianco-grigia), |’ addome un po’ più gracile.
Per questi caratteri sono identici (*) ad alcuni esemplari di
Sardegna (coll. Nielsen) e ad altri dell’ Is. Galita, Tunisia (fine
agosto 1877, Crociere del Violante, coll. Mus. Genova), questi
ultimi determinati, con cartellino autografo, dal Selys stesso, come
(!) Selys, Revue des Odonates d’ Europe, 1850, p. 188.
(?) Mina Palumbo, Nevrotteri di Sicilia, Biblioteca Nat. Sic., fasc. IX, 1871, p. 25.
(8) Veramente ne differiscono un po’ per il colore del torace, che nei go del
20-VIII è brunastro, in quelli del 18-IX assai più scuro, in uno anzi con un tono
bluastro, mentre in quelli di Sardegna e Galita è decisamente bluastro.
x
Ramburi Selys (*), e che corrispondono bene alla descrizione
dell’ 0. anceps Schn. data da Ris (*).
Ris infatti (1. c.) ha stabilito la sinonimia: Ramburi Selys
1848, (loc. tip.: Sardegna) = anceps Schneider 1845, (loc. tip. :
Mermeriza, Asia min.) basandosi sui caratteri esterni e principal-
mente sulla forma dal lobus anterior.
Recentemente Bartenef (*) ha scritto che, siccome il lobus
anterior può variare nell’ 0. coerulescens in modo da assomigliare
all’ anceps, i soli caratteri diagnostici sicuri sono quelli offerti
dal pene e principalmente dalla forma dei lobi mediales, dei lobi
laterales e del cornu (che nel coerulescens è due volte più
lungo dei lobi laterales, mentre nell’ anceps il cornu ne è appena
più lungo).
Ora tanto i 7g di Zappulla che quelli di Sardegna e di
(ralita possiedono il pene sul tipo dei coerulescens d Italia, cioè
a cornu lungo, lobi laterales lunghi e lobi mediales brevi e diritti,
non incurvati in giù ed in avanti; perciò, seguendo Bartenef,
dovrebbero considerarsi coerulescens e non anceps.
Poichè gli esemplari di Galita sono stati dal Selys stesso
riconosciuti come Ramburi ed il Ramburi è descritto di Sardegna,
sono convinto che gli esemplari in esame devono veramente rife-
rirsi al Ramburi Selys (anceps Ris? part.), che potrebbe forse
essere una razza di coerulescens, ma che non è sinonimo di
anceps nel senso di Bartenef.
In attesa che ulteriori ricerche permettano di stabilire I’ esatta
sinonimia e la dispersione di queste specie (4), preferisco alla
forma studiata conservare il nome di Rambuxi Selys.
Resta così confermata la sua presenza in Sicilia, indicata da
Selys (°) con dubbio solo per 2 9 9, che Ris (1. c.) riferisce al
coerulescens.
(!) Citati da Gestro, Appunti. di Entomologia tunisina, Ann. Mus. Civ. Genova,
XV, 1880, p. 407.
( Ris, Libellulinen, vol. I, Coll. Zool. E. Selys Longchamps, 1909, p. 185.
(5) Bartenef A., Sind Orthetrum anceps Schn. und Orthetrum coerulescens Fabr.
(Odonata, Libellulinae) selbstindige Arten?, Zool. Anzeig., XCI, 1930, pp. 67-71, 3 fig.
(4) Bartenef non dice di quali località ha esaminato i suoi anceps, ma quasi
certamente dell’Asia minore, è perciò necessario rivedere con i nuovi criterii gli
esemplari del Nord Africa.
(*) Selys, Revue des Odonates d’ Europe, 1850, p. 21 e Névroptéres de Sicilie,
Ann. Soc. Ent. France, 1860, p. 741.
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ETRE NC GI TRE 6 Poi a ea pi RIE PITT iti ate rap: —
ODON. E MIRMEL. DI SICILIA 95
Orthetrum brunneum Fonse.
Zappulla, 20-VI: 4 gf juv.; 20-VHI: 1 gd.
Crocothemis erythraea Brullé
“Zappulla, 22-VII e 18-IX: 2 gg.
Sympetrum striolatum Charp.
- Zappulla, 18-IX: 2 gg di piccola statura; esemplare A:
addome mm. 25, ala post. mm. 25, pterostigma mm. 2,6; esem-
plare B: addome mm. 24,5, ala post. mm. 26, pterostigma
mm. 2,7. Due gd? di Palermo, 10-VII-1931, leg. Dr. E. Berio,
sono invece di grande statura : ala post. mm. 29. Anche altrove
si trovano esemplari di striolatum di piccole dimensioni, infatti
in una serie di Sarzana (Liguria or.), IX-1932, leg. C. Mancini,
la maggior parte degli esemplari sono di statura normale, ma
alcuni sono piccoli come quelli di Zappulla, per es. un gf : addome
uv
mm. 24,5, ala post. mm. 25, pterostigma mm. 2, 6.
NEUROPTERA
MYRMELEONIDAE
Palpares libelluloides L,
Zappulla, 10-VI: 41 o, un po’ più piccolo della media: ala
ant. mm. 52, ala post. mm. 50, cerci mm. 9, 5.
I oo del P. libelluloides L. si distinguono facilmente da
quelli del P. hispanicus Hagen per i caratteri della lamina
genitale inferiore, che nel ibelluloides è più stretta e lunga,
arrotondata all’ apice, a faccia inferiore nera coll’ orlo giallo,
mentre nell’ hispanicus è più breve, più larga, l'apice è troncato
e cordiforme, la faccia inferiore gialla. Caratteri questi già indicati
da Hagen (Stett. ent. Zeite., 1860, p. 41) ma non più ricordati
nei lavori di autori recenti.
96 F. CAPRA
Dendroleon pantherinus F.
Capo d’ Orlando, Scata, B. Cuva, 28-VIIT: due esemplari. Bella
e rara specie che ritengo nuova per la Sicilia. Il Museo di Genova —
la possiede anche di V aldieri, Piemonte, leg. Ghiliani, e di Vexino
presso Recco, Liguria or., 30-V1I-1926, leg. Dr. N. Maggi.
Formicaleo tetragrammicus F.
Zappulla, 18-VIM: 2 9 9. Ambedue hanno la macchia obliqua
alla metà del margine posteriore delle ali ant. stretta e lineare
e quella suhapicale delle ali post. piccola, larga circa 1 mm. e
distante circa 1 mm. dal margine posteriore ; cioè presentano un
disegno simile a quello dell’ esemplare del Caucaso figurato da
Esben-Petersen (tav. II, fig. 6) (1).
Differiscono in ciò dagli esemplari di Piemonte, Liguria, Toscana,
toma del Museo di Genova nei quali la macchia obliqua delle
ali ant. è allargata, spesso notevolmente, all’ indietro, e quella
delle ali post. è subovale e si avvicina o tocca il margine poste-
riore dell’ ala. Notevole che nella collezione del Museo di Genova
sono. più abbondanti le Q 9 che i Td.
Creoleon plumbeus Oliv.
Zappulla, 10-VI: 2 gg; 21-VI:4 oo’, 1.9; 18-IX:7 29.
Macronemurus appendiculatus Latr.
Zappulla, 21-VI: 1 9; 18-VII: 1 9. Questi.2 esemplari,
come pure altre 5 QQ di Palermo (Favorita, 10-VII-1931, leg. |
Dr. E. Berio) presentano .il reticolo delle ali a macchiette brune
alquanto più piccole e più chiare in confronto degli esemplari
liguri, inoltre RS è evidentemente macchiettato, mentre negli
esemplari di Liguria, Piemonte e Toscana ed in due esempl. di
Flix (Spagna, ex coll. Navàs) RS ed il terzo basale dei suoi rami
(1) Esben-Petersen P., Help-notes towards the determination and the classifica-
tion of the European Myrmeleonidae, Entom. Meddel., B. 12, 1918, pp. 97-127, tav. I-X.
wide
aeve) eas
ODONATI E MIRMELEONIDI DI SICILIA 97
sono quasi uniformemente bruni. Per tali caratteri questi esem-
plari di Sicilia si avvicinano ad una serie di esemplari di Tunisi
(leg. G. Doria) i quali hanno il reticolo delle ali a macchiette
ancor più piccole e più pallide e RS macchiettato.
Myrmecaelurus trigrammus Pallas
Zappulla, 22-VHI: 1 of. Per il reticolo delle ali uniforme-
mente giallo fulvo, senza macchiettatura, è da riferire alla var.
flavus Ramb., che secondo Navas (!) in Spagna sostituisce la
forma tipica. Appartengono a questa forma, già indicata d’ Italia
anche da Rambur, e non alla tipica, anche gli altri esemplari
italiani del Museo di Genova: Piemonte, leg. Ghiliani (*); Monte
S. Angelo (Gargano), 28-VII-1929.
Morter hyalinus Oliv,
(Uyrmeleon distinguendus Ramb.)
Zappulla, 21-VI: 1 o. Esemplare ad addome nero ed a
disegno bruno del protorace piuttosto esteso, assai più che nella
figura di Navas (3), cioè con una linea bruna longitudinale mediana
giungente al margine anteriore e due trasversali: una ricoprente
tutta la base, ed una sulla metà, riunita alle estremità laterali
colla fascia basale, includendo una macchietta gialla tondeggiante
per lato.
Acanthaclisis occitanica Vill.
Zappulla, 10-VI: 1 ©. La ritengo non citata ancora per la
Sicilia.
(1) Navas L., Once Neuròpteros nuevos espaîfioles, Bol. Soc. Ent. Esp., II, 1949,
p. 48; Entomologia de Catalunya, Neuropters, I, Barcelona, 1923, p. 59.
(2) Forse della Valle di Susa (Brunettla), si veda: Ghiliani, boll. Soc, Ent. Ital., VI,
4874, p. 93.
€) Navas L., Les Myrméléonides d’ Europe et des contrées limitrophes, Insecta,
Rennes, 1916, fig. 14, p. 18 dell’ estratto; Entomologia de Catalunya, Neuropters, I,
1923, p. 54, fig. 20.
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVII (26 Febbraio 1935) 7
REDESCRIPTION
OF THE TYPE OF PSITHYRUS BELLARDII GRIBODO
By 0. W. RICHARDS
(Imperial College of Science, London)
In 1891, Gribodo (Bull. Soc. ent. Ital., 43, p. 109) described
a Burmese bee as Psithyrus bellardii. When I redescribed some
of Gribodo’s types (Ent. Mo. Mag., 65, 1929, p. 58-59), the type
of this species could not be found. Recently Dr. D. Guiglia, of
the Museo Civico di Storia Naturale, Genova, discovered the type
series and was kind enough to send a female to me for exami-
nation. The following is a description of the specimen:
Female. Length 18 mm., breadth between the tegulae 5.5 mm.
The hairs are black; those of the thorax dull ochreous yellow ex-
cept for a broad but rather ill-defined, central mesonotal band of
black hairs, about as wide as the yellow collar in front of it;
tergite 1 with mainly yellow hairs, especially at sides; sides of
tergite 3 at apex and whole of tergites 4 and 5 with light red-
dish-yellow hairs; underside largely pale haired, wings dark
brown; pubescence very short and even.
Main keel of mandibles complete; lower corner of apex of
mandibles almost rounded. Malar space a very little broader than
long, as long as segments 3 + 4 of antenna, shining, shallowly
but rather closely punctured. Lamella of labrum forming a strong
triangular prominence, quite distinct from the tubercles which are
small, conical, with their tips widely separated (the separation as
wide as half the apical width of the clypeus), shining, with few
punctures. Clypeus moderately longitudinally convex, shining,
strongly and closely punctured, but with a moderately large un-
punctured apico-discal triangle. Antennae with scape covered with
very short hairs, moderately shining; segment 3 as long as 5,
one and a third times as long as broad, segment 4 quadrate.
FITTO RR TOTO
PSITHYRUS BELLARDII 99
Occiput far produced behind the eyes, the distance from the po-
sterior edge of a posterior ocellus to the hind margin being as
great as the length of antennal segments 2+3 +4; unpunctured
space lateral to posterior ocelli moderately large; occiput poste-
riorly and behind eyes shining, closely but shallowly punctured.
Abdominal tergites shining, rather sparsely punctured (about
as in P. campestris Pz.); tergites 4 and 5 more closely pun-
ctured than in P. campestris; tergite 6 shining with quite large
punctures, separated by 3-4 diameters, with smaller ones in bet-
ween (considerably more punctured than in P. campestris).
Sixth sternite with no apical hook; callosities forming an angle
together posteriorly, moderately strong, with a narrow superficial
groove between them at the apex, to which the callosities reach
(this sternite about as in P. campestris but the callosities a little
less convex). Hind basitarsus considerably narrower than the hind
tibia.
This species runs down to the subgenus Wetapsithyrus Popov
in the key to the palearctic species (Popov, Eos, 7, 1931), but
differs from the three species of that group in having the main
keel of the mandibles complete. Although the female is superfi-
cially so like P. campestris Pz. in structure, I am not sure that
it is really closely allied. Its subgeneric position, however, must
be left doubtful till the male is known.
SUR DEUX ARAIGNEES DE CYRENAIQUE
PAR JACQUES DENIS
M. L. pi Caporracco a cité Zodarion isabellinum (E. Simon)
comme trouvé parmi les Araignées récoltées au cours des expé-
ditions scientifiques de l’Oasis de Giarabub (‘) et de 1’ Oasis de
Cufra (*). Grace a la complaisance de M. le Professeur Gestro qui,
en vue d’une révision du genre, m’a communiqué les Zodarion
conserves dans les collections du Museo Civico di Genova et a
qui je dois mes meilleurs remerciements, j’ai pu examiner les
Araignées en question. J'ai du d’abord reconnaitre qu’elles ne se
rapportent pas a Z. isabellinum décrit du sud de la Péninsule
Ibérique et méme qu’il y a la deux espéces distinctes. J'ai éga-
lement reconnu qu’elles se séparent de toutes les espéces jusqu'à
present décrites du nord de |’ Afrique où s’en rencontre d’ailleurs
un grand nombre d’ inédites. En attendant la publication d’ un
travail plus étendu, voici d’ores et déjà la description de ces deux
espéces:
Zodarion cyrenaicum n. sp. = Z. isadellinum Caporiacco 1933,
p. 319, nec Simon 1870.
S long. 3 mill.
Cephalothorax rufo-fuscus, plus minusve fuligineo reticulatus.
Oculi antici medii magni, vix magis quam radio inter se distantes;
laterales multo quam medii minores et his poene contigui. Oculi
medii postici inter se septem radiis distantes, tam ab anticis remoti
quam hi inter se distantes sunt. Oculi medii aream vix ante latio-
rem quam pone, 1.3 latiorem quam longiorem occupantes. Oculi
(1) Aracnidi di Giarabub e di Porto Bardia, in: Risultati Zoologici della Missione
inviata dalla R. Società Geografica Italiana per l'esplorazione dell’ Oasi di Giarabub
(1926-1927). Ann. Mus. Civ. Stor. Nat. Genova, LIII, 1928, pp. 77-107.
(2) Aracnidi, in: Spedizione scientifica all’ Oasi di Cufra (marzo-luglio 1934),
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LVI, 1933, pp. 311-340.
ARAIGNEES DE CYRENAIQUE 101
laterales postici paullo majores mediis, plus duplo a mediis
posticis quam a lateralibus anticis remotiores.
Chelae rufo-fuscae. Clypeus 1.3 altior quam desuper visorum
oculorum mediorum diametros.
Sternum fuscum, sat male ablutum, cum inordinatis nonnullis
pilis, margine vix infuscato. Pars labialis sordide fusca: maxillae
sordide flavae, ad apicem lucidiores.
Coxae flavae, primae paululum in lateribus infuscatae. Pedes
flavi, femoribus I omnino infuscatis fere nigris, femoribus II sat
fortiter in lateribus infuscatis, femoribus III et IV paris in lateribus
fusco pictis. Pes maxillaris: femur rufo-fuscum, pars patellaris
fusco picta, flava, partes tibialis et tarsalis rufo-fusco tinctae,
luteae; processus tibialis longus, sed partis tarsalis medium haud
attingens, in uncum nigrum, acutum et intus leviter directum, de-
sinens; lamina tarsalis oblonga, parum acuminata, embolus paullo
ante apicem crassior factus, deinde acutus; bulbi apophysis parva,
retro directa, breviter acuta (fig. 1-2).
Abdomen supra fuscum, fere nigrum, in lateribus callide fusco
commixtum, paullo supra mamillas sine expressa vitta lucidius;
subtus pallide subfuscum, fulvum ad mamillas factum, harum basi
fulva; dorsalis et ventralis colores in lateribus callide commixti.
Q long. 5.75 mill.
Cephalothorax plane rufo-fuscus. Oculi antici medii magni,
inter se diametro distantes; oculi laterales multo mediis minores
et ab his tertia parte ipsorum diametri separati. Oculi medii po-
stici inter se quadrupla diametro distantes, vix a mediis anticis
quam hi inter se distantes remotiores. Oculorum mediorum area
fere tertia parte latior quam longior. Oculi laterales postici paullo
mediis majores, ab his spatio haud duplo quam a lateralibus anticis
remoti.
Chelae fuscae. Clypeus 1.8 altior quam desuper visorum ocu-
lorum mediorum diametros.
Sternum fuscum, margine obscuriore, longis pilis conspersum.
Pars labialis fusca, basi obscuriore; maxillae pallide fulvae, ad
apicem lucidiores.
Coxae flavae, primae leviter fusco maculatae. Pedes flavi femo-
ribus valde infuscatis, I omnino, II fere in dimidio apicali, III et IV
haud omnino in tertia apicali parte; pars tibialis IV in lateribus
rufo-fuscata. Pes maxillaris flavus pallide subfuscus, fusco femore.
"Da RR
102 J. DENIS
Abdomen supra fuscum pallide violaceum, supra mamillas
sine apicali vitta; subtus luteum; dorsalis et ventralis colores in
lateribus callide commixti. Mamillarum basis leviter fusco tincta.
Epigyne (fig. 3) sine expressa fovea, duas fere rectas, levissime
recurvas, in medio haud conjunctas lineas ostendens.
Hab. Agedabia (1 9 1 9, VII-19831, Coll. Mus. Civ. Genova).
Zodarion pileolonotatum n. sp. = Z. isadbellinum CarorIacco
1928, p. 90, nec Simon 1870.
oO long. 3.2 mill.
Cephalothorax fulvus pallide rufescens, passim fusco-nigricante
pictus, oculorum, praeter mediorum posticorum, area nigra. Oculi
antici medii magni, inter se ?/, diametri distantes; laterales multo
mediis minores et his poene contigui. Oculi medii postici leviter
dissymmetrici, sinister quam rectus paululum major, inter se tri-
pla sinistri diametro distantes, tam ab anticis separati quam hi inter
se distantes sunt. Oculi medii haud pone quam ante latiorem, fere
aeque longam ac latam aream occupantes. Oculi laterales postici
paullo mediis majores, vix a mediis posticis quam a lateralibus
anticis remotiores.
Chelae pallide fulvae. Clypeus infuscatus, sub oculis mediis al-
titudine eorum desuper visorum diametrum vix superans.
Sternum flavum linea tenui marginali rubrofusca. Pars labialis
pallidissime fulva, ad apicem lucidior; maxillae fulvae, ad apicem
lucidiores.
Coxae flavae. Sunt solum conservatae pedum partes femorales,
flavae, magis quam sternum luteae. Pedes maxillares flavi, luci-
diores quam pedes, ad apicem nigro processu tibiali; hic processus
tibialis sat brevis, bifidus, inferiore parte in marsupii speciem
rotundata, superiore valde acuta, flexa et foras directa subter visa.
Lamina tarsalis valde oblonga. Embolus brevis, acutus, stemmati
anteriorem marginem haud attingens, sed solum conductor. Bulbi
apophysis flexa, parte apicali acuta, retro et extus directa (fig. 4-5).
Abdomen supra fuscum violaceum subnigrum, in pileoli speciem
cumfiuentibus finibus, abdominis nee partem anteriorem, nec po-
steriorem attingentibus; subtus et in lateribus, ante et pone supra
mamillas, flavum, luteo tinctum. Partis ventralis et pileoli colores
paululum ante callide commixti.
9 long. 4-5 mill.
ARAIGNEES DE CYRENAIQUE 103
Cephalothorax leviter fulvus, fusco subnigro passim maculatus
paullo retro in capite et imprimis in capitis lateribus, etiam in
clypeo; aut luteus retro et in lateribus pallidior, cum rufo-fusca
parte cephalica, colore pone quadratum per medium secato. Ocu-
lorum, praeter mediorum posticorum, area nigra. Oculi antici medii
magni, inter se radio vel fere diametro distantes; laterales multo
mediis minores et his plus minusve contigui. Oculi medii postici
inter se tripla vel quadrupla diametro distantes, prope tam ab an-
ticis quam hi inter se distantes separati. Oculi medii aream haud
vel vix pone quam ante latiorem, paullo latiorem quam longiorem
occupantes. Oculi laterales postici paullo mediis majores, prope
aeque a lateralibus anticis et mediis posticis separati vel vix a
posticis remotiores.
Chelae pallide fulvae, in dimidio interiore fusco subnigro macu-
latae. Clypeus passim infuscatus, sub oculis mediis altitudinem eorum
desuper visorum diametro et dimidio aut dupla diametro superans.
Sternum flavum paullo aureum, linea rubro fusca marginali,
ad margines levissime cinereum, punctis paucis, non coloratis de-
pressis, glabrum aut cum subtilibus paucis pilis. Pars labialis pal-
lidissime lutea, ad apicem lucidior, pone infuscata aut rufo-fusco
limbata; maxillae ad basim flavae, ad apicem albicantes, cum
pilis nonnullis longis inordinatis nigris et ad interiorem angulum
fimbriatis, debilibus pallidisque.
Coxae flavae. Pedes aurei flavi unicolores aut paullo magis
aureis femoribus. Pes maxillaris pallide flavus.
Abdomen supra fuscum violaceum supra latera mamillasque in
altissimi pileoli speciem, finibus interdum minus sinuosis et magis
incisis; subtus luteum cum magnis parvisve plus minusve nume-
rosis, interdum carentibus, fuscis subnigris inordinatis vittis. Ma-
millarum basis fusco picta. Epigyne lata margine anteriore pro-
curvato, pone fere recto, lateribus bicurvatis (fig. 6).
Hab. Giarabub (2 g' 5 © 5 n. ad., XII - 1926 - II - 1927,
Coll. Mus. Civ. Genova).
Les affinités de ces deux espéces seront précisées plus tard
dans la monographie du genre. La seconde est celle dont I apo-
physe tibiale du male vue de profil se rapproche le plus de celle
de Z. isabellinum. Ce n’est d’ailleurs qu’une apparence. Je
donne a titre comparatif les dessins de la patte-màchoire du male
104 J. DENIS
et de l’épigyne de la femelle de cette dernière espèce (fig. 7-9);
on voit que son apophyse tibiale présente une dent médiane qui
n'a pas été figurée par E. Simon (Mém. Soc. R. Sc. Liége, 2?
s., t. V, 1873, pl. 2, fig. 11); vue en dessous l’aspect de cette
apophyse est tout-a-fait différent de celle de Z. pileolonotatum;
quant a la structure du bulbe elle n'a rien de commun chez les
deux espéces. Dans la description originale de Z. isabellinum
(Rev. Mag. Zool. 2 s., t. XXII, 1870, p. 143), E. Simon déclare
n’avoir pris avec les males que de jeunes femelles dont les or-
ganes sexuels ne sont pas encore développés; j'ai pu cependant
dessiner l’épigyne d’une femelle adulte conservée avec les males
au Muséum National d’ Histoire Naturelle de Paris. Les seules lo-
PIE.
7. nia
b-e7 |
dra
È
; calités certaines pour cette Araignée sont celles d’ Espagne: Cadix
A et Grenade; nous venons de voir que les deux citations de Di Ca-
4 PORTACCO étaient erronées; une troisiéme localité africaine avait été
; mentionnée avec doute par Pavesi (Ann. Mus. Civ. St. Nat. Ge-
‘ nova, XX, 1884), mais rien ne prouve que la détermination soit
; exacte et, en absence de tout matériel, il convient de rayer l’e-
È spece de la faune tunisienne.
3
È i
; EXPLICATION DE LA PLANCHE
> 1. Zodarion cyrenaicum n. sp., tibia et tarse de la patte-ma-
choire gauche du male, vus de profil par la face externe.
| 2. id., tibia et tarse de la patte-màchoire gauche du male, vus en
| dessous.
3. id., épigyne.
é 4. Zodarion pileolonotatum n. sp., tibia et tarse de la patte-
ii -machoire gauche du mile, vus de profil par la face externe.
È 5. id., tibia et tarse de la patte-màchoire gauche du male, vus en
dessous.
6. id., épigyne.
7. Zodarion isabellinuni (E. Simon), tibia et tarse de la patte-
-màchoire gauche du male, vus de profil par la face externe.
8. id., tibia et tarse de la patte:machoire gauche du male, vus en
dessous.
9. id, épigyne.
we
IN MEMORIA DI DECIO VINCIGUERRA
CENNI DI R. GESTRO
Il Museo Civico «Giacomo Doria » è stato recentemente colpito
da una grave sventura, la perdita di Decio Vinciguerra, spirato
a Padova la sera del 5 Ottobre. Non prestava più servizio, avendo
chiesto di essere collocato a riposo per ragioni di salute; ma Egli
vive sempre fra noi e il suo ricordo è incancellabile per tutti
coloro che apprezzavano le sue elette virtù di cittadino e di
scienziato.
Fino dall’età di 13 anni fu accolto da Giacomo Doria, che lo
incoraggiava con la sua consueta benevolenza; così egli potè se-
guire le sue tendenze e il piccolo raccoglitore di chiocciole e di
insetti si trasformò a poco a poco nel grande naturalista di fama
mondiale.
Decio Vinciguerra nacque a Genova il 23 Maggio 1856 da
Sisto, patriota e deputato della Repubblica Romana, e da Amalia
Federici. Compi buoni studii, coadiuvato dal suo ingegno vivace,
e alla sua rapida ascensione contribuì non poco la facilità che
egli aveva nell’imparare le lingue straniere. Nel 1878 conseguì
la laurea in medicina e chirurgia nella nostra Università e in.
quello stesso anno fu nominato assistente alla cattedra di Zoologia
e Anatomia comparata. Nella carriera didattica ebbe pure buoni
titoli, fra i quali l’incarico dell’insegnamento della Storia Natu-
rale nel Ginnasio Civico di Genova e, come supplente anche nel
Liceo Andrea Doria, e quello di professore di Scienze Fisiche e
Naturali nella Regia Scuola Tecnica Ugolino Vivaldi. Nel 1887
era nominato per esame a pieni voti assoluti Dottore aggregato
alla facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali della Regia
Università di Genova e, nello stesso anno poteva completare la
sua cultura nel campo delle applicazioni della pesca, avendo vinto
una borsa di studio di perfezionamento all’estero.
Sal ‘at ge la DI ee "en
106 R. GESTRO
Continuò sempre e con grande passione ad ocenparsi delle
collezioni del Museo, intorno alle quali, nei primi tempi della sua
carriera scientifica, aveva già pubblicato importanti lavori; tut-
tavia, anche allo scopo di migliorare le sue condizioni economiche,
non potè rinunziare all’offerta di assumere la direzione dell’ Ac-
quario Romano. Andò quindi a stabilirsi definitivamente a Roma,
dove nel primo anno ebbe anche il posto di assistente nell’ Istituto
Zoologico di quella Università, e quando l'Acquario, nel 1887, fu
convertito in una R. Stazione di Piscicoltura, egli rimase come
impiegato governativo alla direzione del nuovo istituto. Egli aveva
acquistato già nel mondo scientifico la fama di uno dei primi
ittiologi, ma ebbe poi uguale competenza in tutte le questioni
riguardanti la pesca e l’acquicoltura e la sua opera, intesa ad
arricchire di pesce tanti corsi d’acqua ed a introdurre nel paese
nuove specie ricercate, fu altamente benefica. I suoi grandi me-
riti gli procurarono numerosi incarichi onorifici, come quelli di
organizzare esposizioni e congressi, e di rappresentare il Governo
e la R. Società Geografica. Nel 1901 fu inviato dal Ministero per
l'Agricoltura nel Mar Rosso con un programma di ricerche sulla
pesca delle perle, ed è specialmente nell’Arcipelago delle Dahlac
che egli potè compiere importanti studii. Il Governo di Grecia lo
chiamò nel 1911 e poi dal 1915 al 1921 per organizzare colà il
servizio della piscicoltura e della pesca, missione che egli disim-
pegnò con grande plauso. Ebbe parte attivissima nel Comitato
Talassografico Italiano, nella Commissione Internazionale per I’ e-
splorazione del Mediterraneo, e fu anche membro dell’ Istituto
Oceanografico fondato da Alberto I° Principe di Monaco. Durante
. più di 25 anni fece parte della Commissione Consultiva della pesca
e per un triennio sedette nel Consiglio Superiore e nella Giunta
del Ministero dell’ Educazione Nazionale. La sua attività era spesso
assorbita dall’ insegnamento della piscicoltura impartito nel R. Isti-
tuto Forestale di Vallombrosa e nell’ Istituto Superiore Agrario
di Perugia, nonchè dal corso libero di zoologia tenuto nell’ Uni-
versità di Roma. Egli aveva anche istituito un laboratorio, an-
nesso alla Stazione di Piscicoltura, per compiervi ricerche di idro-
biologia, coadiuvato da giovani studiosi, alcuni dei quali svolsero
sotto la sua direzione le loro tesi di laurea.
Ma il mio proposito è di trattare specialmente dell’ attività
svolta da Decio Vinciguerra nell'istituto dove egli ha fatto le sue
IN MEMORIA DI D. VINCIGUERRA 107
prime armi, e del beneficio che ne hanno risentito le collezioni
del Museo Civico di Genova; perciò non mi trattengo oltre sugli
incarichi da lui ricevuti e sugli onori riportati, sui quali il lettore
troverà indicazioni più dettagliate consultando il quinto fascicolo,
pubblicato nel Giugno 1932, del Bollettino della Società degli
Amici del Museo Civico di Storia Naturale «Giacomo Doria »,
ove è descritta l'adunanza solenne tenuta in suo onore in occa-
sione del suo 75° compleanno.
Dotato di facile parola, Decio Vinciguerra tenne molte confe-
renze su diversi argomenti; ed in Genova specialmente, nelle Sale
dell’ Università Popolare e di questo stesso Museo. Nella prima
conferenza fatta alla nostra Società di Letture e Conversazioni
Scientifiche, parlò della spedizione antartica capitanata da Giacomo
Bove, di cui egli stesso faceva parte insieme ai professori Lovisato
e Spegazzini. La spedizione fruttò a Lui il battesimo in suo onore
di uno dei monti della Terra del Fuoco ed al Museo una serie
di belle collezioni zoologiche, fra le quali notevoli alcuni scheletri
di Otaria, gli uccelli che sono stati illustrati dal Conte Salvadori,
e tante forme di animali inferiori. Per 1 suoi viaggi e per i pre-
gevoli studii illustranti la fauna di varie regioni, e particolarmente
delle nostre Colonie, è naturale che egli fosse tenuto in particolare
considerazione nel ceto geografico; difatti la Reale Società Geo-
grafica Italiana lo ebbe per Consigliere per più di trenta anni.
Le pubblicazioni di Decio Vinciguerra sono condotte con lar-
ghezza di vedute e ben lontane da un arido studio sistematico;
tuttavia anche la determinazione delle specie e le sinonimie vi
sono trattate con scrupolosa esattezza. In tutte la distribuzione geo-
grafica è sempre presa in particolare considerazione. Il suo primo
lavoro ittiologico tratta delle specie raccolte dal dott. Odoardo
Beccari in Sumatra nel 1878, ma la sua attenzione fu special-
mente rivolta alla fauna locale. Sono molto pregevoli i lavori nei
quali vengono illustrati i Macrurus ed i Blennius del Golfo di
Genova. Il secondo di questi è specialmente degno di menzione
perchè oltre all’esatta definizione di ciascuna specie e alle belle
figure che lo accompagnano, vi è segnalata una forma nuova
(Blennius Canevae), caso inaspettato per una regione tanto
esplorata.
Per quanto riguarda la fauna mediterranea, l’opera di Vinci-
guerra continua con un elenco di pesci nuovi pel golfo di Genova,
i > LA n ni
ci
108 R. GESTRO
con note sui Regalecus, sulla presenza del Cottus bubalis nel
mare Ligure, sulla validità specifica della Trygon thalassia,
sulle appendici branchiali dell’Echinorhinus spinosus e di altri
Elasmobranchii, sull’ Hymenocephalus italicus e sulle catture
di Selache maxima. Va pure ricordato il suo lavoro sui pesci
dell’ Isola del Giglio, che fa parte di quella serie di memorie ini-
ziate da Giacomo Doria col titolo di «Materiali per una fauna
dell’ Arcipelago Toscano ». Né soltanto i pesci liguri hanno avuto
le sue simpatie, perchè essendo il Museo diventato fortunato pos-
sessore di due rarissimi cetacei, lo Ziphius cavirostris e la
Pseudorca crassidens, egli ne ha fatto cenno in una nota pre-
liminare.
Il materiale del Museo riportato dal viaggio di Doria e Beccari
a Sarawak negli anni 1865-1868 gli diede occasione per un primo
contributo sulla fauna ittiologica di Borneo. Più tardi Egli ritornò
sull’argomento e preparò un catalogo completo delle specie radu-
nate durante quel viaggio. E quando il Museo ricevette collezioni
dell’Irawaddi dal cap. G. B. Comotto e dal cap. Gerolamo Ansaldo,
ne trasse partito per trattare della fauna della Birmania. Di questa
trattò poi ampiamente più tardi, quando arrivarono le collezioni
ricchissime di Leonardo Fea, che egli illustrò magistralmente in
una memoria corredata di cinque tavole e di figure nel testo.
Merita pure di essere qui ricordato il suo lavoro sui pesci rac-
colti dalla spedizione De Filippi nell’ Asia Centrale, ove una nuova
specie, figurata in una bella tavola, è accompagnata da osserva-
zioni interessanti intorno alla fauna di quella regione.
L'arrivo al Museo delle prime collezioni africane rimonta al-
l’epoca dei nostri primi tentativi di espansione coloniale, quando
il prof. Sapeto nel 1870, aveva l’incarico di recarsi alla Baja di
Assab e nello stesso tempo Arturo Issel, Odoardo Beccari e Orazio
Antinori partivano per fare raccolte nel Mar Rosso e nel territorio
dei Bogos. Da allora in poi si può dire che i risultati taunistici
di quasi tutte le spedizioni italiane in Africa hanno affluito al
Museo, dimodochè al nostro ittiologo non è mai mancata l’occa-
sione di dedicarsi ai suoi studii prediletti. La Società Geografica
Italiana più volte inviò tutto generosamente in dono, sicura che
il materiale sarebbe stato degnamente conservato ed illustrato,
e dall’epoca delle prime occupazioni fino alla più recente famosa
esplorazione dell’ Oasi di Giarabub avvenuta nel 1926-27, ha sem-
IN MEMORIA DI D. VINCIGUERRA 109
pre accordato al nostro Museo il suo prezioso contributo. Da questa
fonte le prime collezioni ricevute sono quelle della Spedizione Ita-
liana nell’ Africa Equatoriale, più tardi quelle del Cap Bottego
in diverse riprese, e poi quelle della Missione per la frontiera
Italo-Etiopica, sotto il comando del Capitano Citerni. Fu ricca la
messe ottenuta dal paese dei Somali, alla quale contribuirono il
Brichetti Robecchi, Don Eugenio dei Principi Ruspoli e, più re
centemente e in maggiori proporzioni il marchese Saverio Patrizi,
a cui si devono pure alcune specie del bacino del Congo. Nè dob-
biamo dimenticare la spedizione del Barone Raimondo Franchetti
in Dancalia e tanto meno l’alto contributo di S. A. R. il Duca
degli Abruzzi con le sue ricerche fatte durante la spedizione alle
sorgenti dell’ Uebi Scebeli. Sono stati pure ordinati e studiati i
pesci raccolti da Giacomo e Laura Doria durante un soggiorno
‘di due anni in Tunisia e la memoria nella quale sono descritti
è comparsa sotto il titolo di «Materiali per lo studio della fauna
tunisina ». Vinciguerra deve aver provate molte emozioni nel
trovarsi fra le mani tanta esuberanza di specie da illustrare:
ma senza dubbio il suo cuore di zoologo deve aver pulsato più
intensamente quando fra le raccolte pervenute dalla Somalia” Ita-
liana ha scoperto un Ciprinide cieco. Questo raro esemplare fu da
lui descritto come un nuovo genere col nome di Phreatichthys
Andruzzii e dedicato al dott. Alcibiade Andruzzi, Maggiore me-
dico nella R. Marina, che lo trovò presso i confini del Sultanato
di Obbia.
Il nome di Vinciguerra figura alto nella schiera degli ittiologi;
ma la sua attività zoologica non si è limitata ai pesci e lo vediamo
trattare con uguale perizia il gruppo dei rettili e dei batraci. In
questo campo egli esordi felicemente illustrando le preziose colle-
zioni radunate da Elio Modigliani durante il suo viaggio all’isola
di Engano. In seguito tutti i materiali riportati dalle spedizioni sopra
citate, in Somalia, in. Dancalia, alle Sorgenti dell’ Uebi Scebeli,
all’Oasi di Giarabub e più recentemente all’Oasi di Cufra, trovarono
in lui il sapiente illustratore anche per i rettili e per i batraci.
La serie dei suoi lavori erpetologici si chiude con la descri-
zione di uno strano nuovo Sauro raccolto da Elio Modigliani in
Sumatra, che egli ha chiamato Harpesaurus Modiglianii, e fi-
gurato in una tayola colorata, zoologicamente e artisticamente
perfetta.
110 R. GESTRO
Vinciguerra nei suoi frequenti viaggi ha sempre avuto a cuore
il suo Museo prediletto e non ha mai mancato di far raccolte per
esso. Le importanti sue collezioni fatte in Patagonia e alla Terra
del Fuoco sono state già ricordate; nel mar Rosso, fra le altre
cose egli ha messo assieme una serie molto interessante di Me-
leagrine. Del suo soggiorno in Grecia egli ha profittato per au-
mentare la nostra raccolta ittiologica e anche quella malacologica.
Durante il suo servizio in qualità di Vice Direttore del Museo,
oltre al lavoro intellettuale dello scienziato che determina le specie
e che arricchisce la raccolta di tipi e gli Annali di pregiati scritti,
egli ha compiuto quello materiale di curare la preparazione e la
conservazione degli esemplari, di scrivere i cartellini e di redigere
schedarii; inoltre ha pure subito la prosa della burocrazia oceu-
pandosi dell’ amministrazione e assumendosi anche I ufficio di
contabile. i
La serie delle sue benemerenze si chiude nobilmente colla
iniziativa di costituire in Genova la Società degli Amici del Museo,
allo scopo di favorirne l'incremento.
Memorie PUBBLICATE NEGLI ANNALI DEL Museo Civico
DI STORIA NATURALE « GrAcomo DORIA »
Appunti ittiologici sulle collezioni del Museo Civico di Genova.
I. - Enumerazione di alcune specie di pesci raccolti in Sumatra
dal Dott. O. Beccari nell’anno 1878. - Vol. XIV.
Appunti ittiologici c. s. IL - Intorno ai Macrurus del Golfo
di Genova. (Con 1 tav.). - Vol. XIV.
Appunti ittiologici c. s..INI. - Intorno ai Blennioidi del Golfo
di Genova. (Con figure nel testo). - Vol. XV.
Appunti ittiologici c. s. IV. Prima contribuzione alla Fauna
ittiologica di Borneo. (Con fig. n. testo). - Vol. XVI.
Appunti ittiologici c. s. V. - Enumerazione di alcuni pesci rac-
colti a Minhla sull’Irawaddi dal Capitano Cav. G. B. Comotto.
- Vol. XVII.
a
IN MEMORIA DI D. VINCIGUERRA TURE
Appunti ittiologici ce. s. VI. - Enumerazione di alcuni pesci
raccolti alle foci del Gange e dell’ Irawaddi dal Cap. Gerolamo
Ansaldo. - Vol. XXII.
Appunti ittiologici c. s. VII. - Sopra alcuni pesci nuovi pel
Golfo di Genova. - Vol. XXII.
L’ Esposizione Internazionale di Pesca tenuta in Berlino nel
1880. - Relazione a S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione.
Wool XVI;
Risultati ittiologici delle crociere del « Violante » (con 3 tav.).
- Vol. XVIII.
Le crociere dell’ Yacht «Corsaro» del Capitano- Armatore En-
rico d’ Albertis. III. - Pesci. - Vol. XVIII.
Spedizione Italiana nell’ Africa equatoriale. Risultati zoologici.
- Pesci d’acqua dolce. (Con fig. n. testo). - Vol. XVIII.
Materiali per lo studio della Fauna Tunisina raccolti da G. e
L. Doria. I. Pesci. (Con fig. n. testo). - Vol. XX.
Viaggio di L. Fea in Birmania e regioni vicine. XXIV. -
Pesci. (Con 5 tav. e fig. n. testo). - Vol. XXIX.
Rettili e Batraci di Engano raccolti dal Dott. Elio Modigliani.
- Vol. XXXII.
Di alcuni pesci raccolti nel paese dei Somali dall’Ing. L. Bri-
chetti-Robecchi. - Vol. XXXIII.
Esplorazione del Giuba e dei suoi affluenti compiuta dal Cap.
V. Bottego. - Pesci. (Con 4 tav. e fig. n. testo). - Vol. XXXV.
Pesci raccolti dal Cap. V. Bottego durante la sua seconda spe-
dizione nelle regioni dei Somali e dei Galla. - Vol. XXXVII.
I pesci dell’ultima spedizione del Cap. Bottego. - Vol. XXXIX.
Pesci raccolti da Don Eugenio dei Principi Ruspoli durante
l’ultimo suo viaggio nelle regioni dei Somali e dei Galla. - Vo-
lume XXXVII.
Missione per la Fronticra Italo-Etiopica sotto il comando del
Cap. Carlo Citerni. - Risultati zoologici. - Pesci. - Vol. XLV.
Pesci raccolti dalla spedizione De Filippi nell’ Asia Centrale.
(Con 1 tav. - Vol. XLVII.
4123 R. GESTRO
Res Ligusticae. XLIII. Intorno ai Regalecus del Golfo di Ge-
nova e di altre località italiane. (Con 1 tav.). - Vol. XLVII.
Res Ligusticae. XLIV. Aggiunte alla nota intorno ai Rega-
lecus. - Vol. XLVII.
Sulla presenza della Rhina ancylostoma Bl. nel Mar Rosso.
- Vol. XLVII.
Descrizione di tre nuove specie di pesci delle acque dolci di
Grecia. (Con 1 tav.). - Vol. XLIX.
Contribuzione alla conoscenza della Fauna ittiologica dello Uebi
Scebeli. (Con 1 tav.). - Vol. XLIX.
Materiali per una Fauna dell’ Arcipelago Toscano. XVI. Pesci
dell’isola del Giglio. - Vol. L.
Catalogo dei pesci raccolti a Borneo dai Sigg. Marchese G.
Doria e Dott. O. Beccari negli anni 1863-67. (Con 1 tav.). - Vol. L.
Res Ligusticae. XLIX. Il Cottus bubalis nel Golfo di Genova.
- Vol. LI.
Res Ligusticae. L. Sulla Trygon thalassia M. H. e la vali-
dità di questa specie. (Con fig. n. testo). - Vol. LI.
Res Ligusticae, LI. Nuove catture di Selache maxima nel
Golfo di Genova. - Vol. LI.
Descrizione di un Ciprinide cieco proveniente dalla Somalia
Italiana. (Con fig, n. testo). - Vol. LI.
Res Ligusticae. LII. Le appendici branchiali nell’EchinorRinus
spinosus (Gm.) e in altri Elasmobranchii. (Con fig. n. testo). -
Vol. LI.
Sopra una collezione di pesci della Palestina. - Vol. LII.
Res Ligusticae. LV. Due rari cetacei di Liguria (Ziphius ca-
virostris Cuv. e Pseudorca crassidens Owen). Nota prelimi-
nare. - Vol. LIL.
Enumerazione di alcune specie di pesci della Somalia Italiana
raccolte dal Marchese Saverio Patrizi. - Vol. LII.
Risultati zoologici della Missione inviata dalla R. Società Geo-
grafica Italiana per l'esplorazione dell’ Oasi di Giarabub (1926-
1927). Rettili, batraci e pesci. - Vol. LII.
Pesci raccolti dal Marchese Saverio Patrizi nel bacino del Congo.
(Con 4 tav.). - Vol. LHI
IN MEMORIA DI D. VINCIGUERRA 113
Spedizione di S. A. R. il Duca degli Abruzzi alle sorgenti
dell’ Uebi Scebeli. - Risultati zoologici. Rettili e pesci. - Vol. LV.
Spedizione del Barone Raimondo Franchetti in Dancalia. Ret-
tili, batraci e pesci. (Con 1 tav.). - Vol. LV.
Spedizione scientifica all’ Oasi di Cufra, Marzo-Luglio 1931.
Rettili. - Vol. LV.
Res Ligusticae. LXII. Del genere Hymenocephalus (Pesci
Macruridi) e particolarmente della specie mediterranea (H. italicus
Gigl.). (Con 1 tav.). Vol. LVI.
Pesci di Albania raccolti dal D.r Pietro Parenzan nel 1930.
WG aaa
Descrizione di una nuova specie di Harpesaurus di Sumatra.
(Con 1. tav.). - Vol. LVI.
BIOGRAFIE
Alberto Perugia. - Vol. XXXVIII.
Cenni biogratici di Pietro Pavesi. (Con ritratto). - Vol. XLII.
Enrico Hillyer Giglioli. (Con ritratto). - Vol. XLIV.
Ricordo di Enrico d’Albertis. (Con ritratto). - Vol. LVI.
Elio Modigliani. Cenni biografici. (Con ritratto). - Vol. LVI.
MEMORIE PUBBLICATE NEL BoLLETTINO DELLA Società DEGLI AMICI
pet Museo Civico «Giacomo DORIA »
La collezione erpetologica del Museo Civico di Storia Naturale
« Giacomo Doria ». (Con figure nel testo). Num. 4. - Giugno 1931.
Necrologie. S. A. R. Luigi di Savoia. Duca degli Abruzzi.
(Con ritratto).
Il Capitano Enrico Alberto d’ Albertis.
Elio Modigliani. - Num. 6. - Giugno 1933.
La collezione ittiologica del Museo Civico di Storia Naturale
«Giacomo Doria ». Parte I. - Num. 7. - Giugno 1934.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVII (25 Aprile 1935) 8
A. GIORDANI SOIKA
ROHR OCH ESS bev AD Gree
sucui EUMENES è PAREUMENES peLL’ArcipeLAGO MALESE
E DELLA Nuova GUINEA
Scarsissime sono le nostre conoscenze sulla sistematica degli
Eumenes e Pareumenes dell'Arcipelago malese e della Nuova
Guinea. Delle molte specie descritte dallo Smith la maggior parte
non è stata ancora identificata, alcune sono state a torto conside-
rate varietà dell’ E. pomiformis Rossi. Ho creduto perciò cosa
utile tentare di chiarire un poco la sistematica di questi generi.
Le collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Genova,
che mi furono comunicate per cortese interessamento della
Dr. D. Guiglia mi fornirono interessante e prezioso materiale, al
quale aggiunsi pochi esemplari della mia collezione. Bisognava
anzitutto identificare le specie troppo brevemente descritte dallo
Smith.
Ciò mi è stato possibile per la cortesia del Prof. G. D. H. Car-
penter dell’ Universita di Oxford, proprietaria della collezione Wal-
lace, il quale portò al Museo Britannico i tipi delle specie in
questione e del Dr. R. B. Benson che qui cercò gli esemplari
determinati dallo Smith e da questi trattenuti, li confrontò con i
tipi e li inviò a me.
Dato lo scarso materiale esaminato non tutte le questioni pote-
rono essere chiarite, ad esempio tenni distinti i Pareumenes
artifex Sm. e vindex Sm. che potrebbero essere il g e la 9
della medesima specie e non è neppure certo che i P. pictifrons
Sm. ed eximius Sm. siano specie distinte. Ho il dubbio che nelle
isole della Malesia non solamente la colorazione ma anche la pun-
teggiatura sia suscettibile a variare entro limiti estesi nelle specie
EUMENIDAE MALESI 145
del genere Pareumenes. Credo però che anche con queste in-
certezze il mio lavoro non sia stato del tutto inutile.
Gen. EUMENES Latr.
Subg. EUMENES Latr.
Sottogenere caratterizzato dall'assenza di carena epicnemiale e
dall'avere il II tergite prolungato da una sottile lamella.
Lo Smith a più riprese descrisse numerosi Ewmenes malesi e
gia nel 1862 il Saussure (*) considera alcuni di questi come pro-
babili varietà del pomiformis (Rossi); Il Maindron (?), pur senza
aver visto le specie, le considera addirittura varietà di questa. Il
Dalla Torre nel «Catalogus» ed in «Genera Insectorum, Vespidae»
non fa che seguire il Maindron.
Si raggrupparono così sotto il nome specifico di pomiformis
specie molto distinte quali, per esempio, il singularis Sm. dalla
cui descrizione stessa risulta che il I tergite è più lungo del capo
e torace, ed il vindex Sm. che non è neppure un Humenes ma
appartiene al genere Pareumenes.
Le specie malesi del sottogenere Humenes si possono dividere
in due gruppi.
Al primo gruppo appartengono le specie aventi il I tergite
bruscamente dilatato ‘nel mezzo: alcune specie poco note, affini al
pomiformis: piriformis Sauss. (nec F.), inconspicuus Sm.,
blandus Sm. ed architectus Sm.
Il secondo gruppo comprende specie aventi il I tergite allun-
gato, gracile, non rigonfio nella metà apicale. Esse sono molto
affini fra di loro e la distinzione in base a caratteri morfologici è
assai difficile.
Potrà essere utile un tentativo di tabella per identificazione
delle specie a me note.
1. Primo tergite bruscamente rigonfiato nella metà apicale.
pomiformis e sp. atf.
— Primo tergite più lungo, snello, non rigonfio nella metà
apicale. 2
(1) Entom. Zeitg. Stettin, XXIII, 1862, pag. 177.
(2) Ann. Soc. Ent. France, 1882, p. 268.
116 A. GIORDANI SOIKA
2. In tutta la sua lunghezza il I tergite è a margini laterali
oc
rigorosamente rettilinei e leggermente divergenti dalla base
all'apice. Secondo tergite con punteggiatura forte, quasi uni-
forme. Primo tergite molto fittamente punteggiato, anche
alla base.
Primo tergite a margini più divergenti nel terzo basale
che nei due terzi apicali; detti margini non sono perciò ret-
tilinei in tutta la lunghezza del tergite (!). Punteggiatura
del II tergite spesso molto più rada ai lati ed all’estremità.
Primo tergite punteggiato più radamente, specialmente alla
base.
Punteggiatura del secondo tergite grossissima ed oltremodo
fitta. Primo tergite più robusto, visto di profilo appare un
poco ispessito presso l'estremità. Primo sternite convesso,
non ben distinto dal tergite, essi appaiono quasi fusi insieme.
Lunghezza: capo + tor. + terg. (I + ID) = 9 mm. 13-14,
o mm. 12-13. floralis Sm.
Punteggiatura del secondo tergite più fina e più rada. Pri-
mo tergite più snello; visto di profilo è più regolarmente
ispessito ed arcuato. Primo sternite concavo, separato dai
margini laterali del corrispondente tergite da due distinte
carene.
Lunghezza: capo + tor. + terg. (I + II) = 9 mm. 14-15,
oxo mm. 11-14. . tricolor Sm.
Secondo tergite fortemente depresso all’ estremita, la de-
pressione ed i lati del tergite sono sprovvisti di punteg-
giatura. Lamella apicale del secondo tergite leggermente
allungata ai lati e distintamente rialzata a collare.
Lunghezza: capo + tor. + terg. (I + Il) = 9 mm. 12-13,
gamme ds i - acus n.
Secondo tergite normale.
Primo sternite separato dai margini laterali del corrispondente
tergite per due carene nette e ben marcate. Clipeo con la
parte libera lunga al massimo quanto la metà della lunghezza
della parte interoculare, circa 2 volte più larga che lunga.
Antenne allungate; tutti gli articoli sono più lunghi che
larghi.
(') Questa differenza non è sempre netta, rimane però la differenza nella pun-
teggiatura dei tergiti.
EUMENIDAE MALESI 1M07
— Primo sternite apparentemente fuso col tergite. Ia parte
libera del clipeo è oltremodo corta, più corta della meta
della lunghezza della parte interoculare e più di due volte
più larga che lunga. Antenne più corte, articoli IX-XI
subquadrati.
Lunghezza: capo + tor. + terg. (I + I) = 9 mm.12-14,
oxo mm. 13. simplicilamellatus n. sp.
6. Punteggiatura del capo e del torace rada e molto superfi-
ciale. Propodeo nero con due macchie gialle laterali.
Lunghezza: capo + tor. + terg. (I + II) = 9 mm. 14.
diligens Sm.
— Punteggiatura del capo e del torace più fitta e più profonda.
Primo tergite un poco meno snello. Faccia dorsale del
propodeo interamente gialla. Lunghezza: capo + tor. + terg.
(el — 0 = mimi Ais. agillimus D. T.
Eumenes (Eumenes) floralis Smith
(Tav. II, fig. 5)
Eumenes floralis Smith, Proceed. Linn. Soc. London, II, 1858,
p. 20.
Eumenes pomiformis floralis Maindron, Ann. Soc. Ent. France,
1882, p. 268.
Q - Capo, visto di fronte, distintamente più largo che lungo.
Clipeo 1 volta e !/, più lungo che largo, molto moderatamente
convesso. La parte interoculare è assai lunga, quasi del doppio
più lunga della parte libera; questa è leggermente emarginata
all'apice, con angoli laterali largamente arrotondati. Mandibole
lunghe quanto i lobi inferiori degli occhi, con il margine interno
fortemente dentato. Inserzioni delle antenne contigue agli occhi;
lo spazio interantennale è sporgente ma non forma una carena
distinta. Antenne normali: III articolo quasi tre volte più lungo
che largo all'apice; IV-VII più lunghi che larghi; VIII e IX sub-
quadrati; l’ultimo è visibilmente allungato, più lungo che largo
alla base. Fronte non solcata longitudinalmente. Occhi più vicini
fra di loro presso il clipeo che sul vertice; emarginatura molto
stretta e profonda, a margini subparalleli. Ocelli posteriori un poco
più vicini agli occhi che fra di loro. Vertice e tempie brevissimi.
Torace, visto dall’alto, nettamente più lungo che largo. Pronoto
118 A. GIORDANI SOIKA
arrotondato anteriormente, tranne che sulle faccie laterali che sono
carenate verticalinente. Mesonoto tanto largo quanto lungo. Scu-
tello poco sporgente, molto moderatamente rigonfio; postscutello
obliquo. Propodeo assai rigonfio superiormente, completamente ar-
rotondato dorsalmente e lateralmente, con una depressione assai
profonda in corrispondenza al soleo mediano. Il mesoepisterno è
rigonfio, con depressione epicnemiale profonda, non marginata da
carena epicnemiale. Zampe ed ali normali; terzo nervo trasverso-
cubitale leggermente sinuoso. Primo tergite più lungo del torace,
più robusto che nelle specie seguenti; visto dall’ alto si allarga
gradatamente dalla base all’apice; visto di profilo si ispessisce
dalla base fin poco prima dell’estremità. La faccia dorsale non
è depressa nè solcata; il I sternite è in gran parte fuso con il
tergite e fortemente convesso, come nel simplicilamellatus. Se-
condo tergite un poco più lungo che largo od alto, distintamente
compresso, con lamella apicale corta, non rialzata a collare e posta
su un piano molto inferiore alla superficie del tergite. Secondo
sternite leggermente convesso.
Clipeo con punti di mediocre grossezza; abbastanza fitti nella
metà basale, interspazi spesso minori dei punti, più radi e piu
superficiali nella metà apicale. Capo con punti grossi e fitti. Torace
con punti grossissimi, fitti; anche la parte inferiore del metaepi-
sterno e le faccie laterali del propodeo sono punteggiati. I due
primi tergiti sono ricoperti da fortissima e fittissima punteggiatura.
Il secondo sternite porta pochissimi punti superficiali.
Tutto il corpo è provvisto di peli giallastri o grigiastri.
Nero; la metà basale del clipeo, lo spazio interantennale ed i
seni oculari sono spesso giallo ferruginei. Sono di colore ferru-
gineo : una stretta linea sulle tempie; una larga fascia sul margine
anteriore del pronoto, fusa nel mezzo con una fascia strettissima
che orla il margine posteriore dello stesso; quest’ultima è unita
a due lineette poste all’ estremità dei lobi del pronoto, in imme-
diata prossimità delle tegule; due macchie laterali sul mesonoto;
una macchia quadrangolare sulla parte superiore del mesoepisterno;
due macchie sullo scutello; una fascia sul postscutello; due larghe
fascie ai lati della faccia dorsale del propodeo; la quasi totalità
delle tegule e delle zampe ed una strettissima fascia apicale sul
I tergite. Ali brune, con leggeri riflessi violacei.
Lunghezza: capo + tor. + terg. (I + I) = mm. 13-14.
EUMENIDAE MALESI 119
o - Clipeo più stretto che nella 9, con la parte interoculare
molto più lunga della massima larghezza del clipeo. Ultimo arti-
colo delle antenne gracile, poco depresso, acutissimo. Colorazione
più oscura: le macchie dello scutello e le fascie del propodeo e
del I tergite sono spesso assenti; clipeo completamente giallo.
Lunghezza: capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 13.
Celebes, numerosi esemplari d’ambo i sessi (coll. Gribodo -
Mus. Genova e m. coll.); Kandari (Celebes) 1 9 IV-74 (Beccari
- Mus. Genova).
Descritta di Celebes.
Questa specie è facilmente riconoscibile per la forma del I
tergite, per il II tergite compresso e specialmente per la grossis-
sima punteggiatura.
Eumenes (Eumenes) tricolor Smith
Eumenes tricolor Smith, Proceed. Linn. Soc. London, IV, Suppl.,
1359-60, p. 87 e 126; VI, 1862, p. 57; VII,
1864, p. 37. — Maindron, Ann. Soc. Ent.
France, 1882, p. 269.
Eumenes dichrous Maindron, Ann. Soc. Ent. France, 1882, p. 274.
Q - Affine al floralis Sm. - Ne differisce per le seguenti par-
ticolarita :
Torace un poco piu corto, con il propodeo meno rigonfio e
meno depresso in corrispondenza al solco mediano. Primo tergite
più lungo, più gracile, di curvatura più uniforme, se visto di pro-
filo; leggermente ma distintamente depresso; presso l’apice è meno
rigonfio che nel floralis. Primo sternite pianeggiante o concavo,
ben distinto dal tergite, dal quale è separato per due carene ben
marcate. Secondo tergite un poco meno rigonfio dorsalmente. La
punteggiatura è molto più fina che nel floralis, abbastanza fitta
in tutto il corpo. Il I tergite è fittamente ricoperto da punti fini;
il II tergite ha punti più grossi, pure molto fitti, che solo ai lati
diventano un poco più radi e più superficiali.
È specie affine anche all’ E. agillima D. T.; ne differisce pel
clipeo più largo, con la parte libera più corta e più profondamente
emarginata; pel I tergite più uniformemente allargato dalla base
120 A. GIORDANI SOIKA
alla estremità e per la punteggiatura che in tutto il corpo, ma
specialmente nell’addome, è molto più fitta.
Nero. Sono rosso ferruginei: la metà basale del clipeo; lo spazio
interantennale; i seni oculari; una stretta linea sulle tempie; pro-
noto, una grande macchia sulla parte superiore del mesoepisterno
ed una linea verticale sulla parte inferiore dello stesso; tegule;
posttegule; due grandi macchie sullo scutello, che possono fondersi
ricoprendo così tutto lo scutello; il postscutello; il propodeo, tranne
una linea mediana longitudinale nera, più o meno dilatata supe-
riormente; la quasi totalità delle zampe e spesso due macchie me-
diane ed una fascia apicale, strettissima, sul I tergite. Ali con
leggeri riflessi violacei.
Lunghezza: capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 14-15.
S' - Clipeo giallo, conformato circa come nel florals. Punteg-
giatura un poco più grossa che nella 9
Lunghezza: capo + tor, + terg. (I + II) = mm. 11-14.
Amboina, alcuni esemplari X-1874 (Beccari - Mus. Genova).
Buru, 1 Q det. Smith e comparata al tipo da R. B. Benson
(Brit. Mus.).
Specie citata da Gilolo, Batchian, Makassar, Ceram, Buru e Giava.
Se la sinonimia da me proposta è esatta, all’ habitat di questa
specie devesi aggiungere l'isola Tidore.
Eumenes (Eumenes) diligens Smith
(Tav. II, fig. 3)
Eumenes diligens Smith, Proceed. Linn. Soc. London, VIII, 1864,
p. 39. — Maindron, Ann. Soc. Ent. France,
1SS2 pa 274.
Q - Capo, visto di fronte, un poco più largo che lungo. Clipeo
allungato, una volta e mezzo più lungo che largo; la parte libera
apicale è un poco più corta della metà della lunghezza della parte
interoculare ed è largamente e poco profondamente emarginata
all’apice, gli angoli anteriori del clipeo sono depressi e completa-
mente arrotondati. La superficie del clipeo è moderatamente con-
vessa, il terzo apicale é però distintamente depresso per cui il
clipeo appare un poco gibboso se visto di profilo. Mandibole molto
più lunghe del clipeo, lunghe circa quanto i lobi inferiori degli
occhi, misurati dalla parte contigua alle mandibole alla parte più
interna dei seni oculari; il margine interno porta tre denti ottusi,
EUMENIDAE MALESI (RZ
subeguali. Spazio interantennale poco sporgente, con una carena
mediana molto ottusa dalla quale parte un ben marcato solco che
arriva fino alla depressione dell’ ocello impari. Inserzioni . delle
antenne del triplo più distanti fra di loro che dagli occhi. Antenne
molto allungate: II articolo quattro volte più lungo che largo;
IV quasi del doppio più lungo che largo; tutti gli articoli succes-
sivi sono più lunghi che larghi; l’ultimo è una volta e mezza più
lungo che largo alla base. Occhi molto più vicini fra di loro presso
il clipeo che sul vertice; seni oculari stretti e profondi, a margini
subparalleli. Ocelli posteriori un poco più vicini agli occhi che
fra di loro. Vertice e tempie cortissimi. Torace globuloso; visto
dall'alto appare tanto lungo quanto largo. Pronoto arrotondato
anteriormente, senza traccia di carena. trasversa. Mesonoto circa
tanto largo quanto lungo. Scutello subdepresso, pochissimo spor-
gente; postscutello subpianeggiante, quasi verticale. Propodeo non
rigonfio, verticale; la faccia posteriore è quasi uniformemente con-
vessa, il soleo mediano è distinto, ma la superficie del propodeo
non è affatto depressa in corrispondenza ad esso. Mesoepisterno
sporgente, sprovvisto di carena epicnemiale; suture ben marcate;
epimero sporgente, subcarenato. Tegule convesse, normali. Zampe
ed ali normali; il terzo nervo trasverso-cubitale è rettilineo e per-
pendicolare al nervo radiale; questo è rettilineo dal punto d’in-
serzione del III trasverso-cubitale al margine apicale dell'ala. Primo
tergite molto lungo e gracile, più lungo del capo e torace presi
insieme ed almeno 5 volte più lungo della sua massima larghezza.
Visto dal disopra si allarga lentamente dalla base all’ apice;
dato che gli stigmi sono assai sporgenti appare a margini laterali
quasi paralleli nei ?/, apicali; visto di profilo è molto leggermente
arcuato, il suo spessore aumenta lentamente e quasi regolarmente
dalla base all'apice. Primo sternite visibile in tutta la sua lun-
ghezza, assai infossato, concavo in senso trasversale, nettamente
separato dai margini laterali del tergite corrispondente; lo spazio
apicale è normale, leggermente allungato e sporgente alla base.
Secondo tergite rigonfio dorsalmente, compresso alla base ove è
brevemente ma distintamente peziolato; si osserva prima dell’estre-
mità una depressione trasversale che ricorda l’ E. acus ; la lamella
apicale è normale, non rialzata a collare e non più lunga ai lati
che nel mezzo. Secondo sternite molto leggermente convesso, con la-
mella apicale distinta e piuttosto lunga. Segmenti successivi normali.
199 A. GIORDANI SOIKA
Clipeo con punteggiatura finissima, visibile solo sotto un forte
ingrandimento, verso l’estremità si osserva qualche grosso punto
superficiale. Capo con punteggiatura piuttosto fine, mediocremente
densa e molto superficiale. Punteggiatura del pronoto, mesonoto,
scutello, postscutello e mesoepisterno molto più grossa e ancora
più superficiale che nel capo. Propodeo con punti più grossi ed
assai più profondi. Tegule liscie. Primo tergite finamente punteg-
giato, più fittamente nei ?/, apicali. Secondo tergite lucido; alla
base porta alcuni punti piuttosto radi e non più fini che sul I
tergite; verso il mezzo del tergite i punti sono più fini, più radi e più
superficiali: ai lati ed all'apice la punteggiatura è quasi indistinta,
formata da pochi punti finissimi. Secondo sternite e segmenti suc-
cessivi lisci.
Capo, torace ed addome con pubescenza bruna, corta e abba-
stanza fitta.
Nero. Sono gialli: la metà basale del clipeo; lo spazio interan-
tennale; seni oculari; orbite esterne dei lobi superiori degli occhi;
margine anteriore del pronoto e due linee all’estremità dei lobi di
questo, vicino alle tegule; due macchie laterali presso la base del
mesonoto; terzo apicale delle tegule; posttegule; una linea, inter-
rotta, alla base dello scutello; postscutello; una larga fascia sul
mesoepisterno ed una ai lati del propodeo; macchie sulle tibie an-
teriori e medie e strettissime fascie apicali sui due primi tergiti.
Ali brune con forti riflessi violacei.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 14.
o& - ignoto.
Descrizione basata su di un esemplare 9 dell’isola di Buru
(m. coll.), La specie è stata descritta di questa località.
Eumenes (Eumenes) agillimus D. T.
Eumenes agillima Dalla Torre, Cat. Hym., IX, 1894, p. 17.
is agtlis Smith, Proceed. Linn. Soc. London, IV, Suppl,
1859-60, p. 127. — Maindron, Ann. Soc. Ent.
France, 1882, p. 268.
© - Affine al diligens Sm. dal quale differisce per i caratteri
indicati nella tabella.
È affine anche all’ E. simplicilamellatus m., dal quale diffe-
risce per i seguenti caratteri:
saan
gi rt
Be Sire TORE OA
EUMENIDAE MALESI 123
Il clipeo ha la parte libera più lunga della metà della parte in-
teroculare; il margine anteriore ha angoli laterali più acuti che
nel simplicilamellatus. Le antenne sono un poco più lunghe,
infatti gli articoli IX-XI sono più lunghi che larghi. Lo scutello è
molto meno convesso. Le faccie laterali del propodeo sono quasi
pianeggianti ed essendo anche la faccia dorsale, o posteriore, del
propodeo poco convessa, non rigonfia superiormente, ne risulta
una più netta distinzione fra faccia posteriore e faccie dorsali. Il
primo tergite, visto di profilo, è più regolarmente arcuato; dorsal-
Fig. I. — Eumenes (Eumenes) agillimus D. T., Q: 4, corpo visto di profilo;
2, capo visto di fronte; 3, antenna; 4, I tergite dall’alto.
mente è un poco depresso; il I sternite è nettamente separato
dal tergite corrispondente ed è distintamente concavo in senso
trasversale (nel simplicilamellatus è convesso ed apparente-
mente fuso col tergite).
La punteggiatura è assai fine e fitta sul capo; sul I tergite i
punti sono relativamente fitti e presenti anche sulle faccie laterali;
il II tergite è punteggiato alla base, con punti relativamente grossi
e radi; ai lati ed all’estremità i punti diventano estremamente radi
per cui il tergite è in gran parte lucente.
124 A. GIORDANI SOIKA
Nero; sono gialli: la metà basale del clipeo; spazio interan-
tennale; orbite interne dei lobi inferiori degli occhi fino al fondo
dei seni oculari; una stretta linea sulle tempie; una stretta fascia
sul pronoto; due macchie laterali sul mesonoto; una macchia sulla
parte superiore del mesoepisterno; due macchie sullo scutello;
posttegule; postscutello e la faccia posteriore del propodeo. Zampe
ed addome completamente neri. Ali brune con forti riflessi
violacei.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 14-15.
o - Il clipeo, completamente giallo, è conformato circa come
nel simplicilamellatus; lo stesso si dica delle antenne.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + ID) = mm. 13.
Amboina 2 QQ 1 gf (Coll. Gribodo - Mus. Genova; mia coll.);
Ceram, 1 9 leg. Wallace, det. Smith, comp. al tipo da R. B.
Benson (Br. Mus.).
Specie citata di Amboina, Ceram e Matabello.
Eumenes (Eumenes) simplicilameilatus n. sp.
(Tav. II, fig. 4)
Q - Capo visto di fronte distintamente più largo che alto. Cli-
peo molto più lungo che largo, moderatamente e quasi regolar-
mente convesso. La parte libera, apicale, è cortissima, lunga circa
un terzo della lunghezza della parte basale interoculare. Questa. è
leggermente più lunga che larga, a margini laterali quasi rettilinei,
e contigui agli occhi nei */, apicali. La parte libera è a margini
laterali rettilinei, lunghi circa come il margine apicale il quale è
molto leggermente emarginato. Mandibole lunghe, dentate. Antenne
normali: terzo articolo circa 3 volte e !/, più lungo che largo;
successivi sempre più corti; IX-XI subquadrati. Occhi molto più
vicini fra di loro presso il clipeo che sul vertice, seni oculari stretti
e profondi. Ocelli posteriori circa tanto distanti fra di loro quanto
dagli occhi o un poco più vicini agli occhi. Vertice e tempie bre-
vissimi. Torace globuloso, di poco più lungo che largo od alto.
Pronoto sprovvisto di carena dorsale, solo sulle faccie laterali porta
una carena sinuosa e bene sviluppata. Mesonoto assai convesso,
circa tanto largo quanto lungo. Scutello assai convesso e distinta-
mente sporgente, spesso con una depressione longitudinale mediana.
Postscutello corto, leggermente convesso e quasi verticale. Propodeo
EUMENIDAE MALESI 125,
corto, quasi verticale poco convesso ma un poco rigonfio superior-
mente; è assai poco depresso in corrispondenza al solco mediano,
solo nella metà inferiore la depressione si fa evidente. Lateral-
mente il propodeo è completamente arrotondato; le faccie laterali
sono leggermente concave nella metà anteriore, poi diventano con-
vesse sempre più fortemente, fino a passare, senza un sensibile
angolo, alla faccia dorsale. Mesoepisterno normale ma con una
leggera traccia di carena epicnemiale; l’epimero è assai sporgente
nella sua parte anteriore ove forma una specie di carena verticale.
Tegule assai larghe, normali. Zampe normali, ali pure normali.
Primo tergite molto lungo e gracile, almeno 4 volte e +/, più lungo
che largo all’apice. Si allarga gradatamente dalla base all'apice ma
spesso è un poco allargato in corrispondenza agli stigmi; visto di
profilo appare moderatamente arcuato con una leggera, costante,
depressione dorsale che si inizia un poco prima del mezzo del
tergite e termina quasi all'estremità del tergite stesso. La super-
ficie dorsale è convessa, senza la minima traccia del solco longi-
tudinale che si osserva in altre specie. Un'altra particolarità degna
di nota è che ventralmente non vi è una netta distinzione fra
tergite e sternite; essi sembrano fusi insieme, solo nel quinto
apicale cominciano ad apparire distinti. Il secondo tergite è meno
compresso che nella specie precedente, il solco preapicale è quasi
nullo e la lamella apicale è normale, corta e non rialzata a
collare.
Clipeo pressoché liscio; capo opaco con punti moderatamente
grossi e poco profondi, disposti abbastanza regolarmente, con in-
terspazi uguali ai punti; posteriormente agli ocelli e sulle tempie
i punti diventano oltremodo superficiali, quasi indistinti. I punti
del torace sono un poco più grossi che sulla fronte, non più fitti
che su questa ma spesso meno superficiali. Sul mesoepisterno la
punteggiatura è generalmente più rada; sullo scutello, sul post-
scutello e sul propodeo è sempre più forte e più profonda. Il primo
tergite porta, dorsalmente, punti piccoli, di densità variabile secondo
gli esemplari; essi sono distribuiti sul tergite in modo quasi uni-
forme. Ai lati, il I tergite è sempre liscio e lucente. Il IL tergite
‘porta punti un poco più grossi che sul tergite precedente e non
molto fitti, essendo gli interspazi un poco maggiori dei punti; ai
lati i punti diventano più radi, più fini ma non più superficiali.
Il II sternite può portare qualche piccolo punto.
126 A. GIORDANI SOIKA
Corpo con corti peli fulvi.
Nero; sono gialli: i #/, basali del clipeo; una macchia fra le
inserzioni delle antenne; orbite interne dei lobi superiori degli
occhi; seni oculari; tempie; una larga fascia alla base del pronoto;
l'estremità dei lobi laterali di questo, presso le tegule; due mac-
chiette laterali sul mesonoto; gran parte del mesoepisterno; due
macchiette, spesso assenti, sullo scutello; il postscutello; i lati della
faccia dorsale del propodeo; parte delle zampe; due macchie, molto
allungate longitudinalmente, nel mezzo del I tergite ed una stret-
tissima fascia all’apice dello stesso; due macchie ai lati del II
tergite; una fascia, un poco emarginata nel mezzo, all’apice dello
stesso ed una grande macchia all'estremità del II sternite; questa
macchia porta una stretta intaccatura apicale. Ali leggermente tinte
di bruno.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 12-14.
o - Nel o il clipeo è piu stretto, liscio, opaco e meno con-
vesso; le antenne hanno |’ ultimo articolo assai depresso.
Lunghezza: Capo + tor. + ter. (I + Il) = mm. 13.
Nuova Guinea: Kapakapa, 2 9 9 1 © fra cui l’olotipo e l’al-
lotipo, V-VI-1891 (Loria - Mus. Genova); Buyakori, 1 Q Agosto
1890 (Loria - Mus. Genova); Dilo, 1 9 1g VI-VII-1890 (Loria
- Mus. Genova); Rigo, 1 9 VII-1889 (Loria - Mus. Genova);
N. Guinea senza precisa località: 1 9 (m. coll.).
Australia: Humboldt Bay, 1 Q (Coll. Gribodo - Mus. Genova);
Cairns, 1 g° 1 9 II-1907 (British Museum).
Differisce dal diligens per le maggiori dimensioni, per il clipeo
avente la parte libera più corta, per le antenne più corte e per
la più forte punteggiatura.
Si confronti la descrizione del’agillimus D. T.
EKumenes (Fumenes) acus n. sp.
_ (Tav. II, fig. 2)
Q - Capo leggermente più largo che alto. Clipeo circa 1 volta e */,
più lungo che largo, con emarginatura apicale larga, poco profonda;
la parte basale del clipeo è circa tanto lunga quanto larga, con mar-
gini laterali subrettilinei; la parte libera apicale è molto più corta
della parte basale. La superficie del clipeo è moderatamente e quasi
h
i
vd:
EUMENIDAE MALESI EF
regolarmente convessa. Mandibole lunghe circa quanto il clipeo;
il margine interno è rettilineo nella metà basale, nella metà api-
cale porta tre denti ottusi, subeguali; l’estremità è, come il solito,
acuta, dentiforme. Inserzioni delle antenne vicinissime agli occhi,
almeno del quadruplo più distanti fra di loro che dagli occhi; la
porzione di fronte da esse compresa non è molto sporgente ma
regolarmente carenata; la carena termina posteriormente in una
leggera depressione dalla quale s’innalza un solco breve e poco
profondo. Terzo articolo delle antenne circa 4 volte più lungo che
largo; IV-VIII più lunghi che larghi; IX-XI subquadrati; XII di-
stintamente più lungo che largo alla base. Occhi distintamente più
vicini fra di loro presso il clipeo che sul vertice, con seni oculari
stretti e profondi. Ocelli posteriori circa tanto distanti fra di loro
quanto dagli occhi, vicinissimi all’occipite. Torace assai corto, visto
dall'alto appare di poco più lungo che largo; assai convesso dor-
salmente. Margine anteriore del pronoto sprovvisto di carena, com-
pletamente arrotondato dorsalmente; solo ai lati è presente una
distinta carena sinuosa. Mesonoto circa tanto largo quanto lungo,
moderatamente convesso. Scutello poco sporgente e poco convesso,
un poco più stretto del doppio della sua lunghezza. Postscutello
molto moderatamente convesso. Propodeo quasi verticale, non ri-
gonfio superiormente; la faccia dorsale è pochissimo convessa, il
solco mediano è indistinto. Mesoepisterno senza carena epicnemiale;
le suture sono bene distinte e l’epicnemia è fortemente concava.
Tegule e zampe normali. Nervo radiale non rettilineo nella sua
III ascissa; terzo nervo trasverso-cubitale sinuoso. Primo tergite
molto lungo e gracile, lungo quanto il capo ed il torace presi in-
sieme e circa 5 volte più lungo che largo all'estremità. Visto
dall’alto, si allarga visibilmente nei */; basali e rimane a margini
laterali quasi paralleli, o molto leggermente divergenti, nei */, api-
cali; visto di profilo appare leggermente e quasi uniformemente
arcuato, il suo spessore aumenta gradatamente nella metà basale
e resta costante nell’altra metà.
Nel suo insieme il I tergite è un poco depresso e porta dor-
salmente un distinto solco longitudinale. Primo sternite subpianeg-
giante, nettamente separato dal tergite corrispondente; margini
laterali sono subparalleli nei 4/, basali. Secondo tergite nettamente
più lungo che largo od alto, assai compresso alla base e distinta-
mente peziolato; un poco prima dell’estremità è marcato d’ una
128 A. GIORDANI SOIKA
larga depressione trasversale che lo rende gibboso dorsalmente e
solleva il margine apicale a forma di cordone. La lamella apicale
è relativamente lunga e rialzata a collare, specialmente ai lati.
Secondo sternite subpianeggiante o leggermente convesso, provvisto
pure di una lamella apicale. Segmenti successivi normali.
Clipeo lucido e pressoché liscio, alla base è finamente punteg-
giato e qualche punto superficiale si osserva nella restante super-
ficie. Capo con punteggiatura fina e superficiale, sul vertice e nei
seni oculari è ancora più superficiale. Pronoto, mesonoto e metà
anteriore del mesoepisterno punteggiati circa come il capo. Scutello,
postscutello e propodeo più fortemente punteggiati; metà posteriore
del metaepisterno, epimero e metaepisterno quasi lisci, lucenti.
Primo tergite con punti fini fitti ed irregolari, più fitti all’ estre-
mità che alla base. Il II tergite è fortemente punteggiato alla base;
i lati ed il solco apicale sono lisci e lucenti. Secondo sternite e
segmenti II-IV lisci.
Corpo con pubescenza biancastra moderatamente densa.
Nero. Sono gialli: il clipeo, tranne il margine libero che è
bruno ferrugineo, spazio interantennale; seni oculari; una linea
sulle tempie; margine anteriore del pronoto ed una macchietta
all'estremità dei lobi laterali di questo, vicino alle tegule; due
macchie laterali al mesonoto; apice delle tegule ; posttegule; due
macchie sullo scutello; postscutello; una linea verticale sul mesoe-
pisterno ed una su ciascun lato della faccia dorsale del propodeo;
parte delle zampe; una stretta fascia apicale sul I tergite; due
macchie si osservano talvolta nel mezzo del tergite stesso; due
macchie laterali sul II tergite ed una larga fascia sinuosa all'apice
di questo; una lineetta mediana preapicale sul III tergite ed una
grande macchia irregolare, intaccata anteriormente e posteriormente,
sul II sternite. Ali leggermente oscurate, con forti riflessi
violacei.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 12-13.
dg - Clipeo giallo, più stretto che nella Q ; ultimo articolo delle
antenne sottile, appuntito, leggermente arcuato. Il resto come nella 2.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 11.
Borneo: Sarawak, 1 Q (olotipo - m. coll.); Marang, 1 © (coll.
Gribodo - Mus. Genova); Kalipané, 1 Q (Gribodo - Mus. Genova).
Specie caratterizzata dalla forma e dalla scultura del II tergite
e dalla forma della lamella apicale di questo.
Ada”
EUMENIDAE MALESI 129
Subg. OMICROIDES n. Subg.
La specie che costituisce da sola, almeno per ora, questo sot-
togenere, ha il torace fortemente depresso, quasi come nel genere
Paraeumenes. La presenza di una forte carena epicnemiale la
farebbe rientrare nel sottogenere Omicron ma il primo tergite è
oltremodo lungo e snello. Il II tergite è fortemente compresso ed è
prolungato da una lamella simile a quella degli Ewmenes s. str.
ed Omicron; essa è però molto allungata ai lati e rialzata a collare.
Tipo: E. singularis Sm.
EKumenes (Omicroides) singularis Sm.
(Tav. II, fig. 1)
Eumenes singularis Smith, Proceed. Linn. Soc. London, II, 1857,
p. 109.
Eumenes pomiformis singularis Maindron, Ann. Soc. Ent.
France, 1882, p. 268.
O - Capo trasverso, più largo che lungo. Clipeo leggermente
più lungo che largo, moderatamente ed uniformemente convesso,
con una leggera depressione apicale. La parte interoculare è del
doppio più lunga della parte libera, con margine posteriore legge-
rissimamente emarginato e margini laterali fortemente divergenti,
contigui agli occhi per quasi tutta la loro lunghezza. Margine an-
teriore del clipeo lungo circa quanto la metà della larghezza del
clipeo e molto leggermente emarginato. Mandibole più corte dei
lobi inferiori degli occhi, fortemente dentate. Inserzioni delle an-
tenne contigue agli occhi, circa tanto distanti fra di loro quanto dal
clipeo. Terzo articolo delle antenne del triplo più lungo che largo;
articoli IV-VII più lunghi che larghi; VIII-IX subquadrati; i suc-
cessivi sono subquadrati o ritornano ad essere più lunghi che larghi;
l'ultimo è molto attenuato verso l’apice, quasi appuntito. Spazio
interantennale non rigonfio, subpianeggiante. Occhi molto più vicini
fra di loro presso il clipeo che sul vertice; seni oculari strettissimi
e profondi. Ocelli posteriori leggermente più vicini agli occhi che
fra di loro. Vertice e tempie cortissimi; tempie finamente carenate.
Torace notevolmente depresso, quasi come nei Pareumenes. Pro-
noto completamente arrotondato in avanti, solo sulle faccie laterali
la carena è bene sviluppata. Mesonoto normalmente convesso, circa
tanto lungo quanto largo. Scutello e postscutello quasi pianeggianti.
Ann. del Mus. Civ, di St. Nat., Vol. LVII (25 Aprile 1935) 9
GIORDANI SOIKA
A.
30
1
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EUMENIDAE MALESI 131
Propodeo leggermente rigonfio; la faccia che si può chiamare dor-
| sale giace sullo stesso piano del postscutello e dello scutello ; la
faccia posteriore è più obliqua ed è leggermente ma visibilmente
depressa in corrispondenza al solco mediano. Faccie laterali del
propodeo quasi interamente convesse, non bene separate dalla faccia
dorsale. Mesoepisterno poco rigonfio, con una forte carena epicne-
miale. Tegule subrotonde, quasi sprovviste ‘di lobo posteriore. Zampe
snelle, normali. Ali normali; terza cellula cubitale grande; primo
e terzo nervo trasverso-cubitale subrettilinei. Primo tergite estre-
mamente lungo e gracile, molto più lungo del capo e torace presi
insieme, e più di 5 volte più lungo che largo. Visto dall'alto è a
margini laterali rettilinei e leggermente divergenti verso l'estremità;
visto di profilo appare molto regolarmente ispessito dalla base fino
al quinto apicale che è leggerissimamente rigonfio. Il primo ster-
nite é visibile in tutta la sua lunghezza, è nettamente separato
dal tergite e leggermente concavo oppure pianeggiante, tranne nel
quarto basale ove è assai sporgente. Secondo tergite allungato, pe-
ziolato, assai compresso, gibboso dorsalmente, con una larga depres-
sione dorsale preapicale che ricorda l’ E. acus. La lamella apicale
è di lunghezza normale nel mezzo, ma ai lati diventa eccezional-
mente lunga; particolarità molto caratteristica. Secondo sternite
leggerissimamente convesso, con lamella apicale piuttosto lunga. I
segmenti successivi sono normali.
Clipeo con pochi punti finissimi. Capo con punti fini e mode-
ratamente fitti, interspazi circa eguali ai punti. Torace con punti
un poco più grossi ma non più fitti, tranne che sulle faccie laterali
del propodeo ove sono più fini e molto densi. Parte posteriore del
mesoepisterno grossolanamente rugosa. La sutura fra mesoepisterno
e metaepisterno e quella fra il metaepisterno e propodeo sono at-
traversate da profondi solchi. Il I tergite è ricoperto nei /, basali
da punteggiatura fine e fittissima che lo rendono rugoso; il quarto
apicale è liscio e lucente tranne che nell’immediata prossimità del
margine apicale ove vi sono alcuni punti. Secondo tergite liscio e
lucente, solo alla base porta punti di media grossezza. Secondo
sternite liscio, così pure dicasi dei segmenti IIL-VI.
Capo, torace ed addome con finissima pruinosità argentea.
Nero. Sono gialli: una fascia alla base del clipeo profondamente
emarginata a rettangolo; spazio interantennale; seni oculari; una
stretta fascia sul margine anteriore del pronoto; una macchia sub-
132 A. GIORDANI SOIKA
rotonda sul mesoepisterno; l’estremità dei lobi del propodeo; l’e-
stremità delle tegule e le posttegule; due linee trasversali alla
base del propodeo, contigue al postscutello; due macchie all’estre-
mità del propodeo; una stretta fascia all'apice del I tergite e del
II sternite; una fascia più larga all’estremità del II tergite; due
piccole macchie ai lati del II tergite ed una macchia trasversale,
mediana, sul margine posteriore del III tergite. Inoltre sono gialli
l'estremità della faccia esterna dei femori e la faccia esterna delle
tibie anteriori e medie. Ali brune con forti riflessi dorati e cuprei.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 12-13.
& - ignoto.
Borneo, Sarawak, 1 9 1866 (coll. Doria - Mus. Genova) 1 Q
(m. coll.); Perak, Kwala-Kangsar, 1 9 1902 (Grubaner - m. coll.).
Anche l’olotipo è di Sarawak.
Subg. DELTA Sauss
Le specie di questo sottogenere hanno il II tergite semplice e
sono, come nel sottogenere Humenes, sprovviste di carena epi-
cnemiale.
Esse sono state recentemente studiate dal Bequaert (*) e dallo
Zimmermann (*) e la loro posizione sistematica è stata sufficien-
temente chiarita; mi limito perciò a poche osservazioni ed alla ‘
descrizione di due nuove forme.
Eumenes (Delta) pyriformis var.
Novaeguineae n. var.
Q Nera. Sono ferruginei: il clipeo; la fronte; mandibole ed
antenne; gran parte delle tempie; pronoto; due macchie laterali
sul mesonoto; una grande macchia sulla parte superiore del me-
soepisterno; due macchie laterali sul propodeo; gran parte delle
zampe; primo segmento addominale, tranne una stretta fascia ba-
sale nera; il terzo basale del JI tergite; due macchie laterali ed
una fascia apicale biemarginata sul II sternite ed i segmenti II-VI.
Ali giallo ferruginee.
Dimensioni come nella forma tipica.
(1) Ann. S. African Mus., XXIII, 1926, pp. 487, 531-574. — Ann. Mag. Nat. Hist.,
(40), II, 1928, pp. 165-170.
(2) Zeitschr. Morph. Oek. Tiere, XXII, 1931, pp. 203-208.
S
4
a
4
4
i
RUMENIDAE MALESI 133
Nuova Guinea, 1 9 (m. coll.).
Differisce dalle altre varietà pel colore delle macchie che è fer-
rugineo e non giallo, ma specialmente per avere il II tergite fa-
sciato alla base.
EKumenes (Delta) arcuatus F.
Eumenes arcuatus arcuatus Bequaert Ann. Mag. Nat. Hist., (10),
II, 1928, p. 162. — Zimmerman, Zeitschr.
Morph. Oek. Tiere, XXII, 1931, p. 205. - Giordani
Soika, Boll. Soc. Veneziana St. Nat., I, 1934,
p. 42. — formosanus Zimmermann, Zeitschr.
Morph. Oek. Tiere, XXII, 1931, p. 206.
pì 3 continentalis Zimmermann, ivi, p. 205.
Questa specie è molto diffusa dall’ India all’ Australia e Nuova
Guinea. Nei vari esemplari di Formosa che ho esaminato (Musei
di Vienna e Genova) osservai una variabilità maggiore di quanto
risulterebbe dalle parole dello Zimmermann. Gli individui da me
esaminati non sono più oscuri dei miei esemplari di Sikkim, Bang-
kok, Engano, Sarawak ete.; molti hanno le macchie gialle sul II
sternite e due gg hanno le macchie basali sul I tergite.
Eumenes (Delta) arcuatus var. praslinius Guer.
Eumenes arcuatus praslinius Zimmermann, Zeit. Morph. Oek.
Tiere, XXII, 1931, p. 208.
Molto giustamente lo Zimmermann osserva che la varieta pra-
slinius è caratterizzata dal colore rosso delle macchie e non dalla
maggiore estensione di queste, come opina il Bequaert (7). Esa-
minai Volotipo nella collezione Gribodo (Museo di Genova); esso
concorda coll’opinione dello Zimmermann.
La varietà che il Bequaert chiama praslinius deve chiamarsi
flavopictus Blanch.
(14) Ann. Mag. Nat. Hist., (10), II, p. 169.
TO
pays
134 A. GIORDANI SOIKA
Eumenes (Delta) arcuatus var. fulvipennis Sm,
Eumenes arcuatus var. fulvipennis Bequaert, Ann. Mag. Nat.
Hist., (10), II, 1928, pp. 168 e 169. — Zim-
mermann, Zeitschr. Morph. Oek. Tiere, XXII,
1931, p. 207.
È è var. saleyerensis Zimmermann, l. cit. p. 297.
2 var. niasanus Zimmermann, |. cit. p. 207.
3 Fuleinennis Smith, Cat. Hym. British Mus,, V, 1857,
p. 24.
si perplexus Smith, Proceed. Linn. Soc. London, VII, 1864,
p. 39.
A mio avviso la presenza od assenza di una coppia di mac-
chiette sul I tergite non ha valore per caratterizzare una varietà
(1); troviamo molto spesso variazioni anche maggiori in esemplari
della stessa località.
La varietà niasanus non può nemmeno dirsi caratteristica di
questa isola; esaminai infatti esemplari di N. Celebes, 2 99;
Makassar, 1 9; Amboina, 1 Q (coll. Gribodo - Mus. Genova);
Mindanao, 1 9 (m. coll.).
Una varietà interessante rappresentano invece tre esemplari 9
di Nias, raccolti due dal Modigliani nell’Agosto 1886, l’altro dal .
Raap negli anni 1897-1892 (Mus. Genova). Essi sono simili alla
forma tipica ma hanno le ali scurissime con forti riflessi violacei
ed il I tergite completamente nero, oppure con due piccole mac-
chiette apicali.
In quanto all’ E. perplexus Sm. esaminai 1 Q determinata
dallo Smith e comparata al tipo dal Benson; non v'è dubbio che
si tratti della varietà precedentemente descritta dallo stesso autore.
Eumenes (Delta) incola n. sp.
Q - Capo visto di fronte di poco più largo che lungo. Clipeo
leggermente più lungo che largo, moderatamente convesso, con
(1) Quì si può obbiettare che la mia varietà Maidli dell’arcuatus differisce prin-
cipalmente dalla var. andamanicus Zimm. per l'assenza delle macchie basali e me-
diane sul I tergite. In questo caso m’interessava però fissare che una varietà così
interessante e caratteristica si trova con poche differenze in due località così di-
verse e lontane quali le Andamane e Padang (Mem. Soc. Ent. Ital., XII, 1933, p. 223).
EUMENIDAE MALESI 135
due leggere gibbosità mediane. La parte interoculare è un poco
più lunga della parte libera; il margine posteriore è quasi retti-
lineo, i margini laterali sono contigui agli occhi per quasi tutta
la loro lunghezza. La parte libera è a margini laterali rettilinei e
largamente troncata, 0 poco emarginata, all'apice. Palpi mascellari
di 6 articoli, i tre ultimi a malapena raggiungono la lunghezza
dell'articolo precedente. Palpi labiali di 4 articoli, l’ultimo è pic-
Fig. III. — Eumenes (Delta) incola n. sp., Q: 1, corpo visto di profilo; 2. capo
visto di fronte; 3, antenna; 4, I. tergite visto dall’alto ; 5, palpo labiale.
colissimo, il penultimo porta all'estremità quattro lunghe setole
stiliformi (fig. III, 5). Mandibole lunghe, più lunghe dell’asse mag-
giore degli occhi; la metà apicale del margine interno porta strette
e profonde incisioni; le carene sono indistinte, tranne l’interna.
Inserzioni delle antenne del doppio più distanti fra di loro che
dagli occhi; la porzione di fronte da esse compresa è moderata-
mente sporgente e poco distintamente carenata. Antenne allungate,
normali; III articolo circa 4 volte più lungo che largo; IV più
lungo del doppio della sua larghezza; tutti i successivi sono più
136 A. GIORDANI SOIKA
lunghi che larghi; il XII è più lungo che largo alla base. Occhi
più vicini fra di loro presso il clipeo che sul vertice; seni oculari
piuttosto stretti, ma a margini laterali divergenti. Ocelli posteriori
più vicini agli occhi che fra di loro. Vertice e tempie brevissimi.
Torace globuloso, assai convesso dorsalmente, di poco più lungo
che largo. Pronoto largo, arrotondato e leggermente tubercolato ai
lati; carena anteriore molto fina, talvolta indistinta. Mesonoto tanto
largo quanto lungo, fortemente convesso. Scutello fortemente con-
vesso alla base, rigonfio; un poco depresso nella metà apicale; il
rigonfiamento basale è diviso in due da un ben marcato solco
mediano longitudinale. Postscutello pochissimo convesso, subpianeg-
giante nel mezzo. Propodeo molto corto, leggermente rigonfio dor-
salmente ed ancor più ai lati; la depressione del solco mediano è
pochissimo profonda, sebbene distinta. Mesoepisterno poco sporgente,
depressione epicnemiale quasi nulla; parte superiore del metaepi-
sterno molto convessa. Tegule larghe, con lobo posteriore cortissimo
ed ottuso. Zampe normali; tibie medie con un solo sperone. Ner-
vature alari normali, III cellula cubitale quasi quadrata. Primo
tergite lungo quanto il capo ed il torace presi insieme, assai stretto;
visto dall'alto s’allarga fino alle aperture tracheali, dopo di queste
si restringe leggermente per poi allargarsi ancora fino all'apice;
esso è cilindrico nella metà basale, distintamente depresso nella
metà apicale. Primo sternite visibile in tutta la sua lunghezza ma
non bene distinto dal tergite. Secondo segmento addominale allun-
gato, brevemente peziolato, non compresso nè depresso. Secondo
sternite largo, fortemente convesso.
Clipeo con punti radi e minuti. Capo e torace con punti di
mediocre grossezza e radi, separati da interspazi spesso maggiori
dei punti stessi. La punteggiatura è più fitta sulla fronte, nei seni
oculari e sul mesonoto; molto rada sul mesoepisterno. Tegule ed
addome lisci e vellutati.
Capo e torace con densi, lunghi e caratteristici peli neri;
addome con peli simili ma -più corti e più radi.
Nero, con colorazione gialla ricca e caratteristica. Sono gialli:
clipeo; lo spazio compreso fra le orbite interne, il clipeo e l’inser-
zione delle antenne; una grande macchia fra le inserzioni delle
antenne; due grandi macchie isolate, rotonde, all’ altezza dei lobi
superiori degli occhi, immediatamente al disotto degli ocelli; le
tempie; una macchia sulla faccia anteriore dello scapo; una larga
È
i
EUMENIDAE MALESI i 137
fascia sul margine anteriore del pronoto ed una grande macchia
all'estremità dei lobi laterali dello stesso, vicino alle tegule; due
«grandi macchie a forma di virgola ai lati del mesonoto; una larga
fascia verticale sul mesoepisterno; due macchie laterali sullo scu-
tello e sul postscutello; due linee ai lati della faccia dorsale del
propodeo ; l'estremità dei tergiti I-V e del I sternite; 4 macchie
laterali all’estremità degli sterniti II-V; la metà posteriore delle
tegule; faccia esterna dei femori anteriori e di tutte le tibie. Ali
giallo ferruginee; nervature pallide, ferruginee.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 18-20.
o ignoto.
Nuova Guinea: Moroka, 1300 m. 2 QQ VII-XI 1893 (Loria
- Mus. Genova). i
var. aruensis n. Var.
Q - Differisce dalla forma tipica per avere due macchie late-
rali nel mezzo del I tergite e due grandi macchie alla base del
II tergite.
Inoltre le ali sono grigiastre con forti riflessi dorati, che man-
cano assolutamente nella forma tipica.
Oo ignoto.
Isole Aru: Wokan 1 9 1873 (Beccari - Mus. Genova).
Specie molto caratteristica per forma, pubescenza e special-
mente per la colorazione.
Si riconosce facilmente pel torace corto, globuloso e pel II
tergite peziolato.
Gen. PAREUMENES Sauss.
Subg. PAREUMENES Sauss.
Primo sternite triangolare, a margini laterali rettilinei; la sua
superficie è in gran parte striata trasversalmente. Primo tergite
triangolare, non o poco distintamente rigonfio nel terzo apicale.
Carena epicnemiale presente e bene sviluppata. Capo subcircolare;
vertice non rialzato dietro gli ocelli.
Tipo: EH. quadrispinosus Sauss.
WNT ore. An, ee eee ee eee PS PE DO fae ee
PA ony ee ie pattie Be 2! È Ar? <a PTR x
Se ORIONE IST. NOR, Sena ANTI
138 A. GIORDANI SOIKA
Pareumenes (Pareumenes) multicolor n. sp.
Q - Capo, visto di fronte, subcircolare, tanto largo quanto
lungo. Clipeo circa tanto lungo quanto largò, poco convesso alla
base e subpianeggiante o depresso, concavo, nella metà apicale;
la parte interoculare è lunga circa quanto la parte libera. Il mar-
gine posteriore è quasi uniformemente arcuato, non emarginato
nel mezzo; la parte libera del clipeo è a margini laterali subret-
tilinei 0 leggermente concavi, convergente verso il margine an-
teriore che è lungo circa '/, della larghezza del clipeo e poco
profondamente emarginato. Mandibole molto lunghe, conformate
come negli Humenes, con il margine interno provvisto di denti
non molto forti. Inserzioni delle antenne circa del doppio più di-
stanti fra di loro che dagli occhi; la porzione di fronte da esse
compresa è un poco rigonfia con una breve carena poco sporgente
che si trasforma in un solco leggero ma ben distinto. Terzo arti-
colo delle antenne circa 2 volte e !/, più lungo che largo; articoli
IV-VI più lunghi che larghi; VII e VIII subquadrati; successivi
trasversi, l’ultimo è un poco più corto che largo alla base. Occhi
circa tanto lontani fra di loro presso il clipeo che sul vertice; i
seni oculari sono piuttosto larghi; i lobi superiori sono lunghi e
con orbite interne abbastanza fortemente convergenti dall’ avanti
all'indietro. Vertice e tempie bene sviluppati; il vertice porta una
fossetta glabra, assai vicina al margine posteriore; le tempie sono
carenate. Torace quasi 1 volta e mezzo più lungo che largo, for-
temente depresso. Pronoto largo, marginato anteriormente da una
carena fina e regolare. Mesonoto poco convesso, tanto lungo quanto
largo. Scutello quasi pianeggiante, molto leggermente rialzato lungo
la linea mediana. Postscutello subpianeggiante. Propodeo con la
faccia dorsale poco obliqua, leggermente convessa; la depressione
mediana è assai stretta alla base, poi diventa rapidamente larga e
profonda. Le faccie laterali del propodeo sono concave in senso
verticale e sono separate dalla faccia dorsale per una forte carena.
Oltre alle valvule, il propodeo non porta denti apicali. Mesoepi-
sterno pochissimo rigonfio, con una carena assai sporgente che
parte dalla sutura fra pronoto e mesoepisterno e continua regolar-
mente fino a congiungersi, ventralmente, con la carena dell'altro
lato. Tegule con lobo posteriore stretto, acuto, e fortemente ricurvo
7
f
'
EUMENIDAF MALESI 139
verso il basso. Zampe robuste, normali. Ali con nervature del solito
tipo; i nervi trasverso-cubitali sono fortemente sinuosi. Primo ter-
gite più corto del torace, circa del doppio più Inngo che largo
all'apice con un distinto solco longitudinale mediano. Visto dal
disopra è a margini laterali rettilinei e fortemente divergenti verso
il margine apicale; visto di profilo è abbastanza regolarmente ispes-
sito dalla base fin poco prima dell’estremità ed è leggermente
arcuato. Il I sternite è visibile in tutta la sua lunghezza ed è di
forma triangolare. Secondo tergite un poco depresso, circa tanto
largo quanto lungo e solo di */; più lungo del tergite precedente;
è poco rigonfio e porta all'estremità una brevissima lamella rialzata
a collare. Secondo sternite un poco più corto del tergite corrispon-
dente e di convessità quasi eguale a questo.
Clipeo con punti larghi, superficiali, piuttosto fitti. Capo fina-
mente, fittamente e superficialmente punteggiato. La punteggiatura
del torace è pure fitta ma un poco più grossa; sulla faccia dorsale
del propodeo i punti sono assai più fini e più fitti. Le faccie la-
terali del propodeo come pure il metaepisterno sono pressochè lisci.
Primo tergite con punti fini ed assai radi alla base, fini e fitti nel
mezzo, più grossi ed un poco più radi all’apice. Primo sternite
finamente striato trasversalmente nella metà basale, liscio nella
metà apicale. Secondo tergite uniformemente ricoperto di punti mo-
deratamente fini e densi. Secondo sternite con punti più fini e
molto più radi. Anche il III tergite e successivi presentano una
distinta punteggiatura.
Corpo con corta pubescenza biancastra.
Nero. Sono gialli: quattro macchie subeguali sul clipeo, delimi-
tanti una croce nera mediana; faccia inferiore dello scapo; una
lunga macchia fra l'inserzione delle antenne; orbite interne degli
occhi, escluso il margine superiore dei seni oculari; una linea sulle
tempie; margine anteriore del pronoto; una macchia sulla parte
superiore del mesoepisterno; due macchie sullo scutello e due sul
postscutello; l’estremità del propodeo; gran parte delle tegule; i
lati del I sternite; strette fascie apicali sui due primi tergiti e sul
II sternite, in quest’ultimo esse sono dilatate ai lati. Sono ferruginei
la totalità delle zampe e la metà basale del I tergite. Ali giallastre
con nervature pallide, ferruginee.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 14,
g' ignoto.
140 A. GIORDANI SOIKA
Sumbawa: Tambora, 2 £ (coll. Gribodo - Mus. Genova).
Affine all’artifex Sm.; ne differisce per la punteggiatura molto
più fina, specialmente sul torace; pel clipeo più depresso nella
metà apicale; per le carene laterali del propodeo più marcate e
per la forma dell’estremità del propodeo che è un poco diversa.
Pareumenes (Pareumenes) artifex (Sm.)
Eumenes artifex Smith, Proceed. Linn. Soc. London, IV, Suppl.,
1859-60, p. 86. — Maindron, Ann. Soc. Ent.
France, 1882, p. 269.
Q - Capo, visto di fronte, subcircolare. Clipeo tanto lungo
quanto largo, moderatamente convesso nella metà basale; il terzo
mediano della metà apicale è pianeggiante, carattere che ricorda
certi Pachymenes neotropicali ; la parte libera è lunga circa quanto
la parte interoculare ed ha i margini laterali leggermente concavi,
specialmente nel terzo apicale, e convergenti verso il margine api-
cale il quale è lungo quanto lo spazio che separa le inserzioni
delle antenne ed è emarginato a semicerchio; i denti anteriori sono
piuttosto acuti. Mandibole corte ma quasi diritte; il margine interno
porta alcune brevi incisioni le quali separano denti assai corti,
subrettangolari. Inserzioni delle antenne contigue al clipeo; la di-
stanza che le separa dagli occhi è un poco maggiore della metà
della distanza che passa fra di esse; fra le antenne, la fronte è
poco sporgente, senza una distinta carena. Terzo articolo delle
antenne circa del doppio più lungo che largo all'apice; IV circa
1 volta e !/, più lungo che largo; V-VI più lunghi che larghi;
VII subquadrato, successivi trasversi. Occhi tanto distanti fra di
loro presso il clipeo che sul vertice; seni oculari profondi, non
molto larghi, a margini divergenti. Ocelli posteriori circa tanto
distanti fra di loro che dagli occhi. Vertice e tempie un poco ispes-
siti, ma non rigonfi; il vertice è molto leggermente rialzato posterior-
mente. Torace assai depresso, circa | volta e !/, più lungo che largo e
di !/, più largo che alto; il suo profilo non è, dorsalmente, rego-
larmente arcuato ma un poco depresso nel mezzo. Pronoto rego-
larmente marginato da una sottile carena. Mesonoto tanto largo
quanto lungo, con traccie di solchi parassidiali. Lo scutello è un
poco rialzato nella linea mediana ove forma una distinta, sebben
EUMENIDAE MALESI 141
leggera, carena longitudinale. Postscutello non più corto ai lati
che nel mezzo, con una leggera carena mediana simile a quella
dello scutello, ma più leggera. Propodeo molto depresso, circa come
nel vindex; le faccie laterali guardano verso il basso come in
questa specie; il solco mediano è quasi nullo alla base ma diventa
rapidamente largo e profondo per cui il propodeo appare con una
depressione mediana triangolare avente il vertice presso il post-
scutello. I denti apicali sono affatto rudimentali. Mesoepisterno con
carena epicnemiale lunga, forte. Ali e zampe normali. Primo ter-
gite tozzo, robusto, del doppio più lungo della sua massima larghezza;
visto dall’alto è triangolare, a margini laterali rettilinei e fortemente
divergenti verso il margine apicale, il quale è sottile ed un poco
rialzato a collare; visto di profilo il tergite appare molto legger-
mente arcuato; la sua altezza aumenta gradatamente di spessore
dalla base all'apice. Primo sternite visibile in tutta la sua lunghezza,
con una leggera strozzatura verso il mezzo. Secondo tergite un
poco depresso, quasi tanto lungo quanto largo; la sua massima
larghezza è assai minore del doppio della larghezza del tergite
precedente; porta all’ estremità una lamella apicale, di mediocre
lunghezza, leggerissimamente rialzata a collare. Secondo tergite
convesso come il corrispondente tergite.
Clipeo fortemente e fittamente punteggiato, specialmente nella
parte pianeggiante. Capo più finamente punteggiato del clipeo, con
punti più radi e più grossi sul vertice, ancora più grossi sulle
tempie; lo spazio interantennale e le fosse antennali fino ai seni
oculari lisci e lucenti. Torace più fortemente punteggiato del capo;
sulla parte posteriore del mesonoto i punti sono più radi. Metae-
pisterno e faccie laterali del propodeo quasi lisci. I due primi
tergiti portano punti obliqui, leggermente più grossi di quelli del
torace; gli interspazi sono di grandezza variabile ma generalmente
eguali ai punti. Il I sternite è regolarmente striato in senso tra-
sversale. Il resto dell'addome è liscio.
Corpo con breve pubescenza bruna e dorata.
Colorazione dell'esemplare esaminato: Nero. Sono color giallo
ocra: il clipeo tranne una macchia nel mezzo, nera; una macchia
al disopra dello spazio interantennale; la parte più interna dei seni
oculari; la faccia inferiore dello scapo; una stretta linea sulle
tempie; una fascia sul margine anteriore del pronoto, un poco
allargata ai lati; una macchia sulla parte superiore del mesoepi-
1492 A. GIORDANI SOIKA
sterno; tegule, posttegule, due macchie sullo seutello e due sul
postscutello ; l’apice del propodeo ed una strettissima fascia apicale
sui due primi tergiti. Zampe gialle con le anche, i trocanteri e la
base dei femori, ferruginei; mandibole anch’esse ferruginee. Ali
brune ma trasparenti.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 16.
OJ ignoto.
L’esemplare descritto è di Makassar (Br. Mus.). La specie fu
descritta di « Celebes ».
Pareumenes (Pareumenes) vindex (Sm.)
Eumenes vindex Smith, Proceed. Linn. Soc. London, II, 1858,
p.e20;
si pomiformis vindex Maindron, Ann. Soc. Ent. France,
1882, p. 269.
d° - Capo visto di fronte subcircolare, circa tanto largo quanto
alto. Clipeo tanto largo quanto lungo, leggermente convesso ma
subpianeggiante nel mezzo; la parte libera apicale è un poco più
corta della parte interoculare ed è largamente e profondamente
emarginata; i denti anteriori del clipeo sono lunghi ed acuti e di-
stano fra di loro quasi come la lunghezza del II articolo delle
antenne. Mandibole quasi diritte, non molto fortemente dentate;
sono lunghe circa come il lobo inferiore degli occhi. Inserzioni
delle antenne contigue agli occhi e vicinissime al clipeo, assai di-
stanti fra di loro; la porzione di fronte compresa da esse è un
poco sporgente, con carena poco distinta. Secondo articolo delle
antenne trasverso; III circa 2 volte e '/, più lungo che largo; IV
un poco più corto del doppio della sua lunghezza; i successivi
sono sempre più corti fino all’ XI che è un poco più piccolo dei
precedenti e di poco più lungo che largo alla base; il XII è assai
piccolo ed inserito un poco lateralmente sull’ XI; l’ultimo è cor-
tissimo, subconico, molto leggermente arcuato, raggiunge a fatica
la base dell’articolo XI. Occhi distintamente più vicini fra loro
presso il clipeo che sul vertice; seni oculari stretti e profondi.
Ocelli posteriori più vicini agli occhi che fra di loro. Vertice e
tempie bene sviluppati. Le tempie hanno una forte carena, sul ver-
tice essa è poco distinta. Torace assai depresso, circa 1 volta e */,
VET AT MERE LTS
EUMENIDAE MALESI 143
più largo che alto; il suo profilo è, superiormente, arcuato in modo
molto uniforme. Pronoto con angoli laterali ben marcati e carena
anteriore fina, regolare, assai sporgente sulle faccie laterali. Meso-
noto un poco più largo che lungo, leggermente e regolarmente
convesso. Scutello quasi 1 volta e //, più largo che lungo con una
leggerissima depressione mediana longitudinale. Postscutello sub-
pianeggiante, obliquo. Propodeo molto depresso, con solco mediano
leggerissimo; le faccie laterali sono subpianeggianti e guardano
Fig. IV. — Pareumenes (Pareumenes) vindex (Sm.),g':1,I1e II tergite visti
dalValto; 2, gli stessi visti di profilo; 3, capo visto di fronte; 4, propodeo visto dal-
l’alto ; 5, ultimi articoli delle antenne. di
verso il basso sì da essere nettamente ventrali; pur non essendovi
carene laterali esse sono ben distinte dalla faccia dorsale con la
quale formano un diedro assai acuto. Il propodeo porta all’estremità
due piccoli e corti denti laterali, fortemente depressi dall’alto in
basso, molto meno vistosi che nel 4-spinosus Sauss. Mesoepisterno
sporgente, provvisto di una forte carena epicnemiale la quale con-
tinua anche sulla parte superiore del mesoepisterno. Zampe robuste,
normali; ali normali. Tegule con lobo posteriore ristretto, allungato.
Primo tergite di poco più lungo del doppio della sua massima
larghezza, molto gradatamente allargato dalla base all’apice, con
margini laterali subrettilinei; visto di profilo ha il margine supe-
144 A. GIORDANI SOIKA
riore rettilineo nella metà basale, poi leggermente convesso, non
vè traccia di rigonfiamento apicale; il margine posteriore non è
ispessito, è però preceduto da un leggero solco trasversale. Nel
terzo apicale della faccia dorsale si osserva un distinto solco me-
diano longitudinale. Primo sternite visibile in tutta la sua lunghezza;
è triangolare, a margini laterali rettilinei ; l’estremità è largamente
emarginata. Secondo tergite un poco depresso, circa tanto largo
quanto lungo, un poco più largo che alto; la sua massima lar-
ghezza è minore della larghezza del tergite precedente; l'apice è
provvisto di una lamella apicale distintamente rialzata a collare.
Secondo sternite larghissimo; convesso circa come il tergite corri-
spondente. Segmenti successivi normali.
Clipeo e capo con punti molto fitti, di media grossezza; spazio
interantennale, fosse antennali, seni oculari e parte delle tempie
sono pressoché lisci. Pronoto, mesonoto, scutello, postscutello, faccia
superiore del propodeo e mesoepisterno provvisti di punti più grossi
che sul capo ed un poco più radi; gli interspazi sono di grandezza
molto variabile e spesso grossi come i punti; epicnemia e metae-
pisterno lisci; faccie laterali, o inferiori, del propodeo finamente e
regolarmente striate. Primo tergite liscio nella metà basale; nella
metà apicale porta punti grossi come sul torace, un poco più radi. -
Secondo tergite con punti obliqui, meno profondi ed un poco più
fitti che snl tergite precedente; presso l’apice diventano più fitti.
Primo sternite finamente striato in senso trasversale; II sternite
liscio. Segmenti successivi sprovvisti di punteggiatura.
Nero; sono gialli: il clipeo, tranne una macchia oblunga me-
diana; labbro; una macchia al disopra della carena interantennale;
seni oculari, faccia inferiore dello scapo; margine anteriore del
pronoto, questa fascia è interrotta tre volte per cui è ridotta a
quattro macchie allungate in senso trasversale; una macchietta
sulla parte superiore del mesoepisterno; la metà posteriore delle
tegule; posttegule; denti apicali del propodeo ; parte dei tarsi; tibie;
parte dei femori delle zampe anteriori e medie e traccie di una
fascia apicale sul II tergite. Ali brune ma trasparenti.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 12.
Q ignota.
La forma tipica ha anche il I tergite orlato di giallo.
L’esemplare descritto è di Makassar, (Br. Mus.). La specie fu
descritta da « Celebes ».
cen a iti
i: Menna.
EUMENIDAE MALESI 145
Sebbene la punteggiatura sia un poco diversa credo probabile
si tratti del g? dell’artifex, con colorazione più oscura.
Subg. PSEUMENES n. Subg.
Primo sternite non striato, stretto per la maggior parte della È
sua lunghezza, solo presso l’apice si allarga bruscamente formando
un'area apicale non dissimile da quella degli Humenes s. str.
Primo tergite rigonfio nel terzo apicale. Carena epicnemiale assente.
Capo più alto che largo; vertice rialzato dietro gli ocelli.
Tipo: E. eximius Sm.
Pareumenes (Pseumenes) eximius (Sm.)
Eumenes eximius Smith, Proceed. Linn. Soc. London, IV, Suppl.,
1859-60, p. 126.
Q - Capo visto di fronte subellittico, molto piu alto che largo.
Clipeo pochissimo più lungo che largo, moderatamente e quasi
regolarmente convesso. La parte interoculare ha il margine poste-
riore uniformemente arcuato; la parte libera è lunga quanto la
parte interoculare con margini laterali rettilinei e fortemente con-
vergenti verso il margine anteriore che è più corto dello spazio
che separa le inserzioni delle antenne e leggermente emarginato. È:
Mandibole corte, robuste, fortemente dentate, con larghe e distinte |
carene. Inserzioni delle antenne del triplo più distanti fra di loro
che dagli occhi, la porzione di fronte da esse compresa è un poco
sporgente. e forma una carena assai ottusa. Antenne normali: III
articolo quasi del triplo più lungo che largo; articoli IV-IX più
lunghi che larghi; X ed XI subquadrati; XII di poco più lungo
che largo alla base. Occhi di poco più vicini fra di loro presso il
clipeo che sul vertice; lobi inferiori del doppio più lunghi dei lobi
superiori; seni oculari piuttosto profondi. Ocelli posteriori circa TAR
tanto distanti fra di loro che dagli occhi. Vertice e tempie allun-
gati; il vertice è molto rialzato, molto sporgente per cui gli ocelli
sono impiantati su una superficie quasi verticale. Torace molto
depresso, quasi del doppio più lungo che largo. Carena anteriore
del pronoto sporgente. Mesonoto circa tanto lungo quanto largo.
Scutello e postscutello quasi pianeggianti. Propodeo piatto, obliquo;
Ann. del Mus, Civ, di St. Nat., Vol. LVII (10 Giugno 1935) 10
SRL
a
INLINE
146 A. GIORDANI SOIKA
la depressione longitudinale mediana è marginata lateralmente da
ben distinte carene; all'estremità, oltre alle valvule, si osservano
due denti ottusi, rudimentali. Le faccie laterali del propodeo sono
pianeggianti e separate dalla faccia dorsale per una carena. Mesoe-
pisterno non carenato. Tegule con lobo posteriore stretto e molto
acuto, ricurvo verso il lasso. Zampe normali; tibie medie con un
solo sperone. Nervature alari normali. Primo tergite relativamente
Fig. V. — Pareumenes (Pseunienes) eximius (Sm.) Q: Ie II tergite visti dal-
l'alto; 2, gli stessi di profilo; 3, capo visto di fronte; 4, propodeo visto dall’alto.
gracile, leggermente allargato fino al terzo apicale. nel quale si
rigonfia bruscamente. Secondo tergite non molto depresso, circa
tanto largo quanto lungo, quasi due volte e mezzo più largo del
tergite precedente; all'estremità porta una cortissima lamella rial-
zata a collare. Secondo sternite largo, convesso quanto il tergite.
Segmenti successivi normali.
Clipeo con punteggiatura rada e grossa, più fina e più rada
alla base. Capo con punteggiatura rada superficiale ed irregolare;
i punti sono più distinti sulle tempie. Torace liscio; qualche punto
si osserva sul mesoepisterno ed all’ estremità delle faccie dorsali
del propodeo; il pronoto è invece abbastanza fortemente punteggiato.
EUMENIDAE MALESI 147
I tergiti sono tutti lisci. Il I sternite porta alcuni grossi punti al-
l'estremità. Gli sterniti II-V portano punti di media grossezza, assai
radi sul II, più densi sul III, ancora più densi sul IV e sul V.
Qualche punto finissimo si osserva anche sull’ultimo sternite.
Capo torace ed addome ricoperti di fittissima pubescenza depressa,
nera. |
Nero; sono gialli: clipeo; spazio interantennale; seni oculari;
faccia inferiore dello scapo; una macchia allungata fra la carena
‘interantennale e l’ocello impari; due macchie nello spazio compreso
fra gli ocelli pari ed i lobi superiori degli occhi; una stretta linea
sulle tempie; una fascia, abbreviata, sul margine anteriore del
pronoto; due strette linee longitudinali sul mesonoto; una macchia
sulla parte superiore del mesoepisterno; il margine esterno delle
tegule; posttegule; due macchie sullo scutello e due ai lati del
propodeo; parte delle zampe; due macchie apicali sul I tergite;
due macchie più grandi alla base del II tergite; strette fascie api-
cali sui tergiti I-V e due macchie sul VI. Ali giallo ferruginee
con nervature bruno ferruginee.
. Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + Il) = mm. 21.
Oo - ignoto.
Esaminai 1 © senza località (leg. Wallace - Br. Mus.) com-
parata al tipo dal Benson.
Descritta di Batchian..
Pareumenes (Pseumenes) pictifrons (Sm.)
Pareumenes pictifrons Meade Waldo, Ann. Mag. Nat. Hist.,
(S\iaV, 01010; parto:
Eumenes pictifrons Smith, Proceed. Linn. Soc. London, IV, Suppl.,
1859-60, p. 86. — Maindron, Ann. Soc. Ent. France,
1882, p. 269.
© - Morfologicamente somigliantissima alla specie precedente.
Ne differisce per avere il clipeo, capo e torace fittamente pun-
_teggiati.
Nero; sono gialli: una larga fascia alla base del clipeo; spazio
interantennale; seni oculari; faccia inferiore dello scapo; una mac-
chia allungata al disotto dell’ocello anteriore; due macchie nello
148 A. GIORDANI SOIKA
spazio compreso fra gli ocelli posteriori e gli occhi e parte delle
zampe. Ali brune grigiastre, nervature brune.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm, 13.
oO - ignoto.
Celebes 1 (m. coll.). Una 9 senza esatta indicazione di
località, comparata al tipo dal Benson (Br. Mus.). Deseritta di
Makassar.
Pareumenes (Pseumenes) volatilis (Sm.)
Eumenes volatilis Smith, Proceed. Linn. Soc. London, VII, 1864,
p. 38; VIII, 1865, p. 87. — Maindron, Ann.
Soc. Ent. France, 1882, p. 275.
© - Capo visto di fronte subellittico, più alto che largo; la sua
massima larghezza è circa in corrispondenza alla linea delle inser-
zioni delle antenne Clipeo circa tanto largo quanto lungo, rego-
larmente convesso, non depresso nel mezzo; il margine posteriore
è subrettilineo, non emarginato; i margini laterali della parte libera
sono distintamente convessi e convergenti verso il margine anteriore
il quale è più corto dello spazio che separa le inserzioni delle an-
tenne e strettamente, profondamente emarginato; i denti limitanti
l’intaccatura sono lunghi ed acuti. Mandibole robuste, trigone,
lunghe circa quanto i lobi inferiori degli occhi; il margine interno
porta sei denti ottusi, i due prossimali sono più piccoli dei due
distali. Inserzioni delle antenne contigue al clipeo, del quadruplo
più distanti fra di loro che dagli occhi; la porzione di fronte da
esse compresa è molto leggermente convessa, non carenata. Terzo
articolo delle antenne un poco più lungo del doppio della sua
larghezza; IV circa 1 volta e !/, più lungo che largo, V-VII più
lunghi che larghi, VII-XI subquadrati, XII attenuato verso l’apice
sì da avere la forma di pan di zucchero, circa 1 volta e !/, più
lungo che largo alla base. Occhi un poco più vicini fra di loro
presso il clipeo che sul vertice; seni oculari relativamente larghi,
a margini fortemente divergenti. Ocelli posteriori leggermente più
vicini fra di loro che agli occhi, una distanza circa tripla li separa
dall’occipite. Vertice e tempie hene sviluppati, le tempie sono
lunghe quasi come i lobi superiori degli occhi, ma non sono ri-
gonfie; il vertice è invece distintamente rialzato dietro gli ocelli.
EUMENIDAE MALESI 149
Torace meno depresso e più allungato che nel vindex Sm.; il
profilo non è, dorsalmente, regolarmente arcuato come in questa
specie ma si osserva un certo angolo fra il propodeo e lo scutello.
Pronoto provvisto di una fine e regolare carena, Mesonoto circa
tanto largo quanto lungo. Scutello senza impressione mediana;
postscutello distintamente convesso. Propodeo allungato, assai ri-
stretto verso l’estremità con soleo mediano largo e relativamente
profondo; denti apicali molto più sviluppati che nel vindex. Me-
. Fig. VI. — Pareumenes (Pseumenes) volatilis (Sm.) Q:41,Ie II tergite visti
dall’alto; 2, gli stessi visti di profilo; 3, tegula destra; 4, capo visto di fronte;
5, parte caratteristica delle ali anteriori; 6, propodeo visto dall’alto,
soepisterno con carena epicnemiale distinta, presente anche sulla
parte superiore; sutura mesoepisternale poco profonda. Lobo poste-
riore delle tegule gracile, acutissimo e fortemente ripiegato verso
il basso. Zampe normali. Nelle ali anteriori tutti i nervi trasverso-
cubitali sono rettilinei e la II cellula cubitale è triangolare essendo
nulla la II ascissa del nervo radiale. Primo tergite snello, visto
dall'alto appare gradatamente allargato dalla base all apice, legge-
rissimamente rigonfio nel terzo apicale; se visto di profilo appare
di poco più spesso nel mezzo che alla base, il suo spessore au-
menta più sensibilmente nella metà apicale che è molto legger-
mente rigonfia; alla base v'è una forte carena lamelliforme e presso
“i iP
fr 10°
150 | A. GIORDANI SOIKA
l'apice si osserva una distinta depressione trasversale; il margine
apicale è sottile e rialzato a collare. Primo sternite visibile solo
nel quarto apicale, assume la forma di un triangolo pressochè
equilatero. Secondo tergite un poco depresso, non molto rigonfio,
più largo che lungo; la sua massima larghezza è all’estremità. Il
II e III tergite portano ambedue una lamella apicale assai corta,
più corta nel II che nel III Secondo sternite subpianeggiante
nella metà basale, leggermente convesso dopo.
Clipeo con punti fitti e di media grossezza. Il resto del corpo
è pressochè liscio; punti estremamente fini si osservano nella
fronte; punti più grossi ma molto superficiali sono sul pronoto e
qua e là sul torace. Le faccie laterali del propodeo sono finamente
striate; fra le strie, specialmente nella parte superiore, si osservano
punti di varia grossezza.
Corpo rivestito da brevissima pubescenza dorata.
L’esemplare esaminato ha la seguente colorazione : Nero; clipeo
giallo con una piccolissima macchietta nel mezzo ed il margine
della parte libera neri. Sono gialli: la faccia inferiore dello scapo;
una grande macchia allungata che va dallo spazio interantennale
all’ocello impari; orbite interne dei lobi inferiori degli occhi ; seni
oculari; tempie; una fascia, assai allargata lateralmente, sul mar-
gine anteriore del pronoto; due linee alla base del mesonoto; due
macchie subrettangolari sullo scutello; due grandi macchie reni
formi sulla faccia dorsale del propodeo; una grande macchia sulla
parte superiore del mesoepisterno; il terzo anteriore ed il terzo
posteriore delle tegule; posttegule; tarsi, tibie e parte dei femori
delle zampe anteriori e medie; due piccole macchie basali sul II
tergite ed uno stretto orlo sinuoso sui quattro primi tergiti. Ali
quasi trasparenti.
Lunghezza: Capo + tor. + terg. (I + II) = mm. 14
Sg ignoto.
Questo esemplare (Br. Mus.) porta un'etichetta molto sbiadita,
indecifrabile; la specie è descritta di Mysol e citata poi della
Nuova Guinea.
te
4
dici ee ee OS: eo Ne Pee TIE, SORTI O ASI, ERRE PITT ASSI TP,
aM ? F 7 se Ne Bers
Telai eae ee ee
- =
ict a es
arc
acus n. Sp.
agilis Sm.
agillimus D. T.
arcuatus F.
artifex Sm.
aruensis n. Var.
continentalis Zinco
Delta Sauss.
dichrous Maindr. ce
diligens Sm.
Eumenes Latr.
eximius Sm.
| flavopictus Blanch. .
. floralis Sm.
formosanus Zimm. .
fulvipennis Sm.
— incola n. sp.
Se OUR (CO RO cir
EUMENIDAE MALESI
INDICE
126 | Maidli Giord. Sk.
122 | multicolor n. sp
122 | niasanus Zimm..
133 | Novaeguineae n. var.
140 | Omicroides n. subg.
137 | Pareumenes Saus.
133. | perplexus Sm.
132 | pictifrons Sm..
119 | pomiformis Rossi.
120 | praslinius Guér. .
115 | Pseumenes n. subg.
145 | saleyerensis Zimm.
133 | simplicilamellatusn.sp.
117 | singularis Sm..
133 | tricolor Sm.
134 | vindex Sm..
134 | volatilis Sm.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA II
- Eumenes singularis Sm. Q
- Eumenes acus n. sp ©
- Eumenes diligens Sm, ©
- Eumenes semplicilamellatus n. sp 9, addome.
- Eumenes floralis Sm. 3°
- Pareumenes vindex (Sm.) 2, addome.
NU
151
. pag. 134
138
134
132
129
137
134
147
115
133
145
134
124
129
119
142
148
7 n o
i ALESSANDRO BRIAN
È * I CALIGUS PARASSITI DEI PESCI DEL MEDITERRANEO.
ui. (COPEPODI)
Molte specie di Caligus sono citate dagli autori per il Medi- —
terraneo; si può ritenere tuttavia che quelle finora bene accertate,
a viventi nal nostro mare, sieno soltanto in numero di dodici, di. cui.
38 trascrivo qui i nomi:
a 1. Caligus rapax M. Edw.
n. 2. » minimus Otto
as 3.» lichiae Brian
: 4 » Pageti Russel
D. » Dieuzeidei Brian
6. » diaphanus Nordm.
Ti poe ligusticus Brian
8 » pelamydis Kroyer
dì » bonito Wilson
10. » vexator Heller
Thy » affinis Heller
2: » (Pseudocaligus) apodus Brian
Vi sono bensì altre specie registrate dagli autori come parassite
dei pesci del Mediterraneo, ma esse appariscono o di determina
zione dubbia o insufficientemente descritte, oppure semplicemente
nominate (in litteris) e non mai descritte. Aggiungerò qui il loro
PRE eae CIPRESSI SEA ITA dg Cipe Li >< eh ty w Tp, pa 7 ee
det #9 2 VT EROI ae IC) AN Ee N
nome :
be 13. Caligus trachypteri Kroyer determinazione dubbiosa
te (rano coryphaenae Steen.
e Liitken » »
15. » productus Dana » »
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 153
16. Caligus alalongae Kroyer insufficientemente descritta
ive » Rissoanus M. Edw. » »
18. » Lessonianus Risso » »
19. » Pharaonis Nordm. » »
20. » trachini Richiardi in litteris
DI: » trachuri Richiardi »
I EER) serrani Richiardi »
23. » lepidopi Richiardi »
dI. » Petersii Richiardi »
Sono quindi dodici sulle ventiquattro specie di Caligus indicate
dagli autori, per il nostro mare, che noi conosciamo troppo poco
o niente e che qui dovremo per ora mettere da parte; e ci limi-
teremo a‘descrivere nelle presenti pagine soltanto le prime dodici
specie sopra citate, bene distinte, molte delle quali abbiamo noi
stessi raccolto sui pesci del mercato di Genova. Alcune tra queste
ultime hanno ampia distribuzione geografica e vivono ugualmente
nel Mediterraneo e nell'Atlantico, (Caligus rapax, C. diaphanus,
C. pelamydis, €. bonito, C. apodus) ; tutte le altre, sono per
quanto ci consta finora, esclusive del nostro Mediterraneo, cinque
rinvenute nel Mediterraneo occidentale soltanto (Caligus minimus,
C. lichiae, C. ligusticus, C. vexator, C. affinis) ; un'altra
limitata al Mediterraneo orientale (Caligus Pageti) e infine l’ul-
tima (Caligus Dieuzeidei) fu scoperta unicamente nel Mare di
Algeria. Di ciò riferiremo meglio parlando della distribuzione geo-
grafica di ogni singola specie.
Fam. CALIGIDAE
Gen. CALIGUS Miller
DIVISIONE I. ADDOME CON UN SOLO SEGMENTO
Caligus rapax Milne Edwards
Caligus elongatus Nordmann, 1832, (27), pag. 24.
» » Kroyer, 1837, (22), pag. 201.
» rapax Milne Edwards, 1840, (25), pag. 453, pl. XXXVIII, fig. 9-12.
» elongatus Milne Edwards, 1840, (25), pag. 454.
» leptochilus Frey and Leuckart, 1847, (19), pag. 165.
154 A. BRIAN
,
Caligus rapax Baird, 1850, (2), pag. 270, pl. XXXII, figs. 2 e 3.
» » White, 1850, (43), pag. 119.
» » Steenstrup a. Litken, 1861, (39), pag. 359, pl. II, fig. 4.
» » Kròyer, 1863, (23), pag. 71.
» » Olsson, 1868, (28), pag. 8.
» » Macintosh, 1874, (24), pag. 262.
» » Smith, 1874, (38), pag. 575.
» » Olsson, 1896, (29), pag. 499.
» Bassett-Smith, 1896, (4), pag. 156.
» Bassett-Smith, 1899, (5), pag. 448.
» » T. Scott, 1900, (36), pag. 148, pl. V, figs. 13-19.
» Wilson, 1905, (44), pag. 568, pl. VII, e fig. nel testo.
» Brian, 1908, (11), pag. 2.
» » Brian, 1908, (12), pag. 1 e 2.
» » TT. Scott a. A. Scott, 1913, (27), pag. 48, pl. IV, figs. 3-8,
pl. VI, figs. 1 e 2.
©. Scudo cefalotoracico ampio, ovale, discretamente più lungo
che largo. Le lamine frontali sono alquanto arcuate, separate fra
loro da una distinta intagliatura mediana. Le Junulae sono grandi,
circolari. i
Il segmento toracico libero è assai breve. Il segmento genitale
tende alla forma quadrilatera ed è presso a poco tanto lungo che
largo, e a seconda degli esemplari più o meno maturi, può essere
più o meno sviluppato o rigonfio; può uguagliare o anche supe-
rare la metà lunghezza dello scudo cefalotoracico.
L’addome è breve, insegmentato, un poco minore della metà
larghezza del segmento genitale e raggiunge a mala pena i 2/3
della lunghezza di quest’ultimo.
Le lamine caudali sono piuttosto piccole, brevi e sono munite
di tre setole piumose, fissate all'apice, di moderate dimensioni e di
di una quarta più piccola dal lato esterno.
Le antenne I mostrano il 2° articolo meno lungo del 41°,
ossia a dire dell’articolo basale. Quest'ultimo è discretamente ampio.
Le antenne II hanno un articolo basale robusto e assai ingros-
sato che mostrasi armato posteriormente di una prominenza denti-
forme piuttosto vistosa. L’uncino terminale è molto curvato ma
relativamente sottile.
Gli hamuli (mx') sono piccoli, allungati e poco arcuati; i
palpi (mx) sono semplici quasi dritti.
I massillipedi I hanno un aspetto smilzo e sono forniti di 2
uncini terminali leggermente ricurvi e di lunghezza disuguale. |
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 155
Me
dd
i
PIO
è.
Oy
ee a ee ee
Fig. I. — Caligus rapax M. Edw. Q
4, Individuo visto ventralmente (lunghezza circa 4,50 mm.) ; 2, Individuo visto dorsal-
Inente; 3, Parte laterale della lamina frontale con disco adesivo e antenna I,;
4, Addome e lamine caudali; 5, Antenna anteriore; 6, Hamulus (mx’); 7, Palpo
(mx”); 8, Furcula sternalis e 1.° piede natatorio; 9, Furcula sternalis di un altro
individuo (più giovane); 10, 11, Esopodite del 3.° piede natatorio (sinistro) visto, nell’una
figura dalla superficie ventrale e nell’altra, dalla dorsale; 12, 4.0 piede natatorio.
156 A. BRIAN
massillipedi II sono moderatamente robusti. Grande è la furcula
sternalis i cui rami, poco spessi, sono discretamente allungati e
leggermente divergenti. Le prime tre paia di arti natatori del
torace sono brevi, e ciascun paio è fornito di rami triarticolati. Il
primo paio è uniramoso; il secondo e il terzo sono biramosi e
corredati di abbondanti setole piumose. Il quarto paio di arti nata-
tori, come al solito, è ad un solo ramo ed è costituito da un
articolo basale allungato, più spesso degli altri due articoli succes-
sivi e fornito di una piccola setola sul suo angolo distale superiore ;
il 2° articolo porta una setola spiniforme sul suo angolo distale
esterno; il 3° articolo è armato di una setola spiniforme situata
presso il mezzo del suo margine esterno e di tre setole spiniformi
a guisa di artigli, fissate nella parte terminale, e di queste ultime
una è molto più allungata delle altre; e accanto ad essa sull’ an-
golo distale dall’articolo sporge un breve processo digitiforme che
termina a punta.
Il quinto paio di arti natatori è rudimentale, ed è rappresen-
tato da due minutissime lamine situate dall’una e dall'altra parte
del segmento genitale presso gli angoli posteriori, che portano
ciascuna 2 o 3 setoline.
I tubi oviferi cilindrici e dritti, generalmente non superano la
lunghezza del corpo; anzi sono assai più brevi. Esaminati i due
esemplari raccolti a Genova sull’ Orthagoriscus mola (V-1934),
trovai che l’uno aveva 47 e 53 uova rispettivamente nei due tubi
oviferi; e l’altro esemplare ne aveva 61 nel solo tubo ovifero che
gli era rimasto.
Gli individui descritti per l'Atlantico settentrionale raggiungono,
secondo gli autori, una lunghezza da 5 a 6 mm. Quelli da me
osservati per il Mediterraneo sono più piccoli presentando una
lunghezza da 4 a 4,50 mm.
ST. Il maschio generalmente è più piccolo della femmina. Non
è differente nell’ aspetto dello scudo cefalotoracico, ma bensi è
diverso nella forma del segmento genitale che è molto meno
sviluppato e più stretto che nell’ altro sesso, con contorno quasi.
ovale o subrotovdo.
Il suo addome si mostra presso a poco tanto lungo quanto il
segmento genitale ed è composto di due segmenti, dei quali il
posteriore è circa 2 volte più lungo dell’anteriore.
sata y
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 157
Le antenne II e i massillipedi II differiscono da quelli della
femmina perchè molto più forti e tozzi, mentre le altre appendici
e gli arti natatorii non presentano diversità degne di nota.
Nell’Atlantico settentrionale vi-
vone esemplari maschili di Calz-
gus rapax che, secondo gli autori,
raggiungerebbero da 4 a 5 mm.
di lunghezza. Quelli da me osser-
vati nel mare ligure presentano
dimensioni minori: da 3,3 a 3,7
mm. di lunghezza.
Colorazione. — Negli esem-
plari da me studiati la colorazione
era generalmente di un bianco
giallognolo sporco con abbondanti
punti di pigmento bruno rosso 0
ruggine sparsi dorsalmente sulla
cute. La colorazione tuttavia,
secondo Wilson, può variare a
Fig. II. — Caligus rapax M. Edw. Y_. seconda dei pesci su cui essì vivono.
13, Maschio (lungh. circa mm. 3,7), pa- Distributio et habilat. — Nel
rassita di Synynathus phlegon (Quarto 7 Sea : x
dei M.); 14, Furcula sternalis del detto Mare ligure questa SITOGiS IDO E
maschio. > comune poichè non l’ho trovata
finora che solo sopra due specie
di pesci, mentre nell’ Atlantico specialmente sulle coste orientali
degli Stati Uniti, secondo Wilson, è la specie più frequente fra
tutte, tanto è vero che fu rinvenuta su 23 specie diverse
di pesci.
Nel Mediterraneo questo Caligus sembra prediligere come
ospite il Syngnathus phlegon poichè ne ho trovati molti esem-
plari a tutti i gradi di sviluppo su siffatto pesce (sulla pelle) una
volta a Quarto il 2 giugno 1922. Un'altra volta precedente ne
osservai anche molti attaccati al tegumento di Syngnathus
phlegon che mi erano stati inviati dal Museo Oceanografico e
pescati a - Monaco.
Il Caligus rapax fu pure trovato in discreto numero di
esemplari sulla pelle di Orthagoriscus mola Linn. due volte qui
a Genova, la prima volta dal prof. C. Parona il 2 maggio 1908
e la seconda volta da Sandro Orsi nel mese di maggio 1934.
158 A. BRIAN
Mi è stato dato ancora di osservare qualche raro esemplare di
Caligus rapax raccolto nel plancton di superficie presso Genova
ma sempre ad uno stadio molto giovane. Un individuo appena
lungo 2,5 mm. mi venne qualche anno fa comunicato dal
Prof. Rose che lo aveva rinvenuto in un saggio di planeton
pescato presso Algeri. Gli Scott A. e T. anch’ essi ec’ informano
che nel mare inglese può trovarsi il Caligus rapax pescato col
plancton ed osservarono che generalmente pur pescando tanto
maschio che femmina, quest’ultima si trova senza tubi oviferi.
Secondo gli Scott presso le coste inglesi detto Caligus di prefe-
renza infesta i Gadidi.
Caligus minimus Otto gd Q
Caligus minimus Otto, 1828, (30), Nov. Act Acad. Caes. Leop., vol. XIV,
pag. 354, pl. XXII, fig. 7.
» » Risso, 1826, (32), pag. 135.
» » Nordmann, 1832, (27), pag. 25.
» » Bassett-Smith 1899, (5), pag. 447.
» ” Scott A., 1901, (34), pag. 349.
» > Brian A., 1906, (10), pag. 36.
» minutus Milne Edwards, 1840, (25), pag. 450.
» » Milne Edwards, 1849, (26), Atlas du Regne animal de
Cuvier, Crustacés, tab. 77, fig. 2.
» » Heller, 1865, (20), pag. 163, taf. XIV, fig. 1.
» » Heller, 1866, (20), pag. 29.
» » Richiardi, 1889, (31), pag. 148.
» » Valle, 1880, (41), pag. 58.
» » Carus V., 1885, (17), pag. 358.
» » Brian, 1898, (6), pag. 208.
» » Brian 1899, (4), pag. 198.
©. Cefalotorace orbicolare, lungo presso a poco la metà lun-
ghezza del corpo e largo altrettanto, coi lobi laterali posteriori piut-
tosto stretti e arrotondati. Lamina frontale bene sviluppata in altezza;
essa presenta nella parte mediana un incavo «abbastanza profondo
e due lunulae (saugscheiben) assai grandi quasi circolari situate
molto all’esterno. 3
Il segmento genitale ha aspetto piriforme ed è più o meno
ampio e rigonfio a secondo della minore o maggiore maturità degli
individui. In generale è tanto lungo quanto largo e arriva ai 3/5
circa della lunghezza dello scudo cetalotoracico. Il suo margine
A rsh
RICER ae MEO RARI Wa
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 159 o
posteriore è piuttosto incavato nel mezzo ei suoi angoli posteriori
sono largamente arrotondati e muniti dei rudimenti del 5° paio
di arti natatori rappresentati da due minuscole laminette ovali
ciascuna corredata di tre setoline.
L’addome è breve, insegmentato, rettangolare (0 subquadrango-
lare) tre o quattro volte più stretto del segmento genitale. Le
appendici caudali grandi, tuttavia più brevi dell’ addome, sono
munite al loro termine di tre lunghe setole piumate, e sull'angolo
esterno, di un' altra setolina più piccola e di una quinta setolina
appena visibile sull’angolo interno.
Le antenne I hanno i due articoli quasi Li uguale lunghezza;
il primo però è molto più spesso del secondo e diminuisce Saida
tamente di spessore verso l'esterno, quasi da assumere forma
triangolare; esso porta sul margine anteriore da 10 a 11 setole
leggermente piumate. ll secondo articolo subcilindrico, smilzo, ha
una porzione terminale tronca e soltanto su questa ultima porta
un fascio di setole sottili.
Le antenne II situate orizzontalmente dietro le precedenti,
| rivolte verso l’esterno, hanno il secondo articolo piuttosto lungo e
curvato ad uncino ed a punta. Dalla base di ciascuna di queste
antenne si estende verso l’indietro un’appendice a punta.
Gli hamuli (mx‘) sono discretamente forti, uncinati e ricurvi
verso l’indietro. Il rostro è spesso e breve, arrotondato al-
l'estremità.
I palpi (mx’’) sono appendici semplici, aguzzi e rivolti all’ in-
dietro ma alquanto verso l’esterno.
I massillipedi I sono biarticolati col secondo articolo smilzo e
molto più lungo del primo e munito, prima della metà del contorno
interno, di una piccola salienza laminiforme.
I massillipedi If hanno un articolo basale fortemente ispessito,
il quale porta al suo lato interno una piccola gibbosità, e sono
dotati di forti artigli uncinati che presentano una setolina sul
margine concavo.
La furcula sternalis è Sb ma con due rami brevi,
spessi, divergenti verso l'estremità, e ciascuno con apice rotondeg-
giante.
I piedi natatori I portano nel loro articolo terminale tre spine
e una semplice setola, e accanto ad essa sul margine inferiore tre
setole piumate discretamente lunghe. Anche il primo articolo
160
A. BRIAN
(basale)
oltrechè
è munito sul margine posteriore di una breve setola
di una tozza protuberanza più o meno a punta.
N
N
LI
as
nd
COMTI
Fig. III. — Caligus minimus Otto O e JY
4, Esemplare © (lunghezza mm. 4,80, Genova, sopra Labrax lupus 16-I-25) ; 2, Esem-
plare Q (lunghezza mm. 4,15. Genova, sopra Labraz lupus 13- XI-34) ; 3, 4.0 paio di
piedi natatori di una Q, raccolta sulla mucosa boccale di Labrax lupus, Genova ì
24-XI[-19; 4, Furcula sternalis di una Q. Genova, sopra Labrax lupus; 5, Furcula
sternalis di un of Genova, sopra Labrax lupus; 6, Furcula sternalis di un Se
Genova, sopra Labrax lupus.
di
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 161
I piedi natatori II hanno articoli basali molto spessi e il primo
di essi € munito di una lunga setola piumata, il secondo è fina-
mente ciliato lungo il margine inferiore. I due rami natatori
sembrano essere presso a poco di uguale lunghezza e ambedue
sono triarticolati, muniti di lunghe setole piumose che dall’esterno
all’interno crescono di grossezza. Nel ramo interno il secondo
articolo è più lungo degli altri due. Il primo articolo porta sol-
tanto una setola, il secondo due setole e il terzo articolo, sei
setole.
I piedi natatori III sono foggiati ad ampia lamina munita, su
ciascuno dei lati, di due rami (esopodite, endopodite) piccoli, bi-
articolati. Il primo articolo dell’ esopodite è provveduto alla sua
base, verso l'esterno, di una spina fortemente uncinata e di una
setola; e verso l'interno di una setola piumosa ; l’articolo terminale
arrotondato porta invece 7 setole piumose di lunghezza moderata.
Il primo articolo dell’ endopodite, breve e indistinto, è munito di
una setola piumosa; il secondo articolo di sei setole piumose.
I piedi natatori IV sono sottili, triarticolati; il primo articolo
è assai più sviluppato e più lungo di ciascuno dei due seguenti
ed è provveduto al termine, di una piccola setola. Il secondo articolo
alquanto più breve del terzo, è armato al suo termine di una
setola rigida ricurva; l’ultimo articolo porta tre setole rigide di
cui due, all’esterno, sono piccole; e la terza verso l'interno é forte
e lunga (4 volte circa più lunga che le precedenti). Inoltre una
breve appendice conica, pilifera, osservasi pure all’ angolo interno
dell’ apice di questo stesso articolo e presso la base della setola
maggiore. |
I cordoni oviferi sono discretamente lunghi.
La femmina varia da 4,15 a 4,80 mm. di lunghezza.
Presento qui sotto le misure delle varie parti del corpo di
una femmina adulta presa dalla mucosa boccale di Pagellus cen-
trodontus pescato a Genova (12-XII-19):
Corpo. Lunghezza totale . : Ì : ; pn 4220
Cefalotorace. Lunghezza . 2 ‘ i È 2 ‘ SaR 1,90
Cefalotorace. Larghezza - : ; : » 1,90
Segmento toracico libero più ooo aenit: Dine? È 3 TO
Segmento genitale. Larghezza . È x 1 È : 3 yan oe
Addome. Lunghezza . 3 6 £ : ; ; 5 o » 0,40
Lamine caudali. Lunghezza . 3 : È 3 ; i Pee tO
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LVII (40 Giugno 1935). 44
I Nee My Near et e a nk NS gt ROS Gon ee AW
î n : DARE DET Vilna Oe, Het
162 A. BRIAN |
PAIR ee RI, pO ere ee gt ia
Bil rics ea ere
Fig. IV. — Caligus minimus Otto ,¥'Q. n
7, Esemplare maschio (lungh. circa mm. 5, Genova, nella bocca di un Pagellus i
centrodontus, 12-XI1 19); 8, Esemplare Q (lunghezza circa mm. 4,5, come sopra); j
9. Furcula sternalis di un esemplare of (ospite: Pagellus centrodontus): 10, Furcula q
sternalts di un esemplare O idem.; 11, 1.0 paio di piedi natatori di una Q idem.;
12, 4.° paio di piedi natatori di una Q idem. 1
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 163
S. Il cefalotorace presenta gli stessi caratteri che nella fem-
mina. Molto differente è invece il segmento genitale che è più
piccolo, a contorno ovale quasi rotondeggiante e con lunghezza che
è circa 1/3 rispetto a quella del cefalotorace. Segue l’ addome di
aspetto rettangolare più lungo che largo la cui larghezza è circa
la metà di quella del segmento genitale e che si mostra indistin-
tamente diviso in due segmenti, il primo (anteriore) brevissimo
rispetto al secondo (posteriore).
Le lamine caudali sono grandi, bislunghe e corredate da setole
relativamente più sviluppate che nella femmina.
Caratteristiche sono le antenne II che all’apice portano un
tozzo e breve artiglio diviso in 3 o 4 spine uncinate.
I massillipedi II, esageratamente robusti, sono armati di una
forte salienza spiniforme alla base del primo articolo nel punto
dove si ribatte la punta dell’artiglio uncinato.
I maschi variano in lunghezza da 4,5 a 4,6 e talora sino a
5 mm. di lunghezza. Un maschio proveniente dalla bocca di un
Pagellus centrodontus pescato a Genova (192-XII-19) presentava
le seguenti misure :
Corpo. Lungh. totale. 7 : È 3 ; .. mm. 4,60 circa
Cefalotorace. Lunghezza . È i : È , Sat lOO
Cefalotorace. Larghezza . È moive SOL (ao
Segmento toracico libero pit seaman Pi nni DISTRO
Segmento genitale. Larghezza : : È È ; DON o ea
Addome. Lunghezza . . : : : : 3 : yen O00) >
Lamine caudali. Lunghezza . : : 5 Ma ie O40»
Colorazione. — Il colore è bianco giallognolo sporco negli
esemplari conservati a lungo in alcool, ma negli individui freschi
appena tolti dal loro ospite, il tegumento si presenta bianchiccio
con punteggiatura di pigmento bruno rosso ruggine, sulla super-
ficie dorsale del corpo. L'anello genitale è molto pigmentato
sopratutto nel maschio. Come al solito la macchia visiva è colorata
di un bel rosso oscuro.
Distributio et habitat. — Questa specie di Caligus ha
comunemente per ospite il Labrax lupus sul quale trovasi
affissa per lo più alle branchie o alla mucosa della cavità boccale.
Essa è citata da Heller, da Richiardi e da Valle per il Mediterraneo
ELP VAC at De
164 A. BRIAN
e per l'Adriatico. Anche il Risso Vindico per la località di Nizza. Il
prof. Damiani la raccolse a Portoferraio. A Genova la riscontrai
molto frequente sul detto pesce e ne raccolsi a tutte le stagioni
dell’anno; più di 60 esemplari che posseggo, provengono dal
Labrax lupus. Un solo esemplare fu preso da una Clupea
finta ; pochi altri rinvenni fissati alla mucosa boccale di un
Pagellus centrodontus pescato a Genova il 12-XII19; e un
esemplare co una volta sola raccolsi nella cavità branchiale di
Umbrina cirrhosa (24-11-23) a Genova. È questa una specie di
Caligus assai comune e propria del Mediterraneo.
Caligus minimus var. n. mugilis mihi
Caligus curtus Brian, 1906, (10), p. 35.
©. Questa forma di Caligus assai prossima per aspetto e per
struttura al Caligus minimus Otto, che io giudico nuova varietà -
di detta specie, se ne discosta per alcune piccole differenze di
conformazione, sopratutto per quanto riguarda le appendici cefalo-
toraciche.
Nella forma generale mantiene più o meno l’habitus del sopra-
nominato Caligus, poichè il cefalotorace è orbicolare, assai ampio,
leggermente più ristretto anteriormente dove una lamina frontale
piuttosto alta ma poco estesa in senso orizzontale, accoglie due
grandi lunule; tuttavia la parte mediana del margine frontale è
qui più profondamente incisa, apparendo nettamente biarcuata.
Il segmento genitale d’ aspetto piriforme è grande e molto
rigonfio in uno degli esemplari studiati (fig. 1) e un poco meno
nell'altro esemplare, verosimilmente più giovane (fig. 2). Nel primo
la sua lunghezza supera i 2/3 della lunghezza del cefalotorace e
la larghezza è relativamente notevole. I suoi margini laterali sono
ampiamente arrotondati e quello posteriore è alquanto incavato e
a quest’ultimo sta fissato l’ addome breve e largo, d'aspetto qua-
drangolare, che porta due brevi lamine caudali, subovali, piuttosto
i e US ee
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 165
ee)
SIR
Fig. V. — Caligus minimus var. mugilis Brian, Q.
dig Q adulta (lungh. circa 4,45 mm., esemplare preso dall’ opercolo branchiale di
Mugil cephalus, Portoferraio, 16-VI-99) ; 2, Q giovane (lungh. circa 4,50 mm., idem. ;
3, Furcula sternalis di una Q adulta, idem.; 4, Furcula sternalis di una Q gio-
vane, idem.; 5, Parte terminale del 1.° paio di piedi natatori; 6, 4.° paio di piedi
natatori.
ie 3 166 A. BRIAN
È et eine
È 1
D sviluppate in larghezza, corredate dello stesso numero di setole
nm . . CERO
piumose come nel Caligus minimus Otto.
È |
È
di
+
;
|
J
È
Fig. VI. — Caligus minimus var. mugilis Brian, Q.
Cefalotorace di una Q visto dalla superficie ventrale, per mostrare le diverse
appendici. Esemplare tolto dalla mucosa boccale di un Mugi! cephalus; Portofer- P
raio, 16-VI-1899). :
Le differenze che allontanano la nostra varietà da questa forma
tipica, a me pare sieno le seguenti: anzitutto gli hamuli (mx’) :
i
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 167
sono alquanto più piccoli e meno ricurvi, ossia non hanno l’aspetto
falciforme come si vede negli esemplari del Caligus minimus
provenienti dal Labrax lupus.
I palpi (mx’’) sono più brevi. La furcula sternalis è pure
leggermente diversa, poichè ha rari più tozzi e brevi e per giunta
più o meno rigonfi all’estremità.
Il quarto piede natatorio presenta gli ultimi articoli un poco
più larghi e le spine di cui è armato all’ estremità (ad eccezione
di quella apicale) leggermente più lunghe.
Pur avvicinando questa forma al Caligus minimus, la ritengo
distinta come varietà o come razza speciale.
Ho esaminato soltanto pochi esemplari 9, due dei quali pre-
sentavano una lunghezza totale del loro corpo rispettivamente di
4,45 e 4,50 mm. Qui sotto aggiungerò le misure dettagliate dei
due esemplari studiati. Essi provenivano da Portoferraio e furono
trovati parassiti su di un Mwgî! cephalus dal prof. G. Damiani
il 16 giugno 1899.
1.° esempl. 2.° esempl.
O. Lunghezza totale del corpo . : : : . mm. 4,45 mm. 4,50
Cefalotorace. Lunghezza . : 3 : : Sealy (Si 00)
Cefalotorace. Larghezza . AR ZIO
Segmento toracico libero messo ie aman ee Ts Sane,
Addome colle lamine caudali. Lunghezza . i RIOT 0275
Addome senza lamine caudali. Lunghezza . i ay O50) ic 10,50,
Segmento genitale. Larghezza . . 3 : Soia, ah 10
Segmento toracico libero. Larghezza . 2 : CO
Addome. Larghezza . 5 : 2 E + “e = UD)
(Il primo esemplare è rappresentato colla fig. 1, il secondo
colla fig. 2).
Caligus lichiae Brian 9
Caligus curtus Brian, 1898, (6), p. 208.
» » Brian, 1899, (7), p. 4.
» lichiae Brian, 1906, (10), p. 37, tav. XIV, fig. 1-4; tav. XVI, fig. 8-11.
©. Lo scudo cefalotoracico è di forma pressochè rotonda; i
suoi lati vanno però restringendosi più anteriormente che ‘non
posteriormente.
Mei re VA Ma. rk, 1 Dr
168 A. BRIAN
Il segmento genitale è di forma quasi rettangolare, col mag-
giore sviluppo secondo l’asse longitudinale; tuttavia è più ristretto
verso il limite d’inserzione col segmento toracico libero mentre va
gradatamente allargandosi verso il lato posteriore il quale, visto
dal dorso, presentasi incavato. Sul lato ventrale al posto dell’incavo
vedonsi due lobi caratteristici.
Il segmento genitale è molto più ristretto dello scudo cefalo-
toracico; la lunghezza sua, compresa quella del segmento toracico .
libero, è quasi uguale a quella di detto scudo.
In confronto del segmento genitale l’ addome è relativamente
piccolo, più corto della metà circa, assai più stretto e terminato da
due piccole lamine caudali con 4 setole piumate su ciascuna.
Le antenne | sono biarticolate. Il 2° articolo (terminale) è
sottile e più allungato del primo. Quest’ ultimo è ricoperto sul
margine superiore da numerose setole, il 2° ne porta un ciuffo
sulla sua estremità libera.
Le lunule (ventose) situate ai lati del margine frontale, sono
discretamente sviluppate e di forma subtondeggiante.
Le antenne II disposte orizzontalmente sulla parte ventrale e
anteriore dello scudo cefalotoracico, sono potenti organi di presa
(verosimilmente triarticolati), l’ultimo articolo foggiato ad uncino,
più lungo degli altri. Il rostro boccale è tozzo, leggermente più
lungo che largo, e ai suoi lati si vedono i palpi (mx’’) allungati
un poco ricurvi e terminati a punta, e dal margine interno presso
la base di ciascun palpo si vede come sporgere una piccola pro-
tuberanza.
Gli hamuli (mx') presentano una porzione basale larga e sono
allungati e alquanto ricurvi; hanno la punta, come al solito rivolta
all'indietro e leggermente ottusa.
La furcula sternalis è a rami semplici, poco divergenti; le
sue estremità tendono a curvarsi alquanto verso l'interno.
Il 1° paio di piedi natatori è uniramoso; ogni piede consta
di 3 articoli, il 1° breve e tozzo, il 2° più lungo, il 3° minore
in grandezza. Mentre il 1° porta una setola e una appendice (vero-
similmente il rudimento del ramo natatorio interno), il 3°, alla sua
estremità, porta invece 3 pungiglioni più brevi e una lunga setola
sull'angolo. Mi è sembrato di vedere che la seconda e la terza di
queste spine, quelle interposte fra la setola d’ angolo e la spina
esterna, abbiano la loro estremità bidentata. Sul margine inferiore
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 169
Fig. VII. — Caligus lichiae Brian Q
1, Q vista dal lato dorsale; 2, Q vista dal lato ventrale; 3, Hamulus o mascella del
1.° paio; 4, Rostro boccale o succhiatoio; 5, Furcula sternalis; 6, Lunula e an-
tenna del 1.° paio; 7, Antenna del 2.° paio; 8, Massillipede del 4.0 paio; 9, Piede
natatorio del 1.° paio; 10, Piede natatorio del 2.0 paio; 14, Piede natatorio del
3.° paio; 12, Ramo interno del piede natatorio del 3.° paio; 13, Piede natatorio
del 4.0 paio; 14, Addome e furca caudalis.
wate a
170 A. BRIAN
del 3° articolo si vedono 3 lunghe setole piumate discretamente
sviluppate.
Il 2° paio di piedi natatori invece è biramoso e ogni ramo
consta di 3 articoli. Il grosso articolo basale sostenente questi due
rami, è composto di 2 articoli, il 1° brevissimo porta una setola
piumata; il 2° più grosso e lungo, ha il margine inferiore fina-
mente ciliato. Il ramo esterno triarticolato presenta per ogni
articolo una forte spinula ricurva all’esterno ; il 3° articolo termi-
nale per giunta, oltre ad una setola rigida, porta 6 setole piumate,
mentre il 1° e il 2° articolo dal lato interno ne hanno una sola,
e tutte queste setole crescono in lunghezza dall’esterno all’in-
terno.
Gli articoli del ramo interno sono pure muniti di setole distri-
buite in quest'ordine: 6 per l'articolo 3°, 2 per l'articolo 2° e 1
pel 41° articolo, e sono pure in lunghezza crescenti dall’ esterno
all’interno.
Il 3° paio di piedi natatori è costituito da una larga lamina
basale a cui è fissato ciascun piede da ogni lato, formato da due
lamine biarticolate munite di setole e di spine. Alla base del ramo
esterno vi è per giunta fissata una potente spina ricurva, mentre
l'articolo basale ha solo una setola piumata da una parte e una
spina dall’ altra; il 2° articolo, dal lato esterno, porta 3 setole
rigide o spine e da quello interno 4 setole piumate.
Il ramo interno, esso pure biarticolato, otfre una serie di setole
piumate crescenti in lunghezza dall'esterno all’interno e in numero
di 6 sull'articolo terminale e di una sul breve e indistinto articolo
basale.
Caratteristica è la presenza, sulla grande lamina basale del 3°
paio di piedi natatori, di due cuscinetti assai sporgenti, di forma
ovoide o sferica, guarniti di numerose piccole verruche e di due
bastoncini ricurvi, chitinici, situati dal lato interno di esse, assai
forti e sporgenti al di fuori, a guisa di due molle. (Organi di
adesione ?).
Il 4° paio di piedi natatori uniramoso è costituito da 4 arti-
ticoli; il 1° basale è lunghissimo, gli altri 3 presi insieme
raggiungono appena la lunghezza del 1°, e tutti 3 detti articoli
sono armati di spinule, il 1° e il 2° di una sola, l’ultimo di 3
spinule decrescenti in lunghezza dall’interno all’esterno.
Lunghezza degli individui femminili da 5,5 a 6 mm.
e i e a psi i Mao
ee oes SSA 3 Ca Sah eg QUI
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 171
Il supposto maschio da me descritto a pag. 39 e 40 del mio
precedente lavoro (1906), (10), probabilmente non è che una gio-
vane femmina.
Habitat. — Sulle branchie della Lichia amia Linn. Genova,
22 aprile 1891; nei seni frontali della stessa specie di pesce,
Portoferraio, 19 giugno 1898 (raccolti da Parona e Damiani).
Caligus Pageti Russell o’, 9
Caligus pageti Russell F. S. 1925 (33), Annals & Magazine of Natural
History, Ninth Series XV, p. 611, pl. XXXUI-XXXIV.
» Argiltasi Brian A. 1931 (14), Bull. de la Soc. d’ Hist. Nat. de l’Afri-
que du Nord, T. XXII, avril, pag. 119-120.
» pageti Brian A. 1931 (15), Bull. de la Soc. d’ Hist. Nat. de l’A frique
du Nord, T. XXII, juin, pag. 157.
» » Argilas A. 1931 (1), Bull. des Trav. publiés par la Stat.
d’Aquicult. et de Péche de Castiglione. Alger.
Per la struttura generale del corpo e sopratutto per il deficiente
sviluppo dell'addome unisegmentato, la femmina somiglia al Caligus
curtus Mull. e in particolare al C. minimus Otto (ved. fig. 1).
Anche il maschio presenta caratteri affini con quest’ ultima specie,
almeno nella forma generale esterna (fig. 9) pur essendo di
dimensioni alquanto maggiori.
La caratteristica più notevole che distingue questa specie, ci
è offerta dalla peculiare struttura del 4° paio di arti natatori,
che invece di avere 4 spine e 1 setola come nelle forme surri-
ferite, mostra 3 spine e 1 setola (fig. 8). La setola terminale è
spiccatamente spinigera.
La furcula sternalis nella femmina (fig. 5) è piuttosto a i
rami brevi e tozzi, nel maschio tali rami appariscono alquanto
piu allungati (fig. 4). Le lunule (ventose) ai lati della lamina
frontale sono discretamente sviluppate.
Non descriverò più a lungo questa forma che è bene conosciuta
per la completa illustrazione che ne ha fatto il Russell. Aggiun-
gerò solo qui sotto le dimensioni degli esemplari che ebbi in
esame dal Dr. A. Argilas che li raccolse fissati alle squame di
Mugil auratus, nel mare di Algeri, il 29 gennaio 1930.
Gli esemplari erano 4 (2 07, 2 9) e di questi saranno dati
nel presente lavoro alcuni disegni. Il Russell trovò i primi esem-
172 © A. BRIAN
plari da lui studiati nel’ mare di Egitto sopra un Mugil capito.
Egli ne descrisse anche le forme postlarvali. Probabilmente un
siffatto Caligus vive soltanto nel Mediterraneo orientale e meri-
è cate Boat 1 stri
Fig. VIII. — Caligus Pageti Russell Y Q
4, QO parassita di Mugil auratus (Algeria): 2, Antenna posteriore del Si 3, Hamu-
lus o mascella del 1.° paio del g'; 4, Furcula sternalis del g'; 5, Furcula sternalis
della Q; 6, Massillipede posteriore del g'; 7, Piede natatorio del 1.° paio della QO:
8, Piede natatorio del 4.° paio della O; 9, Regione posteriore del corpo del <j’.
P dionale e non in quello occidentale perché per quante ricerche
abbia fatto, non lo rinvenni mai nei muggini provenienti dal
Golfo di Genova.
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 173
Lunghezza totale delle femmine: mm. 5,50; lunghezza dei
tubi oviferi 4,25 mm. Lunghezza del maschio: mm. 6,5. (Esem-
plari di Algeri).
Caligus Dieuzeidei Brian
Caligus Dieuzeidei Brian A. 1933 (16), pag. 3-13, fig. 1-20.
Q. Lo scudo cefalotoracico di forma suborbicolare, legger-
mente ristretto anteriormente, è quasi tanto lungo che largo e
più lungo che la meta del corpo. Le lamine frontali sono bene
Fig. IX. — Caligus Dieuzeidei Brian, gQ.
4, g' visto dorsalmente. Lungh. mm. 3,5 circa; 2, Q vista dorsalmente. Lungh. mm. 4
circa; 3, Hamulus o mascella del 1.0 paio del <j’; 4, Antenna posteriore del Gg;
5, Palpo o mascella del 2.» paio del; 6, Massillipede posteriore del; 7, Furcula
sternalis della Q; 8, Fu cula sternalis del Z; 9, Piede natatorio del 4.° paio del J;
10, Articolo terminale del 1.° paio del piede natatorio del J': 11, Hamulus o mascella
del 1.° paio della Q; 12, Palpo o mascella del 2.° paio della Q; 13, Antenna posteriore
della Q; 14, Piede natatorio del 4.° paio della Q.
sviluppate, larghe, col loro margine anteriore quasi dritto, e sepa-
rate tra loro soltanto per una piccola incisione mediana. Le due
lunulae (ventose) sono relativamente grandi, subcircolari, e il
At Oe die
174 A. BRIAN
loro diametro trasversale corrisponde circa alla metà della distanza
che separa l’ incisione mediana frontale dalle lunule stesse.
I seni posteriori dello scudo, sono ampi ma non molto profondi.
Il lobo mediano è un poco meno largo che la metà della larghezza
di tutto lo scudo cefalotoracico, e sopravanza un poco in lunghezza
i lobi laterali.
Il segmento toracico libero più largo che lungo presenta una
larghezza che è circa la quarta parte della più grande larghezza
dello scudo cefalotoracico ed è alquanto più stretto del successivo
segmento genitale. Quest’ ultimo è quasi subquadrangolare ma
la sua larghezza, nella sua porzione anteriore, diminuisce progres-
sivamente avvicinandosi al punto d’ unione col segmento toracico.
L’addome è breve e formato di un solo segmento, tanto largo
che lungo, e la sua lunghezza è minore della metà lunghezza
del segmento genitale.
Le lamine caudali sono ampiamente sviluppate e i tubi ovigeri,
in generale, un po’ più brevi che il cefalotorace; le uova in
numero variabile da 29 a 33 a secondo degli esemplari.
Antenne I bene sviluppate con articolo basale più lungo che
l’articolo terminale.
Antenne II trasformate in robusti organi di fissazione, hanno
l’ uncino terminale piuttosto sottile ma discretamente ricurvo.
Hamuli (mx') brevi, spessi, alquanto ricurvi coll’apice piuttosto
acuminato e armato di un dente accessorio posto presso la base
dal lato interno.
I massillipedi I e II presentano la solita forma come nelle
specie affini (Caligus rapax ed altri).
La furcula sternalis ha una struttura speciale; è spessa e
provvista di brevi rami divergenti. Questi ultimi sono più brevi
della porzione basale della furcula medesima e il lume che
lasciano tra di loro è di forma pressochè triangolare.
I piedi natatori I mostrano all’ estremità distale dell’ ultimo
loro articolo la presenza, non solo di 3 spine di cui 2 sembrano
bifide sulla punta, ma altresì di una sottile setola fissata all’angolo
posteriore dell’ estremità; hanno poi sul margine inferiore dello
stesso articolo terminale 3 setole piumose assai sviluppate.
I piedi natatori II e III col loro aspetto fogliaceo, e corredati
come sono di numerose setole piumose, non si discostano per
struttura dalle corrispondenti appendici del Caligus rapax.
a oe e adr he gu 57 sR
£ RICOTTA a ee PE i
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,
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 175
I piedi natatori IV sono pure somiglianti a quelli del Caligus
rapax ma sembrano essere alquanto più smilzi e allungati; sono
triarticolati e armati di 5 spine, di cui 3 si trovano all’ apice
dell’ultimo articolo mostrando una lunghezza decrescente dall'interno i
all’ esterno. La più interna è circa 2’volte più lunga dell’esterna.
I piedi natatori V sono molto rudimentali e rappresentati
soltanto da un piccolo tubercolo munito di 2 corte setole fissate
all’ apice e di un'altra piccola presso la base. Si scorgono questi
rudimenti da ogni lato sull’angolo posteriore del segmento genitale.
Alcuni esemplari da me osservati mancavano di pigmentazione
ed erano bianco giallognoli, altri erano coperti da piccoli punti di
pigmento bruno sulla parte dorsale.
Lunghezza totale del corpo della femmina: da 3,82 mm. a
4,50 mm. Lunghezza massima dei tubi oviferi 2,20 mm.
S. Scudo cefalotoracico della medesima forma di quello della
femmina, ma relativamente più grande. Segmento toracico libero
distintamente separato dal segmento genitale e un poco più largo
di quest’ ultimo.
Il segmento genitale di forma quasi quadrangolare è molto
più piccolo di quello della femmina e raggiunge circa il quarto
della lunghezza dello scudo cefalotoracico.
L’addome bisegmentato, col segmento basale lungo circa la meta
del segmento terminale, è distintamente più stretto che il segmento
genitale e rispetto a quest’ultimo è anche un poco più breve. Al
contrario le lamine caudali sono abbastanza sviluppate e sono
provvedute di 3 lunghe setole piumose, di una setola esterna più
minuta, breve, e inoltre di una quinta setola interna assai piccola
e quasi rudimentale.
Le principali differenze tra il o& e la 9 sono facili a distin-
guersi esaminando le antenne II, le mascelle II e i massillipedi
II dei quali si vedranno qui le rispettive figure.
I piedi natatori III e IV -sono relativamente più sviluppati
che nella femmina. La furcula sternalis è anche leggermente
più massiccia. le sue branchie essendo alquanto più brevi.
Lunghezza totale del corpo del maschio : 3,65 mm. circa.
Habitat. — La specie di Caligus che abbiamo descritto è
stata raccolta dal Dr. R. Dieuzeide alla Stazione di Acquicultura
176 A. BRIAN
e di Pesca a Castiglione (Algeria) sul pesce Diplodus sargus L.
(8 metri di profondità) il 21 gennaio 1932. (Esemplari in numero
GEST EOE tto:
Il Caligus Dieuzeidei somiglia esternamente al C. rapax M.
Edw. e al C. rufimaculatus W. però se ne allontana per la
minore lunghezza dell’ addome, per il maggior sviluppo delle
lamine caudali in proporzione alle dimensioni dell’ addome ed
anche in qualche modo per la forma particolare del segmento
genitale.
DIVISIONE II. ADDOME CON DUE SEGMENTI
Caligus diaphanus Nordmann, 9
Caligus diaphanus Nordmann 1832 (27), pag. 26.
» » Kroyer 1863 (23), pag. 79, pl. VII, fig. 5.
» > Heller 1866 (21), pag. 30.
» Olsson 1868 (28), pag. 10.
» » Richiardi 1880 (31), pag. 148.
» » Valle 1880 (41), pag. 58.
» » Carus 1885 (17), pag. 357.
» » Brian 1899 (8), pag. 198.
» » Bassett Smith, 1896 (3), Journ. M. B. Assn. Plymouth.
» » Thompson I. C. and Scott A. 1903 (40), pag. 293.
» » Bassett-Smith 1899 (5), pag. 452.
» » Brian A. 1906 (10), pag. 43.
Q. Scudo cefalotoracico presso a poco orbiculare, alquanto
più largo che lungo, con lamina frontale nel mezzo, leggermente
intagliata e ai due lati alquanto arcuata; quest’ ultima provvista
di lunule piuttosto piccole. Il segmento genitale grande, superante
la metà lunghezza del cefalotorace, presso a poco della stessa
lunghezza e larghezza, a forma di olla panciuta rovesciata,
obcordata, munito di rudimenti del 5° paio di piedi natatori,
rappresentati da piccolissimi tubercoli, ciascuno con 3 setoline,
posti negli angoli posteriori.
Addome relativamente sottile, circa di uguale lunghezza o
poco più lungo del segmento genitale, bisegmentato, col segmento
posteriore molto più breve dell’ anteriore, colle lamine caudali
corte e piccole, munite di setoline piumate.
Appendici. — Nelle antenne I il 2° articolo sembra essere
un poco più lungo del 1° ed è cilindrico, un poco subclavato ;
- n e “a
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 177
porta all’ apice da 8 a 10 setole semplici mentre piumose appa-
riscono quelle inserite sul margine anteriore del 1° articolo.
Le antenne II potentemente uncinate non presentano nulla
di particolare e sono rivolte obliquamente verso |’ esterno.
Gli hamuli (mx') piccolissimi, ; poco curvati, molto dilatati
alla base. Rostro grande, accompagnato ai lati da palpi (mx)
semplici, subretti, coll’ apice stretto, smilzo ma subottuso.
La furcula sternalis di moderata grandezza : ha rami abba-
stanza divergenti e leggermente ricurvi. La sua porzione basale
ristretta, uguaglia quasi la lunghezza dei rami.
I massillipedi I sono come al solito, gracili e molto allungati.
Quelli del 2° paio sono, invece, più grossi e robusti, muniti di
forte uncino. Il loro articolo basale nella parte prossimale, dal
lato interno, è armato di un acuminato dente. 1
I piedi natatori I nell’ ultimo articolo portano sull’ apice 3
setole a guisa di spine e un’altra piu-lunga sull’ angolo esterno
posteriore. Sul margine posteriore di questo stesso articolo vedonsi
3 lunghe setole piumose di lunghezza presso a poco uguale.
Il ramo esterno (esopodite) del 3° paio di piedi natatori è
biarticolato ed è munito sul primo articolo di una spina discre-
tamente dritta (fig. 6).
I piedi natatori IV non sono molto allungati ma robusti, si
mostrano 4-articolati e armati di 5 setole rigide piuttosto grandi,
subottuse, e fra queste quella apicale interna appena più lunga
delle altre 4.
Secondo Nordmann gli esemplari tipici avevano una lunghezza
poco meno di 2 linee e la larghezza maggiore dello scudo
cefalotoracico raggiungeva 4/5 di linea. Un esemplare femminile
da me raccolto sull’opercolo branchiale di Trigla corax a Napoli
(27, VII, 03) presentava le dimensioni seguenti :
Corpo. Lunghezza totale . : : - ; mm. 3,50
Cefalotorace. Lunghezza . i : : ; 3 » . 1,50 circa
Cefalotorace. Larghezza . : 3 : 5 È : EGON ey
Segmento genitale. Lunghezza . * S 5 5 » 0,90
Segmento genitale. Larghezza : ; 5 » 0,90
Addome. Lunghezza senza le lamine ian 3 : » 0,75
Addome. Lunghezza colle lamine caudali . 5 ; » 0,85
Tubi oviferi. Lunghezza . | ò : 5 $ 5 » 1,50 e 1,60
Ogni tubo ovifero portava da 23 a 24 uova.
Non si conosce il maschio.
Ann. del Mus. Civ, di St. Nat. Vol. LVII (40 Giugno 1935). 12
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et pale
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Fig. X. — Caligus diaphanus Nordm. O
(Q presa sull’opercolo branchiale di Trigla corax, Napoli, 27-8-03).
1, Cefalotorace di una © della lunghezza di mm. 3,50, visto dalla parte ventrale:
2, Q vista dal dorso (lunghezza mm. 3,50); 3, parte laterale della regione frontale
colla antenna I, del medesimo esemplare; 4, Addome biarticolato, del medesimo
esemplare: 5, Massillipede del i1.° paio, del medesimo esemplare: 6, Parte della
lamina rappresentante il 3.° paio di piedi natatori dello stesso esemplare ; 7, Piede
natatorio del 4.° paio, dello stesso esemplare; 8, Tubi oviferi distaccati dal corpo
(23 a 24 uova), del medesimo esemplare.
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 179
Distributio et habitat. — Questa specie di Caligus vive
sulle 7rigla (Atlantico settentrionale). Nell’Adriatico fu rinvenuta
sui seguenti ospiti: Trigla lineata, T. corax, T. aspera,
T. lyra, (Heller, Valle).
Nel Mediterraneo fu raccolta sul Pagellus mormyrus,
P. erythrinus, Trigla cuculus, T. corax, T. milvus, T. lineata
e sulla Platessa passer (Richiardi).
Lo scrivente ne raccolse esemplari a Napoli sulle branchie di
Pagellus mormyrus (28, VIII, 03), sugli opercoli branchiali di
Trigla corax (27, VIII, 03) ed esamino pure esemplari trovati
dal Prof. Damiani a Portoferraio sulla Trigla corax, T. lineata,
sul Pagellus mormyrus e P. acarne.
I disegni da noi qui presentati furono presi da un individuo
femminile raccolto a Napoli sulla Trigla corax (27, VII, 03).
Caligus ligusticus Brian
Caligus ligusticus Brian 1906 (10), pag. 41, tav. XV, fig. 1-8.
» » Brian 1924 (13), pag. 16.
Q. Il cefalotorace è discretamente grande, orbicolare, un poco
più largo che lungo. La sua larghezza corrisponde presso a poco
alla metà lunghezza totale del corpo.
La lamina frontale è spaziosa, con piccolissime lunule (ventose)
situate a una notevole distanza l’una dall'altra. Il margine ante-
riore della lamina frontale è relativamente dritto, poco curvato e
con leggera incisione mediana.
Caratteristico è il segmento genitale, grosso e subsferico, un
po più largo della metà larghezza del cefalotorace e munito ai
lati posteriori di due minutissime appendici lamelliformi con 3
setoline, che stanno a rappresentare i rudimenti del 5° paio di
piedi natatori.
L’ addome è molto più stretto del segmento genitale, un poco
più lungo della metà lunghezza di quest’ ultimo e verosimilmente
bisegmentato. La separazione dei due segmenti non è ben netta
ma si intravede dalla presenza dei due strozzamenti laterali nella
seconda metà inferiore.
Le antenne I sono costituite da due articoli piccoli e brevi.
L'articolo basale tozzo, quasi tondeggiante e di poco più lungo
wh) > ra =
May Me SC GIA
180 A. BRIAN
disposte come in altre specie.
Le antenne II sono biarticolate e potenti; e sono accompagnate
presso la base, da una spina colla punta rivolta all’ indietro.
Gli hamulé (mx') sono brevi, tozzi e fatti a cuneo e non |
ricurvi. I palpi (mx’’) situati ai lati della bocca sono semplici,
dritti e gradatamente più sottili, coll’ apice quasi aguzzo. Il rostro
è breve e massiccio.
Nei massillipedi I si osserva come al solito un articolo basale
allungato abbastanza spesso che porta un altro articolo un poco più
lungo, sottile, ripiegato sul primo e bifido all’estremità.
Nei massillipedi II ad un grosso e lungo segmento basale è
inserito un artiglio potente e ricurvo.
La furcula sternalis è foggiata ad H; i due rami posteriori
prolungati all'indietro sono ottusi alle loro estremità e alquanto
divergenti; i rami superiori sono in generale paralleli.
I piedi natatori I sono, come di consueto, uniramosi, costituiti
da 3 articoli; il primo spesso e terminato superiormente da una
setola e inferiormente da una piccola protuberanza lamelliforme ; il
secondo più sottile e più lungo è munito esso pure da una piccola
setola. L'ultimo articolo, al suo termine porta una grossa appen-
dice allungata conica e due o tre piccolissime setole fissate presso
la sua base, mentre il margine posteriore di questo stesso articolo
è corredato da 3 lunghe setole piumose.
Nei piedi natatori II il ramo interno (endopodite) è indistin-
tamente triarticolato. Il suo articolo basale è breve e porta una
setola piumata dalla parte interna; è seguito dagli altri 2 articoli,
a mala pena, separati, che formano complessivamente una grande
lamina subrettangolare, allungata, che nel suo contorno porta 8 È
setole piumose crescenti in lunghezza dall’ esterno all’interno. Il |
ramo esterno (esopodite) invece è nettamente triarticolato e l’articolo
basale presenta una setola piumosa all’ interno e una lunga spina
dalla parte opposta. Il 2° articolo piuttosto breve è munito di una
setola piumosa e di una breve spina uncinata; |’ ultimo articolo
porta 2 piccole spine uncinate, una setola rigida e 6 setole piumose
che vanno crescendo in lunghezza dall’esterno verso l’interno.
I piedi natatori III sono foggiati a guisa di una grande lamina
piatta, fogliacea conformemente alla struttura di consimile appen-
dice di altre specie, coi due rami, interno ed esterno, (endopodite
3
|
che l'articolo terminale libero, l’ uno e |’ altro munito di setole ‘
CALIGUS DEL MEDITERRANEO
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mie. aL = Caligus ligusticus Brian Q
1, Una Q vista dalla superficie ventrale, raccolta sulle branchie di Pagellus mor-
myrus a Napoli, 22-VIII-03; 2, Lo stesso esemplare visto dal dorso: 3, Altro esemplare
immaturo raccolto sul Box salpa a Genova: 4, Parte mediana del margine frontale
dello stesso esemplare; 5, Furcula sternalis dello stesso esemplare; 6, Antenna I
e lunula dello stesso esemplare: 7, Antenna II dello stesso esemplare: 8, Palpo
(mx?”), idem: 9, Massillipede I, idem; 10, Massillipede II, idem; 11, Fuyrcula sternalis
idem: 412, 1.0 piede natatorio, idem; 43, 2.° piede natatorio, idem; 14, 4.° piede nata-
torio, idem; 15, Addome dello stesso esemplare.
»
182 A. BRIAN
ed esopodite), biarticolati, piuttosto avvicinati tra di loro. Il primo
di questi rami porta una setola sull’ articolo basale e 6 setole
sull'articolo distale, il secondo mostra una spina ricurva sul lato
esterno del primo articolo, e 8 setole sull’articolo terminale.
I piedi natatori IV sono costituiti da 4 articoli, quello basale
è assai allungato ; gli altri articoli sono più brevi; il 2° e il 3°
articolo portano ciascuno una setola rigida all’esterno e I ultimo
articolo è armato di 3 setole rigide tutte piuttosto lunghe e presso
a poco di pari dimensioni.
Le lamine caudali, ovali, di media grandezza, sono guarnite
ciascuna di tre lunghe setole piumate e di una quarta più breve
all’esterno, oltre ad una quinta setola piccolissima.
1 caratteri più salienti che distinguono questa specie sono dati,
dalla forma del margine frontale spazioso e quasi rettilineo, con
lieve incisione mediana; dalle lunule o ventose molto minute
quasi indistinte, e dalla particolare struttura del piede natatorio
len lv:
Lunghezza della femmina da 3 a 3,40 mm.
Aggiungero qui alcune misure delle varie parti del corpo prese
sopra. di un esemplare (9) parassita delle branchie di un
Pagellus mormyrus (Napoli, 22-VII-1903):
Lunghezza totale . 5 ; : ; Py e ; «i MMs 23,30
Cefalotorace. Larghezza massima È : : : 3. ae
Cefalotorace. Lunghezza ‘ : : > : : + oe 1,50
Segmento genitale. Lunghezza . i : x ; . >» 0,800,90
Segmento genitale. Larghezza massima . è 3 o> eee
Addome senza lamine caudali. Lunghezza . 5 ; ~ 2 Oa,
Addome colle lamine caudali, Lunghezza . . +; 2-2 SOG
I tubi oviferi sono cilindrici, dritti, non molto lunghi, general-
mente più brevi del corpo. Nell’esemplare sopra misurato le uova
erano 38 nel tubo ovifero destro e 39 in quello sinistro.
Habitat. — Il Caligus ligusticus fu rinvenuto a Genova per
le prime volte sul Box salpa e sul Sargus Rondeletii e più
tardi fu pure trovato, dal dott. Monod su pesci dell’ Atlantico in
Mauritania (Sargus Rondeletii, Sargus sp. Pagellus mor-
myrus). Anche recentemente a Genova (31-I-31) raccolsi un
esemplare dalla cavità branchiale di un Pagellus mormyrus.
eT ae
}
1
:
4
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 183
A questa serie di ospiti debbo aggiungere anche il Pagellus
bogaraveo Brùnn. Su diversi esemplari di detto pesce comprati
al mercato di Genova (31-I-31), trovai 9 femmine di Caligus ligu-
sticus. Su 17 campioni di Pagellus bogaraveo esaminati soltanto
circa una metà era infestata da questo Caligide, e ogni pesce por-
tava quasi sempre un solo parassita (di rado due). Tali pesci
ospitatori avevano una lunghezza da 11 a 12 centimetri e i paras-
siti stavano fissati alla superficie interna dell’opercolo branchiale.
Colorazione. — Gli esemplari di Caligus presi sul bogaraveo,
allo stato fresco, avevano una colorazione biancastra ed erano leg-
germente punteggiati sul dorso con pigmento rosso scuro; i
pigmenti erano più addensati sulle parti laterali e anteriore del
cefalorace che non altrove.
ST. La forma maschile di questa specie è finora ignota. La
descrizione e le figure pubblicate in un mio precedente lavoro
(1906) per un individuo supposto come maschile risultò poi che
si riferivano ad una giovane femmina.
Caligus pelamydis Kroyer
ae pelamydis Kroyer, 1863, (23), p. 50, pl. IV, fig. 4.
» » Richiardi, 1880, (31), pag. 148.
» » Valle, 1882, (42), pag. 1.
» Carus V., 1885, (17), pag. 357.
scombert Bassett Smith, 1896, (4), pag. 11, pl. lll, fig. 2.
» pelamydis Brian, 1899, (8), pag. 198.
» » Bassett Smith, 1899, (5), pag. 452.
» scombert Scott T., 1901, (36 bis), pag. 148, pl. V, fig. 9-10.
» pelamydis Wilson, 1905, (44), pag. 594, pl. XIII, XIV.
» scombert Scott A., 1906, (34 bis), pag 52, pl. VI.
» pelamydis Norman & Scott T., 1906, (27 bis), pag. 206.
» » Stebbing T. R., 1910, (38 bis), pag. 558.
» » Scott T. & Scott A., 1913, (37), pag. 57, pl. VII, IX,
pl. LXXI.
I caratteri più salienti di questa specie sono dal Wilson riferiti
nel modo seguente :
©. Lo scudo cefalotoracico orbicolare è alquanto stretto ante-
riormente e presenta la stessa larghezza che lunghezza, e questa
ultima è molto minore che la metà dell’intera lunghezza del corpo ;
184 A. BRIAN
mostra poi margini laterali presso a poco dritti (fig. 1). Lamina
frontale stretta, larga un poco più della metà larghezza dello
scudo cefalotoracico; lunule grandi, circolari, ma quasi completa-
mente celate quando siano viste dorsalmente, apparendo soltanto
come una leggera concavità alla base delle antenne I.
Seni posteriori largamente triangolari, lobo mediano distinta-
mente meno largo della metà di tutta la larghezza dello scudo.
Segmento toracico libero stretto e breve, notevolmente rigonfio
al centro dove sono attaccati i piedi del 4° paio.
Segmento genitale grande a forma di ghianda, ristretto in un
breve collo dove è congiunto col libero segmento, troncato ad
angolo retto posteriormente. La sua larghezza corrisponde a ?/,
circa della larghezza dello scudo cefalotoracico e i lati e gli angoli
posteriori sono simmetricamente arrotondati.
Addome tanto lungo quanto lo scudo cefalotoracico ; esso è
più lungo 3 volte e 1!/, circa della sua larghezza, leggermente
rigonfio al centro e strozzato dove esso si congiunge col segmento
genitale. E bisegmentato, il 1° segmento è circa 4 volte più lungo
del 2°.
Lamine caudali di media grandezza e piatte, cogli apici l’uno
rivolto contro l’altro.
Tubi oviferi notevolmente più brevi che il corpo.
Antenne I piccole; |’ articolo basale breve e non molto ampio,
ma densamente armato di setole; articolo terminale breve, a
forma di clava e non molto sporgente oltre il confine dello scudo
cefalotoracico.
Antenne II con un uncino terminale lungo e sottile e senza
alcuna spina accessoria alla base.
Hamuli (mx') molto piccoli con una punta stretta, smussata
e con una base leggermente allargata. Palpi (mx”’) lunghi, a punta,
sporgenti alcun poco oltre l’estremità del rostro.
Furcula sternalis colla base larga non meno della metà lar-
ghezza dei rami; questi ultimi semplici, brevi, molto larghi e
incurvati.
I piedi natatori I presentano una lunga setola piumosa sul
termine distale dell’articolo basale, un breve e ricurvo artiglio al
termine distale del 2° articolo, mentre l’ articolo ultimo porta 3
setole piumose molto grandi sul margine posteriore e i soliti
artigli terminali. Questi ultimi sono tutti ricurvi, all’incirca della
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CALIGUS DEL MEDITERRANEO
stessa grandezza e avvicinati l’uno-presso l’altro. Inoltre su questo
articolo vi è un prolungamento digitiforme che si estende dal
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Fig. XII. — Caligus pelamydis Kr. O
(Figure secondo Wilson)
Al Q vista dorsalmente: 2, Antenna II; 3, Hamulus (mx’) e palpo (mx”); 4, Massilli-
pede II: 5, Furcula sternalis ; 6, Piede natatorio II ; 7, Piede natatorio III ; 8, Piede
natatorio IV.
; margine distale nella medesima direzione degli uncini. Tale
appendice è circa dello stesso diametro degli uncini ma notevol-
È mente più lunga e porta all’apice una piccola spina ricurva.
È |
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I piedi natatori IV sono brevi e tozzi e costituiti da 4 arti-
ke coli; |’ articolo basale è tanto lungo quanto i 3 rimanenti. Di j
ok questi ultimi il 2° è il più lungo e il 4° il più breve. L'ultimo.
"N articolo è triangolare e conformato in tal modo che le 3 spine
i che esso porta e le 2 fissate al termine distale del 2° e del 3° i
n articolo, sono vicine l’una l’altra lungo il margine esterno. Queste
| HAN
WS WA \
11
Fig. XIII. — Caligus pelamydis Kr. O
(da un esemplare parassita di Pelamys sarda proveniente da Portoferraio)
9, Piede natatorio I: 10, Lo stesso piede natatorio 1; 11, Furcula sternalis.
spine sono tutte della stessa grandezza e ciascuna ha una riga
di peli lungo il margine esterno.
I piedi natatori V (rudimentali), sono assai esigui e sono 1
situati sulla faccia ventrale proprio alla base nei tubi oviferi.
Wilson ha dato le seguenti misure: lunghezza totale della 9
mm. 3,30. Lunghezza dello scudo cefalotoracico mm. 1,10. Lar-
fest,
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 187
ghezza dello stesso mm. 1,10. Larghezza del segmento genitale
mm. 0,9. Lunghezza dell'addome mm. 1,2. Secondo A. & T. Scott
la lunghezza della specie C. scomberi Bass. Smith, ritenuta da
loro sinonima al C. pelamydis, sarebbe di mm. 5,50. Il © del
C. scomberi fu descritto dagli Scott (1913) i quali gli assegna-
rono la lunghezza di mm. 2,9.
Distributio et habitat. — Questa nostra specie è indicata
dal Kréyer come parassita della Pelamys sarda Bl. ma in quale
località sia stata raccolta non mi sembra che sia indicato dall’au-
tore. Così pure Wilson che ha egli pure illustrato il. C. pelamydis
non ci informa sulla provenienza degli esemplari da lui studiati.
Il Carus tuttavia assegna come area di distribuzione a questa
specie anche l’ Atlantico, mentre il Gersticker la cita soltanto
per il Mediterraneo.
Gli Scott, come ho detto, ritennero il C. pelamydis Kr. sino-
nimo di C. scomberi Bassett Smith e quindi, se questa sinonimia
è giusta, come credo, la specie vivrebbe certamente nell’ Atlantico,
registrata finora nelle seguenti località : Plymouth, Aberdeen e
nell’Irish Sea.
In un recente lavoro di Leigh Sharpe (1934), trovo citata la
detta specie come parassita di una Pelamys sarda pescata in
S.t Austell Bay presso Plymouth (*).
Il Richiardi la ricorda per il Mediterraneo ed il Valle per
l'Adriatico. Il primo degli autori italiani la rinvenne sulla mucosa
della cavità branchiale di Pelamys sarda BI. e dello Scomber
scomber L. Il secondo trovò parecchi esemplari di questa specie,
il 28 marzo 1881, sulla mucosa della cavità boccale e branchiale
di una Pelamys sarda Bl.; parimente su di un tale pesce ne
furono raccolti esemplari dal Prof. Damiani a Portoferraio, il
2 marzo 1899 (aderenti alla mucosa della cavità branchiale).
Inoltre un esemplare 9 con tubi oviferi, fu catturato nel giugno
1910 pure a Portoferraio sui seni frontali di un campione della
stessa specie di pesce. Quest'ultimo esemplare che ho esaminato
mi sembra corrispondere esattamente colla forma descritta da
Wilson per quanto riguarda la struttura delle appendici e del
(!) Leigh Sharpe 1934. — A third list of Parasitic Copepoda of Plymouth. Parasi-
tology, Vol. XXVI, n. 4, 30 aprile, pag. 142.
188 A. BRIAN i 3
7
corpo ma non per le dimensioni che sono alquanto maggiori
(circa mm. 5 di lunghezza).
Caligus bonito Wilson
Caligus bonito Wilson, 1905, (44), pag. 589, pl. XII, fig. 150-153.
» » Brian, (13), pag. 13. 1
Scudo cefalotoracico suborbiculare, con lunghezza presso a
poco uguale alla sua larghezza ; con seni posteriori poco profondi,
leggermente ricurvi e allargati alla base. Area toracica grande,
larga più che la metà dell’intera larghezza, scarsamente sporgente
tra i lobi; questi ultimi stretti e alquanto ricurvi in dentro.
Segmento toracico libero breve e molto stretto anteriormente
al punto di fissazione del 4° paio di piedi.
Segmento genitale subellittico e circa lungo quanto lo scudo
cefalotoracico e largo ?/, rispetto alla larghezza del medesimo ;
terminato posteriormente in due lobi ad apice ampiamente roton-
deggiante, e simmetrici rispetto all'asse longitudinale. Tra detti.
lobi è fissato l’ addome molto allungato e quasi fusiforme, tre
volte circa più lungo che largo e bisegmentato; col segmento basale
assai più sviluppato in lunghezza del segmento terminale.
Le lamine caudali sono piuttosto piccole, di forma subqua- —
drangolare nella parte esterna, e terminate ciascuna da 5 setole
piumose: le tre mediane soltanto bene evidenti.
Antenne I brevi; |’ articolo basale non più lungo dell’ articolo
terminale; lamine dog sviluppate sopratutto in altezza; lunulae.
grandi, orbicolari. Margine frontale nella parte mediana piuttosto |
incavato. :
Antenne II con articolo basale ampio e robusto e con arti-
glio terminale forte e molto adunco, attaccato quasi ad angolo
retto all'articolo basale. i
Succhiatoio breve e tozzo; ai suoi lati si vedono palpi (mx”)
semplici, foggiati a guisa di piccole ma robuste spine larghe alla
base e a punta smussata.
Gli hamuli (mx') appariscono piuttosto piccoli e rudimentali.
Furcula sternalis con base stretta ma più lunga dei due rami
posteriori, i quali sono semplici con diametro modesto, alquanto
divergenti e smussati all’apice
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 189
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PO TES SSR Poet
E: i i Fig. XIV. — Caligus bonito Wilson Q
ag (da un esemplare parassita di Pelamys sarda proveniente da Genova)
4, Esemplare visto dal dorso: lunghezza 8 mm.; 2, Hamulus (mx’); 3, Antenna II
e palpo (mx”); 4, Furcula sternalis: 5, Massillipede I; 6, Piede natatorio I;
7, Estremita distale (ultimo articolo) del piede natatorio I; 8, Esopodite del piede
_natatorio III; 9, Piede natatorio IV.
ix 190 A. BRIAN *
ot I massillipedi, come di consueto, di aspetto smilzo perd sono
vb, . ». . a . “17° .
IA meno lunghi rispetto a quelli di altre specie. I massillipedi II —
Tia di grandezza media con articolo basale assai più lungo del termi-
nale; il primo piuttosto rigonfio verso la base, il secondo ricurvo
e con piccola spina situata circa al centro del suo margine
interno.
I primi piedi natatori hanno un articolo basale piuttosto forte
e largo dal cui marginé posteriore si protende al di fuori una
sottile spina situata presso a poco verso il suo centro. Vi è inoltre
una prominenza papillare coll’ apice smussato all’ angolo esterno.
Il 2° articolo è lungo e notevolmente rigonfio al centro. L’ arti-
colo terminale porta 3 setole piumate nella posizione consueta,
» sul margine posteriore, e queste setole sono armate di dentelli
4 (pettinate) alla loro base, ciò che è caratteristico per la specie. I
3 artigli terminali sono poco diversi in lunghezza tra loro, mentre
la setola dell’ angolo inferiore, anch'essa piumosa, è molto più
lunga almeno due volte rispetto alle prime. Il 4° paio di piedi
natatori è bene sviluppato in lunghezza e robusto. È costituito di
3 articoli; l’articolo basale è tanto lungo quanto i due rimanenti
e questi ultimi sono presso a poco di uguale lunghezza. L’ultimo
articolo porta poi 4 spine ed il 2° soltanto una. Delle 5 spine
l’ultima apicale è assai più lunga delle altre 4. Il 5° paio di
piedi rudimentali non è visibile dorsalmente.
Lunghezza totale, secondo Wilson, mm. 8,3
Il maschio, notevolmente differente dalla Gaia è stato
descritto da Wilson ed è lungo mm. 5,5.
Il nome di questa specie proviene da bonito come volgar-
mente si chiama il pesce Pelamys sarda Bl. che la ospita
comunemente.
È Una bella bonita lunga 65 centimetri circa proveniente dal
| mercato di Genova (18 ottobre 1934) ne ospitava un esemplare
tra le branchie che ho preso e conservato in alcool. Questo cam-
pione, l’unico che finora sia stato registrato sulle coste d’Italia, era _
una femmina della lunghezza di circa 8 mm. Il suo tegumento
“A aveva una colorazione bianchiccia, era però pigmentato di rosso‘
È: scuro nelle aree laterali dello scudo cefalotoracico sovratutto —
E verso i lembi mediani e posteriori. Qualche macchia più fosca in
. grigio oscurava la parte mediana del segmento genitale e l’ad-
dome e la base delle lamine caudali. Dapprima la specie fu
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 191
indicata per l'Atlantico occidentale da Wilson (1905), parassita
della Pelamys sarda; più tardi (1924) ne determinai 4 esem-
plari provenienti dalle coste della Mauritania raccolti dal D.r Monod
sulle branchie di vari Tasarte (Cybium sp.).
Dimensioni dell'esemplare raccolto sulla palamita a Genova.
(Do iii totale . ; ; i . mm. 8
Cefalotorace e segmento i libero. inaliizza : i DAMA
Segmento genitale. Lunghezza . È È : 3 : 3 DAN243
Addome. Lunghezza . : ; : 3 : é 5 , DIA
Cefalotorace. Lunghezza circa . . ; ; > ; 7 je Bye
Caligus vexator Heller Q
Caligus vexator Heller, 1865, (20), pag. 165, tav. XIV, fig. 2.
> » Heller, 1866, (21), pag. 31.
> » Richiardi, 1880, (31), pag. 148.
» » Valle, 1880; (41), pag. 58.
» » Carus V., 1885, (17), pag. 359.
» » Brian, 1898, (6), pag. 209. =
» » Brian, 1899, (8), pag. 198.
» » Bassett - Smith, 1899, (5), pag. 451.
©. È un piccolo Caligus da 2,75 a 3 mm. di lunghezza, che
somiglia alquanto al C. diaphanus, ma se ne distingue, a prima
vista, per l'addome che è molto più breve. Il suo scudo cefalo-
toracico più largo che lungo, é inferiore alla metà lunghezza di
tutto il corpo. Il margine frontale è poco ricurvo, con incisione
mediana poco profonda, con lunule (ventose) assai piccole e situate
sulla lamina frontale molto esternamente.
Il segmento genitale è arrotondato, però un poco più largo
che lungo; è più breve del cefalotorace ed anche alquanto più
stretto di quest’ ultimo. Somiglia al segmento genitale di una
forma affine: C. ligusticus Brian.
L’ addome è circa 2 volte piu breve del segmento genitale e
3 0 A volte piu stretto rispetto a quello; va restringendosi verso
l’indietro ed è indistintamente bisegmentato, col segmento poste-
riore assai più breve dell’ anteriore. Le lamine caudali sono
piuttosto piccole e corte e a mala pena arrivano alla lunghezza
dell’ ultimo segmento dell'addome. Esse sono munite di 3 lunghe
192 A. BRIAN
setole piumate e di 2 setoline, una un poco più g grande dell'altra,
situate esternamente.
Le antenne I sono brevi, rivolte verso l’esterno e un po’ verso
l’indietro e presentano 2 articoli lunghi quasi egualmente.
Le antenne H rivolte verso |’ esterno hanno il 2° articolo
uncinato, piegato all’ indietro. Il rostro 0 succhiatoio è breve,
massiccio, largamente troncato all’ estremità. Gli hamuli (mx’)
sono piccoli con uncino ricurvo; i palpi mascellari (mx’’) semplici,
discretamente più larghi alla base e sottili verso il termine.
I piedi mascellari I hanno la forma solita dei Caligus senza
presentare nulla di straordinario. |
I piedi mascellari II robusti e potentemente uncinati sono privi
di una setola distinta nella parte interna dell’uncino terminale.
La furcula sternalis è piuttosto sottile, i rami abbastanza
allungati sono discretamente avvicinati alla base e divergono solo
per poco verso la punta.
I piedi natatori I portano, sull’ultimo articolo, e distalmente,
3 setole a guisa di spine e una setolina; mostrano poi la presenza
di 3 setole piumate sul margine posteriore di questo stesso articolo.
Nei piedi natatori II il ramo esterno (esopodite) presenta il
1° e il 2° articolo armati verso l’esterno, ciascuno, di un uncino;
l’ultimo articolo guarnito di 6 setole piumate. Il ramo interno
(endopodite) porta invece una setola piumata sul 1° articolo, 2
sul 2°, e 6 setole sul 3° articolo.
| ied natatori III sono costituiti di una grande lamina e di
due rami per parte (esopodite e endopodite) abbastanza discostati
l'uno dall'altro; il 1° articolo dell’esopodite mostra esternamente
un uncino moderatamente ricurvo e verso |’ interno una setola
piumata, mentre il 2° articolo è munito di 6 setole piumate. Il
1° articolo dell’endopodite, all’ interno, è corredato di una setola
piumata e il 2° articolo ne porta invece 7 sul suo contorno
libero.
I piedi natatori IV sono 4-articolati e armati di 5 setole
rigide, le 3 terminali sensibilmente crescenti di lunghezza dal-
l'esterno all’ interno, essendo |’ esterna un poco più lunga.
SJ. Ignoto.
Habitat. — Vive sulle branchie di Dentex vulgaris sia nel
Mediterraneo sia nell'Adriatico. Questa specie di Caligus è stata
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 193
pure rinvenuta sul Dentex gibbosus e sul Pagrus vulgaris
Cuv. Val. dal Richiardi (Mediterraneo).
Lo scrivente la rinvenne molte volte sulle branchie di Dentex
vulgaris a Genova e una volta ne ebbe degli esemplari dal Prof.
Parona che erano stati presi sugli archi branchiali di un Pagrus
vulgaris Lin. (2 marzo 1899).
Altri esemplari furono rinvenuti dal Prof. Damiani a Porto-
ferraio sul Dentex vulgaris.
Caligus affinis Heller OQ & gd
Caligus affinis Heller, 1866, (21), pag. 30.
» » Richiardi, 1880, (31), pag. 148.
» » Valle, 1880, (41), pag. 57.
» » Carus, 1885, (17), pag. 357.
» > Brian, 1906, (10), pag. 45.
Q. Scudo cefalotoracico a contorno suborbicolare, alquanto
più breve della restante parte del corpo. Lamine laterali larga-
mente arrotondate sul loro termine posteriore, e di poco più
prolungate del lobo mediano; quest’ultimo assai ampio in larghezza.
(Secondo Heller sarebbero più corte dello scudetto mediano).
Lamina frontale discretamente incavata nel mezzo e assai
arcuata alle due parti dell’ intaglio. Le lunule assai grandi, presso
a poco rotonde. Le antenne I hanno i due articoli quasi uguali
in lunghezza e il secondo alquanto più spesso al termine e arro-
tondato.
Le antenne II orizzontali, rivolte verso l’esterno, uncinate.
Gli hamuli (mx') situati esternamente e indietro delle antenne
posteriori sono foggiati ben distintamente a falce.
Il rostro o succhiatoio piuttosto breve e largo, arrotondato
all’apice, e ai suoi lati vedonsi i palpi (mx') che sono semplici e
allungati, a foggia di spine.
I massillipedi I non sono diversi da quelli di altre specie.
I massillipedi II sono discretamente robusti e mostrano l’uncino
terminale moderatamente ricurvo, inferiori in lunghezza dell’arti-
colo basale. La furcula sternalis ben visibile ha tuttavia rami
piuttosto smilzi, divergenti e avvicinati alquanto verso l'estremità
loro.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Vol. LVII (10 Giugno 1935). i 43
194 A. BRIAN
I piedi natatori I mostrano sul loro articolo terminale 3 artigli
(2 secondo Heller) e una setola sull’ angolo inferiore; e il loro
articolo terminale è privo completamente di setole piumate sul
margine posteriore.
I piedi natatori II e III sono simili a quelli di C. productus.
I piedi IV triarticolati, portano 3 setole fra le quali la setola
terminale appare alquanto più lunga.
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Fig. XV. — Caligus affinis Q Heller
(da esemplare parassita di Umbrina cirrhosa, nelle branchie. 10-V-12. Genova)
1, Cefalotorace di una O; visto dalla parte ventrale ; 2, Q vista dal dorso; 3, Piede
natatorio del 1.° paio ; 4, Piede natatorio del 4.° paio.
Il segmento genitale abbastanza voluminoso e rigonfio (meno
lungo e meno largo del cefalotorace), si mostra piriforme, cogli
angoli posteriori arrotondati e nel mezzo del margine posteriore
alquanto incavato.
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CALIGUS DEL MEDITERRANEO 195
L’addome è da 4 a 5 volte più stretto del segmento genitale
ed anche più breve, con margini laterali quasi paralleli, esso è
bisegmentato e il 2° segmento molto più breve del primo, porta
due appendici caudali brevissime, ciascuna munita di 4 setole
piumose, 3 delle quali, le 2 mediane e l’ interna più sviluppate
della setola esterna.
L’ Heller da della femmina la lunghezza di 2 '/,’’ (mm. 5,45).
L’esemplare Q da noi osservato è molto più piccolo, mm. 3,30.
Non abbiamo esaminato il maschio. Secondo Heller io scudo
dorsale di quest’ ultimo è proporzionalmente più grande, |’ anello
genitale più a forma di botte, distintamente bisegmentato, le setole
piumose delle appendici caudali lunghe. La lunghezza del maschio
secondo il detto autore è di 2 linee (mm. 4,36).
Distributio et habitat. — Vive sulle branchie di Umbrina
cirrhosa Linn. nell'Adriatico (Heller, Valle) e nel Mediterraneo
(Richiardi, Brian).
Esemplare 4 9 trovato sulle branchie di Umbrina cirrhosa
Linn. a Genova da Brian il 10 maggio 1912. Lunghezza del-
l'esemplare mm. 3,30.
Heller (1866, pag. 30) fondò e descrisse questa specie che
somiglia al Caligus productus Dana, ma non ci ha dato di essa
alcun disegno. Richiardi e Valle la citarono semplicemente per i
nostri mari.
Caligus (Pseudocaligus) apodus Brian 9 e gf
Pseudocaligus apodus Brian, 92, 1924, (13), pag. 29, fig. 31-32.
©. Cefalotorace grande, suborbicolare o piuttosto leggermente
ovale, un poco più lungo che largo e ristretto anteriormente. Le
lunulae sono discretamente grandi. La lamina frontale larga, col
margine superiore debolmente incavato nel mezzo. Segmento tora-
cico libero, più largo che lungo. Questo segmento unito al cefalo-
torace rappresenta presso a poco la metà della lunghezza del corpo
della femmina.
Sesmento genitale bene sviluppato, nell’ individuo adulto,
leggermente più largo che lungo, a forma di olla panciuta rove-
sciata con margine posteriore, visto dorsalmente, pressochè dritto
196 A. BRIAN
o poco ricurvo. La larghezza sua varia a secondo degli esemplari
più o meno maturi, da !/, a ?/, della larghezza del cefalotorace.
L’addome è allungato negli esemplari del Mediterraneo ma
però meno lungo del segmento genitale; invece negli esemplari
dell'Atlantico si mostra quasi tanto lungo quanto quello. La sua
larghezza è circa !/, della larghezza del segmento genitale, e ciò
risulta dall’ esame di un individuo fresco e non schiacciato dal
vetrino copri oggetto. (L’esemplare della figura 5, presenta l’ad-
dome e le varie parti del suo corpo più larghi che non sono
realmente nell’ altro esemplare disegnato alla fig. 1; ma questa
differenza è probabilmente dovuta al fatto che il primo è stato
per molto tempo conservato in glicerina, premuto da un
vetrino).
Le lamine caudali si possono ritenere come di grandezza media,
sono subovali, più lunghe che larghe, con 3 setole piumose ter-
minali sufficientemente SYLEDRE O accanto ad una quarta piccola
setola esterna.
Le antenne I hanno il secondo articolo di poco più breve del
primo. Le antenne II potentemente uncinate, non presentano
nulla di particolare in confronto a quelle di altre specie.
Gli hamuli (mx’) sono piuttosto grandi, terminano a punta
e sono alquanto ricurvi. I massillipedi I e II non presentano
particolarità degne di attenzione.
I piedi natatori I terminano all’apice dell’ultimo articolo con
4 setole rigide, 3 delle quali sono presso a poco uguali e alquanto
arcuate e la quarta fissata sull’ angolo postero-laterale all’ estre-
mità dello stesso articolo, è un poco più lunga e smilza.
La furcula sternalis è fatta ad U rovesciato e i suoi due
rami lunghi e spessi lasciano tra di loro uno spazio libero allun-
gato e stretto, largo appena quanto uno dei rami; sono legger-
mente convergenti e arrotondati all’apice. Del terzo paio di piedi
natatori ho dato un disegno alla fig. 3.
Manca nella femmina la benchè minima traccia esterna del
4° paio di piedi natatori; invece questo paio nel maschio è pre-
sente per quanto in forma rudimentale. La specie si distingue
sopratutto dalle altre appunto per la mancanza di queste appen-
dici nella femmina.
Gli esemplari che ho raccolto in Liguria non avevano tubi
oviferi.
CALIGUS DEL MEDITERRANEO — 197
3
Fig. XVI. — Pseudocaligus apodus Brian Q
a Q raccolta sulla mucosa branchiale di Mugil cephalus, (lunghezza mm. 6,50).
Genova, 21-IV-33; 2, Parte laterale della lamina frontale con |’ antenna anteriore
del medesimo esemplare; 3, Parte laterale della lamina rappresentante il 3.°
paio di piedi natatori, con l’esopodite e l’endopodite, del medesimo esemplare;
4, Parte terminale dell’addome colle sue lamine caudali, del medesimo esemplare;
5. Altra © raccolta sull’ opercolo branchiale di Mg sp. Lunghezza 6 mm. Genova,
24-XII-12; 6, Hamulus (mx’) del medesimo esemplare; 7, 8, Furcula sternalis, idem;
9, 1.° piede natatorio, idem; 10, Antenna II: Hamulus ( mx’) e massillipede di un
esemplare giovane di 4 mm. di lunghezza, parassita di Mugil cephalus. Genova,
8-XI-89; 11, Rostro boccale dello stesso esemplare giovane; 12, Antenna II, idem;
13, Occhio naupliano di un esemplare adulto raccolto sopra di un Mugil cephalus.
21-1V-33, Genova.
198 A. BRIAN
Dei due esemplari da me esaminati, l’uno, raccolto a Genova
il 21 aprile 1933, presentava una lunghezza totale senza le setole
caudali di 6 mm. e di mm. 6,50 colle setole caudali. Un altro
esemplare preso su di un Mugi? a Genova il 24 dicembre 1912
era più piccolo e presentava le seguenti misure :
Q. Lunghezza totale (senza le setole caudali) : A . mm. 5,50
Cefalotorace. Lunghezza . , f . 3 4 : È » S22 50
Cefalotorace. Larghezza . s Fa » 2,40
Segmento genitale, compreso il segmento aa i
Lunghezza : . - : ; : 37 1565
Segmento genitale. aa massima . 3 è È » 1,65
Addome senza le lamine caudali. Lunghezza circa ‘ ‘ 27400
Addome colle lamine caudali. Lunghezza ; È : 5 » D'#1530
Addome. Larghezza . 3 è . : 3 È ; : » 0,60
Pigmentazione. — Negli esemplari raccolti da poco tempo
si osservano su tutto il corpo piccole macchie bruno-rosse.
gd. Cefalotorace presso a poco della forma di quello della
femmina.
Il segmento toracico libero porta piedi rudimentali che sono
rappresentati da piccole laminette bislunghe terminate da 3 setole
(fig. 19).
Il segmento genitale è più piccolo di quello della femmina,
ciò non ostante mostra all’ incirca la stessa forma. Esso è presso
a poco tanto lungo che largo. L’ addome è meno allungato che
nella femmina; la sua larghezza è superiore alla metà lunghezza,
mentre nelle femmine, la cui forma non sia stata alterata dalla
pressione del vetrino, la larghezza è inferiore alla metà lunghezza.
Da osservarsi però che nella parte anteriore dell'addome un piccolo
strozzamento laterale sta ad accennare ad una divisione dell’addome
in due segmenti, il 1° brevissimo e il 2° assai più allungato
(fig. 16).
Nulla di diverso rispetto alla femmina si nota nella struttura
delle antenne I e degli hamuli. Le antenne II invece sono piu
tozze e non terminano con un solo uncino forte e ricurvo, ma bensi
con un tronco di articolo, massiccio, munito di 3 denti; dei quali
i 2 all’ apice sono più grossi e quello situato inferiormente, più
piccolo, accompagnato da una setola. Questo articolo terminale
porta anche uno o due bitorzoli (bourrelets) ovali, protuberanze
a funzione probabilmente adesiva per facilitare la prensione.
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 199
Fig. XVII. — Pseudocaligus apodus Brian J°
14, Esemplare raccolto sulle branchie di Mugi? a Genova il 24- X-19, (circa 4 mm.
di lunghezza); 15, Cefalotorace visto dalla parte ventrale del medesimo esemplare;
16, Segmento genitale e addome colle lamine caudali del medesimo esemplare ;
17, Antenne II del medesimo esemplare; 18, Massillipede II, idem; 49; Piede
natatorio del 4.0 paio, idem; 20, Furcula sternalis di un maschio (sopra Mugil
Genova, 24-X-19); 21, Un altro esemplare (raccolto sulle branchie di Mugi! a
Genova, visto dalla parte ventrale, (24-X-19); 22, Hamulus (mx’) dello stesso esem-
plare; 23, Piede mascellare II, idem; 24, Furcula sternalis, idem: 25, Furcula
sternalis di un altro esemplare.
200 A. BRIAN
Notevole è la forma dei massillipedi II per lo spessore e la
robustezza del loro articolo basale, il quale sul margine superiore
possiede un dente che è diviso in due all'apice; l’artiglio è robusto
ma breve.
26
Fig. XVIII. — Pseudocaligus apodus Brian Sa
26, Furcula sternalis di un individuo tolto dalle branchie di Mugil. Genova
24-X-19; 27, Antenna II di un altro individuo bene sviluppato.
Le appendici natatorie del 1° al 3° paio non sembrano essere
differenti da quelle che si osservano nella femmina. (!)
Uno dei maschi, il più vistoso raccolto a Genova il 24 ottobre
1919, presentava le seguenti misure:
Lunghezza totale del corpo . : 3 : N . mm. 4,00 circa
Cefalotorace. Lunghezza . : ; : È - . » 1,80
Cefalotorace. Larghezza . 2 é eel bari!
Segmento genitale, compreso il Sano LI. li-
bero. Lunghezza . P 3 : : 3 ; > dO
Segmento genitale. Larghezza ; is ; È » 0,90
Addome senza le lamine caudali. i i : » 0,75
‘Addome colle lamine caudali. Lunghezza . : i > L00866
Addome. Larghezza . + È ; : : 3 3 » 0,40 »
Lamine caudali. Lunghezza . pet : ; ; >i, NOR
Habitat. — Coste della Mauritania (Atlantico): esemplari presi
sopra un Mugil e sopra un Eugaleus canis. Mediterraneo, Genova:
2 giovani femmine raccolte sopra un Mugil cephalus, (8-XI-89);
(1) Il maschio conserva gli arti natatori del 4° paio, sebbene alquanto rudimen-
tali, mentre la femmina li ha perduti. Di qui si vede come il parassitismo agisca
più sul sesso femminile che non sul maschio, causando nel primo regressioni più
spiccate.
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 201
una femmina raccolta sull’opercolo di un Mugil, (24-XII12);
due maschi e un Chalimus trovati sulle branchie di un Mugil,
(24-X-19); un’ altra femmina, adulta, rinvenuta nella cavità bran-
chiale di un Mugil, (21-IV-33).
SPECIE DEL MEDITERRANEO DUBBIE O INSUFFICIENTEMENTE DESCRITTE
Caligus trachypteri Kròyer 9
Caligus trachypterz Kroyer, 1863, (23), pag. 57, pl. Ill, fig. 1.
» » Bassett Smith, 1899, (5), pag. 449.
» » Carus, 1885, (17), pag. 358.
» » Brian, 1905, (9), pag. 36, tav. 3.
» » Brian, 1906, (10), pag. 37.
Il Caligus trachypteri è molto affine al Caligus rapax e
forse è da ritenersi sinonimo di questa specie. Esso fu mandato
dal Museo di Vienna, dove era elencato col nome datogli dal
Kollar, di Caligus trachypteri Kollar, al Kréyer che lo
descrisse. Questo autore gli attribuisce la lunghezza di linee
fe Gane 3.77).
Habitat. — Ospitatore di questa specie è un Trachypterus sp.
catturato presso i lidi della Sicilia (Mus. Caes. Vindob., Kroyer),
Ho riferito in un mio precedente lavoro, a questa specie,
alcuni esemplari di Caligus, che ho trovato nel materiale di
Copepodi raccolti da O. G. Costa a Napoli nella prima metà del
secolo XIX, e che si conservano nell’ Istituto zoologico della
R. Università napoletana. Questi esemplari che erano alquanto
alterati nella forma per la lunga giacenza nell’ alcool non avevano
indicazione d’ ospite, soltanto risultavano determinati dal Costa
per Notodelphys (?). Avendo di nuovo riletto la descrizione che
ne avevo dato e riesaminati i disegni mi è sorto il dubbio che
essi possano riferirsi al Caligus rapax. La femmina adulta
presentava una lunghezza di min. 4,20 comprese le setole caudali,
e mm. 3,46 senza queste ultime. Un altro individuo 9 giovane
aveva 3,90 mm. di lunghezza comprese le setole caudali. Forse
l'esemplare descritto dal Kròyer era una forma giovanile.
202 A. BRIAN
Caligus coryphaenae Steenstrup et Liitken 9, T
Caligus coryphaenae Steenstrup et Liitken, 1861, (39), pag. 360, pl. IV,
Der
» bengoensis Scott Th., 1895, (35), pag. 130, pl. XIV, fig. 19.
» thynni (?) Dana, 1852, (18).
» scutatus ? M. Edwards, 1840, (25), pag. 453.
coryphaenae Richiardi, 1880, (31), pag. 148.
» Valle, 1880, (41), pag. 58.
» > Carus, 1885, (17), pag. 358.
» » Bassett Smith, 1899, (5), pag. 451. n
» » Brian, 1906, (10), pag. 44.
E un Caligus registrato da Steenstrup e Lutken per l’Atlan-
tico settentrionale. In seguito fu citato per i lidi d’ Italia dal
Fig. XIX. — Caligus coryphaenae St. Luùtk.
dl of secondo Steenstrup e Liitken (4861); 2, Q secondo Steenstrup e Lutken; 9, Ad-
dome e tubi oviferi di una Q parassita di Coriphaena hippurus (Portoferraio).
CALIGUS DEL MEDITERRANEO i 203
Richiardi come parassita sulla mucosa della cavità branchiale
della Coryphaena hippurus Linn.; e per l'Adriatico da Valle
come alquanto raro sulle branchie della Coryphaena pelagica Lac.
Anch'io avevo indicato per Portoferraio questa specie valen-
domi di esemplari inviatimi dal Prof. Damiani che li aveva
Fig. XX. — Caligus coryphaenae St. Lutk (1).
3, Parte dello scudo cefalotoracico di una Q parassita di Coryphaenae hippurus,
Portoferraio 19-IX-1902; 4, Dettaglio delle appendici cefaliche dello stesso individuo
come sopra, per mostrare l’ antenna II e i palpi (mx’’) e Vhamulus (mx’); 5, Fur-
cula sternalis di un esemplare Q (Portoferraio); 6, Idem; 7, Piede natatorio del
4.° paio della Q (estremita distale) (Portoferraio); 8, Piede natatorio del 4.° paio
della Q (Portoferraio). :
trovati aderenti alle branchie di una Coryphaena hippurus Linn.,
ma questi esemplari sono assai sciupati, e il nuovo esame che
(1) Le figure 3, 4, 6, 7, 8 riguardano uno degli esemplari di Portoferraio, che
aveva soltanto integro il cefalotorace e che era mutilato della parte posteriore
del corpo.
204 i A. BRIAN
ne ho fatto non mi permise di trovare una corrispondenza esatta
fra la forma tipica e i miei campioni, talché sono alquanto in
dubbio sulla determinazione per quanto io ritenga che la specie
viva anche nel nostro mare, e ciò sopratutto sulla fede degli
autori italiani che così la determinarono. Attendo tuttavia I occa-
sione di avere a mia disposizione altri esemplari meglio conservati
e di studiarli prima di confermarne la presenza nel Mediterraneo.
Caligus productus Dana 9Q
Caligus productus Dana, 1852, (18), pl. XC, fig. 4.
» » ? Kroyer, 1863, (23), pag. 64, pl. Ill, fig. 4.
» » Steenstrup et Litken, 1861, (39), pag. 357, pl. Ill, fig. 6
non gia Miiller.
» » Brian, 1898, (6), pag. 208.
» » Bassett Smith, 1899, (5), pag. 452.
» » Wilson, 1905, (44), pag. 597, pl. XVI.
» » Brian, 1906, (10), pag. 42.
Un unico esemplare Q in cattivo stato di conservazione, è
stato rinvenuto a Genova sulla Chrysophrys aurata L. Ma la
determinazione è dubbia.
| Caligus alalongae Kròyer d
Caligus Alalongae Kroyer, 1863, (23), pag. 55, pl. IV, fig. 6.
» » Gerstaecker (?).
» » Carus, 1885, (17), pag. 358.
» » Bassett Smith, 1899, (5), pag. 449.
Kroyer descrisse soltanto il maschio di questa specie da lui
notata per l'Atlantico e di poi citata anche pel Mediterraneo da
Gerstaecker e da Carus, sulle branchie di Thynnus alalonga
Cuv. e Val. Specie insufficientemente descritta.
Caligus Rissoanus M. Edwards Q
Caligus Rissoanus Edwards M., 1840 (25), pag. 452.
> » Carus, 1885, (17), pag. 357.
Questo copepodo fu trovato su di un pesce indeterminato a
Nizza (Mus. Paris. H. Milne Edwards). .Insufficientemente descritto
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 205
Caligus pharaonis Nordmann
è
Caligus Pharaonis Nordmann, 1832, (27), pag. 28.
» » Edwards M., 1840, (25), pag. 453.
> » Gerstaecker (?).
» > Carus, 1885, (17), pag. 357.
Fu trovato dapprima nel Mare Rosso sull’ opercolo di un
Chaetodon e fu indicato di poi nel Mediterraneo da Gerstàcker
e da Carus. Specie insufficientemente descritta.
(2) Calig-us Lessonianus Risso gd e Q
Caligus Lessonianus Risso, 1826, (32), pag. 134.
» » Carus, 1885, (17), pag. 359.
LS
E specie insufficientemente descritta, trovata da Risso a Nizza
sullo squalo Notidanus griseus Cuv.
SPECIE NON DESCRITTE (in litteris).
Caligus trachini Richiardi
Caligus trachini Richiardi, 1880, (31), pag. 148.
» » Carus, 1885, (17), pag. 359.
Sulla mucosa della cavità branchiale di 7rachinus draco Linn.
Mediterraneo (Museo Zool. dell’ Università di Pisa).
A Caligus trachuri Richiardi
Caligus trachuri Richiardi, 1880, (31), pag. 148,
» » Carus, 1885, (17), pag. 359.
Sulla mucosa della cavità branchiale di Trachurus trachurus
Casteln. Mediterraneo (Museo Zool. dell’ Università di Pisa).
3 PARO SA
ga
= 9 ee
206 | A. BRIAN 4
Caligus serrani Richiardi
Caligus serrani Richiardi, 1880, (31), pag. 148.
» » Carus, 1885, (17), pag. 359.
Sulla superficie della pelle di Serranus gigas Brinn. Medi-
terraneo (Museo Zool. dell’ Università di Pisa).
Caligus lepidopi Richiardi
Caligus lepidopi Richiardi, 1880, (31), pag. 148.
» » Carus, 1885, (17), pag. 359.
Sulla superficie della pelle di ZLepidopus caudatus Euphr.
Mediterraneo (Museo Zool. dell’ Università di Pisa).
Caligus Petersi Richiardi
Caligus Petersii Richiardi, 1880, (31), pag. 148.
» » Carus, 1885, (17), pag. 359.
Sulla mucosa delle arcate branchiali di Carcharodon Ron-
deletiù M. H. (Carcharias lamia Risso). Mediterraneo (Museo
Zool. dell’ Università di Pisa).
ELENCO ALFABETICO
DEI PESCI D'ITALIA CHE FURONO TROVATI AFFETTI DA CALIGUS
Box salpa Linn. — Caligus ligusticus Brian.
Carcharodon Rondeletii M: H. — Caligus Petersii Rich. (in litt.).
Chrysophrys aurata Linn. — Caligus productus Dana.
Clupea finta Cuv. (Alosa vulgaris Val.). — Caligus minimus
Otto,
Coryphaena hippurus Linn. — Caligus coryphaenae St. &
Lutken.
Coryphaena pelagica Lac. — Caligus coryphaenae St. & Lutken.
CALIGUS DEL MEDITERRANEO 207
Dentex gibbosus Rafn. — Caligus vexator Heller.
Dentex vulgaris Cuv. & Val. — Caligus vexator Heller.
Diplodus sargus Linn. — Caligus Dieuzeidei Brian.
Labrax lupus Cuv. — Caligus minimus Otto.
Lepidopus caudatus Euphr. — Caligus lepidopi Rich. (in litt.).
Lichia amia Linn. — Caligus lichiae Brian.
Mugil cephalus Cuv. — Caligus minimus var. mugilis Brian.
Notidanus griseus Cuv. — Caligus Lessonianus Risso.
Orthagoriscus mola Linn. — Caligus rapax M. Edw.
Pagellus acarne Cuv. — Caligus diaphanus Nordm.
Pagellus bogaraveo Brinn. — Caligus ligusticus Brian.
Pagellus centrodontus Delar. — Caligus minimus Otto.
Pagellus erythrinus Cuv. — Caligus diaphanus Nordm.
Pagellus mormyrus Cuv. — Caligus diaphanus Nordm. - Caligus
ligusticus Brian.
Pagrus vulgaris Cuv. & Val. — Caligus vexator Heller.
Pelamys sarda Bl. — Caligus pelamydis Kréy. - Caligus bonito
Wilson.
Platessa passer Bp. — Caligus diaphanus Nordm.
Sargus Rondeletiî Cuv. & Val. — Caligus ligusticus Brian.
Scomber scomber Linn. — Caligus pelamydis Kròy. (C. scombri
B. Sm.).
Serranus gigas Brùnn. — Caligus serrani Rich. (in litt.).
Syngnathus phlegon Risso. — Caligus rapax M. Edw.
Thynnus alalonga Cuv. & Val. — Caligus alalongae Kròy.
Trachinus draco Linn. — Caligus trachini Rich. (in litt.).
Trachurus trachurus Casteln. — Caligus trachuri Rich. (in litt.). _
Trachypterus sp. — Caligus trachypteri Kròy.
Trigla aspera Viv. — Caligus diaphanus Nordm.
Trigla corax Bp. — Caligus diaphanus Nordm.
Trigla cuculus Linn — Caligus diaphanus Nordm.
Trigla lineata Linn. — Caligus diaphanus Nordm.
Trigla lyra Linn. — Caligus diaphanus Nordm.
Trigla milvus Lac. — Caligus diaphanus Nordm.
Umbrina cirrhosa Linn. — Caligus affinis Heller. - Caligus
minimus Otto.
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208° A. BRIAN ] ree
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25 pls., 50 fig.
NEUE CALANDRIDEN AUS DEM MUSEO CIVICO
DI STORIA NATURALE, GENOVA (Col. Curcul. )
Von KLAUS GUNTHER, Dresden
Mit 4 Abbildungen
Eine mir durch die Liebenswùrdigkeit des Directors und des
entomologischen Custoden des Museo Civico di Storia Naturale in
Genua, der Herren Dres. Prof. de Beaux und Capra, zugegangene
Calandridensendung enthielt einige neue Arten, die nachstehend
bekannt gemacht werden sollen; daneben wird ein auffallender
Angehòriger des Genus Otidognathus besprochen, der hier zu
einer schon bekannten Art gestellt wird.
Sphenocorynus mentaweiensis n. sp. Abb. 1.
Abb. 4. - Sphenocorynus
mentawetensis n. Sp.; ©. X3.
SL. Steht dem auf Sumatra und der
Insel Nias beheimateten Sphenocorynus
scutellatus Faust nahe, ist aber etwas
kleiner und vor allem von ihm durch
dichteres Toment auf Elytren und Halsschild
und auftallend gréssere Apicalflecken der
Elytren unterschieden. Toment ganz ùber-
wiegend hellgrau, sonstige Kérperfarbe
schwarz. Kopf und Rostrum oben bis zu
dessen Mitte dicht tomentiert, mit im
Toment deutlich sichtbaren Puncturen; zwi-
schen den Antennenwurzeln und den Augen
je eine tiefe Impression, beide sind durch
eine flache Furche verbunden. Rostrum in
der distalen Halfte glinzend pechbraun.
Antennen schwarz, Schaft oben tomentiert,
Geisselglieder 3-6 quer, Keule oblong, ihr
tomentierter Teil so lang wie der chiti-
NEUE CALANDRIDEN 213
nisierte. Halsschild dicht tomentiert mit deutlich sichtbaren, sehr
verstreuten Puncturen. Vom Vorderrand des Halsschildes ausgehend
uber ?/, von dessen Linge ein schwarzer vom Toment freier Strei-
‘fen, der nach den Seiten unregelmissig begrenzt ist. Scutellum
elanzend schwarz, ohne Toment.
Elytren dicht und zusammenhingend tomentiert, mit kleinen
Schulter-und sehr grossen Apicalflecken, die von Toment frei und
schwarz sind. Pygidium tomentiert und punctiert, mit undeutlich
begrenztem von Toment freien dunklen Mittelstreifen, beim 9 am
Ende schmal abgerundet, beim & am Ende mit einer ganz
kurzen Mittelfurche oben, abgestutzt oder schwach zweihòckerig
am Ende.
Prothorax seitlich glanzend schwarz, auf dem Sternum tomen-
tiert, der ubrige Thorax und Abdomen seitlich dicht tomentiert,
unten glanzend schwarz; Metasternum und 1. Abd.-Sternit unten,
besonders beim ©, sehr grob punctiert. Schenkel oben und unten,
Schienen oben und manchmal auch mehr oder weniger ausge-
dehnt an beiden Seiten dicht tomentiert, sonst schwarz glanzend;
die ersten 3 Tarsenglieder oberseits tomentiert. Long. rostr. excl.
14,5 mm., lat. 4,5 mm. .
2 O Q, Museo Civico, Genua; 1 oo’, 1 9, Mus. f. Tierkde., Dre-
sden: Mentawei-Inseln, Si Oban, E. Modigliani leg. [V- VIII-1894.
Man kann diese Art vielleicht auch als Localrasse zu Sphe-
nocorynus scutellatus Faust auffassen.
Cercidocerus flavopunctulatus n. sp. Abb. 2.
©. Grundfarbe der allseitig dichten Tomentierung aut Hals-
schild und Elytren schwarz, doch sind die zerstreuten deutlichen
Puncturen mit gelben ziemlich grossen und sehr auffalligen
Flecken markiert, die unregelmassig uber Halsschild und Elytren
verteilt sind, aber einander nirgend beruhren. Auf der Unterseite
stehen entsprechend den dichteren Puncturen die hier helleren
Flecke dichter beisammen und fliessen mitten auf der Unterseite
vollends zu durchgingig weisser Farbung in einander.
Russel san{t gebogen, seitlich comprimiert, oben schwach
gefurcht und in seiner Basalhalfte tomentiert. Schaft der Antennen
kurzer als die Geissel, deren Glieder ausser dem ersten quer sind;
Bg nt SR SIE LIA
Yih K. GUENTHER
Keule (beim 9) trapezoidal, so breit wie lang. Hinterrand des
Halsschildes mit schmaler dunkelgelber Furche, Halsschild im
ibrigen ohne Kiele und eingedrickte Stellen.
Scutellum drei Mal so lang wie breit. Pygi- ~
dium sehr grob punctiert, gelblich tomentiert,
Seitenrander und stumpfer Mittelkiel be-
sonders gelb markkiert.
Weisse Lingsstreifen seitlich am Prono-
tum, die sich nach hinten weiterauf die
Mesepimera und Metepisterna ziehen, Pro-
sternum, Seiten des Metasternums und
Abdomens noch mit grauer Grundfarbe und
grossen weisslichgelben Hòfen um die Punc-
turen; Unterseite mitten sowie die Huften
Abb. 2.- Cercidocerus favo grob punetiert und ebenso wie die Beine
punctulatus n. sp.,9 von oinzlich weisslich oder gelblich tomentiert,
Sumastra, X 3 È a - .
jedoch auf dem 2. Abd.-Sternit unten ein
grosser schwarz glanzender Fleck. Schienen mit 6 Langsreihen
dicht stehender feiner Borsten. Long. rostr. excl. 15,5 mm., lat.
5,7 mm.
1 9, Museo Civico, Genua, 1 9, Mus. f. Tierkde., Dresden:
Sumatra, Pangherang - Pisang, X. 1890, ILI. 1891, Modigliani leg.
Unzweifelhaft zur selben Art gehòrig, aber subspecifisch viel-
leicht unterschieden, liegen mir aus dem Dresdener Museum 1 gf
1 9 von «Borneo» vor; diese Exemplare sind kleiner (long.
11,5 mm.) und entbehren des weissen Streifens an den Seiten des
Thorax. Auch sie haben den auffalligen grossen schwazglanzenden
Fleck in der Mitte des 2. Abd.-Sternites. Keule des © fùnt Mal
so breit wie lang.
Die Art ist durch die auffallige Farbung von allen anderen
bisher beim Genus Cercidocerus Schénh. beschriebenen sehr
deutlich geschieden, sie gehòrt vielleicht in die Verwandtschaft des
C. nervosus Pascoe.
Eugithopus nesaeus n. sp. Abb, 3.
Q. Aehnlich dem ZEugithopus vittatus Boh. (= lugubris
Faust). Ganzlich und allseitig pruinos, Grundfarbe schwarz.
Rostrum leicht gebogen, in der basalen Halfte reihenweise
NEUE CALANDRIDEN 915
punctiert, in der distalen glànzend, zwischen den Antennenwurzeln
verdickt. Antennen bis auf die distalen zwei Dritteile des chiti-
nisierten Keulenteiles pruinos, Schaft so lang wie die Geissel
ausser der Keule; Geisselglied 3-6 quer. Keule schief kegelférmig,
langer als breit; distaler tomentierter Teil
sehr kurz. Halsschild dicht und grob pune-
tiert, mit der Andeutung eines uùberaus
feinen Mittelkieles in der vorderen Hilfte,
mit je einem halbseitlichen weissen Streifen
uber fast seine ganze Lange, die nach
-hinten an Breite zunehmen und divergieren.
Elytren deutlich convex, nach hinten nur
allmaàhlich verjungt, Streifen simtlich deut-
lich; Spatien zerstreut, mitunter in Reihen,
punctiert. Im ersten Dritteil ihrer Linge,
zwischen dem 2. und 5. Streifen, ein lang
rechteckiger weisser Fleck auf jeder Elytre,
in der distalen Halfte ein weiterer langges-
BDL pe oops ne treckter ~Wleck. von gleicher’ Farbe, der
saeus n. sp., QO, X 3. ; ; :
zwischen dem 2., mitunter 1., und 5. Strei-
fen breit beginnend sich sogleich nach hinten verjungt und-
dann nur noch zwischen dem 3. und 4. Streifen verlauft; er
erstreckt sich fast oder ganz bis zum Hinter rande. Keine weiteren
Streifen auf den Elytren. Pygidium schwarz, in der apicalen Halfte
sehr grob punctiert. Prosternum zusammenbingend weisslich,
ubriger Thorax und Abdomen ganzlich schwarz, sehr grob und
dicht punctiert. Beine weisslich pruinos, Schienen mit 6 Reihen
dicht stehender kurzer Borsten. Long. excl. rostr. 16 mm., lat. 6,2 mm.
1 9, Mentawei Inseln: Si Oban, E. Modigliani leg. IV-VIII,
1894, Museo Civico; Genua.
Von Hug. vittatus Boh. verschieden durch die 2 statt 4
Langsstreifen auf dem Halsschilde und die dhnlich verringerte
Elytrenzeichnung : von den 4 bei Hug. vittatus auf den Elytren
vorhandenen Streifen zeigt Hug. nesaeus nur die beiden ùberdies
unterbrochenen Mittelstreifen, seitliche Streifen fehlen vdllig. Ein
weiterer bei Hug. vittatws iber Pro-, Meso- und Metapleuron
fuhrender weisser Streifen fehlt der neuen Art volkommen; den-
noch wird man sie auch statt als neue Art als Mentawei-Rasse
des Hugithopus vittatus Boh. auffassen kéònnen.
216 K. GUENTHER
Barystethus aberrans n. sp Abb. 4.
9. Kleiner als die bekannten Arten der Gattung, von ihnen
allen durch die Bildung der Antennen und des Russels verschieden
Koérperoherflache pruinos oder tomentiert, tief dunkelrot und
schwarz, Russel und Kopf rot, Russel unmittelbar hinter seiner
Basis scharfwinklig abwarts und zurùck gebogen, nach dieser
Abknickung fast gerade, im Ganzen bedeutend langer als das
Pronotum. Antennen dunkelrot bis pechbraun, Schaft so lang wie
-die Geissel. 2. Geisselglied zwei Mal so lang wie das 1. und drei
Mal so lang wie das 3. Geisselglied, 3.-6. nicht quer. Keule
trapezoidal, bedeutend breiter als lang, ihr chitinisierter Teil drei
bis vier Mal so lang wie der tomentierte Teil. Halsschild rot,
nur Kragen und Hinterrand des Scutellarlappens schwarz. Elytren
gewolbt, nach hinten nur massig verjungt. Streifen deutlich, 1.
und 2. an der Basis sehr stark genàhert. Auf jeder Elytre hinter
der Mitte, aussen seitlich vom 5. Streifen, eine ziemlich breite
schrag nach vorn zum Seitenrand sich ziehende eingedruckte Stelle.
Farbe der Elytren an der Basis schwarz, danach, deutlich abgesetzt,
Abb. 4. - Barystethus aberrans
n. sp., QO, X 3: a: Kopf von der Seite.
dunkelrot, Hinterrand ganz schmal
schwarz gesaumt. Pygidium dun-
kelrot, gleichmassig gewolbt, ziem-
lich lang, am Ende abgerundet.
Prosternum dunkelrot, nur zwischen
und seitlich von den Hùften schwarz.
Uebrige Thorakalsterna und die
beiden ersten Abd.-Sternite schwarz,
A. und 5. seitlich breit dunkelrot,
5. Abd.-Sternit fehlt dem einzigen
vorliegenden Exemplare. Huften
schwarz, Beine sonst dunkelrot, an
den Beugeseiten schwach gelb be-
borstet. Long. rostr. excl. 11 mm.,
lat. 5 mm,
1 9, Britisch Neu-Guinea, Purari-
Fluss, L. Loria leg. L 1894, Museo
Civico, Genua.
Von allen anderen Barystethus
Arten, so weit sie bis heute bekannt
NEUE CALANDRIDEN OT
sind, verschieden durch die jahe Abknickung des Rostrums
hinter dessen Basis, durch das ungewohnlich lange 2. Geisselglied
der Antennen und die einander an der Basis sehr stark geniherten
1. und 2. Elytrenstreifen. Diese Eigenschaften rechtfertigten wohl
auch die Aufstellung einer neuen Gattung auf die hier beschrie-
bene Art.
Otidognathus aberrans Faust ?
1 gd, Mentawei Inseln: Sipoera, Sereinu, Modigliani leg.
V. VI. 1894, Museo Civico, Genua.
Das Tier stimmt mit dem im Museum Dresden befindlichen
Typusexemplare des 0. aberrans Fst. in der Grosse, im Habitus,
in der Bildung der Antennen und des Rostrums iiberein. 0. aber-
rans ist durch eine Fuhlerkeule ausgezeichnet, an der der tomen-
tierte Teil vollkommen in dem chitinisierten Teil verborgen und
daher von aus der Seite her nicht sichtbar ist, ausserdem ist
der chitinisierte Teil der Fuhlerkeule rot: genau in gleicher
Weise ist auch bei dem vorliegenden Stick die Fùhlerkeule gebildet
und gefarbt. Im ùbrigen ist dieses oberseits zerstreut auf dem
Halsschilde grob, auf den Elytren feiner punctiert, uberwiegend
rotbraun, mit breitem spindelférmigen schwarzen Mittelstreifen
uber das Halsschild, schwarzen Posthumeraltlecken auf den Elytren
und schwarz gefarbter Sutur in deren distaler Halfte. Das Pygi-
dium ist gekielt, grob und dicht punctiert, mit schwarzem Mit-
telstreifen und dicht vor dem Ende schwach aufgebogenen Sei-
tenkanten, wie bei 0. aberrans, und wie bei diesem ist die
Unterseite des vorliegenden Stuckes, besonders am Thorax, ùber-
wiegend rotbraun; nur das 3. und 4. Abd.-Sternit sind ganz
schwarz, das 5. ganz rot.
O. aberrans ist oben nicht so stark glinzend, sondern mehr
wachsern, ferner viel dunkler, auf dem Halsschilde ganz schwarz
oder mit so breitem schwarzen Mittelstreifen, dass die rotbraune
Grundfarbe nur an den Seiten ganz schmal erhalten bleibt; auch
die Elytren sind bei der Faustschen Art viel dunkler, mit grossen
schwarzen an der Naht zusammen stossenden Mediantflecken,
dahinter werden die Elytren fast pechbraun. Die Elytren sind
bei 0. aberrans zwar auch, besonders auf dem Suturalspatium,
robuster. Ob demnach dieses Exemplar mit Recht zu 0. cate i
rans Fst. gestellt wurde oder aber vielleicht doch einer neuen |
Art angehòrt, kann wohl erst nach dem Studium von mehr als a
einem Exemplar gesagt werden. é È
Ausser von Java sind bisher zum Genus Otidognathus ma
gehérige Arten von den grossen Sunda-Inselm nicht bekannt —
geworden.
I
le
DotT. ENRICO TORTONESE
Istituto e Museo di Zoologia della R. Università di Torino
Direttore: Prof. A. Arcangeli
CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEGLI ECHINODERMI MEDITERRANEI
Lo studio degli Echinodermi mediterranei posseduti dal Museo
Civico di Storia Naturale di Genova, che la cortesia della Direzione
mi ha permesso di effettuare, apporta un nuovo contributo alle
nostre conoscenze sull’echinofauna del Mediterraneo e nello stesso
tempo consente di ampliare i dati sinora acquisiti intorno alla
distribuzione di questi invertebrati nei mari italiani, dati che a dire
il vero non sono nè abbondanti, nè sempre esatti.
Una buona parte degli Echinodermi illustrati in queste pagine
proviene dal golfo di Genova, ma sono pur rappresentate nella
raccolta numerose altre località mediterranee, come 1’ Arcipelago
Toscano, la Sardegna, la Tunisia, le isole Baleari, Malta, la Dal-
mazia, ecc. Una certa quantità di materiale fu procurata al Museo
dalle crociere del « Violante » e del « Corsaro», i due cutters
del capitano genovese Enrico D’ ALBERTIS, che percorrendo a più
riprese diverse. zone del Mediterraneo riportarono collezioni di
cospicuo interesse scientifico, alcune delle quali negli anni passati
furono oggetto di memorie pubblicate in questi Annali. Il primo
dei due piccoli legni a vela che ho ricordato, fra il 1875 ed il
1880 solcò il mare da Genova a Tripoli e dalle Baleari a Costan-
tinopoli, mentre il secondo, più grande e meglio attrezzato, si
spinse fino a Madera e alle Canarie. Nel percorrere il Mediterraneo,
non soltanto si raccolsero esemplari delle specie littorali, ma con
ripetuti dragaggi si ottennero pure diversi Echinodermi propri di
acque più o meno profonde. Non sono meno degne di considera-
zione le serie di questi animali donate da persone varie, come
quelle che dalle riviere liguri recarono i signori Lorenzo Montale,
Giacomo Mantero, ecc.
È mante Mag, ENI EL NT ROIO ME Re, I
220 E. TORTONESE
Se si prescinde dalle opere a carattere generale degli AA.
più antichi (Lamarck, BLarnviLLE, ecc.), i primi scritti relativi agli
Echinodermi mediterranei sono quelli di Srerano DeLLe Chiase e
di F. L. Naccari (v. Bibliografia).
Prima del 1850, oltre alla celebre « Histoire Naturelle, etc. »
del Risso (1826) e ai lavori di Dusarpin, Paitippr e L. Agassiz,
comparvero le importanti pubblicazioni dell'inglese Eowarp Forses
sugli Echinodermi del Mediterraneo orientale (1842-49). Il GruBE
si occupò, insieme con altri animali dell'Adriatico, anche di quelli
che ora ci interessano. Una serie di opere posteriori al 1850
ampliò notevolmente il quadro delle conoscenze, tanto che ai giorni
nostri possiamo ritenere l’echinofauna mediterranea assai ben nota,
almeno dal lato descrittivo. Fra gli AA. italiani devono ricordarsi
A. Arapas e G. Caeccnia-Rispoi, che illustrarono specie siciliane,
F. Gasco ed A. Russo, che ne descrissero alcune del golfo di
Napoli, C. BarroLini-BaLbeLLI e G. Steranint, dai quali fu studiato
il materiale raccolto dalla R. N. « Washington » durante le sue
crociere mediterranee (1881-83).
I lavori fondamentali si devono però a scienziati stranieri: la
Stazione Zoologica di Napoli pubblicò le monografie, splendida-
mente illustrate, del Lupwie (1879-1897) e del Mortensen (1913).
MarenzeLLER ed HeLLeR compirono ricerche sulla fauna adriatica,
KoeuLer su quella delle coste francesi, e più recentemente GaLLo
e Rivera si occuparono di Echinodermi della Spagna.
Nell’unito elenco bibliografico sono enumerati scritti di varia
estensione, riguardanti questo o quel gruppo echinologico. Ben
noto a tutti coloro che studiano animali marini è il « Prodromus
Faunae Mediterraneae » del Carus (1884); nel primo volume sono
brevemente descritti tutti gli Echinodermi segnalati dai precedenti
AA., ma la classificazione e la nomenclatura appaiono oggi troppo
antiquate perchè quest'opera costituisca un mezzo bibliografico di
grande importanza. Descrizioni precise e numerose figure si trovano
invece nei due libri del KoenLer sugli Echinodermi francesi (1921)
ed europei (1924-27). Avvertirò infine che, considerandosi come
mediterranea anche l’echinofauna della parte di oceano Atlantico
più vicina allo stretto di Gibilterra, è necessario tener presente
quanto fu scritto intorno ad essa dal Barros (1888), dal
Mortensen (1925) e dal Nopre (1931).
ECHINODERMI MEDITERRANEI 2921
*
2 3
Prima di enumerare le specie da me studiate, desidero esporre
qualche breve considerazione zoogeografica sugli Echinodermi medi-
terranei, tanto più che essendo questi abbastanza noti dal punto di
vista morfologico, le ricerche e le notizie sulla loro distribuzione
hanno attualmente per lo studioso una particolare importanza.
Il Mediterraneo fa parte, sotto l'aspetto faunistico, della regione
atlantica tropicale, che secondo i paralleli si estende dal Mar Nero
al Mar Caraibico e golfo del Messico, ed è limitata a nord da una
linea che congiunge il capo Finisterre (Spagna) col capo Hatteras
(Stati Uniti), mentre il confine sud va dal capo Frio (Benguella)
al Rio de la Plata, comprendendo le isole di S. Elena ed Ascen-
sione. Gli Echinodermi viventi in tutti questi mari si possono
distinguere in tre gruppi a diversa fisonomia, per i quali ven-
nero stabilite una sottoregione mediterranea, una africana occi-
dentale ed una americana orientale: è ovvio che, come non vi
sono netti confini tra una regione zoogeografica e quelle vicine,
tanto meno essi esistono fra le varie sottoregioni, tant'è vero che
nella fauna mediterranea riscontriamo elementi comuni con l’Atlan-
tico boreale, con |’ Africa occidentale o addirittura con i mari ame-
ricani. Tutti gli AA. convengono nell’includere nella sottoregione
mediterranea anche le coste portoghesi, le isole Azzorre, Madera
e Canarie, nonchè il primo tratto delle coste africane, fino all’in-
circa al Capo Bojador. L’ echinofauna assume infatti un carattere
decisamente tropicale soltanto in prossimità del Capo Verde, dove
sì trovano i generi Linckia, Oreaster, Diadema, Echinothria,
ecc, tipici abitatori dei mari caldi; il Diadema antillarum (Puit.)
esiste però anche alle Canarie. Alla fauna tropicale si ricolle-
gano parecchi Echinodermi dei nostri mari: Ofiodermatidi, Cidaridi
e Diadematidi, per citare qualche esempio, sono famiglie proprie
essenzialmente di regioni calde. I Cidaridi, che non annoverano
se non pochissime specie - fra cui due mediterranee - nell’ echi-
nofauna europea odierna, e che sembrano avere il loro centro di
diffusione nei mari della Malesia che ne sono oggi i più ricchi,
abbondano come fossili nei terreni mesozoici, sopratutto giuresi,
dell'Europa (*). Secondo A. H. CLARK, il piccolo gruppo di Crinoidi
(4) v. MORTENSEN. The Geographical Distribution of Cidarids. Arch. Zool. Ital.
Napoli, XV, 1930, p. 305 - 312.
NRE gat (SRI, NIE MERE A TN e
Vidi Pa ae | È. A
229 E. TORTONESE
oggi viventi presso le coste di questo continente è il residuo di
una ricca serie di forme immigrate dalle Indie orientali durante
Vera secondaria, passando a nord dell'India attuale. Tuttavia, la
fauna mediterranea, per quanto riguarda gli Echinodermi, è oggi
del tutto indipendente da quella indo-pacifica, poichè la sola Ho-
lothuria impatiens è comune al Mediterraneo e al mar Rosso;
il taglio dell’istmo di Suez non ha prodotto alcuno scambio di
specie eritree e mediterranee. L'immigrazione dell’ Heterocentrotus
mammillatus dal mar Rosso, segnalata da Gaurmer e Lupwie, è
molto dubbia.
Il Mediterraneo, con la sua salsedine relativamente alta (38 °/,,),
favorisce la vita degli Echinodermi, che sono invece scarsissimi
nel mar Nero, per la bassa concentrazione salina (15-18 °/,,) delle
sue acque. Prescindendo dal mar Nero, si sogliono considerare il
bacino orientale, quello occidentale — delimitati dalla zona di
bassifondi compresa fra la Sicilia e la Tunisia — e l’Adriatico. Per
ciascuna di queste zone si conosce almeno una specie di echino-
derma non ancora rinvenuta altrove: ricorderò la Cryptopelta
brevispina del golfo di Napoli, l’Ophiura Grubei dell'Adriatico
e la Pectinura vestita delle coste della Licia (Asia minore). Ciò
dimostra da un lato il carattere peculiare della fauna mediterra-
nea, la quale annovera alcune forme che oggi se ne ritengono
esclusive, dall'altro l'interesse che offre tuttora lo studio degli
Echinodermi di questo mare; sopratutto il materiale proveniente
dal bacino orientale, che è senza dubbio il meno noto, riserva
allo studioso probabilità di importanti reperti.
Un'analisi dettagliata dell’echinofauna mediterranea, tenendo
presenti le cento e più specie che ne fanno parte, non sarebbe
per il momento opportuna; mi limiterò invece a considerare le
forme annoverate nelle pagine seguenti, raggruppandole secondo
criterì zoogeografici.
Sono esclusivi del Mediterraneo :
Astropecten spinulosus Ophiothrix quinquemaculata
Astropecten Jonstoni Antedon mediterranea
Astrospartus mediterraneus Leptometra phalangium
Le due prime specie furono segnalate soltanto nel bacino oc-
cidentale e nell'Adriatico (!), ma devono trovarsi anche nel Jonio;
(1) Il Museo di Berlino possiede un A. Jonstoni di Cipro.
ECHINODERMI MEDITERRANEI 293
le altre, eccettuata l’Antedon, non vivono che a qualche decina
di metri di profondità. E notevole il fatto che tutti i Crinoidi
mediterranei sono endemici, poiché oltre alle due specie sopra ci-
tate, che sono le piu diffuse, l’Antedon maroccana CLark e VA.
mediterranea adriatica CLark sono state trovate rispettivamente
in Algeria, Tunisia, Sicilia, Sardegna e Corsica, e nell’ Adriatico.
Anche se l'A. maroccana si ritiene quale semplice varietà
dell’atlantica A. bifida (Pexx.), come si mostra incline a credere
il Koeuter (Ech. Europe, II, 1927, p. 125), ci troviamo pur sempre
di fronte ad una forma propria delle acque mediterranee.
Un secondo gruppo comprende Echinodermi viventi solo nella
sottoregione mediterranea, ossia anche in una piccola parte del-
l'Atlantico:
Astropecten aurantiacus Centrostephanus longispinus
Astropecten bispinosus Echinus melo
Ophiomyxa pentagona
Di questi, lA. bispinosus ed il C. longispinus non furono
ancora segnalati nel bacino orientale. Il « Violante » raccolse
però alle isole Cicladi un esemplare di A. bispinosus platyacan-
thus (Puit.), il che induce a pensare che questo asteroide abbia
in realtà un’area di diffusione estesa fino al mar di Levante.
Tutte le altre specie — ad eccezione dell’ Holothuria impa-
tiens che rappresenta l’unico elemento non atlantico, ma indo-
pacifico — sconfinano nell’ Atlantico a nord o a sud, stabilendo
quindi una connessione con la fauna boreale, con quella dell’Africa
occidentale (Coscinasterias tenuispina, Ophidiaster ophidia-
nus, Arbacia lixula, Psammechinus microtuberculatus) 0
con ambedue (Marthasterias glacialis, Echinaster seposilus,
Amphipholis squamata, Ophiothria fragilis, Ophioderma
longicauda, Cidaris cidaris): ho incluso in quest’ultimo gruppo
le specie che dalle isole del Capo Verde giungono, a nord, almeno
fino al golfo di Guascogna. Quanto agli Echinodermi mediterranei
che non oltrepassano il tropico, ma sono diffusi soltanto nelle re-
gioni settentrionali, possiamo distinguere due serie. La prima com-
prende specie il cui habitat termina alla Bretagna, e cioè:
Ceramaster placenta Holothuria tubulosa
Sphaerechinus granularis Holothuria Polit
Stichopus regalis
294 E. TORTONESE
La seconda, più ricca, annovera forme che popolano anche
mari più nordici:
Asterina gibbosa Echinus acutus
Anseropoda membranacea Paracentrolus lividus
Luidia ciliaris Brissopsis lyrifera
Astropecten irregularis Spatangus purpureus
Ophiura texturata Cucumaria Planci
Labidoplax digitata
Ricorderò infine come sei delle specie che nella collezione del
Museo Civico rappresentano gli Echinodermi dei nostri mari, ab-
biano una distribuzione particolarmente ampia. Lo Stylocidaris
affinis ed il Brissus brissus vivono anche nel mar delle Antille
e presso la Florida; la Marthasterias glacialis si trova — per
quanto rappresentata da due varietà — nel Sud Africa (Capo di
Buona Speranza, Natal); | Ophriothrix fragilis è diffusa dalla
Norvegia all’Africa meridionale; l’Aimphipholis squamata può
definirsi cosmopolita; la Holothuria impatiens è comune in molti
mari indo-pacifici, dal mar Rosso alle Hawai.
In conclusione, l’echinofauna mediterranea ha una fisonomia
decisamente atlantica e comprende un certo numero di forme ca-
ratteristiche, fra cui alcune sono vere e proprie specie (v. sopra),
altre sono varietà più o meno ben definite (Astropecten irre-
gularis pentacanthus, Echinus acutus mediterraneus).
Come già ho accennato, alcune specie si troverebbero soltanto
nel Mediterreneo occidentale, o anche nell’ Adriatico :
Asterina gibbosa Astropecten Jonstoni
Luidia ciliaris Centrostephanus longispinus
Astropecten bispinosus (1) Psammechinus microtuber-
Astropecten spinulosus culatus
Anzitutto occorre tener presente che alcuni di questi Echino-
dermi, e forse tutti, esistono anche nel mar Jonio; in secondo
luogo, io sono d’opinione che ulteriori ricerche — quali si richie-
derebbero per una migliore conoscenza zoologica del mar di Le-
vante — dimostreranno prima o poi che la loro area di diffusione
(4) Nel Museo di Berlino esistono A. bispinosus ed A. Jonstoni di Cipro (v. DODER-
LEIN, 19417).
ECHINODERMI MEDITERRANEI 9925
è più ampia di quanto le odierne cognizioni ci autorizzano a rite-
nere.
La serie di Echinodermi mediterranei del Museo Civico di Ge-
nova comprende 575 esemplari, appartenenti a 40 specie, così
ripartite: 13 Asteroidi (e una varietà), 7 Ofiuroidi, 12 Echinoidi,
6 Oloturoidi e 2 Crinoidi. Molti di essi sono veramente belli e ben
conservati, il che, aggiunto alle esatte indicazioni di località ac-
compagnate spesso da dati batimetrici, conferisce a questo mate-
riale un particolare valore. «
Esprimo quindi la mia viva riconoscenza ai professori R. Gestro,
O. De Beaux e L. Masi, che me ne hanno permesso e facilitato lo studio.
ASTEROIDEA
Ord. Phanerozonia
Astropecten irregularis pentacanthus (D. CHIAJE)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 39, tav. II f. 5 (A. pentacanthus).
KOEHLER, Echin. « Princesse Alice », 1909, p. 42, tav. XIII f. 5-7, XVI f. 7,
INI EVIIER IDR Ih XOXIDT fei:
DODERLEIN, Aster. Siboga-Exp, 1917, p. 47, 72, 168, f. MN, tav. VII f. 5.
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 196, tav. VII f. 1.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 55, f. 33-35.
139 es. Genova, mercato (15-VI-1922), golfo di Genova (« Vio-
lante », 8-VI-1879; prof. 90 m.), Portofino, Monterosso (L. Mon-
tale, 1927), is. Baleari (« Corsaro », 1888), N-E dell’isola Strigina
[Algeria] (9-IX-1886).
La serie più interessante e più ricca (131 es.) è quella dragata
dal « Violante» nel golfo di Genova; queste asterie hanno dimen-
sioni molto varie, poichè il loro diametro è compreso fra un minimo
di 8 e un massimo di 100 mm. Le piastre-margino-dorsali sono 12
per ogni lato delle braccia negli individui più piccoli, 42 nei più
grandi: dalle osservazioni che ho compiuto risulta |’ unito dia-
gramma illustrante |’ accrescimento numerico di queste piastre in
relazione alla grandezza degli animali. Si nota una dozzina di
marginali quando il diametro è inferiore a 20 mm. una ventina
se quest’ultimo oscilla fra 30 e 50 mm., circa 30 negli esemplari
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Vol, LVII (28 Giugno 1935). 15
IR i pia af
È. ren
ae Me j : : Wy Pi pe RAZR
et 226 E. TORTONESE po wo.
e il cui diametro si aggira sui 60 mm.; un graduale aumento con- (
i duce al numero massimo di 42 (per un diametro di 100 mm.).
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Er Diametro È
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Astropecten irregularis pentacanthus (D. CHIAJE)
grandezza degli individui.
Il Koester (1909), dopo un dettagliato studio dell’A. irregu-
i
:
Diagramma dimostrante lV accrescimento del rapporto R/r in relazione alla i
laris Linck dell'Atlantico in rapporto all’A. servatus Mutt. Trosca.
i
=
=
> i
i
ECHINODERMI MEDITERRANEI 207
ed all’A. pentacanthus (D. Curase), constatò come queste tre
presunte specie non ne costituiscano in realtà che una sola, molto
variabile per l'armatura delle piastre margino-dorsali, che nell’ A.
pentacanthus sono sempre prive di aculei.
Diametro
(tn mm.)
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Numero
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Astropecten irregularis pentacanthus (D. CHIAJE)
Diagramma illustrante ? aumento numerico delle piastre margino-dorsali in
rapporto alle dimensioni degli individui.
Secondo l’A. citato, nei giovani individui di questa varietà
alcune delle piastre suddette possono tuttavia essere munite di un
breve aculeo. Nessuno degli esemplari che ho in esame presenta
una simile particolarità, sebbene il loro grado di sviluppo sia
molto vario: tutte le margino-dorsali sono uniformemente rivestite
di granuli squamiformi, più lunghi e con aspetto di minuti aculei
298 E. TORTONESE
lungo i margini. La maggiore o minore armatura delle piastre mar-
gino-dorsali non è un fatto raro negli Aslropecten, poichè varia-
zioni cospicue si notano anche, ad esempio, nell’A. indicus Dòp.
dell'oceano Indiano e nell’A. articulatus (Say) dell’ America. Il
KornLer (1909) affermò che lA. pentacanthus adulto ha in
generale braccia larghe e che gli individui a braccia strette sono
rari nel Mediterraneo: io dubito della verita di quest’ asserzione
perchè ho visto parecchie asterie di questa specie, come quelle di
Monterosso possedute dal Museo Civico, in cui le braccia sono
assai strette e proporzionatamente piu lunghe che in qualche altro
esemplare.
Com’ è noto, il rapporto R/r è minore nei giovani, maggiore
negli adulti. Nell’A. pentacanthus il suo valore oscilla fra 3 e
5,5. Dall'esame di oltre 140 esemplari di diversa eta ho avuto i
seguenti risultati. Il rapporto R/r equivale a 3 in buona parte
delle asterie a diametro variabile fra 10 e 20 mm., a 4 in quasi
tutte quelle il cui diametro è compreso fra 20 e 50 mm. | grossi
individui esaminati avevano per lo più R/r = 4,5-5; questo
rapporto non raggiunge mai i valori riscontrabili nell’A. béspi-
nosus. Gli esemplari che a pari diametro hanno un diverso valore
di R/r sono assai rari.
Il tipico A. irregularis vive nell’ Atlantico, fra la Norvegia
e le isole del Capo Verde; la var. pentacanthus è molto diffusa
essenzialmente nel Mediterraneo (Provenza, mar Ligure, Napoli,
Sicilia, Adriatico | Trieste, Rovigno, Quarnero, Lissa, canale di
Otranto, ecc.], mar Egeo, Algeria), ma non manca nell'Atlantico.
Presso le coste della Senegambia si trova la subsp. africanus
Kornt., mentre la subsp. pontoporaeus SLap. è propria del Sud
Africa.
Astropecten -Jonstoni (D. CHIAJE)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 50, tav. II f. 3, tav. VI f. 9 (A. squamatus).
DODERLEIN, Aster. Siboga-Exp., 1917, p. 47, 48, 168, tav. III f. 7, tav. XII
f.042-13:
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 194.
TORTONESE, Echin. mar Ligure, 1934, p. 220.
2 es. Forte dei Marmi [Toscana] (E. Tortonese, VIII-1926;
prof. 2-3 m.).
_—
ECHINODERMI MEDITERRANEI 299
Questo piccolo asteroide fu sinora considerato proprio del bacino
occidentale del Mediterraneo (Provenza, Livorno, Napoli, Messina,
Algeria), benchè nel 1917 sia stato ricordato dal DòverLEIN l’esem-
plare di Cipro posseduto dal Museo di Berlino. Posso accertare
che questo Astropecten esiste anche nell'Adriatico, poichè ne ho
esaminati diversi individui provenienti da questo mare; alcuni, fra
cui uno tetramero, non avevano una più precisa indicazione di
località, mentre uno era stato raccolto a Cattolica (Rimini).
Astropecten aurantiacus (L.)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 3, tav. Il f. 1-2.
DOpERLEIN, Aster. Siboga-Exp., 1917, p. 49, 89, 170, tav. II f. 11, tav. VII
f. 7. (A. aranciacus).
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 189, tav. VII f. 8.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 52, f. 29-30, tav. VIII f. 7-9.
4 es. Golfo di Genova (VI-1875), riviera ligure di levante,
fra Sori e Bogliasco (March. Gian Carlo Doria, VII-1920).
Una di queste asterie è di eccezionali dimensioni, misurando
60 cm. di diametro. L'A. aurantiacus è diffuso in tutto il Medi-
terraneo (Provenza, mar Ligure, Napoli, Sicilia, Trieste, Rovigno,
Quarnero, mar di Levante, Algeria) e si trova inoltre presso il
Portogallo, le coste africane di nord-ovest, a Madera, alle Canarie
e alle Azzorre Lungo le coste della Guinea e dell'Angola la forma
tipica è sostituita dalla subsp. Gruveli Kornr., in cui |’ aculeo
adambulacrale distale della serie mediana è più grande di quello
prossimale, invece di essere pressoché uguale ad esso.
Il DòbERLEIN chiamò questa specie A. aranciacus, attenendosi
al termine usato da Linneo (Systema Naturae, 1758, p. 662),
mentre io preferisco conservare il nome specifico che è divenuto
di uso generale, essendo stato adottato da tutti gli AA. a partire
da Tiebemann (1816) e Narpo (1834), e che è etimologicamente
più corretto. L’Asterias aurantiaca descritta dal Meyen (Reise
um die Erde, I, 1834, p. 222) è uno Stichasteride (ord. Forci-
pulata) vivente presso le coste del Perù e del Cile, oggi noto
come Stichaster striatus Mu... Trosca.
230 E. TORTONESE
Astropecten bispinosus (OTTO).
Lupwic, Seest. Mittelm., 1897, p. 16.
DODERLEIN, Aster, Siboga-Exp., 1917, p. 48, 93, 171, tav. VIII f. 8.
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 191.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 53, f. 31-32, tav. VIIl f. 4-6.
9 es. Genova, mercato (15-VI-1922), golfo di Genova (un
esemplare dragato dal « Violante», 8-VI-1879; prof. 90 m.).
Questa stella di mare è comune nel Mediterraneo occidentale
(Provenza, Nizza, Mar Ligure, Sicilia, Algeria) e nell’Adriatico
(Trieste, Rovigno, ecc.), e fu pure raccolta alle Azzorre; nel Museo ~
di Berlino si trovano esemplari di Cipro, la cui determinazione fu
verificata dal DòperLEIN. Nella cavità gastrica di un esemplare di
80 mm. di diametro ho trovato due conchiglie di Turritella, di
cui una lunga 21 mm.
Il rapporto R/r ha valore assai variabile, ed in un Astropecten
del golfo di Genova corrisponde a 8 (R = 64, r = 8,5).
In un lavoro recentissimo (1934, v. Bibl.), comparso durante
il mio studio del materiale del Museo Civico, il prof. P. PARENZAN
ha compiuto una revisione delle specie mediterranee del gen.
Astropecten, fondandosi sull’ esame di numerosi esemplari del
golfo di Napoli. Se si pensa alle difficoltà che non di rado si
incontrano nella determinazione degli Echinodermi e a quelle che,
per quanto riguarda la fauna dei nostri mari, sono offerte dallo
studio degli Astropecten in modo particolare, appare evidente-
mente molto opportuna una simile pubblicazione, nella quale siano
chiaramente indicati i caratteri diagnostici delle singole forme, in
modo da condurre ad una sicura identificazione di esse. Ciò è
tanto più utile, in quanto non tutti i naturalisti possono disporre
della grande monografia del DòperLEIN sul genere A stropecten
(1917), che deve considerarsi fondamentale per qualsiasi ricerca |
su questi asteroidi.
Lo studio di un ricco materiale ha suggerito al PARENZAN una
nuova chiave per il riconoscimento delle specie che egli reputa
valide, cioè: A. myosurus Perr., A. Jonstoni (D. Cu.), A. spinu-
losus (Puu.), A. bispinosus (Orto) e A. aurantiacus (L.).
Particolarmente interessante è la distinzione dell'A. myosurus,
di cui non mi sembra inutile ricordare in poche parole la storia,
prima di discuterne il valore specifico.
ECHINODERMI MEDITERRANEI 231
Durante il suo non breve soggiorno al Museo di Parigi, VALEN-
CIENNES notò parecchie specie di Asteroidi, che gli parvero — ed
in parte erano effettivamente — non ancora descritte. Egli lasciò
allora a ciascuna di esse un’ etichetta manoscritta, con un nome
che servisse provvisoriamente a distinguerle. Più tardi, la colle-
zione di Stelle di mare del Museo di Parigi fu esaminata da MùLLER
e TroscHEL prima, e da Perrier poi: questi AA. vi trovarono i
tipi di parecchie nuove specie, le cui descrizioni figurano nelle
loro opere, e per le quali conservarono i nomi lasciati da VALEN-
CIENNES. Esiste perciò una serie di Asteroidi la cui denominazione
si deve in origine a quest'ultimo naturalista, il cui nome tuttavia
non può rimanere, per ovvie ragioni, accanto ai singoli termini
specifici.
Di questa serie fa parte l'A. myosurus, che Perrier descrisse
nel 1869 (p. 298), in base a cinque individui di ignota prove-
nienza esistenti nel Museo del Jardin des Plantes ed etichettati
da Vaenciennes. Ma sette anni dopo Perrier stesso (1876, p.
273) riconosceva l'identità dell'A. myosurus con |’ Asterias
bispinosa di Orto (1823), tanto che dopo di lui il nome myo-
surus servi a designare una varietà di A. bispinosus con braccia
molto lunghe e sottili (Lupwis), o fu considerato quale semplice
sinonimo di questo (DòpERLEIN, KoEHLER).
Nella sua chiave analitica, il PARENZAN contrappone anzitutto
il myosurus alle altre cinque specie mediterranee perchè in esso
le piastre margino-dorsali hanno il campo centrale — cioè la
massima parte della superficie laterale — completamente nudo,
mentre in queste ultime è sempre occupato da granuli più o meno
numerosi; inoltre, l'A. myosurus ha un rapporto R/r = 7,5 - 10,
dunque molto elevato, passilli «contrariamente che nelle altre
specie mediterranee del genere, di costituzione esile, a raggi sottili
e generalmente in numero minore», tre aculei adambulacrali
esterni, acuminati o almeno più stretti all’ apice che alla base,
disposti sopra una stessa linea.
Poichè fino ad oggi ho studiato un certo numero di individui
di Astropecten, ho voluto esaminare con cura i caratteri distintivi
dell’A. myosurus, non sembrandomi che essi siano tali da giusti
ficare l'opinione del Parenzan sul valore specifico di questa torma.
Negli esemplari che ho osservato — che secondo la chiave data
dall’A. sopra citato sarebbero da riferire in parte all'A. myosurus
BS isk tia TAZIONE RIE ti eS ie!
232 E. TORTONESE
e in parte all’A. bispinosus — le piastre margino-dorsali, assai
alte, sono pressochè interamente occupate nella zona superiore
dall’inserzione di un grosso aculeo appuntito ed eretto; la superficie
laterale ha i margini prossimale e distale coperti di minuti aculei
appiattiti, con l'apice acuto o smussato, mentre la parte centrale
può portare qualche aculeo consimimile, talora un po’ più grande.
Ora, il numero di questi aculei nel campo centrale della piastra è
soggetto a cospicue variazioni, poichè accanto ad esemplari con un
certo numero di aculei sparsi, ve ne sono altri in cui la zona
mediana è affatto nuda: fra la struttura che il Parenzan rappre-
senta nella fig. 3 d (A. myosurus) e quella della fig. 6 b
(A. bispinosus) non si trova alcuna netta delimitazione, e d'altra
parte questo stesso A. scrive (pag. 212), a proposito del dispi-
nosus: « Il campo centrale delle piastre è ornato di una più o
meno fitta granulazione marginale e da granuli sparsi nella zona
centrale, che possono essere in numero esiguo od abbondanti. »
Secondo il Koenter, la faccia esterna verticale delle margino-dor-
sali è in gran parte nuda, come sono nude le margino-ventrali su
quasi tutta la loro superficie, il che concorda con quanto io ho
osservato e con quanto si legge nella monografia del DòpERLEIN.
La descrizione che da il ParENZAN delle piastre margino - ventrali
(inframarginali) dell’ A. bispinosus (p. 212) può far sospettare
che egli abbia talvolta confuso esemplari di questa specie con altri
di A. platyacanthus, forma a cui appartiene senza dubbio l’indi-
viduo che Nosre (op. cit.) raffigurò come bdispinosus.
Sul valore del rapporto R/r non credo sia il caso di insistere,
perchè è ormai noto come esso, oltre a presentare variazioni nei
singoli individui, aumenti in relazione alla grandezza di questi
ultimi, essendo più basso nei giovani e presentando un graduale
accrescimento con lo sviluppo degli animali. Ho visto esemplari
del mar Ligure, del diametro di 170- mm., in cui R/r = 11,
e posso dire di non avere quasi mai veduto A. bispinosus del
diametro superiore a 100 mm., che non avessero le braccia più
o meno lunghe e sottili. Per quanto riguarda i passilli, che
in questa specie hanno aculei esili e non molto numerosi, non
ho riscontrato differenze tra i grossi individui a braccia lunghe
e gli altri; del resto anche il PARENZAN ricorda (pag. 214) la va-
riabilità di queste formazioni nell’ambito di una medesima
specie.
ECHINODERMI MEDITERRANEI 933
Ogni piastra adambulacrale presenta la seguente armatura. Vi
sono tre aculei interni, di cui quello centrale più lungo, due
mediani, di dimensioni notevolmente maggiori ed accompagnati di
solito da uno più piccolo nella parte prossimale, ed infine alcuni
piccoli aculei esterni irregolarmente disposti. Negli esemplari più
grandi, gli aculei della seconda serie possono essere tre e di lun-
ghezza non molto diversa, ed allora il mediano è un po’ più svi-
luppato; in parecchie piastre permane tuttavia la conformazione
sopra descritta. Gli aculei adambulacrali, subcilindrici o appuntiti,
hanno l’apice acuto anche in molti individui che il PARENZAN
"determinerebbe per bispinosus, cosicchè la differenza di forma
illustrata da questo A. tra gli aculei adambulacrali dell'A. biéspi-
nosus e quelli del myosurus non sussiste affatto.
Dall'insieme di tutti questi dati morfologici, mi sembra apparire
ben evidente l'identità specifica delle due forme che il PARENZAN
ha voluto distiguere. I caratteri che questi cita per |’ A. myosu-
rus esistono certamente, ma si collegano per gradi a quelli che
egli enumera per il bispinosus. Chi osservi le figure 2 e 7 del
suo lavoro può facilmente pensare trattarsi di specie distinte, ma
nello studio degli Asteroidi, come in quello di non pochi altri
gruppi zoologici, si devono tenere presenti due fatti di importanza
fondamentale: i cambiamenti che intervengono col procedere dello
sviluppo e la variabilità dei singoli individui. Inoltre, la necessità
di ritenere il myosurus sinonimo di bispinosus risulta dalla
stessa opera del Parenzan: basta osservare gli schemi a e 6
della fig. 1 per rendersi conto delle variazioni nell’armatura adam-
bulacrale, e leggere a pag. 214-15 quanto si riferisce ai passilli e
all’armatura delle piastre sopra-marginali.
Un'ultima osservazione ancora. L'A. citato scrive (pag. 206):
« Pertanto, anche nella distribuzione verticale lA. myosurus dit
ferisce dall'A. bispinosus, in quanto vive a profondità maggiori,
secondo le mie osservazioni nel golfo di Napoli tra circa 10-90
m.». La distribuzione batimetrica indicata dal KoruLer per l'A.
bispinosus (fino a 50 m.) deve senza dubbio essere ampliata,
anzi quasi raddoppiata, ma non credo che quanto afferma il PARENZAN
valga a confermarne l’opinione circa l'A. myosurus. L'esame del
materiale che ho avuto finora mi fa ritenere che effettivamente
gli A. bispinosus viventi in acque più profonde tendano ad avere
una forma complessiva più esile. Ma quale importanza sistematica
234. E. TORTONESE
ha questo fatto ? Nessuna, perchè anche in altri asteroidi gli indi-
vidui che vivono presso la riva hanno aspetto diverso da quelli
che si trovano ad una certa profondità. Valga come esempio la
ben nota Marthasterias glacialis, che presenta marcate ditte-
renze in rapporto alla distri-
buzione verticale sopratutto nel
Sud Africa, dove la var. afri-
cana (Mutt. Troscu.), col lato
dorsale coperto di numerosi e
piccoli aculei, è strettamente
littorale, mentre a livelli più
bassi compare la var. rari-
spina (PeRR.), munita di acu-
lei più grossi e molto più radi,
e collegata alla precedente per
mezzo di individui a caratteri
intermedì.
. Concludendo, VALENCIENNES
e Perrier denominarono A.
myosurus degli A. bispino-
sus a conformazione gracile,
A, piastra margino-ventrale. Con braccia lunghe e sottili.
B, piastra margino-dorsale (di lato). E poi questione di apprezza-.
mento personale il riunire
senz'altro queste due forme, o ritenere la prima varietà della
seconda. Poichè non vedo, per ora, alcuna ragione che in-
duca a pensare diversamente, considero il myosurus quale sem-
plice sinonimo del dispinosus, condividendo perciò quanto fu af-
fermato dal KoEHLER.
Fig. 1. — Astropecten bispinosus (OTTO)
Astropecten bispinosus platyacanthus (PHIL.)
MARENZELLER, Rev. adriat. Seest., 1875, p. 362 (A. platyacanthus).
Lupwia, Seest. Mittelm., 1897, p. 543.
DODERLEIN, Aster. Siboga-Exp., 1917, p. 48, 95, 172, tav. 8 £. 9-11, tav. 17
f. 10 (A. platyacanthus).
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 192
1 es. Rada di Despotico [Is. Cicladi] (« Violante », 6-VII-1876;
prof. 12 m.).
ECHINODERMI MEDITERRANEI 235
Questa asteria misura circa 50 mm. di diametro; un braccio
è in parte rigenerato. Solo le prime 3-4 piastre margino-dorsali
prossimali sono munite di aculeo, che sulle prime due o tre è
grande ed aguzzo, mentre sulle altre è più piccolo; i caratteristici
pedicellari a fascio, che gran parte di queste piastre portano sulle
loro faccie laterali, sono piuttosto grossi. Ogni margino-ventrale
reca sulla sua superficie, oltre a granuli squamiformi, 4-5 robusti
aculei, di cui il più esterno ha dimensioni un po’ maggiori. Questo
esemplare è particolarmente interessante sia per la località da cui
proviene, sia perchè rappresenta la forma mediterranea di A sévo-
pecten che risulta più rara. Dopo la descrizione originaria del
Pmtippi (1837), basata su materiale della Sicilia, VA. platyacan-
thus fu segnalato per Napoli (Savieny, Sars, Lupwie), |’ Adriatico
(GRAEFFE, Lorenz, MaRrENZELLER, HeLLeR), |’ Algeria (DesHAYES),
Tolone e Tamaris (Koenter). L’ isoletta di Despotico è situata presso
l'isola Antiparo, poco lungi da Paro (Arcipelago delle Cicladi).
. L'A. platyacanthus è una specie distinta o è una varietà
dell'A. bispinosus? La maggior parte degli AA. del secolo scorso
e, più di recente, il DòperLeIN (1917) lo ritennero senz'altro come
buona specie, ben distinta dall’ A. dispinosus, mentre Lupwie
(1897) e Kornter (1924) ne fecero una semplice varietà di que-
t'ultimo. Il Parenzay giunge ad un’affermazione estrema, negando
a questa forma qualsiasi carattere distintivo e identificandola con
VA. bispinosus. Sebbene un buon numero di echinologi si sia
occupato dell'A. platyacanthus, mi sembra che la questione non
possa ancora dirsi risolta, probabilmente perchè esso venne non
di rado confuso con il dispinosus. Tuttavia, si può affermare un
fatto sul quale ogni discussione sarebbe superflua: specie o varietà
che sia, lA. platyacanthus è una forma separabile dal tipico
A. bispinosus. Il Parenzan non ammette questa distinzione per-
ché gli è sfuggita proprio la peculiare particolarità dell’ Asteria
descritta dal PÒiuippi, cioè la presenza di pedicellari a fascio, pre-
senti sopratutto ai lati delle piastre margino-dorsali. Le frasi del
Lupwie e del Koenuer che egli riporta non bastano certo a dare
una definizione, ma si tenga presente che nel primo volume degli
« Echinodermes des mers d'Europe» (pag. 192) il secondo di
questi AA. aggiunge: « En outre, les faces latérales et verticales
des plaques marginales dorsales, au lieu d’étre nues en leur milieu,
portent quelques petits piquants, et l'on remarque, surtout dans
236 E. TORTONESE
la région moyenne des bras, un faisceau de quatre a six piquants
plus grands que les voisins, dressés et plus ou moins convergents,
formant une sorte de pédicellaire fasciculé ». Se invece ci si limita
a considerare il numero di aculei nei singoli passilli o il rivesti-
mento di granuli e aculei che copre le piastre marginali, allora
la conclusione a cui è giunto il Parenzay non solo appare giu-
stificata, ma, basandosi sulla variabilità di questi caratteri, vale a
confermare quanto ho precedentemente esposto a proposito della
identità dell’ A. myosurus con il bispinosus.
Io non ho ancora potuto osservare molti esemplari di A. pla-
tyacanthus, ma quelli esaminati mi sono sempre parsi ben distinti
dall'A. bispinosus, tanto che mi riesce perfettamente comprensibile
come il D6perLEIN abbia separato le due specie, pur riconoscendone
l'affinità. Secondo l’insigne echinologo tedesco, lA. platyacanthus
presenta i seguenti caratteri. I pedicellari sono quasi sempre
sviluppati; hanno struttura a fascio, risultando di un assembra-
mento di aculei larghi e appiattiti ai lati delle piastre margino-dorsali
(talora anche sulle margino-ventrali), oppure dall’ ingrossamento
di alcuni aculei in molti passilli, specialmente sulle braccia. Le
piastre latero-ventrali sono spesso munite di fossette. Le mar-
gino-dorsali non sono mai così alte e strette come nel dispinosus,
ed il loro aculeo, invece di essere inserito sull’orlo interno, ne è
più o meno scostato — in tutte le piastre o almeno in quelle
distali — cosicchè tra |’ aculeo e l’ orlo interno rimane una zona
più o meno larga, occupata da un certo numero di granuli allun-
gati e spesso squamiformi, più grossi degli aculei dei passilli. La
parte mediana delle piastre marginali, sia dorsali come ventrali,
non è nuda, ma porta granuli e squamule più o meno abbondanti.
Inoltre, le braccia sono di rado allungate e il numero di piastre
margino-dorsali è proporzionatamente molto più alto nell'A. dispi-
nosus che nel platyacanthus. Il DòpeRLEIN aggiunge infine che
quest’ ultimo è una specie molto variabile e a caratteri non ancora
ben marcati, mentre il precedente ha ormai fissato ogni sua
particolarità morfologica e varia poco. |
Ora, dalla stessa descrizione di questo A. e da quanto io ho |
osservato, non mi pare che tra le due specie si possa tracciare |
una netta. linea di demarcazione, poichè lo sviluppo dei pedicellari
è nell’A. platyacanthus più o meno accentuato e |’ ornamenta-
zione delle piastre marginali è lungi dal presentare caratteri
ECHINODERMI MEDITERRANEI 237
costanti, per quanto non abbia mai notato in nessun A. bispinosus
un rivestimento così fitto come in certi individui di platyacanthus.
Le chiare fotografie pubblicate dal DoòverLEIN illustrano bene i
dettagli strutturali di quest’ ultimo, che maggiormente interessano
la sistematica. Per quanto il PARrENZzAN non vi abbia trovati
«caratteri specifici sufficienti», lA. platyacanthus ha una fisonomia
assai diversa da quella del tipico béspinosus, per la presenza dei
pedicellari a fascio — così trascurata dalla maggior parte degli
AA.— e la mancanza degli spazi nudi sulle piastre che occupano
la periferia del corpo. Tuttavia, preferisco seguire per ora |’ opi-
nione del KoruLeR e non separare l’ A. platyacanthus quale
specie a sé, pur ritenendo possibile che un più accurato studio di
questa forma, condotto su abbondante materiale di località diverse,
debba far ammettere quanto affermò il DòpERLEIN.
L’A. platyacanthus fu raccolto fra 3 m. di profondità e una
sessantina, e sembrava avere un’ area di diffusione limitata al
Mediterraneo occidentale e all’Adriatico; però, fra le località
rappresentate nella collezione
del Museo di Berlino, è anche
Cipro. È poi da notare che, per
il rivestimento delle piastre
margino- ventrali, l’ Astropec-
ten raffigurato dal NoBRE
(fig. 32) come bispinosus, è
un A. platyacanthus. Sarebbe
opportuna una revisione di
tutto il materiale che nei nostri
musei porta il nome di A.
bispinosus, poichè — a parte
gli altri frequenti errori nella
determinazione di questo diffi-
Fig. 2. — Astropecten bispinosus cile genere di Asteroidi. —
platyacanthus (PHIL.) x : c È
può darsi che esemplari di
A, piastra margino-ventrale. 4
B, piastra margino-dorsale (di lato). A. platyacanthus siano talora
frammistiai veri A. bispinosus.
Prima di terminare, credo utile un breve riepilogo dei caratteri -
del’ A. bispinosus platyacanthus.
Tutte le piastre marginali, dorsali e ventrali, sono coperte di
aculei e granuli più o meno numerosi e di varie dimensioni. Il
RA eS
;
=
238 E. TORTONESE
grande aculeo superiore delle margino-dorsali è spesso più breve
che nel tipico A. béspinosus e più scostato dall’ orlo interno delle
piastre; non di rado manca su un certo numero di queste. In
mezzo alla faccia laterale di molte margino-dorsali si trova un
pedicellare formato da un fascio di 4-6 aculei piccoli, piatti, arro-
tondati all’apice, e spesso leggermente ricurvi. Gli aculei dei
passilli, in generale più numerosi che negli individui tipici, in
molti casi sono ingrossati e formano dei pedicellari a fascio. Le
braccia sono piuttosto corte e larghe.
Dagli studii che finora ho compiuto sugli Astropecten medi- |
terranei, sono quindi giunto, per ciò che riguarda gli A. myo-
surus, bispinosus e platyacanthus, a conclusioni ben diverse
da quelle del Parenzan: la prima di queste forme non è che un
sinonimo della seconda, mentre la terza presenta evidenti parti-
colarità distintive, che possono farla ritenere non soltanto quale
varietà della seconda, ma forse anche una specie a sé.
Astropecten spinulosus (PHIL)
Lupwic, Seest. Mittelm., 1897, p. 31, tav. II f. 1.
DODERLEIN, Aster. Siboga-Exp., 1917, p. 48, 92, 172, tav. 8 f. 13.
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 193.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 59, f. 36-37.
10 es. Portofino (G. Mantero, 3-II-1925), golfo della Spezia
(G. Doria, 1886), is. Baleari (« Corsaro», 1888).
L’area di distribuzione di questa specie comprende il Mediter-
raneo occidentale (Provenza, Napoli, Sicilia) e l'Adriatico (Trieste,
Lesina). î
Per la determinazione degli Astropecten mediterranei può
essere utile la seguente chiave, che peraltro non ne mette in
rilievo le affinità reciproche (Gli A. aurantiacus, bispinosus e
spinulosus appartengono ad uno stesso gruppo, mentre l'A. Jon-
| stoni e l’irregularis sono entrambi isolati) e nella quale ho
creduto opportuno includere pure il tipico A. trregularis, che
potrà forse riscontrarsi anche nelle nostre acque. (Ad. = adam-
bulacrale, md. = margino-dorsale, mv. = margino-ventrale).
ECHINODERMI MEDITERRANEI 239
1. Un aculeo ad. interno. : ; : . A. spinulosus
Tre aculei ad. interni ì ; i , gh
2. Piastre mv. in buona parte male : URGE
Piastre mv. coperte da un vario
numero di aculei, granuli o
squamule . 5 i 3 j , eas Fay
3. Piastre md. con un Panis breve
e ottuso, spesso rudimentale
o assente. Piccole dimensioni - i . A. Jonstoni
Piastre md. con un robusto acu- i
leo, più o meno aguzzo A . A. bispinosus typicus
4. Piastre md. prive di aculeo . A. irregularis pentacanthus
Piastre md. con uno o più acu-
lei, almeno alla base delle
braccia È : ; È é 3 ‘ È tt)
5. Piastre md. con un aculeo i 2 i; Ì 3 TO
Piastre md., almeno in parte,
con 2-3 scali È È ì i ; ( ips agi
6. Con pedicellari a fasci, spago
mente sui lati delle piastre md. A. bispinosus platyacanthus
Senza pedicellari . : . A. trregularis typicus
7. Tre aculei ad. dr e tre
mediani x : : . A. trregularis serratus
Tre aculei ad. interni e due
mediani 3 ; : È : : A. aurantiacus
Luidia (Hemicnemis) ciliaris (PHIL...)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 61, tav. IV f. 1.
DODERLEIN, Aster. Siboga-Exp., 1920, p. 244 e 287, f. 8, 17, 34.
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 207.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 64, f. 44-45, tav. IX f. 5-8.
2 es. Golfo di Genova.
Le sette braccia caratteristiche di questa Luidia sono rotte
qua e là, e due di esse, in un esemplare, mostrano la parte api-
cale rigenerata. Non mi riesce di trovare alcun pedicellare, nè di
quelli didattili, che dovrebbero stare fra il secondo ed il terzo
aculeo margino-ventrale, nè di quelli tridattili, che dovrebbero
essere situati sulle piastre adambulacrali, all’ esterno degli aculei.
2/0 E. TORTONESE
Il Koenter scrive che i pedicellari possono mancare in certe zone
ed essere poco abbondanti in alcuni individui; in quelli che ho
in esame sono probabilmente scarsissimi. La ZL. ciliaris, Che
secondo lA. ora citato fu riscontrata fra 25 e 180 m. di profon-
dità, vive nell’ Adriatico, nel Mediterraneo occidentale (Sicilia
- località tipica - Napoli, Provenza) e presso le coste europee
atlantiche, dal Portogallo al mare del Nord.
Ceramister placenta (MULL. TROSCH.)
LupwiG, Seest. Mittelm., 1897, p. 157, tav. V f. 1-2 (Pentagonaster).
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 174.
1 es. Golfo di Genova (Collez. Principe Oddone).
Questo Goniasteride, che il Kornter dice assai raro, finora
non fu segnalato, per quanto io sappia, che per Napoli, l'Adriatico
(Lissa, Ragusa, Bari) ed il Golfo di Guascogna. Il piccolo esemplare
del Museo Civico fu probabilmente dragato a parecchie decine di
metri di profondità. |
Diametro 37 mm.; R = 18, r = 18. Le braccia sono abba-
stanza distinte e terminano con apice arrotondato. 12 piastre
marginali fra la punta di un braccio e la successiva. I granuli
che rivestono le piastre sono molto minuti sul lato dorsale, più
grandi su quello ventrale; molte piastrine del dorso recano però
1-3 granuli più grossi e sporgenti. Cinque aculei adambulacrali
interni, di cui il primo prossimale assai più piccolo, e tre esterni,
più larghi e più brevi; infine, vi sono alcuni granuli irregolarmente
disposti, di dimensioni decrescenti verso |’ esterno. Riferendosi
all’ armatura adambulacrale, il KoenLER parla di «gros granules»,
ma a me pare che le due serie interne consistano di veri aculei,
che non sono da qualificarsi soltanto come granuli allungati.
Questo asteroide fu ascritto dal VerRILL al subgen. Ceramaster,
in cui egli riuni (Trans. Connect. Acad., X, 1899, p. 161) le
specie atlantico-mediterranee del gen. Tosia Gray (1840), nelle
quali tutte le piastre sono coperte di granuli e solo le marginali
possono avere spazi nudi, 1-3 paia di queste ultime sono dorsal-
mente a contatto nella zona apicale delle braccia, i pedicellari
possono essere presenti o assenti e gli aculei adambulacrali interni
sono 4-6. Seguendo il Fisner ed il KoeHLER, io considero Cera-
j
4
ì
Ù
4
mes
Ve
ECHINODERMI MEDITERRANEI QUA
master come un genere distinto, riservando il nome Tosîa per
una serie di specie, in prevalenza australiane, in cui le piastre
ventrali e margino-ventrali sono più o meno nude nella parte
centrale e gli aculei adambulacrali interni non sono che uno o due.
Ophidiaster ophidianus (LAM.)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 300, tav. III f. 3-4.
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 163, tav. VI f. 7.
NoBRrE, Echin. Portugal, 1931, p. 47, 1. 25-26.
1 es. Is. del Giglio (G. Doria).
Le dimensioni sono molto grandi, poichè il diametro è di
35 cm. Questa bella specie, appartenente ad una famiglia (Lin-
chiidae) propria dei mari caldi, vive nel bacino occidentale del
Mediterraneo (Mar Ligure, Napoli, Messina, Catania, Algeria) e
nell'Atlantico orientale (Is. Azzorre, Canarie, del Capo Verde,
S. Thomé, S. Elena). L’O. Lessonae Gasco è da identificare con
l’ Hacelia attenuata Gray, che nelle acque mediterranee è assai
più rara dell’ O. ophidianus.
Ord. Spinulosa
Asterina gibbosa (PENN)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 207, tav. V f. 5-8.
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 131, tav. I f. 24, VI f. 10.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 41, f. 19-22, tav. VI f. 1.
74 es. Porto di Genova (IV-1914), Genova - Cornigliano (G.
Caneva, IX-1879), golfo di Genova, Portofino (G. Mantero,
92-11-1925), is. Baleari («Corsaro », 1888), Malta (prof. Issel),
Malamocco | Venezia] (R. N. « Eridano », com. Cassanello).
Questa piccola specie è uno dei più conosciuti Asteroidi
mediterranei, poiché diversi AA. ne hanno fatto oggetto di ricerche
di varia indole. Fu rinvenuta nel mar Ligure, a Napoli, in Sicilia,
nell'Adriatico (Trieste, Rovigno, Lissa, ecc.), in Algeria e a
Marsiglia ; nell'Atlantico, è diffusa dalla Scozia alle Azzorre.
Gli esemplari di Malamocco furono raccolti in porto, su fondo
di fango e di Posidonie. Quelli delle Baleari hanno tutti le braccia
assai distinte, compreso il più piccolo, in cui R = 12,r= 7;
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Vol. LVII (28 Giugno 1935). 16
2492 E. TORTONESE
un valore relativamente alto del rapporto R/r si nota pure in
diverse piccole Asterine del golfo di Genova. Cinque individui di
Portofino sono subpentagonali : nel più grande R = 12, r = 10,
nel più piccolo R = 5,5, r = 5. Quest’ ultimo ha tre soli aculei
adambulacrali per ogni piastra. Confrontando queste stelle di
mare con altri esemplari di Rapallo,
Levanto e La Spezia, noto che i loro
aculei dorsali sono assai radi: invece
di trovarsi riuniti, come al solito, in
gruppetti di 4-8, gli aculei formano
delle coppie (Fig. 3) alquanto distan-
ziate che, per la più o meno pronun-
ciata curvatura degli aculei stessi,
simulano dei pedicellari. Questa dispo-
sizione esiste anche in altre Asterine,
grandi e piccole, da me esaminate,
ma in quelle di Portofino si può
dire che caratterizza tutta la super-
ficie dorsale. Il Carus (Prodr. I,
pag. 88) scrive: « Pedicellaria nume-
rosa in interstitiis », affermazione evi-
dentemente erronea, poichè l'A. gib-
bosa manca di pedicellari. L’ A steriscus
Fig. 3. - Asterina gibbosa (Penn) Pancerti descritto dal Gasco (1870),
aculei dorsali, isolati e a coppie. che fu da alcuni senz'altro identificato
con lA. gibbosa, mentre il KoEHLER
lo considerò come varietà di questa, dovrebbe distinguersi per il
contorno più spiccatamente pentagonale, il lato dorsale più appiat-
tito, i margini arrotondati e 2-3 aculei sul lato ventrale di ciascun
dente (piastra dentaria). Gli esemplari di Portofino mostrano due
di questi caratteri, perchè oltre ad avere la forma del corpo già
ricordata, sono muniti di 2-3 aculei su ogni dente e non di uno
solo; essi si accostano dunque alla var. Pancerti. Studiando un
buon numero di Asterine, ho rilevato che in moltissimi casi, posso
dire anzi nella maggioranza, |’ aculeo dentario è unico, ma negli
individui più grandi compaiono spesso 1-3 aculei molto più piccoli.
Le asterie di Portofino che, pur presentando le particolarità
accennate, non corrispondono in tutto alla diagnosi dell’A. Pancerti,
sono le più interessanti fra quelle possedute dal Museo Civico,
ECHINODERMI MEDITERRANEI 213
in quanto dimostrano una volta di più come i caratteri distintivi
fra la tipica A. gibbosa e la var. Pancerii siano molto incerti. d
Dalle osservazioni che ho potuto compiere finora, risulta che È
diverse particolarità morfologiche, come il contorno del corpo,
il raggruppamento a due a due degli aculei dorsali e la presenza
di uno o più aculei su ciascuna piastra dentaria, sono affatto
indipendenti le une dalle altre, mostrandosi anche isolate nei varii
individui : il loro valore sistematico è quindi molto scarso.
È strano che il Nosre, il*quale cita lA. Pancerii come
varietà più piccola e più pentagonale dell’A. gibbosa, indichi
per quest'ultima come colore predominante una tinta «alaranjada
(aranciata) mais ou menos intensa »: è probabile che egli si sia
basato su materiale conservato, in cui il colore verdastro o grigio
dell’ animale vivo è sempre completamente scomparso ed è sosti-
tuito da una tinta giallastra, rossiccia o anche bianca.
Anseropoda membranacea (LINK)
Lupwic, Seest. Mittelm., 1897, p. 343, tav. V f. 3-4 (Palmipes).
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 134.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 43 (Palmipes).
2 es. Genova-Cornigliano (8-XI-1900).
Per quanto ho finora veduto, la forma del corpo presenta in
questa singolare specie qualche variazione, poichè gli angoli inter-
brachiali possono essere più o meno rientranti e l'apice delle
Fig. 4. — Anseropoda membranacea (LINCK)
Mar Ligure (Dal lato dorsale; circa !/s del nat.).
DNA. E. TORTONESE
braccia è arrotondato o appuntito; queste ultime sono non di rado
più o meno disuguali. Gli esemplari del Museo Civico hanno le
braccia assai distinte e con l’estremità arrotondata; ne ho osservati
altri in cui il margine del corpo formava cinque archi regolari fra
gli apici, foggiati ad angolo acuto, delle braccia, le quali appari-
vano quindi proporzionatamente più larghe (Fig. 4).
Nel Mediterraneo, lA. membranacea è assai diffusa: Tolone,
Nizza, mar Ligure, Sardegna, Napoli, Adriatico (Trieste, Rovigno,
Quarnero, Spalato, Lissa, ecc.), mar Egeo. Vive a qualche decina
di metri di profondità; il « Washington » la dragò a 168-270 m.
su banchi di madrepore, a poca distanza dalle coste sarde. Nel-
l’ Atlantico, si trova presso le coste del Portogallo, della Francia,
dell’ Inghilterra e della Scozia.
Eehinaster sepositus (RETZ.)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 313, tav. IV f. 4-5.
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 125.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 37, f. 15-16, tav. VI f. 3.
Boone, Bull. Vanderb. Mus., IV, 1933, p. 92 (E. sagenus).
12 es. Genova (1924), golfo di Genova, Monterosso (L. Montale,
1926-1928), is. Tavolara [Sardegna] (« Violante», 24-IX- 1879),
is. Baleari (« Corsaro», VII-1888), Bona (Algeria).
Un giovane individuo di Monterosso è perfettamente tetramero;
in quello delle Baleari esistono due braccia più grandi (R = 35
mm. circa) e tre piccole rigenerate (R = 10).
L’ Echinaster dell’is. Tavolara si distingue per le braccia corte
e larghe. Il reticolo scheletrico dorsale è più o meno prominente
rispetto alle aree papulari, che possono avere varia estensione.
Gli aculei ventrali formano serie longitudinali più o meno regolari,
che nell’esemplare dell’is. Tavolara, in alcuni di Monterosso ed in
quello di Bona contrastano in modo evidente con l’irregolare dispo-
sizione degli aculei del lato dorsale. L’ habitat di questa stella di
mare comprende il Mediterraneo (Marsiglia, Nizza, mar Ligure,
Sardegna, Napoli, Sicilia, Mar Jonio, Adriatico [Trieste, Rovigno,
Quarnero, Spalato, Lissa, ecc.], mar Egeo, Algeria) ed una
parte dell'Atlantico orientale, fra la Bretagna ed il Capo Verde.
ECHINODERMI MEDITERRANEI 245
Fondandomi su quanto scrisse il Fisuer (1926) io avevo adot-
tato (Echin. mar Ligure, 1934, p. 217) il nome EF. sagenus, ma
le osservazioni del Mortensen (1925) in proposito, comunicatemi
in parte anche per lettera, sono troppo giustificate per non farmi
ritenere esatta la denominazione di sepositus, con cui questo
asteroide è generalmente conosciuto. L’illustre echinologo danese
manifesto (Some Remarks and Proposal concerning Zoological
Nomenclature. V Congr. Intern. de Zoologie) 1’ opinione, da me
| condivisa, che il mutare senza necessità e senza un preciso motivo
i termini scientifici entrati da lungo tempo nell’uso corrente, non
è cosa opportuna, nè utile.
Ord. Forcipulata
Coscinasterias tenuispina (LAM.)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 334, tav. lll f. 8 (Asterias).
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 103, tav. I f 13.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 35, f. 13-14, tav. XIV f. 1.
MoRTENSEN, Echin. S. Elena, 1933, p. 433.
26 es. Porto di Genova (1885-86; 1913), golfo di Genova,
Portofino, is. Baleari ( «Corsaro» , 1888), is. Cazza [Dalmazia]
(« Violante», 14-TX-1880).
Alcuni esemplari del golfo di Genova sono molto piccoli, non
misurando che 10-14 mm. di diametro; uno di essi è in cometa.
Le braccia sono in numero vario (6-8) e più o meno disuguali.
Gli aculei non sono grossi e conici come nella M. glaczalis, ma
sottili ed aguzzi. La C. tenuispina fu raccolta in parecchie loca-
lità mediterranee : Provenza, Nizza, mar Ligure, Napoli, Messina,
Adriatico (Trieste, Rovigno, Quarnero, Lissa, Lesina, Ragusa),
Algeria. Nell’ Atlantico, si trova lungo le coste del Portogallo,
dell’ Africa occidentale ed isole vicine, a S. Elena e forse anche
in Brasile; fu segnalata alle Bermude, ma la sua presenza nei
mari delle Indie occidentali non è accertata. (v. Morrensen,
op. cit.).
2/6 E. TORTONESE n
Marthasterias glacialis (L.)
Lupwie, Seest. Mittelm., 1897, p. 364, tav. III f. 1-3 (Asterzas).
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 96.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 33, f. 12, tav. VII f. 1-4.
5 es. Genova e golfo (1885-86).
Un individuo ha due grandi braccia e tre piccole rigenerate,
gli altri hanno forma regolare pentamera.
Questa grossa e notissima asteria littorale abbonda nel Medi-
terraneo: mar Ligure, Napoli, Messina, Adriatico (Trieste, Rovigno,
Quarnero, Lissa, Ragusa, ecc.), mar Egeo, Algeria, Provenza. Si
trova pure nell'Atlantico, dalla Norvegia al Capo Verde, e ricom-
pare presso le coste dell’Africa meridionale con le var. africana
Miitt. Troscu. e rarispina Perrier.
OPHIUROIDEA
Ord. Phrynophiurida
Ophiomyxa pentagona (LAWM.)
MuLLER und TRoscHEL, Syst. Aster., 1842, p. 108.
LupwiG, Echin. Mittelm., 1879, p, 552.
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 237.
Boone, Bull. Vanderb. Mus. IV, 1933, p. 98, tav. 58.
18 es. Golfo di Genova (1869), 17 miglia a E dell’is. Gerba
[Tunisia] (« Violante », 7-IX-1879, prof. 50 m.).
Nei più grandi esemplari di Gerba il disco ha 15 mm. di dia-
metro e le braccia sono lunghe 50-70 mm. In tre ofiure della
stessa località un braccio è rigenerato, molto breve e sottile; una
di esse è perfettamente tetramera. Gli aculei brachiali sono in
ciascun braccio dapprima 5, poi 4 e infine 3. Il colore non è mai
uniforme. Il disco è bruno, più chiaro sul lato ventrale, con mac-
chie scure irregolari più o meno distinte, fra cui sono interposte
marmoreggiature biancastre, oppure un reticolo di linee più o meno
sinuose di questa stessa tinta. Le braccia hanno spesso anellature
più chiare e più scure, di varia larghezza; se gli anelli scuri sono
stretti, gli spazi chiari recano minute punteggiature brune.
ECHINODERMI MEDITERRANEI 247
L’ 0. pentagona fu riscontrata in Provenza, a Marsiglia, nel
mar Ligure, a Napoli, in Sardegna, Sicilia, Adriatico (Trieste,
Rovigno, Lissa, ecc.). Mar Egeo, Algeria, lungo le coste nord-occi-
dentali dell’Africa e alle isole del Capo Verde. In alcune località
va annoverata fra le più comuni ofiure littorali.
Astrospartus mediterraneus (Risso)
Carus, Prodr. I, 1884, p. 97 (Astrophyton arborescens).
DODERLEIN, Japan. Euryalae, 1911, p. 50 e 105.
CLARK, Cat. Rec. Ophiur., 1915, p. 186.
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 235, tav. VIII f. 3 (A. arborescens).
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 98, tav. XIV f. 3 (¢d.)
1 es. Monterosso [La Spezia] (L. Saporiti, VIII - 1886; preso
con le nasse).
Grandi dimensioni; il diametro dei disco è di oltre 6 cm.
Questa elegante ofiura è esclusiva del Mediterraneo, dove fu rac-
colta presso la Provenza, a Nizza, a Napoli, in Sicilia, a Malta,
a Taranto e nell’ Adriatico.
Ord. Gnathophiurida
Amphipholis squamata (D. CHIAJE)
Carus, Prodr. I, 1884, p. 94 (Amphiura).
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 289.
NoBRrE, Echin. Portugal, 1931, p. 86, tav. VII f. 1012.
MoRTENSEN, Ophiur. « Ingolf», 1933, p. 63.
TORTONESE, Echin. mar Ligure, 1934, p. 221.
10 es. Levanto (E. Tortonese, VII-1934; prof. m. 0,30-0,50).
Questa specie abita non soltanto il Mediterraneo (Marsiglia,
Mar Ligure, Napoli, Messina, Trieste, ecc.), ma anche buona parte
dell'Atlantico orientale ed occidentale, le coste australiane e delle
is. Hawai, ecc. Il Mortensen la raccolse in Australia, nel mare
di Giava, alle Isole Kei e nel golfo del Siam.
218 E. TORTONESE
Ophiothrix fragilis echinata (D. CHAJE)
Carus, Prodr. I, 1884, p. 95-96 (0. fragilis, 0. echinata)
KoEHLER, Notes échin., 1895, tav. IX f. 15-20.
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 267.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 76, tav. Il
MORTENSEN, Ophiur. « Ingolf», 1933, p 45, tav. I f. 1-7.
2 es. Monterosso (L. Montale), 17 miglia ad E dell’is. Gerba
[Tunisia] («Violante », 7-IX-1879; prof. 50 m.).
Nella Opriothrix di Monterosso il disco (diam. 12 mm.) ha
gli spazi interraggiali assai prominenti, le piastre radiali grandi
e nude ed è rivestito di bastoncini calcarei e di aculei. I primi
sono molto piccoli e terminano quasi sempre con 2-3 brevissime
punte; i secondi, muniti di qualche dentellatura, sono sparsi
irregolarmente ed hanno una lunghezza massima di 2 mm.
8 aculei brachiali, sempre più lunghi procedendo dal lato ven-
trale a quello dorsale, dove possono equivalere anche a tre articoli;
sono sottili, con dentellature poco marcate, più o meno eretti.
Solo nei primi articoli le piastre brachio-dorsali hanno un piccolo
lobo mediano prominente sull’ orlo distale : per lo più quest’ orlo
è quasi regolarmente arrotondato. Il disco è bruno verdastro, più
scuro alla periferia, specialmente nelle zone interraggiali. Sul lato
dorsale delle braccia si alternano: due articoli biancastri e due
bruno scuri; anche nelle zone chiare le piastre brachio-dorsali
hanno però qualche macchia o sfumatura bruna. Una leggera
| tinta bruna é conservata anche da molti aculei brachiali, special-
mente verso |’ apice.
Questo esemplare corrisponde alla forma di 0. echinata che
.il Koester chiama «media», avendo il disco armato di bastoncini
e di aculei. Queste due formazioni possono infatti trovarsi insieme,
oppure assumere l’una o l’altra la prevalenza, così da carat-
terizzare le forme estreme; nel mar Ligure io non ho raccolto
finora che individui con disco rivestito soltanto di bastoncini. Il
Koeuter ha osservato nei loro dettagli le variazioni dell’ O. fragilis
(ABILDG.), specie atlantico-mediterranea estremamente polimorfa, ed
ha rilevato I’ opportunità di studiare individui pescati in acque
relativamente profonde. « Lorsqu’ on descend dans des eaux plus
protondes — scrive l’echinologo francese (1924, op. cit., p. 271) —
ECHINODERME MEDITERRANEI 249
on peut reconnaitre que les exemplaires de la Méditerranée
subissent des modifications assez intéressantes qui les rapprochent
de la forme pentaphyllum, laquelle est si commune dans l’Atlan-
tique.... Il y aurait lieu de rechercher avec soin ces formes
variantes pour en indiquer les caractéres....». È quindi un
peccato che fra il materiale dragato dal Violante presso Gerba,
a qualche decina di m. di profondità, non figuri che una sola
Ophiothrix ; essa è del tutto : decolorata ed era probabilmente
rosea. L'aspetto complessivo dell’ animale è assai delicato. Il disco
(diam. 4,5 mm.) è coperto esclusivamente di bastoncini, numerosi
anche sulle piastre radiali, che quindi spiccano assai poco e che
non sono molto grandi. I bastoncini, più lunghi sul margine del
corpo, hanno 2-4 punte assai aguzze. 6-7 aculei brachiali, lunghi
al massimo come due articoli, più o meno perpendicolari e con
denti in numero relativamente piccolo, ma assai forti. Piastre
brachio-dorsali con orlo distale ad angolo arrotondato ; solo negli
articoli basali v'è accenno ad un lobo centrale prominente. Piastre
brachio-ventrali con orlo distale fortemente concavo e orlo pros-
simale con una convessità più o meno accentuata. L’ Ophiothria
di Gerba non mostra alcun carattere che Il avvicini alla var.
pentaphyllum, e per avere i denti degli aculei branchiali piu
marcati ricorda alcuni esemplari di Posillipo, pescati a 40 m. di
profondità, descritti dal KoenLER: in questi però il disco era
munito di bastoncini e di aculei. Lo studio di abbondante mate-
riale, raccolto in località ed in condizioni batimetriche differenti,
permetterà senza dubbio di precisare meglio le variazioni delle
Ophiothrix mediterranee e di vedere se le forme che oggi si
conoscono nelle acque atlantiche sono eventualmente rappresentate
anche nei nostri mari; simili ricerche sarebbero poi d'importanza
anche maggiore se venissero accompagnate da indagini relative
allo sviluppo.
Nell’Atlantico, 1’ 0. fragilis «sensu lato» ha un’ amplissima
diffusione, poiché dalle coste scandinave e dal Mare del Nord
giunge fino al Sud Africa. Nel Mediterraneo è specie molto comune
(Cette, Provenza, Marsiglia, Nizza, Mar Ligure, Napoli, Adriatico
[Trieste, Rovigno, Lussin, ecc.], Siria, Egitto, Algeria).
Il KoenLER ascrisse tutti gli individui mediterranei alla var.
echinata, riprendendo un termine usato già da Dette CHIAJSE,
da MuLLer e TroscheL e dal Russo. Però, tanto quest’ ultimo A.
250 E. TORTONESE
(1893) come lo stesso KoeuLer (1895) designarono come 0. echi-
nata una ben distinta specie mediterranea, che il LUTKEN per
primo riconobbe essere diversa dalle comuni Ophdothria littorali,
ma che era già stata illustrata da Dee Cmase (Mem., 1823,
tav. 68, f. 1) col nome di Asterias quinquemaculata.
Ophiothrix quinquemaculata (D. CHIAJE)
Liirken, Add. Hist. Ophiur., 3, 1869, p. 52 e 104.
Russo, Echin. Golfo di Napoli, 1893, p. 7, tav. I f. 15 (0. echinata).
KoEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 257.
24 es. Golfo di Genova (« Violante », 8-VI1879; prof. 90 m.).
Questa ofiura non fu trovata sinora che nel Mediterraneo
(Provenza, Mar Ligure, Napoli), dov’ è abbondantissima a poche
decine di metri di profondità.
Ord. Chilophiurida
Ophioderma longicauda (LINCK)
Lupwia, Echin. Mittelm., 1879, p. 545.
KOEHLER, Echin. Europe, I, 1924, p. 333.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 87, tav. IV f. 4-6.
Boone, Bull. Vanderb. Mus., IV, 1933, p. 117, tav. 70.
14 es. Golfo di Genova (1869), Portofino, Monterosso (L. Mon-
tale, 1925-26), Malta (prof. Issel).
Il più piccolo individuo del golfo di Genova (disco con diam.
11 mm.) ha le braccia con larghe anellature bruno scuro e il disco
bruno con cinque zone più chiare alla base delle braccia. In una
ofiura di Monterosso queste ultime sono regolarmente anellate di
chiaro e di nerastro e in una di Malta il disco reca minute pun-
teggiature biancastre; un altro esemplare di Malta ha le piastre
radiali nude e un terzo sì distingue per le piastre brachio-dorsali
molto frammentate nei 2/3 prossimali delle braccia. Nella nostra
echinofauna questa specie rappresenta un genere essenzialmente
atlantico e littorale, che ha il suo massimo sviluppo nei mari delle
Indie occidentali. L’ 0. longicauda è comune nel Mediterraneo
ECHINODERMI MEDITERRANEI 251
(Provenza, mar Ligure, Napoli, Sicilia, mar Jonio, Adriatico [Trieste,
Rovigno, Quarnero, Lissa, ecc.], mar Egeo, Algeria) e si trova
pure nell'Atlantico, lungo le coste europee fino a la Rochelle, lungo
quelle africane fino al Senegal, alle isole Azzorre, Madera e Canarie.
Ophiura texturata Lam.
Carus, Prodr. I, 1884, p. 92 (Ophioglypha lacertosa).
MorTENSEN, Note Scandin. Echin., 1920, p. 64.
KoEHLER, Echin. Europe, 1, 1924, p. 308.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 89, tav. V f. 1-4.
Boone, Bull. Vanderb. Mus., IV. 1933, p. 120, tav. 72-73.
55 es. Golfo di Genova (« Violante », 3-VI-1879; prof. 90 m.),
2 miglia a E dalla punta N-E di Malta (« Violante », 1-IX-1879).
Il disco è tondeggiante o subpentagonale e può raggiungere
30 mm. di diametro, con una lunghezza massima delle braccia di
110 mm. Le scaglie tentacolari, procedendo dalla base all’apice
di queste ultime sono in numero gradualmente decrescente da
cinque a una sola. Prescindendo dalla parte di braccio inclusa nel
disco, conto 3 scaglie sui primi 5-7 articoli, 4 fino a poco meno
di metà lunghezza delle braccia, 3 e poi 2 scaglie su qualche
articolo ed una sola nel terzo apicale o quasi. I primi pori ten-
tacolari, cioè quelli della parte di braccio compresa nel disco,
hanno cinque scaglie. Col diminuire del numero di scaglie negli
articoli successivi è sempre la scaglia più interna che si riduce
in dimensioni, diventa molto piccola e infine scompare. In un caso
di braccio parzialmente rigenerato si passa bruscamente da quattro
scaglie tentacolari a due. I pori fra le piastre brachio-ventrali dei
primi articoli sono più o meno numerosi e più o meno evidenti;
talvolta non ve ne sono che due, o anche soltanto uno, nella
parte di braccio che sta fuori del disco. La forma delle piastre
boccali è assai variabile. La loro parte distale può essere più larga
o più stretta di quella prossimale. I tre principali tipi da me os-
servati sono quelli che ho disegnato. L’angolo prossimale è acuto
od arrotondato; quelli laterali sono più o meno sporgenti; i margini
laterali della metà distale sono divergenti, paralleli o convergenti
e l’orlo distale è diritto o rotondeggiante. Nei grandi individui la
rosetta di piastre centrali sul disco è pochissimo distinta. Tutte le
Ophiura, disseccate o in alcool, hanno perduto il colore originario
252 E. TORTONESE
- a differenza delle Ophioderma - e sono bruno chiare, giallastre
o bianche. Negli esemplari aperti, lo stomaco era vuoto o conteneva
soltanto fanghiglia grigiastra e molle. Fra i nostri Ofiuroidi, 1° 0.
texturata raggiunge le maggiori dimensioni (fino a 35 mm. di
diametro del disco). I pori fra le prime piastre brachioventrali la
distinguono dalle altre specie europee, che sono tutte più piccole.
Fig. 5. — Ophiura texturata LAM.
Piastre boccali, adorali, orali e papille di diversi esemplari.
È comunissima nel Mediterraneo: Provenza, Marsiglia, mar
Ligure, Napoli, Messina, Adriatico (Trieste, Rovigno, Quarnero,
Lissa, ecc.), Algeria, Mar Egeo. In quest’ultimo mare il Carus
la dice rara, basandosi sugli scritti del Fornes. È poi diffusa nel-
l'Atlantico N-E (Madera, Portogallo, golfo di Guascogna, Gran
Bretagna, mare del Nord, Norvegia).
ECHINOIDEA
Ord. Cidaroida
Cidaris cidaris (L.)
KoEHLER, Echin. Provence, 1883, p. 113 (Dorocidaris papillata).
MorTENSEN, Echin. « Ingolf », 1903, p. 31, tav. V, VIII, IX e XI (2d.).
CLARK, Cat. Rec. Sea-Urch., 1925, p. 18.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 16, tav. XII f. 19, XVII f. 15 (¢d.).
MoRrTENSEN, Mon. Echin., I, 1928, p. 289, tav. XXX f. 3-4, XXXI £ 1-10,
LXVII f. 5, LXXII f, 20-22.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 102, f. 53, tav. XI f. 4 (id.).
4 es. Genova Cornigliano (Borgioli, 8-V-1913), isola del Giglio
(G. Doria, I-1900).
ta
ECHINODERMI MEDITERRANEI 253
Nessuna osservazione particolare devo riferire per questa notis-
sima specie, che numerosi AA. hanno ampiamente illustrato. Negli
esemplari dell’isola del Giglio, conservati in alcool, il colore è diven-
- tato completamente bianco. In quelli di Cornigliano le minute
punte dei radioli formano sottili linee diritte e regolari. L’ornamen-
tazione degli aculei primari è estremamente variabile; la loro
superficie può essere quasi liscia, oppure presenta delle creste
rilevate longitudinali, sostituite molto spesso da serie di granuli
minuti o grandi e spiniformi. Anche negli individui fossili, che
abbondano nei terreni miocenici o pliocenici, i radioli sono hen
lontani dall’avere caratteri uniformi.
Oltre che. nel Mediterraneo (Marsiglia, Tolone, Nizza, mar
Ligure, Elba, Napoli, Sardegna, Sicilia, Adriatico), il C. cidaris
si trova in tutta la parte nord-orientale dell’Atlantico e nel mare
del Nord, fino alle coste norvegesi; dalle regioni nordiche prove-
niva il tipo linneano dell’ Echinus cidaris. L'area di distribuzione
della specie in discorso fu ritenuta un tempo assai più ampia di
quanto oggi si ammetta: gli AA. che citarono questo Echinoide
per le Antille (Agassiz, KoenLER), gli Stati Uniti (KoruLeR) ed il
mar Rosso (Russo), confusero il C. cidaris con altre specie, che
solo per le due prime località sono riferibili al gen. Cidaris,
tipicamente ed esclusivamente atlantico.
Stylocidaris affinis (PHIL)
MorTEWSEN, Echin. « Ingolf», 1903, p. 35, tav. I, f. VI, VII, IX e XI
(Dorocidaris).
CHEccHIA-RISPOLI, Boll. Soc. Zool. Ital., 1919, p. 46-52, 1 tav. 7d.).
KOEHLER, Echin. Europe, Il, 1927, p. 17.
MorTENSEN, Mon. Echin., 1, 1928, p. 336, tav. XXXVI f. 1-7, LXXII f 15.
NoBRE, Fchin. Portugal, 1931, p. 106.
12 es. Golfo di Genova (11 - IX - 1878), Genova - Boccadasse
(G. Mantero, IX-1904), Monterosso (L. Montale, 1926), a 5
miglia da Capo Passero [Sicilia] (« Violante », 20-IV-1879; prof.
70 m.), a 1 miglio dalla costa E di Malta (« Violante », 1-1X-1879;
prof. 70 m.), a 2 miglia a E dalla punta N-E di Malta (« Vio-
lante », 1-IX-1879; prof. 80 m.).
Io credo che questa hella specie sia molto più diffusa ed ab-
bondante nel Mediterraneo di quanto ritennero gli AA. che
3
Li
7
ae a
24 E. TORTONESE
finora l’hanno segnalata per diverse località di questo mare. Ciò
deriva non solo dalle frequenti confusioni col Cidaris cidaris,
ma anche dal fatto che sino alle ricerche del Mortensen lo S. af-
finis fu senz'altro identificato con quest’ultima specie, benchè la
descrizione originaria del Panuppi risalga al 1845 (Arch. Naturg., XI,
p. 351).
Lo S. affinis, per quanto riguarda il Mediterraneo, fu dato
come presente nel golfo di Napoli (Pmuippi, Mortensen), a Catania
e Palermo (Cneccaia-Rispori), in Provenza e a Monaco (KoEuHLER),
presso le isole Egadi e la Tripolitania (STEFANINI).
Gli esemplari del Museo Civico ed uno che ebbi di recente
da Levanto (La Spezia) ne dimostrano la presenza nel mar Ligure,
dove è forse frequente quanto il Cidaris. Fuori del Mediterraneo,
questo Cidaride vive nell’ Atlantico orientale ed occidentale (Flo-
rida, Antille).
Gli individui più grandi sono quelli di Genova e del golfo; in
quest’ ultimo il corpo ha circa 33 mm. di diametro ed i radioli
più sviluppati misurano 70 mm. i
Nel materiale che ho in esame i radioli (5-7 in ogni serie ver-
ticale) presentano una lunghezza varia, ma sempre alquanto supe-
riore al diametro del corpo, anzi talora equivalente quasi al doppio;
il Koester (1927) parla erroneamente di radioli «très courts » e
più brevi del diametro del guscio. Ciò che imprime a questo
echino una fisonomia diversa dal Cidaris è, secondo me, non
soltanto il colore - che spesso è ben conservato - ma la maggior
grossezza dei radioli, che sono più appuntiti e muniti di spinule
più prominenti. Queste appendici sono subconiche, leggermente
rigonfie verso la base e piuttosto aguzze all’apice: portano serie
fitte e regolari di punte più o meno marcate, più grandi nei due
terzi prossimali e presenti talvolta fino al collaretto. Sui radioli
dell’ emisfero orale, che sono molto più piccoli, le spinule sono
fuse insieme -a formare delle ‘creste continue. I radioli hanno
colore grigiastro, con tre o quattro anellature brune più o meno
evidenti nella metà distale; il collaretto, e talora (es. di Genova)
anche la base del radiolo, ha una bella tinta rosea.
Anche gli aculei secondari e terziari sono percorsi per il lungo
da finissimi rilievi costituiti da serie di minute prominenze ; essi
hanno sempre nella parte centrale una sfumatura rosso bruna. Nel
citato Stylocidaris di Levanto, che è l'esemplare più fresco che
ECHINODERMI MEDITERRANEI 255
io abbia avuto in mano, gli aculei secondari sono rossi con i mar-
gini biancastri, e quelli terziari bruni con gli orli più chiari. Lo
STEFANINI riscontrò pedicellari tridattili, che negli individui medi-
terranei di questa specie sembrano rarissimi; io non ne ho veduti.
[ globiferi sono grandi e col peduncolo in buona parte coperto da
una lunga guaina.
Ai radioli degli Stylocidaris di Malta aderiscono Briozoi,
Serpule ed un piccolo Pecten.
I notevoli progressi che, sopratutto per merito del Morrensen,
fece negli ultimi tempi la conoscenza dei Cidaridi, consentendo di
interpretare e di valutare diversamente i singoli caratteri morfolo-
gici, fanno apparire più che giustificata la separazione generica
delle due specie viventi nei nostri mari, contrariamente a quanto
ritennero lo STEFANINI (1914) ed il Cneccuia-Rispoti (1919).
Ord. Diadematoida
Centrostephanus longispinus PETERS
CHEccHIA-RisPoLi, Echin. Sicilia, 1906, p. 90, tav. IV f. 1-5.
KoEHLER, Echin. « Princesse Alice », 1909, p. 220, tav. XXXI f. 20.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 31, tav. XIV f. 8 a-f.
1 es. Capo Passero [Sicilia] (« Violante », 29-VIII-1870).
Gli aculei sono molto sottili e biancastri; quelli primari hanno
anellature violette. Questo echino, uno dei più rari ed interessanti
dei nostri mari, fu trovato qualche volta a Nizza, a Tolone e,
meno raramente, a Napoli e in Sicilia. Venne inoltre segnalato
alle isole Azzorre e Canarie.
Arbacia lixula (L.)
KoEHLER, Echin. Provence, 1883, p. 117 (A. pustulosa).
CLARK, Cat. Rec. Sea-Urch., 1925, p. 71.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 38, tav. XIV f. 7 a-d, XVIII f. 13 e
17 (A. aequituberculata).
MorTENSEN, Mon. Echin., II, 1935, p. 566, tav. XX f. 13, LXXXXVII f. 11-12.
5 es. Porto di Genova (1913; IV-1914).
Nel Mediterraneo questa specie è assai diffusa: Provenza, Mar-
siglia, Tolone, Nizza, mar Ligure, Napoli, Sardegna, Sicilia,
ee
n ee ELI
256 > E. TORTONESE
Adriatico (Rovigno, Dalmazia, Lissa), Libia, Algeria. Vive inoltre
presso le coste nord-occidentali dell’Africa, alle Azzorre, Madera,
Canarie ed isole del Capo Verde.
Psammechinus microtuberculatus (BLAINV.)
KokHLER, Echin. Provence, 1883, p. 122.
CLARK, Cat. Rec. Sea-Urch., 1925, p. 106.
KOEHLER, Echin Europe, Il, 1927, p. 56, tav. II £. 16-17.
19 es. Porto di Genova (29-VI-1913), golfo di Genova, Mon-
terosso (L. Montale, 1926-28), is. Maddalena [Sardegna] (« Vio-
lante », 25-IX-1979), is Baleari (« Corsaro», 1888), Lesina
[Dalmazia] (« Violante », 5-IX-1880).
Gli aculei primari sono talvolta assai lunghi ed aguzzi e pre-
sentano sempre la caratteristica tinta verde. Le proporzioni del
corpo variano notevolmente; in due individui delle Baleari
misuro : ,
a) alt. 18 mm. diam. 28 mm. diam. peristoma 11 mm.
109 bb pate} DANTE Bens SOO ke Ek » » Wha rite
Nel primo di essi l’ ambito è subcircolare, nel secondo tende
spiccatamente al pentagono.
Lo P. microtuberculatus vive nel bacino occidentale del
Mediterraneo (Provenza, Marsiglia, Nizza, mar Ligure, Napoli,
Sicilia, Algeria, nel Jonio (Catania, Taranto), nell’ Adriatico (Ve-
nezia, Trieste, Rovigno, Quarnero, Dalmazia, Lissa) e in una parte
dell'Atlantico (Portogallo, Azzorre, isole del Capo Verde).
Eehinus acutus mediterraneus MRTSN.
KoEHLER, Echin. Provence, 1883, p. 121.
MorTENSEN, Echin. « Ingolf », 1903, p. 152, tav. DI.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 44, f. 4, 5, 20 e 23 af.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 144, tav. 10 f. 1.
2 es. Monterosso (Barbagelata, 15 - XII - 1922), Napoli (Staz.
Zool.). 1
Gli aculei sono rossi, verdi e bianchi e questi colori sono
variamente disposti. Nell’ esemplare di Monterosso quelli primari
ECHINODERMI MEDITERRANEI 237
dell'ambito, che hanno la lunghezza maggiore, sono bianchi alla
base, poi verdi per un breve tratto e infine rossi; il rosso può
occupare anche più di metà dell’aculeo. Gli aculei più piccoli sono
invece rossastri alla base, poi verdi e quindi bianchi; talvolta il
bianco manca e in certi casi dopo il verde ricompare la tinta
rossiccia. Nell’esemplare di Napoli molti degli aculei primari peri-
ferici più sviluppati sono interamente rossi.
L’ habitat di questo echino è assai vasto, poichè dal mare di
Barentz giunge al Mediterraneo e all'Africa occidentale. L'E. aculus
fu raccolto a Marsiglia, Tolone, Nizza, Sardegna, Napoli, Sicilia,
- Adriatico (Lussin grande, Lesina).
Eehinus melo Lam,
KoEHLER, Echin. Provence, 1883, p. 120.
KOEHLER, Echin, Europe, II, 1927, p. 48, tav. XII f. 21.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 115, f. 57.
1 es. Is. del Giglio (G. Doria, 1902; prof. 150 m.).
Questa specie è rappresentata nella collezione da un grosso
dermascheletro denudato, alto circa 140 mm. Oltre che alle Azzorre
e presso le coste portoghesi, lE. melo fu rinvenuto in parecchie
località mediterranee : Provenza, Marsiglia, Nizza, Napoli, Sardegna,
Lipari, Sicilia, Venezia, Rovigno, Quarnero, Lissa, Dalmazia.
Paracentrotus lividus (LAM.)
KoeHLER, Echin. Provence, 1883, p. 123 (Strongylocentrotus).
MORTENSEN, Echin. « Ingolf », 1903, p. 135.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1926, p. 87, tav. X f. 2 e 16, XII f. 4 a-f.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 126, tav. XI, f. 5.
17 es. Porto e golfo di Genova, Monterosso (L. Montale, 1928),
is. Tavolara [Sardegna] (« Violante », 24-IX-1879), Lesina [Dal-
mazia| (« Violante », 5-IX-1880).
Il P. lividus è specie ben nota, che abbonda nel Mediterraneo
(Provenza, Marsiglia, Nizza, mar Ligure, Napoli, Sardegna, Sicilia,
Adriatico [Venezia, Trieste, Rovigno, Fiume, Lissa, ecc.], mar
Egeo, Grecia, Palestina, Libia, Algeria) e nell'Atlantico orientale,
Ann. del Mus. Civ, di St. Nat. Vol. LVII (28 Giugno 1935). i 17
258 E. TORTONESE
a nord fino alle coste meridionali dell’Inghilterra, a sud fino alle
Canarie.
Sphaerechinus granularis (LAM.)
KoEHLER, Eehin. Provence, 1883, p. 125.
MoRTENSEN, Echin. « Ingolf », 1903, p. 117.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 61, tav. XII f. 1 a-c.
NoBRE, Echin. Portugal, 193!, p. 118, f. 58, tav. X f. 3.
12 es. Genova e golfo (1885-86), Monterosso (L. Montale,
1921-26-27), is. Maddalena [Sardegna] (« Violante », 25-IX-1879),
Molkovich [Bocche di Cattaro] (« Violante », 25-VIII-1880).
In alcuni echini di Monterosso e in quello di Genova gli
aculei primari sono interamente bianchi o hanno solo una sfuma-
tura violetta alla base; in uno di Monterosso prevale invece il
colore violetto scuro.
L’esemplare di Molkovich si distingue per il profilo conico; ha
gli aculei piuttosto lunghi e sottili, appuntiti, violetto-rossastri con
l'apice bianco.
Questa specie, che nell'Atlantico ha la stessa diffusione della
precedente, è pure comune nel Mediterraneo: Provenza, Marsiglia,
Nizza, mar Ligure, Napoli, Sardegna, Sicilia, Adriatico (Trieste,
Rovigno, Lissa, Ragusa, ecc.), mar Egeo, Libia, Algeria.
Ord. Exocycloida
Brissopsis lyrifera ForBEs
KoEHLER, Echin. Provence, 1883, p. 135.
MoRTENSEN, Echin. « Ingolf », 1907, p. 152.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 92, tav. XII f. 13 a-f, XVII f. 20.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 129, f. 60.
2 es. Golfo di Genova (« Violante », 10-VI-.....).
Questi Spatangidi furono pescati col gangano ; il più grande
è lungo circa 25 mm. La B. lyrifera fu raccolta presso la Pro-
venza, a Napoli, in Sicilia; il MARENZELLER la segnalò per |’ Adria-
tico ed il Mar Egeo ed il « Washington » la dragò a 370-420 m.
poco lungi dalle coste sarde.
ECHINODERMI MEDITERRANEI 259
Brissus brissus (LESKE)
KoEHLER, Echin. Provence, 1883, p. 138 (B. unicolor).
MoRTENSEN, Echin. Mittelm., 1913, p. 31, tav. II £. 11-12 (zd).
CLARK, Hawaian Echini, 1917, p. 218.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 94, tav. VII f. 15 a-g. (B. unicolor).
NoBRE, Echin. Portugal], 1931, p. 130, f. 61 (2d).
7 es. Genova - Boccadasse (G. Mantero, VII- 1905), golfo di
Genova (« Violante » , 1885-86), Alassio (dott. Ampugnani), isola
Maddalena [Sardegna] (cap. G. Tortello, 4-III-1883).
Oltre che nel Mar Ligure ed in Sardegna, come risulta dal
materiale del Museo Civico, il Brissws fu rinvenuto in Provenza,
a Napoli, a Palermo e a Malta; è poi ampiamente diftuso nello
Atlantico (Madera, Azzorre, Canarie, isole del Capo Verde, S. Elena,
Bermuda, Florida, Antille). Gli esemplari che ho dinanzi sono di
notevoli dimensioni e ben conservati. I petali antero-laterali (II e
IV) sono rivolti in avanti o quasi trasversali, il che concorda con
quanto già scrissi in proposito (Boll. Mus. Zool. Anat. Comp.
Torino, vol. XLII, 1933, p. 166).
Spatangus purpureus O. F. MILL.
KOEHLER, Echin. Provence, 1883, p. 127.
MoRTENSEN, Echin. Mittelm., 1913, p. 22, tav. II f. 2-4.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 87, tav. X f. 2-16, XIII fi 4 a-f.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 126, tav. XI f. 5.
5 es. Monterosso (L. Montale, 1927-28), is. Strigina [Algeria]
(27-IX-1886).
In un esemplare di Monterosso il corpo è leggermente dissim-
metrico; delle variazioni, non rare, nella forma del dermascheletro
si occupò il Bonner (1926, v. bibl.). I lunghi aculei dorsali sono
bianchi e di solito presentano una lieve curvatura. Questa specie
abita l'Atlantico, fra la Norvegia e le Azzorre, ed il Mediterraneo
(Provenza, Marsiglia, Nizza, Napoli, Messina, Malta, Trieste, Quar-
nero, Lissa, Zara, ecc.).
È
È
Pi
260 E. TORTONESE
Una seconda specie di Spatango fa parte della fauna italiana,
lo S. inermis Metsy, che finora non fu segnalato se non nel
golfo di Napoli, località tipica.
Devo alla cortesia del prof. R. IsseL, direttore dell’Istituto Zoo-
logico dell’ Ateneo genovese, alcune notizie sulla sua presenza nel
Mar Ligure. Un individuo, non conservato, fu raccolto (15-11-1914)
al largo di Nervi (Genova), su fondo a coralline, a 38 m. di
profondità. Sugli aculei erano attaccati cinque individui di Lasaea
rubra Movt., mollusco lamellibranco. Lo S. inermis si distingue
per il rivestimento uniforme di brevi aculei, e secondo il Mor-
TENSEN ha colore porporino o violetto piuttosto chiaro. Il Bonnet
(1926) tuttavia affermò che esistono individui a caratteri intermedi
fra lo S. inermis ed il purpureus, cosicchè la prima di queste
specie non sarebbe che una varietà della seconda. D'altra parte, se
ci riferiamo alla presenza dei lunghi aculei dorsali, possiamo tro-
vare specie intermedie fra le due mediterranee, poichè nello S.
Lutkeni Ag. delle Indie orientali e nello S. pallidus CLark del
Giappone questi aculei esistono, ma in piccolo numero.
HOLOTHURIOIDEA
Ord. Dendrochirota
Cucumaria Planci (BRANDT)
MARENZELLER, Adriat. Holothurien, 1874, p. 300.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 164, tav. XVI f. 3.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 135, f. 62, tav. XII f. 3.
2 es. Napoli (Staz. Zool.), Molkovich [Bocche di Cattaro]
(« Violante », 22-VIII-1880).
Entrambi gli esemplari sono divenuti completamente bianchi.
Questa specie, a cui va riferita la C. pentactes Fors. che il
Carus annoverò a parte, è fra le più note oloturie mediterranee ;
fu raccolta in numerose località (Cette, Provenza, Nizza, mar
Ligure, Napoli, Adriatico |Trieste, Rovigno, Lussin, Lesina, Lissa,
ecc. |], mar Egeo) e si trova anche nell'Atlantico, da Gibilterra alla
Gran Bretagna.
ECHINOPERMI MEDITERRANEI 261
Ord. Aspidochirota
Holothuria (Holothuria) impatiens Forsk.
SELENKA, Anat. Syst. Holoth, 1867, p. 335, tav. XIX f. 82-84.
SEMPER,; Holothurien, 1868, p. 82, tav. X XII.
KOEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 214, tav. XVI f. 10.
PANNING, Mitt. Zool. Mus. Hamburg, 45, 1935, p. 86, f. 72.
2 es. Golfo di Genova.
Per la sua distribuzione geografica questa Oloturia si stacca
nettamente dagli altri Echinodermi del Mediterraneo. In questo
mare, fu trovata alle Baleari, a Nizza, Genova, Napoli, in Sicilia
e nell'Adriatico; secondo il KoenLeR, non ne fu ancora accertata
la presenza nell’ Atlantico, mentre esiste nel mar Rosso e negli
oceani Indiano e Pacifico (Filippine, Hawai).
Holothuria (Holothuria) tubulosa GMEL.
MARENZELLER, Adriat. Holothurien, 1874, p. 314.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 215, tav. XVI f. 25.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 141, f. 66, tav. XIII f. 1.
PANNING, Mitt. Zool. Mus. Hamburg, 45, 1934, p. 77, f. 60.
4 es. Golfo di Genova, Napoli (Staz. Zool.), is. Maddalena
[Sardegna] (« Violante », 25-IX-1879), Porto Palazzo (30-VIII-1880).
Mentre la conformazione degli scleriti si mantiene uniforme,
l'aspetto esterno offre delle differenze più o meno marcate, sopra-
tutto per il vario sviluppo delle tuberosità sul lato dorsale. Queste
prominenze sono infatti assai piccole nell’ individuo del golfo di
Genova, più grandi negli altri e particolarmente accentuate in
quello dell'isola Maddalena, dove sono più numerose nella metà
posteriore dell'animale. In tutti gli esemplari i bastoncini calcarei
contenuti nelle pareti dei tentacoli sono numerosi, talora molto
grandi, opachi e con gli apici allargati e dotati di molti piccoli
fori; alcuni bastoncini sono lievemente arcuati, lunghi, irti di punte
e con le estremità non o poco più larghe della parte mediana.
L’ oloturia dell’ isola Maddalena mi aveva fatto pensare trattarsi
dell’H. mammata GruBE, rara specie mediterranea, ma la forma
ita e TA ne Ne de i Cu a
DA r vr Sd; ep Sa
‘262 E. TORTONESE
degli scleriti e la mancanza di organo di Cuvier mi hanno indotto
a riferire anche questo esemplare alla tubulosa.
L’ H. tubulosa fu rinvenuta in molte località mediterranee
(Cette, Provenza, Nizza, Mar Ligure, Napoli, Palermo, Adriatico
[ Trieste, Rovigno, Fiume, Lussin, Zara, Lissa, Ragusa, ecc.|) ed è
presente nell’ Atlantico, presso le coste portoghesi e nel golfo di
Guascogna.
Holothuria (Holothuria) Polii D. CHIAJE
MARENZELLER, Adriat. Holothurien, 1874, p. 316.
KoEHLER, Echin. Europa, II, 1927, p. 222, tav. XVI f. 32.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 144, f. 68.
PANNING, Mitt. Zool. Mus. Hamburg, 45, 1934, p. 48, f. 43.
1 es. Golfo di Genova.
Il colore è bruno marcato sul lato dorsale e molto chiaro su
quello ventrale, con notevole contrasto di tinte. Questa specie è
molto comune nel Mediterraneo (Provenza, Nizza, mar Ligure,
Napoli, Adriatico [Trieste, Rovigno, Lussin, Lesina, ecc.]) e fu
pure segnalata a Concarneau e alle isole Canarie.
Stichopus regalis (Cuv.)
PERRIER, Holothuries, 1902, p. 482.
CLARK, Bull. Mus. Comp. Zoòl., 63, 1922, p. 63, tav. I f. 17-18.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 237, tav. XVI f. 24.
NoBRE, Echin. Portugal, 1931, p. 145, tav. XII f. 4.
1 es. Golfo di Genova.
Il corpo, misurante 160 mm. di lunghezza per 60 di larghezza,
è piuttoste depresso, sopratutto dal lato ventrale, che è delimitato
da quello dorsale da un margine assottigliato recante prominenze
coniche non molto grandi, terminate da una papilla; prominenze
consimili, ma più piccole, sono sparse sul dorso. I pedicelli, sul
lato ventrale, sono numerosi alla periferia e quasi assenti nella
parte mediana. I corpuscoli turriformi sono grandi, rotondeggianti
e con numerosi fori. Le pareti dei tentacoli contengono bastoncini
sottili, spesso allargati e perforati alle estremità, qualche volta
ECHINODERMI MEDITERRANEI 263
biforcati. Il colore è bruno chiaro sul dorso, con le sporgenze
coniche più sbiadite, e bianco giallastro sul ventre.
Questo caratteristico oloturoide, che anche la conformazione
esterna permette di distinguere facilmente dalle Holothuria, vive
nell’ Atlantico, fra la Bretagna e le Canarie, e nel Mediterraneo
(Provenza, Sardegna, Napoli, Adriatico [ Trieste, Rovigno, Quarnero,
Lissa, Ragusa, ecc. |). i
Ord. Apoda
Labidoplax digitata (MonT.)
Carus, Prodr., I, 1884, p. 111 (Synapta).
CLARK, Apod. Holoth., 1907, p. 95.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 274, tav. XVI f. 30.
NoBRE, Echin. Portugal, 931, p. 156, f. 71, tav. XII f. 2.
1 es. Golfo di Genova (10-VI-....; prof. 90 m.).
Le pareti del corpo, lungo 35 mm., sono completamente diafane,
trasparenti; le zone mu-colari longitudinali risaltano per il loro
colore biancastro. La superficie dell'animale è molto scabrosa e vi
appaiono come punti bianchi i grossi scleriti. Le ancore si distin-
guono facilmente con il binoculare, a piccolo ingrandimento: sono
grandi, con orlo liscio, e le loro piastre basali presentano la carat-
teristica forma che il KoenLer chiama « en raquette », con fori di
varia dimensione, i cui orli mancano di punte. L'identità di
queste piastre in tutto il corpo distingue la L. digitata dalla
L. Thomsoni, che forse ne è soltanto una varietà la quale fu
segnalata, probabilmente per errore, a Napoli e nell'Adriatico.
Per i caratteri delle ancore l'individuo che ho in esame
potrebbe riferirsi alla var. macrankyra, ad ancore molto grandi,
ma il KoenLer scrive che nelle Labidoplax a grosse ancore,
queste sono disposte in fila e costituiscono una serie in ogni
interraggio latero-dorsale; io invece non osservo alcun ordina-
mento regolare.
Questa Sinapta, che nell’Atlantico si trova fra il Portogallo e
V Inghilterra, fu raccolta a Marsiglia, a Napoli, a Palermo e nel-
l'Adriatico (Trieste, Rovigno, Lesina, Lissa, ecc.).
i PIENE STR]
n RE
264 E. TORTONESE
CRINOIDEA
Ord. Comatulida
Antedon mediterranea (LAWM,)
CARUS, Prodr., I, 1884, p. 85 (A. rosacea).
CLARK, Crin. « Siboga » Exped., 1918, p. 203.
KOEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 123, tav. XI f. 7.
63 es. Genova (C. Biasi, 7-V1-1884), golfo di Genova (« Vio-
lante », 8-VI-1879; prof. 90 m.), Monterosso (L. Montale), 17 miglia
a E. dell’is. Gerba [Tunisia] (« Violante », 7-IX-1879; prof. 50
m.), 2 miglia E dalla punta N-E di Malta (« Violante », 1-IX-1879;
prof. 80 m.), Molkovich [Bocche di Cattaro ] (« Violante »,
25-VII-1880).
Alcuni esemplari del golfo di Genova sono molto grandi, e la
lunghezza delle braccia oltrepassa 120 mm. Il numero degli arti-
coli nei cirri dorsali è assai variabile, poichè mentre di solito è
di 18-20, talora sale a 21, 23, 28, 29. Questo carattere ricorda
l'A. adriatica CLark, che a differenza della mediterranea ha
24-28 articoli per ogni cirro. Io riscontro però molta irregolarità ;
certi esemplari hanno più di 20 articoli solo in alcuni cirri e uno
di Monterosso ha un cirro con 28 articoli, ma i primi 17 sono
normali, mentre i successivi formano una parte evidentemente ri-
generata. Le variazioni nel numero di questi articoli mi fanno
ritenere, col Kornier, che |’ A. adriatica non sia altro che una
varietà della mediterranea.
Nessuno degli esemplari di Gerba ha gli ultimi articoli dei
cirri fortemente compressi, come nell’ A. maroccana CLARK, Vi-
vente lungo le coste della Tunisia e Algeria e trovata anche
presso le nostre isole maggiori ed in Corsica. Nell’ Antedon
proveniente da Molkovich le prime pinnule di ogni braccio sono
poco più lunghe delle successive.
Questa specie è caratteristica del Mediterraneo, dove fu segna-
lata in moltissime località, fra cui la Provenza, Marsiglia, Nizza,
mar Ligure, Napoli, Sicilia, Adriatico (Trieste, Rovigno, Lissa,
ecc.), mar Egeo.
Sono degne di nota le profondità a cui fu raccolto parte del
materiale del Museo Civico ; infatti il KornLeR afferma che questo
crinoide è essenzialmente littorale.
ECHINODERMI MEDITERRANEI 265
Il Varova (1928) cita esemplari di Rovigno raccolti alla pro-
fondità massima di 36 m., su fondo fangoso-detritico ; il « Washin-
gton» ne raccolse su fondi madreporici, in vicinanza della Sardegna,
a 370 e 420 m.
Leptometra phalangium (0 F. MùLL.)
Carus, Prodr, I, 1884, p. 85 (Antedon). |
CLARK, Crin. « Siboga » Exped., 1918, p. 321.
KoEHLER, Echin. Europe, II, 1927, p. 131, tav. XI f. 4-6.
4 es. Golfo di Genova, Portofino (C. Confalonieri, V-1933).
La piastra centro-dorsale, sempre sporgente, è arrotondata o
appuntita, e porta cirri di cui i più lunghi hanno una cinquantina |
di articoli. In un esemplare le braccia misurano. quasi 180 mm.
di lunghezza, e i cirri dorsali 55-60 mm. Questo comatulide, vivente
a profondità maggiore del precedente, era considerato dal CarpeN-
TER (1881) assai raro. Fu dragato dal « Porcupine » presso le coste
tunisine, fra 30 e 120 braccia, e dalla « Pola», non lontano da
Cerigo e da Capo Malea, fra 660 e 1293 m. Secondo il KoEunLER
è frequente presso le coste della Provenza ; il Marton lo trovò a
Marsiglia ed il Peters a Nizza. Non manca a Napoli, e il « Wa-
shington » ne ottenne molti individui presso la Sardegna, su banchi
madreporici, a 168 e 284 m. di profondità.
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Dotr. D. GUIGLIA
“a
UN NUOVO ORYSSIDAE AFRICANO
(Hymen. PHYTOPHAGA)
Fra il materiale imenotterologico radunato nelle ricche collezioni
del Museo Civico di Storia Naturale di Genova ho notato una
interessantissima specie (1) di Oryssidae che per i suoi particolari
caratteri morfologici non si può far rientrare in nessuno dei generi
stabiliti da Konow (?). Essa difatti per avere la fronte completa-
mente priva di carene dovrebbe venir riferita, secondo la tabella
dicotomica. di Konow, al Gen. Oryssus (s. str.) dal quale è d’altra
parte ben distinta per la cellula discoidale delle ali anteriori ses-
sile anzichè peduncolata e per la curvatura basale del radio assai
meno accentuata. Questo carattere delle ali anteriori, da Konow
non messo in rilievo perchè indubbiamente non interpretabile
attraverso le sole figure da lui esaminate ed a cui nessuno degli
Autori posteriori fa cenno, è proprio invece, come ho potuto
constatare in seguito all’ esame di 3 9 9 del Congo Belga (*),
al Gen. Chalinus Konow con il quale la specie somala condivide
pure l’aspetto generale, il caratteristico colore metallico del corpo,
il tipo di scultura e |’ habitat prettamente etiopico; ma il Gen.
Chalinus è caratterizzato da Konow per due acute carene longi-
tudinali sulla fronte convergenti in avanti e sensibilmente marcate,
le quali oltre che nella Q , come ho potuto constatare de visu,
dovrebbero essere presenti, almeno da quanto mi risulta dalla
descrizione del Ch. purpureiventris Cameron (‘), anche nel gf’,
carene che invece mancano assolutamente nella specie somala.
(1) Sento il dovere di rinnovare pubblicamentei mieiringraziamenti al Dr. R. Forsius
(Helsingfors) e al Dr. F. Capra, Conservatore del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova, che, con l’abituale cortesia e perizia hanno voluto esaminare questa specie
e darmi intorno ad essa il loro prezioso giudizio.
(2) Természet. Fuzetek , Vol. XX, 1897, Part. IV, p. 602 — Genera Insectorum,
Fam. Siricidae, 1905, p. 10.
(3) Nuovamente ringrazio il Sig. L. Berland (Parigi) attraverso la cui cortesia
ho potuto avere in esame dal Museo di Parigi questi interessantissimi esemplari.
(4) Ann. Soc. Entom. Belgique, 56, 1912, p. 357.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Vol. LVII (5 Agosto 1935). 48
274 D. GUIGLIA
Seguendo i criteri adottati da Konow questa specie dovrebbe di
conseguenza costituire un nuovo genere. Ma, da quanto ho potuto
constatare, |’ assenza o la presenza delle carene frontali non ha
un valore diagnostico assoluto, difatti nell’ Ophrynopus maculi-
pennis Smith le carene hanno uno sviluppo alquanto variabile
ed in alcuni esemplari tendono a scomparire, come mi risulta
dall’ esame di 4 9 9 e 1 © della nuova Guinea (Coll. Museo
di Genova), e come già aveva messo in rilievo G. Mantero (1).
Caratteri assai più solidi e costanti per la suddivisione generica
degli Oryssini ci sono invece forniti dalla colorazione del corpo
e dalla nervatura delle ali anteriori. In base ai quali caratteri i
generi stabiliti da Konow dovranno essere suddivisi in due
gruppi distinti :
A. Corpo a colore metallico — Ali anteriori con cellula discoi-
dale sessile e base del radio subdiritta : Gen. Chalinus e.
Gen. Mocsarya.
B. Corpo non a colore metallico — Ali anteriori con cellula
discoidale peduncolata e base del radio sensibilmente incurvata :
Gen. Oryssus, Gen. Ophrynopus, Gen. Stirocorsia.
Per la mancanza di materiale non posso pronunziarmi sul
valore sistematico di alcuni di questi generi da Konow stabiliti.
Chalinus somalicus n. sp.
ST. Corpore elongato subcylindrico viridi caeruleo. Capite
quam thorace latiore utrinque ad oculos tridentalo, crasse
et profunde punctato, fronte in medio canaliculata, punctis
valde crassis irregulariter formatis, interstitiis nitidis vel
subnitidis leviter reticulatis, in vertice nitentibus, tempo-
ribus longiludinaliter carina incerte delineata divisa; clypei
margine anteriore subsinuato; antennis nigris, pilosis,
quam caput + thorax longioribus, scapo postice dilatato
angulo exierno rotundatim prominente, articulis depressis
subaequalibus latitudine longioribus. Thorace in medio
subdepresso, punctis crassis profundisque, intervallis niten-
tibus, scutello nitido sparsim punctato, segmento mediano
dense irregulariter et profunde punctato, punctis quam in
(1) Ann. Mus. Civ. Storia Naturale Genova. XL, 1899-1901, p. 134.
|
.
È
4
CHALINUS SOMALICUS 275
segmentis reliquis valde minoribus. Abdominis tergito I
dense, irregulariter et profunde rugoso-punctato, sequenti-
bus regulariter reticulatis, inaequaliter et sparsim punctu-
latis. Pedibus rufis, tibiis et tarsis leniter infuscatis. Alis
hyalinis fascia apicali levissime infumata, macula fusca in
medio anteriore cellulae radialis ad radium versus evane-
scente, cellula discoidali subcostam attingente, nervis ferru-
gineis, stigmate et subcosta valde obscurioribus, area
humerali petiolata.
Long. 10 mm.
Villaggio Duca degli Abruzzi (Somalia); holotypus in
Museo Civico Januense.
Capo grande, piu largo del torace, assai fortemente ed irre-
| golarmente punteggiato. Immediatamente al disopra del margine
anteriore del clipeo si osservano delle rughe longitudinali brevi
ed irregolari frammiste a punti piccolissimi e ad altri più grandi
irregolari; al disopra dell'inserzione delle antenne si nota una
piccola zona lucida priva o quasi di punteggiatura. La fronte è
leggermente convessa, completamente priva di carene e con breve
soleo mediano; i punti, particolarmente al centro, sono assai
grossi profondi ed irregolari, lo
spazio fra essi è lucido o sublu-
cido con una fina microscultura
fondamentale, a cui in certe zone
si sovrappongono radi e piccoli
punti irregolarmente distribuiti.
Al disopra dell’ocello anteriore
questa microscultura è più sensi-
bile ed assume I’ aspetto di un
fine reticolo a maglie poligonali,
sul vertice scompare completa-
mente, lo spazio fra punto e
Fig. I. — Chalinus somalicus n. sp. g. Punto è lucido del tutto privo
Capo visto di fronte. di punteggiatura. Le tempie irre-
; golarmente e grossolanamente
punteggiate come presso a poco sulle altre parti del capo sono
longitudinalmente divise da una carena irregolare non molto
ben delineata. Il clipeo ha il margine anteriore subconvesso,
276 D. GUIGLIA
leggermente sinuoso. Gli occhi sono subparalleli un poco conver-
genti sul vertice. I tre tubercoli ai lati di essi sono subtriangolari,
il mediano è un poco più riavvicinato al posteriore che non
all’ anteriore. La cresta sul vertice è bene pronunziata leggermente
ed irregolarmente frastagliata. La pubescenza è biancastra assai
breve e scarsa, un poco più abbondante sulle guancie e sulle
tempie, sul clipeo è assai rada, sulla fronte e sul vertice è nulla
o quasi nulla.
Le antenne sono nere superanti in lunghezza il capo e il
torace sommati insieme; lo scapo é grande, si allarga sensibimente
dalla base verso |’ apice dove raggiunge la massima larghezza, il
Fig. II. — Chalinus somalicus n. sp. g'. 1. Antenna; 2. Ala anteriore.
suo margine apicale è leggermente sinuoso, l'angolo apicale esterno
è un po’ prominente ed arrotondato con un ciuffo apicale di brevi
setole, sulla superficie si osservano pochi punti leggermente
impressi ed irregolarmente distribuiti, sulla metà basale si nota
pure una fina microscultura, la metà distale è invece lucida. Gli
articoli del funicolo sono sensibilmente appiattiti e vanno legger-
mente ma gradatamente allargandosi dalla base verso I’ apice.
Il 2° e il 3.° articolo sono fra di loro subeguali e cirea 5 volte
più lunghi che larghi, il 4.° è di un poco meno di !/; minore
degli antecedenti, il 5. è appena un poco maggiore del 4.°, i
seguenti sono fra di loro subéguali e circa il doppio più lunghi
che larghi, l’ultimo termina con un ciuffetto di setole brune; peli
neri si osservano su tutta la superficie delle antenne, particolar-
mente sul margine inferiore dei diversi articoli.
CHALINUS SOMALICUS 977
Il torace è lucido, molto fortemente e grossolanamente pun-
teggiato. Il pronoto è convesso, nettamente separato dal mesonoto
da un profondo solco; la sua superficie è irregolarmente punteg-
giata, superiormente presso il margine posteriore si notano delle
rughe longitudinali al di là delle quali vi sono punti irregolari,
di grandezza varia e più o meno sensibiimente impressi. Il meso-
noto è lucido, anteriormente e sulle parti laterali è leggermente
convesso, al centro lievemente concavo ; la sua superficie è gros-
solanamente, profondamente ed irregolarmente punteggiata: al
centro i punti sono densi grandi ed irregolarmente conformati,
sulle porzioni laterali sono più radi, più piccoli, più regolari, lo
spazio fra essi è lucido privo di punteggiatura e microscultura.
Lo scutello è lucido, leggermente convesso con pochi punti rego-
lari, profondi al centro, un poco più densi presso i margini late-
rali. Il segmento mediano è densamente e finamente punteggiato
-rugoso, i punti sono assai più piccoli di quelli delle altre parti
del torace; al centro sono densi, irregolari, di dimensioni varie,
sulle porzioni laterali e presso il margine posteriore sono più
piccoli, più radi, meno profondi. La pubescenza del torace è nulla
«o quasi nulla, si nota solo qualche piccolo pelo sul margine
anteriore del pronoto. Il mesosterno ha punteggiatura fitta ai lati,
gradatamente più rada sul disco (gli intervalli sono circa il doppio
o il triplo del diametro dei punti) con una linea mediana sensi-
bilmente impressa anteriormente, un poco meno sulla parte poste-
riore ed improvvisamente infossata all’ estremità apicale.
Il I fergite è densamente, profondamente ed irregolarmente
punteggiato - rugoso, la punteggiatura è simile a quella del
segmento mediano ma un poco più forte, più fitta e densa anche
sulle parti laterali.
Il II tergite presenta una microscultura fondamentale a maglie
trasversali a cui si sovrappongono punti irregolari, più piccoli e
meno profondi di quelli del | tergite, sensibilmente più fitti sulla
metà apicale che sulla basale; anche qui, come sul I tergite, si
osserva una parvenza di rugosità. Sul III e sui seguenti tergiti
la punteggiatura sovrapposta al reticolo fondamentale va gradata-
mente e sensibilmente diminuendo, i punti diventano sempre più
fini, più radi e meno profondi. La pubescenza è biancastra, breve,
fina e rada, un poco più densa verso gli ultimi tergiti e sulle
porzioni laterali di essi. Gli sterniti, leggermente ferruginei, hanno
ASTRO A CSO, ap ORS PRI)
_ 278 D. GUIGLIA
i punti un poco più grandi, meno densi e meno profondi di quelli
dei tergiti; anche qui, come nei tergiti si nota una microscultura
fondamentale a reticolo, a maglie trasverse (!') un poco più pro-
nunziata sui primi sterniti; l’ultimo, ferrugineo chiaro, è comple-
tamente lucido, privo di reticolo fondamentale, si osservano soli
pochi punti grossi ed irregolari da cui sorgono lunghi peli neri
ed irti. Il margine distale del penultimo sternite è sensibilmente
concavo.
Il I paio di zampe ha le anche metalliche nella metà basale,
ferruginee in quella distale, i trocanteri e i femori completamente
ferruginei, i tarsi infoscati; su tutta la superficie si notano radi e
fini peli giallastri, nel lato inferiore dei tarsi si osservano inoltre
spine nere di diversa lunghezza, quelle del metatarso raggiungono
circa la metà del II articolo, quelle del II articolo circa i */, del
seguente, quelle del III 1’ apice del IV, quelle del IV circa la
metà del V; i metatarsi hanno sul margine inferiore una spazzola
di finissime setole.
Il II paio di zampe ha le anche metalliche, ferruginee sulla
metà distale, i trocanteri e i femori ferruginei, le tibie e i tarsi
bruni, quest'ultimi presentano sul lato interno forti ed acute setole
spinose; la pubescenza è simile a quella del I paio. Del IZ paio
è rimasta solo una zampa a cui mancano gli articoli tarsali; le
anche sono metalliche con la porzione distale ferruginea, i trocan-
teri, il femore e la tibia pure ferruginei, quest’ ultima lievemente
infoscata sulla parte basale e con la faccia interna provvista di
un rivestimento regolare ed abbastanza denso di peli suberetti;
sullo spigolo superiore di essa si contano 10 denti fra di loro
ineguali, il 6.°, il 7.°, 1°8.° e il 9.° sono sensibilmente più grandi
e robusti degli altri, il 10.° è leggermente pronunziato. I femori
hanno la faccia inferiore con punti piliferi, radi, piccoli, legger-
mente impressi.
Le ali sono ialine con una macchia bruna occupante circa i
*/, anteriori della cellula radiale, sensibilmente più scura sulla
metà superiore va gradatamente sfumando verso il radio, oltre il
quale si osserva appena una leggerissima sfumatura che si estende
(1) In realtà questa microscultura esaminata ad oltre x 50 risulta costituita da
un reticolo a maglie poligonali un po’ trasverse ed in cui le linee trasversali sono
più impresse di quelle longitudinali le quali sono visibili solo in certe condizioni
d’ illuminazione.
CHALINUS SOMALICUS 279
su tutta la parte apicale dell’ala. Le nervature sono brune -ferru-
ginee, la subcosta e lo stigma notevolmente più scuri. La cellula
discoidale è sessile ampiamente unita alla subcosta.
Il colore di tutto il corpo è celestino - verdastro metallico.
Questa specie si avvicinerebbe in modo particolare, secondo
la diagnosi, all’ Oryssus Braunsi Enslin, descritto su di un dg
del Transvaal (!), difatti ha con questo in comune: il colore
metallico del corpo, la scultura, la fronte priva di carene e le
antenne lunghe nero-pelose ad articoli fortemente appiattiti, si
differenzia però per il colore delle zampe che è, come nelle altre
parti del corpo, verde-celestino metallico anzichè rosso, ed inoltre,
dallo schizzo dell’ ala anteriore, molto cortesemente comunicatomi
dal Sig. G. van Son del Museo del Transvaal (Pretoria), il radio e
il cubito risulterebbero essere fra di loro sensibilmente paralleli alla
base mentre nella specie somala il cubito diverge notevolmente.
Secondo la descrizione di Enslin la nervatura delle ali anteriori
dovrebbe essere nel Brawunsi identica a quella dell’ Oryssuss
abietinus Scop.: « Das flùgelgezider stimmt vollstànding mit dem
von 0. abietinus Scop. ùberein » di conseguenza perciò la cellula
discoidale sarebbe peduncolata anzichè sessile, ciò che invece non
corrisponde alla realtà, difatti, da quanto mi comunica il Signor
G. Van Son, il tipo del Braunsi da lui stesso esaminato presenta
la cellula discoidale sessile come nel Gen. Chalinus.
In Africa le specie di Oryssidae note fino ad oggi ammontano,
almeno da quanto mi risulta, solamente a 6, di queste, 1 si rife-
risce al Gen. Oryssus Latr. (s. str.) e 5 al Gen. Chalinus Konow:
1. Oryssus tessmanni Enslin, Camerun: Mitt. Zool. Mus.
Berlin, 1913, Band 7, Heft 1, p. 114, 9.
2. Chalinus plumicornis (Guérin) Port Natal: Lefèvre,
Voy. Abissinie, 1848, VI, p. 345, Tav. 8 Fig. 1, 9. Konow
(lc. p. 605 e Genera Insectorum, Fam. Siricidae, p. 11) erro-
neamente considera l’Abissinia come località tipica di questa specie.
Dalla diagnosi originale risulta infatti che Guérin ha descritto
il plumicornis basandosi su di un esemplare di Port Natal,
(1) Deutsch. Entom. Zeitschr., 1911, p. 668.
D. GUIGLIA
mentre alla stessa specie attribuisce solo « quelques débris » oe
di un individuo dell’Abissinia (Coll. Lefevre), ciò che può lasciare
qualche dubbio circa I’ identità specifica di quest’ ultimo con la
forma di Port Natal.
Inoltre pure erroneamente i diversi Autori considerarono maschi
gli esemplari descritti di questa e della seguente specie; dalla
descrizione e dalla figura sia di Guérin che di Westwood (')
risulta difatti essere le antenne del plumicornis costituite di 10
articoli fra di loro fortemente ineguali (erroneamente sono stati
disegnati nella figura originale di Guérin 9 articoli), e i tarsi del
I paio di zampe formati di 3 articoli, ciò che non lascia alcun
dubbio che si debba realmente trattare di femmina e non di
maschio.
3. Chalinus imperialis (Westwood), Costa d’ Oro: Thesaur.
Entom. Oxon. 1874, pag. 118, Tav. XXII Fig. 1, 9.
Anche dalla de-crizione e dalla figura di questa specie appaiono
le antenne costituite di 10 articoli irregolarmente conformati e i
tarsi del I paio di zampe di 3 articoli, pure in questo caso si tratta
quindi di femmina.
1. Chalinus Haugi Du-Buysson, Congo Francese : Bull. Mus.
Hist. Nat. aris, 1902-9094 0
5. Chalinus Braunsi (Enslin), Transvaal: Deutsch. Entom.
Zeitschr., 1911, p. 668, dg. =
6. Chalinus purpureiventris Cameron, Congo Belga: Ann.
Soc. Entom. Belgique, 56, 1912, p. 357, gf.
(‘) Thesaur. Entom. Oxon. 1874, p. 118, Tav. XXII Fig. 2.
SPEDIZIONE DEL BARONE Raimonpo FRANCHETTI IN DANCALIA
LE PIDOTTERI
PER IL DR. E. BERIO
Rhopalocera
Teracolus phisadia (Gdt.).
1g. Gaharre. XII1928.
T. protomedia (Klug).
1 o. Afammo. II-1929. Poco più piccolo di statura che gli
esemplari del Centro Africa.
1 9. Gaharre. XII1928. Molto sciupata.
Catopsilia florella (F.).
4 gd. Gaharre. XII-1928.
1 gf. Betlul. XII-1928. « Zona Costiera ». Tutti con le antenne
poco più chiare degli esemplari dell'Uganda e Africa Occidentale.
C. rhadia (Bdv.).
1g;1 9. Gaharre. XII-1928. Più piccoli degli esemplari
dell'Uganda.
Danaida chrysippus (L.).
1 9. Aura. II-1929. È difficile poter assegnare questo
unico esemplare ad una razza; anzitutto perchè sarebbe pure
difficile assegnarlo ad una forma; poi perchè le sottospecie della
D. chrysippus non sono state ancora ben delimitate. Questo ha
le ali anteriori come chrysipellus Strd. ma il colore del fondo si
scosta da questa forma. Confrontato con grandi serie africane,
esso si dimostra nettamente tendente alle facies più proprie del-
l’Eritrea Settentrionale, ossia alle popolazioni formate di individui
PI rn,
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Vi Ma Vedi.) |
E. BERIO
prevalentemente chiari di fondo, quasi brillanti come le sug SE
asiatiche e malesi. Si stacca completamente dagli aspetti di ice
dell’Uganda e dello Scioa
D. dorippus (Klug).
1 Q. Aura. II-1929.
1 9. L. Afrera. IV-1929; della f. infumata Aur., simile a
quelli dell'Uganda.
Byblia ilithyia (Dr.).
1 o. Cohul (Ererti). IV-1929. Intermedio fra la tipica e A:
f. badiata Grinb.; simile a molti dell'Uganda.
Acraea doubledayi (Guér.).
1 dg. Gaharre. XI-1928. Differisce dagli esemplari del-
l’Uganda per la statura leggermente superiore, e per la macchia |
basale scura delle ali posteriori molto più slavata.
Heterocera
Hippotion celerio (L.).
2 dg. Gaharre. XII-1928. Le ali posteriori portano una
macchia basale rossa molto più carica di colore degli esemplari
dello Scioa e dell'Uganda.
Agrotis segetis (Hb).
1 g'. Gaharre. XII-1928.
Achaea catella Guen.
1g; 2 9. Gaharre. XII-1928.
Cortyta vetusta (Wlk.).
4;2 9. Gaharre. XH1928.
C. leucoptera (Hmps.).
1 dg. Gaharre. XII1928.
Clytie sancta (Stgr.).
1 9. Gaharre. XII-1928.
vie, PRAIA
oe. A
at |
Fa Sie SPEDIZIONE PRANCHETTI
namptonyx vilis (WÌk.).
__ 1 9. Gaharre. XII1998, della ab. n. 1 di Hampson.
ypotacha ochribasalis (Hmps.).
10°; 2 ©. Gaharre. XII-1928. Det. H. Zerny.
— Othreis materna (L.).
1 g'. Gaharre. XII-1928. Il colore delle ali posteriori è leg-
| germente più carico di quello degli esemplari dell'Uganda e dello
Scioa.
- Sphyngomorpha chlorea (Cr.).
AS. Gaharre. XII-1928.
Anomis sabulifera (Gn.).
1 ©. Gaharre. XII-1998, della f. costifuscata Warr.
Earias sp.
1 es: Gaharre. XII-1928. Troppo in cattivo stato per essere
determinato.
a Gott
eng % ae seat
aisle 9. afro
PISA VE
Va MA
GENERI, SPECIE E FORME NUOVE DESCRITTE NEL PRESENTE VOLUME
INSECTA.
COLEOPTERA.
Barystethus aberrans Ginther
Cercidocerus flavopunctulatus Giinther
Chartesthes (Chartesthes) gestroi Breuning
» » somaliensis Breuning
Eugistophus nesaeus Giinther 7
iosonncena (Alphitepola) parvula nia 5
» IR patriziana Breuning ;
» » robecchii m. albipennis Breuning .
» (Timorecticus) patrizi Breuning.
» » propinqua Breuning
Sphenocorynus mentaweiensis Ginther
HYMENOPTERA.
Afrodynerus Giord. Ska (subgen. di LES
Chalinus somalicus Guiglia ‘
Euchalcidia pseudonebulosa Masi
» rufipes Masi
Eumenes (Eumenes) acus Giord. Ska è
» » simplicilamellatus Giord. Ta i
» (Detta) pyriformis var. Novaeguineae Giord. Ska .
» » encola Giord. Ska 3
» » » var. aruensis Giord. sal
Eupelmus flavigaster Masi .
Eurytoma cypriaca Masi . : -
Odynerus (Afrodynerus) monstruosus Gira Ska :
» (Rhynchium) maidli Au Ska
» » » . luculentus Giord. Ska
» » nd iso Giord. Ska .
» » meyert var. expressus Giord. Ska
» i » >» var. turneri Giord Ska
» (Stenodynerus) auratipennis Giord Ska. ;
» » bairstowi var. militaris Giord. Ska
» » bensoni Giord. Ska .
213
Odynerus (Stenodynerus) cereus Giord. Ska .
corvus var. viridipennis Giord. Ska —
» >»
> » ferruginatus var. capensis Giord.
So a TEA
» » histrionimimus var. caudalis Giord. — Be
Ska . A i 6 5 È A » |
» » kolensis Giord. Ska . } »
» » indotatus Giord. Ska a : »
» » lutra Giord. Ska . - È 3 »
» » miserrimus Giord. Ska . : 7 »
Omicrotdes Giord. Ska (subgen. di Eumenes) . : »
Pareumenes (Pareumenes) multicolor Giord. Ska . - 7 »
Picroscytus albicrus Masi . 1 : 7 x 3 È , >
Pseumenes Giord Ska (subgen. di Pareumenes) . 3 x »
Stilbula vitripennis Masi. ; i 4 : se a »
ARACHNIDA.
Zodarion cyrenaicum J. Denis . E :
> pileolonotatum J. Denis. ata Wee . : -
CRUSTACEA.
Caligus minimus var. mugilis Brian. 7 È - : »
0.
EN Dre E
. BERIO. — Spedizione del Barone Raimondo Franchetti
in Dancalia. Lepidotteri. (5-VIII-1935) (1) .
. DE BREUNING. — Descriptions de quelques Longicornes
de l’Afrique. (12-VII-1934) .
. BRIAN. — I Caligus parassiti dei pesci del Mediterranea:
(Copepodi). (7-VI-1935)
. CAPRA. — Su alcuni Odonati e Mirmeleonidi ‘di Sicilia.
(5-IX-1934)
DENIS. — Sur deux Snicata ae Qin (Tav. I)
(26-11-1935) . ‘
GEsTRO. — In memoria di neat Tina (eon ri-
tratto). (26-11-1935)
. GIORDANI Soika. — Monogratia degli i etio-
pici. Parte prima. (23-VI-1934) .
. GIORDANI SorkA. — Sul genere Ischnogasteroides Ma-
gretti. (23-VI-1935)
. GIORDANI SoIKA. — Ricerche Liclemiiche Suoli nta
e Pareumenes dell'Arcipelago Malese e della Nuova
Guinea. (Tav. II). (25-IV-1935)
. GUIGLIA. — Un nuovo Oryssidae shaun (ania.
Phytophaga). (18-VII-1935) .
. GUNTHER. — Neue Calandriden aus dem Neo Civiko di 5
Storia Naturale, Genova (Col. Curcul.). (10-VI-1935)
. Masi, — Calcididi dell’Isola di Cipro raccolti dal Sig.
G. A. Mavromoustakis. (27-IV-1934) .
W. RicHARDS. — Redescription of the type of Perin
Bellardîi Gribodo. (21-11-1935) .
TorTONESE. — Contributo alla conoscenza degli Echino:
dermi mediterranei. (28-VI-1935)
Generi, specie e forme nuove descritte nel one allpane
Pag. 281-283
»
»
»
»
88-91
152-211
92-97
100-104
105-113
23-83
84-87
114-151
273-280
212-218
5-22
98-99
219-272
285-286
() La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto delle
memorie.
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Annali del Museo Civico - Vol. LVII. Tav. I.
Annali del Museo Civico - Vol
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einen e gra (23-VI:1935) | SARI RI a ee
3 ; A. GIORDANI So1k A. — Ricerche sistematiche sugli Eumenes
3 Age era Pareumenes dell'Arcipelago Malese e della Nuova
Guinea. (Tav. Di SVI a via
D. QUIGLIA. — Un nuovo Oryssidae africano (ymen,
SD FARIOPIALA). (18: Mo, e io so
| Storia Naturale, Genova al Canal): (10 VI: 1935) .
i L. Mast. — Calcididi dell’Isola di Cipro raccolti dal Sig
x DEN A. Mavromoustakis. (RTA EI OSA i a en i
0. W. RICHARDS. — Redeseription of the type of Psithyrus ae
| Bellarati Gribodo. (21. 11-1935) . fe e eae
: SUOL TORTONESE. — Contributo alla conoscenza degli Echino-
PDA ——dermi mediterranei. (28- -VI-1935) | ARS
Generi, specie e forme nuove descritte nel presente volt ume
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STABILIMENTO TIPO- LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU. L ; Ù
Largo Via Roma, Piazza S. Marta , NASI oo
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